ISTITUTO COMPRENSIVO PRIMO LEVI VIA SESTRIERE, 60 10098 RIVOLI SCUOLE DELL’INFANZIA A. Makarenko G. Lorca G. Rodari Arcobaleno SCUOLE PRIMARIE S. Allende P. Neruda G. Rodari SCUOLE SECONDARIE DI PRIMO GRADO P. Levi Succursale di Tetti Neirotti 11 INDICE Capitolo 1 La lettura del territorio Capitolo 2 La pedagogia dell’Istituto Comprensivo - Le teorie pedagogiche nel dibattito italiano tra l’800 e il ‘900 - Le teorie pedagogiche nel dibattito italiano degli anni ’50 e ‘60 - Le teorie pedagogiche nel dibattito italiano ed europeo contemporaneo - Metodologia e didattica - Funzione docente - Strategie di studio Capitolo 3 Linee generali educative e sociali - L’educazione come interazione fra l’adulto, il bambino/ragazzo e la cultura formalizzata negli ambiti disciplinari. - La relazione fra le figure professionali interne all’istituto comprensivo come fattore necessario e positivo della qualità del servizio erogato - Il ruolo ed il rapporto della famiglia con la scuola e i docenti come valore da potenziare costantemente. - Le offerte educative e didattiche del territorio. - Le sinergie con le altre istituzioni scolastiche -- Mondialità Pag. 4 Pag. 7 Pag. 7 Pag. 7 Pag. 8 Pag. 10 Pag. 11 Pag. 11 Pag. 12 Pag. 12 Pag. 13 Pag. 13 Pag. 16 Pag. 18 Pag. 18 Capitolo 4 L’ambiente di apprendimento e l’organizzazione didattica nei tre ordini di scuola Nella scuola dell’infanzia Pag. 20 Nella scuola primaria Pag. 22 Nella scuola secondaria di primo grado Pag. 24 In ogni ordine di scuola: gli obiettivi comportamentali Pag. 25 e cognitivi dell’esperienza formativa. Uno schema significativo Pag. 27 Per lo quanto riguarda l’organizzazione didattica nei tre ordini di scuola si fa riferimento alle cartelle allegate Capitolo 5 Verifica e valutazione - Nella scuola dell’infanzia - Nella scuola primaria - Nella scuola secondaria di primo grado Pag. 28 Pag. 29 Pag. 31 Pag. 32 22 Capitolo 6 I traguardi di competenze - Introduzione generale. Pag. 33 Pag. 33 Per lo specifico dei tre ordini di scuola si fa riferimento alle cartelle allegate Capitolo 7 La continuità - Elementi e forme della continuità nella scuola dell’infanzia - Continuità scuola dell’infanzia – scuola primaria. - Continuità scuola primaria – scuola secondaria di primo grado. - Orientamento e continuità scuola secondaria di primo grado – scuola secondaria di secondo grado. Capitolo 8 L’organigramma - Area della gestione - Area della ricerca/progettazione - Area della realizzazione del servizio - Schema Pag. 34 Pag. 34 Pag. 35 Pag. 35 Pag.36 Pag. 37 Pag. 37 Pag. 38 Pag. 40 Pag. 42 33 CAPITOLO 1 LA LETTURA DEL TERRITORIO “Gli ambienti in cui la scuola è immersa sono più ricchi di stimoli culturali, ma anche più contradditori. Oggi l’apprendimento scolastico è solo una delle tante esperienze di formazione che i bambini e gli adolescenti vivono e per acquisire competenze specifiche spesso non vi è bisogno dei contesti scolastici. Ma proprio per questo la scuola non può abdicare al compito di promuovere la capacità degli studenti di dare senso alla varietà delle loro esperienze, al fine di ridurre la frammentazione e il carattere episodico che rischiano di caratterizzare la vita dei bambini e degli adolescenti. La piena attuazione del riconoscimento e della garanzia della libertà e dell’uguaglianza (articoli 2 e 3 della Costituzione) nel rispetto delle differenze di tutti e dell’identità di ciascuno, richiede oggi, in modo ancor più attento e mirato, l’impegno dei docenti e di tutti gli operatori della scuola ma richiede altresì la collaborazione delle formazioni sociali, in una nuova dimensione di integrazione fra scuola e territorio, per far sì che ognuno possa svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale e spirituale della società (art. 4 della Costituzione). Dal Documento “Cultura scuola e persona” Da queste premesse, emerge che un’attenta lettura del territorio è necessaria per una saggia programmazione; alcuni cenni storici sono indispensabili per comprendere l’aspetto variegato che ancora oggi caratterizza il quartiere. L’Istituto Comprensivo Primo Levi si trova a Cascine Vica, quartiere, situato ad est della città di Rivoli, che conta circa 18.000 abitanti. Nel passato la zona, sorta sulla pianura alluvionale, era destinata alle attività agricole; restano infatti, sul territorio, ancora alcune cascine a testimonianza di quella realtà. Nel 1800 era sede di ville perché luogo di villeggiatura delle famiglie nobiliari e della media e alta borghesia torinese. Tutta la storia di Cascine Vica nel ‘900 è praticamente la storia del suo sviluppo industriale. La presenza della vicina Dora e di innumerevoli bealere hanno favorito il sorgere dei primi insediamenti industriali che sfruttavano l’energia idrica, insediamenti che sono aumentati quando l’energia elettrica era ormai facilmente trasferibile con gli elettrodotti sorti in prossimità di corso Francia. Nel 1905 a Cascine Vica sorse una nuova industria di utensili meccanici; pochi anni dopo iniziò la sua attività la fabbrica di pizzi, destinata ad avere negli anni seguenti un formidabile sviluppo. In seguito nascono industrie non strettamente dipendenti dalla “monocoltura” dell’automobile ma con interessanti elementi di diversificazione (cartotecnica, fotoottica, macchine operatrici). Il quartiere ha definitivamente cambiato il proprio aspetto per il primo decentramento industriale da Torino, per l’affermazione dell’industria automobilistica e l’esplosione del 44 ciclo produttivo FIAT e per la nascita di decine di piccole e medie aziende collocate in aree facilmente accessibili dai trasporti merci lungo l’asse di corso Allamano Gli anni ’50 e ’60 sono gli anni delle grandi ondate migratorie (dal Veneto, per i fatti del Polesine, e dalle regioni del Sud), dell’afflusso di nuove culture e tradizioni che ormai fanno parte della storia del quartiere. Nacque quindi un nuovo quartiere dall’aspetto misto “industria – attività commerciali residenza”, e dall’aspetto “lineare” perché nato sui lati di corso Francia. Importante sottolineare a questo punto che la fortuna e la trasformazione di Cascine Vica vengono anche dalla sua posizione “strategica” sul corso Francia, che attraversa il quartiere in direzione Ovest – Est, e sulla Tangenziale di Torino che taglia il quartiere in direzione Nord – Sud. Se da un lato la presenza del corso Francia ha permesso il facile raggiungimento del territorio, dall’altro il corso ha sempre rappresentato un limite, un confine nel quartiere. Molte realtà aggregative, tipiche del tempo libero, come l’oratorio Salesiano e l’oratorio della Parrocchia S. Paolo, si trovano lungo il corso Francia ma non sono raggiungibili dai bambini che vivono nell’area compresa tra il corso Francia, via Bruere, via Allende e via Tevere, se non accompagnati. Dal punto di vista dell’urbanizzazione, il quartiere presenta: • l’edilizia intensiva tipica degli anni ‘60/’70 soprattutto in quella parte di quartiere compresa tra il corso Francia, via Bruere, via Sestriere e via Volturno (dove fu costruita la scuola Primaria Salvador Allende e la scuola dell’infanzia A. Makarenko). • l’edilizia economico – popolare soprattutto nel quartiere Maiasco, tra le vie Sestriere, Pellice, Tevere ed il confine con Collegno. Si trattò di un complesso di oltre 20 edifici, in parte costruiti su un progetto unitario tra il 1976 e il 1978 dall’Istituto Autonomo Case Popolari. Complessivamente in zona si realizzarono 574 alloggi. Gli abitanti furono oltre 2000. (In quest’area venne costruita la scuola primaria Pablo Neruda e la scuola per l’Infanzia G. Lorca) • l’edilizia degli anni ’80: nuovi gruppi di palazzi e ville a schiera lungo via Sestriere (dove sorge l’edificio che ospita la scuola secondaria di primo grado “P. Levi” e dove fino all’anno scorso aveva sede la scuola dell’infanzia L’Arcobaleno, ora trasferitasi nei locali della Scuola Neruda), via Tevere e nella zona di piazza della Repubblica e via Fratelli Macario dove le vecchie fabbriche hanno lasciato il posto a palazzi residenziali. • l’edilizia della fine degli anni ‘90/inizio 2000 lungo l’asse di corso Francia, all’incrocio con via Pavia dove si trova la scuola primaria e la scuola dell’infanzia Gianni Rodari. La storia dello sviluppo urbano si intreccia con la nascita delle scuole del quartiere. La scuola Media statale “Primo Levi” ha attualmente sede in via Sestriere 60. La storia ci dice che il primo edificio adibito a scuola media in Cascine Vica, nel 1967, si trovava in viale Firenze ed occupava tutto il primo piano di un palazzo. All’epoca mancavano le aule e perciò le lezioni si svolgevano in locali diversi (garages, appartamenti) messi a disposizione dal Comune. Finalmente, nel 1972, fu costruito un edificio scolastico nella attuale via Salvador Allende che prese il nome di “scuola media Leonardo da Vinci”. Non tutta la scuola vi si trasferì e si formarono due scuole medie a Cascine Vica: la Leonardo da Vinci e la Gramsci, dapprima ospitata presso il Collegio degli Artigianelli e la ex fabbrica SIR a Bruere e poi trasferita nell’edificio di via Adige nel 1978. 55 Una nota particolare merita la succursale della scuola secondaria di primo grado “P. Levi”. La succursale si trova a Tetti Neirotti ed è l’orgoglio degli abitanti della frazione. E’ situata in un edificio della fine dell’ottocento che fu inizialmente adibito ad asilo per i bambini della frazione, gestito da un ordine religioso femminile, che ivi dimorava. Nel corso degli anni l’edificio ospitò la scuola elementare e, da più di trent’anni, è la sede della scuola media. E il futuro? Un recente studio del C.C.R. (anno scolastico 2008 – 2009) ha dimostrato che tutta la città di Rivoli è una comunità ricca di diversità ed educata, dalla propria storia, a riconoscere nell’altro sempre e soltanto una risorsa, mai un problema. I ragazzi che hanno lavorato al progetto (tra cui alcuni del nostro Istituto Comprensivo) hanno chiaro che nella nostra città non è possibile pronunciare la parola “straniero” perché, come scrisse l’allora Sindaco Guido Tallone, “chiunque ci raggiunga è subito immigrato, poi rivolese con la propria storia, identità e paese d’origine)”. Cascine Vica, in questi ultimi anni, sta diventando un quartiere multietnico; sono presenti famiglie provenienti dalla Romania, dalla Cina, dall’Africa e dai paesi dell’America latina. Sempre più la scuola dovrà attrezzarsi per diventare un punto di riferimento, un luogo di incontro e aggregazione per le famiglie e i ragazzi, nell’extrascuola. Compito della scuola, nel futuro immediato, dovrà essere quello di aiutare ragazzi e famiglie a mettere in relazione le molteplici esperienze culturali emerse nei diversi spazi e nei diversi tempi della storia europea e della storia dell’umanità. La scuola è il luogo in cui il presente è elaborato nell’intreccio tra passato e futuro, tra memoria e progetto. 66 CAPITOLO 2 LA PEDAGOGIA DELL’ISTITUTO COMPRENSIVO Un pensiero su cui riflettere: “ Voi dite di aver bocciato i cretini e gli svogliati. Allora sostenete che Dio fa nascere i cretini e gli svogliati nelle case dei poveri. Ma Dio non fa questi dispetti ai poveri. E’ più facile che i dispettosi siate voi…..” don Lorenzo Milani Il nodo selezione/inclusione investe anche le teorie pedagogiche e didattiche. LE TEORIE PEDAGOGICHE NEL DIBATTITO ITALIANO TRA L’800 E ‘900. Il nodo selezione/inclusione emerge già nelle pedagogie che si affermano tra ottocento e Novecento e condiziona le politiche scolastiche. Il positivismo ipotizza una scuola statale obbligatoria, capace di educare ogni uomo e cittadino attraverso una cultura laica e scientifica. Contro il nozionismo auspica una educazione volta a formare la strumento “testa. Notevole la sua influenza sulle riforme tra fine ‘800 e primi del ‘900, pur nella parzialità della loro attuazione e nei limiti delle pratiche didattiche concretamente adottate. Il neoidealismo La reazione crociana e gentiliana – nel contesto della scelta istituzionalmente elitaria delle “poche scuole” – porta a privilegiare una formazione di taglio storico-umanistico; l’identificazione di filosofia e pedagogia conduce a una sottovalutazione della didattica, mitigata nella scuola elementare da Giuseppe Lombardo radice. Le “scuole nuove” Ispirate a ideali democratici e progressisti, si diffondono in Europa e negli USA. Nel quadro della valorizzazione dell’attività del bambino, i temi qualificanti sono il puerocentrismo, la motivazione, la socializzazione e l’antiautoritarismo. LE TEORIE PEDAGOGICHE NEL DIBATTITO ITALIANO DEGLI ANNI ’50 E ‘60 Il superamento del gentilianesimo In Italia è legato a Carleton Washburne e al suo maestro John Dewey. Egli attribuisce alla pedagogia il ruolo politico di fulcro della società democratica. Le sue tesi si ispirano: • Al pragmatismo(inteso come sintesi tra teoria e pratica) • Alle scienze sperimentali(in cartolare psicologia e sociologia) • Centro dell’attività scolastica è il laboratorio in cui si esalta la funzione innovatrice e formativa del lavoro manuale.Il maestro rinuncia alla lezione intellettualistica e 77 diviene guida dei processi di apprendimento. Gli interessi fondamentali da sviluppare sono: 1. la comunicazione 2. la scoperta e la costruzione delle cose 3. l’espressione artistica. La scuola per gli esclusi Don Lorenzo Dilani matura la convinzione, attraverso l’esperienza di Balbiana, che la scuola sia un diritto per tutti. Ma esso non viene fruito dai poveri: è a loro soprattutto che occorre fornire gli strumenti per diventare cittadini a pieno titolo. Il primo degli strumenti è la padronanza della lingua. Per consentirne la conquista bisogna partire dall’identità” culturale” di ognuno: ”i ragazzi sono tutti diversi”. Ma ciò senza rinunciare a una disciplina anche severa. LE TEORIE PEDAGOGICHE CONTEMPORANEO NEL DIBATTITO ITALIANO ED EUROPEO Jerome BRUNER Lo shock dello Sputnik (1957) provoca negli USA un dibattito sull’efficacia del sistema formativo. J. Bruner presiede la conferenza di Woods Hole: la necessità di superare le tesi di Dewey, o meglio le sue degenerazioni, è la motivazione centrale dell’iniziativa. La svolta proposta da Bruner è di carattere strutturalista/cognitivista. Queste le tesi principali: • l’istruzione non è solo partecipazione alla cultura, ma anche sviluppo dei processi cognitivi; • l’istruzione deve anche rappresentare una discontinuità rispetto alla vita sociale; • la scuola è il fondamento del progresso, purchè si aggiorni sistematicamente. Per Bruner ogni disciplina possiede una struttura fondamentale di idee guida; la mente a sua volta organizza gli apprendimenti in strutture interne. Considerare le idee guida delle discipline favorisce l’organizzazione cognitiva e la possibilità di uno sviluppo autonomo delle conoscenze: non mere nozioni quindi, ma strutture capaci di indurre ulteriori apprendimenti. Le strutture delle discipline devono adattarsi alle strutture cognitive relative allo sviluppo psichico→da qui la nozione di curricolo. Le discipline vanno proposte via via con forme e linguaggi adeguati secondo il modello del curricolo a spirale. Edgard MORIN La conoscenza frammentata nelle diverse discipline rende spesso incapaci di stabilire i nessi tra parte e totalità. La conoscenza deve invece cogliere gli oggetti nei loro contesti e nei loro insiemi. L’essere umano è fisico, biologico, culturale, sociale e storico. Questa complessa unità della natura umana non viene colta se l’insegnamento si risolve nell’apprendimento di discipline tra di loro rigidamente separate. L’insegnamento deve puntare a una comprensione piena di ogni contenuto: l’abitudine a padroneggiare le conoscenze costruisce una speciale forma mentis , quella testa ben fatta” che deve costituire l’obiettivo della scuola. Howard GARDNER 88 Teorico delle molteplicità delle intelligenze sostiene che ciascuna di essa genera specifiche modalità di interpretazione e organizzazione della realtà. La mente può pensare in lingua, concettualizzare in termini spaziali,compiere analisi musicali,calcolare attraverso strumenti logici e matematici, risolvere problemi usando il corpo ecc. Questa molteplicità di intelligenze si collega alla cultura di appartenenza: i diversi stili culturali si rapportano cioè ai diversi stili cognitivi di apprendimento. Ognuno apprende in modo diverso. Lo stile cognitivo non riguarda solo aspetti intellettuali, ma anche motivazionali. Con una metafora possiamo immaginare l’apprendimento come un salire sulla cima di un albero, ognuno ha un suo modo per salire, l’importante è arrivare in cima. Il privilegiamento da parte della scuola di determinati stili cognitivi determina svantaggio per chi ne possiede di diversi. L’insegnante deve allora tener conto di tale differenza di stili sia per ottimizzare l’apprendimento, sia per favorire negli allievi la consapevolezza delle proprie specificità cognitive. Jacques DELORS ed Edith CRESSON Il cambiamento del sistema produttivo e il continuo sviluppo tecnologico richiedono competenze duttili e capacità di adattamento. Occorre cioè una learnig ability : ancora di più di quello che si sa, serve la garanzia che si imparerà qualcosa d’altro. Ma “imparare ad imparare” comporta una rivalutazione della cultura generale non specializzata. Il libro bianco di Délors (1994) Propone una nuova sintesi tra gli obiettivi democratici che la società persegue e le esigenze produttive dell’economia. La formazione diviene allora uno strumento di politica attiva sia nell’organizzazione sociale, sia nel mercato del lavoro. Da qui la valorizzazione del capitale umano per tutta la vita e la stretta collaborazione tra sistemi formativi e mondo del lavoro. Il libro bianco di Cresson (1995) Prefigura la costruzione di una “società conoscitiva” nella quale gli investimenti materiali e quelli nella formazione siano posti su un piano di parità. Ciò comporta la promozione della cultura generale come capacità di cogliere il significato delle cose. Si tratta allora di mirare non tanto al conseguimento del mero titolo di studio, ma di conseguire competenze. 99 METODOLOGIA E DIDATTICA Nella riforma Gentile del 1923 svalutazione radicale della metodologia e della didattica e centralità della figura docente. • • • • • • Cattedre/Banchi Lezione frontale Compiti a casa Studio individuale Interrogazione Valutazione = selezione L’insegnante non è tenuto a farsi carico delle difficoltà di studio degli studenti. Scuola Media Unica 1962 • • • • Trasformazione economica e sociale dell’Italia Nuovo rapporto tra scuola e società Istruzione obbligatoria e gratuita per almeno 8 anni Dalla selezione all’ inclusione Decreti delegati 1974 Importanti Metodologia/Didattica Centralità dello studente • Lavoro di gruppo • Attività di ricerca • Superamento dell’interrogazione come unica forma di valutazione • Valutazione formativa L’insegnante deve farsi carico delle difficoltà di studio degli studenti 1985 Riforma Programmi Scuola Elementare 1990 Riforma Ordinamento Scuola Elementare • • • • • Dall’insegnamento all’apprendimento Scuola = ambiente di apprendimento Programmazione per obiettivi di apprendimento Misurazione dei risultati Valutazione 2000 Autonomia delle Istituzioni Scolastiche • • • • Autonomia Didattica Autonomia Organizzativa Autonomia finanziaria Autonomia di ricerca, sperimentazione e sviluppo. 110 FUNZIONE DOCENTE Decreto Leg. 297/94 libertà di insegnamento • Art.1 Nel rispetto delle norme costituzionali e degli ordinamenti della scuola stabiliti dal presente Testo Unico, ai docenti è garantita la libertà di insegnamento intesa come autonomia didattica e come libera espressione culturale del docente • Art. 395……… I docenti, oltre a svolgere il loro normale orario di insegnamento, espletano le altre attività connesse con la funzione docente, tenuto conto dei rapporti inerenti alla natura della attività didattica e della partecipazione al governo della comunità scolastica. Contratto Scuola 2002/05 art. 24 1. La funzione docente realizza il processo di insegnamento/apprendimento volto a promuovere lo sviluppo umano, culturale,civile e professionale degli alunni, sulla base delle finalità e degli obiettivi previsti dagli ordinamenti scolastici definiti per i vari ordini e gradi dell’istruzione. 2. La funzione docente si fonda sull’autonomia culturale e professionale dei docenti; essa si esplica nelle attività individuali e collegiali e nella partecipazione alle attività di aggiornamento e di formazione in servizio. Contratto Scuola 2002/05 art. 25 • Il profilo professionale dei docenti è costituito da competenze disciplinari, psicopedagogiche, metodologico-didattiche, organizzativo-relazionali e di ricerca, tra loro correlate e interagenti…………. STRATEGIE DI STUDIO Cognitive 1. Memorizzazione ( da recuperare) 2. Elaborazione • Connessioni tra l’argomento che si studia e altri argomenti della stessa disciplina • Connessioni tra la disciplina e altre discipline • Connessioni tra lo studio e esperienze della vita quotidiana. Metacognitive = controllo dell’apprendimento 1. 2. 3. 4. 5. Comprensione e valutazione del livello di difficoltà del compito valutazione delle proprie abilità definizionedegli obiettivi Pianificazione delle attività Controllo e valutazione. 111 CAPITOLO 3 LINEE GENERALI EDUCATIVE E SOCIALI Il nostro Istituto Comprensivo da molti anni si è posto il problema del contesto educativo e sociale nel quale inserire i curricoli disciplinari ed esperienziali e l’organizzazione didattica del Collegio dei docenti e delle sezioni/classi. In modo progressivo e sempre più condiviso ha, perciò, individuato una serie di criteri di qualità rispetto ai quali la formazione continua del personale ed il percorso quotidiano dei bambini e dei ragazzi acquistano valore e significato sul piano educativo, conoscitivo e professionale. Il loro insieme rappresenta, pertanto, la finalità dell’Istituto Comprensivo Primo Levi, sintetizzata nella locuzione Star bene a scuola, nell’imparare, star bene a scuola, nell’insegnare felicemente accomunando i due principali protagonisti del processo, gli insegnanti ed i bambini/ragazzi. Criteri di qualità (cioè le condizioni che favoriscono lo star bene a scuola, al fine di ottenere la partecipazione più ampia dei bambini a un progetto educativo condiviso) Α) L’educazione come interazione fra l’adulto, il bambino/ragazzo e la cultura formalizzata negli ambiti disciplinari. Compito della scuola è educare – istruendo le nuove generazioni, cioè la persona: un essere unico e irripetibile. Ogni bambino, ogni ragazzo ha la necessità di essere educato, nel senso etimologico del termine, che deriva dal latino “educere”, tirar fuori: ha bisogno di essere aiutato a scoprire il valore di se stesso, delle cose e della realtà. Lo studente è posto al centro dell’azione educativa in tutti i suoi aspetti: cognitivi, affettivi, relazionali, corporei, estetici, etici, spirituali, religiosi. In questa prospettiva, i docenti dovranno pensare a realizzare i loro progetti educativi e didattici non per individui astratti, ma per persone che vivono qui ed ora, che sollevano precise domande esistenziali, che vanno alla ricerca di orizzonti di significato. Emerge come prioritaria la funzione della scuola che allarga gli orizzonti delle conoscenze degli studenti inserendoli progressivamente nel flusso della cultura elaborata dall’uomo nel suo sviluppo storico. Condizione necessaria, questa, per la crescita dell’autonomia individuale ed il pieno inserimento, nel tempo, nel mondo del lavoro e del sociale, nel pieno rispetto del dettato costituzionale 112 La scuola deve essere quindi un luogo dove si riconosce significato a ciò che si fa e dov’è possibile la trasmissione dei valori che danno appartenenza, identità, passione. Β) La relazione fra le figure professionali interne all’ Istituto Comprensivo come fattore necessario e positivo della qualità del servizio erogato La Scuola è un piccolo ma complesso sistema organizzativo nel quale molteplici professionalità, amministrative, ausiliarie e dirigenziali, concorrono al raggiungimento degli obiettivi, esercitando funzioni specifiche e necessarie, a sostegno del processo di insegnamento-apprendimento. La gestione del budget, l’organizzazione delle uscite didattiche, l’uso delle risorse esterne alla scuola sono alcuni degli aspetti salienti del rapporto che contribuisce al miglioramento del clima relazionale interno, vera “conditio sine qua non” perché ognuno svolga con competenza e soddisfazione il proprio lavoro. C) Il ruolo ed il rapporto della famiglia con la scuola ed i docenti come valore da potenziare costantemente. Ogni allievo vive nel proprio gruppo famigliare, parentale ed amicale, acquisendone i sistemi di valori e di condizionamento con i quali interagisce quotidianamente; non c’è possibilità che la scuola realizzi il proprio compito di educare – istruendo senza la condivisione della famiglia. E’ impensabile non interloquire con la famiglia non solo per un formale ossequio alla Costituzione quanto, soprattutto, perché il confronto dei modelli educativi e gli accordi su alcuni nodi essenziali del processo di crescita dei bambini/ragazzi, è garanzia del raggiungimento degli obiettivi che la Società affida alla Scuola e che questa organizza nel proprio P.O.F. La scuola persegue infatti una doppia linea formativa: verticale e orizzontale. La linea verticale esprime l’esigenza di impostare una formazione che possa poi continuare lungo l’intero arco della vita; quella orizzontale indica la necessità di un’attenta collaborazione fra la scuola e gli attori extrascolastici con funzioni a vario titolo educative: la famiglia in primo luogo. La scuola perseguirà costantemente l’obiettivo di costruire un’alleanza educativa con i genitori. Non si tratta di rapporti da stringere solo in momenti critici, ma di relazioni costanti che riconoscano i reciproci ruoli e che si supportino vicendevolmente nelle comuni finalità educative. Quindi, nel nostro Istituto Comprensivo, viene data grande importanza ai rapporti scuola – famiglia al fine di stabilire una fattiva collaborazione e una conoscenza reciproca. La scuola si apre alle famiglie e al territorio circostante, facendo perno sugli strumenti forniti dall’autonomia scolastica. Molteplici sono le strade da utilizzare: 1. partecipazione ad un dialogo intorno alle finalità della scuola e agli orientamenti educativi, per rendere forti i loro bambini/ragazzi e attrezzarli per un futuro che non è facile da prevedere e decifrare; questo fin dalla scuola dell’infanzia che per le famiglie rappresenta il primo incontro con la scuola e con gli insegnanti (Open day, Presentazione del P.O.F. di Istituto e dei singoli plessi ai genitori e in occasione delle nuove iscrizioni, Assemblee di classe/sezione, Le “lezioni aperte”…); 2. informazione puntuale e capillare sul percorso didattico presentato ai loro figli e sui risultati raggiunti (Colloqui individuali, Consigli di classe e Interclasse); 113 3. gestione comune di iniziative a forte contenuto aggregativi (il Comitato dei genitori) o semplice partecipazione a feste e spettacoli in primo piano 4. discussione di problemi psicologici o sociali di forte rilevanza culturale; 5. utilizzazione mirata del servizio di consulenza psicologica del nostro Istituto Comprensivo. Ancora un esempio… IL PATTO DI CORRESPONSABILITA’ EDUCATIVA ( A.S. 2009/2010) Scuola secondaria di primo grado La scuola La famiglia Lo studente si impegna a: si impegna a: si impegna a: Offerta formativa Garantire un piano formativo basato su progetti e iniziative volte a promuovere il benessere e il successo dello studente, la sua valorizzazione come persona, la sua realizzazione umana e culturale. Prendere visione del piano formativo, condividerlo, discuterlo con i propri figli, assumendosi la responsabilità di quanto espresso e sottoscritto. Condividere con gli insegnanti e la famiglia la lettura del piano formativo, discutendo con loro ogni singolo aspetto di responsabilità. Relazionalità Creare un clima sereno in cui stimolare il dialogo e la discussione, favorendo la conoscenza e il rapporto reciproco tra studenti, l’integrazione,l’accoglienza, il rispetto di sé e dell’altro. Promuovere il talento e l’eccellenza, comportamenti ispirati alla partecipazione solidale, alla gratuità, al senso di cittadinanza. Ascoltare e coinvolgere gli studenti e le famiglie, richiamandoli a un’assunzione di responsabilità rispetto a quanto espresso nel patto formativo. Condividere con gli insegnanti linee educative comuni, consentendo alla scuola di dare continuità alla propria azione educativa. Mantenere costantemente un comportamento positivo e corretto, rispettando l’ambiente scolastico inteso come insieme di persone, oggetti e situazioni. Favorire il rapporto e il rispetto tra i compagni sviluppando situazioni di integrazione e solidarietà. Collaborare attivamente per mezzo degli strumenti messi a disposizione dall’istituzione scolastica, informandosi costantemente del percorso didatticoeducativo dei propri figli. Frequentare regolarmente i corsi e assolvere assiduamente gli impegni di studio. Favorire in modo positivo lo svolgimento dell’attività didattica e formativa, garantendo costantemente la propria attenzione e partecipazione alla vita della classe. Partecipazione 114 Azioni nei Rapporti Scuola-famiglia Comunicare costantemente con le famiglie, informandole sull’andamento didatticodisciplinare degli studenti. Fare rispettare le norme di comportamento, i regolamenti e i divieti, in particolare relativamente all’utilizzo di telefonini e altri dispositivi elettronici. Prendere adeguati Provvedimenti disciplinari in caso di infrazioni. Prendere visione di tutte le comunicazioni provenienti dalla scuola, discutendo con i figli di eventuali decisioni e provvedimenti, stimolando una riflessione sugli episodi di conflitto e di criticità. Riferire in famiglia le comunicazioni provenienti dalla scuola e dagli insegnanti. La presenza abbastanza numerosa di famiglie extracomunitarie impone ulteriori attenzioni alle differenze anche notevoli di usi e costumi, specie di tipo religioso, che solo la cultura del rispetto e della ricerca di condivisione può far superare garantendo il diritto di cittadinanza nella piccola-grande comunità della Scuola. La scuola è, per queste famiglie, occasione di incontro con altri genitori, per costruire rapporti di fiducia e nuovi legami di comunità. Le famiglie dei bambini/ragazzi con disabilità chiedono sostegno alla scuola per promuovere le risorse dei loro figli, attraverso il riconoscimento sereno delle differenze e la costruzione di ambienti educativi accoglienti e inclusivi, in modo che ciascun bambino/ragazzo possa trovare attenzioni specifiche ai propri bisogni e condividere con gli altri il proprio percorso di formazione. 115 D) Le offerte educative e didattiche del territorio. La scuola nel nuovo scenario. La persona, unica ed irripetibile, può essere educata a conoscere e a tirare fuori sé solo entrando in rapporto con la realtà che la circonda, attivando così un profondo percorso di apprendimento che dura per tutta la vita. E la realtà è fatta di persone, fatti, eventi del presente e del passato che si svolgono in un ambiente, un tessuto sociale “locale e dell’umanità” di cui la scuola, oggi sempre più, non può non tenere conto. L’alleanza educativa che la scuola costruisce con l’esterno è dunque qualcosa di indispensabile: la famiglia in primo luogo e il territorio circostante favoriscono una diffusa convivialità relazionale, intessuta di linguaggi emotivi ed affettivi, che promuove quei valori che fanno sentire i membri di una società parte di una comunità vera e propria. La scuola, dunque, affianca al compito dell’insegnare ad apprendere quello dell’insegnare ad essere. Macrocosmo-microcosmo: verso il senso di cittadinanza. L’orizzonte territoriale della scuola si allarga. Ogni specifico territorio possiede legami con le varie aree del mondo e con ciò esso stesso costituisce un microcosmo che, su scala locale, riproduce opportunità, interazioni, tensioni, convivenze globali. Così il microcosmo soggettivo con cui il bambino fa il suo ingresso a scuola, con le sue esperienze e i suoi saperi, si definisce nella ricerca della propria identità e differenza accompagnato nel macrocosmo a lui più vicino, la realtà territoriale, entro cui elaborare apprendimenti che concorrono ad un profondo senso di cittadinanza. Il territorio come risorsa nella programmazione didattica. In questo nuovo scenario la scuola ha avviato un importante percorso di rinnovamento nel clima educativo e relazionale, nell’uso di tecniche didattiche e metodologiche attivistiche, nella collegialità programmatoria e gestionale e nell’apertura al mondo esterno. Fin dagli anni ’70 la scuola ha capito e realizzato con sempre maggior convinzione che la chiusura all’interno dell’aula e dei tradizionali strumenti didattici, libri, quaderni, esercizi, spiegazioni, interrogazioni…, poteva essere fattore di esclusione specie dei soggetti più deboli, là dove le offerte educative del territorio e le uscite sullo stesso potevano agire da volano nello spostare l’asse dell’insegnamento all’apprendimento. Uscire ed accogliere figure esterne significa, infatti, progettare, discutere, ipotizzare, entrare in contatto con altri linguaggi e stili educativi, relazionare, disegnare, produrre testi, compiere esperienze dirette… rompendo la rigidità del rapporto con il proprio docente e, nello stesso tempo, valorizzando il ruolo di quest’ultimo come soggetto che guida la classe ed i bambini/ragazzi nei loro processi di crescita intellettuale e sociale. Da tempo il nostro Istituto Comprensivo attinge risorse dal territorio circostante evidenziando percorsi che presentano caratteristiche variabili a seconda dell’offerta: alcuni durano di più nel tempo, altri sono sfruttabili in tempi limitati perché legati a mostre o ad eventi temporanei. Dunque l’apertura delle nostre scuole all’esterno costituisce ormai un fondamentale riferimento per insegnanti, bambini/ragazzi, famiglie, operatori della scuola: le proposte del territorio sono indispensabili alla programmazione didattica del lavoro nelle classi, talvolta si evidenziano come raccordo tra le classi di un plesso o tra più plessi, come nel caso del Castello di Rivoli, Museo di Arte Contemporanea, alla ricerca di percorsi 116 omogenei che concorrono a costruire l”identità” del nostro Istituto Comprensivo. La peculiarità offerta dalla interazione scuola- territorio consente all’agenzia educativa di promuovere percorsi volti, oltre che alla conoscenza del territorio e della sua storia, oltre che a sensibilizzare i bambini verso il senso di cittadinanza, a coltivare e a promuovere modalità di apprendimento che passano attraverso il vedere per fare per capire: il Museo, l’evento temporaneo, l’ambiente “dal vero”, le arti nella nostra città come manifestazioni della storia e del pensiero degli uomini, permettono alla scuola un approccio sperimentale attraverso il quale il vedere, e successivamente a suola il fare, conducono ad un principio fondamentale dell’educazione al comprendere, secondo quella logica “laboratoriale”di cui ancora la nostra scuola si permea. L’esperienza del “laboratorio attivo” attraverso il quale i bambini misurano, confrontano e sintetizzano le loro conoscenze, è un percorso importante che favorisce la comprensione “a tutto campo”, la comprensione “dal vero” permettendo così una fruizione a più livelli perchè come ci ricorda Howard Gardner: “…. Gli studenti possiedono in larga misura diversi tipi di menti e quindi ricordano, eseguono e comprendono in modi diversi. In particolare, risulta ampiamente documentato che mentre l’approccio di alcuni è primariamente linguistico, quello di latri privilegia un percorso spaziale o quantitativo. Io ho postulato che tutti gli esseri umani sono capaci di almeno sette modi diversi di conoscere il mondo-modi che altrove ho chiamato le sette intelligenze umane. Secondo la mia analisi, noi tutti siamo in grado di conoscere il mondo mediante il linguaggio, l’analisi logico matematica, la rappresentazione spaziale, il pensiero musicale, l’uso del corpo per risolvere problemi o per fare cose, la comprensione degli altri individui e la comprensione di noi stessi. A differenziar tra loro gli individui sono il vigore di queste intelligenze- il cosiddetto profilo delle intelligenze- e il modo in cui esse vengono chiamate in causa e combinate tra loro per portare a termine i vari compiti, risolvere problemi e progredire nei vari campi.” Molte delle possibili collaborazioni con il territorio circostante ci vengono proposte attraverso il sensibile lavoro della Città Educativa del Comune di Rivoli che, ogni inizio anno scolastico, fornisce alle scuole una mappa delle attività che organizzazioni ed enti locali mettono a disposizione delle scuole di Rivoli, dalla scuola dell’infanzia alla scuola secondaria di primo grado. Eccone un elenco: • • • • • • • • • • • Educazione alla cittadinanza (CCR) Educazione al consumo Educazione all’arte Spazio musica Educazione stradale Giocare nella rete Promozione sportiva Nuoto in cartella Attività naturalistiche Turismo e gemellaggio Educazione ambientale 117 E) Le sinergie con le altre istituzioni scolastiche: le reti e le convenzioni come motivo di superamento dell’autoreferenzialità delle Istituzioni scolastiche Fortemente correlata al criterio di qualità precedente, la ricerca di accordi di rete con le altre Istituzioni scolastiche rappresenta un aspetto specifico dell’Autonomia. Se la responsabilità connessa al riconoscimento della personalità giuridica delle singole Istituzioni scolastiche e della rappresentanza legale del loro Dirigente Scolastico è fattore positivo di dinamicità diffusa, è altrettanto positivo che le Istituzioni non si vivano come rivali, concorrenti ma si accordino per garantirsi servizi in sinergia, riducendo costi ed oneri amministrativi. Ad oggi sono stati realizzati i seguenti contratti: a. affidamento ad un unico gestore del servizio di Responsabile della sicurezza degli edifici scolastici b. individuazione del Medico addetto alla salute dei lavoratori c. costituzione del gruppo “Cooperazione in musica” in collaborazione anche con il Comune di Rivoli e l’Istituto musicale Città di Rivoli d. partecipazione al progetto per l’inserimento scolastico dei minori disabili che vede la Direzione Didattica di Rivoli 4° Circolo come Scuola-Polo e. individuazione di una comune azienda che fornisce consulenza per i problemi connessi al D. Lvo 196/2003 sulla privacy f. Nella scuola secondaria di primo grado: collaborazione con “Il salotto fiorito” per il progetto sulla dispersione scolastica (Nelle classi in cui sono presenti situazioni di disagio, la scuola attua, dopo le necessarie approvazioni degli organi collegiali, progetti di supporto, garantendo il rispetto del monte ore di ciascuna disciplina per ogni allievo coinvolto. E’ in atto un progetto contro la dispersione scolastica, che coinvolge alcuni allievi delle classi terze. Questi frequentano le lezioni all’Ist. Salotto e/o all’ENAIP il martedì e il giovedì. Seguono un percorso semplificato, che prevede la valutazione in quattro discipline (Italiano, inglese, matematica e tecnica). Queste saranno le uniche che gli allievi affronteranno all’Esame di Licenza. Per questo progetto la nostra scuola è in rete con altri istituti. g. CISA: attività ed esperti nelle classi con inserimento di alunni hc percorsi di assistenza specialistica offerti dal CISA percorsi di orientamento scolastico realizzati in collaborazione con il CISA, le scuole superiori e quelle di formazione professionale presenti sul territorio, finalizzati ad una scelta consapevole del percorso scolastico F) Mondialità Obiettivo della scuola è quello di valorizzare l’unicità e la singolarità dell’identità culturale di ogni studente. La presenza di bambini/ragazzi con radici culturali diverse è un fenomeno ormai strutturale (anche se, nel nostro Istituto Comprensivo, ancora abbastanza limitato al 5% della popolazione scolastica) e non può più essere considerato episodico: deve trasformarsi in un’opportunità per tutti. Non basta riconoscere e conservare le diversità preesistenti. Bisogna, invece, sostenere attivamente la loro interazione e la loro integrazione attraverso la conoscenza della nostra e delle altre culture, in un confronto che non eluda questioni quali le convinzioni religiose, i ruoli familiari, le differenze di genere.. Se sul piano delle relazioni interne, vedi il problema mensa scolastica ed attività alternative all’insegnamento della religione cattolica, le soluzioni sono 118 possibili ed apprezzate da tutti, su quello dei valori il percorso deve essere incessante. Conoscere gli altri, riconoscerne le capacità senza rinunciare alla propria storia, essere convinti che il futuro non potrà che essere costruito insieme e che ciò comporterà sia rinunce sia arricchimenti reciproci sono le condizioni, e gli obiettivi scolastici strategici, affinché la globalizzazione non sia solo commerciale ma permei ciascuno di noi, a pieno titolo assunto a “Cittadino del Mondo”. Il sistema scolastico, dunque, deve formare cittadini in grado di partecipare consapevolmente alla costruzione di collettività più ampie e composite, siano esse quella nazionale, quella europea, quella mondiale. Non dobbiamo dimenticare che, fino a tempi assai recenti, la scuola ha avuto il compito di formare cittadini nazionali attraverso una cultura omogenea. Oggi, invece, può porsi il compito più ampio di educare alla convivenza proprio attraverso la valorizzazione delle diverse identità e radici culturali di ogni studente. La finalità è una cittadinanza che certo permane coesa e vincolata ai valori fondamentali della tradizione nazionale, ma che può essere alimentata da una varietà di espressioni ed esperienze personali molto più ricca che in passato. Per educare a questa cittadinanza unitaria e plurale a un tempo, una via privilegiata è proprio la conoscenza e la trasmissione delle nostre tradizioni e delle memorie nazionali: non si possono realizzare appieno le possibilità del presente senza una profonda memoria e condivisione delle radici storiche. La nostra scuola deve formare cittadini italiani che siano nello stesso tempo cittadini dell’Europa e del mondo. La nascente commissione per l’integrazione degli alunni stranieri ha, come primo compito, allestito uno “scaffale multiculturale” dotando così la scuola di un buon numero di materiali da utilizzare con i bambini/ragazzi stranieri. Altri compiti, per i prossimi anni scolastici, saranno quelli di avviare un processo di formazione per gli insegnanti e di stilare un “protocollo d’accoglienza” per gli alunni stranieri. Da tempo la scuola secondaria di primo grado mette in atto il laboratorio “Italiano per stranieri” i cui obiettivi sono: favorire una più rapida integrazione scolastica e sviluppare le abilità fondamentali delle letto – scrittura. 119 CAPITOLO 4 L’AMBIENTE DI APPRENDIMENTO E L’ORGANIZZAZIONE DIDATTICA NEI TRE ORDINI DI SCUOLA Per lo quanto riguarda l’organizzazione didattica nei tre ordini di scuola si fa riferimento alle cartelle allegate NELLA SCUOLA DELL’INFANZIA La scuola dell’infanzia si propone come contesto di relazione, di cura e di apprendimento, nel quale possono essere filtrate, analizzate ed elaborate le sollecitazioni che i bambini sperimentano nelle loro esperienze. Promuove una pedagogia attiva e delle relazioni che si manifesta nella capacità degli insegnanti di dare ascolto e attenzione a ciascun bambino, nella cura dell’ambiente, dei gesti e delle cose e nell’accompagnamento verso forme di conoscenza sempre più elaborate e consapevoli. L’apprendimento avviene attraverso l’esperienza, l’esplorazione, i rapporti tra i bambini, con la natura, gli oggetti, l’arte, il territorio e le sue tradizioni, attraverso la rielaborazione individuale e collettiva delle esperienze e attraverso attività ludiche. Con il gioco i bambini si esprimono, raccontano, interpretano e combinano in modo creativo le esperienze soggettive e sociali. L’ambiente di apprendimento è organizzato dagli insegnanti in modo che ogni bambino si senta riconosciuto, sostenuto e valorizzato: il bambino con competenze forti, la cui famiglia viene da lontano,con fragilità e difficoltà,con bisogni educativi specifici, con disabilità. La vita di relazione è caratterizzata da ritualità e da convivialità serena per incoraggiare il bambino a ritrovarsi nell’ambiente e ad averne cura e responsabilità. Le relazioni con gli insegnanti e fra bambini sono un importante fattore protettivo e di promozione dello sviluppo. La scuola dell’infanzia organizza le proposte educative e didattiche espandendo e dando forma alle prime esplorazioni, intuizioni e scoperte dei bambini attraverso un curricolo esplicito. A esso è sotteso un curricolo implicito costituito da costanti che definiscono l’ambiente di apprendimento e lo rendono specifico e immediatamente riconoscibile: Lo spazio accogliente, caldo, curato, orientato dal gusto, espressione della pedagogia e delle scelte educative di ciascuna scuola. E’ uno spazio che parla dei bambini, del loro valore, dei loro bisogni di gioco, di movimento, di espressione, di intimità, di socialità; Il tempo disteso, nel quale è possibile per il bambino giocare, esplorare, dialogare, osservare, ascoltare, capire, crescere con sicurezza e nella tranquillità, sentirsi padrone di sé e delle attività che sperimenta e nelle quali si esercita. 220 La documentazione, come processo che produce tracce, memoria, riflessione, che rende visibili le modalità e i percorsi di formazione e che permette di valutare i progressi dell’apprendimento individuale e di gruppo. Lo stile educativo, fondato sull’osservazione e sull’ascolto, sulla progettualità elaborata collegialmente, sull’intervento indiretto e di regia; La partecipazione, come dimensione che permette di stabilire e sviluppare legami di corresponsabilità, di incoraggiare il dialogo e la cooperazione nella costruzione della conoscenza La libertà della propria organizzazione, la formazione dei gruppi, delle sezioni e le attività di intersezione a seconda delle scelte pedagogiche, dell’età e della numerosità dei bambini e delle risorse umane e ambientali delle quali si può disporre. 221 NELLA SCUOLA PRIMARIA Il primo ciclo, nella sua articolazione di scuola primaria e secondaria di primo grado, persegue efficacemente le finalità che le sono assegnate nella misura in cui si costituisce come un contesto idoneo a promuovere apprendimenti significativi e a garantire il successo formativo per tutti gli alunni. A tal fine è possibile individuare, nel rispetto della libertà di insegnamento, alcune impostazioni metodologiche di fondo. 1 - Valorizzare l’esperienza e le conoscenze degli alunni, per ancorarvi nuovi contenuti. Nel processo di apprendimento l’alunno porta la ricchezza di esperienze e conoscenze, mette in gioco aspettative ed emozioni, si presenta con una dotazione di informazioni, abilità, modalità di apprendere, che l’azione didattica può opportunamente richiamare, esplorare, problematizzare. In questo modo l’allievo riesce a dare senso e significato a quello che va imparando. 2 - Attuare interventi adeguati nei riguardi delle diversità, per fare in modo che non diventino disuguaglianze. Le classi scolastiche sono oggi caratterizzate da molteplici diversità, legate alle differenze nei modi di apprendere, ai livelli di apprendimento raggiunti, alle specifiche inclinazioni e ai personali interessi, ma anche a condizioni particolari, che possono essere causa di difficoltà nell’apprendimento, oppure a particolari stati emotivi e affettivi. La scuola deve progettare e realizzare percorsi didattici specifici per rispondere ai bisogni educativi degli allievi. Particolare attenzione va rivolta agli alunni con cittadinanza non italiana i quali, al di là dell’integrazione sociale, devono affrontare sia il problema di acquisire un primo livello di padronanza della lingua italiana per comunicare, sia un livello più avanzato per proseguire nel proprio itinerario di istruzione. L’integrazione degli alunni con disabilità nelle scuole comuni, inoltre, anche se è da tempo un fatto culturalmente e normativamente acquisito e un’esperienza consolidata nella pratica, richiede maggiori attenzioni e una rinnovata progettualità, utilizzando anche le varie forme di flessibilità previste dall’autonomia e le opportunità offerte dalle tecnologie. 3 - Favorire l’esplorazione e la scoperta, al fine di promuovere la passione per la ricerca di nuove conoscenze. In questa prospettiva, la problematizzazione svolge una funzione insostituibile: sollecita gli alunni a individuare problemi, a sollevare domande, a mettere in discussione le mappe cognitive già elaborate, a trovare piste d’indagine adeguate ai problemi, a cercare soluzioni anche originali attraverso un pensiero divergente e creativo. 4 - Incoraggiare l’apprendimento collaborativo. Imparare non è solo un processo individuale. La dimensione comunitaria dell’apprendimento svolge un ruolo significativo. In tal senso, molte sono le forme di interazione e collaborazione che possono essere introdotte (dall’aiuto reciproco all’apprendimento nel gruppo cooperativo, all’apprendimento tra pari…), sia all’interno della classe, sia attraverso la formazione di gruppi di lavoro con alunni di classi e di età diverse. 5 - Promuovere la consapevolezza del proprio modo di apprendere, al fine di “imparare ad apprendere”. Riconoscere le difficoltà incontrate e le strategie adottate per superarle, prendere atto degli errori commessi, ma anche comprendere le ragioni di un insuccesso, conoscere i propri punti di forza, sono tutte competenze necessarie a rendere l’alunno consapevole del proprio stile di apprendimento e capace di sviluppare autonomia nello studio. Occorre che l’alunno sia attivamente impegnato nella costruzione del suo sapere, sia sollecitato a riflettere su quanto impara, sia incoraggiato a esplicitare i suoi modi di comprendere e a comunicare ad altri i traguardi raggiunti. Ogni alunno va posto nelle condizioni di capire il compito assegnato, valutare le difficoltà e stimare le proprie abilità, im222 parando così a riflettere sul proprio comportamento, valutare gli esiti delle proprie azioni e trarne considerazioni per migliorare. 6 - Realizzare percorsi in forma di laboratorio, per favorire l’operatività e allo stesso tempo il dialogo e la riflessione su quello che si fa. Il laboratorio è una modalità di lavoro che incoraggia la sperimentazione e la progettualità, coinvolge gli alunni nel pensare-realizzare-valutare attività vissute in modo condiviso e partecipato con altri, e che può essere attivata sia all’interno sia all’esterno della scuola, valorizzando il territorio come risorsa per l’apprendimento. L'acquisizione dei saperi richiede un uso flessibile e polivalente degli spazi usuali della scuola, ma anche la disponibilità di luoghi attrezzati che facilitino il processo di esplorazione e di ricerca: per le scienze, l'informatica, le lingue comunitarie, la produzione musicale, il teatro, le attività pittoriche, la motricità…. Particolare importanza assume la biblioteca scolastica, da intendersi come luogo deputato alla lettura ma anche all'ascolto e alla scoperta di libri, che sostiene l'apprendimento autonomo e continuo; un luogo pubblico, fra scuola e territorio, che favorisce la partecipazione delle famiglie, agevola i percorsi di integrazione delle famiglie immigrate, crea ponti tra lingue, linguaggi, religioni e culture. 223 NELLA SCUOLA SECONDARIA DI PRIMO GRADO L’impegno di tutti gli operatori scolastici è quello di pensare e di realizzare la scuola come un centro di esperienze socioculturali dinamico e aperto all’esterno. Il concetto di “ESPERIENZA”, colto nelle dimensioni sociale e culturale, raccoglie interamente il significato pedagogico della proposta formativa. La connotazione di “DINAMICO” spiega cosa si intende per flessibilità: una risposta organizzativa adeguata, coerente, costantemente verificata e modificata in relazione ai bisogni formativi degli allievi e alle loro trasformazioni. Il termine “APERTO” esplicita il senso, la natura e la struttura di un rapporto con la cultura sociale del territorio, nei termini di una scuola pensata come luogo che produce cultura. L’apprendimento non è un’attività solo comportamentale o solo cognitiva, ma avviene in un ambito sociale e questo significa che lo sviluppo cognitivo si verifica attraverso il rapporto con altre persone. A tal proposito la scuola: • pone particolare attenzione alla dinamiche di gruppo che si instaurano tra gli allievi, tra gli allievi e i docenti, tra docenti; • consente il raggiungimento di traguardi di sviluppo in relazione a: maturazione dell’identità, • conquista dell’autonomia e sviluppo delle competenze; • favorisce l’apprendimento cooperativo; • incentiva la progettazione e la creatività. 224 IN OGNI ORDINE DI SCUOLA… …Tale ambiente di apprendimento, tale contesto socio-educativo si esplica attraverso obiettivi comportamentali e cognitivi che vedono l’impegno di tutti gli operatori scolastici per la realizzazione di una scuola che si ponga come centro di esperienza formativa. GLI OBIETTIVI DELL’ESPERIENZA FORMATIVA COMPORTAMENTALI 1. Offrire all’allievo una scuola che permetta la riflessione. 2. Sviluppare le capacità intellettive necessarie a sapersi adattare alle diverse situazioni ambientali in continuo cambiamento. 3. Favorire il processo di partecipazione e assunzione di responsabilità di tutti i soggetti interni alla scuola. 4. Promuovere progetti educativi integrati (tra scuole e scuole, tra scuole ed enti territoriali) che formino persone capaci di raggiungere i propri obiettivi, secondo le proprie potenzialità. COGNITIVI Lo sviluppo delle abilità cognitive permette di imparare, organizzare e conservare le informazioni ed è quindi da considerarsi un obiettivo pedagogico primario. 1. Sviluppare e consolidare nell’allievo le abilità sensoriali, percettive, motorie, linguistiche e intellettive, impegnandolo nella consapevolizzazione e nella riorganizzazione delle esperienze, nell’esplorazione e ricostruzione della realtà. 2. Sviluppare le capacità di: a. sapersi orientare nello spazio e nel tempo; b. saper classificare, analizzare, rielaborare conoscenze, formulare ipotesi, risolvere problemi, schematizzare, utilizzare simboli e strumenti adatti. RIFERIMENTI METODOLOGICI Solo idonee metodologie garantiscono un adeguato apprendimento, per cui i metodi didattici: • devono essere legati all’epistemologia propria di ciascun campo del sapere; • devono favorire l’acquisizione di strumenti per la ricerca personale dei contenuti; • devono far acquisire strumenti per analizzare processi. Tutto ciò si concretizza in: 1. Privilegiare i processi di apprendimento, favorendo la trasversalità tra forme di sapere diverse. Scegliere nuclei tematici che coinvolgano diversi punti di vista conoscitivi e stabiliscano relazioni tra i diversi ambiti di significato. 2. Promuovere l’apprendimento nel rispetto dei tempi individuali, in modo da offrire lavori graduati per livelli di difficoltà e tempi di esecuzione. 3. Ricercare le condizioni comunicative ottimali per far sentire l’alunno elemento attivo e parte integrante del gruppo. 4. Promuovere l’accoglienza intesa come l’atteggiamento permanente dell’insegnante di “disponibilità vigile” di ascolto nei confronti degli alunni. 225 L’insegnante pertanto dovrà: • attivare motivazioni interne rendendosi presente con un comportamento di cooperazione e di disponibilità vigile; • comprendere il vissuto scolastico dell’allievo e apprezzare l’impegno del soggetto, che in tal modo può sentirsi più valorizzato; • valorizzare il positivo apprezzando gli elementi positivi anziché quelli negativi, riconoscendo gli sforzi fatti; • ridimensionare e sdrammatizzare situazioni di insuccesso soprattutto quando queste sono numerose e l’alunno rischia di perdere la stima in se stesso; cercare di portare l’allievo a valutare le cause dei propri insuccessi, evidenziando gli aspetti positivi che possano motivarlo al meglio; • responsabilizzare e coinvolgere gli allievi nelle situazioni scolastiche, rendendoli coscienti dei risultati raggiunti attraverso la riflessione sui processi; • organizzare un ambiente per l’apprendimento che offra stimoli differenziati attraverso l’uso integrato e sistematico dei diversi mediatori. 226 L’ ambiente di apprendimento/schema • • • • • • • • • • Integrazione alunni in situazione di disagio Integrazione alunni portatori di handicap Integrazione stranieri Continuità Classi – sezioni Laboratori, spazi attrezzati, uso compresenza, piccolo gruppo, individualizzazione, collaborazioni Valutazione Documentazione Lo stile educativo L’acquisizione dei saperi: abilità di base e competenze trasversali Classi sezioni continuità Acquisizione dei saperi Gli insegnanti e i bambini/ragazzi: gli ambienti di apprendimento Laboratori Spazi attrezzati Uso compresenza Piccolo gruppo Individualizzazione programmazione valutazione Stile educativo documentazione Integrazione Alunni in situazione di disagio Alunni portatori di handicap Alunni stranieri 227 CAPITOLO 5 VERIFICA E VALUTAZIONE Dalle Indicazioni per il Curricolo, Ministero della Pubblica Istruzione: Agli insegnanti compete la responsabilità della valutazione e la cura della documentazione didattica, nonché la scelta dei relativi strumenti nel quadro dei criteri deliberati dai competenti organi collegiali. La valutazione precede, accompagna, segue i percorsi curricolari,. attiva le azioni da intraprendere, regola quelle avviate, promuove il bilancio critico su quelle condotte a termine, assume una preminente funzione formativa, di accompagnamento dei processi di apprendimento e di stimolo al miglioramento contiguo. Alle singole istituzioni scolastiche spetta la responsabilità dell’autovalutazione, che ha la funzione di introdurre modalità riflessive sull’intera organizzazione dell’offerta educativa e didattica della scuola, ai fini del suo continuo miglioramento, anche attraverso dati di rendicontazione sociale o dati che emergono da valutazioni esterne. A questo proposito la commissione per la valutazione ha predisposto per l’anno scolastico 2007 – 2008 un questionario che era rivolto agli insegnanti ed uno indirizzato alle famiglie dei bambini delle classi prime e dei ragazzini delle classi quinte. L’istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione (INVALSI) ha il compito di rilevare la qualità dell’intero sistema scolastico nazionale, fornendo alle scuole, alle famiglie e alla comunità sociale, al Parlamento e al Governo elementi di informazione essenziali circa la salute e le criticità del nostro sistema di istruzione, e questo all’interno di un confronto internazionale che oggi va assumendo sempre più rilevanza. 228 NELLA SCUOLA DELL’INFANZIA …Una pagina per prepararsi il cuore… Brano tratto da: “Tutto quello che mi serve sapere l’ho imparato all’asilo” Robert Fulghum, Ed. Sperling & Kupfer. (…)“Mi accorsi allora di avere già appreso la maggior parte di quanto necessita per condurre un’esistenza significativa, che non è poi così complicato. Lo so, e da tanto tempo: quanto a metterlo in pratica… beh, questa è un’altra faccenda. Il mio credo di una singola pagina suona così: La massima parte di ciò che veramente mi serve sapere su come vivere, cosa fare e in che modo comportarmi l’ho imparata all’asilo. La saggezza non si trova al vertice della montagna degli studi superiori, bensì nei castelli di sabbia del giardino d’infanzia. Di fondamentale importanza è la documentazione, come processo che produce tracce, memoria e riflessione, che rende visibili le modalità e i percorsi di formazione e che permette di valutare i progressi dell’apprendimento individuale e di gruppo. TRAGUARDI DI SVILUPPO NEI DIVERSI CAMPI DI ESPERIENZA, VALUTATI NELLA SCUOLA DELL’INFANZIA IL SE' E L’ALTRO 1. Acquisire consapevolezza della propria identità personale, dei propri bisogni e dei propri sentimenti. 2. Acquisire una precisa e consapevole capacità di confronto costruttivo e spontaneo con i compagni e gli adulti di riferimento. 3. Prendere coscienza della propria storia personale e familiare. 4. Conoscere le tradizioni e i valori religiosi e morali. 5. Comprendere le differenze e riconoscerle come fonte di ricchezza. 6. Dialogare, discutere e progettare lavorando in modo creativo e costruttivo con gli altri 7. Assumere comportamenti responsabili e adeguati ai vari contesti. Il CORPO IN MOVIMENTO 1. Prendere coscienza del proprio corpo e sapersi orientare con sicurezza ed autonomia nello spazio scuola. 2. Riconoscere, denominare e rappresentare le varie parti del corpo in stasi e in movimento. 3. Maturare competenze di motricità fine e globale. 4. Riconoscere, manifestare e controllare i propri stati affettivi rielaborandoli attraverso il corpo e il movimento. 5. Conseguire pratiche corrette di igiene. 6. Acquisire una buona autonomia nel processo di riconoscimento e appropriazione 229 dell’identità fisica, in merito alla cura di sé ed alla consapevolezza delle differenze individuali. LINGUAGGI, CREATIVITA’, ESPRESSIONE 1. Usare il linguaggio per interagire e comunicare. 2. Comunicare utilizzando le varie possibilità che il linguaggio consente. Inventare storie e drammatizzare. 3. Esprimersi attraverso il disegno, la pittura e le attività manipolative. 4. Esplorare le possibilità offerte dalle varie tecnologie per fruire delle diverse forme artistiche, per comunicare ed esprimersi attraverso esse. I DISCORSI E LE PAROLE 1. Sviluppare la padronanza d’uso della lingua italiana, arricchire e precisare il proprio lessico. 2. Sviluppare la fiducia nell’esprimere e comunicare agli altri le proprie emozioni e i propri pensieri. 3. Comprendere e rielaborare contenuti di testi narrati e letti. 4. Mostrare interesse verso il codice scritto anche usando le tecnologie. LA CONOSCENZA DEL MONDO 1. Raggruppare, ordinare secondo criteri diversi; confrontare e valutare quantità, utilizzare semplici simboli per registrare. 2. Collocare correttamente nello spazio sé stesso,oggetti e persone; seguire correttamente un percorso sulla base di indicazioni verbali. 3. Orientarsi nel tempo della vita quotidiana,riferire eventi del passato recente, dimostrando consapevolezza della loro collocazione temporale. 4. Cogliere le trasformazioni naturali: scoprire, descrivere e confrontare fenomeni della realtà. 5. Attivare strategie per risolvere situazioni problematiche quotidiane. (IN ALLEGATO, SCHEDE DI VALUTAZIONE 3 – 4 ANNI E 5 – 6 ANNI) 330 NELLA SCUOLA PRIMARIA Nella scuola primaria il momento della valutazione occupa uno spazio assai importante quanto delicato. Essa offre spesso l’opportunità agli insegnanti di discutere, confrontare, elaborare percorsi di valutazione che possono non essere ripetuti identici nel tempo, ma possono anche adeguarsi ogni volta alla realtà della classe su cui si lavora. VALUTARE, infatti, richiede un’operazione oggettiva ma, al tempo stesso, carica di soggettività, permeata, dunque, tante volte, da connotazioni difficili da ricondurre a semplici obiettivi di apprendimento. I momenti di valutazione sono presenti continuamente nel lavoro quotidiano dell’insegnante che osserva, misura, confronta le abilità di ogni singolo alunno percependone progressi, talvolta insuccessi, senza dimenticare che la risposta degli alunni è la prima importante valutazione del proprio lavoro di cui l’insegnante deve tenere conto. Seguono poi le valutazioni delle unità di apprendimento su cui si lavora, in cui coesistono abilità specifiche della disciplina, ma anche trasversali, connotate, come si diceva, dalle capacità di apprendimento di ogni singolo alunno, nel rispetto dei tempi di ognuno. Il bambino ha, dunque, costantemente la percezione della propria crescita nell’apprendimento delle discipline attraverso la valutazione dei propri elaborati sui quaderni, che risponde a giudizi e/o voti di cui egli conosce il significato e la valenza. Così i genitori ne sono partecipi quando, accanto al proprio figlio, a casa, essi ne prendono visione. Anche il diario scolastico è uno strumento comunicativo scuola-famiglia che raccoglie le valutazioni di alcuni momenti in particolare. I momenti “ufficiali” destinati alla comunicazione tra insegnanti e genitori sull’andamento degli alunni avvengono in 4 fasi nel corso di ogni anno scolastico: 2 valutazioni bimestrali (ottobre – aprile) 2 valutazioni quadrimestrali con la consegna del documento di valutazione (febbraio – giugno) In qualsiasi momento gli insegnanti sono, comunque, disponibili a colloqui con le famiglie quando se ne verifichi la necessità o da parte dell’insegnante o da parte della famiglia stessa. In particolare, nel corso della valutazione quadrimestrale, è compito delle classi parallele produrre elaborati che possano essere presentati alle stesse classi e che rispondano dunque ad obiettivi condivisi dagli insegnanti stessi. 331 NELLA SCUOLA SECONDARIA DI PRIMO GRADO La valutazione del percorso educativo e didattico dell’allievo si articola in quadrimestri, all’interno dei quali i singoli Consigli di classe propongono verifiche scritte ed orali per rilevare la preparazione acquisita dagli alunni. Tali prove sono diversificate ed adeguate alla specificità delle diverse discipline e si articolano in: • prove oggettive/non oggettive, • questionari di vario tipo, • comprensione del testo, • produzione scritta e orale, • traduzioni, • relazioni, • disegni e prove grafiche, • prove sperimentali e informatiche • prove di tipo psicomotorio, • prove di carattere musicale. La comunicazione alle famiglie degli esiti delle verifiche avviene attraverso il Diario scolastico, il colloquio personale – previo appuntamento – e in occasione dei colloqui quadrimestrali previsti nei mesi di dicembre e aprile. Certamente, oltre alla valutazione del tipo su indicato, è di fondamentale importanza quella osservazione, documentazione e valutazione che passa attraverso - rapidi controlli quotidiani sull’esecuzione dei compiti a casa e sull’apprendimento dei contenuti - verifiche periodiche, al termine di ogni unità di apprendimento, svolte mediante verifiche sia orali e sia scritte Criteri di Valutazione: La valutazione, espressa in decimi, tiene conto dei seguenti parametri: - situazione di partenza - interesse - impegno e partecipazione - ritmo di apprendimento - obiettivi educativi e didattici conseguiti da ciascuno 332 CAPITOLO 6 TRAGUARDI DI COMPETENZE INTRODUZIONE Dalle Indicazioni Nazionali per i Piani di Studio alle Unità di apprendimento. I docenti delle istituzioni scolastiche, rispettando la natura e le caratteristiche di ogni grado di scuola, sono tenuti a trasformare gli “obiettivi generali del processo educativo” e gli “obiettivi specifici di apprendimento relativi alle competenze degli allievi” (art.8 del Dpr.275/99) in Unità di apprendimento caratterizzate da obiettivi formativi adatti e significativi per i singoli allievi che si affidano al loro peculiare percorso educativo (art. 13 del Dpr 275/99), e volti a garantire la trasformazione delle capacità di ciascuno in reali e documentate competenze. 1. Gli Obiettivi Generali del Processo Educativo, presentati nelle Indicazioni Nazionali, orientano unitariamente la natura e il significato degli interventi educativi e didattici predisposti dai docenti al servizio del massimo ed integrale sviluppo possibile della capacità di ciascun allievo. 2. Gli Obiettivi Specifici di Apprendimento indicano la conoscenze (il sapere) e le abilità (il saper fare) disciplinari e interdisciplinari che tutte le scuole della nazione sono invitate ad organizzare in attività educative e didattiche volte alla concreta e circostanziata promozione delle competenze degli allievi a partire dalle loro personali capacità. È importante evidenziare che, anche se gli obiettivi specifici di apprendimento sono indicati in maniera minima, elencativa e segmentata, obbediscono, in realtà, ciascuno, al principio dell’ologramma: gli uni rimandano agli altri e ciascuno si integra sempre con gli altri. Un obiettivo specifico di apprendimento di matematica, per esempio, è e deve essere sempre allo stesso tempo, di lingua, storia, geografia, estetica, motoria, sociologia, morale. Dentro la disciplinarità, in sostanza, va sempre rintracciata l’apertura inter e transdisciplinare e viceversa: la parte che si lega la tutto e il tutto che non si dà se non come parte. 3. Gli Obiettivi Generali del Processo educativo e gli Obiettivi Specifici di Apprendimento, diventano Obiettivi Formativi nel momento in cui si trasformano nei compiti di apprendimento ritenuti realmente accessibili, in un tempo dato e professionalmente programmato, ad uno o più allievi e sono, al tempo stesso, percepiti da questi allievi come traguardi importanti e significativi da raggiungere con la loro personale maturazione. 4. Gli Obiettivi Formativi, le attività, le modalità organizzative, i metodi e i tempi necessari per trasformarli in competenze per gli allievi, nonché le modalità di certificazione delle competenze acquisite (valutazione), vanno a costituire le Unità di Apprendimento. 333 PER I TRAGUARDI DI COMPETENZE DEI TRE ORDINI DI SCUOLA SI RIMANDA ALLE CARTELLE ALLEGATE 334 CAPITOLO 7 LA CONTINUITA’ ELEMENTI E FORME DELLA CONTINUITÀ NELLA SCUOLA DELL’INFANZIA L’Istituto Comprensivo riconosce l’unitarietà del percorso formativo, che deve tendere allo sviluppo armonico dell’alunno e alla costruzione della sua identità. La “continuità” del processo educativo, pertanto, consiste nel considerare il percorso formativo secondo una logica di sviluppo coerente, che valorizzi le competenze già acquisite dall’alunno e riconosca la specificità educativa dell’azione di ciascun ordine di scuola. La scuola dell’infanzia si configura come un contesto educativo e di apprendimento saldamente collegato con tutte le esperienze e le conoscenze precedenti, collaterali e successive del bambino. E’ pertanto necessario dar luogo, in base a precisi criteri operativi e in direzione sia orizzontale che verticale, a raccordi che consentano alla scuola di fruire, secondo un proprio progetto pedagogico, delle risorse umane, culturali e didattiche, presenti nella famiglia, sul territorio e all’interno delle altre istituzioni ad essa contigue (asilo nido e scuola dell’obbligo). Le scuole dell’infanzia sostenendo il valore educativo dell’ambiente territoriale e sociale in cui sono inserite, attivano con esso un rapporto di continuità ed integrazione che le porta a collaborare intensamente con i Servizi Educativi Territoriali per l’arricchimento delle programmazioni educative e didattiche delle singole scuole, introducendo ampliamenti ed integrazioni delle proposte educative e didattiche negli ambiti specifici dell’esperienza del bambino previsti dagli Orientamenti Educativi nazionali e cittadini. Le scuole dell’infanzia investono nella continuità educativa verticale con l’asilo nido e la scuola dell’obbligo predisponendo specifiche e concrete attività di raccordo, volte a rendere continue e complementari le esperienze che il bambino compie all’interno delle diverse istituzioni, in modo tale da poterle collocare in una prospettiva di sviluppo educativo. La progettazione e la strutturazione del raccordo con la scuola dell’obbligo passa attraverso le insegnanti referenti per la Continuità cui spetta l’importante compito di elaborare, redigere, verificare ed eventualmente aggiornare il “Documento per il Passaggio delle Informazioni – relative a ciascun bambino – dalla Scuola dell’Infanzia alla Scuola Elementare”. Quest’ultimo è “uno strumento approssimativo di conoscenza delle caratteristiche dello sviluppo e delle competenze maturate dal/la bambino/a al termine del percorso compiuto nella scuola dell’infanzia ed è inserito all’interno di una procedura che prevede anche iniziative di contatto diretto fra le insegnanti dei due ordini di scuola: visite di gruppo da parte dei bambini delle scuole dell’infanzia alle scuole elementari, costruzione di una documentazione delle attività educative svolte nella scuola dell’infanzia ed altre iniziative finalizzate a facilitare il passaggio dei bambini all’ordine di scuola successivo. 335 Anche l’organizzazione del raccordo tra asilo nido e scuola dell’infanzia prevede occasioni d’incontro con i bambini (per visitare la futura scuola dell’infanzia) e visite reciproche delle sole educatrici e insegnanti per meglio conoscere il contesto e il funzionamento rispettivamente della scuola dell’infanzia e del nido, al fine di rendere complementari le esperienze e di realizzare al meglio il passaggio dei bambini dall’una all’altra istituzione. CONTINUITA’ SCUOLA DELL’INFANZIA – SCUOLA PRIMARIA I plessi Allende/Makarenko, Rodari/Rodari, Neruda/Lorca/Arcobaleno da sempre mettono in atto progetti di continuità stabili nel tempo. Oltre a cogliere occasioni di incontro occasionali quali feste, castagnate, spettacoli, recite si cerca di mettere in atto progetti rivolti ai bambini frequentanti il 2° ed il 3° anno della scuola dell’infanzia, le rispettive insegnanti, i bambini e le insegnanti di 1^, 4^ e 5^ della scuola primaria, per - consentire ai bimbi di 4 – 5 anni di affrontare con maggiore serenità le aspettative della futura scuola che li attende; vivere serenamente il passaggio tra la scuola dell’infanzia e la scuola primaria; conoscere e confrontare situazioni e realtà diverse; saper affrontare con fiducia nuove relazioni e proposte di lavoro; esprimere aspettative verso il nuovo percorso scolastico; conoscere le persone, i locali, gli ambienti della nuova scuola che li ospiterà. I progetti, in questi anni, sono stati legati soprattutto all’arte, alla lettura (Biblioteca di Territorio). Infatti la partecipazione degli insegnanti dei due ordini di scuola ai Dipartimenti verticali e/o ai gruppi di Ricercazione p ermette la continuità progettuale e didattica. CONTINUITA’ SCUOLA PRIMARIA – SCUOLA SECONDARIA DI 1° GRADO - Progetto Musica : Rivolto alle classi quinte della scuola primaria e attivato dal prof. Bensa, docente dell’istituto. Progetti Laboratori: Apertura delle attività laboratoriali, della scuola secondaria di primo grado, alle classi quinte della scuola Primaria dll’istituto Comprensivo e del 3° Circolo didattico di Rivoli. Laboratori Ponte: Lezioni tenute dai docenti di Italiano e Scienze della scuola secondaria di primo grado presso le classi quinte della scuola primaria dell’Istituto Comprensivo. Dipartimenti Verticali lingua, matematica, inglese e francese: Continuità progettuale e didattica dei docenti dell’intero Istituto Comprensivo. Incontri con le insegnanti della scula primaria: Conoscenza degli allievi che, dalle classi quinte della scuola primaria, entreranno nella scuola secondaria di primo grado del nostro Istituto Comprensivo. 336 ORIENTAMENTO E CONTINUITA’ SCUOLA SECONDARIA DI 1° GRADO - SCUOLA SECONDARIA DI 2° GRADO Per ciò che attiene all’orientamento, i due docenti coinvolti hanno articolato il loro progetto in attività verso le classi e verso l’esterno, nel primo caso esse intendono offrire i seguenti servizi: - informazione circa le varie tipologie scolastico – formative - presentazione dell’opuscolo sulle scuole superiori pubblicato dalla provincia di Torino - proposta di attività – riflessione su “la conoscenza di sé” per valorizzare le abilità scolastiche e non - presentazione dei diversi settori produttivi - presentazione dei materiali inviati dagli Istituti Superiori - organizzazione di incontri con gli insegnanti con insegnanti degli Istituti Superiori di rivoli - organizzazione di incontri con gli orientatori della Provincia. Verso l’esterno gli insegnanti si impegnano a: - tenere i contatti con le scuole del territorio per programmare le attività orientative rivolte agli alunni e ai genitori della scuola, le Agenzie formative della zona e con il Centro per l’impiego di Rivoli - fornire ai docenti della classe ogni materiale utile al formazione in classe - coordinare gli interventi esterni e presenziare ai medesimi fare da riferimento per le attività di monitoraggio della Provincia di Torino per il controllo degli ex allievi nelle lotta contro la dispersone scolastica. DIARIO DI BORDO Ad ogni allievo della scuola secondaria di primo grado è assegnato un diario sul quale sono indicate le caratteristiche principali del suo percorso scolastico. LABORATORI PONTE Le classi seconde sono coinvolte in questo progetto che prevede lezioni tenute dai docenti degli istituti superiori di zona. VISITE GUIDATE Gli allievi delle classi terze visiteranno gli istituti superiori di zona accompagnati dalle docenti referenti dell’orientamento. 337 CAPITOLO 8 L’ ORGANIGRAMMA AREA DELLA GESTIONE : In quest’area sono raggruppate le funzioni relative da un lato all’attuazione dei percorsi formativi,dall’altro alla “manutenzione” della struttura scolastica e all’amministrazione, partendo dall’analisi dell’esistente. Ne fanno parte: Dirigente scolastico: Ha compiti e responsabilità fissate dalle norme vigenti. Collaboratori della Dirigenza: Hanno compiti e responsabilità delegati dal Dirigente. Responsabili di plesso: Hanno compiti e responsabilità delegati dal Dirigente. Direttore amministrativo: Ha compiti e responsabilità fissate dalle norme. Staff : Composto dal Dirigente, che lo presiede e lo riunisce, dal Direttore amministrativo, dai collaboratori. Lo staff diventa Gruppo Progetto nei momenti in cui viene allargato: ai responsabili di plesso per discutere i POF di plesso e per eventuali esigenze di carattere didattico e amministrativo; ai responsabili della sicurezza per questioni inerenti la sicurezza; ai responsabili di budget per i finanziamenti spettanti ai vari plessi; ai responsabili informatici per questioni inerenti gli aspetti della comunicazione; ai referenti dei Gruppi Disciplinari o/e ai referenti dei vari gruppi per questioni di programmazione didattica e di aggiornamento-formazione. alle commissioni valutazione e biblioteca per le attività previste. 338 AREA DELLA RICERCA/PROGETTAZIONE : Gruppi Disciplinari (GD), AmBiti Disciplinari : Sono composti da tutti gli insegnanti che insegnano la stessa disciplina e il loro numero corrisponde a quello delle discipline e/o delle aggregazioni utilmente effettuabili. Effettuano la Ricerca Metodologica Disciplinare, volta ad individuare obiettivi, contenuti metodi e strumenti da condividere come essenziali con i colleghi; Costruiscono Unità Formative Capitalizzabili, per una didattica modulare; Definiscono e rielaborano gli obiettivi disciplinari e i Profili Formativi in Uscita (P.F.U.); Programmano interventi di continuità educativa e didattica con i colleghi degli altri ordini di scuola; Promuovono la formazione degli insegnanti componenti; Predispongono e gestiscono budget preventivi e consuntivi delle proprie attività; Propongono attività di Ricerca e aggiornamento per i Docenti. Per il corrente anno saranno attivati: Scuola Media , gruppi disciplinari di : Italiano-storia-geog.Religione , Mat-Scienze e tecnologia, Arte-Musica, Lingua2 ; Ed.Fisica. Ore previste 12, pari ad 8 incontri di un’ora e trenta ciascuno, di cui 4 in presenza con i colleghi della scuola Primaria. Scuola Primaria, gruppi disciplinari di: Italiano-storia -geog, mat –Scienze Ore previste 12, pari ad 8 incontri di cui 4 in presenza. Gli insegnanti delle quarte e delle quinte, in presenza con i docenti della scuola Media, gli insegnanti delle prime, seconde e terze, in presenza con i colleghi della scuola dell’Infanzia; Scuola dell’Infanzia: un unico gruppo. Ore previste 19, pari a 6 incontri di un’ora e trenta ciascuno, di cui 4 in presenza con i colleghi della scuola Primaria. Nelle ore in presenza con i docenti di più ordini di scuola si curerà la continuità educativa e didattica tra i diversi ordini, in particolare: Si confronteranno i temi previsti dai rispettivi curricoli e per alcuni di essi si individueranno metodologie comuni di sviluppo; Si ipotizzeranno interventi nelle classi o scambi di insegnanti; Si ipotizzeranno approfondimenti disciplinari comuni aventi anche carattere di ricerca; Si ipotizzeranno momenti laboratoriali comuni; Si ipotizzeranno uscite didattiche e visite guidate insieme sul territorio. 339 A tal fine può risultare più produttivo che i docenti dell’Infanzia si incontrino con i docenti delle prime, seconde e terze della scuola Primaria del proprio plesso o del plesso viciniore; I Gruppi disciplinari si riuniranno, oltre che il mercoledì 9 settembre, il martedì di ogni mese scolastico nelle seguenti date: 27 ottobre, 24 novembre, giovedì 7 gennaio, 23 febbraio, 23 marzo, 27 aprile,4 maggio. Gruppi di Ricerca-Azione : Aperto alla partecipazione di tutti gli insegnanti, coordinati da un referente, nei settori: Teatro, Arte, Musica, Integrazione alunni disabili. I Gruppi fungeranno da stimolo nei settori indicati. Stabiliranno, nel primo mese di scuola, un calendario annuale degli incontri per un numero di ore pari a 15 e progetteranno le tematiche, gli interventi e le attività da attivare relative all’ anno in corso. Per il corrente anno saranno attivati: Teatro a scuola ….ma non di scuola Gruppo di Ricerca-Azione teatrale a carattere territoriale, in collaborazione con il 3° Circolo di Rivoli, aperto alla partecipazione di genitori, docenti e alunni di tutti i plessi. Scuolainarte Gruppo di Ricerca-Azione con il compito di progettare interventi di formazione e/o aggiornamento per i docenti e di stimolare le attività nel campo artistico-espressivo. Musica Gruppo di Ricerca-Azione con il compito di progettare interventi di formazione e/o aggiornamento per i docenti e di stimolare le attività nel campo artistico-musicale. Inserimento alunni disabili Gruppo di ricerca-azione con il compito di interventi di formazione-aggiornamento per i docenti e di strutturazione di attività per gli allievi. 440 AREA DELLA REALIZZAZIONE DEL SERVIZIO Ogni Consiglio di classe ha un Coordinatore/tutor il quale: è il tramite tra le esigenze di programmazione del corso e le esigenze, i problemi, gli interessi, le caratteristiche del gruppo dei ragazzi; programma e gestisce, insieme con il Gruppo Orientamento/Integrazione, attività finalizzate allo sviluppo di dinamiche di gruppo positive, all’acquisizione di responsabilità e autonomia, all’elaborazione di strategie condivise dai ragazzi per superare i problemi legati agli apprendimenti, alle relazioni e all’organizzazione del gruppo stesso; è un punto di riferimento per il Gruppo dei colleghi nel momento in cui si formulano progetti interdisciplinari o si discutono i progetti individualizzati, si occupa delle problematiche specifiche di alcuni allievi (handicap, svantaggio sociale, ecc.) in collaborazione con il Gruppo Orientamento/Integrazione e con il Dirigente, per reperire risorse e professionalità interne/esterne opportune secondo le necessità); è un punto di riferimento per i genitori e il tramite della comunicazione fra i docenti e le famiglie. è un punto di riferimento nella compilazione e nella revisione delle schede di valutazione che riguardano gli allievi. La figura del coordinatore sarà incentivata con il fondo d’Istituto. Il Consiglio di classe e/o team Sviluppa la sua azione formativa progettualmente coordinata nel modo seguente: riflette sugli obiettivi disciplinari e sulle norme comportamentali, concordando e at tuando in sequenza scelte prioritarie, e così definisce, verifica e certifica gli obiettivi traversali; individua i collegamenti e le possibili integrazioni fra le discipline; predispone il budget preventivo e consuntivo delle risorse necessarie all’azione scolastica. Figure specialistiche, referenti e commissioni funzionali alla realizzazione del servizio: Progettazione orario ( provvisorio e definitivo) per la scuola Media Progettazione dei laboratori per la scuola media Commissione Valutazione di Sistema e relativi referenti Figure specialistiche:esperti informatici; Referenti Sicurezza L. 81/2009 Commissione Biblioteca ( formato dai referenti biblioteca vari plessi) e relativo referente 441 Referenti di budget di plesso ed inventario Referenti Gruppi Disciplinari Referenti Gruppi di Ricerca-Azione Referente Uscite Scolastiche Referente continuità Infanzia-Primaria, Primaria-Media, Media-Superiori Referente per la Mensa Referente ECDL Figure specialistiche: sito web Commissione integrazione alunni stranieri; Commissione POF del plesso Scuola Media ( 5 docenti + referente) e referenti POF dei vari plessi, Primaria ed Infanzia. Referenti orientamento. Commissione formazione classi prime Referente allo sport Insegnante di supporto alle attività del comitato di plesso I Referenti e le figure specialistiche: Individuano strategie e realizzano interventi per concretizzare quanto loro affidato; Presiedono i relativi gruppi di referenza, rilevando e curando la registrazione delle presenze; Stimolano e registrano la discussione sull’ordine del giorno ; progettano attività di Ricerca e di aggiornamento per i docenti e interventi didattici nelle classi; Promuovono e gestiscono i momenti di verifica/valutazione dell’azione collettiva e degli interventi effettuati Promuovono e collaborano all’avvio di contatti di sintonizzazione con gli interlocutori interni ed esterni (istituzioni del territorio, mondo del lavoro, esperti, ecc.) 442 Dirigente Scolastico Direttore Amministrativo Area della Gestione Staff Dirigente Collaboratori Servizi Amministrativi DSGA Figure Specialistiche Collegio Docenti Area della Ricerca Progettazione Consiglio d’Istituto Area della Realizzazione dei Servizi Gruppi disciplinari Consigli di classe Gruppi RicercaAzione Teatro Arte Musica Integrazione disabili Figure Specialistiche Commissioni Referenti Figure Specialistiche 443 444