Direz. e Redaz.: Piazza di Trevi, 86 . 00187 Roma
ANNO XXXII N. 6 - GIUGNO 1984
Spedizione in abbonamento postale - Gruppo 111170
-
ORGANO
MENSILE
DELL' AICCE,
ASSOCIAZIONE
dal quartiere alla regione
per una Comunità europea federale
UNITARIA
DI
COMUNI,
PROVINCE.
REGIONI
Lo strappo di Mitterrand
Testo integrale del discorso di Francois Mitterrand, presidente di turno del Consiglio europeo, pronunciato al Parlamento Europeo di
Strasburgo il 24 maggio
È nella mia qualità di Presidente del Consiglio europeo per questo primo semestre del
1984 che mi rivolgo a voi. Siate certi che sono
pienamente consapevole dell'onore che mi è
dato di prendere la parola di fronte ad un'Assemblea che rappresenta 270 milioni di uomini
e donne chiamati a compiere nuovamente tra
poco, ciascuno nel proprio paese, l'atto democratico fondamentale, l'elezione di un parlamento.
Ma è anche l'Europeo di Francia che si esprima qui, quello stesso il cui impegno personale
ha accompagnato ogni tappa della nascita
dell'Europa. Quando, nel maggio del 1948, a
tre anni esatti dalla fine della guerra, l'idea europea prese forma, ciò avveniva al congresso
dell'Aja. Io vi ero e vi credevo. Quando, nel
1950, Robert Schuman lanciò il progetto della
Comunità Europea del Carbone e dell' Acciaio,
io vi aderivo e vi credevo. Quando, nel 1956, si
aprì il vasto cantiere del Mercato comune, con
la partecipazione molto attiva del governo
francese dell'epoca, io vi ero e vi credevo. E oggi che dobbiamo fa,r uscire l'Europa dei dieci
dalla sue sterili controversie e condurla risolutamente sui sentieri del futuro, posso dirlo ancora, io ci sono e ci credo.
Numerosi sono qui quelli della mia generazione che hanno condiviso le stesse prove, vissuto la stessa speranza e lavorato per la stessa
causa. Numerosi sono quelli, più giovani, che
hanno a loro volta concepito l'ambizione di
condurre l'Europa alle dimensioni che richiede
la Storia, e di servire, attraverso di essa, il giusto interesse dei popoli che la compongono.
Che tutti ne siano pienamente coscienti: al di
là delle divisioni politiche e delle rivalità nazionali. essi sono gli artefici di un'immensa impresa che cambierà radicalmente i dati della
politica o geopolitica internazionale. Che continuino ad unirsi attorno a questo progetto e,
per questo solo motivo, la loro vita pubblica ne
sarà giustificata. Essi avranno dato nuova forma al pianeta.
Quest'appuntamento di Strasburgo, io l'ho
auspicato. È senza dubbio normale che il Presitraduzione di Alessandra Bacchetti
dente in carica del Consiglio europeo esponga Ma ci troviamo in una fase in cui il destino esita
al Parlamento lo stato dei suoi lavori. 11 Consi- ancora.
glio di Stoccarda ne ha fatto un principio della
nostra vita comune, ed è giusto che sia così.
Ma all'osservanza di un rito io voglio agDa troppo tempo l'Europa indugia in congiungere qualcos'altro: la fede nella nostra troversie senza importaza che le fanno perdere
azione e la volontà di portarla a buon fine.
di vista l'oggetto stesso dei suoi sforzi. BisoOggi si può dire che la Comunità ha rag- gnava reagire e capire che nessuna grande progiunto i suoi primi obiettivi ereditati dalla spettiva per l'Europa avrebbe potuto uscire dal
guerra. All'inizio, bisognava riconciliare, radu- mondo dei sogni fin quando sarebbe rimasta
nare, coinvolgere in un'opera comune i popoli impigliata nella selva delle questioni di dettalacerati dalla forza c dal sangue. Questo è stato glio. Per uscire da tale stato di cose, è stato fisfatto. Ora si presenta l'alternativa: o si lascia sato a Stoccarda un metodo di lavoro che alla
decidere ad altri sul nostro continente, al di prova si è rivelato felice. Poi è apparsa, ad Atefuori del nostro continente, la sorte di tutti e ne, la trama delle intese che dovevano realizquindi la nostra, oppure si riuniscono la som- zarsi a Bmxelles, soprattutto in materia agricoma dei talenti e delle capacità, le facoltà creati- la, industriale e di bilancio. Tutti i contenziosi
ve, le risorse materiali, spirituali, culturali che sono stati risolti, ad eccezione di uno solo. Riinsieme hanno fatto dell'Europa una civiltà, cordandoli brevemente si vedrà che, una volta
perché essa, secondo un'espressione di Walt sgombrata la via, abbiamo ripreso il nostro
Whitman che io amo, divenga finalmente ciò cammino. Non che la divergenza che permane
che è. La nostra scelta si regge su un'idea molto sia trascurabile, tutt'altro. Ma contrariamente
semplice: ciascuno dei nostri popoli, per ricco a quanto molti temevano, essa non ha bloccato
che sia il suo passato, per salda che sia la sua il meccanismo europeo. Ne parlerò più avanti.
I1 primo obbligo che avevamo era di modervolontà di vivere, non può, da solo, pesare
quanto sarebbe giusto sul presente e l'avvenire nizzare la politica agricola comune che ha dato
degli uomini sulla terra. Insieme, lo possiamo. ai nostri paesi una capacità agro-alimentare di
I1 Papa con il presidente del CCE Hofmann (a sinistra), Mombaur, Dozio, Morgan e Meyers
(a pag. 15 il discorso di Giovanni Paolo 11).
COMUNI D'EUROPA
2
portata mondiale. Di conseguenza si poneva il
problema delle eccedenze, e innanzitutto di
quelle del latte.
Per tener conto degli sbocchi reali della produzione del latte sul mercato, corollario indispensabile della garanzia dei prezzi - 104 milioni di tonnellate prodotte contro 85 milioni
di tonnellate consumate - i nostri agricoltori
sono stati invitati a Bruxelles a fare uno sforzo
di adattamento e di riconversione che la Comunità dovrà aiutare come fece nel passato, come il Trattato di Roma la obbliga a fare. E ciò
che è vero per il latte dovrà esserlo per ogni altra produzione agricola.
Altre importanti decisioni sono state prese
sugli importi compensativi monetari, smantellamento e sistema di calcolo, sui frutti e legumi, sui prezzi agricoli, nei termini regolamentari, sul negoziato dei sostituti di cereali con gli
Stati Uniti, e queste decisioni entrano adesso
nei fatti.
Senza voler disconoscere le legittime inquietudini dei produttori, penso che si tratti di una
vittoria della Comunità su se stessa. Ventisette
anni dopo la sua creazione, la politica agricola
comune ritrova le basi dalle quali non avrebbe
dovuto allontanarsi.
Qualche settimana prima, era stato lanciato
il programma Esprit. La sua realizzazione comporterà una spesa totale di 3 miliardi di scudi,
paragonabile o superiore, quindi, agli sforzi
compiuti nello stesso campo fuori d'Europa. In
tal modo è stata incoraggiata, con il concorso
della Comunità, una dinamica di cooperazione
per la ricerca e lo sviluppo delle tecnologie
dell'informazione tra le imprese europee. Penso anche, in un differente contesto, al CERN, a
airbus, a Ariane, all'aviogetto. Recentemente
ancora, le dodici più grandi società europee
hanno fissato norme comuni per l'informatica.
Prolungando questo passo in avanti degli industriali, i ministri dell'Industria hanno posto le
prime basi di un'azione comune dei dieci nel
campo delle telecomunicazioni. Opereranno
allo stesso modo, il prossimo mese, per le biotecnologie. Al medesimo tempo, i ministri
dell'Economia e delle Finanze si adoperano a
facilitare tale cooperazione per mezzo di un insieme di disposizioni finanziarie, giuridiche e
fiscali.
Proseguiamo questo bilancio. Sapete che da
ogni parte si reclamava un controllo più rigoroso del bilancio della Comunità. Anche su questo punto il Consiglio di Bruxelles è giunto ad
un accordo.
Ma il controllo delle spese non poteva tra-
giugno 1984
dursi in una diminuzione delle risorse indispensabili allo sviluppo della Comunità. È per
questo che il Consiglio di Bruxelles si è pronunciato per un aumento del tetto dell'IVA
dall' i a11' 1,4% al 1" gennaio 1986, data prevista per l'allargamento della Comunità alla Spagna e al Portogallo - non vi nasconderò che
avrei auspicato fosse più alto - e un aumento
dell' 1,6 al 1" gennaio 1988.
Nessuno ignora, a tale riguardo, le difficoltà
del bilancio attuale. Penso che la Comunità
non sarà costretta a ricorrere a mezzi straordinari o a cedere a pressioni inaccettabili. I1 trattato esige che le spese agricole siano finanziate.
Ed è bene rispettarlo.
Rimane, in effetti, il contenzioso che viene
pudicamente chiamato la correzione degli
squilibri di bilancio e che di fatto coincide con
le discussioni in corso sul contributo britannico.
Dopo quattro anni di negoziati difficili, perennemente ripresi, e in mancanza di un accordo, al momento in cui parlo, il mio commento
rimarrà prudente. La Presidenza non ha risparmiato i suoi sforzi per risolvere tale difficoltà.
Ma essa si è preoccupata, innanzitutto - e
qui si è dimostrata la sua intransigenza - che
fossero preservati i principi della Comunità, essa ha giudicato che i prelevamenti agricoli e i
diritti doganali che appartengono, per loro natura, alla Comunità - e non allo Stato che li
percepisce e li versa - non potevano essere
considerati nel calcolo della compensazione.
Aggiungo inoltre che il 'Trattato di Roma ha,
come ogni trattato, valore di contratto e che tale contratto implica il rifiuto del «giusto ritorno». Conciliare le situazioni naturalmente variabili dei dieci membri, qualora si affermasse
un eccessivo squilibrio, può essere ammesso in
virtù della solidarietà che ci lega. A condizione
però di rimanere nei limiti ragionevoli di un
regolamento circostanziato e non di pretendere
di riformare il Trattato senza dirlo. Tale è stato
l'oggetto del dibattito che fino ad oggi non si è
concluso e che non si concluderà fin quando si
potrà temere che sia messa in questione la nostra legge comune.
Comunque sia, la Comunità vive e lavora.
Lo prova il semplice enunciato degli accordi intervenuti nel corso di questi due ultimi mesi.
La Comunità si è in particolare - desidero
soffermarmi su questo punto - impegnata nel
processo di adesione della Spagna e del Portogallo. Alla necessità politica riconosciuta da
tutti, non solo per la coraggiosa riconquista
della democrazia effettuata da questi due pae-
si, ma anche per il semplice fatto che essi appartengono, pienamente, all'Europa, e che il
negarlo sarebbe fare ingiuria alla Storia passata
e a venire, si contrappongono degli interrogativi: non si aggraveranno così le tensioni, non si
ridurrà la coesione della Comunità attuale oppure è concepibile che le condizioni dell'integrazione economica possano, a lungo termine,
essere soddisfatte?
Vi sono delle posizioni comode, dire di sì a
priori all'allargamento al fine di compiacere i
paesi candidati, senza trarne le conseguenze
pratiche, oppure dire di no, qualunque cosa
accada, rifiutando ogni esame. Certo, l'Europa
si perderebbe se dovesse, ma mano che cresce,
confondersi con la zona di libero scambio alla
quale si continua di aspirare intorno ad essa.
Ricordiamoci degli ultimi allargamenti e guardiamoci dal rimandare a un secondo momento
le discussioni più ardue. Comunque sia, ho
speranza che una risposta sarà data all'allargamento prima della fine del settembre prossimo, che tale risposta sarà positiva e che sarà applicabile dal l o gennaio 1986. Questo supporrà un esame senza compiacimenti delle economie comparate, un'armonizzazions dei regimi sociali e fiscali, una mutua sottomissione alle norme di leale concorrenza e un calendario
di esecuzione. Questo esigerà anche che l'attuale Comunità si sforzi di migliorare il suo
funzionamento e che si prepari, per mezzo soprattutto dei programmi mediterranei integrati, a trattare le produzioni del sud come ha fatto per quelle del nord. Dal canto loro, i produttori si dovranno rendere conto che non ci si
può al tempo stesso richiamare alle leggi del
mercato per produrre senza freno delle quantità indefinite e proteggersi dagli effetti delle
stesse leggi con lo scudo dei prezzi garantiti.
Noto, in ogni caso, che è stato compiuto un
progresso decisivo su due settori che non erano
ancora stati affrontati, l'agricoltura e la pesca.
Ma al di là di tali dibattiti, il Consiglio di
Bruxelles si è impegnato in nuovi tentativi,
verso altre direzioni. È così che sono state approvate delle direttive miranti a sopprimere gli
ostacoli tecnici agli scambi, è stato messo a
punto uno strumento di politica commerciale
comune, sono state fissate in tempo le quote di
pesca per il 1984, mentre sono state prolungate
di due anni per la siderurgia, è stata approvata
l'ottava direttiva sui diritti delle società, si è
giunti ad un accordo sull'aspetto sociale della
riconversione carbonifera e sui progetti di ricer-
SOMMARIO
l
pag.
1 I1 discorso di Mitterrand a Strasburgo
4 Rileggendo Mitterrand dopo Fontainebleau, di U.S.
6
Ii comunicato finale del vertice di Fontainebleau
8 Cronaca delle Istituzioni europee: le seconde elezioni del
Parlamento Europeo, di DOMENICO
GIAMPÀ
9 Intervista a Mauro Ferri sul Parlamento Europeo
11 L'unificazione europea e i linguaggi, di SEELER
13 La Direzione nazionale dell'AICCE del 30 maggio 1984
pag.
14 Ricordo di Rosario Ballatore
15 I1 comitato di presidenza del CCE in udienza dal Papa
16 Un bilancio dell'Intergruppo, di ENZOBALDASSI
18 A Potenza la conferenza meridionale della forza federalista
21 Una politica e una organizzazione unitarie del movimento
europeo delle autonomie
2 3 I libri
INSERTO: Una politica adeguata alle nuove tendenze della televisione europea, di GAETANO
ARFÉ
giugno 1984
.
COMUNI D'EUROPA
-~
ca detti «di dimostrazione», è stata approvata la
riforma del fondo regionale dopo tre anni di
laboriosi negoziati.
Finalmente liberato da un ossessionante contenzioso, il campo delle iniziative si apre ormai
ampiamente davanti a noi. Per esempio, malgrado il disarmo doganale, troppi ostacoli limitano la libertà di circolazione all'interno della
Comunità. Quanti controlli, quante formalità
che esasperano quelli che le subiscono e che risultano incomprensibili per l'opinione pubblica!
Sapendo l'interesse della vostra Assemblea
per tale questione, al Consiglio europeo di giugno sarà proposta una politica dei trasporti che
si tradurrà in maggior fluidità alle frontiere e
in un migliore sostegno alle grandi infrastrutture. Cosa vi è di più conforme ai nostri principi che la libertà di andare e di venire, di commercio e di scambio?
Av'evo evocato uno spazio sociale europeo, al
Consiglio di Lussemburgo, nel 1981, poco
tempo dopo l'inizio del mio mandato. Come
costruire, in effetti, un mercato comune dove i
prodotti circolino liberamente se, al tempo
stesso, i produttori lavorano in condizioni esageratamente diverse? Dato che il Mercato comune esiste, è più che auspicabile che i rappresentanti dei lavoratori si organizzino a questo
livello, così come le imprese e i governi.
Sarà, lo spero, cosa fatta quando il mese
prossimo, il Consiglio dei ministri degli affari
sociali avrà fissato il programma di azione comunitaria a medio termine per sottoporlo al
Consiglio europeo, come convenuto a Bruxelles. Più concretamente, questo stesso Consiglio
dei ministri dovrà proseguire il lavoro appena
cominciato per arginare il male di cui soffrono
le nostre società, la disoccupazione, quella dei
giovani in particolar modo, fornendo una formazione professionale che sia più conforme ai
bisogni.
Sarà investito di raccomandazioni sulla regolamentazione dell'orario di lavoro e sceglierà
degli orientamenti circa le implicazioni sociali
delle nuove tecnologie, tenuto conto delle osservazioni dei partners sociali in seno al comitato permanente per l'occupazione. Si ascolterà
anche, beninteso, la Confederazione europea
dei sindacati.
L'ambiente naturale merita la stessa attenzione. Se si tratta di proteggere l'ambiente, le
frontiere nazionali hanno una ancor minore ragione d'essere. Eppure, le abitudini di pensiero, le suscettibilità nazionali resistono al buon
senso. Le acque del Reno costeggiano o traversano tre paesi della Comunità. Ciò che corrompe I'ambiente dell'uno nuoce agli altri allo
stesso modo. Ma un ragionamento di questo tipo non sembra molto ascoltato, e il fiume e i
suoi affluenti seguitano a portare la morte di
animali e piante, a minacciare la salute degli
uomini. Le piogge acide hanno alterato in profondità le foreste della Germania, esse intaccano adesso le foreste dei Vosgi e si vanno estendendo verso i paesi scandinavi. La foresta mediterranea è anch'essa minacciata, per altre ragioni. Nessun paese si trova al riparo da quest'epidemia moderna. Chi arresterà tale flagello? A Bruxelles è stata adottata una direttiva
sugli inquinamenti industriali. Resta ora da ac-
celerare l'attuazione di severe.disposizioni contro il trasferimento di rifiuti tossici e pericolosi.
La riduzione del contenuto di piombo nella
benzina è anch'essa al centro di ardui negoziati. Identificato così chiaramente lo scopo, avremo la saggezza di perseguirlo senza tardare oltre? Non oso affermarlo.
Tutto ciò è per il prossimo futuro, carico, come sempre, di luci e di ombre, di slanci e di arresti. Ma è al di là dello stesso Mercato comune
che si deve portare il nostro sguardo. A cosa
serve l'Europa? Bisogna rispondere a tale domanda, pena la perdita, alla fin fine, della nostra identità, della nostra ragione d'essere e
delle nostre ragioni di agire.
L'Europa, che ha avuto un ruolo preminente
nel formidabile sviluppo delle scienze moderne sarebbe a tal punto sconcertata dall'evoluzione delle nuove tecnologie da essere incapace
di uscire dalla crisi per ritrovare il suo rango, di
rinnovare le forme della sua antica civiltà per
ritrovarne i valori?
L'Europa che ha più dei 21 3 dei regimi liberi
del mondo, sarebbe incapace di consolidare le
sue istituzioni e di agire concordemente, là dove se ne sente il bisogno, forza di pace e di
equilibrio tra i più potenti, forza di giustizia e
di progresso tra il nord e il sud?
No, non lo credo. Essa deve ancora acquisire
piena consapevolezza di ciò che è in gioco sul
piano economico, culturale e politico del secolo che si annuncia. Scegliamo ancora quattro
esempi.
I1 primo è quello dell'elettronica. L'Europa
dedica alle ricerche in questo campo più crediti
del Giappone o degli Stati Uniti d'America.
Ma ciascun paese d'Europa, geloso delle proprie tecniche, vede cedere le proprie difese sotto la pressione americana e giapponese. La tentazione protezionista guadagnerà terreno, oppure, quando l'Europa si sveglierà, essa avrà
perso la battaglia che decide di tutte le altre.
Fino ad ora, i tentativi di alleanza industriale,
bisogna dirlo, sono falliti. Non è tempo che gli
Stati sollecitino queste industrie ad unirsi? La
modernizzazione dell'industria non si farà solo
accontentandosi di accumulare attrezzature,
ma anche utilizzando finanziamenti come
quelli della Banca europea per gli investimenti
e del Nuovo strumento comunitario.
I1 mio secondo esempio è quello della conquista dello spazio. In questo campo, il momento delle scelte è giunto prima di quanto
pensassimo, prima forse di quanto ce lo augurassimo. Innanzitutto grazie ai nostri successi
nel campo dei vettori spaziali e in quello dei
satelliti. Entrare nella fase industriale suppone
però una suddivisiorie dei compiti e degli investimenti. Forti dei nostri progetti potremo più
agevolmente esaminare le offerte che ci vengono fatte dagli Stati Uniti d'America per un
progetto di stazione spaziale civile. L'Europa
- è ciò che ho recentemente detto all'Aja non dovrebbe, prima di tutto, dedicare a sé
stessa i propri sforzi? Una stazione spaziale è
alla sua portata. Essa ne ha i mezzi tecnici e finanziari e pur se è presuntuoso anticipare i tempi al di là del possibile, l'esperienza industria-
le ci insegna che quello che sarà realizzabile tra
quindici anni richiede di essere affrontato oggi.
I trasporti mi forniranno il terzo esempio.
Recentemente sono intervenuti degli accordi
sull'aumento dei contingenti comunitari di
trasporto delle merci su strada, sulla cooperazione ferroviaria e sulla sicurezza stradale. Sarà
bene non tardare ad andare oltre. Un grande
programma di attrezzature ferroviarie per i trasporti a grande velocità, riducendo le distanze
awicinerà naturalmente gli europei.
Il presidente Mitterrand.
Quarto esempio, la cultura. Non unirsi è
condannarsi a subire i fiumi di immagini e di
parole venuti dall'esterno. I progetti non mancano. Sono tutti alla nostra portata. Citiamoli.
Da un satellite franco-tedesco un canale di televisione, perché no, un canale di televisione
europeo, offerto a tutti i creatori dei paesi
membri interessati. Un fondo comune di sostegno alle industrie di programmi che avranno il
pesante compito di dare un contenuto alle innumerevoli reti che si tessono intorno a noi.
Un piano coerente di insegnamento delle lingue europee. Delle Università d'Europa alimentate da un incessante scambio di ricercatori
e di equivalenze di diplomi. La Fondazione europea della cultura. Sono stato anche fiero che
si installasse, al cuore di Parigi, il <Teatro
dell'Europa» animato da Giorgio Strehler. Ciascuno dei vostri paesi può vantarsi di invidiabili successi. Ma nessuno possiede un mercato
sufficiente. L'Europa sì. Che ci pensi e che si
organizzi.
Vi è però un campo in cui essa si ritrova, se
così si può dire, in modo istintivo: quello dei
diritti dell'uomo. 11 mio paese si è ricongiunto
con la sua tradizione ratificando l'articolo 25
della Convenzione europea. Ma siamo tutti
preoccupati dei progressi crescenti dei terrorismi e dell'oppressione, quasi in ogni parte del
mondo. 11 vostro Parlamento ha sempre dimostrato il suo attaccamento al rispetto dei principi che hanno fondato la libertà. Appena ieri
votava una risoluzione che si preoccupava della
sorte dell'illustre scienziato Andrei Sakharov
verso il quale si volgono i nostri pensieri. Ogni
giorno purtroppo, sotto tutte le latitudini, de-
COMUNI D'EUROPA
gli uomini soffrono e sono perseguitati per ciò
in cui credono, per quello che amano, per
quello che sono. È giunto il momento di ripetere una parola che un tempo ci aveva uniti: resistere, sì, resistere alla violenza. Non conosco
tema sul quale i popoli dell'Europa si sentano
più vicini ai loro rappresentanti. Sì, la nostra
Europa è una comunità di diritto. Di questo
noi siamo fieri. Ne è la migliore illustrazione la
Corte di giustizia, in cui si costruisce un ordine
giuridico europeo, in una sintesi senza precedenti tra sistemi di diritto di diversa ispirazione.
Un'altra dimensione: le prese di posizione
dei dieci negli affari del mondo. Nessuno
quanto l'Europa nel perseguire gli scambi con
il Terzo Mondo ha dato prova di tanta immaginazione e di tanta costanza. Per preparare
Lomé 111, la conferenza di Suva ha permesso,
all'inizio di questo mese, un riawicinamento
dei punti di vista, e si prevede che gli ultimi arbitraggi interverranno il 28 e 29 giugno a Lussemburgo, arbitraggi che permetteranno di
portare a termine la redazione della futura convenzione. Se ne misura l'importanza, nel momento in cui diminuisce l'aiuto internazionale, mentre la situazione dei paesi poveri si va
aggravando - penso all'Africa - sotto gli effetti convergenti del clima, della crisi, dell'indebitamento, dell'anarchia dei mercati, del
peso dei tassi d'interesse e del disordine monetario.
I Consigli europei hanno adottato risoluzioni appropriate agli spinosi problemi che occupano la scena del mondo, vicino e Medio
Oriente, America centrale, Africa australe, Afghanistan, Cambogia e altri ancora. Essi hanno
contribuito a preservare il fragile legame che,
dalla conferenza di Helsinki a quella di Stoccolma, mantiene un dialogo tra l'Est e l'Ovest
del nostro continente. Essi hanno rafforzato la
cooperazione tra la Comunità e i sette paesi
amici delllEFTA. Non era in loro potere occuparsi delle aspirazioni, così sovente espresse
questi ultimi tempi, di una sicurezza e di una
difesa comuni. Parlando a titolo personale, ricordo qui tale prospettiva, come l'ho già fatto
all'Aja, per rilevarne allo stesso tempo I'estrema difficoltà e la necessità. Si allontana, è chiaro, il tempo in cui il destino dell'Europa era
quello di essere spartita e divisa ad opera di altri. Le due parole, indipendenza europea, possiedono oramai una risonanza nuova. È un dato di fatto che il nostro secolo - la cui fine si
approssima - ricorderà.
vernarsi secondo le norme della Dieta di
quell'antico regno di Polonia, della quale ogni
membro poteva bloccare le decisioni? Si sa come ciò è finito. È tempo di tornare ad una pratica più normale e promettente. I1 governo
francese, che era stato all'origine di tale compromesso, ha già proposto di limitarne l'uso a
casi precisi. La pratica più frequente del voto su
alcune questioni importanti annuncia che si sta
ritornando al Trattato.
La regola dell'unanimità non è la sola difficoltà incontrata dal Consiglio dei ministri. Esiste egualmente una suddivisione del lavoro
troppo oscillante tra la gestione quotidiana
(commissione e comitato dei rappresentanti
permanenti) e il Consiglio dei ministri, che si
vede sottrarre una parte della propria responsabilità politica prevista dai mattati, il che fa divenire il Consiglio europeo un'istanza permanente di appello, e perfino una prima istanza
nella condotta degli affari correnti. Tale non è
evidentemente il suo ruolo. Rendiamo alla
Commissione la sua autorità; restitiiiamo al
Consiglio dei ministri i mezzi per condurre le
politiche di cui il Consiglio europeo deciderà le
grandi linee. Dotiamo quest'ultimo di un segretariato permanente per questa cooperazione
politica. Ci si lamenta, lo so bene, che le relazioni tra il Consiglio e il vostro Parlamento siano insufficienti. Correggiamo tale carenza presentando, conformemente agli impegni sottoscritti dai paesi membri nella solenne dichiarazione di Stoccarda, una riforma della procedura di concertazione. Riflettiamo al modo migliore per assicurare una maggior continuità alla presidenza della Comunità.
L'Europa ha sempre avuto una natura composita. Si è sviluppata a tappe, utilizzando a
seconda dei propri bisogni, le istituzioni che al
momento le sembravano più adatte, salvo poi a
trasformare le loro relazioni reciproche. Occorre però conservare i punti di riferimento. Ed è
per questo che si rivela indispensabile consolidare il principale Trattato che lega tra di loro i
paesi europei e costituisce la loro legge fondamentale, il Trattato di Roma.
Eppure, lo stesso slancio ci porta già al di là
di questo Trattato, per i campi che esso non copre, penso all'educazione, alla sanità, alla giustizia, alla sicurezza, alla lotta contro il terrorismo.
Cosa possiamo constatare? Alcuni hanno
giugno 1984
parlato di «Europa a più velocità» o a «geometria variabile». Un simile indirizzo, che esprime una realtà, oramai si impone. Si dovrà fare
in modo da renderlo complementare e non
concorrente della struttura centrale, che rimane la Comunità. Ogni volta che i problemi si
sono posti, l'Europa ha creato una nuova istituzione, il Consiglio europeo, adottato un
nuovo atto giuridico per riconoscere una pratica, il sistema monetario europeo o la cooperazione politica come fu definita dalla solenne
dichiarazione di Stoccarda, concluso un Trattato ratificato dai Parlamenti nazionali: le convenzioni di Lomé. Ed ecco che la vostra Assemblea ci incoraggia ad andare più oltre su questa
strada proponendoci un Progetto di Trattato
che istituisce l'unione europea.
Quelli di noi che lo vorranno, seguiranno lo
stesso metodo, come nel passato. Ad una situazione nuova deve corrispondere un nuovo Trattato, che non potrebbe, beninteso, sostituirsi
ai trattati esistenti, ma prolungarli nei campi
che ad essi sfuggono. Tale è il caso dell'Europa
politica. Per una tale impresa, la Francia è disponibile. Parlando in suo nome, la dichiaro
pronta ad esaminare, difendere il vostro progetto, con la cui aspirazione essa è d'accordo.
A tale fine, suggerisco che si inizino conversazioni preparatorie che potrebbero sfociare in
una conferenza degli Stati membri interessati.
I1 Progetto di Unione europea e la solenne dichiarazione di Stoccarda fornirebbero la base a
questi lavori.
Tali sono, signore e signori, le riflessioni che
mi ispira la mia esperienza di Europeo e il mio
passaggio alla presidenza del Consiglio europeo.
Sono certo che un giorno tutto ciò verrà fatto. Perché la nostra gioventù ne ha bisogno.
Perché la nostra indipendenza, quella delle nostre patrie e quella delllEuropa hanno questo
prezzo.
Ho troppa fiducia nella nostra storia per ammettere che potremo mai lasciarci andare al declino, di cui l'intollerabile indebolimento demografico è il segno più inquietante. Ma tutto
ciò non deve essere fatto troppo tardi. I1 vostro
ruolo, il nostro ruolo, esaltante, è quindi di
prevenire l'ineluttabile, di far riuscire I'improbabile, di realizare la speranza e di perpetuare,
ritrovandone la giovinezza, una grande civiltà,
la nostra.
R ìleggendo Mitterranc2' dopo Fontainebleau
Una cosa è leggere u n discorso sforzandosi d i
scoprire anche le possibili zncidenze in un conLa scadenza delle elezioni europee è un'oc- testo politico attuale e quindi le intenzioni
casione per fare il punto e per riprendere I'ini- dell'oratore che visipossono ricavare - beninziativa.
teso, non inventando nulla - e un 'altra è straLa vita delle istituzioni comunitarie è segna- volgere le parole d i un discorso partendo da
ta da molteplici imperfezioni. Nessuna di esse una proprzà interpretazione a priori delle inè veramente insopportabile, ma il loro accu- tenzioni per cui il discorso sarebbe stato promularsi crea un disagio permanente e diffuso nunciato o, peggio, espingere dal discorso
espressioni frammentatie, senza tener conto
di cui continuiamo a pagare il prezzo.
Vi è prima di tutto la regola dell'unanimità, della logica d i cui fanno parte, e metterle al
la cui pratica è spinta molto al di là di quanto servizio della logica (o dei pregiudizi) del comnon impongano i trattati, ed anche di quanto mentatore. Ma forse queste dirtinzioni sono
non lo prevedesse il «compromesso di Lussem- superflue per controbattere le esegesi che taluburgo*. Come può quest'insieme complesso e ni - anzi parecchi - columnists italiani handiversificato che è diventata la Comunità go- no compiuto del discorso, che ilpresidente del-
la Repubblica francese Mitterrand - presiden te d i turno del Consiglio europeo - ha nvolto
al Parlamento Europeo nella sessione conclusiva della prima legislatura a elezione direttit:
molti d i essi danno infatti l'impressione d i non
averlo letto, ma d i dircettare per sentito dire o
attraverso un riassunto d'agenzia, ovvero -nella migliore (ma è poi la migliore?) delle $0tesi - dopo lettura pizi celere della propnk facoltà cerebrale d i collegamento delle idee, sostando solo in qualche punto che pareva convenire alle proprie idee prefabbricate.
Beninteso: commentato il discorso per quel
che &ce o lascia intendere, non sarà poi illecito
fare congetture su motivi meno «superficiali»
degli apparenti, per i quali sarebbe stato argo-
giugno 1984
mentato in un certo modo, oppure domandarsi
cosa lascia credere o meno che il dircorso e l'uomo @olitico) non divorzieranno, stabilendo da
una parte quanto il discorso compromette
l'oratore e dall'altra analizzando la personalità
dell'oratore e la sua eventuale spregiudicatezza, non senza per altro evitare d i valutare il tasso d i spregiudicatezza necessano per spingersi a
contraddire o a d abbandonare il discorso malgrado, appunto, la sua chiarezza, la coerenza e
la chiamata in causa diprincr;bi d i ordine generale, che d i solito reggono (o dovrebbero) anche al cader delle situazioni contingenti. Nella
fattispecie: perchéMitterrand ha tenuto questo
dircorso sotto certi aspetti imprevedibile (o
semplicemente impreveduto) ? e: ammesso che
questo dircorso rappresenti una svolta, Mitterrand terrà fede ad essa? o addinttura: essa influenzerà durevolmente l'atteggiamento d i
una larga fascia della classe politica francese,
dopo avere infranto una dogmatica gollista contranh alla sovranazionaiità - che sembrava
ormai connaturata al «pensar francese)), malgrado il mutare deigoverni?
Veniamo a questo benedetto dircorso. Esso
si caratterizza, pizi ancora che per i contenuti e
gli scopi posti O proposti per l'unità europea
(unità che dovrà conferire all'Europa una certa
sua nindzpendenzan) - contenuti e scopi certamente innovativi nipetto a quelli dell'impasse
comunitana (a parte le tecnologie avanzate, la
cuitura, il driitto e soprattutto - ex tabù - la
dyesa, oltre «gli affari del mondo» in senso lato: il loro complesso giustzfica poi l'avanzare la
prospettiva e l'esigenza dell'unità politica) - ,
esso, si diceva, si caratteniza soprattutto per le
connotazioni che richiede a questa unità europea e per le procedure che ritiene opportune e
necessarieper portarla avanti e per farla funzionare. Si potrebbe allimite sostenere che, data
l'impasse comunitana (sulla cui voluta, momentanea sottovalutazione nel dircorso verrem o tra un momento), tutto il discorso verte
sulle procedure necessarie per superarla stabilmente e sulla «priorità)»europea e l'importanza
«storica* degli obiettivi, che giustzycano l i r genza di queste procedure, e la rinuncia a certe
prerogative nazionali, che le procedure implicano.
Richiamate tappe storiche dell'unzficazione
europea, che lo hanno trovato consenziente e
parteczpe («j'y adhérais et j'y croyais~)- e si
trattava d i u n trend verso la sovranazionaìità
bloccato dalgollrrmo e sconfessato -, Mitterrand insiste su ciò che vuol dire una Comunità
europea. Il Trattato d i Roma (alsingolare: evidentemente pensa senz 'altro alla CEE) «ha, com e ogni trattato, valore d i contratto, e questo
contratto implica x i l nfiuto del "giusto njorno",: un eventuale «calcolo dei compensi, da
versare a un consociato, che ritenga di conttlbuire troppo contribuendo con le stesse regole
degli altn' (gli inglesi, la Thatcher), sarà ammissibile per esclusive ragioni di solidarietà
(<La solidarité qui nous Le»). In sostanza il
Trattato vincola a una legge comune («notre loi
commune~)e le conseguenze di sue imperfezioni vanno corrette non svuotando il Trattato
senza dirlo («sans le dire») ma, ovviamente,
perfezionando e integrando le regole comuni.
Premesso ciò, Mitterrand njlette sul fatto
che L'Europa ha nel suo seno, da sola, il massi-
COMUNI D'EUROPA
m o potenziale di Paesi liberi (governati da li- ne, che, dopo il giuramento europeo prestato
bere istituzioni) del mondo: ebbene, essa sarà dai suoi singoli componenti, non sa poi a che
incapace di nconsolidare le sue istituzioni# e, Santo votarsi e, soprattutto, se fa troppo la catdunque, di agire - ove è necessario - con tiva rischia d i amministrare la paralisi, da cui
mosse unitarie (aagir d'un meme mouve- non ha mezziper uscire): e Mitterrand tenta d i
ment*)? Poi egli eleva un inno a un organo isti- verzficare il massimo d i sangue che si può cavatuzionale mai amato dal gollirmo, la Corte d i re dalla rapa, come è suo dovere - e, psicologiustizia comunitaria, xdove si edfica u n ordi- gicamente, sua opportunità - dipresidente d i
ne giuridico europeo, i n una sintesi senza pre- turno della Comunità @oi si vedrà come uscircedenti tra sistemi d i diritto di ispirazione dzy ne e avanzare: e Mitterrand vedremo quale
ferente#. Finalmente viene al nocciolo dell'im- strada animosamente consiglia). Quindi, oltre
il rirtabilimento, secondo la lettera e lo spirito
passe attuale e di tutte le impasses prevedibili:
malgrado le buone intenzioni, quando non si è originari dei Trattati d i Roma, della dialettica
d'accordo nell'azione come si decide? Efa una fra Consiglio dei Ministri e Commissione esecitazione classica, abituale ai federalisti: «come cutiva, Mitterrand chiede una pizi corretta e
un insieme complesso e diverszficato qual è di- fattiva ripartizione dei compiti fra Consiglio
dei Ministri e Consiglio europeo - il vertice
-, che si deve limitare a tracciare le «grandili1975: gli Stati generali del CCE a
nee» di orientamento e che egli vuole dotare di
Vienna chiedono la Costituente
un «segretarzàtopermanente* per la cooperazione politica - quel s e g r e t a d o che ha suscieuropea
tato da vecchia data, a dir la venjà, le nostre ria . . .I rappresentanti dei Comuni e dei Poserve, per il suo possibile antagonismo con la
teri regionali e locali chiedono che le modaCommissione esecutiva, che potrebbe trovarvi
lità dell'elezione a suffragio universale diretuna nuova ragione d i mortzficazione -. Per alto del Parlamento Europeo siano definite, e
che si proceda a questa elezione nel più breve
tro egli insiste anche per l'attuazione effettiva
tempo.
d i quella procedura d i concertazione, che è ap...
profondita nella Dichiarazione solenne d i StocEssi chiedono inoltre che il Parlamento Eucarda: questa chiama maggiormente in causa il
ropeo sia incaricato della elaborazione del
Parlamento Europeo, prevede che ((primadella
progetto dettagliato dell'unione Europea.
designazione del presidente della CommissioQuesta missione capitale gli deve essere afne (esecutiva), il presidente dei rappresentanti
fidata, poiché con ogni evidenza la redazione
dei governi degli Stati membri sente l'opiniofinale di uno statuto politico, rispondente
agli indispensabili criteri democratici, non
ne del/ 'ufficio di presidenza ampliato del Parpotrebbe essere ottenuta attraverso I'itineralamento Europeow (ma - ci domandiamo noi
rio paralizzante dei negoziati intergovernati- in caso di dissenso lo divulgheranno opporvi, condotti a livello diplomatico tradizionatunamente, perche* divenga fatto politico, i
le~.
mass-media dei Paesi della Comunità?), affer(relatore politico, Umberto Serafini; presima che la Commissione esecutiva (oltre ai suoi
dente della commissione per le risoluzioni,
compiti e poteri che le derivano dai trattati.. . ,
Gaston Defferre)
. ..è pienamente associata ai lavori attinenti alla
cooperazione politica europea)) (che, come è
venuta la Comunità può governarsi secondo le noto, non era ancora prevista dai Trattati di
regole della Dieta d i quell'antico regno di Po- Roma), ecc. ecc.. Rispetto del Trattato comulonzà, di cui ogni membro poteva bloccare le nitarzò - contro coloro che vorrebbero vanz3decisioni?*. Senonché Mitterrand non è cosi carne le regole e l'autonomia dipunto dì rznferisprovveduto come qualcuno vorrebbe e non si mento e d i «leggefondamentale# degli europei
limita a chiedere la messa in mora del «com- - e quindi sua utilizzazione onesta secondo
promesso di Lussemburgo» e la fine della prassi una ngorosa othizzazione: eppure (et pouresasperata dell'unanimità nel Consiglio dei tant). ..
Già, c'è un doveroso, necessario muoversi
Ministn' della Comunità: in mancanza d i strutture federali un giuoco d i maggioranze e mino- insieme degli europei verso le altre, le nuove
ranze in u n consesso d i componenti G i d e (i sfide del presente. Attenzione: qui Mitterrand
terminali d i Stati consociati, che si comportino parla d i «Europa a p i 2 velocità* o «ageometria
come nomadi senza finestre) rirchia di nyurre varzàbilew, non nel senso di «chi lo può, chi è
l'integrazione europea a u n ingovernabile mer- più forte o pizi ricco si metta insieme ai suoi sicato delle vacche, ove ciascuno èpronto a fare a mili, prescinda dalle regole comuni, crei u n
qualche altro concessioni assurde pur d i averlo nucleo più vitale, e tanto peggio per chi non
alleato nella &+sa dei propri interessi partico- può fare altrettanto,; no davvero! Egli ne parla
lari. Mitterrand allora richiama l'abile, ing e- nel senso di nuovi terreni a gestione comune,
gnoso marchingegno del Trattato di Roma, ove complementari e non alternativi alla struttura
la Commissione esecutiva propone (e quindi centrale, (che resta la Comunità,: ad ogni siopera a priori u n tentativo d i sintesi sovrana- tuazione nuova deve comipondere un nuovo
zionale) e il Consiglio dei Ministri solo a poste- trattato - cioè le istituzioni debbono cammiriori dipone: questo dovrebbe signzficare il nare -, aperto a tutti, salvo a chi rifiuti una
arendons son autorité à la Commission» del te- maggiore integrazione (&à da ultimo: «ceux
sto mitterrandiano. Naturalmente il Presidente d'entre nous qui le voudront»). Nuovi trattati
francese conosce -- a parte l'ostilità d i De (questo aspetto hanno avuto finora le nuove
Gaulle e il fallimento dell'espenenza Haìistein gestioni comuni, che si sono aggiunte a quelle
previste dai Trattati d i Parigi e d i Roma) fino a
- perche' questo meccanismo si è inceppato
(in breve si potrebbe dire: per mancata a u k n - quello a cui spetta d i coronare l'opera, il trattatica legittimazione europea della Commissio- to che affronti l'Europapo/itica (l'Europa inte-
COMUNI D'EUROPA
grata nella politica, non della semplice coope- Germania e a tutta l'Europa, che così rholve
razione politica). Ebbene, a questo proposito il anche, senza tradire l'alleanza, il rapporto orPafamento Europeo uscente propone un pro- mai dzficile con gli amerìcani, avvicinandosi a
getto d i Trattato istitutivo dell'Unione euro- uno status di equa1 partnership.
pea, incoraggiando i Governi ad andare più
La seconda osservazione è che il passaggio
lontano, a indirizzarsi verso la conclusione del- dalla prima fase alla seconda del governo ecola lunga via: (la Francia), afferma Mitterrand, nomico socialista francese (questa seconda è la
(è disponibile. Esprimendomi i n suo nome la cosidetta fase Delors) ha aperto il governo stesdichiaro pronta ad esaminare e a difendere) il so all'esigenza d i far suo quanto è detto nel
progetto del Parlamento Europeo, nche, nella rapporto Balle Albert (non dimentichiamo che
sua aspirazione, le conviene). A questo scopo Albert, questo alto tecnocrate, è appunto nel
Mitterrand suggerirce che si impegnino acon- giro intellettuale di Delors).
Rimane da domandarci: e ora? Il Vertice d i
versazioni preparatorie, le quali potrebbero
sboccare i n una Conferenza degli Stati membri Fontainebleau è stato precipuamente condiziointeressati (sottolineatura nostra). Il progetto nato dall 'esigenza d i portare la Thatcher ad u n
d i Unione europea e la dichiarazione di Stoc- onesto compromesso, che sbarazzasse il terreno
carda servirebbero d i base a questi lavori's.
dalla mancanza digoverno economico, sia pure
Questo è l'essenziale e il nuovo del discorso transitorio, della Comunità. Si è arrivati ad un
a Strasburgo d i Mitterrand: il quale, non si di- pateracchio, che dà una boccata d'ossigeno per
mentichi, ha parlato pur sempre come presi- lavorare alla costruzione politica dellJEuropa
dente d i turno del Cons&lio della Comunità (fra coloro che lo vorrannox. Ovviamente a
dei Diecipaesi, si è rivolto al Parlamento eletto Fontainebleau Mitterrand ha dovuto essere più
dai cittadini dei Dieci paesi (e per il quale do- cauto che a Strasburgo, ma la porta è tuttora
vevano tornare i n breve a votare tali cittadini), aperta. Ci potrà essere u n Comitato, che Mitstava per concludere il semestre d i presidenza e terrand ha emblematicamente paragonato a(
al Vertice finale (quello che poi si è svolto a Comitato Spaak: non si tratta, crediamo, d i
Fontainebleau) aveva bisogno di far sortire la rinnovare meccanicamente quanto si è venficaComunità economica dall'impasse - che era to col nlancio d i Messina (questa volta si ha
al limite della non gestione, e avrebbe prodot- dietro le spalle u n Parlamento Europeo eletto
to una serie d i gravissimi assurdi economici -, direttamente), ma di rinnovare lo stile non busenza d i che il progresso nel rispetto dell'esi- rocratico con cui Spaak faceva lavorare il suo
stente comunitario avrebbe trovato la strada Comitato, il quale dovrebbe partorire una consbarrata. Ciò spiega una apparente contraddi- ferenza degli Stati membri i interessati^ (sic!).
zione del discorso, che da una parte dà quasi E evidente che l 'interlocutore della Conferenza
per rirolta l'impasse, con u n trionfalismo che deve essere il nuovo Parlamento Europeo; che
sembra a prima vista ingiustificato, e dall 'altra ciò che si deve esaminare nella Conferenza è il
prospetta la sfida che urge da nuovi campi che progetto Spinelli; e che ld Conferenza, senza
saranno infallibilmente percorsi - stiano at- tante tergiversazioni, deve rimandare al nuovo
tenti coloro che si ostinino a impedire ifsupe- Parlamento Europeo il Progetto di Unione euramento dell'impasse - da uquellifra d i noi ropea con le sue osservazioni: sarebbero degli
che lo vorranno».
sciocchi i governi nazionali uinteressati~ che
Fatta questa lettura spassionata del discorso non volessero approfittare della capacità assomitterrandiano, ci si può sempre domandare, lutamente unica del Parlamento Europeo d i
come accennavamo sopra, perché il Presidente pervenire a u n realistico ncompromesso demofrancese abbia compiuto una svolta così impor- cratico). Questo noi crediamo debba chiedersi:
tante: staremmo per dire perchési sia deciso a
compiere uno strappo così clamoroso dal golfismo fin qui non rinnegato chiaramente e d
esaustivamente ne, da lui n é dai suoipredecesI1 Consiglio Europeo riunitosi a Fontainesori. Non ci inoltreremo troppo per questa via,
ma non possiamo non fare due osservazioni, le bleau il 25 e 26 giugno 1984 ha adottato le dequali per altro non pretendono d i esaurire il te- cisioni che risolvono le questioni lasciate in soma. La prima osservazione è che da una parte i speso alla riunione dello stesso Consiglio a Brusuoi colleghi tedeschi gli hanno fatto capire xelles il 19 e 20 marzo 1984.
I1 Consiglio Europeo ha confermato peraltro
chiaramente una crescente disaffezione delpopolo tedesco occidentale nei riguardi del ~siste- gli accordi cui è pervenuto a Bruxelles. Ha prema europeo)).Monta in Germania unapropen- so nota dei progressi realizzati in materia di posione neutralistica assai ambigua, dove il paci- litiche nuove e ha discusso dell'ambiente e delf i m o - carezzato dalla gioventli ma benvolu- la salute. Ha adottato nuovi orientamenti per
to dalla destra economica, che fa affari d'oro in quel che concerne il rilancio della CooperazioUnione Sovietica - si sposa con un rinascente ne europea.
nazionalismo (la Germania è forte, deve riunifiarsi e farà da se3 D'altra parte la strategia 1. Squilibri del bilancio
galloisiana (così chiamata dal generale Gallois)
1. La politica della spesa è a termine il mezdel udeterrente proporzionato)) mostra molte
crepe, è ancora meno credibile che per ilpassa- zo principale per risolvere la questione degli
to. Pensare dunque a una difesa europea con- squilibri di bilancio.
Tuttavia, è stato deciso che qualsiasi Stato
venzionale, comune e cioè integrata, economica e d efficiente, alza di molto la soglia nuclea- membro con un onere di bilancio eccessivo rire, giustifica in qualche modo la teoria della n- guardo alla sua prosperità relativa può benefinuncia al primo colpo atomico senz'aftro ap- ciare, a tempo debito, di una correzione.
La base di tale correzione è il divario tra la
prezzata dai paczfiti, è utile alla Francia, alla
giugno 1984
ma questo avverrà se tre componenti agiranno
con tempestività, intelligenza e coerenza. Queste tre componenti sono: I ) quei governi che
vanno dicendo che vogliono l'unità politica,
effettiva dell'Europa e che questa volta la hanno a portata d i mano; 2) il nuovo Parlamento
Europeo che deve ripetere la grande capacità di
accordo e propositiva della precedente legislatura (vadano a quel paese quegli operatori' dei
mass-media che l'hanno così largamente e stupidamente diffamata); 3) il (fronte democrati60 europeo), cioè quel fronte che raccoglierà
tutti coloro che sul terreno della politica, della
giusta contestazione sociale, della d f i a d i
qualità d i vita e della pace, della difesa delle
minoranze, della proposta d i una produzione
moderna e competitiva, della difesa reale, non
preistorica degli interessi dei lavoraton' e soprattutto dei diroccupati saranno capaci d i appoggiare, senza titubanze, l'alleanza dei governi europeisti e d i u n Parlamento Europeo
che continui a sedere, come voleva Wilfy
Brandt, quale costituente europea p e n a n e n te. Su questo fronte democratico europeo, non
ci stancheremo d i ripeterlo, deve puntare tutto
il suo impegno la forza federalista, mentre il
Movimento Europeo, che ha faticosamente assunto una prospettiva federalista, non può pili
limitarsi a essere il luogo di incontro di tutte le
forze che si dichiarano a parole europeiste, così
come esse si presentano meccanicamente
sull'efenco telefonico: non si possono accogliere i sindacati come tali, incerti tra l'antico e il
moderno, ma soltanto quei sindacati che più
che conservare dieci vecchi posti d i lavoro ne
vogliano coraggiosamente pretendere 1.000
nuovi, sapendo incoraggiare la produzione veramente innovativa; non si può accogliere la
confindustria come tale e magan' anche le partecz>azioni statali, incerte tra gli investimenti
per il 2000 e l'amministrazione rovinosa del
decotto; e così via. Fare l'Europa è una rivoluzione: le rivoluzioni richiedono autentiche
scelte. La sua scelta il CCE l'ha già fatta con gli
Stahgenerali d i Torino.
U.S.
Il comunicato finale di Fon.tainebleau
quota-parte dei pagamenti IVA e la quota-parte nelle spese suddivise secondo i criteri attuali.
2. Per quel che riguarda il Regno Unito, è
stato adottato il seguente dispositivo:
- per il 1984, è stata fissata una somma
forfettaria di 1000 milioni ECU;
- dal 1985, il divario (base della correzione) come definito al 5 1 è per il periodo di cui
si tratta al 5 4, corretto annualmente del 66 % .
3 . Le correzioni previste al Fj 2 saranno dedotte dalla normale quota IVA del Regno Unito per l'anno finanziario successivo a quello per
il quale è concessa la correzione. L'onere che ne
risulterà per gli altri Stati membri sarà distribuito tra di essi a seconda della loro quota IVA
normale, aggiustata, di modo che la quota della Germania federale passi ai 213 della sua
quota IVA.
4. La formula di correzione prevista al § 2
(secondo trattino) farà parte della decisione
d'aumento del tetto dell'IVA ad 1,4O/0, dato
che le loro durate sono legate.
Un anno prima che sia raggiunto il nuovo
giugno 1984
COMUNI D'EUROPA
tetto, la Commissione presenterà al Consiglio
un rapporto che farà il punto su:
- i risultati della disciplina di bilancio;
- i bisogni finanziari della Comunità;
- la distribuzione degli oneri di bilancio
tra Stati membri, tenuto conto della loro prosperità relativa, e le conseguenze da trarne per
l'applicazione delle correzioni di bilancio.
I1 Consiglio riesaminerà la questione nel suo
insieme e prenderà ex novo le decisioni appropriate.
2 . Risorse proprie e allargamento
l1 tasso massimo di mobilitazione dell'IVA è
fissato ad 1,4% in data 1" gennario 1986: questo tasso massimo vale per ogni Stato membro
e entrerà in vigore appena saranno terminate le
procedure di ratifica e al più tardi il 1 gennaio
1986.
Il tasso massimo può essere portato ad 1,6%
in data 1" gennaio 1988 su decisione unanime
del Consiglio e previo accordo dato secondo le
procedure nazionali.
I1 Consiglio Europeo riafferma che i negoziati di adesione della Spagna e del Portogallo dovrebbero essere conclusi al più tardi il 30 settembre 1984. La Comunità dovrà quindi in
questi mesi adoperarsi seriamente ad assicurare
le condizioni del successo di tale allargamento,
da un lato nel negoziato con la Spagna sul capitolo della pesca per assicurare la conservazione delle riserve di pesce e, dall'altro, con una
riforma dell'organizzazione comune del mercato viti-vinicolo tale da assicurare il controllo
delle quantità di vino prodotte nella Comunità, e con un equilibrio equanime tra gli accordi agricoli e industriali.
o
3. Finanziamento del bilancio 84
I1 Consiglio Europeo ha deciso che, nell'attesa della ratifica da parte dei Parlamenti nazionali dell'aumento delle proprie risorse, il
prossimo Consiglio (Bilancio) prenderà delle
misure per coprire i bisogni del bilancio 1984
al fine di assicurare il normale funzionamento
della Comunità.
4. Smantellamento degli importi compensativi positivi nella Repubblica Federale Tedesca
I1 Consiglio Europeo chiede alla Commissione di proporre e al Consiglio dei ministri di decidere delle misure che permetteranno di portare da 3 a 5 % dal l " luglio 1984 e fino al 3 1
dicembre 1988, l'alleggerimento dell'IVA
dell'agricoltura tedesca sul bilancio nazionale
tedesco in compenso dello smantellamento degli importi compensativi monetari, il quale
compenso non dovrebbe superare tale smantellamento.
5. Politica sociale
Il Consiglio Europeo chiede alla Commissione di realizzare il programma di lavoro indicato dal piano di azione sociale comunitaria a
medio termine e di sviluppare i lavori che risultano dalle conclusioni del Consiglio sul cambiamento tecnologico e sui mutamenti sociali,
così come i lavori sull'organizzazione della produzione.
6. L'Europa dei cittadini
I1 Consiglio Europeo ritiene indispensabile
che la Comunità risponda all'attesa dei popoli
europei adottando le misure atte a rinforzare e
a promuovere la sua identità e la sua immagine
presso i suoi cittadini e nel mondo.
Verrà creato un comitato a d hoc per preparare e coordinare queste azioni. Esso sarà composto dai rappresentanti dei Capi di Stato e di
Governo degli Stati membri.
I1 Consiglio Europeo approva l'accordo di
principio intervenuto per la creazione del passaporto europeo e chiede al Consiglio di pIendere le decisioni necessarie per far sì che tale
passaporto sia effettivamente a disposizione
dei cittadini degli Stati membri al più tardi il
l " gennaio 1985.
Chiede al Consiglio e ai paesi membri di
mettere allo studio molto rapidamente le misure che potrebbero permettere di pervenire in
tempi brevi e in ogni caso prima della fine del
l " semestre 1985:
- a un documento unico per la circolazione
delle merci;
- alla soppressione di tutte le formalità di
polizia e di dogana alle frontiere intercomunitarie per la circolazione delle persone;
- a un sistema generale di equivalenza dei
diplomi universitari, in modo da rendere effettivo il diritto di stabilirsi liberamente in seno
alla Comunità.
11 Comitato esaminerà tra l'altro i seguenti
suggerimenti:
- strumenti simbolici dell'esistenza della
Comunità, in particolare bandiera e inno;
7
- costituzione di squadre sportive europee;
- abolizione dei valichi di frontiera;
- coniatura di una moneta europea,
l'ECU.
Si augura egualmente che gli Stati membri
prendano iniziative che incoraggeranno i giovani a partecipare alle azioni che svolge la Comunità al di fuori delle sue frontiere, e che sostengano in particolare la creazione di comitati
nazionali di volontari europei per lo sviluppo,
che riuniscano i giovani europei desiderosi di
lavorare a progetti di sviluppo nel Terzo MonJ.
ao.
I1 Comitato a d hoc esaminerà inoltre i seguenti suggerimenti:
- lotta contro la droga;
- gemellaggio di classi di bambini.
La Commissione porterà il proprio contributo ai lavori del Comitato nel rispetto delle sue
competenze.
7. Comitato ad hoc per le questioni istituzionali
I1 Consiglio Europeo ha deciso la creazione
di un Comitato a d hoc composto da rappresentanti personali dei Capi di Stato e di Governo,
sul modello del ucomitato Spaak*.
Questo Comitato deve fare dei suggerimenti
per il miglioramento del funzionamento della
Cooperazione europea, nell'ambito comunitario come in quello della Cooperazione politica
o in altri campi.
I1 Presidente del Consiglio Europeo prenderà le disposizioni necessarie per l'attuazione
di tale decisione.
a proposito del Comitato Spaak
Il Comitato Spaaré fu nominato dal Consiglio dei Ministri degli Esteri della CECA che si
erano riuniti a Messina per il nlancio del/ 'integrazione europea, che doveva portare alla firma, il 2S mano 19S7 dei Trattati di Roma. Vale la pena ricordare, riprendendole dallepagine del volume di Achiffe Albonetti Preistoria degli Stati Uniti d'Europa, le vicende del
Comitato:
usi creò un Comitato intergovernativo che ebbe sede a Bruxelles, i cui rappresentanti
dei Governi, sotto la presidenza di Spaak, avrebbero dovuto, con l'assistenza di numerosi
esperti, preparare una serie di proposte concrete per l'attuazione degli obiettivi fissati a
Messina.
Gli esperti si misero subito al lavoro, e prepararono un voluminoso rapporto. Ad esso
collaborarono attivamente, tra gli altri, Paul Delouvrier, allora Direttore finanziario della
C.E.C.A., Pierre Uri, ugualmente Direttore economico alla C.E.C.A., Von der Groeben,
alto funzionario del Ministero delle finanze tedesco, Roberto Ducci, allora Vice Direttore
generale al Ministero degli Esteri italiano, Louis Armand, che presiedette la Commissione
per I'Euratom. Ma il documento non era che un caleidoscopio di idee e di atteggiamenti.
Esso non poteva essere certo la base per la redazione dei Trattati.
Spaak, saggiamente, mandò a casa gli esperti, e dette mandato a due persone - Uri e
Von der Groeben - di preparare un rapporto sintetico. In poche settimane, nel tepore
dell'inverno di Nizza, il documento fu pronto. Esso fu consegnato a Spaak alla fine del
gennaio 1956.
Spaak sottopose le varie parti del rapporto, separatamente, ai Capi Delegazione, che
pregò di farsi accompagnare da non più di due consiglieri. Per la Francia era capo delegazione il giovane Felix Gaillard; per la Germania, l'ambasciatore Ophuels, il celebre giurista
della C.E.D. e della C.P.E.; per l'Italia, l'Onorevole Benvenuti, accompagnato da Ducci;
per il Belgio, il Barone Snoy; per l'Olanda, Linthorst-Homan e per il Lussemburgo, 1'Ambasciatore Schaus.
Dopo successive elaborazioni, che portarono soprattutto l'impronta dell'infaticabile volontà di arrivare in porto di Spaak ed anche dei Capi Delegazione che lo circondavano, il
documento fu presentato e approvato alla Conferenza dei sei Ministri degli Esteri a Venezia, nel maggio 1956. È il noto Rapporto Spaak*.
COMUNI D'EUROPA
8
Cronaca delle Istituzioni europee
Le seconde elezioni del Parlamento Europeo
di Domenico Giampà
Le seconde elezioni dirette del Parlamento ignorato volontariamente il significato imporEuropeo sono già state classificate negli archivi tantissimo di elezioni democratiche di un'Asdella Comunità, ed il mondo politico, nazio- semblea che, essa sola, è stata in grado di elanale ed europeo, si interroga sulle conseguenze borare e proporre ai governi e ai Parlamenti nadei risultati e sulle prospettive politiche che da zionali un progetto di riforma dell'unificazioquesta consultazione si sono aperte. Così come ne politica del Continente.
la chiave di lettura della campagna elettorale
Ognuna di queste intelligenze vivaci del
era stata, per la maggioranza delle forze politi- giornalismo italiano ha le sue giustificazioni:
che, esclusivamente nazionale, così gli interro- Forcella ad esempio è da troppo tempo condigativi sui risultati riguardano prevalentemente zionato dal sistema corporativo che governa la
le conseguenze sulla stabilità dei governi na- Federazione della stampa italiana per ricordare
zionali e sulle politiche che essi dovranno svi- che in gioventù si era battuto per istituzioni reluppare in attesa delle prossime scadenze elet- pubblicane governate con sistemi democratici;
torali. Non sarà forse inutile, dinanzi a questo Alberto Ronchey è un commentatore talmente
gigantesco euroinganno messo in atto dalle for- ricco (di idee originali, naturalmente) della
ze politiche nazionali che hanno accuratamen- realtà italiana ed internazionale per accorgersi
te nascosto agli elettori il significato democrati- che fra l'una e l'altra esiste anche una realtà
co ed europeo delle elezioni del 17 giugno, cer- europea; Massimo Riva e Giorgio Bocca sono
care di elaborare una chiave di lettura diversa, intellettuali talmente organici alla realtà (della
più coerente con l'esigenza di sapere quale sarà carta stampata) che sempre più difficilmente
il destino di questa nostra Comunità e quale sono disposti ad ammettere l'esistenza di
sarà il molo che potranno giocare il Parlamento un'altra realtà (reale).
di Strasburgo e all'interno di esso le forze poliTant'è! La conseguenza di tutta quest'opetiche.
razione di inganno si è ritorta contro coloro che
l'hanno messa in atto, poiché l'opinione pub1) Lo svolgimento della campagna elettorale
blica si è divisa nella sua grandissima maggioranza
fra coloro che hanno passivamente accetAbbiamo già detto che le forze politiche natato
il
messaggio qualunquista dei vari Rochey,
zionali hanno utilizzato la campagna elettorale
astenendosi
dal voto, e coloro che hanno peeuropea per ragioni prevalenti di politica intersantemente
sanzionato
con il voto politiche nana: lo scontro fra le diverse posizioni ideologizionali
evidentemente
fallimentari. Così si
che è stato in tutti i paesi della Comunità fra le
spiega
la
crescita
delle
opposizioni
in tutti i
maggioranze al governo e le opposizioni, con
Paesi
della
Comunità
(con
il
fenomeno
preoccualcune varianti dovute a quelle situazioni di
pante
dell'estrema
destra
francese)
così
si spieforte conflittualità all'interno delle stesse magga
la
crescita
dei
movimenti
alternativi
(verdi
e
gioranze di governo o per ragioni di puro poteregionalisti)
che
hanno
ottenuto
risultati
imre (è il caso dell'Italia) o per motivi politici più
nobili e concreti (è il caso dell'olanda, della portanti in tutti i Paesi della Comunità anche
Francia e del Belgio). Le forze politiche sono là dove il sistema elettorale non ha loro consenstate aiutate in questa operazione dalla stampa tito di portare deputati al Parlamento Euroe dai mass-media, che si sono distinti special- peo.
Quelle stesse forze e quella stessa stampa che
mente in Italia in un'opera di disiformazione
hanno
fatto di tutto in campagna elettorale per
accurata che, in alcuni casi è arrivata al limite
spingere
i cittadini all'astensione, si preparano
della calunnia. È bastato seguire le (noiosissime) tribune elettorali per rendersi conto di come giornalisti abituati da tempo al servilismo
verso il potere e alle veline si siano prodigati
per sostenere l'euroinganno messo in atto dai
leaders dei partiti.
Non accumuniamo a questi velinari l'opera
sobillatrice di alcuni importanti colamnists italiani, poiché ci è difficile credere che intelligenze vivaci come quelle dei vari Enzo Forcella, Giorgio Bocca, Alberto Ronchey e Massimo
Riva si siano improvvisamente trasformate in
servi sciocchi del potere. Essi hanno invece ripetutamente fatto opera di sowersione antidemocratica (che non chiameremo, soprawalutandola, fascista, ma semplicemente snobistica e
cinica), sollecitando, esplicitamente o di fatto,
eli elettori a violare il rimo diritto-dovere di
un cittadino (quello del voto libero e personale), quando hanno distorto subdolamente la
realtà delle cose (hanno attribuito al Parlamento Europeo e ai suoi rappresentanti colpe gravissime dei poteri nazionali), e quando hanno
giugno 1984
oggi a lanciare accuse contro un Parlamento
Europeo ben poco rappresentativo secondo loro, dell'opinione pubblica europea. È l'effetto
ritardato del potere che condiziona insieme
partiti nazionali e velinari della carta stampata.
E si dimenticano innanzitutto che sistemi democratici di vecchia data (come quello USA e
quello inglese) funzionano da sempre con una
bassa percentuale di elettori alle urne: ma nessuno ha mai messo in dubbio la legittimità democratica di un Presidente degli Stati Uniti
d'America eletto con il 30% dei voti degli
aventi diritto (il 60% dei votanti), così come
nessuno ha mai messo in dubbio la rappresentatività democratica dei membri della Camera
dei Comuni, anche se eletti da una minoranza
degli elettori delle loro circoscrizioni. D'altra
parte un'analisi attenta del voto del 17 giugno
ci indica che l'Assemblea che si riunirà il prossimo 24 luglio sarà più rappresentativa di quella eletta nel giugno del 1979: sono presenti per
la prima volta quei verdi i cui movimenti raccolgono consensi in tutti i Paesi della Comunità; il rapporto tra conservatori (sovrarappresentati nel primo Parlamento) e laburisti è oggi
più equilibrato così come quello tra l'area di
centro destra e quella di sinistra.
2) Ii ruolo del secondo Parlamento eletto
L'equilibrio fra le forze politiche nel Parlamento eletto il 17 giugno, consente alcune
considerazioni sommarie sul molo che 1'Assemblea potrà giocare nei prossimi cinque anni
per rilanciare il processo di integrazione europea. È opportuno innanzitutto ricordare che
nel primo Parlamento eletto - se pure sulla
carta le forze di centro destra e di centro erano
in maggioranza rispetto a quelle di sinistra la divisione che più sovente ha caratterizzato i
voti dell'Assemblea è stata poi quella fra uinnovatori, (cioè coloro che si battevano per far
sviluppare le istituzioni comunitarie e le sue
politiche) e gli uimmobilisti» (cioè coloro che si
battevano per mantenere intatto il potere degli
Stati nazionali e limitare all'esistente i compiti
e le competenze della Comunità). Fra gli uni e
gli altri vi era nell' Assemblea una palude di incerti che determinavano con il loro voto il successo degli innovatori o degli immobilisti.
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I1 7 giugno, neiia sede dell'AICCE, la Casa d'Europa di Roma con il concorso di tutte le altre
organizzazioni romane deiia forza federalista, ha organizzato un dibattito tra alcuni candidati aiie
elezioni europee. Nella foto da sinistra, l'amb. Guazzaroni, candidato del PRI, Luciano Bolis,
moderatore, Sergio Turone, candidato del PR, Luca Anselmi, candidato del PLI. Successivamente
sono intervenuti nel dibattito anche Franco Ottaviani del PCI e l'aw. Nicola Catalano.
giugno 1984
La progressiva paralisi delle aree ideologiche
tradizionali, le cui divisioni interne hanno trasformato i gruppi politici in scatole vuote incapaci di sviluppare strategie adeguate a livello
europeo, ha esaltato in questi cinque anni la
divisione fra innovatori e immobilisti: se si esaminano senza pregiudizi e con obiettività le
decisioni prese dal Parlamento (esame che la
stampa non è stata generalmente in grado di
fare anche a causa della inefficienza cronica degli uffici nazionali di informazione del Parlamento Europeo) si deve concludere che gli innovatori hanno conquistato il consenso della
palude degli incerti, mostrando che 1'Assemblea è stata l'unica istituzione europea capace
di elaborare con continuità una strategia di
azione comunitaria. Basti citare pochi esempi:
a) Le battaglie sul bilancio della Comunità.
A partire dal rigetto del bilancio per il 1980
(voluto dalla maggioranza degli innovatori:
speriamo che un giorno o l'altro uno storico attento come Chiti-Batelli prenda atto della palese distorsione da lui fatta degli avvenimenti,
quando afferma a più riprese - errare humanum est, perseverare diabolicum! - che il rigetto fu voluto dagli anti-comunitari. Questo
errore di analisi politica rende ben poco credibile tutta l'analisi successiva che lo stesso ChitiBatelli sviluppa sulle iniziative del Coccodrillo
e sui risultati da esso raggiunto), la posizione
che l'Assemblea ha avuto sui problemi finanziari della Comunità è stata sempre coerente e
chiara. Aumento delle risorse proprie, riforma
della politica agricola comune e sviluppo di
nuove politiche sono stati i capisaldi della politica di bilancio del Parlamento Europeo nei
primi cinque anni dalla sua elezione;
b) Le iniziative sullo sviluppo delle nuove
bofitiche. Dalla coo~erazionecon i ~ a e sin
i via
di sviluppo alla politica dei trasporti, al sistema
monetario europeo, alla politica industriale, ai
problemi della disoccupazione e dell'ambiente, le richieste fatte dal Parlamento Europeo ai
governi sono state tutte realmente innovative.
Malauguratamente (ma non a causa di un destino cinico e baro) i governi non sono stati capaci di trasformare queste richieste in decisioni
concrete. Questa e non l'inattività presunta di
quel che alcuni velinari della carta stampata
hanno definito club di nulla facenti ben pagati
è la causa della crisi della Comunità e della disaffezione nei confronti dell'integrazione europea;
C)Com'è noto, infine, l'iniziativa costituente del Parlamento Europeo sfociato in un progetto di costituzione di natura sostanzialmente
federalista (che Chiti-Batelli si rilegga il testo
del Trattato senza pregiudizi e senza personalismi di una Cassandra inascoltata, frutto di probabili manie di persecuzione) è derivata dalla
constatazione che l'Assemblea ha fatto della
realtà descritta al punto b). Anche in questo
caso ha prevalso di larga misura la maggioranza
degli innovatori.
Questa situazione di divisione dell'Assemblea sarà accentuata nella prossima legislatura
per diverse ragioni:
a) l'area di centro destra (conservatori e gollisti) e di centro (democristiani e liberali) è numericamente indebolita e più divisa al suo interno. Si aggiunga a questo che, grazie al massimalismo deteriore della sig.ra Veil e della li-
COMUNI D'EUROPA
sta francese dell'opposizione, l'estrema destra
può contare ora su un gruppo politico di 16
membri difficilmente utilizzabili nel gioco democratico dell' Assemblea.
b) Nell'area di sinistra la presenza degli ecologisti introduce nella dinamica politica un elemento di incertezza mentre il rafforzamento
dei laburisti inglesi rende ancora più complessa
la ricerca di accordi all'interno del gruppo socialista.
C)La Comunità e quindi il Parlamento Europeo si troveranno di fronte alla necessità di
scelte difficili di fronte alle quali sarà estremamente improbabile che le forze politiche nazionali possano reagire privilegiando la loro appartenenza alle aree ideologiche tradizionali.
La prima scelta sarà naturalmente quella del seguito da dare alla battaglia per l'Unione europea e quindi al progetto di Trattato approvato
dall' Assemblea il 14 febbraio 1984. Allora prevalse la maggioranza degli innovatori; essi dovranno attrezzarsi per prevalere anche durante
la difficile fase che si è aperta dopo il discorso
di Mitterrand a Strasburgo il 24 di maggio.
Non è tuttavia scontato che gli innovatori
possano ancora una volta prevalere, entro e
fuori ['Assemblea. Occorrerà creare situazioni
favorevoli nel Parlamento, imporre ai governi e
ai Parlamenti nazionali metodi di lavoro che
sottraggano il progetto di Trattato dalle mani
delle diplomazie e di eventuali comitati di saggi (a chi li propone bisognerebbe chiedere innanzitutto: dove sono questi saggi? e non è
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forse il Parlamento Europeo l'unico vero usaggion dotato per di più della legittimità democratica?), accelerare le fasi preparatorie indicate
da Mitterrand nelle conversazioni fra i governi
e nella conferenza degli stati interessati per
legislatura
giungere prima di questa
alla ratifica del Trattato e all'entrata in vigore
dell'unione europea.
Il primo atto che la maggioranza degli innovatori dovrà fare per mostrare chiaramente che
essa intende battersi con fermezza per quel
programma di rilancio politico della Comunità
che l'ha vista prevalere nel voto del 14 febbraio
deve essere la nomina del presidente dell'Assemblea fissata per il 24 luglio a Strasburgo.
Sembra a noi che la candidatura degli innovatori debba essere l'espressione di un'area politica che raccolga consensi a destra, al centro e
alla sinitra dell'Assemblea, che sia I'espressione chiara di quel progetto politico del rilancio
della Comunità, che si identifichi in una personalità dotata incontestabilmente della «saggezza» (cioè dell'indipendenza e dell'autorità morale), della competenza e del coraggio che dovranno consentirgli di condurre in porto - con
il consenso della maggioranza del Parlamento
Europeo - la battaglia iniziata il 9 luglio 1980
dal gruppo del Coccodrillo.
L'unica candidatura che risponda a queste
caratteristiche è quella del «padre» del Trattato, Altiero Spinelli, che potrebbe così raccogliere nel voto sulla presidenza lo stesso consenso che si coagulò la sera del 14 febbraio sul
progetto di Trattato di Unione europea.
Intervista a Mauro Ferri sul Parlamento Europeo
a cura di EP
Si continua a dire che il Parlamento Europeo
non svolge nessun ruolo politico, qual è il tuo
parere?
È un luogo comune e come tale è duro a morire. Credo, al contrario, che il Parlamento Europeo ha svolto in pieno il suo ruolo. Si sapeva
prima d i leggerlo che i suoi poteri, in base ai
Trattati di Roma, sono estremamente limitati,
ma il Parlamento ha assolto con scrupolo a tutte le sue funzioni: in materia di bilancio, in
materia di consultazione sulla normativa comunitana, ed i n piiì ha preso in ogni occasione
tutte le iniziative politiche possibili. Forse ha
esagerato nel dare alle volte troppo spazio agli
argomenti di importanza secondaria, che hanno finito per sommergere quellipiiì importanti; però sta d i fatto che il Parlamento Europeo,
proprio per la leggittimità che gli deriva
dall'essere eletto a suffragio universale, ha preso posizione su tutti gli avvenimenti politici,
non soltanto nelltEuropa ma nel mondo. Una
particolare sensibilità è stata rivolta alla difesa
dei diritti dell'uomo e al rapporto d i cooperazione che ci deve essere tra i paesi industrialmente ed economicamente pizì avanzati e
quelli in via d i sviluppo. Ciò è stato avvertito
dall'opinione pubblica, non soltanto in Europa, ma anche neipaesifuori delllEuropa, come
sottolineato dall'intehento che alcuni leaders
politici digrande dievo hanno tenuto al Parlamento Europeo: penso al Presidente Sadat, poche mesi prima della sua tragica scomparsa,
penso a Re Hussein, che hanno voluto esprime-
re nella sede europea di Strasburgo le loro idee
e le loro proposte per la soluzioni d i crisi.
Per quanto poi riguarda il ruolo e la funzione che ha avuto questa legislatura credo si debba sottolineare tutta l 'importanza del fatto che
il Parlamento, nell'ultimo biennio della legislatura stessa, si è assunto, nei modi in cuipoteva validamente esercitarli, anche i compiti di
costituente, costituente di proposta ma pur
sempre costituente. Ilprogetto d i Trattato che
istituisce l'Unione europea è un vero e proprio
progetto di costituzione per l'Unione europea.
In quest'ottica si inserisce allora anche il discorso di Mitterrand a Strasburgo?
COMUNI D'EUROPA
L'importanza d i quanto ho appena detto,
anche a chi non ha voluto subito vederla, è stata, a mio giudizio, sottolineata degnamente
dal discorso del Presidente Mittevand. Credo
che il discorso d i Mitterrandpossa essere considerato la degna conclusione di questa legisLatura, perchéMitterrand ha scelto la sede del Parlamento Europeo per annunciare una svolta di
grande rilievo. Sappiamo tutti qual è stato il
ruolo insostituibile della Francia nella costruzione dell 'Europa comunitaria e sappiamo anche per certi motivi, certi condizionamenti culturali, tradizionali, presenti nella politica francese, la Francia ha esercitato in alcuni momenti
della sto& d i questa costruzione comunitana
una funzione di freno, come Mitterrand non
ha avuto dzficoltà a riconoscerlo. E dicevo che
si tratta d i una svolta, proprio perche* m i sembra che Mitterrand abbia sottolineato che parlava non soltanto come presidente del Consiglio europeo, ma anche come presidente della
Repubblica francese, come europeo francese,
come francese che crede neLl'Europa, quindi
m i pare che dalla voce più autorevole della
Francia sia venuta una aperta accettazione, direi una invocazione della costruzione europea,
nel senso dell'integrazione e della sovranazionalità. La caratteristica che contraddistingueva
fino ad oggi certe iniziative francesi, anche recentissime, come, per esempio, quelle del Memorandum del 1981 con riferimento alle nuove politiche in materia d i energia, di spazio sociale, di ristrutturazione industriale, era un po'
quella che esse davano l'impressione d i essere
impostate più in senso di cooperazione tra governi, magari con forme nuove - si parlava di
agenzie particolari - che non nel senso d i u n
passo in avanti nel processo dell'integrazione
europea. A Strasburgo Mitterrand è stato chiarissimo su questo punto, perche* quando egli
ha detto che come primo atto per sbloccare
questa situazione egli chiede il ritorno al voto
d i maggioranza, evidentemente il voto a maggioranza è u n fatto che contraddistingue la
scelta sovranazionale, La scelta dell'integrazione rtrpetto a quella della cooperazione.
Per d i più la conclusione del discorso di Mitterrand è stata impostata sul riconoscimento
del grande valore che ha ilprogetto d i Trattato
approvato dal Parlamento, e a questo proposito Mitterrand ha detto testualmente che la
Francia esaminerà e dzyenderà questo progetto
di Trattato, i n quanto l'ispirazione del progetto stesso conviene alla Francia. È chiaramente
u n 'aspirazione che, con u n po' d i audacia, potrei addirttura chiamare federaLista; ma se vogliamo anche mantenerci in una chiave estremamente prudente e limitativa nessuno potrà
contestare che è una ispirazione nel senso di
progredire sulla via dell 'integrazione. Perciò
che la Francia, per bocca del suo Capo di Stato,
del suo Presidente, accetti questa ispirazione
rappresenta secondo m e una svolta politica importantissima che può autonizare a guardare al
futuro dell'Europa con una notevole dose di
speranza, sia pure con u n ragionato e prudente
ottimismo.
Non per questo, comunque, sono finite tutte le difficoltà per un'integrazione politica
dell' Europa.
Naturalmente siamo ben consapevoli che gli
ostacoli continuano ad esserci, e q u i dobbiamo
anche chiaramente esprimerci a proposito
delL'ultima proposta d i Mitterrand. Sempre
con riferimento al progetto d i Trattato - collegato con la dichiarazione d i Stoccarda, e d era
inevitabile che questo collegamento ci fosse:
Mitterrand parlava come presidente dei Consiglzo europeo - Mitterrand ha anche proposto
una Conferenza fra gli Stati interessati ad andare avanti sull strada dell 'integrazione. Questa conferenza potrebbe anche suscitare qualche perplessità e preoccupazione: tuttavia può
diventare u n fatto estremamente positivo se
gestita al più alto livello politico possibile. Pericolo da evitare è che tutto questo ricada nelle
mani d i comitati d i diplomatici, che per loro
natura hanno sempre avuto u n ruolo frenante e
vedono L'Europa soltanto in chiave d i cooperazione tra Governi. A questo proposito occorre
sottolineare l'abisso che corre tra il discorso d i
Mitterrand a Strasburgo e il dircorso che il presidente della Commissione, Gaston Thorn, ha
tenuto a Firenze in occasione della cerimonia
annuale in memoria d i l e u n Monnet, Thorn
non ha saputo far niente d i meglio che riparlare di conferenze, LAnuove Messine, di comitati
di esperti per fare qualche ritocco, per fare
qualche piccolo passo in avanti: siamo veramente fuori dal seminato, fuori dalla strada
che occorre percorrere per ridare slancio allJEuropa. Io credo che il nuovo Parlamento collegandosi al bilancio del Parlamento che ha così
concluso questo primo quinquennio d i vita, di
assemblee elette a szrffragio universale, avrà u n
compito importante nel mantenersi in stretto
collegamento con lo sviluppo d i queste iniziative che il Presidente Mitterrand ha annunciato.
giugno 1984
I Governi potranno e dovranno assoLvere ad
una funzione positiva se saranno condizionati
dalle prese di posizione dei rirpettivi Parlamenti nazionali. In questo senso ci si è già
mossi nella strada giusta, quanto meno in Italia, neipaesi del Benelux e nella Germania Federale. Nella Francia, dove forse la situazione
parlamentare è tutt 'ora meno positiva nei confronti del Trattato, tutto questo può essere superato nell 'equilibrio particolare che la costituzione francese ha rispetto alle costituzioni d i
questi altri paesi, dalla coraggiosa e decisiva
presa di posizione del Presidente Mitterrand.
Tutto questo sia detto, ripeto senza indulgere
in facili ottimismi, perche* nessuno meglio di
chi ha vissuto questa esperienza di cinque anni
d i Legislatura - e io l'ho vissuta come presidente della commissione istituzionale, accanto
al relatore e proponente delprogetto stesso Altiero Spinelli - sa che gli ostacoli e le resistenze vengono soprattutto a livello dei Governi,
ma più ancora che dei governi a Livello degli
apparati burocratici degli Stati, dalle diplomazie, da tutto quel compleso di forze che non
vuol cedere nulla dei poteri che esercita, che
non vuol rinnovare nulla. Il Parlamento Europeo, come espressione diretta dei cittadini, ha
cercato con La sua iniziativa di dare u n primo
duro CO@Oa queste resistenze. Se la vogliamo
travolgere definitivamente bisogna insistere,
bisogna che sulla stessa via si muovano i Parlamenti nazionali e che quindi i Governi siano
costretti ad agire in questa direzione, anche Là
dove ci sarebbero esitazioni. È u n compito, ripeto, del nuovo Parlamento della Comunità e
tanto più esso potrà esercitarlo quanto più la
volontà degli elettori nelle sceLte del 1 7 giugno
si esprimerà chiaramente i n questo senso.
Pochezza
«...nel clima delle settimane scorse Strasburgo è stata dimenticata e quando per incidente si è parlato d'Europa, le frasi d'obbligo sono apparse regolarmente intrise di
note derisorie, con il compiacimento un po'
laido, tipico di chi trova nell'immiserimento degli ideali, nel decadere dei "progetti",
nelle difficoltà e delusioni che ogni riforma
è destinata a incontrare, l'alibi sperato per
la propria pochezza intellettuale, l'accidia
etica, la neghittosità dell'azione.
...
Non nascondiamo di provare un certo
imbarazzo nell'esporre questo catalogo (un
bilancio positivo della Comunità [n.d.r.]) la
cui ovvietà è smentita solo dalla virulenza
denigratoria nei confronti della CEE cui si
sono abbandonati per ignoranza o per predisposizione nichilista la maggioranza dei e dove, superando gli steccati nazionali di
partito, il rifiuto della rassegnazione si è tramass-media e della classe politica.
dotto nella proposta di un nuovo trattato
.. .
In questo contesto non è affatto vero che per dar vita all'unione europea. È sempliceil Parlamento di Strasburgo non abbia fatto mente ridicolo che, mentre Mitterrand e
il suo dovere: ha rappresentato, nel quadro Kohl fanno propria una iniziativa il cui medei pochi poteri che gli Stati gli hanno con- rito primo porta firme italiane, a Roma ci si
ferito, l'unica tribuna istituzionale demo- attardi nelle lamentele contro l'asse Parigicratica dove queste cose sono state affermate Bonn».
(Mario Pirani, (Questa Europa calunniata,, in «LaStampa, digiovedì14giugno 1984)
COMUNI D'EUROPA
giugno 1984
L'unificazione europea e i linguaggi
Discorso tenuto a1 62 " Congresso tedesco di esperanto a Kassel il 7 aprile 1984
L'argomento Europae le lingue dei suoi popoli è un problema che mi ha sempre affascinato.
La Polonia russa, il Paese nel quale Ludovico
Zamenhof aveva sviluppato il suo progetto di
lingua internazionale, I'esperanto, pubblicato
nel 1887, era allora un territorio con molte lingue. Si parlavano il lituano, il polacco, il tedesco, l'«jiddisch» e il russo. Il russo era la lingua
dello Stato. Ciascuno doveva essere in grado almeno di capirla e anche di saperla parlare un
po'. Ma solo coloro che possedevano bene questa lingua ufficiale avevano possibilità di fare
carriera nell'amministrazione o nell'esercito.
Simile era la situazione in Austria-Ungheria.
Molti popoli e molte lingue convivevano in
questo Paese. Anche qui molte persone parlavano e capivano più lingue, specialmente in
quelle regioni dove i diversi insediamenti etnici confinavano fra loro o si sovrapponevano.
Ma la lingua tedesca dominava, e chi voleva diventare qualcosa doveva capire e parlare tedesco. Esempi analoghi ci sono stati e ci sono tuttora in molti Paesi d'Europa. Sempre però domina la lingua dello Stato, e sempre si trova
svantaggiato colui che non la possiede come
lingua materna.
Le lingue sono state nella storia - e sono
tuttora - strumenti della forza, del potere e
dell'oppressione. La repressione violenta della
lingua tedesca da parte dell'Italia fascista dopo
l'annessione del Tirolo del Sud, che giunse al
punto che persino le scritte sopra le tombe dovettero essere italianizzate, o la repressione del
francese e poi ancora del tedesco nelle alterne
vicende storiche dell'Alsazia e della Lorena sono significativi esempi in proposito. I1 Belgio,
a causa del conflitto fra i due gruppi linguistici
dei Fiamminghi e dei Valloni, è giunto all'orlo
di vedere compromessa la sua esistenza come
Stato. Esempi di tolleranza reciproca fra diverse lingue, come più o meno in Svizzera, sono
rimasti purtroppo delle eccezioni, fino ad oggi.
La regola è tuttora che le lingue sono diventate
e sono rimaste strumenti di potenza e di dominio, ma anche di identificazione nazionale. I
confini linguistici divennero confini fra popoli,
fra nazioni nel funesto periodo del nazionalismo. La lingua fu, in questo tempo, più un
elemento di divisione che un mezzo di collegamento fra gli uomini. Grandi Stati come 1'Austria-Ungheria andarono in frantumi, perché il
fattore dividente della coscienza nazionale e
con ciò anche della lingua era diventato più
forte del fattore unificante, l'appartenenza comune a questo Stato.
L'Europa ha dovuto pagare a caro prezzo
questo nazionalismo. La soprawalutazione ,
spesso altezzosa, della propria nazione, della
propria comunità linguistica, alla fine ha precipitato il nostro continente in due guerre mondiali e ci ha collocato ai margini della storia
mondiale. Ma abbiamo anche cominciato a imparare qualcosa da tutto questo e a superare il
nazionalismo. L'awio della Comunità Europea
negli anni 50 fu sorretto da grande entusiasmo.
Si spezzarono barriere di confine e si credette
di H.J. Seeler
deputato europeo
Stati della Comunità. I confini all'interno della Comunità sono ancora oggi confini fiscali.
Le imposte, per esempio sull'alcool o sul tabacco, sono più o meno elevate nei diversi Paesi;
l'imposta sul valore aggiunto viene riscossa in
misure differenti. Per i prodotti agricoli ancora
si esigono prelievi interni. Ai confini si rilevano
dati statistici e inoltre, non all'ultimo posto,
differenti disposizioni di Stati terzi sono motivi
di controlli ai confini intracomunitari. Ma se si
pensa che questi controlli di confine costano
all'economia europea annualmente una somma di circa 30 miliardi di marchi, cioè quasi altrettanto quanto la spesso giustamente criticata
politica agricola comune, si capisce che è tempo ormai di abolire questi controlli.
Prelievi d'imposte, rilevazioni statistiche
possono eseguirsi tramite le autorità finanziarie
nazionali, senza bisogno di controlli di frontiera. E l'argomento che solamente attraverso i
controlli di frontiera sarebbe possibile combattere la criminalità internazionale è semplicemente ridicolo. Nessun trafficante di droga,
nessun terrorista passerà il confine franco-tedesco a un posto di frontiera sul Reno.
Per quanto grande sia l'utilità che noi traiamo attualmente dalla Comunità Economica
Europea, tuttavia rimane ancora un lungo tratto di strada per giungere a una vera unione
economica. È necessario armonizzare le molteplici leggi nel campo del diritto fiscale, commerciale, societario e industriale, per realizzare
i presupposti per una piena eguaglianza nelle
condizioni di concorrenzialità. È anche necessario adattare reciprocamente le disposizioni,
per esempio, sul rispetto dell'ambiente, in
modo che anche in questo campo vi siano condizioni di eguale concorrenzialità. I1 Parlamento Europeo, nel corso della legislatura che ora
volge al termine, ha dato innumerevoli impulsi
e ha votato molte prescrizioni, attraverso le
quali, per esempio, viene regolata la miscelazione di sostanze chimiche a generi alimentari
o la limitazione delle sostanze nocive immesse
nelle acque o nell'atmosfera, per fornire così
un contributo al miglioramento, urgentemente necessario, delle prescrizioni comuni per la
difesa dell'ambiente. È infine necessario armonizzare le norme tecniche, le regolamentazioni
tecniche sui prodotti industriali. Non è privo
d'importanza il fatto che il carico consentito
per asse in un autocarro, per esempio, sia di 4 0
o di 45 tonnellate; solo che queste non sono
naturalmente questioni che possano suscitare
entusiasmi per l'Europa.
con ciò di fare l'unità d'Europa. Proprio per
noi tedeschi l'Europa divenne allora qualcosa
come una patria di ricambio, al posto di un
Paese distrutto, diviso, annesso e occupato.
L'Europa, questo era il grande sogno, la grande visione di quegli anni. Che ne è oggi? Oggi
l'Europa sembra barcollare da una crisi a quella
successiva. Si parla di ricacciare la Gran Bretagna fuori della Comunità. Si parla dell'Europa
a due velocità. Sì, per molti la Comunità Europea è diventata persino qualcosa di superfluo e
qualcosa di svantaggioso. E nei fatti - montagne di burro, distruzione di frutta, laghi di latte, crisi finanziaria, vertici falliti ad Atene e a
Bruxelles, una burocrazia gonfiata - queste
sono le cose che stanno davanti ai cittadini
dell'odierna Europa. Solo a fatica i ministri
dell'agricoltura si sono messi d'accordo pochi
giorni fa per un compromesso. La produzione
di latte è stata finalmente limitata - anche se
a un livello ancora largamente superiore al fabbisogno interno. Questo compromesso non
sarà neanche a buon mercato. I1 fine di una vera riforma della politica agricola, cioè liberare
mezzi per altre politiche, per ora non viene
raggiunto. I prezzi per molti prodotti agricoli
sono sì stati abbassati e i montanti compensativi vengono gradualmente abbattuti; questo
porta però a rilevanti riduzioni di entrate per
molti agricoltori nazionali. Già s'alza dappertutto la protesta dei contadini.
Ma dietro questo quadro negativo dell'Europa di tutti i giorni, sta un'Europa del tutto diversa, molto più vitale, un'Europa molto più
positiva. La Comunità Europea è attualmente
una Comunità Economica, cioè essa riunisce in
sé quell'ambito della sovranità nazionale, che
si riferisce alla politica economica e commerciale; e questa è una parte considerevole del potere statale. I1 mercato comune di oltre 270 milioni di abitanti non conosce più barriere doganali, né alcuna limitazione quantitativa del
commercio. Per noi tedeschi, come Paese industriale, questo Mercato Comune è diventato la
base del nostro benessere e del nostro sviluppo.
Un terzo del nostro prodotto interno lordo noi
lo guadagnamo per mezzo del commercio con
altri Paesi, e di questo la metà con il commercio con gli altri nove Stati della Comunità Europea. Nel 1982 la Repubblica Federale Tedesca dal commercio con gli altri Stati della CoNoi abbiamo anche bisogno di una comune
munità Europea ottenne un saldo attivo di 25 politica europea dei trasporti. La costruzione
miliardi di marchi; ciò significa che da noi mi- della rete stradale, la pianificazione delle autolioni di posti di lavoro dipendono dal buon strade, per esempio il miglioramento degli attraversamenti stradali e ferroviari delle Alpi,
funzionamento del Mercato Comune.
Naturalmente noi contribuiamo ai costi del- anche il coordinamento di comuni tariffe di
la Comunità Europea per una quota parte trasporto o lo sviluppo di una politica comune
maggiore rispetto a Paesi relativamente poveri dei porti, per assicurare eguali possibilità a tutcome ad esempio l'Italia o l'Irlanda. Ma anche ti i porti nella Comunità Europea, questi sono
nei rapporti privati è lo stesso: chi guadagna esempi di una tale politica europea dei traspormolto paga tasse più alte di chi guadagna me- ti. Anche qui il Consiglio dei Ministri finora
no. Solamente - il presupposto perché noi non ha mosso nulla di essenziale, sebbene i
possiamo guadagnare molto è il Mercato Co- trattati costitutivi della Comunità lo obblighino a ciò. Per questo motivo il Parlamento ha
mune della Comunità Europea.
Tuttavia ci si domanda perché mai siano an- chiamato in giudizio il Consiglio dei Ministri
cora necessari controlli ai confini fra i singoli davanti alla Corte di Giustizia Europea di Lus-
COMUNI D'EUROPA
12
Francia condizione per la sua adesione alla Comunità Economica Europea e con ciò all'apertura del suo mercato ai prodotti industriali, in
particolare a quelli della Repubblica Federale
Tedesca.
Questi scopi la politica agricola europea li ha
raggiunti, e precisamente nella direzione di
una politica dei redditi sui prezzi dei prodotti
agricoli. Ma nel frattempo questa meta è stata
di gran lunga sorpassata. L'agricoltura produce
più di quanto i consumatori richiedano. Si va
incontro a costi sempre maggiori per I'utilizzazione di queste eccedenze. Perciò è necessario
intervenire qui, quando occorre, con drastiche
misure, per riorientare la produzione secondo i
consumi. Le decisioni prese recentemente dai
ministri dell'agricoltura possono essere viste
come primo passo nella giusta direzione. Ma
siamo ancora ben lungi dalla conclusione della
necessaria riforma della politica agricolta. In
particolare le medie e le piccole aziende agricole, nonostante la regolare crescita dei prezzi per
i loro prodotti, non riescono a coprire i loro costi fortemente cresciuti, e molte volte devono,
per vivere, intaccare il proprio capitale. Perciò
è necessario sviluppare una politica stmtturale
agricola europea, che fra l'altro contribuisca a
raggiungere dimensioni aziendali economicamente ragionevoli e che, oltre a questo, intervenga con aiuti diretti là dove una conduzione
aziendale economica è (o non è più) possibile,
come ad esempio in alta montagna, su terreni
poveri o sulla costa.
Un altro importante settore, in cui negli ultimi anni si è avuto in Europa uno sviluppo
molto positivo, è quello della Collaborazione
Politica Europea. Agli inizi degli anni 70 la
competenza per il commercio estero passò dagli Stati nazionali alla Comunità. Si comprese
allora molto rapidamente che una politica del
commercio estero comunitaria non poteva essere nettamente distinta dalla politica estera e
dalla politica della sicurezza.
Così andò sviluppandosi, dapprima sporadicamente, poi in maniera istituzionalizzata, la
collaborazione dei ministri degli esteri nella
Cooperazione Politica Europea. Oggi di regola
la Comunità Europea parla con una sola voce
davanti alle grandi organizzazioni mondiali.
come I'ONU, I'UNCTAD, il GATT a Ginevra
e la KSZE (Conferenza di Helsinki).
La Comunità Europea ha propri ambasciatori in molti Stati e gruppi di Stati. D'altro verso
nei frattempo oltre 80 Stati sono rappresentati
diplomaticamente presso la Comunità Europea. I1 peso politico della Comunità Europea si
è accresciuto di anno in anno. Come esempio
di ciò si può fare riferimento agli Stati
dell'ASEAN. Nel 1980 questi Stati hanno concluso un accordo di cooperazione con la Comunità Europea. Non si è trattato però tanto dello
sviluppo dei rapporti commerciali, sebbene anche questo sia molto importante.
Agli Stati dell' ASEAN interessava soprattutto che i loro rapporti economici con gli Stati
Uniti e col Giappone non dovessero portare a
un legame politico troppo stretto e a una situazione di predominio. Essi volevano appoggiarsi
politicamente in modo più stretto alla ComuI
nità Europea, perché considerano questa Comunità un fattore politico di sempre maggiore
importanza nel mondo.
semburgo, per costringerlo a farsi finalmente
parte attiva nella politica comune dei trasporti.
Per lo sviluppo di una vera unione economica è necessaria una più ampia realizzazione
della libertà d'insediamento, della libertà di
domicilio all'interno dell'Europa. Per questo è
importante realizzare i presupposti per il riconoscimento dei titoli di studio; le regolamentazioni delle professioni e dei mestieri devono essere adattate reciprocamente. Un consolante risultato di questi sforzi è che dal 1985 sarà introdotto un passaporto comune per i cittadini
della Comunità Europea, che dovrà loro facilitare i viaggi all'interno dell'Europa. Infine abbiamo bisogno di una politica energetica comune, che ha fra i suoi scopi di assicurare gli
approwiggionamenti dell'energia necessaria,
ma anche la diversificazione dell'offerta di
energia, come pure la ricerca energetica. La Comunità Europea proprio in questo campo ha
impiegato rilevanti mezzi di bilancio e può
mostrare considerevoli risultati positivi.
Un altro fattore positivo dello sviluppo europeo è il Sistema monetario europeo (SME).
I1 primo passo fu la creazione di un'unità di
conto europea, I'ECU. Un mercato interno ha
bisogno di un tale strumento per facilitare il
commercio, in particolare per prevenire fluttuazioni dei cambi. L'ECU ha fatto buona prova. Transazioni di capitale e commerciali in
molti Paesi della Comunità già oggi vengono
sbrigate sulla base dell'ECU. Ma è necessario
anche il secondo passo, perché I'ECU divenga
un vero e proprio mezzo di pagamento. I1 presupposto per questo fine è però la creazione di
una Banca di Emissione Europea e lo sviluppo
di una politica europea dei cambi, cioè il trasferimento di diritti di sovranità alla Comunità
Europea. L'ECU diventerà una stabile moneta
comune europea, solamente quando i governi
nazionali non potranno più ricorrere all'emissione di moneta per coprire i loro deficit di bilancio. La Comunità Europea ha bisogno di
una forte moneta propria, per diventare finalmente indipendente in campo monetario dal
su e giù dei tassi d'interesse e del livello di
cambio del dollaro USA e anche dello yen
giapponese.
Una parola sulla politica agricola europea.
Possiamo dire che è migliore della sua fama.
Quando negli anni 50 fu sviluppata la politica
agricola europea, ci si proponevano tre finalità,
in primo luogo assicurare l'alimentazione della
popolazione europea, indipendentemente dalle oscillazioni dei prezzi e delle offerte sul mercato mondiale. Si mirava, in secondo luogo, a
conseguire un'agricoltura vitale, come importante settore dell'economia e a raggiungere,
infine, una stabilizzazione sociale di questo
settore dell'economia. Oltre questo la creazione di un mercato a~ricolocomune fu per la
Editore e stampa: STIGRA
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10124 TORINO - Corso S. Maurizio 14
lel. 011188.56.22
.
l
glugno 1984
La Comunità Europea ha bisogno di un tetto
politico, di una sovrastruttura politica, se vuole
svilupparsi ulteriormente con successo come
Comunità economica, e se dalla sua forza economica deve nascere il necessario peso politico
nel mondo. Solamente attraverso l'ulteriore
sviluppo della Comunità Economica Europea
verso un'unione politica anche la politica della
sicurezza e la politica della pace possono essere
europeizzate, e solo così l'Europa può svolgere
nel mondo il molo politico che corrisponde alla
sua forza economica. Gli atti conclusivi del
KSZE a Helsinki e la conferenza per il disarmo
e la distensione in Europa a Stoccolma sono
esempi di come awiarsi a una cultura della pace al posto dell'equilibrio del terrore. Questo
equilibrio tra le superpotenze ha sì impedito,
dalla seconda guerra mondiale, il grande conflitto bellico, ma questo equilibrio ha bisogno
urgentemente di una nuova stabilizzazione attraverso un più forte impegno europeo, se si
vuole che funzioni anche per il futuro. E qui
entra in gioco anche il Terzo Mondo. Finora i
Paesi in via di sviluppo sono stati coinvolti
molto frequentemente - spesso contro la propria volontà - nel conflitto Est-Ovest e con ciò
nelle rivalità delle superpotenze. Si continua a
spendere più denaro per le armi che per il necessario sviluppo pacifico. Se non verrà cambiata, questa politica non porterà ad alcuna soluzione dei più scottanti problemi, come una lotta efficace contro la fame nel mondo e una protezione dell'ambiente su scala mondiale. Anche qui l'Europa porta una grande responsabilità. Gli accordi di Lomé e anche gli accordi di
cooperazione della Comunità con molti Stati e
gmppi di Stati nel mondo sono vie, che in futuro si devono continuare a percorrere, per
ostacolare questa paralizzazione nel Terzo
Mondo.
L'Europa porta una crescente responsabilità
per la pace mondiale. Un'Europa politicamente unita è anche abbastanza forte per disinnescare il confronto tra le superpotenze e riportarlo al tavolo delle trattative. L'accennata conferenza di Stoccolma è un buon esempio di
quello che la Comunità Europea può raggiungere, se fa valere il suo peso come unità e qualora sia necessario - lo getta sul piatto della bilancia anche contro gli interessi delle grandi potenze.
Lo sviluppo di una politica europea della pace e della sicurezza è però di grande significato
anche per l'ulteriore assetto dell'intera Europa.
La Comunità Europea dei Dieci o anche dei
Dodici non può essere l'Europa finale. Proprio
la forza politica della CEE e l'impegno della
sua forza per la pace e la distensione specialmente tra le grandi potenze potrà un giorno
dare realtà alla visione di un superamento della
partizione dell'Europa. Un'equilibrio tra le superpotenze che non debba più riposare sulla
divisione dell'Europa in due campi; e una sicurezza, che non richieda più il confronto delle
grandi potenze nel cuore dell'Europa, è però
pensabile solamente se l'Europa concepisce sé
stessa come fattore di equilibrio nel mondo, e
come tale viene riconosciuta. E tempo ormai di
riportare la Comunità Europea alle sue giuste
dimensioni. La disputa sull'accantonamento
delle eccedenze agricole o sulla giusta riparti(Conrtnua o pag. 24)
giugno 1984
COMUNI D'EUROPA
XLI
Una politica adeguata alle nuove tendenze
della televisione europea
di Gaetano Artè
Pubblichiamo, qui di seguito, il documento predisposto dal Parlamento Europeo sul problema di una televisione europea, documento articolato in: 1) presentazione della risoluzione, 2) proposta di risoluzione
(approvatasenza modifiche dal Parlamento Europeo il 30 marzo 1984) e
3) motivazione che sta alla base del testo della risoluzione;completano il
documento alcuni allegati e altre proposte di risoluzione su temi specifici (v. sommario).
La grande importanza del tema svolto dal Parlamento Europeo, soprattutto con l'impegnato lavoro del relatore Gaetano Arfé - a nome
della commissione per la gioventù, la cultura, l'istruzione, I'informazio-
ne e lo sport - è stato recentemente chiarito in un preciso intervento di
Arfé stesso durante i lavori della 3 a commissione degli Stati generali del
CCE a Torino dello scorso aprile (commissioneper l'informazione) e notevolmente rese d'attualità dal Vertice di fine giugno dei Capi di stato e
di governo a Fontainebleau dove, fra le proposte destinate a popolarizzare l'idea dell'unione europea, figura appunto - a fianco di alcune
iniziative, come il passaporto europeo, una bandiera ed un inno europei, l'abolizione dei controlli doganali - anche una radio-televisione
europea.
Presentazione
La riroluzione sottoposta oggi al vostro voto
è ilfrutto d i un lavoro collettivo avviato da lun-
go tempo dalla Commissione della quale ho
l'onore d i far parte, continuando un'azione
nella quale il momento di maggior rilievo è segnato dalla risoluzione del collega Hahn, approvata da questo Parlamento il 12 m a n o
1982.
Nella relazione che accompagnava e motivava la riroluzione l'onorevole Hahn rilevava la
carenza della informazione intorno al Parlamento, alle istituzioni comunitarie e alla loro
politica, tale, egli diceva, da rirultare pregiudizic~uoleagli interessi della Comunità. Di qui la
richiesta di un programma televisivo europeo.
È stato in nsposta a quella iniziativa che la
Commissione esecutiva ci ha presentato u n suo
eccellente rapporto sulla realtà e le tendenze
della televisione in Europa e sulle prospettive e
opzioni che venivano a delinearsi, e su quel
rapporto il Parlamento esprime oggi la propria
opinione in uno spin2o dz collaborazione che ci
augunamo sia fecondo d i buoni r i d a t i .
Il rapporto della Commissione parte dalla
documentata segnalazione della rapidità impetuosa e della portata enorme dei progressi tecSOMMARIO
Presentazione
Proposta di risoluzione
Motivazione deiia risoluzione
Cinque allegati alla motivazione
Tre specifiche proposte di risoluzione:
sulla creazione di un Fondo europeo per
iprogrammi televisivi
sulla creazione d i u n campo dz ricezione
comune per satelliti televisivi diretti nella Comunità e negli Stati limitrofi
sull'informazione radiotelevisiva sui lavori del PE
nologici in atto nel campo delle telecomunicazioni, ne segnala accanto agli aspetti positivi
quelli potenzialmente negativi, lascia trasparire la preoccupazio.ne che una mancata valutazione critica dell'i~zsiemedei problemigià sorti
o in via d i insorgere ci porti a lasciarci trascinare
a rimorchio dagli .rvihppi ciechi dei progressi
tecnologici anziche.guidarli.
In sostanza quel rapporto ci richiama - tale
è stato il parere della nostra Commissione alla esigenza d i una politica televisiva a dimensione europea dentro la quale inquadrare anche il problema del'nostro programma.
Sulla base dz queste considerazioni noi abbiamo elaborato /t! nostre proposte articolandole nei punti che illustrerò con una sommarietà della quale mi' scuso con i colleghi ma che
è rigorosamente imposta dailimiti dz tempo.
Il primo nguarda il quadro giun'dico
nell'ambito degli articoli del Trattato dz Roma
applicabili alla materia, per cui chiediamo innanzitutto alla Commissione la presentazione
del preannunciato libro verde, che ha per oggetto l'interpretazione d i quegli articoli e le
prevedibili conseguenze della loro applicazione.
Alia Commissione e al Consiglio chiedzamo
quindi u n comune ,impegno, in collaborazione
col nostro Parlamento, perche' le legislazioni
nazionali, tutte già superate, e in via di rielaborazione, vengano revisionate e aggiornate alla luce & criteri che consentano una armonizzazione su scala comunitaria. In particolare,
abbiamo sottolineaiLol'importanza d i una normativa per una equilibrata rr;bartizione dei
tempi di trasmissione tra le produzioni di diversa ongine: della regolamentazione della
pubblicità; d i misure antidumping per i prodotti dz tzpo cinematografico; lo studio, nulla
più che lo studio d i u n modello misto, che rego~zil rapporto tra la televisione pubblica e la
televisione privata, problema questo che sipone in forme dzverse nei paesi della Comunità,
ma che comunque esiste.
Alsecondo punto - la nostra non è unagraduatonà di import~znza,ma segue un ordine
logico - abbiamo posto iproblemi della collaborazione tecnico-industriale europea, sottolineando anche qui l'importanza - confortati
in questo da pareri e prese d i posizione d i enti
autorevoli e d esperti - l'opportunità, se non
addin'ttura la necessità, d i una unzfcazione dei
sistemi di trasmissione.
La notizia recentissima che le amministrazion i delle Poste di Francia e d i Germania, nonostante il parere degli organismi televisivi, siano, d i fronte a questo problema, vicini al punto di rottura, è perciò una notizia assai grave.
Se rottura ci fosse essa costituirebbe oggi un
ostacolo enorme sulla via delprogramma europeo, domani un intralcio insuperabile allo svil w o competitivo delle industrie del settore e
al miglioramento, i n quantità e qualità, dei
programmi.
Il t e n o punto riguarda una politica europea
dei programmi, vale a dire una politica europea a sostegno dei programmi europei.
Le nostre proposte non sono ispirate ad autarchismo culturale e tanto meno a sciovinismo
europeistico. Aperti a tuttigli apporti, noi riteniamo che esista un problema di dfesa della
autonomia dell'Europa da effettuarsi anche sul
piano della cultura e della informazione: una
autonomia che potrebbe essere mortzficata anche in virtc della relativa arretratezza tecnologica in cui l'intero settore delle telecomunicazioni versa ripetto alla concorrenza statuniten se e giapponese. Una preoccupazione analoga
ha mosso le auton'tà canadesi, che hanno preso
delle misure che noi riteniamo meritevoli d i
considerazione.
Noi abbiamo proposto, perciò, la costituzione d i un fondo comunitario d i sostegno alla
produzione europea; provvedimenti rivolti alla
creazione d i infrastrutture comunitarie di credito agevolato; una concertazione tra i paesi
membriperporre in opera u n insieme dz esenzioni fircali dirette allo stesso fine.
In questo contesto noi abbiamo collocato il
problema del programma televisivo europeo in
firma di programma completo multilingue,
realizzato da un punto di vista europeo e indirizzato a tutti i cittaaki europei, da una redazione plurinazionale.
XLII
Il modulo organizzativo che noi abbiamo
previsto, accanto agli operatori, giornalisti, tecnici, interpreti, amministratori - un organo
dove siano rappresentati le televisioni nazionali
e le istituzioni comunita7ie, un comitato conJultivo raPPreJentativ0 il Piu possibile della
complessa realtà dell'Euro~a- non ha buegno di illustrazioni, ne'diparticolab commenti.
A fianco del programma completo, per la
cui realizzazione esistono dzfficoltà che non ci
nascondiamo, ma senza una preventiva rassegnata rinuncia alla sua attuazione, noi abbiamo proposto un programma rirervato alle sole
informazioni, non concorrenziale ma integrativo rirpetto al programma completo, e che i
sondaggi dicono sia richiesto da un pubblico
qualrficato, relativamente giovane, di un livello medio-alto di istruzione, interessato agli affari internazionali.
Per i programmi europei - e d è l'ultimo
punto - noi chiediamo alla Comunità anche
un impegno non finanziario: vale a dire la definizione dello status dell'operatore televisivo
europeo, che ne garantisca l'indipendenza
mettendolo al @aro da ogni interfirenza
esterna; la fondazione di un istituto per la formazione di un tale tipo di operatore televisivo,
che ha bisogno di essere immesso nel circolo di
conoscenze e di esperienze che le televisioni
nazionali non danno e non sono in grado di
dare.
Concludo dicendo ai colleghi che ci traviamo di fronte a u n problema di grande importanzaperl'avvenire delnostro continente.
Esso investe il destino della nostra industria
in uno dei settori d'avanguardia e sul cui ammodernamento e sviluppo dobbiamo necessa?kzmenkpuntare.
Esso investe i campi della legislazione e della
regolamentazione di un processo destinato a
sconvolgere, con l'avvento delle trasmissionz
via satellite e via cavo, l'intero sistema televisivo, e con esso, per una serie di effetti a catena,
il nostro modo di vivere. Le pregiudiziali dottrina& avverse a ogni intervento urtano in
questo caso contro la necessità che abbiamo dz
indirkzare, di incanalare un processo, che Lasciato a se stesso potrebbe provocare guasti non
facilmente sanabili.
Esso investe infine il nostro patrimonio culturale, che ha in séelementi infiniti di vitalità,
e che potrebbero essere compressi e sterilizzati
da una standardizzazione ai livellipii? bassi.
Le proposte da noifatte non sono ne'nsoluhve, ne. definitive. In questo campo, piìì ancora
che in altri; i dati politici e tecnici evolvono con
una rapidità sconcertante.
La nostra azione, perciò, dovrà avere, d'intesa, come finora si è fatto, con la Commissione,
una ininterrotta continuità, prontia rivedere, a
integrare, a rinnovare le nostre posizioni al
mutare delle situazioni.
Quello che conta è che ci guidi il convincimento che cosìfacendo noi avremo dato un nostro importante contributo ala causa della integrazione europea, alla salvaguardia della nostra identità storica, al potenziamento della
nostra capacità di farci tramite e sede di scambi
e di sintesi tra civiltà diverse, al consolidamento della funzione dell'Europa nel mondo.
G.A.
COMUNI D'EUROPA
giugno 1984
Il testo della relazione
La commissione per la gioventù, la cultura, 1984 la proposta di risoluzione degli onn.
I'istruzione, l'informazione e lo sport è stata Costanzo, Del Duca e Lima sull'informazione
autorizzata dall'Ufficio di presidenza amplia- radiotelevisiva sui lavori del P.E. (Doc.
to, in data 6 luglio 1983, acl elaborare una rela- 1-1323183) alla commissione per la gioventù,
zione d'iniziativa sulla relazione prowisoria la cultura, I'istruzione, I'informazione e lo
della Comniissione delle Comunità europee al sport per l'esame di merito.
Parlamento europeo sulle realtà e tendenze
La presente proposta di risoluzione è stata
della televisione in Europa: prospettive e opesaminata dalla commissione per la gioventù,
zioni (COM (83), 229 def.).
la cultura, I'istruzione, I'informazione e lo
Nella sua riunione del 21 settembre 1983 la
sport nelle sue riunioni del 25 e 26 gennaio
commissione per la gioveiltù, la cultura, l'i1984 nonché nella sua riunione del 29 febbraio
struzione, I'informazione lo sport ha nomi1984.
nato relatore I'on. Arfé.
Nel corso di quest'ultima riunione la preIl Parlamento europeo ha deferito:
sente proposta di risoluzione è stata approvata
- nella seduta plenaria del 25 gennaio con 13 voti favorevoli, 2 contrari e O astensioni.
1984 la proposta di risoluzione dell'on. Hahn e
Non hanno espresso pareri le seguenti comaltri sulla creazione di un Fondo europeo per i missioni :
programmi televisivi (Doc. 1- 1219183) aila
- la commissione per i bilanci,
commissione per la gioventù, la cultura,
- la commissione politica,
I'istruzione, l'informazione e lo sport per l'esa- la commissione giuridica.
me di merito e, per parere, alla commissione
per i bilanci,
Hanno partecipato alla votazione gli onn.
- nella stessa seduta plenaria del 25 gen- Beumer, presidente; Hahn, vicepresidente;
naio 1984 la proposta di risoluzione dell'on. Arfé, relatore; Alexiadis, B ~ g h Bord
,
(in sostiHahn e altri sulla creazione di un campo di ri- tuzione dell'on. Rolland), Brok, Brookes, Dacezione comune per satelliti televisivi diretti vern (in sostituzione dell'on. Geronimi), Hutnella Comunità e negli Stati membri limitrofi ton (in sostituzione dell'on. Cottrell), Marck
(Doc. 1-1220183) alla corrimissione per la gio- (in sostituzione dell'on. Pedini), J.B. Nielsen
ventù, la cultura, I'istruzione, I'informazione (in sostituzione dell'on. Bangemann), Papae lo sport per l'esame di rnerito e, per parere, pietro (in sostituzione dell'on. Fanti), Viehoff,
alla commissione politica e alla commissione Simmonds.
giuridica,
La presente relazione è stata depositata il 7
- nella seduta plenxia del 13 febbraio marzo 1984.
:(
Proposta di risoluzione
peo per i programmi televisivi (Doc.
1-1219183);
- vista la proposta di risoluzione dell'on.
Hahn e altri sulla creazione di un campo di ricezione comune per satelliti televisivi diretti
nella Comunità e negli Stati limitrofi (Doc.
1-1220183);
- vista la proposta di risoluzione degli
Il Parlamento europeo,
onn. Costanzo, Del Duca e Lima sull'informa- visto il Trattato di Roma che istituisce la
zione radiotelevisiva sui lavori del Parlamento
Comunità economica europea;
europeo (Doc. 1-1323183);
- vista la sua risoluzione sui servizi di ra- visti i lavori del Consiglio d'Europa nel
diotelevisione nella Comunità europea adotta- campo dei mezzi di comunicazione di massa;
ta il 12 marzo 1982 (doc. 1-1013181) (1);
- visto il sistema canadese di sostegno alla
- vista la sua relazione sulla promozione
produzione di programmi televisivi (cfr. Alledel cinema nei paesi della Comunità, adottata
gato 3 alla motivazione);
il 10 ottobre 1983 (doc. 1-504183) (2), nonché
- vista la proposta di un programma di inquella sul rafforzamento dell'azione comunitaformazione
presentata al Parlamento dalla
ria nel settore culturale adottata il 18 novemcommissione
per la gioventù, la cultura,
bre 1983 (doc. 1-927183) (3);
I'istruzione, I'informazione e lo sport (cfr. Al- vista la relazione prowisoria della Comlegato 2, alla motivazione);
missione delle Comunitii europee «Realtà e
- visto che a partire dal 1986 la televisione
tendenze della televisione: in Europa: prospetdiretta
via satellite (TDS) sarà operante in Eutive e opzioni* (COM(83) 229 def.);
ropa, insieme a vaste reti di cavi già decise dai
- vista la proposta di risoluzione dell'on.
vari governi;
Hahn e altri sulla creazione di un Fondo euro- vista la relazione della commissione per
ia
gioventù, la cultura, I'istruzione, l'informa(1) Relazione Hahn, G.U. in. C 87 del 5.4.82, pag.
zione e lo sport (Doc. 1-1541183);
110.
(2) Relazione Pmvot, G.U. n. C 307 del 14.11.83,pag.
A. prendendo atto del principio, da esso già
16.
affermato (relazione Hahn) e ora formulato e
(3) Relazione Fanti, G.U. n. C 342 del 19.12.83, pag
127.
presentato dalla Commissione, di un sostegno
La Commissione per la gioventìì, la cultura,
L'istruzione, l'informazione e lo sport, sulla
base della motivazione di seguito riportata,
sottopone al voto del Parlamento europeo la
seguente proposta di nsohzione sulla politica
adeguata alle nuove tendenze della televisione
europea.
giugno 1984
e di una eventuale partecipazione comunitaria
a un programma televisivo europeo;
B. valuthdo, sulla base dei dati della relazione prowisoria della Commissione e integrati nella documentazione allegata alla motivazione, la impetuosa rapidità dei progressi tecnologici che investono l'intero sistema televisivo in conseguenza dei nuovi strumenti di trasmissione (cavi a fibre ottiche, satelliti);
C. riconoscendo che tali fatti sono destinati
ad influenzare profondamente la cultura, la vita economica, le abitudini sociali oltre che le
preferenze nei consumi e l'intero sistema televisivo;
D. riconoscendo che anche tale inarrestabile
processo di internazionalizzazione della televisione comporta una integrazione politica comunitaria che sia in grado di intervenire tempestivamente per evitare distorsioni e squilibri
più tardi non sanabili;
E. ritenendo che per tali ragioni il problema
del programma televisivo europeo vada inquadrato nel contesto più vasto di una politica televisiva europea che si applichi nei campi della
legislazione e della normativa, del potenziamento delle industrie del settore, della produzione dei programmi;
F. partendo dalla constatazione, già avallata
da un suo voto e condivisa dalla Commissione
nella sua Relazione prowisoria, che l'informazione sulla politica europea e sull'operato delle
istituzioni comunitarie risulta insufficiente e
inadeguata alle esigenze e agli interessi dei cittadini europei;
1. esprime il suo vivo apprezzamento alla
Commissione per la Relazione prowisoria sopra citata, e sul merito:
I. Per quanto riguarda il quadro giuridico
COMUNI D'EUROPA
Il. Per quanto riguarda la collaborazione tecnico-industriale
5 . invita la Commissione ed il Consiglio a
promuovere e a sostenere la collaborazione
tecnico-industriale, al fine di rafforzare l'industria europea sul mercato mondiale. adoperandosi anche per l'unificazione dei sistemi di trasmissione autorevolmente ritenuta all'unanimità da tutti gli enti televisivi dell'UER, secondo le decisioni del 15 luglio
1983, come una
delle condizioni essenziali per consentire la
realizzazione di programmi europei multilingue e per ottenere, in una prospettiva di costi
decrescenti delle apparecchiature, nel medio
periodo, un miglioramento in quantità e qualità dei servizi:
111. Per quanto riguarda un programma televisivo europeo trasmesso via satellite
6. si compiace che nella relazione prowisoria della Commissione si riconosca che è urgente tradurre in atto la proposta del Parlamento
europeo (Doc. 1-1013181) di creare in stretta
collaborazione con l'Unione Europea Radiodiffusione un programma televisivo da trasmettere via satellite e invita pertanto il Consiglio ad
awiare le necessarie trattative in materia e a
creare le condizioni giuridiche, politiche e materiali per l'attuazione di tale programma;
7. ritiene che la Comunità europea dovrebbe, per la realizzazione di questo obiettivo,
fornire alla UER, durante un periodo di decollo, un appoggio materiale e tecnico, precisamente:
- contribuendo alla locazione di un canale
su un satellite,
- mettendo a disposizione interpreti,
- prestando aiuti tecnici in occasione di
trasmissioni dirette da Strasburgo e da Bruxelles;
8 . invita la Commissione e il Consiglio a
creare le condizioni giuridiche necessarie per la
trasmissione di programmi transnazionali
nell'Europa centrale secondo l'esempio dei
paesi scandinavi, ai quali è già stata assegnata
una zona comune di ricezione per la TDS, che
era stata rifiutata all'Europa nella CAMR del
1977;
2 . invita la Commissione ed il Consiglio a
fornire un quadro giuridico certo, che dia attuazione ai principi del Trattato di Roma applicabili alla materia, particolarmente nei settori coperti dal Titolo 111 (libera circolazione
delle persone, dei servizi e dei capitali) richiamandosi anche all'articolo 2 3 5 ;
3. chiede alla Commissione di presentare il
preannunciato «Libro Verdeu che verte sulla interpretazione degli articoli già ricordati e sulle
IV. Per quanto riguarda una produzione europrevedibili conseguenze della loro applicaziopea dei programmi
ne;
9. ritiene che si debba sviluppare una politi4. invita la Commissione e il Consiglio a rieca
europea dei programmi, che preveda intersaminare, di concerto e in collaborazione col
venti
di sostegno e partecipazione, articolati su
Parlamento, le legislazioni nazionali per garanpiani
diversi;
tire la possibilità di un coordinamento dei dif10. per quanto riguarda gli aiutifinanzian'
ferenti sistemi richiesti dai fatti.
Potrebbero rientrare in questo quadro:
invita la Commissione a studiare e a proporre
a) proposte volte ad una ripartizione del al Consiglio, io consultazione con gli enti teletempo di trasmissione tra produzioni naziona- visivi, i produttori cinematografici, la BEI e alli, europee ed extraeuropee;
tri istituti di credito in Europa:
b) una politica uanti-dumping~per i proa) la creazione di un fondo comunitario di
dotti di tipo cinematografico;
sostegno alla produzione di programmi televiC) un sistema di autoregolamentazione della sivi, e indica in particolare il modello canadese
pubblicità che contempli durata e tipo di pub- di intervento pubblico in favore della televisioblicità;
ne nazionale quale esperienza meritevole di esd) regolamentazioni per la tutela della gio- sere presa in considerazione,
b) misure intese alla creazione di infrastrutventù, copyright e diritti d'autore;
e) lo studio di un <modello misto, che equi- ture comunitarie di credito agevolato per prolibri il rapporto tra televisione di diritto pub- duzioni e coproduzioni di programmi nei paesi
blico e televisione privata;
della Comunità,
XLIII
C) la promozione di una concertazione tra i
paesi membri per la messa in atto di un complesso di esenzioni fiscali armonizzato allo stesso fine a livello comunitario,
d) la creazione di una banca centrale di dati
sui materiali televisivi e cinematografici esistenti in Europa, nonché la promozione di un
organismo di distribuzione di film europei sul
mercato europeo e su tutti gli altri mercati del
mondo;
11. ritiene che I'erogazione degli aiuti finanziari, nell'ambito di un «sistema audiovisivo europeou, comprendente televisione e cinema, debba essere proporzionale alla diffusione
dei programmi nei paesi membri;
1 2 . considerando di fondamentale importanza ai fini di uno sviluppo e di una conoscenza europea l'attuazione di un programma televisivo europeo - di cui al precedente paragrafo 6 - approva il sostegno proposto dalla
Commissione a favore di un «palinsesto» completo, multilingue, realizzato da una redazione plurinazionale, da un punto di vista europeo ed indirizzato al pubblico di tutti i cittadini europei;
13. conscio della necessità di promuovere
un'informazione televisiva di origine europea,
- certo che un programma europeo esclusivamente riservato alle informazioni - sul modello di un programma da tempo esistente negli Stati Uniti - sarebbe utilmente rivolto ad
un pubblico relativamente giovane, a un livello medio-alto di istruzione, interessato agli affari internazionali,
- certo altresì che un tale programma descritto nel precedente paragrafo 12 sarebbe integrativo e non concorrenziale con un programma del tipo descritto nei paragrafi precedenti,
- invita la Commissione a studiare e a proporre al Parlamento e al Consiglio le modalità
di partecipazione alla messa in opera di unprogramma esciusivamente informativo;
14. ritiene che, per quanto riguarda il sostegno finanziario della Commissione a progetti
di questo tipo, prodotti dalle televisioni europee, essa dovrebbe proporsi la formazione di
un organismo articolato in una struttura professionale indipendente - gruppi di programmazione, redazione per l'attualità, servizi di
traduzione e apparato amministrativo, affiancato da un organo composto da rappresentanti
delle televisioni pubbliche nazionali, dei governi dei paesi partecipanti, delle istituzioni
comunitarie a livello della maggiore autorevolezza. Compito fondamentale di tale organo
sarebbe quello di garantire la piena indipendenza dei professionisti da ogni forma - politica, economica o di altro genere - di ingerenza esterna. Al delegato della Comunità sarebbe
auspicabile fosse affidata la presidenza;
15. convinto dell'opportunità di valersi
dell'apporto periodico di suggerimenti e proposte di natura e ispirazione diverse, raccomanda la costituzione di un organo consultivo
a larga base, comprendente rappresentanze politiche, economiche, culturali, di minoranze
etniche, linguistiche, religiose, che potrebbe
essere chiamato ad esprimere il proprio parere,
XLIV
glugno 1984
COMUNI D'EUROPA
a scadenze annuali, sui criteri informatori del
programma e sulla loro applicazione;
di seguire lo sviluppo delle iniziative che vanno
prese;
18. invita la Commissione delle Comunità
16. per quanto "guarda gli aiuti nonfnaneuropee a informare a scadenze semestnli il
ziari chiede alle istituzioni comunitarie, e in
Parlamento europeo sullo stato dei lavori nella
particolare alla Commissione:
materia;
- la definizione dello status dell'operatore
19. invita la Commissione ed il Consiglio a
televisivo europeo, che ne difenda e garantisca predisporre gli adempimenti previsti dalla prel'autonomia e la libertà di circolazione;
sente risoluzione a tempo debito, in modo da
consentire
la previsione dei necessari stanzia- la costituzione di un istituto superiore
menti
nel
bilancio
delle Comunità per I'eserciper la formazione europea di operatori televisi. ...
zio
1985;
vi, collegato, secondo il proposito avanzato
20. incarica il suo Presidente di trasmettere
nella riunione dei ministri della cultura ad
questa
risoluzione alla Cornmissione, al ConsiA~~~~ il 28 novembre 1983, all'Istituto Uniglio, ai governi degli Stati membri, e particoversitario Europeo di Firenze;
larmente ai ministri della cultura, all'UER ed
17. incarica le sue commissioni competenti al Consiglio d'Europa.
Motivazione della risoluzione
La relazione presentata al Parlamento europeo dalla Commissione a seguito della richiesta
formulata nella risoluzione approvata il 12
marzo 1982 (Relazione Hahn) dà un quadro
informativo ampio ed esauriente, corredato di
stime necessariamente provvisorie, data la rapidità dei processi in corso ma già tali da fornire
elementi validi alla valutazione dei termini del
problema e alla sua corretta impostazione.
Da essa, quindi, si possono trarre i dati necessari alla formulazione di una linea di azione
comunitaria in tale settore.
Ricordo qui in sintesi i dati sui quali viene
chiamata la nostra attenzione.
Le informazioni fornite dalla Commissione,
le indicazioni date, le preoccupazioni esposte,
oltre a costituire una esauriente risposta alla richiesta del Parlamento, danno anche una fondata motivazione al proposito di un programma televisivo europeo. Ma. esse ci pongono anche un problema più generale: quello di una
politica televisiva europea.
Nel primo caso il criterio che deve guidarci è
quello del realismo, vale a dire: un programma
che sia diverso da quelli delle società televisive
tradizionali per concezione e struttura; che sia
condotto con la elasticità di un esperimento pilota; che preveda la possibilità di sviluppi
- - graduali, con obiettivi intermedi controllabili
all'interno di uno sviluppo dei sistemi transnazionali che potrà essere anche meno rapido di
quanto oggi si creda.
Per quanto riguarda il problema generale
nel quale inquadrare quel.10 del programma, il
criterio di massima, da elevare a principio, deve a mio avviso esser quello di non chiuderci
nel culto passivo e bigotto del progresso tecno. .
. .
.
. ..
logico, che è certamente infrenabile, ma che
non può diventare la forza trainante e dominante ai cui
impulsi obbedire, che deve
diventare controllabile e governabile secondo
gli interessi degli uomini.
La relazione della Commissione:
- rileva l'enorme portata e la impetuosa
rapidità dei progressi tecnologici e le conseguenze che ne derivano per i settori industriali
direttamente interessati come per quelli della
produzione dei programmi, nonché le trasformazioni che in linea di diritto, ma soprattutto
di fatto, si verificheranno nelle strutture organizzative e nelle relative normative in tutti i
paesi della Comunità;
- sottolinea come tali sviluppi comportino
la possibilità, ove non ci siano scelte diverse,
che nel giro di cinque dieci anni si arrivi alla internazionalizzazione della televisione europea;
- indica le grandi potenzialità positive esistenti in tale processo, anche ai fini del consoli- I1 programma aeuropeo))
damento della unità culturale e politica del
continente, pur nella autonomia delle sue molLa relazione Hahn aveva già lucidamente
teplici componenti, e ne denuncia, al tempo messo in luce come una assenza comunitaria di
stesso, anche i pericoli;
fronte ai problemi posti dalle nuove tecnologie
- documenta l'urgenza di una iniziativa avrebbe lasciato via libera a sviluppi che si deda parte delle istituzioni comunitarie rivolta a vono considerare pregiudizievoli per la Comufar fronte tempestivamente ai fattori che di- nità e rilevava che l'informazione fornita atventerebbero negativi, se, come se ne intravede tualmente sulle politiche comunitarie è assolugià la tendenza, essi dovessero assumere una tamente insufficiente, per cui la disinformazionetta e schiacciante prevalenza sugli altri, vale ne si colloca tra le cause non ultime della «terria dire: programmi puramente nazionali indi- bile delusione in merito a.110 sviluppo della Corizzati ad altri paesi; programmi provenienti munità~tra i cittadini europei.
da paesi sulla base della omogeneità linguistiDi qui la necessità di una partecipazione atca; programmi di origine extra-europea utiliz- tiva e consapevole delle istituzioni comunitarie
zati come materiale indispensabile per coprire al conseguimento dell'obiettivo di un modo
la enorme disponibilità di canali prodotta dalle nuovo, adeguato alle circostanze e ai tempi, di
fare i programmi televisivi.
reti di cavi e di satelliti.
"
La Commissione ha già dato una sua risposta: programma europeo, inteso come programma realizzato in comune dalle televisioni
dei paesi d'Europa, possibilmente multilingue
- ed è una possibilità già offerta dalle nuove
tecnologie, in grado di associare a ogni canale
televisivo più canali sonori - e indirizzati a
tutto il pubblico europeo.
<Se manca una informazione europea completa e obiettiva - si osserva nella relazione
della Commissione - è perché manca un programma televisivo europeo. È perfettamente
naturale che i giornalisti delle televisioni nazionali diano la priorità a informazioni su problemi nazionali, oppure, quando trattano altri argomenti, agli aspetti che riguardano i rispettivi
paesi: al pubblico viene presentata una visione
essenzialmente nazionale dei problemi europei
e internazionali».
Si tratta quindi di dare vita a un programma
europeo, concepito da un punto di vista europeo; da una redazione multinazionale che sa di
parlare a un pubblico multinazionale, che si
propone di contribuire alla miglior conoscenza
reciproca dei popoli e alla comprensione reciproca dei loro rispettivi problemi, di rafforzare
la coscienza di appartenere a una Comunità le
cui sorti sono ormai indissolubilmente legate
tra loro.
Un tale programma - completo di tutti gli
elementi costitutivi di un canale televisivo di
elevato livello qualitativo - potrà porre nel
dovuto rilievo, senza forzature propagandistiche, la presenza e l'azione delle istituzioni comunitarie.
La informazione così data non dovrebbe, a
mio parere, limitarsi alla cronaca politica, ma
dare spazio a tutte le manifestazioni che abbiano rilevanza nei campi della cultura come dello
sport, dell'arte come della scienza. Nell'ambito di tale programma - e mi piace ricordare,
per l'interesse che personalmente porto a tale
problema che questo suggerimento è già contenuto nella relazione Hahn ed è stato ripreso
dalla Commissione - dovrebbero trovare posto anche la cultura delle minoranze etniche e
linguistiche d'Europa e le culture regionali,
nella profonda convinzione che una loro crescente partecipazione attiva alla vita della Comunità, oltre a venire incontro alle legittime
aspirazioni di milioni di cittadini europei, arricchirà tutta la vita del nostro continente di
fermenti vivi e vitali, con vantaggio di tutti.
I problemi da affrontare
Sorgono qui, ai fini delle scelte da fare e delle decisioni da prendere, i primi problemi, di
varia natura ma di pari importanza.
I1 primo gruppo di problemi riguarda il tipo
di concorrenza che tale programma potrebbe
incontrare sul mercato sovrannazionale: lo
scontro tra canali commerciali e canale europeo
potrebbe risolversi, con molte probabilità, a favore dei primi. Di qui la necessità di prendere
in seria considerazione la funzione che tendono a svolgere o che potranno svolgere quei piccoli Stati i quali premono insistentemente e
fortemente per una deregolamentazione generalizzata del broadca~ting,e di dare a queste
pressioni una risposta chiara e unitaria.
giugno 1984
I1 secondo gruppo riguarda le risorse finanziarie disponibili per finanziare il progetto, e
che sono tutt'altro che illimitate. Realismo
vuole che non si ceda alla tentazione di inseguire il progresso tecnologico in tutte le sue
manifestazioni e che si identifichino e si delimitino gli obiettivi.
Il terzo gruppo di problemi investe il piano
legislativo, quello dove si stabiliscono le regole
del gioco per quanto tocca la concorrenza tra le
reti, l'utilizzo delle risorse, il finanziamento
dei progetti, il controllo sui vari organismi di
broadcasting .
Dalla corretta impostazione di questi problemi e dai modi in cui saranno risolti dipenderà in larga misura il successo della iniziativa
che noi consideriamo di capitale importanza:
quella di promuovere e sostenere con assoluta
precedenza rispetto a qualsiasi altra impresa la
creazione di un canale televisivo destinato
all'informazione.
Questo ci porta a un altro problema ancora,
anch'esso in altro campo, pregiudiziale e condizionante: la posizione dei giornalisti e di tutti gli operatori televisivi.
Perché i programmi europei abbiano, e soprattutto conservino, in tutte le circostanze, caratteristiche di multinazionalità autentica, intesa come capacità di sintesi superatrice dei
punti di vista nazionali e non come compromesso tra essi spinto fino alla reticenza o alla
mutilazione della notizia, e perché mantengono un atteggiamento di rigorosa obiettività di
fronte al gioco degli interessi di ogni natura, è
necessario che i responsabili del servizio siano
difesi da ogni interferenza di origine nazionale, politica o partitica, da ogni pressione di interessi costituiti e organizzati, di lobbies, che
indubbiamente si metteranno in moto anche
in questa direzione, con una forza che ben sappiamo essere sempre considerevole, e non di
rado efficace anche nell'illecito.
È mia convinzione che sia possibile da parte
delle istituzioni comunitarie offrire le opportune garanzie e renderle solide.
Si tratta comunque di un problema di estrema importanza che condiziona il successo
dell'esperimento.
COMUNI D'EUROPA
Nelle prospettive di sviluppo del mezzo televisivo, a scadenze brevi, prevedibili e previste,
vi sono, infatti, come ho già notato potenzialità di segno diverso e opposto e di portata incalcolabile nel senso proprio e letterale del termine, nel senso, cioè, che gli elementi dei quali disponiamo possono risultare superati in un
arco di tempo assai breve.
È stato autorevolmente affermato che le
nuove tecnologie della telecomunicazione renderanno il XXI secolo diverso dal precedente
forse più di quanto il XIX secolo lo sia stato rispetto a quelli precedenti. E comunque certo
che difficilmente si può soprawalutare I'importanza di quanto sta per accadere.
Quella che è stata definita l'industria della
immaginazione, ma non solo dell'immaginazione, tutto il processo, cioè, di concezione, di
elaborazione, di produzione e di diffusione, ai
fini strumentali e utilitari, culturali e scientifici, di divertimento e di svago, con tutte le attività industriali e commerciali connesse, condizionerà sempre più fortemente la vita sociale,
in tutte le sue manifestazioni e in tutti i suoi
rapporti.
Deriva di qui I'irnportanza fondamentale e
primaria degli indirizzi che questo processo
prenderà, donde la necessità di intervenirvi
tempestivamente prima che esso diventi ingovernabile dalla ragione umana.
Premesso, infatti, che non è pensabile che si
possa bloccare il processo in atto, due posizioni
diverse si possono assumere di fronte ad esso:
quella di chi intende regolarne il flusso per incanalarlo nell'alveo dell'interesse generale, cercando di renderne armonica l'avanzata almeno
nella misura minima necessaria; quella di chi
accetta passivamente la tesi dello sviluppo per
lo sviluppo, quasi fine a se stesso, andando ciecamente e passivamente incontro al pericolo
certo che squilibri sconvolgenti vengano a determinarsi in tutto il sistema dei mezzi di comunicazione di massa, con conseguenze gravi
nell'ordine economico, sociale, culturale e politico.
La Commissione è per la prima ipotesi. Per
la prima - se così può essere interpretata I'approvazione della relazione Hahn - è anche il
Parlamento.
Una politica teIevisiva europea
Le risorse finanziarie e il loro impiego
I1 fatto che la proposta del programma euroI problemi di che cosa e quanto produrre e
peo sia stata formulata dalla Commissione in
termini non soltanto organizzativi e operativi, di che cosa e quanto distribuire balzano qui in
ma sia stata collocata in un più vasto quadro di primo piano e ci riportano, in via pregiudiziaconsiderazioni e di informazioni e arricchita di le, a quello delle risorse finanziarie.
Senza neanche tentare di addentrarci qui in
suggestioni dirette e indirette, mi pare che
equivalga ad una richiesta al Parlamento di una analisi estremamente difficile, e per la
ampliare i temi del dialogo e del dibattito, di quale ci mancherebbero anche tutti i dati neporre esso, a sua volta, la replica in un contesto cessari, mi pare si possa dire che esse, allo stato
attuale, hanno raggiunto un grado di notevole
più vasto.
A questo io mi riferivo accennando, in prin- rigidità, e maggiormente in difficoltà risulta
cipio, alla esistenza di un problema di politica essere la fonte che storicamente servita a figenerale della televisione. Io credo che il Parla- nanziare la nascita del servizio pubblico televimento non possa, di fronte ad esso, limitarsi a sivo, vale a dire il canone.
Ora, nuove forme di finanziamento potrandiscutere del programma europeo astenendosi
no
essere reperite attr;lverso agevolazioni fiscali
dal toccare il tema di cui esso è solo una parte,
e
ricorso
al credito agevolato. È però la pubbliquello di una politica adeguata alla natura e alcità
che
va
assumendo un ruolo primario, prele proporzioni della sfida che il progresso tecsentandosi
ovunque
iin continua crescita, e che
nologico ci lancia.
XLV
potrà essere utilizzata o per l'acquisto, prevalentemente, di prodotti extra-europei, o costituire, invece, l'elemento idoneo a reprimere
una spinta decisiva nella direzione di realizzare
la quota aggiuntiva di produzione necessaria
nella nuova fase.
I1 problema del che cosa e quanto trasmettere si associa così a quello di come adeguare i
nuovi sistemi distributivi alle risorse produttive
presenti nell'area europea o delle quali realisticamente si può prevedere lo sviluppo.
A tal fine potrebbe essere opportuno - ove,
come mi pare i dati manchino - sollecitare la
collaborazione della UER al fine di accertare la
consistenza delle risorse attuali, interne ed
esterne alle compagnie televisive e alle industrie nazionali, cinematografiche ed elettroniche, e quale il loro impiego in modalità, tempi
e costi per i diversi generi di produzione televisiva, verificando anche l'entità delle coproduzioni e degli scambi tra i paesi europei.
Su queste basi sarebbe possibile ipotizzare
una politica di intervento che tenga conto della
trasformazione ormai inevitabile dei criteri di
finanziamento della produzione televisiva.
La prospettiva di un allargamento enorme
comporterà, infatti, l'impiego di un capitale di
rischio, che supera l'utilizzo del cbudget-ora»
di trasmissione, proprio di una azienda di erogazione.
Nelle coproduzioni degli ultimi anni il campo si è già allargato, dalle compagnie televisive
di più paesi a produttori e distributori esterni,
anch'essi di più paesi. Molte di queste iniziative riguardano prodotti destinati a volte, prioritariamente, al circuito cinematografico. Esse,
tuttavia, non hanno fatto ricorso al credito agevolato perché si trattava di iniziative singole
per le quali l'accesso al finanziamento era relativamente facile e il rientro dei capitali, in linea di massima, assicurato.
Diverso è il caso di produzioni «serializzate»
- anche quando non si tratta di serie nel senso
proprio e strettamente definito del termine destinate a coprire un grande numero di ore di
trasmissione con appuntamenti fissi e ascolti
medi e con punte straordinarie di elevatissimo
ascolto.
L'assenza di una politica in questo campo
determinerebbe, presumibilmente, una situazione nella quale nei nuovi mercati creati dai
sistemi di diffusione diretta via satellite vi sarebbe una offerta dei servizi pubblici relativamente povera rispetto a quella - per fare un
esempio - di piccoli Stati i quali hanno concesso o potranno concedere i loro sistemi a
grandi gruppi multinazionali e a grandi agenzie internazionali di pubblicità. Le possibilità
di sfruttamento di un vastissimo bacino pubblicitario determinerebbe, infatti, una spinta a
investimenti estremamente elevati e insostenibili da parte delle televisioni pubbliche, che resterebbero così emarginate.
Non è il caso, mi sembra, di riesumare qui
l'antica controversia sui contrapposti meriti e
demeriti della iniziativa pubblica e di quella
privata e di dissertare intorno agli effetti, ritenuti alla lunga sempre benefici, della assoluta
libertà. La libertà si concretizza sempre in istituzioni, in leggi, in regolamentazioni. La forma storicamente più alta, e tuttora insuperata,
XLVI
di garanzia della libertà è rappresentata ancora
oggi dai Parlamenti, sedi di mediazione e di
sintesi tra interessi diversi, dove attraverso le
leggi la libertà di ciascuno diventa libertà di
tutti.
Nel nostro caso bisogna tener conto del fatto
che di fronte a un evento in grado di influenzare, in maniera decisiva, idee, costumi e comportamenti, di modificare culture, di diffondere ideologie, di imporre modi di vita, sorgono
problemi di interesse generale che non possono
essere affidati per la soluzione a rappresentanze di interessi puramente economici che, necessariamente, obbediscono a criteri tutti propri.
I richiami a situazioni come quella nord-americana, a prescindere da ogni considerazione
di merito che ci porterebbe fuori del nostro terreno, non tengono conto della sostanziale e
profonda diversità della situazione europea.
Gli squilibri che qui si determinerebbero tra
enti pubblici e privati, tra produzione e consumo, tra i vari mezzi di comunicazione di massa, tra i vari paesi d'Europa, tra l'Europa comunitaria nel suo insieme e i paesi extraeuropei, anche a voler rendere omaggio alla
ipotesi dottrinale della loro composizione
spontanea nei tempi lunghi, provocherebbe
per tutta una lunga fase distorsioni tali da rendere irreversibili i guasti fatti.
Si può opporre che anche questa è una ipotesi, ma il solo fatto che essa ci si presenti come
probabile ci impone di prenderla in considerazione.
Proposte d'intervento
Per questa ragione, a evitare i guasti, accanto
a un'azione rivolta al censimento delle risorse
esistenti, al reperimento di nuove e al loro corretto impiego, potrebbe essere opportuno prevedere: una politica anti-dgmping per i prodotti telecinematografici; una normativa di riparti tra produzioni nazionali, europee ed
extra-europee; una regolamentazione della
pubblicità tra pubblico e privato e tra i diversi
mezzi di comunicazione di massa; lo studio di
incentivi perché le televisioni pubbliche abbiano la loro parte nelle produzioni di serie; la definizione di un modello misto che equilibri il
rapporto tra pubblico e privato.
A questo proposito, una breve considerazione può qui essere fatta sulle televisioni private.
Allo stato attuale organismi privati che producano e distribuiscano programmi televisivi
esistono soprattutto in Italia dove tre sentenze
della Corte costituzionale hanno consentito la
illimitata proliferazione delle televisioni private.
In Gran Bretagna e in Olanda, organismi
privati produttori di programmi sono ammessi
a trasmettere, sulla base di precise e complesse
regolamentazioni, utilizzando mezzi tecnici la
cui proprietà e la cui gestione sono nelle mani
degli enti pubblici.
Negli altri paesi comunitari la televisione
privata è, di regola, esclusa.
L'inserimento dei privati in programmi via
satellite non dovrebbe perciò provocare - per
quanto si può presumere allo stato attuale del-
COMUNI D'EUROPA
le cose - specifici e gravi problemi sul piano
transnazionale. Nella stessa Italia, stando alla
giurisprudenza in materia, l'accesso diretto alla
TDS dovrebbe considerarsi precluso.
Diverso è il caso di organismi multinazionali
i quali intendano usare i satelliti per programmi su scala internazionale.
In questo campo, da un sommario esame per il quale si rimanda all'allegato 5 - delle
varie situazioni nazionali, il dato emergente è
quello che la possibilità di intervento nella televisione via satellite di consorzi privati finanziati dalla pubblicità è già aperta, e in qualche
caso operante - si veda anche per questo l'allegato 5 -.
Dire che la sovranità nazionale passa anche
per l'antenna è, a questo punto, una espressione nostalgica e anacronistica. La difesa della sovranità - ma io preferirei dire della identità
storica e della autonomia culturale e politica
del nostro continente - si fa sui confini che sono quelli dell'Europa.
I1 contributo della Commissione
Mi sono soffermato su questi temi, con una
sommarietà della quale mi scuso con i colleghi
della nostra commissioni:, contando sul loro
contributo per un arricchimento e una ulteriore precisazione, perché sono profondamente
convinto che sarebbe da parte nostra un grave
errore affrontare il nostro problema di un programma europeo fuori del contesto di una politica televisiva europea.
Per quanto riguarda il nostro obiettivo immediato, io ritengo che il contributo della
Commissione esecutiva dovrebbe articolarsi intorno ai punti che seguono.
Innanzitutto è necessario fornire un quadro
giuridico certo e stabile che dia attuazione ai
principii del Trattato di Roma applicabili alla
materia, particolarmente nei settori coperti dal
Titolo I11 (libera circolazione delle persone, dei
servizi e dei capitali), richiamandosi anche
aii'articoio 235. A tal fine, come è noto ai colleghi, la Commissione ha in preparazione un
«Libro Verde», che dovrebbe essere pronto e
che verterà principalmente sulla interpretazione degli articoli del Trattato relativi alla libera
circolazione dei servizi e sulle prevedibili conseguenze di tale interpretazione. Dovrebbe comunque valere in questo campo un criterio
ispiratore: quello che le legislazioni nazionali,
tutte ormai largamente superate dai fatti e tutte in via di rielaborazione, si sviluppino lungo
linee che non siano divcrgenti a tal punto da
rendere assai ardua quella armonizzazione che
gli stessi fatti impongono.
In secondo luogo c'è la necessità di promuovere e sostenere la collaborazione tecnico-industriale europea, tenendo presente che anche in
questo campo la Comrnissione stessa ha già
proposto l'ambizioso programma ESPRIT (European Strategic Programme for Research and
Development in Information Tecnology). Centrato sui settori della ricerca e dello sviluppo, il
programma è strettamente connesso all'industria, al fine di portarla a un livello tecnologico
che crei le condizioni della competitività a livello internazionale. Una volta che fosse ap-
giugno 1984
provato dal Consiglio - e ci sia consentito
esprimere l'auspicio che esso senta tutto il peso
della responsabilità che gli compete - il programma, decennale, si estenderebbe dal 1984
al 1994, con un bilancio, per il primo quinquennio di 1.5 miliardi di ECU, di cui la metà
proverrebbe dalle industrie interessate, grandi,
medie e piccole.
La collaborazione industriale e il problema delle norme tecniche
In questo ambito, una questione particolare
ma molto importante e che costituisce una premessa pressocché indispensabile allo sviluppo
di una collaborazione industriale nonché alla
difesa degli interessi dei consumatori, è quella
della unificazione delle norme tecniche della
trasmissione per mezzo della televisione diretta
via satellite (TDS). Ove questo awenisse si eviterebbero le difficoltà e anche gli sprechi che
l'Europa ha finora conosciuto per effetto della
separazione tra i sistemi PAL e SECAM.
L'Unione Europea di Radiodiffusione (UER)
ha approvato all'unanimità, il 15 luglio del
1983, l'adozione del sistema C-MACIpacchetti, derivante dalla combinazione di tecniche
sviluppate nel Regno Unito per il video e in
Francia per l'audio. L'UER ha affermato nel
suo comunicato che tale adozione «permetterà
ai telespettatori di profittare al massimo degli
sconfinamenti delle trasmissioni televisive via
satellite», che essa consentirà di «diminuire i
costi delle apparecchiature di ricezione», di
<migliorare la qualità e di accrescere la quantità
dei servizi offerti al pubblico». Accanto a questi argomenti a favore dell'unificazione dei sistemi, c'è poi quello, evidente, della maggior
forza che trarrebbe in tempi medi l'industria
europea sui mercati mondiali dalla possibilità
di offerta di una tecnologia unitaria e di livello
tecnico elevato.
Anche questo problema, relativamente modesto, non è tuttavia, ancora risolto. Esitazioni
e ripensamenti sembra che stiano manifestandosi tra i governi, in particolare presso le amministrazioni delle poste della Repubblica
francese e della Repubblica federale tedesca.
Una pressione del Parlamento, unitamente alla
Commissione, si presenta a questo punto come
opportuna e direi addirittura doverosa, trattandosi di una questione che interessa tutta la Comunità e in maniera diretta le forze produttive
del settore e le centinaia di milioni di utenti. È
da segnalare, a questo proposito, la tempestiva
iniziativa del collega Hahn che ha presentato
in proposito una risoluzione (doc. 1-873183)
nella quale si invitano gli stati membri e la
Commissione ad adoperarsi per l'unificazione
delle norme tecniche della televisione europea.
Una politica dei programmi e dell'informazione
Altro contributo che ci aspettiamo dalla
Commissione è quello di una definizione e di
una precisazione della politica dei programmi
e della informazione: un problema che ha avuto posizione centrale nella relazione Hahn, e
l'ha conservata nella relazione della Commissione al Parlamento.
giugno 1984
I presupposti sono semplici e non hanno bisogno di delucidazioni e di commenti.
La moltiplicazione dei canali disponibili tra
reti di cavi a fibre ottiche e l'internazionalizzazione degli scambi da essi prodotta aprirà un
mercato enorme, caratterizzato da una fortissima domanda di programmi.
Mi sono già brevemente soffermato sui pericoli, oltre che sui vantaggi, che tale fatto comporta.
Ora, per una chiara valutazione della dimensione quantitativa, e quindi qualitativa,
del problema vale la pena di ricordare i dati
forniti alla Commissione a proposito della ipotizzabile «invasione» di programmi extraeuropei per riempire i canali disponibili.
Per i programmi «di tipo cinematografico*
- si rileva al punto 7 della Relazione - le ore
da riempire annualmente ammontano a
500.000 di fronte a una produzione cinematografica annuale, da parte di Francia, Germania, Inghilterra e Italia, di 1.000 ore. Una elaborazione ulteriore di tale cifra, utile per arrivare a una stima, sempre approssimativa, ma
assai significativa del fenomeno ci porta a questo risultato: considerando accettabile che la
metà delle ore sia coperta da programmi extraeuropei, avremmo ancora un vuoto di 250.000
ore; prevedendo che ogni filmato sia trasmesso, mediamente, due volte, arriveremmo a un
tempo residuo di 125.000 ore di domanda annuale. È assai difficile, per quanto riguarda
l'offerta, disporre di dati omogenei delle trasmissioni televisive «di tipo cinematografico»
che si possono aggiungere ai film veri e propri
- per i quali l'utilizzazione televisiva è di seconda istanza - per conoscere il totale delle
ore che già oggi le televisioni europee riempiono in tal modo. In base a una ricerca ancora in
corso da parte della Commissione, l'ordine di
grandezza può essere valutato intorno a una
media di 7.500 ore annuali per i quattro paesi
già ricordati. Di tale cifra circa la metà è coperta da produzioni europee, nella misura, quindi, di circa 3.500 ore l'anno, di cui 1.O00 occupate dai film europei. La produzione da parte
delle televisioni europee di telefilm, documentari, sceneggiati in serie e cartoni animati, ammonta, quindi, a circa 2.500 ore l'anno. 11 divario tra l'offerta di programmi attuale e quella che sarebbe necessaria per soddisfare la prevedibile domanda futura si delinea quindi come compresa tra le 3.500 e le 125.000 ore annue.
È certamente poco realistico, direi anzi utopistico, supporre che nell'arco di cinque-dieci
anni la produzione europea di programmi possa autonomamente e spontaneamente svilupparsi fino a colmare tale divario. E comunque,
così stando le cose, necessario e urgente fare
tutto quanto è possibile a sostegno della produzione europea, non per sciovinismo europeistico, ma per una esigenza di elementare difesa
della identità dei nostri popoli, della loro autonomia. della loro creatività.
COMUNI D'EUROPA
che approssimativa, dei mezzi necessari, dipende da troppe variabili, tutte ancora incerte,
per poter essere qui tentata. Quello che invece
è certo è che i mezzi finanziari non potranno
essere reperiti nel bilancio della Commissione.
È auspicabile che vengano elaborati progetti
concreti in materia sui quali Parlamento e
Commissione potranno valutare la misura degli interventi necessari e stabilire il da farsi.
Tenuto presente questo, il fine di promuovere l'espansione europea dei programmi può
essere perseguito con varie forme di incentivazione, che dovrebbero non sostituirsi, ma aggiungersi a quelle già esistenti e operanti nei
singoli Stati.
Un modello interessante potrebbe essere
quello del fondo a d hoc creato di recente nel
Canada per sostenere la produzione di programmi canadesi al fine di controbilanciar(e lo
schiacciante predominio degli Stati Uniti, (si
veda la scheda annessa). Uno specifico studio
potrebbe pertanto essere condotto su tale esperienza che si presenta, in larga misura, come
nuova.
Per quanto riguarda i mezzi non finanziari,
io credo che le modalità e la natura di un'azione comunitaria debbano partire da una premessa: che le istituzioni della Comunità non
debbano prendere iniziative autonome nel settore radio-televisivo, nel preciso senso che non
debbano sostituirsi ai professionisti del settore,
per la duplice ragione che ciò sarebbe difficilmente proponibile e sostenibile nell'ambito
dei Trattati di Roma e che, d'altra parte, non
sarebbe corretto dal punto di vista della deontologia professionale nei confronti degli operatori. L'azione quindi dovrebbe essere di sostegno dall'esterno e, eventualmente, di partecipazione a iniziative gestite e controllate dai
giornalisti e dagli operatori radio-televisivi.
La formazione professionale
L'appoggio che a loro si potrebbe dare potrebbe consistere in una iniziativa idonea a potenziare la loro formazione professionale.
L'attività per molti aspetti nuova che essi sarebbero chiamati a svolgere a carattere internazionale e multilirigue, e indirizzata a un pubblico internazionale richiede infatti un tipo di
professionista televisivo che non soltanto abbia
ampie conoscenze linguistiche, ma anche una
conoscenza non superficiale e improwisata della realtà di più paesi, che sappia guardare alle
cose internazionali da un punto di vista europeo e valutarle con una sensibilità affinata da
esperienze culturali.
L'esistenza di tale problema è awertita lucidamente negli ambienti televisivi di ogni paese
e i tempi brevi imposti dagli sviluppi della tecnologia rendono urgente un intervento di cui
la Comunità dovrebbe assumersi l'iniziativa.
Senza entrare per il momento nel merito formulando una precisa proposta, mi limito a ricordare che tale problema è stato affrontato
Necessità del sostegno finanziario ai program- nella riunione dei ministri della cultura degli
mi
Stati membri svoltasi ad Atene il 28 novembre
I1 sostegno, va detto subito, è principalmen- 1983, nel corso della quale si è avanzata I'ipote di natura finanziaria, e anche di entità non tesi della costituzione di una scuola specializzatrascurabile. Una quantificazione, quand'an- ta, da inserire eventualmente nel quadro delle
attività dell'Istituto Universitario Europeo di
Firenze per la formazione dei quadri economici, tecnici e artistici specializzati nelle nuove
forme di comunicazione di massa.
Le forme di intervento
A. Per u n programma ucompfetow
Quando si parla di una partecipazione comunitaria a un programma televisivo multilingue realizzato in comune da un certo numero
di televisioni della UER e indirizzato via satellite a tutti i paesi dell'Europa occidentale - e,
anche, eventualmente, a qualche paese africano - si fa riferimento al caso, noto sotto il nome di programma EURIKON, analizzato nella
relazione della Commissione quale modello
concreto del tipo di programma adatto al conseguimento dei fini che ci prefiggiamo di raggiungere.
La ripresa, in varie forme, delle esperienze
per il 1984 e per gli anni seguenti è allo studio
da parte di diverse televisioni della UER
nell'intento di arrivare all'appuntamento con
la televisione diretta via satellite (TDS), fissato
per il 1986, con un meccanismo già funzionante.
La relazione della Commissione suggerisce
che la Comunità favorisca e sostenga, anche finanziariamente tale progetto nella sua fase
sperimentale; e che, successivamente, ove i risultati raggiunti lo consiglino, promuova la
creazione di un organismo ben definito, articolato in una struttura professionale indipendente - gruppo di programmazione, redazione
per l'attualità, servizi di traduzione e struttura
amministrativa - cui potrebbe affiancarsi un
organo composto da rappresentanti degli organi televisivi dei governi dei paesi partecipanti,
delle istituzioni comunitarie. Tale organo dovrebbe garantire il rispetto dei criteri generali
preliminarmente convenuti e l'indipendenza
dei gi~rnalisti~del
servizio, nonché arbitrare le
eventuali vertenze.
La partecipazione comunitaria a tale organo
dovrebbe essere la più autorevole possibile al
fine di essere adeguata al suo delicatissimo
compito. Sarebbe pertanto auspicabile che la
presidenza venisse affidata a un delegato della
Comunità.
Tra le ipotesi da prendere in considerazione
potrebbe esserci anche quella di dar vita, a
fianco della struttura operativa qui sommariamente descritta, a un organo consultivo a larga
base, comprendente rappresentanze politiche,
economiche, culturali, di minoranze etniche,
linguistiche, religiose. Tale assemblea potrebbe essere chiamata a esprimere il proprio parere, a scadenze annuali, sui criteri informatori
del programma e sulla loro applicazione.
Un tale ruolo della Comunità dovrebbe poggiare anche su finanziamenti adeguati, i quali,
tuttavia, dovrebbero risultare e rimanere minoritari rispetto a quelli delle televisioni partecipanti, che vedrebbero così garantita la loro autonomia operativa.
B. Per u n programma d'informazione
Su un punto ancora intendo soffermarmi,
che non è toccato nella relazione della Com-
XLVIII
missione, sul quale hanno richiamato però la
mia attenzione, con una sollecitudine della
quale li ringrazio, i servizi responsabili della
Commissione: quello di un programma riservato esclusivamente alla informazione. È un
punto che considero importante anche perché
è in questo campo che diverse iniziative sembrano essere in preparazione, e le cose possono
muoversi con notevole rapidità.
La informazione così intesa è già praticata
negli Stati Uniti particolarmente con il servizio
della ~CableNews Network~(C.N.N.) di Atlanta, che trasmette ventiquattro ore su ventiquattro.
In Europa la possibilità di utilizzare a tal fine qualche canale disponibile sui satelliti di comunicazione, accoppiati alle reti di cavi e alle
stazioni terrestri delle stazioni televisive è allo
studio da parte di organismi europei, ma anche
da parte americana. Bisogna comunque considerare che lo spazio utile per una iniziativa del
genere è relativamente ristretto perché è difficile immaginare che vi sia nell'immediato futuro, quale oggi lo possiamo prevedere, la convenienza di dar vita a più di un canale europeo
di informazione. Questo vuol dire che la posizione dominante, per un tempo, allo stato attuale imprevedibile, sarà riservata al primo occupante.
La partecipazione finanziaria della Commissione, nel caso, augurabile, che si possa procedere in tempi brevi - allego, per conoscenza
dello stato a cui sono oggi le cose un rapporto
sui progetti discussi nell'ottobre scorso in seno
alla UER, con l'avvertenza che i dati sono suscettibili di mutamenti da un momento all'altro -, dovrebbe essere presa in seria considerazione, in vista del duplice obiettivo della europeizzazione della redazione e della valorizzazione e divulgazione seria e fedele delle attività
delle istituzioni europee.
La eventuale partecipazione contemporanea
a un programma televisivo completo del tipo
EURIKON e un programma esclusivamente informativo non creerebbe, a mio avviso, particolari problemi, essendo le due cose tra loro non
concorrenziali, ma complementari. I1 mio programma, infatti, verrebbe a soddisfare interessi
di natura politica, culturale, ricreativa, ed eserciterebbe per il vasto pubblico cui è indirizzato, una funzione insostituibile per la formazione di una moderna coscienza europea; laddove
il secondo sarebbe specificamente indirizzato a
colmare il vuoto esistente nel campo della informazione europea, un vuoto unanimemente
riconosciuto e denunciato da quanti professionalmente si occupano dei problemi europei.
Allo stato attuale, l'informazione televisiva
sulle cose europee - distinta da quella riguardante i singoli paesi in relazione ad esse e coperta quindi dalle televisioni nazionali - è
scarsa e generalmente
fornita da fonti americane. Manca anche una visione sintetica delle notizie nazionali di rilievo europeo quale potrebbe ottenersi selezionando e compilando il materiale proveniente dalle televisioni dei singoli
paesi.
Giova aggiungere, per quanto riguarda tale
programma, che anche in questo caso non è
pensabile che possa determinarsi una concorrenzialità nei confronti dei programmi nazio-
giugno 1984
COMUNI D'EUROPA
tenermi al corrente, contando sempre, come
per il passato, sulla collaborazione dei colleghi
e dei funzionari.
Concludo ricordando che la Commissione ha
comunicato il progetto di indire, a scadenza
breve, un Simposio sulla televisione europea,
articolato sui tre temi del quadro giuridico,
della cooperazione tecnico-industriale, dei proQueste note sono state redatte sotto I'incal- grammi.
Tale Simposio, al quale parteciperebbero
zare di dati nuovi che sono via via affluiti, in
parte da me raccolti, ma fornitimi soprattutto, amministrazioni nazionali, associazioni profesinsieme alla loro intelligente e appassionata sionali, industrie delle apparecchiature e dei
collaborazione da funzionari della Commissio- programmi, dovrebbe rendere più agevole una
ne e del Parlamento e da rappresentanti di te- visione d'insieme, grazie alla diretta conoscenlevisioni pubbliche di più paesi e di agenzie te- za che si avrebbe delle opinioni, delle aspettalevisive, ed ai quali va il mio fervido e sincero tive e delle intenzioni delle varie parti.
ringraziamento.
Nel frattempo la consultazione tra ParlaQueste note restano, tuttavia, per certi mento e Commissione potrà utilmente intensiaspetti, provvisorie, per la stessa ragione che ha ficarsi, approfondirsi e organizzarsi, in maniera
resa provvisoria la relazione della Commissio- che sia possibile, non appena le circostanze lo
ne: molte variabili sono in movimento, dati consentano, formulare rapidamente le proponuovi sopravvengono, dei quali sarà mia cura ste di intervento e dar loro seguito operativo.
nali. I sondaggi fatti dicono che esso interesserebbe un pubblico relativamente giovane, a un
livello medio-alto di istruzione, interessato agli
affari internazionali, dotato in notevole misura
di capacità decisionali e di influenza nella società.
A llegati alla motivazione
Allegato 1
I progetti «A» e «B» nell'ambito dell'Unione Europea di Radiodiffusione
(UER)
I due progetti sono stati discussi all'ultima
riunione del Comitato Programmi TV
dell'UER, che si è tenuta a Ginevra dal 17 al 20
ottobre sotto la presidenza di Vittorio Boni
(RAI).
Progetto cBu (trasmissioni quotidiane plurilingue nelle ore vuote del pomeriggio, a carattere essenzialmente sperimentale, basate
sull'impiego, a costi ridottissimi, di materiale
visivo dell'UER che rimane attualmente non
utilizzato: soprattutto sport, e qualche documento di attualità; la sperimentazione si propone essenzialmente di preparare le trasmissioni con il satellite L-Sat (ora Olympus) dell'Agenzia Spaziale Europea, che sarà in orbita dal
1986; tuttavia, non è escluso che si possa utilizzare, prima di tale data, il satellite DCS-1 e la
distribuzione via cavo).
Alla riunione di Ginevra si è deciso che lo
studio dei due progetti prosegua separatamente: il progetto «A» resta affidato al gruppo di
Hilversum» guidato da Neville Clarke (dell'Independent Broadcasting Authority - IBA - britannica) e da Klaes Jan Hindriks, della NOS;
mentre il progetto «Bn viene portato avanti dal
proponente originario, il secondo canale televisivo tedesco ZDF.
In ogni caso, una definizione dell'uno e
dell'altro dei due Progetti - o eventualmente
di una combinazione dei due - dovrebbe consentire di concludere nel termine previsto (fine
1983) il necessario accordo tra 1'UER e 1'ASE
(Agenzia Spaziale Europea) per l'utilizzazione
gratuita per 3 anni - offerta dall'ASE - del
secondo canale dell'Olympus (il primo è riservato alllItalia) per le trasmissione non-europee.
Progetto ( A » (trasmissioni quotidiane plurilingue nelle ore di massimo ascolto - dalle 19
alle 23 - finanziate dalla pubblicità; destinate
alle reti di cavo e agli organismi partecipanti; a
partire dagli studi della NOS a Hilversum,
Olanda, utilizzando il canale della NOS sul satellite ECS-l; inizio 1'8 aprile 1984, per un periodo di almeno 2 anni, cori l'obiettivo finale
di passare alla «televisione diretta via satellite,
- TDS - utilizzando, a partire dal 1986, il
satellite TDS «Olympus»(già L-Sat) dellJAgenzia Spaziale Europea; progetto ambizioso e costoso).
I1 coordinatore del Progetto, Mr. Neville
Clarke (dirigente dell'Independent Broadcasting Authority - IBA - britannica, «distaccato»
presso l'olandese NOS, a Hilversum, per le sue
funzioni), ne ha esposto le grandi linee al sottogmppo «Informazione» della Commissione
«Gioventù~del Parlamento il 4 novembre. In
tale occasione, Mr. Clarke ha preannunciato
l'invio di una «proposta»formale, basata su di
uno studio di fattibilità già completato, alle televisioni europee entro il mese di dicembre, in
Allegato 2
modo da Dotere. entro il 1983.
formare una li.
sta definitiva degli organismi interessati a par- Programma di informazione
tecipare al Progetto.
(Proposta Visnews)
Nel corso della sua esposizione al Parlamenmorale Presupposti
to, Mr. Clarke ne ha
e di principio per il Progetto «A», riservandosi
- Quasi 12 milioni di famiglie (circa 48
di precisare in seguito - una volta definita la
lista dei partecipanti e i contorni precisi, finan- milioni di persone) in Europa riceveranno nel
ziari e organizzativi, del Progetto - eventuali 1984 la televisione via cavo; nel 1988, il totale
sarà di quasi 20 milioni (circa 80 milioni di perrichieste di sostegno materiale.
- ,
giugno 1984
sone); questo pubblico può essere raggiunto
fin d'ora con i satelliti ECS; a partire dal 1986,
I'awento della TDS permetterà di raggiungere
ogni famiglia europea che disponga di un'antenna parabolica di 60-90 cm. di diametro.
- I programmi di sola informazione, distribuiti su abbonamento, hanno già avuto molto
successo negli Stati Uniti.
- Non ci sarà spazio, in Europa, per più di
un programma del genere nei prossimi 5-10
anni.
- Esiste una forte probabilità che tale programma venga offerto, quanto prima, da
un'organizzazione americana.
Visnews e la sua proposta
- I1 capitale di Visnews è così distribuito:
BBC, 40 % ; Reuters, 40 % ; organismi radiotelevisivi di Australia, Canada e Nuova Zelanda,
20%.
- Visnews è attualmente di gran lunga la
più importante agenzia mondiale di notizie televisive, con una posizione di quasi monopolio: i suoi abbonati sono circa 300 organismi televisivi (tra cui tutti quelli europei) in 100 paesi.
- Ne esistono altre due: I'anglo-americana
UPITN e l'americana CES News. Insieme,
queste tre organizzazioni sono le «agenzie
anglo-sassoni~spesso oggetto di critica in Europa e nel Terzo mondo per il loro monopolio
della fornitura di notizie televisive.
In proposito va ricordata la proposta Hutton
(doc. 1-1950181 del 20.1.1982) per la creazione di un'agenzia europea di notizie televisive,
inclusa anche nel rapporto Hutton sulla comunicazione radiotelevisiva nella Comunità europea (P.E. 78/983/A).
La proposta Visnews prevede:
- la creazione di un gruppo consultativo
e d i t o d e composto di giornalisti di diversi
paesi europei;
- trasmissione quotidiana di notizie per
14-24 ore al giorno;
- costi molto elevati:
- costo capitale (per la creazione del centro
di produzione): 20 milioni di sterline (o 15 se
si potessero utilizzare edifici esistenti),
- costo difunzionamento per 14 ore al giorno: da 7 a 10 milioni di sterline all'anno (secondo il tipo di programma e il numero delle
lingue di trasmissione); per 24 ore, 5 milioni di
sterline all'anno in più;
- richieste alla Comunità:
- finanziamento di un terzo del costo capitale nel periodo 1984185,
- finanziamento del costo di funzionamento in due modi possibili: un terzo dei costi annuali, in misura costante; oppure in misura decrescente, partendo per esempio dal 50% il
primo anno; per arrivare a zero al termine di
cinque anni, cioè quando il programma dovrebbe aver raggiunto l'autosuffìcienza economica.
COMUNI D'EUROPA
Considerazioni
La proposta è di grande interesse. Il programma:
XLIX
198>, che dovrebbe riguardare anche la continuazione del progetto tipo EURIKON
dell'EUR (Progetto aA>elo n B w , di cuisopra.
- colmerebbe una [acuna: notizie europee
di origine europeii,
Allegato 3
- impedirebbe l'intervento di un 'organiz- Sistema canadese di sostegno alla produzione di programmi televisivi
zazione extraeumpea,
- sarebbe rivolto a un pubblico europeo
anziché ai singoli pubblici nazionali; tutte le
informazioni e i servizi sarebbero quindi curati
da un punto di vista europeo, e naturalmente,
senza alcune forzatura, l'attività delle istituzioni comunitarie acquisterebbe un particolare rilievo,
La situazione canadese prefigura in qualche
modo quella europea. La grande estensione
delle reti di cavi aumenta considerevolmente il
numero di canali disponibili (22 a Toronto) ed
ha aperto la strada all'invasione di programmi
americani trasmessi da satelliti di comunicazione a bassa potenza (da notare che una situazio- sarebbe perfettamente complementare al ne simile esiste in Italia per i canali delle TV
programma ucompleto- (tipo EURIKON) in private).
Il governo canadese, preoccupato delle conseno all'UER.
seguenze culturali ed economiche del fenomeSarebbe certo meglio se il programma venis- no, ha creato - tra l'altro, un «Fondo sviluppo
se realizzato da un organismo multinazionale programmi radiotelevisivi canadesi» (Canadian
sotto I'egida della Comunità: ma la sua crea- Broadcast Programme Development Fund),
zione richiederebbe (ammesso che fosse possi- amministrato dal Consiglio canadese per lo svibile) tanto tempo che gli americani arrivereb- luppo della cinematografia (Canadian Film
bero certamente prima. D'altra parte, Visnews Development Board) e varato il 1" luglio 1983,
è *europea*(come la Philips o la Fiat).
con un capitale di esercizio di 35 milioni di
Inoltre, la partecipazione comunitaria po- dollari canadesi per il primo anno, con aumentrebbe servire ad «europeizzare*maggiormente to graduale fino a 60 milioni al termine di cinl'iniziativa, promuovendo il carattere multina- que anni.
zionale della redazione e l'uso di più lingue, al
tempo stesso garantendo tale redazione da illeIl Fondo funziona come segue:
cite influenze esterne.
- Il produttore deve ottenere da un'orgaNon è chiaro se Visnews considera l'apporto nizzazione televisiva canadese l'impegno a tracomunitario come decisivo per la realizzazione, smettere entro due anni il programma propoo solo un'opzione tra le altre.
sto - che deve rientrare in una delle seguenti
Non è neppure chiarita la provenienza del categorie: cinematografica, teatrale, di varietà
saldo necessario. La pubblicità sembra essere o di programmi per bambini - in uprima seraesclusa mentre I'autosufficienza economica è ta» (tra le 19 e le 22).
prevista - in basc agli abbonamenti delle reti
- Sulla base di tale impegno, dopo aver
di cavo dopo circa. 5 anni. Nel frattempo i finanziamenti verrebbero da qualche fondazio- fornito una serie di garanzie sull'effettiva ucane e «da un certo numero di organismi com- nadesità* del prodotto (nazionalità di produtmerciali*: questo punto deve essere chiarito.
tore, sceneggiatori, regista, attori principali e
La valutazione dei costi appare realistica in personale tecnico), il produttore può ottenere
base all'esperienza degli organismi televisivi.
dal Fondo un finanziamento corrispondente al
Visnews è un organismo privato, molto effì- massimo a un terzo del costo di produzione. Di
ciente, con grande esperienza: è quindi proba- solito, un altro terzo viene assicurato dall'ente
bile che prese le decisioni necessarie il pro- televisivo che si impegna a trasmettere il programma possa essere varato rapidamente.
gramma: ciò significa che il produttore dovrà
Tra le due possibilità di partecipazione al fi- riunire solo un ultimo terzo delle somme nenanziamento comiinitario del costo di funzio- cessarie e ciò solitamente tra finanziatori che
namento (quota fissa annuale, o quota decre- prevedono di trarre profitto dalle vendite
scente fino a zero nei primi cinque anni), in li- all'estero. È prevista la possibilità che il Fondo
nea di massima, la seconda sembra preferibile. cominci a rimborsare per il suo finanziamento
Nel rapporto della Commissione si sottolineava a partire da un certo livello del valore delle
come un finanziamento iniziale di supporto vendite all'estero.
all'awio di un programma, non ponesse proStando così le cose nell'anno fiscale
blemi di fondo; invece un contributo fisso e re- 1983184, il Fondo prevede promuovere produgolare potrebbe essere considerato irregolare da zioni canadesi per un totale di circa 105 milioni
un punto di vista di correttezza deontologica. di dollari canadesi (i suoi 35 milioni, più 70 di
Questo genere di considerazioni tuttavia po- un'altra provenienza). Nel quinto anno, il totrebbe essere rimosso se, con l'accordo di tutti tale dovrebbe essere di 180 milioni.
Nei primi tre mesi dal varo del programma
gli interessati, si mettessero a punto procedure
e meccanismi di garanzia.
al Fondo sono stati sottoposti 15 progetti di
Infine, bisogna sottolineare che l'ordine di produzione.
In Europa, la creazione da pane della Cograndezza del finanziamento necessario eccede
assolutamente le possibilità del bilancio di fun- munità di un analogo ordinamento potrebbe
zionamento della Commissione. Il Parlamento contribuire a far fronte alla situazione di dramdovrebbe quindi dgre il suo accordo all'inseri- matica insufficienza dell'industria dei promento di una voce di bilancio aad hocw per il grammi di fronte alla futura disponibilità di
giugno 1984
COMUNI D'EU.ROPA
canali televisivi e al pericolo di un'invasione di
programmi extra-europei. Invasione che sarebbe tanto più inaccettabile in quanto ben diverso è il rapporto proporzionale - culturale, ma
anche economico e industriale - tra Europa e
Stati Uniti, rispetto a quello Canada-Stati Uniti.
136 canali di satelliti di comunicazione (satelliti Intelsat, Eutelsat, Télécom, Unisat, DFS,
Vidéosat, Luxsat). Tutti i dieci canali disponibili per la televisione sul satellite ECS-F1 sono
stati già assegnati da Eutelsat a Germania (2 canali), Gran Bretagna (2), Belgio ( l ) , Francia
( l ) , Italia ( l ) , Olanda ( l ) , Norvegia ( l ) e Svizzera (1).
Allegato 4
Da notare che le trasmissioni sperimentali
I1 regime giuridico delle trasmissioni EURIKON sono state effettuate dal 1982 col
satellite OTS dell'Eutelsat, predecessore sperivia satellite
mentale della serie ECS; che le trasmissioni del
Le trasmissioni televisive via ~atellite'~ossonoProgetto «AD,che dovrebbero seguire a EURIessere effettute in due diversi modi, tanto dal KON, sono programmate col canale olandese
punto di vista tecnico che giuridico.
di ECS-F1; che la Francia trasmette fin dal
a) Mediante i satelliti di comunicazione, o 1980 i programmi di «Antenne 2» per i paesi
per trasmissioni «da punto a punto,. Si tratta del Nord Africa con I'OTS, e che continuerà a
di satelliti di debole potenza, i cui segnali pos- trasmetterli con ECS-F1; e che I'OTS e
sono essere captati, a terra, solo da grandi an- I'ECS-F1 sono utilizzati anche per le trasmistenne (al minimo, due metri di diametro).
sioni del consorzio privato «Satellite TV, dal
Dal punto di vista giuridico, i satelliti di co- 1982.
municazione sono principalmente destinati alSi deve infine tener presente che, se i segnali
le comunicazioni telefoniche, tecniche e scien- emessi sono di debole potenza, l'«impronta,
tifiche, d'affari ecc., e solo eccezionalmente e dei satelliti di comunicazione è molto vasta, in
secondariamente alle trasmissioni televisive.
generale sufficiente a coprire tutta l'Europa.
A livello mondiale, la loro gestione è compeb) Mediante i futuri satellitiper televisione
tenza di Intelsat per i paesi «occidentaliB, e di diretta (TDS). La rego1amr:ntazione relativa è
Intersputnik per I'URSS e l'Europa orientale.
stata fissata nel 1977 a Ginevra dalla ConferenQuanto all'Europa occidentale, il monopo- za Amministrativa Mondiale di Radiodiffusiolio mondiale di Intelsat ha riconosciuto una ne (CAMR) dell'unione Internazionale delle
competenza «regionale» di Eutelsat, organizza- Telecomunicazioni (UIT), per Europa, Africa e
zione internazionale dei Ministeri Poste e Tele- Asia (5).
grafi (PTT) dei paesi europei, con sede a Parigi
Nell'estate 1983 si è svolta la Conferenza
(4).
Amministrativa Regionale della RadiodiffusioI satelliti Eutelsat sono messi a punto e lan- ne (CARR) che ha fissato le norme della TDS
ciati dalllAgenzia Spaziale Europea (ASE). La per le Americhe.
serie attuale è denominata ECS (European
I satelliti per TDS sono di grande potenza,
Communication Satellities): il primo satellite in modo che i segnali possano essere captati da
(ECS-F1) è in orbita dal giugno scorso; il secon- antenne di dimensioni ridotte (la CAMR 77 le
do (ECS-F2) sarà lanciato nel marzo 1984. Un . ha fissate a 90 cm. di diametro, ma i progressi
terzo (ECS-F3), di riserva, sarà lanciato nell'au- tecnologici le hanno ulteriormente ridotte, a
tunno del 1984.
circa 60 cm.), che potranno quindi essere acI satelliti ECS sono destinati a trasmettere quistate e installate da utilizzatori privati.
solo per organismi debitamente autorizzati a
La CAMR 77 ha stabilito la posizione orbitaricevere da Eutelsat, quindi, in definitiva, dal- le di ogni satellite e le relative frequenze cui ha
le PTT del paese interessato: pertanto, Eutelsat diritto ogni paese (5 canali televisivi per paese)
esige che tutte le trasmissioni televisive siano (6). Per la trasmissione di un programma di
effettuate in codice alla stazione terrestre rice- TDS «europeo*, cioè in grado di coprire tutta
vente.
l'Europa, si potrà sia impiegare i due canali di
Ne consegue che quest'ultima può ricevere «Olympus~(già L-Sat), che utilizzare un canale
solo dopo che Eutelsat (cioè le PTT competen- disponibile (con l'accordo, naturalmente, dei
ti) le hanno comunicato la «chiave, del codice. paesi proprietari) su 4 o 5 dei satelliti TDS che
Le PTT dunque mantengono un controllo tota- saranno in orbita prima del 1990 (7).
le allorché né Intelsat né la francese Télécom
(che gestirà i satelliti di comunicazione francesi) avanzano uguale esigenza.
Allegato 5
Altro fattore limitativo della capacità «televi- I1 molo delle televisioni private
siva~dei satelliti di comunicazione è che, essendo le altre comunicazioni - telefoniche,
Si devono tener presenti le due possibilità
ecc. - prioritarie, nel caso di disfunzione di tecnico-giuridiche di trasniissione via satellite
uno dei satelliti in orbita l'altro sarebbe imme- già esaminate:
diatamente utilizzato per tali comunicazioni,
- i satelliti di comunicazione;
sospendendo le trasmissioni televisive.
- i satelliti TDS.
Tuttavia, l'importanza dei satelliti di comuPer l'impiego dei prim.i, l'organismo intenicazione per le trasmissioni televisive non va
sottovalutata. Come detto avanti, quasi 50 milioni di spettatori in Europa nel 1984 riceveran(5) Per maggiori dettagli sull'UIT e sulla CAMR 77, v.
no programmi televisivi via cavo, e circa 80 nel la aRelazione prowisoria, (punto 12) e l'Allegato 5 (punti
1988, allorquando saranno disponibili tra 52 e 6 e seguenti).
(4) Per altri dettagli su queste e sulle altre organizzazioni internazionali, v. la aRelazione prowisoria~,Allegato 5.
(6) Per ulteriori dettagli, v. l'Allegato 2 della aRelazione prowisoria~.
(7) <Relazione prowisoria,, punti 19 e 40.
ressato deve ottenere da un'Amministrazione
postale (PTT) I'autorizzazione ad utilizzare il
canale ECS ad essa concesso da Eutelsat.
Per i secondi, l'organismo privato deve ottenere da uno o più paesi l'autorizzazione a utilizzare uno o più dei canali disponibili sui satelliti TDS nazionali autorizzati dalla CAMR
77. Tale utilizzazione può awenire sia su di un
satellite nazionale già esistente, sia con il lancio
«ad h o c ~di un satellite TDS che vada a collocarsi nella posizione orbitale equatoriale assegnata dalla CAMR e si serva delle frequenze relative.
Si può quindi concludere, in linea generale,
che sia nell'uno che nell'altro caso le autorità
pubbliche restano arbitre della pratica possibilità per i privati di utilizzare i satelliti.
Sempre in linea generale, si può d'altra parte osservare che la disponibilità in Europa di
posizioni orbitali e di frequenze per TDS appare attualmente maggiore del necessario, se si
considerano i programmi annunciati dai vari
paesi; così come molto ampia è la disponibilità
di canali sui satelliti ECS (tra 52 e 136 nel
1988: v. Allegato 4).
Una situazione particolare è rappresentata
dai cinque paesi «piccoli»: Andorra, Liechtenstein, Monaco, San Marino, Vaticano. Come a
tutti gli altri, anche ad essi la CAMR 77 ha assegnato una posizione geostazionaria su orbita
equatoriale (a 37 " ovest) per i loro eventuali satelliti TDS, e la disponibilità di frequenze per
5 canali televisivi ciascuno. Inoltre, a causa
dell'esiguità del territorio nazionale, è riconosciuto a tali paesi il diritto di trasmettere verso i
paesi limitrofi (diritto che per gli altri paesi è
solo ammesso «de fatto», come conseguenza
dello «sconfinamento tecnicamente inevitabil e dell'impronta
~
dei satelliti).
Appare evidente che tali paesi, che difficilmente potrebbero o vorrebbero lanciare un satellite e utilizzare le frequenze loro riservate
per la TDS, potrebbero essere invogliati a cedere questo loro diritto in cambio di sostanziali
vantaggi economici e d'altro genere, e ciò rappresenta una concreta possibilità offerta ai
gruppi privati multinazionali.
La situazione esistente
Esaminiamo concretamente le situazioni esistenti. Bisogna distinguere, di fatto, tra due tipi di organismi privati:
a) gli organismi produttori e distributori di
programmi all'interno di ogni paese che intendano utilizzare i satelliti per la diffusione dei
!oro programmi sul territorio nazionale e10
all'estero;
b) gli organismi a struttura multinazionale
che intendano usare i satelliti per diffondere i
programmi a livello internazionale.
Per quanto riguarda i primi, la questione è
problematica solamente per l'Italia. In Francia,
Germania, Belgio, Danimarca, Irlanda e Grecia, infatti la televisione privata non esiste o, se
una qualche forma di «privatizzazione»è prevista (per esempio per la gestione e la programmazione di reti locali di distribuzione via cavo), essa è regolamentata da norme «ad hoc»
che, mentre potranno consentire inserimenti
passivi e attivi nella elaborazione di pro-
COMUNI D'EUROPA
grammmi per satellite (sia adi comunicazione, tratterebbe quindi di satelliti di comunicazioche per TDS), non presenteranno problemi sul ne, destinati a fornire una larga somma di serpiano transanzionale, laddove l'origine così co- vizi diversi, oltre alla televisione, per le reti di
me i destinatari dei programmi (pubblici o pri- cavi. I satelliti sarebbero di produzione amerivati) resterà una questione essenzialmente na- cana. Si tratterebbe delprimo sistema di satelzionale, disciplinata dal diritto interno proprio liti di proprietà panialmente ptivata i n Eurodi ciascuno stato.
pa.
In Gran Bretagna la televisione privata è sotI1 Lussemburgo ha già richiesto al Consiglio
to il controllo e la supervisione delllIndepen- internazionale per la registrazione delle fredent Broadcasting Authority, che è un ente quenze dell'unione Internazionale delle Telepubblico che possiede e gestisce i mezzi tecnici comunicazioni (UIT) la registrazione formale
di produzione e trasmissione (e gestirà due dei del progetto GDL, i cui servizi saranno offerti
canali TDS futuri), e fa quindi da tramite tra agli altri governi europei. La richiesta ha causagli enti locali cui è affidata la produzione dei to contrasti in seno all'Eutelsat, di cui, naturalprogrammi (in base ad appalti sottoposti a sca- mente, fa parte l'Amministrazione lussemburdenza) e ogni possibile esportazione di tali pro- ghese delle Poste e Telegrafi - I'Eutelsat ritiegrammi, per satellite o per altra via. I futuri ne infatti che i servizi offerti dal sistema GDL
produttori di programmi per le reti di cavi sa- sarebbero in diretta concorrenza con quelli del
ranno sottoposti ad una nuova «Authority~ proprio sistema di satelliti ECS.
pubblica, di prossima creazione.
Va notato che, a quanto sembra, le PTT lusIn Olanda la situazione (anche se in base ad semburghesi non avrebbero nulla a che fare col
una diversa legislazione interna, più complessa progetto GDL, che sarebbe gestito direttamen(8)) si può considerare, dal punto di vista inter- te dall'ufficio di Presidenza del Gran Ducato.
nazionale, analoga a quella britannica.
Gli organismi multinazionali
-
L'Irlanda
I1 20 novembre il governo irlandese ha annunciato di aver indetto un gara - cui sono
stati invitati quindici gruppi - per la fornitura
Per quanto riguarda gli organismi di cui al di un satellite per 'TDS che dovrebbe entrare in
punto b) qui sopra, l'esempio esistente ed ope- funzione entro il 1987. I1 termine per la prerante è quello del consorzio britannico (ma il sentazione delle proposte è fissato al 31 luglio
cui capitale è a base multinazionale) «Satellite 1984.
TV», che dalla primavera del 1982 (prima col
Tra i quindici gruppi invitati, ad offrire, solo
satellite OTS, ora con uno dei canali britannici quattro sono irlandesi, e tra gli altri figurano
dellJECS-F1)trasmette programmi televisivi fi- grandi complessi americani, come la Westinnanziati dalla pubblicità (Coca Cola, IBM, Po- ghouse.
laroid e altre grosse industrie anche europee) e
La posizione orbitale del satellite irlandese
distribuisce a reti di cavi in Norvegia, Finlandia (31" ovest) consentirebbe ai suoi 5 canali telee Svizzera (300-400 mila famiglie in totale) cir- visivi la copertura, oltre che delllIrlanda, della
ca 3 ore al giorno di film e di programmi già Gran Bretagna e della Danimarca, e di larghe
trasmessi dalla BBC. I1 canale OTS, così come regioni di Svezia, Olanda e Francia, con un
quello ECS, è stato concesso alla «Satellite TV» pubblico potenziale d'oltre 70 milioni di telein base ad un accordo tra la British Telecom spettatori.
(ente pubblico delle telecomunicazioni, di cui
Nel commentare l'annuncio, il ministro delè già programmata la prossima privatizzazione) le Telecomunicazioni, Mr. Jim Mitchell, e il
e Eutelsat.
suo «Junior Ministeru, Mr. Ted Nealon, hanno
detto di ritenere che le trasmissioni del satellite
- Il Lussemburgo
saranno specialmente riservate a programmi cinematografici
e che, naturalmente, il pubblico
La situazione lussemburghese è attualmente
britannico
ne
sarà
il destinatario principale, vimarcata da due progetti:
sto che il pubblico irlandese di 3 milioni di abi- quello denominato LuxSat, originario
tanti non giustificherebbe un investimento di
della CLT (Compagnie Luxembourgeoise de
oltre 100 milioni di sterline.
Télédiffusion), società commerciale che opera
in base ad una concessione amministrativa che
non prevede più il lancio di un satellite, ma la
diffusione di programmi sul terzo canale del
satellite francese TDF-1 (lancio previsto nel
Anche in Olanda si è formato un gruppo
privato, «Euro-TV», al fine di trasmettere pro1986);
- quello annunciato nell'estate scorsa dal grammi televisivi da distribuire per abbonaprimo ministro Pierre Werner e designato dalla mento (sia individuale che attraverso le reti di
sigla GDL (Grand Duche du Luxembourg): cavi). Ma finora la «Euro-TV»non è passata alla
lancio entro il 1985, in collaborazione con un fase operativa. Non si hanno notizie circa il caconsorzio privato (in cui figura una grossa so- nale di satellite che questo intenderebbe utilizcietà americana di televisione via cavo e satelli- zare.
te), di un sistema di 3 satelliti, con 16 canali
In conclusione, gli esempi riportati dimociascuno, «di potenza piuttosto elevata): si strano che la possibilità di intervento sul mercato europeo di importanti consorzi privati, finanziati dalla pubblicità, è, oltre che possibile,
(8) V. .Relazione provrisoriaa della CEE. allegato 10,
già
effettiva.
punti 114 e seguenti (specialmente 116, 117 e 118).
- L'Italia
In Italia, la totale mancanza' di legislazione
nel settore della televisione privata lascia il
campo aperto a tutte le ipotesi.
Per quanto riguarda i satelliti Eutelsat (ECS)
«di comunicazione», le PTT italiane hanno
concesso solo alla RAI l'autorizzazione a servirsi del canale riservato all'Italia sull'ECS-F1: le
stazioni di televisione private sono dunque
escluse.
Quanto alla TDS, c'è un aspetto teorico ed
un aspetto pratico. Le sentenze della Corte Costituzionale del 1976, che hanno dato inizio alla proliferazione delle TV private, ne hanno
fissato il requisito essenziale delle trasmissioni
in un carattere «locale»(e quindi, secondo I'interpretazione ormai prevalente, «regionale»).
Si sa bene tuttavia che questa restrizione è facilmente elusa con piccoli accorgimenti formali. È certo tuttavia che una trasmissione TDS
non può reclamarsi, per sua natura, di carattere
«regionale»: essa infatti invade tutto il paese, e
va anche oltre.
In linea teorica, si deve quindi concludere
che la TDS, secondo l'attuale giurisprudenza,
si deve considerare vietata alle trasmissioni private italiane.
In pratica:
- l'Italia non ha attualmente in programma un satellite nazionale, ma la RAI si è riservata l'uso esclusivo di uno dei due canali TDS
del satellite Olympus (già L-Sat) dell'agenzia
spaziale europea: anche in questo caso, dunque, la strada sembra impedita alle televisioni
private;
- indipendentemente dal principio giuridico di cui sopra, le televisioni private italiane
potrebbero cercare di assicurarsi canali TDS su
di uno o più satelliti non italiani, ma in grado
di coprire almeno in parte il territorio italiano.
Possibili candidati potrebbero essere innanzitutto i satelliti dei piccoli paesi.
I1 Vaticano sembra un'ipotesi poco credibile. San Marino, per vari motivi analoghi, anche.
Andorra ha un progetto di satellite (9). ma
soggetto all'approvazione dei due co-principi:
ogni accordo che interessasse l'Italia diventerebbe quindi un affare da trattare tra le cancellerie d'Italia, da una parte, Francia e Spagna,
dall'altra.
Quanto al Principato di Monaco, la RAI ha
concluso un accordo con TeleMontecarlo
(TMC), per il quale quest'ultima si è impegnata a non permettere a terzi di trasmettere programmi in italiano verso l'Italia (10).
Resta il Liechtenstein. Ad oggi, non si ha
notizia di un progetto di satellite TDS. Nulla
vieta, naturalmente, che un consorzio privato
possa proporre e finanziare un sistema di satellite del Liechtenstein simile a quello previsto in
Lussemburgo (v. sopra).
Non va tuttavia esclusa - anche se, a mia
conoscenza, attualmente non esiste - la possibilità di una partecipazione privata italiana ad
-
(9) V. Allegato 7, punti 96 e 97. della =Relazione provvisoria~della CEE.
(10) V. Allegato 7 , punto 19, della *Relazione prowisoriao della CEE.
LI1
COMUNI D'EUROPA
uno o più dei satelliti TDS di altri paesi, come
ad esempio la Svizzera (che avrebbe in ogni caso programmi in italiano) o l'Austria (in caso
di realizzazione di un progetto di satellite).
Infine si deve ricordare che Mondadori, proprietario di <Rete Quattro* ha attualmente una
partecipazione finanziaria alla «Satellite TV*
britannica (11). Questo tipo di attività sembra
(11) V. Allegato 7, punto 60, della aRelazione provvisoria. della CEE.
F. facendo presente che l'Agenzia Spaziale
Europea (ESA) ha previsto per il 1986 la messa
in orbita del satellite europeo DBS-L (Olympos). il cui cono di trasmissione raggiungerà
l'intera Europa occidentale, centrale e meridionale, ma che per esso non è stata ancora rilasciata una licenza di trasmissione per questa
zona a seguito della decisione della WARC del
1977,
G. nell'intento di sfruttare le possibilità,
offerte dalla tecnologia dei DBS, di raggiungere i cittadini di tutti gli Stati membri, grazie a
un programma televisivo comune trasmesso dal
satellite L, mediante le immagini e nelle varie
lingue nazionali, contribuendo così al rafforzaal finanziamento di programmi televisivi fino a mento della coscienza europea,
concorrenza di un terzo dei costi di produzione
H. riferendosi alla relazione prowisoria deldel momento;
la Commissione sulle «realtà e tendenze della -.
3. invita la Commissione delle Comunità a televisione in Europa* del 1" luglio 1983
presentare al Parlamento europeo una proposta (COM(83) 229 def.) e alla risoluzione del Pardettagliata circa la realizzazione di tale Fondo lamento europeo del 12 marzo 1982 «sui servizi
europeo pee i programmi televisivi;
di radiotelevisione nella Comunità europea*
4. incarica il suo Presidente di trasmettere la (relazione Hahn, doc. 1-1013/81),
presente risoluzione alla Commissione.
1. sollecita il Consiglio, in occasione della
WARC che si svolgerà il prossimo anno, ad impegnarsi affinché, con modifica delle decisioni
Allegato II
del 1977, al satellite DBS-L (Olympos), che
Proposta d i rboluzione (Doc. 1- 1220/83) pre- sarà messo in orbita nel 1986 dalla ESA, venga
sentata dagli onn. Hahn, Beumer, Broh, concessa l'autorizzazione di trasmissione negli
Estgen, Klepsch, Cassanmagnago Cerretti, Al- Stati membri della Comunità e, nella misura
ber, Gerohostopoulos, Gaiotti De Biase, in cui essi lo auspichino, in altri Stati membri
March, Herman, Pedini, Wedehind, Phlix, del Consiglio d'Europa, creando così nella CoI. Friedrich, Bochlet, Penders e Mertens a no- munità, come già si è fatto in Scandinavia e neme del gruppo del Partito Popolare Europeo gli Stati Arabi, un campo di ricezione-comune
(gruppo DC) conformemente all'artzcolo 47 per i DBS;
del Regolamento
2. ritiene necessario che il Consiglio, intrasulla creazione di un campo di ricezione comu- prenda tale iniziativa di concerto con il Consine per satelliti televisivi diretti nella Comunità glio d'Europa;
e negli Stati limitrofi
3. invita la Commissione a prendere contatti con l'Unione Europea di Radiodiffusione
I1 Parlamento europeo,
(EBU) in preparazione di questa iniziativa;
4. incarica il suo Presidente di trasmettere la
A. vista la decisione, presa dalla Conferenza
presente
risoluzione al Consiglio e alla Commondiale delle amministrazioni televisive
missione.
(WARC) nel 1977 a Ginevra, di accordare a
ogni paese un proprio satellite televisivo diretto (DBS), il cui cono di trasmissione dovrebbe
Allegato III
corrispondere il più possibile ai rispettivi confini statali,
B. visto che un campo di ricezione comune Proposta d i rboluzione (Doc. 1-1323/83) preper i DBS è stato attribuito agli Stati scandina- sentata dagli onn. Costanzo, Del Duca e Lima
vi e arabi ma non agli Stati membri della Co- conformemente all'articolo 4 7 del Regolamento
munità europea o del Consiglio d'Europa,
sull'informazione radiotelevisiva sui lavori del
C. ribadendo il principio del «free flow of
Parlamento europeo
information*, anche e soprattutto per le trasmissioni radiotelevisive al di là dei confini,
I1 Parlamento europeo,
principio sostenuto da tutti gli Stati firmatari
A. considerando che la pubblica opinione è
delllAtto finale della Conferenza CSCE svoltascarsamente informata sull'attività dei suoi lasi a Helsinki nel 1975,
D. vista l'impossibilità, per motivi tecnici, vori, in modo particolare quelli svolti nelle
di evitare il cosiddetto «spillovep>,e cioè il fatto commissioni parlamentari e in seduta plenaria,
B. considerando che tale incompleta inforche in futuro i programmi trasmessi dai DBS
raggiungeranno un numero di spettatori mag- mazione dipende soprattutto dallo scarso spagiori al di fuori che entro i confini del paese di zione dato dai mass-media,
emissione,
invita la Commissione a svolgere ogni utile
azione
presso la radio e TV di Stato affinché riE. convinto che l'odierno sviluppo tecnoloservino
ai lavori del Parlamento europeo, così
gico nel campo dei mass-media, e in particolare dei satelliti televisivi diretti, esiga una politi- come fanno i parlamenti nazionali, una sisteca comune dei mezzi di comunicazione della matica e puntuale informazione nei telegiornali quotidiani.
Comunità europea,
essere, attualmente, la più praticabile per una
presenza di reti private italiane nella televisione per satellite: la partecipazione, cioè, a consorzi commerciali internazionali che dispongono di canali di satellite (per ora di ucomunicazione~domani, forse, anche di TDS). Per tale
via, è concepibile che un'organizzazione televisiva privata italiana possa procurarsi un tempo di antenna per la diffusione di programmi
in Italia e all'estero.
Tre specifche proposte di risoluzione
Allegato I
Proposta d i risoluzione (Documento 11219/83) presentata dagli onn. Hahn, Beumer, Broh, Estgen, Klepsch, Cassanmagnago
Cewetti, Alber, Gerohostopoulos, Gaiotti De
Biase, March, Herman, Pedini, Wedehind,
Phlix, I. Friedrich, Bochlet, Penders e Mertens
a nome delgruppo del Partito Popolare Europeo (gruppo DC) conformemente all'articolo
47 del Regolamento
sulla creazione di un Fondo europeo per i programmi televisivi
I1 Parlamento europeo,
A. visto che, a partire dal 1985, parecchi
paesi europei metteranno in orbita satelliti televisivi diretti, ciascuno dei quali coprirà con i
suoi programmi gran parte d'Europa,
B. riconoscendo che in tal modo si potrà approfittare di un gran numero di frequenze di
trasmissione supplementari e che - come ha
ricordato la Commissione delle Comunità nella
sua urelazione prowisoria sulle realtà e tendenze della radiotelevisione in Europa* - è lecito
prevedere una domanda di contenuti dei programmi in aumento praticamente illimitato,
alla quale l'attuale produzione europea non
può in nessun modo rispondere,
C. nel timore che la futura considerevole
domanda di programmi televisivi di fonte extraeuropea non possa essere coperta e che quindi gli europei possano perdere il proprio mercato televisivo e un importante occasione nel
campo culturale ed economico,
D. riferendosi all'esempio del Canada che,
per coprire la domanda di programmi dei suoi
22 canali televisivi, ha creato nel 1983 un «Canadian Broadcast Programme Fund» dotato di
un importo di 35 milioni di dollari che, a determinate condizioni, sostiene le produzioni
canadesi autonome di programmi televisivi fino a concorrenza di un terzo dei costi di produzione,
1. chiede la creazione di un Fondo europeo
per i programmi televisivi, destinato a prevedere sovvenzioni per i produttori europei di programmi televisivi (varietà, istruzione, cultura,
informazione, gioventù, infanzia), qualora i
loro prodotti vengano accettati e trasmessi da
un ente televisivo europeo;
2. auspica che a tal fine, nel bilancio 1985
delle Comunità, vengano stanziati fondi da
destinare ai produttori europei quale sussidio
giugno 1984
giugno 1984
COMUNI D'EURDPA
un documento della segreteria
L'attività dell' AICCE
prima e dopo le seconde elezioni europee
La Direzione nazionale deLl'AZCCE si è nzlnita a Roma il30 maggio scorso per un bilancio politico e d organizzativo deiXV Statigenerali di Torino; per confermare l'impegno dell'Associazione
durante gli ultimigiorni della campagna elettorale per la seconda elezione diretta dei membn' del
Parlamento Europeo; per concordare, infine, una strategia aggiornata di tutto il CCE e dell'AICCE in base allo svilupparsi di nuovi avvenimenti sia nel campo della politica di integrazione sopranazionale europea, sia nelcampo delmovimento delle autonomie.
Nel corso della riunione si è svolto un ampio dibattito, introdotto dagli interventi delpresidente Serafini, delsegretario generale Martini, delsegretario generale aggiunto Baldassi e delsegretario amministrativo Dozio, dibattito nel quale sono intervenutifra gli altri, Luciano Bolis, Francesco Picardi, Roberto Pelillo, Giancarlo Piombino, Gian Carlo Zoli, Libero Lucconi, Moreno Bucci,
Angelo Pirrotta, Natalino Guerra, Tonino Piazzi e Fernando Vera.
Onde rendere piiì concreta la discussione era stato distribuito un documento della Segretena
deLL'AZCCE curato da Gianfranco Martini che pubblichiamo qui di seguito.
Per l'indicazione dei nuovi compiti del CCE e deLL'AZCCE rimandiamo aii'intervento tenuto
da Umberto Serafini alla Conferenza dei presidenti delle Regioni, tenutasi aii'auletta d i Montecitono il 1 " giugno (vedi pag. 21 di questo numero d i «Comuni d'Europa)). Circa l'azione degli
Enti regionali e locali, soprattutto per quel che nguarda la loro rappresentanza presso le Zstituzioni europee, utili elementisipossono trarre dalla nota di Enzo Baldassipubblicata apag. 16.
1) premesse politiche
provazione di un nuovo Trattato per l'Unione
Pur nella varietà delle iniziative svolte, spes- europea, non risponde ad una scelta aprioristiso provocate da una gamma complessa di esi- ca o ad un puntiglio federalista, ma si giustifica
genze prospettate da enti autonomi territoriali proprio per le positive prospettive che essa apre
assai differenziati tra loro per natura, dimen- ad una maggiore governabilità europea e quinsioni, ubicazione e problemi, tutta l'attività di alla capacità di affrontare con successo i prosvolta dall'AICCE ha un comune denominato- blemi sopra indicati e quelli di ancor più amre che la unifica: la necessità prioritaria di con- pio respiro e decisivi per l'umanità intera, della
correre ad un effettivo rilancio politico del pro- pace e di più giuste relazioni tra i popoli del
cesso di integrazione, nell'interesse effettivo mondo. Nuove, interessanti prospettive semdei cittadini europei, ma anche nella convin- brano aprirsi agli sviluppi dell'iniziativa costizione che in mancanza di esso le stesse azioni tuente del Parlamento Europeo dopo il discordi specifico interesse per le autonomie locali e so pronunciato da Mitterrand a Strasburgo nel
regionali (utilizzo delle politiche e degli stru- corso della sessione plenaria di maggio del Parmenti comunitari) rischiano di essere scarsa- lamento Europeo.
mente incisive e non durevolmente risolutive.
Infatti la crisi attuale della Comunità euro- 2) li programma deil'AICCE del febbraio 1984
pea è, essenzialmente, una crisi politica ed istiQuesta stessa impostazione ispirò, nel febtuzionale. I pur necessari interventi e soluzioni braio 1983, l'adozione, da parte della Direziodi carattere economico e finanziario presup- ne nazionale dell'AICCE, del Programma d'apongono che le istituzioni europee siano in zione predisposto dalla Segreteria politica
grado di assumere le loro responsabilità, di dell'AICCE e proiettato fino alle seconde eleprendere tempestivamente le decisioni oppor- zioni europee.
tune e di superare l'attuale paralizzante meccaRisulterà dal seguito della presente nota in
nismo di contrapposizione degli interessi na- che misura detto programma è stato realizzato.
zionali alla ricerca di una irrealizzabile unani- Va però fin d'ora tenuto presente che esso fu
mità.
elaborato in presenza di alcune obiettive incoLe attese di Regioni, Province e Comuni nei gnite sugli sviluppi dell'iniziativa costituente
confronti della Comunità, nella quale sono del Parlamento Europeo, al quale il programprofondamente inserite, sono destinate a rima- ma faceva essenziale riferimento; inoltre le vinere senza risposta se essa continuerà ad essere cende politico-amministrative del nostro Paese
bloccata, come hanno confermato recentemen- non brillano certo per stabilità e coerenza tali
te gli insuccessi dei Consigli europei di Atene da facilitare il già difficile compito di fare pre(dicembre 1983) e di Bruxelles (marzo 1984).
visioni e programmi.
L'occupazione, lo sviluppo, il riequilibrio
territoriale, la stabilità monetaria, la competi3) I XV Stati Generali del CCE
tività delle imprese sul piano internazionale, i
progressi della innovazione tecnologica - proGli Stati Generali di Torino hanno costituito
blemi tutti che caratterizzano la crescita anche il punto di riferimento costante dell'azione podelle singole società nazionali e delle stesse litica e dell'impegno organizzativo di tutto il
aree territoriali in cui si esprimono le articola- CCE ma, in primo luogo, owiarnente,
zioni di autonomia locale e regionale - non si dell'AICCE nella sua qualità di Sezione ospiconseguono da parte dei singoli Stati con azio- tante. È già in corso di diffusione una lettera
ni in ordine sparso e, spesso, contradditorie.
della Segreteria politica inviata a tutti i soci e ai
Per questi motivi il sostegno che I'AICCE ha partecipanti agli Stati Generali (alla quale qui
dato e dà al Parlamento Europeo e alla sua ini- facciamo riferimento) per sottolinearne il signiziativa, concretatasi nel febbraio scorso nell'ap- ficato e commentarne lo svolgimento e i risul-
tati. Questi ultimi sono nettamente soddisfacenti per riconoscimento unanime, confermato
dall'ampia eco suscitata nella stampa e tramite
le reti televisive e radiofoniche. L'AICCE è grata a quanti, nell'esercizio delle loro responsabilità politiche ed operative, a Roma e a Torino,
hanno reso possibile questo successo. I XV Stati generali hanno risposto alle attese e agli
obiettivi che ne hanno ispirato la convocazione
e la preparazione: awiare cioè una larga mobilitazione di eletti locali e regionali in Europa e,
tramite il loro apporto, di una più vasta area di
opinione pubblica, soprattutto in vista delle
prossime elezioni europee. Ci limiteremo perciò a sottolineare che gli Stati Generali sono
stati il punto di arrivo non solo di un lungo e
pesante sforzo organizzativo ma anche di
un'articolata e complessa preparazione politica, soprattutto per quanto riguarda la messa a
punto dei tre rapporti generali, frutto non solo
della diretta responsabilità dei relatori ma anche dell'apporto, talvolta critico, dell' AICCE e
dei suggerimenti migliorativi di cui essa si è
fatta interprete.
La riunione del Consiglio nazionale allargato
svoltasi a Roma il 15 marzo, convocata dalI'AICCE per un approfondimento dei temi
all'ordine del giorno degli Stati Generali, ha
consentito di mettere preventivamente a disposizione dei numerosi delegati italiani presenti a
Torino testi e documenti politici accuratamente preparati e in linea con gli orientamenti del
CCE, che hanno certamente facilitato una partecipazione più impegnata e costruttiva. Anche nei lavori di Commissione e nelle dichiarazioni di voto nella seduta plenaria conclusiva,
la presenza italiana è stata assai incisiva sia nel
senso di premere affinché le dichiarazioni di
principio, pur importanti, venissero integrate
con indicazioni operative più concrete, sia nel
COMUNI D'EUROPA
sollecitare (in un campo di primario interesse
per gli enti locali e regionali) un adeguato sistema di perequazione, orizzontale e verticale,
nel quadro complessivo dell'ordinamento di finanza locale.
Anche il susseguirsi di numerose riunioni
degli organi statutari sia del CCE, a livello europeo (6 riunioni del Comitato di Presidenza,
1 riunione del Comitato Direttivo), sia
dell'AICCE, sul piano italiano (3 riunioni del
Consiglio nazionale, 4 riunioni della Direzione
nazionale, 5 riunioni del Comitato Esecutivo)
ha segnato il ritmo dell'impegno col quale la
nostra associazione ha preparato gli Stati Generali e, più in generale, ha partecipato ai momenti e ai problemi più significativi del processo di integrazione europea.
4) Le iniziative dell'AICCE nelle varie regioni e
gli incontri con i parlamentaci europei
Nel già citato Programma d'azione delI'AICCE fino alle seconde elezioni europee
si è insistito sulla opportunità di promuovere
incontri tra eletti locali e parlamentari europei
e iniziative su scala regionale, che favorissero
non solo la convergenza dei soci dell'AICCE
ma anche l'apporto di altri soggetti (enti, organismi, persone) impegnati nella comune battaglia, in vista delle seconde elezioni europee.
Chi vive quotidianamente la realtà politicoamministrativa italiana sa per esperienza quanto le iniziative, anche seriamente programmate, siano influenzate da condizioni esterne che
ne rendono necessario il rinvio a momenti più
idonei ad assicurarne i risultati. Scorrendo la
cronaca italiana, a cominciare dal febbraio
1983, quando fu approvato il Programma
d'azione, si può constatare che la vita politicoamministrativa del nostro Paese, e quindi la
concreta possibilità di mobilitazione di eletti
comunali, provinciali e regionali, appartenenti
alle diverse forze politiche, hanno subito numerose interruzioni forzate prima per il Congresso nazionale del PCI nel marzo 1983, poi
per la campagna elettorale politica del giugno
1983 e per le sue ripercussioni dopo il voto; sono seguite la consueta pausa estiva e l'apertura
della <stagione»dei congressi di numerosi altri
partiti, ciascuno dei quali ha bloccato (con un
anticipo almeno di un mese) la possibilità di
partecipazione dei propri rappresentanti locali
e regionali ad altre manifestazioni o iniziative:
quello della DC nel febbraio 1984, del PLI a fine marzo, del PRI a fine aprile, del PSDI e del
PSI nel mese di maggio. Non è quindi esagerato ritenere che i tempi utili per I'AICCE per
promuovere le sue iniziative regionali o interprovinciali (che, tra l'altro, devono spesso concentrarsi solo su alcuni giorni nettamente preferenziali, quali il sabato) si sono ridotti a ben
poca cosa, costringendo I'AICCE e le sue articolazioni periferiche ad attenersi ad un calendario assai ristretto, con una contemporaneità
di impegni che non va molto d'accordo con
l'intensità della preparazione organizzativa.
Ciò nonostante si possono ricordare a tutto
maggio 1984 i seguenti incontri: Potenza (gennaio), Genova, d'intesa con la Consulta regionale per i problemi europei (marzo), Bologna
(marzo), Torino (marzo), Cagliari (marzo),
Bassano del Grappa (aprile), Ancona (maggio), Varese (maggio), Siracusa (maggio). Alla
data odierna sono in programma, prima delle
elezioni europee, altre analoghe iniziative in
Campania, in Abruzzo, in Puglia e in Sicilia.
Si devono aggiungere, come occasioni utilizzate per la mobilitazione politica dei cittadini,
varie manifestazioni per la consegna della bandiera d'Europa a Comuni italiani: Trieste
(maggio 1983), Como (maggio 1983), Schio
(ottobre 1983), nonché l'incontro svoltosi a
Udine (febbraio 1984), per iniziativa dell'amministrazione civica, delle città europee già insignite del Premio d'Europa.
giugno 1984
preferito il contatto diretto in occasione di convegni, incontri, colloqui precedentemente
elencati, ma si è fatto anche largamente ricorso
al contatto epistolare che, forse meno efficace,
ha tuttavia il vantaggio di poter raggiungere
un numero molto più ampio di destinatari.
Fin dal mese di marzo 1984 è stata inviata a
tutte le Regioni, le Province e i Comuni aderenti all' AICCE unaproposta d i delibera da assumere a seguito di un'apposita seduta aperta
al pubblico e tale da consentire un dibattito
politico su temi europei, possibilmente con la
partecipazione di membri del Parlamento Europeo appartenenti a diversi partiti eletti nella
circoscrizione. Si stanno verificando i risultati
di questo invio, cosa non agevole perché non
sempre le deliberazioni prese in tali occasioni
vengono inviate all'AICCE. Un particolare Appello ai Comuni e a tuttigli enti locali e regio- -
5) I rapporti con i soci
Particolare attenzione è stata rivolta al contatto più personalizzato con i soci e, in generale, con gli enti territoriali. Evidentemente si è
Ricordo di Rosario Ballatore
11 presidente dellJAICCE, Serafini, ha così commemorato al Consiglio nazionale dell'AICCE
deii'ottobre scorso il consigliere provinciale di Trapani, aw. Rosario Baiiatore, membro dell'Esecutivo deiia nostra associazione.
Questa mattina ho una incombenza, quella
d i commemorare il collega Ballatore, del quale debbo dire poche cose ma veramente con
cuore aperto.
L a p n h a , per noi che viviamo dell'AICCE, è
una cosa molto se&; anche quando era ammalato, e all'ultimo era abbastanza sofferente, costantemente insisteva a venire dalla Sicilia alle
nostre nhnioni. Saranno piccoli sacrifici, ma
sono fatti umani d i grande d i e v o per chi ritiene la battaglia per l'Europa una cosa importante, e qualcuno di noi i n fondo vi ha dedicato la
propria vita.
La seconda è una questione che torno a citare oggi ma anch'essa importante: il senso d i
queste nostre associazioni unitarie è che esse
diano qualcosa i n piiì alla democrazia, che dz
solito è molto dialettica e nasce da opposizioni radicali. In realtà in queste nostre associazioni è difficile realizzare una corretta dialettica democratica se non si ha poi unapiattaforma comune, ideale, dalla quale partire. Ricordo un piccolo episodio d i Ballatore: era un
inverno intero che noi portavamo avanti il discorso sulla pace e fu dato a me il compito abbastanza noioso d i stilare u n documento, che
nella sostanza andava bene a tuttz; era u n momento un po' d i tensione, nazionale, interna,
e una parte dello schieramento l'avrebbe votato se l'altra votava contro e viceversa (perchè
allora far venire fuori da una associazione, sia
pure europeistica, u n accordo su u n problema
che su altri terreni nazionali trovava disaccordo?). Ciò suonava male e 13allatore si infasti&
per tale situazione, non so se con i suoi o con
gli altri, e d esclamò: (Ma è possibile che, indipendentemente dalle conclusioni razionali sulle quali siamo tutti d'accordo, soltantoperpresunta coerenza non ci si possa trovare d'accord o ? ~ .Dicendo questo ne s o f f v a , perche' era
u n uomo di solito taciturno. Volevo far notare
questo, perche*forse è una mia costante i h s i o ne quella che associazioni come la nostra, soprattutto su scala europea, ridanno alla democrazia italiana una cosa che noipiiì vecchi rite-
niamo u n dono prezioso. Abbiamo cominciato tanti anni fa, e parlo non della resistenza
dell'8 settembre, ma degli anni trenta: forse in
maniera u n po ' faziosa ciascuno escludeva l'altro, ma nella battaglia antifascista finimmo
per trovarci d'accordo su alcune cose e ci accorgemmo che tutto questo arricchiva e non
depauperava il nostro patrimonio di battaglia;
poi ci siamo trovati nell'agone repubblicano e
le posizioni si sono fatte di nuovo molto lontane, sembrava che non cifosse u n terreno comune sul quale instaurare la dialettica. Bene, le
associazioni come la nostra di livello europeo
credo che possano anicchire la nostra democrazia d i questa base dipartenza comune; senza la
possibilità d i una sintesi, la famosa tesi e la famosa antitesi hegeliane rimangono posizioni
morte, non C 'è dialettica. Associazioni come la
nostra, se vengono intese come u n momento i n
cui ritroviamo questo felice accordo per avanzare, arricchiscono veramente la democrazia e
i n questo senso questo piccolo episodio, che nvela il modo d i comportarsi d i BaLatore, è u n
monito esemplare.
Ricordando così Ballatore, vorrei pregarvi d i
osservare u n minuto d i meditazione per il nostro collega.
giugno 1984
nali europei per gemellaggi, che pongano in
primo piano il problema dell'organizzazione
della pace è stato diffuso in varii convegni, già
dal 1982, per un complessivo numero di
30.000 copie. È superfluo sottolineare l'attualità e la rilevanza del contenuto di questo Appello in un momento in cui il problema della
pace costituisce drammaticamente il punto
centrale delle preoccupazioni e quindi anche
dell'impegno politico dei partiti, delle forze
sociali e del movimento delle autonomie territoriali nel suo complesso.
Alla vigilia del voto del Parlamento Europeo
sul progetto di nuovo Trattato (14 febbraio
1984) un pressante e motivato invito ai membri italiani dei varii gruppi è stato inviato
dall'AICCE per sollecitarne il voto favorevole.
Agli stessi 81 parlamentari era stato inoltre vivamente raccomandato, in più occasioni, di
collegarsi con I'AICCE per l'organizzazione di
iniziative tipo «filo diretto col Parlamento Europeo~.Purtroppo non sembra che questa proposta abbia avuto il risultato sperato su larga
scala.
La lettera inviata a tutti i soci dell'AICCE e a
tutti i partecz$anti agli Stati Generali (circa
3.000 esemplari) dopo la conclusione della
grande manifestazione di Torino ha rappresentato un'ulteriore, importante occasione di sensibilizzazione degli eletti comunali, provinciali
e regionali ai temi europei e, in particolare, di
preparazione alle elezioni del 17 giugno. Le risoluzioni approvate dagli Stati Generali, allegate a tale lettera, hanno fornito, a loro volta.
un prezioso materiale di riferimento e di orientamento politico.
Un apposito Appello in vista delle elezioni
europee è stato predisposto dalla Presidenza e
dalla Segreteria delllAICCE. I1 documento,
che porta come titolo <Elezioni europee: il
quadro strategico per lo sviluppo delle autonomie», è stato inviato anch'esso a tutti i soci.
Inoltre, di fronte alla diffusa preoccupazione
di una minore partecipazione al voto europeo
da parte degli elettori, I'AICCE ha ritenuto di
inviare a tutti i Comuni capoluogo, a quelli gemellati o membri del suo Consiglio nazionale,
un pressante invito a far stampare e affiggere, a
nome dell'amministrazione civica, un manifesto che, tramite pochi ma efficaci slogans, privi
di qualsiasi riferimento a scelte di campo, solleciti i cittadini ad esercitare il loro di diritto di
voto nella consapevolezza della posta in gioco e
della responsabilità delle scelte che alle elezioni del 17 giugno sono connesse.
Infine, una larghissima diffusione di documentazione dell'AICCE e di quella messa a disposizione dalla Commissione di Bruxelles e
dal Parlamento Europeo è stata effettuata in
occasione di convegni, colloqui, conferenze e
incontri ai quali abbiamo già fatto cenno.
COMUNI D'EUROPA
Il CCE ha promosso, in questi ultimi tempi,
alcune iniziative a livello di Gruppi di lavoro
permanenti che si occupano di problemi di notevole interesse per gli enti locali e regionali,
ad esempio nel campo del rinnovamento urba-
15
no e dell'ecologia. Circa quest'ultima, un italiano, l'assessore Gaetano Zorzetto del Comune di Venezia, è stato recentemente designato
alla presidenza dell'apposito gruppo di lavoro
europeo sull'inquinamento marino, che ha già
Il comitato di presidenza del CCE dal Papa
Il Comitato di Presidenza del Consiglio dei Comuni d'Europa è stato ricevuto, sabato 9 g i u gno, da Giovanni Paolo I1 nella Sala del Trono in Vaticano.
Erano presenti per il CCE il presidente Josef Hofmann, i vicepresidenti John Morgan, Ricard
Perez Casado, Umberto Serafini, il segretario generale Thomas Philippovich, il segretario generale aggiunto Elisabeth Gateau, Aurelio Dozio, membro della Commissione dei revisori dei Conti
del CCE, i presidenti delle sezioni nazionali svizzera e belga, Dupont e Meyers, il vicepresidente
vicario della sezione italiana, Giuseppe Bufardeci, i vicepresidenti della sezione tedesca, Gebauer
e Groebel, il segretario generale della sezione italiana, Gianfranco Mattini, il segretario generale,
della sezione francese, Lucien Sergent, il segretario generale della sezione tedesca, Peter Michael
Mombaur, il borgomastro di Nierstein Oppenhein, Reinhardt Petry.
I1 Pontefice ha rivolto ai presenti il seguente discorso:
Signor Presidente, Signore e Signori,
Mi è particolarmente gradito darvi il benvenuto in questa casa, a voi che presiedete e animate
il Consiglio dei Comuni d'Europa.
Dei diversi piani sui quali viene attualmente ricercata una piiì grande unità dell'Europa, i comuni costituiscono un campo privilegiato e promettente. È, in primo luogo, al loro livello che i
cittadiniprendono coscienza d i questo cammino verso l'unità e ne scoprono le possibilità concrete; e d è anche nei comuni che essipossono sinceramente aderzi-e a tale movimento e contribuirvi
attivamente. Ciò naturalmente presuppone che si favorisca la capacità d'iniziativa delle stesse collettività locali; e vale la pena d i perseguire l'obiettivo di cui spesso si parla: che una gestione vicina agli abitanti non sia resa vana dalla centralizzazione amministrativa e dall'eccessiva estensione
delle dimensioni delle circoscnkioni.
Sono lieto d i sapere che quasi quarantamila città, comuni e circoscrrzionidt undicipaesi d'Europa sono membri del vostro Consiglio. Ciò costituisce già un 'apprezzabile rete d i rapporti che
rende possibili numerose iniziative di incontri, al d i sopra delle frontiere, tra persone d i paesi diversi. È veramente auspicabile che gli uomini e le donne imparino a conoscersi: in tal modo essi
scoprono e approfondiscono la comunità reale che già esiste tra dt loro poiche~condividonole stesse aspirazioni, quali il desiderio d i una pace duratura nella libertà, per non citare che uno dei
maggion' esempi. Imparare a conoscersi permette di stabilire legami durevoli tra determinati comuni e porta a rinforzare, tramite una reczproca stima, la fiducia tra i popoli. Una tale fiducia,
vissuta alla base, tra gli abitanti, può grandemente contribuire a limitare e niolvere i confL7itti dt
interesse che talvolta sopravvengono tra gli Stati.
Potete essere certi che la Santa Sede segue attentamente l'azione del Consiglio dei Comuni
6) Partecipazione dell'AICCE d'attività del d'Europa, che incoraggia tale azione e ne auspica il successo. I vostri obiettivi vengono incontro,
CCE e delle Istituzioni europee
sotto molti aspetti, ad uno dei voti piiì profondi della Chiesa: aiutare l'uomo a sviluppare le proNon va mai dimenticato che I'AICCE è la prie possibilità, a raggiungere la sua maturitàpersonale affinchépossa integrarsi, pienamente coSezione italiana del CCE e che pertanto essa è sciente delle propne solidaktà e responsabilità, nella comunità pizì ampia per esercitarvi u n ruocostantemente inserita nell'attività che que- lo attivo. Ilpersonalismo crirtiano, ispirato dalla nostra fede in Crhto, ideale e salvatore dell'uost'ultimo promuove sulla base di programmi ai mo, può costituire u n fondamento sicuro per i vostri sforzi miranti ad un 'unità europea rzspettosa
quali, del resto, I'AICCE partecipa anche nella dei diritti dell'uomo.
Ringraziandovi di tutto cuore della vostra visita, vorrei anche rivolgere i miei auguri ai vostri
fase di elaborazione, tramite i suoi rappresencollaboraton'
e a tuttigli abitanti dei comuni che voi qui rappresentate. E prego Iddio di benedirtanti negli organi statutari europei dell'associavi,
voi
e
le
vostre
famiglie.
zione.
giugno 1984
COMUNI D'EUROPA
tenuto nel corso del 1983 e nei primi mesi del
1984 cinque riunioni: a Marsiglia, Taranto,
Rotterdam, Parigi e Londra.
Di particolare interesse per la strategia generale del CCE è stata l'organizzazione in Grecia,
a Volos, nel giugno 1983, d'intesa con l'Ufficio di Atene della Commissione delle Comunità europee, di un Seminario per sindaci ed
eletti locafi greci con finalità prevalentemente
informative che hanno però costituito il presupposto per diffondere un messaggio politico
e rilanciare la proposta della formale costituzione di una Sezione greca del CCE. L'AICCE
ha partecipato a detto seminario sia con la presenza di alcuni suoi dirigenti sia di sindaci italiani. Altri amministratori locali hanno partecipato ad Atene nel dicembre 1983 ad un Colloquio promosso dall 'OCSE sulle iniziative locali
perl 'occupazione (ILE).
La partecipazione dell'AICCE è stata pure
utile al Convegno sul tema «Le Regioni e I'Europau svoltosi a Barcellona nell'ottobre 1983,
che ha consentito di rafforzare ulteriormente
non solo i rapporti con gli amministratori locali
catalani, ma anche la conoscenza di questa prima fase dell'esperienza autonomistica in Spagna.
Crediamo opportuno anche ricordare I'impegno col quale I'AICCE segue gli sviluppi per
la messa in opera dei Programmi integrati mediterranei ai quali 12 Regioni italiane sono direttamente interessate. Per questo motivo
I'AICCE è stata presente alla Conferenza svoltasi a Montpellier nel maggio 1984 su iniziativa
della Regione francese del LanguedocRoussillon, al fine di approfondire la valutazione delle proposte della Commissione in un settore così importante.
7) La Conferenza di Strasburgo, il Comitato
Consultivo e llIntergruppo
Un'approfondita analisi meriterebbe I'azione del CCE (alla quale I'AICCE ha concorso in
misura sempre assai impegnata e talvolta determinante) per progredire sulla via, lunga e non
priva di difficoltà, di una effettiva partecipazione delle Regioni e delle autonomie locali alle scelte e aff'attività della Comunità europea,
sia del Parlamento che della Commissione. Per
ragioni di spazio ne diamo solo alcune indicazioni essenziali.
Un momento importante di questo processo
è costituito dalla Conferenza svoltasi a Strasburgo alla fine di gennaio 1984, promossa dal
Parlamento Europeo su iniziativa della sua
Commissione per la politica regionale e I'assetto del territorio, col cui presidente, on. Pancrazio De Pasquale, I'AICCE ha tenuto continui
contatti assai proficui. Ai lavori di detta Conferenza, ai principali rapporti in essa presentati,
alle sue conclusioni e agli auspicabili sviluppi
futuri, la rivista aComuni d'Europa» ha riservato un apposito inserto, al quale rinviamo, specie per le valutazioni politiche generali. Va comunque sottolineato che la Conferenza di
Strasburgo ha aperto alcune interessanti prospettive sia nei confronti delle istituzioni comunitarie sia anche nei rapporti tra I'AICCE e
la Conferenza permanente dei Presidenti delle
Regioni del nostro Paese. Durante i lavori di
Strasburgo, la presenza di alcuni rappresentan-
ti dell' AICCE ha certamente contribuito a rendere esplicita una linea politica coerente e assai
avanzata, non solo sul tema specifico delle sedi
e delle procedure più idonee per assicurare un
dialogo istituzionalizzato tra le autonomie territoriali e la Comunità, ma anche per collocarlo
in una prospettiva di rilancio effettivo
dell'unione europea. A tale proposito I'AICCE ha appreso con piena soddisfazione che la
Conferenza permanente dei Presidenti delle
Regioni italiane ha deciso di riunirsi il l o
giugno proprio per confermare il suo appoggio
al progetto di nuovo Trattato, assumendo così
l'iniziativa di un apporto attivo nella società
italiana al processo necessario a realizzare
l'Unione europea.
I problemi affrontati nella Conferenza di
Strasburgo si intrecciano direttamente con
quelli del rilancio e del rafforzamento del Comitato Consultivo degli enti reglònafz' e locali
dei Paesi membri della Comunità europea, di
cui si è più volte parlato e scritto in seno
all'AICCE e che richiedono da parte della nostra associazione la più grande attenzione per
farne un punto di riferimento essenziale per il
dialogo tra Comunità e autonomie territoriali e
Un bilancio delll'ln tergruppo
Nel marzo del 1980 il Parlamento Europeo
decise di accogliere favorevolmente la proposta
del Consiglio dei Comuni d'Europa, presentata subito dopo l'elezione dell'Assemblea, di
creare attraverso i gruppipofitici un Intergruppo formato da deputati provenienti da Enti locali e regionali.
Questa decisione venne presa quando il Parlamento aveva già nominato le commissioni 2
4
ficiali e tra di esse la commissione per la politica regionale e l'assetto del tem2ono.
Il fatto che la creazione delllIntergruppo,
come momento di unione e di coordinamento,
avvenisse parecchi mesi dopo le elezioni e la
presentazione della proposta del Consiglio dei
Comuni d'Europa (fuglio 1979), e che il nuovo
strumento di lavoro non venisse dotato d mezzi tecnici e difondi, ma affidato affabuona volontà anche fianziaria dei gruppi indica che
non vi era convinzione profonda sulle funzioni
che avrebbe dovuto svolgere e che soltanto la
prova concreta delle sue capacità d i azione gli
avrebbe dato dzn'tto di ((cittadinanza europea)
difronte affostesso Parlamento e agli Enti locali e regionali europei. A mio avviso vi era anche
il timore di creare un organismo che potesse far
da contraltare alla commis.rione per la politica
regionale e l'assetto del tem'tono, alla cuipreridenza era stato eletto l'on. De Pasquale.
Quasi quattro anni di attìvità hanno &ortrato che l'Intergruppo può avere una sua sfera di azione e che le questioni concernenti le
Regioni e i poteri. locali, per le quali vi è necessità di un punto di riferimento, che riesca a
rendere piiì omogeneo il dibattito delle diverse
commissioni parlamentari europee sui temi regionali e locali, sono varie e complesse e con
drfficoltà riescono a trovare un linguaggio comunitario.
Va anche detto che il presidente on. Travaglini, e la segretaria dell'lntergruppo, on.
H o f i si sono resi conto della situazione e hanno sempre operato con intenti unitari e con
buona apertura culturale e politica.
Le questioni trattate nelle riunioni succedutesi con una cadenza di circa tre mesi l'una
daff'altra sono state interessanti e a? varia angolatura.
Scegliendo senza ordine di precedenza, si è
trattato, ad esempio, dell'utilizzazione dei differenti fondi comunitari, degli aiuti in favore
delle regioni colpite dal terremoto nel Sud
d'Italia, dei problemi del mare e dell'inquinamento delle acque, deiproblemi socio-educativi della gioventiì nei grandi agglomerati urba-
ni, del din2ti di voto attivo e passivo degli emigrati cittadini degli Stati membri della Comunità, all 'interno del'la Comunità stessa, della
cooperazione transfrontaliera dei Comuni e
delle Regioni situati ai confini interni degli
Stati della Comunità.
Forse il momento di maggiore impegno è
consistito nell'organizzazione di un incontro,
svoltosi a Bruxelfes, tra sindaci delle
città, sui problemi dei grandi centri urbani. Si
è inoltre dircusso, per continuare gli esempi,
dei problemi delle città portuali, della costruzione di abitazioni, della occupazione, delle
collettività locali d2 fronte ala relazione Spinelli su l'Unione europea.
Come appare evidente, il materiale è vasto e
interessante. Va detto che non è d i f f i l e scegliere gli argomenti. La vera questione è poterli
sviscerare a fondo, rendendone partecipi sia il
Parlamento Europeo che le Comunità locali. E
propno a questo punto sono sorte dzflicoltà
perche' alle riunioni del/ 'Intergruppo scarsa è
stata la presenza dei parlamentari' e spesso non
abbastanza approfondito il dialogo con i rappresentanti delle grandi associazioni europee
dei poteri locali e regionali, che sempre sono
state invitate e, di norma, hanno parteczpato
con sufficiente vivacità.
Il nuovo Parlamento deciderà anche sull'avvenire dell'lntergruppo che nella sua ultima
riunione, il 22 maggio scorso, ha proposto - e
non poteva essere che così - di continuare a
esistere, di tenere riunioni meno frequenti, ma
pizìpreparate da una Presidenza e da un Segretariato funzionanti con piiì continuità, di riunirsi nelle intersessioni, meglio a Bruxelles che
a Strasburgo, e non durante le sessioni, af
fìnche' i parlamentari possano dedicare a tali
incontri' tempo meno limitato, e soprattutto di
avere rapporti piiì stretti e d i piena collaborazione con la commissione per la politica regionale e con le altre commissioni uistitlszionaliu,
di dare u n seguito informativo e politico ai dibattiti. Dovrebbe essere ancora u n organismo
consultivo, ma contando di più e con peso
maggiore non tanto o non solo per volontà altrui, ma per proptia capacità d i ehborazione e
di tensione politica. In tal caso anche altri organismi europei, come il Comitato Consultivo
delle regioni e dei poteri locali europei, potrebbero trovarsi u n interlocutore utile e da ricercare.
Queste sono le principali condizioni per un
buon avvenire. Ci auguriamo possano reafzzzarsi.
Enzo Baldassi
giugno 1984
per un suo molo costmttivo in tale prospettiva.
Va ricordata anche l'attività dell'lntergruppo degli eletti locali e regionali del Parlamento
Europeo che tiene le sue riunioni di regola bimestrali a Strasburgo e alle quali partecipa
sempre un rappresentante della Segreteria
dell' AICCE.
Nel ricordare questi vari filoni di attività, ci
sembra utile sottolineare che l'impegno della
nostra associazione non si esaurisce nella partecipazione alle periodiche riunioni; esse richiedono infatti un'accurata preparazione a livello
di contenuti e quindi di riflessione e di studio,
nonché una serie di adempimenti organizzativi
che riguardano varie strutture operative
dell'associazione .
8) La CPLRE
In questo arco'di tempo che intercorre tra il
Programma d'azione e le elezioni europee, la
Conferenza dei Poteri locali e regionali d'Europa (CPLRE) ha organizzato numerosi riunioni
di Commissioni (per un totale di 17) ed alcune
Conferenze su specifici problemi. Ne citiamo
alcune: Conferenza sui problemi culturali,
Conferenza sulla democrazia parlamentare,
Conferenza sulla riconquista delle città europee, Conferenza sull'ambiente e I'occupazione, Conferenza delle Regioni insulari europee,
audizione delle minoranze linguistiche in Europa, ecc.. Nel quadro della CPLRE e di altre
iniziative del Consiglio d'Europa. vari delegati
italiani hanno avuto negli ultimi due anni l'incarico di relatori (Bolis, Caldiroli, Dominijanni, Dozio, Pancheri, Piazzoni, Stefani).
Anche a tale proposito va tenuto presente
che ciascuna di tali iniziative richiede all'AICCE un notevole lavoro di contatto con i soci, di
coordinamento della partecipazione delle autonomie locali e di studio. In occasione di vari
dibattiti su temi quali la lotta alla disoccupazione, lo sviluppo equilibrato, l'ecologia, i
rapporti transfrontalieri ecc., I'AICCE si è sempre sforzata di fare in modo che la presenza italiana non si limitasse ad un pur valido contributo di conoscenze tecniche e di esperienze,
ma contribuisse a porre in modo esplicito i presupposti e le condizioni politiche indispensabili per la loro soluzione. Sarebbe infatti velleitario ricercarla al di fuori di una effettiva Unione
europea.
9) Mass-media e pubblicazioni
Questa articolata azione dell'AICCE si è naturalmente appoggiata ai vari mezzi di comunicazione sia in occasione dei vari incontri e
convegni sia con un costante contatto con la
stampa e con le Agenzie specializzate. I risultati di questo lavoro, spesso difficile e al quale
non corrisponde sempre una soddisfacente risposta da parte degli operatori dell'informazione, si sono constatati durante i XV Stati Generali di Torino. I1 dossier dei ritagli stampa ha
dato, solo per l'Italia, cioè indipendentemente
da ciò che è stato fatto in altri Paesi, i seguenti
risultati: 17 servizi sulle tre reti televisive e 20
su quelle radiofoniche, 64 testate di quotidiani
e di periodici, per complessivi 196 articoli. Particolarmente preziosa è stata l'Agenzia setti-
COMUNI D'EUROPA
manale dell'AICCE ((EaropaRegioni~
che, opportunamente ampliata nella tiratura (ma ulteriori progressi sono necessari in questo campo,
superando le evidenti difficoltà organizzative e
finanziarie), consente di canalizzare settimanalmente non solo le informazioni più direttamente collegate con i problemi delle Regioni e
di altri enti territoriali in relazione all'Europa
ma anche ricorrenti riflessioni e messaggi di natura più propriamente politica, specie tramite i
suoi editoriali e con la rubrica «I Fatti Commentati~.
Della rivista mensile ((Comunid'Europa» è
stato stampato il numero di aprile. Vi è ancora
una certa sfasatura temporale che sarà integralmente recuperata, alla fine del semestre; d'altra parte, il sovraccarico dovuto soprattutto agli
Stati Generali ha avuto inevitabilmente qualche ripercussione sullo scadenzario previsto. Si
aggiunga che la confezione di numerosi inserti
monografici usciti nel corso del 1983 e nei primi mesi del 1984 lla costituito un impegno di
carattere straordinario (ed imposto perciò oneri
supplementari), del resto assai apprezzato dai
lettori. Questi inserti sono stati dedicati a:
~Stmmentifinanziari della Comunità europea,, di Sigrid Esser (n. 1I 1983); «Programma
d'azione dell'AICCE fino alle seconde elezioni
europee, (n. 31 1983); «I gemellaggi rispondono direttamente agli interessi delle popolazion i (n.
~ 41 1983); «Ordinamento locale e regionale in Francia», di Lucien Sergent; «La situazione degli Enti locali in Spagna,, di Pedro
Aparicio Sanchez (n. 51 1983); <La strategia
energetica della CEE: lo sviluppo dei sistemi
decentrati~, di Domenico Gaudioso (n.
61 1983); aBrighton - IV Congresso dei Comuni europei gemellati: i Gemellaggi, la Federazione Europea e la Pace», relazione di Umberto Serafini (n. 7-8 I 1983); <Progettodi Trattato dell'unione europea» (n. 91 1983); «Le
conseguenze della crisi energetica sulla rete degli assi di comunicazione in Europa», di Vittorio Caldiroli (n. 1011983); <Credito agli enti
locali», di Sigrid Esser (n. 11l 1983); «Progetto
preliminare di Trattato che istituisce l'Unione
europea» (n. 111984); «I1 molo delle Regioni
nella costruzione di un'Europa democratica»
(n. 21 1984); «Documenti del Consiglio dei Comuni d'Europa» (n. 31 1984); «Progetto di
Trattato che istituisce l'Unione europea (testo
integrale) (n. 4 I 1984).
Uno sforzo particolare ha richiesto il numero
per il trentennale di «Comuni d'Europa»
(121 1982) presentato nella sede dell'AICCE da
Altiero Spinelli, Giovanni Russo, Giulio Andreotti, Gaetano Arfé e Maria Luisa Cassanmagnago.
Parallelamente all'attività richiesta dal mensile e dall'Agenzia, I'AICCE ha provveduto alla stampa di due Quaderni contenenti rispettivamente gli atti della Conferenza di Rimini sul
tema «Regioni e autonomie per una politica
europea del turismo* e quelli del Convegno di
Teramo su «Europa, scuola ed enti locali»;
quest'ultimo sarà disponibile tra alcuni giorni.
Certamente va constatato, con rammarico e disappunto, un forte ritardo rispetto ai tempi auspicati: esso è dovuto non solo agli ormai consueti lunghi tempi di raccolta del materiale e di
recupero dei testi definitivi rivisti dai relatori e
da quanti sono intervenuti nel dibattito, ma
anche ad una serie di difficoltà insorte con una
tipografia esterna e che solo recentemente sono
state sbloccate. Sono state già prese le misure
necessarie ad evitare che questo increscioso inconveniente si ripeta nel futuro. Vanno anche
ricordati gli opuscoli «Progetto Europa» e <Libertà locali e Costituente europea», che contengono una raccolta di riflessioni del Presidente dell'AICCE e la pubblicazione integrale
del progetto di Trattato istitutivo delllUnione
europea. La proposta è stata avanzata
dall'AICCE alle altre Associazioni di Enti locali
e da queste subito accolta. È infatti molto difficile fare una campagna di sensibilizzazione
presso gli amministratori locali per ottenere il
loro appoggio politico all'iniziativa ucostituente» del Parlamento Europeo se non è neppure
conosciuto il contenuto del progetto di Trattato approvato nel febbraio scorso. Di tale documento è in corso la diffusione a cura di ciascuna delle predette associazioni di enti locali che
svolgono così un prezioso molo di moltiplica-
COMUNI D'EUROPA
toris. La presentazione premessa al testo serve a
collocarlo nella corretta prospettiva.
Ci sembra utile sottolineare anche un'altra
iniziativa che, pur non provenendo direttamente dall'AICCE, non può mancare di avere
un'incidenza positiva sul piano delle varie
pubblicazioni che circolano nel mondo degli
amministratori locali. Si tratta della introduzione al Dizionario Voghera dei Comuni, predisposta da Umberto Serafini e della quale, attraverso un ampio uexcursuss storico, si evidenziano alcuni punti fondamentali della lotta per
le autonomie territoriali in collegamento con il
processo di unificazione europea.
zione dell'ordinamento regionale nel nostro
Paese, sotto il profilo istituzionale certamente
ma, ancor più, sotto il profilo politico.
Un'occasione per fare il punto della posizione dell'AICCE di fronte a varii aspetti qualificanti di tale evoluzione e sulle relazioni tra ordinamento regionale ed unificazione europea è
rappresentato dall'inchiesta promossa dalla
Commissione parlamentare bicamerale per le
giugno 1984
questioni regionali. Anche all'AICCE è stato
chiesto di far conoscere la propria opinione e di
partecipare alle aaudizionis programmate e
una messa a punto aggiornata delle nostre posizioni è in corso: infatti un notevole patrimonio, spesso originale, di riflessioni e di proposte è stato accumulato nel corso della vita
dell' AICCE che andrebbe, tra l'altro, fatto conoscere in modo più efficace. Un riflesso di
La conferenza della forza federalista a Potenza
10) La collaborazione con le altre Associazioni
di enti locali. La Conferenza dei Presidenti di
Regione.
Questi cenni ci consentono anche di dare il
giusto rilievo all'impegno più generale assunto
dall'AICCE di instaurare una collaborazione
sempre più stretta con le varie associazioni di
enti locali sopra ricordate, come del resto era
stato espressamente indicato nella risoluzione
conclusiva del Congresso nazionale dell'AICCE a Firenze. Questa collaborazione si è mossa
su due piani. Quello più direttamente attinente ai problemi delle autonomie locali, della loro difesa e del loro sviluppo nel nostro Paese e
quindi con riferimento alla riforma dell'ordinamento locale, ai problemi della finanza, alle
condizioni e al trattamento degli eletti locali e
provinciali, a una comune interpretazione di
norme che riguardano la gestione dei Comuni
e delle Province ecc.. . L'altro riguarda più da
vicino il ruolo specifico dell'AICCE, quello
della sensibilizzazione e della mobilitazione
sui temi europei che trova nelle altre associazioni un indispensabile contributo per la moltiplicazione dei contatti con gli amministratori
e per una più ampia diffusione di idee e di proposte. In quest'ultimo campo I'AICCE ha
provveduto a coinvolgere le Sezioni e i responsabili regionali delle altre associazioni nella
partecipazione a convegni e incontri e ha redatto una Dichiarazione sottoscritta anche da ANCI, UPI, UNCEM, che è stata diffusa specialmente in occasione dei Congressi e delle Assemblee nazionali di queste associazioni. Da ricordare anche la pubblicazione sulle loro riviste
di articoli e relazioni a firma di responsabili politici dell' AICCE: l'apposito ustands allestito a
Torino durante i XV Stati Generali ha reso visiva questa stretta collaborazione. Particolarmente apprezzato il numero monografico dedicato all'Europa, predisposto dall'UPI nel
mese di aprile 1984.
Va ricordato anche l'apporto dell'AICCE alla Conferenza energetica nazionale della CISPEL (Venezia, novembre 1983), mediante la
diffusione di un ampio saggio di Domenico
Gaudioso su «La strategia energetica della CEE:
lo sviluppo dei sistemi decentrati~.
Una riflessione a sé meritano i rapporti tra
I'AICCE e la Conferenza permanente dei Presidenti delle Regioni italiane. Già si è accennato ai contatti assai stretti mantenuti dall' AICCE in preparazione e durante la Conferenza di
Strasburgo, ma vi sono molte altre ragioni
obiettive che devono spingere I'AICCE a seguire con grande attenzione i problemi dell'evolu-
Al tavolo della presidenza (da sinistra): Usai, il sindaco di Rifreddo-Pignola, Scavone, Azzarà, il
presidente dell'AEDE, Giglio (che presiedeva i lavori), Fierro, Lotti e Martini.
Si è svolta a Potenza, i n Rifreddo, nei giorni
21 e 22 gennaio, la prima Conferenza meridio-
nale della forza federalista, frutto dell'intesa tra
l'Associazione italiana per il Consiglio dei Comuni d'Europa, il Consiglio italiano per il Movimento europeo, il Movimento federalista europeo e l'Associazione europea degli insegnanti, con il patrocinio del Comune di Potenza e
d e l l ' U f i i o per l 'Italia della Commissione CE.
I lavori sono stati aperti dal saluto del Sindaco
di Potenza, Gaetano Fierro, e dal presidente
della Giunta regionale, Carmelo Azzarà. Successivamente il vice segretano nazionale del
MFE, Giuseppe Usai, ha tenuto la sua relazione generale sul tema #L'Unione europea per il
dancio del Mezzogiorno nella pace e nella giustizia internazionalew . I convegnisti hanno proseguito i lavori suddivisi i n cinque commissioni
coordinate da Gianfranco Martini , Segretario
generale dell'AICCE, Ruggero del Vecchio,
della Direzione nazionale del MFE, Lino Venturelli, Segretano generale dellJAEDE, Angelo
Lotti, Segretario generale del CIME, Silvano
Marseglia, vice-presidente nazionale dell'AEDE e assessore provinciale di Brindiri.
Le conclusioni della Conferenza sono state
tratte da Gino Majocchi, Segretario nazionale
del MFE, che ha messo in evidenza come dalla
Conferenza sia emersa la consapevolezza che i
maggiori problemi dell'economzia e dello sviluppo, in particolare nel Mezzogiorno, possono trovare adeguate soluzioni soltanto nella
prospettiva dell' Unione europea, alla cui crea-
zione tende il progetto di Trattato elaborato
dal Parlamento Europeo. Numerosi i partecipanti, tra cui ricordiamo Francesco Fiorino,
presidente della Provincia di Cosenza, Alfredo
Paladino, consigliere comunale di Napoli e
membro della Direzione nazionale delllAICCE, e vari Sindaci lucani. La Conferenza è stata
seguita da una tavola rotonda sul tema
#L'Unione europea per il dancio del Mezzogiorno nella pace e nella giustizia internazional e ~ a, cui hanno partecz)ato l'on. Emilio Colombo, membro del Parlamento nazionale,
l'on. Giovanni Papapietro e l'on. Dario Antoniozzi, parlamentari europei, Martini e Majocchi. La Conferenza ha approvato una mozione
che auspica che le autorità locali della Basilicatu promuovano, sulla scorta del modello già
sperimentato i n altre regioni, l'istituzione di
u n corso annuale di formazione federalista a
Rziieddo, aperto a tutti igiovani italiani e d europei sotto la responsabilità della forza federalista e, inoltre, visto il successo della prima
Conferenza, auspica che le autontà locali si i m pegnino affinche'essa possa diventare una occasione annuale di incontro delle forze federaliste meridionali. La Conferenza ha invitato, inf i e , le autontà locali della Basificata ad assumere idonea iniziativa per dar vita alla (Consulta meridionale per l'Unione europea)) che
mobiliti forze politiche, economiche e sociali,
culturali delle regioni meridionali per porre su
basi nuove il rapporto fra Mezzogiorno e d Europa.
COMUNI D'EUROPA
giugno 1984
questa particolare attenzione per il livello regionale (che, naturalmente, nulla. toglie all'azione costante e capillare dell'AICCE tra i Comuni e le Province) si è avuto a orin no: durante gli Stati Generali, quando è stata adottata
una raccomandazione agli organi statutari del
CCE per modificare la denominazione tradizionale dell'associazione, rendendo esplicita la
complessa appartenenza di enti territoriali a diversi livelli.
l'Europa e le autonomie). Anche sui periodici
di partito le attività dell'AICCE e i temi di cui
essa si occupa hanno trovato, in generale, una
larga ospitalità.
Con i sindacati italiani e, direttamente, con
la Confederazione europea dei sindacati (CES)
è stata mantenuta una costante consultazione
sulla strategia generale per l'unificazione europea e sui singoli problemi, ad esempio la politica regionale e quella sociale.
11) La collaborazione con le organizzazioni federali~
te
Questa collaborazione costituisce il secondo
filone privilegiato dell'azione dell' AICCE.
Dopo il convegno della <Forza federalista»,
svoltosi a Firenze-Montecatini nell'aprile 1983,
altre iniziative sono state promosse a seguito
dell'intesa raggiunta anche in varie zone d'Italia, tra AICCE, CIME (Consiglio italiano del
Movimento europeo), MFE (Movimento federalista europeo) e AEDE (Associazione europea
degli insegnanti). Ne sono esempio i convegni
di Caserta, Verona, Rifreddo-Pignola, Bologna, Cagliari, Cremona, Bassano del Grappa,
Siracusa e l'apporto dato alla «action frontière~
per la definitiva eliminazione dei residui ostacoli alle frontiere infra-comunitarie e per l'installazione di un autentico e completo mercato
unico tra i Paesi membri della Comunità. Vanno pure sottolineate le numerose iniziative
promosse in varie zone d'Italia dal CIFE (Centro italiano di formazione europea), dalla Federazione della «Casa d'Europa» e dall'ASE
(Associazione stampa europea) alle quali
I' AICCE ha spesso partecipato. Queste relazioni confermano l'utilità di un'azione comune
perché essa consente di raggiungere destinatari
diversi e di allargare gli spazi di influenza della
pubblica opinione: d'altro lato si dovrà anche
meglio approfondire il molo specifico che gli
amministratori locali e regionali sono chiamati
a svolgere in tali iniziative, dato che essi esprimono esigenze e richieste connesse con il loro
molo di pubblici amministratori, sono più direttamente legati alla realtà politica e partitica
italiana e si pongono, di fronte ai problemi di
unificazione europea, in una prospettiva istituzionale mentre per altre associazioni prevale la
componente individuale o al massimo associativa.
19
13) Altre iniziative
Altre iniziative di carattere più generale sono state promosse dall'AICCE proiettandosi
sull'intero territorio nazionale o coinvolgendo
addirittura l'intero CCE. Particolare successo
di presenze europee ha riportato la prima Conferenza delle amministratrici locali dei Paesi
membri della Comunità europea, della Spagna
e del Portogallo, convocata a Pisa dalla nostra
Gemellaggio Marineo/Sainte-Sigolene
.
Con una visita avvenuta nel novembre scorso il gemellaggio proposlo costituisce u n passo
a Marineo (PA), comune sito a 30 K m . circa da importante per riaffermare nelle due comunità
Palermo, delsindaco di Sainte-Sigolene, comu- il concetto d i Europa, portando u n non seconne dell'Haute Loire, Jean Salque, accompagna- dario contributo a l a nascita e d all'affermazioto dagli assessori Phill;bpe Tosu, Alain Teyre, ne del concetto dr comune patniz europea.
Jean Chavalon e Piene Roux, si è avviata la
aNoi consideriamo - ha detto in particolare
procedura d i gemellaggio fra i due comuni, - questa proposta d i gemellaggio come una
nella prospettiva di saldare un rapporto Pi& pietra, u n momento importante nel lungo
strelto, una maggiore conoscenza e migliori re- cammino che da tempo abbiamo intrapreso
lazioni fra due comuni appartenenti a due re- per la nascita dell'uomo europeo, non più itagioni europee, la Sicilia e I'Haute Loire, che liano o francese, inglese, tedesco o olandese,
tante caratteristiche hanno in comune.
ma solo e d esclusivamente europeo)).
L'incontro è stato propiziato daii'ex sindaco
Dopo aver visitato le bellezze ar~istichee
d i Marineo, oggi consigliere comunale dz Paler- paesistiche del comune di Marineo, gli ospiti
mo, Domenico Lo Vasco, a Brighton durante il francesi hanno invitato il sindaco Ciro Spataro
IV Congresso europeo dei comunigemellati.
e la Giunta municrpale di Marineo a ricambiaDurante la solenne cerimonia tenuta presso re la visita a Sainte-Sigolene.
12) Irapporti con le forze politiche e sindacali
il Municipio di Marineo, che ha sancito l'unal due comuni sono oggi giunti al gemellagTutto questo complesso di attività non pote- nime volontà del Consiglio comunale diproce- gio la cuiprima cerimonia si è svolta a Marineo
va non intrecciarsi e dar luogo ad un più stretto dere al gemellaggio, Enza B a d à , consigliere il 6 maggio scorso. La seconda cerimonia avsistema di relazioni tra I'AICCE e le forze poli- comunale diPalermo, ha messo in d i e v o come verrà nel prossimo luglio.
tiche alle quali i suoi aderenti appartengono.
In occasione dei varii convegni, degli Stati GeGemellaggi celebrati nel primo semestre del 1984
nerali di Torino, della diffusione di documenti
e pubblicazioni, i partiti politici, sia a livello di
MontevarchiIKitzingen: cerimonia a Montevarchi il 15 aprile 1984.
presidenze e di segreterie nazionali, sia con riCenesellil Albens: 1a cerimonia a Ceneselli il 29 aprile - za cerimonia ad Albens il
ferimento più diretto agli uffici competenti per
22/23 giugno 1984.
i problemi europei e a quelli delle autonomie,
MarineoISainte-Sigolene:
cerimonia a Marineo il 6 maggio 1984.
sono stati sempre dei destinatari prioritari. Va
Coiie
UmbertolLa
Balme
Sainte Sillingy: l a cerimonia a Colle Umberto il 19 maggio
pure ricordata la presenza di responsabili
2a
cerimonia
a
La
Balme
S.te Sillingy il 23 giugno.
1984
dell'AICCE ai varii Congressi nazionali dei
ParmalWorms:
cerimonia
a
Worms
il 26 maggio 1984.
partiti e a specifiche iniziative (seminari sui
MontescudaioIEberstadt:
cerimonia
a Eberstadt il 9 giugno 1984.
problemi europei e internazionali, convegni su
singoli temi, ad esempio i PIM, riguardanti
l
l
giugno 1984
COMUNI D'EUROPA
associazione d'intesa con l'Amministrazione
provinciale. È la prima volta che un'iniziativa
ad hoc veniva promossa con riferimento specifico ai problemi delle donne investite di un
mandato elettivo locale. Non si è trattato di un
fatto episodico perché, a seguito della Conferenza, un apposito Gruppo di lavoro è stato subito costituito presso I'AICCE: esso si è mobilitato per assicurare, in stretto contatto con le varie Sezioni nazionali del CCE, un'adeguata
presenza di amministratrici locali e regionali
agli Stati Generali a Torino, per lanciare una
indagine conoscitiva in questo campo specifico
e per fare il punto sulla presenza femminile nel
campo della democrazia locale del nostro Paese
utilizzando a tal fine gli studi e l'esperienza
del prof. Corrado Barberis. Detto Gruppo di
lavoro sta ora affrontando un programma di attività per i prossimi mesi. L'indagine conoscitiva non corrisponde esattamente a quanto era
stato ventilato, con un orientamento ancora di
carattere generale, nel Programma d'azione
del febbraio 1983 (che si riferiva ad un sondaggio per campione sull'insieme degli aderenti
all'AICCE); tuttavia il risultato dell'indagine
limitata alla realtà femminile potrà fornire,
probabilmente, alcune utili indicazioni per
un'iniziativa di più ampio respiro.
Molto rilevante per la nostra azione è il settore dell'emigrazione che del resto ha sempre
costituito un oggetto di attenzione da parte
dell' AICCE. Nel 1983 e nei primi mesi de11'84
1'AICCE si è fatta promotrice e ha comunque
partecipato con ruolo determinante, d'intesa
con le Amministrazioni regionali e locali maggiormente interessate a questo problema, a
conferenze e convegni nei quali i problemi
dell'emigrazione e degli emigrati hanno costituito il tema di pregevoli relazioni e di vivaci
dibattiti, in un dialogo tra amministratori,
rappresentanti di associazioni di emigranti, di
sindacati e di rappresentanti delle autorità nazionali e comunitarie. Queste iniziative si sono
realizzate a Cosenza nell'ottobre 1983, a Terni
nel novembre 1983. Anche in tale campo agisce un gruppo di lavoro adhoc.
Assai riuscita la Conferenza, promossa ed organizzata dall' AICCE con la Regione Piemonte ma estesa a tutti i Paesi della Comunità,
Spagna e Portogallo, dedicata ai problemi della cnii dell'industnu automobilistica nel contesto del processo di unificazione.
Un cenno particolare merita il contributo
dato dall' AICCE alla XXXI Giornata europea
della scuola che, quest'anno, assumeva un rilievo significativo per la prospettiva delle elezioni europee. Sono stati sensibilizzati gli assessori comunali, provinciali e regionali contribuendo anche alla redazione di un numero
straordinario del periodico «Scuolad'Europa».
cuni Paesi chiave come la Francia, tuttora caratterizzata dalla presenza di settori impegnati in
senso europeo, ma anche da persistenti aree di
forze politiche e sociali e da cittadini ostili ed
esitanti. L'astensione sulla risoluzione politica
dei XV Stati Generali dichiarata da alcuni delegati francesi ne è una recente conferma. Dobbiamo quindi esprimere la nostra soddisfazione per il discorso pronunciato il 24 maggio U.S.
a Strasburgo dal Presidente Mitterrand dinnanzi al Parlamento Europeo che apre interessanti
prospettive. La battaglia è tuttavia ancora aperta: per questo è opportuno rafforzare qualitativamente e moltiplicare quantitativamente i gemellaggi. I1 IV Congresso dei Comuni europei
geme/& promosso dal CCE nel settembre
1983 - la partecipazione italiana di circa 350
delegati ha richiesto un notevole sforzo organizzativo e di preparazione politica - ha visto
riuniti a Brighton circa 1.500 amministratori
locali: la risoluzione finale approvata sottolinea
appunto l'importanza dei gemellaggi come
strumento di sensibilizzazione politica e di
partecipazione al comune impegno per 1'Unione europea e per la pace. Su questa caratterizzazione hanno insistito anche le varie manifestazioni che in questi ultimi mesi si sono svolte
in varie parti d'Italia sia per dar vita a nuovi gemellaggi sia per mantenere e rafforzare i legami già esistenti.
La stessa diffusione dell'Appello per i gemellaggi, che pongano in primo piano il problema dell'organizzazione della pace (di cui si
è sopra fatto cenno) è stato un ulteriore contributo all'attenzione di questa specifica finalità
politica dei gemellaggi.
15) Le nuove adesioni
Le varie iniziative sopra ricordate hanno consentito di contattare un grande numero di amministratori locali in gran parte già associati
all'AICCE, ma anche non ancora ad essi aderenti. È stata quindi sviluppata un'azione parallela per trasformare la partecipazione degli
amministratori alle nostre iniziative in un rapporto più consolidato e più formale, quello appunto dell'adesione all'associazione. Un ulteriore sforzo su alcune città di maggior rilievo e
su quelle poche Province che ancora non aderiscono è stato promosso subito dopo gli Stati
Generali e ne attendiamo abbastanza fiduciosi
i risultati. Non bisogna dimenticare che I'adesione è frutto di una scelta volontaria e motivata e che I'AICCE non ha mai voluto ricorrere
alle adesioni uin serie))ad esempio sulla base di
campagne promosse dalle forte politiche con
carattere puramente automatico. Invece i partiti sono preziosi per favorire la sensibilizzazione
europea preventiva degli eletti locali e regionali e la loro partecipazione alle iniziative
dell'AICCE dalle quali può scaturire una vo14) I gemellaggi
lontà di adesione consapevole e quindi politiNon poteva mancare una particolare mobili- camente significativa. Altrettanto indispensatazione dei Comuni gemellati in vista delle ele- bile è la collaborazione dei membri del Consizioni europee; del resto, proprio su questo glio nazionale per appoggiare, in loco, le sollepunto, si era espresso in modo esplicito il «Pro- citazioni fatte in tal senso dalla Segreteria
gramma d'azione dell'AICCE del febbraio dell'associazione.
In altre parole, l'orientamento di massima è:
1983». Già allora era stato sottolineato che la
grande partita che ha come posta l'entrata in prima la conoscenza sperimentale delllAICCE
vigore del nuovo Trattato di Unione europea, e la partecipazione, poi l'adesione. Lo stesso
si gioca non solo in Italia ma ancor di più in al- criterio dovrebbe guidare la costituzione delle
nuove federazioni regionali del]' AICCE, anche
se esso deve essere inteso in senso flessibile, dato che si tratta di un processo circolare e interdipendente. Iniziative in vista di queste nuove
federazioni sono state prese nel Friuli-Venezia
Giulia, nelle Marche, in Sicilia, in Campania,
in Toscana.
16) Ed ora che fare?
Non compete ad una relazione che vuole sostanzialmente fare il punto sull'attività svolta
nel recente passato dall' AICCE, proiettarsi anche nel futuro, tanto più che mentre il già avvenuto può essere oggetto di conoscenza e di
valutazione, gli orientamenti dell'associatione
per i prossimi mesi devono essere definiti dai
suoi competenti organi in base a giudizi politici ed a criteri di priorità.
Tuttavia, a titolo di semplice contributo ad
un dibattito che troverà la sua collocazione dopo le elezioni europee del 17 giugno, si possono fare le seguenti rapide (e provvisorie) considerazioni.
Dovrà essere proseguita l'analisi dell'opportunità politica e della fattibilità di alcune iniziative che, pur annunciate nel Programma
d'azione del febbraio 1983 non hanno trovato
finora una concreta o quanto meno sufficiente
attuazione. Ci riferiamo soprattutto al convegno su «Politica agricola comunitaria e Region i del
~ quale va ripreso in maniera più organica
ed approfondita il lavoro d'impostazione generale a suo tempo iniziato e che già aveva confermato l'estrema complessità e delicatezza di
una problematica che vede coinvolte, talvolta
con posizioni diverse, le istituzioni regionali, il
mondo professionale e sindacale agricolo, gli
indirizzi di politica nazionale ed il livello (già
assai conflittuale) comunitario, con tutte le sue
NUOVE ADESIONI
DI ENTI TERRITORIALI LOCALI
ALL' AICCE
Comune di;
Isola delle Femmine (PA) .........
Foiano della Chiana (AR) .........
Marineo (PA) ........................
Caste1 Campagnano (CE) .........
Borgo Va1 di Taro (PR) .............
Pinerolo (TO) .......................
Ferno (VA) ...........................
Induno Olona (VA) ................
S. Piero Patti (ME) ..................
Dosolo (MN) ........................
S. Cesario sul Panaro (MO) .......
Acciano (AQ) .......................
Angera (VA) .........................
Ardara (SS) ..........................
S. Secondo di Pinerolo (TO) ......
Bolognetta (PA) ....................
Tresana (MS) ........................
S. Felice del Benaco (BS) ..........
Associazioni:
ANVEL (Associazione nazionale v. segretari
Enti locali)
giugno 1984
COMUNI D'EUROPA
implicazioni politiche, economiche e di bilancio.
Anche per quanto riguarda i seminari ed i
corsi quadri, pur potendosi ritenere che alcuni
incontri e convegni con amministratori locali di
singole regioni (sopra ticordati) abbiano svolto
anche una funzione di formazione politica e
tecnica degli eletti locali e regionali, molto resta ancora da fare in questo campo.
I XV Stati Generali di Torino hanno concentrato particolarmente l'attenzione sui problemi
dell'informazione europea: I'AICCE intende
riprendere questo tema che è di carattere permanente (e di cui è evidente il grande significato politico) valendosi anche dell'iniziativa
annunciata dal Presidente del Consiglio regionale della Basilicata per l'organizzazione in comune, in autunno, di una Conferenza su questo argomento.
Con la Regione Lazio sono in corso stretti
contatti per giungere alla definizione del programma e delle altre necessarie condizioni per
la promozione, pure in autunno, di un Convegno di largo respiro europeo concernente le regioni e l'Europa.
Recenti vicende, dibattiti e, persino, polemiche sulle crescenti spinte verso forme di regionalismo esasperato. specie sotto il profilo
culturale e linguistico, devono spingere I'AICCE (d'intesa con l'intero CCE) ad occuparsi in
maniera non episodica di tale problematica
che, al di là di alcune posizioni criticabili, risponde ad una tendenza motivata nella società
contemporanea e merita quindi di essere approfondita e positivamente valorizzata sotto il
profilo culturale ed istituzionale.
gruDD0 di lavoro creato doSi è già
" detto del "
po il convegno di Pisa da amministratrici locali. A seguito della risoluzione approvata a Torino al termine degli Stati Generali, I'AICCE intende rilanciare una seconda Conferenza per
riunire tali amministratrici europee, proseguendo ed aggiornando l'azione iniziata a Pisa.
L'AICCE dovrebbe anche dedicare crescente
attenzione ai problemi specifici dei giovani
amministratori locali e regionali. Un campo
enorme si apre per quanto riguarda l'ecologia.
Non va infine dimenticato che nel 1" semestre 1985 spetterà all'Italia la presidenza di turno del Consiglio della Comunità.
Naturalmente tutte queste singole azioni
e le altre che fanno parte dell'azione ordinaria dell'AICCE (gemellaggi, ad esempio)
hanno bisogno di un comune riferimento che
sarà quello degli sviluppi del progetto di Trattato per l'Unione europea e del ruolo che il
nuovo Parlamento Europeo eletto in giugno
vorrà assumere per far sì che giunga a conclusione la sua iniziativa della prima legislatura,
in ciò confortato dall'atteggiamento di qualche
governo nazionale e da ultimo - particolarmente importante perché proveniente dalla
Francia - dello stesso Presidente Mitterrand
che lo ha reso esplicito nel suo discorso nella
sessione di maggio.
In questo quadro troveranno più corretta
collocazione - è questo un altro dei filoni permanenti di impegno del CCE e dell' AICCE tutte le iniziative necessarie a rendere operante
la partecipazione di Regioni e di Enti locali nel
quadro della Comunità europea ed in permanente dialogo con le sue istituzioni.
Queste indicazioni che, ripetiamo, vanno
ancora passate al vaglio degli organi statutari
dell'associazione, presuppongono tuttavia adeguati strumenti che riguardano il momento
della elaborazione e dell'impulso politico,
quello organizzativo e quello finanziario.
Sotto il primo profilo è richiesto all'AICCE
ed alla sua Segreteria un particolare sforzo di
razionalizzazione, di impegno e di coordinamento che potrà anche essere sostenuto da una
maggiore partecipazione di singoli membri
dell'Esecutivo, a condizione che ciò si traduca
in un effettivo moltiplicatore e non finisca per
ricadere su Piazza di Trevi.
I1 secondo profilo, quello organizzativo, è
strettamente collegato con il precedente e riguarda la dirigenza e la struttura ed il funzio-
21
namento dei varii uffici e servizi. Sulla scia
dell'eco suscitata dagli Stati Generali un analogo sforzo di ulteriore incisività è richiesto al settore stampa in tutte le sue articolazioni.
Infine, per quanto riguarda le fi7tanze
dell'AICCE, va tenuto presente che, di fronte
alle spese crescenti dovute all'aumento dei costi ed all'ampliamento dell'attività, le entrate
rimangono sostanzialmente invariate e rivelano
anzi una crescente difficoltà ad ottenere da alcune Regioni un regolare e tempestivo pagamento delle quote dovute, rischiando così di
amputare una parte non indifferente dei bilanci dell'associazione. È un problema grave che
deve essere affrontato non solo nell'ambito
della Segreteria politica ed amministrativa
dell'associazione ma anche nell'ambito degli
organi collegiali, specie della Direzione e del
Comitato Esecutivo.
Una politica e una organizzazione unitarie
del n~ovimentoeuropeo delle autonomie
L A
li
-v
--
---
Auletta di Montecitorio: (da sinistra) Spineìii, Magnani, Petriiii e Serafini.
Convocata dal presidente d i turno della Conferenza deipresidenti delle Regioni e delle Province autonome, Rinaldo Magnani, si è tenuta nell'auletta d i Montecitono a Roma, il 1 " giugno
u.s. , una riunione aperta alle fone politiche, alle Associazioni degli Enti locali e a quelle federaliste, per manifestare l'appoggio della Conferenza stessa alprogetto d i Trattato di Unione europea,
approvato il l 4 febbraio u .S. dal Parlamento Europeo. Dopo l'ampia relazione del presidente Magnani, sono intervenuti -fia gli altri - il vice-presidente della Giunta Affari europei del Senato, Giuseppe Petrilli, che è anche presidente del Movimento Europeo, ilpresidente dell'AlCCE,
Umberto Serafini, del quale pubblichiamo qui d i seguito il testo dell'intervento, l'on. Altiero
Spinelli, ispiratore del Trattato di Unione, il vicepresidente del Movimento Federalista Europeo,
Alberto Majocchi, ilpresidente della Regione Frillli-Venezia Giulia, Antonio Comelli, ilsegretario generale dell'AlCCE, Gianfranco Martini. A l termine dei lavori, dopo l'intervento del Ministro per le Regioni è stato approvato un ordine delgiorno che ri3adisce l'impegno delle Regioni a
sostenere il Progetto del Parlamento Europeo e invita i cittadini a partecipare al voto per le seconde elezioni europee.
Caro Presidente,
fra te e me rappresentiamo l'arco completo
delle autonomie: tu presidente di Regione, io
consigliere di un Comune piccolo, così piccolo
che più piccolo non si può: 279 abitanti. Ebbene, le autonomie sono autonome. Tutte insieme, al di là delle distinzioni istituzionali che
ne caratterizzano i diversi livelli e le diverse responsabilità, esse rappresentano una forza politica e culturale formidabile: la sola, forse, capace di controbattere la ragion di Stato. Comuni o Regioni? Ma Comuni, Regioni, Province,
Dipartimenti, Landkreise, Contee.. .: tutti gli
Enti, che non siano legati al blocco burocratico-corporativo (e non pensiamo solo alla burocrazia dello Stato, ma a quella di tutte le strutture economiche e sociali e dei nostri stessi par-
titi) che si verifica nelle capitali nazionali, riescono a guardare più lontano negli stessi interessi autentici della nazione, oltre che ad esprimere i sentimenti più profondi della cosiddetta
società civile, meglio certamente degli intellettuali legati all'industria culturale nazionale e
dei mass media, irrimediabilmente subordinati
al blocco degli interessi costituiti - che non
sono solo economici, ma altresì di quieto vivere
sociale e di conservazione del potere politico
acquisito -. Certo, colleghi e amici, il potere
corporativo ci vorrebbe vedere divisi, litigiosi
fra di noi, gelosi delle rispettive prerogative i Comuni come cellule primarie dell'autogoverno ed espressioni immediate della partecipazione del cittadino alla vita della comunità,
le Regioni come primo autentico livello di una
giugno 1984
COMUNI D'EUROPA
programmazione democratica non velleitaria
-: il potere corporativo vorrebbe «mediare» e
soprattutto impedirci di portare avanti una impresa, che invece ci è congeniale, la costruzione
della Federazione sovranazionale. Con la distinzione necessaria, ripeto, delle rispettive responsabilità istituzionali, noi abbiamo invece
- politicamente uniti - già recato un contributo essenziale all'impresa e ci accingiamo, io
credo, a raddoppiare i nostri sforzi in un momento storico decisivo. I1 Consiglio dei Comuni d'Europa, che è stato concepito fra l'estate e
l'autunno del 1950 - il panorama delle autonomie territoriali europee era alquanto diverso
-, è ancora legato, nel nome, a quella che a
scuola ci hanno insegnato a chiamare sineddoche: ma lasciatemi oggi esprimere, anche a nome dei Poteri locali e regionali della Francia,
della Germania occidentale e di tutte le altre
Sezioni, tutta la nostra profonda riconoscenza
(e quella mia personale di federalista che nel
passato mese di maggio ha toccato i suoi 49 anni giusti di milizia non accademica), lasciatemi
esprimere la riconoscenza alla Conferenza dei
Presidenti delle Regioni per un incontro ed
una presa di posizione così tempestivi e così autorevoli quali quelli odierni.
Credetemi: non sarò certo io a peccare di ottimismo, non mi è mai capitato in mezzo secolo, ma di fronte al progetto di Trattato di
Unione proposto dal Parlamento Europeo
uscente bisogna nascondere la realtà, come in
gran parte fanno i mass media, ed essere completamente ciechi per non awedersi che le seconde elezioni europee offrono l'occasione ai
cittadini di passare da unlEuropa troppo simile
all'India quando era corsa da quella che tecnicamente si considerava una «compagnia commerciale inglese privilegiata, ad un'Europa che
può e sa decidere e ritorna quindi a giuocare,
democraticamente, il suo ruolo di soggetto di
storia. I1 Parlamento Europeo non solo ha svolto puntualmente il compito costituente, che
noi auspicavamo un quarto di secolo fa, quando accettammo - parlo del movimento europeo delle autonomie tutt'intero - con molte
riserve i Trattati di Roma, ma lo ha svolto in un
momento particolarmente delicato, se non
drammatico, che spiega in larga parte I'appa-
\.%*
qui liguria
. .
1
<
rentemente improvvisa intiiizione sovranazio- dere dalle difficoltà di una impresa. Era caduta
nale di uno statista francese, Mitterrand: dietro nell'agosto 1954 la CED, ed in ottobre - agli
il paravento del neutralismo e del disimpegno Stati generali di Venezia - chiedevamo già
(e sospinta dai larghi interessi della destra eco- una Comunità politica europea dotata di potenomica «esportatrice,) la Germania - o me- ri reali e guidata da un Parlamento eletto a sufglio quella Germania che gode di maggiore li- fragio universale diretto: e non eravamo caverbertà di movimento, la occidentale - è per ca- nicoli, ma più di mille amministratori locali di
so in procinto di dare il benservito al troppo tutta l'Europa occidentale. Pochi mesi dopo
fragile sistema europeo e ritornare, indipen- chiarimmo ancor meglio le cose, da Esslingen
dente e ballerina, la grande area nazionalista, sul Neckar, in Germania: i governi, affermavadefinitivo pomo della discordia fra Est e Ovest? mo, sono lenti e insufficienti, occorre una Assemblea costituente europea. Ma non sostiamo
minaccia stabile di conflitto?
Ma lasciatemi tornare al movimento europeo tanto lontano, veniamo agli antefatti dell'ogdelle autonomie. Altri vi hanno parlato e vi gi.
Nel 1975 si svolsero a Vienna gli undicesimi
parleranno, in merito all'unificazione europea,
Stati
generali del CCE: chi vi parla era relatore
di obiettivi politici, economici, sociali e delle
politico,
Gaston Defferre, eterno sindaco di
mosse da fare: io vorrei soffermarmi un attimo
Marsiglia,
presidente della Commissione delle
sulle forze in giuoco. La lotta per l'unità eurorisoluzioni.
Chiedemmo con insistenza, direi
pea, si diceva, è ad una svolta: ma avremo ancon
sacrosanta
arroganza, elezioni europee, afcora da soffrire e da lottare molto. Lasciatemi
finché
il
Parlamento
eletto si desse i poteri che
dire con franchezza: le piccole soddisfazioni, le
i
Governi
nazionali
negavano
e si trasformasse
etichette ed i fondi finanziari che I'eurocrazia
in
Assemblea
Costituente.
Altiero
Spinelli era
ci concede, concede ai nostri Enti che pur ne
hanno tanto bisogno, giuocano un po' anche là, membro della Commissione di Bruxelles, e
come oppio dell'europeismo. Lo so: in questa si convinse ancora una volta delle grandi virsocietà, che bonariamente chiamiamo com- tualità politiche del movimento europeo delle
plessa, l'appello alla politica è awertito spesso autonomie. Ebbene, qualche settimana fa ero
con fastidio; ma è la politica che ci aspetta, cari a Torino, ai XV Stati generali del CCE, e mi
colleghi, ed anche per la difesa delle autono- sono trovato a lungo accanto a Defferre, il
mie in senso stretto. Pensate: un'Europa senza grande amico di Mitterrand, del Mitterrand
istituzioni comuni, efficaci e democratiche, e che l'altro giorno a Strasburgo ha ricordato e ridipendente solo dalla ambigua «geometria va- vendicato con orgoglio tutti i suoi peccati euroriabile~!La crisi delle nostre Regioni sarebbe peisti nella Francia pregollista. «E allora?», ho
l'ultima ad esser presa in considerazione con detto al mio vecchio compagno di lotta: e ho
un criterio di equità, che nello spazio e nel ricordato poi a tutti in plenaria l'impegno
tempo distribuisca profitti e perdite, vantaggi viennese di Defferre e del CCE.
Non voglio tediarvi ancora: voglio solo cone rischi. E gli accordi delle grandi aziende procludere
che due stagioni sono o devono essere
duttive dei nostri Paesi direttamente col Giapormai
superate
per sempre, quella dell'europone e con gli Stati Uniti d'America, sotto un
peismo
dei
protomartiri
e quella dell'insopporcomando delle operazioni sempre più apolide,
tabile
europeismo
di
maniera
- I'europeismo
non produrrebbero - o non produrranno di
club
riservato
-:
ora,
proprio
perché la
alla fine il totale scollamento fra produzione e
è
awicinata,
abbiamo
di
fronte
a noi,
mèta
si
territorio e la morte di un autogoverno locale,
affaccendati,
tutti
i
cialtroni
del
nazionalismo
che abbia qualcosa da dire? Ma ci sono altri pericoli: il solo voto a maggioranza nel Consiglio - taluni nudi e individuabili, altri abilmente
dei Ministri della Comunità, non accompagna- travestiti -, organizzati, arroganti, inganneto a poteri reali del Parlamento Europeo, cioè voli. Ebbene, è necessario essere uniti e fortissidella Camera popolare - ove tendono a for- mi, Regioni in testa: se no, amici miei, non ce
marsi e si sono formati gruppi politici sovrana- la facciamo. Amen.
zionali e si fanno progetti direttamente per
tutto il territorio comunitario -, non ci farebbe rischiare un blocco inamovibile dei Paesi europei ricchi e maggioritari - cioè, ancora una
volta, il trionfo della Europa delle patrie corporative - contro le Regioni povere, sfavorite,
periferiche? Dunque il movimento europeo
delle autonomie, unito, deve fare anzitutto
politica. Anzi deve aggregare intorno a sé un
«fronte democratico europeo,, cioè un fronte
di tutte quelle forze produttive e del lavoro e
di coloro che si battono per una migliore qualità di vita, a favore degli emarginati, per il
Mezzogiorno, contro gli avvocati dello statu
quo; un fronte che correrà orizzontale attraverso le diverse organizzazioni che, falsamente
unitarie, compaiono sull'elenco del telefono.
L'Europa è, sì, ad una svolta, ma ci chiede anche questo sforzo, lucido, coraggioso ed anche
basato su una ragionevole umiltà.
Del resto il Consiglio dei Comuni d'Europa
si è sempre mosso, paziente e duro, a prescin-
bWi
ni
qui @mia
m ,biraR *nin A
8
giugno 1984
COMUNI D'EUROPA
I libri
La Garzantina è un po' snob. Anzi lo è molto
La Garzantina (La Nuova Enciclopedia Universale Garzanti), di cui è uscita la seconda edizione in volume unico, è stata e rimane una
delle più felici realizzazioni editoriali italiane
di questo dopoguerra e non c'è genitore o insegnante che non sappia quanto sia stata utilizzata da legioni di studenti. In realtà l'abbiamo
usata un po' tutti, talvolta per divertimento
talvolta per controllare rapidamente una notizia senza darci da fare con una grande enciclopedia che pure avevamo in casa.
Come tutte le opere anozionistiche» interdisciplinari e a grande diffusione la Garzantina
non si è limitata a informare, ma non solo con
la trattazione delle *voci» quanto con la stessa
loro selezione ha finito per influire sulla formazione delle opinioni. Bene, diremmo nel complesso, partendo dal punto di vista democratico schietto e autentico, e anche da quello di chi
ha interessi pedagogici conditi da una vivace
attenzione per la contemporaneità (forse in fatto di telematica e con adolescenti pieni di curiosità «tecnologiche»si sarebbe potuto accennare nella Garzantina - o ci è sfuggito? - alla
distinzione fra trasmissione analogica e digitale: ma è tutto un campo che andrà comunque
ampliato). Per altro avremmo due osservazioni
critiche da fare: una generale, di metodo, e
una specifica, che del resto - quanto alla causa - può rientrare nella prima.
La prima osservazione è che, anche in
un'opera di divulgazione - anzi, particolarmente in un'opera di divulgazione -, occorre
rompere le «corporazioni intellettuali» e liberarsi dai condizionamenti dell'industria culturale, dei premi e delle cattedre. Forse i redattori della Garzantina sono giovani e speranzosi di
premi e di cattedre, ma è abbastanza strano
che nell'opera figuri il pur bravo Geno PampaIoni - presente in tutte le giurie dei premi
letterari - e manchi Adriano Olivetti (con cui
Geno collaborò a lungo), uno - a parte tanti
altri meriti, anche teorici (le sue opere!), oltre
che industriale di genio - dei maggiori operatori culturali italiani degli anni Quaranta e
Cinquanta, noto in tutto il mondo (le edizioni
di Comunità, Mounier Journet Bettelheim
Mumford Galbraith Kelsen Simone Weil
Schumpeter i meridionalisti Friedrich i nuovi
Fabiani.. . , l'Istituto nazionale di urbanistica,
Belgioioso Rogers Scarpa Nizzoli Gardella Vittoria Cosenza Quaroni.. . ); e che figuri Franco
Ferrarotti, giovane e dinamico barone, e non
Maranini, intorno al quale è rinato e ha acquistato così grande rilievo il «Cesare Alfieri»di Firenze e che ha rappresentato uno dei pilastri
della politologia italiana postbellica (è I'inventore dell'espressione «partitocrazia»). Manca
(ma è morto! Non dà più aiuto per possibili
cattedre) Bruno Nardi, il massimo studioso italiano di filosofia medioevale di tutto il secolo,
così importante anche per gli studi danteschi
(oggi anche per I'averroismo di Cavalcanti, cavallo di battaglia di Maria Corti); manca Aldo
Ferrari, lo storico antifascista professore negli
anni Trenta al liceo «Tasso» di Roma (la scuola
di Zangrandi, Paolo Alatri, Andreotti. Alicata,
Gasmann, Squarzina, Vittorio e Bruno Mussolini.. .), morto suicida come Catone d'Utica,
ma c'è naturalmente Augusto Monti (professore di Giancarlo Pajetta); manca Aldo Capitini
(!), il maestro di tanti giovani non-violenti italiani, e (coincidenza?) nella voce tcalogero
Guido, non si fa alcun riferimento al liberalsocialismo (professato insieme da Calogero e Capitini). In generale i non conformisti, anche se
noti e popolari, vengono emarginati: manca
Ruggero Zangrandi, l'autore de a11 lungo viaggio attraverso il fascismo)), e manca Umberto
Calosso (ex ordinovista, amico di Gobetti, autore del famoso <L'anarchia di Vittorio Alfieri», inventore - a Radio Londra - della definizione di «repubblichini» - di origine alfieriana - per gli uomini di Salò, morto come socialdemocratico di Saragat, il che non è fine).
In certi argomenti «varii»(per esempio lo sport)
la Garzantina è «datata», ma non particolarmente «attuale»: vogliamo dire, a parte l'oggi
sovrastante (vincerà il prossimo campionato
italiano di calcio la Juventus o la Roma? O la
Fiorentina?) - quello di cui parlano ogni giorno i quattro (!) quotidiani sportivi italiani -,
perché fanno storia i ricordi dei quarantenni e
non quelli dei sessantenni e più? Per i ragazzi
della scuola media sono tutti vecchi. Allora nel
lungo elenco biografico dei calciatori (Meazza,
Piola, Caligaris, i due Mazzola, Bernardini,
Combi, Orsi, Rivera...) c'è qualcosa di troppo
(12 righe per la famiglia Mazzola ...), ma manca qualcuno a suo tempo famoso: per esempio
Balonceri, il cervello del Torino super della fine degli anni venti, quello del trio d'attacco
Balonceri-Libonatti-Rossetti 11, al cui nome si
intitolò la prima organica squadra-ragazzi italiana (i Balon-boys o ragazzi di Balonceri); per
esempio l'attaccante Cesarini, da ricordare se
non altro perché da lui viene l'espressione di
goal in tzona Cesarini)) (in extrernis). In una
cultura un po' provinciale ed eurocentrica come l'italiana (a parte il servilismo alternato verso le due Superpotenze) era inevitabile che il
Terzo Mondo ne facesse le spese anche nella
Garzantina: suona un po' riduttivo (e, insieme, impreciso e saccente) per Gandhi quel
«membro di una setta visnuitica, fautore della
dottrina giainica della non violenza» (cacciato
dalla sua casta, aveva subito anche una influenza del Giainismo - cosa non infrequente nella
sua zona del Gujarat -: ma Gandhi non è un
conoscasantone «locale»,è bene che i giovani
no i suoi legami con Tolstoi, Ruskin, Thoreau,
Mazzini); c'era da aspettarsi che mancasse il
maulana Abul Kalam Azad, coranista di gran
valore, uno dei massimi eroi musufrnani del
Risorgimento democratico indiano; di Graziani Rodolfo si accenna alla condanna a 19 anni
(scontati solo 5 , menrre alcuni carnefici nazisti
sono ancora in galera), ma non si sottolinea ai
giovani che è stato uno dei peggiori criminali
fascisti di tutto l'occidente, non certo meno di
Himmler (o vogliamo dimenticare la upacificazione~della Cirenaica?); manca uno dei massimi rivoluzionari asiatici del secolo, Manvendra
Nath Roy, capo del dipartimento orientale del
Comintern, uscito dalle fila comuniste dopo il
VI congresso della sua organizzazione (quello
del socialfascismo); di «Nehru Shri Jawaharlal»
si aggiunge «detto Pandit», mentre pandit non
è un soprannome quanto un titolo onorifico o
di rispetto, abbastanza frequente (oltre che un
cognome - e solo allora andrebbe con la
maiuscola -: Vijaya-Laksmi, sorella di Nehru
e zia di Indira Gandhi, sposò, appunto, per
pura coincidenza un signor Pandit).
Veniamo alla seconda osservazione. Si tratta
poco e male I'europeismo - insomma in argomento la Garzantina è gravemente disinformata -, ma soprattutto non si dà modo al giovane di distinguere.. . Mazzini da Cavour. C'è, a
parte l'europeismo diplomatico, intergovernativo, ecc., stimolata da qualche generoso (forse
anche un po' cretino?) utopista, tutta una
scuola federalista di pensiero, di cui la Garzantina sembra ignorare se non tutto almeno molto. Manca una voce Movimento Europeo
(M.E.), ma c'è (!) il minuscolo Movimento lavoratori per il socialismo (MLS); il Movimento
federalista europeo (M.F.E.) è confinato nella
voce «europeismo». Manca (!!!) la voce Spinelli
Altiero (c'è appena un riferimento a lui nella
voce «europeismo»). Manca la voce Consiglio
dei Comuni d'Europa (CCE: 40.000 Poteri locali e regionali europei aderenti, 33 anni di vita, dirigenti - vivi e morti - molto noti, come Alessandro Schiavi, Gasser, Jean Bareth,
Celeste Bastianetto, Ladebeck, Merlot, Centazzo, Peyron, Roser, Defferre, Brandt, Hamilius, ecc. ecc., congressi famosi - come gli Stati generali di Roma, nel 1964, con 7 .O00 delegati riuniti nel Palasport -, una grossa tradizione culturale, nell'urbanistica, nel diritto
amministrativo comparato e nel costituzionale,
nella scienza delle finanze, un rilevante peso
politico - l'Appello di Esslingen sul Neckar
per la Costituente europea, nei 1955 -, emissione di documenti celebri - la «Carta europea delle libertà locali», a Versailles nel 1953!
COMUNI D'EUROPA
-, invenzione - ideatore Jean Bareth e voce
mancante anche questa - dei gemellaggi francese: jumelages -, parola e manifestazione, poi inflazionati e annacquati da altre organizzazioni e dallo uspontaneismo turistico».. .).
Manca la voce Albertini Mario, lo studioso che
in questo dopoguerra è stato (ed è) uno dei
massimi teorici del federalismo (ma in questo
campo mancano tutti: il già ricordato Adriano
Olivetti, Brugmans, Alexandre Marc, Héraud,
ecc. ecc., e - incredibilmente, appunto - Altiero Spinelli). Alla voce «Ventotene», isola,
manca qualsiasi riferimento al Manifesto che
dall'isola prende il nome. Manca un articolo
«Parlamento Europeo*. Alla voce «Spaak P-H»
si ricorda perfino che è stato segretario generale
della NATO, ma non si fa cenno alla sua opera
decisiva di europeista (manca la voce «Manino», il ministro italiano del urilancio europeista
di Messina», e di Jean Monnet si finisce con la
CECA e si tralascia il Comitato d'azione per gli
Stati Uniti d'Europa - che ha fatto, anche in
Italia, un po' più di chiasso del Movimento lavoratori per il socialismo -). Manca la voce
«Bolis Luciano», uno degli eroi (ma è federalista, purtroppo!) della nostra Resistenza, che
colpisce la fantasia dei giovani non fosse altro
perché si tagliò la gola per non parlare sotto
tortura, sopravvivendo per miracolo (e lo raccontò in un libro celebre, «I1 mio granello di
sabbia»). Manca la voce ~TrentinSilvio», che
fondò, nell'esilio in Francia, il movimento
ulibérer et fédérer» (a Tolosa). Nella voce «Beveridge» manca ogni riferimento al fatto che fu
uno dei massimi teorici inglesi del federalismo
(ma gli inglesi, in materia - almeno per quanto ci siamo accorti noi - mancano tutti: Laski,
Curtis Lionel, lord Lothian, Robbins Lionel che c'è solo come economista -, Wootton
Barbara, ecc.; e manca l'americano Streit Clarence, autore del libro «Union now», che alle
soglie del secondo conflitto mondiale circolò in
tutto il mondo - ne parla Nehru nella sua Autobiografia -).
Insomma mentre facciamo tutti i dovuti elogi alla Garzantina, per la non presa in considerazione del «federalismoula accusiamo di grave
snobismo, proprio nel senso in cui essa lo definisce, correttamente, alla voce «snob» (pag.
1310, prima colonna). Peccato!
ARGO
L'unificazione europea e il problema
dei linguaggi
(Conhnua do p q . 12)
zione degli oneri finanziari non può sovrapporsi più a lungo alla filosofia propria dell'idea
europea, che è quella di superare il nazionalismo e dar forma, in comune, al futuro economico e politico per noi e per i nostri figli, e non
può impedirci oltre di salvaguardare la nostra
autodeterminazione in questo mondo delle superpotenze. Ma se la Comunità Europea vuole
sviluppare una vera politica di sicurezza e di
pace nel mondo, essa ha bisogno di una riforma nel suo vertice e nei suoi organi. Soprattutto debbono essere riformate le strutture decisionali. I1 Consiglio dei Ministri non è stato
mai in grado finora di prendere le necessarie
decisioni per lo sviluppo del Mercato Comune
e per l'eliminazione degli ostacoli sulla via
dell'integrazione europea; come può quest'organo essere in grado di portare a compimento
decisioni relative alla politica della sicurezza e
della pace? In fondo si pretenderebbe anche
troppo dal Consiglio dei Ministri, perché non
ci si può aspettare che i ministri che fanno parte del Consiglio possano rappresentare sia i
propri interessi nazionali che quelli della Comunità. Ciò costituisce spesso un antagonismo
insolubile. Perciò la riforma della Comunità
Europea e la sua evoluzione verso un'unione
politica, come richiesto dal Parlamento e fissato in un progetto di trattato per la fondazione
dell'unione Politica Europea, votato il 14 febbraio 1984, costituisce un presupposto imprescindibile per una vera politica europea.
I molteplici problemi e le crisi attuali nella
Comunità Europea non debbono appannare il
nostro sguardo rivolto al futuro, né distoglierci
dalla necessaria via politica. Una lotta efficace
contro la disoccupazione e, come presupposto
di questa, i necessari adattamenti strutturali
dell'economia europea alle mutate condizioni
del mercato mondiale, non possono essere governati dagli Stati nazionali, che diventano
sempre più piccoli, ciascuno per conto suo. La
protezione del nostro ambiente naturale, delle
nostre condizioni base di esistenza, il ristabilimento di un necessario equilibrio biologico
della natura, là dove esso è stato alterato
dall'uomo, una lotta efficace contro la fame
nel mondo, I'autodecisione e l'autonomia dei
popoli europei in questo mondo delle superpotenze e ancora l'assicurare la pace nel mondo e
con ciò la speranza per il nostro futuro e per
quello dei nostri figli, tutto questo i singoli popoli non lo possono più fare con le proprie forze. Potremo adempiere questi compiti solamente se saremo uniti; altrimenti non lo potremo affatto.
In conclusione vorrei ancora soffermarmi sul
vostro lavoro e sul significato di questo lavoro,
per l'Europa. Quello che a suo tempo Zamenhof voleva raggiungere in Polonia, cioè superare le frontiere linguistiche che dividono e con
ciò contribuire alla comprensione, nel doppio
significato della parola, tra gli uomini, di questo abbiamo bisogno urgentemente anche noi
nella CE. Permettetemi di raccontarvi un piccolo episodio: nella seduta plenaria ai primi di
marzo ci fu uno sciopero di tre ore di tutti gli
impiegati e funzionari del Parlamento Europeo, anche degli interpreti. Improvvisamente i
deputati non si capirono più l'un l'altro. I1
parlamento divenne improvvisamente muto,
divenne usenza lingua». Nella collaborazione
europea si vive - come si vede da questo fatto
- su un sottile strato di ghiaccio. Anche in futuro noi avremo bisogno delle lingue ufficiali
nella CE. Tutte le leggi e le decisioni debbono
potere essere lette da tutti coloro ai quali si rivolgono, da tutti coloro che debbono osservarle. Ma il lavoro, la comprensione reciproca di
coloro che danno forma politica all'Europa,
deve diventare più facile. Tutte le volte che la
collaborazione fra diversi popoli o fra diversi
uomini di lingue differenti è stata necessaria,
indispensabile, si è dovuto risolvere il problema della lingua.
La Chiesa cattolica usa a questo scopo il latino per capirsi. Nel traffico aereo viene usato
giugno 1984
l'inglese per capirsi - più spesso male che bene. Nella diplomazia c'è ancora, accanto all'inglese, il francese come mezzo di comunicazione, e nella Comunità Europea si sono affermate come lingue usate nel lavoro quotidiano il
tedesco, l'inglese e il francese, ma in vantaggio
si trova sempre colui che può usare la propria
lingua materna, e questo fatto contraddice
l'idea fondamentale dell'uguaglianza di diritti
fra i partecipanti alla CE.
Circa una lingua di lavoro comune si è fra
noi molto discusso e riflettuto. Si nominano
l'inglese o il francese o anche una delle lingue
dei popoli minori, come il danese o l'olandese,
allo scopo di non aumentare in tal modo il vantaggio politico di uno degli Stati membri maggiori. Si parla anche di un latino modernizzato, semplificato. Qui, ritengo, si aprono possibilità per I'esperanto. Qui si deve però anche
riflettere un momento sul perché l'esperanto
finora non sia riuscito a ottenere il grande sfondamento, sebbene ci sia stato un così grande
bisogno di uno strumento comune di comprensione. Forse, perché I'esperanto ha voluto
a volte essere qualcosa di più che un mezzo di
comunicazione fra i popoli. Una lingua come
ideologia, come sostituto per la lingua materna, può anche spaventare. Io sono convinto che
I'esperanto possa essere di grande aiuto per il
processo di unificazione europea, ma questa
constatazione da sola non basta. Deve essere
dimostrata.
Nel nuovo Parlamento si dovrebbero perciò,
ai deputati che ne abbiano interesse, offrire
corsi di esperanto, per dimostrare con ciò che
non occorre alcun latino modernizzato, che un
simile strumento linguistico è già pronto, a disposizione.
Io vi auguro un pieno successo su questa
strada e con ciò anche che infine i giudizi possano farsi avanti al posto dei pregiudizi.
COMUM D'EUROPA
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ANNO XXXII - N. 6
GIUGNO 1984
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Anno XXXII Numero 6 - renatoserafini.org