“Il Terziario per la Regione” Spunti, idee e proposte dal mondo del Commercio, del Turismo, dei Servizi e delle Professioni Presidente Carlo Sangalli Vice Presidente Vicario Renato Borghi Vice Presidente Giovanni Paolo Malvestiti Segretario Generale Giovanna Mavellia Gli spunti, le idee e le riflessioni presentate in questo opuscolo rappresentano il contributo responsabile e costruttivo che la nostra Organizzazione intende mettere a disposizione per la IX Legislatura. Confcommercio Imprese per l’Italia - Lombardia, unitamente alle 12 Associazioni provinciali ed all’apporto delle Associazioni di Categoria, rappresenta un comparto – il Terziario lombardo - che esprime il 64% del PIL lombardo e il 40% dell’occupazione e contribuisce in modo determinante alla vita, alla sicurezza, alla modernità del nostro territorio, dalle grandi città, ai comuni di pianura e di montagna. Lo spirito che ha accompagnato questo lavoro si fonda sull’indiscusso valore di una libertà di mercato nel solco di regole certe e rispettate, mettendo al centro la persona e l’impresa. Coniugando i bisogni del sistema imprenditoriale con l’importanza della solidarietà e della convivenza civile, della valorizzazione delle professionalità, della qualità della vita nei nostri centri urbani. Regione Lombardia, in questo processo di evoluzione istituzionale, avrà l’opportunità di effettuare una precisa scelta di indirizzo politico che nasca dalla consapevolezza della propria forza economica, fondata su un patrimonio di tante micro e piccole imprese. Una scelta di indirizzo che traduca lo spirito dello “Small Business Act”, del “Pensare anzitutto al piccolo” nei processi decisionali dalla formulazione delle norme alla attivazione di progetti e iniziative sempre in un’ottica di semplificazione – così da promuovere la crescita delle micro, piccole e medie imprese aiutandole ad affrontare i problemi che continuano a ostacolarne lo sviluppo. Questo contributo è ancora una volta il patrimonio diretto del mondo del Terziario affinchè la Regione economicamente più avanzata di Italia possa continuare ad essere modello positivo di riferimento per la crescita complessiva delle imprese e del Paese. Carlo Sangalli “Il Terziario per la Regione” indice 1 INTRODUZIONE 1.1 Confcommercio Lombardia: rappresentanza e responsabilità 2 AREA ISTITUZIONALE 2.1 2.2 Il nuovo Statuto della Regione Lombardia Devoluzione e Federalismo Fiscale 3 AREA ECONOMICA E DELLO SVILUPPO DI IMPRESA 1 pag 11 pag 12 pag 15 3.1 3.1.1 Il contesto e le strategie di governo Dati e dimensione del sistema economico lombardo 3.1.2 La politica economica della Regione Lombardia 3.1.3 Condivisione della programmazione 3.1.4 La valorizzazione di strategie e risorse t r a Re g i o n e L o m b a r d i a e S i s t e m a Camerale: l’Accordo di Programma 3.1.5 Small Business Act: un modo diverso di guardare all’impresa 3.1.6. Innovazione 3.1.7 Il piano anticrisi per il credito alle imprese 3.2 3.2.1 3.2.2 3.2.3 3.2.4 3.3 Le politiche settoriali Commercio e nuove sfide: crescita ad impatto zero ed elevati livelli di servizi diffusi Turismo Servizi Professioni 3.3.2 3.3.3 3.3.4 3.3.5 3.3.6 3.3.7 Le risorse per lo sviluppo e l’innovazione d’impresa l.r. 13/2000 “interventi regionali per la qualificazione e lo sviluppo delle piccole e medie imprese commerciali Bandi ex l.r. 13/2000 Distretti del Commercio ADP Regione e sistema camerale lombardo Programmazione Comunitaria 2007-2013 Bandi per il settore Turismo Misure a sostegno del comparto dei Servizi 3.4 3.4.1 3.4.2 La IX Legislatura per Expo 2015 Il contesto di riferimento Le ricadute sul sistema del Terziario 3.3.1 4 AREA DELLE POLITICHE ECONOMICO-SOCIALI pag 75 4.1 Centralità del Lavoro e della Formazione nel contesto recessivo 4.1.1 Ammortizzatori sociali in aiuto delle imprese e dei lavoratori: CIG e Mobilità in deroga 4.1.2 Il sistema dotale 4.1.3 La formazione superiore 4.1.4 La formazione continua 4.1.5 L’apprendistato Professionalizzante 4.1.6 Q u a d r o r e g i o n a l e d e g l i s t a n d a r d professionalizzanti 4.1.7 Lombardia Eccellente 4.1.8 Formazione nel settore alimentare 4.1.9 Diritto-Dovere di istruzione e formazione 4.1.10 Formazione dei disabili 4.1.11 Applicazione e Rispetto integrale dei CCNL 4.1.12 Programma AR.CO 4.2 4.2.1 4.2.2 Sanità: un sistema di eccellenza Il Testo Unico della Sanità La Consulta della Sanità 4.3 4.3.1 Responsabilità Sociale di Impresa Valorizzazione dei percorsi di RSI nella crisi economica 4.4 Sicurezza, presidio del territorio, rispetto delle regole e crescita delle imprese Il presidio da parte delle Polizie locali dei territori comunali 4.4.1 5 AREA AMBIENTE, TERRITORIO E SOSTENIBILITA’ 5.1 Orografia e territorio lombardo: come sostenere qualità dell’ambiente e performance del sistema economico Le misure di contenimento delle emissioni ed il sostegno alla sostituzione veicoli (FAP) Il miglioramento delle condizioni dell’aria 5.1.1 5.1.2 pag 97 5.2 5.2.1 Le politiche energetiche I contratti di servizio per l’efficienza energetica 5.3 Territorio: l’avvio operativo dei PGT 1.INTRODUZIONE 1.1 Confcommercio Lombardia: rappresentanza e responsabilità Confcommercio Lombardia – Imprese per l’Italia è l’Organizzazione di rappresentanza delle undici Associazioni Territoriali provinciali e delle Federazioni di categoria aderenti al sistema Confcommercio. In qualità di Associazione regionale maggiormente rappresentativa nei settori Commercio, Turismo e Servizi secondo le norme previste dalla legge 580/93, rappresenta gli interessi delle aziende interagendo con le Istituzioni, con gli organismi pubblici e privati, con le forze politiche, sociali, economiche e sindacali che operano a livello lombardo. Quale espressione del terziario lombardo, Confcommercio Lombardia rappresenta circa 110.000 imprese, per le quali agisce nel rispetto dei valori dell pluralismo, della partecipazione democratica, secondo lo spirito del principio di sussidiarietà, per garantire sviluppo e competitività delle imprese associate. A fronte di queste premesse, la nostra Organizzazione esercita una serie di funzioni di rappresentanza, informazione, formazione, assistenza e consulenza nei confronti delle Associazioni provinciali e di settore, favorendo il dialogo con le Istituzioni, promuovendo azioni, anche di sensibilizzazione normativa, avanzando proposte di collaborazione e contribuendo responsabilmente alle politiche regionali, per la salvaguardia e lo sviluppo dei settori rappresentati. Confcommercio Lombardia, anche attraverso l’operato di propri rappresentanti negli organi direttivi di Enti ed Istituzioni pubbliche e private di rilevanza nazionale, regionale, provinciale e comunale, assicura la propria capacità di rappresentare in molteplici contesti le imprese associate. Partendo dalla consapevolezza maturata, in Europa, con lo “Small Business Act”, il cui primo principio è “think small first”, “pensare anzitutto in piccolo”, e recepita a livello nazionale, Confcommercio Lombardia – Imprese per l’Italia, in rappresentanza del capitalismo delle piccole imprese, delle imprese familiari senza “grandi famiglie”, sottopone alla condivisione degli Amministratori regionali, un progetto comune, un programma per la IX Legislatura, dedicato alla richiesta di attenzione verso politiche rivolte alle Micro e Piccole Imprese come condizione fondamentale di crescita economica e della collettività. 11 LOMBARDIA 2. AREA ISTITUZIONALE 2.1 Il nuovo Statuto della Regione Lombardia SCENARIO La fase costituente, avviata dal Consiglio regionale a luglio 2006 in attuazione dell’articolo 123 della Costituzione, ha raggiunto la sua fase culminante con l’approvazione in Aula (14 maggio 2008) e l’entrata in vigore (1 settembre 2008) dello Statuto d’Autonomia della Lombardia. Grazie al nuovo Statuto sono stati definiti i principi e i valori - tra i quali la sussidiarietà, la centralità della persona e dell’impresa, la semplificazione e la trasparenza - che presiedono all’azione legislativa e di governo. In particolare, tra le principali novità introdotte degne di nota, vi è, in tema di sussidiarietà, la previsione del Consiglio delle autonomie locali (CAL) - cui vengono riconosciute funzioni consultive e di impulso - formata da rappresentanti degli enti locali e delle organizzazioni maggiormente rappresentative, integrato da rappresentanti delle autonomie funzionali e sociali. I successivi provvedimenti regionali, che hanno disciplinato (in attuazione all’art. 54 dello Statuto d’Autonomia della Lombardia) il Consiglio delle Autonomie Locali, hanno altresì ammesso la partecipazione al CAL in composizione integrata di tre rappresentanti del sistema socio-economico espressi dagli stati generali del Patto per lo Sviluppo. Il nuovo Statuto della Regione, riferendosi alla sussidiarietà, e all’istituto della partecipazione, fa, genericamente, riferimento alle “formazioni sociali ed economiche”. In particolare, all’art. 3 dedicato alla sussidiarietà, “La Regione, in attuazione del principio di sussidiarietà orizzontale, riconosce e favorisce l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, delle famiglie, delle formazioni e delle istituzioni sociali, delle associazioni e degli enti civili e religiosi, garantendo il loro apporto nella programmazione e nella realizzazione dei diversi interventi e servizi pubblici, con le modalità stabilite dalla legge regionale.” Un ulteriore passaggio del nuovo statuto riconosce ruolo al Sistema delle rappresentanze. L’art. 14, 3° comma, lett. k), infatti, prevede che spetta al Consiglio “Definire i procedimenti per la consultazione continuativa, da parte del Consiglio, di associazioni, categorie e parti sociali”. LE NOSTRE RICHIESTE ‣ Declinare i meccanismi di partecipazione e confronto tenendo in debita considerazione la distinzione tra associazionismo, volontariato, Partiti Politici, Terzo settore, corpi sociali, etc., da una parte, e Parti Sociali come quelle riconosciute secondo le norme previste LOMBARDIA dalla lege n. 580 del 29 dicembre 1993 sul “Riordinamento delle Camere di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura”, sottoscrittrici del Patto per lo Sviluppo. 12 LOMBARDIA 2.2 Devoluzione e Federalismo Fiscale SCENARIO Nel 2001 è stata avviata la riforma del Titolo V della Costituzione per la realizzazione del federalismo che ha portato ad un importante aumento delle competenze delle Regioni, cui occorre affiancare la possibilità di esercitarle. Da qui l’importanza dell’attuazione di un federalismo fiscale che permetta alle regioni più deboli di crescere grazie all’effetto traino delle regioni più forti che, usufruendo di una maggiore autonomia finanziaria, potranno esprimere tutte le loro potenzialità, in pieno rispetto degli art. 5, 117 e 119 della Costituzione. Questi ultimi anni sono stati caratterizzati dalla forte richiesta della Lombardia di giungere alla realizzazione completa del federalismo, una riforma vista come un’occasione di sviluppo e di competitività. Ma anche un’occasione per condividere principi di responsabilità nella gestione della spesa pubblica e nel ricorso alla tassazione. Un federalismo fiscale responsabile, capace, cioè, di coniugare insieme solidarietà, produttività della spesa pubblica e controllo della pressione fiscale complessiva. Questo patto richiede determinazione nel contrasto e nel recupero di evasione ed elusione. Ma anche chiarezza di finalità nel ricorso alla spesa pubblica, impegno alla gestione rigorosa delle risorse ed al miglioramento delle prestazioni, ed una credibile prospettiva di riduzione della pressione fiscale complessiva. Siamo, comunque, ancora di fronte ad un impianto di massima, allo “scheletro” del federalismo fiscale, cui dovrà seguire la sostanza dei decreti delegati. Regione Lombardia dovrà così investire sull’attuazione piena dell’art. 117 della Costituzione, sfruttando tutte le competenze legislative e di governo attribuite alle Regioni. La potenziale riuscita della riforma sul federalismo fiscale ruota intorno al binomio responsabilità /autonomia finanziaria ovvero all’assunzione da parte di ogni soggetto istituzionale di: ‣ responsabilità di prelievo; ‣ responsabilità nell’utilizzo delle risorse; ‣ responsabilità nella governance del territorio in sede di relazioni con il sistema degli Enti Locali, delle Autonomie e della Pubblica amministrazione. Questi saranno i punti su cui Regione Lombardia dovrà intervenire nella redazione dei decreti attuativi delegati, in condivisione con il sistema territoriale. Tali decreti dovranno favorire l’aspetto della premialità dei comportamenti virtuosi degli enti, dell’efficiente e efficace gestione e del concetto di responsabilità nei vari livelli di governo, attraverso la gestione e riscossione dei tributi e delle compartecipazioni erariali, sviluppando un percorso per l’utilizzo delle Direzioni regionali dell’Agenzia delle entrate per la gestione organica dei tributi erariali, regionali e degli Enti. 13 LOMBARDIA Appare ancor più necessario, in questo periodo di crisi, passare ad un federalismo fiscale trasparente, equilibrato e soprattutto condiviso anche con le Parti sociali in un’ottica di: ‣ maggior efficienza e trasparenza ‣ minor tassazione per i contribuenti ‣ maggior semplificazione Il Federalismo fiscale deve concretizzarsi seguendo i principi, previsti dalla Legge n. 42/2009 “Delega al Governo in materia di federalismo fiscale, in attuazione dell'articolo 119 della Costituzione”: equa ripartizione delle risorse; trasparenza; semplificazione (cartella unica per le tasse); solidarietà (principio della perequazione); riduzione pressione fiscale; virtuosità (valorizzazione delle Regioni meritevoli). Occorre vigilare con molta attenzione affinché il federalismo non moltiplichi le funzioni e i costi, ma renda più chiaro il quadro normativo e meno costosa la macchina della Pubblica Amministrazione. Solo così potrà essere virtuoso e rivelarsi uno strumento utile alla competitività del nostro Sistema. LE NOSTRE RICHIESTE ‣ Indirizzare le politiche regionali di attuazione del federalismo fiscale verso una gestione trasparente e coerente dei tributi attuali e di nuova istituzione, prevedendo anche una politica di sussidiarietà a favore degli Enti locali ‣ Tradurre, con un approccio condiviso, le politiche in materia di federalismo fiscale in una riduzione della pressione fiscale ed in un alleggerimento degli oneri burocratici per le imprese ‣ LOMBARDIA Assicurare forme stabili ed organizzate di confronto e collaborazione con le rappresentanze delle forze sociali ‣ Declinare – anche con il coinvolgimento responsabile delle parti socio–economiche e delle autonomie funzionali – i contenuti dei decreti delegati attuativi ‣ Favorire un sistema razionale dell’Amministrazione Pubblica, senza moltiplicare funzioni e costi, rendendo più chiaro il quadro normativo e meno costosa la macchina della Pubblica Amministrazione. 14 LOMBARDIA 3. AREA ECONOMICA E DELLO SVILUPPO DI IMPRESA 3.1 Il contesto e le strategie di governo 3.1.1 Dati e dimensione del sistema economico lombardo Il sistema imprenditoriale lombardo è rappresentato da 830.213 imprese 1, composto per la stragrande maggioranza da Micro e Piccole imprese ed in particolare dal 93,67% da Micro imprese fino a 9 addetti; dal 5,43% da Piccole Imprese fino a 49 dipendenti. Le medie imprese sono lo 0,81% e le grandi imprese oltre i 250 addetti rappresentano una percentuale di nicchia dello 0,09%2. Il PIL lombardo (319.480 milioni di euro) è pari al 20,8% di quello nazionale (1.535.540 milioni di euro)3 e la forte propensione all’impresa nei nostri territori riveste un ruolo trainante a livello nazionale ed internazionale. Ed è per queste ragioni che Regione Lombardia è membro (insieme alle regioni tedesche, francesi e spagnole di Baden-Württemberg, Rhône Alpes e Catalogna) dell’Associazione “Quattro Motori per l’Europa”, che si pone come obiettivo l’attivazione di una cooperazione attiva sui temi della ricerca e dell’innovazione, delle energie rinnovabili, dello sviluppo sostenibile e della cultura alimentare. Analizzando ancor più nel dettaglio i dati del nostro tessuto economico, riscontriamo che il terziario riveste un ruolo fondamentale, sia per numero di imprese (56% del totale delle imprese) sia per numero di addetti (62,6% sul totale delle imprese) e contribuisce in modo determinante alla vita delle nostre città, alla loro sicurezza ed alla loro modernità. Il Terziario, inoltre, partecipa in maniera determinante alla formazione del PIL lombardo con il 65%, ma soprattutto segue ormai un trend di crescita costante. L’economia lombarda – sulla scia della crisi internazionale – è entrata, dall’ultimo trimestre del 2008, in una fase di recessione con significative ricadute sull’occupazione, sui redditi, sui consumi e sugli investimenti. Tuttavia, le più recenti proiezioni sul PIL lombardo lasciano intravedere una prudenziale apertura a nuove e positive prospettive nella nostra Regione, interpretando - nel III trimestre 2009 - come segno incoraggiante il dato del -4,5% rispetto il previsionale del -5% e dunque rendendo ipotizzabile una debole ripresa nel 2010 4. 1 Fonte: Annuario statistico regionale - Imprese attive in Lombardia al 31/12/2008 2 Fonte: Milano Produttiva 2009 – Unità locali per classi di addetti 3 Fonte Annuario Statistico regionale 2009, su dati 2007 4 Fonte: Ufficio studi Confcommercio, VI Sintesi congiunturale, dicembre 2009 15 LOMBARDIA Valore aggiunto per settore, valori concatenati, anno di riferimento 2000 - Lombardia. Anni 1995, 2000, 2008 (valori percentuali) elaborazione: Confcommercio Lombardia su dati ISTAT (2009) 2008 1,5 2000 1,6 1995 1,5 33,5 65,0 35,1 63,3 36,8 agricoltura 61,7 industria servizi Ripartizione degli occupati per settore - Lombardia anno 2008 (valori percentuali) elaborazione: Confcommercio Lombardia su dati ISTAT (2009) agricoltura industria 35,60% 1,80% 62,60% 16 LOMBARDIA servizi 3.1.2 La politica economica della Regione Lombardia SCENARIO Le Regioni sono interlocutori determinanti per il sistema delle imprese. Sia per le loro competenze in materia di regole per lo svolgimento dell’attività d’impresa, sia per le politiche – di contesto e di settore – che esse sviluppano e da cui può derivare un importante contributo al rafforzamento della competitività delle imprese e dei territori nel loro complesso. Il coordinamento delle competenze e delle politiche delle Regioni è, dunque, aspetto essenziale di una più complessiva strategia di rafforzamento della capacità di azione del Paese come “sistema”. La Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, così come la Conferenza Stato-Regioni e la Conferenza Unificata, sono, anche da questo punto di vista, spazi istituzionali fondamentali, meritevoli di ogni valorizzazione e, in specie, della definizione di relazioni strutturate e permanenti con le parti sociali. In Lombardia, la VII e l'VIII Legislatura hanno avuto come "pensiero" centrale l'impresa ed il suo sviluppo. La legge sulla competitività e sulla semplificazione sono state un forte volàno per le imprese, incidendo in maniera significativa sia sul sostegno concreto attraverso importanti risorse, sia con un importante alleggerimento dei procedimenti amministrativi. Si pensi per esempio alla DIAP (Dichiarazione di Inizio Attività Produttiva). Con una semplice comunicazione al Comune è possibile avviare un esercizio di vicinato, senza l'attesa di 30 giorni richiesta fino a luglio 2008 dal Decreto Bersani, D.Lgs. 114/98. Per sostenere e accrescere la competitività del territorio lombardo la Regione in questi anni ha orientato le sue scelte verso diverse aree prioritarie: ‣ Area persona, capitale umano e patrimonio culturale. Le iniziative hanno riguardato in particolare lo sviluppo e l’affinamento del sistema della “dote”, le politiche del lavoro e occupazionali orientate a fronteggiare la crisi finanziaria ed economica, la possibilità di ulteriori innovazioni sia per quanto riguarda gli ammortizzatori sociali sia per quanto riguarda le politiche attive per il lavoro – tanto per i lavoratori che per le imprese; ‣ Area competitività. Con la legge sulla competitività n. 1/2007 è stato confermato il ruolo della Regione a sostegno delle imprese lombarde per l’innovazione, l’accesso al credito, l’attrattività degli investimenti, il turismo, la formazione del capitale umano e i processi di internazionalizzazione che hanno trovato anche largo spazio negli assi dell’Accordo di Programma tra Regione e Sistema Camerale; ‣ Area sicurezza. In questi ultimi anni positive sono state le ricadute sui versanti della sicurezza ambientale, infrastrutturale e sociale, gestita da operatori sia di polizia locale che di protezione civile. In particolare è stata apprezzata l’interazione tra pubblico e privato durante particolari eventi, per esempio con il sostegno, da parte dei Comuni, dei costi per gli straordinari della Polizia Locale e con i Protocolli di intesa sperimentati con la Protezione Civile (Estate sui Navigli); 17 LOMBARDIA ‣ Area sanità, famiglia e casa. In materia sanitaria di rilievo durante la VIII legislatura è il Piano Socio Sanitario Regionale 2007-2009. La questione centrale rimane la necessità di sviluppare un sistema integrato sanitario e di assistenza capace di garantire la continuità dell’assistenza e delle cure. Sul versante delle politiche familiari e di welfare, la legge di riordino del sistema (3/2008) ha posto in essere premesse rilevanti per il consolidamento del sistema. In merito alle politiche per la casa si segnala il passaggio ad un housing sociale come azione di sostegno al bisogno abitativo generale; ‣ Area ambiente, territorio e infrastrutture. In materia di infrastrutture sono state individuate, specialmente nell’ultimo anno, le linee di intervento per la costruzione, realizzazione delle opere necessarie in vista di Expo 2015. Il depotenziamento dell’aeroporto di Milano Malpensa ha penalizzato l’accessibilità alla città di Milano. In materia ambientale si è puntato ad una integrazione tra le esigenze ambientali ed economiche del territorio, favorendo uno sviluppo sostenibile. La politica per la sostenibilità energetica si è concretizzata in un Piano coerente con gli obiettivi fissati a livello europeo nell’ambito della politica “20-20 entro il 2020” (sviluppo delle fonti rinnovabili, risparmio energetico, riduzione dei gas ad effetto serra), esaltando l’intreccio virtuoso tra capacità industriale, cultura dell’uso razionale delle risorse energetiche e politiche per l’efficienza energetica. Ferma restando la necessità dell’affinamento del loro impatto su taluni specifici settori di attività, da tali disposizioni potrebbero trarre positivo impulso coordinate normative e politiche regionali per la riduzione degli oneri amministrativi e per la semplificazione delle procedure che, facendo anche leva sulle opportunità offerte dall’ICT, rinnovino l’esperienza degli “Sportelli Unici per le Attività Produttive” e la integrino con l’esperienza nascente delle “Agenzie per le Imprese”. Queste Agenzie, promosse anche dalle Associazioni imprenditoriali, avranno, infatti, compiti di istruttoria delle pratiche amministrative, coadiuvando – e, in taluni casi, sostituendo – gli Sportelli Unici. Insomma, un buon modello di sussidiarietà orizzontale, cioè di relazione cooperativa tra funzione pubblica ed iniziativa organizzata dei privati. Per quel che riguarda la regolamentazione dell’attività d’impresa, le Regioni sono ora chiamate – sulla scorta del decreto legislativo predisposto dal Governo e su cui la Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome ha già espresso parere positivo, seppur condizionato all’accoglimento di taluni emendamenti – a dare attuazione alla direttiva comunitaria del 2006 (la cosiddetta “direttiva Bolkestein”) in materia di libertà di stabilimento e di prestazione di servizi nel mercato interno europeo. Le disposizioni recate dal richiamato decreto confermano gli obiettivi della direttiva in materia di concorrenza, di corretto ed uniforme funzionamento del mercato, di accessibilità dei servizi 18 LOMBARDIA da parte degli utenti, di semplificazione dei procedimenti amministrativi, anche attraverso la verifica della conformità di regimi di autorizzazione e di requisiti a principi generali di trasparenza, proporzionalità e parità di trattamento. In relazione alle caratteristiche proprie del comparto turistico, la sua trasversalità rispetto agli altri comparti economici ed i suoi effetti incrementali rispetto agli andamenti economici territoriali, i nuovi orientamenti emergenti sui mercati, pongono al centro della riflessione la necessità di un approccio integrato delle tematiche legate al settore, che superi un modello di “competenze strette”. Occorre, in sostanza, passare da una visione di “comparto turismo” ad una più ampia di “sistema turismo”. Proprio per questo – dopo l’istituzione del Ministero del Turismo – la governance del sistema andrebbe completata con un Comitato permanente, che veda la partecipazione dei rappresentanti delle Regioni e delle forze sociali. In ciascuna Regione, poi, l'Assessorato al Turismo dovrebbe agire come soggetto propulsore per la realizzazione degli obiettivi indispensabili per lo sviluppo del settore, coinvolgendo, per competenza, altri Assessorati (infrastrutture, reti di comunicazione, pianificazione territoriale, agricoltura, ambiente, formazione, etc.), proprio perché dedicati alla crescita ed allo sviluppo del territorio nel suo complesso. La produzione normativa e le modalità di esercizio delle competenze delle Regioni e delle amministrazioni locali sono una variabile fondamentale rispetto allo sviluppo del turismo nel territorio ed al conseguente incremento degli investimenti imprenditoriali e delle relative ricadute occupazionali. Anche l’opportunità di Expo 2015 – appuntamento straordinario per l’intero Paese – potrà essere pienamente colta, se, tra l’altro, si saprà far leva sull’azione di rete dell’intero sistema dell’ospitalità turistica italiana e, più in generale, delle imprese del terziario. Quanto ai servizi alle persone ed alle imprese, essi possono svolgere un ruolo rilevante rispetto all’obiettivo complessivo di ampliamento e qualificazione dell’offerta delle economie territoriali. Lo sviluppo dei servizi può essere significativamente sostenuto da idonee politiche pubbliche, ad ogni livello ed anche a livello regionale. Si pensi, ad esempio, alla relazione tra politiche di riforma della sicurezza sociale ai fini della sua maggiore sostenibilità ed inclusività e sviluppo dei servizi alle persone in un’ottica integrativa della sanità pubblica e, più in generale, delle politiche sociali. Si pensi, ancora, alla relazione tra lo sviluppo dei servizi alle imprese ed i processi di liberalizzazione dei servizi pubblici locali, nonché al rapporto tra processi di ammodernamento delle pubbliche amministrazioni, contrasto del digital divide e sviluppo dell’ICT. In generale – per l’intera area delle imprese dei servizi – sarà poi particolarmente importante che si dia concreto seguito alle indicazioni dello Small Business Act e della conseguente Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri, volte a favorire la partecipazione delle PMI agli appalti pubblici. 19 LOMBARDIA LE NOSTRE RICHIESTE ‣ Garantire continuità di interventi a sostegno delle imprese, in estrema sintesi per: Credito, Innovazione, Semplificazione, Formazione, Sostenibilità ambientale ‣ Creare opportunità per il Terziario, attraverso il consolidamento di iniziative avviate dalla Regione, come per esempio, Innova Retail, patrimonializzazione dei Confidi, i distretti commerciali, le azioni per i piccoli comuni e per quelli montani, l’attenzione ai luoghi e ai mercati storici, gli interventi a sostegno dello start-up delle imprese individuali e familiari anche del commercio secondo le norme previste dalla l.r. 22/06 e quelli a supporto dell’innovazione ‣ Effettuare una compiuta, concertata e condivisa valutazione d’impatto delle scelte di programmazione commerciale sugli equilibri strutturali e dell’efficienza energetica nelle imprese con l’acquisto di macchinari/attrezzature/apparecchiature ‣ LOMBARDIA Proseguire nelle politiche di sviluppo della distribuzione commerciale che prediligano interventi di qualità, piuttosto che di quantità verso una compiuta, concertata e condivisa valutazione d’impatto delle scelte di programmazione commerciale ‣ Ricercare una piena integrazione tra urbanistica generale ed urbanistica commerciale ‣ Attuare indirizzi per i Comuni per disincentivare il proliferare di immobili sfitti ‣ Affrontare in un’ottica unitaria le questioni dell’attrattività e della qualità degli spazi pubblici e della logistica urbana (parcheggi, dei piani urbani del traffico e della distribuzione urbana delle merci) ‣ Affrontare a livello di confronto nazionale la riforma delle locazioni commerciali ‣ Assicurare una lotta incisiva alla contraffazione ed all’abusivismo commerciale ‣ Potenziare l’assistenza tecnica sviluppata attraverso l’intervento dei “CAT”, anche nella prospettiva della costituzione delle “Agenzie per le imprese” ‣ Avviare un confronto con le Regioni sul commercio italiano, condividendone i passaggi con le Parti Sociali, per affrontare l’applicazione nel nostro territorio delle disposizioni della “Direttiva Bolkestein” ‣ Sostenere il comparto turistico anche con interventi diretti alle imprese anche in vista di Expo 2015. 20 LOMBARDIA 3.1.3 Condivisione della programmazione SCENARIO Regione Lombardia ha, in questi anni, costruito un sistema relazionale improntato sul metodo del partenariato ovvero sulla costruzione di un sistema organico di confronto con obiettivi, strumenti e regole chiare, attivando un metodo nel quale istituzioni, autonomie funzionali e governo regionale sono diventati partner, cioè soggetti che si confrontano e cooperano per raggiungere i medesimi obiettivi attraverso la condivisione di specifici impegni, secondo le responsabilità e le competenze di ciascuno. Tutto ciò ha permesso la costruzione di un sistema articolato di tavoli di confronto, avviati nella VI legislatura e alcuni consolidati negli anni successivi, su temi strategici. Questa spinta positiva verso una programmazione il più possibile condivisa tra i differenti livelli istituzionali della Regione è stata definita all’interno di un più generale ridisegno dei rapporti tra Stato, Regioni ed Enti Locali, in un’ottica federalista e sussidiaria. Tra le esperienze più significative di partenariato regionale e gli strumenti utilizzati, si segnala il Patto per lo Sviluppo 2005, la Regione e le parti si sono assunte l’impegno a cooperare nella realizzazione di una politica organica di sviluppo economico-sociale finalizzata all’innalzamento dei livelli di qualità, sostenibilità e innovazione. In tal senso la Regione e le parti si sono impegnate a perseguire una serie di obiettivi e ad adottare un insieme di regole e strumenti di confronto, consultazione, informazione e partenariato esplicitati in un Regolamento che è parte integrante del Patto per lo sviluppo. Nel corso dell’VIII legislatura si è sviluppata una nuova modalità operativa che ha portato la Regione a coinvolgere le parti in un percorso comune per individuare misure condivise a partire dagli “Stati Generali dell'Economia, del Lavoro e della Società Lombarda" che rappresentano l’organo di espressione del livello di rappresentanza politica delle organizzazioni promotrici del Patto e sono coadiuvati da un Tavolo di segreteria, in cui siedono i vertici amministrativi. Fra il 2005 e il 2009 si sono svolti 54 tavoli di confronto, 37 tavoli di segreteria e 17 tavoli degli Stati generali, in quasi costante progressione numerica, e numerosi incontri bilaterali. Nel corso dell’VIII legislatura, attraverso il Tavolo del Patto per lo Sviluppo, si sono svolti confronti importanti e delicati intorno a: ‣ i documenti di programmazione regionale ‣ la finanziaria nazionale e regionale ‣ il federalismo fiscale ‣ la legge regionale sul mercato del lavoro ‣ la legge regionale sulla competitività con i relativi provvedimenti attuativi ‣ la programmazione comunitaria 2007-2013 ‣ la “Questione” Malpensa 21 LOMBARDIA ‣ l’adozione del Pacchetto misure anticrisi. Fondamentale per il mondo imprenditoriale l’Accordo di Programma per lo Sviluppo Economico e la Competitività del Sistema Lombardo sottoscritto tra Regione Lombardia e Sistema Camerale Lombardo nel 2006. Nel corso dell’VIII legislatura la Regione ha attivato un confronto indirizzato all’accompagnamento e all’attuazione dei programmi regionali, attraverso, ad esempio: la Programmazione comunitaria per la condivisione del PORL, la Firma del Patto a sostegno delle richieste di Regione Lombardia al Governo per la grave situazione di Malpensa, la sottoscrizione del “Patto Sicurezza sui luoghi di lavoro” al fine di lanciare una incisiva azione condivisa per l’attuazione del “Piano regionale 2008 – 2010” per la promozione della sicurezza e della salute negli ambienti di lavoro, il Piano per uno sviluppo ambientale sostenibile (20-20-20). LE NOSTRE RICHIESTE ‣ Proseguire con il modello di partenariato del Patto per lo Sviluppo, anche per le procedure di confronto indicate nel nuovo Statuto ‣ Favorire una costruttiva discussione e garantire una corresponsabilità delle scelte dell’amministrazione regionale, insieme agli attori del Patto per lo Sviluppo, attraverso un confronto basato su tempi adeguati per il coinvolgimento e l’analisi dei documenti oggetto di discussione ‣ Proseguire l’attiv ità di confronto settoriale, consolidando l’esperienza LOMBARDIA dell’Osservatorio del Commercio, del Comitato di Coordinamento del Turismo, del Comitato Tecnico della l.r. 13/2000 a sostegno del commercio e della Commissione Paritetica Regionale sulle Politiche del Lavoro e della Formazione – CRPLF ‣ Creare sinergie con Tavoli presso altre istituzioni come, ad esempio, la Prefettura, con l’Osservatorio regionale sul Credito e l’Agenzia Regionale delle Entrate, con l’Osservatorio regionale sugli studi di settore. 22 LOMBARDIA 3.1.4 La valorizzazione di strategie e risorse tra Regione Lombardia e Sistema Camerale: l’Accordo di Programma SCENARIO Dando seguito alla legge 241/1990, e sue successive integrazioni e modifiche, ed in particolare all’art. 15 che prevede la possibilità per le amministrazioni pubbliche di concludere tra loro accordi per disciplinare lo svolgimento in collaborazione di attività di interesse comune, Regione Lombardia e Sistema Camerale Lombardo hanno stipulato nel giugno del 2006 un Accordo di Programma per lo sviluppo economico e la competitività del sistema lombardo. L’accordo di Programma si è rivelato una grande esperienza di collaborazione istituzionale, politica ed operativa che, da sperimentale, si è consolidato, a conferma dell’importanza e dell’efficacia dello strumento per sostenere una strategia condivisa per rispondere alle necessità del sistema imprenditoriale ed economico lombardo. Grazie all’esperienza maturata in questi anni, infatti, gli interventi a sostegno delle imprese sono stati ancor meglio definiti per ottimizzare l’utilizzo delle risorse e le ricadute sui territori. In tale direzione, ricordiamo, ad esempio, il processo di rivisitazione della misura a favore dell’innovazione tipica dei nostri esercizi commerciali, che, rimodulato, rispetto alla versione originaria, tenendo conto delle specifiche esigenze dei nostri operatori, ha dato vita al Bando Innovaretail, misura di sostegno ampiamente apprezzata dalle imprese commerciali. La validità dello strumento dell’Accordo di Programma è stata riconosciuta anche attraverso la l.r. 1/2007 ”Strumenti di competitività per le imprese e per il territorio della Lombardia”, il cui art. 3 prevede che Regione Lombardia, per dare attuazione alla legge e perseguire la crescita competitiva del sistema produttivo della Lombardia e del contesto territoriale e sociale che lo alimenta, possa stipulare tra l’altro specifici accordi con le Camere di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura. Dall’avvio dell’operatività dell’accordo sono stati complessivamente stanziati oltre 278 milioni di euro, di cui 152 della Regione Lombardia, 115 del Sistema Camerale lombardo, senza tralasciare l’importanza dell’effetto volàno dell’accordo che ha portato al coinvolgimento finanziario di altri soggetti per 11 milioni di euro, nell’ambito dei sette Assi di intervento: 1. innovazione; 2. internazionalizzazione; 3. promozione del territorio e ambiente; 4. modernizzazione ed efficienza dell'azione amministrativa; 5. artigianato e microimprese; 6. promozione dell'attrattività del mercato lombardo; 7. sistema infrastrutturale. 23 LOMBARDIA La durata dell’Accordo è prevista fino al 2010 ma, dati i risultati raggiunti, già nel DPEFR 2010 la Regione Lombardia ha evidenziato la necessità di dar seguito alla proficua collaborazione con il Sistema camerale, anche semplificando, a fronte della crisi, le modalità attuative per migliorare l’impatto sulle imprese. Siamo così arrivati alla definizione di un nuovo Accordo di Programma che, dal 2010, razionalizza le sette linee di azione in tre e le sintetizza in un’ottica di semplificazione e trasversalità degli obiettivi in: 1. Asse 1 “Competitività delle imprese”; 2. Asse 2 “Competitività dei territori”; 3. Asse 3 “Microimpresa e Artigianato”. Il nuovo Accordo di Programma concentra la propria attenzione anche sulle corollarie ma non meno importanti azioni di: ‣ comunicazione; ‣ promozione; ‣ monitoraggio; ‣ condivisione preventiva, in una logica di confronto costruttivo e rispondente al principio di sussidiarietà con il Partenariato. LE NOSTRE RICHIESTE ‣ Prevedere, nell’Asse 1 “Competitività delle imprese”, specifiche soluzioni di sostegno in risposta alle esigenze di ciascun settore, tipologia e dimensione di investimento ‣ Evitare standardizzazioni che non tengano conto delle peculiarità e delle esigenze di innovazione degli singoli settori ‣ Favorire – nell’ambito delle azioni previste dall’Asse 2 “Competitività dei territori” – la crescita economica, l’occupazione, la promozione del Made in Lombardy e LOMBARDIA l’attrattività dei comuni lombardi, anche in vista di Expo 2015, attraverso il consolidamento delle esperienze regionali a favore del commercio nei Piccoli Comuni di pianura, nelle Comunità Montane e nei Distretti del Commercio ‣ Riprendere, nell’Asse 3 “Microimpresa e Artigianato”, le logiche dello Small Business Act ed il criterio “Pensare per il piccolo” così già ben declinato ad esempio nel bando sull’efficienza energetica per l’acquisto/sostituzione macchinari ed attrezzature. 24 LOMBARDIA 3.1.5 Small Business Act: un modo diverso di guardare all’impresa SCENARIO Partendo dalla consapevolezza maturata, in Europa, con lo “Small Business Act”, il cui primo principio è “think small first”, “pensare anzitutto in piccolo”, e recepita a livello nazionale, Confcommercio Lombardia propone alla Regione Lombardia di indirizzare le proprie strategie nella IX Legislatura verso politiche dedicate alle Micro e Piccole Imprese come condizione fondamentale per la loro crescita. “Pensare anzitutto al piccolo” non è un anacronistico ripiegamento su orizzonti localistici rispetto allo scenario difficile ed inquieto della globalizzazione, né l’evocazione di politiche da “riserva indiana”. E’ invece l’impegno a far si che, ad ogni livello della scala dimensionale, le imprese possano ricercare maggiore efficienza e crescere. Crescere dimensionalmente e qualitativamente; crescere singolarmente e attraverso le aggregazioni di gruppo e le relazioni di distretto e di filiera. LE NOSTRE RICHIESTE ‣ Abbattere il divario digitale delle piccole imprese attraverso il potenziamento e la modernizzazione delle reti materiali e immateriali ‣ Passare da interventi specifici e congiunturali a interventi strutturali a sostegno dello start up, consolidamento ed innovazione delle Micro e Piccole Imprese ‣ Rafforzare, in vista di Expo 2015, politiche di filiera capaci di coinvolgere il mondo delle Micro e Piccole Imprese, anche attraverso la valorizzazione del Tavolo di Filiera Agroalimentare istituito presso la DG Commercio ‣ Sostenere la crescita del capitale umano (tanto degli imprenditori, dei famigliari e dei soci, quanto degli addetti) e del lavoro nelle Micro e Piccole Imprese ‣ Potenziare le infrastrutture con particolare attenzione alle piattaforme logistiche e distribuzione merci nei centri urbani ‣ Ridurre i costi energetici e promuovere uno sviluppo ambientalmente sostenibile ‣ Proseguire il rafforzamento del ruolo dei sistemi di garanzia mutualistica dei Consorzi fidi, anche attraverso un reale sostegno ai loro fondi rischi e quindi alla loro capacità di negoziare migliori condizioni con gli istituti bancari ‣ Definire – con un approccio condiviso – le modalità per l’apertura dei mercati, attraverso una concorrenza a parità di regole e dunque con una corretta applicazione della cosiddetta Direttiva Bolkestein ‣ Rivedere le politiche della Programmazione Comunitaria 2007/2013 - POR FESR in un’ottica di massima partecipazione alle Misure anche delle Micro e Piccole Imprese, secondo le specifiche esigenze, sulla base di interventi differenziati a seconda della tipologia di imprenditori e delle relative capacità di investimento. 25 LOMBARDIA 3.1.6 Innovazione SCENARIO L’innovazione costituisce un processo pianificato a livello strategico che spesso impone consistenti investimenti in Ricerca e Sviluppo, necessita di nuovi modelli organizzativi, richiede metodi formalizzati per valutare le potenzialità delle nuove idee e, talvolta, l’avvio di partnership (anche sotto forma di aggregazioni di imprese) con attori esterni che dispongono di competenze distintive e/o complementari. La necessità di innovare risulta ancor più essenziale per le Micro e PMI le quali, non potendo disporre di tutte le risorse tecniche e finanziarie tipiche delle aziende di maggiori dimensioni, devono spesso realizzare, da sole e con mezzi limitati, processi di innovazione tecnologica, organizzativa e gestionale, allo scopo di distinguersi dai competitor e poter così ottenere un vantaggio competitivo e organizzativo. Oltre a questo, l’accesso alle nuove tecnologie ed ai processi d’innovazione è sostanzialmente una prerogativa delle medie e grandi imprese. Se si pensa che le micro imprese, quelle cioè con meno di 10 addetti, rappresentano in Lombardia circa il 95% del tessuto economico allora è ancor più facile comprendere l’assoluta necessità di intervenire per superare gap tecnologici e non, che ci allontanano dal contesto sempre più competitivo dell’economia globale. Nelle PMI del Commercio, del Turismo e dei Servizi, quindi, il processo di innovazione diventa un bisogno strategico, che dovrebbe concretizzarsi in un’attività sistematica finalizzata ad introdurre nuovi servizi e ad apportare, nel tempo, un innalzamento del livello di servizio offerto. In più occasioni, Confcommercio ha ribadito di condividere la Comunicazione U.E. 112/2003, con la quale si afferma che “le politiche di innovazione non devono concentrarsi esclusivamente su rapporto tra innovazione e ricerca…l’innovazione può anche passare per l’introduzione di un’impostazione completamente nuova per un’attività commerciale, come ad esempio i nuovi modelli commerciali dei punti di vendita on-line, al fine di creare nuovi spazi di mercato o di aumentare la redditività di un mercato esistente”. Le tecnologie dell'informazione e della comunicazione (ICT) si collocano sempre più al centro delle strategie per la competitività territoriale e nazionale, non solo nei termini di nuovi device, ma soprattutto come asset per l’ottimizzazione dei processi e come paradigma di approccio alla comunicazione e allo sviluppo del mercato. 26 LOMBARDIA LE NOSTRE RICHIESTE ‣ Costituire un Tavolo dell’innovazione tecnologica permanente fra Regione, sistema camerale, Enti locali e sistema associativo, per programmare e gestire il tema dello sviluppo, della formazione e della promozione dell’innovazione nel tessuto economico lombardo con accesso ad apposito Fondo ‣ Attuare l’accordo di programma per lo sviluppo della banda larga sul territorio regionale al fine di garantire un’adeguata infrastrutturazione per la diffusione di servizi di connettività veloce ad internet nelle aree critiche, anche con fondi FAS e POR FESR ‣ Sfruttare il “dividendo digitale” (che si rende disponibile nel passaggio dalla rete di trasmissione analogica - in via di dismissione – alla tv digitale terrestre), per la fornitura di servizi a banda larga ‣ Sviluppare tecnologie wireless e WiMax per la connettività nelle aree critiche ‣ Definire una normativa che preveda, per tutte le nuove costruzioni, la predisposizione del cablaggio verticale della fibra ottica ‣ Prevedere incentivi alle aziende per la rottamazione del software e dell’hardware desueto ‣ Istituire un sistema regionale strutturato di incubazione e sviluppo di aziende ICT ‣ Definire un capitolato tecnico regionale per gli appalti ICT che consenta l’applicazione negli appalti pubblici regionali di misure concrete per il rispetto dei termini di pagamento, la definizione di limiti al ribasso delle tariffe ICT e il versamento dell’IVA a pagamento fattura ‣ Incentivare la diffusione di una casella elettronica di posta certificata per i cittadini, le Amministrazioni Pubbliche, le imprese e i professionisti ‣ Prevedere pagamenti on-line dei servizi offerti dagli Enti regionali e dai propri concessionari ‣ Ridurre drasticamente l’impiego dei flussi cartacei tra le Amministrazioni centrali e locali ‣ Portare a completamento il progetto Carta Regionale dei Servizi - SISS mediante: ‣ la messa a punto del Fascicolo Sanitario elettronico (condiviso con standard internazionali) a livello di territorio e del paziente, comprendente tutta la storia clinica, i farmaci assunti, ecc; ‣ la messa in rete dei medici, ad iniziare da quelli di base, per ottenere prescrizioni, certificazioni, prenotazioni on-line; ‣ la tracciabilità dei farmaci attraverso la connessione di medici di base, farmacie, case farmaceutiche; ‣ l’avvio di progetti di telemedicina, superando la fase prototipale che li ha distinti sinora; ‣ Applicazioni basate su RFID per l’identificazione e la localizzazione del paziente. 27 LOMBARDIA 3.1.7 Il piano anticrisi per il credito alle imprese SCENARIO A seguito dell’incremento delle problematiche che quotidianamente coinvolgono le micro e piccole imprese nei loro rapporti con le banche in questo difficile momento congiunturale, la nostra Organizzazione ha avviato una serie di attività a supporto delle imprese per far fronte a: ‣ razionamento del credito, soprattutto per le imprese marginali; ‣ crescita degli spread bancari sulle linee di affidamento; ‣ dilatazione dei tempi di istruttoria; ‣ aumento delle richieste di garanzie sulle nuove concessioni del credito; ‣ carenza di liquidità. Abbiamo nel 2009 condotto un’analisi capillare sul territorio lombardo sulle imprese dei nostri settori che si rivolgono ai Consorzi fidi, dalla quale emerge: ‣ una diffusa pratica di richiesta di rientro dagli affidamenti concessi e di mancato rinnovo degli affidamenti a breve termine in scadenza; ‣ per contro vengono “veicolate” attraverso il sistema dei Confidi un numero maggiore di operazioni per generica liquidità aziendale volte ad “allungare” la scadenza del debito bancario a breve termine e a coprire il rischio-banca con la garanzia dei Confidi; ‣ un allungamento dei tempi di risposta e delibera; ‣ una riduzione degli importi concessi rispetto alle richieste, anche se si sta verificando una lieve inversione di tendenza; ‣ una tendenza degli Istituti di Credito a considerare in maniera “più selettiva” le richieste di finanziamento (con una maggiore attenzione nel valutare la capacità di rimborso delle aziende, interessate più che mai in questo momento, da una contrazione di fatturato e utile, nonché da una più difficoltosa gestione dei propri crediti); ‣ l’introduzione, da parte di alcune Banche dei c.d. “floor rates”, cioè tassi-soglia al di sotto dei quali non scendono negli impieghi (in tal modo i benefici della discesa del costo del denaro non si trasferisce interamente sulle PMI); ‣ diverse Banche di Credito Cooperativo stanno gradualmente alzando i tassi di interesse applicati alle richieste di finanziamento delle PMI; in alcuni territori attraverso l’aumento degli spread applicati, in altri attraverso l’applicazione di tassi soglia particolarmente elevati anche fino addirittura al 4%; ‣ la sostituzione della “commissione di massimo scoperto” con la “commissione di accordato”, applicata dal sistema bancario in base alle disposizioni del Ministro Tremonti, penalizza ulteriormente le aziende incidendo in modo sensibile sui costi fissi. 28 LOMBARDIA LOMBARDIA In questo contesto hanno assunto un ruolo determinante i nostri Consorzi Fidi che permettono di attutire gli effetti della crisi, assicurando l’attivazione di importanti flussi di liquidità a beneficio delle nostre imprese. In particolare, i Confidi – grazie ad una efficace misura anticrisi della Regione e ad un’iniziativa camerale in corso, che hanno rappresentato un indiscusso e concreto aiuto alle imprese in questo difficile momento congiunturale – hanno già attivato finanziamenti alle imprese per circa 140 milioni di euro tra garantiti ed in fase di istruttoria (di cui 100 milioni con utilizzo della Misura regionale promossa dall’Assessorato al Commercio nell’aprile 2009 e 40 milioni di una misura attivata dal sistema camerale lombardo e collegata al progetto “Confiducia”). I Confidi, infatti, sono in grado di fornire un prezioso parametro qualitativo grazie alla conoscenza dell’impresa, riuscendo a valutare le prospettive di sviluppo delle imprese grazie a una serie di informazioni che derivano da un profondo rapporto di fiducia con l’associato. Da ricordare il Bando Confidi dell’aprile 2009, che ha rappresentato un indiscusso e concreto aiuto alle imprese in questo difficile momento congiunturale: oltre 100 milioni di euro di finanziamenti erogati e in istruttoria, in nemmeno 5 mesi di operatività. Inoltre, tutti i Confidi del nostro Sistema di Bergamo, Brescia, Como, Cremona, Lecco, Mantova, Milano, Pavia, Sondrio e Varese, insieme a quelli milanesi della Compagnia delle Opere e dell’Unione Artigiani, in tutto 13 Confidi, hanno portato avanti un importante processo di aggregazione e consolidamento, che si è concretizzato lo scorso 27 novembre 2009 con la costituzione di un nuovo soggetto giuridico unitario avente natura di confidi ex art. 107 del T.U.B., per il quale auspichiamo un intervento di sostegno. Una ulteriore misura regionale a favore della “Patrimonializzazione dei Confidi” è stata promossa a dicembre 2009 con uno specifico “Intervento finanziario a sostegno dei Confidi di primo grado operanti a favore di imprese di tutti i settori economici”, attraverso la concessione di finanziamenti subordinati. Si tratta di uno strumento finanziario (cosiddetto “Formigoni Loan”) che la Giunta regionale ha destinato a ricapitalizzare e riorganizzare i Confidi con una dotazione complessiva di 6 milioni di euro. È prevista per i nostri Confidi che hanno in corso un processo di aggregazione una misura finanziaria con l’applicazione di un tasso massimo non superiore all’1%. I nostri Confidi del Terziario puntano ad un servizio finanziario “di prossimità”, fortemente legato ai sistemi associativi e dunque – in spirito di sussidiarietà - il più possibile vicino alle imprese sul territorio, sia per la consapevolezza dei loro fabbisogni sia per la conoscenza delle loro caratteristiche, con l’obiettivo di offrire tanto l’accesso al credito quanto condizioni di sicuro vantaggio, anche in considerazione delle particolari difficoltà congiunturali. È prevedibile che il contesto economico e finanziario, dopo un 2009 di grandi difficoltà per le micro e PMI, rimarrà difficile anche per tutto il 2010. Le nostre aziende auspicano dunque che il sistema bancario, dando lettura dei bilanci 2009, tenga conto della situazione e non penalizzi eccessivamente il rating e il relativo pricing. 29 LOMBARDIA LE NOSTRE RICHIESTE ‣ Consolidare con risorse regionali i processi aggregativi dei Confidi, seguendo il percorso avviato e condiviso con l’Assessorato al Commercio e Turismo (Bando 2009), anche perché il sostegno realizzato mediante il sistema dei c.d. “prestiti subordinati”, introdotto nel bando approvato a dicembre 2009, non è una misura sufficientemente appetibile per nostri confidi adeguatamente patrimonializzati ‣ Mantenere l’attenzione verso i Confidi di primo grado che partecipano all’aggregazione LOMBARDIA creata dal nostro Sistema, visto l’importante ruolo di contatto con il territorio e con le imprese che vi lavorano ‣ Potenziare i Fondi Rischi, che stanno per essere erosi dall'aumento delle sofferenze, rendendoli certi e sistematici, per evitare che la forbice patrimonio/esposizione si riduca ulteriormente. 30 LOMBARDIA LOMBARDIA 3.2 Le politiche settoriali 3.2.1 Commercio e nuove sfide: crescita ad impatto zero ed elevati livelli di servizi diffusi Nel piano programmatico per la VIII Legislatura, Confcommercio Lombardia ha posto alla Regione due obiettivi fondamentali: 1. un nuovo piano di sviluppo del settore commerciale che, nel rispetto del pluralismo distributivo, prevedesse una pianificazione di qualità, rispettosa del commercio esistente, dell’equilibrio socio economico, della sostenibilità ambientale; 2. una totale revisione della norma sulle aperture domenicali e festive, in un’ottica di chiarezza, trasparenza ed effettiva necessità di servizio per il consumatore e i visitatori della nostra Regione. Il confronto, sempre aperto e schietto, con la Regione Lombardia, le organizzazioni di rappresentanza e le Organizzazioni Sindacali del Lavoro, ha consentito una revisione normativa assai profonda che, rispettando le diverse esigenze economiche e di servizio, ha dato concretezza ai principi di sviluppo, competitività, attenzione al territorio, e semplificazione amministrativa. Ne sono testimonianza i numerosi provvedimenti approvati nel corso della Legislatura, che sono stati, tra l’altro, raccolti ed organizzati nel Testo Unico del Commercio recentemente approvato con legge regionale n. 6/2010. Durante l’VIII Legislatura, la Regione Lombardia ha avviato importanti modifiche in relazione a: A. Programmazione del settore commerciale B. Orari di apertura degli esercizi commerciali C. Commercio su aree pubbliche D. Pubblici esercizi e somministrazione di alimenti e bevande E. Semplificazione amministrativa per diverse attività commerciali (escluso l’ingrosso e le GSV e MSV). Un problema emergente è rappresentato dalla grande quantità di metrature che saranno rese disponibili nelle aree dismesse (allo stato attuale Regione Lombardia ha censito 420 aree dismesse per un totale di 14.619.700 metri quadrati localizzati nelle province di Milano, Monza e Brianza, Lodi, Varese, Bergamo e Pavia), con possibili ricadute oltre che sul sistema abitativo anche su quello commerciale. Infatti, se da un lato le stringenti nuove regole imposte dal Piano Triennale hanno di fatto ridotto il numero delle domande di nuove autorizzazioni all’apertura di una grande struttura di vendita, di contro, abbiamo assistito in questi ultimi anni ad un incremento del numero di operazioni immobiliari mediante Accordi di Programma, richiesti dalle Modalità Applicative del 31 LOMBARDIA Programma Triennale per l’insediamento di nuove strutture di vendita superiori al limite di 15 mila metri quadrati. Si è inoltre assistito in questi ultimi anni ad una polarizzazione di esercizi della medesima tipologia e/o di imprenditoria immigrata, circostanza che può demotivare la popolazione residente all’utilizzo dei luoghi – specialmente delle vie commerciali – ed avere come conseguenza la nascita di veri e propri “ghetti” commerciali. A.La Programmazione del settore commerciale si sostanzia nei seguenti provvedimenti: ‣ Programma Triennale per lo sviluppo del settore commerciale 2006-2008 ‣ Modalità applicative ‣ Disposizioni attuative per le medie strutture di vendita ‣ Valutazione delle grandi strutture di vendita superiore ai 15 mila mq e previste in strumenti di programmazione negoziata ‣ Indirizzi per la programmazione urbanistica del settore commerciale ‣ LR 9/09 (Modifica a leggi regionali e altre disposizioni in materia di attività commerciali) che modifica la LR 14/99 in materia di grandi strutture autorizzate e non ancora attive. SCENARIO Il Programma Triennale per lo sviluppo del settore commerciale 2006-2008, attualmente in vigore, rappresenta un importante passo verso uno sviluppo equilibrato del settore commerciale. La normativa regionale ha manifestato forte sensibilità verso il contenimento dell’impatto dei nuovi insediamenti, e ha individuato per le autorizzazioni di nuove aperture modalità molto più “attente” al territorio circostante, attraverso il rispetto del concetto di “Impatto zero” e del principio della sostenibilità socio-economica, territoriale e ambientale dell’intervento. In altre parole, oltre ai requisiti formali (morali e professionali del richiedente) e di conformità urbanistica dell’insediamento ed al superamento di tutti i requisiti di compatibilità commerciale, urbanistico-territoriale e paesistico-ambientale, attraverso il raggiungimento di un punteggio positivo sugli impatti prodotti in tutti e tre gli ambiti di intervento, sono necessarie (e questo è l’elemento di novità rispetto alla precedente Programmazione) azioni correttive concrete per superare le ricadute negative sul territorio, l’ambiente ed il tessuto commerciale esistente, garantendo quindi la sostenibilità socio-economica, territoriale e ambientale dell’intervento. Questo ha permesso un contenimento dei nuovi insediamenti, considerato che a due anni dall’effettiva operatività delle modalità applicative (febbraio 2008), in Lombardia, le autorizzazioni concesse sono state 10 (oltre a 8 ampliamenti di strutture esistenti), per una superficie complessiva pari a 264.760 Mq. (di cui circa il 55% in provincia di Milano) su un totale 32 LOMBARDIA LOMBARDIA di 467 Grandi Strutture autorizzate con la precedente Programmazione per una superficie complessiva di 3.388.797 mq. Pertanto la percentuale di incremento della superficie autorizzata è pari a poco meno dell’8%. La normativa regionale, inoltre, con le modifiche adottate lo scorso giugno 2009, prevede disposizioni maggiormente restrittive in materia di grandi strutture di vendita autorizzate e non ancora attive. Le nuove disposizioni, in particolare, prevedono – mediante l’attività delle Conferenze di Servizi - una verifica dell'adeguatezza all’attuale contesto socio-economico, ambientale, infrastrutturale e territoriale, delle condizioni di compatibilità e di sostenibilità dell’insediamento commerciale già autorizzato; nel caso in cui tali condizioni non fossero più attuali, la Conferenza di Servizi procede a una riformulazione delle condizioni. La presenza di grandi strutture autorizzate e non ancora attivate, secondo una stima della Regione Lombardia, si attesta intorno a 200.000 mq di superficie di vendita, non consentendo di fatto di avere un quadro certo della consistenza della attuale rete distributiva. Va poi rilevato che sono sempre maggiori le preoccupazioni legate all’incremento di richieste di autorizzazione all’apertura di grandi e medie strutture di vendite a valle dell’ambito montano, con possibili effetti sulla desertificazione commerciale. Nel giugno 2009, nell’ambito del Collegato ordinamentale in materia di ambiente (L.r. 10 del 29 giugno 2009), sono state introdotte nuove disposizioni secondo le quali (per i soli siti di interesse nazionale) è ammessa la rilocalizzazione, anche parziale, sull'intero territorio regionale, della struttura di vendita autorizzata, anche se non attiva, a condizione che le attività di bonifica, riqualificazione ambientale e recupero socio-economico-territoriale delle aree avvengano nell’ambito di accordi di programma. La modifica più critica introdotta è che tale rilocalizzazione è consentita previa valutazione unicamente della compatibilità – e non anche della sostenibilità – del profilo commerciale, urbanistico-territoriale e paesistico ambientale. Per quanto concerne le medie strutture, l’autorizzazione alla loro apertura o ampliamento rimane in capo ai singoli comuni, così come previsto nella normativa nazionale (D.Lgs 114/98). In tale contesto, le attuali disposizioni regionali ai fini dell’autorizzare delle Medie strutture distinguono a seconda dell’incidenza comunale o sovra comunale dei singoli insediamenti, prevedendo in questa seconda ipotesi che il Comune debba acquisire i pareri dei Comuni contermini. Nel solo ultimo anno (2008-2009) a livello lombardo il numero dei punti vendita di medie strutture è aumentato di 82 unità con un complessivo incremento di superficie autorizzata pari ad oltre 126.000 mq. 33 LOMBARDIA LE NOSTRE RICHIESTE ‣ Riconoscere, nella programmazione urbanistica-commerciale, la legittimazione delle Associazioni imprenditoriali maggiormente rappresentative del settore commerciale alla partecipazione nei procedimenti amministrativi di programmazione negoziata, richiedendo il previo accordo con le Associazioni, tanto nella procedura preventiva dell’Accordo di Programma propedeutico all’insediamento di grandi strutture di vendita superiori ai 15 mila metri quadrati, quanto nelle relative Conferenze di Servizi per la valutazione dell’insediamento stesso, oltre che per qualsiasi intervento di riqualificazione urbanistico-territoriale con destinazione commerciale ‣ Istituire un Osservatorio regionale in materia di sostenibilità delle Grandi Strutture di Vendita, composto anche dai rappresentanti delle Associazioni imprenditoriali maggiormente rappresentative del settore commerciale, ai sensi della L. 580/93, con funzioni di monitoraggio e sanzionatorie (anche di natura revocatoria), rispetto alla corretta applicazione delle condizioni di sostenibilità ‣ Riconoscere, nelle conferenze di servizi, la legittimazione delle Associazioni imprenditoriali maggiormente rappresentative del settore commerciale, ai sensi della LOMBARDIA L. 580/93, alla partecipazione nei procedimenti amministrativi per la concessione di ulteriori proroghe delle autorizzazioni non attivate (ex L.r. 14/1999, art. 5 bis) ‣ Fornire ai Comuni indicazioni utili alla governance dei quartieri cittadini a vocazione commerciale, sostenendo e garantendo con specifiche pianificazioni del Commercio percorsi di sostenibilità commerciale (attraverso analisi dei fabbisogni della zona, definizione mix merceologico, installazione di insegne bilingue, etc.) e la libertà di stabilimento ‣ Rivedere ed integrare i passaggi introdotti (per i soli siti di interesse nazionale soggetti a bonifica) dal Collegato Ordinamentale in materia di ambiente (L.r. 10 del 29 giugno 2009) con l’obiettivo di garantire nei procedimenti amministrativi di rilocalizzazione sull'intero territorio regionale: ‣ la valutazione della sostenibilità – e non solo della compatibilità – degli aspetti socio-economici, urbanistico-ambientale; ‣ ‣ il ruolo del consenso dei soggetti interessati. Incentivare, a livello nazionale, l’obbligo di conoscenza della lingua italiana attraverso la condivisione, in sede di Conferenze delle Regioni, anche per evitare l’isolamento delle singole etnie e l’insorgere di situazioni che possono rivelarsi esplosive, con rischi sociali elevatissimi ‣ Prevedere per il procedimento autorizzatorio relativo alle medie strutture di vendita a carattere sovra comunale la conferenza di servizi richiedendo il previo accordo con le organizzazioni di impresa commerciale ai sensi della L. 580/93 34 LOMBARDIA maggiormente rappresentative del settore B.La normativa sugli orari e sulle vendite straordinarie si sostanzia in: ‣ LR 30/07 Normativa in materia di orari degli esercizi commerciali (che include la l.r. 22/2000 “Disciplina delle vendite straordinarie e disposizioni in materia di orari degli esercizi commerciali”) ‣ LR 9 del 29/06/09 Modifica a leggi regionali e altre disposizioni in materia di attività commerciali SCENARIO La Regione Lombardia nel corso dell’VIII Legislatura ha rinnovato, dopo un attento e costruttivo confronto con la nostra Organizzazione, una disciplina più stringente nei confronti dell’autorizzazione di nuovi insediamenti. La situazione che si era creata, con il riconoscimento di circa un quarto dei comuni lombardi come turistici ed artistici, nei quali venivano consentite aperture in quasi tutte le domeniche e i giorni festivi dell’anno, determinava un disequilibrio economico tra grande e piccola distribuzione. Da qui è sorta l’esigenza di avviare con la Regione una radicale revisione della norma sulle aperture domenicali e festive in un’ottica di chiarezza, trasparenza ed effettiva necessità di servizio, tanto per il consumatore, quanto per il visitatore della nostra Regione. L’obiettivo è stato raggiunto con l’approvazione della nuova normativa in materia di orari di apertura (l.r. 30/2007 modificata dalla l.r. 9/2009), che introduce determinati elementi di chiarezza e di oggettività nella disciplina regionale: ‣ regole serie e precise sulle aperture degli esercizi commerciali nelle giornate festive e domenicali (in totale sono state previste 21 domeniche di apertura all’anno) ‣ la garanzia di una apertura calendarizzata in tutta la Regione mettendo fine alle cosiddette aperture “a macchia di leopardo” ‣ la valorizzazione del ruolo delle Associazioni del commercio maggiormente rappresentative nella determinazione delle giornate di apertura ‣ il passaggio dal concetto di Comune ad economia prevalentemente turistica o Città artistiche (un totale di 430 comuni per i quali era possibile concedere aperture pressoché tutte le domeniche e festività dell’anno) al concetto di Ambiti a forte attrattività molto più restrittivo ed effettivamente rispondente alla vocazione turistica. Le vendite straordinarie di fine stagione svolgono un ruolo importante, non solo in relazione all’obiettivo del contenimento dei prezzi, ma anche dell’efficienza della distribuzione, che si trova ad esitare le rimanenze di fine stagione. Nel 2007 Regione Lombardia ha disciplinato la materia prevedendo l’avvio dei saldi in due periodi dell’anno in date prefissate, per una durata di 60 giorni. 35 LOMBARDIA La legge che disciplina le vendite di fine stagione ha come ambito di applicazione i prodotti che, se non venduti entro un certo periodo, sono soggetti a notevole deprezzamento. Sorge qualche dubbio interpretativo, in merito all’applicabilità della normativa ad esempio agli articoli del settore dell’arredamento. In ultimo ricordiamo le disposizioni introdotte con la LR 30/2007 in materia di vendita di pane e la possibilità per i Comuni di concedere deroghe al divieto di vendita del pane la cui panificazione è effettuata nelle giornate domenicali e festive. La norma è stata talvolta oggetto di applicazioni discrezionali e disomogenee da parte di alcune Amministrazioni locali. LE NOSTRE RICHIESTE ‣ Mantenere e tutelare i positivi risultati raggiunti in materia di aperture festive e domenicali ‣ Rafforzare l’autorità di vigilanza delle amministrazioni locali e garantire il rigore delle sanzioni per il mancato rispetto delle regole ‣ Adozione da parte della Conferenza Stato - Regioni di linee guida uniformi per la disciplina delle vendite straordinarie di fine stagione, con l’obiettivo di evitare inutili e dannose differenziazioni territoriali. ‣ LOMBARDIA Estendere l’applicazione della disciplina sulle vendite straordinarie anche a settori soggetti a continui mutamenti e sviluppi anche innovativi e di design, ad esempio l’arredamento ‣ Richiedere il previo accordo con le Associazioni di categoria per la concessione, da parte dei Comuni, di deroghe al divieto di vendita del pane la cui panificazione è effettuata nelle giornate domenicali e festive (l.r. 30/2007). C.La disciplina sul Commercio su aree pubbliche si sostanzia in: ‣ LR 8 del 31/03/2008 Normativa in materia di commercio al dettaglio su aree pubbliche (che introduce per la prima volta la Carta di Esercizio); ‣ DGR 8570 del 3/12/08 Individuazione delle aree mercatali ‣ DGR 8996 del 20/02/09 Requisiti e modalità per il riconoscimento dei mercati di valenza storica o di particolare pregio su aree pubbliche (art.3-bis, l.r. n. 15/2000) ‣ LR 9 del 29/06/09 Modifica a leggi regionali e altre disposizioni in materia di attività commerciali – che introduce le sanzioni in merito alla carta di esercizio. SCENARIO I mercati su aree pubbliche si qualificano sempre più come un vero e proprio presidio del territorio e quale concreto e indispensabile strumento di conservazione della nostra identità commerciale. 36 LOMBARDIA Nel corso dell’VIII Legislatura Confcommercio Lombardia, a fianco della Regione, ha contribuito a rinnovare diversi passaggi importanti della disciplina in materia. Ricordiamo in particolare la revisione della Legge Regionale 15/2000 nella quale viene introdotto un importante strumento, la carta di esercizio, che regola con maggior chiarezza il rapporto tra gli operatori del settore e che vuole garantire agli stessi una miglior trasparenza di condizioni sul mercato. Questo strumento, infatti, consente da un lato di individuare in maniera semplice ed immediata gli operatori regolari (ossia provvisti di autorizzazione) e gestire con maggiore puntualità l’assolvimento degli obblighi degli stessi operatori, in ottica di semplificazione amministrativa. D’altro canto la carta di esercizio permette di contrastare con maggior efficacia il proliferare dell’abusivismo commerciale sulle aree pubbliche. Con lo stesso fine sono anche state introdotte misure più stringenti circa le modalità di esercizio della professione e il riconoscimento dell’operatore, al fine di contrastare fenomeni di abusivismo. Con lo stesso fine, è stato precisato e aggravato il regime sanzionatorio per i soggetti che non ottemperano alle disposizioni della presente legge. La revisione della legge regionale ha anche introdotto la possibilità per i comuni, in collaborazione con la Regione, di qualificare e valorizzare le aree mercatali e di tutelare il decoro dei centri storici attraverso il riconoscimento dei mercati di valenza storica o di particolare pregio culturale ed architettonico. In proposito, con successivo provvedimento attuativo, la Regione ha individuato non solo i requisiti e modalità per il riconoscimento, ma anche specifiche azioni di sostegno e promozione, anche di carattere finanziario. La qualificazione del settore non ha riguardato le sole aree ma anche gli stessi operatori per i quali sono stati previsti specifici requisiti professionali anche in termini di formazione professionale. Si è assistito negli ultimi anni ad un proliferare delle vendite benefiche (in particolare tramite cessione di prodotti floro-vivaistici), programmate ormai in quasi tutti i fine settimana dell’anno. Se, da un lato, sono apprezzabili le finalità che ispirano queste attività, dall’altro, determinano un sostanzioso calo delle vendite presso i negozi tradizionali (fioristi), oltre che un danno a monte nella filiera per i floricoltori. LE NOSTRE RICHIESTE ‣ Dare continuità a esperienze mercatali che si sono dimostrate ripetibili, quali i mercati europei, e le iniziative a tema, come, ad esempio: Mercati di Primavera, mercatini natalizi etc. ‣ Rafforzare la formazione degli operatori del settore ambulante, soprattutto di nazionalità straniera, con difficoltà nella comprensione della lingua italiana e della normativa ‣ Favorire – anche consolidando le iniziative a sostegno delle aree 37 LOMBARDIA ‣ Favorire - anche consolidando le inizative a sostegno delle aree mercatali – processi di ammodernamento e qualificazione delle aree adibite al commercio ambulante con il posizionamento di servizi igienici, con colonnine erogatrici di energia elettrica, con compattatori a scomparsa per la raccolta dei rifiuti, ecc. ‣ Affrontare con ancor più incisività la disciplina sull'abusivismo, con particolare attenzione alle attività di controllo delle aree adibite al commercio ambulante e del territorio ed alle azioni sanzionatorie ‣ LOMBARDIA Garantire l’adempimento delle disposizioni in ordine alla Carta di Esercizio al fine di contrastare il fenomeno di abusivismo commerciale ‣ Condividere con le Organizzazioni di Categoria gli orari di svolgimento dei mercati ‣ Prevedere forme di autogestione dell’orario mercatale, mediante la costituzione di Consorzi e/o altre forme di collaborazione tra pubblici e privati operatori ‣ Regolamentare le vendite benefiche, concordando con la nostra Organizzazione la programmazione/calendarizzazione, e l’alternanza di merceologie offerte, in modo da non danneggiare eccessivamente il commercio tradizionale e di vicinato. D.La normativa su Pubblici esercizi e somministrazione di alimenti e bevande si sostanzia in: ‣ L.R. 30/03 sulla somministrazione; DGR n. 6495 del 23/01/08 Indirizzi per i Comuni per il rilascio delle autorizzazioni di attività di somministrazione ‣ LR n.8 del 30/04/09 sulla Vendita da parte delle imprese artigiane di prodotti alimentari per il consumo immediato nei locali dell’azienda. SCENARIO Nel corso dell’VIII Legislatura la Regione Lombardia, in una logica di stretto e continuo confronto con la nostra Organizzazione, ha introdotto novità di rilievo nel settore della somministrazione di alimenti e bevande. In primo luogo, all’inizio del 2008 sono stati adottati gli Indirizzi generali per il rilascio, da parte dei Comuni, delle autorizzazioni relative alle attività di somministrazione di alimenti e bevande. Tra i principali obiettivi del provvedimento è importante ricordare quello dello sviluppo e della qualificazione del settore, nella salvaguardia dei livelli di produttività tanto delle attività esistenti, quanto dei potenziali nuovi ingressi. Per questo motivo, il provvedimento ha cercato di dotare i Comuni degli elementi e delle indicazioni necessarie: da un lato per favorire una equilibrata dislocazione sul territorio delle attività di somministrazione di alimenti; dall’altro per assicurare che tutte le zone del territorio comunale siano adeguatamente servite in funzione del tipo di utenza continuativa o stagionale della zona specifica tenendo conto di un adeguato livello di accessibilità veicolare e pedonale agli esercizi. 38 LOMBARDIA LOMBARDIA Alla fine dell’aprile 2009 la nostra Organizzazione ha sviluppato un importante confronto con la Regione nella stesura della legge Regionale n. 8 /2009 relativa alla Vendita da parte delle imprese artigiane di prodotti alimentari per il consumo immediato nei locali dell’azienda. Il provvedimento ha accolto le richieste di Confcommercio Lombardia orientate ad evitare errate equiparazioni tra due categorie di operatori particolarmente differenti per struttura e tipologia di servizio: le attività di somministrazione e le attività artigiane. Il confronto con la Regione ha assicurato nel Provvedimento la tutela del servizio al consumatore e ai cittadini sotto ogni profilo (igiene, qualità, sicurezza, ecc.). Inoltre ha evitato il rischio di una concorrenza sleale tra le due categorie di operatori (artigiani e pubblici esercizi) prevedendo che le attività artigiane che intendono somministrare beni che non siano di propria produzione devono adeguarsi alla disciplina prevista per i pubblici esercizi. Per quanto concerne i Pubblici Esercizi, vogliamo ricordare che questi - come i negozi di vicinato - spesso contribuiscono alla socialità e al presidio delle aree non solo urbane ma anche delle aree periferiche o, peggio, degradate. In alcuni contesti urbani - sicuramente non la maggioranza – la particolare attività di alcuni locali pubblici può generare malumori tra i residenti, a causa degli schiamazzi dei clienti o della musica proveniente dai locali. La governance delle aree urbane, pertanto, è diventata una delle questioni più delicate da affrontare per gli Amministratori locali. Da qui la necessità, per le Amministrazioni, di trovare strumenti idonei a prevenire, piu che a reprimere, situazioni di criticità intervenendo su due fronti: ‣ requisiti professionali più mirati per i gestori (orientandoli ad esempio sul contenimento del consumo di bevande alcoliche o su un più attento controllo dei comportamenti della clientela); ‣ modalità insediative dei nuovi esercizi che evitino eccessive concentrazioni. Inoltre la disciplina dei settori della distribuzione e della somministrazione degli alimenti ha vissuto di recente un importante aggiornamento con l’approvazione della LR 33/2009 relativa al Testo Unico in materia di Sanità. In particolare, il Testo Unico abroga la Legge n. 12/2003 che definiva con una certa chiarezza la responsabilità dei datori di lavoro in capo alla formazione del proprio personale – addetto alla produzione, preparazione, somministrazione e distribuzione di alimenti - e il relativo obbligo di aggiornamento biennale. Oggi la normativa vigente prevede genericamente che gli operatori del settore alimentare provvedano alla formazione, all’addestramento e all’aggiornamento del proprio personale, secondo quanto stabilito dal Regolamento Comunitario n. 852/2004, eliminando però qualsiasi esplicito riferimento a: 39 LOMBARDIA ‣ la periodicità biennale dell’aggiornamento; ‣ le finalità e agli obiettivi tesi a perseguire la sicurezza alimentare; ‣ la fase della somministrazione (ai fini dell’individuazione del personale soggetto all’obbligo di formazione). La revisione della normativa regionale ha visto un altro fondamentale processo di aggiornamento con il completamento del Testo Unico del Commercio, approvato all’inizio di febbraio con la LR n. 6/2010. La norma è di carattere compilativo, pertanto ha raccolto ben sedici leggi regionali, senza modificare in alcun modo gli indirizzi voluti dal legislatore nelle leggi precedenti. Peraltro, rimangono irrisolte alcune difformità di trattamento tra i due settori coinvolti, vale a dire quello della somministrazione e quello della distribuzione degli alimenti. Si ricorda, a questo proposito, la possibilità di avvalersi della figura del preposto che, nel settore della vendita, viene riconosciuta unicamente per le sole imprese costituite in forma societaria e non anche per le ditte individuali; si tratta di una discriminazione che non trova invece riscontro nel settore della somministrazione. In ultimo, è attualmente in discussione presso la Conferenza Unificata Stato-Regioni la strutturazione dei “Percorsi formativi per il personale addetto ai servizi di controllo delle attività di intrattenimento e di spettacolo in luoghi aperti al pubblico o in pubblici esercizi” per i quali l’attività formativa, come prevede il Decreto Ministeriale in materia, dovrà essere organizzata a cura delle Regioni. LE NOSTRE RICHIESTE ‣ Creare percorsi di qualificazione professionale ad hoc in collaborazione con le strutture formative delle Organizzazioni di Imprese ‣ Indirizzare i Comuni verso una programmazione di “sostenibilità sociale”, attraverso la definizione di insediamenti programmati in ragione del contenimento di fenomeni indesiderati quali: l’alcolismo, l’eccessivo inquinamento acustico, il traffico, problemi di ordine pubblico e di sicurezza pubblica ‣ Uniformare la disciplina tra il settore della vendita e quello della somministrazione per quanto concerne due aspetti: LOMBARDIA ‣ il possesso dei “requisiti professionali”. Occorre estendere, come previsto nella disciplina regionale per il settore della somministrazione di alimenti e bevande, anche alle ditte individuali addette alla vendita di prodotti alimentari, oltre a quelle costituite in forma societaria, la possibilità di avvalersi della figura del preposto 40 LOMBARDIA ‣ la tempistica (entro 30 giorni) prevista per le attività di somministrazione per la presentazione al comune della comunicazione di cessata attività nel settore commerciale deve essere contemplata anche per le attività commerciali ‣ Adottare provvedimenti regionali per garantire idonei percorsi formativi per gli addetti del settore alimentare non espressamente indicati (come nel testo precedente) dal Testo Unico in materia di Sanità (l.r. 33/2009) ‣ Istituire un Tavolo di confronto in materia di controlli igienico sanitari. E.Semplificazione amministrativa per l’apertura, trasferimento e ampliamento di diverse attività commerciali. SCENARIO Con la L.R. 1/07 per la competitività delle imprese viene avviato un processo di semplificazione amministrativa per l’apertura, trasferimento e ampliamento di diverse attività commerciali. Attraverso il processo di semplificazione, sostenuto dalla nostra Organizzazione, le imprese possono avviare da subito la propria attività commerciale – senza attendere i 30 giorni precedentemente previsti dalla normativa nazionale - mediante la consegna della Dichiarazione di Inizio Attività Produttiva in cui vengono unificati i procedimenti amministrativi riguardanti gli adempimenti in materia di commercio e quelli in materia igienico-sanitaria. Il processo di semplificazione rispetta l’obiettivo dello sviluppo equilibrato del settore commerciale in quanto prevede che in presenza di attività commerciali soggette ad autorizzazione amministrativa (es: commercio su aree pubbliche, Medie e Grandi strutture di vendita, pubblici esercizi soggetti a programmazione, ecc.) la DIAP non sostituisce l’autorizzazione e va prodotta per la parte igienico-sanitaria in caso di vendita di prodotti alimentari. L’introduzione della DIAP presenta un importante aspetto innovativo, rappresentato dalla possibilità per le associazioni d’impresa di fornire in termini di sussidiarietà un supporto alle aziende direttamente dai propri sportelli, rendendo più semplici le procedure per gli addetti agli sportelli unici. L’obiettivo che con i Comuni dobbiamo perseguire e raggiungere è trasformare entro il prossimo anno almeno il 30/40% delle transazioni cartacee in pratiche realizzate direttamente sul Web, accorciando in modo significativo i tempi del fare impresa. Ed è in questa direzione che stiamo fornendo il nostro fattivo contributo per l’elaborazione di un progetto telematico. 41 LOMBARDIA LE NOSTRE RICHIESTE ‣ Avviare e sostenere economicamente attività formative destinate tanto agli operatori dei SUAP degli Enti Locali, quanto ai funzionari delle Organizzazioni di impresa che sosterranno i titolari di imprese nuove, o già esistenti, nei passaggi più delicati della vita LOMBARDIA di un’impresa (avvio attività, subingresso, sospensione e ripresa, cambiamento ragione sociale, ecc.). 42 LOMBARDIA 3.2.2 Turismo SCENARIO Negli ultimi cinque anni il comparto turismo ha confermato la rilevanza del suo contributo allo sviluppo dell’economia regionale. Fra il 2005 e il 2008 le presenze hanno fatto registrare un aumento del 6,68%, passando da 26.529.201 a 28.303.361 presenze. Italiani ANNO Arrivi 2000 4.040.230 2005 5.255.834 Presenze 12.386.456 13.525.020 2008 13.474.071 5.773.554 Stranieri Perman. media Arrivi 3,07 3.222.310 2,57 4.498.842 2,33 5.005.172 Totale Presenze 10.536.754 13.004.181 Perman. media 3,27 2,89 Arrivi 7.262.540 9.754.676 Presenze 22.922.210 26.529.201 Perman. media 3,16 2,72 18.829.290 2,96 10.778.726 28.303.631 2,63 Fonte Istat Anche sul fronte dell’offerta turistica il mercato lombardo ha dimostrato una dinamica positiva, registrando nello stesso periodo 2005-2008 una crescita del 21% della capacità ricettiva che è passata dai 270.142 ai 326.246 posti letto, concentrati, per il 59% nel settore alberghiero. Peculiarità principali dell’offerta di ospitalità della Lombardia sono la molteplicità delle formule (circa il 48% delle imprese appartiene al comparto extra-alberghiero) e la presenza di numerosi alberghi di alta categoria: 29 a 5 stelle e 514 a 4 stelle. Nel quinquennio 2005-2009 le novità più significative nell’organizzazione turistica regionale sono frutto dell’attuazione delle previsioni della legge 8/2004 con particolare riferimento all’attivazione dei sistemi turistici e la convocazione del Tavolo di Coordinamento. A.Disciplina delle attività turistiche Sul piano strettamente normativo, la redazione del Testo Unico delle norme in materia di turismo, confluito nella legge 16 luglio 2007, n. 15 non ha apportato alcuna innovazione sostanziale. Le più recenti modifiche apportate al Testo unico dalla legge regionale 2/2009 sono circoscritte alle sole tipologie del turismo alpino: rifugi alpini, rifugi escursionistici e bivacchi. Le previsioni del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 21 ottobre 2008 “Definizione delle tipologie dei servizi forniti dalle imprese turistiche nell'ambito dell'armonizzazione della classificazione alberghiera”, elaborato dal Ministero del Turismo e condiviso dalla Conferenza Stato Regioni, sono state recepite dal regolamento regionale 7 dicembre 2009, n. 5. In tal modo l’originale Allegato A del Testo unico è stato sostituito dai nuovi Allegati A e B riferiti, rispettivamente agli alberghi nuovi e a quelli preesistenti all’adozione del regolamento. Anche l’adozione dei nuovi requisiti di classificazione alberghiera non ha comportato modifiche significative, pertanto le disposizioni relative alle attività turistiche contenute nel Testo Unico del Turismo sono frutto di norme approvate fra il 1986 (l.r. 10 dicembre 1986, n. 65 Esercizio della professione di guida turistica e accompagnatore turistico) e il 2001 (l.r. 13 aprile 2001, n. 7 Norme in materia di disciplina e classificazione delle aziende ricettive all'aria aperta). 43 LOMBARDIA Su tutti questi aspetti Confcommercio Lombardia e le Associazioni del turismo sono pronte a dare il loro contributo per l’individuazione delle soluzioni più adeguate. Un’ulteriore componente da considerare è la ricettività turistica gestita in forma non imprenditoriale che, pur non avendo alcun riconoscimento legislativo formale, di fatto opera sul mercato turistico, al pari delle imprese turistiche tradizionali anche grazie al supporto delle nuove tecnologie. LE NOSTRE RICHIESTE ‣ Procedere ad una revisione complessiva della disciplina di tutte le diverse componenti del settore, dalla ricettività all’intermediazione, tenendo conto degli sviluppi del mercato turistico ‣ Procedere con la classificazione delle altre strutture ricettive (al di fuori degli alberghi) attraverso l’elaborazione di criteri concordati con le associazioni di categoria e una più attenta modulazione dei requisiti di classificazione ‣ Condividere con le Associazioni di rappresentanza del comparto turistico l’eventuale LOMBARDIA riconoscimento e regolamentazione di nuove tipologie di imprese e professioni turistiche ‣ Prevedere un esplicito inquadramento normativo della ricettività turistica gestita in forma non imprenditoriale, per una maggiore trasparenza ‣ Attivare, all’interno del Programma per la competitività delle imprese turistiche, strumenti più agili collegati a particolari tipologie di investimento concordate con le associazioni di categoria e funzionali alle esigenze di qualificazione dell’accoglienza in vista di EXPO 2015. 44 LOMBARDIA B.I sistemi turistici I sistemi turistici hanno costituito la novità più rilevante introdotta dalla legge 8/2004: non nuovi enti di promozione ma progetti di sviluppo turistico presentati da un’aggregazione di soggetti pubblici e privati. I Sistemi turistici rispondono all’esigenza di orientare le risorse regionali verso progetti di sviluppo turistico locali condivisi. Dal 2005 sono stati riconosciuti 15 Sistemi Turistici e, a seguito degli aggiornamenti dei Programmi di Sviluppo Turistico, ne risultano operativi 12. Le esperienze maturate in questi anni dai sistemi turistici evidenziano alcuni aspetti che necessitano una riconsiderazione: la maggior parte è stata destinata a interventi di enti pubblici - Comuni, Province, Comunità Montane. Residuali sono state le risorse utilizzate da soggetti privati, pertanto, lo strumento non ha svolto il ruolo di sistema di assegnazione di risorse per la qualificazione delle imprese. Gli interventi realizzati dai Sistemi hanno migliorato la fruibilità di specifici prodotti locali ma, nella maggior parte dei casi, si è trattato di progetti circoscritti, ancora troppo frammentati per avere un impatto significativo sull’attrattività turistica delle località. Va peraltro ricordato che, per quanto la Regione disponga di un patrimonio artistico e naturale diffuso su tutto il suo territorio, i principali flussi turistici si concentrano nelle aree di Milano, del Garda Bresciano e della Valtellina che da sole raccolgono circa il 70% delle presenze. Si tratta di tre realtà che dispongono di prodotti turistici già dotati di un preciso posizionamento sul mercato: business, lacuale e montano. Negli altri territori i flussi turistici sono molti più limitati e, fatta eccezione per le altre destinazioni del turismo lacuale, il processo di sviluppo turistico è ancora in una fase iniziale. LE NOSTRE RICHIESTE ‣ Inserire gli interventi dei sistemi turistici in una più ampia politica regionale che permetta di selezionare e promuovere unitariamente i diversi prodotti turistici ‣ Garantire un ruolo più adeguato alla componente privata, cui destinare anche opportune risorse ‣ Coordinare ed integrare le misure previste dai programmi di sviluppo dei Sistemi Turistici Locali con i Distretti del Commercio e gli altri strumenti di marketing promozionale del territorio ‣ Promuovere in maniera unitaria e sinegica il comparto turistico favorendo l’integrazione degli interventi di carattere regionale con quelli dei Sistemi Turistici Locali. 45 LOMBARDIA C.La promozione turistica Occorre puntare sulle eccellenze in modo da costruire prodotti turistici riconoscibili sia per il mercato interno che per quello estero. Il complesso del territorio deve essere coinvolto nell’ambito di una strategia unitaria in grado di collegare le principali destinazioni turistiche regionali con altre aree meno conosciute e caratterizzate da un potenziale ancora inespresso. Attraverso EXPO l’area Milanese è destinata a diventare una componente trainante di tutto il mercato turistico lombardo, nella misura in cui si dà valore al legame tra il territorio e le imprese che, in forma singola e aggregata, partecipano alla creazione dell’offerta. EXPO dovrà consentire la creazione di una nuova immagine della Lombardia dove fattori di attrazione non saranno più solo le fiere e lo shopping, ma anche la natura, l’enogastronomia, i musei, le rassegne musicali, gli eventi sportivi. Attualmente la Lombardia non ha una forte immagine di regione turistica come il Veneto o l’Emilia Romagna, nonostante il territorio sia ricco di opportunità per i segmenti della domanda più diversi. La stessa Milano, che attrae il 35% delle presenze della Regione, è la realtà percepita come più lontana all’immaginario turistico comune. Circa l’80% dei turisti appartiene al segmento business alimentato, in gran parte, da eventi fieristici e congressuali. La permanenza media di due giorni dimostra che la stragrande maggior parte dei turisti raggiunge Milano per lavoro e nel tempo libero residuo si può soltanto dedicare allo shopping. Lo sviluppo dell’attrattività di Milano e della Lombardia non può essere semplicemente frutto dell’aumento della permanenza media: è irrealizzabile l’ipotesi che il turista d’affari possa essere convinto a prolungare la sua trasferta di lavoro per sperimentare le eccellenze della Regione. Al contrario il turista deve essere intercettato al momento di scegliere la meta del suo viaggio e la scelta cadrà sulla Lombardia se sarà messo nelle condizioni di conoscere tutto ciò che la Lombardia può offrirgli: arte, musica, natura, gastronomia, italian life style. 46 LOMBARDIA LE NOSTRE RICHIESTE ‣ Creare un’offerta dinamica e adeguata alle esigenze espresse dalle diverse tipologie di domanda (visitatori, turisti, city users, etc.), anche in previsione di EXPO 2015 ‣ Creare una nuova immagine turistica del territorio, attraverso l’incentivazione di progetti di promozione del patrimonio artistico e naturale concordati con gli operatori turistici ‣ Realizzare una opportuna calendarizzazione delle iniziative, tenendo conto che la promozione e la vendita di pacchetti per un grande evento richiede dai 12 ai 18 mesi di preparazione ‣ Sviluppare una rete di punti di informazione, facilmente rintracciabili e riconoscibili dal turista, fortemente integrata e diffusa su tutto il territorio regionale con particolari presidi nei principali punti di accesso, quali aeroporti, stazioni ferroviarie e metropolitane, caselli autostradali ‣ Attuare specifiche misure per favorire l’accesso al credito e l’attivazione di nuovi investimenti, tenendo anche conto della attuale situazione di crisi dei mercati finanziari. 47 LOMBARDIA 3.2.2 Servizi SCENARIO Il settore dei servizi, per la prima volta in questa legislatura, ha avuto una attenzione particolare con l’attribuzione di una specifica delega assessorile, sottolineandone il ruolo strategico nella nostra economia. Con il sempre più marcato valore del concetto di immateriale, i servizi stanno infatti assumendo un ruolo e funzioni indispensabili per sostenere la competitività delle imprese e del sistema economico lombardo. Con 286.406 imprese in Lombardia (30% delle imprese lombarde)5 , il mondo dei servizi rappresenta, senza dubbio, la più rilevante risorsa per il futuro dell’economia lombarda. Considerando gli occupati per settore, i servizi registrano una riduzione congiunturale del 2,9% ma mantiene il primato del numero di occupati con una quota pari al 48% del totale 6 (più di due milioni di addetti). commercio costruzioni agricoltura industria servizi 14% 48% 6% 2% 18% Distribuzione degli occupati in Lombardia per settore di attività Il PIL sviluppato dal settore dei servizi in Lombardia è pari a 107.073 milioni di euro 7 equivalente al 33.39% del PIL regionale complessivo. Tra i settori più dinamici spiccano i trasporti e le comunicazioni, seguiti dai servizi alle imprese e dal settore finanziario. 5 Fonte: Infocamere, anno 2009 6 Fonte: Unioncamere Lombardia su dati ISTAT, Le forze di lavoro in Lombardia, III Trimestre 2009 7 Fonte Annuario Statistico regionale, Regione Lombardia, su dati ISTAT 2007. 48 LOMBARDIA La piccola dimensione di impresa è particolarmente evidente nel caso dei servizi e ha mostrato una tendenza a ridursi ulteriormente. Questo ha permesso, da un lato, flessibilità e maggiore dinamismo imprenditoriale, generando tuttavia una crescente concorrenza globale. Il settore dei servizi si caratterizza per un elevato livello di outsourcing. Tra le attività che più frequentemente vengono date in outsourcing: i servizi informativi di selezione e gestione del personale, logistica e distribuzione, packaging, manutenzione macchine, ricerca e sviluppo e progettazione. Sebbene nel 2008 il comparto dei servizi abbia fatto registrare una crescita dell’occupazione dello 0,6%, tale cifra è la combinazione di un’espansione dell’occupazione nella prima parte del 2008 e di una flessione nell’ultimo trimestre del 2008. Pertanto anche il comparto dei servizi non è immune dagli effetti della crisi economica. Il trend negativo prosegue anche nel 2009, in corrispondenza del calo dei consumi che penalizza la distribuzione commerciale, la contrazione dei servizi per le imprese e il minor impiego di lavoratori interinali. La Regione ha realizzato in questi anni alcuni interventi finalizzati all’aggregazione delle imprese, con lo scopo di migliorare la gestione delle attività di produzione e di vendita. Accogliendo le nostre richieste, la Regione, ha dedicato inoltre interventi all’innovazione sia di processo che di prodotto. Il ruolo dell’innovazione, infatti, è sempre più rilevante nel settore dei servizi, poiché permette di garantire efficienza nei processi di produzione e distribuzione e una maggior qualità dei servizi offerti. Infine, vanno ricordate le azioni rivolte a favorire lo sviluppo della società dell’informazione, che sono direttamente rivolte ai servizi: scopo di queste azioni è, infatti, potenziare i servizi esistenti e creare le condizioni per la fornitura di nuove o rinnovate prestazioni, tramite un utilizzo sempre più diffuso e avanzato delle tecnologie ICT. LE NOSTRE RICHIESTE ‣ Dare continuità, trovando soluzioni più semplici, alle prime azioni avviate dal 2007 di sostegno al settore ‣ Orientare al meglio le politiche e gli strumenti di finanziamento avviati dall’Assessorato ai Servizi, definendo policy specifiche per il settore dei servizi, stante le caratteristiche delle imprese di questo settore ‣ Creare un Tavolo regionale di monitoraggio e di confronto permanente sulle politiche dei servizi ‣ Incentivare la formazione individuando forme di sgravio/incentivo per favorire gli investimenti delle aziende per la formazione di dipendenti e collaboratori ‣ Favorire la collaborazione con gli enti bilaterali del Terziario e dei Servizi. 49 LOMBARDIA 3.2.2 Professioni SCENARIO I rapidi cambiamenti degli ultimi anni hanno imposto alle imprese di diventare organizzazioni adattabili e flessibili e nel contempo focalizzate ed efficienti. Oggi le risorse umane e professionali si trovano sia internamente che esternamente alle aziende e un network di professionisti collabora per il successo dell’impresa. La professione è un servizio che si basa sull’impiego di conoscenze accumulate nel tempo, consolidate ed arricchite in ripetute esperienze applicative. I professionisti sono infatti capaci di trasformare la conoscenza in valore e in grado di generare valore aggiunto, per il cliente, per l’impresa. Il mondo delle Professioni rappresenta in Italia una quota molto significativa, oggi i professionisti costituiscono quasi il 50% dei 20 milioni di occupati italiani e in Lombardia è presente quasi il 20% delle partite IVA. La Regione Lombardia ha iniziato ad avviare un percorso di riconoscimento dei freelance con un progetto di legge che si è fermato alla discussione in IV Commissione Attività Produttive. Le iniziative sinora proposte dalla Regione per quel che riguarda bandi – finanziamenti – accesso al credito si sono rivelate molto interessanti per le imprese, ma scarsamente appetibili per i Professionisti. Anche a livello comunitario si sta operando nella direzione di avviare lo strumento del microfinanziamento a piccole imprese e professionisti a partita IVA, per esempio con il Progetto Progress. In merito alla Direttiva Europea Servizi si sottolinea che l’apertura al mercato europeo offrirà certamente maggiori opportunità, ma anche rischi per i professionisti e per gli stessi clienti/ consumatori che, senza criteri di scelta, saranno disorientati di fronte alla maggiore offerta di servizi. I Professionisti che, con la loro attività rappresentano un supporto fondamentale allo sviluppo delle Imprese e quindi dell’economia lombarda, rappresentano una ricchezza per la Regione che va supportata. La diffusa presenza e fruibilità dei servizi, anche di quelli offerti dai Professionisti, eleva qualitativamente un territorio facendolo risultare maggiormente attrattivo anche in caso di localizzazione di nuove imprese. 50 LOMBARDIA LE NOSTRE RICHIESTE ‣ Prevedere una classificazione e regolamentazione dei professionisti in Lombardia ‣ Prevedere norme e risorse per il sostegno all’avvio di nuove attività libero professionali, Professioni non regolamentate da Albi/Ordini, anche attraverso il sostegno allo start up di impresa ex l.r. 22/2006 ‣ Introdurre forme di sgravio/incentivo per favorire gli investimenti nella formazione continua ‣ Promuovere, in accordo con le Associazioni, la cultura della qualità nelle prestazioni professionali/di servizi per favorire scelte consapevoli (attraverso la diffusione di codici deontologici, best practice, responsabilità sociale d’impresa, ecc..) ‣ Agevolare l’accompagnamento dei Professionisti verso l’internazionalizzazione, sia attraverso Voucher, sia attraverso la creazione di un portale Web di offerta professionale che agevoli il contatto, la ricerca e la promozione dei professionisti lombardi ‣ Istituire un Osservatorio sulle Professioni, che preveda la partecipazione della nostra Organizzazione, con lo scopo di monitorare la fascia delle professioni non regolamentate (le cosiddette “Partite IVA”) ‣ Estendere la partecipazione della nostra Associazione imprenditoriale ai lavori della Consulta Regionale degli Ordini, collegi ed Associazioni Professionali ‣ Incentivare, da parte della Regione, la creazione di Comunità virtuali (social network) tra cittadini, professionisti e imprese, con lo scopo di creare incubatori di idee, progetti, iniziative ‣ Promuovere studi e ricerche di mercato sui trend, i bisogni, le previsioni del settore delle professioni al fine di indirizzare l’attività delle imprese ‣ Riprendere l’esame del progetto di legge sui Freelance (avviato dall’VIII Legislatura), anche con il coinvolgimento della nostra Organizzazione, puntando l’attenzione sull’attivazione di “forme di sostegno”. 51 LOMBARDIA 3.3 Le risorse per lo sviluppo e l’innovazione d’impresa SCENARIO A seguito del processo devolutivo, che si completerà con la piena attuazione del federalismo fiscale, la Regione dovrà sempre più assicurare continuità e sostegno alle nuove funzioni e nuove competenze acquisite, anche attraverso la razionalizzazione dei molteplici canali di finanziamento alle imprese di origine sovra-regionale (nazionali e comunitari). Fatta questa premessa, va rilevato che, ad oggi, l’attribuzione delle risorse non avviene in relazione al numero delle imprese, degli addetti e degli occupati, all’effettiva capacità di concorrere alla formazione del PIL, ma sulla scorta di logiche che pongono il comparto produttivo al centro dei meccanismi di sostegno e finanziamento pubblico. Ed il riparto regionale del Fondo Unico per gli Incentivi alle Imprese (come previsto dal Decreto Legislativo 112/1998) ne è un tipico esempio, avendo previsto in questi anni l’assegnazione di risorse ai comparti del Commercio, Turismo e dei Servizi poco superiori al 15% dell’entità complessiva del Fondo. Il Terziario partecipa alla formazione del PIL regionale per circa il 65% del PIL prodotto in Lombardia. Gli strumenti regionali di sostegno delle imprese si sono, in questi anni, dimostrati essenziali per gli investimenti ed ancor più in questo difficile periodo economico. In particolare, i nostri settori hanno trovato possibilità di consolidamento, crescita e sviluppo grazie ad interventi previsti da: ‣ L.r. 13/00 a sostegno del commercio ‣ Accordo di Programma per la competitività delle imprese e dei territori tra Regione e Sistema camerale lombardo (ed in particolare attraverso le misure dell’Asse 1 “Innovazione”, dell’asse 2 “Internazionalizzazione” e dell’asse 3 “Promozione del territorio e ambiente” ‣ Programmazione Comunitaria 2000/2006 e 2007/2013 ‣ L.r. 36/88 a sostegno del turismo ‣ L.r. 1/07 sulla competitività. 52 LOMBARDIA 3.3.1 l.r. 13/2000 “interventi regionali per la qualificazione e lo sviluppo delle piccole e medie imprese commerciali La legge ha permesso una razionale evoluzione della rete distributiva, promuovendo, attraverso l’agevolazione all’accesso al credito e la concessione di contributi in conto capitale, interventi rivolti alle piccole, medie e, segnatamente, micro imprese commerciali e della somministrazione. Ciò è stato possibile anche grazie alla sperimentazione di alcune iniziative che sono state nel tempo perfezionate e realizzate con azioni pianificate nei Programmi Triennali 2005/2007 e 2008/2010 (approvato nel febbraio 2008) per supportare gli “Interventi regionali per la qualificazione e lo sviluppo delle piccole e medie imprese commerciali” ex l.r. 13/2000, in cui hanno trovato spazio e rispondenza, a dimostrazione dello spirito di collaborazione e di responsabilità che muove la nostra Organizzazione nei confronti delle imprese e della società, le nostre attenzioni a: ‣ distretti del commercio ‣ l’istituzione di un fondo destinato a ridurre i disagi economici arrecati ai negozi di vicinato dai cantieri aperti per lavori di pubblica utilità ‣ sviluppo dell’innovazione con misure atte a ridurre il digital divide per imprese e Associazioni e ad incrementare la sicurezza anticrimine ‣ aiuti alle imprese commerciali per l’acquisto di veicoli commerciali a basso impatto ambientale ‣ sostegno al sistema consortile fidi; consolidamento del fondo rischi degli organismi di garanzia fidi di primo e secondo grado. 53 LOMBARDIA 3.3.2 Bandi ex l.r. 13/2000 A. Bando per innovazione ambiente e sicurezza delle imprese commerciali Nel 2006, grazie ad un attento lavoro di interlocuzione e di collaborazione con la Direzione Generale Commercio, Fiere e Mercati, sono stati avviati interventi agevolativi di particolare rilievo per le imprese commerciali con un intervento per l’acquisto di veicoli commerciali a basso impatto ambientale per l’ammodernamento, l’innovazione e la sicurezza delle imprese commerciali, che ha finanziato 838 imprese commerciali lombarde, con un contributo di 12,5 milioni di euro. Le successive iniziative in tema di innovazione, ambiente, sicurezza sono state affrontate all’interno dell’ADP tra Regione e sistema camerale. B. Bandi per accesso al credito Tra il 2005 ed il 2009, infine, sono stati stanziati 18.600.000 Euro (di cui 16.600.000 dall’Assessorato al Commercio e 2.000.000 da quello al Turismo) per: ‣ la formazione e l’incremento del Fondo Rischi dei Consorzi Fidi, in favore delle garanzie da destinare a PMI commerciali lombarde interessate ad investimenti riguardanti l’innovazione di impresa e la realizzazione di programmi integrati di investimento per lo sviluppo territoriale approvati da Regione Lombardia ‣ l’abbattimento tassi. Nel 2009 Regione Lombardia ha previsto uno stanziamento di 6 milioni di euro rivolto alle imprese del commercio e del turismo attraverso la patrimonializzazione dei nostri Consorzi fidi. Grazie a questa apprezzata iniziativa regionale, i confidi ammessi dal bando potranno rilasciare garanzie, sino al 70% del finanziamento, a favore delle imprese. C. Bando per le imprese commerciali che operano nelle aree montane Sono state sottoscritte il 26 giugno 2009 le convenzioni tra Regione e le 18 Comunità montane (con 347 Comuni) che danno il via all'erogazione di circa 6 milioni di euro nei territori di Bergamo, Brescia, Como, Lecco, Sondrio e Varese, per sostenere la rete degli esercizi di prossimità. Per ogni microimpresa del commercio il contributo massimo concedibile è di 20.000 euro. L’iniziativa riprende ed aggiorna le positive esperienze del 2007 e 2008 che hanno visto l’erogazione di oltre 10 milioni di euro da parte della Regione (6,8 milioni di euro) e del Sistema camerale (3,4 milioni di euro), a beneficio di quasi 1.000 imprese commerciali. Complessivamente sono 18 milioni di euro gli stanziamenti decisi per il commercio montano nel corso dell’VIII legislatura a fronte dei quali è stato garantito dalle comunità montane uno stanziamento complessivo di circa 5 milioni di euro. 54 LOMBARDIA D. Bando per i negozi dei piccoli comuni con meno di 2.000 abitanti Nel 2009 per la prima volta è stato emanato un bando per il sostegno finanziario a favore dei piccoli operatori commerciali e alle infrastrutture locali e altri interventi pubblici che si pongono a stretto servizio del commercio. Con il bando, destinato al mantenimento e al consolidamento dell’offerta commerciale di prossimità nei piccoli centri di pianura, sono stati assegnati 4,9 milioni di euro a favore di 93 progetti che coinvolgono complessivamente 109 Comuni lombardi. E. Bandi a favore della riqualificazione della rete distributiva La Regione Lombardia ha dato seguito ad inizio legislatura alle politiche di riqualificazione e di rivitalizzazione del territorio e della rete dei servizi commerciali, avviati nella VII Legislatura con il Piano integrato per il commercio – PIC, mettendo a disposizione di 1.536 beneficiari tra Comuni e aziende commerciali al dettaglio e della somministrazione - circa 54 milioni di euro. Nel 2007 la Regione ha promosso una nuova modalità di Progetti Integrati per la Competitività di Sistema - PICS, in cui veniva per la prima volta riconosciuto al commercio il ruolo di volano per la crescita economica locale e per il rafforzamento della coesione sociale. Con questo Programma 2.165 tra Comuni ed operatori commerciali hanno avuto un sostegno regionale di circa 47 milioni di euro. In occasione della conclusione dell’iniziativa, la nostra Organizzazione ha evidenziato alla Regione i limiti derivanti dal tipo di intervento, rivendicando strumenti di tipo diverso come, ad esempio, ipotesi di valorizzazione di gestione coordinata dei centri commerciali naturali. Anche da questa evidenza, è emersa la necessità di un’evoluzione delle politiche strategiche della Regione, che – attraverso percorsi di informazione, formazione, ed educational sulle best practices e sulle esperienze internazionali di gestione coordinata di centri commerciali naturali – ha portato all’avvio ed al riconoscimento dei Distretti del Commercio. 55 LOMBARDIA LE NOSTRE RICHIESTE ‣ Dare continuità e prevedere un riparto del Fondo Unico per gli Incentivi alle Imprese (come previsto dal Decreto Legislativo 112/1998) proporzionalmente al peso dei singoli settori ed in particolare ai comparti del Commercio, del Turismo e dei Servizi ‣ Prevedere l’istituzione di un fondo a favore delle imprese che subiscono disagi per lavori di pubblica utilità, accompagnato da politiche di agevolazioni fiscali dei Comuni, soprattutto in vista dell’incremento delle opere pubbliche ed infrastrutturali previste per EXPO 2015 ‣ LOMBARDIA Consolidare, anche in vista di Expo 2015 e del ruolo che avranno le vetrine delle attività commerciali, gli interventi di sostegno per l’ammodernamento delle nostre strutture con la riproposizione, anche con aggiuntive tipologie di spesa ammissibile, dell’apprezzata misura di Innova Retail ‣ Definire un Bando per l’acquisto di beni strumentali destinato alle imprese individuali ‣ Proseguire nella valorizzazione e nel sostegno dei luoghi storici del commercio e favorire il passaggio generazionale. 56 LOMBARDIA 3.3.3 Distretti del Commercio SCENARIO A partire dalla l.r. 1/2007 sulla competitività – che contiene importanti disposizioni sulla disciplina dei distretti, nelle loro diverse tipologie (settoriali, tematiche, territoriali) cui, come richiesto dalla nostra Organizzazione, possono aderire tutti i soggetti della filiera e quindi anche le imprese della distribuzione, dei servizi, e del turismo – si è approdati al riconoscimento normativo dei Distretti del Commercio. La nostra Organizzazione ha spesso sensibilizzato Regione e Sistema Camerale sull’importanza del sostegno ai piccoli esercizi di vicinato dei centri storici, con l’obiettivo di favorire iniziative di aggregazione e di animazione a beneficio dei comuni, dei cittadini e degli operatori commerciali, partecipando attivamente anche ad iniziative di benchmarking internazionale nel 2007 e 2009 in Spagna (Barcellona, Bilbao e Granollers), in Francia (Lione e Neuville sur Saone) in Inghilterra (Londra, Nottingham e Lincoln). Il commercio ha, infatti, dimostrato di essere un settore al passo con i tempi, in grado di orientare e delineare mode e tendenze, di evolvere seguendo le trasformazioni sociali ed i comportamenti d’acquisto dei consumatori. La sfida oggi è quella di ripensare le città come luoghi densi di relazioni sociali in cui ci si senta sicuri e dove sia fondamentale l’attenzione al verde ed alla qualità dell’aria. Lo strumento dei Distretti del Commercio della Lombardia – di cui oggi riconosciamo i presupposti di successo – sono un chiaro e brillante esempio di politiche di prospettiva e di crescita, che vedono un forte processo di condivisione con le forze economiche e sociali del territorio, rappresentando un esempio riuscito e concreto di sussidiarietà verticale ed orizzontale. Il Distretto del Commercio è, dunque, una scelta strategica per valorizzare le risorse del territorio e per dare adeguate risposte ai bisogni di tutti i soggetti interessati, istituzioni, imprenditori e utenti finali. La grande innovazione consiste, quindi, nell’affiancare al modello finora prevalente di politiche di sviluppo erogate dall’alto, tendenzialmente incentrate alla sola dimensione economica, un modello che prevede un approccio integrato dal basso che attribuisce valore alla variabile territoriale e che punta alla riqualificazione dell’ambiente, al miglioramento della qualità della vita, puntando sulle aggregazioni di imprese ed esercizi commerciali e favorendo la pianificazione di servizi in condivisione. Sono tre i bandi pubblicati dalla Regione Lombardia per l’avvio dei Distretti del Commercio. 57 LOMBARDIA Il primo, che risale al 7 agosto 2008, ha visto un contributo regionale complessivo di 20,7 milioni di euro a favore di 40 distretti approvati: ‣ 12 Distretti Urbani del Commercio (Capoluoghi di Provincia) ‣ 10 Distretti diffusi costituiti da Comuni singoli con oltre 25.000 residenti ‣ 18 Distretti Diffusi costituiti da aggregazioni di almeno tre Comuni Il secondo, del 25 maggio 2009, ha visto un contributo regionale complessivo di circa 11 milioni di euro a favore di 32 distretti approvati: ‣ 4 Distretti diffusi costituiti da Comuni singoli con oltre 25.000 residenti ‣ 28 Distretti Diffusi costituiti da aggregazioni di almeno tre Comuni Il 25 novembre 2009 è stato avviato il terzo bando per la costituzione di distretti diffusi con uno stanziamento complessivo di 27,7 milioni di euro. Il bando, scaduto il 30 gennaio 2010, ha presentato alcune novità rispetto alle precedenti edizioni, tra le quali la possibilità di presentazione di Distretti Diffusi costituiti da Comuni singoli con oltre 15.000 residenti. Sono state presentate 90 nuove proposte di distretto. Ad oggi sono 72 i Distretti del Commercio riconosciuti, che hanno ottenuto un contributo regionale complessivo di 31,7 milioni di euro. Localizzazione dei comuni partecipanti ai primi due bandi 58 LOMBARDIA LE NOSTRE RICHIESTE ‣ Proseguire l’iter avviato da Regione Lombardia per il monitoraggio delle dinamiche di evoluzione dei distretti in Lombardia – anche attraverso i laboratori dei distretti – e consolidare le azioni di benchmarching internazionale, anche con educational tour, a favore dello sviluppo e della competitività dei distretti riconosciuti ‣ Avviare politiche formative espressamente rivolte agli attori dei distretti ed ai manager e agli steward per poter beneficiare nel prossimo futuro di nuovi strumenti e competenze ‣ Consolidare l’esperienza maturata dai Distretti riconosciuti per garantirne, anche attraverso un adeguato sostegno economico, sviluppo, competitività ed attrattività a livello internazionale. 59 LOMBARDIA 3.3.4 ADP tra Regione e sistema camerale lombardo SCENARIO Nell’ambito dell’Accordo di programma tra Regione Lombardia e Sistema Camerale Lombardo avviato nel giugno 2006, importanti Misure previste sui primi tre dei sette Assi di intervento (innovazione; internazionalizzazione; promozione del territorio e ambiente; modernizzazione ed efficienza dell'azione amministrativa; artigianato e microimprese; promozione dell'attrattività del mercato lombardo; sistema infrastrutturale) hanno riscosso particolare attenzione da parte delle nostre imprese. A partire dal 2006, sono state avviate alcune prime iniziative che hanno coinvolto da vicino le nostre imprese. Ci si riferisce al bando a sostegno della “Innovazione per la competitività delle micro e PMI lombarde”, ed il bando “Efficienza e innovazione energetica nelle imprese”, per l’azione relativa alla realizzazione di impianti solari per la produzione di acqua e aria calda. Nell’ambito dell’Asse 2, dedicato alla “Internazionalizzazione”, è stato promosso il bando Internazionalizzazione che ha visto impegnata la nostra Organizzazione, anche come soggetto attuatore, e cioè Ente riconosciuto dalla Regione in grado di fornire un servizio alle aziende che hanno ottenuto un voucher per la ricerca di partner commerciali all’estero. All’interno dell’Asse 6 – Promozione dell’attrattività del territorio lombardo, è stato inoltre attivato nel dicembre 2006 il bando per lo start up e gestione IAT negli aeroporti internazionali lombardi ed utilizzato per il sistema dell’aeroporto di Orio al Serio. Nel marzo del 2007, a seguito della proficua collaborazione tra Regione, Sistema camerale e nostra Organizzazione volta a valorizzare i negozi storici, cioè quelli che definiamo i “Monumenti vivi” dei nostri comuni, è stato pubblicato il Bando per la conservazione e lo sviluppo delle botteghe e dei negozi storici lombardi, all’interno dell’Asse 3 “Promozione del territorio e ambiente” dell’Accordo di Programma tra Regione e Sistema camerale lombardo. Questa iniziativa ha permesso a 57 negozi storici di rilievo locale e regionale di accedere a quasi 700.000 euro di finanziamenti regionali per il restauro e la manutenzione straordinaria di locali, insegne, decori, arredi, vetrine, attrezzature, macchinari; per l’acquisto di beni strumentali, attrezzature ed impianti per la sicurezza dei locali, strumentazione informatica e per l’attività formativa; per la pubblicità, la promozione e la comunicazione; ed anche per far fronte ai canoni di affitto dei locali sede dell’attività d’impresa. 60 LOMBARDIA Nel 2007 sono stati avviati all’interno dell’Accordo di Programma tra Regione e Sistema Camerale lombardo i seguenti bandi nell’ambito: ‣ dell’Asse 2 Internazionalizzazione, che ha promosso la partecipazione delle aziende a fiere internazionali in Italia ed all’estero e a missioni economiche all’estero ‣ dell’Asse 3 Promozione del territorio e ambiente con le seguenti iniziative: ‣ Bando per la conservazione e sviluppo botteghe artigianali e negozi storici (marzo 2007) ‣ Educational Tour sulle politiche di gestione integrata dei centri commerciali naturali (in Spagna e Inghilterra) al quale numerosi nostri rappresentanti hanno partecipato e portato un fattivo contributo alla declinazione dei futuri interventi regionali sui distretti del commercio ‣ Logistica sostenibile delle merci in ambito urbano ‣ Azioni per la Competitività di Sistema su singoli territori (nelle province di Como, Lodi, Mantova, Pavia, Sondrio e Varese) ‣ dell’Asse 6 Promozione dell’attrattività del mercato lombardo con l’avvio di progetti di Promozione turistica all'estero e di Innovazione e qualità (bandiere arancioni per comuni - alberghi 7 stelle - certificazione ISNART). Nel 2008 è stato promosso un nuovo bando innovazione all’interno dell’Asse 1 dell’ADP, in cui Confcommercio Lombardia ha espresso le proprie criticità rispetto alle linee di Bando Innovazione presentate (energia, sostenibilità e sicurezza sul lavoro) in quanto non rispondenti alle esigenze delle aziende dei nostri settori, per cui abbiamo chiesto ed ottenuto una misura che effettivamente rispondesse alle esigenze di innovazione nel commercio. L’iniziativa avviata sotto la denominazione di “Innova retail”, e destinata esclusivamente all’innovazione delle micro e piccole imprese commerciali, ha riscosso notevole interesse presso le nostre imprese, con 583 imprese commerciali finanziate con un contributo regionale di 4.500.000 euro e uno camerale di 2.250.000 euro. Nell’ambito dell’Asse 2 - Internazionalizzazione, è stato pubblicato a marzo 2008 il nuovo bando che prevede l’assegnazione alle imprese di voucher Multiservizi per il sostegno dell’Internazionalizzazione delle PMI lombarde. Nel 2009 l’iniziativa di innovazione nel settore commerciale “Innova retail” è stata riproposta con alcuni aspetti migliorativi (come l'incremento del contributo, dal 35% al 50%; la riduzione della soglia minima di investimento, da 7.500 euro a 5.000 euro; l'ampliamento dei soggetti beneficiari: piccole imprese fino a 49 dipendenti, rispetto al limite precedente di 15 dipendenti; settore ingrosso, che non era compreso nel precedente bando e la diminuzione del costo della cauzione, da 500 euro a 250 euro) che hanno determinato un totale apprezzamento da parte delle nostre imprese con l’esaurimento in pochi giorni delle risorse stanziate oltre 6,5 milioni di euro (4.400.000 euro da parte della Regione e 2.200.000 del Sistema camerale) da parte di 1.281 imprese commerciali. 61 LOMBARDIA Nell’ambito dell’Asse 2 – Internazionalizzazione, nel luglio 2009 è stato pubblicato il bando per l’assegnazione di voucher alle Micro e Piccole imprese lombarde per l’abbattimento dei costi di partecipazione alle manifestazioni fieristiche di qualifica internazionale in Lombardia. Eguale misura è stata pubblicata nel novembre 2009 a sostegno delle iniziative di internazionalizzazione del 2010. L’Accordo è stato rinnovato nel 2010 attraverso una razionalizzazione dei sette Assi in tre nuovi Assi trasversali in un’ottica di semplificazione e trasversalità: ‣ Asse 1 “Competitività delle imprese”; ‣ Asse 2 “Competitività dei territori”; ‣ Asse 3 “Microimpresa e Artigianato”. LE NOSTRE RICHIESTE ‣ Evitare che i nuovi Assi dell’ADP si prestino a facili standardizzazioni in modo da non pregiudicare le peculiarità e le esigenze di innovazione dei singoli settori ‣ Prevedere, nell’ambito delle Misure dell’Asse 1 “Competitività delle imprese”, specifiche soluzioni di sostegno effettivamente rispondenti alle esigenze di ciascun settore, tipologia e dimensione di investimento, e non solo destinate al sistema manifatturiero ‣ Prevedere, nell’Asse 2 “Competitività dei territori”, apposite misure che possano valorizzare le precedenti esperienze dei Distretti del Commercio, di sostegno agli LOMBARDIA esercizi di vicinato nei piccoli comuni, e delle azioni per la competitività del territorio (ACT), con l’obiettivo di favorire la crescita economica, l’occupazione, la promozione del Made in Lombardy e l’attrattività dei comuni lombardi, anche in vista di Expo 2015 ‣ Assicurare continuità – attraverso apposite misure del terzo Asse dedicato alla Micro impresa – ad iniziative effettivamente rispondenti al principio dello Small Business Act come ad esempio il bando sull’innovazione e l’efficienza energetica dello scorso febbraio 2010 per la sostituzione e l’acquisto di macchinari e attrezzature ‣ Declinare con maggior efficacia il ruolo della micro impresa, sottolineando la peculiarità strutturale rispetto alla specificità delle imprese artigiane. 62 LOMBARDIA 3.3.5 Programmazione Comunitaria 2007 - 2013 SCENARIO La nuova Programmazione Comunitaria 2007 - 2013, che destina circa 2.200.000.000 Euro, ripartiti su tutto il territorio lombardo, presenta rilevanti novità rispetto alla precedente Programmazione 2000 - 2006, soprattutto per quanto riguarda il FESR (Fondo Europeo di Sviluppo Regionale). Infatti, non sono più destinate risorse comunitarie per le sole zone svantaggiate del precedente Obiettivo 2, ma tali risorse vengono distribuite su tutto il territorio regionale sulla base di specifici obiettivi. In particolare, le risorse per il settennio 2007 - 2013 sono così assegnate: ‣ 530.000.000 Euro destinati al Programma Operativo "Competitività” (pari a 100.000.000 Euro in più rispetto al Programma 2000 - 2006) per obiettivi indicati in specifici assi prioritari, quali: ‣ ‣ Innovazione ed economia della conoscenza ‣ Energia ‣ Mobilità sostenibile ‣ Tutela e valorizzazione del Patrimonio naturale e culturale; 800.000.000 Euro dedicati al Programma Operativo "Occupazione" per la formazione, occupazione, capitale umano ed integrazione sociale (ex Obiettivo 3 – FSE); A. ‣ 91.000.000 Euro destinati al Programma Operativo "Transfrontaliero Italia Svizzera"; ‣ 780.000.000 Euro destinati al Piano di Sviluppo Rurale. Il Programma Operativo Occupazione – FSE 2007-2013 Il Programma Operativo Occupazione – FSE 2007-2013 è lo strumento attraverso il quale Regione Lombardia, abbracciando le indicazioni comunitarie della Strategia di Lisbona e del Piano Comunitario per la crescita e l’occupazione, dà attuazione alle iniziative della Programmazione Comunitaria per il periodo 2007-2013. E’ lo strumento per definire i progetti da finanziare con il Fondo Sociale Europeo (FSE). Le linee di indirizzo del POR sono orientate a dotare la Lombardia di strumenti e interventi capaci di rispondere alle sfide del mercato globale e di sviluppare le condizioni per potersi confrontare con le altre economie internazionali. In particolare con il POR Occupazione si vuole rafforzare l’azione regionale già in atto diretta a sostenere il capitale umano. Il POR si sviluppa su quattro Aree prioritarie di intervento: ‣ Asse 1 – Adattabilità (volto a sostenere la capacità di adattamento ai mutamenti da parte dei lavoratori/trici e delle imprese) 63 LOMBARDIA ‣ Asse 2 - Occupabilità (finalizzato a favorire la crescita occupazionale e la stabilità della condizione lavorativa) ‣ Asse 3 - Inclusione sociale (per favorire l'integrazione sociale e lavorativa dei soggetti deboli) ‣ Asse 4 - Capitale Umano (per rafforzare il Capitale Umano a sostegno della crescita della competitività del sistema socio-economico lombardo). Molteplici sono i destinatari degli interventi del POR (Dote Soggetti deboli; Dote Formazione e Dote Lavoro; Dote Lavoro Ammortizzatori Sociali; Dote residenzialità; Dote Formazione Successo Formativo, A.F. 2009/2010; Dote Lavoro Lavoratori in somministrazione; Dote Formazione - Percorsi di formazione linguistica per titolari di licenza taxi; Dote Formazione Operatori delle Forze di Polizia): in primo luogo i cittadini, ma anche scuole, consorzi, gli enti locali, i sistemi associativi, le parti sociali, il sistema dell’università e della ricerca. B. Il POR Competitività FESR 2007-2013 Il Programma Operativo Regionale (POR) Obiettivo Competitività è lo strumento di programmazione predisposto da Regione Lombardia ai fini dell’attuazione della programmazione comunitaria: attraverso il POR, infatti, Regione Lombardia definisce le iniziative di sostegno per la competitività del sistema produttivo e dei territori da finanziare tramite il Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR). Il POR, approvato dalla Commissione Europea con Decisione C (2007) n. 3784 del 1 agosto 2007, trova i suoi fondamenti negli obiettivi della Strategia di Lisbona, di Goteborg e del Piano Comunitario per la crescita e l’occupazione, obiettivi che sono stati declinati nei Regolamenti Comunitari e nel Quadro Strategico Nazionale per le politiche di coesione 2007/2013. L’obiettivo generale che il POR si propone è quello di rafforzare la competitività e la dinamicità dell’economia regionale e di incrementare la coesione sociale, economica e territoriale. Le iniziative avviate riguardano: ‣ la realizzazione di progetti di ricerca industriale e sviluppo sperimentale relativi alla valorizzazione del patrimonio culturale, caratterizzati da un elevato livello di innovazione tecnologica e finalizzati alla messa a punto di nuovi prodotti, processi e/o servizi o al notevole miglioramento di prodotti, processi e servizi già esistenti (con uno stanziamento di 3 milioni di euro); ‣ il FRIM FESR dedicato alle imprese del manifatturiero e dei servizi, che ha già finanziato progetti per un totale di 6.557.800 di euro, su uno stanziamento di 35 milioni di euro; 64 LOMBARDIA LOMBARDIA ‣ il “MADE IN LOMBARDY” con lo stanziamento di 33 milioni di euro per favorire la garanzia, cui si aggiungono 4 milioni per la redazione del Business Plan a corredo della domanda di investimento; ‣ il Fondo JEREMIE FESR con 9 milioni di euro. I Programmi Operativi Regionali hanno raccolto le osservazioni di Confcommercio Lombardia, in particolare sul Terziario e sugli espliciti riferimenti alle imprese commerciali, dei servizi e del turismo, tra i soggetti destinatari delle misure sull’innovazione. Sono tuttavia evidenti le criticità emerse in questi primi bandi circa la loro fruibilità per le nostre micro e piccole imprese. Ci si riferisce, in particolare, al FRIM FESR, JEREMIE FESR, MADE IN LOMBARDY, che rispondono ad esigenze di innovazione troppo elevate rispetto alle necessità di innovazione organizzativa e di processo dei nostri operatori. LE NOSTRE RICHIESTE ‣ Aggiornare e rivedere le politiche della Programmazione Comunitaria 2007 – 2013 POR FESR in un’ottica di massima partecipazione alle misure secondo specifiche esigenze di innovazione, non solo di prodotto, ma anche organizzativa e di processo ‣ Prevedere interventi differenziati, nell’ambito delle Misure attuative del POR FESR, a seconda della tipologia di imprenditore e delle relative capacità di investimento ‣ Consolidare lo strumento dei Distretti del commercio attingendo a risorse attraverso il POR FESR - Asse 1, dedicato alla “Innovazione ed economia della conoscenza” e Asse 4 dedicato alla “Tutela e valorizzazione del patrimonio naturale e culturale” ‣ Prevedere apposite iniziative di sostegno alla formazione, nell’ambito delle misure contemplate dal POR FSE 2007 – 2013, all’interno dell’Asse della Adattabilità dei lavoratori e delle imprese, a favore dei titolari delle PMI, dei loro familiari e dei soci. 65 LOMBARDIA 3.3.6 Bandi per il settore Turismo SCENARIO Sul piano dei finanziamenti al comparto turistico, negli ultimi anni si è assistito ad un costante ampliamento degli strumenti: Sistemi Turistici Locali, linea di intervento 6.3 dell’Accordi di Programma fra Regione Lombardia e Sistema camerale, Programmazione comunitaria. La maggior parte delle risorse rese disponibili sono state impiegate in interventi di amministrazioni pubbliche: Province, Comuni, Comunità montane. Le risorse utilizzate da soggetti privati, attraverso i canali sopra citati, sono state residuali. Di diretto impatto sulle imprese sono stati i fondi del Docup 2002-2006 rivolti alle Aree obiettivo 2 e, più recentemente, il bando che ha messo a disposizione 2 milioni di euro a sostegno del credito per le imprese del turismo (Decreto n. 2861 del 24 marzo 2009) e il Programma per la competitività delle imprese del turismo lombardo, che ha messo a disposizione 17.400.000 euro attraverso tre misure dedicate alla qualificazione di strutture e servizi, alle reti di impresa e ad un fondo di rotazione per finanziamenti a tasso agevolato. Il Programma per la competitività delle imprese turistiche si è rivelato uno strumento innovativo che ha inteso favorire la realizzazione di progetti di sviluppo unitari. Le modalità di accesso alle risorse, però, si sono rivelate complesse per le singole aziende e ciò ha limitato la loro partecipazione ai bandi. All’interno degli strumenti di finanziamento a favore delle imprese turistiche un ruolo importante potrà essere svolto dai Confidi, già direttamente coinvolti nelle iniziative di sostegno a favore delle imprese del commercio e del turismo con un’integrazione del loro fondo rischi realizzata con il Decreto n. 2861/2009. Il provvedimento varato quale misura di emergenza potrebbe essere riproposto quale misura strutturale per lo sviluppo dell’offerta ricettiva. La Regione – dopo aver avviato un percorso diretto a sostenere i Sistemi Turistici, agevolando in particolare gli interventi promossi dagli Enti locali aderenti agli stessi Sistemi sul territorio - ha dato avvio nel 2009 recependo le nostre richieste di attenzione ad un settore decisivo per lo sviluppo economico territoriale – ad una serie di interventi a favore delle imprese. Si tratta di un apprezzato intervento regionale dopo una attesa di oltre sei anni per l’ottenimento di un contributo in conto capitale, fatta eccezione per alcuni territori in zona Obiettivo 2 che hanno potuto beneficiare degli interventi della Programmazione Comunitaria 2000/2006. Dando applicazione al Programma per la competitività delle imprese turistiche lombarde, nell’agosto del 2009 sono state infatti pubblicate le “Modalità per l’accesso alle risorse per lo sviluppo della competitività delle imprese turistiche lombarde” che ha destinato 17,4 milioni di euro al comparto turistico attraverso tre misure: ‣ Misura A: rivolta alla qualificazione delle strutture e dei servizi, l’innovazione dei prodotti e processi di impresa attraverso l’incremento della qualità dell’accoglienza di luoghi e destinazioni nell’ambito dei Sistemi Turistici (6,4 milioni di euro) 66 LOMBARDIA ‣ Misura B: dedicata allo sviluppo delle reti di impresa per l’integrazione delle attività e dei servizi di interesse turistico al fine di ottenere delle economie di scala e rendere più competitiva l’offerta sul mercato (5 milioni di euro) ‣ Misura C: creazione fondo di rotazione per lo “Sviluppo Turistico” per la concessione alle micro e PMI del Turismo di un finanziamento agevolato ad un tasso dello 0,5% applicato alle risorse messe a disposizione dalla Regione, fino ad un massimo del 70% dell’intervento finanziario (6 milioni di euro). Le Misure A e B hanno previsto contributi (nella misura massima del 50% delle spese ammissibili) per la presentazione di Programmi di Sviluppo della competitività che raccolgono Progetti di investimento di singole imprese turistiche. I relativi bandi sono stati pubblicati nell’agosto (Misura A e B) e nel dicembre del 2009. Nel dicembre 2009 è stato riattivato in via eccezionale il fondo previsto dalla legge regionale 27 giugno 1988, n. 36 “Incentivi per l’ammodernamento, potenziamento e qualificazione delle strutture ed infrastrutture turistiche in Lombardia" grazie all’utilizzo delle risorse residue del “Fondo contributi in conto abbattimento interessi”. In base all’accertamento di disponibilità residue, sono state rese disponibili risorse pari 6.294.975,88 euro, che sono state destinate in via prioritaria a domande già presentate e non finanziate per esaurimento dei fondi. Tra gli interventi finanziabili: l’acquisto, costruzione, ricostruzione, adattamento di strutture ricettive, complementari e infrastrutture, nonché le attrezzature per servizi centralizzati. LE NOSTRE RICHIESTE ‣ Proseguire il processo di sostegno alle imprese turistiche avviato nel 2009 con modalità semplificate per l’accesso ai contributi ‣ Prevedere specifiche iniziative dirette a qualificare l’offerta turistica in vista di EXPO 2015, anche con il sostegno per gli interventi innovativi di prodotto e di processo e efficienti dal punto di vista energetico/ambientale ‣ Sostenere l’innovazione tecnologica, anche con incentivi al passaggio al digitale terrestre ed all’introduzione di servizi telematici e con tecnologie wi-fi attraverso una iniziativa che potremmo denominare “Innova Hotel”, seguendo la positiva esperienza dello strumento “Innova retail” adottato per il comparto del commercio. 67 LOMBARDIA 3.3.7 Misure a sostegno del comparto dei servizi SCENARIO In coerenza con il Programma regionale di sviluppo, che fa dell’innovazione la leva fondamentale dello sviluppo, ed attraverso l’attuazione degli strumenti della l.r. 1/2007 sulla competitività, l’attenzione della Regione si è focalizzata sul cosiddetto terziario avanzato o innovativo (i servizi all’innovazione, alla comunicazione, al marketing, all’accesso ai capitali, alla formazione, all’elaborazione di informazioni, ecc.), è cioè verso quei servizi che consentono alle imprese di accrescere la capacità di innovare. In questi anni, abbiamo visto quindi un impegno crescente dell’Assessorato verso il sostegno del settore dei Servizi con alcuni interventi che, da sperimentali, si sono dimostrati efficaci al punto da essere perfezionati e riproposti. Nel 2007, infatti, è stato attivato un primo bando di natura sperimentale volto ad incentivare la creazione di imprese ad alta intensità di conoscenza per la produzione di servizi innovativi o tecnologicamente avanzati. Bando che – con alcuni perfezionamenti anche dietro nostra proposta – è stato riproposto nel 2009, con il coinvolgimento anche delle Camere di Commercio, nell’ambito dell’Asse 1 “Innovazione” dell’Accordo di Programma. Complessivamente le domande presentate sono state 337, di cui finanziate 78 per un totale di finanziamenti concessi di oltre 7 milioni di euro. Sono stati, sempre con gli stessi bandi, finanziati progetti d’investimento che, attraverso l’utilizzo di tecnologie innovative – ed in particolare attraverso l’ICT – migliorassero i processi, l’organizzazione e i servizi prodotti. Le domande presentate sono state 258, di cui 54 finanziate per un totale di oltre 3,8 milioni di euro. Sempre nell’ambito dei bandi del 2007 e del 2009, sono stati finanziati progetti volti a favorire la crescita dimensionale, attraverso lo stimolo alla capacità delle imprese di produrre, attraverso l’aggregazione, servizi cosiddetti “global service” o “chiavi in mano” maggiormente rispondenti ai bisogni del mercato. Le domande presentate sono state 71, di cui 27 finanziate con un contributo complessivo di oltre 3,7 milioni di euro. Oltre a queste iniziative, l’impegno dell’Assessorato ai Servizi si è indirizzato verso la diffusione dell’innovazione tra le imprese di logistica, in quanto la nostra Regione rappresenta il principale polo logistico italiano, considerando tanto la generazione di flussi, quanto la concentrazione delle funzioni direzionali del settore logistico. Sono stati, in particolare, incentivati 17 progetti volti a favorire l'utilizzo di tecnologie infotelematiche innovative, con un contributo regionale di oltre 2 milioni di euro. La linea di sostegno all’innovazione delle imprese è stata confermata anche con l’attivazione nel 2009 del “FIMSER - Fondo per l'innovazione e l'imprenditorialità del settore dei servizi alle imprese”, volto ad incentivare, con oltre oltre 7,3 milioni di euro, il sostegno: 68 LOMBARDIA ‣ alla creazione di nuove imprese di produzione di servizi innovativi o di global service o servizi chiavi in mano; ‣ all’innovazione dei processi e dell’organizzazione e alla produzione di servizi innovativi; ‣ agli investimenti per l’apertura ai mercati internazionali. LE NOSTRE RICHIESTE: ‣ Riconoscere il ruolo ed il peso di un settore che sarà sempre più trainante per l’economia lombarda ‣ Prevedere adeguate risorse per tradurre le aspettative di crescita e sviluppo delle nostre imprese in occasioni di investimento ‣ Prevedere iniziative volte a sostenere la sostituzione dei macchinari, hardware e software ‣ Ampliare i soggetti beneficiari del bando 2010 sull’efficienza energetica per la sostituzione dei macchinari/attrezzature, alla parte dei servizi attualmente esclusa ‣ Snellire le procedure per la presentazione delle domande al fine di facilitare le imprese nella compilazione delle stesse, senza gravare sull’organizzazione e sui tempi. 69 LOMBARDIA 3.4. La XI legislatura per Expo 2015 3.4.1 Il contesto di riferimento L’aggiudicazione alla città di Milano dell’Expo 2015 è un successo per la Lombardia che fornisce le opportunità per accrescere la competitività e l’attrattività dell’intero territorio regionale. EXPO 2015 è, infatti, già ora, a cinque anni dall’evento, un potente acceleratore di interventi in campo infrastrutturale di cui beneficeranno tutti i comparti del tessuto economico lombardo. Regione Lombardia ha svolto un ruolo chiave, sia nella fasi di candidatura, che in quella di programmazione e sviluppo dell’organizzazione dell’evento. La Regione ha partecipato alla costituzione della società EXPO 2015 e si è fatta promotrice dell’Accordo Quadro di Sviluppo Territoriale (AQST) per EXPO 2015 che ha individuato 65 opere la cui ultimazione è prevista per il settembre 2014. Gli interventi sono stati suddivisi in tre categorie: ‣ 13 opere essenziali per 1,854 mld di euro: riguardano l'area in cui si svolgerà la manifestazione, i collegamenti stradali, il potenziamento di metro, le vie d'acqua ‣ 17 opere connesse per 11,718 mld di euro: interventi esterni all'area Expo, quali Pedemontana, Brebemi, MM4 e MM5 ecc. ‣ 35 opere necessarie per 11,305 mld di euro: potenziamento linee ferroviarie, collegamenti MM2 ad Assago e a Vimercate ed MM3 a Paullo, potenziamento della MilanoLaghi ecc. L’AQST è stato sottoscritto, oltre che dalla Regione Lombardia, dal Commissario straordinario delegato di Governo, dalla Provincia di Milano, dal Comune di Milano, dalla Camera di Commercio di Milano e dalla Società EXPO 2015. Successivamente, sono stati individuati nove ambiti di intervento: ‣ infrastrutture per l'accessibilità; ‣ valorizzazione turistica e offerta culturale; ‣ interventi a favore del capitale umano; ‣ assetto ambientale e idrogeologico; ‣ assetto e valorizzazione del sistema rurale e agro-alimentare; ‣ sviluppo e riqualificazione territoriale; ‣ interventi straordinari di assistenza sanitaria; ‣ interventi straordinari in tema di sicurezza; ‣ interventi straordinari in tema di servizi di pubblica utilità. 70 LOMBARDIA La Regione, nell’ottobre 2008, ha dato vita al “Tavolo Lombardia per EXPO 2015”, organo istituzionale di pianificazione e coordinamento che definisce e verifica le modalità di attuazione dell’AQST. Partecipano al Tavolo, oltre ai vertici delle istituzioni locali, anche i Ministeri dell’Economia, delle Infrastrutture e del Turismo. Nei primi mesi del 2009 la Regione ha sottoscritto protocolli di collaborazione con le Regioni Veneto ed Emilia Romagna in materia di energia, infrastrutture e trasporti, cultura e turismo. Un ulteriore protocollo specificamente dedicato al turismo è stato stipulato dalla Regione con l’allora Sottosegretario al Turismo, EXPO 2015 spa e Comune di Milano, per la definizione di iniziative congiunte in materia di promozione turistica e valorizzazione del patrimonio artistico. Sempre su iniziativa della Regione Lombardia il 16 e 17 luglio 2009 si sono tenuti presso il Teatro dal Verme gli Stati Generali di EXPO 2015: primo grande confronto fra istituzioni e componenti economiche e sociali della collettività milanese, organizzato in collaborazione con il Comune di Milano ed EXPO 2015 spa. L’evento ha fornito una vasta panoramica delle opportunità offerte dall’organizzazione dell’esposizione universale grazie al contributo di Organizzazioni di Categoria e Associazioni che possono riempire di contenuti ed iniziative la preparazione e la realizzazione dell’Expo. 71 LOMBARDIA 3.4.2 Le ricadute sul sistema del Terziario SCENARIO Tanto i temi quanto le prospettive create dalla manifestazione investono in maniera diretta tutti i comparti rappresentati dal sistema Confcommercio Lombardia: il settore dell’alimentazione con le categorie dei pubblici esercizi e della ristorazione collettiva, in primis. Ma un ruolo essenziale sarà svolto da tutte le imprese dell’accoglienza: strutture ricettive, agenzie di viaggio, guide turistiche. A questi settori ad impatto diretto se ne aggiungono molti altri che verranno necessariamente coinvolti nelle attività di organizzazione e promozione della manifestazione: gli operatori della rete commerciale saranno una componente importante del sistema dell’accoglienza in quanto entreranno in contatto con i visitatori della manifestazione. Le aziende dell’ICT forniranno le tecnologie per consentire alle aziende di colmare il digital divide e vincere la sfida dell’innovazione sul mercato internazionale. Sarà fondamentale fare rete: mettere a sistema tutte le risorse del sistema del commercio, del turismo e dei servizi per iniziative di grande rilevanza che possano trarre spunto dalle tematiche dell’alimentazione. Perché l’EXPO possa portare benefici reali ai cittadini e alle imprese lombarde è necessario considerarlo non come un obiettivo ma come uno strumento per raggiungere risultati duraturi in termini di competitività, attrattività, miglioramento della qualità della vita, crescita del sistema economico lombardo. A.Infrastrutture Il rafforzamento delle infrastrutture è il primo passo necessario per rendere pienamente accessibile e fruibile il territorio lombardo. Opere come la BreBeMi, la Pedemontana, la Tangenziale Est, l’ampliamento della rete metropolitana milanese saranno una delle componenti tangibili dell’eredità dell’EXPO. Un elemento chiave della rete infrastrutturale è il sistema aeroportuale che con il taglio dei voli europei e intercontinentali di Alitalia sull’aeroporto di Malpensa ha penalizzato tanto i flussi turistici internazionali quanto gli scambi commerciali. Il grande successo dei voli low-cost si è rivelato decisivo per lo scalo di Orio al Serio ma rischia di rivelarsi insufficiente ad una forte e decisiva ripresa di Malpensa. LE NOSTRE RICHIESTE ‣ Adottare ulteriori misure a sostegno dell’aeroporto di Malpensa, con particolare attenzione all’acquisizione di nuove rotte internazionali ‣ LOMBARDIA Aprire, in sede di Patto per lo Sviluppo, un dialogo con le parti sociali, per condividere le scelte sulla realizzazione delle grandi opere e sulle azioni all’interno dei 9 ambiti di intervento individuati all’interno dell’AQST - Accordo Quadro di Sviluppo Territoriale. 72 LOMBARDIA B.La rete dell’accoglienza Le stime sul numero di partecipanti all’EXPO riportate nel Dossier di candidatura prevedono nel corso dei sei mesi di apertura dell’EXPO 21 milioni di visitatori e 29 milioni di ingressi. Di questi ultimi, il 51% saranno attivati da visitatori provenienti dal Nord Italia. Gli italiani rappresenteranno il 72,7% delle visite: i visitatori internazionali rappresenteranno solo il 27,8% del totale di cui il 19,8% europei e il 7,5% extraeuropei. Sempre in base a dati del 2005, i posti letto presenti nella cosiddetta “isocrona” di distanza temporale di 90 minuti dal sito dell’EXPO erano 511.167. Nello stesso anno i posti letto in Lombardia erano 270.142. Nel 2008 i posti letto in Lombardia sono diventati 326.246 con una crescita del 21% e, sulla base delle notizie relative ai nuovi investimenti in atto, la capacità ricettiva della Lombardia è destinata ad aumentare ancora considerevolmente. LE NOSTRE RICHIESTE ‣ Valorizzare la rete di strutture ricettive esistenti incentivando la qualificazione e diversificazione in funzione dei partecipanti ad EXPO 2015: visitatori, espositori, esperti ‣ Rendere disponibili risorse per le strutture ricettive per accrescere il livello dei servizi in tutte le province lombarde, rinnovando le dotazioni, creando misure di finanziamento concordate con le Associazioni di categoria. C.Condizioni per attrattività del territorio I dati riportati dal Dossier di candidatura sottolineano anche la necessità di investire risorse nel rafforzamento dell’attrattività del territorio regionale. E’ ragionevole pensare che nel 2015, tenuto conto del livello di innovazione tecnologica raggiunto, un’esposizione universale non sarà in grado da sola di attrarre grandi flussi turistici. Già oggi, gli organizzatori dell’EXPO di Shanghai stanno predisponendo in internet una manifestazione virtuale, parallela a quella che si aprirà nel maggio 2010. Ciò che garantirà il successo di EXPO 2015 in termini di visitatori e, soprattutto, di crescita duratura dei flussi turistici sarà la forza di attrazione che il territorio regionale avrà raggiunto nei mesi di apertura della manifestazione. EXPO 2015 dovrà essere un evento reso straordinario da tutto ciò che i visitatori potranno sperimentare nella nostra Regione. Per creare l’attesa e il desiderio di visitare EXPO e la Lombardia, anche e soprattutto da realtà lontane, è necessario dedicare risorse alla promozione delle opportunità che la nostra Regione è in grado di offrire: il patrimonio artistico e ambientale, gli itinerari enogastronomici e tutti gli eventi - culturali, sportivi, di spettacolo ecc. - che saranno pubblicizzati e realizzati durante e dopo EXPO 2015. 73 LOMBARDIA In proposito, la Regione Lombardia ha già approvato nell’ambito delle azioni per la valorizzazione turistica e l’offerta culturale inquadrate nell’AQST, la linea d’intervento “Circuiti ed itinerari d’acqua e civiltà in preparazione di EXPO 2015” che intende valorizzare le vie d’acqua comprese tra l’Adda e il Ticino attraverso progetti multifunzionali e sovracomunali. Le iniziative saranno realizzate grazie ad una disponibilità di 25 milioni di euro. A questa iniziativa dovranno seguire altri programmi di promozione, in grado di far risaltare le eccellenze della Regione. LE NOSTRE RICHIESTE ‣ Concordare con le Associazioni di categoria appartenenti al sistema Confcommercio Lombardia azioni di promozione del patrimonio culturale, ambientale, enogastronomico e delle manifestazioni volte a crescere l’appetibilità del territorio lombardo LOMBARDIA ‣ Utilizzare i Distretti Urbani del Commercio per individuare, condividere e realizzare progetti di promozione e qualificazione del territorio in funzione di EXPO 2015. D.Formazione Una componente chiave della preparazione di EXPO 2015 è la formazione linguistica degli operatori e del personale delle imprese turistiche e commerciali che saranno coinvolte dalla manifestazione. Su questo aspetto la Regione ha già previsto uno stanziamento di 2,3 milioni di euro per l’erogazione di una Dote Formazione per corsi di lingua rivolti a tassisti e agenti della Polizia locale. L’ampliamento delle conoscenze linguistiche permetterà un concreto e diffuso miglioramento della qualità dell’accoglienza del sistema lombardo e destinato a conservarsi e rinnovarsi nel tempo anche grazie alla rinnovata sensibilità verso le lingue straniere. LE NOSTRE RICHIESTE ‣ Promuovere la formazione linguistica per quelle categorie di operatori del commercio, del turismo e dei servizi che verranno a contatto con i visitatori di LOMBARDIA EXPO 2015, come già previsto per i tassisti e gli agenti di polizia locale. E.Rapporti di lavoro Aspetto non secondario rispetto alla fattiva organizzazione di EXPO 2015 è costituito dai rapporti di lavoro che le imprese attiveranno per periodi di tempo limitato. La Regione potrà intervenire prevedendo forme contrattuali ad hoc che costituiscano garanzia per imprese e per il personale da assumere. 74 LOMBARDIA 4. AREA DELLE POLITICHE ECONOMICO SOCIALI 4.1 Centralità del lavoro e della formazione nel contesto recessivo 4.1.1 Ammortizzatori sociali in aiuto delle imprese e dei Lavoratori CIG e mobilità in deroga SCENARIO Le dinamiche occupazionali nel mercato del lavoro in Lombardia riflettono le principali congiunture economiche degli ultimi anni. Da un lato, abbiamo assistito alle ricadute di una crisi, nata oltreoceano, i cui effetti si sono rapidamente propagati anche in Italia, coinvolgendo trasversalmente tutti i settori: manifatturiero, commerciale, turistico, ecc. A questa si è aggiunta la crisi di Malpensa, con effetti che hanno coinvolto i settori dell’intera filiera aeroportuale. In Regione Lombardia il tasso di disoccupazione raggiunto nel secondo trimestre 2009 è pari al 4,9%. Questo contesto di particolare congiuntura recessiva ha indotto la nostra Regione a individuare – nel Tavolo per le Politiche Sociali previsto nell’ambito del Patto per lo Sviluppo risorse per potenziare il sostegno al reddito. Un percorso che vede iI suo punto di avvio nell’Accordo in sede di Conferenza Stato-Regioni del 12 febbraio 2009 in materia di ammortizzatori sociali. Su questa base, la Regione ha siglato un accordo il 16 aprile 2009 con il Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali per attuare una strategia che consentisse di allocare nuove risorse agli ammortizzatori sociali, destinati a categorie di lavoratori prima escluse dai benefici. Il coinvolgimento di Confcommercio Lombardia e delle altre parti sociali ha dato vita all’Accordo Quadro per gli ammortizzatori sociali in deroga 2009/2010 del 4 maggio 2009, con il quale sono state destinate risorse economiche per la concessione o per la proroga dei trattamenti di cassa integrazione guadagni e di mobilità in deroga alla vigente normativa, ed al Patto Politiche Attive del Lavoro del 16 giugno 2009. Con quest’ultimo accordo, in particolare, si è voluto rafforzare il raccordo tra politiche passive e attive del lavoro, integrando risorse nazionali e regionali ai fini di una più efficace e tempestiva azione di riqualificazione e reimpiego dei lavoratori. In linea generale, questi accordi hanno previsto interventi a sostegno dell’occupazione e dell’occupabilità dei lavoratori sospesi e sostenuti economicamente attraverso la Cassa Integrazione Guadagni, oppure espulsi dal mercato del lavoro per chiusura dell’azienda o per processi di ristrutturazione dovuti alla congiuntura economica. 75 LOMBARDIA Di recente, inoltre, il 27 gennaio 2010, è stato presentato l’“Accordo Quadro per gli ammortizzatori sociali in deroga 2009-2010 - Modifica e integrazione dell’Accordo stipulato in data 4 maggio 2009” sempre in relazione a: la previsione della Cassa Integrazione Guadagni (CIG) in deroga alla normativa vigente; la mobilità in deroga alla normativa vigente; il trattamento di ammontare equivalente all’indennità di mobilità previsto per i lavoratori in stato di disoccupazione che non abbiano i requisiti per usufruire di altri ammortizzatori sociali, in caso di licenziamento per giustificato motivo oggettivo o per procedure collettive, ovvero in caso di cessazione di contratti di lavoro subordinato a tempo determinato o missioni di lavoro somministrato. Sempre in tema di ammortizzatori sociali, la “Finanziaria 2010” (Legge 23/12/2009 n. 191) ha previsto inoltre anche per il 2010 la proroga della Cassa integrazione guadagni straordinaria (CIGS) e l’indennità di mobilità per le imprese commerciali con più di 50 dipendenti, per le agenzie di viaggio, ivi compresi gli operatori turistici, con più di 50 dipendenti e per le imprese di vigilanza con più di 15 dipendenti. Per quanto concerne la crisi Malpensa, il 7 luglio 2008 Regione Lombardia, Confcommercio Lombardia, Provincia di Milano, Provincia di Varese e le altre parti sociali lombarde hanno stipulato un accordo quadro per definire i criteri di accesso agli ammortizzatori sociali (in deroga alla normativa vigente) da destinare alle imprese lombarde aventi sede legale od operativa nel sedime aeroportuale. L’accordo è stato stipulato ai sensi di un precedente accordo fra Regione Lombardia, Ministero del Lavoro della Salute e delle Politiche Sociali e Regione Piemonte stipulato il 10 giugno 2008. La ripartizione delle risorse complessive viene concordato il 23 settembre 2008 tra la Regione Lombardia e la Regione Piemonte. Secondo l’accordo, le risorse (previste dalla Legge n. 31/2008), pari ad un ammontare complessivo di 40 milioni di euro, sono ripartite in 36 milioni di euro per la Regione Lombardia e in 4 milioni di euro per la Regione Piemonte. Il 23 gennaio 2009 Regione Lombardia, Confcommercio Lombardia, Provincia di Milano, Provincia di Varese e le altre parti sociali lombarde rinnovano e integrano l’accordo quadro del 7 luglio 2008 circa i criteri di accesso agli ammortizzatori sociali - in deroga alla normativa vigente – da destinare alle imprese lombarde aventi unità operative nel sedime aeroportuale di Malpensa. In ultimo, ancora in tema di interventi per la “Crisi Malpensa”, con comunicazione dello scorso 17 dicembre 2009 il Ministero del Lavoro ha confermato alla Regione che le risorse assegnate alla Lombardia (con Legge n. 31/2008) e non ancora utilizzate, possono essere destinate ad interventi di ammortizzatori sociali in deroga nell’anno 2010. Le risorse sono sempre in favore di lavoratori dipendenti o licenziati dalle imprese che operano nel sedime aeroportuale di Malpensa. 76 LOMBARDIA LE NOSTRE RICHIESTE ‣ Prevedere strumenti di sostegno al reddito per i lavoratori licenziati che non siano destinatari dell’indennità. ‣ Prevedere, alla luce dei primi segnali di ripresa economica, iniziative e risorse a sostegno della crescita dell’occupazione e della ripresa del sistema economico produttivo. 77 LOMBARDIA 4.1.2.Il sistema dotale SCENARIO A seguito del processo di devoluzione avviato nel 2001, alle Regioni spetta lo sviluppo dell’istruzione legata all’alternanza studio/lavoro, nonché tutto il processo della formazione continua e permanente, di quella professionalizzante, quella di alta specializzazione e, per diversi aspetti, anche la formazione abilitante. In questo panorama, la Regione ha avviato, anche con il coinvolgimento delle rappresentanze ex l. 580/1993 riconosciute nell’ambito del Patto per lo Sviluppo, una politica coordinata in materia di lavoro, educazione, formazione, assistenza, con modelli fortemente innovativi, in particolar modo con la legge regionale n. 22/06 in materia di lavoro e la legge regionale n. 19/07 in materia di formazione. Con queste riforme abbiamo assistito alla costituzione di una rete di operatori pubblici e privati finalmente collaborativa e all'avvio di un sistema di Istruzione e Formazione professionale di pari dignità con l'istruzione. Da sottolineare, inoltre, il coinvolgimento dei corpi sociali intermedi, attori del sistema, in un rapporto di collaborazione costante, sistematico e il riconoscimento del ruolo degli Enti bilaterali tra i soggetti della sussidiarietà orizzontale. La crisi economica ha contribuito a riportare soprattutto in quest’ultimo periodo i temi della formazione e del lavoro in una posizione di centralità delle politiche regionali, avviando, da un lato, percorsi di sostegno per gli addetti, e gli ex addetti, delle imprese in difficoltà, e, dall’altro, favorendo la formazione di addetti e di imprenditori attraverso politiche attive, e attraverso sistemi di incentivazione e di supporto. In questo contesto l’VIII Legislatura ha istituito lo strumento della Dote, un insieme di contributi e servizi di cui i singoli beneficiari dispongono per affrontare al meglio il proprio sviluppo (anche in fasi ritenute più critiche) in tema di istruzione, di formazione professionale, e di accesso e permanenza nel mercato del lavoro. Il sistema dotale, del quale si conferma pienamente la validità, ha spostato radicalmente il punto di vista della formazione centrandolo sulla persona: diventa la domanda e non più l’offerta (com’era in precedenza) a guidare le scelte. Tuttavia rimangono alcune incertezze dovute alla frammentazione di una domanda non ancora matura. Sulla base di questa logica, sono stati introdotti diversi strumenti come la dote istruzione, la dote formazione (per favorire l’occupabilità e l’innalzamento del livello di competenze lungo tutto l’arco della vita e per permettere l’accesso a servizi di formazione all’interno del sistema di Istruzione e Formazione Professionale regionale per l’aggiornamento, l’acquisizione di nuove conoscenze abilità, per mantenere competitività nel mercato del lavoro), la dote lavoro (rivolta a disoccupati e inoccupati, lavoratori in mobilità o sospesi dal lavoro in CIG, finalizzata a favorire l’occupazione e ad accompagnare la persona nell’inserimento e nel re-inserimento lavorativo o nella riqualificazione professionale), la Dote Ammortizzatori sociali (per favorire la 78 LOMBARDIA riqualificazione, la riconversione o il re-inserimento di lavoratori sospesi in cassa Integrazione Guadagni ed espulsi, percettori di indennità di mobilità in deroga) e la dote apprendistato. LE NOSTRE RICHIESTE ‣ Estendere la Dote alle applicazioni collegate ai sistemi delle imprese e alla sperimentazione di forme di aggregazione della domanda a livello settoriale e territoriale (gestione sociale della dote) ‣ Riconoscere il ruolo delle strutture formative di riferimento delle parti sociali nell’indirizzamento della domanda nell’ambito della Dote, in virtù del costante rapporto e raccordo con il territorio e con gli operatori, attraverso l’analisi dei fabbisogni formativi ‣ Consentire l’accesso alle doti anche ai titolari che si trovano ad avere come collaboratori soltanto uno o più collaboratori familiari, assimilando questi ultimi alla figura del lavoratore dipendente ‣ Aprire un confronto sulle misure contemplate dal POR FSE 2007 – 2013 (Programmazione Comunitaria), con particolare attenzione all’Adattabilità dei lavoratori e delle imprese, prevedendo percorsi di formazione continua dei titolari delle PMI, dei loro familiari e dei soci, attualmente esclusi. 79 LOMBARDIA 4.1.3 La formazione superiore SCENARIO Il tema del Capitale Umano è strettamente collegato con la Strategia di Lisbona (formulata in occasione del Consiglio europeo di Lisbona del 2000) che persegue lo scopo di fare dell’Unione europea l’economia più competitiva del mondo e di pervenire alla piena occupazione entro il 2010. In quest’ottica, la risorsa umana deve essere sviluppata con l’obiettivo di accrescere la partecipazione sul mercato del lavoro garantendone al contempo la permanenza. In tal senso, la formazione superiore si rivolge a giovani e adulti in età attiva occupati, disoccupati, inoccupati, e si concretizza in azioni di consulenza, orientamento e accompagnamento alla formazione e al lavoro per favorire l’incontro tra domanda e offerta occupazionale. Prevede, inoltre, azioni di formazione per la qualificazione o riqualificazione delle persone per l’inserimento occupazionale dei disoccupati o l’aggiornamento professionale degli occupati, sotto forma di formazione post-qualifica e post-diploma. Le attività di Formazione Superiore sono state realizzate nell’ambito del POR FSE Ob. 32000— 2006, Misura C3 detta, appunto “Formazione Superiore”. LE NOSTRE RICHIESTE ‣ Sviluppare il tema del Capitale Umano, strettamente collegato con la Strategia di Lisbona, nell’ottica di accrescere la partecipazione al mercato del lavoro ‣ Favorire l’accesso dei giovani a percorsi di formazione professionale e tecnica sempre più qualificati e rispondenti ai fabbisogni aziendali (percorsi flessibili, maggiore mobilità, riconoscimento delle qualifiche, percorsi di alta formazione) ‣ LOMBARDIA Puntare sui livelli alti della qualificazione delle risorse umane, attraverso l’accesso a percorsi di alta formazione condivisi dal mondo universitario e dal sistema delle imprese ‣ Valorizzare il ruolo del tirocinio quale strumento per promuovere la formazione in azienda. 80 LOMBARDIA 4.1.4 La formazione continua SCENARIO Le attività di formazione continua sono rivolte tanto a persone occupate (anche con contratti flessibili e atipici), quanto a lavoratori in Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria, quanto, infine, a titolari di piccole e medie imprese e infine a dipendenti della pubblica amministrazione o delle parti sociali. Ad oggi le attività di formazione continua erano state finanziate mediante due canali di rilievo: ‣ Il POR FSE 2000—2006, attraverso la Misura D1 relativa allo “Sviluppo della Formazione Continua, della flessibilità del MdL e della competitività delle imprese pubbliche e private con priorità alle PMI” e la Misura D2 per l’Adeguamento delle competenze della pubblica amministrazione” ‣ Il Fondo per l’occupazione istituito con la legge 236/1993 “Interventi urgenti a sostegno della occupazione”. Per questo motivo la Regione il 27 dicembre 2009 ha stanziato complessivamente 23.712.000 € di cui 22.212.000 € riservati a progetti quadro territoriali o settoriali/di filiera presentati da operatori accreditati e 1.500.000 € per progetti quadro aziendali presentati direttamente da imprese per interventi rivolti al proprio personale. LE NOSTRE RICHIESTE ‣ Aumentare gli investimenti in formazione continua per rafforzare azioni rivolte a persone occupate con qualsiasi forma contrattuale, anche in forma autonoma, inclusi i titolari di impresa, i co.co.pro e i liberi professionisti ‣ Integrare organicamente le misure regionali a sostegno della formazione continua con le analoghe misure dei fondi paritetici interprofessionali in un contesto di programmazione e pianificazione degli interventi condiviso con le parti datoriali e sindacali. 81 LOMBARDIA 4.1.5 L’apprendistato professionalizzante SCENARIO La Lombardia è tra le Regioni con maggior numero di apprendisti occupati e, a livello nazionale, occupa circa un quinto del totale degli apprendisti inseriti nel mercato del lavoro. Il settore del commercio, in particolare, concentra il maggior numero di assunzioni con contratto di apprendistato (22% del totale regionale) al pari del settore dell’edilizia, mentre il settore metalmeccanico conta il 20,7% del totale regionale. L’importanza della formazione nell’apprendistato è stata sottolineata dalla Legge n. 30 del 14 febbraio 2003 (cosiddetta “Legge Biagi”) nell’evidenziare esplicitamente l’importanza della componente formativa e nel ricollegarla alle specifiche esigenze dell’azienda. Lo stesso vale per il relativo Decreto Legislativo del 10 settembre 2003 n. 276 che, dando attuazione alla Legge Biagi, ha aggiornato le disposizioni in materia di apprendistato rendendole più adeguate sia alle esigente attuali del mercato del lavoro, sia al sistema delle imprese. In ultimo, la disciplina della formazione in apprendistato professionalizzante gestita integralmente dall’azienda, all’interno o all’esterno della stessa, senza ricorso a finanziamenti pubblici, salvo specifiche disposizioni normative in tal senso, ha compiuto un notevole passo avanti lo scorso 23 settembre 2009 con il primo accordo nazionale in materia di attuazione dell’art. 49 comma 5 ter del D. Lgs. n. 276/2003 (modificato dalla Legge n. 133/2008). Con questo accordo si è creato un binario parallelo a quello di competenza delle Regioni, fornendo alle aziende un ulteriore strumento che si affianca alla modalità preesistente, e che realizza una significativa semplificazione delle procedure attuative. 82 LOMBARDIA LE NOSTRE RICHIESTE ‣ Dare continuità all’accesso delle risorse legandole alla durata del contratto di apprendistato ‣ Rivedere le regole per l’ammissione alla Dote Apprendistato, prevedendo risorse anche per le imprese che hanno capacità formativa ‣ Incrementare le risorse stanziate per la formazione dei tutor ‣ Garantire che i percorsi di formazione dell’apprendista siano definiti in base alle specificità dei processi produttivi aziendali ‣ Incrementare le risorse stanziate per la formazione dei formatori/referenti aziendali al fine di prevedere l’accesso ad alcuni servizi integrati (non di carattere specificatamente formativo) da parte delle imprese che optano per la formazione esclusivamente aziendale (es. definizione del piano formativo, supporto metodologico al formatore aziendale, certificazione, ecc.) ‣ Garantire ai sistemi di rappresentanza delle imprese un maggiore coinvolgimento al fine di consentire agli attori coinvolti l’acquisizione di elementi di valutazione concreti e continuativi sull’evoluzione del mercato del lavoro e delle professioni ‣ Consolidare l’apprendistato professionalizzante attraverso modalità più snelle e flessibili di raccolta della domanda aziendale, relativa ai diversi servizi formativi erogati da organismi accreditati ‣ Riconoscere il valore formativo dell’apprendistato ex art. 49 comma 5 ter del D. Lgs. n. 276/2003, prevedendo anche per tale percorso un sistema di finanziamento pubblico. 83 LOMBARDIA 4.1.6 Quadro Regionale degli Standard Professionali SCENARIO Il Quadro Regionale degli Standard Professionali (QRSP) è uno degli strumenti che consente strette relazioni e integrazioni tra tre importanti contesti regionali: il mondo delle imprese, quello delle professioni e quello della formazione professionale. Come noto, il QRSP, oltre a individuare le diverse aree lavorative presenti in Lombardia (ciascuna delle quali contenente le relative Figure Professionali e le Competenze Professionali correlate), viene utilizzato dalle strutture formative accreditate operanti in Lombardia per progettare percorsi formativi di specializzazione e di formazione continua e per certificare le competenze acquisite nei percorsi formativi. A questo proposito, Confcommercio Lombardia, con riferimento alle risorse umane impegnate nei Distretti Commerciali, ha voluto individuare il profilo del Manager di Distretto andando a definire con precisione quale sarà il contesto in cui andrà ad operare, quali dovranno essere le sue competenze, ossia quali saranno le conoscenze e le abilità indispensabili per operare con efficacia. Così facendo, abbiamo individuato un vero e proprio profilo professionale che la Commissione Regionale per le Politiche del Lavoro e della Formazione ha voluto validare e inserire nel Quadro Regionale degli Standard Professionali. La nostra Organizzazione, su richiesta della Regione Lombardia, sta elaborando una analoga analisi di profilo professionale per quanto riguarda lo Steward di Distretto Commerciale. LE NOSTRE RICHIESTE ‣ Stabilire un criterio operativo per l'aggiornamento del Quadro Regionale dei Profili professionali ‣ LOMBARDIA Evitare la previsione di profili formativi che potrebbero sovrapporsi a quelli già esistenti, favorendo l’integrazione dei profili già previsti nel QRSP con ulteriori competenze ( capacità e abilità) 84 LOMBARDIA 4.1.7 Lombardia Eccellente SCENARIO La legge regionale per la formazione in Lombardia (LR n. 19/2007) ha introdotto la promozione del Programma Lombardia Eccellente al fine di supportare l’eccellenza in ambito educativo e formativo, prevedendo anche conseguenti azioni di sostegno di attività innovative per la valorizzazione del capitale umano. Le attività del Programma Lombardia Eccellente devono rispettare specifici requisiti di qualità realizzate da soggetti senza scopo di lucro iscritti ad apposito Albo regionale, sulla base di criteri quali: propensione al risultato; orientamento alla persona; qualità delle attività formative; grado di conoscibilità delle attività svolte e dei risultati conseguiti; responsabiità sociale. L’attivazione del Programma prevede il finanziamento di progetti di durata triennale, per i quali dovrebbero essere stanziati circa 45 milioni di euro, dei quali i primi 15 milioni già nel il 2010, primo anno di attività. Il nostro Sistema ha risposto con interesse a questa iniziativa, collaborando a due importanti iniziative. Il Capac Politecnico del Commercio è attualmente inserito nell’albo regionale degli operatori del Programma Lombardia eccellente, grazie ad un proprio progetto denominato “Migliora” inerente la gestione del lavoro, l’istruzione, l’occupabilità, la riqualificazione e l’autoimprenditorialità. Anche sul territorio regionale va segnalato che dll’Associazione del Commercio della provincia di Mantova ha collaborato, con la propria Camera di Commercio, alla presentazione di un progetto, in materia di Alberghi, Pubblici esercizi e Agenzie di Viaggio, ad oggi ancora oggetto di valutazione da parte della Regione. LE NOSTRE RICHIESTE ‣ Passare da una fase sperimentale ad un consolidamento della positiva esperienza maturata, al fine di coltivare veri e propri centri accreditati di eccellenza . 85 LOMBARDIA 4.1.8 Formazione nel settore alimentare SCENARIO Nel corso delle ultime due legislature le attività di vendita e di somministrazione degli alimenti e la formazione agli addetti impegnati in queste attività si sono sempre caratterizzate per le importanti e positive esperienze condivise dalla Regione Lombardia con la nostra Organizzazione. Condivisione e sinergia che hanno permesso di porre in essere significative intese con la Regione in materia di percorsi formativi degli operatori di questi settori. Oggi, le attività di formazione del personale addetto sono disciplinate dal “Testo Unico in materia di sanità” che, se pure si concretizza in una collazione delle precedenti leggi in materia, dall’altro genera la necessità di declinare con sufficiente puntualità alcuni passaggi. LE NOSTRE RICHIESTE ‣ Provvedere a definire (come nella precedente normativa) nell’ambito della somministrazione di alimenti e bevande (così come nell’ambito di tutta la filiera agroalimentare), alcuni aspetti sul personale soggetto all’obbligo di formazione, addestramento ed aggiornamento, con espressi riferimenti a: ‣ le finalità e gli obiettivi tesi a perseguire la sicurezza alimentare; ‣ la periodicità biennale dell’aggiornamento teso a garantire finalità e obiettivi LOMBARDIA della formazione ricevuta; ‣ le caratteristiche principali della formazione (durata, tematiche); ‣ gli enti accreditati in possesso delle competenze specialistiche. 86 LOMBARDIA 4.1.9 Diritto - Dovere di Istruzione e Formazione SCENARIO Il recente disegno di legge collegato alla Legge Finanziaria, approvato dalla Commissione Lavoro della Camera, prevede che «l’obbligo di istruzione si assolve anche nei percorsi di apprendistato per l’espletamento del diritto dovere di istruzione e formazione». In concreto, verrebbe prevista la possibilità di cominciare a lavorare come apprendisti già a 15 anni, e questa esperienza dovrebbe valere come ultimo anno di obbligo scolastico. Questa proposta di utilizzare l'esperienza lavorativa in apprendistato come ultimo anno di obbligo scolastico consentirà il completamento dell'offerta formativa proposta ai giovani, anche della Lombardia, così come già previsto dall’articolo 48 della legge 30 (legge Biagi) e dalla legge 19 della Regione Lombardia. LE NOSTRE RICHIESTE ‣ Declinare, nel caso di approvazione del Disegno di Legge nazionale sul diritto dovere di istruzione formazione, anche a livello regionale, percorsi di alternanza scuola lavoro che rappresenterebbero un efficace strumento di lotta alla dispersione scolastica e di contrasto dell'evasione dell'obbligo formativo. 87 LOMBARDIA 4.1.10 Diritto al lavoro dei Disabili (Legge n. 68/99) La Legge 12 marzo 1999 n. 68 ha modificato la disciplina del collocamento dando piena concretezza all’attuazione del diritto al lavoro per le persone disabili. Con la Legge n. 68/1999, diversamente, si è voluto costruire un nuovo sistema diretto a realizzare la promozione dell’inserimento e dell’integrazione lavorativa delle persone disabili nel mondo del lavoro attraverso servizi di sostegno e di collocamento mirato. A tal fine è stata prevista la possibilità di adempiere all’obbligo delle assunzioni delle persone disabili attraverso la stipula di una convenzione, tra azienda e Provincia, così da consentire all’azienda una pianificazione delle assunzioni e fornire uno strumento che dia piena attuazione all’inserimento mirato dei soggetti disabili. Nell’ambito di tali convenzioni, dal 1° gennaio 2008, le Regioni e le Province autonome, attraverso la stipula di Accordi quadro con gli Enti di previdenza obbligatoria, possono concedere un contributo diretto al datore di lavoro che effettui assunzioni a tempo indeterminato di lavoratori disabili, ai sensi dell’art. 13 della Legge n. 68/1999, modificato dalla Legge n. 247/2007. Gli incentivi sono finanziati nei limiti delle disponibilità dal Fondo per il diritto al lavoro dei disabili. La Regione Lombardia non ha ancora emanato il provvedimento che definisce i requisiti e le modalità per il contributo diretto al datore di lavoro per l'assunzione dei disabili. LE NOSTRE RICHIESTE ‣ Definire, con provvedimento regionale, i requisiti e le modalità per la corresponsione del contributo diretto al datore di lavoro in caso di assunzione di disabili ‣ Attivare un percorso di condivisione delle regole per la concessione dei richiamati LOMBARDIA contributi con le Associazioni Imprenditoriali. 88 LOMBARDIA 4.1.11 Applicazione e Rispetto integrale dei CCNL SCENARIO Con l’articolo 26 della legge sul mercato del lavoro (l.r. n. 22/2006), la Regione Lombardia ha assunto il compito di promuovere le condizioni per rendere effettivo, a livello territoriale, la subordinazione del riconoscimento alle imprese di benefici normativi e contributivi all’integrale applicazione degli accordi e contratti collettivi nazionali, regionali e territoriali o aziendali, laddove sottoscritti, stipulati dalle organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale. Il rispetto integrale della contrattazione collettiva rappresenta un fondamentale contributo alla diffusione della legalità e alla sicurezza sul lavoro. LE NOSTRE RICHIESTE ‣ Definire concretamente le regole di attuazione della legge regionale, riconoscendo il valore dei CCNL e la loro effettiva ed integrale applicazione. 89 LOMBARDIA 4.1.12 Programma AR.CO SCENARIO Nell’ultima fase dell’VIII Legislatura la Regione ha aderito al Programma AR.CO finanziato dal Ministero del Lavoro e gestito dall’Agenzia Ministeriale Italia Lavoro in cooperazione con le Regioni, e che ha lo scopo di sostenere, attraverso azioni di sistema, percorsi formativi e servizi consulenziali, l’imprenditorialità e il mercato del lavoro nell’artigianato e nel settore commerciale/turistico. In Lombardia, il Tavolo di Regia costituito fra gli Assessorati al Commercio, al Turismo, all’Artigianato e all’Istruzione Formazione e Lavoro e le Associazioni imprenditoriali, ha condiviso la scelta degli ambiti territoriali, individuando i comuni ricompresi nei Distretti commerciali e quelli rivieraschi delle Province di Bergamo, Brescia, Como, Cremona e Milano. Le attività del programma sono sostenute da un doppio canale di finanziamento, nazionale e regionale (quest’ultimo da stabilirsi con prossimo bando). La modalità che verrà utilizzata per l’erogazione del finanziamento regionale sarà quella della Dote, destinata ai micro e piccoli imprenditori e ai diplomati e Laureati. LE NOSTRE RICHIESTE ‣ Comprendere fra i destinatari della Dote destinata ai micro e piccoli imprenditori anche le micro e piccole imprese del dettaglio commerciale (e non solo del comparto della somministrazione) ‣ Rivolgere I servizi di formazione inclusi nella proposta di strutturazione della Dote, sia LOMBARDIA all’imprenditore sia ai suoi collaboratori, tanto dipendenti quanto familiari ‣ Ripartire le risorse, in coerenza con quanto previsto dai bandi nazionali, fra imprese dell’artigianato e imprese del commercio/turismo. 90 LOMBARDIA 4.2 Sanità: un sistema di eccellenza 4.2.1 Il Testo Unico della Sanità SCENARIO Regione Lombardia, con la approvazione del Testo Unico delle leggi regionali in materia di Sanità, ha realizzato nella fase conclusiva della VIII Legislatura un importante lavoro di riordino della normativa in materia sanitaria. Tale lavoro ha permesso di unificare i molti testi legislativi che si sono stratificati negli anni riunendoli in un unico testo di legge di 134 articoli, suddivisi in 10 Titoli, con la conseguente abrogazione di 47 leggi diverse e di molte disposizioni correlate. La semplificazione del quadro normativo è stata valutata positivamente dalla nostra Organizzazione, in quanto strumento chiave per aumentare la chiarezza delle regole e instaurare un rapporto più semplice e diretto tra imprese, cittadini e pubblica amministrazione. Sul fronte delle politiche in materia di sanità per la prossima legislatura, auspichiamo che la Regione prosegua nel percorso di eccellenza del sistema sanitario regionale rispettando i principi fondamentali che caratterizzano il modello lombardo e cioè la centralità della persona, la libertà di scelta, i pari diritti e doveri tra soggetti pubblici e privati. In relazione alla sottoscrizione del Programma “Guadagnare salute: rendere facili le scelte salutari”, promosso dal Ministero della Salute, va segnalata una iniziativa avviata all’interno del Tavolo della Filiera Agroalimentare, da DG Sanità e DG Commercio di Regione Lombardia, con la nostra Organizzazione regionale unitamente all’Unione Regionale Panificatori, per una campagna volta alla riduzione del sale nel pane. Il Collegato Ordinamentale 2009 ha apportato alcune rilevanti modifiche alla L. r. 16/2006 “Lotta al randagismo e tutela degli animali da affezione”. In particolare è stato inserito il divieto di destinare al commercio cani o gatti di età inferiore ai sessanta giorni; esporre nelle vetrine degli esercizi commerciali o all’esterno degli stessi tutti gli animali d’affezione di cui all’articolo 2 della stessa legge regionale; vendere animali a minorenni. Il divieto di esposizione in vetrina di tutti gli animali considerati d’affezione, ad esclusione degli animali selvatici ed esotici, ha creato numerose dubbi sia di natura interpretativa che attuativa. LE NOSTRE RICHIESTE 91 LOMBARDIA LE NOSTRE RICHIESTE ‣ Chiarire con apposite circolari alcuni dubbi interpretativi del Testo Unico della Sanità, in particolare in materia di formazione, aggiornamento e addestramento degli addetti al settore alimentare ‣ Contrastare il fenomeno dell’abusivismo professionale in ogni campo e in particolare nel settore dei tecnici ortopedici, impedendo l’attività di operatori che esercitano senza i requisiti ‣ Ridimensionare lo strumento delle gare d’appalto per la fornitura di ausili tecnologici di fabbricazione continua o di serie pronti all’uso, favorendo la scelta da parte del paziente dell’ausilio più idoneo per la patologia in essere ‣ LOMBARDIA Dare continuità alle relazioni intersettoriali nell’ambito del Tavolo di Filiera Agroalimentare, istituita da DG Commercio, anche in vista di Expo 2015 ‣ Superare i dubbi interpretativi emersi con la modifica della L. r. 16/2006 “Lotta al randagismo e tutela degli animali da affezione” introdotte nel Collegato Ordinamentale 2009, limitando il divieto di esposizione degli animali a una distanza inferiore a 100 cm dalla vetrina, escludendo altresì dal campo di applicazione della norma pesci ornamentali, piccoli roditori in genere, conigli nani, furetti, scoiattoli, volatili in genere, tartarughe acquatiche, invertebrati d’acqua dolce e marini, ricci africani, suricati, petauri e maialini vietnamiti. 92 LOMBARDIA 4.2.2 La Consulta della Sanità SCENARIO Confcommercio Lombardia, in seguito all’Istituzione e insediamento della Consulta regionale della Sanità, quale organismo di approfondimento e consulenza con le parti economiche e sociali sui temi sanitari e socio-sanitari di primaria importanza regionale, ha ottenuto l’accoglimento della richiesta di inserimento di un suo rappresentante tra i componenti dell’organo. LE NOSTRE RICHIESTE ‣ Valorizzare le potenzialità della Consulta, rendendo più sistematiche le convocazioni delle sedute dell’organo e migliorando la puntualità e l’efficienza dello scambio di informazioni e documentazione prodotta in occasione degli incontri 93 LOMBARDIA 4.3 Responsabilità sociale d’Impresa 4.3.1 Valorizzazione dei percorsi di RSI nella crisi economica SCENARIO Il tema della responsabilità sociale è stato affrontato dalla Regione e dalle associazioni di imprese più volte nel corso della VIII Legislatura, anche in occasione di appositi incontri e convegni. Confcommercio Lombardia, in queste occasioni, ha sempre dimostrato la propria sensibilità sull’argomento, sostenendo le iniziative regionali e offrendo il proprio contributo in termini di idee e proposte, ritenendolo un tema tanto importante quanto necessario per la salvaguardia dell'ambiente, del territorio in cui le imprese sono collocate e per il miglioramento della qualità della vita dei lavoratori. Intendiamo l’RSI non più come un concetto adiacente al mercato ma come un elemento interno ad esso e indispensabile per le imprese. Non più un costo sostenibile in periodi di performance positiva ma una vera e propria strategia competitiva in grado di creare, a lungo termine, valore per l’intera filiera, dal collaboratore al consumatore, passando dalla tutela dell’ambiente. Su questi temi, certamente condivisi con le istituzioni, auspichiamo di realizzare nuove iniziative nel corso della prossima legislatura, senza dimenticare che il settore del commercio, dei servizi, del turismo e delle professioni, ha sempre ricercato, come condizione fondamentale per il proprio successo, la valorizzazione della sfera umana nei rapporti con i propri collaboratori e clienti. LE NOSTRE RICHIESTE ‣ Favorire la diffusione della cultura della RSI, quale occasione di crescita dell’impresa sotto il profilo civico ed etico ‣ Sostenere le imprese del Terziario che decidano di intraprendere le procedure per LOMBARDIA ottenere la Certificazione SA 8000, prevedendo particolari percorsi per le imprese di piccole dimensioni. 94 LOMBARDIA 4.4 Sicurezza, presidio del territorio, rispetto delle regole e crescita delle imprese 4.4.1 Il presidio da parte delle polizie locali dei territori comunali SCENARIO Il tema della sicurezza, nella sua più ampia accezione, è stato affrontato, nell’VIII Legislatura, con l’attribuzione di deleghe a due Assessorati differenti: Protezione Civile, Prevenzione e Polizia Locale e quello Giovani, Sport, Turismo e Sicurezza. Questa situazione ha portato a una interlocuzione con i due Assessorati per definire, da una parte, le politiche di sviluppo di interventi ed iniziative a favore della sicurezza urbana e domestica, con un'attenzione particolare alla sicurezza stradale, e, dall’altra, le politiche di prevenzione di rischi, protezione e tutela del cittadino e del territorio. L’Assessorato alla Protezione Civile ha attuato a dicembre 2008 un accordo con la Provincia di Milano per la realizzazione da parte della Polizia Locale di intereventi nel settore della prevenzione dei rischi urbani, che ha previsto anche un provvedimento per il potenziamento dei servizi di polizia locale sul territorio della provincia di Milano nel periodo delle festività natalizie. Questa iniziativa si è resa possibile grazie all’erogazione di uno stanziamento, da parte della Regione Lombardia e della Provincia di Milano, a favore dei comandi di polizia dei comuni della Provincia di Milano per garantire, in particolare: ‣ il controllo del territorio nelle aree di aggregazione e commerciali più a rischio; ‣ un servizio di vigilanza per favorire la sicurezza dei cittadini e delle imprese della comunità locale; ‣ il presidio della polizia locale. Si tratta di un provvedimento importante per le ricadute favorevoli anche per i nostri settori, in quanto favorisce quei Comuni che, per problemi di bilancio, si troverebbero altrimenti in difficoltà a garantire il servizio di vigilanza urbana in occasione dei consueti eventi organizzati nel periodo natalizio (mercatini di Natale). In considerazione del Protocollo firmato nel luglio 2009 tra la Confcommercio ed il Ministero degli Interni per videoallarme antirapina, che consentirà di collegare gli esercizi commerciali con le centrali operative, sono in fase di definizione anche protocolli per l’istituzione di tavoli provinciali sulla sicurezza. Verrà utilizzato uno specifico format concordato con lo stesso Ministero degli Interni, che prevede anche un vademecum antirapina seguendo un prototipo già sperimentato in alcune realtà locali, come a Milano. In tale direzione, sono state avviate dalla regione e dal Sistema camerale positive iniziative a sostegno dell’acquisto di impianti di sicurezza, dedicando ad esempio una apposita linea di investimento nell’ambito del bando Innova retail. 95 LOMBARDIA LE NOSTRE RICHIESTE ‣ Prevedere un unico Assessorato alla Sicurezza, con l’accorpamento di tutte le deleghe, per la gestione delle politiche sulla sicurezza in senso più ampio, a tutela della collettività e del territorio ‣ Assicurare, con il nuovo Assessorato unico sulla Sicurezza, una stretta sinergia con il Comitato istituito presso la Prefettura sull’ordine e la sicurezza pubblica ‣ Valorizzare anche con un sostegno economico iniziative provinciali volte a dar applicazione al Protocollo siglato nel 2009 tra la Confcommercio ed il Ministero degli Interni per videoallarme antirapina LOMBARDIA ‣ Promuovere dei Sistemi di gestione della sicurezza per le Piccole e Medie Imprese ‣ Promuovere la formazione continua delle figure professionali sulla responsabilità in materia di sicurezza del lavoro ‣ Estendere a tutte le province lombarde l’accordo per la realizzazione di intereventi nel settore della prevenzione dei rischi urbani ‣ Favorire l’impiego della Polizia locale anche a garanzia del rispetto delle normative regionali ad esempio in tema di aperture domenicali e/o festive, abusivismo e contraffazione 96 LOMBARDIA 5. AREA AMBIENTE, TERRITORIO E SOSTENIBILITA’ 5.1 Orografia e territorio lombardo: come sostenere qualità dell’ambiente e performance del sistema economico 5.1.1 Le misure di contenimento delle emissioni ed il sostegno alla sostituzione veicoli (FAP) SCENARIO I rischi legati all’inquinamento dell’aria in Lombardia, favoriti tra l’altro da condizioni geografiche e climatiche sfavorevoli, hanno indotto Regione Lombardia a riconoscer una sempre maggiore attenzione ai temi legati all’ambiente e alla qualità dell’aria. Come noto, tra i principali responsabili dell’innalzamento dei livelli di polveri sottili inquinanti e pericolose per la salute (PM10) vi sono non solo il trasporto su gomma, ma anche, e, massicciamente, il riscaldamento domestico, oltre alle emissioni prodotte dalle industrie chimiche, petrolchimiche, siderurgiche, metallurgiche e dei cementifici. Con la legge sull’aria del 2006 (l.r. 24 “Norme per la prevenzione e la riduzione delle emissioni in atmosfera a tutela della salute e dell’ambiente”), prima, e con i successivi provvedimenti attuativi, Regione Lombardia ha messo in campo apprezzabili interventi per la salvaguardia della salute e dell’ambiente. Uno dei primi risultati apprezzabili della legge è stata sicuramente la suddivisione del territorio in zone omogenee e agglomerati, distinti in base agli indici di inquinamento, densità abitativa, uso del suolo. Sollecitata dalla nostra Organizzazione negli anni precedenti, la nuova zonizzazione del territorio (che semplifica il precedente sistema) in tre zone base e alcune sottozone, ha consentito di intraprendere misure in maniera semplificata. Tra le misure adottate da Regione Lombardia in base alla legge 24/2006, ad incidere sulle nostre categorie sono state specialmente: ‣ l’introduzione dei limiti alla circolazione dei veicoli inquinanti (Euro 0, 1 e 2 diesel, dal 15 ottobre al 15 aprile – a partire dal 2009 - dal lunedì al venerdì, dalle 7,30 alle 19,30); ‣ le limitazioni temporanee della circolazione veicolare (domeniche ecologiche); La nostra attività di interlocuzione con la Regione ha sottolineato come, per un’impresa operante nel commercio (si pensi alle consegne o al carico scarico di merci per rifornire le città) l’autoveicolo non sia semplicemente un mezzo di trasporto, ma costituisca un vero e proprio strumento di lavoro. E come per l’impresa sia assolutamente impensabile riorganizzarsi con la stessa flessibilità del privato cittadino, ad esempio, ricorrendo ai mezzi pubblici, organizzandosi mediante il car pooling, etc. 97 LOMBARDIA Mentre la riorganizzazione della mobilità per il privato cittadino è un sacrificio, per l’imprenditore è un vero e proprio costo aziendale da sostenere. Per questo, consideriamo con favore le misure di sostegno stanziate in questi anni da Regione Lombardia con appositi bandi (rifinanziati nel corso degli anni) che hanno ottenuto notevole successo tra gli operatori. Ricordiamo, in particolare: ‣ il bando per l’installazione dei filtri antiparticolato sui mezzi commerciali (in totale 46,5 milioni di euro, con molte richieste in lista di attesa) e ‣ il bando per la sostituzione di veicoli commerciali (in totale 10 milioni di Euro, con una modesta lista di attesa). LE NOSTRE RICHIESTE: ‣ Proseguire con le iniziative regionali a sostegno dell’installazione dei FAP e della sostituzione di veicoli inquinanti ‣ Realizzare una campagna comunicazionale regionale con vetrofanie esposte da parte degli esercizi commerciali e dalle strutture turistiche che si sottopongono ad interventi di LOMBARDIA razionalizzazione energetica ‣ Avviare una campagna mirata alla sostituzione dei pneumatici con prodotti di nuova generazione 98 LOMBARDIA 5.1.2 Il Miglioramento delle condizioni dell’aria SCENARIO Il miglioramento delle condizioni dell’aria, a garanzia della salute dei cittadini lombardi, è stato uno degli obiettivi dell’ VIII Legislatura. Nell’ottica di introdurre misure a tutela dell’ambiente, la Regione ha promosso lo sviluppo di iniziative per il potenziamento e la qualificazione della rete distributiva dei carburanti a basso impatto ambientale, con incentivi per i piccoli operatori del settore a favore della diffusione di carburanti puliti (6 milioni di euro assegnati nel corso della legislatura e 2 milioni di euro stanziati a febbraio 2010 con un bando per sostenere lo sviluppo della rete del metano per auto). Negli ultimi anni il traffico veicolare, uno dei responsabili dell’inquinamento dell’aria, è progressivamente diminuito grazie anche al graduale rinnovo del parco veicolare favorito dai Piani d’azione regionale, che hanno limitato la circolazione dei mezzi più inquinanti e incentivato il processo di sostituzione. La fluidificazione del traffico con misure in grado di diminuire la congestione delle strade, resta uno degli obiettivi della politica regionale. Come più volte emerso nel corso degli incontri sulla Qualità dell’Aria, promossi dalla DG Ambiente, i tempi appaiono maturi per avviare una sperimentazione di modelli gestionali innovativi, in grado di incidere sull’ultimo miglio, con la finalità di coniugare le esigenze degli operatori con quelle di tutela della salute e della qualità dell’aria, contribuendo al tempo stesso a ridurre i consumi energetici. Occorre ripensare totalmente il sistema di trasporto, stoccaggio e consegna delle merci in città, in un’ottica di razionalizzazione finalizzata nel suo insieme a ridurre il traffico e l’inquinamento e favorire la mobilità; ridurre i costi per i commercianti, favorire i consumatori. 99 LOMBARDIA LE NOSTRE RICHIESTE: ‣ Avviare la sperimentazione delle c.d. piattaforme logistiche dell’ultimo miglio: luoghi di interscambio rapido di merci senza magazzinaggio e conservazione che consentirebbero di ridurre sensibilmente il traffico e l’inquinamento, mirando a rendere la distribuzione e l’approvvigionamento delle merci da parte delle città il più razionale ed efficiente possibile ‣ Attivare un sistema di consegna dei prodotti a domicilio utilizzando un sistema coordinato di mezzi a basso impatto ambientale (attivando un bando per la mobilità sostenibile) ‣ Razionalizzare la distribuzione delle merci, partendo dalla corretta proporzione tra attività produttive (tutte) e piazzole di carico e scarico, anche con previsione di raccordo nei PGT ‣ LOMBARDIA Istituire un piano regionale, con norme di indirizzo per le Province e i Comuni, per la realizzazione di aree di sosta/parcheggi specifici per automezzi commerciali e industriali, a livello comunale e intercomunale ‣ Incentivare l’utilizzo di contratti di service per gli stabili sia pubblici che privati ‣ Avvio di una campagna di check-up energetico sugli impianti di riscaldamento autonomo con possibilità di razionalizzazione delle fonti energetiche e dei conseguenti costi ‣ In caso di situazioni di emergenza inquinamento, pianificare preventivamente le giornate di blocco domenicale e/o targhe alterne secondo calendari concordati con le Associazioni di categoria, autorizzando la circolazione delle categorie che, per la natura dell’attività esercitata e/o delle merci trasportate, non hanno alternative al di fuori dell’uso del veicolo privato ‣ Sperimentazione del lavaggio delle strade per verificare l’efficacia sull’abbattimento delle polveri sottili. 100 LOMBARDIA 5.2 Le politiche energetiche 5.2.1 Contratti di servizio per l’efficienza energetica SCENARIO L’Azione Clima Europea “20-20 entro il 2020”, meglio conosciuta come “Pacchetto 20-20-20”, ha sancito tre diversi obiettivi al 2020 di fondamentale rilevanza per la sostenibilità energetica: ‣ l’abbattimento del 20% delle emissioni di CO2eq (rispetto al 2005); ‣ la copertura attraverso le fonti rinnovabili del 20% dei consumi energetici; ‣ il risparmio del 20% dell’energia utilizzata entro il 2020 (rispetto alla media dei consumi degli ultimi anni). Anche l’Italia, in generale, e le Regioni, in particolare, dovranno compiere nel corso dei prossimi anni notevoli sforzi per centrare questi ambiziosi obiettivi, attraverso la logica cosiddetta del “burden sharing”, ossia della condivisione degli sforzi, al fine di assicurare il raggiungimento dei target assegnati all’Italia. Questo approccio richiede necessariamente che si abbandoni la logica tradizionale della pianificazione di settore e si adotti un approccio integrato al fine di far diventare il Piano per una Lombardia Sostenibile un Piano trasversale, che abbraccia tutti gli ambiti di governance regionali e che muove nella direzione di una svolta nelle modalità di vivere, muoversi, produrre, comunicare, abitare il territorio ed usufruire delle sue molteplici risorse e opportunità. L’obiettivo da perseguire è far diventare la Lombardia una Regione “a bassa intensità di carbonio e ad alta efficienza energetica”, che guarda alla “green economy “ come una opportunità concreta di operare un cambiamento in grado di determinare nuove importanti occasioni di impresa e di occupazione. La Lombardia, con una domanda di energia finale al 2007 di circa 24 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio (tep), assume un ruolo determinante, rappresentando da sola quasi il 20% dei consumi nazionali. I consumi energetici lombardi, nello specifico, si caratterizzano per una prevalenza degli usi civili (42%, di cui il 12% dal Settore Terziario). 101 LOMBARDIA 27% trasporti agricoltura industria 43% civile 2% prodotti petroliferi comb. solidi rinnovabili 38,5% energia elettrica teleriscaldamento gas naturale 28% 0,9% 31,8% 1,6% 6,5% 20,7% Figura 1 – Consumi finali di energia in Lombardia disaggregati per settore e vettore, 2007 A fronte della duplice sfida, da una parte l’ambiziosa politica “20-20-20” dell’Unione Europea sul clima e sull’energia e dall’altra la crisi economica in atto, è necessario più che mai mettere in campo una capacità di risposta forte e determinata. Nel 2007 è stato definito il Piano d’Azione per l’Energia (PAE), prima risposta organica agli obiettivi europei. Il Piano per una Lombardia Sostenibile coinvolge l’intero sistema regionale e si articola in Azioni verticali e Azioni trasversali, sulla base della differente capacità di incidenza rispetto a un singolo settore/ambito piuttosto che su una pluralità di contesti. Gli ambiti di azione individuati sono: 1. Mobilità 2. Reti e Infrastrutture 3. Imprese 4. Edifici 5. Territorio. Le recenti Disposizioni per l’esercizio, il controllo, la manutenzione e l’ispezione degli impianti termici nel territorio regionale (previste dalla Delibera regionale n. 8355/2008) hanno introdotto dei limiti in relazione alla possibilità per il «Terzo responsabile» di subappaltare l’attività di manutenzione ordinaria di impianti termici. Il provvedimento regionale ha peraltro introdotto una disposizione restrittiva, rispetto alla normativa nazionale di riferimento, della facoltà di delega in capo al terzo responsabile, ammettendola solo occasionalmente e solo per attività di manutenzione straordinaria. In relazione alla possibilità per il «Terzo responsabile» di subappaltare l’attività di manutenzione ordinaria di impianti termici, il provvedimento regionale (Delibera regionale n. 8355/2008) ha introdotto una disposizione restrittiva, rispetto alla normativa nazionale di riferimento, della facoltà di delega in capo al terzo responsabile, ammettendola solo occasionalmente e solo per attività di manutenzione straordinaria. 102 LOMBARDIA LOMBARDIA LE NOSTRE RICHIESTE: ‣ Mantenere le misure volte a incentivare il rinnovo del parco veicolare circolante e la sostituzione dei mezzi inquinanti ‣ Investire nello sviluppo delle infrastrutture telematiche (internet a banda larga, wi-fi e wimax) ‣ Sensibilizzare le aziende verso una maggiore responsabilità attraverso un adeguato processo di informazione sui livelli di consumo ed un attento utilizzo di attrezzature, macchinari, tecnologie ‣ Formazione alle imprese per raggiungere un’effettiva riduzione dei consumi e delle emissioni ‣ Premiare le opere realizzate con l’impiego di materiali che consentano il perseguimento di obiettivi tesi alla riduzione dell’impatto ambientale ‣ Introdurre agevolazioni specifiche a favore della committenza che, sostenendo oneri maggiori, consente un risparmio energetico che avvantaggia la collettività ‣ Certificare gli impieghi di materiali, prodotti e macchine anche nelle finalità di mezzo oltre che di scopo ‣ Prevedere, tra le opere che possono usufruire di agevolazioni, il finanziamento sia di opere di ristrutturazione che di nuova costruzione ‣ Istituire un Organismo di coordinamento per l’individuazione di siti per la successiva collocazione di impianti termo combustori, gassificatori, pirolitici, ecc. ‣ Avviare un processo di semplificazione delle procedure burocratiche necessarie all’ottenimento delle autorizzazioni ‣ Accompagnare le aziende virtuose nei loro percorsi con le Amministrazioni locali attraverso un’attività di “moral suasion” e di comunicazione presso la collettività con l’obiettivo di limitare atteggiamenti ed approcci negativi ‣ Occorre superare i limiti introdotti dalle Disposizioni per l’esercizio, il controllo, la manutenzione e l’ispezione degli impianti termici nel territorio regionale (DGR n. 8355/2008) in relazione alla possibilità per il «Terzo responsabile» di subappaltare l’attività di manutenzione ordinaria di impianti termici ‣ Proseguire nelle iniziative a sostegno delle imprese anche commerciali per l’adempimento degli obblighi imposti dal Regolamento comunitario REACH (Reg. CE 1907/2006) ‣ Implementare e sviluppare: ‣ la Normativa Seveso sul trasporto di merci pericolose; ‣ il Regime autorizzativo in ambito farmaceutico umano; ‣ il Regime autorizzativo in ambito Alimentazione Umana (additivi chimici, coloranti, conservanti, ecc…); ‣ il Regime autorizzativo in ambito alimentazione animale (additivi chimici, ecc…); ‣ i controlli di tipo sanitario di competenza regionale nei depositi di prodotti chimici. 103 LOMBARDIA 5.3 Territorio : L’avvio operativo del PGT SCENARIO La superficie della Lombardia si divide quasi equamente tra pianura (che rappresenta circa il 47,1% del territorio) e le zone montuose (che ne rappresentano il 40,5%). Il restante 12,4% della regione è collinare. Il territorio lombardo è caratterizzato da una estesa superficie naturale o agricola. I territori provinciali possono essere aggregati in due gruppi: ‣ le quattro province della pianura irrigua con vocazione agricola dominante (Lodi, Mantova Pavia e Cremona) ‣ le rimanenti province con caratteri di multifunzionalità. In queste ultime convivono il più importante sistema manifatturiero italiano, aree naturali e una superficie agricola rilevante che – come nel caso di Milano – può superare il 50% del territorio provinciale. Le variazioni più marcate degli ultimi 15 anni riguardano l’aumento delle aree artificiali e la perdita di aree a disposizione delle attività agricole. In base ai dati di Regione Lombardia, nel territorio lombardo risultano censite 420 aree dismesse per un totale di 14.619.700 metri quadrati nelle province di Milano, Monza e Brianza, Lodi, Varese, Bergamo e Pavia. Se, da un lato, questa situazione rappresenta un’opportunità di marketing territoriale e per gli operatori immobiliari, dall’altra si ravvede il rischio di nuovi insediamenti commerciali che alterino l’equilibrato sviluppo del sistema distributivo. Se da un lato le stringenti nuove regole imposte dal Piano Triennale hanno di fatto ridotto il numero delle domande di nuove autorizzazioni all’apertura di una grande struttura di vendita, di contro, abbiamo assistito in questi ultimi anni ad un incremento del numero di operazioni immobiliari mediante Accordi di Programma, richiesti dalle Modalità Applicative del Programma Triennale per l’insediamento di nuove strutture di vendita superiori al limite di 15 mila metri quadrati. Si è inoltre assistito in questi ultimi anni ad una polarizzazione di esercizi della medesima tipologia e/o di imprenditoria immigrata, circostanza che può demotivare la popolazione residente all’utilizzo dei luoghi – specialmente delle vie commerciali – ed avere come conseguenza la nascita di veri e propri “ghetti” commerciali. A. LA LEGGE REGIONALE N. 12/05 La legge regionale 12/05 “Legge per il governo del Territorio”, è stata il risultato di un profondo cambiamento nei concetti di programmazione e pianificazione territoriale e urbanistica per la Lombardia riunendo in un unico scenario i diversi livelli di pianificazione (regionale, provinciale e comunale) e integrandoli fra loro. Offre poi come metodo di lavoro quello della sussidiarietà, della responsabilità e della condivisione delle scelte, in un’ottica dinamica e sostenibile dello sviluppo. 104 LOMBARDIA Il triennio 2005/2007 ha quindi visto la prima attuazione della l.r. 12/2005, che si è sviluppata con un impegno regionale articolato in diverse componenti: ‣ la definizione di nuove linee strategiche regionali per il territorio lombardo ‣ l’indirizzo, l’orientamento e il supporto agli enti locali ‣ la qualificazione della nuova generazione di piani urbani e territoriali sotto il profilo ambientale e paesaggistico ‣ lo stimolo e la condivisione di nuovi progetti per la crescita locale del territorio ‣ il sistema informativo territoriale integrato. La legge regionale 12/05 è stata oggetto di ulteriori integrazioni e modificazioni legislative (l.r. 4/2008, l.r. 5/09) che hanno sostanzialmente assestato il quadro normativo generale, intervenendo su alcuni aspetti critici soprattutto in riferimento all’applicazione dei nuovi strumenti di pianificazione di livello comunale e provinciale. Con le modificazioni apportate si è anche definitivamente consolidata la configurazione e l’operatività dei tre strumenti principali individuati dalla legge a supporto di tutto l’impianto programmatorio e pianificatorio regionale e cioè: il Sistema Informativo Territoriale, la Valutazione Ambientale Strategica e l’Osservatorio Permanente della Programmazione Territoriale. Tra i macro obiettivi della LR 12/05, nell’ambito della definizione dei Piani di Governo del Territorio, va sottolineata l’opportunità di affrontare il recupero e la riqualificazione del tessuto storico dei centri urbani, la razionalizzazione dell’assetto dei tessuti consolidati e l’equilibrio tra l’ambiente urbanizzato e quello naturale. La Legge 12/05 e quindi i nuovi Piani di Governo del Territorio nel rendere flessibile e modificabile nel tempo le scelte di sviluppo dei territori, spesso superano la definizione delle destinazioni d’uso. Se tale scelta consente l’adeguamento del piano all’andamento del mercato e delle necessità dei singoli territori, può creare problematicità all’equilibrato sviluppo di alcune funzioni urbane come il commercio. Queste variabili così come possono contribuire all’evoluzione e allo sviluppo del territorio, possono, al contrario, innescare processi irreversibili di desertificazione abbassando la qualità del vivere. Per questi motivi la pianificazione della rete commerciale non può chiudersi entro i confini comunali ma deve rivolgersi ad ambiti sovra comunali, provinciali e regionali per garantire un sistema equilibrato di offerta. 105 LOMBARDIA B.PIANO TERRITORIALE REGIONALE DELLA LOMBARDIA Il Piano Territoriale Regionale (PTR), adottato dal Consiglio Regionale a luglio 2009 approvato nel gennaio 2010 è lo strumento fondamentale per indirizzare e mettere a coerenza la programmazione regionale di settore e orientare la programmazione e la pianificazione territoriale di Comuni, Province ed Enti Locali (l.r. 12/05, art. 19, comma 1). Il PTR acquisisce di conseguenza un ruolo fortemente innovativo nei confronti dell’insieme degli altri strumenti e atti di pianificazione configurandosi come un documento elaborato per sviluppare le potenzialità degli enti locali all’interno di uno schema strategico complessivo, di respiro europeo e attento alla cura del territorio. La Lombardia rappresenta, sotto questo aspetto, il punto di avanguardia in Italia di una nuova idea di governo del territorio: non più concepito in un’ottica statica e difensiva attraverso la strumentazione dei piani regolatori e delle loro varianti, ma attuato in modo dinamico, secondo una logica di equità, attraverso il confronto tra soggetti istituzionali e progettualità sociale e di mercato. LE NOSTRE RICHIESTE ‣ Puntare alla rivitalizzazione della rete commerciale considerando la molteplicità di relazioni positive che il commercio svolge con le attività artigianali e di servizio esistenti ‣ Regolamentare l’utilizzo delle aree dismesse prestando particolare attenzione all’equilibrato sviluppo del sistema distributivo ‣ Affrontare, attraverso strumenti strategici di governo del territorio, l’armonizzazione e la valorizzazione delle “Centralità urbane” (con particolare riferimento all’accessibilità, alla qualità degli spazi pubblici, e alla qualità degli edifici privati) all’interno del tessuto costruito ‣ Approntare misure per migliorare la viabilità e la sosta, il carico e scarico, puntando sull’uso dei mezzi pubblici e sulla viabilità ciclabile e salvaguardando in particolare le LOMBARDIA utenze deboli (bambini e anziani) ‣ Favorire, laddove necessario, interventi di riqualificazione urbana mediante rifacimento della pavimentazione, potenziamento dell’illuminazione, arredo urbano, realizzazione di aree wireless ‣ Salvaguardare e valorizzare la rete degli esercizi commerciali con azioni e normative che ne impediscano la dequalificazione e l’ulteriore frammentazione ‣ Considerare prioritario lo sviluppo di una città equilibrata e capace di fornire sempre nuove e durature strutture e servizi 106 LOMBARDIA ‣ Connotare le operazioni di valorizzazione immobiliare delle aree di trasformazione e delle aree dismesse delineando percorsi innovativi, senza trascurare il fondamentale ruolo della “destinazione d’uso” ‣ Affrontare in modo condiviso e strutturato la problematica del ciclo di vita delle grandi strutture commerciali ‣ Inserire negli strumenti collegati al PGT (Piano delle Regole e Piano dei Servizi) disposizioni per garantire una equilibrata pianificazione territoriale dell’offerta commerciale, anche a livello di mix merceologico (tenendo conto della domanda) per evitare l’isolamento delle singole etnie dal resto della città e l’insorgere di situazioni che possono rivelarsi esplosive, con rischi sociali elevatissimi 107 LOMBARDIA il Sistema delle Ascom Lombarde Presidente: Giovanni Paolo Malvestiti Segretario Generale: Luigi Trigona ASCOM BERGAMO via Borgo Palazzo, 137 tel. 035 4120111 fax 035 231082 [email protected] Presidente: Carlo Massoletti Segretario Generale: Fabrizio Mulas ASCOM BRESCIA Via Giuseppe Bertolotti, 1 Tel. 030 292181 Fax 030 2400500 Palazzo Piacentini [email protected] Presidente: Giansilvio Primavesi Segretario Generale: Gianni Monetti UNIONE di COMO Via Ballarini, 12 Tel. 031.2441 Fax. 031.271667 [email protected] Presidente: Claudio Pugnoli Vice direttori: Laura Guglia Maurizio Romanenghi ASCOM CREMONA Via Manzoni, 2 Tel. 0372.567611 Fax. 0372567639 Palazzo Vidoni [email protected] Presidente: Giuseppe Ciresa Segretario Generale: Alberto Riva UNIONE COMMERCIANTI LECCHESI Piazza Garibaldi, 4 Tel. 0341.356911 Fax. 0341.284209 Palazzo del Commercio [email protected] Commissario: Carlo Alberto Panigo Segretario Generale: Bruno Milani UNIONE DI LODI Via Haussmann 1/B Tel. 0371.432106 Fax. 0371.432386 [email protected] Presidente: Ercole Montanari Segretario Generale: Nicola Dal Dosso UNIONE DI MANTOVA Via Valsesia, 46 Tel. 03756.231238 Fax. 0376.360381 [email protected] Presidente: Carlo Sangalli Segretario Generale: Gianroberto Costa CONFCOMMERCIO MILANO Corso Venezia 47/49 Tel. 02.77501 Fax. 02.7750484 Palazzo Castiglioni [email protected] Associazione Commercianti della Provincia di Pavia Presidente: Aldo Poli Segretario Generale: Gian Pietro Guatelli ASCOM PAVIA Corso Cavour Tel. 0382.372511 Fax. 0382.538048 Palazzo Bottigella [email protected] Presidente: Marino Del Curto Segretario Generale: Enzo Ceciliani UNIONE DI SONDRIO Via del Vecchio Marcello 4/C Tel. 0342.533311 Fax. 0342.511042 [email protected] Presidente: Giorgio Angelucci Segretario Generale: Sergio Bellani UNIASCOM VARESE Via Valle Venosta 4 Tel. 0332.342150 Fax. 0332.334408 [email protected] LOMBARDIA Coordinamento progetto Giovanna Mavellia Responsabile operativo progetto Cristina Chiodini Massimo Torti A cura di Benedetta Borsani Cristina Chiodini Giovanni Collinetti Ludovico Landi Federico Mestroni Carlo Pezzoli Gianfranco Suma Massimo Torti Segreteria organizzativa Micaela Bergadano Valentina Gabrieli Manuela Mauri Michela Paternoster Sonia Piacentini Progetto grafico a cura di Giovanni Collinetti Si ringraziano per il loro contributo le Ascom Lombarde le Direzioni operative le Segreterie delle Associazioni www.confcommerciolombardia.it LOMBAR LOMBARDIA Corso Venezia, 26 - 20121 Milano