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LaVita
G I O R N A L E
C A T T O L I C O
23
Anno 113
DOMENICA
13 GIUGNO 2010
T O S C A N O
All’interno
Una devozione
da rivedere
I
l mese di giugno è stato dedicato nel nostro passato
alla devozione del sacro
Cuore. Una tradizione,
peraltro non del tutto affermatasi nell’immaginario collettivo del popolo
cristiano, che comunque, prima che
sparisca del tutto, conviene rivedere
e approfondire secondo gli schemi
proposti dai documenti del concilio
Vaticano II. Si ricorderà infatti che
la Costituzione sulla sacra Liturgia
dichiara di apprezzare i pii esercizi
della pietà popolare, ma chiede anche di inserirli all’interno del solido
pensiero biblico-teologico perché
non vengano meno alle linee segnate
dalla tradizione della chiesa e non
cedano alle deviazioni che insidiano
da sempre le manifestazioni della
pietà popolare . Indicazioni, queste, ribadite dallo stesso Paolo VI
nel mese di febbraio del 1965, cioè
proprio nel bel mezzo dell’ultima
sessione conciliare che, come si sa,
terminerà il 7 dicembre dello stesso
anno.
Una storia abbastanza tormentata quella della devozione al sacro
Cuore e non soltanto per la lotta
di cui furono protagonisti gli ultimi seguaci del giansenismo, come si
espressero anche nel Sinodo pistoiese del vescovo Scipione de’ Ricci.
I papi però, fino dalla sua origine,
databile nel corso del secolo XVII,
l’hanno sempre accompagnata con
la loro approvazione, anche se questa veniva condizionata dalle raccomandazioni che abbiamo prima
ricordato. Come avrebbe potuto
essere diversamente? Il richiamo
al cuore come segno manifestativo
dell’amore secondo la sensibilità
comune e centro dell’intera personalità secondo il linguaggio tipico
della Bibbia, è il richiamo alla stessa
natura profonda e originaria di Dio,
espressa a chiare lettere dalla prima
lettera di Giovanni con le parole:
“Dio è amore”. Se a Mosè nel roveto
ardente Dio si rivelò come l’Essere
(“Io sono colui che è”), ora, alla fine
del Nuovo testamento, lo stesso ci
comunica che l’Essere è l’Amore.
Dall’uno e dall’altro hanno avuto
inizio tutte le cose, all’uno e l’altro
l’universo intero ora anela ed è indirizzato per il suo compimento finale.
Una rivelazione di una portata che
non arriveremo mai a capire fino in
fondo.
La conclusione è per noi oggi
molto semplice, una conclusione
che tutti possono trarre e fare propria. Benedetto XVI ha attualizzato
magistralmente questo messaggio
nella sua lettera enciclica intitola-
ta appunto “Deus caritas est”. Una
lettera indirizzata a tutti (vescovi,
preti, diaconi, religiose e religiosi,
intero popolo di Dio), ma scarsamente onorata dalla lettura dei destinatari. Che bel testo di lettura e
di meditazione potrebbe essere per
tutti questa lettera nel mese dedicato al sacro Cuore. Certamente un
mezzo efficace per rialzarne le sorti
e riportare la relativa devozione
all’attenzione dell’intero popolo cristiano, anche di coloro che l’hanno
giudicata, magari motivatamente,
non degna di cristiani maturi e responsabili.
La teologia del sacro Cuore ha
avuto negli ultimi tempi fautori e
divulgatori di eccezione, fra i quali
anche il più grande teologo del nostro tempo, il gesuita Karl Rahner.
Si sa che questa devozione è attualmente diretta e indirizzata dai padri
della Compagnia di Gesù, i quali, per
realizzare meglio i loro scopi, hanno messo in campo le loro migliori
energie, si direbbe, hanno sparato
le loro migliori cartucce. Però anche
Benedetto XVI, nel documento prima
citato, ha portato la testimonianza e
il pensiero, oltre che di un pontefice,
anche di uno dei pensatori più agguerriti e più famosi della chiesa del
nostro tempo. Per questo, l’enciclica
in questione è doppiamente raccomandabile.
Anche perché il teologo Joseph
Ratzinger, in un suo lontano intervento, aveva fatto apprezzamenti
non proprio positivi sull’attuale impostazione della devozione al sacro
Cuore, includendo nella critica anche la connessa idea di sostituzione
e di riparazione. “Nei tempi moderni
– aveva scritto – l’idea di sostituzione appare dapprima nel culto del s.
Cuore di Gesù, poi anche nella pietà mariana di Lourdes e di Fatima;
ma, essendo staccata dalla grande
corrente del pensiero teologico, che
si era imbrigliato nel reticolato dei
suoi concetti giuridici, l’idea di sostituzione fu condannata ad assumere
il rango di piccola e talora strana
devozione”. Il tono del discorso va
riportato molto più in alto, nella
convinzione che la caratteristica
della chiesa è quella di “costituire,
nella ‘sequela’ di Cristo, dell’Unico,
la schiera dei ‘pochi’ attraverso cui
Dio desidera salvare ‘i molti’”. Il modello di riferimento è quello del Servo sofferente portatore di salvezza
fino agli estremi confini della terra.
Un tema rovente, quello
dell’amore di Dio. Troppo grande
per poterlo sminuire con le nostre
piccole e interessate considerazioni.
Giordano Frosini
e1,10
1,10
e
DON STURZO, L’ANTISTATALISTA
Un tratto discusso del grande statista siciliano che per questi motivi si trovò in disaccordo anche con gli uomini della
sinistra cristiana, cominciando da La Pira. Una lezione ancora da approfondire
CARNEMOLLA A PAGINA MESSAGGIO DEI
VESCOVI AI SACERDOTI
Riuniti nell’ultima assemblea
generale della Cei, i vescovi
italiani hanno inviato un
messaggio di gratitudine, di
conversione e di incoraggiamento
a tutti i sacerdoti che
operano nel nostro paese
SERVIZIO A PAGINA
2
5
LA SCUOLA ALLA
FINE DELL’ANNO
I problemi scolastici si stanno
complicando sempre di più.
Sarà provocatorio, ma il caso
del preside di Putignano
(che chiede soldi alle
famiglie per pagare
le indennità dei commissari
di maturità) fa pensare.
Comunque, la crisi non è solo di carattere economico
CAMPOLEONE A PAGINA NEANCHE OBAMA RINUNCIA
ALL’OPZIONE NUCLEARE
Alle forti resistenze dei ‘falchi’
del Pentagono
si accompagna un forte nucleo
di deputati giapponesi
CARUSONE A PAGINA 15
14
Don Luigi Sturzo
2
primo piano
Un’analisi
n. 23
13 GIUGNO 2010
ancora attuale
L’antistatalismo sturziano
L’
analisi che
fece Stur‑
zo alla vi‑
gilia delle
elezioni
del 1958 è
così lucida
da poter
essere applicata alla odierna situa‑
zione politica. Sulle colonne de «Il
Giornale d’Italia», a proposito della
classe politica del tempo, dopo aver
premesso che deputati e senatori
dovrebbero formare il culmine delle
varie categorie componenti i settori
dell’attività pubblica, aggiungeva:
“Purtroppo la classe politica... è oggi
in crisi; la nuova classe politica come
personalità e come indirizzo non
dirige per il fatto che nulla potrà
fare se non entro degli ingranaggi
dei partiti, i quali possono esistere e
coesistere solo in quanto formano
anch’essi una forza pre‑dittatoriale di
compromesso, per arrivare, a mezzo
di elezioni controllate, a formare, pur
senza apparire, una ‘condittatura’.
di Piero Antonio Carnemolla
La classe politica
del futuro
Come preparare i giovani e le
nuove generazioni alla fiducia nella
libertà se oggi non si è capaci di
rivendicare la libertà e di riaffermare
la personalità umana soffocata dalla
partitocrazia? Ecco il problema della
classe politica del futuro. Eppure, è
questo il momento di riprendere
lena; la campagna contro lo stata‑
lismo, che falsa i connotati dello
Stato di diritto, già va ridestando la
coscienza pubblica. Né si dica che
sono gli interessati a protestare; tutti
i cittadini liberi sono interessati alla
campagna antistatalista, perché tutti
hanno qualche cosa da dire contro
la pubblica amministrazione. Invero,
più si estendono le competenze
statali e l’ambito delle proprie at‑
tribuzioni e maggiormente se ne
sentono le deficienze, le deviazio‑
ni, gli abusi, le manomissioni. E’ il
tallone d’Achille dello Stato‑tutto;
dello Stato‑provvidenza; dello Stato
sociale. Questa insoddisfazione può
portare ad accentuare lo statalismo
con la perdita della libertà ... ovvero
a rivendicare la libertà limitando gli
interventi statali”.
La lunga e vivace polemica che
Sturzo condusse contro l’indebita
ingerenza dello Stato nei diritti dei
cittadini ‑il cosiddetto «statalismo»‑,
deriva dalla concezione sturziana
dello «Stato popolare» la cui prima
formulazione ufficiale è rintracciabile
nel famoso «Appello al Paese» del
18 gennaio 1911. Una delle princi‑
pali linee programmafiche di quel
documento è che “ad uno Stato
accentratore tendente a limitare e
regolare ogni potere organico e ogni
attività civica e individuale, vogliamo
sul terreno costituzionale sostituire
uno stato veramente popolare, che
riconosca i limiti della sua attività,
che rispetti i nuclei e gli organismi
naturali ‑la famiglia, le classi, i comuni‑
che rispetti la personalità individuale
e incoraggi la iniziativa privata”.
L’antistatalismo sturziano non si
basa sulla sola motivazione della dife‑
sa dell’iniziativa privata in economia.
Il nucleo fondamentale risiede nell’as‑
serto che lo statalismo non rispetta
la personalità umana in quanto, inter‑
ferendo nelle sue attività intellettuali,
spirituali ed economiche, la svuota
della sua libertà e autonomia. In
particolare lo statalismo economico,
sebbene sia apparso di recente nella
storia dello Stato moderno, non è
meno pericoloso di quello che, pro‑
mosso dai governi liberali prefascisti
e dalla stessa dittatura mussoliniana,
statizzò alcune libere forme asso‑
ciative, espressioni della naturale
libertà dei cittadini di provvedere
in modo autonomo all’educazione
(scuola), alla solidarietà (settore
della beneficenza) e all’autogoverno
locale (amministrazioni comunali).
Ma il sistematico intervento dello
Stato in campo economico è una
sopraffazione e crea un costume
e una dipendenza che mortifica e
annulla la libera iniziativa dei citta‑
dini. Sturzo, analizzando la struttura
socio‑economica dell’Italia del 1952
affermava che “...nessun altro Paese
libero [ha] creato tanti vincolismi
all’iniziativa privata come l’Italia; in
nessun paese libero il parassitismo
è così sviluppato come in Italia. Ab‑
biamo in Italia una triste eredità del
passato prossimo, e anche in parte
del passato remoto, che è finita per
essere catena al piede della nostra
economia, lo statalismo economico
inintelligente e sciupone, assediato
da parassiti furbi e intraprendenti, e
applaudito da quei sindacalisti senza
criterio che credono il tesoro dello
Stato sia come la botte di S. Gerlando
dove il vino non finiva mai”.
Attualità
del pensiero
di don Sturzo
Le forti affermazioni di Sturzo
sono di una tale straordinaria attuali‑
tà che, se si volesse fare un raffronto
con quello che oggi i commentatori
politici dicono e scrivono, le argo‑
mentazioni e le critiche del sociologo
calatino apparirebbero molto più
aderenti ad un’equilibrata e costrut‑
tiva censura del momento presente.
I mali dell’eccesso statalismo hanno
indotto Governo e Parlamento ad
adottare provvedimenti così drastici
che, colpendo indiscriminatamente
tutti, hanno penalizzato le posizioni
più deboli, aumentando le disugua‑
glianze sociali. Il cosiddetto «stato
sociale» ‑ ed è lecito domandarsi
se una tale organizzazione sia mai
esistita in Italia in forme equilibrate
e rispondenti alle vere e reali ne‑
cessità del cittadino ‑ sta cadendo a
pezzi a causa del pauroso disavanzo
pubblico. E ciò non perché un tipo di
stato sociale sia irrealizzabile, ma in
quanto lo si volle costruire su pre‑
messe più politiche che economiche,
più a vantaggio di gruppi ‑anche se
numerosi‑ che di tutti, più finalizzato
a consolidare un potere poggiante su
un vasto clientilismo elettorale che
a garantire una copertura sociale,
anche se modesta, ma pur necessaria
e doverosa, alle classi più bisognose.
Per Sturzo statalismo è “...la de‑
generazione dell’intervento statale
per sistema in campi non propri e
con provvedimenti lesivi dei citta‑
dini... Lo Stato, invadendo il campo
della economia privata con l’istituire
enti statali e parastatali, industriali,
commerciali, agrari ecc., non fa che
sottrarre alla economia privata cre‑
diti, mercati e mezzi di sviluppo. in
tal modo questo sovvertimento di
poteri e di funzioni non solo viola di‑
ritti insiti alla personalità umana, ma
produce un disquilibrio economico
sia nella produzione sia nella distri‑
buzione dei beni, per la irrazionalità
delle iniziative, la elevatezza dei costi,
i deficit di gestione”.
L’avversione allo statalismo è
sempre da Sturzo giustificata dalla
constatazione che con l’affidamento
allo Stato di attività a scopo pro‑
duttivo si viola l’iniziativa privata e
quindi uno dei diritti fondamentali
della persona. Alla base della teoria
statalista sta la concezione secondo
cui lo Stato ‑in una futura prospet‑
tiva storica mirante all’instaurazione
di una società socialista e quindi
comunista‑ può ridurre tutti gli
uomini ad un unico livello sociale.
A parte queste mire utopistiche
‑per Sturzo sono miraggi che non
si possono realizzare e non si rea‑
lizzeranno neppure con la violenza
e con la forza‑ il danno principale
che lo statalismo provoca è nella
formazione psicologica di un popolo.
Se il fascismo abolì la partecipazione
popolare all’amministrazione e al
potere della cosa pubblica «...gli sta‑
talisti economici di oggi paralizzano
lo spirito di iniziativa, il desiderio di
avventura economica, il senso del ri‑
schio, lo spirito di guadagno per fare
del cittadino un funzionario di grandi
e piccoli enti, con la sola ambizione
della promozione, del trasferimento,
della gratifica».
Bisogna però mettere in evi‑
denza che l’avversione sturziana
all’interventismo statale non è as‑
soluta. Lo Stato moderno non può
disinteressarsi dei fenomeni sociali e
degli inevitabili conflitti che sorgono
all’interno della comunità statuale in
tema di economia. Il rispetto delle
leggi economiche ‑che pur esistono
ma che non sono assolute‑ hanno la
funzione di regolare l’agire umano, in
modo da contemperare gli interessi
legittimi degli individui e dei gruppi
associati al fine di armonizzare la
vita sociale con le diverse direzioni
dell’agire economico. Don Sturzo
non nega allo Stato una funzione
regolatrice e integratrice nel campo
economico: ogni intervento deve es‑
sere razionale e tale da non soffocare
le attività dell’economia privata. La
funzione economica non appartiene
allo Stato, ma ai singoli e ai liberi
aggruppamenti.
Le conseguenze
dello statalismo
esagerato
L’attenta osservazione della vita
politica italiana, l’analisi dei fatti e la
precisa e minuta disamina di quanto
accadeva nella vita quotidiana forni‑
scono a Sturzo gli elementi dimo‑
strativi per avvalorare le sue teorie le
quali ‑ed è bene precisarlo‑ non sono
Vita
La
mai astratte e deduttivistiche, ma
ricavabili dalla concretezza del reale.
La moltiplicazione degli enti paras‑
sitari l’estendersi del sistema dei
controllati‑controllori, il cumulo di
incarichi e di stipendi oltre alla dimi‑
nuzione di libertà nel campo politico
sono tutti effetti che conseguono
all’abbandono dell’economia di mer‑
cato”. Questo statalismo economico
non è neppure in grado di apportare
alcun beneficio. Sturzo rileva che “...
anche nel settore fiscale lo Stato
riceve meno di quanto dovrebbe,
perchè gli enti pubblici sono, fino al
momento che scrivo, o privilegiati
o evasori, e sempre evasori per la
parte privilegiata. Nessuna entrata
attiva va allo Stato, tranne qualche
briciola per ubbidire a certe percen‑
tuali fissate da leggi; in compenso le
passività sono coperte al 100 per
100; e più passività si fanno (anche
illegalmente e perfino dolosamente)
e più lo Stato interviene. Non ho
visto un solo amministratore avanti
la Corte dei conti al redde rationem”.
Lo Stato è un concorrente sleale
«perché gli enti economici statali,
parastatali e simili, hanno privilegi
che egli [il cittadino] non ha né
può pretendere di avere. Ricordo
quello dell’Eni di pagare le imposte
a sei mesi dalla data delle scadenze,
o l’altro di ritenere gli utili che
avrebbe dovuto versare allo Stato,
utilizzando un capitale di reimpiego
senza pagarne gli interessi»”. La
cattiva amministrazione consegue
all’assunzione da parte del Governo
di funzioni non proprie. In tal modo
vengono limitati nella loro funzione
industriali, agricoltori e commer‑
cianti; la politica mette in funzione
i controllati‑controllori, inflaziona
i consigli di amministrazione degli
enti e «mette burocrati e politicanti
incompetenti a posti di comando.
Quante volte gente che non ha sa‑
puto far niente in vita sua, di botto
diviene competente perfino in mu‑
sica ed è lì a fare da sovrintendente
di teatri di prim’ordine (sì, mescolo
industria e arte, perché per certi
tipi l’arte è fonte di ricchezza come
l’industria)”.
Quasi prevedendo gli esiti nefasti
a cui avrebbe portato una insipiente
gestione della cosa pubblica, Sturzo
richiamava alla urgente necessità di
moralizzare la vita politica perché
“la politicizzazione degli enti statali
e statalizzati porta ad una diffusione
di corruttela che invade gli uffici
pubblici, non risparmia i partiti e
la stampa e arriva alle soglie della
rappresentanza nazionale ... nel caso
dello Stato e degli enti statali, han
mai visto i miei contraddittori. Un
amministratore di ente o un fun‑
zionario pubblico portato davanti al
magistrato? Perfino alla Camera non
si dà corso alla richiesta di autoriz‑
zazione a procedere contro deputati
...I miei amici sanno che è forte quel
che io scrivo; ma chi potendo non
mette il ferro sulla piaga tradisce la
propria coscienza; ed io non posso
tacere».
Lo statalismo, oltre ad essere
ingombrante, produce passività e
dilata senza misura la spesa pubbli‑
ca. Stato ed enti statali sperperano
denaro senza alcun controllo serio
ed efficiente, e l’unico progresso
è quello dei carichi tributari per il
cittadino, il quale «sta per essere
statizzato anche lui».
Vita
La
N
eria De
Gio‑
vanni
‑sag‑
gista
esper‑
ta di
poesia contemporanea‑ in
un volume elegante e digni‑
toso coglie un Dio storico
le cui tracce umane restano
indelebili anche nel tempo
degli uomini. Non facilmente
la “critica” ufficiale, si occupa
delle pubblicazioni che la
Libreria Editrice Vaticana re‑
alizza, finalizzate ad una idea
di cultura aperta e capace di
coinvolgere nel profondo. Il
gusto del bello, anche nella
costruzione del volume, ha
conosciuto tempi mirabili,
mentre oggi è un interesse un
po’ in crisi.
Una considerazione spon‑
tanea, mentre sfoglio le pagine
di “Cristo nella letteratura
d’Italia”, che Neria De Gio‑
vanni, presidente dell’asso‑
ciazione internazionale dei
critici letterari, ci propone, in
una veste apprezzata: rimarrà
nella nostra biblioteca, insie‑
me ai volumi indimenticabili
di Ferdinando Castelli, che
ha commentato il volto di
Gesù in opere straordinarie
della Letteratura mondiale).
Qui precede, in un indice
per secoli dal Duecento al
Novecento e oltre, una In‑
troduzione ricca di cultura e
di sapienza, che parte da un
preciso riferimento crociano:
“... la continua e violenta
cultura
n. 23
13 GIUGNO 2010
Letto per voi. Dalla Libreria Editrice Vaticana
Cristo nella letteratura
La produzione letteraria su Gesù
di Angelo Rescaglio
polemica antichiesastica, che
percorre i secoli dell’età mo‑
derna, si è sempre arrestata e
ha taciuto, riverente al ricordo
della persona di Gesù, senten‑
do che l’offesa a lui sarebbe
stata offesa a sé medesima,
alle ragioni del suo ideale, al
cuore del suo cuore”. E Gesù
per la sua natura anche umana
è senz’altro la persona della
Trinità che maggiormente può
essere ritratta, con la parola e
con gli altri mezzi artistici. In
un suo recente libro il critico
d’arte Timoty Verdon ram‑
menta come proprio Cristo,
“poiché ha incarnato l’invisibi‑
lità di Dio, è all’origine stessa
dell’arte visiva e, in quanto
Verbum, dell’arte letteraria”;
così, ‘Il caso Cristo’, il ‘feno‑
meno Gesù’ inquieta, intriga,
appassiona credenti e non
credenti con la consapevo‑
lezza di chiamare in causa il
Figlio di Dio, il Nazareno, che
si è incarnato e morì...”.
Le voci di una eterna let‑
teratura della vita, per secoli
e secoli, si sono misurate con
“Un Dio storico le cui tracce
umane restano indelebili an‑
che nel tempo degli uomini”,
mentre “agli scrittori di tutte
le epoche è stato se non più
semplice, certamente più
connaturato, parlare di que‑
sto Dio‑uomo che proprio
in virtù della sua umanità
capisce dolori e speranze
di chi è soltanto... uomo (o
donna): per cui “La misteriosa
identità di Gesù è ricercata
nei suoi momenti più terreni,
nella morte e nella nascita”.
Il discorso riguarda, special‑
mente, gli scrittori dell’età
moderna e contemporanea,
ai quali “pare non interessare
il Gesù ontologico, metafisico
e ‘pancreator’, ma la vicinanza
è soprattutto a livello esisten‑
ziale per il Dio‑uomo, con cui
dialogare in quanto uomo,
benché anche Dio”. E’ utile,
poi, fermarsi un momento sul‑
la considerazione dell’autrice,
a proposito dell’impostazione
dell’antologia stessa, dall’inizio
del volgare ai nostri giorni:
“... mi è balzata evidente la
necessità di una revisione del
modello storiografico su cui
ancora sono impostati molti
manuali”. Ecco emergere “il
Una pubblicazione
Insieme per don Siro
è
3
uscita in
questi gior‑
ni una pub‑
blicazione
“Insieme
per don
Siro”, edita a Pistoia e in
vendita (con offerta libera)
presso la Libreria San Iaco‑
po, via Puccini 32. Piccolo
omaggio all’opera e alla
personalità complessa di
don Siro Butelli, “prete en‑
gagè” di una chiesa militante
quale fu quella degli anni
‘70. Otto brevi saggi scritti
dai suoi amici più intimi, in
cui si mettono in luce gli
aspetti salienti dell’azione
pastorale di don Siro. Que‑
sta si realizzò attraverso
un organismo pulsante e
all’avanguardia quale fu e
ancora oggi è il centro cul‑
turale e di reinserimento “Il
Tempio”, incidendo profon‑
damente nel tessuto sociale
e creando forte entusiasmo
e un grande seguito di
gente. Ci ricordano inoltre,
nei loro interventi, il vicario
generale della diocesi di
Pistoia, don Paolo Palazzi,
l’artista Flavio Bartolozzi,
lo storico dell’arte Ugo
Barlozzetti e il sociologo
Aldo Morelli, come quello
fosse un periodo ricco di
fermenti culturali e avve‑
nimenti storico‑politici,
sociali e religiosi di porta‑
ta epocale: l’apertura del
dialogo fra laici e cattolici,
il secondo Aventino, l’ucci‑
sione del sud‑africano Biko
e di Aldo Moro. Questi
s’intrecciano con la storia
di Siro e del Tempio, per un
fatto artistico in particola‑
re. Infatti fu il sacerdote a
commissionare nel 1977
l’opera d’arte “Natività
‘77” all’amico artista Flavio
Bartolozzi, simbolo del
ricreatorio “Il Tempio”, con
l’entusiastica approvazione
dell’allora vescovo di Pistoia
Mario Longo Dorni. Que‑
sta fu inaugurata nell’aula
del Battistero, e collocata
all’interno della Chiesa di
S. Giovanni Decollato al
Nemoreto, e solo in segui‑
to fu posta nel transetto
sinistro della Chiesa di San
Biagio in Cascheri, dove
oggi si trova. Compendio
storico, filosofico‑estetico,
nonché etico e religioso,
la pala d’altare divenne il
manifesto del “Nuovo Im‑
pegno cattolico a Pistoia”.
Intorno al centro culturale
si svilupparono tutta una
serie d’iniziative culturali,
ricreative sportive e cultu‑
rali, per poter rispondere
alle nuove necessità che
emergevano nella società,
le nuove forme di povertà
e le varie forme di emargi‑
nazione, il disagio sociale
di giovani e adulti. Bene
s’inscrive qui l’intervento
di Mario Agnoli su don Siro
poeta, che così lo descrive
in rapporto alla sua poetica:
“Quando le cose sono viste
da un fanciullo, prendono le
forme e i colori delle pure
trasparenze. Don Siro è
rimasto fanciullo nel rap‑
porto con la natura, e nel
tempo in cui ha deciso di
scrivere poesie. Ha conti‑
nuato ad essere fanciullo…
Il tutto si muove senza alcu‑
na sottile inerzia, ma scorre
leggero come un’ombra
dorata, di grilli, di spazi, di
monti, di nubi, di orizzon‑
ti…”. Freschi e spontanei,
dai tratti Keithiani, i ritratti
del sacerdote e uomo Siro
Butelli, realizzati a tinte
pastello, tenui e luminose,
dalle penne dell’anonimo
corista della Genzianella e
da Renzo Corsini:“...il mae‑
stro lo trovammo subito…
don Siro Butelli assistente
al Ctg, lettore di romanzi
era compositore e poeta,
pronto sempre a ripartire
modello liberal-risorgimentale
di Francesco De Sanctis”,
che “oltre ad avere una linea
toscanocentrica necessitata
dal processo unitario allora in
atto del nuovo regno d’Italia,
per la polemica anticlericale
e laicista contro il potere
temporale dello Stato Ponti‑
ficio, tendeva a chiudere tutti
i testi letterari religiosi in uno
specifico ed appartato genere
para‑letterario confinante con
la letteratura devozionale tout
court” (da qui gli schemi di
poesia‑preghiera, i laudarii,
le sacre rappresentazioni,
sempre “presentate come atti
devozionali piuttosto che veri
e propri testi teatrali seppur
‘in nuce’”). La critica marxista
fece anche altro, “occupando
soprattutto le Università a
partire dagli anni settanta del
passato secolo”. Ora, fortuna‑
tamente, “ad una lettura non
partigiana ed ormai scevra da
ideologismi extratestuali, la
produzione letteraria su Gesù
non può più essere isolata in
un modello esterno al canone
letterario, o peggio delimitato
nel tempo. Isolato per sminu‑
irne l’importanza e/o esorciz‑
zarne la presenza”. Penso alla
poesia di padre Turoldo, men‑
tre chiudo le pagine di un libro
esemplare, per gratificare tutti
gli autori scelti, fermandomi su
“Potere tu perdonarci”: “Così
sei venuto a cercare/i cibi
delle tue creature maledette,
a farti/carne di peccato men‑
tre ti donavi./E ciò solo noi ti
invidiavamo: questo/potere tu
perdonarci”.
Poeti Contemporanei
Storia di una amicizia
(L’albero dello scoiattolo)
Quando gli uomini che corrono sempre
non vogliono saperne di fermarsi
a dire una parola con te
io sono felice di parlare col mio amico
albero dello scoiattolo.
Ogni mattina io dal mio terrazzo
e il mio amico albero laggiù dal suo angolo
di fronte a casa mia ci salutiamo con affetto.
Il mio albero non è bello
e non appartiene a nessuna specie di alberi conosciuti
è un povero albero senza stirpe e senza nome
che ho visto crescere a caso da un timido arbustello qualunque.
E così un giorno io,
una piccola donna un po’ spersa nel mondo,
lui senza importanza e di scarso fogliame
ci siamo guardati e siamo diventati amici.
Reciprocamente amandoci ci comprendiamo,
ci raccontiamo le nostre cose
facendoci coraggio a vicenda
con il suo mitico vespino
color crema”. “…Don Siro
Butelli, presidente, direttore
sportivo, magazziniere tut‑
tofare, nonché ‘mister’ del
suo ‘Tempio‑Calcio’, festeg‑
giava i suoi ragazzi offrendo
loro una dedica in versi… Il
cuore del ‘Tempio Calcio’
era comunque ‘Il Campino’ e sottolinea Renzo Corsini
che quell’ambiente formava
i ragazzi dal punto di vista
umano, attraverso i valori
cristiani della solidarietà,
amore fraterno, giustizia
sociale, non violenza. Perciò
auguriamoci davvero, come
si legge nella prefazione, a
firma di Luigi Zollo, presi‑
dente Cassa di Risparmio,
Pistoia e Pescia, Aligi Bruni,
presidente Arciconfrater‑
nita della Misericordia, Al‑
berto Marini, presidente
del Centro Culturale “Il
Tempio”, che “Il Tempio,
simbolo della pace fra i po‑
poli e dell’integrità umana,
sia per sempre la casa di
tutti”.
Quando arrivano le rondini che gioia e che onore
sarebbe per il mio albero se qualcuna di loro
accettasse il suo povero albergo,
ma le rondini neppure lo sfiorano,
volano sempre più in alto e più lontano.
Anche la luna che tanto ama gli alberi dei boschi
lo ignora
e si che il poverino fa di tutto per attirarne
almeno per un ora l’attenzione.
Come tutti i poveri soffre molto d’inverno
squassato dai temporali e intirizzito
tende verso di me i suoi rami stecchiti,
strapazzati dal vento.
Io so che vorrebbe entrare in casa
per farsi accarezzare e confortare da me
che lo accoglierei con amore. E lui lo sa
Una tetra sera di gennaio mi ha chiamato:
“Leggimi una tua poesia che canti il sole e la primavera,
così che quando nella pioggia e nel vento di novembre,
vedrò cadere ad una ad una nel fango le mie foglie,
io mi addormenterò sognando i fiori
e il tepore del sole di aprile”.
Una sera una vicina mi ha detto:
“Sai quell’albero di fronte a casa tua?
vi si è rifugiato uno scoiattolo,
vedessi com’è bello e che coda!”
Da allora il mio albero senza stirpe e senza nome
è diventato con suo e mio orgoglio
un albero che porta un nome bellissimo:
l’albero dello scoiattolo.
Anna Tassitano
4
U
Cipro
no sforzo interna‑
zionale, urgente e
concertato, per
risolvere le tensio‑
ni che continuano
in Medio Orien‑
te, specie in Terra
Santa,“prima che tali conflitti condu‑
cano a uno spargimento maggiore di
sangue”. È l’appello con il quale papa
Benedetto conclude la sua visita
nell’isola di Cipro, una terra divisa
da quello che possiamo definire l’ul‑
timo muro dell’Europa. E lo ha visto,
quel muro – “triste divisione”, ha
detto il Papa – essendo ospite della
Nunziatura Apostolica, che si trova
nel complesso del convento france‑
scano della Santa Croce. L’edificio
è nella zona cuscinetto, sorvegliata
dai caschi blu delle Nazioni Unite, a
ridosso della “linea verde”, la linea
di demarcazione dell’armistizio che
divide in due Nicosia: da una parte
la Repubblica di Cipro, circa il 65
per cento dell’isola; dall’altra l’au‑
toproclamata Repubblica del nord
riconosciuta solo dal governo turco.
Il “muro” è proprio lì: barriera di
cemento, bidoni colmi di terra sopra
un muretto, filo spinato, e case disabi‑
tate che portano i segni della guerra.
Non è un caso che il Papa abbia
voluto scegliere proprio quest’isola
per lanciare il suo appello alla pace
in Medio Oriente e per consegnare
ai vescovi l’“Instrumentum laboris”
del prossimo Sinodo dei vescovi,
che si terrà in ottobre in Vaticano.
Quel muro è una ferita aperta del
Vecchio Continente; una barriera
tra due nazioni, una già nella Comu‑
nità europea e l’altra, la Turchia, che
desidera entrarvi. Ma rimanda a un
altro muro, la separazione di Nico‑
sia: quella linea di autodifesa, come
viene chiamata, che divide Israele e i
territori dell’Autorità nazionale pa‑
lestinese. Un altro muro che il Papa
ha visto, anzi attraversato passando
dalla porta di Rachele, nel maggio
dello scorso anno, per recarsi a Bet‑
lemme e nel campo profughi di Aida.
Il viaggio a Cipro assume così
anche contorni politici, sottolineati
in modo più evidente dal documen‑
to di lavoro del Sinodo preparato
proprio dai vescovi della regione
mediorientale, e tra questi come
non ricordare monsignor Luigi
Padovese: sarebbe stato a Nicosia
se non lo avessero ucciso proprio
alla vigilia del viaggio del Papa.
Come presidente della Conferenza
episcopale turca ha contribuito
non solo alla stesura del testo del
documento, ma si è impegnato nel
dialogo interreligioso e culturale e
nel dialogo tra le Chiese. Lo ricorda
il Papa nelle parole che pronuncia
consegnando l’“Instrumentum” ai
vescovi al termine della messa a
Nicosia. Nel documento di lavoro
del Sinodo si legge, tra l’altro: “Da
decenni, la mancata risoluzione del
conflitto israelo-palestinese, il non
rispetto del diritto internazionale
e dei diritti umani, e l’egoismo delle
grandi potenze hanno destabilizzato
l’equilibrio della regione e imposto
alle popolazioni una violenza che
rischia di gettarle nella disperazione”.
Il testo ribadisce che l’occupazione
israeliana è un’ingiustizia politica
imposta ai palestinesi, che nessun
cristiano può giustificare con pretese
teologiche. Il conflitto israelo-palesti‑
nese è inoltre il focolaio principale
dei vari conflitti mediorientali.
Il Papa
n. 23
a
13 GIUGNO 2010
Cipro
Un posto speciale
Il Papa
a
attualità ecclesiale
Il Medio Oriente,
i cristiani, la pace
di Fabio Zavattaro
Il Papa, nell’omelia e all’Angelus,
ribadisce che il Sinodo, partendo pro‑
prio dalle grandi prove che i cristiani
soffrono a causa della situazione nella
regione, vuole essere “un’occasione
per i cristiani del resto del mondo di
v
iaggio di pace
e di dialogo in
un’isola-ponte.
Così si potreb‑
bero sintetizza‑
re i giorni della visita apostolica di
Benedetto XVI a Cipro, un’isolaponte per diversi motivi. Innan‑
zitutto per il suo essere stata
“ponte” tra la Palestina e il resto
del Mediterraneo nei tempi della
prima predicazione del Vangelo,
quando san Paolo, accompagnato
da Barnaba, intraprese il suo pri‑
mo viaggio missionario e si fermò
sull’isola. Oggi questa natura di
“ponte”, propria dell’isola, è ferita
dalla lacerazione tra due parti:
quella cipriota, cristiana ortodos‑
sa, e quella turca, con abitanti in
massima parte musulmani; ma
proprio questo muro di divisione
potrebbe essere lo stimolo al
superamento di divisioni che non
sono estranee alla diffidenza eu‑
ropea verso la Turchia: in questo
senso Cipro potrebbe costituire
un ponte tra l’Unione europea, di
cui fa parte, e la Turchia, deside‑
rosa di accedervi. Un’isola-ponte,
infine, tra le Chiese d’Europa e
quelle del Medio Oriente e tra
l’ortodossia e il mondo cattolico.
Ed è proprio quest’ultimo aspet‑
to che è stato particolarmente
accentuato da Benedetto XVI nel
corso del suo viaggio.
Fin dal primo giorno, alla presenza
offrire un sostegno spirituale e una
solidarietà per i loro fratelli e sorelle
del Medio Oriente”. Benedetto XVI
sottolinea il ruolo che in quelle terre
svolgono i cristiani: “Voi desiderate
vivere in pace e in armonia con ebrei
e musulmani. Spesso agite come arti‑
giani della pace nel difficile processo
di riconciliazione… È mia ferma spe‑
ranza che i vostri diritti siano sempre
rispettati, compreso il diritto alla
libertà di culto e la libertà religiosa”.
L’abbraccio
e
il
grido
Nell’isola ponte tra Oriente e Occidente
di Enzo Bianchi
dell’arcivescovo ortodosso Chry‑
sostomos II, il Papa ha rivolto un
forte richiamo alla “comunione
reale, benché imperfetta, che già
ora ci unisce” e al desiderio di
“ripristinare quella piena unione
visibile voluta dal Signore per tutti
i suoi seguaci”. Quella ortodossa
di Cipro è infatti una delle Chiese
che, a prescindere del numero
relativamente ridotto di fedeli, è
da tempo tra le più impegnate nel
dialogo ecumenico e lo scorso
anno ha anche ospitato i lavori
della Commissione teologica cat‑
tolico-ortodossa. A questa qualità
non è certo estranea la sua storia
di Chiesa che affonda le sue radici
nella predicazione di san Paolo e
che ha visto nel corso dei secoli
l’intrecciarsi di incontri, confronti
e scontri sulla rotta che mette‑
va in comunicazione l’Europa e
Gerusalemme, il mondo cristiano
occidentale e quello orientale.
Una Chiesa che ormai da decenni
si mostra capace di parola e di
ascolto dentro e fuori il mondo
ortodosso, in vista di una sempre
più grande fedeltà alla volontà del
Signore. Del resto, ha ricordato
il Papa, “l’unità di tutti i discepoli
di Cristo è un dono da implorare
dal Padre”, ma è anche un anelito
affidato alla nostra responsabilità:
“Conversione e santità sono i
mezzi privilegiati mediante i quali
apriamo le menti e i cuori alla vo‑
lontà del Signore per l’unità della
sua Chiesa”.
Ma Cipro come isola-ponte è
stato anche il luogo scelto da
Benedetto XVI per consegnare
a tutti i patriarchi e vescovi delle
Chiese orientali l’“Instrumentum
laboris” per il prossimo Sinodo
dei vescovi, dedicato proprio alla
presenza dei cristiani nel Medio
Oriente. Occasione preziosa per
tutta la Chiesa per riflettere sul
presente e il futuro dell’annuncio
del Vangelo in quelle terre che
hanno ospitato l’esistenza terrena
del Signore Gesù e che hanno co‑
nosciuto la prima espansione del
messaggio cristiano anche al di
fuori del nativo ambiente ebraico.
Sono Chiese che oggi conoscono
Vita
La
Di qui l’appello alla fine delle tensioni
e delle violenze: i cristiani in Medio
Oriente soffrono a causa della loro
fede; il Sinodo, afferma il Papa, deve
aiutare a volgere lo sguardo sulla
regione “affinché si possano trovare
soluzioni giuste e durature ai conflitti
che causano così tante sofferenze”.
Durante l’omelia afferma: come cri‑
stiani “siamo chiamati a superare le
nostre differenze, a portare pace e
riconciliazione dove ci sono conflitti,
ad offrire al mondo un messaggio di
speranza. Siamo chiamati a estendere
la nostra attenzione ai bisognosi, di‑
videndo generosamente i nostri beni
terreni con coloro che sono meno
fortunati di noi”. Siamo chiamati, ha
ancora sottolineato il Papa, a “uscire
dal mondo chiuso della propria indi‑
vidualità”; ad “abbattere le barriere
tra noi e i nostri vicini”: abbiamo
bisogno “di essere liberati da tutto
quello che ci blocca e ci isola: timore
e sfiducia gli uni verso gli altri, avidità
ed egoismo, mancanza di volontà di
accettare il rischio della vulnerabilità
alla quale ci esponiamo quando ci
apriamo all’amore”.
Il Medio Oriente ha un posto
speciale nel cuore di tutti i cristia‑
ni, afferma ancora Benedetto XVI:
proprio lì, Dio si è fatto conoscere
ai nostri padri nella fede; il Sinodo
“tenterà di approfondire i legami
di comunione fra i membri delle
vostre Chiese locali, come pure la
comunione di queste Chiese tra loro
e con la Chiesa universale”. Il futuro,
di unità e di pace nell’isola, ma anche
di dialogo e di riconciliazione in tutta
la regione, ha bisogno dell’impegno di
tutti; per questo invita i cristiani, e i
cattolici in particolare, a non lasciare
queste terre, e a impegnarsi per
costruire un avvenire migliore e più
sicuro per i propri figli, nel dialogo
paziente e costante con i vicini.
prove e difficoltà, la tentazione
dell’esodo, a volte l’impossibilità
a testimoniare con libertà e sere‑
nità la propria fede cristiana, ma
sono anche Chiese che, proprio
in questa difficile stagione, non
cessano di richiamare i propri fe‑
deli e la Chiesa di ogni luogo a un
sempre più esigente radicamento
nell’essenziale della fede cristiana:
l’annuncio della buona notizia del‑
la morte e risurrezione di Gesù
per la salvezza del mondo.
E proprio ascoltando il grido e la
preghiera di queste Chiese me‑
diorientali che noi cristiani d’Oc‑
cidente possiamo fare nostro
l’anelito che animerà i lavori della
prossima assise sinodale: “Ricom‑
porre – sono ancora parole di
papa Benedetto XVI – la piena e
visibile comunione tra le Chiese
dell’Oriente e dell’Occidente,
una comunione che deve essere
vissuta nella fedeltà al Vangelo e
alla tradizione apostolica, in modo
che apprezzi le legittime tradizio‑
ni dell’Oriente e dell’Occidente,
e che sia aperta alla diversità dei
doni tramite i quali, lo Spirito edi‑
fica la Chiesa nell’unità, nella san‑
tità e nella pace”. Di questi senti‑
menti è stato suggello l’abbraccio
fraterno tra papa Benedetto XVI
e l’arcivescovo Chrysostomos II,
promessa di un dialogo nella cari‑
tà che non mancherà di portare i
suoi frutti di grazia.
Vita
La
13 GIUGNO 2010
C
arissimi,
noi Vescovi, riu‑
niti in Assemblea
Generale, abbia‑
mo avvertito il
forte desiderio
di scrivervi men‑
tre l’Anno Sacerdotale si avvia alla
conclusione. Il nostro primo pen‑
siero è sempre per voi, e lo è stato
ancora di più in questi mesi. Incalzati
da accuse generalizzate, che hanno
prodotto amarezza e dolore e getta‑
to il sospetto su tutti, abbiamo prega‑
to e invitato a pregare per voi. Non
sono mancate occasioni di ascolto e
di dialogo per condividere la grazia
e la benedizione del ministero or‑
dinato. Ora, tutti insieme vogliamo
esprimervi la nostra cordiale stima
e vicinanza, ispirata dalla comune
responsabilità ecclesiale.
La nostra vuole essere, anzitutto,
una parola di gratitudine. La gloria
di Dio risplende nella vostra vita
consumata nella fedeltà al Signore e
all’uomo, perché siete pazienti nelle
tribolazioni, perseveranti nella prova,
animati da carità, fede e speranza.
Noi siamo fieri di voi! Il bene che
offrite alle nostre comunità nell’eser‑
cizio ordinario del ministero è incal‑
colabile e, insieme ai fedeli, noi ve ne
siamo grati. La vostra consolazione
non dipenda dai risultati pastorali,
ma attinga alla presenza amica dello
Spirito Paraclito e alla partecipazione
al calice del Signore, dal cui amore
siamo stati conquistati.
È anche una parola con cui ci
invitiamo a vicenda a perseverare
nel cammino di conversione e di
penitenza. La vocazione alla santità
ci spinge a non rassegnarci alle fra‑
gilità e al peccato. Essa è un appello
accorato di Gesù e un imperativo
per tutti: venite a me!... rimanete in
me!... seguitemi! Questa irresistibile
sollecitazione ci commuove e ci
spinge ad andare avanti, ci aiuta a
non adagiarci sulle comodità, a non
“
attualità ecclesiale
n. 23
Si chiude l’Anno Sacerdotale
Andiamo
avanti
insieme
lasciarci distogliere dall’essenziale,
a non rassegnarci a ciò che è solo
abituale nel ministero.
La Chiesa ci affida il Vangelo che
illumina i nostri passi, corregge le
nostre derive, ispira i pensieri e i
sentimenti del cuore e sostiene il
desiderio di bene presente nell’ani‑
mo di ciascuno.Accogliamo con gioia
la sua parola di speranza e di verità,
desiderosi di lasciarci educare da
lui. Davanti a noi sta una promessa:
«Ecco sto alla porta e busso. Se
qualcuno ascolta la mia voce e mi
apre la porta, io verrò da lui, cenerò
con lui ed egli con me» (Ap 3,20).
La chiamata che ci ha afferrato e
plasmato ci aiuterà a superare anche
le tribolazioni di questo tempo, cor‑
rispondendo con rinnovato slancio
al mandato che ci è stato affidato.
é
Il Signore ha rimosso il tuo
peccato, tu non morirai”.
Davide è stato scelto da
Dio quando era appena
un giovane guardiano
di pecore. Dopo aver
capeggiato un gruppo di uomini inguaiati,
indebitati e scontenti della politica del re Saul,
raggiunge il vertice della sua ascesa politica.
Divenuto re, riesce a riunire intorno al suo
trono tutte le tribù di Israele, conquista Geru‑
salemme, vi installa l’arca dell’alleanza, riceve
da Natan la solenne profezia che Dio stesso
gli darà una casa, gli darà cioè una dinastia che
permarrà sul trono di Israele e da cui uscirà
un discendenter su cui si poserà il compiaci‑
mento del Signore. Di Davide la bibbia afferma:
“Regnò su tutto Israele e rese giustizia con
retti giudizi a tutto il suo popolo” (2. Sam.
8,15). Ma il potere assoluto fa perdere la testa
al re giusto. Dimentico degli interessi e diritti
del suo popolo fa prevalere il proprio capric‑
cio. Si invaghisce della moglie di Uria l’Ittita,
la fa sua e per coprire il frutto dell’adulterio
cerca prima di ingannare lo sposo di Betsabea
e poi giunge fino ad ordinarne l’assassinio.
Allora il profeta Natan, recatosi dal re, gli
racconta la commovente storia di un uomo
ricco che aveva molto bestiame e di un povero
che possedeva solo una pecorella.Alla venuta
di un ospite il ricco preparò un banchetto non
con un capo del suo gregge ma con l’unica
pecora del povero.All’esclamazione indignata
del re: “Per la vita del Signore chi ha fatto
questo è degno di morte!” Natan gli rivela:“Tu
sei quell’uomo”. Evidenziano alcuni punti del
Messaggio dei vescovi ai sacerdoti presenti
in Italia
È, infine, una parola di incoraggia‑
mento. Quando il Signore ha inviato
i discepoli in missione ha detto loro:
«Io sono con voi tutti i giorni fino
alla fine del mondo» (Mt 28, 20).
Non ci ha promesso una vita facile,
ma una presenza che non verrà mai
meno. Senza di lui siamo nulla e non
possiamo fare niente; dimorando in
lui i nostri frutti saranno abbondanti
e duraturi. La sua compagnia non
ci mette al sicuro dagli attacchi del
maligno né ci rende impeccabili, ma
ci assicura che il male non avrà mai
l’ultima parola, perché chi si fa carico
del proprio peccato può sempre
rialzarsi e riprendere il cammino. Vi
sostenga la comunione del presbite‑
rio, la nostra paternità, la certezza
della presenza del Signore Risorto
che rende possibile attraversare
ogni prova.
Gratitudine, conversione, inco‑
raggiamento: questo vi diciamo per
essere ancora più uniti nel condivide‑
re l’impegno e la gioia del ministero
a servizio delle nostre Chiese e del
Paese.
Ci protegga la Vergine Maria. Ci
benedica Dio che dona senza misura
la consolazione di sperimentarlo vivo
nella fede.
La Parola e le parole
XI Domenica Tempo ordinario - Anno C
2 Sam., 12,7-10; Lc. 7,36-8,3
racconto utili per noi oggi. Primo: il potere ha
la forza di corrompere anche un re giusto e
santo come Davide. Conseguentemente Dio
si dissocia dal suo rappresentante e si colloca
a lato e a difesa della vittima considerando
fatta a se l’ingiustizia perpretata contro Uria
l’Ittita. Natan, consigliere personale del re,
ha l’ordire di puntare il dito contro chi ha
abusato del proprio potere, minacciandogli i
castighi di Dio. Al riconoscimento del re:“Ho
peccato contro il Signore” segue l’annuncio
consolatore del profeta:“Il Signore ha rimosso
il tuo peccato, non morirai”!
“Le sono perdonati i suoi molti peccati perché
ha molto amato”
In Luca 7, 34 Gesù viene accusato, da scribi
e farisei, di essere un mangione e un beone,
amico di pubblicani e di peccatori. Gesù in‑
fatti accetta di sedere a mensa con persone
perbene e con gente malfamata, non è un
digiunatore come il Battista dichiara che il
tempo del suo ministero è tempo di festa e
di nozze. Inoltre la predicazione e l’operare di
Gesù sono segnati, in particolare nel Vangelo
di Luca, dal sentimento della misericordia.
L’episodio della pericope odierna ne è una
prova. Simone, il fariseo, all’invitare Gesù non
immagina che con Gesù osi entrare un’ospi‑
te indesiderato, una peccatrice, che per di
più usa le arti del suo mestiere: bagnare di
lacrime i piedi, asciugarli con i capelli sciolti,
baciarli, cospargerli di profumo. Chi ha dato
a questa donna l’ordine di entrare nella casa
di un uomo pio, osservante scrupoloso delle
norme di purezza legale che non avrebbe
osato sfiorarla neppure con uno sguardo per
il timore di esserne contaminato?
Con certezza la fama, per lei, o l’accusa infa‑
mante per Simone, che aleggiava nei riguardi di
Gesù: essere amico di pubblicani e peccatori.
Possiamo ragionevolmente supporre che la
donna sapesse bene chi fosse Gesù; lo ha visto
intrattenersi con ogni sorte di peccatori e
peccatrici, ha saputo che Gesù accetta l’invito
di sedersi a mensa con persone ritenute im‑
pure senza il timore di contaminarsi, forse è
a conoscenza di quanto Gesù ha proclamato
in occasione del banchetto preparatogli dal
pubblicano Levi: “Non sono i sani che hanno
bisogno del medico ma i malati; io non sono
venuto a chiamare i giusti ma i peccatori per‑
ché si convertano” (Lc. 5,31-32). Per questo
entra, compie quei gesti che non sono più di
seduzione ma di amore e gratitudine verso
colui che non solo non respinge ma ricerca
e accoglie chiunque è immerso in ogni tipo
di peccato. Simone, a questo spettacolo per
lui inverecondo, mette in dubbio la qualità
5
Monsignor
Luigi
Padovese
l’ultima
vittima della
violenza
in terra
di Turchia
S
i sono svolti il 7 giugno,
nella cattedrale di Iskenderun, i
funerali di mons. Luigi Padovese,
vicario apostolico di Anatolia,
ucciso il 3 giugno dal suo auti‑
sta Murat Altun. A presiedere
il rito è stato mons. Ruggero
Franceschini, arcivescovo
metropolita di Smirne, tra i
concelebranti il nunzio aposto‑
lico in Turchia, mons. Antonio
Lucibello, mons. Louis Pelâtre,
vicario apostolico di Istanbul,
e il coadiutore di Istanbul degli
armeni, l’arcivescovo mons.
Georges Khazzoum. Presenti,
insieme al viceconsole italiano,
anche esponenti delle autorità
locali, il sindaco, il prefetto e il
capo della Polizia. Al rito hanno
partecipato anche membri della
Caritas Turchia e del Consiglio
delle Conferenze episcopali
d’Europa, quest’ultimo rappre‑
sentato dal portavoce, Thierry
Bonaventura. Dopo i funerali
la salma è stata trasferita ad
Antalya per sbrigare le formalità
di rito per il rimpatrio che do‑
vrebbe avvenire nella giornata
di mercoledì 10 giugno. Lunedì
14, in Duomo a Milano, si sono
tenute le esequie presiedute
dal cardinal Dionigi Tettamanzi.
Il corpo è stato poi tumulato
nella tomba di famiglia.
profetica di Gesù. Un profeta, suppone, deve
avere il dono dell’introspezione e conoscere
la moralità di una persona e conseguentemen‑
te, per fedeltà alla legge e alla tradizione, non
può lasciarsi toccare così da una peccatrice.
Gesù, che profeta lo è e lo dimostra leggendo
il pensiero nascosto del fariseo, lo interroga
proponendogli l’apologo dei due debitori e
del loro comune creditore che rimette i debiti
di entrambi. Alla domanda di Gesù: “Chi di
loro lo amerà di più” rispondendo:“Suppongo
sia colui al quale ho condonato di più” Simone,
forse senza rendersene pienamente conto,
pronuncia la sua propria sentenza. Infatti i
tre personaggi si trovano lì nella sua casa. La
peccatrice che ha un debito enorme. Lui, il
fariseo che crede di averne uno ben piccolo.
Ma alla resa dei conti è proprio lui, osservante
scrupoloso di ogni più piccola norma, che ne
esce perdente. Gli manca quell’amore che
invece sovrabbonda traboccante nei gesti
della peccatrice. Il creditore, Dio, per bocca
di Gesù assicura che è propria la donna dai
molti peccati che è privilegiata nel perdono
perché ha molto amato. Il testo di Luca sem‑
bra qui contraddirsi affermando da un lato che
il perdono è conseguenza del grande amore,
dall’altro che l’amore sgorga dal perdono
ricevuto. Questa antinomia che viene dal fatto
che il testo della pericope è composto (B.J.)
arricchisce il tema del racconto: l’amore di
chi si sente amato e chiama il perdono che a
sua volta aumenta a dismisura la gratitudine e
l’amore. Così l’amore e perdono si alimentano
reciprocamente in una circolarità continua e
crescente.
Enzo Benesperi
Pistoia
Sette
N.
23
13 GIUGNO 2010
Intervista con la storica Lucia Gai
attivi fra XI e XIII secolo.
Pistoia e il progetto
della via Francigena
S
i è tenuto lo scor‑
so 22 aprile, uno
degli “Incontri”
organizzati dal
Comitato di San
Iacopo di Pistoia,
questa volta sul tema “Pistoia e il
progetto Francigena”. Abbiamo vo‑
luto intervistare la dottoressa Lucia
Gai, che per l’occasione è intervenu‑
ta con una conferenza.
Come mai si torna a par‑
lare di questo tema, più volte
trattato, anche a livello loca‑
le, negli anni scorsi?
Perché quest’anno ricorre il
Giubileo compostellano, che cade
tutti gli anni in cui il 25 luglio, festa
dell’apostolo Giacomo di Zebedeo,
che in Toscana chiamiamo Iacopo,
coincide con la domenica.
Questa ri­correnza fa ritornare
di attualità anche da noi il tema del
pellegrinaggio.
Quali le novità in propo‑
sito?
A parte gli studi storici di tipo
scientifico, che vanno avanti con
ritmi propri, sono soprattutto i
mass‑media ad avere ripreso l’ar‑
gomento. Proprio perché in questo
caso viene coinvolto un pubblico
più allargato, magari intenzionato
a compiere un tratto delle antiche
vie di pellegrinaggio, si è ritenuto
di accompagnare questo interesse
con un opuscolo divulgativo, edito a
cura della Regione Toscana, nel quale
si trova tracciato l’itinerario toscoromano della Francigena, collegato
con le vie del nord. I centri ritenuti
più importanti di questo itinerario
sono illustrati da notizie utili e da
segnalazioni storiche, su edifici di
rilievo e opere d’arte in relazione
con il pellegri­naggio.
Qual è lo spazio dedica‑
to a Pistola, di cui è nota la
vicenda del legame col pel‑
legrinaggio iacopeo‑compo‑
stellano?
In questo opuscolo Pistoia non
compare e non è neppure citata. Il
motivo di questa omissione clamo‑
rosa, da parte degli esperti incaricati
dalla Regione Toscana di raccogliere
i dati per questa specie di “Guida”,
lo possiamo solo ipotizzare, perché
non sono stati rese esplicite le
motivazioni per cui l’itinerario sia
stato così indicato. A mio avviso,
questo dipende dal fatto che si è
affrontato l’argomento in modo poco
approfondito, limitandosi a delineare
preferenzialmente uno degli antichi
percorsi che collegavano la romana
via Aemilia, ancora in funzione nel
Medioevo, con la Toscana passando
per la “via di Monte Bardone” (attra‑
verso l’attuale passo della Cisa). Essa,
attraverso Pontremoli e Sarzana ar‑
rivava a Lucca e da lì, per Altopascio,
passava l’Arno per dirigersi verso
Siena e Roma. Per buona parte del
Medioevo tale via fu quella percorsa
anche dai pellegrini.
Tuttavia non si considera che, col
tempo, fra i secoli X‑XIV, la situazione
sub-regionale delle vie di comunica‑
zione era via via cambiata. L’antica
via dei Longobardi fu affiancata da
varlanti, sempre più vicine a Firenze,
mentre questa città si avviava a di‑
venire polo re­gionale, controllando
tutte le principali strade attraendole
su di sé. Ad esempio, nel secolo XII,
epoca di grande fioritura per Pistoia,
un’importante via di collegamento
transappenninico passava anche dalla
nostra città, ed era la cosiddetta “via
Francesca della Sambuca”.
Era il tempo del santo vescovo
Atto (1133‑1153) e dell’istituzione
del culto iacopeo, con la cappella
dedicata a san Iacopo nella catte‑
drale, eretta nel 1145 per volontà,
del vescovo.
Che Pistoia sia una città di pel‑
legrinaggio, nel Medioevo ma anche
nei secoli successivi, è storicamente
provato.
Ma l’esclusione di essa è forse
dovuta al fatto che la, città non si
trovava sull’itinerario piú antico, ma
piuttosto entro un’area di pellegri‑
naggio servita da itinerari tracciati e
L’affido familiare
è uno strumento concreto
per aiutare un bambino
in difficoltà
M
olte famiglie possono attraversare, nel corso
della vita, un periodo critico, durante il quale non
sono in grado di assicurare ai loro figli la vicinanza ed
il sostegno di cui ogni bambino ha bisogno per cre‑
scere bene. Oggi, la situazione socio-economica della
famiglia è molto critica ed aumentano di giorno in
giorno le richieste di aiuto.
In questi casi altri nuclei familiari possono accogliere
il bambino garantendogli un ambiente sereno ed af‑
fettuoso.
Perché tirarsi indietro?
Perché non proporsi per un servizio ai fratelli in dif‑
ficoltà?
In questo momento c’è bisogno di famiglie disposte
ad accogliere, temporaneamente, bambini preadole‑
scenti.
E’ urgente, anzi molti urgente!
Non facciamo finta di nulla!
Non nascondiamoci dietro a “non sono all’altezza”!
Contatta subito Paola cell. 329 9638917
Centro affidi dell’area dei Comuni dell’area pistoiese tel. 0573 364283
Qual è dunque la prospet‑
tiva giusta della Francigena?
Non considerarla, con meto‑
do sbagliato, un puro e semplice
‘itinerario storico’ come tanti altri
turisticamente interessanti. Se la
si considera come un tracciato
percorso dal flusso dei pellegrini
alternativamente diretti a Roma e al
sud oppure verso nord e Santiago,
bisogna invece considerare che per
il pellegrino contavano i centri di
culto più conoscluti, e la “via” che si
percorreva dipendeva dalla scelta di
quali santuari visitare.Anche se que‑
sto comportava di non percorrere
un tracciato lineare, ma piuttosto
un itinerario entro quella che io
chiamo l’“area del sacro” entro un
determinato territorio.
É questione di educazione ad
una mentalità diversa dalla nostra.
Noi siamo abituati a spostarci con
mezzi meccanici, e un percorso a
piedi sulle lunghe distanze non è
più consueto e praticato. Se lo pos‑
sono permettere soltanto persone
robuste e allenate al trekking, e nei periodi di vacanza. Senza contare
il fatto che oggi praticamente non
esiste più un vero “pellegrino” come
in antico, che sceglie per la propria
maturazione spirituale questa via di
mortificazione, di fatica e spesso di
sofferenza e solitudine, che prima
serviva a comprendere meglio il si‑
gnificato cristiano delle Sette Opere
di Misericordia, affidandosi alla carità
di sconosciuti.
Daniela Raspollini
Associazione San Martino
de’ Porres
“...qui nessuno
è straniero...”
L’
associazione “San Martino
de Porres” organizza la prima
festa d’estate nella nuova sede, in
via dei Magi, 5, che si terrà il 22
giugno.
Dopo ben 16 anni dal suo inizio,
l’impegno dell’Associazione si rin‑
nova nella sede e nelle modalità
di servizio.
Essa desidera, comunque, mante‑
nere le profonde motivazioni che
la ispirarono, pur consapevole che
le mutate condizioni storico so‑
ciali chiamano ad essere sempre
più efficaci, cercando di offrire ac‑
coglienza e concretezza per i bi‑
sogni dei tanti fratelli in difficoltà.
La festa inizierà alle 8 con il saluto
del vescovo, monsignor Mansueto
Bianchi, al quale seguirà un mo‑
mento di fraterna relazione e di
convivialità interculturale.
Un bene grande come una fami‑
glia.
8
comunità ecclesiale
D
al 25 al 27 giu‑
gno si parlerà
della salvaguar‑
dia del creato.
Tre giorni per
riflettere sul
rappor to tra
l’uomo e il creato. Tre giorni per
ritrovare un legame che troppo
spesso diamo colpevolmente per
scontato, dimenticandoci che le
ricchezze naturali delle quali siamo
circondati sono un presupposto indi‑
spensabile per il futuro dell’umanità.
Dal 25 al 27 giugno Pistoia ospiterà
nuovamente l’appuntamento con
il forum dell’informazione catto‑
lica per la salvaguardia del creato.
L’evento, giunto alla settima edizio‑
ne, è organizzato dall’associazione
d’ispirazione cristiana Greenaccord,
con il supporto della Diocesi, delle
massime istituzioni e di aziende e
realtà del territorio. Ed è proprio
attorno al tema del percorso dell’uo‑
mo nel creato che si svilupperà il
programma di quest’anno. Una scelta
non casuale perché nel 2010 cade
l’anno compostelano, un evento
che accade ogni 7 anni (quando la
festività di san Giacomo apostolo,
I
l 28 aprile si è chiuso
il ciclo di 4 incontri
organizzati dall’uffico
liturgico diocesano ri‑
volto a tutti coloro che
erano interessati ad ap‑
profondire il tema della
“lettura in ambito liturgico”.
Naturalmente la maggior parte
dei partecipanti era composto da
diaconi, lettori istituiti e “di fatto”
che svolgono il servizio di procla‑
mazione della parola di Dio nelle
celebrazioni liturgiche.
Abbiamo rivolto a Federico Cop‑
pini, diacono, alcune domande per
capire il valore di questa esperienza.
E’ stata una iniziativa im‑
portante?
L’importanza che ricopre l’inizia‑
tiva è ben riassunta in un’espressione
di Benedetto XVI nell’esortazione
apostolica post-sinodale “Sacramen‑
tum Caritatis” del 22 febbaio 2007.
Tenendo come punto di riferi‑
mento la Costituzione Conciliare
sulla Divina rivelazione, il Papa scrive:
Insieme al Sinodo, chiedo che la liturgia
della Parola sia sempre debitamente
preparata e vissuta. Pertanto, raccomando vivamente che nelle liturgie si ponga
grande attenzione alla proclamazione
della Parola di Dio da parte di lettori
ben preparati. Non dimentichiamo
mai che “quando nella Chiesa si legge
la Sacra Scrittura, Dio stesso parla al
suo popolo e Cristo, presente nella sua
Parola, annunzia il Vangelo”. Da questo
invito del Papa è scaturita la neces‑
sità, all’interno dell’ufficio liturgico
diocesano, di iniziare una attività
volta a formare chi svolge questo
compito.“Compito delicato ‑ha sot‑
tolineato don Luca Carlesi, direttore
dell’ufficio‑ quello affidato ai lettori e
non sempre riflettuto come l’mpor‑
tanza di ciò che viene proclamato
dovrebbe invece obbligare. Con
questo nostro corso abbiamo cer‑
cato di aiutare la comunità cristiana
a essere sempre più consapevole del
fatto che, per usare le parole di san
Gregorio Magno, la Scrittura ‘cresce
con colui che la legge’”.
Facendo un bilancio, quale
dei quattro incontri e argo‑
n. 23
Greenaccord
A Pistoia il forum
dell’informazione cattolica
Giampaolo Marchetti
cade di domenica). “Il nostro obiet‑
tivo –spiega Gian Paolo Marchetti,
presidente di Greenaccord– è di
riflettere sulla figura dell’homo viator,
viandante sulle strade del mondo,
che attraversa il Creato, vi lascia la
sua orma ma deve prodigarsi per
restituirlo alle generazioni future
salvaguardato e migliorato”. Durante
i tre giorni del forum, il Palazzo dei
Vescovi di Pistoia ospiterà la disa‑
mina delle diverse sfaccettature del
concetto di “cammino nel Creato”:
il venerdì pomeriggio, il vescovo
Mansueto Bianchi, approfondirà la
dimensione biblica del pellegrinaggio
mentre lo storico Franco Cardini
si concentrerà sulla figura di San
Jacopo e sul legame tra Santiago de
Compostela e Pistoia. La scrittrice
Susanna Tamaro invece proporrà una
riflessione sul rapporto tra cammino,
natura e silenzio. Il giorno successivo,
la discussione si concentrerà invece
sugli aspetti concreti del cammino
dell’uomo nella natura: si parlerà del‑
le sfide ecologiche poste dal futuro
(Flaminia Giovanelli, sottosegretario
del Pontificio Consiglio Giustizia e
Pace), del cammino della fame tra
intolleranza e accoglienza (Giancarlo
Perego, direttore generale della Fon‑
dazione Migrantes), della riscoperta
del gusto di camminare in contesti
urbani sempre più frenetici (archi‑
tetto Lucien Kroll) e dell’importanza
del cammino per ritrovare sé stessi.
Ufficio liturgico diocesano
Concluso il corso
di formazione per lettori
menti sembra sia stato più
coinvolgente, più apprezzato
e partecipato?
Ogni serata ha avuto una sua
particolarità che ha reso fluido e
coinvolgente il procedere dell’intero
corso. Il primo incontro, tenuto da
don Luca, ha puntato l’attenzione
sulla “spiritualità del lettore”.
La proclamazione della Parola è
un momento essenziale della celebra‑
zione. E i lettori prestano a Cristo la
propria voce e di fatto condizionano,
con la loro lettura e intelligenza del
testo, la stessa comprensione dell’as‑
semblea dei fedeli la parola di Dio
risuona con il timbro, la persuasione
e la forza della voce e della persona
che la propone: una riconosciuta te‑
stimonianza di vita vissuta la rafforza;
la palese contraddizione di una con‑
dotta morale l’indebolisce; una pro‑
clamazione chiara, attenta e puntuale,
la esalta; una lettura sciatta, affrettata
o puerile, la vanifica. Nella liturgia
cristiana nessuno può prendersi da
sé il diritto di leggere pubblicamente
la Sacra Scrittura. I lettori ricevono
un incarico, un ministero, conferito in
forma semplice (“di fatto”) o solenne
(“istituito”). L’esercizio di un ministe‑
ro liturgico non va mai considerato
come un dettaglio. E una componente
importante ed essenziale di una ce‑
lebrazione che ha come protagonisti
Dio e l’uomo. Costituisce, quindi, un
momento quanto mai significativo
dell’identità ecclesiale dell’assem‑
blea. In particolare, il ministero del
lettore rappresenta il momento
epifanico del servizio ecclesiale reso,
alla parola liturgicamente proclamata
quale segno speciale della presenza
del Signore per costruire la chiesa di
Dio sulla terra.
La seconda serata, con monsi‑
gnor Mansueto Bianchi, ha avuto un
taglio prettamente biblico (“la Bibbia
come Parola di Dio”). Il vescovo, con
la sua consueta dialettica espressiva
e diretta, ci ha coinvolti in quel
rapporto intenso che lega l’uomo a
Dio. Così intenso da spingere Dio a
scriverci quella grandiosa “lettera”
d’amore che è la Bibbia, il suo pro‑
getto “nero su bianco” della nostra
esistenza.
La terza “lezione” (don Luca) è
stata una riflessione dedicata al “Mes‑
sale”, al “Lezionario” ed ai “Luoghi
della Parola”. L’accento si è appun‑
tato, come era facile immaginare,
sull’Ambone a cui l’architettura anti‑
ca e moderna delle chiese ha sempre
riservato lo spazio e la collocazione
indispensabile per permettere a Dio
di parlare al suo Popolo. Si è pariato
anche dello “strumento” moderno
per eccellenza: il microfono. L’in‑
gegner Giuseppe Gori, ha spiegato
come i mezzi di amplificazione pos‑
sano essere usati al meglio per far
comprendere, possibilmente senza
... fischi, ciò che viene letto.
Nella quarta serata la parola è
passata all’autrice ed attrice profes‑
sionista Emanuela Mascherini che ci
ha fornito ‑anche con prove pratiche‑
indicazioni tecniche sugli “strumenti
di lettura”: la voce, le pause, la dizione,
gli accenti, le regole per una lettura
più efficace. Quando partiamo in
pubblico inevitabilmente esponiamo
noi stessi ed è facile che le nostre
inclinazioni più negative prendano
il sopravvento nel momento della
comunicazione anche perché a volte
l’emozione gioca brutti scherzi.
Emanuela ci ha portati con sem‑
plicità a riflettere anche sulla nostra
preparazione “a monte” della lettura.
Ed ecco allora le semplici domande
che dobbiamo fare prima di leggere,
quasi in stile giornalistico: Chi parla
attraverso di noi? Cosa dovrò leg‑
gere? Come prepararmi a leggerlo?
Dove e quando lo leggerò?
Vita
La
13 GIUGNO 2010
Quante persone hanno
partecipato? E chi ha parte‑
cipato, quale ruolo svolge in
parrocchia?
Le persone che ci hanno lasciato
i loro dati sono state circa 150. La
stragrande maggioranza dei parte‑
cipanti sono stati “Lettori di fatto”:
persone che con regolarità svolgono
in parrocchia il servizio di leggere
durante la liturgia. Ma vi erano anche
catechisti, ministri straordinari della
comunione, accoliti e persone venute
esclusivamente per approfondire ‑a
qualsiasi titolo‑ i temi trattati nei
corso. Partecipazione sostanziale ‑ma
questo era scontato‑ è stata quella
dei “Lettori Istituiti” e dei diaconi.
E per quanto riguarda l’età
dei partecipanti?
Dal punto di vista dell’età, la rap‑
presentanza più marcata era quella
over 50. Ma non è mancato un folta
gruppo di quarantenni. Alcuni espo‑
nenti anche dei giovani della diocesi.
La risposta di adesione è
stata esclusivamente dal ter‑
ritorio della città e dintorni
oppure anche da parrocchie
più lontane? Che peso ha
avuto la collaborazione delle
parrocchie?
Sempre valutando i dati forniti dai
partecipanti vi è stata la rappresen‑
tanza di 38 parrocchie non solo del
centro cittadino o del cosidetto su‑
burbio. Ci sono stati casi di persone
provenientii anche da fuori diocesi.
Dobbiamo per questo ringraziare
i parroci che hanno dato una così
grande risonanza all’iniziativa. Infatti
parlando con i presenti è emerso
che il “veicolo” più importante di
informazione sull’esistenza del corso
e sui temi trattati sono stati proprio
i parroci, che hanno caldeggiato la
partecipazione del maggior numero
di persone possibile.
A quest’ultimo tema sarà dedicata
una tavola rotonda, nel pomeriggio,
alla quale prenderanno parte prota‑
gonisti dell’alpinismo, del podismo e
di progetti che hanno promosso il
cammino nella natura alla riscoperta
della propria dimensione interiore.
La domenica sarà invece dedicata alla
presentazione di iniziative ed espe‑
rienze pratiche che, all’interno del
mondo ecclesiale, hanno utilizzato
il cammino come esperienza edu‑
cativa, di crescita e di fede. Durante
il forum sarà assegnato, come già lo
scorso anno, il premio giornalistico
“Sentinella del Creato”, realizzato
in collaborazione con l’Ucsi e la
Fisc (Federazione italiana settima‑
nali cattolici). Il riconoscimento
sarà assegnato a tre giornalisti che
si sono particolarmente distinti nel
corso dell’anno nella divulgazione e
nell’approfondimento di tematiche
ambientali. Greenaccord e le asso‑
ciazioni di categoria assegneranno i
premi in una cerimonia d’eccezione
al Teatro Bolognini che coinvolgerà
la città, sabato 26 giugno alle ore
21, con la partecipazione di ospiti
del mondo dello spettacolo e della
televisione. Questa esperienza potrà
essere ripetuta?
Visti gli esiti favorevoli di questa
edizione, all’interno dell’ufficio litur‑
gico, sarebbe emersa la proposta di
organizzare ogni anno, nel Tempo
di Pasqua, un approfondimento dei
temi liturgici come quello rivolto
quest’anno ai “lettori” ed appena
conclusosi.
Lo stesso ufficio è disponibile ad
organizzare, su richiesta dei vicariati
che ne avvertissero la necessità, cor‑
si di questo tipo in zone più dislocate
della diocesi per permettere la più
ampia partecipazione di persone
interessate. Il riferimento rimane
don Luca Carlesi con il quale sarà
possibile prendere accordi.
D.R:
Riceviamo e pubblichiamo
Mostra
“Il circo
di Marino”
C
on piacere e soddisfazione
dei docenti, alunni, genitori e
della presidenza si è inaugurata
giovedì 20 maggio presso il Mu‑
seo “M. Marini”, una mostra di
elaborati, realizzati dagli studenti
della scuola primaria e secon‑
daria di 1° grado dell’Istituto
Suore Mantellate. La preside
dell’istituto esprime i più sentiti
ringraziamenti e la più profonda
rico­noscenza alla sezione didat‑
tica del Museo per l’attenzione
riservata all’istituto stesso, acco‑
gliendo nella suggestiva saletta
del Museo, che costituisce una
delle “perle” dell’arte pistoiese,
gli elaborati svolti dai ragazzi
con impegno ed entusiasmo che
hanno evidenziato potenzialità
e creatività. Con l’occasione
si ringraziano gli operatori del
Museo stesso che durante l’anno
scolastico hanno collaborato
con docenti della nostra scuola
nell’organizzazione di percorsi
didattici e visite.
La preside dell’Istituto
Suore Mantellate
Vita
La
Celebrazione
in memoria di
don Manfredo
Caroli
I
n questi giorni ricorre il sesto
anniversario da quando don Man‑
fredo è tornato al Padre.
La parrocchia del Villaggio Bel‑
vedere, che lo ha avuto primo
parroco e per oltre quarant’anni
come animatore della vita sociale
e spirituale, lo ricorda con com‑
mozione e nostalgia; ma anche le
popolazioni di Casalguidi prima
e Vitolini poi, ancora dopo tanti
anni, lo ricordano sempre con
grande affetto e stima, quando
giovane prete inizio la sua opera
pastorale in quelle comunità.
La diocesi tutta lo ricorda come
intraprendente direttore del no‑
stro settimanale, giornale al quale
dedicava, con grande passione e
competenza, parte della sua vita
ecclesiastica.
I parrocchiani del Belvedere, che
hanno conosciuto ed apprezzato
la sua opera di evangelizzazione e
socializzazione, sono alla ricerca
di un simbolo che lo ricordi visi‑
vamente anche ai posteri, quale
esempio di dedizione e di aiuto
alla vita comunitaria che Manfre‑
do ha sempre profuso nella sua
missione di “prete” come lui ama‑
va definirsi.
v
enerdì 18 giugno
alle 21 ci sarà
l’inaugurazio‑
ne del restauro
dell’organo Agati
Tronci (inizio se‑
colo XX) presente all’interno della
chiesa di San Michele Arcangelo a
Bottegone. Organista sarà Umberto
Pineschi.
Questo il programma della serata:
Giuseppe Gherardeschi (1759‑1815)
Suonata per organo a guisa di banda
militare che suona una marcia P. III,
Andantino per Benedizione P.VII, 22,
Rondò P. IV, 1
Sebastian Aguilera de Heredia
(1561‑1627), Obra de 8° tono alto:
ensalada, Tiento de falsas. 4° tono
Michelangelo Rossi (1601/2‑1656),
Decima toccata
GirolamoFrescobaldi (1583‑1643),
Ballo del Gran Duca
BernardoPasquini (1637‑1710),Toc‑
cata [in re maggiore]
13 GIUGNO 2010
comunità ecclesiale
n. 23
Il 12 giugno in scena a San Benedetto
I
Parrocchia di Popiglio
Festa del
Corpus
Domini
Le radici
della nostra storia
l 12 giugno alle 21,30
andrà in scena, nella
chiesa di San Benedetto
a Pistoia, un’opera tea‑
trale dedicata alla vita
di San Bernardo Tolo‑
mei, proclamato santo
da parte di Benedetto
XVI nell’aprile del 2009.
La pièce, che vedrà in scena in
scena con Stefania Balbo, Marco Bra‑
cali, Enzo Romboli, Lorenzo Giannini,
Maurizio Vestri, Salvatore Greco e
Franco Ciampi, è stata scritta da
Enzo Romboli.
A stimolare l’autore in questa
nuova avventura tetrale, il parroco
di San Benedetto don Alessandro
Marini.
“Don Alessandro _ spiega Rom‑
boli _ mi ha stimolato a creare la
sceneggiatura e la costruzione di una
storia da rappresentare in chiesa. De‑
sideravo in cuor mio da tempo scri‑
vere un testo più impegnato di quelli
che ho scritto solitamente, impronta‑
ti all’ironia ed al divertimento. Penso
davvero che al di là del valore teatrale
dell’opera, l’occasione sia propizia
per comprendere meglio le origini
della nostra parrocchia e della nostra
fede. L’intento che spinse Bernardo
insieme ai suoi compagni a formare
una comunità monastica esprimeva
la volontà di ricreare una fede pura,
vera come quella dei primi discepoli
e delle prime comunità cristiane. Il
mio desiderio è che questa rappre‑
sentazione teatrale riesca almeno un
po’ a risvegliare le nostre coscienze
di cristiani e constatare che forse la
nostra fede ha calato la sua intensità
rispetto ai primi cristiani.
Mettere in scena il 12 giugno
questa rappresentazione teatrale,
sentendomi legato alla realtà della
parrocchia di San Benedetto, lo ri‑
tengo un privilegio ed un atto dovuto
nei confronti della storia”.
Ma chi era San Bernardo Tolomei?
A raccontarlo è lo stesso autore
dello spettacolo, che sottolinea l’im‑
portanza di mettere ordine “nella
storia visto che non si può affrontare
il futuro senza riconoscere la nostra
storia. Giovanni Tolomei, che da mo‑
naco si chiamerà Bernardo, nasce a
Siena il 10 maggio del 1272, muore
santamente il 20 agosto del 1348.
Nel 1313 Giovanni Tolomei, Patrizio
Patrizi, Ambrogio Piccolomini, tre
amici senesi, tutti di nobile casato
con grande entusiasmo lasciano i loro
agiati palazzi di Siena per rifugiarsi in
alcune grotte in una zona desertica
a 30 chilometri dalla città ad Acco‑
na. Una scelta radicale e coraggiosa
che li porta lì, mossi dal desiderio di
contemplare il crocifisso e venerare
la Vergine Maria, condividendo tutto e
mettendosi al servizio l’uno dell’altro,
alla maniera delle prime comunità
cristiane per rinnovare la foro fede
e quella della chiesa tutta. Bernardo
Tolomei è il fondatore dei monaci
Olivetani, che hanno varie comunità
nel mondo, e la casa madre a Monte
Oliveto Maggiore.
Nell’anno 1380 i monaci oli‑
vetani crearono una comunità a
Pistoia costruendo prima la chiesa
di San Benedetto, poi tutti i locali
che oggi ospitano la parrocchia, la
casa dell’anziano, e tutti quelli che si
affacciano in via dei seminario, per
tutta la sua lunghezza. Gli olivetani
hanno lasciato alla nostra città segni
importanti e tangibili di cui oggi pos‑
siamo usufruire”.
La pièce che andrà in scena il 12
giugno vuole essere uno strumento
per conoscere più da vicino il senso
profondo della vita di Giovanni To‑
lomei, che da monaco si chiamerà
Bernardo, in onore del fondatore dei
monaci Cistercensi.
Parrocchia di San Michele Arcangelo a Bottegone
Inaugurazione dell’organo
Agati Tronci
Vincenzo Ciullini (sec. XVIII), Ele‑
vazione
Anonimo (sec. XVIII), Messa piana
per organo con registri a piacere, Of‑
fertorio, Elevazione, Post Communio,
Ite missa est.
Un po’ di storia
L’impianto in cui ci è pervenuto
l’iorgano conservato nella chiesa
plebana di Piuvica costituisce il
risultato di un intervento di “ammo‑
dernamento” –realizzato dalla “ditta
Agati-Tronci” di Pistoia nel corso del
secondo decennio del novecento- su
uno strumento preesistente. La pa‑
ternità dell’intervento di ricostruzio‑
ne è attestata da un cartiglio a stampa
apposto dai costruttori sul
coperchio della tastiera,
ove si legge: “Ditta AgatiTronci di Pistoia condotta
dai Fratelli Tronci, pre‑
miata fabbrica di organi
da Chiesa e strumenti
musicali”.
Anche se il cartiglio
non riporta l’anno di co‑
struzione né il numero
d’opera, il manufatto è
databile verso gli inizi
del secondo decennio
del novecento, poiché il
testo e le precisazioni
riguardanti la proprietà
della “premiata fabrica”
corrispondono a quelli
adottati dopo il 1911,
allorché i quattro figli di
Luigi Tronci (deceduto lo
stesso anno) riunirono in
unica impresa – appunto “Condotta
dai fratelli Tronci” – le loro ditte
e le loro diversificate attività nel
campo della costruzione di stru‑
menti musicali (organi e strumenti
a percussione). Questa nuova ver‑
sione dell’impresa pistoiese non è
da confondere con la preesistente
omonima Agati-Tronci, che si costituì
nel 1883 a seguito della fusione delle
fabbriche d’organi fin’allora rivali e
separatamente condotte da Nico‑
mede Agati e da Filippo II Tronci. Se
gli autori e la datazione dell’attuale
strumento apparirono come dati
certi, più complessa risultava in un
primo tempo la questione riguar‑
dante l’attribuzione e la datazione
di componenti più antiche inglobate
al suo interno (somiere maestro e
corpo fonico). L’esistenza di organo
settecentesco nella chiesa plebana
di Piuvica è infatti attestata da un
intervento di accordatura registrato
in data 26 agosto 1780 nel libro di
tutti I lavori d’organi conservato fra
le carte dell’archivio Tronci (“Pieve di
S. Angiolo fuori Pistoia: accordatura;
Lire 8,13,4,-). Si tratta probabilmente
dello stesso strumento menzionato
nell’intervento dei beni della chiesa
redatto il 14 novembre del 1786:
“Un organo in fondo di chiesa a vari
registri e mostra di legno lavorato
con un suo ballatoio”. Un analogo
documento di epoca successiva,
emerso –come il precedente- duran‑
te la breve ricognizione archivistica
che abbiamo condotto, attesta che
lo strumento settecentesco fu so‑
stituito da un nuovo strumento nel
9
1821: “Un organo a 18 registri con
sua cantoria, il tutto fatto recente‑
mente a spese del defunto parroco,
dell’attuale cappellano e popolani, e
per conseguenza non essere stato
peranche terminato di pagare al
manifattore, come fu asserito, con
tre mantraci, al quale il signor Diddi
non intende di essere obbligato”.
Purtroppo le sommarie descrizioni
degli inventari non menzionano gli
autori dei due strumenti tuttavia
l’esame delle caratteristiche costrut‑
tive delle componenti riutilizzate dai
Tronci ha consentito di attribuire a
Giosuè Agati l’organo costruito nel
1821. Di questo strumento i Tronci
riutilizzarono il somiere maestro e la
massima parte del corpo fonico (che
rappresenta all’incirca il 73% dell’at‑
tuale consistenza numerica). Dello
strumento tardo-settecentesco, di
cui rimane ignoto l’autore, restano
oggi invece soltanto la cassa e la
cantoria, peraltro assai rimaneggiate
e ridipinte.
Cinque bambini hanno ricevuto la
prima Comunione, altri due hanno
ricevuto il sigillo Battesimale
P
receduta da una breve
processione con il Santissimo
Sacramento, la parrocchia di
Popiglio con i suoi fedeli ha
partecipato alla Messa del Cor‑
pus Domini nella quale cinque
bambini hanno ricevuto, la prima
Comunione. Una cerimonia
composta e a tratti con cenni
di commozione, sia per i giova‑
nissimi, sia per i loro familiari e
parenti. Questi cinque giovani
sono: David Melani, Federico
Vesposiani, Elisa Cela, Annalisa
Maffucci e Diego Orsucci.
Don Adamo nella sua omelia ha
ribadito ai giovanissimi il forte
impegno che essi devono assu‑
mersi.
Una festa quella del Corpus
Domini nella bellissima Pieve
di S. Maria Assunta, durante la
quale è anche stato imposto il
sigillo Battesimale a due piccoli,
Lorenzo Vesposiani e Irona Cola.
Al termine della cerimonia sono
seguiti gli auguri di rito e le
foto che don Adamo ha voluto
si svolgessero nella piazza an‑
tistante la Chiesa, per renderla
ancora più partecipata dai nu‑
merosi presenti.
Roberto Fini
Convento di S. Domenico
Incontri di
Koinonia
2009-2010
S
abato 12 giugno 2010 alle
ore 16 ci sarà l’Eucaristia comu‑
nitaria; segue alle 17,30: “Tra‑
smettere un vangelo di libertà”,
la lezione di Christoph Theobald
per un nuovo stile di cristianesi‑
mo nella parola di Padre Mauri‑
zio Rossi, Dehoniano di Bologna.
Mariangela
Maraviglia
su Raiuno
D
omenica 13 giugno Marian‑
gela Maraviglia sarà su Raiuno,
invitata alla trasmissione “A sua
immagine” come esperta maz‑
zolariana, per parlare del parro‑
co di Bozzolo.
corso gramsci 159b – tel 338.530848 – pistoia
Ampia sala per cerimonie
Battesimi Cresime e Comunioni
giardino estivo attrezzato di 2000 mq.
Menù personalizzati
10 comunità e territorio
S
ta piano piano
cambiando il volto
del quartiere delle
Fornaci, uno dei più
popolosi, ma finora
anche il più degrada‑
to della città. Il con‑
tratto di quartiere,
nato, lo ricordiamo, da un intenso
confronto dell’amministrazione
comunale con gli abitanti della zona,
finanziato in parte con fondi dello
Stato e in parte dell’amministrazione
locale, sta producendo i suoi frutti.
L’investimento per la riqualificazio‑
ne è consistente (circa 20 milioni
di euro), tanto che si tratta di uno
dei principali cantieri aperti in città,
insieme a quelli del nuovo ospedale
e dell’ex Breda. Un’occasione per
riqualificare un’intera area, ma anche
per rilanciare l’economia locale.
Il secondo appalto, per oltre 6
milioni di euro, se lo è aggiudicato il
raggruppamento di operatori eco‑
nomici costituito da Cooperativa
muratori sterratori e affini (Cmsa) di
Montecatini Terme e la ditta Vescovi
Renzo spa di Lamporecchio.
«Il quartiere – spiega l’asses‑
sore comunale all’urbanistica, Silvia
Ginanni, che l’altra settimana ha
compiuto un sopralluogo all’area
insieme all’assessore Mario Tuci e
al presidente della Circoscrizione 2
Stefano Bindini – cambierà profon‑
damente. È quasi terminato il primo
lotto dei lavori, che è quello relativo
alla viabilità e parte delle opere di
s
ono due, quella di An‑
saldoBreda assieme a
Bombardier e quella
di Alstom, le offerte
selezionate dalle Fer‑
rovie dello Stato per
la commessa di 50 treni di altissima
velocità, del valore di 1,2 miliardi di
euro. Lo ha detto l’amministratore
delegato di Fs, Mauro Moretti, dopo
che la scorsa settimana sono state
aperte le buste delle offerte arrivate.
Assieme alle due offerte seleziona‑
te, sono arrivate due buste, una da
parte di Kawasaki e l’altra da parte
di Siemens che - ha spiegato l’am‑
ministratore delegato di Trenitalia,
Vincenzo Soprano - hanno detto
di non essere riusciti a presentare
un’offerta secondo i requisiti richie‑
sti. Adesso le fasi successive sono
quelle dell’apertura tecnica, sempre
in seduta pubblica, in cui verrà
esaminata tutta la documentazione
n
uovo duro col‑
po per l’econo‑
mia pistoiese.
Altre 33 perso‑
ne perdono il
posto di lavoro.
L’altra settima‑
na è stato infatti siglato l’accordo per
la procedura di mobilità per i dipen‑
denti del call center Tecnoconnect di
Serravalle Pistoiese.
«Una firma — si spiega dalla
Cgil — con il quale si prende atto
della liquidazione dell’azienda e si
consente l’accesso all’indennità di
disoccupazione dei dipendenti».
Il call center con sede a Serravalle
Pistoiese, lavorava per la Mercurio
Trading, prendendo appuntamenti
per la Telecom Italia. La stessa Te‑
lecom aveva revocato il mandato, e
nonostante l’attivazione nello scorso
anno della cassa integrazione in de‑
roga (unico ammortizzatore sociale
fruibile per il settore dei call center),
n. 23
Vita
La
13 GIUGNO 2010
Pagina e cura di
Patrizio Ceccarelli
Fornaci
Un cantiere
da 20 milioni di euro
Viabilità, nuove
abitazioni e spazi
di socializzazione
per riqualificare
il quartiere più
degradato della città
urbanizzazione. Adesso stiamo rea‑
lizzando la nuova piazza, che sorgerà
nelle vicinanze dell’attuale sede della
Circoscrizione 2, e gli edifici che sa‑
ranno in parte di edilizia residenziale
pubblica, per gli anziani e le giovani
coppie, oltre a circa 800 metri qua‑
dri di locali dedicati ai servizi per il
quartiere, che potranno essere bar,
farmacie o parafarmacie, poste, ma
anche sedi di associazioni». Una delle
prime associazioni a trovare sede
alle Fornaci è la Uisp, l’associazione
di promozione sportiva, che ha otte‑
nuto in comodato d’uso per 12 anni
dalla Spes, la società pubblica per
l’edilizia sociale, una palazzina finora
inutilizzata.
L’assessore Ginanni ha inoltre
detto che l’amministrazione comu‑
nale chiederà ai vigili urbani di aprire
in loco un distaccamento, «per venire
incontro alle esigenze di prossimità
e di sicurezza dei cittadini».
Intanto, dopo l’abbattimento
delle tre vetuste palazzine, di pro‑
prietà del Comune, che sorgevano
nel cuore del quartiere (ex demanio
di via Valiani), sono iniziati gli scavi
per la realizzazione del nuovo edi‑
ficio che ospiterà 12 alloggi e locali
destinati a servizi di vario genere
per la comunità locale. Di fronte al
nuovo palazzo, che sarà costruito
seguendo i più moderni indirizzi in
fatto di bioedilizia, sarà realizzata la
piazza, destinata a divenire il fulcro
delle relazioni sociali dell’intero
quartiere. La seconda palazzina, con
15 alloggi complessivi e piano terra
dedicato a servizi per il quartiere,
sarà invece realizzata nell’area della
ex scuola elementare di via Valiani,
trasferita presso il plesso della scuola
Leonardo da Vinci.
Alta velocità
AnsaldoBreda in lizza per
la commessa da 1,2 miliardi
L’azienda di via Ciliegiole si presenta
insieme a Bombardier in competizione
con Alstom. A luglio il responso finale,
per il quale c’è molta attesa in città
presentata.
“Saranno treni – ha detto Mo‑
retti - che potranno arrivare fino a
400 km/h. L’iter della gara prevede
prima l’apertura tecnica di tutta la
documentazione pervenuta e poi
di quella economica. A fronte delle
offerte pervenute, possiamo dire
che la nostra sollecitazione con le
specifiche tecniche e funzionali ha
funzionato. Ora contiamo di avere il
miglior treno del mondo”.
Moretti ha accennato anche ai
tempi di consegna.“Ci vorranno due
anni e mezzo dalla gara – ha detto - per mettere sui binari il primo treno,
poi a cadenza regolare, a un ritmo di
3 treni al mese, la nuova flotta di 50
treni super veloci sarà completata”.
Inutile dire che a Pistoia, dove
da alcune settimane è cominciata la
cassa integrazione per un discreto
numero di lavoratori di via Ciliegiole,
l’attesa è alta, perché a questa impor‑
tante commessa sono legate le sorti
della maggiore azienda del territorio
e quelle dell’indotto.
«AnsaldoBreda – dice il sindaco
Renzo Berti – ha titolo a confrontar‑
si con l’altro competitore su questa
gara importantissima per il suo futu‑
ro e naturalmente tutti noi speriamo
che possa prevalere, ma è una gara e
come tale non si può mai dare per
scontato alcun tipo di esito».
Occupazione
Chiude la Tecnoconnect
Altre 33 persone senza lavoro. L’azienda,
con sede a Serravalle, svolgeva mansioni
di call center per la Telecom
l’azienda non è riuscita a ritrovare
un cliente per il quale lavorare,
malgrado l’esperienza pluriennale
dei dipendenti. Dalla Camera del
lavoro si ricorda che la Tecnoconnec,
attraverso un accordo sindacale risa‑
lente al 2008, aveva riassunto parte
dei 94 lavoratori della ex Protocall,
mentre l’altra parte dei dipendenti
era stata assunta all’Answers di
Sant’Agostino. Anche la Protocall
è stata chiusa e attualmente sono
in corso le procedure fallimentari.
«Altro elemento negativo, oltre alla
chiusura - ricorda Michele Gargini,
segretario della Slc-Cgil - è che i
dipendenti vantano un credito totale
di oltre 200 mila euro fra stipendi
arretrati e competenze di fine rap‑
porto, per le quali sono in corso le
iniziative legali da parte dei lavoratori.
L’amarezza per quanto sta accadendo
nasce anche dalla presa d’atto che
le politiche di consolidamento e di
stabilizzazione dei lavoratori messe
in campo con il decreto Damiano
dal Governo Prodi che avevano
interessato anche la Protocall e di
conseguenza la Tecnoconnect, sono
sempre più rimesse in discussione
da imprenditori spregiudicati che
avendo probabilmente alla mente
anche l’esperienza di Answers e
del gruppo Omega-Phonemedia
riportano indietro l’intero settore,
favorendo nuovamente rapporti di
lavoro irregolare o addirittura, come
avviene per le commesse Telecom,
esternalizzazioni verso altri Stati,
lasciando così per strada migliaia di
lavoratori». Un bando
per la
creazione
di imprese
femminili
I
nvestire sull’imprenditoria
femminile. E’ questo, in pratica,
l’obiettivo dell’amministrazione
Provinciale dando vita ad una
procedura di appalto per affidare
la realizzazione di una serie di
interventi che assicurino la nascita
di nuove imprese femminili.
“Il bando rientra in tutta una serie
di interventi compresi nel piano
straordinario per l’occupazione
femminile –ha detto l’assessore
provinciale Paolo Magnanen‑
si– recentemente approvato nel
consiglio provinciale sulla crisi
occupazionale locale.” La Provin‑
cia chiede che venga proposto un
percorso agevole e pratico che
possa sostenere e sviluppare le
potenzialità imprenditoriali fem‑
minili soprattutto tenendo conto
delle donne disoccupate da più
di 12 mesi e da quelle espulse dal
mercato del lavoro. Con questo
bando (per il quale sono stati
stanziati 100.000 euro dal Fondo
Sociale Europeo) si intende affi‑
dare il servizio a tutte quelle im‑
prese, cooperative, consorzi, liberi
professionisti singoli o associati
che abbiano erogato nei tre anni
precedenti alla data di pubblica‑
zione del bando almeno un per‑
corso formativo per la creazione
di attività imprenditoriali, comple‑
tato con buon esito, attestato dal
committente e che abbiano con‑
seguito un fatturato complessivo
negli ultimi tre esercizi pari ad al‑
meno 120.000 euro. Chi si aggiu‑
dicherà il bando lavorerà quindi
in continuo rapporto con gli uffici
provinciali e dovrà contribuire a
realizzare una importante campa‑
gna informativa per promuovere
la sensibilizzazione delle donne
nella creazione d’impresa. “Questa
è un’esigenza dettata dalla difficile
situazione del momento -riprende
Magnanensi- infatti nei primi 3
mesi del 2010 la disoccupazione
è aumentata facendo registrare al
31 marzo 31.733 iscritti con un
incremento dell’8,95% rispetto al
2009; il nostro impegno -conclu‑
de- vuole fornire risposte perso‑
nalizzate per quanto possibile e
per favorire la domanda e l’offerta
di lavoro e proponendo conte‑
stualmente anche dei programmi
di sviluppo di iniziative singole.”
Chi è interessato al bando dovrà
farlo entro martedì prossimo 15
giugno informandosi tempestiva‑
mente tramite il sito web della
provincia alla relativa pagina della
“formazione” oppure chiamando
l’Ufficio programmazione integra‑
ta allo 0573/966405-46-32-59-41.
Edoardo Baroncelli
Vita
«
La
La viabi‑
lità sto‑
rica della
montagna
pistoiese.
Tu t e l a e
valorizzazione dei percorsi
storici con funzione turisti‑
co-ambientale nell’area di
Piteglio». È il titolo del con‑
vegno in programma sabato
12 giugno alle 16, nella sala
Gatteschi della biblioteca
Forteguerriana. L’iniziativa,
organizzata dall’associazione
culturale «Armonia» e dal
Comune di Piteglio, con il pa‑
trocinio di Provincia di Pistoia
e Touring Club Italiano e la
collaborazione di Apt Monta‑
gna Pistoiese, Apm, Consor‑
zio Turistico, Musikè, Luoghi
del Medioevo, Pro Loco di
Piteglio, propone un’analisi
finalizzata alla valorizzazione
storica e turistica della viabi‑
lità medievale del comune di
Piteglio, in relazione all’antico
tracciato che dalla Croce
Brandelliana (Prunetta) giun‑
ge a Popiglio con attenzione
alle emergenze artistiche,
architettoniche, devozionali e
popolari presenti. Il tratto di
viabilità approfondito è quello
conosciuto già dal 1296 come
«stratam de hospitali Crucis
Brandeliane unde veniunt
Carfagnini», posto all’interno
dell’antico collegamento via‑
l
a Pro-Loco di Prac‑
chia ha organizzato
recentemente, in
collaborazione con
l’Associazione Comunità toscana Il Pellegrino, due giornate
finalizzate alla valorizzazione
della via Francigena della Sam‑
buca. L’iniziativa si è articolata,
sotto la regia del presidente
del sodalizio pracchiese Um‑
berto Erpichini, con la parte‑
cipazione di una cinquantina
di appassionati, appartenenti
a sodalizi culturali di Tosca‑
na, Emilia Romagna,Veneto
e Lazio, nella prospettiva di
collaborazioni operative le
quali, coordinate dalla Rete dei
Cammini che riunisce le Asso‑
ciazioni italiane di pellegrinag‑
gio, effettueranno con i propri
s
aranno impie‑
gati nell’acqui‑
sto di un nuovo
mezzo sociale
gli introiti rica‑
vato delle tante
iniziative in programma per
la Misericordia di Agliana.
L’idea, nata tra i volontari
che si adoperano presso
la Confraternita aglianese,
è quella di ricavare fondi
per dotare l’associazione di
un’ambulanza attrezzata an‑
che per i diversamente abili. Il
nuovo mezzo sarà inaugurato
insieme alla nuova sede nel
primo autunno o, in occa‑
sione della tradizionale festa
sociale dell’8 dicembre. “La
vendita dei biglietti per una
grande lotteria di solidarietà
–evidenzia il vicepresidente
della Misericordia, Massimo
Bruchi– è già iniziata e stia‑
mo lavorando alla ricerca di
comunità e territorio
n. 23
Convegno
13 GIUGNO 2010
11
Piteglio
L’antica viabilità della Iniziative estive
montagna pistoiese
in paese
Se ne parla questo sabato alla
biblioteca Forteguerriana.
In mostra fino al 25 giugno antiche
carte e guide turistiche
di Patrizio Ceccarelli
rio che univa Pistoia con le
zone della lucchesia e il mo‑
denese, passando dalla Croce
Brandelliana e la Garfagnana,
con la possibile deviazione a
Migliorini per Piteglio, luogo in
cui, per la presenza di una sa‑
cra reliquia, si era fortemente
radicato il culto del “latte della
Madonna” e come tale centro
di attrazione spirituale per il
pellegrino.
Numerosi gli interventi di
storici e ricercatori: Ferruccio
Capecchi per l’antica viabilità,
Francesca Rafanelli per le
emergenze storico-artistiche,
Iacopo Cassigoli per il con‑
testo devozionale del Latte
della Madonna di Piteglio,
Claudio Rosati per l’aspetto
delle tradizioni e Renato Chiti
per il turismo medievale che,
come presidente di Luoghi
del Medioevo, ha conferito a
Piteglio il riconoscimento di
miglior borgo medievale. La
Biblioteca Forteguerriana, per
l’occasione ospiterà anche la
mostra «Il comune di Piteglio.
Antica cartografia e guide
storiche», a cura dell’asso‑
ciazione culturale Armonia,
che rimarrà aperta fino al 25
giugno con orario di apertura
della biblioteca.
Montagna pistoiese
Itinerari jacopei
Un’interessante iniziativa
si è svolta sulla Francigena
di Alessandro Tonarelli
aderenti rilievi e frequenta‑
zioni dei vari itinerari. La ‘due
giorni’ è iniziata a Pistoia, dove
i partecipanti all’iniziativa sono
stati accolti dall’assessore co‑
munale all’Urbanistica -Silvia
Ginanni- e quindi accompa‑
gnati da Laura Galligani (Apt)
a visitare la cattedrale e altri
luoghi legati al pellegrinaggio
jacopeo. La comitiva di stu‑
diosi si è quindi trasferita a
Pracchia, dove il professor
Renzo Zagnoni –presidente
del Gruppo di studi Nuèter di
Porretta Terme ha tenuto una
conferenza-dibattito sulle vie
di pellegrinaggio appenniniche
dal Mugello alla Garfagnana.
Franco Alessandri – presiden‑
te della Comunità toscana del
Pellegrino- ha quindi illustrato
il lavoro effettuato dal pro‑
prio sodalizio antropologico/
culturale per l’individuazione
di percorsi storici su aree
territoriali italiane ed euro‑
pee. La seconda giornata del
convegno è stata incentrata
su una camminata che, sotto
la guida di Piero Balletti, par‑
tendo da Pavana ha raggiunto
Sambuca ed è quindi discesa,
lungo la storica mulattiera,
fino a Taviano. Da qui il gruppo
ha raggiunto in autobus Ponte
alla Venturina per poi fare
rientro, sul treno, a Pistoia.
L
a Pro Loco, Armonia, Sport e Cultura, hanno program‑
mato iniziative per il prossimo periodo estivo. Il 31 di luglio presso l’Aia Bandini “Cinema sotto le stelle”. Il 7 agosto
avremo “Sapori e Saperi” percorso gastronomico e Ballo
in piazza. Il giorno di San Lorenzo 10 agosto, si svolge una
mostra di pittura dal titolo: “Un cesto di ciliegie” antologia
di Riccardo Soldati presso la Pieve Vecchia. L’11 giochi gon‑
fiabili in piazza. Il 13 “Metti una sera Piteglio in televisione”,
proiezione Slow Tour con Susy Bandy e Patrizio Roversi. 14
agosto preparazione festa patronale di Santa Maria: messa,
processione e concerto. Per Ferragosto Messa, benedizione
delle auto, giochi per ragazzi,ballo in piazza, il 18 “Festa della
Birra” grigliata e musica. Il 21 “ Sugli antichi sentieri del pel‑
legrino”, camminata Piteglio Popiglio. Domenica 22 agosto
Laboratorio artistico “Come nasce un’opera d’arte”. Gli
organizzatori affermano: ce la mettiamo tutta per rendere
il vostro soggiorno confortevole, divertente, frizzante, indi‑
menticabile, in una montagna tutta da vivere. G.D.
Una guida
per il turismo
accessibile
L
a guida della città di Pistoia per il turismo accessibile a
tutti i cittadini, che a breve verrà pubblicata dalla Provincia
ed è già disponibile in versione integrale sul sito dell’ente
locale, è stata ideata e progettata da Renzo Cosci, giornalista
pubblicista ed ex direttore dell’Apt Abetone-Pistoia-monta‑
gna pistoiese. Infatti, dopo esser stato per più di 40 anni nel
settore del turismo, Cosci dal 2000 si occupa dei problemi
delle persone diversamente abili in qualità di vicepresidente
dell’associazione Centro studi e documentazione sull’han‑
dicap. Al riguardo afferma che in Italia ci sono 2 milioni e
600 mila persone disabili e anche loro possono ed hanno
il diritto di essere turisti, pertanto potrebbero essere tutti
potenzialmente interessati a visitare la provincia di Pistoia. La guida è suddivisa in una prima parte nella quale, dopo l’in‑
troduzione, viene esposta la metodologia utilizzata per la re‑
alizzazione dell’opera, seguono le schede relative ai servizi di
pubblica utilità presenti nei Comuni della provincia di Pistoia,
e i questionari riferiti all’accessibilità di alloggi e ristoranti,
con allegato l’elenco delle strutture ricettive accompagnate
dai dettagli in merito. Infine un’analisi delle autolinee locali
e delle stazioni ferroviarie, con le agevolazioni tariffarie e la
descrizione dei simboli presenti nelle stazioni, e uno studio
specifico delle stazioni ferroviarie di Pistoia, Montecatini Ter‑
me e Pescia.
Leonardo Soldati
Misericordia di Agliana
Una nuova ambulanza
finanziatori dell’iniziativa. E’
già sicuro che il primo premio
sarà un viaggio in Egitto. La
premiazione avrà luogo l’11
luglio al lago 1° maggio”. Paolo
De Michele, coordinatore dei
volontari della Misericordia,
sottolinea “la voglia di una
nuova avventura da parte di
tutti coloro che si adoperano
presso l’associazione agliane‑
se. Particolarmente attesa è la
3a edizione delle “Auto a spin‑
ta” che torna, nell’ambito dei
festeggiamenti del “Giugno”,
dopo il successo del 2008 e
del 2009. L’iniziativa si svolge
sabato 12 con partenza da
piazza IV Novembre e arrivo
in via Magni a San Niccolò, in
quell’occasione sarà presente
anche un stand gastronomico”.
Il 12 e il 13 giugno, in
collaborazione con il gruppo
di donatori della Fratres, sarà
organizzata l’iniziativa dei pa‑
nini di Sant’Antonio mentre
dal 2 all’11 giugno, presso il
lago 1° Maggio, avrà luogo la
manifestazione “Misericordia
in festa”. La partenza sarà
con una grande bisteccata e
ogni sera saranno proposti
stand gastronomici, esibizioni
di palestre e band musicali,
cene a base di stinco e birra
e un doppio raduno di moto
locali e di Harley Devidson.“La
finalità delle nostre iniziative?
Implementare sempre di più
– evidenziano ancora Bruchi
e De Michele – il legame della
Misericordia aglianese con la
comunità locale”.
E’ da notare come in 10
anni i servizi della Misericor‑
dia di Agliana sono passati da
3.000 a quasi 6.000 grazie
all’apporto di circa 160 volon‑
tari di cui una novantina ope‑
rativi.“Tanti ragazzi – conclude
Paolo De Michele – si stanno
avvicinando alla nostra asso‑
ciazione e ci auguriamo che
l’inaugurazione della nuova
sede, prevista per il primo au‑
tunno, possa coinvolgere sem‑
pre di più la gioventù aglianese
nell’attività di volontariato”.
Marco Benesperi
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sull’uomo
12
n. 23
Vita
La
Dialoghi sull’uomo: 9000 presenze per la prima edizione
s
Un successo di tutta la città
di Marinella Sichi
ono stati molti
ed interessanti
gli incontri e gli
spettacoli che si
sono succeduti
durante la tre
giorni che la nostra città ha
dedicato alla riflessione antropologica e sociologica focalizzata
sull’uomo di oggi nella la sua
complessità.
Il festival promosso dalla
Fondazione Cassa di Risparmio
di Pistoia e Pescia e dal Comune di Pistoia ha ottenuto una
sorprendente successo, oltre che
per la qualità degli interventi, per
la particolare attenzione con la
quale il spettatori hanno seguito
gli incontri.
Il pubblico, non solo locale,
ma anche regionale e nazionale,
è stato disponibile a questo percorso indubbiamente impegnativo, partecipando attivamente
ai dibattiti che si sono esauriti
spesso solo per aver raggiunto il
limite massimo di tempo previsto.
I relatori sono stati felicemente
sorpresi di aver incontrato un
pubblico, coinvolto, disponibile
ed attento.
Si è creata, inoltre una occasione pregevole per mettere in
evidenza il centro storico, i luoghi
e le caratteristiche architettoniche, oltre che culturali, della città.
Un’esperienza da ripetere
nelle intenzioni degli organizzatori che vorrebbero prevedere
una seconda edizione nel corso
del 2011.
Dialoghi
13 GIUGNO 2010
I protagonisti:
enti, studenti,
cittadini
120 studenti volontari per Pistoia
E
nti, studenti, cittadini, ciascuno ha fatto la sua parte.
L’artefice del festival, la direttrice Giulia Gogoli ha sottoli‑
neato che le molte persone coinvolte alla realizzazione della
manifestazione hanno saputo fondersi e lavorare all’unisono.
Il Comune, la Fondazione e le scuole con i loro 120 stu‑
denti volontari, direttamente e attraverso le famiglie hanno
fatto si che gli incontri fossero percepiti come il risultato di
un lavoro collettivo, realizzato attraverso il coinvolgimento
dei cittadini e delle principali istituzioni.
Erano carini e sorridenti gli studenti, coadiuvati e coordinati
dagli addetti degli Enti. Abbiamo visto svolgere attività di
coinvolgimento ad impiegati, funzionari e dirigenti fino ai
massimi livelli, in un rapporto di partnership orizzontale che
ha mostrato un evento gestito con partecipazione.
Una città che si è fatta accogliente e coinvolgente per se
stessa, ricca di spontaneità. Una occasione di non poco con‑
to che per una volta ha visto i giovani co-protagonisti assie‑
me ai cittadini più in vista, di un risultato di successo.
Meticciato,
multiculturalismo,
connessioni
p
arlando dell’identità non
poteva mancare una ri‑
flessione sul meticciato.
Nell’attuale complessità
culturale, viviamo immersi
nella mescolanza, di cibi,
tradizioni, modi di sentire e
di agire - questi, tutti diver‑
si, si presentano simultaneamente all’interno di
ogni città - tramutandoci in entità poliedriche.
Rimescolanze che d’altro canto stimolano, di
contro, la ricerca di identità e specificità precise.
L’antropologo francese Jean Loup Amselle
ha spiegato la sua idea di “meticciato origi‑
nale” a sottintendere così che non esistono
popoli ibridi o creoli a seguito di migrazioni e
colonizzazioni, ma tutti siamo meticci fin dalle
origini. Non si tratta di incontri tra culture
esotiche, afferma. Non esiste una identità così
come non esiste una razza pura francese o ita‑
liana; siamo il risultato di continui incroci nella
storia, di connessioni. Non possiamo quindi
analizzare una singola società, ma una catena
di società, l’una vicina all’altra. Con questo il
professore intende sottolineare che ciascuna
cultura ricorre a significati globali per definire
significati locali. In Francia, ad esempio, il cuscus
è diventato un piatto nazionale, si mangia la
domenica al posto del pollo. Ecco che la cultura
si trasforma e sviluppa diversi significati, in un
reticolo più o meno largo. L’Onu e l’Unesco
invitano i popoli cosiddetti autoctoni a pre‑
sentare le loro rivendicazioni collettive. Così
gli indiani d’America rivendicano le loro terre,
perché questo corrisponde ai loro interessi
Comincia bene scegli la qualità !
economici e consente lo sfruttamento delle
risorse del sottosuolo. Mentre altri americani
rivendicano di essere meticci, di avere sangue
indiano oppure il Dna africano, per affermare
diritti economici e politici. Questo è l’effetto
dell’attuale processo antropologico dominan‑
te. Al contrario, contro l’Onu e l’Unesco vi è
l’universalismo: l’uomo e la biosfera.
Non vi è un unico meticciato, afferma J. L.
Amselle, esso è multiplo, diversificato e varia in
maniera diversa in ciascuna società. La nostra
identità è radiale, precedente alla colonizza‑
zione. Una cultura di migrazione atavica che
si è protratta sempre nei secoli. In Francia ad
esempio vivevano dei musulmani ancora prima
della rivoluzione. Non esistono quindi culture
ataviche nell’ottica del professore, ancor più
oggi, dove la mescolanza e la connessione si
alimentano attraverso gli spostamenti per
lavoro e per turismo. Non vogliamo negare le
diversità, infine afferma, ma ricordare che la
nostra identità si posiziona in rapporto all’altro,
colui che abbiamo di fronte e con il quale ci
confrontiamo.
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Vita
La
L’attualità
di una cultura
e di un impegno
di Ernesto Preziosi
R
icorre il cen‑
tocinquante‑
simo dell’uni‑
tà nazionale
realizzata in
una stagione,
quella risorgi‑
mentale, che per tante generazioni
ha rappresentato una epopea in cui
riconoscersi.
Un anniversario che cade in un
momento particolare, con un quadro
sociale e politico carico di difficoltà,
in cui alcuni accarezzano ipotesi
federaliste che, se attuate in forma
estrema, potrebbero minare l’unità
conseguita.
È singolare che i cattolici, così
come è accaduto per altri temi,
giunti in ritardo (la pagina risor‑
gimentale fu scritta “a scapito” di
quel potere temporale della Chiesa
ritenuto come condizione e garanzia
dell’esercizio della potestà spiritua‑
le), si trovino oggi a difendere la
dimensione unitaria, vista come
opportunità solidale, da leggere
peraltro in un contesto sempre più
europeo e globale.
Non è un caso che nei giorni
scorsi il presidente della Cei abbia
richiamato che “l’unità del Paese
resta una conquista e un ancoraggio
irrinunciabili: ogni auspicabile riforma
condivisa, a partire da quella federali‑
i
Il rapporto annuale Istat
esamina la situazione
nazionale rapportandola
agli altri paesi europei
e nel far questo pone
un accento particolare
alla situazione giovanile italiana.
In tutta Europa i giovani sono la
fascia sociale più colpita dall’at‑
tuale crisi internazionale, il tasso
di disoccupazione giovanile è del
19,8%. Questa criticità si presenta
in maniera ancor più grave in
Italia, dove la struttura sociale
tende a congelare le situazioni
esistenti piuttosto che a ricercare
soluzioni innovative. Il tasso di
disoccupazione giovanile italiano
è del 25,4%. Un giovane italiano
su quattro cerca lavoro e non lo
trova.
Il dato ancor più preoccupante
è che il 21,2% dei giovani italiani
non studia, non lavora e non
cerca un impiego. Sono i famosi
“bamboccioni” che restano a casa
coadiuvati da un welfare familiare
ancora sostenuto, barcamenan‑
dosi con le pensioni dei nonni ed
il sussidio dei genitori. La presa
in carico di una vita propria, la
realizzazione nel mondo del la‑
voro vengono rimandati a tempi
migliori, se ci saranno. In inglese
si chiamano Neet (not in educa‑
tion, employment or training) e
rappresentano una generazione a
forte rischio di esclusione.
Altro dato rilevato dall’Istat, è la
forte concentrazione tra padri e
figli in termini di pagamento della
crisi economica attuale. Il 28% dei
padri che perdono il lavoro sono
13 GIUGNO 2010
dall’Italia
n. 23
Unità d’Italia
I cattolici
e la casa comune
sta, per essere un approdo giovevole,
dovrà storicizzare il vincolo unitario
e coerentemente farlo evolvere per
il meglio di tutti”.
Riflettere su questo anniver‑
sario può essere un’occasione per
ripensare non tanto al modo in cui
si è realizzata l’unificazione nazionale
quanto a come è stata vissuta nella
nostra storia per poter uscire dall’at‑
tuale fase di transizione, da quella
galassia di schegge sempre più mo‑
lecolarizzate che descrive il nostro
presente: con una cittadinanza debole
dalle forti pulsioni individuali che si
riconoscono anche nell’insorgere di
localismi ancora più ingiustificati se
si pensa al quadro europeo.
Chiesa e associazionismo: un
apporto originale nel “fare gli italiani”.
Se l’Italia del Risorgimento è stata
unita con le guerre di indipendenza,
per “fare gli italiani” era necessario
qualcosa di più duraturo e profondo:
Giovani, lavoro, studio
I numeri di oggi per l’Italia di domani
di Marinella Sichi
nel 5% più povero della popola‑
zione. La crisi colpisce di più le
famiglie povere sia nei padri che
nei figli.
Anche l’Università italiana, per
come è attualmente strutturata,
non è in grado di rimediare alle
necessità di innovazione e com‑
petitività. L’attuale welfare tiene in
piedi studi universitari inutili, privi
di qualsiasi sbocco lavorativo ade‑
guato. Basti pensare che nel 2009
i laureati in matematica sono stati
poche centinaia, mentre in laure‑
ati in economia oltre quattromila.
Una miriade di corsi, svolti in al‑
trettante sedi disperse sul territo‑
rio, in percorsi formativi creativi
e interfacoltà, più simili a corsi
liceali che corsi universitari; questi
si affastellano e sembrano servire
più ai professori che agli studenti.
Anche il tirocinio all’estero,
fortemente sostenuto dalle isti‑
tuzioni comunitarie europee, è
una esperienza che deve essere
scelta e valutata accuratamente,
per non rimanere un costo netto
per le famiglie. Talvolta le Univer‑
sità propongono aziende che
accettano gli “stager” grazie
al contributo che l’Ue
versa loro; le aziende
dal canto loro non
provvedono ad un
reale percorso di
formazione e l’uni‑
versità non richiede
allo studente, al rientro,
di dichiarare det‑
tagliatamente le
attività svolte.
Se da un lato
occorre ripar‑
tire da una scuola
più
selettiva, dove il merito
e l’impegno venga attentamente
valutato, dall’altro anche i con‑
corsi devono tener nella giusta
considerazione il percorso di stu‑
dio. I concorsi in Italia tengono
conto poco e male del curricu‑
lum accademico, spesso l’elenco
degli esami sostenuti non è
neppure richiesto. Nei criteri
valutativi il percorso universita‑
rio di 5 anni vale al massimo 30
punti, mentre la prova scritta di
un solo giorno vale anch’essa 30
punti e la prova orale altrettanto.
È quindi evidente che l’impegno
degli studenti durante l’università
sia relativo. Tutti sono convinti
che solo un favore, un privilegio
concesso, sia l’unica possibilità
di inserimento nel mondo lavo‑
rativo e che sia meglio scansare
le materie ed i professori più
impegnativi.
Sono giovani spesso rassegnati
ad un ruolo di comparse, con‑
sapevoli di non poter ancora
soppiantare la generazione degli
attuali sessantenni. Questi ultimi
sono gli inamovibili protagonisti
della scena politica-culturale e
sociale italiana degli ultimi 40
anni. Se consideriamo che nel
2040 ogni ragazzo da 0 a 14
anni dovrebbe sostenere due
pensionati e mezzo, corriamo se‑
riamente il rischio che scatti una
molla di reazione molto forte
verso le generazioni più anziane.
In un paese, nel frattempo, cultu‑
ralmente impoverito.
13
una cultura condivisa. Possiamo così
ripercorrere la storia del Paese cer‑
cando di riconoscere quella traccia
che la Chiesa, ma anche il movimen‑
to cattolico organizzato, vi hanno
lasciato, contribuendo a formare la
coscienza civile degli italiani. È storia
in gran parte non scritta.
Quale è stato il ruolo dei cattolici
in questi decenni, da estranei a sem‑
pre più coinvolti, da protagonisti nella
sintesi costituzionale del secondo
dopoguerra fino alla attuale difficoltà,
culturale prima che politica, di offrire
una elaborazione capace di orientare
il Paese?
Guardando alla storia vi è, intan‑
to, da riconoscere, sul piano della
funzione culturale e civile e dell’as‑
sociazionismo, che la situazione è
profondamente modificata. Pure
in questo caso si può riconoscere
all’associazionismo il ruolo avuto
nell’unificare persone di Regioni di‑
verse affratellate da un unico sentire
“dalle Alpi nevose all’Isola ardente”,
come cantava una canzone della
Gioventù femminile. Una funzione
che dispiegava i suoi effetti ben oltre
l’associazionismo e che, a ben vedere,
costituisce un indubbio debito di
riconoscenza per l’intero Paese.
Come non riconoscere poi,
in sede storiografica, il ruolo del
partito di ispirazione cristiana che
nel secondo dopoguerra ha tenuto
insieme il Paese evitando le spinte
disgregative, non solo tra Nord e
Sud ma anche tra diverse culture,
armonizzando in una positiva laicità
dello Stato lo stesso rapporto con la
Chiesa cattolica? Erano quelli i tempi
della repubblica dei partiti i quali
erano, appunto, chiamati a svolgere
una funzione di sintesi; la situazione
attuale è ben diversa e non lascia
illusioni circa la tensione unitiva che
essi possono esercitare.
A metà degli anni Settanta, quan‑
do l’Azione Cattolica cercava di
superare il rischio del dissolvimento,
una lettera della Cei la invitava a
divenire “movimento di opinione e
di azione”. L’indicazione non contrav‑
veniva alla scelta religiosa, semmai la
completava e indicava una direzione
in piena linea con la storia integrale
dell’associazione. Una storia non a
caso nata a ridosso dell’evento unita‑
rio, di quella proclamazione avvenuta
a Torino il 17 marzo 1861.
Nell’ora presente. Il centocin‑
quantesimo non è, dunque, solo o
tanto un’occasione per una riflessio‑
ne storiografica. Riguarda il presente.
In che misura l’azione formativa
dell’associazionismo è ancora un
valore nel costruire un senso di cit‑
tadinanza che faccia amare e sentire
casa comune il Paese che si abita,
senza per questo dimenticare una
corretta apertura internazionale, un
atteggiamento inclusivo e proteso a
valorizzare la multiculturalità? Quale
apporto possono offrire i cattolici al
Paese? Se sono superati i grandi pro‑
blemi dell’analfabetismo, del divario
sociale, della divaricazione città/cam‑
pagna sappiamo che l’agenda politica
del Paese presenta non pochi snodi.
Ciò che più può offrire il creden‑
te alla vita di tutti è un contributo
di speranza per il bene comune, è
un apporto al disegno di nuovi oriz‑
zonti che consentano la convivenza
pacifica, lo sviluppo della qualità della
vita, l’inclusione di nuovi segmenti
della popolazione mantenendo alta
la tensione verso la giustizia.
14 dall’Italia
S
iamo nell’ultima set‑
timana di scuola, in
attesa che cali il si‑
pario – salvo l’appen‑
dice degli esami – su
un altro anno difficile
e che si chiude, una
volta di più, con l’ennesima polemica
sui tagli, sulle insufficienti risorse
economiche.
Fortunatamente la scuola “in
classe” vive di ritmi ed esperienze di‑
versi da quelli della scuola sui giornali
e nei palazzi. E questo ha senz’altro
reso possibile anche quest’anno
quella intensa ricchezza di relazioni
e di esperienze che sostanzia la vita
scolastica e i processi di crescita di
tantissimi nostri bambini e bambine,
ragazzi e ragazze. Una ricchezza
alimentata dalla passione educativa
e dalla professionalità della gran
parte di quanti operano nel mondo
scolastico, in silenzio, fuori dal cono
dei riflettori. Non di rado accettando
sacrifici personali anche significativi.
Una ricchezza che continua a farci
guardare alla scuola e ai suoi mec‑
canismi con fiducia. Pur consapevoli
che il continuo processo di erosione
di risorse e di reale attenzione alle
esigenze della scuola non può che
peggiorare ogni anno la situazione.
Sarà provocatorio, ma il caso del
preside di Putignano che chiede soldi
alle famiglie per pagare le indennità
dei commissari di maturità fa pensa‑
re. Un preside che fa politica? Forse.
Il ministero è intervenuto definendo
la vicenda “totalmente infondata e
pretestuosa”. Ma in quanti casi, meno
eclatanti, i genitori sono chiamati, in
forma volontaria, a sostenere spese
per la dotazione scolastica: dalle
materne alle superiori? Arrabbiarsi
non serve e il meccanismo dei crediti
vantati dall’amministrazione centrale
l
a nuova Giunta regio‑
nale della Toscana è
al lavoro da circa due
mesi. Una giunta, come
l’ha definita il nuovo
presidente Enrico Ros‑
si, “rosa, leggera e plu‑
rale”, composta da cinque donne
e cinque uomini. È ancora presto
per giudicare il lavoro. Ma cosa si
aspettano le associazioni sociali
e di categoria da questa nuova
squadra? Lo abbiamo chiesto ad
alcuni dei responsabili regionali.
Fattore umano. Il presidente delle
Acli regionali, Federico Barni,
punta innanzitutto sul lavoro:
“Chiedo a Rossi d’investire in
nuove tecnologie, ma sopratutto
rivalutare il fattore umano, agen‑
do con particolare attenzione
al modello toscano della forma‑
zione che sembra non essere
particolarmente efficiente; è
importante rivitalizzare il giusto
interesse per il manifatturiero, in
particolare con progetti che valo‑
rizzino il ‘marchio Toscana’ sino‑
nimo di qualità e di rapporto tra
prodotti e territorio”. In secondo
luogo la famiglia. “Chiedo poi - continua Barni - segnali chiari di
valorizzazione della famiglia come
elemento fondante del welfare
toscano accompagnata anche
dal privato sociale”. Collegato
a questo c’è il problema della
casa: “È necessario intervenire
nelle aree metropolitane dove i
n. 23
Scuola
Il taglio
non basta
è un problema reale. Fa poi impres‑
sione leggere i risultati dell’analisi
di “Tuttoscuola” sulla manovra fi‑
nanziaria e sulle conseguenze sugli
stipendi del personale del comparto.
L’attentissimo e qualificato osser‑
vatorio parla di “profonda iniquità”
e poi riassume così: “Una sorta di
regola di Robin Hood rovesciata:
togliere di più a chi ha di meno
(insegnanti e personale ATA: tra 11
e 15% di minori entrate rispetto a
quelle contrattualmente definite per
il prossimo triennio per circa metà
del personale), salvaguardando nella
sostanza chi ha di più, dai dirigenti
dell’amministrazione (meno 2,5%
in media) ai direttori generali e ai
sottosegretari (meno 6%)”.
Vogliamo aggiungere a questo
quadro desolante le ultime dichiara‑
zioni del ministro Calderoli sui premi
alla Nazionale di calcio e sui tagli
da operare in quel mondo di lusso?
Regione Toscana
Lavoro,
famiglia e vita
Le priorità indicate dalle associazioni
alla nuova Giunta
di Simone Pitossi
costi delle abitazioni e degli affitti
sono insostenibili specialmente
per le categorie con più difficoltà
economiche”. Infine le politiche
sociali: “Più attenzione per le
fasce più deboli e, in particolare,
maggiori investimenti nel campo
della disabilità e per anziani non
autosufficienti”.
Ancora presto. A Diva Gonfian‑
tini, presidente regionale Mcl
(Movimento cristiano lavoratori),
sembra “prematuro dare un giu‑
dizio sulla nuova Giunta regionale:
siamo abituati a valutare le azioni
e i provvedimenti piuttosto che le
persone”. “La Toscana, come del
resto tutto il Paese - sottolinea
-, non può più assistere a sterili
dibattiti ideologici e a battaglie
di retroguardia, mentre la crisi
economica continua a provocare
povertà e disagi; il lavoro rappre‑
senta dunque una priorità sulla
quale intervenire con decisione:
tanti ragazzi attendono ancora il
loro primo impiego, tanti amici
lo hanno perso e non sanno più
come fare”. Questa è “l’emergen‑
za, su questo auspichiamo si trovi
una larga convergenza, al di là del‑
le maggioranze politiche, perché
si possa trovare una via d’uscita;
l’esperienza ci ha dimostrato
che il dialogo, e non lo scontro, il
confronto, e non la rissa, aiutano a
trovare la soluzione”. E poi Gon‑
fiantini indica nella “tutela della
famiglia e nel rispetto della vita
due stelle polari che tutti dovreb‑
bero seguire, a maggior ragione
quelli che da politici vantano una
formazione cattolica”. “La pillola
Ru486 - spiega - non rappresenta
certamente un segno di moder‑
nità; una società moderna si deve
porre come obiettivo la creazione
della possibilità di accogliere i
bambini e non di eliminarli, di farli
crescere bene, di fornire loro
Vita
La
13 GIUGNO 2010
Per uscire da una
crisi non solo
economica
Università
diAlberto Campoleone
P
Si potrebbe anche concordare, se
non fosse che il richiamo viene da
una classe politica che alla parola
tagli su se stessa è profondamente
allergica. Se ne discute sui giornali,
ad esempio, proprio in questi giorni
di manovra, il tema è così chiaro e
noto a tutti che non vale nemmeno
la pena di fare esempi. L’uscita di
Calderoli pare più che altro un’en‑
trata da cartellino giallo e sotto i
riflettori, una volta di più, mette le
contraddizioni di un Paese ricco di
“caste”.
L’Italia attraversa un momento
davvero difficile. Dal punto di vista
economico, certo, ma forse anche
per quanto riguarda lo stesso patto
sociale che lega le persone. Una
crisi che non sfugge a chi, come la
Chiesa, parla da tempo di emergen‑
za educativa, della necessità di un
nuovo “innamoramento” dell’es‑
sere italiani. Da questa crisi non si
esce con la demagogia, ma con una
politica – e con politici – responsa‑
bile, che riscopra non solo a parole
un’esigenza etica di giustizia, che
sappia dare anche esempi virtuosi.
Si esce, certo, anche con manovre
finanziarie necessarie e oculate,
ma eque. E che in particolare, per
quanto riguarda la scuola, ricordino
che è questo un terreno fecondo
per costruire il futuro. Tagliare gli
sprechi, certo. Limare le spese. Ma
serve un’ottica di sviluppo che or‑
mai da tempo proprio non si vede.
una scuola all’altezza e servizi di
qualità”.
Luci e ombre. Un giudizio po‑
sitivo sui primi passi del nuovo
presidente della Regione arriva
dal segretario generale aggiunto
della Cisl toscana, Ciro Recce:
“L’unificazione in un unico as‑
sessorato delle competenze
su attività produttive, lavoro e
formazione, come auspicavamo
da tempo, è una scelta positi‑
va che consentirà alla Regione
d’intervenire in modo più effi‑
cace per fronteggiare la crisi e
costruire percorsi per uscirne”.
Per Recce, l’accorpamento delle
competenze “consentirà un’ef‑
fettiva sinergia su questi temi
così strettamente collegati”. Con
lo spacchettamento della casa
dall’assessorato all’urbanistica
della Regione Toscana e il suo
accorpamento col welfare, “si
fa solo mera assistenza”: lo dice
Carlo Sarri, presidente uscente di
Confcooperative Federabitazione
Toscana. “Scorporare i due setto‑
ri secondo noi è molto riduttivo
- spiega - non solo per eventuali
nuove costruzioni, ma anche nei
piani di recupero: senza l’impron‑
ta dell’urbanistica si fa solo mera
assistenza”. “Aspettiamo questa
Giunta alla prova dei fatti - con‑
clude -, il bisogno delle famiglie
che noi associamo è quello di
avere risposte concrete”.
Passi per
migliorare
er l’Istituto Bachelet, organo
dell’Azione Cattolica per lo studio
dei problemi sociali e politici,
il tema della riforma del sistema
universitario italiano è “centrale
nel confronto sulle riforme del
nostro Paese”, così come sottoli‑
neato nel documento preparatorio
per la 46ª Settimana Sociale dei
cattolici italiani, in programma
a Reggio Calabria dal 14 al 17
ottobre 2010. Dall’autonomia
universitaria al sistema di reclu‑
tamento, allo status giuridico dei
professori, al valore legale dei titoli
di studio, al funzionamento degli
ordini professionali e agli incentivi
fiscali: questi, si legge nel dossier, i
principali “nodi” su cui riflettere,
e nei confronti dei quali “è arduo
immaginare che l’uso di un solo
strumento possa generare effetti
risolutivi”. Di qui la necessità,
come auspicato nel documento
preparatorio alla Settimana So‑
ciale, di “combinare soluzioni”
diverse che “responsabilizzino la
società nelle sue varie articolazioni
rispetto al bene comune dell’innal‑
zamento delle competenze delle
nuove generazioni”.
Il testo attuale della proposta Gel‑
mini, si legge nel dossier, presenta
“in molti punti, secondo alcuni
studiosi, possibili rischi e criticità”.
Il primo e più evidente rischio
nasce dal fatto che “un piano di
reclutamento volto a portare a
regime in un quinquennio l’orga‑
nico della docenza universitaria
può funzionare soltanto se, in
riferimento allo stesso arco di
tempo, viene definito un effettivo
piano finanziario che assicuri al
sistema le risorse necessarie alla
realizzazione dell’obiettivo prin‑
cipale”. Quanto alle procedure di
reclutamento, è opportuno che “il
legislatore predisponga un sistema
di regole più chiare, soprattutto
con riferimento al tema della for‑
mazione tanto delle commissioni
nazionali che di quelle locali”. La
mobilità accademica “va assoluta‑
mente favorita e incentivata”, ma
con un metodo non legato al puro
“vincolo quantitativo”. Per l’Istituto
Bachelet, inoltre, nel ddl Gelmini
“sembra restare irrisolto uno dei
problemi più delicati del sistema
università/lavoro: quello legato alla
prevenzione di una proliferazione
indiscriminata del precariato, con
la moltiplicazione “delle attuali
numerose forme spurie di collabo‑
razione più o meno occasionali e/o
a progetto - da contratti di durata
e reddito minimi, a forme di inse‑
gnamento talvolta persino gratuite
- che saranno, come purtroppo
insegna la prassi, utilizzate per ag‑
girare i già poco chiari vincoli sulla
durata degli assegni e dei contratti
a tempo indeterminato”. Nel ddl,
lamenta l’Osservatorio, “non viene,
infine, affrontata sufficientemente
la questione della sostenibilità
economica complessiva del siste‑
ma, con riferimento, in particolare,
all’età media di pensionamento dei
docenti di prima e seconda fascia,
oggi tra le più alte del mondo”.
Vita
La
13 GIUGNO 2010
dall’estero
n. 23
Neanche Obama rinuncia
all’opzione nucleare
L’
a c ‑
c o r‑
d o
Stati
Uni‑
t i Rus‑
sia sui limiti all’armamento
nucleare strategico, con un
tetto di 1.550 testate e 700
vettori, non cambia il panora‑
ma internazionale e, secondo
numerosi esperti, il ruolo
delle armi nucleari non verrà
modificato in maniera signi‑
ficativa.
“Le proposte di rinunciare
al nucleare sono state spesso
scartate, come sogni ingenui
di anime pie che nulla sanno
della dura realtà della politica
internazionale”, scrive Selig
Harrison, direttore del Cen‑
tro di politica internazionale
per l?Asia a Washington.
Lo scorso anno a Praga,
il presidente degli Stati Uniti,
Barak Obama, aveva dichiara‑
to: “Ridurremo il ruolo che le
armi nucleari occupano nella
nostra strategia di difesa na‑
zionale”. Un pratica, la nuova
dottrina implicava la rinuncia
degli Stati Uniti all’impiego
delle armi nucleari offensive,
come hanno già fatto Cina
e India e come promesso
dall’amministrazione Clinton
nel controverso accordo del
1994 con la Corea del Nord,
accordo poi abrogato da
Gorge Bush.
Fonti del Pentagono spie‑
gano quindi oggi che, ad esem‑
n
on si
può
proprio
dire
che
questo sia un periodo mol‑
to fortunato e favorevole
per la politica israeliana.
Per quanto ci preoccupi
l’idea di uno Stato ebraico
messo all’angolo, sembra
che il governo israeliano
non faccia quasi nulla per
evitare questa eventualità.
Messo sotto accusa da
un’inchiesta Onu per il
duro intervento militare a
Gaza dell’anno scorso, in
rotta anche con la Casa
Bianca per l’ostinazione nel
voler continuare a creare
colonie nei territori occu‑
pati, preso di mira da una
decisione dell’assemblea
dell’Onu di questi gior‑
ni che chiede un Medio
Oriente denuclearizzato
anche dalle atomiche israe‑
liane, il governo di Gerusa‑
lemme rischia sempre più
un isolamento pericoloso
per lui stesso prima che
per l’intero quadro medio‑
rientale.
Questo è, inoltre, un pe‑
Alle forti resistenze dei ‘falchi’ del
Pentagono si accompagna un forte
nucleo di deputati giapponesi
di Angela Carusone
pio, “le armi nucleari devono
dissuadere ed essere una
risposta all’utilizzo di armi di
distruzione di massa, contro
gli Stati Uniti o i suoi alleati”,
senza distinzione tra armi nu‑
cleari, biologiche e chimiche.
E la Casa Bianca “oggi cerca
una formulazione sufficien‑
temente ambigua – spiega
Harrison – da suggerire una
riduzione delle armi nucleari,
come promesso a Praga, senza
però escludere la possibilità di
ricorrere all’uso della forza”.
C’è da tener presente,
infatti, che dopo il discorso
di Praga una delegazione di
influenti esponenti del mini‑
stero della Difesa giapponese
ha cominciato a far pressione
su governo e Congresso ame‑
ricani avvertendo che Tokyo
svilupperà le proprie armi
nucleari qualora gli Stati Uniti
escludessero l’intervento con‑
tro Cina e Corea del Nord, e
non dispiegassero delle forze
nucleari sufficienti: tanto i duri
del pentagono quanto quelli di
Tokyo – spiegano gli osserva‑
tori – vogliono che l’ombrello
atomico si basi su un concetto
di ‘dissuasione estesa’; le forze
americane risponderebbero
con armi nucleari in caso
di qualsiasi attacco, sia esso
condotto con l’uso di vettori
nucleari, chimici, biologici o
convenzionali.
Molti del ‘falchi’ di Wa‑
shington, che privilegiano
una dissuasione estesa, si
propongono inoltre come so‑
stenitori di una forza nucleare
giapponese indipendente e si
contrappongono volentieri
all’amministrazione Obama
per rafforzare la propria po‑
sizione. “Nessun guerrafon‑
daio di Washington – avverte
Harrison – prende sul serio il
ministro degli esteri giappone‑
se Okada Katsuya, secondo il
quale i Paesi che dichiarano
la volontà di utilizzare le armi
nucleari non hanno il diritto di
parlare di non-proliferazione
nucleare, o il suo collega te‑
desco Guido Westerwelle, che
ha più volte chiesto il ritiro
delle armi nucleari tattiche
dal territorio della Germania”.
Secondo Hans Kristensen,
membro della Federazione
degli scienziati americani, nella
basi militari tedesche gli Stati
Uniti conservano tra le 10 e
le 20 bombe nucleari B61 a
caduta libera: e, tra Germania,
Belgio, Italia, Olanda e Turchia
posseggono tra le 150 e le 240
testate nucleari.
L a r i c e rc a d a p a r t e
dell’amministrazione Obama
di una riduzione, nel qua‑
dro dell’accordo Start, del
numero delle testate nucle‑
ari strategiche (tra 1.500 e
1.650 contro le attuali 2.200)
ha deluso i sostenitori del
disarmo: in effetti, la Russia
ha fatto sapere di essere
pronta a scendere fino a
1.000 per ridimensionare il
bilancio destinato alla difesa,
e a Washington sono in molti
a credere che questo por‑
terebbe a un buon livello di
sicurezza. Semmai, agli occhi
degli esperti, più importante
della questione delle testate
nucleari è il modo in cui sarà
ripartito il taglio tra bom‑
bardieri strategici e missili di
terra e di mare.
Sull’altro fronte, poi, ci
sono i membri del Congresso,
alleati con i ‘falchi’ del pen‑
tagono, che sono scontenti
delle riduzioni previste e
hanno minacciato di ritardare
la ratifica dell’accordo Start
se non ottengono l’approva‑
zione del progetto di legge
sulla modernizzazione delle
armi nucleari. E hanno scrit‑
to: “Noi non crediamo che
le nuove riduzioni previste
dal programma Star siamo
nell’interesse della sicurezza
nazionale degli Stati Uniti in
mancanza di un importante
programma di modernizza‑
zione della nostra forza di
dissuasione nucleare”. Mentre
Gaza
Perché Israele?
Una violenza che ha sconcertato e irritato
di Romanello Cantini
riodo in cui Israele può
meno che in passato, e
fortunatamente per lui,
assumere il ruolo di vittima.
Nonostante l’immutata
intransigenza teorica di
Hamas e le parole minac‑
ciose che gli integralisti
non si risparmiano mai, di
fatto sono ormai anni che
Israele non è più bersaglio
di attentati terroristici di
massa. Anzi, come un fiore
quasi miracoloso sbocciato
nella sabbia, per la prima
volta in quasi mezzo secolo
di lotta i palestinesi comin‑
ciano ad impugnare armi
non violente, addirittura di
marca gandhiana, come il
boicottaggio dei prodotti
ebraici, abbandonando per‑
fino quella guerriglia a bas‑
sa intensità in cui finora si
rispondeva con i sassi ai gas
lacrimogeni. Ed è sorpren‑
dente che Israele non solo
non sappia approfittare di
questo nuovo clima in cui
il sangue è cancellato dalla
lotta, ma cada addirittura
nella trappola illustrata e
voluta da tutti i teorici del‑
la non-violenza, per cui l’av‑
versario si scredita e perde
consensi e alleati quando
risponde alla non-violenza
con la violenza.
Di stile non-violento e cre‑
ative, come in genere tutte
le invenzioni della resisten‑
za passiva, sono state anche
le iniziative prese dall’ester‑
no per richiamare l’atten‑
zione sull’embargo a cui è
soggetta la zona di Gaza,
come il campionato di cal‑
cio organizzato da un’agen‑
zia dell’Onu per compen‑
sare i palestinesi della loro
impossibilità a partecipare
ai Mondiali in Sudafrica,
o come la provocazione
di personaggi famosi che
hanno cercato di entrare a
Gaza. Anche in questo caso
il governo israeliano si è
giocato la propria popola‑
rità impedendo l’accesso a
personaggi inoffensivi ma
celebri come il vescovo
anglicano Desmond Tutu
e, più recentemente, il
linguista americano Noam
Chomsky. Ora siamo ar‑
rivati al fatto gravissimo
dell’assalto, con morti e
feriti, ad una nave turca che
faceva parte della flottiglia
partita da quaranta Paesi
diversi con circa settecento
volontari a bordo, fra cui
parlamentari europei e
militanti di organizzazioni
umanitarie, con l’intenzione
di portare a Gaza cibo e
medicinali. L’inchiesta che
tutti chiedono, dall’Onu
all’Europa, allo stesso Stato
italiano, riuscirà forse a fare
maggiore luce sulla vicen‑
15
Dal mondo
Fumo in Cina
Il ministro della salute di
Pechino si sta impegnando
nell’opera di attuazione
della convenzione siglata
con l’Organizzazione mon‑
diale della sanità (Oms) al
principio del 2005: egli in‑
tende procedere stabilen‑
do il divieto di fumo nei lo‑
cali pubblici, in Cina, entro
il 2011. Il provvedimento
interesserà, primi fra tutti,
i dipendenti delle agenzie
sanitarie e degli ospedali,
per i quali collaboratori il
divieto entrerà in vigore
fra settembre e l’inizio del
prossimo anno. Intanto, il
dicastero della salute ha già
vietato il fumo nei propri
uffici, una disposizione che
avrà progressiva estensione
in altri ambiti.
la National nuclear security
administration (Nnsa) insiste
sulla “capacità di costruire
nuove testate nucleari” e ha
presentato un piano destinato
allo sviluppo delle capacità di
lavorazione del plutonio.
“Finora il piano della Nnsa
non è stato presentato al
Congresso – rileva Harrison –
ma il semplice fatto di esistere
dà un’idea dell’importanza
degli interessi a cui Obama
dovrà far fronte se cercherà
di concretizzare il suo piano
di disarmo nucleare”.
da. Sull’ostilità crescente
dell’opinione pubblica e
dello stesso governo turco
verso Israele ci sono po‑
chi dubbi. E tuttavia è già
innegabile che sono stati
aggrediti e uccisi dei civili
le cui intenzioni erano cer‑
tamente provocatorie, ma
altrettanto sicuramente pa‑
cifiche. Per i metodi e per
lo spirito non-violento, al
di là delle intenzioni perso‑
nali che nessuno può psi‑
canalizzare, l’iniziativa della
“Freedom Flotilla” ricorda
molto da vicino l’iniziativa
dei “Freedom riders” con
cui i seguaci di Luther King
quasi mezzo secolo fa cer‑
cavano di forzare i luoghi
della segregazione nel Sud
degli Stati Uniti. Ed è grave
che uno Stato che si vanta
di essere l’unico paladino
dei diritti umani fra i Paesi
del Medio Oriente e che
ha fra i suoi miti fondatori
quello della nave “Exodus”,
bloccata in mare con il suo
carico di civili, non sappia
oggi distinguere un pesche‑
reccio che porta roba da
mettere sotto i denti da un
incrociatore.
Fame
nel mondo
La Fao, organizzazione Onu
che combatte la fame nel
mondo, lancia on‑line la
petizione rivolta ai cittadini
del mondo perché manife‑
stino indignazione davanti
al miliardo di persone che
soffrono la fame; è appello
indirizzato pure ai governi,
perché l’eliminazione della
fame costituisca priorità fra
le loro azioni. Il progetto
“I billionhungry” (www.
Ibillionhungry.org), presen‑
tato nella sede dell’agenzia
dell’Onu, invita a dire “ba‑
sta!” alla fame. L’iniziativa
ha trovato sostegno nell’at‑
tore inglese Jeremy Irons
(che ha preparato un video
promozionale), nell’atleta
olimpico Carl Lewis, nel
calciatore Patrick Vieira.
Imam francesi
Il governo francese prova
ad imbastire un dialogo
con il mondo islamìco isti‑
tuendo corsi di studi per
la creazione della figura
dell’imam. Per divenire
ministri di culto islamico
si potrà accedere a cor‑
si specifici predisposti
nelle università statali di
Aix‑Marseille e di Rennes,
atenei dove è previsto si
diplomino ‑ fin dal pros‑
simo anno ‑ cinquanta
imam. L’annuncio è stato
presentato dal ministro per
l’immigrazione, Eric Besson,
in occasione della visita
compiuta all’Institut catho‑
lique di Parigi dove, già dal
2008, hanno sviluppo cicli
di studi su religione e laici‑
tà, aperti agli imam francesi
del futuro.
16 musica e spettacolo
E
astwoodattore ha
acchiappa‑
to la glo‑
ria quasi
subito con
l a t r i ade
leoniana del “dollaro”, poco
oltre la trentina, bello, bar‑
buto, sguardo penetrante,
ma come autore -prima della
retrospettiva che gli dedicò
la Cinematheque Francoise
nel 1984- ha aspettato molto
prima di essere riconosciuto
dalla critica. Oggi ogni suo
film viene salutato come un
capolavoro, anche quando
capolavori non sono, come
nel caso dell’ultimo “Invictus”,
storia comunque parteci‑
pe di Nelson Mandela che
vide nel rugby un mezzo di
cementazione sociale del Su‑
dafrica; oppure “Changeling”,
del resto bel film su un terri‑
bile rapimento di un bambino
nell’America degli Anni Venti;
oppure il caso -stavolta si trat‑
ta di riabilitazione di un film
di molti anni fa- di “Bird”, film
intenso ma non capolavoro,
sulla triste storia di Charlie
Parker, immenso altosassofo‑
nista jazz (Clint ha omaggiato
invece il pianista Erroll Garner,
inserendo “Misty” in “Brivido
nella notte”, suo primo lavoro
da regista).A volte, invece, capi
d’opera i suoi film lo sono sul
serio:“Gran Torino”, nella sua
secca morale antiretorica, nel‑
la sua millimetrica perfezione
narrativa, è un risultato ec‑
c
i siamo
finalmen‑
te. Dopo
80 anni
dalla sua
prima
edizione, quindi con colpe‑
vole ritardo, la Coppa del
Mondo di calcio approda
in Africa. L’11 giugno in Su‑
dafrica comincia una delle
pagine più emozionanti di
questa competizione, che
vede, nonostante tutte le
cassandre in circolazione,
ancora l’Italia come cam‑
pione uscente e una costel‑
lazione di grandi outsider.
Ci sono infatti tante papa‑
bili, ma a differenza di altre
edizioni dove il Brasile di
Pelè o l’Argentina di Mara‑
dona o la padrona di casa
di turno la facevano da
padrona, manca la favorita
assoluta. Certo il Brasile
gode del miglior credito, la
Spagna è la vera speranza
europea, l’Inghilterra ha in
Capello uno straordinario
motivatore, l’Argentina ha
un gruppo di singoli che
non ha eguali sul pianeta,
eppure la superfavorita
non esiste. Ecco perché
dobbiamo pur lasciare
qualche credito agli azzurri
di Lippi, anche perché, se
ci pensiamo un attimo,
viste le premesse tecniche
e il ciclone Calciopoli,
per l’Italia sembrava più
arduo vincere Germania
2006 che Sudafrica 2010.
n. 23
80
anni gloriosi
Clint Eastwood
il classico
di Francesco Sgarano
cellente, “Million dollar baby”
riflette su temi scottanti come
l’eutanasia con una sensibilità
fuori dagli schemi usuali. In
altre circostanze, ancora, le
fatiche del Clint-regista hanno
raggiunto ottimi livelli -come
l’anch’esso angoscioso e rag‑
gelante “Mystic river”, dove un
terzetto d’attori memorabile
(Kevin Bacon, Tim Robbins
e Sean Penn -quest’ultimi
Oscar come non protagonista
e protagonista) lo ha servito al meglio, e pazienza -devono
essersi detti Robbins e Penn,
ferventi sostenitori democra‑
tici- se Clint è repubblicano.A
mio parere il pregio enorme
di Eastwood-.regista è quello
di aver sbagliato raramente
un film, di essersi dimostrato
capace di validi prodotti anche
quand’erano puro intratte‑
nimento: “Debito di sangue”,
a fianco di uno psicolabile
Jeff Daniels, è godibilissimo,
“Potere assoluto” mescola
sapientemente i loschi affari
nelle stanze del potere con un
tenero rapporto figlia-padre,
quest’ultimo ladro profes‑
sionista; “I ponti di Madison
County” è diventato un cult
(soprattutto per il pubblico
femminile), impreziosito da
una Meryl Streep che nella
versione originale parla con
un accento italiano, perduto
ovviamente nel doppiaggio.
All’inizio degli anni ‘90 -poco
prima de “Nel centro del
mirino”, eccellente trhiller
in cui è spalleggiato da John
Malkovich- Clint firmò quello
che per me resta uno dei suoi
esiti più degni di nota -e non
è “Gli spietati”, western mo‑
nocorde osannato da troppe
parti- bensì “Un mondo per‑
fetto”, ambientato al tempo
dei tragici fatti di Dallas nel
‘63, commovente storia di
amicizia tra un galeotto eva‑
so di prigione e un bambino
nel frattempo divenuto suo
ostaggio. Il miglior Kevin Co‑
stner di sempre.
Tuttavia -e ho tanto l’im‑
pressione che non sarò con‑
diviso da molti- continuo
a preferire strenuamente
il Clint-attore al pur ormai
Un’occasione
d’oro
Sudafrica, comincia il sogno mondiale
di Leo Gabbi
ca, se ne andrebbe per la
seconda volta da vincitore
(salvo poi essere richiama‑
to come dopo la parentesi
Donadoni)?
I nostri non lanciano
proclami, ma si vede che
gonfiano il petto: sanno di
essere sottovalutati se non
proprio sbertucciati dai
pronostici e preparano l’en‑
nesima rivincita. Ogni volta
che li abbiamo dati per
spacciati sono rinati dalle
loro ceneri (vedi Spagna
1982 e appunto Germania
2006); quando invece erava‑
mo strafavoriti sono state
lacrime amare (leggi Inghil‑
terra 1966, Germania 1974
e Italia 1990). Partiamo
senza veri fuoriclasse: fuori
Totti e Del Piero, scartati
per ragioni più ambientalcomportamentali che tec‑
niche Cassano, Balotelli e
Miccoli, ci affidiamo ancora
alle prodezze di Buffon,
sperando che Cannavaro,
per un mese soltanto, torni
il Mandrake di 4 anni fa, e
che l’“animus pugnandi”
dei vari De Rossi, Marchi‑
sio e Gattuso, la cinghia di
capacissimo autore. E’ la sua
recitazione spoglia, incisiva,
modulata per sottrazione
-come quella dei Bogart e
dei Mitchum- che mi affascina
sempre e comunque, che ha
dato una marcia in più a film
come “Fuga da Alcatraz”, im‑
prescindibile titolo del filone
carcerario oppure a “La notte
brava del soldato Jonathan”,
allucinante episodio di un caporale nordista che, duran‑
te la Guerra di Secessione,
resta vittima della gelosia e
della follia vendicativa delle
donne che abitano in un col‑
legio femminile. Tutti e due
capolavori di Don Siegel (cui
è dedicato -con Sergio- “Gli
spietati), direttore di Clint in
almeno un altro paio di titoli
fondamentali: il poliziesco
metropolitano “L’uomo dalla
cravatta di cuoio” e il reazio‑
nario “Ispettore Callaghan”: il
caso Scorpio è tuo”, lavoro
che ha avuto non pochi sequel.
E non dimentichiamoci del
bell’esordio di Cimino, “Una
calibro 20 per lo specialista”,
in cui Clint tiene a bada il gio‑
vane e già bravo Jeff Bridges.
Leggendo “Film TV” di
questa settimana ho letto
-tra sorrisi sconsolati e un
fastidio non troppo sotterra‑
neo- che solo uno dei molti
critici della rivista ha scelto
come “Film del cuore” uno di
quelli diretti da Sergio Leone.
Questi santoni della critica
sempre vanamente impegnati
in letture decostruzioniste e
parafilosofiche dei film d’au‑
tore- sappiano che Eastwood
rimane nella storia del cinema
proprio per quegli impegni
tenuti con Leone. Gli sono
bastati un sigaro, un poncho,
una Colt e un cavallo per farsi
ricordare dai posteri.
Sede centrale
Via IV Novembre, 108 Vignole di Quarrata (Pistoia)
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Le nostre agenzie:
Vignole, Quarrata, Santonuovo (Quarrata), Agliana,
Spedalino (Agliana), San Giusto (Prato) San Paolo (Prato),
Galciana (Prato), Lamporecchio, Sovigliana (Vinci),
Ponte a Elsa (Empoli)
I nostri ATM:
Sport
Quindi coraggio: siamo noi
i campioni del mondo ed
abbiamo pure la squadra di
club (l’Inter) che ha appena
trionfato sul tetto d’Europa
(pur avendo solo un paio di
giocatori italiani).
Fatta questa doverosa
premessa, è anche neces‑
sario dire che il Belpaese
è appena uscito con le
ossa rotte dal ballottaggio
di Euro 2016, annichilito
non soltanto da una rivale
storica come la Francia, ma
anche dalla Turchia; mentre
i bookmakers sembrano
ignorare i Lippi-boys rele‑
gandoli nelle quote di re‑
trovia per la vittoria finale.
E mentre i nostri ragazzi
prendono confidenza con il
bunker di Pretoria dopo il
ritiro in quota del Sestriere,
in patria già si comincia a
studiare come sarà l’Italia
di Prandelli, con tutto quel
che ne consegue. Strano
Mondiale questo, con il
Marcello nazionale, ct cam‑
pione del mondo, che va a
giocarsela sapendo già che
è pronto il suo sostituto. E
se vincesse anche in Afri‑
Vita
La
13 GIUGNO 2010
trasmissione della squadra,
ispirino lo strepitoso Di
Natale di quest’anno e uno
tra i vari punteros Pazzini,
Gilardino e Iaquinta. Per
il resto occorrerà capire
quanto il fattore Africa,
riuscirà a compenetrare
una manifestazione che in
passato si dimostrò imper‑
meabile anche ai regimi più
odiosi (vedi Italia 1934 e
Argentina 1978).
Ci auguriamo invece che
il nuovo corso ispirato da
Mandela, che anche nello
sport ha già trasformato
in leggenda la squadra di
rugby del Sudafrica, riesca
a riportare il calcio nella
dimensione primordiale,
d’incontro tra i popoli e
di mezzo per combattere
ogni forma di sopraffazione,
prima di tutte il razzismo.
Solo in questo caso avrà
avuto un senso portare qui
lo sport più popolare del
pianeta, altrimenti saranno
solo e soltanto questioni di
tattiche e di albo d’oro, di
ricchi sponsor e di strapo‑
tere televisivo: francamente
un po’ poco.
La Querce (Prato)
San Baronto (Lamporecchio)
Banca di Credito Cooperativo di Vignole
Sostieni
Insieme per scelta, dal 1904.
LaVita
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Abbonamento 2009-2010
Sostenitore 2010
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testato, e chi non l’avesse ricevuto può richiederlo al numero 0573.308372 (c/c n. 11044518) intestato a Settimanale Cattolico
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n. 23 13 GIUGNO