PERIODICO DEL
DISTRETTO 2080 R.I.
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N. 35
GENNAIO 2006
11/14 MAGGIO 2006
CONGRESSO E
ASSEMBLEA
DISTRETTUALI A VITERBO
AZIONE
PROFESSIONALE
CLASSIFICAZIONI E
RAGGRUPPAMENTI
ROMA 18 MARZO 2006
FORUM SUL WELFARE
BORSE DI STUDIO
E SCAMBIO DEI GIOVANI
GRAFFITO
DI COMMODILLA
NASCE LA LINGUA
ITALIANA
la mappa di lettura
La lettera del Governatore di gennaio . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
– Minibilancio del primo semestre di Giorgio Di Raimondo
Il Rotary dichiara guerra all’analfabetismo . . . . . . . . . . . . . . . .
– Una scuola elementare nel Tigray di Anna De Gasperis
– Il progetto Etiopia nel distretto Enderta
– Analfabeti siamo anche noi di Bruno Benelli
Premio Galilei dei Rotary italiani:
44° edizione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 9
Ozieri: corrono i cavalli
2
4
In copertina:
Vincenzo Giovannini - 1889
Le “Colonnacce” al foro di Nerva.
Nathaniel Hawthorne: “nel portico un fornaio ha sistemato la bottega e sta giusto sfornando le sue
pagnotte”.
di Tino Mocci
– Per non diventare Disneyland di Roberto Ivaldi
Congresso internazionale del Rotary giugno 2006 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 11
In attesa di congresso e assemblea
distrettuali - maggio 2006 . . . . . . . . 12
– Le mura di Viterbo di Giuseppe Bordignon
Azione professionale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 14
Constant Bourgeois (1767-1836) – Abbazia di Grottaferrata.
(litografia)
Bosa: programma scambio dei giovani . . . . . . . 30
– Nel Far West di Buffalo Bill di Luigi Mastino
– Avventure meravigliose e formative di Valentina Casula
Roma Tirreno: 16° concorso pianistico . . . . . . . 32
La nascita della lingua italiana . . . . . . 33
Rotary Foundation . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 16
Emigranti italiani oltreoceano . . . . . . 35
– Oh chitarra portoricana accompagnami tu!
–Via dal vento di Marco Iezzi e Mauro Sylos Labini
– Nostra sorella acqua di Fabio De Felice
18 marzo: forum sul welfare . . . . . . . . . . . . . . . . . 19
Rotary città aperta
– Il graffito di Commodilla di Luca Serianni
– Partono i bastimenti per terre assai lontane
di Emiliano Magrini
Per catturare l’energia eolica . . . . . . . . 17
di Silvio Piccioni
di Gianni Gasbarrini Fortuna
Dopo pranzo che fa il Rotary? . . . . . . 23
di Nunzio Primavera
Come si crea la notizia
Voce del Rotary
Periodico del Distretto 2080 R.I.
Anno XXIV n. 35
Gennaio 2006
Poste Italiane S.p.A.
Spedizione in abbonamento postale D.L.
353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art. 1
comma 1 - DCB - Roma
Direttore Responsabile
Bruno Benelli
Proprietà
Società Cooperativa Edizioni Rotariane del
Distretto 2080 R.I. - Via Salaria, 332 - 00199 Roma
– Tornano i bastimenti nel porto del museo
di Tiziana Grassi
Il consiglio di sicurezza dell’Onu . . . . . . . . . . . . 38
di Angelo Sabatini
L’uomo che “possiede”
Claudio Villa . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 40
. . . . . . . . . . . . . 20
Otto goal per vincere la partita . . . . . . . . . . . . . . 22
(litografia)
Oristano: la ruota dentata scende
in piazza di Mario Virdis . . . . . . . . . . . . . 29
– Il mestiere di raggruppare i mestieri di Giuseppe Grande
– Rendiamoci utili di Gianni Gasbarrini Fortuna
a cura di Antonio Lico
Johann Adolf Kittendorff (1820-1902) – Höstmesse in den romerske campagne.
. . . . . . . . . . 28
di Alberto Aime
. 26
di Ettore Geri
Stendhal, storia di amore e di coltello . . . . . . . 42
di Lapo Hercolani
Il principe Totò
di Adolfo Gravagnuolo
. . . . . . . . . . . .44
Insieme. Il calendario dei programmi dei club . . . 45
Comitato di Redazione
Alberto Aime - Domenico Apolloni - Antonio
Arcese - Antonio Cogliandro - Claudio Marcello
Rossi - Pier Luigi Zanata
Art Director
Gaspare De Fiore - Claudio Marcello Rossi
Le firme
Alberto Aime - Bruno Benelli - Giuseppe Bordignon
- Valentina Casula - Fabio De Felice - Anna De
Gasperis - Giorgio Di Raimondo - Gianni
Gasbarrini Fortuna - Giuseppe Grande - Tiziana
Grassi - Ettore Geri - Adolfo Gravagnuolo - Lapo
Hercolani - Marco Iezzi - Roberto Ivaldi - Antonio
Lico - Emiliano Magrini - Luigi Mastino - Tino
Mocci - Silvio Piccioni - Nunzio Primavera - Angelo
Sabatini - Luca Serianni - Mauro Sylos Labini Mario Virdis
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Questo numero di “Voce del Rotary” è stato chiuso in
tipografia Venerdì 23 dicembre 2005
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Gennaio 2006
Lettera di GENNAIO del Governatore
Mese della sensibilizzazione al Rotary
GIORGIO
DI RAIMONDO
Minibilancio del
primo semestre
I fatti più rilevanti
Cari amici,
con il nuovo anno ha preso l’avvio la seconda
parte del nostro anno rotariano ed è conseguentemente iniziato il conto alla rovescia.
Questo ci impone di fare un primo bilancio di
quello che è stato fatto e quello che rimane da
fare da oggi al 30 giugno.
Quanto avremo realizzato ci consentirà di
poter essere orgogliosi di aver contribuito anche
noi ad aggiungere un tassello al consolidamento
di quella grande istituzione che è il Rotary.
Potremo quindi dire di aver agito attivamente
in favore dell’opera di sensibilizzazione al Rotary,
cui è dedicato il mese di gennaio.
Perché questo avvenga, dobbiamo far sapere
non solo la nostra storia ricca di eventi memorabili e di programmi destinati a promuovere l’affiatamento, i valori etici e morali, la pace e la tolleranza tra i popoli, ma anche il suo futuro, rappresentato dalla qualità dei progetti e delle maggiori
attività dei vari club, avviati o portati a termine
nel corso dell’anno.
Avremo così partecipato, in modo tangibile, al
rafforzamento dell’immagine del Rotary, che è
costruita sulla base delle informazioni e dell’operare dei club nel loro insieme.
Dobbiamo fare sempre di più ed essere consapevoli dell’enorme responsabilità che abbiamo nel
diffondere e tutelare la nostra identità e i nostri
ideali.
Conoscenza e diffusione che dovrà prima di
tutto essere rivolta al nostro interno.
Se i club vogliono espandersi devono tenere
presente che un aspirante socio, prima di aderire,
vuole conoscere a fondo le opportunità di servire
e le risorse disponibili.
Solo soci bene informati e motivati possono
contribuire, direttamente o indirettamente, al
reclutamento e alla formazione di nuovi soci e
quindi alla crescita sia quantitativa che qualitativa del club.
L’invito che rivolgo è pertanto quello di approfondire la conoscenza del Rotary e di dedicarsi,
con il massimo impegno, alle iniziative programmate, valutando i progressi fatti fino ad oggi.
E poiché, come dicevo all’inizio, è il momento
di fare un primo bilancio, vediamo insieme i fatti
più rilevanti avvenuti in questo primo semestre.
Prima della pausa imposta dalle festività ho
visitato i 27 club della Sardegna, 15 club del Lazio
e 10 di Roma, mentre ho ritenuto opportuno
sospendere la visita di 3 club già programmata
per i mesi di settembre, ottobre e gennaio, rinviandola a data da destinarsi, in attesa che si possano risolvere alcuni aspetti critici relativi alla loro
situazione interna.
Nel garantire tutte le mie attenzioni e il mio
massimo impegno, sono convinto che, con l’aiuto
prezioso degli assistenti e la buona volontà di
tutti, si potrà giungere ad una favorevole conclusione.
Certo è che più volte mi sono domandato se il
concetto di “servire al di sopra di ogni interesse
personale” venga sempre interpretato nel modo
più corretto.
Se è vero che il servizio e l’amicizia sono gli
elementi che caratterizzano il Rotary, ritengo che
il dovere del servire non debba essere destinato
solo all’esterno, ma anche e prima di tutto all’interno del club, privilegiando il suo interesse a
quello personale.
In determinati comportamenti stento a ravvisare gli estremi del “servizio”, specie quando contrastano con i valori etici dello spirito rotariano.
Non vi nascondo che il ripetersi di talune
situazioni è motivo per me di profonda amarezza
3
Gennaio 2006
e talvolta di grande sconforto. Da qualcuno sono
stato definito un sentimentale; ebbene se la mia
visione del Rotary può essere considerata superata, siate certi che continuerò ad esserlo con estremo rigore, sperando che altri la pensino come
me.
Fortunatamente esistono le visite ai club che
considero il momento di maggiore appagamento
e gratificazione per un governatore.
È in queste occasioni che ho riscontrato la
vera atmosfera rotariana, sia per la calorosa e
spontanea accoglienza, sia per l’opportunità di
incontro con vecchi e nuovi amici.
Un grazie sincero a tutti.
Non c’è rosa però senza spine. In qualche caso
ho riscontrato l’assenza di programmi concreti o
non ancora iniziati, in altri la scarsa presenza di
membri del consiglio direttivo e di commissioni,
che, evidentemente, non hanno sentito il dovere
e la necessità di testimoniare, almeno in una
occasione così particolarmente significativa, la
loro partecipazione alla vita del club.
Nel mese di ottobre ho partecipato a Lille, in
Francia, all’Institute indetto ogni anno dal Rotary
international.
Sempre a ottobre e a novembre si sono tenuti due Idir, uno a Macomer e l’altro a Roma e due
seminari della Rotary Foundation, a Sassari e a
Roma.
Tutti hanno registrato una soddisfacente presenza, anche se modesta è stata quella dei soci
ammessi negli ultimi tempi, sicuramente più bisognevoli di istruzione.
La nuova impostazione, destinata a dare più
spazio agli interventi e al dibattito, spero sia stata
gradita e abbia dato proficui risultati.
Nel mese di dicembre era prevista una tavola
rotonda avente come tema la famiglia, che però
ho ritenuto necessario rimandare, in assenza
delle richieste prenotazioni presso la segreteria.
Per finire aggiungo che, come noto, è stato
elaborato un progetto, in materia di alfabetizzazione, che prevede la costruzione in Etiopia di una
scuola elementare, dotata di ogni attrezzatura,
per il quale attendo dai club una urgente risposta,
spero di adesione.
Anticipo inoltre, che il congresso e l’assemblea
distrettuali avranno luogo a Viterbo nei giorni
11/12/13 e 14 maggio p.v.
Stiamo predisponendo la scheda di prenotazione con le condizione e le modalità di partecipazione.
Ed ora permettetemi di reiterare alcune raccomandazioni, in troppi casi rimaste senza seguito:
– rispondere alla richiesta di adesione al protocollo d’intesa sottoscritto con la Protezione Civile;
– inviare i dati mensili sull’assiduità;
– trasmettere a “Voce del Rotary” i programmi
mensili dei club entro il giorno 5 del mese precedente.
Sperando di non aver abusato della vostra
pazienza, ma l’importanza di alcune argomenti
forse la richiedeva, e augurandovi buon lavoro, vi
abbraccio con l’amicizia di sempre.
Note di redazione
– Sulla costruzione in Etiopia di una scuola elementare vedi progetto e articoli a pagg. 4-8.
- Su congresso e assemblea distrettuali a Viterbo vedi articolo a pag. 12.
IL TOUR DEL GOVERNATORE
Ecco il calendario delle visite del governatore per gennaio-febbraio 2006
GENNAIO
Giorno 10
Giorno 13
Giorno 15
Giorno 17
Giorno 18
Giorno 19
Giorno 20
Giorno 24
Giorno 25
Giorno 26
Giorno 27
Giorno 31
=
=
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=
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=
R.C.
R.C.
R.C.
R.C.
R.C.
R.C.
R.C.
R.C.
R.C.
R.C.
R.C.
R.C.
Roma
Bolsena
Sabina Tevere
Roma Nord
Roma Sud Ovest
Roma Eur
Latina Circeo
Roma Centenario
Roma Campidoglio
Roma Sud
Farfa Cures
Monterotondo Mentana
FEBBRAIO
giorno 2 =
giorno 3 =
giorno 7 =
giorno 9 =
giorno 15 =
giorno 16 =
giorno 21 =
giorno 23 =
giorno 24 =
R.C.
R.C.
R.C.
R.C.
R.C.
R.C.
R.C.
R.C.
R.C.
Viterbo Ciminia
Subiaco
Roma Nord Est
Tempio Pausania
Rieti
Roma Nord Ovest
Roma Ovest
Roma Sud Est
Cassino
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VITA DEL DISTRETTO
Gennaio 2006
5
VITA DEL DISTRETTO
Gennaio 2006
Il Rotary dichiara gue rra all’analfabetismo
Sul preoccupante problema dell’analfabetismo pubblichiamo: il progetto Etiopia varato dal nostro distretto per la costruzione di una scuola elementare in Etiopia e un articolo illustrativo di Anna De
Gasperis, presidente della task force alfabetizzazione-educazione del distretto 2080; infine un flash sulla situazione interna italiana, che ci fa scoprire aspetti della società che forse abbiamo dimenticato.
Il distretto 2080 scende in campo per dare uno sbocco concreto
al problema dell’alfabetizzazione ed educazione,
una delle tre priorità dell’anno 2005/2006
Una scuola elementare
nel Tigray, Etiopia
Circa la metà dei club del
nostro distretto hanno
programmato proprie
attività per il
miglioramento dei livelli di
alfabetizzazione e di
istruzione. Il progetto
distrettuale prevede la
costruzione di una scuola
elementare, la fornitura di
libri e materiale
scolastico, giochi ricreativi
e corsi di formazione per
gli insegnanti
D G
ANNA
E
ASPERIS
presidente task force alfabetizzazione-educazione
La “dichiarazione del millennio” delle
Nazioni Unite, che ben 189 capi di stato
e di governo hanno adottato nell’anno
2000, ha come obiettivo la costruzione
di un mondo migliore teso, tra l’altro, a
garantire l’educazione primaria a tutti i
bambini entro il 2015. Siamo quindi in
presenza di un documento di importanza epocale.
Nel mondo su 650 milioni di bambini
nell’età della scuola elementare ben
103 milioni non frequentano la scuola e
i tre quarti di essi vivono nell’Africa subsahariana, nell’Asia meridionale ed occidentale (dati Unesco. Efa global monitoring report 2003-2004).
La maggior parte dei minori non iscritti
alla scuola primaria sono bambine.
Abbiamo ritenuto opportuno fornire o
richiamare alla memoria i dati sopra
esposti per poter rendere immediata, in
queste brevi righe, la dimensione del
problema.
È bene anche tener presente una im-
portante conseguenza di quanto
sopra: nei paesi a
bassa scolarizzazione numerose
ricerche (Unesco,
ecc.) hanno confermato lo stretto
collegamento tra
crescita
socioeconomica e progressivo miglioramento dei livelli di
alfabetizzazione e
che il livello di
istruzione delle
madri ha benefici
effetti sulla salute
e la stessa sopravvivenza dei bambini.
La nostra sfida. Il
Rotary, sempre
sensibile alle problematiche sociali
e sempre pronto a
raccogliere grandi
sfide, ha ritenuto
l’alfabetizzazione
una delle tre priorità dell’anno rotariano 2005/2006.
Anche il nostro
distretto con i suoi
81 club ha raccolto
la sfida e ad oggi
circa il 42% dei
club (alcuni dei
quali con più progetti) hanno programmato un’attività propria in questo campo e non
solo nel nostro
paese.
Molti di loro, e
dobbiamo congratularci, svolgono
questo impegno
con cura e competenza già da alcuni
anni; altri hanno
programmato progetti complessi ed
estremamente
impegnativi anche
in aree geografiche lontane; sarà
nostra cura, in una
prossima occasione, rendere noto a
tutti l’elenco dei
club che stanno
lavorando in tal
senso. Intanto, a tutti i presidenti ed ai
rotariani delegati per l’alfabetizzazione
va il ringraziamento del governatore e
di tutta la task force alfabetizzazione educazione.
con la collaborazione del governo locale e delle comunità stesse che hanno
dichiarato di impegnarsi fin dall’inizio a
consegnare memorie relative a quanto
realizzato ed ai risultati raggiunti.
Save the children. Non poteva mancare, a questo punto, l’impegno del nostro
distretto a percorrere la strada dettata
nella Dichiarazione del Millennio delle
Nazioni Unite, che si colloca alla base
stessa del progresso civile: il nostro
governatore Giorgio Di Raimondo ha
individuato un importante progetto di
istruzione in Etiopia tra tutti quelli indicati dall’associazione Save the children
ed ha deciso di farlo proprio proponendolo ai club del distretto.
Tale progetto è stato individuato, come
già detto, tra quelli elaborati da Save the
children, la più grande organizzazione
internazionale indipendente per la difesa e la promozione dei diritti dei bambini, segnalata e raccomandata dal presidente internazionale Carl Wilhem Stenhammar.
Luglio 2006. Sarà nostra cura seguire
con particolare attenzione tutto l’iter
dell’opera che vedrà la sua conclusione
nel mese di luglio 2006.
Crediamo che la missione rotariana
venga assolta in uno dei modi migliori
possibili con questo tipo di iniziativa
che centra il problema alfabetizzazione
in un aspetto importante della sua complessità.
Crediamo anche fermamente che, come
sempre, i rotariani faranno onore a questo impegno; a tale proposito tutti i presidenti dei club riceveranno tra brevissimo tempo una lettera sul progetto al
quale stiamo collaborando.
Istruzione di base. Il progetto di cui
stiamo trattando prevede la costruzione di una scuola elementare; la fornitura di materiale scolastico, di testi scolastici, di libri da consultare, di giochi
ricreativi nonché l’istituzione di corsi di
formazione per gli insegnanti.
È importante sottolineare che ogni
scuola permetterà a circa 3200 bambini
di accedere ad una istruzione di base di
qualità (e si cercherà di portare il tasso di
iscrizione delle bambine intorno al 50%).
Altro elemento di grande valore per
questo progetto è che verrà realizzato
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VITA DEL DISTRETTO
Il progetto Etiopia
nel distretto Enderta
3200 bambini avranno
una istruzione di qualità
La mancanza di accesso ad un’istruzione di base di qualità rappresenta uno
dei problemi più gravi delle zone rurali etiopi. Rendere possibile l’accesso
dei bambini ad una istruzione di base
di qualità può portare un contributo
considerevole per un miglioramento
della vita dei bambini e delle loro
comunità.
L’obiettivo principale di questo progetto è di “accrescere le opportunità di
accesso dei bambini ad una istruzione
di base di qualità, con una particolare
attenzione alle bambine, in una comunità della regione Tigray”. La mobilitazione e la partecipazione della comunità, la costruzione di una scuola elementare, il rafforzamento delle capacità, il
networking, la collaborazione e l’introduzione dei programmi di sviluppo
della prima infanzia saranno le attività
principali del progetto. Il progetto sarà
completato nel luglio 2006. Il budget
per la costruzione di una scuola è di
57.000 euro.
Località di attuazione
Stato regionale del Tigray, Etiopia
Zona: Tigray meridionale
Distretto: Enderta
Problema principale
Mancanza di accesso all’istruzione di
base a cause delle grandi distanze che i
bambini devono percorrere per raggiungere le scuole. Queste distanze
peggiorano la qualità della vita dei
bambini e aumentano i tassi di abbandono scolastico, in particolare delle
bambine.
Beneficiari
3.200 bambini, di cui il 52% è rappresentato da bambine
Risultati previsti
• Aumento dell’accesso ad una istruzione di base di qualità in una comunità
• Insegnanti/facilitatori formati nelle
scuole
• Introduzione ai programmi di sviluppo
della prima infanzia per sensibilizzare
le comunità sull’importanza del programma nella vita dei bambini e dei
genitori
Attività principali
• Mobilitazione della comunità
• Costruzione di una scuola
• Fornitura delle attrezzature necessarie
per la scuola come mobili, libri di testo,
radio, kit di pronto soccorso, ecc.
• Formazione per i facilitatori e le associazioni di genitori e insegnanti
Periodo di attuazione
Febbraio - Luglio 2006
Durata del progetto: cinque mesi.
Descrizione del progetto
In adempimento alle priorità programmate dal Rotary International per l’anno
in corso e nell’ambito delle operatività
della task force alfabetizzazione-educazione, il distretto 2080 ha individuato
un importante progetto di Save the
Children che fa parte del programma di
istruzione del distretto di Enderta, nello
stato regionale del Tigray.
Il Tigray si trova nella regione settentrionale dell’Etiopia, al confine con l’Eritrea
e il Sudan. Più dell’85% della popolazio-
Gennaio 2006
ne dipende dall’agricoltura. Lo stato
regionale del Tigray ha una superficie di
circa 80.000 kmq e una popolazione di
4 milioni di abitanti, di cui l’85% vive
nelle zone rurali. A parte la città di
Mekele, capitale regionale, ci sono cinque zone amministrative: occidentale,
centrale, orientale, nordoccidentale e
meridionale, che comprendono in totale 36 distretti e 620 Tabias (sottodistretti). Il distretto di Enderta si trova nella
zona meridionale dello stato regionale
del Tigray.
L’obiettivo principale del progetto è
migliorare l’accesso e la qualità dell’istruzione in particolare di una kebele
(comunità) del distretto di Enderta a
beneficio di 3.200 bambini.
Obiettivo del progetto
Aumentare le opportunità di accesso
dei bambini ad una istruzione di base di
qualità, con una particolare attenzione
per le bambine.
Obiettivi specifici
• Permettere a 3.200 bambini di accedere ad una istruzione di base di qualità
• Rendere la situazione favorevole per
portare il tasso di iscrizione delle bambine al 52%
• Introdurre lo sviluppo della prima
infanzia concentrato sull’istruzione
prescolastica in una comunità
Strategia
Il progetto prevede la costruzione di
una scuola elementare e l’integrazione
di attività nella scuola in una comunità
selezionata in collaborazione con il
governo locale e l’associazione genitori
e insegnanti. Il progetto è concepito
con la consulenza dell’ufficio governativo locale dell’istruzione e la comunità.
La gestione delle attività, dell’implementazione e del monitoraggio del
progetto sono di responsabilità di Save
the Children, degli uffici governativi
locali e delle comunità beneficiarie.
Risultati previsti
• Introduzione in una località di accesso
ai servizi di istruzione di base di qualità
Gennaio 2006
• Miglioramento della qualità dell’istruzione attraverso la formazione degli
insegnanti/facilitatori
• Un libro di testo per alunno
• Introduzione di centri risorse di qualità
per gli insegnanti e gli studenti
• Aumento della partecipazione delle
bambine nell’istruzione
• Creazione di una forte associazione
genitori e insegnanti
• Apertura di un programma di
sviluppo della prima infanzia
nella comunità
VITA DEL DISTRETTO
serie è la mancanza di esperienza e di
conoscenze tecniche nell’area dello sviluppo della prima infanzia.
A questo proposito Save the Children
ha introdotto nelle scuole comunitarie
di base in Etiopia un programma denominato “sviluppo della prima infanzia”.
Gli studenti che hanno frequentato
questo programma e hanno poi fre-
Attività dettagliate
Le attività principali del progetto sono classificate come programmi di istruzione elementare e di sviluppo della prima
infanzia.
Istruzione elementare
L’introduzione di una istruzione di base
di qualità è una priorità nel distretto di
Enderta per migliorare le condizioni
attuali dei bambini e delle loro famiglie.
Il progetto è volto ad avere dei miglioramenti quantitativi e qualitativi nella fornitura di istruzione di base di qualità
per i bambini delle zone rurali nelle
comunità mirate attraverso l’attuazione
di attività integrate. Per questo i club del
distretto 2080 insieme a Save the Children costruiranno una scuola elementare in una comunità. La scuola avrà quattro classi, un centro risorse, un ufficio
degli insegnanti e un magazzino. La
scuola sarà rifornita di materiali necessari come i banchi degli studenti, i
mobili per l’ufficio, le lavagne, ecc. Inoltre, gli insegnanti e i membri dell’associazione genitori e insegnanti seguiranno dei corsi di formazione per migliorare la qualità dell’istruzione.
Sviluppo della prima infanzia
Nella zona rurale dell’Etiopia, i bambini
sono molto più vulnerabili a causa del
mancato soddisfacimento dei loro bisogni primari, ed è noto che i problemi
che i bambini attraversano nella prima
fase del loro sviluppo sono spesso duraturi o permanenti. Una delle carenze più
quentato la scuola primaria hanno
riportato rilevanti successi scolastici nel
primo ciclo educativo.
Nel momento in cui si determinano gli
obiettivi del programma d’intervento
può essere utile considerare i seguenti
benefici:
• I bambini le cui capacità fisiche, sociali, psicologiche e intellettuali sono pienamente sviluppate (in particolar
modo all’età di 7 anni) si iscrivono con
una più elevata percentuale a scuola,
riportano migliori risultati scolastici e
frequentano più a lungo la scuola
rispetto a quei bambini che non
hanno potuto sviluppare queste
capacità.
• I genitori i cui figli godono di buona
salute, sono inseriti nella società, psicologicamente stabili ed equilibrati ed
hanno sviluppato le loro capacità
cognitive, hanno maggior reddito disponibile da impiegare al sostentamento della propria famiglia rispetto ai
genitori che devono utilizzare il proprio reddito per cure mediche e terapeutiche.
• I sistemi scolastici in cui i bambini
sono pienamente integrati e svolgono
con successo le attività educative sono
in grado di impiegare più risorse eco-
7
nomiche per migliorare la qualità dell’insegnamento e delle attività didattiche anziché doverle investire nel recupero dei bambini che abbandonano la
scuola.
Le comunità e i villaggi che hanno al
loro interno bambini in salute e ben
istruiti sono economicamente e socialmente più sviluppati. Per questo motivo, siamo certi che questo progetto porterà benefici non solo al
bambino ma anche ai genitori
così come alla comunità a cui
appartiene.
Presupposti
La disponibilità, la buona volontà
e la competenza del governo
all’interno dello stato regionale
rappresentano un grande opportunità di cui è opportuno avvalersi. L’attenzione che lo stato regionale riserva ai bisogni dell’intera comunità e dei suoi abitanti e le attività volte
ad alleviare i loro problemi sono molto
incoraggianti. La storica esperienza di
Save the Children in Etiopia, e in particolare nel distretto di Enderta, può essere considerata come un importante
valore aggiunto ai fini dell’implementazione del progetto.
Reportistica e ritiro dell’intervento di
Save the Children
Al termine del progetto Save the Children, insieme agli uffici locali e alle associazioni genitori-insegnanti, si impegna
a consegnare un rapporto relativo al
programma realizzato e ai risultati raggiunti. Questi ultimi saranno condivisi
con il governatore e i rappresentanti del
distretto 2080 e con tutti i club che ne
fanno parte. Sarà possibile infine organizzare, in stretto coordinamento con
Save the Children, la visita del progetto.
Il governo, al termine del progetto, subentrerà nella gestione della scuola, e si
prenderà cura di proseguire il lavoro
intrapreso da noi. In questo modo il
lavoro svolto inizialmente per 3.200
bambini sarà in grado di produrre
benefici anche in futuro coinvolgendo
molti altri piccoli.
8
VITA DEL DISTRETTO
Gennaio 2006
Analfabeti siamo anche noi
(in andata e di ritorno)
A, b, c…, 1,2,3…: le parole e i numeri sono pesanti come lastre di marmo e sono capaci di imprigionare le menti, generando in chi non li conosce totale ignoranza e povertà
BRUNO
BENELLI
Annibale è alle porte? Macchè, Annibale
è già entrato in città e la sta espugnando. Quando si parla di alfabetizzazione il
nostro pensiero corre ai popoli africani e
asiatici. E come rotariani abbiamo preso
l’impegno – il governatore Di Raimondo
lo ricorda costantemente – di lottare per
educare gli analfabeti, mettendoli in
condizione di leggere e scrivere. Ma
forse abbiamo dimenticato un non
secondario dettaglio: l’Italia è poveramente ricca di analfabeti. Annibale, cioè
il nemico, lo abbiamo dentro casa.
L’Unione nazionale lotta all’alfabetismo,
ente morale, parla di quasi 6 milioni di
analfabeti, cioè della spaventosa percentuale dell’11% della popolazione
italiana. L’Istat dice invece che secondo i
dati dell’ultimo censimento gli interessati sono quasi 800 mila. I due enti però
usano con parole diverse lo stesso pallottoliere perché l’Unione aggiunge al
numero Istat quello (5,2 milioni di unità)
delle persone prive di licenza elementare, e quindi prevedibilmente analfabeti.
La cifra ci colloca al terzultimo posto
della classifica dei paesi più istruiti: battiamo solo Portogallo e Messico.
Non è finita, non bastano queste cifre.
Occorre aggiungere – precisa Tullio De
Mauro, docente di linguistica, ex ministro dell’istruzione – che un quarto
delle persone che hanno preso la licenza media oggi non sa più scrivere e fare
di conto. A questo proposito gli esperti
sostengono da sempre che se le conoscenze scolastiche non sono adeguatamente coltivate nel tempo, l’alfabetismo decade dopo cinque anni.
Sono cifre preoccupanti che denotano
lo scarso connubio tra scuola e mondo
civile: due mondi separati, che non interagiscono. Perciò potenziare l’investimento nella scuola è imperativo e vitale
per tutta la nazione.
Il Rotary italiano s’è preso un impegno
da far tremare i polsi: non deve badare
solo alle case (paesi) altrui, ma deve
risolvere anche i problemi in casa propria. Perché Annibale è un brutto impiccio: se si ficca dentro casa fa il vuoto
intorno a sé. E decreta piano piano la
morte culturale e il progresso di una
società, relegandola sempre più ai margini del mondo cosiddetto civile.
Come Rotary abbiamo un forte nemico
da combattere. L’analfabetismo va contrastato con tutti i mezzi. E’ la poliomielite delle facoltà mentali, delle capacità
organizzative, delle relazioni interpersonali. Chi non sa leggere e scrivere è in
prigione.
Come Rotary aiutiamo la società a
ritrovare la chiave della porta che permetta a tanti giovani, a tanti adulti, a
tanti anziani di uscire dalla galera e
diventare (o ri-diventare) risorse del
paese. Abbiamo sconfitto (quasi) la
polio, quella vera, possiamo (dobbiamo) farcela con l’analfabetismo. Per
rendere l’uomo libero dai mali
creati dall’incultura e dall’ignoranza.
Gennaio 2006
9
VITA DEL DISTRETTO
Pisa, 44° edizione del premio internazionale Galileo Galilei dei Rotary club italiani
In difesa dell’arte italiana
per non diventare Disneyland
Premiato il prof. Irving Lavin, storico dell’arte italiana, i cui
studi sull’architettura barocca e su Bernini sono tra i più
importanti al mondo. Un invito a valorizzare i beni culturali e
tutelare il patrimonio artistico. Se Brunelleschi fosse vissuto
oggi, non avrebbe potuto costruire la chiesa per le difficoltà
burocratiche. Il Rotary con il premio celebra la storia culturali del nostro paese. La prossima cerimonia, sempre a Pisa, stabilita per il 6-8 ottobre 2006.
I
La cultura
italiana è
valorizzata
all’estero
grazie
all’opera di
italianisti
stranieri che
fanno
conoscere al
mondo, con
lavori
fondamentali,
la nostra
lingua e la
nostra civiltà
ROBERTO VALDI
governatore eletto 2006-2007
Il premio Galilei – cui ho partecipato
quale socio di diritto della fondazione
premio Galilei - è assegnato ogni anno
ad uno studioso straniero che si sia particolarmente distinto in una disciplina,
prevalentemente storica e/o letteraria,
riguardante la cultura italiana.
Onorare quegli studiosi stranieri che
hanno dedicato la loro esistenza alla
civiltà italiana e che hanno assunto l’Italia quasi come una seconda patria è lo
scopo del premio internazionale Galileo
Galilei dei Rotary club italiani, divenuto
fondazione il 20 maggio 1981 con la
presidenza del professor Tristano Bolelli, ordinario di glottologia nell’università
di Pisa, oltre che governatore del nostro
distretto nel 1960/61 e 1961/62, nonché
vice presidente internazionale nel
1966/67.
Nobel italiano. L’iniziativa prese avvio
nel 1962 in Versilia ma già nel 1968
passò a Pisa dove è stata sempre più
potenziata, divenendo famosa in Italia e
all’estero quasi come un Nobel italiano
con caratteristiche sue proprie. Il premio, che consisteva in origine in una
Il prof. Irving Lavin riceve il premio
statuetta di Emilio Greco, oggi sostituita
da un’opera di altri importanti artisti, e
in una targa d’oro, vuol riconoscere la
valorizzazione della cultura italiana
all’estero quale risulta dall’opera di italianisti stranieri che fanno conoscere al
mondo, con lavori fondamentali, la
nostra lingua e la nostra civiltà.
Il premio Galilei è un’istituzione che, nei
vari settori della cultura, senza bandire
concorsi ma per mezzo di giurie formate da insigni studiosi italiani, opera
con assoluta serietà.
Le varie discipline. Le discipline riguardanti la nostra civiltà prese in considerazione sono: archeologia ed etruscologia; storia della letteratura italiana; storia della scienza; storia della lingua; storia; storia dell’arte; storia della musica;
10
VITA DEL DISTRETTO
storia del pensiero; storia del diritto; storia economica. Se si va a vedere a quali
settori, periodi e personaggi della civiltà
italiana gli studiosi premiati si siano via
via rivolti, si constata che il trecento, il
rinascimento e il periodo successivo
fino a tutto il seicento sono i momenti
di elezione dell’attenzione dedicata
all’Italia dagli studiosi stranieri. Tale
aspetto risulta anche visivamente evidente nelle mostre delle loro opere,
tenute periodicamente a Pisa presso la
Domus Galilaeana, originaria sede della
fondazione.
GALILEI
dal cannocchiale
alla cecità
Galileo Galilei nasce a Pisa nel 1564 e
qui studia matematica e medicina e
riceve una cattedra di matematica, pur
non essendo laureato in quella disciplina. Promulga la legge sulla caduta dei
gravi, perfeziona il cannocchiale e fa
diverse scoperte astronomiche tra cui
quella dei satelliti di Giove.
Poi passa all’Università di Padova,
dove però, seguace di Copernico, è inseguito dalle ire del cardinale(poi
fatto santo) Bellarmino che lo condanna per eresia e lo costringe alla
ritrattazione, rinchiudendolo in area controllata (osservatorio di Arcetri, dove morirà nel 1642, solo e cieco). La Chiesa di Roma lo riabiliterà solo nel 1992.
Altri premi. Al premio Galilei si sono
aggiunti il premio Nicoletta Quinto, grazie ad un lascito di cento milioni di lire
di Pietro Quinto, professore dell’università di Bologna, incrementato dalla
sorella dott. Nice Quinto ed il premio
Cianci, istituito dalla famiglia in onore di
Maria Cianci. I premi sono destinati a
giovani stranieri che abbiano già dato
prove scientifiche molto sicure con
pubblicazioni di grande rilievo tutte
dedicate all’Italia e alla sua civiltà.
comune concezione dell’uomo della
strada, specialmente quella che tende a
fare dell’Italia una immensa Disneyland,
dove si perdono i valori originari della
nostra cultura, in un marasma di pregiudizi quasi superstiziosi che spesso sconfinano nel più vieto nazionalismo.
Storico dell’arte. Quest’anno siamo
arrivati alla 44^ edizione ed il premio è
stato assegnato al prof. Irving Lavin, storico dell’arte italiana. L’assegnazione è
avvenuta nella prestigiosa aula magna
dell’università di Pisa, dove Galileo Galilei ha studiato ed insegnato per diversi
anni della sua vita. Il premio è stato consegnato dal rettore di quella università,
prof. Marco Pasquali, alla presenza del
sindaco di Pisa Paolo Fontanelli.
Molti i discorsi ufficiali. Prestigioso l’intervento del premiato i cui studi sull’architettura barocca in Italia e su Bernini
sono tra i più importanti al mondo. Il
prof. Lavin, in un perfetto italiano, ci ha
fatto toccare con mano quanto sia difficoltosa la conoscenza dell’arte nella
I nostri padri. Noi che “grazie a quei
provvidenziali pazzi megalomani dei
nostri antenati abbiamo ereditato uno
straordinario patrimonio” (cito dal discorso del Dg Carlo Mazzi del 2040),
dovremmo essere abituati alla bellezza
e valorizzarla, oltre che conservarla.
Invece la cultura dell’arte delle nostre
amministrazioni, non sapendo discernere tra conservazione dell’antico e
promozione del contemporaneo, semplicemente bocciano qualunque intervento architettonico con l’inevitabile
movente della tutela del patrimonio,
consentendo invece interventi demolitori, falsamente corretti, che feriscono in
modo irreversibile i contesti ecologici
nei quali vengono inseriti.
TRE PREMI
Al premio Galilei si
aggiungono il premio
Nicoletta Quinto e il
premio Cianci
Gennaio 2006
Brunelleschi e la cupola. Il prof. Lavin,
mostrando l’immagine della basilica di
Santa Maria Novella a Firenze, ci ha
detto con tutta franchezza che se Brunelleschi fosse vissuto ai nostri giorni,
semplicemente non avrebbe potuto
costruire la sua chiesa, ammorsato dai
lacci e laccioli della burocrazia imperante. Brunelleschi aveva vinto un concorso
a suo tempo internazionale (altri progetti erano giunti da Siena e da Pisa) e
l’aveva vinto solo sulla base di un
modello, in quanto non avrebbe rivelato a nessuno come sarebbero state realizzate le volte della cupola, senza sostegni (problema a tutt’oggi insoluto):
ebbene, ha detto Lavin, Firenze ha
inventato la modernità e ha inventato la
storia e il Rotary, premiando uno storico
dell’arte, ha colto il doppio obiettivo di
celebrare la storia del nostro paese,
apprezzando al tempo stesso la validità
culturale della bellezza del nostro patrimonio artistico.
Partecipiamo. Un consiglio ai rotariani:
sarebbe quantomai opportuno per tutti
noi partecipare a questa cerimonia, che
dà lustro, oltre al Ri, anche all’Italia, specialmente nel contesto culturale nel
quale i rotariani vorrebbero riuscire ad
essere presenti, piuttosto che essere
relegati tra quelli che “pensano solo a
mangiare”. La cerimonia si svolge il
primo fine settimana di ottobre, tutti gli
anni, a Pisa. La prossima è definita per il
6/8 ottobre 2006. Per avere informazioni, basta cercare sul sito del distretto
2070: www.rotary2070.org
Gennaio 2006
CONGRESSO INTERNAZIONALE
11
Congresso internazionale del Rotary – 11-14 giugno 2006 a Copenhagen e Malmö
Prenotazioni entro febbraio,
fatte in gennaio è anche meglio
Pubblichiamo ampi stralci della lettera che Luigi Apuzzo (promozione congresso internazionale) ha inviato ai presidenti rotariani del distretto 2080 per sollecitare la partecipazione al prossimo congresso internazionale che si svolgerà – ed è la prima volta che
accade – in due nazioni differenti (Danimarca e Svezia).
Il congresso ha lo scopo di
informare e motivare tutti i
rotariani, ed in particolar
modo tutti coloro che si
accingono a ricoprire cariche direttive, “affinché promuovano con entusiasmo
e con progetti concreti lo
sviluppo del Rotary a livello
di club e di distretto”.
Il governatore Di Raimondo, particolarmente sensibile e desideroso di una
significativa partecipazione del
distretto, mi ha incaricato di farmi
interprete dell’importanza dell’evento
e promotore dello stesso. Sulla stampa
rotariana sono stati dati ampio risalto
ed informazione dell’evento e delle
modalità di partecipazione.
Tutte le informazioni si possono trovare sul sito del Rotary international
www.rotary.org e dallo stesso sito possono essere scaricate anche le schede
di iscrizione e di prenotazione alberghiera, con le relative istruzioni per la
compilazione ed il pagamento.
Le schede saranno a disposizione di
chi ne avesse bisogno, su supporto
cartaceo o presso il distretto o direttamente presso il mio ufficio ai seguenti
recapiti:
Luigi Apuzzo - Via Tagliamento, 24 00198 Roma
Tel. 06.85301160 - Fax 06.85301162 Cell. 347.8552990
e-mail : [email protected]
poter godere di una scelta
migliore dell’albergo, bisogna anticipare i tempi e
quindi vorrei poter chiudere la lista dei partecipanti al più tardi entro la
fine del prossimo mese di
gennaio.
La necessità di anticipare i
tempi è dettata, oltre che
dagli aspetti logistici sopra
indicati, anche da motivi
economici perché, come
potrete vedere dalla documentazione
ufficiale, le quote d’iscrizione aumentano alle varie scadenze ed inoltre,
operando per tempo, possiamo spuntare delle tariffe più convenienti per il
trasporto aereo, e, per chi lo desiderasse, organizzare dei viaggi di andata a
Copenhagen e di ritorno alternativi
per utilizzare l’occasione per visitare
altre località.
Copenhagen
Chi avesse intenzione di partecipare o
anche solo interesse di avere maggiori informazioni può rivolgersi direttamente a me.
Vi ricordo che l’iscrizione e la prenotazione alberghiera sono due atti separati e possono essere eseguiti solo tramite il comitato organizzatore dell’evento. Mentre per la registrazione
ognuno può provvedere autonomamente, è opportuno che la preMalmö
notazione alberghiera venga fatta di gruppo, al
fine di poter essere alloggiati tutti
insieme
nello
stesso albergo.
La scadenza per
la prenotazione è
stata fissata al
giorno 28 febbraio; però, per
12
CONGRESSO E ASSEMBLEA
Gennaio 2006
I n attesa del congresso e dell’assemblea la rivista, in omaggio alla città ospite, compie un tour
culturale per conoscere meglio Viterbo nei suoi aspetti più interessanti. In questo numero si
parte zoomando sulle mura di cinta della città.
i
d
a
r
u
o
b
M iter
V
Monumento di peperino
lungo 5 km
La storia della città si intreccia a doppio filo
con quella delle mura sviluppatesi alla fine dell’XI secolo. La storica rocca del cardinale
Albornoz. Merli e feritoie per archi, balestre,
archibugi, cannoni. La cinta è stata ripristinata
dopo i bombardamenti del 1943-44. “ Mura da
salvare”: un bellissimo volume redatto nel
2003 a cura dei dieci distretti rotariani italiani.
B
GIUSEPPE
ORDIGNON
Rotary club Viterbo
Le persone che visitano Viterbo ricevono, alla visione esterna delle mura, una
sensazione di austerità che emana dalla
severa cinta. Cinta pressoché intatta, la
cui cerchia rivela il risultato di varie fasi
di sviluppo tra la fine dell’XI secolo e la
metà del XIII.
Queste mura rappresentano la storia di
Viterbo nelle sue vicissitudini, nelle sue
alterne vicende tra Chiesa e Impero.
Mura che lasciano intravedere il lontano
ricordo etrusco e quello romano e le
tracce del dominio longobardo dell’VIII
CONGRESSO
E
ASSEMBLEA
DISTRETTUALI
VITERBO
11-14 MAGGIO
2006
Ricordiamo a tutti
i soci l’importanza
di partecipare alle
due manifestazioni
che segnano il
punto più alto e
significativo della
storia annuale del
distretto.
secolo, con re Desiderio in lotta contro
papa Adriano I.
Protezione urbana. Dal momento in
cui la cinta muraria mise insieme i borghi della zona, facendo sorgere il centro
dell’attuale Viterbo, le mura hanno rappresentato la protezione della città,
Gennaio 2006
CONGRESSO E ASSEMBLEA
Viterbo tra le oltre 1100 città italiane
murate, sono parecchie le torri di guardia. Ben 15 le porte,
la più antica delle
quali è porta Fiorita.
Alcune si presentano ancora oggi
intatte nelle forme
artistiche
monumentali. Non tutte
aperte attualmente
ma conservate e
visibili per il visitatore. Le mura di Viterbo sono, in gran parte, munite di merli, a
tratti di foggia diversa.
Gli storici cronisti affermano che ciò sarebbe
dovuto al fatto che alcuni sono stati costruiti dai
guelfi e altri dai ghibellini, secondo gli avvicendamenti storici del
momento. Interessanti
sono le feritoie che
Conclavi. La cerappaiono numerose per
chia muraria vide
motivi di avvistamento,
gli storici conclavi
ma anche per colpire il
(1261-1281) per la
nemico, per cui secondo
nomina dei papi
Federico Barbarossa
l’arma che veniva usata
che ebbero sede a
Viterbo, compreso il conclave che nella feritoia su distinguono in feritoie
durò circa tre anni, concluso nel 1271 arciere, balestriere e archibugiere. Sulla
con la nomina di Gregorio X. Lotte e rocca Albornoz appaiono anche feritoie
tiranni girarono intorno alle mura per il cannone.
quando dominavano la città le famiglie dei Gatti, dei Tignosi e dei De Vico. I cronisti. La storia delle mura ci viene
Nei conflitti di questi signori appare tramandata da cronisti del passato rinauna figura di grande spicco, il cardina- scimentale. Si ha notizia del più antico e
le spagnolo Albornoz, di cui la storica credibile cronista che fu Lancillotto o
rocca, che grande influenza lasciò Lanzillotto che scrisse intorno alla metà
nella città di quell’epoca. Le mura si estendono per circa 5 chilometri intorno alla città. Edificate principalmente
con roccia di origine
vulcanica, di colore grigio scuro, chiamata peperino, pietra che esiste
in grande quantità
nella zona.
delle sue genti, dei suoi beni archeologici. Quelle mura, che danno l’immagine
alla città, la cui austerità si trasforma
all’interno in cordiale accoglienza,
densa di visioni d’arte, di fontane, di
chiese, di palazzi che ne corredano l’interno. Sono le mura che hanno visto
Federico Barbarossa, che conferì solennemente a Viterbo il titolo di città, ed il
suo nipote Federico II di Svevia che
invece, nel 1243 la sottopose all’assedio.
Le mura ed il coraggio dei viterbesi
sconfissero l’arroganza dell’imperatore,
costretto al ritiro dopo tre mesi. Sono i
tempi della giovane santa Rosa che,
nel racconto di
alcuni cronisti, contribuì a galvanizzare la resistenza dei
cittadini in occasione di tale conflitto.
Torri e porte. Lungo le
mura, che pongono
13
del XIII secolo. Tali scritti sono andati
perduti per eventi bellici, per allagamenti e per altri evenLa Rocca di Albornoz
ti storici, ma le cui
notizie sono state
riprese da altri cronisti, tra i quali: Niccolò
della Tuccia e frate
Francesco d’Andrea i
cui scritti risalgono al
XV secolo. Una prova
del grande interesse
della città per la propria cinta di difesa,
ci viene dagli stessi statuti della antica
Viterbo. Anche dopo l’ammissione di
Viterbo al regno d’Italia, il 2 ottobre del
1870, non cessò la cura della cinta
muraria come ricordo storico archeologico. E ancora in periodi più recenti perdura l’attenzione per il mantenimento
e, quando occorre, il ripristino della storica cinta. I danni provocati dai bombardamenti dell’ultimo conflitto mondiale
negli anni 1943-1944 sono stati riparati
con cura dalle amministrazioni locali
del dopo guerra.
I meriti del Rotary. Agli amici rotariani
che avranno l’occasione di visitare Viterbo nel maggio del 2006, per il congresso e l’assemblea distrettuale del 2080,
suggeriamo, tra le visite da effettuare,
anche quella della Biblioteca comunale
degli Ardenti , ricca di volumi, opuscoli,
manoscritti e pergamene di cui si può
prendere visione. Mi piace ricordare
anche che nel 2003, a cura dei dieci
distretti rotariani italiani – coordinatore
del comitato di redazione il Pdg arch.
Franco Posocco
del distretto 2060
– è stato redatto
un
bellissimo
volume ricco di
illustrazioni, dal
titolo “Mura da
salvare” ove la
cinta muraria di
Viterbo è citata
come monumento storico di grande valore archeologico.
14
VITA DEL DISTRETTO
Gennaio 2006
Gennaio 2006
Le classificazioni professionali dell’Organizzazione internazionale del lavoro (Oil)
Il mestiere di
raggruppare i mestieri
La ripartizione adottata ai fini fiscali vuole dare un nuovo asseto alle associazioni di categoria. Pubblichiamo l’intervento di Giuseppe Grande volto a pubblicizzare la relazione
della apposita commissione anche al di fuori della cerchia degli addetti ai lavori.
C’è anche un intervento di appoggio di Gasbarrini Fortuna che chiarisce alcuni aspetti
non solo terminologici dell’azione professionale.
G
giovani verso la proposta di un intervento indirizzato all’ultima classe delle
scuole medie, ormai integrate con le
elementari all’interno degli istituti comprensivi.
GIUSEPPE
RANDE
Responsabile commissione distrettuale
avviamento e assistenza al lavoro
La commissione, inquadrata nel coordinamento Azione professionale del
distretto, ha raccolto, come prima attività, le informazioni disponibili presso
vari club relativamente agli interventi
che ciascuno di essi ha effettuato negli
scorsi anni nelle Scuole del territorio
sull’argomento Avviamento e assistenza al lavoro.
Si è constatato che, mentre nel periodo
dal 1995 al 2000 gli interventi informativi nelle scuole superiori da parte dei
club Rotary erano fruttuosi e alle volte
sollecitati dagli stessi dirigenti scolastici, negli anni successivi sono stati sostituiti sia da documentazione diffusa
direttamente e capillarmente dal ministero e dalle università, sia da iniziative
ancora più allargate come il Salone
dello studente che si svolge, su iniziativa del mensile Campus, presso la Fiera
di Roma con la partecipazione di 50 università pubbliche e private, accademie
ed enti di formazione, usufruendo del
patrocinio della commissione Ue, del
Miur e del Comune di Roma.
Pionieri. Ancora una volta, quindi, il
Rotary ha positivamente svolto il suo
ruolo di pioniere in servizi resi alla
comunità indirizzando, in questo caso,
le istituzioni verso la via da seguire per
migliorare alcuni aspetti non secondari
del supporto ai giovani.
Continuando dunque a percorrere la
strada dell’innovazione, la commissione, anche in considerazione delle
varianti all’ordinamento scolastico di
recente intervenute, propone di orientare le prossime attività di supporto ai
Scelta scolastica. Si tratta in questo
caso di fornire degli elementi fondamentali per la scelta dell’istituto superiore a cui iscriversi, evidenziando la
flessibilità dei vari percorsi formativi e
aiutando quindi il giovane ad impostare
nel modo più razionale la carriera futura, sia scolastica che lavorativa, valorizzando le proprie capacità e le proprie
tendenze.
La proposta si basa su un intervento
pilota, il progetto europeo Athena,
effettuato, con il patrocinio morale del
Rotary club Roma Sud Ovest, presso un
istituto comprensivo della capitale,
dalla sezione Italia della Afm Europa
(Associazione europea dei funzionari in
missione nei paesi membri della Comunità europea) con la utilizzazione, tra
l’altro, dei dati dell’Oil. (Organizzazione
internazionale del lavoro), relativi alla
categorizzazione delle professioni.
Schede e dossier. Si tende, su scala
ovviamente pluriennale, ad innescare
ed organizzare, usando un modello sperimentato e disponibile, la realizzazione
presso gli istituti comprensivi del territorio, ad uso delle ultime classi, di un
centro di auto orientamento in cui
vengano costruiti, con gradualità e con
priorità che possono essere differenti
da istituto ad istituto, dei dossier delle
professioni basati su schede che, partendo dalla semplice enunciazione
della professione, forniscano una tracciabilità che consenta di risalire ad altre
schede contenenti: la descrizione del
contenuto della professione, la individuazione del titolo di studio necessario
per svolgerla, il percorso scolastico ottimale per ottenere il titolo di studio, riferimenti a testi specializzati relativi al
mestiere o alla professione specifica,
fino ad organizzare una vera e propria
biblioteca delle professioni.
15
VITA DEL DISTRETTO
Progetto Athena. Avendo concordato
la linea su esposta con il coordinatore
della commissione Prof. Gianni Gasbarrini Fortuna, si procederà a prendere
contatto con i presidenti di una decina
di club del Lazio e della Sardegna per
incontrare presso di loro i responsabili
della commissione Azione professionale ed avviare dei progetti pilota utilizzando la documentazione di base che il
progetto Athena, tramite il dr Rosario
Scalia, componente della commissione,
potrebbe mettere a disposizione, ovvia-
mente nel pieno rispetto dei diritti di
proprietà intellettuale e di copyright.
Si confida che l’incontro diretto con i
club, nel corso di una loro riunione ordinaria dedicata ad argomenti rotariani,
sia l’approccio più adatto per avviare
con immediatezza delle attività nella
direzione su enunciata.
Divisi per 10. Le grandi categorizzazioni di professioni e mestieri, secondo la
classificazione Oil, a cui si è fatto cenno,
sono riportate qui di seguito:
Grande gruppo 1 = Organi del governo e del parlamento, direttori generali dell’amministrazione pubblica, dirigenti e amministratori delegati.
Grande gruppo 2 = Professioni intellettuali e scientifiche.
Grande gruppo 3 = Professioni intermedie.
Grande gruppo 4 = Impieghi di tipo amministrativo.
Grande gruppo 5 = Personale dei servizi, grossisti e commercianti al dettaglio.
Grande gruppo 6 = Agricoltori e operai qualificati dell’agricoltura e della pesca.
Grande gruppo 7 = Artigiani e operai impiegati nell’artigianato.
Grande gruppo 8 = Lavoratori esperti nelle installazioni, manovratori delle macchine e operai specializzati nell’assemblaggio.
Grande gruppo 9 = Operai e impiegati non qualificati.
Grande gruppo 10 = Forze armate.
Azione professionale e vocational service
Rendiamoci utili
Tento di dirimere la contraddizione
fra i termini professionale e vocational. La traduzione del termine
vocational in professionale è, a
mio giudizio, non conforme al significato letterale inglese; non solo,
ma non lo è neppure rispetto al
testo del manual of procedure, laddove esso si occupa della materia
in trattazione.
Alcuni punti fermi:
Vocation = vocazione, attitudine,
predisposizione, disposizione, tendenza, impiego, occupazione,
mestiere, professione, attività,
lavoro in senso lato
Vocational education = preparazione professionale, istruzione professionale, formazione
Vocazione = inclinazione naturale
verso un’arte, una professione e, in
origine, chiamata, invocazione
Questo termine, ora ampiamente
usato in Italia, risente vistosamente del significato attitudine, predisposizione, tendenza, molto simile
ai significati dell’espressione inglese vocational.
Nella nostra lingua, il termine professione correla con “attività intellettuale o manuale, esercitata in
modo continuativo e a scopo di
lucro…; si parla più propriamente
di professioni per quelle cosiddette
liberali, mentre quelle manuali si
preferisce chiamarle mestieri o
arti.
Cosa dedurre? La trasposizione
effettuata dalla lingua inglese ha
G
F
GIANNI
ASBARRINI ORTUNA
Pdg Rotary club Frosinone
risentito, certamente, della non
facile traducibilità del termine
vocational in una parola italiana,
che rendesse il vero significato di
quella inglese: azione attitudinale
o predisponente o disponente o
tendente o occupazionale? Il termine apparso più adatto è stato professionale, tutti gli altri aggettivi
avrebbero mal suonato alle orecchie, e tuttavia, sempre a mio sindacabile giudizio, non siamo autorizzati a stravolgere il significato
che all’origine il Rotary international ha desiderato dare al vocational service, cioè un “rendersi
utile” nel migliore dei modi a tutti
coloro che svolgono una qualsiasi
attività lavorativa e non solo agli
esercenti una professione liberale.
16
VITA DEL DISTRETTO
Gennaio 2006
Gennaio 2006
Le torri per catturare l’energia eolica sono alte anche cento metri con eliche lunghe trenta
metri: rompono l’armonia dell’ambiente
QUI ROTARY FOUNDATION
a cura di Antonio Lico
Borse di studio per giovani
Oh chitarra portoricana
accompagnami tu!
Dove si parla di Francesco, che nello
studio a Puerto Rico della chitarra
classica è stato aiutato dal Rotary e, in
aggiunta, dai singoli soci di alcuni club
per curare un’improvvisa malattia.
Stavo predisponendo il resoconto del
seminario della Fondazione Rotary
quando in punto mi arriva da Daniela
Tranquilli una mail relativa ad un problema che stiamo seguendo per un
nostro borsista a Puerto Rico.
Ho preferito dare la precedenza a questa testimonianza nella assoluta certezza che vale più di qualsiasi seminario e che serve da lezione a molti di noi
che delle volte assumiamo false posizioni per qualche manciata di euro.
Piccola premessa: Francesco è un
nostro borsista che studia chitarra
classica a Puerto Rico, paese che in
questa specialità è forse secondo solo
a Cuba.
Al momento il Rotary international non
è presente a Cuba e pertanto abbiamo
dovuto scegliere il richiamato stato.
Potrei continuare a raccontare la vicenda ma, non voglio togliere nulla alla
suggestione di quanto ci riporta lo
stesso Francesco nell’e-mail indirizzata
a Daniela:
E-mail.
“Gentile dottoressa, sono molto contento di sentirla e del suo affettuoso
interessamento.
Come prima cosa voglio davvero ringraziare lei ed il distretto 2080 per la
speciale attenzione e disponibilità che
mi state dimostrando, mi rendo conto
che un contributo distrettuale ad integrazione della borsa è un provvedimento assolutamente straordinario e
lo apprezzo molto.
Attualmente la condizione della mia
borsa è questa: il Rotary international
mi ha inviato i 13,770 dollari della mia
borsa più 1,032.41 dollari di rimborso
per il volo (ndr non è stato facile avere
questo rimborso).
Il funzionario del Ri di Evanston mi ha
scritto la scorsa settimana dicendomi
di non essere purtroppo riuscito ad
ottenere una maggiorazione della mia
borsa, dice che verrà cambiata per
coloro che prossimamente verranno a
Puerto Rico ma che per me non possono esserci modifiche. È stato comunque molto gentile (ndr Evanston ha
basato i suoi conteggi sulla base di
informazioni che evidentemente non
corrispondono alla realtà).
Raccolta fondi. Il Pdg Paco Velez,
interessatosi della mia borsa e saputo
che probabilmente non ci sarebbe
stata nessuna maggiorazione, ha organizzato una raccolta fondi tra i soci di
vari club, tra cui Rio Piedras, mio club
ospite, e Yanco dove mi hanno invitato, per contribuire alle spese impreviste sostenute per la malattia e l’ospedalizzazione di mia moglie.
Ho scoperto ciò in occasione della mia
presentazione al club di Rio Piedras
dove mi è stato consegnato un assegno di 1,000 dollari dallo stesso Paco
Velez. Non le nascondo che sono rimasto un po’, come dire, imbarazzato,
perché una raccolta fondi tra i soci mi
è sembrata un po’ eccessiva per la mia
situazione: come capirà un conto è
chiedere una legittima maggiorazione
17
STUDI E RICERCHE
della borsa all’istituzione che la elargisce, altro è un contributo personale di
alcuni soci.
In ogni caso lo spirito di “ambasciatore” credo sia proprio questo, saper leggere i gesti al di là di quello che per noi
significano usualmente, calarsi nella
cultura che ci ospita cercando di farne
parte, cercando di intendere il sentire
dell’altro con maggiore impegno tanto
più è distante dal nostro.
Generosità. In questo senso ho capito l’affetto, la stima e la generosità
contenuti nel gesto di queste persone
accettando il loro aiuto con sincera
gratitudine.
La ringrazio di nuovo dell’aiuto, anche
da parte di Silvana che è ormai completamente guarita (ndr una famiglia
rotariana ha assistito la sig.ra Silvana
durante tutto il decorso della malattia
convalescenza inclusa).
Francesco”
Francesco con tutta probabilità rileggerà queste sue parole e sono certo che
insieme a Silvana mai dimenticheranno
nella loro vita che cosa è il Rotary
international ed in particolare la Fondazione Rotary.
Dal canto nostro, possiamo dire, con
orgoglio, semplicemente: questo è il
Rotary international.
Desidero ringraziare da queste pagine
il Pdg Paco Velez, i presidenti e tutti i
soci dei Rotary club Rio Pedras e
Yanco.
VIA COL VENTO
Le più importanti piattaforme off-shore sono in Irlanda e Danimarca. Il caso di Irlanda e
Regno Unito. In Italia al momento esistono tre progetti: in Sardegna, Calabria e Puglia.
Mentre avremmo molto bisogno di energia pulita e a bassi costi. Segue un intervento del
socio De Felice (Latina) che preannuncia un forum sull’acqua, organizzato dai club pontini per il 4 febbraio 2006. Vento e acqua: con terra e fuoco sono i quattro primordiali elementi sui quali si sono esercitati i primi filosofi greci. E ancora oggi sono gli elementi che
danno vita al nostro vivere ma che, se vanno in burrasca, producono gravi danni.
MA IN ITALIA È
VIA DAL VENTO
I
MARCO EZZI
la voce.info
– MAURO SYLOS LABINI
Negli ultimi anni, la crescita del prezzo
del petrolio e l’instabilità dell’area
medio-orientale hanno accelerato l’espansione dell’energia eolica. Cresce
nel mondo del 20 per cento all’anno,
con una potenza passata dai 2.500
megawatt (Mw) del 1992 agli attuali
40.000 Mw.
Nel mondo, ma non da noi. Pur avendo
ampia disponibilità di energia eolica, l’Italia fino ad ora non ha investito su questa fonte energetica così come invece
hanno fatto la Germania (15.239 MW),
la Spagna (6.800 MW) e la Danimarca
(3.094 Mw). Anzi, negli ultimi tempi si
sono accentuate le diversità di opinioni
tra il ministero dell’ambiente, alcune
regioni e gruppi di ambientalisti e cresce la resistenza a costruire sul territorio
le grandi torri per la produzione di energia eolica.
Contro. Le resistenze sono comprensibili: le torri eoliche hanno un’altezza che
disegno di
Claudio Marcello Rossi
varia tra i sessanta e i cento metri ed eliche lunghe sino a trenta metri; andrebbero costruite in punti particolari del
territorio, come i crinali montuosi dove
la ventilazione è maggiore, ma con un
pesante impatto sul paesaggio.
Lo stesso vale per gli
impianti realizzati nelle
vicinanze delle zone
costiere, che provocano disagi anche
per il rumore.
Un’alternativa
potrebbe essere perciò la
costruzione di
piattaforme offshore, distanti
alcuni chilometri
dalla costa. Oltretutto, hanno il vantaggio di sfruttare
venti molto più forti e
continui, e dunque consentono rendimenti energetici ben maggiori. Anche i costi di
produzione sono inferiori rispetto alla
terraferma perché si possono realizzare
installazioni di dimensioni più ampie.
Mulini eolici. Le più importanti piattaforme eoliche off-shore sono in Irlanda
18
STUDI E RICERCHE
e Danimarca. A Middelgrunden, di fronte al porto di Copenhagen, esiste una
delle più grandi wind-farm del mondo
che produce circa 100 milioni di kWh
ogni anno. In questo caso, i mulini eolici sono stati posizionati in modo da
non deturpare il colpo d’occhio della
marina integrandosi nel paesaggio circostante. Nell’insieme le wind farm
coprono circa il 20 per cento del fabbisogno elettrico della Danimarca con
costi pari a 3 centesimi di euro/kWh,
superiori solo ai costi delle centrali a
carbone, che però producono notevoli
quantità di Co2.
Venti irlandesi. Anche in Irlanda, uno
dei paesi più ventosi d’Europa, è stato
inaugurato il primo grande impianto
off-shore: è costituito da sette eliche,
ognuna alta come un palazzo di trenta
piani, localizzate a dieci chilometri dalla
costa nella parte sud-orientale dell’isola, sul banco sabbioso di Arklow. Le turbine, che sono state costruite dalla
General Electric, forniranno elettricità a
circa sedicimila abitazioni. Dopo la fase
dimostrativa di un anno, probabilmente
saranno acquistate da Zeusford, una
società posseduta da Airtricity (il maggior produttore irlandese di energia rinnovabile) e dalla spagnola Ehn, che ha
intenzione di ampliare la struttura fino a
produrre 520 MW di energia, il 10 per
cento del fabbisogno energetico di
tutta l’Irlanda, ben al di sopra degli
attuali 175 MW.
Parco gallese. Sulla terra ferma, proprio
in questi giorni, è stato inaugurato nel
Galles un “parco eolico” da 75 milioni di
euro, il più esteso del Regno Unito, che
soddisferà le esigenze di circa quarantamila famiglie inglesi. La centrale, che
copre il 20 per cento della produzione
eolica del Galles e consentirà un risparmio di 160mila tonnellate di Co2, è stata
costruita da Falck Renevables, una
società controllata dal gruppo italiano
Falck.
Gennaio 2006
In Italia. Nel nostro paese, in questo
momento, i grandi progetti off-shore
per la produzione di energia eolica
sono tre, in Sardegna, in Calabria e in
Puglia. Per il primo, siamo nella fase di
individuazione del sito; in Calabria si
sono rallentate le procedure per il cambio della giunta regionale; in Puglia i
lavori di allestimento delle zone interessate procedono con una certa difficoltà,
per l’impatto che decine di pale innalzate per sfruttare il vento possono avere
sul paesaggio. Altre piattaforme eoliche
off-shore potrebbero essere localizzate
in prossimità dei porti di Genova, Livorno, Civitavecchia, Napoli, Ancona, Olbia,
Cagliari, dove è elevato il consumo di
energia elettrica e limitato l’impatto sul
paesaggio.
Un programma di sviluppo dell’energia
eolica incentrato sulle piattaforme offshore potrebbe quindi rivelarsi molto
interessante per l’Italia. Che ha bisogno
di energia alternativa, pulita e costi che
non ci costringano a ridurre i consumi.
L’attenzione particolare del Rotary per le risorse idriche
Nostra sorella ACQUA
D F
FABIO
E ELICE
Rotary club Latina
Dalla preistoria all’impero romano, dal
medioevo all’età moderna: l’acqua
come bene primario, sinonimo di
benessere e di civiltà, è stata da sempre
al centro dell’interesse dell’uomo.
Ogni grande popolo ha fondato le proprie radici a ridosso dei bacini d’acqua o
dei fiumi ed ha accresciuto gli scambi e
le proprie fortune grazie a questo
straordinario mezzo di vita.
Nonostante ciò la sua presenza, discreta
ed a volte sublime o scatenata, ci ha
accompagnato silenziosa nello scorrere
dei secoli senza che però ci accorgessimo di quanto fosse in pericolo e, con lei,
tutta l’umanità.
Ogni giorno che passa, infatti, la strana
coincidenza di una vita che scorre affan-
nata dalla routine della quotidiana
umana miseria, minaccia se stessa e
rischia di cantare uno stonato de profundis a questa meravigliosa risorsa che
anche Talete aveva assunto ad elemento primordiale (archè).
È proprio per vincere sull’umana distrazione e per far trionfare, ovunque, la vita
che l’acqua porta in sè che l’attenzione
rivolta a livello internazionale dal Rotary
per la tutela delle risorse idriche, deve
rimbalzare anche nel nostro distretto
acquisendo maggior vigore e nuova
consapevolezza.
Significativo, a tal proposito, il forum
sull’acqua organizzato dai club pontini
che si svolgerà a Bassiano (Lt) il 4 febbraio 2006 presso la sala conferenze
del palazzo comunale alle ore 16.00
dove è previsto l’intervento di numerosi esperti del settore, oltre che dei sinda-
ci e delle autorità politiche, religiose e
militari della provincia di Latina.
Occasione di studio ed approfondimento, ma anche di dialogo, di amicizia e di
seria presa di coscienza e vantaggio
dell’umanità.
Gennaio 2006
19
VITA DEL DISTRETTO
Roma, 18 marzo 2006: un forum per approfondire i temi del welfare
ESSERE E benESSERE
Lavoro, previdenza, assistenza, sanità: sono grosse le poste in gioco per evitare la riduzione dei diritti umani e delle tutele previdenziali. Il Rotary contro le nicchie di privilegio e le ingiustizie sociali.
Il profondo cambiamento del mondo
del lavoro ed il processo di globalizzazione in atto rischiano di dar luogo ad
una competizione sociale sempre più
individualista, ad una riduzione dei
diritti umani e delle tutele previdenziali, alla costruzione di nicchie difensive di privilegio creando così ulteriori
forme di ingiustizie sociali.
Occorre quindi identificare e realizzare
nuovi poli di riferimento per l’economia e la società basati su una diversa
solidarietà intergenerazionale e su un
moderno orientamento dell’equità
sociale: in altre parole bisognerebbe
riconfigurare un nuovo sistema di welfare integrato nel quale però non ci si
limiti a realizzare solo una ridistribuzione delle poste in bilancio tra la previdenza e l’ assistenza o la Sanità. Infatti il welfare, che nel suo significato
intrinseco di benessere rappresenta il
complesso di provvedimenti socioeconomici sia per gli individui che per
le comunità, deve prestare attenzione
non soltanto alla previdenza (sistema
pensionistico), ma anche all’ assistenza
nei vari aspetti (precarietà del lavoro,
invecchiamento demografico, coesione sociale, aiuto sanitario, etc).
Un progetto welfare appare quindi un
tema molto appropriato per una iniziativa rotariana di largo respiro (distrettuale e pluriennale) che , sfruttando la
trasversalità professionale delle nostre
competenze rotariane e non, porti ad
esprimere – attraverso ricerche, inchieste, convegni – delle proposte concrete
da veicolare poi verso l’opinione pubblica e le Istituzioni, anche europee.
Il nostro distretto prosegue così – d’intesa con il governatore – nella sua
strategia di guardare al futuro sociale
non solo direttamente, ma soprattutto
con una particolare attenzione ai giovani, in una ideale continuazione del
nostro dibattito congressuale sulle
nuove generazioni svoltosi nel 2003
su impulso del governatore Pirisi.
La commissione Manifestazioni distrettuali ha quindi organizzato su
questo progetto un forum che attiri
attenzione e susciti interesse sull’ampio tema del welfare, come primo
passo propedeutico a successivi approfondimenti dei relativi problemi, al
fine di esplorare ipotesi ed avanzare
proposte di soluzioni a largo respiro.
Il forum si svolgerà a Roma nell’arco di
un sabato mattina (18 marzo 2006)
con le modalità di una tavola rotonda
guidata da un moderatore, alla quale
hanno gia’ assicurato la loro partecipazione autorevoli personalità socio/economiche nazionali ed europee, nonché esperti rotariani e rotaractiani.
Chiamiamo buona una nave non
quando è dipinta a colori vivaci, o
quando ha il rostro argentato o
dorato, o quando ha il nume tutelare scolpito in avorio, o è carica di tesori degni di un re; ma quando è ben equilibrata, solida, ben connessa, in modo che le giunture non lascino filtrare l'acqua, resistente ai marosi, obbediente al timone, veloce e poco sensibile alle raffiche di vento.
Dirai buona non quella spada che pende da una cinghia dorata e ha il fodero tempestato di gemme,
ma quella che ha la lama sottile e la punta capace di perforare qualsiasi corazza. Così in un regolo non si ricerca la bellezza, ma che sia ben diritto.
Ogni strumento vale per il fine a cui è destinato e che gli è proprio. Dunque anche nell'uomo non conta né l'estensione dei campi, né l’entità dei capitali, né il numero dei clienti, né il prezzo del letto in cui riposa o della tazza in cui beve; conta la sua bontà. Ed
egli è buono se la sua ragione si è perfezionata nella sua rettitudine, in armonia con le
aspirazioni della sua natura.
Ecco ciò che chiamiamo virtù, cioè onestà, unico bene dell'uomo. Solo la ragione rende
l'uomo perfetto, solo la ragione lo rende perfettamente felice: è l'unico bene che basta a
dargli la felicità.
Lucio Anneo Seneca “Lettere a Lucilio” (lettera numero 76)
20
VITA DEL DISTRETTO
Gennaio 2006
FILO CONDUTTORE. Si arricchisce il discorso sulle classificbe, materia apparentemente arida e secondaria, mentre invece è la “pietra” sulla quale poggiano le fondamenta del Rotary. Materia pulsante e motore dei club: il segno
di identità del singolo inserito nell’identità del sodalizio.
Hanno iniziato Nunzio Primavera (Rc Roma Parioli) con l’articolo “AAA cercasi estro e fantasia” e Giuseppe Bordignon (Rc Viterbo) con l’articolo “Come
siamo messi in classifica?”, pubblicati entrambi nel numero 32/ottobre. Oggi
registriamo l’intervento di Piccioni. La rivista è disponibile a dare voce e
spazio ad altri interventi in materia, che ovviamente non siano pedisseque
ripetizioni di quanto già pubblicato.
ROTARY CITTÀ APERTA
L’attività di ricerca dei soci deve essere principalmente rivolta alle professioni mancanti e
non cooptando persone solo perché sono amiche. Le categorie professionali vanno revisionate entro il 31 agosto di ogni anno tenendo conto anche delle variazioni che avvengono
nel territorio. La classifica particolare è stata praticamente abolita. È bene tenerci lontani dalle classifiche americane perché troppo limitate.
P
SILVIO ICCIONI
Rotary club Latina
Le attività lavorative da cui derivano le
nostre classificazioni professionali
(come vengono ora definite le vecchie
classifiche), non sono statiche e Nunzio
Primavera è stato molto chiaro nel suo
articolo. Ma oltre ad una dinamica
dovuta alla evoluzione dei tempi (nascita di nuove professioni), esiste anche
una dinamica territoriale. La città nella
quale vivo ne è l’esempio: fino a cinquanta anni fa nella zona prevaleva l’agricoltura. Poi sono arrivate le multinazionali, l’industria elettronica, la chimico-farmaceutica ed altro. Ora di elettronico non c’è più nulla, altri settori si dis-
impegnano e la grande distribuzione,
prima inesistente, occupa sempre più
spazio.
La revisione. Ma come fanno i club
Rotary a seguire questa evoluzione? La
soluzione ci viene offerta dal manuale
di procedura che prevede la revisione
delle categorie professionali, da effettuare ogni anno entro il 31 agosto. Tale
revisione non può però essere disgiunta da una periodica ed attenta analisi
della realtà economico-professionale
della località.
Da questo esame il club può valutare il
proprio inserimento: individuate le attività rappresentabili, si raffrontano con
quelle rappresentate per poi dichiarare
“aperte”, ai fini dell’acquisizione di nuovi
soci, le classifiche relative alle attività
mancanti. A questo punto l’attività di
ricerca dei soci da cooptare dovrebbe
essere rivolta verso questi settori. Ma le
cose avvengono realmente così? Ho
però la sensazione che il modo più dif-
Gennaio 2006
fuso per le ammissioni sia quello di
rivolgerci agli amici oppure quello di
assecondare il desiderio di chi vuole
“iscriversi” al Rotary. Questo a prescindere dall’attività svolta: tanto una classifica da assegnare si trova sempre!
Gli elenchi. Un notevole aiuto per la
revisione viene offerto dagli elenchi
pubblicati nella sezione download del
sito dell’Istituto culturale rotariano (Icr),
elenchi che di fatto sostituiscono il noto
libretto bianco del 1996. In tali elenchi
la classifica particolare è stata praticamente abolita, anche se è indicata
accanto a quella specifica. Ciò conferma
l’idea di Giuseppe Bordignon, con il
quale concordo, (vedi articolo Come
siamo messi in classifica?), per cui il limite massimo degli occupanti va riferito
alla classifica specifica. In pratica,
seguendo gli esempi di Bordignon, in
un club di 50 soci non possono esserci
più di 5 avvocati. Aggiungerei preferibilmente, ma non obbligatoriamente, di
specializzazioni diverse (ex classifica
particolare). Rilevo anche che è stata
abolita la codificazione numerica resa inutile dalla procedura
informatica per l’inserimento dei dati nell’annuario.
Non mi soffermo
sulla utilità delle classifiche americane: la
possibilità di scelta è
talmente limitata che
se qualcuno andasse
a rilevare i dati della
sottoclassifica other,
nella quale immancabilmente vengono inseriti tutti i casi
dubbi, la troverebbe particolarmente
affollata.
Responsabilità del club. La gestione
delle classifiche è attività che rientra
nella responsabilità del club, a prescindere dai dati inseriti nell’annuario. Tale
pubblicazione non ha valore legale ai
fini di detta gestione. All’interno dei
club debbono quindi essere tenuti
VITA DEL DISTRETTO
appositi elenchi per verificare che non
vi siano eccedenze numeriche, che la
compagine sia equilibrata fra le varie
componenti ed anche
che vi sia compatibilità fra attività svolta
(qualifica/occupazione) e classifica assegnata. Tanto per fare
un esempio, mi capita
talvolta di leggere
che medici ospedalieri, regolarmente indicati nella loro mansione di primario, aiuto
ecc., vengano classificati fra le attività libere e professioni e non,
come dovuto, nei servizi sanitari e sociali. Sistemando opportunamente queste incongruità, potrebbe capitare che classifiche libere divengano automaticamente rappresentate.
Libertà di trattamento. Le norme correnti consentono anche una sorta di
libertà di trattamento: il socio potrebbe
essere inquadrato
in base all’attività
svolta dall’impresa
o istituzione di
appartenenza oppure in base alle
mansioni svolte. Ai
club viene lasciato
l’onere della scelta,
purché venga rispecchiata la realtà economico sociale della località
in cui si opera. Al
riguardo concordo
sulla modalità da noi adottata di operare in maniera uniforme in tutti i
distretti, utilizzando gli elenchi Icr
impostati secondo la prima delle due
opzioni. Ciò rende omogeneo l’annuario nazionale che, spero, venga presto
pubblicato.
Pensionati. Il principio che i pensionati
non occupano classifiche è ormai
acquisito da tempo. Non mi sembra
21
però opportuno trattare i liberi professionisti in modo diverso dagli altri soci,
come propone Bordignon. Fra l’altro si
fa riferimento
alla cancellazione dall’albo
senza pensare
che solo le così
dette professioni intellettuali, regolate
da ordini e collegi, hanno un
proprio albo e
che esistono
tante altre attività professionali per le quali
questa formalità non è richiesta. Per tenere in evidenza i soci interessati si potrebbe, in
maniera semplice, non far più figurare la
loro qualifica lasciando invece inalterata la classifica. La mancanza della occupazione dovrebbe far intuire che non
sono più impegnati nel mondo del
lavoro.
Identità collettiva. Da qualche tempo
le norme che regolano la nostra organizzazione stanno subendo modifiche
non indifferenti. Fra queste: aumento
fino a cinque o più soci dei rappresentanti di ogni classifica, tolleranza in caso
di eccedenza degli occupanti in casi
particolari, inquadramento dei pensionati ecc.
Ora ci si domanda: il principio delle classifiche, sorto con la nascita del Rotary, è
ancora attuale?
La varietà delle classifiche professionali
rappresentate in un club ne rafforza la
capacità di intervento, dando la possibilità di attingere a diverse competenze
professionali, e ne aumenta l’impatto
umanitario. Il principio delle classifiche
promuove il rispetto per tutte le occupazioni ed espande l’orizzonte degli
ideali rotariani.
Le classifiche continuano tuttora ad
esprimere al meglio l’identità individuale dei singoli soci e quella collettiva di
tutto il nostro sodalizio.
22
VITA DEL DISTRETTO
Gennaio 2006
Gennaio 2006
23
VITA DEI CLUB
La vita professionale e privata va improntata al rispetto dei valori della rettitudine
Dobbiamo essere il club degli uomini capaci
Otto goal per
vincere la partita
Dopo avere pranzato,
che fa il Rotary?
G
F
GIANNI
ASBARRINI ORTUNA
Pdg, coordinatore commissione
azione professionale
L’azione professionale è lo strumento
attraverso il quale il Rotary international
promuove ed incoraggia l’applicazione
dell’ideale del servire nell’esercizio quotidiano di ogni professione, mediante
• accettazione e applicazione dei più
elevati principi etici in ogni attività,
come lealtà, fedeltà, equo trattamento
collaborativo nell’ambiente di lavoro
• riconoscimento del valore intrinseco
di ogni attività lavorativa
• disponibilità ad offrire le proprie capacità professionali al servizio della collettività.
A loro volta
• i club devono incoraggiare i soci ad
applicare questi principi mediante la
realizzazione di progetti adeguati ed
• i soci hanno il dovere di praticarli,
improntando la loro vita professionale
e privata ai più elevati valori etici.
L’azione professionale è lo strumento
con il quale il Rotary promuove ed incoraggia l’applicazione dell’ideale del servire nella pratica quotidiana di ogni attività lavorativa, ideale teorizzato al II°
comma dello scopo del Rotary (Manuale di Procedura ed. 2004)
“Scopo del Rotary è di diffondere il valore
del servizio,
propulsore ideale di ogni attività.
In particolare, si propone……
di informare ai principi della più alta
rettitudine l’attività professionale e
imprenditoriale,
riconoscendo la dignità di ogni
occupazione utile e facendo sì
che venga esercitata nella maniera più
nobile, quale mezzo per servire la
collettività.”
Tutti questi elementi sono condensati
a vario titolo nella dichiarazione degli
L’azione professionale riconosce il valore di ogni lavoro e
offre le proprie capacità al servizio degli altri. I club devono mobilitarsi per reclutare persone che sappiano incarnare e rappresentare gli ideali rotariani.
operatori economici e dei professionisti
rotariani, emanata dal consiglio di
legislazione del 1989. La dichiarazione
è stata ripresa nella recente seduta del
consiglio di legislazione del giugno
2004, mediante una risoluzione che la
ribadisce e formula con rinnovata forza
“l’invito a tutti i rotariani ad improntare la loro vita professionale e privata al
rispetto dei valori universali, secondo
l’insegnamento del Rotary, e l’invito ai
club a mobilitarsi per reclutare persone che sappiano incarnare e rappresentare gli ideali rotariani”.
È opportuno rammentare che l’attuale
presidente internazionale Carl-Wilhelm
Stenhammar ha assunto come proprio
il motto principe del Rotary nternational, quel “Service above self”, che ogni
socio ha imparato a conoscere sin dal
suo ingresso nell’ambito rotariano e
che si è fatto un onore il doverlo rispettare ed applicare in ogni sua attività,
tanto nell’ambito professionale che
nella vita privata.
Fin qui le strategie. Le tattiche, suggerite dal Governatore per il tramite dei
coordinatori distrettuali allo scopo di
uniformarle agli intenti del Rotary international, vengono recepite dai club i
quali, nella piena autonomia che loro
deriva dalla perfetta conoscenza della
comunità di riferimento, devono poi
metterle in pratica mediante la realizzazione di progetti ad hoc, semmai
mutuando quest’ultimi da idee cantierate e poi realizzate da altri club, anche
di altri distretti.
Diversi sono gli ambiti in cui attingere, e
in pratica non c’è limite all’ideazione: i
goals sui quali focalizzare l’attenzione
sono quelli indicati dal Presidente Stenhammar come prioritari, cioè Literacy,
Public image, Water-Health and Hunger
Concerns, Leader Strategic Plan of Rotary
International, District, Club, oltre le varie
possibilità offerte dai programmi della
Fondazione Rotary.
Tuttavia, illimitate sono le risorse disponibili per i club, per i quali sono consultabili le apposite sezioni del RI Website
htpp://www.rotary.org/programs/voc_
act/index.htlm.
Nel nostro distretto, le commissioni
delegate per l’Azione professionale
sono:
1. Avviamento e assistenza al lavoro
2. Etica e deontologia delle professioni
3. Libere professioni
4. Nuove professioni
5. Volontari del Rotary.
I responsabili delle singole Commissioni hanno già ricevuto materiale sufficiente per improntare le loro idee, da
trasmettere ai singoli componenti dei
gruppi; previsti incontri con il Coordinatore già dal primo autunno.
Le strategie del Rotary International per
conseguire il proprio scopo istituzionale sono tutte improntate al rispetto di
alti valori etici, ma
la sfera professionale, in particolare,
ha il preciso imperativo di recuperare e
rafforzare
una responsabilità morale
che nasca dal cuore dell’uomo e che lo
renda, insieme,
testimone e attore nella propria
comunità.
P
NUNZIO RIMAVERA
Rotary club Roma Parioli
Chiesero una volta a George Bernard
Shaw all’inizio del secolo scorso cosa
sapesse dell’attività dei Rotary club:
“stanno per andare a pranzo”, la risposta
fulminante e senza tentennamenti dell’arguto scrittore inglese. Una battuta
che, vista la popolarità dell’autore, già
nei primi anni di vita del sodalizio, in
qualche modo ha favorito il radicamento della convinzione in molta parte dell’opinione pubblica che il Rotary fosse
un club molto esclusivo e di gente elegante. In definitiva, un sodalizio di cui si
conosceva molto poco e la cui unica
finalità nota che accomunava i soci era
quella di accomodarsi a una ben apparecchiata ed esclusiva mensa per consumare ricche libagioni e trascorrere serate chiacchierando del più e del meno o
ascoltando un ricercato relatore discettare di temi ameni. Questa, fin dalle origini e anche ora, la convinzione di molti
che del Rotary sapevano e sanno solo
per sentire comune.
Rotary sconosciuto. Nel corso di una
cena ho chiesto ad alcuni amici non rotariani cosa sapessero del sodalizio di cui
faccio parte. Per inciso, quegli amici, tutti
affermati professionisti quarantenni,
sono in possesso dei titoli professionali e
non solo per essere rotariani. Le risposte
sono state di vario tenore.Nella sostanza,
però,non si sono scostate eccessivamente dalla definizione conviviale di G.B.
Shaw; salvo un commensale più “informato” che con parole ricercate ha definito il Rotary come una sorta di massoneria “scoperta”: un’associazione di gente
più o meno potente. In definitiva, nessuno dei miei amici sapeva che il Rotary è
un’associazione di professionisti e
Disinformazione
assoluta e giudizi
sommari sulle finalità
dell’associazione. La
testimonianza di ciò che
è il Rotary va data ogni
giorno da ogni socio,
per non avvalorare la
convinzione che sia la
“società degli uomini
potenti”. Purtroppo i
club non sono capaci di
pubblicizzare i risultati
di alto rilievo sociale e
umanitario dei
programmi, che
consentono al Rotary tra
l’altro di avere un
seggio all’Onu. Le
classifiche devono
rispecchiare le nuove
attività professionali per
evitare che
l’associazione si
rinchiuda in se stessa,
nascosta dietro rigidi
parametri superati, e
non sia capace di stare
al passo con i tempi
24
GLI ALTI
E I BASSI
George Bernard
Shaw: “l’attività
del Rotary è quella
di andare a
pranzo”.
Winston Churchill:
“qualsiasi persona
ragionevole è in
grado di
riconoscere i valori
morali e spirituali
del Rotary”
VITA DEI CLUB
sondaggio fatto in casa che, anche se
non ha valore statistico, ritengo sia tuttavia altamente indicativo del sentire
diffuso nei confronti del Rotary. Mi sono
inoltre convinto del fatto che se addirittura miei amici ignorano cosa sia il
Rotary oppure ne hanno una conoscenza distorta, il difetto di comunicazione
non è di loro, bensì mio, chè non ho
saputo trasmettere il senso di ciò che
faccio e dell’impegno di servizio in cui
sono coinvolto.
Sono giunto a una prima considerazione e cioè: che appartiene personalmente a ciascun socio la responsabilità di
Gennaio 2006
alcune logge, gli annuari del Rotary.
Proprio per mancanza di conoscenza di
cosa faccia il Rotary e con la convinzione di trovare chissà quale occulta fonte
di informazioni, tra i magistrati c’era chi
ignorava che sono pubblici quasi
quanto gli elenchi del telefono. Inoltre,
di recente, celebrando i cento anni
della fondazione, il giornale “la Repubblica” in un pur interessante servizio ha
definito il Rotary come “il club degli
amici potenti”, non certo contribuendo
a dare una descrizione approfondita
del ruolo della nostra associazione nel
mondo.
Gennaio 2006
derazione dei più. Esiste, però, ancora
un vuoto informativo sul Rotary che si
palesa nella difficoltà di essere presenti
sui mass media, vuoi per consolidata
incapacità di comunicare dei rotariani,
vuoi per inconsistenza dei programmi e
delle notizie inviate, vuoi per disinteresse verso la comunicazione da parte dei
club. Un’altra riflessione in proposito
non sarebbe sbagliata se è vero che - e
ci sarà pure stato un motivo di questa
scelta alla quale lo stesso Paul Harris
non è stato estraneo - da sempre, insieme a quella dei ministri di culto, quella
dei giornalisti è l’unica categoria di soci
senza limiti nell’organico dei club.
Salvo che in alcuni organi di informazione di provincia, il Rotary è assente sulla
imprenditori, uniti dalla volontà di servire al di sopra dell’interesse personale.
Giudizi sommari. Complessivamente,
avevano conoscenze approssimative, se
non addirittura giudizi sommari sull’attività dei rotariani. Nessuno, inoltre,
sapeva che il Rotary ha debellato la
poliomielite dal pianeta immunizzando
2 miliardi di bambini, o che i rotariani
sono impegnati in tutto il mondo in
progetti di educazione dei giovani con
borse di studio e iniziative di scambio di
gruppi che riguardano oltre 200 mila
studenti e con la Rotary Foundation
operano in concreti programmi economici per alleviare la condizione di
povertà di milioni di famiglie. O, ancora,
dei molti incontri organizzati tra gente
di culture e fedi diverse, anche di nazioni tra loro in guerra, perché si affermi la
pace come valore condiviso. Tutti i miei
amici, inoltre, ignoravano il fatto che al
Rotary è assegnato un seggio alle
Nazioni Unite insieme ai rappresentanti
di tutte le nazioni.
Promozione diretta. Ho avuto modo di
riflettere sui risultati di questo piccolo
fare conoscere e di testimoniare agli
altri cosa il Rotary rappresenti nella
società, attraverso l’impegno professionale, con una promozione diretta dei
valori condivisi da coloro che fanno
parte del Rotary.
Gli annuari. Senza risalire alla colpa
originaria di G.B.Shaw, è però vero che
in Italia una negativa letteratura nei
confronti del Rotary, che ha influenzato
l’opinione pubblica, è scaturita da
vicende giudiziarie del passato recente
che hanno riguardato gli aderenti a un
certo associazionismo di tipo massonico. Episodi che hanno visto addirittura
qualche magistrato, accompagnato
dalla grancassa della stampa, acquisire
nelle indagini, insieme agli elenchi di
Vuoto informativo. Se G.B.Shaw si è
espresso ironicamente e con tipico
umorismo british, a un altro inglese, il
primo ministro della vittoria della
seconda guerra mondiale Winston
Churchill, si deve un giudizio ben più
lusinghiero: “qualsiasi persona ragionevole è in grado di riconoscere i valori
morali e spirituali del Rotary”; un affermazione che ha dato un impulso positivo per rimettere in carreggiata la consi-
Occorre saper
leggere il domani
ma saperlo
leggere oggi
grande stampa sia perché i club non si
preoccupano o non sono capaci di
comunicare i risultati dei propri programmi e attività, sia perché a volte
questi sono di scarsa incidenza nel contesto sociale.
Aggiornarsi. Una seconda considerazione che va fatta in proposito è che nei
club c’è carenza di soci che realmente
VITA DEI CLUB
Il mondo corre
sotto la bandiera
del cambiamento:
guai a non cogliere
le sollecitazioni che
si accompagnano
alle trasformazioni
incidano nel “nuovo” e che si riferiscano
a un quadro sociale e professionale e a
un aggiornato contesto di leadership
nella società. Questa situazione dovrebbe portare a una riflessione sulla base
sociale del Rotary e
sulla conseguente
necessità di aggiornare le classifiche,
inserendo soci che
rispondano
alla
nuove attività professionali e rispecchino la società del
terzo millennio e
che siano, quindi, in
grado di incedere
nei tempi nuovi.
Occorre una profonda riflessione
sul Rotary del terzo
millennio. L’ignoranza nell’opinione
pubblica su ciò che
i club fanno è un
segnale che deve
essere colto per
sconfiggere l’incomprensione o
peggio ancora gli
equivoci sul Rotary. Il rischio che si corre
è di essere estranei rispetto alla società
perchè non più capaci di coglierne le
sollecitazioni.
Ampliare la base. Le scelte vincenti per
dare al Rotary un futuro sono, quindi,
quelle di aprirsi al cambiamento epocale anche con programmi più aderenti
alle novità e di aprire la base sociale dei
25
club a soci nuovi da individuare tra giovani professionisti, imprenditori, dirigenti e quadri direttivi, e senza trascurare gli ex rotaractiani. Bisogna cogliere le
loro tensioni e disponibilità al servizio e
a esprimersi sul piano della socialità.
Occorre un atteggiamento proiettato in
avanti e con programmi che rifuggano
da schemi superati. Sapere, quindi, leggere il domani e cogliere le esigenze
che si presentano è l’unica opportunità
di vivere nel terzo millennio per un club
che ha come ragione sociale il servizio
per migliorare il mondo partendo da ciò
che ci circonda.
Tutto questo deve essere supportato
dalla voglia e dalla capacità di comunicare all’esterno i risultati dei programmi e delle attività rotariane di servizio,
utilizzando i sistemi più diretti, moderni e semplici disponibili. Non è indispensabile per questo adoperare complicati strumenti o professionisti dell’informazione. È sufficiente operare
secondo criteri di continuità, chiarezza
e semplicità nei mezzi e nei contenuti
della comunicazione rotariana diretta
all’esterno e ai soci.
Il coraggio di capire. Una volta, per
essere rotariani ci voleva entusiasmo
nella partecipazione, ora non basta più;
ci vuole il coraggio di capire che il
mondo è cambiato e che anche i rotariani devono interpretare il cambiamento; il rischio è restarne tagliati fuori, o,
peggio ancora, esserne espulsi.
In cento anni il Rotary nei consessi
internazionali ha saputo rappresentare
un punto di riferimento incisivo per il
perseguimento di importanti risultati
per migliorare la società e per favorire la
comprensione tra i popoli. Oggi, nell’era
della comunicazione globale, è giunto il
momento di acquisire nuove capacità
di diffusione dei valori del Rotary nella
società per non restarne tagliati fuori e
per dimostrare che, più di club di uomini potenti, il Rotary – sempre “servendo
gli altri al di sopra del proprio interesse
personale” – deve diventare il club degli
uomini capaci di vincere tutte le sfide
che giornalmente si presentano.
26
RELAZIONI PUBBLICHE
Gennaio 2006
Un approfondimento sulle attività delle commissioni per le relazioni pubbliche dei club
Vuoi fare notizia?
Crea la notizia
Piccola guida per dare regole all’attività di promozione dell’immagine rotariana. Come collegarsi proficuamente con le
redazioni dei giornali e delle emittenti radiotelevisive. Suscitare interesse e partecipazione nella collettività: è questo il
grimaldello per forzare la porta ed entrare nel chiuso mondo
dei mass media. Vanno bene, a supporto, anche i vecchi strumenti quali conferenze, comunicati, manifesti, locandine,
volantini. Nel mondo dell’informazione diventa complicato
conquistare anche i posti di seconda fila.
ALBERTO
AIME
Il nodo resta quello dei due volti del
Rotary: quello, per così dire interno,
ricco di soddisfazioni per il milione e
passa di soci della più importante organizzazione non governativa del mondo
per le azioni realizzate, e quello dell’impatto con l’esterno. Vale a dire con l’opinione pubblica. Brevemente, come tutti
i rotariani sanno (o dovrebbero), l’immagine più diffusa del Rotary è, nella
migliore delle ipotesi, quella di un’associazione di beneficenza che di tanto in
tanto elargisce dei soldi qua e là per
tappare qualche esigenza; nella peggiore (e le precisazioni che di recente si
sono succedute dopo un’uscita poco
felice di un politico ne è l’ennesima
riprova) quella di una lobby plutocratica
intenta, nel corso di pasti pantagruelici,
a mettere a punto strategie destinate
ad influire sulle decisioni di governi e
politici.
Due anime. Ma nel dna del Rotary convivono (e a volte si azzuffano) anche
due anime: una decisamente elitaria
che, sulla spinta dell’orgoglio rotariano
(la cooptazione per meriti personali in
una grande organizzazione), ritiene che
l’intima soddisfazione ripaghi a sufficienza l’opera svolta; l’altra che, al contrario, giudica naturale veder riconosciuti pubblicamente i meriti delle azioni compiute.
Prima o poi queste due anime dovevano pur confrontarsi e tentare di sciogliere il nodo dei due volti. Il che è avvenuto nel corso di un esame di coscienza
che ha prodotto un aggiustamento di
rotta. Le decisioni dell’ultimo consiglio
di legislazione sono di carattere salomonico: orgoglio rotariano all’interno,
massima pubblicizzazione del sodalizio
e delle sue iniziative all’esterno.
Il regolamento. È nato così il nuovo
regolamento nel quale assume un ruolo
fondamentale la commissione per le
relazioni pubbliche dei club (e quindi
dei distretti). Compito precipuo quello
di “mantenere i contatti con l’esterno e
di promuovere i progetti e le attività del
club”. Quindi di puntare alla proiezione
esterna del Rotary per far sì che meriti e
benemerenze (passati, presenti e futuri)
dell’organizzazione siano valutati nella
giusta misura o almeno conosciuti nei
termini reali.
I versanti su cui procedere sono due: a)
tenere i contatti; b) promuovere progetti ed attività (sottinteso: che la gente
capisca e, meglio ancora, nei quali si
riconosca).
Progetti e attività. Il versante b)
dovrebbe risultare il meno difficile:
basta pensare ad azioni (per usare la
terminologia interna) che abbiano un
impatto di una certa importanza sulla
collettività nella quale ci si muove – e
realizzarle – per avere una buona risonanza.
Altra cosa è se si trova casa a un senzatetto, altra è se si riesce a dare alloggio
ad un gruppo di sfortunati o meglio,
come prevede il Rotary, se si presenta
un progetto (realizzabile) per alleviare
la situazione di molti senzatetto. In presenza di queste ultime ipotesi la pubblicizzazione diventa quasi automatica e
la collettività reagisce positivamente:
perché non solo capisce, ma perché – e
Dare casa a un
senzatetto non è
notizia. Presentare
un progetto per dare
casa ai senzatetto è
notizia
Gennaio 2006
questo è compito rotariano – è stata
coinvolta nell’iniziativa.
Mass media. Sia pur semplificando al
massimo il versante a) richiede qualche
annotazione in più. Occorre infatti ricordare che se esistono regole nella vita
del Rotary, altrettante ne esistono nel
mondo dei mass media. Tra queste ultime una delle principali riguarda la valutazione di un qualunque avvenimento:
notizia nell’ambiente rotariano, nonnotizia per l’organo di informazione cui
ci si rivolge per la pubblicazione. Tornando all’esempio delle abitazioni,
anche l’ipotesi dei molti alloggi per senzatetto deve sottostare, giunta nelle
redazioni, ad un secondo esame che
riguarda la distanza: più aumenta, meno
la notizia diventa importante. Non
genera quindi alcun automatismo la
contiguità tra club (o distretto) rotariano e redazione di un qualunque organo
di informazione e neppure (salvo avvenimenti strettamente locali per “corrispondenti” locali) il contatto personale
con un giornalista.
Buio scivoloso. Al contrario, il supposto
automatismo può creare situazioni
imbarazzanti per l’amico giornalista
(peggio per il giornalista-rotariano),
costretto ad un bivio a dir poco scivoloso: tentare di far passare quella che per
una redazione è una non-notizia o
scontentare amici ai quali tiene. Ponendosi sempre dalla parte del comunicatore (il termine purtroppo è entrato nell’uso) nella sua veste di contatto, occorre ricordare tutta un’altra serie di circostanze che rendono il suo compito
arduo: il proliferare di associazioni di
volontariato (che si muovono sullo stesso terreno del Rotary) le quali chiedono
udienza e identico trattamento; l’indi-
RELAZIONI PUBBLICHE
27
Per approdare sulla
pagina del giornale
è necessario
conoscere le regole
del giornale: quelle
del Rotary non
valgono
per farsi conoscere e il nuovo regolamento, quando assegna alla commissione relazioni pubbliche i compiti di mantenere i contatti con l’esterno e di promuovere i progetti e le attività del club,
le suggerisce implicitamente.
Contatti utili possono essere quelli con
le autorità locali (e nazionali se è il caso);
con le scuole; con il mondo della cultura; con le altre organizzazioni di volontariato; con altre associazioni non
governative. Non si tratta di novità perché un’elencazione analoga esiste nel
manuale di procedura già da un pezzo.
Dovrebbe – e questa è la novità – cambiare il modo di approccio: cercare il
coinvolgimento di nuovi soggetti nelle
azioni rotariane. Puntare al gioco di
squadra e ampliare contemporaneamente la squadra. Qualunque soggetto
che abbia aderito ad essere coinvolto in
un progetto (e quindi ha valutato rischi
e benefici) ne diventerà sostenitore.
rizzo generale della testata; il mezzo di
diffusione (alla Tv occorrono immagini
che spesso non si è in grado di fornire).
Sistemi inflazionati. Anche lo strumento, una volta redditizio, della conferenza stampa, diventato inflazionato,
mette in crisi le redazioni, costrette a
scegliere tra tanti fatti quelli che a loro
giudizio sono classificabili come notizia
e che giustifichi la presenza di un loro
redattore. Tra i comunicati stampa che
ormai si accatastano sulle scrivanie
delle redazioni avviene una severa selezione, anche ricordando che, se si fa un
favore ad un amico o ad una organizzazione, quasi immediatamente la si deve
fare a chi, escluso, viene a protestare. Il
contatto (l’amico, insomma) lavora poi
in uno dei tanti organi di informazione
molti dei quali in crisi, provocata sia dal
brusco taglio delle sovvenzioni pubbliche in favore dell’editoria, sia dall’obbligatoria rincorsa al continuo rinnovo
delle tecnologie.
Situazione pesante. L’impiego delle
quali porta, a cascata, all’utilizzazione di
grafiche scintillanti con un profluvio di
immagini, in cui collocare “notizie” non
eclatanti diventa sempre più difficile.
Situazione pesante, dunque, nella quale
conquistarsi un posto anche in seconda
fila diventa complicato.
Altri mezzi. Difficile dunque l’approccio con lo strumento principe della
comunicazione di massa. Ma non
impossibile perché l’esperienza (e il
Rotary ne ha tanta) insegna che azioni e
pazienza pagano sempre. Intanto esistono anche altre strade ed altri mezzi
Ma quali pasti
pantagruelici! Si
mangia poco e
spesso male
Molta pazienza. Discorso valido anche
per i giornalisti, se si chiedono non favori ma partecipazione ad un’operazione
che la collettività può recepire (non la
solita conferenza, per chiarire). Nel frattempo si possono usare anche altri strumenti facilmente disponibili: il buon
vecchio manifesto stradale (ben visibile,
di costo modesto, ma di impatto); le
locandine (appena più costose ma più
facilmente collocabili); il volantino (a
costo irrilevante ma di diffusione capillare). E armandosi di pazienza. Coinvolgendo molta gente, alla fine anche i
mass media finiranno per accorgersi
che il Rotary non è una piovra tentacolare e che i rotariani non sono altro che
dei buoni professionisti disposti a sacrificare parte del loro tempo e del loro
denaro per gli altri. Che mangiano poco
(e spesso male) e che dispongono di
umiltà oltre che di legittimo orgoglio.
28
Gennaio 2006
VITA DEI CLUB
Gennaio 2006
In Sardegna
Un dono del Rotary al
comune di Oristano
il Rotary si da all’ippica
MARIO
IRDIS
Rotary club Oristano
Assistente governatore area Sardegna ovest
Sei corse di cavalli purosangue nell’ippodromo di Chilivani, organizzate dal
Rotary club di Ozieri, con la partecipazione complessiva di nove club sardi.
M
TINO
OCCI
Rotary club Ozieri
Per celebrare in maniera originale il centenario del Rotary, il club di Ozieri promosse un concorso ippico nell’ippodromo di Chilivani. Ne conseguì un grande
successo, tanto che il medesimo club
volle replicare l’iniziativa, sponsorizzando sei corse di cavalli e coinvolgendo
alcuni club rotariani della Sardegna
sempre all’ippodromo
di Chilivani..
Hanno aderito all’invito
nove club che si sono
proposti con una coppa
per ciascuno dei proprietari dei cavalli vincenti. I club partecipanti sono stati Oristano,
Bosa, Macomer, Olbia, i
tre club di Sassari, Portorres ed appunto di
Ozieri che ha voluto
aggiungere all’intestazione della corsa, il
Memorial Paul Harris, in
ricordo del nostro fondatore.
Alle gare in programma sono convenuti
oltre 100 rotariani e numerosissime
altre persone.
Per molti si è trattato di un vero e proprio battesimo del cavallo. Lo stesso
governatore Giorgio Di Raimondo è
rimasto incantato dall’agonismo e degli
stupendi cavalli da corsa che hanno
dato un vero spettacolo; non solo purosangue italiani, ma anche purosangue
arabi ed anglo-arabi, che sono l’orgoglio degli allevatori sardi. Da sempre la
Sardegna, infatti, vanta una grande passione per il cavallo e lo dimostra allevando splendidi esemplari che gareggiano sugli ippodromi italiani ed esteri.
I cavalli vincitori sono stati: Sir Godot nel
premio Rotary club Olbia; Grisù Baio nel
premio intestato ai club Sassari, Sassari
Nord e Sassari Silki; Escorca, nel premio
Rotary club Ozieri, Memorial Paul Harris,
Niagara Cape nel premio club Oristano,
Imperiosa, nel premio Rotary club Macomer ed infine Gloriosha nel premio club di
Bosa.
Il premio speciale del
Rotary club Portotorres al migliore allenatore è andato a Franco
Fadda, vincitore di due
corse; quello per il
miglior fantino, messo
in palio dal governatore Di Raimondo ad
Antonello Fadda, topjockey di Chilivani e
figlio dello stesso allenatore.
TARGHE AUTO: 224 MILIONI DI COMBINAZIONI
Dal 1° ottobre 1993 in Italia abbiamo sulle automobili le targhe alfanumeriche di due tipi:
1 – quella per autovettura con targa posteriore ad un sola riga e di forma rettangolare (formato A, 486 x 109 millimetri),
2 – quella per fuoristrada o per auto di vecchia fabbricazione con targa posteriore a due righe, di forma quasi quadrata (formato B, 336 x 202 millimetri.
Le targhe anteriori sono uguali per tutte le autovetture e hanno un formato rettangolare di 340x109 millimetri.
Formato A. Le sigle iniziano con la lettera A e termineranno con la lettera Y, Ogni targa ha impressi due caratteri
alfabetici, tre caratteri numerici e altri due alfabetici (la prima è stata AA 000 AA). I caratteri numerici incrementano passando da 000 a 999. Ogni mille autovetture le due coppie di caratteri alfabetici incrementano di una lettera, secondo l’ordine AA AA, AA AB, AA AC, fino a AA AZ, dopo di che inizia la serie AA Ba, quindi AA BB, AA BC, e
così via fino all’ultima targa YZ 999 ZZ.
Le combinazioni di caratteri consentono di avere 223.608.000 targhe possibili.
Formato B. Le sigle iniziano con la lettera Z. La progressione va da ZA 000 AA a ZZ 999 ZZ e consente “soltanto”
10.648.00 combinazioni possibili.
29
VITA DEI CLUB
V
Il club di Oristano ha recentemente collocato in una bella piazzetta al centro
della città una stele che riporta la ruota
dentata del Rotary.
Con una folta rappresentanza di soci ed
una buona cornice di pubblico il presidente avv. Ottavio Sechi ed il sindaco dr.
Antonio Barberio, rotariano di lunga
militanza, hanno inaugurato l’opera.
La scultura, opera dell’artista sardo Fellico Fadda è realizzata in basalto grigio e
l’arch. Silvia Oppo ha realizzato gli elaborati tecnici: studio, disegni, progettazione. Il basamento, il trasporto e la collocazione dell’opera sono stati forniti
gratuitamente dallo studio di architettura Oppo, di cui è contitolare il nostro
socio geom. Giovanni Oppo, padre di
Silvia.
La stele è stata collocata in una raccolta
piazzetta del centro storico ( piazza Tre
palme ), a pochi metri dalla piazza Eleonora d’Arborea dove si affacciano i
palazzi del Comune.
Il club di Oristano conosce bene la città,
il territorio ed i suoi problemi. Opera da
ben 38 anni e si prepara a festeggiare,
alla guida del Presidente designato per
l’anno 2007.2008 dr. Bruno Cadeddu, il
suo 40esimo compleanno.
L’idea di realizzare e collocare al centro
della città il nostro simbolo è stata a
lungo meditata e discussa. Diverse le
considerazioni ed i punti di vista.
Orgoglio e pregiudizio. Mettere in
piazza il nostro simbolo era sinonimo di
orgoglio di appartenenza o, invece, esibizione di superiorità ? Facile, certamente, cadere nella trappola del luogo
comune, del pregiudizio.
Sappiamo tutti che essere rotariani è
ancora all’esterno, spesso, sinonimo di
appartenenza ad una elite, ad una classe sociale che si riunisce nei migliori
Inaugurazione della stele alla presenza del sindaco Barberio
ristoranti per mangiare allegramente e
fare, poi, della beneficenza di facciata.
Dobbiamo contribuire tutti a sfatare
questi pregiudizi. Ogni rotariano, nessuno escluso, può e deve fare molto: nella
professione, nella vita sociale, nella
famiglia.
La ruota
dentata
scende
in piazza
Parliamone. Proviamo a parlare di
Rotary ai nostri colleghi di lavoro, abbiamo tante occasioni per farlo. Parliamo di
Rotary a scuola, quando incontriamo i
docenti dei nostri figli, i loro compagni
di scuola o i loro genitori: portando a
loro conoscenza l’esistenza dell’Interact
e del Rotaract o la possibilità di uno
scambio lungo o breve con giovani di
altre nazioni.
Infine, parliamo di Rotary in famiglia e
con i nostri amici. Inseriamo l’argomento
Rotary nella nostra vita sociale e di rela-
zione: facciamo conoscere a chi rotariano non è chi siamo e che cosa facciamo ,
in sede locale e nel resto del mondo.
Apertura. Questo modo nuovo, più
aperto, di fare Rotary farebbe conoscere
meglio la nostra associazione, sarebbe
di stimolo per nuove adesioni e, soprattutto, consentirebbe di far cadere diffidenze e pregiudizi derivanti dall’ignoranza.
Il dibattito all’interno del nostro club ha
confrontato le idee di tutti nell’affrontare questi temi. Il risultato è stato la realizzazione dell’opera e, soprattutto, il
nostro impegno a fare Rotary in maniera migliore.
La stele con la grande ruota collocata al
centro della città è un grande distintivo
esposto con lo stesso orgoglio di appartenenza con il quale portiamo al bavero
della nostra giacca quello più piccolo.
Orgoglio che significa essere migliori
non superiori, applicare le grandi regole
dateci da Paul Harris oltre 100 anni fa :
l’amicizia, la tolleranza, il servizio.
30
Gennaio 2006
VITA DEI CLUB
Bosa: un club particolarmente attivo nello scambio dei giovani
Nel Far West di
BUFFALO BILL
l’esperienza di Valentina
M
Ho ascoltato, in un crescendo di emozioni
Valentina Casula che raccontava la sua esperienza di un anno in America, nel Wyoming. Attraverso la sua
avvincente narrazione ho visto quei luoghi, quegli spazi, quei
boschi, quei paesaggi, ho conosciuto le persone con cui ha vissuto e condiviso la quotidianità.
Breve e significativa la descrizione fatta della scuola nord
americana, così diversa rispetto alla nostra, organizzata per
moduli quadrimestrali, scelti dagli alunni tra le materie più
svariate – alcune delle quali (la pesca con la mosca!) impensabili per noi – segno di una educazione diversa, incentrata
sulla formazione integrale ed orientata sull’alunno.
Un’esperienza speciale per una ragazza di sedici anni che, in
un così breve tempo, ha avuto la possibilità, non solo di approfondire la conoscenza della lingua, sperimentare differenti
sistemi organizzativi, vedere altri ambienti e realtà, ma soprattutto di intrecciare nuovi rapporti umani, profondi, allargati,
di grande respiro. Se confronto questa con la mia, la nostra
esperienza di quegli anni, così limitata, circoscritta, gli orizzonti di allora, sento – non senza rimpianto – quanto mi è… ci
è mancato: cresce la fiducia nel futuro delle nuove generazioni e si rafforza la convinzione che lo scambio giovani sia una
grande occasione da non perdere.
A fine serata la soddisfazione era – a buon diritto – tutta dei
genitori, di Paolo ed Angela; ma di quella soddisfazione
abbiamo partecipato anche noi rotariani vedendo nell’entusiasmo, nel sorriso, nella freschezza, nella gioia di questa
ragazza, il miglior ringraziamento per avere contribuito ad
offrirle una straordinaria possibilità di crescita, una eccezionale esperienza di vita.
LUIGI
ASTINO
Rotary club Bosa
Avventure
meravigliose
e formative
VALENTINA
CASULA
Mi chiamo Valentina Casula e l’anno
scorso ho partecipato al programma
dello scambio giovani, sponsorizzata
dal distretto 2080. Sono partita il 21
agosto 2004 e qualche mese prima
della mia partenza mi avevano informato che sarei andata in una città chiamata Cody, in Wyoming. Il Wyoming si
trova nella parte nord occidentale degli
Stati Uniti, ha un’estensione di circa tre
volte l’Italia ma con soli 500.000 abitanti. Cody è stata fondata da Buffalo Bill
alla fine del 1800, conta 9000 abitanti
ed è molto vicina al parco nazionale di
Yellowstone.
Tre famiglie. Prima di partire, ho avuto i
primi contatti con le tre famiglie che mi
avrebbero ospitato e questo mi aveva
un po’ rassicurata; infatti, ero molto
preoccupata in quanto sarei andata a
vivere per un anno intero lontano dalla
mia famiglia e dai miei amici in un posto
di cui non conoscevo neppure l’esistenza, con persone sconosciute e dove
avrei dovuto parlare un’altra lingua. Ero
terrorizzata ma allo stesso tempo, feli-
Gennaio 2006
cissima di poter fare quest’esperienza.
Quando sono arrivata a Cody tutte le
mie tre famiglie erano lì ad attendermi
in aeroporto. Il primo periodo non è
stato molto facile in quanto non parlavo
bene la lingua e non conoscevo nessuno ma tutti mi hanno aiutato, soprattutto la prima famiglia, che era composta
da Laurie, una signora di 47 anni, che
non è sposata e vive con la madre
Esther, di 63 anni.
Bosa nell’anno in
corso ha tre
giovani all’estero
e ne ospita
quattro: due
americani e due
brasiliani
Attenti agli orsi. Presso di loro sono
stata per i primi tre mesi; ogni fine settimana andavamo in campeggio nel
parco di Yellowstone, dove ho imparato
a pescare, a montare una tenda, ma
soprattutto a stare attenta agli orsi.
Andavo a scuola dal lunedì al venerdì
dalle 8 alle 3 e mezza. Ho scelto di frequentare le materie che mi sarebbero
servite una volta tornata in Italia, ed
altre che invece ho seguito per curiosità, non essendo materie che si studiano
nella scuola italiana.
Durante tutto l’anno scolastico ho studiato otto materie. Da agosto a dicembre ho frequentato le classi di storia, letteratura inglese, studiando anche l’Otello, teatro e educazione fisica, dove ho
avuto la possibilità di fare sport che non
avevo mai praticato prima, come football americano, pattinaggio su ghiaccio,
tiro con l’arco, squash e pesca con la
mosca. Da gennaio a maggio ho invece
frequentato algebra, francese, biologia
e infine una materia chiamata “scoperta
del museo” presso il museo Buffalo Bill
di Cody, dove ho studiato la storia e la
natura del Wyoming.
A dicembre ho cambiato famiglia. La
mia seconda famiglia è formata da Jake,
il padre che lavora in banca, Marisa, la
madre che invece lavora a casa come
programmatrice di software, e due figlie
di 17 e 13 anni. Anche questa volta sono
stata fortunata; infatti, mi hanno accolto
a braccia aperte e mi hanno trattato
come loro figlia e sorella. Anche loro mi
hanno fatto visitare molti posti e mi
hanno insegnato tantissime cose, persino a sparare. Infatti Jake adora andare a
caccia.
Molte conoscenze. Durante l’inverno
ho fatto sci di fondo per la prima volta,
allenandomi ogni giorno dopo la scuola dalle 3,30 alle 6 da ottobre a febbraio. Ogni domenica partecipavo alle
gare in cui erano presenti tutte le scuole dello stato. Questo mi ha permesso
di conoscere molti ragazzi e ragazze
che poi sono diventati miei amici e di
vedere gran parte del Wyoming, visto
che ogni settimana ci recavamo in
posti diversi.
31
VITA DEI CLUB
Pastore luterano. Dopo tre mesi ho
cambiato nuovamente famiglia e aven-
dolo già fatto una volta pensavo sarebbe stato più facile, ma mi sbagliavo. È
stato incredibile scoprire quanto ci si
possa affezionare ad alcune persone
dopo soli tre mesi. Avevo conosciuto la
mia terza famiglia appena arrivata. Il
padre è un pastore della chiesa luterana
di Cody, la madre lavora per una compagnia di computer ed hanno tre figli
maschi di 19, 17 e 15 anni. Li avevo visti
un paio di volte prima di andare a vivere con loro e a prima vista non mi avevano fatto una buona impressione perché
parlavano quasi niente e sembravano
essere un po’ troppo introversi. Poi invece, dopo aver vissuto con loro per quasi
tre mesi, ho scoperto che non bisogna
mai badare alle apparenze ma bisogna
conoscere bene le persone prima di
poterle giudicare. Infatti, anche lì mi
sono trovata benissimo, andavo molto
d’accordo con i figli, parlavamo tantissimo, forse perché per loro ero quella
sorella che avrebbero desiderato avere.
Anche da questa famiglia ho imparato
molte cose, tra cui andare a cavallo visto
che nel loro ranch avevano due cavalli
da sella.
Cacciatore, soldato,
attore, impresario
Chi non conosce Buffalo Bill, al secolo William Frederick Cody (da qui il nome del
luogo in cui ha soggiornato Valentina).
Nato nel 1846 nello stato di Iowa, a 15 anni
diventa uno dei corrieri a cavallo del Pony
express. Nel 1863 si arruola nel settimo
cavalleggeri del Kansas e prende parte alla
guerra civile americana dalla parte del
nord. Dopo la guerra viene impiegato come guida dall’esercito e dalla
Pacific railroad. E’ in questo periodo che diventa il leggendario Buffalo
Bill per avere vinto una gara di caccia al bisonte. Dicono che nella sua
vita abbia ucciso 4 mila bisonti.
Nel 1873 diventa attore nelle versioni teatrali delle sue novelle e nel
1883 crea il Buffalo Bill wild west show, spettacolo circense famosissimo che lo portò con successo a girare per Usa ed Europa (compresa
l’Italia, dove tra l’altro si impegnò in una gara contro i nostri butteri)
per più di venti anni.
Con il grado di colonnello partecipa nel 1890 a operazioni militari contro gli indiani sioux e muore nel 1917 all’età di 71 anni. E’ seppellito,
dietro sua richiesta, nel Colorado, vicino Denver.
32
Due tutor. L’abitudine del Rotary degli
Stati Uniti di essere ospitati da più famiglie può sembrare difficile da accettare
per una ragazza di 16 anni, ma mi sono
ricreduta poiché ho avuto l’opportunità
di conoscere più persone, imparare più
cose e conoscere diversi stili di vita.
Gli incontri del Rotary si svolgevano il
giovedì a pranzo e io ho partecipato a
quasi tutti gli incontri: erano molto interessati alla mia esperienza e curiosi di
conoscere la vita in Italia e di vedere
anche per foto le bellezze della Sardegna. A Cody avevo due tutor ai quali mi
potevo rivolgere ogni volta che avevo
qualche problema. Sono stati molto disponibili e mi hanno sempre aiutato per
qualsiasi cosa.
In giro per gli Usa. Alla fine dell’anno
scolastico, a giugno, ho partecipato ad
un viaggio in pullman di due settimane
organizzato dal distretto 5440 con tutti
i ragazzi di scambio. Eravamo circa 40 e
abbiamo visitato la maggior parte della
costa occidentale degli Stati Uniti tra
cui Las Vegas in Nevada, il Grand Canyon in Arizona, Los Angeles, Hollywood
e San Francisco in California. È stato bel-
Gennaio 2006
VITA DEI CLUB
Gennaio 2006
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CULTURA
In che giorno, mese e anno è nato il nostro attuale linguaggio?
Arizona. Il Gran Canyon
Graffito di
COMMODILLA
È il certificato di esistenza
in vita della lingua italiana
lissimo e non ci sono parole per descrivere il divertimento.
A fine giugno, dopo il viaggio, i miei
genitori sono venuti e sono rimasti in
America per due settimane. Hanno così
avuto l’occasione di conoscere le mie
famiglie, visitare diversi posti e partecipare ad un incontro del Rotary di Cody,
dove hanno portato i saluti del club di
Bosa e li hanno ringraziati per la loro
ospitalità.
Grazie. La mia è stata un’esperienza
meravigliosa, che mi ha permesso di
crescere e di imparare a conoscere e a
capire diverse culture e modi di pensare. Ho conosciuto tantissime persone e
tanti amici con cui sono tuttora in contatto.
Consiglierei a tutti i ragazzi della mia
età di fare questo scambio e ringrazio di
cuore il Rotary club di Bosa per avermi
dato la possibilità di parteciparvi.
Rotary club Roma Tirreno e 16° concorso pianistico internazionale
IL PIANO VA FORTE
134 pianisti di 34 nazioni, da (in ordine alfabetico) Argentina a Vietnam. Le giurie – composte da insigni musicisti e direttori italiani e
stranieri – hanno avuto il loro da fare per premiare i più bravi.
A. I primi premi assoluti:
– a Michal Kurowski (Polonia) sezione A solisti,
– a Melania Kluge (Germania), sezione B solisti,
– a Mirei Tsuji-Miho Sano (Giappone), sezione duo a quattro
mani e sezione duo su due pianoforti (due premi Rc Roma
Tirreno).
B. Il premio Chopin è andato all’armena Lilion Akopova. Tutti i finalisti sono
stati accompagnati dall’orchestra sinfonica di Roma e del Lazio, diretta dal maestro
Nicola Samale. Il concerto dei premiati, presentato da Rosanna Vaudetti, si è svolto al teatro
Valle di Roma ed è stato registrato dalla radio vaticana.
Promotore del 16° concorso internazionale è stato, secondo tradizione, il Rotary club Roma Tirreno. Ha organizzato l’avvenimento l’associazione F. Chopin, sotto l’alto patronato del Presidente della
Repubblica e con patrocinio e contributi di numerose istituzioni.
Il concorso si è svolto nel chiostro di S. Giovanni Battista de’ Genovesi
La direzione artistica è stata come al solito affidata alle amorose e intelligenti cure di Marcella Crudeli, presidente e fondatore della manifestazione, e past president del club Roma Tirreno.
Il più antico testo è considerato il placito di Capua, dove c’è un chiaro contrasto tra latino e volgare. Ma più
antico è l’indovinello veronese, un appunto scherzoso scritto da un amanuense a margine di un codice liturgico, che ha sempre sollevato numerose discussioni. Ma forse il più antico di tutti è il graffito studiato e correttamente letto solo nel 1966 da Francesco Sabatini, attuale presidente dell’accademia della Crusca. La lingua
di ogni giorno regola le esigenze primarie di comunicazione dei popoli e viene messa per iscritto soprattutto
per regolare inizialmente i rapporti economici e giuridici.
S
LUCA ERIANNI
Professore ordinario di storia della lingua italiana
Università “La Sapienza”, Roma
Quando è nata la lingua italiana? A una
domanda del genere non si può rispondere con una data puntuale: né con un
anno,né con un secolo.A differenza di un
individuo, una lingua si separa dalla sua
progenitrice (nel nostro caso il latino)
attraverso un distacco progressivo,
insensibile. Potremmo dire che l’italiano
è nato quando la comunità dei parlanti si
è resa conto di maneggiare qualcosa di
ormai profondamente diverso dal latino
scritto nei testi medievali: dunque, più
che a un atto di nascita, potremo risalire
a un certificato di esistenza in vita.
La spinta alla scrittura. È più utile chiedersi allora: perché a un certo punto
della storia si sente il bisogno di mettere per iscritto una lingua fino ad allora
soltanto parlata (e parlata, aggiungiamo, nella miriade di dialetti che circolavano nell’Italia dell’alto medioevo)? La
spinta alla scrittura non avviene quasi
mai per esigenze artistiche: la letteratura è un lusso a cui le società arrivano, o
arrivavano, dopo qualche secolo di alfabetizzazione. Le esigenze primarie sono
quelle che regolano la vita quotidiana: i
rapporti economici (come le tavolette
in greco miceneo, ben anteriori alla
grande letteratura della Grecia classica,
decifrate cinquant’anni fa da Michael
MA COME È VOLGARE QUESTA LINGUA!
I PLACITI CAMPANI
Sao ko kelle terre, per kelle fini que ki contene, trenta anni le
possette parte Sancti Benedicti
INDOVINELLO VERONESE
Se pareba boves, alba pratalia araba et albo versorio teneba
et negro semen seminaba
GRAFFITO DI COMMODILLA
Non dicere ille secrita a BBoce
Ventris) e i rapporti giuridici. La lingua
francese ha – alle sue radici – per l’appunto un testo giuridico: i giuramenti di
Strasburgo (842). Si tratta di brevi formule pronunciate da Ludovico il Germanico e Carlo il Calvo, nipoti di Carlo
Magno, davanti ai rispettivi eserciti per
sancire l’alleanza contro il fratello Lotario: Ludovico, che regnava su territori di
lingua tedesca, pronunciò il suo giuramento in francese, per farsi capire dall’esercito di Carlo il quale, a sua volta,
pronunciò la formula in tedesco.
Testo giuridico. Anche per l’italiano
quello che è considerato il più antico e
indiscutibile documento in volgare è un
testo giuridico. Questa volta non siamo
più nella Storia con l’esse maiuscola
(come avveniva con i giuramenti di Strasburgo, che ci sono stati tramandati da
uno storico contemporaneo: Nitardo,
cugino di Ludovico, Carlo e Lotario); ma
nella piccola storia: non assistiamo a
grandi rivolgimenti dell’assetto europeo, ma a una oscura lite sul possesso di
certi terreni che un privato rivendicava
ma che, in forza del principio dell’usucapione, un giudice assegnò in legittima
proprietà a chi ne aveva goduto il pos-
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sesso per almeno trent’anni. Si tratta dei
cosiddetti Placiti campani (placito è il
lat. PLACITUM ossia ‘sentenza’ di un giudice, trasformatosi poi nell’italiano antico
piato ‘lite’, da cui il nostro piatire ‘lagnarsi, chiedere in modo insistente e fastidioso’); ossia di formule che alcuni testimoni pronunciano a Capua davanti a un
giudice per affermare che, per quanto a
loro risultava, il monastero benedettino
di Montecassino (la parte sancti Benedicti) aveva goduto a lungo del possesso
delle terre in questione, così come erano
localizzate in un promemoria: la formula
più antica, risalente al marzo 960, è
molto nota: «Sao ko kelle terre, per kelle
fini que ki contene, trenta anni le possette parte sancti Benedicti».
Formule. Le formule sono inserite in un
contesto latino – la lingua abituale in
cui si esprimevano, per iscritto ma
anche parlando nel corso della loro professione – gli uomini di legge. Evidentemente l’uso del volgare, eccezionale
(perché anche i tre testimoni erano clerici, perfettamente in grado di esprimersi in latino, almeno secondo i bisogni
dell’epoca), si spiega col desiderio di
dare massima pubblicità alla sentenza e
quindi garantire il diritto del monastero,
minacciati da una vera e propria offensiva laica, della quale abbiamo altre conferme storiche.
Indovina indovinello. I Placiti sono il
primo documento in cui si abbia un
chiaro e intenzionale contrasto tra latino e volgare, ma non sono il più antico
documento che possa dirsi scritto in
volgare. Prima di essi, troviamo due
testimonianze, entrambe assai curiose:
l’indovinello veronese (fine dell’VIII –
inizio del IX secolo) e l’iscrizione della
catacomba romana di Commodilla
(prima metà del IX secolo). L’indovinello, conservatoci come “prova di penna”
dell’amanuense – cioè come uno scritto
vergato per gioco, in un momento di
pausa del faticoso lavoro di copiatura –
si legge in un codice liturgico conservato nella biblioteca capitolare di Verona:
«Se pareba boves, alba pratalia araba et
albo versorio teneba et negro semen
seminaba». Queste poche parole sono
CULTURA
Gennaio 2006
CATACOMBA DI COMMODILLA
lungo Via delle Sette Chiese
La catacomba fa parte dei complessi cimiteriali
visitati dai pellegrini alto-medievali lungo il grand
tour dei martiri. Si trova a un chilometro circa da
via Ostiense, lungo via delle Sette Chiese, insieme
con quella non molto distante da S. Tecla.
Il nome del cimitero forse deriva da chi donò il
fondo alla comunità cristiana per l’utilizzo funerario.
Il cimitero sotterraneo si articola su tre livelli: il più visto e interessante è al
secondo piano, l’arenario, scavato completamente negli anni 1903-05. Prima
dell’utilizzo catacombale tutta la zona era una vasta cava di pozzolana: tufo vulcanico tipo conglomerato giallo e pozzolana rossa.
Le gallerie sono strette e di forma rettangolare e le sepolture sono diverse da
quelle tradizionali e più note. Molte tombe sono infatti “a pozzo”, scavate verticalmente in profondità (si arriva fino a venti deposizioni sovrapposte) con lo
scopo di sfruttare al massimo lo spazio. Il cimitero è estremamente povero e
secondo gli studiosi le epigrafi scritte spesso con errori di ortografia.
Ad esse si aggiunge la mano ignota, forse di un presbitero pellegrino, che graffia sulla cornice rossa dell’affresco di Turtura la scritta che a detta di molti e del
prof. Serianni è il testo più antico della lingua volgare.
state oggetto di numerose discussioni
da parte degli studiosi; anche se sussistono dubbi su molte questioni particolari, il senso generale è chiaro: si tratta di
un indovinello che si fonda sul parallelo
tra lo scrittore e il seminatore: chi è colui
che manda avanti i buoi, ara bianchi
campi, regge un bianco aratro e semina
un nero seme? È lo scrittore che, scrivendo, sposta le dita (= i buoi) sulla pergamena – magari non proprio bianca,
ma comunque non ancora macchiata
dall’inchiostro –, impugna la bianca
penna d’oca e sparge il nero inchiostro
sulla carta. Resta però un’incertezza di
fondo: siamo di fronte al primo testo in
volgare o non piuttosto a uno dei tanti
esempi di latino volgareggiante offertici dalla carte medievali? L’amanuense
che ha scritto l’indovinello pensava davvero di usare una
lingua diversa dal
latino approssimativo a cui era abituato?
Abbassa la voce.
Non ci sono dubbi,
invece, sull’intenzionalità del volgare dell’iscrizione di
Commodilla, un
testo segnalato
agli inizi del Nove-
cento dagli archeologi, ma letto correttamente e studiato in tutte le sue implicazioni solo nel 1966 da Francesco
Sabatini, l’attuale presidente dell’accademia della Crusca. Il graffito recita:
«NON DICERE ILLE SECRITA A BBOCE»
(cioè “non recitare i segreti – le orazioni
segrete della messa, che il sacerdote in
base a nuove regole liturgiche doveva
recitare tra sé – ad alta voce”). Si tratta
evidentemente di una prescrizione che
un religioso sentì il bisogno di ricordare
a un confratello, ancora abituato alla
liturgia preesistente. Interessante la
seconda B aggiunta alla parola boce
‘voce’; chi scrive ha voluto rappresentare esattamente la pronuncia rafforzata
che, dalla Toscana in giù, è normale
quando alla preposizione a segue una
parola cominciante per consonante:
scriviamo a casa ma pronunciamo accasa, scriviamo a voce
ma pronunciamo avvoce. A un
testo che registra con tanta
attenzione un tratto tipico del
volgare e ignoto al latino, davvero non si può disconoscere il
titolo di più antico testo scritto
in italiano, anche se – a differenza dei Placiti – malgré lui.
Roma - Catacombe di Commodilla, Cripta
dei ss. Felice e Adàutto.
Il graffito liturgico dopo i danneggiamenti
del 1971 e il restauro-ritocco del 1972.
Foto Pontificia Commissione di
Archeologia Sacra.
Gennaio 2006
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EMIGRAZIONE
Emigranti italiani oltreoceano
Partono i
bastimenti
per terre assai lontane…
Istituito a Gualdo Tadino il museo regionale dell’emigrazione: un museo per non dimenticare, con un laboratorio didattico per gli studenti. Conoscere il passato è il punto di partenza per la pacifica convivenza dei popoli.
EMILIANO
giornalista
MAGRINI
È questa la funzione principale per cui a
Gualdo Tadino è stato recentemente
istituito il museo regionale dell’emigrazione, che ha come obiettivo recuperare la memoria di questo periodo storico
che ha coinvolto milioni di italiani. Sono
stati tantissimi, infatti, i nostri connazionali che per quasi un secolo, dalla fine
del XIX alla metà inoltrata del XX, hanno
lasciato l’Italia alla ricerca di fortuna in
terre lontane.
U.s.a., Ellis Island - Primi del '900. La fotografia ritrae un gruppo di emigranti italiani con la "valigia di cartone", durante la fase dello sbarco ad Ellis Island, Usa
L’iniziativa è del comune della cittadina
umbra, che ne ha affidato la cura all’Istituto per la storia dell’Umbria contemporanea (Isuc, ed è patrocinata dal Ministero italiani nel mondo, dalla regione
Umbria e dalla provincia di Perugia. La
Gualdo Tadino - Palazzo del Podestà e torre
civica sede museale
La nuova Italia:
da terra di partenza
a meta di arrivo
scelta è caduta proprio su Gualdo Tadino per ricordare il grande contributo
che le regioni del centro Italia hanno
dato, già dalla fine dell’Ottocento, all’emigrazione.
Raccolta multimediale. Il museo non
sarà solo luogo di memoria, ma contribuirà in maniera decisiva alla diffusione
della conoscenza storica. Non si limiterà
ad esporre oggetti, foto e ricordi dell’epoca, ma darà la possibilità a studenti e
36
Gennaio 2006
EMIGRAZIONE
Il fondamento della storia è fornire gli
strumenti per guardare avanti. E tale
sembra essere anche l’obiettivo di chi
ha predisposto questo importante progetto. In un mondo dove lo scambio
culturale con civiltà lontane è ormai
all’ordine del giorno, in un Paese come il
nostro che da terra di partenza è diventata meta d’arrivo per gli emigranti dell’intero bacino mediterraneo, conoscere
il nostro passato può e deve essere un
punto di partenza per poter organizzare una pacifica convivenza ai giorni
nostri.
Intervista a Catia Monacelli, direttore del museo regionale Pietro Conti
…tornano
i bastimenti
nel porto del museo
Più di 27 milioni di italiani hanno tracciato un grandioso ed epico esodo migratorio.
Umbria al settimo posto nella graduatoria nazionale. Documenti, foto, servizi giornalistici, film, documentari, valige, bauli, oggetti, campane e certificati: tutto racconta un’unica
storia di addii e scontri, nostalgie e dolori.
G
TIZIANA
RASSI
giornalista - autrice televisiva
Come è nata l’idea di istituire un
museo dell’emigrazione?
Il museo regionale dell’emigrazione,
intitolato a Pietro Conti, primo presidente della regione Umbria, nasce dalla
volontà dell’amministrazione comunale di Gualdo Tadino, provincia di Peru-
37
EMIGRAZIONE
Usa, New York
primi anni '20.
La fotografia
ritrae emigranti
europei in
attesa dello
sbarco a New
York.
non di interagire con il passato, di viverlo in maniera quasi realistica. Il centro di
raccolta multimediale ha acquisito in
esclusiva dalla Radio Televisione Svizzera Italiana materiale riguardante l’emigrazione all’estero e saranno quindi disponibili per i visitatori filmati, servizi
giornalistici e documenti. In fin dei
conti, come è giustamente ricordato sul
sito che sponsorizza il progetto
(www.emigrazione.it), la storia del
Novecento non può esser fatta trascurando il contributo della pellicola.
Docenti e studenti. La novità più
importante rispetto ai classici musei,
sembra comunque essere il laboratorio
didattico dedicato agli studenti di qualsiasi ordine e grado.E la biblioteca, fornita di testi adatti a qualsiasi studio sull’emigrazione, dalla letteratura alle lingue, dalla narrativa al diritto.
Gennaio 2006
Primi del ‘900. Un gruppo di emigranti umbri verso la Pennsylvania, Usa
Lussemburgo Esch sur Alzette, primi anni '40. La foto ritrae due
minatori appoggiati ad una locomotiva "Siemens" a cui sono attaccati
vagoni trasportanti rame, presso la fabbrica di "Terres rouges" a Esch
sur Alzette.
gia, di evocare e sottolineare il patrimonio storico, culturale ed umano legato
al grande esodo migratorio che coinvolse l’Italia a partire dalla fine dell’Ottocento, riguardando più di 27 milioni
di persone. In questo contesto l’incidenza della popolazione umbra, dapprima trascurabile, diviene rilevante a
partire dai primi anni del Novecento,
fino a raggiungere il 7° posto nel periodo 1911-1913 nella graduatoria delle
regioni a più alta emigrazione. Centinaia di documenti, immagini e racconti
provenienti da tutte le regioni d’Italia
sono custoditi nella sede museale, tutti
insieme a raccontare un’unica grande
storia: gli addii, l’incontro e lo scontro
con il paese straniero, la nostalgia, le
gioie e i dolori quotidiani.
Fino ai primi del '900 erano i cavalli a trasportare fuori dalla miniera i
carrelli carichi di minerale.
miniere di ferro e carbone. Al secondo
piano l’avventura del viaggio, rare e
commoventi immagini di traversate
transoceaniche, monitor che emergono
da vecchie valige di cartone e antichi
bauli, campane del suono che raccontano preziose testimonianze di viaggi
ardui e perigliosi a bordo di lenti bastimenti. Ed, infine, il terzo piano dedicato
alla partenza e ai motivi che spinsero
milioni di italiani a tentare la via dell’emigrazione verso terre straniere, in
paesi ospitanti ma non sempre ospitali,
le difficoltà dell’integrazione, la produzione dei tanti documenti per non essere respinti alla frontiera: carte d’identità
con le impronte digitali, passaporti, certificati di sana e robusta costituzione.
Il centro studi
Il percorso
Ci può descrivere il percorso museale?
Il museo è realizzato con la coinvolgente tecnica delle proiezioni video, possiede l’esclusivo materiale documentario
di Rai teche e della televisione della
Svizzera italiana riguardante il tema,
costituito da filmati, servizi giornalistici,
film e documentari. Il visitatore è coinvolto in un emozionante percorso a
ritroso, al primo piano l’arrivo degli emigranti all’estero, l’aggregazione, la vita
comunitaria, il cibo, la religione, l’occupazione, con particolare riguardo alla
ricostruzione della vita lavorativa nelle
Qual è lo scopo del centro studi del
museo?
E’ un centro di ricerca permanente,
pubblica ogni anno i volumi della collana “I quaderni del museo dell’emigrazione”, ha una ricca biblioteca che rac-
I valori del museo insegnati agli scolari
coglie testi e ricerche sull’argomento,
ha un archivio fotografico e documentario in continuo aggiornamento, una
nastroteca ed un’esclusiva videoteca di
riferimento nazionale. E ha un laboratorio, come centro di ricerca e sperimentazione.
Concorso nazionale
Il museo sta promuovendo un importante concorso nazionale. Di che si
tratta?
Si tratta del concorso dal titolo “Memorie Migranti”, per la migliore testimonianza video sul tema dell’emigrazione
italiana all’estero, con particolare riferimento alla propria regione e realtà territoriale. Lo scopo dell’iniziativa è quello
di stimolare il recupero e la sensibilizzazione della memoria storica giovanile
sul tema dell’emigrazione italiana nel
mondo dalla fine dell’Ottocento ai
nostri giorni, nonché favorire un’attività
di ricerca e di studio sugli aspetti storici,
sociali ed economici legati al fenomeno. Il concorso prevede cinque categorie: scuole elementari, scuole
medie inferiori, scuole medie
superiori, centri territoriali per
adulti, università, master post
laurea, scuole di cinema, giornalismo, televisione e video.
Per scaricare il bando completo del concorso è possibile collegarsi al sito istituzionale
www.emigrazione.it
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Gennaio 2006
ATTUALITÀ
L’Onu ha compiuto 60 anni ma ne dimostra qualcuno di più
Il Consiglio di sicurezza
genera insicurezza
L’attività dell’organismo –
che rappresenta la quasi
totalità del mondo – è
bloccata spesso dal diritto di
veto di uno qualsiasi dei
cinque membri permanenti.
Alle difficoltà burocratiche e
politiche si aggiunge in
questi ultimi tempi lo
scandalo dell’oil for food e
degli abusi sessuali.
Impotente di fronte ai
conflitti tra nazioni l’Onu
tenta comunque di difendere
i diritti dell’umanità.
Il Consiglio di sicurezza dell’ONU
S
ANGELO G. ABATINI
docente università Tor Vergata, Roma
Il Novecento annovera tra le speranze
per il progresso dell’umanità la nascita
dell’organizzazione delle Nazioni Unite
(Onu). Le celebrazioni dei suoi sessant’anni di attività (1945-2005) non sono
state vissute in una festosa atmosfera. A
New York il 14 settembre 2005 il segretario generale dell’Onu, Kofi Annan,
davanti agli oltre 170 rappresentanti
politici riuniti per la celebrazione dell’evento ha manifestato pubblicamente il
suo disappunto per il fallito obiettivo
della riforma che egli e altri avevano
auspicato.
Rivolgendosi all’assemblea ha detto:
“Siamo franchi gli uni con gli altri; non
abbiamo ancora ottenuto l’ampia e
fondamentale riforma che io stesso e
molti altri riteniamo necessaria”. La speranza di dare nuova linfa all’organizzazione per tirarla fuori dall’impasse che
l’attanaglia e rispondere positivamente al giudizio molto critico dell’opinione pubblica e degli esperti, è andata
delusa.
Kofi Annan era preoccupato per la mancata approvazione di una riforma che
voleva rappresentare la trasformazione
di una struttura burocratica e stretta
nella morsa di un meccanismo di voto
perverso nel “consiglio di sicurezza”,
bloccato dal diritto di veto di uno qualsiasi dei cinque membri permanenti.
Le emergenze. Troppo travagliata è la
storia delle emergenze in cui l’Onu ha
dovuto offrire il proprio intervento. Il
pensiero va alla Somalia, al Ruanda, alla
Bosnia, all’Afghanistan, all’Iraq e a tutti
quei paesi del terzo mondo in cui la sua
presenza ha coinciso con interventi
poco incisivi. Va anche ai magri risultati
raggiunti nella difesa dei diritti civili in
paesi che stentano a liberarsi di governi
autoritari; e, ancor più oggi, alle beghe
tra i membri dell’organizzazione nel
momento di decidere sulla riforma del
“consiglio di sicurezza”, per ottenere un
seggio accanto ai soci fondatori: Usa,
Russia, Cina, Gran Bretagna e Francia. Un
obiettivo cui sono interessati molti
membri dell’assemblea, uniti in gruppi
Gennaio 2006
per avere successo (quello del G4: Germania, Giappone, India e Brasile; il summit delle 53 nazioni dell’unione africana; il gruppo “uniti per il consenso” con
Italia, Argentina, Canada, Messico e
Pakistan). Il risultato è che
la riforma non ha avuto l’adesione di quei membri
più potenti e meno disposti a cedere lo scettro del
potere e langue in attesa
che si pervenga ad una
soluzione soddisfacente
per tutti. Il gioco delle
alleanze è complesso; su
esso aleggia il privilegio
dei più forti, difesi dalle
regole del gioco.
La mancata approvazione
della riforma e il rinvio a
tempi migliori portano il
sigillo dei membri (potenti)
del consiglio di sicurezza:
gli Stati Uniti, che, considerando il proprio stato il più
potente del mondo, in un
rapporto con altri stati
vede la sua potenza emergere più che in una organizzazione internazionale
(l’avventura militare nell’Iraq è emblematica), e la
Russia arroccata nella difesa del nihil movere espressa
chiaramente dal ministro
degli esteri, Serghiei Lavrov: “nessuna riforma del consiglio di
sicurezza potrà erodere lo status dei
cinque attuali membri permanenti”.
Il quadro. A queste difficoltà burocratiche e politiche, che intralciano il cammino spedito dell’organizzazione, si aggiunge in questi ultimi tempi l’emergenza scandali oil for food e degli abusi
sessuali.
Il quadro che emerge oggi nella considerazione della vita dell’Onu non è,
certo, soddisfacente; eppure ad essa
l’occidente ha guardato con fiducia, sin
da quel lontano 26 giugno del 1945,
quando i rappresentanti di 51 paesi
riuniti a San Francisco (Stati Uniti)
ATTUALITÀ
hanno firmano la Carta delle Nazioni
Unite, redatta durante gli incontri dal 25
aprile al 26 giugno. Una Carta diventata
effettiva il 24 ottobre, ratificata da Cina,
Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna e
New York. Il “Palazzo di vetro” sede dell’ONU
Unione Sovietica (i futuri cinque membri permanenti del consiglio di sicurezza) e dalla maggior parte degli atri paesi
firmatari.
Vincoli e condizioni. La struttura, i
compiti e le prerogative del consiglio di
sicurezza, con i suoi vincoli hanno reso
ardua la strada all’organizzazione nella
volontà di sanare i conflitti e nella salvaguardia dei diritti civili. In questi campi
la sua attività è stata sempre condizionata dai limiti posti dalla Carta ai poteri
del consiglio di sicurezza. Questa prerogativa fa dell’Onu un organismo cui
alcuni attribuiscono una struttura
gerarchica interna autoritaria, molto
39
poco democratica, che le toglie credibilità in un tema centrale che è quella
della protezione dei diritti umani.
Costoro ritengono che a governare la
volontà del consiglio non sia stato mai,
in assoluto, la tanta enfatizzata volontà di far prevalere la pace, bensì gli interessi che hanno legato e legano il singolo membro ai
soggetti coinvolti nei conflitti esterni ed interni e gli
stati interessati.
Così si spiegano le situazioni di impotenza dell’Onu di
fronte ai più gravi conflitti
degli ultimi anni: le guerre
fra Israele e gli Stati arabi
del 1967 e del 1973, la
guerra nel Vietnam, la
guerra fra India e Pakistan
del 1965 e del 1973, fino
alla guerra in Iraq, nata in
mezzo ai dissensi e a incertezze dominate da ragioni
di politica internazionale
guidata dalla volontà di
potenza dei più rappresentativi attori dell’organizzazione.
Contro la guerra. Oggi,
come allora, nel giudicare
l’Onu, guardiamo carichi di
una eccessiva speranza di
poter estirpare un male, la
guerra, che la storia del Novecento ci
mostra ancora presente in forme e in
intensità diverse.
L’opinione pubblica, anche attraverso i
suoi media, resta colpita più dall’inerzia
di alcuni momenti particolari che non
dai progressi compiuti, dimenticando
che incidere sui temi del conflitto quanto gli attori sono i potenti della terra è
speranza vana.
Di fronte a questa situazione l’Onu
dovrebbe avere l’onestà di riconoscere
che gli sforzi compiuti dalla comunità
internazionale in questi sessant’anni
per lo sviluppo e la difesa dei diritti
umani sono lontani dall’aver prodotto
risultati incoraggianti.
Scarica

congresso e assemblea azione professionale di commodilla