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2012
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2012
collana
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direttore editoriale
BARBARA PICOLLO
responsabile editoriale
green brand
PAOLO CAGLIERO
account executive
DIANA NUZZO
autori
TIMOTHY ORMEZZANO
ringraziamenti
Letizia, Lorenzo, Pietro
edizioni
b&p communication
via pacchiotti 123 - 10146 Torino
tel 0117576293
fax 0110203600
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indice
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Editoriale
6
44
48
green brand 2012
Introduzione
Paolo Soprano
Ministero dell’Ambiente e
della Tutela del Territorio e del Mare
Carlo Alberto Pratesi
Università Roma Tre
8
52
18
56
Case History
60
24
Brand Directory
64
28
Partner Media
Panorama Economy
66
Evento Sostenibile
68
Certificazioni Ambientali
70
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36
40
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editoriale
green brand 2012
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Un'economia capace di utilizzare con efficienza
l'energia e Ie materie prime, di intervenire sugli
ecosistemi senza danneggiarli, di ridurre Ie emissioni inquinanti, di pensare ai rifiuti non come a
un elemento da espellere dal cicIo produttivo:
queste sono Ie principali declinazioni della green
economy.
Secondo la definizione fomita dall'ONU, che dal
2008 vi sta dedicando una grande attenzione, la
green economy si pone l’obiettivo di “migliorare
il benessere umano e la giustizia sociaIe, riducendo in modo significativo i rischi ambientali e
la scarsità di beni ecologici”.
Leggendo questo libro si noterà come questo concetto sia anche il filo conduttore delle case history
dei brand presentati.
Le aziende devono poter coniugare la necessità
di fare business con lo sviluppo sostenibile potendo così colmare i bisogni presenti senza impedire alle generazioni future di soddisfare i
propiri. Non a caso, nel prossimo Vertice sulla
Terra che si terrà a Rio de Janeiro nel giugno del
2012 (per celebrare i vent'anni del primo summit
tenutosi nella stessa città nel 1992), uno degli argomenti in agenda sarà “Green economy nel
contesto della svillippo sostenibile e nello sradicamento della poverta”.
Green Brand è lo strumento messo a disposizione
dei manager per comunicare agli utenti finali gli
sforzi attuati per riuscire a realizzare risultati tangibili e, soprattutto, duraturi.
b&p
PAOLO SOPRANO 8-17_endorsement green 20/04/12 12.32 Pagina 8
Paolo Soprano
www.minambiente.it
Paolo Soprano è un dirigente del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, responsabile per lo sviluppo sostenibile
e i rapporti con le organizzazioni non governative.
Attualmente ricopre la carica di vice-presidente del Comitato Preparatorio della Conferenza delle Nazioni Unite sullo Sviluppo Sostenibile
Rio+20 in rappresentanza dell’Unione Europea.
Processo di preparazione della Conferenza Rio+20
Mancano ormai solo poche settimane alla Conferenza delle
Nazioni Unite sullo Sviluppo Sostenibile “Rio+20”, che vedrà
riuniti a Rio de Janeiro i rappresentanti di tutti i paesi del mondo
allo scopo di rinnovare l’impegno della comunità internazionale a
favore dello sviluppo sostenibile, valutare i progressi che sono stati
raggiunti e le lacune da colmare, promuovere nuovi traguardi e
identificare le nuove sfide.
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La Conferenza si terrà dal 20 al 22 giugno 2012, a venti anni di
distanza dal memorabile “Vertice della Terra” (UNCED), l’evento
che ha avuto un’influenza sull’opinione pubblica e sulla società
civile mai registrata prima e che più di ogni altro ha segnato le
politiche globali in tema di ambiente e di sviluppo degli anni
successivi. Lo scenario mondiale è radicalmente cambiato negli
ultimi due decenni.
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Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare
L’Earth Summit del 1992 giungeva in un momento in cui si sentiva
l’urgenza di affrontare il rapporto tra Sud e Nord del mondo nella
consapevolezza che tutela ambientale e sviluppo socio-economico
non potevano essere considerate due sfide separate ma, al
contrario, dovevano essere guardate alla luce della loro reciproca
interdipendenza.
La priorità era dunque quella di unificare la
lotta al degrado ambientale con la lotta alla
povertà, definendo a tale scopo obiettivi
globali e accordi multilaterali vincolanti.
I nuovi assetti geo-politici che avevano
visto la caduta del muro di Berlino e,
sulla scia del processo di decolonizzazione, l’ammissione di un numero
crescente di Paesi in Via di Sviluppo
nella membership dell’ONU, avevano dato vita ad aspettative importanti sui risultati del Vertice che non
restarono deluse.
Oltre all’Agenda 21 e alla Dichiarazione di
Principi, dalla Conferenza di Rio del 1992
sono scaturiti gli strumenti che formano ancora oggi
le basi più solide del diritto internazionale dell’ambiente,
come la Convenzione quadro sui cambiamenti climatici (nel cui ambito fu poi adottato nel 1997 il Protocollo di Kyoto), la Convenzione sulla protezione della biodiversità e la Convenzione sulla lotta
alla desertificazione e alla siccità.
Oggi invece ci troviamo nel mezzo della più grave, vasta e
profonda crisi economica e finanziaria dalla fine della seconda
guerra mondiale e sempre più forte è la convinzione che solo
riconciliando il sistema economico con le esigenze ecologiche
e sociali, è possibile rilanciare la crescita e il benessere su basi
solide e durevoli.
D’altro canto, benché in alcuni campi sia stato registrato qualche
progresso, una larga parte degli impegni assunti dalla comunità internazionale nel campo dello sviluppo sostenibile dal 1992 in poi
resta disattesa e molti problemi non sono stati risolti, anzi, tendono
ad acutizzarsi, evidenziando sempre di più lo stretto legame che
unisce l’ambiente, l’economia e la società.
Ancora oggi circa 1,4 miliardi di persone, soprattutto nell’Africa
sub-sahariana e nell’Asia meridionale, vivono in condizioni di povertà estrema, mentre un sesto della
popolazione mondiale si trova in condizioni
di malnutrizione e di cronica insufficienza
di cibo.
Il processo di crescita economica
globale, unito allo sviluppo demografico incessante (ad oggi sette
miliardi di persone popolano il
pianeta, e diverranno oltre nove
miliardi entro il 2050) ha reso
inaccettabile la pressione sulle risorse naturali del pianeta e sulla capacità degli ecosistemi di contenere
l’impatto umano, tanto che si stima che
negli ultimi 25 anni il 60% dei servizi che
gli ecosistemi offrono al benessere e all’economia umana sia stato degradato o utilizzato in
modo non sostenibile.
Come indicato recentemente dalla comunità scientifica, vi sono alcuni “limiti del pianeta” (Planetary Boundaries) che, se oltrepassati
dall’intervento umano, porteranno ad effetti devastanti, e in molte
situazioni siamo ormai vicini a dei punti critici di non ritorno.
Sul fronte dei cambiamenti climatici, ad esempio, le emissioni di
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PAOLO SOPRANO 8-17_endorsement green 20/04/12 12.32 Pagina 10
Paolo Soprano
gas serra in continuo aumento stanno spingendo il pianeta verso la
soglia dei 2°C, al di sopra della quale gli sconvolgimenti ambientali potranno divenire irreversibili.
A complicare lo scenario, e in apparente contrasto con la crisi
economico-finanziaria, c’è lo strepitoso avanzare dei paesi emergenti, in primo luogo i cosiddetti BRICS (Brasile, Russia, India, Cina,
Sud Africa), che registrano un tasso di crescita e uno sviluppo demografico molto elevati, con un contributo all’inquinamento mondiale e allo sfruttamento delle risorse naturali di proporzioni enormi.
Pur cercando di accelerare al massimo la transizione
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Pur cercando di accelerare al massimo la transizione verso modelli
di produzione e di consumo analoghi a quelli dei paesi ricchi, le
economie emergenti sono spesso restie ad assumere, sul palcoscenico internazionale, un ruolo simile a quello dei paesi più sviluppati, soprattutto in termini di impegni di natura ecologica e sociale.
La Conferenza Rio+20 dovrà perciò portare a compimento il
lavoro iniziato nel 1992 a fronte di questo nuovo contesto e non
solo riaffermare il forte e determinato impegno politico per lo sviluppo sostenibile, ma anche adottare una chiara e concreta strategia operativa che affronti e risolva le nuove sfide.
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Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare
Lo sviluppo
sostenibile d’altro
canto per definizione è
un percorso complesso in continua trasformazione, che richiede soluzioni
sempre nuove a fronte di questioni sempre diverse, e si lega all’evolversi di un complesso reticolo di istanze di ordine sociale, culturale, economico e ambientale.
In questo quadro è facile comprendere il perché della scelta dei
due temi centrali della Conferenza.
Il primo, un’economia verde (green economy) nel contesto dello
sviluppo sostenibile e della lotta alla povertà, palesa la necessità di
spianare la strada verso un nuovo paradigma economico capace
di considerare la sua dipendenza dai sistemi naturali, alleviare
le minacce globali, promuovere benessere e ridurre il divario tra
ricchezza e povertà.
Il tema sarà
dibattuto a Rio soprattutto con riferimento
alle aree di intervento più critiche
emerse nel corso del processo preparatorio,
come la sicurezza alimentare, l’acqua, l’energia, l’occupazione
(green job), le aree urbane, gli oceani e la riduzione dei disastri, il
degrado del suolo e le tutele sociali.
Green Economy è un termine che sta trovando ampia diffusione
negli ultimi anni.
Secondo l’UNEP, il Programma Ambientale dell’ONU, che nel
2009 ha avviato sul tema un’iniziativa specifica, si tratta di un’economia che produce un miglioramento del benessere umano e dell’equità sociale, contestualmente ad una significativa riduzione dei
rischi ambientali e della pressione sulle risorse ecologiche.
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Paolo Soprano
In una economia verde la crescita del reddito e dell’occupazione
è guidata da investimenti pubblici e privati che riducono le emissioni
di carbonio e l’inquinamento, rafforzano l’efficienza energetica e
dell’uso delle risorse, prevengono la perdita di biodiversità e dei servizi degli ecosistemi, promuovono inclusione sociale.
Come indicato nel Green Economy Report dell’UNEP, pubblicato a
novembre 2011, basterebbe investire il 2% del PIL mondiale annuo
per uscire dalla crisi economica e ambientale e avviare la transizione verso questo nuovo tipo di paradigma economico.
Il concetto ha trovato approfondimento anche in ambito OCSE, l’organizzazione che riunisce i paesi più ricchi del mondo, che a maggio 2011 ha pubblicato la Strategia “Towards Green Growth”,
dove sono indicate le questioni chiave su cui occorre far leva per
superare la crisi attuale in una prospettiva di sostenibilità: creare
condizioni favorevoli per gli investimenti, le tecnologie e la competitività, promuovere l’innovazione, incoraggiare nuovi mercati per
i prodotti e i servizi “green”, introdurre misure fiscali ambientali, eliminare i sussidi dannosi per l’ambiente, creare un clima di stabilità
e di fiducia.
Il secondo tema sui cui si concentrerà la Conferenza, il quadro istituzionale (institutional framework) per lo sviluppo sostenibile, rivela
l’intento di rafforzare il sistema di “governance” globale per lo sviluppo sostenibile, con un’attenzione particolare alle istituzioni internazionali che si occupano di attuare o intergare i suoi tre pilastri
(ambientale - economico - sociale) e all’esigenza di evitare la frammentazione tra le diverse Agenzie delle Nazioni Unite, nonché migliorare il coordinamento tra queste
ultime e le c.d. Istituzioni Finanziarie Internazionali, come la Banca Mondiale,
il Fondo Monetario e le Banche regionali di Sviluppo.
Il dibattito sul possibile nuovo assetto
delle Nazioni Unite si concentra attualmente sul ruolo dell’ECOSOC (il Consiglio Economico e Sociale) e della
CSD (Commissione per lo Sviluppo Sostenibile, commissione funzionale dell’ECOSOC), la possibile istituzione di
un Consiglio per lo Sviluppo Sostenibile, e sul rafforzamento dell’UNEP e la
sua trasformazione in Agenzia specializzata per l’ambiente, nell’ambito del
processo già avviato sulla riforma della
governance internazionale dell’ambiente.
Il dibattito internazionale sui due temi,
in preparazione dell’evento di giugno,
ha preso avvio già nel 2010 con la
costituzione, da parte dell’Assemblea
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Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare
Generale, di un apposito Comitato Preparatorio Rio+20, che si riunisce periodicamente a New York con il coinvolgimento di tutti gli
Stati membri.
Gli incontri, che si concluderanno a Rio il 15 giugno, nell’immediata prossimità dell’apertura ufficiale della conferenza dunque,
sono divenuti più fitti e intensi a partire dallo scorso gennaio,
quando il Segretariato ha presentato la prima bozza
“Zero Draft” di quello che dovrà essere auspicabilmente il documento finale, attualmente intitolato “The future we want”.
L’Italia, in quanto membro, insieme a dieci
altri paesi, dell’Ufficio di Presidenza (Bureau) del Comitato Preparatorio internazionale, ha il privilegio di svolgere un ruolo di
rilievo nell’ambito del processo di preparazione di Rio+20. Per quanto riguarda i
lavori di preparazione del documento
finale, il ruolo italiano si sviluppa all’interno
del processo preparatorio europeo, dal
momento che è l’Unione Europea, e nello specifico la Presidenza di turno (attualmente danese), e solo essa, a esprimersi ufficialmente,
a nome dei 27 Stati membri, all’interno dei round
negoziali.
L’Unione europea, le cui posizioni l’Italia dunque contribuisce a definire e nelle quali si riconosce pienamente, sta operando attivamente nel processo
negoziale allo scopo di ottenere dalla conferenza di
Rio risultati importanti e tangibili.
Sul primo dei due temi di Rio+20 l’Unione europea
propone l’adozione di un quadro d’azione, definito
“UN/International Green Economy Roadmap”, che
fissi in termini specifici gli obiettivi e le azioni da perseguire in ambito internazionale, indicando anche
una tempistica di riferimento, e che, per quanto riguarda gli impegni da assumere su scala nazionale, fornisca degli orientamenti che
siano in grado di adattarsi con flessibilità ai diversi contesti nazionali e ai diversi livelli di sviluppo già raggiunti.
L’Unione europea è fortemente convinta che l’attuazione della
Roadmap dipenda dalla responsabilità dei governi
ma che occorra, al tempo stesso, l’impegno
degli altri stakeholders, i gruppi della società
civile portatori di specifici interessi, primo fra
tutti del settore privato.
In quest’ottica è importante che sia assicurato il più ampio coinvolgimento degli
attori della società civile e imprenditoriale
nel processo preparatorio, nella conferenza stessa e nel processo di attuazione,
e che il documento finale contenga un
quadro di riferimento capace di creare
condizioni favorevoli agli investimenti e alle
partnership pubblico-private.
Tale proposta, tuttavia, suscita alcune perplessità
tra i Paesi in Via di Sviluppo, i c.d. G77, che, in
accordo con le economie emergenti guardano con
sospetto all’individuazione di impegni ambiziosi in
tema di green economy, temendo che questo approccio porti ad oscurare le priorità internazionali
dello sviluppo.
Sono obiezioni che però si scontrano con il fatto che
molte misure e politiche volte a facilitare la transizione
verso un’economia verde sono ormai già avviate all’interno della maggior parte dei paesi sviluppati,
come dimostra, ad esempio, il settore delle energie
rinnovabili, e il rifiuto di conformarsi a questo trend
da parte di quei paesi rischia di aggravare ancor
più il divario tra sviluppo e sottosviluppo.
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PAOLO SOPRANO 8-17_endorsement green 20/04/12 12.32 Pagina 14
Paolo Soprano
La green economy, in conformità con la visione dell’UNEP e dell’OCSE, deve invece essere funzionale al benessere di tutte le nazioni e di tutte le genti, finanche le più deboli, che più delle altre
sono legate alla ricchezza degli ecosistemi, e non può dunque impedire la crescita o lo sviluppo: attraverso lo scambio di conoscenze e la condivisione della tecnologia, è possibile lavorare per
uno sviluppo più equo, che migliori il benessere umano e preservi
il capitale naturale.
Tra le proposte avanzate dall’Unione europea nel corso del processo preparatorio vi è in questo senso la creazione di uno strumento “capacity development scheme” che possa accelerare la
transizione verso una economia verde, nel rispetto dei diversi contesti nazionali, attraverso lo scambio di conoscenze, capacità,
esperienze e know-how.
All’interno del dibattito controverso sul
rapporto tra sviluppo e green economy
suscita interesse una proposta avanzata
dalla Colombia e sostenuta da diversi
paesi latino-americani: quella di individuare un nuovo set di obiettivi, i “Sustainable Development Goals” (SDG),
secondo un processo analogo a quello
che portò nel 2000 a definire le priorità
di intervento della cooperazione internazionale attraverso l’indicazione dei
“Millenium Development Goals” (MDG),
anche in considerazione del fatto che
questi ultimi dovranno essere realizzati
entro il 2015 e sono dunque in scadenza.
L’individuazione di un nuovo insieme di
impegni, con azioni concrete e target
specifici, focalizzati su questioni critiche
quali l'energia o l'acqua, avrebbe il merito di far confluire le politiche in materia
di sviluppo “post 2015” nell’agenda internazionale sullo sviluppo sostenibile,
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prevedendo degli obiettivi universali, ossia applicabili all’intera
gamma dei paesi dell’ONU, anche quelli sviluppati. Tale percorso,
come è stato dichiarato anche dal Segretario Generale Ban
Ki-Moon potrebbe essere avviato dopo la Conferenza di Rio con
l’istituzione di un Panel che lavori alla revisione degli obiettivi del
Millennio e alla definizione di obiettivi di sviluppo sostenibile a
carattere universale.
Un altro risultato atteso a Rio, prioritario anche per l’Unione europea, riguarda l’importanza di assicurare un monitoraggio appropriato della transizione dell’economia e della società verso una
modello green e il ripensamento degli indicatori di sviluppo e di
benessere. È ormai opinione diffusa che gli strumenti tradizionali
con cui si misura la crescita e il benessere, a partire dal prodotto
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Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare
interno lordo (PIL), siano inadeguati e incompleti in quanto incapaci
di dare rilievo anche a valori non strettamente legati alla produzione economica, come la qualità della vita, la biodiversità o la salubrità dell’ambiente.
Per quanto riguarda poi il secondo tema della conferenza, la riforma del quadro istituzionale e della governance, l’Unione europea punta decisamente a un ampio processo di rafforzamento del
quadro istituzionale dello sviluppo sostenibile mirato alla realizzazione dell’effettiva integrazione dei tre pilastri (economico, sociale
e ambientale) attraverso la riforma del sistema delle Nazioni Unite
e delle altre istituzioni multilaterali interessate.
A tale scopo l’Unione europea, oltre a vedere con favore le diverse
opzioni al momento in discussione, concentrate in particolari sul
rafforzamento dell’ECOSOC e sull’eventuale istituzione di un
“Consiglio per lo Sviluppo Sostenibile”, ritiene che prima di tutto
sia necessario irrobustire il pilastro ambientale del sistema di governance internazionale per portarlo allo stesso livello di capacità
e responsabilità degli altri due.
A tal fine, l’Unione europea sostiene da tempo e con molta determinazione la necessità di istituire un’agenzia specializzata per l’ambiente, basata sull’UNEP (Programma Ambiente delle Nazioni
Unite), rafforzandone il mandato e le dotazioni finanziarie per porlo
in condizioni di operare a un livello di capacità giuridica e tecnica
adeguato e analogo a quello delle altre agenzie specializzate delle
Nazioni Unite.
Le questioni aperte sono ancora numerose e non consentono di prevedere in modo chiaro quello che sarà deciso a giugno dai Capi
di governo riuniti a Rio.
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PAOLO SOPRANO 8-17_endorsement green 20/04/12 12.32 Pagina 16
Paolo Soprano
La discussione intorno ai due temi tra l’altro vede coinvolti non solo
i governi e le istituzioni internazionali, ma anche la società civile.
Ai lavori partecipano infatti attivamente le rappresentanze dei nove
“Major Groups” previsti dall’Agenda 21 - imprese, agricoltori, amministrazioni locali, comunità scientifica, ONG, donne, giovani,
sindacati e popolazioni indigene - con un ricco programma di
eventi e di momenti di confronto che li vedranno protagonisti, nella
consapevolezza che lo sviluppo sostenibile non riguarda i soli governi, ma ha bisogno del contributo di tutti gli attori del mondo economico, sociale, culturale e scientifico.
È un approccio aperto che è stato adottato anche su scala nazionale.
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Il Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare
ha infatti avviato un processo preparatorio condiviso attraverso
una serie di consultazioni a livello nazionale e un ampio programma di attività e di cooperazione internazionale, soprattutto
con il Brasile.
Oltre agli incontri preparatori interministeriali, finalizzati non solo a
raccogliere gli input dei diversi attori istituzionali, ma anche a individuare gli elementi fondanti di un’agenda italiana per la green
economy, è stata promossa in vista della Conferenza Rio+20 la costituzione di un Forum della Società Civile, che si è riunito per la
prima volta il 10 gennaio a Roma.
PAOLO SOPRANO 8-17_endorsement green 20/04/12 12.32 Pagina 17
Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare
Per dare seguito all’incontro
del Forum, dove è stata
espressa da più parti l’esigenza di fare una mappatura
delle realtà italiane virtuose
già impegnate nella green
economy, è stato attivato, in
collaborazione con il Consorzio Universitario per la Ricerca
Socio-economica e per l’Ambiente (CURSA), il portale
“rio20.cursa.it” per la raccolta
delle esperienze della società
civile, all’interno del quale tutti
i rappresentanti della società
civile italiana - dalle associazioni alle imprese, dalle amministrazioni locali agli enti di
ricerca - sono stati invitati a segnalare la proprie iniziative
più significative.
Gli esiti di tale raccolta confluiranno in una banca dati e
serviranno a rafforzare il contributo italiano alla Conferenza di Rio e ai successivi
impegni in materia di sviluppo
sostenibile.
La preparazione della Conferenza di Rio è giunta ormai
alla fase conclusiva, e queste
ultime settimane saranno quindi cruciali affinché, grazie all’impegno di tutti gli attori del processo preparatorio, si possa pervenire
a un risultato positivo.
L’interesse sempre più ampio che la green economy suscita presso
i governi, le imprese e la società civile di tutto il mondo indica
d’altronde che è giunto il momento di definire una visione globale
condivisa sulle strade da percorrere per riconciliare l’economia
mondiale con lo sviluppo, gli ecosistemi e il benessere sociale.
Rio+20 è dunque un’occasione da non perdere.
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CARLO ALBERTO 18-21_endorsement green 20/04/12 12.33 Pagina 18
Carlo Alberto Pratesi
www.carloalbertopratesi.it
[email protected]
Carlo Alberto Pratesi è professore ordinario di Marketing Sostenibile presso l’Università Roma Tre e svolge attività di formazione e
consulenza per primarie aziende italiane e multinazionali.
Giornalista pubblicista, collabora all’inserto economico Affari & Finanza del quotidiano La Repubblica.
Nel 2010, con Paolo Merialdo e Augusto Coppola, fonda InnovAction Lab un progetto interfacoltà (e dal 2011 interateneo) con
l'obiettivo di formare giovani innov-attori, pronti a presentare sul mercato le loro idee di business.
Dal 2001 (anno della sua fondazione) fa parte del consiglio didattico scientifico del MUMM - Master Universitario in Marketing Management
dell’Università Sapienza, e dal 2008 è direttore del Master in Economia e Gestione delle Imprese Cooperative dell’Università Roma Tre.
Il sottile confine tra Green Marketing e Greenwashing
Quando c’è di mezzo la qualifica “green” è sempre bene valutare
fino a che punto ciò che un’impresa comunica sia coerente con i
suoi comportamenti.
Sono tutt’altro che rari infatti i casi di greenwashing, intendendo
con questo termine le attività messe in atto da aziende per acquisire una reputazione “verde”, senza averne in realtà diritto.
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Le origini di questa strategia risalgono agli anni ’70 e ‘80, quando
veniva utilizzata in modo strumentale per distogliere l’attenzione
della opinione pubblica e dei media dai propri impatti ambientali
particolarmente negativi (talvolta veri e propri disastri) provocati da
attività produttive realizzate senza scrupoli.
CARLO ALBERTO 18-21_endorsement green 20/04/12 12.33 Pagina 19
Oggi si fa greenwashing soprattutto attraverso attività di comunicazione, non solo di tipo strettamente commerciale (come le pubblicità o i packaging dei prodotti) ma anche nei confronti di un
pubblico più ampio, come opinion leaders e istituzioni.
Un elemento che in genere contraddistingue questo tipo di attività,
rispetto alle corrette campagne di green marketing, è l’assenza
di riferimenti chiari alla propria specifica attività di business e
informazioni relative ad azioni concrete intraprese per renderla più
sostenibile.
Va detto che il greenwashing è una pratica che, in modo più o
meno marcato, è stata sempre utilizzata dalle imprese, ben prima
degli anni ’70.
Basti pensare a quelle attività di filantropia aziendale, non correlate
al business dell’azienda e non integrate da un reale sforzo nel ridurre il proprio impatto ambientale o migliorare quello sociale.
Per esempio donazioni, sponsorizzazioni, campagne di cause
related marketing: tutte iniziative che un tempo potevano essere
considerate più che sufficienti per testimoniare il proprio impegno
verso la collettività e che oggi, invece, rischiano di essere addirittura controproducenti, se non altro in termini di reputazione.
green brand | 19
CARLO ALBERTO 18-21_endorsement green 20/04/12 12.33 Pagina 20
Carlo Alberto Pratesi
Va detto che le attività di greenwashing non sono sempre il risultato
di un atteggiamento opportunista, ma in molti casi possono dipendere da una mancanza di competenze in materia di management
ambientale sia da parte delle aziende che del mercato.
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Ciò che ha modificato negli ultimi tempi la percezione e ha accresciuto le richieste da parte dei consumatori, è soprattutto la nuova
coscienza dello stato di salute del nostro pianeta e la maggiore
consapevolezza di quale sia il vero ruolo delle imprese in un percorso concreto verso la sostenibilità ambientale.
CARLO ALBERTO 18-21_endorsement green 20/04/12 12.33 Pagina 21
In questa ottica è bene sottolineare che oggi il “vero” green marketing è quello che nasce quando l’azienda, e i suoi clienti, assumono nelle proprie attività economiche e sociali una prospettiva di
lungo periodo, che tenga conto del fatto che le risorse naturali (a
partire da terra, aria e acqua) non sono infinite, e che quindi è indispensabile un loro uso responsabile per non ledere i diritti della
collettività e delle future generazioni.
Quindi, ciò che contraddistingue una corretta pratica di green marketing dal greenwashing è l’aver agito in modo proattivo, ossia
oltre a quanto la legge e il mercato esplicitamente richiedono, per
ridurre gli impatti della propria attività, coniugando risultati economici e tutela dell’ambiente.
Questo avviene modificando i processi produttivi e l’offerta relativamente a tutto il ciclo di vita del prodotto (dalla fornitura delle materie prime fino allo smaltimento o eventuale riciclo), ed educando
il cliente a un comportamento di consumo più responsabile.
Alla base del green marketing c’è dunque uno sforzo a “fare
di più” rispetto a quello che il normale marketing suggerirebbe,
acquisendo con ciò un posizionamento distintivo nei confronti dei
concorrenti.
I casi illustrati in questa pubblicazione ne sono buoni esempi.
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case
HISTORY
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Embed safety and sustainability in everything we do
La sostenibilità è al centro dell’attività dell'azienda e negli ultimi
anni è diventata parte integrante di ogni processo e uno dei pilastri fondanti della strategia aziendale. AkzoNobel cerca di integrare la sostenibilità in tutti gli aspetti del business perché ciò va a
vantaggio dei clienti, dell'azienda e del mondo in cui viviamo.
Poiché produce vernici, AkzoNobel sente il compito di proteggere
e salvaguardare l’ambiente in cui opera. Non si limita dunque agli
impegni verbali, ma ogni giorno mette in atto misure per limitare
l’impatto ambientale del proprio lavoro.
Dovunque siano, gli impianti hanno in comune importanti obiettivi:
limitare il consumo di risorse - inclusa l’energia; eliminare le emissioni inquinanti sia nel luogo di lavoro che nell’ambiente; ridurre al
minimo, riutilizzare e riciclare gli scarti ove possibile; considerare
gli effetti che l’approvvigionamento di materie prime e il loro
utilizzo hanno sull’ambiente; comunicare ai propri clienti come
utilizzare, trasportare, immagazzinare e smaltire i prodotti senza
rischio per le persone e per l’ambiente; incoraggiare fornitori e
clienti a mettere in atto le nostre buone pratiche verso le persone e
l’ambiente.
L'impegno di AkzoNobel a ridurre il proprio impatto sul pianeta inizia con le scelte e le indicazioni strategiche dell’azienda, ma deve
concretizzarsi nella creazione di prodotti e soluzioni che utilizzino
poche risorse, creino pochi rifiuti e inquinino il meno possibile.
Frutto dell’Eco-efficiency Program (Programma per l'eco-efficienza)
sono le soluzioni “Eco-premium”, una categoria di prodotti innovativi, ad alto valore aggiunto per il business di AkzoNobel e dei
propri clienti.
Per poter meritare la definizione “Eco-premium” questi prodotti devono rispettare tutti i criteri di eco-sostenibilità (tossicità, uso di energia, utilizzo di risorse naturali/materie prime, emissioni e scarti,
utilizzo del suolo, rischi per l’ambiente) e la loro performance deve
essere uguale o superiore a qualsiasi altro prodotto della stessa
tipologia presente sul mercato.
La Eco-premium solution più recente sono le Autoprep Pretreatment
Wipes, salviette imbevute di una sostanza con proprietà anticorrosive con cui è possibile pre-trattare in modo semplice e pulito la lamiera dell’auto durante la riparazione in carrozzeria.
AkzoNobel Creating sustainable solutions
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Il livello di emissioni del preparato è bassissimo e le salviette, una
volta utilizzate ed asciutte, possono essere gettate nei normali
rifiuti. Le salviette pretrattanti sono contenute in una lattina con un
tappo caricato a molla che le mantiene umide e pronte all’uso.
L’efficacia delle Autoprep Wipes è pari a quella di un prodotto già
in commercio, ma a parità di resa, offrono all’utilizzatore vantaggi
concreti come una maggiore efficienza e una minor quantità di
rifiuti tossici da smaltire.
Infatti, utilizzando le Wipes, non si deve preparare il prodotto da
applicare e tanto meno lavare le attrezzature utilizzate.
Il prodotto è stato appena lanciato sul mercato italiano e ci si
aspetta un notevole interesse dagli addetti ai lavori di carrozzeria.
Le Autoprep Wipes sono un esempio di come un prodotto eco
sostenibile sia innanzitutto vantaggioso per l’ambiente, ma anche
per l’azienda che lo utilizza, sia dal punto di vista etico che di
ritorno economico: minori risorse impiegate e risparmio di tempo.
Ad oggi, la strategia della sostenibilità e della responsabilità ha portato
AkzoNobel al raggiungimento di alcuni importanti risultati: sicurezza sul
lavoro con una diminuzione del 42%
degli infortuni dal 2009 al 2011;
22% di fatturato proveniente da soluzioni “Eco-premium”; risparmio energetico; essere tra i primi nella
misurazione dell’impronta carbonio; acquistare il 95% delle materie prime da fornitori certificati, sostenibili e responsabili.
Portando avanti la propria strategia della sostenibilità entro il 2015
AkzoNobel vuole raggiungere importanti obiettivi: zero infortuni sul
lavoro grazie alle politiche di sicurezza; 30% di fatturato prove-
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niente da soluzioni “Eco-premium”; gestione sostenibile dell’acqua
industriale; 10% di miglioramento in eco-efficienza; 10% di riduzione dell’impronta carbonio e partnership con fornitori chiave che
portino ad un’ulteriore riduzione dell’impronta carbonio.
AkzoNobel collabora con partner che condividono gli stessi valori
etici, gli stessi standard sociali e ambientali e di cui verifica regolarmente l'attenzione alla sostenibilità, affinché gli sforzi fatti e la
credibilità guadagnata non si disperdano.
In Italia, uno dei Partner della divisione Car Refinishes è Car Clinic,
la Prima Rete in Italia dotata di Centri di riparazione di carrozzeria
e unità mobili di proprietà, costantemente focalizzata a offrire ai
propri Clienti un servizio unico, distintivo e soprattutto affidabile.
Un esempio di questo impegno è l’aver realizzato il servizio mobile
di carrozzeria che ha significato ricerca e applicazione.
È il risultato di una visione che ribalta un consuetudine, quella che
costringe il cliente a recarsi presso la carrozzeria.
In piena sintonia con il proprio impegno ad essere portatori di innovazione, Car Clinic ha adottato
presso tutti i propri centri un sistema
di riparazione a basso impatto ambientale costituito da prodotti all’acqua, rispecchiando in tal modo la
volontà di AkzoNobel di garantire un
futuro sostenibile del settore Car Refinishes. Per AkzoNobel è fondamentale la piena condivisione della
stessa visione anche con i propri rivenditori.
Esempio concreto sono sicuramente Fo.Ca Service e Autocolor
Verona.
Fo.Ca propone in Torino e provincia vernici ecologiche, puntando
alla sicurezza e alla salute dell'ambiente.
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AkzoNobel
Guiding you in a sustainable direction
Da sempre sensibile alle problematiche relative all’inquinamento
ambientale, all’importanza dello smaltimento dei rifiuti tossici e
all’eco-sostenibilità, Fo.Ca mira alla realizzazione di eco-soluzioni
per carrozzerie, offrendo un monitoraggio attivo sull’impatto ambientale e sull’eco-efficienza, spingendosi fino all’utilizzo di cicli di
verniciatura ecologica, basati su prodotti ad acqua, fiore all’occhiello di AkzoNobel.
Fo.Ca Service mette a disposizione dei propri clienti l’esperienza
che lo contraddistingue anche in materia di sostenibilità ambientale
offrendo consulenza, assistenza e gestione dello smaltimento dei
rifiuti.
L’impegno e i risultati di AkzoNobel verso la sostenibilità si manifestano nel posizionamento nell’Indice Dow Jones, nello stringere collaborazioni strategiche con fornitori e clienti altrettanto etici, nel
supporto ad eventi e progetti etici come Green Brand.
AkzoNobel è consapevole che il primo passo verso un futuro sostenibile si fa all’interno della azienda stessa e consiste nell’informare e sensibilizzare i propri dipendenti, sviluppando in loro una
vera e propria attitudine alla sostenibilità.
La campagna di comunicazione interna You² (Anche Tu), sottolinea
il contributo che ciascuno può
dare al raggiungimento degli
obiettivi aziendali in fatto di
sostenibilità. Evitare di stampare, spegnere le luci, gettare il bicchiere del caffè
nell’apposito contenitore dei
rifiuti sono best practice da
suggerire ai colleghi e mettere in atto.
Ancor più recente - fine aprile
2012 - l’apertura di una
nuova sezione del sito intranet aziendale dedicata all’eco-sostenibilità operativa.
Si chiama EcoXchange ed è
una piattaforma dove si raccolgono best practice proposte da vari
siti produttivi AkzoNobel nel mondo e si tengono webinars sul risparmio energetico. Un modo per condividere un impegno e guidarci verso un futuro sostenibile.
You
Autocolor è un colorificio
operante su tutta la provincia
di Verona ed è punto di riferimento per i propri carrozzieri in fatto di innovazioni
sia di prodotto che di servizi
ad alto valore aggiunto.
Forte di una organizzazione
capace di trasmettere con
entusiasmo ai propri clienti la
necessità di perseguire continui miglioramenti qualitativi non solo nella riparazione
dell’auto, ma anche nell’ambiente di lavoro e nel contesto in cui operano - attraverso un percorso condiviso con AkzoNobel ha adottato e fatto sua la volontà
di contribuire ad un futuro migliore, volontà profondamente condivisa prima con tutto il suo staff e poi con i propri clienti.
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sustainability
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www.aran.it
Ogni anno più di 60.000 famiglie nel mondo scelgono una cucina
Aran. Il Gruppo Aran produce mobili dal 1962.
Alla sapienza artigiana del passato, che rappresenta il DNA fondante
dell’azienda, si affianca oggi una produzione industriale tecnologicamente
e qualitativamente tra le più avanzate nel mondo.
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Aran è la prima azienda italiana per numero di cucine esportate ed
è leader in Italia nella progettazione, produzione e distribuzione di
mobili per ufficio e per la zona notte.
Con oltre 55.000 mq coperti divisi in sette impianti produttivi, con
l’impegno di più di 350 dipendenti, con la collaborazione del distretto industriale e artigianale del comprensorio abruzzese, Aran
World è presente in più di 120 Paesi nel mondo con un ottimo rapporto qualità-prezzo, che le permette di essere molto competitiva in
ogni mercato in cui è presente.
La gamma dei prodotti viene costantemente arricchita e ampliata
con nuovi modelli e nuove soluzioni; oggi i cataloghi Aran Cucine
presentano 40 modelli, sia classici che moderni, in più di 300 colori, in materiali come laminato plastico HPL, melaminico, legno,
pvc, laccato, vetro, ecc. A questi si aggiungono i cataloghi Newform, che esprimono la vitalità del gruppo: Newform Ufficio presenta oltre dieci modelli e Newform Notte offre soluzioni di arredo
delle camere anche per i clienti più esigenti.
Da sempre il Gruppo Aran ha considerato la qualità come una priorità in ogni ambito - progettazione, produzione,
assistenza tecnica, e commercializzazione a
marchio proprio di mobili - al fine di soddisfare
i clienti.
Cucina Beluga
Concept Ferruccio Laviani
EUROCUCINA 2012
Cucina Karan
Concept Karim Rashid
EUROCUCINA 2012
Da tempo Aran World ha intrapreso un
percorso per implementare un sistema di gestione ambientale basato sulla normativa
internazionale ISO 14001, in quanto l’azienda
dalla sua nascita crede nella necessità di tutelare l’ambiente.
Tale sistema permette di gestire tutte le attività
che hanno un impatto sulle risorse del pianeta.
Seguendo i principi della norma ISO 14001 certificata da Quality Austria - Aran World
garantisce, oltre al rispetto della normativa
ambientale vigente, una sempre crescente attenzione alla salvaguardia della natura ed in
particolare alla gestione di risorse energetiche,
risorse naturali, rifiuti, emissioni atmosferiche.
Cucina Royale
Concept Marco Corti
EUROCUCINA 2012
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Cucina Uniqa
Concept Giampiero Gialanella
EUROCUCINA 2012
Con la certificazione FSC (Forest Stewardship Council) - rilasciata
da SQS, organismo indipendente, leader mondiale in verifiche,
ispezioni e certificazioni - Aran World, oltre a migliorare la propria
gestione aziendale e a contribuire alla salvaguardia della natura,
dimostra il proprio impegno imprenditoriale verso l’ambiente e la tutela dei valori etici e sociali delle comunità che vivono nelle foreste,
adottando un comportamento più responsabile e contribuendo, nel
concreto, ad un uso sostenibile delle risorse del pianeta.
Aran World effettua al proprio interno un’attenta raccolta differenziata. Grazie a tale differenziazione, l’azienda avvia ad attività di
recupero il 90 % della quantità di scarti prodotti.
Aran World ha pensato infatti alla più semplice e totale riciclabilità
dei suoi prodotti, progettandoli in modo tale che gli elementi che li
compongono siano facilmente identificabili e separabili al momento
della loro dismissione. Recuperare rifiuti significa valorizzare i relativi materiali al fine di utilizzarli in nuovi processi produttivi oppure
sfruttarli per ottenere energia.
Tra i rifiuti generati durante il processo produttivo, quelli recuperati
in maggiori quantità sono: carta, imballaggi in cartone, imballaggi
in legno e in plastica.
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Ad esempio carta e cartone possono essere utilizzati per produrre
nuovi imballaggi o nuova carta riciclata; il legno può essere utilizzato come materiale per la produzione di pannelli, la plastica può
essere utilizzata per produrre nuova plastica. Questo si è rivelato un
interessante punto di partenza per la pianificazione di medio-lungo
periodo delle strategie aziendali e per la conseguente implementazione delle strategie operative di breve periodo.
L’idea di produrre cucine e mobili “green” ha dato un nuovo impulso al management, che ha saputo dare una spinta innovativa
all’azienda e ha dimostrato grande capacità imprenditoriale nel riposizionarla tra le leader nel mercato in cui opera.
Sempre alla ricerca di nuove opportunità di mercato e in linea con
le direttive della Comunità europea, Aran World ha portato a termine un ambizioso progetto di installazione di 4.000 pannelli fotovoltaici su 8 stabilimenti, riducendo drasticamente le emissioni di
CO2 derivanti dal processo produttivo.
Attraverso questo progetto l'azienda mira a diventare in poco tempo
quasi del tutto autosufficiente dal punto di vista energetico, contribuendo così ad una maggiore tutela ambientale.
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Aran World si fa quindi portavoce attiva di una visione strategica
della corporate responsibility, considerandola parte integrante dei
core values che ispirano le proprie azioni.
In coerenza con questo impegno di responsabilità a tutto campo,
l'azienda - che già da molti anni è certificata ISO 9001 per la qualità - ha ottenuto anche il certificato ISO 18001 per la salute e la
sicurezza. La politica dell'azienda per la Salute e la Sicurezza sul
lavoro infatti si ispira ai principi della salvaguardia, dell’incolumità
e della dignità della persona umana e alla preminenza dello sviluppo sostenibile.
Questa politica pertanto è finalizzata a garantire che, nello svolgimento di tutte le attività presso gli uffici, stabilimenti e tutti gli altri
posti di lavoro, la protezione dell’incolumità fisica dei lavoratori e
di tutte le altre parti interessate, la garanzia dell’igiene dei luoghi
di lavoro e la protezione delle risorse naturali siano sempre assicurate, nel rispetto delle leggi vigenti e degli standard internazionali
cui l’azienda ha deciso di aderire.
Cucina Watch It
Concept Riccardo Vincenzetti
EUROCUCINA 2012
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www.ariston.com
Storico marchio italiano leader nel comfort termico, Ariston offre prodotti
e sistemi per il riscaldamento dell’acqua e dell’ambiente ideati per
garantire il massimo risultato con il minimo dispendio energetico e con
un limitato impatto ambientale.
È il caso di Nuos, la
famiglia di scaldacqua a
pompa di calore, che
consente una riduzione
di costi e consumi fino
al 75% rispetto a uno
scaldacqua tradizionale
e si distingue per lo stile
moderno ed elegante,
tipico dei marchi Italiani
di qualità.
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Questo è un articolo scritto idealmente con inchiostro verde. Il verde
che è il colore dell’ecologia, ma in questo caso è anche il calore
di nuovi prodotti per il riscaldamento dell’acqua e degli ambienti,
un settore nel quale Ariston è protagonista.
Lo storico marchio italiano è parte di un grande Gruppo internazionale presente in più di 150 Paesi - Ariston Thermo - che da oltre
80 anni lavora per migliorare la qualità del comfort attraverso l’offerta di prodotti ad alta tecnologia, qualità ed efficienza, con consumo e impatto ambientale limitati.
I grandi numeri fotografano l’importanza di un’azienda solida che
conta su 1.250 miliardi di euro di fatturato (generato per l’87%
fuori dall’Italia), cifra più che triplicata negli ultimi dieci anni di attività grazie ai 6,4 milioni di prodotti all’anno (più 36 milioni di
componenti).
E ancora: 19 siti produttivi in 10 paesi e 14 centri di ricerca in 8
paesi, per un totale di 6.700 dipendenti (il 91% assunto a tempo
indeterminato).
Nato in Italia, il Gruppo ha assunto una dimensione globale pur
mantenendo una spiccata conoscenza delle realtà e delle esigenze
locali, i valori etici presenti nella sua tradizione e un grande impegno nel progresso sociale.
Ariston Thermo attraverso i sui marchi offre un’ampia
gamma di soluzioni per il risparmio energetico:
dai sistemi per il riscaldamento dell’acqua (scaldacqua, solare termico e a pompa di calore)
a quelli per il riscaldamento dell’ambiente
(caldaie, pompe di calore e sistemi di
micro-cogenerazione CHP).
I prodotti a marchio Ariston abbinano in
particolare a un utilizzo semplice e intuitivo,
una qualità al top della categoria e tutta l’eleganza dello stile e del design Made in Italy.
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Il marchio collabora da anni
con affermati designer italiani,
plasmando le loro idee e la
loro creatività in maniera funzionale e pratica per rendere
più facile e confortevole la vita
di tutti i giorni.
L’offerta è davvero vasta: caldaie, scaldacqua e climatizzatori intelligenti, oltre a una
gamma integrata di sistemi solari e scaldacqua a pompa di
calore che utilizzano il calore
estratto dall’aria, riconosciuta
ufficialmente fonte rinnovabile
di energia in Italia con il decreto legislativo del 3 marzo
2011.
Ariston ha da tempo scelto la
strada dell’ecologia, che fa
rima con tecnologia.
Nuos è la linea di scaldacqua a
pompa di calore di Ariston amica dell’ambiente.
Disponibile in versione monoblocco o split (con unità esterna), installabile sia a parete che a pavimento (con capacità che vanno da
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80 fino a 300 litri), Nuos è
estremamente efficiente nello
scaldare una grande quantità
d’acqua utilizzando pochissima energia elettrica, grazie
alla sua capacità di assorbire il
calore direttamente dall’aria
esterna.
Energia rinnovabile, efficiente
e conveniente, è per Ariston
una sorta di mantra.
Rispetto a uno scaldabagno
elettrico di pari litraggio, Nuos
permette infatti un risparmio
energetico ed economico fino
al 75%.
L’investimento si ripaga generalmente in circa 3 anni, ma
per chi usufruisce della nuova
agevolazione fiscale del 55%
prevista per la sostituzione di uno
scaldacqua tradizionale con uno a
pompa di calore, i tempi di recupero dell’investimento sono di soli 2 anni. Nei nuovi edifici, la
gamma Nuos può anche essere utilizzata in alternativa al solare
termico come fonte di energia rinnovabile.
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L’integrazione di Nuos a un impianto fotovoltaico correttamente dimensionato, inoltre, riduce il costo dell’energia elettrica di oltre il
95%.
Gli scaldacqua Ariston sono ecologici e intelligenti.
Se la funzione Silent riduce al massimo la rumorosità, la modalità
Green massimizza il risparmio energetico, facendo lavorare la macchina esclusivamente in pompa di calore. L’opzione Boost permette
invece allo scaldacqua di lavorare contemporaneamente in pompa
di calore e resistenza elettrica, velocizzando il processo di riscaldamento dell’acqua, mentre la funzione Antilegionella prevede cicli
automatici di disinfezione con cadenza mensile.
Grazie alla programmazione oraria dei prelievi, infine, è possibile
scandire tempi e temperature dell’acqua a proprio piacimento.
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www.coca-colahellenic.it
Di responsabilità sociale si parla sempre più spesso all’interno delle
aziende, siano esse piccole o grandi, locali o multinazionali.
La strategia di Coca-Cola HBC Italia, principale produttore e distributore dei prodotti a marchio The Coca-Cola Company, dei succhi di frutta
Amita e delle acque minerali di Fonti del Vulture, non si limita a valutare l’impatto economico dei progetti che sviluppa, ma considera anche
quello sociale sulla comunità in cui opera.
Coca-Cola HBC Italia è una società controllata
dal Gruppo Coca-Cola Hellenic, quotato alle
borse di Atene, Londra e New York, che
opera con oltre 41.700 dipendenti attraverso
76 stabilimenti e 250 centri logistici, serve 2
milioni di clienti e oltre 570 milioni di consumatori finali in 28 paesi. Attualmente vanta
oltre 3.000 dipendenti, 30 linee di prodotto, 7
stabilimenti e 1 deposito, coprendo il 95% dei
volumi nazionali.
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In riferimento agli effetti generati dalle proprie attività produttive,
Coca-Cola HBC Italia ha individuato quattro aree di intervento nelle
quali si concretizzano le azioni di responsabilità sociale d’impresa:
workplace, environment, marketplace, community.
L’attenzione per gli oltre 3.000 dipendenti si concretizza principalmente sulla formazione, con 93.699 ore dedicate nel solo
2011. In collaborazione con Polizia Stradale è stato realizzato,
ad esempio, il progetto per la guida sicura “Sulla Strada Giusta”
coinvolgendo tutti i dipendenti, compresi gli oltre 1.400 dell’area
commerciale che ogni anno percorrono un totale di 54 milioni di
km. Negli stabilimenti è diventato invece un appuntamento fisso il
“Total Quality Day”, una giornata in cui l’azienda sospende la produzione per coinvolgere tutti i dipendenti in corsi di formazione su
sicurezza, qualità dei prodotti e rispetto dell’ambiente.
Grande attenzione anche al contenimento dell’impatto degli imballaggi: la riduzione della grammatura delle bottiglie in PET e dell’altezza del tappo, oltre al ridimensionamento del collo delle
bottiglie, ha permesso una riduzione totale di 1.800 tonnellate di
PET nel biennio 2009-2010, cui si aggiungono le 657 tonnellate
risparmiate nel 2011.
Coca-Cola HBC Italia attualmente ricicla il 98% dei rifiuti prodotti
negli stabilimenti produttivi dei soft drink e quasi il 100% di quelli
prodotti negli stabilimenti di imbottigliamento dell’acqua minerale.
Il tema del riciclo, infatti, è al centro delle attenzioni per l’azienda
che si impegna a diffondere la cultura della separazione dei rifiuti
e del loro successivo riutilizzo. Una sfida da affrontare in termini industriali e di comunicazione.
Per monitorare la sostenibilità dell’approvvigionamento di materie
prime e con l’obiettivo di operare all’interno di un network di
aziende che pongano la massima attenzione all’offerta di un servizio di qualità, i fornitori sono valutati e selezionati in linea con
specifici parametri di criticità, con particolare riferimento a quei
fornitori le cui performance possono avere un impatto sulla continuità delle attività produttive e di vendita di Coca-Cola HBC Italia,
come a titolo solo di esempio, i fornitori di materie prime, di
imballaggi, di servizi generali a sostegno del business, servizi di
trasporto.
Sono molte le attività di sostenibilità ambientale messe in pratica
da un’azienda che sta dotando progressivamente di pannelli fotovoltaici il 100% dei suoi impianti di produzione, ottenendo fino ad
oggi 2.949 kWh di energia prodotta e un risparmio di CO2 di
1,68 tonnellate.
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A testimonianza di questo impegno e dell’interesse nei confronti
del tema, continua il successo del libro educativo per ragazzi
“L’ispettore Closet e la tribù del riciclo”, realizzato con il patrocinio
del CONAI e di Cittadinanzattiva onlus, distribuito fino ad oggi in
90.000 copie.
Un importante progetto sul territorio è stato quello di “Coca-Cola pro
sa Sardigna”. L’iniziativa, dedicata alla salvaguardia ambientale,
ha coinvolto a più riprese le autorità, i dipendenti dello stabilimento
Coca-Cola HBC Italia di Elmas (Ca), il mondo della scuola, i media
e le principali associazioni di categoria.
“Coca-Cola pro sa Sardigna” ha avuto inizio con il concorso
“Disegna Coca-Cola in Sardegna”: rivolto ai licei e agli istituti
d’arte dell’isola e patrocinato dall’Assessorato alla Pubblica Istruzione e dall’Assessorato alla Difesa dell’Ambiente della Regione, ha
proposto come oggetto il legame tra la regione - il suo ambiente,
la sua natura, la sua storia - e Coca-Cola.
L'opera vincitrice è stata scelta, tra le quasi 250 pervenute in concorso e realizzate da altrettanti studenti sardi, da una giuria composta da rappresentanti delle realtà istituzionali della Regione
Sardegna, da esperti di comunicazione e design e dai dipendenti
dello stabilimento.
L’immagine è stata utilizzata per personalizzare oltre 2.000 frigovetrine in altrettanti esercizi commerciali sardi; la sua illustrazione riproduce la famosa bottiglia Contour di Coca-Cola arricchita da un
bordo verde che richiama il tema ambientale e dalla quale escono
23 piccoli “Mori” che, nel loro insieme, vanno a comporre la sagoma della Sardegna. All’interno del progetto è stata, inoltre, promossa la mostra interattiva e itinerante “Un impatto da contenere”,
dedicata al tema del riciclo e della raccolta differenziata e rivolta
ai ragazzi e alle loro famiglie.
La conclusione del progetto “Coca-Cola pro sa Sardigna” è stata
celebrata con una serata di beneficenza il 15 ottobre 2011 presso
il Teatro Massimo di Cagliari, evento applaudito da oltre 600 persone. I fondi raccolti grazie alla serata e i contributi destinati da
Coca-Cola HBC Italia per ciascuna delle opere iscritte al concorso
sono stati devoluti al progetto parchi urbani gestito dall’Ente Foreste Sardegna, per un totale di 35.000 euro.
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Coca-Cola HBC Italia è da anni legata anche al mondo delle onlus
e in occasione dell’Anno Europeo del Volontariato, a settembre
2011, ha organizzato un weekend all’insegna della solidarietà a
fianco della Fondazione ABIO, associazione che si occupa dell’assistenza dei bambini in ospedale.
L’impegno e la collaborazione dei dipendenti di Coca-Cola HBC
Italia per l’occasione ha contribuito alla raccolta fondi in favore di
ABIO che si è attestata su un totale di 230.000 euro.
Durante il mese di aprile, in occasione della “Settimana Europea
dell’Energia Sostenibile” promossa dall’Unione Europea, Coca-Cola
HBC Italia ha aperto i propri impianti produttivi facendoli diventare
scenario per iniziative di formazione, visite e incontri a tema.
In particolare, presso lo stabilimento di Nogara, si è tenuto il convegno “Sostenibilità ambientale: significato e prospettive”, durante
il quale i principali partner del Global Compact Network Italia, si
sono ritrovati per discutere sui temi della transizione energetica e dei
processi innovativi indotti dalla Green Economy.
Il prossimo appuntamento da segnare in agenda sarà, invece,
quello del 5 giugno 2012: in occasione della Giornata Mondiale
per l'Ambiente, Coca-Cola HBC Italia aprirà al pubblico tutti gli
impianti produttivi (informazioni su www.coca-colahellenic.it),
cogliendo l’occasione per comunicare i dati aggiornati del Rapporto Socio-Ambientale che, per il secondo anno consecutivo, sarà
pubblicato in formato elettronico garantendo così un importante
risparmio di carta.
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www.imq.it
Quest’anno IMQ è diventato, in ambito di climate change, Italian
scoring partner del Carbon Disclosure Project, organizzazione internazionale che annualmente raccoglie, valuta e analizza le politiche di
misura e gestione degli impatti sul cambiamento climatico attuate dalle
più importanti società mondiali.
IMQ è da sempre il punto di riferimento delle aziende che hanno come
obiettivo la sicurezza, la qualità e lo sviluppo sostenibile. Forte dei suoi 60 anni di esperienza, la società è diventata la più importante realtà italiana
nel settore della valutazione della conformità
(certificazione, prove, verifiche, ispezioni) e
della qualità. Dal 1951, IMQ ha infatti seguito un percorso di continua crescita, fino
a diventare un grande Gruppo internazionale con uffici in Spagna, Polonia, Turchia, Cina, Argentina, le cui attestazioni
sono una garanzia per il mercato.
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Nato come ente di certificazione della sicurezza dei prodotti elettrici, IMQ, Istituto Italiano del Marchio di Qualità, negli anni ha
esteso la sua attività alla certificazione dei sistemi di gestione aziendale e alle verifiche di impianti ed edifici, fino ad arrivare alle verifiche dei prodotti e degli impianti impiegati nell'utilizzo delle
energie alternative e alla validazione delle attività aziendali volte
all'efficienza energetica e alla riduzione dell’impatto ambientale.
Oggi è costituito da uno staff di 500 persone al servizio della qualità
e dell’ambiente, delle aziende e dei consumatori. 17mila mq di
uffici e laboratori solo nella sede di Milano, 18mila imprese e
140mila prodotti certificati. Sono questi i principali numeri di IMQ,
una realtà che opera con un preciso Codice Etico auto-imposto; un
documento che illustra le linee etiche e deontologiche della politica
aziendale, ma anche le linee di condotta operative seguite per il
perseguimento di tale politica.
Ciò nel rigoroso rispetto degli obblighi derivanti dall'osservanza di
leggi, regolamenti, provvedimenti amministrativi (autorizzazioni e
abilitazioni) nonché delle norme tecniche applicabili in materia di
accreditamento degli organismi di valutazione della conformità.
L'osservanza del Codice Etico rappresenta pertanto un elemento
chiave sia per il buon funzionamento di IMQ, sia per tutelarne il prestigio, la credibilità e l'immagine.
L’impegno contro il climate change va sempre più di pari passo con
la redditività e diventa strategia e opportunità vincente se affrontata con competenza, usufruendo degli strumenti a disposizione per
uno sviluppo efficace e sostenibile.
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Tra questi, numerosi sono quelli offerti
da IMQ alle aziende: attività di verifica per la direttiva ETS, supporto
per l'inventario delle emissioni GHG
delle organizzazioni, analisi LCA
(Life Cycle Assessment), misura dell’impronta di carbonio (carbon footprint), audit ecologici ed energetici,
servizi di supporto per l’applicazione della
direttiva Eco-Design, certificazione dei sistemi di gestione ambientale secondo
la ISO 14001.
Per il settore energia IMQ offre
la certificazione dei collettori
solari e dei componenti fotovoltaici (moduli, inverter e
cavi), rilascia certificati di
controllo del processo produttivo in fabbrica (Factory
Inspection Certificate), effettua il collaudo e le
ispezioni degli impianti
fotovoltaici e ne qualifica
le imprese installatrici, rilascia la certificazione dei sistemi di gestione dell’energia
secondo la normativa
ISO 50001.
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Accanto ai processi e ai prodotti sostenibili, agli impianti e alle apparecchiature a energia alternativa, vi
sono poi le nuove tecnologie, ad
esempio quelle utilizzate negli apparecchi a Led o per le auto elettriche,
che consentono una diretta riduzione
dei consumi e dell’impatto sull’ambiente.
Anche in tale ambito IMQ opera con
una serie di servizi che vanno dalle
verifiche di sicurezza elettrica, alle
misure delle prestazioni fotometriche passando per la sicurezza fotobiologica.
A supporto del vero green,
per offrire ai produttori
uno strumento in grado
di assicurare agli acquirenti l’effettiva presenza
dei vantaggi ambientali
dichiarati e per dare ai
consumatori un chiaro
strumento di scelta in
fase di acquisto, IMQ
offre infine IMQ-ECO,
la certificazione delle asserzioni ambientali di prodotto.
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Un marchio che garantisce che le caratteristiche ecologiche dichiarate dal produttore riguardo a un determinato prodotto corrispondono al vero, sono misurabili e vengono mantenute nel tempo.
Uno strumento per smascherare il greenwashing.
Lo sviluppo sostenibile è un obiettivo possibile solo se basato su
collaborazione e condivisione.
Per questo IMQ oltre ad aver ottenuto i principali accreditamenti per operare nell’ambito
ambientale e partecipare ai principali accordi internazionali tra enti di certificazione,
collabora con le testate e le associazioni più
sensibili alle tematiche ambientali oltre che
con le organizzazioni internazionali e nazionali impegnate a favore di uno sviluppo sostenibile.
IMQ è fortemente impegnata anche in una
politica di sensibilizzazione e diffusione della
green culture.
Gli strumenti sono eterogenei e vanno dall'organizzazione di convegni e seminari (di
taglio sia tecnico sia manageriale) ai concorsi per la sensibilizzazione delle nuove generazioni, la pubblicazione di opuscoli e
vademecum sulla sicurezza e la qualità nonché della rivista IMQ Notizie (30mila utenti a
numero), particolarmente focalizzata su temi
della sicurezza, della qualità e dell’ambiente,
cui si aggiungono anche pubblicazioni e
sponsorizzazione di libri sulle tematiche ambientali, rivolti sia ai target più giovani (Alla
ricerca del pianeta verde) sia ai professionisti (Carbon Footprint).
La stessa cura per l’informazione, è diretta oltre che alla sensibilità
ambientale, alla diffusione di informazioni sulla sicurezza e sui prodotti di qualità. Questa comunicazione si indirizza a chi opera nei
settori produttivi, ai rivenditori, agli installatori, alle associazioni, al
mondo della scuola e, per finire, ai consumatori.
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www.naturasi.it
Dal 1992 la passione del biologico e il desiderio di diffonderne la conoscenza e i valori guidano l’attività di NaturaSì.
In 20 anni questa passione ha dato vita a 95 punti vendita - parte in
franchising e parte in gestione diretta - dislocati su tutto il territorio
italiano, dal Piemonte alla Sicilia, oltre a
2 negozi in Spagna, punti di riferimento
per comprendere e toccare con mano il
mondo dell’alimentazione biologica e del
benessere naturale.
In ciascun supermercato bio, passo dopo
passo, si può conoscere un mondo che si
concentra sulla qualità, sul benessere e
sulla sicurezza alimentare e che promuove
il rispetto dell’ambiente, della biodiversità
e del lavoro anche dei piccoli produttori,
la preparazione e la formazione del
personale, la solidarietà.
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In tutti i punti vendita NaturaSì sono disponibili più di 4.000 prodotti biologici certificati, naturali e soprattutto rispettosi della natura:
prodotti alimentari freschi (pane, latticini, carni, salumi e pesce), surgelati (gelati, verdure, pesce), confezionati per la prima colazione
(prodotti da forno dolci e salati, confetture di frutta, creme, muesli,
merendine, snack) e per il pranzo e la cena (pasta, condimenti, cereali e legumi, farine, prodotti macrobiotici); referenze prive di glutine e prodotti per le più frequenti intolleranze alimentari; bevande
(succhi di frutta e bevande vegetali, vini, birre), prodotti per la prima
infanzia, tra i quali farine, omogeneizzati, pannolini biodegradabili, salviettine, prodotti per la cura e per la bellezza del corpo, referenze per la pulizia della casa, tra le quali i detersivi ecologici
certificati sfusi.
NaturaSì pensa al benessere e alla salute dell’uomo anche attraverso l’offerta di una vasta gamma di prodotti provenienti dal commercio equosolidale: è un importante supporto alla crescita di
aziende economicamente sane, ai produttori e ai lavoratori dei
paesi in via di sviluppo perché abbiano un trattamento economico
sociale equo e rispettoso.
L’agricoltura e l’allevamento biologici si basano su pratiche che garantiscono un alto livello di biodiversità, la salvaguardia delle risorse naturali e l’applicazione di criteri rigorosi in materia di
benessere degli animali. La produzione biologica si caratterizza
per l’uso di fertilizzanti naturali e quindi per l’esclusione di prodotti
chimici di sintesi, per l’utilizzo di tecniche agronomiche idonee, di
piante resistenti e di insetti predatori contro i parassiti, per l’adozione della tecnica della rotazione colturale, per il pieno rispetto dei
cicli naturali di maturazione e di stagionalità dei prodotti. Inoltre
garantisce agli animali una vita conforme alle esigenze delle singole specie, avendo quindi cura del loro benessere ed escludendo
l’uso preventivo di antibiotici e altri farmaci.
Il settore della produzione biologica crea prodotti che soddisfino la
domanda, sempre più crescente del consumatore, di sicurezza alimentare, qualità organolettica e nutrizionale e risponde quindi alla
crescita della consapevolezza del legame esistente tra cibo, ambiente e salute. Per trasmettere i valori del biologico NaturaSì presta molta attenzione alla formazione dei propri collaboratori,
dipendenti e affiliati.
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marchio, oltre che la definizione degli standard di qualità degli stessi.
Queste attività sono di integrazione a quelle
effettuate dagli Organismi di Controllo riconosciuti al fine di dare ulteriori garanzie al consumatore, sia dal punto di vista igienico
sanitario, che del rispetto del metodo biologico.
Inoltre, per offrire una maggiore trasparenza,
ogni mese all'interno delle apposite bacheche che si trovano nei punti vendita NaturaSì
vengono esposte una decina di analisi eseguite su un campione di prodotti che compongono l'assortimento del negozio.
Nell’ambito di un percorso di eco sostenibilità NaturaSì ha voluto creare azioni di sensibilizzazione e di formazione/informazione
rivolte ai consumatori, protagonisti nell’importante compito di differenziare i rifiuti.
L’Azienda riconosce infatti il loro importante ruolo di portavoce della
cultura e dei valori del biologico; conoscere, credere e fare propri
questi valori sono passaggi importanti per essere in grado di esprimere quotidianamente la passione per il biologico. Si tratta di un percorso aziendale che
forma e fa crescere le singole persone sia a
livello personale che professionale, in un luogo
di lavoro sano, rispettoso dell’ambiente e dell’uomo.
Per NaturaSì le operazioni di controllo qualità
sono molto importanti per garantire costantemente la sicurezza alimentare dei prodotti che
tutti noi possiamo acquistare nei punti vendita
sparsi su tutto il territorio nazionale.
Per questo motivo esiste un team di “controllo
qualità” composto da esperti che effettuano numerose attività: visite presso i fornitori; controlli
eseguiti tramite prelievo di campioni dai prodotti
che arrivano in magazzino per verificarne i requisiti merceologici e legali previsti; formazione
degli addetti alle vendite dei negozi perché sappiamo gestire professionalmente le attività che
sono chiamati quotidianamente a svolgere; elaborazione e verifica delle etichette dei prodotti a
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La fatidica domanda “Dove lo butto?” trova
una pratica risposta sulle etichette dei prodotti a marchio Ecor e
NaturaSì, dove è stata inserita una tabella esemplificativa, che
riporta il tipo di materiale utilizzato per l’imballo primario e
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secondario, il simbolo del materiale e le informazioni utili per la
relativa gestione post consumo.
Le nuove etichette dei prodotti a marchio, presenti in tutti i supermercati NaturaSì e nei negozi Cuorebio, sono composte da queste voci: confezione, dove viene indicata quale parte della
confezione è presa in considerazione, ad esempio sacchetto, astuccio, bustina, etc; simbolo del materiale utilizzato: i simboli impiegati
si possono trovare nel vademecum della raccolta differenziata del
comune; raccolta: qui viene data indicazione di massima su dove
gettare il materiale, tuttavia è sempre bene verificare le modalità di
raccolta differenziata del comune in cui ci si trova.
Fare la spesa biologica da NaturaSì significa anche poter contribuire allo sviluppo di alcuni progetti di solidarietà con semplicità e
trasparenza.
Tutti i possessori della Carta Fedeltà NaturaSì ricevono un punto
per ogni euro di spesa e, una volta raggiunta una delle fasce premio, chi lo desidera, può scegliere di devolvere la cifra raggiunta
come “buono di solidarietà” in alternativa al ritiro dei premi.
Dal 2006 a febbraio 2010 NaturaSì ha collaborato con Cospe,
Cooperazione per lo Sviluppo dei Paesi Emergenti, per il progetto
“I Granai del Niger” per contribuire a realizzare banche di cereali
in alcuni distretti del Niger e assicurare autonomia alimentare ed indipendenza alle fasce di popolazione più deboli.
Dal 16 febbraio 2010, con la nuova Raccolta Punti, NaturaSì offre
l’opportunità di contribuire al “Progetto Angola” mirato a ristabilire
le condizioni di autosufficienza alimentare nel Paese, nell’incentivare l’agricoltura familiare e nel garantire l’accesso all’acqua per
utilizzi agricoli.
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www.peugeot.it
Peugeot, prima al mondo a sconfiggere
definitivamente il problema delle
polveri sottili con il FAP® Filtro Attivo
anti Particolato, nonché leader nella
riduzione delle emissioni di CO2,
propone tecnologie capaci di garantire una vera e propria rottura in
termini di consumi ed emissioni, per
soddisfare le esigenze di mobilità
conservando il piacere di guida.
Oltre alle politiche di risparmio
energetico e di riduzione dell'inquinamento, Peugeot fornisce risposte
innovative, efficaci, economicamente
abbordabili e quindi fruibili dalla
maggioranza dei clienti.
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Il rispetto per l'ambiente di Peugeot parte da lontano.
Nel 1995 arriva la 106 Elettrica: il veicolo ad emissioni zero più
evoluto d’Europa. Nel 1998, con i motori Diesel HDi, Peugeot riduce del 20% le emissioni rispetto ai Diesel tradizionali.
Nel 2000 esce la 206 HDi ECO con emissioni di CO2 limitate a
120 g/km. Sempre nel 2000 Peugeot inventa il FAP®, Filtro Attivo
anti Particolato, che fa dei Diesel HDi i motori più puliti al mondo,
con una riduzione quasi totale di tutte le polveri sottili, dal PM10 a
quelle mille volte più piccole.
È un brevetto del Gruppo commercializzato per la prima volta sulla
607 e oggi di serie sulla maggior parte della gamma Diesel HDi
Peugeot (in 10 anni oltre 2,5 milioni di veicoli sono stati equipaggiati con il FAP®). L'attenzione nei confronti dell'ambiente è costante
e concreta.
Il brand francese del Leone porta avanti, sia sui motori Diesel sia
sul nuovo motore benzina THP Turbo High Pressure, la politica di
downsizing, che punta a ridurre le cilindrate per diminuire i consumi, e quindi le emissioni inquinanti, senza però influire sulle prestazioni. Inoltre, dal 2010, molti modelli della gamma di Peugeot
sono stati equipaggiati con il Gear Shift Indicator, un dispositivo
elettronico che indica visivamente al conducente qual è il momento
più opportuno per cambiare rapporto, ottimizzando i consumi di
carburante e le emissioni di CO2 nella guida quotidiana.
A tutto tondo la politica verde: si va dalle soluzioni di rottura come
la commercializzazione, avvenuta a fine 2010, della iOn, vettura
elettrica a quattro posti, al lancio nel 2011 della tecnologia e-HDi
(ultima evoluzione dello Stop & Start che arresta il motore quando
il veicolo è fermo) fino ad arrivare, nel 2012, all’HYbrid4 (primo
Ibrido Diesel al mondo), all’impegno volontaristico di
riduzione delle plastiche di origine fossile sui veicoli in commercio.
Legenda tecnologia HYbrid4
Motore elettrico
Gruppo batteria alta tensione
Supervisore elettronico
Alternatore reversibile Stop & Start
Cambio robotizzato a 6 rapporti
Motore Diesel 2.0 Hdi FAP®
Retrotreno multi-link specifico
Avantreno pseudo Mc Pherson
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Il nuovo corso dell’auto elettrica inizia a fine 2010, con la commercializzazione di Peugeot iOn, vettura al 100% elettrica, una soluzione di mobilità urbana a zero emissioni e zero CO2, con un
livello acustico esterno limitato al rumore di rotolamento degli pneumatici. La sua straordinaria abitabilità permette a quattro adulti di
prendere comodamente posto a bordo.
Parcheggiare, poi, non è mai stato così facile. La compattezza
(3,48 mt di lunghezza per 1,47 mt di larghezza) combinata all'incredibile raggio di sterzata di 4,50 mt e al servosterzo elettrico la
rendono davvero agile.
Carattere e vivacità non mancano.
Peugeot iOn è infatti dotata di grande accelerazione e di una velocità di punta di 130km/h.
Un’efficiente gestione dell’energia della sua batteria agli ioni di litio
e l’ottimizzazione del recupero di energia, sia in fase di decelerazione che di frenata, permette alla vettura nel ciclo standard europeo di raggiungere un'autonomia di 150 chilometri.
La ricarica completa della batteria si effettua in 5 ore e mezzo, collegandosi a una presa di corrente domestica classica. La ricarica
rapida, collegandosi a un terminale specifico, consente di ricari-
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care la batteria al 50% in soli quindici minuti o all’80% in trenta minuti. Il Leone ha inaugurato sulla Peugeot 508 il sistema di microibridazione e-HDi, che consente di mettere il motore in stand-by
quando il veicolo si arresta (a un semaforo, negli ingorghi…) e di
farlo ripartire istantaneamente.
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La soluzione è stata quindi replicata su tutta la gamma, dalla nuova
Peugeot 308 fino alla Nuova Peugeot 208, che nella motorizzazione 1.4 e-HDi FAP da 68 CV, abbinata a un cambio robotizzato
a 5 marce, emette solo 87 g/km di CO2.
I motori e-HDi offrono migliori prestazioni sia in termini di consumi
e di emissioni di CO2 (fino al 15% in meno in condizioni di guida
urbana) sia in termini di piacere di guida.
Il futuro è davvero già iniziato.
Nel 2012 il Marchio ha immesso sul mercato il primo veicolo ibrido
diesel, la 3008 HYbrid4, equipaggiata con un motore HDi montato sotto il cofano anteriore e un motore elettrico posizionato all’altezza del retrotreno. Un'automobile che abbina efficienza
ambientale (35% di emissioni di CO2 in meno rispetto ad un veicolo
di analoga potenza) e polivalenza di utilizzo: può funzionare nella
sola modalità Diesel o elettrica, oppure con tutti i due motori contemporaneamente, garantendo potenza supplementare e quattro
ruote motrici.
La tecnologia HYbrid4 sarà estesa agli altri modelli del gruppo,
a partire dalla 508 RXH nella tarda primavera del 2012.
La nuova sfida ambientale del Leone è davvero ambiziosa: equipaggiare le proprie vetture con componenti costituiti dai cosiddetti
Materiali Verdi, fibre naturali (lino, cotone, canapa), materiali riciclati non metallici e biomateriali.
Una politica che permetterà di ridurre le emissioni di CO2 della
filiera di produzione e l'impatto ambientale dei veicoli a fine vita.
Con l'integrazione del 25% di Materiali Verdi sui 170 kg di polimeri (esclusa la gomma) presenti sul veicolo, la 208 segna una
nuova tappa in termini di eco progettazione.
Il suo innovativo paraurti posteriore, tutto in materiali riciclati,
permetterà da solo a Peugeot di risparmiare in un anno 1.600
tonnellate di petrolio.
Ma l'impegno verde del Marchio va oltre.
Nel 1998 Peugeot ha infatti avviato il progetto Pozzo di Carbonio
per rimboschire una delle zone più disastrate dell'Amazzonia.
Il programma antiriscaldamento climatico globale, che avrà una
durata quarantennale, nei primi dieci anni di vita ha già riforestato
2.200 ettari piantando 2 milioni di alberi di 50 specie diverse.
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www.philips.it
Philips continua a migliorare la qualità della vita delle persone con
significative innovazioni e pone la sostenibilità al centro della propria
strategia di crescita.
Nel 2011 ha investito
500 milioni di euro in
innovazioni Green per
offrire soluzioni e prodotti in grado di far
fronte a sfide globali
come l’invecchiamento
della popolazione e le
sue conseguenze sulla
salute e il benessere o
la ricerca di una sempre crescente efficienza
energetica.
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Philips è nata ad Eindhoven, in Olanda, e nel 2011 ha celebrato
il suo 120° anniversario. Non sono molti i brand e le aziende che
hanno compiuto un percorso così lungo e ricco di successi e questo è stato possibile solo grazie alla forza dei valori con cui Philips
ha permeato la propria organizzazione e costruito la propria storia
permettendole di adattarsi continuamente alle esigenze delle persone e dei mercati con soluzioni tecnologiche significative per il
progresso dell’umanità, come lo sviluppo di sistemi medicali basati
sullo sfruttamento dei raggi X, il lancio del compact disc che ha
cambiato il modo e la qualità di ascolto della musica o la più recente rivoluzione nel mondo della luce con i Led.
I numeri di questa azienda danno l'idea del livello di crescita e
della dimensione raggiunta: un fatturato di 22,6 miliardi di Euro,
124 siti produttivi in oltre 100 paesi, 9 centri di ricerca in Europa,
Nord America e Asia, 54000 brevetti registrati e 120.000 dipendenti di cui oltre 2000 in Italia (dove sono state acquisite negli
ultimi anni tre prestigiosi esempi del “made in Italy”: Ilti Luce,
azienda torinese specializzata in illuminazione museale, Saeco,
leader nella categoria delle macchine automatiche per il caffè
espresso e Luceplan, vera e propria icona del lighting design).
La storia del brand è una storia ricca di ricerca e innovazione fin
dai primi anni di attività: Anton e Gerard Philips volevano offrire
alle persone le proprie lampade incandescenti perché potessero
avere la luce nelle loro case.
Da allora Philips continua a coltivare il sogno di migliorare la vita
di milioni di persone proponendo innovazioni tecnologiche che partono dai loro nuovi desideri, seguendo i grandi
temi che la nostra società si trova ad affrontare
e mettendoli al centro del processo creativo e di
business.
Questo pone le premesse necessarie per un approccio più sostenibile che è diventato parte integrante del DNA dei prodotti e delle iniziative
che l’azienda sviluppa nel suo percorso di crescita. Innovazione, soluzioni all’insegna di una
tecnologia che migliora la vita, attenzione all’impatto che ha su ambiente e società sono
quindi i cardini su cui si basa la leadership
Philips nell’Healthcare, nel Lighting e nel Consumer Lifestyle, i tre settori strategici in cui opera
l’azienda.
Philips si impegna a rendere il mondo più sano
e sostenibile e ha recentemente riaffermato la
propria “vision” di migliorare la vita di 3 miliardi
di persone all’anno entro il 2025 e di essere il
miglior luogo di lavoro per chi saprà condividere la passione aziendale per produrre un valore aggiunto significativo sia per i clienti che per
gli azionisti.
Philips è stata tra le prime aziende al mondo a
redigere un Bilancio Ambientale (poi diventato
Bilancio di Sostenibilità) e si è posta target sfidanti come la crescita dell’incidenza dei prodotti Green sul totale del suo fatturato: nel 2011
questa quota ha raggiunto il 39% a livello globale in linea con l’aspettativa di arrivare al 50%
nel 2015.
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Il settore Healthcare ha mostrato un incremento del 25% anno su
anno mentre il settore Lighting è stato quello che ha introdotto il
maggior numero di soluzioni green (oltre 4.000).
Nel settore Consumer Lifestyle, l’attenzione è stata posta sulla gestione del ciclo di vita dei materiali utilizzati attraverso il lancio di
prodotti come, ad esempio, il ferro da stiro a vapore ECOCARE,
composto da circa 30% di materiali provenienti da riciclo.
Questi risultati hanno portato Philips alla leadership nel settore del
Personal and Household Goods del Dow Jones Sustainability Index
con il miglior punteggio nel Carbon Disclosure Project.
Il settore Lighting ha rappresentato oltre il 60% degli investimenti
per l’innovazione green nel 2011 con un importo record di quasi
300 milioni di Euro: in questo settore Philips ha introdotto CityTouch,
un sistema di gestione dell'illuminazione outdoor che permette il
controllo dinamico su scala cittadina e fornisce la luce solo nei luoghi e nei momenti necessari.
In combinazione con l’utilizzo dell’illuminazione Led, CityTouch permette di raggiungere l’80% di risparmio energetico e riduce i costi
di manutenzione fino al 70% rispetto alle soluzioni convenzionali.
Entro il 2015 Philips si propone di investire 2 miliardi di euro in
“Green Innovation” per accelerare ancor più la sostenibilità delle
proprie soluzioni e contribuire significativamente alla riduzione di
CO2.
Per quanto concerne le attività di sensibilizzazione sul tema della sostenibilità, Philips è sempre stata in prima linea anche con il forte impegno nel comunicare “green” e nell’utilizzare le attività di CSR per
rinforzare la propria reputazione aziendale.
A fine 2011, Philips ha dato vita a Led Your City, un progetto
innovativo e fortemente interattivo di restytling dell'illuminazione cittadina realizzato con il patrocinio del Comune di Milano e l’autorevole contributo di Wired.
Dal 7 novembre al 13 dicembre, Led Your City ha preso vita online
coinvolgendo i cittadini milanesi via Facebook e registrando oltre
1.000 segnalazioni sulla mappa di Milano, indicazioni puntuali
di dove vorrebbero una luce migliore. Centrando pienamente
l’obiettivo di coinvolgere attivamente i cittadini nel processo di miglioramento della vita nella loro città, Led Your City ha registrato
più di 80.000 visualizzazioni e oltre 19.000 fans che, oltre a segnalare le loro indicazioni su come la luce potrebbe migliorare la
città, hanno anche condiviso sul social network commenti ed opinioni in merito allo stato attuale della luce in città e a come si potrebbe rendere Milano più bella risparmiando energia grazie ad un
più estensivo utilizzo dei Led.
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Qualità della vita per Philips è anche un insieme di buone prassi legate all'educazione - e dunque in qualche modo alla creazione di
valore per il presente e per il futuro delle vite delle persone: in questo ambito è nata e si è sviluppata l'iniziativa dei “Guerrieri
della Salute”.
Dopo il successo della prima edizione tenutasi lo scorso anno scolastico nella provincia di Monza
e Brianza - sede di Philips in Italia - con la partecipazione di ben
54 classi e più di 1.200 bambini, i “Guerrieri della salute”
sono sbarcati a Milano e nell’area di Gaggio Montano (BO)
dove ha sede Philips Saeco.
Oltre 3000 bambini appartenenti a 100 classi elementari si
sono trasformati in veri e propri
“Guerrieri della Salute” attraverso
laboratori didattici dedicati tenuti nelle tre date selezionate per la
nuova edizione: il 18 novembre in occasione della “Giornata mondiale per i diritti dell’Infanzia”, il 17 febbraio in occasione della
“Giornata Nazionale M’illumino di meno” e il 16 marzo “Giornata
Nazionale del Dormire sano”.
L’iniziativa, che ha vinto il premio Assorel per le relazioni pubbliche
nell’ambito della categoria “sostenibilità”, vede i dipendenti Philips
recarsi volontariamente nelle scuole per insegnare piccoli comportamenti sostenibili per migliorare la salute ed il benessere personali,
della famiglia e di tutto il pianeta e tocca temi vitali come la qualità dell’aria e dell’acqua, l’importanza del movimento e di una
sana alimentazione fino ai temi del risparmio energetico e della
qualità del sonno.
Sempre in ambito educativo si
inserisce la sponsorizzazione
della recente mostra “Da zero a
cento, le nuove età della vita”
dedicata ad indagare come e
perché il nostro corpo e la nostra mente sono molto diversi da
quelli delle generazioni che
ci hanno preceduto, e utilizzata
da Philips per sottolineare come
la tecnologia rappresenti oggi
la “medicina” essenziale per
allungare la vita garantendo
però che la qualità degli anni
in più che vivremo sia quella
desiderata.
Sul tema della sana alimentazione e dell’esigenza di stimolare stili
di vita più sostenibili soprattutto per i più giovani, Philips è anche
partner di Fondazione Accenture nel progetto “Cibolando” che sta
coinvolgendo le scuole medie attraverso una operazione online di
educazione e entertainment su come mangiare sano.
Per sensibilizzare sempre più la popolazione sui temi della prevenzione medica, Philips ha affiancato Lilt e Estée Lauder per il mese
del “Nastro Rosa”, dedicato allo screening senologico, e ha illuminato Palazzo Marino di rosa per richiamare l’attenzione su questa importante iniziativa.
Philips continua quindi il suo percorso
nella consapevolezza che, soprattutto in un quadro economico e
sociale difficile come l’attuale,
una vera crescita possa realizzarsi solo se si concilia la soddisfazione dei nuovi desideri
delle persone con la responsabilità di contribuire positivamente
allo sviluppo di un mondo migliore. Innovazione ricca di senso,
semplicità e sostenibilità sono gli ingredienti Philips per superare il limite imposto dal ruolo dell’impresa di essere parte in causa del problema
della sostenibilità per diventarne invece, e a pieno diritto, parte
integrante della sua soluzione.
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www.forza10.com
Chi decide di fare il veterinario,
inevitabilmente, ha due obiettivi:
esercitare la professione per mantenere se stesso e la propria famiglia e seguire quella passione per
gli animali che l’ha portato a scegliere la strada della medicina.
Dott. Sergio Canello
Medico Veterinario
Fondatore e Responsabile del Reparto Ricerca e Sviluppo
di SANYpet SpA
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Questo secondo aspetto è stato
sempre presente nel fondatore di
SANYpet, portandolo a mettere a
disposizione di tutti le sue scoperte
nel campo delle patologie di origine alimentare.
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SANYpet nasce nel 1996 dalla volontà di Sergio Canello, medico
veterinario esperto in patologie legate all’alimentazione, omeopatia e medicina naturale (e oggi
Responsabile dell’area Ricerca
& Sviluppo dell'Azienda), di
poter mettere a disposizione
dei nostri animali domestici una
serie di formule alimentari prive
dei più pericolosi e tossici residui
chimici e farmacologici presenti
nelle materie prime alimentari di
uso comune. Tutto è nato da osservazioni e studi clinici iniziati negli anni
‘70 e ancora in evoluzione continua: esiste una connessione chiara e diretta tra l’alimentazione e i disturbi più comuni che affliggono
gli animali domestici. Prende vita così un marchio green,
che produce alimenti di derivazione biologica o privi di carni derivanti dall’allevamento intensivo, con attenzione per la salute degli
animali e anche per l'ambiente.
SANYpet produce alimenti che possono garantire un migliore stato
di salute a cani e gatti. A questo risultato si è arrivati con anni di
studi e sperimentazione del RiS, il reparto di Ricerca e Sviluppo, che
ha permesso all’azienda di acquisire un ruolo di primo piano nel
settore degli alimenti dietetici per gli animali domestici.
Tutte le attività aziendali sono volte
all'ideazione e realizzazione di
nuove formulazioni clinicamente
testate per acquisire e mantenere nel tempo condizioni ottimali di benessere e di vitalità
in ogni stadio della vita dei
cani e gatti.
Per SANYpet la qualità e l’assoluta salubrità delle materie
prime diventano, quindi, fondamentali per riequilibrare le funzioni vitali dell’organismo. Per
questo motivo, l'azienda ha deciso
di utilizzare pochissime tipologie di
materie prime di provenienza certa e di
altissima qualità, su cui vengono eseguiti a
monte attenti controlli, a garanzia della sicurezza
di tutta la produzione.
La Linea Nutraceutica FORZA10, ultima nata in casa SANYpet, ha
l’obiettivo di preservare la salute dei cani e gatti attraverso l’alimentazione e unisce la riconosciuta azione delle classiche formule
monoproteiche Diet contro i disturbi legati alle intolleranze alimentari alla sua efficacia quale strumento nutrizionale durante la terapia
convenzionale delle patologie infiammatorie acute e croniche dei
principali apparati.
Particolarmente green si rivela l’utilizzo di piante medicinali titolate
e standardizzate, strumento completamente naturale e lontano dalla chimica e dai devastanti effetti collaterali di tutti i farmaci tradizionali.
Ogni formulazione della Linea Active contiene un
pool di piante medicinali specifico e unico sul
mercato.
SANYpet si cura anche dell’alimentazione di
proseguimento della Linea Active di tutti i giorni,
offrendo un mantenimento (FORZA10 DepurA)
tecnologicamente avanzatissimo e in grado, sempre attraverso piante medicinali, di contrastare
quotidianamente l’onnipresente attacco da parte
dei radicali liberi e degli inquinanti ambientali.
Le materie prime cerealicole utilizzate per la produzione sono ad uso umano e non zootecnico,
di origine italiana e senza l’utilizzo di alcuna
materia prima proveniente dal mercato asiatico.
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FORZA10 NUTRACEUTIC Active Line per il cane
FORZA10 NUTRACEUTIC Active Line per il gatto
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Il pesce proviene da mari non inquinati (Pacifico meridionale,
Islanda), da produttori che gestiscono in modo responsabile l’ecosistema marino. I pescherecci provvedono in tempo reale sulla
stessa nave alla trasformazione del pesce in farina, rendendo del
tutto inutile l’utilizzo di conservanti chimici potenzialmente tossici e
cancerogeni. Le materie prime di origine animale provengono esclusivamente da allevamenti estensivi per quanto riguarda le carni di
cervo e cinghiale, e da allevamenti certificati biologici per il pollo,
l’agnello e il manzo utilizzati nella Linea Biologica.
La conservazione dei prodotti avviene tramite elementi naturali
(vitamina E, estratti di tocoferoli e rosmarino), senza aggiunta di
antiossidanti e conservanti di sintesi.
Particolare attenzione viene rivolta alle analisi su tutte le linee per la
ricerca dei contaminanti più pericolosi (melamina, aflatossine, diossina e PCB, metalli pesanti) per escluderne la presenza.
Tutte le Linee secche FORZA10, sono prodotte nei pressi di Padova,
nel nuovissimo stabilimento inaugurato nel 2008.
L’azienda dal 2006 detiene la leadership nazionale nel settore
degli alimenti dietetici per la cura dei disturbi delle patologie da intolleranze alimentari dei cani e dei gatti, dati IRI, Information Research, Inc. Tra le altre, SANYpet ha ottenuto le certificazioni DNV su
tutta la filiera (ISO 9001:2000), per la ricerca, sviluppo, produzione, confezionamento e commercializzazione di alimenti dietetici
e di mantenimento per animali da compagnia e per la commercializzazione di accessori per cani e gatti.
SANYpet non effettua alcuna impropria sperimentazione sugli animali, ma si avvale esclusivamente di studi condotti in collaborazione con cliniche universitarie, opinion leader e veterinari di fama
internazionale.
Il concetto di sostenibilità è stato da sempre coerentemente applicato da SANYpet sia a prodotti che all'azienda, che si avvale per
il funzionamento della linea di produzione di un potente impianto
fotovoltaico in grado di erogare una parte importante di energia
elettrica pulita.
Non manca neppure fra i dipendenti una forte vocazione ed una
continua educazione alla salvaguardia dell'ambiente; da sempre,
infatti, SANYpet esegue la raccolta differenziata dei propri rifiuti e
finanzia importanti progetti di sviluppo come i pozzi in Etiopia, che
riforniscono in modo naturale a migliaia di persone acqua, senza
più costringerle a ricorrere alle cisterne, causa di eccessi di consumo e di inquinamento.
SANYpet è profondamente convinta per il proprio presente e per
il futuro che tutte le aziende debbano con impegno onorare al
proprio dovere etico di stare
su questo pianeta per
migliorare la qualità di
vita di chi lo abita.
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www.unilever.it
Small actions, big difference.
Ovvero piccole azioni per fare
una grande differenza.
Dal 2010 questa non è solo una
vision, ma una vera e propria strategia di crescita.
Sicuramente sostenibile ma anche
economicamente utile.
Unilever ha infatti lanciato una
strategia che arriva fino al 2020
e che mira a raddoppiare le dimensioni del business dimezzando
al tempo stesso il proprio impatto
ambientale.
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In un Pianeta in cui la popolazione mondiale aumenta costantemente mentre le risorse naturali scarseggiano, il cambiamento
climatico si sta accelerando e miliardi di persone nei Paesi in via
di sviluppo soffrono la fame mentre altrettante nei Paesi occidentali
soffrono di obesità, Unilever crede fortemente che tra sostenibilità
e crescita non ci sia conflitto.
Anzi, è convinta che un’azienda per crescere in fatturato oggi
debba necessariamente puntare a migliorare la qualità della vita e
il benessere dei consumatori e delle persone che lavorano con e per
l’azienda, senza danneggiare l’ambiente.
Sulle due aree più “pesanti” ovvero l'approvvigionamento di materie prime e l'uso dei prodotti, Unilever è intervenuta in maniera
importante, da un lato impegnandosi ad approvvigionarsi esclusivamente di materie prime sostenibili, anche supportando nel
processo i piccoli agricoltori e i microimprenditori, e dall'altro puntando sull’innovazione sostenibile e su campagne di sensibilizzazione dei consumatori ad un utilizzo dei prodotti rispettoso
dell’ambiente e del proprio benessere.
Considerando il numero e il valore dei marchi che fanno capo
all’azienda nei settori food, ice cream, personal care e home care,
basti pensare a Algida, Dove, Svelto, Coccolino, Cif, Lysoform,
Mentadent, Fissan, Knorr, Lipton, Calvé e molti altri ancora, si
intuisce l’importanza degli impegni assunti dall’azienda.
Un impegno chiaro, espresso in maniera diretta e sincera, nello stile
che da sempre contraddistingue i valori della company.
Tale impegno si concretizza nei tre obiettivi dello Unilever Sustainable Living Plan, il piano globale di sostenibilità varato dalla multinazionale anglo-olandese nel 2010: aiutare più di 1 miliardo di
persone a migliorare la propria salute e il proprio benessere; dimezzare l’impatto ambientale del proprio business lungo tutto il ciclo
di vita del prodotto, dall’approvvigionamento all’utilizzo; approvvigionarsi al 100% di materie prime agricole sostenibili, migliorando di conseguenza anche le condizioni di vita di centinaia di
migliaia di persone coinvolte nella catena di valore.
Primo fondamentale passo è stato quello di analizzare oltre 1600
prodotti in portafoglio per misurare l’impatto ambientale di ciascuno
di essi in ogni fase del ciclo di vita, dalla produzione al consumo
fino allo smaltimento. Unilever ha così individuato la cosiddetta “carbon footprint”, cioè l'impronta ambientale delle sue attività.
Queste le evidenze: approvvigionamento di materie prime 26%;
produzione 3%; trasporto 2%; utilizzo da parte dei consumatori
68%; smaltimento dei rifiuti 1%.
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Il “peso” di una multinazionale e la sua importanza sui grandi numeri sono diventati, in questa rivoluzione copernicana, una leva,
uno strumento di crescita; gli approvvigionamenti di materie prime,
infatti, sono talmente su larga scala da rendere il gruppo potenzialmente influente sull'andamento dell'offerta e sulla necessità di
questa di rendersi sostenibile e a basso impatto ambientale.
Negli ultimi 14 anni Unilever ha ridotto le emissioni di gas serra del
45% (1996-2010 kg CO2/tons PF) e i consumi d’acqua di circa
il 63% (1996/2010 mc acqua/tons PF) nel processo produttivo.
Grazie alle buone pratiche di produzione e ad investimenti specifici ha ridotto, in Italia, le emissioni di CO2 del 14% e le ridurrà
ulteriormente del 20% entro il 2020.
Oggi oltre l’85% della carta utilizzata negli stabilimenti italiani proviene da fonti sostenibili. Dal 2011 tutta la carta utilizzata nella
produzione del tè Lipton proviene da fonti sostenibili.
Per quanto riguarda l'approvvigionamento di olio di palma, ingrediente base di moltissimi prodotti alimentari e non, il target globale
di acquistare solo olio di palma certificato entro il 2015 sarà raggiunto con grande anticipo nel 2012. La nuova sfida è adesso
quella di riuscire, entro il 2020, ad approvvigionarsi di solo olio di
palma segregato, ossia di cui è garantita la tracciabilità lungo l’intero ciclo produttivo.
Il gruppo è stato il primo produttore di tè ad impegnarsi ad utilizzare, per il brand Lipton, solo tè proveniente da coltivazioni certificate da Rainforest Alliance.
Dal 2010 tutto il tè Lipton Yellow
Label ed Earl Grey venduto in
Italia proviene da piantagioni certificate.
Dal 2009 Calvé utilizza
per la sua maionese venduta in Italia solo uova
da allevamento a terra,
mentre nel 2010 Knorr ha
lanciato il programma “Growing for the Future” che ha
l’obiettivo di ridurre in modo
sostanziale l’impatto ambientale
delle sue attività di approvvigionamento di materie prime vegetali (che rappresentano l’85% dei prodotti Knorr). Entro il 2015 le principali 13 verdure utilizzate per i
prodotti Knorr proverranno da fonti sostenibili.
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Entro il 2020 il 100% delle materie prime vegetali proverrà da agricoltura sostenibile.
Nell’ambito dell’home care, un altro impegno ispirato al concetto
di sostenibilità è l’obiettivo di convertire il consumo di prodotti diluiti
in quello di prodotti concentrati. In Italia, dove Unilever non opera
nel mercato dei detersivi per bucato, l’esempio è Coccolino Puro,
che grazie alla sua formula concentrata e alla confezione innovativa consente di avere un impatto ambientale di gran lunga minore
rispetto al prodotto diluito. Infatti il prodotto concentrato consente di
diminuire la quantità di acqua presente nelle confezioni del 65% e
la plastica del 48%, riducendo di conseguenza anche l’impronta
data dal trasporto.
Questo si è tradotto concretamente, solo grazie alla conversione
da diluito a concentrato ottenuta negli ultimi due anni, in circa 300
camion in meno, 275.000 kg di plastica in meno (equivalenti a
circa 220 tonnellate di CO2 emessa) e 6.600.000 litri di acqua
risparmiati.
Con l'obiettivo di diffondere una maggiore igiene orale, sin dal
1981 Mentadent e ANDI - l’Associazione Nazionale Dentisti Italiani - collaborano per il Mese della Prevenzione Dentale, il primo
programma di prevenzione odontoiatrica attivato sull’intero territorio nazionale, che permette a tutti i cittadini di effettuare gratuitamente una visita di controllo annuale, e che giungerà quest’anno
alla sua 32esima edizione. Il Mese della Prevenzione Dentale ha
portato in tre decenni milioni di famiglie ad effettuare almeno una
seduta dal dentista a dimostrazione di come un prodotto e un’iniziativa di comunicazione possano fare la differenza nel migliorare
il benessere delle persone.
Progetti e obiettivi misurabili e concreti, quelli di Unilever, per realizzare una visione secondo cui il “vivere sostenibile” si raggiunge
sia con l’attenzione all’intera catena di valore della produzione, sia
adottando nuovi comportamenti che rendono azienda e consumatore alleati per il benessere del pianeta, grazie a tanti semplici gesti
quotidiani: “Small actions, big difference”, appunto.
Impatto ambientale dei prodotti Unilever durante il loro ciclo di vita: dati Unilever 2008 - studio su 14 nazioni.
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directory 64-65_endorsement green 20/04/12 12.39 Pagina 64
directory
directory 64-65_endorsement green 20/04/12 12.39 Pagina 65
green brand 2012
AkzoNobel Coatings S.p.A. Car Refinishes
Via Carlo Goldoni, 38/40
20090 Trezzano Sul Naviglio MI
www.akzonobel.com
Aran World S.r.l.
Zona Industriale - Frazione Casoli
64032 Atri TE
www.aran.it
Ariston Thermo S.p.A.
Via Aristide Merloni, 45
60044 Fabriano AN
www.ariston.com
Coca-Cola HBC Italia S.r.l.
Viale Monza, 338
20128 MILANO
www.coca-colahellenic.it
IMQ
Via Quintiliano, 43
20138 MILANO
www.imq.it
Ecor NaturaSi S.p.A. prodotti biologici e biodinamici
Via L. De Besi 20/C
37139 VERONA
www.naturasi.it
Peugeot Automobili Italia S.p.A.
Via Gallarate, 199
20151 MILANO
www.peugeot.it
Philips S.p.A.
Via G. Casati, 23/25
20900 MONZA
www.philips.it
SANYpet S.p.A.
Via Austria, 3
35023 Bagnoli di Sopra PD
www.forza10.com
Unilever Italia Mkt Operations S.r.l.
Via Ugo Bassi, 2
20159 MILANO
www.unilever.it
ECONOMY 66-67_endorsement green 20/04/12 12.40 Pagina 66
Media Partner
www.panoramaeconomy.com
Panorama Economy è il settimanale economico di Mondadori, nato
nel 2003 con l’obiettivo di analizzare lo scenario economico
attuale in modo completo, competente e chiaro, evidenziandone le
case history di successo e le opportunità emergenti.
Con un linguaggio semplice e diretto e con uno stile essenziale,
Panorama Economy offre un’informazione sempre completa e
competente non solo sul tessuto economico nazionale ma anche
sulle realtà economico-finanziarie internazionali.
In ogni numero vengono offerte analisi e approfondimenti dello
scenario economico, con un occhio particolarmente attento alle
nuove prospettive di mercato; la sua prossimità con le Piccole
e Medie imprese italiane permette a Panorama Economy di avere
una prospettiva chiara e aggiornata, anche sulle realtà emergenti
nazionali.
Gli argomenti trattati nel magazine sono suddivisi in quattro sezioni
principali: attualità, Made in Italy, management e portafoglio.
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brand concepts
Su questi temi, ogni settimana, vengono presentati sondaggi,
inchieste e dossier esclusivi, supportati da pareri autorevoli di esperti
italiani e internazionali.
Diversi sono gli accordi di media partnership avviati dal magazine; uno dei tratti distintivi della testata è infatti la volontà di dare
una presenza di rilievo al brand nei punti di incontro della business community italiana. In tal senso sono stati stretti accordi che
portano il magazine nei più prestigiosi hotel della Penisola ma
anche nelle principali università e sui vettori delle compagnie
aeree nazionali.
Il settimanale è caratterizzato inoltre da un forte interesse per le tematiche legate al mondo Green; dal 2009 è stato lanciato in abbinata con la testata un supplemento, dal nome Green Economy,
dedicato all’energia pulita ed all’ambiente per analizzare e comprendere le opportunità di business di questo settore.
La tematica della Green Economy è inoltre affrontata ogni settimana
su Panorama Economy all’interno di una rubrica dedicata.
ECONOMY 66-67_endorsement green 20/04/12 12.40 Pagina 67
The business magazine
Per percorrere le opportunità offerte dai nuovi media, da aprile
2011 è possibile leggere e sfogliare Panorama Economy anche
su Ipad e su Samsung Galaxy Tab grazie ad una App aggiornata
ogni settimana e ricca di contenuti extra.
Da maggio 2011 è stato inoltre lanciato il primo web magazine italiano scritto in lingua inglese www.panoramaeconomy.com per informare gli investitori americani e stranieri sull’eccellenza produttiva
italiana al fine di stimolare opportunità di investimento sul Made in
Italy di successo.
Con una readership di 159.000 lettori (Dati Audipress 2011/3;
+20% sulla precedente rilevazione) e con una diffusione di 40.494
copie (Dati Ads Gen 11-Dic 11), Panorama Economy si rivolge ad
un’audience qualificata, composta da manager, imprenditori e professionisti.
Per quanto concerne il target va riportata una presenza di rilievo del
target giovane, il 43% dei lettori ha infatti un’età compresa tra i 18
ed i 44 anni. Completano il profilo un reddito, un posizionamento
e un livello d’istruzione elevati.
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EVENTO SOSTENIBILE 68-69_endorsement green 20/04/12 12.40 Pagina 68
Evento sostenibile
www.eventisostenibili.it
CONVEGNO GREEN BRAND 2012
REPORT DI PRE-AUDIT DEI RISULTATI PROVVISORI OTTENUTI E RESOCONTO
DEL LIVELLO DI SOSTENIBILITÀ DELL’EVENTO
b&p, anche per la presentazione della quinta edizione di Green
Brand, organizza un convegno dedicato alla sostenibilità ambientale.
Il rischio nel realizzare un evento sostenibile è di non farlo secondo
gli adeguati standard: verrebbero deluse le aspettative sia interne che
del pubblico.
Partendo dalla considerazione che l’evento “100% Green” non esiste, perché qualsiasi attività genera impatti ambientali, positivi e negativi, abbiamo tentato di massimizzare quelli positivi e adottare
politiche di prevenzione e compensazione per ridurre quelli negativi.
Ci siamo perciò affidati ad una società specializzata in resoconti
e calcoli per il livello di sostenibilità degli eventi.
Punto 3, attraverso l’utilizzo del software Sustainable Event Screening® versione 4.0, strumento di valutazione sviluppato con il supporto dell’Università di Bologna, si è occupata di valutare e
attestare tutti i passaggi che hanno portato alla certificazione del nostro convegno.
Punto 3 ha realizzato un Report Pre-Audit sulla base dello studio
preliminare condotto, finalizzato a riepilogare i risultati “provvisori”
ottenuti e per ciascuna sezione dell’evento giustificare il livello di sostenibilità preliminare. Allo stesso tempo sono state individuate, per
ogni sezione, criticità e punti di forza segnalando potenziali azioni
di miglioramento.
L’analisi del livello di sostenibilità dell’evento è stata condotta sulla
base delle interviste rilasciate dal referente interno del committente
per la Certificazione Eventi Sostenibili®.
Inoltre, per integrare e approfondire le informazioni raccolte, sono
state realizzate alcune ricerche web e interviste a contractors e sub-
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brand concepts
contractors; tutte le dichiarazioni del committente sono state sottoscritte nel documento “Rapporto autodichiarazione”, realizzato
nell’aprile 2012.
La stima preliminare del livello di sostenibilità dell’evento è il risultato
delle valutazioni condotte sugli aspetti ambientali categorizzati
secondo 3 macro-aree di valutazione per l’evento:
• Segreteria Organizzativa
• Food & beverage
• Congedo
In particolare istruendo il software per l’analisi della sostenibilità,
il SES® 4.0, con le informazioni e le dichiarazioni raccolte si è
ottenuto un livello “preliminare” di sostenibilità (SQ) pari a 79 punti
percentuali.
Un risultato che classifica l’evento, provvisoriamente, in classe “A”.
Per ogni sezione vengono qui riassunti i punti salienti e determinanti
per la valutazione della sostenibilità provvisoria relativa all’evento;
inoltre all’inizio di ciascuna sezione viene riportato il livello medio
provvisorio di sostenibilità.
Sono stati quindi elencati i punti critici e punti di forza associati alle
scelte nell’organizzazione dell’evento per ciascuna sezione analizzata nel SES® 4.0, in questo capitolo si riportano anche i consigli
di miglioramento.
Grazie a queste indicazioni sono state riconsiderate alcune delle
scelte iniziali con l’obiettivo di migliorare il quoziente di sostenibilità dell’evento e ottenere un maggior consenso da partecipanti e
stakeholder.
EVENTO SOSTENIBILE 68-69_endorsement green 20/04/12 12.40 Pagina 69
Report di Pre-Audit
• SEGRETERIA ORGANIZZATIVA
Livello di sostenibilità della sezione: 75%
• CONGEDO
Livello di sostenibilità della sezione: 79%
Punti critici:
• Non si hanno informazioni sull’efficienza energetica di condizionatori ed altri eventuali elettrodomestici, perciò, in via cautelativa, si associa a questo criterio un punteggio basso.
Punti critici:
• Non si hanno informazioni su un eventuale accordo con società
specializzate nella raccolta differenziata per lo smaltimento dei
materiali di fine evento e per la raccolta di materiali ingombranti
non riutilizzabili.
Punti di forza:
• Per la realizzazione e diffusione del materiale promozionale si è
optato per la de-materializzazione optando esclusivamente per il
formato elettronico;
• Nella segreteria organizzativa sono installate principalmente lampade a basso consumo (principalmente lampade a neon);
• Per la realizzazione e diffusione degli inviti ci si serve esclusivamente del formato elettronico;
• Negli uffici della segreteria organizzativa si effettua la raccolta
differenziata dei rifiuti di almeno 3 frazioni merceologiche;
• Negli uffici della segreteria organizzativa si utilizzano apparecchiature ad alta efficienza con etichettatura Energy Star.
Punti di forza:
• Tutto il materiale informativo post-evento è stato realizzato optando esclusivamente per il formato elettronico;
• Presenza di una procedura specifica che identifichi un referente
responsabile del recupero dei materiali.
• Si è scelto di non offrire gadget in un'ottica di sostenibilità e
risparmio di risorse.
• FOOD & BEVERAGE
Livello di sostenibilità della sezione: 84%
Punti critici:
• Nell’area ristoro viene fatta una comunicazione che evidenzia
esclusivamente il valore dei prodotti biologici e dei prodotti a km
zero, non considerando invece le altre scelte adottate.
Punti di forza:
• Nel menu proposto dalla società di catering saranno presenti
prodotti con la certificazione da Agricoltura Biologica (USDA Organic; EU Organic Farming) e solo alimenti stagionali;
• Per il catering si adotteranno prevalentemente supporti (stoviglie,
posate, tovaglie, tovaglioli, ecc.) ri-utilizzabili/lavabili;
• L’acqua servita ai partecipanti all’evento proviene da fonti locali
e presenta il meccanismo del vuoto a rendere;
• La società che si occupa del catering per l’evento è stata scelta
in base alla vicinanza all’evento.
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CERTIFICAZIONI 70-72_endorsement green 20/04/12 12.41 Pagina 70
certificazioni
ambientali
CERTIFICAZIONI 70-72_endorsement green 20/04/12 12.42 Pagina 71
Carta
Inchiostri
Per questa edizione sono stati utilizzati inchiostri Sun
Chemical, WORLD SERIES ed EXACT, formulati su base
vegetale, esenti da oli minerali (distillati idrocarburici).
Dette quadricromie sono conformi alle normative Europee
relative all’assenza dei metalli pesanti (CONEG) ed a quelle
riguardanti i giocattoli (EN/71).
Industria Grafica
Tiskarna Littera picta d.o.o.
1000 Ljubljana - Slovenia
e-mail:[email protected]
P.E. Medvode
Barletova 4
Prodotti: Stampa di libri su carta FSC.
CERTIFICAZIONI 70-72_endorsement green 20/04/12 12.42 Pagina 72
Finito di stampare
Maggio 2012
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Green Brand 2012 - Eventi Sostenibili