Settimana Santa
28 marzo / 4 aprile 2010
Morte e Resurrezione di Gesù:
evento di salvezza universale
“Tu dall’alto della Croce gloriosa, mi ripeti: “se hai sete, vieni e bevi. Voglio
estinguere la tua sete d’amore; per questo ho aperto il mio Cuore”
1
Ai piedi della Tua croce gloriosa,,
gloriosa,, o Gesù,
Gesù,,
apro anelante la bocca per accogliere l’acqua della vita,
stendo il mio corpo in atto di adorazione
per essere avvolto dal tuo sangue che porta lo Spirito.
Tu, dall’alto del tuo trono di gloria,
mi inviti a salire la scala della fedeltà
per entrare nel tuo intimo attraverso la porta della vita.
Resto attonito, in atto di contemplazione e di stupore
per l’immenso amore che il tuo sangue
misto all’acqua dello Spirito ha veicolato
per tutti noi, fino
fino a bagnare ogni angolo della terra.
Desidero salire e venire a bere al tuo petto
aperto dalla misteriosa ferita e
abbeverarmi alla preziosa fontana della vita.
Tu, dal’alto della croce gloriosa, mi ripeti:
“Se hai sete, vieni e bevi.
bevi.
Voglio estinguere la
la tua sete d’amore; e
per questo ho aperto il mio costato, per darti rifugio”.
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Leggi e rifletti
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Il presente opuscolo, oltre a riportare il programma degli
appuntamenti del Sacro Triduo Pasquale, propone
alcune meditazioni.
E’ un invito a contemplare l’amore concreto di Dio per
ciascuno di noi, luce, forza e consolazione nelle prove,
umanamente indecifrabili, della vita.
Meditando col cuore aperto queste riflessioni ci si
accorge che Dio non è lontano, non è estraneo ai nostri
drammi, ma è dentro la nostra storia per dirci: “tu non
sei solo, Io ti sono vicino e condivido tutto del tuo
destino, facendomi carico, perfino del tuo peccato”.
D. Mario Bonizzato
Parrocchia di Isolalta, 19 marzo 2010
Festa di S. Giuseppe
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La Sindone
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E’ la sconvolgente e fedele fotografia di un Amore
“folle” che non si arrende anche di fronte alle sofferenze
più aberranti e terrificanti.
Non è possibile contemplare la Sacra Sindone e
rimanere indifferenti e non interrogarsi seriamente.
Se questo è vero…….?
Se tanto è costata la mia salvezza……..?
Se l’espiazione del peccato ha esigito un tale
prezzo……..?
Non posso non chiedermi:
“Ma io sto viaggiando verso l’eternità sul binario giusto
o
sono
su
un
binario
sbagliato,
quello
superficialità, dell’indifferenza, del compromesso?”
? ? ?
4
della
Il Sangue di Gesù ci ha salvati
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Nel Venerdì Santo si compie un evento terribile, sconvolgente
davanti al quale ci si copre la faccia per non vedere.
Il profeta di Nazaret, Gesù, Dio e uomo, che è passato tra la
gente seminando solo gesti di amore e di misericordia viene
barbaramente trucidato come un infame malfattore.
Misfatto più grave non è mai accaduto e mai accadrà sulla
terra.
Ma questa morte, sorprendentemente, diventa aurora di vita
nuova.
Da Gesù, il Martire dell’Amore Misericordioso, nasce la
civiltà del’amore, scaturisce una vita che non muore.
Le tre nuove strade della vita nuova che si aprono il Venerdì
Santo sono: umiltà, solitudine, silenzio, “abbandono totale
nelle mani del Padre”.
“E noi abbiamo creduto, malgrado tutto, all’amore di Dio per
noi!
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La Misericordia
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L’uomo si salverà solo se, scendendo dai suoi troni di
“cartapesta”, dalle sue borie, dalle sue false sicurezze, si
inginocchierà con l’umiltà del bambino davanti al
Crocifisso, il Dio-Uomo dal Cuore trafitto, e attingerà
misericordia.
- Guardare e ascoltare le persone senza pregiudizi e
sospetti; vedere in ciascuno soprattutto il bene
- Coltivare un cuore misericordioso scevro da sentimenti e
giudizi cattivi… che preferisce sbagliare amando,
donando fiducia.
- Vigilare sulla lingua, perché non escano parole di
disprezzo… di condanna verso nessuno… saper tacere,
saper perdonare, saper scusare, saper amare sempre…
La misericordia e, solo la misericordia salverà le
persone, le famiglie, le comunità, l’umanità.
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Gesù, vittima del suo stesso amore
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Gesù
ci
salva
facendosi
volontariamente
vittima del suo stesso amore.
La sua sofferenza non è subìta per forza, ma
voluta per amore.
Che ha portato Gesù sulla Croce è stato solo
l’amore.
Il sacrificio di Gesù non sarà stato inutile per
noi, solo se sapremo riconoscere e confessare
con cuore umile e contrito le nostre colpe e
avremo fiducia nella infinita e inesauribile
misericordia di Dio, più grande del nostro
peccato.
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SACRO TRIDUO
PASQUALE
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1 aprile : Giovedì Santo
ore 20.30 “La grande Cena del Signore”
Adorazione per tutta la notte
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2 aprile : Venerdì Santo
“Il mio Cuore aperto
sarà il vostro rifugio”
- ore 10.30 – 11.30 adorazione della SS. ma Eucaristia
ragazzi elementari e medie
-
ore 15 liturgia solenne della morte di Gesù
- ore 20: appuntamento presso il S. Cuore all’ingresso
del paese da dove si muoverà la processione verso la Chiesa
-
ore 20.30 Via Crucis – segue adorazione presso il sepolcro fino
alle ore 24.
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3 aprile : Sabato Santo
“Giorno del grande silenzio”
- ore 10.30 – 11.30 adorazione ragazzi elementari e medie
- ore 15 S. Rosario completo
ore 21:
Grande Veglia Pasquale
e annuncio della Resurrezione
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4 aprile : Domenica di Pasqua:
Giorno più luminoso
e gioioso della storia
SS. Messe ore 8.30 – 10.30
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LA SINDONE
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Io sono soprattutto un chirurgo; ho insegnato a lungo. Per tredici anni sono vissuto in
compagnia di cadaveri; durante la mia carriera ho studiato a fondo l'anatomia. Posso dunque
scrivere senza presunzione.
Gesù entrato in agonia nel Getsemani scrive l'evangelista Luca, pregava più intensamente. E
diede in un sudore "come gocce di sangue " (Lc: 22,44) che cadevano fino a terra. Il solo
evangelista che riporta il fatto è un medico, Luca. E lo fa con la precisione di un clinico.
Il sudar sangue, o ematidrosi, è un fenomeno rarissimo. Si produce in condizioni
eccezionali: a provocarlo ci vuole una spossatezza fisica, accompagnata da una scossa
morale violenta causata da una profonda emozione, da una grande paura. Il terrore, lo
spavento, l’angoscia terribile di sentirsi carico di tutti i peccati degli uomini devono aver
schiacciato il Martire.
Tale tensione estrema produce la rottura delle finissime vene capillari che stanno sotto le
ghiandole sudoripare, il Sangue si mescola al sudore e si raccoglie sulla pelle; poi cola per
tutto il corpo fino a terra.
Conosciamo la farsa del processo imbastito dal Sinedrio ebraico, l'invio di Gesù a Pilato e il
ballottaggio fra il procuratore romano ed Erode. Pilato cede e ordina la flagellazione. I
soldati spogliano Gesù e lo legano per i polsi a una colonna apposita, alta circa tre metri,
che termina con un anello. La flagellazione si effettua con delle strisce di cuoio multiple su
cui sono fissate due palline di piombo.
Le tracce nella Sindone di Torino sono innumerevoli; la maggior parte delle sferzate è sulla
spalla, sulla schiena, sulla regione lombare e anche sul petto.
I carnefici devono essere stati due, uno da ciascun lato, di ineguale corporatura. Colpiscono
a staffilate la pelle, già alterata da milioni di microscopiche emorragie del sudor di Sangue.
La pelle si lacera, si spacca; il Sangue zampilla. A ogni colpo Gesù trasale in un soprassalto
di dolore. Le forze gli vengono meno: un sudor freddo gli imperla la fronte, la testa gli gira
in una vertigine di nausea, brividi gli corrono lungo la schiena. Se non fosse appeso, quasi,
per i polsi, crollerebbe in una pozza di Sangue.
Poi lo scherno della coronazione. Con lunghe spine, più dure di quelle dell'acacia, gli
aguzzini intrecciano una specie di corona e gliela applicano sul capo. Le spine penetrano nel
cuoio capelluto e lo fanno sanguinare i chirurghi sanno quanto sanguina il cuoio capelluto.
Dalla Sindone si rivela che un forte colpo di bastone, dato obliquamente, lasciò sulla
guancia destra di Gesù una orribile piaga contusa; il naso è deformato da una frattura
dell'ala cartilaginea.
Pilato, dopo aver mostrato quell'Uomo straziato alla folla inferocita, glielo consegna per la
crocifissione. Caricano sulle spalle di Gesù il grosso legno della croce; pesa una cinquantina
di chili, ma peserebbe di più se non toccasse il terreno con il palo verticale.
Gesù cammina a piedi scalzi per le strade dal fondo irregolare, cosparso di ciottoli. I soldati
lo tirano con le corde. Il percorso, fortunatamente, non è molto lungo: circa seicento metri.
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Gesù, a fatica trascina un piede dopo l'altro; spesso cade sulle ginocchia. E la spalla di Gesù
è coperta di piaghe. Quando Egli cade a terra, la trave gli sfugge e gli scortica il dorso.
Sul Calvario ha inizio la crocifissione. I carnefici, spogliano il Condannato; ma la sua
tunica è incollata alle ferite e il toglierla è atroce.
Avete mai staccato la garza di medicazione da una larga piaga contusa?
Non avete sofferto voi stessi questa priva che richiede talvolta l'anestesia generale?
Potete allora rendervi conto di che si tratta.
Ogni filo di stoffa aderisce al tessuto della carne viva: a levare la tunica, si lacerano le
terminazioni nervose messe allo scoperto dalle piaghe. i carnefici danno uno strappo
violento.
Come mai quel dolore atroce non provoca uno svenimento?
Il Sangue riprende a scorrere; Gesù viene disteso sul dorso. Le sue piaghe si incrostano di
polvere e di ghiaietta. Lo distendono sulla croce, gli aguzzini prendono le misure. Un giro di
succhiello nel legno per facilitare la penetrazione di chiodi. Le spalle della Vittima hanno
strisciato dolorosamente sul legno ruvido. Le punte taglienti della corona gli lacerano il
cranio.
La sua povera testa è inclinata in avanti, poiché lo spessore della corona di spine le
impedisce di appoggiarsi al legno. Ogni volta che il Martire solleva la testa, riprendono le
fitte. Acutissime.
Il carnefice prende un lungo chiodo appuntito e quadrato, lo appoggia sul polso di Gesù, con
un colpo netto di martello glielo pianta e lo ribatte saldamente sul legno: orribile supplizio!
Gesù ha spaventosamente contratto il volto. Nello stesso istante il suo pollice, con un
movimento violento si è posto in opposizione nel palmo della mano; il nervo mediano è
stato leso.
Si può immaginare ciò che Gesù deve aver provato: un dolore lancinante, acutissimo, che si
è diffuso nelle dita, è passato, come una lingua di fuoco, nella spalla e gli ha folgorato il
cervello
E’ il dolore più insopportabile che un uomo possa provare, quello dato dalla ferita dei grossi
tronchi nervosi. Di solito provoca uno svenimento e fa la conoscenza. In Gesù no. Almeno il
nervo fosse stato tagliato netto!
Invece lo si constata spesso sperimentalmente, il nervo è distrutto solo in parte: la lesione
del tronco nervoso rimane in contatto col chiodo: quando il corpo sarà sospeso sulla croce.
Il nervo si tenderà fortemente come una corda di violino teso sul ponticello. A ogni scossa, a
ogni movimento, vibrerà, risvegliando dolori strazianti. Un supplizio che durerà tre ore.
Così fanno anche per l'altra mano.
Gli inchiodano i piedi, il sinistro sopra il destro, con un chiodo grosso e lungo il doppio di
quello usato per le mani.
Operazione ancora più difficile delle mani, perché i piedi scivolano per la scossa del
martello.
Il boia e i suoi aiutanti impugnano le estremità della croce; sollevano Gesù, poi rapidamente
la incastrano nella buca già preparata per sostenere il patibolo.
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E’ mezzogiorno. Gesù ha sete. Non ha bevuto dalla sera precedente. I lineamenti sono tirati,
il volto è una maschera di Sangue. La bocca è semiaperta e il labbro inferiore comincia a
perdere.
La gola, secca, gli brucia, ma Egli non può deglutire.
Ha sete. Un soldato gli tende, sulla punta della canna, una spugna imbevuta di bevanda
acidula, in uso tra i militari.
Tutto ciò è una tortura atroce.
Uno strano fenomeno si produce sul corpo di Gesù.
I muscoli delle braccia si irrigidiscono in una contrazione che va accentuandosi: i muscoli
delle spalle e delle braccia sono tesi e rivelati, le dita si incurvano. Si direbbe un ferito
colpito da tetano, in preda a quelle orribili crisi che non si possono descrivere. E’ciò che i
medici chiamano tetania quando i crampi si generalizzano: i muscoli dell'addome si
irrigidiscono in onde immobili; poi quelli intercostali, quelli del collo e quelli respiratori. Il
respiro si è fatto, a poco a poco, più corto. L'aria entra con un sibilo, ma non riesce più ad
uscire.
Gesù respira con l'apice dei polmoni. Ha sete di aria: come un asmatico in piena crisi, il suo
volto pallido a poco a poco diventa rosso, poi trascolora nel violetto purpureo e Infine nel
cianotico. Gesù, colpito da asfissia, soffoca.
I polmoni, gonfi d'aria, non possono più svuotarsi. La fronte è imperlata di sudore, gli occhi
escono fuori dall'orbita.
Che dolori atroci devono aver martellato il suo cranio!
Ma cosa avviene? Lentamente con uno sforzo sovrumano, il Crocifisso ha preso un punto di
appoggio sul chiodo dei piedi.
Facendosi forza, a piccoli colpi, si tira alleggerendo la trazione delle braccia. I muscoli del
torace si distendono. La respirazione diventa più ampia e profonda. I polmoni si svuotano e
il viso riprende pallore primitivo.
Perché questo sforzo? Perché Gesù vuole parlare: "Padre, perdona loro, perché non sanno
quello che fanno" (Lc. 23,34). Dopo un istante il corpo ricomincia ad afflosciarsi e
l'asfissia riprende.
Sono state tramandate sette fasi, pronunciate dal Signore in croce: ogni volta che vuole
parlare, dovrà sollevarsi tenendosi ritto sui chiodi dei piedi: inimmaginabile!
Sciami di mosche, grosse mosche, verdi e blu, ronzano attorno al suo corpo; gli si
accaniscono sul viso e sulle piaghe, ma Egli non può scacciarle. Dopo un po’, il cielo si
abbassa.
Fra poco saranno le tre del Pomeriggio. Gesù lotta sempre: di quando in quando si solleva
per respirare.
E’ l'asfissia periodica dell’infelice viene strozzato. Una tortura che dura tre ore. Tutti i suoi
dolori, la sete, i crampi, l’asfissia, le vibrazioni dei nervi mediani, gli hanno strappato un
lamento: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” (Mc 15,34).
Ai piedi della croce stava la Madre di Gesù. Potete immaginare quale strazio Ella provò? A
Lei affida Giovanni.
Poi Gesù esclama: “Tutto è compiuto!” (Gv 19,30). Infine, con immensa rassegnazione,
dice: “Padre, nelle tue mani raccomando il mio Spirito” (Lc 23,46).
Emette un altro grido. Muore.
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Il Sangue di Gesù ci ha salvati
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In un venerdì qualunque della storia, la croce di Cristo, da strumento di morte, diventa porta di
ingresso per chi vuole entrare nella vita mistica. Su di essa, misteriosamente, viene rinnovata
l'alleanza tra Dio e l'umanità ferita dal peccato. La gloria del Crocifisso splende sul trono
della croce, dove si rende visibile la realtà invisibile della più alta libertà dell'amore, e rivela
all'uomo il significato pieno della vera regalità.
Su quella croce, strumento di condanna per gli uomini e trono di gloria per l'Amore Divino, il
Cristo rivela la sua totale oblazione al Padre: "Padre, nelle tue mani, consegno il mio spirito"
(Lc 23,46).
Con l'offerta di tutto se stesso al Padre, Gesù compie il "sacrificio nuovo" (Eb 10,9b) in grado
di eliminare tutti i peccati, rendendo "perfetti per sempre quelli che vengono santificati" (Eb 10,
14). Egli diviene così il mediatore, il vero sacerdote e pontefice tra Dio e gli uomini (cfr. Eb
8,6.9.11), perché "essendo sempre vivo, continua a intercedere in nostro favore"(Eb 7,25-25).
Il Cristo si mostra al Padre con il suo sangue, come Misericordia amorosa, l'Agnello immolato
(Ap 5,6.12.13; 7,17), il Pastore buono che prende su di sé ogni creatura bisognosa di perdono,
l'Intercessore che fa valere davanti al Padre i meriti della sua Passione.
Il Sangue è il sangue della Cena, il sangue della Croce, il sangue della misericordia senza limiti,
il segno visibile e interiore del suo dono totale al Padre e della sua perpetua intercessione per la
riconciliazione e la comunione di tutta l'umanità in Lui.
Nel nostro cammino spirituale, la croce del Venerdì Santo costituisce una tappa importante: la
radicale purificazione del cuore, della mente e dello spirito, attraverso le prove. Essa segna la
morte dell'uomo vecchio e la nascita dell'uomo nuovo. Rigenerati in Lui e resi creature nuove,
possiamo anche noi intercedere presso Dio e implorare la sua Misericordia per tutta l'umanità.
"Signore, ricordati di me quando sarai nel tuo Regno" (Lc 23, 42).
Dio si rivela alla creatura con una tale intensità che l'uomo vecchio, frantumato dal peccato,
viene rigenerato a vita nuova da ogni incontro con Lui. E’ciò che accade al ladrone pentito che,
affidando a Gesù il suo desiderio di vita nuova, si sente dire: "In verità ti dico, oggi sarai con
me nel paradiso".
La pienezza della vita divina che si stabilisce in lui, dissolve il suo uomo vecchio, poiché Dio è
un fuoco che consuma e trasforma in sé tutto ciò che tocca. Il fuoco divino brucia
progressivamente anche in noi le radici dell'uomo vecchio, che con le nostre sole forze non
riusciamo ad estirpare, e ci trasforma in Lui, rendendoci capaci di completare in noi ciò che
manca alla sua passione, a favore della Chiesa (Cf Col 1,24). Conformandoci a Cristo vero
intercessore, diventiamo anche noi in Lui intercessori: sempre più vicini a Dio e per ciò stesso
vicini anche agli uomini.
Questa tappa di vita spirituale risulta particolarmente dolorosa alla nostra sensibilità come
doloroso è stato per il Cristo tutto il travaglio della crocifissione. Il dolore è provocato dal fatto
che il nostro essere, quasi istintivamente, si difende e ostacola la morte dell'uomo vecchio.
Nel lungo venerdì della purificazione, allora, non ci resta che assumere l'unico atteggiamento
possibile, quello di chi, come firmando una cambiale in bianco, si rimette completamente nelle
mani di Dio, lasciando che il flusso della divina misericordia rigeneri la nostra esistenza.
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I FRUTTI DELL'AMORE MISERICORDIOSO
1. L’UMILTA’
Il cammino di vita spirituale passa necessariamente attraverso tempi e fasi di deserto interiore in
cui predomina l'esperienza della povertà e della precarietà. Colui che, guidato dallo Spirito, si
avventura in questo deserto, non sospetta neanche a quali prove si espone.
Nella solitudine interiore, come nell'angoscia di una notte senza fine, la nostra persona viene
spogliata di tutte le sue potenzialità umane. E il cuore sembra frantumarsi. Una tale esperienza,
ci rende consapevoli di quanto, le esigenze del cammino spirituale, siano al di sopra delle nostre
sole forze umane. Ci accorgiamo che se siamo lasciati a noi stessi, siamo radicalmente incapaci
di una risposta generosa al Signore. Ma proprio quando siamo consapevoli di tutto questo, ci
rendiamo anche conto che è Dio stesso a frantumare gli ideali e gli appoggi umani su cui
fondavamo le nostre speranze di futuro. Poiché egli, proprio attraverso le esperienze di morte e
di perdita, ci dona la vita vera. Il nostro riconoscerci bisognosi di salvezza ci apre ad una
nuova dimensione di accoglienza del Dio della Pasqua. Il sepolcro pasquale di Cristo, preceduto
dalla sofferenza della croce, diventa allora il simbolo della nostra solitudine umana e di quella
povertà che è soprattutto nudità interiore. La nudità è punto di arrivo di un percorso. Rifiutarla
equivale a respingere l'assoluto.
Dio, infatti, abita il nostro deserto interiore, la nostra povertà umana e spirituale, per mostrarsi
come l'Unico e il Necessario della nostra vita. Povertà e nudità interiore ci sono poste innanzi
continuamente dalla vita. Ne facciamo esperienza ogni volta che dobbiamo fronteggiare la
malattia, il vuoto di affetti, i distacchi dalle persone care, la perdita di prestigio o di altre cose
che riteniamo importanti. Tutte queste occasioni di spogliamento possono diventare altrettante
opportunità di conquistare la libertà interiore.
Ma solo quando questo processo è avvenuto, ci accorgiamo che sono state proprio le prove della
vita a renderci liberi. Esse ci hanno educato a confidare solo in quel Dio che si è fatto povero
per arricchire tutti noi con la sua povertà. E’Lui il segreto per raggiungere la più piena libertà
interiore.
2. LA SOLITUDINE
La solitudine è parte integrante del cammino di spogliamento. L’esperienza di deserto e di
croce, insieme alla paura della morte, genera una sottile e costante sofferenza. Questa
sofferenza indica che si ha una relazione essenziale con l'Assoluto e che si impegna l'intera
esistenza in questo rapporto.
Nella solitudine prendiamo coscienza della nostra fragilità e dei limiti che teniamo nascosti
persino a noi stessi, per paura di incontrarli faccia a faccia. Essa ci permette di rivolgere il
nostro sguardo al Crocifisso che ha sperimentato l'abbandono e la dura solitudine della croce.
Quando questo accade, la solitudine può diventare grembo di rigenerazione che, attraverso gli
inevitabili dolori del parto, fa nascere una nuova dimensione di vita e un nuovo essere, creato in
Gesù Cristo nella giustizia e nella santità.
In questo nostro tempo storico, occupato principalmente a realizzare la globalizzazione
economica e comunicativa, utilizzando tecnologie sempre più sofisticate, il numero di coloro
che soffrono la solitudine, la depressione, la paura di non essere all'altezza delle situazioni, lo
stress della realizzazione di sé, aumenta di anno in anno.
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La chiusura su se stessi, l'incomunicabilità fra le generazioni, la devianza, il vuoto di valori
umani e spirituali, lo spiritualismo: sono le forme più comuni di fuga dalla realtà conflittuale.
Di fronte a tutto questo, la sfida da lanciare è l'invito ad entrare nella solitudine della propria
interiorità per incontrare l'unicità della nostra persona.
Si tratta di ascoltare la voce del profondo, attraverso cui Dio si comunica e raccogliere l'invito a
salire il monte del sacrificio e della pienezza, senza temere la croce.
La solitudine, quando è cercata, amata e custodita, ci permette di realizzare relazioni più solide,
perché ancorate a quel Dio che ci rigenera in creature nuove, guarite dal di dentro, e ci immerge
in una storia personale abitata dal suo Spirito, che è pace, gioia, relazione amorosa, fiducia,
presente e futuro.
3. Il SILENZIO
Chi, nella vita, rinuncia a muoversi secondo la propria volontà, e si lascia muovere da Dio, entra
in un silenzio fecondo. Il silenzio dell'uomo, quando è spoglio di ogni desiderio personale, è
reso trasparente all'azione del silenzio di Dio.
"Padre, nelle tue mani, consegno il mio Spirito" (Lc 23,46).
Pronunciata questa frase, non c'è più nulla da dire. Ora è il tempo del compimento. E’l'ora del
matrimonio mistico tra la creatura e il Creatore, tra chi si consegna a Dio senza remore e il
Signore crocifisso, che accoglie nel suo stesso sacrificio, l'atto di abbandono della creatura.
Questo tipo di silenzio è come un fuoco che brucia e consuma; è il segno alto del "tutto è
compiuto" (Gv 19,30) sulla croce di Cristo. Esso permette a Gesù di stabilire un intimo rapporto
d'amore e di compassione con il buon ladrone, che nel silenzio di quella morte, chiede di essere
accolto nel suo grembo divino: "Oggi sarai con me nel paradiso" (Lc 23,43).
Il cristiano, che nella propria esistenza vive con consapevolezza il mistero pasquale, si
troverà molte volte a sperimentare il silenzio della prova e della incomprensione. Ma nella
silenziosa comunione con il suo Dio, che impone sempre una distanza e un certo distacco
dal mondo, egli, guardando il Crocifisso, saprà scorgere sul volto sofferente ma sereno del
Cristo, il senso profondo delle proprie ferite.
Nel mondo in cui viviamo, è più facile moltiplicare le parole, alzare la voce, trasmettere
messaggi e agire di prepotenza, piuttosto che ascoltare il silenzio. Ma quando questo avviene,
allora è facile accorgersi del passaggio di Dio nella brezza leggera del vento primaverile, nella
solitudine di uomini e donne oranti, nei piccoli gesti di carità che non fanno rumore.
Chi nella propria vita vive consapevolmente il mistero pasquale, si troverà prima o poi a cercare
il silenzio come luogo e tempo per ricomprendere la storia e scrutarne gli eventi fino a cogliere
il cuore delle realtà, che sfugge allo sguardo superficiale di colui che vive sempre fuori di sé
perché attratto dal futile e dal passeggero. E gli riuscirà naturale anche accettare il silenzio che
gli viene imposto dalle esperienze difficili che, relegando al margine e imponendo di tacere,
richiedono l'attesa paziente della maturazione interiore e storica.
Nella relazione profonda e silenziosa con Dio, ciascuno di noi può recuperare il senso
pasquale della vita, lasciando allo Spirito di Dio tutto lo spazio e il tempo per farsi "voce " e
per trasformare la nostra storia personale e collettiva.
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LA MISERICORDIA
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Leggendo il Diario di santa Faustina inevitabilmente si evince che l'argomento predominante e
fondamentale in cui ci si imbatte è la Misericordia Divina: pagine su pagine sono dedite a questo
tema, in un alternarsi instancabile di rivelazione di Gesù e riflessioni della Santa, nel tentativo di
svelare e chiarire il grande mistero che si nasconde dietro il massimo attributo di Dio.
Anche il lettore meno assiduo e attento avvertirà la sensazione di essere come 'bombardato' da una
sfilza di frasi d'amore che Gesù rivolge a noi, tramite la Santa: tali frasi vertono sulla sua
Misericordia che, scaturita dalla croce, si propone nei secoli instancabilmente a tutti gli uomini. E’
la sua prova d'amore più grande e attuale nei nostri confronti, ma inspiegabile ai nostri occhi:
infatti, seguendo la nostra logica terrena ci risulta estremamente difficile perdonare chi ci ha fatto
un torto; se anche ci riuscissimo, difficilmente saremmo capaci di relazionarci con lui come se
niente fosse successo; ma se pure fossimo in grado di trattare con lui davvero senza riserve,
faticosamente saremmo in grado di amarlo; e se addirittura fossimo talmente "santi" da riuscirci,
credo sia al dì sopra delle nostre forze riuscire a sopportare ancora questo ciclo di tortiriconciliazioni infinite volte con infinite persone diverse. L’unico che ne ha la capacità è Gesù:
sempre pronto a perdonarci, pur sapendo che l'offenderemo ancora una volta, e un'altra, e un'altra
ancora...
Dato che dal Diario si evince che Gesù è molto prolisso' riguardo questo argomento con la Santa,
lascerò grande spazio in questo articolo alle sue parole, riportando alcune tra le sue espressioni a
mio avviso più significative a riguardo. Tuttavia, per evitare di spaziare troppo e perdermi in
un argomento così vasto, seguirò una scaletta: darò prima una 'definizione' della Misericordia
Divina; poi abbozzerò i due atteggiamenti predominanti e contrastanti che noi uomini possiamo
avere nei confronti di essa, ossia diffidenza e fiducia; infine accennerò a dei consigli su come
imitare Gesù misericordioso concretamente.
Cos’è la Misericordia Divina
Sono innumerevoli i punti del Diario in cui Gesù parla della sua Misericordia. Sintetizzo riportando
solo alcune tra le sue espressioni a mio avviso più importanti: innanzitutto la sua richiesta di
istituire la festa in onore della sua Misericordia: "Sono Re di Misericordia. Desidero che questa
immagine - l'immagine diventata ormai simbolo della Misericordia Divina - venga esposta al
pubblico la prima domenica dopo Pasqua. Tale domenica è la festa della Misericordia... "; 'I due
raggi rappresentano il Sangue e l'Acqua. Il raggio pallido rappresenta l'Acqua che giustifica le
anime; il raggio rosso rappresenta il sangue che è la vita delle anime... in quel giorno, chi si
accosterà alla sorgente della vita - altrove spiega di accostarsi alla confessione ed alla santa
Comunione - questi conseguirà la remissione totale delle colpe e delle pene! ".
Altrove spiega la differenza tra giustizia e misericordia: "Prima che Io venga come Giudice giusto,
spalanco la porta della mia Misericordia. Chi non vuole passare attraverso la porta della
Misericordia, deve passare attraverso la porta della Mia giustizia ",
Oltre a ciò, con la concretezza divina che Lo contraddistingue, rivela: “Guarda o anima che per te
ho istituito un trono di Misericordia sulla terra, e questo trono è il Tabernacolo... non mi sono
circondato né da un seguito né da guardie, puoi venire da me in ogni momento... desidero elargirti
le mie grazie”. A riprova del fatto che Gesù è abile nel rendere raggiungibili e alla nostra portata le
realtà divine più impenetrabili e misteriose.
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Primo atteggiamento: diffidenza e trascuratezza
Il primo atteggiamento che la Misericordia di Dio può destare negli spiriti più razionali è
sicuramente la diffidenza: "Quanto mi ferisce la diffidenza di un'anima! Tale anima riconosce che
sono santo e giusto e non crede che Io sono misericordioso ... Anche i demòni ammirano la Mia
giustizia, ma non credono alla Mia bontà ".
Tale atteggiamento è molto comune, e non dobbiamo credere di esserne del tutto estranei perché
molto probabilmente a volte avrà coinvolto anche noi: a quanti sarà capitato ad esempio, dopo una
confessione particolarmente difficile, di uscire fuori dal confessionale con la sensazione di
incertezza di non essersi confessato bene, o il timore di non aver ricevuto il perdono da Dio, o
l'incredulità nel vedersi cancellare in un solo istante il fardello di peccati che abbiamo trascinato al
l'interno del confessionale.
A tal proposito santa Faustina racconta di una suora che soffriva interiormente proprio perché le
sembrava che le sue confessioni fossero stata fatte male e non era sicura che Gesù l'avesse
perdonata. Allora supplicò la Santa di chiedere a Gesù se l'avesse perdonata. Egli le rispose: "Dille
che la sua diffidenza ferisce il Mio Cuore più dei peccati che ha commesso".
Il luogo in cui la Misericordia Divina incontra le nostre anime è dunque principalmente il
confessionale, e il nostro atteggiamento gioca un ruolo importantissimo in questo importante
incontro. Ecco cosa dice Gesù:…“basta mettersi con fede ai piedi di un Mio rappresentante e
confessargli la propria miseria ed il miracolo della Divina Misericordia si manifesterà; e ancora:
"sappi che Io stesso ti aspetto in confessionale, Mi copro soltanto dietro il sacerdote, ma sono Io
che opero nell'anima... da questa sorgente della Misericordia possono attingere le grazie
unicamente col recipiente della fIducia. Se la loro fIducia sarà grande la Mia generosità non avrà
limiti ".
Gesù lamenta spesso anche atteggiamenti di trascuratezza nei suoi confronti. Noi tutti sappiamo
benissimo quanto sia difficile a volte, affaccendati nelle mille cose e preoccupazioni quotidiane,
partecipare alla Santa Messa, incontrare Gesù Eucaristia e sostare davanti al Tabernacolo.
Egli stesso afferma, riferendosi a noi uomini: "Hanno tempo per ogni cosa, per venire da me a
prendere la Grazie non hanno tempo ". E ancora "Quanto mi addolora che le anime si uniscano
così poco a Me nella santa Comunione ... trattano con Me come una cosa inerte eppure ho un cuore
pieno d'amore e di Misericordia... ". Sono frasi che scuotono i nostri animi e ci fanno prendere atto
di quanto sia difficile spesso ricordare che in un semplice pezzo di pane in realtà si nasconde Gesù
vivo, desideroso e ansioso della nostra compagnia.
Secondo atteggiamento: fiducia e diffusione della Misericordia Divina
In contrapposizione alla diffidenza c'è dunque la fiducia nella Misericordia Divina: è questo il
segreto per essere felici e godere della protezione di Gesù. A riprova del fatto che noi ragioniamo in
modo diametralmente opposto rispetto a Dio c'è la nostra logica del contraccambio: se faccio,
ricevo. Invece Gesù ribalta tutto e ci dice che non possiamo far niente che 'meriti' la sua
benevolenza: l'unica cosa che davvero possiamo fare è avere l'umiltà di accettare questa nostra
condizione di impotenza e rimettere tutto alla Sua Misericordia.
Spiega infatti: L'anima che confida nella Mia Misericordia è la più felice perché Io stesso ho cura
di lei "; "Le anime che diffondono il culto della mia Misericordia, le proteggo per tutta la vita come
una tenera madre protegge il suo bimbo ancora lattante "; “Quando un'anima si avvicina a me con
fiducia, la riempio di una tale quantità di grazia, che essa non può contenerla in sé e la irradia
sulle altre anime”.
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La protezione di Gesù non si esaurisce con il termine della nostra vita, anzi è in punto di morte che
sfodera la sua massima potenza: "Quelli che proclameranno la Mia grande Misericordia, Io stesso
li difenderò nell'ora della morte... anche se i peccati delle anime fossero neri come la pece...
Quando un'anima esalta la Mia bontà, allora satana ne trema e fugge nel profondo dell'inferno ".
Seguendo la 'logica celeste' dunque, il target preferito dalla Misericordia Divina è costituito dai più
grandi peccatori: è come se Gesù indugiasse, li osservasse pazientemente aspettando da loro un
cenno di fiducia, e quando questo arriva, li riempie di doni: 'Essi prima degli altri hanno diritto alla
fiducia nell'abisso della Mia misericordia. A queste anime concedo pIù grazie di quante ne
chiedono”
Come essere misericordiosi
Santa Faustina suggerisce delle vere e proprie linee guida su come imitare Gesù nel suo più grande
attributo. Innanzitutto chiarisce che ci sono tre gradi della misericordia: l'opera di misericordia; la
parola di misericordia (ciò che non si può fare con l'azione si fa con le parole); la preghiera di
misericordia (laddove non arrivano né le opere né le parole). Oltre a ciò spiega che essere
misericordiosi seguendo la scuola di Gesù vuol dire:
•
Avere occhi misericordiosi: cercare cioè sempre di scorgere ciò che c'è di bello nel
prossimo, evitando di nutrire sospetti o di giudicare secondo le apparenze.
•
Avere udito misericordioso, non indifferente alle necessità e ai dolori degli altri.
•
Avere lingua misericordiosa, ricca sempre di parole di conforto piuttosto che di parole
sfavorevoli.
•
Avere mani misericordiose, colme di buone azioni e disponibili a caricarsi dei lavori più
penosi.
•
Avere piedi misericordiosi, pronti a vincere l'indolenza per accorrere in aiuto del prossimo.
•
Avere cuore misericordioso, in grado di partecipare alle sofferenze degli altri, sincero anche
con chi sappiamo abuserà della nostra bontà, ricordandoci che c'è sempre il cuore di Gesù
misericordioso in cui possiamo rifugiarci e trovare ristoro.
Ma in prima posizione, con la grande capacità di sintesi di cui solo Gesù è dotato, l'unico consiglio
da ricordare è: "Sii misericordiosa con gli altri come Io lo sono con te e quando ti accorgi che le tue
forze diventano deboli, vieni alla sorgente della Misericordia e rafforza la tua anima ".
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Gesù, vittima del suo stesso amore
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Vittima del suo stesso amore - Nella Bibbia, il profeta Isaia, tanti secoli prima, così
descrive Gesù che sarebbe venuto a salvare il mondo:
"Chi avrebbe creduto al nostro annuncio? A chi sarebbe stato manifestato il braccio del
Signore? E’ cresciuto come un virgulto davanti a lui e come una radice in terra arida. Non
ha apparenza né bellezza per attirare i nostri sguardi, non splendore per potercene
compiacere. Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori che ben conosce il patire,
come uno davanti al quale ci si copre la faccia, era disprezzato e non ne avevamo alcuna
stima.
Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori e noi lo
giudicavamo castigato, percosso da Dio e umiliato. Egli è stato trafitto per i nostri delitti,
schiacciato per le nostre iniquità. Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui; per le
sue piaghe noi siamo stati guariti. Noi tutti eravamo sperduti come un gregge, ognuno di
noi seguiva la sua strada; il Signore fece ricadere su di lui l'iniquità di noi tutti.
Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca; era come agnello condotto al
macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, e non aprì la sua bocca.
Con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo; chi si affligge per la sua sorte?
Sì, fu eliminato dalla terra dei viventi, per l'iniquità del mio popolo fu percosso a morte. Gli
si diede sepoltura con gli empi, con il ricco fu il suo tumulo, sebbene non avesse commesso
violenza né vi fosse inganno nella sua bocca.
Ma al Signore è piaciuto prostrarlo con dolori. Quando offrirà se stesso in espiazione,
vedrà una discendenza, vivrà a lungo, si compirà per mezzo suo la volontà del Signore.
Dopo il suo intimo tormento vedrà la luce e si sazierà della sua conoscenza; il giusto mio
servo giustificherà molti, egli si addosserà la loro iniquità. Perciò io gli darò in premio le
moltitudini, dei potenti egli farà bottino, perché ha consegnato se stesso alla morte ed è
stato annoverato fra gli empi, mentre egli portava il peccato di molti e intercedeva per i
peccatori” (Is 53,1-12).
Anche al profeta è apparso non riproponibile l'idea di un Messia-Salvatore ridotto a un
condannato in croce; sarebbe apparso più logico ripresentare un Messia forte, dominatore,
capace di annullare violenza e soprusi.
“Chi avrebbe creduto al nostro annuncio?”.
Il profeta - però - sente di dover capovolgere tutta una mentalità: “Eppure egli si è caricato
delle nostre sofferenze... al Signore è piaciuto prostrarlo con dolori... ".
Il profeta scopre che la salvezza, la redenzione arriverà per volontà di Dio solo quando il
Messia offrirà se stesso in espiazione e proprio perché si sarà reso vittima del suo stesso
amore al punto da consegnare se stesso alla morte: “quando offrirà se stesso in espiazione,
vedrà una discendenza, vivrà a lungo, si compirà per mezzo suo la volontà del Signore...
perché ha consegnato se stesso alla morte ".
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Vittima del suo stesso amore - Nei suoi scritti, madre Speranza, tanti secoli dopo, così
contempla Gesù venuto a salvare il mondo.
Il giorno 8 dicembre 1930, festa dell'Immacolata, madre Speranza era a Messa nella
cappella di Gómez Herrero, a Madrid, in Via Aguilera 70, quando il Signore le fece
conoscere come avrebbe voluto che fosse realizzata la scultura di un Crocifisso per
esprimere questa dottrina. L’incarico fu dato allo scultore Coullot Valera e il Crocifisso è
quello che oggi si venera nel Santuario di Collevalenza.
Gli elementi principali di questa scultura dovevano essere: Un Gesù inchiodato sulla croce,
ancora vivo, con gli occhi rivolti al cielo; il suo sacro Cuore sul petto; sullo sfondo una
grande Ostia Santa con la scritta IHS"; una Bibbia ai piedi del Crocifisso, sulla quale è
riportato il versetto: "amatevi gli uni gli altri come io vi ho amato"; sempre ai piedi della
croce, una corona regale a indicare come Gesù si è spogliato della sua gloria divina per
assumere la nostra natura mortale e subire oltraggi e umiliazioni; il Cuore di Cristo, come
simbolo del suo amore; la Croce, che portò sulle sue spalle per redimerci; l'Eucaristia, che
gli permette di rimanere sempre tra noi.
Madre Speranza racconta che nel ricevere questo incarico le fu fatta una raccomandazione:
il tutto doveva raffigurare, sì, lo strazio di una morte crudele in croce, ma soprattutto doveva
trasmettere la certezza di una sofferenza non subita ma accettata, per amore. Gesù è finito in
croce non per la violenza dei cattivi (dalla quale avrebbe potuto difendersi) ma è finito in
croce vittima del SUO amore.
Così lo dice Madre Speranza nei suoi scritti: Gesù, morendo sul Calvario, non soccombe
per l’odio dei suoi nemici, ma come vittima del suo stesso amore.
“Per immedesimarci nella Passione di Gesù sono necessarie: l’umiltà del cuore con la
quale riconosciamo e confessiamo che le nostre colpe sono la causa di quei tormenti, la
fiducia nella misericordia di Dio, la preghiera fervorosa e attenta e la purezza da ogni
colpa.
Un buon modo per ricavare frutto dalla meditazione della Passione di Gesù è considerare in
ogni mistero:
• la Persona che soffre, il suo potere, la sua carità, la sua innocenza, il suo amore;
• chi Egli ama e per chi soffre;
• la quantità e gravità dei tormenti;
• chi sono i persecutori: giudei, gentili, nobili, plebei, potenze infernali;
• le persone per le quali soffre: amici e nemici, passati, presenti e futuri;
• i teneri sentimenti e le virtù eroiche con cui soffre e che ci lascia come testamento:
umiltà, obbedienza, carità, amore, mansuetudine, fortezza e pace.
Quante volte Gesù, dopo essere stato con noi tutto il giorno aiutandoci e distribuendo le sue
grazie, deve andarsene altrove in cerca di carità, amore e sacrificio; in cerca di ciò che noi
gli abbiamo negato per estinguere la sua sete di amore e il desiderio di regnare nei nostri
cuori.
Piangiamo le nostre ingratitudini, chiediamone perdono al nostro buon Padre. Con umiltà e
fiducia supplichiamolo di non allontanarsi da noi, di riposare nei nostri cuori e dissetiamo la
sua sete donandoci totalmente al suo amore.
Impariamo a non esaltarci quando siamo onorati e a non abbatterci nella sventura, ma a
cercare solo in Gesù e nella preghiera, la nostra speranza e la nostra pace.
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Il buon Gesù si avviò verso Gerusalemme incontro alla sua passione con animo virile,
accompagnato dai suoi Apostoli. Come questi, anche noi oggi vogliamo seguire il nostro
buon Padre nel suo cammino di passione. Forse, alla vista di ciò che dovremo soffrire, ci
assalirà come allora gli apostoli un certo timore, specialmente chi al termine di questi santi
giorni di ritiro dovrà abbracciare la vita religiosa e inchiodarsi alla croce mediante i tre voti;
o ancor più chi ha molte cose che dispiacciono a Gesù e delle quali deve liberarsi ad ogni
costo.
Ma se in noi arde l'amore al nostro Redentore, riusciremo a superare tutto e potremo
seguirlo, portando nelle nostre mani la fiaccola delle parole profetiche che lo stesso Gesù ci
da quando afferma espressamente che tutto quello che i profeti avevano scritto riguardo al
Figlio dell'uomo presto si sarebbe avverato.
Ci sia oggi di guida la famosa e commovente profezia di Isaia: «In verità prese su di sé le
nostre infermità». Isaia vide in rivelazione il futuro Salvatore del mondo, la speranza
d'Israele... Però che visione! Il profeta non vide una figura regale, sovrana, rivestita di
maestà, adorata dai popoli e dalle nazioni, ma un uomo dei dolori, senza apparenza, reietto
da tutti, piagato come un lebbroso e schiacciato nella polvere.
Tremante di orrore nel suo intimo, Isaia guardava fisso questo cumulo di miserie e non
riusciva a spiegarsi un così spaventoso mistero, né a convincersi che quello doveva essere il
nostro Salvatore e Redentore. Ma giunse un secondo raggio di luce a confermare la
rivelazione e il profeta vide chiaramente tutta la verità e colmo di timore e di dolore
annuncia e spiega l'enigma della redenzione.
Sì, Egli è il Redentore, uomo dei dolori, ma non a motivo della propria indegnità. Non sono
state le sue colpe a causargli questi dolori di morte, ma l'amore per l'uomo lo ha spinto a
caricarsi le nostre infermità, le nostre sofferenze, le nostre iniquità. Per noi fa penitenza,
paga e soddisfa per i nostri peccati liberamente e mediante la sua passione e la sua morte, ci
ottiene la redenzione e la salvezza eterna.
Dopo questa visione del profeta, trascorrono i secoli e si avvicina il compimento della
profezia. Finalmente viene l'Uomo preannunciato che conferma quanto il profeta predisse
dicendo: "Io offro la mia vita per le mie pecore; nessuno me la toglie, io stesso la dono”.
E nell'ultima cena dice: "Questo è il mio corpo che è dato per voi. Questo è il mio sangue
versato per la salvezza di molti e per la remissione dei peccati".
Quanto disse il buon Gesù è esattamente ciò che aveva previsto il profeta e tutto si realizzò
nella consumazione del sacrificio tra inenarrabili dolori e tormenti, fino a portare i nostri
peccati nel suo corpo sul legno della croce.
Gesù è propiziazione per i nostri peccati e non solo per i nostri ma per quelli di tutto il
mondo.
Gesù, morendo sul Calvario, non soccombe soltanto per l'odio dei suoi nemici, ma
come vittima del suo stesso amore. Non muore perché deve, ma perché vuole; non per
colpa di alcuni uomini, ma per tutto il genere umano. La sua passione e la sua morte
sono la vita per il mondo.
Non rifiutiamoci di accompagnare il buon Gesù nel cammino della croce e di partecipare
alla sua amara passione riflettendo, pregando, soffrendo e impegnandoci per suo amore
nell'esercizio della carità. Pensiamo che quanto Gesù soffrì lo fece per la nostra salvezza.
Versò il suo sangue preziosissimo per cancellare le nostre colpe e morì perché avessimo la
vita eterna".
22
La Tua Chiesa, o Signore, come l’abbiamo ridotta!
Ma con la potenza invincibile del tuo Sangue, sparso sulla Croce, risorgerà,
si rialzerà dalle sue rovine e intonerà il canto della sua freschezza ritrovata.
IX° Stazione della Via Crucis commentata dal Card. Ratzinger
(25 marzo 2005):
“Signore, spesso la Tua Chiesa ci sembra una barca che sta
per affondare, una barca che fa acqua da tutte le parti.
E anche nel campo di grano vediamo più zizzania che grano.
La veste e il volto così sporchi della tua Chiesa ci
sgomentano. Ma siamo noi stessi a sporcarli!.
Siamo noi stessi a tradirti ogni volta, dopo tutte le nostre
grandi parole, i nostri grandi gesti….
Abbi pietà della Tua Chiesa: anche all’interno di Essa,
Adamo cade sempre di nuovo.
Con le nostre cadute Ti trasciniamo a terra, e satana se la
ride, perché spera che non riuscirai più a rialzarti da quella
caduta; spera che Tu, essendo stato trascinato nella caduta
della tua Chiesa, rimarrai per terra sconfitto.
Tu, però ti rialzerai. Ti sei rialzato, sei risorto e puoi rialzare
anche noi.
Salva e santifica la tua Chiesa, salva e santifica tutti noi”
23
Gesù è veramente risorto
Alleluia !!!
BUONA PASQUA
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