Università degli Studi di Perugia FACOLTÀ DI FARMACIA - CORSO DI IGIENE E SANITA’ PUBBLICA - Epidemiologia e prevenzione del diabete Prof. Silvano Monarca Etimologia Il termine diabete fu coniato da Areteo di Cappadocia. In greco antico il verbo diabein (διαβαίνειν) significa attraversare: alludendo al fluire dell’acqua in un sifone, poiché il sintomo più appariscente è l’eccessiva produzione di urina. Nel Medioevo la parola fu latinizzata in diabètés. Il suffisso mellito (dal latino mel: miele, dolce) è stato aggiunto dall’inglese Thomas Willis nel 1675 per il fatto che sangue ed urine dei pazienti dianbetici avevano sapore dolce. Una immagine rinascimentale di Areteo di cappadocia. Fu il maggiore rappresentante della scuola pneumatica (il "pneuma" o spirito vitale conserva la sanità) eclettica (scelta del solo buono). Storia Il diabete era noto fin dagli Egizi ma le prime importanti scoperte iniziano intorno al 1600 1685- Brunner asporta il pancreas a un cane che inizia a bere e urinare copiosamente 1869- Langerhans individua nel pancreas gruppi di cellule sparse 1889- Minkowski osserva che le urine del cane privato del pancreas sono ricche di glucosio 1920- Banting scopre le correlazioni tra pancreas e diabete e Collip purifica l’estratto pancreatico 1949- Levine deduce che l’insulina agisce come una chiave 1954- Sanger stabilisce la formula proteica dell’insulina 1959- Si giunge a classificare il diabete di tipo I come insulino-dipendente e quello di tipo II come non insulino-dipendente Il diabete È un disordine metabolico ad eziologia multipla caratterizzato da iperglicemia cronica, con disturbi del metabolismo dei carboidrati, dei lipidi e delle proteine, conseguenti ad un’alterazione della secrezione o dell’azione dell’insulina. In caso di diabete l’insulina prodotta non è sufficiente a soddisfare le necessità dell’organismo o non agisce in modo adeguato Pancreas, insulina e glucagone Peptide C Pro-insulina L’ insulina insulina • Ormone peptidico prodotto dalle cellule beta delle isole pancreatiche di Langherans (90 %) • • Regolazione della secrezione di insulina • • • Proinsulina = pro-ormone insulina (catene A+B) + peptide C (Connecting peptide) Secrezione stimolata dall’aumento della glicemia e dagli amino-acidi Secrezione inibita dall’ipoglicemia e da alcuni ormoni Meccanismo d’azione • • Attivazione del recettore insulinico situato sulla membrana delle cellule bersaglio cascata di risposte intracellulari, in particolare ingresso di glucosio nella cellula attraverso il trasportatore GLUT-4 e attivazione di numerose vie metaboliche (essenzialmente a livello di fegato, muscolo e tessuto adiposo) Una volta entrato nella cellula il glucosio può essere: • Direttamente utilizzato dalla cellula se richiede energia (glicolisi) • Immagazzinato sotto forma di glicogene (glicogenogenesi epatica) grassi (lipogenesi nel tessuto adiposo) L’insulina Catena A Catena B L’insulina nel metabolismo dei principi alimentari INSULINA Carboidrati: Promuove l’assorbimento per l’utilizzo o l’immagazzinamento Proteine: promuove la captazione di aminoacidi Lipidi: promuove l’immagazzinamento e inibisce il rilascio Effetti metabolici dell’insulina • L’insulina è un’ ormone IPOGLICEMIZZANTE e ANABOLIZZANTE – Metabolismo glicidico: • favorisce ingresso cellulare del glucosio (non nel sistema nervoso) • favorisce glicogenogenesi epatica e trasformazione di glucosio in acidi grassi • inibisce glicogenolisi – Metabolismo lipidico: • favorisce sintesi epatica di trigliceridi • a livello del tessuto adiposo sintesi e accumulo di acidi grassi, effetto anti-chetogeno e anti-lipolitico – Metabolismo proteico: • favorisce ingresso cellulare di aminoacidi e sintesi proteica • inibisce il catabolismo proteico Principali funzioni dell’insulina I markers del metabolismo glicidico • Glicemia – Variazioni fisologiche (a digiuno 70-110 mg/dl; aumento postprandiale, generalmente < 140 mg/dl; diminuzione con l’esercizio fisico) • Glicosuria – Definizione: presenza di glucosio nelle urine – Generalmente patologica, si verifica quando viene superata la soglia di riassorbimento renale del glucosio (circa 180 mg/dl) – Se abbondante determina aumento del volume urinario poliuria (diuresi > 2500 cc/24h circa ) • Emoglobina glicosilata (HbA1c) – Frazione dell’emoglobina capace di legare il glucosio, utilizzata come marker dei valori medi di glicemia nelle ultime settimane I corpi chetonici • Gli acidi grassi rappresentano una forma di energia alternativa al glucosio; il glucagone favorisce la betaossidazione degli acidi grassi a livello epatico produzione di corpi chetonici (aceto-acetatoacetone, acido idrossibutirico) che vengono liberati nella circolazione sanguigna (chetosi) e eliminati nelle urine (chetonuria) • La formazione di corpi chetonici si può verificare in 2 tipi di situazioni, totalmente diverse – Digiuno prolungato o ipoglicemia nelle urine presenza di chetonuria isolata – Carenza insulinica profonda nelle urine presenza di glicosuria abbondante + chetonuria Definizione del diabete mellito • Il diabete mellito viene definito dalla presenza di una iperglicemia cronica, secondaria a un difetto di produzione e/o di azione dell’insulina. • L’iperglicemia cronica induce una serie di complicanze sistemiche che interessano in particolare occhi, reni, sistema cardiovascolare e sistema nervoso. Criteri diagnostici • Il diabete mellito (DM) può essere definito da uno dei seguenti criteri: • In base alla glicemia – Glicemia a digiuno > 126 mg/dl – Oppure: in presenza di sintomatologia tipica qualsiasi valore di glicemia > 200 mg/dl • In base al test di carico orale con glucosio 75 g (= OGTT o “curva glicemica” con misurazione della glicemia ogni 30’ per 2 ore) – Glicemia 2 ore dopo carico orale > 200 mg/dl Altre definizioni Glicemia a digiuno DM • Normale tolleranza ai carboidrati (NT) – Glicemia a digiuno < 100 mg/dl – OGTT: glicemia 2 ore dopo carico orale < 140 mg/dl • Intolleranza ai carboidrati (IGT) – OGTT: glicemia 2 ore dopo carico orale > 140 mg/dl e < 200 mg/dl 126 100 IFG N (mg/dl) • Alterata glicemia a digiuno (IFG) Glicemia 2 ore postcarico orale DM 200 IGT 140 NT – Glicemia a digiuno < 100 mg/dl (mg/dl) Classificazione del diabete mellito Diabete di tipo 1 una malattia tipicamente AUTO-IMMUNE, anche se esistono forme “idiopatiche” il meccanismo principale è la profonda carenza insulinica interessa essenzialmente bambini e adolescenti Diabete di tipo 2 iperglicemia legata a insulino-resistenza (= difetto di azione dell’insulina) + carenza insulinica relativa e progressiva. interessa essenzialmente l’adulto e rappresenta la forma di diabete PIU’ FREQUENTE comune associazione con obesità e altre malattie metaboliche Altre forme di diabete mellito • Diabete secondario – Malattie endocrine,patologie pancreatiche, farmaci.. – Alcune forme sono reversibili • Malattie genetiche – Difetti genetici della secrezione o dell’azione dell’insulina – Sindrome genetiche complesse con diabete • Diabete gestazionale – > 30 % sviluppano diabete di tipo 2 nel corso della vita Il diabete mellito di tipo 1 • Malattia auto-immune caratterizzata da infiltrazione linfocitaria (linfociti T) delle isole di Langherans pancreatiche, seguita da progressiva distruzione delle cellule -pancreatiche e profonda carenza di produzione insulinica • Fattori di rischio – Aplotipo HLA (tipo II, in particolare DR3/4) – Familiarità: 5-15 % – Possibile associazione con altre malattie auto-immuni (ipotiroidismo, morbo celiaco…) – Possibili fattori scatenanti (infezioni virali, agenti tossici..) Storia naturale del diabete di tipo 1 Devendra D et al. BMJ 328:752,2004 I markers biologici del diabete di tipo 1 • L’auto-immunità nel diabete di tipo 1 induce la produzione di anticorpi specifici, che precedono l’insorgenza della malattia (valore predittivo) e ne confermano la patogenesi • Trattasi essenzialmente di – Anticorpi anti-isole pancreatiche (ICA) – Anticorpi anti-insulina (IAA) – Altri (anti-GAD, anti-proinsulina, …) Presentazione clinica del diabete di tipo 1 • Rappresenta < 10 % dei casi di diabete • Una patologia dell’ età evolutiva essenzialmente bambini e adolescenti, più raramente adulti giovani (90 % < 20 anni) – Tipicamente magri – Con l’aumento dell’obesità infantile fino a 20-25 % dei nuovi casi sono obesi • Esordio tipicamente subacuto/acuto – Subacuto: poliurodipsia, dimagrimento – Acuto: cheto-acidosi Fisiopatologia del diabete di tipo 1 • La carenza insulinica determina l’incapacità delle cellule (in particolare adipose e muscolari) ad utilizzare il glucosio, con 2 conseguenze immediate: Accumulo di glucosio nel plasma iperglicemia marcata superamento della soglia renale di riassorbimento glicosuria poliuria poliurodipsia 1. 2. Utilizzo di fonti alternative di energia • • • dimagrimento Riserve lipidiche perdità di massa grassa Riserve proteiche perdità di massa magra (muscolare) Nella cheto-acidosi diabetica si associano carenza insulinica e iperproduzione di glucagone • Diabete di tipo 1 Caratterizzato dalla distruzione delle cellule B pancreatiche, (linfociti CD4+ e CD8+ e infiltrazione dei macrofagi nelle isole pancreatiche), comportando solitamente l'associazione alla insulino deficienza. Esistono due sottoforme: - Tipo 1A (immunomediato) - Tipo 1B (idiopatico), senza che l'eziologia sia nota, colpisce maggiormente giovani africani e asiatici di età inferiore rispetto all'altra forma. Comprende solo il 5-10% di tutte le forme • Diabete di tipo 2 dovuto invece ad un deficit di secrezione dell’insulina da parte delle cellule del pancreas od alla condizione di resistenza dei tessuti all’azione della stessa insulina. Comprende quasi la totalità dei casi, il 90-95% di tutte le forme Epidemiologia del diabete nel mondo Diabesità 2025 Diabete mellito - Tassi standardizzati di mortalità per regione di decesso e sesso - Anni 2002, 2004 (a) (tassi per 10.000 abitanti) Epidemiologia del diabete: incidenza Prevalenza del diabete II negli anziani DECORSO E COMPLICAZIONI Il diabete è una condizione cronica, senza cura risolutiva Se non viene trattato adeguatamente, può comportare numerose complicanze sia nel breve che nel lungo periodo La carenza di insulina comporta un accumulo di chetoni nel sangue e quindi una condizione di chetoacidosi nelle persone con diabete di tipo 1, e un accumulo di acido lattico nelle persone con diabete di tipo 2. In chi assume insulina invece possono manifestarsi episodi di ipoglicemia, cioè di calo improvviso degli zuccheri nel sangue, con conseguente rischio di svenimento e perdita di conoscenza. Diabete Mellito Tipo 1 in età pediatrica Incidenza del DMT1 in Europa (0-14 anni) BASSA Macedonia 3 MEDIO BASSA Francia 6 Grecia 9 MEDIO ALTA Olanda 13 Inghilterra 18 ALTA Svezia 24 Finlandia 42 Incidenza del DMT1 in Italia (0-14 anni) Campania 5 Lombardia 6.8 Lazio 7.9 Abruzzo 9.4 Piemonte 9.4 Marche 9.5 Toscana 10.2 Umbria 10.2 Veneto 10.7 Liguria 11.7 Friuli-VG 12.8 Sardegna 33.2 Torino 8.42 Milano 9.5 Pavia 9.5 Catania 10.2 Aosta 11.6 SINTOMI E DIAGNOSI I sintomi possono essere manifesti, silenti o perfino assenti Nel diabete di tipo 1 i sintomi classici, che si manifestano all’improvviso, sono quella di una eccessiva secrezione di urina (poliuria), sete (polidipsia), perdita di peso, fame costante, difficoltà nella cicatrizzazione di ferite e stanchezza. Nel diabete di tipo 2 questi sintomi sono generalmente meno marcati. In questa forma possono anche non manifestarsi sintomi precoci e la malattia è diagnosticata solo dopo molti anni dall’insorgenza, quando sono già presenti alcune complicazioni. Patogenesi del diabete di tipo I Fattori ambientali, alterazione cellule beta, risposta immune Predisposizione genetica Diminuzione progressiva del rilascio di insulina -cellule Diabete Nascita Luna di miele Anni Patogenesi del diabete tipo 1 Fase Evento Agente causale o risposta Predisposizione genetica ? Insulto ambientale Virus? Alimenti? Insulite Infiltrazione linfociti T attivati Attivazione meccanismi autoimmuni Trasformazione self-non self Attacco immunitario contro cellule ß Anticorpi contro le cellule insulari Diabete mellito http://www.progettodiabete.org/indice_ie1000.html Storia naturale Fattori genetici •Familiarità della malattia • Associazione con antigeni di DQ2) •Possibili geni candidati (Tabella istocompatibilità (HLA-DR3, DR4 e LOCUS IDDM 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 CROMOSOMA 6p21 11p15 15q26 11q13 6q25 18q21 2q31 6q27 3q21-q25 10p13-q11 14q24-q31 2q33 2q34-q35 6q21 7p13 GENE CANDIDATO HLA Insulin VTNR CTLA-4 Fattori ambientali Fattori ambientali (aumento di incidenza in popolazioni migranti, studi su gemelli, epidemie in alcune regioni, etc.): • Infezioni virali (Echovirus, Coxsackie A e B) • Alimenti (proteine del latte vaccino, glutine, vitamina D, altri) • Tossine I fattori ambientali favoriscono l’instaurarsi dei meccanismi autoimmunitari che conducono alla distruzione delle beta-cellule Fattori AMBIENTALI Maggiori candidati: Infezioni virali Alimenti Tossine IA2: anti tirosina fosfatasi GAD:anti glutammato decarbossilasi Favoriscono l’instaurarsi di meccanismi autoimmunitari (positività di IA2 e GAD) che conducono alla distruzione delle beta-cellule, mentre solo raramente il danno è causato da un’aggressione diretta delle beta-cellule da parte di essi (ad esempio alcune tossine o alcuni virus) Deficit di insulina utilizzazione di glucosio GLICEMIA GLICOSURIA glicogenolisi neoglucogenesi lipolisi POLIURIA POLIDIPSIA DISIDRATAZIONE DIMAGRAMENTO chetogenesi CORPI CHETONICI (ur/s) CHETOACIDOSI SOSPETTO DIAGNOSTICO nel bambino •poliuria •polidipsia •ricomparsa di enuresi •calo ponderale •polifagia seguita a •ES. URINE per ricerca di glucosio e chetoni • GLICEMIA e , se possibile, breve termine CHETONEMIA da anoressia • eventualmente •infezioni ricorrenti ai genitali esterni femminili TEST DA CARICO DI GLUCOSIO (OGTT) Diagnosi del diabete mellito GLICEMIA A DIGIUNO Valore inferiore a 110 mg/dl Glicemia nella norma Valore compreso tra 110 e 126 mg/dl TEST DI TOLLERANZA AL GLUCOSIO Valore a due ore < 140 mg/dl Glicemia normale Valore superiore a 126 mg/dl Diagnosi di diabete Valore a due ore compreso tra 140 e 200 mg/dl Intolleranza glucidica Valore a due ore > 200 mg/dl Diagnosi di diabete TEST DA CARICO ORALE DI GLUCOSIO (OGTT) 1.75 g di glucosio /Kg di peso corporeo (massimo 75g) dosaggio: glicemia basale, 120’ GLICEMIA BASALE:<100 NORMALE 100-110 da RICONTROLLARE 110-126 ALTERATA GLICEMIA BASALE >126 DIABETE MELLITO NORMALE TOLLERANZA: 120’: <140 mg/dl ALTERATA TOLLERANZA: 120’: 140-200 mg/dl DIABETE MELLITO: 120’: >200 mg/dl FAMILIARITA’ Bambino con Padre Madre Fratello Gemello Omoz 7% Affetti da DMT1 ha un rischio di sviluppare DMT1 pari a MALATTIA POLIGENICA 2-3% 2-6% 35-45% Diabete 1, rituximab preserva cellule beta • In pazienti affetti da diabete di tipo 1, la somministrazione di rituximab riesce a preservare parzialmente la funzione delle cellule beta pancreatiche per un periodo di un anno. È quanto pubblicato su New England Journal of Medicine da alcuni ricercatori del Diabetes Research Institute, University of Miami Miller School of Medicine. In particolare, 87 pazienti di età compresa tra 8 e 40 anni con nuova diagnosi di diabete, sono stati assegnati alla somministrazione di rituximab o di placebo al 1°, 8°, 15° e 22° giorno del trial. Dopo un anno, nei pazienti sottoposti a terapia anticorpale, rispetto al placebo, sono stati registrati livelli di peptide C, indicatore della funzionalità delle cellule beta, significativamente più elevati; valori di emoglobina glicata molto più bassi e, infine, è stata riscontrata una minore richiesta di insulina. In aggiunta, l'impiego dell'anticorpo ha fatto osservare, dal terzo al dodicesimo mese, un minore decremento della concentrazione di peptide C. I livelli di linfociti B (CD19+), diminuiti nei diabetici in seguito a trattamento con rituximab, dopo 12 mesi hanno raggiunto il 69% del valore basale. Dopo la prima infusione, un maggiore numero di pazienti è stato colpito da eventi avversi di grado 1 e 2, nel gruppo trattato con rituximab rispetto al controllo. "La scoperta che i linfociti B giocano un ruolo nella patogenesi del diabete di tipo 1 apre nuove strade terapeutiche nell'approccio alla malattia" concludono gli autori. (L.A.) New England Journal of Medicine 2009, 361, 2143-2152 Terapia insulinica Gli scopi del trattamento insulinico del diabete mellito di tipo 1 in età evolutiva sono: 1. Normalizzare la glicemia (ottimizzare HbA1c) 2. Evitare l’ipoglicemia 3. Assicurare una buona crescita Sedi di iniezione dell’insulina • Addome: sede da preferire • Parte anteriore delle glutei (quadrante cosce e laterale esterno) • Parte laterale delle braccia L’iniezione dovrebbe essere eseguita iniettando per alcuni giorni nello stesso sito distanziando le sedi della somministrazione al fine di prevenire la lipodistrofia Prospettive future Nuove vie di somministrazione: • Infusione continua sottocutanea • Somministrazione per via inalatoria • Somministrazione orale • Terapia combinata Trapianto di pancreas e di insule Terapia genica • Malattie cutanee associate al diabete • Osteopenia • Problemi odontoiatrici • Cura dei piedi • Malattie della tiroide (tiroidite di Hashimoto ed ipotiroidismo, morbo di Graves) • Morbo di Addison • Gastrite atrofica • Malattia celiaca • Altre malattie autoimmuni Complicanze • Già durante l'adolescenza (o comunque 2-5 anni dopo l’esordio del diabete) possono evidenziarsi le prime alterazioni strutturali e funzionali relative alle complicanze microvascolari. • Nei bambini e negli adolescenti l'angiopatia diabetica è costituita principalmente dalla microangiopatia (microcircolo retinico e glomerulare) • La neuropatia diabetica e la macroangiopatia altre due principali complicanze tardive sono le Fattori di rischio I fattori di rischio per lo sviluppo di microangiopatia in età pediatrica sono: • Fattori metabolici (AGE, Polioli, Stress ossidativo, IGF1, GH, ormoni surrenalici e gonadici) • Fattori vascolari • Fattori genetici Strategie di prevenzione Le strategie in grado di prevenire e migliorare l’angiopatia diabetica in età pediatrica sono: Controllo metabolico (terapia insulinica intensiva, DCCT) Terapia antiipertensiva Alimentazione Follow-up Il follow-up raccomandato nei bambini ed adolescenti con diabete mellito di tipo 1 include: Valutazioni trimestrali (altezza, peso, BMI, stadio puberale, pressione arteriosa) Valutazioni annuali (colesterolo totale, colesterolo HDL, trigliceridi, creatinina, funzionalità tiroidea, autoanticorpi anti- tiroide, markers sierologici di malattia celiaca, immunoglobuline) Valutazioni al raggiungimento della pubertà: fotografia del fundus e fluoroangiografia escrezione urinaria di albumina (AER) Diabete di tipo 2 o Diabete non insulino-dipendente È di gran lunga la forma più frequente di diabete. La produzione di insulina è inizialmente normale o superiore al normale, ma ottiene sempre minore effetto (la cosiddetta insulino-resistenza). Lo sforzo di produrre quantità sempre maggiori di insulina finisce per esaurire le cellule Beta. Patogenesi del diabete di tipo II Ha esordio graduale e colpisce soprattutto le persone al di sopra dei 40 anni (90% dei casi di diabete mellito) Fattori ambientali (stile di vita) Insulino-resistenza iperinsulinemia Fattori genetici Ridotta funzionalità della -cellula Viene prodotta insulina in quantità insufficiente e spesso l’organismo è resistente all’insulina Fisiopatologia del diabete di tipo 2 • Caratterizzato da 2 elementi essenziali – Insulino-resistenza: inadeguata utilizazione del glucosio da parte delle cellule, che non rispondono normalmente alla stimolazione insulinica; il difetto può essere di tipo pre-recettoriale, recettoriale o post-recettoriale. – Difetto della -cellula: anche se inizialmente relativo (la secrezione insulinica è a lungo conservata), è ormai ammesso che l’insorgenza del diabete di tipo 2 è legata a una produzione di insulina insufficiente a compensare la resistenza insulinica Storia naturale del diabete di tipo 2 La lunga fase pre-clinica è responsabile di una sottovalutazione della malattia e di una diagnosi spesso tardiva DIABETE DI TIPO II: Fisiopatologia: Resistenza all’azione dell’insulina. Difetto di secrezione di insulina. Per downregulation dei recettori Per desensibilizzazione delle cellule. IPERGLICEMIA Patogenesi del diabete tipo 2 Il diabete mellito non insulino-dipendente, o tipo 2, è caratterizzato da un difetto di secrezione insulinica, con conseguente resistenza all'azione dell'insulina stessa, nei tessuti bersagli, cioè quelli su cui agisce l'insulina. Da un punto di vista descrittivo si possono riconoscere tre fasi nell'andamento clinico della malattia: 1. la glicemia è nella norma nonostante la presenza di livelli elevati di insulina, segno di resistenza all'insulina stessa; 2. si assiste ad un aumento della resistenza all'insulina con conseguente comparsa di iperglicemia postprandiale; 3. non si modifica significativamente la resistenza all'insulina, ma si assiste ad una riduzione della produzione di insulina che determina l'insorgenza del diabete. LA STORIA NATURALE DEL DIABETE MELLITO TIPO 2 Complicanze Invalidità MORTE Fattori ambientali: es: alimentazione Inizio obesità del diabete inattività fisica PREDISPOSIZIONE GENETICA Insulino-resistenza Iperglicemia Ipertensione Dislipidemia Obesità Aterosclerosi Retinopatia Nefropatia Neuropatia Malattie coronariche Cecità Insufficienza renale Amputazione FATTORI DI RISCHIO Sei a rischio di sviluppare il Diabete (di tipo 2) se: • hai parenti diabetici (in particolare genitori, fratelli o sorelle, o figli) • sei obeso o in sovrappeso (ovvero hai il BMI, indice di massa corporea, maggiore di 25 ma anche se hai la circonferenza vita maggiore di 88 cm per le donne o di 102 cm per gli uomini) • hai la pressione alta o prendi medicine per la pressione alta • hai il colesterolo buono basso (HDL) • hai i grassi nel sangue (trigliceridi) elevati • sei donna e hai avuto il diabete in gravidanza o partorito figli superiori ai 4 kg In tutte queste condizioni è consigliabile consultare il medico al fine di eseguire una glicemia a digiuno e, se necessario, un carico orale di glucosio. Conviene poi controllare la glicemia una volta all’anno. FATTORI DI RISCHIO • Sedentarietà (tipica della vita urbana) e cattive abitudini alimentari, sono stati identificati come fattori di rischio. • Un altro elemento importante è la familiarità per il diabete, che in Italia interessa il 25 per cento degli uomini e il 29 per cento delle donne. • Nel diabete di tipo 2, uno dei maggiori fattori di rischio è l’obesità o comunque un eccessivo peso corporeo, che causano una inefficienza dell’insulina, che favorisce l’insorgenza del diabete. L'obesità viscerale (o centrale) riveste un ruolo di primo piano nello sviluppo della resistenza all'insulina. Il tessuto adiposo è, infatti, in grado di produrre una serie di sostanze (leptina, TFN-α, acidi grassi liberi, resistina, adiponectina), che concorrono allo sviluppo della insulino-resistenza. Inoltre nell'obesità, il tessuto adiposo è sede di uno stato di infiammazione cronica a bassa intensità, che rappresenta una fonte di mediatori chimici, che aggravano la resistenza all'insulina. Diabesità Secondo i dati degli Annali 2008 dell’AMD (Associazione Medici Diabetologi), due terzi delle persone con diabete di tipo 2 sono anche obesi (BMI superiore a 27) e meno del 20 % risulta di peso normale. Tra i diabetici di tipo 1 invece, è obeso “solo” un quarto delle persone. Questi numeri fanno capire come diabete e obesità si sostengano a vicenda, e il perché, in combinazione fra loro, siano considerate la vera epidemia dei nostri tempo. Del binomio diabete-obesità si muore, con un rischio che raddoppia ogni 5 punti di crescita del BMI: un diabetico in sovrappeso ha un rischio doppio di morte nell’arco di 10 anni rispetto a un normopeso; un obeso ha un rischio doppio rispetto ad un sovrappeso. Il trend epidemiologico di diabete ed obesità nel mondo Fumo e diabete Consequences of smoking for body weight, body fat distribution, and insulin resistance • Chiolero et al., American Journal of Clinical Nutrition, Vol. 87, No. 4, 801-809, April 2008 • Our aim was to critically evaluate the relations among smoking, body weight, body fat distribution, and insulin resistance as reported in the literature. In the short term, nicotine increases energy expenditure and could reduce appetite, which may explain why smokers tend to have lower body weight than do nonsmokers and why smoking cessation is frequently followed by weight gain. In contrast, heavy smokers tend to have greater body weight than do light smokers or nonsmokers, which likely reflects a clustering of risky behaviors (eg, low degree of physical activity, poor diet, and smoking) that is conducive to weight gain. Other factors, such as weight cycling, could also be involved. In addition, smoking increases insulin resistance and is associated with central fat accumulation. As a result, smoking increases the risk of metabolic syndrome and diabetes, and these factors increase risk of cardiovascular disease. In the context of the worldwide obesity epidemic and a high prevalence of smoking, the greater risk of (central) obesity and insulin resistance among smokers is a matter of major concern. Active Smoking and the Risk of Type 2 Diabetes • Carole Willi, MD; Patrick Bodenmann, MD, MScPH; William A. Ghali, MD, MPH; Peter D. Faris, PhD; Jacques Cornuz, MD, MPH • • JAMA. 2007;298(22):2654-2664. Context Observational studies have suggested an association between active smoking and the incidence of type 2 diabetes. Objective To conduct a systematic review with meta-analysis of studies assessing the association between active smoking and incidence of type 2 diabetes. Data Sources A search of MEDLINE (1966 to May 2007) and EMBASE (1980 to May 2007) databases was supplemented by manual searches of bibliographies of key retrieved articles, reviews of abstracts from scientific meetings, and contact with experts. Study Selection Studies were included if they reported risk of impaired fasting glucose, impaired glucose tolerance, or type 2 diabetes in relationship to smoking status at baseline; had a cohort design; and excluded persons with diabetes at baseline. Data Extraction and Data Synthesis Two authors independently extracted the data, including the presence or absence of active smoking at baseline, the risk of diabetes, methods used to detect diabetes, and key criteria of study quality. Relative risks (RRs) were pooled using a random-effects model. Associations were tested in subgroups representing different patient characteristics and study quality criteria. Results The search yielded 25 prospective cohort studies (N = 1.2 million participants) that reported 45 844 incident cases of diabetes during a study follow-up period ranging from 5 to 30 years. Of the 25 studies, 24 reported adjusted RRs greater than 1 (range for all studies, 0.82-3.74). The pooled adjusted RR was 1.44 (95% confidence interval [CI], 1.31-1.58). Results were consistent and statistically significant in all subgroups. The risk of diabetes was greater for heavy smokers ( 20 cigarettes/day; RR, 1.61; 95% CI, 1.43-1.80) than for lighter smokers (RR,1.29; 95% CI, 1.13-1.48) and lower for former smokers (RR, 1.23; 95% CI, 1.14-1.33) compared with active smokers, consistent with a doseresponse phenomenon. Conclusion Active smoking is associated with an increased risk of type 2 diabetes. Future research should attempt to establish whether this association is causal and to clarify its mechanisms. • • • • • • Esercizio al posto dei farmaci • Niente nomi e dosi di farmaci sulla ricetta, ma la prescrizione di una bella camminata all'aria aperta. Perché l'esercizio fisico è un vero e proprio medicinale. Partirà da questo presupposto un progetto ad hoc dell'Azienda sanitaria locale di Ferrara e dell'assessorato alle Politiche per la salute della Regione Emilia-Romagna, che coinvolgerà 300 medici di medicina generale e 11 mila pazienti fra diabetici, ipertesi e anziani fragili. A tutti verrà consegnato un opuscolo sul movimento da effettuare, nonché un contapassi per 'controllare' che eseguano le indicazioni giuste. I primi risultati verranno presentati a giugno 2009, mentre quelli definitivi a giugno 2010, con le cifre sui benefici e i risparmi ottenuti."Oltre al guadagno di salute per i cittadini, che è il nostro primo obiettivo - ha spiegato ieri a Roma presentando il progetto Francesco Conconi, direttore del Centro studi biomedici applicati allo sport dell'università di Ferrara - si potranno infatti ottenere risparmi per il Sistema sanitario regionale stimati attorno ai 660 euro a paziente ogni anno, come suggeriscono i risultati di un progetto simile attivato a Perugia, dove i 200 pazienti coinvolti hanno effettuato una camminata di mezz'ora al giorno per il periodo di studio". Grazie allo sport si prevede dunque una riduzione sia del consumo di farmaci sia di altri trattamenti sanitari. Conseguenze dell’iperinsulinemia nel diabete II: l’iperinsulinemia (insulino-resistenza) è causa delle complicanze macrovascolari, infatti determina: sintesi VLDL; aumento dei trigliceridi; proliferazione di cellule endoteliali e muscolari lisce dei vasi; ipertensione arteriosa (x riass. H2O e Na+) Tutti questi fattori aumentano il rischio di patologie vascolari su base aterosclerotica! “Il diabete è una malattia cardiovascolare che si diagnostica misurando la glicemia” Y. Yarvinen Conseguenze dell’iperglicemia: l’iperglicemia è responsabile della microangiopatia diabetica Glicazione\ossidazione di lipoproteine, matrice e collagene; Alterazione della permeabilità vascolare. Le complicanze del diabete • La microangiopatia diabetica – Alterazioni specifiche del microcircolo retinopatia, nefropatia e neuropatia diabetiche • La macroangiopatia diabetica – Ateromatosi precoce e diffusa complicanze cardiovascolari • Altre complicanze – Aumentata sensibilità alle infezioni – Cataratta – Piede diabetico La microangiopatia diabetica 1. La RETINOPATIA diabetica • Retinopatia semplice proliferativa • Altre complicanze visive: glaucoma, cataratta.. “oftalmopatia diabetica” complessa con calo del visus 2. La NEFROPATIA diabetica • • 3. Glomerulopatia diabetica IRC progressiva Fattori aggravanti: macroangiopatia e ipertensione La NEUROPATIA diabetica • Patogenesi mista: microangiopatia + danni metabolici diretti (polioli, alterazioni della mielina…) La RETINOPATIA DIABETICA 2 stadi evolutivi principali 1. Retinopatia semplice: dilatazione capillare, microaneuvrismi, essudati + emorragie puntiformi 2. Retinopatia proliferante: dopo una fase “pre-proliferativa” con segni di ischemia retinica, neovascolarizzazione, fibrosi retinica complicanze acute: emorragie, distacco di retina rischio di cecità La NEFROPATIA DIABETICA L’evoluzione progressiva delle lesioni glomerulari può portare a IRC terminale • 1° Stadio: Ipertrofia/ iperfunzione renale con aumento della clearance della creatinina • 2° Stadio : Ispessimento della membrana basale glomerulare con iperfiltrazione e microalbuminuria (20-200 ug/min) • 3° Stadio : Nefropatia diabetica iniziale con macroalbuminuria e aumento della PA (filtrazione glomerulare normale) • 4° Stadio : Nefropatia diabetica conclamata con IRC progressiva, macroalbuminuria e ipertensione arteriosa • 5° Stadio : Glomerusclerosi diffusa con IRC terminale La NEUROPATIA DIABETICA 2 aspetti • Neuropatia periferica – Danni a carico dei nervi sensitivi + motori parestesie, ipoestesie, danni trofici, neuropatie dolorose acute-- • Neuropatia autonomica – Danni a carico del sistema nervoso autonomo Manifestazioni viscerali (gastroparesi, alvo irregolare, ritenzione urinaria, impotenza..) Manifestazioni cardiovascolari (ipotensione ortostatica, morte improvvisa..) Ridotta percezione dell’ipoglicemia La MACROANGIOPATIA DIABETICA • Una forma di ATEROMATOSI istologicamente aspecifica ma precoce e diffusa, con frequente interessamento plurisegmentare delle arterie di medio calibro distali • Fattori aggravanti: – – – – Obesità Ipertensione arteriosa Fumo Dislipidemia (in particolare ipercolesterolemia con aumento LDL) Insulino-resistenza e macroangiopatia Obesità viscerale INSULINO-RESISTENZA DIABETE di tipo 2 stato protrombotico Infiammazione Stress ossidativo Dislipidemia Ipertensione LDL; HDL; TG arteriosa ATEROMATOSI ACCELERATA Complicanze della macroangiopatia diabetica Sono quelle dell’ateromatosi diffusa: • Cardiopatie ischemiche – Angina / infarto miocardico • Patologia cerebrovascolare – TIA / ictus cerebrale • Patologia ischemica periferica (ateriopatia obliterante) – Claudicatio intermittens / ischemia acuta / gangrena Il piede diabetico • Una sintesi delle varie complicanze del diabete mellito: – Ischemia (macroangiopatia) – Ridotta troficità tessutale (microangiopatia/neuropatia) – Infezioni (batteriche, micosi..) • Vari tipi di lesioni – – – – Deformazioni osteoarticolari (neuropatia) Ulcere (origine vascolare e neurogena) Infezioni Gangrena Esempio di ulcera diabeti Diabete e malattie cardiovascolari • • • Malattia cardiovascolare Le malattie cardiovascolari sono la maggior causa di morte nel mondo sia per persone con diabete, sia per i soggetti non diabetici. I soggetti con diabete, però, hanno un rischio di morire per problemi cardiaci da 2 a 4 volte superiore rispetto alle persone senza il diabete. Inoltre, il diabete spesso si associa ad alterazioni del metabolismo lipidico che inducono un aumento nei livelli dei grassi circolanti nel sangue. E questa è una condizione che promuove i fenomeni aterosclerotici. Quando si riscontrano anomalie di questo tipo è sempre necessario valutare se siano legate al fatto che il diabete non è ben controllato o se siano indipendenti dalla malattia diabetica e richiedano un trattamento specifico . Ictus I soggetti con diabete hanno un rischio di avere un ictus da 2 a 4 volte superiore rispetto alle persone senza il diabete. Ipertensione Si stima che il 60-65% delle persone con diabete siano ipertese. L'ipertensione può condizionare l'evoluzione delle complicanze a livello renale e retinico, aggravandole ulteriormente. I limiti entro i quali devono essere mantenuti i valori della pressione arteriosa nelle persone con diabete sono più bassi di quelli previsti nelle forme di ipertensione non associate al diabete. Il diabete è come un primo infarto • I pazienti diabetici che richiedono una terapia ipoglicemizzante hanno la stessa probabilità di andare incontro ad un evento cardiovascolare maggiore dei pazienti non diabetici con un'anamnesi di infarto miocardico. Su questa base, la necessità di una terapia ipoglicemizzante dovrebbe determinare l'inizio di un intenso trattamento preventivo per le malattie cardiovascolari. Se un diabetico va incontro ad infarto, inoltre, le sue probabilità di morte sono doppie rispetto a quelle di un non diabetico. In presenza di una terapia ipoglicemizzante, dunque, è opportuno iniziare anche una terapia antipiastrinica, con aggiunta di statine ed altri medicinali di comprovata efficacia nella prevenzione degli eventi cardiovascolari in questo gruppo di pazienti. (Circulation online 2008, pubblicato il 31/3) Complicanze oculari • Il diabete rappresenta la maggiore causa di cecità negli adulti tra i 20 e i 70 anni. L'eccesso di zucchero nel sangue, infatti, può provocare danni irreparabili alla retina (retinopatia diabetica). È possibile prevenire la cecità intervenendo precocemente con la tecnica della fotocoagulazione laser, che è in grado di arrestare la progressione della retinopatia. In alcuni casi può portare allo sviluppo della cataratta, un'opacità del cristallino, la lente all'interno dell'occhio, che ostacola la visione. Complicanze renali • Il diabete rappresenta una delle cause più frequenti di insufficienza renale che impone il trattamento dialitico. È possibile identificare un'iniziale compromissione renale in fase molto precoce mediante il dosaggio dell'albumina nelle urine (microalbuminuria). Questo esame va effettuato periodicamente per poter intervenire prontamente con misure terapeutiche adeguate. Sistema nervoso • Il diabete può indurre alterazioni di vario tipo a livello del sistema nervoso: disturbi della sensibilità, dolori agli arti inferiori o alle mani, digestione lenta o alterazioni dell'alvo, sindrome del tunnel carpale. Negli uomini, un aspetto particolare è costituito dai problemi di impotenza sessuale. Nel caso di gravi forme di neuropatia, la mancanza di sensibilità e le alterazioni della circolazione sanguigna sono i due fattori critici che promuovono infezioni anche gravi a livello cutaneo. La scarsa sensibilità cutanea fa sì che le persone con diabete non si accorgano di piccoli graffi o punture che possono prodursi accidentalmente, anche per semplice sfregamento del piede nella scarpa. I difetti di circolazione e l'alta concentrazione di zucchero nel sangue, associati alla malattia, promuovono l'estensione e l'infezione di queste piccole ferite che possono ulcerarsi e che, nei casi più gravi, possono rendere necessaria l'amputazione dell'arto. Per questo motivo, è indispensabile prestare molta attenzione alla salute della cute, soprattutto a livello degli arti inferiori, effettuare ispezioni periodiche e, nel caso vi siano lesioni anche piccole, intervenire con prontezza. Alzheimer: colesterolo e diabete accelerano declino • Nei pazienti con morbo di Alzheimer incidente, la concentrazione di colesterolo totale ed LDL prima della diagnosi ed un'anamnesi di diabete sono associate ad un più rapido declino cognitivo. Per i pazienti con questa patologia sono disponibili poche opzioni terapeutiche in grado di migliorare la prognosi: il controllo delle patologie vascolari potrebbe essere un modo di ritardare il decorso della malattia. Benché già in precedenza i fattori di rischio vascolari siano stati studiati in qualità di fattori predittivi di morbo di Alzheimer, pochi studi hanno valutato la loro influenza sulla progressione della malattia. E' stato invece ora dimostrato che la prevenzione o il trattamento dell'ipercolesterolemia e del diabete potrebbero potenzialmente rallentare il decorso del morbo di Alzheimer. (Arch Neurol 2009; 66: 343-8) E’ un’iperglicemia che per la prima volta viene rilevata durante la gravidanza (2-3 trimestre) e scompare cdopo il parto. E’ dovuta all’incapacità di aumentare adeguatamente la secrezione di insulina. Il difetto delle cellule può essere dovuto ad un'autoimmunità verso il pancreas in una minoranza di casi, ma spesso si manifesta come una resistenza dei tessuti bersaglio all’insulina. L’identificazione di tale malattia metabolica nelle donne gravide è di particolare importanza e la determinazione di una glicemia a digiuno è largamente raccomandata in tutte le donne gravide tra le 22 e le 28 settimane di gestazione. Inoltre, in donne che appaiono ad alto rischio per lo sviluppo della malattia (obese, con familiari di primo grado diabetici) questo controllo deve essere effettuato il prima possibile e ripetuto tra le 24 e 28 settimane di gestazione. In questo caso è meglio effettuare un test da carico valutando la glicemia un’ora dopo la somministrazione orale di 50 g di glucosio. I rischi clinici precedenti il parto per il diabete gestazionale riguardano il feto: nelle donne con grave iperglicemia è stato infatti dimostrato un aumentato rischio di malformazioni fetali gravi (la macrosomia, cioè l’aumento delle dimensioni della testa del feto, è la più frequente), oppure il parto di feto morto od altre anomalie. Di solito la situazione metabolica si normalizza dopo il parto, ma le donne che hanno sofferto di diabete gestazionale hanno una probabilità dal 17 al 63% di sviluppare un diabete non gestazionale negli anni seguenti. Anche per bambino nato da queste donne vede un aumentato rischio di obesità e di alterata tolleranza al glucosio già nell’infanzia e nella giovinezza. I costi del diabete mellito Negli Stati Uniti la spesa sanitaria per il diabete è salita dai: 2,6 miliardi di dollari 1969 98,2 miliardi di dollari 1995 137,7 miliardi di dollari 1997 In Europa lo studio CODE-2 ha stimato i costi sostenuti per il diabete in 8 paesi Costi sociali e sanitari crescenti • Le logiche ed immediate conseguenze che derivano da questi dati sono: • 1) l’aumentato carico sociale dovuto alla malattia diabetica e alle sue complicanze (cardiopatia ischemica, cecità, insufficienza renale, amputazioni degli arti inferiori) • 2) la necessità d’interventi capaci di prevenire e\o ritardare la comparsa delle complicanze croniche del diabete mellito. STUDIO PER RIDURRE L’INSORGENZA DEL DIABETE NEI SOGGETTI AD ALTO RISCHIO GENETICO È al via nel mondo ed anche in Italia lo studio TRIGR, il primo studio internazionale multicentrico di prevenzione primaria del diabete tipo 1 (giovanile, insulino-dipendente), dopo più di un decennio di lavori atti alla creazione e perfezionamento del protocollo di studio. Si tratta di uno studio randomizzato in doppio cieco, volto a chiarire il ruolo delle proteine del latte vaccino nell’insorgenza del diabete tipo 1. La storia Tutto è iniziato nei primi anni ottanta a partire dagli studi effettuati sugli animali (topi NOD e ratti BB naturalmente inclini a sviluppare il diabete), i quali non sviluppavano il diabete se alimentati dalla nascita con una dieta priva di proteine del latte vaccino. A queste evidenze si sono poi affiancati studi sull’uomo che mostravano come l’incidenza del diabete tipo 1 fosse più alta nei paesi con elevato consumo di latte vaccino pro capite. Negli stessi anni si evidenziava anche il ruolo protettivo sullo sviluppo del diabete tipo 1 esercitato dall’allattamento al seno e quindi dalla più tardiva esposizione alle proteine del latte vaccino. Tuttavia tali esperienze indirette e non sempre concordi nei loro risultati non erano sufficienti per attribuire al latte vaccino la responsabilità dell’insorgenza del diabete tipo 1. Da qui la necessità di uno studio controllato che facesse chiarezza sull’argomento aprendo allo stesso tempo speranze su una possibile strategia preventiva. GESTIONE DEL DIABETE I MEZZI TERAPEUTICI per il DIABETE I •INSULINA • AUTOCONTROLLO DOMICILIARE • DIETA • ATTIVITA’ FISICA ISTRUZIONE DEL BAMBINO E DELLA FAMIGLIA TIPI DI INSULINA INIZIO (ore) •ANALOGHI AD AZIONE RAPIDA pochi minuti PICCO (ore) DURATA (ore) 1-3 3-5 •INSULINA AD AZIONE RAPIDA 0.5-1 2-4 5-8 •INSULINA AD AZIONE INTERMEDIA 2-4 4-12 12-24 •ANALOGHI AD AZIONE LENTA (GLARGINA) 2-4 NESSUNO 24 NB: sono in commercio miscele di insulina rapida e intermedia con le seguenti proporzioni: 10/90, 20/80, 30/70, 40/60, 50/50 MICROINFUSORE Pompa per l’infusione di insulina, costituita da: COMPUTER che consente la programmazione di 48 diverse velocità di infusione SISTEMA DI INFUSIONE: pistone siringa che eroga insulina (analogo ad azione rapida) in un piccolo catetere di Teflon da posizionare sottocute mediante un ago introduttore rimovibile DIETA Il bambino diabetico deve seguire una dieta normocalorica così ripartita: % dell’Apporto Energetico Totale ZUCCHERI COMPLESSI 45-50 MONO-DISACCARIDI 10-15 dolcificante saccarina/aspartame PROTEINE 10-13 (se microalbuminuria persistente 8-10) (metà vegetali e metà animali) LIPIDI 30 di cui saturi <10 (alimenti di origine animale) monoinsaturi 12-14 (olio d’oliva) poliinsaturi 6-8 (olio di semi e pesce) SALE FIBRE ALIMENTARI SOLUBILI 5g/die (se ipertensione <3g/die) 20g/die (cereali, legumi, frutta e verdura) COLESTEROLO 300mg/die ATTIVITA’ FISICA Una regolare attività fisica ha numerosi vantaggi non solo per i ragazzi con il diabete ma per ogni persona. Nel ragazzo con buon controllo metabolico, una regolare attività fisica può indurre una considerevole riduzione del fabbisogno di insulina. Il ragazzo diabetico può svolgere attività fisica anche a livello agonistico, purchè in buon controllo metabolico ed esente da complicanze L’esercizio fisico può causare ipoglicemia durante l’attività fisica e nelle ore seguenti (attenzione all’ipoglicemia notturna!): è necessario che il ragazzo o la famiglia sappiano modificare la somministrazione di insulina e/o l’alimentazione in previsione di uno sforzo fisico. Il ragazzo diabetico dovrebbe programmare la sua attività fisica e se possibile svolgerla nei momenti della giornata in cui è meno insulinizzato (ad esempio nel tardo pomeriggio). OBIETTIVI dell’ISTRUZIONE TEORICOPRATICA DEL PAZIENTE E DELLA FAMIGLIA •esecuzione autonoma dei controlli domiciliari, e dell’iniezione di insulina, •autogestione domiciliare della malattia •capacità di risolvere le eventuali emergenze ipoglicemiche e prevenirne la ricomparsa. CONCLUSIONI I notevoli progressi compiuti in questi ultimi anni nello sviluppo di mezzi utili alla gestione del Diabete hanno migliorato sostanzialmente la modalità di trattamento, la qualità del controllo metabolico e della vita del bambino e la prognosi a lungo termine della malattia ( della prevalenza delle complicanze micro-angiopatiche) L’obiettivo più importante che il team diabetologico persegue nella gestione del DMT1 in età evolutiva è pertanto quello di ottenere il miglior controllo metabolico possibile fin dall’esordio e di fare in modo che la malattia interferisca meno possibile sulla qualità di vita del bambino e della sua famiglia Intervenire in gruppo contro il diabete Gli interventi di gruppo sullo stile di vita della durata di più di sei anni possono prevenire o ritardare la comparsa del diabete per un periodo fino a 14 anni dopo l'intervento attivo. Gli interventi intensivi sullo stile di vita possono ridurre l'incidenza del diabete di tipo 2 nei soggetti con ridotta tolleranza al glucosio, ma non era finora chiaro per quanto tempo questi benefici si estendano al di là del periodo dell'intervento attivo o se questi interventi riducano il rischio di malattie cardiovascolari. Quest'ultimo punto rimane a tutt'ora oscuro. Gli interventi sullo stile di vita dovrebbero iniziare forse molto prima, quando i soggetti sono normoglicemici, onde ottenere la prevenzione primaria del diabete di tipo 2 e della sua conseguenza principale, ossia le malattie cardiovascolari. A questo proposito andrebbero applicate sia le strategie basate sulla popolazione che quelle dedicate ai gruppi più a rischio. (Lancet. 2008; 371: 1731-2 e 1783-9) GESTIONE DEL DIABETE II ELEMENTI ESSENZIALI DEL TRATTAMENTO DEL DIABETE Controllo del peso corporeo Controllo ipertensione Incremento attività fisica Controllo Iperlipidemia Corretta alimentazione Controllo complicanze macroangiopatiche Interruzione del fumo Controllo complicanze microangiopatiche Esercizio fisiconella nellaprevenzione prevenzione Esercizio fisico di II II diDM DMtipo tipo Disposizione genetica Fattori di rischio: •inattività + •obesità •stress •dieta Esercizio fisico regolare: • r insulinica • trasporto del glucosio Fattore di rischio: resistenza insulinica DM tipo II DM tipo II + complicazioni Esercizio fisico e prevenzione del diabete Studi sull´insorgenza del DM tipo II (III) Pan, Diabetes Care 1997; 20:537-44 50 45 40 reductions in 35 developing 30 25 diabetes over 20 6 yr (%) 15 10 5 0 l ro t n o c et i d e se i rc e x et i d d n a ex se i c er Diabete & esercizio fisico Sport consigliati Tipo di paziente Qualsiasi paziente diabetico • • • • • • Marcia veloce Corsa leggera (jogging) Nuoto Sci fondo Equitazione Golf Diabete & esercizio fisico Sport consentiti Tipo di paziente Compenso glicemico ottimale Capacità di controllo ed autogestione della terapia • • • • • • • • Calcio Pallacanestro Pallavolo Pallamano Canottaggio Atletica leggera Ginnastica artistica Danza classica Diabete & esercizio fisico Sport sconsigliati Sport violenti che comportano frequenti sobbalzi e scuotimenti del capo, o vengono svolti in ambienti pericolosi • • • • • • • Pugilato Lotta libera e greco-romana Alpinismo Paracadutismo Sci estremo Sport subacquei Sport motoristici Diabete & esercizio fisico Controllo del peso e corretta alimentazione (1) Controllo del peso e corretta alimentazione (2) Controllo del peso e corretta alimentazione (3) Diabete, controllo glicemico e mortalità coronarica • E' stato dimostrato che uno scarso controllo glicemico è associato ad un sostanziale incremento nel rischio di mortalità per cardiopatia ischemica nei pazienti diabetici, ma con un controllo glicemico ragionevolmente buono questo rischio è paragonabile a quello osservato nei soggetti non diabetici. Ciò si aggiunge alle ragioni per raccomandare un buon controllo glicemico nei soggetti diabetici, ed inoltre sottolinea la necessità di tenere sotto controllo al contempo gli altri fattori di rischio cardiovascolare in modo appropriato. L'analisi dell'HbA1c come variabile continua fluttuante nel tempo ha dimostrato un incremento del 30 percento del rischio per ciascuno punto di incremento dell'HbA1c nei pazienti diabetici senza malattie cardiovascolari note di base. (Eur Heart J 2009; 30: 1372-7) Gestione del diabete Volta a correggere lo stile di vita del paziente esaltando l’importanza di una corretta alimentazione in associazione con l’esecuzione di un regolare esercizio fisico Quando tali interventi non siano sufficienti Farmaci secretagoghi (sulfaniluree): stimolano la Terapia farmacologica liberazione di insulina endogena (tolbutamide) Mimetici dell’incretina: stimolano la secrezione insulinica (exenatide) Inibitori dell’alfa-glucosidasi: rallentano l’assorbimento dei carboidrati (acarbosio) Insulina Tiazolidindioni: riducono la resistenza insulinica (troglitazone) Farmaci insulino-sensibilizzanti (biguanidi): aumentano la sensibilità all’insulina a livello dei tessuti periferici e del fegato (metformina) La pompa-cerotto che migliorerà la vita dei diabetici • 19 giugno 2009 • Dal congresso di New Orleans arriva la rivoluzione tecnologica per i diabetici. La pompa-cerotto senza fili e tubi, per ora usata solo per il diabete di tipo1. Sarà disponibile in Italia dall'anno prossimo. Spiega le novità Salute di Repubblica. • «Assomiglia a un mezzo uovo sodo - descrive il settimanale - e ha cambiato la vita di migliaia di ragazzini americani; in Italia potrebbe arrivare entro la fine dell'anno. È l'OmniPod®, la prima "pompa-cerotto" da insulina, wireless e tubeless (cioè senza tubi per erogare l'insulina), realizzata dalla Insulet Corporation, una start up americana del Massachusetts. L'OmniPod, oltre ad essere un piccolo miracolo tecnologico è anche una filosofia: il suo design (e in parte anche il nome) si ispira ai gadget della Apple ed è la prima pompa da insulina usa-e-getta, precisissima ma a bassissimo costo» Diabete: con migliore assistenza meno morti, infarti, dialisi e costi • • 31.05.2012 - ore 15.38 Riduzione della mortalità, -15%, degli infarti, -17%, e delle dialisi, -47%, conseguenza del diabete; risparmio di oltre 3 miliardi di euro di spesa sanitaria. “Questi i risultati che si potrebbero ottenere in appena 15 anni in Italia, mettendo in atto interventi mirati al miglioramento della qualità dell’assistenza alle persone con diabete. Il nostro calcolo deriva dall’applicazione all’intera popolazione, utilizzando modelli validati di predizione, dei risultati di un’esperienza condotta da una rete di Centri di diabetologia siciliani”, ha affermato il dr. Antonio Nicolucci, Coordinatore Data Analysis Board dell’Italian Barometer Diabetes Observatory. “Inoltre, questi benefici comincerebbero ad apprezzarsi da subito, diventando evidenti già dopo pochissimi anni”, ha proseguito. “I centri siciliani – 22 che hanno coinvolto oltre 27.000 persone con diabete – hanno dimostrato, con un’attività di misurazione continua dei processi applicati e di condivisione dei risultati ottenuti, intervenendo con correttivi dove necessario, come nell’arco di 4 anni si potesse ottenere una riduzione media di 0,5% dei livelli di emoglobina glicata, HbA1c, di 3 mmHg della pressione sistolica e di 25 mg/dl del colesterolo LDL. Questi miglioramenti, che possono apparire modesti, applicati a numeri elevati di persone con diabete possono tradursi in enormi vantaggi: quelli che abbiamo quantificato”, ha detto Nicolucci. L’analisi, contenuta nel rapporto dell’Italian Diabetes Barometer Observatory “Facts and figures 2012 sul diabete”, è stata illustrata oggi a Roma, in occasione della presentazione dell’Italian Barometer Diabetes Forum 2012, la manifestazione che sarà ospitata martedì 5 giugno, a Monteporzio Catone, nella sede di Villa Mondragone dell’Università di Roma Tor Vergata, organizzatrice dell’incontro con Diabete Italia, Associazione parlamentare per la tutela e la promozione del diritto alla prevenzione, World Diabetes Foundation, Italian Barometer Diabetes Observatory e con il supporto non condizionato di Novo Nordisk, nell’ambito del programma Changing Diabetes. “Il diabete può diventare la pandemia più disastrosa del 21° secolo se non affrontiamo questo problema in maniera adeguata, perché la continua crescita del fenomeno ha enormi ricadute sullo stato di salute della popolazione, sui conti pubblici e, naturalmente, sulla qualità di vita di chi soffre della malattia”, ha spiegato il prof. Renato Lauro, Rettore dell’Università di Roma Tor Vergata e Presidente dall’Italian Barometer Diabetes Observatory, presentando il programma del Forum, che sarà dedicato alla governance ossia come affrontare il diabete non solo con le cure mediche, ma con la gestione complessiva della persona e della sua malattia. Alcuni dati, infatti, devono preoccupare. A livello mondiale, la mortalità attribuibile alle malattie non trasmissibili, tra cui il diabete, era nel 2002 del 59%; per il 2030 si stima salirà al 69%, ma mentre la mortalità per tumori e malattie cardiovascolari è in diminuzione, quella per diabete cresce dell’1,1% all’anno fra gli uomini e dell’1,3% fra le donne. Entro il 2030, il diabete passerà dall’undicesima alla settima causa di morte nel mondo e nei Paesi industrializzati sarà al quarto posto, dietro a malattie cardiovascolari, cerebrovascolari e tumori delle vie respiratorie, ma molto più avanti rispetto agli altri tipi di tumore. In Italia, circa 27.000 persone nella fascia di età fra i 20 e i 79 anni muoiono ogni anno a causa del diabete, il che equivale a un decesso ogni 20 minuti. L’educazione sanitaria Una delle scoperte mediche più importanti degli ultimi vent’anni è stata l’evidenza scientifica di poter prevenire e curare meglio la malattia con l’educazione. L’educazione sanitaria ha ottenuto un riconoscimento ufficiale fin dalla pubblicazione del rapporto dell’OMS Europa nel 1998 con cui se ne dà una precisa definizione: “L’educazione sanitaria dovrebbe permettere ai pazienti di acquisire e di conservare le capacità e competenze che li aiutano a vivere in maniera ottimale con la malattia. Si tratta di un processo centrato sul paziente. Implica attività organizzate di sensibilizzazione, di informazione, di apprendimento dell’autogestione e di sostegno psicologico. Essa mira ad aiutare i pazienti e le loro famiglie a comprendere la malattia e il trattamento, a vivere in maniera più sana e a conservare o migliorare la qualità della loro vita”. L’educazione sanitaria (2) L’educazione costituisce parte integrante del trattamento del paziente. Riguarda la vita quotidiana del paziente e coinvolge la sua famiglia e i suoi amici. È un processo permanente che deve essere adattato all’evoluzione della malattia e allo stile di vita del paziente. Deve essere strutturata, organizzata e realizzata con mezzi educativi diversi. È multiprofessionale, interdisciplinare e intersettoriale ed è realizzata da operatori formati all’educazione del paziente. Limiti dell’educazione sanitaria Spesso non è possibile raggiungere tutte le persone che si vorrebbe I pazienti sono eterogenei per le loro caratteristiche intellettuali, sociali, culturali e motivazionali. Imparare a vivere con la propria malattia è molto diverso da imparare qualsiasi altro tipo di conoscenza. Le conoscenze che si insegnano al paziente sono di natura complessa. Il paziente può aver imparato tutto e non applicarlo. Nei pazienti, da un lato c’è la convinzione che per i diabetici sia possibile vivere una vita del tutto normale, dall’altro, la consapevolezza dell’impossibilità di guarire dalla malattia. Accanto al riconoscimento dell’importanza e della necessità di operare controlli regolari, nel paziente emerge la “voglia di trasgressione” e l’indisciplina nei comportamenti. L’esercizio fisico Muscolo: glicogeno glucosio-6-fosfato Glucosio-6-fosfatasi glucosio piruvato Non c’è immissione in circolo di glucosio prodotto dal muscolo Quindi ↓ glicemia e ↓ insulinemia Tramite l’insulina, il muscolo assorbe anche il glucosio ematico di produzione epatica Per questi motivi è fondamentale educare il paziente diabetico incitandolo a praticare regolarmente attività fisica L’esercizio fisico nel diabetico Nel diabetico con buon controllo glicemico: l’ipoglicemia indotta dallo sforzo si aggiunge a quella indotta dall’insulina il cui assorbimento dalla sede di somministrazione non si interrompe durante l’attività con controllo glicemico inadeguato: la mancanza di insulina inibisce il riassorbimento di glucosio da parte del muscolo senza prevenire l’aumento della produzione di glucosio epatico ↑ glicemia, ↑ lipolisi e chetonuria È necessario educare il paziente a gestire la terapia ipoglicemizzante e l’alimentazione in base all’attività fisica svolta. EFFETTI DI UNA RIDOTTA ADERENZA ALLA TERAPIA NEI DIABETICI SUI RICOVERI OSPEDALIERI E SULLA MORTALITA' PER TUTTE LE CAUSE • Nei soggetti diabetici più giovani è diffusa una scarsa aderenza alla terapia, che porta a conseguenze negative metaboliche e cliniche. Sono necessari interventi per aumentare l'aderenza alla terapia affinchè i pazienti possano capire il beneficio complessivo delle prescrizioni effettuate. EFFECT OF MEDICATION NONADHERENCE ON HOSPITALIZATION AND MORTALITY AMONG PATIENTS WITH DIABETES MELLITUS Ho PM, Rumsfeld JS, Masoudi FA, et al. Arch Intern Med 2006;166:1836-1841 Limiti dell’educazione all’esercizio fisico Difficoltà culturali Limiti motivazionali In Italia lo sport desta molto interesse ma è poco praticato. Passare da una cultura dell’osservazione a quella dell’impegno richiede uno sforzo che solo un costante lavoro da parte di un educatore può aiutare ad affrontare. Se il paziente non è motivato a praticare sport, difficilmente lo farà. È importante scegliere attività che lo entusiasmino o verso le quali sia predisposto Difficoltà tecniche I corsi di studio non formano il medico ai fondamenti della fisiologia sportiva e alle tecniche di allenamento Difficoltà emotive Il paziente tende a sentirsi meno valido fisicamente rispetto a quando era metabolicamente sano, scatta quindi la paura dell’insuccesso Alimentazione Gli obiettivi della terapia nutrizionale sono: Migliorare lo stato di salute in generale attraverso un'alimentazione ottimale Ottenere un equilibrio tra i cibi assunti, la dose di insulina e il consumo energetico Ottenere un livello ottimale di lipidi nel sangue ~60% calorie totali = carboidrati Fornire un apporto adeguato di calorie e di nutrienti ~25% calorie totali = lipidi ~15% calorie totali = proteine Consigli per l’alimentazione Un’introduzione eccessiva di grassi porta all’aumento del tessuto adiposo e del rischio di malattie cardiovascolari e di arteriosclerosi Le fibre idrosolubili riducono la velocità di assorbimento dei carboidrati e possono migliorare il metabolismo lipidico. Le fibre idroinsolubili migliorano la funzionalità intestinale Fonti di proteine, come i legumi, sono povere di grassi, ricche di fibre e di carboidrati complessi e ne va incoraggiato il consumo Il consumo dei carboidrati non va limitato ma sono da preferire quelli ricchi di amidi La comunicazione dei messaggi di prevenzione Il Piano Sanitario Nazionale 2003/2005, ha dedicato particolare attenzione ai problemi delle malattie metaboliche e ha previsto programmi di prevenzione e di comunicazione volti a: sensibilizzare la popolazione sull’importanza della prevenzione della malattia e delle complicanze comunicare l’importanza di perseguire corretti stili di vita: alimentazione equilibrata e movimento fisico per ritardare e/o evitare la malattia indicare i fattori di rischio e la mappatura dei centri diabetologici sensibilizzare la popolazione al fine di non discriminare le persone con diabete Calcola il tuo rischio di diabete 2 German Diabetes Risk Score Deutsches Institut für Ernährungsforschung Potsdam-Rehbrücke Please answer all the following questions and click the 'Continue' button to proceed to the next section General Physical Activity Diet Lifestyle Summary Have you ever been diagnosed with diabetes or do you have a persistently elevated blood glucose level? No Yes Dont' know First page Continue http://drs.dife.de/test/init/en I mezzi di comunicazione I mezzi attraverso i quali diffondere il messaggio della prevenzione devono essere in grado di raggiungere più persone possibili Organizzazione di eventi Giornata mondiale del diabete Giornata nazionale del diabete Spot televisivi e radiofonici Manifesti Opuscoli informativi Siti web Organizzazione di campi scuola per giovani diabetici La giornata mondiale del diabete La giornata mondiale del diabete è una campagna globale destinata ad aumentare la consapevolezza sul diabete. Il suo scopo è informare il pubblico sulle cause, i sintomi, le complicanze e i trattamenti associati a questa condizione patologica e vuole essere un modo per ricordare che l’incidenza e la prevalenza del diabete sono in costante aumento. Questo evento raggruppa milioni di persone in oltre 145 nazioni che includono bambini e adulti affetti o meno dal diabete, operatori sanitari, personalità politiche in possesso di potere decisionale e rappresentanti dei media; tutti accomunati dallo scopo di favorire una presa di coscienza su questa malattia. I temi della giornata mondiale Ogni anno la giornata mondiale del diabete è focalizzata su un tema collegato al diabete 2002 2003 2005 2004 2006 The theme for 2005 is diabetes and foot care, a theme that will complete the series of themes on diabetes complications that The slogan for this year's campaign is: began in 2001. PUT FEET FIRST: PREVENT AMPUTATIONS Spot televisivi, radiofonici e volantini Sia nel 2004, sia nel 2005, lo slogan della campagna contro il diabete è stato: Alimentazione sana Controllo del peso Moderata attività fisica Spot televisivi, radiofonici e volantini (2) Nel 2003 lo spot promosso dall'A. G. D. Italia, ha portato all'attenzione del pubblico il problema della disinformazione come causa di emarginazione, problema che molti diabetici vivono giornalmente. Allo stesso tempo ha sottolineato che la persona affetta da diabete può fare molte più cose di quanto la gente “normale” spesso creda. Lo spot era questo Accompagnato dal volantino “facciamo luce sul diabete” Siti web Grazie a Internet oltre 500 mila italiani sono stati raggiunti dalla Campagna Diabete promossa dal Ministero della Salute nel 2005. La campagna on line è stata incentrata sul portale www.campagnadiabete.it, affidato all'ANIAD (Associazione Nazionale Italiana Atleti Diabetici) in nome e per conto di tutte le associazioni di volontariato del diabete. Essa si è articolata attraverso iniziative di comunicazione che prevedevano: La diffusione di informazioni relative alle attività svolte dalle associazioni La consulenza del diabetologo on line La presenza di un motore di ricerca per permettere agli utenti di conoscere riferimenti telefonici ed indirizzi dei centri diabetologici più vicini. Campi scuola per diabetici I campi scuola sono dei "momenti" di educazione ed addestramento teorico-pratici all'autogestione della malattia. I tipi di campi organizzati sono principalmente quattro: Campi per genitori con bambini di età inferiore a sette anni. I genitori acquistano sicurezza nell’affrontare e risolvere i problemi I bambini imparano ad eseguire l’esame delle urine, la glicemia, le iniezioni, a riconoscere ed affrontare l’ipoglicemia. Campi educativi per ragazzi tra 7 e 14 anni I ragazzi imparano a gestire le gite, l’attività fisica, l’alimentazione e si confrontano attraverso esperienze individuali per una migliore accettazione di sé. Campi per adolescenti I ragazzi si confrontano su sessualità, droghe, relazioni interpersonali e con i genitori. Campi per giovani adulti I ragazzi approfondiscono le problematiche relative alle complicanze, alla sessualità e alla gravidanza. Il ruolo del Farmacista Negli ultimi anni la professione del Farmacista ha ridefinito il suo ruolo nel sistema sanitario soprattutto negli U.S.A. dove il Farmacista partecipa attivamente a programmi di gestione e prevenzione del diabete La Farmacia è un luogo di riferimento per la popolazione per quanto riguarda tutti gli aspetti relativi alla salute. Per il cliente essa rappresenta una sede attendibile dove trova messaggi, consigli e indicazioni qualificati La facilità di dialogo e il rapporto di confidenza personale con i clienti abituali permettono al Farmacista di svolgere un ruolo attivo nell’educazione, nell’informazione e nell’assistenza personalizzata al diabetico La Farmacia è il trait-d’union ideale tra le strutture mediche e i pazienti, per realizzare progetti di prevenzione veramente efficaci I Farmacisti forniscono ai clienti glucometri e indicazioni sul controllo del glucosio, consigli riguardanti l’alimentazione e l’esercizio fisico, il modo appropriato di camminare e di curare gli occhi ed eseguono anche alcuni esami fisici Il ruolo dei Farmacisti può essere importante nel consigliare i clienti dopo che sono stati dimessi dall’ospedale, per individuare e risolvere discrepanze nelle cure prescritte e sorvegliare non aderenze ai trattamenti ed eventuali eventi avversi Come riaffermare la figura del Farmacista il ruolo del Farmacista nell’educazione sanitaria della popolazione è fondamentale ma nella pratica, soprattutto in Italia, si assiste ad una scarsa attenzione verso la sua importanza nella prevenzione e gestione delle malattie croniche. Appare importante quindi, un maggior coinvolgimento del Farmacista nell’assistenza ai pazienti mediante: Formazione pre e post universitaria Partecipazione alla gestione integrata Durante gli studi, il Farmacista dovrebbe acquisire informazioni che gli permettano di affrontare con maggiore consapevolezza le problematiche legate al diabete e che dovrebbero essere integrate, nel corso dell’esercizio alla professione, tramite i corsi ECM La gestione integrata è una partecipazione congiunta di operatori in campo sanitario e prevede un lavoro interdisciplinare in team la cui componente fondamentale è proprio il paziente Come riaffermare la figura del Farmacista (2) Esecuzione di semplici controlli Utilizzo di strumenti innovativi Impiego di questionari Impiego di carte del rischio Il Farmacista mediante l’esecuzione di semplici controlli quali la misurazione della glicemia e il controllo del peso, può individuare soggetti a rischio sui quali poter prendere precoci provvedimenti preventivi In Farmacia si potrebbero proiettare dei filmati a scopo educativo così da farla diventare un vero e proprio luogo di apprendimento Mediante questionari da far compilare ai clienti, il Farmacista può conoscere il loro grado di competenza e il rischio di un futuro sviluppo di malattia a seconda delle risposte date Il Farmacista potrebbe consultare queste carte insieme al cliente, calcolare il profilo di rischio di malattia e complicanze e dare consigli personalizzati sulla riduzione o eliminazione dei vari fattori di rischio COME INDIVIDUARE CHI È A RISCHIO ? IN FARMACIA SI PUÒ Controllare la glicemia Controllare il peso Controllare la pressione sanguigna Questionario on-line …MA NON SOLO… Si possono compilare questionari che aiutino il farmacista a valutare il tuo rischio…… Si possono avere opuscoli informativi ed un professionista dietro il banco disponibile a dare consigli….. …ED INFINE ALCUNI ESEMPI DI CONSIGLI… Tredici utili consigli per chi vuole fare sport 1. una regolare attività sportiva aiuta a mantenere la glicemia attorno a valori ottimali e riduce il fabbisogno giornaliero di insulina 2. scegli di praticare sport da fare in compagnia ed allenati con qualcuno che conosca la tua condizione e sappia aiutarti in caso di bisogno 3. evita sport in cui la perdita temporanea di coscienza può mettere a repentaglio la tua vita (es. immersioni) 4. l’attività sportiva va eseguita solo in condizioni di buon compenso metabolico 5. misura la glicemia prima e dopo l’attività sportiva 6. se la glicemia di partenza è inferiore a 100 mg/dl e sono presenti corpi chetonici nelle urine non svolgere nessuna attività 7. se la glicemia iniziale è inferiore a 100 mg/dl e non ci sono corpi chetonici nelle urine mangia dei carboidrati prima di iniziare l’attività 8. se lo sforzo fisico si protrae per più di 30 minuti, misura la glicemia e mangia anche durante l’attività 9. ricordati di adattare la dose di insulina, secondo le indicazioni del diabetologo, alla attività sportiva 10. non iniettare l’insulina nelle zone del corpo che vengono maggiormente coinvolte nello sforzo fisico 11. porta sempre con te zucchero o bevande zuccherate da usare subito al sopraggiungere di un’ ipoglicemia 12. impara a riconoscere i sintomi di ipoglicemia e ad intervenire prontamente per correggerla 13. controlla la glicemia anche due ore dopo la fine dell’attività, perché si possono verificare ipoglicemie anche a distanza di tempo Non dimenticare….. • Autocontrollo della glicemia • Visite periodiche dal diabetologo • Regime alimentare corretto • Pressione sanguigna normale • Peso forma • Attività fisica regolare • Poco stress • Stop al fumo IL PIEDE DIABETICO IPOGLICEMIA E DIABETE CHETOACIDOSI DIABETICA LA DIETA PER IL DIABETICO 10 regole per avere piedi sani 1. Ispezionare i piedi ogni mattina e ogni sera per rilevare: - cambiamenti di colore, - la comparsa di tagli e/o ulcere, - gonfiori e macerazioni. 2. Lavarli ogni giorno con acqua tiepida (36-37 C) e un sapone neutro. E' consigliabile l'uso di un termometro da bagno per 3. Controllare la temperatura. L'acqua troppo calda può ustionare e causare gravi lesioni. 4. Asciugarli bene anche tra le dita con un panno morbido. Spazzole, guanti ruvidi e altri prodotti irritanti devono essere evitati perché possono danneggiare la pelle. 5. Non usare mai forbici o altri strumenti taglienti; per accorciare le unghie: usare solo la limetta. 6. Usare la pietra pomice nel caso di duroni e callosità. 7. Utilizzare scarpe adatte al tuo piede: - a pianta larga -tacchi bassi (2-3cm per l'uomo e 3-5 cm per la donna) -se sono nuove, la prima volta, cambiale ogni 2 ore; -con suola e tomaia in pellame; -non usare mai sandali o zoccoli, o camminare sulla sabbia senza scarpe chiuse. 8. Ispezionare sempre le scarpe prima di indossarle. 7. Evitare pediluvi prolungati per evitare la macerazione soprattutto tra le dita e sotto le callosità. 9. Se la pelle è secca ammorbidirla ogni giorno con crema idratante evitando la zona tra le dita. 10. Se i piedi sono freddi: evitare tutte le fonti di calore quali: radiatori, stufette, borse d'acqua calda, coperte termiche. La Risoluzione ONU Si tratta della prima risoluzione per una patologia non infettiva. L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha siglato il 21 dicembre 2006 una Risoluzione ritenuta una pietra miliare per il mondo del diabete poiché riconosce che l’epidemia di diabete è una minaccia per tutto il mondo. Per la prima volta, i governi hanno riconosciuto che una patologia non infettiva pone una seria minaccia per la salute del mondo al pari delle patologie infettive quali HIV/AIDS, tubercolosi e malaria. L’International Diabetes Foundation (IDF) è a capo della campagna “Unite for Diabetes”, che ha come scopo quello di attirare l’attenzione sulla gravità del diabete e di incoraggiare azioni per combattere questa epidemia. Fin dal principio, la campagna ha puntato ad una Risoluzione Onu. La campagna “Unite for Diabetes” ha riunito la più grande coalizione sul diabete di ogni tempo, composta dalle organizzazioni di pazienti di più di 150 paesi, dalla grande maggioranza del mondo scientifico, molte fondazioni benefiche, organizzazioni di servizi e industrie. La Risoluzione designa Giornata Mondiale del Diabete, il 14 Novembre, come una giornata delle Nazioni Unite celebrata ogni anno a partire dal 2007. Si richiede a tutti gli Stati Membri delle Nazioni Unite di celebrare questo giorno e di promuovere in tutte le nazioni politiche per la prevenzione, la cura ed il trattamento del diabete. L’International Diabetes Federation (IDF) è un’organizzazione composta da 200 associazioni membre in più di 150 paesi, rappresentante milioni di persone affette da diabete, le loro famiglie, e i professionisti sanitari che si occupano di loro. La sua missione è quella di promuovere la cura del diabete, la prevenzione e assistenza a livello mondiale. In conclusione… È indispensabile aumentare la coscienza della gravità del diabete, attraverso un’opera attenta e capillare di educazione dei pazienti e occorre fornire loro le conoscenze e le competenze necessarie per gestire la malattia Indispensabile è anche diffondere nella popolazione non diabetica un efficace messaggio di prevenzione per ritardare e/o evitare l’insorgenza della malattia soprattutto in soggetti a rischio FAQ 1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. 8. 9. 10. 11. Qual è la classificazione del diabete mellito? Che differenze si trovano tra il diabete di tipo I e quello II? Qual è il ruolo dell’insulina nell’organismo? Qual è l’epidemiologia del diabete I? Come si può prevenire e gestire? Qual è l’epidemiologia del diabete II? Quali sono i fattori di rischio e le complicanze? Come si può prevenire il diabete di tipo II? Che cosa è la sindrome metabolica? Che cos’è il diabete gestazionale? Qual è il ruolo del farmacista nella gestione e nella prevenzione del diabete?