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SEMINARI
E CONVEGNI
Biblioteche filosofiche private.
Strumenti e prospettive di ricerca
Pisa, Scuola Normale, 28-30 novembre 2013
Benedetto Croce e la sua biblioteca
Pisa, Scuola Normale, 5 giugno 2014
Biblioteche
filosofiche private
Strumenti
e prospettive di ricerca
a cura di
Renzo Ragghianti e Alessandro Savorelli
© 2014 Scuola Normale Superiore Pisa
isbn 978-88-7642-521-9
Indice
Premessa
Alessandro Savorelli
9
Tecniche di messa in rete di fondi librari
Il progetto BiPrAM. Ricostruire l’influenza delle correnti letterarie
e scientifiche attraverso la ricostituzione delle biblioteche
private in epoca moderna
Christian Del Vento, Thomas Lebarbé, Chiara Piola Caselli15
Biblioteche di filosofi nella Biblioteca di Filosofia
della Sapienza romana.
Progetti di valorizzazione e di pubblicazione dei fondi
Gaetano Colli
33
Alle origini della Biblioteca Civica Berio.
La catalogazione dei libri del fondatore
Emanuela Ferro
49
Una biblioteca di biblioteche. Storia e gestione
dei fondi speciali della Biblioteca della Scuola Normale
Barbara Allegranti
63
Storie di biblioteche e raccolte private
La biblioteca del cardinale Girolamo Aleandro (1480-1542).
Tracce e ipotesi di lavoro
Giovanna Granata
81
Donner à lire la ‘librairie’ philosophique probable de Montaigne:
le projet Montaigne à l’œuvre
Marie-Luce Demonet
97
La biblioteca di Ulisse Aldrovandi in Palazzo Pubblico.
Un inventario seicentesco
David A. Lines
113
Jakob Böhme a Londra. La biblioteca teosofica
di Christopher Walton
Cecilia Muratori
133
L’apporto dell’Italia alla biblioteca de Thou
Anna Maria Raugei
151
La biblioteca di un conventuale del Seicento.
Il caso di Juan Sánchez Sedeño
Emanuele Lacca
161
Le passioni di un Lord. Libri e biblioteche
nell’Inghilterra del Seicento
Anna Corrias
181
La biblioteca di un umanista del Settecento: Jacob Le Duchat
Luisa Simonutti
197
Sulla biblioteca di un bibliotecario. Il caso Muratori
Francesca Maria Crasta
215
Muratori bibliotecario tra cataloghi e libri proibiti
Andrea Lamberti
227
Voyages autour d’un catalogue: pour une nouvelle
approche de la culture de Montesquieu
Catherine Volpilhac-Auger
241
La biblioteca di Voltaire
Gianluigi Goggi
261
Schelling tra Naturphilosophie e teosofia.
Alcune osservazioni sul suo lascito librario
Laura Follesa
279
Glosse, marginalia, carteggi: tra i libri di eclettici
e spiritualisti (Royer-Collard, Maine de Biran, Cousin)
Renzo Ragghianti
295
La biblioteca di Wilhelm Dilthey e il dibattito intorno
alla gerarchia dei saperi nel secondo Ottocento
Andrea Orsucci
311
La bibliothèque virtuelle d’un intellectuel
de la Troisième République: Émile Durkheim
Matthieu Béra, Giovanni Paoletti
321
Biblioteche immaginarie, tra erudizione e parodia
Eva Del Soldato
341
Benedetto Croce e la sua biblioteca
L’Istituto italiano per gli studi storici nella sua biblioteca
Elli Catello
355
La biblioteca di Benedetto Croce
Teresa Leo
367
Per un canone crociano dei libri di ‘Vite’
Alfonso Musci
385
La biblioteca di Croce, officina per la storia dell’età barocca
Oreste Trabucco
397
Dall’economia politica al dibattito sul marxismo
Maria Rascaglia
409
I totalitarismi del Novecento nei volumi
e negli opuscoli della biblioteca di Benedetto Croce
Patrick Karlsen
419
Indice dei nomi429
Premessa
I libri appartenuti a dotti e filosofi – scrive Stefano Poggi nel contributo conclusivo al volume Biblioteche filosofiche private in età moderna e contemporanea (2010) – ci si presentano con un risvolto ambiguo,
come di «complici, testimoni, delatori». Complici delle nostre letture,
testimoni dei percorsi intellettuali di chi li possedette, delatori di insospettati o insospettabili risvolti, che vanno sottoposti ad escussione e
sondati caso per caso. I cataloghi di quelle raccolte, o meglio ancora le
raccolte stesse, ove superstiti – quelle strutturate e ordinate in una biblioteca attrezzata o quelle stivate alla rinfusa, dove ci si imbatterà magari in annotazioni, appunti, foglietti e dediche –, sono per definizione
oggetti storici problematici: non diversamente dai manoscritti, dai carteggi, dagli «scartafacci» che diedero luogo a una celebre discussione di
cui furono protagonisti Benedetto Croce e Gianfranco Contini.
Mettere a disposizione degli studiosi in un modo relativamente sistematico, dunque convocare, interrogare e ascoltare questi ambigui
e talvolta reticenti testimoni, è il compito che si è assunto il progetto
Biblioteche dei filosofi. Biblioteche filosofiche private in età moderna e
contemporanea. Sorto sei anni fa dalla collaborazione tra un gruppo
di ricerca della Scuola Normale e il Dipartimento di Scienze umane
dell’Università di Cagliari, il progetto ha inteso agevolare, con materiale
di prima consultazione, un aspetto particolare degli studi storico-filosofici, quello delle ricerche sulle letture dei filosofi e sul loro patrimonio
librario personale (che fosse una collezione, un’officina o entrambe le
cose): campo nel quale, come ricorda Francesca M. Crasta nella Premessa al volume sopra citato, si sono cimentati fra gli altri Dilthey, Brunner,
Kristeller, Garin e molti altri più vicini a noi. Raccogliere dunque – nei
formati oggi disponibili grazie alla consultazione informatizzata – cataloghi di filosofi, quanto più vari per provenienza, stato di conservazione, consultazione e collocazione, sempre tenendo conto (e non staremo
qui a ripetere le premesse metodiche che illustrano il progetto stesso
consultabili su http://picus.sns.it) di un’accezione di ‘filosofo’ molto
fluida, secondo i significati assunti dal termine nei vari secoli.
10 Alessandro Savorelli
Oggi, dopo sei anni di lavoro, l’occasione di un bilancio: giusto alla
vigilia della conclusione della prima fase del progetto, incluso inizialmente nel settore ‘digitale’ della Biblioteca della Scuola Normale e
inserito da poco all’interno delle attività del Centro di Filosofia della
Scuola (http://www.filosofia.sns.it/index.php?id=908).
La vastità della materia ha implicato inizialmente un primo giro d’orizzonte a maglie più larghe, e cioè una ricognizione sulle raccolte dei
cataloghi a stampa e sugli inventari delle grandi biblioteche italiane e
straniere; quindi la mira si è affinata, grazie al contributo di numerosi
collaboratori e alla disponibilità delle biblioteche di vario ordine interrogate e coinvolte nel progetto.
Il progetto Biblioteche dei filosofi ha reso disponibili a tutt’oggi, in
formato pdf o attraverso link a biblioteche e istituti di ricerca, circa
trecentocinquanta cataloghi di biblioteche appartenuti a grandi personaggi, noti e meno noti, italiani e stranieri, ma anche a filosofi ‘oscuri’,
i cui libri sono stati acquisiti da biblioteche talora meno importanti, e
dei quali (così come del loro patrimonio librario) non si sapeva molto.
Nell’ultimo periodo la ricerca e l’individuazione dei cataloghi esistenti
ha assunto carattere più sistematico, con un’indagine per aree geografiche – non diremmo a tappeto, ma la più completa possibile, tenuto
conto delle esigue forze in campo – a cominciare naturalmente dall’Italia. È stato così possibile vagliare le raccolte e i fondi speciali delle
biblioteche pubbliche, delle Università e di centri di ricerca di Torino,
Genova, Milano, Padova, Bologna, quindi delle città toscane, di Roma
e Napoli. Proprio da Roma e Napoli provengono alcune delle nuove
accessioni più significative: in particolare i cataloghi delle biblioteche
di Giovanni Gentile e degli altri pensatori della ‘scuola romana’ del
Novecento, quelli di Benedetto Croce e degli intellettuali le cui raccolte
librarie sono state acquisite dall’Istituto italiano per gli studi storici e
dalla Fondazione Biblioteca Benedetto Croce e infine i cataloghi riuniti dall’Istituto per il Lessico Intellettuale Europeo e Storia delle idee
(ILIESI). Parallelamente il sito web si è andato rinnovando, acquisendo nuove funzionalità e mettendo in rete, nella rubrica Bibliothecae
selectae, saggi, materiali e strumenti di vario genere.
Questo quanto agli scopi istituzionali ‘primari’ del progetto Biblioteche dei filosofi. Per quanto riguarda l’analisi dei «complici, testimoni,
delatori» che abbiamo menzionato all’inizio, la risposta – crediamo – è
nel presente volume (e in particolare nella sezione Storie di biblioteche
e raccolte private) e in quello che l’ha preceduto, e che ne inaugurò
l’attività, il citato Biblioteche filosofiche private in età moderna e contemporanea (Atti del convegno, Cagliari, 21-23 aprile 2009, a cura di
11 Premessa
F.M. Crasta, Firenze 2010). Ma dobbiamo anche ricordare la giornata
di studio svoltasi presso la Scuola sul tema Biblioteche private. Strumenti di ricerca e nuove metodologie informatiche nell’ottobre 2009 e la
partecipazione del progetto Biblioteche dei filosofi al convegno Il libro
antico tra catalogo storico e catalogazione elettronica, svoltosi all’Accademia dei Lincei (a cura di R. Rusconi, Roma 2012): temi ripresi ora in
questo volume, nella sezione dedicata a Tecniche di catalogazione, informatizzazione e messa in rete di fondi librari. Tutti questi lavori e incontri crediamo che abbiano promosso e svolto con consapevolezza e
rigore critico indagini ad ampio raggio su vicende, storie e caratteri di
alcune biblioteche filosofiche, senza cedere alla tentazione di un facile
descrittivismo e sempre con un occhio attento ai problemi di metodo e
alla specificità dei singoli casi, come mostra anche l’ultima sezione del
lavoro, dove abbiamo raccolto le indagini speciali presentate nel corso
della recente giornata di studi su Benedetto Croce e la sua biblioteca
(Pisa, Scuola Normale, giugno 2014).
Mentre questo volume era in bozze, è scomparso Claudio Cesa, un
impareggiabile maestro. Il libro è dedicato, con gratitudine, alla sua
memoria.
Alessandro Savorelli
A nome del progetto Biblioteche dei filosofi, non si può non cogliere l’occasione, in
questa circostanza, per ringraziare collettivamente – nell’impossibilità di nominarli
tutti – gli enti, le persone, gli studiosi e i ricercatori, i tecnici e gli operatori che vi
hanno variamente partecipato. Un ringraziamento particolare va alle biblioteche universitarie di Torino, Milano, Bologna, Firenze e Napoli, del Dipartimento di filosofia
di Roma, all’ILIESI (Roma) e alla Fondazione B. Croce (Napoli), con le quali è stato
instaurato un rapporto di collaborazione particolarmente esteso e proficuo. Uno speciale grazie va infine alla Direzione e al personale della Biblioteca della Scuola Normale
e alle Edizioni della Normale per il loro costante e indispensabile supporto.
La biblioteca di un umanista
del Settecento:
Jacob Le Duchat
L’incontro con Jacob Le Duchat è inevitabile per chiunque si occupi
delle opere di Rabelais e della sua fortuna a partire dal Sei-Settecento
e, proprio l’edizione dell’opera di Rabelais, può costituire un elemento
ricorrente e una traccia per leggere e interpretare la raccolta di libri del
nostro curioso erudito settecentesco. I fili della storia delle principali
traduzioni ed edizioni seicentesche di Rabelais, sembrano svilupparsi
in due momenti distinti uno anglo-olandese e l’altro nell’ambito della
tradizione libertina ed erudita francese in cui si colloca, seppure un
secolo dopo, l’attività editoriale di Le Duchat. Due filiere che s’intrecciano nel contesto francese proprio grazie alle due edizioni rabelaisiane curate da Le Duchat, nel 1711 e nel 1741, le quali contribuirono
a costituire il canone interpretativo dell’opera del famoso autore del
Rinascimento francese.
La traduzione delle opere di Rabelais fatta dallo scozzese Thomas
Urquhart nel 16531 appare un episodio a sé stante di fronte alla tradizione interpretativa che si andava costituendo a partire dalla edizione
Elzevier del 16632 e dalle sue molteplici successive riedizioni, fino alla
traduzione inglese di Pierre Le Motteux3. L’edizione elzeviriana diven The first Book of the Works of Mr. Francis Rabelais, Doctor in Physick: containing
five books of the lives, heroick deeds, and sayings of Gargantua and his Sonne Pantagruel… Translated into English. By S. T. U. C. [i.e. Sir Thomas Urquhart], London 1653.
2
Les oeuvres de Franç. Rabelais; Augm. de la vie de l’auteur et de quelques remarques
sur sa vie et sur l’histoire. Avec l’explication de tous les mots difficiles, [Amsterdam],
[chez Louis et Dan. Elsevier] 1663. Significativa anche la traduzione olandese: Alle
de geestige Werken van Mr. Francois Rabelais, Genees-Heer… beneffens een sleutel of
verklaring van’t geheele Werk. Met groote vlijt uyt het Fransch vertaelt door Claudio
Gallitalo, Amsterdam 1682.
3
Pantagruel’s voyage to the oracle of the bottle. Being the fourth and fifth books of
the works of Francis Rabelais, M.D. With the Pantagruelian prognostication, and other
pieces in verse and prose by that author: also his historical letters. Completing all his
works that are extant. Never before printed in English. Done out of French by Mr. Mot1
198 Luisa Simonutti
ne, secondo qualche critico moderno, parte di quel bagaglio culturale
che gli intellettuali del Refuge ugonotto importarono ed esportarono
attraverso l’Europa4, intravedendo negli ‘explanatory remarks’ del
traduttore in lingua inglese, un Rabelais simpatizzante della Riforma
ed enfatizzando il contributo dei rifugiati ugonotti a questa edizione.
Certo è che l’atelier di Elzevier contava fra i suoi collaboratori dei
filologi protestanti di prima grandezza, come Heinsius e Goltzius ma
è altrettanto vero che questi eruditi si attennero alle regole del purismo
e della selezione testuale tipica di quella scuola filologica. A questo si
aggiunga la considerazione che l’ingresso numericamente rilevante di
rifugiati ugonotti nei Paesi Bassi avvenne a partire dalla fine degli anni
Settanta del Seicento, e comunque dopo la chiusura delle accademie
di Saumur e di Sedan; l’avvicinarsi dei provvedimenti coercitivi di
Luigi XIV e la Revoca dell’editto di Nantes nel 1685 e soprattutto gli
anni che seguirono, rafforzarono significativamente l’esodo ugonotto
dal territorio francese. Ancora un elemento prudenziale può aiutare a delineare lo scenario dell’epoca: tra i primi lettori del Rabelais
inglese nella traduzione di Le Motteux furono i circoli riformati di
Amsterdam e di Rotterdam. Ma queste comunità non costituivano
affatto un universo uniforme: accanto a espressioni di un calvinismo
ortodosso, si veniva affermando un protestantesimo liberale che si
rifaceva a Erasmo e al pensiero dei libertijns olandesi che ebbero il loro
principale esponente in Dirk Coornhert. Per quanto riguarda la costa
olandese della Manica, l’influenza della traduzione inglese delle opere
rabelaisiane fatta da Le Motteux pare quasi inabissarsi in modo carsico per tre decenni per poi riapparire e diventare, negli anni Trenta
del Settecento, parte del bagaglio dei lettori riformati continentali di
Rabelais, in particolare, dunque, dopo la traduzione francese delle
Remarques di Le Motteux fatta da Cesar de Missy5.
teux. With explanatory remarks on every chapter by the same hand, London, printed
for Richard Baldwin, 1694. Si veda B. Conconi, Londres, 1694: Pierre Le Motteux interprète le ‘Quart livre’ de Rabelais, in Langue et sens du ‘Quart Livre’, réunies par F.
Giacone, Paris 2012, pp. 27-43. Ringrazio Franco Giacone per avermi incoraggiata a
incrociare i sentieri rabelaisiani.
4
O. Donneau, Réceptions, études et usages de l’univers rabelaisien aux Refuges protestants, in Refuge et Désert: l’évolution théologique des huguenots de la Révocation de
l’édit de Nantes à la Révolution française, éd. par H. Bost et C. Lauriol, Paris 2003, pp.
185-206.
5
Oeuvres de Maître François Rabelais suivies des remarques publiées en anglois, par
199 La biblioteca di un umanista del Settecento: Jacob Le Duchat
1. Jacob Le Duchat est l’ironie habillé en érudition
Una definizione che parafrasa la fortunata espressione di Boileau:
«Rabelais est la raison habillé en masque»6. Le Duchat nasce a Metz nel
1658 e riceve dal padre, fervente protestante, una prima educazione.
Poi studierà diritto all’università di Strasburgo. In seguito rientrerà a
Metz dove resterà fino al 1685, anno della Revoca dell’Editto di Nantes.
Anni difficili in cui si sottopose a una conversione obbligata per poter
svolgere la propria professione. Cercò così consolazione in letture che
aveva incontrato da giovane e nelle quali ora si immerge, si rifugia
ritrovando temi ed exemplum vitae poco compresi e ancor meno
apprezzati dai suoi contemporanei. Riscopre autori del Cinquecento,
auteurs gaulois, scrittori che fiorirono all’epoca di Enrico III e di
Enrico IV, all’epoca delle Guerre di Religione.7 Probabilmente all’inizio degli anni Novanta del Seicento trascorre due anni a Parigi, in
seguito ritorna a Metz e inizia a pubblicare le edizioni da lui curate
e annotate come la raccolta di Diverses pieces servant à l’Histoire de
Henri III, Roi de France et de Pologne. Composto di otto parti, di cui
due principali, il Journal de Henri III, era l’opera del tollerante Pierre
de l’Estoile, autore cattolico ma severo verso la Ligue. Pubblica inoltre
il volume La Confession de M. de Sancy, in cui l’autore, probabilmente
Agrippa d’Aubigné, criticava quanti si convertivano al cattolicesimo
per aver salva la vita o la professione.
In quegli anni, a partire dal 1696, – come leggiamo nella sua corrispondenza con Pierre Bayle – Le Duchat lavora all’edizione annotata
della Satyre Menippée de la vertu du Catholicon d’Espagne, una satira
pubblicata alla fine del Cinquecento, nel 1593, da un gruppo di autori,
Jean Passerat, Nicolas Rapin, Pierre Pithou. Nell’opera si accusavano
i cattolici, e in particolare gli accoliti della Ligue, di compiere, con la
M. Le Motteux et traduites en françois, par C. D. M. [César de Missy.] Nouvelle édition,
Paris 1797-98, 2 voll. in folio. Cfr. Editer et traduire Rabelais à travers les âges, études
réunies par Paul J. Smith, Amsterdam 1997 e il volume La réception de Rabelais en Europe du XVIe au XVIIIe siècle, études réunies par C. De Grève et J. Ceard, Paris 2009.
6
Galerie rabelaisienne, ornée de 76 gravures, ou Rabelais mis à la portée de tout le
monde, par L.J.C., Paris 1829, Preface, p. 7.
7
Cfr. Th.P. Fraser, Le Duchat, first editor of Rabelais, Genève 1971. Cfr. anche Memoire abregé sur la vie et les écrits de Mr. Jacob Le Duchat, in Ducatiana, ou Remarques de
feu M. Le Duchat: sur divers sujets d’histoire et de litterature recueillies dans ses mss. et mises
en ordre par M.F., Amsterdam 1738, riportata all’inizio del primo volume dell’opera.
200 Luisa Simonutti
scusa delle conversioni al cattolicesimo, ogni sorta di inganni e di atrocità. In particolare si ironizzava affermando che i cattolici erano simili
ai ciarlatani che vendevano una nuova droga, appunto il Catholicon.
Più che alle polemiche religiose, Le Duchat si dimostrava interessato
alle forme del linguaggio, al lessico cinquecentesco, alla grammatica.
L’acuirsi della persecuzione contro gli ugonotti, le scelte religiose e
di coscienza di Le Duchat resero difficile la sua permanenza in terra
francese e lo costrinsero a trovare rifugio a Berlino, dove il Grande
Elettore accoglieva i rifugiati per motivi religiosi e i protestanti in fuga.
Reputato studioso, Le Duchat non ebbe difficoltà ad ottenere, al suo
arrivo, un ruolo e una pensione.
Il carteggio intercorso tra Le Duchat e il più famoso rifugiato ugonotto, Pierre Bayle, affianca le importati opere a cui i due autori erano
impegnati dal settembre del 1693 al giugno del 1702. Bayle era intento
a redigere il Dictionnaire historique et critique; Le Duchat aveva appena
completato l’edizione della Confession catholique du Sieur de Sancy e i
Remarques sur la Confession de Sancy che apparvero infatti nel 1693,
mentre stava lavorando all’edizione annotata della Satyre menippée
ou Catholicon d’Espagne che apparirà sempre nel corso del 1693.
L’erudito editore annotava inoltre l’opera Les avantures du Baron de
Faenestre, (attribuita anche ad Agrippa d’Aubigné e che nel 1729 contava già una nuova edizione) mentre negli stessi anni lavora alla edizione di Rabelais. Dal canto suo Pierre Bayle lo incoraggiava a fornire
un’edizione di queste opere auspicando una maggiore cura rispetto al
volume della Confession de M. de Sancy. Negli ultimi anni di vita, Le
Duchat lavorerà all’edizione delle opere di François Villon, ma l’opera
apparirà postuma, nel 1741, pubblicata dall’erede delle sue carte, il
correligionario e professore di filosofia a Berlino, Samuel Formey.
Il letterato inviava dunque a Bayle i numerosi materiali che avrebbero difatti arricchito la seconda edizione del Dictionnaire historique et
critique. Dal canto suo Bayle apprezzava le annotazioni di Le Duchat
alle opere che questi intendeva pubblicare e lo aiutò a stringere un
proficuo legame con l’editore Henri Desbordes, stampatore ugonotto esule ad Amsterdam. Nel febbraio del 1695 Bayle scriveva a Le
Duchat: «Le Sieur Des Bordes m’à dit que vous promettez une clef de
Rabelais et du Sieur de Faenestre. Ce seroit un merveilleux ouvrage»8.
Henri Desbordes si interesserà al lavoro di Le Duchat, e in particolare
Lettres de Mr. Bayle publiées sur les Originaux avec des Remarques, éd. par Pierre
Des Maizeaux, 3 voll., Amsterdam 1729, II, p. 517.
8
201 La biblioteca di un umanista del Settecento: Jacob Le Duchat
al lavoro di edizione delle opere di Rabelais e le pubblicherà nel 1711.
Fu probabilmente anche lo stampatore, seppure con indirizzo fittizio,
del volume delle Avantures du Baron de Faenestre. Le Duchat lavorava
inoltre all’edizione delle opere di altri autori del Rinascimento francese come l’Apologie d’Hérodote di Henri Estienne, le opere di Clément
Marot, le opere di Pierre de Bourdeille Brantome e di Francois Villon
e il Dictionnaire étymologique de la langue françoise di Gille Ménage
e altre opere ancora come la commedia La famille ridicule (Berlino
1720), lo scritto Les quinze joyes de mariage, le blason des fausses
amours (La Haye 1734) e l’Histoire universelle di Jacques-Auguste de
Thou (La Haye 1740).
Ma che cosa andava cercando Le Duchat in queste opere? Forse
s’immergeva nelle note storico-linguistiche e critiche per sedare le
proprie contraddizioni religiose, o forse più probabilmente sfidava sé
stesso nella ricerca erudita e allo stesso tempo ironica, dei significati
nascosti del pensiero dell’uomo e della sua rappresentazione linguistica. Proprio descrivendo il suo approfondire il testo rabelaisiano,
svelava le tre principali motivazioni della sua curiositas:
La première, c’est le texte, je veux dire, le stile, les vieux mots, et les expressions
ironiques, ou celles qui sont proverbiales. La seconde, selon moi, consiste dans
le sens historique, qui saute aux yeux dans son livre, ou qu’on y peut découvrir
par le secours des Livres où il (l’auteur) a puisé. La Troisième, enfin donc, le
sens mystérieux qu’on croit y être caché partout, mais qu’il n’est de la modestie
de persone de prétendre avoir découvert, sans de bons garans; ou du moins,
sans une grande vraisemblance9.
L’interpretazione dell’opera del Maestro francese che l’editore
propone si nutre di un contesto culturale particolare che si coglie
con chiarezza sia attraverso il suo lavoro di cura delle altre opere del
Cinque-Settecento, sia scorrendo i titoli dei volumi che formavano la
sua biblioteca privata.
Ma che cosa accomunavano le opere che Le Duchat aveva pubblicato e quelle che aveva ancora sul suo tavolo? Opere di satira, ouvrages
mystérieux.
C’est une Satyre fine et delicate, remplie d’allusions à des faits particuliers que
l’auteur désigne en passant, et qu’il ne raconte qu’à moitié, soit pour en faire
Ibid., III, pp. 898-9, Lettre 239.
9
202 Luisa Simonutti
1. Catalogus librorum varii
argumenti ac doctrinae /
Catalogue des livres, sur
differens sujets, Berlin
1736, riproduzione di p.
134.
mieux sentir le ridicule, soit pour soûtenir le personnage qu’il prend dans
toute la Pièce. Ces faits ainsi ménagez composent presque tout le sel de cette
Satyre. Mais en même temps, cette manière de raconter les choses, les déguise
si fort, qu’on a bien de la peine à les reconnoître; ceux-là même qui en ont été
les témoins oculaires ne sauroient quelquefois les bien dèmêler10.
Così scriveva Le Duchat nella Preface alla Confession catholique du
Sieur de Sancy; ma ciò che rende ancora oggi più paradigmatica la
figura e la biblioteca di Le Duchat sono le innumerevoli note manoscritte che egli coscienziosamente appuntava nei libri in suo possesso,
note la cui presenza è segnalata nel catalogo di vendita della biblio-
Confession catholique du Sieur de Sancy, Cologne, 1693, Preface.
10
203 La biblioteca di un umanista del Settecento: Jacob Le Duchat
2. Ducatiana, ou
Remarques de feu
M. Le Duchat:
sur divers sujets
d’histoire et
de litterature,
recueillies dans
ses mss. et mises
en ordre par M.F.,
Amsterdam, P.
Humbert, 1738, t.
II. Antiporta.
teca11 e che vennero raccolte dal fedele Samuel Formey nei due ampi
volumi significativamente intitolati Ducatiana12. Un intrecciarsi di
progetti, di fedi, di idee, di passioni critiche che evocavano il crogiolo
artistico e filosofico in cui si era sviluppato il pensiero di Le Duchat.
Cfr. fig 1. Catalogue des livres, sur differens sujets, Berlin, 1736. Il catalogo è presente in <http://picus.sns.it/index.php?page=Filosofo&id=223&lang=it>.
12
Ducatiana, ou Remarques de feu M. Le Duchat: sur divers sujets d’histoire et de
litterature, recueillies dans ses mss. et mises en ordre par M.F., Amsterdam 1738, fig. 2.
11
204 Luisa Simonutti
2. Le Duchat, Picart e la ‘Satyre Ménippée’
Nel 1706 l’artista Bernard Picart ricevette l’incarico di illustrare
il frontespizio dell’opera Satyre Menippée che doveva apparire, di
lì a qualche anno, per le cure dello stampatore ugonotto, Henri
Desbordes13, edizione arricchita dalle annotazioni di Le Duchat.
Ogni libro implica un contesto in cui è stato scritto, pubblicato e
riedito, ciò risulta ancora più rilevante per un testo di polemica
religiosa e satira politica come la Satyre Ménippée. Composto da
un gruppo di politiques – «français en politique et gallicans en religion» – e pubblicato nella città di Tours di fine Cinquecento, l’opera
in prosa e in versi si scagliava contro gli eccessi di zelo religioso e
le mire politiche della Ligue cattolica. Fautori di un cattolicesimo
moderato, difensori della separazione fra Chiesa e Stato e assertori
convinti di una soluzione pacificatrice con la compagine ugonotta,
gli autori della Satyre Ménippée volevano il rafforzamento della
monarchia grazie al sostegno degli strati alti della società francese in
netto antagonismo con la nobiltà leghista e contro le mire imperialistiche della corona spagnola. Un’opera satirica, caustica e mordente
che ebbe grandissima fortuna nella Francia barocca e fino al nostro
Novecento. Di volta in volta apprezzata e interpretata seguendo lo
spirito dell’epoca e il contesto storico14, per gli editori ugonotti di
fine Seicento doveva rappresentare una feroce critica alla nobiltà
nera, al papato, a quanti riproponevano il mostruoso spirito della
Ligue che, sostenuta dalle finanze del re di Spagna, voleva condurre
la Francia intera, villaggi e città, alla rovina dentro le spire del fanatismo religioso.
Secondo una modalità costante, e particolarmente nel caso di illustrazioni importanti, l’artista Picart era solito accompagnare le proprie
immagini con una iscrizione a volte assai estesa e con delle vere e
Satyre Menippe de la vertu du catholicon d’Espagne. De la tenue des estats de
Paris durant la Ligue, suivant la coppie imprimée de l’an 1594. Le edizioni apparse
presso Desbordes, nel 1709 e nel 1711, mantennero tuttavia l’indicazione fittizia della stamperia della famiglia Kerner, «Ratisbonne, Mathias Kerner» come appare nei
frontespizi delle edizioni dell’opera a partire da 1664 fino al 1752. Per un’analisi delle
edizioni si veda inoltre l’edizione critica a cura di M. Martin, Satyre Ménippée de la
vertu du Catholicon d’Espagne et de la tenue des estats de Paris, Paris 2007.
14
Per le interpretazioni otto-novecentesche di quest’opera si veda Etudes sur la
“Satyre Ménippée”, réunies par F. Lestringant et D. Menager, Genève 1987, pp. 7-18.
13
205 La biblioteca di un umanista del Settecento: Jacob Le Duchat
3. Satyre Ménippée de la vertu du Catholicon d’Espagne. De la tenue des estats de
Paris durant la Ligue, suivant la coppie [sic!] imprimée de l’an 1594, Ratisbonne,
Mathias Kerner, 1709. Antiporta (Paris, Bibliothèque Nationale, Département
des Estampes).
206 Luisa Simonutti
proprie note poste al margine inferiore della tavola iconografica. Al
momento di consegnare la tavola illustrata allo stampatore volle che
fosse accompagnata da una Explication du frontispice de la Satyre
Menippée et de la vertu du catholicon d’Espagne, par P.M.L.A.P. che
ne fornisse la chiave interpretativa e che chiese all’amico Prosper
Marchand di redigere15.
Nel frontespizio della Satyre Ménippée è inequivocabile il significato
dell’immagine centrale della tavola iconografica16: la Ligue, una figura
mostruosa vestita di saio, con la coda a forma di dardo e le zampe
da volatile, dal viso meduseo e con una maschera che simboleggia la
dissimulazione posta tra i capelli in forma di rettili, raffigura la falsa
religione. È in piedi sopra esalazioni infernali e si tiene accostata al
fico, che – proseguendo l’analogia con la falsa religione – è un albero
malefico che produce frutti belli in apparenza ma in realtà malvagi.
Allo stesso modo la Ligue, dalle sembianze probe, nasconde in realtà
propositi pericolosi e distruttivi per tutti. Ella infatti tiene nella mano
sinistra un pugnale e la fiaccola della discordia, con i quali seduce
le persone circostanti, mentre nella mano destra stringe la Croce di
Lorena segno del nobile casato che fu il portabandiera della Ligue.
Ai lati della figura mostruosa sono ritratti alcuni dei principali
Ligueurs in atteggiamenti dai quali traspaiono i loro vizi, ambizioni
e pericolosità. Alla destra (l’immagine risulta rovesciata rispetto alla
descrizione) si trova l’arcivescovo di Lione che tiene la mano della
sorella rivolgendole uno sguardo cùpido; gli è accanto il papa intento
a benedire la Ligue e i suoi sostenitori nella speranza di rafforzare il
suo potere in Francia. Sempre a destra, in primo piano uno dei leader
della Ligue, il Cardinale Pelvé in conversazione con un correligionario
vestito da gesuita.
Dall’altro lato della mostruosa Ligue, un accondiscendente gruppo
di popolani e militari tra i quali si stagliano vescovi, preti e monaci e,
primo da sinistra, un uomo in vesti spagnoleggianti che tiene in mano
Una nota manoscritta sulla tavola della Explication du frontispice de la Satyre Menippée et de la vertu du catholicon d’Espagne, par P.M.L.A.P. (BNP, Ed-56a, R143054),
scioglie l’acronimo con «Pierre Marchand Librare à Paris». In realtà si tratta di Prosper
Marchand come racconta la vedova Picart, nell’Eloge Historique, dell’artista. Su questi
aspetti si veda L. Simonutti, Inquietudine religiosa e relativismo critico: l’iconografia
di Bernard Picart, in I filosofi e la società senza religione, a cura di M. Geuna e G. Gori,
Bologna 2011, pp. 257-300.
16
Si veda fig. 3.
15
207 La biblioteca di un umanista del Settecento: Jacob Le Duchat
un sacco di dobloni ‘cattolici’ quale gesto di sostegno da parte della
corona spagnola. In posizione avanzata ci sono poi due monaci intenti
a scorrere le pagine di un poderoso volume intitolato Le Concile de
Constance. L’Explication du frontispice mette in luce il significato di
questi particolari iconografici:
Personne n’ignore la doctrine de ce Concile sur la Foy qu’on doit aux
Heretiques. Les Ligueurs, qui trouverent cette matiere toutte preparée, en
tirerent de très pernicieuses consequences. Ils regardoient Henry III, non seulement comme fauteur de l’heresie, mais encore comme un execrable Tyran.
8. Sur ce fondement, ils se crurent en droit d’agir à son egard de même que le
Concile en avoit usé avec Jean Hus et Hierome de Prague, Et l’evenement n’a
que trop justifié qu’ils estoient convaincus de cette detestable maxime, puis
qu’ils la mirent si bien en pratique17.
Ecco dunque chiarito anche il ruolo della Duchessa di Montpensier,
sorella dei Guisa, che blandendo il monaco Jacques Clement, l’assassino di Enrico III, gli indica il pugnale che si trova in terra davanti a lui
tra fichi interi e dimezzati, foglie di fico e croci lorenesi. Significativo
anche il particolare iconografico di un paio di forbici che la duchessa
porta legate alla vita e che scendono sulle vesti, a ribadire l’intenzione
della nobildonna di tagliare la corona e la dinastia di Enrico III.
Al bordo inferiore dell’incisione, in primo piano, sono collocate le
vestigia di un altro regicidio (avvenuto negli stessi anni), il fucile e
il compenso – due sacchi di monete – per l’assassino di Guglielmo
d’Orange. Mentre sullo sfondo più lontano s’intravedono ammazzamenti e impiccagioni e un attacco violento a una città fortificata ormai
avvolta dalle fiamme.
La descrizione di Prosper Marchand e la tavola iconografica si avvalevano non solo delle edizioni della Satyre Ménippée, apparse nel 1696
e nel 1699, ma anche di fonti storiche come l’opera di Mezeray e altre
fonti manoscritte. Dal 1696 le note di Le Duchat (assieme a quelle
precedenti di Pierre Dupuy, a cui poi si aggiungeranno altri commentatori) saranno ininterrottamente parte integrante delle successive
edizioni della Satyre, da quella del 1699 a quella del 1752 e oltre.
La complessa immagine picartiana e l’Explication di Marchand
rappresentavano con efficacia il tema della pericolosità dello zelo religioso e del malefico e distruttivo esito a cui esso perviene quando si
Cfr. Simonutti, Inquietudine religiosa, Appendice I.
17
208 Luisa Simonutti
coniuga con il potere politico e con il potere dei vertici religiosi. Una
denuncia lanciata con forza attraverso l’immagine e che, agli albori
del Settecento, richiamava l’attualità delle problematiche teologicopolitiche che avevano infiammato la Francia durante le Guerre di
religione e imponeva una riflessione critica sulle religioni storiche, in
particolare sulla religione cattolica.
3. Una rete di eruditi, di editori, di artisti
Anche Jacob Le Duchat come Bernard Picart, il famoso artista e
incisore francese trapiantato in Olanda nei primi anni del Settecento,
fu al centro di una rete che metteva in connessione editori e autori
ugonotti trasferitisi nei paesi del Refuge e tra questi Prosper Marchand
– mentore delle edizioni settecentesche del Cymbalum mundi – Henri
Desbordes – editore delle opere di Rabelais apparse nel 1711– e Pierre
Des Maizeaux – che aveva preferito il refuge inglese – autore ed editore, tra l’altro, delle Lettres di Pierre Bayle, e infine Jean-Frédéric
Bernard, anch’egli un rifugiato, editore delle opere di Rabelais apparse
nel 1741 e di straordinari progetti culturali: autori-editori per i quali
Picart aveva lavorato come incisore e Le Duchat come editore scientifico.
È significativo ricordare ancora un episodio che coinvolse questi
eruditi e artisti accomunando in modo obliquo Le Duchat e più direttamente Bernard Picart, Prosper Marchand e Jean Frédéric Bernard
(quest’ultimo futuro redattore ed editore delle Cérémonies et coutumes religieuses de tous les peuples du monde). Nel 1711 Marchand e
Bernard si trovarono in competizione per accaparrarsi l’edizione delle
opere di Bonaventure Des Périers, il Cymbalum mundi e Les contes e
in particolare per la riedizione del Cymbalum mundi rarissimo volume cinquecentesco, composto di quattro dialoghi − attribuito appunto
a Des Périers − testo paradigmatico di un sapere rinascimentale, in cui
s’intrecciano interferenze lucianee e libertine con gli ideali morali e
sapienziali dell’antichità.
Fu una operazione editoriale rilevante quella che si impegnarono
a fare i due eruditi editori riportando alla luce le opere di questo
autore cinquecentesco dalla biografia molto incerta e maledetta. Des
Périers collaborò alla prima traduzione francese della Bibbia ma fu
pienamente inserito nel clima culturale che vide fiorire autori poliedrici e dissacratori come Rabelais, Marot e il poeta ed eretico, finito
sul rogo, Etienne Dolet. Des Périers ebbe una vita durissima e morì
209 La biblioteca di un umanista del Settecento: Jacob Le Duchat
suicida in un giorno imprecisato tra gli anni Trenta e Cinquanta del
Cinquecento. Il Cymbalum mundi uscì anonimo nel febbraio del 1537
e, pochi giorni dopo la sua apparizione, il 7 marzo venne condannato
alla soppressione dal Parlamento di Parigi. Ne sopravvissero non più
di due o tre copie. Una seconda edizione, che apparve tra la fine del
1537 e i primi giorni del 1538, non ebbe migliore fortuna e per quasi
due secoli l’opera di Bonaventure Des Périers si inabissò.
Nel 1711, Prosper Marchand e Jean Frédéric Bernard si accordarono
per pubblicare il primo il Cymbalum mundi e il secondo il volume de
Les contes18. Bernard dovette acconsentire, evidentemente a malincuore, poiché non si sottrasse dall’aggiungere al volume de Les contes
alcune osservazioni sul Cymbalum.
In calce alle annotazioni di Jacob Le Duchat raccolte nell’opera
Ducatiana, Samuel Formey puntualizzava:
M. du Fay Capitaine aux Gardes qui étoit curieux de vieux Livres, fournit en
1711 à J. F. B., les Contes de Des Périers et le Cymbalum au sujet duquel ce
Libraire se trouva en concurrence avec Prosper Marchand qui le revendiquoit
comme Auteur de la Dissertation qui le précedoit et qui étoit de la façon dudit
Mr. Marchand. Pour s’accommoder celui-ci resta maître du Cymbalum et J. F.
B. des Contes de Des Périers à la fin desquels il ajouta quelques Observations
qu’il avoit envoiées à M. de La Monnoie sur le Cymbalum, et qui les approuva après avoir fait quelques changemens. Dans la suite le Cymbalum et les
Observations ont été réïmprimées à Paris, mais on y a suprimé quelques-unes
des Obsérvations19.
Marchand nella lunga premessa al volume in forma di Lettre écrite
à Monsieur B.P., D. et G., redatta a Parigi nel 1706, scioglieva l’enigma
delle iniziali esplicitando che la Lettre era dedicata a Bernard Picart
«Dessinateur et Graveur» a cui dette incarico di redigere il frontespizio
e le tavole che aprono ciascun dialogo20. Jean Frédéric Bernard, dal
Contes et nouvelles et joyeux devis de Bonaventure Des Périers. On a joint à cette
édition des observations sur le Cymbalum mundi de cet auteur, Amsterdam 1711.
19
Ducatiana, I, p. 46.
20
Per una analisi iconografica del Cymbalum mundi si veda L. Simonutti, in
S. Caianiello et al., Esoterismo. Giornata di studi intorno al volume 25 degli Annali della Storia d’Italia Einaudi, «Laboratorio dell’ISPF», 8/1-2, 2011, pp. 13-69.
http://www.ispf-lab.cnr.it/2011_1-2_202.pdf. Laboratorio dell’ISPF ISSN 1824-9817©
VIII – 2011, ½, pp. 30-40.
18
210 Luisa Simonutti
canto suo, affiderà a Picart la parte artistica di quella grande impresa
editoriale che fu l’opera Cérémonies et coutumes religieuses de tous les
peuples du monde21.
Dunque, affinità ideali e un clima culturale che accomunava questi
autori: basti scorrere la lista delle opere pubblicate dalla stamperia di
Bernard22 o che egli scrisse di propria mano. Marchand ne fu attento
lettore23; Picart disegnò ed incise per entrambi.
Picart, nelle sue incisioni, non riprodusse né s’ispirò a frontespizi o incisioni cinquecentesche, né lo fece nel caso del libro
L’opera in più volumi apparve ad Amsterdam, presso Jean Frédéric Bernard,
1723-37, 7 voll. Tale impresa editoriale fu variamente interpretata, utilizzata e citata nel corso di oltre due secoli. Attualmente è oggetto d’interesse critico da parte di
studiosi di diverse discipline poiché essa si colloca al crocevia di una molteplicità di
ambiti: artistici, storici, filosofici, religiosi, antropologici. Cfr. Simonutti, Inquietudine religiosa.
22
Jean Frédéric Bernard (1683?-1744), originario della Provenza, figura di rilievo
del Refuge. Dai torchi del suo atelier apparvero numerose opere importanti. Oltre a
svariati volumi dedicati a storie di paesi lontani e a temi di storia religiosa, fu lo stampatore delle opere di Rabelais, di François Eudes de Mezeray, di Racine, di Fontenelle
e di Naudé. Pubblicò alcune opere di Jacques Lenfant e di Pierre Jurieu, l’edizione
ampliata delle Oeuvres diverses di Locke e il volume di Samuel Clarke, De l’existence
et des attributs de Dieu e, inoltre, alcuni sermoni di John Tillotson. Cfr. Catalogue des
livres. Imprimez chez J.F. Bernard, libraire à Amsterdam, ou dont il a nombre [1741] e
il Catalogue de livres, considerables et rassembles avec beaucoup de soin, tant latins que
françois, hollandois,… entre lesquels il y en a plusieurs, qui seront exposés avec le droit
de copie, planches en taille-douce etc. Ces livres seront exposés en vente aux libraires par
J.F. Bernard & P. Mortier,… 3. july 1741, Amsterdam.
23
Il volume in 12° di Jean Frédéric Bernard, Dialogues critiques et philosophiques, par M. l’Abbé de Charte-Livry [pseud. di J.-F. Bernard], Amsterdam 1730, appartenne alla biblioteca di Marchand. Bernard fu autore di diverse altre opere critiche
e dissacranti come la Lettre a Monsieur G.J. s’Gravesande… sur son introduction à la
philosophie, et particulièrement sur la nature de la liberté (1736) e le Dissertations mêlées, sur divers sujets importants et curieux (1740); alcune opere più volte ristampate,
come le Réflexions morales et satiriques et comiques sur les moeurs de notre siècle, che
ebbero tre edizioni (1711, 1713, 1716), la cui influenza è rintracciabile nelle Lettres
persanes di Montesquieu, oppure lo scritto État de l’homme dans le peché original che,
apparso per la prima volta nel 1714, già nel 1740 era alla sua quinta edizione; infine
l’opera Éloge de l’Enfer. Ouvrage critique, historique et moral, che ebbe una fortuna
postuma.
21
211 La biblioteca di un umanista del Settecento: Jacob Le Duchat
mandato al rogo, indicando in tal modo che l’edizione del 1711 del
Cymbalum evocava un diverso clima culturale in cui le fonti classiche si coniugavano con le tracce di una morale erasmiana; come
per Le Duchat anche per Picart una satira contro un’umanità folle
e confusa, ma anche diretta contro divinità ingannevoli e ingannate, una critica all’avarizia, all’egoismo e alle curiosità astrologiche
degli uomini; una denuncia degli abusi perpetrati dagli dei e dalle
religioni.
4. La biblioteca privata di un umanista settecentesco
L’edizione di Rabelais di Le Duchat, così come la altre opere da lui
curate, si inquadra nel contesto olandese ed europeo del protestantesimo liberale tardo Sei-Settecentesco i cui esponenti furono, tra gli altri,
Basnage de Beauval e Le Clerc e soprattutto Bayle che divenne il portabandiera di una critica allo zelo religioso, fanatico e superstizioso,
uno zelo che nascondeva sotto i panni dell’ortodossia solo ignoranza
e intolleranza, e che si opponeva all’idea di una religione naturale e
razionale. L’edizione curata da Le Duchat nel 1711 restituisce quindi
l’immagine di un Rabelais chierico che godette di benefici, ma che fu
critico e derisore della chiesa dogmatica come fu lo stesso Erasmo il
quale irrise i ‘teologasti’ non per abbracciare la Riforma ma per difendere un umanesimo cristiano.
Seguendo le riflessioni dell’autore ottocentesco della Galerie rabelaisienne, il misurarsi con le opere del Maestro rinascimentale significò
per Le Duchat e i suoi lettori non solo un incontro culturale, ma fu
soprattutto un modo per attraversare le tenebre:
Rabelais est, sans contredit, l’auteur qui a le plus forni carrière aux méditations.
Comme ces météores lumineux qui ne traversent le ténèbres que pour en faire
mesurer la profondeur, il lança sur les hommes et sur les événemens de son
siècle le traits d’une satire allégorique, seul moyen de faire passer la pus noble,
mais la plus audacieuse témérité24.
Un Maestro che aveva trascinato il suo editore settecentesco verso
un estremo desiderio di conoscenza.
Galerie rabelaisienne, Preface, p. 5.
24
212 Luisa Simonutti
Rabelais, moraliste ingénieux et fin, étalant tantôt une prodigeuse érudition,
tantôt laissant courir sa plume sous l’influence d’une apparente folie, eut la
rare prérogative, ainsi que l’observe un de ses commentateurs, le Duchat, de
savoir ne dire qu’à demi-mot mille choses qui, peu comprises d’abord, donnent
partout un extrême désir d’être entendues25.
Significativamente Le Duchat scriveva a Pierre Bayle, da Berlino, i
primi giorni di giugno del 1702:
A l’égard du sens historique, par tout où je crois l’avoir trouvé dans les Auteurs
du tems, je le donne avec plaisir; et même c’est malgré moi, lorsque je n’indique
pas ses sources où il a puisé certaines matières d’érudition; qui se rencontrent
fort souvent dans son [di Rabelais] Roman. Mais en ce qui concerne le sens
mystique, qu’on veut qu’il ait envelopé sous le voile de toutes les Aventures
qu’il atribue aux Personnages du Livre, je me suis bien gardé de m’y arrêter,
puisque je me serois rendu ridicule de vouloir ainsi donner mes imaginations
pour des veritez, tant des choses qui peuvent être interpretées de mille manieres
differentes, sans choquer la vraisemblance. Seulement, lorsque j’ai crû que les
Aventures burlesques qu’il [Rabelais] raconte avoient quelque rapport à des
choses que l’Histoire nous apprend être arrivées de son tems; j’ai donné ma
conjecture, sauf l’avis de mes Lecteurs, à qui il étoit bien juste que je laissasse
leur liberté26.
Il ritratto di Le Duchat che emerge non è quello di un chierico apologeta di Rabelais e degli altri autori che edita, ma di un erudito, di un
critico del sapere scolastico e dogmatizzante, ‘alla Bayle’.
Infatti nella edizione duchatina di Rabelais del 1741, l’editore Jean
Frédéric Bernard prometteva la lettura «d’un esprit rare, fortifié en
lui par une étude très-heureuse de toutes les langues savantes». Per
incidere l’antiporta dei volumi, il ritratto di Rabelais e per ornare
l’edizione con numerose vignette decorative, l’ugonotto Jean Frédéric
Bernard aveva voluto proprio Picart le cui incisioni dovevano accompagnare con eleganza e ironia rassicurante la lettura delle pagine di
Rabelais.
Una passione erudita per gli autori cinquecenteschi e per le opere
esoteriche e ‘irregolari’ attraversa tutta la biblioteca di Le Duchat;
essa raccoglie anche molteplici edizioni delle opere che videro la cura
Ibid., p. 6.
Lettres de Mr. Bayle, III, pp.898-9.
25
26
213 La biblioteca di un umanista del Settecento: Jacob Le Duchat
decennale del nostro umanista settecentesco. Seppure non mancano
gli scritti dei grandi riformatori come Calvino, Beze e Melantone,
sorprendentemente, per un colto uomo dell’epoca, vi sono conservate due sole Bibbie quasi sommerse dalle numerose opere di autori
letterati, filosofi, storici cinquecenteschi, da Machiavelli a Erasmo,
dalle Vindicia contra tyrannos, a Hotman, Marot, Montaigne e
Bodin, a Scarron, Pareus, Naudé e Bacone. Insieme ai classici greci e
latini ritroviamo i filologi e gli eruditi del XVII secolo come Golzio,
Scaligero, Casaubon, Barleo, gli storici come Du Bellay, Pasquier e
Burnet e i pensatori come Tommaso Moro e Grozio; né mancano
«quoique la mode des Livres en Ana soit passé»27 le raccolte rapsodiche come Poggiana, Scaligeriana, Valesiana, Thuana, Menagiana,
Naudeana, Sorberiana e via elencando28.
La raccolta Ducatiana, voluta da Formey per riunire e rendere accessibili al pubblico le note manoscritte più importanti che Le Duchat
aveva composto in margine ai libri da lui posseduti, testimonia il vitale
rapporto che intercorse tra la sua attività editoriale e la lettura accurata
della sua collezione libraria. Leggendo l’edizione settecentesca de l’Histoire et plaisante cronicque du Petit Jean de Saintre, de la jeune Dame
des Belles Cousines,29 un pastiche letterario cinquecentesco che ebbe
numerosi rimaneggiamenti, annotava per esempio:
Si Etienne Dolet étoit le batard de François I comme on l’a prétendu, ce Prince
seroit devenu Pere à l’âge de 14 ans, puisqu’il naquit en 1494 et Dolet en
1508. Le Distique qu’on fît contre Dolet, lorsqu’il fut brûlé, Mortales animas
gaudebas dicere pridem, Nunc immortales esse, Dolete, doles, ne prouve autre
chose, sinon que les Inquisiteurs, qui firent le procès à Dolet, pour ses opinions
Lutheriennes, y firent entrer celle de la moralité de l’ame, pour donner plus
de couleur à l’injustce de leurs poursuites30.
Accompagnò, tra l’altro, le voci del Dictionnaire di Bayle con annotazioni e rilevi critici scritti su fogli separati e inseriti tra le pagine
dell’edizione di Amsterdam del 1730 che arricchiva la sua biblioteca,
aggiunte e correzioni che entreranno a far parte dell’apparato erudito delle successive edizioni del Dictionnaire historique et critique;
Ducatiana, I, Epitre.
Cfr. Catalogue des livres, sur differens sujets.
29
Paris 1724.
30
Ducatiana, I, p. 51.
27
28
214 Luisa Simonutti
analogamente annotò con cura i tre volumi delle Lettres choisies de
Mr Bayle pubblicate a Rotterdam, nel 1714, da Pierre Des Maizeaux,
fino al virtuosismo letterario con cui ampliava l’edizione del 1710 del
Dictionnare des proverbes françois.
La biblioteca di Le Duchat non appare dunque come il risultato di
un amore bibliofilo o ideale ma come lo strumento di lavoro dello
studioso e lo specchio di esperienze centrali nella cultura del tempo;
il ‘fermo immagine’ che illumina l’interpretazione duchatiana delle
opere critiche e ‘irregolari’ che cura ed edita e che, come nel caso di
Rabelais, non vuole riproporre secondo l’esausto cliché di autori esoterici o eretici, pieni di ‘ordures’, né ci offre un Rabelais profanatore
delle Sacre Scritture, anticattolico e seguace della religione riformata
ma, viceversa, suggerisce al lettore moderno e contemporaneo il significato del viaggio umano e intellettuale di Rabelais e di questi autori,
un viaggio che mette in causa le certezze, i pregiudizi e le convinzioni
superstiziose dei protagonisti. Un viaggio che manca di un approdo
sicuro poiché come la verità e come il libro dei destini degli uomini
raffigurato nel Cymbalum mundi, contengono conoscenze che ci
restano comunque inattingibili.
Luisa Simonutti
Finito di stampare nel mese di dicembre 2014
presso le Industrie Grafiche della Pacini Editore S.p.A.
Via A. Gherardesca • 56121 Ospedaletto • Pisa
Telefono 050 313011 • Telefax 050 3130300
Internet: http://www.pacinieditore.it
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