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Nel quadro dell'integrazione economica europea:
FINANZIAMENTI AGRICOLI
1° Novembre 1966: attuazione
dell'organizzazione comune dell'olio d'oliva e adozione del
relativo prezzo comune;
« sinist ration of federalism " sop m proposta, tema essem.iale è
quello del lavoro dei giovani, in
particolm·e dei lavoratori migranti, che oggi sopportano per la più
gran parte il costo del'o sviluppa economico, senza raccoglierne se non le briciole. L'attuale
alienazione del giovane lavoratore, e in particolare del lavoratora 1:;migrato, dovrà essere
radicalmente superata, non solo
dandogli una patria e11ropea, in
cv.i goda dci diritti politici a
parità degli altri lavoratOri, e
no11 si senta più uno straniero.
n ;, ... ,..,,; rn•;;, -: .... .............. _ ... ,_ ..
derale provenienle, a parità di
chances "• da tutte le classi sociali del popolo europeo è condizione di un costante orientamento
democratico della politica europea. Scuole gratuite per i meritevoli fino ai più alti livelli, salario scolastico e internati, e,
correlativamente, "numert!S e/auStiS» e selezione in conformità dei
fabbisogni previsti dal pia;10 di
sviluppo federale: intorno a
questi temi deve ruotare la
politica scolastica della Federa·
zionc Europea, che dovrà avere
compelenze concorrenti in queste materie rispetto agli Stati na<.ionali.
«
da pag. 3)
E quanti, fm i visitatori, hanno n\·utO la pnz:enz;t di scoprire nell'opera
esposta n 11 136 {un armadio t~ppcz
Z.lto dl (rammenti di giornale di vario
colore e dal consueto surrealistico
riempimento) tutro un campionario di
minuti ritagli di « orrori » dei cam·
pi di sterminio nazisti? Quanta amarcz;ro, quanta disperata impotenza a
liberarsi di un passato di cui l'artista
denuncia giustamente se stesso, e con
sé tutta l'umanità che mppresenra, come complice e responsabile. La stessa
« speranza » espressa nel « manifesto »
di Curt Srenvert e che si può riassumere nel tirolo di un'altra delle opere esposte, la n. 142: <<L'art pour
l'Art?! Non! Non! L'Ar1 pour l"Homme!•> o nell'appello espresso nel titolo
dell'opera n. 143 «L'Homme souffre!
1966 » sembra stemperarsi nello
sconforto, nell'amara ironia su rutto e
tutti {titolo del! 'opera n° 146, una
delle più voluminose e fantastiche:
«La prima s:tu~zione umana parallc- >>
«la: m:mgiare in compagnia di una»
« zanzara anofele del formaggio Emcn·»
« thal, ascoltare una banda di cam- >>
« pagna ed immaginarsi una ruba in »
«formaggio Ementhal, 1966 » ).
Accanto a Curt Stenvert, espone un
Alto-Atesino o Sud-Tirolese che dir
si voglia (lupus in fabula!) su analoghi temi ma con forme espressive
del nmo diverse, una delicata ragnatela di segni so1tili a penna su cann
bianca.
Due sole opere a cui si accenna,
«Duello di re» {due re che dall'alto
dei propri ben sicuri e lontani troni si
sfidano a occhiate tremende, lo scettro
nclla mano, mentre fra di loro i rispettivi soldati, in una mischia iodcscrivibile, si fanno a pezzi) e « Re
con seguito» {un enorme patriarcale
re, seguito dalla regina, dal gran sacerdote. dal giullare, dal boia, rutto
a simbolo della realtà dello stato)
daranno un'idea dell'artista e dalla sua
tematica. Il più curioso è che due
delle ultime opere, « Tirolesi furibondi » e « Tirolesi arrabbiati », sembrano adombrare con fine ironia
certe malinconiche, anacronistiche di:t·
rribc attualmente in atto, con torto
di tutti, e lasciano supporre che lo
aurore abbia realizzato altre opere
in materia, non esposte dalla Biennale per non toccare la suscettibilità di
qualche italiano eccessivamente nervoso o di qualche tedesco affetto da
xenofobia.
Ancora nel padiglione dell'Austria,
un ecccllente scultore, Wander Bertoni - un emiliano fattosi austriaco,
finalmente una persona priva di pregiudizi che anticipo quel mondo futuro in
cui ciascuno erigerà sua sede là dove il
suo estro, le sue inclinazioni, la sua
volontà o i casi della vita l'avranno
UE
QUATTRO TESI PCR TORINO
(continua da pag. 2)
l. - l n armonia con la radicale
(Con::.•1u~
AH
U
UE
Mentre l'entità degli interventi
del FEOGA, connessi con questo
aspetto della politica agricola
comune dipenderà dall'andamento delle produzioni e delle esportazioni, m relazione ai prezzi di
intervento, invece a quelli intesi alla ristrutturazione ed ai miglioramenti agrari è stato posto
un limite di 285 milioni d 1 dollari. La rimozione degli ostacoli
alla politica agricola ha consentito di definire anche le ultime
tappe dell'unione doganale, infatti con il 1° Luglio 1968, il Mercato Comune Europeo diventerà
una realtà non solo per tutti i
prodotti agricoli, ma anche per
quelli industriali. L'accordo del
24 Luglio che integra il precedente, riguarda invece un insieme di prodotti che formano la
metà circa delle entrate agricole
nella CEE. Nove decimi della
produzione agricola Europea sarà così sottoposta ad una regolamentazione comunitaria.
Il neçoziato ha avuto momenti partiCOlarmente difficili specialmente per il contrasto che
ha diviso l'Italia e l'Olanda per
quanto riguarda il settore degli
ortofrutticoli. Comunque sono
state accolte le proposte di compromesso presentate dalla Com-
HA
E
30 Ottobre 1969: limite massimo
dell'attuazione del mercato
comune del vino.
missione della CEE poco prima
la firma dell'accordo, ed in tal
modo praticamente la maggior
parte degli ortofrutticoli circolerà liberamente a partire dal
T0 Gennaio 1967. Per un periodo
transitorio di tre anni i produttori potranno beneficiare, in caso di discesa dei prezzi al di sotto di un certo livello, di acquisti
delle eccedenze da parte dello
Stato, nonché di aiuti alle cooperative ed alle associazioni di
produttori e di sovvenzioni alle
esportazioni.
Sono poi stati fissati prezzi
uniformi per alcuni alimenti tra
i più diffusi, come il latte, la
carne, il riso, e l'olio d'oliva.
Quali saranno i vantaggi che
l'Italia potrà trarre da questi accordi? Indubbiamente le sovvenzioni alle esportazioni permette ranno ai nostri produttori di
resistere alla concorrenza di altri Paesi Mediterranei, come la
Spagna, la Grecia, Israele. Si avrà
un indubbio progresso anche
nella organizzazione collettiva
delle aziende sul modello di quelle Olandesi che sono all'avanguardia
della
organizzazione
aziendale agricola. Tutto ciò è il
risultato concreto di anni di lavoro e di volontà politica, volontà che come tutte le manifestazioni umane ba avuto ripetutamente degli alti e bassi. Le premesse ora per creare una grande
comunità politica ci sono. Ne
s iamo solamente alla soglia, ma
nessuno osa attraversarla. Ciò
che ai veri europesti sta a cuore
è che al di là dei negoziati tecnici, e delle particolari convenzioni rimanga quell'ideale genuino che ha caratterizzato i primi
anni della costruzione europea.
Accordi agricoli, unione doganale
fusione degli esecutivi e via dicendo, in tanto avranno un logico
intrinseco valore in quanto saranno considerati delle conquiste
strumentali in vista del vero fine dei Patti di Roma: l'integrazione politica dei popoli europei.
F. S.
AH
Vediamo ora in particolare il
contenuto degli accordi, dopo
averne rilevato il significato meramcnte politico. L'accordo del1'11 maggio certo non ha superato tutte le dificoltà esistenti
purtuttavia
rappresenta
una
buona base per la soluzione di
altre questioni di grande rilievo
che sono ancora in discussione,
come la posizione comunitaria
di fronte al Kennedy Round, e
ai crediti commerciali ai Paesi
del~'Oricnte europeo. E' stato
deciso che dal T0 Luglio 1967
il FEOGA assumerà tutti gli
oneri derivanti dalla politica
agricola comune, (da sola fino
al 1968) come ad es. i sussidi
per le esportazioni o interventi
sui mercati interni. In questo
periodo transitorio la quota a
carico del fondo passerà dal 50o/o
al 60o/o c per il biennio successivo passerà al 70%. Per il 1° Luglio 1968 tutti i più importanti
prodotti agricoli, fruiranno di
una organizzazione di mercato
artiColato su questo calendario:
1° Luglio 1968: entrata in vigore
del prezzo comune dello zucchero. Attuazione della organizzazione comune dei mercati di tabacco;
EU
di carattere economico segue
proporzionalmente uno svuotamento del COittenuto politico della Comunità.
1° Gennaio 1967: applicazione
delle disposizioni complementari per la realizzazione del
Mercato Comune degli ortofrutticoli;
1° Luglio 1967: adozione dei prezzi comuni per i cereali, le carni, le uova, zucchero c semi
oleosi;
Jo Settembre 1967: adozione del
prezzo comune del riso;
HA
L'accordo firmato l'li Maggio
a Bruxelles insieme a quello raggiunto il 24 luglio dal Consiglio
· della CEE, a conclusione di laboriose discussioni, rappresenta
un passo decisivo, anzi conclusivo, di tutto il processo di integrazione economica Europea.
Sono stati ovviamente anni
difficili ed il ragiungimcnto di
un accordo in un momento di
cns1 acquista un particolare
significato: il rilancio, almeno
sul piano economico, della Comumtà Europea. Anche se c'è
da rallegnirsi del notevole successo conseguito, la prima amara constatazione che balza evidente é quella che ad una spinta
La Lezione della XXXIII Biennale di Venezia
vani da una corvée ormai inutile,
da sostituire con un servizio civile di assistenza nei Paesi in via
di sviluppo, obbligatorio per i
giovani cittadini federali di ombo i sessi.
5. - Ma il significato e la funzione principale delle istituzioni
federali per i giovani non starà in
una determinata politica di queste verso la gioventù, sibbene nel
fatto medesimo del loro esistere,
giacché per la loro stessa presenza esse ricostituiranno una
Communità politica al livello dei
problemi reali - e cioè insieme
al livello europeo e a quello regionale e locale -; vinceranno
portato, quel mondo futuro che noi
fed~;a!'sti dobbiamo preparare si
presenta con opere in cui il temperamento vibrante, nervoso e un poco
prolisso del larino, si fondono con La
raz:onalità tedesca, ottenendo risul·
tati, anche monumentali, di pregevole
le·1atura.
Notevole, altresl, l'espressionismo
dmmmnrico, anche se polilic:amente
<< non qualificato ,., di Rudolf Keidl,
scultore.
Verso nuove
frontiere
Per quanto questi brevi accenni già
possano bastare a tratteggiare l'eccezionale importanza della manifestazione veneziana - dal punto di vista
artistico, - è da rilevarsi che altra e
ancora più importante è la lezione della XXXIII Biennale.
Si narra della tendenza, che si ~
notata diffusa a vari «livelli » espressivi, di chiamare direttamente in causa lo spettatore, invitandolo a «collaborare» con l'aurore nella realizzazione degli « effetti » artistici.
Si noti che verso tale tendenza si
sono già da rempo incanalate molte
forme letterarie, scgnatamente nel campo del teatro, da Ionesco a Becket,
se si vuoi trascurare quell'Alfred
Jarry che, con il suo « Ubu Roi »,
all"inizio di questo secolo per primo
impose allo spettatore la scelta del·
l'interpretazione (un volume su tale
argomento << Opera aperta » è stato
recentemente scritto da Umberto Eco);
l'arre figurativa vi arriva quindi per
ulùma.
Tuttavia, le nuove srrade che tale
modo di espressione apre allo sviluppo
futuro delle arti figurative, proprio per
l'immedi:n=a del rapporto fra lo
speuatore e le art i stesse, sono di tale
importanza da costringerci a considerare con la dovuta attenzione questo
fenomeno, tanto più che esso adombra
una realtà sociale e addirittura politica - di grande importanza per noi
federalisti - che consiste ncll'abbat·
ùmenro di «miri», <(barriere», «diaframmi »; nel caso particolare. il diaframma fra l'artista e la sun opera
da un lato, lo spettatore dall'ahro
Alla Biennale tale tendenza si è
rile,·ata soprattutto nella « Op {Optica!) An», dove determinati effetti
di luce c colori vengono suggeriti dall'autore espositore, ma lasciati, nella
loro ultima definizione, all'estro e al
gusto dello spettatore, libero di « scomporre e ricomporre » gli elementi
compositivi presentatigli {ecco il volto di Bdgitte Bardor al centro di uno
specchio curvato a tal modo che lo
spettatore, a sua scelta, può « scom-
podo >> secondo tecniche cubiste
e ricomporlo a suo piacimenro)
o di variarne a piacere, entro ceni
!:miti, i termini coloristici {ecco gli
«occhiali » dell'argcnrino J ulio Le
Pare).
Queste tendenze, si è detto, sono
diffuse un po' dovunque alla Biennale e vanno dai pannelli scorrevoli (a
scelta dello spettatore) di Laura Grisi
(una diligente soluzione - di carattere tutto femminile - del problema
su esposto, mediante pannelli, dalle
raffigurazioni assai concrete, scorrevoli ed eliminantesi a vicenda, secondo una limitata e precisa scelta che
l'anista offre allo spettatore) fino alla
vastissima gamma di associazioni di
forme (:mche in movimento) e colori
del già citato Julio Le Pare.
Benché i risultati non raggiungano
ancora, alto stato alluale, un altissimo
livello artistico, manifestandosi una
prevalenza di soluzioni a carattere
tecnico - addirittura elettronico del problema, pure ci sembrn che i
concetti ispirarori di questi tentativi
siano tali da giustificare, ad esempio,
uno dei massimi premi (quello della
Presiden7AI del Consiglio dei Minisrri)
assegnato a Julio Le Pare.
Si badi che il problema artiStico
non è facile: si tratta, da pane dell'amore, di esprimere, suggerire qualcosa di suo in forma tale da rendere
i propri elementi espressivi capaci non
solo di attrarre lo spettatore - parlargli - ma di esigere quasi una risposta, una collaborazione, la quale
comunque deve essere in un certo qual
senso Iimirma al tema espressivo dell'artista, per non travisare gli estremi
del « dialogo» ed i suoi risultati. In
questo delicatissimo equilibtio consiste l'importanza della nuova tendenza
e dei nuovi campi di comunicazione,
di contatto, di scambio che essa prevede rra i vari elemenri costitutivi di
una socict:\.
La Biennale ha presentato il problema e le sue prime soluzioni in campo artistico. A noi federalisti, superando tutta un'arcaica struttura organizzativa e sociale, operante persino nel
nostro Movimento, spetta il non facile
compito - ascoltando la voce dei
tempi e del progresso - di introdurre nel nostro mondo tali nuovi sistemi di colloquio, scambio e creazione
politica chiamando le vaste basi popolari ad un dialogo nel quale non è
affatto detto che i veri e i soli insegn:mti debbano essere i federalisti:
ma nel quale questi suggerendo il tema, devono << apprendere » a loro volta
le reazioni degli ambienti in cui si saranno presentati, cd assieme ai propri
imerlocutori elaborare idee, programmi, pervenire a realizzazioni.
Che la lezione della XXXIII Biennale di Venezia sia ascoltata da chi
deve essere ascoltata.
Federallst
Autocensimento a Frascati
Dal 5 a ttttto l'Il settembre,
il Movimento Federalista Europeo di Roma - nel quadro di
ttll'ormai prossima espansione
rep,ionale - ha vromo<i.<m >1PIIn
cittadini, il Sindaco di Frascati
Avv. Doazze/li, gli Assessori Signori Tamburano ed Occhiuto,
l'Assessore alla Provincia Alesçn...,n~"
n; ... ,,..,.; ,.,
,-.1•- ~
- ··"' -
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che e uropee verso la creazione
della federazione politica cd il
superamento degli Stati Naziona,Li, se":lpre p!ù i!J~paci di ri-
ro
Novembre 1966: attuazione
dell'organizzazione comune dell'olio d'oliva e adozione del
relativo prezzo comune;
n a t rn::orarrrreme c.nrncm specialmente per il contrasto che
ha diviso l'Italia e l'Olanda per
quanto riguarda il settore degli
ortofrutticoli. Comunque sono
state accolte le proposte di compromesso presentate dalla Com-
ceuuu;--m rnu n:n.tvl'anmrun IO o
intrinseco valore in quanto saranno considerati delle conquiste
strumentali in vista del vero fine dei Patti di Roma: l'integrazione politica dei popoli europei.
F. S.
QUATTRO TESI PER TORINO
DIREZIONE: Brugnoll, Burlone,
Colonna, del Bono, D'Urso, Ercolanl (responsabile) , Ermini,
Goetz, Parola.
REDAZIONE: De Angelis, Di Girolamo, Meale, Salerno, Tosi.
Registrazione Tribunale di Roma
n. 10383 in data 9-6-1965
Ree. i>OStale: Largo S. Godenzo, 3
ROMA
Tip. CA. & P. - ROMA
SCI!SO.
La Federazione Europea dovrà adeguare i fatti alle idee e
istituire- se e nei limiti in cui lo
si giudicherà opportuno - un esercito di mestiere liberando i gio-
Dal 5 a tutto 1'11 settembre,
il Movimento Federalista Euro-
peo di Roma - nel quadro di
ttll'ormai prossima espansione
regionale - ha promosso nella
vicina cittadina di Frascati wz
ciclo di manifestazioni destinat e
a risvegliare ttella popolazione
locale il problema dell'integrazione europea in con t rancio il favore delle stesse autorità e dei
maggiori esponenti dei Partiti.
Nella serata di mercoledì 7,
nei locali della biblioteca comunale, il dott. Andrea Chiti-Batelli
della Sezione romana del M.F.E.
ha tenuto una conferenza sui
motivi dell'a<.ione federalista e
sui fini del Censimento.
Sabato 10 setrembre, presieduta dal Sindaco di Frascati, Avv.
Guglielmo Boa zzelli, si è tenuta
ww interessa11te Tavola Rotonda organizzata dal Movim ento
Federalista Europeo in collabora zione con il Centro di informazione e di sflldio « Giovane Europa " sul tema " POTERI LO·
CALI E FEDERAZIONE EUROPEA».
Alla presenza di uno scelto
pubblico il dott . Clliti-Batelli, per
l'M.F.E., dopo aver brevemellfe
illustrato le tappe del processo
di integrazione europea e sottolineato la necessità oramai improcastinabile per gli europei di
darsi istituzioni comuni e sovrarzaziOirali, dotate di effettivo potere politico e di adegilato controllo democratico, ha cltiarito
la funzione importantissima dei
poteri locali nel più vasto quadro della Federazione Europea.
Hanno preso quindi la parola.
per l'Associazione I taliana del
Consiglio dei Comuni d'Europa,
l'Avv. Gianfra~1CO Martini, nottclté i rappresentanti della D.C.,
del P.L.!., del P.R.I., del P.S.D.I.
del P.S.I.
Domenica 11 settembre, infine,
i giovani del Movimento Federalista Europeo hanno raccolto le
firme dei cittadini di Frascati per
il Censimento Volontario del
Popolo Federale Europeo, contemporaneamente ad analoga
manifestazione s1•oltasi a Berlino.
Nel tardo pomeriggio il numero dtJi cittadini che avevano firmato per la unità politica dell'Europa, si aggirava sui 1500.
Nella mattinata, fra i primi
AH
U
HA
E
UE
( l ) Una sintesi più ampia in
francese di queste tesi (che sono
state pubblicate per eslero a parte, ciclostilate) apparirà in un numero speciale per il congresso della
rivista • Rassegna Europea • di Udine.
notizie dell' A.I.C.C.E.
Il 16 cd il 17 settembre si è
svolto ad Ancona, al Palazzo degli An7.iani, (sotto la presidenza
del Sindaco d i Torino prof. Grosso, presidente della A.I.C.C.E. e
dell "Inç. Salmoni, Sindaco di Ancona) Il V Congresso Nazionale
dell'Associazione Italiana del Consiglio dei Comuni d'Europa.
*
sezione romana Rl.F.E.
fn data I Ottobre u.s. l'Assemblea della Sezione romana riunita in seduta ordinaria, vista l'eccezionali tà della situazione della
Regione Centrale, h a costituito
un direttivo provvisorio di 9
membri che rimarrà in carica
non oltre il l Dicembre 1966. Sono risultati eletti: Ampolo, Bachi, Bernstein, De Angelis, Murgia, Musti, Scalia, Serafini, Vallini. Successivamente il nuovo
Consiglio Direttivo ha scelto per
il comitato esecutivo: Bernstein
(segretario), Scalia c Musti.
llcii - dt grande •mportt1n2a per no•
federalisti - che consiste nell'abbattimento di « miti », « barriere», «diaframmi »; nel caso panicolare, il diaframma fra l'artista c la sua opera
da un lato, lo spettatore dall'aluo
Alla Biennale tale tendenza si è
rilevata sopratnmo nella « Op (Optical) Art>>, dove determinati effetti
di luce c colori vengono suggeriti dall'autore espositore, ma lasciati, nella
loro ultima definizione, aiJ'estro e al
gusto dello spettatore, libero di « scomporre e ricomporre , gli dementi
compositivi presentatigli (ceco il volto di Brigitte Bardot al cenrro di uno
specchio curvato a tal modo che lo
spettatore, a sua scelta, può « scom-
c6mp1to
ascoltando la voce dei
rempi e del progresso - di introdur·
re nel nostro mondo tali nuovi sistemi di colloquio, scambio e creazione
politica chiamando le vaste basi popolari ad un dialogo nel quale non è
affatto deno che i veri e i soli insegnanti debbano essere i federalisti:
ma nel quale questi suggerendo il t~
ma, devono « apprendere,. a loro volta
le reazioni degli ambienti in cui si saranno presentali, cd assieme ai propri
interlocutori elaborare idee, programmi, pervenire a realizzazioni.
Che la le-tione della XXXIII Biennale di Venezia sia ascoltata da chi
deve essert' ascoltata.
Fe d eralls t
Autoeensimento a Frascati
UE
11ani da una corvée ormai inutile,
da sostituire con un servizio civile di assistenza nei Paesi il~ via
di sviluppo, obbligatorio per i
giovani cittadini federali di ombo i sessi.
5. - Ma il significato e la funzione principale delle istituzioni
federali per i giovani non starà in
una determinata politica di queste verso la gioventù, sibbene nel
fatto medesimo del loro esistere,
giacché per la loro stessa presenza asse ricostituiranno una
Communità politica al livello dei
problemi reali - e cioè insieme
al livello europeo e a quello regionale e locale -; vinceranno
l'attuale senso di spoliticizzazione e di alienazione di cui soffrono le nuove generazioni; apriranno a queste un obiettivo di politica interna (una società di uomini liberi e uguali) ed estera
(un mondo unito senza fame e
senza guerre) per cui valga la pelta di impegnarsi e di affrontare i viù gravi sacrifici; offriranno, per il suo raggiungimento,
uno strttmento valido - uno
stato di dimensioni sentimentali - eire ridarà all'Europa senso di responsabilità e fiducia nel
suo avvenire.
AH
«Lotta Federalista», per garantire in modo assoluto la propria
indipendenza politica o finanziaria e la propria caratteristica di
voce di base, s 'è data una nuova
organizzazione che comprende il
gruppo del «promotori» del giornale ed una Direzione con la relativa Redazione.
l promotori, che non sono iscritti ad alcun partito politico nazionale, curano l'autofinanziamento
del giornale e ne garantiscono e
fanno rispettare l'assoluta indipendenzn da qualunque partito o
ideologia nazionale.
PROMOTORI
M. Colonna, G. L. del Bono,
M. D'Urso, H. Goetz.
ABBONAMENTO ANN UO
Ordinario: 500
Benemerito: 1.000
Sostenitore: 5.000
Fondatore: oltre 10.000
EU
« si11istration of federalism » sopra proposta, tema essenziale è
quello del lavoro dei giovani, in
particola1·e dei lavoratori migranti, che oggi sopportano per la più
g1·an parte il costo del!o svilttppo economico, senza raccoglierne se non le briciole. L'attuale
alienazione del giovane lavoratore, e in particolare del lavoratort; 't:migrato, dovrà essere
radicalmente superata, non solo
dandogli una patria europea, in
cui goda dei diritti politici a
parità degli altri lavoratori, e
non si senta più uno straniero.
e it• cui sarà più naturale e pieno lo sviluppo di Sindacati sovranazionalmente organizzati, che
già {m d'ora va con ogni mezzo
favorito; ma curando, attraverso
i' Ministero federale de/lavoro, la
::ua formazione professionale, il
suo adattamento all'ambient..z, i
s!:oi problemi familiari, il suo
tempo libero.
2. - Secondo tema relativo ai
giovani è quello della scuola. I n
armonia con l'orientamento sopra sostenuto, il piano federale
dovrà partire dal principio clze
l'uguagliattza dei punti di partem.a nella scuola è condizione
d'uguaglianza dei punti di parten za nella vita, e elle la fonnazione di una classe dirigente fe-
derale proveniente, a parità di
chances », da tutte le classi sociali del popolo europeo è condizione di wt costante orientamento
democratico della politica europea. Scuole ~;ratuite per i meritevoli fino ar più alti livelli, salario scolastico e internati, e,
correlativamente, « n.wnen!s clausus» e selezione in conformità dei
fabbisogni previsti dal piano di
sviluppo federale: intorno a
questi temi deve ruotare la
politica scolastica della Federazione Europea, che dovrà avere
competenze concorrenti i11 queste materie rispetto agli Stati na;:.ionali.
E' in questo contesto e/re il Ministero federale della pubblica
istruzione dovrà curare l'euro·
peizzazione dell'insegnamento a
tutti i livelli, l'estirpazione dell' a!luale orientamento naziocer~rrico della scuola, l'insegnamento di un • civismo europeo»,
ispirandosi anche all'esempio nel
complesso non negativo delle
scuole comunitarie di Bruxelles
e di Lussemburgo.
3. · Una m enzione a parte merita il problema dell'Universittr
europea, che dovrà risolvere la
attuale crisi delle tmiversità naziortali. Queste dovranno sempre più essere lasciate alla loro
vocazione ormai prevalente di
istituti d'insegnamento e di scuole professionali elle preparano a
tma professione liberale, con
una opportwta abbr.:viazione del
ciclo di studi (così come di quello degli stLidi secondari); m entre l'Università Ellropea, da istituirsi a cura del Governo jet/era/e in alcuni dei cerrtri mar,~io
ri della Federazione, sara ck>tirtata alla ricerca alla forma zione
dei ricercatori e dell'élit~ europea, e disporl'à della con1 plessìtà di organizzazione (ùt tli,IJartimenti e non in facoltà, con sistemi interdisciplinari ecc.) e delle
costose alfrezzature oggi indispensabili per w1 compito di tanta
importanza.
4. - Altro problema, e no11 di
minor rilievo, è quello del
servizio militare. Che si voglia
un armamento atomico o convenzionale, potente e minaccioso o invece limitato a strette funzioni di polizia, tutti sanno che la
complessità e la complicazione
c1·escente degli armamenti, e la
loro crescente pericolosità anche
per chi li adopera e quindi per
la popolazione civile, richiede
l'impegno ormai esclusivo di
specialisti altamente qualificati,
e che quindi il servizio militare
obbligatorio è ormai un non
«
HA
(continua da pag. 2)
l. - In armonia co11 la radicale
"
certe malinconiche, anacronistiche
diatribe atruaJmente in atto, con torto
di rutti, e lasciano supporre che lo
auwrc abbia realizzato altre opere
in materia, non esposte dalla Biennale per non toccare la suscettibilità di
qualche italiano eccessivamente nervo·
so o di qualche tedesco affetto da
xenofobia.
Ancora nel padiglione dell'Austria,
un eccellente scultore, Wander Bertoni - un emiliano fattosi austriaco,
finalmente una persona priva di pregiudizi che anticipa quel mondo futuro in
cui ciascuno erigerà sua sede là dove il
suo estro, le sue inclinazioni, In sua
volontà o i casi della vita l'avranno
cittadini, il Sindaco di Frascati
Avv. Doazzelli, gli Assessori Signori Tamburano ed Occhiuto,
l'Assessore alla Provincia Alessandro Bisegni ed altre autorità
locali sono state notare mentre
in uno dei seggi firmavano la loro scheda di adesione al Censimento Volontario del Popolo Federale Europeo.
Pietro De Angelis
LA u LINEA POLITICA u DEl
DELEGATI DELLA REGIONE
CENTRALE
I delegati della Regione centrale 21l'XJ Congresso del M.F.E.
si sono riuniti sabato 22 ottobre
nei locali della Sezione Romana,
per concertare una comune linea
d'azione.
Questa è stata definita su lla base degli orientamenti emersi nella assemblea del l 0 e del 15 ottobre, nel senso di presentare al
Congresso di Torino, con la massima energia possibile, l'esigenza
di uno sforzo organizzativo massiccio c prolungato Per condurre cioè la battaglia che avrà comc parola d'ordine « Un Governo per l'Europa» occorre che lo
M.F.E. abbia un s uo governo efficiente e capace di suggerire,
stimolare ed appoggiare le iniziative periferiche, coordinandole
secondo un piano comune impegnato a raggiungere il successo
in vista delle scadenze comunitarie che le relazioni Albertini ha
opportunamente ricordato.
Anche quando s i riesca a verificare c rilanciare l'azione del
Fronte democratico, solo un organismo centrale del M.F.E., che
sia accuratamente strutturato e
disponga di mezzi adeguati (da
repcrire quindi con urgenza) e
di uomini capaci, potrà permettere a l Movimento la decentralizzazione che - nello spirito degli ideali c della metodologia federalista - esso deve avere e che
è necessaria per a llargare il reclutamento di base così come
per esercitare ai vari livelli (nazionale e comunitario, locale c
regionale) la pressione necessar ia a convogliare le forze polit!-
che europee verso la creazione
della federazione politica cd il
supcramento degli Stati Nazionali, sempre più incapaci di risolvere i problemi che ad essi
vengono posti.
r delegati presenti si sono quindi impegnati a chiedere a l Congresso che venga trasformata in
perentoria indicazione la raccomandazione già votata a Montrcaux nel 1964 per dare una valida strutturazione al Comité Centrai ed al Bureaux Exécutif, i
cui membri dovranno avere collettivamente c singolar mente precise responsabilità organizzativc
definite sul piano territoriale c
s u quello scttoriale. ln pari tempo dovranno essere estesi i compiti c rafforzati i poteri delle
Commissioni Nazionali e delle
strutture locali, l'azione di queste
ultime essendo diretta sopratutlo a potenziare la campagna del
Censimento ed a creare, con un
ininterrotto sforzo d i penetrazione, una forza politica di base
che abbia un peso apprezzabile
nei confronti delle forze politiche
1radizionalmentc organizzate e
dcll'opiuionc pubblica.
Dovrà essere inoltre curato in
modo particolare il coordinamento della Stampa Fe::leralista e
quello dell'azione comune condotta dalle organizzazioni europee specializzate (C.C. E.- A.E.D.E.
- associazioni professionali c di
Categoria) operando direttamente e attraverso una operante presenza nel Movimento Europeo.
CLAMOROSO GESTO
FEDERALISTA A OSOPPO
(Udine)
Il sindaco di Osoppo ha consegnato pubblicamente la bandiera Fede1·alista al Presidente Saragat in visita ufficiale nella regione quale Capo eli Stato Na7.ionalc. Il gesto opportunamente
reclamizzato ha clamorosamente
sottolineato a tutta Italia il paradossale contrasto fra la realtà politica attuale e le esigenze
federaliste di tutto un continente. Pieno successo dei federalisti
udinesi per la tempestività del
gesto - che s i s pera venga imitato in altre regioni d 'Europa e per la efficentissima diffusione
della notizia.
~OUUtJ .B<6D<6RtiLISUti
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GI UG~O 1 91.l7:
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SPEDIZION :I<: I N ABBONAMENTO POSTALE· GRUPPO IV
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ROMA 29 - 80 MAGGIO
VERTICE DELLA SPERANZA
HA
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Federalismo oltre Atlantico
Punta del Este
1 Sei si Incontrano a Roma
UE
AH
EU
alle volte paradossale, addirittura
anacronistica, se la giudichiamo da
un punto di vista esterno agli affari
francesi, secondo wta visione globale degli avvenimenti politici dell'Europa e del mondo occidentale;
ma certamente tale politica, risultando piìt volte utile, anzi necessaria alla Francia come tale, si è dimostrata involontariamente utile anche alla causa europea. Quando gli
interessi europei non hanno coinciso con gli itzteressi del generale,
questa politica è stata fonte di grossi problemi e gravi preoccupazioni
sia per il blocco occidentale, sia in
particolare per l'Europa nel suo
processo di unificazione; ma indub·
biamente, il verificarsi invece di una
concidenta tra gli opposti interes·
si lza apportato dei f rutti, probabilmeme involontari, che hanno più
volte rimediato ai disagi provocati.
Non è con ciò che si voglia elogiare l'operato del Generale; si tratta solo di dare atto di un indubbio
realismo, che ha in parte contribuito a rendere più favorevoli e propizie certe premesse di ordine politico ed economico necessarie all'attuale evoluzione in senso unitario
dei Paesi europei.
Gli avvenimenti di questo mese
possono confermare in gran parte
tale opinione. Primo grande evenro
è stata la richiesta da parte della
Gran Bretagna di diventare membro della Comunità Europea. Nel
1963 i negoziati furono bruscamente interrotti per intervento diretto
del Generale: si gridò allo scandalo· la Gran Bretagna subl un grave
c;lpo ed il suo orgoglio ne risentl
per Ùmgo tempo. Si pensò, allora,
che l'unificazione europea avrebbe
subito wz ritardo fo rtissimo, se non
addirittura irrimediabile. Ma il_ ~a
verno inglese cambia, e la polrNca
""; tnharist · oor.Ja <ULJma seconda
politica economica americana e
.. l presidenti delle Repubbliche dell'America latina deciquella comunitaria, si pone seriadono
di creare progressivamente, a comincjare dal 1970, il Mermente la domanda se una causa incato Comune dell'America latina, che dovrà entrare sostanzialdiretta ed involontaria non sia stata
mente in fu nzione entro un periodo di non più di quindici anni "•
proprio la politica antiamericana
si legge nella « Dichiarazione del presidenti americani " firmata
del Generale De Gaulle. Anche in
il 14 aprile scorso a conclusione della conferenza al vertice
questo caso, infatti, si è verificata
interamericana di Punta del Este.
una maturazione nel comportamen·
Integrazione economica dunque, ma con aspirazioni_ all'u_nltà
to degli Stati Uniti nei confronti
politica
che si fann~mpre più evit.Witi. Il 26 aprii~ mfattì ha
dell'Europa, maturazione che ha
iniziato i lavori a M ,.~video la Il A4Y, nblea ordlna rra del Pa r·
portato ad un livellamento dei relamento latino-americano (la l Assemblea si e ra tenuta a Lima
ciprochi interessi ed a contatti su
nel dicembre del 1964) con la partecipazione dJ 150 deputati
tm piano ugualitario; cosa questa
rappresentanti i parlamenti di ben 13 repubbliche (Brasile, Cile,
impensabile per la pohtica USA nei
Colombia, Costa Rlca, El Salvador, Uruguay e Ve nezuela) e con
coltfronti dell'Europa fino a pochi
all'ordine del giorno argomenti quali l'integrazione politica, l'Inanni fa. Ancl1e in questo caso, quin·
tegrazione dell'insegnamento e que lla economica e sociale:
di, la politica di De Gaulle fta in un
Finalmente l'America latina sta prendendo la strada grusla
certo senso condotto a premesse
per liberarsi degli antichi bisogni e delle antiche pa ure. Per noi
più favorevoli per una futura colEuropei deve essere fonte di particolare soddlsfazl~ne sapere
laborazione tra E11ropa e Stati
c he l'esempio del nostro Mercato Comune ha contrrbuito noteUniti.
volmente alla preparazione psicologica degli avve nimenti attuali
Il terzo avvenimento è il vertice
(basti ricordare l continui riferime nti all'esperienza e uropea da
di Roma. Anclte per questo è posparte dei più convinti fautori dell'unione latino-americana) ; ma
sibile intravedere una certa influenciò deve farci a nche meditare s ulle enormi responsabilità che
za positiva, seppure ancora una
pesano sulle nostre spalle, giacché quel che noi faremo per
volta involontaria, della politica del
l'unità dell'Europa Influirà in buona misura a nche s ul processo
Generale. Tale avvenimento, infatunitario di continenti per i quali raggiungere l'unità significa, In·
ti, serve da spunto per osservare conanzi tutto, avere maggiori possibilità di liberare centinaia di
me molto probabilmente il processo
milioni di esseri umani dall'atroce s tretta della fame.
di unificazione sarebbe risultato
V. M .
molto più lento di quanto non lo
sia stato fino adesso (il che è ~utto
dire), se nessun "De Gaulle» st fos5e sobbarcato il compito di met·
tere i tradizionali " bastoni fra le
ruote"· La presenza di De Gaulle
negli affari europei ha iltfatti coçtretto gli altri ROvernanti ad una
azione comune più favorevole alla
Eu ropa di quanto essi stessi nort ·
abbia~w voluto; il Generale Jza cioé
simboleggiato il pericolo eternaRiportiamo per intero la mozione
Tale Piano dovrà comprendere:
mente presente, contro cui combat- federalista presentata al Senato dai
l) Nel campo istituzionale:
tere ed oppo1 re la propria volontà. segueuti Senatori:
_ la rapida realizzazione, ormai
Probabilmente tale interpretazioAlcidi Boccacci Rezza; Ange- da troppo tempo attesa, della fu.
ne potrà sembrare piuttosto incoeli/li; Angelini Armando; An- sione degli Esecutivi, con l'invito
nmte, aleatoria; può darsi che in
gelini Cesare; Baldirzi; Batti- all'Esecutivo unificato di studiare
realtà " De Gaulle" non sia altro
no Vittorelli; Battaglia; Ber- le grandi linee di una politica comelle lo pseudonimo di tutti i gov~er
gamasco; Berlingieri; Berma- metciale lungimirante ed aperta vernanti dei sei Paesi comunitari, può
m; Bertola; Bemardinetti; Bi- so i Paesi terzi, che i Sei si sono
darsi eire l'impressione di europeisori; Bonaldi; Bosso; Bussi; impegnati a realizzare entro il 1970,
smo nou sia altro che la consegue1t·
Carbo11i; Cam.iani; Carelli; nonché, conseguentemente, di una
QJ:ul
n n re
litiche e
Laldo.· Chiariallo:.....C.W._~;cu.:-......,.....,· ica monetaria comune;
HA
La politica del getterale De Gatùle
è indubbiamente realistico; torse
Mozione Federalista al Senato
LE BUONE INTENZIONI ...
Il Trattato di non proliferazione
I l punto di vista di un
federalista "malpensante,
.. La reazione - afferma una sentenza rimasta celebre di Francesco
De Sanctis, che mi scuso di citare
a senso - non si presenta mai di·
cendo: 'io sono la reazione'. Il mantenimento dell'ordine, del benessere,
della legge, sono sempre stati i pretesti dietto i quali si sono nascosti
la difesa dei privilegi più intollerabili e delle più odiose ingiustizie».
Mazzini passava per un pazzo, un
sanguinario, un pericoloso cr.imina·
le per tutte le polizie, per tutti i
ben pensanti, per tutti i fautori del·
la Santa Alleanza: e lo stesso accade presso i nuovi Mettemich (la
espressione è di un uomo insospettabile, il grande storico Arnold
Toynbec, che la usa nei confronti
degli Stati Uniti) e per la nuova
c Santa Alleanza " russo-americana
dei nostri giorni, anch'essa strettamente unita nella difesa dei propri
privilegi, nonostante le molte frizioni più o meno superficiali: (la
diagnosi cinese è in proposito, e nonostante le evidenti esagerazioni
propagandistiche, sostanzialmente
esatta).
L'analogia tra la situazione odierna e quella di centocinquant'anni fa
può esser spinta ancora più oltre:
nel conflitto fra Santa Alleanza e
idea liberale e democratica, su un
punto almeno, occorre onestamente riconoscerlo, i fautori della restaurazione avevano ragione: e cioè
quanto al loro timore risultato purtroppo più cile fondato, che gli or·
dini nuovi portassero a uno scoppio anarchico di nazionalismi sfrenati, generatore dei peggiori disastri. Ma senonché questo era argomento validissimo perché si studiasse un nuovo ordine democratico al
di sopra delle nazioni e degli stati,
e non perché si mantenesse il vecchio ordine reazionario, che del resto non era neppure esso capace di
prevenire e allontanare i conflitti
e di tener a freno tutti i satelliti.
concordia, favorevoli a che si sancisca il principio che le potenze
superarmate dovranno restar superarmate, e magari impegnarsi, come già cominciano a fare, in una
folle gara di sperperi colossali
(mentre centinaia e centinaia di milioni di esseri umani muoiono letteralmente di fame) per costruirsi
l'ultimo «gadget "• il c dernier cri •
in fatto di moda militare; il missile-antimissile; e che gli altri dovranno restar potenze non sovrane,
tacere ed obbedire, e accettare dei
controlli unilaterali che potranno
facilmente trasformarsi - per la
loro stessa natura, e quasi al di là
della cattiva volontà dei controllori
- in strumenti esosi di spionaggio
industriale. Dove comincia e dove
finisce l'uso pacifico della scienza?
Certo, chi oserebbe negare che la
prevenzione della guerra atomica e
quindi della proliferazione nucleare
non sia un bene? Ma quello che s i
deve negare è che il trattato proposto sia uno strumento adeguato
a tal fine. Solo un'autorità internazionale che assicurasse il disarmo
di tutti (cioè un Governo, o una
Federazione mondiale) potrebbe
raggiungere quell'obbiettivo: Come - diceva Sforza esortando ad
approvare il Trattato di pace c la storia dei trattati internazionali [specie di quel tipo] è la storia della revisione dei trattati internazionali "• cosl la storia di controlli unilaterali di quel genere - ne·
cessariamente oscillante fra l'esosità e l'inefficienza - è la storia della elusione di tali controlli.
Se fra cinque anni le grandi potenze non avranno rinunziato alle
a rmi atomiche (e chi può sperare
che vi rinunzino?) è certo che la
non proliferazione fallirà. Tutti sono d'accordo nell'ammetterlo. Occorre dunque concludere che per
quanto lo scopo sia nobilissimo, lo
strumento è del tutto inadeguato a
r"ooinnol"rln
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di Roma. Anche per questo è posparte del più convinti fauto ri dell'unione la~i no-amerlcana) : ma
dci nostri giorni, anch'essa strettasibile intravedere una certa influenciò deve farci anche medita re sulle enormr responsabilità che
mente unita nella difesa dei propri
za positiva, seppure anco1·a. una
pesano s ulle nostra s palle , giacché ~uel che noi fare mo per
privilegi, nonostante le molte frivolta involontaria, della politica del
l'unità dell'Europa infl uirà in buona mrsura anche s ul processo
zioni più o meno superficiali: (la
Generale. Tale avvenimento, infatunitario di continenti per i quali raggiungere l'unità significa, In·
diagnosi cinese è io proposito, e noti, serve da spunto per osservare conanzi tutto, avere maggior! pos sibilità di liberare centinaia di
nostante le evidenti esagerazioni
me molto probabilmente il processo
milioni di esseri umani dali atroce stretta della fame.
propagandistiche, sostanzialmente
di unificazione sarebbe risultato
V. M.
esatta).
molto più lento di quanto non lo
L'analogia tra la situazione odiersia stato fino adesso (il che ~ tutto
na e quella di centocinquant'anni fa
dire), se nessun c De Gaulle " si fospuò esser spinta ancora più oltre:
se sobbarcato il compito di metnel conflitto fra Santa Alleanza e
tere i tradizionali c bastoni fra le
idea liberale e democratica, su un
ruote •· La presen7.a di De Gaulle
negli affari europei ha infatti copunto almeno, occorre onestamenstretto gli altri govemanti ad una
te riconoscerlo, i fautori della reazione comune più favorevole alla
staurazione avevano ragione: e cioè
Europa di quanto essi stessi non ·
quanto al loro timore risultato purabbiano voluto; il Generale ha cioé
troppo più che fondato, che gli orsimboleggiato il pericolo eternadini nuovi portassero a uno scopRiportiamo per intero la mozione
Tale Piano dovrà comprendere:
mente presente, contro cui combat- federalista presentata al Senato dai
pio anarchico di nazionalismi sfre1) Nel campo istituzionale:
tere ed opporre la propria volontà. seguemi Senatori:
- la rapida realizzazione, ormai nati, generatore dei peggiori disaProbabilmente tale interpretazioAlcidi Boccacci Rezza; Ange- da troppo tempo attesa, della fu- stri. Ma senoncbé questo era argo·
ne potrà sembrare piuttosto incoelilli; Angelini Armando; An- sione degli Esecutivi, con l'invito mento validissimo perché si studias·
rel1/e, aleatoria; può darsi che in
gelini Cesare; Baldini; Batti- all'Esecutivo unificato di studiare se un nuovo ordine democratico al
realtà " De Gaulle» non sia altro
no Vittorelli; Battaglia; Ber- le grandi linee di una politica com- di sopra delle nazioni e degli stati,
che lo pseudonimo di tutti i govergamasco; Berlingieri; Berma- merciale lungimirante ed aperta ver- e non perché si mantenesse il vecnanti dei s~i Paesi comunitari, può
lli; Bertola; Bernardinetti; Bi- so i Paesi terzi, che i Sei si sono chio ordine reazionario, che del redarsi che l'impressione di europeisori; Bonaldi; Bosso; Bussi; impegnati a realizzare entro il 1970, sto non era neppure esso capace di
smo non sia altro che la conseguenCarboni; Cam.iani; Care/li; nonché, conseguentemente, di una prevenire e allontanare i conflitti
e di tener a freno tutti i satelliti.
za di oculate manovre politiche e
Cataldo; Cltiariello; Celasco; politica monetaria comune;
diplomatiche. Ma come tutti i nodi
- un vigoroso impulso alla poliLo stesso accade oggi con il tratCingolani; Corbellini; Cittangiungono al pettine, così si può dite; Criscuoli; D'Errico; D'An- tica sociale della Comunità, in mo. tato di non proliferazione. Coloro
re che tutti i «De Gaulle » giundrea; De Dominicis; Donati; do che il lavoro divenga il protago- che stanno senza riserve per Metgono al vertice; ed ~ proprio duranDe Luca; Fenoaltea; Ferrari; nista ed il principale beneficiario temich e per lo zar Alessandro (gli
te questo incontro di Roma che Io
Forma; Giancane; Giraudo; dei vantaggi dell'integrazione eu- atlantici di stretta osservanza e i
comunisti pro-sovietici « d'appelaeuropeismo ufficiale dovrà mostraGrassi; Granzotto Basso; ropea;
(continua a pag. 6)
tion controléc •) sono, in perfetta
re la corda.
Gronchi; Guarnieri; lannuw;
Jodice; Maier; Micara; Mo.
naldi; Mongelli; Morandi;
***
Moro; Molir1ari; Palumbo; PiIl processo di unificazione non è
La Patria della Democrazia
gnatelli; Pezzini; Poet; Rotta;
ancora giunto al punto oltre il quale
Sclziavone; Sibille;,,'ft?ataro;
ogni ulteriore azione diventa irreverSpigaroli; Tortora1 res-."rimarsibile. Ma tale momento è prossimo
chi; Vallauri; Vecellio; Vero.
e sarà raggiunto in breve tempo se
11esi; Zane; Zaccari; Zelioli
verranno risolti i tre maggiori proLanzini; Zenti; Zonca.
blemi che attualmente si trovano al
tappeto: rilancio politico della Co- IL SENATO
L'agave è una pianta che fiorisce una volta sola, con
munità Europea, unificazione dei
presa visione della Relazione sulun fiore altissimo e fecondo, per poi isterilirsi e morire.
tre Esecutivi, allargamento dell'area la Comunità Economica Europea e
E' l'unico, amaro parallelo che ci sembra suggerire la
comu11itaria. Sarà il modo in cui sulla Comunità Europea dell'Ener·
situazione della Grecia dopo l'ultimo putsch monarchicoquesti problemi verranno affronta- gia Atomica per il 1958-1965 e di
militare. I nutile analizzare le caratteristiche endogene e
ti e sperabilmente risolti che forni- quella per il 1966, presentate dal Migli impulsi esterni, le cause storiche e le infrastrutture sorà un'indicazione della raggiunta nistro degli Affari Esteri a norma
ciali che possono spiegarne le cause. Noi crediamo profondamente nelle analisi socio-economiche precise e nella rimaturità politica dei govemanti nei dell'art. 2 della legge 13 luglio 1965,
n. 871;
cerca obiettiva della verità, ma questa volta confessiamo di
confronti dell'l dea di Europa.
profondamente preoccupato per
non esserne capaci. Troppo è il rimpianto, troppa la illogiProbabilmente questo vertice non
cità. Tantomeno crediamo opportuno classificare l'evento
avrà quell'importanza che ha invece le difficoltà ed i ritardi che, nonostante i non pochi progressi comcon semplicistiche espressioni come « l'azione delle forze
caratterizzato l'incontro di Messina piuti,
intralciano il cammino
fasciste sempre operanti nella società capitalistica». Taldel 1956; ma servirà ugualmente, si verso ancora
una piena integrazione ecovolta la Storia è ingiusta. La Grecia ebbe la prima vera
spera, a capire, innanzitutto, la po- nomica, cosl come quello, ancora
democrazia europea e fu lo stato che molti secoli prima di
litica di De Gaulle, se ciò sia pure nemmeno iniziato, verso l'unione
Cristo sperimentò tutti i regimi politici, dalla monarchia
possibile, e servirà, inoltre, a dimo- politica del Continente;
dei re micenei alla frenata demagogia di Alcibiade e Cleonstrare la sincerità degli altri goverinvita il Governo, prendendo octe, dalla tirannide di Pisistrato e di Clizia allo stato militare
nanti europei. La 1•olitica francese casione dalla prossima Conferenza
di Sparta, dalla luminosa «democrazia guidata» di Periè stranamente mutevole; alle volte Romana dei Capi di Stato e di Gode allo « stato dei tecnocrati » di Eubulo. Ebbene, questa
sembra dotata di una notevole coe- verno dei sei Paesi, a farsi romo.
gente oggi non hfl ancorfl t~ovato u'!a soluzione po.lilica çhe_
rei!Z!I. E' indubbiamente una tipica tore ed a sostenere, qu~
con
risolva problemt veccht dt decenm. Queste constderazwm
politica di prestigio, che ha in gran coerenza e tenacia, un Pilihv' orgavr sono estremamente inutili, perché troppo facile sarebbe se
parte conseguito i risultati deside- nico di progressiva realizzazione di
le glorie dei padri riscattassero da sole le miserie dei figli.
rati sia in campo nazionale sia in- una Europa sovranazionale e deVogliamo soltanto considerare una cosa. Il popolo greternazionale: tm riavvicinamento mocratica, nella convinzione che soco, proprio per i suoi tanto "declamati" meriti storici, ha
diritto ad avere quel benessere e quelle libertà democrati
con l'Est, un riassestamento della lo tale Europa può servire, con i
che che ancora non ha ottenuto. Nessuno dei regimi attuali
situazione finanziaria interna, la più profondi interessi europei, anha realizzato niente di simile. Ebbene, se le uniche possibicreazione di un sistema difensivo che i più veri interessi italiani. Solo
lità di sviluppo economico e sociale vengono dalle forze
disgiunto completamente dalla NA- essa infatti potrà, da un lato, ardemocratiche di sinistra, è evidente e/te sono queste le forze
TO, urra politica di disturbo nei ri- restare la degenerazione in atto delda sostenere. l pericoli per la democrazia non vengono solo
guardi degli investimenti USA in lo spirito comunitario cd il ritorno
da sinistra. Coloro clze sono corsi a San Domingo e nel
Francia, un avvicinamento della alla vecchia prassi intergovemativa,
Vietnam per salvare la democrazia, non hanno ritenuto neGran Bretagna all'Europa, per par- e, dall'altro, consentire che la evencessario salvare la democrazia greca. Molte, troppe rifleslare dei risultati più appariscenti. tuale adesione britannica ad una
sioni sono possibili a questo punto e non intendiamo scenComunità, già chiaramente avviata
Tutto ciò conduce alla conclusione verso forme di unione sovranaziodere nel fazioso o nel soggetttvo.
che le riserve avanzate da De Gaul- nale sempre più solide, abbia coPossiamo soltanto pensare che l'Europa e gli Europei
le nei riguardi dell'Inghilterra (esa- me conseguenza un ulteriore approsono ogni giorno più soli. Se vogliamo salvare le istituzioni
gerato attt1ccamento agli Stati Uni- fondimento e democratizzazione deldemocratiche e dar vita ad una nuova era di progresso per
ti, con conseguente timore d'inseri- le istituzioni comunitarie, come fin
le nostre genti, dobbiamo unirei e progredire insieme.
mento della Comunità Europea in d'ora auspica la parte più illwninaM. T.
(continua a pag. 5)
ta dell'opinione pubblica inglese.
Mozione Federalista al Senato
·ltliBERTA' PER LA 6HECIA
AH
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LE BUONE INTENZIONI ...
EU
O]YpolS
si ha apportato dei frutti, probabilmente involontari, eire hanno più
volte rimediato ai disagi provocati.
Non ~ con ciò che si voglia elogiare l'operato del Generale; si tratta solo di dare atto di wr indubbio
realismo, che ha in parte contribuito a rendere più favorevoli e propizie certe premesse di ordine politico ed economico necessarie all'attuale evoluzione in senso rmitario
dei Paesi europei.
Gli avvenimenti di questo mese
poss01w confennare in grart parte
tale opinior1e. Prinw grande evento
è stata la richiesta da parte della
Gran Bretagna di diventare membro della Comunità Europea. Nel
1963 i negoziati furono bruscamente interrotti per intervento diretto
del Generale: si gridò allo scandalo; la Gran Bretagna subì un grave
colpo, ed il suo orgoglio ne risenti
per lungo tempo. Si pensò, allora,
che l'unificazione europea avrebbe
subito un ritardo fortissimo, se non
addirittura irrimediabile. Ma il governo inglese cambia, e la politica
dei laburisti porta ad una seconda
richiesta di partecipazione. Perché?
La Gran Bretagna sente ora l'assoluto bisogno di rompere il suo
tradizionale isolazionismo nei riguardi del "conti1tente", per evitare
di trasformarsi nel 51• stato USA.
La Gran Bretagna è ora più matura
per una politica europea, è più consapevole dell'importanza del fattore
unitario per permettere all'Europa
di continuare a svolgere nel mondo
il ruolo che le è tradizionalmente
congenito. E ciò è riprovato abbondantemente dalle dichiarazioni dei
governanti inglesi, ed in particolare
del Primo Ministro Wilson, i quali
ltanno pii'l volte voluto sottolineare
il contenuto politico di una tale decisione, contenuto politico che era
sostanzialmente asse1tte negli intendimenti dei COilServatori nel 1963.
Quel rifiuto di allora, quindi, se da
una parte ha ritardato il processo
di unificazione, per il quale la presenza inglese è indispensabile, di
vari anni, ha d'altra parte favorìto
le premesse per questi secondi negoziati, i quali, infatti, pur rivolgendosi necessariamente a det erminati interessi economici, saranno indubbiamente pervasi di una netta
volontà politica.
Secondo evento fondamentale è la
conclusione, positiva, dei negoziati
per il " Kennedy Round •; l'importanza di tale conclusione è notevole:
il mondo occidentale va ritrovando
la sua unità attraverso una collaborazione economica di una pOrtata senza precedenti nella storia dell'economia. Tali negoziati, durati
per lunghissimo tempo e dai quali
sono scaturiti notevoli risultati,
1ranno interessato tutti i Paesi aderenti al GATT, ma ltanno visto come protagonisti gli Stati Uniti e la
CEE. Ciò dimostra innanzitutto come la Comunità Europea, mostrando compattezza di vedute e di decisioni, abbia confermato ancora una
volta la validità e la necessità dt
un processo di unificazione; ed inoltre, proprio per il fatto che i protagonisti siano stati gli USA e la
CEE, e che quindi effettivamente
la spinta originaria al « Kennedy
Round » sia stata proprio la necessità di un riavvicinamento tra la
HA
v-.~~a,
l
finisce l'uso pacifico della scienza?
Certo, chi oserebbe negare che la
prevenzione della guerra atomica e
quindi della proliferazione nucleare
non sia un bene? Ma quello che si
deve negare è che il trattato proposto sia uno strumento adeguato
a tal fine. Solo un'autorità internazionale che assicurasse il disarmo
di tutti (cioè un Governo, o una
Federazione mondiale) potrebbe
raggiungere quell'obbiettivo: Come - diceva Sforza esortando ad
approvare il Trattato di pace c la storia dei trattati internazionali [specie di quel tipo] è la storia della revisione dei trattati internazionali », cosl la storia di controlli unilaterali di quel genere - necessariamente oscillante fra l'esosità e l'inefficienza - è la storia della elusione di tali controlli.
Se fra cinque anni le grandi potenze non avranno rinunziato alle
armi atomiche (e chi può sperare
che vi rinunzino?) è certo che la
non proliferazione fallirà. Tutti sono d'accordo nell'ammetterlo. Occorre dunque concludere che per
quanto lo scopo sia nobilissimo, lo
strumento è del tutto inadeguato a
raggiungerlo, anche indipendente·
mente da ogni considerazione sul
carattere odioso della discriminazione che esso implica fra popoli e
Stati « più o meno uguali degli altri», per dirla con Orwell (ed anche senza tener conto, al livello
europeo, dell'ulteriore colpo che
esso infliggerebbe a quell'c uomo
morto,. che è già di per sé l'Euratom, e in genere alle prospettive fu·
ture di c Comunità tecnologica ,.
continentale: realtà e prospettive
troppo inconsistenti, per ora, per
costituire argomenti validi in favore della nostra tesi).
II
E' a questo punto che va sottolineata la radicale assenza dalla scena internazionale - con una sua
politica, e un peso per farla volere
- dell'Europa divisa, e la sua incapacità dì indicare una via che permetta di uscire dal dilelilr.la.
Ho sostenuto altrove e in via generale che non esiste in nessun
campo una politica nazionale che
più e meglio di un'altra possa servire gl'interessi della pace, della democrazia, dell'unità europea e mondiale (1); e ciò mi sembra valere,
e in modo particolarissimo, anche
nel caso in esame. Il rifiuto del
trattato di non proliferazione sarebbe un pessimo esempio per tutti gli
altri popoli «aspiranti nucleari • e
una spinta decisiva al caos atomico:
un gesto che gli europei - tutti gli
europei, e non solo i tedeschi hanno troppo cattiva coscienza per
compiere. Ma una sua accettazione
rinvierebbe solo di poco la non proliferazione, renderebbe forse, domani, l'esplosione di essa più violenta,
più rapida, più incontrollata (e porrebbe, come si è visto, un'ulteriore
buccia di banana sulla via già cosl
irta di ostacoli dell'integrazione
europea).
Un'Europa federata invece - una
grande potenza capace di darsi un
armamento pari quello degli Stati
Uniti o dell'URSS, ma per ora priva o quasi di esso, e interessata a
non spendere le somme spaventose
necessarie per procurarselo e tenerlo in efficienza - costituirebbe una
forza adeguata per assumere la leadership del terzo mondo in questa
A. CHITI·BATELLI
(continua a pag. 2)
LJ AGRICOLTURA INGLESE
DI FRONTE ALLA C. E. E.
problematlca che l'adesione britannica
alla C.E.E. porta con sé. Essa è il rl·
sultato di una serle di leggi agrarie
emesse In questo dopoguerra sulla
base di ben precise esigenze economiche e sociali della Gran Bretagna.
·SI può affermare che gli obiettivi del
Trattato di Roma e quelli delle leggi
agrarie britanniche sono l medesimi.
Queste ultime. Infatti, furono promulgate nell'Intento di assicurare alla nazione un'agricoltura stabile, efficiente
e prospera oltreché un costante aumen·
to della produzione. Da parte sua Il
Trattato di Roma vuole stabilizzare l
mercati, regolarlzz.are l prezzi e l'approvvigionamento per i consumatori,
assicurare un più alto livello di vita
dei produttori nelle zone depresse della
Comunità.
la differenza è Invece notevolissima
per quanto riguarda l metodi. In Gran
Bretagna sulla base del • Tom Wllliam'a
Agrlculture Act • del 1947, poi rettlfl·
cato nel 19S7, ogni anno l ministri interessati passano In rassegna le condizioni economiche e le prospettive del·
l'agricoltura. Viene cosi pubblicata, In
febbraio, la Rassegna Annuale (Annual
Revlew), nella quale sono determinati
l vari prezzi garantiti per l bovini, gli
Nel 1958 il Ghana ospitò nella sua
capilale Accra, due conferenze (l.a
Conferenza degli Stati Africani e
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INGHILTERRA: un
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Il Trattato di non proliferazione
(continua da pag. l)
lotta contro i « più uguali degli al·
tri "· per imporre loro, come prez·
zo della non proliferazione, il loro
progressivo disarmo atomico.
III
Poiché l'Europa federata non c'è.
quaJ'è la politica da seguire, e da
cons igliare agli europei?
Accettare il trattato, nonostante
tutti i difetti, come giusta punizio·
ne dell'insipienza e dell'incapacità
ad unirsi e a dars i una struttura
statale continentale, finora dimostrata dalle nostre classi dirigenti;
ma aggiungervi la clausola federale
europea, che gli Stati Uniti sembrano, per fortuna, tuttora disposti ad
accettare.. In tal senso - è opportuno rilevarlo - si è espressa tra
gli altri l'Assemblea dell'UEO nella
raccomandazione n. 149, (Doc. 392).
« L'Assemblea - essa recita - richiama l'alter.zione del Governo de·
gli Stati Uniti sulla necessità di
mantenere, i'l ogni trattato di non
prolifE'razione nucleare, una clausola che faccia salvo il diritto dei
Paesi ew·opei di porre, se essi un
giorno cosl decideranno, le loro
for.te nucleari e classiche sotto il
controllo di un'autorità politica
europea"·
Si tratta, semmai, di render più
precisa e categorica quella clausola,
trasformandola da « europea " in
« federale "• c chiarendo cioè che
essa vale solo nel caso che si costituisca davvero un esercito europeo, e quindi un solo Governo e un
solo Stato continentale.
Così, da un lato, le spinte al
riarmo atomico dei Paesi europei
- che certamente vi saranno, stan·
te l'attuale politica militare dei
grandi - verrebbero incanalate verso un fine positivo; mentre i progressi verso l'unificazione europea
costituirebbero altrettanti stimoli,
per detti grandi, a proporsi seria·
mente il problema del disarmo.
L'altra alternativa - la firma pura e semplice del trattato -, per
quanto nobili siano le intenzioni di
quelli, fra i suoi sostenitori, che
sono in buona fede, (le anime can·
dide del « tutto fa brodo •), costituisce solo, ripetiamolo per la ter·
za volta, una politica dello struzzo.
una fuga in avanti senza domani.
Fra cinque anni, al massimo, la prolife razione ci sarà in ogni modo,
anche con il trattato. B allora?
And rea CHITI·BATELLI
(l ) A. Chiti-Batclli, Verso la Fede·
razione Europea?, tre opuscoli pub·
blicati in « Giovane Europa •, Roma, 1964, (in particolare il terzo:
Un Manifesto Federalista); c soprat·
tutto A. Chiti-Batelli, La politica
estera della Federa1.ione Europea:
11uova strategia atlantica e difesa
dell'Europa, estratto da « Comuni
d'Europa "• gennaio-maggio 1963.
LE RISERV E BRITANNICHE
L'unione tra Il sistema di protezione
britannico e quello comunitario avrà
un gran numeoo di conseguenze. Prima di tutto è stato calcolato che la
bilancia dei pagamenti britannica saril
danneggiata dalle tasse d'Importazione
per circa 175-250 milioni di sterline, poJ.
ché Il 90% delle tasse d'ii'T] • "'azione
dovrà essere versato al Fondi. .l)rlcolo
Comune.
Inoltre l consumatori britannici saranno costretti ad acquistare a prezzi
elevati sia gli stessi prodotti Inglesi,
sia quelli finora Importati a condizioni favorevoli dal paesi del Common·
wealth, poiché essi dovranno adeguar·
si alle misure protettive dell"Intera area
comunitaria. Infine sarà colpita diret·
tamente la stessa agricoltura britannica. Da un lato alcuni produttori, come quelli di avena e orzo, grano. ecc.
saranno enormemente favoriti. Infatti 1
prezzi del grano a livello comunitario
risulterebbero più alti del 40%. Ma sarebbe un beneficio limitato al 12% della produzione agricola nel suo Insieme.
Anche i prezzi delle carni bovine sali·
ranno a tutto vantaggio degli allevatori
britannici.
Ma per quanto riguarda l'orticoltura, VI Congresso lnteramericano di Pianificazione
che nel Regno Unito è un prodotto dal·
le migliaia di costosissime serre spar·
se nel sud del paese, l'ingresso nella
Comunità significherà aprire ~merca
to al più pericolosi competi
Italia
e Francia. Il risultato sarà rnzrdistru·
zlone deli 'ortlcultura britannica che non
potrebbe mal sopravvivere a condizioni
di normale concorrenza. Conseguenze
Caracas, 1967.
goroso impulso allo sviluppo del di espansione. Questa mancanza
simili avranno la produzione di patate
suo regime di vita economica e eli dinamismo mantiene l'Ameri·
La
conseguenza
del
sottosvilupe quelle del prodotti caseari.
po dell'America del Sud è messa culturale. Questa tesi è stata ap- ca Latina in una fase di sottosviin rilievo da queste cifre dram- provata dal VI Congresso Intera· luppo che discende per gradi fino
mericano di Pianificazione, tenu- al primitivis mo di immense zone
matiche, pubblicate dall'O.N.U.:
nel 1964 la popolazione si è ac- tosi a Caracas sul finire dello interne.
Per questo motivo bo sostecresciuta con una media del 12 scorso anno con la partecipazioper mille, mentre la produzione ne di 400 delegati di tutto il Con- nuto al Congresso la tesi che il
processo d'espansione dell'econoalimentare è aumentata soltanto tinente.
Bisogna riconoscere che la pia- mia non si deve realizzare solo in
in ra~ione del 6 per mille. Nella
Amenca del Nord, in conseguen· nificazione è vista con una certa una tensione verticale, che accenza del suo progresso economico diffidenza dai settori reazionari tui le differenze sociali esistenti,
e tecnologico, si è verificata in· ed anche da alcuni stimati espo- ma anche in senso orizzontale,
vece una situazione completa- nenti liberali. Però fortunata- con un'azione tendente a colmamente opposta: incremento del- mente ci sono liberali che banno re i vuoti di civilizzazione che pela popolazione 6,5 per mille ed vivo il senso della socialità, cosl ricolosamente persistono nel Conaumento della produzione ali- come socialisti animati da un tinente. Di fatto, uno degli obietmentare 11 per mille. Questo di- grande rispetto per la libertà in- tivi del Congresso è stata la dim ostra in modo inequivocabile il dividuale, le cui aspirazioni con- chiarazione sopra lo squih"brio
prodotto dai poli di sviluppo che
carattere progressivo e pericolo- vergono verso le stesse mete di provocano
enormi concentrazioso della crisi del Sud-America che progresso.
E' evidente che tra i maggiori ni urbane con il conseguente absi estende anche al settore agri- ostacoli
svilupP-o dell'Ameri- bandono della campagna e la forcolo, tradizionalmente forte, con ca Latinaallo
vi sono l atomizzazione mazione di sobborghi miserabili
diminuzione del livello medio di politica e la duplicazione delle alla periferia delle grandi città.
vita della popolazione, ch e fatal- funzioni e competenze tra i diDal punto di vista politico è
mente cresce in ragione propor- versi Stati. Occorre superare evidente che l'attuale frazionazionale alla s ua povertà. Da que- questa tappa, come intul, sebbe- mento dell'unità del Continente
sta situazione deficitaria l'Ame- ne prematuramente, Sim6n Bo- in molte nazioni, delle quali alrica Latina potrà uscire soltan- livar, quando fondò la Gran Co- cune non raggiungono il milione
to con nn'indifferibile politica di lombia. La impreparazione psi· d 'abitanti, con un'economia di ti·
peso » di cui l'Europa non può fare a me no.
integrazione, che imprima un vi- cologica e la difficoltà delle co- po ·agricolo ed artigianale, non
municazioni, tipiche della sua può favorirne il progresso in un
epoca, sono ormai in gran parte mondo di nazioni potenti ed alsuperate dal progresso culturale tamente sviluppate. Fortunatae tecnico. Bisogna unire gli mente l'integrazione economica
sforzi comuni per compiere il che è in atto porta con sé, come
primo passo verso l'integrazione, conseguenza, anche quella cultusenza egoismi. Perché sono preci- rale c politica, mirando alla trasformazio_ne di quelle ~ocietà
...,.., .. nt"' nttP<:ti pc;nrPssinne d e(.
AH
la protezione statale dell'agricoltura
è uno degli aspetti più controversi della
doganali non riescano a limitare gli
acquisti.
Da quanto abbiamo scritto Il lettore
avrà modo di rendersi conto della portata di un problema come l'agricoltura
britannica. Non abbiamo l'intenzione di
proporre alcuna soluzione. Crediamo In·
fatti che. se da un lato Il problema si
può spezzettare in decine di questioni
minori che ne compongono Il quadro,
dall'altro è evidente che non tanto alla
soluzione dobbiamo guardare, quanto al
metodo.
Non si tratta, Infatti, di mettere delle
condizioni alla Gran Bretagna - solu·
zlone questa anacronistica oltreché
inattuabile - ma di decidere, su basi
esclusivamente pragmatlstlche, un problema che non ha e non vuole avere
altro che aspetti reali e contingenti.
La posizione dell"agricoltura nella
modert"' '-società Industriale è un problema12~ ~ richiede diverse soluzioni In
luoghi e tempi diversi. Cosl la creazione di una politica agricola europea
non significa ricercare una via europea
all'agricoltura, ma Integrare quelle già
esistenti. Questo significa che non si
possono dimenticare quelle condizioni
che hanno Imposto ali 'agricoltura brl·
tannlca quella determinata fisionomia.
Essa. lnvero, non rappresenta un fungo
sorto per un capriccio, ma il risultato
di determinate esigenze climatiche, economiche ed umane. La Gran Bretagna
ha bisogno deliP. sua agricoltura: dob·
biamo quindi evitare di modlflcarne la
struttura, ~e non per quel tanto sufficiente a garantire la dinamica del processo di integrazione economica.
Maurizio TOSI
~~~egrazione
EU
DUE SISTEMI A CONFRONTO
ovini, i suini da Ingrasso, le uova, le
lane. Il latte, l cereali, le patate e le
barbabietole da zucchero.
Queste garanzie si applicano al bestiame ed al suoi prodotti per l successivi dodici mesi ed al raccolti effettuati
durante l'annata in corso.
In generale rientra nella politica sta·
tale usare metodi di sostegno all'agri·
coltura che permettano alle normali correnti commetciali di scorrere liberamente. la forma di garanzia più co·
munemente adottata è Il pagamento Integrativo: lo stato paga ai produttori la
differenza tra Il prezzo medio di mer·
cato realizzato ed Il prezzo garantito
per l prodotti aventi diritto ad usufruire della garanzia. Si ottiene cosi un
mercato estremamente stabile e nello
stesso tempo aperto alle esportazioni
dall'esterno del paese. che tanta parte
hanno nell'approvvigionamento del con·
sumatori britannici.
La Politica Agricola Comune della
Comunità, che entrerà in atto soltanto a partire dal giugno 1968, si fonda
su di un principio totalmente diverso:
Il mercato controllato. l produttori non
hanno sussidi sui loro prodotti, ma da·
vono ricavarne tutto l'utile dalla ven·
dita sul mercato. i prezzi del quale sono mantenuti a livelli ragionevolmente
alti In modo da dare loro una possl·
billtà di profitto. E" un sistema quanto
mal complesso, che In sintesi si fonda
su due fattori principali. Un rigido controllo sulle Importazioni da paesi estra·
nel all'area comunitaria, che si ottiene
con le cosiddette • misure di frontiera • come le tariffe doganali o le lm·
poste di mercato, ed i sussidi agli lm·
portatori di prodotti agricoli, quando
cl sia una forte domanda nel mercato
comunitario o nel caso che le tariffe
HA
Londra, aprile.
Oggi In Europa Il maturarsi di si·
tuazlonl e problemi economici e politici, non più rlsolubill nel ristretti termini nazionali, l 'aumento vertiginoso
deli 'interscamblo culturale e turistico,
il distacco ogni giorno più vivo tra le
nostre esigenze spirituali, condizioni
economiche e prospettive storiche, da
quelle dei due superstatl, gli U.S.A. e
l'U.R.S.S., l'allontanarsi di buona parte
del mondo ex-coloniale, stanno Insieme
favorendo quella profonda trasformazione che, con una parola forse molto generica, siamo soliti chiamare • coscienza europea •. Si tratta di una esi·
genza di rinnovamento politico che si
fonda sulla possibilità di riunire tutte
le energie economiche ed umane del
• Vecchio Continente • e di fonderle In
una nuova unità geopolitica.
Ma di fronte alla costruzione degli
• Stati Uniti d'Europa • si propongono
problemi spesso enormemente complessi che rendono a tutt'oggi Incerta la
realizzazione futura.
l 'ingresso della Gran Bretagna nella
Comunità Economica, primo nucleo di
un'Europa Integrata, è oggi la maggiore
incognita. Dalle decisioni che verranno prese nel prossimi mesi si vedrà
se stiamo costruendo questo nuovo edificio politico o una piccola area economica fortemente protetta verso l'esterno e poco omogenea all'lntemo.
VERSO UN A SOLUZIONE
Il UOVIMFNTO ~4N4FRir.ANO
dell'America Latina
UE
AH
Verso la Federazione Africana: speranze, timori, difficoltà
U
ranza degli Stati presenti, sostenne
che !o scopo er~ giusto, ma che per
ragglUngerlo btsognava cominciare
ad agire praticamente con la cooperazione economica, scient~'
'(;ton• e
c ulturale c soprattutto cercan~.oJ per
prim'l cosa di far sl che gli Afrini capissero se stessi, prima di im·
barcarsi nel più complicato e difficile tentativo di unione politica.
Il Primo Ministro di Nigeria dimostrò in questa occasione di saper intuire la realtà del mondo afri.
cano in quel pet;odo. Infatti una
trentina di stati, la maggior parte
dei quali di recente indipendenza
con gravi problemi di politica economica, non potevano all'improvv.iso attuare una integrazione politlca, che è la cosa più difficile a
realizzarsi. L'integrazione economica, sebbene difficile, è più facile da
raggiungersì che non quella politi·
ca ove forti componenti psicologico-nazionaliste intervengono. Inoltre
si può giungere all'integrazione politica solo dopo aver dimostrato di
sapersi governare nell'ambito nazionale: solo dopo questo lungo tirocinio si può arrivare ad essere
membro cosciente di una U11'Rte
politica di Stati, a sacrificare pa ...e
della propria sovranità cedendola
ad un Parlamento sovranazionale.
La continua serie di colpi di sta·
to e le guerre civili ancora in corso dimostrano come si sia lontani
da una maturità di autogoverno
che possa condurre agli Stati Uniti
d'Africa.
HA
E
per discutere dei comuni problemi
continentali. Grazie alla buona volontà dei gruppi stessi e all'opera
dell'imperatore dell'Etiopia, che si
era affiancato con il suo equilibrio
al dialettico Presidente del Ghana,
si riuscl ad organizzare un incontro
tra i Capi di Stati Indipendenti; in·
fatti il 23 maggio 1963 si apriva ad
Addis Abeba u.na conferenza che
riuniva trenta Capi di Stato e due
Primi Ministri di Stati Africani In·
dipendenti.
UE
ticolare, la seconda di queste con·
ferenze vide rappresentanti di 62
fra partiti politici non ufficiali e
organizzazioni sindacali, provenienti da 22 Stati Africani dipendenti
e indipendenti. Le decisioni che i
delegati presero furono gli c ordini
di scuderia • per i rapresentanti di
paesi che ancora lottavano per la
libertà. Interessante notare che nella lista dei delegati vi erano fra gli
altri: Lumumba, Tom Mboya, Felic
Moumié, Holden Roberto, Kasavubu, Ciobé e Nagalula. Per la prima volta rappresentanti di naziom
ancora dipendenti potevano riunirsi e discutere con coloro che già
aveva~o conquistato la libertà, sui
metod1 da usare nella lotta. Una serie di risoluzioni furono adottate
ed esse rispecchlavano tutte o quasi le affermazioni politiche del Pres~dente del Ghana, che in quel penodo, dal 1958 al 1960, fu il sostenitore e il maggior esponente del
desiderio africano di unirsi. I n seguito, con l'indipendenza di altri
stati, si manifestarono profonde
differenze su come intendere e realizzare l'unità africana, per ciò che
riguarda condanna del colonialismo
e dell'imperialismo.
Tra il 1960 e il 1963, il numero degli Stati Africani indipendenti sall
a 33. Il gran numero di questi Sta·
ti fece sl che inevitabilmente si formassero vari gruppi, a seconda dei
problemi politici ed economici che
si trovavano ad affrontare: una delle principali cause del frazionamento del fronte africano fu il differente atteggiamento nei confronti della crisi congolese e di quella algerina; una seconda la si può indivi·
duare appunto nel diverso modo di
intendere e realizzare l'unità afri·
cana; una terza nella politica seguita dai diversi Stati nei confronti
delle Potenze ex-coloniali.
Nonostante il frazionamento in
vari gruppi con interessi e politica
diversa, i leaders africani espressero più volte il desiderio di unirsi
e, più praticamente, di incontrarsi
PARTE 11.
LA CONFERENZA DI ADDIS ABEBA
lvi le discussioni maggiori si ebbero ancora una volta sull'interpretazione e la realizzazione dell'unità
africana.
Nkrumah, presente, tenne il 24
maggio un discorso in cui chiedeva
che si stabilisse un corpo permanente sopranazionale di ufficiali ed
esperti. Questo corpo doveva lavorare alla preparazione di un Union
Government of Africa che avrebbe
dovuto avere, fra gli altri, una comune politica estera e diplomatica,
un comune sistema di difesa, un
mercato comune, una politica economica comune, una zona monetaria e una moneta in comune. Propose anche la creazione di un Alto
Comando Africano. In questa manie ra, secondo Nk:rumah, si sarebbero messi sulla strada che avrebbe inevitabilmente portato all'unione africana. Egli continuò sostenendo ancora una volta che l'unica arma dell'Africa per difendere
la sua libertà era di unirsi.
Milton Obote, Primo Ministro dell'Uganda, appoggiò calorosamente
Nkrumah, auspicando la creazione
di un forte esecutivo pan-africano
c di un Parlamento africano al quale gll Stati Africani dovevano essere pronti a cedere parte della loro
sovrarutà.
Ma Sir Abubakar Tafawa Ba!ewa,
Primo Ministro di Nigeria, che rappresentò l'opinione della maggio-
AH
r itorio africano e in uno stato dell'Africa "nera" indipendente. In par·
Il -MOVIMENTO PANAFRICANO
EU
Nel 1958 il Ghana ospitò nella sua
capitale Accra, due conferenze (l.a
Conferenza degli Stati Africani e
I.a Conferenza di Tutti i Popoli
Africani), ambedue importanti per
il fatto che gli Africani s i riunivano di nuovo e dopo lungo tempo
(l'ultimo congresso si era tenuto
nel 1945 a Manchestcr), ma in ter-
za del suo progresso economico
e tecnologico, si è verificata invece una situazione completamente opposta: incremento del·
la popolazione 6,5 per mille ed
awnento della produzione ali·
mentare 11 per mille. Questo dimostra in modo inequivocabile il
carattere progressivo e pericoloso della crisi del Sud-America che
si estende anche al settore agri·
colo, tradizionalmente forte, con
diminuzione del livello medio di
vita della popolazione, che fatalmente cresce in ragione proporzionale alla sua povertà. Da questa situazione deficitaria l'America Latina potrà uscire soltanto con tm'indifferibile politica di
integrazione, che imprima un vi-
INGHILTERRA: un « peso " di cui l'Europa non può fare a meno.
HA
zlorie un"'agrlcoltura stabile, ettlclente
e prospera oltreché un costante aumen·
to della produzione. Da parte sua Il
Trattato di Roma vuole stabilizzare l
mercati. regolarlzzare l prezzi e l'approwigionamento per i consumatori,
assicurare un più alto livello di vita
del produttori nelle zone depresse della
Comunità.
la differenza è Invece notevolissima
per quanto riguarda l metodi. In Gran
Bretagna sulla base del • Tom Wllllam's
Agrlculture Act • del 1947, poi rettlfl·
cato nel 1957, ogni anno i ministri Interessati passano In rassegna la condi·
zioni economiche e le prospettiva del·
l'agricoltura. VIene cosi pubblicata. In
febbraio, la Rassegna Annuale (Annual
Revlew), nella quale sono determinati
l vari prezzi garantiti per l bovini, gli
LE SUCCESSIVE CONFERENZE
~LLA OAU
La seconda Conferenza dei Capi di
Stato e di Governo dell'OAU (l) fu
tenuta al Cairo dal 17 al 21 luglio
1964. Il 19 luglio il presidente Nkrumah tenne il suo discorso, l'argomento principale del quale fu:
« Union Govcrnment of Africa '"·
Egli ribadì il suo convincimento che
soltanto un tale tipo di governo
avrebbe potuto garantire la sopravvivenza dell'Africa libera: la sua debolezza richiedeva misure urgenti e
radica_U. poiché quelle misure pre·
viste tico mi anni prima ora non potevanorpiù fronteggiare le esigenze
africane. Nella seconda parte del
suo intervento, Nkrumab prospettò
i vanta~gi economici che sarebbero
risultati da una unione dell'Africa.
Quindi delineò quella che secondo
lui sarebbe dovuta essere l'organizzazione del Governo dell'Unione:
una Assemblea di Capi di Stato, con
a capo un Presid.e nte eletto; un Gabinetto esecutivo o un Consiglio dei
Ministri, co.n a capo un Primo Mi·
nistro o Cancelliere e una Assem·
blea federale composta di due Camere. Varie furono le reazioni a
queste proposte: il Primo Ministro
di Nigeria si pronunciò per un graduale raggiungimento dell'unità africana, come aveva fatto ad Addis
Abeba, e la maggioranza degli Stati presenti fu d'accordo con il punto di vista del Premier nigeriano.
La terza conferenza dei Capi di
Stato e di Governo dell'OAU tenutasi nell'ottobre del 1965 ad Accra,
non.l!'it.un successo: boicottata da·
gli lo ir.i membri del Conseil de
l'Entente, vide quindi la mancan·
za di numerosi dirigenti di lingua
francese.
La quarta, tenutasi dopo la caduta del regime di Nkrumah, nel
1966, vide contrasti di ogni genere,
cominciando dal riconoscimento dei
delegati ghanesi: se essi dovevano
essere quelli del governo precedente
o i rappresentanti del Consiglio di
Liberazione.
DIFFICOLTA' DELL'INTEGRAZIONE
POLITICA
E' indubbio, da quanto passato
rapidamente in rassegna, che il termine pan-africano ha mutato contenuto col passar del tempo: se al·
l'inizio esprimeva principalmente il
desiderio degli Africani d'America
dai se t tori 1·eazionari
ed anche da alcuni stimati esponenti liberali. Però fortunatamente ci sono liberali che hanno
vivo il senso della socialità, così
come socialisti animati da un
g~a!lde rispetto per la libertà iodtvtduale, le cui aspirazioni convergono verso le stesse mete di
progresso.
E' evtdente che tra i maggiori
ostaco~i alle.;> sviluppo dell'America Latma Vl sono l'atomizzazione
politica e la duplicazione delle
funzioni e competenze tra i diversi Stati. Occorre superare
questa tappa, come intuì, sebbene prematuramente, Sim6n Bolivar, quando fondò la Gran Colombia. La impreparazione psicologica e la difficoltà delle comunicazioni, tipiche della sua
epoca, sono ormai in gran parte
superate dal progresso culturale
e tecnico. Bisogna unire gli
sforzi comuni per compiere il
primo passo verso l'integrazione,
senza egoismi. Perché sono precisamente questi, espressione del·
la legge della giungla, che si oppongono alla retta interpretazione dci concetti dì socialità, pianificazione, integrazione, ecc. in
quanto interessati soltanto a
mantenere alcuni paesi, J?OVeri di
risorse, nel loro sottosviluppo di
tipo feudale ed altri, naturalmente ricchi, io un isolamento improduttivo. E' infatti ampiamente dimostrato che le enormi risorse del Venezuela e del Brasile non potranno mai produrre un
vero progresso sociale se non
verranno messe al servizio di una
economia dinamica ed in fase
tui 1e
tenti
ma anche in senso orizzontale'
con un'azione tendente a colma:
re i vuoti di civilizzazione che pericolosamente pers istono nel Continente. Di fatto, uno degli obiettivi del Congresso è stata la dichiarazione sopra lo squilibrio
prodotto dai poli di sviluppo che
provocano enormi concentrazioni urbane con il conseguente abbandono della campagna e la formazione di sobborghi miserabili
alla periferia delle grandi città.
Dal punto di vista politico è
evidente che l'attuale frazionamento dell'unità del Continente
in molte nazioni, delle quali alcune non raggiungono il milione
d'abitanti, con un'economia di tipo ·agricolo ed artigianale, non
può favorirne il progresso in un
mondo di nazioni potenti ed al·
tamente sviluppate. Fortunatamente l'integrazione economica
che è in atto porta con sé, come
conseguenza, anche quella culturale e politica, mirando alla trasformazione di quelle società
umane che, per essere isolate
e circoscritte in piccoli confini,
si sterilizzano ancora in lotte meschine con mentalità provinciale
e particolarista.
Naturalmente le preoccupazioni
tecniche ed economiche non debbono deviare il nostro grande
cammino storico, che dall'umaoesimo classico giunge a tappe cultura~eJ?te superiori e congeniali
alle ctviltà autoctone. Non dimen.tichiamo che il faro che il-
di tornare in Africa, attualmente
rispecchia un desiderio di unione e
di integrazione politica nell'ambito
continentale africano.
Unione e integrazione politica: sono processi !enti e difficili e tanto
più diventano difficili in un immenso continente ove si possono trovare delle zone tra loro simili, come ad esempio l'Africa Mediterranea, quella Occidentale, quella
Orientale, ma le differenze tra queste zone sono veramente importanti.
L'Africa a Nord del Sahara ha
una sua storia che ha partecipato
vivamente delle vicende mediterranee europee cd è per la maggior
parte islamica, con le conseguenze
politiche che comporta la fusione
tra stato e religione; invece l'Africa
a sud del Sahara ha avuto una storia diversa e sue particolari esperienze: vede inoltre un mosaico di
religioni (per tacere del mosaico
variatissimo di razze esistenti in
Africa), dall'animismo al Cristianesimo copto degli Etiopi.
Questi i problemi di base, dunque:
una diversa storia precoloniale, diverse religioni, razze e lingue.
La: dominazione coloniale, poi, ha
lascJato una forte e diversa impronta, a seconda delle direttive coloniali seguite dalla Potenza colonizz~trice, per cui l'Africa di espresSIOne francese ba, oltre che lingua
~che isti~uzioni diverse da quell~
d1 espress1one inglese. Anche volendo dimenticare tutte queste considerazioni sul loro passato gli Africani si devono rendere c~nto delle
difficoltà pratiche che si frappon·
gono, almeno ora, ad una unità politica ed economica.
Le varie nazioni ex-coloniali non
si trovano tutte allo stesso livello
economico, oltre che tecnico e scien·
tilico e, mentre per alcuni stati di
piccolo territorio e misere risorse,
duscirebbe vantaggiosissima l'integrazione economica, per gli altri stati ricchi ciò significherebbe il fallimento, la rovina economica.
L'Unione dell'Africa, come proposta da Nkrumah, è forse iropen·
sabile nell'Africa attuale: la stessa Organizzazione dell'Unità Africa·
na, dopo soli tre anru, nonostante
la leadership morale di una persona
che governa da più di cinquanta
anni l'Etiopia, è una barca che fa
acqua da tutte le parti. Dopo i tempi .eroi.ci del c risorgimento •, gli
Africaru devono affrontare praticamente i loro quotidiani problemi e
lasciare tante fantasie, mal conci·
liabili con l'attuale stato del continente: occorre indubbiamente coll~gamcnto (i compartimenti-stagni
st sono . sempre rivelati dannosi),
cooperaztone economico-tecnica per
cercare di colmare le fratture numerose che attualmente ci sono.
Molto è stato fatto e molto sarà
fatto, ma molto tempo deve passare
prima che si possa parlare di Stati
Uniti d'Africa, seppurc un giorno
vi si arriverà.
lum_ma la rotta verso il pro$resso e sempre la luce dello sptrito.
Atch. Domenico FILIPPONE
Maria Gabriella PASOUALINI
---(1) Organizzazione
cana.
de1l'Unittl Afri-
Dagli scritti di Orteg a y Gasset
Francia, Olanda, Argentina, Portogallo). Trascorse l'ultimo decennio
della sua vita a Madrid e Lisbona.
Letterato e filosofo, illtrodusse la
meta/ora nel linguaggio filosofico.
Fece suoi i problemi della vita rta·
zionale; dal 1931 al 1933 fu deputato al Parlamellto spagnolo.
LA RISCOPERTA DELL'EUROPA
" * "
L'Europa come società è anterior e all'esistenza delle nazioni europee. - L'uomo del Medio Ev o viveva In due
" spazi storici »: Il suo terr itorio vitale e quello più va sto dell'Europa. Importanza della convivenza delle nazioni
al fini del loro sviluppo storico e della loro m at urazione poli tica. - A utorità pubblica ed opinione pubblica europee:
una certa forma di s tato europeo è sempre esistita. - L'« equilibrio europeo o "balance of Power " • .
* * *
Particolarmente interessante è
l'interpretazione sintetica della
storia dell'Europa: « la storia
dell'Europa, che è la storia della
germinazione, sviluppo e pienezza delle nazioni occidentali, non
c:i nuò comorendcre se non si
* * *
EU
U
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E
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Importanza della convivenza delle nazioni ai fini del loro sviluppo storico e della loro ma·
turazione politica.
«Nulla è più rappresentativo e
illuminante di quella che definì·
rei unitaria dualità Europa-Nazione, che il sorgere, durante
questi anni del secolo XVII, delle letterature nazionali come coscientemen te nazionali e, pertanto differenziate... Nel secolo
XVII le nostre nazioni giungono
ad essere organismi completi e
la coscienza di ciò le fa chiudere
- relativamente - le une di
fronte alle altre.
... Questo fatto generale che le
nazioni europee appaiano intorno
al '600 pienamente costituite come tali comporta, senza dubbio,
due grandi eccezioni ed è di grandissima importanza sottolinearle. Una è che il popolo inglese si
sent1 nazione molto tempo prima
che i continentali... L'altra eccezione è la Germania, che tardò
molto di più a giungere ad una
matura coscienza di nazionalità ...
...Ogni coscienza di nazionalità
suppone altre nazionalità attorno
che si sono andate formando
contemporaneamente alla propria, c con Je quali coHvive in forma di continuo confronto.
Per questo motivo ho detto
prima che la Nazione non può
mai essere una sola, ma che il
suo concetto implica una pluralità di nazioni. E' vero che le nazioni europee hanno incrociato
innumerevoli volte le loro spade,
ma è molto più importan te che
le loro «anime collettive», secolo dopo secolo, si sono andate a f- ·
--...a-
•- ••n.o. ,..,...n...
UE
E' questo l'autentico governo
d'Europa che regola nel suo Yùlo pr-la s toria lo sciame dei popoli
!amati e combattivi come
api, Siuggiti alle rovine del mon·
do antico.
L'unità d'Europa non è una
fantasia, ma è la realtà stessa,
mentre fantasia è invece la con·
vinzione ch e Francia, Germania,
Italia e Spagna siano realtà a sé
stanti e, pertanto, complete ed
indipendenti "·
AH
to attivo, vigoroso, anche corporalmente vigoroso, della « opi·
n ione pubblica » . Se non~~ fosse
l'opinione pubblica, non
,;arebbe l'autorità pubblica ,1 meno
ancora, lo Stato...
E' indisculibile che tutti i popoli d'Occidente sono vissuti sem·
pre in un'area territoriale -l'Europa - dove è sempre esistita
una opinione pubblica europea. E
se questa esisteva non poteva non
esistere anche un potere pubblico
europeo che incessantemente ha
esercì tato 1:1 sua pressione sopra
ognl popolo. In questo senso,
autentico e rigoroso, una certa
forma di Stato europeo è sem·
pre esistita e non c'è popolo che
non abbia sentito la sua pressione, a volte fortissima. Solo che
tale stato sopranazionale o ul·
tranazionale ba sempre avuto
forme molto differenti da quelle
che ha adottato lo Stato nazionale... Nego decisamente che il
potere pubblico che agisce in
ogni nazione europea consista
esclusivamente in un potere pubblico interno o naziona
UE
zio s torico che era tutto l'Occi·
dente, dal quale giungevano loro molti pruncipi, norme, tecni·
che, conoscenze, leggende, immagini, insomma le strutture residuali della civilizzazione roma·
na ... Ci sono stati dei secoli in cut
la società europea s'imponeva
sulla vita particolare d'ogni popolo...
Uno di essi, all'aurora della
storia d'Europa, è il secolo di
Carlo Magno. In quest'europeismo del secolo IX l'unità politi·
ca di quasi tutto l'Occidente è la
cosa meno importante. Molto più
significativa, per quanto riguarda l'effettiva comunità esistente
è, per esempio, la diffusione ~n
quasi tutta l'Europa della bellissima lettera chiamata "minuscola carolingia", da cui procede la
nostra attuale scrittura, e quella
sorgente di cultura intellettuale
che è stata chiamata Rinascimento carolingio... >>.
HA
Possediamo ormai la prospet·
tiva storica sufficiente per defi·
nire il Novecento un'epoca rivoluzionaria: non tanto per le due
guerre che hanno dolorosamente
meritato l'appellativo di mondia·
li, non tanto per i grandiosi mu·
tamenti esteriori, quanto per la
radicale trasformazione del pens iero c dello spirito contemporanei. Epoca dell'abbandono dl
ogni mito c fede, dell'angoscia
e del dubbio esistenziali (che pu·
re affratellano gli uomini nel comune tributo alla pena di vive·
re), ma anche del tentativo più
coraggioso di riscoperta e riconquista di noi stessi, del mondo
in cui viviamo, dell'universo che
lo circonda.
In tal modo sembra aver riscoperto e voler riconquistare l'Eu·
ropa José Ortega y Gasset, che
il Curtius definì « uno dei dodici pari dello spirito europeo».
Questo scrittore infatti vive e
rappresenta in pieno la nostra
epoca poiché, attraverso una
tranquilla anche se brillante
esposizione, esprime pensieri di
portata decisamente rivoluziona·
ria (si tratta beninteso di quella
rivoluzione ideale che si concreta
non attraverso il tentativo di
una trasformazione integrale del
mondo, ma attraverso una nuova e personale interpretazione
del mondo stesso). Con il suo
metodo di aggressione immediata dell'argomento egli denuncia
un grave errore del pensiero moderno, confondere la società con
l'associa.zione: «Una società non
s i costituisce per accordo delle
volontà. Al contrario, ogni accor·
do di volontà presuppone l'esi·
stenza di una società, di persone che convivono e l'accordo non
può consistere in altro che nello
stabilire una qualsiasi forma di
questa convivenza, di questa società preesistente ».
La società per Ortega y Gasset
è « la convivenza di uomini sotto
un determinato sistema di con·
suetudini, perché diritto, opinione pubblica, autorità pubblica
non sono altro che consuetudi·
ni ... Quindi: c se una società è
tutto quello che ho finito or ora
di dire, risulterà in modo indi·
scutibile che l'Europa come so·
cietll esiste anteriormente all'esi·
stenza delle nazim1i europee».
* * *
L'« equilibrio europeo» o « ba·
!ance of Power "·
« Bisogna convincersi una volta per tutte che da molti secoli
- e coscientemente da quattro
- tutti i popoli d'Europa vivono
sottomessi ad un potere pubbli·
co che per la sua stessa purezza
dinamica non tollera altra denominazione che quella presa alla
scienza meccanica: "equilibrio
europeo".
* * *
Dal pensiero di Ortega scatu·
risce - come si è già accennato
- una visione nuova del problema europeo e delle sue possibili soluzioni.
Fare l'Europa non vuoi dire at·
tuare un mero programma politico (per Ortega la politica è solo un'espressione secondaria della vita sociale), né costruire, in
un avvenire più o meno lontano,
l'unità dell'Europa, ma prendere
coscienza di una realtà esistente
da secoli, l'Europa come società,
ed <(d, ·are affinché questa coscien<!f{- da individuale si trasfor·
mi in collettiva.
La difficoltà di tale presa di
coscienza collettiva, che rappresenta il culmine di un processo
di maturazione storica in corso da secoli, risiede soprattutto nel fatto che « la realtà
dell'Europa non è una cosa, ma
un equilibrio », possibile solo
in quanto le varie nazioni, coe·
sistenti in dinamica contrapposizione, tendono continuamente a ristabilirlo. E, se è proprio
L'ARTE PRECEDE LA POLITICA
:v Gasset
s'inquadra nella metafisica, ttucleo
di tutta la stta opera, ed è basata
sulla teoria della vita collettiva. Ta·
le teoria investiga la vita umana
come " rea/t li radicale », irt cui si
costituiscono tutte le altre realtà
( « realtà radicale"). Superando rea·
lismo ed idealismo, di cui ammette
la giustificazione e denuncia l'insufficienza, contro l'irrazionalismo di
Unamrmo, sostituisce al razionalismo della ragion pura il suo metodo della « ragione vitale " o « ra·
gione storica •, che scopre la ragione nella vita stessa, in cui l'uomo
- individualmente e collettivamente - è passato.
L'uomo, per forza libero, anche se
coinvolto in circostanze che non ha
scelto, deve costruire la sua vita
ragionando, pensando, decidendosi
a scegliere, deve inventarsi a se stes·
so, diventare il romanziere di se
stesso.
La sociologia di Ortega
JOSE' ORTEGA Y GASSET, nato
a Madrid il 9 maggio 1883 ed ivi
morto il 18 ottobre 1955.
* * *
Studiò per vari anni filosofia in
Germania; dal 1910 al 1936 fu professore di metafisica nell'Università
di Madrid. Nel 1923 fondò la «Revista de Occidente " clze cessò le
pubblicazioni allo scoppio della
Guerra Civile. Dal 1936 al 1945 fu
costretto, per le sue idee liberali,
a vivere lontano dalla Spagna (in
tale " equilibrio dinamico,. a tenere in vita il grande organismo
europeo, -,i vede chiaramente che
le nazioni hanno in comune interessi che sono legati aUa loro
sopravvivenza storica.
Europa è lo spazio dove le nazioni sono state rivali, banno
combattuto per la conquista di
sempre nuove ricchezze, ma an·
che dove hanno vissuto, hanno
scambiato le loro ricchezze e si
sono aiutate contro i comuni nemici. Ora non è concepibile una
Europa divisa, dj nazioni chiuse
nel loro egoistico isolamento, CO·
me, alla vigilia delle nostre guerre d'Indipendenza, non era più
concepibile un'Italia divisa. Dobbiamo a tutti i costi creare nel·
l'animo degli Europei questa certezza.
E' indubbio che un cambiamen·
to di prospettiva così integrale
esige la revisione di fondo del
problema europeo. Il program·
ma dei federalisti diventa in que.
sta luce - improvvisamente ed
inaspettatamente - concreto, si
anima di una finalità primaria
perseguibile forse da noi stessi
in un prossimo futuro: riuscire
a diffondere una fede nata non
a tavolino ma dal profondo di
noi, con la sicurezza che tale fe·
de, trasformata in "consapevolezza europea", servirà a dare un
corpo storico all'anima del nostro continente.
Maria COLONNA
reali del Cambelotti. le stilizzazionl
lineari del D'Antlno, parallele a quelle
del Reviglione a Torino. dove anche un
altro pittore, di ben altra tempra, Fe·
!Ice Casorati. opera entro il gusto 11·
berty. in particolare di Klimt. distin·
guendosi per un nitore di forma cbe
prelude già allo stile degli anni '20.
[Si vedano i due nudi femmini li, esem·
plificatlvi di questo periodo formativo).
Altrettanto personale e ricca di lnven·
zione, la pittura di Mario Cavaglieri,
che a Rovigo. nell'ambito della cui·
tura post-impressionista, sviluppa un
denso cromatismo di tradizione veneta,
sulla stessa scia del triestino Marus·
sing, Il cui • Ritratto della moglie •.
colpisce per Intensità espro;,sslva e ca·
ratterlzzazione ambientale.
Ma è il futurismo a svecchlare l'am·
biente della provincia italiana, a por·
tare un soffio di aria nuova nel salotti
borghesi. spazzando via gli ultimi resi·
dui del conformismo ottocentesco. con
il nuovo mito della modernità che
esprime !"ansia di cogliere la verità di
una vita trasformata dall'awento della
macchina. la necessità di trovare una
UEnT'Annl DI PITTURA ITALIAnA A FIREnZE
Flren~o.
•noggfo.
la •nostra organizzata a Firenze. nelle sale di Palazzo Strozzi. iniziativa In·
dubbiamente coraggiosa dopo l disastri
dell'alluvione noncné ambiziosa se si
tien conto del pletorlco numero delle
opere esposte [ben 1.600 e se ne attendevano <re ...). pur suscitando lnte·
resse tra il pubblico che vede raccolti
l nomi dei più significativi artisti del
Novecento. da Modlgllanl a Vieni, da
Carrè a Morandi, aa Camplgli a Caso·
ratl. per non dire degli altri di lnteres·
se nazionale ed europeo come 1 futu·
risti e gli astratt1sti. non ha mancato
_t!Lsuscltare perpL~sità e critiche che
società: una meno compatta ma
più ampia, l'Europa; l'altra più
compatta ma territorialmente
più ridotta, l'area di ciascuna nazione o delle ristrette provincie
che precedettero, come forme peculiari della società, le attuali
grandi nazioni. Ciò è così vero
che proprio in questo troviamo
la chiave per l'interpretazione
della nostra storia medievale, per
spiegarci gli eventi bellici e politici, le creazioni del pensiero,
della poesia e dell'arte di tutti
quei secoli. E' quindi un grave
errore pensare che l'Europa sia
una figura utopistica che si potrà
- forse - realizzare in futuro.
No, l'Europa non è solamente
né soprattutto una realtà futura, ma piuttosto una realtà che
esiste da un lontano passato...
Quello che sarà necessario è
dare a questa realtà tanto vetusta una forma nuova. L'unità
europea, lungi dall'essere un puro programma politico per l'immediato avvenire, è il solo principio metodologico per intendere il
passato dell'Occidente e in modo
particolare l'uomo medievale che
chiameremo "l'uomo gotico", pur
sapendo che così sottometteremo
ad una contrazione tutti i secoli
e le forme di vita medievali... la
struttura della vita e l'anima dell'uomo gotico sono basate su questa circostanza particolarissima,
che popoli nuovi, la cui mentalità
era fresca ed elementare, negli
uni perché appartenevano agli
adolescenti popoli germanici, negli altri, i popoli romanizzati da
e poca antica, perché la decadenza
della civiltà antica li aveva fatti retrocedere come ad una s econda infanzia, si trovavano nella necessità di vivere una doppia
vita. Da una parte vivevano, tanto il signore feudale nel suo feudo, quanto il contadino nel suo
pezzo di terra, in un'area di ristrettissimo orizzonte. Questa era
la parte più compatta, più intima, più adeguata alla loro men·
talità. D'altra parte sentivano di
appartenere ad un immenso spa-
* * *
Autorità pubblica ed opmwne
pubblica europee: una certa
forma di Stato europeo è sempre esistita.
« Se chiunque di voi, per motivi puramente individuali, vuole attraversare la strada di una
città affollata, il vigile urbano
glielo impedisce. Ma questo intervento del vigile non procede
da lui in quanto individuo. Egli
non ha alcun interesse personale
a non far attraversare la strada.
Lui non è con voi e voi non siete
con lui in alcuna relazione interindividuale. E' l'indefinito strumento o organo di potere che si
trova dietro di ltù: l'autorità pubblica.
Ma questa "autorità pubblica", servita da organi esecutivi,
a cui si suole dare il nome di
Stato, non è altro che l'interven-
UE
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suto. sempre contemporaneamente, in due "spazi storici", in due
U
Particolarmente interessante è
l'interpretazione sintetica della
storia dell'Europa: « La storia
dell'Europa, che è la storia della
germinazione, sviluppo e pienezza delle nazioni occidentali, non
si può comprendere se non si
parte da questo fatto fondamentale: che l'uomo europeo ha vis-
Per questo motivo ho detto
prima che la Nazione non può
mai essere una sola, ma che il
suo concetto implica una pluralità di nazioni. E' vero che lenazioni europee hanno incrociato
innumerevoli volte le loro spade,
ma è molto più importante che
le loro "anime collettive "• secolo dopo secolo, si sono andate affilando come spade, le une contro le altre, che sono coesistite in
costante rivalità, in perpetua lotta di emulazione attraverso la
quale si allenavano e si perfezionavano "·
Firenze, maggio.
La 1no,tra organizzato a Firenze. nel·
le sale di Palazzo Strozzi, Iniziativa In·
dubblamente coraggiosa dopo l disastri
dell'alluvione noncné ambiziosa se si
tlen conto del pletorlco numero delle
opere esposte (ben 1.600 e se ne atten.
devano &l tre ...), pur suscitando Interesse tra Il pubblico che vede raccolti
l nomi del più significativi artisti del
Novecento, da Modlglianl a Viani, da
Carrà a Morandi, oa Camplgli a Casoratl, per non dire degli altri di Interesse nazionale ed europeo come i futu·
rlstl e gli astrattisti, non ha mancato
di suscitare perplessità e critiche che
ci sembrano non infondate. lnnanzltutto
è stato Qiustamente osservato che il
numero esorbitante delle opere esposte. anziché offrire un chiaro panorama
dell'arte Italiana tra le due guerre, ottiene l'effetto opposto di disorientare
il pubblico costretto a districarsi nella
selva lntricata degli artisti minori che
spesso. c.on le loro numerose opere offuscano le tappe, tanto più Interessanti
in quanto meno note, percorslt:-'ial caposcuola che hanno veramen~ - :>rtato
un valido contributo al progresso del·
l'arte Italiana nel corso del secolo. l nomi di Viani, Casoratl, Melll, Ucinl , Cagli, si ritrovano nel diversi plani di Palazzo Strozzi, smistati nel vari settori
ordinativi che abbracciano non ben dell·
neatl periodi storici e scuole tanto meno precisate nell'affastellamento di ope·
re minori, non valide, per la dubbia
scelta qualltatlva, a soddisfare quello
che sembra l'obiettivo della mostra, la
rlvalutazione di artisti dimenticati dalla
critica o mlsconosclutl dal pubblico.
In realtà sarebbe stato più opportuno
presentare più sinteticamente l'operosi·
tà artistica del vari maestri ed epigoni
attivi nel ventennlo tra le due guerre,
In un contesto storico delineante le va-
HA
E
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VEnT'Anni DI PITTURA ITALIAnA A FIREnZE
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L'ARTE PRECEDE LA POLITICA
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ma di continuo confronto.
te a
GIORGIO DE CHIRICO: ETTORE E ANDROMACA
rie sr•\ole, i movimenti, le tendenze artisti_ ';: sorte in Italia in concomitanza
ai ~menti artistici e culturali matu·
ratisi nel contempo in Europa.
Stralci da manifesti, riviste, saggi.
corrispondenze, dei maggiori esponenti
delle avanguardie europee, avrebbero
reso viva e appassionante la mostra,
offrendo al pubblico l 'occasione di ri·
vivere il periodo quanto mal interes·
sante nel quale si svilupparono le premesse dello impressionismo volte alla
ricerca di un arte moderna, che superasse le tradizionali frontiere delle na·
zionalità per essere Internazionale o
europea.
Posto infatti che le principali corren·
ti artistiche sorte In Europa nei primi
decenni del secolo, dal cubismo allo
astrattismo, dall'espressionismo al sur-
FUOCHI D'ARTIFICIO
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cietà esiste anteriormente all'esis tenza delle nazioni europee"·
fron te
le altre.
... Questo fatto generale che le
nazioni europee appaian~ ~torno
a l '600 pienamente costitmte c;omc tali comporta, senza dubb10,
due grandi eccezioni ed è di grandissima importanza sottolinearle. Una è che il popolo inglese si
sentì nazione molto tempo prima
che i continentali... L'altra eccezione è la Germania, che tardò
molto di più a giungere ad una
matura coscienza di nazionalità ...
...Ogni coscienza di nazionalità
suppone altre nazionalità attorno
che si sono andate formando
contemporaneamente alla propria, c con le quali convive in for-
HA
ogni accordo di volontà presuppone l'esiStenza d i una società, d i persone che convivono c l'accordo non
può consistere in altro che nello
stabilire una qualsiasi forma di
questa convivenza, di questa società prcesistente ».
La società per Ortega y Gasset
è « la convivenza di uomini sotto
un determinato sis tema di consuetudini, perché diritto, opinione pubblica, autorità pubblica
non sono altro che consuetudini "· Quindi: « se una società è
tutto quello che ho finito or ora
di dire, risulterà in modo indi·
scutibile ch e l'Europa come so-
Sono andato a visitare a Milano
la mostra c Italia da salvare " promossa da c Italia nostra • e dal
Touring Club Italiano sotto l'alto
patronato del Presidente della Repubblica.
Oltre alla documentazione sul disastroso scempio del nostro paesag.
gio, due cose mi hanno profondamente colpito:
l) La lista del comitato d'onore sul programma, che comprende
i più « bei » nomi della classe diri·
gente « responsabile "• a cui vorrei
domandare se solo oggi, dopo vent'anni, si sono accorti degli orribili
grattacieli che si confondono con i
monumenti del 1300, o che i Parchi
nazionali si stanno lottizzando in
omaggio alla civiltà dei conswni, o
che le spiagge sono definitivamente
immolate al cemento.
di Franco Salerno
2) I giudizi mortifica~} (ma
ahimé giusti) della stampa estera
sulla rovina del nostro patrimonio
artistico come quello dell'c ECONO·
MIST • che dice: • In brevissimo
tempo gli italiani sono riusciti a
distruggere parte del loro paesaggio,
le loro città sono afflitte da una
crescita cancerosa, le belleu .e di am·
bienti cittadini sono scomparse...
Mi domando ora: quale patrimonio culturale offriamo alla futura
Europa, se si continua di questo
passo?
* * *
Gli incontri dei giovani, organiz·
zati dall'UCCE a Roma, al liceo
Virgilio, sono stati certamente un
fatto positivo. Gli studenti romani
banno preso conoscenza con l'idea
d'Europa. Un po' confusamente,
forse.
~.. ~>"do sia molto utile ed istruttivo ripOrtare alcuni slogans, che
la Radio Greca ba alternato a
canti guerreschi. Sentite: c Uno
stato affettuoso per tutti, ma forte
verso i suoi nemici " oppure c sbocciano i fiori della grande rinascita
nazionale sulla rovina di un gover·
no di malfaltori • ed ancora « Eredi di una grande razza, dobbiamo
essere degni del nostro grande passato. ecc... ,.
Ogni commento mi sembra superfluo. Ricordo solo che gli stessi slogans furono detti da Castro e simi·
li... colonnelli.
* * *
Dopo il Vertice due sono le so·
luzioni possibili: o assisteremo al·
l'atto di nascita dell'unità europea,
oppure faremo finta di illuderci che
l'Europa un giorno si farà .
realismo, non si sono esaurite nei confini nazionali. ma hanno germinato nei
vari paesi, arricchendosi di nuovi slanci vitali , sorge spontanea la domanda
come l'Italia abbia reagito agli stimoli
provenienti d'oltralpe e In quale misura abbia contribuito allo sviluppo
dell'arte europea.
La mostra di Firenze çi presenta un
quadro piuttosto eterogeneo delle rea·
lizzazionl artistiche in Italia al primi del
Novecento. quasi tutte in ritardo rispet·
to alle corrispettive In Europa: un con·
fronto tra l pannelli decorativi del to·
scano Chini con la grafica di Klimt o
tra l prezloslsml lineari del veneto
Zecchln con le illustrazioni di Beardsley, andrebbe a scapito degli italiani,
nonostante vada ricordato il loro pre·
gevoie sforzo di rinnovare secondo i
dettami de li 'Art Nouveau l'arte della
ceramica e del vetro, (con risultati di
rilievo) : cosi. per quanto riguarda la
pittura post·lmpresslonista, lasciano
piuttosto perplessi gli ambienti borghesi alla Bonnard, di Camillo Innocenti.
le stanche tracce del • fauves •, nei
paesaggi di Bucci, l tentativi di innestare nel filone impressionista !"eredità
macchlalola, di Checchl o Vittorinl. di
fronte al quali acquistano rilievo i composti quadri d'ambiente borghese del
Ghlglia. anche lui toscano ed ammiratore del francesi , ma non disposto a
tradire l'Insegnamento di Fattori per
le facili suggestioni d·oltralpe. Analogamente Rosai, della generazione seguente. pur attento alle esperienze degli impressionisti, dai • nalfs • a Cezanne, (s i veda un suo quadro naif del
1916, • Guerra e rancio •, e la • Donna
che cuce •. di impianto cezanniano), ri·
mane fedele alla sua terra natìa. al suoi
• ominl • di VIa Toscanella, alla lezione
di asciutta essenzialità del primitivi
toscani.
Impressionismo e liberty dom inano
Il gusto degli artisti Italiani al primi
del secolo: a Roma, in pieno clima dannunziano fioriscono gli arabeschi fio·
•
reali del Cambelottl, le atllluazlonl
lineari del D'Antina, parallele a quelle
del Revigllone a Torino, dove anche un
altro pittore. di ben altra tempra. Felice Casorati, opera entro Il gusto Il·
berty, In particolare di Klimt, dlstln·
guendosi per un nitore di forma che
prelude già allo stile degli anni '20.
(Si vedano i due nudi femminili, esemplificativi di questo periodo formativo).
Altrettanto personale e ricca di Invenzione, la pittura di Mario Cavaglieri,
che a Rovigo, nell 'ambito della cultura post·lmpressionlsta, sviluppa un
denso cromatismo di tradizione veneta,
sulla stessa scia del triestino Marus.
sing, il cui • Ritratto della moglie •,
colpisce per intensità espressiva e caratterizzazione ambientale.
Ma è Il futurismo a svecchlare l'ambiente della provincia Italiana. a portare un soffio di aria nuova nel salotti
borghesi, spazzando via gli ultimi residui del conformismo ottocentesco, con
Il nuovo mito della modernità che
esprime l'ansia di cogliere la verità di
una vita trasformata dall'avvento della
macchina. la necessità di trovare una
espressione adeguata ai tempi della
rivoluzione Industriale. Tutti gli artisti
aderenti al futurismo sono presenti alla
mostra, da Balla a Soffici, da Clacelll
a Severlni. da Lega a Depero, a Boe·
cloni, ma perché non alternare al • Fu·
turba Ila • le poesie di Mari netti, al Le·
ga futuristi, l bozzetti scenograflcl. gli
intarsi :li stoffa. le sculture cinetiche
di Depero. preludi ad esperienze ame·
ricane del dopoguerra? E Infine, dal
momento che si risaliva prima del '15,
perché non stralciare qualche passo dal
Manifesto di Boccioni. ottimo commen·
to a quel • Nudo • del '15, In rapporto
alle esperienze del cubisti e del primo
Carrà? Cosl la tematica del futurismo
avrebbe avuto una viva presentazione
e, parallelamente, una rapida scorsa
agli • exploits • di Marinettl. paragonati
a quelli successivi del Dadaisti, sarebbe
valsa a far riflettere sull'eco lasciata
dal futurismo In Europa, destinata ad
essere raccolta non solo a Zurlgo nelle
sue manifestazioni plateali, ma più seriamente dai ragglsti russi, da Majakovski, da Pound, Il cui Manifesto del
vorticismo nascerà in un'atmosfera già
congestionata dalle grida futuriste .
In Italia, con la fine della guerra, la
avventura del futurismo può dirsi con·
elusa; nel 1916, Carrà, accogliendo le
suggestioni di De Chirico, abbanoona
il futurismo per la pittura metafisica,
iniziando la serie dei • Manichini •• che
nella loro Immobilità plastica, preludono alle creazioni future, nelle quali
l'artista dimostra la piena padronanza
di un linguaggio tutto personale, teso
all'essenzialità della forma nella fermezza cristallina della luce (si vedano i bellissimi • Nuotatori • e l paesag.
gi del '32, da annoverare tra le gemme della mostra). Come lui, Morandi
dopo la breve parentesi futurista, (ve·
di la Natura morta del '14) e metafisica
(le Bottiglie e manichino del '17), ritrova la sua vena più autentica a contatto con l paesaggi della sua terra,
con gli elementi della vita quotidiana,
spogli di intrusioni magiche, ridotti alla
loro essenzialità In un ordine prospettico che si direbbe suggerito da Piero
della Francesca. Né è superfluo Il riferimento ai valori figurativi nazionali se
di essi s! fecero portavocl gli stessi
Morandi, Carrà, De Chirico nella rivista romana • Valori plastici • di Ma·
Marliana MOSCO
(continua a pag. 6)
rantP il titnln rli rnntP nn rnnontn
M.me de Stael
AH
et qui n'a rien de sensible, ni dans
le regard, ni dans la toumure
d'esprit » . E la scrittrice, per il vecchio Wolfango, ha solo c qualcosa
di attraente •, sia nel fisico sia nell'intelletto. L'apprezzamento è piuttosto freddino, ma sarà modificato
in seguito, dopo la pubblicazione
del libro c De I'Allemagne •, che il
Goethe riterrà "uno strumento pos-
sente, che ha fatto la prima breccia nella muraglia di antichi pregittdizi esistenti tra noi e la Francia •.
Di Schiller, il cultore della libertà, l'uomo impulsivo e passionale,
la Stael dice che è un uomo con
una fisionomia ben precisa - « ce
qui est très rare en Allemagne " e ne diviene amica. Un'altra amicizia, che dovrà durare fino alla morte deliA scri ttrice, è quella con Au-.
gusto C' 1~lielmo von Schlcgel, let1
terato !e
critico, uno dei maggiori
teorici del Romanticismo.
Siamo nel 1804: il 22 aprile Germaine compie 38 anni ed è questa
una delle giornate più tristi della
sua vita. L'amico Constant le porta
infatti la notizia della morte del
padre, M. Necker, spentosi lontano
dalla figlia nella solitudine del suo
castello svizzero. La Stael perde la
unica persona nella quale abbia creduto sempre senza riserve, che ha
incarnato per lei le qualità del ma
rito, dell'amante, dell'amico ideale,
che Germaine cercherà inutilmente
tutta la vita.
In dicembre parte per l'Italia, e
qui avrà l'amicizia, tra gli altri, di
Vincenzo Monti e conoscerà Melzi
d'Eri!, Sismondi, il cardinal Consalvi. Da questo viaggio nascerà in
seguito « Corinne,. un altro libro
destinato ad essere famosissimo. Ma
le distrazioni non la distolgono dal
desiderio di rientrare in Francia e
riavvi~n vsi a Parigi. Finalmente
riesce ~ trasferirsi nelle vicina 1ze
della città prediletta, ma Napoleone,
che non perdeva di vista « cette co-
HA
E
U
AH
UE
do del tutto insensibile alle implorazioni dell'amante.
ln questo turbolento periodo la
Stael incontra per la prima volta
Benjamin Constant. Esteticamente,
non regge il confronto con il Ribbling: è piccolo, atticciato, con un
po' di pancia, ed ha i capelli talmente rossi da far male agli occhi.
Ma per il resto è un uomo eccezicr
na ie, intelligente, spiritoso e spiritua le, come lo definisce la Stael.
Constant le fa la corte ~rlc.nolti
mesi, e dovrà passare un ~t po'
di tempo prima che Germaine rotto ormai ogni legame con lo Svedese - inizi questa nuova relazione,
che diverrà poi la più completa nella vita della scrittrice. Anche dopo
la rottura - che avverrà qualche
anno appresso -, rimane tra i due
ex amanti un'affettuosa, profonda
amicizia, ed una sorta di collabo·
razione letteraria. Quest'uomo dall'intelligenza brillante, dai vastis·
simi interessi , dalle indubbie capacità letterarie e politiche, questo
ésprit supérieur - come lo chia·
ma Germainc - eserciterà un'enor·
me influenza sulla StaeJ, ed allo
stesso tempo ne sarà influenzato.
Uno dei momenti più importanti
nella vita della scrittrice è il suo
incontro con Napoleone. Il console
Buonapartc ha per lei fin dal pri·
mo momento un'antipatia mista a
diffidcnLa, che niente potrà mai a ttenuare. Lei, al contrario, lo ammira, lo idolatra, lo vede i'.f\Si come un oggetlo di culto. \direbbe
diveni r ne l'egeria e lo canta come
l'« hér·os d'Italie "· Trovandosi il
passo sbarrato dall'ostilità del primo console, aggira la posizione e
si (a amica dci fammari di lui, ma
tutto inutilmente. La furia del Corso contro questa donna intelligente,
generosa. umanissima nella sua pas·
sionalità talvolta contraddittoria,
non risparmia gli amici di lei ed
in seguito neppure la stessa scrittrice: c Napoleone, con l'intenzione
di nuocerle, le fa in ultima analisi
il miglior favore che avrebbe potuto
immaginare: la scaccia dalla Francia, costringendola a quell'esilio da
cui in seguito uscirà il capolavoro
della Stael: il libro c Della Germania•.
La scrittrice traversa il Reno nei
primi anni del nuovo secolo ed in
principio i suoi giudizi sui Tedeschi
sono severi, unilaterali: nel 1803 scrive al padre: c Je déteste l'Allemagne, et l'on ne sait ce que vaut la
France que quand on voyage ». Ma
l'accoglienza trionfale che le è riservata a Weimar le fa cambiare totalmente idea: a lla corte di Carlo Augusto d i Sasson ia si respira aria intellettuale, si incontrano (;eothe,
Schiller, Wieland. E' un crogiolo di
idee, di attività dello spirito. E' interessante sentire i giudizi che questi personaggi esprimono l'uno Sul·
l'altro. Goethe, ad esempio, è per
la Stael un uomo che pretende di
essere « un peu homme du monde ...
UE
lo con parenti ed amici, e quindi
parte senza dare nell'occhio. Dopo
brevissimo tempo rientra trionfalmente a Parigi, richiamatevi dallo
stesso Luigi XVI. Il rientro è trionfale e grandioso, e fa grande impressione alla figlia, che ne parlerà
in un suo libro. Ma in tempi rivoluzionari niente è duraturo. Appena un anno dopo Necker dovrà
dare nuoyamente le dimissioni e
partire per l'esilio. In questo periodo la Stai:H - protettrice della
monarchia, ma « libertaria " di idee
- fa le spese delle pubblicazioni
satiriche dell'epoca. Ella invoca
" légalité et la liberté dans l'ordre "•
e poco dopo, con l'appoggio del marito, aiuta l'amante, su cui pende
l'accusa di peculato, a fuggire in
Inghilterra.
Nel settembre del '92, durante il
Terrore, anche la Stael lascia Parigi
per la Svizzera. Parte in una lussuosissima carrozza, con servitori in livrea, parati d'oro e d'argento, e la
folla, che prende non a torto questo
sfarzo per una provocazione, la fa
discendere, le strappa i vestiti e
manca poco che non la linci. Dopo
varie peripezie, riesce a riprendere
il viaggio e raggiunge la Svizzera,
da dove, poco dopo, passa in Inghilterra, dall'adorato Narbonne. Qui
trascorre quattro mesi quasi felici.
Ma a poco a poco l'amante si stacca da lei: la Stael, dalla Svizzera,
dove è tornata, gli scrive lettere su
lettere, appassionate, supplichevoli,
minacciose, piene d i adorazione e
di rapimento. Ma l'intiepidimento
diviene ogni giorno p iù palese.
E' a questo punto che compare
sulla scena della Stael il bel regici·
da svedese Ribbing - « le plus beau
régicide "• come scrive la Stael al
Na1·bonne, - uno dei congiurati che
parteciparono all'assassinio del re
di Svezia, lo stesso re di Svezia, Gustavo I II. che era stato un protettore di Germaine all'epoca delle sue
nozze. Il Ribbing ha idee repubblicane ed egualitarie che influenzano
notevolmente il passaggio di Germaine dagli ardori monarchici agli
entusiasmi repubblicani. E gli scrive, durante un'assenza di lui, men·
tre porta ancora al collo un meda·
glione con l'effige di Gustavo I II,
padrino di sua figlia: « Dovevo incontrarti, per conoscere colui che
ho sempre sognato"· La Stael en·
tra in un periodo di incertezze,
oscilla per un pezzo tra Narbonne
e «le plus beau régicide "• finché
quest'ultimo, col tempo, non ha la
meglio. E lei lo implora perché la
tratti « doucement dans mon nouvel esclavage "· A quanto pare però la nuova schiavitù della scrittrice esigeva anche la schiavitù del·
l'amante come contropartita: la
Stael gli controlla le giornate e le
ore, ostacola i suoi viaggi, lo rimprovera di !asciarla sola, lo opprime con le sue premure e la sua
passione. Ed il bel regicida, a poco
a poco, st stacca anche lui rimanen-
EU
E' stato detto che Germaine de
S tael, scritt rice di romanzi, h a vissuto es~a stessa una vita c he era
un romanzo. Noi vorremmo dire:
una vita che era molti romanzi, tan·
ta e tale fu la _pluralità degli avvenimenti cui la scrittrice ha direttamente partecipato durante i suoi 51
anni di vita. Germaine Necker nacque a Parigi, da padre ginevrino
ma per metà tedesco, e da madre
svizzera. Il padre, ex-piccolo impiegato di una banca ginevrina, doveva
diventare uno degli uomini più in·
fluenti e più ricchi di Francia; la
madre - che aveva qualche ambi·
rione letteraria - teneva aperto a
Parigi uno dei più noti « salons ,.
dell'epoca pre - rivoluzionaria, che
accoglieva tra gli altri Diderot,
d'Alembert, Buffon e Grimm e che
fu di grande aiuto alla formazione
mondana ed artistica della futura
Madame de Stael. Il comune interesse per le lettere avrebbe potuto formare la base di un'amicizia tra madre e figlia, ma, al contrario, i rapporti tra le due donne furono sempre piuttosto freddi, se non addirittura ostili. Al momento di morire,
Madame Necker non vorrà nemmeno per un momento vedere la figlia
e nel testamento non ne menziona
n:~ppure una volta il nome.
Germaine fu invece attaccatissima, sempre, al padre, per cui ebbe
per tutta la vita un'ammirazione
profonda, che quasi rasentava il fanatismo. In una lettera allo Chateaubriand scriverà più tardi:
" J 'ai aimé Dieu, mon père et la
liberté "· E ciò appare quantomeno
strano, se si pensa che proprio da
lui, al principio almeno, le furono
posti i maggiori ostacoli alla carriera di scrittrice, che M. Necker considerava « un mestiere da uomini "·
La ragazza aveva appena 12 anni
quando si incominciò a pensare al
marito da darle. La rigida educazione calvinista dei genitori escludeva
a priori qualsiasi cattolico: d 'altra
parte, l'alta carica politica cui era
pervenuto il Necker - era ministro
delle finanze - ed il suo ingentissimo patrimonio restringevano la
scelta ad un giro piuttosto esiguo
di persone. Dopo che fu rifiutato ìl
duca d i Mecklenburgo, cognato del
re d'Inghilterra, perché Germaine
non voleva andare a vivere al di là
della Manica, si presentò a ll'orizzonte il barone Erich von StaCI-Holstein, attaché dell'ambasciata d i
Svezia a Parigi, uomo di mondo,
nobile, povero, spendaccione e pieno di debiti, ma ben visto a corte,
soprattutto dalla regina. Necker padre chiese al re di Svezia, come contropartita per sua figlia, che al genero fosse concessa la carica di ambasciatore a Parigi vita natura! du-
Vita di una scrittrice europea
HA
Si è chiusa qualcfte mese
fa a Parigi una mostra su
"~adame de Stael e l'Europa", organizT.ata dalla Bibliothèque Nationale nel centenario della nascita della scrittrice. L'ottimo catalogo della
mostra, preparato dalla bibliotecaria Sig.na Simone Balayer, segretaria generale della Associatio~1 des Etudes
Staendaliennes, ci dà lo spunto per ricordare anche da
queste colonne la eclettica
figura di questa, se no11 grandissima, almeno rilevante personalità europea del secolo
scorso.
llllana PIU
(continua a pag. 6)
Ancora sulla lingua europ ea
Una lettera da Trento
L'argomento è già stato trattato
altre volte su queste colonne, ma
generalmente non si attribuisce ad
esso quell'allenzione e quella im·
portanza che meriterebbe. L'Europa
Federata, per poter funzionare regolarmente, avrà bisogno di una lin·
gua ufficiale, da usarsi nelle relazioni comuni, rispettando nel contem·
po tlllte le lingue parlate dai diversi
popoli cfte la compongono. Uno stato plurilinguistico è oggi inconcepibile e, dice bene il pro/. Burlo- '
r1e, che 11110 dei ptmti che saldano
assieme tllla nazione è la lingua
comune.
Notl possiamo prendere ad esempio la Svizzera, in quanto, anche in
quello stato, come abbiamo potuto
constatare, si fa fatica a mantenere
wr certo equilibrio fra le diverse
nazionalità, e poi non va dimenticato
elle la Svizzera 11011 svolge una intensa attività politica nel campo internazionale.
Le maggiori organizzazioni internazionali cercano di ovviare alle difficoltà linguistiche usando ~1elle loro conferenze il siste~na della traduzione simulta~tea, con grande dispendio di tempo e di denaro e con
il risultato che possiamo bene immaginarci. Nessun traduttore, per
abile che sia, riesce a tradurre si·
multaneamente un discorso fedel·
me11te, per cui sono inevitabili omissioni, storpiature, inesattezze.
Sarà pertanto necessario che la
futura FederaT.ione Europea si scelga una lingua comune ausiliaria, ma
non riteniamo possibile che tale linglla possa essere l'inglese. Senza
dubbio gli oppositori più accaniti
contro tale eventualità saranno i
francesi, che 110n accetteranno mai
che la loro lingua venga declassata
al rango di semplice lingua locale;
molli altri poi si opporranno, non
per gre110 nazionalismo, ma percfté non vorramlO la sol/omissione
ad una egemonia culturale straniera.
Così come noi federalisti 11011 in·
tendiamo accertare una unità politica europea sotto alcuna supremazia,
né ir11erna (tipo Europa di De Gaulle), né esterna, sia d'Oriente che
d'Occidente, non riteniamo nemmeno ammissibile 11na supremazia linguistica, clte diverrebbe supremazia culturale, costituente un ingiusto privilegio di tailmi a scapito di
altri; privilegio che fatalme11te abbraccerebbe anclle il campo artistico, economico, sociale ecc.
Quel tempo di due o tre anni clte
a noi occorrerebbe per imparare
l'inglese (imperfettamente), gli inglesi lo impiegherebbero per approfondire meglio lo studio delle materie tecniche cl1e dovrarmo trattare, di modo clte, nelle discussioni
che seguiranno, si troverebbero doppiameme avvantaggiati di fronte a
noi, conoscendo meglio la materia
da trattare e co11oscendo meglio la
lingua; e noi saremo, come si suoi
dire, doppia1ne~1te "lla11dicapati".
Da notare poi cl1e l'inglese, per le
sue enormi difficoltà di apprendimento e di pronuncia, 110n potrà
mai essere una lingua alla portata
di tullo il popolo, mentre la Federazione Europea, come 110i la inten·
diamo, deve venir costruita su basi
largamente democratiche, con la
possibilità di comprensione da parte di tutti gli strati sociali.
L'inglese è oggi indubbiamente la
lingua pitì importa11te nel mondo,
(cot1ti1111a a pag. 6)
.
Il riconoscimento rectproco dei titoli universitari
Gli studenti attendono
Dal 2 al 4 dicembre 1966 si è svolto a Roma il Congresso Europeo sul
riconoscimento reciproco dei titoli
universitari, organizzato dal Gruppo Studentesco Europeo in collaborazione con l'Union des Associations
Européennes d'Etudiants e sotto gli
auspici della Comunità Economica
Europea. Vi hanno partecipato una
settantina . di studenti universitari
dirigenti. per lo più, di associazioni
europee e di organismi raprcsentativi delle università di sette Paesi
europei.
Prima di esaminare i risultati del
Congresso è bene chiarire il significato dell'espressione « riconoscimento reciproco dei titoli universitari"·
Dal 4 marzo scorso i cittadini degli altri Stati membri della CEE
. . ______
possono liberamente stabilirsi in
Italia per esercitarvi la propria attività professionale, in applicazione
dell'art. 52 del Trattato di Roma che
prevede appunto la soppressione
delle restrizioni alla libertà di stabilimento.
Ma questa libertà non sopprime
regolamenti nazionali per instaurare una legislazione unitaria. Diritto
d! stabilimento significa libertà di
esercitm·c un'attività professionale
in uno Stato membro rispettandone
la legislazior;re. La soppressione delle restrizioni, l'instaurazione cioè
del semplice trattamento non discl'iminatorio, pone perciò questa
libertà su un piano meramente formale. E' evidente infatti, per fare
un esempio significativo, che per un
cittadino italiano laureato in legge
in una Università italiana, il quale
si volesse stabilire in Francia per
esercitarvi l'avvocatura, La libertà
di stabilimento resterebbe senza
pratica efficacia se egli dovesse OS·
...-rvnn• la IP-DL.;Iazinne
frJ~ni'J>'<P
l'he
blema del r iconoscimento nelle università europee.
Perciò anche in questo specifico
campo il ruolo degli studenti è
quello stesso che dovrebbe essere
da loro svolto nella costruzione del·
l'Europa, c in genere in tutta l'azione politica: offrire non tanto soluzioni tecniche quanto una consapevolezza - derivata da determinate
esigenze - della necessità di certe
soluzioni tecniche, soluzioni che naturalmente devono c.c;serl' inqu:-~d t·a.
te in un contesto globale che soddisfi quelle esigenze. Tale contèsto
nel nostro caso è quello ofrerto dall'obiettivo finale di un ordinamento europeo sovranazionale, cioè dalla Federazione Europea.
Solo una tale consapevolezza, purché sia diffusa, può superare gli
ostacoli che anche in questo campo sono frapposti soprattutto dagli
interessi particolaristici di cui troppo spesso i governi nazionali si fanno portavoce. Contro l'anacronismo
di ouesti ostacoli è necc~~arin l'ioi'>
nozze. Il Ribbìng ha idee repubblicane ed egualitarie che influenzano
notevolmente il passaggio di Germaine dagli ardori monarchici agli
entusiasmi repubblicani. E gli scl'ive, durante un'assenza di lui, men·
tre porta ancora al collo un medaglione con l'effige di Gustavo III,
padrino di sua figlia: « Dovevo ìn·
contrarti, per conoscere colui che
ho sempre sognato "· La Stael entra in un periodo di ìncertezze,
oscilla per un pezzo tra Narbonne
e c le plus beau régicide "• finché
quest'ultimo, col tempo, non ha la
meglio. E lei lo implora perché la
traltj • douoement dans mon nou-
tricc: e N'apolcone, con l mtenztone
di nuocerle, le fa in ultima analisi
il miglior favore che avrebbe potuto
immaginare: la scaccia dalla Fran·
eia, costringendola a quell'esilio da
cui in seguito uscirà il capolavoro
della Stai:I: il libro c Della Germania"·
La scrittrice traversa il Reno nei
primi anni del nuovo secolo ed in
principio i suoi giudizi sui Tedeschi
sono severi, unilaterali: nel 1803 scrive al padre: c Je déteste l'Allemagne, et l'on ne sait ce que vaut la
France que quand on voyage "· Ma
l'accoglienza trionfale che le è riservata n Weimar le (a cambiare totalmente idea: alla corte di Carlo Augusto di Sassonia si respira aria in·
tellettuale, si incontrano Geotbe,
Schiller, Wieland. E' un crogiolo di
idee, di attività dello spil'ito. E' interessante sentire i giudizi che questi personaggi esprimono l'uno sul·
l'altro. Goethe, ad esempio, è per
la Stacl un uomo che pretende di
essere « un peu hommc du monde ...
a lenU ono
Dal 2 al 4 dicembre 1966 si è svolto a Roma il Congresso Europeo sul
riconoscimento reciproco dei titoli
universitari, organizzato dal Gruppo Studentesco Europeo in collaborazione con l'Union des Associations
Européennes d'Etudiants e sotto gli
auspici della Comunità Economica
Europea. Vi hanno partecipato una
settantina di studenti universitari
dirigenti, per lo più, di associazioni
europee e dj organismi rapresentativi delle università di sette Paesi
europei.
Prima di esaminare i risultati del
Congresso è bene chiarire il signi·
ficato dell'espressione • riconoscimento reciproco dei titoli universitari».
Dal 4 marzo scorso i cittadini dcgli altri Stati membri della CEE
UE
vel esclavage "· A quanto pare però la nuova schiavitù della scrittrice esigeva anche la schiavitù dell'amante come contropartita: la
Stael gli controlla le giornate e le
ore, ostacola i suoi viaggi, lo rimprovera di !asciarla sola, lo opprime con le sue premure e la sua
passione. Ed il bel regicida, a poco
a poco, st stacca anche lui rimanen-
AH
•
preallarme ?
Gli interpreti ID
U
L'integrazione linguistica
dOn
l&.. ... l
Oriente dove lta vissuto lino iu "1956.
Una singolare esperienza di c gira·
mondo " la sua, che gli ha suggerì·
to una via nuova per tmi/icare le
lingue europee: l'integrazione. Il
termine è affascittante e senza dubbio attualissimo. Il principio è semplice: come " integrando " le risorse nazionali in campo militare, economico, e scientifico si sono creati la "Nato" il « MEC • e l'« Euratom "· così « integrando ,. le lingue
dell'Europa-America si dovrebbe ottenere una lingua "euro-atlantica "
unica per i 750.000.000 di abitanti
dell'Europa, delle due Americhe
dell'Australia e della Nuova ZeJanda.
Si tende dunque ad utilizzare al
massimo il materiale esistente nelle a t tuali IO lingue e a ridurlo progressivamente ad tm denominatore
comune. E' r,uesta la novità del metodo proposto dall'Argentieri. Nessuna lingua verrà sacrificata completamente ma ciascuna conc~:,rà.
per la sua parte alla fonn'->dr-lle
della lingua c integrata"·
Applicando lo studio comparato,
nota l'Argentieri, le lingue europee
si possono ridurre a due gruppi: il
• neo-latino • e l'c anglo-tedesco"·
Parallelamente, le parole si possono dividere i~r due frasi: le c ornoradicali" (che ham10 una radice comune nei due gruppi) e le « eteroradicali" (clte hanno una radice diversa in ciasctmo dei due gruppi).
Le parole possono essere raggruppate ulteriormente in quattro sotto
classi: • atlantiche •. quelle cioè che
presentllno la stessa radice in tutte
le li11gue in esame, o almeno nelle
sei principali. TI loro numero si aggira su alcune migliaia. Le semiatlantiche, cioè quelle come •libro»
cboock» eire hanno una radice comune rispettivamente nel primo e
EU
AH
UE
l cinquemila amministratori rappresentanti i dieci Paesi aderenti
alla C.E.E. che hanno partecipato
ai lavori degli ultimi "Stati Gene·
rali", hanno sostenuto appassionatamente l'urgenza della integrazione politica dei loro Paesi, tuttavia
per intendersi si sono dovuti affi·
dare alle cuffie della traduzione simultanea. Di volta in volta si sono
visti i Parlamentari e gli Amministratori presenti infilare o deporre
le cuffie a seconda della lingua par·
lata dall'oratore di turno. E' diventato quasi un rito di tutti i Congres·
si l ntemazionali, e pochi se ne me·
ravigliano. Eppure se i costruttori
della "Europa dei Popoli" continuatw a discutere e a comprender·
si, non importa se con la traduzione
simultanea, i popoli d'Europa pur
lavorando a fianco a fianco non rie·
scono a capirsi. Ne sanno qualcosa
gli operai italiani emigrati in Germania.
Il successo dell'integrazione europea tre/ campo economico e commerciale ha risvegliato da alcuni
anni negli studiosi il problema lin·
guistico e forse indicato la soluzione più semplice. Sono comparsi studi e proposte accolti talvolta con
entusiasmo dagli esperti, ma accantonati presto per l'enorme difficoltà di tradurli in pratica.
Finalmente nel 1963 è uscito un
libro innova/ore interessante per il
contenuto già. confortato dalla prati ca e relativa facilità di realit.zazione.
Si tratta della "Integrazione Linguistica Euro-Atlat1tica" che raccoglie i risultati di quattordici anni
di studi e di ricerche filologiche del
Dr. Emanuele Argentieri. L'autore
laureato in Chimica all'Università
di Bologna è un profondo conoscitore dei Paesi del Medio ed Estremo
HA
E
di STAFFAN de MIST URA
HA
strano, se si pensa che proprio da
lui, al principio almeno, le furono
posti i maggiori ostacoli alla carrie·
ra di scrittrice, che M. Necker considerava « un mestiere da uomini "·
La ragazza aveva appena 12 anni
quando si incominciò a pensare al
marito da darle. La rigida educazione calvinista dei genitori escludeva
a priori qualsiasi cattolico: d'altra
parte, l'alta carica politica cui era
pervenuto il Necker - era ministro
delle finanze - ed il suo ingentissimo patrimonio restringevano la
scelta ad un giro piuttosto esiguo
di persone. Dopo che fu rifiutato il
duca di MecklenburiO, cognato del
re d'Inghilterra, perché Germaine
non voleva andare a vivere al di là
della Manica, si presentò all'orizzonte il barone Erich von Stai::I-Holstein, attaché dell'ambasciata di
Svezia a Parigi, uomo di mondo,
nobile, povero, spendaccione e pieno di debiti, ma ben visto a corte,
soprattutto dalla regina. Nccker padre chiese al re di Svezia, come contropartita per su a figlia, che al genero fosse concessa la carica di ambasciatore a Parigi vita natura\ du rante, il titolo di conte, un congruo
emolumento mensile e vari altri privilegi, e cosl, quando Germaine aveva vent'anni - e lo sposo 38 - si
celebrarono con gran pompa le nozze. Si trattava di un matrimonio
di convenienza e di prestigio, e dopo qualche tempo i rapporti tra i
due coniugi incominciarono a guastarsi. M. de Stael tradisce la moglie, e questa, garbatamente e non
senza umorismo, lo rimprovera;
M. de Stael spende troppo, e la moglie scrive di lui ad un amico che
egli si rovina non per generosità,
ma per ostentazione e mollezza.
c Quel mélange de tous les genres
de bassesses "· Agli Stael nasce, ncl1'87, una bambina, che però muore
dopo appena due anni. La vita fa·
miliare di Germaine è in ogni senso
un fallimento. Se ne troverà l'eco
nei suoi romanzi, in cui domina la
nostalgia del matrimonio ideale e
degli amori perfetti ma - ahimél
- impossibili.
Delusa dal marito, l'ambasciatrice si getta presto, con l'entusiasmo
proprio del suo carattere, in una
appassionata relazione con il conte
di Narbonne, presunto figlio di Luigi XV. La scrittrice se ne innamora
verso la fine dell'88, e la sua grande passione per quest'uomo appare
soprattutto dalla copiosa corrispondenza di lei, scritta durante le lun·
ghe, forzate separazioni. E' principalmente alla Stael che il Narbonne deve la sua nomina a ministro
della guerra nel 1791: ed è per lui
che Germaine, pacifista per natura,
si augura addirittura di trascinare
in un conflitto la Francia pur di
fargli ottenere il dicastero della
guerra. Durante questa relazione
nasceranno alla Stael due figli, di
cui lei attribuirà esplicitamente la
paternità al Narbonne, benché ovviamente i bambini siano battezza·
ti col nome del marito.
Entriamo ora in pieno clima prerivoluzionario, e gli avvenimenti si
susseguono a ritmo accelerato. Necker padre, per aver pubblicato per
la prim:1 volta il bilancio dello Sta·
to, mettendo in evidenza le spese
della corte e lo spreco del pubbli·
co denaro, è dimesso dal re, con
l'ordine di partire senza scalpori;
l'ordine perviene al ministro men·
tre è in giardino, tra i suoi numerosi ospiti. Egli ordina la carrozza
per il pomeriggio, pranza tranquil-
~
ò-i>
nel sè"l:ondo gruppo.
Prima di passare alla fase di
strutturazione, l'autore si ferma ad
analizzare i tre componenti fondamentali di una lingua: la grammatica, il vocabolario e la grafofonetica. Ora entra in azione il processo integrativo.
Per la grammatica l'Argentieri
propone di « normalizz.are » le regole essenziali e di « assimilare»
quelle complementari. Quanto alla
grafo-fonetica occorre unificare le
regole della scrittura e della pr·o·
nur1zia. Per il vocabolario infine, si
dovrebbero uniformare le parole
atlantiche e semi-atlantiche.
Naturalmente il processo integrativo deve passare attraverso una
serie di fasi distinte e graduali cfte
richiedono accordi specifici tra l
Governi. lA via per unificare linguisticam'ente l'Europa esiste, sottolinea polemicamente l'Argemieri,
ma è necessario che i responsabili
poli f. si mettano al volante della
mattenna progettata dagli studiosi.
Il cammino, dice l'autore, è tale da
impegnare una intera generazione;
le difficoltà, pur numerose, non sotto insuperabili. Occorre soltanto
molto entusiasmo ed una azione penetrante che, partendo dalle scuole,
dalla Radio-TV e dai giornali riesca
a interessare anche la base. In pochi
anni - in una visione torse eccessivamente ott_imistica dell'Argentieri- operai e turisti si troverebbero
in grado di essere capiti in tutte le
Nazioni. Molta incomprensione e
diffidenza, conclude l'o,utore, sparirebbero e l'integrazione politica del·
l'Europa diventerebbe «facile" per
tutti.
Mi domando: se ciò che l'Argentieri auspica si verificasse sul serio,
chi avrà cura della estinguenda benemerita categoria degli interpreti?
possono liberamente stabilirsi in
Italia per esercitarvi la propria attività professionale, in applicazione
dell'art. 52 del Trattato di Roma che
prevede appunto la soppressione
delle restrizioni alla libertà di stabilimento.
Ma questa libertà non sopprime
regolamenti nazionali per instaurare una legislazione unitaria. Diritto
di stabilimento significa libertà di
esercitare un'attività professionale
in uno Stato membro rispettandone
la legislazione. La soppressione delle restrizioni, l'instaurazione cioè
del semplice trattamento non di·
scriminatorio, pone perciò questa
libertà su un piano meramente formale. E' evidente infatti, per fare
un esempio significativo, che per un
c ittadino italiano laureato in legge
in una Università italiana, il quale
si volesse stabilire in Francia per
esercitarvi l'avvocatura, la libertà
di stabilimento resterebbe senza
pratica efficacia se egli dovesse osservare la legislazione francese che
comporta, tra l'altro, la « licence »,
cioè il titolo unlversitario nazionale
(c relativi corsi di s1udi).
Di qui la necessità che accanto a
norme " liberalizzatdci " (come il
citato art. 52) si pongano norme
" armonizzatrici • che eliminino le
divergenze tra i vari sistemi giuri·
dici nazionali. Tipica espressione di
queste norme è l'art. 57 del Trattato di Roma che prevede c il reciproco riconoscimento dei diplomi,
certificati ed altri titoli "• tra i quali
evidentemente sono compresi i ti·
toli univll'rsitari.
Compito del Congresso è stato,
da una parte, quello di fare il punto
sulla situazione dei lavori della
Commissione C.E.E., dall'altra quello di trovare un metodo di studio
da seguire nel futuro e di creare
un organo studentesco con lo scopo
di dare l'impulso agli studi futuri
e soprattutto di diffondere il pro-
LA DECIMALIZZAZIONE
DELLA STERLINA
Il 12 dice mbre 1966 è stato pubblicato a l.o ndra il li·
bro bianco « La moneta decimale nel Regno Unito "· In
esso s ono descritte le monete che entrera nno in c ircolaz ione in que l Pa ese nel
febbra io 1971. La decis ione
di de cima lizza re la s terlina
fu pre s a dal Governo inglese
nel marzo 1966 conside rando
i notevoli vantaggi derivanti
da una moneta dec imale: calco li più rapidi e facili, riduzione de ll'onere di lavoro negli uffici e ne lle banche e cc.
Il cos to di tale operazione
sarà comunque ingente: secondo il c omitato Halsbury
accorreranno circa Lst . 128
milioni, di cui Lst. 80 m ilioni pe r la conversione de lle
macchine pe r ufficio.
La nubva unità monetaria
sarà la Ste rlina s uddivisa in
100 unità minori chiamate
cc Nuovo Pe nny » per distin·
guerlo dall'attuale Penny nel
pe riodo di t ra nsizione.
blema del riconoscimento nelle università europee.
Perciò anche in questo 5pecifico
campo il ruolo degli studenti è
quello stesso che do"rebbe essere
da loro svolto nella costruzione dell'Europa, c io gene1·e in tutta l'azione politica: offrire non tanto soluzioni tecniche quanto una consape,·olezza - derivata da determinate
esigenze - della necessità di certe
soluzioni tecniche, soluzioni che naturalmente devono essere inquadrate in un contesto globale che sod·
disfi quelle esigenze. Tale contesto
nel nostro caso è quello offerto dall'obiettivo finale di un ordinamen·
to europeo sovranazionalc, cioè dalla Federazione Europea.
Solo una tale consapevolezza, purché sia diffusa, può superare gli
ostacoli che anche in questo campo sono frapposti soprattutto dagll
interessi particolaristici di cui troppo spesso i governi nazionali s i fanno portavoce. Contro l'anacronismo
di questi ostacoli è necessario cioè
una prec isa e ferma volontà nel
mondo universitario che possa democraticamente in(luirc su coloro a
cui spettano le decisioni.
A tali obiettivi è orientata l'azione àel Gruppo Studentesco Euro·
peo, a ciò ha mirato il Congresso
nello svolgimento dci suoi compiti,
soprattutto nella ricerca di un metodo di studio e nella creazione di
un organo studentesco.
Qual'è stato dunque il metodo
sperimentato? 11 congresso si è di·
viso in cinque gruppi di lavoro, culturale, economico, giuridico, medico, tecnico (ingegneri e architetti),
all'interno dei quali si è proceduto
- anche sulla base di una documentazione preparata dalla Com·
missione CEE proprio per questo
Congresso - al confronto degli stu·
di dei vari Paesi. all'esame dei prin·
cipali problemi che si presentano
nell'attuazione del riconoscimento
reciproco dei diplomi. e infine alla
propostzionc di alcuni suggerimenti
per la Commissione.
•
Ogni gruppo ha ribadito la necessità di creare un organo s tudentesco
capace di continuare il lavoro iniziato nel Congresso. E' sorto cosi
il Comitato Permanente che da una
parte dovrà <.larc impulso e coordinare gli studi nei singoli Paesi per
ogni disciplina, dall'altra dovrà sensibilizzare l'opinione degli universitari all'importanza del riconoscimento dei diplomi: perché questo,
comportando un'effettiva libertà di
stabilimento, si pone veramente come esigenza inderogabile in una
Europa che sta faticosamente percorrendo il cammino della sua integrazione. Questo Comitato, infine,
dovrà rappresentare gli studenti
presso le Comunità Europee e gli
enti internazionali, dal momento
che gli organismi rappresentativi
ufficiali mostrano un completo di·
sintcresse per questi problemi.
Ciò che è stato fatto è dunque solo un inizio: resta ora un faticoso,
ma importantissimo lavoro di approfondimento e di diffusione da
svolgere - anche sulla hase dei risultati del Congresso contenuti nei
rapporti finali dei cinque gruppi di
lavoro - nelle singole università, e
perciò pure a Roma (eventualmente
con seminari europei).
Carlo Alberto GRAZIANI
UN" APERTURA DALL" EST
NOTIZIARIO
ROMANIA «PROVINCIA EUROPEA »
AH
UE
Alla fine del 1966, l'interscamblo tra
La situazione mondiale dopo la • del'Italia e la Romania ha superato l 120
stanilizzazlone • non poteva non mutamilioni di dollari, con un incremento
re profondamente: nasceva una diversa
di circa il 60%, che ha pOrtato t' Italia
interpretazione del conflitto 1aeologlco
al 2" posto negli scambi romeni con l
tra l'est e l'ovest, e si disintegrava la
Paesi dell'Europa occidentale, e al 5•
compattezza che aveva caratterizzato 1 posto nell'Insieme del commercio esterappOrti tra Mosca e i Satelliti. Il pragro. Tutti l settori produttivi hanno regimatismo economico e l'emergenza destrato un notevole incremento. La Rogli interessi geo-politici hanno Invece
mania ha acquistato Impianti, macchi·
sopraffatto la sfida ideologica. Ed Inol- narl, motori navali, auto. per un totale
tre la rigida dottrina filosofica del sidi 155 milioni di dollari.
stemi collettivisti si è vista superata
Inoltre per la realizzazione del suo
dall'incommensurabile valore della per·
ambizioso piano quinquennale, la Roma·
sona, che sempre reclama uno spazio e
nla ha bisogno di materie prime ed at·
un riconoscimento sia nella misura ecotrezzature industriali. Nel prossimi 5 an·
nomica che in quella spirituale.
nl gli Investimenti saranno uguali a
Attualmente, mentre l'errore della poquelli degli ultimi 15 anni. Ciò fa prevelitica dei Paesi dell'Europa occidentale
dere che buona parte degli Impianti neconsiste nella difesa di un ideale co·
cessari alla Romania negli anni futuri
mune senza uno strumento comune, lo
verranno acquistati sul mercati dell'Eu·
errore dell'Europa dell'Est sta nella di·
ropa occidentale. Questo Paese è alla
fesa dello strumento comune, senza In
ricerca di nuove vie di sviluppo per la
realtà un vero comune ideale.
Economia e ricerca scientifica rle·
sco no oggi a ricondurre i Paesi, al d!
là di ogni sfida ideologica, alla ricerca
di comuni Interessi, mentre è Il si·
stema politico che invece rimane lrrl·
solto, e che potrebbe rispondere al problemi nascenti tra l'Est e l'Ovest eu·
ropeo.
L'Europa comunitaria, che non è tut·
ta l'Europa, e non ha un'unica voce,
non può offrire all'Est europeo la garanzia di un'azione coMune, offrendo
solo iniziative isolate di uomini pollti·
ci, anche se meritevoli. Ciò non signi·
fica che I'EurOPd attuale sia da rln·
negare; anzi al contrarlo. E' tempo di
recuperare Il tempo perduto. Uno del
primi compiti della comunità europea
sarà quella di rappresentare un polo
di attrazione per l'Europa orientale. E
se il dialogo instaurato è rivolto al popoli. la cultura europea comune di
base esiste, restandole soltanto di acquisire Il modu e la possibilità di clr·
colare. Se invece Il dialogo è con gli
S~atl. il compito appare più complesso.
Il federalismo continua a far
l Europa Comunitaria potrà Iniziare acacqua. Si riduce sempre più a
cordi commerciali. ma nulle potrà fare
vuota blaterazione, ad un inutile
In campo politico, se essa stessa non
« hobby » di pochi illusi. Le riuavrà ti suo atto di nascita politico. 11
nioni
dei suoi aderenti (vedasi il
problema presenta In realtà due aspet·
congre<>so MFE di Torino, il conti riguardo alla capacità di apertura dell 'Europa. L'uno riguarda la capacità eco- vegno di « Giovane Europa » per
la visita al Papa, e altre) sono la
nomica della eventuale cooperazione
esemplificazione esatta dell'in·
europea e l'altro la capacità espansive
dell'attuale democrazia europea. Con 1 concludenza e della nullità politica. E durante tali riunioni neanpOpOli. la comunità dovrà avere una
che ci si chiede a che servono
obiettiva e serena conoscenza delle
esse stesse e quale è il compito
persone e delle situazioni affinché 11
dei federalisti. D'altra parte quel·
reciproco giudizio non venga falsato da
li eh~ se lo chiedono se ne vanerrori storici tra Est e Ovest. Infatti
PIENI POTERI ECONOMICI AL GOVERNO FRANCESE
UE
Il 26 aprile nella seduta del consiglio del ministri il Governo
Francese ha chiesto al Parlamento l pieni pOteri economici fino al 31
otto.bre p.v. La richiesta ha provocato subito un diffuso malcontento: il
mlmstro delle . Infrastrutture Pisani si è dimesso; 1 deputati gollisti
appena eletti s• sono visti togliere le loro prerogative dal loro stesso
Governo; l repubblicani indipendenti e l centristi di Lecanuet si vedono
togliere la possibilità di Influire sul Governo gli uni dall'Interno gli al tri
dall'esterno ecc.
\!onostante l dlsaccord! 11 Parlamento approverà 1 pieni pOteri, la
mancata approvazione della censura di Mltterand garantisce la magf io: anza parlamentare a De Gaulle.
LETIERE DI WILLI STOPH A KIESINGER
L'H maggio u.s., Il Governo Federal e tedesco ha accettato In
consegna una lettera di Wll ll Stoph, primo ministro della R.D.T., Indi·
rizzata al Cancelliere Kleslnger. E' la prima volta che viene ammessa
ufficialmente l 'avvenuta consegna di un documento proveniente da
Pankow.
Nella lettera sostanzialmente si chiede un Incontro tra 11 primo
ministro Stoph e il cancelliere Kleslnger, Il riconoscimento degli attuali
confini e l a • normalizzazione • del rapporti tra l due Stati tedeschi ma
soprattutto si dice disposto ad esaminare eventuali propOste di Bonn.
Il Governo Federale risponderà alla lettera del primo ministro
Stoph. La procedura è ancora in discussione: l cristiano-democratici
vorrebbero che il Cancelliere leggesse la lettera al Bundestag 1 so·
cialisti che risponda personalmente a • Herr Willl Stoph ••
'
La conferenza di Karlovy Vary ha decretato Il fallimento della
nuova • Ost politlk •; ormai l 'unica via per la Rlunlflcazlone sono 1
contatti diretti tra l due Stati tedeschi.
AH
IL RUO LO DELL'EUROPA
CON l PAESI DELL'EST
GLI SCAMBI COMMERCIAU
ITALO·ROMENI
relazione economica con l'Ovest. Quindi
ancora una volta l'Italia si trova In una
situazione favorevole per essere l'alfle·
re di questo Inizio di dialogo con i
popoli dell'Est.
Anche glì scambi culturali si svol·
gono sulla base di un accordo che vie·
ne rinnovato ogni anno, In funzione del
quale si organizzano visite reciproche
di uomini di cultura, scambi interunl·
verslta ri , mostre, conferenze, ecc.
Tale ripresa di rapporti si è incre·
mentata ancora di più dopo lP ·lslta a
Roma di Manescu. E' stata ti f laper·
tura di un dialogo politico. sulla base
di tutto questo sviluppo di rapporti
commerciali e culturali.
l contatti che Manescu ha avuto a
Roma hanno un grande significato po·
lìtico. Praticamente con essi si è avu·
to l'ingre~<so dell'Italia, contempera·
neamente alla Repubblica federale te·
desca, nel comune dialogo ormai In
pieno svolgimento tra le due parti dell'Europa. Italia e Romania si trovano In
una posizione particolarmente favorevole per discutere i più scottanti problemi mondiali del momento. Ciò non
pOtrà che fl!cilltare quel dialogo tra la
Europa dei sei e tutto l'Est. Non è a
caso che il primo lnterlocutore vero
dell'Europa Orientale sia · oggi la Romania, Paese che da • satellite • è riuscito a dare un senso storico all'evoluzione di tutto l'Est europeo, trovando il giusto equilibrio tra due mondi,
ideologicamente diversi, ma accomu.
nati dal desiderio di superare la sfida
ideologica tramite la reciproca conoscenza e Il reciproco desideri'"~ com·
marciare fra loro.
,,.
Franco SALERNO
U
a rendere il soggiorno sempre più confortevole oltre che molto economico.
Cosi oggi Il turismo viene ad assumere
una funzione importante per la conoscenza di questo Paese europeo, che
lino ad oggi, per molteplici ragioni era
rimasto In buona parte sconosciuto, a
popoli accomunati dalla stessa cultura
e dalle stesse tradizioni.
l 'Italia In questa azione di reciproci
scambi ha già fatto molto. Infatti per
quanto riguarda gli scambi commercia·
Il, Maxim Berg~lanu In una recente conferenze ali'ISPI a Milano ha sottolinea·
to con soddisfazione il continuo sviluppo dell'lnterscambio italo·romeno.
HA
E
Oggi la Romania offre Il quadro di
un Paese in pieno sviluppO, ove Industria ed agricoltura sono In piena espansione. A questo sviluppo economico fa
seguito un cambiamento della politica
estera. per cui la Romania ha assunto
un nuovo ruolo nella scena politica
mondiale.
Questa nuova posizione, ricca di pro·
spettive future, Interessa oggi l'Euro·
pa come Comunità, l singoli Paesi dell'Occidente e soprattutto l federalisti,
che intravedono In ogni possibilità di
dialogo l 'affermazione dell'Idea feC!e·
ralista come l'unico strumento di una
vera cooperazione di popoli.
CONCLUSO IL " KENNEDY ROUND ,.
Il 15 maggio a mezzanotte è stato dato l'annuncio dell'avvenuto
accordo di principio per il • Kennedy round •• La riduzione media delle
tariffe doganali sarà del 33·35%.
, • L'accordo è avvenuto dopo 4 giorni Ininterrotti di trattative, nelle
,viru si sono dovute superare ulteriori difficoltà poste da alcuni
a11111'enti americani che di fronte al miraggio di Immediati vantaggi eco- •
nomlcl sottovalutavano i gravi Inconvenienti politici derivanti da un
fallimento delle trattative. Comunque, anche se sembra che la C.E.E.
abbia pagato più di quanto ha ottenuto, l 'accordo viene a rafforzare
la Comunità europea che ha cosi potuto finalmente varare una pOlitica
agricola e industriale comune.
EU
VERTICE DEl PARTITI COMUNISTI EUROPEI A KAR LOVY VARY
HA
Nell'ultima settimana di aprile si è tenuta a Karlovy Vary In Ceco·
slovacchla una conferenza al vertice del partiti comunisti europei.
Tema principale della conferenza è stato Il problema tedesco e i
suoi riflessi sulla sicurezza europea. Alla conferenza non haMO par·
teclpato il partito comunista jugoslavo e quello rumeno.
La conferenza è stata tenuta al termine di una serle di rapide
consultazioni avvenute tra l Governi dell'Europa Orientale promos.se
da Varsavla e Pankow preoccupate di ristabilire l 'unità del blocco
comunista; consultazioni conclusasi con la firma di patti venlennall
di collaborazione e reciproca assistenza bilaterali.
Ulbricht ha cosi bloccato prontamente Il tentativo di aggiramento
di Bonn. E' una riprova ulteriore dell'ablliUI diplomatica del tedesco
orientali e della posizione di prestigio acqulatata dalla R.D.T. In seno
al blocco comunista.
Strategia Federa lista
UN "SI, PER l'EUROPA
loro. Ma i problemi che si possono immaginare sono sempre
meno numerosi di quanto saranno nella realtà.
Fin'ora il federalismo ba agito
dal di fuori cercando eli ~arlare
de~arsi allora occorre diventare
ta~1 da essere in grado di deter-
nunar~
la volontà degli stati
Stesst m questo senso.
~ttualmente sono le masse trarntte le elezioni a determina~e la
piuttosto vedranno con simpatia
una tal cosa. Altrimenti si farebbe ~ma verifica delle lor o volontà.
N01 non Stamo contro eli loro
c~mtro gli interessi che ciascun~
~l .loro rappresenta; ma piuttosto
h mvenamo procurando che essi
possano espltcarsi in una estensione maggiore e più ~iusta. Inol·
tre essi devono constderare che
la nostra apparizione è solo momentanea, istituzionale, creativa
e poi basta. A questo punto però
si vede come non si può essere
(contmua a pag. 6)
Vertice
della
speranza
(continua da pag. 1)
una più vasta Comunita atlantica
guidata dagli USA; interessi econc/.
miei. di v~tissima portata collegati
con t Paest del Commonwealth) siano decadute e c1te il Generale, come egli stesso ha precisato durante la conferenza stampa del 16 maggio, sia deciso a non porre un secondo veto all'entrata dell'Inghilterra nel Mercato Comune, pur con,.
fermando l'esistenza di notevolissi·
me difficoltà di ordine generale e
particolare, che risulteranno eviden·
ti durante la fase delle trattative.
D'altra parte gli altri membri hanno sempre dimostrato apertamente
le loro intenzioni favorevoli nei ri·
guardi della Gran Bretagna, per cui,
a parte owie difficoltà che, come
si ripete, sono ora esclusivamente
di natura economica, e non più politica, tutto fa sperare che i pros·
simi negoziati com:lurranno alle migliori conclusioni. Molto dipem:le an·
che da come gli Inglesi interpreteranno lo spirito dei Trattati di
Roma.
• * *
Un grosso problema è invece la
unificazione degli Esecutivi e l'elezione di un Presidente, quale rappresentante politico della Comunità
Europea. L'importanza di un rappresentante politico è ovvia: dareb·
be inizio ad una necessaria politl·
cizzazione della Com,mita; tale politicizzazione, strettamente connessa con la fusione degli Esecutivi,
sarebbe quindi la premessa indispensabile per l'allargamento democratico della Comunità stessa e per
la partecipazio1te del Popolo Europeo all'azione politica tramite l'ele.'
zione a suffragio universale e di·
retto di un Parlamento europeo.
Tale passo è ormai indispensabile:
nel 1968 inizia la politica agricola
comune, eire abbraccia un vastis·
simo settore delle economie dei sei
Paesi; la conclusione del c Kennedy
Round " impone poi una politica
unitaria ed efficiente disgiunta dalle particolari contingenze dei sin·
goti governi; il processo, inoltre, di
abbattimettto dei dazi doganali, di
liberalizzazione della circolazione
della manodopera, di pianificazione
europea dei trasporti ed altre azioni unitarie impongono l'unicita degli Esecutivi e la creazione di un
gJrimo centro di politica europea.
Ed è proprio contro questo aspet·
io necessariamente politico che si
accaniscono le direttive nazionaliste
'd~i singoli Paesi. Il pericolo mag~'.'?re è torse De Gaulle, in quanto
pru apertamente ostile ad una netta
politicizzazione della Comunità Europea; ma indirizzare le critiche ed
i. tilr!~ri esclusivamente al Generale
srgmj1cherebbe scantonare il probl~ma, sig~tificherebbe non avere
chrara la vrsrone delle politiche europl?e, .spesse volte ambigue, degli
altn cmque governi interessati· è
anche a questi ultimi, specie il' governo italiano e tedesco, quindi, che
dovranno essere rivolte le nn"''""·
pamto comun11ta JII1JOIIIVO .-queno
cumune,
rumeno;-
l a conf erenza è stata tenuta al termine di una serle di rapide
consultazioni avvenute tra l Governi dell'Europa Orientale promosse
da Varsavia e Pankow preoccupate di ristabilire l 'unità del blocco
comunista; consultazioni concl usasi con la firma di patti ventennall
di collaborazione e reci proca assistenza bilaterali.
Ulbrl cht ha cosi bloccato prontamente Il tentativo di aggiramento
dJ Bonn. E' una riprova ulteriore dell'abilità diplomati ca del t edesco
orientali e della posizione di prestigio acquist ata dalla R.D.T. In seno
al blocco comunista.
Strategia Federalista
UN "SI, PER L'EUROPA
EU
HA
UE
derarsi allora occorre diventare
ta!i da essere in grado di deternunart: la volontà degli stati
stess1 m questo senso.
Attualmente sono le masse tramite le elezioni a determina~e la
volontà degli stati. I partiti pongono davanti alle masse dei programmi ed esse votano o non votano quei programmi. I federalisti devono tener conto di questo fatto.
Devono allora i federalisti organizzarsi in partito? No. Perché essi sono al di sopra dei partiti e
non possono né devono confondersi 1 questi. Essi creino una
org~azione tale da presentarsi
alle elezioni, che diffonda e difenda l'idea federalista, che smascheri tutti i partiti sul loro sbandierato e facile europeismo, che
mandi qualche rappresentante
nel parlamento nazionale in modo che, inserendosi nella maggioranza e condizionandola, possa
far pendere la bilancia dalla parte dell'Europa Unita. Quando
questa sarà raggiunta l'Organizza.
zione potrà scomparire e i partiti riprenderanno il campo elettorale in tutta la sua completezza
ma finalmente su estensione continentale almeno J?er quanto riguarda le elezioru degli organi
federali.
Un altro scopo tattico avrebbe
questa partecipazione alle elezioni di qualsiasi tipo che attual·
~ente si svolgono nei singoli stati: dare un mordente concreto
e vivo alle masse simpatizzanti
per 1 'ederalismo e che ora vanno ~erse; ed un'altro ancora e
più importante, quello del procacciamento dei mezzi necessari
alla vita dell'organizzazione di
cui tanto ora scarseggia il federalismo.
Finalmente i veri e generosi fe~eralisti troverebbero pane per
1 loro denti, potrebbero finalmente agire e non più stare a pregare e a suggerire, e non mancherebbe loro il rispetto perché
oltre ad avere autorità stareb~ero al di sopra dei partiti pronti ad uscire dalla competizione
appe~a i loro scopi fossero raggiUnti.
Ma quello che molti temono è
la re~one . dei partiti a questa
scesa m campo del federalismo.
~~bene c'è da credere che i parhtl non saranno contrari ma
HA
E
U
AH
loro. Ma i problemi che si possono immaginare sono sempre
meno numerosi di quanto saranno nella realtà.
Fin'ora il federalismo ha agito
dal di fuori cercando di parlare
all'orecchio dei potenti e quindi
di farli operare nel senso da esso voluto. Non si può disconoscere che così facendo si sono ottenuti dei buoni risultati dovuti soprattutto alla bontà dell'idea federalista. Vien quì da fare una
o~servazione di carattere ideologico. Se i risultati dipendono soprattutto dalla bontà dei'''{Jea
allol;'a l'Europa non mancl.?e • eli
farst anche se da se stessa.~ la
stessa obiezione che si faceva a
M~rx e !l _cw lui rispondeva che
gli uomm1 dovevano contribuire
con la loro azione concreta a cangiare il mondo. Azione che attualmente si concretizza nell'enorme
complesso delle organizzazioni
socialiste esistenti, Russia e Ci·
na comprese. Anche il federalismo, come allora il socialismo,
deve organizzarsi al fine di conq_uistarsi il potere. ( « A latere »
~t potrebbe dimostrare, e sarebb~
mteressantc, come il federalismo
possa essere il superamento del
marxismo, una posizione in cui
il sociali.smo meglio si invera.
Ma tormamo a noi). Ammesso
quindi che dobbiamo aumentarci e agire, vediamo come. Scontato che è ancora utile continua·
re a parlare agli orecchi dei potenti perché essi, come sarà possibile, agiscano nella stessa~~
lità di federalisti (come g
.
stocratici nella rivoluzione fran.
cese e il capitalismo tedesco ed
anche russo nella rivoluzione
russa) che cosa si può fare perché anche i federalisti diventino
d~i ce':ltri di pote~e? Il fine quin·
di è il potere a1 federalisti, il
metodo per la conquista di esso
non può essere che quello democratico, nel rispetto del metodo
democratico.
La federazione è uno stato sovrano composto da stati membri.
Si arriva alla federazione quando due o più stati sovrani decidono con. un trattato-costituzione di unirsi. Questa è la risul·
tante giuridica. Quel che ci interessa è ciò che sta prima e sotto.
Se sono gli stati che devono fe-
AH
Il federalismo continua a far
acqua. Si riduce sempre più a
vuota blaterazione, ad un inutile
« hobby » di pochi illusi. Le riunioni dei suoi aderenti (vedasi il
congresso MFE di Torino, il convegno di « Giovane Europa » per
la visita al Papa, e altre) sono la
esemplificazione esatta dell'inconcludenza e della nullità politica. E durante tali riunioni neanche ci si chiede a che servono
esse stesse e quale è il compito
~ei federalisti. D'altra parte quel·
11 che se lo chiedono se ne vanno. Molti se lo sono chiesto e da
tempo se ne sono andati, sono
entrati nella politica nazionale e
hanno messo l'Europa sotto sot·
to nel loro animo, dopo tutti gli
affari di politica nazionale. Quelli
c~~ continuano hanno in sé addmttu ra una parvenza di santi·
tà, una remissione e una fede
tale da rimetterei di proprio, senza una speranza vicina, solo per
un puro e un po' ingenuo ideale.
Al di sopra dei piccoli gruppi federalisti, lo diceva anche Alexandre Mare, c'è il vuoto. Attualmente il federalismo è vero e concreto, anche se solo in parte, soltanto nei giovani: essi credono
e operano generosamente; ma
ciò finché restano giovani. C'è
negli ambienti federalisti di una
certa <:tà una ottusità, una insiLA ROMANIA PROVINCIA EUROPEA
pienza che meraviglia non poco
la politica estera della Romania è
gli estranei. Questo comunque è
basata sulla tesi dell'abbandono della
un carattere comune a tutta la
tensione Internazionale. Cessazione delorganizzazione federalistica in gela corsa agli armamenti e disarmo sono
nere. Si pensi all'ingenuità più
punti fermi. l contatti con l paesi esteri
gros.sa:
_non si ric~r~ il potere,
si basano sul principio del mutuo
Io SI nfiuta, non Cl s1 organizza
rispetto della sovranità, dell'aiuto recl·
per esso. E' concepibile forza poproco. A questa apertura politica, ha
litica di tal fatta? E' chiaro perfatto riscontro In breve tempo uno svl·
ciò che gli attuali federalisti saluppo dell'industria, specialmente di
ranno altro ma non ancora dei
quella pesante, Il cui Indice di svl:uppo
politici. Bisogna pertanto iniziaè tra l più alti del mondo.
re la politicizzazione del federaliSI prevede che la produzione del 1970
smo, un'azione nuova, fin'ora non
sarà supe1 iore di circa Il 65% rispetto
ancora tentata, o tentata insufa quella del 1955, riuscendo a soddisfa.
ficientemente.
·
re con le proprie risorse tutti l bisogni
della popolazione. non trascurando alSiamo pochi, poveri e senza
tresì di reperire nuovi mercati per la
forza. Per di più siamo scarsaesportazione. Una politica economica
mente coscienti dell'immensità
lungimirante all'Interno dà la posslbl·
del problema che ci sta davanti,
lità a tutti l cittadini di costruirsi
lo sottovalutiamo e quindi, psicoabitazioni, dietro un credito rlmborsabl·
logicamente, siamo deboli di
le in quindici anni. l'Insegnamento obfronte ad esso e non attacchtamo
bligatorio fino agli 8 anni. è gratuito fl.
con sufficiente combattività. Bano all'università; 178 sono le facoltà e
sti considerare che è da fondarsi
12.000 le cattedre. li Consiglio Nazlo·
un nuovo stato, che il suo strato
naie delle Ricerche prevede ogni anno
sociale,
cioè la volontà ad essere
246 unità di ricerche. Sul plano cultuse stesso, è ancora quasi inesirale e dello spettacolo. giusto per fare
stente; la nazione europea, cioè
un esempio, vi sono 5 teatri lirici, 16
un'« idem sentire» in merito alle
orchestre sinfoniche; per non parlare
questioni essenziali dello stato, è
di altri dati oltremodo significativi coancora troppo lontana. Si pensi
me ad es. degli studi cinematografici
al problema della lingua e non
che sono modernissimi ed efflcenlo si sottovaluti. Gli operai e i
tisslmi.
contadini dei vari stati chissà
Per quanto riguarda il turismo, la Roquando potranno capirsi tra di
mania tende, tramite forti Investimenti,
UE
ranz1a di un 'azione comune. offrendo
solo iniziative Isolate di uomini polltl·
ci, anche se meritevoli. Ciò non slgnl·
fica che I'Europd attuale sia da rinnegare; anzi al contrario. E' tempo di
recuperare 11 tempo perduto. Uno del
primi compiti della comunità europea
sarà quella di rappresentare un polo
di attrazione per l'Europa orientale. E
se il dialogo Instaurato è rivolto al popoli, la cultura europea comune di
base esiste, restandole soltanto di acquisire 11 modll e la possibilità di circolare. Se Invece Il dialogo è con gli
Stati, li compito appare piCI complesso.
l'Europa Comunitaria potrà Iniziare accordi commerciali, ma nulla potrà fare
in campo politico, se essa stessa non
avrà il suo atto di nascita politico. Il
problema presenta In realtà due aspetti riguardo alla capacità di apertura dell'Europa. l'uno riguarda la capacità eco·
nomlca della eventuale cooperazione
europea e l'altro la capacità espansiva
dell'attuale democrazia europea. Con 1
popoli, la comunità dovrà avere una
obiettiva e serena conoscenza delle
persone e delle situazioni affinché Il
reciproco giudizio non venga falsato da
errori storici tra Est e Ovest. Infatti
oggi lo studio delle relazioni Internazionali non può prescindere dalle Informazioni culturali, senza la cui conoscenza, non vi potrà essere solidarietà
tra i popoli. Il rapporto della Comuni·
tà con gli Stati attualmente non può che
essere commerciale. Il Comecon offre
già una forte possibilità di lnterscambio. Ma finché la Comunità non raggiungerà la consistenza dovuta In un
assetto giuridico unico. è difficilissimo
pensare che si stabiliranno rapporti
globali. Ecco dunque l'Importanza dello
scambio d'Informazioni; l'Informazione
che sia fondata sul patrimonio culturale
comune al fine di una sincera e vera
conoscenza reciproca. l'Informazione
come matrice d1 pace. In questo contesto storico e politico, va visto e studiato Il nuovo corso della politica estera Rumena nella scena mondiale.
piuttosto vedranno con simpatia
una tal cosa. Altrimenti si farebbe ~a veri~ca delle loro volontà.
Not non s1amo contro di loro
c<;mtro gli interessi che ciascuno
~l _loro rappresenta; ma piuttosto
li mvenamo procurando che essi
p~ssano esplicarsi in una estensiOne maggiore e più giusta. Inoltre essi devono considerare che
la nostra apparizione è solo momen~anea, istituzionale, creativa
e. pot basta. A questo punto però
St vede come non si può esser e
(contmua a pag. 6)
UNA LETTERA DA TRENTO
(continua da pag. 4)
ma ~ ben lungi dal poter essere considerata lingua internazionale. Ab·
b~amo vasti territori, come quelli
d oltre cortina d'Europa e d'Asia
dove l'inglese ~ addirittura bandito:
altri, come l'America latina e mezdt
Africa, in cui tale lingua è entrata
in maniera non affatto prevalente.
Nella Cina poi si stanno estirpando
quei residui d'inglese che vi erano
rimasti. Malgrado le somme considerevoli che gli americani spendono
per propagandare la loro lingua,
non si può dire che i risultati siano molto promettenti.
Dopo aver constatata l'inopportu11ità di utilizzare come lingua internazionale l'ittglese od altra lingua nazionale, e nemmeno di riadattare alto scopo una lingua morta
come il latino, no1t ci rimane che
ripiegare verso una lingua artificiale. '!eutra, abbandonando i pregiudtzt, che ancora sono diffusi a tale
riguardo. Di queste lingue artificiali! ~ per megli~ dire: pseudo-artifictall, ne abbtamo parecchie; ma
quella che ha raggiunto maggior dif·
fusione in tutto il mondo, che ~ penetrata in tutti i ceti sociali in tutte le specialit.t.azioni tecni~o-scien
tifiche, e che posstede già una cospicua letteratura, sia originale che
di traduzione, ~ l'esperanto.
Esso si ~ dimostrato, per chiarezZ'!, ~datto alle discussioni di qualStasl genere, ed il suo apprendimento richiede una fatica assai minore, di quella richiesta per lo studio di una qualsiasi lingua straniera; presenta inoltre l'enorme vantaggio che tutti coloro che lo parlano si sentirebbero sullo stesso piano. _Ci~ ~ assai importante, trattandosr dt una federazione di stati di
stile democratico, dove l'eguaglian·
za non deve essere una semplice
formalità o finzione, ma una realtà
effettiva, dove i singoli membri si
sentano veramente da pari a pari
fra di loro.
·
Gustavo PERINI
membro del Comitato Direttivo
della Sezione M.F.E.
di Trento
t:nt:
ut~vrut..t.. ru
.... ,, """"' ""'"
simo settore delle economie dei sei
Paesi; la conclusione del « Kennedy
Round " impone poi una politica
unitaria ed efficiente disgiunta dal·
le particolari contingent.e dei sin·
goti governi; il processo, inoltre, di
a_bbatt~mento dei dazi doganali, di
ltberalrzzazione della circolazione
della manodopera, di pianificazione
europea dei trasporti ed altre azioni unitarie impongono l'unicità degli Esecutivi e la creazione di un
primo centro di politica europea.
Ed ~ proprio contro questo aspet~o necessariamettte politico che si
occaniscono le direttive nazionaliste
'd~i singoli Paesi. Il pericolo maggl.~re ~ forse De Gaulle, in quanto
ptu apertamente ostile ad una netta
politicizzazione della Comunità Europea; ma indirizzare le critiche ed
i timori esclusivamente al Generale
significherebbe scantonare il problema, significherebbe non avere
chiara la visione delle politiche europi?e, . spesse volte ambigue, degli
altrt cmque governi interessati; ~
anche a questi ultimi, specie il governo italiano e tedesco, quindi che
dovranno essere rivolte le apprensioni; di essi, infatti, non si conoscono apertamente né le intenzioni
né i progetti: non sono mai state
fatte esplicite dichiarazioni, pro o
contro che fossero.
Solo determinate condit.ioni di irreversibilità potranno costringere
il _G_enerale De Gaulle a sottoporre
glz mteressi nazionali a quelli europei, di gran lunga pii'l importanti.
~a affinché ciò accada occorre raggwngere tra gli altri cinque part·
ners una compattezza ed una concordanza di vedute e soprattutto di
volontà politica, tali che solo un
rilancio politico ed una rivalutazione dell'idea di Europa possono permettere. Ma tale rilancio non dovrà
limitarsi ad una semplice dichiarazione di unità e di volontà politica,
ma dovrà invece concretizzarsi in
un impegno da parte di tutti i governi a perseguire innanzitutto una
azione di sempre maggiore awici·
namento tra le varie istitut.ioni ed
a perseguire, inoltre, una linea' po·
litica intesa ad impostare i singoll
problemi nazionali in chiave apertamente comunitaria, europea, ele~ento questo
fondamentale per
grungere ad una coincident.a dei
singoli interessi con gli interessi superiori di tutta la comunità.
Noi Federalisti non possiamo
quindi aspettarci da questo incontrf> altro che una conferma, o una
d1~0!trazione di preciso impegno
pol1t1co da parte dei governi, restando valida la battaglia, che fi·
nalmente dovremmo cominciare ad
intraprendere su tutti i fronti delta
Società, intesa ad ottenere una partecipazione effettiva e diretta del
Popolo Europeo al processo di uni·
ficazione politica, che in ogni caso
nessun sporadico incontro al vertice (proprio perché al vertice) potrà mai portare a termine.
Se tali risultati non saranno otte·
nuti, se tali premesse non saranno
precisate, sarà inutile continuare a
sperare in tali incontri di alta di·
plomazia; essi non rappresenteranno altro che una genuina presa in
giro di tutti coloro che credono fermamel1te nell'Europa.
Dovremo allom fare tutto da noi.
Luigi ERMINI
IN BREVE _ _
2) LA FUSIONE DEGLI ESECUTIVI Al
VERTICE DI ROMA
Il Consiglio del Ministri degli Esteri
della CEE ha esaminato l'ordine del
giorno del lavori della conferenza al
vertice di Roma. Fra gli altri argomen·
ti che saranno In discussione primeggia Il problema della fusione degli Ese·
cut.ivi. E' confermato, Inoltre, che nel
corso delle riunioni romane dovrà
essere scelto Il candidato alla presi·
denza dell'Esecutivo unificato.
3) l SINDACATI EUROPEI PER l 'ADE·
SIONE DELLA GRAN BRETAGNA
E' stato reso noto Il seguente comu·
nicato ufficlele del Segretariato Slnda·
cale Europeo: • Ludwig Rosemberg e
Harn Pulter, rispettivamente Preslden·
te e Segret11rlo genorale del Comitato
esecutivo del Segretarlato Sindacale
Europeo, hanno espresso la loro viva
soddisfazione per la decisione del Go·
verno britannico di aderire alle Comu·
nltà Europee. Fin dall'Inizio del proces·
LE BUONE INTENZIONI •••
(continua da pag. l)
- una politica energetica real·
mente comune, fondata sul principio della competitività e del più
basso prezzo delle fonti energetiche;
(continua da pag. 3)
rio Broglio cui spetta Il merito di aver
fatto conoscere la rinnovata pittura
Italiana in Germania negli anni venti.
Di tale rinnovamento fu responsabile
principalmente Giorgio De Chirico, una
delle personalità meglio messe in luce
nella mostra. con Il famoso • Ettore e
Andromaca •. e alcuni disegni del '17
e uno del '18, dove si avverte già quel
calligrafismo pittorico caratterizzante le
oleografis degli anni futuri che vedono
retrocedere. dalle posizioni di avan·
guardia, colui che nel '28 Bréton Indica
come l'anticipatore della poetica sur·
realista.
Quando Bréton scrive • le surréalisme et la pelnture •, In Italia si è In
pieno • ritorno all'ordine •; la mostra
del ecento, apertasi a Milano nel
'26 ~·~ mostrato il volto dell'Italia faNel corso dell'Xl Congresso Gene- scista, che si culla nel mito della granrale del M.F .E. tenutosi a Torino il dezza nazionale, figurativamente rap·
30,31 ottobre e 1• novembre 1966, è presentato dal classicismo di maniera
stato emesso dall'EURO-Comitato di Buccl, di Funi, Oppi, o dal realismo
Federale Europeo l'EURO-oro. La accademico dello stesso Sironi che,
coniazione in oro 900/ 1.000 reca sul- pur contro voglia, si lascia incantare
la faccia nella quale è indicato il dalla retorica del regime e compone
valore di 10 EURO, il simbolo adot· quadri come • la famiglia • o • Il la·
tato per il Congresso stesso, ossia voratore ., lnnegglanti al fiore della nauna figura simboleggiante il mitico zione • protesa verso l'avvenire •· DI
episodio del ratto d'Europa da par- fronte a questi, risaltano quei due scorte di Giove nelle vesti del toro. La ci di periferia, esposti alla mostra, da
tiratura è di 1.000 pezzi e l'alto va· riaccostare al paesaggi urbani del '20,
lore intrinseco attribuisce alla co- significativi di una lenta, ma coscienniazione un particolare interesse ziosa assimilazione del risultati dello
non semplicemente ideale o numi· Espressionismo europeo. Un espressiosmatico. Il prezzo di vendita infatti, nismo. quello di Slronl. • posto sotto
è assai inferiore a quello di tutte le controllo •. diremmo classico, ben diconiazioni in oro non emesse da verso da quello anarcoide. Impulsivo,
zecche di Stato e ciò si è fatto nel- ribelle di Vlanl, c.he prima di lui, negli
l'intento di assimilare il più pos- anni precedenti la guerra mondiale, co·
sibile la moneta simbolica a ciò che glie il significato rivoluzionario del primo movimento d'avanguardia europeo,
rappresenta.
A tutt'oggi sono stati coniati il facendovi confluire Il fervore libertario
pezzo da l EURO (11,5 g.iJiii.~rgento dell'-:-.rchlsmo post·rlsorglmentale di
800/1.000) e da 10 EU ~(lO gg. proW a: europea e provinciale. la sua
d'oro 900/1.000) che vengono ceduti pittura. i suoi aspri paesaggi di Versia l prezzo rispettivamente di L. 1.000 Ila dove si muovono l diseredati, l vae 10.000. La tiratura del valore da gabondi, la gente di mare, i poveri
l EURO è di 10.000 pezzi; quella del diavoli, parenti del personaggi di
valore da 10 EURO è di 1.000 pezzi. Much; ma a differenza di quelli. aniGli ordini possono essere inviati mati da un'ostinata, rabbiosa fiducia
a EURO - Comitato Federale Euro- nella ribellione. (Basti vedere la denpeo Via Indipendenza 62 Bologna, sità espressiva di quella • Donna del
Tel. 236.687 (orario di apertura de- Marinaio • e fare Il confronto con Il
gli uffici: tutti i giorni feriali dalle realismo di maniera delle • Donne al
ore 15 alle 19) previo versamento lavoro • di Qppll).
Nell'ambito di un espressionismo
del corrispettivo sul C.C.P. 8/3244
mitteleuropeo, si colloca anche l'attiBologna.
Maurizio ROSA vità artistica di Carlo Levi, la personalità più J i rilievo tra • l Sei di Torino •
che nel '29, rompono con la pittura ufficia le. ricollegandosi alle premesse innovatrici del Fauves. la loro è una rivolta più formale che non di contenuto,
come quella dei Chiaristi lombardi, i
quali, rifacendosi agli esempi di Utrlllo, oppongono al colorismo melodram·
matico e retorico del Novecentlsti le
sfumature di una pittura lntlmista e
chiara che riflette le luce del cielo di
lombardia. (Bellissimo • L'Imbarcadero
a Como • di Del Bon.) .
Nel sud invece. l pittori operanti a
Napoli. Ciardo. Viti, Bresciani, operano
Isolatamente e lungl dal seguire l dettami de l regime, continuano Il realismo
AH
UE
UNA MON ETA
PER L' EURQPA
AH
UE
La sezione romana del M.F.E.
ha ripreso a vivere. Dopo la grave crisi che l'ha travagliata, crisi
economica e quindi di persone,
si comincia ad intravedere la possibilità di riprendere una vita
normale ponendo anche i lineamenti di un possibile sviluppo.
L'aiuto che ha dato e continua a
dare il G.S.E. è stato decisivo ed
ha permesso la ripresa morale e
pratica della sezione. Elemento
nuovo è stata la buona volontà di
qualcuno (vedi Renato, Enzo,
Bruno e qualche altro). Ciò ha
fatto sì che finalmente fosse riavvertita l'esistenza del M.F.E. a
Roma. E' stato inviato a tutti i
parlamentari un pesce d'aprile
per richiamarli alla necessità dell'Europa. Il 4 e il 5 maggio si è
svolto un censimento in P.za Colonna che ha riscosso discreto
successo soprattutto nei riguardi
degli orgamzzatori che hanno ri·
scontrato interesse e validità in
tale iniziativa.
Il problema fondamentale re·
sta ancora la sede. C'è però un
chiaro impegno in tal senso di
tutto il direttivo e non si dispera
di risolver/o.
Per ciò si fa appello a tutti i
fede1alisti di Roma di voler collaborare e di essere presenti con
l'azione e il consiglio alla vita
della Sezione.
HA
E
U
Sezione
Romana
M. F. E.
EU
Per queste ed altre attività vadano al G.S.E. i nostri più sinceri
auguri.
so d'integrazione europea, il movlmen·
to s indacale si è fatto promoto1·e di
un 'estensione delle Comunità agli altri
Paesi democratici europei, In partlco·
fare alla Gran Bretagna. l sindacati liberi credono Infatti che tale espanslo·
ne contribuirà al rafforzamento della
struttura democratica delle Comunità,
ad un nuovo Impulso alla politica economica ed alla promozione di una politica sociale volta alla elevazione del
livello di vita del popoli. Il movimento
sindacale si rallegra, Infine, per la fu.
tura collaborazione con le Trade-Unlons
Congress loglesi. Assieme con le altre
centrali 81ndacali democratiche saranno
compiuti tutti gli sforzi necessari affln·
ché l prossimi negoziati per l'adesione
della Gran Bretagna alla CEE possano
giungere Il piìl rapidamente possibile a
risultati positivi.
HA
AL G.S.E. LA SEGRETERIA GENE·
RALE DELL'U.A.E.E.
Il Consiglio Esecutivo dell'Unione delle Associazioni degli studenti europei ri.unitosi m sessione plenaria a Cambridge (Gran Bretagna)
1'8 aprile 1967 ha deciso di affidare
la Segreteria Generale al Gruppo
Studentesco Europeo di Roma. L'in·
carico ha la durata di un anno. E'
stato quindi deciso di eleggere Segretario Generale e Vice-Segretario
rispettivamente Raimondo Cagiono
e Maurizio Tosi.
L'U.A.E.E., fondata in Germania
nel 1963, riunisce in un unico organismo rappresentativo le organizzazioni universitarie e federaliste di
Austria, Belgio, Dar1imarca, Francia,
Germania, Gran B retagna, Grecia,
Italia, Paesi Bassi e Svezia. Si tratta quindi della massima concentrazione di forze federaliste giovanili
esistente oggi in Europa. Purtroppo
difficoltà finanziarie ed organizzative non permettorro alle associazioni membre di svolgere un'azione comune a largo raggio. Comunque è
stato approvalo un piano di attività comuni per l'anno in corso. Dural1te la prima settimana di dicembre avranno luogo a Bruxelles i cosiddefti «Falsi Negoziati,. che in
una serie di consultazioni comuni
ribadiranno la volontà delle nuove
leve europee per una Comunità allargata. Le riunioni estive del Consii!,Iio che avranno luogo ad Aosta e
Vienna imposteranno un programma di impegno comune per la Giornata Europea della Scuola. Infine
saranno portati avanti i lavori del
Comitato Permanente degli Studenti Europei per il reciproco riconoscimento dei Titoli Universitari.
1)
VINT' ANNI DI PITTURA ITALIANA
C. B.
in particolare dell'Assemblea della
U.E.O. Esso dovrà altresl formulare proposte intorno alla politica comune dell'Europa verso l'Est, verso l'America e verso il terzo mondo,
cosl come intorno al problema della
riunificazione tedesca, anche qui te·
nendo conto di quanto le Assero·
(continua da pag. 4)
quine de Madame de Stael "• la costringe ad abbandonare nuovamente il territorio francese. Seauono
altri anni di esilio, altri viaggi irrequieti, altre avventure semi-aalan·
ti. Nel 1810 Germaine rientra nuovamente in Francia e ll, in un ca·
stello sulla Loira, termina e corregRC le bozze d i "De I'Ailema
c •. M
sentimentale della scuola di Posillipo,
attingendo più che alle fonti dell'impressionismo a quelle più dirette della
pittura secentesca italiana. Ma è a Roma che la reazione alla retorica del
regime si manifesta più apertamente,
colorandosi dei rossi cupi e lividi di
Scipione. di Mafai. di Montanarini; pec·
cato che a Palazzo Strozzi si siano 'sacrificate alcune belle tele della scuola
romana. per dare il posto a quelle
scialbe di Borra, Peyron, Ravenna, Sprin·
golo che scompaiono di fronte ai nudi
teneri e sensuali di Mafai e Montanarinl. alla • Cortigiana romana • o al
• Ponte S. Angelo • di Scipione, tutto
bagliori rossastri. sulfurei. quasi sini·
stri avvertimenti di una prossima rivoluzione.
Arte di reazione anche quella di Pi·
randello. che all'Impianto tonale della
scuola romana Innesta la sintesi spa.
ziale cubista, l'alterazione espressionista e perfino l'Illusione surrealista,
in un continuo, ma coerente svolgersi
di esperienze, al passo con l'arte eurO·
pea. ma non per questo prive di una
adesione emotiva, sentimentale. a giu·
dicare anche dalle poche tele della
mostra. In cui l'eco suggestivo di Toulouse-Lautrec si mescola a reminiscenze della pittura pompeiana o carpac·
cesca (vedi • la donna spaventata • e
• la cortigiana •).
Su un plano di Interesse europeo si
colloca anche l'operosità artistica di
Prampoll!li, che già negli anni della
grande guerra, sentiva con Boccionl la
necessità di Inserire l'arte Italiana nel
contesto dell'avanguardia europea; il
dialogo con l Dadaisti sulla rivista
• Noi • , l contatti con léger. Archipenko, la corrispondenza con i teorici dell'arte meccanica. Schlemmer e Baumel·
ster. la presenza alla fondazione del
gruppo • Absractlon-Creation • di varo
Doesbur:J, le avventure post-cubiste, le
invenzioni para-surrealiste, documen·
tano la costante volontà di partecipa·
zione alla dinamica storica. nella ri·
cerca di un'arte veramente moderna voi·
ta al superamento continuo del propri
risultati. Come i salotti dipinti dal Cavagllerl S(lno una viva espressione del
clima stagnante nell' Italia ante-guerra.
cosi le aeropitture di Prampollnl e di
Flllia, sembrano simboleggiare la corsa
negli anni trenta per mettersi al passo
con l'Europa: in un clima di maggiore
riflessione si collocano invece le composizioni astratte di Soldati, Ucinl. Rho,
Regglani, Ispirate più ai moduli geometrici di Mondrian e van Doesburg che
non agli accordi lirici di Kandlnski o
di Klee.
Con !"astrattismo si chiude la mo·
stra; un r&pido accenno a • Corrente •
nei • Giocatori di dadi • del Sassu e
nel • San Zeno pescatore • di Blrolli,
illumina di sfuggita gli inizi del movi·
mento che dal '30 al '43 si batté per
affermard. come scrisse Birolli, • la Il·
bertà dell'artista contro la pseudo-eti·
cità delle dottrine reazionarie, lo svin·
colamento dei valori pittorici da postulati tendenti ad isolare il fatto estetico
dalla vita •.
Con • Corrente •. l'arte italiana, dopo
l'Isolamento del Novecento, rotto solo
da alcune personalità di rilievo, si pre·
senta ~:ompatta di fronte all'Europa; l
contatti che intorno al '39, si stabilisco·
no tra il Gruppo di Milano. di Roma,
Torino, Firenze, rappresentano il superamento del provincialismo di tradizione ottocentesca e mirano a presentare oltr'alpe una nuova arte Italiana
che sente l'istanza di una concreta e
operante presenza nel mondo della vita
sociale; • Guernica • sarà il banco di
prova degli artisti italiani ed europei.
Marilena MOSCO
UN "SI,. PER L'EUROPA
è come cominciare. C'è innanzi
(con t i11ua da pag. 5)
federali!.ti c contemporaneamen·
te mililarc nei partiti o votare
per essi. Verrà cosi il momento
della decisione per molte persone e finalmente si potrà procedere spediti perché non più intralciati da interessi nazionali
immediati, perché lo stesso interesse federalista diventa immediato.
Cosa si chiederà agli elettori?
Un « sì » per l'Europa Unita;
nient'altro. Ma è tanto e tanto
chiaro. Essi, non votando più per
i partiti, dicono "no" agli Stati
nazionali e transitoriamente prepongono l'interes se istituzionale
a quello economico. In parlamento e nelle a s semblee rappresentative minori si parle rà di federaHsmo, s i faranno proposte per
il ravvicinamento dei popoli e degli stati, la programmazione su
estensione europea, la politica
della scuola, la lingua comune
ecc.
Un altro timore dei federalisti
M. de Stael
me
sosta a Stoccolma, troviamo la
scrittrice a Londra, dove la attende
un periodo di trionfi senza precedenti, in seguito alla pubblicazione
della « Germania ». La Stael è ormai
un
nPr~nn:.o:ain
tli
inrtiQru~t:A
nnr-tA-
numericamente e rigurgitante di
passionalità. Si ha quasi il sospetto, Jeggendone anche solo una parte, che i suoi amanti siano fuggiti
da lei per timore di rimanere sof~ ............... :
rf"ll"
~ .....
.......h.,...rAntP Prl insa.
tutto un timore reverenziale nei
riguardi dei partiti, come i servi
nei riguardi dei padroni. Poi dicono: « chi ci finanzierà?» Quando sar~mo relativamente importanti il finanziamento verrà da
sé com.! attualmente avviene per
i partiti. Inizialmente faremo con
poco, co n contributi personali,
con abnegazione, generosità ed
entusiasmo, come già da qualcu·
no si fa ora. Inoltre gli aiuti
non mancheranno di correrci incontro non appena si vedrà una
certa serietà e positività da parte nostra.
In ultimo resta il problema più
importante e decisivo: è quello
degli uomini. Ci saranno gli uomini federalisti disposti a fare
questo gran passo? In campo federalis ta c'è confusione, dilettantismo, presunzione e vuoto: ma
c i sono anche gli uomini seri che
sanno pensare, agire e imporsi
agli altri? Il guaio è che il fede·
ralismo europeo ha il motivo della s ua cris1 soprattutto nella
mancanza di capi.
Ciro BURLONE
se ne sta lontani "• dice, come ab·
biamo già ricordato.
D'altro canto, è innegabile che la
scriu rice abbia avuto. in letteratura, un'apertura mentale che si può
senz'altro chiamare europea. Scrive da Qualche parte, a proposito
del genio creativo, che esso è talmeni~ raro che " si chaque pays
voulatl se contenter de ses richcs-
to o Gcgrctarlo ""noralo del Comitato
esecutivo del Segretarlato Sindacale
Europeo, hanno espresso la loro viva
soddisfazione per la decisione del Governo britannico di aderire alle Comu·
nltlt Europee. Fin dall'Inizio del procel·
mitteleuropeo, si colloca anche l'attr:--- -.~
· ~vltà artistica di Carlo Levi, la persona· dJato.
lltà più Ji rilievo tra • 1 Sei di Torino.
Cosa si chiederà agli elettori?
che nel '29, rompono con la pittura uf- U.n ~ sl , per l'Europa Unita;
flclale. ricollegandosl alle premesse In- ment altro. Ma è tanto e tanto
novatrlci dei Fauves. la loro è una rl· ~hiar~. ,Ess.i, non votando più per
volta più formale che non di contenuto. l p~rttll •. d1cono ~n~» agli Stati
come quella del Chiaristi lombardi , 1 naz1onah e trans1tonamente prequali , rifacendosi agli esempi di Utrll· pongono l'interesse istituzionale
lo, oppongono al colorismo melodram· a quello economico. I n parlamenmatlco e retorico del Novecentistl le to c n elle assemblee rappresensfumature di una pittura lntlmlsta e tative minori si parlerà di fedechiara che riflette la luce del cielo di ralismo, si faranno proposte per
lombardia. (Bellissimo • L'imbarcadero il ravvicinamento dei popoli e dea Como
• diInvece.
Del Bon.).
gli
stati, la europea,
programmazione
su
Nel sud
l pittori operanti a
estensione
la politica
Maurizio ROSA
Jl problema fondamentale resta ancora la sede. C'è però un
chiaro impegno in tal senso di
tutto il direttivo e non si dispera
di risolverlo.
Per ciò si fa appello a tutti i
fede'
b alisLi di
d' R oma di voler. col·
a orare e
L
essere presentt con
Napoli, Ciardo, Viti, Bresciani. operano
isolatamente e !ungi dal seguire 1 det·
tami del regime, continuano Il realismo
1
l'azione e il consiglio alla vita
della Sezione.
C. B.
in particolare dell'Assemblea della
U.E.O. Esso dovrà altresl formula·
re proposte intorno alla politica co(continua da pag. 1)
mune dell'Europa verso l'Est, ver- una politica energetica real· so l 'America e verso il terzo mondo
~ente comune, fondata sul princi· cosl come intorno al problema dell~
p10 della competitività e del più riunificazione tedesca, an.c he qui tebasso prezzo delle fonti energetiche; nendo conto di quanto le Assem- una politica comune dei tra· blee Europee, ed in particolare
sporti e delle relative infrastrutture. quella d.!l Consiglio d'Europa, han·
no suggerito e suggeriscono.
Tale Piano dovrà altresì preve3) IL SENATO invita altresl il
dere:
Governo, al fine di dare un impul·
- la trasformazione a breve ter·
so unitario e coerente alla politica
mine dell'Euratom, conformemente
anche alle propo~te italiane in que· sopra indicata:
- a costituire nel proprio seno
sto campo, in una nuova struttura
a più vaste competenze nell'intero un Comitato intermlnisteriale di
settore della ricerca scientifica e coordinamento delle attività di
della tecnologia, ivi compreso an· cooperazione europea svolta presso
che il settore spaziale, alla quale la i diversi Ministeri, che potrà preluGran Bretagna apporterà il contri· dere alla successiva istituzione di
una corrispondente Commissione
but~ in~lis~nsabile delle proprie
realizzaz.iom e della propria ca- parlamentare speciale degli Affari
Europei;
pacità;
- a tener ampiamente conto de.- l'elezione diretta a suffragio gli sviluppi e delle prospettive del·
umversale del Parlamento Europeo l'integrazione europea anche nella
con poteri aumentati. Nell'attesa Relazione economica generale sulla
che si verifichino le condizioni pro· situazione del Paese;
pizie per l'approvazione unanime
- a unire, nei pro!!'simi anni, alle
da parte del Consiglio dei Ministri due parti della Relazione al Parlad ella Comunità del progetto di Con- mento, concernenti rispettivamente
venzione approvato dal Parlamento la C.E.E. e l'Euratom - che, attuai·
Europeo, il SENATO invita le Com· mente, il Governo è tenuto a premi_ssioni competenti (l.a c 3.a) a sentare in forza dell'art. 2 della ci·
cu1 è stato assegnato il disegno di tata legge 13 luglio 1965 - altre
legge n. 989 per la elezione a suf- parti relative alla C.E.C.A., al Confragio universale diretto dei delegati siglio d'Europa e all'Unione Euroitaliani al Parlamento Europeo a pea Occidentale, in attesa che una
prenderlo in esame;
'
modifica di detto articolo dia un
- l'immediata realizzazione del- più preciso fondamento giuridico a
l'Università Europea di Firenze rea- questa innovazione. Ciò consentirà
lizzazione alla quale la Gran Breta· - grazie anche ad una esplicita di·
gna potrà fin dall'inizio associars i sposizione da introdurre nei Regoe che intanto testimonierà concreo lamenti d elle due Camere, in anatam~nte, e quasi simboleggerà, la logia a quanto già fatto in altri Parprectsa volontà dei Sei r iunentisi in lamenti di Paesi europei - una geoccasione del 10" ann'iversario dei nerale discussione annuale alla Ca·
Trattati di Roma, di procedere oltre mera dei deputati e al Senato su
nell'opera intrapresa.
tutti gli aspetti d ella politica di in·
2) Quanto agli obiettivi politici tegrazione europea; discussione retale Piano dovrà prevedere una pOO: sa necessaria dall'incidenza crescengressiva definizione di una politica te che il processo di unificazione del
estera e difensiva europea comune Continente ha sugli orientamenti di
tutta la politica, interna ed estera,
da realizzare affidando il compit~
italiana, e dalle competenze semdi formulare precise proposte in ar· pre maggiori, anche in campo legigomento a ll'Esecutivo unificato del· slativo, assunte dalle istituzioni cole tre Conounità, le competenze del munitarie; e discussione, pertanto,
quale dovranno essere in tal senso che, data la sua importanza, dovrà
adeguatamente ampliate. Esso do· negli anni successivi essere non SO·
vrà esprimere suggerimenti concre- lo introdotta dalla Relazione goverti intorno alla riforma dell'Allean· nativa ampliata nel senso indicato,
za atlantica e alla realizzazione di ma anche da una controrelazione
un'equal partnership e alla strut- parlamentare, particolarmente cen·
tura ed organwazione della difesa trata sull'attività deUe Assemblee
europea, come più volte suggerita Europee e delle Delegazioni Italiane
da organi parlamentari europei ed in esse operanti.
quine de Madame de Stael ... la costringe ad abbandonare nuovam ente il territorio francese. Seguono
altri anni di esilio, altri viaggi irrequieti, altre avventure seroi-galan·
ti. Ne l 1810 Germaine rientra nuovamente in Francia c lì, in un castello sulla Loira, termina e corregge le bozze di " De I'Allemagne ». Ma
la polizia non la perde d'occhio, e
Napoleone vieta la pubblicazione
del libro come a nti-francese. I poliziotti distruggono 145 pacchi di
fogli gi~ stampati, demoliscono le
matrici, cercano cd incendiano le
pagine manoscritte. La stessa Ger·
maine, minacciata d'arresto, è costretta a fuggire, lasciando dietro
di sé tutto il materiale. Per fortu·
na, l'amico Schlegel riesce a portare a Vienna un manos••'o, che
sarà poi pubblicato a
nel
1813, dove la prima edizione sarà
esaurita in tre giorni.
Lasciata la Francia, la Stael è al
castello di Coppet, dove incontra un
ufficiale degli usseri ventitreenne,
John Rocca, che si innamora di lei,
che ormai, di anni, ne ha 47. Dalla
relazione tra i due - che si sposeranno un anno prima della morte
della scrittrice - nasce un figlio,
di cui si avrà ufficialmente notizia
solo dopo il decesso deJJa scrittrice.
Ma anche a Coppet la vita diviene
insopportabile: la polizia sorveglia
la Stael, gli amici l'abbandonano, la
solitudine si fa sempre più pesante.
Per sottrarsi alla sorveglianza cui
è soggetta - c per evitare l'arresto
- la Stael fugge in carrozza, come
per una passeggiata, verso l'lngbil·
terra, attraverso Vienna, Mosca e
Stoccolma. L' Europa è in armi i
soldati sono presenti da per tutt~, i
convogli militari ingombrano le
strade, gli ufficiali occupa't'ò. alberghi e case private: è l'a\'..., della
conquista napoleonica dcll~ussia
e poi d ella disastrosa ritirata.
A Pietroburgo, Gennaine è presentata allo Zar e lo incita alla guer·
ra contro Napoleone, per liberare
la Francia dalla tirannide. Su que·
sto invito della Stael al monarca
russo si è molto discusso. Ma esso
era diretto, lo ripetiamo, contro il
regime tirannico instaurato da Na·
poleone c non contro la Francia
che la scrittrice continua sempre ad
amare come nessun altro paese. La
unica cosa discutibile è che la StaeL
per combattere un tiranno suo nemico, si s ia rivolta ad tm altro ti·
ranno quale era senza dubbio il monarca russo. Che peraltro contra·
riamente al francese, la adolse con
molta benevolenza e le accordò la
sua protezione.
Dopo la Russia, e dopo una lunga
HA
EU
AH
UE
U BUONE IJITENIIONI•••
i:Alra
della scuola, la lingua comune
ecc.
Un altro timore dei federalisti
M.me de Stael
(continua da pag. 4)
sosta a Stoccolma, troviamo la
scrittrice a Londra, dove la attende
un periodo di trionfi senza precedenti, in seguito alla pubblicazione
della « Germania». La Stael è ormai
un personaggio di indiscussa porta·
ta europea: è in relazione, riceve
ed è ricevuta dalle personalità più
in vista e più potenti del Vecchio
Continente, d ai monarchi ai politici,
ai letterati più insignì. Le sue pub·
blicazioni si stampano in numerose
edizioni e, tradotte, si leggono in
ogni parte d'Europa. Ed ella si ser·
ve di questa sua popolarità per in·
tercedere in favore della Francia
vi-R· occupata dalle truppe stra·
~ - Contro Napoleone, il suo nemico caduto, non infierisce, al con·
trario: gli fa avere da Parigi, dove
è rientrata, notizia di un attentato
che avrebbe dovuto troncarnc la vita. Ed è questo un gesto nel quale
si può riconoscere la reale gran·
dezza d'animo di questa donna. Allo
stesso tempo, in una lettera allo zar
di Russia, chiama Napoleone, un
tempo suo « héros d'ltalie "• "un
étranger ». E nel marzo del 1814 questo étranger sbarca in Francia, costringendo la Stael ad un'altra fuga
in Svizzera. Dopo la fine dei cento
giorni e Waterloo, ricomincia per
Germaine un altro periodo di viaggi. Tra l'altro, è in Italia, dove scoppia una polemica accesissima intorno al suo articolo sulla " necessità
delle traduzioni ». La scrittrice tac·
eia gli Italiani di provincialismo, e
li invita a tenere il passo con la let·
teratura europea, che non conoscono. I letterati d'Italia - alcuni, tra
~~t il Leopardi - si offendono, e
.r..._ trano di voler tener viva la tra·
'tft!lone letteraria nazionale. Di nuovo in ! svizzera, la Stael riallaccia la
s_ua amicizia con George Byron, esiliato ed espulso dalla libera Inghil·
terra, e quindi sposa il Rocca, con
cui parte per Parigi. E qui, colpita
da paralisi, si spegne il 14 luglio
1817, a 51 anni.
. Anche da queste brevi notizie, la
vtta di Germaine de Stael appare
come una continua fuga, qualche
volta forza.t a, ma più spesso frutto
di una necessità interiore di lasciarsi alle spalle una parte di sé e di
aprirsi, attraverso i viaggi, ad una
maggiore conoscenza degli uomini
e del mondo. E', oltre che una viaggiatrice irrequieta, una scrittrice in·
stancabile. Oltre alle sue n umerosissime opere letterarie, ba un epi·
stolario sovrabbondante, soprattut·
to quello amoroso: sovrabbondante
UE
E' stato reso noto il seguente comu·
nlcato ufficiale del Segretarlato Slncbl·
cale Europeo: • Ludwlg Rosemberg e
Ham Puiter, rispettivamente Presiden·
Bologna.
AH
l SINDACATI EUROPEI PER L'ADE·
SIONE DELLA GRAN BRETAGNA
..
to-• •~~..- -~~c~-~---~ u.;;~~·--~----~------
U
3)
vi' ,
l' Europa. Il 4 e il 5 maggio si è
svolto un censimento in P.za Colonna che ha riscosso discreto
successo soprattutto nei riguardi
degli orgarazzatori che hanno riscontrato interesse e validità in
tale iniziativa.
HA
E
giorno
vertice di Roma. Fra gli altri argomen·
ti che saranno In discussione prlmeg·
gia Il problema della fusione degli Esecutivi. E' confermato, Inoltre, che nel
corso delle riunioni romane dovrlt
essere scelto Il candidato alla presi·
denza dell'Esecutivo unificato.
numericamente e rigurgitante di
passionalità. Si ha quasi il sospetto, lcggendone anche solo una par·
te, che i suoi amanti siano fuggiti
d a Ici per timore di rimanere soffocati dalla sua esuberante ed insaziabile affettività.
Un'altra caratteristica di questa
donna è la bontà: abbiamo già ri·
cordato l'episodio di Napoleone,
quando lo mette in guardia contro
un complotto. Qualche anno prima,
apprendendo che il marito, M. de
Stacl, è stato colpito da paralisi,
corre subito in Francia e lo porta
con sé in !svizzera, per non lasciarlo morir solo. Eppure i loro rapporti non erano certo stati dei migliori.
Circa la sua condotta ed i suoi
ideali politici, ci sono delle con·
traddizioni qualche volla stridenti:
ad esempio, il passaggio monar·
chia-repubblica e poi, dopo la caduta di Napoleone, di nuovo repubblica-monarchia. Ha mostrato di
amare molto, in ogni senso, la libertà; ma che cosa sarebbe avvenuto se, mettiamo, Napoleone, anzi·
~hé osteggiar!& e
perseguitarla,
I avesse accolta con benevolenza ed
appoggiata? Circa la coerenza polit ica della scrittrice, forse il miglior
giudizio è proprio il suo: disse di
sé che le sue « opinions politiques
sont des noms propres », e non abbiamo difficoltà a crederle. Le sue
forze reali erano soprattutto nelle
sue capacità di analisi dei sentimenti e delle passioni, nella sua sensibilità per i valori morali, la religione, la filosofia, la poesia, nel suo
entusiasmo per le idealità spirituali.
Essa non avrebbe mai avuto la forza di dominare il corso degli avvenimenti, né la volontà di perseguire
un'idea nella precisa coscienza del·
la sua necessità storica.
In tal senso ci sembra di poter
negare :tnche una sua presunta c in·
tuizione europea "· La Stael era soprattutto francese, e la Francia ri·
manc per lei il modello di tutto ciò
che è buono: si prenda, ad esempio,
il suo giudizio su Napoleone, che di·
viene ''étranger" proprio perché non
le piace; o l'altro, sul duca Augusto
di Sassonia, che è « homme d'esprit
à la française », perché al contrario del cprso, le piace. Si confrontino. i giudizi da lei espressi, in un
pnmo tempo, sulla Germania ed anc~~ suli'Jtal.ia,, che sono assai negatiVI. e parz1ah. « Non si apprezza
ma1 tanto la Francia come quando
~.av
..., ,
LU.
va.u. .
..t.••v_..,..._ ...
t:tM
""'"""~"
non mancheranno di correrci incontro n<;m appena si vedrà una
certa senetà e positività da parte nostra.
. In ultimo resta il problema più
unp<?rtant~ ~ d~cisivo: è quello
d~gl~ uomm1: ~~ s~ranno gli uommt federahstì d 1sposti a fare
quest~ gra~ passo? In campo fcd:erallsta c è c~nfusione, dilettant~smo, presunz1one e vuoto: ma
e t sono anch e gli uomini seri che
sanno pensare, agire e imporsi
ag~ altri? Il guaio è che il fed&rallsmo europeo ha il motivo della sua crisi soprattutto nella
mancanza di capi.
Ciro BURLONE
se ne sta lontani ,., dice come abbiamo già ricordato.
'
D'altro canto, è innegabile che la
scrittrice abbia avuto, in letteratura, un'apertura mentale che si può
senz'altro chiamare europea. Scri·
ve da qualche parte, a proposito
del genio creativo, che esso è talmente raro che « si chaque pays
voulait se contenter de ses richesses, il serait toujours pauvre », E
nel suo capolavoro, « De l'Allcma·
gne »: « Les nations doivent se servir de guide les unes aux autres et
toutes auTaient tort de se priver des
lumières qu'elles peuvent mutuellement se pretet· '"· E più in là nel·
lo stesso libro: « li reste ... une' chose vraiment belle et morale... c'est
l'association de tous Ics hommes
qui pensent d'un bout de l'Europe
à l'autre... Ce n'est pas telle reli·
gion, telle opinion, tel genre d'étude, c'est le c ulte de la vérité qui
les réunit ...
lillana PIU
«Lotta Federalista», per garan·
in modo assoluto la propria
md1pendenza politica e finanzia·
ria e la propria caratteristica di
voce di base, s'è data una nuova
organizzazione che comprende il
gruppo del <~promotori » del gior·
naie ed una Direzione con la re·
lativa Redazione.
l promotori, che non sono iscrit·
ti ad a lcun partito politico nazio·
naie, curano l'autofinanziamento
del giornale e ne garantiscono e
fanno rispettare l'assoluta Indi·
pendenza da qualunque partito o
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coi ani (responsabile) , Ermini.
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REDAZIONE: De Angelis, Di Gi·
rolamo, Meale, Salerno, Tosi.
Registrazione Tribuna le di Roma
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ROMA
Gli articoli firmati per intero o
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Tlp. CA. & P. · ROMA
AN~O I V·~. 2 · lf)6
·
NA CO PIA L. 200
BDIESTHALE PER GLI STATI GNITI D"E UROPA
----------------------------------------~~==-
SPEDIZIONE IX AB.BOYAMENTO POSTA L E· GRUPPO IV
La strada maestra per fllntegrazione europea
U
1)
HA
EU
AH
Il nostro discorso può essere ap..
Ma partecif'llzione è anche fedeprontato al pessimismo e all'ottimi- ralismo, è decentramento, è autosmo. Possono essere svolti entram- nomia e libera scelta insieme; parbi. ~d entrambi avrebbero una sug- tecipazione vuoi dire anche elevagestione, l'uno perché critico, l'al- zione e salvezza delle minoranze
tro perché incoraggiante. Niente di sia linguistiche che sociologi.che.
tutto questo. • Lotta Federalista •
Il discorso della partecipazione ci
non è un foglio che arringa le mas- riporta spontaneamente al concetto
se. o che sia invischiato per como- di sovranità e nella circostanza.
dità, nell'insipido manlerismo. ne alle sovranità mal attuate dagli
tanto meno è assente di fronte al stati nazionali. Ed ancora, partecontinuo proporsi del nuovi temi cipazione e sovranità non sono in
della realtà socio-politica.
ultima analisi la sintesi in termini
La nostra attività si è svolta fino antitetici del rapporto tra individuo
ad ora su due piani. la critica anti- e Stato? (e non si venga a dire che
conformista Insieme alla analisi e tale rapporto è stato risolto con la
all'approfondimento dei problemi creazione a Strasburgo di una Corche tnteressano la società contem- te del diritti dell'uomo. E' solo una
poranea. Ma oggi dobbiamo dire In pallida breccia nella situazione di
piena umiltà che questa strada non assoluta dipendenza dell'idivlduo
è più sufficiente. Seguendola senza nel confronti dello Stato sovrano).
proporci nuovi interrogativi e tentaDall'Idea suggestiva di attuare e
re di dare ad essi delle risposte, perfezionare Il diretto rapporto tra
senza un rigore scientifico, si ca- lo Stato e l'Individuo nasce l'esidrebbe nel fare un semplice discor- genza di ricostruire un nuovo siso di smielato ottimismo.
stEsma non basato sulla somma di
Il nostro è il tema dei federalisti stati nazionali come comunemente
di sempre: l'Europa Unita. Ma, il si preferisce credere, bensì costituicome integrarla. per quale via e con to dalla somma di popoli diversi acquali strumenti non è dato saperlo, comunati da una civiltà omogenea
perché manca totalmente il credo ed insieme di gruppi etnici organizin una nuova idea che dia significa. zati m una dimensione politico-etnito umano e non solo politico ad un co-culturale tramite la pianificazione
del territorio in comuoità federa·
tale fatto storico.
Pretendere di fare l'Europa, co- te. dando loro la libertà di trovarsi o
me si sta tentando di fare, conser- ritrovarsi in base a comuni interesvando la sovranità degli Stati. o si economici o socio-culturali.
cullarsi della presenza delle istituNell'ambito di tale organizzazione
zioni sovrannazionali. si alimenta federale. l'autonomia delle Comunisenza dubbio la contraddizione. Se tà. potrà essere pienamente assicul'Europa che si vuole costruire dovrà rata, pur salvaguardando l'unità delessere un più grosso stato nazio- l'insieme. Vi sarè una garanzia del
nale. allargato nei suoi confini e pluralismo, da un lato con la prenel suo potenziale economico-pro- senza di uno stato federale, con
duttivo. senza dubbio la si sta fa- un dinamismo politico come gli atcendo; Ma non sarà la strada della tuali stati nazionali. non spinto
integrazione dei popoli. Sarà si, la verso il centralismo e l'assimilaziosoluzione di un grande tema di po- ne delle minoranze, ma garante del
litica internazionale, sarà si, un fat- potere politico di esse, capace di
to di indubbia portata storica con- imporre il rispetto dei particolarismi,
sentendo certamente la migliore so- e dall'altro lato con una organizzaluzione all'equilibrio delle grandi po- zione di regioni che fanno parte
tenze e allo sviluppo del terzo mon· della Federazione, basata sul criterio economico. storico, cultu191e e
do. ma cii t!.&lrtn nnn cArÀ ls. ,..,,.A.
...Oggi dobbiamo avere Il coraggio di affermare che non si
può fare l'Europa se in larga misura non si disfanno gli Stati attuali, se non si trasforma fondamentalmente la loro struttura
interna, il loro regime amministrativo, l'immagine che essi si
fanno della propria funzione, dei
loro confini e della loro missione. Tre condizioni sono neces!.arie perché vi sia un vero ordine federale :
HA
E
occas1one
UE
•
AH
UE
LIBERE COMUNITA' FEDERATE
che nessuna delle entità
che lo compongono abbia
delle possibilità egemoniche;
2) che nessuna abbia possibilità secessioniste;
3) che nessuna si senta vocazioni storiche e culturali assolute ed esclusive.
GEORGES GORIELV
l'altro oggettivistlco cioè il dovere
per ogni comunità di contribuire
all'arricchimento culturale della propria comunità superiore: l'Europa
federata.
Su questa strada il gruppo che
fa capo a • Lotta Federalista • tenta di affrontare uno studio scientifico della ricognizione delle etnie
e delle comunità sociologiche dell'Europa ed ogni lettore che cl aiuterà in questa nostra ricerca ci con·
forte rà in questa fatica che stiamo
per affrontare.
FRANCO SALERNO
•••
Le istanze federaliste serpeggiano tn tutta Europa
La Espaila moderna y sus
problemas regionales
hvitado a ofrecer una panonimica del movimiento regional de
E sr.ana. para la publicaci6n LOTTA FEDERALISTA, procuraré
esbc.zar primero los trazos salienles del conjunto, lo que ayudarl a comprender mejor lo que
se jiga de las partes.
La definici6n oficial de Espafta
difi~re si es para uso interno, o
para exportaci6n. La definici6n
de paredes a dentro es: 'Espaiìa
es una unidad de destino dentro
dc lo universal'. Si se trata de
ofreccr sus rasgos esenciales al
extranjero o a organismos como
la UNESCO, se dira que 'Espaiìa
es una unidad formada ... por las
muchas caras ... de las regiones .. .'
(LA SPAGNA PER LEI, p. 50).
Dejando a parte esta primera observaci6n, recalquemos que la
uni6n de la Naci6n Espaiìola se
hizo mas a base de contratos que
de conqwstas; luego difiere esencialmente de Francia, hecha naci6n a través de una serie de
gucrras de expansi6n alrededor
del nucleo centrai y centralizante
de l'Ile de France. E incluso en
el caso de Espaiia si hubo conquista, n unca se di6 un sometimiento puro y simple, sino que
casi s iempre se pactaron contratos. v la regi6n inC'orporada maotovo privilegios esencialcs como
son los sociales. Esta es la época
de grandeza de E spaiia y de sus
relaciones con Europa y e l dcscubrimiento de América. Habfa
unidad, pero no se daba la unicidad.
Se acab6 en Espafia la dinastia de los Austrias, y con la llegada dc los Borbones franceses
(Felipc V), se introdujo el estilo
de gobicrno afrancesado y antiespaòol: la . regi6n centrai, CastiUa,
con su capitai Madrid, ins taur6
cl tipo cen tralista. Para imponerlo, se rccurri6 incluso a naciones
poco amigas, pero que se cobraton bicn su intervenci6n, como
lo mucstra la actual base inglesa dc Gibrallar. Dcsde aquel momento, cl imperio espaii.oJ fue
resbalando, y como medio de
mantener lo adquirido no se pens6 en otra cosa que en seguir
desmantclando cada vez mas la
esencia fundacional de Espaiia,
qucriendo gobernar todo el
complcjo mundo hispanico con
lcyes pensadas con un Unico patr6n contincntal. La pèrdida de
Cuba y Filipinas, fruto tanto de
la decadencia espaiiola como del
crescientc y avasallador imperialismo dc los EE.UU. sumi6 el
pais en un negro pesimismo.
Entonces precisamente reinaba
por Europa el Romanticismo,
con una exallaci6n de la Edad
Media, del folklore, de la lengua
v costumlm:.'s tipicas En Espafia
Ìntrodujo este movimiento un
diario de Barcelona llamado EL
EUROPEO. Este tftulo no esta
puesto a l acaso, ya que Cataluiia,
puente natura! entre Espafia y
periodo; sin embargo, ahora
pre en beneficio del conjunto,
Espafia vuelve a moverse, y por
parad6j ico que parezca, dos
acontecimientos a prirnera vista
ajenos a la naci6n han creado un
fermento q ue opera cn la masa:
la publicaci6n de la 'Pacem in
terris', de Juan XXIII, y el Concilio Ecuménico Vaticano II.
Esbozado un poco el panorama
nacional, pasamos ahora a l estudio dc las distintas regioncs que
componen el moderno Estado
espafiol.
Catai una
He hablado del moderno Estado espafiol, pues en el rcnacimiento bubo por lo menos una
regi6n mas, que s61o citar é de
paso: Portugal, ese pequeiio r eino del noroeste de Hispania cuya
capitai era Portogalico (puerto
gallego), el actual Oporto, y que
di6 el nombre a una naci6n que
entraria en los palmarés de la
bistoria con todos los honores.
Me limitaré, en mi exposici6n, a
las regiones mas lfpicas y con
revindicaciones mas concretas
desde el pw1to de visto rcgional.
Cataluiia es, por su uni6n contractual con Castilla, (undadora
de Espaiia. .emula de Castilla en
la noble lld de la Reconquista del
suelo patrio, su proyecci6n bist6rica natura! fue el Mediterraneo.
Y el contralo fue seUado por el
matrimonio entre Fernando e
Tsabel, matromonio que siempre
consider6 indisoluble. Los reiterados intentos de despersonalizaci6n y de avasallamiento poHtico motivaron, en el decurso de la
historia, varios intentos de recreaci6n de una naci6n con personalidad politica p ropia, es decis, de un estado. No por nada
l? fu~ durapte s!glos;. no por n_a-
..,.._C..Llii!A-·S..,P..,A...G,_.N..,Asm-.Pti1E""R......,.L..,E"'r,.,~'~'P"".'"'s'o'"').-·u··e-s-moaran-.nte<Tl""a~nvd"'o._c~ac-rl"'n"'"v-c"'"z....~Ì;
u<~Vlnn»To-t:tt~"'ST..__..
, - - - - -...........
- ....................
w...-.w.......,..
....
__
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Dcjando a parte esta primcra obscrvaci6n rccalqucmos quc la
un i6n de 'ta Naci6n Espanola se
hizo mas a base de contratos que
dc conquistas; lueg~ difiere esencialmente de Francta, hccha naci6n a través de una serie de
gucrras de expansi6n alrededor
del nucleo centrai y centralizante
dc l'Ile de France. E incluso en
el caso de Espaiia si hubo conquista, nunca se di6 un sometimicnto puro y simplc, sino que
casi siempre se pactaron contrall)s y la regi6n incorporada mantuvo privilegios esencialcs como
son los sociales. Esta es la época
dc grandeza de Espaiia y de sus
rclaciones con Europa y e l dcscubrimie nto de América. Habia
AH
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Nel suo sforzo di disporre al servizio del lettori federalisti uno strumento sempre migliore, e soprattutto di
aumentare la rosa di Interessi, di idee
e di attività federalista attorno ad esso,
questo giornale ha perfezionato la propria organizzazione risultando ora affi·
data ad un COMITATO di DIREZIONE
così composto: Ferdinando Brugnoli,
Ciro Burlone, Mario Colonna, Gian Lupo
del Bono, Staftan De Mistura, Mario
D'Urso, Gastone Ercolanl (responsabl·
le), Luigi Ermlni, Helmut Goetz, Franco
Salerno, Maurizio Tosi.
Accanto a questo Comitato, che divide i molti oneri e l pochi onori di una
gestione politicamente ed organizzati·
vamente cosi difficile, si è formato un
gruppo di collaboratori che, per ora,
risulta cosi composto; Andrea Chitl
Batelli, Luls Erill, Carlo A. Graziani,
Ga.briella Marucci, Michael Simpson.
esenç:ia fundacional de Espafia,
quenendo gobcrna,r
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compleJO m un do htspalJl<?O con
leyes pensadas con un umco patr6n continental. La pèrdida de
Cuba Y Filipioas, fruto tanto de
la decadencia espaiiola como del
cresciente y avasallador imperialis~o de los EE.UU: ~umi6 el
pa1s en un negro pesimismo.
Entonces precisamente reinaba
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por Europa el Romanttctsmo,
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EUROPEO. Este titulo no esta
puesto al acaso, ya quc Cata~uiia,
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l'altro oggettivistico cioè il dovere
per ogni comunità di contribuire
all'arricchimento culturale della prO·
prla comunità superiore: l'Europa
federata.
Su questa strada il gruppo che
fa capo a • Lotta Federalista • tenta di affrontare uno studio scienti·
fico della ricognizione delle etnie
e delle comunità sociologlche dell'Europa ed ogni lettore che cl aluterà In questa nostra ricerca ci conforterà in questa fatica che stiamo
per affrontare.
FRANCO SALERNO
Carta etnografica del continente europeo, realizzata da Fra nçois Fontan.
(da: G 1/EYRAUD, Popoli e lingue d'Europa,
Milano, 1966)
ESIGENZA DI RINNOVAMENTO
HA
Il nostro è il tema dei federalisti
di sempre: l'Europa Unita. Ma. il
come integrarla. per quale via e con
quali strumenti non è dato saperlo,
perché manca totalmente Il credo
in una nuova idea che dia significato umano e non solo politico ad un
tale fatto storico.
Pretendere dì fare l'Europa, come si sta tentando di fare, conservando la sovranità degli Stati, o
cullarsi della presenza delle Istituzioni sovrannazionall, si alimenta
senza dubbio la contraddizione. Se
l'Europa che si vuole costruire dovrà
essere un più grosso stato nazionale. allargato nei suoi confini e
nel suo potenziale economico-produttivo. senza dubbio la si sta facendo; Ma non sarà la s trada della
integrazione dei popoli. Sarà si, la
soluzione di un grande te ma di politica internaziona le, sarà si, un fatto di indubbia portata storica consentendo certamente la migliore soluzione all'equilibrio delle grandi potenze e allo sviluppo del terzo mondo, ma di certo non sarà la creazione di una struttura basata su un
armonico e libe ro sviluppo di libere comunità fede rate, ne tanto meno sarà l'affermazione e la elevazione delle minoranze o delle comunità etniche.
E' una alternativa. Oggi che la
guerra non ha niente In comune
con il termine di Clausewitz e la
pace si regge sull'• equilibrio della
paura •, vediamo da un lato coloro
che pensano alla proliferazione ato·
mica incondizionata e a politiche
nazionaliste invocando il nuovo
equilibrio per la liberazione dalla
egemonia americano-sovietica; dall'altro lato vediamo coloro che vogliono si, superare l blocchi, ma
secondo la logica della sovrannazionalità articolandola per comunità
federate e proponendo ad esse ideologie ed una organizzazione comune
destinata a tutte le nazioni che non
fanno parte di nessun blocco.
Certo, c'è l'insidia di un • nazionalismo europeo •, ma l'Europa nuova dovrà costituire la fine delle
assurde tradizioni aggressive degli
Stati Europei e insieme degli assetti strutturali che le hanno rese possibili.
Uoire l'Europa è senza dubbio la
grande occasione di farne il più moderno esempio e modello di democrazia operante e reale, Incapace di
avventu re ormai decisame nte anacronistiche.
In questo contesto e con queste
prospettive va cercata la soluzione.
l sintomi di una reale presa di coscienza ci sono. Ed entusiasmanti
anche! l moti giovanili nei paesi più
diversi per sistemi politici e per
cultura. fanno pensare realmente
che c'è un minimo comun denominatore che fermenta in tutta l 'Europa e al di fuori di essa. Quale significato dare dunque a questa protesta se non quello di una volontà.
di una vera e feconda " partecipazione»? Questa è l'ultima parola ed
il vero significato che è nato dai
moti giovanili dei nostri giorni.
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stema non basato sulla somma di
stati nazionali come comunemente
si preferisce credere, bensì costituìto dalla somma di popoli diversi accomunatl da una civiltà omogenea
ed insieme di gruppi etnici organiz·
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co-culturale tramite la pianificazione
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ntrovars1 1n ase a comun1· ·'"t eressi economici o soc lo-eu ltura l 1..
Nell'ambito di tale organizzazione
federale, l'autonomia delle Comunità. potrà essere pienamente assicurata, pur salvaguardando l'unità dell'insieme. Vi sarà una garanzia de l
pluralismo, da un lato con la presenza di uno stato federale, con
un dinamismo politico come gli attuali stati nazionali. non spinto
verso il centralismo e l'assimilazione delle minoranze, ma garante del
potere politico di esse, capace di
imporre Il rispetto dei partìcolarlsmi,
e dall'altro lato con una organizzazione di regioni che fanno parte
della Federazione, basata sul criterio economico, storico. culturale e
linguistico, ove sarà assicurata la
loro omogeneità, eliminando ogni rischio d'oppressione anche nell'ambito federale. Ma vi sarà anche garanzia di preservazione della unità:
evitando che da un lato il diritto alla
libera disposizione delle etnie possa
implicare Il diritto di secesslone,
evitando la divisione in Stato federale in stati regionali o la creazione
di soli stati etnici.
Tra le tante altre ragioni. l'unità
politica dell'Europa si impone dun·
que anche per salvare e liberare le
varie comunità e minoranze dai nazionalismi facendo trovare loro uno
spazio nuovo in un contesto politico allargato, ove ataviche tradizioni culturali ed esigenze di progresso come ad esempio la libera circolazione della mano d'opera, tro·
verebbero la loro reale dimensione.
Se si accetta tale impostazione
la difesa delle comunità locali federate, troverebbe un duplice fondamento concordando con Gui
Héyraud : uno soggettivistico-democratico ovvero la libera partecipazione dei gruppi e degli individui.
Come si potrà vedere, il gruppetto
Iniziai& si è notevolmente esteso e
conta ora rappresentanti tedeschi, sve.
desl, spagnoli, americani.
Al nuovi amici che entrano nel Co·
mitato direttivo va il nostro ringra·
ziamento per l'opera determinante già
svolta, spesso a livello di direzione.
La llstruf\urazione non è soltanto
nel numero e nella capacità dei nuovi
aderenti, essa comporta anche un progresso proprio nel senso di quello stes·
so principio autonomistico che questo
grupo di federalisti ha da tempo Invocato, e che è stato recentemente e
clamorosamente rivendicato dai gruppi
più preparati del movimento studen·
teseo.
Anche nell'ambito del giornale si cerca di rendere autonomi i vari gruppi,
affidando ad essi a turno la gestione
dei successivi numeri, la linea politica
dei quali (con tutti l contrasti e le polemiche più o meno velate) viene discussa collegialmente, ma Il cui montaggio, revisione finale ecc. in una parola cui responsabilità viene affidata a
gruppi diversi selezionati nel Comitato
direttivo. Sl spera cosi di raccogliere, attorno a questi nuovi nuclei, ulte·
riori forze che potranno a loro volta
esprimersi attraverso il giornale.
Si è così cercato di rispondere anche alla pressante esigenza, particolarmente sentita nell'ambito stesso della
direllone, di meglio specificare l rispettivi incerichl e le rispettive responsabilità.
Al lettori raccomandiamo Il sostegno
finanziario mediante gli abbonamenti del quali Il giornale vive - la pubbli·
cltà e qualunque altra forma di contrl·
buto.
Europa fue y siguc siendo la mas
europea de las regiones cspaftoIas. Esta decadencia de un poder
centra! que intenta atar cada vez
mas corto a los demas, La perspectiva de la Espaiia florencientc en que cada regi6n conservaba su personalidad, aunque siemjunto con las luchas de c lases de
las pdmeras fases de la maquinizaci6n abon6 el campo para el
fermento comunista que en la revoluci6n de los aiios 193(>.1939
sacucli6 profundamcntc Espafia
y produjo un mill6n dc muertos.
Si la revoluci6n espaiiola fue
necesaria para extirpar el tumor
comunista sin embargo no fueron
estuàiados cientificamente los
otros factores que la hicicron
posible; asf que esta gran ocasi6n de renovaci6n total y esencial fue desperdiciada, y Espaiia
ha vivido treinta ai'ios de tranquilidad debido· a la prolongaci6n y progresivo cstagnamiento
de lo que en un principio fue un
verdadero 'Movimiento' basta
transformarse en un real inmovilismo. Ventajas e inconvenientes son el haber de tan dilatado
:Je~~g"j,~bo ~ J~rr~n~~
regi6n mas, que solo citaré de
paso: Portugal, ese pequeiio reino ~el noroeste de Hispania cuya
capttal era Portogalico (puerto
gaUego), e l actual Oporto y que
di6 el nombrc a una oaci6n que
entrarla e n los palmarés de la
historia con todos Jos honores.
Me lim~taré, cn mi exposici6n, a
las reg1ones mas t(picas y con
revindicaciones mas concretas
d es d c e1 punto d e visto
·
regional.
Catalut'la es, por s u uni6n contractual con Castilla fundadora
de E spatia. J:!mula dé Casti11a en
la noble Iid dc la Reconquista del
suelo patrio, su proyecci6n hist6rica natura! fue el Mediterraneo.
Y el contrato fue seJiado por el
matrimonio entre Fernando e
Jsabel, matromonio que siempre
consider6 indisoluble. Los reiterados intentos dc despersonalizaci6n y de avasallamiento politico motivaron, en e l decurso de la
historia, varios intentos de recreaci6n dc una naci6n con personalidad politica propia, es decis, de un estado. No por nada
lo fue durante siglos; no por nada sigue afcrrada a lo suyo, sin
descuidar Io universal en que se
insert6. 'Le cas le plus typique à
la personnalité régionale relativement pacifique est celui de la
Catalogne. Les catalans ont été,
pendant des siècles à la tete d 'un
puissant royaume méditerranéen.
Réunis à la Castille, ils n'en ont
pas moins conservé Jeurs liber.
tés proprcs jusqu'en 1714. La Catalogne possède practiquement
tout ce qu'il faut pour faire une
nation: his toire, traditions politiques et juridiques, culture et art,
conscience de soi, et enfin, une
Jangue. Dès le XIX.e siècle les
catalans rcvcndiquent l'autonomie...' (FETES ET SAISSONS,
n• 177, aout. septembre 1963,
p. 11).
Ow·ante largos lustros posteriores a la guerra civil, todo lo catalao fue pcrseguido. Desde el
1960 se nota c ierta distensi6n,
pero los medios de comunicaci6n
social quedan cerrados . Sim embargo, y bajo c l tema de 'entre
tots ho farem tot' (tra tutti, lo
faremo tutto), e l genio emprendedor catalan se ha puesto en
marcha. Guillermo Diaz-Plaja, de
la Real Academia Espaiiola,
escribe: 'Cuatro miJ tftulos registra el "Cata lo~o de Libros en
Catalfm" ha edttado el Instituto
Nacional del Libro Espaiiol en su
obligada contici6n de promotor
de cuanto cn Espafia es creaci6n
bibliografica. Es pues una literatura copiosa. Y adulta. A nivei de
cualquier modalidad europea...'
Debido a su conclici6n industriai, Catalui'ia crea un ntunero
muy superior de puestos de trabajo al que su demografia consiente; por e tio atrae gran cantidad de inmigrantes, sobre todo
del suelo andaluz. El problema
actual mas cn punta es la integraci6n cultura! de esa masa de
desheredados que ha tenido que
dejar sus ubérrimas tierras debido al método colonial que subsiste aun en c llas . implantado
por las hucstcs dc la Reconquista. Estos Inmigrantes, 'catalanes
por afecto y adopci6n (Guillermo
Oiaz-Plaja, antes citado) quieren
LUIS ERILL
(t;ommua a pag. 4)
La vittoria di Adriano
I'OCCITANIA ovvero idiritti delle comunità etniche OLIVETTI
Si propongono soluzioni radicali
Le tte ra di Franç ois Fontan - s e gretario del P. N. oeeitanese
'
En ce qui concerne l e fédéralisme inter-11ational, nous som mes
beaucoup plus réservés. Encore convient-il de préciser. Le seui
UE
AH
UE
que nous puissions accepter est une fédération des ethnics; nous
sommes opposés non seulcment à une fédération des états actuels,
m ais aussi à une que lconque fédé ration de régions non-cthniques.
Celle dernièrc solution (fédérations de, régions économiques ou
géographiques) nous parait se rattacher à une conception purement
éconorniste et technocratique qui néglige l'essentiel, c'est à dire les
e trcs humains et lcurs communautés naturelles; la régi on est pour
nous une subdivision de l'et/mie, et Ics fonctions de l'une et de
U
(Omissis) Dans l'intéret de nos futures relations politiques, et aussi
par une exigcnce d'élémentaire loyauté, il me parait indispensable
avant toute chose, de vous exposer l'cssentiel dc nos positions et les
importantes divcrgences qui noussé parent des fédéra listes européens.
Notre doctrinc, l'e thnisme (que l'o n pourrait appeler l'inter-nationalisrne si l'on ne craignait une confu5ion avec le cosmopolitisrne)
estime que la communauté sociale et politique fondamentale est la
nation, non pas bien entendu la natioo é tatique, mais la nation
objcctive, l'ethnie détìnie linguistiqucment, la nation ethnique. Nous
considérons que !es objectifs primordianx sont de réaliser e> l'indépendance et l'unité de chaque nation ethnique b) la paix et une
collaboration étroite entrc toutes les e thnies du monde.
En ce qui concerne le fédéralismc à I'intéricur de la nation, le
fédéralisme des communcs, des régions, et dc toutes autrcs communautés naturelles, nous en sommcs entièremcnt partisans.
ney. 4) !es Français des vals d'Aoste, Soana, Locana, Lanzo, Suse e t
Sangone. 5) les Occitans dans 12 vallées des Alpes. 6) les Sardes.
7) les Arabes (Maltais) de Pantelleria et iles voisines. Le problème
de ces minorités ethniques non-italicnnes est évidemment différent
dc celui dcs régions propremem italiennes. A l'inverse, il existe
hors de l'éta t italien des térritoires peuplés d'Italiens: a) en Suisse,
le Ticino e t !es vals Poschiavo et Mesolcino. b) en Yougoslavie la
céHc oues t de l'Jstrie (de Isola à Pola). c. ) en France la moitié nord
dc la Corse (le sud ~tant sarde). d} San-Marino et le Vatican. e) le
s ud du Brésil.
En ce qui concerne l'Occitanie, je vous fais parvenir mon étude
« La Nation Occitanc, ses frontièrt:s, ses régions », avec l'introduction qui n'a pas été publiée par Jes éditeurs; vous y trouverez Ics
principales caractéristiques de notre nation.
J e vous fais parvenir également le programme du Parti Nationaliste Occitan, dont je s uis le focda teur. Ainsi que vous pourrez le
li re , nous sommes ouvertement _séparat.istes dans l'état français,
rnème .:.i nous demandons comll!Ji<.ipremière étape la transformation
dc la R épublique française en féàCt-ation des cthnies.
En cc qui concerne l'Occiunie « italienne "• peupléc d'environ
250.000 personnes, le Mouveme•t autonomis te est en cours d 'organisation, et son programme va ere procha inement imprimé. L'objectif
essentiel est la création d'une région au tonome à s tatu t spécial, assez
semblable à ce qu'a obtenu re Va l d'Aoste; mais ici le bilinguisme
serait évidcmm ent italo-occitro, et non point italo-français.
Ce Mouvement se bornen strictcment à lutter sur les questions
intéressant Ics vallées occitares d 'ltalie, et s'abstiendra de toute pri·
se de pos ition sur Ics problèmes politiques italiens ou internationaux; il est indispensablc dc réaliscr la plus large union des habitants des vallées, quelles que soient leurs tendances politiques ou
lcurs convictions religicuses. (omissis).
HA
E
Riportiamo i brani più significativi della lettera ell e il Pro{. François Fontan, Segretario
generale del partito nazio11alista dell'Occitania, ci ha fatto pervenire. Nell'articolo di risposta del nost1o collaboratore Gian Lupo
del B ono sono riassunti alcuni dei termini
essenziali delle tdee di questo gruppo di federalisti, sul problema delle minorame alniche e sulle libere comun ità federale.
AH
FRANCOIS FONTAN
EU
DAI
PAESI BASCHI
HA
• Un
• élevé
• Un
• Un
• c'est
• à ne
Malgache a le drolt d'étre
dans sa tangue mat ernelle .
nègre du Niger aussi.
Basque n'a pas ce droit: et
blen fait : ça lui apprendra
pas étre anthropophagel »
...
• L'article 1.er de l a Décl aration
• des Drolts de l'homme et du ci• toyen dlt:
" Les hommes nissent et demeu" rent libres et égaux en drolt. »
• Déduct ion: l es Basques ne sont
• pas des hommes.
'
L'Occitania (settori meridionali francesi in cui si parla la lingua d'Oc)
con la sua s uddivisione in regioni.
-.-.
....
" La France est le pays où a
• été le mieux exprlmé et déflnl le
• droit des gens et des pauples à
• la liberté.
.. Hélas! Il en est comme pour
" les Citroi!ns... C'est un article
,. réservé à l 'exportation. On ne le
• trouve que rarement dans l e com• merce int érieur. "
MARC LEGASSE
(da • Le réveries d'un gre·
viste de la falm " e " Paroles
d'un anarchi ste basque • )
·~----------------------------------------·
•
•••
~a • A
l
Il Corriere della Sera del 4 luglio scorso ha comunicato che è
l>tato approvato a Milano il deCEntramento comuna le e l'istituzione di « Consigli di Quartiere»
incaricati di (stralciamo dal tes to
base del decentramento)...
" interpretare le esigenze della
" popolazione: a) formulando voti.
" istanze, pareri in ordine alla ge·
'·' stione delle attività e dei servizi
« municipali del quartiere; b) effet" tuando o promuovendo studi e ri·
" cerche in riferimento ai bisogni
" della popolazio'ne locale; c) discu" tendo i problemi del quartiere ·an" che in relazione con la situazione
" generale della città , proponendo
" le opportune soluzioni ; d) promuo" vendo la più ampia partecipazio" ne dei cittadini alla discussione
" dei problemi del quartiere, e col" laborando a tal fine con le asso" ciazionl democratiche e le istitu" zioni di carattere culturale e so" ciale esistenti nel quartiere "•
Lo stesso " Testo base del decentramento " reca nella prefazione: " Organi di decentramento
" sono il consiglio di quartiere e
.. l'aggi unto del sindaco; Essi hanno
" sede nel CENTRO COMUNITARIO
" e, finch é questo non esiste, nel
" centro civico o In idoneo edificio
.. pubblico situato nel quartiere "·
L'adozi0ne stessa della voce
"Centro com~mitario" segna forl>C uno dci più significativi successi ~ella tematica federalista
degli ultimi vent'anni e sopratutto della scintillante e coerente interpretazione di essa che ne fece
Adriano Olivetti, riducendone genialmente in formul e applicabi li
le istanze e proponendo per primo soluzioni che sono oggi final mente adottate in Milano.
Nell'esultanza per la notizia,
nella speranza che a ltri centri
europei si ristrutturino analogamente, non possiamo oggi non
dolerci del fa tto che l'artefice primo di una così significativa vittoria, Adriano Olivetti, non sia
più fra noi a cons tatare la affermazione a distanza del suo impegno politico;. a~alogame~t~ non
ci resta che mc1tarc tuttt 1 federalisti a voler perseverare nella
loro azion~. nonost~nte le ~~a~i
e; i regrcss• appar~n ll. Le rag10m,
c uando sono •·ag1onc vere, come
riel caso di Adriano ~li\'elli: fini;
scono semP.r~ per lfr!pOrSJ, net
momenti P.tu '.'!lP~nsatt, at.tr~yer
so i canalt ptu tmprevcd1btlt.
E' il cammino della speranza,
il cammino della verità, occorre
scguirlo sempre, anche nello
sconforto, non s i può un giorno
non arrivare a destinazione, o
farvi arrivare quelli che vengol'O dopo di noi.
l
rTlllr-
« ... u misura umano di uno comu·
11ità è definito dolio /imitalo possibilila che t 11 duporiz:zone dz ogni prrsorr. per con/alli sociolz. Un organismo
e a1monico ed e//icente soltanto quando gli uomini preposti a determi11ali
cf1mpiti possono esp/rcorli mediante
contalli drrelli. ...Le Comunità tendo
no o /or cadere le distmz:ione /ra cilliJ
.1 campagna, ossegna11d0 ad una unica
amministrazione unlrr urbani e vasti
t m ilori agricoli, in modo do rendere
possibile u11a sinbiosi tra economia
af)icolo ed eco11omia induslriak.
Questo il gra11de compzlo dell'urbarislica moderna. Senza una adeguata
trasformazione politico ed amministro·
tiva, tmo simile reo/inazione è impossibile ... "·
A. OLIVETTI
IDOLATRIA DEL POTERE
I \!ERI
CONSER\'ATORI
Que llo che è avvenuto recentemente in Francia con il travaso
nel gollismo non solo dei voti dell'estrema destra, ma anche di
\'Oti dell'estrema sinistra partitica, può ave•· sorpreso solo chi, a
differenza di questo giornale,
non avesse da tempo identificato con il termine di CONSERVATORI, tuili gli avidi adoratori del
potere, dai partiti dell'estrema
destra a quelli dell'estrema sinis tra, c riconosciuto il carattere
di veri progressisti a tutti quei
movimenti (quelli s tudenteschi
ed anarchici in testa) che hanno
tecentemente e clamorosamente
preso posizione contro il concetto stesso di potere cd in particocolare contro il suo aspetto più
odioso e dannoso, il potere degli
Hati nazionali.
Tu tta l'ipocrisia politica europea, invano camuffata da progressista, liberale o addi ritlura
l ~ hrnlt-:. ti~ Ft>rlPr~H<:t'.:l f
N
Purnn Pl.
« L'article 1.er de la Déclaratlon
" dt!s Droits de l'homme et du cl• toyen dit:
" les hommes nissent et demeu" rent libres et égaux en drolt. •
• Déduction: les Basques ne sont
• pas des hommes.
...
•
•
•
•
•
•
•
_____
..__
.. la France est le pays où a
été le mieux exprlmé et définl l e
droit des gens et des pauples à
la liberté.
• Hélas! Il en est comma pour
les Citroens... C'est un article
réservé à l'exportation. On ne le
trouve que rarement dans le com·
merce intérieur. •
~ ESPAf'IY?
MARC LEGASSE
(da • Le rèveries d'un greviste de la falm " e • Paroles
d'un a.n archlste basque •)
(settori meridionali francesi in cui si parla
con la s ua suddivisione in regioni.
UE
...
AH
PRIMA l'UOMO poi le ETNIE
RISPOSTA A FRANçOIS FONTAN
U
P.s:regio Professori',
HA
E
rcusanaomi per ti rtlardo rispondo allravn-so il giomale, a1 successivi punti cosl
chiaramente tra/lati nt>lla sua /elln-a, di
CUI Vl~amt'tl/e fa rit1graz10:
l) da tnnpo 1 federalisti europei si sono
trasformati in "federalisti mottdiali ", la
etiche/la di " europeo " resta, ttott solo
per significare da dove si ~ partiti, ma
anche per indicare la prima tappa - la
fedn-a:r.ione europea - 111 quale vorrebbe essere sia un esempio per estendere
il processo in altre :r.one del mottdo, sia
una sanatoria del male peggiore che htl
trava1.1iato l'umanità t1egli ultimi decentli: i cofllrasti tra tli stati nazionali europei. Noti ci siamo mai spavetttati deUe
difficoltà che presettta la stradtl per una
federa:r.ione mondiale, n~ dell'impegno da
essa richiesto, n~ delle accuu di utopi.
cifà mosse da tuili i cosiddelli politici
" realisti " a questa grande meta lontana; questo numero di giornale e i precedenti, ltstimoniatlo - credo a ru/licienw - su questo atserto.
HA
EU
AH
UE
l'autre ne doivent pas ctre confondue;;. Pour trop de fédéralistes
cette solution est un échappatoire commode permettant de fuir 1é
plus brulant des problèmes, le problème ethnique.
D'autre part, et ceci est certainement notre plus grand désaccord, nous ne voyons pas pourquoi !es fédéralistes en général et
les fédéralistes ethniques en particulier devraient ètre « européanistes ». A notre avis l'objectif valable est une Fédération Mondiale
des Ethnies. Vous m'objecterez sans doute, et aver raison, que ce
but est bien lointain; certes, mais je ne crois pas que la Fédération
européenne puisse etre un moyen et une étape vers ce but. Tout au
contraire. La raison d'etre du fédédralisme inter-naitonal est d'insti·
tutionaliser la coopération et avant tout de supprimer !es guerres.
9r, les guerres véritablcment dangcreuses pour I'humanité à notre
epoque sont Ics guerres entrc é tats géants, entre super-états. Si l'on
veut empecher la guerre mondiale et progresser vers la création
d'un~ fé~é~ation mondi~le, il ne faut pas créer un nouveau s uper-état
(fut-11 federai ); on do1t au conlraire lutter pour l'émancipation
de chaque ethnie opprimée e t travailler à l'éclatement des blocs; on
doit aussi établir une étroitc collaboralion, voire une confédération
entre toutes !es nations véritablement indépendantes, quels qué
soient leurs régimes politique, et qu'ellcs se trouvent dans n'imporre
quel contment.
·
En outre, l'Europe nous parait une construction artificielle futelle de l'~tlant_ique à l'Durai. L'cthnic française est en Europe ét au
Quebec, l ethmc cspagnole est en Europe et en Amérique et en
O.céanie, l'elhnie rus.sc est en Europc et cn Asie, de mème que l'ethme. arabe est c n As•c cl en Afrique, etc... On pourrait encore soutem: que, par J~u.- tcmpérament, Jeur milieu géographique, leur si~atu;m économ • q~•c. Ics peuples méditerranéens d'Europe, d'Asie, et
d Afnque, sont b1en p lus proches entre eux qu'Hs ne le sont avec
!es Européens du nord-ouest ou de l'est.
. Enfin si J'on en vient à juger l'Europe telle que l'on tente de la
faue, nous ne pouvons qu'exprimer une franche hostilité. Les seuls
états dont la politiquc étrangère contribue objectivement à une future fédération (europécnnc ou mondiale) sont la Finlande, la
Suède, la France, la Yougoslavic, la Roumanie· une certaine orientation « ilalo-beneluxienne)) peut etre qualifiée d'atlantiste mais certainement pas d'européaniste. On ne 1ravaille pas pour I'Europe
qt;tand on r~nf?rce I'emprise écc;momjquc, militaire, diplomatique, du
~eant am~~tca.m sur Ics pays ~ Europe, on travaille pour le coloniabsme amencam. Or, à notre pomt de vu~. le colonialisme qu'il vienne
d'un pays capitaliste ou d'un pays socialiste, qu'il soit américain
russe, français ou chinois, est toujours un mal· c'est meme le plus
grand mal politique.
'
E~ conclusio.n, il .m'appar~it qu'il y a accord entre fédéralistes
europeens et nallo~ah~tes occ1~ans d'un coté sur Jes principes géné~aux e~ !es buts lo•.ntams. et d autre part sur un problème pratique
•mmédrat: la rena1ssance et l'émancipation des ethnies opprimées
d'Europe. C'est donc à ceci qu'il faut maiotenant en venir.
. Tout d'~bord qu'cntendons-nous par ethnies en Europe? le plus
Slmple cons1ste à vous reporter à la carte qui se trouve dans le livre
d~ professcur: Hérau?, et qui a été mise au point en vingt années
d etudes détarllées. S1 l'on ne tient compte ni des assimilations récentes•. n i ~e~ tlots .d'immigrants (meme ancìens), il existe en ItaJie
sept mmontes eth111qucs: l) les Slovènes de Trieste, Gorizia, Natisone et \:'alcanale. 2) Ies Rhètcs (ou Ladins) du Frioul du Cadore des
Do 10~1tes, de l'Avisio, de la Noce, du haut val Ven~sta, de la baute
V~ltelma. 3) les Allcmands dc Pontebba, Timau, Sappada, du SudTrrol, du Val Formazza, dc Macugnaga, Rima, Alagna et val Gresso-
europei' si ristrutturino analogamente, non possiamo oggi non
dolerci del fatto che l'artefice primo di una così significativa vittoria, Adriano Olivetti, non sia
più fra noi a constatare la affermazione a distanza del suo impegno politico; analogamente non
ci resta che incitare tutti i federalisti a voler perseverare nella
loro azione, nonostante le stasi
<.: i regressi appar~nti. Le ragioni,
quando sono rag1one vere, come
nel caso di Adriano Olivetti, finiscono sempre per imporsi, nei
momenti più impensati, attraverso i canali più imprevedibili.
E' il cammino della speranza,
il cammino della verità, occorre
scguirlo sempre, anche nello
sconforto, non si può un giorno
non a1Tivare a destinazione, o
farvi arrivare quelli che vengol'O dopo di noi.
2) Sot1o personalmet~te perfettamente
d'accordo con Lei nel ritenere che volere il federalismo non significhi volere un
superslalo gigpnte europeo o piiJ superstati git.anti a scala contmen111k E' il concetto susro di "stato", quale lo si ~ vofu,
lo /it~'ora 111/ttldtre, che va suptrato in un
vero, moderno federalismo, se questo vuole veramtt1/t stt.nare un reale progresso
rispetM alle 1SIItur.iot1i statali attuali, le
quali, ogni giomo di più, rivedano, Jotto la vernice della dtmocraticitJ, la loro
essenza cotrcitiva. Da questo punto di vista penso che le recenti rivolte studmtesche abbiano splendidamente puntualir:r.ato il problema, apretldo nuove ampie
prospettive alla futura atione politica,
quella federalista in particolare, per soluzioni che, a mio parere, devono mirare
alla ristrutttlraziorJe della nostra società
in autonome comunità federate, dat~do al
termine "cormmitJ" il significato piiJ viisto, affidato all'estro, alla fantasia, alla
volottlà, agli Interessi degli individui.
3) L'Europa sarebbe una costruzione
artificiale - come Lei dice - se fosse fi·
ne a s~ stessa, ma nessun /ederalisltl degno di q~stò nome intende oramai il
fedn-alismo da un put~to di vista cosi ristretto.
4) Nessun dubbio circa la maggiore
affinità tra i popoli rivieraschi mediterranez ,Europt>i, Africani e Asinllci) rispetto alle popolaziotli centro e nord europee, vi sot1o tuttavia ragioni sloricbe e
di attuale organizzaziot~e statale e politi·
ca (ifltemazionale) - per quanto errate
- che favoriscono in questo momellto la
tmità delle comunità continentali; t10n si
perda altro tempo e si reali:r.z.i almerJo
questo primo obiettivo, il quale è presumibile innesti ut1a reazione a catena in
varie parti del mondo (cosi come i processi di integrazione ecot~omica).
5) E' vero che t1on si lavora per In
Europa quando si appoggia il « giga/l/t
americano » o « quello russo », tutlavia
oggi come oggi il gigante americano rappresenta la civiltà e la democra:r.ia occi·
dentali (con tutti i loro di/etti), le quali,
se pur superatissime - da cui le ragioni
e la legittimità delle azioni studentesche
- permettono, se non a:tro, nel proprio
seno, lo svolt.n-si di Utili autocritica ed il
devolversi di un'azione (di cui sono
portabandiere i vari movimmti stlldenteschi ed i gruppi della ntofioritura anar·
chica) che sono rigorosametllt vietati nei
paesi sottoposti al controllo dtl c gigpnte
orientale '"• alla cui base - sopra/tutto
da parte giovanile - ribollono gli stessi
malcontenti e le medesime legittime esi·
gmze che travagliano il mondo occidenta·
le. Da cui la preferenza che occorre an·
rora dare al pure superato c oramai antidemocratico nlotldo occidentale rispetto
a t,~uello orientale. Del resto, le stesse
preferenze dei varii Dutschke, venuti a
realizzare le loro rivouzioni ili occidente,
parlano chiaro in proposito.
* * •
E vengo ora alla sua questione di base,
quella delle regioni etniche che, secondo
le soluzioni da Lei prospetlate, penso
pruentino 1111 complesso di vantaggi e
svantaggi la cui discussione ~ di grank
importanw per il federalismo. Ed ~ per
facilitare tale discussione che riportiamo
per it1tero la Sua forJdamentale tavola
pubblicata nel volume di Guy He)'raud
rl quale avalla. cot1 la sua autorità di
studroso ed i suoi gra11di mn-iti di /t·
dn-alista, le tesi da Lei esposte e quelle
m particolme cot1cernet1ti in particolare
l'Occitania, la regiMe europea per l'inJiPelldenza della quale Lei da tanto tempo
e cot1 sra11de sam/iCJo si batte.
Vi so11o due generi di riserve che io
crederei di dover fare su una tale sol:Jzione « integrale » d et problema europeo
mila base degli ctni, cosi come sot10 illustrati sulla sua carta; una riserva di or·
dit1e ttorico e 11na di ordit1t pratico.
l) La riserva di ordine teorico investe quello che secondo me ~ l'unico motivo valido per ogni atione o trasform~
r.ione politica: u11 nuovo progresso verso la libertà degli individui e delle loro Jibere associationi.
Ora, io dubito che uno schema statko
quale quello del frazionamento dell'Europa in tini, come da Sua suddivisione
che pure corrisponde ad una ben precisa
attuale realtà, possa favorire questa spinta verso nuove e più perfette forme di
libertà. Un individuo che dOtJesse app-.z..
rJTe sulla Scttla del mot~do, si troverebbe
prigioniero della sua etnia, costretto a rispettare utla strutturazione statica di esse e di regioni etniche ben definite, un
ro' romt' avvie11e oggi Pt>r gli stati nazionali, anche se - ed it1 ciò sono pie·
r.amet~te d'accordo cor1 lei - gli stati na:r.ionali sot1o atroci forwlu re e controsensi
etnici, mentre le regioni etniche, da Lei
propu8)1ate, SOtiO realtà attuali ed, in 1111
certo senso, 11oturali; ciò sen:r.a volere conjiderare le varie forzature umane - oramai senza rimedio - che hat1t1o cotltribuiG.L. DEL BONO
(conlmua a pag. 4)
CONSERVA TORI
Quello che è avvenuto recentemente in Francia con il travaso
nel gollismo non solo dei voti dell'estrema destra, ma anche di
\'Oti dell'estrema sinistra partitica, può aver sorpreso solo chi a
differenza di questo giorn~le
non avesse da tempo identifica~
to con il termine di CONSERVATORI, tutti gli avidi adoratori del
potere, dai partiti dell'estrema
destra a quelli dell'estrema sinis tra, e riconosciuto il carattere
di v~ri p~ogressis.ti a tutti quei
mov1menll (quclh studenteschi
ed anarchici in testa) che hanno
1 ecentementc c clamorosamente
preso posizione contro il concetto stesso di potere cd in particocolare contro il suo aspetto più
odioso e dannoso, il potere degli
~Lati nazionali.
Tut~a l'ipocrisia politica europea, 111vano camuffata da prog.ressista, liberale o addirittura
talvolta da federa lista («europeista»), stri lla oggi- dopo averlo
votato - che il successo di De
Gaulle è colpa degli s tudenti e
dl•gl.i anarchici i quali - ohibò!
SI sono permessi di mettere in
discussione la santa autorità dello Stato, e sono arrivati perfino
- i felloni fedigrafì - a bruciare pubblicamente in Francia un
tricolore nazionale fTancese con
la scusa che in suo nome si impediva il ritorno nella stessa
Francia dello s tudente cd agitatcre tedesco Cohen-Bendit.
Dopo la vittoria di De Gaulle
Parigi è stata invasa da cortei di
macchine, dai piloti impazziti di
gioia, in piedi nelle quali aitanti
colonnelli, indus triali della nuova generazione, rappresentanti
di categorie privilegiate in genere, esprimevano la loro esultanza
mentre elegantissime giovani signore, sdraiate sui cofani, ammantate dei colori nazionali, le
belle forme di sé in festosa mostra all'analogo pubblico acclamante, salutavano la vittoria
« nazionale » dopo aver ad essa
brindato nei raffinati salotti delle " Haute Parisienne ».
I comunisti, artefici primi di
tanta vittoria, per volontà propria e ordine di Mosca, tacevano
così come avevano taciuto a Ma~
c!,rid ~ a Barcellona quando, trent ann1 fa - dopo aver voltato i
propri cannoni sugli anarchici e
anarco-fcderalisti spagnoli, impegnati a fronteggiare le truppe di
Franco - avevano così assegnagn~to al ge~~ralc spagnolo la vittorra defimllva c al popolo di
Spagna la crisi politica che ancora lo attanaglia.
I contrari che si attraggono
dunque? No, la logica del potere, la fede nella medesima religione, il potere deve restare
intatto e destra conservatrice
e sinistra nazional partìtica ciascuna delle quali mira al
« ma!Joppo » intero per poter, attraverso ad esso (il potere), stabilire definitivamente la propria
volontà sui cittadin i e sulle loro
sacrificate legittime comunità;
magari camuffando tale posizione alla moda di De Gaulle ( « dc(cofltinua a Pl.. 4)
Una lettera da Sondrio in f avore dell' Azania Liberation Front
ORDINE di MASSACRO
Nuovi Stati e vecchie Tragedie
IL "PUNTO" DEGLI STUDENTI
NELLA SOCIETÀ ATTUALE
Uno stato rivoluzionario non diretto verso uno scopo... · Il punto è
stato strappato dalla sua condizione abituale, e così prende lo slancio
per saltare da un mondo In un altro, dove, LIBERATO DALLA SUA SUBORDINAZIONE, ad opera dell'elemento pratico funzionale, comincia a
vivere come ENTITA' AUTONOMA e la <:;ua subordinazione si t rasforma
in una subordinazione Interno funzionale ...
WASSILY KANDINSKY
(da « Punto Linea Superficie »)
/
UN POPOLO DEGNO DELL'EUROPA
IRELAND AS SEEN
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U
AH
EU
HA
•
Una grande dimenticata: L'IRLANDA
UE
Con la lettera di Gaspare Bracchi iniziamo una discussione che
non abbiamo intenzione di esaurire con u~t breve articolo pieno
di parole indigtzate per l~ c'!lpestate libertà delle fJOpolavom negre del Sudan. Ne1 successivi numeri del nostro giomale saranno esaminati e studiati gli aspetti più rilevanti della questione.
Poiché oggi nel mondo non esistono piccoli problemi o responsabilità geogra{icameme limitabili, sarà opportuno, per questo
primo articolo, cercare di inserire la questione degli Azani in un
quadro più vasto, di dimensioni
mondiali. In effetti al dramma
delle popolazioni di razza nilotica e senegalese stanziate nei
c.onfini dell'atluale Repubblic•
àel Sudan, possiamo associarne
decine di altri. Ci basta ricordare
i più importa11ti: i genocidi elle
dtJ oltre tre secoli caratterizzano
l'incontro tra la "Civiltà occidentale" e le popolazioni americane,
le quali sono ancora oggi stanate e massacrate nelle selve dell'Amazzorlia, del/'Arinoco e del
Mato Grosso; le persecuzioni dell'auuale governo cinese contro
le genti di stirpe tibetana, turca
e mongola inserite da secoli nei
territori occidentali e settentrionali della Cina, diretta continuazione di una antica politica imJA~ riale;
l'Apartheid dell'Africa
"bianca"; la tragedia degli !bo in
Nigeria. Un destino simile hanno decine di "piccoli popoli" di
Asia, d'Africa e d'America. Non
è quindi possibile di limitare il
nostro sdegno ad uno solo di
questi macelli; ma ricercarne una
comune ragione.
L'opinione pubblica del cosiddetto "Mondo Libero", accetta
tutto ciò con disincantata rasse(:.nazione di "ciii il mondo lo conosce bene", e lo considera alla
stregua di una IlO tura/e filiazione
della barbarie del mondo. Pronta
naturalmente a dimenticarsene,
non appena terntinano l'articolo
f,iornalistico o lo spettacolo telet·isivo che l'hanno informata, fa'endole ricordare elle nel monr;o ancora si muore di fame, e di
srada e non soltanto di calcinoma, d'iltfarto o in uno scotllro
automobilistico.
Questa schizofrenia, il duali~mo della stessa umanità rischia
oggi di immobilizzare, se non di
annientare, le basi stesse della
110stra Civiltà. A poco serviranno
le nostre belle macchine elettroniche quando sarà annientato lo
! pirito c11e le l1a prodotte. L'im·
magine del "Mondo Nuovo" t!,i
Aldous Huxley si fa sempre pm
reale, ulteriormente allietata da-
UE
seguo con interesse il Suo giornale e prendo la penna per inviarle
queste mie considerazioni che riguardano una situazione tragica in cui si
trova una minoranza etnica in favore della quale è necessario un intervento urgente ed una presa di coscienza da parte dell'opinione pubblica
europea. Si tratta della tragica situazione e delle persecuzioni cui sono
soggetti gli abitanti negri del Sudan meridionale o Azania, da parte degli
arabi della zona nord del Paese. Gli Azanesi sono un popolo negro per
civiltà, lingua e cultura; sono un popolo meridionale che venne convogliato con gli arabi del nord in un solo stato indipendente, con estrema
leggerezza. dalla Gran Bretagna, quando per Interessi nel Medio-oriente,
da'ccordo con l'Egitto, liquidò la colonia del Sudan anglo-egiziana. creando
così le premesse della tragedia In corso. 11. Azania oggi è in corso un
vero e proprio genocidio della minoranza negra ad opera del Governo e
dei militari di Khartum, che hanno un efficiente equipaggiamento grazie
ai massicci aiuti economici di &Itri stati arabi. Soprusi polizieschi e giudiziari, torture, soffocazione di ogni resistenza. sono all'ordine del g10rno
in questa disgraziata parte dell'Africa. Ben più di 500 mila nativi sono
stati uccisi. perseguitati. torturati, dispersi come profughi, ed anche tutti
i missionari sono stati espulsi. come pericolosi testimoni della repressione. Dei guerriglieri deii'AZANIA LIBERATION FRONT (A.L.F.) se ne sa
pochissimo. sia perché i nostri organi oi stampa (come pure radio e
tv) tacciono - salvo rare eccezioni sia perché i vari Governi occidentali, orientali ed africani non hanno il coraggio di denunciare i sistemi
usati dall'esercito e dal Governo di Khartum. per non indispettire il mondo
arabo. La voce dei resistenti e degli esuli non trova ascolto in tutto il
mondo. né aii'ONU che pure è stato informato (se pur non dai Governi).
né in Vaticano che non vuole compromettere la coesistenza con gli arabi.
Il Governo italiano ha poi recentemente accordato un prestito di 12 milioni di dollari al Governo Sudanese. prestito che ha sollevato timide voci
di protesta in Parlamento e che non ha indignato tutto il fronte della sinistra italiana (salvo il caso degli universitari di Camerino che hanno
creato il Centro Rivoluzionario Socialista per la Libertà deii'Azania). che
spesso è partecipe del le lotte di Indipendenza dei popoli oppressi. Anche
il prestito italiano andrà ad aumentare (come hanno documentato autorevoli giornalì) le già ingenti somme stanziate dal Governo di Khartum per
accelerare la lotta di sterminio. Non dubito che il Suo coraggioso giornale che è sensibile anche ai problemi del terzo mondo, pubblichi un
servizio per informare i lettori su quanto avviene in Azania e per denunciare questa tragica mafia del silenzio.
In Italia pochi sanno dell'esistenza della delegazione italiana de
• AZANIA LIBERATION FRONT, P.zza Strambi, 4 - 622100 Macerata, che
lotta disperatamente per aiutare i sudaMsi del sud e per denunciare. a
tutti que!li che dovrebbero intervenire. la tragica realtà di 4 milioni di
abitanti deii'Azania.
Pur riconoscendo che Il problema del Sudan meridionale non è che
uno dei tanti che inquietano la coscienza contemporanea, sarebbe vergognoso per la nostra civiltà constatare - a mio parere - che interessi
di convenienza economica. diplomatica o politica impediscano che si
faccia luce e si documenti su un fatto tanto atroce e che, per l'indifferenza di tutte le persone che a tutti l livelli potrebbero e dovrebbero intervenire. si arrivi al genocidio di una minoranza che lotta con tutte le sue
forze per soprawivere. e che ha il solo torto di non avere l'appoggio di
qualcuno che conta.
Ringrazio per l'ospitalità e saluto distintamente.
GASPARE BRACCHI
HA
E
Egregio Direttore.
gli allucinoge~i, dalle f~rree leg.
gi sui consumt, dal razztsmo, tutte cose che lo scrittore britannico non poteva ~revedere .. Ormai sappiamo tuttz come dzetro
il benevolo sorriso di "Zio Sam"
e le rinfrescanti imm~gin~ della
Coca Cola si nascondmo t grandi trust del capitale, i Marines,
ia corruzione, /'USAF. D'altro
canto ci accorgiamo con rammarico che anche l'Unione Sovietica si avvia sulla scessa politica
della presenza mondiale: poten<.ia la flotta, e la manda per i!
mondo, minaccia la Cecoslovacchia, si discosta dalla Cina, abbandona il Sud America. "Compagno Imperialista" l'hanno definita i giovani cecoslovacchi.
Siamo tutti ormai coscienti
che al mondo ci sono soltanto
paesi ricchi e paesi poveri, paesi
{ol'li e paesi deboli, coloro che
ltanno e coloro che invece pos~tggono solo sé stessi. Nel nostro
c.aso gli Ambi del Sudan sono
ncchi e forti nei confmnti dei
rtegri e perciò li opprimono, quasi a rifarsi delle frustrazioni prot-ate di fronte a Ebrei ed Europei.
Questi Arabi, di fronte alle llOstre accuse si farebbero grandi
risate e potrebbero ripetere lo
elenco interminabile delle nostre
çolpe. Dove sono gli indiani dei
Caraibi o quelli dell'Ar.~;entina?
Estinti ovvero massacra(l fino all ultimo. E che dire delle mitragliatrici di Gordon, di Kitchener,
di Rhodes in quello stesso Sudan? O dei gas venefici che aprirono alla "gloriosa colonna Graw:.ni" la via di Addis Abeba? Gli
spagnoli nel Rif, i tedeschi nel
Kalahari, i francesi in Algeria ed
lndocina, gli inglesi in tutta
l'Asia e l'Africa, gli olandesi in
lndonesia e i belgi nel Congo. La
c.olpa non è un bene divisibile.
Per la "gloria" degli Stati Uniti
c'è l'intero continente americ0110
e per la Russia tutta l'Asia CenLrosettentrionale, La Cina fu per
oltre un secolo la palestra di tutli, compresi i giapponesi suoi vicini, i quali da perfetti epigoni
della civiltà occidentale, avevano
presto imparato anche la sottile
alle dell'imperialismo.
Abbiamo ora un quadro Ull pò
1Jiù ampio in cui inserire il dramma dei Nilotici del Sudan. E'
tempo ormai che noi, paesi ricchi, noi che abbiamo, si possa
dare a coloro che non ltanno, ai
paesi poveri, senza gli interessi
al 2,5o/o o i contralti trappola del
petrolio. Ormai non ci resta più
molto tempo: se non ci avviamo
su questa strada nello spazio di
una generazione, possiamo anche
dire addio alla nostra bella civiltà occidentale.
Se non sarémo in grado di contribuire all'unico obbiettivo degrzo di tanti sforzi per portar fuori l'uomo dalla caverna, che vadatw pure in malora la civiltà, la
democrazia, la religione, il comunismo, il benessere ed anche la
Federazione europea. Nelle cavenze siamo sempre in tempo a
tornat·ci.
MAURIZIO TOSI
LETTERA. A.LLA DIREZIONE
Gli EUROPEI e BRONISLAW HUBERMAN
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BY OURSELVES
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za di tutte le persone che a t utti i livelli potre bbero e dovrebbe ro interve- sllegua di una naturale filiaziorte tempo ormai che. noi, pa_esi ricni re, si arrivi al genocidio di una minoranza che lotta con ~utte le. su~
ciella barbarie del mondo. Pronta
chi, noi clte abbramo, st possa_
forze per sopravvivere, e che ha il solo torto di non avere l appogg1o d1
naturalmente a dimenticarsene,
dare a coloro che non hanno, at
qualcuno che conta.
non appena terminano l'articolo
paesi poveri, senza_ gli interessi
Ringrazio per l'ospitalità e saluto distintamente.
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IL "PUNTO" DEGLI STUDENTI
NELLA SOCIETÀ ATTUALE
Uno stato rivoluzionario non diretto ve rso uno scopo... Il punto è
stato strappato dalla sua condizione abituale, e così prende lo slancio
per saltare da un mondo in un altro, dove, LIBERAT~ DALLA Sl;IA . SUBORDINAZIONE, ad opera dell'elemento pratico funzu>_nale, ~om1nc1a a
vivere come ENTITA' AUTONOMA e la c;ua subordinaz1one SI trasforma
in una subordinazione interno funzionale ...
WASSILY KAND INSKV
(da " Punto Linea Superficie »)
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BY WEST BRITONS
molto tempo: se non et avvtamo
su questa strada nello spazio di
wta generazio11e, possiamo anch~
dire addio alla nostra bella etviltà occidentale.
Se non saremo in grado di contribuire all'unico obbiettivo degno di tanti sforzi per portar tuori l'uomo dalla caverna, che vadano pure in malo_rq la c~viltà, la
democrazia, la relzgrone, ti comunismo, il benessere ed anche la
Federazione europea. Nelle caveme siamo sempre in tempo a
tornarci.
MAURIZIO TOSI
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c. endole ricordare che nel mOI1·
rio 011 cora si muore di fame, e di
srada e non solta 11 to di calcino·
ma, d'infarto 0 ilt uno scontro
automobilistico.
Questa schizofrenia, il duali.smo della stessa umanità rischitl
ogg i di immobilizzare, se non di
annientare, le basi stesse della
nostra Civiltà. A poco serviranno
le nostre belle macchine elettronicltc quando sarà annientato lo
!:pirito che le ha prodotte. L'im·
magine del "Mondo Nuovo" di
Aldous Huxley si fa sempre più
real~. ulteriormente allietata da-
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ALLA DIREZIONE
Oli EUROPEI e BRONISLAW HUBERMAN
suo svantaggio l'elementare orientam•;nto neiJ'irto campo delJa speculatione egoistica e la già ricordata "~ducazione" per cui lo straniero è prima di tutto "nemico". Solo
nell'arte dei suoni ci accorgiamo
che la teoria musicale è universale
cd è meraviglioso che in ogni parte
del mondo, il violino di Hubermann
si accorda con il sol-re-la-mi.
Sebbene musicista non sta a me
ora conferma re come la conoscenza e l'applicazione pratica di que·
sta "scienza autonoma" possa avvicinare tutti gli spiriti eletti; certo è, cbe risulta necessario educare
i popoli al gusto del bello per poterli avvinare al piacere del buono.
Così com'è necessario ancora, insegnare ai più piccoli europei, ai bambini, assieme con la lingua madre,
una lingua comune a tutta la Federazione. Il comprendersi è indispensabile per potersi capire e non
è facile capirsi se si discute con
idiomi diversi.
Nella p1·evisione di Huberman fa
poi facile gioco, non dimentichiamolo, la particolare attitudine dell'artista al donare.
Nella carriera romantica del grande violinista, La visuale di fratellanza si allarga a dismisura e non
v'è regola "politica" che ponga limiti arbitrari alla s ua fantasia. Il
violino di Huber mann suona in solre-la-mi per l'Europeo come per il
Cinese, per l'Americano per l'Indiano, per il Russo e per ì1 Vietnamita.
TI violino di Hubermann è accordato pentafonicamente pe•· tutta la
umanità.
HA
EU
AH
UE
HA
E
U
AH
UMBERTO CATIINI: docente di di·
rezione d'orches tra al Conservatorio di Milano.
... Intatti, con l'occasione di incontrare popoli e genti di altre tradizioni e costumi, sempre t'accorgi
come sia facile giocare di simpatia fin dalla prima stretta di mano,
soprattutto quando ii avvicinano
Mfini tà di interessi, cul turali, mO·
ra li. religiosi, artistici.
11 catanese a Kopenaghen come
il veronese a Stoccarda o il parigino ad Anversa, può incontrare nel
giro delle amicizie, una corrispondenta di interessi che permettono,
in breve tempo, un allacciarrsi di
umana simpatia ad altissimo livello.
Dirò di più, che addirittura la
differenza etnica permette l'indugio
di una minuziosa ricerca allo stu·
dioso e sviluppa, nella persona civile, una gara di ambientazione e
di adattamento, utilissima alla formazione corale. intesa come socialilà d i rapporti fra individuo e gruppi ,li individui. (omissis).
« Al processo di identificazione
dell'opera d'arte St';gue, quando non
vi si mescoli, l'apprezzamento della
stessa. • L'individuo, inteso come
tale, nella completezza delle libere
facoltà di scelta, di critica è il solo
responsabile dell'attributo storico,
filosofico, che vuoi giudicare; onde
l'uomo è stato definito una « com·
plessa personalità • in cui il Cilosofo c lo storico si fondono con il
governante o l'artista. A questa
"personalità" si deve addizionare a
•
CONTRO SCUOLA : Un documento vero
Tensioni e controte ns ioni diagonali con un punto che provoca il pulsare
interno in una costruzione es terna.
WASSILLY KANDINSKY
(da " Punto Linea Superficie »)
Tutti i fenomeni tradizionalmente abituali sono resi m~ti dal lo ro
LINGUAGGIO UNILATERALE. Non udiamo più la loro voce e s tamo circondati dal s ilenzio. SOCCOMBIAMO A~L' ELEMENTO « PRATICO· FUNZIONALE "·
WASSILLV KAN DINSKY
(da .. Punto Linea Superficie ,.l
Dviamo uazie a Francesco Carmdulli
che insieme ad Alberto Neqin ha dalo
una documentazione viva ed inedtta t un
serio strumento di meditazione della naSCI/a del movimento studentesco a Milano,
sacriiicando al suo lavoro ore ed ore per
seguire, macchina fotografica e tegislrll·
tore a tracolla di studenti nei giorni caldt
delle sommesse.
Camclulli è cosi riuscito a fornire una
sceneggiatura ledete dei fatti, una sccnegfl,ialtlra del "primo atto" della folla
degli studenti.
'
Sappiamo anche che le cose che il libro
ci racconta sono avvenute in tulle le scuO
le e in tuili gli atenei d'Europa. E' quindi un libro unico nel suo gtlll'rt che /1-
scia /il:ero il lettore di trarre le proprie
considuazioni dai /atti cosi come sono
accaduu.
Il testo non è privo di passi suggestivt
per , etismo e per msospclfabilità
Frasi inedite di studenti l' professori ci
r·iportano nella atmosfera arroventata di
quei giorni riproponendo nella sua drammati:aà il problema della scuola. Dalle pagine che Carnelutti ci fornisce, narct spontanea la romantica idea cbe finalmente gli studenti 11011 hanno voluto dare
forzate soluzioni al problema come si usa
fare nl'gli stattchi partiti, proprio perché
la protesta contro lo spettro del nulla
vuole essere solo protesta, libera da ogni
impegno tdeologico.
BY AMERICANS
BY EUROPEANS
da HIBERNIZ, September 196"1
Queste quattro vigne t te riproducono perfettamente la considerazione in cw è tenuto u11 grande popolo come quello irlandese, dai suoi
vicini, geografici e culturali. Di tutte l'ultima, quella sul punto di visia europeo, può essere considerata la meglio riuscita. Non di rado
noi europei com irwntali amiamo i
luoghi comuni di una cultwa cristallizzata che ci fa considerare periferiche, secondarie o superficiali
esperienze culturali che per noi
stessi potrebbero essere di una
gra•1de importanza.
Molti mtellelluali nostrani liquidano in questo modo la produzione /etterarirt delle anticl1e comunità irlandesi, l,e arti figurative delle
prime nazioni slave o la poesia e
t'architettura arabo-ispanica. A que,
sto disinteresse si sostituisce spesso
l'accusa di esotismo, con cui vengono colpiti coloro che cercano di
inte.,dere i valori universali della
nostra stessa cultura attraverso il
contro111o diretto con tutte le culture e le civiltcì dt questo mondo.
Ma l 'Irlanda e la sua storia appartengono alla nostra stessa sfera
di esperienz.e, molte delle quali sono in {tmzione di questa piccola
isola. Verso /'frlanda abbiamo sempre dimostrato un disinteresse in·
giusto. La Grande Carestia del 1847
che decimò la metà degli irlandesi,
un secolo di soprusi dei Jandowners
britannici, la Pasqua di Sangue ed
i m:LSsacri indiscriminati della guerra anglo-irlandese (1919-1922) sono
stati vissuti dagli altri europei come
disavver1/ure coloniali, avvenimenti
"lontani da Dio e dagli uomini".
Un sentimento molto simile lo
mostriamo oggi di fronte ai molti
problemi che il popolo irlandese
deve affrontare a causa della povertà della sua terra. Una terra che
sembra possedere soltanto la bellezza di un paradiso perduto.