Università degli Studi di Perugia
FACOLTÀ DI FARMACIA
- CORSO DI IGIENE E SANITA’ PUBBLICA -
Epidemiologia e prevenzione del diabete
Prof. Silvano Monarca
Etimologia
Il termine diabete fu coniato da
Areteo di Cappadocia. In greco
antico il verbo diabein (διαβαίνειν)
significa attraversare: alludendo al
fluire dell’acqua in un sifone,
poiché il sintomo più appariscente
è l’eccessiva produzione di urina.
Nel Medioevo la parola fu
latinizzata in diabètés.
Il suffisso mellito (dal latino mel:
miele, dolce) è stato aggiunto
dall’inglese Thomas Willis nel
1675 per il fatto che sangue ed
urine dei pazienti dianbetici
avevano sapore dolce.
Una immagine rinascimentale
di Areteo di cappadocia. Fu il
maggiore rappresentante della
scuola pneumatica (il
"pneuma" o spirito vitale
conserva la sanità) eclettica
(scelta del solo buono).
Storia
Il diabete era noto fin dagli Egizi ma le prime importanti scoperte iniziano
intorno al 1600
1685- Brunner asporta il pancreas a un cane che inizia a bere e urinare copiosamente
1869- Langerhans individua nel pancreas gruppi di cellule sparse
1889- Minkowski osserva che le urine del cane privato del pancreas sono ricche di
glucosio
1920- Banting scopre le correlazioni tra pancreas e diabete e Collip purifica l’estratto
pancreatico
1949- Levine deduce che l’insulina agisce come una chiave
1954- Sanger stabilisce la formula proteica dell’insulina
1959- Si giunge a classificare il diabete di tipo I come insulino-dipendente e quello di
tipo II come non insulino-dipendente
Il diabete
È un disordine metabolico ad eziologia multipla caratterizzato da
iperglicemia cronica, con disturbi del metabolismo dei carboidrati, dei lipidi
e delle proteine, conseguenti ad un’alterazione della secrezione o dell’azione
dell’insulina.
In caso di diabete
l’insulina prodotta non è sufficiente a soddisfare le necessità
dell’organismo
o non agisce in modo adeguato
Pancreas, insulina e glucagone
Peptide C
Pro-insulina
L’ insulina
insulina
•
Ormone peptidico prodotto dalle cellule beta delle isole pancreatiche
di Langherans (90 %)
•
•
Regolazione della secrezione di insulina
•
•
•
Proinsulina = pro-ormone insulina (catene A+B) + peptide C
(Connecting peptide)
Secrezione stimolata dall’aumento della glicemia e dagli amino-acidi
Secrezione inibita dall’ipoglicemia e da alcuni ormoni
Meccanismo d’azione
•
•
Attivazione del recettore insulinico situato sulla membrana delle cellule
bersaglio cascata di risposte intracellulari, in particolare ingresso di
glucosio nella cellula attraverso il trasportatore GLUT-4 e attivazione di
numerose vie metaboliche (essenzialmente a livello di fegato, muscolo e
tessuto adiposo)
Una volta entrato nella cellula il glucosio può essere:
• Direttamente utilizzato dalla cellula se richiede energia (glicolisi)
• Immagazzinato sotto forma di glicogene (glicogenogenesi epatica) grassi
(lipogenesi nel tessuto adiposo)
L’insulina
Catena A
Catena B
L’insulina nel metabolismo dei
principi alimentari
INSULINA
Carboidrati:
Promuove l’assorbimento
per l’utilizzo o
l’immagazzinamento
Proteine:
promuove la captazione
di aminoacidi
Lipidi:
promuove l’immagazzinamento e
inibisce il rilascio
Effetti metabolici dell’insulina
• L’insulina è un’ ormone IPOGLICEMIZZANTE e
ANABOLIZZANTE
– Metabolismo glicidico:
• favorisce ingresso cellulare del glucosio (non nel sistema nervoso)
• favorisce glicogenogenesi epatica e trasformazione di glucosio in
acidi grassi
• inibisce glicogenolisi
– Metabolismo lipidico:
• favorisce sintesi epatica di trigliceridi
• a livello del tessuto adiposo sintesi e accumulo di acidi grassi,
effetto anti-chetogeno e anti-lipolitico
– Metabolismo proteico:
• favorisce ingresso cellulare di aminoacidi e sintesi proteica
• inibisce il catabolismo proteico
Principali funzioni dell’insulina
I markers del metabolismo glicidico
• Glicemia
– Variazioni fisologiche (a digiuno 70-110 mg/dl; aumento postprandiale, generalmente < 140 mg/dl; diminuzione con l’esercizio
fisico)
• Glicosuria
– Definizione: presenza di glucosio nelle urine
– Generalmente patologica, si verifica quando viene superata la
soglia di riassorbimento renale del glucosio (circa 180 mg/dl)
– Se abbondante determina aumento del volume urinario poliuria
(diuresi > 2500 cc/24h circa )
• Emoglobina glicosilata (HbA1c)
– Frazione dell’emoglobina capace di legare il glucosio, utilizzata
come marker dei valori medi di glicemia nelle ultime settimane
I corpi chetonici
• Gli acidi grassi rappresentano una forma di energia
alternativa al glucosio; il glucagone favorisce la betaossidazione degli acidi grassi a livello epatico
 produzione di corpi chetonici (aceto-acetatoacetone, acido idrossibutirico) che vengono liberati nella circolazione sanguigna
(chetosi) e eliminati nelle urine (chetonuria)
• La formazione di corpi chetonici si può verificare in 2 tipi di
situazioni, totalmente diverse
– Digiuno prolungato o ipoglicemia nelle urine presenza di
chetonuria isolata
– Carenza insulinica profonda nelle urine presenza di glicosuria
abbondante + chetonuria
Definizione del diabete mellito
• Il diabete mellito viene definito dalla presenza di una
iperglicemia cronica, secondaria a un difetto di
produzione e/o di azione dell’insulina.
• L’iperglicemia cronica induce una serie di
complicanze sistemiche che interessano in
particolare occhi, reni, sistema cardiovascolare e
sistema nervoso.
Criteri diagnostici
• Il diabete mellito (DM) può essere definito da uno dei
seguenti criteri:
• In base alla glicemia
– Glicemia a digiuno > 126 mg/dl
– Oppure: in presenza di sintomatologia tipica qualsiasi valore
di glicemia > 200 mg/dl
• In base al test di carico orale con glucosio 75 g (=
OGTT o “curva glicemica” con misurazione della
glicemia ogni 30’ per 2 ore)
– Glicemia 2 ore dopo carico orale > 200 mg/dl
Altre definizioni
Glicemia
a digiuno
DM
• Normale tolleranza ai carboidrati (NT)
– Glicemia a digiuno < 100 mg/dl
– OGTT: glicemia 2 ore dopo carico orale <
140 mg/dl
• Intolleranza ai carboidrati (IGT)
– OGTT: glicemia 2 ore dopo carico orale >
140 mg/dl e < 200 mg/dl
126
100
IFG
N
(mg/dl)
• Alterata glicemia a digiuno (IFG)
Glicemia
2 ore postcarico orale
DM
200
IGT
140
NT
– Glicemia a digiuno < 100 mg/dl
(mg/dl)
Classificazione del diabete
mellito

Diabete di tipo 1
 una malattia tipicamente AUTO-IMMUNE, anche se
esistono forme “idiopatiche”
 il meccanismo principale è la profonda carenza
insulinica
 interessa essenzialmente bambini e adolescenti
 Diabete di tipo 2
 iperglicemia legata a insulino-resistenza (= difetto di
azione dell’insulina) + carenza insulinica relativa e
progressiva.
 interessa essenzialmente l’adulto e rappresenta la
forma di diabete PIU’ FREQUENTE
 comune associazione con obesità e altre malattie
metaboliche
Altre forme di diabete mellito
• Diabete secondario
– Malattie endocrine,patologie pancreatiche, farmaci..
– Alcune forme sono reversibili
• Malattie genetiche
– Difetti genetici della secrezione o dell’azione dell’insulina
– Sindrome genetiche complesse con diabete
• Diabete gestazionale
– > 30 % sviluppano diabete di tipo 2 nel corso della vita
Il diabete mellito di tipo 1
• Malattia auto-immune caratterizzata da infiltrazione linfocitaria (linfociti
T) delle isole di Langherans pancreatiche, seguita da progressiva
distruzione delle cellule -pancreatiche e profonda carenza di
produzione insulinica
• Fattori di rischio
– Aplotipo HLA (tipo II, in particolare DR3/4)
– Familiarità: 5-15 %
– Possibile associazione con altre malattie auto-immuni (ipotiroidismo,
morbo celiaco…)
– Possibili fattori scatenanti (infezioni virali, agenti tossici..)
Storia naturale del diabete di tipo 1
Devendra D et al. BMJ 328:752,2004
I markers biologici del diabete di tipo 1
• L’auto-immunità nel diabete di tipo 1 induce la
produzione di anticorpi specifici, che precedono
l’insorgenza della malattia (valore predittivo) e ne
confermano la patogenesi
• Trattasi essenzialmente di
– Anticorpi anti-isole pancreatiche (ICA)
– Anticorpi anti-insulina (IAA)
– Altri (anti-GAD, anti-proinsulina, …)
Presentazione clinica del diabete di tipo 1
• Rappresenta < 10 % dei casi di diabete
• Una patologia dell’ età evolutiva essenzialmente bambini
e adolescenti, più raramente adulti giovani (90 % < 20 anni)
– Tipicamente magri
– Con l’aumento dell’obesità infantile fino a 20-25 % dei nuovi casi
sono obesi
• Esordio tipicamente subacuto/acuto
– Subacuto: poliurodipsia, dimagrimento
– Acuto: cheto-acidosi
Fisiopatologia del diabete di tipo 1
•
La carenza insulinica determina l’incapacità delle
cellule (in particolare adipose e muscolari) ad
utilizzare il glucosio, con 2 conseguenze
immediate:
Accumulo di glucosio nel plasma iperglicemia marcata
superamento della soglia renale di riassorbimento
glicosuria poliuria poliurodipsia
1.
2.
Utilizzo di fonti alternative di energia
•
•
•
dimagrimento
Riserve lipidiche perdità di massa grassa
Riserve proteiche perdità di massa magra
(muscolare)
Nella cheto-acidosi diabetica si associano carenza
insulinica e iperproduzione di glucagone
• Diabete di tipo 1
Caratterizzato dalla distruzione delle cellule B pancreatiche,
(linfociti CD4+ e CD8+ e infiltrazione dei macrofagi nelle
isole pancreatiche), comportando solitamente l'associazione
alla insulino deficienza.
Esistono due sottoforme:
- Tipo 1A (immunomediato)
- Tipo 1B (idiopatico), senza che l'eziologia sia nota,
colpisce maggiormente giovani africani e asiatici di età
inferiore rispetto all'altra forma.
Comprende solo il 5-10% di tutte le forme
• Diabete di tipo 2
dovuto invece ad un deficit di secrezione dell’insulina da
parte delle cellule del pancreas od alla condizione di
resistenza dei tessuti all’azione della stessa insulina.
Comprende quasi la totalità dei casi, il 90-95% di tutte le
forme
Epidemiologia del diabete nel mondo
Diabesità
2025
Diabete mellito - Tassi standardizzati di mortalità per
regione di decesso e sesso - Anni 2002, 2004
(a) (tassi per 10.000 abitanti)
Epidemiologia del diabete: incidenza
Prevalenza del diabete II negli
anziani
DECORSO E
COMPLICAZIONI
Il diabete è una condizione cronica, senza cura risolutiva
Se non viene trattato adeguatamente, può comportare
numerose complicanze sia nel breve che nel lungo periodo
La carenza di insulina comporta un accumulo di chetoni nel
sangue e quindi una condizione di chetoacidosi nelle persone
con diabete di tipo 1, e un accumulo di acido lattico nelle
persone con diabete di tipo 2.
In chi assume insulina invece possono manifestarsi episodi di
ipoglicemia, cioè di calo improvviso degli zuccheri nel sangue,
con conseguente rischio di svenimento e perdita di
conoscenza.
Diabete Mellito Tipo 1
in età pediatrica
Incidenza del DMT1
in Europa (0-14 anni)
BASSA
Macedonia
3
MEDIO BASSA
Francia
6
Grecia
9
MEDIO ALTA
Olanda
13
Inghilterra
18
ALTA
Svezia
24
Finlandia
42
Incidenza del DMT1 in Italia (0-14 anni)
Campania
5
Lombardia
6.8
Lazio
7.9
Abruzzo
9.4
Piemonte
9.4
Marche
9.5
Toscana
10.2
Umbria
10.2
Veneto
10.7
Liguria
11.7
Friuli-VG
12.8
Sardegna
33.2
Torino
8.42
Milano
9.5
Pavia
9.5
Catania
10.2
Aosta
11.6
SINTOMI E DIAGNOSI
I sintomi possono essere manifesti,
silenti o perfino assenti
Nel diabete di tipo 1 i sintomi classici, che si manifestano
all’improvviso, sono quella di una eccessiva secrezione di
urina (poliuria), sete (polidipsia), perdita di peso, fame
costante, difficoltà nella cicatrizzazione di ferite e stanchezza.
Nel diabete di tipo 2 questi sintomi sono generalmente meno
marcati. In questa forma possono anche non manifestarsi
sintomi precoci e la malattia è diagnosticata solo dopo molti
anni dall’insorgenza, quando sono già presenti alcune
complicazioni.
Patogenesi del diabete di tipo I
Fattori ambientali,
alterazione cellule beta,
risposta immune
Predisposizione
genetica
Diminuzione progressiva del
rilascio di insulina
-cellule
Diabete
Nascita
Luna
di miele
Anni
Patogenesi del diabete tipo 1
Fase Evento
Agente causale o risposta
Predisposizione genetica
?
Insulto ambientale
Virus? Alimenti?
Insulite
Infiltrazione linfociti T attivati
Attivazione meccanismi autoimmuni
Trasformazione self-non self
Attacco immunitario contro cellule ß
Anticorpi contro le cellule insulari
Diabete mellito
http://www.progettodiabete.org/indice_ie1000.html
Storia naturale
Fattori genetici
•Familiarità della malattia
• Associazione con antigeni di
DQ2)
•Possibili geni candidati (Tabella
istocompatibilità (HLA-DR3, DR4 e
LOCUS
IDDM 1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
CROMOSOMA
6p21
11p15
15q26
11q13
6q25
18q21
2q31
6q27
3q21-q25
10p13-q11
14q24-q31
2q33
2q34-q35
6q21
7p13
GENE CANDIDATO
HLA
Insulin VTNR
CTLA-4
Fattori ambientali
Fattori ambientali (aumento di incidenza in popolazioni migranti, studi su
gemelli, epidemie in alcune regioni, etc.):
• Infezioni virali (Echovirus, Coxsackie A e B)
• Alimenti (proteine del latte vaccino, glutine, vitamina D, altri)
• Tossine
I fattori ambientali favoriscono l’instaurarsi dei meccanismi autoimmunitari
che conducono alla distruzione delle beta-cellule
Fattori AMBIENTALI
Maggiori candidati:
Infezioni virali
Alimenti
Tossine
IA2: anti tirosina
fosfatasi
GAD:anti glutammato
decarbossilasi
Favoriscono l’instaurarsi di meccanismi
autoimmunitari (positività di IA2 e GAD) che
conducono alla distruzione delle beta-cellule,
mentre solo raramente il danno è causato da
un’aggressione diretta delle beta-cellule da
parte di essi (ad esempio alcune tossine o alcuni
virus)
Deficit di insulina
 utilizzazione di glucosio
GLICEMIA
GLICOSURIA
 glicogenolisi
 neoglucogenesi
 lipolisi
POLIURIA
POLIDIPSIA
DISIDRATAZIONE
DIMAGRAMENTO
 chetogenesi
CORPI CHETONICI (ur/s)
CHETOACIDOSI
SOSPETTO DIAGNOSTICO
nel bambino
•poliuria
•polidipsia
•ricomparsa di enuresi
•calo ponderale
•polifagia seguita a
•ES. URINE per
ricerca di glucosio
e chetoni
• GLICEMIA e , se
possibile,
breve termine
CHETONEMIA
da anoressia
• eventualmente
•infezioni ricorrenti
ai genitali esterni
femminili
TEST DA CARICO
DI GLUCOSIO
(OGTT)
Diagnosi del diabete mellito
GLICEMIA A DIGIUNO
Valore inferiore
a 110 mg/dl
Glicemia nella norma
Valore compreso
tra 110 e 126 mg/dl
TEST DI
TOLLERANZA
AL GLUCOSIO
Valore a due ore
< 140 mg/dl
Glicemia normale
Valore superiore a 126 mg/dl
Diagnosi di diabete
Valore a due ore
compreso
tra 140 e 200 mg/dl
Intolleranza glucidica
Valore a due ore
> 200 mg/dl
Diagnosi di diabete
TEST DA CARICO ORALE DI
GLUCOSIO (OGTT)
1.75 g di glucosio /Kg di peso corporeo
(massimo 75g)
dosaggio: glicemia basale, 120’
GLICEMIA BASALE:<100
NORMALE
100-110
da RICONTROLLARE
110-126 ALTERATA GLICEMIA BASALE
>126
DIABETE MELLITO
NORMALE TOLLERANZA: 120’: <140 mg/dl
ALTERATA TOLLERANZA: 120’: 140-200 mg/dl
DIABETE MELLITO:
120’: >200 mg/dl
FAMILIARITA’
Bambino con
Padre
Madre
Fratello
Gemello Omoz
7%
Affetti da DMT1
ha un rischio di
sviluppare DMT1
pari a
MALATTIA POLIGENICA
2-3%
2-6%
35-45%
Diabete 1, rituximab preserva
cellule beta
•
In pazienti affetti da diabete di tipo 1, la somministrazione di rituximab riesce a
preservare parzialmente la funzione delle cellule beta pancreatiche per un periodo
di un anno. È quanto pubblicato su New England Journal of Medicine da alcuni
ricercatori del Diabetes Research Institute, University of Miami Miller School of
Medicine. In particolare, 87 pazienti di età compresa tra 8 e 40 anni con nuova
diagnosi di diabete, sono stati assegnati alla somministrazione di rituximab o di
placebo al 1°, 8°, 15° e 22° giorno del trial. Dopo un anno, nei pazienti sottoposti a
terapia anticorpale, rispetto al placebo, sono stati registrati livelli di peptide C,
indicatore della funzionalità delle cellule beta, significativamente più elevati; valori
di emoglobina glicata molto più bassi e, infine, è stata riscontrata una minore
richiesta di insulina. In aggiunta, l'impiego dell'anticorpo ha fatto osservare, dal
terzo al dodicesimo mese, un minore decremento della concentrazione di peptide
C. I livelli di linfociti B (CD19+), diminuiti nei diabetici in seguito a trattamento con
rituximab, dopo 12 mesi hanno raggiunto il 69% del valore basale. Dopo la prima
infusione, un maggiore numero di pazienti è stato colpito da eventi avversi di
grado 1 e 2, nel gruppo trattato con rituximab rispetto al controllo. "La scoperta
che i linfociti B giocano un ruolo nella patogenesi del diabete di tipo 1 apre nuove
strade terapeutiche nell'approccio alla malattia" concludono gli autori. (L.A.)
New England Journal of Medicine 2009, 361, 2143-2152
Terapia insulinica
Gli scopi del trattamento insulinico del diabete mellito di tipo 1 in età
evolutiva sono:
1.
Normalizzare la glicemia (ottimizzare HbA1c)
2.
Evitare l’ipoglicemia
3.
Assicurare una buona crescita
Sedi di iniezione dell’insulina
• Addome: sede da
preferire
• Parte anteriore delle
glutei (quadrante
cosce e
laterale
esterno)
• Parte laterale delle
braccia
L’iniezione dovrebbe essere eseguita iniettando per alcuni giorni nello
stesso sito distanziando le sedi della somministrazione al fine di
prevenire la lipodistrofia
Prospettive future
Nuove vie di somministrazione:
• Infusione continua sottocutanea
• Somministrazione per via inalatoria
• Somministrazione orale
• Terapia combinata
Trapianto di pancreas e di insule
Terapia genica
• Malattie cutanee associate al diabete
• Osteopenia
• Problemi odontoiatrici
• Cura dei piedi
• Malattie della tiroide (tiroidite di Hashimoto ed ipotiroidismo, morbo di
Graves)
• Morbo di Addison
• Gastrite atrofica
• Malattia celiaca
• Altre malattie autoimmuni
Complicanze
• Già
durante l'adolescenza (o comunque 2-5
anni
dopo l’esordio del diabete) possono evidenziarsi le prime
alterazioni strutturali
e funzionali relative alle
complicanze microvascolari.
• Nei bambini e negli adolescenti l'angiopatia diabetica è
costituita principalmente dalla microangiopatia
(microcircolo retinico e glomerulare)
• La neuropatia diabetica e la macroangiopatia
altre due principali complicanze tardive
sono le
Fattori di rischio
I fattori di rischio per lo sviluppo di microangiopatia
in età pediatrica sono:
• Fattori metabolici (AGE, Polioli, Stress ossidativo, IGF1, GH,
ormoni surrenalici e gonadici)
• Fattori vascolari
• Fattori genetici
Strategie di prevenzione
Le strategie in grado di prevenire e migliorare
l’angiopatia diabetica in età pediatrica sono:
Controllo metabolico (terapia insulinica intensiva,
DCCT)
Terapia antiipertensiva
Alimentazione
Follow-up
Il follow-up
raccomandato nei bambini ed adolescenti con
diabete mellito di tipo 1 include:
Valutazioni trimestrali (altezza, peso, BMI, stadio puberale,
pressione arteriosa)
Valutazioni annuali (colesterolo totale,
colesterolo HDL,
trigliceridi, creatinina, funzionalità tiroidea, autoanticorpi
anti- tiroide, markers sierologici di malattia celiaca,
immunoglobuline)
Valutazioni al raggiungimento della pubertà:
fotografia del fundus e fluoroangiografia
escrezione urinaria di albumina (AER)
Diabete di tipo 2 o Diabete non
insulino-dipendente
È di gran lunga la forma più
frequente di diabete.
La produzione di insulina è
inizialmente normale o superiore al
normale, ma ottiene sempre
minore effetto (la cosiddetta
insulino-resistenza). Lo sforzo di
produrre quantità sempre maggiori
di insulina finisce per esaurire le
cellule Beta.
Patogenesi del diabete di tipo II
Ha esordio graduale e colpisce soprattutto le persone al di
sopra dei 40 anni (90% dei casi di diabete mellito)
Fattori
ambientali
(stile di vita)
Insulino-resistenza
iperinsulinemia
Fattori genetici
Ridotta funzionalità
della -cellula
Viene prodotta insulina in quantità insufficiente e spesso
l’organismo è resistente all’insulina
Fisiopatologia del diabete di tipo 2
• Caratterizzato da 2 elementi essenziali
– Insulino-resistenza: inadeguata utilizazione del glucosio da parte
delle cellule, che non rispondono normalmente alla stimolazione
insulinica; il difetto può essere di tipo pre-recettoriale, recettoriale o
post-recettoriale.
– Difetto della -cellula: anche se inizialmente relativo (la secrezione
insulinica è a lungo conservata), è ormai ammesso che l’insorgenza
del diabete di tipo 2 è legata a una produzione di insulina
insufficiente a compensare la resistenza insulinica
Storia naturale del diabete di tipo 2
La lunga fase
pre-clinica è
responsabile di
una
sottovalutazione
della malattia
e di una diagnosi
spesso tardiva
DIABETE DI TIPO II:
Fisiopatologia:
Resistenza
all’azione
dell’insulina.
Difetto di
secrezione di
insulina.
Per downregulation
dei recettori
Per
desensibilizzazione
delle cellule.
IPERGLICEMIA
Patogenesi del diabete tipo 2
Il diabete mellito non insulino-dipendente, o tipo 2, è
caratterizzato da un difetto di secrezione insulinica, con
conseguente resistenza all'azione dell'insulina stessa, nei
tessuti bersagli, cioè quelli su cui agisce l'insulina.
Da un punto di vista descrittivo si possono riconoscere tre fasi
nell'andamento clinico della malattia:
1. la glicemia è nella norma nonostante la presenza di livelli
elevati di insulina, segno di resistenza all'insulina stessa;
2. si assiste ad un aumento della resistenza all'insulina con
conseguente comparsa di iperglicemia postprandiale;
3. non si modifica significativamente la resistenza all'insulina,
ma si assiste ad una riduzione della produzione di insulina che
determina l'insorgenza del diabete.
LA STORIA NATURALE DEL DIABETE
MELLITO TIPO 2
Complicanze
Invalidità
MORTE
Fattori ambientali:
es: alimentazione
Inizio
obesità
del diabete
inattività fisica
PREDISPOSIZIONE
GENETICA
Insulino-resistenza
Iperglicemia
Ipertensione
Dislipidemia
Obesità
Aterosclerosi
Retinopatia
Nefropatia
Neuropatia
Malattie coronariche
Cecità
Insufficienza renale
Amputazione
FATTORI DI RISCHIO
Sei a rischio di sviluppare il Diabete (di tipo 2) se:
• hai parenti diabetici (in particolare genitori, fratelli o
sorelle, o figli)
• sei obeso o in sovrappeso (ovvero hai il BMI, indice di
massa corporea, maggiore di 25 ma anche se hai la
circonferenza vita maggiore di 88 cm per le donne o
di 102 cm per gli uomini)
• hai la pressione alta o prendi medicine per la pressione
alta
• hai il colesterolo buono basso (HDL)
• hai i grassi nel sangue (trigliceridi) elevati
• sei donna e hai avuto il diabete in gravidanza o partorito
figli superiori ai 4 kg
In tutte queste condizioni è consigliabile consultare il
medico al fine di eseguire una glicemia a digiuno e, se
necessario, un carico orale di glucosio. Conviene poi
controllare la glicemia una volta all’anno.
FATTORI DI RISCHIO
• Sedentarietà (tipica della vita urbana) e cattive abitudini
alimentari, sono stati identificati come fattori di rischio.
• Un altro elemento importante è la familiarità per il diabete, che in
Italia interessa il 25 per cento degli uomini e il 29 per cento delle
donne.
• Nel diabete di tipo 2, uno dei maggiori fattori di
rischio è l’obesità o comunque un eccessivo
peso corporeo, che causano una inefficienza
dell’insulina, che favorisce l’insorgenza del
diabete.
L'obesità viscerale (o centrale) riveste un ruolo di primo
piano nello sviluppo della resistenza all'insulina. Il tessuto
adiposo è, infatti, in grado di produrre una serie di sostanze
(leptina, TFN-α, acidi grassi liberi, resistina, adiponectina),
che concorrono allo sviluppo della insulino-resistenza.
Inoltre nell'obesità, il tessuto adiposo è sede di uno stato di
infiammazione cronica a bassa intensità, che rappresenta
una fonte di mediatori chimici, che aggravano la resistenza
all'insulina.
Diabesità
Secondo i dati degli Annali 2008 dell’AMD (Associazione
Medici Diabetologi), due terzi delle persone con diabete di
tipo 2 sono anche obesi (BMI superiore a 27) e meno del
20 % risulta di peso normale. Tra i diabetici di tipo 1
invece, è obeso “solo” un quarto delle persone.
Questi numeri fanno capire come diabete e obesità si
sostengano a vicenda, e il perché, in combinazione fra
loro, siano considerate la vera epidemia dei nostri tempo.
Del binomio diabete-obesità si muore, con un rischio che
raddoppia ogni 5 punti di crescita del BMI: un diabetico in
sovrappeso ha un rischio doppio di morte nell’arco di 10
anni rispetto a un normopeso; un obeso ha un rischio
doppio rispetto ad un sovrappeso.
Il trend epidemiologico di diabete ed
obesità nel mondo
Fumo e diabete
Consequences of smoking for body weight,
body fat distribution, and insulin resistance
• Chiolero et al., American Journal of Clinical Nutrition, Vol. 87, No. 4,
801-809, April 2008
• Our aim was to critically evaluate the relations among smoking, body
weight, body fat distribution, and insulin resistance as reported in the
literature. In the short term, nicotine increases energy expenditure and
could reduce appetite, which may explain why smokers tend to have
lower body weight than do nonsmokers and why smoking cessation is
frequently followed by weight gain. In contrast, heavy smokers tend to
have greater body weight than do light smokers or nonsmokers, which
likely reflects a clustering of risky behaviors (eg, low degree of physical
activity, poor diet, and smoking) that is conducive to weight gain. Other
factors, such as weight cycling, could also be involved. In addition,
smoking increases insulin resistance and is associated with central fat
accumulation. As a result, smoking increases the risk of metabolic
syndrome and diabetes, and these factors increase risk of
cardiovascular disease. In the context of the worldwide obesity epidemic
and a high prevalence of smoking, the greater risk of (central) obesity
and insulin resistance among smokers is a matter of major concern.
Active Smoking and the Risk of Type 2 Diabetes
•
Carole Willi, MD; Patrick Bodenmann, MD, MScPH; William A. Ghali, MD, MPH; Peter D. Faris, PhD; Jacques
Cornuz, MD, MPH
•
•
JAMA. 2007;298(22):2654-2664.
Context Observational studies have suggested an association between active smoking and the incidence of type 2
diabetes.
Objective To conduct a systematic review with meta-analysis of studies assessing the association between active
smoking and incidence of type 2 diabetes.
Data Sources A search of MEDLINE (1966 to May 2007) and EMBASE (1980 to May 2007) databases was
supplemented by manual searches of bibliographies of key retrieved articles, reviews of abstracts from scientific
meetings, and contact with experts.
Study Selection Studies were included if they reported risk of impaired fasting glucose, impaired glucose tolerance, or
type 2 diabetes in relationship to smoking status at baseline; had a cohort design; and excluded persons with diabetes at
baseline.
Data Extraction and Data Synthesis Two authors independently extracted the data, including the presence or absence
of active smoking at baseline, the risk of diabetes, methods used to detect diabetes, and key criteria of study quality.
Relative risks (RRs) were pooled using a random-effects model. Associations were tested in subgroups representing
different patient characteristics and study quality criteria.
Results The search yielded 25 prospective cohort studies (N = 1.2 million participants) that reported 45 844 incident
cases of diabetes during a study follow-up period ranging from 5 to 30 years. Of the 25 studies, 24 reported adjusted
RRs greater than 1 (range for all studies, 0.82-3.74). The pooled adjusted RR was 1.44 (95% confidence interval [CI],
1.31-1.58). Results were consistent and statistically significant in all subgroups. The risk of diabetes was greater for
heavy smokers ( 20 cigarettes/day; RR, 1.61; 95% CI, 1.43-1.80) than for lighter smokers (RR,1.29; 95% CI, 1.13-1.48)
and lower for former smokers (RR, 1.23; 95% CI, 1.14-1.33) compared with active smokers, consistent with a doseresponse phenomenon.
Conclusion Active smoking is associated with an increased risk of type 2 diabetes. Future research should
attempt to establish whether this association is causal and to clarify its mechanisms.
•
•
•
•
•
•
Esercizio al posto dei farmaci
• Niente nomi e dosi di farmaci sulla ricetta, ma la prescrizione di una
bella camminata all'aria aperta. Perché l'esercizio fisico è un vero e
proprio medicinale. Partirà da questo presupposto un progetto ad hoc
dell'Azienda sanitaria locale di Ferrara e dell'assessorato alle Politiche
per la salute della Regione Emilia-Romagna, che coinvolgerà 300 medici
di medicina generale e 11 mila pazienti fra diabetici, ipertesi e anziani
fragili. A tutti verrà consegnato un opuscolo sul movimento da effettuare,
nonché un contapassi per 'controllare' che eseguano le indicazioni giuste.
I primi risultati verranno presentati a giugno 2009, mentre quelli
definitivi a giugno 2010, con le cifre sui benefici e i risparmi
ottenuti."Oltre al guadagno di salute per i cittadini, che è il nostro primo
obiettivo - ha spiegato ieri a Roma presentando il progetto Francesco
Conconi, direttore del Centro studi biomedici applicati allo sport
dell'università di Ferrara - si potranno infatti ottenere risparmi per il
Sistema sanitario regionale stimati attorno ai 660 euro a paziente ogni
anno, come suggeriscono i risultati di un progetto simile attivato a
Perugia, dove i 200 pazienti coinvolti hanno effettuato una camminata di
mezz'ora al giorno per il periodo di studio". Grazie allo sport si prevede
dunque una riduzione sia del consumo di farmaci sia di altri trattamenti
sanitari.
Conseguenze dell’iperinsulinemia
nel diabete II:
l’iperinsulinemia (insulino-resistenza) è causa delle
complicanze macrovascolari, infatti determina:
sintesi VLDL;
aumento dei trigliceridi;
proliferazione di cellule endoteliali e
muscolari lisce dei vasi;
ipertensione arteriosa (x riass. H2O e Na+)
Tutti questi fattori aumentano il rischio di
patologie vascolari su base aterosclerotica!
“Il diabete è una malattia
cardiovascolare che si diagnostica
misurando la glicemia”
Y. Yarvinen
Conseguenze dell’iperglicemia:
l’iperglicemia è responsabile della
microangiopatia diabetica
Glicazione\ossidazione di lipoproteine,
matrice e collagene;
Alterazione della permeabilità vascolare.
Le complicanze del diabete
• La microangiopatia diabetica
– Alterazioni specifiche del microcircolo
retinopatia, nefropatia e neuropatia diabetiche
• La macroangiopatia diabetica
– Ateromatosi precoce e diffusa complicanze cardiovascolari
• Altre complicanze
– Aumentata sensibilità alle infezioni
– Cataratta
– Piede diabetico
La microangiopatia diabetica
1.
La RETINOPATIA diabetica
•
Retinopatia semplice proliferativa
•
Altre complicanze visive: glaucoma, cataratta..
“oftalmopatia diabetica” complessa con calo del visus
2.
La NEFROPATIA diabetica
•
•
3.
Glomerulopatia diabetica IRC progressiva
Fattori aggravanti: macroangiopatia e ipertensione
La NEUROPATIA diabetica
•
Patogenesi mista: microangiopatia + danni metabolici
diretti (polioli, alterazioni della mielina…)
La RETINOPATIA DIABETICA
2 stadi evolutivi principali
1. Retinopatia semplice: dilatazione capillare,
microaneuvrismi, essudati + emorragie
puntiformi
2. Retinopatia proliferante: dopo una fase
“pre-proliferativa” con segni di ischemia
retinica, neovascolarizzazione, fibrosi
retinica
 complicanze acute: emorragie, distacco di retina
 rischio di cecità
La NEFROPATIA DIABETICA
L’evoluzione progressiva delle lesioni glomerulari può portare a IRC terminale
•
1° Stadio: Ipertrofia/ iperfunzione renale con aumento della clearance
della creatinina
•
2° Stadio : Ispessimento della membrana basale glomerulare con
iperfiltrazione e microalbuminuria (20-200 ug/min)
•
3° Stadio : Nefropatia diabetica iniziale con macroalbuminuria e
aumento della PA (filtrazione glomerulare normale)
•
4° Stadio : Nefropatia diabetica conclamata con IRC progressiva,
macroalbuminuria e ipertensione arteriosa
•
5° Stadio : Glomerusclerosi diffusa con IRC terminale
La NEUROPATIA DIABETICA
2 aspetti
• Neuropatia periferica
– Danni a carico dei nervi sensitivi + motori parestesie, ipoestesie,
danni trofici, neuropatie dolorose acute--
• Neuropatia autonomica
– Danni a carico del sistema nervoso autonomo
Manifestazioni viscerali (gastroparesi, alvo irregolare, ritenzione
urinaria, impotenza..)
Manifestazioni cardiovascolari (ipotensione ortostatica, morte
improvvisa..)
Ridotta percezione dell’ipoglicemia
La MACROANGIOPATIA DIABETICA
• Una forma di ATEROMATOSI istologicamente
aspecifica ma precoce e diffusa, con frequente
interessamento plurisegmentare delle arterie di
medio calibro distali
• Fattori aggravanti:
–
–
–
–
Obesità
Ipertensione arteriosa
Fumo
Dislipidemia (in particolare ipercolesterolemia con
aumento LDL)
Insulino-resistenza e macroangiopatia
Obesità viscerale
INSULINO-RESISTENZA
DIABETE di tipo
2
stato protrombotico
Infiammazione
Stress ossidativo
Dislipidemia
Ipertensione
LDL; HDL; TG arteriosa
ATEROMATOSI ACCELERATA
Complicanze
della macroangiopatia diabetica
Sono quelle dell’ateromatosi diffusa:
• Cardiopatie ischemiche
– Angina / infarto miocardico
• Patologia cerebrovascolare
– TIA / ictus cerebrale
• Patologia ischemica periferica (ateriopatia
obliterante)
– Claudicatio intermittens / ischemia acuta /
gangrena
Il piede diabetico
• Una sintesi delle varie complicanze del diabete mellito:
– Ischemia (macroangiopatia)
– Ridotta troficità tessutale (microangiopatia/neuropatia)
– Infezioni (batteriche, micosi..)
• Vari tipi di lesioni
–
–
–
–
Deformazioni osteoarticolari (neuropatia)
Ulcere (origine vascolare e neurogena)
Infezioni
Gangrena
Esempio di ulcera diabeti
Diabete e malattie cardiovascolari
•
•
•
Malattia cardiovascolare
Le malattie cardiovascolari sono la maggior causa di morte nel mondo sia
per persone con diabete, sia per i soggetti non diabetici.
I soggetti con diabete, però, hanno un rischio di morire per problemi
cardiaci da 2 a 4 volte superiore rispetto alle persone senza il diabete.
Inoltre, il diabete spesso si associa ad alterazioni del metabolismo lipidico
che inducono un aumento nei livelli dei grassi circolanti nel sangue. E
questa è una condizione che promuove i fenomeni aterosclerotici. Quando
si riscontrano anomalie di questo tipo è sempre necessario valutare se
siano legate al fatto che il diabete non è ben controllato o se siano
indipendenti dalla malattia diabetica e richiedano un trattamento specifico
.
Ictus
I soggetti con diabete hanno un rischio di avere un ictus da 2 a 4 volte
superiore rispetto alle persone senza il diabete.
Ipertensione
Si stima che il 60-65% delle persone con diabete siano ipertese.
L'ipertensione può condizionare l'evoluzione delle complicanze a livello
renale e retinico, aggravandole ulteriormente.
I limiti entro i quali devono essere mantenuti i valori della pressione
arteriosa nelle persone con diabete sono più bassi di quelli previsti nelle
forme di ipertensione non associate al diabete.
Il diabete è come un primo infarto
• I pazienti diabetici che richiedono una terapia
ipoglicemizzante hanno la stessa probabilità di andare
incontro ad un evento cardiovascolare maggiore dei
pazienti non diabetici con un'anamnesi di infarto
miocardico. Su questa base, la necessità di una terapia
ipoglicemizzante dovrebbe determinare l'inizio di un
intenso trattamento preventivo per le malattie
cardiovascolari. Se un diabetico va incontro ad infarto,
inoltre, le sue probabilità di morte sono doppie rispetto a
quelle di un non diabetico. In presenza di una terapia
ipoglicemizzante, dunque, è opportuno iniziare anche una
terapia antipiastrinica, con aggiunta di statine ed altri
medicinali di comprovata efficacia nella prevenzione degli
eventi cardiovascolari in questo gruppo di pazienti.
(Circulation online 2008, pubblicato il 31/3)
Complicanze oculari
• Il diabete rappresenta la maggiore causa di
cecità negli adulti tra i 20 e i 70 anni. L'eccesso di
zucchero nel sangue, infatti, può provocare danni
irreparabili alla retina (retinopatia diabetica).
È possibile prevenire la cecità intervenendo
precocemente con la tecnica della
fotocoagulazione laser, che è in grado di arrestare
la progressione della retinopatia.
In alcuni casi può portare allo sviluppo della
cataratta, un'opacità del cristallino, la lente
all'interno dell'occhio, che ostacola la visione.
Complicanze renali
•
Il diabete rappresenta una delle cause più
frequenti di insufficienza renale che
impone il trattamento dialitico. È possibile
identificare un'iniziale compromissione
renale in fase molto precoce mediante il
dosaggio dell'albumina nelle urine
(microalbuminuria).
Questo esame va effettuato periodicamente
per poter intervenire prontamente con misure
terapeutiche adeguate.
Sistema nervoso
• Il diabete può indurre alterazioni di vario tipo a livello del sistema
nervoso: disturbi della sensibilità, dolori agli arti inferiori o alle
mani, digestione lenta o alterazioni dell'alvo, sindrome del tunnel
carpale. Negli uomini, un aspetto particolare è costituito dai problemi di
impotenza sessuale.
Nel caso di gravi forme di neuropatia, la mancanza di sensibilità e le
alterazioni della circolazione sanguigna sono i due fattori critici che
promuovono infezioni anche gravi a livello cutaneo.
La scarsa sensibilità cutanea fa sì che le persone con diabete non si
accorgano di piccoli graffi o punture che possono prodursi
accidentalmente, anche per semplice sfregamento del piede nella
scarpa. I difetti di circolazione e l'alta concentrazione di zucchero nel
sangue, associati alla malattia, promuovono l'estensione e l'infezione di
queste piccole ferite che possono ulcerarsi e che, nei casi più gravi,
possono rendere necessaria l'amputazione dell'arto. Per questo
motivo, è indispensabile prestare molta attenzione alla salute della cute,
soprattutto a livello degli arti inferiori, effettuare ispezioni periodiche e,
nel caso vi siano lesioni anche piccole, intervenire con prontezza.
Alzheimer: colesterolo e diabete
accelerano declino
• Nei pazienti con morbo di Alzheimer incidente, la
concentrazione di colesterolo totale ed LDL prima della
diagnosi ed un'anamnesi di diabete sono associate ad un più
rapido declino cognitivo. Per i pazienti con questa patologia
sono disponibili poche opzioni terapeutiche in grado di
migliorare la prognosi: il controllo delle patologie vascolari
potrebbe essere un modo di ritardare il decorso della
malattia. Benché già in precedenza i fattori di rischio vascolari
siano stati studiati in qualità di fattori predittivi di morbo di
Alzheimer, pochi studi hanno valutato la loro influenza sulla
progressione della malattia. E' stato invece ora dimostrato
che la prevenzione o il trattamento dell'ipercolesterolemia e
del diabete potrebbero potenzialmente rallentare il decorso
del morbo di Alzheimer. (Arch Neurol 2009; 66: 343-8)
E’ un’iperglicemia che per la
prima volta viene rilevata durante
la gravidanza (2-3 trimestre) e
scompare cdopo il parto. E’
dovuta all’incapacità di aumentare
adeguatamente la secrezione di
insulina. Il difetto delle
cellule può essere dovuto ad
un'autoimmunità verso il pancreas
in una minoranza di casi, ma
spesso si manifesta come una
resistenza dei tessuti bersaglio
all’insulina.
L’identificazione di tale malattia metabolica nelle donne gravide è di particolare
importanza e la determinazione di una glicemia a digiuno è largamente
raccomandata in tutte le donne gravide tra le 22 e le 28 settimane di gestazione.
Inoltre, in donne che appaiono ad alto rischio per lo sviluppo della malattia
(obese, con familiari di primo grado diabetici) questo controllo deve essere
effettuato il prima possibile e ripetuto tra le 24 e 28 settimane di gestazione. In
questo caso è meglio effettuare un test da carico valutando la glicemia un’ora
dopo la somministrazione orale di 50 g di glucosio.
I rischi clinici precedenti il parto per il diabete gestazionale riguardano il feto: nelle
donne con grave iperglicemia è stato infatti dimostrato un aumentato rischio di
malformazioni fetali gravi (la macrosomia, cioè l’aumento delle dimensioni della
testa del feto, è la più frequente), oppure il parto di feto morto od altre anomalie.
Di solito la situazione metabolica si normalizza dopo il parto, ma le donne che
hanno sofferto di diabete gestazionale hanno una probabilità dal 17 al 63% di
sviluppare un diabete non gestazionale negli anni seguenti. Anche per bambino
nato da queste donne vede un aumentato rischio di obesità e di alterata tolleranza
al glucosio già nell’infanzia e nella giovinezza.
I costi del diabete mellito
Negli Stati Uniti la spesa sanitaria per il diabete è salita dai:
2,6 miliardi di dollari
1969
98,2 miliardi di dollari
1995
137,7 miliardi di dollari
1997
In Europa lo studio CODE-2 ha stimato i costi sostenuti per il diabete in 8 paesi
Costi sociali e sanitari crescenti
• Le logiche ed immediate conseguenze che
derivano da questi dati sono:
• 1) l’aumentato carico sociale dovuto alla
malattia diabetica e alle sue complicanze
(cardiopatia ischemica, cecità, insufficienza
renale, amputazioni degli arti inferiori)
• 2) la necessità d’interventi capaci di
prevenire e\o ritardare la comparsa delle
complicanze croniche del diabete mellito.
STUDIO PER RIDURRE L’INSORGENZA DEL
DIABETE NEI SOGGETTI AD ALTO RISCHIO
GENETICO
È al via nel mondo ed anche in Italia lo studio TRIGR, il primo studio internazionale
multicentrico di prevenzione primaria del diabete tipo 1 (giovanile, insulino-dipendente),
dopo più di un decennio di lavori atti alla creazione e perfezionamento del protocollo di
studio. Si tratta di uno studio randomizzato in doppio cieco, volto a chiarire il ruolo delle
proteine del latte vaccino nell’insorgenza del diabete tipo 1.
La storia
Tutto è iniziato nei primi anni ottanta a partire dagli studi effettuati sugli animali
(topi NOD e ratti BB naturalmente inclini a sviluppare il diabete), i quali non
sviluppavano il diabete se alimentati dalla nascita con una dieta priva di proteine
del latte vaccino. A queste evidenze si sono poi affiancati studi sull’uomo che
mostravano come l’incidenza del diabete tipo 1 fosse più alta nei paesi con
elevato consumo di latte vaccino pro capite. Negli stessi anni si evidenziava
anche il ruolo protettivo sullo sviluppo del diabete tipo 1 esercitato
dall’allattamento al seno e quindi dalla più tardiva esposizione alle proteine del
latte vaccino. Tuttavia tali esperienze indirette e non sempre concordi nei loro
risultati non erano sufficienti per attribuire al latte vaccino la responsabilità
dell’insorgenza del diabete tipo 1. Da qui la necessità di uno studio controllato
che facesse chiarezza sull’argomento aprendo allo stesso tempo speranze su una
possibile strategia preventiva.
GESTIONE DEL DIABETE I
MEZZI TERAPEUTICI
per il DIABETE I
•INSULINA
• AUTOCONTROLLO
DOMICILIARE
• DIETA
• ATTIVITA’ FISICA
ISTRUZIONE
DEL
BAMBINO E
DELLA
FAMIGLIA
TIPI DI INSULINA
INIZIO
(ore)
•ANALOGHI AD
AZIONE RAPIDA
pochi minuti
PICCO
(ore)
DURATA
(ore)
1-3
3-5
•INSULINA AD
AZIONE RAPIDA
0.5-1
2-4
5-8
•INSULINA AD
AZIONE INTERMEDIA
2-4
4-12
12-24
•ANALOGHI AD
AZIONE LENTA
(GLARGINA)
2-4
NESSUNO
24
NB: sono in commercio miscele di insulina rapida e intermedia con le
seguenti proporzioni: 10/90, 20/80, 30/70, 40/60, 50/50
MICROINFUSORE
Pompa per l’infusione
di insulina, costituita da:
COMPUTER che consente
la programmazione di 48
diverse velocità di infusione
SISTEMA DI INFUSIONE: pistone siringa
che eroga insulina (analogo ad azione rapida)
in un piccolo catetere di Teflon da posizionare
sottocute mediante un ago introduttore
rimovibile
DIETA
Il bambino diabetico deve seguire una dieta
normocalorica così ripartita:
% dell’Apporto Energetico Totale
ZUCCHERI COMPLESSI 45-50
MONO-DISACCARIDI
10-15
dolcificante
saccarina/aspartame
PROTEINE
10-13 (se microalbuminuria
persistente 8-10)
(metà vegetali e metà animali)
LIPIDI
30
di cui saturi
<10
(alimenti di origine animale)
monoinsaturi 12-14 (olio d’oliva)
poliinsaturi 6-8
(olio di semi e pesce)
SALE
FIBRE ALIMENTARI SOLUBILI
5g/die (se ipertensione <3g/die)
20g/die
(cereali, legumi, frutta e verdura)
COLESTEROLO
300mg/die
ATTIVITA’ FISICA
Una regolare attività fisica ha numerosi vantaggi non solo per i ragazzi
con il diabete ma per ogni persona.
Nel ragazzo con buon controllo metabolico, una regolare attività fisica
può indurre una considerevole riduzione del fabbisogno di insulina.
Il ragazzo diabetico può svolgere attività fisica anche a livello agonistico,
purchè in buon controllo metabolico ed esente da complicanze
L’esercizio fisico può causare ipoglicemia durante l’attività fisica e
nelle ore seguenti (attenzione all’ipoglicemia notturna!): è necessario
che il ragazzo o la famiglia sappiano modificare la somministrazione di
insulina e/o l’alimentazione in previsione di uno sforzo fisico.
Il ragazzo diabetico dovrebbe programmare la sua attività fisica e se
possibile svolgerla nei momenti della giornata in cui è meno insulinizzato
(ad esempio nel tardo pomeriggio).
OBIETTIVI dell’ISTRUZIONE TEORICOPRATICA DEL PAZIENTE E DELLA
FAMIGLIA
•esecuzione autonoma dei controlli domiciliari,
e dell’iniezione di insulina,
•autogestione domiciliare della malattia
•capacità di risolvere le eventuali emergenze
ipoglicemiche e prevenirne la ricomparsa.
CONCLUSIONI
I notevoli progressi compiuti in questi ultimi anni
nello sviluppo di mezzi utili alla gestione del
Diabete hanno migliorato sostanzialmente la
modalità di trattamento, la qualità del controllo
metabolico e della vita del bambino e la prognosi a
lungo termine della malattia
( della prevalenza delle complicanze
micro-angiopatiche)
L’obiettivo più importante che il team diabetologico
persegue nella gestione del DMT1 in età evolutiva è
pertanto quello di ottenere il miglior controllo
metabolico possibile fin dall’esordio e di fare in modo
che la malattia interferisca meno possibile sulla
qualità di vita del bambino e della sua famiglia
Intervenire in gruppo contro il
diabete
Gli interventi di gruppo sullo stile di vita della durata di più di sei
anni possono prevenire o ritardare la comparsa del diabete per
un periodo fino a 14 anni dopo l'intervento attivo. Gli interventi
intensivi sullo stile di vita possono ridurre l'incidenza del diabete
di tipo 2 nei soggetti con ridotta tolleranza al glucosio, ma non
era finora chiaro per quanto tempo questi benefici si estendano
al di là del periodo dell'intervento attivo o se questi interventi
riducano il rischio di malattie cardiovascolari. Quest'ultimo
punto rimane a tutt'ora oscuro. Gli interventi sullo stile di vita
dovrebbero iniziare forse molto prima, quando i soggetti sono
normoglicemici, onde ottenere la prevenzione primaria del
diabete di tipo 2 e della sua conseguenza principale, ossia le
malattie cardiovascolari. A questo proposito andrebbero
applicate sia le strategie basate sulla popolazione che quelle
dedicate ai gruppi più a rischio. (Lancet. 2008; 371: 1731-2 e
1783-9)
GESTIONE DEL DIABETE II
ELEMENTI ESSENZIALI DEL
TRATTAMENTO DEL DIABETE
Controllo del peso corporeo
Controllo ipertensione
 Incremento attività fisica
Controllo Iperlipidemia
Corretta alimentazione
 Controllo complicanze
macroangiopatiche
Interruzione del fumo
 Controllo complicanze
microangiopatiche
Esercizio
fisiconella
nellaprevenzione
prevenzione
Esercizio fisico
di
II II
diDM
DMtipo
tipo
Disposizione
genetica
Fattori di
rischio:
•inattività
+ •obesità
•stress
•dieta
Esercizio fisico regolare:
•
r insulinica
•
trasporto del glucosio
Fattore di rischio:
resistenza
insulinica
DM tipo II
DM tipo II
+
complicazioni
Esercizio fisico e prevenzione del diabete
Studi sull´insorgenza
del
DM tipo II (III)
Pan, Diabetes Care 1997;
20:537-44
50
45
40
reductions in 35
developing 30
25
diabetes over
20
6 yr (%)
15
10
5
0
l
ro
t
n
o
c
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e
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ex
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i
c
er
Diabete &
esercizio fisico
Sport consigliati
Tipo di paziente
Qualsiasi paziente diabetico
•
•
•
•
•
•
Marcia veloce
Corsa leggera (jogging)
Nuoto
Sci fondo
Equitazione
Golf
Diabete &
esercizio fisico
Sport consentiti
Tipo di paziente
Compenso glicemico ottimale
Capacità di controllo ed autogestione della terapia
•
•
•
•
•
•
•
•
Calcio
Pallacanestro
Pallavolo
Pallamano
Canottaggio
Atletica leggera
Ginnastica artistica
Danza classica
Diabete &
esercizio fisico
Sport sconsigliati
Sport violenti che comportano frequenti sobbalzi e scuotimenti del capo, o vengono
svolti in ambienti pericolosi
•
•
•
•
•
•
•
Pugilato
Lotta libera e greco-romana
Alpinismo
Paracadutismo
Sci estremo
Sport subacquei
Sport motoristici
Diabete &
esercizio fisico
Controllo del peso e corretta
alimentazione (1)
Controllo del peso e corretta
alimentazione (2)
Controllo del peso e corretta
alimentazione (3)
Diabete, controllo glicemico e
mortalità coronarica
• E' stato dimostrato che uno scarso controllo glicemico è
associato ad un sostanziale incremento nel rischio di
mortalità per cardiopatia ischemica nei pazienti diabetici,
ma con un controllo glicemico ragionevolmente buono
questo rischio è paragonabile a quello osservato nei
soggetti non diabetici. Ciò si aggiunge alle ragioni per
raccomandare un buon controllo glicemico nei soggetti
diabetici, ed inoltre sottolinea la necessità di tenere sotto
controllo al contempo gli altri fattori di rischio
cardiovascolare in modo appropriato. L'analisi dell'HbA1c
come variabile continua fluttuante nel tempo ha dimostrato
un incremento del 30 percento del rischio per ciascuno
punto di incremento dell'HbA1c nei pazienti diabetici senza
malattie cardiovascolari note di base. (Eur Heart J 2009; 30:
1372-7)
Gestione del diabete
Volta a correggere lo stile di vita del paziente esaltando l’importanza di una
corretta alimentazione in associazione con l’esecuzione di un regolare
esercizio fisico
Quando tali interventi
non siano sufficienti
Farmaci secretagoghi
(sulfaniluree): stimolano la
Terapia farmacologica
liberazione di insulina endogena
(tolbutamide)
Mimetici dell’incretina:
stimolano la secrezione insulinica
(exenatide)
Inibitori dell’alfa-glucosidasi:
rallentano l’assorbimento dei
carboidrati (acarbosio)
Insulina
Tiazolidindioni:
riducono la resistenza insulinica
(troglitazone)
Farmaci insulino-sensibilizzanti
(biguanidi):
aumentano la sensibilità all’insulina a
livello dei tessuti periferici e del fegato
(metformina)
La pompa-cerotto che migliorerà la
vita dei diabetici
• 19 giugno 2009
• Dal congresso di New Orleans arriva la rivoluzione tecnologica per i
diabetici. La pompa-cerotto senza fili e tubi, per ora usata solo per il
diabete di tipo1. Sarà disponibile in Italia dall'anno prossimo. Spiega le
novità Salute di Repubblica.
• «Assomiglia a un mezzo uovo sodo - descrive il settimanale - e ha
cambiato la vita di migliaia di ragazzini americani; in Italia potrebbe
arrivare entro la fine dell'anno. È l'OmniPod®, la prima "pompa-cerotto"
da insulina, wireless e tubeless (cioè senza tubi per erogare l'insulina),
realizzata dalla Insulet Corporation, una start up americana del
Massachusetts. L'OmniPod, oltre ad essere un piccolo miracolo
tecnologico è anche una filosofia: il suo design (e in parte anche il
nome) si ispira ai gadget della Apple ed è la prima pompa da insulina
usa-e-getta, precisissima ma a bassissimo costo»
Diabete: con migliore assistenza
meno morti, infarti, dialisi e costi
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31.05.2012 - ore 15.38
Riduzione della mortalità, -15%, degli infarti, -17%, e delle dialisi, -47%, conseguenza del diabete; risparmio di oltre 3 miliardi di euro di spesa
sanitaria. “Questi i risultati che si potrebbero ottenere in appena 15 anni in Italia, mettendo in atto interventi mirati al miglioramento della qualità
dell’assistenza alle persone con diabete. Il nostro calcolo deriva dall’applicazione all’intera popolazione, utilizzando modelli validati di predizione,
dei risultati di un’esperienza condotta da una rete di Centri di diabetologia siciliani”, ha affermato il dr. Antonio Nicolucci, Coordinatore Data
Analysis Board dell’Italian Barometer Diabetes Observatory. “Inoltre, questi benefici comincerebbero ad apprezzarsi da subito, diventando
evidenti già dopo pochissimi anni”, ha proseguito.
“I centri siciliani – 22 che hanno coinvolto oltre 27.000 persone con diabete – hanno dimostrato, con un’attività di misurazione continua dei
processi applicati e di condivisione dei risultati ottenuti, intervenendo con correttivi dove necessario, come nell’arco di 4 anni si potesse ottenere
una riduzione media di 0,5% dei livelli di emoglobina glicata, HbA1c, di 3 mmHg della pressione sistolica e di 25 mg/dl del colesterolo LDL.
Questi miglioramenti, che possono apparire modesti, applicati a numeri elevati di persone con diabete possono tradursi in enormi vantaggi: quelli
che abbiamo quantificato”, ha detto Nicolucci.
L’analisi, contenuta nel rapporto dell’Italian Diabetes Barometer Observatory “Facts and figures 2012 sul diabete”, è stata illustrata oggi a Roma,
in occasione della presentazione dell’Italian Barometer Diabetes Forum 2012, la manifestazione che sarà ospitata martedì 5 giugno, a
Monteporzio Catone, nella sede di Villa Mondragone dell’Università di Roma Tor Vergata, organizzatrice dell’incontro con Diabete Italia,
Associazione parlamentare per la tutela e la promozione del diritto alla prevenzione, World Diabetes Foundation, Italian Barometer Diabetes
Observatory e con il supporto non condizionato di Novo Nordisk, nell’ambito del programma Changing Diabetes.
“Il diabete può diventare la pandemia più disastrosa del 21° secolo se non affrontiamo questo problema in maniera adeguata, perché la continua
crescita del fenomeno ha enormi ricadute sullo stato di salute della popolazione, sui conti pubblici e, naturalmente, sulla qualità di vita di chi
soffre della malattia”, ha spiegato il prof. Renato Lauro, Rettore dell’Università di Roma Tor Vergata e Presidente dall’Italian Barometer Diabetes
Observatory, presentando il programma del Forum, che sarà dedicato alla governance ossia come affrontare il diabete non solo con le cure
mediche, ma con la gestione complessiva della persona e della sua malattia.
Alcuni dati, infatti, devono preoccupare. A livello mondiale, la mortalità attribuibile alle malattie non trasmissibili, tra cui il diabete, era nel 2002 del
59%; per il 2030 si stima salirà al 69%, ma mentre la mortalità per tumori e malattie cardiovascolari è in diminuzione, quella per diabete cresce
dell’1,1% all’anno fra gli uomini e dell’1,3% fra le donne. Entro il 2030, il diabete passerà dall’undicesima alla settima causa di morte nel mondo e
nei Paesi industrializzati sarà al quarto posto, dietro a malattie cardiovascolari, cerebrovascolari e tumori delle vie respiratorie, ma molto più
avanti rispetto agli altri tipi di tumore. In Italia, circa 27.000 persone nella fascia di età fra i 20 e i 79 anni muoiono ogni anno a causa del diabete,
il che equivale a un decesso ogni 20 minuti.
L’educazione sanitaria
Una delle scoperte mediche più importanti degli ultimi vent’anni è stata l’evidenza
scientifica di poter prevenire e curare meglio la malattia con l’educazione.
L’educazione sanitaria ha ottenuto un riconoscimento ufficiale fin dalla pubblicazione
del rapporto dell’OMS Europa nel 1998 con cui se ne dà una precisa definizione:
“L’educazione sanitaria dovrebbe permettere ai pazienti di acquisire e di conservare le
capacità e competenze che li aiutano a vivere in maniera ottimale con la malattia.
Si tratta di un processo centrato sul paziente.
Implica attività organizzate di sensibilizzazione, di informazione, di apprendimento
dell’autogestione e di sostegno psicologico.
Essa mira ad aiutare i pazienti e le loro famiglie a comprendere la malattia e il
trattamento, a vivere in maniera più sana e a conservare o migliorare la qualità della
loro vita”.
L’educazione sanitaria (2)
L’educazione costituisce parte integrante del trattamento del paziente.
Riguarda la vita quotidiana del paziente e coinvolge la sua famiglia e i suoi amici.
È un processo permanente che deve essere adattato all’evoluzione della malattia e
allo stile di vita del paziente.
Deve essere strutturata, organizzata e realizzata con mezzi educativi diversi.
È multiprofessionale, interdisciplinare e intersettoriale ed è realizzata da operatori
formati all’educazione del paziente.
Limiti dell’educazione sanitaria
Spesso non è possibile raggiungere tutte le persone che si vorrebbe
I pazienti sono eterogenei per le loro caratteristiche intellettuali, sociali, culturali e motivazionali.
Imparare a vivere con la propria malattia è molto diverso da imparare qualsiasi altro tipo di
conoscenza.
Le conoscenze che si insegnano al paziente sono di natura complessa.
Il paziente può aver imparato tutto e non applicarlo.
Nei pazienti, da un lato c’è la convinzione che per i diabetici sia possibile vivere una vita del
tutto normale, dall’altro, la consapevolezza dell’impossibilità di guarire dalla malattia.
Accanto al riconoscimento dell’importanza e della necessità di operare controlli regolari, nel
paziente emerge la “voglia di trasgressione” e l’indisciplina nei comportamenti.
L’esercizio fisico
Muscolo: glicogeno
glucosio-6-fosfato
Glucosio-6-fosfatasi
glucosio
piruvato
Non c’è immissione in circolo di
glucosio prodotto dal muscolo
Quindi
↓ glicemia e ↓ insulinemia
Tramite l’insulina, il muscolo
assorbe anche il glucosio ematico
di produzione epatica
Per questi motivi è fondamentale educare il paziente
diabetico incitandolo a praticare regolarmente attività
fisica
L’esercizio fisico nel diabetico
Nel
diabetico
con buon controllo glicemico: l’ipoglicemia indotta dallo sforzo si
aggiunge a quella indotta dall’insulina il cui assorbimento dalla sede di
somministrazione non si interrompe durante l’attività
con controllo glicemico inadeguato: la mancanza di insulina inibisce il
riassorbimento di glucosio da parte del muscolo senza prevenire l’aumento
della produzione di glucosio epatico
↑ glicemia, ↑ lipolisi e chetonuria
È necessario educare il paziente a gestire la terapia
ipoglicemizzante e l’alimentazione in base all’attività fisica
svolta.
EFFETTI DI UNA RIDOTTA ADERENZA ALLA
TERAPIA NEI DIABETICI SUI RICOVERI
OSPEDALIERI E SULLA MORTALITA' PER TUTTE
LE CAUSE
• Nei soggetti diabetici più giovani è diffusa
una scarsa aderenza alla terapia, che
porta a conseguenze negative
metaboliche e cliniche.
Sono necessari interventi per aumentare
l'aderenza alla terapia affinchè i pazienti
possano capire il beneficio complessivo
delle prescrizioni effettuate.
EFFECT OF MEDICATION NONADHERENCE ON HOSPITALIZATION AND MORTALITY AMONG PATIENTS
WITH DIABETES MELLITUS
Ho PM, Rumsfeld JS, Masoudi FA, et al.
Arch Intern Med 2006;166:1836-1841
Limiti dell’educazione all’esercizio
fisico
Difficoltà culturali
Limiti motivazionali
In Italia lo sport desta molto interesse ma è poco praticato.
Passare da una cultura dell’osservazione a quella
dell’impegno richiede uno sforzo che solo un costante lavoro
da parte di un educatore può aiutare ad affrontare.
Se il paziente non è motivato a praticare sport, difficilmente lo
farà. È importante scegliere attività che lo entusiasmino o
verso le quali sia predisposto
Difficoltà tecniche
I corsi di studio non formano il medico ai fondamenti della
fisiologia sportiva e alle tecniche di allenamento
Difficoltà emotive
Il paziente tende a sentirsi meno valido fisicamente rispetto
a quando era metabolicamente sano, scatta quindi la paura
dell’insuccesso
Alimentazione
Gli obiettivi della terapia nutrizionale sono:
Migliorare lo stato di salute in generale attraverso un'alimentazione ottimale
Ottenere un equilibrio tra i cibi assunti, la dose di insulina e il consumo energetico
Ottenere un livello ottimale di lipidi nel sangue
~60% calorie totali = carboidrati
Fornire un apporto adeguato di calorie e di nutrienti
~25% calorie totali = lipidi
~15% calorie totali = proteine
Consigli per l’alimentazione
Un’introduzione
eccessiva di grassi
porta all’aumento
del tessuto adiposo
e del rischio di
malattie
cardiovascolari e di
arteriosclerosi
Le fibre idrosolubili
riducono la velocità di
assorbimento dei
carboidrati e possono
migliorare il
metabolismo lipidico.
Le fibre idroinsolubili
migliorano la
funzionalità intestinale
Fonti di proteine,
come i legumi, sono
povere di grassi,
ricche di fibre e di
carboidrati
complessi e ne va
incoraggiato il
consumo
Il consumo dei
carboidrati non va
limitato ma sono da
preferire quelli
ricchi di amidi
La comunicazione dei messaggi di
prevenzione
Il Piano Sanitario Nazionale 2003/2005, ha dedicato particolare attenzione ai
problemi delle malattie metaboliche e ha previsto programmi di prevenzione e di
comunicazione volti a:
sensibilizzare la popolazione sull’importanza della prevenzione della malattia e
delle complicanze
comunicare l’importanza di perseguire corretti stili di vita: alimentazione
equilibrata e movimento fisico per ritardare e/o evitare la malattia
indicare i fattori di rischio e la mappatura dei centri diabetologici
sensibilizzare la popolazione al fine di non discriminare le persone con diabete
Calcola il tuo rischio di diabete 2
German Diabetes Risk Score
Deutsches Institut für
Ernährungsforschung
Potsdam-Rehbrücke
Please answer all the following questions and click the
'Continue' button to proceed to the next section
General
Physical Activity
Diet
Lifestyle
Summary
Have you ever been diagnosed with diabetes or do you have a
persistently elevated blood glucose level?
No Yes Dont' know
First page
Continue
http://drs.dife.de/test/init/en
I mezzi di comunicazione
I mezzi attraverso i quali diffondere il messaggio della prevenzione
devono essere in grado di raggiungere più persone possibili
Organizzazione di eventi
Giornata mondiale del diabete
Giornata nazionale del diabete
Spot televisivi e radiofonici
Manifesti
Opuscoli informativi
Siti web
Organizzazione di campi scuola per giovani diabetici
La giornata mondiale del diabete
La giornata mondiale del diabete è una
campagna globale destinata ad aumentare la
consapevolezza sul diabete.
Il suo scopo è informare il pubblico sulle cause,
i sintomi, le complicanze e i trattamenti
associati a questa condizione patologica e vuole
essere un modo per ricordare che l’incidenza e
la prevalenza del diabete sono in costante
aumento.
Questo evento raggruppa milioni di persone in oltre 145 nazioni che
includono bambini e adulti affetti o meno dal diabete, operatori sanitari,
personalità politiche in possesso di potere decisionale e rappresentanti dei
media; tutti accomunati dallo scopo di favorire una presa di coscienza su
questa malattia.
I temi della giornata mondiale
Ogni anno la giornata mondiale del diabete è focalizzata su un tema collegato al diabete
2002
2003
2005
2004
2006
The theme for 2005 is diabetes
and foot care, a theme that
will complete the series of themes
on diabetes complications that
The slogan for this year's campaign is:
began in 2001.
PUT FEET FIRST: PREVENT AMPUTATIONS
Spot televisivi, radiofonici e volantini
Sia nel 2004, sia nel 2005, lo slogan della campagna contro il diabete è
stato:
Alimentazione
sana
Controllo del
peso
Moderata
attività fisica
Spot televisivi, radiofonici e volantini
(2)
Nel 2003 lo spot promosso dall'A. G. D. Italia, ha portato all'attenzione del pubblico il
problema della disinformazione come causa di emarginazione, problema che molti
diabetici vivono giornalmente.
Allo stesso tempo ha sottolineato che la persona affetta da diabete può fare molte più
cose di quanto la gente “normale” spesso creda.
Lo spot era questo
Accompagnato dal volantino “facciamo luce sul diabete”
Siti web
Grazie a Internet oltre 500 mila italiani sono stati raggiunti dalla
Campagna Diabete promossa dal Ministero della Salute nel 2005.
La campagna on line è stata incentrata sul portale
www.campagnadiabete.it, affidato all'ANIAD (Associazione Nazionale
Italiana Atleti Diabetici) in nome e per conto di tutte le associazioni di
volontariato del diabete.
Essa si è articolata attraverso iniziative di comunicazione che prevedevano:
La diffusione di informazioni relative alle attività svolte dalle associazioni
La consulenza del diabetologo on line
La presenza di un motore di ricerca per permettere agli utenti di conoscere
riferimenti telefonici ed indirizzi dei centri diabetologici più vicini.
Campi scuola per diabetici
I campi scuola sono dei "momenti" di educazione ed addestramento teorico-pratici
all'autogestione della malattia. I tipi di campi organizzati sono principalmente
quattro:
Campi per genitori
con bambini di età inferiore
a sette anni.
I genitori acquistano sicurezza nell’affrontare e risolvere i
problemi
I bambini imparano ad eseguire l’esame delle urine, la
glicemia, le iniezioni, a riconoscere ed affrontare
l’ipoglicemia.
Campi educativi per
ragazzi tra 7 e 14 anni
I ragazzi imparano a gestire le gite, l’attività fisica,
l’alimentazione e si confrontano attraverso esperienze
individuali per una migliore accettazione di sé.
Campi per adolescenti
I ragazzi si confrontano su sessualità, droghe, relazioni
interpersonali e con i genitori.
Campi per giovani
adulti
I ragazzi approfondiscono le problematiche relative alle
complicanze, alla sessualità e alla gravidanza.
Il ruolo del Farmacista
Negli ultimi anni la professione del Farmacista ha ridefinito il suo ruolo nel sistema sanitario
soprattutto negli U.S.A. dove il Farmacista partecipa attivamente a programmi di gestione e
prevenzione del diabete
La Farmacia è un luogo di
riferimento per la popolazione per
quanto riguarda tutti gli aspetti
relativi alla salute. Per il cliente essa
rappresenta una sede attendibile dove
trova messaggi, consigli e indicazioni
qualificati
La facilità di dialogo e il rapporto
di confidenza personale con i
clienti abituali permettono al
Farmacista di svolgere un ruolo
attivo nell’educazione,
nell’informazione e nell’assistenza
personalizzata al diabetico
La Farmacia è il trait-d’union ideale
tra le strutture mediche e i pazienti,
per realizzare progetti di prevenzione
veramente efficaci
I Farmacisti forniscono ai clienti
glucometri e indicazioni sul
controllo del glucosio,
consigli riguardanti
l’alimentazione e l’esercizio
fisico, il modo appropriato di
camminare e di curare gli occhi
ed eseguono anche alcuni
esami fisici
Il ruolo dei Farmacisti può essere importante nel consigliare i clienti
dopo che sono stati dimessi dall’ospedale, per individuare e risolvere
discrepanze nelle cure prescritte e sorvegliare non aderenze ai
trattamenti ed eventuali eventi avversi
Come riaffermare la figura del
Farmacista
il ruolo del Farmacista nell’educazione sanitaria della popolazione è fondamentale
ma nella pratica, soprattutto in Italia, si assiste ad una scarsa attenzione verso la
sua importanza nella prevenzione e gestione delle malattie croniche. Appare
importante quindi, un maggior coinvolgimento del Farmacista nell’assistenza ai
pazienti mediante:
Formazione pre e
post universitaria
Partecipazione alla
gestione integrata
Durante gli studi, il Farmacista dovrebbe acquisire informazioni che
gli permettano di affrontare con maggiore consapevolezza le
problematiche legate al diabete e che dovrebbero essere integrate,
nel corso dell’esercizio alla professione, tramite i corsi ECM
La gestione integrata è una
partecipazione congiunta di operatori in
campo sanitario e prevede un lavoro
interdisciplinare in team la cui
componente fondamentale è proprio il
paziente
Come riaffermare la figura del Farmacista
(2)
Esecuzione di
semplici controlli
Utilizzo di strumenti
innovativi
Impiego di
questionari
Impiego di carte
del rischio
Il Farmacista mediante l’esecuzione di semplici controlli quali la
misurazione della glicemia e il controllo del peso, può individuare
soggetti a rischio sui quali poter prendere precoci provvedimenti
preventivi
In Farmacia si potrebbero proiettare dei filmati a scopo educativo
così da farla diventare un vero e proprio luogo di apprendimento
Mediante questionari da far compilare ai clienti, il Farmacista può
conoscere il loro grado di competenza e il rischio di un futuro
sviluppo di malattia a seconda delle risposte date
Il Farmacista potrebbe consultare queste carte insieme al cliente,
calcolare il profilo di rischio di malattia e complicanze e dare consigli
personalizzati sulla riduzione o eliminazione dei vari fattori di rischio
COME INDIVIDUARE
CHI È A RISCHIO ?
IN FARMACIA
SI PUÒ
Controllare la
glicemia
Controllare il
peso
Controllare la
pressione sanguigna
Questionario on-line
…MA NON SOLO…
Si possono compilare
questionari che aiutino il
farmacista a valutare il
tuo rischio……
Si possono avere
opuscoli informativi ed
un professionista dietro
il banco disponibile a
dare consigli…..
…ED INFINE ALCUNI
ESEMPI DI CONSIGLI…
Tredici utili consigli per chi vuole fare sport
1. una regolare attività sportiva aiuta a mantenere la glicemia attorno a valori ottimali e
riduce il fabbisogno giornaliero di insulina
2. scegli di praticare sport da fare in compagnia ed allenati con qualcuno che conosca la tua
condizione e sappia aiutarti in caso di bisogno
3. evita sport in cui la perdita temporanea di coscienza può mettere a repentaglio la tua vita
(es. immersioni)
4. l’attività sportiva va eseguita solo in condizioni di buon compenso metabolico
5. misura la glicemia prima e dopo l’attività sportiva
6. se la glicemia di partenza è inferiore a 100 mg/dl e sono presenti corpi chetonici nelle
urine non svolgere nessuna attività
7. se la glicemia iniziale è inferiore a 100 mg/dl e non ci sono corpi chetonici nelle urine
mangia dei carboidrati prima di iniziare l’attività
8. se lo sforzo fisico si protrae per più di 30 minuti, misura la glicemia e mangia anche
durante l’attività
9. ricordati di adattare la dose di insulina, secondo le indicazioni del diabetologo, alla attività
sportiva
10. non iniettare l’insulina nelle zone del corpo che vengono maggiormente coinvolte nello
sforzo fisico
11. porta sempre con te zucchero o bevande zuccherate da usare
subito al sopraggiungere di un’ ipoglicemia
12. impara a riconoscere i sintomi di ipoglicemia e ad intervenire
prontamente per correggerla
13. controlla la glicemia anche due ore dopo la fine dell’attività, perché
si possono verificare ipoglicemie anche a distanza di tempo
Non dimenticare…..
• Autocontrollo della glicemia
• Visite periodiche dal
diabetologo
• Regime alimentare corretto
• Pressione sanguigna normale
• Peso forma
• Attività fisica regolare
• Poco stress
• Stop al fumo
IL PIEDE
DIABETICO
IPOGLICEMIA
E DIABETE
CHETOACIDOSI
DIABETICA
LA DIETA PER IL
DIABETICO
10 regole per avere piedi sani
1. Ispezionare i piedi ogni mattina e ogni sera per rilevare:
- cambiamenti di colore,
- la comparsa di tagli e/o ulcere,
- gonfiori e macerazioni.
2. Lavarli ogni giorno con acqua tiepida (36-37 C) e un sapone neutro. E' consigliabile
l'uso di un termometro da bagno per
3. Controllare la temperatura. L'acqua troppo calda può ustionare e causare gravi lesioni.
4. Asciugarli bene anche tra le dita con un panno morbido. Spazzole, guanti ruvidi e altri
prodotti irritanti devono essere evitati perché possono danneggiare la pelle.
5. Non usare mai forbici o altri strumenti taglienti; per accorciare le unghie: usare solo la
limetta.
6. Usare la pietra pomice nel caso di duroni e callosità.
7. Utilizzare scarpe adatte al tuo piede:
- a pianta larga
-tacchi bassi (2-3cm per l'uomo e 3-5 cm per la donna)
-se sono nuove, la prima volta, cambiale ogni 2 ore;
-con suola e tomaia in pellame;
-non usare mai sandali o zoccoli, o camminare sulla sabbia senza scarpe chiuse.
8. Ispezionare sempre le scarpe prima di indossarle.
7. Evitare pediluvi prolungati per evitare la macerazione soprattutto tra le dita e sotto le
callosità.
9. Se la pelle è secca ammorbidirla ogni giorno con crema idratante evitando la zona tra
le dita.
10. Se i piedi sono freddi: evitare tutte le fonti di calore quali: radiatori, stufette, borse
d'acqua calda, coperte termiche.
La Risoluzione ONU
Si tratta della prima risoluzione per una patologia
non infettiva. L’Assemblea Generale delle Nazioni
Unite ha siglato il 21 dicembre 2006 una Risoluzione
ritenuta una pietra miliare per il mondo del diabete
poiché riconosce che l’epidemia di diabete è una
minaccia per tutto il mondo. Per la prima volta, i
governi hanno riconosciuto che una patologia non
infettiva pone una seria minaccia per la salute del
mondo al pari delle patologie infettive quali
HIV/AIDS, tubercolosi e malaria.
L’International Diabetes Foundation (IDF) è a
capo della campagna “Unite for Diabetes”, che ha
come scopo quello di attirare l’attenzione sulla
gravità del diabete e di incoraggiare azioni per
combattere questa epidemia. Fin dal principio, la
campagna ha puntato ad una Risoluzione Onu.
La campagna “Unite for Diabetes” ha riunito la
più grande coalizione sul diabete di ogni tempo,
composta dalle organizzazioni di pazienti di più di
150 paesi, dalla grande maggioranza del mondo
scientifico, molte fondazioni benefiche,
organizzazioni di servizi e industrie.
La Risoluzione designa Giornata Mondiale del
Diabete, il 14 Novembre, come una giornata delle
Nazioni Unite celebrata ogni anno a partire dal
2007. Si richiede a tutti gli Stati Membri delle
Nazioni Unite di celebrare questo giorno e di
promuovere in tutte le nazioni politiche per la
prevenzione, la cura ed il trattamento del diabete.
L’International Diabetes Federation (IDF) è
un’organizzazione composta da 200 associazioni
membre in più di 150 paesi, rappresentante milioni
di persone affette da diabete, le loro famiglie, e i
professionisti sanitari che si occupano di loro. La
sua missione è quella di promuovere la cura del
diabete, la prevenzione e assistenza a livello
mondiale.
In conclusione…
È indispensabile aumentare la coscienza della gravità del diabete,
attraverso un’opera attenta e capillare di educazione dei pazienti
e occorre fornire loro le conoscenze e le competenze necessarie
per gestire la malattia
Indispensabile è anche diffondere nella popolazione non diabetica
un efficace messaggio di prevenzione per ritardare e/o evitare
l’insorgenza della malattia soprattutto in soggetti a rischio
FAQ
1.
2.
3.
4.
5.
6.
7.
8.
9.
10.
11.
Qual è la classificazione del diabete mellito?
Che differenze si trovano tra il diabete di tipo I e quello II?
Qual è il ruolo dell’insulina nell’organismo?
Qual è l’epidemiologia del diabete I?
Come si può prevenire e gestire?
Qual è l’epidemiologia del diabete II?
Quali sono i fattori di rischio e le complicanze?
Come si può prevenire il diabete di tipo II?
Che cosa è la sindrome metabolica?
Che cos’è il diabete gestazionale?
Qual è il ruolo del farmacista nella gestione e nella
prevenzione del diabete?
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