PERIODICO DEL DISTRETTO 2080 R.I. [email protected] N. 35 GENNAIO 2006 11/14 MAGGIO 2006 CONGRESSO E ASSEMBLEA DISTRETTUALI A VITERBO AZIONE PROFESSIONALE CLASSIFICAZIONI E RAGGRUPPAMENTI ROMA 18 MARZO 2006 FORUM SUL WELFARE BORSE DI STUDIO E SCAMBIO DEI GIOVANI GRAFFITO DI COMMODILLA NASCE LA LINGUA ITALIANA la mappa di lettura La lettera del Governatore di gennaio . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . – Minibilancio del primo semestre di Giorgio Di Raimondo Il Rotary dichiara guerra all’analfabetismo . . . . . . . . . . . . . . . . – Una scuola elementare nel Tigray di Anna De Gasperis – Il progetto Etiopia nel distretto Enderta – Analfabeti siamo anche noi di Bruno Benelli Premio Galilei dei Rotary italiani: 44° edizione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 9 Ozieri: corrono i cavalli 2 4 In copertina: Vincenzo Giovannini - 1889 Le “Colonnacce” al foro di Nerva. Nathaniel Hawthorne: “nel portico un fornaio ha sistemato la bottega e sta giusto sfornando le sue pagnotte”. di Tino Mocci – Per non diventare Disneyland di Roberto Ivaldi Congresso internazionale del Rotary giugno 2006 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 11 In attesa di congresso e assemblea distrettuali - maggio 2006 . . . . . . . . 12 – Le mura di Viterbo di Giuseppe Bordignon Azione professionale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 14 Constant Bourgeois (1767-1836) – Abbazia di Grottaferrata. (litografia) Bosa: programma scambio dei giovani . . . . . . . 30 – Nel Far West di Buffalo Bill di Luigi Mastino – Avventure meravigliose e formative di Valentina Casula Roma Tirreno: 16° concorso pianistico . . . . . . . 32 La nascita della lingua italiana . . . . . . 33 Rotary Foundation . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 16 Emigranti italiani oltreoceano . . . . . . 35 – Oh chitarra portoricana accompagnami tu! –Via dal vento di Marco Iezzi e Mauro Sylos Labini – Nostra sorella acqua di Fabio De Felice 18 marzo: forum sul welfare . . . . . . . . . . . . . . . . . 19 Rotary città aperta – Il graffito di Commodilla di Luca Serianni – Partono i bastimenti per terre assai lontane di Emiliano Magrini Per catturare l’energia eolica . . . . . . . . 17 di Silvio Piccioni di Gianni Gasbarrini Fortuna Dopo pranzo che fa il Rotary? . . . . . . 23 di Nunzio Primavera Come si crea la notizia Voce del Rotary Periodico del Distretto 2080 R.I. Anno XXIV n. 35 Gennaio 2006 Poste Italiane S.p.A. Spedizione in abbonamento postale D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art. 1 comma 1 - DCB - Roma Direttore Responsabile Bruno Benelli Proprietà Società Cooperativa Edizioni Rotariane del Distretto 2080 R.I. - Via Salaria, 332 - 00199 Roma – Tornano i bastimenti nel porto del museo di Tiziana Grassi Il consiglio di sicurezza dell’Onu . . . . . . . . . . . . 38 di Angelo Sabatini L’uomo che “possiede” Claudio Villa . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 40 . . . . . . . . . . . . . 20 Otto goal per vincere la partita . . . . . . . . . . . . . . 22 (litografia) Oristano: la ruota dentata scende in piazza di Mario Virdis . . . . . . . . . . . . . 29 – Il mestiere di raggruppare i mestieri di Giuseppe Grande – Rendiamoci utili di Gianni Gasbarrini Fortuna a cura di Antonio Lico Johann Adolf Kittendorff (1820-1902) – Höstmesse in den romerske campagne. . . . . . . . . . . 28 di Alberto Aime . 26 di Ettore Geri Stendhal, storia di amore e di coltello . . . . . . . 42 di Lapo Hercolani Il principe Totò di Adolfo Gravagnuolo . . . . . . . . . . . .44 Insieme. Il calendario dei programmi dei club . . . 45 Comitato di Redazione Alberto Aime - Domenico Apolloni - Antonio Arcese - Antonio Cogliandro - Claudio Marcello Rossi - Pier Luigi Zanata Art Director Gaspare De Fiore - Claudio Marcello Rossi Le firme Alberto Aime - Bruno Benelli - Giuseppe Bordignon - Valentina Casula - Fabio De Felice - Anna De Gasperis - Giorgio Di Raimondo - Gianni Gasbarrini Fortuna - Giuseppe Grande - Tiziana Grassi - Ettore Geri - Adolfo Gravagnuolo - Lapo Hercolani - Marco Iezzi - Roberto Ivaldi - Antonio Lico - Emiliano Magrini - Luigi Mastino - Tino Mocci - Silvio Piccioni - Nunzio Primavera - Angelo Sabatini - Luca Serianni - Mauro Sylos Labini Mario Virdis Associato all’USPI Direzione e Redazione Piazza Cola di Rienzo, 69 - 00192 Roma Tel. 063242271 - Fax 0645437281 e-mail: [email protected] Stampa Borgia srl Industrie Grafiche Editoriali Associate Roma 00152 - Via di Monteverde n. 28-38 Tel 06536557 - Fax 0658200728 Questo numero di “Voce del Rotary” è stato chiuso in tipografia Venerdì 23 dicembre 2005 Registrata al Tribunale di Roma n. 191/82 Registro Nazionale della stampa n. 619 del 12/12/82 La proprietà e l’editore declinano ogni responsabilità per le opinioni espresse dagli autori. Gli articoli con il corredo di foto vanno inviati per posta elettronica. La rivista si riserva, a insindacabile giudizio, la pubblicazione del materiale che, in ogni caso, non verrà restituito. 2 Gennaio 2006 Lettera di GENNAIO del Governatore Mese della sensibilizzazione al Rotary GIORGIO DI RAIMONDO Minibilancio del primo semestre I fatti più rilevanti Cari amici, con il nuovo anno ha preso l’avvio la seconda parte del nostro anno rotariano ed è conseguentemente iniziato il conto alla rovescia. Questo ci impone di fare un primo bilancio di quello che è stato fatto e quello che rimane da fare da oggi al 30 giugno. Quanto avremo realizzato ci consentirà di poter essere orgogliosi di aver contribuito anche noi ad aggiungere un tassello al consolidamento di quella grande istituzione che è il Rotary. Potremo quindi dire di aver agito attivamente in favore dell’opera di sensibilizzazione al Rotary, cui è dedicato il mese di gennaio. Perché questo avvenga, dobbiamo far sapere non solo la nostra storia ricca di eventi memorabili e di programmi destinati a promuovere l’affiatamento, i valori etici e morali, la pace e la tolleranza tra i popoli, ma anche il suo futuro, rappresentato dalla qualità dei progetti e delle maggiori attività dei vari club, avviati o portati a termine nel corso dell’anno. Avremo così partecipato, in modo tangibile, al rafforzamento dell’immagine del Rotary, che è costruita sulla base delle informazioni e dell’operare dei club nel loro insieme. Dobbiamo fare sempre di più ed essere consapevoli dell’enorme responsabilità che abbiamo nel diffondere e tutelare la nostra identità e i nostri ideali. Conoscenza e diffusione che dovrà prima di tutto essere rivolta al nostro interno. Se i club vogliono espandersi devono tenere presente che un aspirante socio, prima di aderire, vuole conoscere a fondo le opportunità di servire e le risorse disponibili. Solo soci bene informati e motivati possono contribuire, direttamente o indirettamente, al reclutamento e alla formazione di nuovi soci e quindi alla crescita sia quantitativa che qualitativa del club. L’invito che rivolgo è pertanto quello di approfondire la conoscenza del Rotary e di dedicarsi, con il massimo impegno, alle iniziative programmate, valutando i progressi fatti fino ad oggi. E poiché, come dicevo all’inizio, è il momento di fare un primo bilancio, vediamo insieme i fatti più rilevanti avvenuti in questo primo semestre. Prima della pausa imposta dalle festività ho visitato i 27 club della Sardegna, 15 club del Lazio e 10 di Roma, mentre ho ritenuto opportuno sospendere la visita di 3 club già programmata per i mesi di settembre, ottobre e gennaio, rinviandola a data da destinarsi, in attesa che si possano risolvere alcuni aspetti critici relativi alla loro situazione interna. Nel garantire tutte le mie attenzioni e il mio massimo impegno, sono convinto che, con l’aiuto prezioso degli assistenti e la buona volontà di tutti, si potrà giungere ad una favorevole conclusione. Certo è che più volte mi sono domandato se il concetto di “servire al di sopra di ogni interesse personale” venga sempre interpretato nel modo più corretto. Se è vero che il servizio e l’amicizia sono gli elementi che caratterizzano il Rotary, ritengo che il dovere del servire non debba essere destinato solo all’esterno, ma anche e prima di tutto all’interno del club, privilegiando il suo interesse a quello personale. In determinati comportamenti stento a ravvisare gli estremi del “servizio”, specie quando contrastano con i valori etici dello spirito rotariano. Non vi nascondo che il ripetersi di talune situazioni è motivo per me di profonda amarezza 3 Gennaio 2006 e talvolta di grande sconforto. Da qualcuno sono stato definito un sentimentale; ebbene se la mia visione del Rotary può essere considerata superata, siate certi che continuerò ad esserlo con estremo rigore, sperando che altri la pensino come me. Fortunatamente esistono le visite ai club che considero il momento di maggiore appagamento e gratificazione per un governatore. È in queste occasioni che ho riscontrato la vera atmosfera rotariana, sia per la calorosa e spontanea accoglienza, sia per l’opportunità di incontro con vecchi e nuovi amici. Un grazie sincero a tutti. Non c’è rosa però senza spine. In qualche caso ho riscontrato l’assenza di programmi concreti o non ancora iniziati, in altri la scarsa presenza di membri del consiglio direttivo e di commissioni, che, evidentemente, non hanno sentito il dovere e la necessità di testimoniare, almeno in una occasione così particolarmente significativa, la loro partecipazione alla vita del club. Nel mese di ottobre ho partecipato a Lille, in Francia, all’Institute indetto ogni anno dal Rotary international. Sempre a ottobre e a novembre si sono tenuti due Idir, uno a Macomer e l’altro a Roma e due seminari della Rotary Foundation, a Sassari e a Roma. Tutti hanno registrato una soddisfacente presenza, anche se modesta è stata quella dei soci ammessi negli ultimi tempi, sicuramente più bisognevoli di istruzione. La nuova impostazione, destinata a dare più spazio agli interventi e al dibattito, spero sia stata gradita e abbia dato proficui risultati. Nel mese di dicembre era prevista una tavola rotonda avente come tema la famiglia, che però ho ritenuto necessario rimandare, in assenza delle richieste prenotazioni presso la segreteria. Per finire aggiungo che, come noto, è stato elaborato un progetto, in materia di alfabetizzazione, che prevede la costruzione in Etiopia di una scuola elementare, dotata di ogni attrezzatura, per il quale attendo dai club una urgente risposta, spero di adesione. Anticipo inoltre, che il congresso e l’assemblea distrettuali avranno luogo a Viterbo nei giorni 11/12/13 e 14 maggio p.v. Stiamo predisponendo la scheda di prenotazione con le condizione e le modalità di partecipazione. Ed ora permettetemi di reiterare alcune raccomandazioni, in troppi casi rimaste senza seguito: – rispondere alla richiesta di adesione al protocollo d’intesa sottoscritto con la Protezione Civile; – inviare i dati mensili sull’assiduità; – trasmettere a “Voce del Rotary” i programmi mensili dei club entro il giorno 5 del mese precedente. Sperando di non aver abusato della vostra pazienza, ma l’importanza di alcune argomenti forse la richiedeva, e augurandovi buon lavoro, vi abbraccio con l’amicizia di sempre. Note di redazione – Sulla costruzione in Etiopia di una scuola elementare vedi progetto e articoli a pagg. 4-8. - Su congresso e assemblea distrettuali a Viterbo vedi articolo a pag. 12. IL TOUR DEL GOVERNATORE Ecco il calendario delle visite del governatore per gennaio-febbraio 2006 GENNAIO Giorno 10 Giorno 13 Giorno 15 Giorno 17 Giorno 18 Giorno 19 Giorno 20 Giorno 24 Giorno 25 Giorno 26 Giorno 27 Giorno 31 = = = = = = = = = = = = R.C. R.C. R.C. R.C. R.C. R.C. R.C. R.C. R.C. R.C. R.C. R.C. Roma Bolsena Sabina Tevere Roma Nord Roma Sud Ovest Roma Eur Latina Circeo Roma Centenario Roma Campidoglio Roma Sud Farfa Cures Monterotondo Mentana FEBBRAIO giorno 2 = giorno 3 = giorno 7 = giorno 9 = giorno 15 = giorno 16 = giorno 21 = giorno 23 = giorno 24 = R.C. R.C. R.C. R.C. R.C. R.C. R.C. R.C. R.C. Viterbo Ciminia Subiaco Roma Nord Est Tempio Pausania Rieti Roma Nord Ovest Roma Ovest Roma Sud Est Cassino 4 VITA DEL DISTRETTO Gennaio 2006 5 VITA DEL DISTRETTO Gennaio 2006 Il Rotary dichiara gue rra all’analfabetismo Sul preoccupante problema dell’analfabetismo pubblichiamo: il progetto Etiopia varato dal nostro distretto per la costruzione di una scuola elementare in Etiopia e un articolo illustrativo di Anna De Gasperis, presidente della task force alfabetizzazione-educazione del distretto 2080; infine un flash sulla situazione interna italiana, che ci fa scoprire aspetti della società che forse abbiamo dimenticato. Il distretto 2080 scende in campo per dare uno sbocco concreto al problema dell’alfabetizzazione ed educazione, una delle tre priorità dell’anno 2005/2006 Una scuola elementare nel Tigray, Etiopia Circa la metà dei club del nostro distretto hanno programmato proprie attività per il miglioramento dei livelli di alfabetizzazione e di istruzione. Il progetto distrettuale prevede la costruzione di una scuola elementare, la fornitura di libri e materiale scolastico, giochi ricreativi e corsi di formazione per gli insegnanti D G ANNA E ASPERIS presidente task force alfabetizzazione-educazione La “dichiarazione del millennio” delle Nazioni Unite, che ben 189 capi di stato e di governo hanno adottato nell’anno 2000, ha come obiettivo la costruzione di un mondo migliore teso, tra l’altro, a garantire l’educazione primaria a tutti i bambini entro il 2015. Siamo quindi in presenza di un documento di importanza epocale. Nel mondo su 650 milioni di bambini nell’età della scuola elementare ben 103 milioni non frequentano la scuola e i tre quarti di essi vivono nell’Africa subsahariana, nell’Asia meridionale ed occidentale (dati Unesco. Efa global monitoring report 2003-2004). La maggior parte dei minori non iscritti alla scuola primaria sono bambine. Abbiamo ritenuto opportuno fornire o richiamare alla memoria i dati sopra esposti per poter rendere immediata, in queste brevi righe, la dimensione del problema. È bene anche tener presente una im- portante conseguenza di quanto sopra: nei paesi a bassa scolarizzazione numerose ricerche (Unesco, ecc.) hanno confermato lo stretto collegamento tra crescita socioeconomica e progressivo miglioramento dei livelli di alfabetizzazione e che il livello di istruzione delle madri ha benefici effetti sulla salute e la stessa sopravvivenza dei bambini. La nostra sfida. Il Rotary, sempre sensibile alle problematiche sociali e sempre pronto a raccogliere grandi sfide, ha ritenuto l’alfabetizzazione una delle tre priorità dell’anno rotariano 2005/2006. Anche il nostro distretto con i suoi 81 club ha raccolto la sfida e ad oggi circa il 42% dei club (alcuni dei quali con più progetti) hanno programmato un’attività propria in questo campo e non solo nel nostro paese. Molti di loro, e dobbiamo congratularci, svolgono questo impegno con cura e competenza già da alcuni anni; altri hanno programmato progetti complessi ed estremamente impegnativi anche in aree geografiche lontane; sarà nostra cura, in una prossima occasione, rendere noto a tutti l’elenco dei club che stanno lavorando in tal senso. Intanto, a tutti i presidenti ed ai rotariani delegati per l’alfabetizzazione va il ringraziamento del governatore e di tutta la task force alfabetizzazione educazione. con la collaborazione del governo locale e delle comunità stesse che hanno dichiarato di impegnarsi fin dall’inizio a consegnare memorie relative a quanto realizzato ed ai risultati raggiunti. Save the children. Non poteva mancare, a questo punto, l’impegno del nostro distretto a percorrere la strada dettata nella Dichiarazione del Millennio delle Nazioni Unite, che si colloca alla base stessa del progresso civile: il nostro governatore Giorgio Di Raimondo ha individuato un importante progetto di istruzione in Etiopia tra tutti quelli indicati dall’associazione Save the children ed ha deciso di farlo proprio proponendolo ai club del distretto. Tale progetto è stato individuato, come già detto, tra quelli elaborati da Save the children, la più grande organizzazione internazionale indipendente per la difesa e la promozione dei diritti dei bambini, segnalata e raccomandata dal presidente internazionale Carl Wilhem Stenhammar. Luglio 2006. Sarà nostra cura seguire con particolare attenzione tutto l’iter dell’opera che vedrà la sua conclusione nel mese di luglio 2006. Crediamo che la missione rotariana venga assolta in uno dei modi migliori possibili con questo tipo di iniziativa che centra il problema alfabetizzazione in un aspetto importante della sua complessità. Crediamo anche fermamente che, come sempre, i rotariani faranno onore a questo impegno; a tale proposito tutti i presidenti dei club riceveranno tra brevissimo tempo una lettera sul progetto al quale stiamo collaborando. Istruzione di base. Il progetto di cui stiamo trattando prevede la costruzione di una scuola elementare; la fornitura di materiale scolastico, di testi scolastici, di libri da consultare, di giochi ricreativi nonché l’istituzione di corsi di formazione per gli insegnanti. È importante sottolineare che ogni scuola permetterà a circa 3200 bambini di accedere ad una istruzione di base di qualità (e si cercherà di portare il tasso di iscrizione delle bambine intorno al 50%). Altro elemento di grande valore per questo progetto è che verrà realizzato 6 VITA DEL DISTRETTO Il progetto Etiopia nel distretto Enderta 3200 bambini avranno una istruzione di qualità La mancanza di accesso ad un’istruzione di base di qualità rappresenta uno dei problemi più gravi delle zone rurali etiopi. Rendere possibile l’accesso dei bambini ad una istruzione di base di qualità può portare un contributo considerevole per un miglioramento della vita dei bambini e delle loro comunità. L’obiettivo principale di questo progetto è di “accrescere le opportunità di accesso dei bambini ad una istruzione di base di qualità, con una particolare attenzione alle bambine, in una comunità della regione Tigray”. La mobilitazione e la partecipazione della comunità, la costruzione di una scuola elementare, il rafforzamento delle capacità, il networking, la collaborazione e l’introduzione dei programmi di sviluppo della prima infanzia saranno le attività principali del progetto. Il progetto sarà completato nel luglio 2006. Il budget per la costruzione di una scuola è di 57.000 euro. Località di attuazione Stato regionale del Tigray, Etiopia Zona: Tigray meridionale Distretto: Enderta Problema principale Mancanza di accesso all’istruzione di base a cause delle grandi distanze che i bambini devono percorrere per raggiungere le scuole. Queste distanze peggiorano la qualità della vita dei bambini e aumentano i tassi di abbandono scolastico, in particolare delle bambine. Beneficiari 3.200 bambini, di cui il 52% è rappresentato da bambine Risultati previsti • Aumento dell’accesso ad una istruzione di base di qualità in una comunità • Insegnanti/facilitatori formati nelle scuole • Introduzione ai programmi di sviluppo della prima infanzia per sensibilizzare le comunità sull’importanza del programma nella vita dei bambini e dei genitori Attività principali • Mobilitazione della comunità • Costruzione di una scuola • Fornitura delle attrezzature necessarie per la scuola come mobili, libri di testo, radio, kit di pronto soccorso, ecc. • Formazione per i facilitatori e le associazioni di genitori e insegnanti Periodo di attuazione Febbraio - Luglio 2006 Durata del progetto: cinque mesi. Descrizione del progetto In adempimento alle priorità programmate dal Rotary International per l’anno in corso e nell’ambito delle operatività della task force alfabetizzazione-educazione, il distretto 2080 ha individuato un importante progetto di Save the Children che fa parte del programma di istruzione del distretto di Enderta, nello stato regionale del Tigray. Il Tigray si trova nella regione settentrionale dell’Etiopia, al confine con l’Eritrea e il Sudan. Più dell’85% della popolazio- Gennaio 2006 ne dipende dall’agricoltura. Lo stato regionale del Tigray ha una superficie di circa 80.000 kmq e una popolazione di 4 milioni di abitanti, di cui l’85% vive nelle zone rurali. A parte la città di Mekele, capitale regionale, ci sono cinque zone amministrative: occidentale, centrale, orientale, nordoccidentale e meridionale, che comprendono in totale 36 distretti e 620 Tabias (sottodistretti). Il distretto di Enderta si trova nella zona meridionale dello stato regionale del Tigray. L’obiettivo principale del progetto è migliorare l’accesso e la qualità dell’istruzione in particolare di una kebele (comunità) del distretto di Enderta a beneficio di 3.200 bambini. Obiettivo del progetto Aumentare le opportunità di accesso dei bambini ad una istruzione di base di qualità, con una particolare attenzione per le bambine. Obiettivi specifici • Permettere a 3.200 bambini di accedere ad una istruzione di base di qualità • Rendere la situazione favorevole per portare il tasso di iscrizione delle bambine al 52% • Introdurre lo sviluppo della prima infanzia concentrato sull’istruzione prescolastica in una comunità Strategia Il progetto prevede la costruzione di una scuola elementare e l’integrazione di attività nella scuola in una comunità selezionata in collaborazione con il governo locale e l’associazione genitori e insegnanti. Il progetto è concepito con la consulenza dell’ufficio governativo locale dell’istruzione e la comunità. La gestione delle attività, dell’implementazione e del monitoraggio del progetto sono di responsabilità di Save the Children, degli uffici governativi locali e delle comunità beneficiarie. Risultati previsti • Introduzione in una località di accesso ai servizi di istruzione di base di qualità Gennaio 2006 • Miglioramento della qualità dell’istruzione attraverso la formazione degli insegnanti/facilitatori • Un libro di testo per alunno • Introduzione di centri risorse di qualità per gli insegnanti e gli studenti • Aumento della partecipazione delle bambine nell’istruzione • Creazione di una forte associazione genitori e insegnanti • Apertura di un programma di sviluppo della prima infanzia nella comunità VITA DEL DISTRETTO serie è la mancanza di esperienza e di conoscenze tecniche nell’area dello sviluppo della prima infanzia. A questo proposito Save the Children ha introdotto nelle scuole comunitarie di base in Etiopia un programma denominato “sviluppo della prima infanzia”. Gli studenti che hanno frequentato questo programma e hanno poi fre- Attività dettagliate Le attività principali del progetto sono classificate come programmi di istruzione elementare e di sviluppo della prima infanzia. Istruzione elementare L’introduzione di una istruzione di base di qualità è una priorità nel distretto di Enderta per migliorare le condizioni attuali dei bambini e delle loro famiglie. Il progetto è volto ad avere dei miglioramenti quantitativi e qualitativi nella fornitura di istruzione di base di qualità per i bambini delle zone rurali nelle comunità mirate attraverso l’attuazione di attività integrate. Per questo i club del distretto 2080 insieme a Save the Children costruiranno una scuola elementare in una comunità. La scuola avrà quattro classi, un centro risorse, un ufficio degli insegnanti e un magazzino. La scuola sarà rifornita di materiali necessari come i banchi degli studenti, i mobili per l’ufficio, le lavagne, ecc. Inoltre, gli insegnanti e i membri dell’associazione genitori e insegnanti seguiranno dei corsi di formazione per migliorare la qualità dell’istruzione. Sviluppo della prima infanzia Nella zona rurale dell’Etiopia, i bambini sono molto più vulnerabili a causa del mancato soddisfacimento dei loro bisogni primari, ed è noto che i problemi che i bambini attraversano nella prima fase del loro sviluppo sono spesso duraturi o permanenti. Una delle carenze più quentato la scuola primaria hanno riportato rilevanti successi scolastici nel primo ciclo educativo. Nel momento in cui si determinano gli obiettivi del programma d’intervento può essere utile considerare i seguenti benefici: • I bambini le cui capacità fisiche, sociali, psicologiche e intellettuali sono pienamente sviluppate (in particolar modo all’età di 7 anni) si iscrivono con una più elevata percentuale a scuola, riportano migliori risultati scolastici e frequentano più a lungo la scuola rispetto a quei bambini che non hanno potuto sviluppare queste capacità. • I genitori i cui figli godono di buona salute, sono inseriti nella società, psicologicamente stabili ed equilibrati ed hanno sviluppato le loro capacità cognitive, hanno maggior reddito disponibile da impiegare al sostentamento della propria famiglia rispetto ai genitori che devono utilizzare il proprio reddito per cure mediche e terapeutiche. • I sistemi scolastici in cui i bambini sono pienamente integrati e svolgono con successo le attività educative sono in grado di impiegare più risorse eco- 7 nomiche per migliorare la qualità dell’insegnamento e delle attività didattiche anziché doverle investire nel recupero dei bambini che abbandonano la scuola. Le comunità e i villaggi che hanno al loro interno bambini in salute e ben istruiti sono economicamente e socialmente più sviluppati. Per questo motivo, siamo certi che questo progetto porterà benefici non solo al bambino ma anche ai genitori così come alla comunità a cui appartiene. Presupposti La disponibilità, la buona volontà e la competenza del governo all’interno dello stato regionale rappresentano un grande opportunità di cui è opportuno avvalersi. L’attenzione che lo stato regionale riserva ai bisogni dell’intera comunità e dei suoi abitanti e le attività volte ad alleviare i loro problemi sono molto incoraggianti. La storica esperienza di Save the Children in Etiopia, e in particolare nel distretto di Enderta, può essere considerata come un importante valore aggiunto ai fini dell’implementazione del progetto. Reportistica e ritiro dell’intervento di Save the Children Al termine del progetto Save the Children, insieme agli uffici locali e alle associazioni genitori-insegnanti, si impegna a consegnare un rapporto relativo al programma realizzato e ai risultati raggiunti. Questi ultimi saranno condivisi con il governatore e i rappresentanti del distretto 2080 e con tutti i club che ne fanno parte. Sarà possibile infine organizzare, in stretto coordinamento con Save the Children, la visita del progetto. Il governo, al termine del progetto, subentrerà nella gestione della scuola, e si prenderà cura di proseguire il lavoro intrapreso da noi. In questo modo il lavoro svolto inizialmente per 3.200 bambini sarà in grado di produrre benefici anche in futuro coinvolgendo molti altri piccoli. 8 VITA DEL DISTRETTO Gennaio 2006 Analfabeti siamo anche noi (in andata e di ritorno) A, b, c…, 1,2,3…: le parole e i numeri sono pesanti come lastre di marmo e sono capaci di imprigionare le menti, generando in chi non li conosce totale ignoranza e povertà BRUNO BENELLI Annibale è alle porte? Macchè, Annibale è già entrato in città e la sta espugnando. Quando si parla di alfabetizzazione il nostro pensiero corre ai popoli africani e asiatici. E come rotariani abbiamo preso l’impegno – il governatore Di Raimondo lo ricorda costantemente – di lottare per educare gli analfabeti, mettendoli in condizione di leggere e scrivere. Ma forse abbiamo dimenticato un non secondario dettaglio: l’Italia è poveramente ricca di analfabeti. Annibale, cioè il nemico, lo abbiamo dentro casa. L’Unione nazionale lotta all’alfabetismo, ente morale, parla di quasi 6 milioni di analfabeti, cioè della spaventosa percentuale dell’11% della popolazione italiana. L’Istat dice invece che secondo i dati dell’ultimo censimento gli interessati sono quasi 800 mila. I due enti però usano con parole diverse lo stesso pallottoliere perché l’Unione aggiunge al numero Istat quello (5,2 milioni di unità) delle persone prive di licenza elementare, e quindi prevedibilmente analfabeti. La cifra ci colloca al terzultimo posto della classifica dei paesi più istruiti: battiamo solo Portogallo e Messico. Non è finita, non bastano queste cifre. Occorre aggiungere – precisa Tullio De Mauro, docente di linguistica, ex ministro dell’istruzione – che un quarto delle persone che hanno preso la licenza media oggi non sa più scrivere e fare di conto. A questo proposito gli esperti sostengono da sempre che se le conoscenze scolastiche non sono adeguatamente coltivate nel tempo, l’alfabetismo decade dopo cinque anni. Sono cifre preoccupanti che denotano lo scarso connubio tra scuola e mondo civile: due mondi separati, che non interagiscono. Perciò potenziare l’investimento nella scuola è imperativo e vitale per tutta la nazione. Il Rotary italiano s’è preso un impegno da far tremare i polsi: non deve badare solo alle case (paesi) altrui, ma deve risolvere anche i problemi in casa propria. Perché Annibale è un brutto impiccio: se si ficca dentro casa fa il vuoto intorno a sé. E decreta piano piano la morte culturale e il progresso di una società, relegandola sempre più ai margini del mondo cosiddetto civile. Come Rotary abbiamo un forte nemico da combattere. L’analfabetismo va contrastato con tutti i mezzi. E’ la poliomielite delle facoltà mentali, delle capacità organizzative, delle relazioni interpersonali. Chi non sa leggere e scrivere è in prigione. Come Rotary aiutiamo la società a ritrovare la chiave della porta che permetta a tanti giovani, a tanti adulti, a tanti anziani di uscire dalla galera e diventare (o ri-diventare) risorse del paese. Abbiamo sconfitto (quasi) la polio, quella vera, possiamo (dobbiamo) farcela con l’analfabetismo. Per rendere l’uomo libero dai mali creati dall’incultura e dall’ignoranza. Gennaio 2006 9 VITA DEL DISTRETTO Pisa, 44° edizione del premio internazionale Galileo Galilei dei Rotary club italiani In difesa dell’arte italiana per non diventare Disneyland Premiato il prof. Irving Lavin, storico dell’arte italiana, i cui studi sull’architettura barocca e su Bernini sono tra i più importanti al mondo. Un invito a valorizzare i beni culturali e tutelare il patrimonio artistico. Se Brunelleschi fosse vissuto oggi, non avrebbe potuto costruire la chiesa per le difficoltà burocratiche. Il Rotary con il premio celebra la storia culturali del nostro paese. La prossima cerimonia, sempre a Pisa, stabilita per il 6-8 ottobre 2006. I La cultura italiana è valorizzata all’estero grazie all’opera di italianisti stranieri che fanno conoscere al mondo, con lavori fondamentali, la nostra lingua e la nostra civiltà ROBERTO VALDI governatore eletto 2006-2007 Il premio Galilei – cui ho partecipato quale socio di diritto della fondazione premio Galilei - è assegnato ogni anno ad uno studioso straniero che si sia particolarmente distinto in una disciplina, prevalentemente storica e/o letteraria, riguardante la cultura italiana. Onorare quegli studiosi stranieri che hanno dedicato la loro esistenza alla civiltà italiana e che hanno assunto l’Italia quasi come una seconda patria è lo scopo del premio internazionale Galileo Galilei dei Rotary club italiani, divenuto fondazione il 20 maggio 1981 con la presidenza del professor Tristano Bolelli, ordinario di glottologia nell’università di Pisa, oltre che governatore del nostro distretto nel 1960/61 e 1961/62, nonché vice presidente internazionale nel 1966/67. Nobel italiano. L’iniziativa prese avvio nel 1962 in Versilia ma già nel 1968 passò a Pisa dove è stata sempre più potenziata, divenendo famosa in Italia e all’estero quasi come un Nobel italiano con caratteristiche sue proprie. Il premio, che consisteva in origine in una Il prof. Irving Lavin riceve il premio statuetta di Emilio Greco, oggi sostituita da un’opera di altri importanti artisti, e in una targa d’oro, vuol riconoscere la valorizzazione della cultura italiana all’estero quale risulta dall’opera di italianisti stranieri che fanno conoscere al mondo, con lavori fondamentali, la nostra lingua e la nostra civiltà. Il premio Galilei è un’istituzione che, nei vari settori della cultura, senza bandire concorsi ma per mezzo di giurie formate da insigni studiosi italiani, opera con assoluta serietà. Le varie discipline. Le discipline riguardanti la nostra civiltà prese in considerazione sono: archeologia ed etruscologia; storia della letteratura italiana; storia della scienza; storia della lingua; storia; storia dell’arte; storia della musica; 10 VITA DEL DISTRETTO storia del pensiero; storia del diritto; storia economica. Se si va a vedere a quali settori, periodi e personaggi della civiltà italiana gli studiosi premiati si siano via via rivolti, si constata che il trecento, il rinascimento e il periodo successivo fino a tutto il seicento sono i momenti di elezione dell’attenzione dedicata all’Italia dagli studiosi stranieri. Tale aspetto risulta anche visivamente evidente nelle mostre delle loro opere, tenute periodicamente a Pisa presso la Domus Galilaeana, originaria sede della fondazione. GALILEI dal cannocchiale alla cecità Galileo Galilei nasce a Pisa nel 1564 e qui studia matematica e medicina e riceve una cattedra di matematica, pur non essendo laureato in quella disciplina. Promulga la legge sulla caduta dei gravi, perfeziona il cannocchiale e fa diverse scoperte astronomiche tra cui quella dei satelliti di Giove. Poi passa all’Università di Padova, dove però, seguace di Copernico, è inseguito dalle ire del cardinale(poi fatto santo) Bellarmino che lo condanna per eresia e lo costringe alla ritrattazione, rinchiudendolo in area controllata (osservatorio di Arcetri, dove morirà nel 1642, solo e cieco). La Chiesa di Roma lo riabiliterà solo nel 1992. Altri premi. Al premio Galilei si sono aggiunti il premio Nicoletta Quinto, grazie ad un lascito di cento milioni di lire di Pietro Quinto, professore dell’università di Bologna, incrementato dalla sorella dott. Nice Quinto ed il premio Cianci, istituito dalla famiglia in onore di Maria Cianci. I premi sono destinati a giovani stranieri che abbiano già dato prove scientifiche molto sicure con pubblicazioni di grande rilievo tutte dedicate all’Italia e alla sua civiltà. comune concezione dell’uomo della strada, specialmente quella che tende a fare dell’Italia una immensa Disneyland, dove si perdono i valori originari della nostra cultura, in un marasma di pregiudizi quasi superstiziosi che spesso sconfinano nel più vieto nazionalismo. Storico dell’arte. Quest’anno siamo arrivati alla 44^ edizione ed il premio è stato assegnato al prof. Irving Lavin, storico dell’arte italiana. L’assegnazione è avvenuta nella prestigiosa aula magna dell’università di Pisa, dove Galileo Galilei ha studiato ed insegnato per diversi anni della sua vita. Il premio è stato consegnato dal rettore di quella università, prof. Marco Pasquali, alla presenza del sindaco di Pisa Paolo Fontanelli. Molti i discorsi ufficiali. Prestigioso l’intervento del premiato i cui studi sull’architettura barocca in Italia e su Bernini sono tra i più importanti al mondo. Il prof. Lavin, in un perfetto italiano, ci ha fatto toccare con mano quanto sia difficoltosa la conoscenza dell’arte nella I nostri padri. Noi che “grazie a quei provvidenziali pazzi megalomani dei nostri antenati abbiamo ereditato uno straordinario patrimonio” (cito dal discorso del Dg Carlo Mazzi del 2040), dovremmo essere abituati alla bellezza e valorizzarla, oltre che conservarla. Invece la cultura dell’arte delle nostre amministrazioni, non sapendo discernere tra conservazione dell’antico e promozione del contemporaneo, semplicemente bocciano qualunque intervento architettonico con l’inevitabile movente della tutela del patrimonio, consentendo invece interventi demolitori, falsamente corretti, che feriscono in modo irreversibile i contesti ecologici nei quali vengono inseriti. TRE PREMI Al premio Galilei si aggiungono il premio Nicoletta Quinto e il premio Cianci Gennaio 2006 Brunelleschi e la cupola. Il prof. Lavin, mostrando l’immagine della basilica di Santa Maria Novella a Firenze, ci ha detto con tutta franchezza che se Brunelleschi fosse vissuto ai nostri giorni, semplicemente non avrebbe potuto costruire la sua chiesa, ammorsato dai lacci e laccioli della burocrazia imperante. Brunelleschi aveva vinto un concorso a suo tempo internazionale (altri progetti erano giunti da Siena e da Pisa) e l’aveva vinto solo sulla base di un modello, in quanto non avrebbe rivelato a nessuno come sarebbero state realizzate le volte della cupola, senza sostegni (problema a tutt’oggi insoluto): ebbene, ha detto Lavin, Firenze ha inventato la modernità e ha inventato la storia e il Rotary, premiando uno storico dell’arte, ha colto il doppio obiettivo di celebrare la storia del nostro paese, apprezzando al tempo stesso la validità culturale della bellezza del nostro patrimonio artistico. Partecipiamo. Un consiglio ai rotariani: sarebbe quantomai opportuno per tutti noi partecipare a questa cerimonia, che dà lustro, oltre al Ri, anche all’Italia, specialmente nel contesto culturale nel quale i rotariani vorrebbero riuscire ad essere presenti, piuttosto che essere relegati tra quelli che “pensano solo a mangiare”. La cerimonia si svolge il primo fine settimana di ottobre, tutti gli anni, a Pisa. La prossima è definita per il 6/8 ottobre 2006. Per avere informazioni, basta cercare sul sito del distretto 2070: www.rotary2070.org Gennaio 2006 CONGRESSO INTERNAZIONALE 11 Congresso internazionale del Rotary – 11-14 giugno 2006 a Copenhagen e Malmö Prenotazioni entro febbraio, fatte in gennaio è anche meglio Pubblichiamo ampi stralci della lettera che Luigi Apuzzo (promozione congresso internazionale) ha inviato ai presidenti rotariani del distretto 2080 per sollecitare la partecipazione al prossimo congresso internazionale che si svolgerà – ed è la prima volta che accade – in due nazioni differenti (Danimarca e Svezia). Il congresso ha lo scopo di informare e motivare tutti i rotariani, ed in particolar modo tutti coloro che si accingono a ricoprire cariche direttive, “affinché promuovano con entusiasmo e con progetti concreti lo sviluppo del Rotary a livello di club e di distretto”. Il governatore Di Raimondo, particolarmente sensibile e desideroso di una significativa partecipazione del distretto, mi ha incaricato di farmi interprete dell’importanza dell’evento e promotore dello stesso. Sulla stampa rotariana sono stati dati ampio risalto ed informazione dell’evento e delle modalità di partecipazione. Tutte le informazioni si possono trovare sul sito del Rotary international www.rotary.org e dallo stesso sito possono essere scaricate anche le schede di iscrizione e di prenotazione alberghiera, con le relative istruzioni per la compilazione ed il pagamento. Le schede saranno a disposizione di chi ne avesse bisogno, su supporto cartaceo o presso il distretto o direttamente presso il mio ufficio ai seguenti recapiti: Luigi Apuzzo - Via Tagliamento, 24 00198 Roma Tel. 06.85301160 - Fax 06.85301162 Cell. 347.8552990 e-mail : [email protected] poter godere di una scelta migliore dell’albergo, bisogna anticipare i tempi e quindi vorrei poter chiudere la lista dei partecipanti al più tardi entro la fine del prossimo mese di gennaio. La necessità di anticipare i tempi è dettata, oltre che dagli aspetti logistici sopra indicati, anche da motivi economici perché, come potrete vedere dalla documentazione ufficiale, le quote d’iscrizione aumentano alle varie scadenze ed inoltre, operando per tempo, possiamo spuntare delle tariffe più convenienti per il trasporto aereo, e, per chi lo desiderasse, organizzare dei viaggi di andata a Copenhagen e di ritorno alternativi per utilizzare l’occasione per visitare altre località. Copenhagen Chi avesse intenzione di partecipare o anche solo interesse di avere maggiori informazioni può rivolgersi direttamente a me. Vi ricordo che l’iscrizione e la prenotazione alberghiera sono due atti separati e possono essere eseguiti solo tramite il comitato organizzatore dell’evento. Mentre per la registrazione ognuno può provvedere autonomamente, è opportuno che la preMalmö notazione alberghiera venga fatta di gruppo, al fine di poter essere alloggiati tutti insieme nello stesso albergo. La scadenza per la prenotazione è stata fissata al giorno 28 febbraio; però, per 12 CONGRESSO E ASSEMBLEA Gennaio 2006 I n attesa del congresso e dell’assemblea la rivista, in omaggio alla città ospite, compie un tour culturale per conoscere meglio Viterbo nei suoi aspetti più interessanti. In questo numero si parte zoomando sulle mura di cinta della città. i d a r u o b M iter V Monumento di peperino lungo 5 km La storia della città si intreccia a doppio filo con quella delle mura sviluppatesi alla fine dell’XI secolo. La storica rocca del cardinale Albornoz. Merli e feritoie per archi, balestre, archibugi, cannoni. La cinta è stata ripristinata dopo i bombardamenti del 1943-44. “ Mura da salvare”: un bellissimo volume redatto nel 2003 a cura dei dieci distretti rotariani italiani. B GIUSEPPE ORDIGNON Rotary club Viterbo Le persone che visitano Viterbo ricevono, alla visione esterna delle mura, una sensazione di austerità che emana dalla severa cinta. Cinta pressoché intatta, la cui cerchia rivela il risultato di varie fasi di sviluppo tra la fine dell’XI secolo e la metà del XIII. Queste mura rappresentano la storia di Viterbo nelle sue vicissitudini, nelle sue alterne vicende tra Chiesa e Impero. Mura che lasciano intravedere il lontano ricordo etrusco e quello romano e le tracce del dominio longobardo dell’VIII CONGRESSO E ASSEMBLEA DISTRETTUALI VITERBO 11-14 MAGGIO 2006 Ricordiamo a tutti i soci l’importanza di partecipare alle due manifestazioni che segnano il punto più alto e significativo della storia annuale del distretto. secolo, con re Desiderio in lotta contro papa Adriano I. Protezione urbana. Dal momento in cui la cinta muraria mise insieme i borghi della zona, facendo sorgere il centro dell’attuale Viterbo, le mura hanno rappresentato la protezione della città, Gennaio 2006 CONGRESSO E ASSEMBLEA Viterbo tra le oltre 1100 città italiane murate, sono parecchie le torri di guardia. Ben 15 le porte, la più antica delle quali è porta Fiorita. Alcune si presentano ancora oggi intatte nelle forme artistiche monumentali. Non tutte aperte attualmente ma conservate e visibili per il visitatore. Le mura di Viterbo sono, in gran parte, munite di merli, a tratti di foggia diversa. Gli storici cronisti affermano che ciò sarebbe dovuto al fatto che alcuni sono stati costruiti dai guelfi e altri dai ghibellini, secondo gli avvicendamenti storici del momento. Interessanti sono le feritoie che Conclavi. La cerappaiono numerose per chia muraria vide motivi di avvistamento, gli storici conclavi ma anche per colpire il (1261-1281) per la nemico, per cui secondo nomina dei papi Federico Barbarossa l’arma che veniva usata che ebbero sede a Viterbo, compreso il conclave che nella feritoia su distinguono in feritoie durò circa tre anni, concluso nel 1271 arciere, balestriere e archibugiere. Sulla con la nomina di Gregorio X. Lotte e rocca Albornoz appaiono anche feritoie tiranni girarono intorno alle mura per il cannone. quando dominavano la città le famiglie dei Gatti, dei Tignosi e dei De Vico. I cronisti. La storia delle mura ci viene Nei conflitti di questi signori appare tramandata da cronisti del passato rinauna figura di grande spicco, il cardina- scimentale. Si ha notizia del più antico e le spagnolo Albornoz, di cui la storica credibile cronista che fu Lancillotto o rocca, che grande influenza lasciò Lanzillotto che scrisse intorno alla metà nella città di quell’epoca. Le mura si estendono per circa 5 chilometri intorno alla città. Edificate principalmente con roccia di origine vulcanica, di colore grigio scuro, chiamata peperino, pietra che esiste in grande quantità nella zona. delle sue genti, dei suoi beni archeologici. Quelle mura, che danno l’immagine alla città, la cui austerità si trasforma all’interno in cordiale accoglienza, densa di visioni d’arte, di fontane, di chiese, di palazzi che ne corredano l’interno. Sono le mura che hanno visto Federico Barbarossa, che conferì solennemente a Viterbo il titolo di città, ed il suo nipote Federico II di Svevia che invece, nel 1243 la sottopose all’assedio. Le mura ed il coraggio dei viterbesi sconfissero l’arroganza dell’imperatore, costretto al ritiro dopo tre mesi. Sono i tempi della giovane santa Rosa che, nel racconto di alcuni cronisti, contribuì a galvanizzare la resistenza dei cittadini in occasione di tale conflitto. Torri e porte. Lungo le mura, che pongono 13 del XIII secolo. Tali scritti sono andati perduti per eventi bellici, per allagamenti e per altri evenLa Rocca di Albornoz ti storici, ma le cui notizie sono state riprese da altri cronisti, tra i quali: Niccolò della Tuccia e frate Francesco d’Andrea i cui scritti risalgono al XV secolo. Una prova del grande interesse della città per la propria cinta di difesa, ci viene dagli stessi statuti della antica Viterbo. Anche dopo l’ammissione di Viterbo al regno d’Italia, il 2 ottobre del 1870, non cessò la cura della cinta muraria come ricordo storico archeologico. E ancora in periodi più recenti perdura l’attenzione per il mantenimento e, quando occorre, il ripristino della storica cinta. I danni provocati dai bombardamenti dell’ultimo conflitto mondiale negli anni 1943-1944 sono stati riparati con cura dalle amministrazioni locali del dopo guerra. I meriti del Rotary. Agli amici rotariani che avranno l’occasione di visitare Viterbo nel maggio del 2006, per il congresso e l’assemblea distrettuale del 2080, suggeriamo, tra le visite da effettuare, anche quella della Biblioteca comunale degli Ardenti , ricca di volumi, opuscoli, manoscritti e pergamene di cui si può prendere visione. Mi piace ricordare anche che nel 2003, a cura dei dieci distretti rotariani italiani – coordinatore del comitato di redazione il Pdg arch. Franco Posocco del distretto 2060 – è stato redatto un bellissimo volume ricco di illustrazioni, dal titolo “Mura da salvare” ove la cinta muraria di Viterbo è citata come monumento storico di grande valore archeologico. 14 VITA DEL DISTRETTO Gennaio 2006 Gennaio 2006 Le classificazioni professionali dell’Organizzazione internazionale del lavoro (Oil) Il mestiere di raggruppare i mestieri La ripartizione adottata ai fini fiscali vuole dare un nuovo asseto alle associazioni di categoria. Pubblichiamo l’intervento di Giuseppe Grande volto a pubblicizzare la relazione della apposita commissione anche al di fuori della cerchia degli addetti ai lavori. C’è anche un intervento di appoggio di Gasbarrini Fortuna che chiarisce alcuni aspetti non solo terminologici dell’azione professionale. G giovani verso la proposta di un intervento indirizzato all’ultima classe delle scuole medie, ormai integrate con le elementari all’interno degli istituti comprensivi. GIUSEPPE RANDE Responsabile commissione distrettuale avviamento e assistenza al lavoro La commissione, inquadrata nel coordinamento Azione professionale del distretto, ha raccolto, come prima attività, le informazioni disponibili presso vari club relativamente agli interventi che ciascuno di essi ha effettuato negli scorsi anni nelle Scuole del territorio sull’argomento Avviamento e assistenza al lavoro. Si è constatato che, mentre nel periodo dal 1995 al 2000 gli interventi informativi nelle scuole superiori da parte dei club Rotary erano fruttuosi e alle volte sollecitati dagli stessi dirigenti scolastici, negli anni successivi sono stati sostituiti sia da documentazione diffusa direttamente e capillarmente dal ministero e dalle università, sia da iniziative ancora più allargate come il Salone dello studente che si svolge, su iniziativa del mensile Campus, presso la Fiera di Roma con la partecipazione di 50 università pubbliche e private, accademie ed enti di formazione, usufruendo del patrocinio della commissione Ue, del Miur e del Comune di Roma. Pionieri. Ancora una volta, quindi, il Rotary ha positivamente svolto il suo ruolo di pioniere in servizi resi alla comunità indirizzando, in questo caso, le istituzioni verso la via da seguire per migliorare alcuni aspetti non secondari del supporto ai giovani. Continuando dunque a percorrere la strada dell’innovazione, la commissione, anche in considerazione delle varianti all’ordinamento scolastico di recente intervenute, propone di orientare le prossime attività di supporto ai Scelta scolastica. Si tratta in questo caso di fornire degli elementi fondamentali per la scelta dell’istituto superiore a cui iscriversi, evidenziando la flessibilità dei vari percorsi formativi e aiutando quindi il giovane ad impostare nel modo più razionale la carriera futura, sia scolastica che lavorativa, valorizzando le proprie capacità e le proprie tendenze. La proposta si basa su un intervento pilota, il progetto europeo Athena, effettuato, con il patrocinio morale del Rotary club Roma Sud Ovest, presso un istituto comprensivo della capitale, dalla sezione Italia della Afm Europa (Associazione europea dei funzionari in missione nei paesi membri della Comunità europea) con la utilizzazione, tra l’altro, dei dati dell’Oil. (Organizzazione internazionale del lavoro), relativi alla categorizzazione delle professioni. Schede e dossier. Si tende, su scala ovviamente pluriennale, ad innescare ed organizzare, usando un modello sperimentato e disponibile, la realizzazione presso gli istituti comprensivi del territorio, ad uso delle ultime classi, di un centro di auto orientamento in cui vengano costruiti, con gradualità e con priorità che possono essere differenti da istituto ad istituto, dei dossier delle professioni basati su schede che, partendo dalla semplice enunciazione della professione, forniscano una tracciabilità che consenta di risalire ad altre schede contenenti: la descrizione del contenuto della professione, la individuazione del titolo di studio necessario per svolgerla, il percorso scolastico ottimale per ottenere il titolo di studio, riferimenti a testi specializzati relativi al mestiere o alla professione specifica, fino ad organizzare una vera e propria biblioteca delle professioni. 15 VITA DEL DISTRETTO Progetto Athena. Avendo concordato la linea su esposta con il coordinatore della commissione Prof. Gianni Gasbarrini Fortuna, si procederà a prendere contatto con i presidenti di una decina di club del Lazio e della Sardegna per incontrare presso di loro i responsabili della commissione Azione professionale ed avviare dei progetti pilota utilizzando la documentazione di base che il progetto Athena, tramite il dr Rosario Scalia, componente della commissione, potrebbe mettere a disposizione, ovvia- mente nel pieno rispetto dei diritti di proprietà intellettuale e di copyright. Si confida che l’incontro diretto con i club, nel corso di una loro riunione ordinaria dedicata ad argomenti rotariani, sia l’approccio più adatto per avviare con immediatezza delle attività nella direzione su enunciata. Divisi per 10. Le grandi categorizzazioni di professioni e mestieri, secondo la classificazione Oil, a cui si è fatto cenno, sono riportate qui di seguito: Grande gruppo 1 = Organi del governo e del parlamento, direttori generali dell’amministrazione pubblica, dirigenti e amministratori delegati. Grande gruppo 2 = Professioni intellettuali e scientifiche. Grande gruppo 3 = Professioni intermedie. Grande gruppo 4 = Impieghi di tipo amministrativo. Grande gruppo 5 = Personale dei servizi, grossisti e commercianti al dettaglio. Grande gruppo 6 = Agricoltori e operai qualificati dell’agricoltura e della pesca. Grande gruppo 7 = Artigiani e operai impiegati nell’artigianato. Grande gruppo 8 = Lavoratori esperti nelle installazioni, manovratori delle macchine e operai specializzati nell’assemblaggio. Grande gruppo 9 = Operai e impiegati non qualificati. Grande gruppo 10 = Forze armate. Azione professionale e vocational service Rendiamoci utili Tento di dirimere la contraddizione fra i termini professionale e vocational. La traduzione del termine vocational in professionale è, a mio giudizio, non conforme al significato letterale inglese; non solo, ma non lo è neppure rispetto al testo del manual of procedure, laddove esso si occupa della materia in trattazione. Alcuni punti fermi: Vocation = vocazione, attitudine, predisposizione, disposizione, tendenza, impiego, occupazione, mestiere, professione, attività, lavoro in senso lato Vocational education = preparazione professionale, istruzione professionale, formazione Vocazione = inclinazione naturale verso un’arte, una professione e, in origine, chiamata, invocazione Questo termine, ora ampiamente usato in Italia, risente vistosamente del significato attitudine, predisposizione, tendenza, molto simile ai significati dell’espressione inglese vocational. Nella nostra lingua, il termine professione correla con “attività intellettuale o manuale, esercitata in modo continuativo e a scopo di lucro…; si parla più propriamente di professioni per quelle cosiddette liberali, mentre quelle manuali si preferisce chiamarle mestieri o arti. Cosa dedurre? La trasposizione effettuata dalla lingua inglese ha G F GIANNI ASBARRINI ORTUNA Pdg Rotary club Frosinone risentito, certamente, della non facile traducibilità del termine vocational in una parola italiana, che rendesse il vero significato di quella inglese: azione attitudinale o predisponente o disponente o tendente o occupazionale? Il termine apparso più adatto è stato professionale, tutti gli altri aggettivi avrebbero mal suonato alle orecchie, e tuttavia, sempre a mio sindacabile giudizio, non siamo autorizzati a stravolgere il significato che all’origine il Rotary international ha desiderato dare al vocational service, cioè un “rendersi utile” nel migliore dei modi a tutti coloro che svolgono una qualsiasi attività lavorativa e non solo agli esercenti una professione liberale. 16 VITA DEL DISTRETTO Gennaio 2006 Gennaio 2006 Le torri per catturare l’energia eolica sono alte anche cento metri con eliche lunghe trenta metri: rompono l’armonia dell’ambiente QUI ROTARY FOUNDATION a cura di Antonio Lico Borse di studio per giovani Oh chitarra portoricana accompagnami tu! Dove si parla di Francesco, che nello studio a Puerto Rico della chitarra classica è stato aiutato dal Rotary e, in aggiunta, dai singoli soci di alcuni club per curare un’improvvisa malattia. Stavo predisponendo il resoconto del seminario della Fondazione Rotary quando in punto mi arriva da Daniela Tranquilli una mail relativa ad un problema che stiamo seguendo per un nostro borsista a Puerto Rico. Ho preferito dare la precedenza a questa testimonianza nella assoluta certezza che vale più di qualsiasi seminario e che serve da lezione a molti di noi che delle volte assumiamo false posizioni per qualche manciata di euro. Piccola premessa: Francesco è un nostro borsista che studia chitarra classica a Puerto Rico, paese che in questa specialità è forse secondo solo a Cuba. Al momento il Rotary international non è presente a Cuba e pertanto abbiamo dovuto scegliere il richiamato stato. Potrei continuare a raccontare la vicenda ma, non voglio togliere nulla alla suggestione di quanto ci riporta lo stesso Francesco nell’e-mail indirizzata a Daniela: E-mail. “Gentile dottoressa, sono molto contento di sentirla e del suo affettuoso interessamento. Come prima cosa voglio davvero ringraziare lei ed il distretto 2080 per la speciale attenzione e disponibilità che mi state dimostrando, mi rendo conto che un contributo distrettuale ad integrazione della borsa è un provvedimento assolutamente straordinario e lo apprezzo molto. Attualmente la condizione della mia borsa è questa: il Rotary international mi ha inviato i 13,770 dollari della mia borsa più 1,032.41 dollari di rimborso per il volo (ndr non è stato facile avere questo rimborso). Il funzionario del Ri di Evanston mi ha scritto la scorsa settimana dicendomi di non essere purtroppo riuscito ad ottenere una maggiorazione della mia borsa, dice che verrà cambiata per coloro che prossimamente verranno a Puerto Rico ma che per me non possono esserci modifiche. È stato comunque molto gentile (ndr Evanston ha basato i suoi conteggi sulla base di informazioni che evidentemente non corrispondono alla realtà). Raccolta fondi. Il Pdg Paco Velez, interessatosi della mia borsa e saputo che probabilmente non ci sarebbe stata nessuna maggiorazione, ha organizzato una raccolta fondi tra i soci di vari club, tra cui Rio Piedras, mio club ospite, e Yanco dove mi hanno invitato, per contribuire alle spese impreviste sostenute per la malattia e l’ospedalizzazione di mia moglie. Ho scoperto ciò in occasione della mia presentazione al club di Rio Piedras dove mi è stato consegnato un assegno di 1,000 dollari dallo stesso Paco Velez. Non le nascondo che sono rimasto un po’, come dire, imbarazzato, perché una raccolta fondi tra i soci mi è sembrata un po’ eccessiva per la mia situazione: come capirà un conto è chiedere una legittima maggiorazione 17 STUDI E RICERCHE della borsa all’istituzione che la elargisce, altro è un contributo personale di alcuni soci. In ogni caso lo spirito di “ambasciatore” credo sia proprio questo, saper leggere i gesti al di là di quello che per noi significano usualmente, calarsi nella cultura che ci ospita cercando di farne parte, cercando di intendere il sentire dell’altro con maggiore impegno tanto più è distante dal nostro. Generosità. In questo senso ho capito l’affetto, la stima e la generosità contenuti nel gesto di queste persone accettando il loro aiuto con sincera gratitudine. La ringrazio di nuovo dell’aiuto, anche da parte di Silvana che è ormai completamente guarita (ndr una famiglia rotariana ha assistito la sig.ra Silvana durante tutto il decorso della malattia convalescenza inclusa). Francesco” Francesco con tutta probabilità rileggerà queste sue parole e sono certo che insieme a Silvana mai dimenticheranno nella loro vita che cosa è il Rotary international ed in particolare la Fondazione Rotary. Dal canto nostro, possiamo dire, con orgoglio, semplicemente: questo è il Rotary international. Desidero ringraziare da queste pagine il Pdg Paco Velez, i presidenti e tutti i soci dei Rotary club Rio Pedras e Yanco. VIA COL VENTO Le più importanti piattaforme off-shore sono in Irlanda e Danimarca. Il caso di Irlanda e Regno Unito. In Italia al momento esistono tre progetti: in Sardegna, Calabria e Puglia. Mentre avremmo molto bisogno di energia pulita e a bassi costi. Segue un intervento del socio De Felice (Latina) che preannuncia un forum sull’acqua, organizzato dai club pontini per il 4 febbraio 2006. Vento e acqua: con terra e fuoco sono i quattro primordiali elementi sui quali si sono esercitati i primi filosofi greci. E ancora oggi sono gli elementi che danno vita al nostro vivere ma che, se vanno in burrasca, producono gravi danni. MA IN ITALIA È VIA DAL VENTO I MARCO EZZI la voce.info – MAURO SYLOS LABINI Negli ultimi anni, la crescita del prezzo del petrolio e l’instabilità dell’area medio-orientale hanno accelerato l’espansione dell’energia eolica. Cresce nel mondo del 20 per cento all’anno, con una potenza passata dai 2.500 megawatt (Mw) del 1992 agli attuali 40.000 Mw. Nel mondo, ma non da noi. Pur avendo ampia disponibilità di energia eolica, l’Italia fino ad ora non ha investito su questa fonte energetica così come invece hanno fatto la Germania (15.239 MW), la Spagna (6.800 MW) e la Danimarca (3.094 Mw). Anzi, negli ultimi tempi si sono accentuate le diversità di opinioni tra il ministero dell’ambiente, alcune regioni e gruppi di ambientalisti e cresce la resistenza a costruire sul territorio le grandi torri per la produzione di energia eolica. Contro. Le resistenze sono comprensibili: le torri eoliche hanno un’altezza che disegno di Claudio Marcello Rossi varia tra i sessanta e i cento metri ed eliche lunghe sino a trenta metri; andrebbero costruite in punti particolari del territorio, come i crinali montuosi dove la ventilazione è maggiore, ma con un pesante impatto sul paesaggio. Lo stesso vale per gli impianti realizzati nelle vicinanze delle zone costiere, che provocano disagi anche per il rumore. Un’alternativa potrebbe essere perciò la costruzione di piattaforme offshore, distanti alcuni chilometri dalla costa. Oltretutto, hanno il vantaggio di sfruttare venti molto più forti e continui, e dunque consentono rendimenti energetici ben maggiori. Anche i costi di produzione sono inferiori rispetto alla terraferma perché si possono realizzare installazioni di dimensioni più ampie. Mulini eolici. Le più importanti piattaforme eoliche off-shore sono in Irlanda 18 STUDI E RICERCHE e Danimarca. A Middelgrunden, di fronte al porto di Copenhagen, esiste una delle più grandi wind-farm del mondo che produce circa 100 milioni di kWh ogni anno. In questo caso, i mulini eolici sono stati posizionati in modo da non deturpare il colpo d’occhio della marina integrandosi nel paesaggio circostante. Nell’insieme le wind farm coprono circa il 20 per cento del fabbisogno elettrico della Danimarca con costi pari a 3 centesimi di euro/kWh, superiori solo ai costi delle centrali a carbone, che però producono notevoli quantità di Co2. Venti irlandesi. Anche in Irlanda, uno dei paesi più ventosi d’Europa, è stato inaugurato il primo grande impianto off-shore: è costituito da sette eliche, ognuna alta come un palazzo di trenta piani, localizzate a dieci chilometri dalla costa nella parte sud-orientale dell’isola, sul banco sabbioso di Arklow. Le turbine, che sono state costruite dalla General Electric, forniranno elettricità a circa sedicimila abitazioni. Dopo la fase dimostrativa di un anno, probabilmente saranno acquistate da Zeusford, una società posseduta da Airtricity (il maggior produttore irlandese di energia rinnovabile) e dalla spagnola Ehn, che ha intenzione di ampliare la struttura fino a produrre 520 MW di energia, il 10 per cento del fabbisogno energetico di tutta l’Irlanda, ben al di sopra degli attuali 175 MW. Parco gallese. Sulla terra ferma, proprio in questi giorni, è stato inaugurato nel Galles un “parco eolico” da 75 milioni di euro, il più esteso del Regno Unito, che soddisferà le esigenze di circa quarantamila famiglie inglesi. La centrale, che copre il 20 per cento della produzione eolica del Galles e consentirà un risparmio di 160mila tonnellate di Co2, è stata costruita da Falck Renevables, una società controllata dal gruppo italiano Falck. Gennaio 2006 In Italia. Nel nostro paese, in questo momento, i grandi progetti off-shore per la produzione di energia eolica sono tre, in Sardegna, in Calabria e in Puglia. Per il primo, siamo nella fase di individuazione del sito; in Calabria si sono rallentate le procedure per il cambio della giunta regionale; in Puglia i lavori di allestimento delle zone interessate procedono con una certa difficoltà, per l’impatto che decine di pale innalzate per sfruttare il vento possono avere sul paesaggio. Altre piattaforme eoliche off-shore potrebbero essere localizzate in prossimità dei porti di Genova, Livorno, Civitavecchia, Napoli, Ancona, Olbia, Cagliari, dove è elevato il consumo di energia elettrica e limitato l’impatto sul paesaggio. Un programma di sviluppo dell’energia eolica incentrato sulle piattaforme offshore potrebbe quindi rivelarsi molto interessante per l’Italia. Che ha bisogno di energia alternativa, pulita e costi che non ci costringano a ridurre i consumi. L’attenzione particolare del Rotary per le risorse idriche Nostra sorella ACQUA D F FABIO E ELICE Rotary club Latina Dalla preistoria all’impero romano, dal medioevo all’età moderna: l’acqua come bene primario, sinonimo di benessere e di civiltà, è stata da sempre al centro dell’interesse dell’uomo. Ogni grande popolo ha fondato le proprie radici a ridosso dei bacini d’acqua o dei fiumi ed ha accresciuto gli scambi e le proprie fortune grazie a questo straordinario mezzo di vita. Nonostante ciò la sua presenza, discreta ed a volte sublime o scatenata, ci ha accompagnato silenziosa nello scorrere dei secoli senza che però ci accorgessimo di quanto fosse in pericolo e, con lei, tutta l’umanità. Ogni giorno che passa, infatti, la strana coincidenza di una vita che scorre affan- nata dalla routine della quotidiana umana miseria, minaccia se stessa e rischia di cantare uno stonato de profundis a questa meravigliosa risorsa che anche Talete aveva assunto ad elemento primordiale (archè). È proprio per vincere sull’umana distrazione e per far trionfare, ovunque, la vita che l’acqua porta in sè che l’attenzione rivolta a livello internazionale dal Rotary per la tutela delle risorse idriche, deve rimbalzare anche nel nostro distretto acquisendo maggior vigore e nuova consapevolezza. Significativo, a tal proposito, il forum sull’acqua organizzato dai club pontini che si svolgerà a Bassiano (Lt) il 4 febbraio 2006 presso la sala conferenze del palazzo comunale alle ore 16.00 dove è previsto l’intervento di numerosi esperti del settore, oltre che dei sinda- ci e delle autorità politiche, religiose e militari della provincia di Latina. Occasione di studio ed approfondimento, ma anche di dialogo, di amicizia e di seria presa di coscienza e vantaggio dell’umanità. Gennaio 2006 19 VITA DEL DISTRETTO Roma, 18 marzo 2006: un forum per approfondire i temi del welfare ESSERE E benESSERE Lavoro, previdenza, assistenza, sanità: sono grosse le poste in gioco per evitare la riduzione dei diritti umani e delle tutele previdenziali. Il Rotary contro le nicchie di privilegio e le ingiustizie sociali. Il profondo cambiamento del mondo del lavoro ed il processo di globalizzazione in atto rischiano di dar luogo ad una competizione sociale sempre più individualista, ad una riduzione dei diritti umani e delle tutele previdenziali, alla costruzione di nicchie difensive di privilegio creando così ulteriori forme di ingiustizie sociali. Occorre quindi identificare e realizzare nuovi poli di riferimento per l’economia e la società basati su una diversa solidarietà intergenerazionale e su un moderno orientamento dell’equità sociale: in altre parole bisognerebbe riconfigurare un nuovo sistema di welfare integrato nel quale però non ci si limiti a realizzare solo una ridistribuzione delle poste in bilancio tra la previdenza e l’ assistenza o la Sanità. Infatti il welfare, che nel suo significato intrinseco di benessere rappresenta il complesso di provvedimenti socioeconomici sia per gli individui che per le comunità, deve prestare attenzione non soltanto alla previdenza (sistema pensionistico), ma anche all’ assistenza nei vari aspetti (precarietà del lavoro, invecchiamento demografico, coesione sociale, aiuto sanitario, etc). Un progetto welfare appare quindi un tema molto appropriato per una iniziativa rotariana di largo respiro (distrettuale e pluriennale) che , sfruttando la trasversalità professionale delle nostre competenze rotariane e non, porti ad esprimere – attraverso ricerche, inchieste, convegni – delle proposte concrete da veicolare poi verso l’opinione pubblica e le Istituzioni, anche europee. Il nostro distretto prosegue così – d’intesa con il governatore – nella sua strategia di guardare al futuro sociale non solo direttamente, ma soprattutto con una particolare attenzione ai giovani, in una ideale continuazione del nostro dibattito congressuale sulle nuove generazioni svoltosi nel 2003 su impulso del governatore Pirisi. La commissione Manifestazioni distrettuali ha quindi organizzato su questo progetto un forum che attiri attenzione e susciti interesse sull’ampio tema del welfare, come primo passo propedeutico a successivi approfondimenti dei relativi problemi, al fine di esplorare ipotesi ed avanzare proposte di soluzioni a largo respiro. Il forum si svolgerà a Roma nell’arco di un sabato mattina (18 marzo 2006) con le modalità di una tavola rotonda guidata da un moderatore, alla quale hanno gia’ assicurato la loro partecipazione autorevoli personalità socio/economiche nazionali ed europee, nonché esperti rotariani e rotaractiani. Chiamiamo buona una nave non quando è dipinta a colori vivaci, o quando ha il rostro argentato o dorato, o quando ha il nume tutelare scolpito in avorio, o è carica di tesori degni di un re; ma quando è ben equilibrata, solida, ben connessa, in modo che le giunture non lascino filtrare l'acqua, resistente ai marosi, obbediente al timone, veloce e poco sensibile alle raffiche di vento. Dirai buona non quella spada che pende da una cinghia dorata e ha il fodero tempestato di gemme, ma quella che ha la lama sottile e la punta capace di perforare qualsiasi corazza. Così in un regolo non si ricerca la bellezza, ma che sia ben diritto. Ogni strumento vale per il fine a cui è destinato e che gli è proprio. Dunque anche nell'uomo non conta né l'estensione dei campi, né l’entità dei capitali, né il numero dei clienti, né il prezzo del letto in cui riposa o della tazza in cui beve; conta la sua bontà. Ed egli è buono se la sua ragione si è perfezionata nella sua rettitudine, in armonia con le aspirazioni della sua natura. Ecco ciò che chiamiamo virtù, cioè onestà, unico bene dell'uomo. Solo la ragione rende l'uomo perfetto, solo la ragione lo rende perfettamente felice: è l'unico bene che basta a dargli la felicità. Lucio Anneo Seneca “Lettere a Lucilio” (lettera numero 76) 20 VITA DEL DISTRETTO Gennaio 2006 FILO CONDUTTORE. Si arricchisce il discorso sulle classificbe, materia apparentemente arida e secondaria, mentre invece è la “pietra” sulla quale poggiano le fondamenta del Rotary. Materia pulsante e motore dei club: il segno di identità del singolo inserito nell’identità del sodalizio. Hanno iniziato Nunzio Primavera (Rc Roma Parioli) con l’articolo “AAA cercasi estro e fantasia” e Giuseppe Bordignon (Rc Viterbo) con l’articolo “Come siamo messi in classifica?”, pubblicati entrambi nel numero 32/ottobre. Oggi registriamo l’intervento di Piccioni. La rivista è disponibile a dare voce e spazio ad altri interventi in materia, che ovviamente non siano pedisseque ripetizioni di quanto già pubblicato. ROTARY CITTÀ APERTA L’attività di ricerca dei soci deve essere principalmente rivolta alle professioni mancanti e non cooptando persone solo perché sono amiche. Le categorie professionali vanno revisionate entro il 31 agosto di ogni anno tenendo conto anche delle variazioni che avvengono nel territorio. La classifica particolare è stata praticamente abolita. È bene tenerci lontani dalle classifiche americane perché troppo limitate. P SILVIO ICCIONI Rotary club Latina Le attività lavorative da cui derivano le nostre classificazioni professionali (come vengono ora definite le vecchie classifiche), non sono statiche e Nunzio Primavera è stato molto chiaro nel suo articolo. Ma oltre ad una dinamica dovuta alla evoluzione dei tempi (nascita di nuove professioni), esiste anche una dinamica territoriale. La città nella quale vivo ne è l’esempio: fino a cinquanta anni fa nella zona prevaleva l’agricoltura. Poi sono arrivate le multinazionali, l’industria elettronica, la chimico-farmaceutica ed altro. Ora di elettronico non c’è più nulla, altri settori si dis- impegnano e la grande distribuzione, prima inesistente, occupa sempre più spazio. La revisione. Ma come fanno i club Rotary a seguire questa evoluzione? La soluzione ci viene offerta dal manuale di procedura che prevede la revisione delle categorie professionali, da effettuare ogni anno entro il 31 agosto. Tale revisione non può però essere disgiunta da una periodica ed attenta analisi della realtà economico-professionale della località. Da questo esame il club può valutare il proprio inserimento: individuate le attività rappresentabili, si raffrontano con quelle rappresentate per poi dichiarare “aperte”, ai fini dell’acquisizione di nuovi soci, le classifiche relative alle attività mancanti. A questo punto l’attività di ricerca dei soci da cooptare dovrebbe essere rivolta verso questi settori. Ma le cose avvengono realmente così? Ho però la sensazione che il modo più dif- Gennaio 2006 fuso per le ammissioni sia quello di rivolgerci agli amici oppure quello di assecondare il desiderio di chi vuole “iscriversi” al Rotary. Questo a prescindere dall’attività svolta: tanto una classifica da assegnare si trova sempre! Gli elenchi. Un notevole aiuto per la revisione viene offerto dagli elenchi pubblicati nella sezione download del sito dell’Istituto culturale rotariano (Icr), elenchi che di fatto sostituiscono il noto libretto bianco del 1996. In tali elenchi la classifica particolare è stata praticamente abolita, anche se è indicata accanto a quella specifica. Ciò conferma l’idea di Giuseppe Bordignon, con il quale concordo, (vedi articolo Come siamo messi in classifica?), per cui il limite massimo degli occupanti va riferito alla classifica specifica. In pratica, seguendo gli esempi di Bordignon, in un club di 50 soci non possono esserci più di 5 avvocati. Aggiungerei preferibilmente, ma non obbligatoriamente, di specializzazioni diverse (ex classifica particolare). Rilevo anche che è stata abolita la codificazione numerica resa inutile dalla procedura informatica per l’inserimento dei dati nell’annuario. Non mi soffermo sulla utilità delle classifiche americane: la possibilità di scelta è talmente limitata che se qualcuno andasse a rilevare i dati della sottoclassifica other, nella quale immancabilmente vengono inseriti tutti i casi dubbi, la troverebbe particolarmente affollata. Responsabilità del club. La gestione delle classifiche è attività che rientra nella responsabilità del club, a prescindere dai dati inseriti nell’annuario. Tale pubblicazione non ha valore legale ai fini di detta gestione. All’interno dei club debbono quindi essere tenuti VITA DEL DISTRETTO appositi elenchi per verificare che non vi siano eccedenze numeriche, che la compagine sia equilibrata fra le varie componenti ed anche che vi sia compatibilità fra attività svolta (qualifica/occupazione) e classifica assegnata. Tanto per fare un esempio, mi capita talvolta di leggere che medici ospedalieri, regolarmente indicati nella loro mansione di primario, aiuto ecc., vengano classificati fra le attività libere e professioni e non, come dovuto, nei servizi sanitari e sociali. Sistemando opportunamente queste incongruità, potrebbe capitare che classifiche libere divengano automaticamente rappresentate. Libertà di trattamento. Le norme correnti consentono anche una sorta di libertà di trattamento: il socio potrebbe essere inquadrato in base all’attività svolta dall’impresa o istituzione di appartenenza oppure in base alle mansioni svolte. Ai club viene lasciato l’onere della scelta, purché venga rispecchiata la realtà economico sociale della località in cui si opera. Al riguardo concordo sulla modalità da noi adottata di operare in maniera uniforme in tutti i distretti, utilizzando gli elenchi Icr impostati secondo la prima delle due opzioni. Ciò rende omogeneo l’annuario nazionale che, spero, venga presto pubblicato. Pensionati. Il principio che i pensionati non occupano classifiche è ormai acquisito da tempo. Non mi sembra 21 però opportuno trattare i liberi professionisti in modo diverso dagli altri soci, come propone Bordignon. Fra l’altro si fa riferimento alla cancellazione dall’albo senza pensare che solo le così dette professioni intellettuali, regolate da ordini e collegi, hanno un proprio albo e che esistono tante altre attività professionali per le quali questa formalità non è richiesta. Per tenere in evidenza i soci interessati si potrebbe, in maniera semplice, non far più figurare la loro qualifica lasciando invece inalterata la classifica. La mancanza della occupazione dovrebbe far intuire che non sono più impegnati nel mondo del lavoro. Identità collettiva. Da qualche tempo le norme che regolano la nostra organizzazione stanno subendo modifiche non indifferenti. Fra queste: aumento fino a cinque o più soci dei rappresentanti di ogni classifica, tolleranza in caso di eccedenza degli occupanti in casi particolari, inquadramento dei pensionati ecc. Ora ci si domanda: il principio delle classifiche, sorto con la nascita del Rotary, è ancora attuale? La varietà delle classifiche professionali rappresentate in un club ne rafforza la capacità di intervento, dando la possibilità di attingere a diverse competenze professionali, e ne aumenta l’impatto umanitario. Il principio delle classifiche promuove il rispetto per tutte le occupazioni ed espande l’orizzonte degli ideali rotariani. Le classifiche continuano tuttora ad esprimere al meglio l’identità individuale dei singoli soci e quella collettiva di tutto il nostro sodalizio. 22 VITA DEL DISTRETTO Gennaio 2006 Gennaio 2006 23 VITA DEI CLUB La vita professionale e privata va improntata al rispetto dei valori della rettitudine Dobbiamo essere il club degli uomini capaci Otto goal per vincere la partita Dopo avere pranzato, che fa il Rotary? G F GIANNI ASBARRINI ORTUNA Pdg, coordinatore commissione azione professionale L’azione professionale è lo strumento attraverso il quale il Rotary international promuove ed incoraggia l’applicazione dell’ideale del servire nell’esercizio quotidiano di ogni professione, mediante • accettazione e applicazione dei più elevati principi etici in ogni attività, come lealtà, fedeltà, equo trattamento collaborativo nell’ambiente di lavoro • riconoscimento del valore intrinseco di ogni attività lavorativa • disponibilità ad offrire le proprie capacità professionali al servizio della collettività. A loro volta • i club devono incoraggiare i soci ad applicare questi principi mediante la realizzazione di progetti adeguati ed • i soci hanno il dovere di praticarli, improntando la loro vita professionale e privata ai più elevati valori etici. L’azione professionale è lo strumento con il quale il Rotary promuove ed incoraggia l’applicazione dell’ideale del servire nella pratica quotidiana di ogni attività lavorativa, ideale teorizzato al II° comma dello scopo del Rotary (Manuale di Procedura ed. 2004) “Scopo del Rotary è di diffondere il valore del servizio, propulsore ideale di ogni attività. In particolare, si propone…… di informare ai principi della più alta rettitudine l’attività professionale e imprenditoriale, riconoscendo la dignità di ogni occupazione utile e facendo sì che venga esercitata nella maniera più nobile, quale mezzo per servire la collettività.” Tutti questi elementi sono condensati a vario titolo nella dichiarazione degli L’azione professionale riconosce il valore di ogni lavoro e offre le proprie capacità al servizio degli altri. I club devono mobilitarsi per reclutare persone che sappiano incarnare e rappresentare gli ideali rotariani. operatori economici e dei professionisti rotariani, emanata dal consiglio di legislazione del 1989. La dichiarazione è stata ripresa nella recente seduta del consiglio di legislazione del giugno 2004, mediante una risoluzione che la ribadisce e formula con rinnovata forza “l’invito a tutti i rotariani ad improntare la loro vita professionale e privata al rispetto dei valori universali, secondo l’insegnamento del Rotary, e l’invito ai club a mobilitarsi per reclutare persone che sappiano incarnare e rappresentare gli ideali rotariani”. È opportuno rammentare che l’attuale presidente internazionale Carl-Wilhelm Stenhammar ha assunto come proprio il motto principe del Rotary nternational, quel “Service above self”, che ogni socio ha imparato a conoscere sin dal suo ingresso nell’ambito rotariano e che si è fatto un onore il doverlo rispettare ed applicare in ogni sua attività, tanto nell’ambito professionale che nella vita privata. Fin qui le strategie. Le tattiche, suggerite dal Governatore per il tramite dei coordinatori distrettuali allo scopo di uniformarle agli intenti del Rotary international, vengono recepite dai club i quali, nella piena autonomia che loro deriva dalla perfetta conoscenza della comunità di riferimento, devono poi metterle in pratica mediante la realizzazione di progetti ad hoc, semmai mutuando quest’ultimi da idee cantierate e poi realizzate da altri club, anche di altri distretti. Diversi sono gli ambiti in cui attingere, e in pratica non c’è limite all’ideazione: i goals sui quali focalizzare l’attenzione sono quelli indicati dal Presidente Stenhammar come prioritari, cioè Literacy, Public image, Water-Health and Hunger Concerns, Leader Strategic Plan of Rotary International, District, Club, oltre le varie possibilità offerte dai programmi della Fondazione Rotary. Tuttavia, illimitate sono le risorse disponibili per i club, per i quali sono consultabili le apposite sezioni del RI Website htpp://www.rotary.org/programs/voc_ act/index.htlm. Nel nostro distretto, le commissioni delegate per l’Azione professionale sono: 1. Avviamento e assistenza al lavoro 2. Etica e deontologia delle professioni 3. Libere professioni 4. Nuove professioni 5. Volontari del Rotary. I responsabili delle singole Commissioni hanno già ricevuto materiale sufficiente per improntare le loro idee, da trasmettere ai singoli componenti dei gruppi; previsti incontri con il Coordinatore già dal primo autunno. Le strategie del Rotary International per conseguire il proprio scopo istituzionale sono tutte improntate al rispetto di alti valori etici, ma la sfera professionale, in particolare, ha il preciso imperativo di recuperare e rafforzare una responsabilità morale che nasca dal cuore dell’uomo e che lo renda, insieme, testimone e attore nella propria comunità. P NUNZIO RIMAVERA Rotary club Roma Parioli Chiesero una volta a George Bernard Shaw all’inizio del secolo scorso cosa sapesse dell’attività dei Rotary club: “stanno per andare a pranzo”, la risposta fulminante e senza tentennamenti dell’arguto scrittore inglese. Una battuta che, vista la popolarità dell’autore, già nei primi anni di vita del sodalizio, in qualche modo ha favorito il radicamento della convinzione in molta parte dell’opinione pubblica che il Rotary fosse un club molto esclusivo e di gente elegante. In definitiva, un sodalizio di cui si conosceva molto poco e la cui unica finalità nota che accomunava i soci era quella di accomodarsi a una ben apparecchiata ed esclusiva mensa per consumare ricche libagioni e trascorrere serate chiacchierando del più e del meno o ascoltando un ricercato relatore discettare di temi ameni. Questa, fin dalle origini e anche ora, la convinzione di molti che del Rotary sapevano e sanno solo per sentire comune. Rotary sconosciuto. Nel corso di una cena ho chiesto ad alcuni amici non rotariani cosa sapessero del sodalizio di cui faccio parte. Per inciso, quegli amici, tutti affermati professionisti quarantenni, sono in possesso dei titoli professionali e non solo per essere rotariani. Le risposte sono state di vario tenore.Nella sostanza, però,non si sono scostate eccessivamente dalla definizione conviviale di G.B. Shaw; salvo un commensale più “informato” che con parole ricercate ha definito il Rotary come una sorta di massoneria “scoperta”: un’associazione di gente più o meno potente. In definitiva, nessuno dei miei amici sapeva che il Rotary è un’associazione di professionisti e Disinformazione assoluta e giudizi sommari sulle finalità dell’associazione. La testimonianza di ciò che è il Rotary va data ogni giorno da ogni socio, per non avvalorare la convinzione che sia la “società degli uomini potenti”. Purtroppo i club non sono capaci di pubblicizzare i risultati di alto rilievo sociale e umanitario dei programmi, che consentono al Rotary tra l’altro di avere un seggio all’Onu. Le classifiche devono rispecchiare le nuove attività professionali per evitare che l’associazione si rinchiuda in se stessa, nascosta dietro rigidi parametri superati, e non sia capace di stare al passo con i tempi 24 GLI ALTI E I BASSI George Bernard Shaw: “l’attività del Rotary è quella di andare a pranzo”. Winston Churchill: “qualsiasi persona ragionevole è in grado di riconoscere i valori morali e spirituali del Rotary” VITA DEI CLUB sondaggio fatto in casa che, anche se non ha valore statistico, ritengo sia tuttavia altamente indicativo del sentire diffuso nei confronti del Rotary. Mi sono inoltre convinto del fatto che se addirittura miei amici ignorano cosa sia il Rotary oppure ne hanno una conoscenza distorta, il difetto di comunicazione non è di loro, bensì mio, chè non ho saputo trasmettere il senso di ciò che faccio e dell’impegno di servizio in cui sono coinvolto. Sono giunto a una prima considerazione e cioè: che appartiene personalmente a ciascun socio la responsabilità di Gennaio 2006 alcune logge, gli annuari del Rotary. Proprio per mancanza di conoscenza di cosa faccia il Rotary e con la convinzione di trovare chissà quale occulta fonte di informazioni, tra i magistrati c’era chi ignorava che sono pubblici quasi quanto gli elenchi del telefono. Inoltre, di recente, celebrando i cento anni della fondazione, il giornale “la Repubblica” in un pur interessante servizio ha definito il Rotary come “il club degli amici potenti”, non certo contribuendo a dare una descrizione approfondita del ruolo della nostra associazione nel mondo. Gennaio 2006 derazione dei più. Esiste, però, ancora un vuoto informativo sul Rotary che si palesa nella difficoltà di essere presenti sui mass media, vuoi per consolidata incapacità di comunicare dei rotariani, vuoi per inconsistenza dei programmi e delle notizie inviate, vuoi per disinteresse verso la comunicazione da parte dei club. Un’altra riflessione in proposito non sarebbe sbagliata se è vero che - e ci sarà pure stato un motivo di questa scelta alla quale lo stesso Paul Harris non è stato estraneo - da sempre, insieme a quella dei ministri di culto, quella dei giornalisti è l’unica categoria di soci senza limiti nell’organico dei club. Salvo che in alcuni organi di informazione di provincia, il Rotary è assente sulla imprenditori, uniti dalla volontà di servire al di sopra dell’interesse personale. Giudizi sommari. Complessivamente, avevano conoscenze approssimative, se non addirittura giudizi sommari sull’attività dei rotariani. Nessuno, inoltre, sapeva che il Rotary ha debellato la poliomielite dal pianeta immunizzando 2 miliardi di bambini, o che i rotariani sono impegnati in tutto il mondo in progetti di educazione dei giovani con borse di studio e iniziative di scambio di gruppi che riguardano oltre 200 mila studenti e con la Rotary Foundation operano in concreti programmi economici per alleviare la condizione di povertà di milioni di famiglie. O, ancora, dei molti incontri organizzati tra gente di culture e fedi diverse, anche di nazioni tra loro in guerra, perché si affermi la pace come valore condiviso. Tutti i miei amici, inoltre, ignoravano il fatto che al Rotary è assegnato un seggio alle Nazioni Unite insieme ai rappresentanti di tutte le nazioni. Promozione diretta. Ho avuto modo di riflettere sui risultati di questo piccolo fare conoscere e di testimoniare agli altri cosa il Rotary rappresenti nella società, attraverso l’impegno professionale, con una promozione diretta dei valori condivisi da coloro che fanno parte del Rotary. Gli annuari. Senza risalire alla colpa originaria di G.B.Shaw, è però vero che in Italia una negativa letteratura nei confronti del Rotary, che ha influenzato l’opinione pubblica, è scaturita da vicende giudiziarie del passato recente che hanno riguardato gli aderenti a un certo associazionismo di tipo massonico. Episodi che hanno visto addirittura qualche magistrato, accompagnato dalla grancassa della stampa, acquisire nelle indagini, insieme agli elenchi di Vuoto informativo. Se G.B.Shaw si è espresso ironicamente e con tipico umorismo british, a un altro inglese, il primo ministro della vittoria della seconda guerra mondiale Winston Churchill, si deve un giudizio ben più lusinghiero: “qualsiasi persona ragionevole è in grado di riconoscere i valori morali e spirituali del Rotary”; un affermazione che ha dato un impulso positivo per rimettere in carreggiata la consi- Occorre saper leggere il domani ma saperlo leggere oggi grande stampa sia perché i club non si preoccupano o non sono capaci di comunicare i risultati dei propri programmi e attività, sia perché a volte questi sono di scarsa incidenza nel contesto sociale. Aggiornarsi. Una seconda considerazione che va fatta in proposito è che nei club c’è carenza di soci che realmente VITA DEI CLUB Il mondo corre sotto la bandiera del cambiamento: guai a non cogliere le sollecitazioni che si accompagnano alle trasformazioni incidano nel “nuovo” e che si riferiscano a un quadro sociale e professionale e a un aggiornato contesto di leadership nella società. Questa situazione dovrebbe portare a una riflessione sulla base sociale del Rotary e sulla conseguente necessità di aggiornare le classifiche, inserendo soci che rispondano alla nuove attività professionali e rispecchino la società del terzo millennio e che siano, quindi, in grado di incedere nei tempi nuovi. Occorre una profonda riflessione sul Rotary del terzo millennio. L’ignoranza nell’opinione pubblica su ciò che i club fanno è un segnale che deve essere colto per sconfiggere l’incomprensione o peggio ancora gli equivoci sul Rotary. Il rischio che si corre è di essere estranei rispetto alla società perchè non più capaci di coglierne le sollecitazioni. Ampliare la base. Le scelte vincenti per dare al Rotary un futuro sono, quindi, quelle di aprirsi al cambiamento epocale anche con programmi più aderenti alle novità e di aprire la base sociale dei 25 club a soci nuovi da individuare tra giovani professionisti, imprenditori, dirigenti e quadri direttivi, e senza trascurare gli ex rotaractiani. Bisogna cogliere le loro tensioni e disponibilità al servizio e a esprimersi sul piano della socialità. Occorre un atteggiamento proiettato in avanti e con programmi che rifuggano da schemi superati. Sapere, quindi, leggere il domani e cogliere le esigenze che si presentano è l’unica opportunità di vivere nel terzo millennio per un club che ha come ragione sociale il servizio per migliorare il mondo partendo da ciò che ci circonda. Tutto questo deve essere supportato dalla voglia e dalla capacità di comunicare all’esterno i risultati dei programmi e delle attività rotariane di servizio, utilizzando i sistemi più diretti, moderni e semplici disponibili. Non è indispensabile per questo adoperare complicati strumenti o professionisti dell’informazione. È sufficiente operare secondo criteri di continuità, chiarezza e semplicità nei mezzi e nei contenuti della comunicazione rotariana diretta all’esterno e ai soci. Il coraggio di capire. Una volta, per essere rotariani ci voleva entusiasmo nella partecipazione, ora non basta più; ci vuole il coraggio di capire che il mondo è cambiato e che anche i rotariani devono interpretare il cambiamento; il rischio è restarne tagliati fuori, o, peggio ancora, esserne espulsi. In cento anni il Rotary nei consessi internazionali ha saputo rappresentare un punto di riferimento incisivo per il perseguimento di importanti risultati per migliorare la società e per favorire la comprensione tra i popoli. Oggi, nell’era della comunicazione globale, è giunto il momento di acquisire nuove capacità di diffusione dei valori del Rotary nella società per non restarne tagliati fuori e per dimostrare che, più di club di uomini potenti, il Rotary – sempre “servendo gli altri al di sopra del proprio interesse personale” – deve diventare il club degli uomini capaci di vincere tutte le sfide che giornalmente si presentano. 26 RELAZIONI PUBBLICHE Gennaio 2006 Un approfondimento sulle attività delle commissioni per le relazioni pubbliche dei club Vuoi fare notizia? Crea la notizia Piccola guida per dare regole all’attività di promozione dell’immagine rotariana. Come collegarsi proficuamente con le redazioni dei giornali e delle emittenti radiotelevisive. Suscitare interesse e partecipazione nella collettività: è questo il grimaldello per forzare la porta ed entrare nel chiuso mondo dei mass media. Vanno bene, a supporto, anche i vecchi strumenti quali conferenze, comunicati, manifesti, locandine, volantini. Nel mondo dell’informazione diventa complicato conquistare anche i posti di seconda fila. ALBERTO AIME Il nodo resta quello dei due volti del Rotary: quello, per così dire interno, ricco di soddisfazioni per il milione e passa di soci della più importante organizzazione non governativa del mondo per le azioni realizzate, e quello dell’impatto con l’esterno. Vale a dire con l’opinione pubblica. Brevemente, come tutti i rotariani sanno (o dovrebbero), l’immagine più diffusa del Rotary è, nella migliore delle ipotesi, quella di un’associazione di beneficenza che di tanto in tanto elargisce dei soldi qua e là per tappare qualche esigenza; nella peggiore (e le precisazioni che di recente si sono succedute dopo un’uscita poco felice di un politico ne è l’ennesima riprova) quella di una lobby plutocratica intenta, nel corso di pasti pantagruelici, a mettere a punto strategie destinate ad influire sulle decisioni di governi e politici. Due anime. Ma nel dna del Rotary convivono (e a volte si azzuffano) anche due anime: una decisamente elitaria che, sulla spinta dell’orgoglio rotariano (la cooptazione per meriti personali in una grande organizzazione), ritiene che l’intima soddisfazione ripaghi a sufficienza l’opera svolta; l’altra che, al contrario, giudica naturale veder riconosciuti pubblicamente i meriti delle azioni compiute. Prima o poi queste due anime dovevano pur confrontarsi e tentare di sciogliere il nodo dei due volti. Il che è avvenuto nel corso di un esame di coscienza che ha prodotto un aggiustamento di rotta. Le decisioni dell’ultimo consiglio di legislazione sono di carattere salomonico: orgoglio rotariano all’interno, massima pubblicizzazione del sodalizio e delle sue iniziative all’esterno. Il regolamento. È nato così il nuovo regolamento nel quale assume un ruolo fondamentale la commissione per le relazioni pubbliche dei club (e quindi dei distretti). Compito precipuo quello di “mantenere i contatti con l’esterno e di promuovere i progetti e le attività del club”. Quindi di puntare alla proiezione esterna del Rotary per far sì che meriti e benemerenze (passati, presenti e futuri) dell’organizzazione siano valutati nella giusta misura o almeno conosciuti nei termini reali. I versanti su cui procedere sono due: a) tenere i contatti; b) promuovere progetti ed attività (sottinteso: che la gente capisca e, meglio ancora, nei quali si riconosca). Progetti e attività. Il versante b) dovrebbe risultare il meno difficile: basta pensare ad azioni (per usare la terminologia interna) che abbiano un impatto di una certa importanza sulla collettività nella quale ci si muove – e realizzarle – per avere una buona risonanza. Altra cosa è se si trova casa a un senzatetto, altra è se si riesce a dare alloggio ad un gruppo di sfortunati o meglio, come prevede il Rotary, se si presenta un progetto (realizzabile) per alleviare la situazione di molti senzatetto. In presenza di queste ultime ipotesi la pubblicizzazione diventa quasi automatica e la collettività reagisce positivamente: perché non solo capisce, ma perché – e Dare casa a un senzatetto non è notizia. Presentare un progetto per dare casa ai senzatetto è notizia Gennaio 2006 questo è compito rotariano – è stata coinvolta nell’iniziativa. Mass media. Sia pur semplificando al massimo il versante a) richiede qualche annotazione in più. Occorre infatti ricordare che se esistono regole nella vita del Rotary, altrettante ne esistono nel mondo dei mass media. Tra queste ultime una delle principali riguarda la valutazione di un qualunque avvenimento: notizia nell’ambiente rotariano, nonnotizia per l’organo di informazione cui ci si rivolge per la pubblicazione. Tornando all’esempio delle abitazioni, anche l’ipotesi dei molti alloggi per senzatetto deve sottostare, giunta nelle redazioni, ad un secondo esame che riguarda la distanza: più aumenta, meno la notizia diventa importante. Non genera quindi alcun automatismo la contiguità tra club (o distretto) rotariano e redazione di un qualunque organo di informazione e neppure (salvo avvenimenti strettamente locali per “corrispondenti” locali) il contatto personale con un giornalista. Buio scivoloso. Al contrario, il supposto automatismo può creare situazioni imbarazzanti per l’amico giornalista (peggio per il giornalista-rotariano), costretto ad un bivio a dir poco scivoloso: tentare di far passare quella che per una redazione è una non-notizia o scontentare amici ai quali tiene. Ponendosi sempre dalla parte del comunicatore (il termine purtroppo è entrato nell’uso) nella sua veste di contatto, occorre ricordare tutta un’altra serie di circostanze che rendono il suo compito arduo: il proliferare di associazioni di volontariato (che si muovono sullo stesso terreno del Rotary) le quali chiedono udienza e identico trattamento; l’indi- RELAZIONI PUBBLICHE 27 Per approdare sulla pagina del giornale è necessario conoscere le regole del giornale: quelle del Rotary non valgono per farsi conoscere e il nuovo regolamento, quando assegna alla commissione relazioni pubbliche i compiti di mantenere i contatti con l’esterno e di promuovere i progetti e le attività del club, le suggerisce implicitamente. Contatti utili possono essere quelli con le autorità locali (e nazionali se è il caso); con le scuole; con il mondo della cultura; con le altre organizzazioni di volontariato; con altre associazioni non governative. Non si tratta di novità perché un’elencazione analoga esiste nel manuale di procedura già da un pezzo. Dovrebbe – e questa è la novità – cambiare il modo di approccio: cercare il coinvolgimento di nuovi soggetti nelle azioni rotariane. Puntare al gioco di squadra e ampliare contemporaneamente la squadra. Qualunque soggetto che abbia aderito ad essere coinvolto in un progetto (e quindi ha valutato rischi e benefici) ne diventerà sostenitore. rizzo generale della testata; il mezzo di diffusione (alla Tv occorrono immagini che spesso non si è in grado di fornire). Sistemi inflazionati. Anche lo strumento, una volta redditizio, della conferenza stampa, diventato inflazionato, mette in crisi le redazioni, costrette a scegliere tra tanti fatti quelli che a loro giudizio sono classificabili come notizia e che giustifichi la presenza di un loro redattore. Tra i comunicati stampa che ormai si accatastano sulle scrivanie delle redazioni avviene una severa selezione, anche ricordando che, se si fa un favore ad un amico o ad una organizzazione, quasi immediatamente la si deve fare a chi, escluso, viene a protestare. Il contatto (l’amico, insomma) lavora poi in uno dei tanti organi di informazione molti dei quali in crisi, provocata sia dal brusco taglio delle sovvenzioni pubbliche in favore dell’editoria, sia dall’obbligatoria rincorsa al continuo rinnovo delle tecnologie. Situazione pesante. L’impiego delle quali porta, a cascata, all’utilizzazione di grafiche scintillanti con un profluvio di immagini, in cui collocare “notizie” non eclatanti diventa sempre più difficile. Situazione pesante, dunque, nella quale conquistarsi un posto anche in seconda fila diventa complicato. Altri mezzi. Difficile dunque l’approccio con lo strumento principe della comunicazione di massa. Ma non impossibile perché l’esperienza (e il Rotary ne ha tanta) insegna che azioni e pazienza pagano sempre. Intanto esistono anche altre strade ed altri mezzi Ma quali pasti pantagruelici! Si mangia poco e spesso male Molta pazienza. Discorso valido anche per i giornalisti, se si chiedono non favori ma partecipazione ad un’operazione che la collettività può recepire (non la solita conferenza, per chiarire). Nel frattempo si possono usare anche altri strumenti facilmente disponibili: il buon vecchio manifesto stradale (ben visibile, di costo modesto, ma di impatto); le locandine (appena più costose ma più facilmente collocabili); il volantino (a costo irrilevante ma di diffusione capillare). E armandosi di pazienza. Coinvolgendo molta gente, alla fine anche i mass media finiranno per accorgersi che il Rotary non è una piovra tentacolare e che i rotariani non sono altro che dei buoni professionisti disposti a sacrificare parte del loro tempo e del loro denaro per gli altri. Che mangiano poco (e spesso male) e che dispongono di umiltà oltre che di legittimo orgoglio. 28 Gennaio 2006 VITA DEI CLUB Gennaio 2006 In Sardegna Un dono del Rotary al comune di Oristano il Rotary si da all’ippica MARIO IRDIS Rotary club Oristano Assistente governatore area Sardegna ovest Sei corse di cavalli purosangue nell’ippodromo di Chilivani, organizzate dal Rotary club di Ozieri, con la partecipazione complessiva di nove club sardi. M TINO OCCI Rotary club Ozieri Per celebrare in maniera originale il centenario del Rotary, il club di Ozieri promosse un concorso ippico nell’ippodromo di Chilivani. Ne conseguì un grande successo, tanto che il medesimo club volle replicare l’iniziativa, sponsorizzando sei corse di cavalli e coinvolgendo alcuni club rotariani della Sardegna sempre all’ippodromo di Chilivani.. Hanno aderito all’invito nove club che si sono proposti con una coppa per ciascuno dei proprietari dei cavalli vincenti. I club partecipanti sono stati Oristano, Bosa, Macomer, Olbia, i tre club di Sassari, Portorres ed appunto di Ozieri che ha voluto aggiungere all’intestazione della corsa, il Memorial Paul Harris, in ricordo del nostro fondatore. Alle gare in programma sono convenuti oltre 100 rotariani e numerosissime altre persone. Per molti si è trattato di un vero e proprio battesimo del cavallo. Lo stesso governatore Giorgio Di Raimondo è rimasto incantato dall’agonismo e degli stupendi cavalli da corsa che hanno dato un vero spettacolo; non solo purosangue italiani, ma anche purosangue arabi ed anglo-arabi, che sono l’orgoglio degli allevatori sardi. Da sempre la Sardegna, infatti, vanta una grande passione per il cavallo e lo dimostra allevando splendidi esemplari che gareggiano sugli ippodromi italiani ed esteri. I cavalli vincitori sono stati: Sir Godot nel premio Rotary club Olbia; Grisù Baio nel premio intestato ai club Sassari, Sassari Nord e Sassari Silki; Escorca, nel premio Rotary club Ozieri, Memorial Paul Harris, Niagara Cape nel premio club Oristano, Imperiosa, nel premio Rotary club Macomer ed infine Gloriosha nel premio club di Bosa. Il premio speciale del Rotary club Portotorres al migliore allenatore è andato a Franco Fadda, vincitore di due corse; quello per il miglior fantino, messo in palio dal governatore Di Raimondo ad Antonello Fadda, topjockey di Chilivani e figlio dello stesso allenatore. TARGHE AUTO: 224 MILIONI DI COMBINAZIONI Dal 1° ottobre 1993 in Italia abbiamo sulle automobili le targhe alfanumeriche di due tipi: 1 – quella per autovettura con targa posteriore ad un sola riga e di forma rettangolare (formato A, 486 x 109 millimetri), 2 – quella per fuoristrada o per auto di vecchia fabbricazione con targa posteriore a due righe, di forma quasi quadrata (formato B, 336 x 202 millimetri. Le targhe anteriori sono uguali per tutte le autovetture e hanno un formato rettangolare di 340x109 millimetri. Formato A. Le sigle iniziano con la lettera A e termineranno con la lettera Y, Ogni targa ha impressi due caratteri alfabetici, tre caratteri numerici e altri due alfabetici (la prima è stata AA 000 AA). I caratteri numerici incrementano passando da 000 a 999. Ogni mille autovetture le due coppie di caratteri alfabetici incrementano di una lettera, secondo l’ordine AA AA, AA AB, AA AC, fino a AA AZ, dopo di che inizia la serie AA Ba, quindi AA BB, AA BC, e così via fino all’ultima targa YZ 999 ZZ. Le combinazioni di caratteri consentono di avere 223.608.000 targhe possibili. Formato B. Le sigle iniziano con la lettera Z. La progressione va da ZA 000 AA a ZZ 999 ZZ e consente “soltanto” 10.648.00 combinazioni possibili. 29 VITA DEI CLUB V Il club di Oristano ha recentemente collocato in una bella piazzetta al centro della città una stele che riporta la ruota dentata del Rotary. Con una folta rappresentanza di soci ed una buona cornice di pubblico il presidente avv. Ottavio Sechi ed il sindaco dr. Antonio Barberio, rotariano di lunga militanza, hanno inaugurato l’opera. La scultura, opera dell’artista sardo Fellico Fadda è realizzata in basalto grigio e l’arch. Silvia Oppo ha realizzato gli elaborati tecnici: studio, disegni, progettazione. Il basamento, il trasporto e la collocazione dell’opera sono stati forniti gratuitamente dallo studio di architettura Oppo, di cui è contitolare il nostro socio geom. Giovanni Oppo, padre di Silvia. La stele è stata collocata in una raccolta piazzetta del centro storico ( piazza Tre palme ), a pochi metri dalla piazza Eleonora d’Arborea dove si affacciano i palazzi del Comune. Il club di Oristano conosce bene la città, il territorio ed i suoi problemi. Opera da ben 38 anni e si prepara a festeggiare, alla guida del Presidente designato per l’anno 2007.2008 dr. Bruno Cadeddu, il suo 40esimo compleanno. L’idea di realizzare e collocare al centro della città il nostro simbolo è stata a lungo meditata e discussa. Diverse le considerazioni ed i punti di vista. Orgoglio e pregiudizio. Mettere in piazza il nostro simbolo era sinonimo di orgoglio di appartenenza o, invece, esibizione di superiorità ? Facile, certamente, cadere nella trappola del luogo comune, del pregiudizio. Sappiamo tutti che essere rotariani è ancora all’esterno, spesso, sinonimo di appartenenza ad una elite, ad una classe sociale che si riunisce nei migliori Inaugurazione della stele alla presenza del sindaco Barberio ristoranti per mangiare allegramente e fare, poi, della beneficenza di facciata. Dobbiamo contribuire tutti a sfatare questi pregiudizi. Ogni rotariano, nessuno escluso, può e deve fare molto: nella professione, nella vita sociale, nella famiglia. La ruota dentata scende in piazza Parliamone. Proviamo a parlare di Rotary ai nostri colleghi di lavoro, abbiamo tante occasioni per farlo. Parliamo di Rotary a scuola, quando incontriamo i docenti dei nostri figli, i loro compagni di scuola o i loro genitori: portando a loro conoscenza l’esistenza dell’Interact e del Rotaract o la possibilità di uno scambio lungo o breve con giovani di altre nazioni. Infine, parliamo di Rotary in famiglia e con i nostri amici. Inseriamo l’argomento Rotary nella nostra vita sociale e di rela- zione: facciamo conoscere a chi rotariano non è chi siamo e che cosa facciamo , in sede locale e nel resto del mondo. Apertura. Questo modo nuovo, più aperto, di fare Rotary farebbe conoscere meglio la nostra associazione, sarebbe di stimolo per nuove adesioni e, soprattutto, consentirebbe di far cadere diffidenze e pregiudizi derivanti dall’ignoranza. Il dibattito all’interno del nostro club ha confrontato le idee di tutti nell’affrontare questi temi. Il risultato è stato la realizzazione dell’opera e, soprattutto, il nostro impegno a fare Rotary in maniera migliore. La stele con la grande ruota collocata al centro della città è un grande distintivo esposto con lo stesso orgoglio di appartenenza con il quale portiamo al bavero della nostra giacca quello più piccolo. Orgoglio che significa essere migliori non superiori, applicare le grandi regole dateci da Paul Harris oltre 100 anni fa : l’amicizia, la tolleranza, il servizio. 30 Gennaio 2006 VITA DEI CLUB Bosa: un club particolarmente attivo nello scambio dei giovani Nel Far West di BUFFALO BILL l’esperienza di Valentina M Ho ascoltato, in un crescendo di emozioni Valentina Casula che raccontava la sua esperienza di un anno in America, nel Wyoming. Attraverso la sua avvincente narrazione ho visto quei luoghi, quegli spazi, quei boschi, quei paesaggi, ho conosciuto le persone con cui ha vissuto e condiviso la quotidianità. Breve e significativa la descrizione fatta della scuola nord americana, così diversa rispetto alla nostra, organizzata per moduli quadrimestrali, scelti dagli alunni tra le materie più svariate – alcune delle quali (la pesca con la mosca!) impensabili per noi – segno di una educazione diversa, incentrata sulla formazione integrale ed orientata sull’alunno. Un’esperienza speciale per una ragazza di sedici anni che, in un così breve tempo, ha avuto la possibilità, non solo di approfondire la conoscenza della lingua, sperimentare differenti sistemi organizzativi, vedere altri ambienti e realtà, ma soprattutto di intrecciare nuovi rapporti umani, profondi, allargati, di grande respiro. Se confronto questa con la mia, la nostra esperienza di quegli anni, così limitata, circoscritta, gli orizzonti di allora, sento – non senza rimpianto – quanto mi è… ci è mancato: cresce la fiducia nel futuro delle nuove generazioni e si rafforza la convinzione che lo scambio giovani sia una grande occasione da non perdere. A fine serata la soddisfazione era – a buon diritto – tutta dei genitori, di Paolo ed Angela; ma di quella soddisfazione abbiamo partecipato anche noi rotariani vedendo nell’entusiasmo, nel sorriso, nella freschezza, nella gioia di questa ragazza, il miglior ringraziamento per avere contribuito ad offrirle una straordinaria possibilità di crescita, una eccezionale esperienza di vita. LUIGI ASTINO Rotary club Bosa Avventure meravigliose e formative VALENTINA CASULA Mi chiamo Valentina Casula e l’anno scorso ho partecipato al programma dello scambio giovani, sponsorizzata dal distretto 2080. Sono partita il 21 agosto 2004 e qualche mese prima della mia partenza mi avevano informato che sarei andata in una città chiamata Cody, in Wyoming. Il Wyoming si trova nella parte nord occidentale degli Stati Uniti, ha un’estensione di circa tre volte l’Italia ma con soli 500.000 abitanti. Cody è stata fondata da Buffalo Bill alla fine del 1800, conta 9000 abitanti ed è molto vicina al parco nazionale di Yellowstone. Tre famiglie. Prima di partire, ho avuto i primi contatti con le tre famiglie che mi avrebbero ospitato e questo mi aveva un po’ rassicurata; infatti, ero molto preoccupata in quanto sarei andata a vivere per un anno intero lontano dalla mia famiglia e dai miei amici in un posto di cui non conoscevo neppure l’esistenza, con persone sconosciute e dove avrei dovuto parlare un’altra lingua. Ero terrorizzata ma allo stesso tempo, feli- Gennaio 2006 cissima di poter fare quest’esperienza. Quando sono arrivata a Cody tutte le mie tre famiglie erano lì ad attendermi in aeroporto. Il primo periodo non è stato molto facile in quanto non parlavo bene la lingua e non conoscevo nessuno ma tutti mi hanno aiutato, soprattutto la prima famiglia, che era composta da Laurie, una signora di 47 anni, che non è sposata e vive con la madre Esther, di 63 anni. Bosa nell’anno in corso ha tre giovani all’estero e ne ospita quattro: due americani e due brasiliani Attenti agli orsi. Presso di loro sono stata per i primi tre mesi; ogni fine settimana andavamo in campeggio nel parco di Yellowstone, dove ho imparato a pescare, a montare una tenda, ma soprattutto a stare attenta agli orsi. Andavo a scuola dal lunedì al venerdì dalle 8 alle 3 e mezza. Ho scelto di frequentare le materie che mi sarebbero servite una volta tornata in Italia, ed altre che invece ho seguito per curiosità, non essendo materie che si studiano nella scuola italiana. Durante tutto l’anno scolastico ho studiato otto materie. Da agosto a dicembre ho frequentato le classi di storia, letteratura inglese, studiando anche l’Otello, teatro e educazione fisica, dove ho avuto la possibilità di fare sport che non avevo mai praticato prima, come football americano, pattinaggio su ghiaccio, tiro con l’arco, squash e pesca con la mosca. Da gennaio a maggio ho invece frequentato algebra, francese, biologia e infine una materia chiamata “scoperta del museo” presso il museo Buffalo Bill di Cody, dove ho studiato la storia e la natura del Wyoming. A dicembre ho cambiato famiglia. La mia seconda famiglia è formata da Jake, il padre che lavora in banca, Marisa, la madre che invece lavora a casa come programmatrice di software, e due figlie di 17 e 13 anni. Anche questa volta sono stata fortunata; infatti, mi hanno accolto a braccia aperte e mi hanno trattato come loro figlia e sorella. Anche loro mi hanno fatto visitare molti posti e mi hanno insegnato tantissime cose, persino a sparare. Infatti Jake adora andare a caccia. Molte conoscenze. Durante l’inverno ho fatto sci di fondo per la prima volta, allenandomi ogni giorno dopo la scuola dalle 3,30 alle 6 da ottobre a febbraio. Ogni domenica partecipavo alle gare in cui erano presenti tutte le scuole dello stato. Questo mi ha permesso di conoscere molti ragazzi e ragazze che poi sono diventati miei amici e di vedere gran parte del Wyoming, visto che ogni settimana ci recavamo in posti diversi. 31 VITA DEI CLUB Pastore luterano. Dopo tre mesi ho cambiato nuovamente famiglia e aven- dolo già fatto una volta pensavo sarebbe stato più facile, ma mi sbagliavo. È stato incredibile scoprire quanto ci si possa affezionare ad alcune persone dopo soli tre mesi. Avevo conosciuto la mia terza famiglia appena arrivata. Il padre è un pastore della chiesa luterana di Cody, la madre lavora per una compagnia di computer ed hanno tre figli maschi di 19, 17 e 15 anni. Li avevo visti un paio di volte prima di andare a vivere con loro e a prima vista non mi avevano fatto una buona impressione perché parlavano quasi niente e sembravano essere un po’ troppo introversi. Poi invece, dopo aver vissuto con loro per quasi tre mesi, ho scoperto che non bisogna mai badare alle apparenze ma bisogna conoscere bene le persone prima di poterle giudicare. Infatti, anche lì mi sono trovata benissimo, andavo molto d’accordo con i figli, parlavamo tantissimo, forse perché per loro ero quella sorella che avrebbero desiderato avere. Anche da questa famiglia ho imparato molte cose, tra cui andare a cavallo visto che nel loro ranch avevano due cavalli da sella. Cacciatore, soldato, attore, impresario Chi non conosce Buffalo Bill, al secolo William Frederick Cody (da qui il nome del luogo in cui ha soggiornato Valentina). Nato nel 1846 nello stato di Iowa, a 15 anni diventa uno dei corrieri a cavallo del Pony express. Nel 1863 si arruola nel settimo cavalleggeri del Kansas e prende parte alla guerra civile americana dalla parte del nord. Dopo la guerra viene impiegato come guida dall’esercito e dalla Pacific railroad. E’ in questo periodo che diventa il leggendario Buffalo Bill per avere vinto una gara di caccia al bisonte. Dicono che nella sua vita abbia ucciso 4 mila bisonti. Nel 1873 diventa attore nelle versioni teatrali delle sue novelle e nel 1883 crea il Buffalo Bill wild west show, spettacolo circense famosissimo che lo portò con successo a girare per Usa ed Europa (compresa l’Italia, dove tra l’altro si impegnò in una gara contro i nostri butteri) per più di venti anni. Con il grado di colonnello partecipa nel 1890 a operazioni militari contro gli indiani sioux e muore nel 1917 all’età di 71 anni. E’ seppellito, dietro sua richiesta, nel Colorado, vicino Denver. 32 Due tutor. L’abitudine del Rotary degli Stati Uniti di essere ospitati da più famiglie può sembrare difficile da accettare per una ragazza di 16 anni, ma mi sono ricreduta poiché ho avuto l’opportunità di conoscere più persone, imparare più cose e conoscere diversi stili di vita. Gli incontri del Rotary si svolgevano il giovedì a pranzo e io ho partecipato a quasi tutti gli incontri: erano molto interessati alla mia esperienza e curiosi di conoscere la vita in Italia e di vedere anche per foto le bellezze della Sardegna. A Cody avevo due tutor ai quali mi potevo rivolgere ogni volta che avevo qualche problema. Sono stati molto disponibili e mi hanno sempre aiutato per qualsiasi cosa. In giro per gli Usa. Alla fine dell’anno scolastico, a giugno, ho partecipato ad un viaggio in pullman di due settimane organizzato dal distretto 5440 con tutti i ragazzi di scambio. Eravamo circa 40 e abbiamo visitato la maggior parte della costa occidentale degli Stati Uniti tra cui Las Vegas in Nevada, il Grand Canyon in Arizona, Los Angeles, Hollywood e San Francisco in California. È stato bel- Gennaio 2006 VITA DEI CLUB Gennaio 2006 33 CULTURA In che giorno, mese e anno è nato il nostro attuale linguaggio? Arizona. Il Gran Canyon Graffito di COMMODILLA È il certificato di esistenza in vita della lingua italiana lissimo e non ci sono parole per descrivere il divertimento. A fine giugno, dopo il viaggio, i miei genitori sono venuti e sono rimasti in America per due settimane. Hanno così avuto l’occasione di conoscere le mie famiglie, visitare diversi posti e partecipare ad un incontro del Rotary di Cody, dove hanno portato i saluti del club di Bosa e li hanno ringraziati per la loro ospitalità. Grazie. La mia è stata un’esperienza meravigliosa, che mi ha permesso di crescere e di imparare a conoscere e a capire diverse culture e modi di pensare. Ho conosciuto tantissime persone e tanti amici con cui sono tuttora in contatto. Consiglierei a tutti i ragazzi della mia età di fare questo scambio e ringrazio di cuore il Rotary club di Bosa per avermi dato la possibilità di parteciparvi. Rotary club Roma Tirreno e 16° concorso pianistico internazionale IL PIANO VA FORTE 134 pianisti di 34 nazioni, da (in ordine alfabetico) Argentina a Vietnam. Le giurie – composte da insigni musicisti e direttori italiani e stranieri – hanno avuto il loro da fare per premiare i più bravi. A. I primi premi assoluti: – a Michal Kurowski (Polonia) sezione A solisti, – a Melania Kluge (Germania), sezione B solisti, – a Mirei Tsuji-Miho Sano (Giappone), sezione duo a quattro mani e sezione duo su due pianoforti (due premi Rc Roma Tirreno). B. Il premio Chopin è andato all’armena Lilion Akopova. Tutti i finalisti sono stati accompagnati dall’orchestra sinfonica di Roma e del Lazio, diretta dal maestro Nicola Samale. Il concerto dei premiati, presentato da Rosanna Vaudetti, si è svolto al teatro Valle di Roma ed è stato registrato dalla radio vaticana. Promotore del 16° concorso internazionale è stato, secondo tradizione, il Rotary club Roma Tirreno. Ha organizzato l’avvenimento l’associazione F. Chopin, sotto l’alto patronato del Presidente della Repubblica e con patrocinio e contributi di numerose istituzioni. Il concorso si è svolto nel chiostro di S. Giovanni Battista de’ Genovesi La direzione artistica è stata come al solito affidata alle amorose e intelligenti cure di Marcella Crudeli, presidente e fondatore della manifestazione, e past president del club Roma Tirreno. Il più antico testo è considerato il placito di Capua, dove c’è un chiaro contrasto tra latino e volgare. Ma più antico è l’indovinello veronese, un appunto scherzoso scritto da un amanuense a margine di un codice liturgico, che ha sempre sollevato numerose discussioni. Ma forse il più antico di tutti è il graffito studiato e correttamente letto solo nel 1966 da Francesco Sabatini, attuale presidente dell’accademia della Crusca. La lingua di ogni giorno regola le esigenze primarie di comunicazione dei popoli e viene messa per iscritto soprattutto per regolare inizialmente i rapporti economici e giuridici. S LUCA ERIANNI Professore ordinario di storia della lingua italiana Università “La Sapienza”, Roma Quando è nata la lingua italiana? A una domanda del genere non si può rispondere con una data puntuale: né con un anno,né con un secolo.A differenza di un individuo, una lingua si separa dalla sua progenitrice (nel nostro caso il latino) attraverso un distacco progressivo, insensibile. Potremmo dire che l’italiano è nato quando la comunità dei parlanti si è resa conto di maneggiare qualcosa di ormai profondamente diverso dal latino scritto nei testi medievali: dunque, più che a un atto di nascita, potremo risalire a un certificato di esistenza in vita. La spinta alla scrittura. È più utile chiedersi allora: perché a un certo punto della storia si sente il bisogno di mettere per iscritto una lingua fino ad allora soltanto parlata (e parlata, aggiungiamo, nella miriade di dialetti che circolavano nell’Italia dell’alto medioevo)? La spinta alla scrittura non avviene quasi mai per esigenze artistiche: la letteratura è un lusso a cui le società arrivano, o arrivavano, dopo qualche secolo di alfabetizzazione. Le esigenze primarie sono quelle che regolano la vita quotidiana: i rapporti economici (come le tavolette in greco miceneo, ben anteriori alla grande letteratura della Grecia classica, decifrate cinquant’anni fa da Michael MA COME È VOLGARE QUESTA LINGUA! I PLACITI CAMPANI Sao ko kelle terre, per kelle fini que ki contene, trenta anni le possette parte Sancti Benedicti INDOVINELLO VERONESE Se pareba boves, alba pratalia araba et albo versorio teneba et negro semen seminaba GRAFFITO DI COMMODILLA Non dicere ille secrita a BBoce Ventris) e i rapporti giuridici. La lingua francese ha – alle sue radici – per l’appunto un testo giuridico: i giuramenti di Strasburgo (842). Si tratta di brevi formule pronunciate da Ludovico il Germanico e Carlo il Calvo, nipoti di Carlo Magno, davanti ai rispettivi eserciti per sancire l’alleanza contro il fratello Lotario: Ludovico, che regnava su territori di lingua tedesca, pronunciò il suo giuramento in francese, per farsi capire dall’esercito di Carlo il quale, a sua volta, pronunciò la formula in tedesco. Testo giuridico. Anche per l’italiano quello che è considerato il più antico e indiscutibile documento in volgare è un testo giuridico. Questa volta non siamo più nella Storia con l’esse maiuscola (come avveniva con i giuramenti di Strasburgo, che ci sono stati tramandati da uno storico contemporaneo: Nitardo, cugino di Ludovico, Carlo e Lotario); ma nella piccola storia: non assistiamo a grandi rivolgimenti dell’assetto europeo, ma a una oscura lite sul possesso di certi terreni che un privato rivendicava ma che, in forza del principio dell’usucapione, un giudice assegnò in legittima proprietà a chi ne aveva goduto il pos- 34 sesso per almeno trent’anni. Si tratta dei cosiddetti Placiti campani (placito è il lat. PLACITUM ossia ‘sentenza’ di un giudice, trasformatosi poi nell’italiano antico piato ‘lite’, da cui il nostro piatire ‘lagnarsi, chiedere in modo insistente e fastidioso’); ossia di formule che alcuni testimoni pronunciano a Capua davanti a un giudice per affermare che, per quanto a loro risultava, il monastero benedettino di Montecassino (la parte sancti Benedicti) aveva goduto a lungo del possesso delle terre in questione, così come erano localizzate in un promemoria: la formula più antica, risalente al marzo 960, è molto nota: «Sao ko kelle terre, per kelle fini que ki contene, trenta anni le possette parte sancti Benedicti». Formule. Le formule sono inserite in un contesto latino – la lingua abituale in cui si esprimevano, per iscritto ma anche parlando nel corso della loro professione – gli uomini di legge. Evidentemente l’uso del volgare, eccezionale (perché anche i tre testimoni erano clerici, perfettamente in grado di esprimersi in latino, almeno secondo i bisogni dell’epoca), si spiega col desiderio di dare massima pubblicità alla sentenza e quindi garantire il diritto del monastero, minacciati da una vera e propria offensiva laica, della quale abbiamo altre conferme storiche. Indovina indovinello. I Placiti sono il primo documento in cui si abbia un chiaro e intenzionale contrasto tra latino e volgare, ma non sono il più antico documento che possa dirsi scritto in volgare. Prima di essi, troviamo due testimonianze, entrambe assai curiose: l’indovinello veronese (fine dell’VIII – inizio del IX secolo) e l’iscrizione della catacomba romana di Commodilla (prima metà del IX secolo). L’indovinello, conservatoci come “prova di penna” dell’amanuense – cioè come uno scritto vergato per gioco, in un momento di pausa del faticoso lavoro di copiatura – si legge in un codice liturgico conservato nella biblioteca capitolare di Verona: «Se pareba boves, alba pratalia araba et albo versorio teneba et negro semen seminaba». Queste poche parole sono CULTURA Gennaio 2006 CATACOMBA DI COMMODILLA lungo Via delle Sette Chiese La catacomba fa parte dei complessi cimiteriali visitati dai pellegrini alto-medievali lungo il grand tour dei martiri. Si trova a un chilometro circa da via Ostiense, lungo via delle Sette Chiese, insieme con quella non molto distante da S. Tecla. Il nome del cimitero forse deriva da chi donò il fondo alla comunità cristiana per l’utilizzo funerario. Il cimitero sotterraneo si articola su tre livelli: il più visto e interessante è al secondo piano, l’arenario, scavato completamente negli anni 1903-05. Prima dell’utilizzo catacombale tutta la zona era una vasta cava di pozzolana: tufo vulcanico tipo conglomerato giallo e pozzolana rossa. Le gallerie sono strette e di forma rettangolare e le sepolture sono diverse da quelle tradizionali e più note. Molte tombe sono infatti “a pozzo”, scavate verticalmente in profondità (si arriva fino a venti deposizioni sovrapposte) con lo scopo di sfruttare al massimo lo spazio. Il cimitero è estremamente povero e secondo gli studiosi le epigrafi scritte spesso con errori di ortografia. Ad esse si aggiunge la mano ignota, forse di un presbitero pellegrino, che graffia sulla cornice rossa dell’affresco di Turtura la scritta che a detta di molti e del prof. Serianni è il testo più antico della lingua volgare. state oggetto di numerose discussioni da parte degli studiosi; anche se sussistono dubbi su molte questioni particolari, il senso generale è chiaro: si tratta di un indovinello che si fonda sul parallelo tra lo scrittore e il seminatore: chi è colui che manda avanti i buoi, ara bianchi campi, regge un bianco aratro e semina un nero seme? È lo scrittore che, scrivendo, sposta le dita (= i buoi) sulla pergamena – magari non proprio bianca, ma comunque non ancora macchiata dall’inchiostro –, impugna la bianca penna d’oca e sparge il nero inchiostro sulla carta. Resta però un’incertezza di fondo: siamo di fronte al primo testo in volgare o non piuttosto a uno dei tanti esempi di latino volgareggiante offertici dalla carte medievali? L’amanuense che ha scritto l’indovinello pensava davvero di usare una lingua diversa dal latino approssimativo a cui era abituato? Abbassa la voce. Non ci sono dubbi, invece, sull’intenzionalità del volgare dell’iscrizione di Commodilla, un testo segnalato agli inizi del Nove- cento dagli archeologi, ma letto correttamente e studiato in tutte le sue implicazioni solo nel 1966 da Francesco Sabatini, l’attuale presidente dell’accademia della Crusca. Il graffito recita: «NON DICERE ILLE SECRITA A BBOCE» (cioè “non recitare i segreti – le orazioni segrete della messa, che il sacerdote in base a nuove regole liturgiche doveva recitare tra sé – ad alta voce”). Si tratta evidentemente di una prescrizione che un religioso sentì il bisogno di ricordare a un confratello, ancora abituato alla liturgia preesistente. Interessante la seconda B aggiunta alla parola boce ‘voce’; chi scrive ha voluto rappresentare esattamente la pronuncia rafforzata che, dalla Toscana in giù, è normale quando alla preposizione a segue una parola cominciante per consonante: scriviamo a casa ma pronunciamo accasa, scriviamo a voce ma pronunciamo avvoce. A un testo che registra con tanta attenzione un tratto tipico del volgare e ignoto al latino, davvero non si può disconoscere il titolo di più antico testo scritto in italiano, anche se – a differenza dei Placiti – malgré lui. Roma - Catacombe di Commodilla, Cripta dei ss. Felice e Adàutto. Il graffito liturgico dopo i danneggiamenti del 1971 e il restauro-ritocco del 1972. Foto Pontificia Commissione di Archeologia Sacra. Gennaio 2006 35 EMIGRAZIONE Emigranti italiani oltreoceano Partono i bastimenti per terre assai lontane… Istituito a Gualdo Tadino il museo regionale dell’emigrazione: un museo per non dimenticare, con un laboratorio didattico per gli studenti. Conoscere il passato è il punto di partenza per la pacifica convivenza dei popoli. EMILIANO giornalista MAGRINI È questa la funzione principale per cui a Gualdo Tadino è stato recentemente istituito il museo regionale dell’emigrazione, che ha come obiettivo recuperare la memoria di questo periodo storico che ha coinvolto milioni di italiani. Sono stati tantissimi, infatti, i nostri connazionali che per quasi un secolo, dalla fine del XIX alla metà inoltrata del XX, hanno lasciato l’Italia alla ricerca di fortuna in terre lontane. U.s.a., Ellis Island - Primi del '900. La fotografia ritrae un gruppo di emigranti italiani con la "valigia di cartone", durante la fase dello sbarco ad Ellis Island, Usa L’iniziativa è del comune della cittadina umbra, che ne ha affidato la cura all’Istituto per la storia dell’Umbria contemporanea (Isuc, ed è patrocinata dal Ministero italiani nel mondo, dalla regione Umbria e dalla provincia di Perugia. La Gualdo Tadino - Palazzo del Podestà e torre civica sede museale La nuova Italia: da terra di partenza a meta di arrivo scelta è caduta proprio su Gualdo Tadino per ricordare il grande contributo che le regioni del centro Italia hanno dato, già dalla fine dell’Ottocento, all’emigrazione. Raccolta multimediale. Il museo non sarà solo luogo di memoria, ma contribuirà in maniera decisiva alla diffusione della conoscenza storica. Non si limiterà ad esporre oggetti, foto e ricordi dell’epoca, ma darà la possibilità a studenti e 36 Gennaio 2006 EMIGRAZIONE Il fondamento della storia è fornire gli strumenti per guardare avanti. E tale sembra essere anche l’obiettivo di chi ha predisposto questo importante progetto. In un mondo dove lo scambio culturale con civiltà lontane è ormai all’ordine del giorno, in un Paese come il nostro che da terra di partenza è diventata meta d’arrivo per gli emigranti dell’intero bacino mediterraneo, conoscere il nostro passato può e deve essere un punto di partenza per poter organizzare una pacifica convivenza ai giorni nostri. Intervista a Catia Monacelli, direttore del museo regionale Pietro Conti …tornano i bastimenti nel porto del museo Più di 27 milioni di italiani hanno tracciato un grandioso ed epico esodo migratorio. Umbria al settimo posto nella graduatoria nazionale. Documenti, foto, servizi giornalistici, film, documentari, valige, bauli, oggetti, campane e certificati: tutto racconta un’unica storia di addii e scontri, nostalgie e dolori. G TIZIANA RASSI giornalista - autrice televisiva Come è nata l’idea di istituire un museo dell’emigrazione? Il museo regionale dell’emigrazione, intitolato a Pietro Conti, primo presidente della regione Umbria, nasce dalla volontà dell’amministrazione comunale di Gualdo Tadino, provincia di Peru- 37 EMIGRAZIONE Usa, New York primi anni '20. La fotografia ritrae emigranti europei in attesa dello sbarco a New York. non di interagire con il passato, di viverlo in maniera quasi realistica. Il centro di raccolta multimediale ha acquisito in esclusiva dalla Radio Televisione Svizzera Italiana materiale riguardante l’emigrazione all’estero e saranno quindi disponibili per i visitatori filmati, servizi giornalistici e documenti. In fin dei conti, come è giustamente ricordato sul sito che sponsorizza il progetto (www.emigrazione.it), la storia del Novecento non può esser fatta trascurando il contributo della pellicola. Docenti e studenti. La novità più importante rispetto ai classici musei, sembra comunque essere il laboratorio didattico dedicato agli studenti di qualsiasi ordine e grado.E la biblioteca, fornita di testi adatti a qualsiasi studio sull’emigrazione, dalla letteratura alle lingue, dalla narrativa al diritto. Gennaio 2006 Primi del ‘900. Un gruppo di emigranti umbri verso la Pennsylvania, Usa Lussemburgo Esch sur Alzette, primi anni '40. La foto ritrae due minatori appoggiati ad una locomotiva "Siemens" a cui sono attaccati vagoni trasportanti rame, presso la fabbrica di "Terres rouges" a Esch sur Alzette. gia, di evocare e sottolineare il patrimonio storico, culturale ed umano legato al grande esodo migratorio che coinvolse l’Italia a partire dalla fine dell’Ottocento, riguardando più di 27 milioni di persone. In questo contesto l’incidenza della popolazione umbra, dapprima trascurabile, diviene rilevante a partire dai primi anni del Novecento, fino a raggiungere il 7° posto nel periodo 1911-1913 nella graduatoria delle regioni a più alta emigrazione. Centinaia di documenti, immagini e racconti provenienti da tutte le regioni d’Italia sono custoditi nella sede museale, tutti insieme a raccontare un’unica grande storia: gli addii, l’incontro e lo scontro con il paese straniero, la nostalgia, le gioie e i dolori quotidiani. Fino ai primi del '900 erano i cavalli a trasportare fuori dalla miniera i carrelli carichi di minerale. miniere di ferro e carbone. Al secondo piano l’avventura del viaggio, rare e commoventi immagini di traversate transoceaniche, monitor che emergono da vecchie valige di cartone e antichi bauli, campane del suono che raccontano preziose testimonianze di viaggi ardui e perigliosi a bordo di lenti bastimenti. Ed, infine, il terzo piano dedicato alla partenza e ai motivi che spinsero milioni di italiani a tentare la via dell’emigrazione verso terre straniere, in paesi ospitanti ma non sempre ospitali, le difficoltà dell’integrazione, la produzione dei tanti documenti per non essere respinti alla frontiera: carte d’identità con le impronte digitali, passaporti, certificati di sana e robusta costituzione. Il centro studi Il percorso Ci può descrivere il percorso museale? Il museo è realizzato con la coinvolgente tecnica delle proiezioni video, possiede l’esclusivo materiale documentario di Rai teche e della televisione della Svizzera italiana riguardante il tema, costituito da filmati, servizi giornalistici, film e documentari. Il visitatore è coinvolto in un emozionante percorso a ritroso, al primo piano l’arrivo degli emigranti all’estero, l’aggregazione, la vita comunitaria, il cibo, la religione, l’occupazione, con particolare riguardo alla ricostruzione della vita lavorativa nelle Qual è lo scopo del centro studi del museo? E’ un centro di ricerca permanente, pubblica ogni anno i volumi della collana “I quaderni del museo dell’emigrazione”, ha una ricca biblioteca che rac- I valori del museo insegnati agli scolari coglie testi e ricerche sull’argomento, ha un archivio fotografico e documentario in continuo aggiornamento, una nastroteca ed un’esclusiva videoteca di riferimento nazionale. E ha un laboratorio, come centro di ricerca e sperimentazione. Concorso nazionale Il museo sta promuovendo un importante concorso nazionale. Di che si tratta? Si tratta del concorso dal titolo “Memorie Migranti”, per la migliore testimonianza video sul tema dell’emigrazione italiana all’estero, con particolare riferimento alla propria regione e realtà territoriale. Lo scopo dell’iniziativa è quello di stimolare il recupero e la sensibilizzazione della memoria storica giovanile sul tema dell’emigrazione italiana nel mondo dalla fine dell’Ottocento ai nostri giorni, nonché favorire un’attività di ricerca e di studio sugli aspetti storici, sociali ed economici legati al fenomeno. Il concorso prevede cinque categorie: scuole elementari, scuole medie inferiori, scuole medie superiori, centri territoriali per adulti, università, master post laurea, scuole di cinema, giornalismo, televisione e video. Per scaricare il bando completo del concorso è possibile collegarsi al sito istituzionale www.emigrazione.it 38 Gennaio 2006 ATTUALITÀ L’Onu ha compiuto 60 anni ma ne dimostra qualcuno di più Il Consiglio di sicurezza genera insicurezza L’attività dell’organismo – che rappresenta la quasi totalità del mondo – è bloccata spesso dal diritto di veto di uno qualsiasi dei cinque membri permanenti. Alle difficoltà burocratiche e politiche si aggiunge in questi ultimi tempi lo scandalo dell’oil for food e degli abusi sessuali. Impotente di fronte ai conflitti tra nazioni l’Onu tenta comunque di difendere i diritti dell’umanità. Il Consiglio di sicurezza dell’ONU S ANGELO G. ABATINI docente università Tor Vergata, Roma Il Novecento annovera tra le speranze per il progresso dell’umanità la nascita dell’organizzazione delle Nazioni Unite (Onu). Le celebrazioni dei suoi sessant’anni di attività (1945-2005) non sono state vissute in una festosa atmosfera. A New York il 14 settembre 2005 il segretario generale dell’Onu, Kofi Annan, davanti agli oltre 170 rappresentanti politici riuniti per la celebrazione dell’evento ha manifestato pubblicamente il suo disappunto per il fallito obiettivo della riforma che egli e altri avevano auspicato. Rivolgendosi all’assemblea ha detto: “Siamo franchi gli uni con gli altri; non abbiamo ancora ottenuto l’ampia e fondamentale riforma che io stesso e molti altri riteniamo necessaria”. La speranza di dare nuova linfa all’organizzazione per tirarla fuori dall’impasse che l’attanaglia e rispondere positivamente al giudizio molto critico dell’opinione pubblica e degli esperti, è andata delusa. Kofi Annan era preoccupato per la mancata approvazione di una riforma che voleva rappresentare la trasformazione di una struttura burocratica e stretta nella morsa di un meccanismo di voto perverso nel “consiglio di sicurezza”, bloccato dal diritto di veto di uno qualsiasi dei cinque membri permanenti. Le emergenze. Troppo travagliata è la storia delle emergenze in cui l’Onu ha dovuto offrire il proprio intervento. Il pensiero va alla Somalia, al Ruanda, alla Bosnia, all’Afghanistan, all’Iraq e a tutti quei paesi del terzo mondo in cui la sua presenza ha coinciso con interventi poco incisivi. Va anche ai magri risultati raggiunti nella difesa dei diritti civili in paesi che stentano a liberarsi di governi autoritari; e, ancor più oggi, alle beghe tra i membri dell’organizzazione nel momento di decidere sulla riforma del “consiglio di sicurezza”, per ottenere un seggio accanto ai soci fondatori: Usa, Russia, Cina, Gran Bretagna e Francia. Un obiettivo cui sono interessati molti membri dell’assemblea, uniti in gruppi Gennaio 2006 per avere successo (quello del G4: Germania, Giappone, India e Brasile; il summit delle 53 nazioni dell’unione africana; il gruppo “uniti per il consenso” con Italia, Argentina, Canada, Messico e Pakistan). Il risultato è che la riforma non ha avuto l’adesione di quei membri più potenti e meno disposti a cedere lo scettro del potere e langue in attesa che si pervenga ad una soluzione soddisfacente per tutti. Il gioco delle alleanze è complesso; su esso aleggia il privilegio dei più forti, difesi dalle regole del gioco. La mancata approvazione della riforma e il rinvio a tempi migliori portano il sigillo dei membri (potenti) del consiglio di sicurezza: gli Stati Uniti, che, considerando il proprio stato il più potente del mondo, in un rapporto con altri stati vede la sua potenza emergere più che in una organizzazione internazionale (l’avventura militare nell’Iraq è emblematica), e la Russia arroccata nella difesa del nihil movere espressa chiaramente dal ministro degli esteri, Serghiei Lavrov: “nessuna riforma del consiglio di sicurezza potrà erodere lo status dei cinque attuali membri permanenti”. Il quadro. A queste difficoltà burocratiche e politiche, che intralciano il cammino spedito dell’organizzazione, si aggiunge in questi ultimi tempi l’emergenza scandali oil for food e degli abusi sessuali. Il quadro che emerge oggi nella considerazione della vita dell’Onu non è, certo, soddisfacente; eppure ad essa l’occidente ha guardato con fiducia, sin da quel lontano 26 giugno del 1945, quando i rappresentanti di 51 paesi riuniti a San Francisco (Stati Uniti) ATTUALITÀ hanno firmano la Carta delle Nazioni Unite, redatta durante gli incontri dal 25 aprile al 26 giugno. Una Carta diventata effettiva il 24 ottobre, ratificata da Cina, Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna e New York. Il “Palazzo di vetro” sede dell’ONU Unione Sovietica (i futuri cinque membri permanenti del consiglio di sicurezza) e dalla maggior parte degli atri paesi firmatari. Vincoli e condizioni. La struttura, i compiti e le prerogative del consiglio di sicurezza, con i suoi vincoli hanno reso ardua la strada all’organizzazione nella volontà di sanare i conflitti e nella salvaguardia dei diritti civili. In questi campi la sua attività è stata sempre condizionata dai limiti posti dalla Carta ai poteri del consiglio di sicurezza. Questa prerogativa fa dell’Onu un organismo cui alcuni attribuiscono una struttura gerarchica interna autoritaria, molto 39 poco democratica, che le toglie credibilità in un tema centrale che è quella della protezione dei diritti umani. Costoro ritengono che a governare la volontà del consiglio non sia stato mai, in assoluto, la tanta enfatizzata volontà di far prevalere la pace, bensì gli interessi che hanno legato e legano il singolo membro ai soggetti coinvolti nei conflitti esterni ed interni e gli stati interessati. Così si spiegano le situazioni di impotenza dell’Onu di fronte ai più gravi conflitti degli ultimi anni: le guerre fra Israele e gli Stati arabi del 1967 e del 1973, la guerra nel Vietnam, la guerra fra India e Pakistan del 1965 e del 1973, fino alla guerra in Iraq, nata in mezzo ai dissensi e a incertezze dominate da ragioni di politica internazionale guidata dalla volontà di potenza dei più rappresentativi attori dell’organizzazione. Contro la guerra. Oggi, come allora, nel giudicare l’Onu, guardiamo carichi di una eccessiva speranza di poter estirpare un male, la guerra, che la storia del Novecento ci mostra ancora presente in forme e in intensità diverse. L’opinione pubblica, anche attraverso i suoi media, resta colpita più dall’inerzia di alcuni momenti particolari che non dai progressi compiuti, dimenticando che incidere sui temi del conflitto quanto gli attori sono i potenti della terra è speranza vana. Di fronte a questa situazione l’Onu dovrebbe avere l’onestà di riconoscere che gli sforzi compiuti dalla comunità internazionale in questi sessant’anni per lo sviluppo e la difesa dei diritti umani sono lontani dall’aver prodotto risultati incoraggianti.