1 MISSIONARI CLARETTIANI Provincia – Delegazione Italiana «FIN QUI CI HA SOCCORSO IL SIGNORE» 1Sam 7,12 Il percorso dell’Organismo attraverso i suoi documenti 1935-2002 Altamura 2005 MISSIONARI CLARETTIANI Provincia – Delegazione Italiana «FIN QUI CI HA SOCCORSO IL SIGNORE» 1Sam 7,12 Il percorso dell’Organismo attraverso i suoi documenti 1935-2002 Altamura 2005 2 SIGLE ED ABBREVIAZIONI AGCMF Archivio Generale dei Missionari Clarettiani, Roma, Curia Generalizia, Via del Sacro Cuore di Maria 5. Annales Annales Congregationis, Madrid 1889-1934; Roma 1935-. Aut. ANTONIO MARIA CLARET, Aurobiografia. CC MISSIONARI CLARETTIANI, Costituzioni. [Quando non è detto diversamente si intende l’edizione del 1986 attualmente in vigore]. CIA Codex Iuris Additicii pro Missionariis Congregationis Filiorum Immaculati Cordis B. M. V. [segue l’anno di edizione 1925, 1940 o 1953]. CPR XX CAPITOLO GENERALE, Il Clarettiano nel processo di rinnovamento congregazionale, Roma 1985. Dir. MISSIONARI CLARETTIANI, Direttorio [Quando non è detto diversamente si intende l’edizione del 1999 attualmente in vigore]. DVC MISSIONARI CLARETTIANI, Direttorio vocazionale clarettiano, Roma 2002. EA GIOVANNI PAOLO II, Esortazione apostolica post-sinodale Ecclesia in Africa. EMP XXII CAPITOLO GENERALE, In missione profetica, Roma 1997. LG CONCILIO VATICANO II, Costituzione Dogmatica Lumen Gentium. MCH XIX CAPITOLO GENERALE, La Missione del Clarettiano Oggi, Roma 1979. NMI GIOVANNI PAOLO II, Lettera apostolica Novo Millennio Ineunte. NSM MISSIONARI CLARETTIANI, La nostra spiritualità missionaria nel cammino del popolo di Dio, Roma 2002. OSG Ordo Studiorum Generalis [segue l’anno di edizione 1929 o 1959]. OT CONCILIO VATICANO II, Decreto Optatam Totius. PC CONCILIO VATICANO II, Decreto Perfectae Caritatis. PGF MISSIONARI CLARETTIANI, La formazione dei Missionari. Piano Generale di Formazione, Roma 1994. SP XXI CAPITOLO GENERALE, Servitori della Parola, Roma 1991. VC GIOVANNI PAOLO II, Esortazione apostolica post-sinodale Vita Consecrata. VMTM AQUILINO BOCOS, Vocazioni missionarie per il terzo millennio, Roma 2001. In copertina: I partecipanti al primo Capitolo Provinciale (Archivio Comunità di Altamura, Provincia II, 5). In piedi, da sinistra: Víctor Izquierdo, Manuel Bernaola, Hilario Lorente, Mariano Esteban García, José Mañanet, Angel Viyuela, Tomás Ureta. Seduti, da sinistra: Benito Ripa, Joaquín Bestué, Felipe Maroto, Diego Luna, Jesús Goyeneche. 3 «Samuele prese allora una pietra e la pose fra Mizpa e Iesana e la chiamò Eben-Ezer (Pietra dell’Aiuto) dicendo: “Fin qui ci ha soccorso il Signore”» (1Sam 7,12). La pubblicazione di questi documenti del nostro Organismo (che riprende l’idea e lo schema di un precedente fascicolo1) non risponde al bisogno di far conoscere testi di particolare valore intrinseco. L’intento è prevalentemente storico. Più volte abbiamo indicato la necessità di raccogliere il nostro patrimonio e ciò è stato preso come impegno nel progetto di revisione delle posizioni e poi ancora nel progetto missionario della Delegazione. Alcuni studi e pubblicazioni hanno fornito elementi. Vanno qui ricordati due studi di P. Franco Stano: uno specifico sulle missioni popolari (Solchi profondi) del 1994 e uno che ricostruisce invece un profilo storico della Provincia dalla sua origine al 1984, presentato negli incontri di aggiornamento 1987, ma mai pubblicato. Si colloca in questa linea anche lo strumento di lavoro preparato nel 2001 per il percorso di purificazione della memoria (Abbiamo peccato… noi e i nostri padri). Va ancora menzionato un fascicolo di ricordi scritto da P. Savino Pucci pubblicato nel 2002 che, pur in chiave autobiografica, offre diversi elementi storici. Nessuna di queste opere è una compiuta storia dell’Organismo, anche se tutte vi apportano elementi. La presente pubblicazione prosegue nello stesso intento, invitandoci a ripercorrere la storia dell’Organismo, dal primo Capitolo ordinario della Provincia Italiana fino all’ultima Assemblea della Delegazione, attraverso le riflessioni e i dubbi, le conquiste e i fallimenti che ci hanno accompagnato. La scelta dei documenti ha seguito sostanzialmente il criterio del fascicolo pubblicato nel 1983 puntando sui momenti assembleari e sulle indicazioni lasciate dai Visitatori generali, limitatamente agli atti di carattere generale e pubblico. Restano così escluse le lettere circolari dei Superiori maggiori e anche i verbali di visita rivolti alle singole comunità o ai Governi provinciali, anche se talvolta vengono richiamati nelle introduzioni. Fino al 1966 i documenti sono solo le conclusioni dei Capitoli; dal 1973 vanno ad aggiungersi a questi le assemblee ed altre riunioni; infine, dal 1974, abbiamo le indicazioni che i Visitatori generali rivolgono all’Organismo nel suo complesso. I documenti, introdotti da una breve presentazione redazionale che li colloca nel loro momento storico, sono per comodità divisi in due sezioni. La prima raccoglie le conclusioni dei primi cinque capitoli provinciali (1935-1960), quelli celebrati prima del Concilio Vaticano II. Sono documenti che seguono uno schema abbastanza fisso, prendendo in esame, alla scadenza di ogni sessennio di governo, i diversi aspetti della vita della Provincia. La seconda sezione, molto più ampia, ripropone i documenti successivi al Concilio Vaticano II, maggiormente diversificati nel loro genere, che segnano, con cadenza spesso ravvicinata, gli ultimi decenni dell’Organismo. 1 PROVINCIA CLARETTINA D’ITALIA, Documenti 1973-1980, Lierna 1983. 4 Da una visione complessiva di questo materiale emergono alcune costanti, come la difficoltà nel gestire la formazione (per la mancanza sia di edifici adeguati, sia di personale preparato) o le tensioni fra aspetto comunitario ed attività apostoliche. Al tempo stesso nei documenti si vanno via via riflettendo, spesso in modo molto attutito, le situazioni nuove che i mutamenti della società e della Chiesa fanno emergere. I passi che vanno dal primo all’ultimo testo non risultano sempre coerenti: sono carichi delle contraddizioni della vita; di una vita che, purtroppo, negli anni si è anche inaridita. Questi documenti sono tuttavia testimoni di una storia, della nostra storia. L’augurio è che questa pubblicazione, che almeno in parte cerca di rispondere ai voti espressi dall’Assemblea della Delegazione celebrata nel 2002, ci aiuti nell’impegno di conservare memoria del nostro passato – un impegno doveroso, per rispetto alla fatica di chi questo passato ha costruito – ma anche per guardare con maggiore consapevolezza al futuro. Il Consiglio della Delegazione La trascrizione dei testi è stata il più possibile fedele all’originale. Gli errori evidenti ed i refusi tipografici sono stati corretti, segnalandoli solo quando ciò potesse avere un qualche interesse. Sono stati omessi alcuni brevi passaggi che riguardano questioni particolari o persone singole. Essi sono tuttavia reperibili nelle fonti a stampa. È stato uniformato il modo di citare le fonti. Le citazioni, a volte riportate fra parentesi, sono state in genere scorporate dal testo e mandate in nota. Le note sono redazionali quando si riferiscano alle introduzioni o siano contrassegnate come N.d.R. La trascrizione, le introduzioni e le note sono state curate da Maurizio Bevilacqua. Un ringraziamento va a tutti coloro che hanno collaborato, spesso con piccole ma importanti chiarificazioni. Ed infine un saluto agli amici della Chiesa Cristiana Evangelica Battista di Altamura, che alcuni anni fa celebrarono il centenario della loro presenza nella città nel segno di 1 Samuele 7,12 e che, senza saperlo, ci hanno suggerito il titolo di questa pubblicazione. SEZIONE I I PRIMI CINQUE CAPITOLI PROVINCIALI 1935-1960 I CAPITOLO PROVINCIALE ORDINARIO, Direttive e orientamenti, Albano Laziale 1936. 7 IL PRIMO CAPITOLO PROVINCIALE ORDINARIO Albano Laziale 1935-1936 Il primo Capitolo Ordinario della Provincia Italiana si tenne dal 30 dicembre 1935 all’8 gennaio 1936 ad Albano Laziale sotto la presidenza di P. Felipe Maroto, Superiore generale della Congregazione, che nei mesi di novembre e dicembre aveva anche compiuto la visita canonica generalizia alle comunità dell’Organismo2. Il Capitolo si celebrava con nove mesi di anticipo sulla scadenza del primo sessennio della Provincia, eretta il 9 ottobre 19303. Al momento della fondazione, la Provincia constava di sette comunità: Roma – Via Giulia (istituita nel 1884 – ma in quella sede solo dal 1912 –); Trieste (1912); Ladispoli (1920); Antrodoco (1925); Tricarico (1925); Albano Laziale (1927) e Frascati (1928). Il decreto di erezione accenna anche all’erigenda comunità di Napoli, che invece inizierà solo nel 1936. Nel 1930 la Provincia contava su 50 professi: 30 presbiteri, 15 fratelli e 5 studenti4 Nel momento in cui la Provincia celebrava il primo Capitolo erano intervenuti alcuni cambiamenti: era stata soppressa la comunità di Ladispoli (1931) ed erano state accettate due parrocchie a Ciampino (1932) e a Catania (1935); la casa di Via Giulia era divenuta Curia Generale dell’Istituto e la Curia Provinciale si era trasferita nel “Villino Claret” nei pressi dell’erigendo tempio internazionale del Cuore di Maria (1934) e al Governo Generale della Congregazione era stata affidata anche la casa di Albano per uno studentato internazionale (1935). Le comunità della Provincia erano perciò in quel momento ancora sette. Il personale era leggermente incrementato con alcune professioni e con l’icardinazione di confratelli in genere provenienti dalla Provincia madre di Catalogna. Il 21 dicembre 1935 vi era stata la prima ordinazione presbiterale (Francesco Malalan). Anche nel Governo provinciale vi erano stati dei cambiamenti. Nel 1930 esso era composto dai PP. Gioacchino Bestué (superiore provinciale), Diego Luna, Arcadio Larraona, Stefano Mariano García e Benito Ripa (economo), ma nel Capitolo Generale del 1934 P. Larraona era stato eletto Consultore generale e sostituito nel Consiglio dell’Organismo da P. Gesù Goyeneche. Secondo le norme vigenti5 al Capitolo provinciale partecipavano il Superiore generale, il Consiglio dell’Organismo e i superiori delle sue comunità. Le direttive che vengono proposte seguono uno schema sostanzialmente fisso. Il compito specifico di tali assemblee era, infatti, quello di valutare il sessennio trascorso partendo dalle relazioni fatte dal Consiglio provinciale che, a sua volta, si doveva attenere ad un formulario ufficiale del 19286. Oltre ai dati statistici vi doveva essere riportata la valutazione della Provincia circa la formazione, l’osservanza regolare, i ministeri svolti, le relazioni intrattenute, gli avvenimenti notevoli e l’economia. Queste sono le voci che, in un modo o in un altro, si ritrovano nelle conclusioni dei Capitoli fino al 1966. È degno di nota che il primo Ca2 Vedi Annales 32 (1936) 298; Bollettino interno della Provincia Italiana (1960) 3. Cf Annales 26 (1930) 641. Prima di questo Capitolo l’unica assise ufficiale della Provincia era stata il Capitolo di elezioni tenuto a Roma, nella casa di Via Giulia dall’8 al 12 settembre 1933. A norma delle Costituzioni aveva eletto i delegati al Capitolo Generale del 1934 nelle persone dei PP. Arcadio Larraona e Servo Goyeneche ed aveva formulato i voti da presentarvi (cf PROVINCIA ITALICA, Circolare n. 5, Roma 12 novembre 1933, 7). 4 Cf A. LARRAONA, Informationes: AGCMF, EM 3-6, 20 v. Si tratta probabilmente di un arrotondamento. Il catalogo della Congregazione pubblicato nel 1931 indica come incardinati nella Provincia Italiana 29 presbiteri, 13 fratelli e 6 studenti. Nelle comunità sono tuttavia presenti alcuni confratelli non appartenenti all’Organismo. 5 Cf CC [1924] II, 67. 6 Cf Annales 23 (1928) 67-72. 3 I CAPITOLO PROVINCIALE ORDINARIO, Direttive e orientamenti, Albano Laziale 1936. 8 pitolo provinciale avverta la necessità di varare un regolamento per l’accettazione e la dimissione dei postulanti: la cura delle vocazioni e la formazione erano, infatti, in quel momento la grande priorità dell’Organismo7. [FONTE: Bollettino interno della Provincia Italiana (1960) 12-19]. *** DIRETTIVE E ORIENTAMENTI 1) GOVERNO. Nuove fondazioni a) Fondazioni. 1) Circa la fondazione di nuove case il Capitolo suggerisce che, data la scarsità del personale, all’infuori delle due case in corso di sistemazione (Palermo e Napoli) non si accettino nuove fondazioni, ma si rafforzino le già esistenti. Per le nuove fondazioni si scelgano i centri più importanti. 2) Non si esiti nel trasferire o addirittura sopprimere quelle case che non corrispondono più allo scopo del nostro ministero. 3) Il Capitolo, conformandosi allo spirito della Congregazione, predilige le case missioni ossia di predicazione, alla direzione dei seminari e alla cura di anime nelle Parrocchie (Sess. V e VI). Personale b) Personale. 4) Il Capitolo raccomanda di scegliere i soggetti più capaci per le diverse cariche ed uffici. 5) Si salvi sempre e si rafforzi il principio di autorità in modo che – fermi restando i legittimi diritti di ricorso dei sudditi – il Superiore maggiore appoggi generalmente e non comprometta, almeno in pubblico, l’operato del superiore immediato (Sess. V e XI). 6) Si evitino i frequenti cambiamenti di personale (Sess. V). Superiori c) Superiori. 7) Il Capitolo raccomanda alcune norme di buon governo per facilitare ai superiori il loro arduo compito: – prevedere con spirito di riflessione, servendosi dell’esame giornaliero, della preghiera in modo particolare della meditazione, e del consiglio; – prevenire col buon esempio, con la vigilanza, con la scelta accurata del personale subalterno; – provvedere con amore paterno al bene spirituale dei sudditi, al buon andamento della comunità, alla conservazione della salute, ai lavori materiali e di ministero. 8) E in concreto si raccomanda: – al principio di ogni mese il Superiore preveda, preordini e predisponga le cose più importanti e i lavori da eseguirsi durante il mese; 7 Così scriveva P. Larraona il 25 luglio del 1930: «Guardando da un punto di vista interno, conviene ed è urgente […] avere ed imporre un criterio nella formazione, che sarà per molti anni la preoccupazione di quanti abbiano chiara coscienza dei gravissimi pericoli che ci potrebbero minacciare se qui la formazione non è seria e solida» (AGCMF, EM 3-6, ff. 21v-22r). I CAPITOLO PROVINCIALE ORDINARIO, Direttive e orientamenti, Albano Laziale 1936. 9 – ogni settimana comunichi e predisponga il programma della settimana, ogni giorno quello della giornata; – faccia ogni sera un attento esame di ciò che è avvenuto durante la giornata e ne tenga in considerazione anche le cause; – non sovraccarichi di lavoro i propri suddetti ma procuri che tutti siano sempre ben occupati; – il Superiore deve essere accessibile sempre a tutti i sudditi. Non esca frequentemente né per lungo tempo di casa e si trovi abitualmente nella sua camera; – riprenda subito per le mancanze alla Regola, perché non si rafforzino e diventino abituali; – non sia facile a dispensare dagli atti di comunità, né permetta che i sudditi si astengano dalla vita comune; – per provvedere i sudditi di tutto ciò che essi possono abbisognare, il Superiore compia la visita settimanale prescritta dalla Regola8; – ogni Superiore dovrà avere una cura speciale della formazione dei fratelli Coadiutori e dei Padri giovani impartendo loro delle istruzioni adatte alla loro età e condizione; – si raccomanda che il Superiore faccia osservare l’ordine e la pulizia; – il Superiore non accetti impegni né imponga degli oneri superiori al numero e alle forze dei soggetti di cui dispone (Sess. XI). d) Archivi. Archivi 9) I Capitoli locali prestino attenzione alla scelta del Padre Segretario, il quale deve essere cronista della casa, custode e ordinatore dei documenti. 10) Ogni casa abbia un archivio vero e proprio e completo nel suo genere. Siano tutti diligenti nel redigere e conservare i documenti destinati all’archivio. 11) Si raccolgano accuratamente non solo i documenti ufficiali ma anche quelli che offrono un certo interesse, i libri di cronaca, i verbali delle sedute delle nostre associazioni, i registri dei conti, ecc. 12) Si trascriva con verità e semplicità la cronaca delle nostre case, dopo averla letta e rivista nel Capitolo locale. 13) Si ricorda l’obbligo di compilare il libro degli inventari e aggiornarlo ogni anno (Sess. XIV). 2) OSSERVANZA. a) Criteri. Il Capitolo – per promuovere l’osservanza – propone: 1) Non eleggere a superiori coloro che hanno commessi atti di ribellione durante il triennio precedente. 2) È preferibile accumulare le cariche anziché darle agli inosservanti. 3) Non favorire gli ingiusti desideri di costoro. 4) Un maggior rigore nell’accettazione alla professione e agli Ordini sacri dei nostri giovani (Sess. VIII). 8 Cf CC [1924] I, 37, 9 (N.d.R.). Osservanza 10 I CAPITOLO PROVINCIALE ORDINARIO, Direttive e orientamenti, Albano Laziale 1936. b) Norme. Il Capitolo caldamente raccomanda: 1) Intensificare la vita di pietà nelle case e nei collegi. I superiori e gli educatori diano la massima importanza a questo aspetto della formazione alla vita religiosa. 2) Si elimini dalle nostre Comunità lo spirito di critica e la facilità nel giudicare con criteri umani ed errati le disposizioni dei Superiori. 3) Tutti pensino umilmente di se stessi ed esprimano tale umiltà di pensiero con atteggiamenti sottomessi. 4) Evitino l’arroganza e la presunzione, pratichino gli atti esterni di umiltà, quali l’accusarsi delle proprie colpe in refettorio. 5) Si impongano ai disobbedienti delle penitenze anche pubbliche e gravi secondo le colpe commesse. 6) Circa la povertà, curino tutti il risparmio anche nelle cose piccole. Ognuno sia contento quando gli vengono assegnate per suo uso personale le cose più povere; vi sia uniformità nel vestire e nel mangiare; non si pretendano cibi squisiti né si prendano senza licenza cibi o bevande fuori pasto (Sess. IX). 7) Tutti parlino correttamente la lingua italiana e la adottino per le conferenze, per le letture, e per le conversazioni. 8) Si evitino nazionalismi e soprattutto si cerchi di non ferire i sentimenti altrui (Sess. VI). Formazione e vocazioni 3) FORMAZIONE. a) Locali 1) Il Capitolo esprime il suo più ardente desiderio di veder sistemati definitivamente i nostri Collegi in modo che ve ne sia uno destinato per tutti i Postulanti e un altro per gli studenti professi, ambedue sufficientemente attrezzati (Sess. VI). 2) Il Capitolo desidera che il noviziato venga sistemato, sia più capace e più stabile. 3) Si consiglia di far delle ricerche in Roma per trovare una casa capace di ospitare tutti i nostri teologi, ed eventualmente anche alcuni filosofi che seguano gli studi nei Collegi o nelle Università romane (Sess. IX). b) Vocazioni. Si raccomanda la ricerca diligente delle buone vocazioni e la scelta dei Postulanti prima ancora di inviarli al Postulantato (Sess. V e VI). 2) Il Capitolo non è propenso ad aprire per ora un Prepostulantato. Si possono però con l’autorizzazione del Provinciale trattenere un po’ di tempo i ragazzi nelle nostre Case per studiare la loro vocazione e farne una migliore scelta (Sess. X). 3) Il Capitolo raccomanda di seguire il Nuovo Regolamento compilato da una Commissione Capitolare per l’accettazione e dimissione dei Postulanti (Sess. X e XII). c) Studi. 1) Si raccomanda di segnalare per tempo i programmi dell’anno scolastico, di scegliere e provvedere i libri di testo (Sess. IV). 2) Si designino per tempo i professori che dovranno insegnare nell’anno scolastico e si curi la loro conveniente preparazione fornendo ad essi delle opere di I CAPITOLO PROVINCIALE ORDINARIO, Direttive e orientamenti, Albano Laziale 1936. 11 consultazione (Sess. IV e IX). 3) Conviene che i professori siano fissi e il loro insegnamento sia coerente ai principi religiosi e morali e infonda stima al nostro spirito (Sess. IX). 4) Si prescrive l’uso esclusivo della lingua italiana negli Atti ufficiali ed anche nelle conversazioni (Sess. V e VI). d) Fratelli Coadiutori. 1) Circa la formazione dei nostri Fratelli e i loro rapporti col Padre Ministro il Capitolo raccomanda: – Il Rev.do Padre Ministro stia generalmente con i Fratelli e li istruisca nelle conferenze a norma delle S. Costituzioni9. – Si ricorda l’ordinazione 628 del CIA che prescrive ai Fratelli la dipendenza dai Superiori nella confezione e nell’eliminazione delle vesti10. – Si cucini generalmente all’italiana nei Collegi dove prevalgono i nostri giovani. – Nella casa del Noviziato vi sia qualche Fratello anziano il quale possa istruire convenientemente i giovani fratelli negli uffici domestici (Sess. XI). 4) MINISTERI. Missioni ed a) Missioni ed Esercizi. esercizi 1) Si acquistino per i nostri Missionari e Predicatori, secondo il bisogno e la possibilità, quei libri che servano per la loro formazione. 2) Nel modo di predicare si segua il Regolamento approvato per la nostra Congregazione, tenendo però nel dovuto riguardo le condizioni speciali di ogni regione. 3) Si procuri a ciascuno dei nostri Missionari una copia del «Libro delle Missioni» edito a cura dei Padri Redentoristi della Provincia Romana. 4) Si formi un capitale di fondazione per le missioni. 5) Si raccomandano particolarmente in Italia gli Esercizi spirituali al popolo che in gran parte suppliscono le Missioni (Sess. XII e XIII). Associazioni b) Associazioni. Circa le nostre associazioni: Confraternita del Cuore di Maria, Visita Domiciliare, Beniamini e Gioventù, Unione Missionaria, Pia Unione Mariana dei Suffragi si stabilisce: 1) Si dia la massima importanza alle nostre Associazioni con preferenza [rispetto] alle altre. 2) Si organizzino le nostre Associazioni in modo che siano sempre in mano nostra e dipendano in tutto dai nostri Padri. 3) Si facciano conoscere le nostre opere e le nostre associazioni servendosi principalmente della stampa. 4) Si estenda maggiormente la Prefettura dei Ministeri e Culto come organo centrale di coordinamento e direzione. 5) Una percentuale delle raccolte della visita domiciliaria sia trasmessa alla 9 Cf CC [1924] III, 1. Cf CIA [1925] 628 (N.d.R.). 10 I CAPITOLO PROVINCIALE ORDINARIO, Direttive e orientamenti, Albano Laziale 1936. 12 Prefettura Provinciale per il culto. 6) Si esortino le nostre Associazioni a contribuire all’economia dei nostri Collegi attraverso borse di studio. 7) Le nostre Associazioni devono anche contribuire allo sviluppo della rivista «Messaggero del Cuore di Maria» sia fornendo del materiale da pubblicare, sia con gli abbonamenti. 8) Si diffonda lo scapolare del Cuore di Maria. 9) Si studi il modo di stabilire le Figlie del Cuore Immacolato di Maria ossia le religiose nelle loro case secondo lo spirito del Beato Padre Claret. 10) Si procurino delle buone vocazioni per l’Istituto delle Religiose Insegnanti di Maria Immacolata. 11) Si eriga l’Arciconfraternita del Cuore di Maria con la facoltà di aggregazione nel Tempio Internazionale consacrato al Cuore di Maria ai Parioli in Roma. Il Tempio deve divenire un centro universale di irradiazione cordimariana (Sess. XII e XIII). c) Azione Cattolica. 1) Non è conveniente che i nostri Padri rivestano la carica di Assistenti Ecclesiastici al di fuori delle nostre Parrocchie. 2) In casi particolari si richieda l’autorizzazione del Superiore maggiore. 3) I rapporti fra l’Azione cattolica e le nostre Comunità e chiese parrocchiali si regolino secondo le Norme del Diritto e le esigenze dell’osservanza regolare. Superiore e 4) Fra il Superiore e il Parroco vi sia sempre buona armonia. Parroco 5) Si procuri in ogni casa e Chiesa Parrocchiale della Provincia una cordiale intesa fra le nostre Pie Associazioni e l’Azione Cattolica (Sess. XII e XIII). Azione Cattolica Economia 5) ECONOMIA. Per superare le critiche circostanze in cui versa l’economia della Provincia, il Capitolo fa le seguenti proposte: 1) Si aumentino e si sfruttino le diverse fonti di produzione. 2) Si evitino le spese inutili come spese straordinarie, pranzi, banchetti, gite, viaggi. 3) Si registrino con precisione nei libri di contabilità le singole partite. 4) Si raccomanda ai Rev.di Padri Superiori e Ministri la diligenza nel registrare i conti, nel fare i bilanci mensili, spedire i resoconti semestrali e presentare a tempo opportuno i bilanci preventivi (Sess. V e XI). Regolamento Postulanti REGOLAMENTO per l’accettazione e dimissione dei Postulanti11 1) L’accettazione dei candidati è di competenza del Superiore del Collegio. 2) Il Superiore prima di dare il suo consenso per l’accettazione di un postulante richiederà tutti i documenti menzionati nell’Interrogatorio, compresa la pagella scolastica. 11 Compilato nel I Capitolo Provinciale Ordinario, Sessione XII. I CAPITOLO PROVINCIALE ORDINARIO, Direttive e orientamenti, Albano Laziale 1936. 13 3) Non si ammettano coloro che non abbiano compiuto ancora gli undici anni di età e non abbiano frequentato la quinta elementare. L’entrata in Collegio – di regola – è fissata non oltre il trenta settembre. 4) Circa le informazioni sui candidati, il Superiore non si accontenti dei certificati del medico e del parroco, specialmente se questi non è molto conosciuto, ma si serva pure di altri mezzi per avere delle notizie più complete del postulante e della sua famiglia. 5) Dopo l’ammissione gi cerchi di assumere ulteriori informazioni dal postulante stesso e lo si faccia visitare dal medico del collegio. 6) Se si venisse a conoscenza di qualche impedimento che il postulante avesse taciuto venga subito rimandato a casa. 7) La retta da stabilirsi con i genitori sia di 100 lire mensili. Per agevolazioni superiori alle 50 lire occorre il consenso del Superiore Maggiore. Se un aspirante entra frequentando gli studi ginnasiali pagherà una retta non inferiore alle 100 lire. 8) Non si accorderanno diminuzioni o dispensa dalla retta completa di 100 lire se non a coloro che presentino delle doti particolari sotto ogni aspetto. 9) I Rev.di Padri Ministri, d’accordo col Padre Prefetto del Collegio, siano solleciti nel richiedere il pagamento della, retta stabilita ai genitori ritardatari. Se dopo essere stati avvertiti trascurassero per sei mesi il pagamento della retta verranno invitati a ritirare il figlio dal Collegio. 10) I postulanti già accettati in collegio, i quali non soddisfano alcuna retta o pagano meno della normale di lire 100, dovranno essere rimandati se per due anni di seguito non avessero ottenuto 15 punti su trenta in condotta, applicazione e profitto nelle materie primarie. 11) Siano rimandati pure quei postulanti i quali, pur avendo pagato la retta intiera, non avessero ottenuto, per due anni di seguito, dieci punti su trenta, come sopra. 12) La dimissione dei postulanti è di competenza del Superiore del collegio, col voto deliberativo dei Consultori. A tale scopo si richiedono le classifiche date con votazione segreta nel Consiglio accademico, se si tratta di applicazione e di profitto; e nel Capitolo locale se si tratta di condotta morale. 13) Sull’ammissione dei postulanti si osservino pure tutte le prescrizioni del Codex Iuris Additicii. Il Segretario locale non trascuri di inviare al Segretario Provinciale i dati individuali di ogni postulante e le condizioni stipulate con le rispettive famiglie. II CAPITOLO PROVINCIALE ORDINARIO, Orientamenti e direttive, Frascati 1941. 14 IL SECONDO CAPITOLO PROVINCIALE ORDINARIO Frascati 1941 Il secondo Capitolo ordinario della Provincia si riunì a Frascati dal 24 novembre al 2 dicembre 1941 sotto la presidenza di P. Ezequiel Villaroya, Sottodirettore generale della Congregazione12. Nel sessennio che si chiudeva, in cui era stato Superiore provinciale P. Salvatore Espina, erano state fondate le comunità di Napoli e di Palermo (entrambe nel 1936), la comunità di Tricarico si era trasferita ad Altamura(1936) e la casa di Albano era tornata alla Provincia (1941). Al Capitolo sono presenti tutti gli aventi diritto eccetto P. Vittore Izquierdo, superiore della comunità di Catania, bloccato dagli eventi bellici, essendo cittadino straniero13. Come consuetudine il Capitolo ripercorre i diversi aspetti della vita provinciale. Vi hanno ampio spazio i temi della pastorale vocazionale e della formazione e, come già sei anni prima, si lamenta la mancanza di spazi convenienti. Per quanto riguarda i ministeri una parte importante viene riconosciuta all’apostolato della stampa. Si chiede anche che le cariche di superiore e di parroco vengano preferibilmente conferite alla medesima persona: è un sintomo di alcune incomprensioni sorte nelle comunità che hanno la cura di una parrocchia circa il modo di comporre le esigenze della vita comunitaria con quelle dell’apostolato. [FONTE: Bollettino interno della Provincia Italiana (1960) 29-39]. *** ORIENTAMENTI E DIRETTIVE Governo A) GOVERNO Case: Il Capitolo raccomanda le seguenti direttive: 1) Le case che non hanno il contratto di fondazione, lo facciano quanto prima. 2) Nelle case che non sono di proprietà della Congregazione i Padri Superiori si astengano dal fare delle modifiche, riforme e spese che non siano assolutamente necessarie. 3) Siano rinforzate, per quanto possibile, quelle comunità che offrono dei frutti sia morali che economici. 4) Si desidera una fondazione destinata a Noviziato (Sessione IV). Superiori: 1) Per il buon andamento della Comunità non si ometta mai il Capitolo locale mensile, nemmeno quando manca uno dei Consultori. 2) Nei trasferimenti il Superiore che esce di carica consegnerà al nuovo Superiore la nota dei suoi progetti, affinché questi li possa svolgere e perfezionare (Sess. V e VII). Prefetture: 1) Si dia la massima, importanza al funzionamento delle Prefetture Provinciali che devono essere in contatto continuo con i Prefetti locali. 12 13 Cf Bollettino interno della Provincia Italiana (1960) 20. Cf Ibid., 21. II CAPITOLO PROVINCIALE ORDINARIO, Orientamenti e direttive, Frascati 1941. 15 2) Le attività, gli orientamenti, i mezzi di sviluppo devono venire divulgati a mezzo del Bollettino, nel quale ogni Prefettura avrà la propria rubrica (Sess. V e VI). Parrocchie: Per quel che riguarda le Parrocchie il Capitolo crede conveniente fare le seguenti proposte: 1) In quanto sia possibile le cariche di superiore e di parroco siano conferite alla medesima persona. 2) Quando ciò non è possibile il Padre Superiore e il Parroco si regolino secondo l’istruzione «Bases para el Régimen de las Parroquias confiadas a nuestra Congregación»14 e quella pubblicata nel nostro Bollettino 194115. 3) Il Superiore e il Parroco vadano d’accordo rispettando l’altrui campo di azione, non esagerando i propri diritti, ma prestandosi il vicendevole aiuto. Il Parroco si faccia aiutare nel disimpegno degli obblighi parrocchiali degli altri Padri. Il Superiore allievi la carica del Parroco dandogli la libertà necessaria per il retto disbrigo del suo ministero. 4) Nei dubbi e nei conflitti di diritto tra superiore e parroco si ricorra al Molto Rev.do Padre Provinciale la cui decisione vale come norma di condotta. 5) Anche i Parroci tengano delle adunanze periodiche (Sess. VII). Parrocchie Osservanza B) OSSERVANZA 1) Il Padre Superiore procuri di adempiere l’obbligo grave di correggere le mancanze e di segnare le correzioni in un quaderno (Sess. IX). 2) Per evitare le mancanze di carità (mormorazioni, divulgazione dei difetti delle case di propria residenza o dove si è stati), si adottino questi mezzi: a) il Padre Superiore non si assenti troppe volte e nemmeno per lungo tempo da casa; b) non prenda troppo lavoro sì da trascurare il bene spirituale della Comunità; e) cerchi di distribuire le diverse mansioni fra i Padri secondo le capacità morali, intellettuali e fisiche; d) corregga le mancanze di carità opportunamente, prudentemente e paternamente. 3) Per l’osservanza della povertà si tengano in conto le seguenti direttive: Povertà a) si rinnovi ogni anno l’inventario personale e quello dei libri di uso privato; b) il Molto Rev.do Padre Provinciale stabilirà il corredo che ognuno potrà portare con sé nei trasferimenti; c) quando un soggetto viene trasferito, farà due inventari consegnandone uno al Superiore della casa che lascia e l’altro al Superiore nuovo; d) per evitare i furti nelle case dove ci sono dei domestici si chiudano le stanze a chiave, ma il Superiore avrà un’altra chiave. 4) Il Capitolo raccomanda di evitare l’eccessiva familiarità con i bambini e di Castità dare del tu alle persone di età. a) fra i mezzi che si raccomandano per conservare la castità il Superiore cerchi di sorvegliare la lettura dei giornali e le riviste illustrate che entrano in casa; 14 Cf Annales 22 (1927) 98-108. «Norme per il Governo delle Parrocchie affidate alla nostra Congregazione». Cf Bollettino interno della Provincia Italiana (1941) I, 9-13 (N.d.R.). 15 II CAPITOLO PROVINCIALE ORDINARIO, Orientamenti e direttive, Frascati 1941. 16 b) aiuti i Padri giovani perché amministrino santamente il Sacramento della penitenza; c) conviene che si conservi la tradizione di tenere delle conferenze con prove pratiche di confessione, affinché i Padri giovani si abituino a confessare. Obbedienza 5) Obbedienza. Il Capitolo deplora le mancanze che si commettono contro l’obbedienza: non si rinnovano i permessi, non si presenta al Padre Superiore il libro per la meditazione, non si usa il dovuto riguardo verso i Superiori. Il Capitolo raccomanda i seguenti mezzi: a) vi sia un grande rispetto esterno e interno verso i Superiori; b) si consegnino al Padre Superiore le lettere e i pacchi ecc., che arrivano in portineria. Il Fratello portinaio ricordi quanto prescritto in proposito dalle Sante Costituzioni. 6) Sono state osservate alcune mancanze contro lo spirito di famiglia: si sostiene con poca umiltà il proprio parere, si manca di delicatezza verso i Confratelli. Si adoperino i seguenti mezzi: combattere i vizi della lingua soprattutto le mormorazioni, le contese, ecc. Pietà 7) Per conservare e sviluppare il senso di pietà si usino i seguenti mezzi: a) far conoscere al Superiore il testo delle proprie meditazioni; b) si facciano con la dovuta pausa le preghiere comuni; c) si tenga nelle preghiere un contegno dignitoso; d) coloro che si alzano tardi facciano la meditazione all’ora stabilita dal Superiore; e) i Padri non celebrino il Santo sacrificio della Messa senza aver fatto almeno mezz’ora di meditazione e completino l’altra mezz’ora alla prima occasione (Sess. IX); f) l’esercizio della Novena al Cuore di Maria, del mese di maggio ecc., che si tiene in Chiesa col popolo non supplisce quello della domenica prescritto dalle Sante Costituzioni (Sess. IX)16; g) durante il tempo della meditazione non si deve preparare l’omelia da tenersi al popolo la domenica (Sess. X); h) il Padre Superiore può permettere in casi particolari che un Padre assista alle adunanze dei Giovani di A.C. dopo le preghiere della sera. Se tali adunanze fossero frequenti si ricorra al M.R.P. Provinciale. Sarebbe meglio che fosse nominata a tal riguardo una persona di fiducia la quale assista i giovani (Sess. X). i) il Padre Parroco ha il diritto della corrispondenza riservata con la Curia Vescovile. Conviene si dia una maggior larghezza al Parroco nella corrispondenza con i suoi parrocchiani (Sess. X). C) FORMAZIONE Vocazioni Vocazioni 1) Il Capitolo fa volo affinché si provveda a togliere la causa delle defezioni. Queste possono dipendere: a) deficienza dei locali convenienti; b) facile scelta delle vocazioni; c) mancata sorveglianza dei giovani; d) la poca formazione dei dirigenti o educatori; e) incomprensione del carattere dei giovani delle diverse regioni; 16 Cf CC [1924] II, 40 (N.d.R.). II CAPITOLO PROVINCIALE ORDINARIO, Orientamenti e direttive, Frascati 1941. 17 f) esigere una perfezione cristiana superiore alla capacità degli adolescenti; g) il frequente cambiamento del personale direttivo (Sess. VIII). 2) La direzione dei nostri collegi badi bene alla scelta delle vocazioni. 3) I Padri prima di mandare qualche postulante al collegio lo esaminino bene, cerchino di conoscere la condizione sociale ed economica della famiglia e se tra gli antenati vi fosse qualcuno malato di mente o affetto da tare ereditarie, senza dar troppo credito alle informazioni dei Parroci. Si preferiscano i ragazzi di famiglie cristiane dimoranti nei paesi a quelli delle città (Sess. IV). 4) Per evitare la facile scelta dei postulanti sia applicato integralmente il regolamento di ammissione (Sess. VIII). 5) Conviene che nelle Case con Chiesa annessa vi sia il piccolo seminario per i chierichetti i quali, educati da uno dei Padri, possano più tardi formar parte della Congregazione. 6) Per favorire la propaganda delle vocazioni si faccia la versione all’Italiano di brevi biografie di studenti e Fratelli che si sono distinti nell’osservanza. 7) Per la ricerca delle vocazioni si pubblichi anche qualche opuscolo sulla Congregazione. 8) Non conviene, almeno come norma generale, che i nostri postulanti si rechino in famiglia (Sess. VII). Formazione Personale formativo 1) Essendo i Collegi il cuore della Provincia si scelga con criterio il personale Personale direttivo dei postulanti, dei novizi, degli studenti, sacrificando a questo scopo, se fosse necessario, il bene particolare di altre Comunità. 2) Il personale direttivo dei Collegi sia stabile. Tale disposizione riguarda principalmente i Padri Prefetti, Confessori e professori. 3) Nei Collegi si usi maggior rigore verso i soggetti che mancano di spirito religioso (Sess. IV). 4) Si esonerino i Padri Prefetti da ogni altra incombenza estranea alla formazione dei giovani. 5) Si provvedano ai Professori i mezzi necessari alla formazione spirituale, scientifica e letteraria per adempiere bene il loro ministero. 6) Affinché i Padri Professori comprendano l’alta missione pedagogica ad essi affidata procurino: a) di fare gli Esercizi spirituali del periodo estivo in uno dei nostri Collegi sotto la direzione di un Padre esperto; b) di tenere dopo questi Esercizi delle adunanze presiedute dal Prefetto Provinciale degli studi. 7) Tale provvedimento dovrebbe essere adottato pure dai Padri Prefetti per uniformare la formazione dei giovani (Sess. VIII). 8) Si comunichi per tempo la nomina e la materia che devono insegnare ai nuovi professori designati. 9) Si procuri che i Professori abbiano il meritato riposo nel periodo delle vacanze (Sess. VII). 18 II CAPITOLO PROVINCIALE ORDINARIO, Orientamenti e direttive, Frascati 1941. 10) Al Superiore incombe l’ammissione dei postulanti, però sarà conveniente che ascolti prima il parere del Padre Prefetto e dei Consultori (Sess. VIII). Studi Studi 1) Si provvedano i libri necessari ai nostri Collegi. 2) È conveniente che le nostre biblioteche abbiano ognuna il proprio schedario, siano fornite dei libri più necessari alla Comunità e si tengano in ordine. 3) Si scelgano i libri più adatti per lo studio di determinate materie. I professori siano prudenti nel sorvolare i capitoli e i brani pericolosi (Sess. VII). 4) Per quel che riguarda l’accomodamento dei nostri studi ai programmi dello stato è bene in principio conformarsi alle norme emanate dalla Santa Sede. Nella pratica bisogna attendere che sia riformata la Ratio Studiorum che si sta elaborando (Sess. IX). Padri giovani e Fratelli Categorie 1) I Padri giovani trascorrano i primi anni di sacerdozio nei nostri Collegi, affinché possano completare la loro formazione. Quando verranno trasferiti alle Case dove si esercita il ministero, procurino di dipendere in tutto dal Superiore (Sess. VI). 2) Si abbia una cura speciale dei Padri giovani educandoli e indirizzandoli gradualmente verso il Ministero apostolico. 3) I Padri giovani abbiano un grande amore allo studio e alla vita di comunità e si distinguano per la sottomissione e l’attaccamento ai Superiori (Sess. VII). 4) Si dimostri l’amore per la Provincia con la ricerca di giovani che servano come Fratelli Coadiutori (Sess. VII). 5) Quando lo permetteranno le circostanze alcuni dei nostri Fratelli Coadiutori prendano il diploma di infermiere (Sess. VIII). D) MINISTERI Ammalati Visite agli ammalati 1) Si tenga aggiornato il registro delle visite agli ammalati. Tale registro deve essere alla portata di tutti. 2) Si intensifichi questo apostolato con tutti i mezzi possibili, servendosi dell’Azione Cattolica, delle Conferenze di San Vincenzo, e di altre persone buone e prudenti (Sess. X). Chiesa Chiesa 1) Si mantengano nelle nostre Parrocchie le caratteristiche dell’Istituto con tutti i sistemi di cui esso dispone. 2) Nelle Parrocchie si fomentino e si aiutino innanzitutto le nostre Associazioni, specialmente la Confraternita del Cuore Immacolato di Maria con la sezione dei Beniamini, svolgendovi diverse attività volute dal Regolamento. 3) I Padri diano il massimo appoggio all’Azione Cattolica. Dipendano però in questo dal Parroco. Cooperino allo sviluppo di tale attività nelle altre Parrocchie. A norma del CIA favoriscano pure le altre Associazioni approvate dalla Chiesa. 4) Si coltivino nelle nostre Chiese le associazioni di uomini e quelle delle domestiche, i ritiri e gli Esercizi alle diverse classi sociali. 5) I nostri Padri approfittino tutte le occasioni per rivolgere la parola ai fedeli: II CAPITOLO PROVINCIALE ORDINARIO, Orientamenti e direttive, Frascati 1941. 19 Battesimi, Funerali, Matrimoni, ecc. Siano prodighi della parola divina. 6) Si fomenti il culto, nelle nostre Chiese, con la funzione serale. Si procuri che le diverse associazioni abbiano una funzione propria una domenica al mese, alla quale assistano il più numerosi possibili. 7) Per quanto possibile, si distribuiscano i diversi generi di predicazione e altri ministeri secondo le disposizioni di ognuno. 8) Il Capitolo fa voti per l’incremento delle missioni al popolo. Tale ministero è proprio del nostro Istituto. Si tengano presenti le modifiche e aggiunte di cui sono stati esperimentati negli anni scorsi ottimi risultati (Sess. X). Associazioni Associazioni nostre 1) I nostri Padri vengano istruiti sul modo pratico di erigere la Confraternita del Cuore di Maria nelle Parrocchie. Si stampino a tale scopo sul nostro Bollettino le norme pubblicate negli Annales. 2) In quanto sia possibile si procuri erigere la Confraternita nelle nostre Chiese e nei luoghi in cui si predica la missione e altri Esercizi; 3) Il Centro di propaganda sia ben fornito di scapolari, medaglie, pagelle di iscrizione, foglietti per la visita mensile, diplomi per le zelatrici, ecc. Le nostre Case domandino il materiale necessario al Centro Provinciale. 4) Si compili un unico Statuto per tutte le nostre Confraternite. 5) Sì diffonda lo scapolare del Cuore di Maria come distintivo dei Confratelli. Per gli zelatori e le zelatrici si può coniare una medaglia più bella. 6) La Confraternita diventi come il Terz’Ordine Clarettiano dal quale potranno provenire i futuri Cooperatori Clarettiani. 7) Si stampi il Mese del Cuore di Maria accomodato al nostro spirito e alle nostre tradizioni. 8) Si procuri di raccomandare con la dovuta prudenza la Pia Unione dei Suffragi in occasione di ottavari per i defunti, esercizi spirituali, missioni, ecc. 9) Si organizzi nelle nostre Case la Pia Unione Missionaria del Cuore di Maria. Il Centro di Roma prepari le pagelle di iscrizione, opuscoli illustrati, diplomi a colore, per i benefattori che daranno l’offerta di lire 25 per il Battesimo di un negretto. 10) Si rivedano i Registri della Pia Unione Missionaria mandati alle Case e si nomini un Padre che raduni ogni tanto le zelatrici dei Collegi apostolici, riscuota gli abbonamenti annui ecc. (Sess. X). 11) Si ricorda a tutti la proibizione del Santo Uffizio in ordine alla Visita domiciliare e si raccomanda la sottomissione assoluta alla Santa Sede (Sess. IV)17. Propaganda Propaganda 1) Per far conoscere in Italia il nostro Beato Padre si stampi qualche opera sul Beato – particolarmente la biografia – curando la versione dell’opera del Padre Echevarría18. 2) È conveniente che, si pubblichi anche del materiale di propaganda in croato e sloveno. 3) Il centro di propaganda sia ben provvisto di medaglie, crocefissi, quadri, 17 Il divieto fu decretato dal Santo Uffizio il 17 maggio 1940. La questione era stata posta dal Vescovo di Trieste, Mons. Antonio Santin (N.d.R.). 18 J. ECHEVARRÍA, Recuerdos del Beato Antonio María Claret, Madrid 21934 (N.d.R.). 20 II CAPITOLO PROVINCIALE ORDINARIO, Orientamenti e direttive, Frascati 1941. immagini ecc. 4) Si curi la preparazione di un film e diapositive sul nostro Beato Padre e la pubblicazione del libretto inerente alla spiegazione delle diapositive. 5) Si dia grande importanza alla giornata «Pro Collegi Clarettiani» per avere buone vocazioni e formare il capitale che contribuirà alla formazione completa dei nostri giovani (Sess. X). Stampa Stampa 1) Si nomini ufficialmente per ognuna delle nostre case un Padre incaricato della propaganda del Messaggero. 2) Il Fratello della Propaganda consegnerà al Padre incaricato l’elenco degli abbonati delle regioni. 3) Gli incaricati si servano delle zelatrici delle nostre associazioni e di altre persone per i centri più lontani. Non conviene disturbare per questo i sacerdoti. 4) Nelle Colonie italiane dell’America si potrebbe fare grande propaganda del nostro Messaggero. I nostri Padri giovani raccomandino la rivista ai loro condiscepoli e alle persone amiche. 5) Non dimentichino mai i propagandisti la loro qualità di religiosi. Pratichino quindi la povertà e l’obbedienza. 6) Si aiutino anche le altre pubblicazioni della Congregazione e si procuri pubblicare un tipo unico di Bollettino Parrocchiale con alcune pagine libere per le singole parrocchie. 7) Si dedichi una delle sezioni del Bollettino ai nostri Collegi. 8) Per evitare le difficoltà inerenti alla pubblicazione di un altro Bollettino si studi se convenga a tutti la «Voce del Cuore di Maria» (Sess. IX). Amministrazione E) AMMINISTRAZIONE 1) Il Padre Superiore può realizzare le spese approvate dal Capitolo locale nel preventivo annuo e non occorre nessuna altra autorizzazione purché le spese siano determinate; occorre invece l’autorizzazione se sono indeterminate (Sess. IX). 2) Si procuri aumentare e organizzare i nostri cooperatori e benefattori per costituire una sezione di collaboratori clarettiani nelle case, cercando di avere di ognuno precise notizie personali, familiari e mettendosi in comunicazione con essi attraverso la corrispondenza epistolare, le adunanze, trattenimenti, ecc. (Sess. VI e X). 3) Ogni casa abbia cura di formare una Borsa di studio del capitale di lire 25.000. 4) Si cerchino delle persone amiche che si impegnino a pagare la retta per uno dei nostri studenti, versando mensilmente lire 100 (Sess. VI e X). 5) Si propaghi la giornata missionaria per venire incontro alle spese del Collegio in un giorno caro al Benefattore, onomastici, compleanni, ecc. 6) Per aiutare i nostri collegi si fomenti la «Giornata pro Collegio», specialmente nelle Parrocchie, distribuendo foglietti, riviste, promovendo delle feste e dei trattenimenti a carattere missionario. 7) Si diffondano le nostre pubblicazioni, libri, foglietti, riviste, e soprattutto la «Manna del Cristiano». II CAPITOLO PROVINCIALE ORDINARIO, Orientamenti e direttive, Frascati 1941. 21 Archivi F) ARCHIVI 1) Il Segretario dovrà raccogliere tutte le carte, documenti, ecc., che in qualsiasi maniera possano interessare alla storia della Provincia, non fidandosi della memoria né accontentandosi delle semplici relazioni verbali. 2) I documenti siano registrati ed elencati con un breve cenno od una cifra in modo che l’archivista riconosca e possa ricordare la materia di cui si tratta. 3) È dovere del Segretario di compilare l’elenco o indice di tutti i documenti esistenti nell’archivio. Di questo elenco manderà una copia esatta e completa al Segretario Provinciale, come pure la copia dei documenti più importanti. 4) Si riservi in ogni casa un armadio o un luogo asciutto per l’archivio locale. In esso si conserveranno i documenti e i libri della cronaca, della amministrazione, Verbali, ecc., avendo cura che non vengano smarriti, sciupati o distratti. 5) Si ordinino i documenti per materie e si raccolgano in buste o scatole destinate ad ogni argomento o soggetto, seguendo in ogni sezione l’ordine cronologico. 6) I documenti vengano redatti in perfetto stile, firmati e muniti di data e luogo. 7) Possibilmente i documenti vengano scritti a macchina su fogli di carta formato protocollo; non siano né troppo piccoli né troppo grandi affinché possano essere conservati nei raccoglitori abitualmente in vendita. 8) Nei documenti ufficiali che riguardano una determinata questione non si inseriscano altri argomenti di carattere particolare o diverso. 9) In ogni documento si faccia riferimento al documento precedente con il quale è in rapporto, riportandone la data. 10) Si renda utile il materiale della cronaca locale, riassumendo il contenuto in note marginali e con indici finali. Si raccomanda la uniformità nei registri a norma del CIA 25319. 19 Non si cita l’ultima edizione, ma la precedente. Cf CIA [1925] 253 § 1 (N.d.R.). III CAPITOLO PROVINCIALE ORDINARIO, Direttive e orientamenti, Albano Laziale 1947. 22 IL TERZO CAPITOLO PROVINCIALE ORDINARIO Albano Laziale 1947 Il nuovo Capitolo Ordinario ebbe luogo ad Albano Laziale dal 4 all’11 ottobre 1947 sotto la presidenza del Superiore Generale P. Nicolás García. Il sessennio che si concludeva, fu pesantemente condizionato dalla guerra. Così aveva scritto nel 1943 il Superiore provinciale, P. Ilario Lorente, qualche giorno dopo la firma dell’armistizio: «Ormai tutte le Case della nostra cara Provincia si trovano sotto il fuoco della prova […]. Siamo ancora completamente privi di notizie dei nostri Fratelli di Palermo e di Catania, particolarmente cari al nostro cuore, perché più duramente e più lungamente provati. Anche Napoli non si fa più viva da un pezzo; di Trieste ed Altamura, da noi ultimamente visitate, e che abbiamo lasciate in perfetta calma, neppure sappiamo come si trovino nel momento attuale; lo stesso dicasi di Antrodoco. Il nebbione si è abbattuto così fitto intorno a noi, da non poter spingere lo sguardo neppure sulle vicine Case di Frascati, Albano e Ciampino»20. Per quanto riguarda la struttura della Provincia non vi erano stati cambiamenti. Il catalogo della Congregazione pubblicato in quell’anno segnala 74 professi ascritti all’Organismo: 48 presbiteri, 10 studenti e 16 fratelli. Le direttive del Capitolo sono molto essenziali. Permangono le preoccupazioni per la formazione e affiora anche il problema di una certa instabilità nell’affidare incarichi. «Fra i ministeri, il Capitolo dà la preferenza alle Missioni fra il popolo e agli esercizi spirituali alle diverse categorie». [FONTE: Bollettino interno della Provincia Italiana (1960) 51-56]. *** DIRETTIVE E ORIENTAMENTI Governo Governo 1) Il Capitolo fa voti perché le cariche siano possibilmente stabili, in modo che ognuno si specializzi nel suo ufficio così da semplificare il disbrigo degli affari; oltre allo sviluppo della personalità, ne deriva anche un bene all’Istituto. 2) I Rev.di Padri Superiori non dimentichino l’obbligo di mandare al Padre Provinciale le relazioni trimestrali, di tanta efficacia per il buon governo della Provincia. 3) Si desidera la frequenza dei rapporti tra i Prefetti Provinciali e locali (Sess. VIII e IX). 4) Nell’impossibilità di pubblicare per ora il Bollettino Provinciale, si faccia una tiratura ristretta di copie con il mezzo più economico, per non privarci dell’utilità anche spirituale che può derivare dalla sua lettura (Sess. IX). 5) Il Capitolo desidera che si facciano alcune copie delle Disposizioni Capitolari da inviarsi a tutte le nostre Case (Sess. III). Sul Governo delle nostre comunità il Capitolo raccomanda: a) l’uso del registro delle correzioni ed avvertimenti secondo il nostro diritto particolare; b) che il Prefetto delle cose di spirito adempia il suo dovere fedelmente; 20 Lettera aperta ai nostri Rev. Padri, Sig. Studenti e Fratelli Coadiutori, Roma 15 settembre 1943: Bollettino interno della Provincia Italiana (1943) 37. III CAPITOLO PROVINCIALE ORDINARIO, Direttive e orientamenti, Albano Laziale 1947. 23 c) le lettere obbedienzali nei viaggi e destinazioni; d) l’adempimento della Regola sulla celebrazione dei capitoli locali e altre circostanze come la revisione delle cassa e dei libri di contabilità; e) il Superiore richieda anche quando non è prescritto il parere dei suoi consultori; non si parli nelle ricreazioni di cose riguardanti il governo della comunità; g) si ricorda che i bilanci vengono approvati col voto deliberativo del Consiglio; h) non si tralascino facilmente le conferenze di regola: è un esercizio grave di comunità. Osservanza 1) Per favorire l’osservanza il Capitolo fa voti perché il Molto Rev.do Padre Provinciale visiti frequentemente le nostre Comunità, confortandole anche con dei Corsi di Esercizi spirituali. 2) Si inculca la necessità della mutua difesa fra i Padri Superiori per rinforzare l’autorità e per conservare sempre più saldo il vincolo della disciplina religiosa nella Congregazione (Sess. IX). 3) Povertà. Si insista affinché la povertà sia mantenuta più accuratamente. Si sorvegli affinché i Fratelli coadiutori non facciano delle spese arbitrarie e inutili. Come mezzo per favorire la povertà si raccomanda il resoconto voluto dalle Costituzioni, che i Fratelli devono dare ogni settimana al Padre Ministro. 4) Si rammenta che la cassa della Provincia deve essere unica. Però se per ragioni di praticità ve ne fossero varie dovranno essere munite delle chiavi richieste dal nostro Diritto. 5) Non si permettano dei fondi non controllati. Anche i libri dei parroci devono essere ispezionati ogni mese (Sess. IX). 6) È dovere del Padre Provinciale stabilire il minimo di corredo che ognuno deve portare con sé nei trasferimenti. 7) Nei trasferimenti si dovrà fare un inventario in duplice copia degli oggetti che ognuno porta con sé. Una copia verrà consegnata al Superiore della casa di partenza e una a quella d’arrivo (Sess. III e IX). 8) Un difetto da evitare è giudicare – di propria iniziativa – dell’inutilità di un oggetto di uso comune o particolare. 9) Carità. Il Capitolo raccomanda una cura particolare per evitare le mormorazioni contro i Superiori. 10) Silenzio. Si corregga il parlare soprattutto nelle sagrestie a voce alta e di cose non riguardanti il servizio della Chiesa. Si ricordi la tradizione che ritiene più sacro il silenzio dopo le preghiere della sera. 11) Come rimedio generale alle mancanze contro l’osservanza, si raccomanda: a) il mutuo buon esempio soprattutto da parte dei Superiori; b) la correzione delle mancanze pubbliche e, se necessario, anche qualche penalità senza indietreggiare in caso di bisogno neppure dinanzi alla comminazione o applicazione dell’ammonizione canonica (Sess. IX). Osservanza Povertà Carità Silenzio Formazione Formazione 1) Si conceda di preferenza personale scelto ai centri di formazione e si ricordi la dottrina del Diritto canonico: «Superiores in novitiatus ac studiorum domo ne III CAPITOLO PROVINCIALE ORDINARIO, Direttive e orientamenti, Albano Laziale 1947. 24 collocent, nisi religiosos qui sint ad exemplum regularis observantiae studio»21. 2) Il Capitolo desidera che i nostri professori ottengano in quanto sia possibile dei gradi accademici (Sess. XI e XII). 3) Per la buona formazione dei nostri giovani si raccomanda la separazione dei piccoli e non-professi dalla comunità dei professi. Tale separazione si realizzi appena possibile almeno nella Cappella e nel refettorio, in conformità al Can. 56422. 4) Si suggerisce la propaganda a favore delle vocazioni mature (Sess. XI). Vocazioni 5) Riguardo ai Fratelli coadiutori si raccomanda di non sottoporli a servizi troppo duri e si procuri ad essi il conveniente riposo in un’altra casa per tutto il tempo necessario (Sess. XII). 6) Per la scelta delle vocazioni si badi molto di non ammettere nei nostri postulantati dei soggetti tarati: si ricorra anche all’eventuale analisi del sangue. Si eliminino dai collegi i soggetti che non diano affidamento di perseveranza. 7) Si promuovano le vocazioni attraverso la propaganda, anche con la pubblicazione di qualche libro sulla Congregazione per farla conoscere e stimare (Sess. X e XII). Studi e archivi Studi e archivi 1) Si propone una doppia catalogazione dei libri della biblioteca per materie e per autori. I libri siano muniti del timbro della comunità. Il catalogo della biblioteca deve essere presentato al Visitatore Generale e Provinciale; così anche gli inventari. 2) Nessun Superiore dovrebbe passare per una casa senza procurare durante il suo triennio qualche opera di valore per la biblioteca. 3) Il Capitolo propone una sistemazione regolare ed uniforme dei nostri Archivi (Sess. XI). Ministeri Ministeri 1) Fra i ministeri il Capitolo dà la preferenza alle Missioni fra il popolo e agli esercizi spirituali alle diverse categorie. 2) Si raccomanda l’insegnamento del catechismo in tutte le nostre case nella forma possibile. Si desidera che per questa attività ci sia la collaborazione di tutti, particolarmente nelle parrocchie. 3) Si richiama l’attenzione sulla convenienza di lavorare il più possibile nel campo sociale specialmente attraverso il catechismo agli adulti, scuole serali, omelie catechistiche svolte metodicamente, ecc. 4) Per quanto riguarda l’Azione Cattolica, si procuri che le sezioni dipendenti dai nostri siano fiorenti. Per la direzione delle giovani si dia la preferenza ai padri anziani (Sess. XII). 5) Si precisa – circa la stampa – che non si devono pubblicare libri senza porvi il nome dell’autore (Sess. VIII). 6) Sulla Confraternita del Cuore Immacolato di Maria il Capitolo fa le seguenti precisazioni: 21 CIC [1917] Can 554 § 3. Cf CIC [1917] Can 564 § 1: «Il Noviziato, per quanto è possibile, sia separato da quella parte della casa in cui vivono i professi così che, senza un motivo speciale ed il permesso del Superiore o del Maestro, i novizi non abbiano alcuna comunicazione con i professi, né questi con i novizi» (N.d.R.). 22 III CAPITOLO PROVINCIALE ORDINARIO, Direttive e orientamenti, Albano Laziale 1947. 25 a) Che lo scapolare del Cuore di Maria è per la Confraternita non della Confraternita; b) Conviene rivestirsi dello scapolare durante le funzioni religiose come distintivo della Confraternita; c) Le qualità accidentali dell’abitino siano lasciate alla discrezione dei fedeli; d) Si desidera che le intenzioni della Confraternita, per maggiore praticità, si dispongano in blocchetti di trenta fogli ognuno. Si aggiunga anche la virtù da praticarsi durante il mese ed altre osservazioni opportune. 7) Si riconosce la necessità di fare una maggior propaganda clarettiana in Italia. Si propone la pubblicazione, in italiano, delle opere del Nostro Beato Padre. Date però le difficoltà economiche si lascia al Governo Provinciale l’iniziativa e il momento opportuno per portarla alla realtà. Si crede però urgente pubblicare nuove edizioni dei volantini del nostro Beato Padre (Sess. XII). Amministrazione Amministrazione 1) Riguardo alle amministrazioni subordinate, il Capitolo insiste sulla convenienza che queste diano conto dei loro bilanci alla Provincia. Si adoperino per questo scopo dei formulari più completi come è in uso nelle altre Province (Sess. V). 2) Fra i mezzi adatti al miglioramento della nostra economia il Capitolo propone: a) rinforzare l’osservanza delle Regole particolarmente attraverso la virtù della povertà, avendo una cura tutta particolare per la revisione dei conti, bilanci, e l’inserzione delle partite singole nei libri di contabilità; b) il lavoro dei singoli; c) l’aumento del contributo mensile delle case per le spese generali della Provincia particolarmente a favore dei collegi; d) l’aumento delle borse di studio; e) maggior potenziamento della «Giornata clarettiana»; f) favorire l’opera degli amici, benefattori, collaboratori clarettiani; g) vendita dei nostri libri; h) una maggior cura per la conservazione degli oggetti di uso comune e particolare; i) incremento dei prodotti orticoli e del pollame; l) insegnamento nelle scuole e istituti esterni; m) eventuale alienazione di una parte delle proprietà della Provincia; n) aprire dei conti correnti postali a favore delle nostre opere distribuendoli ad eventuali collaboratori; o) eliminare prontamente dai nostri collegi quegli alunni che non danno affidamento di perseveranza (Sess. X). 3) Il contributo che ogni casa apporta alla Cassa provinciale sia ben determinato e nessuna casa ne sia esente (Sess. V). 4) Secondo lo spirito delle Costituzioni si deve annotare giorno per giorno il numero di coloro che consumano i pasti in casa per poter conoscere la spesa effettiva corrispondente a ciascuna comunità (Sess. X). IV CAPITOLO PROVINCIALE ORDINARIO, Accordi, Roma 1954. 26 IL QUARTO CAPITOLO PROVINCIALE ORDINARIO Roma 1954 Il IV Capitolo provinciale si riunì nella casa di Roma, Via Giulia dal 15 al 25 febbraio 1954. Era questa la Curia dell’Organismo da quando, nel 1952, il Governo Generale si era trasferito nella nuova sede presso la Parrocchia del Sacro Cuore di Maria ai Parioli. Presiedeva l’assise il Superiore generale P. Peter Schweiger e, per la prima volta, vi assistevano alcuni confratelli italiani fra i quali P. Giuseppe Nibbi che nel 1949 era stato nominato consultore provinciale in sostituzione di P. Salvatore Espina, eletto Procuratore generale della Congregazione. Superiore provinciale era allora P. Vittore Izqueirdo. Nel sessennio la Provincia aveva aperto una nuova comunità per il postulantato a Galbiate (1948) e aveva soppresso quelle di Ciampino (1948) e di Albano (1949). Il catalogo della Provincia nel 1954 segnala 75 professi (48 presbiteri, 9 studenti e 18 fratelli), 8 novizi e 97 postulanti23. Il documento del Capitolo è notevolmente ampio e manifesta spesso l’intento di richiamare la normativa canonica propria recentemente aggiornata con una nuova edizione del Codex Iuris Adiiticii. Si insiste sul tema dell’osservanza, in cui si tratta dei voti, della pietà, dell’amore alla vocazione, ma, innanzitutto, dello spirito di famiglia e della carità fraterna. I ministeri sono quelli di sempre: catechesi, missioni popolari, ritiri, confessioni, devozione al Cuore di Maria, propaganda. Anche il capitolo sulla formazione è molto articolato andando dal problema degli edifici alla qualificazione dell’insegnamento, dalla formazione spirituale al tema “nuovo” delle vacanze estive. [FONTE: Bollettino interno della Provincia Italiana (1960) 73-97]. *** ACCORDI Capitolo I – GOVERNO Capitoli locali Capitoli Locali Si sottolinea l’importanza di trattare nei Capitoli Locali argomenti spettanti soprattutto l’osservanza religiosa e proposte pratiche onde provvedere ai veri bisogni della Comunità24. Per la concordia e la migliore collaborazione tra Superiori e sudditi si fa risaltare la necessità che il Superiore tenga in considerazione l’ufficio dei Consultori, informandoli almeno delle decisioni da lui prese, quando non sia necessario il loro preciso consenso. I Consultori però non pretendano di coartare la libertà d’iniziativa del Superiore in ciò che il Diritto gli consente (Sess. VI). Bollettino Bollettino Interno Tutti esprimono il desiderio di veder ripresa la pubblicazione del Bollettino Interno della Provincia, considerando tale pubblicazione molto importante per il progresso e per il buon nome della Provincia. Qualora non si potesse affrontare la spesa della stampa tipografica, la Commissione di Governo suggerisce l’uso del 23 24 Cf Bollettino interno della Provincia Italiana (1954) 70. Cf CC [1924] I, 70. IV CAPITOLO PROVINCIALE ORDINARIO, Accordi, Roma 1954. 27 ciclostile, ma raccomanda vivamente di non privare in ogni caso la Provincia di questo beneficio. Ogni Casa si impegna a pagare le spese (Sess. VII). Atti dei Capitoli Provinciali È nei voti del Capitolo e di tutta la Provincia la pubblicazione degli Atti dei diversi Capitoli Provinciali. Si risolve però di pubblicare soltanto gli Atti più importanti e quelli che si crederanno opportuni di fare di dominio pubblico (Sess. VII)25. Direttorio È urgente fare una nuova edizione del Direttorio Spirituale. È in studio però, presso il Governo Generale, la sua riforma e prossima pubblicazione; dopo di che seguirà la nostra (Sess. VII). Archivi Archivio e Segreterie Si fa risaltare la somma importanza di tenere ordinati gli archivi e le segreterie delle nostre Comunità. Si ricorda che l’archivista è il Segretario locale. L’Archivio deve essere completo di documenti storici e giuridici, ordinati e reperibili. Deve essere anche corredato di schede, indici, cartelle, raccoglitori, ecc., perché riesca di facile consultazione26. Dei documenti più importanti, quali i titoli giuridici di proprietà, descrizione degli immobili, ecc., bisogna ritenere almeno una copia in Casa, se il documento originale fosse incorporato in un altro archivio superiore (Sess. VII)27. Biblioteca Si raccomanda di dare maggiore importanza alla conservazione, pulizia delle biblioteche, nell’ordinarle catalogandone i libri con relativi schedari, aggiornandole con l’acquisto di opere nuove (Sess. VIII)28. Cronaca locale Riguardo alle cronache locali, si adempia tutto ciò che viene disposto nel nostro CIA: «Il Segretario locale… preparerà la cronaca mensile della Casa, che verrà sottoposta ogni mese all’approvazione del Capitolo locale, inserita poi fedelmente nel Registro di Cronaca e firmata anche dal Superiore»29. «La cronaca locale di ogni mese verrà letta (nel Capitolo locale ordinario); i punti approvati e le osservazioni fatte siano inserite negli atti»30. Non sia troppo stringata, ma piuttosto abbondante (Sess. VII). Fondazioni Fondazioni Si formulano i voti più lusinghieri acciocché il nuovo Governo Provinciale potenzi le fondazioni già esistenti, seguendo e migliorando la condotta dei Governi precedenti. Ceteris paribus, si dia la preferenza alle fondazioni più lusinghiere, 25 È in seguito a questa decisione che nel 1960 vennero pubblicati gli atti dei primi quattro Capitoli. Cf Bollettino interno della Provincia Italiana (1960) 3-97 (N.d.R.). 26 Cf CIA [1953], 243, 5. 27 Cf CIA [1953], 197 § 2; 198 § 1. 28 Cf CIA [1953], 391. 29 CIA [1953], 243 § 3. 30 CIA [1953], 302 § 4. IV CAPITOLO PROVINCIALE ORDINARIO, Accordi, Roma 1954. 28 specialmente se nuove. Si auspica il miglioramento dei Collegi già esistenti e la fondazione di altri, compreso un collegio per esterni. Si deve curare di stabilire un cespite sicuro e costante di entrate per i nostri Seminari (Sess. VII). 25° della Provincia Italiana Nel 1955 ricorre il 25° anniversario dell’erezione della nostra Provincia. Per il fausto avvenimento si desidera una pubblicazione della vita della Provincia nel suo primo 25° di esistenza e di tutti gli altri anni fino al 1924. Di tale pubblicazione si dovrebbe fare una rassegna completa per il Bollettino Interno, e una più ristretta di propaganda per il pubblico (Sess. VI). Capitolo II – OSSERVANZA Spirito di famiglia Spirito di famiglia Il Governo Provinciale è pregato di zelare con ogni sollecitudine perché nelle Comunità si mantenga sempre vivo lo spirito di famiglia (Sess. VII)31. I Superiori però devono essere generosi e volenterosi nell’aiutare le iniziative del Governo Provinciale (Sess. VII). Si raccomanda anche che i Superiori non deprezzino le qualità dei loro sudditi ma agiscano sempre con sincerità nei loro confronti (Sess. XI). Correzione Come mezzo efficace di governo il Capitolo raccomanda la paterna correzione dei Superiori verso i loro sudditi. Viene riconosciuta l’utilità del libretto delle correzioni, conservando lo spirito dell’Ordinazione n. 741, lettera f) dell’Appendice del penultimo nostro CIA, quantunque non obblighi in stretto senso. Se i Superiori usano tali libretti, si raccomanda però che essi non abbiano a passare negli archivi locali o provinciali (Sess. VI)32. Voti 1) Povertà. Povertà Si sono studiate le cause dei vari abusi che si sono commessi contro il voto e la virtù della povertà. Esse si riducono ai motivi seguenti: a) Abusi nelle diverse amministrazioni, servendosene a proprio vantaggio. b) Più amministrazioni gestite da un medesimo individuo. c) Le amicizie o conoscenze, che sono non poche volte un pericolo in quanto inducono ad agire con indipendenza in materia di povertà. d) Le assenze da casa favoriscono non poche spese innecessarie ed anche superflue. e) Lo spirito di comodità che tende a disfarsi di quanto è ancora utile, sebbene modesto, e procurarsi cose migliori. I rimedi che si suggeriscono per ovviare tali abusi: a) Per le Amministrazioni inferiori, osservare le disposizioni del nostro CIA: «È vietato non soltanto ai singoli ma anche ad una sezione particolare della Comunità di avere del denaro e di amministrarlo separatamente e spenderlo, anche 31 32 Cf CIA [1953], 466. Cf CIA [1953], 471. IV CAPITOLO PROVINCIALE ORDINARIO, Accordi, Roma 1954. 29 se col permesso del Superiore. Tale divieto venga osservato sollecitamente soprattutto nei collegi, noviziati e altre case di formazione. Pertanto, senza l’espressa facoltà del Superiore non si accettino regali né offerte né altri donativi di sorta, che vengano fatti particolarmente per una determinata sezione della Comunità. E se col debito permesso venissero accettati, siano destinati all’amministrazione e cassa locale, con indicazione dello scopo e l’opportuna precisazione delle spese nel registro economico. Anzi, affinché venga evitato il pericolo di dover usare le cose ricevute secondo la volontà dei donanti che forse non si adatta del tutto alla povertà religiosa e all’osservanza, non si accetti nessun donativo fatto con un fine singolare, se non col giusto ed espresso permesso del Superiore competente, il quale permesso deve essere anche registrato nel libro d’amministrazione»33. Si ricorda che il Signore benedice la dipendenza anche con l’aumento dei beni e mezzi finanziari. Si pensi ancora al buon esempio che si dà ai giovani, evitando ogni ombra di peculio. b) Nei vestiti e suppellettili: «Senza l’espressa licenza del Superiore nessuno richieda né accetti dagli estranei dei vestiti, né li acquisti o comperi di propria iniziativa; ma i Superiori e gli Incaricati provvedano tutti secondo l’usanza e la povertà della Congregazione. I vestiti, gli oggetti e tutta la suppellettile d’uso personale o comune, siano conformi – in una stessa regione – alla povertà tradizionale, modestissimi, della medesima qualità e forma per tutti, Superiori e sudditi, osservando nondimeno le differenze stabilite, per la conveniente separazione delle varie sezioni»34. c) Nei viaggi: «Chi fa un viaggio senza causa e senza bisogno, lo ritarda, lo allunga, contravviene alla povertà per ragione delle spese, alla legge della vita religiosa secondo i canoni 606, 644 e 645»35. A questo proposito viene caldamente raccomandato di ridurre i viaggi il più possibile. d) Nei trasferimenti da una Casa all’altra ricordare le disposizioni vigenti: «Quando un membro della Congregazione deve trasferirsi da una Casa all’altra, mostrerà quanto porta seco al Superiore della casa di provenienza e al Superiore della casa ove viene destinato, gravata la coscienza del Superiore e del suddito»36. 2) Castità. Castità Cause d’inosservanza: a) Le visite ai parenti troppo frequenti e non sufficientemente giustificate; b) Visite nelle sale da ricevere con donne con troppo prolungati e frequenti discorsi. Rimedi: Evitare i pericoli e le occasioni. a) Per le visite troppo frequenti o non giustificate, tenere in conto le disposizione del CIA: 33 CIA [1953], 447 §§ 1-2. CIA [1953], 452 §§ 1.2) 35 CIA [1953], 449 § 1. 36 CIA [1953], 446 § 3. 34 IV CAPITOLO PROVINCIALE ORDINARIO, Accordi, Roma 1954. 30 «A norma delle Costituzioni nessuno dei nostri può esigere quale diritto proprio, la facoltà di poter recarsi in patria, ossia nel luogo natale o alla propria famiglia. I Superiori poi non concedano tale permesso, se non salvando la ragione e lo spirito della Costituzione stessa»37. Tale facoltà può concedersi, entro i limiti della Provincia, soltanto dal Superiore Maggiore, per una causa grave e giusta, e per una durata di tempo prefissa». Purtroppo questa tendenza a visitare spesso la famiglia e i parenti a fare lunghi viaggi s’è oggi alquanto acuita e si sono dati frequenti casi di poco buon esempio. b) I viaggi, come vien detto per la povertà, siano sempre giustificati e vengano fatti entro i limiti della concessione e in una classe modesta38; c) Per il tratto con donne attenersi al CIA, il quale stabilisce l’osservanza della clausura religiosa nei confronti del personale di servizio femminile39 e vieta di ricevere visite di donne dopo un’ora determinata40. Obbedienza 3) Obbedienza. Cause d’inobbedienza: a) Da parte dei Superiori, la loro troppo lunga assenza da Casa, il cattivo esempio dato ai sudditi, il disputare facilmente ed in modo poco dignitoso con i subalterni. b) Nel Prefetto di cose spirituali, il mancato dovere di sorvegliare e correggere41. c) Nei sudditi, l’ostinatezza in voler avere o fare ciò che desiderano, il che spinge ad agire con indipendenza dai Superiori ovvero a burlare la loro autorità. Fra i rimedi si segnalano: a) Il dovuto trattamento verso i Superiori, dando loro i titoli che per ognuno si prescrivono42. b) Non permettersi né permettere che si rivolgano ai Superiori parole poco rispettose sia a voce che in iscritto. c) Nella dimora in altre Case della Provincia o della Congregazione si osservino le disposizioni: «Coloro che si recano in viaggio in un’altra Casa della Congregazione, non solo sono soggetti all’orario della residenza di cui sono ospiti, ma anche al Superiore della medesima. Tuttavia il Superiore della Casa ospitale non può impedire che gli ospiti attendano giustamente alle mansioni e agli affari per cui si sono messi in viaggio; e affinché detto Superiore permetta di sbrigare questi loro negozi, il Superiore Maggiore o locale da cui l’ospite viene autorizzato a fare il viaggio, notifichino la causa e lo scopo della venuta. Se il Superiore locale che riceve prevede qualche difficoltà per il viaggio e gli affari dell’ospite, lo esponga riverentemente al Superiore Maggiore o al Confratello Superiore con ogni cordialità»43. d) Nelle assenze del R.P. Superiore, il Prefetto delle cose spirituali osservi le norme dei CIA, sostituendolo, se occorresse, nell’obbligo di vigilare, ammonire e 37 CIA [1953], 538 § 1. Cf § 2; CC [1924] II, XV, 61. Cf CIA [1953], 449 §§ 1-2. 39 Cf CIA [1953], 455. 40 Cf CIA [1953], 586 § 2 41 CC [1924] I, 135; CIA [1953], 376.377. 42 CIA [1953], 90. 43 CIA [1953], 464. 38 IV CAPITOLO PROVINCIALE ORDINARIO, Accordi, Roma 1954. 31 correggere (Sess. XI)44. Pietà Pietà Vi sono diverse cause della mancanza di pietà: a) La trascuratezza della meditazione, tralasciandola del tutto o dimezzandola. b) Il troppo lavoro e la molteplicità di occupazioni, particolarmente nei parroci. c) La lettura di giornali o riviste non appropriate al nostro stato, che allontana dalla vita interiore. d) L’atteggiamento poco dignitoso e devoto negli esercizi e pratiche di pietà. Fra gli altri rimedi, si raccomandano: a) Gli esami di coscienza ben fatti. b) La confessione settimanale in conformità alle nostre sante Costituzioni e al nostro CIA45: «La confessione settimanale si faccia in casa con il confessore designato e in forma di atto di comunità. Supposta l’osservanza delle S. Costituzioni e dei canoni, ognuno userà della libertà di coscienza e del diritto di recarsi da un confessore approvato dall’Ordinario del luogo. Tale libertà di coscienza e tale diritto si devono soprattutto mantenere nelle piccole Comunità. Badi il Superiore a questa possibilità di ricevere la confessione e di esercitare questa libertà di coscienza, e sia informato se tutti, in casa o fuori, facciano la confessione settimanale». c) La sorveglianza e la correzione da parte del Prefetto di cose spirituali46. È di capitile importanza saper scegliere i Prefetti di cose spirituali. Per informarsi dell’espletamento di questo grave dovere, si segnala la visita settimanale del R.P. Superiore ai suoi sudditi Sacerdoti (Sess. XI)47. Esercizi Esercizi Spirituali Si è d’accordo sulla difficoltà in cui si trovano le Comunità piccole per fare spirituali bene gli Esercizi Spirituali. Si desidera perciò che, nei limiti del possibile, i membri di tali Comunità si vadano alternando, nel farli in qualche altra Casa, per attendere così più liberamente al loro progresso spirituale. Per gli Esercizi Spirituali nelle Parrocchie e Case di predicazione ci si può attenere alla disposizione del nostro CIA, che autorizza a farli in due periodi di sei giorni e di due rispettivamente48. È pure desiderio del Capitolo che, di quando in quando, si tengano Esercizi Spirituali per categorie, per es., di Superiori, di Fratelli Coadiutori49. L’applicazione viene devoluta al criterio del Governo Provinciale (Sess. XI). Carità Fraterna Fraternità Una delle cause dell’inosservanza di questa virtù è certamente la diversità di 44 Cf CIA [1953], 376. Cf CC [1924] II, 39; CIA [1953], 496. 46 Cf CC [1924] I, 135; CIA 377. 47 Cf CC [1924] I, 36. 48 Cf CIA [1953], 501 § 6. 49 Cf CIA [1953], 473. 45 IV CAPITOLO PROVINCIALE ORDINARIO, Accordi, Roma 1954. 32 origine, di carattere, ecc., in seno alle Comunità. Per prevenire ogni pericolo di divisione si suggeriscono i mezzi seguenti: a) Lo spirito di fede, perché tutti creati a somiglianza di un Dio solo, figli tutti d’un solo riscatto, perché figli, senza distinzione, di una medesima Madre Congregazione che a tutti ugualmente provvede ed ama. b) Il nostro elevatissimo fine, da tutti noi giurato con visione di grandi ideali: «In omnibus Dei gloriam… totiusque mundi animarum salutom quaerere»50. «Adhibeant omnia media sibi possibilia…»51, senza distinzioni di luoghi, di persone, di usanze: «sine patre, sine matre, sine genealogia…»52. c) Osservare quanto ci viene prescritto sul mutuo trattamento dalle nostre disposizioni e tradizioni: «…Tutti i Sacerdoti verranno chiamati col titolo di Reverendi Padri; tale titolo è peraltro esclusivo dell’ordine sacerdotale. Per tutti i Superiori e, almeno per iscritto, per i Sacerdoti si userà il titolo di Vostra Riverenza. Al nome o al cognome dei nostri verrà sempre premesso il titolo di Padre, riferendosi ad un Sacerdote; se si tratta degli Scolastici, si dirà Signor o Fratello, secondo l’usanza del paese; ai Fratelli Coadiutori si premetterà il titolo di Fratello»53. «Né a voce né per iscritto osino dar del tu ai propri Confratelli né nominarli con troppa familiarità» (Sess. XI)54. Amore alla vocazione Amore alla vocazione Fra le occasioni che possono indurre in serio pericolo di perdere la vocazione vanno segnalate: a) La mancanza di personale formativo. b) I cattivi esempi dei più grandi. c) Nei Collegi, la mancanza della dovuta separazione tra non professi e professi55. d) Mancanza di formazione «Congregazionista». L’amore alla vocazione verrà invece favorito: a) Con una costante, minuziosa ed alta formazione congregazionista nei giovani. Si raccomanda a questo scopo la lettura della Storia della Congregazione. b) Col far conoscere a tutti i membri dell’Istituto le opere che esso svolge nelle diverse regioni del mondo. c) Continuando la traduzione de «Lo Spirito della Congregazione». d) Sfruttando i valori spirituali della nostra Provincia (Necrologio dei Confratelli, «Colligite fragmenta», ecc.). e) Con la traduzione delle opere più importanti della Congregazione (Sess. XI). Mezzi generali. Per un maggiore potenziamento dell’osservanza religiosa nella Provincia vengono proposti altri mezzi, particolarmente lo spirito di fede, la formazione di una coscienza retta e lo spirito religioso. Norme assai sapienti ed efficaci sono contenute nelle Sante Costituzioni, nel Codex Iuris Additicii e nello Spirito della Congregazione. 50 CC [1924] I, 2. CC [1924] II, 63. 52 CC [1924] II, 61. 53 CIA [1953], 90, III.IV.V. 54 CIA [1953], 91; cf J. XIFRÉ, Espíritu de la Congregación, Madrid 31949, 188. 55 Cf CIA [1953], 87 § 2. 51 IV CAPITOLO PROVINCIALE ORDINARIO, Accordi, Roma 1954. 33 L’osservanza di una casa sta praticamente nelle mani del Superiore locale. A lui è affidata la cellula fondamentale della Congregazione: la Casa. Dove c’è un Superiore zelante, regna l’ordine, il raccoglimento, la contentezza, l’armonia. Le Sante Costituzioni lo vogliono spirituale, affezionatissimo alla Congregazione e dotato di grande discrezione (Sess. XI)56. Capitolo III – MINISTERI (Sess. 6-10-13-14-15) Catechismi Catechismo Si riscontra che, grazie a Dio, nelle Parrocchie e altre Case della Provincia l’insegnamento della dottrina cristiana è fiorente. Il Capitolo fa voti unanimi affinché, sulle orme del nostro S. Patriarca, si continui indefessamente questo importante ministero, valendoci dei mezzi pedagogici più moderni. Viene fatta la proposta di fomentare l’esposizione catechistica con la premiazione finale, fatta in base al numero dei biglietti di presenza al catechismo durante l’anno. Si raccomanda pure vivamente la lettura di qualche Rivista catechistica, ad esempio «Sussidi»57 (Sess. XIII). Missioni Missioni La Congregazione è nata con questo scopo precipuo. Conserviamo in noi questo spirito e infondiamolo soprattutto nei giovani Missionari, nei Collegi, esercitando fin dal Postulantato i ragazzi nella scherma dell’Oratoria Sacra58. Ottimo indirizzo e documentazione interessante sarebbe raccogliere dai diversi Padri i fatti, gli esempi, gli aneddoti, le disavventure occorse loro nel tempo delle missioni e riunirle in un libretto o, meglio ancora, pubblicarle a puntate sul Bollettino Interno della Provincia e sul «Messaggero del Cuore di Maria». Nel campo del possibile, sarebbe desiderabile che ognuno venisse valorizzato in quel genere di predicazione o ministero a cui si sente più inclinato, onde il rendimento fosse moltiplicato (Sess. XIII). Si è di nuovo d’accordo di costituire un fondo provinciale per le missioni a base di offerte fatte ad hoc, secondo quanto venne segnalato nel Capitolo Provinciale Ordinario precedente. A trovare queste offerte si devono adoperare anche i singoli Padri (Sess. XV). Esercizi Spirituali Esercizi e ritiri spirituali I Padri Capitolari rilevano la necessità di dare un maggiore impulso a questo genere di attività spirituale, anche dai Padri giovani. Viene ricordato che la Provincia deve sentire profondamente il suo carattere «missionario», particolarmente nel ministero degli Esercizi Spirituali, tanto raccomandati dal nostro S. Padre Fondatore59. Si auspica la conoscenza perfetta della tecnica degli Esercizi da parte dei nostri Missionari. 56 Cf CC [1924] I, 36; Sussidi per la catechesi (1936-1977.1983-), a cura della Congregazione dei Fratelli delle Scuole Cristiane (N.d.R.). 58 Cf CIA [1953], 548 § 1. 59 Cf CC [1924] II, 63; Aut. 306-309. 57 IV CAPITOLO PROVINCIALE ORDINARIO, Accordi, Roma 1954. 34 Si desidera vivamente che in futuro possa venir aperta una casa di Esercizi ad imitazione di quanto avviene in altre Province (Sess. XIII). Ritiri È un ministero pratico e di poche esigenze, ma che rende buoni frutti con minimo sforzo (Sess. XIII). Viene pure raccomandato dal nostro CIA: «Si fomentino anche le giornate di ritiro mensile al clero, alle famiglie religiose, alle, associazioni pie e a tutti i fedeli che coltivano la vita spirituale»60. Si ricorda che spetta al Superiore procurare in genere il lavoro ministeriale e accettare gli impegni, anche perché non si perda il merito dell’obbedienza (Sess. X). Confessioni e Confessionale e Direzione spirituale direzione Ancorché si confessi molto, pure si nota in alcuni una certa ripugnanza per spirituale questo ministero. Si raccomanda tanto l’esercizio di questo ministero sì utile alle anime. Riguardo ai Padri giovani, i Superiori si attengano alle disposizioni del CIA: «Nessun sacerdote della Congregazione può essere confessore ordinario durante il quinquennio dopo terminati gli studi e prima di aver compiuto i trent’anni di età, salvo dispensa ottenuta per ogni caso dal Superiore Maggiore»61. Quantunque in qualche caso essi abbiano l’autorizzazione di confessare tutti i fedeli, trovandosi nel quinquennio dopo l’ordinazione sacerdotale, s’intende che non devono però essere confessori di donne, ma prestare il loro servizio di confessori solo nei casi di vera necessità o in circostanze di grande concorso di gente. «Ciò non toglie – precisa il CIA – che i sacerdoti più giovani possano ascoltare le confessioni ad casum, sia nelle nostre chiese, sia anche fuori casa nelle predicazioni, dietro comando del Superiore. D’ordinario, però, e per quanto sia possibile, si provveda per questi casi dai sacerdoti che abbiano passato il quinquennio»62. «È pure ugualmente vietato di accettare ed esercitare l’ufficio di direttore di coscienza, sia per corrispondenza epistolare sia anche a voce, prima di aver compiuto i 30 anni di età, o prima di aver terminato il predetto quinquennio»63. A tutti, ma specialmente ai Padri giovani, si ricorda di evitare confessioni lunghe con le donne (Sess. XIV)64. Stampa Stampa Si segnala il bisogno urgente della ristampa migliorata della «Manna del Cristiano», affidandola ad una Casa Editrice di modeste pretese, conservando però i frutti di proprietà e di ristampa. Si crede opportuno di incoraggiare nuovamente il Governo Provinciale alla ripresa della pubblicazione del «Bollettino Interno». Come mezzo per infervorarci nell’amore alla Congregazione e come fonte per le nostre pubblicazioni si fanno voti affinché il Governo Generale curi mensilmente un, «Sommario» delle notizie riguardanti la Congregazione. 60 CIA [1953] 553 § 3. CIA [1953] 411 § 2. 62 CIA [1953] 411 § 4 (N.d.R.) 63 CIA [1953] 411 § 3. 64 Cf CC [1924] II, 73. 61 IV CAPITOLO PROVINCIALE ORDINARIO, Accordi, Roma 1954. 35 Il «Messaggero del Cuore di Maria» deve diventare l’organo della propaganda della devozione al Cuore Immacolato e di S. Antonio M. Claret65. La Provincia però deve organizzare bene il funzionamento della rivista, nominando il personale responsabile, composto di Direttore, Amministratore e Collaboratori. La rivista avrà, fra le altre, la sezione dedicata al Cuore di Maria, la sezione Clarettiana e la sezione «Congregazionista». In ogni casa vi deve essere qualcuno incaricato di fornire notizie interessanti. La rivista dovrà passare anche attraverso la censura del Governo Provinciale. Viene pure raccomandata la massima puntualità. I PP. Capitolari desiderano che si omettano le puntate che non siano d’interesse pubblico (Sess. XIV). Cuore di Cuore di Maria Maria a) Confraternita Il Capitolo fa voti perché la Confraternita Primaria trasferisca la sua sede dalla chiesa di Santa Lucia di Roma al Tempio Votivo Internazionale, per suo maggiore splendore e diffusione. Si studierà se la Confraternita di Santa Lucia goda di vero diritto di aggregazione, ignorandosi tuttora se essa sia primaria o no. Si vede la necessità di incrementare la diffusione della Confraternita, secondo il Messaggio di Fatima. b) Madonna Pellegrina Si decide di diffondere maggiormente questa pia pratica che produce tanti frutti di bene nelle famiglie. A questo proposito il Capitolo desidera che la Madonnina sia presentata artisticamente. c) Santo Rosario Si desidera ardentemente il fomento della devozione del Santo Rosario tra i fedeli, come complemento della devozione al Cuore di Maria e quale preziosa eredità del N. Santo Padre Fondatore. d) Consacrazione delle Famiglie Si fomenti la Consacrazione delle Famiglie al Cuore Immacolato di Maria, conservandone fedelmente l’elenco, per la trascrizione nei registri generali del Tempio Votivo. Si potrebbe poi approfittare tale consacrazione per fare abbonare le famiglie al «Messaggero del Cuore di Maria». Si curi pure l’opera dei primi Sabati del mese. e) Pia Unione Mariana dei Suffragi La Pia Unione Mariana dei Suffragi, come pure la Pia Unione Missionaria, sono assai languenti. Ogni Casa deve interessarsi a dar vita a queste Pie Unioni nel loro ambiente. La quota per la P.U.M. dei Suffragi è attualmente di lire 500 (Sess. XIV). f) Anno Mariano Circa l’Anno Mariano si raccomanda di fomentare le Opere Sociali, in più delle preghiere. Bisogna infatti rendere conto di quanto si fa, durante l’Anno dedicato a Maria, alla Sacra Congregazione dei Religiosi. 65 Nel testo pubblicato vi è un evidente refuso tipografico con la ripetizione di una riga. Cf Bollettino interno della Provincia Italiana (1960) 85.86 (N.d.R.). 36 IV CAPITOLO PROVINCIALE ORDINARIO, Accordi, Roma 1954. Si propone pure di tenere in quest’Anno periodicamente delle Conferenze nel nostro Tempio Votivo; nei Collegi le domeniche i Padri, gli Studenti o Postulanti possono fare assieme qualche atto di Comunità a sfondo mariano; la meditazione comune della domenica più versare su temi mariani, ecc. (Sess. XV). Parrocchia Ministero parrocchiale Si auspica che tutti i componenti la Comunità prendano parte alle sacre funzioni, anche per dare buon esempio ai fedeli. Si ricorda che le funzioni sacre parrocchiali non sono in danno dello spirito, anzi lo rinforzano con il potere della pietà e della liturgia della Chiesa. Alcuni rifuggono le funzioni sia perché lunghe, sia in vista dell’atto di Comunità da compiere (Sess. XIV). Propaganda Propaganda Si esprime il desiderio di avere un soggetto destinato alla propaganda circolante, sia per il «Messaggero» sia per la raccolta e selezione delle vocazioni (Sess. XIV). Si fanno anche voti perché la propaganda locale si metta in collegamento con quella provinciale. Se non esiste una più stretta collaborazione tra la periferia e il centro, questi si rende inoperante. È bene però che questo Centro faccia sapere alle Case di quali oggetti sacri, libri, stampe dispone e i relativi prezzi aggiornati. Se qualche Casa ha delle occasioni di buoni acquisti e vantaggiose offerte, può avvisare il Centro Provinciale. Sarà bene interessare anche il pubblico della nostra propaganda, inserendo dei reclami sul «Messaggero del Cuore di Maria» (Sess. VI). Formazione Capitolo IV – FORMAZIONE Si ribadisce il concetto che lo sviluppo della nostra Provincia dipende in gran parte dal risolvere o meno il problema dei Collegi, il quale va però esaminato in tutti i suoi aspetti. Edifici Edifici Gli edifici dei Collegi devono essere capaci, adatti, decenti. A ovviare le difficoltà esistenti al presente nei nostri Collegi, si ritiene necessario mandare quanto prima ad effetto varie riforme. Così si potranno potenziare maggiormente i centri di formazione, soprattutto in quanto alla capacità e al decoro dei locali, nonché in quanto al numero e alla selezione delle vocazioni (Sess. XII). Personale Personale Si ritorna sull’importanza della selezione del personale direttivo e docente dei nostri Collegi. Tra le cause delle defezioni di non pochi alunni è ritenuta fra le principali la mancanza di preparazione del personale docente. A ovviare questa grave difficoltà che ha inceppato la perseveranza delle vocazioni, si presenta una mozione al Governo Generale della Congregazione, acciocché costituisca un Istituto Pedagogico Superiore interno sul tipo del Collegio Pedagogico Francescano internazionale di Grottaferrata, oppure potenzi talmente l’Anno di Perfezione vigente nella Congregazione da introdurvi un «corso speciale» di Pedagogia allo scopo di formare i nostri Educatori. Accogliere il suggerimento è però di competenza di altra sede. Date le difficoltà di formare integralmente gli insegnanti, si cerchi almeno di IV CAPITOLO PROVINCIALE ORDINARIO, Accordi, Roma 1954. 37 specializzare quelli che hanno maggiore probabilità di riuscita negli studi, anche per il buon nome della Provincia. Sfruttare, se non altro, al massimo le possibilità intellettuali dei Professori. Farli intervenire ai convegni e conferenze che si tengono in diversi centri di studi. Aggiornare le biblioteche. Trattare, in conferenze speciali, di pedagogia, didattica. Alle nostre conferenze non è aliena la trattazione di questioni pedagogiche (Sess. XIII). Insegnamento Insegnamento a) Qualifiche Nelle qualifiche dei nostri alunni si osserva la mancanza di criterio unitario. Si raccomanda vivamente ai Prefetti degli Studi di far seguire una giusta via di mezzo nelle valutazioni delle qualifiche, sia per non scoraggiare l’alunno sia anche per stimolarlo. b) Inclinazioni speciali Si raccomanda pure ai formatori e Superiori di Collegi di tener molto in conto le inclinazioni speciali di ciascun alunno e di favorirle quanto meglio si potrà. e) Retta Riguardo alla retta da esigersi dagli alunni, si è del parere di tenerla piuttosto alta: ciò favorisce, almeno in alcune parti, per esempio nell’alta Italia, l’afflusso delle vocazioni, e il Collegio cresce nella stima delle famiglie. È pure il criterio adottato dai migliori educatori ed approvato dalla riunione dei Moderatori Generali tenuta in Roma nel novembre 1953. In caso di vocazioni povere si è del parere che, vagliati i singoli casi, non si debbano rifiutare, né limitare il numero delle entrate per timore della mancanza di mezzi. I Padri Capitolari sono d’avviso che sarebbe bene si facesse meritare ai Postulanti poveri una Borsa di Studio, anno per anno. Si potrebbe anche assegnare nominalmente ai Postulanti poveri una Borsa di Studio delle già esistenti. Si consiglia pure di aprire corrispondenza con i Benefattori. Ciò sarà di stimolo al Postulante ad essere studioso e buono. Bella idea è anche l’interessare le famiglie nel fondare qualche Borsa di Studio per gli Studenti prossimi all’Ordinazione sacerdotale. I benefattori si illuderanno così di aver portato loro stessi all’altare il neo Sacerdote. Comunque si badi di non umiliare, per le sue precarie condizioni familiari, chi usufruisce della Borsa di Studio o non soddisfa alla retta mensile, quasi mettendolo in stato di inferiorità presso gli altri (Sess. XIII). d) Esami di Stato Si favoriscano il più possibile, per affrontare a suo tempo l’insegnamento agli esterni. Si fanno voti perché la Provincia possa lanciare i suoi Professori al pubblico insegnamento con l’erezione di un Collegio di Esterni. Col tempo bisognerà curare di ottenere gradi accademici statali, come si fa ormai in tante Province della Congregazione. Accontentarsi, almeno per ora, delle abilitazioni magistrali e delle licenze liceali (Sess. XIII). e) Biblioteche Le biblioteche, specialmente nei Collegi, siano molto curate ed aumentate di anno per anno con nuovi e buoni libri e l’abbonamento di riviste (Sess. XIII). Pietà Formazione alla pietà. Non si affoghino gli studenti in uno studio opprimente e continuato, sì da to- IV CAPITOLO PROVINCIALE ORDINARIO, Accordi, Roma 1954. 38 gliere loro il respiro e ostacolare qualsiasi, benché piccolo, sfogo di pietà privata. Una piccola sosta alla fine della giornata giova molto per riprendere lo slancio nello studio e mantiene nello studente la vita interiore. Si ricorda che la pietà è l’alimento della vocazione. Bisogna insistere perché gli Aspiranti e gli Studenti siano assai devoti del SS. Sacramento, del Cuore Immacolato di Maria e del nostro Santo Padre Fondatore. Fomentare in essi molto il timore di Dio. Le crisi spirituali occorre superarle con la preghiera e gli altri mezzi indicati dall’ascetica. Si insiste ancora perché i Professori condiscano le loro lezioni con il sale della devozione66, e in classe non facciano opera contraria agli insegnamenti spirituali ed educativi del R. P. Prefetto. Si accentua infine l’importanza di insinuare profondamente nei nostri giovani un indirizzo prettamente clarettiano che è duplice: a) cordimariano e b) missionario. Si inculchi pertanto una grande devozione al Cuore Immacolato di Maria, al Santo Fondatore e alle Missioni, il distacco dalla patria e grandi aspirazioni di apostolato (Sess. XIII). Disciplina Disciplina a) Sezioni e regolamenti Il Capitolo patrocina la causa della separazione delle tre prime classi inferiori medie dalle due superiori, e che i regolamenti vengano compilati secondo la capacità e l’età degli alunni. In particolare nei riguardi dell’orazione e gli esami di coscienza si dia libertà ai Prefetti di misurarne la durata e la convenienza d’intesa con i superiori competenti67. Sarebbe bene fare due regolamenti: uno per il ginnasio inferiore e l’altro per il superiore. Le meditazioni non siano troppo lunghe e sempre adattate alla capacità degli alunni (Sess. XIII). b) Specchio del Postulante Si dovranno aggiornare alcune preghiere secondo le correzioni del nuovo Catechismo approvato e riassumere qualche capitolo del regolamento. Si desidererebbe di dare ai nostri alunni, nello Specchio del Postulante, un più completo Manuale di pietà, a carattere anche liturgico (Sess. XIII). Vocazioni Vocazioni È ovvio che, specialmente nel momento presente di così grande e precoce corruzione, non si possono raccogliere le vocazioni senza un prudente vaglio. Non basta; ma bisogna anche prepararle, seguirle, visitarle, tenersi in contatto con le medesime per lo spazio di circa un anno, come consigliano gli esperti. È indubbio che in tal maniera si assicurerà alla Congregazione la perseveranza della maggior parte delle vocazioni68. Un altro mezzo di scelta di vocazioni sarebbe il pre-postulantato di quinta elementare nella stessa Scuola Apostolica. Fra i mezzi di perseveranza si segnalano: un tenero amore a Gesù Sacramenta66 Cf CC [1924] I, 156. Cf Convegno Romano dei Moderatori Generali, novembre 1953. 68 Cf PIO XII, Esortazione Menti Nostrae al clero del mondo cattolico sulla santità della vita sacerdotale, Roma 1950, nn. 78-82, e il citato Convegno dei Moderatori Generali. 67 IV CAPITOLO PROVINCIALE ORDINARIO, Accordi, Roma 1954. 39 to e al Cuore Immacolato di Maria69, la devozione al Santo Padre Fondatore e alla Congregazione. Occorre poi anche valersi della direzione spirituale. Bisogna farla amare dagli alunni. I Prefetti devono cattivarsi la fiducia dei loro diretti. Li devono seguire con interesse e amore nei loro problemi, difficoltà e crisi spirituali e illuminarli sulla scelta dello stato. Il Padre Prefetto deve essere veramente Padre. Gli Ausiliari invece devono essere severi nella disciplina esterna (Sess. XIII e XIV). Vacanze Vacanze V’è la tendenza rigorista di escludere totalmente le vacanze e quella di concederle indistintamente: evidentemente due estremi. Bisogna trovare una via di mezzo. Trattandosi degli alunni dei Collegi moderni, gli autori di pedagogia ritengono la necessità della villeggiatura e vi sono dei documenti pontifici che la favoriscono apertamente e la consigliano70. Anche il corpo direttivo della Congregazione dei Religiosi, in una recentissima riunione tenuta a Roma, è d’accordo nel concederla. Gli argomenti sono a tutti palesi. Fra l’altro possiamo addurre il n. 87 della citata Esortazione pontificia, dove espressamente si insegna che «i giovani leviti non debbano vivere interamente isolati dal mondo». Le vacanze in linea normativa vengono regolate nel modo seguente: a) Vacanze collettive del Collegio in altra sede, da concedersi senza difficoltà. Questo cambio di luogo e di clima giova molto alla formazione completa del giovane e alla salute. Ma il posto deve essere adatto alla formazione dei giovani. Sottoporre sempre all’approvazione del Governo Provinciale la località che si vorrebbe scegliere. Una soluzione del problema per la Provincia Italiana potrebbe forse essere lo scambio di residenza dei Collegi. b) Vacanze in famiglia. Viene notato che in alcune Province le vacanze in famiglia, bene regolate, hanno dato buoni risultati. Si è contrari alle vacanze troppo prolungate. Si propone perciò, in via di esperimento, l’andata dei Postulanti alle loro famiglie nelle vacanze estive per otto giorni. Per dare un po’ di riposo ai Postulanti che hanno appena terminati gli esami della quinta ginnasiale e devono incominciare il Noviziato, dato che si nega loro l’andata in famiglia per il pericolo che essa presenta nel caso specifico, si indica una via di mezzo, ossia rimandare l’inizio dell’anno di prova di qualche settimana. c) Vacanze dei Professori. Se ne riconosce la necessità per il riposo dalle spossanti fatiche dell’anno scolastico. Negli ambienti professorili si accusano spesso esaurimenti di forze e mancanza conseguente di energia per intraprendere le nuove fatiche scolastiche e per seguire la vita comune. È il M.R.P. Provinciale che deve autorizzare tali vacanze. Ma il R.P. Superiore della Casa sarà lui che stabilirà l’ordine dei professori villeggianti, perché non derivino disordini in Comunità. Sono necessarie però le lettere obbedienzali71. 69 PIO XII, Menti Nostrae, n. 101. Cf SACRA CONGREGATIO DE SEMINARIIS ET STUDIORUM UNIVERSITATIBUS, Enchiridion Clericorum, Romae 1938, nn. 886.1091.1364; PIO XII, Menti Nostrae, nn. 712.84.85.86.87.100. 71 Cf CIA [1953], 464. 70 IV CAPITOLO PROVINCIALE ORDINARIO, Accordi, Roma 1954. 40 d) Per gli addetti alle Parrocchie. Il Capitolo ha voluto prendere anche in considerazione le vacanze per gli addetti alle Parrocchie, riconoscendone la grande convenienza. Si desidera nondimeno che la loro villeggiatura coincida possibilmente con la partecipazione a convegni, esercizi spirituali, assistenza ai giovani di associazioni cattoliche villeggianti. Non trascurare però, a causa delle vacanze, l’ordinato disimpegno del ministero parrocchiale, né la regolarità religiosa (Sess. XIII). Fratelli Formazione dei Fratelli Coadiutori Si fanno voti affinché i nostri Fratelli vengano preparati alla vita professionistica con qualche corso di abilitazione e di specializzazione, come si fa in altre Province. La base però di ogni formazione è quanto stabiliscono le Sante Costituzioni72. Poi, se sarà possibile, si specializzino nei mestieri a cui si sentano maggiormente portati e possano essere di utilità alla Provincia. Si deve curare particolarmente la formazione spirituale dei Fratelli all’inizio della loro vita religiosa, tenendo loro quelle conferenze ed istruzioni che sono prescritte (Sess. XIII)73. Padri giovani Formazione dei Sacerdoti giovani I Superiori e i Padri anziani procurino di interessarsi a formare bene asceticamente i Sacerdoti all’inizio della loro vita ministeriale. Perciò i RR. PP. Superiori nelle loro visite settimanali ai Sacerdoti si informino del loro andamento spirituale, tengano conferenze ed istruzioni ascetiche ben preparate, facciano loro capire che ad essi sta a cuore il loro progresso nella virtù. Curino poi anche la formazione sociale e politica dei Sacerdoti. Per trovarsi nella giusta visione della realtà politica, affine di seguire il movimento cattolico e politico di tutte le nazioni e poter decorosamente alternare con persone colte e anche col clero istruito, le Parrocchie e i Collegi potrebbero lodevolmente abbonarsi alla rivista «La Civiltà Cattolica», dove in ogni numero, in più di bellissimi e dottissimi studi, si trova un resoconto politico e religioso fatto con giusti e sani criteri (Sess. XIII). Cura degli infermi Si esprime il desiderio che si stabilisca una infermeria provinciale, per poter così assistere più scrupolosamente i malati e gli anziani (Sess. V). Capitolo V – AMMINISTRAZIONE Amministrazione Bisogni delle Case Passati in rassegna i bisogni materiali delle Case e dei Collegi, si fanno alcune proposte particolari in ordine ad una sistemazione definitiva, lasciando poi l’esecuzione definitiva alle iniziative del Governo Provinciale (Sess. VIII e IX). Mezzi economici 1) La perfetta osservanza religiosa. 2) Il lavoro personale. 72 73 Cf CC [1924], III, 1. Cf Ibid. IV CAPITOLO PROVINCIALE ORDINARIO, Accordi, Roma 1954. 41 Tutti devono essere ben occupati. È dovere del P. Superiore di parlare spesso ai sudditi sui propri doveri professionali e spingerli a lavorare di più e meglio. Non bisogna illudersi col pensare che la Congregazione abbia grandi capitali. I suoi capitali sono l’intelligenza, il cuore e le mani dei suoi membri. È necessario aumentare lo spirito di collaborazione. Siamo una famiglia e tutti dobbiamo contribuire al suo benessere con l’apporto della nostra opera. Ceteris paribus, è conveniente occuparsi nei lavori più redditizi. Risparmio 3) Risparmio. Niente si sprechi, tutto frutti. Bisogna avere cura delle Case e delle cose. Provvedere alle riparazioni tempestive, non spendere senza necessità e senza l’autorizzazione necessaria. Molto risparmio si può fare nelle compere coll’andare ai mercati generali e acquistando all’ingrosso. Si propone di formare un Centro Provinciale di rifornimento, un altro di Propaganda e un terzo di Sartoria. Si manifesta pure il desiderio di costituire una specie di Cooperativa o Consorzio Clarettiano. Si fa presente però che tale Consorzio favorirebbe abbastanza gli interessi delle Case viciniori, non già quelle site agli estremi d’Italia. 4) Sfruttamento dei nostri beni. Uso dei beni a) Coll’aumentare gli affitti redditizi. Ora purtroppo sono bloccati. b) Facendo produrre le terre di coltivazione. I frutti potrebbero venire pure destinati alle Case viciniori, magari coll’aiuto di una giardiniera o furgoncino come fanno altri Istituti. Si avverte di non pagare due volte le bollette delle tasse patrimoniali intestale alla Provincia Italiana. Le tasse di ricchezza mobile invece vanno a carico delle singole Comunità. c) Industrie economiche. Si desidera che nei nostri Collegi si coltivi il pollame e possibilmente anche le api. d) Si raccomanda infine caldamente di far valere tutti i diritti di indennizzo dei danni di guerra e di sfruttare tutte le leggi favorevoli ai nostri interessi, per esempio la legge Aldisio (Sess. X). Amministrazione 5) Amministrazione. L’amministrazione deve essere aggiornata ogni mese, controllata e centralizzata 74. Le Case non devono capitalizzare. L’amministrazione deve essere controllata ogni mese secondo le disposizioni del nostro CIA: «Nei Capitoli ordinari, oltre le cose prescritte nelle Costituzioni75, si tratti dell’economia della casa, della celebrazione delle Messe, della Chiesa e delle altre amministrazioni, se vi fossero, nonché del bilancio della cassa e corrispondente controllo…»76. Un’amministrazione non controllata è fonte di disordine e di gravi mancanze. Come Superiori bisogna dare massima importanza non solo all’osservanza, ma anche all’amministrazione (Sess. X). 74 Ricostruzione probabile del testo, che contiene diversi refusi tipografici (N.d.R.). Cf CC [1924], I, 70. 76 CIA [1953], 302 § 4. 75 IV CAPITOLO PROVINCIALE ORDINARIO, Accordi, Roma 1954. 42 Tutti i Superiori devono del resto essere fedeli e generosi nel pagare alla Cassa Provinciale la quota mensile prescritta per i Collegi (Sess. XIII). Si suggerisce anche di insegnare nell’estate agli Studenti più avanzati nella carriera delle norme pratiche di amministrazione, come quelle bancarie, elementi di ragioneria, computisteria, ecc. (Sess. X). Si fa richiesta pure a tutti i Rev.di Padri Superiori di fare quanto prima una perizia delle loro Case e terreni, quale premessa di garanzia per ottenere prestiti dalle Banche onde poter iniziare eventuali opere di costruzione (Sess. X). 6) Criteri economici. Far assumere la carica di Ministro da soggetti idonei. Promuovere convegni dei Padri Ministri a Roma con istruzioni del Ministro Generale o Provinciale. Non cambiare facilmente i Ministri (Sess. X). Legati di S. Messe Si raccomanda la massima accuratezza nell’amministrazione delle S. Messe. Si ricorda poi ai Collettori di adempiere fedelmente e con esattezza le disposizioni del nostro CIA in materia: «Non si accettino oneri di Messe perpetue senza permesso del Superiore Maggiore dato per iscritto, col consenso dei Consultori»77. «Il Superiore Maggiore non dia il permesso per nuovi oneri di Messe perpetue, se non osservando tutte le prescrizioni del diritto comune e le istruzioni del Superiore Generale». «Ottenuto il permesso del Superiore Maggiore, gli oneri perpetui vengano ricevuti con un triplice documento scritto, che verrà custodito nell’archivio locale, provinciale e generale». «Si usi dall’incaricato un registro particolare per le Messe perpetue, secondo la forma prescritta, nel quale siano elencati così gli oneri come il loro adempimento. Questo registro sia sottoposto alle legittime revisioni». È bene pure che i Superiori o incaricati uscenti lascino al successore una nota chiara e precisa dei legati di Messe, per non incorrere in dimenticanze. […] Patrono della Provincia S. Giuseppe Patrono speciale della Provincia È bene che anche per gli affari economici e materiali ci abituiamo ad entrare nell’atmosfera soprannaturale, ricorrendo fiduciosi agli intercessori potenti presso Dio. Per far avere sulla Provincia una Provvidenza continua di aiuti finanziari, si propone che ogni Comunità onori particolarmente il Patriarca S. Giuseppe, proclamato Patrono speciale della nostra Provincia (Sess. IX). 77 CIA [1953], 514. V CAPITOLO PROVINCIALE ORDINARIO, Voti e direttive del Capitolo, Roma 1960. 43 IL QUINTO CAPITOLO PROVINCIALE ORDINARIO Roma 1960 Il V Capitolo ordinario della Provincia si tenne a Roma (Via Giulia) dal 9 al 14 maggio 1960. A presiederlo fu ancora il Superiore Generale P. Peter Schweiger. Nel sessennio, in cui era stato Superiore provinciale P. Antonio Leghisa, vi era stata una nuova fondazione ad Arezzo. Dal mese di luglio 1958 un gruppo di aspiranti viveva nella villa estiva del seminario diocesano, detta “La Gadiola”78. L’anno successivo la comunità si era invece trasferita in alcuni locali del convento francescano di Sargiano, ma ora curava la formazione degli studenti professi che avevano lasciato Marino, dove, dal 1956 al 1959 erano stati ospitati nella villa estiva del Collegio Scozzese79. La più volte lamentata precarietà delle strutture formative proseguiva e diveniva anzi più evidente con l’aumento di postulanti e studenti. Ad essa doveva rispondere anche una grande opera ormai prossima all’inaugurazione: il seminario di Lierna, destinato ai postulanti. Nel 1959 era anche iniziato un servizio pastorale in una zona di nuovo insediamento a Segrate80. La comunità fu però giuridicamente costituita solo nel 1963 e non è rappresentata in Capitolo. È ancora nel 1959 che la nuova parrocchia del Cuore Immacolato di Maria di Catania venne affidata alla Congregazione81. Il servizio effettivo inizierà qualche tempo dopo, con il completamento della chiesa, e andrà ad affiancarsi alla storica presenza al Crocifisso della Buona Morte. L’elemento più evidente del sessennio era comunque l’aumento del personale. Il catalogo della Provincia nel 1960 indica 118 professi con un aumento dal 1954 di quasi il 60% (62 presbiteri +29%; 41 studenti +355%; 15 fratelli -2%). I postulanti erano 124 (+28%). Nel contempo la Provincia aveva iniziato a contrarre debiti rilevanti82, soprattutto per i lavori legati alle strutture formative, ma di questo il Capitolo, che pure è informato dalla relazione economica, non appare molto consapevole. [FONTE: Bollettino interno della Provincia Italiana (1960) 120-130]. *** VOTI E DIRETTIVE DEL CAPITOLO Governo GOVERNO Fondazioni – Il Capitolo fa voti per la fondazione di uno Scolasticato degno e di un Seminario minore per il meridione. Ora il problema che si pone con maggiore urgenza è la sistemazione dello Scolasticato che per il momento potrebbe continuare ad Arezzo. Si desidera che a Frascati vi siano soltanto i due corsi del Ginnasio. Personale – Per ovviare alla difficoltà di governo che procede dal carattere dei soggetti, si raccomanda ai Prefetti di provare di più le giovani reclute, badando in modo speciale a quelli che presentano un carattere difficile e stravagante o comunque inadatto alla vita di comunità. 78 Cf Bollettino interno della Provincia Italiana (1958) 230. Cf Bollettino interno della Provincia Italiana (1959) 405. 80 Cf Bollettino interno della Provincia Italiana (1959) 409-411.466-470; (1960) 156. 81 Cf Bollettino interno della Provincia Italiana (1959) 455. 82 Cf Abbiamo peccato, noi e i nostri padri, Roma 2001, 15-17. 79 V CAPITOLO PROVINCIALE ORDINARIO, Voti e direttive del Capitolo, Roma 1960. 44 Superiori Archivio Bollettino provinciale Osservanza Si constata che il sistema di mandare gli studenti per qualche anno ad insegnare nei Collegi ha dato in genere buoni risultati. Superiori – Si raccomanda di scegliere per questa carica i religiosi più osservanti, laboriosi e che sappiano amare paternamente i loro sudditi. Si richiede inoltre da loro molto buon senso. Si insiste sulla necessità che tra i membri dei Governi locali vi sia molto accordo. La libertà di esporre le proprie vedute non ostacoli la collaborazione in ciò che viene poi deciso. Si desidera che nel governo delle Comunità ci sia una certa continuità e ciò per rispetto alla Comunità stessa e per carità verso chi lascia la carica. Si auspica perciò che il Superiore uscente lasci al suo successore tutti i dati concernenti i progetti, i bisogni, le conoscenze ed amicizie della Casa. Colui che subentra deve saper attendere un po’ di tempo prima di intraprendere delle riforme. Per le Case e cose della Provincia è auspicabile una specie di Piano regolatore Provinciale particolarmente per i Collegi. Si considera molto utile mantenere gli orari e le tradizioni di ogni Casa. Si faccia ogni sforzo per seguire le conferenze prescritte, secondo le direttive dei Superiori Maggiori. Archivio – Si approva la proposta che ogni Casa sia provvista di un armadio, possibilmente metallico, per conservare i documenti che formano l’archivio e che nell’archivio provinciale vi sia una copia dei documenti più importanti di ogni Casa. Bollettino Provinciale – Per ovviare alla mancanza di relazioni per il Bollettino interno si prega che vi collaborino tutte le Case, stabilendo magari anche un turno. Si curi particolarmente l’immediata stesura dei Cenni biografici dei Confratelli defunti. OSSERVANZA Il Capitolo fa un riferimento e un richiamo a quanto deciso dal precedente Capitolo Provinciale in merito all’osservanza dei santi voti, specialmente del voto di povertà per cui si rinnovano tutte quelle prescrizioni83. Si crede opportuno insistere sui punti che seguono: 1) Mancanza di vita interiore, che viene a manifestarsi: a) nella trascuratezza della meditazione; b) nell’omissione del ringraziamento alla S. Messa; c) nella trasgressione della pratica della confessione settimanale; d) nella mancanza di devozione negli esercizi di pietà. Il Capitolo richiama l’attenzione dei Superiori e crede che per la meditazione si debba essere più esigenti con coloro che si alzano a seconda ora. 2) Spirito di indipendenza – Per eliminarlo si consiglia molto ai Superiori che precedano con l’esempio, preferendolo al comando. Si raccomanda ai sudditi di non accettare dei ministeri senza il permesso del Superiore. Vi sia sempre un grande rispetto e riguardo per i propri Superiori. 3) Criteri umani – Si deplorano certi criteri troppo umani nel giudicare della vita religiosa. Si deve essere ragionevoli, ma non razionalisti e neanche naturalisti. Si constata in genere la perdita del vero senso della santità del religioso, che si manifesta nella passione eccessiva di taluni per il cinema, televisione, sport, ecc.; 83 Cf Bollettino interno della Provincia Italiana (1960) 76-82 [vedi sopra pp. 28-33]. V CAPITOLO PROVINCIALE ORDINARIO, Voti e direttive del Capitolo, Roma 1960. 45 con grave scapito della pietà e dello spirito di famiglia. 4) Carità fraterna – Si esorta ancora una volta alla pratica della carità fraterna, invitando tutti a togliere particolarmente di mezzo la brutta abitudine della critica e della mormorazione. 5) Laboriosità – Non si permetta che nelle nostre Comunità alcuni non reggano al peso del lavoro, mentre altri se ne stanno spensierati potendo prestare il proprio contributo alle attività comuni. 6) Compimento del dovere – Ognuno al proprio posto, fedele al compimento del proprio dovere. Sarà questa la migliore garanzia del perfetto funzionamento delle nostre Comunità. MINISTERI Ministeri 1) Oratoria Sacra – Si auspica di ripristinare in tutto il vigore nei nostri Collegi l’Oratoria Sacra fin dagli inizi dell’Aspirantato. L’Oratoria come materia scolastica è propria del corso teologico. Però l’esercizio pratico dell’Oratoria viene non solo raccomandato, ma prescritto dall’Ordo Studiorum Generalis: «Praeceptiva litteraria seu Rethorica, quae formationis humanisticae apex merito censetur, artem bene dicendi et scribendi seu stilum et dictionis elegantiam docet, praeviso ministerio omnino necessariam»84. 2) Settimane di addestramento – Si abbia cura di promuovere durante i mesi estivi delle Settimane di addestramento e di favorire l’assistenza di Padri giovani alle Missioni, anche con delle attività marginali. Ci si dichiara favorevoli a tali iniziative. Per gli studenti però l’applicazione di questo voto sia regolata dal P. Provinciale. 3) Aggiornamento delle Missioni – Si approva il desiderio che i nostri Missio- Missioni nari in «équipe» siano attrezzati, provvedendoli dei mezzi moderni usati da altri (altoparlanti, proiettori, giradischi, filmine). Si è anche prospettato dotarli di una macchina corredata di questa attrezzatura. E ciò per mettersi al livello di altri Istituti e per dare una maggiore efficienza al nostro apostolato. Si approva e si consiglia che i nostri Padri assistano alle Missioni e predicazioni svolte da altri Missionari, purché non si spostino troppo lontano dalle nostre Case. 4) «Equipe» missionaria – Qualche volta è stato costituita quando si sono eseguite delle Missioni particolarmente impegnative. Come voto e seguendo l’esempio di altre Province della nostra Congregazione resta attuale. 5) Case-Missioni – Si auspica da tutti un maggiore potenziamento, con nuovi elementi di predicazione, delle Case di Altamura e di Lierna, provvedendovi appena possibile. Si pensi anche ad una Casa-Missione per il Centro Italia. 6) Esercizi spirituali – Si insiste perché si formino dei soggetti specializzati nella predicazione di Esercizi spirituali, particolarmente al Clero e Religiosi. 7) Propaganda – Si è d’accordo di nominare degli incaricati per la propaganda delle nostre Opere, della Confraternita, ecc. in Italia. Si insiste particolarmente per la Confraternita, poiché si spera di poter erigere nella nostra Basilica di Roma la Confraternita Comprimaria a quella di Parigi. 8) Confessioni – È un voto sentito del Capitolo che tutti i nostri Padri amino Confessioni questo ministero. Bisognerebbe insistere nelle nostre conferenze su ciò che essen84 OSG [1959], 104 § 1. V CAPITOLO PROVINCIALE ORDINARIO, Voti e direttive del Capitolo, Roma 1960. 46 zialmente costituisce lo spirito sacerdotale e clarettiano, così che sentano spontaneamente la necessità di aiutare le anime nella confessione, dove il lavoro sulle anime è più diretto ed efficace. Non v’è dubbio che lo spirito di sacrificio, che sta alla base di questo ministero, sia difettoso. Comunque ai Padri giovani con lo zelo del confessionale si raccomanda sempre moderazione e prudenza. Si raccomanda di essere piuttosto restii ad accettare il ministero di confessori ordinari di suore. Tale ministero distoglie troppo da altri più importanti e impegnativi. I Superiori si attengano sempre alla norma di chiedere il permesso al Padre Provinciale e farlo anche presente agli Ordinari affinché essi non agiscano indipendentemente dai nostri Superiori. 9) Messaggero del Cuore di Maria – Si ricordano e rinnovano le decisioni e i Stampa suggerimenti del Capitolo Provinciale precedente sulla nostra rivista “Il Messaggero del Cuore di Maria”. «“Il Messaggero del Cuore di Maria” deve diventare l’organo della propaganda della devozione al Cuore Immacolato e di S. Antonio M. Claret. La Provincia però deve organizzare bene il funzionamento della rivista, nominando il personale responsabile, composto di Direttore, Amministratore e Collaboratori. La rivista avrà, fra le altre, la sezione dedicata al Cuore di Maria, la sezione clarettiana e la sezione “congregazionista”. In ogni casa vi deve essere qualcuno incaricato di fornire notizie interessanti. La rivista dovrà passare anche attraverso la censura del Governo Provinciale. Viene pure raccomandata la massima puntualità»85. 10) Pubblicazioni – Si fa la più calda raccomandazione a tutti i Padri Superiori di venire incontro alla economia della Provincia, favorendo nelle loro Case lo smercio delle seguenti pubblicazioni immagazzinate nella Curia Provinciale: «Gesù mio» a lire 300 la copia; la Manna del Cristiano a lire 250 la copia con lo sconto di lire 50 alle Case. Finalmente si rinnova la proposta di pubblicare il foglietto dell’Intenzione mensile della Confraternita sul tipo e col sistema dei Padri Gesuiti per l’intenzione dell’Apostolato della preghiera. Ne studierà l’attuazione il Padre Incaricato Provinciale. 11) Catechismo – Fatta la consolante considerazione dell’interessamento dei nostri ad insegnarlo, se ne incoraggia lo zelo per fare ancora di più. 12) Formazione per i ministeri – Il Capitolo esprime un voto affinché la formazione dei nostri giovani sia basata sempre più sullo spirito di abnegazione e di pietà che sono gli unici mezzi che rendono sempre più idonei i nostri missionari al loro ministero. Di queste virtù hanno dato tanti esempi i nostri veterani della Provincia Italiana. Così anche i nuovi lasceranno quel ricordo imperituro che resiste al tempo e che è così bello ritrovare quando si torna a predicare negli stessi luoghi. Formazione Collegi FORMAZIONE 1) Collegi – Indice del progresso raggiunto nella Provincia in questo settore è il notevole numero di alunni nei nostri Collegi interni di formazione e le opere portate a compimento per concretare i voti del precedente Capitolo Provinciale: a) La Provincia possiede un Collegio modello per le medie a Lierna, adeguato alle esigenze, delle più recenti prescrizioni della S. Sede e del nostro ordinamento scolastico86. 85 86 Bollettino interno della Provincia Italiana (1960) 85 [vedi sopra pp. 34 s.]. Cf OSG [1959], 56 § 1. V CAPITOLO PROVINCIALE ORDINARIO, Voti e direttive del Capitolo, Roma 1960. 47 b) La sede del Noviziato si presenta con tutti i requisiti di mobilità, indipendenza dalle varie sezioni, spazio e decoro nei locali rinnovati di Villa Mentuccia. c) Sebbene l’attuale sede dell’Aspirantato maggiore di Frascati abbia acquistato molto in decoro ed igiene con le riforme interne ed esterne apportate al fabbricato e accessori, si deve riconoscere che essa non soddisfa a tutte le esigenze per poter considerarsi funzionale: manca infatti di un servizio igienico adeguato, di aule scolastiche e di un locale per la ricreazione al coperto. Inoltre la presenza delle Suore per il servizio nella cucina e nel refettorio richiederebbe una maggior separazione e indipendenza dai ragazzi. d) Rendendosi conto delle difficoltà di affrontare a breve scadenza la costruzione di una sede propria per lo Scolasticato della Provincia, si fanno voti perché la dimora dei nostri Studenti professi sia almeno stabile fino alla definitiva sistemazione in sede propria. e) Il Capitolo riconosce le difficoltà di vario genere che impediscono alla Provincia di costituire un teologato proprio. Il Governo Provinciale studierà il problema della formazione dei nostri Studenti di Teologia. 2) Personale – a) La scarsità di personale numericamente sufficiente e qualita- Personale tivamente adatto per la formazione dei nostri alunni è una realtà senza prospettiva di soluzione immediata. b) Sebbene si tratti di un problema sentito da tutti e debitamente vagliato, si richiama l’attenzione del Governo Provinciale sulle norme dell’OSG87 relative ai Maestri di spirito, ai Confessori e Professori dei nostri Collegi. «Interessano molto i metodi e la teoria pedagogica. Ma interessa di più colui che deve incarnarli»88. c) Siccome «i veri educatori non nascono, non si improvvisano, bensì si formano»89, si fa un caldo voto perché si provveda per tempo alla preparazione di un personale adatto e si mantenga stabilmente nella propria mansione chi avesse dato prova di capacità. d) È da inculcarsi la massima fusione e unione di forze fra gli elementi del Collegio: Superiore, Prefetto, Professori, Confessori. La miglior maniera è l’ambiente di una cosciente disciplina scolastica, di una scrupolosa osservanza delle leggi concernenti il proprio ufficio in modo da non ledere il compito altrui. A tutti si rivolge il più fervido invito di cooperare col Prefetto mediante informazioni utili alla conoscenza dei ragazzi. Il Professore però ha bisogno di essere valorizzato e stimato e ritenuto necessario alla formazione integrale dei giovani. Si ricordano e sottolineano le parole del P. Xifré sul modo di educare i ragazzi dell’Aspirantato come ne riferisce un antico educatore della Congregazione: educarli al timore di Dio, alla stima della grazia divina, non far loro praticare gli esercizi propri della vita religiosa ma avviarli allo spirito dei voti religiosi. e) L’esperienza porta a formulare l’auspicio che la carica di confessore nei nostri collegi sia disgiunta da quella di Professore. 3) Vocazioni – a) Si ribadisce la necessità di attenersi alle nuove norme vigenti Vocazioni secondo le quali l’accettazione definitiva dei nuovi aspiranti spetta alla Direzione del Collegio. 87 Cf OSG [1959], 40.52.67. Cf. G. MARTIL, I Seminari oggi, Milano 1956. 89 DEZZA, in SACRA CONGREGAZIONE DEI SEMINARI E DELLE UNIVERSITÀ DEGLI STUDI, L’esortazione “Menti Nostrae” e i seminari. Relazioni tenute nel III Convegno dei Superiori e Professori dei Seminari regionali e maggiori d’Italia, Città del Vaticano 1952. 88 V CAPITOLO PROVINCIALE ORDINARIO, Voti e direttive del Capitolo, Roma 1960. 48 Educazione morale e religiosa Studi b) Si auspica una maggiore collaborazione nel reclutamento delle vocazioni. È un dovere di tutti nella Provincia e non soltanto dei membri dei Collegi e dell’Incaricato della propaganda provinciale. e) Si richieda ai candidati l’esame di ammissione e una retta adeguata. 4) Educazione morale e religiosa degli alunni – a) Si insiste perché i Formatori dei nostri alunni non si allontanino dai metodi tradizionali collaudati dall’esperienza. Nella formazione dei nostri Aspiranti si osservino le norme della Sede Sapientiae, art. 35 degli Statuta Generalia. b) Si ritiene che per i corsi del Liceo sia più opportuno lo studio in una sala comune anziché nelle stanze personali90. e) In conformità al n. 114, §2 del CIA [1953] si auspica che i Superiori intervengano nella vita dei Collegi di formazione attraverso i superiori immediati, anche per ciò che riguarda i Centri interni dello Scolasticato. d) Si fa sentire ogni volta di più la necessità di dare ai nostri Aspiranti un Manuale più completo di pietà a carattere anche liturgico, completato da Regole semplici e aggiornate che sostituiscano lo Specchio del Postulante. e) Si fa un fervido voto affinché il movimento di studi clarettiani iniziatosi e sviluppatosi nello Scolasticato della Provincia non solo non conosca sosta ma si accentui maggiormente. Si auspica che in tutti i nostri Centri di formazione si imparta un’educazione nettamente clarettiana attraverso l’assiduo ricorso alle fonti dottrinali del nostro Santo Padre. g) La mancanza di un Ordo formationis crea non poche difficoltà agli incaricati della formazione dei nostri alunni. Per evitare una eccessiva varietà di criteri nella scelta della materia per le istruzioni fatte dai Prefetti, si propone di sottomettere all’esame del M. R. P. Provinciale il programma annuo delle conferenze. È necessario che i Superiori Maggiori siano messi al corrente dei sistemi adottati per la formazione ascetica e disciplinare degli alunni. 5) Studi – a ) Il Capitolo ritiene che gli studi particolari regolati dall’OSG91 siano di capitale importanza per la preparazione professionale dei nostri giovani. Si raccomanda perciò una stretta collaborazione tra i Superiori Maggiori (tenendo presenti le necessità della Provincia) e i Superiori immediati (per il vaglio della capacità dei soggetti). b) Per la preparazione professionale dei nostri Professori si auspica che in tutte le principali materie ci sia almeno uno insignito dei gradi accademici92. Si debbono poi stabilire dei programmi fondamentali da svolgere in corsi particolari, che serviranno di base per i titoli interni dei nostri futuri professori. c) Si auspica l’istituzione dei Seminari accademici in conformità al nostro OSG art. 247. d) Il Capitolo ritiene conveniente che oltre l’esame di ammissione al Liceo già deciso per gli alunni di secondo ginnasio, si provveda anche a far superare ai nostri ragazzi l’esame di terza media. Per il momento potrebbero presentarsi almeno i più dotati; i migliori poi, a giudizio dei Superiori, potrebbero indirizzarsi all’esame di maturità classica. 90 Cf ANTONIO M. CLARET, El Colegial o Seminarista teórica y praticamente instruído, edición primera adaptada al Código Canónico por los Misioneros, I, Madrid 1924, 181. 91 Cf OSG [1959] 251-252. 92 Cf OSG [1959] 62. V CAPITOLO PROVINCIALE ORDINARIO, Voti e direttive del Capitolo, Roma 1960. 49 e) Si procuri quando si inviano le informazioni di dare notizie esaurienti sugli studi per poter conoscere le attitudini degli alunni in ordine alla loro specializzazione. 6) Fratelli Coadiutori – a) Il Capitolo crede di interpretare una aspirazione Fratelli comune nel fare un voto perché si studi e si dia una soluzione al problema dei Fratelli Coadiutori. Si auspica la costituzione di un Centro di formazione per i giovani chiamati a questo stato nella vita religiosa. Ritiene giusta l’osservazione della Relazione Provinciale secondo la quale il Centro di raccolta non dovrebbe trovarsi né nel Noviziato né in alcun altro Collegio di Aspiranti studenti. b) Il Centro di formazione per i Fratelli dovrà essere completo di ogni mezzo per la loro formazione sotto l’aspetto religioso, sociale, professionale. Se per mancanza di personale o di mezzi non fosse possibile impartire loro un’educazione tecnica conveniente, si potrebbero inviare alle lezioni di qualche altro Istituto similare. Amministrazione AMMINISTRAZIONE 1) Il Capitolo riafferma la necessità che la Provincia giunga alla vera sufficienza economica, procurando fondi sicuri, costanti e forti e rinunciando ad opere non immediatamente redditizie. 2) Il Capitolo, per risolvere la situazione economica della Provincia, si richiama ai criteri espressi nella Sessione decima del precedente Capitolo Provinciale: «La perfetta osservanza religiosa, il lavoro dei singoli, il risparmio, lo sfruttamento dei nostri beni, un sistema di amministrazione ordinata, sorretta da criteri economici, aggiornati e prudenti»93. In particolare, come mezzi per migliorare l’economia ordinaria, vengono proposti i punti seguenti: a) Sarebbe necessario formare ancora meglio i nostri Aspiranti e giovani allo Spirito di povertà spirito della povertà religiosa, pur non privandoli né del necessario né di ciò che è conveniente, ma abituandoli al distacco da oggetti superflui e inutili, non permettendo abbiano a loro disposizione danaro, macchine fotografiche ed altri oggetti. b) Si raccomanda ai Superiori di controllare i sudditi che avessero in proprio uso tali oggetti. e) Per quel che riguarda la sezione degli Studenti si tengano presenti le norme del CIA94. d) Per migliorare l’economia delle nostre Comunità da cui dipende quella della Provincia, i Superiori ed incaricati delle varie amministrazioni tengano presenti le direttive emanate dai precedenti Capitoli Provinciali. Si segnalano principalmente: – la media della retta mensile dei nostri Collegi sia sulle 5.000 lire; – nelle case e Collegi, dove sia possibile, si sviluppi qualche industria domestica (pollai, api, ortaggi, ecc.); – contribuiscano tutti all’economia provinciale col risparmio personale e collettivo evitando specialmente spese e viaggi inutili; – si dia sempre maggiore importanza alla «Giornata Clarettiana», industriandosi perché diventi un mezzo efficace di propaganda di cose nostre e istituzioni; – si procuri di organizzare meglio i nostri «Collaboratori e Benefattori» delle Comunità; 93 94 Bollettino interno della Provincia Italiana (1960) 70. Cf CIA [1953] 447 §§ 1-2. 50 V CAPITOLO PROVINCIALE ORDINARIO, Voti e direttive del Capitolo, Roma 1960. – ogni Comunità si sforzi di costituire qualche borsa di studio e aiuti efficacemente le vocazioni; – chi ha doti per scrivere sfrutti questa possibilità nella produzione di articoli e libri. 3) Il Capitolo fa suo il desiderio espresso dalla Commissione per la Relazione Amministrativa: che le Comunità diano un maggiore contributo alla Cassa Provinciale. 4) Affinché i fondi delle Case non rimangano inoperosi e improduttivi le nostre Comunità li convoglino verso il «Fundus crediticius» generale. 5) Per la carica di Ministro si cerchi di nominare quei soggetti che per l’ordine e la fedeltà ispirino maggiore fiducia. Sarebbe opportuno promuovere anche qualche incontro di Padri Ministri sotto la direzione del P. Ministro Provinciale o Generale. 6) Si raccomanda di non fare nuove fondazioni che possano aggravare l’economia della Provincia. 7) Si invitano tutti i membri della Provincia a sacrificarsi con sempre maggiore generosità, offrendosi totalmente con vero spirito di collaborazione per migliorare le sorti economiche della Provincia. 8) Si studi di dare una soluzione alla Casa vecchia di Trieste perché diventi una fonte di entrate. Il nuovo Governo Provinciale tenga in conto questa proposta. 9) Data la difficoltà per ogni Collegio di adempiere la clausola di contratto che prevede l’assicurazione delle Suore a servizio dei nostri Collegi, si propone di fare una assicurazione globale comprendendole tutte. SEZIONE II DOPO IL CONCILIO VATICANO II 1966-2002 VI CAPITOLO PROVINCIALE ORDINARIO, Direttive e voti, Roma 1966. 53 IL SESTO CAPITOLO PROVINCIALE ORDINARIO Roma 1966 Il VI Capitolo Provinciale Ordinario, che si riunì a Roma, presso la Curia, dal 23 maggio al 1 giugno 1966, ancora una volta sotto la presidenza di P. Peter Schweiger, era il primo che si celebrava dopo la conclusione del Concilio Vaticano II, ma anche l’ultimo prima del Capitolo speciale di rinnovamento già annunziato dal Superiore generale95 e che, di lì a poco, sarebbe stato ufficialmente richiesto da Paolo VI96. Di questa fase di transizione porta tutte le caratteristiche. Era la prima volta che il Capitolo provinciale veniva preceduto da una fase preparatoria in cui era stato chiesto ad ogni confratello di apportare il proprio contributo ed erano state formate delle commissioni precapitolari97. Nel testo delle direttive ricorrono numerose citazioni dei decreti conciliari sul rinnovamento della vita religiosa e sulla formazione sacerdotale. D’altra parte, però, l’andamento del Capitolo è quello fissato dalla normativa precedente. Nel sessennio che si chiudeva, in cui è stato Superiore provinciale P. Savino Pucci, era stata costituita giuridicamente la comunità di Segrate (1963) ed era stata soppressa quella di Arezzo (1961). Il numero dei confratelli rimaneva più o meno costante, ma vi erano grandi preoccupazioni riguardo alla formazione, che aveva attraversato momenti difficili, con l’abbandono o la dimissione di ben 37 studenti professi98. Nelle riflessioni che gli studenti inviarono al Capitolo appare con chiarezza il desiderio di una formazione più aperta al confronto con il mondo99. La situazione dei debiti si era aggravata durante il sessennio, ma il Capitolo accolse con un applauso la relazione economica ed elogiò «il Padre Ministro Provinciale che per ufficio ha dovuto e saputo fronteggiare la drammatica situazione e aprire uno spiraglio sull’avvenire»100. [FONTE: Bollettino interno della Provincia Italiana (1966) 94-111]. *** DIRETTIVE E VOTI I. GOVERNO 1. Superiori. Superiori 1) Il Superiore sia per i suoi sudditi veramente «Padre»; coerente ai principi, fermo e deciso; non sia autoritario, piuttosto induca i suoi sudditi all’osservanza col buon esempio ricordando di essere al «loro servizio»101. 2) Regga i sudditi come figli di Dio e con rispetto della persona umana sì che la loro soggezione sia «volontaria» e la loro ubbidienza attiva e responsabile; si creerà così un clima di famiglia dove tutti si vorranno bene nel Signore e l’autorità sarà rispettata anziché contrastata. 95 Cf P. SCHWEIGER, Lettera circolare, 6 gennaio 1966, in Annales (1966) 353-356. Cf PAOLO VI, Lettera apostolica Ecclesiae Sanctae, 6 agosto 1966, II. Norme per l’applicazione del decreto “Perfectae Caritatis”, I, 3. 97 Cf Bollettino interno della Provincia Italiana (1965) 305. 98 Cf VI CAPITOLO PROVINCIALE ORDINARIO, Relazione di Governo, 26, in Archivio della Delegazione, Capitoli provinciali. 99 Cf Note e riflessioni. Capitolo provinciale maggio 1966, 7-12, in Archivio Comunità di Altamura, Provincia II, 1. 100 Bollettino interno della Provincia Italiana (1966) 86. 101 PC 14. 96 VI CAPITOLO PROVINCIALE ORDINARIO, Direttive e voti, Roma 1966. 54 3) Il Superiore inoltre tenga presente il momento psicologico del suddito e, se notasse che il comando verrebbe a gravare eccessivamente sull’animo del religioso, non lo imponga o sappia aspettare il momento più opportuno. Personale 2. Personale. 1) I sudditi siano arrendevoli alla volontà dei Superiori e «sotto la loro guida si pongano al servizio di tutti i fratelli»102. 2) Si cerchi di dare stabilità e continuità ai governi locali non trasferendo il personale altrove salvo il caso di vera necessità. 3) Si auspica che nelle varie cariche di governo il personale sia competente da rendere sempre più efficienti le proprie mansioni. 3. Prefetture. Si fanno voti affinché le prefetture provinciali, essendo organi di governo, siano efficienti. Pertanto siano provviste di libri, riviste, attrezzature. I vari incaricati promuovano incontri, assistenza a convegni e iniziative a carattere culturale e apostolico. 4. Consiglio di famiglia. Si raccomanda che il Superiore inviti periodicamente e quando le circostanze lo consigliano, tutti i suoi sudditi Padri e Fratelli a prender parte del Consiglio di Famiglia, «per rendere più intimo il vincolo di fraternità fra i religiosi», e questi poter avere «stretti contatti con la vita e le opere della comunità»103. Case della Provincia 5. Centri di formazione. 1) Si desidera che la Provincia abbia oltre quello di Lierna, un seminario minore per il Centro-Sud. 2) Si raccomanda inoltre di iniziare quanto prima la costruzione dello Scolasticato in Monte Porzio Catone, località Pilozzo. 3) Nell’attesa dell’abitabilità del nuovo seminario di Pilozzo, si propone che gli Studenti rimangano nel collegio Divin Salvatore, oppure – in caso di forza maggiore – si prenda in affitto qualche altro edificio nelle vicinanze. 6. Chiese e parrocchie. Circa le Case il Capitolo propone: 1) Catania: si costituisca quanto prima una unica comunità con sede nella parrocchia del Cuore Immacolato di Maria; però frattanto non si tolga l’assistenza alla parrocchia del SS. Crocifisso, anche per venire incontro ai desideri dell’Ecc.mo Arcivescovo. 2) Napoli: si desidera la sistemazione definitiva della chiesa di S. Giacomo degli Spagnoli sotto l’aspetto giuridico, e si auspica un potenziamento qualitativo e quantitativo della comunità per esplicarvi, in città e fuori, più ampiamente i ministeri più consoni e congeniali alla Congregazione: missioni, esercizi, ritiri, ecc. 7. Fondazioni. 1) Per quanto riguarda le nuove fondazioni si è del parere di potenziate le case già esistenti, senza lasciar sfuggire però le eventuali nuove fondazioni che siano di 102 103 Ibid. Ibid. VI CAPITOLO PROVINCIALE ORDINARIO, Direttive e voti, Roma 1966. 55 vera e riconosciuta utilità. 2) Si raccomanda vivamente di prendere in considerazione la proposta fattaci spesse volte dal Vescovo di Lugano di stabilirci in quella città, e la possibilità di introdurci in Iugoslavia. Osservanza II. OSSERVANZA 1. Si cerchi di promuovere l’osservanza nelle nostre Comunità secondo le norme e gli indirizzi del Concilio Vaticano Il, il quale vuole il rinnovamento della vita religiosa mediante un continuo ritorno allo spirito primitivo degli Istituti. Tale spirito, per ciò che concerne la nostra Congregazione, lo troviamo negli scritti del nostro Santo Padre Fondatore, nella sua Autobiografia, nello spirito della Congregazione, nelle biografie dei Padri, Studenti e Fratelli Coadiutori, e nelle Circolari dei nostri Superiori Generali. La Commissione fa voto che detti scritti vengano al più presto tradotti in italiano e pubblicati, perché possano essere messi a disposizione di tutti i nostri Confratelli. 2. Pietà. Pietà 1) In linea con l’aggiornamento conciliare si potrebbe introdurre in tutte le Case, dove sia possibile, la recita delle Lodi in comune prima della meditazione e chiudere la giornata con la recita della Compieta. 2) Come norma le meditazione dei Padri deve durare un’ora ininterrotta; solo in casi particolari, a giudizio del Superiore, si potrà fare l’ora in due tempi. Inoltre si ritiene necessario insistere sulla fedeltà a tutti gli atti di pietà prescritti. Obbedienza 3. Obbedienza. Riguardo all’obbedienza ci si limita a ricordare le parole del Decreto conciliare «Perfectae caritatis»: «…i Religiosi in spirito di fede e di amore verso la volontà di Dio, secondo quanto prescrivono le Costituzioni, prestino umile ossequio ai loro Superiori col mettere a disposizione tanto le energie della mente e della volontà quanto i doni di grazia e di natura, nella esecuzione degli ordini e nel compimento degli uffici loro assegnati, sapendo di dare la propria collaborazione alla edificazione dei Corpo di Cristo secondo il piano di Dio, Così l’obbedienza religiosa, lungi dal diminuire la dignità delle persone umane, la fa pervenire al suo pieno sviluppo avendo ampliata la libertà dei figli di Dio»104. Povertà 4. Povertà. Si raccomanda la dovuta dipendenza nell’uso del denaro sia negli amministratori che nei singoli. Il denaro ricevuto in dono è della Comunità. I sudditi chiedano il permesso per procurarsi le cose necessarie e utili. Ad evitare abusi i Superiori e gli Incaricati si dimostrino generosi provvedendo per tempo i Confratelli delle cose occorrenti. Nell’acquisto e nell’uso dei mezzi di cultura come magnetofoni, giradischi, libri, ecc., si faccia tutto con il dovuto permesso. 5. Castità. Castità In quanto alla castità si ricorda il capitolo VII, n. 17 della seconda parte delle SS. Costituzioni, nel quale ci si esorta di evitare l’eccessiva familiarità con le per104 Ibid. VI CAPITOLO PROVINCIALE ORDINARIO, Direttive e voti, Roma 1966. 56 sone dell’altro sesso, onde ovviare a possibili inconvenienti. Il Santo Padre Paolo VI, il 23 maggio 1964, parlando ai Capitoli Generali di vari Ordini e Congregazioni religiose. diceva in riferimento ai pregi e ai benefici della castità: «… per ottenere questi felici risultati è necessario esercitare con più intenso zelo la mortificazione cristiana e custodire i sensi con maggior cura. E neppure sotto lo specioso pretesto del desiderio di conoscere cose utili e di ampliare l’umana cultura non sì dia posto a libri, a riviste, a spettacoli disonesti o indecorosi». Per la custodia della castità si richiama pure al Decreto «Perfectae caritatis». «Inoltre tutti sappiano, specialmente i Superiori, che la castità si potrà custodire più sicuramente, se i Religiosi, nella vita comune, sapranno praticare un vero amore fraterno fra loro»105. Carità 6. Carità. «I Religiosi – dice ancora il Decreto “Perfectae caritatis” – come membri di Cristo, in fraterna comunanza di vita si prevengano gli uni agli altri nel rispetto scambievole… La Comunità come una famiglia unita nel nome del Signore gode della sua presenza. La carità è il compimento della legge e il vincolo di perfezione»106. Nella pratica della carità non si può fare a meno dal ricordare quanto emerge dalla Relazione provinciale sul difetto della maldicenza riportando i difetti altrui da una Comunità all’altra e, quel che è peggio, agli estranei; nel qual caso la maldicenza acquista una speciale gravità, specialmente se riveste la configurazione della calunnia. 7. Per meglio favorire l’osservanza si raccomanda ai Superiori locali di non tralasciare la correzione fraterna e le istruzioni sulle Sante Costituzioni, specialmente in occasione del ritiro spirituale, che dovrebbe praticarsi con la massima serietà possibile. 8. Sempre opportuno un richiamo anche alla regola del silenzio specialmente parlando con poche parole e sottovoce. In questo modo e in certe ore il silenzio si può osservare anche nella case di ministero. 9. Rivolgiamo, finalmente, un caldo appello ai Padri incaricati della formazione di infondere nei nostri giovani un grande amore alle SS. Costituzioni e alla vocazione. Il Capitolo Provinciale augura alla nostra cara Provincia un rifiorimento generale nello spirito religioso, che gioverà grandemente a risolvere gli assillanti problemi che la preoccupano. III. MINISTERI l. Per aprire un più largo dialogo con i vicini e i lontani e usare, secondo le SS. Costituzioni, di tutti i mezzi possibili nell’esercizio del ministero, si raccomanda ai nostri Missionari di avere presente la dichiarazione conciliare sulla Chiesa e il mondo contemporaneo e i decreti sui mezzi di comunicazione sociale, l’Apostolato dei laici e il Decreto «Perfectae caritatis» di cui citiamo il comma b) del n. 2: «Torna a vantaggio della Chiesa che gli Istituti abbiano una propria fisionomia ed una loro propria funzione. Perciò fedelmente si interpretino e si osservino lo spiri105 106 PC 12. PC 15 (N.d.R.). VI CAPITOLO PROVINCIALE ORDINARIO, Direttive e voti, Roma 1966. 57 to e le finalità proprie dei Fondatori; come pure le sane tradizioni, poiché tutto ciò costituisce il patrimonio di ciascun Istituto». Queste parole ci inducono a rivedere il nostro patrimonio specificatamente clarettiano, nel campo dell’apostolato: Missioni Esercizi spirituali, Propaganda, Collaboratori, Parrocchie. Missioni 2. Missioni. popolari Si ritiene che il nostro metodo tradizionale usato nelle Missioni sia tuttora valido. Si raccomanda tuttavia l’elasticità nell’adattarsi ai diversi ambienti e circostanze. I nostri Missionari dovrebbero disporre di una efficiente attrezzatura audiovisiva e di un mezzo di trasporto per la propaganda. Si raccomanda di preparare gli Studenti di teologia a questo ministero specifico della Congregazione con mezzi adeguati e con un pratico tirocinio. Si cerchi di aumentare il capitale per la predicazione delle Missioni nelle parrocchie povere, iniziativa della nostra casa di Altamura. Esercizi 3. Esercizi spirituali. Ci si rammarica che, per mancanza di personale e di locali adatti, non sia stata spirituali fondata una casa di Esercizi. Si fa voto che ciò possa avvenire quanto prima. Si rileva comunque con soddisfazione che questo ministero è largamente praticato dai Nostri. Missioni 4. Spirito missionario e confessioni. Come mezzo adatto per stimolare lo spirito missionario nella Provincia, aumentare le vocazioni, la stima, la collaborazione dei fedeli e le offerte si propone di accettare qualche parrocchia all’estero, di dedicarsi alla missione tra gli emigrati italiani, di fondare una Missione tra gli infedeli: tre mete da affrontare con sano realismo, audacia e fiducia nella Provvidenza. Si raccomanda l’assiduità al confessionale e la direzione spirituale, particolarmente nelle parrocchie. 5. Associazioni. Associazioni Si fomentino nelle nostre case e parrocchie le Associazioni proprie della Congregazione: Confraternita del Cuore di Maria, Visita domiciliare, Pia Unione dei Suffragi, Pia Unione Missionaria del Cuore di Maria, Opera consacrazione delle famiglie. Se le consuetudini locali non lo consentono, si cerchi di trasfonderne lo spirito alle Associazioni esistenti. 6. Propaganda. Propaganda Si fa voto per la stampa di una vita divulgativa, dell’Autobiografia e di altri scritti del nostro santo Padre Fondatore, in occasione del primo centenario della sua morte. Il nuovo Governo provinciale studi il modo migliore per riprendere la pubblicazione della rivista «Il Messaggero del Cuore di Maria», rilanciandola a carattere cordimariano, missionario congregazionista. Si auspica che i nostri centri di Propaganda siano ben forniti di materiale vario e assortito. Per le forniture occorrenti rivolgersi ad «Alma Roma». 58 VI CAPITOLO PROVINCIALE ORDINARIO, Direttive e voti, Roma 1966. Filiazione Cordimariana 7. Filiazione del Cuore di Maria. Si propone un particolare interessamento per la diffusione di Filiazione cordimariana procurandole buone vocazioni. Si desidera la pubblicazione di materiale volantini per farla conoscere. Collaboratori 8. Collaboratori ed ex-Alunni. Si dia un’organizzazione concreta e aggiornata ai Collaboratori Clarettiani nella Provincia. Nel contempo si raccomanda di prendere con impegno questa opera nelle singole case e di allargarne la cerchia fra gli amici e benefattori. Tra i Collaboratori meritano speciale menzione e attenzione particolare le Madrine Clarettiane. Riguardo agli ex-Alunni, si è del parere che il Prossimo Governo provinciale studi l’argomento e la possibilità di riunirli in associazione o gruppo efficiente. Parrocchie 9. Parrocchie. 1) Il ministero della parrocchia o «missione parrocchiale» corrisponde alla lettera e allo spirito del Vaticano II e costituisce il mezzo ordinario per trasmettere il Messaggio di salvezza e la vita di grazia. Pertanto i nostri devono: a) ritenerlo consono alla propria vocazione missionaria e stimarlo grandemente; b) trasfondere, per suo tramite, la spiritualità cordimariana e clarettiana; c) dotarlo di personale competente e sufficiente ad allargare, fuori i limiti della parrocchia, una benefica azione missionaria. 2) Nella parrocchia la Comunità è in funzione della parrocchia stessa. Gli orari si adeguino a questa realtà. 3) Per favorire l’unità di azione ed evitare ogni inconveniente, la carica di superiore e parroco dovrebbe essere cumulata nella stessa persona. 4) Con i Cooperatori ed i collaboratori il parroco elabori il programma annuale e lo riveda spesso in fraterne riunioni. 5) Gli Assistenti di Associazioni evitino che si formi una parrocchia nella parrocchia; viceversa, spronino tutti ad una sempre più larga collaborazione con il parroco. 6) Si cerchi di infondere in tutti i parrocchiani, specialmente negli associati, un cristianesimo integrale ed attivo, a norma del Decreto sull’Apostolato dei laici. 7) Si qualifichino i padri addetti alle parrocchie con studi e corsi adeguati, per una adatta e concorde azione pastorale. 8) I nostri parroci si radunino di quando in quando per scambiarsi idee ed esperienze. 9) Nei rapporti con il vescovo, la Comunità parrocchiale sia sommamente ossequente ed osservi diligentemente le leggi in vigore e le altre disposizioni; con il clero secolare sia gentile e servizievole; con tutti i fedeli indistintamente usi affabilità, tatto ed educazione. 10) Conviene che i nostri seminaristi maggiori, nei periodi di ferie, prendano contatto con le attività proprie della parrocchia. Altrettanto si dica dei Padri giovani destinati ai Collegi. VI CAPITOLO PROVINCIALE ORDINARIO, Direttive e voti, Roma 1966. IV. FORMAZIONE 59 Formazione 1. I nostri seminari Seminari 1) Il Decreto conciliare sulla Formazione sacerdotale, trattando dei Seminari minori, dice: «l’ordinamento degli studi deve essere tale da permettere agli alunni di proseguirli senza danno, qualora intendessero abbracciare un altro stato di vita»107. Conseguentemente urge la necessità di ordinare gli studi dei nostri aspiranti in modo tale che possano conseguire tutte le licenze di studi medi valevoli nella nazione. 2) La scarsezza di Professori preparati, le difficoltà finora incontrate per far superare ai nostri alunni gli esami di Stato e il carattere obbligatorio della licenza media da parte dell’Autorità Ecclesiastica, impone la necessità di condurli a frequentare una Scuola Media statale o parificata. 3) Si consideri la possibilità per il futuro di rendere le nostre Scuole Medie «collaterali» di qualche Istituto parificato. 4) Si ritiene che il Seminario di Lierna debba essere destinato a sede definitiva di Scuola Media (ed eventualmente anche di Ginnasio) per gli aspiranti del Centro-Nord d’Italia, e si raccomanda di approntare sollecitamente una Scuola Media per le vocazioni del Centro-Sud. 5) Pur auspicando una nuova sede cittadina per i nostri Studenti di filosofia e teologia, è bene che essi continuino a svolgere i loro studi presso le Università Pontificie di Roma. 6) Riteniamo ancora idonea per il Noviziato la Casa di Antrodoco, pur non escludendo la possibilità di sostituirla in avvenire con una sede più rispondente alle esigenze moderne, possibilmente però separata dalla altre sedi di formazione. 7) Sembra conveniente sperimentare il rinvio del noviziato al termine del Liceo. Il Decreto «Perfectae caritatis» dice: «non abbraccino questo stato… se non dopo una prova sufficiente e dopo che sia stata da essi raggiunta una conveniente maturità psicologica ed affettiva»108. Si premetta però al Liceo un periodo di rinnovamento spirituale e approfondimento della propria vocazione. 8) Da quanto predetto appare che la soluzione più connaturale per l’erigendo Seminario di Pilozzo sia quella di destinarlo all’unica sezione delle Scuole Medie Superiori (Ginnasio-Liceo). Si pensa che sia opportuno designare una commissione che ne studi il piano per una efficiente realizzazione. 9) Anche gli alunni del Ginnasio saranno sottoposti agli esami di Stato per il conseguimento della licenza ginnasiale, possibilmente facendo loro frequentare scuole riconosciute. 10) Per i corsi liceali si ritiene più idonea una buona e completa sistemazione di scuole interne, portando però ogni anno gli alunni agli esami di ammissione ai corsi seguenti presso Istituti parificati (lo stesso si dica per la IV ginnasiale se fatta internamente), e sottoponendoli alla fine agli esami di maturità. 11) Terminiamo questa prima parte ricordando quanto prescrive la Sedes Sapientiae sulle biblioteche e sui moderni sussidi didattici109. 107 OT 3. PC 12. 109 Cf OSG [1959], 23. 108 VI CAPITOLO PROVINCIALE ORDINARIO, Direttive e voti, Roma 1966. 60 Norme 2. Norme di formazione. 1) Quanto alle norme di formazione aspettiamo le prossime disposizioni dell’Autorità Ecclesiastica e della Congregazione. Come orientamento si tengano presenti, fra gli altri, i Decreti conciliari «Optatani totius» e «Perfectae caritatis». 2) Da una attenta lettura dei detti Decreti si ricava il desiderio della Chiesa che la formazione degli alunni sia graduale e integrale110 mirando cioè e all’età dell’alunno e ai diversi aspetti della formazione: morale, con particolare riferimento alle virtù umane111, spirituale112, religioso113, apostolico114, missionario115. 3) Ai caratteri suddetti, comuni a tutti i religiosi, aggiungeremo quelli nostri propri di spirito missionario clarettiano e cordimariano. 4) Per educare anche l’aspetto fisico della personalità degli alunni è caldamente da raccomandare la scelta di un buon medico per una continua e assidua assistenza sanitaria. Dietro suo consiglio si accomodi l’alimentazione del seminario alle moderne norme dietetiche. Nei corsi interni della Scuola Media Inferiore e Superiore si faccia regolarmente l’ora di educazione fisica. Formatori 3. Personale addetto alla formazione. 1) Nel Decreto sulla formazione sacerdotale si stabilisce: «I Superiori e i Professori dei Seminari devono essere scelti fra gli elementi migliori e diligentemente preparati con un corredo di soda dottrina, di conveniente esperienza pastorale, e di una speciale formazione spirituale e pedagogica… Abbiano viva la consapevolezza di quanto possa dipendere dal loro modo di pensare e di agire la formazione degli alunni; sotto la guida del Rettore siano in strettissima unità di pensiero e di azione, e fra loro e con gli alunni formino una famiglia tale da tradurre in pratica la preghiera del Signore: Che siano una cosa sola»116. 2) Si desidera pertanto una sincera volontà di collaborazione mediante il fraterno colloquio nei consigli accademici e sotto la direzione dei Rettore. A tale scopo è indispensabile: a) compiere ciascuno coscienziosamente il proprio incarico secondo le norme della nostra legislazione; b) non oltrepassare i limiti delle proprie competenze; c) saper rinunciare a certe vedute personali; d) dare al Rettore le opportune informazioni. 3) Al Prefetto agli Studi si riconosce l’importanza dei suo incarico nell’ordinamento scolastico; sia quindi assiduo nell’adempimento del suo dovere e agisca con dipendenza dal Rettore117. 4) Il Padre addetto alla formazione sappia essere aperto a tutti gli aspetti della vita moderna, sappia cattivarsi la fiducia degli alunni e stabilire con essi un fruttuoso dialogo, dirigendoli con mano ferma e per mezzo della persuasione a una solida formazione in unione col Rettore118. 5) Si segnala l’urgente bisogno di più personale qualificato nei nostri Semina110 Cf OT 3-4. OT 11 112 PC 6. 113 PC 5. 114 PC 8. 115 PC 20. 116 OT 5. 117 Cf OSG [1959], 53 ss. 118 Cf CC [1924] I, 132, 2°. 111 VI CAPITOLO PROVINCIALE ORDINARIO, Direttive e voti, Roma 1966. 61 ri. Urge in modo particolare il completamento del quadro di Professori per il nostri Liceo, onde evitare l’inconveniente dell’insegnamento ciclico. Si scelgano e si preparino dovutamente a tale scopo solo quegli elementi che, oltre i requisiti spirituali e religiosi, manifestino particolare inclinazione e capacità. 6) Come norme si desidera che i Confessori e i Direttori spirituali siano liberi da ogni incarico di insegnamento. 7) Le cariche di Prefetto di disciplina e di Direttore spirituale dovrebbero essere separate. Si propone di presentare tale voto allo studio del prossimo Capitolo Generale. 8) Confessori delle nostre Case di formazione siano preparati, coscienti del dovere e in numero sufficiente. 9) È conveniente che i Padri giovani rimangano ancora in Collegio per un ulteriore periodo di tempo in cui, sotto la saggia direzione del Padre Prefetto, completino la preparazione specifica a un dato ministero e si inizino alla pratica della vita pastorale. Vocazioni 4. Reclutamento e scelta delle vocazioni. 1) Norme generali: a) in conformità al Decreto conciliare Optatam Totius, che dichiara il dovere di dare incremento alle vocazioni sacerdotali e domanda ai sacerdoti zelo apostolico nel favorire le vocazioni119, si rivolge vivo appello alle nostre Case e Parrocchie di prendere veramente a cuore tale dovere; b) la ricerca delle vocazioni deve tendere ad averne sempre più numerose, bene scelte – anche tra le tardive – e da tutte le regioni d’Italia, servendosi di tutti i mezzi più efficaci, curando particolarmente la direzione spirituale dei giovani; c) come apporto economico vengono raccomandate le Giornate Clarettiane, le Borse di studio e l’Opera delle Madrine. 2) Promotori di vocazioni: a) si preparino quanto prima alcuni promotori abituali, sacerdoti e religiosi esemplari, di belle qualità comunicative, convenientemente preparati e liberi da altre occupazioni speciali vincolanti; b) essi agiscano sotto le direttive del Delegato provinciale al quale, analogamente ai delegati vescovili, regionali, nazionali dell’Opera delle vocazioni, spetta il compito di «dirigere in maniera metodica e armonica tutta l’azione pastorale delle vocazioni, senza trascurare nessuna utile indicazione offerta dalla moderna scienza psicologica e sociologica»120; e si terrà in contatto, oltre che con il delegato generale della nostra Congregazione, con lo speciale segretariato nazionale del CISM (Comitato Italiano Superiori Maggiori), il quale cura l’intesa fra i promotori nazionali degli Istituti religiosi e pubblica un Bollettino di Informazioni; c) ad orientamento dell’attività dei promotori, può servire il Regolamento pratico apparso sul Bollettino della Provincia121. 3) Ammissione e selezione: Ammissione a) È giusto che l’ammissione dei seminaristi sia demandata al Superiore della Scuola Apostolica con il voto dei Consultori in analogia con il licenziamento degli alunni122; 119 Cf OT 2. OT 2. 121 Cf Bollettino interno della Provincia Italiana (1963) 24-26. 122 Cf CIA [1953] 239 § 2, 7. 120 VI CAPITOLO PROVINCIALE ORDINARIO, Direttive e voti, Roma 1966. 62 b) le informazioni diligentemente raccolte e i documenti al completo verranno trasmessi per tempo alla direzione del Seminario, affinché le nuove ammissioni possano avvenire uno o due mesi prima dell’inizio dell’anno scolastico nella maniera e nel luogo che si riterrà più conveniente; c) in linea di massima si accetta la proposta di costituire dei pre-Seminari alle dipendenze di qualche nostra Casa per la scelta delle vocazioni che offrono particolari difficoltà di accesso immediato alle Scuole Apostoliche. In tal caso, però, dovrà essere assicurata agli alunni la frequenza e l’approvazione degli studi presso scuole riconosciute; d) nell’ammissione degli alunni si usi grande ponderatezza, particolarmente riguardo ai precedenti familiari e alle tare ereditarie. Anche dopo l’ammissione vengano applicati criteri piuttosto rigorosi, specialmente nei primi anni123; e) infine per la registrazione delle informazioni individuali su ogni candidato, servirsi delle schede personali in uso presso altri Istituti. Fratelli Amministrazione Povertà e lavoro 4) Fratelli Coadiutori: a) rievocando le care figure dei Fratelli Coadiutori della nostra Provincia, il Capitolo Provinciale loda il lavoro abnegato dei nostri Fratelli e li esorta a vivere l’ideale missionario comune ad ogni membro dell’Istituto; b) fa voti che venga curata la loro cultura e la preparazione professionale per adempiere meglio le loro mansioni; c) l’interessamento per risolvere il problema delle vocazioni si estende anche alle vocazioni dei Fratelli Coadiutori. V. AMMINISTRAZIONE 1. Spirito di povertà e lavoro. 1) Per «dare una testimonianza quasi collettiva della povertà interna ed esterna» i religiosi ubbidiscano alla comune legge del lavoro e si affidino alla Provvidenza del Padre celeste124. 2) Si evitino con diligenza spese incontrollate ed inutili. Si eliminino preoccupazioni di denaro dai nostri discorsi e ministeri; il tenore di vita sia improntato a semplicità e umiltà125. 3) Il Capitolo ritiene che dall’impegno e tenacia di ciascuno, dallo spirito di corpo dipenda il massimo rendimento. Auspica pertanto che venga superato l’individualismo nel lavoro che ne determina il frazionamento, l’isolamento e l’esiguità di risultato. 4) I giovani vengano iniziati al lavoro comunitario e collettivo, intellettuale e manuale. 5) Si applichino i criteri sociali e le leggi vigenti per il giusto salario a domestici, suore, ecc. 6) Si osservi la giustizia e lealtà nei contratti che, a loro volta, devono essere stipulati con matura e diligente ponderazione, avvalendosi dell’opera di qualificati professionisti. 7) Si adempiano volenterosamente le leggi civili in materia sociale e fiscale. 123 Cf SACRA CONGREGAZIONE DEI SEMINARI E DELLE UNIVERSITÀ DEGLI STUDI, Lettera all’episcopato nel III centenario della morte di san Vincenzo de’ Paoli su alcuni importanti problemi di formazione ecclesiastica, Città del Vaticano 27 settembre 1960; OT 6. 124 PC 13. 125 Cf CC [1924] II, 15. VI CAPITOLO PROVINCIALE ORDINARIO, Direttive e voti, Roma 1966. 63 2. Conservazione dei beni immobili. Immobili 1) Sentano i membri della Provincia come un obbligo di coscienza la conservazione dei nostri beni. Perciò si raccomanda: a) Stanziare annualmente una somma adeguata per riparazioni e migliorie, secondo un piano prestabilito; b) Per garantire la continuità e l’integrazione delle opere, il governo locale uscente consegni in iscritto le dilucidazioni necessarie a comprendere gli scopi e a chiarirne i criteri. Ogni mutamento sia suggerito da matura riflessione e da motivi di bene maggiore. 2) Demandare all’amministrazione provinciale l’assicurazione dei nostri fabbricati e degli automezzi in dotazione ai nostri, per motivi di unità e di economia. Ogni Casa rifonderà le spese assicurative. 3) Per l’impiego di donne nei servizi domestici si tenga in conto la legislazione in vigore126. 3. Sviluppo economico. Sviluppo 1) Per risanare l’attuale situazione debitoria della Provincia si propone che l’alienazione dell’immobile «Divin Salvatore» avvenga in forma societaria con partecipazione agli utili, sfruttando il momento favorevole offerto dall’urbanizzazione della zona. Tale via va battuta con la massima prudenza e decisione, potendo da sola risolvere l’annoso problema dei debiti e costituire, attraverso negozi, altresì fonte di reddito. 2) Se le prospettive per Frascati non si avverassero appieno, si vendano altre proprietà che abbiano raggiunto un buon valore commerciale. 3) Per la nuova costruzione del seminario di Pilozzo si propone e raccomanda di proseguire le pratiche già iniziate presso il Ministero dei Lavori Pubblici per avvalerci della legge n. 589 del 04-08-1949. 4) Sui terreni dell’EUR si raccomanda la creazione di una parrocchia ed opere affini nella parte fissata dalla Convenzione. Studiare altresì la possibilità di costruire ivi il teologato della Provincia. 5) Le Case e Parrocchie cerchino di portare a termine le loro opere di completamento e di restauro, senza diminuire il contributo alla Provincia. 6) Sia concesso ai Governi locali e proporzionalmente al Superiore, di disporre di una cifra sensibilmente maggiore per le spese straordinarie. 7) Perfezionare gli atti legali riguardanti il trapasso di proprietà e chiedere la riduzione di sproporzionati oneri di Sante Messe. 8) Chiedere al Governo Generale la cessione in proprietà alla Provincia Italiana della casa di via Giulia, affine di valorizzarla meglio e adattarla ai propri scopi, e la volturazione della casa di Antrodoco per la parte dell’immobile intestato ancora al Collegio per le Missioni all’Estero. 9) Sotto l’aspetto economico, l’efficiente organizzazione di qualificati Collaboratori Clarettiani risulterà preziosa. Ancor più preziosa è l’opera dei nostri Fratelli Coadiutori: si curi la loro specializzazione, si preparino e si immettano in compiti di responsabilità per aumentarne le vocazioni e il rendimento. 10) Considerare le spese per la diligente ricerca delle vocazioni come il migliore investimento a lunga scadenza. I seminari semivuoti sono antieconomici in ogni senso. 126 Cf CIA [1953], 455. VI CAPITOLO PROVINCIALE ORDINARIO, Direttive e voti, Roma 1966. 64 11) Si procuri di non perdere le pensioni o altre previdenze sociali. Si studi il modo di estendere agli altri simili prestazioni assicurative. 12) Specializzare un Padre o Fratello nel conoscere le fonti e le vie segrete della larga beneficenza statale a favore degli enti religiosi. 13) L’editrice libraria «Alma Roma» ha lo scopo di un apostolato autenticamente clarettiano e di creare un reddito fisso: sia guardata con simpatia da tutti i nostri e preferita negli acquisti di libri, riviste, oggetti, benedizioni, ecc. Si fanno voti perché essa specializzi maggiormente il suo personale per affrontare concorrenzialmente l’apostolato della propaganda del libro cattolico. 14) Si preparino formulari in italiano per bilanci e preventivi, adatti alla Provincia Italiana. Segreteria ed archivi VI. SEGRETERIA E ARCHIVI l. Piace ricordare che già sotto il pontificato di Leone XIII, Pio X e Pio XI di santa memoria, sono state emanate delle circolari in materia di Archivi e Segreterie ecclesiastiche127. La Congregazione ne ha parlato già nel lontano 1906 nelle «Instrucciones para los Superiores y demás individuos del Gobierno local», pubblicati in Aranda de Duero in quello stesso anno. Ci sono poi altre istruzioni e raccomandazioni nel CIA dell’anno 1925 che riassumono le direttive del Capitolo Generale del 1922, che sono state riportate dalle edizioni 1940 e 1953128. Se ne parlò anche nel Capitolo 1934, e se ne occupò persino la Commissione degli studi del 1937. Nel vigente CIA129, troviamo alcune indicazioni sul modo di conservare le cose negli archivi, e quali si debbano conservare. Attualmente la S. Sede promuove periodicamente dei Convegni nazionali degli Archivisti ecclesiastici: nell’ultimo, celebrato a Bari lo scorso aprile, si fa espressa menzione e si studiano particolarmente gli Archivi delle Curie e delle Case religiose130. Si fa voto che a tali convegni possano partecipare anche alcuni membri della Provincia. 2. Per facilitare il compito dei Segretari e Archivisti, si dà qui un elenco dei Libri e Documenti da conservarsi nei nostri Archivi: 1) Libri: Libri di Governo e di Segreteria, SS. Messe, Amministrazione, Associazioni, Collegi, Inventari, Necrologio. 2) Documenti: Santa Sede, Ordinario del Luogo, Governo Generale, Governo Provinciale, Governo Locale, Autorità civili, Grafici (foto e progetti). 3. Si raccomanda: 1) I libri abbiano lo stesso formato, a seconda delle materie, e con il titolo corrispondente. Le pagine siano numerate. 127 Cf Leone XIII, 30-09-1902; Pio X, 12-12-1907; Pio XI, 15-04-1923. Cf CIA [1953] 243, 5. 129 Cf CIA [1953] 211s. 130 Cf VII Congressso degli Archivisti ecclesiastici: Bari 12-15 aprile 1966, Città del Vaticano 1967, Relazione del 14-04-1966. 128 VI CAPITOLO PROVINCIALE ORDINARIO, Direttive e voti, Roma 1966. 65 3) I documenti siano tenuti in cartelle, divisi per materie, e possibilmente per anni, catalogati al principio di ogni cartella. 3) Si faccia copia conforme o fotostatica dei documenti più importanti, da conservarsi negli archivi locale e provinciale. 4) Le foto siano tenute negli album convenientemente ordinate e rubricate. 5) La corrispondenza ufficiale va fatta su foglio di protocollo, su unica facciata, ed unico argomento. 6) I documenti di interesse locale e provinciale debbono conservarsi in entrambi gli archivi. 7) I documenti a carattere privato non si devono conservare. Se per ovvie ragioni convenga farlo, si conservino nell’archivio segreto. 8) L’archivio si tenga in un luogo sicuro e i mobili siano preferibilmente metallici. 9) Per chi volesse notizie e norme più particolareggiate, si rimanda ad appunti amabilmente dettati dal Padre Eutichiano García CMF, Archivista generale, e al Bollettino della Provincia di Castiglia131. 10) Finalmente si fa voto che sul Bollettino della Provincia appaiano quanto prima delle norme pratiche in materia di Segreteria e Archivi, onde ci sia uniformità nelle Case della Provincia. 131 Cf n. 136 (1952) 254-258. I ASSEMBLEA PROVINCIALE, Mozioni finali, Lierna 1973. 66 LA PRIMA ASSEMBLEA PROVINCIALE Lierna 1973 Nel 1973 era previsto il VII Capitolo provinciale ordinario, poi rimandato per l’imminenza del XVIII Capitolo Generale della Congregazione. A norma delle Costituzioni allora vigenti132, si tenne comunque a Lierna il Capitolo Provinciale di elezione per designare il delegato della Provincia Italiana. Con tale occasione fu convocata la prima Assemblea della Provincia, aperta a tutti i confratelli. La Provincia italiana non celebrava il Capitolo provinciale ordinario dal 1966. Da allora si erano succeduti ben tre superiori provinciali: P. Antonio Leghisa, che nel 1967 fu eletto superiore generale, P. Agostino Gregori, morto nel 1971, e P. Cesare Di Cesare, in carica in quel momento. Il quadriennio di P. Gregori fu particolarmente complesso, segnato da ripetute dimissioni e sostituzioni di consultori, ma in generale tutti quegli anni furono difficili per l’insieme della Provincia. Il disagio fu, se possibile, ancora più acuto per gli studenti. Dopo le difficoltà vissute nel sessennio precedente, dal 1966 al 1974 altri 25 studenti lasciarono l’Istituto portando di fatto alla chiusura dello studentato. Si avvertiva una marcata insoddisfazione riguardo ai ministeri che la Provincia svolgeva e, al tempo stesso, i debiti che questa aveva contratto diventavano sempre più condizionanti riguardo alle scelte operate. L’Assemblea fu preparata nella Provincia da un’ampia riflessione e alla stessa il Governo presentò relazioni sui vari aspetti della vita dell’Organismo. Vi parteciparono 27 confratelli di cui 2 studenti. La forma assembleare costituiva allora una nuova modalità di partecipazione e per molti si trattava della prima volta in cui potevano avere informazione diretta della situazione e prendere la parola in merito. Fu in quest’occasione che il debito venne a conoscenza della maggioranza della Provincia e che ci si rese conto della situazione relativa alla formazione e alle vocazioni, ma fu anche l’occasione in cui vennero a confronto sguardi diversi sul modo di vivere il ministero, la formazione, la promozione vocazionale e la stessa economia. Le Mozioni finali dell’assemblea riflettono tutti questi aspetti. [FONTE: Ciclostilato in Archivio Comunità di Altamura, Provincia, II, 2. (Documenti 1973-1980, Lierna 1983, 10-14)]. *** MOZIONI FINALI I. GOVERNO 1. Dato che in occasione del Capitolo di elezione per il delegato provinciale si è tenuta questa assemblea, si chiede che le decisioni di detta assemblea siano riconosciute per noi come se promanassero da un capitolo provinciale. Economia 2. Economia. Supposto il lavoro e lo spirito di povertà dell’individuo e delle singole comunità, presa visione della situazione economica della provincia e decisi dall’assemblea i bisogni più gravi della provincia, ogni comunità contribuisca con un sussidio libero e cosciente. Il Superiore Provinciale ne curi la realizzazione. Si propone anche una comunione di beni tra comunità e comunità. Ministeri 3. Ministeri sacerdotali. Il ridimensionamento del numero dei sacerdoti al quale forse andiamo incontro, venga affrontato ridistribuendo il personale secondo 132 Cf CC [1971] 218-221. I ASSEMBLEA PROVINCIALE, Mozioni finali, Lierna 1973. 67 le scelte prioritarie decise dall’assemblea e tenendo presenti le modalità decise dall’assemblea. 4. Nel fondare o sopprimere case si usino i seguenti criteri: l’evangelizzazione ai poveri, si ascolti la provincia, possibilmente nella assemblea annuale avendo presente il criterio della pastorale organica provinciale e locale. Nel destinare o spostare gli individui si ascoltino gli interessati. 5. Dato che la missione di Rio Muni133 è stata presentata come un dato di fatto all’assemblea, questa, presane visione, ne fa una sua scelta e dichiara la corresponsabilità di tutta la provincia. 6. Si ritiene che l’assemblea è un insostituibile aiuto nella direzione di tutta la L’Assemblea provincia, come momento di verifica e aggiornamento. a) I membri di essa sono tutti i clarettiani della Provincia che, unitamente ai membri del Governo Provinciale, studiano i problemi e impostano assieme il lavoro apostolico. Tale assemblea si riunirà annualmente nel tempo, nel luogo e con una serie di temi già scelti in antecedenza. Servirà in particolare per revisionare la fedeltà allo spirito religioso e clarettiano e per una compartecipazione alle scelte prioritarie. b) In questa assemblea sarà eletta una segreteria che curi la preparazione della prossima. 7. Riguardo ai fratelli si studino le disposizioni del capitolo generale e delle costituzioni, in modo da prepararli adeguatamente ai compiti che possono svolgere nei nostri tempi. 8. Prima che termini questa assemblea si chiede di formulare un esposto con le proposte e le richieste e problemi che la provincia creda bene presentare al capitolo generale in base alle indicazioni delle nostre costituzioni. 9. Visite periodiche del provinciale e dei responsabili delle singole prefetture alle comunità. 10. Servizio di informazioni curato con molta sollecitudine ed efficienza. II. VITA RELIGIOSA Alla radice della nostra vita comunitaria c’è un fatto preciso: la chiamata divina a formare la comunità del corpo di Cristo con il carisma di Antonio Maria Claret. 1. Le nostre comunità clarettiane sono chiesa, incarnate in un contesto culturale Comunità che devono valorizzare e cristianizzare. Da questo ambiente culturale devono prendere una precisa identità apostolica che diventa pure fondamento della comunione fraterna all’interno di esse. 2. Nelle nostre comunità si notano carenze circa l’accettazione delle persone, la lealtà, il buon nome dei fratelli, l’ospitalità, la reciproca fiducia, la corresponsabilità. il rispetto dei ruoli e delle competenze. Si impone, e con urgenza, la scoperta del fratello nella duplice dimensione di creazione e di fede, per valorizzarne la creatività, la ricchezza dei doni, la buona volontà… ed integrarle nel patrimonio delle comunità. 3. Alcuni atti che significano ed aiutano a creare la comunione nella comunità e nella provincia: a) Consiglio di famiglia frequente, con la revisione dei programmi concordati, con la programmazione futura; tale consiglio di famiglia sia un confronto sereno, leale e fraterno con la parola di Dio e il proprio servizio nella comunità. b) Revisione pastorale e preparazione della riflessione sulla parola di Dio; riti133 Oggi Mbini: parte continentale della Guinea Equatoriale (N.d.R.). I ASSEMBLEA PROVINCIALE, Mozioni finali, Lierna 1973. 68 ro mensile, fedelmente compiuto, in casa o fuori, ovvero con il clero locale. c) Preghiera comunitaria, in cui principalmente si crea la comunione fraterna. L’Eucaristia che congloba tutte le realtà umane, costituisca il punto di riferimento e il centro della comunità, perché in Cristo eucaristico siamo quello che vogliamo essere e verso cui tendiamo. d) Povertà come condivisione di beni: strumenti di lavoro, prestazione personale, di tempo. Problemi economici III. ECONOMIA Pur avendo constatato l’impegno dell’amministrazione provinciale per risolvere il problema economico della provincia, la situazione attuale è tale da costituire un tarlo che condiziona tutta la nostra vita religiosa e apostolica. I membri della provincia sono stanchi di seguire questo andazzo, vogliono scrollarsi di dosso il peso di debiti condizionanti. 1. Rifiutano di fare da prestanomi a speculazioni aliene dallo spirito religioso che vanificano ogni testimonianza cristiana. Pertanto per quanto concerne la Pisana si rifiuti la donazione a suo tempo fatta per motivi su esposti. 2. Per risolvere il problema economico della Provincia si sono prese in esame le seguenti ipotesi: a) Demandare tutta la complessa soluzione del problema economico al Governo Generale facendo presente la nostra impossibilità ad estinguere il debito. b) Cessione al Governo Generale di Lierna per almeno 600 milioni (cf esposto del 5 maggio 1973)134. Condizioni: poter continuare a svolgere il nostro ministero in loco, conservando parte dell’edificio, dietro compenso di equo canone di affitto. L’uso della parte restante non sia in contrasto con le specifiche attività apostoliche. 3. I rappresentanti della provincia italiana al capitolo generale si assumano l’impegno di esporre ai padri capitolari la relazione storico-amministrativa, chiara ed efficace, della drammatica situazione economica. 4. Si chiede che per affari economici straordinari ci sia una commissione economica provinciale con valore consultivo senza togliere valore all’assemblea annuale. IV FORMAZIONE Vocazioni 1. La provincia venga organizzato un segretariato o commissione permanente delle vocazioni e della formazione. Suo compito è: elaborare un piano di pastorale vocazionale; riorganizzare i centri di orientamento vocazionale; incrementare le attività vocazionali delle singole comunità. 2. È naturale che le vocazioni religiose sorgano dove le comunità svolgono il loro lavoro apostolico. Perciò tutte le comunità diano una nuova impostazione alla pastorale delle vocazioni. Oltre al lavoro responsabile di tutti, il consiglio di famiglia scelga un incaricato per la pastorale giovanile vocazionale, che programmi e svolga l’azione d’accordo con il centro vocazionale e provinciale. 3. In questo contesto si rifiuta l’azione di un promotore vocazionale isolato. 4. I centri di orientamento vocazionale siano formati da un gruppo che svolgerà un’attività di pastorale esterna (oratori, parrocchie, scuole) ed interna (animazione orientativa sacerdotale, ragazzi interni, presenza di giovani per esperien134 Proposta de P. economo provinciale per Lierna, Roma 15 maggio 1973. Ciclostilato in Archivio della Comunità di Altamura, Provincia, II, 3 (N.d.R.). I ASSEMBLEA PROVINCIALE, Mozioni finali, Lierna 1973. 69 ze comunitarie), aperto all’accoglienza (ritiri, settimane, corsi, campi). 5. Mantenere Lierna come comunità di orientamento e formazione sia per alcune Centri di nostre parrocchie sia per rispondere alla scelta prioritaria della provincia sugli formazione adolescenti. 6. Si è constatato che il collegio di Putignano non soddisfa il fine che si era prefisso. Creare un centro di orientamento per vocazioni del sud in appoggio alle nostre comunità. Perché possa diventare un centro di orientamento vocazionale, occorre iniziare una pastorale giovanile interna ed esterna. 7. Si propone la vendita della Villa Mentuccia in modo che il ricavato serva per istituire un centro di formazione per gli studenti, i quali provvisoriamente potrebbero essere ospitati nelle nostre comunità a) Parioli b) Banchi Vecchi c) Altra parrocchia. 8. Le nostre comunità accolgano volentieri qualcuno dei nostri studenti, purché questi abbia chiare le opzioni sia per la vita religiosa che per il sacerdozio e quindi possa realmente inserirsi ed essere aiutato a proseguire. 9. È urgente organizzare un calendario sia di persone che di tempi affinché tutti i membri della provincia realizzino l’aggiornamento attraverso la partecipazione ai vari corsi. Il coordinamento è affidato al prefetto di formazione. 10. Si cerchino persone disposte a dedicarsi all’orientamento e alla formazione; si specializzino con corsi di spiritualità, pedagogia, pastorale, ecc. 11. Nei centri di formazione occorre promuovere il senso comunitario e familiare, creando un ambiente di vera amicizia, fomentando una maggiore partecipazione dei professi alla vita della comunità e della provincia. V. APOSTOLATO L’assemblea è stata unanime nell’accettazione dei principi fondamentali emersi dalla relazione della prefettura provinciale, quali la conversione, la riconciliazione, il rinnovamento intesi come disposizione interiore per l’anno santo e manifestati con l’adesione a Dio, così come ce lo rivela Gesù Cristo, e all’uomo come esiste concretamente nella nostra zona di azione. A tale scopo tutti si sono pronunciati positivamente per una pastorale organica, proponendo come scelte priori- Scelte prioritarie tarie: la famiglia, gli adolescenti. 1. Le parrocchie, Trieste, Segrate, Catania, Palermo siano organizzate come Situazione delle strutture e come personale sia per l’evangelizzazione e sacramenti, sia per le comunità scelte prioritarie secondo l’attuale programma triennale della CEI. 2. Quanto sopra sia applicato anche alla comunità parrocchiale Roma-Parioli, pur se giuridicamente in questo momento non legata alla Provincia. 3. La casa di via Banchi Vecchi non abbia solo l’etichetta di Curia Provinciale, ma anche una fisionomia pastorale pur se ridotta quanto a personale. 4. La casa di Napoli sia ben definita e dal punto di vista giuridico e da quello pastorale. 5. L’attività della casa di Altamura, che ha un passato valido, sia avvalorata quanto a strutture e a personale per il proseguimento della sua attività cordimariana. 6. Le comunità locali siano segno e testimonianza di Cristo nella pratica personale e comunitaria della povertà e nella scelta dei momenti, mezzi e modalità per la catechesi ai poveri. 7. La scelta prioritaria della famiglia induca ad una concreta revisione di metodi, mezzi ed iniziative pastorali in tutte le nostre comunità. 70 I ASSEMBLEA PROVINCIALE, Mozioni finali, Lierna 1973. 8. Anche per gli adolescenti si studino e si rivedano sostanzialmente metodi e sistemi formativi dei gruppi adolescenziali e giovanili, orientandoli ad una vita cristiana impegnata. 9. Se l’assemblea accetta le mozioni sulle scelte prioritarie sì provveda concretamente alla ridistribuzione del personale nelle comunità secondo le reali esigenze. 10. Si faccia uno studio per la revisione dello stato giuridico e del personale della parrocchia dei Parioli, in modo da poterlo presentare al prossimo capitolo generale. Cuore di Maria 11. La speciale consacrazione al Cuore di Maria, elemento essenziale del nostro carisma clarettiano, che deve investire la nostra vita religiosa e manifestarsi nelle varie forme di apostolato, e la nostra appartenenza alla Chiesa di cui è proclamata madre, ci impegnino ancor oggi ad accettare questa realtà quale distintivo specifico dei membri della provincia. 12. Per approfondire il mistero di Maria nella Chiesa di oggi, si scelga una stampa specializzata già esistente in Italia e si studino i modi e i tempi per metterla a servizio delle nostre comunità. 13. Si presenti al capitolo generale una mozione per il rinnovamento e l’aggiornamento degli statuti della confraternita del Cuore Immacolato di Maria. Lierna, 13 luglio 1973 ANTONIO LEGHISA, Verbale della Visita al Governo provinciale, Roma 1974. 71 LA VISITA CANONICA DEL 1974 Nel 1974 si tenne la Visita canonica generalizia, già annunziata per l’anno precedente, ma poi rimandata. Il Superiore Generale, P. Antonio Leghisa, visitò le comunità della Provincia dal 9 gennaio all’11 marzo. La situazione che egli riscontra tra i confratelli è sintetizzata in quanto scrive nell’informazione fatta al Consiglio generale: «In sintesi sono stato colpito dagli stati d’animo seguenti che generalizzano la Provincia: − Un Governo Provinciale disunito, e quasi mai presente al completo. − Depressione psicologica per la crisi economica, che di fatto influisce negativamente sulla pastorale vocazionale e sull’apostolato. − Senso di sfiducia verso il Governo generale. − Disagio per la massiva defezione degli Studenti. − Angoscia per la mancanza di vocazioni nella Provincia»135. La Provincia annoverava allora 75 professi (51 sacerdoti, 11 fratelli e 13 studenti), ma nel 1967 i professi era 106 (60 sacerdoti, 12 fratelli e 34 studenti). L’esodo di studenti, cui già si è accennato, era un fenomeno particolarmente preoccupante, ma era in crisi complessivamente la formazione e la pastorale vocazionale: «In questo ultimo periodo si sono chiusi tutti i seminari minori: Lierna, Frascati, Antrodoco, Putignano. Ad un, certo momento cessarono di susseguirsi i normali corsi al noviziato. Gli studenti emigrarono in questo periodo – o meglio trasmigrarono – in ben cinque centri: via Giulia Roma, Claretianum, presso gli Oblati di Pineta Sacchetti in Roma, Claretianum, via dei Banchi Vecchi in Roma e infine la divisione di gruppetti nella varie case. Gli Studenti non furono bene curati, non furono aiutati ad equilibrare la formazione accademica (in centri esterni) con quella spirituale clarettiana, non ebbero testimonianza autentica da parte degli altri, furono malvisti negli ambienti della Provincia, non amati […] Attualmente non c’è nessun candidato alla Congregazione in nessuna delle Case della Provincia»136. Le case della Provincia erano 10, ma in una non vi era comunità: Trieste (5 padri, 1 fratello, 2 studenti), Lierna (7 padri, 2 studenti), Segrate (4 padri, 1 studente), Roma Curia (6 padri, 2 fratelli, 6 studenti), Napoli (3 padri, 1 fratello), Putignano (3 padri, 1 fratello), Altamura (4 padri, 2 fratelli), Palermo (5 padri), Catania (3 padri, 1 fratello), Antrodoco (1 fratello)137. Alcuni confratelli operano nella parrocchia di Roma, inseriti nella comunità della Curia generalizia. L’apostolato era fondamentalmente quello della parrocchia, ma da un anno, come aveva già rilevato l’Assemblea del 1973, vi era una presenza in Guinea Equatoriale con i PP. Amaranto Lovatto e Filippo Lolong «per iniziare, per conto della Provincia, una sua missione»138. Si concretizzava una prospettiva apostolica per la quale nella Provincia avevano insistito soprattutto gli studenti e che molti Organismi della Congregazione stavano realizzando. Il Visitatore indicò alcuni “desiderata” nel Verbale della Visita al Governo Provinciale, il quale, insieme ad una sintesi delle sue osservazioni e di quelle di P. Federico Fernández, che realizzò la visita periziale, fu distribuito ai capitolari e successivamente pubblicato sul notiziario della Provincia. In qualche modo, perciò, il Verbale che qui riportiamo è il primo che fu indirizzato a tutto l’Organismo. [FONTE: CMF Notiziario (ottobre 1974) 9-10]. *** 135 A. LEGHISA, Visita generalizia alla Provincia d’Italia (1974), 1, in AGCMF, EM 6-18. Ibid., 2. 137 Cf ibid., 3-5. 138 Ibid., 3. 136 ANTONIO LEGHISA, Verbale della Visita al Governo provinciale, Roma 1974. 72 VERBALE DELLA VISITA GENERALIZIA AL GOVERNO PROVINCIALE D’ITALIA Situazione della Provincia Comunicazione Comunità locale L’ultima visita generalizia al governo della Provincia Italiana fu eseguita dal Rev.mo P. Pietro Schweiger nel 1966. La nostra visita, pur comprendendo un periodo canonico quasi regolare, si estende a ben tre mandati provinciali, che si sono susseguiti nella Provincia in quest’ultima tappa della sua storia. Il nostro pensiero va a questo punto al caro Padre Agostino Gregori, il quale accettò la guida della Provincia nel 1967 e la diresse con fede, docilità e molto amore. Alla sua morte, nel 1971, la direzione della Provincia passò nelle mani del M. R. P. Cesare Di Cesare e dei suoi attuali Collaboratori del governo provinciale. Siamo grati all’attuale governo per aver accettato l’incarico malgrado la limitatezza del mandato – fino alla scadenza giuridica di quello precedente – e nonostante le peculiari drammatiche vicende della sua economia e il travaglio dovuto ad una crisi vocazionale ed ideologica che non ha risparmiato nemmeno la nostra Provincia religiosa. Ciò che di negativo ha potuto avere l’attuale mandato è in buona parte effetto di questa determinata situazione storica. Un governo di transizione non permette iniziative a vasto raggio e i rappresentanti di questo governo si sono sentiti un po’ vittima di questa limitazione. Eppure, malgrado questo stato di fatto, la Provincia ha segnato in questi tempi al suo attivo delle imprese che chiudono pagine dolorose ed aprono prospettive di luce per l’avvenire. Ci riferiamo al problema economico, indirizzato ormai decisamente ad una soluzione, e alla fondazione di una missione in Africa, che vedrà impegnati particolarmente i giovani in un nuovo lavoro pastorale. Questo governo ha inoltre proseguito l’orientamento di quello precedente e del Capitolo generale circa la programmazione di raduni ed incontri tra i membri della Provincia, che ha aperto e consacrato il dialogo ad un livello più universale. Un grazie di cuore al P. Provinciale per la collaborazione a noi prestata nel governo della Provincia attraverso una azione calma e serena; al P. Economo per l’accettazione della croce nel portare avanti, giorno per giorno, una economia agonizzante; agli altri Padri dei Consiglio per il loro alto fraterno interessamento per la vita religiosa, la formazione e l’apostolato nella Provincia. E ora uno sguardo all’avvenire. Dal governo provinciale che verrà eletto prossimamente desideriamo: 1. Una intensa comunicativa con le persone, le comunità locali e le loro attività. Comunicativa fatta più di animazione che di giuridismo, favorendo così la comunione fraterna con le Case e tra le Case della Provincia. Gioverà assai allo scopo la pubblicazione frequente e costante di un bollettino provinciale. 2. Vi sia pure un fraterno costante contatto con la direzione generale e le sue Prefetture, per ricevere direttive e per vivere anche a questo livello la nostra comunione. 3. Si potenzi la comunità locale non solo con la programmazione comunitaria voluta dal Capitolo Generale139 ma anche nella corresponsabilità nel governo e nell’impegno della preghiera comunitaria quotidiana e mensile. Bisognerà studiare il modo di rendere partecipe ognuno del beneficio degli Esercizi Spirituali an139 Cf XVIII CAPITOLO GENERALE, Il Regime della Congregazione, 51. ANTONIO LEGHISA, Verbale della Visita al Governo provinciale, Roma 1974. 73 nui, ritornando magari ai turni organizzati a livello di Provincia. 4. Si continuino a promuovere, attraverso le Prefetture, i raduni dei vari gruppi dell’intera Provincia. Si invitino i singoli a prendere parte a corsi di aggiornamento previsti dall’Assemblea di luglio140 estendendo l’aggiornamento alla dottrina e direttive degli ultimi Capitoli generali, particolarmente per quanto riguarda la conoscenza del carisma clarettiano e la sua applicazione alla vita di ognuno. Si sensibilizzi la Provincia di fronte alla necessità di una formazione permanente, nel senso in cui si esprime il n. 26 del decreto sulla formazione del Capitolo generale, studiando un modo pratico di metterlo in atto. 5. Il Capitolo generale, preoccupato per la penuria di personale, vuole che si intraprenda una «efficace revisione delle posizioni attuali» della Congregazione sul fronte dell’apostolato141. Nella Provincia forse non si potrà ridurre il campo del lavoro. Lo si potrà però potenziare con una valida chiarificazione degli obiettivi apostolici, con una più equa distribuzione del personale, facendo convergere le nostre energie verso una azione prioritaria, inserendoci – secondo l’indole e il carisma dell’Istituto142 – nella pastorale della chiesa locale. 6. Con carattere d’urgenza raccomandiamo la promozione vocazionale secondo gli accordi presi nell’Assemblea del luglio scorso143 e secondo le direttive che verranno impartite nel prossimo Capitolo provinciale. 7. Desideriamo che le nuove vocazioni che il Signore ci presenterà, vengano radunate in un edificio adatto allo scopo e curate da una équipe di formatori capaci, in un ambiente clarettiano autentico e sereno. 8. Si veda di sistemare tecnicamente e praticamente l’Archivio provinciale, coordinando con questo gli archivi locali. 9. Bisogna sensibilizzare la Provincia perché collabori, in segno di gratitudine e solidarietà con la Congregazione, all’azione di risanamento dell’economia che abbiamo intrapreso. Sì mantengano le quote preventivate per ogni casa e non si concedano né riduzioni né dispense se non d’accordo con l’Economo generale. E ciò per tutelare il buon fine dell’operazione. 10. I promotori delle vocazioni non abbiano una amministrazione propria, ma usufruiranno d’una somma preventivata anno per anno dalla Provincia. In tale preventivo figureranno le possibili offerte fatte al promotore ed altri sussidi. Auspichiamo alla Provincia il migliore successo nel nuovo sessennio di vita e di opere che si schiude sul suo orizzonte. Fiduciosi nell’aiuto di Dio e della Madonna, chiediamo per tutta la Provincia lo spirito autentico del Padre Fondatore Roma, 11 marzo 1974 P. Antonio Leghisa, C.M.F. Superiore Generale 140 Cf I ASSEMBLEA PROVINCIALE, IV, 9 [vedi sopra p. 69]. Cf XVIII CAPITOLO GENERALE, Lettera aperta, 30. 142 Cf PC. 143 Cf I ASSEMBLEA PROVINCIALE, IV, 1-7 [vedi sopra pp. 68 s.]. 141 Incontri provinciali Revisione delle posizioni Vocazioni Economia VII CAPITOLO PROVINCIALE, Mozioni finali, Roma 1974. 74 IL SETTIMO CAPITOLO PROVINCIALE ORDINARIO Roma 1974 Il VII Capitolo Provinciale si celebrò a Roma dal 12 al 15 marzo 1974. Il momento che la Provincia stava attraversando si evince da quanto emerso nella Visita canonica generalizia. Ai capitolari fu distribuito dal Superiore generale, che ne diresse i lavori, un testo che riportava le sue impressioni e quelle dell’economo generale nella Visita canonica e periziale144. Su molti temi il Capitolo riprende le decisioni dell’Assemblea celebrata l’anno precedente. Il Capitolo elesse come Superiore provinciale P. Pietro Peana. FONTE: CMF Notiziario (ottobre 1974) 49-51145. *** M. R. P. Pietro Peana, C.M.F. Superiore Provinciale d’Italia ROMA Molto Reverendo e Caro Padre, sono lieto di farLe comunicazione che il Governo Generale nella seduta, a Consiglio pieno, del giorno 10 settembre c.a., ha esaminato con diligente attenzione i Verbali e le Mozioni approvati dal VII Capitolo Provinciale Ordinario, celebrato a Roma dal 12 al 15 marzo e presieduto dal Rev.mo P. Generale. L’oggetto immediato e diretto dell’esame furono i Verbali delle Sedute capitolari, ma ugualmente si ebbero sempre presenti le diverse Informazioni e documenti della Visita Canonica, realizzata dallo stesso Rev.mo Padre e dal P. Economo Generale, in precedenza al Capitolo. Il punto di partenza per le discussioni e deliberazioni del Consiglio è stata la proclamazione fatta dal P. Generale al Capitolo, come sintesi delle sue personali impressioni della Visita alla Provincia: «…ho avuto molta soddisfazione e poche amarezze. E queste… derivate da una situazione di fatto… Nella provincia v’è tanta sincerità e ancora molta speranza». Lo svolgersi del Capitolo ne è stata la prova e si è potuto facilmente rilevare che è stato «un Capitolo sereno nel dialogare, nel discutere, nel decidere». Nel darLe comunicazione ufficiale dell’approvazione delle Conclusioni e Mozioni capitolari, fatta dal Governo Generale nella Seduta del 10 Settembre, faccio mio sentito dovere indicarLe le seguenti osservazioni: 1° Le Mozioni e Conclusioni Capitolari devono essere pubblicate e portate a conoscenza di tutta la Provincia. I Verbali è abitudine presentarli in una sintesi, secondo il giudizio prudenziale del Governo Provinciale. 2° Nelle pagine 33-36 dei Verbali146 si presentano a modo di Conclusioni Capitolari le «mozioni già discusse», poi approvate nella seduta del 15 Marzo. Si avverte che in queste Conclusioni non figurano diverse Mozioni già discusse e approvate precedentemente dal Capitolo. Per questo le Mozioni sul Governo vanno completate con alcune decisioni che figurano nei Verbali a pagina 13, 14 e 32, vale a dire: 144 A. LEGHISA, Impressioni della visita alla Provincia; F. FERNÁNDEZ, Datos para un informe al Capítulo in CMF Notiziario (ottobre 1974) 11-20. 145 Il testo pubblicato in Documenti 1973-1980, Lierna 1983, 16-19, pur molto simile, si discosta varie volte dal testo inserito nei verbali del Capitolo. In questa edizione si premette la lettera con cui P. Rúiz comunica l’approvazione del Governo generale, con molte puntualizzazioni. 146 Si riferisce alla paginazione del testo inviato al Governo Generale. Quando possibile tali rimandi sono stati omessi nel nostro testo (N.d.R.). VII CAPITOLO PROVINCIALE, Mozioni finali, Roma 1974. 75 1) Il Superiore Provinciale si elegge in Capitolo. 2) Il Superiore Provinciale avrà due soli Consultori. 3) Non si accetta il Consiglio Permanente. 4) I Superiori locali continuano ad essere nominati dal Governo Provinciale. 5) Si eleggono due Scrutatori Provinciali ed un solo sostituto, tenendo conto che il Presidente nato è il Superiore Provinciale. 3° A pag. 8 si dice che «essendo stabilito dal Capitolo Generale che l’Assemblea è obbligatoria e deve comprendere tutti i clarettiani della Provincia». Si deve intendere obbligatoria l’assistenza qualora la Provincia accetti l’Assemblea147. 4° Il Governo Provinciale deve essere particolarmente preoccupato ed obbligato ad organizzare e preparare la celebrazione periodica dell’Assemblea della Provincia, perché «non si accetta il Consiglio Permanente della Provincia perché c’è già un’Assemblea per aiutare il Consiglio Provinciale». 5° Precisazione. Dove dice che il Presidente del Capitolo aveva delega del Governo Generale per confermare i Consultori, va corretto secondo la Costituzione 208: Il Superiore Generale conferma per diritto proprio . 6° Su Napoli si fa questa chiarificazione: «Il Presidente del Capitolo non volle limitare il diritto del Capitolo a pronunciarsi sulla soppressione della Casa di Napoli, ma intese piuttosto dire che se si pensava di salvare Napoli creandovi una parrocchia, ciò significava piuttosto creare una premessa per la soppressione della casa». 7° Su Lierna il Consiglio tiene ad affermare che le condizioni approvate nella mozione stessa, «una intensa attività pastorale in ordine alle vocazioni religiososacerdotali», sono veramente condizionanti per la sopravvivenza di quel Centro e fissa il periodo di tre anni come tempo di prova per la conservazione o meno di Lierna. 8° Su Putignano riafferma che la ragione di essere di questa casa è la sua missione vocazionale, come funzione specifica e propria che si deve rispettare. 9° Complemento necessario delle Mozioni su vita religiosa deve essere la celebrazione frequente e responsabile delle Assemblee di Comunità o «Consigli di Famiglia». Compito fondamentale ed esigenza primaria deve essere la preghiera comunitaria e la fedeltà alle caratteristiche dell’identità clarettiana. Il ritiro mensile e gli Esercizi annuali compiuti con il clero locale, si devono completare con una revisione periodica di vita comunitaria clarettiana. 10° Il Governo Generale desidera essere informato circa la elaborazione ed attuazione del programma vocazionale. Manifesta che è poco quello che il Capitolo richiede in materia di Formazione Permanente. 11° Il Consiglio riafferma la validità e necessità di mantenere le «quote» delle Comunità. Devono essere rivedute ogni anno e devono essere presentate all’approvazione dell’Economo Generale. 12° Come applicazione pratica della mozione 3 si raccomanda la presenza in sede della Curia di almeno uno dei membri del Consiglio Provinciale. Voglia gradire, caro Padre Provinciale, e presentare ai membri del suo Consiglio, l’espressione sincera e religiosa del fraterno affetto con cui, a nome del Rev.mo P. Generale e membri del suo Consiglio, le rinnovo i miei ossequi e mi confermo dev.mo in Corde Matris Roma, 31 ottobre 1974 P. Gerardo Rúiz, C.M.F. Segretario Generale. 147 Vedi CC [1973] 219; XVIII CAPITOLO GENERALE, Il Regime della Congregazione, 83-84. 76 VII CAPITOLO PROVINCIALE, Mozioni finali, Roma 1974. MOZIONI FINALI Governo Provinciale Distribuzione del personale Corresponsabilità ed Assemblea GOVERNO 1. È necessario che il Superiore Provinciale e i suoi collaboratori facciano visite periodiche e frequenti alle comunità della Provincia per promuovere l’unione e l’armonia tra e dentro le comunità stesse, diminuendone il distacco chilometrico e ideale; per coordinare e animare il lavoro apostolico, essere centro di contatti, suggerimenti, studi. Possibilmente le visite siano prolungate allo scopo di prendere visione diretta delle situazioni ed entrare in comunione con i confratelli. Pur facendo uso di strumenti giuridici – visite canoniche, circolari, ecc. – trovi soprattutto nel dialogo e nell’incontro fraterno la forma di direzione e di governo. 2. Si raccomanda un fraterno e costante contatto del governo provinciale con gli organi dal governo generale. 3. I membri del consiglio provinciale devono costituire un’unica comunità della quale il superiore provinciale sia il coordinatore e l’animatore. 4. Primo compito del Consiglio provinciale sia quello di studiare con le singole comunità la finalità e gli obiettivi di ogni centro. La distribuzione del personale venga fatta alla luce di questo esame, tenendo in conto anche il parere della Chiesa locale nella quale si opera nonché le aspirazioni, le capacità e le doti degli individui. 5. Si usi molta sollecitudine nella cura degli anziani, cercando di inserirli adeguatamente nella comunità apostolica. 6. Il Capitolo provinciale prende atto del sacrificio e della dedizione dei nostri fratelli coadiutori al servizio delle comunità ed esprime ad essi la sua gratitudine. Desidera altresì che i fratelli coadiutori prendano maggior parte nella conduzione della vita comunitaria a seconda della loro possibilità. 7. Nelle nostre case non ci sia un sistema di governo troppo verticale, si accetti il nuovo stile di corresponsabilità voluto dal Capitolo generale per cui i superiori debbono far risaltare le capacità personali di ognuno, essere aperti alla comprensione, al dialogo e alla collaborazione. 8. L’assemblea, adeguatamente preparata, sarà convocata ogni anno nel tempo e nel luogo stabiliti. Si abbia cura di celebrarla con la più ampia partecipazione possibile di soggetti. Quelli che non possano assistervi siano convocati per l’assemblea seguente. 9. Si sente la necessità di un bollettino che sia organo ufficiale di informazione e punto di incontro con le nostre comunità. 10. Il Capitolo è favorevole all’annessione della parrocchia del Cuore Immacolato di Maria alla Provincia. Le modalità vengano definite di comune accordo con il Governo Generale e la comunità parrocchiale. Si studi il problema della basilica del Cuore Immacolato di Maria come centro cordimariano a livello nazionale e internazionale. VITA RELIGIOSA l. Le nostre comunità clarettiane sono chiesa, incarnate in un contesto culturale Comunità che devono valorizzare e cristianizzare. Da questo ambiente culturale devono prendere una precisa identità apostolica che diventa pure fondamento della comunione fraterna all’interno di esse. 2. Per migliorare l’ambiente delle nostre comunità circa l’accettazione delle persone, la lealtà, il buon nome dei fratelli, la reciproca fiducia, la corresponsabilità, il VII CAPITOLO PROVINCIALE, Mozioni finali, Roma 1974. 77 rispetto dei ruoli e delle competenze, si impone con urgenza la scoperta del fratello nella duplice dimensione di creazione e di fede, per valorizzarne la creatività, la ricchezza di doni, la buona volontà… e integrarle nel patrimonio delle comunità. 3. Alcuni atti che significano ed aiutano a creare la comunione nella comunità e nella Provincia: a) Consiglio di famiglia, con la revisione dei programmi concordati e la programmazione futura. Tale consiglio di famiglia sia un confronto sereno, leale, fraterno con la parola di Dio e il proprio servizio nella comunità. b) Revisione pastorale e preparazione della riflessione sulla Parola di Dio. Ritiro mensile fedelmente compiuto, in casa o fuori, ovvero con il clero locale. c) Preghiera comunitaria, in cui principalmente si crea la comunione fraterna. L’Eucaristia che congloba tutte le realtà umane, costituisca il punto di riferimento e il centro della comunità, perché in Cristo eucaristico siamo quello che vogliamo essere e quello verso cui tendiamo. d) Povertà come condivisione di beni: strumenti di lavoro, prestazione personale, ecc. 4. Nelle relazioni interpersonali si usi maggiore umanità. Non si faccia troppo caso, sia da parte dei superiori che di tutti gli altri, al «sentito dire». Si ponga piuttosto attenzione ai contenuti e alle motivazioni profonde delle diverse situazioni esistenziali. 5. Lo nostre comunità siano cordialmente ospitali e le nostre case accoglienti. 6. Il ritiro mensile sia visto come revisione di vita comunitaria. Si presti particolare attenzione al problema vocazionale: riesame della propria fedeltà alla vocazione come invito ai fratelli a seguire Cristo. 7. Il Capitolo provinciale ribadisce la necessità di prendere parte annualmente ad un corso di esercizi spirituali. Le comunità curino che i propri membri assolvano a tale impegno. APOSTOLATO l. Il Capitolo accoglie unanimemente alcuni principi fondamentali – quali la conversione, la riconciliazione, il rinnovamento – come adesione a Dio rivelato in Gesù Cristo e a all’uomo concreto che incontriamo. A questo scopo ci si crede opportuno optare per una pastorale organica che miri con priorità alla famiglia e agli adolescenti. Sarà compito delle nostre comunità Scelte prioritarie coordinare queste scelte prioritarie con quegli indirizzi pastorali che la CEI programmerà di volta in volta per tutta la nazione e che le singole diocesi adatteranno alla realtà locale. 3. Queste scelte prioritarie impongono alle nostre comunità una revisione dei metodi, mezzi ed iniziative pastorali. 4. Ogni comunità cerchi di ottenere una conoscenza socio-religiosa dell’ambiente, nei limiti del possibile. 5. Il Capitolo provinciale conferma la scelta della stazione missionaria nella Missione Guinea Equatoriale, in attesa di poter iniziare una missione autonoma. Tutte le iniziative riguardanti la nostra missione africana facciano capo ad un organo istituito dal consiglio provinciale. 6. Il Capitolo provinciale, presa coscienza dell’importanza dell’apostolato della stampa in questo momento, delega al Consiglio provinciale di studiare la forma di collaborazione con Alma Roma. VII CAPITOLO PROVINCIALE, Mozioni finali, Roma 1974. 78 Vocazioni e formazione FORMAZIONE l. Venga organizzato un segretariato o commissione permanete delle vocazioni. Il suo compito sia: elaborare un piano di pastorale vocazionale, riorganizzare i centri di orientamento e di formazione, incrementare le attività vocazionali delle singole comunità. 2. La testimonianza di una vita religiosa rinnovata è condizione previa ed indispensabile per una efficace pastorale delle vocazioni. 3. Poiché le vocazioni religiose sorgano dove le comunità svolgono il loro lavoro apostolico, è necessario che queste diano una nuova impostazione e un nuovo impulso alla pastorale delle vocazioni. 4. Oltre al lavoro responsabile di tutti, il consiglio di famiglia scelga un incaricato per la pastorale giovanile vocazionale, il quale programmi e svolga l’azione d’accordo con il centro nazionale, provinciale e diocesano. 5. I centri di orientamento vocazionali siano formati da un gruppo che svolga attività di pastorale esterna (oratori, parrocchie, scuole) ed interna (animazione orientativa sacerdotale, ragazzi interni, presenza di giovani per esperienze comunitarie), aperto all’accoglienza (ritiri, settimane, corsi campi). 6. Si scelga per gli studenti una nuova sede adatta ad una esperienza di vita comunitaria, ad una testimonianza evangelica, ad un’azione missionaria. 7. È urgente organizzare un calendario sia di persone che di tempi affinché tutti i membri della Provincia realizzino l’aggiornamento attraverso la partecipazione ai vari corsi di studio. Il coordinamento è affidato al consiglio provinciale. Problemi economici ECONOMIA l. Preso atto con riconoscenza dell’aiuto da parte della Congregazione alla Provincia italiana per estinguere il debito148, si ritiene necessario che tutte le comunità contribuiscano all’economia della Provincia con una quota adeguata. 2. Ogni casa, tenendo conto della sua situazione economica, deve concordare ogni anno con il governo provinciale la quota con la quale contribuire alla estinzione del debito. Per quest’anno si accetta la quota fissata nel quadro proposto dal P. Economo Generale149. 148 Il Capitolo Generale aveva deciso che l’Amministrazione Generale aiutasse la Provincia a risolvere la situazione del debito (N.d.R.). 149 Cf F. FERNÁNDEZ, Datos para un informe al Capítulo, in CMF Notiziario (ottobre 1974) 16 (N.d.R.). II ASSEMBLEA PROVINCIALE, Relazione finale, Lierna 1975. 79 LE ASSEMBLEE PROVINCIALI DEL 1975, 1976 e 1977 Sull’onda dell’esperienza del 1973 il Capitolo provinciale aveva chiesto la convocazione annuale dell’assemblea. In conformità all’indicazione capitolare si tennero assemblee nel 1975, a Lierna, nel 1976 e nel 1977 a Roma. Sono anni cruciali nel percorso della Provincia. A causa della situazione politica della Guinea Equatoriale, i PP. Lovatto e Lolong devono fuggire con il seminarista guineano Alfredo Oburu e danno vita ad una missione nella nuova diocesi di Franceville, in Gabon; a loro si uniscono anche il diacono Giuseppe Butti, ordinato ad Okondja nel 1975, e il P. Lorenzo Mulas (1977). Il Governo provinciale non condivideva la pastorale giovanile svolta a Lierna, ritenendo che non avesse finalità vocazionale150. A questa comunità furono destinati tre padri recentemente ordinati e un confratello colombiano che collaborò per alcuni anni. P. Cupini e P. Rocchi, della comunità di Lierna, iniziroano una nuova esperienza a Lecco, trasferendosi poi a vivere a Malgrate. Ne nascerà l’associazione Comunità di Via Gaggio. Fra il 1973 e il 1976 vi sono otto ordinazioni sacerdotali, ma saranno le ultime per molto tempo in Italia. Complessivamente fu un periodo di grandi tensioni e intanto i debiti della provincia continuavano a pesare sul suo futuro anche se, il 18 aprile 1975, il Governo Generale si era assunto l’onere di estinguerne una parte considerevole151. *** Seconda Assemblea Provinciale – Lierna 1975 FONTE: Ciclostilato in Archivio Comunità di Altamura, Provincia, II, 2. (Documenti 1973-1980, Lierna 1983, 22-23). RELAZIONE FINALE Relazioni interne I. RAPPORTO TRA I SINGOLI E IL GOVERNO PROVINCIALE. Dal dialogo sulla relazione di Governo, letta dal Padre Segretario Provinciale, sono emerse le seguenti esigenze e raccomandazioni: 1° Maggiore impegno reciproco di dialogo tra il Superiore Maggiore e i confratelli, quando egli si reca in visita alle nostre comunità. 2° Si notano ancora critiche e giudizi avventati, che hanno per fondamento dei «sentito dire», spesso unica fonte di informazione. 3° Vi sia, nel dialogo tra di noi, uno sforzo maggiore di trascendere il piano puramente umano. II. COMUNITÀ E COMUNIONE TRA I MEMBRI DEL GOVERNO PROVINCIALE. Onde realizzare nel miglior modo possibile questi due presupposti di buon governo, si auspica: 150 Questo il breve commento della situazione, comunicato nell’assemblea del 1975 e pubblicato nel notiziario della Provincia: «La composizione della comunità si è rivelata non sufficientemente omogenea, per cui ben presto ci si è trovati di fronte a situazioni che hanno bloccato quasi completamente qualsiasi lavoro vocazionale. Nonostante ripetuti tentativi di sbloccare la situazione per arrivare almeno ad un lavoro minimo, questo non si è potuto ottenere» CMF Notiziario (1975) [I], 6. 151 Cf CMF Notiziario (1975) [1], 1. 80 II ASSEMBLEA PROVINCIALE, Relazione finale, Lierna 1975. 1° I membri del Governo Provinciale risiedano nell’attuale Curia in Via Banchi Vecchi. 2° I membri del governo provinciale non assumano impegni incompatibili con la loro carica e il governo. 3° L’Assemblea si è espressa, con maggioranza relativa, favorevolmente nei riguardi delle dimissioni del P. Tullio Vinci da Economo Provinciale. 4° In stretta correlazione a questo terzo punto, l’Assemblea ha pure proposto, con maggioranza relativa, per la carica di Economo Provinciale, il R. P. Giovanni Falchi. Comunità e vita religiosa III. VITA RELIGIOSA. 1° È stato rilevato quanto sia importante che l’orario di ogni nostra comunità tenga conto dei ritmi di lavoro dei confratelli, i quali, comunque, si dovranno sentire impegnati ai momenti di preghiera personale e comunitaria. Tali momenti sono stati considerati irrinunciabili, sia per il nostro impegno verso le Costituzioni, sia come alimento della carità fraterna. 2° Si raccomanda a tutti di contribuire, affinché la scoperta e la creazione di incontri di preghiera nuovi, instaurino un clima di autentica comunione con Dio e con i fratelli. 3° La crisi d’identità si cerchi di risolverla per mezzo della conoscenza approfondita dell’Istituto e del suo carisma. 4° A questo scopo si esorta alla lettura comunitaria e soprattutto personale delle Costituzioni e si suggerisce di inserire queste come argomento centrale di meditazione nei Corsi di Esercizi organizzati per i nostri confratelli. 5° Si auspica che, per incrementare lo spirito religioso, passi per le nostro comunità un animatore; mezzo, questo, già sperimentato in talune Province della Congregazione. Apostolato IV. APOSTOLATO. Data l’importanza della pastorale d’insieme, si fanno le seguenti raccomandazioni: 1° Si cerchi la sintonia con la pastorale diocesana e con quella nazionale. 2° Tutti i membri delle singole comunità contribuiscano alla programmazione e all’attuazione della pastorale d’insieme. 3° Si dia ampia scelta ad ogni comunità, nella determinazione dei metodi o dei mezzi per attuare la propria pastorale familiare, adolescenziale e giovanile. 4° Si decide che tutta la Provincia si impegni ad affiancare e aiutare la Missione del Gabon e i nostri confratelli che vi andranno a lavorare. Come primo mezzo, si istituisca una «Commissione Missionaria Provinciale». 5° Si mantengano le devozioni proprie della Congregazione, ma siano aggiornate secondo lo spirito della liturgia. 6° Al rinnovamento della pastorale si provveda con la partecipazione dei nostri ai Corsi organizzati dalla Congregazione o anche da altri. Economia V. ECONOMIA. Su questo argomento, l’eloquenza delle cifre, ci mette di fronte alla nostra situazione, ma evidenzia anche il fraterno aiuto della Congregazione e il notevole impegno del Governo Generale ad aiutarci. Pertanto: Si esortano vivamente tutti i confratelli della Provincia al lavoro, al risparmio e al versamento del contributo stabilito per ogni comunità; anzi, ci si sforzi anche II ASSEMBLEA PROVINCIALE, Relazione finale, Lierna 1975. 81 a superare le quote fissate, là ove ciò è possibile. VI. PROBLEMA DELLE VOCAZIONI. Vocazioni Riconosciuto il carattere prioritario di questo problema si è convenuto: 1° Che si ricostituisca a Lierna una Comunità che abbia come fine primario e costitutivo la promozione delle vocazioni; questa missione venga demandata in particolare ad un gruppo di due o tre Padri, che vi si dedicheranno a tempo pieno. 2° Per adesso si mantenga la casa di Putignano, anche se non può essere potenziata agli effetti della ricerca e cura delle vocazioni. 3° Tutte le nostre comunità parrocchiali si sentano impegnate nel medesimo lavoro di promozione vocazionale. Lierna, 4 luglio 1975 III ASSEMBLEA PROVINCIALE, Mozioni finali, Roma 1976. 82 Terza Assemblea Provinciale – Roma 1976 FONTE: CMF Notiziario (Agosto 1976). (Documenti 1973-1980, Lierna 1983, 26). MOZIONI FINALI APPROVATE DALL’ASSEMBLEA I. L’Assemblea del prossimo anno 1977 sia l’occasione per un corso di esercizi spirituali e di aggiornamento sui contenuti religiosi e apostolici della nostra vita Clarettiana. II. Il Governo Provinciale prenda i contatti necessari per risolvere quanto più sollecitamente possibile la vertenza giuridica che grava sulla casa di Napoli152, sì da addivenire a quella spiegazione che consenta una più incisiva e più adeguata presenza della Comunità in quella città. (25 sì; 2 no) III. L’Assemblea, sensibile alla richiesta del P. Filippo Lolong di un altro PaMissione dre da affiancarglisi nella Missione del Gabon, invita il Governo Provinciale ad avviare contatti necessari per corrispondere entro il prossimo ottobre alla domanda, anche nel caso debba imporre dei sacrifici di personale ad altre comunità. (24 sì; 2 no; 1 bianca) IV. L’Assemblea invita ogni Comunità a trovare modi e mezzi per uno studio approfondito delle Costituzioni, del Direttorio e dei Documenti Capitolari. V. Si demanda al Governo Provinciale la nomina di due Padri uno al Nord e uno al Sud per operare la sensibilizzazione missionaria. I due incaricati opereranno in stretta connessione con la Procura Missionaria alla quale compete il coordinamento di tutte le iniziative di sostegno alla Missione. VI. L’Assemblea, convinta della necessità di operare ad ogni livello per la soVocazioni luzione del problema vocazionale, sceglie la costituzione di due centri, uno al Nord ed uno al Sud, anche qualora questa scelta dovesse comportare lo smembramento di fatto del gruppo già operante a Lierna. (18 sì; 9 no) VII. L’Assemblea si dichiara d’accordo che le singole Comunità, previamente informate, rendano disponibili, a mo’ di prestito, le liquidità per la estinzione del debito con la Banca di Vienna; e invita il governo provinciale a trovare mezzi adeguati per addivenire ad una ravvicinata estinzione del debito medesimo. 152 Più che di una vertenza giuridica, si tratta dell’acuirsi delle tensioni con la Congrega dei Nobili Spagnoli, da cui dipendeva la chiesa di san Giacomo. La Congrega rifiutava di riconoscere la comunità clarettiana, pretendendo un rapporto diretto con il rettore della chiesa. Per questo non accettò il trasferimento ad altro incarico del P. Domenico Fratarcangeli. Su questo la Diocesi di Napoli non prese posizione (N.d.R.). IV ASSEMBLEA PROVINCIALE, Relazione finale, Roma 1977. 83 Quarta Assemblea Provinciale – Roma 1977 FONTE: CMF Notiziario (1977) [I], 13-15. (Documenti 1973-1980, Lierna 1983, 28-30). RELAZIONE FINALE A. - LA COMUNITÀ 1. Preghiera La nostra vita comune trova il suo culmine nella preghiera liturgica e nell’ascolto della Parola. È vitale pertanto che vi partecipino tutti i membri della Comunità. La preghiera è integrata con alcuni contenuti tradizionali che costituiscono il patrimonio spirituale della nostra Congregazione e anche con forme libere e creative. Ogni comunità, come prescrivono i Documenti, stabilisca i tempi di preghiera in relazione agli impegni apostolici, tenendo conto che l’orazione costituisce un dovere, ma anche un diritto per il religioso. La preghiera della Comunità diventa stimolo e lievito per la Chiesa locale. La concelebrazione Eucaristica costituisce il momento forte di unione con Dio e con i fratelli. 2. Ritiro e consiglio di famiglia Dall’Assemblea è emerso un certo disagio nell’ambito delle nostre Comunità per quel che riguarda le difficoltà delle comunicazioni interpersonali e la volontà di far compartecipi i fratelli della fatica quotidianamente sperimentata nel compimento della propria missione apostolica. Il ritiro e il consiglio di famiglia sono due momenti essenziali per la costruzione e la crescita della vita comune. Non siano mai trascurati in quanto ravvivano le motivazioni della nostra consacrazione e della nostra appartenenza a Cristo e ci fanno compartecipi e corresponsabili della vita apostolica della Comunità. Ogni Comunità, chiamata da Dio a costruire il suo Regno, si sforzerà di attribuire ad ogni membro il ruolo corrispondente al suo dono o carisma. Essendo «la collaborazione nel ministero della Parola essenziale alla nostra vita comune»153, il Consiglio di Famiglia è il luogo naturale di programmazione e di verifica dell’attività apostolica. 3. Vita evangelica Seguendo Cristo, intendiamo far nostro il suo programma di vita espresso nelle Beatitudini. Nella gioia vogliamo portare l’annuncio della speranza e la testimonianza della fraternità a chi è solo; essere accanto al povero per condividerne l’ansia di giustizia e accettarne la sfida nello spirito del Vangelo; fare insieme un’analisi atta a scoprire le cause della povertà e dell’emarginazione e a suggerirne i rimedi. Viviamo la nostra povertà per testimoniare Cristo che «da ricco si è fatto povero per noi» (2Cor 8,9). Anche il nostro lavoro manuale, la cura delle cose, sono vissuti da noi come momenti di solidarietà con il povero. Le vacanze, come espresso dal Direttorio, sono un’occasione per ritemprare le forze e per intensificare i contatti con i fratelli. 153 CC [1973] 16. 84 IV ASSEMBLEA PROVINCIALE, Relazione finale, Roma 1977. Disponibilità B. - LA DISPONIBILITÀ Il dibattito su questo problema tanto importante nell’attuale situazione della Provincia, come espresso nella relazione del Padre Provinciale, è stato preceduto da un’ulteriore chiarificazione da parte del Consiglio. Il relatore ha espresso il disagio raccolto in Provincia in seguito alla proposta di alcuni cambiamenti, in riferimento ai quali alcuni Confratelli non si sono resi disponibili. Tale disagio, è stato notato, dipende anche dalla scarsa comunicazione del Consiglio Provinciale e la difficoltà d’essere vicini ai fratelli che vivono particolari situazioni personali. Il problema della disponibilità è stato affrontato da tutti alla luce della fede, della consacrazione religiosa e dell’accoglienza dei segni dello Spirito emergenti nell’attuale situazione storica. Sono scaturite infatti alcune esigenze personali, presentate o come gesti profetici o come ricerca della propria identità. La situazione attuale della Provincia sconsiglia una dispersione di forze e di personale. La risposta a tali esigenze può comportare la soppressione di alcune comunità nella provincia. Il Consiglio Provinciale, attenderà la fine di luglio per la costituzione delle nuove comunità. Nel frattempo i Confratelli interessati avranno modo di valutare nella libertà dello Spirito le loro aspirazioni. Campi di apostolato C. - CAMPI DI APOSTOLATO I campi di apostolato della Provincia sono attualmente i seguenti: 1. Missione nel Gabon 2. Parrocchie 3. Centro Orientamento Vocazionale 4. Pastorale con gli emarginati 5. Predicazione e Apostolato delle Madonnine 6. Consacrati La Provincia si impegna a mantenere i suddetti campi di apostolato per lo spazio di tempo necessario alla ricerca e formazione di nuovi confratelli. La scarsità di personale ci preclude infatti la realizzazione di nuove forme di presenza nella Chiesa italiana. I campi di apostolato sono sempre vissuti dalla comunità clarettiana non come ultimi e definitivi ma come in stato di «Missione». Le Comunità D. - LE COMUNITÀ Sono necessari maggiori contatti e legami tra le comunità per rinsaldare lo spirito di appartenenza all’Istituto e per favorire lo scambio di esperienze. Il notiziario periodico, arricchito anche dalle riflessioni che il Consiglio Provinciale matura in seguito alle visite alle sin gole comunità, è essenziale per questo scambio. Uno o anche due quaderni annuali costituiranno la presentazione della vita clarettiana nelle sue varie espressioni di apostolato agli associati e amici. L’esperienza di animazione guidata da Padre Viñas è risultata molto positiva. Il Consiglio Provinciale organizzerà un corso per i Confratelli che non hanno partecipato e preparerà altri corsi per tutto il personale della Provincia. La presente relazione è stata approvata con 26 (ventisei) Sì e 3 (tre) No. THEODORE CIRONE, Lettera circolare ai confratelli della Provincia italiana, Roma 1978. 85 LA VISITA CANONICA STRAORDINARIA (1978) Le tensioni accumulate negli anni precedenti esplosero nel 1978. Tutti i confratelli della comunità di Segrate, forzando il Governo Provinciale, lasciarono l’Italia, uno diretto alla missione in Gabon e due all’America Latina. L’8 settembre il Governo Provinciale scrisse al Governo Generale chiedendo la nomina di un Visitatore Straordinario, avendo constatato che nella Provincia «nei confronti del Governo Provinciale in generale e dei singoli in particolare serpeggia in modo abbastanza accentuato un senso di sfiducia»154. Il Governo Generale non accolse la domanda di un Visitatore Straordinario, ma in data 27 ottobre dispose una Visita canonica straordinaria, affidandola a P. Theodore Cirone, vicario generale della Congregazione. Al termine della visita P. Cirone indirizzò a tutti i confratelli una lettera circolare nella quale dava una lettura della situazione offrendo orientamenti per il futuro della Provincia. FONTE: Ciclostilato in Archivio Comunità di Altamura, Provincia, I, 3. (Documenti 1973-1980, Lierna 1983, 32-39). *** LETTERA CIRCOLARE AI CONFRATELLI DELLA PROVINCIA ITALIANA Carissimi Confratelli, un saluto cordiale a tutti e a ciascuno con l’augurio di gioia e di pace per le prossime feste natalizie. Per me è stato un vero piacere aver potuto incontrare le Comunità e tutti i Confratelli della provincia Italiana. Ringrazio sinceramente per l’affettuosa e fraterna accoglienza che ovunque ho ricevuto. È noto ormai che la Visita Canonica, annunziata con lettera del P. Segretario Visita straordinaria Generale del 27 ottobre 1978155, l’ho svolta dal 1 al 15 novembre. Il P. Generale, in occasione della partecipazione al Congresso Missionario Clarettiano di Kinshasa, si è recato anche in Gabon ed ha visitato la nostra Missione. Le decisioni del Governo Generale in merito alla visita sono state comunicate a tutta la Provincia con la seconda lettera del P. Segretario Generale datata il 20 novembre 1979156. Ho incontrato poi i membri del Governo Provinciale per informarli «sull’andamento della Visita e proporre soluzioni pratiche, ricavate dal dialogo diretto con le persone della Provincia e dalla diretta conoscenza delle situazioni»157, il 22 novembre nella Curia Provinciale. 154 Citato da GERARDO RÚIZ, Lettera del 27 ottobre 1978, in CMF Notiziario (1979) III, 6. Ibid., 7. 156 Nella lettera il Segretario comunica le decisioni del Consiglio generale a seguito della Visita straordinaria: «1° La proposta di istituire nella Provincia un Visitatore Straordinario viene assolutamente respinta. Nessuno nella Provincia vede favorevolmente questa soluzione. 2° Il Governo Provinciale viene pregato di continuare nella missione e nell’incarico che gli è stato affidato. 3° Per potenziare ancor più la collaborazione fra Governo Provinciale e Provincia, per far maggiormente presente il Governo Provinciale nella Provincia e la Provincia nel Governo, si è deciso di aggiungere due nuovi Consultori all’attuale Governo e Consiglio Provinciale. I due nuovi Consultori potranno continuare a svolgere gli attuali incarichi a livello di Comunità locale; in questo modo si desidera e si spera di poter portare nel Governo Provinciale più direttamente la voce di tutti i membri delle Comunità della Provincia per avere anche una risposta più adeguata» (N.d.R). 157 Lettera del P. Ruiz, 20 novembre 1978. 155 86 THEODORE CIRONE, Lettera circolare ai confratelli della Provincia italiana, Roma 1978. Il Governo Provinciale e ognuno dei componenti ha accolto con spirito aperto e con ottima volontà le osservazioni e i suggerimenti, nella rinnovata dedizione di servire la Provincia e i suoi membri, nonostante le difficoltà oggettive note a tutti, ma fiduciosi nella Divina Provvidenza e nella mutua comprensione e collaborazione dei confratelli. Hanno accolto con soddisfazione l’idea di allargare il Consiglio con altri due Consultori. Il metodo seguito in tutta la visita è stato il classico «vedere (ascoltare), giudiVedere Giudicare care, attuare (decidere, mettere in pratica)». In questa lettera, dopo un brevissimo Agire accenno alla situazione attuale della Provincia (vedere), ed i criteri di giudizio (giudicare), saranno presentati i suggerimenti e le linee concrete per lo sviluppo ed il progresso presente e futuro della Provincia (attuare). I. LA SITUAZIONE ATTUALE DELLA PROVINCIA è ben conosciuta e riSituazione della conosciuta da tutti i membri della Provincia nelle sue linee generali. Una accurata Provincia visione generale della Provincia, ancora valida, fu presentata dal P. Provinciale nell’Assemblea Generale di Costa Rica (Novembre, 1976). Nel dialogo con i confratelli della Provincia quasi tutti hanno sottolineato questi punti: mancanza di personale sufficiente e preparato per le esigenze degli attuali impegni apostolici e vocazionali della Provincia; mancanza di vocazioni; età media piuttosto elevata dei membri; dispersione e difficoltà di comunicazione per le distanze e differenze regionali; mancato aggiornamento dei personale e degli apostolati; difficoltà nella disponibilità; dubbi e problemi sulla identità o appartenenza Clarettiana; diversa formazione e visione degli anziani e dei giovani, ecc. Senz’altro in questi tempi sono gli stessi problemi comuni alla Chiesa, a molti istituti religiosi ed a molte province Clarettiane. Ma forse sono più profondi e più sentiti nella nostra Provincia Italiana. Dall’altra parte è anche evidente che nella Provincia ci sono molti aspetti positivi. Negli ultimi anni ci sono stati sviluppi molto positivi in alcuni aspetti vitali, importantissimi per la stessa Provincia. Ad esempio c’è li superamento definitivo del lungo e pesante problema economico; la formazione di un’équipe e programma per le vocazioni; l’inizio e lo sviluppo della missione del Gabon. Soprattutto è evidente la buona volontà, l’amore alla vocazione clarettiana, la buona disposizione di progredire nella preghiera, nella vita comunitaria, nel dialogo, ecc. che sono palesi nei membri della Provincia. Questi sono segni evidenti di vitalità e di speranza. CRITERI Ad ogni questione grande o piccola sorta nella provincia o nelle comunità locali corrisponde quasi sempre una gamma di opinioni spesso contraddittorie o contrastanti nei membri della Provincia. Ciò è assai normale in questi tempi: spesso è in relazione alle complicazioni o difficoltà oggettive, ed a elementi soggettivi come la mentalità, la formazione, l’età, il temperamento, etc. Potrebbe essere un valore positivo che arricchisce ed esprime un sano pluralismo, la libertà e la creatività di pensiero. Ma senza dubbio rende anche molto più difficile il compito di prendere delle decisioni, quando si prevede che ogni decisione avrà i suoi forti avversari, oppure che l’uno o l’altro o parecchi rimarranno scontenti per qualsiasi decisione. In tali situazioni c’è la tentazione normale di differire, di non prendere una decisione. Ma non prendere una decisione effettivamente è già una decisione: non fare niente, lasciare le cose come stanno. E alle volte le cose vanno male. Questo stato della Provincia ci fa capire l’assoluta necessità di un atteggiamento e di un programma organico di dialogo, di preghiera e di discernimento di che cosa vuole Dio da me, da noi. In questa situazione, quale sarebbe la decisione più THEODORE CIRONE, Lettera circolare ai confratelli della Provincia italiana, Roma 1978. 87 conforme al Vangelo ed alla nostra vocazione missionaria Clarettiana? Dobbiamo lasciare interessi o preferenze personali e vedere tutto nel Vangelo come è interpretato dalla Chiesa e dalla Congregazione per un migliore servizio evangelico del popolo di Dio. Nelle questioni importanti per un processo di dialogo, di preghiera, di studio e di discernimento sarebbe ideale raggiungere un «consensus», una unanimità di pareri. Occorre tempo, impegno e pazienza. Ma arriva il tempo in cui una decisione si rende necessaria. È allora che Dio vuole che accettiamo la decisione definitiva dei Superiori con spirito religioso di piena ubbidienza e collaborazione158. Solo così possiamo avere quella unità di fede, di cuore e di spirito in testimonianza al Vangelo e che porteranno molti frutti apostolici a chi si inserisce nella vera vite, che è Cristo. ORIENTAMENTI PER GLI ATTEGGIAMENTI E PER LE ATTIVITÀ (Attuare) Corresponsabilità Corresponsabilità. Si spera che l’aggiunta di due nuovi consultori aumenti la rappresentatività dei membri della Provincia nel Governo Provinciale. Ma sarebbe una illusione pensare che così si risolvono i problemi, tutti i problemi. L’intenzione del Governo Generale è anzitutto un gesto simbolico che richiama la Provincia e tutti i suoi membri alla necessità di sentirsi corresponsabili di tutta la vita della stessa Provincia, dei suoi progetti e problemi, ecc. È questo il messaggio chiaro, evidente, martellato e ripetuto incessantemente nell’ultimo Capitolo Generale e nelle Costituzioni. Non basta pensare al «mio» apostolato, o al «nostro» apostolato locale, ma alla potenzialità ed alle attività apostoliche di tutta la Provincia come comunità fraterna Clarettiana. Non si può lasciare solo ai superiori o ai responsabili diretti questioni importanti quali, ad esempio, le vocazioni, la revisione dei ministeri e delle comunità, il futuro della Provincia ecc. I pregi e le difficoltà della Provincia devono essere sentiti da tutti. Si attende perciò da ciascuno e da tutte le comunità locali un atteggiamento di interessamento, di dialogo, di creatività, di comunicazione, di collaborazione positiva. Fiducia Fiducia La desiderata collaborazione nascerà dalla nostra fiducia nella vocazione Clarettiana personale e comunitaria, in quanto Provincia. Le difficoltà che si trovano nella provincia non devono togliere la fiducia, ma purificarla e indirizzarla ad una fiducia soprannaturale. Il riconoscimento umile dei nostri limiti e debolezze ci aiuteranno a confidare «con fiducia filiale in colui la cui forza si mostra appieno nella nostra debolezza (cf 2Cor 12,9)»159. Le Costituzioni ci ricordano che l’umiltà «è indispensabile ai ministri del Vangelo, che non devono riporre certo ogni fiducia nella potenza e nella saggezza degli uomini, ma in quella di Dio, affinché colui che si gloria, si glori nel Signore (lCor 1,31)»160. Altre Province Clarettiane sono passate per simili difficoltà, con un atteggiamento umile di fiducia in Dio ed un impegno serio di lavoro in collaborazione alla grazia di Dio, hanno superato le difficoltà e vanno avanti con ottimismo. Non c’è motivo perché la Provincia Italiana non possa fare altrettanto. Anche la Provincia deve credere e vivere la morte e risurrezione di Gesù. Possiamo fare tutto in Colui che ci conforta. Il pessimismo non è un atteggiamento evangelico. 158 Cf PC 14; CC [1973] 48. CC [1973] 62. 160 CC [1973] 61. 159 88 THEODORE CIRONE, Lettera circolare ai confratelli della Provincia italiana, Roma 1978. Conversione La Conversione Come si vede, quello che la nostra vocazione Clarettiana ci impone, come comunità evangelizzata ed evangelizzante, è la continua conversione ad una sempre più piena vitalità del Vangelo. «Convertitevi e credete al Vangelo». E se la Chiesa stessa si confessa «semper reformanda» non dobbiamo stupirci se a noi, come individui e come comunità, ci impone una conversione quotidiana. Dobbiamo vivere il vero spirito di Cristo e del suo Vangelo. Vuol dire vivere in fede, speranza e carità, perdonare, non giudicare, imitare la disponibilità di Gesù alla missione apostolica, pregare, essere poveri, staccandosi dalle proprie cose, case, progetti, pregiudizi personali, etc. per il servizio dei fratelli, soprattutto i più poveri, i più bisognosi e deboli, etc. “Amnistia spirituale” Un’Amnistia Spirituale Come segno concreto di questa conversione al Vangelo, e come punto di partenza per una seria pianificazione, vorrei proporre una specie di «amnistia spirituale» nella Provincia. Voglio dire: perdoniamo e dimentichiamo in Cristo quanto del passato potrebbe essere stato offesa, sbaglio, etc. Lasciamo il passato nella mani di Dio e mettiamo lo sguardo al presente e al futuro. Come «l’Anno Santo» della Bibbia e della Chiesa, quest’anno della visita alla Provincia sia un anno in cui si elimina definitivamente il peso negativo del passato per accettare nel presente tutti i confratelli e collaborare con loro per costruire una comunità provinciale sempre più autenticamente evangelica e Clarettiana. Concretamente, come punto di partenza stabile per una seria revisione e programmazione della Provincia, dobbiamo accettare la realtà attuale com’è: le persone, le comunità, i ministeri, etc., ed invitare tutti ad una mutua collaborazione. Il che specificamente vuol dire che si accettano serenamente come realtà attuali della Provincia le diverse situazioni come: le Missioni del Gabon, Lierna-Malgrate, Putignano, i confratelli che lavorano in America Latina, le parrocchie attuali, etc. Per ora nessuno e niente è escluso. Tutti sono invitati come confratelli a collaborare per l’avvenire della Provincia con realismo ed ottimismo. Tutti devono sentirei parte integrante e vitale della Provincia. Revisione delle posizioni La Revisione e la Disponibilità Se in questo momento accettiamo tutto, è altrettanto importante incominciare un processo per sottomettere tutto ad una seria revisione, per assicurare e verificare che le nostre scelte ed attività apostoliche siano conformi ai criteri e alle priorità della nostra missione clarettiana: «I Missionari, per adempiere tale missione, promuovano in se stessi il senso della percezione di quanto è più urgente più opportuno, più efficace, esattamente nei tempi e nei luoghi in cui si trovano senza arrestarsi ad alcuni determinati criteri oppure strutture di apostolato, ma impiegando tutti i sussidi atti a trasmettere l’annuncio cristiano…; stimolino infine in se stessi il senso della prontezza d’animo, in modo che siano disposti alla rinuncia di quanto li ha prima assecondati, per adempiere l’incarico di seminare la fede sia oltre sia entro i confini della patria»161. Dall’analisi dell’ apostolato della Congregazione, la Lettera Aperta del Capitolo Generale del 1973 osserva: «…avvertiamo che la gran mole di lavoro in fronti tanto dispersi, ci comporta un serio pericolo di dispersione di forze oltre a rendere sempre 161 CC [1973] 85. THEODORE CIRONE, Lettera circolare ai confratelli della Provincia italiana, Roma 1978. 89 più difficile una ragionevole programmazione, dato che a volte pare siano disattesi i criteri di urgenza ed efficacia che il nostro carisma propone. Non mancano invero, movimenti che tendono a radicalizzare il processo di revisione di strutture apostoliche (educative e parrocchiali, principalmente), che oggi assorbono il maggior contingente del nostro personale, e che non hanno raggiunto, in abbastanza casi, la trasformazione voluta dal Capitolo del 1967»162. «Parimenti abbiamo raccolto la diffusa impressione che ci è mancata la creatività del mettere in movimento il programma del Capitolo Speciale, nelle adozioni di forme nuove o più avanzate di presenza e azione missionaria, con audacia caratteristica del nostro Fondatore»163. Nella parte programmatica la citata Lettera Aperta conclude: «In vista della curva discendente che nei prossimi anni sicuramente continuerà a seguire la demografia della Congregazione, si impone, oltre a evitare l’ampliamento del fronte apostolico con nuove fondazioni, la necessità di una efficace revisione delle attuali posizioni»164. «Il Capitolo giudica necessario promuovere una revisione seria dei nostri apostolati secondo i criteri già dati dal Capitolo del 1967 e di cui non si è tenuto conto sufficientemente. Dalle comunità locali e provinciale si attende una maggiore creatività apostolica, frutto di una fede feconda ed entusiasta e di una sensibilità aperta alle necessità del mondo presente, che in tanti settori restano fuori dal nostro raggio di azione… Essi debbono essere costantemente riesaminati secondo gli obiettivi della evangelizzazione. Il nostro carisma missionario, inoltre, chiede nuove forme di presenza e annunzio della Buona Novella ai poveri, agli emarginati, a quelli che soffrono per le ingiustizie e non conoscono l’amore, a quelli che hanno perduto i motivi della speranza»165. Chi potrebbe dubitare che questa revisione impostata così insistentemente dai nostri Documenti non dovrebbe applicarsi profondamente anche nella Provincia Italiana? La disponibilità dei membri è parte necessariamente indispensabile ad una se- Disponibilità ria revisione dell’apostolato e delle strutture della Provincia. Come discepoli di Cristo che debbono lasciare tutto per seguirlo, non dobbiamo poi afferrarci a persone, luoghi, posizioni, situazioni, ecc. Il Capitolo Generale del 1973 e la Assemblea Generale del 1976 hanno denunciato come pericolo e contrario allo spirito missionario la mancanza alquanto generalizzata di disponibilità e ribadiscono che la disponibilità è sempre un elemento essenziale del nostro carisma e della nostra vocazione e missione Clarettiana. Chi si sottraesse in modo assoluto a questa disponibilità dovrebbe chiedersi che senso ha la sua appartenenza ad una Congregazione e ad una Provincia clarettiana… Dialogo e Comunicazione, dialogo, discernimento… discernimento Nel processo di revisione e di rinnovamento sono altresì necessari la mutua comunicazione, dialogo e discernimento. Strumenti di questa comunicazione, partecipazione e corresponsabilità, usati con ottimo risultato in quasi tutta la Congregazione sono la riunione plenaria della Comunità, le commissioni provinciali, le visite, etc. La Provincia inoltre deve avere un suo Bollettino o organo di informa162 XVIII CAPITOLO GENERALE, Lettera aperta, 14. Ibid. 15. 164 Ibid. 30 165 Ibid. 35. 163 90 THEODORE CIRONE, Lettera circolare ai confratelli della Provincia italiana, Roma 1978. zione che deve uscire con tempestiva e regolare periodicità. Infine l’Assemblea Generale della Provincia sarà molto utile se ben preparata, con la presenza perlomeno dei membri attivi di ogni comunità, organizzata con tecniche e dinamismi che garantiscono la piena partecipazione di tutti. Le conclusioni poi dovranno essere realistiche con un programma pratico per l’adempimento e la revisione. La comunicazione non si richiede soltanto al Governo Provinciale, ma altresì alle comunità locali e agli individui. Ciò vuol dire collaborare inviando informazioni, rispondendo alle richieste presentando schemi e risultati delle proprie responsabilità, dialogando nelle visite, con un’apertura sincera e cordiale. Programmazione La Programmazione La fiducia nella Divina Provvidenza non esclude l’uso di quei mezzi normali che la stessa Divina Provvidenza ci ha dato. Fra questi è molto importante la programmazione. «Per l’immediato futuro» il Capitolo Generale dei 1973 ha stabilito: «Il Capitolo considera cosa necessaria che la Congregazione acquisisca una maggiore coscienza pianificatrice della propria vita e delle sue possibilità in vista del prossimo futuro. Ogni organismo deve fare quanto prima una programmazione seria delle sue attività, segnalando le priorità che le deve ispirare che saranno riesaminate in tempi determinati. In quei programmi deve tenersi conto dei punti che abbiamo citato per tutta la Congregazione»166. Per essere efficace una programmazione deve essere realistica. Deve partire con una accurata conoscenza delle realtà delle risorse attuali e future di personale e di economia, etc. Illuminata dalla «matrice dottrinale» del Vangelo e del nostro carisma deve giudicare questa realtà e scegliere gli obiettivi generali e specifici del nostro operato. Si daranno priorità ai valori più essenziali. Poi si sceglieranno i mezzi più adatti per raggiungere le mete desiderate, determinando i metodi, i tempi e luoghi, le persone responsabili. etc. Finalmente si determinano i tempi e i modi di revisione. La Carta Programmatica La Carta Programmatica, richiesta a tutti gli organismi locali e provinciali della Congregazione in preparazione per il prossimo Capitolo Generale, dà alla Provincia italiana un’ottima occasione per iniziare di nuovo un processo di pianificazione. Tale Carta, oltre alla cooperazione per il prossimo Capitolo Generale, potrebbe essere una preparazione eccellente ad una eventuale Assemblea Generale della Provincia ed al prossimo Capitolo Provinciale, il quale poi avrà il compito di fare una programmazione realistica per i prossimi anni. In concreto ogni Comunità ha l’obbligo ineluttabile di presentare quanto prima la propria Carta Programmatica. Il Governo Provinciale deve organizzare il modo di stilare, dalle Carte Programmatiche delle Comunità, entro il 1 febbraio 1979, la Carta Programmatica della Provincia. Una programmazione completa della Provincia Italiana eventualmente tratterà della revisione e del rinnovamento delle strutture di governo e di partecipazione; revisione e rinnovamento delle comunità locali e degli apostolati, con le possibilità di concentrare le forze su determinati settori o regioni, lasciando opere o luoghi dove la nostra attività missionaria ha gia formata una solida comunità ecclesiale, o dove vediamo che non si può compiere in modo conveniente un servizio per mancanza di personale o di mezzi, dando priorità a quegli apostolati «più urgenti, opportuni ed efficaci». Ma soprattutto de166 Ibid. 37 THEODORE CIRONE, Lettera circolare ai confratelli della Provincia italiana, Roma 1978. 91 ve programmare e dare priorità effettiva al personale della Provincia, con un programma serio di vocazioni e formazione, ed un programma altrettanto serio di formazione permanente ed animazione dei membri attuali della Provincia. Queste priorità sono così importanti che, se sarà necessario, si dovrebbero lasciare case e attività apostoliche per assicurare che siano veramente priorità effettive. Vocazioni Vocazioni Riguardo alle vocazioni il Capitolo Generale del 1973 ha parlato chiaro: «Il problema vitale delle vocazioni… deve responsabilizzare tutta la Congregazione; e soprattutto a livello di comunità locale, poiché solo dalla sua viva testimonianza e per le preghiere al padrone della messe potrà essere assicurato questo dono ai chiamati antichi e nuovi. Però non può essere qui taciuta la responsabilità che ricade sui governi e sulle comunità provinciali, in generale, per quanto concerne la promozione di un effettivo programma vocazionale, anche sacrificando altri settori e altri interessi. E ci riferiamo alle vocazioni tanto di sacerdoti come di fratelli. L’ora presente della Congregazione non permetta ambiguità e dilazioni in questa materia»167. Questo è applicabile in modo evidente e urgente alla Provincia Italiana. Non c’è tempo da perdere. Si tratta della vita o della morte della Provincia. Vogliamo la sopravvivenza non per motivi egoistici, emotivi o trionfalistici, ma piuttosto per ragioni religioso-apostoliche, per continuare e potenziare il contributo del carisma Clarettiano alla Chiesa ed al popolo di Dio in Italia, e per arricchire la Congregazione universale con il contributo religioso-apostolico-culturale d’Italia, nazione ricca di vita, spirito ed esperienza Cattolica. Altre Province Clarettiane che si trovavano in circostanze simili, hanno preso sul serio l’appello del Capitolo e, grazie a Dio, stanno già uscendo dalla crisi. Dio non negherà la sua grazia a chi chiede, cerca e bussa con sincerità di cuore ed opere. Come abbiamo notato sopra, la Provincia ha messo in movimento un programma abbastanza serio di promozione vocazionale. Come tutte le cose umane, potrebbe essere migliorato, perfezionato. Ma non permettiamo che «il migliore sia nemico del buono». Non c’è tempo da perdere. Siamo aperti ad alternative più efficaci. Ma andiamo avanti coraggiosamente con il programma già in mano, e che sta funzionando. Con pazienza e perseveranza, senza scoraggiarsi, senza pretendere risultati immediati. Con l’uso di tutti i mezzi efficaci ed adatti ai tempi moderni (incontri con giovani, esercizi spirituali, impegni missionari, pubblicazione di materiale vocazionale, assistenza assidua a convegni vocazionali, confronto e studio di mezzi impiegati con esito da altri istituti o province, collaborazione con altri istituti o altre province Clarettiane, etc.). E con la collaborazione di tutti, senza lasciar pesare quest’obbligo prioritario della Provincia soltanto su due o tre. Possiamo chiederci: come mai abbiamo, ed abbiamo avuto così poche vocazioni dalle nostre parrocchie ed altre attività apostoliche? Sarà perché non presentiamo una testimonianza chiara ed attraente di impegno profetico per Cristo e per il suo Vangelo? La nostra credibilità attira i giovani ad una scelta radicale in favore e in servizio del Vangelo e dei fratelli più bisognosi per cui si sentono spinti a sacrificare quanto questo mondo può offrire? Può darsi che ci troviamo in un circolo vizioso. Non abbiamo vocazioni perché non siamo rinnovati. Ed è molto difficile rinnovarsi perché non abbiamo vocazioni. Allora occorre fare grandi sforzi per rompere questo circolo in modo che, con impegni e programmi, si punti prioritariamente su ambedue i campi: vocazioni e 167 Ibid. 31 (N.d.R.). 92 THEODORE CIRONE, Lettera circolare ai confratelli della Provincia italiana, Roma 1978. formazione permanente. Formazione permanente La formazione permanente La formazione permanente è una sana ed essenziale tradizione clarettiana. «È necessario… che i membri della Congregazione, ordinando ogni cosa al Regno di Dio, progrediscano di pari passo nella virtù e nelle scienze, per mantenersi alla pari coi tempi e idonei a esercitare con frutto il sacro ministero»168. Ma nel momento attuale della Congregazione la formazione permanente. divenuta una urgenza prioritaria. Così dice la Lettera Aperta del Capitolo del 1973: «Consideriamo di primaria importanza, per il sessennio che ora ha inizio, l’attuazione del programma di formazione permanente per il nostro personale, Padri e Fratelli. È anche della massima importanza che detti programmi siano per il nostro personale un’occasione di revisione e di riflessione, di riscoperta dei valori vocazionali, di rinnovato contatto con le fonti della spiritualità evangelica e clarettiana»169. Per l’aggiornamento e rinnovamento teologico-pastorale, oltre alla lettura e studio personale ed assidua assistenza alle conferenze diocesane, ci sono ottimi centri in Italia per corsi o seminari di rinnovamento. In spirito di dialogo e collaborazione, la Provincia deve, anche con sacrifici di attività e risorse, provvedere o facilitare la possibilità, e persino obbligare tutti i membri attivi della provincia, ad un programma coerente e progressivo di rinnovamento efficace. Per l’aggiornamento e rinnovamento della vocazione Clarettiana, ci sono i mezzi indispensabili, come la meditazione e lettura spirituale quotidiana, i ritiri spirituali e gli esercizi spirituali annuali. La nostra vocazione impone questi mezzi come diritti e doveri. C’è anche la cosiddetta «animazione comunitaria» già sperimentata da molte province, e avvalorata positivamente dalla Assemblea Generale di Costa Rica170. Il Governo Generale offre questo servizio alla Provincia Italiana, come ha fatto con altre Province. Finalmente, non devono mancare, sia per le vocazioni sia per la formazione permanente, la tempestiva traduzione in Italiano dei documenti fondamentali della vita e spiritualità Clarettiana. Per esempio, occorre pubblicare quanto prima una buona traduzione Italiana della «Autobiografia» del nostro Santo Padre Fondatore. CONCLUSIONE Fratelli carissimi, in questo tempo di Avvento e delle Feste Natalizie, preghiamo che lo Spirito di Gesù venga su di noi, perché anche noi possiamo predicare il Vangelo ai poveri (Lc 4,16, Is 61,1-2). La nostra Madre, Maria, che ha accolto e formato Gesù e lo ha portato al mondo ci insegna oggi come figli suoi prediletti, ad accogliere e formare Gesù in noi, ed a meditare la sua Parola della Buona Novella nel nostro cuore, per poter portare questo Verbo di Dio al mondo che ne ha tanto bisogno. P. Teodoro Cirone, C.M.F. Vicario Generale; Visitatore Roma, festa di S. Lucia, 13 dicembre 1978 168 CC [1973] 88. XVIII CAPITOLO GENERALE, Lettera aperta, 34. 170 Cf Annales 52 (1976) 457-458, VI, 1. 169 VIII CAPITOLO PROVINCIALE, Documento finale, Roma 1980. 93 L’OTTAVO CAPITOLO PROVINCIALE Roma 1980 Il Capitolo Provinciale del 1980, come già è apparso nei documenti precedenti, chiuse un sessennio difficile. La Visita Canonica era stata effettuata nel 1978, ma il Superiore Generale, P. Gustavo Alonso, che poi presiedette il Capitolo fece una visita di animazione nelle comunità. La Provincia contava allora nove comunità: era stata soppressa quella di Napoli, la casa di Putignano era vuota, ed era stata venduta Villa Mentuccia; una nuova comunità era invece stata costituita a Roma per i confratelli che svolgevano servizio nella Parrocchia del Sacro Cuore Immacolato di Maria e vi era anche la comunità in Gabon. Il Capitolo era chiamato a valutare la situazione della Provincia e a confrontarla con le scelte operate dalla Congregazione nel Capitolo Generale celebrato l’anno precedente. Con il documento “La Missione del Clarettiano Oggi”, l’istituto si era impegnato per un’evangelizzazione missionaria, profetica e liberatrice, nella prospettiva dei poveri e capace di moltiplicare gli agenti di evangelizzazione171. Il documento indicava cinque «grandi preferenze» per orientare l’azione missionaria della Congregazione e di ciascuno dei suoi Organismi nel sessennio seguente: l’evangelizzazione del mondo non cristiano e dei gruppi scristianizzati, l’evangelizzazione dei poveri, suscitare e formare nuovi evangelizzatori, l’evangelizzazione dei giovani e l’evangelizzazione della famiglia172. Il Capitolo tracciò il programma della Provincia seguendo le tematiche dell’assise generale indicando la scelta per i poveri, l’impegno per la famiglia e per i giovani, il sostegno alla missione in Gabon e chiedendo di diversificare l’attività apostolica e di avere un maggiore impegno nella formazione dei laici. Come giustamente rilevò il Governo generale, nelle parole del Capitolo sembra affiorare un certo scoraggiamento e la scelta per i poveri sembra più «un riconoscimento che un impegno». Ciò nonostante va rilevato che la scelta per la missione del Gabon ha un ruolo importante in questo momento e che la realtà di Lecco viene accolta, sia pure in modo molto marginale, come espressione della Provincia. P. Michele Pinto fu eletto Superiore Provinciale. [FONTE: CMF Notiziario (1980) II, 6-13. (Documenti 1973-1980, Lierna 1983, 42-49)]. *** Carissimo Padre Provinciale, Nella riunione del governo generale, celebrata il 29 aprile scorso, il Padre Generale ha riferito ampiamente circa la sua visita alle comunità della Provincia Italiana. Di questa sua visita il Padre ha certamente ragguagliato le comunità e i rappresentanti della Provincia radunati in Capitolo. Nella stessa riunione si sono presi pure in esame i Verbali e il «Documento finale» del Capitolo i quali sono stati approvati dal Consiglio stesso. 1. Il Capitolo è riuscito, attraverso una valutazione serena ed obiettiva, a prendere coscienza della situazione attuale della Provincia; ha confrontato tale situazione con le opzioni fatte dall’ultimo Capitolo generale ed ha offerto delle linee programmatiche, racchiuse nel breve «Documento finale» rivolto alla Provincia. 2. Vorrei ora comunicarle alcune osservazioni fatte dal Consiglio generale circa il predetto Documento. 171 172 Cf MCH 161-179. Cf ibid., 181-191. 94 VIII CAPITOLO PROVINCIALE, Documento finale, Roma 1980. 3. Per quanto spetta alla vita religiosa appare evidente la preoccupazione di costituire l’autentica comunità clarettiana. Poiché a un tale proposito non viene fissato alcun programma d’azione, dovrà essere preso in considerazione dal governo provinciale. 4. Nel Documento appare netta la volontà di valorizzare al massimo le persone, sia attraverso la formazione, sia attraverso una maggiore integrazione di quelle che si possono trovare in un «binario morto». 5. Il compito di animare la Provincia è una funzione inderogabile del governo provinciale. La vicinanza del governo generale può favorire certamente i contatti per un aiuto sussidiario. 6. La scelta della Provincia in favore dei poveri è assai significativa, anche se sembra trattarsi più di un riconoscimento che d’un impegno. Però la presa di posizione in favore della comunità di Malgrate e la sua accettazione sono altamente positive nel contesto della missione della Congregazione clarettiana. 7. Nel Documento la materia dell’apostolato in genere viene trattata con un senso di scoraggiamento. Pare che si stia subendo l’immagine negativa che di se stessa ha in cuore la Provincia. A tale riquadro il governo generale vorrebbe raccomandare di non lavorare confrontando la propria realtà con altre realtà e situazioni della Congregazione più ricche e più brillanti, bensì creando una propria strada secondo le proprie possibilità. 8. Circa la formazione è positivo l’esame di coscienza fatto dal Documento, partendo dalla realtà di una scarsa formazione permanente. Bisognerebbe arrivare comunque a delle conclusioni. 9. Il governo generale prende atto dello sforzo di risanamento dell’economia eseguito dalla Provincia. Altrettanto bisogna affermare circa la promozione vocazionale, che va comunque potenziata attraverso i suggerimenti proposti dal Documento. Le porgo i migliori auguri per un lavoro fecondo posta la fiducia nel Signore e nella Madonna. Un saluto fraterno in C.M. P.Antonio Leghisa, CMF Segretario Generale DOCUMENTO FINALE Riuniti nello Spirito e fiduciosi nell’assistenza della Vergine Maria, nostra Madre, e di Sant’Antonio M. Claret, nostro Padre Fondatore, vogliamo far partecipi i Confratelli della Provincia delle riflessioni maturate con la lettura dei documenti del Capitolo Generale e frutto del mutuo scambio. Ci siamo reciprocamente confessati di essere preda di un certo ristagno e di un certo disagio, che senza dubbio ostacolano la nostra vita spirituale e la nostra azione apostolica. Siamo convinti che il punto di partenza per un superamento della situazione presente e per un rinnovamento efficace dei singoli individui e delle singole Comunità della Provincia, perché possiamo essere strumenti idonei di evangelizzazione, sia il recupero, mediante un personale processo di conversione, della nostra identità di Clarettiani e la realizzazione dell’ideale comunitario Clarettiano. VIII CAPITOLO PROVINCIALE, Documento finale, Roma 1980. 95 a) La nostra identità di Clarettiani, cioè il nostro modo specifico di seguire Identità Cristo, lo troviamo ben descritto nel n. 83 della Carta Programmatica. In esso la Congregazione, basandosi sull’esperienza che di Cristo ha avuto il suo Fondatore173, ha ritenuto di dover enucleare i seguenti elementi caratterizzanti la figura del Clarettiano nella Chiesa: – «esperienza profonda di Dio come Padre: esperienza vissuta della filiazione divina; – configurazione a Cristo unto ed inviato per la salvezza degli uomini; – senso profondo della filiazione mariana; – stretta vita evangelica sulla scia di Cristo povero, casto e obbediente; – vita di comunità sullo stile degli Apostoli; – fervida espressione della carità che unisce a Dio e zelo apostolico per la salvezza degli uomini; – ministero nella fede, nella preghiera e nell’amore alla Parola ascoltata e assimilata»174. b) La comune risposta alla chiamata e la comune convinzione del carisma cla- Comunità rettiano fa di noi comunità clarettiane che vivono in luoghi diversi lo stesso dono di grazia, la stessa missione. Nella genuinità della nostra vita di comunione, cha ha la sua fonte e il suo modello nella vita di comunione trinitaria ed è una continuazione della comunità di vita che legò gli Apostoli a Cristo e unì tra di loro i credenti della prima comunità di Gerusalemme, un cuore solo e un’anima sola (cf At 2,32), ci scopriamo e siamo missionari in atto: il nostro amore reciproco testimonia della venuta e della salvezza donataci in Cristo e rende credibile il nostro annuncio. Perché questo amore fraterno sia autentico, esige da noi una conversione sin- Amore fraterno cera sia personale sia comunitaria. Per fomentarlo crediamo che siano necessari i seguenti atteggiamenti: 1) Attenzione e amore concreto per la persona del Confratello così come essa è. Questo comporta, tra l’altro, riteniamo, un aiutarsi reciproco a venir fuori dai nostri egoismi e condizionamenti ed una programmazione della vita comunitaria, in cui si dia preminenza al fattore formativo, decisivo per una reale crescita della persona. Questo amore concreto lo si manifesti in particolare verso i Confratelli in difficoltà, gli anziani e gli ammalati. 2) La ricerca del dialogo. Il dialogo, al quale occorre convertirsi e che, per essere autentico e non banale surrogato suppone adeguatezza di parole e di gesti, fiducia e sintesi vitale, assunzione del fratello come problema proprio, deve essere il metodo di vita delle nostre Comunità. In questo modo esse, mentre maturano gli individui, si arricchiranno a loro volta della ricchezza dei singoli, garantendo così una crescita continua umana e cristiana. Impegno preciso del Consiglio Provinciale sarà quello di stimolarlo con tutti i mezzi. 3) Creare nella Comunità (al riguardo l’autorità dovrebbe supplire inerzie costatate) un ambiente e servizi più adeguati. È un tratto questo che qualcuno potrebbe ritenere minimo, ma che invece giova tanto alla ri-creazione di un vero clima familiare. 4) Vivere la comunione col rendersi disponibili a partecipare alle riunioni e convegni sacerdotali della Chiesa locale; e con la riflessione e il discernimento comune dei fatti ecclesiali e sociali, per evitare un atteggiamento troppo diversifi173 174 Cf MCH 57-62. MCH 83. VIII CAPITOLO PROVINCIALE, Documento finale, Roma 1980. 96 cato nella lettura dei medesimi. Si deve favorire in Provincia un piano di formazione permanente che tenda ad accelerare l’aggiornamento del personale e a creare, in quanto possibile, una comunione di vedute evangeliche e Pastorali. 5) Il recupero della figura del Superiore come garante dell’unità e presenza educativo-religiosa nella comunità. Le opzioni della Congregazione LA NOSTRA PROVINCIA E LE OPZIONI DELLA CONGREGAZIONE Prima di programmare l’attività apostolica dei prossimi sei anni abbiamo voluto leggere, per confrontarci, le opzioni della Congregazione universale. Proponiamo a tutti noi i seguenti rilievi: 1) La Congregazione chiede che la nostra sia una evangelizzazione missionaria, cioè «sullo stile degli Apostoli» e sullo stile del P. Fondatore. Nel sentire le esigenze di tale carattere della nostra evangelizzazione175, che facciamo nostro, dobbiamo confessare un certo scarto. Ci sembra, infatti, che tra noi regni: a) la tendenza non ad impegnarci a fondo in quelle forme e in quelle opere il cui contenuto evangelico sia stato colto comunitariamente176, ma a privilegiare scelte apostoliche individuali; b) una certa diffidenza per il nuovo; c) poca disponibilità a rinnovarci nel nostro apostolato o a rinunciare a determinate opere, se le circostanze lo richiedano. 2) Notiamo con gioia che tra di noi c’è la preoccupazione per un adattamento dell’annuncio evangelico alle culture dei luoghi in cui operiamo. Lo sforzo di penetrare e ottemperare alle direttive dell’Episcopato è una prova di questa preoccupazione. Tuttavia sottolineiamo l’urgenza di una formazione permanente dei nostri missionari, perché conoscano l’ambiente della loro azione apostolica, i suoi bisogni, le sue tendenze e, più in generale, la necessità di rivedere il nostro stile di vita e di attuazione missionaria177. 3) La conoscenza del proprio ambiente di azione apostolica deve portarci a Conoscenza ambiente prendere maggiormente coscienza delle situazioni di oppressione e di emarginazione, in cui versano tanti destinatari dell’annuncio evangelico. Per essi tale annuncio deve risuonare come denuncia, solidarietà e liberazione. Le nostre comunità si pongono seriamente questo problema? La sua soluzione possiamo trovarla alla luce dei dettami capitolari178. 4) Tale solidarietà con chi soffre ingiustizie si manifesta soprattutto con la scelta dei poveri e bisognosi come destinatati privilegiati della nostra evangelizzazione. La Congregazione ci chiama con urgenza ad assumerci al riguardo le nostre responsabilità. Due punti meritano tuttavia un’attenta considerazione: la nostra solidarietà con i poveri si fa reale nell’accettazione della comune legge del lavoro e nel vivere la povertà evangelica. Laici 5) Che la nostra evangelizzazione tenda a suscitare agenti di evangelizzazione è un altro dei punti in cui notiamo una certa carenza. Riscontriamo, è vero, un interesse per le vocazioni sacerdotali e religiose, ma possiamo dire di essere stati altrettanto attenti alla piena promozione dei laici, perché assumano nella Chiesa e nelle nostre chiese il ruolo evangelizzatore che loro compete? Particolarmente indietro ci troviamo per quanto riguarda la creazione di un’autentica «Famiglia Clarettiana». 175 Cf MCH 162. Cf MCH 162. 177 Cf MCH 168b. 178 Cf MCH 169-172. 176 VIII CAPITOLO PROVINCIALE, Documento finale, Roma 1980. 97 PROGRAMMAZIONE APOSTOLICA Nel programmare l’attività apostolica della Provincia siamo del parere che si debba partire dalla situazione di fatto del personale della Provincia stessa, per ovviare a programmi poco realistici. Come punto di partenza si richiama l’atteggiamento di fondo: convertirci, che in questo caso significa rinnovata disponibilità ad accettare gli impegni che la Provincia assume come mete preferenziali della sua attività apostolica nel sessennio che inizia. Come attività più urgenti, opportune ed efficaci abbiamo optato per le seguenti: 1 - EVANGELIZZAZIONE DELLA FAMIGLIA. Il tema, che occuperà il Famiglia prossimo Sinodo dei Vescovi, è di scottante attualità. Concretizzazioni di tale evangelizzazione possono essere la pastorale dei fidanzati, la cura delle coppie attraverso una catechesi costante, che ha i suoi tempi forti quando si ricevono i Sacramenti. La catechesi ai ragazzi tenda a coinvolgere in tutti i modi possibili anche i genitori. Si dia spazio privilegiato alle coppie particolarmente impegnate nella Pastorale. Si promuovano gruppi di spiritualità e di dialogo genitori-figli. 2 - EVANGELIZZAZIONE DEI GIOVANI. Il tema va affrontato con il per- Giovani sonale di cui disponiamo. Ciò significa che, se non si trovano soluzioni di personale adeguato, disponibilità di sacerdoti giovani, i membri della Provincia, non più giovani, dovrebbero fare del loro meglio, per non trascurare questa porzione del popolo di Dio, soggetto preferenziale della scelta evangelizzatrice della Chiesa e della Congregazione. 3 - LA MISSIONE DEL GABON. Si ristrutturi la Procura delle Missioni, che Missione Gabon dovrebbe avere come compito quello: – di tenere i contatti con la Missione e con i vari gruppi missionari; – di potenziare e sostenere l’attività e le strutture del la Missione; – di inserire e di formare i cooperatori laici – di interessare mediante un’informazione continua i vari gruppi missionari e fare in modo che il loro interesse per la Missione non si riduca ad una parentesi sentimentale od anche operativa, ma serva soprattutto ad informare la loro vita e lo spirito missionario, proprio di ogni cristiano. 4 - LA SCELTA DEI POVERI. Questa può concretizzarsi nello scoprire e nel Poveri tener conto nel nostro apostolato parrocchiale delle fasce sociali più diseredate, più abbandonate, che soffrono ingiustizia o qualsiasi altra forma di emarginazione179. In questa scelta si inserisce l’azione apostolica dei membri della Provincia operanti a Via Gaggio. Nuovi 5 - FOMENTO E FORMAZIONE DI NUOVI EVANGELIZZATORI. evangelizzatori Proponiamo questi suggerimenti: – Ogni Comunità sia il primo luogo di vocazione mediante una vita evangelica vissuta, che testimoni l’appello che Cristo rivolge anche agli uomini del nostro tempo. 179 Cf MCH 183. VIII CAPITOLO PROVINCIALE, Documento finale, Roma 1980. 98 – Ogni Comunità inserisca nel suo programma quotidiano una attiva promozione vocazionale: attenzione ai movimenti giovanili, pastorale giovanile, catechesi parrocchiale, campi vocazionali, iniziative della chiesa locale. La Comunità seguirà, pertanto, chi manifesta segni per un servizio ecclesiale (sacerdoti, fratelli, religiosi, diaconi, laici), aiutandolo nella sua prima fase di formazione e presentandolo al centro vocazionale per il proseguimento del cammino formativo. – Le Comunità diversifichino le loro attività apostoliche in vista di una maggiore efficacia vocazionale. In questo senso il Consiglio Provinciale veda se è il caso di accogliere e portare avanti la proposta formulata nella Relazione provinciale di lavoro apostolico nel Reatino180. – Si studi la possibilità di un centro vocazionale al Sud, valorizzando le strutture già esistenti nella comunità di Altamura-Putianano. Si sostenga il centro vocazionale e casa di formazione di Lierna. Associati clarettiani 6 - PROMOZIONE DEGLI ASSOCIATI CLARETTIANI. Le singole Comunità si adoperino per creare nuclei di credenti attivamente impegnati nell’apostolato a fianco dei clarettiani, dei quali condividano impegni e carisma in forme associative libere e diversificate. Nella loro promozione non occorre aver fretta; si cerchi, piuttosto, di provocare la loro maturazione, qualificare il loro servizio, renderli coscienti che tale servizio è spesso già clarettiano. Si instilli in loro la coscienza di essere clarettiani non solo quando lavorano gomito a gomito con noi, ma in tutta la loro vita. Nel rapporto comunità-associati si cerchi un equilibrio fra la condivisione e la riservatezza della Comunità. Allo Spirito Santo che ci ha riuniti, illuminati e confortati, alla protezione dolcissima e materna di Maria, all’assistenza fedele del nostro Fondatore Sant’Antonio M. Claret affidiamo questo frutto del nostro impegno e del nostro amore alla Chiesa, alla Congregazione, alla Provincia. E noi per primi e voi, Fratelli tutti, incarniamo nella fedeltà quotidiana, nella gioia, nella fiducia, nella comunione, questa Luce e questa Grazia che sovrabbondante è scesa su tutta la nostra Provincia. 180 Nel 1981 fu assunta la cura pastorale di quattro parrocchie nella zona del Cicolano (Marcetelli, Rigatti, Vallececa e Girgenti) in diocesi di Rieti. Il parroco, P. Giuseppe Rizzi, risiedeva a Roma nella Curia provinciale e si recava per il fine settimana e nelle altre occasioni necessarie. Il servizio ebbe termine il 30 giugno 1983 (N.d.R.). V ASSEMBLEA PROVINCIALE, Lettera aperta, Lierna 1983. 99 LA QUINTA ASSEMBLEA PROVINCIALE Lierna 1983 Dall’8 al 22 gennaio 1983 si tenne a Los Teques, in Venezuela, l’Assemblea generale voluta dal Capitolo del 1979. Il documento finale dell’Assemblea181 affronta due grandi temi: la vita missionaria dei clarettiani e la revisione delle posizioni. Riguardo al primo tema individua alcune situazioni problematiche su cui ritiene necessario impegnarsi: il senso di appartenenza, la disponibilità, la preghiera, lo stile di vita e la povertà, la programmazione comunitaria, l’animazione delle comunità e la funzione del superiore. Tutta la seconda parte del documento riguarda invece la revisione delle posizioni nella Congregazione. «Parlando di posizioni ci riferiamo alle nostre opere, strutture e servizi missionari, visti nella loro ubicazione ecclesiale e clarettiana. Essendo espressioni concrete della nostra missione, devono essere sempre messe in questione e revisionate alla luce delle linee di forza della nostra missione»182. A livello congregazionale la revisione delle posizioni stava ponendo seri interrogativi circa la presenza clarettiana e la distribuzione del personale. A livello di Provincia il primo pensiero andava alla prospettiva di dover ridimensionare le nostre presenze. Il Governo provinciale convocò per l’estate di quello stesso anno un’assemblea, che si riunì a Lierna e si collocò idealmente in continuità con quelle celebrate fra il 1973 e il 1977. L’assemblea approvò una “Lettera aperta ai confratelli della Provincia”. I temi che vi vengono trattati sono: le vocazioni, con una attenzione anche alle vocazioni laicali (e, in questo ambito, al neo-nato Movimento dei Laici Clarettiani); la formazione; la missione del Gabon; la revisione delle posizioni. Riguardo all’ultimo tema, preso atto della situazione della Provincia, l’assemblea chiede che ogni centro si specifichi nella risposta ai bisogni del territorio e che vi sia interazione tra le comunità vicine. Per la formulazione di un progetto viene infine impegnato il Governo provinciale. FONTE: CMF Notiziario (1983) II-III, 2-8. *** LETTERA APERTA AI CONFRATELLI DELLA PROVINCIA ITALIANA Lierna,14 luglio 1983 Convocati in Assemblea dal Governo Provinciale per dare una risposta ad una revisione della vita missionaria e delle posizioni alla luce delle indicazioni dei recenti documenti e dell’Assemblea Generale del 1983, ci siamo voluti inserire nel movimento di revisione in atto nella Congregazione. Le conclusioni alle quali siamo pervenuti sottolineano la necessità di esaltare alcune priorità che si impongono alla nostra Provincia, vocazioni e missione; e queste priorità esigono di rivedere in modo concreto le nostre posizioni: la complessità dei problemi ci ha fatto scoprire i limiti nel dare una risposta concreta a quanto il Governo Provinciale si attendeva da questa Assemblea a causa, forse, della mancanza di una linea concreta di lavoro e di strumenti adatti. Nonostante le difficoltà incontrate crediamo che l’Assemblea abbia raggiunto alcuni obiettivi significativi, quali la presa di coscienza della complessità dei pro181 182 Cf Annales 56 (1983-1984) 26-47. Ibid., n. 58, 36. 100 V ASSEMBLEA PROVINCIALE, Lettera aperta, Lierna 1983. blemi e la necessità che il Consiglio Provinciale agisca su alcune linee prioritarie nei prossimi tre anni. A tale scopo proponiamo questi punti. Laici clarettiani Preghiera per le vocazioni Suggerimenti operativi I. - VOCAZIONI a) Laicato L’esperienza degli ultimi decenni della Chiesa italiana dimostra che là c’è ripresa vocazionale ove una spiritualità è viva. È dunque assolutamente necessario che ogni nostra Comunità esprima quella Clarettiana in ogni sua attività apostolica, traspaia dalla vita vissuta di ognuno e diventi testimonianza gioiosa. Tale spiritualità costituirà di per sé un fermento positivo all’interno del quale si chiariranno vocazioni laiche, religiose e sacerdotali. In questo senso va accolto, in termini oltremodo positivi, il rinnovamento già in atto del movimento secolare clarettiano. Il Governo Generale con «El Seglar Claretiano. Ideario y organización», ha offerto alla Congregazione un progetto essenziale dal quale non si può e non si deve prescindere. Occorre coinvolgere in prima persona coloro che manifestano un desiderio di collaborare con noi, operando un’apertura alla condivisione di vita e favorendo l’emergere di una realtà vissuta che parli da sola. Ciò comporta una maggiore apertura delle nostre comunità al laicato, una compartecipazione di responsabilità anche in seno alle Parrocchie. I gruppi di Secolari clarettiani saranno l’espressione di questo coinvolgimento dei laici nella nostra vita e apostolato. b) Preghiera La preghiera, nella sua duplice dimensione di rendimento di grazie e di invocazione filiale al Padre, deve essere il presupposto assolutamente necessario del nostro essere e del nostro agire: tutto il nostro dinamismo deve esserne informato ed ogni Comunità deve saper esprimere in concreto la sua preghiera, specificamente tesa alla risoluzione del problema vocazionale. Conviene ricordare il «Rogate ergo…» col quale Gesù ci ha domandato di rivolgerci al Padre. Gesti concreti di preghiera, non necessariamente univoci, ma decisamente programmati secondo i criteri di ogni Comunità, si risolveranno in appelli reali alla condivisione della nostra vita e in forza trainante soltanto se saranno veri e non mere formalità; se saranno, cioè, sentiti, sofferti e capaci di coinvolgerci in una vita più strettamente evangelica, sia quanto alla consistenza comunitaria, sia quanto al modo proprio di gestire le nostre opere e la nostra pastorale. c) Comunicazioni – Tutti si impegnano a dare il proprio contributo per realizzare nel triennio a Lierna il progetto di un Postulantato con i giovani della scuola media superiore. I giovani dovranno essere alla ricerca di un servizio sacerdotale-religioso. – Il Governo Provinciale prepari un programma di animazione per sostenere la formazione dei laici, affidando l’incarico anche a persone non facenti parte del Consiglio Provinciale. – La collaborazione fra i vari centri, non va realizzata soltanto o semplicemente per la vicinanza geografica, ma anche per la varietà e specificità del servizio apostolico: sotto questa prospettiva, va auspicata, una maggiore collaborazione con i Confratelli di Via Gaggio. – Si conferma Lierna come casa di formazione e di accoglienza e punto di ri- V ASSEMBLEA PROVINCIALE, Lettera aperta, Lierna 1983. 101 ferimento per le comunità di Trieste e Segrate. Essa mantiene il suo ruolo di Noviziato eretto ed assolve al compito di casa di formazione per i corsi teologico-istituzionali. La casa di Roma, via Banchi Vecchi 12, opportunamente ristrutturata, costituirà la residenza per gli studenti in corsi di specializzazione. – L’Assemblea prende atto della decisione del Governo Provinciale di costituire a Paganica (L’Aquila) un centro vocazionale che possa diventare punto di riferimento per la Parrocchia di Roma-Parioli e del Centro183. – Il Governo Provinciale nomina tre Padri direttamente incaricati della pastorale vocazionale: uno per il NORD, uno per il CENTRO e il terzo per il SUD. Spetterà ad essi creare una ipotesi di lavoro ed una programmazione propria. Il Consiglio provinciale si faccia garante della esecuzione di questi programmi, ne verifichi le tappe e le mete raggiunte a determinate scadenze. Il Padre Provinciale sia l’animatore delle comunità, perché tutta la Provincia sia corresponsabile e lavori per la promozione vocazionale184. L’incaricato per il SUD sarebbe opportuno che operi nelle Puglie, studiando la soluzione adeguata rispetto all’attività già in atto ad Altamura. Missione Gabon II. MISSIONE a) Scopo La Missione del Gabon risponde a un duplice obiettivo: sostenere l’impegno della Chiesa e della Congregazione a favore delle aree non cristiane ed esprimere nuove vie di intervento apostolico nel contesto della comunità provinciale clarettiana, mettendo in evidenza il carisma del Padre Claret. b) Comunità missionaria I segni del carisma clarettiano in seno alla comunità del Gabon possiamo esprimerli nell’ottica che ci si è imposti di condivisione di beni e di ideali sia tra i sacerdoti che tra i laici. Dopo una lettura attenta dell’ambiente e delle persone si è scelto come priorità l’aspetto di una comunità evangelizzante. Riguardo alla evangelizzazione, si è privilegiata la formazione delle comunità cristiane; per la promozione umana, si è dato il via ai progetti di sviluppo per un intervento di prevenzione sanitaria, miglioramento dell’habitat, alfabetizzazione e formazione di quadri per le comunità. Infine si è optato per un programma di promozione vocazionale per risolvere la mancanza di clero autoctono. La comunità missionaria, in questi dieci anni, si è costituita con un effettivo di sei sacerdoti clarettiani, uno diocesano ed un gruppo di laici. Pur nella difficoltà delle distanze, si è optato per una sola comunità, curando tutti gli aspetti unificanti: incontri, decisioni comuni di programma e di economia. Fatta qualche eccezione si è condivisa appieno la vita con i laici missionari. Gruppi missionari c) Gruppi missionari La Provincia deve sostenere la missione dinamicamente, impostando, cioè, il proprio lavoro in funzione missionaria. Questo lavoro deve esprimersi su due direttrici: gruppo missionario e comunità di appoggio. l. Il gruppo missionario deve diventare, con l’impegno concreto, un segno tra183 Nel 1983 fu assunta la cura pastorale della parrocchia Santa Maria Assunta di Paganica (L’Aquila). P. Tullio Vinci fu nominato parroco, rimanendo inserito giuridicamente nella comunità di Roma Parioli. Il progettato centro giovanile non iniziò mai e nel 1989 la parrocchia fu restituita alla diocesi. Cf CMF Notiziario (1989) 240 s. (N.d.R.). 184 Cf CC [1982] 113,5. 102 V ASSEMBLEA PROVINCIALE, Lettera aperta, Lierna 1983. sparente della identità missionaria della Chiesa universale e locale. Gruppi missionari che si formino sulla Parola di Dio e della Chiesa, che si coscientizzino riguardo al problema missionario e che coscientizzino l’intera comunità nella quale operano con iniziative, proposte, supporti, presenza, preghiera, giornate, partecipazione a convegni e a campi di lavoro. Tali gruppi dovranno mantenere i collegamenti continui con i missionari, con i laici della missione e con la comunità cristiana locale. Si tratta, pertanto, non di etichettare un gruppo ma di costituirlo, di animarlo, di farlo camminare anche a prescindere dalla nostra presenza costante. Le conseguenze di tutto ciò sono: – movimento rinnovato dei nostri ambienti (soprattutto giovanili); – interesse vocazionale laico in senso lato (ogni battezzato è missionario) e un interesse vocazionale in senso stretto; – alternativa ai modelli di vita insoddisfacenti quali quelli proposti dalle società occidentali, a vantaggio di una dimensione riguardo ai valori più essenziali e più veri. 2. Comunità di appoggio: è un centro in cui i laici, assieme alla comunità claComunità di appoggio rettiana operano condividendolo, lo stesso ideale apostolico per rispondere alle richieste di intervento provocate dalle situazioni di povertà, di emarginazione, di ingiustizia, di ignoranza, ecc. Scopo di tale iniziativa è quello di creare un’area in cui, a partire dal confronto, nel «quotidiano», sia possibile arrivare ad assimilare ed esprimere il carisma clarettiano. Tale comunità di appoggio sia creata possibilmente entro il triennio in stretta relazione con il crescere dei secolari clarettiani, che è utile orientare subito in questa direzione, affidando ad essi anche compiti di impostazione oltre che di animazione e di responsabilità. La comunità di appoggio è vista in funzione di un coinvolgimento concreto nelle scelte emerse in questi ultimi anni al servizio dei poveri. Il previsto rientro annuale di un Padre dalla Missione oltre che all’animazione dei gruppi missionari, sarebbe utile all’esperienza di condivisione e di formazione nella suddetta comunità. Revisione delle posizioni III. REVISIONE DELLE POSIZIONI a) La concretizzazione dei carisma clarettiano e delle scelte preferenziali in Italia è nostra responsabilità. Giova a tutti noi tener viva la coscienza che la vitalità dei nostri centri dipende dalla personale e comunitaria conformazione a Cristo. Il programma del Consiglio Provinciale, frutto del coinvolgimento di tutti i Confratelli, deve essere fonte di sintonia sul lavoro da svolgere (gruppi missionari, secolari clarettiani, scelta degli ultimi, pastorale giovanile). A tale scopo si richiama alla funzione fondamentale del Superiore locale, quale animatore di vita comunitaria e apostolica coerente con le scelte fatte dalla Congregazione e dalla Provincia. b) Comunicazioni. Per rispondere meglio a queste urgenze del Regno di Dio, si è ribadita l’importanza della formazione permanente. La penuria del personale non deve essere motivo per esimersi da un periodo ragionevole di aggiornamento. Quindi, entro settembre, ogni comunità dovrebbe decidere in merito a un periodo di aggiornamento più o meno lungo per i confratelli. Perché ciò sia effettivamente possibile, il Governo Provinciale ne preveda le modalità di attuazione. Per una maggiore fedeltà al nostro carisma apostolico-missionario e quindi per V ASSEMBLEA PROVINCIALE, Lettera aperta, Lierna 1983. 103 una validità-incidenza della nostra proposta vocazionale è fondamentale che ogni centro risponda almeno ad un problema particolare e urgente nel territorio in maniera da specificarsi nell’annuncio Vangelo agli ultimi; non sia pertanto attività demandata ad uno bensì espressione la comunità locale, fermo restando che spetterà agli incaricati dedicarsi ad essa con maggiore continuità e con precedenza decisa sulle altre attività. Data l’esiguità delle nostre energie, è indispensabile la collaborazione tra i vari centri, specialmente tra i più vicini, con almeno due incontri all’anno: uno di programmazione e uno di verifica. Richiamiamo ad una autentica sintonia sulle scelte della Provincia. Salve restando le priorità decisamente affermate e i centri che le realizzano, non si è riusciti a formulare una graduatoria sulle altre posizioni. Si demanda al Consiglio Provinciale la possibilità di effettuare questo in ragione del programma da formularsi a partire da ciò che è emerso dall’Assemblea. Tale programma, che troverà la sua espressione concreta nella formazione delle nuove Comunità, va perseguito con convinzione e con continuità, evitando risposte occasionali e provvisorie. 104 JOAÕ BAPTISTA MEGALE, Verbale della visita canonica generalizia, Roma 1984. LA VISITA CANONICA GENERALIZIA DEL 1984 Nel 1984, a sei anni dalla Visita straordinaria del 1978, a norma delle Costituzioni, ebbe luogo una nuova Visita canonica Generalizia. Ne fu incaricato P. Joaõ Baptista Megale, consultore generale, che visitò le otto comunità della Provincia allora presenti in Italia (vi era inoltre la comunità in Gabon). In quel momento erano incardinati nella Provincia 58 professi (49 sacerdoti, 5 fratelli e 4 studenti); 3 svolgevano il loro servizio in case generalizie, 6 in Gabon e 2 in America Latina; uno era esclaustrato. Nelle comunità italiane erano presenti 5 confratelli di altri Organismi (3 sacerdoti, un fratello e uno studente). Il verbale che il Visitatore indirizzò a tutti i confratelli della Provincia ci offre uno sguardo complessivo e al tempo stesso sufficientemente analitico sulla situazione del nostro Organismo in quel momento. FONTE: Fotocopie in Archivio Comunità di Altamura, Provincia, I, 3. *** VERBALE DELLA VISITA CANONICA GENERALIZIA Introduzione l. Dal 14 maggio al 14 giugno 1984 ho effettuato la visita canonica alla provincia italiana per delega del Rev.mo padre Generale. 2. Mi accompagnò come segretario p. Giuseppe Rizzi il quale con il suo spirito di servizio e dedizione mi prestò un fraterno servizio. Gli sono molto grato. 3. Cercando il maggior frutto della visita ho seguito il seguente metodo di lavoro: – due riunioni comunitarie in ogni comunità – dialogo personale con tutti – due riunioni con il governo provinciale. Grazie a questa collaborazione di tutti ho potuto svolgere il lavoro affidatomi. 4. A più d’uno questo verbale potrà sembrare molto dettagliato, ma l’ho redatto procurando di attendere a ciò che mi fu richiesto insistentemente da molte parti e cioè che fosse in tutto molto concreto. Perciò è possibile che volendo essere tanto concreto abbia equivocato qualche dato. 5. Voglio lasciare qui prova della mia gratitudine a tutti i confratelli, alle comunità e al governo provinciale per il modo fraterno con cui mi hanno accolto e che ha reso gradevole il mio incarico. Questo verbale, con l’intenzione che ha di essere un aiuto alla provincia, vuole essere il modo con cui ho risposto alla accoglienza da parte di tutti. Dati statistici 1. QUADRO OCCUPAZIONALE DELLA PROVINCIA 6. Numero del personale situazione numero % sacerdoti 49 83 fratelli 5 8,4 studenti professi 5 8,4 totale 59 99,8 età media 56,7 66 28,4 55,1 6.1. In questo quadro sono inclusi coloro che lavorano nella provincia anche se non vi sono incardinati e ugualmente sono inclusi i due membri che si trovano in Zarate-Campana (Argentina). JOAÕ BAPTISTA MEGALE, Verbale della visita canonica generalizia, Roma 1984. 105 6.2. Non sono inclusi coloro che, essendo della Provincia, lavorano in altri organismi o in case generalizie (3 persone) o sono in situazioni speciali (due persone) o non hanno ancora professato (2 postulanti e nessun novizio). 6.3. Per tutti i calcoli il numero totale degli individui inclusi è di 59. Per l’età; media, la data di riferimento è quella del 31 dicembre 1984. 6.4. Nella lista di questi 59 C.M.FF. che formano il quadro del personale della Provincia, si deve sottrarre per quanto riguarda la attività apostolica, 5 sacerdoti che, per diversi motivi, non hanno azione apostolica fissa nella provincia […]. Senza dubbio si considerano attivamente apostolici coloro che, anche se anziani o infermi esercitano qualche attività, come ascoltare confessioni, visitare e portare la santa Comunione agli infermi ecc. 7. Piramide di età. +80 anni 70-79 60-69 50-59 40-49 meno di 40 7.1. Nella. Provincia il 6,7% (quattro persone) ha più di 80 anni. Il 15,2% (9 persone) ha fra 70-79. Il 18,6% (11 persone) fra 60-69 anni. Il 23,7% (14 persone) fra i 50-59 anni. Il 15,2% (9 persone) fra i 40-49, anni il 20,3% (12 persone) non giunge ai 40 anni. 7.2. La Provincia, ha segni di vitalità demografica molto deboli. Gli studenti sono solo l’8,4% e hanno una età media abbastanza alta (28,4). Solo il 20,3% ha meno di 40 anni. 8. Distribuzione del personale: Posizioni numero cmff governo e amministrazione 2,8 formazione-responsabile 0,3 formazione-ausiliari 3,0 promozione vocazionale 1,8 formandi 5,0 parrocchie 17,5 missioni 6,0 templi 7,0 via Gaggio 2,0 ministeri personali 3,0 lavori domestici 5,0 impossibilitati 5,0 totale 58,4 % 4,7 0,5 5,0 3,0 8,4 29,6 10,1 11,8 3,3 5,0 8,4 8,4 98,2 età media 50,5 37 62 42,3 28,4 58,0 41,0 69,0 45,0 61,3 66,0 56,4 55,1 8.1. Ogni membro della Provincia è classificato secondo la sua occupazione principale. Alcuni hanno due o tre occupazioni importanti e per essi si è utilizzata l’espressione 1, 1/2, 1/3 (0,5; 0,3). Il risultato del personale secondo la distribuzione è di 58,4 invece di 59, perché P. Mariano Sedano lavora nella parrocchia per metà del suo tempo (0,5) mentre dedica il rimanente a studi non computabili per la provincia. 106 JOAÕ BAPTISTA MEGALE, Verbale della visita canonica generalizia, Roma 1984. 8.2. Governo e amministrazione. Nella amministrazione è incluso solo chi ha questo incarico come principale. Non sono inclusi gli economi locali. […] Totale 2,8 8.3 Formazione-responsabile. Si distinguono formatori in senso stretto e ausiliari che sono i membri di comunità formativa che non sono inclusi in altre attività. […] 1/3 (0,3) 8.4. Formazione-ausiliari […] Totale 3 8.5. Promozione vocazionale […] Totale 1,8 8.6. Formandi: […] Totale 5. 8.7. Parrocchie: […] Totale 17,5. 8.8. Missione: […]. Totale 6. 8.9. Templi: sono le chiese non parrocchiali (Banchi Vecchi, Altamura): […] Totale 7 8.10. Via Gaggio: […] Totale 2 8.11. Ministeri personali: sono ministeri esercitati da una persona con il permesso o in nome della Provincia: […] Totale 3. 8.12. Lavori domestici (sacrestano, cuoco, portinaio). […] Totale 5. 8.13. Impossibilitati (per malattia, età, altre ragioni) […] Totale 5. 8.14. La formazione in senso stretto dispone solo di un terzo delle occupazioni di una persona. Lo 0,5% del personale della Provincia. L’età media degli impossibilitati è relativamente bassa, il che vuol dire che nella Provincia il fattore età non è l’unico ostacolo all’azione apostolica. Ad eccezione dei formandi, l’età media più bassa è fuori d’Italia nella missione del Gabon. II. DINAMISMO MISSIONARIO Identità e appartenenza 9. Identità. Appartenenza. Disponibilità. Segni positivi. L’attuale Governo Provinciale si è impegnato in modo speciale a recuperare e intensificare nella Provincia l’identità clarettiana, l’appartenenza congregazionale e la disponibilità missionaria. Si può osservare ciò nei verbali delle visite, nella partecipazione ai corsi di spiritualità clarettiana, nei sussidi pubblicati dalla segreteria provinciale, dai temi dei ritiri e dei corsi. Un momento importante è quello che si presenta ora con la pubblicazione in lingua italiana della biografia di S. Antonio M. Claret di Papàsogli-Stano. In varie comunità si sta facendo la presentazione al pubblico del libro quale modo di rendere nota la figura e il carisma del Fondatore. Segni negativi. Manca alla Provincia una conoscenza dei documenti costituzionali e capitolari che esprimono in modo particolare il nostro carisma. Ad eccezione di qualche comunità, le costituzioni non sono lette né studiate comunitariamente. MCH, Direttorio e Comunicazione di Los Teques hanno avuto poca importanza nella vita della Provincia. La vitalità demografica e apostolica della Provincia è motivo di preoccupazione da parte della Congregazione ed è stata oggetto di una interpellazione del Governo Generale in ordine a cercare mezzi urgenti per superare questa crisi. JOAÕ BAPTISTA MEGALE, Verbale della visita canonica generalizia, Roma 1984. 107 10. La preghiera Preghiera Segni positivi. Una delle cose che fa buona impressione nella Provincia è la fedeltà alla preghiera comunitaria. Tutte le comunità hanno un ritmo di preghiera al quale partecipano praticamente tutti i membri. È una soddisfazione constatare come, né in teoria né in pratica, nessuno mette in dubbio questo valore fondamentale della nostra vita consacrata. Segni negativi. Lo stile di preghiera delle nostre comunità può e deve migliorare. In alcune comunità la preghiera è fatta in fretta, senza calma e senza tranquillità. Si osserva anche che la nostra orazione comunitaria si svolge al margine della vita e dei problemi apostolici, quando invece dovremmo essere «una comunità di profeti e apostoli, che presentano a Dio le situazioni storiche nelle quali vivono e cercano comunitariamente la loro interpretazione»185. 11. Vita comunitaria Vita comunitaria Segni positivi. Nella Provincia si possono osservare alcuni segni molto positivi di vita comunitaria. Non sono segni spettacolari che richiamano l’attenzione, ma sono di prima importanza per il vivere quotidiano. Non ho visto scontri fra persone, né posizioni ideologiche radicalizzate. Vi è semplicità e spirito di tolleranza. In alcuni casi è edificante l’attenzione che si ha ai confratelli infermi o anziani. Si accolgono con docilità le direttive della Gerarchia e dei superiori. Gli esercizi spirituali e i corsi di formazione permanente hanno costituito dei buoni elementi per l’integrazione provinciale. Segni concreti di comunione delle comunità sono i contributi alla provincia e alla missione del Gabon. Segni che ispirano preoccupazione. Dico «segni che ispirano preoccupazione» invece di «segni negativi» perché non si riferiscono a difetti morali bensì a condizionamenti che rallentano la vita comunitaria. Questi segni sono di due tipi. – Segni che si riferiscono alle persone. La qualità della vita delle nostre comunità non presenta un livello soddisfacente, a mio modo di vedere, per tre ragioni che si devono considerare congiuntamente: il livello alto dell’età media del personale (55,1 anni), la mancanza di aggiornamento religioso, apostolico e congregazionale, sopratutto quanto al nuovo stile partecipativo della vita comunitaria. E infine, l’esistenza di condizionamenti psicologici e di temperamento di un certo numero di persone. – Segni che si riferiscono alle opere apostoliche. L’apostolato della provincia si svolge fondamentalmente in cinque aree: parrocchia, templi, via Gaggio, missione, ministeri personali. Fra parrocchie e templi si può percepire un avvicinamento, ma fra queste due aree e le altre vi sono difficoltà molto maggiori di integrazione, sia in ragione delle distanze sia in ragione del tipo di lavoro. 12. Promozione vocazionale e formazione 12.1. Promozione vocazionale Vocazioni Segni positivi. La provincia ha preso a cuore il problema. In tutte le comunità si prega quotidianamente per le vocazioni clarettiane. Si sono creati tre centri di riferimento vocazionale (Lierna, Parioli-Paganica, Altamura). Vi sono tre persone direttamente incaricate. C’è un programma generale. Punti discutibili. Riconoscendo l’interesse e le iniziative prese, per quanto ho potuto constatare durante la visita, non mi pare provata la strategia scelta. Delle tre persone incaricate, una ha altre due occupazioni importanti in incarichi di go185 MCH 223. 108 Formazione iniziale Formazione permanente JOAÕ BAPTISTA MEGALE, Verbale della visita canonica generalizia, Roma 1984. verno e formazione, l’altra è divisa fra l’apostolato parrocchiale e l’assistenza ai secolari clarettiani e ha il centro di riferimento a più di 100 km dal luogo di residenza. I tre incaricati, di fatto, non hanno potuto visitare le comunità per un lavoro di coordinamento e di animazione. I centri di Altamura e Paganica non sono sufficientemente chiari come centri di promozione vocazionale. Che cosa si vuole da questi centri? che siano centri di accoglienza di giovani in ricerca vocazionale, o solo punti donde possano partire gli incaricati? Ma in questo caso perché non risiedere a Paganica? Queste domande non vogliono dissimulare un giudizio negativo sulle iniziative prese. Al contrario. La visita vuole lodare ciò che si è fatto, ma allo stesso tempo vuole dare un aiuto per un nuovo passo più realista e operativo. 12.2. Formazione iniziale Segni positivi. Anche se piccolo, attualmente il numero dei formandi tende a crescere e la struttura formativa a rafforzarsi. Teoricamente si può discutere quale sia la migliore ubicazione per un centro formativo nella provincia, però concretamente, nelle circostanze attuali, c’è un centro formativo (Lierna) e da lì i nostri formandi dispongono di un centro accademico (Milano), c’è una persona specificamente incaricata, della formazione, c’è un programma. La vita comunitaria e spirituale dei formandi mi ha impressionato positivamente. Segni negativi. La distanza fra centro di vita e centro di studio e molto grande. I formandi, per recarsi alle lezioni e per ritornare, impiegano circa 3 ore di viaggio. Il numero assolutamente insufficiente di formatori responsabili: una persona con la terza parte del proprio tempo. L’assenza di una comunità formativa in senso stretto. 12.3. Formazione permanente Segni positivi. La formazione permanente è stata stimolata nella provincia attraverso due corsi annuali sulla vita religiosa ed altri temi di formazione ecclesiastica. Per questi corsi ci si è valsi della collaborazione dei professori del Claretianum. Si sono pubblicati sussidi su alcuni punti del carisma clarettiano. La provincia ha partecipato ai corsi promossi a livello congregazionale. Segni negativi. Si è stabilito che ogni comunità programmasse per i propri membri un tempo di formazione permanente186, ma nessuna comunità lo ha fatto. Nelle iniziative prese per la formazione permanente l’aspetto teorico ha dominato completamente quando invece la provincia aveva molta necessità di orientamenti più operativi nel campo apostolico, nei dinamismi della vita comunitaria ecc. 13. Apostolato 13.1. Parrocchie. Le parrocchie costituiscono l’apostolato predominante nella Parrocchie provincia e quello che impiega il maggior numero di persone (17,5). Le cinque parrocchie attendono a 58.500 abitanti (Parioli 13.000; Segrate 4.500; Trieste 9.000; Catania 10.000; Palermo 22.000). Il livello socioeconomico degli abitanti è medio-alto, ad eccezione di Catania che conta un settore di livello basso. Il numero di cattolici è del 94,4% e l’assistenza domenicale del 20%. L’età media dei clarettiani che lavorano nelle parrocchie è di 58 anni. Destinatari Destinatari preferenziali preferenziali – Giovani. I tipi di gruppi giovanili più comuni sono gli scout e post-cresima. In Parioli e Segrate si dà più attenzione ai giovani, meno a Trieste, Catania e Palermo. I criteri di azione pastorale giovanile sono dettati dalle urgenze del momen186 Cf Assemblea provinciale 1983, III, b [vedi sopra p. 102]. JOAÕ BAPTISTA MEGALE, Verbale della visita canonica generalizia, Roma 1984. 109 to senza un piano e senza un modello di pastorale giovanile coscientemente studiato e applicato. In tutte le nostre parrocchie qualcuno dei nostri padri si dedica alla pastorale giovanile tramite le lezioni di religione nelle scuole. – Famiglia. Il tipo di attenzione alla famiglia esistente nelle nostre Parrocchie consiste nei corsi di preparazione al matrimonio. Ma in genere tutti i temi sono presentati da una sola persona: il parroco. Un’altra iniziativa, anche se agli inizi, è la creazione di gruppi matrimoniali o familiari. In genere si tratta di piccoli gruppi da tre a cinque coppie. – Non-cristiani e scristianizzati. C’è qualche azione in occasione della benedizione delle case. Palermo si è impegnata in una azione più concreta in occasione della missione parrocchiale quando un gruppo di evangelizzatori, previamente preparati, è entrato in contatto con gli abitanti della parrocchia visitandoli nelle loro case e dialogando sul messaggio evangelico. Credo che si possa includere tra le azioni a favore dei non cristiani la creazione dei gruppi di appoggio alla missione del Gabon esistenti nella provincia. Una bella iniziativa ma attualmente in declino. Questi gruppi sono esistiti in Parioli, Trieste, Altamura, Catania e Palermo. Oggi sussistono solo ad Altamura e Palermo. – Suscitare e formare nuovi evangelizzatori. Una nota positiva di tutte le parrocchie è la numerosa presenza di catechisti, di bambini e adolescenti. Sono più di 150 catechisti distribuiti nelle 5 parrocchie. Forse manca loro una maggiore formazione permanente. In alcune parrocchie c’è il consiglio pastorale (Segrate, Palermo). Esistono gruppi di preghiera, liturgia, azione cattolica, ecc. Ma la creazione o esistenza di questi gruppi non obbedisce a criteri missionari previamente stabiliti, ma si formano i gruppi secondo le opportunità del momento. Palermo ha avuto una buona esperienza in occasione delle missioni popolari che vi si sono svolte. Ha preparato 60 laici quali evangelizzatori, però, in complesso, non si nota nessuna iniziativa per creare corsi specifici in ordine a preparare laici per la loro missione evangelizzatrice. – Clarettiani secolari. C’è un assistente provinciale che ha un programma. Esistono clarettiani secolari a Lierna (l), a Catania (2), qualcuno a Palermo e un gruppo a Roma-Altamura. A livello provinciale la gente si va poco a poco sensibilizzando, ma ancora non ha idea chiara di ciò che sia un clarettiano secolare. 13.2. Missioni. La missione del Gabon ha tre centri: Mingara, Okondja, Akieni Missioni e una popolazione di 44.000 abitanti dei quali il 35% sono cattolici. Lì lavorano 6 clarettiani con una età media di 41 anni, la più bassa della provincia, eccettuata quella dei formandi. Il livello socio-economico della popolazione a cui si attende è complessivamente di classe bassa. – Fra la missione e il resto della provincia c’è un buon rapporto nella parte materiale. Le comunità contribuiscono con una quota per le missioni. Nel 1983, come contributo delle comunità, si è inviato in Gabon la somma di 30.000.000 di lire. Nelle comunità si fanno opere di promozione in favore della missione. La provincia copre le spese normali della missione, ma incontra difficoltà per coprire i costi di progetti speciali. – Il problema che la missione pone alla provincia è il fatto di concentrare e isolare i confratelli più giovani apostolicamente, i quali, se fossero in Italia potrebbero dare più dinamismo missionario alle opere qui esistenti. Questo problema si può risolvere se si prende seriamente quanto ha determinato la Assemblea provin- 110 Templi Via Gaggio Ministeri personali Lavori domestici JOAÕ BAPTISTA MEGALE, Verbale della visita canonica generalizia, Roma 1984. ciale del 1983187. Vi si parla della presenza annuale in Italia di un missionario del Gabon, che nei centri d’Italia animerebbe e creerebbe, con l’esperienza del Gabon, gruppi che rispondano alle sfide provenienti dalle situazioni di povertà, ingiustizie, emarginazione… esistenti nei posti attesi dalle nostre comunità d’Italia. Ma questa decisione della Assemblea, fino ad ora, non ha avuto nessuna programmazione né incidenza. 13.3. Templi. Si tratta delle comunità di Altamura e Banchi Vecchi. In queste comunità si trovano 7 missionari con l’età media più alta della provincia (69 anni). Queste due posizioni non presentano una missione propria, specifica, ma, secondo quanto permettono le condizioni di età e di salute delle persone lì residenti, si portano avanti con dedizione varie opere e movimenti apostolici, come sono il lavoro negli ospedali e nelle carceri, l’assistenza agli infermi, il culto a S. Lucia, l’incentivo alla devozione al Cuore di Maria, gruppi missionari, la propaganda vocazionale, il culto e i sacramenti, la predicazione nei paesi, le cappellanie. – Il pericolo di questo tipo di posizione apostolica è che si realizzi un lavoro al margine degli orientamenti pastorali della chiesa locale e della pastorale complessiva. Perciò chiediamo a questi sacrificati confratelli che procurino di stare al passo con le norme pastorali che sono impartite e che partecipino alle riunioni promosse dalle autorità ecclesiastiche del luogo. 13.4. Via Gaggio. È l’apostolato realizzato da due clarettiani della comunità di Lierna. La missione propria di via Gaggio (nome di una strada di Malgrate), è il servizio ai giovani e, in termini preferenziali, ai giovani in situazione di speciale disagio. Ci sono tre centri di riferimento per questo lavoro: Lecco, Ello, Introzzo. Con diverse attività ed iniziative: laboratorio di ricerca, lavorazione e commercio di ceramica, officina elettrica, cereria, lavoro in agricoltura e allevamento, comunità di accoglienza con una ventina di giovani in situazione di disagio. Un apostolato che coinvolge una cinquantina di agenti. – Si tratta di un’opera molto missionaria, ma molto tecnica e specifica, che merita tutto l’appoggio della provincia, e che richiede una particolare vocazione. Per questo c’è un pericolo di isolamento tra coloro che operano in via Gaggio e il resto della provincia. Insistiamo perché ci sia il più possibile comunicazione di esperienza e di vita, perché, con l’apporto di ambedue le parti, si arricchisca tutta la provincia. 13.5. Ministeri personali. I ministeri personali nella provincia sono pochi. Due di tipo scolastico e uno di tipo parrocchiale. – Le persone che si dedicano a questi ministeri procurino di evitare che il lavoro li emargini dalla vita comunitaria alla quale appartengono. Il ministero parrocchiale di Paganica avrà senso nella misura in cui realmente si vada consolidando un centro di promozione vocazionale. 13.6. Lavori domestici. Questo tipo di lavoro è svolto dai cinque fratelli missionari della provincia. Tre hanno come incarico principale il lavoro di sacrestano e due quello di cuoco. L’età media dei nostri fratelli è molto alta (66 anni). – Il sostegno che questo lavoro significa per l’azione direttamente apostolica è da tutti conosciuto. Un modo per dimostrare questo riconoscimento è che i missionari sacerdoti «partecipino anche a questi compiti domestici, come esigenze della vita comune al fine di creare e mantenere un autentico clima di famiglia»188. 187 188 Cf Assemblea provinciale 1983, II, c, 2 [vedi sopra p. 102]. Dir. [1982] 158. JOAÕ BAPTISTA MEGALE, Verbale della visita canonica generalizia, Roma 1984. 111 14. Mezzi per la crescita della vita missionaria Mezzi per la 14.1. Ritiro mensile. Alcune comunità non lo fanno regolarmente. Altre, come crescita Segrate, Trieste, Parioli, sono abbastanza fedeli. Altamura partecipa al ritiro del clero diocesano, ma converrebbe che lo alterni con alcuni fatti nella propria comunità. 14.2. Esercizi spirituali. Sono organizzati a livello di provincia e vi prende parte la maggioranza. Alcuni non possono andare per ragioni di salute o età e sarebbe bene che il governo provinciale cerchi una soluzione per questi casi. 14.3. Riunione plenaria della comunità189. Non la fanno Parioli, Lierna, Altamura, Palermo. La tengono Trieste, Catania, Segrate e, in tempi non regolari, Banchi Vecchi. 14.4. Programmazione. In questo punto si nota una mancanza molto grande in tutta la provincia. Né il governo provinciale, né le comunità hanno una programmazione. Si vive al ritmo delle attività e degli orari di ogni giorno. Una certa programmazione si è data la comunità di Trieste e, più concretamente, la comunità dei formandi a Lierna, come pure la promozione vocazionale. 14.5. Libri delle comunità. – I libri dei verbali delle visite canoniche. Sono in ordine, però alcune comunità non hanno ancora trascritto nel libro il verbale di alcune visite canoniche provinciali. In una comunità non è stato trovato il libro delle visite canoniche. – I libri delle riunioni comunitarie. Sono aggiornati a Segrate, Trieste, Catania, Banchi Vecchi. La più parte con lacune. – I libri della cronaca. Sono in ordine a Catania e a Banchi Vecchi. Con lacune la più parte. In una comunità non si è trovato il libro della cronaca. Come si deduce dai fatti, l’impressione generale sul modo di portare i libri è piuttosto positiva. Questi i suggerimenti della visita: tutti i libri (cronaca, verbali…) devono essere debitamente firmati. I libri, quando terminano, devono portare la firma e il timbro di chiusura. Ai superiori locali incombe una speciale responsabilità sul modo di condurre i libri190. Sui libri di amministrazione e delle messe parlerò in seguito. 15. Governo e amministrazione Governo 15.1. Governo provinciale. Segni positivi. Il governo provinciale ha sviluppato una meritoria azione di mentalizzazione della provincia nel campo del carisma clarettiano: corsi, sussidi, visite canoniche mostrando la preoccupazione che la provincia conosca e prenda sul serio gli orientamenti dell’ultima assemblea generale. Segni negativi. A livello provinciale non c’è programmazione. La curia provinciale non ha potuto funzionare come punto di riferimento provinciale. Ad eccezione della amministrazione provinciale, le prefetture hanno avuto poca incidenza nella provincia. Buona l’animazione e la mentalizzazione, ma la provincia risente della mancanza del governare, dell’indicare linee e del decidere. l5.2. Governi locali. I superiori locali si distinguono per la loro gentilezza e spirito fraterno, ma, in generale, non mirano a realizzare un governo di stile partecipativo e non hanno promosso l’elaborazione del progetto o programmazione comunitaria. 189 190 Cf Dir. [1982] 146.437. Dir. [1982] 414. 112 Amministrazione JOAÕ BAPTISTA MEGALE, Verbale della visita canonica generalizia, Roma 1984. 15.3. Amministrazione provinciale. È un altro punto positivo della provincia. L’economia provinciale è migliorata notevolmente e al termine di questo mandato si estingue il debito che gravava sulla provincia. D’altro canto si è tentato di istruire le comunità sulle esigenze delle nostre norme in fatto di amministrazione. 15.4. Amministrazioni locali. In questo aspetto dobbiamo progredire maggiormente. Le comunità danno alla provincia la quota stabilita, ma questa quota potrebbe essere aumentata visto che da alcuni anni è rimasta invariata. In una stessa comunità si trovano troppi libri di amministrazione e troppi amministratori. D’altra parte questi libri non hanno il controllo che le nostre norme richiedono. III. RISULTATI E SFIDE 16. Se dovessi fare una rapida sintesi delle impressioni sulla provincia, porrei i seguenti punti: – Risultati. La provincia è cresciuta nella coscienza della sua identità clarettiana, ha sanato l’economia provinciale, ha fatto passi per risolvere il problema vocazionale. – Sfide. Essere capaci di porsi delle mete comunitarie e apostoliche, cercare i mezzi per raggiungerle. Decidersi per una nuova tappa nella strategia vocazionale. Fare attenzione a tutto ciò che può migliorare la qualità delle persone e la vita comunitaria. Disposizioni IV. DISPOSIZIONI DELLA VISITA 17. Non saranno date disposizioni per tutti gli aspetti, ma solo in riferimento ad alcuni; credo, tuttavia, che potranno costituire un aiuto concreto alla provincia. 18. Sulla programmazione 18.1. Prima del mese di ottobre 1984 il governo provinciale presenti alle comunità una programmazione della provincia. 18.2. Prima del mese di dicembre 1984, ogni comunità locale presenti al governo provinciale, per la approvazione, il progetto comunitario. 18.3. I punti che non possono mancare nella programmazione sono: 18.3.1. La priorità della provincia e la priorità apostolica di ogni comunità, 18.3.2. La pastorale giovanile. 18.3.3. L’impegno nella promozione vocazionale clarettiana. 18.3.4. L’impegno nell’opera missionaria della provincia. 18.3.5. L’impegno a suscitare e formare evangelizzatori secolari e, in special modo, secolari clarettiani. 18.3.6. L’impegno a promuovere la vita spirituale personale e comunitaria dei membri della comunità. 19. Sulla promozione vocazionale clarettiana 19.1. Prima dell’ottobre 1984 il governo provinciale nomini un responsabile a livello di provincia della promozione vocazionale. Ci riferiamo a vocazioni per la congregazione. Designi inoltre una sede che sia il centro di promozione vocazionale provinciale. 19.2. Un responsabile a livello di ogni comunità locale. 19.3. Prima del dicembre 1984 il responsabile provinciale elabori una programmazione di promozione vocazionale, che, dopo la approvazione del governo provinciale, sia portata a conoscenza di tutte le comunità. JOAÕ BAPTISTA MEGALE, Verbale della visita canonica generalizia, Roma 1984. 113 19.4. Il responsabile provinciale procuri di servirsi degli orientamenti e risultati di ciò che già esiste e che è opportuno che continui, contando sull’aiuto degli attuali incaricati. 19.5. Il responsabile provinciale non deve avere altra occupazione importante, solo così, infatti, potrà dedicarsi seriamente al suo compito e potrà visitare periodicamente, con un preciso piano le comunità per un lavoro di animazione e di coordinamento. 20. Sull’amministrazione 20.1. Entro circa sei mesi l’economo provinciale visiti le nostre comunità al fine di: 20.1.1. Ridurre i libri di contabilità, unificandoli con quelli principali che sono richiesti dalla nostra legislazione, e seguire gli schemi proposti. 20.1.2. Sollecitare e verificare che i superiori firmino i libri di amministrazione, come richiesto dalle nostre disposizioni. 21. Disposizione globale. Prima del 31 dicembre 1984 il governo provinciale faccia una relazione al governo generale su come ha potuto mettere in atto le suddette disposizioni. 22. Le disposizioni concrete di questa visita sono intimamente connesse alla risposta che la provincia, nella assemblea del 1983, ha dato alla lettera inviata dal governo generale e non vogliono essere altro che un aiuto perché quella risposta si trasformi in un progetto operativo. Ringraziando ancora una volta della fraterna accoglienza che ho avuto da parte di tutti i confratelli della provincia. Chiedo alla nostra Madre che nella prossima festa dell’anniversario della fondazione della congregazione rinnovi in tutti i membri la gioia della vocazione che ci ha donato. Roma 1 luglio 1984 P. João Baptista Megale, C.M.F. visitatore generale 114 IX CAPITOLO PROVINCIALE, Documento finale, Roma 1986. IL NONO CAPITOLO PROVINCIALE Roma 1986 Il nono Capitolo provinciale si tenne a Roma dal 3 all’8 febbraio 1986. Chiudeva un sessennio in cui la Provincia aveva fatto notevoli passi per estinguere il debito che da tempo la affliggeva, ma in cui si era accentuata una certa stasi. Vi era stata un’ordinazione l’anno precedente ed erano in vista altre due ordinazioni: erano le prime in Italia da una decina d’anni, ma era anche evidente che per molto tempo non ve ne sarebbero state altre. La realtà vocazionale era sempre più percepita come un problema grave e di difficile soluzione. Pochi mesi prima era stato celebrato il XX Capitolo Generale della Congregazione, che aveva centrato la propria riflessione sulla persona del clarettiano nel processo di rinnovamento congregazionale. Il documento finale del Capitolo provinciale fa riferimento al tema dell’assise generale, sia pure in modo non molto approfondito e si dilunga nel descrivere il compito del Superiore provinciale e delle prefetture, istanze circa le quali si era vissuto un certo disagio negli anni precedenti. Infine il documento ritorna sul tema della revisione delle posizioni, ma come viene esplicitamente dichiarato, si è ben lungi dall’aver maturato dei criteri al riguardo. Il Capitolo elesse come Superiore Provinciale P. Antonio Leghisa. [FONTE: CMF Notiziario (1986) III, 1-2; I, 7-11]. *** [Roma], 17 maggio 1986 Rev.mo P. Antonio Leghisa, C.M.F. Superiore Provinciale Via Banchi Vecchi, 12 Roma Caro P. Leghisa: Ho la soddisfazione di renderLe noto che, nel Consiglio del 22 aprile 1986, il Governo Generale ha approvato gli Atti e le Conclusioni del IX Capitolo Provinciale d’Italia. È lodevole lo sforzo realizzato dal Governo Provinciale durante la fase preparatoria del Capitolo, benché fosse alquanto limitata la risposta da parte della Provincia. Sarebbe auspicabile che lo sforzo di mentalizzazione intorno al documento “Il Clarettiano nel processo di rinnovamento congregazionale” fosse continuato, per arrivare a una assimilazione più profonda del medesimo. Lo stato della Provincia così come si riflette nella Memoria e ,soprattutto, le urgenze che attualmente ha, devono tenersi in conto per il piano d’azione che il Governo Provinciale deve elaborare e che deve esserLe utile come elemento unificatore sia nei criteri che nelle attuazioni. Il documento finale, ben elaborato secondo i criteri tracciati dal documento dell’ultimo Capitolo Generale, enumera gli obbiettivi e i traguardi da raggiungere, il che dimostra che si è tenuto conto delle direttive di CPR, che indica le linee di una spiritualità missionaria, personale e comunitaria, e propone allo stesso tempo, secondo il proprio ambiente, le opzioni e i soggetti preferenziali così come le risposte concrete alle necessità più urgenti della Provincia. IX CAPITOLO PROVINCIALE, Documento finale, Roma 1986. 115 Il Governo Generale vuole stimolare l’azione dei Superiori e di tutti i membri della Provincia, affinché, prestando la dovuta attenzione alle priorità riaffermate dal Capitolo (revisione di posizioni, pastorale giovanile vocazionale e formazione permanente), diano vigore alla programmazione locale e all’animazione di governo. Desidera contemporaneamente che le proposte di azioni, in alcuni aspetti un po’ generiche, vengano esplicitate per poter raggiungere gli obbiettivi proposti nel piano di governo e perché lo sforzo e l’esperienza capitolare costituiscano un nuovo stimolo per il servizio della Chiesa e della Congregazione. Santiago González Gómez, C.M.F. Segretario Generale DOCUMENTO FINALE INTRODUZIONE Riuniti per il IX Capitolo provinciale, dal 3 all’8 Febbraio ’86, presso il Claretianum di Roma, i rappresentanti delle comunità di Altamura, Catania, Gabon, Lierna, Malgrate, Palermo, Roma (Banchi Vecchi e Parioli), Segrate e Trieste augurano a tutti i Clarettiani della Provincia d’Italia e a tutti i loro collaboratori salute e pace. Questo Documento raccoglie e fa nostro il messaggio del XX Capitolo generale dell’Istituto dei Missionari Clarettiani, celebrato in Roma nell’AgostoSettembre 1985, «Il Clarettiano nel processo di rinnovamento congregazionale». Questo tema fa seguito alla riflessione sull’identità missionaria clarettiana (1967); – la comunità apostolica (1973); – le urgenti sfide del momento (1979). I Clarettiani italiani, si sono riuniti nel 1980 in Capitolo provinciale e nel 1983 in Assemblea provinciale, per confrontarsi sugli stessi temi. Il presente Documento, frutto della riflessione di questi giorni, si articola sui seguenti punti: 1) La persona tesa al «Tu divino» e al «tu umano» (formazione e spiritualità). 2) Ministero e servizio nella Comunità clarettiana (governo provinciale, criteri di governo, prefetture). 3) Programmazione della nostra azione missionaria (revisione delle posizioni, missione). La persona 1) LA PERSONA TESA AL «TU DIVINO» E AL «TU UMANO» In accordo con il XX Capitolo generale, sottolineiamo la centralità della persona, il suo inserimento nella storia e il suo svilupparsi solo se in relazione con il Tu divino e umano. Questo dato di centralità, va tenuto in conto sia nella prassi di governo che nelle scelte operative. Le persone costituiscono la ricchezza maggiore dell’Istituto. «Per dare una risposta personale alla chiamata alla santità», è necessario un 116 IX CAPITOLO PROVINCIALE, Documento finale, Roma 1986. costante processo di revisione individuale191. Ciò richiede una continua presa di coscienza e cambiamento di mentalità. È un atteggiamento di tutta la persona, completamente disponibile all’azione dello Spirito. Noi crediamo che la via per rispondere al Tu divino sia fondamentalmente la vita dell’uomo. Tra i ricchi suggerimenti del Documento del Capitolo generale, sottolineiamo in particolare la contemplazione e lo studio della Parola di Dio, la meditazione, una crescente assimilazione delle Costituzioni, i Documenti del Magistero, una costante attenzione ai Documenti della Congregazione, una attenzione alla storia dell’uomo192. Per aiutarci nella realizzazione di quanto si è detto, riteniamo importante il progetto comunitario, la preghiera personale e comune, il ritiro mensile e la riunione di comunità, intesa come comunicazione della fede, come disponibilità alla correzione fraterna e come reciproco sostegno nella fedeltà alla chiamata di Dio193. Ai fini di una spiritualità più radicata nel popolo di Dio, ci proponiamo dei momenti di preghiera condivisi con i fedeli e in particolare con i più stretti collaboratori, ad esempio la Lectio divina. La dimensione mariana, così caratteristica della nostra spiritualità, che nella storia della Provincia, si è rivelata apostolicamente feconda, sia vissuta e annunciata con maggiore aderenza alla Parola di Dio, al messaggio del Concilio e del Magistero. 2) MINISTERO E SERVIZIO NELLA COMUNITÀ CLARETTIANA Consiglio Il Capitolo ha ritenuto utile costituire il Governo provinciale di tre persone. provinciale Il loro vivere insieme in una medesima comunità è auspicato per una maggiore funzionalità del Governo stesso. a) Provinciale. Sia punto di unione e di comunicazione tra gli individui, le comunità e le attività che si svolgono. Verifichi che i programmi locali siano coerenti con il programma provinciale. Si faccia promotore di assimilazione delle tensioni che emergono nelle realtà ecclesiali e sociali, provocando ad una fedeltà alle Chiese e all’uomo. Si faccia portavoce delle comunità clarettiane nel dialogo con le altre istituzioni. b) Economo. Superata la fase di emergenza economica, nel prossimo sessennio, l’economia della Provincia sia più decisamente al servizio delle urgenze pastorali. I responsabili locali dell’economia, collaborino strettamente con l’economo provinciale per fare in modo che i beni materiali siano al servizio della missione, secondo lo spirito e le norme della povertà. L’economo partecipi alle singole case l’impostazione e i problemi dell’economia provinciale: è infatti espressione di povertà, oltre che rispetto dei fedeli e dei poveri, sapere e giudicare la destinazione dei sacrifici di tutti. c) Criteri di governo. È necessario che il Governo provinciale, oltre agli stru191 Cf CPR 10-11.55 Cf CPR 56-57. 193 Cf CPR 57. 192 IX CAPITOLO PROVINCIALE, Documento finale, Roma 1986. 117 menti di partecipazione che riterrà più idonei, sviluppi la corresponsabilità dei confratelli con assemblee e incontri dei superiori per una verifica del programma attuato e per ulteriori proiezioni. Il Governo provinciale sia aperto al dialogo e capace di valorizzare gli individui; nella nomina dei superiori, come anche nell’affidamento di altre responsabilità, abbia presente questo criterio. Il Governo provinciale continui il dialogo con i Clarettiani italiani attualmente non inseriti nella pastorale della Provincia e solleciti una eventuale collaborazione alla realizzazione di questo progetto. d) Le Prefetture. L’opera di governo e di animazione della Provincia, si avvale Prefetture dell’aiuto di due Prefetture: – Apostolato – Pastorale giovanile vocazionale - Formazione. Per la seconda, proponiamo queste indicazioni. Sensibilizzazione sulla formazione integrale del giovane, come premessa imprescindibile per una successiva e più specifica decisione vocazionale. Inserimento dell’orientamento vocazionale nell’ambito della pastorale giovanile. Per il processo di formazione permanente, riteniamo fondamentale che la Provincia recuperi, con uno sforzo organico, quanto ha costruito nel passato con le scelte pastorali, con il servizio missionario, costituendo così un processo di memoria e di interpretazione del proprio vissuto. Il Provinciale con la Prefettura, studi il modo migliore di attuarli. Così pure offra occasioni che indichiamo: Nei prossimi tre anni, si organizzino almeno tre cicli di studio-lavoro (intendendo con ciò uno stile non meramente accademico) per l’aggiornamento in campo biblico, catechetico, teologico-pastorale, senza trascurare quegli elementi socio-culturali necessari alla traduzione all’oggi del messaggio evangelico. 3) PROGRAMMAZIONE DELLA NOSTRA AZIONE PASTORALE – MISSIONARIA Facendo nostri i criteri al riguardo194 che la Congregazione ha indicato nell’ultimo Capitolo generale e dando risposta alle urgenze della pastorale vocazionale e alle scelte preferenziali, riteniamo di poter formulare le seguenti proposte: a) Revisione delle posizioni. Sulla revisione delle nostre attuali posizioni, rite- Revisione delle niamo di non aver raggiunto un sufficiente discernimento per poterla realizzare posizioni concretamente e subito. Assumendocene tutti il compito, chiediamo al Governo provinciale di farsene promotore. Il Capitolo ritiene utile e stimola il Governo provinciale a formare nuclei geograficamente prossimi che consentano travasi di esperienze e di corresponsabilità. Ciascun nucleo dovrebbe avvalersi di una parrocchia, di un centro di pastorale non parrocchiale e di una casa di accoglienza e spiritualità. Queste posizioni manifestino con trasparenza il nostro carisma missionario di fronte ai giovani. L’emergenza di questo momento, esige lo sforzo di tutti i membri della Provincia e l’inserimento deciso dei laici nella nostra pastorale. Non si abbia paura di tentare nuove strade operative. In particolare, urge la promozione dei secolari clarettiani. 194 Cf CPR 78. 118 IX CAPITOLO PROVINCIALE, Documento finale, Roma 1986. Missione b) La Missione. Bisogna stimolare la Provincia all’apertura al mondo non cristiano. La Missione è una posizione di particolare importanza nella prospettiva vocazionale; ad essa vanno destinate persone con la priorità richiesta da una posizione di punta. La procura della Missione venga stabilita in un centro d’accoglienza e di spiritualità vocazionale. Sarà compito dell’incaricato della procura mantenere i contatti con i missionari e animare i centri della Provincia facendo rivivere, con il potenziamento adeguato, gruppi missionari già esistenti. Stampa c) Stampa clarettiana. Si propone una programmazione e un coordinamento della stampa clarettiana nella Provincia italiana. Roma, 8 Febbraio 1986 Progetto 1989-1992. Evangelizzazione dei poveri, Roma 1989. 119 L’ASSEMBLEA PROVINCIALE DEL 1989 A metà del sessennio per il quale era stato eletto il governo provinciale fu convocata un’assemblea con il compito di discutere un programma d’azione della Provincia per il triennio seguente. La preparazione dell’assemblea fu articolata. Dapprima tre commissioni lavorarono sulla base di una bozza preparata dal Governo provinciale. I testi furono poi unificati ed inviati come strumento di lavoro alle comunità. L’assemblea si riunì dal 4 al 7 aprile a Roma e vi presero parte 24 confratelli. Il progetto approvato individua come obiettivo il rilancio della missione clarettiana in Italia attraverso un’evangelizzazione vissuta dalla prospettiva dei poveri. Quale mezzo concreto viene indicato quello dei «nuclei territoriali». Si voleva così dare una forma ufficiale a quei «nuclei geograficamente prossimi, che consentano travasi di esperienze e di corresponsabilità» chiesti dal IX Capitolo Provinciale e su cui avevano avviato una sperimentazione le comunità di Lierna e Segrate195. FONTE: CMF Notiziario (1989) 210-212. *** PROGETTO 1989-1992: «EVANGELIZZAZIONE DEI POVERI» Premessa Dare per presupposte tutte le attitudini proprie della vita religiosa nello specifico del nostro carisma, non significa darle per scontate: significa mantenere e rinnovare la fiducia sulle nostra capacità di assimilare e di vivere in crescendo la nostra identità religiosa, sia le Costituzioni, sia i documenti dell’Istituto. Qualora mancassero questa capacità e questa fiducia, non avrebbe senso alcun progetto e alcuna provincia; non avrebbe senso neppure la speranza. Su questa premessa riteniamo, dunque, di non fondare alcunché. Riandiamo ai documenti congregazionali che hanno proposto il nostro cammino verso il futuro. L’appartenenza si giustifica grazie all’adesione a quei principi. Ciò significa che tutti siamo invitati a prenderne atto. Il progetto che presentiamo è attuazione concreta e finalizzata, con relativa strategia e metodologia, atta a conseguire il fine. Un progetto non può che nascere sulla base degli obiettivi da conseguire e non può che articolarsi in ragione degli stessi obiettivi, delle tappe intermedie necessarie al loro conseguimento e della strategia complessiva da attuare. Da ultimo occorre porsi in un atteggiamento d’amore totale e gratuito nella li- Riconciliazione nea della riconciliazione. La comunione tra le persone è fondamentale per la missione: presuppone darsi fiducia, volontà di farsi carico degli altri, condividere sentimenti, dubbi, esperienze. Ciò aiuta a realizzare la conversione che è fondamento dei segni di credibilità. 1. Obiettivo Obiettivo Rilanciare nell’ambito della Chiesa la nostra spiritualità missionaria e cordimariana intesa come dono dello Spirito per la Chiesa e per il mondo nella convinzione che la Chiesa italiana e quella gabonese sarebbero più povere qualora mancassero di tale presenza e di tale corresponsabilità. Ciò comporta: 195 Cf CMF Notiziario (1988) 146. 120 Progetto 1989-1992. Evangelizzazione dei poveri, Roma 1989. a) consapevolezza piena e gioiosa della nostra originalità e delle nostre peculiarità in quanto Istituto; b) impegno all’annuncio del Vangelo secondo i modi propri del carisma. c) testimonianza efficace dei nostro essere attraverso il nostro agire; Pertanto: gli esercizi spirituali, i corsi di formazione, i ritiri, le letture comuni, le conferenze specializzate, le conversazioni fraterne, la condivisione della fede, devono tendere a sostenere e ad accrescere queste tre valenze. 2. Strategia La Provincia si decide per una opzione delle cinque proposte dalla MCH, e decide di privilegiarla impegnando in essa persone e mezzi e, in quanto possibile, collega le altre opzioni a questa, che dovrà giustificare metodi e azioni. Il configurarsi attuale della nostra situazione di Provincia indica quale scelta Evangelizzazione preferenziale l’EVANGELIZZAZIONE a partire dalla prospettiva dei poveri e gli stesdei poveri si poveri quali destinatari. Fulcro di questa opzione è l’EVANGELIZZAZIONE DEI POVERI nella accezione più ampia e propria del termine. Per povertà intendiamo la povertà strettamente detta, la subcultura, le povertà emergenti, il mondo lontano dalla fede, la mancanza di significato globale alla vita, al di là del soddisfacimento dei bisogni. Per un rilancio e per un innesto definitivo del carisma clarettiano in Italia riteNuclei territoriali niamo necessaria la costituzione di nuclei territoriali. A. Per territorio si intende il luogo storico, geografico, umano che costituisce l’orizzonte di incarnazione e di servizio apostolico e profetico delle comunità clarettiane. Il territorio inteso come luogo che pone domande alla vita religiosa, ma anche come l’occasione sistematica nella quale la vita religiosa pone domande e inquietudini al territorio, accompagnandosi agli uomini nel nome del Signore Gesù. Le attuali comunità della Provincia si considerino facenti parte di nuclei più ampi formati dalle comunità viciniori che, nella autonomia necessaria delle singole case, consentano espressioni di fraternità clarettiana e di una lettura unitaria della situazione del territorio. I nuclei sono i seguenti: NORD: Trieste / Segrate / Lierna-Malgrate. CENTRO: Roma, S. Lucia / Roma, S. Cuore di Maria / Altamura. SICILIA: Palermo / Catania. GABON: Akieni / Mingara / Okondja. B. I nuclei territoriali devono determinarsi per l’evangelizzazione garantendo la priorità di questa sulle possibili alternative. I poveri e la loro evangelizzazione devono diventare i criteri di lettura della vita comunitaria e di superamento di possibili conflitti. In tal senso va educata la coscienza di tutti e dei singoli membri della Provincia. L’animatore C. Ogni nucleo territoriale ha un animatore. Compito dell’animatore è quello di stimolare il nucleo territoriale ad una fedeltà costante e crescente alla scelta prioritaria. Progetto 1989-1992. Evangelizzazione dei poveri, Roma 1989. 121 D. Su segnalazione dei nuclei territoriali il Governo provinciale nomina l’animatore. E. Il Governo provinciale media la Congregazione e le sue proposte, il suo sforzo di aggiornamento e il suo impegno a realizzarsi. Gli animatori mediano la realtà storica territoriale. Dall’incontro ideale e concreto fra governo e animatori nascerà una spinta vera al rinnovamento, all’azione motivata, al recupero del senso di appartenenza e al conseguimento dell’obiettivo finale. F. Le comunità formino gruppi di laici che ne condividano l’azione missiona- Laici ria. Consolidino inoltre quel movimento laicale clarettiano del quale si sente urgente bisogno per l’attuazione piena del carisma. G. Altro compito del nucleo territoriale è l’orientamento vocazionale vissuto come proprio problema. Il nucleo si organizza per una prima accoglienza e per l’iniziale discernimento vocazionale. Per i proseguimento della formazione, viene costituita a Roma una comunità formativa che segue l’accompagnamento vocazionale e coordina alcune esperienze comuni. H. L’apertura a condividere per un adeguato tempo da parte del Consiglio provinciale le singole realtà locali, è premessa necessaria per giungere alla comprensione e pervenire ad un giudizio. Da qui potrà maturare la forza di una posizione «politica» intesa come appassionata attenzione a far crescere la realtà complessiva. I. Il progetto prevede l’impegno di tutti a convertirsi e a rendersi disponibili ad esso e a viverlo coerentemente sia a livello di singoli sia a livello comunitario. K. La revisione delle posizioni è vista alla luce del punto A e B. La decisione Revisione delle di chiudere, vendere o aprire sarà una decisione dei Consiglio provinciale posizioni nell’ambito dell’esperienza del nucleo territoriale e come fedeltà al progetto della Provincia. L. Gli animatori si incontrano con il Consiglio provinciale almeno tre volte l’anno, e ogni qualvolta la situazione lo richieda. L’incontro prevede, almeno una volta all’anno, la presenza dell’animatore del Gabon. M. All’inizio del triennio ci saranno incontri formativi per i superiori locali e gli animatori, perché possano compiere il loro servizio in linea con il progetto e in fedeltà alla missione. 3. Tappe intermedie Tappe 1989 entro giugno: – visita da parte del Consiglio provinciale alle comunità per comprenderle e formulare un giudizio circa la loro costituzione. – costituzione delle comunità locali; – rinnovo delle cariche locali; – scelta degli animatori. entro luglio/agosto: – corso di formazione per superiori e animatori. entro settembre: – programma dei nuclei territoriali coordinato dagli animatori. 122 Progetto 1989-1992. Evangelizzazione dei poveri, Roma 1989. entro dicembre: – verifica della lettura d’ambiente fatta dagli animatori e riscontro nei documenti e nella vita della Congregazione. 1990 entro giugno: – verifica e comunicazione alla Provincia del Consiglio provinciale dopo incontro con gli animatori. entro luglio/agosto: – esercizi spirituali e corso di formazione che abbiano come tema l’evangelizzazione nell’ottica della opzione. entro dicembre: – in base all’esperienza rivedere le posizioni con i criteri dei punti A.B.K. 1991 entro luglio/agosto: – esercizi spirituali e corso di formazione che abbiano come tema l’evangelizzazione nell’ottica dell’opzione. – Capitolo generale e preparazione al Capitolo provinciale vissuto come occasione di dibattito e di confronto. 1992 entro febbraio: – Capitolo provinciale. PETER SCHÜTZ, Verbale della visita canonica generalizia, Roma 1990. 123 LA VISITA CANONICA GENERALIZIA DEL 1990 Il 6 febbraio 1990 il Superiore provinciale, P. Antonio Leghisa, presentò le dimissioni. Fu nominato un Governo ad interim con il compito di convocare il Capitolo provinciale. È in questa situazione che ebbe luogo la prevista Visita canonica generalizia, affidata a P. Peter Schütz, vicario generale della Congregazione. Come sempre il verbale della visita ci offre uno sguardo sul momento della Provincia. [FONTE: CMF Notiziario (1990) 345-350]. *** VERBALE DELLA VISITA CANONICA GENERALIZIA CARISSIMI FRATELLI DELLA PROVINCIA ITALIANA Dopo la Visita Generalizia a tutte le vostre case, nelle ultime quattro settimane, fatta a nome e per incarico del Padre Generale, voglio anzitutto ringraziarvi per la vostra attenzione e disponibilità, per la fiducia nella conversazione e per la franchezza, anche per la gentilezza e l’ospitalità e l’amicizia che ho trovato in tutte le Comunità. Voglio altresì ringraziare il Governo provinciale per la preparazione della visita e P. Vinci che mi ha accompagnato e ha revisionato i libri come segretario. Per tutto e a tutti voglio dare un grande ringraziamento. Ho potuto visitare tutto le Comunità che si trovano in Italia (i Confratelli del Gabon sono stati visitati tre anni fa); ho avuto con tutti una conversazione personale, abbiamo avuto una riunione plenaria all’inizio della visita e una alla fine per dialogare sui problemi della Comunità, dell’apostolato, della vita comunitaria, delle speranze e delle preoccupazioni. In qualche posto ho visitato anche i vescovi e i collaboratori responsabili nella nostra pastorale: suore, laici clarettiani, gruppi attivi nella parrocchia, eccetera. Pertanto voglio salutarvi tutti di nuovo con un saluto cordiale di ringraziamento, di incoraggiamento, di unione nelle preghiere e nell’unica vocazione che abbiamo ricevuto nella Chiesa di oggi come Clarettiani. Voglio comunicarvi con amicizia e amore fraterno alcuni pensieri sulle mie osservazioni durante la visita. Apostolato I° - APOSTOLATO La Provincia conta in Italia otto Comunità, delle quali cinque sono parrocchie. Ciò vuol dire che questo apostolato è predominante nella Provincia. Le parrocchie seguono, normalmente, gli ordinamenti del vescovo corrispondente: è l’orientamento offertoci dall’animazione della chiesa locale come strumento valido di pastorale. Ma credo che dobbiamo rispettare un po’ più, in tutte le nostre parrocchie, i lineamenti presentati dalla nostra Congregazione196. Nelle parrocchie a noi affidate, le nostre Comunità pastorali devono essere una vera «équipe» e lavorare con una responsabilità collegiale. Certo, il parroco ha la responsabilità davanti al vescovo e alla parrocchia. Ma egli deve cercare di integrare il più possibile gli altri membri della Comunità, come anche i laici capaci e disposti ad assumersi le loro responsabilità. 196 Cf MCH 235. 124 PETER SCHÜTZ, Verbale della visita canonica generalizia, Roma 1990. Credo che sia utile e necessario offrire, da parte della Provincia, ai Padri che lavorano in parrocchia una preparazione specifica in questa dimensione. I documenti del Concilio e del Magistero aprono un campo vasto alla collaborazione dei laici; il Consiglio Pastorale Parrocchiale è uno strumento aperto a questa cooperazione. E questa linea risponde al carisma clarettiano. Laici Il nostro Fondatore, P. Claret, già nel suo tempo ha accentuato questo punto della pastorale, dicendo: «In questi ultimi tempi pare che Dio voglia che i secolari abbiano una grande partecipazione alla salvezza delle anime»197. E il CPR aggiunge: «In quest’ora dei laici nella Chiesa, noi clarettiani ci impegniamo a proseguire l’opera di suscitare e di formare evangelizzatori, sia uomini che donne, che possano assumere nella società e nella Chiesa quelle funzioni e responsabilità che ad essi competono»198. La Provincia già da molto tempo ha cercato di formare gruppi di Secolari clarettiani. Vi raccomando di continuare questo programma e non lasciare sole quelle persone o quei gruppi e offrire ad essi una formazione permanente e un’assistenza spirituale secondo il nostro carisma. I confratelli delle nostre parrocchie, in genere, lavorano con diversi gruppi, secondo le loro possibilità e seguendo l’orientamento diocesano. I nostri documenti ci impegnano a rispettare, in questo lavoro, le priorità del carisma clarettiano presenti nella MCH: Destinatari l. Gli scristianizzati sempre in maggior numero nel territorio italiano. La bepreferenziali nedizione delle case offre la possibilità di incontrare la gente nel proprio ambiente. Si cerchino altri modi per «uscire dal tempio» e stabilire un contatto esistenziale con gli altri: formare gruppi di famiglie e Comunità ecclesiali di base, come a Catania, eccetera. 2. I giovani. In tutte le parrocchie esistono gruppi giovanili: credo però che questa priorità della nostra pastorale meriti una più chiara pianificazione. Sarebbe bene se in ogni parrocchia ci fosse un Padre più giovane impegnato in una pastorale così importante per il futuro della Chiesa. Ma, giudicando con realismo le nostre possibilità, bisogna cercare altri modi, come aprire movimenti, formare leaders, affidarsi a un laico/a preparato, eccetera. 3. Gli evangelizzatori. In tutte le parrocchie ci sono catechisti che fanno la catechesi. Questo gruppo attivo nella Chiesa merita una formazione permanente speciale per operare meglio ed essere fermento nella comunità. Anche il Consiglio Pastorale Parrocchiale deve assumersi le proprie responsabilità in merito alla vita della parrocchia. Non basta che siano pronti a prestare il loro aiuto, quando il parroco lo richiede, ma insieme ai Padri, devono assumersi una responsabilità piena ed attiva per animare la parrocchia. 4. I poveri. Quasi tutte le nostre parrocchie si trovano in un ambiente sociale medio-alto. La Congregazione e la stessa Provincia hanno fatto l’opzione per l’evangelizzazione dei poveri. Si deve essere molto attenti nel compiere questa opzione in senso stretto e vero, mettendo in atto metodi e meccanismi adatti alla realizzazione di questa pastorale. Certamente è nostro dovere missionario sensibilizzare la gente delle nostre parrocchie per i fratelli e sorelle lontani/e, per gli emarginati, i bisognosi, cioè i poveri nell’accezione più ampia e vera del termine. Anche su questa linea la cooperazione dei laici è necessaria e quasi indispensabile. 197 ANTONIO MARC CLARET, Las Bibliotecas populares y parroquiales, in ID., Escritos Pastorales, cur. J. M. Viñas-J. Bermejo, Madrid 1997, 449 (N.d.R.). 198 CPR 86. PETER SCHÜTZ, Verbale della visita canonica generalizia, Roma 1990. 125 5. La famiglia. Nella parrocchia si offre la possibilità di prendere contatti con la famiglia sia con la preparazione al matrimonio che nelle visite o benedizioni delle case. Tutto ciò per dare inizio a una pastorale più profonda della famiglia, formando gruppi familiari o «Comunità ecclesiali di base», come si fa già in qualche parrocchia. Parlando della parrocchia, ritengo che la Provincia debba fare un grande sforzo di revisione di queste strutture apostoliche, secondo la forte raccomandazione degli ultimi Capitoli generali199. La situazione del personale della Provincia è tale che quest’impegno va compiuto con urgenza. La Provincia in Italia conta solo 40 persone (35 Padri e 5 Fratelli) molti già avanzati in età e non in piena efficienza. Questa situazione non consente di procedere senza pianificare e fare una seria revisione di tutte le strutture. Converrebbe aprire altri campi pastorali secondo il carisma della Congregazione e le possibilità della Provincia. L’aver pensato alla Missione popolare è una iniziativa interessante che vale la pena di iniziare nel prossimo futuro. le nostre parrocchie offrirebbero un campo appropriato a tale esperienza. Ho l’impressione che le altre Comunità non-parrocchiali portino avanti una pastorale più tradizionale, secondo le loro possibilità, come le feste patronali, la sacramentalizzazione, eccetera, che sono ancora molto valide. Vi sono peraltro alcune esperienze nuove molto interessanti: Via Gaggio, Banchi Vecchi, eccetera. Nelle nuove esperienze manca, in gran parte, la dimensione comunitaria così importante nel nostro lavoro pastorale. Perciò devono essere pianificate prevalentemente a livello provinciale e locale. Revisione delle posizioni Missione popolare II° - VITA COMUNITARIA Vita comunitaria La vita comunitaria è essenziale alla nostra vita personale e al nostro apostolato. «La nostra personalità di Clarettiani la sviluppiamo soltanto nella comunione e nella missione comunitaria»200. Dobbiamo quindi promuovere «il rinnovamento delle nostre comunità come il luogo nel quale crescano e si sviluppino le persone, e vi si inseriscano con tutti i loro diritti e responsabilità»201. Questo vuol dire che ognuno deve cercare di contribuire, con tutte le sue possibilità, alla vita fraterna, spirituale e missionaria della comunità locale e provinciale. Nel primo capitolo delle Costituzioni c’è un buon fondamento per questa dimensione della nostra vita: «Tutti insieme e singolarmente collaboriamo con assiduità nell’edificazione della comunità»202. Anche il CPR esprime chiaramente questo impegno per ciascuno di noi. Dobbiamo migliorare molto in questa direzione, essendo le nostre comunità diverse in età e mentalità. Un certo conservatorismo mentale da una parte e un certo liberalismo dall’altra (entrambi affetti da individualismo) ostacolano l’unità, la familiarità, l’armonia cioè la gioia della vocazione, nella speranza del futuro, nella fiducia alla vita comunitaria, eccetera. a) Vita spirituale Vita spirituale In quasi tutte le comunità si fa la preghiera comunitaria, a volte insieme ai fedeli. Lo stile è spesso calmo, tranquillo, decoroso; altrove monotono, senza pause, senza creatività. 199 Cf CPR 76 ss. CPR 49. 201 CPR 60. 202 CC 16. 200 126 PETER SCHÜTZ, Verbale della visita canonica generalizia, Roma 1990. Già nella Visita generalizia del 1984 il P. Megale ha osservato, «che la nostra orazione comunitaria si svolge al margine della vita e dei problemi apostolici»203. Sarebbe utile che la comunità nella sua riunione plenaria trattasse periodicamente questo argomento204. La Provincia ha stampato un libretto «Preghiere CMF». Ringrazio per questo lavoro di animazione. Ho sperimentato che si usa molto nelle comunità; spero che questo serva anche a rinforzare il senso di clarettianità nella Provincia. L’identità clarettiana è, in certo senso, bene sviluppata. Il Notiziario, diverse pubblicazioni, parecchie assemblee e corsi durante gli ultimi anni hanno intensificato l’interesse e l’orientamento clarettiano della Provincia. Forse conviene approfondire la conoscenza dell’ultimo documento del Capitolo generale (CPR), così importante e preciso per la nostra vita di Missionari clarettiani. Riguardo alla spiritualità personale voglio sottolineare soltanto quanto è detto nel CPR che cioè «sarà l’obiettivo prioritario della nostra vita»205. Superiori e programmi comunitari Qualità della vita b) Vita della comunità In quasi tutte le comunità si tiene fedelmente, cioè regolarmente, la riunione plenaria, «mezzo fondamentale per rendere più efficace la nostra vita comunitaria e missionaria e per superare l’individualismo che ci impoverisce»206. Ma non sempre produce i risultati aspettati. Molte volte non riesce ad essere un vero dialogo, spesso le nostre riunioni sono formalistiche in quanto si soffermano su punti esterni, come la programmazione dei prossimi eventi. «Ogni comunità si serva della metodologia più adatta per coinvolgere ogni singola persona» dice il CPR 63, che anche nel n. 61 offre alcuni spunti per rivivificare le nostre riunioni plenarie. Si deve finalmente superare una mentalità già criticata, sei anni fa, dal P. Megale: «I superiori locali, in generale, non mirano a realizzare un governo di stile partecipativo e non hanno promosso l’elaborazione del progetto o programmazione comunitaria»207. La vita comunitaria deve essere comunione, più che vivere insieme. Per realizzarla, può aiutare anche il «progetto comunitario» elaborato da tutti i membri della comunità, e che solo esiste in qualche comunità. Un altro scoglio da superare, anch’esso rilevato dal P. Megale è: «La qualità della vita delle nostre comunità non presenta un livello soddisfacente, a mio modo di vedere, per tre ragioni che si devono considerare congiuntamente: il livello alto dell’età media del personale, la mancanza di aggiornamento religioso, apostolico e congregazionale soprattutto quanto al nuovo stile partecipativo della vita comunitaria. E infine, l’esistenza di condizionamenti psicologici e di temperamento di un certo numero di persone»208. Cercate di coltivare uno stile di vita comunitaria fatta di dialogo fraterno, di rispetto vicendevole, educata in ogni dimensione (nella preghiera, nel modo di parlare, nello stare a tavola, nel trattarsi reciprocamente, eccetera). La gente deve vedere «come ci amiamo gli uni gli altri». Pensate che «l’esempio della propria vita costituisce la migliore propaganda del proprio istituto e il migliore invito ad abbracciare lo stato religioso»209. 203 Verbale, n. 10 [vedi sopra, p. 107]. Cf Dir. [1987] 93.425. 205 CPR 51-59. 206 CPR 63; Cf CC 110. 207 Verbale, n. 15.2 [vedi sopra, p. 111]. 208 Verbale, n. 11 [vedi sopra, p. 107]. 209 PC 24. 204 PETER SCHÜTZ, Verbale della visita canonica generalizia, Roma 1990. 127 Anche la casa, le stanze devono, indubbiamente, riflettere semplicità, ma anche bellezza, clima accogliente, familiare, lieto. Conservare l’abitazione in buone condizioni è un’esigenza della nostra povertà. Ho costatato, con grande gioia, lo spirito vivace di ospitalità nella Provincia italiana ed ho sperimentato un’accoglienza sincera. Alla vita ordinata di una comunità compete anche l’esatta amministrazione dei libri. Di solito, sono aggiornati; a volte però non sono debitamente firmati210. Vi prego di inserire, nel libro delle Visite canoniche, il verbale della Visita generalizia del maggio-giugno 1984 e, naturalmente, anche di questa. III° - FORMAZIONE Vocazioni l. Promozione vocazionale Certamente, la promozione vocazionale deve avere priorità assoluta nella pianificazione della Provincia e delle comunità. Ricordare quanto dicono le Costituzioni: «Tutti e ciascuno abbiamo il dovere di promuovere le vocazioni»211. Anche il Direttorio richiama questa responsabilità propria ad ogni clarettiano e ad ogni comunità212. Spetta, ovviamente, alla Provincia elaborare il piano della promozione vocazionale, ma ciascuno deve avere gli occhi aperti nel suo ambiente pastorale e il coraggio di fare una chiara proposta vocazionale a chi ritiene adatto, invitandolo in comunità per una visita amichevole e poi mandarlo alla casa d’accoglienza della Provincia. Le vocazioni ci sono ancora, come è provato da altre congregazioni. Bisogna ricercare con fantasia e interesse, fiducia e coraggio le possibilità e le strade per arrivare ai giovani e invitarli alla vita missionaria con la nostra intensa preghiera, la vita autentica e convincente, la simpatia e la fraternità comunitaria, una pastorale missionaria aperta e clarettiana. 2. Formazione iniziale Formazione iniziale La Provincia ha dato inizio, negli ultimi anni, a una comunità formativa in Roma per un piccolo gruppo di studenti italiani e sloveni, offrendo ad essi le diverse possibilità di studi nella città213. È una iniziativa lodevole da continuare, in Banchi Vecchi o altrove, con la collaborazione e l’interesse della Provincia e di tutti i suoi membri. Ricercare la soluzione più adatta, sia per il noviziato che per gli studi. 3. Formazione permanente Formazione La mia impressione è che non si fa molto per la formazione permanente. Ci permanente sono alcune iniziative personali, qualche comunità partecipa a ciò che offre la diocesi e ai corsi della Provincia. Ma bisogna avere in mente che è imprescindibile che ognuno si convinca «personalmente che per realizzare la nostra vocazione missionaria, abbiamo bisogno assoluto di una formazione continua»214. Perciò «ogni clarettiano dovrebbe fare il suo piano di formazione ed assumersi l’impegno di crescita personale, che tenga conto della totalità della persona (della dimensione 210 Cf Dir. [1987] 547.422-423. CC 58. 212 Cf Dir. [1987] 169 ss. 213 Il centro formativo fu spostato da Lierna a Roma nell’estate del 1987 (N.d.R.). 214 CPR 67 211 128 PETER SCHÜTZ, Verbale della visita canonica generalizia, Roma 1990. spirituale, fisica, psicologica, intellettuale ed apostolico-ministeriale), e tutto questo in armonia con la comunità e d’accordo con i superiori»215. Non dimenticate questo impegno, collocandolo nella pianificazione locale e provinciale216. Anche la biblioteca deve stare «molto a cuore» a tutti i membri della comuni217 tà . Non tutte le case tengono in conto un tale impegno delle Costituzioni. Economia IV° - ECONOMIA La situazione economica della Provincia e delle case è buona. Tutto presentano un bilancio positivo; molte case hanno una riserva depositata presso la Provincia. La quota passata dalle comunità alla Provincia da alcuni anni non è aumentata. Tutta l’amministrazione può essere meglio organizzata, per esempio conservando soltanto i libri essenziali e rispettando le necessità della promozione vocazionale della comunità e della Provincia, della formazione iniziale e permanente, come pure le necessità della Missione del Gabon e le necessità della Congregazione (per esempio il fondo di aiuto). Concludo questa mia lettera ringraziando di nuovo per tutto: per il lavoro che fate nella Chiesa italiana, per lo spirito del carisma clarettiano che tutti voi cercate di portare nel nostro tempo, per la fraterna e amichevole accoglienza a me accordata durante la Visita. Non dimenticate di rinnovare di continuo la gioia di essere chiamati alla vita missionaria clarettiana, vivendo il carisma del Fondatore che è stato una grande personalità nella Chiesa; dobbiamo continuare il suo lavoro missionario con coraggio. Il pessimismo non aiuta nessuno, mai è stato buon consigliere. Pertanto cercate di animarvi e incoraggiarvi a vicenda, di parlare bene dei confratelli, di collaborare con tutti, di coltivare l’ottimismo, di essere attenti alle esigenze globali della Provincia e della comunità e non fare a modo proprio. Come dice il CPR, «l’individualismo ci impoverisce»218. Nell’ultima Assemblea avete diviso la Provincia in Nuclei. Mi sembra che il loro funzionamento non sia molto chiaro a tutti i confratelli. Il prossimo Capitolo deve valutare il meccanismo di questa struttura nella ricerca di qualcosa che migliori la presenza del Governo provinciale nella Provincia. Preghiamo Maria, venerata in tante parrocchie della Provincia – Roma, Trieste, Catania, Palermo – e che è nostra Madre, affinché ci aiuti con la sua intercessione. Preghiamo che il P. Claret, nostro Fondatore, ci assista in questi giorni così importanti e anche nel futuro del nostro cammino. Vi saluto con tutto il cuore fraternamente, vostro in Gesù e Maria. P. Peter Schütz, C.M.F. Visitatore generale Roma, 20 giugno 1990 215 Ibid. CPR 61. 217 Cf CC 56. 218 CPR 63. 216 X CAPITOLO PROVINCIALE, Documento capitolare, Lierna 1990. 129 IL DECIMO CAPITOLO PROVINCIALE Lierna 1990 Il Capitolo Provinciale si riunì a Lierna nel luglio del 1990, sotto la presidenza del Superiore Generale, P. Gustavo Alonso. Fu naturalmente condizionato dagli eventi che avevano portato alle dimissioni del Superiore provinciale. Per quanto riguarda la programmazione, il Capitolo riprende i temi dell’Assemblea tenuta l’anno precedente ribadendo l’impegno dell’evangelizzazione nella prospettiva dei poveri e lo strumento dei nuclei territoriali. Nella discussione di questo tema – ed avendo sempre in vista la revisione delle posizioni – il Capitolo decise la soppressione della comunità di Lierna e l’alienazione dell’immobile. Si chiede anche un ripensamento delle nostre pubblicazioni e la costituzione di una équipe per il ministero itinerante della Parola. P. Pasquale Cenciarelli fu eletto Superiore Provinciale. [FONTE: CMF Notiziario (1990) 368-374]. *** 23 novembre 1990 M. Rev. P. Pasquale Cenciarelli, C.M.F. Superiore Provinciale – Roma Carissimo Padre Provinciale, Ho il piacere di comunicarLe che il Governo Generale, nella seduta del 17 novembre 1990, ha approvato i Verbali e le Conclusioni del X Capitolo Provinciale d’Italia. Attraverso la documentazione capitolare si può apprezzare la cura con la quale Il Capitolo ha lavorato per dare una risposta alle sfide di cui è oggetto la Provincia nella sua vita e nella sua missione evangelizzatrice. Il «progetto provinciale» incorpora le osservazioni della visita generalizia e segnala le priorità e linee di azione di fronte ai bisogni che la Provincia deve affrontare nella sua vita comunitaria e apostolica. Il Governo Generale vi invita a mettere in pratica le iniziative e preoccupazioni manifestate nel Capitolo, specificando meglio, nella programmazione provinciale e locale, le azioni ordinate alla promozione e alla crescita della vita missionaria nella Provincia. Vengono raccomandati in modo particolare i punti seguenti: – Proseguire con costanza e speranza il lavoro della pastorale giovanilevocazionale, implicandovi tutte le comunità, e fare i passi concreti per creare le strutture vocazionali e formative di cui la Provincia ha bisogno per il suo sviluppo. – Programmare l’azione missionaria della Provincia con coraggio e con impegno partendo dalle opzioni e priorità segnalate dal Capitolo. – Promuovere, in conformità alle nostre norme, il retto funzionamento del Consiglio Provinciale di Economia e degli altri organi di assistenza e animazione. Il Governo Generale desidera che l’esperienza capitolare e le sue determinazioni diano alla Provincia un nuovo impulso per un migliore servizio alla Chiesa e alla Congregazione. Fraternamente nel Signore Santiago González G., C.MF. Segretario Generale 130 X CAPITOLO PROVINCIALE, Documento capitolare, Lierna 1990. DOCUMENTO CAPITOLARE Momento della Provincia Progetto provinciale 1. INTRODUZIONE 1.1. In un tempo non programmato e in circostanze non previste ci siamo trovati a celebrare il X Capitolo della Provincia. È superfluo sottolineare che a una scadenza regolare si sarebbe giunti più preparati. Non ci siamo nascosti le necessità di uno studio serio dell’intera realtà della Provincia. Uno studio che non cogliesse solo i frammenti e le conflittualità del momento presente, ma che situasse l’oggi della Provincia nel cammino della sua storia unitamente a quella della Chiesa e della società italiana e gabonese. È sotto gli occhi di tutti il calo delle vocazioni sacerdotali; praticamente fermo, da molti anni, il numero dei fratelli. L’ultima ordinazione sacerdotale è del 1986; l’ultima professione dei fratelli operanti in Provincia risale a circa quaranta anni fa. Non abbiamo studenti né in filosofia, né in teologia. I due novizi provengono dalla missione del Gabon. In Italia, ci sono due postulanti, ancora nella scuola media superiore. La crisi di alcuni ministeri e di alcune posizioni è cronica. L’età media si è elevata a 58,66 anni. L’invecchiamento è palese. In tale contesto quale senso dare a un progetto provinciale? Quali i suoi contenuti, quali gli obiettivi? Per «progetto provinciale» non abbiamo inteso una generale revisione di tutte le posizioni, o un elenco di pronunciamenti ottativi. Per «progetto provinciale» abbiamo inteso un mezzo di comunione che indicasse i passi da compiere e le scelte da fare per poter orientare le energie verso un futuro. Il progetto provinciale ha avuto come punto di riferimento le Costituzioni clarettiane, nostro modo carismatico di leggere il Vangelo, gli orientamenti del magistero sulla vita religiosa, i piani pastorali della C.E.I., la nostra situazione concreta di Provincia. Per poter definire il progetto si è reso necessario indicare quali siano i veri problemi della Provincia in questo momento, di quali risorse disponiamo, quali le risposte possibili. Tale discernimento è stato compito del Capitolo, in un clima di fede, di preghiera intensa, di apertura allo Spirito. Il Capitolo si è avvalso del contributo e del dibattito dell’intera Provincia. Ha tenuto nel dovuto conto il dibattito assembleare dell’aprile 1989. Ha avuto presenti le raccomandazioni della Visita generalizia recentemente svolta dal P. Peter Schütz: esse sono frutto dell’ascolto dell’intera Provincia e un atto di magistero della Congregazione. 1.2. La fase preparatoria ha sperimentato il metodo di lavoro indicato dall’Assemblea. Vi sono stati tre momenti: a) Il primo momento è stato l’incontro del Consiglio provinciale con gli animatori dei nuclei territoriali. La riunione aveva lo scopo di ripercorrere le tappe salienti del rinnovamento della vita religiosa nella Chiesa dopo il Concilio e di fare memoria delle determinazioni dei Capitoli e delle Assemblee provinciali. b) Il secondo momento è stato il dialogo a livello locale e all’interno dei nuclei territoriali. L’intento è stato quello di leggere la realtà locale non staccata dalla Provincia e presentare, oltre alla valutazione, le prospettive. c) Il terzo momento è stato costituito dalla raccolta del risultato dei dibattiti e delle prospettive dei nuclei territoriali. X CAPITOLO PROVINCIALE, Documento capitolare, Lierna 1990. 131 Il metodo ha dato realmente la possibilità a tutti di esprimersi. I capitolari, per avere uno sguardo analitico, hanno aggiunto la lettura delle relazioni locali. Le relazioni del Consiglio provinciale hanno contribuito a dare uno sguardo d’insieme. 2. ALCUNI PRESUPPOSTI 2.1. Situazione generale della vita religiosa La vita religiosa La Chiesa ha insistentemente spinto al rinnovamento la vita religiosa, indicando anche come siano da intendere il rinnovamento e la fedeltà al carisma specifico dell’Istituto. L’identità carismatica di un Istituto è dono dello Spirito Santo. Tale dono (carisma di fondazione) crea un particolare tipo di spiritualità, di vita, di apostolato. La Chiesa vuole porsi come comunione di carismi e di ministeri, in vista della missione. Ogni intervento apostolico che non sappia trovare una sua consapevole collocazione dentro il piano pastorale unitario, manca di centro e rischia di non essere autentico. La nostra attività pastorale si svilupperà secondo i piani pastorali diocesani e quelli delle conferenze episcopali italiana e gabonese. La vita religiosa dovrà misurarsi con i pericoli che si annidano fra le sue mura, pericoli che si chiamano: stanchezza, assopimento, chiusura, mancanza di conversione, paura, ricerca della propria sicurezza. 2.2. Situazione della nostra Provincia La Provincia 2.2.1. La nostra Provincia, in quanto parte della Congregazione non può leggersi che nella comune riflessione che la Congregazione è andata formulando in questi anni. La Congregazione ha colto nella «missione clarettiana» la linea forza e l’asse del processo di rinnovamento. Tale missione è stata intesa nell’ottica del nostro carisma e del patrimonio spirituale, come nostro modo peculiare di seguire Cristo, inviato del Padre ed evangelizzatore del Regno. La missione, poi, è stata considerata in maniera diretta partendo dalle sollecitazioni della realtà in cui la Congregazione vive. Da tale linea-forza ne sono sorte altre, tra le quali: la rinnovata e approfondita conversione dello stile apostolico di vita, della comunità in quanto comunità missionaria, dell’attività apostolica e della formazione219. 2.2.2. La Provincia non è riuscita a darsi un programma efficace di formazione permanente. 2.2.3. La promozione vocazionale è stata incerta, frammentaria e non costante. 2.2.4. La Provincia si lavora molto, ma, sebbene in strutture comunitarie, si tende a operare in modo individuale, anche per la mancanza di una strategia pastorale comunitaria. 2.2.5. Esiste un numero di confratelli che non si sentono al loro proprio posto e fanno fatica a inserirsi nel lavoro della comunità. 2.2.6. Il Governo provinciale trova difficoltà ad assolvere il suo compito di coordinamento. 2.2.7. Un certo individualismo rende difficile il dialogo. La comunicazione sia fraterna sia nel lavoro apostolico è di fatto difficile. 219 Cf CPR 2. 132 X CAPITOLO PROVINCIALE, Documento capitolare, Lierna 1990. 2.2.8. È ancora da approfondire il ruolo e la corresponsabilità dei laici nel nostro apostolato e come promuovere il Movimento dei Secolari clarettiani. Progetto provinciale 3. PER UN PROGETTO PROVINCIALE Per la realizzazione di un progetto provinciale dobbiamo essere convinti che: a) La Provincia ha il dovere di fare scelte precise circa le attività e i ministeri che sono in grado di aprire al futuro. b) Ognuno, secondo le sue possibilità, deve serenamente svolgere un servizio valido. c) Occorre saper accettare quei confratelli che, per diverse ragioni, hanno difficoltà ad adattarsi al cambiamento, fermo restando che la Provincia ha il dovere di procedere. I confratelli che si trovano in crisi, in un dialogo fraterno, saranno sinceramente aiutati a trovare una serena soluzione, ma la loro situazione non deve intralciare il cammino della comunità. 4. PROGETTO PROVINCIALE 4.1. Obiettivo Obiettivo Il X Capitolo della Provincia si propone lo stesso obiettivo dell’Assemblea del 1989: «Rilanciare nell’ambito della Chiesa la nostra spiritualità missionaria e cordimariana intesa come dono dello Spirito per la Chiesa e per il mondo… Ciò comporta: a) Consapevolezza piena e gioiosa della nostra originalità e delle nostre peculiarità in quanto Istituto. b) Impegno all’annuncio del Vangelo secondo i modi propri del carisma. c) Testimonianza efficace del nostro essere attraverso il nostro agire»220. Priorità 4.2. Le priorità: evangelizzazione dei poveri, vocazioni, formazione laici 4.2.1. «Il configurarsi attuale della nostra situazione di Provincia indica quale scelta preferenziale l’evangelizzazione a partire dalla prospettiva dei poveri e gli stessi poveri quali destinatari. Fulcro di questa opzione è l’evangelizzazione dei poveri nella accezione più ampia del termine. Per povertà intendiamo la povertà strettamente detta, la subcultura, le povertà emergenti, il mondo lontano dalla fede, la mancanza di significato globale alla vita, al di là del soddisfacimento dei bisogni»221. Si studieranno le esigenze della nuova evangelizzazione e le nuove povertà dell’uomo contemporaneo sia a livello provinciale che territoriale. 4.2.2. Vista l’urgenza di una pastorale vocazionale efficace, il Consiglio provinciale si impegna, per mezzo dell’incaricato provinciale e con la collaborazione dei responsabili locali, a formulare e realizzare un programma specificamente vocazionale. «Tutti e ciascuno abbiamo il dovere di promuovere le vocazioni»222. Spetta a ciascuno fare la proposta diretta e personale. Si promuovano incontri di gruppi, 220 Progetto 1989-1992. Evangelizzazione dei poveri, 1. Vedi sopra, pp. 119 s. (N.d.R.) Ibid., 2. [Vedi sopra, p. 120]. 222 CC 58. 221 X CAPITOLO PROVINCIALE, Documento capitolare, Lierna 1990. 133 l’inserimento in gruppi e/o movimenti ecclesiali, il cointeressamento dei laici e uno stile adatto a presentare fedelmente la vita e la missione del clarettiano. 4.2.3. Il Capitolo, convinto dell’esigenza e dell’urgenza di un rinnovamento delle persone che accompagni quello delle posizioni, ritiene necessario, per favorire il superamento delle difficoltà attuali, che il Governo provinciale si determini con impegno per la formazione permanente. La formazione riguarderà le persone e le comunità nei vari aspetti della loro vita: umano, spirituale, e apostolico. Ci si avvarrà di tutti gli strumenti che possono favorire la formazione spirituale, la qualificazione apostolica e professionale, l’aggiornamento culturale. La formazione permanente è il metodo con cui la Provincia ripensa la sua presenza nella Chiesa e nel mondo. 4.2.4. In quest’ora dei laici nella Chiesa, prendiamo a cuore di suscitare e formare evangelizzatori, sia uomini che donne, che possano assumere nella società e nella Chiesa quelle funzioni e responsabilità che ad essi competono223. Si studino forme concrete per rilanciare in Italia il Movimento dei Secolari clarettiani. 5. UNO STRUMENTO: I NUCLEI TERRITORIALI Nuclei territoriali 5.1. I nuclei territoriali costituiscono uno strumento che la Provincia si dà per rendere più efficace la sua presenza. Nel territorio ogni comunità e gruppo di comunità trova il luogo storico, geografico, umano che costituisce l’orizzonte di incarnazione e di servizio apostolico e profetico delle comunità clarettiane. 5.2. I nuclei territoriali accompagnano, in collaborazione con la comunità formativa provinciale, i ragazzi o i giovani nei primi passi di discernimento vocazionale. 5.3. I nuclei territoriali formano laici che condividano l’azione missionaria. 5.4. I nuclei territoriali offrono un servizio ministeriale arricchito e diversificato. 5.5. Si è consapevoli che tutto questo richiede del tempo e il mutamento di alcuni stili di vita e metodo di lavoro. Senza particolari timori si dovrà operare e attendere tutto il tempo necessario. 5.6. Il Consiglio provinciale, sentito il nucleo, nomina l’animatore; questi è in stretto legame col Consiglio e coordina, con un programma concreto, le iniziative locali. Revisione delle 6. REVISIONE DELLE POSIZIONI 6.1. Il Capitolo prende in esame posizione per posizione, struttura il nucleo posizioni territoriale, giudica la validità delle singole posizioni. Il Governo provinciale attuerà le indicazioni del Capitolo, finalizzando i propri interventi e la composizione delle comunità. 6.2. Nucleo Nord: Segrate, Malgrate, Trieste Il Capitolo decide l’alienazione della casa di Lierna. Nella vendita, che risponde alla revisione delle posizioni, si tenga conto delle finalità religiose della fondazione. 6.3. Nucleo Centro: Roma (S. Cuore Imm. di Maria, S. Lucia), Altamura (S. Lucia) 223 Cf CPR 86. 134 X CAPITOLO PROVINCIALE, Documento capitolare, Lierna 1990. 6.3.1. Parrocchia S. Cuore Imm. di Maria Il Capitolo opera una scelta di stretta collaborazione con un punto della periferia romana. L’obiettivo è quello di realizzare una presenza di evangelizzazione in una realtà povera, mettendo in atto una delle priorità che la Provincia si è data, al fine di una maggiore collaborazione tra i confratelli del nucleo. 6.3.2. La Curia provinciale e la casa di formazione siano separate. Temporaneamente proseguano nello stesso edificio di via Banchi Vecchi. Per una soluzione futura, si tenga conto che la Curia non deve essere disgiunta da un luogo apostolico e che la casa di formazione non deve essere separata da una realtà vitale. 6.3.3. La comunità di Altamura mantiene l’attuale configurazione. In collaborazione con le altre comunità del nucleo saranno concordate alcune iniziative pastorali comuni. 6.4. Nucleo Sicilia Data la situazione del personale e dello stile pastorale all’interno del nucleo, il Governo provinciale si adopererà nella ricerca di una soluzione capace di aprire al futuro. 6.5. Missione 6.5.1. Il Capitolo indica al Governo provinciale di costituire nel territorio della missione due comunità; a uno dei superiori sarà affidato il compito dell’animazione. La programmazione della pastorale della missione sarà definita dalle due comunità, con la presenza del Superiore provinciale o di un suo delegato. 6.5.2. Si decide che sia costituita la Procura missionaria con compiti di animazione, collegamento e sostegno ai progetti missionari. 6.5.3. È molto positiva la presenza dei cooperanti. Si ritiene, tuttavia, necessaria una adeguata formazione, guidata dal Procuratore della missione. 6.5.4. Il Capitolo provinciale, interpellato dai missionari del Gabon sulla necessità di attendere alle domande di vari giovani in ricerca vocazionale nel Congo224, propone al Consiglio provinciale di rispondere in accordo con il Governo generale. 6.6. Il Capitolo è d’accordo che, se necessario, il Governo provinciale proceda alla soppressione di comunità, da farsi in ragione delle scelte prioritarie espresse in questo documento. Consiglio provinciale 7. CONSIGLIO PROVINCIALE Il Consiglio provinciale si fa carico dell’organizzazione delle seguenti attività: a) La propaganda e la stampa di alcuni sussidi e documenti sulla nostra spiritualità. b) La pubblicazione della rivista «Voce di S. Lucia». Si studi la possibilità di cambiare il titolo e di ampliarla nei contenuti. c) La costituzione di una équipe per il ministero itinerante della parola. In una prima fase non comporterà necessariamente trasferimenti di personale. Economia 8. ECONOMIA 8.1. L’economia è finalizzata alla realizzazione della nostra missione e di ciò che il Capitolo decide in rapporto alla missione. 224 Si tratta della Repubblica del Congo o Congo Brazzaville (N.d.R.) X CAPITOLO PROVINCIALE, Documento capitolare, Lierna 1990. 135 8.2. Il Consiglio di economia, che deve esistere necessariamente, segue con puntualità l’economia della Provincia e la realizzazione del progetto. 8.3. Nella formazione permanente ci sia anche spazio per una giusta comprensione dell’economia alla luce dei documenti della Chiesa e della Congregazione. 8.4. Il Capitolo decide di accogliere la proposta che le quote del contributo delle comunità alla Provincia siano fissate in percentuale agli introiti. Lierna, 9 luglio 1990. 136 XI CAPITOLO PROVINCIALE, Documento capitolare, Collevalenza di Todi 1993. L’UNDICESIMO CAPITOLO PROVINCIALE Collevalenza di Todi 1993 Il X Capitolo provinciale aveva eletto il Superiore e il suo Consiglio per un triennio. Per questo il nuovo Capitolo fu convocato nel 1993 sotto la presidenza di P. Peter Schütz. L’anno precedente era stato celebrato il XXI Capitolo Generale della Congregazione la cui riflessione aveva riguardato la missione clarettiana al servizio della Parola. In seguito al Capitolo la Prefettura generale di apostolato aveva avviato il progetto “Parola-Missione”. Questo Capitolo provinciale dedicò molto spazio ad approfondire la revisione delle posizioni. Nella Provincia si avvertiva sempre di più il problema del numero esiguo di confratelli, ma anche la necessità di chiarire il ministero svolto. Proseguendo la riflessione degli anni precedenti, il documento capitolare enumera innanzitutto cinque aree dell’azione missionaria (predicazione missionaria itinerante, missione ad gentes, parrocchia, marginalità, formazione), indica poi i quattro nuclei territoriali (tre in Italia e uno in Gabon), chiedendo infine che alcune comunità abbiano un servizio «polivalente». P. Pasquale Cenciarelli fu rieletto Superiore Provinciale. [FONTE: MISSIONARI CLARETTIANI, Documento capitolare 1993 – Programma provinciale 1993-96, Roma 1993]. *** M. R. P. Pasquale Cenciarelli, C.M.F. Superiore Provinciale d’Italia ROMA Caro Padre, con piacere le comunico a nome del Governo Generale che nella riunione di Consiglio dell’8 novembre 1993 sono stati approvati gli Atti e le Conclusioni dell’XI Capitolo ordinario della Provincia italiana. Il Governo Generale riconosce la buona preparazione che ha preceduto il Capitolo e il livello di partecipazione che l’ha contraddistinta. Sul Documento Capitolare sottolinea i seguenti punti: l. La riflessione dei Capitolari sulla nostra vocazione e identità carismatica al servizio del Regno è una impegnativa chiamata a vivere la spiritualità missionaria centrata sulla Parola di Dio letta e ascoltata, vissuta e proclamata. A questo proposito non si può dimenticare che Maria, attraverso la sua profonda esperienza di fede e di ardente carità, è per i Missionari Figli del suo Cuore madre, educatrice e modello dell’uditore e servitore della Parola225. In questo senso si raccomanda che nella parte seconda delle Conclusioni capitolari, si faccia memoria esplicita di questa dimensione cordimariana del nostro carisma. 2. L’impegno ad avvalersi del progetto personale e comunitario costituirà un motivo effettivo di crescita nella nostra configurazione a Cristo evangelizzatore e un mezzo per migliorare la qualità della nostra vita fraterna. 3. Non c’è dubbio che l’opzione capitolare di attendere prioritariamente alla 225 Cf SP, 15. XI CAPITOLO PROVINCIALE, Documento capitolare, Collevalenza di Todi 1993. 137 pastorale vocazionale, nel contesto della pastorale globale della Chiesa, è segno di responsabilità di fronte alla valenza e alla prospettiva del dono che abbiamo ricevuto dallo Spirito. Il Governo Generale invita la Provincia a far sua, con grande interesse e speranza, tale opzione che tocca la sua propria sopravvivenza. In merito sono da ritenere mezzi importanti il portare a termine il piano vocazionale proposto e l’attivare centri di accoglienza per i candidati. 4. Ciò che il Capitolo Provinciale indica sulla Formazione iniziale dei giovani che entrano a far parte della Congregazione deve realizzarsi con fedeltà tenendo conto delle diverse tappe e dei diversi aspetti della loro iniziazione missionaria. Così pure la Formazione permanente sarà un mezzo efficace di rinnovamento per i missionari nell’esperienza e nel servizio della Buona Novella. Il progetto «Parola - Missione» deve costituire un significativo apporto in questo campo. 5. La revisione delle posizioni impostata dai Capitolari costituisce una reale sfida per la Provincia a riesaminare la sua identità missionaria, riorganizzando il personale e le strutture apostoliche. Il lavoro pastorale nelle «comunità polivalenti» e nelle aree della marginalità che la Provincia ha assunto esige la corresponsabilità di tutti, in una azione congiunta con i laici. Una valutazione periodica permetterà di costatare l’apporto effettivo di queste iniziative nei confronti di una «Predicazione missionaria della Parola» secondo gli orientamenti del Documento SP. 6. Il generoso servizio che la Provincia compie nella Missione del Gabon deve giovarle per mantenere aperto il suo spirito nei confronti del progetto missionario della Congregazione in tutto il mondo, contando sull’apporto effettivo di tutte le comunità locali. Il Governo Generale incoraggia la Provincia a guardare il futuro con rinnovata speranza, sotto l’azione materna del Cuore di Maria e l’intercessione del P. Fondatore e dei Beati Martiri di Barbastro. La grazia dello Spirito renderà feconda l’opera missionaria dei Clarettiani d’Italia per la Nuova Evangelizzazione del nostro tempo. Rimango a sua disposizione come fratello in Corde Matris. Gaspar Quintana CMF. Segretario Generale Roma, 8 novembre 1993 DOCUMENTO CAPITOLARE PREMESSA Abbiamo visto questo Capitolo Provinciale come occasione decisiva per costituire un assetto organizzativo e di rinnovamento che garantisca il futuro. Il Capitolo ritiene innegabili positività la consapevolezza della nostra vocazione e della nostra identità missionaria, il desiderio sincero di tendere alla santificazione e di voler operare per la diffusione del Regno. Riconosce inoltre la ricchezza delle nostre radici, di ciò che hanno fatto le generazioni passate e di quanto questa nostra stessa generazione ha faticosamente fatto. Tutto questo è già un prezioso patrimonio per il nostro futuro. 138 XI CAPITOLO PROVINCIALE, Documento capitolare, Collevalenza di Todi 1993. Sono anche sotto gli occhi di tutti i gravi problemi che ci attraversano. Alcuni sono comuni alla vita religiosa in generale; ad esempio: la difficoltà di collocarci e di essere accolti come religiosi nella Chiesa e nel mondo; la dimensione comunitaria che, superato il modello del passato, stenta a raggiungerne un altro che risponda veramente alle esigenze di comunione e di apostolato. Altre difficoltà, individuate dal Capitolo Generale, le sentiamo anche nostre: ad esempio, l’atonia spirituale e un certo individualismo che spinge le persone a riappropriarsi di spazi visti come propri a detrimento della comune missione. La nostra Provincia in questo tempo è attraversata da un problema peculiarmente suo. Esso consiste nella difficoltà di rivedere le proprie posizioni apostoliche e di dare loro una strutturazione più efficace e più rispondente al nostro carisma. Ciò comporta un’adeguata revisione delle posizioni da tempo oggetto di dibattito nella nostra Provincia che sembra oggi in grado di assumere decisioni, come è emerso dai ripetuti incontri del Padre Provinciale con le Comunità. Il lavoro attualmente svolto in Italia soffre di un evidente scompenso per il prevalere del ministero parrocchiale che, da solo, non realizza la nostra identità (motivo organizzativo e carismatico); a tutto ciò va aggiunto che la media dell’età del personale è alta (motivo del personale). Per tutto questo il Capitolo, mentre ritiene improrogabile una revisioneriorganizzazione delle nostre comunità e, per questo, si decide, propone un programma articolato per la rivitalizzazione della nostra presenza, sia a livello spirituale che pastorale e carismatico. I. PROGETTO DI REVISIONE DELLE POSIZIONI Aree di impegno A. Aree di impegno l. Riteniamo che durante il triennio appena concluso il Governo provinciale nella persona del Superiore maggiore e attraverso uno stretto contatto con le comunità, abbia cercato di tracciare una via praticabile al fine di superare l’attuale statica situazione. Il primo passo è stato quello della individuazione delle aree della nostra azione missionaria. Ne sono state individuate cinque. Queste aree che, in realtà non costituiscono alcuna novità ma raccolgono il patrimonio della nostra storia ed esprimono il desiderio di riequilibrio, sono: 2. a) la predicazione missionaria itinerante b) la missione ad gentes c) la parrocchia d) la marginalità e) la formazione Queste cinque aree offrono una opportuna diversificazione che consente di rispondere alle esigenze dei singoli confratelli in sintonia col carisma e sono possibili e praticabili. 3. Le aree hanno un solido sostegno nel magistero congregazionale. In particolare nella dichiarazione dell’ultimo Capitolo Generale che è il nostro punto immediato di riferimento leggiamo: «Daremo maggiore impulso alla predicazione missionaria itinerante»226. «Occorre promuovere il rinnovamento della missione ad gentes del nostro carisma»227. «Dobbiamo promuovere una autentica esperienza di inserimento tra i po226 227 SP 19,1. SP 4,8. XI CAPITOLO PROVINCIALE, Documento capitolare, Collevalenza di Todi 1993. 139 veri per essere segno del Regno»228, e «coltivare una reale solidarietà con gli esclusi dal processo di sviluppo in Europa»229. «La formazione di ministri idonei è sommamente importante»230. «In tutte le nostre parrocchie si deve dare impulso… perché le comunità siano fermento di evangelizzazione e facciano della parrocchia clarettiana una comunità… al servizio dell’annunzio del Vangelo»231. 4. L’individuazione delle cinque aree costituisce un sicuro punto di riferimento del progetto di revisione che delinea l’organizzazione della nostra Provincia. B. Revisione delle posizioni 5. La Provincia avvia la revisione delle posizioni privilegiando lo sviluppo e l’attività di alcune comunità. Queste comunità non saranno caratterizzate da un solo tipo di attività ma saranno polivalenti. In altre parole: ognuna di esse tenderà a realizzare attività in tutte le cinque aree o almeno in più di una. Le comunità così costituite saranno flessibili quanto alle attività e potranno essere dislocate quanto alla residenza del personale. 6. Il progetto si concretizza così: Comunità di Segrate: parrocchia, missione nel campo della marginalità232, predicazione missionaria itinerante, collegamento con la missione ad gentes, promozione vocazionale. Comunità di Roma: governo provinciale, parrocchia, formazione iniziale (postulanti e professi), promozione vocazionale, collegamento con la missione del Gabon, predicazione missionaria itinerante, marginalità. Comunità di Palermo: parrocchia, promozione vocazionale, collegamento con la missione ad gentes, predicazione missionaria itinerante. Comunità dei Gabon: evangelizzazione missionaria, parrocchie, collegamento con la Provincia e con le varie comunità di sostegno, promozione vocazionale, percorsi formativi, accoglienza. Comunità di Altamura: predicazione itinerante, promozione vocazionale, collegamento con la missione, marginalità. 7. Il progetto sulle comunità polivalenti sarà attuato gradatamente. Potrà essere attivata prima una comunità dove vi è maggiore sensibilizzazione. L’attuazione sarà sempre preceduta da un tempo di approfondimento che consisterà nel dialogo e nella collaborazione su obiettivi precisi. Perché tale progetto possa essere realizzato si richiede che nel prossimo triennio le due comunità parrocchiali di Trieste e di Catania proseguano il lavoro ordinario, idealmente e nella speranza unite al cammino dell’intera Provincia disposte anche al sacrificio della chiusura se questo fosse necessario. All’interno delle singole comunità e a livello provinciale le attività dovranno procedere in modo integrato. 228 SP 20,2. SP 31,4. 230 CC 77. 231 Dir. [1987] 132. 232 La chiusura della comunità di Lierna aveva portato a collegare giuridicamente la realtà di Lecco alla comunità di Segrate (N.d.R.). 229 Revisione delle posizioni Comunità polivalenti 140 XI CAPITOLO PROVINCIALE, Documento capitolare, Collevalenza di Todi 1993. L’area che richiederà collaborazione da tutte le comunità sarà la predicazione missionaria itinerante. Il comune servizio alla parola esprimerà il vero punto di comunione delle singole comunità. Apostolato Missioni popolari Missione del Gabon Parrocchia Marginalità II. APOSTOLATO 8. Nel prossimo triennio tutta l’attività missionaria della Provincia si svilupperà attraverso le aree di impegno e l’accoglienza del progetto «Parola-Missione» che rende operative le conclusioni dell’ultimo Capitolo Generale. 9. La predicazione missionaria della Parola. Nell’ambito di quanto descritto nel Documento «Servitori della Parola»233 e rispettando la memoria storica della Provincia, vogliamo rivitalizzare la missione popolare. Un incaricato provinciale coordinerà l’organizzazione di missioni popolari, ne individuerà «spazi» specifici giovandosi della collaborazione del personale delle comunità con un opportuno calendario. 10. La Provincia, con la collaborazione dei confratelli nigeriani234, porta avanti la missione del Gabon (Missione ad gentes). Nei prossimi anni ci si impegnerà nei seguenti punti: a) si attiverà un processo di formazione dei missionari per dare loro l’effettiva possibilità di riposo, di riflessione sulla propria esperienza missionaria, di confronto con altre esperienze di missione e per animare le nostre comunità; b) si intensificherà il rapporto tra confratelli e comunità dell’Italia e quelle del Gabon; c) si promuoverà, con opportuni progetti, il soggiorno di clarettiani e volontari laici nella nostra missione (con un’attenzione alla formazione, a stages di sperimentazione e alle garanzie assicurative per le persone); d) si affiderà ad un responsabile l’organizzazione della Procura missionaria, che coordinerà le iniziative, i progetti e gli aiuti. Sarà suo compito promuovere incontri di sensibilizzazione alla missione. 11. L’attività parrocchiale si caratterizzerà conformemente ai dettami della dichiarazione capitolare «Servitori della Parola». Nella specificità del nostro carisma occorre: a) attivare un maggior coinvolgimento dei laici nella pastorale; b) organizzare nel territorio vive comunità ecclesiali con vero spirito missionario; c) sviluppare dei processi di iniziazione cristiana per gli adulti; d) incentivare la condivisione con i laici dell’ascolto e dell’annuncio della Parola anche a partire dal progetto specifico «Parola-Missione»; curare la formazione di quanti lavorano in parrocchia con incontri appropriati; e) affrontare lo studio sulla collocazione in aree urbane di tutte le nostre parrocchie. 12. Il ministero nel campo della marginalità. È un’area che raccoglie le presenze e scelte apostoliche e missionarie provocate dalle nuove povertà, dall’atten233 Cf SP 19,1-2. Nel 1988 fu stipulata una convenzione fra la Provincia Italiana e la Provincia Nigeriana per una collaborazione nella missione del Gabon (N.d.R.). 234 XI CAPITOLO PROVINCIALE, Documento capitolare, Collevalenza di Todi 1993. 141 zione alle minoranze etniche ed è uno dei modi concreti di rispondere alla nuova evangelizzazione, nell’esigenza della carità evangelica e della giustizia. L’esperienza condotta (Comunità di via Gaggio) merita approfondimento e reinterpretazione da parte di tutta la Provincia. 13. In tutte queste aree è vitale la condivisione con i laici tanto nell’impostazione quanto nella realizzazione e verifica riconoscendone la ricchezza e corresponsabilità. Spiritualità III. SPIRITUALITÀ MISSIONARIA missionaria 14. Perché l’apostolato sia efficace è necessario che sia vivificato da una fervida spiritualità. Abitata dalla Parola, come il Cuore di Maria, la nostra comunità non vivrà divisa né installata (cf Lc 1,38-39), non resterà mai insensibile ai clamori di Dio negli uomini (cf Gv 2,3), né servirà alcun idolo (Lc 1,49-52). Sarà terra buona che darà molto frutto (cf Lc 8,15-21). Proclamata da una comunità di fratelli che vivono uniti con Gesù e in Gesù (cf Mc 3,14; Gv 17,23) la Parola del Regno sarà credibile e attraente235. Nella profondità del Cuore di Maria scopriamo e impariamo il cammino dell’ascolto. Maria ha accolto nel suo Cuore la Parola (cf Lc 2,19-51) fatta storia nel clamore dei poveri (cf Lc 1,4853). Claret ci presenta il Cuore di Maria come la fornace ardente nella quale veniamo plasmati per essere araldi della Parola236. In sintonia con la dichiarazione del Capitolo Generale, la Provincia si impegna a: a) fare delle Costituzioni il nostro progetto di vita missionaria, considerandole l’asse centrale del nuovo impulso evangelizzatore; a questo scopo si utilizzeranno i mezzi offerti dalla Congregazione; b) coltivare lo sviluppo spirituale attraverso la fedeltà al progetto comunitario237, a quello personale238, per configurarci a Cristo evangelizzatore; c) migliorare le basi umane della nostra convivenza creando un ambiente fraterno che inviti alla condivisione; d) migliorare la qualità di vita privilegiando l’austerità e la sobrietà; e) costruire una Chiesa caratterizzata dalla solidarietà, dalla giustizia e dalla fraternità239; f) accompagnare chi vive in situazioni di miseria, oppressione e di non fede240. 15. La nostra spiritualità sarà guidata dalle indicazioni della dichiarazione ca- Parola-Missione pitolare Servitori della Parola che invita a lasciarci modellare dalla Parola di Dio. Facciamo nostro il progetto Parola-Missione del Governo Generale. Questo progetto va vissuto assieme ai secolari clarettiani e ai laici che condividono la nostra azione apostolica. Con il «Cammino di Emmaus» faremo sempre più nostra l’esperienza dei due discepoli. Si tratta di entrare nel clima di una vera mistica missionaria attraverso una let235 SP 11, 7. SP 11,15. 237 Cf SP 7,1. 238 Cf SP 13,3. 239 Cf SP 9,1. 240 SP 10,2. 236 142 XI CAPITOLO PROVINCIALE, Documento capitolare, Collevalenza di Todi 1993. tura vocazionale della Parola di Dio241, qualificando nel contesto della nuova evangelizzazione242 la nostra vita missionaria mediante un processo di lettura personale e comunitaria della Bibbia in chiave vocazionale. Tutto questo al fine di: a) approfondire la nostra fedeltà al Claret, la cui identità di servitore si costruisce a partire da una lettura vocazionale della Bibbia; b) nutrire la nostra spiritualità personale di contemplativi nella missione mediante la frequente lettura orante della Bibbia nel contesto della propria storia personale; c) eleggere la Parola di Dio a fonte di ispirazione della nostra condivisione comunitaria, tanto all’interno della comunità clarettiana, come nel cammino che facciamo con il popolo di Dio; d) qualificare meglio il nostro ministero della Parola, perno e ragione della nostra attività missionaria e delle nostre opere apostoliche; e) familiarizzarsi con la parola viva della Bibbia in quanto principio di interpretazione, di giudizio e di trasformazione del mondo. Vocazioni IV. PASTORALE VOCAZIONALE 16. La pastorale vocazionale nasce dal mistero stesso della Chiesa e promuove la varietà dei doni e dei ministeri. La pastorale vocazionale consiste nell’azione mediatrice di tutta la comunità cristiana tra Dio che chiama e coloro che sono chiamati, perché i doni elargiti dallo Spirito vengano generosamente accolti. La Comunità clarettiana, attraverso la fedeltà al dono ricevuto, è mediatrice tra Dio che chiama e coloro che nell’imperscrutabile disegno divino sono stati chiamati a vivere lo stesso dono carismatico. È unanime convinzione che tale pastorale delle vocazioni non potrà essere realizzata se non all’interno di una pastorale globale che miri alla rievangelizzazione dell’intera comunità ecclesiale e dell’intera comunità degli uomini. Proprio perché «azione mediatrice» la pastorale vocazionale è basata sulla preghiera e sull’annuncio della Parola di Dio. È opera dell’intera comunità ecclesiale ed entra nella pastorale di insieme. 17. Il Capitolo rinnova l’invito e stimola le comunità a svolgere effettivamente la loro opera di mediazione. Gli animatori di questa opera sono i superiori locali che, unitamente ai confratelli e a tutta la comunità cristiana, sono i veri responsabili della pastorale vocazionale. Tutte le comunità staranno in stretto rapporto con il Prefetto provinciale di formazione che è il coordinatore della PV. La Provincia rifletterà annualmente programmando e verificando. 18. Per l’immediato futuro la Provincia si dà la seguente organizzazione: a) adolescenti: per gli adolescenti, preferibilmente a partire da dopo il biennio, la Provincia costituisce una comunità di accoglienza (seminario minore) che, proseguendo l’opera di questi ultimi tre anni, abbia le caratteristiche e le mete educative descritte nel piano generale di formazione243. Sarà compito di ogni comunità locale motivare e accompagnare adolescenti nel loro cammino vocazionale fino al momento dell’ingresso al seminario minore o della preparazione al noviziato della Provincia, vincendo resistenze e riserve. 241 Cf SP n. 14. SP 4. 243 Cf PGF 307-311. 242 XI CAPITOLO PROVINCIALE, Documento capitolare, Collevalenza di Todi 1993. b) giovani: 143 i giovani che, all’interno delle singole comunità cristiane, manifestano segni di chiamata alla nostra Congregazione come missionari sacerdoti o missionari fratelli, dopo un tempo di discernimento nella propria comunità territoriale saranno invitati a proseguire la verifica vocazionale entrando in contatto con la comunità formativa degli studenti professi. Formazione V. FORMAZIONE INIZIALE iniziale 19. Il Noviziato. Terminato il tempo del discernimento i candidati, ammessi al noviziato, svolgeranno l’anno canonico in una delle Province della Congregazione, previo accordo con i responsabili. Terminato felicemente l’anno canonico, faranno un secondo anno di noviziato, proseguendo gli studi, al termine del quale potranno emettere la prima professione religiosa. Per i giovani che facciano ingresso dopo la maturità la comunità formativa delineerà l’itinerario di formazione e il tempo conveniente per l’anno canonico di noviziato ed eventualmente del secondo anno. 20. Studenti professi. Il Governo Provinciale costituisce una comunità formativa per gli studenti professi. La comunità formativa si adopererà a che i professi siano gradatamente introdotti nella vita della Provincia, conoscano i confratelli, le varie attività e i luoghi di missione. Non manchi agli studenti un luogo di iniziazione apostolica. I formandi della missione del Gabon seguiranno il progetto formativo del Governo generale per i Paesi del Centro-Africa. Formazione VII. FORMAZIONE PERMANENTE 21. Il Capitolo Provinciale ritiene la formazione permanente essenziale per il permanente rinnovamento dei singoli e delle comunità. Il Governo Provinciale farà di essa uno dei punti prioritari del suo mandato. Il programma formativo della Provincia avrà le seguenti direttrici: a) La Provincia, consapevole del particolare momento che sta attraversando, si pone in uno stato di revisione e rinnovamento non solo quanto alle posizioni, ma anche quanto alle persone, e adatterà alla propria situazione il progetto del Governo generale, Parola-Missione, che sarà strumento privilegiato di ascolto, confronto e revisione di vita. La Sacra Scrittura sarà posta al centro della vita e dell’azione apostolica della comunità. b) Ogni anno un’area prioritaria costituirà l’ambito della formazione permanente che verrà affrontata con la dinamica partecipativa che ridescriva il passato, interpreti il presente e individui il futuro. Il progetto personale sarà un ulteriore stimolo al rinnovamento spirituale244; così pure quello comunitario. d) La partecipazione ai corsi organizzati dal Governo Generale è un’altra occasione utile e importante, come pure i momenti di formazione della Chiesa locale. 244 Cf CPR 67. 144 Economia XI CAPITOLO PROVINCIALE, Documento capitolare, Collevalenza di Todi 1993. VII. ECONOMIA 22. La testimonianza di povertà che la Congregazione, attraverso l’ultimo Capitolo Generale ci ha chiesto, è quella di «identificarci con i poveri, senza i quali è difficile comprendere ed annunciare la Parola di Gesù»245. Tale identificazione chiede un impegno concreto sia a livello provinciale che comunitario e personale. Alla Provincia, quindi, alle comunità e alle persone l’onere di lanciare segnali univoci, allo stesso tempo trasparenti e integrati. 23. La Provincia nel prossimo futuro si impegna a proseguire il processo di revisione delle strutture economiche già avviato nel precedente capitolo, ed a pensare una politica economica interpretata nella luce dell’identificazione con i poveri. 24. È compito di tutta la comunità, ed in particolare dei diretti responsabili, vigilare a che le amministrazioni non solo siano condotte fedelmente, in conformità al nostro ordinamento, ma che siano effettivamente a servizio del progetto di formazione e di apostolato che la Provincia si è dato. 245 SP 16,4. Una porta sulla piazza, Palermo 1995. 145 UNA PORTA SULLA PIAZZA Palermo 1995 Per attuare il dettato capitolare, nel programma per il triennio 1993-1996 il Governo provinciale previde di raccogliere la memoria storica del ministero svolto nella Provincia e di arrivare a sintesi che aiutassero per il cammino futuro. I tre ambiti per i quali si prevedeva questo percorso erano il ministero itinerante della Parola, la parrocchia e la missione ad gentes. L’anno 1994 fu dedicato al ministero itinerante con un momento culminante vissuto ad Altamura, nel quale fu anche presentata una memoria storica preparata da P. Franco Stano246. Nel 1995 la riflessione riguardò invece la parrocchia. Raccolta la memoria in alcuni incontri, il percorso culminò in un incontro a Palermo in cui parteciparono confratelli impegnati nel ministero parrocchiale e alcuni laici delle nostre parrocchie. In questo incontro furono approvate queste brevi note di programmazione pastorale. Il lavoro sulla missione ad gentes verrà portato a termine nel sessennio successivo. [FONTE: CMF Notiziario (1995) 252-253]. *** 1. Nell’ambito di una chiesa locale, la parrocchia è chiamata ad essere comunità cristiana di popolo. È qui in modo particolare che il popolo di Dio si rende visibile. La popolarità è perciò un elemento caratteristico, irrinunciabile per ogni parrocchia, comunque e dovunque essa viva la propria esperienza: la sua porta deve rimanere aperta sulla piazza. È una porta attraverso cui la chiesa esce nel mondo ed invita il mondo ad entrare nella chiesa. Nelle situazioni urbane in cui operano le nostre parrocchie è necessario educare alla coscienza di essere popolo, stimolando processi di libertà, in cui si chiarisca il rapporto diritti-doveri, proprio di una corretta dinamica popolare, oggi offuscato da una visione molto individualistica della vita. Spiritualità Spiritualità 2. Per essere fedele alla propria vocazione e missione, la comunità cristiana deve essere sempre in atteggiamento di ascolto di «ciò che lo Spirito dice alle chiese»247. È perciò essenziale ad essa una forte dimensione spirituale, che trovi alimento nella parola di Dio e che si esprima nella concretezza delle situazioni in cui viviamo. In questo momento del cammino della congregazione è per noi strumento in tal senso privilegiato il progetto parola-missione. Spiritualità ed etica sono due facce della stessa realtà: il rapporto dell’uomo con la verità, da cercare con impegno e da amare con forza. In questa prospettiva, alcuni passaggi possono e devono essere condivisi con tutti coloro che esprimono la medesima passione per la verità. 246 FR. STANO, Solchi profondi. Le nostre missioni popolari negli anni 1926-1940, Altamura, 29 giugno 1994. Il fascicolo contiene anche due appendici: Fiori campestri, appunti di P. Ilario Lorente, e Fiori e frutti della Vergine della Visitazione in terra di Lucania, di P. Francesco Husu. 247 Ap 2,7. Una porta sulla piazza, Palermo 1995. 146 La comunità La comunità religiosa-presbiterale 3. Ferme restando ovviamente le specifiche competenze e responsabilità del parroco, la cura pastorale della parrocchia è affidata all’intera comunità religiosa. Nelle nostre parrocchie, pertanto, la comunità religiosa ha come primo e fondamentale ministero quello della parrocchia stessa. Ogni confratello è a pieno titolo inserito nella parrocchia ed è corresponsabile nell’attuazione del programma pastorale. È necessario che la comunità religiosa dia insieme visibilità al proprio servizio pastorale unitario. Ciò trova espressione anche nella partecipazione al consiglio pastorale parrocchiale e al consiglio parrocchiale per gli affari economici e, a livello più ampio, agli incontri diocesani o di forania. 4. La comunità religiosa vive la propria vocazione e missione clarettiana, che costituisce un motivo di arricchimento anche per la parrocchia. Per questo motivo la dimensione clarettiana va testimoniata, certo senza enfasi ma anche senza pudori, come un dono di grazia per le parrocchie in cui svolgiamo il nostro ministero, dono che per tanti aspetti è condiviso anche dai laici. Questa testimonianza, tacita ed esplicita, passa anzitutto attraverso la quotidianità e si esprime talvolta con alcuni segni. Per rendere più chiaramente visibile il carisma della vita consacrata, è opportuno curare i rapporti con le altre comunità religiose, che vivono e operano nell’ambito delle nostre parrocchie. I laici I laici 5. Nella parrocchia i laici, che ne costituiscono la componente fondamentale, sono a pieno titolo corresponsabili dell’andamento della comunità, dalla formulazione del programma pastorale alla sua verifica. I laici portano la ricchezza ministeriale loro propria, importante per la parrocchia e complementare al ministero specifico dei presbiteri. Tale ministerialità viene espressa sia all’interno della comunità, nell’organizzazione della sua vita, sia all’esterno, in quella presenza capillare nel mondo, che è propria del laico: lì si esercita il sacerdozio comune nel portare il mondo a Dio e Dio al mondo248. 6. Affinché la comunità cristiana venga sempre più arricchita dai carismi che lo Spirito elargisce e possa crescere nell’unità, è necessario che i gruppi e i movimenti presenti nel territorio si sentano partecipi della vita parrocchiale. In questa prospettiva, per la quale bisogna impegnarsi, si inserisce anche la proposta del movimento dei laici clarettiani. 7. Per realizzare tali obiettivi è decisivo l’impegno per la formazione dei laici. A tal fine devono essere valorizzati gli strumenti di cui disponiamo a vari livelli (parrocchia, forania, diocesi). Un momento specifico clarettiano è oggi il progetto parola-missione. Esso può garantire anche una certa unità di itinerario formativo fra le nostre diverse parrocchie. Urgenze Urgenze e stile pastorale 8. In questo momento storico, il motivo di maggiore inquietudine, cui la comunità cristiana deve rispondere, è l’insignificanza esistenziale, che in tanti modi si manifesta nella nostra società e che costituisce la radicale povertà di tante per248 Cf LG 31. Una porta sulla piazza, Palermo 1995. 147 sone, incapaci di formulare una parola chiara su di sé e sulla propria storia. Di fronte alla cultura dell’immagine che ipertrofizza l’apparenza a discapito della sostanza, dobbiamo saper cogliere ciò che è essenziale e indicarlo al mondo. Noi cristiani sappiamo che questo coincide con la missione affidata alla chiesa di condurre tutti gli uomini alla parola. Rispettando i diversi momenti della pre-evangelizzazione, evangelizzazione e catechesi, dobbiamo ricuperare con forza il dinamismo della parola che «è stata, è e sarà sempre la regina del mondo»249. 9. Il bisogno di tornare a ciò che è essenziale e di contrastare la mera apparenza delle cose suggerisce di servirsi, per l’annuncio del Vangelo, di mezzi poveri250. Lo stile pastorale deve garantire la popolarità; al centro vi è l’attenzione alle Stile pastorale persone: la disponibilità, la capacità di ascolto. L’attenzione alle persone impone la massima stima della libertà dell’altro. La porta della chiesa è aperta e ciascuno è invitato ad entrare, ma nessun legame umano può costringere. Ciò impone a tutti gli operatori pastorali, e innanzi tutto ai presbiteri, di non vincolare alcuno a sé, ma di aiutare invece a scoprire il valore del Vangelo che lega con il solo vincolo della verità. Revisione delle posizioni Revisione delle 10. La revisione delle posizioni è necessaria perché la nostra azione sia fedele posizioni all’ispirazione carismatica e alle reali necessità della chiesa. Nell’attuale situazione della provincia la revisione riguarda innanzi tutto le parrocchie, essendo questo il principale ministero da noi svolto. La prima revisione pelle parrocchie è costituita dalla verifica di esse alla luce della corresponsabilità dei laici. A tal fine, nel prossimo anno, il consigli pastorali delle nostre cinque parrocchie avvieranno una riflessione partendo da queste note di programmazione. Un successivo passaggio dovrà verificare se la provincia può garantire in modo adeguato il servizio presbiterale a tutte le parrocchie in cui è attualmente impegnata. Palermo, 29 giugno 1995 249 250 Aut. 449. Cf CARITAS ITALIANA, Lo riconobbero nello spezzare il pane. Carta pastorale, n. 5. 148 JOSEP MARÍA ABELLA, Verbale della visita canonica generalizia, Roma 1996. LA VISITA CANONICA GENERALIZIA DEL 1996 Dal 24 aprile al 3 giugno 1996 si tenne la Visita Canonica Generalizia, della quale fu incaricato P. Josep María Abella, prefetto generale di apostolato. La Visita si svolgeva nell’imminenza del XII Capitolo provinciale. Nel triennio che si chiudeva vi erano stati alcuni passaggi significativi. La missione del Gabon, insieme a quelle del Camerun e dello Zaire (poi Repubblica Democratica del Congo), era entrata a far parte della Confederazione delle Missioni Clarettiane dell’Africa francofona. Si avviava, così, il processo per una futura autonomia. Ancora riguardo la missione, si era riorganizzata la Procura, con sede a Segrate. Secondo le indicazioni del Capitolo provinciale, in Italia era stata aperta una nuova comunità per gli studenti professi, ma di essa era stata già decisa la soppressione. Il tutto aveva comportato molte sofferenze e incomprensioni. Il Verbale della Visita, come di consueto, ci offre il quadro della situazione e, più di altre volte, alcune suggestioni per il futuro sulle quali il Visitatore impegnò il Capitolo provinciale. [FONTE: MISSIONARI CLARETTIANI, Prospettive per il servizio missionario della parola delle nostre comunità, Roma 1996, 10-22]. *** VERBALE DELLA VISITA CANONICA GENERALIZIA I. INTRODUZIONE Il 24 aprile 1996 ho cominciato la Visita canonica generalizia alla Provincia d’Italia, in nome dei Padre Generale Aquilino Bocos. La Visita si è conclusa il 3 giugno con una riunione con il Governo provinciale. Parallelamente alla Visita canonica è stata fatta una Visita periziale economica alle Comunità e alle attività della Provincia. L’ha realizzata, con dedizione e competenza, Padre Asterio Niño, superiore della comunità del Claretianum di Roma, che ringrazio sinceramente per il suo prezioso aiuto. Innanzitutto desidero ringraziarvi della fraterna accoglienza che mi avete riservato e della collaborazione che ho riscontrato in tutti. Lo faccio a nome mio e dei Padre Asterio Niño. Per ambedue è stata un’esperienza arricchente e ringraziamo Dio della vita missionaria che palpita in ogni persona che compone la comunità clarettiana d’Italia. Durante la Visita ho potuto parlare personalmente con tutti i Clarettiani incardinati nelle case che la Provincia possiede in Italia. Ho esaminato i libri delle Comunità, conformemente a quanto determinato nel nostro Direttorio. Prendo atto che, in generale, i libri sono portati con fedeltà e diligenza. Vi ringrazio di cuore per la opportunità che mi avete offerto di partecipare ai Consigli parrocchiali e agli incontri con altri gruppi di spiritualità o di apostolato. Non ho potuto salutare tutti i Vescovi delle Diocesi in cui lavoriamo. La concomitanza con la riunione plenaria della Conferenza episcopale e altre ragioni non lo hanno permesso. Ad ogni modo, i Pastori che ho potuto incontrare, mi hanno parlato in termini positivi del lavoro dei Clarettiani nella cura pastorale e nell’animazione missionaria delle loro Diocesi. JOSEP MARÍA ABELLA, Verbale della visita canonica generalizia, Roma 1996. 149 Contesto della II. CONTESTO NEL QUALE SI REALIZZA LA VISITA La Visita canonica generalizia si situa in un momento preciso della storia e Visita della vita della Provincia, la quale si prepara a celebrare il suo XII Capitolo provinciale nel prossimo mese di luglio. In questo clima, la Visita, ha voluto essere un aiuto nella valutazione della vita missionaria della Provincia e un accompagnamento nel discernimento delle opzioni e delle linee operative che dovranno orientare il futuro. Questo sforzo di discernimento si colloca, a sua volta, all’interno dei momento sociale ed ecclesiale che l’Italia vive. Lo sforzo che il Paese sta facendo per consolidare la vita nazionale sui principi della giustizia e della solidarietà deve avere una risonanza concreta nella nostra riflessione e nei nostri programmi. Gli orientamenti emanati dal Convegno nazionale della Chiesa italiana, tenuto poco tempo fa a Palermo, e quelli dei Sinodi di alcune Diocesi nelle quali lavoriamo, sono altrettanti punti di riferimento obbligati per noi. Il Papa ci ha indirizzato recentemente l’esortazione apostolica «Vita consecrata», che ci richiama alla valorizzazione della dimensione profetica della nostra vita. La Congregazione, da parte sua, è impegnata in un grande sforzo di rinnovamento per poter dare una risposta più radicale e generosa alle istanze missionarie dei mondo di oggi. Iniziative concrete, come il progetto Parola-Missione, il Piano generale di formazione, gli Incontri missionari celebrati nei diversi Continenti, danno ragione di una seria volontà di essere fedeli al carisma missionario che ci distingue nella Chiesa. Ecco il contesto nel quale si sviluppa la vostra vita e la vostra missione e che non può sparire dall’orizzonte della nostra riflessione in questo momento di valutazione e di proiezione verso il futuro. III. QUALCHE CONSIDERAZIONE Desidero condividere con voi qualche riflessione scaturita dal dialogo e dagli incontri che ho potuto avere in questi giorni. Segni positivi 1. Una vita missionaria ricca di segni positivi Innanzitutto debbo dire di aver incontrato una vita missionaria piena di segni positivi. Non è possibile raccoglierli tutti, ma voglio sottolinearne qualcuno. Nei colloqui personali sono stato testimone della qualità della vita spirituale e dell’impegno missionario di molti clarettiani. Li ringrazio di tutto ciò e li esorto a continuare nella ricerca della radicalità evangelica e nella sequela di Cristo missionario. Mi sono reso conto dell’impegno che la Provincia esprime nella fedeltà al carisma missionario clarettiano attraverso il lavoro apostolico, nonostante la scarsità di personale patita in questi ultimi anni. I Clarettiani d’Italia vogliono continuare la tradizione missionaria che ha caratterizzato la Provincia e rinnovarla e orientarla secondo le esigenze della società e della Chiesa di oggi. Il servizio che si presta alla Chiese d’Italia e del Gabon sono una genuina manifestazione del carisma missionario clarettiano. La Provincia collabora alla missione universale della Congregazione attraverso l’animazione pastorale della Basilica dei Cuore di Maria a Roma e mediante il lavoro di alcuni dei suoi membri in attività di competenza generalizia. La Congregazione vi ringrazia di questi servizi. Voglio sottolineare lo sforzo prodotto negli ultimi anni per ricuperare la me- 150 JOSEP MARÍA ABELLA, Verbale della visita canonica generalizia, Roma 1996. moria storica dell’attività missionaria della Provincia nel campo della parrocchia, della missione popolare, della marginalità e della missione «ad gentes». Tutto ciò contribuirà a dare maggiore spessore alle opzioni del futuro e può giovare alla creatività nell’impostazione delle linee programmatiche. Così pure, mi pare apprezzabile la volontà di articolare la vita e la missione delle comunità sulla base delle cinque opzioni (Parrocchia, missione popolare, marginalità, formazione e «missione ad gentes»), di modo che ogni comunità sia in grado di vivere e di esprimere i tratti fondanti della missione clarettiana, per come la Provincia li ha concepiti. Con l’intento di aiutarvi nella crescita della vita missionaria, vi segnalo alcuni punti che considero importanti in questo momento della vita provinciale. Spiritualità La comunità provinciale Progetto comunitario 2. Spiritualità e comunità. 2.1. Necessità di una spiritualità centrata sulla Parola di Dio. Insisto ancora una volta nell’invitarvi ad inserire nel ritmo della vita personale e comunitaria l’itinerario della lettura biblica proposto dal progetto Parola-Missione. È uno strumento di qualifica della vita missionaria clarettiana. Alcune comunità lo realizzano molto bene. E l’esperienza di alcuni gruppi laicali che lo hanno accolto sta risultando molto positiva. Nel progetto sono pienamente integrate le Costituzioni e la memoria dell’esperienza spirituale e apostolica dei nostro Fondatore. La fedeltà al progetto dovrà aiutarci a ricuperare tempi di preghiera personale, di studio e di incontro comunitario. Così pure esigerà da noi una sensibilità molto acuta nel captare i segni dei tempi e ci stimolerà nel prendere una posizione chiara dinanzi agli accadimenti e alle situazioni del mondo. 2.2. Necessità di approfondire il senso della comunità provinciale. Ho potuto percepire che nella Provincia e in particolare in alcuni membri di essa, talune esperienze vissute nel passato hanno provocato un senso di sfiducia nei confronti di persone o nei confronti della stessa comunità provinciale. Alcuni giudizi che si pronunciano o alcune prese di posizione sul presente o sul futuro della Provincia rivelano uno spaccato della vita personale o comunitaria che deve essere trasformato. Mi pare che ci sia la necessità di ricostruire un senso di fiducia a livello di Provincia. Il futuro può essere costruito soltanto da una comunità di persone che si stimano e si sentono fortemente unite nella partecipazione ad uno stesso carisma al servizio dei Regno. La vita delle comunità può migliorare in molti aspetti e dobbiamo cercare i mezzi opportuni perché ciò avvenga. 2.3. Il progetto comunitario. La Congregazione ha molto insistito su questo tema per l’importanza che riveste in ordine alla crescita missionaria della comunità. Alcune considerazioni: a) La vita della comunità missionaria si caratterizza per un duplice riferimento: alle Costituzioni e ai documenti congregazionali che le interpretano e ne esplicitano il significato, e alla realtà nella quale siamo immersi. Il saper coniugare, questi due riferimenti costituisce la base di un buon progetto comunitario. (È curioso vedere talvolta progetti comunitari pieni di citazioni di documenti, ma senza alcun riferimento alla situazione delle persone con le quali viviamo e alle quali siamo stati inviati come evangelizzatori. Si tratta di una deplorevole omissione). b) La realizzazione della «comunità polivalente», richiesta dal Capitolo provinciale anteriore e tante volte ricordata durante l’ultimo triennio, esige un progetto comunitario chiaro. Solamente attraverso la elaborazione seria di questo progetto da parte di tutti e la valutazione della vita a partire da esso, JOSEP MARÍA ABELLA, Verbale della visita canonica generalizia, Roma 1996. 151 si arriverà a costruire la comunità polivalente e a coordinare, in modo efficiente e significativo, le sue diverse espressioni apostoliche. c) Il progetto deve essere condiviso con il resto della Provincia e integrato nel suo progetto globale. In ciò si basa il criterio dell’approvazione che il Governo provinciale deve dare al progetto di ogni Comunità. È necessaria una animazione dei Superiori, tanto a livello provinciale quanto a livello locale, per l’elaborazione del progetto. Il Governo provinciale potrebbe offrire una guida alle comunità. d) Il progetto comunitario deve far riferimento alle diverse dimensioni che configurano la vita della comunità: la spiritualità, la relazione interpersonale, l’apostolato, la formazione e l’economia. Per ciascuna dimensione dovrà segnalare i criteri che ispirano la vita della comunità e le azioni concrete per attuarli. 2.4. L’animazione dei superiori e la vita della comunità. Mi sembra importan- I superiori te e necessario che i Superiori locali intensifichino la loro azione animatrice, ma, allo steso tempo, chiedo a tutti di collaborare con il Superiore per dare alla vita della comunità quelle peculiarità rispondenti a un gruppo di discepoli di Gesù. Le Costituzioni ci segnalano le caratteristiche che devono definire la comunità clarettiana. È da irresponsabili arrogarsi il diritto di criticare ed esimersi, allo stesso tempo, dall’obbligo di collaborare attivamente alla costruzione della comunità locale e provinciale. Nella maggioranza dei membri della Provincia ho notato una certa incapacità di autocritica. 3. Apostolato Apostolato 3.1. Una esperienza gioiosa. Ho visto nella Provincia un impegno apostolico ammirevole. Tutti lavorano con entusiasmo e vivono il loro lavoro come espressione gioiosa della propria vocazione clarettiana. Credo che sia un dato molto positivo e che deve essere sottolineato. 3.2. Il cammino fatto. Il dinamismo apostolico che attualmente la Provincia esprime è frutto dell’impegno generoso dei clarettiani che ne hanno fatto e ne fanno parte. Alcune scelte apostoliche sono state intraprese in momenti difficili e senza un riferimento esplicito alla comunità, anche se non al di fuori di una reale sintonia con il carisma clarettiano. Questa ricchezza apostolica deve essere accolta da tutti come il migliore patrimonio della Provincia. 3.3. La revisione delle posizioni. È questo un tema che, oltre a preoccupare la Revisione delle Provincia, ha talvolta anche angustiato alcuni dei suoi membri. Si tratta, senza posizioni dubbio, di una normale esigenza del carisma caratterizzato da elementi essenziali, quali il senso della intuizione, la disponibilità e la cattolicità. Tutto ciò si traduce nella ricerca di risposte pastorali nuove di fronte alle sfide che emergono nel mondo e nella Chiesa. Non v’è dubbio che il tema della revisione delle posizioni deve essere interpretato correttamente. Non si tratta, innanzitutto, di decidere ciò che si deve lasciare o sopprimere, ma di stabilire come deve essere interpretato oggi il carisma missionario che ci qualifica e che ci impegna concretamente. In base a ciò, potremo affrontare in modo positivo il tema della possibile soppressione di qualche posizione pastorale attuale. Il Capitolo provinciale è lo strumento che deve segnalare le priorità e definire le opzioni dei futuro. Creare le condizioni perché queste priorità possano essere attuate è un’incombenza dei Governo provinciale, che dovrà valutare se a tal fine è necessario abbandonare alcune delle posizioni attuali e, in caso affermativo, prendere le necessarie decisioni. 152 Comunità polivalenti Missione Gabon Lontani Laici Pastorale giovanile JOSEP MARÍA ABELLA, Verbale della visita canonica generalizia, Roma 1996. 3.4. Proposte per il futuro. Sono convinto che la Provincia debba continuare a caratterizzare le comunità sulla base delle cinque priorità individuate nel precedente Capitolo provinciale: Parrocchia, missione popolare, marginalità, formazione, «missione ad gentes». Ogni comunità potrà porre un accento particolare su qualcuna di queste priorità, impegnandosi però ad attuare anche le altre. È necessaria una continuità, se si vuole potenziare veramente il lavoro apostolico. C’è il pericolo di fare di queste opzioni e della comunità polivalente che da esse trae origine un alibi per giustificare tutto. È questo un pericolo che deve essere evitato e, a tal fine, mi permetto di darvi alcuni suggerimenti che possono servire per l’orientamento futuro. Credo che la Provincia dovrebbe assumere un doppio impegno per potenziare la sua dimensione missionaria: a) Creare in Italia almeno due comunità nelle quali le opzioni (soprattutto la parrocchia, la missione popolare e la marginalità) possono essere realizzate in modo significativo. Queste comunità dovranno fare un progetto nel quale risulti chiara la forma di coordinamento, nella vita e nelle attività, dei diversi elementi della strategia missionaria e valutarlo periodicamente. Tale obiettivo dovrebbe essere assunto dal Governo provinciale come prioritario nella distribuzione del personale e nel discernimento circa la possibilità o meno di continuare a gestire tutte le opere che la Provincia attualmente annovera. b) Continuare ad impegnarsi con la Missione del Gabon, nel contesto della Confederazione delle missioni clarettiane dell’Africa francofona. La realtà della Missione apre alla Provincia una prospettiva più ampia di quella italiana e ciò contribuisce a mantenere vivo il suo spirito missionario e ad esercitare un’influenza positiva nelle comunità cristiane che animiamo. 3.5. Aspetti da potenziare nel nostro lavoro apostolico. Desidero dar risalto ad alcuni aspetti che mi paiono importanti nella dinamica dell’azione apostolica provinciale in questo momento: a) Aprirsi ai lontani. La missionarietà clarettiana non può esaurirsi nella cura pastorale dei fedeli, ma deve aprirsi a quegli ambienti che in modo particolare necessitano dell’annuncio evangelico. È questa una dimensione da tener sempre presente nella formulazione dei programmi pastorali della parrocchia, nell’organizzazione della missione popolare, ecc. Anche la cura pastorale delle persone più vicine alla comunità cristiana deve essere sempre ispirata a questa dimensione missionaria. b) La collaborazione con i laici. Si tratta di una collaborazione corresponsabile che può assumere forme differenti. Bisogna superare l’atteggiamento da «insegnanti», tanto presente in alcuni clarettiani, per passare all’atteggiamento della «condivisione» e della «ricerca comune». È proprio nella interazione dei carismi e delle vocazioni che sperimentiamo la pienezza della forza dello Spirito. c) La pastorale giovanile. All’interno di essa deve accentuarsi di più la dimensione vocazionale. Finalità della pastorale giovanile è quella di condurre il giovane ad una scelta vocazionale cristiana, e l’opzione per la vita religiosa e il ministero sacerdotale trovano proprio qui il loro clima più adeguato. È sempre difficile saper ripartire l’attenzione tra il grande gruppo giovanile e il piccolo gruppo che manifesta una maggior sensibilità religiosa. Credo che nelle nostre parrocchie sia necessario dedicarsi maggiormente al piccolo gruppo, ai processi di approfondimento della fede e all’accompagnamento spirituale dei giovani che lo desiderano. È importan- JOSEP MARÍA ABELLA, Verbale della visita canonica generalizia, Roma 1996. 153 te accogliere tutti, ma è indubbio che la creazione di un gruppo dotato di una identità cristiana forte e motivata può essere il modo migliore per coagulare l’interesse dei giovani più lontani. Bisogna insistere sul fatto che tutti i progetti pastorali parrocchiali tengano conto della animazione vocazionale. d) La dimensione di giustizia e pace. Non può essere lasciata solo nelle mani Giustizia e Pace degli incaricati. Se tutta la nostra pastorale non è impostata nell’ottica dei poveri e degli emarginati è da considerarsi lontana dal modo di fare di Gesù. Una efficace interazione all’interno della comunità polivalente può essere di grande aiuto in questo senso. 3. Formazione 3.1. La promozione vocazionale è un impegno di tutti. Non c’è bisogno di insistere su questo. Le Costituzioni ce lo dicono chiaramente. Bisogna soltanto realizzarla. La preghiera per le vocazioni, l’accoglienza e la vicinanza ai giovani, l’appoggio deciso e non la critica a quelli che dedicano molte ore dei giorno e della notte alla pastorale giovanile sono gli aspetti importanti di questa attività. Non dobbiamo avere paura di fare una proposta missionaria clarettiana a quei giovani che accompagniamo più da vicino. Non si può dimenticare, d’altra parte, che la testimonianza della nostra vita personale e comunitaria è la migliore proposta in ordine alla sequela di Cristo nella nostra comunità missionaria. 3.2 - L’itinerario formativo. Nel dialogo che ho avuto con i formatori e i seminaristi ho percepito fortemente l’urgenza di un itinerario formativo per la Provincia. Bisogna saper valutare l’impegno concreto che la Provincia può esprimere nei confronti dei giovani clarettiani in formazione, confrontandolo con la qualità formativa che può essere conseguita attraverso la collaborazione con altri Organismi europei. Farsi carico della prima tappa formativa, fino al noviziato (da farsi eventualmente dopo il biennio filosofico perché il candidato sia meglio preparato per assimilare l’esperienza della formazione posteriore) sarebbe per la Provincia un impegno a concentrarsi su questa fase iniziale della formazione. Il noviziato e l’itinerario teologico potrebbero essere programmati in collaborazione con altri Organismi europei, offrendo ai giovani la possibilità di una iniziazione più sistematica alla vita missionaria clarettiana. Il Capitolo dovrà pronunciarsi con chiarezza su questo tema. 3.3. La formazione permanente. Su questo argomento voglio sottolineare tre punti: a) Fedeltà nella realizzazione dei progetto Parola-Missione, a livello personale e comunitario. b) Studio approfondito della cultura e delle situazioni dei mondo di oggi per poter intavolare un dialogo fecondo sulla evangelizzazione. La Congregazione in Europa sta facendo uno sforzo in questo senso e sarebbe bene che tutti noi approfittassimo di più di questi momenti di riflessione e di discernimento congregazionale. c) La partecipazione ai corsi o ad altre iniziative di formazione permanente e di animazione missionaria programmati dalla Congregazione. Vocazioni Formazione iniziale Formazione permanente Economia 4. Economia 4.1. La situazione della Provincia. La Provincia ha vissuto dei momenti difficili per quello che concerne l’economia. Credo che la situazione attuale sia più se- 154 Relazioni Amministrazione Procura missionaria JOSEP MARÍA ABELLA, Verbale della visita canonica generalizia, Roma 1996. rena e possa permettere una migliore pianificazione di questo settore importante della nostra missione. Il Capitolo dovrà offrire al nuovo Governo provinciale i criteri che guideranno la sua azione nel campo economico. 4.2. Alcuni punti da tener presenti. Sottolineo qualche aspetto da valutare nell’organizzazione economica della Provincia: a) Relazione individuo – comunità. Sono convinto che la trasparenza di ognuno nei confronti della comunità sia un dato fondamentale del buon andamento della comunità stessa. Tutti conosciamo molto bene le esigenze della povertà religiosa che ci obbliga a condividere i beni tra di noi e con i poveri e a porli al servizio della missione. Tutto ciò che guadagniamo con il nostro lavoro, o riceviamo in forma di carità, appartiene alla comunità, che dovrà decidere sull’uso dei beni a seconda delle varie forme di apostolato che i suoi membri realizzano. b) Relazione comunità locale – Provincia. Do atto alle comunità della generosità dimostrata nei confronti dell’amministrazione provinciale per la soluzione delle difficoltà che si sono create recentemente. Tutti sappiamo che la nostra legislazione stabilisce molto chiaramente per le comunità locali la proibizione di capitalizzare, a meno che non si tratti di casi particolari e sempre con il permesso del Governo provinciale251. Invito le comunità locali a sostenere generosamente l’amministrazione provinciale: questo è il modo più efficace per appoggiare la formazione di nuovi missionari e la realizzazione delle finalità della Provincia. Il responsabile della amministrazione provinciale ha, dal canto suo, il dovere di informare con chiarezza la Provincia sullo stato della sua economia. La riunione periodica dei Consiglio provinciale di economia e degli economi locali deve costituire a tal fine uno strumento idoneo. Queste riunioni sono, a loro volta, il luogo appropriato per discutere le soluzioni da adottare e proporle al Governo provinciale. c) Relazione Provincia – Congregazione. Ringrazio la Provincia della collaborazione che offre all’amministrazione generale affinché questa possa sostenere la formazione dei nuovi missionari e aiutare le Province in stato di difficoltà. La generosità deve essere il criterio che guida la Provincia in questo settore. 4.3. Una migliore organizzazione dell’amministrazione. Sarebbe opportuno ricercare una maggiore unità di criteri e di forme per le amministrazioni locali. Il nuovo Governo provinciale potrebbe in ciò dare un aiuto alle comunità. Una più marcata centralizzazione dell’amministrazione a livello di Provincia sarebbe di valido aiuto. L’esperienza in questo senso della maggioranza degli Organismi della Congregazione si è dimostrata molto positiva. 4.4. Potenziare la Procura missionaria. Giudico positivamente l’impulso dato alla Procura missionaria, sia come impegno nell’animazione, sia come raccolta di fondi per sopportare la missione dei Gabon. Vi incoraggio a proseguire e a migliorare su questa strada. Sarebbe altrettanto positivo considerare l’opportunità di aiutare altre missioni della Congregazione, oltre a quella della Provincia. IV. CONCLUSIONE Vogliate accettare queste osservazioni con benevolenza. Nascono dal sincero interesse per la vita della Congregazione in Italia. 251 Il testo presenta qui un refuso tipografico, con lo spostamnteo di un paragrafo (N.d.R). JOSEP MARÍA ABELLA, Verbale della visita canonica generalizia, Roma 1996. 155 Vi invito a guardare il futuro con speranza e con un cuore ardente di zelo missionario. Vi ringrazio della testimonianza di vita missionaria che mi avete dato, come pure della fraterna accoglienza. Chiedo perdono di eventuali mancanze di sensibilità nei confronti delle persone. A Maria raccomando la vita e l’azione missionaria dei Figli del suo Cuore appartenenti alla Provincia italiana. Al Padre Fondatore chiedo che vi aiuti ad essere continuatori della sua missione, dono per la Chiesa e per il popolo italiano, come egli lo fu per la chiesa e i popoli di Catalogna, Canarie, Cuba e Spagna. All’intercessione dei nostri Fratelli Martiri di Barbastro affido il vostro cammino missionario. Vorrei che si realizzasse il loro desiderio: che il sangue da essi versato entrasse nelle vene della Congregazione in Italia, alimentando una feconda vita missionaria. Roma, 3 giugno 1996. Josep María Abella, C.M.F. Visitatore generale 156 Prospettive per il servizio missionario della Parola nelle nostre comunità, Roma 1996 IL XII CAPITOLO PROVINCIALE Roma 1996 Il XII Capitolo fu celebrato a Roma nel mese di luglio 1996, sotto la presidenza di P. Josep María Abella, che aveva svolto anche la Visita Canonica. Aveva luogo nella Casa di Via dei Quattro Cantoni, in cui era stata la comunità per gli studenti professi. Acquistata nel 1994 era stata sede della comunità per soli due anni. Difficoltà nella programmare la formazione e sopraggiunti problemi economici avevano convinto a sopprimere la comunità e alienare l’immobile. Il Capitolo lavorò sulla base di uno strumento di lavoro preparato da una commissione la cui stesura definitiva ebbe luogo in un’assemblea della Provincia tenuta a Roma nei giorni 4 e 5 giugno 1996. Vi avevano partecipato 17 confratelli ed alcuni laici provenienti da Altamura, Segrate e Trieste252. Vi si raccoglieva l’esperienza maturata nella Provincia negli ultimi anni, soprattutto nei laboratori in cui si era riflettuto sull’esperienza apostolica dell’Organismo. Superiore Provinciale venne eletto P. Angelo Cupini. Il XII Capitolo fu l’ultimo della Provincia Italiana. FONTE: CMF Notiziario (1996) 341344. MISSIONARI CLARETTIANI, Prospettive per il servizio missionario della parola delle nostre comunità, Roma 1996, 10-22. *** M. R. P. Angelo Cupini, C.M.F. Curia Provinciale Roma Roma, 10 luglio 1996 Carissimo Padre, Con la presente lettera La informo che nella seduta di Consiglio dell’8 luglio u.s., il Governo Generale ha approvato i Verbali e le Conclusioni del XII Capitolo Provinciale Ordinario della Provincia d’Italia. La buona preparazione, sotto la guida della Commissione Preparatoria, e la responsabile partecipazione dei membri della Provincia, sono stati di grande aiuto per la realizzazione del Capitolo. Tenendo conto delle «Prospettive per il servizio missionario della Parola delle nostre comunità» il Governo Generale desidera offrire fraternamente alla Provincia le seguenti raccomandazioni. 1. Innanzitutto invita tutti membri della Provincia a coltivare un profondo senso della comunione nello Spirito, che ci ha chiamati ed unti, come comunità, per la missione del Signore Gesù nella Chiesa253. 2. Questa dimensione comunitaria senz’altro sarà arricchita e rinnovata da una spiritualità missionaria centrata nella Parola. In questo senso, Maria, Madre e Formatrice di Missionari, diventa un chiaro e stimolante modello e aiuto per vivere ed annunciare la Parola di salvezza254. Il nostro P. Fondatore è stato un eminente testimone di questa realtà. Proseguire e approfondire il progetto «Parola-Missione» sarà un mezzo molto utile in vista di questo rinnovamento. 252 Cf CMF Notiziario (1996) 306. Cf CC 10-11. 254 Cf SP 15. 253 Prospettive per il servizio missionario della Parola nelle nostre comunità, Roma 1996 157 3. Il Governo Generale invita la Provincia ad affrontare con speranza il problema delle vocazioni, che deve costituire la gran priorità provinciale. Ma allo stesso tempo ricorda che questo compito richiede il responsabile impegno di tutti e di ognuno dei Clarettiani. 4. Considera significativo l’impegno del Capitolo Provinciale per la formazione. Sarà opportuno collocarla nella prospettiva di una collaborazione interprovinciale, senza trascurare l’impegno di tutti sia nella formazione iniziale come in quella permanente. Concretamente il Governo Provinciale preveda, in quanto sia possibile, la struttura più adatta per il pre-noviziato. 5. Riguardo alla revisione delle posizioni, il Governo Generale crede che, da una parte, essa è necessaria per raggiungere le priorità segnalate dal Capitolo e, dall’altra, che ci vuole l’appoggio di tutti ai nuovi progetti della Provincia per il rinnovamento e miglioramento del ministero del Vangelo nel nostro tempo, secondo i diversi luoghi e le culture. 6. Rispetto all’economia occorre promuovere sempre i valori della vita di povertà evangelica, e provare a fare un cammino graduale verso la centralizzazione delle amministrazioni locali, unendo la prudente sorveglianza dei Superiori con la responsabilità di ognuno dei Clarettiani nella gestione economica. Lo Spirito del Signore, mediante l’amore del Cuore materno di Maria, accompagni e renda feconde la vita e la missione della Provincia d’Italia. Un saluto fraterno in C. M., Gaspar Quintana J., C.M.F. Segretario Generale PROSPETTIVE PER IL SERVIZIO MISSIONARIO DELLA PAROLA DELLE NOSTRE COMUNITÀ Queste linee conclusive elaborate dal XII Capitolo della Provincia Italiana hanno presente l’Esortazione post-sinodale del Papa Giovanni Paolo II «Vita Consecrata», si ispirano al discernimento in atto nella Congregazione e situano la Provincia nei processi della Chiesa italiana dopo Palermo e in quello della Chiesa gabonese. Consegnandole a tutti, il Capitolo le propone come motivo di riflessione e di impegno, come occasione di futuro. Il Cuore di Maria e il Padre Fondatore sollecitino la nostra speranza. Spiritualità Spiritualità l. Il servizio che siamo chiamati a rendere alla Chiesa e al mondo esige da noi di rinsaldare la dimensione spirituale. Questo anche per venire incontro alla domanda di «accompagnamento» che emerge in molti. La nostra vocazione specifica nel popolo di Dio è il ministero della parola. Poiché «la Parola di Dio è la prima sorgente della spiritualità cristiana»255, la nostra spiritualità – che è missionaria e clarettiana – deve nutrirsi a maggior ragione 255 VC 94 158 Prospettive per il servizio missionario della Parola nelle nostre comunità, Roma 1996 della Parola di Dio da «ascoltare con assidua contemplazione»256. Sull’esempio di sant’Antonio Maria Claret, quindi e necessariamente, la Sacra Scrittura deve animare la nostra vocazione257. In questo momento della vita della Congregazione il progetto Parola-Missione è uno strumento concreto per la lettura carismatica della Parola di Dio, per un approfondimento delle Costituzioni e del carisma clarettiano, per una caratterizzazione più teologica della spiritualità cordimariana, rilette alla luce della Parola di Dio. La Provincia ne assume contenuti e metodi. Vita fraterna Vita fraterna 2. Le esigenze prevalenti, a volte totalizzanti, degli impegni apostolici, e l’individualismo fra noi spesso dominante, incidono negativamente sulla vita delle nostre comunità. La nostra vita comunitaria rischia di appiattirsi, di diventare insignificante per noi stessi e di perdere ogni messaggio di testimonianza per gli altri. La comunione è dono di Dio, ma siamo chiamati a vivere e riconoscere tale dono nella nostra comunità. È la Comunità il luogo in cui diveniamo fratelli. «La comunione nasce proprio dalla condivisione dei beni dello Spirito, una condivisione della fede e nella fede, ove il vincolo di fraternità è tanto più forte quanto più centrale e vitale è ciò che si mette in comune. Tale comunicazione è utile anche per apprendere lo stile della condivisione, che poi, nell’apostolato, consentirà al singolo di “confessare la sua fede” in termini facili e semplici, perché tutti la possano capire e gustare»258. «La comunione fraterna, prima di essere strumento per una determinata missione, è spazio teologale in cui si può sperimentare la mistica presenza del Signore risorto»259. Dobbiamo sempre più scoprire percorsi e metodi per realizzare il modello di comunità descritto nelle Costituzioni e, a tal fine, si deve orientare la ricerca comune, in una logica di riconciliazione. È necessario che il Superiore, al fine di garantire questo valore primario della nostra vita, ricuperi appieno il suo compito di animatore della comunità; si deve favorire il dialogo, la comunicazione, la partecipazione delle idee, la condivisione della fede. Per quest’ultimo aspetto è importante l’esercizio comunitario dei progetto Parola-Missione. Formazione Formazione permanente Formazione permanente 3. Perché il nostro servizio sia adeguato, è indispensabile avere a cuore la formazione. Nella situazione della Provincia è necessario che si approdi a percorsi comuni per superare la frantumazione nella quale viviamo spesso la nostra vita. Sotto il profilo metodologico la formula dei seminario-laboratorio si è dimostrata la più agibile, anche perché permette la valorizzazione del patrimonio personale senza trascurare i confronti più sistematici. È opportuno che, continuando l’esperienza degli ultimi anni, alcuni momenti 256 CC 34. Cf Aut. 214-224. 258 SACRA CONGREGAZIONE PER GLI ISTITUTI DI VITA CONSACRATA E LE SOCIETÀ DI VITA APOSTOLICA, Vita fraterna in comunità, 2 febbraio 1994, 32. 259 VC 42. 257 Prospettive per il servizio missionario della Parola nelle nostre comunità, Roma 1996 159 formativi vedano la partecipazione attiva dei laici che condividono il nostro servizio missionario. Occorre dare più forte spessore alla preparazione e alla partecipazione agli Esercizi Spirituali e ai diversi corsi di formazione e di rinnovamento organizzati nell’Istituto. Formazione iniziale Formazione 4. La formazione iniziale è esigenza fisiologica di ogni Organismo. Oggi si ri- iniziale vela spesso un compito difficile e delicato sia per il futuro dell’Istituto sia per quello degli stessi formandi. È necessario che la Provincia guardi con realismo a questo compito che richiede grandi mezzi umani. Le nostre risorse rendono problematico realizzare l’intero percorso formativo. La Provincia si potrà quindi organizzare per accompagnare i primi momenti del discernimento vocazionale (ciò si coniuga alla pastorale giovanile più ampiamente intesa) e per il prenoviziato, per il quale deve essere realizzata una comunità adatta. In questo itinerario si deve curare la crescita umano-relazionale e cristiana dei giovani e la prima introduzione nell’esperienza clarettiana260. In tale prospettiva le comunità devono essere uno strumento per sviluppare un percorso di accompagnamento vocazionale anche con esperienze di partecipazione alla vita comunitaria. 5. La formazione che va dal noviziato alla professione perpetua, così come la formazione teologica e la preparazione al sacerdozio, saranno pensate nell’ambito di un altro Organismo europeo della Congregazione. Parallelamente, e in accordo con i formatori, è necessario disporre iniziative che aiutino gli studenti ad introdursi nella vita della Provincia. Pastorale vocazionale Vocazioni 6. Riteniamo superato delegare questo compito a una persona. Ogni Comunità nello sviluppo della pastorale giovanile si dovrà qualificare per quella pastorale vocazionale che noi indichiamo come pastorale dell’accompagnamento (direzione spirituale, riconciliazione personale, esperienze forti nell’ambito della carità e delle Missioni). La Prefettura di formazione svolgerà un deciso compito di animazione, coordinamento e proposta. Apostolato 7. La vocazione missionaria, che ci rende annunciatori della Parola, ci impone oggi un confronto con l’insignificanza esistenziale che costituisce la radicale povertà di tante persone della nostra società. Si avverte l’esigenza che il nostro apostolato sia condiviso dai laici perché vi apportino la ricchezza ministeriale loro propria, complementare a ciò che è specifico del presbitero e della vita consacrata261. Lo stile che accompagna tutta l’azione apostolica deve essere quello dell’attenzione alle persone. Ciò impone la massima stima della libertà dell’altro, così che nulla venga vincolato a noi, ma sia invece offerta a ciascuno la forza liberante del Vangelo. 260 261 Cf PGF 325-347. Cf Una porta sulla piazza, 5. [Vedi sopra, p. 146]. 160 Campi di apostolato Prospettive per il servizio missionario della Parola nelle nostre comunità, Roma 1996 Missione ad gentes 8. La relazione della missione in Gabon con la Provincia è venuta a cambiare con la costituzione della Confederazione delle missioni clarettiane dell’Africa francofona. La nuova situazione favorirà la circolazione dei confratelli nelle comunità della Confederazione ed anche la loro presenza in Provincia per periodi di riposo e aggiornamento. Ciò potrà dar modo anche di rinsaldare i rapporti fra i gruppi missionari presenti nelle nostre comunità e la missione stessa. A noi tutti viene richiesto un coinvolgimento maggiore nella dinamica missionaria. 9. La Procura della missione coordina l’animazione missionaria della Provincia e i progetti di collaborazione con la missione. Il Governo provinciale si impegnerà nella stesura di uno statuto della Procura missionaria, ispirato allo schema tipico della Congregazione262. Servizio itinerante della parola 10. Il ministero delle «missioni popolari», deciso nell’XI Capitolo provinciale, in questo triennio si è riorganizzato. Un’esperienza è attualmente in corso. Per le scelte future, è importante una sua attenta valutazione. Parrocchia 11. La parrocchia costituisce il principale ministero da noi svolto. In questi anni la Provincia ha riflettuto su questo ministero evidenziando alcune linee programmatiche263 che costituiscono anche la base per la verifica delle posizioni per quanto riguarda la parrocchia. Marginalità 12. Il ministero della marginalità è caratteristico dei nostri tempi. La Congregazione, nell’ultimo Capitolo Generale, lo ha preso nella dovuta considerazione, caldeggiandone un’adeguata interpretazione. Nella Provincia questo ministero è stato particolarmente sviluppato con la Comunità di Via Gaggio. Tale esperienza, ormai ventennale, ha coinvolto direttamente due confratelli e, nel corso degli anni, ha attivato un processo “osmotico” con la Provincia, nel contempo sviluppando nuove sensibilità che devono trovare nel prossimo futuro una progettualità più definita. Revisione delle posizioni Revisione delle posizioni 13. Il Governo Provinciale si impegnerà nel costituire due comunità nelle quali le opzioni (soprattutto la parrocchia, il servizio itinerante della parola e la marginalità) possono essere realizzate in modo significativo. Queste comunità, che riprendono l’idea dei nuclei territoriali, dovranno fare, insieme al Governo Provinciale, un progetto nel quale risulti chiaramente il coordinamento, nella vita e nelle attività, della strategia missionaria. La costituzione di queste comunità è assunta dal Governo Provinciale come prioritaria e, pertanto, regola la distribuzione dei personale e la possibilità di continuare tutte le altre opere che attualmente la Provincia gestisce264. 262 Cf Dir. [1987] 123. Cf Una porta sulla piazza… 264 Cf JOSEP M. ABELLA, Verbale della Visita Canonica Generalizia, 3 giugno 1996, 3.4.a. 263 Prospettive per il servizio missionario della Parola nelle nostre comunità, Roma 1996 161 Economia Economia 265 14. I beni temporali sono mezzi da utilizzare per il nostro fine apostolico . È importante che la nostra economia sia continuamente verificata alla luce dei principi della giustizia, della trasparenza e della compartecipazione a cui tutti dobbiamo sempre educarci. Ciò impone una gestione dell’economia, sia della Provincia che delle singole comunità, pensata non solo in termini di convenienza, ma nel senso della povertà evangelica. «Ubbidire alla comune legge del lavoro»266 è norma che chiede di impostare una economia che trovi nel lavoro stesso il suo elemento centrale. 15. È importante che nei processi formativi venga inserito anche il tema dell’economia. Si studierà la possibilità di centralizzare la contabilità della Provincia. È bene curare la sicurezza di tutti e in particolare dei malati e degli anziani. La Provincia, per questo, stabilisce un fondo economico adeguato. Le prefetture provinciali disporranno autonomamente dei fondi necessari alle proprie attività, tenendo conto delle disposizioni dei nostro Diritto. Tali fondi verranno indicati annualmente nel preventivo amministrativo della Provincia. La Procura della missione, in collaborazione con la Procura generale, le comunità della Provincia, le agenzie cattoliche e laiche, organizza e gestisce, con la necessaria autonomia, le risorse per la missione. 265 266 Cf CC 99. Cf CC 25. Sulla pista, Franceville 1999. 162 SULLA PISTA Progetto missionario della comunità clarettiana nella Diocesi di Franceville Proseguendo il cammino fatto nel triennio precedente, la provincia si impegnò a raccogliere la memoria del lavoro svolto nella Missione in Gabon e ad elaborare il progetto missionario della stessa. Una prima memoria era già stata preparata da P. Franco Stano negli anni precedenti, ma non pubblicata267. Partendo da questa ne fu preparata una seconda, aggiornata ai nuovi sviluppi della missione, che comparve sulla rivista MC268. La Prefettura provinciale di formazione si occupò di una prima stesura del progetto missionario, frutto dell’ascolto dei confratelli in Gabon. Il testo, messo a disposizione di tutti, fu discusso ed approvato nella riunione plenaria della comunità tenuta, insieme al Superiore provinciale, il 23 novembre 1999. [FONTE: CMF Notiziario (1999) 208-212]. *** La missione clarettiana in Gabon (diocesi di Franceville) si fa carico attualmente di quattro stazioni missionarie: Franceville, quartiere Mingara (Parrocchia Nostra Signora della Speranza); Okondja (Parrocchia Cristo Re); Akieni (Parrocchia san Girolamo); Lastoursville (Parrocchia san Pietro Claver). Ad ognuna di queste parrocchie appartengono numerosi villaggi. Nella regione l’annunzio del Vangelo ebbe inizio nel secolo scorso ad opera dei Missionari Spiritani, i primi evangelizzatori del Gabon. La presenza dei Clarettiani risale alla fine del 1974. La comunità, che appartiene alla Provincia Italiana, è attualmente integrata nella Confederazione delle Missioni clarettiane dell’Africa francofona. Obiettivo della missione 1. L’obiettivo della comunità L’obiettivo ultimo della comunità clarettiana è quello proprio dell’attività missionaria: far crescere la Chiesa nelle realtà locali, aperta all’universalità del popolo di Dio, capace di farsi carico dell’uomo nella sua globalità e annunciargli la salvezza di Cristo. Far crescere la Chiesa L’inizio della nostra presenza nella regione è contestuale con l’erezione della diocesi di Franceville. L’attività missionaria s’inserisce perciò in una Chiesa locale costituita, come servizio pastorale volto alla sua crescita, sotto la guida del suo Pastore. Di fatto le quattro stazioni missionarie sono parrocchie e, come tali, componenti vive della comunità diocesana. Nel nostro servizio pastorale vogliamo portare la testimonianza del carisma caletteranno. Inculturazione …nelle realtà locali La Chiesa cresce nelle realtà locali. Ciò impone un impegno serio per l’inculturazione del messaggio evangelico. 267 La Missione clarettiana nel Gabon. Vent’anni di presenza, 33 pp. Copia in Archivio della Comunità di Altamura, Provincia, I, 6. 268 P. CENCIARELLI, Una croce piantata sulle rive dell’Ogooué. Missione clarettiana del Gabon, in MC, settembre-dicembre 1999, 2-27. Sulla pista, Franceville 1999. 163 Nelle nostre posizioni troviamo zone urbane (in espansione) e villaggi (sempre più abitati solo da vecchi e bambini). La realtà della città e dei grandi agglomerati operai ci fa confrontare con situazioni di mescolanza caotica, a livello etnico e sociale, e di conseguente smarrimento dei punti di riferimento tradizionali. È rilevante anche il problema dell’immigrazione da altri Paesi africani. In tale situazione è urgente promuovere una nuova socializzazione e, in quest’ambito, annunciare il Vangelo. I villaggi e i centri più piccoli risentono del fenomeno dell’urbanesimo, con Comunità una considerevole contrazione degli abitanti. È qui urgente stimolare la comunità ecclesiali di base cristiana a farsi carico della propria situazione e dei bisogni del villaggio. Le comunità ecclesiali di base sono uno strumento privilegiato per la presenza della Chiesa nelle realtà locali. Tale scelta fu operata dalla Chiesa africana alla metà degli anni ’70 ed è stata ribadita dall’assemblea per l’Africa del Sinodo dei Vescovi. Il Sinodo, infatti, ha assunto «come idea-guida per l’evangelizzazione dell’Africa quella della Chiesa come Famiglia di Dio»269. Inoltre «i Padri sinodali hanno riconosciuto che la Chiesa come Famiglia potrà dare la sua piena misura di Chiesa solo ramificandosi in comunità sufficientemente piccole per permettere strette relazioni umane»270. La concreta strutturazione delle comunità si diversifica secondo i contesti (di quartiere, di villaggio…). In ogni caso «esse dovranno essere luoghi in cui provvedere innanzi tutto alla propria evangelizzazione per poi portare la Buona Novella agli altri; dovranno perciò essere luoghi di preghiera e di ascolto della Parola di Dio; di responsabilizzazione dei membri stessi; di apprendistato di vita ecclesiale; di riflessione sui vari problemi, alla luce del Vangelo»271. La realtà delle comunità ci stimola alla formazione dei laici preparati per le diverse responsabilità. Le comunità, a loro volta, sono luoghi di formazione per i propri membri. Alla comunità clarettiana spetta il compito dell’animazione al centro, nei quartieri e sulla pista. Universalità …aperta all’universalità del popolo di Dio La Chiesa, che vive nelle piccole comunità e nei gruppi ecclesiali, non può mai rinunciare alla sua dimensione universale. Nella nostra realtà, un grave problema è costituito dal proliferare delle sette. Queste hanno una dinamica di forte chiusura in se stesse e trovano purtroppo risposta in tanti cristiani. Le comunità cristiane devono «vivere l’amore universale di Cristo, che trascende le barriere delle solidarietà naturali dei clan, delle tribù o di altri gruppi d’interesse»272. In questa direzione deve muoversi il nostro impegno missionario. …capace di farsi carico dell’uomo nella sua globalità Le comunità cristiane devono farsi carico dell’uomo nella sua globalità e rispondere ai suoi bisogni spirituali e materiali. È questo un compito cui per prima deve far fronte la comunità missionaria clarettiana: «Faremo sì che il nostro annuncio nasca dal cuore, sia fondato su una sapiente conoscenza della Scrittura nel suo contesto storico e nella tradizione cristiana; e renda manifesto che Gesù è vivo in quanti continuano la sua azione e dicono le sue parole, solidali con i poveri, i 269 EA 63. EA 89. 271 Ibid. 272 Ibid. 270 164 Sulla pista, Franceville 1999. peccatori, gli infermi e gli emarginati (Mt 11,2-5; Lc 4,18-19; Gv 10,10b; 13,15.15). Il nostro servizio della Parola sarà profetico se accompagnato da gesti che cerchino di curare i mali, che affliggono i nostri fratelli e sorelle»273. Progetti A questo livello si collocano anche i progetti di sostegno da parte delle comunità in Italia, coordinati dalla Procura. Tali progetti si prefiggono di aiutare umanamente ed economicamente le comunità cristiane della missione a farsi carico dei loro problemi. Ricordiamo in modo particolare: – progetto cappelle-hangar: aiutare le comunità cristiane a costruire un luogo di incontro per la preghiera e le attività socio-educative; – progetto aiuto alla vita (adozione a distanza): un sostegno alle ragazzemadri, per contrastare il dilagare del ricorso all’aborto, un sostegno ai ragazzi in difficoltà a causa delle spese scolastiche (assicurazione, cancelleria, ecc.). Evangelizzazione … e annunciargli la salvezza di Cristo Alla comunità cristiana incombe l’obbligo di annunziare Cristo, salvatore dell’uomo. È questo il fine ultimo della nostra attività missionaria: «Siamo stati mandati ad annunziare la vita, la morte e la risurrezione del Signore finché egli venga, perché tutti gli uomini, credendo in lui, siano salvati (cf 1Tm 2,4)»274. Spiritualità 2. Spiritualità missionaria L’attività missionaria deve essere sostenuta da una forte dimensione spirituale. Il mandato missionario ci rimanda, per un verso, a Colui che invia e del quale noi siamo solo servitori, ci spinge, dall’altro, verso i fratelli cui siamo inviati. Tutto ciò ci sprona a non centrare la vita su noi stessi, ma sull’Altro e sugli altri, favorendo così la nostra crescita umana e cristiana. Dobbiamo usare tutti i mezzi per rinvigorire costantemente la dimensione spirituale, nutrendola della Parola di Dio. Dialogo 3. Dialogo «L’atteggiamento di dialogo è il modo d’essere del cristiano all’interno della sua comunità, come nei confronti degli altri credenti e degli uomini e donne di buona volontà»275. Dobbiamo educare al dialogo, ma dobbiamo, innanzi tutto, educarci al dialogo. Le differenze culturali e generazionali e la varietà di impostazioni, che la nostra storia ha portato, impongono una ricerca seria di dialogo interno alla comunità clarettiana e con tutti gli agenti pastorali. Ciò può rendere la pluralità di culture e di esperienze, che esiste tra noi, una grande risorsa a servizio del Vangelo. La formazione permanente avrà presente questa necessità. Vocazioni 4. Pastorale vocazionale La nostra attività pastorale deve sempre avere presente l’esigenza di chiamare alla sequela di Cristo e di suscitare nuovi evangelizzatori (catechisti, animatori di comunità, religiosi/e, preti). È perciò necessario aiutare i giovani a discernere la 273 EMP 42.43 CC 46 275 EA 65. 274 Sulla pista, Franceville 1999. 165 loro vocazione, sia essa per un apostolato laicale o per la vita sacerdotale e consacrata, nella Congregazione o nella diocesi. 5. Autofinanziamento Economia Per la maggior parte, la vita ordinaria della missione dipende economicamente dagli aiuti che vengono dalle comunità in Italia. Non è prevedibile, in tempi brevi, un cambiamento sostanziale da questo punto di vista. Ciò non ostante, vogliamo studiare la realizzazione di un’opera che ci aiuti ad essere autonomi economicamente a fianco alle strutture attuali della diocesi. Noi stiamo studiando la possibilità di realizzare alcuni progetti. È difficile ora dare un nome a questi progetti però vogliamo affermare il metodo con il quale vogliamo lavorare: 1. L’assemblea dei Clarettiani del Gabon deve conoscere il tema-problema ed essere d’accordo sulla presa in carico. 2. Incaricare un confratello o più confratelli perché insieme facciano una ricerca tecnica e realizzino una proposta. 3. L’Assemblea dei Clarettiani e i Superiori della Confederazione e della Provincia italiana assumono la decisione e la realizzazione. Scheda sulle quattro posizioni missionarie LASTOURVILLE276 La missione cattolica «San Pietro Claver» di Lastourville è situata al centro-est del Gabon nella provincia dell’Ogooué Lolo (la settima regione del paese). I Missionari Clarettiani vi sono arrivati il 17 ottobre 1997. Comprende il centro città e 40 villaggi distribuiti su 250 km: quanto ci vuole per congiungere Ndambi a Mafoungui. La popolazione si diversifica secondo l’etnia in tre gruppo principali, cioè: gli Awandji (Adouma), gli Nzebi e i Kota. Al di fuori di questi raggruppamenti linguistici vi sono altre minoranze linguistiche che non possiamo dimenticare; sono gli Akelle, gli Shamahi, gli Assissihu e alcuni pochi Obamba. Un vecchio ci ha detto che a Lastourville convivono otto lingue maggiori. Per la liturgia le tre lingue principali usate sono: la Nzebi, l’Adouma e la Bakota. È da notare che se anche vi sono differenze tra le etnie, esse si compenetrano mutuamente; per esempio a Matsatsa, si può notare come gli Akellé e gli Nzebi si sono quasi uguagliati. E se avete la possibilità di andare a Doumé vi accorgerete che gli Adouma e i Kota vivono una concordanza linguistica: e per finire a Mafoungui, c’è quasi una macedonia linguistica fatta dalle lingue dell’Haut-Ogooué e dell’Ogooué-Lolo. Presso ciascuno di questi popoli vi è una ricchezza straordinaria della cultura tradizionale: gli Adouma e gli Assissihu sono maestri per l’Ogooué per l’uso della piroga, mentre i Bakota sono dotati per la caccia con la rete. A livello economico questi popoli vivono di una agricoltura a livello di sussistenza anche alcuni hanno trovato occupazione nei cantieri delle forestali. AKIENI La prima cappella di Akieni è stata costruita nel settembre dei 1939. Il territorio di Akieni era atteso dalla missione di Okondja. È dal gennaio dei 1977 che Akieni diviene una missione indipendente con la presenza continua dei missionari clarettiani. Il territorio della missione comprende il dipartimento d’Akieni, la sotto prefettura d’Onga e una parte 276 La missione di Lastourville fu l’ultima ad essere assunta dalla comunità clarettiana, nel 1997, ed anche la prima ad essere riconsegnata alla diocesi nel 2000 (N.d.R.). 166 Sulla pista, Franceville 1999. della sotto prefettura di Ngouoni. Il lavoro realizzato dai missionari clarettiani ha fatto nascere 17 comunità ecclesiali di base. Le sei dei centro corrispondono ai sei quartieri della piccola cittadina di Akieni. Le altre undici sono distribuite nei grandi villaggi che compongono il territorio della missione. Facendo riferimento al grande plateau che si estende dal Gabon al Congo-Kinshasa passando per il Congo-Brazzaville si comprende come l’etnia dominate nella parrocchia sia quella Teke. La liturgia tuttavia si svolge in Obamba. FRANCEVILLE La missione di Nostra Signora della Speranza è stata fondata nel 1975 con una suddivisione della parrocchia di Saint Hilaire di Franceville. Comprende la regione sud e sudovest della città con le due strade corrispondenti: la prima congiunge la città con i centri di Boumango (90 Km) e il complesso agro-industriale della SIAEB (125 km). Popolata principalmente da popolazioni di etnia Bahumbu e Bakanigui con una minoranza Teke. La seconda strada (di 40 km) porta al complesso agro-industriale SUCAF che richiama molta gente soprattutto Teke e Nzebi. Il centro della missione che ingloba una parte della città di Franceville è multietnico, dovuto agli uffici, lavoro, complessi scolastici universitari. Questa mescolanza di popolazioni crea dei problemi a livello pastorale. La nostra pastorale urbana richiede una particolare attenzione per rispondere a questi nuovi bisogni. Per di più la nostra missione che si estende fino alla frontiera congolese è una porta d’entrata per stranieri clandestini e rifugiati. Questo ci richiede non solo una attenzione e una presenza ma anche e soprattutto una accoglienza e un aiuto concreto per i numerosi rifugiati. OKONDJA La missione di Cristo Re di Okondja si estende su un territorio molto vasto con un centro con più di 7.000 abitanti. Gli altri 13.000 abitanti sono distribuiti in circa trenta villaggi. La maggior parte sono di etnia Obamba e il rimanente Bakota. Le piste sono di circa 400 km. I villaggi sono concentrati su varie piste di terra battuta. Sulla pista verso il nord (98 km) vi sono otto villaggi con nove comunità ecclesiali di base. Sulla pista nordest (96 km) vi è la maggiore popolazione: la prefettura di Aboumi (1.000 abitanti), il raggruppamento di sette villaggi nella città di Moyol (1.500 abitanti) e altri cinque villaggi con solo quattro comunità ecclesiali di base, per l’invasione delle sette. Nel mezzo una pista di 30 km con tre villaggi e tre comunità ecclesiali di base. Sulla pista di 65 km. Sulla strada di Franceville (72 km) vi sono sette villaggi con sette comunità ecclesiali di base. Da una ventina d’anni lavoriamo anche nei piccoli villaggi sulla strada di Lastourville fino a 36 km da Okondja. Nel centro di Okondja, nei vari quartieri, vi sono 13 comunità ecclesiali di base che si incontrano e lavorano spesso insieme. A fianco delle comunità degli adulti esistono dei gruppi di giovani dell’azione cattolica al centro e in molti villaggi. Il rimanente impegno missionario al centro è soprattutto un lavoro parrocchiale con la catechesi, gruppo di preghiera e movimenti di giovani (gioventù studentesca cristiana, gruppo “appel”). Progetto di revisione delle posizioni, Lamezia Terme 2000. 167 IL PROGETTO DI REVISIONE DELLE POSIZIONI Lamezia Terme 2000 Il XXIII Capitolo Generale della Congregazione, celebrato nel 1997, stabilì che ogni Organismo elaborasse «un progetto molto concreto di revisione delle posizioni»277. A tale proposito la riunione dei Superiori Maggiori con il Governo Generale tenuta a Bangalore nel 1998 decise che fosse sottoposto a revisione lo stesso status giuridico degli Organismi. Nella Provincia il tema fu discusso in incontri organizzati in tutte le comunità e ripreso nella Visita canonica provinciale. Il Governo provinciale propose poi uno strumento di lavoro sul quale si confrontò l’Assemblea convocata a Lamezia Terme dal 26 al 28 aprile 2000 alla quale parteciparono ventuno confratelli in rappresentanza di tutte le comunità. L’Assemblea approvò il progetto di revisione delle posizioni in cui si ribadiscono i campi di apostolato della Provincia e la struttura per nuclei di comunità più vicine e si indica una scelta per l’ormai inevitabile ridimensionamento delle presenze. Il progetto indica anche come status giuridico più appropriato quello di Delegazione indipendente. Nel contesto della revisione delle posizioni assunse anche grande rilevanza il tema giubilare della purificazione della memoria. [FONTE: CMF Notiziario (2000) 243-249]. *** Elia si inoltrò nel deserto una giornata di cammino e andò a sedersi sotto un ginepro. Desideroso di morire, disse: «Ora basta, Signore! Prendi la mia vita, perché io non sono migliore dei miei padri». … Il Signore gli disse: «Su, ritorna sui tuoi passi verso il deserto di Damasco; giunto là, ungerai Hazaèl come re di Aram. Poi ungerai Ieu, figlio di Nimsi, come re di Israele e ungerai Eliseo figlio di Safàt, di Abel-Mecola, come profeta al tuo posto» (1 Re 19,4.15-16). l. La Provincia si è interrogata sul tema della revisione delle posizioni in alcuni incontri organizzati dalla prefettura di formazione e quindi durante le Visite canoniche nei mesi di febbraio - aprile 2000. Abbiamo cercato di coglierne i contenuti e i criteri di attuazione. Nell’Assemblea provinciale abbiamo riflettuto, discusso ed integrato le proposte. Tutto ciò consegniamo al Governo provinciale con questo documento. IL SENSO DI FRANTUMAZIONE NELLA NOSTRA VITA Senso di 2. La Provincia è consapevole che la revisione delle posizioni non si esaurisce frantumazione nella verifica della struttura giuridica-sociale-pastorale, ma deve radicarsi su ciò che ne determina l’identità. In tale prospettiva, la Provincia si percepisce segnata da vari elementi, che influiscono sull’organizzazione della sua vita. Il XII Capitolo Provinciale parla di frantumazione della vita278. Interrogarsi sulle cause di questa frantumazione, che in gran parte condividiamo con molti nostri contemporanei, riconoscere il peso che grava su ognuno e sulla Provincia ed impegnarsi per superare questa condizione è compito di tutti. L’Assemblea riconosce che la man277 EMP 52.3. «Nella situazione della Provincia è necessario che si approdi a percorsi comuni per superare la frantumazione nella quale viviamo spesso la nostra vita» (Prospettive per il servizio missionario della parola delle nostre comunità, 3). [Vedi sopra, p. 158]. 278 168 Progetto di revisione delle posizioni, Lamezia Terme 2000. canza di strategie comuni, di lungimiranza e, soprattutto, di una progettualità condivisa, ed anche il peso dei debiti che dal 1954 al 1999 hanno gravato sulla Provincia, sono fra le cause della frantumazione che sperimentiamo come corpo. Tale situazione si esprime nel ripiegamento su se stessi, nell’individualismo e nella mancanza di stima reciproca. Per non lasciarsi schiacciare da questa situazione è perciò fondamentale determinare un progetto comune sempre più esplicito e condiviso. 3. Le Costituzioni, quale nostro progetto di vita, costituiscono un riferimento costante; il patrimonio umano della Provincia, la vita già esistente che altri hanno costruito per noi, è il necessario punto di partenza per un processo di chiarimento, che porti a riconoscere le diversità non come motivo di divisione, ma come occasione di crescita armonica verso gli stessi obiettivi. Di particolare importanza in questo processo è anche il servizio di animazione dei superiori, chiamati a far sentire tutti corresponsabili e a creare un clima di vera tolleranza. La progettualità a livello di Organismo deve aiutare a superare l’«insularità» in cui spesso vivono le nostre comunità. PURIFICAZIONE DELLA MEMORIA 4. Per rendere possibile il futuro è necessario conservare una memoria colma di gratitudine per tutto il bene che ci viene dal passato ed anche purificare tale memoria riconoscendo i nostri peccati ed anche quelli di chi ci ha preceduto. La celebrazione del Giubileo ci sollecita in tal senso279. 5. «Purificare la memoria significa eliminare dalla coscienza personale e collettiva tutte le forme di risentimento o di violenza che l’eredità del passato vi avesse lasciato, sulla base di un nuovo e rigoroso giudizio storico-teologico, che fonda un conseguente, rinnovato comportamento morale»280. Riconosciamo che la nostra vita e la nostra testimonianza davanti al mondo, così come le relazioni che abbiamo istituito fra di noi non sono sempre state conformi al Vangelo. Un vero cammino di purificazione che porti a liberarsi dal peso di ciò che ha portato frattura e incomprensione deve fondarsi sulla volontà di stabilire quanto più oggettivamente possibile ciò che pesa sulle nostre memorie. Secondo l’espressione usata nella seconda assemblea ecumenica europea di Graz, «intendiamo la riconciliazione tra di noi come il tentativo costantemente rinnovato di togliere il veleno dell’inasprimento e della rimozione dalle nostre memorie, favorendone così la guarigione»281. 6. L’Assemblea chiede al Governo provinciale di far compiere, possibilmente Storia della Provincia da una commissione, uno studio breve, ma sufficientemente completo, che faccia memoria dei passaggi fondamentali della Provincia dalla sua origine ad oggi. Completerà tale visione una breve memoria dei confratelli defunti, che hanno svolto il ministero nella Provincia. 7. L’Assemblea chiede che il processo di purificazione sia espresso in un segno di riconciliazione giubilare a livello di Organismo, da celebrarsi nelle nostre comunità in modo particolarmente significativo. Purificazione della memoria 279 «Come Successore di Pietro, chiedo che in questo anno di misericordia la Chiesa, forte della santità che riceve dal suo Signore, si inginocchi davanti a Dio ed implori il perdono per i peccati passati e presenti dei suoi figli» GIOVANNI PAOLO II, Bolla Incarnationis Mysterium, 11. 280 COMMISSIONE TEOLOGICA INTERNAZIONALE, Memoria e riconciliazione: la Chiesa e le colpe del passato, 5. 1. 281 Documento finale, A20. Progetto di revisione delle posizioni, Lamezia Terme 2000. 169 8. La purificazione della memoria collettiva deve affrontare anche le ferite alla giustizia portate da chi era dei nostri. Distinguendo chiaramente fra responsabilità personali e solidarietà collettiva nel peccato, non possiamo sottrarci alla purificazione della memoria. L’Assemblea chiede che un gesto giubilare di solidarietà mantenga vivo nella Gesto di Provincia l’impegno di purificazione e la necessità di pronunciare, a suo tempo, solidarietà una parola evangelica su ciò che è avvenuto nella sua storia. SCELTE OPERATIVE PER LA REVISIONE DELLE POSIZIONI 9. L’ultimo Capitolo Generale stabilisce che «ciascun Organismo Maggiore elabori un progetto molto concreto di revisione delle posizioni e lo metta in pratica con la necessaria gradualità. Questo progetto deve tener conto delle necessità ecclesiali e congregazionali, della collaborazione dei laici e della situazione reale di ogni Organismo»282. 10. Nell’incontro dei Superiori Maggiori tenuto a Bangalore nel mese di ottobre 1998 sono stati fissati i criteri perché un Organismo abbia la qualifica di Provincia o di Delegazione. Sono il criterio dell’autonomia per il regime di governo, per l’organizzazione formativa e per l’economia e quello della necessaria consistenza numerica del personale283. 11. La Provincia prende atto della propria consistenza numerica284 che dà il segno della nostra fragilità, e chiede al Governo Generale di ridefinire la sua condizione giuridica, ritenendo che lo status di Delegazione indipendente corrisponda maggiormente alla verità dei fatti. Progetto Elementi progettuali 12. La Provincia, riconoscendo il cammino fin qui percorso, ribadisce le opzioni più volte formulate: servizio della parola, missione ad gentes, parrocchia, marginalità, formazione. Alcune di queste opzioni connotano le comunità (parrocchia, missione ad gentes, formazione iniziale); tutte riguardano le nostre posizioni nel senso di modalità per la realizzazione del nostro ministero (centralità della parola di Dio, formazione laicale, attenzione alle situazioni di marginalità, missionarietà…). 13. Il XII Capitolo ordinario della Provincia ha impegnato il Governo Provinciale a «costituire due comunità nelle quali le opzioni (soprattutto la parrocchia, il servizio itinerante della parola e la marginalità) possano essere realizzate in modo significativo»285. Riteniamo che si possa avviare la realizzazione di questo progetto sostenendo in modo particolare alcune comunità perché continuino il proprio ministero rinnovandolo alla luce delle nostre opzioni. Ciò impone una ridefinizione delle nostre presenze e, dato il numero esiguo dei confratelli della Provincia, la decisione di accompagnare alcune realtà alla consegna ad altri agenti pastorali. 282 EMP 52.3. Cf Dossier informalivo, 1, 4.3; Dir. 287. 284 Alla data dei 31 marzo 2000 sono incardinati nella Provincia 46 confratelli: 44 professi perpetui e 2 temporanei. Nelle comunità della Provincia in Italia sono presenti 35 confratelli, 8 nelle comunità della Confederazione delle Missioni clarettiane dell’Africa francofona, 2 in altre comunità e 1 è esclaustrato. 285 Prospettive per il servizio missionario della parola delle nostre comunità, 13. [Vedi sopra, p. 160]. 283 Progetto di revisione delle posizioni, Lamezia Terme 2000. 170 14. Prendiamo atto che tutte le realtà in cui siamo presenti offrono possibilità al nostro ministero ed insieme la necessità di crescere ancora. Nessuna comunità ha esaurito le ragioni della propria presenza e del proprio servizio pastorale. Per le scelte circa l’inevitabile ridimensionamento è di fondamentale importanza il servizio alle chiese locali. Riteniamo tuttavia di dover anche favorire una certa vicinanza fra le comunità e tutelare il patrimonio della Provincia. Ridefinizione delle presenze Ipotesi di ridefinizione delle nostre presenze A. GABON 15. Sono costituite due comunità ognuna delle quali serve due missioni (Mingara/Akieni ed Okondja/Lastoursville)286. Queste comunità appartengono alla Provincia, ma sono inserite nella Confederazione delle missioni clarettiane dell’Africa francofona e da questa dipendono per la destinazione del personale e per i programmi. «L’obiettivo ultimo della comunità clarettiana è quello proprio dell’attività missionaria: far crescere la Chiesa nelle realtà locali, aperta all’universalità del popolo di Dio, capace di farsi carico dell’uomo nella sua globalità ed annunciargli la salvezza di Cristo»287. La missione è ora nella condizione di dover ridefinire le nostre presenze, probabilmente con la riconsegna alla diocesi di una delle quattro posizioni. B. ITALIA 16. Ipotizziamo una presenza in tre aree288: * Nord: Trieste - Segrate / Lecco; * Roma: Banchi Vecchi - Parrocchia - (Casa dei laici clarettiani ad Ariccia289); * Altamura. Ciò è indirizzato a realizzare le decisioni del Capitolo provinciale, favorendo un ministero polivalente nelle comunità di Segrate e di Altamura. 17. Per rendere attuabili queste scelte, riteniamo che il ridimensionamento della nostra presenza debba orientarsi verso le comunità di Catania e di Palermo. Questa scelta non deve farci perdere memoria del vissuto delle due comunità e il servizio reso alla comunità cristiana290. Proponiamo la riconsegna delle due parrocchie alle diocesi, nei tempi e nei modi che, a partire dalle convenzioni, saranno concordati con i Vescovi. In base a questa decisione saranno costituite le nuove comunità ed elaborato un progetto che preveda l’accompagnamento alla riconsegna. 286 La scheda sulle posizioni, posta al termine di questo progetto, descrive in breve ciascuna missione. 287 Sulla pista, progetto della comunità clarettiana nella diocesi di Franceville, n. 1. [Vedi sopra, p. 162]. 288 La scheda sulle posizioni, raccoglie un breve profilo di ogni singola comunità e posizione e il suo progetto apostolico-missionario. 289 Vedi scheda sulle posizioni, n. 11. 290 La scheda sulle posizioni descrive brevemente il cammino di queste comunità e la loro progettualità Progetto di revisione delle posizioni, Lamezia Terme 2000. 171 Vocazioni RENDERE POSSIBILE IL FUTURO 18. Il problema vocazionale richiede innanzi tutto la capacità di rileggere la nostra esperienza carismatica con le sue potenzialità oltre che con i limiti delle nostre realizzazioni. La consapevolezza di essere depositari di beni non nostri ci spinge a renderli fruibili per altri. A ciò deve congiungersi il dovere di accompagnare i giovani a comprendere la loro vocazione nella Chiesa e nel mondo. Confermiamo la scelta espressa dai Capitoli provinciali secondo cui l’accompagnamento vocazionale è svolto primariamente dalle comunità locali, il postulato in una casa dell’Organismo e il noviziato in un altro Organismo della Congregazione. Per la formazione successiva è necessario valutare ogni singolo caso. Al dovere di accompagnare i giovani nel discernimento vocazionale vuole rispondere Il progetto Saulo, che, per andare oltre la proposta e assumere la consistenza di un vero progetto, ha bisogno di un coordinatore e di un riferimento nelle singole comunità. CONCLUSIONE 19. Ribadiamo che la revisione delle posizioni, non si realizza nella chiusura di comunità, ma nel rinnovamento dei nostri atteggiamenti pastorali-missionari in ragione delle scelte programmatiche. In questa prospettiva le soppressioni, per quanto dolorose, sono accettate come conseguenza delle scelte operate. La revisione delle posizioni impegna tutti e ciascuno a vivere seriamente il proprio ministero, nella consapevolezza che Dio non ci chiede nulla più di quanto possiamo, ma non si accontenta di nulla di meno. La condivisione delle scelte preferenziali ci deve condurre ad avvicinare posizioni distanti, nel rispetto delle legittime diversità e nella volontà di ricomporre, ove occorra, la verità e la giustizia ferite. Quando si dà spazio a Dio si può trovare il coraggio della riconciliazione. Viviamo questo esercizio di corresponsabilità come parte del nostro servizio alla Chiesa e alla Congregazione. SCHEDA SULLE POSIZIONI291 1. Franceville. La missione di Nostra Signora della Speranza è stata fondata nel 1975. Comprende la regione sud e sud ovest della città con le due piste corrispondenti. La prima pista collega la città con i centri di Boumango (90 Km) e il complesso agro-industriale della SIAEB (125 Km); la seconda pista (40 Km) porta al complesso agro-industriale SUCAF. Il centro della missione, nel quartiere Mingara, presenta una situazione plurietnica, che richiede particolare attenzione pastorale. 2. Okondja. La missione di Cristo Re si estende su un territorio molto vasto, che comprende il centro (in cui operano tredici comunità ecclesiali di base) e una trentina di villaggi su circa 400 Km di piste. Le etnie principali sono Obamba e 291 La scheda non è stata discussa dall’Assemblea, che ha incaricato la segreteria di integrarla in alcuni punti. Questa scheda non intende richiamare tutto ciò che avviene nelle nostre comunità, ma solo mettere in evidenza alcuni elementi programmatici di ogni posizione. Progetto di revisione delle posizioni, Lamezia Terme 2000. 172 Bakota. Oltre alle comunità di adulti vi sono gruppi giovanili nel centro e in molti villaggi. Per il resto l’impegno missionario è concentrato sull’attività parrocchiale (catechesi, gruppi di preghiera, movimenti… ). 3. Akieni. La missione di san Girolamo è stata costituita nel 1977 ed affidata alla Congregazione (fino ad allora era stata servita dalla missione di Okondja). Attualmente vi operano diciassette comunità ecclesiali di base, sei nei quartieri della cittadina e undici nel grandi villaggi che compongono il territorio della missione. 4. Lastoursville. La missione san Pietro Claver è situata nella provincia dell’Ogooue Lolo (la settima del Paese). È stata affidata alla Congregazione nel 1997 e comprende, oltre al centro cittadino, una quarantina di villaggi sparsi in un raggio di 250 Km, quanto separa Ndambi da Mafungui. Nel territorio convivono diverse etnie. La missione è stata per un periodo senza servizio pastorale e ora il lavoro di costituzione o rivitalizzazione delle comunità ecclesiali è in una fase iniziale. 5. Trieste. Gli immobili sono di proprietà della Provincia, ciò permetterebbe di adattarli alla presenza di una comunità più ampia in cui alcuni confratelli si dedichino primariamente al lavoro pastorale ed altri, in condizioni di salute precarie, possano avere la necessaria assistenza e, se in grado, esercitare anche il ministero. Si prende atto di una certa lontananza dalle altre comunità, cosa in qualche modo condivisa da tutte le posizioni e che esige un particolare impegno nella comunicazione tra di noi. Le opzioni pastorali privilegiano: * Attenzione alle persone sole (anziani, ammalati). * Servizio della parola. * Ministero della riconciliazione. Il servizio, svolto in clima di cordialità, pur rivolto primariamente alla parrocchia, può avere una ricaduta positiva sul quartiere e sulla città. 6. Segrate. Pur con tutti i limiti esistenti, la posizione costituisce una proposta di sperimentazione di nuovi modelli di comunità nella collaborazione con i laici, nella flessibilità istituzionale e nell’economia292; punto d’incontro fra diverse realtà: la parrocchia, la missione ad gentes, il servizio della parola, l’attenzione alla marginalità. La parrocchia ha definito nel tempo alcune opzioni pastorali, che ne hanno caratterizzato il cammino: * Corresponsabilità con i laici e loro promozione come evangelizzatori (operatori pastorali). Da qui una particolare attenzione al progetto Parola-Missione, agli organismi di corresponsabilità, alla formazione permanente. * Evangelizzazione a partire dalla prospettiva dei poveri, da cui deriva la promozione della Caritas parrocchiale (per l’attenzione ad ogni forma di povertà) e del Gruppo missionario (progetti di sostegno nel Sud del mondo). Questa opzione incide anche sull’uso delle strutture e più complessivamente nella pastorale. * Evangelizzazione missionaria. Da ciò deriva l’attenzione al territorio, alle aggregazioni laicali, all’oratorio. * Integrazione nella realtà locale, da cui un forte vincolo con la Chiesa diocesana e con il suo Vescovo. * Evangelizzazione profetica, che si esprime nell’attenzione alla missione ad 292 Cf Dir. 37. Progetto di revisione delle posizioni, Lamezia Terme 2000. 173 gentes, ai temi di giustizia e pace e in uno stile di gestione familiare della vita parrocchiale. 7. L’attenzione alla missione ad gentes è realizzata in modo specifico, oltre che dai gruppi locali, dalla Procura missionaria della Provincia. La funzione della Procura è ancora in via di completa esplicitazione. I campi di intervento sono la formazione e l’organizzazione per progetti di collaborazione con le missioni. In questi anni le zone verso le quali si è concentrata l’attività sono la missione in Gabon e la comunità missionaria di S. Vicente de Paul nella diocesi di Campana in cui lavora da molti anni il P. Dario Martino. Questa attività ha continuamente coniugato l’esperienza di fede, l’impegno sociale e l’organizzazione di comunità ecclesiali di base. La parola e le iniziative di carità per i poveri sorreggono il piano pastorale. Un impegno particolare è rivolto alla formazione dei laici e al loro ruolo nella comunità. 8. L’opzione per la marginalità fa riferimento in modo specifico, anche se non esclusivo, all’esperienza dell’associazione “Comunità di Via Gaggio”. Il ricco patrimonio di vita costruito negli anni può essere un’occasione per raccogliere la condivisione con i laici, l’apporto di animazione del territorio, oltre l’accoglienza e la condivisione con persone in difficoltà. Riconoscendo la completa autonomia dalla Provincia, vanno studiate relazioni anche strutturali (per esempio nella presenza di uno o più confratelli, nell’accoglienza temporanea di giovani in stage vocazionale, nella formazione di laici delle nostre comunità, nella futura possibile collaborazione con il movimento dei laici clarettiani). 9. Roma - Via dei Banchi Vecchi. La casa è proprietà della Provincia e, opportunamente ristrutturata, può continuare a svolgere la funzione di Curia provinciale e punto di riferimento a Roma. Può ospitare giovani nelle prime tappe formative (discernimento vocazionale, postulato, biennio filosofico). La collaborazione con la comunità della parrocchia, che in questi ultimi anni ha avuto un servizio sistematico, richiederà, insieme alla ridefinizione della nostra presenza a Roma, una attenzione particolare per raggiungere una presenza nella città più articolata, incisiva e capace di collaborazioni. Vanno proseguite ed incrementate le esperienze del progetto Parola-Missione, del cammino di preghiera sulla parola, come servizio formativo ai laici che fanno riferimento alla chiesa di santa Lucia. La programmazione di attività culturali può offrire l’opportunità di un dialogo, in chiave evangelizzatrice, con questo mondo. I lavori che la Provincia ha iniziato a realizzare all’interno dell’edificio per ottenere spazi di accoglienza, di studio e di maggiore, funzionalità, dovrebbero culminare nella sistemazione definitiva e totale della struttura perché possa essere vissuta e sperimentata dalla Provincia quale casa di famiglia. 10. Roma - Parrocchia. Riteniamo opportuno proseguire e migliorare l’esperienza della comunità internazionale, creando un accordo fra programmazione provinciale e Governo generale. Può essere anche approfondito il rapporto di collaborazione con la comunità della Curia provinciale. Il modello della comunità internazionale e interculturale va meglio definito. Le opzioni pastorali della parrocchia possono essere individuate nei seguenti punti: * Centralità della parola. * Crescita laicale, stimolata anche dall’esperienza della missione cittadina (missionarietà, attenzione ai poveri). Da qui uno sviluppo della Caritas e delle associazioni vincenziane. Progetto di revisione delle posizioni, Lamezia Terme 2000. 174 * * Cordialità di Maria e stile di accoglienza. Giustizia e pace, in collegamento con il segretariato clarettiano e con i progetti della Provincia. 11. I laici clarettiani si sono dichiarati interessati a verificare un progetto di adattamento della loro casa ad Ariccia per ospitare, in spazi distinti, una nostra presenza. Il progetto potrebbe prevedere la costituzione di uno spazio abitativo cui far riferimento in situazioni in cui è necessario un periodo, breve o anche più prolungato, di riposo. 12. Altamura. Il ministero della parola, nostra specifica vocazione nel popolo di Dio, è la ragione ultima della nascita e dello sviluppo di questa comunità. Individuiamo i seguenti ambiti in cui concretamente può essere esercitato: * Il servizio itinerante della parola, nella forma specifica delle missioni popolari, ha costituito per molti anni il ministero prevalente della comunità. Questo servizio oggi deve ridefinirsi a partire da una nuova consapevolezza ecclesiale, soprattutto per quanto riguarda il laicato. In questa prospettiva l’itineranza va intesa come impegno a porsi accanto ai fratelli per accompagnarne il processo di crescita umana e cristiana. * Il servizio della parola esige un particolare impegno ad educare all’ascolto e al confronto esistenziale con la stessa. La «scuola della parola» deve diventare una prassi costante. * In accordo con le realtà già esistenti nel territorio, si possono pensare strumenti e itinerari forinativi messi a disposizione di tutti, soprattutto sui temi della missionarietà e di giustizia e pace, continuando e approfondendo l’impegno che da lungo tempo vede coinvolti molti laici di Altamura a sostegno delle nostre missioni e in attività di volontariato. In questo impegno formativo si collocano anche i servizi specifici resi alla diocesi e alla provincia e i percorsi propri del movimento dei laici clarettiani. * Alla comunità viene riconosciuto un grande impegno nella celebrazione del sacramento della Riconciliazione. Ad esso è necessario congiungere iniziative volte ad una comprensione più ampia del tema della riconciliazione. * Il confronto con la parola deve condurre ciascuno ad una seria risposta vocazionale, in un impegno laicale maturo, nel ministero ordinato o nella vita consacrata. È necessario che la comunità abbia presente questa dimensione nel processi di accompagnamento che vive. In ciò deve essere studiato come sperimentare il progetto Saulo. 13. Catania. La presenza clarettiana a Catania risale al 1935. La Parrocchia Cuore Immacolato della beata Vergine Maria a Picanello, che serviamo dal 1960, porta in sé le inquietudini di un territorio che conosce vari motivi di disagio. Ciò richiede una conoscenza sempre più profonda del territorio e la scoperta e valorizzazione delle risorse umane. Le linee pastorali messe in evidenza nell’ultimo triennio possono essere sintetizzate nelle seguenti direttrici: a) Il dialogo e la piena collaborazione con la Chiesa locale, con la partecipazione attiva al suoi programmi. b) La crescita nella corresponsabilità dei laici, soprattutto in vista delle missioni popolari. c) La formazione all’ascolto della parola di Dio. Nel contesto di povertà ed anche di ingiustizia e violenza nel quale la comunità cristiana è chiamata a testimoniare il Vangelo, diviene particolarmente urgente l’impegno nel campo di giustizia, pace e salvaguardia del creato e l’educazione alla riconciliazione, nonché un grande investimento di energie nella pastorale degli adolescenti e dei giovani Progetto di revisione delle posizioni, Lamezia Terme 2000. 175 14. Palermo. La presenza clarettiana nella Parrocchia Regina Pacis risale al 1936. Molti confratelli vi hanno esercitato il ministero; in modo particolare è ricordato dal clero palermitano il P. Angelo Cantons. La Comunità nell’ultimo periodo è stata segnata da una certa fatica ma ha proseguito il suo cammino lungo quattro direttrici importanti: a) Il servizio della parola, significativo in rapporto all’esperienza del progetto Parola-Missione: intorno al progetto è cresciuta la domanda e l’attesa dei laici. b) L’attenzione alle povertà, svolta soprattutto dalla Caritas parrocchiale, che assiste da anni molte famiglie dei quartieri degradati della città e alcune del quartiere. L’impegno consiste nel passare dalla delega all’attenzione. Un secondo momento è l’attenzione alle persone anziane e ammalate: un dato certamente importante è che il territorio sta invecchiando e che, pertanto, in prospettiva, gli anziani, le persone sole, rappresenteranno un “problema” cui dare risposte pastoralmente attente. c) La formazione dei laici. La parrocchia può contare su un buon numero di laici molto preparati e attenti al senso e al servizio ecclesiale; in alcuni si evidenzia anche la volontà di condividere con noi il carisma e la ministerialità. d) Il mondo giovanile (pastorale vocazionale). Il territorio vive il problema dell’invisibilità dei giovani: esperienze significative si stanno sperimentando per quanto riguarda i giovani su un percorso di ricerca e verifica attorno alla Parola, attraverso il cammino formativo specifico con i giovani di A.C., proposte educative per gli adolescenti e un servizio alla Diocesi per quanto attiene la formazione al servizio dei gruppi scout della FSE della Chiesa di Palermo. Economia per la missione, Monteporzio Catone 2001. 176 L’ECONOMIA PER LA MISSIONE Fontana Candida 2001 Dopo l’Assemblea tenuta nel 2000 il Governo Provinciale presentò il progetto di revisione delle posizioni al Governo Generale che, in data 15 novembre 2000, ridefinì lo status giuridico dell’Organismo come Delegazione Indipendente293. Il Governo Provinciale fu confermato come Governo della Delegazione fino alla scadenza naturale del periodo per il quale era stato eletto. Furono avviati i contatti con le diocesi interessate e nell’ottobre dello stesso anno 2000 la parrocchia di Catania fu riconsegnata alla diocesi e si avviò il processo per quella di Palermo, che si realizzerà nel 2002. Per il biennio che rimaneva il Governo della Delegazione decise di approfondire il tema dell’economia e di impegnarsi poi nella scrittura del progetto missionario dell’Organismo. La riflessione sull’economia culminò in un’assemblea svolta a Fontana Candida (Monteporzio Catone) nel Maggio 2001. [FONTE: CMF Notiziario (2001) 284]. *** CRITERI SUGGERITI DALL’ASSEMBLEA DELLA DELEGAZIONE 1. Siamo giunti a vivere un’assemblea che affronta il tema della nostra economia come momento culminante dei programma previsto per quest’anno dal piano dei Governo della Delegazione all’inizio dei suo servizio. L’assemblea è stata preceduta da incontri nelle singole comunità, mentre all’assemblea siamo presenti diciassette confratelli in rappresentanza di tutte le comunità che sono in Italia e in Gabon. Hanno partecipato ai lavori, con una comunicazione, il Superiore Generale e l’Economo Generale della Congregazione. 2. Parlare di economia per noi significa affrontare un aspetto della nostra vita che non può essere disgiunto dagli altri elementi che riguardano la nostra consacrazione. Guardando alla nostra economia, rileviamo certamente alcuni aspetti positivi: innanzitutto il fatto che le nostre comunità in Italia riescono a vivere del loro lavoro, poi che da qualche anno riusciamo a guardare con una relativa serenità alla situazione economica del nostro Organismo. Tutto questo ci dà fiducia. 3. È da rilevare il bisogno di avere maggiore attenzione per i nostri beni, di esAdempimenti sere più precisi negli adempimenti contabili e in generale nell’osservanza delle norme che regolano la nostra amministrazione, di considerare alcune situazioni personali. Così pure deve essere evitato ogni arbitrio nel determinare le entrate e le uscite della comunità. In proposito, anzi, va rilevato che il preventivo comunitario deve diventare lo strumento per orientare le nostre scelte con la corresponsabilità di tutti. Comunità ed 4. Se rileviamo in positivo che oggi le nostre comunità riescono a vivere dei Organismo loro lavoro, notiamo anche che le difficoltà economiche dell’amministrazione dell’Organismo sono quelle che riguardano il nostro futuro relativamente all’orientamento vocazionale, alla formazione iniziale, all’assistenza a confratelli ammalati od anziani, al nostro aiuto alla missione. 5. Appare necessario trovare forme di investimento che producano fonti stabili per le nostre attività e i nostri bisogni. Ciò vale in riferimento alle disponibilità at293 Cf Annales 64 (2000) 577. Economia per la missione, Monteporzio Catone 2001. 177 tuali, che potrebbero essere meglio concentrate, e soprattutto all’auspicata ipotesi che vada a buon fine l’alienazione dell’immobile di Lierna e al conseguente movimento patrimoniale. 6. Il capitale che si rendesse disponibile da questa cessione, dovrebbe essere utilizzato primariamente per investimenti i cui frutti garantiscano le necessità e le attività dell’Organismo. Solo in secondo luogo per riqualificare il patrimonio immobiliare. 7. Stante la nostra situazione, è necessario valutare le esigenze di previdenza Previdenza per i confratelli. Va studiato il modo di garantire un’integrazione pensionistica per tutti i confratelli anziani, come già esiste per i confratelli di altri Organismi che svolgono o hanno svolto il loro ministero nella nostra Delegazione. È necessario anche pensare ai confratelli con particolari esigenze per malattia o età. Alcuni fondi che garantiscano economicamente le loro comunità darebbero maggiore sicurezza a tutti, anche per la progettata apertura della comunità di Ariccia. 8. Si vede con interesse la ricerca di fonti per il sostentamento autonomo della Missione Gabon missione in Gabon. In tal senso la proposta dell’acquisto di un centro formativo a Franceville va valutato attentamente (sia per le prospettive della scuola in se stessa, sia per il futuro della Confederazione), ma appare attualmente un’ipotesi agibile interessante. L’eventuale cessione dell’immobile di Lierna permetterebbe di pensare anche ad un investimento della Delegazione; in ogni caso sarà necessario vagliare altre coperture finanziarie dell’operazione. 9. Circa il modo di far fruttare i nostri beni si rileva l’esigenza di essere attenti Investimenti a tutti gli elementi che vi sono implicati. In questo senso, si dovrebbe valutare la possibilità di investire una parte del capitale in forme etiche di finanza (ad esempio nella Banca Etica). 10. Accanto agli investimenti finanziari si dovrebbero pensare operazioni che producano un reddito da lavoro, approfondendo la collaborazione con alcune realtà laicali: laici clarettiani (Alma Roma, Casa Claret), associazione Comunità di Via Gaggio, laici dei gruppi missionari e della procura, presenze in Gabon… Una possibilità si rileva nel farsi carico della libreria Alma Roma. Fontana Candida (Monteporzio Catone), 4 maggio 2001 JOSEP SUREDA, Verbale della visita canonica generalizia, Roma 2001. 178 LA VISITA CANONICA GENERALIZIA DEL 2001 La prevista Visita Canonica che ebbe luogo nel 2001, di cui fu incaricato P. Josep Sureda, economo generale, avveniva al temine di un sessennio nel quale la revisione delle posizioni e dell’apostolato svolto aveva portato a grandi cambiamenti. L’Organismo era ora una Delegazione Indipendente, la comunità di Catania era stata soppressa e ci si preparava a chiudere anche quella di Palermo. Al contrario era stata accettata dalla diocesi di Altamura la cura pastorale della parrocchia nel territorio della quale operava la nostra comunità294. Il Verbale, come sempre, raccoglie i diversi aspetti di questo momento di vita. [FONTE: CMF Notiziario (2001) 329-337]. *** VERBALE DELLA VISITA CANONICA ALLA DELEGAZIONE CLARETTIANA INDIPENDENTE D’ITALIA Dal 5 al 30 novembre 2001 ho fatto la visita canonica alla Delegazione clarettiana indipendente d’Italia. S’incominciò con la visita alla comunità Parrocchia Sacro Cuore di Maria di Parioli, nel pomeriggio del cinque, ed è stata finita con un incontro con il governo della Delegazione nel mattino del giorno 30. Durante questo tempo ho potuto visitare le comunità, conoscere il lavoro apostolico dei missionari impegnati nella pastorale in campi diversi, sebbene il lavoro parrocchiale sia quello che coinvolge la maggior parte delle persone, conoscere e salutare quanti collaborano con i clarettiani, ma soprattutto ho avuto l’opportunità d’ascoltare tutti e di stabilire un dialogo aperto e amichevole. Questo mi ha permesso di conoscere le persone, con i loro successi e anche con le loro sconfitte, con i loro desideri e con i loro bisogni. Ringrazio tutti per l’accoglienza e le attenzioni ricevute, la franchezza del dialogo e tutti i dettagli per la buona riuscita della visita. Soprattutto ringrazio Dio per la vostra vita missionaria, felice e gioiosamente dedita al servizio del Vangelo. Non mancano le difficoltà provenienti a volte dall’età o dalla malattia, dalla diversità della storia e delle vicende personali che impediscono la riuscita nel rapporto tra i confratelli e un successo pastorale come tutti desidererebbero. Ci sono anche le difficoltà provenienti dal numero insufficiente dei missionari, per coprire tutti i posti a noi affidati e poter rispondere alle sfide che il futuro ci propone. Tutto questo provoca sofferenza e incertezze per l’avvenire. Il Regno di Dio si costruisce anche con tutto questo perché la croce è il segno e la realtà del suo avvenimento. Ringrazio Dio per la vostra vita consacrata che, di là dall’efficienza apostolica, cerca di rispondere alla chiamata personale alla sequela di Gesù Cristo, che esige la conformazione della propria vita all’ideale del Vangelo. Ma, come ci dice San Paolo, il nostro sguardo si rivolge verso l’avvenire; non guardiamo tanto il cammino percorso quanto quello che ancora ci manca da percorrere. Il futuro va sempre oltre alle nostre attese e previsioni. Il futuro è imprevedibile, nonostante i calcoli umani ai quali costantemente ci dedichiamo. Il futuro è nelle buone mani di Dio che sempre trova le soluzioni sopra le nostre propo294 La presa di possesso si perfezionerà solo il 30 novembre 2001. JOSEP SUREDA, Verbale della visita canonica generalizia, Roma 2001. 179 ste. Il futuro, però, è un compito di tutti noi che lo edifichiamo e al quale ci assoggettiamo con fede e con speranza. In tutte le comunità, ho lasciato un verbale della visita perché ne sia un fraterno ricordo e un aiuto per il progresso della vita comunitaria e apostolica. In questo verbale sicuramente vi dirò alcune cose che sono state dette in quei verbali; questo vorrà dire che rispondono sicuramente a delle situazioni comuni nella Delegazione. I missionari: I confratelli La Delegazione ha in Italia 34 membri distribuiti in sei comunità. Non tutti hanno la capacità, per età o per mancanza di salute, di assumere responsabilità impegnative nel campo pastorale, sebbene tutti possono e devono impegnarsi nella vita missionaria o attraverso la preghiera o la sofferenza che, purtroppo, qualche volta alcuni devono subire. La disponibilità e la consapevolezza delle responsabilità collettive, devono permettere di disegnare il presente e il futuro della Delegazione come risposta alle esigenze del Vangelo e delle posizioni missionarie a noi affidate. È bene rispettare i desideri e le proposte di ciascuno, ma è ancora più importante rispondere ai bisogni missionari della Delegazione, agli impegni assunti e al progetto voluto dalle Comunità della e Delegazione. Non si devono anteporre le proprie aspirazioni ai progetti d’evangelizzazione affidati alla comunità nel suo insieme. I superiori, in ogni modo, terranno conto delle capacità di ciascuno per consentire di svolgere la propria vocazione missionaria con la migliore efficienza possibile. La capacità per la vita apostolica si acquista mediante una profonda vita spiri- Purificazione tuale che suppone una vicinanza con il Signore. La Delegazione ha intrapreso un della memoria processo di “purificazione della memoria”, auspicato già dal Papa Giovanni Paolo Il per tutta la Chiesa durante l’Anno Giubilare. Questa purificazione della memoria ci fa ritornare al passato non per riprodurne il dolore delle sconfitte o degli aggravi, ma per superare tutti i rancori, i rammarichi e quei ricordi che disturbano la capacità d’intraprendere nuove strade di futuro. Lo diceva lo stesso Santo Padre nella Lettera Apostolica “Novo millennio ineunte”: «Questa “purificazione della memoria” ha rafforzato i nostri passi nel cammino verso il futuro, rendendoci insieme più umili e vigili nella nostra adesione al Vangelo»295. C’è ancora nella Delegazione chi non ha superato storie ormai passate che impediscono il pieno inserimento nella comunità e nei suoi progetti pastorali. Bisogna aiutare queste persone nel processo della “purificazione” perché possano integrarsi pienamente nella vita comunitaria e nei programmi della Delegazione al servizio della missione a risolvere finalmente le prevenzioni e le paure, per vivere pienamente la vita di consacrazione alla missione nella pace e nella gioia. Ognuno deve cercare di vivere nel miglior modo possibile la propria vocazio- Vita spirituale ne che è stata una scelta di Dio, alla quale generosamente avete risposto. Rivivere la risposta iniziale, con la freschezza di quegli anni giovani, è un compito d’ogni giorno per sentirsi spinti al progresso nella vita missionaria. Per questo bisogna ritornare al Signore, autore della chiamata, nella preghiera d’ogni giorno. Le Costituzioni c’invitano anzitutto a «celebrare quotidianamente, con tutto il nostro spirito, il mistero dell’Eucaristia, unendoci a Cristo Signore, che proclama parole di 295 NMI 6 (N.d.R.). JOSEP SUREDA, Verbale della visita canonica generalizia, Roma 2001. 180 vita, offre se stesso per i fratelli, rende onore al Padre e crea l’unità della Chiesa»296. Non è infrequente trascurare, da parte dei sacerdoti, la celebrazione della Messa quando non sia necessario al servizio alla comunità cristiana, dimenticando che è sempre un preghiera di tutta la Chiesa che si sente rappresentata in ogni Eucaristia che celebrano tutti i sacerdoti. La preghiera della liturgia delle ore in nome della Chiesa, rimane un compito di tutti i ministri consacrati. Oltre la preghiera liturgica che «propone ai fedeli la contemplazione di tutto il mistero di Cristo»297, le Costituzioni ci propongono la pratica della «preghiera mentale, per quanto è possibile per un’ora»298, il ricorso alla Madonna con la preghiera del Rosario e altre espressioni della pietà tradizionali nella Congregazione. La Delegazione ha una media d’età abbastanza alta con un gruppo notevole di persone anziane che meritano ringraziamento per la loro lunga vita missionaria e alcune, inoltre, per il loro servizio nel passato alla direzione della Provincia, ma soprattutto meritano un’attenzione speciale per la loro salute e la soddisfazione dei loro bisogni. Il Governo della Delegazione sta cercando di fare il proprio meglio, per sollevare le sofferenze degli ammalati e di quelli che con difficoltà possono arrangiarsi da soli. Speriamo che al più presto si trovi una soluzione a questi bisogni urgenti. Frattanto, le comunità fanno un servizio meritevole riguardo agli ammalati, secondo le loro possibilità, che in qualche caso, suppone una dedizione a volte quasi esclusiva, svolta con molta carità. Tutti devono essere pronti a questo servizio, anche se fosse necessario sacrificare altri impegni apostolici. La carità è al di sopra d’ogni altro impegno. Le comunità Le comunità: La vita religiosa si svolge nella comunità e per questo il suo buon andamento sarà un aiuto inestimabile per ciascuno dei suoi membri. La comunità è costituita dai rapporti a diversi livelli: organico, personale, spirituale e missionario. Tutti sono diretti alla missione, da cui prende senso tutta la nostra vita comune. Organico: la comunità è costituita canonicamente e organizzata secondo le Incarichi comunitari strutture che ci conferisce il nostro diritto. C’è un governo locale con i compiti precisi e c’è un’assemblea comunitaria con i propri doveri e diritti. È conveniente, in quanto possibile, assegnare gli incarichi ai diversi membri della comunità, e questo richiede da ognuno la disponibilità d’accettarli come un vero servizio ai confratelli. Non è legittimo lamentarsi di una mancanza di partecipazione al governo della comunità quando si è rifiutato d’accettarne le responsabilità. D’altra parte, è necessario che quanti ostentano gli incarichi comunitari abbiano il senso del vero servizio che esige chiarezza, comunicazione e consiglio e, in ogni tempo, cercare il meglio per i confratelli. In ogni caso si dovrà tener conto di quanto è detto nel Direttorio n° 428. Tutti i membri della comunità devono partecipare al suo governo attraverso la riunione plenaria, secondo quanto è prescritto nell’articolo 3 del Capitolo XV dei nostro Direttorio. La periodicità di queste riunioni aiuterà la loro efficacia. «La nostra unione fraterna… è espressa inoltre dalla partecipazione nel governo e nell’organizzazione della comunità»299. Personale. «La nostra unione fraterna… è favorita da uno stile di vita familia296 CC 35 (N.d.R.). Ibid. 298 CC 37 (N.d.R.). 299 CC 12. 297 JOSEP SUREDA, Verbale della visita canonica generalizia, Roma 2001. 181 re, grazie al quale noi viviamo insieme con sincerità e apertura»300. Bisogna stabilire rapporti di fiducia che provengono dall’amicizia. Ma oltre ai rapporti umani, abbiamo una comune vocazione che è l’avere molte cose in comune che ci devono permettere un facile scambio. Non si può concepire una comunità che non abbia nulla da dirsi, da comunicarsi, da condividere. Non è permesso di vivere insieme senza che si stabilisca una vera comunità dove, al di là delle differenze d’età, d’esperienze spirituali e religiose, d’ideologia e di compiti missionari; la solidarietà, il rispetto, la comunicazione, l’aiuto e il servizio mutuo prevalgano al di sopra d’ogni altra considerazione. «Con i confratelli di diversa origine, età, cultura e opinione, conserviamo l’unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace», ci dicono le Costituzioni301. Ogni volta, nella Delegazione sarà più necessaria l’unione tra tutti i suoi Fratellanza membri, se si vuole portare avanti un vero piano missionario e l’accettazione dei proprio ruolo dentro della comunità. Nessuno deve sentirsi né solo né emarginato, e per questo bisogna stabilire i segni e i momenti attraverso i quali si esprima la vera fratellanza. Neppure è permesso d’isolarsi o emarginarsi, con qualsiasi scusa, dalla comunità locale né dall’insieme della Delegazione; questo porterebbe sofferenze inutili agli individui e alla collettività, e non permetterebbe di svolgere un efficace lavoro missionario. Ci dicono le Costituzioni: «Siamo dunque mutuamente solleciti, portando i pesi gli uni degli altri»302 La comunità deve cercare, oltre ai momenti comuni minimi per una comunità religiosa, anche quei tempi di gratuità da condividere con i confratelli. Un tempo di gratuità, vale a dire, un tempo di slancio e d’espansione con i confratelli, è necessario per la distensione, per superare la solitudine, per sconfiggere la noia e la tristezza. Meritiamo questo favore dalla comunità, verso la quale abbiamo lo stesso dovere. In ogni caso non possiamo prescindere dalla nostra storia, e questo lo dobbiamo avere presente per capire gli atteggiamenti e le forme diverse di avvicinamento alla comunità. Sarà la comprensione, frutto della carità, che detterà le parole opportune o il rispettoso silenzio in ogni momento. Si debbono chiarire tutti i sospetti e i malintesi, per ristabilire la franchezza e la cordialità che la carità esige. Spirituale: «La vita fraterna è significata e si realizza soprattutto nell’Eucari- Preghiera stia, che è segno d’unità e vincolo di carità. La nostra unione fraterna è alimenta- comunitaria ta anche dalla preghiera comune, specialmente liturgica»303. In tutte le comunità della Delegazione ci sono alcuni momenti di preghiera comunitaria; in alcune più che in altre. Alcune comunità condividono la preghiera liturgica con il popolo. L’assistenza non sempre è unanime e per alcuni clarettiani è difficile l’assiduità o la regolarità. In ogni caso, la preghiera comunitaria deve avere un posto importante nella vita della comunità. Il lavoro missionario non deve ostacolarla. Il tempo impegnato per preghiera è anche un tempo impegnato per Vangelo che annunziamo. Essa riempie di profondo significato il nostro servizio missionario. Le difficoltà nel rapporto tra le persone si può superare quando c’è quest’affinità che proviene della nostra unione con Dio, causa della nostra vita comune. «La preghiera quotidiana, fatta fedelmente, rimane una necessità fondamentale per la comunità e per ogni organismo; per la qual cosa le si deve assegnare un posto prioritario nella nostra vita»304. Il nostro Direttorio afferma: «Ogni comunità de300 CC 12. CC 17. 302 CC 15. 303 CC 12. 304 CC 37. 301 JOSEP SUREDA, Verbale della visita canonica generalizia, Roma 2001. 182 dicherà tutti i giorni mezz’ora, come minimo, all’orazione comune, preferibilmente con la recita della Liturgia delle Ore»305. Una vita giustamente regolata e ordinata deve permettere di dedicare il tempo necessario alla preghiera. Quando argomentiamo la mancanza di tempo, il lavoro eccessivo o gli impegni ineluttabili oppure la stanchezza, confessiamo l’incapacità di organizzare la nostra vita con un’adeguata scelta di priorità. «Certo alla preghiera sono in particolare chiamati quei fedeli che hanno avuto il dono della vocazione ad una vita di speciale consacrazione: questa li rende, per sua natura, più disponibili all’esperienza contemplativa, ed è importante che essi la coltivino con generoso impegno»306. Bisogna stabilire i tempi e il luogo della preghiera, cercando spazi sufficienti che permettano di svilupparla con la larghezza e calma necessarie. Questa fedeltà alla preghiera sarà il vincolo più importante per conformare le comunità, alcune forse un po’ disperse nel loro ministero polivalente. Non dimenticare la preghiera alla Madonna, come un’espressione dei nostro carisma nella chiesa. La preghiera personale, un’ora di meditazione giornaliera secondo le CostituPreghiera 307 personale zioni , darà profondità alla vita e all’apostolato, ed è una preparazione necessaria per la preghiera comunitaria. Le comunità hanno stabilito il giorno di ritiro spirituale secondo quanto è stabilito dalle Costituzioni308 che aggiungono: «Ogni anno facciano in modo tutto speciale e con la dovuta diligenza, gli esercizi spirituali»309. La fedeltà e l’adempimento di queste prescrizioni delle Costituzioni, oltre a far progredire ogni persona nella vita missionaria, sono mezzi insostituibili per la stessa coesione comunitaria. Il trovarci con il Signore ci dà la possibilità d’incontrare i fratelli nel vincolo della carità. Missionario: la comunità è ordinata alla missione e solo in essa ha il suo senConfronto sull’apostolato so. Ogni comunità ha un incarico apostolico preciso affidato a tutti i suoi membri, benché ciascuno con compiti diversi. Quest’incarico apostolico deve essere un argomento di dialogo permanente della comunità, per cercare insieme le strade di una maggiore efficacia nella predicazione del messaggio del vangelo. Anche se la comunità ha un incarico ministeriale polivalente, si tratta sempre di un ministero comunitario, magari svolto da una sola persona. Ho ascoltato qualcuno lamentarsi della mancanza di comunicazione alla comunità dei progetti o dei programmi dei diversi ministeri… L’ignoranza dei processi missionari provoca il distacco dall’impegno apostolico e mancanza di corresponsabilità nel suo confronto, e allontana le persone dal rapporto interpersonale per mancanza di lavori comuni da condividere. Nelle riunioni comunitarie ci dovrebbe essere un momento per conoscere lo svolgimento del lavoro affidato a ciascuno, con successi o fallimenti, con le difficoltà e la richiesta di collaborazione… In questo modo si confermano i legami comunitari e cresce la volontà di partecipare agli impegni comunitari e d’essere pronti a fare dei proprio meglio per essere pronti all’aiuto e alla supplenza quando ce ne sia bisogno. L’apostolato della Delegazione L’apostolato: La Delegazione esercita l’apostolato soprattutto nell’ambito parrocchiale. Dal 29 novembre la comunità d’Altamura ha la responsabilità di una parrocchia dentro 305 Dir. 85. NMI 34. 307 Cf CC 37. 308 Cf CC 52. 309 CC 52. 306 JOSEP SUREDA, Verbale della visita canonica generalizia, Roma 2001. 183 la quale operava la nostra comunità. Soltanto la comunità di Banchi Vecchi non ha una responsabilità parrocchiale. È prevista la riconsegna della parrocchia di Palermo nel settembre dei 2002. Oltre a questo ministero ci sono altri campi nell’evangelizzazione che, però, molto spesso sono impegni personali, benché accettati dalla comunità locale e inseriti nei ventaglio di proposte missionarie. Dal Capitolo Provinciale anteriore si sono stabilite due comunità chiamate polivalenti per la diversità degli apostolati. Sono segnate con questo scopo le comunità di Segrate (Milano) e Altamura. Nella prima, oltre al lavoro parrocchiale, si svolge un servizio agli emarginati, integrato pienamente nella Delegazione sebbene svolto da un individuo soltanto. Questo lavoro pastorale è ormai cresciuto e domanderebbe la presenza di qualche altro missionario per assicurarne la continuità, se s’intende proseguirlo. Oltre a questo servizio missionario, ce ne sono altri anche meritevoli: il servizio itinerante della parola e la Procura Missionaria. Nella seconda comunità, da poco tempo, come ho accennato, è stato aggiunto il servizio parrocchiale a quelli della cura della chiesa di Santa Lucia, dal culto intenso e continuato, del servizio itinerante della parola con l’aiuto alle diverse comunità parrocchiali che lo richiedono, il servizio d’animazione della Delegazione e l’accompagnamento dei laici clarettiani che svolgono un importante servizio sociale. Nelle altre comunità parrocchie, il servizio missionario è centrato quasi esclusivamente sulla parrocchia, sebbene ci siano altri lavori svolti da qualche membro della comunità. La comunità di Banchi Vecchi è centrata nel servizio della chiesa di Santa Lucia, nella formazione e nell’attenzione agli ammalati, oltre ai servizi di “curia” della Delegazione. La missione nel Gabon e la presenza missionaria nell’Argentina (un clarettiano soltanto) sono altri luoghi impegnativi dell’apostolato della Delegazione. Questa descrizione non vuol essere esaustiva, ma esprime ampiamente, se non nella sua totalità, i diversi compiti apostolici affidati alle comunità della Delegazione. Negli anni scorsi è stata fatta una responsabile revisione di posizioni pastorali Revisione delle che ha portato a chiudere le due comunità della Sicilia, una, Catania, realizzata posizioni ormai, e l’altra, Palermo, in prospettiva di chiudersi nell’autunno dei 2002. La prospettiva attuale è di rinforzare i posti missionari esistenti per consentire un maggiore slancio apostolico secondo le caratteristiche di ognuno. Si richiede una grande solidarietà apostolica ed una vera disponibilità affinché le scelte missionarie riescano ad avere una prospettiva di rinnovamento per una maggior efficacia apostolica. È stato fatto un buon lavoro, ma ancora si deve fare di più, perché ogni volta sono più grandi le esigenze dell’annunzio del Vangelo. La parrocchia può essere un luogo d’autentica missione se si approfittano le molteplici possibilità che offre, se si approfittano ancora tutte le persone della comunità clarettiana. Finora si è lavorato tanto bene; non ci si può accontentare di un glorioso passato se questo non c’impegna per un più esigente futuro. La Delegazione non si deve chiudere ad altre prospettive apostoliche. E così come in passato sono apparse prospettive nuove, nulla impedisce che ancora ci possano offrire nuove strade al servizio del Vangelo. In ogni modo, sarà sempre la comunità che dovrà discernere l’opportunità delle iniziative. Nei ministeri, comunque, in cui siete impegnati, si devono cercare di aggiornare i metodi, rivedere i contenuti, confrontare le esperienze in maniera di rendere il lavoro apostolico sempre più adatto alla propagazione del Vangelo. Questo esigerà apertura, capacità d’innovazione, studio e ascolto dei segni dei nuovi tempi che c’indicano i cambiamenti e le nuove prospettive che richiedono nuove risposte. JOSEP SUREDA, Verbale della visita canonica generalizia, Roma 2001. 184 Disponibilità Vocazioni Un’esigenza del nostro servizio missionario è la disponibilità senza riserve ad accettare nuove destinazioni, se l’efficacia del ministero così lo esige. Non poche volte si crede che la propria presenza sia la garanzia di un lavoro efficace. A volte si è convinti che la continuità di qualche ministero è solo garantita dalla propria presenza o direzione. E forse non ci rendiamo conto che questa troppo prolungata presenza impedisce la crescita d’alcuni settori o il rinnovamento d’altri o ancora, si ha la paura d’intraprendere nuove strade missionarie per la mancanza di capacità o per altre ragioni, e invece tante volte nascondiamo valori che in un altro luogo o in un altro ambiente potrebbero svilupparsi con maggiore slancio. I superiori cercheranno sempre di assegnare a ciascuno dei missionari il luogo più adatto alle sue capacità, ma anche cercheranno di rispondere alle esigenze del Vangelo nei luoghi a noi affidati. Questo senso comunitario delle responsabilità apostoliche, renderà la Delegazione più compatta, più fraterna, e permetterà la sua crescita a favore del regno di Dio. Pastorale vocazionale: Dentro ai programmi pastorali ce n’è uno di rilevante importanza: la promozione delle vocazioni. Ci rendiamo conto che i bisogni dell’apostolato sono tanti e che ci mancano missionari per rispondervi. È una necessità ormai sentita da tutta la Chiesa e il Papa Giovanni Paulo Il ne ha fatto un appello nella Lettera apostolica “Novo Millennio ineunte”: «È questo un problema di gran rilevanza per la vita della Chiesa in ogni parte del mondo. In certi Paesi d’antica evangelizzazione, poi, esso si è fatto addirittura drammatico a causa del mutato contesto sociale e dell’inaridimento religioso indotto dal consumismo e dal secolarismo. È necessario ed urgente impostare una vasta e capillare pastorale delle vocazioni, che raggiunga le parrocchie, i centri educativi, le famiglie, suscitando una più attenta riflessione sui valori essenziali della vita, che trovano la loro sintesi risolutiva nella risposta che ciascuno è invitato a dare alla chiamata di Dio, specialmente quando questa sollecita la donazione totale di sé e delle proprie energie alla causa del Regno»310. La responsabilità nella pastorale vocazionale appartiene a tutti i membri della Responsabilità di tutti Delegazione. Tutti debbono prendere coscienza del loro compito a questo riguardo. A volte le esperienze passate scoraggiano ad intraprendere ancora nuovi progetti di futuro, ma dobbiamo impegnarci a promuovere nuovamente questo traguardo missionario essenziale per il futuro di tutti i programmi missionari. Forse ancora non abbiamo fatto quanto potevamo fare, o forse non lo abbiamo fatto nel modo corretto. È interessante tener presente quanto dice il P. Generale nell’ultima sua circolare “Vocazioni missionarie per il terzo millennio”. «Per rendere autentico quest’invito dobbiamo rispondere a domande come queste: quale immagine stiamo proiettando della nostra vocazione missionaria? Come stiamo trasmettendo l’ispirazione carismatica ed il carattere profetico di Claret e della Congregazione? Lasciamo trasparire le genuine motivazioni evangeliche della nostra vita e del nostro lavoro? Sappiamo offrire l’orizzonte universale della nostra missione, che non conosce frontiere e cerca di stabilire il dialogo di salvezza con tutti i popoli e tutte le culture? In verità, nella pastorale vocazionale risuonano in maniera sorprendente le nostre incertezze e le nostre speranze, le nostre frustrazioni e i nostri 310 NMI 46. JOSEP SUREDA, Verbale della visita canonica generalizia, Roma 2001. 185 sogni, le nostre amarezze e le nostre soddisfazioni»311. Certamente il mezzo più importante sarà quello della preghiera. È stata la strategia del Signore Gesù quando avvertiva gli apostoli della mancanza di lavoratori per la sua messe (cf Mt 9,38). Bisogna coinvolgere i fedeli che frequentano le nostre parrocchie e le nostre chiese, le comunità di religiose… Ma fiduciosi nella potenza dei Dio che chiama, noi dobbiamo impegnarci ancora, all’interno delle nostre possibilità, perché i giovani possano ascoltare la chiamata del Signore e soprattutto che abbiano il coraggio di dare la risposta affermativa. La preparazione di un piano di pastorale vocazionale può agevolare le strade da intraprendere. Ed è per questo che la Delegazione deve avere un piano o progetto pastorale per la promozione delle vocazioni alla vita missionaria. Per superare la stanchezza o la sfiducia dobbiamo ascoltare ancora la parola “Duc in altum” incoraggiante del Signore: «Duc in altum». «È l’invito che all’inizio del nuovo millennio il Papa rivolge alla Chiesa citando il testo di Lc 5,1-7. Meditiamo la scena della pesca miracolosa. Si tratta di una parola di vita per la situazione della nostra pastorale vocazionale. Spesso ci riconosciamo nelle parole scoraggiate di Pietro: “Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla” (Lc 5a). Vi è una sproporzione enorme, sconsolante, fra lo sforzo realizzato e il frutto nullo ottenuto dopo aver trascorso al lavoro “tutta la notte”. È la stessa sensazione che percepisco in diversi Organismi e particolarmente in alcuni clarettiani che si dedicano espressamente alla pastorale vocazionale. Da molti anni, nonostante l’impegno profuso, non ottengono i frutti che sarebbe giusto sperare. Abbiamo costituito équipe di pastorale vocazionale svincolando alcuni da altri incarichi, abbiamo avviato quelle azioni che oggi raccomandano gli esperti ed abbiamo intensificato la nostra preghiera, ma in molti luoghi non arrivano i frutti desiderati»312. Sebbene, come ho detto, il compito della pastorale vocazionale appartiene a Animatore tutti i membri della Delegazione, secondo gli orientamenti del “Direttorio Voca- vocazionale zionale”, bisogna assegnare ad una équipe la responsabilità più immediata di questa pastorale. Con un animatore che veramente si dia da fare, con entusiasmo e costanza, per spingere i progetti e portarli ad essere operativi. Le qualità specifiche di quest’animatore sono elencate nello stesso Direttorio vocazionale al numero 116. Conviene tenere conto di quanto si dice in questo numero. Forse sarà necessario essere coraggiosi per liberare quel missionario così importante nell’apostolato, per ricevere quest’incarico prioritario su tutti gli altri. E nel 117 si assegnano delle funzioni specifiche. Ma in nessun caso questi «incaricati» tolgono la responsabilità di ciascuno dei membri della Delegazione, con l’aiuto dei laici e d’altre persone della comunità cristiana. Tutte le comunità dovrebbero essere un luogo adatto per fare un’esperienza Accoglienza e missionaria. È possibile che quest’impegno spinga le comunità a rivedere i loro discernimento atteggiamenti verso la stessa vita comunitaria: di preghiera, di lavoro apostolico, di rapporto fra i suoi membri… e ad intraprendere propositi di conversione personale e comunitaria, perché davvero ogni comunità possa animare una vocazione incipiente. Ma sarà pure conveniente stabilire due comunità che possano veramente accogliere i giovani che vogliano conoscere la nostra vita missionaria e sperimentarne il contenuto. Ci deve essere sempre qualche clarettiano che possa dedicarsi a queste persone ed averne cura speciale. Ma tutta la comunità sarà sempre 311 312 VMTM 8. VMTM 16. JOSEP SUREDA, Verbale della visita canonica generalizia, Roma 2001. 186 disposta ad accompagnare queste esperienze. Oltre alle vocazioni alla vita missionaria ministeriale (presbiteri e diaconi), si devono promuovere vocazioni alla vita laicale consacrata stando alla tradizione della Congregazione. Ci dice il Padre Generale, nella circolare sopra citata: «il mio richiamo per destare l’interesse a proposito delle vocazioni in tutti i clarettiani e in coloro che condividono la nostra missione, acquisisce un tono maggiore quando si riferisca alla pastorale vocazionale per i Missionari Fratelli. Non possiamo rassegnarci a vedere il calo delle vocazioni a Missionari Fratelli e nessun Organismo della Congregazione può tralasciare, nella propria pastorale vocazionale, un invito a vivere tale vocazione»313. Formazione iniziale Formazione iniziale: Quelli che hanno accolto l’invito del Signore e vogliono iniziare il percorso che li porterà alla piena attività missionaria dentro la nostra Congregazione, dovranno essere formati secondo gli orientamenti della stessa Congregazione. E per questo si deve cercare la casa più adatta a questo scopo e il formatore che possa, dalla propria esperienza missionaria, dall’amore profondo alla propria vocazione e alla Congregazione, dirigere adeguatamente il processo formativo dei giovani missionari. Non aver paura di sacrificare altri ministeri per attendere alla formazione. Gli investimenti nella formazione hanno sempre i redditi più generosi. La scarsità delle vocazioni non deve ridurre le esigenze della formazione, anzi la deve rendere più accurata. Gli sbagli sono più evidenti e pericolosi quando più piccole sono le comunità. In ogni caso si deve tenere conto di quanto si dice nei numeri 236-239 del Direttorio vocazionale. La formazione religiosa, missionaria e clarettiana è la base del futuro dei candidati. La formazione intellettuale, teologica e pastorale, dovrà essere di qualità per abilitare i missionari ad inserirsi adeguatamente nei contesti della nostra società. D’altra parte è quanto ci raccomandano le Costituzioni: «È necessario che i nostri confratelli crescano di pari passo nella virtù e nella scienza, per essere in linea con i tempi e capaci di esercitare con frutto il ministero»314. Formazione permanente Formazione permanente: L’attività apostolica deve adeguarsi alle esigenze dei tempi che ogni volta chiedono di più ai predicatori del Vangelo. Non si può, pertanto, trascurare l’aggiornamento dei contenuti e dei metodi nell’attività pastorale. Oltre ad essere un impegno personale lo deve essere anche a livello collettivo, con un programma per la Delegazione che risponda alle esigenze delle persone e dei posti missionari. Anzitutto ciascuno deve procurare d’essere più adatto al ministero che gli è stato affidato, altrimenti può rischiare di non essere uno strumento adeguatamente valido alla trasmissione del Vangelo. «Diminuire l’impegno per lo studio può avere pesanti conseguenze anche sull’apostolato, generando un senso d’emarginazione e d’inferiorità o favorendo superficialità e avventatezza nelle iniziative»315. Questo studio non è soltanto in ordine all’operatività immediata, «Esso è piuttosto espres313 VMTM 11. CC 56. 315 VC 98. 314 JOSEP SUREDA, Verbale della visita canonica generalizia, Roma 2001. 187 sione del mai appagato desiderio di conoscere più a fondo Dio, abisso di luce e fonte d’ogni umana verità»316. La povertà e l’inconsistenza delle nostre predicazioni, oltre a provenire da una mancata preparazione immediata, tante volte proviene, purtroppo, della mancanza d’idee da trasmettere, di contenuto da esprimere e di capacità per raccogliere il significato profondo dei nuovi eventi. L’aggiornamento delle biblioteche comunitarie deve fornire strumenti per lo studio in ordine a questa formazione permanente. Il Progetto Parola-Missione ancora può aiutare in questo processo d’approfondimento della Parola di Dio. Alcune comunità lo hanno seguito insieme ai laici con i quali hanno condiviso la riflessione, lo studio e la preghiera. Esorto a continuare per questa strada quelli che l’hanno incominciata ed ad incominciarla quelli che ancora ne sono forse diffidenti. Ma dove ciò non sia possibile, la comunità dovrà per se stessa percorrere questo processo, come forma d’avvicinamento alla Parola di Dio. Dobbiamo darci questo aiuto che darà inoltre un nuovo slancio alla comunità. Inoltre… In tutte le comunità, ho visto i libri che secondo il nostro ordinamento ogni Libri di comunità comunità deve avere, secondo la raccomandazione dei Direttorio n. 41l. Le comunità portano i libri prescritti con regolarità: libri d’atti di Governo, i verbali delle riunioni comunitarie o di famiglia, di Cronaca, delle Collettoria delle Messe… I libri d’economia hanno avuto una più accurata revisione perché oltre ad essere il visitatore canonico, facevo, pure, la visita periziale economica. In genere devo affermare che i libri sono a posto e aggiornati. In alcuni casi i verbali delle riunioni comunitarie erano arretrati, perché queste riunioni da un po’ di tempo non si facevano; in un altro caso si è dimenticato di scrivere la cronaca. In ogni caso è stata fatta la dovuta avvertenza. Sarebbe molto conveniente, in quanto possibile, unificare i sistemi di predisporre i diversi libri. Questo aiuterebbe alla continuità quando cambi l’incaricato. In genere si debbono conservare meglio gli archivi e soprattutto ordinarti dovutamente. Prego di aver conto, da parte di ogni comunità di quanto è stato detto al riguardo dell’economia nel verbale che ho lasciato. I documenti di contabilità debbono essere stampati e conservarti accuratamente. Non è sufficiente avere gli atti contabili nel computer, bisogna che ce ne sia documentazione scritta. Le comunità vivono con austerità, nelle case non sempre adatte ai bisogni dei Economia loro membri. In un piano a medio termine e secondo le possibilità economiche della Delegazione, si dovranno fare dei lavori per adeguare le strutture alle necessità degli inquilini. Il numero delle persone anziane aumenterà e bisogni offrir loro un minimo di comodità, perché si sentano sollevate nelle loro sofferenze. E questo sarà possibile se s’incrementa il senso di comunità globale che vede e agisce al di sopra dei propri interessi. L’uso dei denaro è sempre dipendente. «Non c’è nessuna quantità di denaro della quale non si debba rendere conto». Non è conforme alla vita religiosa, allo spirito di povertà, oltre ad essere contrario ai canoni, l’avere conti bancari particolari, se non è per una causa giusta e con l’autorizzazione espressa dei legittimi superiori. E in tal caso nei conti bancari dovrà esserci sempre la firma del Superiore 316 VC 98. JOSEP SUREDA, Verbale della visita canonica generalizia, Roma 2001. 188 Maggiore o di quella persona che egli determini. Ed infine… Le Costituzioni raccomandano al Visitatore di «stimolare le menti e le volontà di tutti alla fedeltà»317 e ancora che «tutti siano rafforzati nella gioia della vocazione missionaria»318. Nel Verbale lasciato alle comunità ho cercato di rispondere a questa raccomandazione delle Costituzioni. Ma vorrei ritornare su questo compito affidato al Visitatore; e non tanto per un dovere, quanto per un sentimento di fratellanza che mi fa condividere con tutti i successi, le gioie e le speranze, così come le sofferenze e le sconfitte, i disagi e le tristezze. Il passato non vi deve ostacolare ad intraprendere con nuovo slancio il futuro che sta arrivando. Le esperienze negative possono essere una lezione, mai però un peso che impedisca di progredire. «Gli errori del passato, propri ed altrui, non possono, non devono impedirvi d’intraprendere nuove imprese per il Regno di Dio. Sempre c’è un’altra opportunità per ciascuno di voi e per i confratelli. Datevi e date agli altri l’occasione di rifare il passato e d’iniziare una nuova storia piena di risorse ed iniziative, per collaborare nella missione collettiva». Non mancheranno le difficoltà, ma neppure gli aiuti per superarle. Anzitutto l’aiuto di Dio che ci ama al di sopra dei nostri meriti, e nelle cui mani è il nostro futuro, della Madonna, nostra madre alla quale abbiamo affidato la nostra vita missionaria, dei nostri confratelli pronti all’accoglienza. «Alcuni hanno percorso una lunga strada nel servizio missionario, mentre ad altri aspetta ancora, così lo speriamo, un lungo percorso. Ai primi dico di non dimettersi sino alla fine; ancora resta da fare l’ultima salita, che è sempre la più ripida e, quindi, la più difficile. Il Dio che vi ha condotto con la sua mano sino ad oggi, vi manterrà, con tutta sicurezza, anche nei gradini dell’ultima salita. Agli altri attesto che bisogna infondersi coraggio perché ancora è lungo il cammino da percorrere». Tutti insieme potete fare ancora tante cose per il Vangelo e per la Congregazione Clarettiana che vi ha accolti. Ma si devono fare più forti i legami comunitari e far crescere il senso di pertinenza, che vi faccia accettare qualsiasi impegno missionario della Delegazione. «Rimanete nella gioia perché, oltretutto, ci sono sempre più motivi per rallegrarsi che per intristire. Bisogna saper scoprire in ogni momento i larghi spiragli della speranza. Stiamo in buone mani, quelle di Dio, che rallegra la giovinezza e la maturità, che ringiovanisce la vecchiaia». E ancora una volta ringrazio per l’accoglienza e tutte le particolarità a me offerte. Ci conosciamo un po’ meglio e questo ci aiuta ad amarci di più. La conoscenza allarga la capacità di condividere le difficoltà e le sofferenze di ciascuno, ma anche aumenta le gioie nel condividerle. Raccomandiamoci mutuamente al Signore. Sostenga la nostra debolezza e sia la nostra forza per servirlo sempre e 317 318 CC 130. CC 131. JOSEP SUREDA, Verbale della visita canonica generalizia, Roma 2001. 189 nonostante tutto e sempre come missionari clarettiani. Raccomandiamoci, inoltre, filialmente al Cuore di Maria. La sua tenerezza di madre ci riassicura per sempre la protezione per la perseveranza nella vita missionaria. Fraternamente. Roma, 27 dicembre 2001 Josep Sureda, C.M.F. Visitatore Generale 190 «…ma sulla tua parola getterò le reti», Roma 2002. PROGETTO MISSIONARIO DELLA DELEGAZIONE ITALIANA Roma 2002 La preparazione dell’Assemblea con la quale si concludeva il sessennio fu dedicata ad un confronto per scrivere il progetto missionario della Delegazione. Dopo la consultazione delle comunità fu inviata ai confratelli una prima bozza perché formulassero le loro osservazioni. In base a ciò fu elaborato lo strumento di lavoro di cui si servì l’Assemblea, che si tenne a Roma nell’aprile 2002 sotto la presidenza di P. Josep Sureda. Il progetto tentò di fare la sintesi del processo di riflessione e di sperimentazione degli ultimi anni, tenendo conto del cammino della Congregazione (in particolare i temi della missione profetica – sviluppato nel XXIII Capitolo Generale – della missione condivisa e della spiritualità). È evidente che molti aspetti richievano ulteriori approfondimenti e sperimentazione. L’accompagnamento vocazionale non ha ancora la necessaria chiarezza nella Delegazione. [FONTE: CMF Notiziario (2002) 338-348]. *** …MA SULLA TUA PAROLA GETTERÒ LE RETI «Quando ebbe finito di parlare, [Gesù] disse a Simone: «Prendi il largo e calate le reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». E avendolo fatto, presero una quantità enorme di pesci e le reti si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche al punto che quasi affondavano. Al veder questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontanati da me che sono un peccatore». Grande stupore, infatti, aveva preso lui e tutti quelli che erano insieme con lui per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini». Tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono». Luca 5, 4-8 Situazione 1. PREMESSA: La situazione in cui si colloca la nostra azione «La nostra comunità deve sviluppare il dono originario al servizio della Chiesa e del mondo, così da inserirsi nelle situazioni e necessità della Chiesa particolare e del proprio ambiente…» (CC 14). Dobbiamo prendere sempre maggiore consapevolezza della realtà storica nella quale siamo chiamati a vivere la nostra esperienza umana e a svolgere il servizio missionario. Viviamo un’epoca carica di possibilità. L’enorme sviluppo delle comunicazioni e la fitta rete di scambi a tutti i livelli, che normalmente chiamiamo globalizzazione, è uno dei grandi segni del nostro tempo ed ha in sé enormi potenzialità. Di fatto, però, verifichiamo che la globalizzazione si attua con una ripartizione assolutamente iniqua delle risorse del mondo, radicalizzata da una visione «neoliberale» dell’economia, oggi dominante. «…ma sulla tua parola getterò le reti», Roma 2002. 191 Nel Nord del mondo – e in Italia concretamente – prendiamo atto dello smarrimento di tanti nostri contemporanei e della situazione di mancanza di fede nella quale risuona oggi l’annunzio cristiano, ma anche dei segni positivi di tanti uomini e donne che sono in sincera ricerca di senso e impegnano la loro vita in progetti di solidarietà, alla ricerca della pace e della giustizia319. «L’evangelizzazione in Europa richiede un carattere veramente ecumenico, aperto alla collaborazione con i seguaci di altre religioni e con tutti gli uomini e le donne di buona volontà»320. Il cosiddetto progetto della «casa comune europea», con gli elementi positivi e problematici che comporta, stimola tutti noi clarettiani ad uscire da ogni forma di isolamento e ad impegnarci per creare possibilità di comunione, condividendo con gli altri anche i nostri doni, per far crescere la comune missione. L’Italia, poi, per vocazione, non si coniuga solo con il nord Europa, ma ha una particolare collocazione nel Mediterraneo con tutto ciò che ne segue per l’incontro di culture, religioni, economie diverse. Nel Sud del mondo – e noi particolarmente nell’Africa equatoriale, in Gabon – siamo consapevoli dei gravissimi problemi politici, economici e sociali che stanno affrontando quelle popolazioni e dell’impegno con il quale le Chiese vogliono porsi loro accanto. Riconosciamo anche i tanti aspetti positivi della tradizione dei popoli, che oggi si stanno valorizzando e che vanno salvaguardati nei mutamenti in atto321. Come missionari ci sentiamo sollecitati dall’invito, rivolto dal Papa a tutta la Chiesa all’inizio di questo terzo millennio cristiano, a prendere coraggiosamente il largo per portare fino ai confini della terra la buona notizia del Regno322. Ispiriamo perciò la nostra azione in Italia agli orientamenti pastorali della Conferenza Episcopale per il decennio che inizia al fine di «comunicare il Vangelo in un mondo che cambia» mettendo la nostra azione «al servizio della gioia e della speranza di ogni uomo»323. In Africa, ugualmente, ci rendiamo collaboratori dei vescovi nell’inculturazione del messaggio cristiano per la costruzione della Chiesafamiglia324. 2. UNA COMUNITÀ NELLA DISPERSIONE E NELL’INSERIMENTO «La collaborazione nel ministero della Parola fa parte dell’origine stessa della nostra vita comune» (CC 13). 2.1. L’inserimento nella realtà Inserimento nella In funzione del servizio missionario che siamo chiamati a prestare, vogliamo realtà costruire la nostra vita comunitaria inserita nelle realtà in cui operiamo. Per questo, «la comunità missionaria – tra noi – ha bisogno di un rinnovamento profondo… La nostra comunità clarettiana è missionaria e non monastica. Vivere in mezzo al popolo la fraternità religiosa e missionaria e partire per la missione da questa esperienza è un cammino che da’ un nuovo respiro alla nostra spiritualità»325. 319 Cf CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia, 36-43. 320 Progetto missionario clarettiano per l’Europa, 2.1. Cf Progetto missionario clarettiano per l’Africa, I, 1. 322 Cf GIOVANNI PAOLO II, Lettera apostolica Novo Millennio Ineunte, 6 gennaio 2001. 323 CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia, 1-2. 324 EA, 55-71. 325 NSM, III, 3, b. 321 192 «…ma sulla tua parola getterò le reti», Roma 2002. Le nostre comunità dovranno ripensare la propria vita in questa prospettiva, proprio per vivere l’inserimento nella realtà in cui operiamo. La dispersione 2.2. L’esperienza della dispersione Narrano gli Atti degli Apostoli che il comando di Gesù di essergli testimoni «a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino ai confini della terra» (At 1,8) iniziò a realizzarsi nella dispersione provocata dalla prima persecuzione: «In quel giorno scoppiò una violenta persecuzione contro la chiesa di Gerusalemme; tutti, ad eccezione degli apostoli, furono dispersi nelle regioni della Giudea e della Samaria… Quelli però che erano stati dispersi andarono di luogo in luogo, annunciando la Parola» (At 8,1.4). L’esperienza della diaspora è congiunta con la cattolicità dell’annuncio. La comunità cristiana comprende se stessa come «piccolo resto», minoranza evangelica, chiamata a far fermentare la pasta del mondo ed animarlo: «Come l’anima è diffusa in tutte le membra del corpo, così i cristiani in tutte le città del mondo»326. La condizione di diaspora assume una particolare connotazione nel mondo occidentale, formalmente in larga maggioranza cristiano, ma spesso segnato da esperienze in cui la fede è vissuta da una minoranza. La dispersione per l’annunzio missionario è stata vissuta dalla Congregazione fin dalla sua origine327, soprattutto attraverso la missione itinerante. Per questo la comunità nella dispersione non deve essere considerata come impoverimento della vita comunitaria. Perché ciò si realizzi è necessario sottolineare: * Il senso della comune vocazione–missione, pur nella diversità dei ministeri. È il punto di riferimento imprescindibile perché la dispersione nel ministero non si tramuti in disgregazione del corpo. * La profondità nelle relazioni interne alla comunità. Chiede un cammino di maturazione personale e comunitario sul quale investire le nostre energie. La profondità nelle relazioni interne alla comunità è necessariamente congiunta alla costruzione di relazioni mature anche all’esterno. * Il riferimento al progetto comunitario. In questo senso ogni comunità è chiamata ad elaborare un suo progetto, in sintonia con il cammino della Chiesa e della Congregazione e con il progetto dell’Organismo. Sarà impegno del governo della Delegazione accompagnare le comunità in tale processo. * La fedeltà agli appuntamenti comuni programmati. I momenti della programmazione e della verifica e gli altri decisi (per la preghiera, la comunicazione e la fraternità) diventano fondamentali per garantire un cammino comune, rendendo concreto il progetto. 326 Lettera a Diogneto, 6, 2. Come è noto, l’esperienza della Congregazione prevedeva periodi di permanenza in comunità e periodi di predicazione itinerante. Il diverso ordinamento della vita era specificamente previsto dalle Costituzioni (CC [1857] 96-125; CC [1865] 28-45.65-73). L’esperienza più significativa di comunità vissuta dal Fondatore e da lui narrataci con evidente intento esemplare, si avvicina a questo modello: «La nostra casa era come un alveare, alcuni partivano, altri tornavano secondo le mie disposizioni; tutti sempre allegri e contenti» (Aut. 608). Il tema è stato oggetto di riflessione nel Congresso sulla nostra spiritualità: «Siamo comunità di missionari nella dispersione, perché si “disperde” è la comunità che è a servizio della missione: “L’esecuzione del compito è affidato ad ognuno dalla comunità” (CC 13). Fa parte della nostra spiritualità l’essere consapevoli dei legami che ci uniscono nella dispersione. Dobbiamo vivere insieme nella distanza, partecipando al programma spirituale della nostra comunità. Non dovremmo mai sentirci soli. L’inserimento in mezzo al popolo è un modo peculiare di dispersione missionaria e di vita comunitaria e congregazionale. Lì si dimostra che la nostra comunità è nata per gli altri e non per se stessa (CC 13)» (Documento di lavoro, Roma, maggio 2001, III, 4, c). 327 «…ma sulla tua parola getterò le reti», Roma 2002. 193 La presenza in 2.3. La nostra presenza in Italia Italia Alcune comunità hanno vissuto in maniera particolare l’esperienza della dispersione, ma in qualche modo è il nostro stesso Organismo ad apparire per tanti aspetti una comunità nella dispersione. Per questo diviene ancor più urgente il riferimento ad un progetto e ad una programmazione comuni. Considerando l’esperienza dell’Organismo, agli elementi ricordati, dobbiamo aggiungere la constatazione della nostra fragilità evidente nel numero esiguo delle risorse, nella presenza di confratelli bisognosi di aiuto per malattia o età, in alcuni contrasti fra noi che mortificano potenzialità; tutto ciò influisce sul processo di revisione delle posizioni che ha portato a ridefinire la nostra condizione giuridica e a faticose riduzioni delle nostre presenze. Nella fragilità siamo tuttavia chiamati a vivere il servizio della Parola. Come Gedeone, ci sentiremmo di dire: «Signor mio, come salverò Israele? Ecco la mia famiglia è la più povera di Manasse ed io sono il più piccolo nella casa di mio padre» (Gdc 6,15). Accettare la logica dell’incarnazione e della spoliazione di Cristo significa accogliere pienamente la condizione di fragilità e, in essa, mettere ogni possibile risorsa a servizio del Vangelo. Pertanto, guardando con realismo alla nostra realtà, ipotizziamo una presenza in tre aree328: • Nord: Trieste – Segrate / Lecco; le comunità rispondono a un’esigenza delle chiese e della società di Trieste e della Lombardia, particolarmente implicate nell’evoluzione dei processi di globalizzazione, di dialogo interculturale, di trasformazione economica. La nostra presenza si caratterizza per il servizio parrocchiale, la missione condivisa con i laici, i processi di formazione permanente, l’animazione missionaria, l’attenzione alle povertà e ai processi di giustizia e pace, il servizio itinerante della Parola. • Roma: Banchi Vecchi – Parrocchia – (presenza dei Laici clarettiani); la presenza nella città di Roma deve realizzare una comune strategia che, facendo riferimento alla particolare condizione della città, valorizzi le risorse e le metta in gioco. La nostra presenza si caratterizza per il servizio parrocchiale, la missione condivisa con i laici, i processi di formazione iniziale e permanente, l’attenzione alle povertà e ai processi di giustizia e pace, il servizio globale della Delegazione. • Altamura; la città e il territorio hanno goduto di una presenza continua e missionariamente forte; in questo solco dobbiamo leggere i profondi cambiamenti in atto e adeguare le nostre risposte. La nostra presenza si caratterizza per il servizio itinerante della Parola, la missione condivisa con il movimento dei Laici clarettiani, l’attenzione ai poveri e ai processi di giustizia e pace, il servizio parrocchiale, i processi di formazione permanente. Le comunità di Segrate e di Altamura si strutturano secondo un modello polivalente, ma tutte le nostre posizioni devono rafforzare e specificare la propria pre- 328 Cf ASSEMBLEA PROVINCIALE, Progetto di revisione delle posizioni, Lamezia Terme 2000, 16. «…ma sulla tua parola getterò le reti», Roma 2002. 194 senza nel territorio e i tre nuclei clarettiani presenti in Italia devono collegarsi a rete329. L’impegno che consegue alla revisione delle posizioni, qui espressa, esigerà, nel prossimo periodo, la costituzione e dinamizzazione di comunità che possano e sappiano attuare il progetto missionario della Delegazione. Spiritualità 3. LA NOSTRA SPIRITUALITÀ MISSIONARIA NEL CAMMINO DEL POPOLO DI DIO «La Parola del Signore che dobbiamo annunziare, ascoltiamola prima mediante un’assidua contemplazione e rendiamone partecipi anche i confratelli, per convertirci noi stessi al Vangelo, per essere configurati a Cristo e infiammati della sua carità che deve spronarci» (CC 34). L’impegno della Congregazione a rileggere la propria tradizione spirituale ci deve coinvolgere profondamente. Dopo il Congresso di Majadahonda, in Spagna, (9-17 luglio 2001) ci è stato offerto un documento330 da cui traiamo alcune linee guida. «La Parola di Dio è la prima fonte di ogni spiritualità cristiana. Essa alimenta un rapporto personale con il Dio vivente e con la sua volontà salvifica e santificante»331. Quali «servitori della Parola» sappiamo di dover coltivare la relazione personale col Cristo, alimentando la nostra vita e la nostra missione al contatto costante con la Scrittura, come ci suggerisce anche il progetto congregazionale Parola-Missione. La Parola ci guida a porre la nostra esperienza davanti al Dio delle misericordie, come stiamo apprendendo dal processo di purificazione della nostra memoria collettiva. Tale cammino, iniziato nell’anno giubilare, è giunto a compimento con la celebrazione nelle comunità e nell’Assemblea. Resta l’impegno a far maturare le nostre relazioni personali e a togliere l’amaro del passato, a raccogliere la memoria del nostro Organismo, scrivendone una storia, e a vivere un gesto di giustizia solidale con le nostre sorelle Laiche clarettiane. L’Eucaristia, elemento fondamentale nella spiritualità del santo Fondatore e nella tradizione congregazionale, deve costituire il centro della nostra vita comune. Ogni comunità dovrà programmare i tempi e i modi per condividere la mensa della Parola e del Pane eucaristico, nutrendovisi nella propria esperienza di inserimento e dispersione: «La fraternità nell’inserimento scopre il senso profondo della Parola, vive in un modo peculiare l’Eucaristia e la collaborazione stretta con la Chiesa locale e con la cultura di ogni popolo»332. In questa logica vanno ripensati anche i momenti comuni della Delegazione, come gli esercizi spirituali annuali. Maria, donna dell’ascolto, che nel suo Cuore immacolato ci insegna a vivere il ministero con tenerezza e compassione333 deve sempre accompagnare il nostro cammino. 329 Per quanto riguarda la presenza in Africa vedi oltre. MISSIONARI CLARETTIANI, La nostra spiritualità missionaria nel cammino del popolo di Dio, Roma 2002. 331 VC, 94. 332 NSM, III, 3, b. 333 Cf EMP, 20. 330 «…ma sulla tua parola getterò le reti», Roma 2002. 195 La missione condivisa «Condividendo le speranze e le gioie, le tristezze e le angosce 4. LA MISSIONE CONDIVISA degli uomini, soprattutto dei poveri, vogliamo offrire la nostra collaborazione a tutti coloro che cercano di attuare la trasformazione del mondo secondo il disegno di Dio» (CC 46). La comunità nella dispersione ha la sua ragione d’essere nell’inserimento nella realtà del mondo per il servizio della Parola. Per questo la comunità clarettiana è chiamata ad istituire molteplici relazioni con i laici. «Vi sono molti uomini e donne di ogni condizione, che si impegnano per il cammino dei popoli verso il Regno di Dio. Non siamo soli nel nostro servizio: vogliamo collaborare con loro»334. La considerazione del XXII Capitolo generale richiama una realtà in atto a vari livelli, sia nella riflessione sia in alcune esperienze della Congregazione: il servizio missionario della Parola, che siamo chiamati a svolgere, non può e non deve più essere pensato come una realtà gestita esclusivamente in proprio. Ciò significa coinvolgere nelle nostre iniziative chiunque lo desideri, e coinvolgerci in iniziative di altri. Significa soprattutto andare verso una progettualità più condivisa. Nella realtà del nostro Organismo possiamo mettere in evidenza alcuni elementi per una missione condivisa con i laici. 4.1. Il movimento dei Laici clarettiani Laici clarettiani La condivisione della missione si esprime a diversi livelli e in forme diverse. Una dimensione si ha con chi partecipa dello stesso dono carismatico e quindi all’interno della Famiglia clarettiana. Per quanto riguarda la realtà laicale, siamo chiamati a pensare un cammino insieme al Movimento dei Laici clarettiani. Superata la tentazione di considerarli semplici associati o coadiutori nelle nostre opere, riconosciamo in loro «cristiani che, volendo far propria la missione di Gesù nel mondo, vivono nella propria identità laicale le esigenze del Regno, prestano alla Chiesa un servizio di evangelizzazione, secondo il carisma e lo spirito di sant’Antonio Maria Claret»335. Il riferimento al carisma missionario clarettiano costituisce in questo senso un cardine della nostra relazione e del nostro lavorare insieme per il Regno. In questo senso, vanno raccolte le esperienze dei gruppi di Laici clarettiani di Roma e di Altamura, aumentando la sinergia e lo scambio reciproco fra le attività che ognuno porta avanti: * A Roma: le due comunità clarettiane del nostro Organismo e, nel limite del possibile, le altre con il gruppo della Libreria Alma Roma; * Ad Altamura: la comunità clarettiana con il gruppo e le attività di Casa Claret. 4.2. Coloro che cercano di attuare la trasformazione del mondo secondo il Apertura universale disegno di Dio La condivisione della missione non può conoscere alcun limite pregiudiziale. In questo senso restano valide le parole di Gesù a Giovanni: «Chi non è contro di voi è per voi» (Lc 9, 50). Ciò non esclude affatto la ricerca e la proposta dello specifico della nostra vocazione nella Chiesa e nel mondo, ma, al tempo stesso, 334 335 EMP, 50. Il Laico Clarettiano. “Ideario”, 1. «…ma sulla tua parola getterò le reti», Roma 2002. 196 impone di riconoscere il bene ovunque esso si presenti e vanno pensate tutte le possibili forme di condivisione e di collaborazione, iniziando da coloro con i quali siamo quotidianamente in contatto. Questa collaborazione va oltre i confini dell’Organismo e della Congregazione, ma anche oltre l’ambito della stessa Chiesa. Per questo è necessario raccogliere e riformulare tutto ciò che è andato crescendo attorno alle nostre presenze; in particolare: * i modelli di condivisione con i laici nelle nostre parrocchie e nelle altre posizioni: * l’esperienza della Procura della missione e la collaborazione con i gruppi missionari. * la collaborazione con l’associazione Comunità di Via Gaggio a Lecco, con l’associazione Fornello e il Coordinamento del volontariato missionario ad Altamura e con altre realtà; * il lavoro su giustizia, pace ed integrità del creato. La collaborazione avviene sia coinvolgendo nelle nostre attività, sia partecipando a progetti altrui. In questo campo siamo chiamati a fare un vero salto di qualità. «In una Chiesa che cerca cieli e terra in cui abiti la giustizia, il laicato non solo porta nuove presenze ministeriali, ma doni dello Spirito da condividere nella grazia dell’incontro»336. 5. IL SERVIZIO MISSIONARIO DELLA DELEGAZIONE «Il ministero della Parola, per mezzo del quale comunichiamo agli uomini l’intero mistero di Cristo, è la nostra specifica vocazione nel Popolo di Dio» (CC 46). La Delegazione, riconoscendo il cammino fin qui percorso, ribadisce le opzioni più volte formulate: missio ad gentes, predicazione, processi formativi, parrocchia, marginalità o «condivisione con i vulnerabili». Alcune di queste opzioni connotano in modo specifico le comunità; tutte riguardano le nostre posizioni nel senso di modalità per la realizzazione del nostro ministero (centralità della Parola di Dio, formazione laicale, attenzione alle situazioni di marginalità, missionarietà…). Missione 5.1. La missio ad gentes La missione in Gabon (diocesi di Franceville) si fa carico di tre stazioni missionarie. È costituita giuridicamente una comunità che attualmente appartiene alla Delegazione italiana, ma è integrata nella Confederazione delle Missioni clarettiane dell’Africa francofona. La seconda Assemblea della Confederazione ha programmato nel triennio 2001-2004 un percorso di accompagnamento, di coscientizzazione e di revisione delle strutture economiche verso la formazione di un Organismo Maggiore Indipendente. Rispondendo alla domanda fatta dalla stessa Assemblea, la Delegazione si sente coinvolta nell’accompagnare il processo di trasformazione di questa realtà337. Secondo il progetto della missione in Gabon, «l’obiettivo ultimo della comunità clarettiana è quello proprio dell’attività missionaria: far crescere la Chiesa nelle 336 NSM, II, 2, e. «Gli Organismi d’origine devono maggiormente sentirsi implicati in questo processo» (II ASSEMBLEA DELLA CONFEDERAZIONE, 28-31 agosto 2001). 337 «…ma sulla tua parola getterò le reti», Roma 2002. 197 realtà locali, aperta all’universalità del popolo di Dio, capace di farsi carico dell’uomo nella sua globalità e annunciargli la salvezza di Cristo»338. Più che mai in questo momento di passaggio si deve ribadire la necessità di curare il dialogo interno alla comunità e con tutti gli agenti pastorali. «Ciò può rendere la pluralità di culture e di esperienze, che esiste tra noi, una grande risorsa a servizio del Vangelo»339. Inserito nella comunità polivalente di Segrate si sviluppa il piano pastorale svolto dal padre Dario Martino nella parrocchia S. Vicente de Paul, nella diocesi di Campana (Argentina), fondato sul servizio religioso e della carità. La Procura missionaria, dopo la sua costituzione, ha sviluppato in questi anni un’organizzazione e un servizio che è importante mantenere, potenziare e portare a piena efficienza. Si avvale della collaborazione dei laici ed è inserita nella comunità polivalente di Segrate. I punti portanti della sua funzione sono: * far crescere la coscienza delle necessità spirituali, materiali e di personale dei nostri missionari e promuovere un’adeguata risposta nell’ambito della Delegazione; * aiutare i missionari ad esporre le proprie necessità attraverso la presentazione di progetti, alla ricerca di soluzioni possibili340; * aiutare e promuovere la collaborazione; * impegnarsi nei processi formativi e vocazionali. Predicazione 5.2. La predicazione e i processi formativi Il servizio di predicazione, soprattutto nelle missioni popolari, costituisce una parte importante della storia del nostro Organismo. Fedeli alla specifica vocazione-missione clarettiana all’interno del popolo di Dio, riteniamo necessario favorire l’annuncio esplicito341 in tutte le modalità che si presentano nel nostro ministero, iniziando dalle forme più ordinarie. Il ministero itinerante della Parola si riqualifica oggi come disponibilità a camminare con gli uomini e le donne del nostro tempo, a servizio delle Chiese locali, stimolando processi di crescita intorno alla Parola342. È la Parola, come ben sappiamo, che convoca e fa crescere la comunità cristiana, per questo ci sentiamo particolarmente sollecitati dall’invito dei nostri Vescovi a curare, a tutti i livelli, la formazione, soprattutto dei laici343. In questa linea si collocano: * la predicazione (con il sostegno offerto ai confratelli che si dedicano alla direzione di esercizi spirituali e ad altre forme di accompagnamento); 338 Sulla pista, 1. [Vedi sopra, p. 162]. Ibid., 3. 340 In quest’ambito si colloca anche il progetto di un’associazione che assuma l’accompagnamento di alcune realizzazioni di carattere sociale nella parrocchia S. Vicente de Paul. 341 Il XXII Capitolo generale lo indica come impegno specifico nella realtà europea: «Concentrarci nell’annuncio esplicito del Vangelo, come risposta alle ricerche e alle attese dei nostri contemporanei» (EMP, 62.4). 342 «Il Vangelo è il più grande dono di cui dispongano i cristiani. Perciò essi devono condividerlo con tutti gli uomini e le donne che sono alla ricerca di ragioni per vivere, di una pienezza di vita… Va coltivato l’assiduo contatto, personale e comunitario, con la Bibbia…» (CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia, 32.49). 343 Cf Ibid., 39.49.54; appendice. 339 «…ma sulla tua parola getterò le reti», Roma 2002. 198 * * * * Parrocchia Vulnerabili, giustizia e pace il ministero della stampa (definendo l’orientamento tematico e l’investimento di energie per le due pubblicazioni – il calendario annuale e il trimestrale MC – e accompagnando, per quanto possibile, la collaborazione con Alma Roma); la formazione dei laici (definendo per il prossimo triennio un programma specifico, che raccolga il patrimonio esistente e metta in comunicazione le diverse esperienze in atto); i percorsi sulla Parola (definendo e proseguendo le esperienze legate a Parola Missione); i percorsi di ricerca sulla spiritualità (approfondendo quanto emerso nel convegno internazionale sulla nostra spiritualità missionaria). 5.3. La parrocchia La parrocchia è il ministero prevalente svolto in Italia dalla Delegazione. Consapevoli che tale realtà basilare della Chiesa è oggi chiamata a vivere in missione permanente, ribadiamo alcuni elementi della nostra riflessione su questo ministero344. «Nell’ambito di una chiesa locale, la parrocchia è chiamata ad essere comunità cristiana di popolo. È qui in modo particolare che il popolo di Dio si rende visibile. La popolarità è perciò un elemento caratteristico, irrinunciabile per ogni parrocchia, comunque e dovunque essa viva la propria esperienza: la sua porta deve rimanere aperta sulla piazza. È una porta attraverso cui la chiesa esce nel mondo ed invita il mondo ad entrare nella chiesa… Lo stile pastorale deve garantire la popolarità; al centro vi è l’attenzione alle persone: la disponibilità, la capacità di ascolto. L’attenzione alle persone impone la massima stima della libertà dell’altro. La porta della chiesa è aperta e ciascuno è invitato ad entrare, ma nessun legame umano può costringere»345. In questo contesto, assumiamo pienamente gli stimoli della Conferenza Episcopale a fare della parrocchia e del giorno del Signore lo spazio e il tempo in cui far maturare una comunità realmente eucaristica e ad avere, perciò, anche in questo ambito una particolare attenzione ai processi formativi346. 5.4. La condivisione con i vulnerabili e l’impegno per giustizia e pace Costituisce un ambito di impegno preciso nel quale alcuni confratelli e laici stanno operando, ma che non ha ancora raggiunto un comune livello di accoglienza, di comprensione e di realizzazione. Si riferiscono a questo servizio, e li citiamo per averli presenti: l’accompagnamento dei malati e delle persone sole, l’attenzione ai barboni, il servizio al carcere, l’accoglienza degli «stranieri», il patrimonio di vita di Via Gaggio e di Casa Claret. La missione condivisa si può sviluppare in modo notevole in questo ambito, come pure nell’impegno per la giustizia, la pace e l’integrità del creato, in collabo344 La riflessione fu sviluppata soprattutto nell’anno 1994-1995, e conclusa con un incontro a Palermo. Cf Una porta sulla piazza, Palermo, 29 giugno 1995. [Vedi sopra, pp. 145-147]. 345 Ibid., 1.9. 346 Cf CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia, 47-49. «…ma sulla tua parola getterò le reti», Roma 2002. 199 razione con i servizi ecclesiali e della Congregazione e con quanti vi sono impegnati. Anziani ed ammalati «Trattiamo con amore e rispetto coloro che sono avanti negli 6. I CONFRATELLI ANZIANI O AMMALATI anni o che hanno speso la vita al servizio di Dio e desideriamo arricchirci della loro esperienza. Essi, da parte loro, abbiano cura di dare sempre testimonianza dell’eterna giovinezza dello spirito. Amiamo in modo speciale, perché sono membra del Cristo sofferente, i confratelli infermi, visitandoli e aiutandoli di buon grado» (CC 18). Tenendo conto della situazione di alcuni confratelli che, per ragione di età o di malattia, hanno bisogno di un’assistenza particolare, la Delegazione organizza nella comunità di via dei Banchi Vecchi le strutture necessarie. Ciò vedrà il sostegno di tutte le comunità e la costituzione di fondi adeguati. «È necessario valutare le esigenze di previdenza per i confratelli. Va studiato il modo di garantire un’integrazione pensionistica per tutti i confratelli anziani»347, alimentando il fondo esistente a tale scopo con il contributo di tutte le comunità. 7. LA FORMAZIONE PERMANENTE Formazione «È necessario che i nostri confratelli crescano di pari passo permanente nella virtù e nella scienza, per essere in linea con i tempi e capaci di esercitare con frutto il ministero» (CC 56). «Iniziamo il millennio immersi nella società dell’informazione. Ogni giorno scopriamo nuove possibilità a nostra disposizione e questa valanga di mezzi ci può sconcertare. In questo mondo iper-informato abbiamo bisogno di coltivare maggiormente le radici e di avere una più grande flessibilità nelle nostre abitudini di vita; in altre parole abbiamo bisogno di una formazione permanente»348. Nella situazione del nostro Organismo resta valido l’impegno a cercare percorsi comuni per superare il senso di frantumazione. Continuando l’esperienza di questi anni, il Governo della Delegazione, iniziando il proprio servizio, programmerà i temi sui quali impegnare annualmente la riflessione, la raccolta del vissuto, le decisioni per il futuro. In questa logica, si terrà conto anche dei percorsi di formazione offerti dall’Istituto e si valuterà la possibilità di offrire tempi più prolungati, quali l’anno sabbatico. Tutta la programmazione è realizzata in funzione al servizio missionario che siamo chiamati a svolgere. Per questo alcuni momenti prevederanno «la partecipazione attiva dei laici che condividono il nostro servizio missionario»349. 347 ASSEMBLEA DELLA DELEGAZIONE, L’economia per la missione, Fontana Candida (Monteporzio Catone), 4 maggio 2001, 7. [Vedi sopra, p. 177]. Cf Dir, 53.583. 348 VMTM, 19. 349 XII CAPITOLO PROVINCIALE, Prospettive per il servizio missionario della Parola delle nostre comunità, Roma 1996, 3. «…ma sulla tua parola getterò le reti», Roma 2002. 200 Vocazioni 8. LA PASTORALE VOCAZIONALE «Tutti ritengano rivolta a sé l’esortazione divina: «Pregate il padrone della messe che mandi operai nella sua messe». Si ricordino pure che le nostre parole e lo stile di vita missionaria sono il miglior invito ad abbracciare la chiamata del Signore» (CC 58). «L’autentica pastorale rende il credente vigilante, attento alle moltissime chiamate del Signore, pronto a captare la sua voce e a risponderGli. È proprio la fedeltà a questo tipo di chiamate quotidiane che rende il giovane capace riconoscere ed accogliere “la chiamata” della sua vita, e l’adulto domani non solo capace di esserle fedele, ma di scoprirne sempre più la freschezza e la bellezza. Ogni vocazione, infatti, è “mattutina”, è la risposta di ciascun mattino a un appello nuovo ogni giorno. Per questo la pastorale sarà pervasa di attenzione vocazionale, per destarla in ogni credente; partirà dall’intento esplicito di porre il credente dinanzi alla proposta di Dio; si adopererà per provocare nel soggetto assunzione di responsabilità in ordine al dono ricevuto o alla Parola di Dio ascoltata; di fatto cercherà di condurre il credente a compromettersi di fronte a questo Dio»350. Per questo la responsabilità delle vocazioni ricade su ciascuno di noi e su ciascuna delle nostre comunità351, chiamate a pensare una pastorale dell’accompagnamento. Tutte le nostre comunità dovrebbero essere un luogo adatto a fare un’esperienza missionaria. Il «progetto Saulo», strumento della Delegazione per l’accompagna-mento vocazionale, sarà animato da un coordinatore a livello dell’Organismo352. Sarà compito del governo della Delegazione elaborare un piano pastorale vocazionale. Formazione iniziale 9. LA FORMAZIONE INIZIALE «La responsabilità della formazione dei missionari, per la sua grande importanza, ricade su tutta la Congregazione, sulla provincia e sulla comunità formativa» (CC 77). La formazione deve conseguire «la crescita nell’unione e nella configurazione a Cristo, secondo il carisma clarettiano nella Chiesa, attraverso un processo che sia personalizzante in ogni situazione concreta, e che mantenga aperti all’universalità»353. La formazione dovrà, perciò, abbracciare l’aspetto umano, cristiano e carismatico. Guardando con realismo questo compito così importante e ricordando che una comunità che non si ama non educa, la Delegazione si organizza per i primi momenti dell’accompagnamento vocazionale (in cui ogni comunità è coinvolta) e del pre-noviziato (per il quale deve essere prevista una comunità). Il noviziato sarà realizzato in un altro Organismo della Congregazione. Per la formazione successiva si 350 PONTIFICIA OPERA PER LE VOCAZIONI ECCLESIASTICHE, Nuove vocazioni per una nuova Europa, Roma 1998, 26. 351 «Ci è chiesto un impegno corale. Il primo soggetto della pastorale vocazionale è la comunità clarettiana» (VMTM, 27). 352 «In tutte le Province e, nel limite del possibile nelle Delegazioni indipendenti, ci dovrà essere almeno un clarettiano che si dedichi a tempo pieno alla pastorale vocazionale» (DVC, 115, cf Dir., 173). Circa le funzioni di questo animatore cf DVC, 117. 353 PGF, 12. «…ma sulla tua parola getterò le reti», Roma 2002. 201 valuterà la situazione più idonea secondo l’esigenza dei formandi, tenendo conto anche delle strutture messe a disposizione dalla Congregazione. 10. L’ECONOMIA PER LA MISSIONE354 «La nostra povertà è apostolica, così che tutta la nostra vita e le nostre opere devono essere animate dallo spirito di povertà. Le forme di povertà corrispondano veramente alla nostra vita missionaria e costituiscano un segno, sia a livello personale che comunitario del vangelo» (CC 25). L’economia è un aspetto della nostra vita che non può essere disgiunto dagli altri elementi che riguardano la nostra consacrazione. Attualmente le nostre comunità vivono del loro lavoro, ma l’amministrazione dell’Organismo affronta difficoltà per garantire l’orientamento vocazionale, la formazione iniziale, l’assistenza ai confratelli anziani o ammalati e l’aiuto alla missione. Per questo è necessario, da una parte, applicare quanto stabiliscono le nostre norme circa la capitalizzazione355, dall’altra, trovare forme di investimento che producano fonti stabili per le nostre attività e i nostri bisogni. È necessario altresì cercare fonti per l’autofinanziamento della missione in Gabon. L’acquisto e la gestione di un centro formativo a Franceville potrebbe servire anche a questo scopo. Circa il modo di far fruttare i nostri beni è necessario porre attenzione a tutti gli elementi che vi sono implicati. In questo senso, si valuteranno anche possibili investimenti nella Banca Etica. Accanto agli investimenti finanziari si dovranno pensare operazioni che producano un reddito da lavoro, approfondendo la collaborazione con alcune realtà laicali a noi vicine: Laici clarettiani (Alma Roma, Casa Claret), associazione Comunità di Via Gaggio, laici dei gruppi missionari e della procura, presenze in Gabon. 354 Cf ASSEMBLEA DELLA DELEGAZIONE, L’economia per la missione, Fontana Candida (Monteporzio Catone), 4 maggio 2001. [Vedi sopra, pp. 176-177]. 355 Cf Dir., 538-539. Economia 202 I GOVERNI DELL’ORGANISMO (1924-2005) Francesco Husu Emilio Boccato, ministro Vice-Provincia Italiana (1924-1930) 1924-1927 Benito Ripa, sup. vice-provinciale Arcadio Larraona Gioacchino Bestué Mariano Stefano García, ministro 1927-1930 Benito Ripa, sup. vice-provinciale Arcadio Larraona Gioacchino Bestué Mariano Stefano García, ministro Provincia italiana (1930-2000) 1930-1936 Gioacchino Bestué, sup. provinciale Diego Luna Mariano Stefano García Arcadio Larraona (1930-1934) Gesù Goyeneche (1934-1936)a Benito Ripa, ministro 1936-1942 Salvatore Espina, sup. provinciale Gioacchino Bestué Gesù Goyeneche (1936-1939)b Giuseppe Olíu Benito Ripa Diego Luna, ministro 1942-1948 Ilario Lorente, sup. provinciale Gioacchino Bestué Gesù López Alijarde Francesco Pinyol Diego Luna, ministro 1948-1954 Vittore Izquierdo, sup. provinciale Ilario Lorente Gioacchino Bestué Salvatore Espina (1948-1949) Giuseppe Nibbi (1949-1954)c Giuseppe Olíu, ministro 1954-1960 Antonio Leghisa, sup. provinciale Raimondo Vilaró Agostino Gregori Faliero Bonci Francesco Pinyol, ministro 1960-1966 Savino Pucci, sup. provinciale Scolastico Rodríguez Tommaso Ureta Antonio Leghisa (dal 1961 ministro) Faliero Bonci, ministro (1960-1961) Renato Logar (1961-1966)d 1966-1967 Antonio Leghisa, sup. provinciale Ercole Di Cesare Renato Logar Tommaso Ureta 1967-1971 Agostino Gregori, sup. provinciale Vittorio Martino Emilio Boccato, ministro Ercole Di Cesare (1967-1969) Francesco Husu (1967-1969) Scolastico Rodríguez (1969-1971) Giancarlo Gallici (1969-1970) Giovanni Falchi (1970-1971)e 1971-1974 Cesare Di Cesare, sup. provinciale Michele Pinto Vittorio Martino Giovanni Falchi Emilio Boccato, econ. provinciale 1974-1980 Pietro Peana, sup. provinciale Tullio Vinci (econ. 1974-1975) Franco Foci (econ. 1975-1980)f Pasquale Cenciarelli (1978-1980) Franco Incampo (1978-1980)g 1980-1986 Michele Pinto, sup. provinciale Franco Foci Pasquale Cenciarelli Franco Incampo Giovanni Falchi, econ. provinciale 1986-1990 Antonio Leghisa, sup. provinciale Pasquale Cenciarelli Giovanni Falchi, econ. provinciale 1990 Pasquale Cenciarelli, sup. provinciale (ad interim) Franco Incampo Giovanni Falchi, econ. provinciale 1990-1993 Pasquale Cenciarelli, sup. provinciale Franco Incampo Giovanni Falchi, econ. provinciale 1993-1996 Pasquale Cenciarelli, sup. provinciale Franco Incampo Angelo Cupini Giovanni Falchi, econ. provinciale 1996-2000 Angelo Cupini, sup. provinciale Franco Incampo Renato Caprioli Carlo Lavelli, econ. provinciale Delegazione italiana (2000- ) 2000-2002 Angelo Cupini, superiore maggiore Franco Incampo Renato Caprioli Carlo Lavelli, economo 203 2002-2005 Angelo Cupini, superiore maggiore Franco Incampo Maurizio Bevilacqua, economo a Nel Capitolo Generale del 1934 P. Larraona è eletto Consultore. In Consiglio provinciale viene sostituito da P. Goyeneche. b P. Goyeneche muore il 31 gennaio 1939. P. Luna, già ministro provinciale, diviene anche consultore. c Nel Capitolo Generale del 1949 P. Espina viene eletto Procuratore generale. È sostituito da P. Nibbi. d Nel 1961 P. Bonci torna in Brasile; gli subentra nell’incarico di consultore P. Logar e in quello di ministro provinciale P. Leghisa, già consultore. e Nel 1969 P. Di Cesare e P. Husu si dimettono dall’incarico di consultori e sono sostituiti dai PP. Rodríguez e Gallici. In seguito all’abbandono di quest’ultimo, subentra nel consiglio P. Falchi. f In seguito alle dimissioni di P. Vinci dall’incarico di economo provinciale, la prefettura viene assunta da P. Foci. g Dopo la Visita canonica straordinaria del 1978 entrano nel Consiglio provinciale i PP. Cenciarelli e Incampo. LE VISITE CANONICHE GENERALIZIE 1930-1931 1935 1941 1947 1953-1954 1960 1974 1978 1984 1990 1996 2002 Agostino Blanch Felipe Maroto Nicolás García (solo alla Curia provinciale) Nicolás García Peter Schweiger Eduardo Fábregat Antonio Leghisa – Federico Fernández Theodore Cirone Joaõ Baptista Megale Peter Schütz Josep Abella – Asterio Niño Josep Sureda 204 INDICE 01. 02. 03. 04. 05. 06. 07. 08. 09. 10. 11. 12. 13. 14. 15. 16. 17. 18. 19. 20. 21. 22. 23. 24. 25. 26. 27. 28. 29. 30. Introduzione..................................................................................................................... SEZIONE I – I primi cinque Capitoli Provinciali (1935-1960)..................................... I CAPITOLO PROVINCIALE, Direttive e orientamenti, Albano Laziale 1935-36 ............... I CAPITOLO PROVINCIALE, Regolamento per l’accettazione e la dimissione dei Postulanti .................................................................................................................................. II CAPITOLO PROVINCIALE, Orientamenti e direttive, Frascati 1941 ............................... III CAPITOLO PROVINCIALE, Direttive e orientamenti, Albano Laziale 1947.................. IV CAPITOLO PROVINCIALE, Accordi, Roma 1954 .......................................................... V CAPITOLO PROVINCIALE, Voti e direttive, Roma 1960................................................. 003 005 007 SEZIONE II – Dopo il Concilio Vaticano II (1966-2002) .............................................. VI CAPITOLO PROVINCIALE, Direttive e voti, Roma 1966 ............................................... I ASSEMBLEA PROVINCIALE, Mozioni finali, Lierna 1973 ............................................... ANTONIO LEGHISA, Verbale della Visita generalizia al Governo Provinciale, Roma 1974 ................................................................................................................................. VII CAPITOLO PROVINCIALE, Mozioni finali, Roma 1974 ............................................... II ASSEMBLEA PROVINCIALE, Relazione finale, Lierna 1975........................................... III ASSEMBLEA PROVINCIALE, Mozioni finali, Roma 1976.............................................. IV ASSEMBLEA PROVINCIALE, Relazione finale, Roma 1977 .......................................... THEODORE CIRONE, Lettera circolare ai confratelli della Provincia italiana, Roma 1978 ................................................................................................................................. VIII CAPITOLO PROVINCIALE, Documento finale, Roma 1980 ........................................ V ASSEMBLEA PROVINCIALE, Lettera aperta, Lierna 1983 ............................................. JOAÕ BAPTISTA MEGALE, Verbale della visita canonica generalizia, Roma 1984 ......... IX CAPITOLO PROVINCIALE, Documento finale, Roma 1986........................................... ASSEMBLEA PROVINCIALE, Progetto 1989-1992. Evangelizzazione dei poveri, Roma 1989 ................................................................................................................................. PETER SCHÜTZ, Verbale della visita canonica generalizia, Roma 1990 ......................... X CAPITOLO PROVINCIALE, Documento capitolare, Lierna 1990.................................... XI CAPITOLO PROVINCIALE, Documento capitolare, Collevalenza di Todi 1993 ........... Una porta sulla piazza. Note di programmazione pastorale, Palermo 1995 .................. JOSEP MARÍA ABELLA, Verbale della visita canonica generalizia, Roma 1996.............. XII CAPITOLO PROVINCIALE, Prospettive per il servizio missionario della Parola nelle nostre comunità, Roma 1996 ....................................................................................... Sulla pista. Progetto missionario della comunità clarettiana nella diocesi di Franceville, Franceville 1999 ..................................................................................................... ASSEMBLEA PROVINCIALE, Progetto di revisione delle posizioni, Lamezia Terme 2000 ................................................................................................................................. ASSEMBLEA DELLA DELEGAZIONE, Economia per la missione, Monteporzio Catone 2001 ................................................................................................................................. JOSEP SUREDA, Verbale della visita canonica generalizia, Roma 2001.......................... ASSEMBLEA DELLA DELEGAZIONE, «…ma sulla tua parola getterò le reti». Progetto missionario della Delegazione italiana, Roma 2002 ...................................................... 051 053 066 012 014 022 026 043 072 074 079 082 083 085 093 099 104 114 119 123 129 136 145 148 156 162 167 176 178 190