Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo Orientamenti pastorali 2008-2009 1 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo In copertina: Dipinto di G.B. Ragazzi, 1750 2Chiesa Orientamenti pastorali 2008-2009 San Paolo in Modica Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo DIOCESI DI NOTO DISCEPOLI DI GESÙ SULLE ORME DI PAOLO ORIENTAMENTI PASTORALI Orientamenti pastorali 2008-2009 2008-2009 3 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo 4 Orientamenti pastorali 2008-2009 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo IL VESCOVO DI NOTO Consegno ai presbiteri e ai diaconi, ai religiosi e alle religiose, agli operatori pastorali e ai fedeli, ma anche a tutti gli uomini di buona volontà che vorranno prenderli in considerazione, questi Orientamenti pastorali per l’anno 2008-2009. La loro funzione è quella di accompagnare il cammino dei credenti e delle comunità cristiane nella crescita della fede e della comunione ecclesiale. Sono nati da una corale elaborazione che ha visto la partecipazione soprattutto dei Consigli diocesani presbiterale e pastorale. Esprimono così la coscienza della nostra Chiesa di fronte alla chiamata di Dio in questo nostro tempo e della missione che Egli ci affida. Li consegno alla fede, alla preghiera e alla responsabilità di ciascuno perché tutti insieme, da veri discepoli, possiamo percorrere le vie che il nostro Maestro e Signore Gesù Cristo e il suo apostolo San Paolo indicano e tracciano per noi. Noto, 14 settembre 2008 Esaltazione della Santa Croce Orientamenti pastorali 2008-2009 5 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo 6 Orientamenti pastorali 2008-2009 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo Orientamenti pastorali 2008-2009 7 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo 8 Orientamenti pastorali 2008-2009 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo DISCEPOLI DI GESÙ OGGI PREMESSE L’idea generativa Gli Orientamenti pastorali 1 per gli anni 20082010 adottano come idea generativa l’esperienza dei discepoli di Gesù; propongono infatti il discepolato evangelico come modello e origine dell’esistenza cristiana anche per il nostro tempo; vogliono suggerire e far sperimentare quanto sia possibile, significativo e ricco di speranza vivere oggi come discepoli di Gesù. Chiamiamo generativa l’idea di discepolato perché non è una a caso tra altre, ma svolge un ruolo determinante nelle origini cristiane e in ogni forma di rinascita cristiana. Essa ci fa capire che essere cristiani non è un insieme affastellato di cose da sapere e da fare, ma una relazione personale di fede in Gesù da cui tutto si genera 1 Viene adottata la formula “Orientamenti pastorali”, piuttosto che, per esempio, “Piano pastorale”, per sottolineare che non si pretende di dire tutto e di esaurire il tema scelto, ma piuttosto per indicare una pista su cui correre tutti facendovi convergere apporti che possano arricchire il comune cammino ecclesiale nella unità e nella concordia. Orientamenti pastorali 2008-2009 9 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo nell’esistenza credente di ogni singolo cristiano e di ogni comunità cristiana, come pure di ogni uomo che viene in contatto con Gesù e con i suoi discepoli. Dall’appartenenza ad una religione alla relazione con la persona di Gesù Se osserviamo il modo di vivere e di pensare di tanti cristiani, è possibile constatare che essi sembrano per lo più sentirsi, più o meno consapevolmente, parte di una totalità segnata dal cristianesimo, e come tali fedeli di una religione tra altre, parte dell’istituzione ecclesiastica, membri di una organizzazione religiosa, individui inseriti in un processo di tradizione e in una cultura impregnate di cristianesimo; prevale in altri termini un senso quasi anonimo e impersonale di sentire e vivere l’appartenenza cristiana. Siamo sollecitati, perciò, a riscoprire il vero volto della fede cristiana, che consiste nella relazione personale con Gesù. In tale passaggio, dall’appartenenza religiosa sociologica e culturale alla relazione e sequela personale e comunitaria dietro a Gesù, avviene come un processo di liberazione, perché ciò che prima appariva un peso insopportabile, come tutte le forme di legame associativo in cui si appanna l’origine e il senso, ora si presenta per ciò che 10 Orientamenti pastorali 2008-2009 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo veramente è, una relazione personale capace di ridare respiro e speranza ad una vita che ritrova senso, entusiasmo, gioia, possibilità di dedizione e di solidarietà. Una speranza anche per chi è lontano Anche rispetto ai non pochi che vivono lontano dalla religiosità tradizionale cristianamente ispirata, che non svolgono alcuna pratica religiosa o che hanno abbracciato forme spurie o alternative di credenza e di pratica religiosa, la riscoperta del discepolato evangelico è capace di fornire il senso genuino di una fede e di una esperienza che non avevano mai gustato o che sorprende con il suo sapore di novità e di autenticità, come solo la scoperta di una persona straordinaria sa dare. Alla riscoperta del discepolato evangelico Il nostro impegno pastorale vuole allora ruotare attorno alla riscoperta del discepolato evangelico; vuole scoprire la possibilità di vivere da discepoli di Gesù oggi, nelle più diverse condizioni umane e sociali. Vivere da discepoli di Gesù significa entrare in relazione personale con lui, imparare a conoscerlo e ad amarlo, abbracciarlo come proprio Signore, cioè maestro, modello, guida, fonOrientamenti pastorali 2008-2009 11 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo te personale della forza che rende capaci di pensare e vivere con lui e come lui. Il testo degli Orientamenti pastorali che di seguito vengono esposti comprende innanzitutto una presentazione dei motivi teologico-biblici che stanno a fondamento del discepolato cristiano e costituiranno punto di riferimento per l’intero biennio 2008-2010. Una seconda parte espone il tema specifico dell’anno pastorale 2008-2009 che intende valorizzare la figura di san Paolo come modello del discepolo. Nella terza parte si guarda al discepolo in quanto persona umana inserita in questo nostro mondo utilizzando i temi proposti dal recente Convegno Nazionale di Verona, che ha individuato alcuni ambiti dell’esperienza storico-temporale del credente, quali l’affettività, la tradizione, il lavoro e la festa, la fragilità e la cittadinanza, per suggerire piste di riflessione e di iniziativa nel programmare percorsi concreti di discepolato cristiano oggi in corrispondenza alle esigenze concrete di singoli, di gruppi e di comunità. Infine l’ultima parte si sofferma su alcune indicazioni di carattere operativo in funzione della programmazione pastorale. 12 Orientamenti pastorali 2008-2009 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo PRIMA PARTE In questa prima parte vengono proposti i temi teologico-biblici, a partire soprattutto dai Vangeli, che definiscono il modello del discepolo secondo l’esperienza e l’insegnamento di Gesù. Abbiamo così a disposizione un testo di riferimento per il tempo in cui fermeremo la nostra attenzione pastorale diocesana sul discepolato. «VOGLIAMO VEDERE GESÙ» (Gv 12,21; cf. 8,12) Esperienza del discepolato Per andare alla riscoperta del discepolato evangelico è necessario ripercorrere la narrazione evangelica non solo per apprendere ciò che essa ci mostra dei discepoli di Gesù e ci fa capire delle caratteristiche e delle esigenze del discepolato cristiano, ma quasi per immedesimarci nei discepoli di Gesù e fare della nostra vita un cammino dietro a lui. Se infatti la parola discepolo (mathetes = colui che è disposto ad apprendere) rimanda a colui che sotto la guida di un maestro apprende ciò che ha bisogno di conoscere per vivere, nel Vangelo tale Orientamenti pastorali 2008-2009 13 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo apprendimento è un apprendistato, l’assimilazione di un preciso di stile di vita, e l’ascolto di colui che è stato chiamato da Gesù equivale a stargli accanto (cf. Mc 3,13-19), dialogare con lui (cf. Lc 9,18-22), stargli dietro seguendone le orme (cf. 1Pt 2,21) e lasciandosi portare dove egli conduce (cf. Gv 21,18). Apprendere infatti ciò che Gesù insegna non è solo ascoltare degli insegnamenti ma osservare una vita e condividere un’esperienza. Gesù insegna e guida con le sue parole e con l’esempio della sua persona e della sua vita in tutte le sue manifestazioni. Ascolto e discepolato Il discepolato si lega profondamente all’ascolto, su cui abbiamo fermato la nostra attenzione durante l’anno pastorale trascorso. Dall’ascolto infatti scaturisce spontaneamente la relazione personale e il seguitare dietro alla persona incontrata, il mantenere e coltivare la relazione con colui da cui ci siamo lasciati conquistare (cf. Fil 3,12), ascoltandolo. Discepolato evangelico e ascolto costituiscono per così dire una “endiadi” esistenziale: l’uno richiama l’altro, dispiegando il senso misterioso della sequela dietro a Gesù. Nella chiamata dei primi discepoli (cf. Mt 4,18-20) cogliamo il perno dell’ascolto che fonda il discepolato: da una parte 14 Orientamenti pastorali 2008-2009 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo la chiamata-invito di Gesù che manifesta quell’autorevolezza (exousia) che è propria di Dio; nella formazione dei discepoli, infatti, l’iniziativa è sempre di Gesù che chiama a sé chi vuole (cf. Gv 15,16), nella prospettiva salvifica del progetto di Dio sull’umanità (cf. 1Tm 2,4); dall’altra, la prontezza dei discepoli a rispondere all’invito del maestro. Una risposta docile, pronta, fiduciosa (come si evince dall’avverbio di tempo eutheos di Mt 18,20). L’iniziativa di Gesù e la risposta docile dei discepoli costituiscono il mistero della chiamata cristiana, la cui connotazione peculiare è data dall’intima relazione con il maestro, al punto di condividere con lui lo stile di ascolto che egli a sua volta ha tenuto nei confronti della volontà del Padre. La chiamata di Gesù si condensa in questo concetto di “relazione” che è condivisione del suo destino, vale a dire libera accoglienza dell’essere progressivamente coinvolti nel progetto di salvezza per tutti. I discepoli non ascoltano un messaggio, ma assimilano uno stile di vita e imparano ad accogliere, nell’imitazione, la persona stessa del maestro. Essere discepoli vuol dire condividere il suo destino di Messia, contestato e rigettato, ma scelto da Dio per quel disegno di benevolenza che intende raggiungere tutti (cf. 1Pt 2,4). Sembra dunque un naturale sviluppo dell’ascolto cercare di prolungarlo – perché non si può mai Orientamenti pastorali 2008-2009 15 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo smettere di ascoltare il Signore – in un cammino fedele dietro a lui con tutta la propria persona e la propria vita. Le condizioni del discepolato: libertà e coraggio La chiamata dei discepoli, che risponde all’iniziativa di elezione da parte di Gesù sul modello delle elezioni veterotestamentarie (Es 3,10; Gdc 6,11.14; Ger 1,5; Is 49,1.5; Am 7,15), esige alcune condizioni per la sequela. Anche se le pretese sembrano ardue, esse tuttavia richiedono al discepolo di ricomprendere la sua identità, il suo essere in libertà. Il superamento dei legami è a fondamento del recupero di una libertà che restituisce il senso della propria identità umana. La piccola sezione di Lc 9,57-62 in parallelo con Mt 8,18-22 presenta alcuni casi di una chiamata, fondata sulla prontezza, docilità e apertura nella libertà della sequela. La situazione di Gesù che «non ha dove posare il capo» (Lc 9,58) suggerisce al discepolo la libertà da ogni forma di sicurezza. Non è possibile capire il mistero della chiamata senza questa apertura al volere di Dio che prende le mosse dalla lucida e sapiente intenzionalità di accogliere la novità (il novum) che irrompe nella propria vita. La libertà dai legami parentali (Lc 9,59-60) è un altro aspetto essenziale del discepolato 16 Orientamenti pastorali 2008-2009 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo evangelico (cf. Mt 10,37; 19,29). Chi segue Gesù, incamminato verso Gerusalemme e quindi verso il compimento della volontà del Padre, deve concepirsi pienamente intimo nella relazione con lui, appartenente a lui in una dimensione per così dire “consacratoria”, secondo lo statuto di impegno tipico delle elezioni veterotestamentarie. Questa libertà discepolare si completa nelle sue condizioni con la capacità di sapersi distanziare da richiami del passato (Lc 9,61-62). La compagnia di Gesù maestro, che è una presenza viva, certa e gioiosa, non ammette dilazioni o pentimenti. La libertà, recuperata nell’intima relazione con Gesù, reclama inoltre un’intelligente comprensione delle conseguenze che i discepoli devono tenere in conto: il rischio della propria vita per restare fedeli a Gesù e all’annuncio del Vangelo (cf. Mc 8,35). Portare la croce e seguire Gesù, comporta non solo la condivisione del suo destino ma anche il rischio di essere condannati come Gesù stesso (cf. Mt 10,38; Lc 14,27; Mc 8,34; Gv 15,18-25). Oltre alla libertà, un’altra condizione essenziale è il coraggio di sostenere l’urto di un discepolato esigente e radicale. Non dobbiamo dimenticare l’insegnamento che scaturisce dall’episodio del giovane ricco (cf. Mt 19,16-30; Mc 10,17-31; Lc 18,18-30), al quale Gesù chiede espressamente di “rinunziare ai propri Orientamenti pastorali 2008-2009 17 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo beni”. Non è facile intendere, almeno di primo acchito, il senso di questa richiesta così massimalista. Il seguito della pericope (cf. Mt 19,2330) permette di raccogliere qualche sollecitazione. La proposta evangelica, corrispondente ad un esplicito invito di Dio, è il “caso serio”. Prendere sottobanco l’invito di Gesù non soltanto porta a sminuire il valore di un’iniziativa che è divina, ma rischia di mettere a repentaglio il senso della propria esistenza. Seguire Gesù con serietà significa recuperare la vita come dono e la capacità di spenderla profeticamente nelle circostanze attuali. La sequela è un dono di “salvezza” che ci libera dalle nostre schiavitù e ci dispone a condividere nella solidarietà fraterna quella comunione che è sì dono di Dio, ma edificata sul ceppo di questa libertà, quale risposta all’opera riscattatrice di Dio da quelle schiavitù che oscurano persino la nostra identità. È possibile tuttavia che nella ricezione di queste pretese sopravvenga quello stato di scoraggiamento che è tipico di chi non ha maturato a sufficienza la relazione con il maestro. Le radicali esigenze del discepolato possono abbattere e persino spaventare. Ma nella sequela di Gesù occorre tener conto di un aspetto fondamentale: è sempre lui a precedere il nostro cammino. Il discepolo infatti va “dietro” al suo maestro. Ciò che è importante non è osservare 18 Orientamenti pastorali 2008-2009 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo pedissequamente modi e stili di comportamento, ma farsi indicare da Gesù la direzione del cammino, nel senso dell’espressione giovannea: «Io sono la luce del mondo; chi segue me non cammina nelle tenebre, ma avrà la luce della vita» (Gv 8,12). La relazione con Gesù, che diventa una inabitazione della compagnia trinitaria (cf. Gv 14,23), è manifestazione della luce di quell’ethos che i discepoli apprendono dal legame amorevole con lui. Gesù è la luce della vera vita, fonte e forza per un’esistenza di significato. Dall’intimo legame con lui, fondato esplicitamente sull’amore, scaturisce la decisività di una risposta seria e responsabile di solidarietà fraterna (cf. Gv 10,13.34; 15,12.17). Discepolato e Regno di Dio Un’altra caratteristica del discepolato riguarda la comprensione della signoria di Dio. Essa è affidata ai discepoli, i quali devono imparare a scrutare la sua prossimità nei gesti e nelle parole del maestro. La conoscenza del Regno infatti è comprensione dell’identità di Gesù, partecipazione e comunione di vita con lui. I discepoli tuttavia non comprendono subito l’istanza nuova di tale insegnamento. Essi faticano a identificare il compimento messianico del Regno. Il loro cuore appare inOrientamenti pastorali 2008-2009 19 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo durito (cf. Mc 6,52) e la prospettiva dell’esistenza resta quella di primeggiare l’uno sull’altro (cf. Mc 9,34). Gesù non può che biasimare tale incomprensione: «Non intendete e non capite ancora? Avete il cuore indurito? Avete occhi e non vedete, avete orecchi e non udite?» (Mc 8,17-18a; cf. 6,52). Essa è anche perdita di memoria: «E non vi ricordate, quando ho spezzato i cinque pani per i cinquemila, quante ceste colme di pezzi avete portato via? Gli dissero: dodici. E quando ho spezzato i sette pani per i quattromila, quante sporte piene di pezzi avete portato via? Gli dissero: sette. E disse loro: non capite ancora?» (Mc 8,18b-21). Da qui si evidenzia il compito precipuo dei discepoli: imparare a “comprendere”. Comprendere anzitutto lui, il maestro, che rende presente nella sua vita il Regno di Dio. La comprensione dell’identità di Gesù in relazione al suo annuncio è un preciso impegno del discepolo. L’incomprensione al contrario risalta dall’incapacità del discepolo a penetrare la signoria di Dio nella semplicità dell’annuncio di Gesù. È l’effetto di una “tensione”, provocata dall’impatto con la linearità e discrezione dell’irruzione di questo Regno (cf. Mc 4,26-32). È l’incomprensione di un cammino che defluisce all’inverso, in direzione del fallimento e della croce. Gesù, pertanto, è obbligato ad istruire i suoi (cf. Mc 8,31; 9,31), affinché il suo 20 Orientamenti pastorali 2008-2009 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo cammino di passione possa diventare memoria esperienziale di sequela, servizio e dono della vita: «Se uno vuol essere primo sia l’ultimo di tutti e servo di tutti» (Mc 9,35; cf. 10,45). Dall’esperienza della croce scaturisce così il dono della comunione: esso unisce Gesù e i discepoli in una comunione reciproca, poiché il discepolato è «chiamata alla sequela, alla comunione di vita; e il senso della chiamata è questa stessa comunione di vita con Gesù. Essa è strada e meta a un tempo» (K. Stock). Dal discepolato alla comunità della sequela La chiamata dei primi discepoli non è solo modello della costituzione del “vero discepolo”, ma diventa altresì espressione o meglio manifestazione di una comunità di sequela. Qui si coglie in modo preponderante la dimensione generativa del discepolato. La chiamata infatti non è mai autoreferenziale, ma, nell’ottica della comunione con Gesù, sottintende la compartecipazione di un medesimo ideale elettivo. Gesù chiama e manda a due a due, lasciando trasparire che la chiamata è sì una relazione personale, ma si traduce tempestivamente in una relazione di “con-chiamata” (ekklesia). La dimensione ecclesiale del discepolato è intesa pertanto come condivisione della comunione con Gesù. Ciò evoca, oltre alla Orientamenti pastorali 2008-2009 21 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo natura primigenia della Chiesa che nasce dall’ascolto orante del maestro, lo specifico dell’ecclesialità discepolare, vale a dire la condivisione della conoscenza di Gesù. E giacché tale conoscenza nasce dall’amore verso di lui, essa è anzitutto condivisione dell’amore fiduciale che ogni discepolato insegna a maturare nella perseverante adesione al Vangelo del Regno. La fraternità, che scaturisce dalla generosa condivisione dell’amore verso Gesù (cf. Gv 15,9), non può arrestare il corso di questo irrefrenabile contagio (cf. Gv 1,40-42). L’amicizia, che i discepoli osano esprimersi reciprocamente, è attrazione verso Gesù. La sintomatica richiesta dei greci sul desiderio di vedere Gesù («Vogliamo vedere Gesù»: Gv 12,21) rimanda infatti all’efficacia di una testimonianza, scevra da proselitismo, che ha posto Cristo al centro del proprio interesse. La vita discepolare è sempre cristocentrica: i discepoli non possono non avere Cristo come centro e contenuto del loro esistere. L’assimilazione della persona di Gesù fonda relazioni che si ispirano alle modalità delle sue inusitate aperture di servizio e di abnegazione. La stima e l’amicizia dei discepoli tra di loro è frutto dell’amore verso Gesù che li ha progressivamente resi servi gli uni degli altri, come lui che non ha ricusato la condizione dello schiavo (cf. Fil 2,6-7). 22 Orientamenti pastorali 2008-2009 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo L’aspetto dell’imitazione e della testimonianza è implicito nella sequela. Gesù infatti esorta i discepoli a un servizio disinteressato, richiamando l’attenzione su di lui che ha scelto di servire (cf. Mc 10,45) e dare gratuitamente la propria vita per gli altri (cf. Gv 15,13). Discepoli in comunione e in missione Quelli che seguono Gesù e condividono con lui il suo destino partecipano anche della sua missione. Da qui si comprende il senso dell’essere inviati. Sebbene il termine apostoloi, riferito ai dodici e ai discepoli, sia di origine postpasquale, esso richiama una precisa intenzione di Gesù sulla dilatazione del Regno di Dio. Il compito dei discepoli infatti riguarda propriamente l’irruzione della signoria divina e la sua vittoria sul male, le cui spire purtroppo affliggono l’umanità. Non possiamo dimenticare l’esortazione che sottostà al mandato: «E strada facendo, predicate che il Regno dei cieli è vicino: guarite gli infermi, risuscitate i morti, sanate i lebbrosi, cacciate i demoni» (Mt 10,78). La testimonianza inoltre è segnata da un preciso statuto missionario, le cui modalità si ispirano alla povertà di Cristo e alla libertà dalle sicurezze personali (cf. Mc 6,8-9). Si tratta ovviamente dell’assimilazione di uno stile specificamente evangelico, contrassegnato appunOrientamenti pastorali 2008-2009 23 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo to dalla libertà che i discepoli hanno imparato a forza di seguire il maestro. Il discepolato pertanto non può che essere missionario, in virtù di quella forza contagiosa che scaturisce dall’intimo legame con il maestro. È proprio da questo intenso amore verso Gesù che la missionarietà dei discepoli si coniuga con il servizio. Missione e servizio costituiscono due facce della stessa medaglia. Non è possibile concepire la testimonianza missionaria, senza quell’apertura, solidale e fraterna, che diventa tenerezza, attenzione, sollecitudine; e d’altronde non si può immaginare un servizio che sia cambiamento di stile nelle relazioni, senza essere profetica testimonianza della signoria di Dio. Missione e servizio sono, allora, congiunti dalla medesima finalità: l’annuncio della salvezza in Cristo. La testimonianza, come servizio, è ‘compromissione’ per il Vangelo, e il servizio, come missione, è garanzia di una predicazione efficace. Nella potenza dello Spirito del Risorto Tale efficacia è affidata all’accompagnamento dello Spirito. L’autore del quarto Vangelo lo sottolinea a più riprese, lasciando trapelare l’idea, sempre attuale, che senza Gesù non possiamo fare nulla (cf. Gv 15,5). Il dono dello Spirito santo da parte del Risorto è deter24 Orientamenti pastorali 2008-2009 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo minante per la missione discepolare. Il suo accompagnamento riguarda certo la comprensione della «verità tutta intera» (Gv 16,13), nell’ottica della presenza continuativa di Gesù (cf. Mt 28,20), sempre comunque in riferimento alla storia, ove il discepolo esprime l’opera permanente del Risorto. È al dono dello Spirito che si deve l’amalgama di quell’amicizia solidale che forma l’identità della comunità discepolare; ed è sempre grazie a lui che la fede può esprimersi coerentemente nella lotta contro il male, anticipando ora ciò che lo Spirito permette di intravedere sulle realtà celesti (cf. Col 3,1-2; Ef 1,14). Così siamo condotti a compiere un passo ulteriore, che fa come esplodere la gioia di un credente che incontra oggi Gesù Cristo nella Chiesa. Infatti la scoperta sorprendente è che essere discepoli di Gesù è addirittura pienamente possibile, e quasi più accessibile, solo dopo che è divenuto impraticabile seguirlo per le vie della Palestina, e cioè dopo la sua morte. Infatti solo la risurrezione rende disponibile l’effusione dello Spirito e quindi il conferimento della presenza divina e della grazia necessaria a vivere in relazione di fede e di amore a Gesù tutto il percorso della propria vita. Intendiamo come solo nella relazione personale con Gesù condivisa da tutti i chiamati e battezzati è possibile e necessario vivere in coOrientamenti pastorali 2008-2009 25 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo munione, nella comunione della Chiesa; e solo nel vissuto sperimentato e consolidato di quella relazione è possibile rendere ad altri testimonianza di un incontro e di un’esperienza non solo accessibili a tutti, ma addirittura disponibili ad essere fatti propri da chiunque non si chiuda al fascino del Trasfigurato Signore che continua a offrirsi in dono sacrificale e conviviale di amore nel sacramento eucaristico. Discepolato e contemporaneità Sono tante le domande che sorgono di fronte a questa proposta, poiché ben differente è la condizione di coloro che hanno conosciuto Gesù anche prima della sua morte e della sua risurrezione; e noi ci troviamo alla distanza di duemila anni da quel tempo. Eppure molti di più, di quanti lo hanno conosciuto per le vie della Palestina, sono coloro che nel corso dei secoli lo hanno seguito, si sono fatti suoi discepoli in maniera così coinvolgente e totale da mostrarci al vivo, in modo quasi palpabile, di aver seguito passo passo una persona viva, poiché solo una relazione d’amore totalizzante ha potuto rendere possibile esistenze interamente consumate dal desiderio e dalla volontà di aderire a Gesù e di realizzare in tutto la sua parola e la sua stessa vita. Nella fede è possibile vivere una tale relazione con Gesù. Chi ha 26 Orientamenti pastorali 2008-2009 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo conosciuto veramente Gesù non riesce a staccarsi da lui, in ogni momento e ad ogni passo; la sua vita diventa veramente un ascoltare Gesù e un andare dietro a lui, un camminare nella vita seguendo lui. Riscoprire il nostro essere discepoli Quali possono essere le vie per riscoprire e imparare sempre di nuovo e più profondamente la possibilità e la necessità di essere discepoli di Gesù oggi? In un certo senso tanti sono i percorsi quanti se ne possono creare con la Chiesa, la Parola e i Sacramenti, in un’esistenza cristiana resa perfetta dalla croce fino al martirio. Tre vie nondimeno sono caratteristiche ed esemplari a tal fine. Esse sono l’accostamento assiduo e orante della Scrittura, l’esperienza spirituale alimentata nella preghiera e nell’Eucaristia, e l’umile confronto con i testimoni della fede. Esse tutte, insieme ad ogni forma di cammino cristiano, non sono mai avventure individuali, ma esperienze profondamente personali che maturano e vengono sostenute e condivise all’interno di comunità cristiane nell’orizzonte vasto della vita della Chiesa. Orientamenti pastorali 2008-2009 27 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo 28 Orientamenti pastorali 2008-2009 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo SECONDA PARTE La celebrazione dell’anno paolino ci invita a confrontarci con un testimone straordinario e un annunciatore entusiasta della fede in Gesù Cristo, che può farci riscoprire in maniera originale il discepolato evangelico. Paolo è la guida, il modello e l’icona che accompagna il nostro cammino diocesano durante l’anno pastorale 2008-2009. PAOLO, DISCEPOLO DI CRISTO SIGNORE «Tutto ormai io reputo una perdita di fronte alla sublimità della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore» (Fil 3,8) Premessa L’esperienza discepolare di Paolo è legata, come per ogni discepolo, all’incontro con Gesù. Una relazione viva, essenziale e segnata dalle esigenze evangeliche: una relazione che va strutturandosi in un ethos e in comportamenti che rendono il discepolo colui che rappresenta al vivo il proprio maestro. Tale relazione sembra andare oltre la semplice assimilazione di Orientamenti pastorali 2008-2009 29 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo un messaggio impegnativo, giacché esige sì un regolare processo di apprendimento, ma nell’ottica di un’imitazione che conduce alla condivisione del destino del maestro. È questa la peculiarità del discepolato evangelico: un invito a seguire, stando dietro a Gesù e accogliendo il suo stile di vita. La prospettiva evangelica del discepolo è dunque la piena comunione con il maestro (cf. Mc 8,34-38) e diventa pure coraggiosa testimonianza di fronte al mondo (cf. Mt 28,19). Questi nodi fondamentali definiscono la natura del discepolato evangelico, attualizzato dalla mediazione e dalla testimonianza di Paolo. Egli infatti non ha incontrato storicamente il Signore e lui stesso, in 1Cor 9,1 pone ai suoi oppositori la domanda in tono sarcastico: «Non ho veduto Gesù, Signore nostro?», quasi a dire che l’autorevolezza della sua testimonianza prende le mosse da un incontro del tutto singolare che può diventare per molti la nuova misura della sequela evangelica. Paolo ammette di non aver conosciuto Cristo «secondo la carne» e ribadisce a scanso di equivoci che «anche se abbiamo conosciuto Cristo secondo la carne, ora non lo conosciamo più così» (2Cor 5,16), poiché l’adesione a lui porta a trasformare radicalmente l’esistenza. L’appartenenza a Cristo genera infatti la «creatura nuova» (2Cor 5,17): la condizione 30 Orientamenti pastorali 2008-2009 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo “attualizzata” del discepolo, il cui significato è parallelo al monito di Gesù: «Seguitemi, vi farò pescatori di uomini» (Mt 4,19). Il discepolato paolino sembra allora nella medesima prospettiva indicata dagli evangelisti. E anche se negli scritti di Paolo non compare mai la terminologia specifica, la concezione discepolare è vivamente presente sia nell’uso che egli fa di alcuni concetti, quali apostolo, servo, eletto, araldo, e sia nei racconti autobiografici da cui traspare una singolare relazione con Gesù. È proprio questa relazione a indicarlo discepolo per antonomasia, essendo consapevole che il suo incontro con il Risorto è iniziativa di Dio: «Quando colui che mi scelse fin dal seno di mia madre e mi chiamò con la sua grazia si compiacque di rivelare a me suo Figlio perché lo annunziassi in mezzo ai pagani» (Gal 1,15-16); una relazione che ha pure consistenza ecclesiale: «In seguito, dopo tre anni andai a Gerusalemme per consultare Cefa, e rimasi presso di lui quindici giorni; degli apostoli non vidi nessun altro, se non Giacomo, il fratello del Signore» (Gal 1,18-19). Nella vita di Paolo il discepolato risalta così come esperienza personale ed ecclesiale di incontro con il Risorto, la cui conoscenza porterà l’apostolo a considerare Gesù il suo Signore (cf. Fil 3,8). L’intima amicizia con lui, che lo rende «afferrato» dalla sublimità del suo amore, fonda Orientamenti pastorali 2008-2009 31 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo il valore di questo discepolato, prossimo a quello evangelico. La concezione che Paolo ha della sequela equivale alla radicalità ingiunta dal monito di Gesù: «Che giova all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde la propria anima?» (Mc 8,36), giacché per l’apostolo il vero guadagno è Cristo ed «essere trovato in lui, non con una mia giustizia derivante dalla legge, ma con quella che deriva dalla fede in Cristo, cioè con la giustizia che deriva da Dio, basata sulla fede» (Fil 3,9). Ripercorrendo allora alcune tappe salienti della sua vita, possiamo scorgere un itinerario discepolare che ha ovviamente incidenza propositiva sulle modalità odierne, ma che soprattutto non si discosta dalla radicalità dell’invito a stare costantemente dietro a Gesù. Anzi, la disamina di questi stralci autobiografici permetterà di non fraintendere questo riferirsi dell’apostolo alla sua esperienza, perché l’imitazione che reclama della sua persona (cf. 1Cor 11,1) è sempre consequenziale al suo essere imitatore di Gesù, portando le stigmate di lui nel suo corpo (cf. Gal 6, 17). La chiamata sconvolgente di Damasco L’incontro che Paolo ha avuto sulla via di Damasco può essere ricondotto ad una storia di vocazione. Lo chiarisce lui stesso quando 32 Orientamenti pastorali 2008-2009 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo tenta di esplicitare le motivazioni che lo hanno persuaso a mutare radicalmente la vita: «Colui che mi scelse fin dal seno di mia madre e mi chiamò con la sua grazia» (Gal 1,15). Elezione e chiamata stanno a fondamento della missione di Paolo e costituiscono gli aspetti propulsori del discepolato evangelico. L’iniziativa di Dio nelle storie di vocazioni rimandano alla chiamata che Gesù rivolge ai primi discepoli (cf. Mc 1,16-20). Un atto solenne che sottostà pure alla chiamata di Paolo. L’espressione «apostolo di Gesù Cristo per volontà di Dio» (2Cor 1,1), che si legge con qualche variante negli indirizzi delle sue epistole, lascia trapelare il mistero dell’intervento divino. Paolo è consapevole che il suo “apostolato” presso i pagani è voluto da Dio (cf. Gal 1,16), il quale lo ha reso degno di una chiamata il cui artefice e mediatore è Gesù. L’idea che questa chiamata sia veramente frutto della «volontà di Dio» sopraggiunge pure dall’uso che Paolo fa del termine «rivelazione», il cui significato lascia intendere l’irruzione di un piano salvifico, esteso ovviamente ai pagani e quindi a tutti i popoli, come espressione della sollecitudine divina. Paolo concepisce la sua azione discepolare sull’onda di questa misericordia che egli sa di dover ricondurre a se stesso: «A me, che sono l’infimo fra tutti i santi, è stata concessa questa grazia di annunziare ai Gentili le imOrientamenti pastorali 2008-2009 33 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo perscrutabili ricchezze di Cristo, e far risplendere agli occhi di tutti qual è l’adempimento del mistero nascosto da secoli nella mente di Dio» (Ef 3,8-9). La sua testimonianza discepolare è anzitutto attestazione dell’amore che Dio ha manifestato nei suoi confronti (cf. Rm 5,5), facendogli conoscere la sublimità del mistero del Figlio, donatosi gratuitamente. Rivelazione diventa pertanto comunicazione di un amore passionale, vivace, effettivo, con il quale Dio nel Figlio intende ricondurre a sé, nell’unità di una relazione intima con lui, i due popoli che ritroveranno in Cristo la via della pace e la realizzazione dell’«uomo nuovo» (cf. Ef 2,14-16). La chiamata di Damasco è descritta poco nelle sue epistole, forse perché l’apostolo preferisce rilevare gli effetti della conversione che portano a risaltare, molto più della sua docilità, la potenza della grazia di Gesù. Ma dalla narrazione lucana (cf. At 9,19a), soprattutto quella in cui Paolo si esprime in prima persona (cf. At 22,3-21; 26,4-23), emergono alcuni aspetti significativi che possiamo ricondurre al discepolato gesuano. A fondamento della chiamata vi è anzitutto la libera iniziativa di Dio: «Vidi sulla strada, o re, una luce dal cielo, più splendente del sole, che avvolse me e i miei compagni di viaggio» (At 26,13; cf. 2Cor 4,6). L’apostolo, come d’altronde tutti i chiama34 Orientamenti pastorali 2008-2009 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo ti, recepisce l’invito di Dio come una seduzione a cui non si può non cedere (cf. Ger 20,7). L’irrefrenabile attrazione genera inoltre l’ascolto, da cui affiora la prontezza del discepolo a seguire il maestro: «Io udii dal cielo una voce che mi diceva in ebraico» (At 26,14). Il dialogo tra Paolo e Gesù può essere compreso in questo senso. Esso sembra evocare quella disponibilità che si coglie nella storia di ogni vocazione. La tempestività a seguire Gesù: «ed essi subito, lasciate le reti, lo seguirono» (Mt 4,20) fa eco alla chiamata di Paolo che, nel chiedere l’identità del suo interlocutore, intraprende un intimo colloquio, fondamentale per l’atto della sequela. Qui l’ascolto cela quella prontezza che l’apostolo esprimerà nella testimonianza per il Vangelo. Questa disponibilità, vivace e ardente, che appena si intravede, affiora invece potentemente da un passo autobiografico: «Se alcuno ritiene di poter confidare nella carne, io più di lui: circonciso l’ottavo giorno, della stirpe d’Israele, della tribù di Beniamino, ebreo da ebrei, fariseo quanto alla legge; quanto a zelo persecutore della chiesa; irreprensibile quanto alla giustizia che deriva dall’osservanza della legge» (Fil 3,4-6). È il passato di un uomo che viveva non del Vangelo della grazia, ma della legge dell’autogiustificazione, la quale gli faceva dimenticare di essere uomo bisognoso del Orientamenti pastorali 2008-2009 35 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo perdono di Dio, graziato dal suo amore misericordioso. L’incontro ha cambiato la sua vita. Confuso e disorientato, comprende di aver frainteso la verità delle cose. Un ribaltamento importante che lo porterà a cogliere la preziosità della «perla nascosta» (cf. Mt 13,45-46) e la gioia di testimoniare a tutti la grandezza dell’amore di Dio. L’incontro con Gesù è comunque una forte esperienza di “visione”. La chiamata suppone sempre questa tipologia di contatto. Lo rammenta Luca nell’esordio del suo Vangelo: «Coloro che ne furono testimoni (autoptai = coloro che sono stati resi degni di una visione) fin dal principio e divennero ministri della parola» (Lc 1,2). È probabile che il terzo evangelista annoveri anche Paolo nel novero di questi chiamati. Ne parla lui stesso in un altro passo autobiografico: «Apparve a Cefa e quindi ai Dodici. In seguito apparve a più di cinquecento fratelli in una sola volta […]. Ultimo fra tutti apparve anche a me come a un aborto. Io infatti sono l’infimo degli apostoli, e non sono degno neppure di essere chiamato apostolo, perché ho perseguitato la chiesa di Dio» (1Cor 15,5-9). Quando l’apostolo domanda di aver visto il Signore (cf. 1Cor 9,1), si riferisce a quest’evento sulla strada di Damasco, il cui incontro è appunto una chiamata precisa, sulla falsariga della chiamata gesuana. Il “lasciarsi vedere” 36 Orientamenti pastorali 2008-2009 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo di Gesù risorto abilita Paolo ad essere autorevole testimone della gratuità di tale iniziativa (cf. 1Tm 1,12-13), ma nel contempo avalla il privilegio della chiamata paolina equivalente ai criteri discepolari della prima ora. Così l’espressione: «Su, alzati e rimettiti in piedi; ti sono apparso infatti per costituirti ministro e testimone di quelle cose che hai visto e di quelle per cui ti apparirò ancora» (At 26,16) lascia intendere i moniti evangelici sulla sequela, la cui radicalità sta proprio nella ricezione della volontà di chi invia. Ciò risulta sconvolgente agli occhi di Paolo. Pertanto egli riferirà: «Si compiacque di rivelare a me suo Figlio perché lo annunziassi ai pagani» (Gal 1,15), quasi a voler affermare implicitamente la misura inestimabile dell’amore di Dio. A quel Paolo che aveva sbagliato tutto, Gesù affida tutto inviandolo a testimoniare il suo perdono. L’accompagnamento discepolare È insito nel mistero della chiamata un tempo di formazione, per crescere e assimilare le condizioni del discepolato. Gesù stesso compie questo gesto con i suoi discepoli, chiamandoli a sé perché «stessero con lui e anche per mandarli a predicare e perché avessero il potere di scacciare i demoni» (Mc 3,14-15). Un tempo congruo di preparazione che consiste Orientamenti pastorali 2008-2009 37 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo soprattutto nel prendere consapevolezza di quello che Dio sta per compiere nella vita di un discepolo. Paolo si trova nella medesima condizione. L’accompagnamento di Anania e Barnaba costituisce un momento privilegiato di vera iniziazione discepolare al mistero di Gesù Cristo. E se Anania si presenta come colui che medierà all’apostolo il senso recondito delle parole di grazia, Barnaba apparirà mediatore indispensabile della comunione ecclesiale. Entrambi necessari per suscitare in Paolo quello zelo apostolico che lo renderà «strumento eletto per portare il mio nome dinanzi ai popoli, ai re e ai figli d’Israele» (At 9,15). La mediazione di Anania è legata al discernimento dei fatti di Damasco. Il suo compito è di attualizzare le parole che hanno sconvolto la vita dell’apostolo. E questo si rende possibile perché Anania, lui per primo, è discepolo del Signore. La sua paternità spirituale nasce dal suo essere discepolo. È la condizione per generare figli nella fede, ma anche il contrassegno che avalla l’autenticità del vero discepolo. Di fronte a Paolo, persecutore prima e adesso chiamato, Anania deve rinnovare la sua scelta di discepolo. L’espressione «ecco io, Signore» (At 9,10), ove è rimarcata l’enfasi del pronome personale, evoca il mistero di questa chiamata in stato di perenne adesione. Colpisce la frase con cui Anania si rivolge a Paolo: «Saulo fratello» 38 Orientamenti pastorali 2008-2009 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo (At 9,17; 22,13), da cui sembra affiorare la disponibilità della Chiesa ad accogliere colui che prima la perseguitava. Tale accoglienza pone Paolo nella condizione di intravedere le esigenze discepolari. Egli infatti, per la mediazione di Anania, diventa «fratello in Cristo» e quindi abilitato a confessare la fede nel Risorto, secondo quel criterio, condiviso da tutti gli apostoli, di assimilare la vita del maestro. Questo aspetto essenziale che lo rende discepolo di Gesù è ben rimarcato da Luca nei vv. 15-16. Anania enuncia le esigenze del discepolato evangelico a cominciare anzitutto dall’oggetto della testimonianza: «il mio nome», che riguarda il compimento della signoria del Padre nel nome di Cristo Signore (cf. Fil 2,911). Anche i destinatari, ebrei e pagani, ai quali Paolo è mandato, si inquadrano in questo programma discepolare. Esso allude all’universalismo evangelico, promosso dalla testimonianza stessa di Gesù. Il motivo della sofferenza nell’espressione «io infatti gli mostrerò quanto deve soffrire in favore del mio nome» mette in evidenza il compimento di questo programma discepolare. Paolo deve essere icona di Gesù sofferente (cf. Lc 9,22; 17,25): una testimonianza legata ovviamente al coraggio di mostrarsi cristiano, ma anche alla sua vocazione implicita di annunciare la Parola di Dio in quanto discepolo. I passi davvero numerosi sull’audaOrientamenti pastorali 2008-2009 39 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo cia dell’apostolo (cf. 1Cor 4,9-13; 2Cor 1,5-11; 4,7-12; 6, 3-10; 11,23-33; Fil 1,29-30) lasciano intravedere come quest’assimilazione si sia progressivamente radicata nella sua esistenza, rendendo efficace e sconvolgente il suo annuncio di testimonianza. Con Barnaba, Paolo è introdotto alla vita della comunità degli apostoli. La sua mediazione è necessaria per comprendere che la testimonianza missionaria è sempre espressione della comunione con la Chiesa. Ed è accanto a Barnaba che il giovane Paolo manifesterà le sue innate capacità oratorie e soprattutto quello zelo che lo attesta quale grande apostolo delle genti, secondo il modello del discepolato evangelico: un apostolo instancabile, perseguitato, senza paura, di grande eloquenza e rivolto a tutti nello stile di Gesù, pastore buono. L’accompagnamento di Barnaba si colloca in un particolare momento dell’esistenza di Paolo, quando cioè nel ritorno a Gerusalemme, il persecutore si imbatte con discepoli paurosi che ostacolano le sue intenzioni (cf. At 9,26). Egli «lo prese con sé, lo presentò agli apostoli e raccontò loro come durante il viaggio aveva visto il Signore che gli aveva parlato» (At 9,27). La lungimiranza di Barnaba, che l’autore di Atti deduce dalla manifesta disponibilità a prenderlo con sé, costituisce un atto di conferma significativo per il futuro di Paolo. Barnaba ga40 Orientamenti pastorali 2008-2009 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo rantisce per lui davanti agli apostoli, rischiando probabilmente la propria fiducia riposta in un giovane che poco prima perseguitava la Chiesa. Il carattere discepolare di questo gesto, che evoca l’autorevolezza di Gesù nell’atto di chiamare i suoi discepoli, ove permangono virtù di sapienza, umiltà e fiducia nell’iniziativa di Dio, fa sì che Paolo possa capire il senso della chiamata di Damasco. Questa percezione della misericordia di Dio nella storia di Paolo costituisce un aspetto importante della formazione che Barnaba, in quanto discepolo del Signore, esercita sull’apostolo. Il vero accompagnatore è anzitutto vero discepolo che sa “sostare accanto” con la fatica del verificare, capire, esprimere un giudizio e additare. La meta poi resta la crescita dell’altro, secondo un’azione profetico-didattica di approfondimento del mistero cristiano. Barnaba accanto a Paolo è infatti questo discepolo che esorta ed espleta un servizio alla Parola di Dio. Il suo atto d’accompagnamento è certamente profetico non soltanto perché richiama con i suoi gesti l’agire effettivo di Dio nella storia di Paolo, ma tenta altresì di educare quest’ultimo al discernimento della sua presenza. Ed è così che entrambi ricevono l’appellativo di «apostoli» (At 4,14): grazie alla formazione spirituale di Barnaba, Paolo è pronto per quell’avventura missionaria che lo renOrientamenti pastorali 2008-2009 41 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo derà a pieno titolo apostolo di Gesù Cristo tra le genti. Un’intensa esperienza di grazia Paolo ha sempre concepito la chiamata come una visita della misericordia di Dio. Lo stato di conversione lo deve a questa condiscendenza divina che egli appella “grazia”. Il termine nel pensiero dell’apostolo assume un senso molto ampio e così denso da poterlo esprimere nel seguente modo: l’amore di Dio raggiunge ogni uomo nella sua condizione di peccatore con la gratuità di un atto che nella persona di Gesù si manifesta come amore solidale, preveniente, assoluto. Tale concezione è legata alla propria esperienza, al fatto cioè che Paolo su quella via di Damasco ha constatato personalmente l’incommensurabilità di quest’amore. L’espressione che egli fissa in Rm 5,8: «Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi, perché, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi» riguarda soprattutto la benevolenza divina sperimentata sulla sua persona. Egli è consapevole di essere stato cercato e accolto dall’amore di Dio. Tutto questo diventa per lui “grazia”. La sua esistenza è grazia e lo è pure la missione che egli vive come prolungamento di questa benevolenza. Il fulcro di tale concezione si colloca in 1Cor 42 Orientamenti pastorali 2008-2009 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo 15,10, ove l’apostolo comprende che l’incontro con Gesù risorto, «come a un aborto», è frutto di questa grazia. Nella sua condiscendenza, Dio ha voluto che Paolo diventasse “apostolo” di un progetto redentivo esteso a tutti (cf. 1Tm 2,4). Tale consapevolezza lo porta ad affermare di sé: «Per grazia di Dio sono però quello che sono, e la sua grazia in me non è stata vana». Egli sa che l’opera a cui è chiamato appartiene a Dio, ma la sua stessa vita rientra in questo piano di benevolenza, essendo lui stesso oggetto di quest’amore di cui diventerà strumento privilegiato di evangelizzazione (cf. At 9,15). Una predilezione che non è parzialità divina, bensì manifestazione del desiderio da parte di Dio che tutti possano comprendere «l’ampiezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità e conoscere l’amore di Cristo che sorpassa ogni conoscenza, perché siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio» (Ef 3,18-19). L’esistenza di Paolo, «sono quello che sono», appare così pervasa da questa grazia che egli riconosce come sua preziosa compagna di viaggio: «Ma la grazia di Dio che è con me». La sua assistenza è certamente causa di quell’arditezza e libertà di parola che contraddistinguono lo zelo indefesso dell’apostolo. Le sue travagliate e gioiose visite alle comunità da lui fondate, che lo porteranno ad affermare: «Potreste infatti avere anche diecimila pedagoghi Orientamenti pastorali 2008-2009 43 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo in Cristo, ma non certo molti padri, perché sono io che vi ho generato in Cristo Gesù, mediante il vangelo» (1Cor 4,15), rappresentano un aspetto della sua abnegazione per il Vangelo. Sospinto esclusivamente dalla certezza di essere accompagnato dall’amore di Dio, egli, che riconduce tutto alla grazia, non desidera altro che farsi tutto a tutti (cf. 1Cor 9,19-23) nel compimento di una solidarietà che emula l’amore spogliativo di Gesù. Questa grazia, che lo rende apostolo di Gesù Cristo (cf. Rm 1,5) e per la quale egli vanta il diritto di essere annoverato tra gli apostoli (cf. Gal 2,9), costituisce il suo “fondamento”. Su di esso edifica le sue comunità, ma, come si è visto, anche la sua stessa vita. L’espressione sintomatica: «Secondo la grazia di Dio, che mi è stata data, come un sapiente architetto io ho posto il fondamento» (1Cor 3,9), lascia intendere che l’esperienza di fede nella persona di Gesù rappresenta il “fondamento” su cui Dio intende edificare solidamente l’esistenza dei credenti (cf. Ef 2,20-22). L’esperienza della fede, che Paolo concepisce come Vangelo e che altro non è che la grazia di Gesù, lo porta non soltanto a identificare il Vangelo che egli annuncia con Gesù, ma a cogliere altresì una singolare assimilazione della sua vita a quella del Signore. Per lui il Vangelo non è un messaggio e forse neanche un preciso stile di vita, bensì la 44 Orientamenti pastorali 2008-2009 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo persona stessa di Gesù che sente vivere dentro se stesso (cf. Gal 2,20). È qui che il discepolato paolino raggiunge l’acme di quello che probabilmente era desiderio del Gesù storico. Il monito della sequela, che si condensa nella sintomatica espressione «dietro di me», non è da intendersi in senso spaziale o cronologico, ma volutamente esistenziale nel senso di una progressiva assimilazione del kerygma salvifico che è viva partecipazione delle persone divine. Quando Paolo in Rm 1,9 precisa che l’annuncio di Dio riguarda «il vangelo del Figlio suo», sottintende che quel Vangelo tocca propriamente la persona di Gesù, il racconto di un progetto redentivo che la Trinità ha reso manifesto con l’incarnazione del Logos. Vangelo è dunque grazia nel senso di quella condiscendenza d’amore che prende le mosse dall’inabitazione della Trinità e, raggiungendo l’uomo, si tramuta in risposta di fede sulla medesima lunghezza d’onda. Dall’amore di Dio si parte e all’amore di Dio si arriva. Un movimento circolare che è sospinto dall’abbassamento di Cristo e dal dono dello Spirito Santo; per cui il credente – e Paolo è profondamente convinto di questa dinamica che vede realizzare nella sua testimonianza di fede – è afferrato da questo amore che si tramuta in solidarietà fraterna. Il Vangelo, come stile di vita, è per l’apostolo soltanto conseguenza di un’asOrientamenti pastorali 2008-2009 45 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo similazione esistenziale: Gesù vive in lui o meglio è la sua vita che lentamente lascia spazio all’inabitazione divina. L’aspetto sensazionale di questa scoperta, iniziata sulla strada di Damasco, si intravede ancora nella decisione da parte di Paolo di voler approfondire il senso del mistero d’amore di Cristo che «non è stato manifestato agli uomini delle precedenti generazioni come al presente è stato rivelato ai suoi santi apostoli e profeti per mezzo dello Spirito» (Ef 3,5). Un mistero che coinvolge tutto il suo essere, al punto da esporsi nei seguenti termini: «Ma quello che poteva essere per me un guadagno, l’ho considerato una perdita di fronte alla sublimità della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero come spazzatura, al fine di guadagnare Cristo» (Fil 3,7-8). È probabile che Paolo conoscesse le parole della sequela (cf. Mc 8,34-38), ma nella sua confessione di fede si scorge qualcosa di più o meglio la proposta di una ricomprensione di quelle parole, attualizzate dentro una vivida relazione che ha mutato radicalmente la vita. La persona di Gesù è infatti entrata nella sua esistenza; rispetto alla relazione con Gesù egli considera tutto una perdita, al punto che il guadagno non concerne più l’anima o la persona, come per i sinottici, ma Gesù stesso: la sua intima 46 Orientamenti pastorali 2008-2009 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo persona che diventerà parte di se stesso. Sarà questo il senso del discepolato gesuano? È difficile arguirlo. Quello che sembra evidente è che nel pensiero dell’apostolo il monito discepolare esplode in un significato più ardente e passionale, il quale non soltanto esplica con chiarezza il volere redentivo di Dio, ma permette altresì di capire che la redenzione è conquista, mediante Cristo, di quello stato di immortalità che apparteneva all’Adamo edenico. Il guadagnare Cristo, che poi significa più concretamente essere da lui afferrati, intende appunto quest’opera di divinizzazione per l’uomo decaduto, opera che Dio elargisce per grazia nell’assimilazione della persona del Figlio. Per Paolo tutto ciò è certezza che scaturisce dall’aver constatato quest’azione condiscendente di Dio agire con la potenza dell’amore di Cristo nella sua stessa persona. Pertanto egli dirà: «Se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se veramente partecipiamo alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria» (Rm 8,17; cf. Fil 3,10). L’assimilazione alla “passione” di Cristo Il discepolo mostra la sua appartenenza a Cristo, cercando soprattutto di condividere il suo destino. L’espressione «prendere la croce» Orientamenti pastorali 2008-2009 47 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo lascia intendere che il destino del maestro riguarderà pure il discepolo. Lo ribadisce con perentorietà l’autore del quarto Vangelo: «Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me […]. Ricordatevi della parola che vi ho detto: Un servo non è più grande del suo padrone. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi» (Gv 15,18.20). Quest’aspetto discepolare, che costituisce il ganglio vitale della sequela, è rinvenibile nella vita di Paolo. Si è persino parlato di una passio Pauli, quasi a voler dire che l’esperienza di fede dell’apostolo emula l’esistenza di Gesù, servo sofferente. La frase che leggiamo in Fil 3,10: «Perché io possa conoscere lui, la potenza della sua risurrezione, la partecipazione alle sue sofferenze, diventandogli conforme nella morte», parallela certamente a quella di Gal 6,17: «Difatti io porto le stigmate di Gesù nel mio corpo», è indicativa della peculiarità del discepolato paolino, la cui intenzione è certamente quella di Gesù. Al di là delle riproposizioni etiche che l’apostolo da una parte mutua dai sistemi filosofici del tempo e dall’altra tenta di rileggere nell’ottica del Vangelo, ciò che affiora dalla sua testimonianza di fede è soprattutto quest’assimilazione alla passione di Gesù. Il discepolato di Paolo si inquadra pertanto all’interno di questa verità: «Se infatti siamo stati completamente uniti a lui con una morte 48 Orientamenti pastorali 2008-2009 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo simile alla sua, lo saremo anche con la sua risurrezione» (Rm 6,5). Il cammino di fede del vero discepolo consiste in questa assimilazione della morte di Gesù che resta pur sempre “imitazione”. La frase, che nell’originale greco suona «in una somiglianza della sua morte», richiama sì la completa partecipazione alle sofferenze di Gesù, ma in una dimensione non sostitutiva dell’atto salvifico. Chi salva è Gesù, che si avvale ovviamente della nostra partecipazione alle sofferenze, che pur essendo nostre diventano misticamente sue (cf. Col 2,24). Il senso di questa verità si enuclea nella formulazione del cosiddetto «paradosso della croce», che l’apostolo enuncia con espressioni eclatanti ma rivelative dell’intimo pensiero di Dio. Ed è questa la vocazione del discepolo: «Considerate infatti la vostra chiamata, fratelli: – ammonisce l’apostolo – non ci sono tra voi molti sapienti secondo la carne, non molti potenti, non molti nobili. Ma Dio ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti […], ciò che è nulla per ridurre a nulla le cose che sono» (1Cor 1,26-27a.28b). L’adesione alla parola della croce, che si rivela come potenza di Dio, riflette quelle condizioni discepolari che i sinottici fissano nel monito sulla radicalità evangelica (cf. Mt 8,18-22; Lc 9,57-60). Seguire Gesù implica per l’apostolo una duplice consapevolezza: da una parte la certezza dell’amoOrientamenti pastorali 2008-2009 49 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo re di Dio in Cristo Gesù, la cui misericordia è riverbero nella debolezza umana; e dall’altra, la partecipazione alle sue sofferenze che per il discepolo sono potenza, giacché Paolo è dell’avviso che è sufficiente nella condizione della propria umanità fragile l’amore eccelso di Cristo: «Ti basta la mia grazia; la mia potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza» (2Cor 12,9a). È significativo il modo con cui l’apostolo sviluppa e forse porta alle estreme conseguenze quel «dietro di me» che ha valenza di totale affidamento alla grazia di Dio, proprio a partire dalla fragilità umana. L’espressione che ne consegue: «Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo» (2Cor 12,9b) lascia intendere non soltanto lo stato di fragilità, insito nella natura umana, ma anche tutte quelle persecuzioni e dileggi che si soffriranno a causa del nome di Gesù (cf. Mc 8,37; 10,30). Partecipare alle sofferenze di Cristo è dunque una realtà concreta, viva, coinvolgente, che reclama la condivisione della propria esistenza, sicché l’esperienza della passione di Cristo diventa quella del discepolo: «Perciò mi compiaccio nelle mie infermità, negli oltraggi, nelle necessità, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo: quando sono debole, è allora che sono forte» (2Cor 12,10). In questo contesto è 50 Orientamenti pastorali 2008-2009 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo suggestivo l’uso della preposizione hyper (in favore di), mediante cui Paolo fa intendere che Cristo non ha bisogno delle nostre sofferenze, ma li ritiene necessarie per ratificare la perfetta somiglianza. È proprio la debolezza, offerta a Cristo (hyper Christou = in favore di Cristo), a rendere il discepolo conforme alla vita del Figlio di Dio (cf. Gal 4,19). Questo vivo desiderio di conoscere Gesù entrando in misteriosa comunione anche fisica con le sue sofferenze esplicita la natura del discepolato paolino. L’apostolo infatti è testimone di Cristo non soltanto nei discorsi travolgenti o dotti o pieni di tenerezza, ma anche quando viene imprigionato, portato davanti ai tribunali, trasferito da un carcere all’altro, con sorte incerta, con limitazioni gravi della libertà, con il timore della morte. Ad attestarlo vi sono alcuni passi significativi che accostano Paolo a Cristo in sorprendente somiglianza. Alla maniera di Gesù, l’apostolo subisce l’arresto (cf. At 21,27-40), un arresto proditorio, ingiusto, fatto alle spalle, con un agguato. Agguato per Gesù ed agguato anche per Paolo, suscitato ad arte dai suoi nemici. È condotto anche davanti ai tribunali (cf. At 22,1-26,32), proprio come Gesù, in processi che hanno parvenza di giustizia, ma lasciano intravedere interessi personali, paure, scontri, ambizioni individuali o di gruppi. E poi la partecipazione Orientamenti pastorali 2008-2009 51 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo fisica alle sofferenze di Gesù, le quali in verità non sono più grandi, ma permettono di cogliere la desolazione che quest’uomo ha potuto sperimentare nel testimoniare Cristo con la sua vita. È probabile che abbia provato anche l’abbandono da parte di Dio, le tenebre interiori, la desolazione, la notte dello spirito. Quelle sofferenze morali che talvolta occludono la visione e obbligano a camminare con il solo ricordo di tutta la ricchezza posseduta e della forza di Dio non sensibilmente presente. Ciò è ravvisabile in particolare in quell’espressione che cela la fatica e per così dire la durezza della testimonianza di fede nella prova: «Nella mia prima difesa in tribunale nessuno mi ha assistito; tutti mi hanno abbandonato» (2Tm 4,16). Tale affermazione rilancia con maggiore veemenza il processo di assimilazione alla persona di Gesù. Prevaricazioni, oltraggi, persecuzioni, ingiustizie non possono arrestare il moto irrefrenabile dell’amore di Dio che si manifesta in questo discepolo, fedele e giusto, che ha permesso a Cristo di inabitare nella sua esistenza, lasciando trionfare ovunque la sollecitudine divina. Nonostante queste prove, Paolo resta dell’avviso che nella debolezza si manifesta la straordinaria potenza di quest’amore di Dio, manifestatosi in Cristo Gesù: «Siamo infatti tribolati da ogni parte, ma non schiacciati; siamo 52 Orientamenti pastorali 2008-2009 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo sconvolti, ma non disperati; perseguitati, ma non abbandonati; colpiti, ma non uccisi, portando sempre e dovunque nel nostro corpo la morte di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo. Sempre infatti, noi che siamo vivi, veniamo esposti alla morte a causa di Gesù, perché anche la vita di Gesù sia manifesta nella nostra carne mortale» (2Cor 4,8-11; cf. 6,4-10; 1Cor 4,9-13). Orientamenti pastorali 2008-2009 53 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo 54 Orientamenti pastorali 2008-2009 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo TERZA PARTE Questa terza parte riprende i cinque ambiti proposti al IV Convegno ecclesiale nazionale di Verona come luoghi possibili, perché tipici ma non esclusivi, in cui attualizzare il nostro discepolato in comunione tra di noi e con la Chiesa. 2 Sono indicazioni che non si pretendono esaustive, tese, soprattutto sul piano esistenziale, pastorale e pedagogico: 1) ad aiutare quella lettura della situazione socio-pastorale indispensabile per vivere oggi da discepoli e per «comunicare il Vangelo in un mondo che cambia»; 2) a tenere presente l’integralità e la pienezza a cui siamo chiamati nel cammino di conformazione a Cristo e alla sua croce, con la necessaria verifica offerta - nella comunità discepolare - da un vivo “sensus ecclesiae” autenticato dalla guida dei pastori e dalla dottrina e tradizione della Chiesa; 3) a favorire la maturazione di atteggiamenti e di concreti cammini di discepolato. 3 Il 2 “Rigenerati per una speranza viva” (1Pt 1,3): testimoni del grande “Sì” di Dio all’uomo. Nota pastorale dell’Episcopato italiano dopo il 4° Convegno Ecclesiale Italiano, 12, in «Notiziario della Conferenza Episcopale Italiana» 4 (29 Giugno 2007) 154-158. Per una consultazione di tutto il materiale prodotto al convegno di Verona, cf. CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Testimoni di Gesù risorto, speranza del mondo. Atti del 4° Convegno ecclesiale nazionale (Verona, 16-20 ottobre 2006), EDB, Bologna 2008. 3 Abbiamo adottato un corpo di carattere più piccolo per le prime due sezioni (Sguardo alla situazione e Punti di Orientamenti pastorali 2008-2009 55 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo passaggio dal linguaggio biblico ai temi esistenziali dell’attualità denota che c’è uno spazio da coprire, tra una ispirazione evangelica e paolina da coltivare assiduamente e una ricerca della figura odierna di discepolo, che non è precostituita e predefinita, ma nemmeno si delinea per germinazione casuale, ma piuttosto si genera a partire dall’ascolto dell’idea generativa dentro il tessuto della vita della Chiesa e del mondo di oggi. Abbiamo dinanzi una serie di suggestioni e di riferimenti, che sollecitano una ricerca concreta, in questi e in altri ambiti, e non hanno l’obiettivo di offrire un modello discepolare preconfezionato. Abbiamo due estremi da rifuggire: il facile e sterile moralismo, uno spiritualismo vagamente mistico e alla fine evanescente. VITA AFFETTIVA Si vive da discepoli in tutte le dimensioni della persona e della vita. L’affettività è una di quelle oggi venute in maggiore evidenza. A ben guardare essa non svolge un ruolo secondario anche nella vita di Gesù e dei suoi discepoli. Le relazioni, l’attenzione alle persone, soprattutto se più deboli, un senso vivo dell’amicizia, un amore forte che da Dio e per Dio informa i rapporti, gli atteggiamenriferimento) per sottolineare che si tratta di un sussidio minimo per affrontare adeguatamente i compiti suggeriti nella sezione Proposte operative nel quadro di una idonea programmazione pastorale nell’ambito considerato. 56 Orientamenti pastorali 2008-2009 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo ti, le scelte di Gesù e di quanti lo seguono. San Paolo, in particolare, ha trovato nella relazione con Gesù, in un amore totalizzante da lui e per lui, il centro e l’origine della sua esistenza e delle sue relazioni (cf. Fil 1,21-26; 3,7-14; ). Sguardo alla situazione L’affettività è uno dei temi così detti “sensibili”; vale la pena tentarne una lettura in chiave cristiana. Prima di considerare gli aspetti problematici inerenti l’ambito della vita affettiva, che tocca non solo i rapporti familiari ma tutti i rapporti interpersonali in generale, così come vengono a configurarsi nella nostra società sempre più soggetta a rapidi cambiamenti, ci sono da segnalare significativi aspetti positivi. Quanto più si avverte la fragilità della vita affettiva così com’è, tanto più cresce la ricerca di relazioni più autentiche e profonde, non solo tra i giovani ma ad ogni età. Si moltiplicano inoltre i punti d’incontro e di socializzazione, che denotano in ogni caso, al di là della loro reale efficacia, l’attestazione dell’esigenza insopprimibile di socialità dell’essere umano. Si sperimentano forme inedite di vita comunitaria e fraterna tra giovani e tra famiglie. Tra le attività pastorali emergono sempre più quelle che si prefiggono la formazione e l’accompagnamento dei fidanzati 4, delle giovani coppie di sposi 5, dei genitori in crisi 6, delle persone separate e divor4 Cf. Secondo Sinodo della Diocesi di Noto, decisione n. 71. Cf. Ibid., decisione n. 68. 6 Cf. Ibid., decisione n. 73. 5 Orientamenti pastorali 2008-2009 57 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo ziate 7. Anche i servizi stabili dei consultori familiari 8, dei centri di ascolto e delle associazioni cattoliche specifiche sono sempre più ricercati e valorizzati. Si riscontra inoltre la ricerca di una spiritualità adatta e specifica per il cammino di fede della coppia. Tra i tanti segni che attestano una grande generosità ancora diffusa si possono evidenziare quelli dell’affido e dell’adozione di minori anche portatori di handicap, dell’accoglienza incondizionata e responsabile della vita da parte di giovani coppie che magari hanno già più di un figlio. Anche gli anziani trovano a volte occasione non solo per essere valorizzati nelle loro risorse, come per esempio nel servizio volontario di vigilanza svolto nelle scuole, ma anche per porsi come attori sociali ancora indispensabili, se si pensa al ruolo di accompagnamento e di educazione che svolgono i nonni per tanti bambini i cui genitori sono loro tenuti lontani da gravosi impegni lavorativi. E non va dimenticata la vitalità dell’associazionismo cattolico in ordine alla promozione della famiglia come soggetto attivo e partecipe delle scelte politiche per il sociale, fino alla proposta vera e propria di strategie per le politiche familiari. In una cultura, come quella attuale, contrassegnata profondamente da individualismo, relativismo ed edonismo, la vita affettiva tende però anche a diventare sempre più insicura, aggressiva e fragile. Essa, invece di maturare e tradursi in fedeltà, responsabilità, perseveranza, donazione, si appiattisce e immiseri7 8 58 Cf. Ibid., decisione n. 65. Cf. Ibid., decisione n. 73. Orientamenti pastorali 2008-2009 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo sce nella ricerca di relazioni momentaneamente gratificanti e fluttuanti, di emozioni e sensazioni forti, fruibili nell’immediatezza e svincolate da ogni valore. Si può dire che la vita affettiva sia caratterizzata oggi da “legami liquidi” e da “analfabetismo affettivo”, per usare due espressioni ricorrenti nel linguaggio sociologico. Tutto ciò fa registrare un radicale mutamento, rispetto al tradizionale insegnamento della Chiesa, nel modo di intendere e vivere non solo il rapporto tra uomo e donna, ma anche il rapporto tra affettività e sessualità, tra sessualità e concepimento dei figli, il ruolo della paternità e della maternità, il rapporto tra generazioni, il ruolo educativo nell’ambito familiare e in quello pubblico. In termini concreti, tale mutamento si traduce in disagio e fallimento nella vita coniugale con inevitabili ripercussioni sulla vita dei figli, esclusione sociale degli anziani e delle persone fisicamente svantaggiate, crisi dei valori che strutturano i sistemi educativi, destabilizzazione della vita umana dal concepimento al termine naturale e, all’opposto, ricerca accanita del concepimento del figlio con ricorso a manipolazioni di laboratorio. I cambiamenti in atto della vita affettiva non riguardano solo la società genericamente intesa, ma anche la Chiesa con le sue persone e le sue istituzioni: un cambiamento rispetto al passato riguarda anche lo spessore e lo stile delle relazioni delle persone consacrate, le motivazioni esistenziali e teologiche del celibato, le dinamiche della vita comunitaria, i percorsi e i luoghi della formazione. Orientamenti pastorali 2008-2009 59 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo Punti di riferimento Il mondo dei sentimenti-emozioni, a cui è legata l’affettività, va trovando il suo giusto posto anche nella riflessione teologica. In forza dell’unità inscindibile della persona, anche il mondo delle emozioni fa parte integrante dell’uomo, compenetrandosi vitalmente con la razionalità e la decisione libera, sicché si può dire che l’uomo sente tutto ciò che pensa e pensa anche ciò che sente. Solo se esiste un equilibrio armonico di tutte le sue parti l’uomo potrà essere maturo e felice. Essa emerge come apertura sconfinata all’altro, oggetto proporzionato del suo amore e fonte della sua gioia. Così l’uomo è come strutturato dall’amore che si esprime sia come bisogno dell’altro, sia come capacità di donarsi a lui. L’amore è riconoscere l‘altro come fonte della propria gioia e quindi come valore in sé; specularmente l’amore è anche sentirsi da lui riconosciuto come tale. In tale scambio felice di amore ricevuto e donato si realizza l’affettività dell’uomo. L’uomo è sete ed acqua insieme. Poiché, per colpa del peccato che inquina la nostra acqua, si verifica di fatto uno scarto tra il bisogno di amore e l’amore realmente donato, tra il bisogno di essere riconosciuti e la capacità di uscire da se stessi per riconoscere l’altro, è necessario un supplemento di amore, che ci siano persone che riempiano tale vuoto con l’amore gratuito imparato alla sequela del Cristo. Persone che si lascino affascinare dalla bellezza di Dio che le disseti con la sua acqua originante e sempre fresca, colmando la loro affettività a tal punto da trasformarle in acqua viva (cf. Gv 4,14), in risorse disponibili per il mondo delle affettività negate (vedi 60 Orientamenti pastorali 2008-2009 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo le persone sole) o spente (vedi il “vedovo” che non riesce a trovare altre forme di espressione della propria affettività) o ferite e in qualche modo tradite (vedi il mondo complesso dei divorziati). 9 Tutta la vita affettiva ruota attorno ad alcuni fulcri fondamentali, che diventano veri e propri punti di riferimento per l’azione pastorale: il rapporto amicale, la sessualità, la famiglia e l’educazione. Su questi punti occorrerà lavorare, a partire dalla parola e dall’esempio di Gesù e dallo stile che egli ha impresso in tutte le relazioni personali e secondo cui ha plasmato i discepoli, tra i quali esemplare è Paolo, che porta in tutta la sua vita e in tutti i rapporti l’impronta della grazia della chiamata e della relazione personale con Gesù. Saranno poi necessari anche l’approfondimento dottrinale, il discernimento personale e comunitario, la verifica pastorale e l’orientamento sociale perché la vita affettiva cresca e si sviluppi secondo dinamiche che conducono alla piena maturità del discepolo di Cristo. L’amicizia è un’esperienza dell’uomo non basata su altri motivi aggreganti (vedi interessi o attività comuni) che non siano la cura del rapporto interpersonale nelle sue dimensioni di conoscenza reciproca, del farsi carico dei problemi di ciascuno, dell’accompagnamento reciproco nel cammino della vita. Proprio perché essa sia tale è necessario che non resti chiusa in se stessa e non si alimenti del gusto di opporsi a tutti gli altri, ma diventi un’energia pura per il mondo spesso abbrutito dal calcolo e dal potere. Ancora, perché sia se stessa è indispensabile che l’ami9 Cf. BENEDETTO XVI, Lettera enciclica Deus Caritas est, 3-1 Orientamenti pastorali 2008-2009 61 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo cizia si nutra del rapporto intimo con l’Amico di ciascuno e di tutti, Gesù Signore che non ci ha chiamato servi ma amici (cf. Gv 15,15). È opportuno, ancora, considerare la coppia e la sua naturale espansione nella famiglia da essa creata. La coppia è fondata sull’amore reciproco considerato dal Concilio Vaticano II come suo scopo primario. 10 Esso, oltre al rapporto amicale, è connotato da quello sessuale. C’è stretto rapporto tra affettività e sessualità; 11 questa, infatti, è veramente umana se, attraverso la gestualità dei corpi, esprime ed attinge la persona in modo che si realizzi un incontro tra persone, non solo tra corpi. Più il rapporto sessuale è “carico di anima” più diventa gratificante e capace di appagare l’affettività; altrimenti quel rapporto fisico si riduce ad uno scambio di natura inerte. Se la sessualità concerne l’affettività, essa trova il suo vero significato nel collocarsi armonicamente in quel rapporto d’amore con il quale l’uomo e la donna si donano reciprocamente e per sempre; essa perciò «non è affatto qualcosa di puramente biologico, ma riguarda l’intimo nucleo della persona umana come tale». 12 10 Cf. CONCILIO ECUMENICO VATICANO II, Gaudium et spes, 49. «La sessualità esercita un’influenza su tutti gli aspetti della persona umana, nell’unità del corpo e della sua anima. Essa concerne particolarmente l’affettività, la capacità di amare e di procreare, e, in un modo più generale, l’attitudine ad intrecciare rapporti di comunione con altri» (Catechismo della Chiesa Cattolica, 2332). 12 GIOVANNI PAOLO II, Esortazione Apostolica Familiaris consortio, 11. 11 62 Orientamenti pastorali 2008-2009 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo La sessualità diventa fattore di crescita e di maturazione per la persona umana quando viene vissuta nella dimensione della castità, che riguarda tutti i battezzati, in qualsiasi stato di vita essi si trovino, sia nel celibato che nel matrimonio. 13 Solo nella castità la sessualità viene diventa veramente “umana” e configura la persona nella sua perfetta identità, in quanto viene integrata nella relazione da persona a persona, nel dono reciproco, totale e illimitato nel tempo, dell’uomo e della donna. 14 In tal modo il rapporto dei corpi non resterà fine a se stesso ma diventerà espressivo del (e indirizzato verso il) rapporto di anime in modo che le persone diventino «una sola carne» (Gen 2,24), che vuol dire capaci di assunzione reciproca della propria debolezza, di gioie e dolori, di paure e sogni, di speranze e progetti. In questo cammino di accoglimento totale dell’altro, che chiamiamo castità, i membri della coppia saranno discepoli di Colui che ha assunto le nostra debolezze (i nostri peccati) ed i nostri sogni di felicità e di pace dando la sua vita perché ciò si realizzi. Sarà così possibile intessere rapporti di vera amicizia, vivendo come quei discepoli che Gesù stesso ha chiamato suoi amici. La castità conduce l’amicizia alla comunione spirituale. 15 L’amore coniugale è un’offerta incondizionata di sé all’altro e, per sua natura, non sopporta vincoli o 13 Cf. CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Dichiarazione Persona humana (1976), 11. 14 Cf. Catechismo della Chiesa Cattolica, 2337. 15 Cf. ibid., 2347; cf. Gv 15,15. Orientamenti pastorali 2008-2009 63 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo condizioni alcune. L’amore è, per sé, eterno, essendo più forte anche della morte (cf. Ct 8,6). La fedeltà è quindi una conseguenza felice dell’amore. Essa dovrà essere ogni giorno alimentata dall’amore. Anche la nascita dei figli è da vedere come una naturale estensione dell’amore che per sua natura è creativo. I figli sono quindi il frutto e l’espansione dell’amore coniugale degli sposi la cui intima unione, frutto di una piena donazione reciproca, diventa così indissolubile e feconda. 16 L’apertura alla vita è costitutiva della vita matrimoniale, per la connessione inscindibile tra il significato unitivo e il significato procreativo che la caratterizza. 17 Il linguaggio dell’amore coniugale è quello della reciproca donazione totale degli sposi, che giunge a pienezza nel dono della nuova vita. 18 Lo stesso linguaggio si trova ad essere contraddetto quando si fa ricorso a quelle tecniche di fecondazione artificiale che, dissociando l’atto sessuale dall’atto procreatore, inculcano la mentalità di un “diritto al figlio” e fanno perdere di significato il primato del dono della vita nell’atto del concepimento. «Il figlio non è qualcosa di dovuto, ma un dono. Il dono più grande del matrimonio è una persona umana. Il figlio non può essere considerato come oggetto di pro16 Cf. CONCILIO ECUMENICO VATICANO II, Gaudium et spes, 48; cf. Codice di Diritto Canonico, 1056; anche Mc 10,9; Mt 19,1-12; 1Cor 7,10-11. 17 GIOVANNI PAOLO II, Esortazione Apostolica Familiaris consortio, 30; PAOLO VI, Lettera enciclica Humanae vitae, 11. 12. 18 Cf. G IOVANNI P AOLO II, Esortazione Apostolica Familiaris consortio, 32. 64 Orientamenti pastorali 2008-2009 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo prietà […]. In questo campo, soltanto il figlio ha veri diritti: quello di essere il frutto dell’atto specifico dell’amore coniugale dei suoi genitori e anche il diritto a essere rispettato come persona dal momento del suo concepimento». 19 L’apertura alla vita e la generosità dell’amore si possono esprimere anche in altre forme, come l’affido o l’adozione di bambini abbandonati o ancora altri servizi a favore del prossimo. Ma i figli sono anche “un’altra cosa” rispetto ai loro genitori, sono una nuova creatura con suoi diritti ed un suo unico destino. I genitori debbono allora saperli accompagnare con una discrezione e distacco crescenti, senza strumentalizzazione alcuna, evitando di trasferire in essi le loro frustrazioni e i loro sogni irrealizzati, rimanendo però punti fermi per il loro cammino della vita. “Stabili” come Maria che seppe accogliere, sotto la croce, il disegno misterioso e doloroso di Dio (cf. Gv 19,25) che le chiedeva di perdere il proprio figlio per ritrovare tutti noi. Infine, nella famiglia, non va trascurata la posizione delle persone anziane, non solo in ragione del quarto comandamento che richiama la responsabilità dei figli verso i genitori, 20 ma anche per i tesori di esperienza, di saggezza e di umanità con cui possono arricchire le relazione personali. L’educazione della vita affettiva è opera che si svolge prima di tutto all’interno della famiglia. La funzio19 Catechismo della Chiesa Cattolica, 2378-2379; cf. CONDOTTRINA DELLA FEDE, Istruzione Donum vitae, II, 8. 20 Cf. Catechismo della Chiesa Cattolica, 2218; Mc 10,12; Sir 3,2-6; Sir 3,12-13.16. GREGAZIONE PER LA Orientamenti pastorali 2008-2009 65 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo ne educativa dei genitori è per tanti versi insostituibile, anche se deve essere supplita là dove manca . 21 Il diritto e il dovere dell’educazione sono, per i genitori, primari e inalienabili, 22 poiché nella famiglia si apprendono la tenerezza, il perdono, il rispetto, la fedeltà, il servizio disinteressato e tutte le altre virtù umane e cristiane. 23 Un posto particolare occupa in tal senso l’educazione della coscienza della persona, che è compito di tutta la vita, ma trova nei primi anni le opportunità fondamentali per preservare o guarire dalla paura, dall’egoismo e dall’orgoglio, dai risentimenti della colpevolezza e dai moti di compiacenza, che nascono dalla debolezza e dagli sbagli umani, in modo da garantire la libertà e veder generare la pace del cuore. 24 Proposte operative Diventare discepoli di Gesù nella maturazione dell’affettività e nella manifestazione della vita affettiva in tutte le sue dimensioni e nelle condizioni concrete di vita è un compito dal quale singoli e comunità non possono prescindere. San Paolo esplicita tale compito con l’invito che introduce l’inno cristologico di Fil 2: 21 Cf. CONCILIO ECUMENICO VATICANO II, Decreto Gravissimum educationis, 3. 22 GIOVANNI PAOLO II, Esortazione Apostolica Familiaris consortio, 36. 23 Cf. Catechismo della Chiesa Cattolica, 2223. 24 Cf. ibid., 1784. 66 Orientamenti pastorali 2008-2009 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo «abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù» (v. 5) e dà ad esso puntuale riscontro in tutta la serie di richiami ai propri e altrui sentimenti che costellano tutte le sue lettere. Tale compito di maturazione e di formazione può diventare oggetto specifico di programmazione e di discernimento in situazioni pastorali particolari, tra le quali spiccano i gruppi di adolescenti e di giovani, le coppie che si preparano al matrimonio, gli sposi e le famiglie che avvertono l’esigenza di un accompagnamento spirituale e pastorale; ma poi anche i figli di coppie separate e divorziate, gli stessi separati e divorziati, i vedovi e le persone sole. Non possiamo nemmeno dimenticare che la medesima esigenza di fondo interessa le comunità religiose e in genere le persone consacrate e dedicate al ministero. Possiamo qui richiamare alcune esigenze da tenere presenti nello sviluppo di una programmazione pastorale specifica in questo ambito, che è volta alla crescita del discepolato cristiano nell’esercizio della affettività sia degli operatori pastorali sia dei destinatari della loro attività. Una prima esigenza è l’accoglienza, che sa prestare attenzione alle situazioni di solitudine e alle persone anziane, che favorisce l’incontro e la conoscenza tra persone, che è atOrientamenti pastorali 2008-2009 67 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo tenta ai momenti estremi del nascere e del morire, che si esprime anche nello stile quotidiano e ordinario di una comunità parrocchiale. Una seconda esigenza è quella dell’accompagnamento, umano, spirituale e pastorale, rivolto a persone che entrano a far parte della comunità, ai fidanzati, alle giovani coppie, alle famiglie in difficoltà, alle coppie conviventi, ai coniugi separati e divorziati, agli immigrati, agli anziani, ai minori a rischio, a persone colpite da lutti e disgrazie, alle persone disabili. Riguardo alle coppie, l’accompagnamento assume forme specifiche quando si tratta di genitori lontani dalla Chiesa che chiedono però di far battezzare il loro bambino, o ancora per genitori in difficoltà nello svolgimento del loro compito educativo. In tutto questo sono necessari competenza, maturità ed equilibrio in chi assume l’incarico di accompagnare altre persone. Una terza esigenza è la formazione, che tocca la catechesi ordinaria dei fanciulli e dei ragazzi, ma interessa gli educatori, quali i ministri ordinati, le persone consacrate, i catechisti, gli insegnanti di religione. Importante la formazione riguardo alla sessualità, al significato della castità, alla reciprocità tra matrimonio e verginità, tra famiglia e vita consacrata. Una quarta esigenza tocca specificamente il ruolo, già richiamato, della famiglia, e sotto68 Orientamenti pastorali 2008-2009 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo linea il compito dei genitori non solo nella educazione dei figli in generale, ma anche nella loro crescita di discepoli, credenti e membri della comunità ecclesiale. Importante in questo campo il coinvolgimento di consultori, centri di ascolto, associazioni familiari, organizzazioni di volontariato e così via; ma poi anche l’integrazione della famiglia nelle strutture sociali e civili, oltre che ecclesiali, al fine di raggiungere la realizzazione delle sue finalità costitutive. In ultimo, esigenza da tenere presente nella programmazione è la cultura; una cultura che promuova una visione positiva dell’amore e della famiglia, che difenda la dignità della persona umana, il valore della corporeità, della sessualità, della famiglia anche nel mondo dei mass media e in generale in tutte quelle sedi che possano animare e orientare una nuova cultura sociale, politica ed economica. LAVORO E FESTA Il lavoro e la festa hanno sempre accompagnato la vita dell’uomo. In questo ambito si manifesta spesso la tanto lamentata separazione tra fede e vita, poiché vi regna la necessità del sostentamento, degli interessi, del riposo, del divertimento. Risulta perciò impegnativa la domanda sul discepolato: come lavora oggi un discepolo di Gesù? Come fa festa e si diverte? Sono domande Orientamenti pastorali 2008-2009 69 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo con cui presto o tardi bisogna misurarsi (cf. Mt 6,25-34; At 20,33-35; 1Cor 4,12). Sguardo alla situazione Nel contesto culturale attuale, caratterizzato soprattutto dal fenomeno della globalizzazione, il lavoro umano è sottoposto a condizionamenti schiaccianti e a cambiamenti radicali. Non mancano aspetti positivi in tale fenomeno, come ad esempio la maggiore disponibilità e circolazione di merci e di beni materiali e immateriali; come pure il moltiplicarsi delle possibilità e delle opportunità economiche e sociali, sia nel lavoro che nell’esperienza della festa. Ma tali aspetti cedono il passo a preoccupazioni e ansie soprattutto per i singoli e i deboli. Espressioni ricorrenti nel linguaggio economico, come riordinamento delle aziende e delocalizzazione delle imprese, indicano mutamenti nel settore della produzione e del commercio che incidono profondamente nella vita delle persone e delle famiglie. Il riordinamento delle aziende, infatti, con tagli del personale e cambiamento dell’indirizzo produttivo genera spesso disoccupazione e dequalificazione della manodopera, mentre la delocalizzazione delle imprese comporta investimenti di capitale all’estero ed anche allontanamenti prolungati di operai specializzati dalle loro famiglie, quasi una nuova emigrazione. Se tecnici e operai specializzati, a motivo della delocalizzazione delle imprese, si spostano a lavorare sempre più fuori dai confini nazionali, si assiste di converso all’immigrazione di lavoratori dall’estero che vengono impiegati soprattutto nei settori dell’agricoltura e 70 Orientamenti pastorali 2008-2009 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo dell’edilizia, caratterizzati ancora da lavoro manuale pesante. Sono moltissime anche le donne immigrate che trovano lavoro nel nostro paese come badanti e assistenti degli anziani. Un dato molto problematico risulta essere quello dell’inserimento di giovani nel mondo del lavoro. Si registra una grande divario tra il mondo della scuola e dell’università e quello del lavoro: dopo aver conseguito un titolo di studio i giovani si ritrovano del tutto impreparati a venire incontro alle esigenze delle imprese, nel caso di una pronta e immediata assunzione. Le attuali politiche del lavoro sembrano avere come uno dei principali criteri di orientamento quello della cosiddetta flessibilità. Certamente questo criterio, là dove viene rettamente applicato, contribuisce molto a soddisfare sia le esigenze di chi offre il lavoro sia quelle di chi lo richiede. Ciononostante allo stato attuale flessibilità sembra essere sinonimo di precarietà. Gli attuali processi economici, favoriti anche da apposite politiche legislative, stanno conducendo alla formazione di grandi aziende, con vertiginoso accumulo di capitale, e alla penalizzazione e anche scomparsa di quelle medio-piccole, con un evidente ritorno al passato e la cancellazione soprattutto delle imprese a conduzione familiare che hanno caratterizzato l’ultimo mezzo secolo del lavoro in Italia. Segno evidente di questi nuovi sviluppi sono le condizioni di accesso al credito, molto più favorevoli alle grandi imprese che non a quelle medio-piccole. A fronte dei cambiamenti vertiginosi che si stanno verificando nel mondo del lavoro, i sindacati tradizionali sembrano trovarsi impreparati e incapaci di Orientamenti pastorali 2008-2009 71 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo concepire strategie nuove di orientamento che possano in ogni caso salvaguardare i diritti inalienabili dei lavoratori. I ritmi incalzanti imposti dai cicli della produzione creano a volte contrasti irriducibili tra le esigenze delle aziende e quelle delle famiglie. In generale però si potrebbe affermare che tutto il mondo del lavoro è sottoposto oggi a logiche esclusivamente economicistiche, secondo le quali le esigenze spesso anche fittizi del profitto e del mercato hanno la prevalenza sugli stessi diritti dei lavoratori e sul bene comune. Per fare solo un esempio, pensiamo alle logiche economiche che stanno portando alla pressoché totale scomparsa della categoria di tempo libero. In questo contesto trova risonanza, anche dal punto di vista della fede, la questione della domenica 25, giorno del Signore, che nella mentalità corrente non riesce a sottrarsi alle logiche del consumismo e dell’ edonismo. Non mancano certo i pronunciamenti del magistero ecclesiale sulla domenica, che è giorno di riposo non soltanto nel senso che si cessa dalle attività lavorative ma anche e soprattutto nel senso che offre occasioni di creare relazioni sociali indispensabili per umanizzare lo stesso lavoro. Non è esagerato affermare che la scomparsa della domenica come giorno di riposo condurrebbe ad una disumanizzazione dello stesso lavoro, che diventerebbe processo produttivo fine a se stesso e non sarebbe più una collaborazione libera e gioiosa dell’uomo all’opera creatrice di Dio. È da dire anche che purtroppo non si registra una 25 72 Cf. Secondo Sinodo della Diocesi di Noto, decisione n. 28 Orientamenti pastorali 2008-2009 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo adeguata attenzione della comunità cristiana ai problemi sin qui esposti, ulteriore segno di uno scollamento tra la fede e la vita. Non mancano però alcuni fermenti di novità che fanno bene sperare per il futuro. In alcune diocesi, ad esempio, ricorrendo anche alle possibilità offerte dal Progetto Policoro, sono state avviate esperienze vitali di cooperazione sociale nelle quali si pone attenzione ad una equa remunerarazione del lavoro, alla qualità delle relazioni tra le persone, alla condivisione sia dei rischi che degli utili, alla creazione di posti di lavoro soprattutto per i giovani. Anche altre esperienze significative, come quelle dell’economia di comunione, della Banca etica, del micro-credito, del consumo critico, del mercato equo e solidale, trovano sempre più spazio e interesse nelle comunità cristiane, contribuendo a creare una nuova e più giusta cultura del lavoro. Da segnalare infine all’interno delle comunità cristiane l’esperienza di nuove forme di aggregazioni di lavoratori che, sotto forma di comitati spontanei o associazioni, si sforzano di dare voce non solo ai problemi che li riguardano ma anche alle proposte di soluzione da portare al tavolo delle sedi istituzionali. Punti di riferimento Il discepolo di Gesù deve trovare in lui ispirazione e senso per il suo lavoro, pienezza di ristoro per il suo riposo e di gioia per la sua festa. San Paolo segnala per il suo tempo indicazioni che richiedono puntuale attualizzazione; come la rivendicazione di aver guadagnato di che vivere con le sue mani o anche il comando «chi non vuol lavorare neppure mangi» (2Ts Orientamenti pastorali 2008-2009 73 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo 3,10). Su questo sfondo la Chiesa invita a tenere presenti alcune indicazioni che aiutano il cristiano di oggi a salvaguardare le esigenze di fondo nella ricerca di un cammino dietro a Gesù sempre più coerente con la sua chiamata. Essa entra nel merito ricordando come l’attività economica non abbia come scopo principale l’aumento della produzione e del profitto ma il servizio all’uomo e la promozione del bene comune. Perciò essa dovrà fondarsi con equilibrio sia sulle leggi dell’economia sia sulle esigenze morali fondamentali, per corrispondere al disegno di Dio e al bene dell’uomo. 26 Per l’uomo il lavoro è un dovere morale che scaturisce dal suo essere creato ad immagine e somiglianza di Dio e dalla conseguente chiamata a collaborare con Dio al disegno della creazione. 27 Associandosi poi a Cristo sulla croce, l’uomo è chiamato anche a conferire al suo lavoro un valore di redenzione. 28 Attraverso il lavoro l’uomo esalta i doni e i talenti ricevuti da Dio esprimendo quindi se stesso nell’opera delle proprie mani. In questo senso si può affermare che il lavoro è per l’uomo e non l’uomo per il lavoro. 29 26 Cf. CONCILIO VATICANO II, Costituzione pastorale Gaudium et spes, 64. 27 Cf. Gn 1,28; CONCILIO VATICANO II, Costituzione pastorale Gaudium et spes, 34; GIOVANNI PAOLO II, Lettera enciclica Centesimus annus, 31. 28 Cf. Gn 3,14-19; GIOVANNI PAOLO II, Lettera enciclica Laborem exercens, 27. 29 Cf. GIOVANNI PAOLO II, Lettera enciclica Laborem exercens, 6. 74 Orientamenti pastorali 2008-2009 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo Con il lavoro l’uomo santifica se stesso e anima le realtà temporali secondo lo spirito di Cristo. 30 Ancora, l’uomo con il lavoro procura a se stesso e ai suoi familiari i mezzi di sostentamento della vita e svolge altresì un servizio per tutta la comunità. 31 Nel lavoro, ognuno gode del diritto di iniziativa economica; tale diritto però dovrà essere esercitato non secondo un tornaconto egoistico, ma per contribuire ad una maggiore crescita del bene di tutti. 32 Per quanto riguarda il rapporto tra i mezzi della produzione, si deve ribadire che il lavoro gode di una priorità intrinseca rispetto al capitale, pur rimanendo entrambi complementari fra di loro. 33 Le inevitabili divergenze che sorgono nel mondo del lavoro, a motivo di conflitti di interesse, devono essere appianate e risolte con senso di responsabilità, sempre in vista del bene comune, ricorrendo a tutti i mezzi possibili di mediazione ed evitando azioni conflittuali tese a salvaguardare gli interessi di una categoria a discapito e a detrimento di quelli di un’altra. 34 In ogni caso, l’attività economica fondata sul lavoro dell’uomo dovrà essere garantita da un adeguato quadro istituzionale politico e giuridico che tuteli 30 Cf. Catechismo della Chiesa cattolica, 2427. Cf. ibid., 2428. 32 Cf. GIOVANNI PAOLO II, Lettera enciclica Centesimus annus, 32; 34. 33 Cf. GIOVANNI PAOLO II, Lettera enciclica Laborem exercens, 12; Compendio della dottrina sociale della Chiesa, 276280. 34 Cf. GIOVANNI PAOLO II, Lettera enciclica Laborem exercens, 11; Catechismo della Chiesa cattolica, 2430. 31 Orientamenti pastorali 2008-2009 75 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo la libertà degli individui e delle imprese, il diritto di proprietà, la distribuzione equa dei beni e dei mezzi della produzione, la stabilità della moneta, l’efficienza dei servizi pubblici. Perciò la libertà di mercato non potrà prescindere da precise norme e regolamenti previsti e garantiti dallo Stato. 35 Per ciò che riguarda la proprietà dei mezzi della produzione, si deve ribadire il principio che il diritto di proprietà degli stessi mezzi della produzione è subordinato al principio della destinazione universale dei beni. Ciò significa che la proprietà che si acquista anzitutto mediante il lavoro deve servire al lavoro. I mezzi di produzione non possono essere posseduti contro il lavoro, non possono essere neppure posseduti per possedere. Il loro possesso diventa illegittimo quando la proprietà non viene valorizzata o serve ad impedire il lavoro di altri, o a creare speculazione e sfruttamento. 36 Nel perseguire il profitto, necessario per fare nuovi investimenti e creare occupazione, le imprese dovranno altresì stare attente a rispettare l’integrità dei lavoratori, l’equilibrio ambientale ed il bene comune. 37 Fermo restando il dovere di ogni società di garantire ai propri cittadini il diritto al lavoro, 38 è da evitare ogni forma di discriminazione, nell’accesso al mon35 Cf. GIOVANNI PAOLO II, Lettera enciclica Centesimus annus, 48. 36 Cf. Compendio della dottrina sociale della Chiesa, 282; GIOVANNI PAOLO II, Lettera enciclica Laborem exercens, 14; ID., Lettera enciclica Centesimus annus, 43. 37 Cf. ibid., 37. 38 Cf. ibid., 48. 76 Orientamenti pastorali 2008-2009 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo do del lavoro, tra uomini e donne, tra sani e disabili, tra persone del posto e immigrati. 39 La retribuzione del giusto salario a tempo debito rimane un’esigenza morale inderogabile, l’inosservanza della quale è causa di gravi ingiustizie. 40 Per stabilire con giustizia ed equamente l’ammontare del salario non basta l’accordo delle parti, ma occorre che si tenga conto dell’esigenza del lavoratore di poter fare fronte, attraverso il proprio salario, ai bisogni fondamentali personali e della famiglia, assicurando in ogni caso una vita dignitosa sotto ogni punto di vista. 41 Lo sciopero può essere esercitato come diritto solo nel caso in cui sono risultati fallimentari le trattative tra le parti, quando le condizioni in atto fanno ragionevolmente sperare nel conseguimento del fine, quando il vantaggio sia proporzionato ai disagi creati, quando viene salvaguardato il bene comune e quando in ogni caso si eviti ogni forma di violenza o condotta inaccettabile. 42 La privazione del lavoro non può essere immediatamente giustificata dalle logiche della produzione e del mercato. Essa deve essere vista, innanzitutto, come un’offesa alla dignità della persona, oltre che come un danno, una minaccia, un rischio che si vengono a creare per il lavoratore e la sua famiglia. 43 39 Cf. ID., Lettera enciclica Laborem exercens, 19; 22-23. Cf. Lv 19,13; Dt 24,14-15; Gc 5,4. 41 Cf. CONCILIO VATICANO II, Costituzione pastorale Gaudium et spes, 67; Catechismo della Chiesa cattolica, 2434. 42 Cf. Catechismo della Chiesa cattolica, 2435. 43 Cf. GIOVANNI PAOLO II, Lettera enciclica Laborem exercens, 18. 40 Orientamenti pastorali 2008-2009 77 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo Il riposo festivo è un diritto. 44 Dio cessò nel settimo giorno da ogni suo lavoro; anche gli uomini, creati a sua immagine, devono godere di sufficiente riposo e tempo libero che permetta loro di curare la vita familiare, culturale, sociale e religiosa. 45 A ciò contribuisce l’istituzione del giorno del Signore. 46 Proposte operative Un percorso di discepolato cristiano nell’ambito del lavoro e della festa non deve perdere di vista l’esperienza paolina di incontro travolgente con il Cristo Risorto e di partecipazione alla sua passione; deve invece farla rivivere dentro l’esperienza concreta della fatica del lavoro e la spensieratezza e l’allegria della festa. Ciò richiede un cammino interiore e nello stesso tempo una capacità di farsi carico e di coinvolgersi nell’impegno sociale dentro il quale maturano i frutti del bene, della giustizia e della dignità umana. A tal fine è necessario uno sforzo di riscoperta del senso evangelico e spirituale del lavoro e del tempo libero, delle loro condizioni di umanizzazione e di elevazione delle persone al loro destino di relazione e di comunione 44 Cf. Ibid., 19; ID., Lettera enciclica Centesimus annus, 9. Cf. Gn 2,2; CONCILIO VATICANO II, Costituzione pastorale Gaudium et spes, 67. 46 Cf. Catechismo della Chiesa cattolica, 2184-2188. 45 78 Orientamenti pastorali 2008-2009 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo con Gesù, e grazie a lui anche nei vari ambienti sociali. Altrettanto importante è l’approfondimento dell’etica sociale, non soltanto ricorrendo all’insegnamento sociale della Chiesa, ma soprattutto facendolo diventare patrimonio di una comunità credente che cresce nel confronto con i problemi della società. Uno spazio privilegiato di osservazione dei problemi del lavoro, affrontati secondo un’ottica di fede, è senza dubbio la Scuola diocesana di formazione all’impegno sociale e politico. Il suo servizio dovrebbe estendersi oltre la cerchia ristretta di addetti ai lavori, così da diventare parte integrante della pastorale ordinaria. Bisogna aiutarci tutti a prendere coscienza e conoscenza di quanto sta avvenendo nel mondo del lavoro. Il contributo di tutti permette di individuare vie nuove lungo le quali riscoprire il lavoro come rispondente alla vocazione di ciascuno e alle esigenze del bene comune. Luoghi significativi di crescita personale e di studio e soluzione dei problemi legati al lavoro e alla festa possono essere, a vari livelli, l’incontro di e con cattolici impegnati in politica e nelle sedi di rappresentanza e di responsabilità amministrativa e istituzionale; l’incontro fra le diverse categorie di lavoratori, ma anche di datori di lavoro, per rileggere alla luce dell’appartenenza e della comunione ecclesiale la reciproca responsabilità. Orientamenti pastorali 2008-2009 79 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo Una attenzione particolare alla comunità cristiana come tale e ai singoli è richiesta dal fenomeno dell’immigrazione, con tutte le implicazioni umane e di giustizia sociale che solleva. Anche la cooperazione sociale può offrire una pista concreta di superamento dell’individualismo e di solidarietà, tanto più in un contesto in cui persiste la piaga della disoccupazione. Può risultare importante in tal senso la conoscenza del Progetto Policoro nelle comunità parrocchiali e la valorizzazione delle risorse che esso offre. Non dovrebbe nemmeno mancare una attenzione, a partire dalla competenza e dall’esperienza dell’ufficio diocesano per la pastorale del lavoro, agli attuali contratti di lavoro ispirati da criteri di flessibilità, che sono esposti al rischio di degenerare in fattori di persistente precarietà. Un compito specifico di educazione e formazione delle coscienze riguarda quella autentica piaga che è il clientelismo, che snatura il lavoro stesso facendogli perdere la sua dimensione essenziale di vocazione e di servizio. Là dove necessario, anche la denuncia può essere via di annuncio, mai disgiunta però da una azione coerente da parte degli stessi annunciatori. Non può essere trascurato che nel tessuto culturale e religioso meridionale il senso della 80 Orientamenti pastorali 2008-2009 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo festa è ancora vivo e la domenica, almeno come giorno di riposo dal lavoro, viene in gran parte conservata. Tale senso oggi deve essere educato a misurarsi con l’inversione di tendenza in atto, prodotta non da ultimo dalla nascita dei grandi centri commerciali, che appiattisce il giorno festivo e tende a cancellare la domenica come tempo di celebrazione e di ricreazione dei rapporti interpersonali. A ciò risponde un’adeguata opera educativa e insieme una efficace presenza culturale e sociale. Percorsi specifici di formazione e di organizzazione richiedono i comitati e tutte le persone coinvolte nella preparazione e nello svolgimento delle feste religiose 47; la pietà popolare può diventare luogo di evangelizzazione e fermento di nuovi rapporti fondati sulla solidarietà e sul senso di speranza e di gioia che scaturiscono dell’esperienza condivisa della fede cristiana. FRAGILITÀ La condizione di fragilità può apparire la più prossima nella sequela di Gesù e nel cammino sulle orme di Paolo; la passione e la morte di Gesù, infatti, assimilate intimamente da san Paolo, istituiscono un termine non solo di confronto, ma anche di riferimento e quasi di immedesimazione 47 Cf. Secondo Sinodo della Diocesi di Noto, decisione n. 45. Orientamenti pastorali 2008-2009 81 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo per il credente che vive una qualche forma di fragilità. L’apostolo riconosce nella debolezza l’amore misericordioso di Dio che lo ama e lo accoglie nella persona di Gesù: «Egli mi ha detto: Ti basta la mia grazia; la mia potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza. Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo» (2Cor 12,9). È da verificare fino a che punto tale riferimento rimane ad un livello consolatorio e quando diventa cammino di oblazione e di partecipazione alla missione redentrice di Cristo e all’azione apostolica della Chiesa (cf. Fil 2,16b-18; 2Tm 4,6-8). Sguardo alla situazione Nella nostra società la condizione di fragilità non appartiene più alla eccezionalità dell’esistenza umana, ma quasi alla normalità. Infatti, oggi la fragilità è determinata non solo da situazioni di malattia, di povertà o di vecchiaia, ma molto più e soprattutto da una radicale destrutturazione dell’equilibrio psichico e spirituale della persona umana ad ogni età della vita. Tale condizione di fragilità ha senza dubbio una matrice culturale, improntata oggi ai miti dell’efficienza fisica e dell’onnipotenza tecnologica, della perfezione estetica e del soddisfacimento di ogni desiderio, della libertà da ogni vincolo etico e da ogni limite naturale. Il risultato di questa cultura, diffusa e rafforzata dai mezzi della comunicazione sociale, è la creazione di facciate di forza e sicurezza dietro alle quali si celano però l’incapacità di lottare per un ide- 82 Orientamenti pastorali 2008-2009 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo ale, la carenza di valori forti, una permanente inquietudine dell’animo, la paura del futuro. Al livello sociale la condizione di fragilità può essere rilevata in riferimento all’identità culturale che, dinanzi ai fenomeni dell’immigrazione e del pluralismo razziale, culturale e religioso, viene tentata di ripiegamento su se stessa per l’insufficiente capacità di accoglienza e di integrazione. La fragilità si manifesta poi in un modo sempre più preoccupante all’interno della famiglia nella quale i legami di affetto e di solidarietà vengono ad allentarsi, scadendo anche in forme di individualismo, di solitudine e di conflittualità. Anche le istituzioni educative conoscono forme gravi di fragilità date dalla incapacità di dialogo tra generazioni e soprattutto da progetti formativi basati su criteri di efficientismo e di utilitarismo che perdono di vista l’integralità della persona umana con i suoi aspetti psicologici e spirituali. Le istituzioni democratiche, poi, si mostrano incapaci di svolgere il proprio ruolo a motivo di quei condizionamenti planetari che sembrano rendere impossibile oggi la sussistenza dei governi nazionali. Inoltre il consumo dissennato delle risorse naturali e l’inquinamento ambientale contribuiscono molto a creare instabilità spirituale e disagio psicologico. La fragilità sociale degenera in forme patologiche sempre più acute quali l’illegalità diffusa ed eretta a sistema, lo sfruttamento del lavoro, la crisi delle politiche sociali, il rifiuto della vita nascente e la ricerca dell’eutanasia, la dipendenza dall’alcol e dalla droga, la frenesia del gioco d’azzardo, il rifugio sistematico nel mondo virtuale, i fenomeni di bullismo e la Orientamenti pastorali 2008-2009 83 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo delinquenza minorile, la proliferazione dell’usura, l’abbandono delle persone anziane, l’aumento dei carcerati e la loro penosa condizione, la carenza dei servizi sanitari, l’emarginazione dei portatori di handicap nonostante i numerosi proclami a loro difesa, l’abbandono scolastico, la mancanza di alloggi, ecc. La comunità cristiana, che sempre si è prodigata sul fronte della carità, trova perciò oggi nuove sfide poste da una fragilità sociale dai mille volti. Non mancano i segni e le opere che attestano in tal senso la vitalità delle nostre comunità. Soprattutto, si distingue l’azione della Caritas che a livello nazionale è riuscita a dare orientamenti generali condivisi ed apprezzati dalle Chiese locali, e che continua a fornire strumenti di studio e di approfondimento dei fenomeni della povertà che si rivelano indispensabili per l’azione pastorale svolta dalle singole comunità ecclesiali. L’attività della Caritas viene così apprezzata anche dalle istituzioni civili e politiche che volentieri si lasciano suggerire e concordano con essa strategie e interventi per venire incontro alle varie situazioni di fragilità. Grazie alla Caritas sono ormai numerosissime le parrocchie 48 che, quanto meno, hanno dato vita ad un centro di ascolto che diventa sul territorio punto di riferimento essenziale per chi versa in condizioni gravi di fragilità. Inoltre, rimane sempre viva l’esperienza del volontariato, anche se oggi le possibilità economiche e le risorse offerte dalle nuove normative possono far correre il rischio di smorzarne lo slancio originario e di snaturarne il significato. Sono da segnalare al ri48 84 Cf. Secondo Sinodo della Diocesi di Noto, decisione n. 56. Orientamenti pastorali 2008-2009 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo guardo le esperienze importanti di volontariato – caldeggiate e sostenute dalle comunità ecclesiali – negli ospedali e nelle varie associazioni a scopo caritativo. Infine, non si può dare conto di quelle numerose testimonianze di carità interpersonali e interfamiliari che, compiute nel nascondimento, rappresentano una grande realtà che riesce a tenere ancora saldo il nostro tessuto sociale. Punti di riferimento Imprescindibile è il riferimento a quanto il Vangelo ci attesta della attenzione di Gesù verso i malati e verso quelli che soffrono per qualsiasi motivo di disagio, fisico e spirituale; ma allo stesso tempo della sua partecipazione alla fragilità umana fino alla croce. San Paolo testimonia una coscienza viva, e a tratti drammatica, della sua fragilità, abbracciata proprio a motivo della sua missione apostolica, ma anche portata con grande fiducia e coraggio in unione alla passione di Cristo. C’è bisogno di imparare ad essere e rimanere sensibili non solo alle proprie, ma anche dinanzi alle fragilità altrui, per dare senso al proprio cammino dietro a Gesù e per ridare slancio ai necessari interventi sociali e caritativi che salvaguardino la sacralità della vita umana. 49 Riguardo alla sacralità della vita umana è da ritenere il quinto comandamento, “non uccidere”, che mette in guardia dall’omicidio diretto e volontario ma 49 Cf. CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Istruzione Donum vitae, introduzione, 5. Orientamenti pastorali 2008-2009 85 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo anche da qualsiasi azione diretta anche solo a maltrattare una persona, o ancora dalle attività e anche condizioni sociali che espongono gli altri a rischio mortale o impediscono l’assistenza in caso di pericolo. 50 La vita umana deve essere assolutamente rispettata e tutelata in ogni istante, dal concepimento 51 fino al suo termine naturale, escludendo ogni forma di accanimento terapeutico. 52 La vita è un dono di Dio da accogliere con riconoscenza, da preservare e promuovere. 53 Tollerare, da parte della società umana, condizioni di miseria che portano alla morte senza che ci si sforzi di porvi rimedio, è una scandalosa ingiustizia e una colpa grave. Quanti nei commerci usano pratiche usuraie e mercantili che provocano fame e morte dei loro fratelli in umanità, commettono indirettamente un omicidio. 54 In modo simile va considerato chi usa i poteri di cui dispone in modo tale da spingere ad agire male, 55 ad esempio promuovendo leggi o strutture sociali che degradano la vita umana o inducono alla frode e alla disonestà. 56 La salute è un dono di Dio da tutelare e curare, non solo da parte della singola persona ma di tutta la 50 Cf. Catechismo della Chiesa Cattolica, 2269. Cf. ibid., 2270-2275; CONCILIO VATICANO II, Costituzione pastorale Gaudium et spes, 51; Codice di Diritto Canonico, 1314, 1323-1324, 1398; CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Istruzione Donum vitae, III. 52 Cf. ibid., 2277-2279. 53 Cf. ibid., 2280-2283. 54 Cf. ibid., 2269; Am 8,4–10. 55 Cf. ibid., 2287. 56 Cf. ibid., 2286. 51 86 Orientamenti pastorali 2008-2009 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo società, ponendo in atto tutte le condizioni essenziali per godere giustamente di cibo, vestiti, abitazione, assistenza sanitaria, insegnamento di base, lavoro, previdenza sociale, 57 ma anche per evitare quegli eccessi e abusi di cibo, alcool, tabacco e medicinali che possono nuocere alla salute. Non bisogna aver timore di affermare che l’uso di droga costituisce una colpa grave, per se stessa e per le conseguenze che produce nei comportamenti sociali. 58 Anche i giochi d’azzardo sono da condannare quando privano la persona di ciò che le è necessario per far fronte ai bisogni propri e altrui, tanto più che rischiano di diventare, anch’essi, una schiavitù. 59 La Chiesa non ha solo insegnato a custodire e promuovere l’essere umano, soprattutto se debole, come attestano le cosiddette opere di misericordia corporale e spirituale, 60 ma ha realizzato e sostiene attività e istituzioni. Il suo amore per i poveri appartiene alla sua costante tradizione, 61 non solo in riferimento alla povertà materiale, ma anche alle sue forme culturali, spirituali e religiose. 62 Gli oppressi dalla miseria sono oggetto di un amore di preferenza da parte della Chie57 Cf. ibid., 2288. Cf. ibid., 2290. 59 Cf. ibid., 2413. 60 Cf. GIOVANNI PAOLO II, Lettera enciclica Centesimus annus, 57; Catechismo della Chiesa Cattolica, 2445. 2447; Is 58,6-7; Eb 13,3; Mt 25,31-46. 61 Cf. GIOVANNI PAOLO II, Lettera enciclica Centesimus annus, 57. 62 Cf. Gc 5,1-6; GIOVANNI PAOLO II, Lettera enciclica Centesimus annus, 57; BENEDETTO XVI, Lettera enciclica Spe salvi, 35-40. 58 Orientamenti pastorali 2008-2009 87 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo sa, impegnata da sempre a sollevarli, difenderli e liberarli, realizzando a questo scopo quelle opere di solidarietà che rimangono sempre e dappertutto indispensabili. 63 Proposte operative Un momento rilevante ed essenziale dell’insegnamento e dell’esempio di Gesù, e del suo discepolo e apostolo delle genti Paolo, è proprio costituito dal piegarsi sull’umanità sofferente e sui fratelli nella fede provati da ogni genere di sofferenza. In Paolo incontriamo il promotore della colletta per i poveri di Gerusalemme, ma poi anche l’annunciatore e il testimone di una fraternità che invita e pratica il «portate i pesi gli uni degli altri» (Gal 6,2). Un cammino di discepolato richiede di sicuro una formazione della sensibilità e delle proprie capacità all’attenzione e alla dedizione al fratello e al prossimo nel bisogno, nell’indigenza, nella disgrazia, nella malattia, oltre che la promozione di iniziative e la realizzazione di strutture adeguate. Pur essendo impossibile eliminare del tutto le condizioni di fragilità dall’esistenza umana – e le ideologie che lo proclamano possibile risultano ingannevoli e pericolose –, la Chiesa 63 Cf. CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Istr. Libertatis conscientia, 68; BENEDETTO XVI, Lettera enciclica Deus Caritas est, 30. 88 Orientamenti pastorali 2008-2009 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo si sente impegnata senza riserve a reagire all’ingiustizia e al fatalismo, a parlare e ad essere presente nei luoghi e nelle situazioni di dolore con spirito di carità, senza cedere a forme di assistenzialismo e di paternalismo. Dinanzi alla fragilità dell’uomo non possiamo dimenticare che Dio stesso, incarnandosi, ha rinunciato al ruolo di onnipotenza e si è fatto egli stesso fragile come la sua creatura, sottoponendosi alla croce per manifestare e comunicare il mistero sconfinato del suo amore. In questo senso la fragilità dell’essere umano, prima di essere condizione da cancellare, è per la Chiesa condizione esistenziale da evangelizzare perché il mistero di Cristo si manifesti in modo eminente proprio nella fragilità accettata e offerta. Compito prioritario della Chiesa di fronte alla fragilità è piegarsi sulle ferite e sulle povertà, conformandosi a Cristo servo, senza rinunciare però alla denuncia delle cause e delle strutture ingiuste, e alla progettualità culturale e politica che metta a sistema la cura delle persone sofferenti. Compiendo ciò, la Chiesa non si limita a fare o donare qualcosa, ma ripensa se stessa, la sua identità e la sua natura a partire dagli ultimi, superando così le tentazioni del potere e della ricerca di grandezza umana. La comunità cristiana ha bisogno di riscoprire e svolgere il proprio compito in soccorso Orientamenti pastorali 2008-2009 89 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo dell’uomo debole e ferito attraverso i sacramenti della guarigione; riconciliazione e unzione degli infermi celebrano la misericordia di Dio ed esprimono la sollecitudine e l’amore della Chiesa verso chi vive un periodo buio della propria vita. Anche la preghiera deve essere aiutata a passare da preghiera per i poveri a preghiera con i poveri. Ciò richiede una presenza più attenta e più frequente dei ministri della Chiesa e degli operatori pastorali nei luoghi della sofferenza 64, quali ospedali, carceri, case di riposo, centri di ascolto, consultori familiari, famiglie in lutto, comunità di recupero, centri per disabili, ecc. La comprensione della condizione e delle situazioni di fragilità può essere meglio approfondita mediante strumenti idonei quali, per esempio, l’“osservatorio delle povertà” 65, per cogliere non soltanto i singoli casi ma anche le cause e le dinamiche attraverso le quali le fragilità stesse si diffondono e si consolidano nel sistema sociale. L’azione caritativa della Chiesa porta in sé un’impronta pedagogica che può essere evidenziata, in modo da rendere le persone aiutate non soltanto destinatarie, ma anche protagoniste del loro riscatto; e in modo da promuo64 65 90 Cf. Secondo Sinodo della Diocesi di Noto, decisione n. 50. Cf. Secondo Sinodo della Diocesi di Noto, decisione n. 58. Orientamenti pastorali 2008-2009 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo vere stili di vita gratuiti, solidali e improntati alla sobrietà, per il superamento di mentalità consumistiche. A questo scopo merita di essere coltivata l’esperienza del volontariato cristiano, vissuto all’insegna di una reale gratuità, senza che diventi opera di supplenza a fronte di carenze istituzionali. Perché la carità non sia delegata solo ad apposite strutture, magari anonime, è auspicabile la creazione di una rete di collaborazione sul territorio, in modo da instaurare tra le persone, le famiglie e le istituzioni rapporti di “buon vicinato”, che aiutino a superare l’indifferenza dinanzi ai bisogni degli altri. Le opere di carità possono diventare sul territorio un segno visibile di presenza attiva della Chiesa. E i segni non servono solo a mostrare realizzazioni, ma anche a destare la speranza in tutti, non ultimo anche nelle persone fragili che non sono immediatamente destinatarie di un aiuto diretto. In una cultura come quella attuale, nella quale facilmente le sofferenze tendono ad essere medicalizzate, bisognerebbe curare in particolare la formazione del personale sanitario e di quanti sono in contatto con persone malate, per creare rapporti che non riducano i pazienti a semplici consumatori di farmaci, ma che li considerino persone la cui sofferenza è comunque sempre anche spirituale, oltre che fisica. Orientamenti pastorali 2008-2009 91 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo Poiché le situazioni di fragilità legate alla miseria, nelle città tendono facilmente a venire confinate in determinate zone o quartieri, diventa importante sviluppare un’attenzione particolare alle dinamiche di insediamento urbanistico, presentando proposte e progetti per evitare il formarsi di ghetti. Oggi tale problematica si pone soprattutto per l’integrazione degli immigrati, sia cattolici che di altre confessioni cristiane o di altre religioni. L’elaborazione di piani di integrazione e di dialogo con e per gli immigrati va vista come una condizione indispensabile per la prevenzione e il risanamento di situazioni di fragilità che facilmente degenerano in devianze sociali. CITTADINANZA Anche l’attenzione alla cittadinanza, come quella al lavoro e alla festa, ci conduce verso climi culturali e spirituali che appaiono refrattari se non inconciliabili con il discepolato cristiano. È possibile farsi carico da credenti e discepoli di Gesù della città degli uomini? Anzi, di più, è possibile fare dell’impegno per la città una via di discepolato cristiano? San Paolo rammenta che seguire Gesù porta ad assimilare uno stile di relazione (cf. Rm 12,1-2) che se da una parte rimarca la differenza del cristiano di fronte al mondo (cf. 1Pt 1,11-12), dall’altra promuove quell’apertura che diventa dialogo e servizio (cf. Rm 13,1-7; 1Tm 2,1-4; Tt 3,1-2). 92 Orientamenti pastorali 2008-2009 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo Sguardo alla situazione La categoria di cittadinanza viene oggi interpretata in riferimento non soltanto al contesto locale, ma anche a quello globale. Cresce sempre più la percezione di appartenere non soltanto al proprio paese d’origine ma al mondo intero, e si sviluppa sempre più l’obbligo morale di farsi carico, come cittadini del mondo, dei problemi politici, sociali, culturali, economici che si affacciano sulla scena planetaria e mettono in condizioni di interdipendenza tutte le nazioni del mondo. Problemi come la globalizzazione dei mercati, l’alimentazione di intere popolazioni del pianeta, l’approvvigionamento idrico, il rifornimento energetico e l’inquinamento ambientale richiedono l’impegno e la responsabilità di tutti e di ciascuno, perché la loro soluzione non può essere data da scelte politiche di parte né dalla necessità di salvaguardare equilibri di potere anche se a livello internazionale. Nel dibattito culturale e politico, presso le sedi istituzionali o a livello di società civile, ormai l’identità del cittadino non viene definita solo dai diritti che gli spettano ma anche dagli impegni che egli è chiamato ad assumere verso la collettività intera. Cresce la coscienza che essere cittadini comporta vivere con atteggiamenti di vigilanza e di responsabilità, evitando e denunciando quegli atteggiamenti qualunquisti o rassegnati che sfociano nella sensazione diffusa di impotenza e generano la subcultura del nichilismo. A livello culturale si diffonde sempre più l’espressione “cittadinanza attiva”, e si registra un notevole sforzo di approfondimento concettuale, anche se l’esperienza mutuata dal concetto è ancora in una fase germinale. Orientamenti pastorali 2008-2009 93 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo In effetti, se diventa sempre più ricorrente l’espressione “cittadinanza attiva”, non scompare nel linguaggio sociologico l’espressione “socialità corta”, che indica piuttosto la tendenza comune ad un ripiegamento e all’appiattimento nella sfera privata e intimistica. Questa tendenza riguarda anche la comunità cristiana, per la quale spesso è sufficiente spingersi sul fronte della carità interpersonale, sottraendosi però agli impegni specifici e concreti per ridefinire e modulare evangelicamente il sistema sociale e politico. Di fatto appare diffusa la scarsa rilevanza dei laici cristiani sul piano socio-politico. Non è superfluo rimarcare che essere stranieri o pellegrini nel mondo, secondo la fede cristiana, non significa certo essere estranei al mondo. Se da una parte la Chiesa non si può sostituire alla società civile, dall’altra parte non può né deve separarsi da essa. Si registra il tentativo variamente diffuso di riscoprire ed interpretare in modo nuovo il compito di fondo, da parte della Chiesa, di animare la società civile dall’interno. In questo senso, sono sempre più ricorrenti i pronunciamenti del magistero ecclesiale per riaf-fermare che la religione non può essere relegata nella sfera privata né può essere intesa come un fatto che riguardi la sola coscienza personale. In ambito cattolico, nel tentativo di ridefinire una cittadinanza che si attagli alle esigenze della nostra epoca, si registrano notevoli sforzi di superare da una parte la nostalgia di un ritorno ad un regime di cristianità, dall’altra parte di declinare il cristianesimo in termini di religione civile, con la sua strumentalizzazione per il raggiungimento di fini politici. Si avverte, con sempre maggiore chiarezza, che la 94 Orientamenti pastorali 2008-2009 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo riscoperta della cittadinanza deve passare oggi attraverso una democrazia che si fondi sulle idee prima che sui numeri, e su una laicità dello Stato che salvaguardi i diritti fondamentali di ognuno, non ultimo quello della libertà religiosa. Sul fronte della democrazia e della laicità dello Stato, in ogni caso, i cattolici sembrano ben coscienti di ritrovarsi oggi ad affrontare una battaglia decisiva per il futuro. Mentre si guarda con favore alla partecipazione dei cattolici a diversi schieramenti politici, è da segnalare pure una certa lacerazione del tessuto ecclesiale causata dalle relative contrapposizioni e divisioni ideologiche. Nell’odierno pensiero politico dei cattolici e nella pastorale sociale della Chiesa si percepisce a diversi livelli il desiderio e il tentativo di restituire per il futuro la politica al servizio e di preservare l’unità di fondo del mondo cattolico, rispettando il legittimo pluralismo di posizioni. Volgendo lo sguardo al contesto più specificamente nostrano, ci si accorge che la crisi di cittadinanza si manifesta e va di pari passo con la crisi della legalità. Di fatto, si riscontra una fiscalità corrotta, il proliferare della malavita organizzata, il clientelismo, i voti di scambio, l’omertà, il condizionamento di poteri occulti come quello della mafia. Si delinea come una vera e propria patologia la “rissosità della politica”, fatta di contrapposizione e scontro fini a se stessi, nonché di demonizzazione dell’avversario. Tale patologia rischia di contagiare il tessuto ecclesiale ingenerando atteggiamenti e comportamenti che si pongono in netto contrasto con la carità e la fraternità cristiana. Negli ultimi tempi l’ispirazione cristiana della poOrientamenti pastorali 2008-2009 95 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo litica ha portato a mettere in primo piano i valori umani e cristiani della persona della famiglia e della comunità. Ci si accorge però che l’impegno dei cattolici non si può esaurire nel richiamo alla famiglia, alla libertà dell’educazione, alla difesa della vita, perché questi valori non si attestano semplicemente controbattendo le provocazioni laiciste. Si avverte piuttosto l’esigenza di proporre politiche economiche e sociali che permettano di raggiungere tali obiettivi, manifestando sul piano del confronto politico un atteggiamento di mediazione più che di contrapposizione. Sul piano del rapporto tra globale e locale va rilevato il fatto che il “territorio” è diventato una categoria indispensabile ed un punto di riferimento imprescindibile non solo nella riflessione politica ma anche in quella pastorale. Anche se in passato tale categoria è sempre esistita, in riferimento soprattutto alla parrocchia, è da dire che oggi essa indica non solo gli aspetti geografici ma anche e più precisamente quelli storici e culturali, di cui occorre promuovere una lettura attenta per avere le coordinate per l’orientamento della nuova evangelizzazione. Punti di riferimento In questo ambito è più che mai difficile trovare indicazioni dirette nei testi neotestamentari; è invece più che mai necessaria un’opera di mediazione che salvaguardi e traduca l’ispirazione evangelica e paolina nel campo della cittadinanza. Si tratta di una ispirazione interiore e motivazionale che conferisce respiro spirituale al cammino cristiano dentro la vita della società in cui ci si trova inseriti; ma si tratta an- 96 Orientamenti pastorali 2008-2009 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo che di un quadro di riferimento che orienti gli atteggiamenti e sostenga le scelte necessarie. In questa ottica si collocano alcune indicazioni frutto di una elaborazione scaturita dalla fede e dalla vita della Chiesa nel mondo di oggi. E innanzitutto va tenuto come fondamento, centro e fine della comunità umana la persona umana con la dignità piena e inalienabile e con i diritti fondamentali che le appartengono per intrinseca natura. 66 Nella coscienza della persona è iscritto un ordine che è origine e criterio ispiratore delle leggi che regolano la convivenza umana – familiare, civile e politica – e che fondano le condizioni di una piena cittadinanza. 67 In conformità ad esso ognuno svolgerà il suo ruolo di cittadino in corrispondenza alle necessità del bene comune, che in epoca moderna trova la sua formulazione appunto nel rispetto dei diritti e nell’osservanza dei doveri fondamentali e universali della persona umana. 68 Il richiamo della coscienza e le esigenze del bene comune spingono la persona verso la “socializzazio66 Cf. CONCILIO VATICANO II, Costituzione pastorale Gaudium et spes, 25; Catechismo della Chiesa Cattolica, 1881; CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Nota Dottrinali circa alcune questioni riguardanti l’impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica (2002), 3. 67 Cf. Compendio della dottrina sociale della Chiesa, 384; GIOVANNI XXIII, Lettera enciclica Pacem in terris; ID., Lettera enciclica Mater et Magistra. 68 Cf. CONCILIO VATICANO II, Costituzione pastorale Gaudium et spes, 74; GIOVANNI XXIII, Lettera enciclica Pacem in terris; Catechismo della Chiesa cattolica, 2237; GIOVANNI PAOLO II, Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace, 2000; Compendio della dottrina sociale della Chiesa, 397-398. Orientamenti pastorali 2008-2009 97 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo ne”, 69 in cui essa è chiamata a decidere delle proprie sorti in corresponsabilità con i propri simili. In altre parole, la persona umana, per sua stessa natura, è volta a creare rapporti di collaborazione e mutuo sostegno con altre persone, generando così la vita sociale e politica della comunità ai suoi diversi livelli, primo fra tutti quello della famiglia fondata sul matrimonio. 70 Una cittadinanza piena e responsabile richiede che le due dimensioni della libertà della persona umana e dei suoi obblighi di socializzazione stiano in mutuo rapporto fra loro, sostenendosi e non annullandosi reciprocamente, come potrebbe accadere qualora nella vita politica si ingenerassero sistemi anarchici o totalitari. Libertà e socializzazione della persona sono salvaguardate dal rispetto del principio di sussidiarietà che, opponendosi a tutte le forme di totalitarismo e precisando i limiti dell’intervento dello Stato, tende appunto ad armonizzare i rapporti tra gli individui e la società. 71 Definendo il bene comune come l’insieme di quelle condizioni della vita sociale che permettono ai gruppi, come pure ai singoli membri, di raggiungere la 69 Cf. CONCILIO VATICANO II, Costituzione pastorale Gaudium et spes, 25; GIOVANNI XXIII, Lettera enciclica Mater et magistra, 60; Catechismo della Chiesa cattolica, 1881-1882. 70 Cf. CONCILIO VATICANO II, Costituzione pastorale Gaudium et spes, 48; GIOVANNI PAOLO II, Lettera alle famiglie Gratissimam sane, 7.17; Catechismo della Chiesa cattolica, 2206; Compendio della dottrina sociale della Chiesa, 211.213. 71 Cf. GIOVANNI PAOLO II, Lettera enciclica Centesimus annus, 48; Catechismo della Chiesa cattolica, 1883.1885. 98 Orientamenti pastorali 2008-2009 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo propria perfezione più pienamente e più speditamente, 72 si capisce che esso interessa la vita di tutti. Si riscontrano nel bene comune almeno tre elementi essenziali costitutivi: il rispetto – anche dei pubblici poteri – dei diritti fondamentali e inalienabili della persona umana; il benessere sociale e lo sviluppo della comunità, dove siano soddisfatti adeguatamente i bisogni di vitto, vestito, salute, lavoro, educazione, cultura, informazione, famiglia; la pace intesa come stabilità e sicurezza dell’ordine giusto. 73 Chiaramente, intensificandosi ed estendendosi a tutta la terra i legami di mutua dipendenza tra gli uomini, il bene comune deve essere inteso oggi come bene comune “universale”. 74 Una cittadinanza piena e attiva richiede la partecipazione di tutti i membri della comunità. Si può intendere la partecipazione come un impegno volontario e generoso della persona negli scambi sociali, soprattutto nei settori nei quali si esercita la responsabilità personale, come la famiglia e il lavoro; 75 e nella gestione della cosa pubblica. 76 La realizzazione del bene comune attraverso la cittadinanza attiva e la partecipazione responsabile non potrebbe essere assicurata, tuttavia, se nel sistema sociale e politico di una comunità non vigesse la giustizia sociale, intesa come l’insieme di tutte quelle condizioni che consentono agli individui e alle asso72 Cf. CONCILIO VATICANO II, Costituzione pastorale Gaudium et spes, 26. 73 Cf. Catechismo della Chiesa cattolica, 1907-1909. 74 Cf. ibid., 1911. 75 Cf. ibid., 1914. 76 Cf. ibid., 1915. Orientamenti pastorali 2008-2009 99 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo ciazioni di conseguire ciò a cui hanno diritto secondo la loro natura e la loro vocazione, sempre nel rispetto della dignità trascendente della persona umana e dei suoi diritti fondamentali. 77 In modo particolare, la giustizia sociale poggia su due principi fondamentali: l’eguaglianza tra gli uomini che conduce al superamento di ogni discriminazione, 78 e la solidarietà umana che si ha innanzitutto nella ripartizione dei beni.79 Tra i diversi sistemi politici, quello democratico è ritenuto oggi il più adatto alla realizzazione di una cittadinanza piena, partecipata, attiva e responsabile; 80 occorrerà tuttavia essere vigilanti, perché un’autentica democrazia non è solo il risultato di un rispetto formale di regole, ma è soprattutto il frutto della convinta accettazione dei valori che ispirano le procedure democratiche: valori riconducibili sempre alla dignità e ai diritti inalienabili della persona umana. 81 Nel contesto di tali diritti è qui da richiamare quello alla libertà religiosa. 82 Un sistema democratico a mi77 Cf. ibid., 1928-1930. Cf. CONCILIO VATICANO II, Costituzione pastorale Gaudium et spes, 29. 79 Cf. GIOVANNI PAOLO II, Lettera enciclica Sollicitudo rei socialis, 38-40; ID., Lettera enciclica Centesimus annus, 10. Sul rapporto tra giustizia e carità cf. BENEDETTO XVI, Lettera enciclica Deus Caritas est, 26-29. 80 Cf. GIOVANNI PAOLO II, Lettera enciclica Centesimus annus, 46. 81 Cf. Compendio della dottrina sociale della Chiesa, 407. 82 Cf. CONCILIO VATICANO II, Dichiarazione Dignitatis humanae, 1-3.6-7; Catechismo della Chiesa cattolica, 2105–2108. 78 100 Orientamenti pastorali 2008-2009 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo sura di cittadinanza piena consentirà un rapporto pacifico e fecondo tra Chiesa e comunità politica, nel proprio campo indipendenti ed autonome l’una dall’altra. 83 Infine è da ricordare che il compito della realizzazione della cittadinanza piena, nella partecipazione alla vita politica della comunità, appartiene prima di tutto, per loro stessa natura, ai fedeli laici. 84 Proposte operative Alla luce di quanto fin qui analizzato, appare chiaro il compito urgente ed inderogabile di formulare un nuovo alfabeto sociale cristiano, non solo riproponendo a livello diffuso i temi classici dell’insegnamento sociale della Chiesa, ma anche indicando esempi concreti e testimonianze di cristiani che in politica hanno agito creando veri modelli di cittadinanza attiva e responsabile. Infatti nel corso della storia della Chiesa si stagliano le figure gigantesche di cristiani, soprattutto laici, che sono riusciti a immettere il lievito del Vangelo, con sapienza ed efficacia, nella massa spesso confusa, contraddittoria e problematica della vita po83 Cf. CONCILIO VATICANO II, Costituzione pastorale Gaudium et spes, 76; Catechismo della Chiesa cattolica, 2245. 84 Cf. CONCILIO VATICANO II, Costituzione Dogmatica Lumen gentium, 31; GIOVANNI PAOLO II, Esortazione Apostolica Christifideles laici, 59. Orientamenti pastorali 2008-2009 101 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo litica, apportando abbondanti frutti per il bene comune e il progresso spirituale e sociale. Si vuol così coltivare la fondata speranza che, volgendo lo sguardo ai testimoni esemplari della fede nella vita politica, la spiritualità del cristiano laico di oggi possa essere declinata in modo da uscire dagli angusti canoni del privato per sfociare in responsabile impegno politico. Perciò l’impegno nel volontariato e nella vita sociale in genere non basta per il raggiungimento del bene comune di una comunità. Occorrerà sempre che il laico cristiano, per diventare perfetto discepolo di Cristo, formuli in maniera sempre nuova, attraverso una lettura attenta dei segni dei tempi, quale possa e debba essere il suo contributo attivo perché tutti i membri della sua comunità, retta secondo il sistema democratico, diventino veri cittadini. A tale scopo bisognerebbe sperimentare forme di discernimento comunitario che trovino spazio nelle sedi pastorali ordinarie delle parrocchie, delle associazioni, dei gruppi. Uno spazio importante merita pure la formazione all’impegno sociale e politico 85, nello spirito di quella è stata definita carità politica, quale forma peculiare e alta di carità cristiana. Inoltre bisognerebbe far diventare il tema della cittadinanza comune e trasversale a tutti i percorsi 85 102 Cf. Secondo Sinodo della Diocesi di Noto, decisione n. 83. Orientamenti pastorali 2008-2009 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo formativi ecclesiali. Sarebbe poi da istituire e valorizzare il ruolo di appositi “osservatori” – giuridico-legislativi, sociali e politici – per una lettura attenta delle istanze, dei cambiamenti e delle dinamiche in corso nel territorio. Una ulteriore occasione di formazione all’impegno sociale politico potrebbe essere data dalla organizzazione e dalla partecipazione responsabile, informata e motivata da eventi di mobilitazione pastorale, che finora sono nati in genere in modo spontaneo e occasionale, quali per esempio i dibattiti pubblici relativi al diritto alla vita, o ancora al ruolo delle scuole cattoliche, alle questioni di bioetica, ai problemi del lavoro e dell’ambiente. Rendersi protagonisti di tali eventi non in forma acritica, ma con conoscenza e responsabilità, significa crescere come cittadini maturi. Sul versante dell’etica sociale, un compito educativo nuovo riguarda l’identificazione del cosiddetto peccato sociale che può essere contrastato non solo con la conversione del singolo ma anche con quella di tutta intera la collettività, che passa attraverso la presa di coscienza di una responsabilità comune e condivisa, la denuncia pubblica di situazioni di ingiustizia sociale, l’assunzione di impegni da parte di tutta la comunità perché siano smantellate le strutture ingiuste ed edificate quelle per il servizio ed il bene comune. Orientamenti pastorali 2008-2009 103 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo Un aspetto specifico di tali strutture riguarda la pratica costante e normale dell’illegalità. La legalità dovrebbe diventare il criterio ispiratore e il fondamento stabile della convivenza civile e del sistema democratico, per la realizzazione di una vera cittadinanza. Anche il confronto con i politici, che metta da parte logiche di schieramento e faziosità, per porre attenzione ai bisogni del territorio e alle modalità di possibili interventi compartecipati e corresponsabili di soluzione, può trovare posto tra le iniziative delle comunità cristiane. L’estensione della cittadinanza agli orizzonti della mondialità 86 sarà possibile anche valorizzando le esperienze ecclesiali missionarie, soprattutto in riferimento ai giovani. Oggi infatti il discernimento ecclesiale della missione passa anche attraverso la comprensione del fenomeno della globalizzazione che, rettamente guidato ed orientato, potrebbe far diventare il mondo un villaggio strutturato secondo principi di solidarietà. 86 104 Cf. Secondo Sinodo della Diocesi di Noto, decisione n. 59. Orientamenti pastorali 2008-2009 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo TRADIZIONE San Paolo manifesta in vario modo una preoccupazione costante per la trasmissione fedele e viva della fede per la quale ha impegnato tutto se stesso e ha ricevuto la missione di portare l’annuncio di Cristo a tutte le genti (cf. 1Cor 15,1-8; 1Tm 2,7). Egli mostra la convinzione che è parte essenziale della sua relazione con Cristo – della cui grazia vive e della cui passione partecipa – mantenere vivo l’annuncio e assicurarne la comunicazione autentica a tutti coloro che incontra nel corso della sua vicenda umana e nell’adempimento della sua missione (cf. 2Tm 1,12-14). Sguardo alla situazione La tradizione della Chiesa è ben altro che conservazione immobile o limitazione di libertà o mancanza di creatività, come invece comunemente si intende quando se ne parla. Essa è la trasmissione di generazione in generazione dell’evento stesso che costituisce la Chiesa, cioè il mistero della Pasqua di Cristo, morto e risorto per la salvezza dell’uomo. Nasce con l’irrompere di Cristo risorto nella storia e con il suo dono dello Spirito Santo. In questo senso la tradizione non è solo dottrina o messaggio intellettuale, ma azione di tutta la Chiesa che coinvolge la vita dell’uomo in ogni dimensione, affettiva, morale, culturale, religiosa, ecc. Anche il significato di depositum fidei, così legato all’idea di tradizione, non rimanda a qualcosa di statico ma piuttosto indica la concretizzazione storica, nel corso dei secoli, della trasmissione del mistero pasquale. Orientamenti pastorali 2008-2009 105 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo Nella nostra epoca, dal punto di vista culturale, si tende a rimuovere la tradizione, pensando in questo modo di far crescere la libertà e l’emancipazione dell’uomo. Rimuovendo la tradizione, però, la fede viene ridotta facilmente a un fatto privato; si ingenerano così mentalità e stili di vita che si possono identificare con il soggettivismo culturale, il relativismo etico, l’indifferenza religiosa. I risultati sono, tra altri, l’accettazione fatalistica del male morale, la perdita del senso di colpa, la rimozione delle domande sul senso ultimo della vita, la mancanza di progettualità, l’assolutizzazione del momento presente, e ancora disorientamento, incertezza, stanchezza, smarrimento. Si ha l’impressione che l’uomo viva alla giornata, senza punti di riferimento e senza certezze, senza precisi quadri normativi, con il paradosso e l’aggravante, però, che questa condizione culturale ed esistenziale – all’insegna dell’instabilità, della frammentarietà e della precarietà – viene comunemente presentata come un fatto positivo e come un progresso di civiltà. Né sembra che la tradizione della Chiesa possa essere oggi adeguatamente sostenuta dalle consuetudini sociali, dalla storia del territorio, dalle manifestazioni della pietà popolare; e neanche dalla richiesta abitudinaria e devozionistica dei sacramenti. Da parte della Chiesa si registra oggi lo sforzo di dare maggior risalto alla tradizione e di presentarla più efficacemente nel contesto della cultura contemporanea attraverso la riscoperta dei testimoni esemplari della vita cristiana i quali, incarnando la fede, hanno creato e propongono modelli di riferimento. In realtà nelle gesta del testimone si manifesta quell’of- 106 Orientamenti pastorali 2008-2009 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo ferta di senso della vita e quella realizzazione di salvezza che dovrebbero essere insite in ogni trasmissione della fede. Guardando alla figura dei suoi testimoni, la Chiesa rinnova la sua coscienza che la tradizione non è estranea alla famiglia, alla scuola, all’università, agli ambienti di lavoro, al mondo della cultura. Ci si rende conto che la tradizione diventa credibile nella misura in cui riesce a fare sintesi tra fede e vita, così come avviene nella vita dei testimoni. Si registra oggi un pressoché comune accordo sul fatto che sia finito il regime di cristianità, ma rimane aperta la questione dell’identità cristiana e della verità del credo professato nel contesto di una società riconosciuta come multiculturale e multireligiosa. Da questo punto di vista si ha l’impressione che quanto più si insiste sull’importanza del dialogo tanto più se ne sconoscono le modalità e i contenuti; non sembra affatto chiaro a molti che condizione di un vero dialogo non può essere l’offuscamento o l’abbandono dell’identità delle parti in dialogo. Punti di riferimento Dio, per il suo immenso amore, parla agli uomini come ad amici e si intrattiene con essi, per invitarli e ammetterli alla comunione con sé; pur rimanendo invisibile parla e si dona attraverso eventi e parole della storia. 87 La rivelazione di Dio è comunicazione, in una storia intessuta di avvenimenti personali e 87 Cf. CONCILIO VATICANO II, Costituzione dogmatica Dei Verbum, 2. Orientamenti pastorali 2008-2009 107 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo collettivi, e di parole affidate ai suoi inviati; il loro messaggio entra in una tradizione che passa da una generazione all’altra. 88 Gesù di Nazaret vive della tradizione di Israele attestata nei libri sacri 89 e dà inizio, con i suoi discepoli, ad una nuova tradizione. 90 Si sviluppa così la “tradizione apostolica” in una varietà di forme, racconti, professioni di fede, inni, formule e riti liturgici, esempi e regole di vita, ordinamenti e istituzioni. Anche questa tradizione ben presto si deposita in testi scritti 91 redatti da autori divinamente ispirati in seno alla comunità cristiana delle origini. Gli apostoli lasciano in eredità alle successivi generazioni cristiane la loro testimonianza, viva e scritta, di maestri, come un sacro deposito da custodire fedelmente e rivivere in situazioni sempre nuove. 92 La tradizione apostolica originaria, comprendente la Sacra Scrittura, si prolunga nella tradizione ecclesiale con il sostegno perenne dello Spirito di verità promesso da Gesù. 93 La rivelazione viene comunicata, esplicitata, attualizzata. La luce della divina rivelazione si propaga attraverso la dottrina, il culto e la prassi della Chiesa, servendosi di vari canali concreti: l’insegna88 Cf. CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Catechismo degli adulti. La verità vi farà liberi, 55. 89 Cf. Mt 5,17. 90 Cf. Mt 28,19-20; 1Cor 11,23; 15,3; Fil 4,9; 1Ts 4,2; CONCILIO VATICANO II, Costituzione dogmatica Dei Verbum, 7. 91 Cf. Lc 1,1-4; 2Ts 2,15. 92 Cf. 1Tm 6,20; 2Tm 1,12-14. 93 Cf. Gv 14,16-17.26. 108 Orientamenti pastorali 2008-2009 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo mento del Papa e dei vescovi, la predicazione e la catechesi, la liturgia, la comunione fraterna, la carità, il comportamento esemplare dei cristiani, soprattutto dei santi, l’arte e le istituzioni. 94 Al magistero del Papa e dei vescovi è affidato in particolare il compito di interpretare autenticamente la parola di Dio scritta o trasmessa. 95 Con la guida dei pastori, tutti i fedeli partecipano attivamente alla trasmissione della fede. 96 Ognuno è sostenuto dagli altri e contribuisce a sostenere gli altri, in una comunicazione perenne fino alla fine della storia. Possono venir meno le particolari tradizioni umane ma non può venir meno la tradizione della fede come tale, sostenuta da tutto il popolo di Dio. 97 Quando infatti Dio si rivela e si dona, e l’uomo lo accoglie liberamente e con tutto il cuore, 98 si ha un’adesione che trascende il comune senso religioso e che si chiama fede e senso della fede. 99 La fede è atteggiamento esistenziale: dà la convin94 Cf. CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Catechismo degli adulti. La verità vi farà liberi, 58. 95 Cf. CONCILIO VATICANO II, Costituzione dogmatica Dei Verbum, 10. 96 Cf. CONCILIO VATICANO II, Costituzione dogmatica Lumen gentium, 12; ID., CONCILIO VATICANO II, Costituzione dogmatica Dei Verbum, 8; CONCILIO VATICANO II, Costituzione pastorale Gaudium et spes, 11. 97 Cf. CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Catechismo degli adulti. La verità vi farà liberi, 61. 98 Cf. CONCILIO VATICANO II, Costituzione dogmatica Dei Verbum, 5. 99 Cf. CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Catechismo degli adulti. La verità vi farà liberi, 86. Orientamenti pastorali 2008-2009 109 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo zione di essere amati, libera dalla solitudine e dall’angoscia del nulla, dispone ad accettare se stessi e ad amare gli altri, dà il coraggio di sfidare l’ignoto. 100 Credere è aprirsi, uscire da se stessi, fidarsi, obbedire, rischiare, mettersi in cammino verso le cose «che non si vedono» (Eb 11,1), andare dietro a Gesù «autore e perfezionatore della fede» (Eb 12,2). È assumere un atteggiamento di accoglienza operosa, che consente a Dio di fare storia insieme a noi, oltre le umane possibilità. 101 Allo stesso tempo la fede è assenso a un contenuto dottrinale. È conforme alla nostra dignità dar credito alle dichiarazioni e alle promesse di persone oneste; a maggior ragione si deve dar credito a quelle di Dio che è la veracità stessa. Affidarsi a Dio significa aderire fermamente al suo messaggio, alla dottrina da lui rivelata e proposta autorevolmente in suo nome dalla Chiesa. La fede non è un vago sentimento, né solo un impegno pratico; ha un contenuto di verità, che il credente deve conoscere sempre meglio. 102 In modi diversi, secondo le situazioni personali e culturali, Dio offre a tutti il dono di credere, almeno implicitamente. Nessuno è escluso. La fede è insieme dono di Dio e decisione libera dell’uomo. Dio non si impone, ma si propone; non solo rispetta, ma suscita e sostiene la libertà. 103 La 100 Cf. ibid., 87. Cf. CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Catechismo degli adulti. La verità vi farà liberi, 88. 102 Cf. CONCILIO VATICANO II, Costituzione dogmatica Dei Verbum, 5–6. 103 Cf. CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Catechismo degli adulti. La verità vi farà liberi, 91. 101 110 Orientamenti pastorali 2008-2009 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo fede è una scelta responsabile e ragionevole. Da una parte prende avvio da un’adesione ragionevole alla rivelazione, dall’altra schiude alla ragione l’orizzonte di una comprensione più profonda della realtà. Essa è apertura coraggiosa e sottomissione incondizionata alla verità, e pertanto costituisce lo spazio vitale più adatto per lo sviluppo della ricerca razionale e del senso critico. Esige solo la rinuncia, anch’essa ragionevole, alla pretesa di capire tutto. 104 La fede «opera per mezzo della carità» (Gal 5,6). Nella fede, il cristiano, mentre pregusta nella speranza la salvezza eterna, ne pone i segni nella città terrena: libertà, giustizia, solidarietà, bene comune, rispetto della natura, pace. 105 La fede è una decisione personale, ma nessuno può darsi la fede da solo. La riceviamo da altri e la trasmettiamo ad altri; gli altri sostengono noi e noi sosteniamo gli altri. Non è possibile essere cristiani senza la comunità cristiana. La fede è comunitaria e la comunità è madre e maestra di credenti. 106 Proposte operative Nell’ambito della tradizione, il compito che si impone con più urgenza oggi è quello del rinnovamento della catechesi, la quale non può solo offrire contenuti da apprendere ed espe104 Cf. ibid., 92. Cf. CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Catechismo degli adulti. La verità vi farà liberi, 93. 106 Cf. ibid., 95. 105 Orientamenti pastorali 2008-2009 111 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo rienze da fare, ma deve anche aiutare le persone a comprendersi, a giudicare cristianamente se stessi, gli altri, le relazioni umane, le dinamiche sociali. In altri termini, la catechesi deve forgiare una mentalità di fede. Bisognerebbe perciò pensare ad una catechesi per tutti e per ogni stagione della vita – dai piccoli ai ragazzi, dai giovani agli adulti – che abbia carattere mistagogico e sappia valorizzare i tempi dell’anno liturgico, che in questo senso costituisce la proposta di un vero e proprio itinerario di fede. Altrettanto importante sarebbe valorizzare la proposta catechistica in occasione di momenti significativi e rilevanti dell’esistenza quali per esempio la nascita, le nozze, la malattia, il lutto. Accanto a catechisti maturi spiritualmente e preparati dottrinalmente, si pone la risorsa del coinvolgimento delle famiglie nel compito della trasmissione della fede, essendo i genitori i primi responsabili dell’educazione cristiana dei figli 107. A questo scopo, è ovviamente necessaria una formazione specifica dei genitori attraverso percorsi catechistici riservati ad essi. Nella trasmissione della fede bisognerebbe aver cura che la fede non appaia come un fatto intimistico ed estraneo ai drammi della vita 107 112 Cf. Secondo Sinodo della Diocesi di Noto, decisione n. 15. Orientamenti pastorali 2008-2009 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo umana. La catechesi dovrebbe realizzare un legame con le opere della carità e con la vita sociale. Infatti la carità della Chiesa è sempre dono gratuito e incondizionato, gesto d’amore che manifesta la verità di Dio. Solo l’amore è credibile e l’amore è la via della Chiesa, è il volto più credibile della Chiesa. In questo senso si può dire che la tradizione è il tramandarsi di generazione in generazione delle opere della carità, compiute nella forza della verità cristiana primordiale manifestata in quel primo gesto con il quale il Figlio di Dio incarnato ha dato se stesso per amore, morendo sulla croce e risuscitando. Un aspetto molto importante della trasmissione della fede riguarda l’inserimento nei luoghi della cultura, quali scuole ed università. A tal fine, si esige che i credenti sappiano coniugare la conoscenza delle verità di fede con le grandi questioni poste oggi in modo particolare dall’intervento della tecnologia sulla vita umana e sull’ambiente. Tali questioni determinano profondamente la formazione della mentalità e pongono interrogativi esistenziali molto profondi ai quali bisogna cercare una risposta. Un contributo importante può essere dato in tal senso dal “Progetto culturale”. In riferimento ai luoghi della cultura, sarebbe necessario individuare e formulare nuovi linguaggi per la trasmissione della fede che sapOrientamenti pastorali 2008-2009 113 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo piano avvalersi dell’arte, della musica, del teatro, del cinema. Anche i mezzi della comunicazione sociale costituiscono in questo senso una grande risorsa. In funzione della catechesi sarebbe da valutare il ruolo di una Scuola diocesana di formazione teologica che svolga un servizio stabile e continuativo. Alla luce della Traditio della Chiesa, bisognerebbe sottoporre a verifica tante forme religiose tradizionali, come feste popolari 108, che nel corso del tempo si sono offuscate e talvolta persino svuotate del loro contenuto cristiano, sino a diventare una sorta di tributo ad un generico consumismo religioso. Bisognerebbe discernere ciò che esprime la fede del popolo di Dio e ciò che si è ridotto a manifestazione folcloristica, evangelizzazione e teatralizzazione, edificazione della comunità cristiana o spreco in contrasto con la carità. Altra cosa sono quelle forme tradizionali di devozione e di preghiera, come ad esempio il Rosario, che hanno alimentato la fede del popolo cristiano. 108 Cf. Secondo Sinodo della Diocesi di Noto, decisioni nn. 43–45. 114 Orientamenti pastorali 2008-2009 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo QUARTA PARTE Quest’ultima parte risponde all’esigenza di indicare alcune proposte operative per orientare a realizzare quanto fin qui offerto alla riflessione e alla programmazione spirituale e pastorale. INDICAZIONI PER LA PROGRAMMAZIONE Obiettivo generale Il titolo di questo opuscolo riassume non solo il contenuto ma anche l’obiettivo che vogliamo perseguire nel corso di questo anno pastorale: diventare discepoli di Gesù sulle orme di Paolo. Certo, un tale obiettivo non è commensurabile ad un anno della nostra vita e delle nostre attività. Non è l’obiettivo di un anno, è la meta ultima di una vita intera. Si tratta allora di un obiettivo a cui tendere in un cammino di crescita che ci vedrà impegnati tematicamente e intenzionalmente quest’anno. Anche perché non c’è proporzione tra le nostre attività – qualsiasi attività – e una meta che alla fine sarà raggiunta – da chi la raggiungerà – solo perché donata, non conquistata. Il nostro intento è educare noi stessi e lasciarci educare dal Signore nella Chiesa, attraOrientamenti pastorali 2008-2009 115 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo verso la Scrittura, la preghiera e la meditazione, i sacramenti e una vita ordinata di condivisione e di carità all’interno delle comunità e nei rapporti con tutti, a fare nostri gli atteggiamenti del discepolo di Cristo sull’esempio di Paolo, soprattutto nel mettere al centro della nostra vita la grazia della chiamata, dell’incontro con Cristo e dell’amore incondizionato per lui come unica ragione di vivere, fino ad essere disposti a sacrificare tutto di noi stessi pur di partecipare alla sua missione di salvezza realizzata nel suo mistero di morte e di risurrezione. Da questa ricerca di una crescente conformazione a Cristo, negli atteggiamenti, nelle scelte e nei comportamenti, deve delinearsi a poco a poco un progetto di vita che assuma e definisca i tratti del discepolo di Cristo oggi a somiglianza di san Paolo. In che senso parliamo di obiettivo? Come detto, non è certo un traguardo definibile e controllabile come qualsiasi attività programmata. Si tratta invece di una meta spirituale e pastorale a cui tutti siamo chiamati a tendere. Il suo raggiungimento sarà soprattutto grazia di Dio accolta e corrisposta da noi singoli e dalle nostre comunità. L’obiettivo però ha il valore di farci camminare insieme e nella medesima direzione. Il risultato verificabile non potrà essere la dimostrazione plateale di chi sarà diventato più 116 Orientamenti pastorali 2008-2009 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo discepolo e chi no. Su questo piano sarà possibile e utile solo il “racconto” del cammino spirituale che si potrà condividere e testimoniare reciprocamente in piccoli gruppi, nelle associazioni, nelle comunità, con il coraggio e la discrezione della fede. Un risultato verificabile sarà invece, alla fine, la ricostruzione di eventuali “figure” e “cammini” di discepoli che per il loro valore esemplare e originale potranno essere presentati e offerti alla riflessione di tutti, e potranno diventare contenuto di annuncio e di testimonianza nei nostri ambienti, per quanti ricevono la chiamata a conoscere Gesù Cristo e a seguirlo. In questo senso il risultato sarà la conferma della competenza e della proprietà di alcuni percorsi formativi, e inoltre l’indicazione esemplare di alcuni tratti personali riconoscibili, nelle varie condizioni di vita, come tipici di un discepolo di Gesù oggi sull’esempio di Paolo. Attività programmate e da programmare Per tendere tutti al medesimo obiettivo sarà importante adottare alcuni mezzi e decidere alcuni percorsi. Ciò non potrà essere definito interamente in questo testo, all’inizio e per tutti; per ogni parrocchia e vicariato – ma anche aggregazione laicale o gruppo – bisognerà provvedere ad una specifica programmazione Orientamenti pastorali 2008-2009 117 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo che tenga conto della situazione concreta e delle potenzialità e necessità di ciascuno. Non possiamo infatti dimenticare che un piano pastorale vuole animare e unificare, non sostituire le attività pastorali istituzionali ordinarie; e inoltre, dobbiamo sempre avere presente che il diventare discepoli non è il risultato dello svolgimento delle attività suggerite o successivamente programmate (sarebbe ridicolo!), ma il frutto spirituale (perché donato dallo Spirito) di un cammino, personale e comunitario, che le attività servono (e come tali sono necessarie) a guidare, accompagnare, sostenere. Una prima attività programmatica riguarda questo stesso opuscolo che abbiamo in mano. Qualcuno giustamente osserverà che è troppo lungo e difficile. Esso vuole essere uno strumento da utilizzare come è meglio possibile da chi ha responsabilità pastorale e da chi ha interesse personale. Esso può essere accostato per la lettura, la meditazione, lo studio personale: questo è un primo modo di entrare e fare un percorso con gli Orientamenti pastorali diocesani. Un secondo modo di utilizzare questo opuscolo è trattarlo come un sussidio o come un repertorio a cui attingere di volta in volta secondo le necessità, per la programmazione, per la catechesi, per la celebrazione, ecc. Un terzo modo è quello di utilizzare qualcuna 118 Orientamenti pastorali 2008-2009 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo delle sue parti – quest’anno soprattutto la seconda – come traccia per un cammino di formazione organica da sviluppare e approfondire. Una seconda attività, ben più importante e impegnativa per tutti, sarà la lectio divina sulla lettera ai Galati e – in alternativa o in successione – della lettera ai Filippesi, testi che meglio possono introdurci all’esperienza e al cammino personali di Paolo nel suo discepolato dietro a Gesù. Il ricorso alle lettere paoline rappresenta quest’anno la modalità principe per tendere all’obiettivo spirituale e pastorale del discepolato cristiano. A tal fine sarà approntato un sussidio che potrà essere utile per preparare gli incontri. Una terza attività avrà carattere diocesano e consisterà nella proposta di lectio divina tenuta dal Vescovo, una per città, su brani dell’ epistolario paolino scelti secondo un percorso organico attraverso le lettere e gli Atti, riguardante la coscienza e l’esperienza del discepolato. In tal senso è già stato definito un elenco di testi e un calendario che saranno messi a disposizione di tutti. Una ulteriore attività potrà essere un pellegrinaggio diocesano sui luoghi paolini del Medio Oriente. Orientamenti pastorali 2008-2009 119 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo Trova naturale collocazione in questo contesto l’impegno assunto in occasione del ventennale del gemellaggio, di promuovere la campagna “Una Bibbia per famiglia”: una famiglia della nostra diocesi regala una Bibbia in lingua swahili ad una famiglia della diocesi di Butembo-Beni, consapevoli come siamo che a contatto con la Sacra Scrittura si rinnova in modo privilegiato l’esperienza del discepolato cristiano. Una espressione peculiare del cammino di riscoperta del discepolato evangelico sarà l’istituzione di una fondazione, affidata al corpo diaconale permanente e intitolata a “San Corrado”, voluta per consentire la realizzazione di iniziative e opere di carità a favore delle fasce più deboli della società, come segno della volontà dei discepoli di Cristo di farsi prossimo, a imitazione del maestro, di chi più è nel bisogno. Da sottolineare in questo contesto lo “Studio analitico del territorio in collaborazione con le istituzioni universitarie”, intrapreso già da alcuni mesi, che sarà portato avanti al fine di una conoscenza delle povertà e delle risorse del territorio sul piano economico, sociale, culturale e ambientale, per una presenza di Chiesa consapevole delle condizioni di vita dei suoi fedeli e delle responsabilità sociali e istituzionali nella comunità civile. Da ricor120 Orientamenti pastorali 2008-2009 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo dare infine l’attivazione di un “Osservatorio delle povertà” che appronterà i primi risultati entro la fine del 2008. Infine il calendario diocesano, nei suoi appuntamenti ordinari e straordinari, avrà il compito di dispiegare opportunamente nel corso dell’anno l’attenzione agli Orientamenti pastorali secondo occasioni e circostanze. Organismi, vicariati, parrocchie, comunità religiose, aggregazioni e gruppi Gli organismi diocesani, primi fra tutti gli uffici di curia, saranno richiesti di un contributo specifico di programmazione per fornire indicazioni e sussidi per gli Orientamenti pastorali. In modo particolare, a motivo del nesso intimo che lega l’iniziazione cristiana al discepolato, è affidato all’ufficio catechistico diocesano, unitamente all’ufficio liturgico diocesano e al servizio diocesano per la pastorale giovanile, il compito di progettare l’istituzione del Servizio diocesano del catecumenato degli adulti; e inoltre di ridefinire secondo il modello catecumenale il percorso formativo dei bambini e dei ragazzi che completano l’iniziazione cristiana; e ancora di formulare un progetto formativo Orientamenti pastorali 2008-2009 121 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo secondo il modello catecumenale per il completamento dell’iniziazione cristiana degli adulti che lo richiedono. Al fine di arricchire l’offerta formativa, è stato chiesto al Centro di spiritualità biblica, alla Scuola di formazione teologica e alla Scuola di formazione socio-politica, di programmare le loro attività in modo da assicurare occasioni di riflessione e di approfondimento sul tema del discepolato cristiano, così che possiamo disporre di una serie di percorsi e di eventi già inseriti in calendario. I ritiri spirituali, gli esercizi spirituali e gli incontri di formazione permanente dei presbiteri e dei diaconi avranno anch’essi come tema di riferimento il discepolato cristiano, in particolare nell’ottica paolina. Una coincidenza singolare è rappresentata dalla apertura della Casa del clero a Noto, un luogo di fraternità sacerdotale per i presbiteri che la abiteranno e per tutti i presbiteri che vi si raduneranno per i ritiri e per altri incontri, e un segno che per primi i ministri ordinati sono discepoli del Signore chiamati ad accompagnare e a servire i fratelli nella sequela di Gesù. Alle comunità parrocchiali è chiesto di predisporre una programmazione pastorale an122 Orientamenti pastorali 2008-2009 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo nuale che assicuri la lectio divina almeno su una delle lettere paoline indicate (Gal o Fil) e inoltre il progetto di un percorso di formazione e di esperienza di discepolato secondo uno degli ambiti presentati nella terza parte, che sia rispondente alla situazione e alle esigenze della parrocchia che lo intraprende. Per esempio: un percorso di formazione alla affettività per un gruppo di adolescenti; una serie di incontri sulla fragilità come luogo di discepolato per i Ministri straordinari della Comunione; un itinerario di riflessione e di confronto con lavoratori sul tema del lavoro o con il comitato di una festa sul senso della festa come espressione e luogo del discepolato cristiano; o ancora una serie di attività, incontri e confronti per giovani adulti o per professionisti o altro che si pongono il problema della responsabilità sociale e politica nella città; una verifica della capacità di trasmissione della fede e di formazione al discepolato delle nostre comunità con il gruppo dei catechisti; ecc. Tra le attenzioni e le vie proposte per gli ambiti adottati al convegno ecclesiale di Verona ogni comunità o gruppo ne potrà liberamente scegliere qualcuna, dunque, con la consapevolezza che ci arricchisce la complementarietà dei carismi e delle esperienze, che ci fa crescere ed evita chiusure e contrapposizioni sterili la leale e fraterna sollecitazione ed anOrientamenti pastorali 2008-2009 123 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo che la correzione che può provenire da sensibilità diverse dalla nostra e, soprattutto, che aiutiamo gli altri (i fratelli nella fede e i compagni in umanità) nella misura in cui – come Anania e Barnaba nei confronti Paolo – restiamo noi per primi discepoli del Signore, sempre attenti a non tradire la verità e la serietà del Vangelo ma anche a «non caricare pesi sugli altri senza poi aiutare a portarli neppure con un dito» (cf. Mt 23,4). Ai vicariati è chiesto di coordinare e compensare con le possibili collaborazioni le attività parrocchiali, eventualmente con l’integrazione di qualche iniziativa specifica concordata. Sarà cura del Vescovo tenere un incontro per ogni vicariato all’inizio dell’anno pastorale, allo scopo di accompagnare la programmazione vicariale e parrocchiale. Anche le comunità religiose e le aggregazioni laicali e i gruppi tengano conto degli Orientamenti pastorali compatibilmente con la propria specifica identità carismatica e proposta formativa e organizzativa. 124 Orientamenti pastorali 2008-2009 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo INDICE PREMESSE . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . L’idea generativa . . . . . . . . . . . . . . . . . . Dall’appartenenza ad una religione alla relazione con la persona di Gesù Una speranza anche per chi è lontano . Alla riscoperta del discepolato evangelico . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . PRIMA PARTE «VOGLIAMO VEDERE GESÙ» (Gv 12,21; cf. 8,12) Esperienza del discepolato . . . . . . . . Ascolto e discepolato . . . . . . . . . . . . Le condizioni del discepolato: libertà e coraggio . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Discepolato e Regno di Dio . . . . . . . . Dal discepolato alla comunità della sequela . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Discepoli in comunione e in missione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Nella potenza dello Spirito del Risorto . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Discepolato e contemporaneità . . . . . Riscoprire il nostro essere discepoli SECONDA PARTE PAOLO, DISCEPOLO DI CRISTO SIGNORE Premessa . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . La chiamata sconvolgente di Damasco . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . L’accompagnamento discepolare . . Un’intensa esperienza di grazia . . . Pag. » 5 5 » » 6 7 » 7 » » 9 10 » » 12 15 » 17 » 19 » » » 20 22 23 » 25 » » » 28 33 38 Orientamenti pastorali 2008-2009 125 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo L’assimilazione alla “passione” di Cristo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 43 TERZA PARTE VITA AFFETTIVA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Sguardo alla situazione . . . . . . . . . . . Punti di riferimento . . . . . . . . . . . . . . .. Proposte operative . . . . . . . . . . . . . . . . LAVORO E FESTA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Sguardo alla situazione . . . . . . . . . . . Punti di riferimento . . . . . . . . . . . . . . . Proposte operative . . . . . . . . . . . . . . . . FRAGILITÀ . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Sguardo alla situazione . . . . . . . . . . . Punti di riferimento . . . . . . . . . . . . . . . Proposte operative . . . . . . . . . . . . . . . . CITTADINANZA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Sguardo alla situazione . . . . . . . . . . . Punti di riferimento . . . . . . . . . . . . . . . Proposte operative . . . . . . . . . . . . . . . . TRADIZIONE . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Sguardo alla situazione . . . . . . . . . . . Punti di riferimento . . . . . . . . . . . . . . . Proposte operative . . . . . . . . . . . . . . . . » » » » » » » » » » » » » » » » » » » » 52 53 56 62 65 66 69 74 77 78 81 84 88 89 92 97 101 101 103 107 » » 111 111 » 113 » 117 QUARTA PARTE INDICAZIONI PER LA PROGRAMMAZIONE . . . . . . Obiettivo generale . . . . . . . . . . . . . . . . . Attività programmate e da programmare . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Organismi, vicariati, parrocchie, comunità religiose, aggregazioni e gruppi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 126 Orientamenti pastorali 2008-2009 Discepoli di Gesù sulle orme di Paolo Orientamenti pastorali 2008-2009 127