Istituto MEME
associato a
Université Européenne
Jean Monnet A.I.S.B.L. Bruxelles
“… SE BUTTO UN OCCHIO, COSA SUCCEDE?”
Scuola di Specializzazione: Scienze Criminologiche
Relatore:
Contesto di Project Work:
Dott.ssa Roberta Frison
Contesto Giuridico
Tesista specializzando: Dott.ssa Marika Beretta
Anno di corso: Secondo
Modena, 13-14 giugno 2009
Anno accademico 2008-2009
ISTITUTO MEME S.R.L.- MODENA ASSOCIATO UIVERSITÉ EUROPÉENNE JEAN MONNET A.I.S.B.L. BRUXELLES
Marika Beretta – Scuola di Specializzazione Triennale in Scienze Criminologiche (secondo anno) A.A. 2008/2009
INDICE
1.
INTRODUZIONE ………………………………………………………………5
2.
LE ISTITUZIONI PENITENZIARIE …………………………………..………7
3.
4.
2.1
Il carcere ……………………………………………..…………………..7
2.2
Le diverse tipologie ………………………………………..…………….9
2.3
La suddivisione dei raggi ……………………………….…...…………10
L’INGRESSO IN CARCERE …………………………………………...…….12
3.1
L’ufficio matricola ………………………………………..……………12
3.2
La nomina del difensore ………………………………..………………14
3.3
Le norme comportamentali ……………………..……………..……….14
3.4
Il diritto di voto ………………………………………………….……..19
3.5
Le spese dello Stato …………………………………..………………...20
3.6
La traduzione …………………………………………..……………….21
3.7
Il trasferimento …………………………………..……………………..21
IL PERSONALE ……………………………………………….………………23
4.1
Il personale interno ……………………………………..………………23
1
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4.1.1 L’area giuridica ………………………...………………………23
4.1.2 L’area psicologica ………………………...……………………24
4.1.3 L’area medica ………………………………...………………...26
4.2
Il personale esterno …………………………………………….………27
4.2.1 Varie figure ……………………………………...……………..27
4.2.2 I centri di aiuto ………………………………...……………….28
5.
LA GIORNATA ……………………………………………………………….31
5.1
La domandina …………………………………………..………………31
5.2
La salute ………………………………………………..………………32
5.3
La cella e l’igiene ………………………………………..……………..33
5.4
L’alimentazione ………………………………………….…………….34
5.4.1 La spesa ……………………………...…………………………35
5.5
La formazione …………………………………………….……………35
5.5.1 La scuola ………………………………………...……………..35
5.5.2 Il lavoro …………………………………………...……………36
5.5.3 Le attività ricreative, culturali e sportive ……………...……….39
2
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5.6
La biblioteca ……………………………………………………………40
5.7
La religione ………………………………………………………….…40
5.8
I contatti con l’esterno …………………………………………..……...40
5.8.1 I colloqui …………………………………...…………………..40
5.8.2 Le telefonate ……………………………………………………42
5.8.3 La posta ……………………………………………...…………43
5.8.4 I pacchi …………………………………………………………44
5.8.5 I permessi ………………………………………………………44
5.9
6.
7.
Le spese processuali e di mantenimento …………………………..…...45
I PROBLEMI …………………………………………………………….…….47
6.1
Le condizioni critiche ………………………………………..…………47
6.2
Le lamentele del personale ………………………………………..……50
6.3
Lo sfruttamento lavorativo ………………………………………..……51
6.4
La salute ………………………………………………………..………52
LE NOVITÀ …………………………………………………………..……….53
7.1
Il personale ……………………………………………………..………53
7.2
Le creazioni dei detenuti ……………………………………..………...54
3
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8.
7.3
Le attività culturali ………………………………………………..……56
7.4
La salute ………………………………………………………….…….57
7.5
Altre novità ………………………………………………………….…58
L’USCITA ……………………………………………………………………..62
8.1.
Gli aiuti ……………………………………………………….………..62
9
CONCLUSIONI ……………………………………………………………….65
10
BIBLIOGRAFIA ………………………………………………………………67
4
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1.
INTRODUZIONE
Questa tesi continua la sua evoluzione dopo avere concepito cosa
succede nel giudizio ordinario.
Ora, mi è possibile valutare le istituzioni carcerarie nel loro interno. Non è
facile trovare dei libri che parlino direttamente della vita che un detenuto
trascorrere all’interno del carcere, spesso si trovano delle dichiarazioni dei
condannati in cui si sfogano o parlano dei loro sentimenti o delle loro
prospettive future. Sono riuscita a ottenere molte più informazioni
attraverso siti internet. Gli istituti penitenziari presi in considerazioni, negli
articoli trattati, si rivolgono a tutta l’Italia dal 2003 al 2009. Inoltre, in
alcuni articoli si tratta maggiormente di istituti con detenzione adulta,
piuttosto che quella riguardante i minori. Trovare informazioni sui carceri
minorili risulta ancora più difficile. Sono riuscita ad ottenere un colloquio
con uno scrittore, Andrea Valente, di mezz’ora, in cui ho concepito delle
piccole differenze che ci sono tra i vari carceri, soprattutto tra gli adulti e i
minori.
Il primo capitolo tratta le istituzioni carcerarie e le diverse tipologie
che sono presentate. Il seguente capitolo spiega i vari passaggi che il
detenuto compie nel momento in cui varca le porte del carcere, dall’Ufficio
Matricola alla cella. Il terzo capitolo riguarda tutto il personale e le loro
funzioni all’interno di un carcere. Il capitolo seguente esplicita tutto ciò che
avviene all’interno di una giornata del detenuto, dall’alimentazione al
lavoro. Il quinto capitolo tratta i problemi che si verificano all’interno delle
5
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carceri italiane. Successivamente il sesto capitolo, propone alcune novità
che sono riuscite a svilupparsi in questi edifici. L’ultimo capitolo spiega gli
aiuti che un detenuto può trovare, nel momento in cui ri-varcherà quella
porta, per la libertà.
Nel quinto e sesto capitolo, i brani sono “virgolettati”, perché sono stati
ridimensionati e sistemati, ma presi dagli articoli del sito www.ildue.it . Per
gli altri articoli saranno esplicitate le fonti.
Grazie a “Il Due”, sono riuscita a trovare molte informazioni. Il Due oltre
ad essere un Sito sul carcere di San Vittore, è un giornale di strada (come
“Terre di Mezzo”).
6
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2.
LE ISTITUZIONI PENITENZIARIE
Gli Istituti penitenziari si distinguono in tre diverse aree:
 gli istituti di custodia preventiva
(in cui rientrano: le case mandamentali1 e le case
circondariali2);
 gli istituti per l’esecuzione della pena
(le case di reclusione3);
 gli istituti per l’esecuzione delle misure di sicurezza
(le colonie agricole4, le case di lavoro5, le case di cura e
custodia6 e gli ospedali psichiatrici giudiziari (O.P.G.)7).
2.1 Il carcere
Ogni carcere è una repubblica a sé. Ogni sistema carcerario
rappresenta un elemento centrale a garanzia dello sfruttamento e
dell’egemonia del capitale8. All’interno di esso si trovano delle persone che
devono scontare la loro pena. Le persone che possono stare all’interno di
queste istituzioni sono:
1
Le case mandamentali si trovano in piccole città, sono a disposizione del Tribunale Ordinario e
assicurano la custodia degli imputati, dei fermati e degli arrestati dalla polizia.
2
Le case circondariali si trovano nei capoluoghi del circondario, sono a disposizione delle autorità
giudiziarie e assicurano la custodia degli imputati, dei fermati e degli arrestati dalla polizia.
3
Le case di reclusione, dove le persone hanno una condanna definitiva di reclusione.
4
Le colonie agricole, dove si trovano gli internati sottoposti alla misura di sicurezza della colonia
agricola.
5
Le case di lavoro, in cui ci sono gli internati con misure di sicurezza che svolgono attività artigianali o
industriali.
6
Le case di cura e custodia, in cui ci sono gli internati sottoposti a misure di sicurezza che seguono un
trattamento con uso di tecniche psichiatriche.
7
Gli O.P.G. dove si trovano gli internati dichiarati seminfermi o infermi totali di mente.
8
www.autprol.org
7
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 l’imputato o indagato sottoposto a misure cautelari;
 chi è stato arrestato in flagranza;
 chi è in stato di fermo;
 il definitivo;
 l’internato.
In queste istituzioni c’è una base sostanzialmente uguale in tutte le carceri
italiane. Il carcere deve concedere ai detenuti gli elementi vitali
(alimentazione, celle con bagno, attività di diverso tipo, formazione, ect…).
Il detenuto deve intraprendere un trattamento rieducativo e seguire le
norme comportamentali. Nel momento in cui il detenuto rispetta le norme
si può verificare la concessione della retribuzione della pena.
L’Amministrazione Penitenziaria (A.P.) dipende gerarchicamente dal
Ministero della Giustizia che sovrintende l’esecuzione delle pene. Il
Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziari (D.A.P.) è retto dal
Direttore generale e si articola in sei uffici centrali: il personale, la
formazione e aggiornamento del personale, gli ispettori, i detenuti e il
trattamento, i beni e i servizi e infine gli studi, le ricerche e la legislazione.
Gli organi Regionali del D.A.P. sono i Provveditorati Regionali e i carceri e
il Centro di servizio sociale per adulti (C.S.S.A) a livello locale.
Ricordando inoltre che le persone che delinquono sono distinti in
primari e recidivi. I primari sono coloro che compiono il loro primo reato. I
recidivi sono i detenuti che hanno già commesso almeno un altro reato.
8
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2.2 Le diverse tipologie
Le istituzioni carcerarie si suddividono in tre tipologie: maschile,
femminile e dei minori. Innanzitutto ricordiamo che in ogni carcere i
detenuti maschi sono assolutamente separati dalle detenute femmine. I
sistemi penitenziari degli adulti, maschi e femmine, risultano identici. Le
differenze si notano maggiormente tra i carceri degli adulti a confronto di
quelli minorili.
Il primo e il secondo carcere, dove si trovano detenuti maschi e
femmine, vengono suddivisi in raggi a seconda del reato commesso. A
questi detenuti, all’ingresso, viene consegnata la divisa e dato un numero di
matricola. La colazione, il pranzo e la cena vengono servite nella propria
cella. I carcerati possono seguire corsi di formazione scolastica, attività
ricreative, culturali, sportive e inserirsi nel mondo del lavoro inter o extra
murale (dopo si vedrà in che modo). Ogni detenuto seguirà un percorso
individuale di trattamento, scelto con il personale specifico dell’istituto.
Spesso al momento dell’uscita, i carcerati si trova in difficoltà, perché non
vengono accompagnati dalle istituzioni9. Grazie alle statistiche dirette
dall’ASL, si verifica che nelle carceri dove ci sono le donne, si verificano
meno malattie infettive. Per quanto riguarda il lavoro le donne risultano più
specializzate.
L’altro carcere è il minorile in cui si ritrova una detenzione di età al di
sotto dei 18 anni, che a sua volta può essere femminile o maschile.
L’ingresso in questo carcere avviene attraverso l’Ufficio Matricola. Hai
detenuti minori non viene consegnato né un numero di matricola né una
divisa e i ragazzi non vengono suddivisi in raggi. I minori consumano la
colazione, il pranzo e la cena in una sala tutti insieme. I ragazzi sono
obbligati ad andare a scuola al mattino (come tutti i ragazzi della loro età) e
9
www.ildue.it
9
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nel pomeriggio svolgono attività ricreative, culturali, sportive o
professionali (in quanto la manutenzione del carcere è destinata a loro).
Nella fase della loro uscita i minori risultano più seguiti a confronto degli
adulti.
2.3 La suddivisione dei raggi
I raggi vengono suddivisi in questa maniera10:
 circuito di primo livello: sezione di alta sicurezza (AS) (i condannati
per delitti dell’art. 4 bis sono coloro che hanno compiuti un reato di
un certo tipo (associazione mafiosa, associazione per traffico di
droghe, sequestri di persona, terrorismo, omicidio, rapina aggravata,
estorsione aggravata, produzione o traffico di ingenti quantità di
droghe, delitti politici, ect…) e subisco molte limitazioni nelle
concezioni dei benefici)11;
 circuiti di secondo livello: sicurezza media (contenuta la stragrande
maggioranza dei detenuti);
 circuiti di terzo livello: custodia attenuata (sezione dei comuni in cui
di solito ci sono persone tossicodipendenti o alcol-dipendenti)12;
 circuito differenziato per ristretti (persone con un particolare
programma di protezione, che sono riconosciute a tutti gli effetti
come collaboratori della giustizia).
Il circuito di secondo livello, quindi sicurezza media, contiene al suo
interno: i detenuti che lavorano alle dipendenze dell’Amministrazione
penitenziaria (AP) o per le Ditte o per le Cooperative sociali e i detenuti
semiliberi e ammessi al lavoro esterno.
10
www.autprol.org
In Italia esistono solamente quattro gli istituti ad alta sicurezza: Asinara, Pianosa, Ascoli Piceno,
Spoleto.
12
Solo tre carceri hanno un programma di recupero avanzato: Roma-Rebibbia, Firenze-Solliciano 2, Sala
Consilina.
11
10
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Inoltre si possono ritrovare anche altre sezione come:
 sezione protetti (i condannati per violenze sessuali, pedofilia; sono
detenuti che non possono vivere nelle sezioni comuni per il reato
commesso e non possono neanche incontrare altri detenuti);
 sezione infermeria;
 sezione osservazione psichiatrica;
 sezione isolamento (prevede tutte le celle di isolamento sia di tipo
normale, (non avere rispettato le norme di comportamento, avere
disturbato, oppure avere avuto dei conflitti con altri detenuti o con le
guardie) che di tipo psichiatrico, per ragioni di salute);
 sezione osservazione e nuovi giunti (ci sono i detenuti appena
arrestati che rimangono in queste celle per almeno cinque giorni,
perché così possono essere osservati);
 sezione nido (questa sezione esiste solo in alcuni paesi in Italia13 e
chiaramente è situato, quando esiste, all’interno delle carceri con
detenzione femminile, in cui ci sono i figli delle detenute che hanno
un’età fino ai tre anni).
A ogni fine blocco o sezioni ci sono degli agenti di polizia penitenziaria
che registrano gli ingressi e le uscite dei detenuti e li perquisiscono in caso
di necessità (luogo chiamato terminale).
13
Nella casa circondariale di Monza e nel carcere di Como esiste il nido.
11
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3.
L’INGRESSO IN CARCERE
Nel momento in cui si viene arrestati, cosa succede al detenuto, una
volta varcata quella porta?
3.1 L’Ufficio Matricola
L’Ufficio Matricola è l’Ufficio Anagrafe, punto centrale del carcere,
dove vengono registrati tutti i movimenti e gli atti giuridici.
La persona appena arriva all’interno del carcere, denominata nuovo
giunto, viene messa in una cella nell’attesa di aspettare tutta la trafila che
verrà successivamente. A ogni detenuto viene aperta una pratica14,
consegnata
una
divisa
e
assegnato
un
numero
di
matricola.
Successivamente il carcerato viene perquisito (spogliato nudo e invitato a
fare più piegamenti sulle gambe15), gli vengono ritirati tutti i suoi oggetti
personali (messi all’interno del casellario)16 e viene immatricolato. In
questa fase vengono anche prese le impronte digitali, annotati i suoi dati
anagrafici e scattate le fotografie. Gli agenti, a questo punto, chiedono se
vuole informare i suoi famigliare dell’ingresso in carcere, tramite
telegramma oppure lettera17, data gratuitamente dall’A.P.. Successivamente
oltre agli oggetti personali ritirati (anelli, catene, cinture, orologio, …)18,
14
Nella pratica saranno allegati tutti gli atti che lo riguardano e anche la posizione giuridica (reati,
cumulo delle pene, fine pena prevista).
15
Art. 34 O.P. e Art. 74 Reg.
16
Il casellario è il deposito in cui verranno custoditi tutti gli oggetti personali del detenuto che non
potranno essere portati nella cella e che verranno riconsegnati al momento dell’uscita.
17
Se il detenuto è di provenienza straniera, l’Ufficio Matricola comunica al consolato o all’ambasciata
del paese d’origine , che il detenuto si trova in quel carcere.
18
Gli oggetti come l’orologio e la cintura possono essere restituiti, richiesti attraverso la domandina al
direttore, solo se gli stessi oggetti non superano il valore di € 155,00.
12
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vengono controllati tutti gli oggetti di qualsiasi genere e viene ritirato anche
il denaro. Il denaro contante viene registrato su un libretto di conto
corrente, nel quale è indicata la somma del detenuto e tutti gli
aggiornamenti, di scarico e carico, che saranno effettuati. I soldi sul
libretto, possono essere aggiunti anche dalle persone care al detenuto
attraverso vaglia postale o deposito. Questi soldi servono sia per il
sopravvitto che per le telefonate e soprattutto per il mantenimento delle
spese carcerarie. Eseguito il controllo personale al detenuto, si consegna la
prima fornitura che consiste in: lenzuola, coperta, piatto, bicchiere, posate
di plastica, saponetta e la guida19. Dopo, viene chiesto al detenuto se ha
problemi di convivenza con altri detenuti, per salvaguardare la sicurezza
istituzionale.
Si passa alla visita medica, in cui è meglio riferire al medico se il
detenuto segue già delle terapie, oppure se è un tossicodipendente o un
alcol-dipendente. Nel momento in cui il detenuto non si sente di parlare
delle sue condizione di salute, il medico gli fornisce la possibilità di
esprimersi in qualsiasi momento, ma nel tempo più breve possibile. Tutto
questo risulta importante per favorire le condizioni del detenuto. Viene
richiesto al detenuto di esprimere se oltre all’assunzione di farmaci abituali,
ha problemi di salute, allergie, altro, oppure se ha delle intolleranze
alimentari o la necessità di seguire una determinata dieta. Il detenuto viene
anche sottoposto a vari esami e il medico esprime la possibilità di fare
anche il test riguardante H.I.V. I dati che il medico percepisce sulla salute
del paziente sono vincolati dal segreto professionale.
19
La guida serve per capire cosa le succederà, come esercitare i propri diritti che le sono riconosciuti e
come conoscere le regole che dovrà rispettare.
13
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Finita la visita con il medico, si passa al colloquio con lo psicologo.
Questa visita serve all’inizio per rilevare le condizioni del detenuto al
momento dell’ingresso.
Infine il detenuto viene accompagnato al suo raggio e nelle sua cella.
L’agente consegna un foglio, in cui sono descritte le condizioni della cella.
Il foglio dovrà essere firmato una volta che il detenuto ha controllato le
condizioni della sua stanza, ricordandosi di segnalare se esiste qualche
anomalia (altrimenti verrà addebitata al suo libretto).
3.2 La nomina del difensore
A questo punto, il detenuto deve nominare un difensore di fiducia20.
Se non ha un difensore suo, l’Ufficio Matricola gli consegna l’albo degli
avvocati del circondario, tra i quali il carcerato può scegliere. Ogni
detenuto può scegliere al massimo non più di due difensori di fiducia. Il
detenuto può parlare immediatamente con il proprio difensore. Se questo
non avviene, perché al momento dell’arresto l’autorità giudiziaria pone un
divieto temporale, che non può assolutamente superare i cinque giorni. Il
difensore d’ufficio21 e quello di fiducia devono essere retribuiti. Nel
momento in cui il detenuto ha una grave situazione economica, potrà
chiedere, attraverso la domandina, di evitare di pagare queste spese. L’A.P.
valuterà la condizione della persona carcerata e darà una risposta.
3.3 Le norme comportamentali
La vita all’interno dell’istituzione carceraria è regolata dalla legge
354/1975, composta dall’Ordinamento Penitenziario (O.P.), con evoluzioni
20
21
In Italia non è ancora riconosciuta la possibilità di difendersi da soli.
Il difensore di ufficio rimane fino al momento in cui non viene nominato il difensore di fiducia.
14
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e modifiche. Il regolamento di esecuzione (R.E.) scritto dall’Ordinamento
Penitenziario prevede i comportamenti non consentiti ai detenuti. Queste
norme di comportamento sono segnalate dall’art. 77 D.P.R. 230/2000, se
queste regole non vengono rispettate ci sarà una sanzione. Le sanzioni
come il richiamo e l’ammonizione sono deliberate dal Direttore.
L’esclusione dalle attività ricreative e sportive, fino a un massimo di dieci
giorni; l’isolamento durante la permanenza all’aria aperta, per non più di
dieci giorni e l’esclusione delle attività in comune, fino a un massimo di
quindici giorni (sanzione più grave) sono deliberate da un’equipe a cui
partecipa il Direttore, il sanitario e l’educatore. Il rapporto disciplinare è
redatto da un operatore o da un’agente di custodia, quando viene segnalato
un comportamento scorretto o un’infrazione da parte di un detenuto. La
sanzione che verrà data alla persona potrà ridurre la concessione di
eventuali benefici (misure alternative, riduzioni della pena, …)22. Le norme
di comportamento riguardano soprattutto la vita dell’istituto, le disposizioni
impartite dal personale e infine un comportamento di rispetto verso tutti.
Il R.E. descrive ventuno comportamenti non consentiti all’interno del
carcere23:
 negligenza nella pulizia e nell’ordine della persona o della camera;
 abbandono ingiustificato del posto assegnato,
 volontario inadempimento di obblighi lavorativi;
 atteggiamenti e comportamenti molesti nei confronti della comunità;
 giochi o altre attività non consentite dal regolamento interno;
 simulazione di malattia;
22
Spesso vengono inflitte delle sanzioni per episodi banali (ad esempio: un giorno nel carcere si San
Vittore, un detenuto non si sentiva bene ed era a letto con la coperta sulla testa. Nel momento della conta,
l’agente chiede ai compagni di cella di svegliarlo, ma i detenuti non se la sentono. L’agente infuriato va
da un superiore, dicendogli che i detenuti ostacola la conta. Per questo semplice fatto, i detenuti non
hanno potuto usufruire del beneficio dello sconto di quarantacinque giorni per un semestre di galera, a
causa di mancanza di buona condotta).
23
www.ildue.it
15
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 traffico di beni di cui è consentito il possesso;
 comunicazioni fraudolenti con l’esterno o all’interno nei casi indicati
nei numeri 2 e 3 del primo comma dell’ Art. 33 della legge;
 atti osceni o contrari alla pubblica decenza (carcere e la cella
compresa sono luoghi pubblici, quindi i rapporti sessuali non sono
consentiti);
 intimidazione di compagni o soprafazioni nei confronti dei
medesimi;
 falsificazione
di
documenti
provenienti
dall’Amministrazione
affidati alla custodia del detenuto o dell’internato;
 appropriazione o danneggiamento dei beni dell’Amministrazione;
 possesso o traffico di strumenti atti ad offendere;
 atteggiamento offensivo nei confronti degli operatori penitenziari o
di altre persone che accedono nell’istituto per ragioni del loro ufficio
o per visita;
 inosservanza di ordini o prescrizioni o ingiustificato ritardo
nell’esecuzione di essi;
 ritardi ingiustificati nel rientro previsti dagli Art. 30, 30-ter, 51, 52,
53 della legge;
 partecipazione a disordini o a sommosse;
 evasione;
 fatti previsti dalla legge come reato, commessi in danno di
compagni, di operatori penitenziari o di visitatori24.
Altre regole a cui il detenuto deve attenersi per mantenere una vita più sana
e controllabile in carcere, sono le seguenti:
24
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16
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 si rivolga agli agenti utilizzando del “Lei”, loro sono tenuti a
risponderle allo stesso modo e a chiamarla per cognome;
 gli agenti di polizia penitenziaria devono essere chiamati attraverso il
loro grado25, anche il resto del personale dell’istituzione;
 meglio non rimanere tutto il giorno a letto, perché avrà poi delle
difficoltà a dormire di notte, quindi si alzi presto al mattino, faccia
del moto nel nella, esca all’aria aperta e prenda il sole (perchè
migliora l’umore e fa bene al fisico);
 curi l’alimentazione, non conservi i cibi da un giorno all’altro, sia
d’estate che di inverno; sbucci la frutta e la verdura e se ha problemi
con la masticazione o la digestione avverta subito il medico che
valuterà le sue condizioni;

non assuma il vino insieme ai farmaci, si ricordi di non accumulare
il vino oltre la dose giornaliera (mezzo litro al giorno) e di
consumarlo con moderazione;
 le stoviglie fornite dal carcere sono spesso in materiale plastico poco
igienico, è bene lavarle accuratamente con acqua calda e sciacquarle
per evitare che rimangano tracce di detersivo;
 se non ha soldi, chieda all’amministrazione i prodotti per l’igiene
personale e per la pulizia della cella, che sono gratuiti.
 appena fa ingresso in una nuova cella la pulisca accuratamente,
anche se le sembra già in ordine;
 quando le danno la fornitura dell’igiene, controlli che: il materasso, il
cuscino, le lenzuola, e gli altri oggetti del corredo personale siano
puliti;
25
Il grado degli agenti: agente (spallina senza gradi o con una singola freccia rossa); assistente (spallina
con due o tre frecce rosse); sovrintendente (spallina con una o più barre argentate); ispettore (spallina con
uno o più pentagoni argentati); comandante (spallina con una barra e due pentagoni argentati).
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 tenga costantemente puliti i ripiani dove conserva il cibo, le
stoviglie, il lavandino e il water;
 non scambi oggetti per l’igiene personale (rasoi, spazzolini da denti,
…) biancheria, calzatura, con altri detenuti, perché anche in questo
caso può contrarre le malattie (epatite, scabbia, funghi, …);
 è consigliabile usare saponi liquidi con l’apposito erogatore e non le
saponette perché queste sono fonte di infezione;
 tenga aperta il più possibile la finestra della cella, per garantire il
ricambio dell’aria;
 non entri nelle docce a piedi nudi, rischia il contatto con funghi e
verruche. È consigliabile fare la doccia tutti i giorni (ricordando che
la doccia serve solo per lavarsi e non per farsi barba o lavare i
vestiti);
 non accumuli i farmaci consegnati e non ceda ad altri detenuti la sua
dose giornaliera di farmaci;
 può essere consentito l’uso dei rasoi elettrici26;
 l’autolesionismo
(tagliarsi,
inghiottire
lamette,
…)
influisce
negativamente sugli esiti dell’osservazione. I suoi diritti li può
esporre attraverso delle richieste scritte, rivolte alle persone
competenti;
 farsi i tatuaggi non è consentito, perché l’uso degli aghi, o di altri
strumenti che comunque non sono sterilizzati, comporta la
trasmissione di malattie, anche gravi;
 in carcere sono vietati i rapporti sessuali, inoltre possono essere
anche il mezzo di trasmissione di diverse malattie (A.I.D.S., epatite
B, sifilide,…)27.
26
27
Art. 8 O.P.
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Il detenuto può proporre reclami al Magistrato di Sorveglianza, in
ordine: sulle condizioni di esercizio di potere disciplinare, sulla
costituzione e competenza dell’organo disciplinare, sulla contestazione
degli addebiti e sull’esercizio di facoltà di discolpa28.
Importante rimane il trattamento penitenziario che deve assicurare il
rispetto e la dignità della persona, l’ assoluta imparzialità e infine non deve
creare
discriminazioni
etniche,
religiose.
Questo
trattamento
è
fondamentale per il detenuto, perché porta a una rieducazione sia
all’interno che all’esterno del carcere stesso. Ogni persona avrà un
trattamento individualizzato in rapporto alle specifiche competenze e alle
condizioni personali. Il detenuto sarà valutato da un equipe che si basa
sull’osservazione, per arrivare a tracciare un trattamento rieducativo
individuale. Il programma può essere modificato e reintegrato con il tempo,
a seconda delle condizioni che si verificano. Lo stesso programma si basa
tendenzialmente: sull’istruzione, sul lavoro, sulla religione, sulle attività
ricreative/culturali/sportive, agevolando anche i rapporti con il mondo
esterno e con la propria famiglia.
3.4 Il diritto di voto
Il diritto di voto deve potere essere esercitato sia dalle persone che
sono recluse in case circondariali che negli istituti penali. Le persone
detenute , devono essere informate, nel momento in cui ci sono le elezioni.
Il diritto di voto può essere esercitato nel luogo di reclusione29, tramite un
seggio speciale. L’esercizio di tale diritto è però subordinato ad alcuni
28
29
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Artt. 8 e 9 L. 237/1976.
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adempimenti, che richiedono tempo e che non possono essere utilmente
espletati se non attraverso una anticipata conoscenza degli stessi. Il
detenuto deve fare pervenire al Sindaco del comune, una dichiarazione
della propria volontà di esprimere il voto nel luogo in cui si trova. Questo
serve per consentire al Sindaco l’iscrizione del richiedente nell’apposito
elenco e di essere munito della propria tessera elettorale. La tempestiva
informazione può favorire l’esercizio di un diritto fondamentale per la
partecipazione alla vita politica del nostro paese delle persone detenute, che
mai come in questo momento, hanno bisogno di sentire riconosciuto il loro
diritto di cittadinanza30.
3.5 Le spese dello Stato
L’ammissione gratuita del patrocinio, vale per ogni grado e fase del
processo e consente al detenuto di farsi assistere da un avvocato e da un
consulente tecnico, senza dovere pagare le spese di difesa e le spese
processuali. Per valutare se il detenuto può non pagare le varie spese allo
Stato, deve farne presentazione con la domandina. Per aderire a questa
concessione si tiene conto del detenuto e della sua famiglia (se esiste) e dei
loro redditi. Una volta sommati i redditi e valutati con delle specifiche
tabelle, l’A.P valuterà se il detenuto è esente al pagamento delle spese. Le
uniche persone che non possono richiedere l’ammissione gratuita di
patrocinio, sono coloro che hanno commesso reati di evasione fiscale e
coloro che sono assistiti da più avvocati.
30
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La domanda, fatta anche attraverso raccomandata, può essere richiesta e
firmata solo dall’interessato e autenticata dal difensore o dal funzionario
che riceve la domandina31.
3.6 La traduzione
La traduzione è il trasferimento da un luogo ad un altro di uno o più
detenuti, accompagnati dagli agenti (in occasione di processi o di altre
eventualità), attraverso un furgone blindato32. Chi effettua la valutazione
dei soggetti rimane l’Autorità Giudiziaria. Nel primo caso, un solo
detenuto, deve avere obbligatoriamente le manette, nel momento che si
ritiene che il detenuto sia una persona pericolosa, ci sia il pericolo di fuga
oppure quando risulta difficile la traduzione33 Nel secondo caso, più
detenuti, l’uso delle manette modulari multiple è obbligatorio. Quando
queste traduzioni vengono eseguite, i soggetti devono essere protetti dalla
curiosità del pubblico.
3.7 Il trasferimento
I trasferimenti vengono effettuati: per gravi e comprovati motivi di
sicurezza, per esigenze di istituto, per motivi di giustizia, di salute, di
studio e di famiglia; in cui il detenuto deve essere trasferito con il proprio
bagaglio personale e con almeno una parte del peculio34. I trasferimenti si
richiedono, tramite l’istituto: al Provveditore Regionale, quando si chiede
di essere trasferito in un carcere dello stesso distretto, altrimenti al
31
Per i detenuti stranieri è necessaria la copia di un documento di identità e la certificazione dell’autorità
consolare riguardante i redditi prodotti all’estero, oppure anche tramite autocertificazione nel caso in cui
il consolato non risponde.
32
Oppure è possibile effettuare anche una tradotta, ossia trasportare i detenuti attraverso un vagone
ferroviario allestito appositamente, in cui ci sono i finestrini bloccati, invece dei sedili ci sono le panche
di legno, ect..
33
Art. 42 bis O.P.
34
Art. 42 O.P.
21
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Ministero della Giustizia (dipartimento dell’A.P.) quando si chiede il
trasferimento in un carcere fuori dal distretto35. I detenuti sono in grado di
informare i propri famigliari del loro trasferimento36.
Nei carceri ci sono anche delle celle, o più spesso sono dei cameroni,
allestiti per i detenuti di “passaggio”, ossia per detenuti destinati ad altre
carceri che vengono temporaneamente appoggiati in un altro luogo, detto
transito.
35
36
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Art. 29 O.P.
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4.
IL PERSONALE
All’interno degli istituti penitenziari si incontra molto personale, che
lavora direttamente all’interno o che arriva dall’esterno. Il personale
interno racchiude l’area giuridica, psicologica, medica. Nel personale
esterno sono rappresentate diverse figure e i centri di aiuto. Tutto questo
personale, interno ed esterno, interagisce tra di loro e con i detenuti per
collaborare e mantenere un ambiente in cui vengono rispettate le norme di
tranquillità.
4.1 Il personale interno
Nel personale interno ritroviamo diverse figure. L’area giuridica
comprende: il Direttore, gli avvocati e il Corpo di polizia penitenziaria.
L’area psicologica racchiude: l’educatore, l’assistente sociale, lo psicologo
e il criminologo. Infine, l’area medica comprende: il medico, gli psichiatri
e gli infermieri. In seguito si parla dell’equipe del carcere e della figura del
cappellano.
4.1.1 L’area giuridica
Il Direttore con il suo staff (vice-direttori) hanno la responsabilità
delle corretta gestione detentiva e dell’andamento dell’istituzione. Il
detenuto può chiedere, tramite una lettera o una domandina, di conversare
con il Direttore o con il suo staff, per esporre i propri problemi personali o
per reclami sulla condizione carceraria.
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Gli avvocati sono le persone che seguono il detenuto sotto l’aspetto
giuridico del suo problema. La loro funzione consiste nel valutare, al
detenuto se si possano attuare delle riduzioni della pena oppure
intraprendere dell’azioni di scarcerazione. Tutti i detenuti in Italia devono
necessariamente avere un avvocato.
Il Corpo della Polizia penitenziaria è stato istituito con la legge
395/90, è un corpo civile che è posto alle dipendenze del Ministero della
Giustizia. Questo corpo è suddiviso specificatamente in tre aree. Il ruolo
degli ispettori (vice-ispettore, ispettore, ispettore capo), il ruolo dei
sovrintendenti (vice sovrintendente, sovrintendente, sovrintendente capo) e
infine il ruolo degli agenti e degli assistenti (agente scelto, assistente,
assistente
capo).
Gli
agenti
di
polizia
penitenziaria
all’interno
dell’istituzione carceraria devono seguire parecchi compiti. L’agente
assicura l’esecuzione dei provvedimenti restrittivi della libertà personale,
garantisce l’ordine, partecipa all’equipe, espleta il servizio di traduzione e
il servizio di piantonamento nei luoghi estremi e infine quotidianamente si
accerta che nessuno detenuto abbia “segato” le sbarre delle celle (chiamato
“battitura”) 37. L’agente deve anche fare la conta38 tre volte al giorno.
4.1.2 L’area psicologica
L’educatore è un dipendente del Ministero della Giustizia39. E’ la
figura che coordina, organizza e predispone le attività inerenti alla
formazione scolastica, al lavoro e alle attività ricreative, culturali e
sportive, in collaborazione con gli altri operatori. In più, segue l’equipe per
il trattamento rieducativo, proponendo un programma specifico a ogni
37
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La conta significa controllare che nelle celle ci sono tutti i detenuti.
39
Art. 82 O.P.
38
24
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singolo detenuto e cercando di avere dei contatti, con il mondo esterno, per
facilitare il reinserimento futuro. L’educatore è colui che insieme allo
psicologo e agli agenti, incontra il nuovo giunto. Inseguito è colui che
scrive la “sintesi”40, ossia la relazione che scrive per i singoli detenuti,
(necessaria obbligatoriamente per i definitivi), avendo una responsabilità di
coordinamento dell’area pedagogica.
L’assistente sociale è un dipendente del Ministero della Giustizia,
che fa capo al C.S.S.A.. L’assistente si occupa del rapporto tra il detenuto e
l’ambiente esterno (famigliari, lavoro) e delle eventuali problematiche che
si possono osservare41. Il compito maggiore dell’assistente sociale è
l’osservazione per valutare la riduzione della pena. L’Ufficio Esecuzione
Penale Esterna (U.E.P.E.) è il luogo dove le famiglie, i parenti, possono
rivolgersi per richiedere l’intervento dell’assistente sociale. Questo Ufficio
rimane aperto in giorni e orari diversi a seconda della disponibilità.
L’assistente post-penitenziario si occupa soprattutto di aiutare il detenuto
nel momento della liberazione e seguirlo anche per un periodo successivo.
Lo psicologo e il criminologo, operano come esperti del Ministero
della Giustizia e valutano la personalità del condannato. Queste persone
svolgono il colloquio iniziale nell’Ufficio Matricola, per conoscere le
condizioni del detenuto appena entrato nel carcere. In seguito, faranno
anche altri colloqui con i detenuti, soprattutto con le persone che possono
risultare di grave pericolosità per sé e per gli altri (timore di suicidio).
40
La sintesi è la relazioni che spiega i comportamenti tenuti dal detenuto durante la detenzione, indicando
anche un percorso personalizzato. Questa “sintesi” serve al Magistrato di Sorveglianza per concedere i
benefici della legge.
41
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4.1.3 L’area medica
Il medico è colui che visita per primo il nuovo giunto e garantisce il
servizio sanitario dell’istituzione. L’istituto sanitario è dotato di servizio
medico, di servizio paramedico, di servizio farmaceutico e di servizio
radiologico42. Il servizio sanitario43 non gestisce solo i farmaci, ma
permette anche le visite specialistiche (dentista, oculista, cardiologo) e gli
esami specialistici. Per alcune visite si rimane interni al carcere, per altre
visite si dovrà portare i detenuti fuori dall’istituzione. Il detenuto per essere
visitato dal medico penitenziario deve prenotarsi la sera prima, lasciando il
suo cognome all’agente di servizio nella sezione. Se invece un detenuto ha
un malore improvviso, gli sarà concessa una visita urgente, informando
immediatamente l’agente della propria sezione, che avvertirà il medico. Il
detenuto può anche scegliere di fare delle visite da un medico esterno44,
domandando il permesso al Direttore e specificando il motivo della visita,
pagandole a sue spese. Il medico assieme allo psichiatria sono coloro che
assegnano le terapie ai detenuti. La terapia consiste nel dare medicine
antidepressive psicotrope e ansiolitici. All’interno del carcere ci sono
boccette di tutti i tipi e proprietà, che si concedono soprattutto per
mantenere tranquillità all’interno dell’istituto e per evitare autolesionismi.
Spesso negli istituti carcerari si tende a somministrare le medicine in larga
misura45.
Gli infermieri sono coloro che assistono il medico e intervengono nel
momento in cui lui è assente. L’infermiere non si può permettere di
modificare le terapie prescritte dal medico. Questa figura consegna ai
detenuti quotidianamente le loro terapie.
42
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Il servizio sanitario consente alle madri di tenere presso di sé figli fino all’età di tre anni.
44
Art. 11 O.P.
45
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43
26
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L’equipe del carcere è incaricata di seguire il singolo detenuto (la sua
personalità, le sue esigenze, il suo comportamento, la vita del detenuto) e il
seguente trattamento rieducativo, importante per la concessione dei
benefici di legge. In più, questa equipe si deve anche interessare della
particolare cura dedicata a mantenere la relazione con i detenuti e con i loro
famigliari. L’equipe che partecipa è formata dal: Direttore del carcere, dal
medico, dall’assistenza sociale, dallo psicologo e dall’educatore, che
scrivono la “sintesi”.
Si ricorda inoltre dell’aiuto del cappellano e dei suoi assistenti che
garantiscono l’assistenza religiosa e svolgono anche la funzione di sostegno
morale al detenuto.
4.2 Il personale esterno
Il personale esterno viene cosi suddiviso. Nella prima parte si parla
di figure che trattano con le istituzioni penitenziarie come: gli insegnati, i
volontari, i mediatori culturali. Nella seconda parte si descrivono i centri di
aiuto che sostengono i detenuti e aiutano l’istituto.
4.2.1 Varie figure
Gli insegnati o operatori della formazione professionale, possono
essere dipendenti interni o esterni all’istituzione carceraria. Queste persone
forniscono degli stimoli ai detenuti sia per l’acquisizione di requisiti utili e
necessari sia per la valorizzazione del reinserimento futuro. Gi insegnanti
cercano di spronare i condannati per avere maggiori informazioni utili al
momento dell’uscita (terminare le scuole, seguire dei corsi di computer).
27
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I volontari entrano in carcere attraverso l’Art. 1746 e 7847 per dare il
loro contributo. Gli assistenti volontari sono le figure che pongono un
sostegno morale ai detenuti e collaborano nei trattamenti. Per parlare con
un volontario il detenuto può richiederlo attraverso la domandina. Il
volontario collabora anche con gli altri operatori, soprattutto con gli
educatori. La persona volontaria si interessa anche: dei vestiti, degli incassi
degli assegni, delle pratiche pensionistiche e delle pratiche matrimoniali di
ogni singolo detenuto48. I volontari partecipano alle diverse attività
(ricreative, culturali, sportive).
I mediatori culturali arrivano grazie alla collaborazione tra il comune
e la regione. La loro funzione è quella di seguire maggiormente le persone
detenute straniere (lingua, religione, pratiche amministrative)49.
4.2.2 I centri di aiuto
I centri che aiutano le istituzioni carcerarie sono diversi.
Il primo centro è il centro di servizio sociale per adulti (C.S.S.A.), stato
costituito con l’Art. 72 del O.P. e dislocato nelle sedi dei Tribunali di
Sorveglianza. Questo centro è costituito da assistenti sociali, dal Direttore
del servizio sociale, dal personale amministrativo di polizia penitenziaria.
Questi centri dipendono dal D.A.P. e hanno diverse competenze. Le
funzioni svolte all’interno del carcere: fanno interventi per i detenuti in Art.
21, partecipano all’osservazione e al trattamento ed eseguono i compiti di
consulenza. All’esterno i loro compiti: gestire i detenuti in affidamento e in
46
L’Art. 17 esprime la possibilità ad un singolo privato oppure a una associazione di sottoporre alla
direzione del carcere un progetto che ritiene utile, al fine di avvicinare la comunità carceraria al mondo
esterno.
47
L’Art.78 fa entrare in carcere un volontario per favorire il rapporto con il detenuto e con il mondo
esterno. Il volontario entra grazie al D.A.P. con un tesserino, dopo che sono state effettuate opportune
indagini da parte dei carabinieri. Il tempo necessario dalla domanda necessita dai 6 ai 12 mesi di tempo.
48
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49
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semilibertà, intervenire per la concessione degli affidamenti, formulare i
programmi con il servizio tossicodipendenza (Ser.T.) e alcool-dipendenza e
applicare la revoca alle misure alternative. Questo servizio si occupa anche
di raccogliere informazioni sulle famiglie dei detenuti, in vista dell’uscita,
tramite permesso o misure alternative.
Un altro centro è il Ser.T., istituito con il DPR 309/90 e presente in
ogni sede dell’ASL, con ambulatori anche sul territorio, per dare assistenza
medica e psicologica ai tossicodipendenti. Per questo motivo il medico al
primo colloquio cerca di essere informato se il nuovo giunto è un
tossicodipendente o un alcool-dipendente, così può essere aiutato dal Ser.T.
Il detenuto può già somministrare un certo tipo di terapia, per questo
motivo il medico chiede al detenuto se già somministra dei farmaci. Il
detenuto può chiedere anche in seguito al medico di venire a contatto con
un centro di tossicodipendenza. Il Ser.T. può prendere contatti con il Ser.T.
del detenuto, se già in terapia. Le funzione del Ser.T. sono: definire un
programma idoneo per un’alternativa alla scarcerazione, prendere contati
con comunità terapeutiche e con le cooperative sociali del lavoro, inserire il
detenuto all’interno di gruppi di trattamento terapeutico e infine valutare se
il condannato ha bisogno di un sostegno psicologico. Il Ser.T. svolge
un’attività di cura riabilitativa per i tossicodipendenti attraverso l’aiuto di
assistenti sciali, psicologi e medici.
L’altro centro è l’Associazione Club Alcolisti in trattamento
(A.C.A.T.) che opera nella carcere dal 1992. Questo centro lavora con i
detenuti attraverso una terapia di gruppo in cui esiste il confronto e la
condivisione dello stesso problema. Questo serve perché una volta che la
persona diventa astinente, il centro può lavorare sui cambiamenti della sua
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vita e affrontare progetti per il futuro. Gli incontri avvengono grazie ad un
servitore-insegnate, una volta alla settimana per una durata circa di un’ora e
mezza. Per partecipare agli incontri è necessario fare richiesta grazie a una
domandina. Il detenuto può anche chiedere ai volontari, agli educatori o
allo psicologo/criminologo, le informazioni utili per avvicinarsi a questi
centri. L’equipe di questo centro svolge un’attività di cura e riabilitazione
rivolta agli alcool-dipendenti, insieme all’educatore e all’assistente sociale.
Il centro dei consigli di aiuto sociale, è situato in ogni sede del
Tribunale Penale ed è presieduto dal presidente del Tribunale stesso.
Questo centro serve per seguire il percorso del reinserimento dei
condannati ammessi alle misure alternative50.
50
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5.
LA GIORNATA
Di seguito, sono esplicitati tutti gli elementi che servono per capire come
può essere una giornata in un carcere.
5.1 La domandina
La domandina è la richiesta scritta, il modello 393 A.P, con il quale il
detenuto può chiedere alla direzione tutte le necessità, relative alla propria
vita carceraria. Il modulo pre-stampato, che misura una trentina di
centimetri ed è suddiviso in tre parti. La prima parte in alto rappresenta la
stella e l’alloro della Repubblica e la dicitura del “Ministero della
Giustizia”, del dipartimento dell’A.P., della direzione del carcere e la data.
La seconda parte dove il sottoscritto richiede, in tre o quattro righe la sua
richiesta. In seguito una parte dedicata all’A.P. di dieci righe. La terza parte
è la decisione presa dal Direttore. Ogni detenuto fa circa due domandine al
giorno.
Il seguente modulo va richiesto allo scrivano della propria sezione,
compilato e inoltrato alla direzione imbucandolo nell’apposita casella, che
sarà consegnato all’Ufficio Matricola. Con la richiesta scritta si può
chiedere: di mandare un telegramma o una raccomandata, di ritirare un
pacco postale, di ricevere tramite i colloqui quei generi che necessitano di
autorizzazione, un sussidio (se si trova senza soldi), libri in prestito dalla
biblioteca, il cambiamento di cella o di sezione, di effettuare colloqui (con i
famigliari, Direttore, Comandante, responsabile dell’Ufficio Matricola,
responsabile dell’Ufficio Comando, con il Direttore dell’area pedagogica,
con gli assistenti sociali, con gli operatori del Ser. T., con lo psicologo,con
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l’educatore, con il cappellano, con i volontari, …), di frequentare attività
sportive, ricreative, culturali o di altro tipo, di chiedere le copie di atti e
provvedimenti e di richiedere l’acquisto dei prodotti non compresi
nell’elenco della spesa.
5.2 La salute
Il servizio sanitario fornisce i farmaci per le terapie prescritte e
l’infermiere non può variare le dosi stabilite dal medico51.
È consentito per ogni detenuto, se non carcerati in regime di alta
sorveglianza, avere quattro ore di aria al giorno, dalle 9.00 alle 10.30 del
mattino e dalle 13.00 alle 15.30 del pomeriggio. È capitato che il Direttore
del carcere (tipo a San Vittore, causa il troppo caldo) potesse prolungare
l’ora di aria dalle 13.00 alle 18.00 per svariati motivi. I detenuti dovevano,
nell’affrontare questo cambiamento, rientrare comunque nella cella, per la
conta e poi riuscire. Non è obbligatorio che un detenuto esca dalla propria
cella. Nell’ora di aria è consentito ai detenuti lo svolgimento di attività
sportive, anche con i mezzi messi a disposizione dall’amministrazione, di
fare la doccia, di recarsi dal barbiere, a visita medica, a colloqui oppure
telefonare ai famigliari. Anche per giocare all’esterno esiste un criterio di
turnazione52.
51
52
Riferimento al capitolo 4 nell’area medica.
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5.3 La cella e l’igiene
La cella è un locale nel quale vengono alloggiati i detenuti. La
misura della cella è di 4x2 metri e in teoria non dovrebbe ospitare più di
due persone. Si vive in questo luogo per 21 ore al giorno, con la sola
distrazione di un televisore 14 pollici, non sempre a colori. La stanza è
attraversata da un muro divisorio che la separa dal bagno (4x1,10 metri) in
cui c’è una finestra con le sbarre antievasione e con una latrina alla turca e
un lavandino. Attaccato ai lavabi i detenuti organizzano la loro cucina,
costituita da vecchi armadietti sgangherati e utilizzati come piano cottura e
come dispensa. Su ogni piano delle sezioni, si possono ritrovare anche delle
celle più grandi, 4x5 metri, con adiacente il bagno della stessa misura.
Possono arrivare a contenere queste celle fino a 12 o 14 persone. Ci si trova
nello stesso momento nella solitudine e nel casino.
La cella deve essere pulita. Nel momento in cui un detenuto per gravi
motivi di salute, non riesce a mantenere la cella pulita, provvedono (ex Art.
6 D.P.R. 230/2000) i detenuti incaricati a svolgere tali mansioni. Il
materiale
per
la
pulizia
della
cella
è
fornito
gratuitamente
dall’amministrazione (ex Art. 8 D.P.R. 230/2000 e Art. 8 L. 354/1975). Il
detenuto se vuole, ha la possibilità di acquistare altri beni per la pulizia a
sue spese. A causa, alcune volte della convivenza forzata nelle celle di più
persone, si possono incontrare dei seri rischi per la salute. È indispensabile
rispettare i comportamenti elencati nelle norme di comportamento della
salute, per evitare il rischio di contagio causato da microrganismi (batteri,
funghi, parassiti). La doccia è consentita tutti i giorni ed in particolare è
prevista dopo attività sportive, lavorative. Ad orari fissi passa tre volte al
giorno un’agente per la conta, che deve controllare la presenza del detenuto
in cella.
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5.4 L’alimentazione
L’alimentazione, sana e sufficiente, è assicurata dall’Amministrazione Penitenziaria e deve essere adeguata all’età, al sesso, allo stato di
salute, al lavoro, alla stagione, al clima53 e prevede obbligatoriamente tre
pasti al giorno54. Il cibo risulta un bene primario nella quotidianità. Il
carrello che porta il mangiare, il portavitto, passa tre volte al giorno: al
mattino (porta il pane e il latte per la colazione e la frutta fresca per tutto il
giorno), a mezzogiorno (porta un primo, un secondo, e la verdura) e alla
sera (porta una minestra, un secondo, tra cui formaggio o salumi). I
detenuti possono richiedere, sempre attraverso la richiesta scritta, di avere
il vitto corrispondente alla loro religione, di avere il vitto per persone con
problemi di salute, alle donne in cinta o puerpere. In questo caso, anche il
medico, può dare una dieta appropriata che deve venire rispettata. La
qualità e la quantità dei pasti, segue delle tabelle approvate con il decreto
ministeriale. Ci sono dei rappresentanti detenuti55, designati mensilmente,
che controllano l’applicazione delle tabelle e la preparazione del cibo,
esprimendo le loro osservazioni56. All’interno della cella è possibile
cucinare su unico fornello da campeggio. Le posate sono in plastica e non
possono essere assolutamente di acciaio57. È possibile comprare allo
spaccio due “quartini”, contenitore del vino, al giorno, quindi al massimo
mezzo litro.
53
Art. 9 O.P.
Art. 11 D.P.R. 230/2000
55
Questa commissione, composta da: tre detenuti, il Direttore, l’assiste al prelievo dei generi voluttuari,
che controlla la qualità e la quantità, verifica che i generi prelevati siano interamente usati per la
confezione del vitto (Art. 9, L. 354/1975 e Art. 12 D.P.R. 230/2000). In più la stessa commissione può
valutare la qualità e il prezzo dei generi venduti allo spaccio carcerario, che per legge non possono essere
superiori a quelli praticati nel comune dove sorge il carcere. I prezzi vengono controllati periodicamente e
resi noti ai detenuti.
56
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57
Alcuni detenuti si inventato le posate di acciaio facendo esplodere le bombolette del gas per utilizzarne
la lamiera. È possibile anche costruire un forno, rivestendo due cassette con la carta da forno, ogni tanto si
incendiano. Qualche detenuto ha provato a costruire anche un frigo con l’acqua corrente collegato
attraverso una serie di bottiglie di plastica.
54
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5.4.1 La spesa
La spesa che un detenuto può fare, gli permette di acquistare solo i
generi alimentari (frutta, verdura, carne, pesce, pasta, riso, zucchero, caffé)
e i conforti elencati (pentole e accessori per la cucina, un fornello da
campeggio con le apposite bombole, detersivi, generi per la cura della
persona, cartoleria, sigarette, giornali, riviste, francobolli, buste, carta da
lettere) nell’apposito tariffario tramite l’apposito modulo. Se il detenuto
vuole acquistare altri prodotti che non sono compresi nella lista, può
richiederlo attraverso la domandina, specificando il motivo. Il detenuto non
può spendere più di 424,00 € al mese, di conseguenza significa che alla
settimana può spendere 106,00 €. Questa somma serve per comprare i
prodotti inseriti nell’elenco della spesa, per spedire telegrammi ed
effettuare telefonate, sempre tramite richiesta scritta58. Ricordando che nel
momento in cui si è arrestati è possibile effettuare una spesa straordinaria
per acquistare prodotti di prima necessità.
5.5 La formazione
L’Art 5 O.P. prevede che all’interno degli edifici penitenziari, ci
devono essere dei locali per lo svolgimento di attività in comune59. E’
giusto sapere che spesso la formazione, viene ostacolata a causa
dell’assenza degli agenti (malattia, sciopero, recuperi,…). La scuola e le
attività culturali sono sempre subordinate a quelle lavorative.
5.5.1 La scuola
Negli istituti penitenziari si svolgono corsi scolastici sia a livello di
scuola dell’obbligo (attraverso personale della scuola pubblica) e sia a
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livello di scuola secondaria superiore (attraverso un percorso individuale di
preparazione, anche con l’apporto di insegnati volontari). Per i detenuti che
fanno una richiesta, è possibile anche seguire le lezioni tramite privatisti,
per il conseguimento della scuola secondaria superiore o della laurea
universitaria60. Per sostenere gli esami universitari, se non si usufruisce di
permessi premio per recarsi all’università, è possibile venire esaminati
direttamente da una commissione di docenti direttamente in carcere. Gli
istituti penitenziari propongono anche dei corsi per le persone straniere,
tipo: corsi di alfabetizzazione e elementi basilari della cultura del nostro
paese. Tutto questo verrà riconosciuto attraverso gli attestati o i diplomi
scolastici riconosciuti dallo Stato. I corsi professionali, invece non
rilasciano un titolo di studio, bensì un attestato di frequenza o di qualifica
professionale riconosciuto dalla Regione. Possono anche prevedere una
parte pratica, come tirocini o stage. Per la presenza di questi corsi è
previsto un sussidio economico.
5.5.2 Il lavoro
Gli scrivani di sezione possono dare il modulo prestampato al
detenuto, per essere ammessi all’attività lavorativa, che verrà consegnato
alla direzione. Chiaramente in questo modulo, bisogna specificare a quale
lista si vuole partecipare, Ci sono due liste a cui si può partecipare:a
possibilità: la lista dei posti di lavoro generici o domestici e la lista dei
posti di lavoro per qualifica o per mestiere (muratore, manovale,
imbianchino, cuoco, tipografo, …). Questi sono lavori alle dipendenze
dell’A.P.. Per arrivare ad ottenere un lavoro, ci sono i criteri di
assegnazione dei punteggi. Questo criterio viene effettuato in base: a
carichi familiari, alla professionalità dei titoli di studio, alla qualifica
60
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professionale, all’indigenza e all’anzianità di disoccupazione decorrente
dall’inizio della carcerazione. Insieme al modulo prestampato, è meglio
allegare la documentazione dimostrante le condizioni utili per essere
presi61. Nel gergo carcerario i detenuti che hanno un lavoro sono chiamati
“lavoranti” e indossano una casacca azzurra o color camoscio.
I lavori domestici non sono garantiti da nessun contratto, per questo motivo
l’Amministrazione Penitenziaria può gestire la rimozione del lavoro e
dunque la cessazione del rapporto per motivi disciplinari.
Per quanto riguarda le mansioni che si possono svolgere all’interno del
carcere sono: portavitto (porta il mangiare nelle celle), spesino (porta la
spesa nelle celle), inserviente cucina, cuoco, aiuto cuoco, scopino (tiene
puliti gli spazi comuni), scopino esterno (tiene puliti gli spazi esterni),
portapacchi (consegna i pacchi ai detenuti), apprendista generico,
magazziniere, imbianchino, manovale, barbiere, piantone (fare la guardia) e
scrivano (aiuta i compagni nel compilare le domandine e nelle attività
burocratiche e amministrative della sezione).
I laboratori intramurari (attività che si svolge all’interno del carcere con
finalità di risocializzazione dei detenuti) possono essere: lavanderia
(lavaggio e stiratura), falegnameria, assemblaggio del legno, assemblaggio
catene portacavo.
Fare sentire i detenuti utili, socialmente, aiuta ad evitare che, una
volta usciti dall’istituto penale, riprendono a commettere reati. Fra i
detenuti che hanno fatto lavori socialmente utili nessuno è scappato e
nessuno è più rientrato in carcere62.
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Per quanto riguarda le donne, spesso chi non lavora sono le nomadi,
straniere o persone con problemi di tossicodipendenza, solo ed
esclusivamente perché stanno affrontando diversi percorsi (terapie di
recupero, percorsi di formazione professionale o d’istruzione,…) per dare
modo di favorire l’autonomia sociale. Le detenute che lavorano, trovano
una collocazione lavorativa professionalizzante e più stabile di quella
maschile, sia dentro che fuori dal carcere, raggiungendo, a volte, obiettivi
d’eccellenza. Questo dimostra che la detenzione, se gestita in modo
proficuo, può diventare anche un’occasione di crescita professionale e
sociale, che nella maggior parte dei casi, continua una volta conclusa
l’esperienza detentiva63.
I lavori esterni vengono promossi e gestiti da soggetti esterni
all’A.P., sono le Cooperative Sociali e le Imprese. Il rapporto di lavoro con
le attività esterne, può essere con un contratto sindacale oppure con un
contratto di collaborazione. L’acceso ai lavori esterni viene deciso
dall’equipe trattamentale. Nel momento in cui un detenuto ha il permesso
di lavorare al di fuori del carcere viene chiamato “in articolo 21”. La
concessione al lavoro esterno, viene emanata dal Direttore ed approvata dal
Magistrato di Sorveglianza. Non ci sono dei vincoli particolari, per inserirsi
nel mondo del lavoro esterno, se non che per i condannati con l’Art. 4 bis
che devono almeno aver scontato un terzo della pena e per i condannati
all’ergastolo che devono almeno avere scontato dieci anni. I lavori che
sono effettuati dai detenuti nel mondo esterno sono: pulizie di aree verdi,
serre, parchi, pulizie di strade, pulizia dei muri dai graffiti, raccolto delle
foglie, risistemare case di riposo. I detenuti vengono pagati dal loro datore
di lavoro, che li assume per un periodo da sei a dodici mesi, con uno
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stipendio non comune. I detenuti che lavorano all’esterno, esco dal carcere
al mattino per rientrarvi la notte.
Le attività lavorative extramurarie (attività che i detenuti possono svolgere
all’esterno del carcere), possono essere: costruzione o ri-sistemazione di
capannoni/depositi, servizi cimiteriali, servizi di pulizie delle aree verdi.
5.5.3 Le attività ricreative, culturali e sportive
Le attività che vengono create all’interno dell’istituzione carceraria,
sono fondamentali per il percorso di trattamento dei detenuti. Le persone
che si occupano di queste attività sono: il Direttore, gli educatori, gli
assistenti sociali e la rappresentanza di cinque detenuti (con la previsione di
altri cinque detenuti, individuati tramite un sondaggio con cadenza
quadrimestrale). I detenuti devono presentare con richiesta scritta la
possibilità di partecipare a un corso, scrivendo il nome del corso.
Solitamente capita, che le richieste sono superiori ai posti disponibili. È
possibile che alcuni carcerati possono rimanere esclusi. Ogni persona deve
guardare gli avvisi, che si trovano sulla porta della saletta64.
Le attività di questo genere, sono importanti per il percorso trattamentale,
in cui l’equipe può osservare il comportamento del carcerato e il modo in
cui partecipa. Esistono anche momenti di socialità, che vengono fatti nei
momenti dei pasti oppure nella saletta65.
Le attività sportive praticate sono: il calcio e la pallavolo e la palestra.
Per le attività culturali è possibile incontrare delle persone esterne che
interagiscono, su degli argomenti, con i carcerati.
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Luogo in cui i detenuti si possono a ore prestabilite del giorno e fare giochi o altro.
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5.6 La biblioteca
La biblioteca esiste in ogni sezione e il detenuto può consultare i libri
nella propria sezione. Per ogni sezione, ci sono dei giorni e degli orari
stabiliti di apertura. La gestione della biblioteca è effettuata da parte degli
educatori, con l’aiuto da parte dei volontari e dai rappresentanti dei
detenuti. Dopo avere consultato il catalogo, si inoltra la domandina di
richiesta dei libri che interessano. È possibile richiedere al massimo due
libri alla volta, salvo disponibilità.
5.7 La religione
Il cappellano e il suo equipe svolgono un importante compito. Queste
persone spesso si ritrovano a parlare con i detenuti, ad ascoltarli. Il libro più
letto nelle carceri italiane rimane il Vangelo, richiesto in tutte le lingue.
Spesso i detenuti si possano tra di loro il vangelo. Un detenuto passa il
vangelo ad un altro detenuto dicendogli: “Prendi, a me ha fatto bene, può
fare bene anche a te”66. Un cappellano che esercita questa esperienza tutti i
giorni spiega: “Solo il bene guarisce il male. Solo l’amore salva, redime,
recupera e dà alla persona la possibilità di un futuro”67. Nelle carceri è
assicurata la celebrazione del rito cattolico, tutte le domeniche. Gli
appartenenti ad altre religioni hanno il diritto di ricevere l’assistenza dei
ministri del proprio culto e di celebrarne i riti68.
5.8 I contatti con il mondo esterno
5.8.1 I colloqui
La conversazione è regolata dall’ Art 18 O.P. e dall’ Art 37 O.P. del
D.P.R. 230/2000. Ogni giunto può usufruire di sei colloqui mensili con
66
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68
Art. 26 O.P.
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parenti o conviventi, della durata ciascuno di un’ora, con al massimo la
partecipazione di tre persone per volta. Per chi ha parenti che si trovano
fuori dal comune, è possibile prolungare il colloquio, nel momento in cui la
settimana prima non è stato possibile effettuarlo, può raggiungere un
massimo di quattro ore nello stesso giorno. Solo i detenuti con l’Art 4 bis
possono usufruire solo di quattro colloqui al mese. Bisogna anche stare
attenti a cosa si intende per persone che possono partecipare ai colloqui.
Coloro che possono partecipare sono: ascendenti, discendenti, coniuge,
fratelli, sorelle, zii, nipoti69. I detenuti dell’art. 4 bis possono richiedere
colloqui con un parente fino al terzo grado70, mentre gli altri detenuti fino
al quarto grado. Solo in casi particolare può essere fatta richiesta di
incontrare un’altra persona, specificando però il motivo. Il colloquio è
concesso dall’autorità giudiziaria, nel caso in cui non si è ancora svolto il
processo di primo grado, altrimenti è autorizzato dal Direttore dell’istituto.
Una volta che il detenuto è autorizzato a fare i colloqui, è sufficiente che i
familiari si presentino, all’ingresso dei colloqui, con un documento valido.
C’è la possibilità di avere ulteriori colloqui o la possibilità di trascorrere la
giornata o parte della giornata assieme alla propria famiglia, per mantenere
i rapporti con loro, ma tutto questo è autorizzato dal Direttore dell’istituto,
una volta ascoltato il gruppo di osservazione e trattamento71. La persona
che si desidera incontrare non deve avere precedenti penali o carichi
pendenti. Siccome i colloqui non sono obbligatori, il detenuto può avvalersi
della facoltà di escludere qualche persona dai colloqui. Il colloquio viene
eseguito in apposite sale dove contemporaneamente si incontrano altri
69
Art. 307 comma IV c.p.
L. 354/1975
71
Art. 61 D.P.R. 230/2000.
70
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nuclei famigliari, intorno a un tavolo72. Chiaramente tutti i detenuti prima
di andare nella sala dei colloqui verranno perquisiti. Solo per chi ha dei
figli al di sotto dei quattro anni, può fare richiesta di avere una saletta
singola una volta al mese.
Un detenuto: “Non devo dare l’impressione della mia sofferenza, e poi non
voglio farmi vedere trasandato, voglio che almeno in questa ora si viva una
atmosfera diversa, familiare, felice. … Si cominciano ad aprire cancelli,
altri cancelli, porte e porte ancora. Non senti neanche il rumore ma il
metallico richiudersi non lo consideri. La tua mente oramai è già là, già
nella saletta a fantasticare. … Il colloquio è l’avvenimento settimanale che
più di ogni altro suscita emozioni e ansie in noi detenuti. … Si discute dei
problemi familiari e spesso ci si sente impotenti. È un momento attesissimo
perché per una volta si parla di argomenti di tutti i giorni. Si parla di tempo
che scorre, lentamente e si fantastica sul giorno lontano e ambito della
propria liberazione”73.
5.8.2 Le telefonate
Le telefonate sono disciplinate dall’Art .39 O.P.. I detenuti possono
usufruire di una telefonata alla settimana, con i propri congiunti, per un
tempo massimo di dieci minuti, mentre i detenuti dell’Art. 4 bis possono
usufruire di due telefonate al mese. Fino alla sentenza di primo grado, la
richiesta va effettuata all’autorità giudiziaria e in seguito al Direttore
dell’istituto. Le telefonate saranno concesse una volta controllati i gradi di
parentela e solo a telefoni privati intestati ad un famigliare, non sono
concesse telefonate ai cellulari, ai telefoni pubblici o agli uffici. Nel
momento in cui si fa la richiesta è d’obbligo specificare il giorno e l’ora in
72
Ricordandosi che prima nel colloquio, fino a settembre 2000, il detenuto vedeva i propri familiari
attraverso un divisorio che impediva di sentirsi vicini e non si poteva fare altro che guardarsi in faccia o
stringersi per mano.
73
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cui si richiede di effettuarla. Se capita che un detenuto arriva da un altro
carcere e le sue richieste erano già state autorizzate, dovrà ripresentarle
nuovamente al nuovo istituto. In ogni carcere vengono scelti giorni diversi
per ogni sezione per fare i colloqui. Nel momento in cui capita uno
spostamento è possibile che i familiari arrivano al solito giorno e quindi
verranno rimandati indietro, causa lo spostamento in un’altra sezione che
comporta anche il cambiamento di giorno del colloquio. Per i detenuti
stranieri con la famiglia all’estero, occorre la collaborazione del Consolato
di appartenenza per l’accertamento del numero telefonico.
Le telefonate non devono essere né ascoltate né registrate, salvo in casi
particolari.
5.8.3 La posta
La posta può essere inoltrata senza limitazioni. Nel caso in cui il
detenuto non abbia il materiale sufficiente per scrivere, può fare richiesta
all’amministrazione, la quale è obbligata a fornire il detenuto. Le lettere a
busta chiusa, devono indicare il nome del destinatario e sul retro il proprio
nome e cognome. Le raccomandate, i fax e i telegrammi si possono inviare
allegando una domandina, sulla quale si scrive il proprio numero di
matricola ed il conto corrente. Le limitazioni per corrispondenza via
postale, possono essere limitate per ragioni di indagine investigativa o per
ragioni di sicurezza o di ordine pubblico74, ad esempio per i detenuti in
attesa di giudizio o in regime di sorveglianza speciale. Non possono essere
fatte a confronto delle limitazioni, se la corrispondenza è indirizzata ai
membri del parlamento, alle rappresentazioni diplomatiche o consolari del
paese di appartenenza, all’organismi di tutela dei diritti umani e ai
74
Art. 18 ter O.P.
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difensori75. La posta viene consegnata una volta al giorno dall’agente, che
deve aprirla solo ed esclusivamente davanti al detenuto.
5.8.4 I pacchi
Si possono ricevere fino a quattro pacchi mensili, tramite i colloqui
familiari, non eccedenti a 20 kg e possono contenere generi alimentari e
vestiti. Il detenuto può ricevere anche libri, riviste, giornali e altro materiale
didattico. Gli abiti e le scarpe imbottiti potrebbero non essere consegnate al
detenuto, perché di difficile controllo o perché non consentiti. Nei pacchi
non ci può essere frutta, verdura, cibi confezionati o acquistabili nella lista
della spesa e niente alcool. Nel caso in cui i pacchi vengono spediti
attraverso posta, possono essere consegnati nei quindici giorni precedenti
se non si è fruito di alcun colloquio. Il pacco chiaramente arriva solo a
coloro che hanno parenti. Un detenuto può chiedere il permesso per
ricevere i pacchi da un conoscente, in questo caso nei pacchi non sono
consentiti generi alimentari, ma solo abbigliamento.
Un detenuto: “Familiari e amici ci portano il pacco, ovvero della biancheria
pulita e anche alcune prelibatezze che ricordano gli affetti di casa, e stimola
l’intensa emozione che suscita la visita dei miei cari”76.
5.8.5 I permessi
Nel momento in cui c’è una persona famigliare al detenuto in
pericolo di vita, può essere concesso da parte del Magistrato di
Sorveglianza, il permesso di recarsi a visitare la persona malata77.
75
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Alberino il due.
77
Art. 30 O.P.
76
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Il detenuto definitivo da parte del Magistrato di Sorveglianza, dopo aver
sentito il Direttore del carcere, può ottenere i permessi premio nel momento
in cui ha tenuto una regolare condotta. Questi permessi hanno una durata di
al massimo 15 giorni per volta, per un massimo di 45 giorni annui. Tutto
questo rientra nel trattamento penitenziario, che deve essere seguito anche
dagli educatori, per permettere di coltivare interessi sia affettivi che di
lavoro. Queste licenze vengono concesse a: detenuti definitivi con pena
inferiore ai tre anni, detenuti definitivi con pene superiori a tre anni dopo
avere già scontato almeno un quarto della pena e infine ai detenuti dell’Art.
4bis dopo aver espiato almeno la metà della pena78.
I permessi di soggiorno riguardano solo ed esclusivamente le persone
extracomunitarie. Se questa persona risulta regolare, è possibile chiedere al
datore di lavoro di rilasciare una dichiarazione di disponibilità a farlo
lavorare, prolungando il permesso di soggiorno. Al contrario se
l’extracomunitario è un clandestino, è importante che qualche datore di
lavoro gli proponga un lavoro, in cui successivamente dovrà farsi
regolarizzare79.
5.9 Le spese processuali e di mantenimento
La quota giornaliera che un detenuto deve pagare è fissata a 1,80 € e
comprende il costo dei pasti, l’uso del corredo personale. Solo attraverso
una difficoltà economica e grazie ad una buona condotta, è possibile
ottenere la remissione del debito. Questa istanza è da presentare al
Magistrato di Sorveglianza non appena ricevuto l’avviso di pagamento. Nel
momento che il detenuto avrà terminato di scontare la pena, il Magistrato di
78
79
Art 30 ter O.P.
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Sorveglianza, valuterà se sussistono le condizioni per ricevere la
remissione del debito.
La retribuzione (peculio) dei detenuti definitivi per il lavoro effettuato, sarà
suddivisa in fondo disponibile (quattro quinti) e in fondo vincolato (un
quinto). I soldi del fondo vincolato (che non può superare 1000 €) saranno
disponibili solo a fine pena e solo per motivi di necessità è possibile
chiederne lo svincolo, utilizzando il solito modulo, da consegnare al
Direttore80. Se si supera la somma, i soldi in eccedenza verrà inviati ai
famigliari o ai conviventi oppure depositati su un conto corrente. Il peculio
non può superare i 2000 €81.
80
81
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Art. 57 Reg.
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6.
I PROBLEMI
I problemi del carcere sono i più svariati. Ho cercato di raggrupparli in
aree. Partendo dalla condizioni critiche del carcere fino ad arrivare al
problema riguardante la salute.
6.1 Le condizioni critiche
“All’interno delle carceri si parla delle gravi condizioni critiche che
si verificano ultimamente. Si deve iniziare a valutare l’idea che un carcere
non è una discarica o un’immondizia. All’interno dell’istituto ci sono
diverse persone che vivono tra cui i detenuti82. I detenuti, sono li per
scontare la loro pena, ma dobbiamo sempre ricordarci che sono persone
umane anche loro, che hanno una dignità e dei diritti che devono essere
salvaguardati e difesi.
Evitare quindi il sovraffollamento, sarebbe uno dei primi punti, visto che
esistono le risorse come le colonie agricole. In più i reingressi nel carcere
portano a capire che bisognerebbe ridisegnare il trattamento penitenziario
(ma senza risorse umane, risulta impossibile) Alcune volte capita agli
istituti di scarseggiare dei beni primari: carta igienica, sapone per lavarsi, i
pasti insufficienti per sfamare il bisogno della popolazione carceraria e il
sopravvitto praticamente non se lo può permettere più nessuno.
L’emergenza è stata all’incirca fermata dalle associazioni di volontari. La
capienza complessiva delle carceri italiane corrisponde a una tollerabilità
massima di 63.406 detenuti e negli ultimi anni siamo giunti a 55.960, questi
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dati parlano da soli. Le condizioni sono in vivibili. Spesso capita negli
istituti di chiudere anche dei reparti per ristrutturazioni e questo porta ad
avere sezioni sovraffollate. Alcune volte ci sono filtrazioni di acqua nelle
celle e si trovano anche spesso gli scarafaggi (fungono da veicolo per
parassiti e agenti patogeni pericolosi per i detenuti), pericolo ulteriore per
chi dorme per terra sopra a un materasso.
Le celle di 3x2 metri contengono in questi casi fino a sei persone, con due
letti a castello a tre piani, quindi questo conferma che sei detenuti insieme
non possono alzarsi in piedi contemporaneamente, si dovranno alzare a
turno per fare due passi all’interno della cella. Nelle celle più grandi si
arriva ad ospitare fino a un massimo di undici persone. Questo comporta di
non riuscire nemmeno più a stare attenti alle diverse etnie che se messe
insieme spesso provocano delle risse. I servizi igienici risultano inadeguati
e le docce non sono sufficienti per tutti. Alcune volte capita di rimanere
senza cella per il nuovo giunto, così che gli agenti penitenziari si devono
momentaneamente inventare delle celle dove potere mettere queste
persone, aspettando che si liberi un posto. Capita che i nuovi giunti si
ritrovano nella stanza del barbiere, senza letto, dormendo per terra o
addirittura con persone malate (tubercolosi) rischiando anche di prendere le
malattie.”
“L’istituto carcerario in Italia è riconosciuto come struttura per
detenzione maschile e questo comporta dei disagi alle donne. Le donne
hanno rispettivamente dei bisogni diversi rispetto a quelli dell’uomo. La
donna quando si trova fuori dalle mura carcerarie: cura il suo corpo, ha le
mestruazioni, affronta la maternità, la menopausa e questo in carcere può
essere stravolto.”
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“I bambini delle detenute possono stare in carcere fino all’età di tre
anni. È chiaramente stato percepito che vivere la giornata attraverso i ritmi
che propone l’istituzione, fra divise e porte sbarrate, non risulta la
condizione migliore per i piccoli. Spesso non in tutte le carceri c’è la
possibilità di avere un nido”.
“La percentuale di suicidio, è maggiore per i detenuti italiani
piuttosto che per gli stranieri. Il personale penitenziario dichiara che
bisognerebbe riuscire a trovare dei metodi per aiutare i detenuti a non
suicidarsi.”
“Il problema della sessualità è diffuso nelle carceri italiane. Siccome
il carcere, comprese le celle, è dichiarato un luogo pubblico, le persone non
possono avere vita sessuale.”
“La violenza subita dai detenuti dalla “squadretta”, ossia da un
gruppo preciso di agenti che viene collegato alla triste piaga dei pestaggi,
non viene esplicitata. Il detenuto ha la possibilità di reclamare, ma questo
non succede mai. Chiaramente la persona che ha subito delle lesioni è
spaventata e la paura di non conoscere cosa potrebbe succedere, se dovesse
reclamare, condiziona il detenuto a tacere. Si crea un clima di silenzioso
generale: i volontari non parlano, i detenuti fanno lo stesso e tutto rimarrà
sempre all’oscuro. Esistono le leggi internamente al carcere ma esse
dovrebbero essere applicate e soprattutto rispettate. I detenuti non potendo
reclamare
per
la
paura
di
non
sapere
cosa
può
succedergli,
successivamente, creano degli scioperi per lamentarsi. Ad esempio lo
sciopero della fame, il rifiuto è fatto da tutti i detenuti, ma coloro che
rimangono più svantaggiati sono quelle persone che senza prendere il cibo
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che somministra l’A.P., rimangono senza mangiare perché non si possono
permettere i sopravvitto.”
“Il Tribunale scoppia, perché deve tenere tutte le cartelle rosa dei
detenuti. Non avendo più posto queste cartelle sono state collocate nei
corridoi. Ogni persona, terminata l’ora di lavoro, può salire al piano dove ci
sono le cartelle rosa e conoscere nei minimi dettagli le storie private di
migliaia di detenuti. In ogni fascicolo, una storia, c’è scritto il nome e
cognome del detenuto, l’accusa, la condanna con data di inizio della pena e
la data della fine, le richieste presentate. Microstorie di persone che
dovrebbero avere una maggiore privacy ma non ce l’hanno.”
“Il problema di cosa può entrare nei carceri sta alla base di alcuni
agenti, che prendendo pochi soldi, aiutano i carcerati vendendogli dei
telefonini per un costo di 300,00 €. Il telefonino è un mezzo di lavoro
importante per i detenuti, perché porta ad avere dei contatti con il mondo
esterno.
La stessa cosa vale per la droga, spesso viene inserita nei pacchi postali
(anche da parenti) consegnati ai detenuti, oppure infilata nella bocca delle
moglie che poi la passa al marito detenuto.”
6.2 Le lamentele del personale
“Per il personale le condizioni critiche si basano soprattutto su: i loro
salari, le ore che sono obbligati a svolgere a causa dell’insufficiente
personale presente, la vita che rischiano stando a contatto con i detenuti in
senso di violenze, di aggressioni e infine il problema maggiore di non
potere avere uno appoggio dall’Amministrazione Penitenziaria presente. Il
personale si lamenta anche dei mezzi di trasporto che hanno a disposizione,
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perché spesso sono talmente vecchi o rotti che sono fuori servizio. Gli
agenti che soffrono di più sono quelli più giovani, perchè sono costretti ad
abbandonare la loro famiglia, perché gli affitti spesso sono troppo cari e
con uno stipendio di 1200 € chiedono il permesso di dormire nelle caserme.
In Lombardia, riconosciuta come la regione con il maggior numero di
detenuti, mancano mille agenti di polizia. Il disinteresse a questo punto non
è solo per i detenuti ma anche per le condizioni di vita e di lavoro di chi
opera nelle carceri.
Cresce la richiesta di sicurezza all’interno delle carceri ma si dimezzano le
consulenze.
Gli psicologi e i criminologi si lamentano del loro taglio di ore
portando così un successivo problema: se il personale ha meno ore, riuscirà
solo a seguire uno o due detenuti, per un massimo di cinque minuti al mese,
rendendo così improponibile il piano di recupero. Il detenuto dovrebbe
essere seguito anche nel corso della carcerazione. Oltre ad avere un taglio
di ore, queste persone formate non prendono nemmeno uno stipendio che
corrisponda ai parametri del tariffario professionale.”
6.3 Lo sfruttamento lavorativo
“Le Cooperative Sociali e le Ditte, che affiancano gli istituti
penitenziari, offrono la possibilità di dare lavoro ai detenuti. Sono agenzie
che sfruttano la popolazione delle carceri italiane. Le ditte ricavano profitti,
perché prendono i carcerati a lavorare che chiaramente pagano una miseria
e in più sono persone che hanno assolutamente bisogno di lavoro, quindi
non si possono ribellare al superiore. Attuando così l’indebolimento
psicologico dei lavoratori sfruttati e speculando sul lavoro dei detenuti
riescono a essere finanziati per i loro progetti83.”
83
www.autprol.org
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6.4 La salute
“La terapia che viene data ai detenuti spesso è maggiore di quella che
dovrebbe
essere
somministrata.
Per
qualsiasi
motivo
vengono
somministrati dei medicinali, perché l’importante è mantenere la
tranquillità in questi luoghi. “Nel carcere si entra rovinati. Si vive molto
male. Si esce consumati”.
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7.
LE NOVITÀ
Le novità che riguardano il carcere sono molteplici. Sono state divise in
cinque aree: il personale, le creazioni dei detenuti, le attività culturali, la
salute e altre novità.
7.1 Il personale
“I volontari di Milano per avvicinare le persone titubanti rispetto alle
carceri, propongono il sabato e la domenica a tutti i cittadini, come si
realizza un progetto di volontariato e come si lavora insieme ai disagiati.”
“Il garante, è la figura introdotta nell’anno 2005, con l’obiettivo sia
di garantire che i detenuti possano esercitare i loro diritti e sia che le
pratiche amministrative, che li riguardano, siano sbrigate in tempi giusti. Il
garante ha quaranta giorni di tempo, dopo avere ricevuto la domanda, per
rispondere, chiaramente potrà anche visitare le carceri. La persona garante
potrà anche osservare le leggi o gli atti amministrativi che riguardano i
carcerati e collaborare per promuovere studi, iniziative sull’esecuzione
delle pene e sui diritti umani. Sarebbe opportuno a questo punto che non si
occupasse solo ed esclusivamente dei detenuti ma anche del personale che
lavora nelle mura carcerarie e soprattutto delle persone che hanno subito
duramente atti criminosi, che spesso si trovano soli ad affrontare
problematiche complesse.”
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“Gli avvocati hanno aperto uno sportello di consulenza specifica per
chi si trova in carcere e non conosce il sistema della giustizia italiana. 350
avvocati, dopo avere seguito corsi di formazione e aggiornamento, due
pomeriggi alla settimana, alternandosi, offrono la possibilità di avere una
consulenza gratuita.”
7.2 Le creazioni dei detenuti
“L’apertura di un microbirrificio nel Carcere Moranti, l’8 maggio
2009. Questo progetto risulta importante per un reinserimento dei detenuti,
una volta scontata la loro pena. È un luogo per alcuni detenuti di “libertà”
all’interno di un posto di detenzione. Così possono imparare un lavoro, che
in questo caso è il ciclo di produzione della birra. Ad Opera esiste anche un
panificio all’interno del carcere.”
“Nel carcere di Pinosa, è stata creata la “stanza affettività”. I detenuti
hanno creato la prima struttura destinata al luogo dove i detenuti possono
avere momenti di intimità con i loro partner.”
“Il criminal house è il primo vero e unico gioco in scatola scritto e
realizzato in un carcere, dai detenuti di san Vittore con l’aiuto di Emilia
Patrono (giornalista e animatrice della redazione dei detenuti del sito
www.ildue.it). Il tabellone pieghevole (formato 64x42) conta 60 caselle
colorate. Ciascuna casella corrisponde ad una diversa situazione che i
detenuti vivono quotidianamente. Si gioca con pedine colorate, tirando i
dadi: si parte dall’arresto e si arriva alla libertà. Si tratta di un gioco di
strategia, dove ognuno deve decidere la sua tattica di detenuto, utilizzando
quattro mazzi di carte:
 “criminal card”, carte che definiscono la pena dei giocatori;
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 “imprevisti”, che capitano all’interno del carcere;
 “freedom card”, carte con domande sul mondo del carcere;
 “carte evasione”, la voglia di tagliare la corda.
È un libro-gioco, perché la scatola presenta un diario scritto dai detenutiautori, in cui raccontano, tramite autobiografie, tutte le tappe della vita di
un recluso. Questo serve per mettersi nei panni dell’altro, ossia del detenuto
e provare a vivere il tortuoso percorso della vita reclusa: dall’arresto al
momento di libertà. È un’operazione culturale che serve per vincere i
pregiudizi e avvicinarsi al mondo dei reclusi, divertendosi.”
““Avanzi di galera”, non è soltanto un libro di ricette, creato dai
detenuti di San Vittore con la redazione di Emilia Patruno, ma ci sono
testimonianze trasformate in bei racconti. All’interno del libro si notano la
descrizione degli utensili per la cucina, il glossario e le tabelle vittuarie del
carcere. “Avanzi di galera” propone tutti i piatti, dai primi alla frutta”.
“Una cella in miniatura, inventata da un carcerato, Sisto Rossi, 46
anni, detenuto a San Vittore, in carcere da ormai otto anni e mezzo. Un
formato 20x20, imbiancata a calce, con tanto di doppia porta a sbarre
blindata, colore verde-blu, socchiusa e un albero di Natale mignon. Questa
cella è stata composta, utilizzando materiale di scarto e tanta fantasia. Io la
definirei una stanza perfetta, stando attenti a tutti i particolari, insomma una
cella come potrebbe essere una stanza nella propria dimora”.
“La ludoteca è stata creata dai papà detenuti a San Vittore, per potere
accogliere i propri figli, in uno spazio più accettabile. Il luogo è costruito
secondo la fascia d’età, per recuperare i rapporti tra i detenuti e i propri
figli, proponendo un luogo sereno ed adeguato.”.
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7.3 Le attività culturali
“Le donne detenute hanno sfilato con gli abiti fatti nella loro sartoria.
Tutto questo serve per passare una giornata divertente, con ospiti come
stilisti e per rafforzare il rapporto con l’esterno, ma soprattutto con il
mondo del lavoro. Per creare delle possibilità che si possono sviluppare
all’interno dell’istituzione ma che hanno e danno la possibilità di
continuare anche fuori. Descritta come una giornata divertente, dove tutti si
sono divertiti e le detenute si sono lasciate alle spalle, per quel momento, la
vita carceraria.
Il contatto con il mondo esterno, è un passo importante nella
comunicazione e nell’interazione tra l’interno e l’esterno, sempre più
costruttiva, per fare capire al mondo esterno che non bisogna avere paura
del diverso. Attraverso una mostra sono state presentate: emozioni,
sentimenti, vissuti dei carcerati per riuscire a stabilire con il mondo esterno
un rapporto, che serva anche nel momento della liberazione.”
“Il “Sing Sing”, è la manifestazione organizzata da più anni negli
istituti milanesi. In questa festa si esibiscono i gruppi dei detenuti, degli
agenti e anche artisti nazionali. Chiaramente la sorveglianza e il controllo
in queste giornate sono accuratissimi.”.
“Il Kermesse e il cabaret, ossia l’esibizione di sonorità italiane e
straniere, che oltre a fare dei concerti, tengono delle lezioni di tecnica per i
detenuti.”
“La proposta di “Belli Dentro” mette in scena storie d’ordinaria
quotidianità carceraria, attraverso l’ironica e la leggerezza di raccontare la
vita, che affronta un detenuto dietro le sbarre. Dopo i risultati della prima
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stagione, i protagonisti carcerari, sono stati riconfermati, per ripartire con la
seconda stagione.”
“I detenuti, attraverso il teatro, imparano a gestire le attività tecniche
della scenografia, la falegnameria, il servizio audio-luci, le produzioni
video, il ruolo dei macchinisti. Tutto questo per permettere ai detenuti di
imparare un vero lavoro. Una volta imparato tutto questo, l’opera teatrale,
verrà messa in scena e ci sarà un pubblico pronto a valutare positivamente
e/o negativamente. Si dovrebbe riuscire a creare una stagione teatrale delle
carceri.”
“Le persone famose, dentro le carceri italiane, propongono
esperienze narrative, poetiche, teatrali, televisive, cinematografiche,
interagendo con i carcerati. È un’importante attività culturale per i
detenuti.”.
7.4 La salute
“Il progetto contro l’autolesionismo, è volto: alla tutela della salute
fisiopsichica dei detenuti più fragili, all’impatto carcerario, all’esposizione
di rischio al suicidio. Questo è attuato grazie alla presenza d’esperti
psicologici/criminologi.
L’attività
è
prioritariamente
finalizzata
al
potenziamento del servizio psicologico, orientato allo scopo di prevenire le
estreme criticità e/o limitare efficacemente il danno (autolesionismi, tentati
suicidi e suicidi, stati depressivi) prodotto dall’interazione con l’impatto
carcerario. Nello svolgimento del servizio, sono impegnate sia risorse
specifiche (psicologi, criminologi, arte-terapeutici, mediatori culturali,
educatori, polizia penitenziaria, sanitari) che a-specifiche (volontari,
compagni di detenzione).”.
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“La proposta del progetto per la Salute, deriva dalla ditta
farmaceutica “Takeda”, per prevenire le malattie cardiovascolari, con
specifiche analisi e test. E' importante questo progetto, perchè fa capire che
le ditte imprenditoriali s’interessano di tutelare un’esigenza primaria, come
la salute”.
7.5 Altre novità
“Il kit, serve per un percorso che mira a salvaguardare la dignità
delle persone. Si possono trovare due tipi di kit all’interno delle carceri: il
kit d’ingresso e il kit di sopravvivenza, o di cittadinanza. Il primo kit quello
d’ingresso prevede: un asciugamano, una maglietta, due slip uomo o donna,
due paia di calze, un paio di ciabatte, un doccia shampoo, uno spazzolino,
un dentifricio, un pacco di fazzoletti, una biro, tre buste da lettera, tre fogli
A4 e tre francobolli. L’uomo come entra nelle mura carcerarie, non ha più
una dignità e nelle loro celle possono portare pochi oggetti personali, lo
stretto indispensabile. Il kit serve in questo caso, per garantire un minimo
di dignità a chi si trova a varcare per la prima volta le soglie del carcere.
Il secondo kit di sopravvivenza prevede: uno zainetto bianco, i biglietti
dell’autobus, i buoni pasto, l’occorrente per l’igiene personale (spazzolino
e sapone), una scheda telefonica e per ultimo un opuscolo con tutti gli
indirizzi ai quali potersi rivolgere. Il kit dell’uscita serve per consentire di
vivere nella legalità le prime 72 ore di libertà. Il compito di provvedere al
reinserimento lavorativo e di trovare loro una sistemazione è d’ogni singolo
carcere penitenziario.”.
“I dati di questo progetto derivano da uno studio effettuato dalla
direzione del penitenziario nell’ambito dell’iniziativa “Incontro ai bisogni –
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Enti in rete” realizzata dall’associazione Banca Telematica della
solidarietà, con il sostegno della regione Lombardia e in collaborazione con
la Sesta opera S. Fedele. Un progetto senza scopo di lucro, fatto e
consegnato, attraverso a un questionario, ai detenuti, per valutare quali
generi preferirebbero ricevere maggiormente. Questo questionario è stato
dato sia ai detenuti di San Vittore che ai detenuti del Beccaria, si potrà
notare come le richieste mutano a seconda da un detenuto adulto ad un
detenuto minorenne. Il contributo del materiale fornito ai detenuti è arrivato
da parte del volontariato. I detenuti di San Vittore richiedono: zucchero,
olio d’oliva, prodotti per l’igiene personale (bagno schiuma, saponette), per
il vestiario (magliette, mutande, jeans) libri, giornali, matite, per il genere
alimentare (formaggio, pasta, sughi pronti, tonno in scatola, fagioli secchi).
I detenuti del Beccaria richiedono: per i generi alimentari (brioches,
patatine, caramelle, cioccolato, succhi di frutta), per l’igiene personale
(prodotti per la doccia, per i capelli, rasoi, dentifricio, deodoranti), come
vestiario (tute, scarpe da ginnastica, maglioni, calze) e altri prodotti
(prodotti contro le zanzare, bicchieri e posate di plastica, pentole, matite,
biro, quaderni per scrivere, libri, giornali, palloni, francobolli, pile,
walkman, creme depilatorie, orologi da polso, tende ignifughe). Una
persona sola ha risposto un borsone (così ha spiegato: “Non devono mettere
le mie cose in un sacchetto di plastica quando esco”).”
“Saranno forniti alle carceri materiali didattici utili a migliorare le
condizioni degli istituti-penitenziari, grazie all’aiuto dei volontari, che si
collegano con le aziende.”
“Una nuova proposta è il diritto di voto. Ogni detenuto dovrebbe
essere informato e avere la possibilità di potere votare. Il voto è un diritto
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d’ogni cittadino. È importante votare per i detenuti, perché possono anche
loro condividere una scelta così importante, come quella di scegliere il
futuro leader.”
“Il provveditore regionale dell’amministrazione penitenziaria della
Lombardia, Luigi Pagano, parla degli studi, eseguiti sui figli che hanno
delle persone in carcere Ad un terzo dei bambini non è svelato che un
famigliare della propria famiglia, si trova nell’istituto carcerario. Ad
altrettanti bambini è detta la verità solo in parte, tralasciando chiaramente
le ragioni della detenzione. E’ stato registrato, attraverso gli studi, che
utilizzare le misure alternative, com’è stato fatto con gli indulti, porta a
livelli di vivibilità il carcere, com’è successo a San Vittore.”.
“A Milano l’Icam (Istituto di custodia attenuata per detenute madri)
offre la possibilità di fare crescere i propri figli in un ambiente sereno.
Spesso molte detenute, quando vengono arrestate, non dicono di avere dei
figli, per la paura che il proprio figlio le venga sottratto. Così l’Icam spiega
alle detenute questo progetto. È una grande casa famiglia, in cui le
carcerate partecipano alla gestione della vita quotidiana. Una struttura di
420 metri quadri, con giardino, stanze singole, con colori allegri alle pareti,
ludoteca, biblioteca, aula formativa, infermeria e una grande cucina dove si
mangia tutti insieme. Le poliziotte penitenziarie sorvegliano questa
struttura, senza una divisa, in modo, meno invasivo possibile. In questo
luogo, si cerca con metodi più cauti di conservare comunque le esigenze di
custodia, le regole del carcere e soprattutto di attenuare l’impatto per
tutelare i bambini. La sfida maggiore rimane, nel momento in cui il
bambino compie i tre anni, nell’affrontare la separazione tra madre e figlio.
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Questo risulta un punto cruciale, se non ci sono dei parenti che possano
prendersi cura del piccolo.”
“I giornali di strada, sono riviste che sono in trovabili nelle edicole.
Questi giornali raccontano le notizie scritte dai detenuti e nascono dalla
collaborazione tra i detenuti e i volontari.”.
“Il progetto “Essere professore per un giorno” (contatto tra i detenuti
e i Licei). Un ergastolano che si trova davanti a una classe di liceali e dovrà
spiegare la sua vita. Il problema maggiore non è nell’affrontare la classe,
ma la propria figlia. L’ergastolano spiega ai liceali la sua storia. Poi
presenterà il gioco “criminal mouse”, e farà fare ai ragazzi una partita.
Infine, il detenuto spiega che il carcere permette di apprezzare tante cose
che nel mondo esterno non sono nemmeno valutate (l’ergastolano fa
l’esempio del buio).”.
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8.
L’USCITA
Nel momento in cui è stata scontata la propria pena, cosa succede all’ex
carcerato? Cosa fa questa persona, si trova da sola ad affrontare un mondo
esterno, completamente diverso? Dove può andare? A chi si può rivolgere?
Ci sono dei sostegni veri che aiutano questi ex detenuti a ritrovare la vera
libertà?
La base maggiore, per uscire dal carcere è stare in uno stato sicuro, è
riuscire a trovare un lavoro, che gli permette di sopravvivere e di sentirsi
utile nella vecchia/nuova società.
8.1 Gli aiuti
Innanzi tutto, è già stato notato come in alcuni carceri, è possibile usufruire
del kit di sopravvivenza, che almeno permette all’ex detenuto di potere
sopravvivere per 72 ore. In questo kit si trova anche una guida che permette
di trovare dei posti che possono aiutare queste persone.
Lo “Sportello di lavoro” è situato all’interno del carcere e il giorno stesso
dell’uscita, il detenuto deve chiedere il proprio libretto di lavoro. Poi dovrà
formare un curriculum di lavoro con i dati importanti da fornire ai datori di
lavoro. Una volta uscito dal carcere, si dovrà iscrive all’Ufficio di
collocamento, che gli rilascerà un tesserino, che dovrà essere vidimato ogni
sei mesi.
Gli aiuti per queste singole persone sono soprattutto il Consiglio di aiuto
Sociale e il Comitato per l’occupazione.
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Il primo è situato nel capoluogo di ogni circondario, presieduto dal
presidente del tribunale o da un magistrato da lui delegato, assieme a
un’infinità di altre persone (Presidente del Tribunale dei minori, Magistrato
di Sorveglianza, rappresentanti della Regione, della Provincia, delle
Prefettura, Sindaco, medico, …). Chiaramente le persone che partecipano a
questo consiglio d’aiuto, non vengono retribuite. Questo consiglio ha dei
fondi84 che gli servono per eseguire le proprie funzioni. Le attività sono
diverse: dalla cura che siano fatte frequenti visite ai liberandi per aiutarli a
reinserirsi, al sostegno dell’ex detenuto che deve essere informato delle
possibilità dell’occupazione. Il consiglio deve anche: organizzare dei corsi
d’addestramento, avere particolare attenzione ai bisogni delle famiglie e
infine ha l’obbligo di concedere dei sussidi in denaro o in natura85.
Il secondo, ossia il Comitato per l’occupazione, si basa su quattro
rappresentanti:
industria,
commercio,
artigianato,
agricoltura
e
accompagnati dall’aiuto di molte persone86, che sostengono a trovare
un’occupazione.
Lo Spin, è lo sportello informativo promosso dall’Ufficio di Esecuzione
Penale Esterna (U.E.P.E.). Questo sportello è nato nel 2006 e serve ai
detenuti e ai famigliare degli ex detenuti. Lo Spin si occupa di agevolare i
contatti con i servizi sul territorio di qualsiasi genere (lavoro, casa,
consulenza legale, affettività, emergenza,…). Il funzionamento di questo
sportello è fondamentale, perché riesce ad essere l’unico interlocutore che
aiuta l’ex detenuto ad avere molteplici informazioni, per riuscire a
ricostruirsi una nuova vita. Lo sportello Spin è. “La porta d’accesso al
sistema integrato ed è un metodo di lavoro funzionale a mettere in rete
84
Art. 74 O.P.
Art 76 O.P.
86
Art 77 O.P. e Art. 119 Reg.
85
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varie realtà”, parole dette dalla Responsabile degli interventi in materia
penale adulti e minori e pari opportunità della Regione Lombardia che ha
finalizzato il progetto e raddoppiato i fondi per l’anno 2007.
Le parole dette da un detenuto per capire i cambiamenti avvenuti, senza
perdere la speranza di uscire. Le sue parole: “Mi ricordo i primi giorni ero
spaventato e desideravo solo morire, però un assistente volontario mi
chiamò e mi fece strane domande: di dove ero, se mi serviva qualcosa, se
desideravo contattare qualcuno. Mai nella mia vita qualcuno si era
interessato veramente a me; mi diceva parole di coraggio e mi guardava
con le lacrime. Era il primo straniero che piangeva per me … Posso dire
che sono diventato più buono qui, ho imparato ad amare il prossimo, ho
imparato a piangere e ho scoperto la bontà di Dio. … Portare all’esterno il
nostro vivere può aiutare, non solo noi a reinserirci, ma anche gli altri ad
andare oltre i concetti stereotipati e a capire che nessuno è il reato che
commette, e che dietro un recluso c’è un vissuto, magari pieno d’errori, ma
non da isolare ed evitare a priori. … Svegliarsi la mattina per andare a
scuola è come scrollarsi di dosso il peso di tanti problemi e ti dà la certezza
che il treno è in ritardo, ma arriverà. La vita a volte ci prende quello che ci
dona, ma se sappiamo custodirla, ci lascia, intatta la speranza. La nostra
quotidianità è fatta di semplici attese, il luogo in cui viviamo non lascia
molto spazio alla fantasia, al contrario è carico di realtà, di una dimensione
che incombe e si misura in ogni istante nell’azione ripetuta e controllata
che scandisce le ore della giornata. La volontà di occuparsi seriamente e
senza pregiudizi di questo nostro mondo complesso e articolato, segnato
dal dramma del male ma anche dal tentativo sincero di far fiorire
comunque la speranza e il desiderio”.
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9.
LE CONCLUSIONI
A settembre 2009 dovrei iniziare a seguire un tirocinio sia nella casa
circondariale di Monza sia in una comunità di detenuti minori, che hanno
scontato la loro pena in carcere. Se è possibile mi sarà forse permessa
anche una visita nel carcere Beccaria, minorile, di Milano.
Questa tesi mi permetterà di valutare se le informazioni ora scritte, sono
verificabili oppure non significative.
Mi piacerebbe proprio conoscere la giornata tipo di un detenuto, maschio,
femmine e minori, proprio per capire se ci sono delle differenze, che io non
sono riuscita a valutare, causa materiale non trovato. Non è semplice
trovare del materiale che fornisce informazione di ciò che avviene
all’interno del carcere stesso. È scontato che certi “fatti” devono rimanere
all’interno del carcere e non possono varcare quella porta. I libri come ho
già detto, nell’introduzione, spesso rivolgono attenzioni ai detenuti, in
senso affettivo. Dai racconti dei detenuti non si riescono ad estrapolare
molte informazioni sulla loro vita. Questi libri servono a concepire
sostanzialmente i lori stati d’animo, come si sentono in questi istituti.
Per il momento dell’uscita, sono riuscita a trovare pochissimi dati.
Spero vivamente a questo punto, grazie alle due esperienze di tirocinio che
andrò a fare, di raggiungere maggiori informazioni, sull’andamento della
vita all’interno del carcere. Mi piacerebbe valutare in modo più
approfondito l’ingresso e l’uscita. In conclusione la mia tesi finale
dovrebbe riguardare sostanzialmente tre casi: uomo, donna, minore
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dall’ingresso nel carcere all’uscita; per esprimere se il lavoro fatto
quest’anno, quindi le informazioni ricevute, sono giuste oppure sbagliate.
Se possibile valutare inoltre, quante informazioni non possono uscire dagli
istituti carcerari.
Sarebbe fantastico sottoporre a queste persone un questionario e provare a
compiere una ricerca sperimentale in cui si parla, dell’andamento della vita
carceraria, dall’ingresso all’uscita e dei loro sentimenti. Il questionario
potrebbe riprendere tutte le sezioni di questa tesi.
Questa tesi sostanzialmente riuscirebbe ad esaudire un mio sogno. Mi è
sempre interessato il mondo carcerario e portare a termine questa tesi mi
realizzerebbe personalmente, oltre che per via degli studi.
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10. BIBILOGRAFIA
Testi:
Abbott J.H., 1982, “Nel ventre della bestia”, Editore Mondatori, Milano.
Bovini C., 2004, “Guantanamo. Usa, viaggi nella prigione del terrore”,
Editore Einaudi, Torino.
Cannavò C., 2004, “Libertà dietro le sbarre. San Vittore. Cronache da un
carcere. La vita, la pena, la speranza”, Editore Rizzoli, Milano.
Gozzini M., 1988, “Carcere perché carcere come. Italia 1975-1987”,
Edizione Cultura della Pace, Firenze.
Lattanti F., 1982, “Quando si finisce in carcere. Appunti di un agente di
custodia”, Editore Cittadella, Assisi.
Sala C., 1998, “Pandajmòs (Galera). Esperienze ed emozioni di
un’educatrice in un carcere minorile”, Editrice Nuovi Autori, Milano.
Valente A., 2006, “La pecora nera e altri sogni”, Editore Magazzini Salani,
Milano.
Vari Autori, 2001, “I pugni nel muro. Linguaggio e frammenti di vita dei
detenuti del carcere di San Vittore”, Editrice Berti-Terre di mezzo, Milano.
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Sitografia:
www.ildue.it (23-febbraio-2008)
www.ildue.it (20-aprile-2009)
www.ristretti.it (23-febbraio-2008)
www.ristretti.it (20-aprile-2009)
www.autprol.org
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ALLEGATO
“Sigle e abbreviazioni”
A.S.
Sezione detentiva di Alta Sicurezza
C.C.
Casa Circondariale
C.L.
Casa di Lavoro
C.p
Codice penale
C.p.p.
Codice di procedura penale
C.R.
Casa di Reclusione
C.S.S.A.
Centro di Servizio Sociale per Adulti
C.T.
Comunità Terapeutica per
tossicodipendenti
D.A.P.
Dipartimento dell’Amministrazione
Penitenziaria
G.I.P.
Giudice delle Indagini Preliminari
G.U.P.
Giudice dell’Udienza Preliminare
I.P.M.
Istituto Penale Minorile.
I.P.P.
Istituto di Prevenzione e Pena
O.P.
Ordinamento Penitenziario (Legge
354/75)
O.P.G.
Ospedale Psichiatrico Giudiziario
P.G.
Polizia Giudiziaria
P.M.
Pubblico Ministero
P.P.
Polizia Penitenziaria
R.E.
Regolamento di Esecuzione dell’O.P.
(Decreto Presidente Repubblica
230/2000)
Ser.T.
Servizio tossicodipendenze
U.C.G.M.
Ufficio Centrale Giustizia Minorile
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ALLEGATO
“I molti nomi delle "carceri" ”
Carcere (o Istituto
Penitenziario)
È il nome generico con il quale si indicano gli
istituti di custodia preventiva, quelli per
l’esecuzione delle pene e quelli per l’esecuzione
delle misure di sicurezza.
Casa Mandamentale
Sono istituti, ormai quasi tutti dismessi, nei
quali sono detenute le persone in attesa di
giudizio per reati lievi, oppure condannate a
pene fino a un anno.
Casa Circondariale
Sono gli istituti più diffusi, presenti
praticamente in ogni città sede di Tribunale. Vi
sono detenute le persone in attesa di giudizio e
quelle condannate a pene inferiori ai cinque anni
(o con un residuo di pena inferiore ai cinque
anni).
Casa di Reclusione (o
Casa Penale)
Sono gli istituti adibiti all’espiazione delle pene.
In molte Case Circondariali c’è una "Sezione
Penale" e, in alcune Case di Reclusione, c’è una
"Sezione Giudiziaria" destinata alle persone in
attesa di giudizio.
Carcere "Speciale" (o
"Supercarcere")
Con questo nome furono chiamati gli istituti
costruiti all’epoca del terrorismo e poi destinati
anche ai detenuti della criminalità organizzata di
tipo mafioso. Oggi non esistono più carceri
interamente riservate a questi detenuti, anche
perché negli ultimi anni è aumentata di molto la
presenza di condannati per reati di
microcriminalità e tutti gli spazi disponibili sono
stati occupati. Le vere "Supercarceri", pertanto,
non esistono più.
Ospedale Psichiatrico
Giudiziario
In questi istituti si trovano sia internati sia
detenuti inviati in "osservazione" per motivi
psichiatrici. Spesso le condizioni di vita sono
peggiori di quelle della "normale" detenzione.
Centro Diagnostico
In genere non sono istituti a sé stanti, ma sezioni
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Terapeutico (Centro
Clinico)
autonome di Case Circondariali o di Reclusione.
In queste strutture i detenuti sono sottoposti alle
cure che non possono essere prestate loro nelle
infermerie delle varie carceri.
Istituto a Custodia
Attenuata per il
Trattamento dei
Tossicodipendenti
(I.C.A.T.T.)
Sono istituti nati a partire dalle previsioni
contenute nel Testo Unico sugli stupefacenti del
1990. Vi si svolgono numerose attività per la
riabilitazione fisica e psichica dei
tossicodipendenti, anche in collaborazione con
Comunità Terapeutiche esterne al carcere.
Istituto Penale Minorile
Sono istituti adibiti alla detenzione dei
minorenni (oltre i 14 anni), sia in custodia
cautelare, sia condannati alla pena della
reclusione.
Casa di Lavoro
Alla Casa di Lavoro sono assegnate le persone
dichiarate "delinquenti abituali, professionali o
per tendenza", una volta che abbiano scontato la
pena alla reclusione. Il regime, in questi istituti,
è di normale detenzione e, spesso, manca pure la
possibilità di lavorare.
Colonia Agricola
Alla Colonia Agricola sono assegnate le persone
dichiarate "delinquenti abituali, professionali o
per tendenza", una volta che abbiano scontato la
pena alla reclusione. Il regime, in questi istituti,
è di normale detenzione e, spesso, manca pure la
possibilità di lavorare.
Casa di Cura e Custodia
In questi istituti sono "ricoverati" (una volta
scontata la condanna), per un periodo minimo di
un anno, i condannati che hanno usufruito di una
diminuzione della pena a causa di una parziale
infermità mentale.
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ALLEGATO
“I molti nomi dei "detenuti" ”
Detenuto (o carcerato, o
ristretto)
È il termine generico con il quale si indica
una persona ristretta in un Istituto di Pena,
senza specificarne la posizione giuridica.
Fermato
È la persona "trattenuta" provvisoriamente,
in attesa che il Giudice delle Indagini
Preliminari (G.I.P.) la interroghi e, in
seguito, ne convalidi il fermo,
trasformandolo in arresto, oppure la rimetta
in libertà. Il "fermo" può durare tre giorni, al
massimo.
Indagato
È la persona alla quale è stato consegnato
"l’avviso di garanzia" che la informa del
fatto che si stanno compiendo indagini sul
suo conto. Può essere detenuta, oppure in
libertà.
Imputato
È la persona "rinviata a giudizio" al termine
dell’udienza preliminare, quindi che attende
di essere processata, (oppure che è sottoposta
a processo). Può essere detenuta, oppure in
libertà.
Appellante
È la persona, condannata nel processo di
Primo Grado, che ha presentato appello
contro questa condanna (l’appello può essere
chiesto anche dal Pubblico Ministero). Può
essere detenuta, oppure in libertà.
Ricorrente
È la persona, condannata nel processo di
Appello, che ha presentato ricorso in
Cassazione contro questa condanna (Il
ricorso può essere chiesto anche dal Pubblico
Ministero). Può essere detenuta, oppure in
libertà.
Condannato (o definitivo)
È la persona su cui grava una condanna
esecutiva. Se la condanna è inferiore ai tre
anni (o quattro, in alcuni casi) potrà scontarla
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all’esterno del carcere, altrimenti deve quasi
sempre essere incarcerata (fanno eccezione i
malati gravi e le madri con bambini di età
inferiore ai tre anni).
Internato
È la persona "prosciolta per vizio di mente"
al processo, cioè ritenuta incapace di
intendere e volere a causa di un’infermità
psichica totale. In questi casi ne viene
disposto l’internamento, in un Ospedale
Psichiatrico Giudiziario, per un periodo di 5
o di 10 anni, al termine del quale se ne
rivaluta la "pericolosità sociale". Se
l’internato non risulta più essere
"socialmente pericoloso" viene rimesso in
libertà, in caso contrario deve trascorrere un
nuovo periodo di internamento.
Assegnato a una misura di
sicurezza detentiva
È la persona che, terminata di scontare la
pena della reclusione, deve ancora
trascorrere un periodo (di due, tre, oppure
cinque anni) in una struttura detentiva, che
dovrebbe garantirne il reinserimento sociale
e lavorativo.
A misure di sicurezza vengono assegnati i
condannati riconosciuti "delinquenti abituali
o professionali". Sono la Casa di Lavoro, la
Colonia Agricola, la Casa di Cura e
Custodia.
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ALLEGATO
“Il gergo dei detenuti”
(racchiude spesso gerghi dialettali della malavita locale e parole del popolo
degli zingari)
Accavallato
Armato
Affascinarsi
Riunirsi in assemblea
Antenna
Base, covo di malviventi
Aquila Nera
Ufficiale Giudiziario
Argomento
Arma in genere
Bacaiare
Litigare
Baiaffa, berta, cannone,
canterina, ferro, (da tiro o da
Pistola
stiro) pezzo, rabbiosa,
ravatto, tamburo
Balordo
Chi è dedito ad attività malavitose
Batteria
Banda
Batti
Processo
Bedy
Carabiniere
Bella
Evasione
Bevuto
Arrestato
Biciclette
È l’equivalente di "mettere tragedie" che
significa raccontare cose false per i motivi più
subdoli. In carcere i "biciclettari" ed i
"tragediatori" sono odiati più dei carabinieri.
Buiosa
Galera
Bovolo o battente
Orologio
Braccialetti
Manette americane
Bravo ragazzo
Detenuto che sa farsi i fatti propri ed è sempre
disponibile per gli amici
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Bricca
Prostituta
Bulgaro
Morto
Calamascare
Pistola
Camuffo o fasullo
Falso non vero
Carape
Pistola
Casanza
Carcere
Casca
Ladro
Casellario
Magazzino
Cavalli, o capei, o barda, o
pirenghi
Carabinieri
Celestina
Sigaretta nazionale
Chiodo, lama, lancia,
lasagno, molla, punta,
saccagno, sarago, sberla,
scannauomini, sciabola,
sfera, spada, ciappun,
Coltello
Cicala
Uno che parla troppo, o anche un antifurto
Ciccare
Arrabbiarsi
Cioccare
Protestare
Ciocco
Furto, rapina, lavoro illecito
Circuito dei camosci
Carceri speciali
Colomba
Ucciso di morte violenta
Colombi
Morti
Colombo
Morto
Confetti
Pallottole
Corvo
Ufficiale giudiziario
Cucca
Ricettatore
Cuccato
Preso, catturato
Dura
Rapina
Durista
Rapinatore
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Erba
Ergastolo
Ergastolo bianco
Condannato alla casa di lavoro, dove
l’assegnazione dovrebbe durare solo pochi
anni ma non riesci mai a finirla, perché per
mille pretesti ricominci sempre da capo.
Erbivoro
Ergastolano che si è adattato alla vita della
galera
Faca
Coltelli
Fanghe
Scarpe
Fangose
Scarpe
Fare la ricotta
Vivere con i soldi che ti passa una prostituta
Farlocco
Scemo
Farsi la zampogna
Prepararsi la roba per cambiare cella o carcere
Fibbia
Messaggio, consegna di una certa importanza,
può significare anche copertura.
Garga
Protettore e sfruttatore di prostitute
Giarettiera
Collegamento
Grillo
Uno che sa scappare
Grima
Spia
Corvo
Ufficiale Giudiziario
Inciuccare le quote
Impazzire
Indurire
Rapinare
Indurito
Rapinato
Intatufù
Galera
Impacchettato
Trasferito di prepotenza
Latino
Latitante
Liberante
Prossimo a terminare la pena
Lovi
Soldi
Lumare
Guardare
Lupo
Killer
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Lustri
Vetri
Maga
Luna
Mangia
Funzionario corrotto
Marasca
Maresciallo
Marmotta
Cassaforte
Mastino
Un agente cattivo d’animo, che per un
nonnulla alza le mani e poi ti denuncia per
aggressione
Meco - meca
Tipo o tipa
Molletta
Coltello
Musa
Pacco del vitto che ti portano al colloquio i
famigliari
Netturba
Immondizia
Occhi grigi
Chi è cattivo d'animo
Pacco
Il sequestrato
Paie (Paglie)
Sigarette
Passa
Passamontagna
Pelosa
Pelliccia
Pisto
Prete
Polenta
Oro
Pontello (o Punta)
Appuntamento
Professore
Capo intelligente
Pugnalare l'orologio
Essere condannati all’ergastolo
Pula
Polizia
Puntello
Appuntamento
Radio Carcere (o Radio
Buiolo)
Notizie che viaggiano velocemente di bocca in
bocca tra detenuti, spesso non controllate,
quindi poco attendibili e veritiere, anche se
spesso… "radio carcere ci prende!"
Rapa
Rapina
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Rat
Sangue
Regolare
Si dice di persona che non appartiene in
nessun modo alla malavita.
Ricottaro
Sfruttatore delle prostitute
Rotolare lo sgabello
Impiccarsi
Saccagnare
Accoltellare
Santo
Documenti falsi
Sasta
Cacciavite
Sbobba
Il vitto che passa l’Amministrazione
Penitenziaria
Scabio
Vino
Scaia
Bruttina, puttana
Scaratto
Conflitto a fuoco
Schiavettoni
Manette a vite
Sfarfallare
Curiosare
Sgamare
Capire
Sgiansa (innaffiatoio)
Mitra
Sibe
Pestaggio
Smoll
Pagare mollare i soldi
Specchio
Confronto all'americana
Squadretta
Gruppo di agenti che intervengono in caso di
disordini e picchiano
Sta sambo
Sta zitto
Staful
Carcere
Stildo
Imprigionato
Stua (stufa)
Automobile
Suste
Mitra
Svezzare
Punire duramente, ammazzare
Togliere dalle spese
Ammazzare
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Tre Giorni Sardegnoli (Oggi,
Ergastolo
Domani, Mai)
Trombetta
Spia delle sezioni o della cella
Turista
Si dice di chi entra in carcere per un reato che
non ha niente a che fare con la malavita
Uccello di bosco
Latitante
Varta
Guardia
Vasta
Guardie o pianta
Vasta
Agente di polizia, forze dell’ordine in generale
Volpe
Furbo
Zampogna
Bagaglio di chi viene trasferito
Zanza
Truffatore
Zao
Oro
6 e 40
Tipo poco affidabile, che, se può, ti frega…
(l’art. 640 del Codice penale è la truffa)
79
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Istituto MEME: "... Se butto un occhio, cosa succede?"