Poste italiane s.p.a. Sped. in a.p. D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma, 2, DCB Filiale di Pistoia Direzione, Redazione e Amministrazione: PISTOIA Via Puccini, 38 Tel. 0573/21293 - 0573/308372 Fax 0573/28616 e_mail: [email protected] Abb. annuo e 42,00 (Sostenitore e 65,00) c/c p.n. 11044518 Pistoia LaVita G I O R N A L E C A T T O L I C O 23 Anno 113 DOMENICA 13 GIUGNO 2010 T O S C A N O All’interno Una devozione da rivedere I l mese di giugno è stato dedicato nel nostro passato alla devozione del sacro Cuore. Una tradizione, peraltro non del tutto affermatasi nell’immaginario collettivo del popolo cristiano, che comunque, prima che sparisca del tutto, conviene rivedere e approfondire secondo gli schemi proposti dai documenti del concilio Vaticano II. Si ricorderà infatti che la Costituzione sulla sacra Liturgia dichiara di apprezzare i pii esercizi della pietà popolare, ma chiede anche di inserirli all’interno del solido pensiero biblico-teologico perché non vengano meno alle linee segnate dalla tradizione della chiesa e non cedano alle deviazioni che insidiano da sempre le manifestazioni della pietà popolare . Indicazioni, queste, ribadite dallo stesso Paolo VI nel mese di febbraio del 1965, cioè proprio nel bel mezzo dell’ultima sessione conciliare che, come si sa, terminerà il 7 dicembre dello stesso anno. Una storia abbastanza tormentata quella della devozione al sacro Cuore e non soltanto per la lotta di cui furono protagonisti gli ultimi seguaci del giansenismo, come si espressero anche nel Sinodo pistoiese del vescovo Scipione de’ Ricci. I papi però, fino dalla sua origine, databile nel corso del secolo XVII, l’hanno sempre accompagnata con la loro approvazione, anche se questa veniva condizionata dalle raccomandazioni che abbiamo prima ricordato. Come avrebbe potuto essere diversamente? Il richiamo al cuore come segno manifestativo dell’amore secondo la sensibilità comune e centro dell’intera personalità secondo il linguaggio tipico della Bibbia, è il richiamo alla stessa natura profonda e originaria di Dio, espressa a chiare lettere dalla prima lettera di Giovanni con le parole: “Dio è amore”. Se a Mosè nel roveto ardente Dio si rivelò come l’Essere (“Io sono colui che è”), ora, alla fine del Nuovo testamento, lo stesso ci comunica che l’Essere è l’Amore. Dall’uno e dall’altro hanno avuto inizio tutte le cose, all’uno e l’altro l’universo intero ora anela ed è indirizzato per il suo compimento finale. Una rivelazione di una portata che non arriveremo mai a capire fino in fondo. La conclusione è per noi oggi molto semplice, una conclusione che tutti possono trarre e fare propria. Benedetto XVI ha attualizzato magistralmente questo messaggio nella sua lettera enciclica intitola- ta appunto “Deus caritas est”. Una lettera indirizzata a tutti (vescovi, preti, diaconi, religiose e religiosi, intero popolo di Dio), ma scarsamente onorata dalla lettura dei destinatari. Che bel testo di lettura e di meditazione potrebbe essere per tutti questa lettera nel mese dedicato al sacro Cuore. Certamente un mezzo efficace per rialzarne le sorti e riportare la relativa devozione all’attenzione dell’intero popolo cristiano, anche di coloro che l’hanno giudicata, magari motivatamente, non degna di cristiani maturi e responsabili. La teologia del sacro Cuore ha avuto negli ultimi tempi fautori e divulgatori di eccezione, fra i quali anche il più grande teologo del nostro tempo, il gesuita Karl Rahner. Si sa che questa devozione è attualmente diretta e indirizzata dai padri della Compagnia di Gesù, i quali, per realizzare meglio i loro scopi, hanno messo in campo le loro migliori energie, si direbbe, hanno sparato le loro migliori cartucce. Però anche Benedetto XVI, nel documento prima citato, ha portato la testimonianza e il pensiero, oltre che di un pontefice, anche di uno dei pensatori più agguerriti e più famosi della chiesa del nostro tempo. Per questo, l’enciclica in questione è doppiamente raccomandabile. Anche perché il teologo Joseph Ratzinger, in un suo lontano intervento, aveva fatto apprezzamenti non proprio positivi sull’attuale impostazione della devozione al sacro Cuore, includendo nella critica anche la connessa idea di sostituzione e di riparazione. “Nei tempi moderni – aveva scritto – l’idea di sostituzione appare dapprima nel culto del s. Cuore di Gesù, poi anche nella pietà mariana di Lourdes e di Fatima; ma, essendo staccata dalla grande corrente del pensiero teologico, che si era imbrigliato nel reticolato dei suoi concetti giuridici, l’idea di sostituzione fu condannata ad assumere il rango di piccola e talora strana devozione”. Il tono del discorso va riportato molto più in alto, nella convinzione che la caratteristica della chiesa è quella di “costituire, nella ‘sequela’ di Cristo, dell’Unico, la schiera dei ‘pochi’ attraverso cui Dio desidera salvare ‘i molti’”. Il modello di riferimento è quello del Servo sofferente portatore di salvezza fino agli estremi confini della terra. Un tema rovente, quello dell’amore di Dio. Troppo grande per poterlo sminuire con le nostre piccole e interessate considerazioni. Giordano Frosini e1,10 1,10 e DON STURZO, L’ANTISTATALISTA Un tratto discusso del grande statista siciliano che per questi motivi si trovò in disaccordo anche con gli uomini della sinistra cristiana, cominciando da La Pira. Una lezione ancora da approfondire CARNEMOLLA A PAGINA MESSAGGIO DEI VESCOVI AI SACERDOTI Riuniti nell’ultima assemblea generale della Cei, i vescovi italiani hanno inviato un messaggio di gratitudine, di conversione e di incoraggiamento a tutti i sacerdoti che operano nel nostro paese SERVIZIO A PAGINA 2 5 LA SCUOLA ALLA FINE DELL’ANNO I problemi scolastici si stanno complicando sempre di più. Sarà provocatorio, ma il caso del preside di Putignano (che chiede soldi alle famiglie per pagare le indennità dei commissari di maturità) fa pensare. Comunque, la crisi non è solo di carattere economico CAMPOLEONE A PAGINA NEANCHE OBAMA RINUNCIA ALL’OPZIONE NUCLEARE Alle forti resistenze dei ‘falchi’ del Pentagono si accompagna un forte nucleo di deputati giapponesi CARUSONE A PAGINA 15 14 Don Luigi Sturzo 2 primo piano Un’analisi n. 23 13 GIUGNO 2010 ancora attuale L’antistatalismo sturziano L’ analisi che fece Stur‑ zo alla vi‑ gilia delle elezioni del 1958 è così lucida da poter essere applicata alla odierna situa‑ zione politica. Sulle colonne de «Il Giornale d’Italia», a proposito della classe politica del tempo, dopo aver premesso che deputati e senatori dovrebbero formare il culmine delle varie categorie componenti i settori dell’attività pubblica, aggiungeva: “Purtroppo la classe politica... è oggi in crisi; la nuova classe politica come personalità e come indirizzo non dirige per il fatto che nulla potrà fare se non entro degli ingranaggi dei partiti, i quali possono esistere e coesistere solo in quanto formano anch’essi una forza pre‑dittatoriale di compromesso, per arrivare, a mezzo di elezioni controllate, a formare, pur senza apparire, una ‘condittatura’. di Piero Antonio Carnemolla La classe politica del futuro Come preparare i giovani e le nuove generazioni alla fiducia nella libertà se oggi non si è capaci di rivendicare la libertà e di riaffermare la personalità umana soffocata dalla partitocrazia? Ecco il problema della classe politica del futuro. Eppure, è questo il momento di riprendere lena; la campagna contro lo stata‑ lismo, che falsa i connotati dello Stato di diritto, già va ridestando la coscienza pubblica. Né si dica che sono gli interessati a protestare; tutti i cittadini liberi sono interessati alla campagna antistatalista, perché tutti hanno qualche cosa da dire contro la pubblica amministrazione. Invero, più si estendono le competenze statali e l’ambito delle proprie at‑ tribuzioni e maggiormente se ne sentono le deficienze, le deviazio‑ ni, gli abusi, le manomissioni. E’ il tallone d’Achille dello Stato‑tutto; dello Stato‑provvidenza; dello Stato sociale. Questa insoddisfazione può portare ad accentuare lo statalismo con la perdita della libertà ... ovvero a rivendicare la libertà limitando gli interventi statali”. La lunga e vivace polemica che Sturzo condusse contro l’indebita ingerenza dello Stato nei diritti dei cittadini ‑il cosiddetto «statalismo»‑, deriva dalla concezione sturziana dello «Stato popolare» la cui prima formulazione ufficiale è rintracciabile nel famoso «Appello al Paese» del 18 gennaio 1911. Una delle princi‑ pali linee programmafiche di quel documento è che “ad uno Stato accentratore tendente a limitare e regolare ogni potere organico e ogni attività civica e individuale, vogliamo sul terreno costituzionale sostituire uno stato veramente popolare, che riconosca i limiti della sua attività, che rispetti i nuclei e gli organismi naturali ‑la famiglia, le classi, i comuni‑ che rispetti la personalità individuale e incoraggi la iniziativa privata”. L’antistatalismo sturziano non si basa sulla sola motivazione della dife‑ sa dell’iniziativa privata in economia. Il nucleo fondamentale risiede nell’as‑ serto che lo statalismo non rispetta la personalità umana in quanto, inter‑ ferendo nelle sue attività intellettuali, spirituali ed economiche, la svuota della sua libertà e autonomia. In particolare lo statalismo economico, sebbene sia apparso di recente nella storia dello Stato moderno, non è meno pericoloso di quello che, pro‑ mosso dai governi liberali prefascisti e dalla stessa dittatura mussoliniana, statizzò alcune libere forme asso‑ ciative, espressioni della naturale libertà dei cittadini di provvedere in modo autonomo all’educazione (scuola), alla solidarietà (settore della beneficenza) e all’autogoverno locale (amministrazioni comunali). Ma il sistematico intervento dello Stato in campo economico è una sopraffazione e crea un costume e una dipendenza che mortifica e annulla la libera iniziativa dei citta‑ dini. Sturzo, analizzando la struttura socio‑economica dell’Italia del 1952 affermava che “...nessun altro Paese libero [ha] creato tanti vincolismi all’iniziativa privata come l’Italia; in nessun paese libero il parassitismo è così sviluppato come in Italia. Ab‑ biamo in Italia una triste eredità del passato prossimo, e anche in parte del passato remoto, che è finita per essere catena al piede della nostra economia, lo statalismo economico inintelligente e sciupone, assediato da parassiti furbi e intraprendenti, e applaudito da quei sindacalisti senza criterio che credono il tesoro dello Stato sia come la botte di S. Gerlando dove il vino non finiva mai”. Attualità del pensiero di don Sturzo Le forti affermazioni di Sturzo sono di una tale straordinaria attuali‑ tà che, se si volesse fare un raffronto con quello che oggi i commentatori politici dicono e scrivono, le argo‑ mentazioni e le critiche del sociologo calatino apparirebbero molto più aderenti ad un’equilibrata e costrut‑ tiva censura del momento presente. I mali dell’eccesso statalismo hanno indotto Governo e Parlamento ad adottare provvedimenti così drastici che, colpendo indiscriminatamente tutti, hanno penalizzato le posizioni più deboli, aumentando le disugua‑ glianze sociali. Il cosiddetto «stato sociale» ‑ ed è lecito domandarsi se una tale organizzazione sia mai esistita in Italia in forme equilibrate e rispondenti alle vere e reali ne‑ cessità del cittadino ‑ sta cadendo a pezzi a causa del pauroso disavanzo pubblico. E ciò non perché un tipo di stato sociale sia irrealizzabile, ma in quanto lo si volle costruire su pre‑ messe più politiche che economiche, più a vantaggio di gruppi ‑anche se numerosi‑ che di tutti, più finalizzato a consolidare un potere poggiante su un vasto clientilismo elettorale che a garantire una copertura sociale, anche se modesta, ma pur necessaria e doverosa, alle classi più bisognose. Per Sturzo statalismo è “...la de‑ generazione dell’intervento statale per sistema in campi non propri e con provvedimenti lesivi dei citta‑ dini... Lo Stato, invadendo il campo della economia privata con l’istituire enti statali e parastatali, industriali, commerciali, agrari ecc., non fa che sottrarre alla economia privata cre‑ diti, mercati e mezzi di sviluppo. in tal modo questo sovvertimento di poteri e di funzioni non solo viola di‑ ritti insiti alla personalità umana, ma produce un disquilibrio economico sia nella produzione sia nella distri‑ buzione dei beni, per la irrazionalità delle iniziative, la elevatezza dei costi, i deficit di gestione”. L’avversione allo statalismo è sempre da Sturzo giustificata dalla constatazione che con l’affidamento allo Stato di attività a scopo pro‑ duttivo si viola l’iniziativa privata e quindi uno dei diritti fondamentali della persona. Alla base della teoria statalista sta la concezione secondo cui lo Stato ‑in una futura prospet‑ tiva storica mirante all’instaurazione di una società socialista e quindi comunista‑ può ridurre tutti gli uomini ad un unico livello sociale. A parte queste mire utopistiche ‑per Sturzo sono miraggi che non si possono realizzare e non si rea‑ lizzeranno neppure con la violenza e con la forza‑ il danno principale che lo statalismo provoca è nella formazione psicologica di un popolo. Se il fascismo abolì la partecipazione popolare all’amministrazione e al potere della cosa pubblica «...gli sta‑ talisti economici di oggi paralizzano lo spirito di iniziativa, il desiderio di avventura economica, il senso del ri‑ schio, lo spirito di guadagno per fare del cittadino un funzionario di grandi e piccoli enti, con la sola ambizione della promozione, del trasferimento, della gratifica». Bisogna però mettere in evi‑ denza che l’avversione sturziana all’interventismo statale non è as‑ soluta. Lo Stato moderno non può disinteressarsi dei fenomeni sociali e degli inevitabili conflitti che sorgono all’interno della comunità statuale in tema di economia. Il rispetto delle leggi economiche ‑che pur esistono ma che non sono assolute‑ hanno la funzione di regolare l’agire umano, in modo da contemperare gli interessi legittimi degli individui e dei gruppi associati al fine di armonizzare la vita sociale con le diverse direzioni dell’agire economico. Don Sturzo non nega allo Stato una funzione regolatrice e integratrice nel campo economico: ogni intervento deve es‑ sere razionale e tale da non soffocare le attività dell’economia privata. La funzione economica non appartiene allo Stato, ma ai singoli e ai liberi aggruppamenti. Le conseguenze dello statalismo esagerato L’attenta osservazione della vita politica italiana, l’analisi dei fatti e la precisa e minuta disamina di quanto accadeva nella vita quotidiana forni‑ scono a Sturzo gli elementi dimo‑ strativi per avvalorare le sue teorie le quali ‑ed è bene precisarlo‑ non sono Vita La mai astratte e deduttivistiche, ma ricavabili dalla concretezza del reale. La moltiplicazione degli enti paras‑ sitari l’estendersi del sistema dei controllati‑controllori, il cumulo di incarichi e di stipendi oltre alla dimi‑ nuzione di libertà nel campo politico sono tutti effetti che conseguono all’abbandono dell’economia di mer‑ cato”. Questo statalismo economico non è neppure in grado di apportare alcun beneficio. Sturzo rileva che “... anche nel settore fiscale lo Stato riceve meno di quanto dovrebbe, perchè gli enti pubblici sono, fino al momento che scrivo, o privilegiati o evasori, e sempre evasori per la parte privilegiata. Nessuna entrata attiva va allo Stato, tranne qualche briciola per ubbidire a certe percen‑ tuali fissate da leggi; in compenso le passività sono coperte al 100 per 100; e più passività si fanno (anche illegalmente e perfino dolosamente) e più lo Stato interviene. Non ho visto un solo amministratore avanti la Corte dei conti al redde rationem”. Lo Stato è un concorrente sleale «perché gli enti economici statali, parastatali e simili, hanno privilegi che egli [il cittadino] non ha né può pretendere di avere. Ricordo quello dell’Eni di pagare le imposte a sei mesi dalla data delle scadenze, o l’altro di ritenere gli utili che avrebbe dovuto versare allo Stato, utilizzando un capitale di reimpiego senza pagarne gli interessi»”. La cattiva amministrazione consegue all’assunzione da parte del Governo di funzioni non proprie. In tal modo vengono limitati nella loro funzione industriali, agricoltori e commer‑ cianti; la politica mette in funzione i controllati‑controllori, inflaziona i consigli di amministrazione degli enti e «mette burocrati e politicanti incompetenti a posti di comando. Quante volte gente che non ha sa‑ puto far niente in vita sua, di botto diviene competente perfino in mu‑ sica ed è lì a fare da sovrintendente di teatri di prim’ordine (sì, mescolo industria e arte, perché per certi tipi l’arte è fonte di ricchezza come l’industria)”. Quasi prevedendo gli esiti nefasti a cui avrebbe portato una insipiente gestione della cosa pubblica, Sturzo richiamava alla urgente necessità di moralizzare la vita politica perché “la politicizzazione degli enti statali e statalizzati porta ad una diffusione di corruttela che invade gli uffici pubblici, non risparmia i partiti e la stampa e arriva alle soglie della rappresentanza nazionale ... nel caso dello Stato e degli enti statali, han mai visto i miei contraddittori. Un amministratore di ente o un fun‑ zionario pubblico portato davanti al magistrato? Perfino alla Camera non si dà corso alla richiesta di autoriz‑ zazione a procedere contro deputati ...I miei amici sanno che è forte quel che io scrivo; ma chi potendo non mette il ferro sulla piaga tradisce la propria coscienza; ed io non posso tacere». Lo statalismo, oltre ad essere ingombrante, produce passività e dilata senza misura la spesa pubbli‑ ca. Stato ed enti statali sperperano denaro senza alcun controllo serio ed efficiente, e l’unico progresso è quello dei carichi tributari per il cittadino, il quale «sta per essere statizzato anche lui». Vita La N eria De Gio‑ vanni ‑sag‑ gista esper‑ ta di poesia contemporanea‑ in un volume elegante e digni‑ toso coglie un Dio storico le cui tracce umane restano indelebili anche nel tempo degli uomini. Non facilmente la “critica” ufficiale, si occupa delle pubblicazioni che la Libreria Editrice Vaticana re‑ alizza, finalizzate ad una idea di cultura aperta e capace di coinvolgere nel profondo. Il gusto del bello, anche nella costruzione del volume, ha conosciuto tempi mirabili, mentre oggi è un interesse un po’ in crisi. Una considerazione spon‑ tanea, mentre sfoglio le pagine di “Cristo nella letteratura d’Italia”, che Neria De Gio‑ vanni, presidente dell’asso‑ ciazione internazionale dei critici letterari, ci propone, in una veste apprezzata: rimarrà nella nostra biblioteca, insie‑ me ai volumi indimenticabili di Ferdinando Castelli, che ha commentato il volto di Gesù in opere straordinarie della Letteratura mondiale). Qui precede, in un indice per secoli dal Duecento al Novecento e oltre, una In‑ troduzione ricca di cultura e di sapienza, che parte da un preciso riferimento crociano: “... la continua e violenta cultura n. 23 13 GIUGNO 2010 Letto per voi. Dalla Libreria Editrice Vaticana Cristo nella letteratura La produzione letteraria su Gesù di Angelo Rescaglio polemica antichiesastica, che percorre i secoli dell’età mo‑ derna, si è sempre arrestata e ha taciuto, riverente al ricordo della persona di Gesù, senten‑ do che l’offesa a lui sarebbe stata offesa a sé medesima, alle ragioni del suo ideale, al cuore del suo cuore”. E Gesù per la sua natura anche umana è senz’altro la persona della Trinità che maggiormente può essere ritratta, con la parola e con gli altri mezzi artistici. In un suo recente libro il critico d’arte Timoty Verdon ram‑ menta come proprio Cristo, “poiché ha incarnato l’invisibi‑ lità di Dio, è all’origine stessa dell’arte visiva e, in quanto Verbum, dell’arte letteraria”; così, ‘Il caso Cristo’, il ‘feno‑ meno Gesù’ inquieta, intriga, appassiona credenti e non credenti con la consapevo‑ lezza di chiamare in causa il Figlio di Dio, il Nazareno, che si è incarnato e morì...”. Le voci di una eterna let‑ teratura della vita, per secoli e secoli, si sono misurate con “Un Dio storico le cui tracce umane restano indelebili an‑ che nel tempo degli uomini”, mentre “agli scrittori di tutte le epoche è stato se non più semplice, certamente più connaturato, parlare di que‑ sto Dio‑uomo che proprio in virtù della sua umanità capisce dolori e speranze di chi è soltanto... uomo (o donna): per cui “La misteriosa identità di Gesù è ricercata nei suoi momenti più terreni, nella morte e nella nascita”. Il discorso riguarda, special‑ mente, gli scrittori dell’età moderna e contemporanea, ai quali “pare non interessare il Gesù ontologico, metafisico e ‘pancreator’, ma la vicinanza è soprattutto a livello esisten‑ ziale per il Dio‑uomo, con cui dialogare in quanto uomo, benché anche Dio”. E’ utile, poi, fermarsi un momento sul‑ la considerazione dell’autrice, a proposito dell’impostazione dell’antologia stessa, dall’inizio del volgare ai nostri giorni: “... mi è balzata evidente la necessità di una revisione del modello storiografico su cui ancora sono impostati molti manuali”. Ecco emergere “il Una pubblicazione Insieme per don Siro è 3 uscita in questi gior‑ ni una pub‑ blicazione “Insieme per don Siro”, edita a Pistoia e in vendita (con offerta libera) presso la Libreria San Iaco‑ po, via Puccini 32. Piccolo omaggio all’opera e alla personalità complessa di don Siro Butelli, “prete en‑ gagè” di una chiesa militante quale fu quella degli anni ‘70. Otto brevi saggi scritti dai suoi amici più intimi, in cui si mettono in luce gli aspetti salienti dell’azione pastorale di don Siro. Que‑ sta si realizzò attraverso un organismo pulsante e all’avanguardia quale fu e ancora oggi è il centro cul‑ turale e di reinserimento “Il Tempio”, incidendo profon‑ damente nel tessuto sociale e creando forte entusiasmo e un grande seguito di gente. Ci ricordano inoltre, nei loro interventi, il vicario generale della diocesi di Pistoia, don Paolo Palazzi, l’artista Flavio Bartolozzi, lo storico dell’arte Ugo Barlozzetti e il sociologo Aldo Morelli, come quello fosse un periodo ricco di fermenti culturali e avve‑ nimenti storico‑politici, sociali e religiosi di porta‑ ta epocale: l’apertura del dialogo fra laici e cattolici, il secondo Aventino, l’ucci‑ sione del sud‑africano Biko e di Aldo Moro. Questi s’intrecciano con la storia di Siro e del Tempio, per un fatto artistico in particola‑ re. Infatti fu il sacerdote a commissionare nel 1977 l’opera d’arte “Natività ‘77” all’amico artista Flavio Bartolozzi, simbolo del ricreatorio “Il Tempio”, con l’entusiastica approvazione dell’allora vescovo di Pistoia Mario Longo Dorni. Que‑ sta fu inaugurata nell’aula del Battistero, e collocata all’interno della Chiesa di S. Giovanni Decollato al Nemoreto, e solo in segui‑ to fu posta nel transetto sinistro della Chiesa di San Biagio in Cascheri, dove oggi si trova. Compendio storico, filosofico‑estetico, nonché etico e religioso, la pala d’altare divenne il manifesto del “Nuovo Im‑ pegno cattolico a Pistoia”. Intorno al centro culturale si svilupparono tutta una serie d’iniziative culturali, ricreative sportive e cultu‑ rali, per poter rispondere alle nuove necessità che emergevano nella società, le nuove forme di povertà e le varie forme di emargi‑ nazione, il disagio sociale di giovani e adulti. Bene s’inscrive qui l’intervento di Mario Agnoli su don Siro poeta, che così lo descrive in rapporto alla sua poetica: “Quando le cose sono viste da un fanciullo, prendono le forme e i colori delle pure trasparenze. Don Siro è rimasto fanciullo nel rap‑ porto con la natura, e nel tempo in cui ha deciso di scrivere poesie. Ha conti‑ nuato ad essere fanciullo… Il tutto si muove senza alcu‑ na sottile inerzia, ma scorre leggero come un’ombra dorata, di grilli, di spazi, di monti, di nubi, di orizzon‑ ti…”. Freschi e spontanei, dai tratti Keithiani, i ritratti del sacerdote e uomo Siro Butelli, realizzati a tinte pastello, tenui e luminose, dalle penne dell’anonimo corista della Genzianella e da Renzo Corsini:“...il mae‑ stro lo trovammo subito… don Siro Butelli assistente al Ctg, lettore di romanzi era compositore e poeta, pronto sempre a ripartire modello liberal-risorgimentale di Francesco De Sanctis”, che “oltre ad avere una linea toscanocentrica necessitata dal processo unitario allora in atto del nuovo regno d’Italia, per la polemica anticlericale e laicista contro il potere temporale dello Stato Ponti‑ ficio, tendeva a chiudere tutti i testi letterari religiosi in uno specifico ed appartato genere para‑letterario confinante con la letteratura devozionale tout court” (da qui gli schemi di poesia‑preghiera, i laudarii, le sacre rappresentazioni, sempre “presentate come atti devozionali piuttosto che veri e propri testi teatrali seppur ‘in nuce’”). La critica marxista fece anche altro, “occupando soprattutto le Università a partire dagli anni settanta del passato secolo”. Ora, fortuna‑ tamente, “ad una lettura non partigiana ed ormai scevra da ideologismi extratestuali, la produzione letteraria su Gesù non può più essere isolata in un modello esterno al canone letterario, o peggio delimitato nel tempo. Isolato per sminu‑ irne l’importanza e/o esorciz‑ zarne la presenza”. Penso alla poesia di padre Turoldo, men‑ tre chiudo le pagine di un libro esemplare, per gratificare tutti gli autori scelti, fermandomi su “Potere tu perdonarci”: “Così sei venuto a cercare/i cibi delle tue creature maledette, a farti/carne di peccato men‑ tre ti donavi./E ciò solo noi ti invidiavamo: questo/potere tu perdonarci”. Poeti Contemporanei Storia di una amicizia (L’albero dello scoiattolo) Quando gli uomini che corrono sempre non vogliono saperne di fermarsi a dire una parola con te io sono felice di parlare col mio amico albero dello scoiattolo. Ogni mattina io dal mio terrazzo e il mio amico albero laggiù dal suo angolo di fronte a casa mia ci salutiamo con affetto. Il mio albero non è bello e non appartiene a nessuna specie di alberi conosciuti è un povero albero senza stirpe e senza nome che ho visto crescere a caso da un timido arbustello qualunque. E così un giorno io, una piccola donna un po’ spersa nel mondo, lui senza importanza e di scarso fogliame ci siamo guardati e siamo diventati amici. Reciprocamente amandoci ci comprendiamo, ci raccontiamo le nostre cose facendoci coraggio a vicenda con il suo mitico vespino color crema”. “…Don Siro Butelli, presidente, direttore sportivo, magazziniere tut‑ tofare, nonché ‘mister’ del suo ‘Tempio‑Calcio’, festeg‑ giava i suoi ragazzi offrendo loro una dedica in versi… Il cuore del ‘Tempio Calcio’ era comunque ‘Il Campino’ e sottolinea Renzo Corsini che quell’ambiente formava i ragazzi dal punto di vista umano, attraverso i valori cristiani della solidarietà, amore fraterno, giustizia sociale, non violenza. Perciò auguriamoci davvero, come si legge nella prefazione, a firma di Luigi Zollo, presi‑ dente Cassa di Risparmio, Pistoia e Pescia, Aligi Bruni, presidente Arciconfrater‑ nita della Misericordia, Al‑ berto Marini, presidente del Centro Culturale “Il Tempio”, che “Il Tempio, simbolo della pace fra i po‑ poli e dell’integrità umana, sia per sempre la casa di tutti”. Quando arrivano le rondini che gioia e che onore sarebbe per il mio albero se qualcuna di loro accettasse il suo povero albergo, ma le rondini neppure lo sfiorano, volano sempre più in alto e più lontano. Anche la luna che tanto ama gli alberi dei boschi lo ignora e si che il poverino fa di tutto per attirarne almeno per un ora l’attenzione. Come tutti i poveri soffre molto d’inverno squassato dai temporali e intirizzito tende verso di me i suoi rami stecchiti, strapazzati dal vento. Io so che vorrebbe entrare in casa per farsi accarezzare e confortare da me che lo accoglierei con amore. E lui lo sa Una tetra sera di gennaio mi ha chiamato: “Leggimi una tua poesia che canti il sole e la primavera, così che quando nella pioggia e nel vento di novembre, vedrò cadere ad una ad una nel fango le mie foglie, io mi addormenterò sognando i fiori e il tepore del sole di aprile”. Una sera una vicina mi ha detto: “Sai quell’albero di fronte a casa tua? vi si è rifugiato uno scoiattolo, vedessi com’è bello e che coda!” Da allora il mio albero senza stirpe e senza nome è diventato con suo e mio orgoglio un albero che porta un nome bellissimo: l’albero dello scoiattolo. Anna Tassitano 4 U Cipro no sforzo interna‑ zionale, urgente e concertato, per risolvere le tensio‑ ni che continuano in Medio Orien‑ te, specie in Terra Santa,“prima che tali conflitti condu‑ cano a uno spargimento maggiore di sangue”. È l’appello con il quale papa Benedetto conclude la sua visita nell’isola di Cipro, una terra divisa da quello che possiamo definire l’ul‑ timo muro dell’Europa. E lo ha visto, quel muro – “triste divisione”, ha detto il Papa – essendo ospite della Nunziatura Apostolica, che si trova nel complesso del convento france‑ scano della Santa Croce. L’edificio è nella zona cuscinetto, sorvegliata dai caschi blu delle Nazioni Unite, a ridosso della “linea verde”, la linea di demarcazione dell’armistizio che divide in due Nicosia: da una parte la Repubblica di Cipro, circa il 65 per cento dell’isola; dall’altra l’au‑ toproclamata Repubblica del nord riconosciuta solo dal governo turco. Il “muro” è proprio lì: barriera di cemento, bidoni colmi di terra sopra un muretto, filo spinato, e case disabi‑ tate che portano i segni della guerra. Non è un caso che il Papa abbia voluto scegliere proprio quest’isola per lanciare il suo appello alla pace in Medio Oriente e per consegnare ai vescovi l’“Instrumentum laboris” del prossimo Sinodo dei vescovi, che si terrà in ottobre in Vaticano. Quel muro è una ferita aperta del Vecchio Continente; una barriera tra due nazioni, una già nella Comu‑ nità europea e l’altra, la Turchia, che desidera entrarvi. Ma rimanda a un altro muro, la separazione di Nico‑ sia: quella linea di autodifesa, come viene chiamata, che divide Israele e i territori dell’Autorità nazionale pa‑ lestinese. Un altro muro che il Papa ha visto, anzi attraversato passando dalla porta di Rachele, nel maggio dello scorso anno, per recarsi a Bet‑ lemme e nel campo profughi di Aida. Il viaggio a Cipro assume così anche contorni politici, sottolineati in modo più evidente dal documen‑ to di lavoro del Sinodo preparato proprio dai vescovi della regione mediorientale, e tra questi come non ricordare monsignor Luigi Padovese: sarebbe stato a Nicosia se non lo avessero ucciso proprio alla vigilia del viaggio del Papa. Come presidente della Conferenza episcopale turca ha contribuito non solo alla stesura del testo del documento, ma si è impegnato nel dialogo interreligioso e culturale e nel dialogo tra le Chiese. Lo ricorda il Papa nelle parole che pronuncia consegnando l’“Instrumentum” ai vescovi al termine della messa a Nicosia. Nel documento di lavoro del Sinodo si legge, tra l’altro: “Da decenni, la mancata risoluzione del conflitto israelo-palestinese, il non rispetto del diritto internazionale e dei diritti umani, e l’egoismo delle grandi potenze hanno destabilizzato l’equilibrio della regione e imposto alle popolazioni una violenza che rischia di gettarle nella disperazione”. Il testo ribadisce che l’occupazione israeliana è un’ingiustizia politica imposta ai palestinesi, che nessun cristiano può giustificare con pretese teologiche. Il conflitto israelo-palesti‑ nese è inoltre il focolaio principale dei vari conflitti mediorientali. Il Papa n. 23 a 13 GIUGNO 2010 Cipro Un posto speciale Il Papa a attualità ecclesiale Il Medio Oriente, i cristiani, la pace di Fabio Zavattaro Il Papa, nell’omelia e all’Angelus, ribadisce che il Sinodo, partendo pro‑ prio dalle grandi prove che i cristiani soffrono a causa della situazione nella regione, vuole essere “un’occasione per i cristiani del resto del mondo di v iaggio di pace e di dialogo in un’isola-ponte. Così si potreb‑ bero sintetizza‑ re i giorni della visita apostolica di Benedetto XVI a Cipro, un’isolaponte per diversi motivi. Innan‑ zitutto per il suo essere stata “ponte” tra la Palestina e il resto del Mediterraneo nei tempi della prima predicazione del Vangelo, quando san Paolo, accompagnato da Barnaba, intraprese il suo pri‑ mo viaggio missionario e si fermò sull’isola. Oggi questa natura di “ponte”, propria dell’isola, è ferita dalla lacerazione tra due parti: quella cipriota, cristiana ortodos‑ sa, e quella turca, con abitanti in massima parte musulmani; ma proprio questo muro di divisione potrebbe essere lo stimolo al superamento di divisioni che non sono estranee alla diffidenza eu‑ ropea verso la Turchia: in questo senso Cipro potrebbe costituire un ponte tra l’Unione europea, di cui fa parte, e la Turchia, deside‑ rosa di accedervi. Un’isola-ponte, infine, tra le Chiese d’Europa e quelle del Medio Oriente e tra l’ortodossia e il mondo cattolico. Ed è proprio quest’ultimo aspet‑ to che è stato particolarmente accentuato da Benedetto XVI nel corso del suo viaggio. Fin dal primo giorno, alla presenza offrire un sostegno spirituale e una solidarietà per i loro fratelli e sorelle del Medio Oriente”. Benedetto XVI sottolinea il ruolo che in quelle terre svolgono i cristiani: “Voi desiderate vivere in pace e in armonia con ebrei e musulmani. Spesso agite come arti‑ giani della pace nel difficile processo di riconciliazione… È mia ferma spe‑ ranza che i vostri diritti siano sempre rispettati, compreso il diritto alla libertà di culto e la libertà religiosa”. L’abbraccio e il grido Nell’isola ponte tra Oriente e Occidente di Enzo Bianchi dell’arcivescovo ortodosso Chry‑ sostomos II, il Papa ha rivolto un forte richiamo alla “comunione reale, benché imperfetta, che già ora ci unisce” e al desiderio di “ripristinare quella piena unione visibile voluta dal Signore per tutti i suoi seguaci”. Quella ortodossa di Cipro è infatti una delle Chiese che, a prescindere del numero relativamente ridotto di fedeli, è da tempo tra le più impegnate nel dialogo ecumenico e lo scorso anno ha anche ospitato i lavori della Commissione teologica cat‑ tolico-ortodossa. A questa qualità non è certo estranea la sua storia di Chiesa che affonda le sue radici nella predicazione di san Paolo e che ha visto nel corso dei secoli l’intrecciarsi di incontri, confronti e scontri sulla rotta che mette‑ va in comunicazione l’Europa e Gerusalemme, il mondo cristiano occidentale e quello orientale. Una Chiesa che ormai da decenni si mostra capace di parola e di ascolto dentro e fuori il mondo ortodosso, in vista di una sempre più grande fedeltà alla volontà del Signore. Del resto, ha ricordato il Papa, “l’unità di tutti i discepoli di Cristo è un dono da implorare dal Padre”, ma è anche un anelito affidato alla nostra responsabilità: “Conversione e santità sono i mezzi privilegiati mediante i quali apriamo le menti e i cuori alla vo‑ lontà del Signore per l’unità della sua Chiesa”. Ma Cipro come isola-ponte è stato anche il luogo scelto da Benedetto XVI per consegnare a tutti i patriarchi e vescovi delle Chiese orientali l’“Instrumentum laboris” per il prossimo Sinodo dei vescovi, dedicato proprio alla presenza dei cristiani nel Medio Oriente. Occasione preziosa per tutta la Chiesa per riflettere sul presente e il futuro dell’annuncio del Vangelo in quelle terre che hanno ospitato l’esistenza terrena del Signore Gesù e che hanno co‑ nosciuto la prima espansione del messaggio cristiano anche al di fuori del nativo ambiente ebraico. Sono Chiese che oggi conoscono Vita La Di qui l’appello alla fine delle tensioni e delle violenze: i cristiani in Medio Oriente soffrono a causa della loro fede; il Sinodo, afferma il Papa, deve aiutare a volgere lo sguardo sulla regione “affinché si possano trovare soluzioni giuste e durature ai conflitti che causano così tante sofferenze”. Durante l’omelia afferma: come cri‑ stiani “siamo chiamati a superare le nostre differenze, a portare pace e riconciliazione dove ci sono conflitti, ad offrire al mondo un messaggio di speranza. Siamo chiamati a estendere la nostra attenzione ai bisognosi, di‑ videndo generosamente i nostri beni terreni con coloro che sono meno fortunati di noi”. Siamo chiamati, ha ancora sottolineato il Papa, a “uscire dal mondo chiuso della propria indi‑ vidualità”; ad “abbattere le barriere tra noi e i nostri vicini”: abbiamo bisogno “di essere liberati da tutto quello che ci blocca e ci isola: timore e sfiducia gli uni verso gli altri, avidità ed egoismo, mancanza di volontà di accettare il rischio della vulnerabilità alla quale ci esponiamo quando ci apriamo all’amore”. Il Medio Oriente ha un posto speciale nel cuore di tutti i cristia‑ ni, afferma ancora Benedetto XVI: proprio lì, Dio si è fatto conoscere ai nostri padri nella fede; il Sinodo “tenterà di approfondire i legami di comunione fra i membri delle vostre Chiese locali, come pure la comunione di queste Chiese tra loro e con la Chiesa universale”. Il futuro, di unità e di pace nell’isola, ma anche di dialogo e di riconciliazione in tutta la regione, ha bisogno dell’impegno di tutti; per questo invita i cristiani, e i cattolici in particolare, a non lasciare queste terre, e a impegnarsi per costruire un avvenire migliore e più sicuro per i propri figli, nel dialogo paziente e costante con i vicini. prove e difficoltà, la tentazione dell’esodo, a volte l’impossibilità a testimoniare con libertà e sere‑ nità la propria fede cristiana, ma sono anche Chiese che, proprio in questa difficile stagione, non cessano di richiamare i propri fe‑ deli e la Chiesa di ogni luogo a un sempre più esigente radicamento nell’essenziale della fede cristiana: l’annuncio della buona notizia del‑ la morte e risurrezione di Gesù per la salvezza del mondo. E proprio ascoltando il grido e la preghiera di queste Chiese me‑ diorientali che noi cristiani d’Oc‑ cidente possiamo fare nostro l’anelito che animerà i lavori della prossima assise sinodale: “Ricom‑ porre – sono ancora parole di papa Benedetto XVI – la piena e visibile comunione tra le Chiese dell’Oriente e dell’Occidente, una comunione che deve essere vissuta nella fedeltà al Vangelo e alla tradizione apostolica, in modo che apprezzi le legittime tradizio‑ ni dell’Oriente e dell’Occidente, e che sia aperta alla diversità dei doni tramite i quali, lo Spirito edi‑ fica la Chiesa nell’unità, nella san‑ tità e nella pace”. Di questi senti‑ menti è stato suggello l’abbraccio fraterno tra papa Benedetto XVI e l’arcivescovo Chrysostomos II, promessa di un dialogo nella cari‑ tà che non mancherà di portare i suoi frutti di grazia. Vita La 13 GIUGNO 2010 C arissimi, noi Vescovi, riu‑ niti in Assemblea Generale, abbia‑ mo avvertito il forte desiderio di scrivervi men‑ tre l’Anno Sacerdotale si avvia alla conclusione. Il nostro primo pen‑ siero è sempre per voi, e lo è stato ancora di più in questi mesi. Incalzati da accuse generalizzate, che hanno prodotto amarezza e dolore e getta‑ to il sospetto su tutti, abbiamo prega‑ to e invitato a pregare per voi. Non sono mancate occasioni di ascolto e di dialogo per condividere la grazia e la benedizione del ministero or‑ dinato. Ora, tutti insieme vogliamo esprimervi la nostra cordiale stima e vicinanza, ispirata dalla comune responsabilità ecclesiale. La nostra vuole essere, anzitutto, una parola di gratitudine. La gloria di Dio risplende nella vostra vita consumata nella fedeltà al Signore e all’uomo, perché siete pazienti nelle tribolazioni, perseveranti nella prova, animati da carità, fede e speranza. Noi siamo fieri di voi! Il bene che offrite alle nostre comunità nell’eser‑ cizio ordinario del ministero è incal‑ colabile e, insieme ai fedeli, noi ve ne siamo grati. La vostra consolazione non dipenda dai risultati pastorali, ma attinga alla presenza amica dello Spirito Paraclito e alla partecipazione al calice del Signore, dal cui amore siamo stati conquistati. È anche una parola con cui ci invitiamo a vicenda a perseverare nel cammino di conversione e di penitenza. La vocazione alla santità ci spinge a non rassegnarci alle fra‑ gilità e al peccato. Essa è un appello accorato di Gesù e un imperativo per tutti: venite a me!... rimanete in me!... seguitemi! Questa irresistibile sollecitazione ci commuove e ci spinge ad andare avanti, ci aiuta a non adagiarci sulle comodità, a non “ attualità ecclesiale n. 23 Si chiude l’Anno Sacerdotale Andiamo avanti insieme lasciarci distogliere dall’essenziale, a non rassegnarci a ciò che è solo abituale nel ministero. La Chiesa ci affida il Vangelo che illumina i nostri passi, corregge le nostre derive, ispira i pensieri e i sentimenti del cuore e sostiene il desiderio di bene presente nell’ani‑ mo di ciascuno.Accogliamo con gioia la sua parola di speranza e di verità, desiderosi di lasciarci educare da lui. Davanti a noi sta una promessa: «Ecco sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me» (Ap 3,20). La chiamata che ci ha afferrato e plasmato ci aiuterà a superare anche le tribolazioni di questo tempo, cor‑ rispondendo con rinnovato slancio al mandato che ci è stato affidato. é Il Signore ha rimosso il tuo peccato, tu non morirai”. Davide è stato scelto da Dio quando era appena un giovane guardiano di pecore. Dopo aver capeggiato un gruppo di uomini inguaiati, indebitati e scontenti della politica del re Saul, raggiunge il vertice della sua ascesa politica. Divenuto re, riesce a riunire intorno al suo trono tutte le tribù di Israele, conquista Geru‑ salemme, vi installa l’arca dell’alleanza, riceve da Natan la solenne profezia che Dio stesso gli darà una casa, gli darà cioè una dinastia che permarrà sul trono di Israele e da cui uscirà un discendenter su cui si poserà il compiaci‑ mento del Signore. Di Davide la bibbia afferma: “Regnò su tutto Israele e rese giustizia con retti giudizi a tutto il suo popolo” (2. Sam. 8,15). Ma il potere assoluto fa perdere la testa al re giusto. Dimentico degli interessi e diritti del suo popolo fa prevalere il proprio capric‑ cio. Si invaghisce della moglie di Uria l’Ittita, la fa sua e per coprire il frutto dell’adulterio cerca prima di ingannare lo sposo di Betsabea e poi giunge fino ad ordinarne l’assassinio. Allora il profeta Natan, recatosi dal re, gli racconta la commovente storia di un uomo ricco che aveva molto bestiame e di un povero che possedeva solo una pecorella.Alla venuta di un ospite il ricco preparò un banchetto non con un capo del suo gregge ma con l’unica pecora del povero.All’esclamazione indignata del re: “Per la vita del Signore chi ha fatto questo è degno di morte!” Natan gli rivela:“Tu sei quell’uomo”. Evidenziano alcuni punti del Messaggio dei vescovi ai sacerdoti presenti in Italia È, infine, una parola di incoraggia‑ mento. Quando il Signore ha inviato i discepoli in missione ha detto loro: «Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo» (Mt 28, 20). Non ci ha promesso una vita facile, ma una presenza che non verrà mai meno. Senza di lui siamo nulla e non possiamo fare niente; dimorando in lui i nostri frutti saranno abbondanti e duraturi. La sua compagnia non ci mette al sicuro dagli attacchi del maligno né ci rende impeccabili, ma ci assicura che il male non avrà mai l’ultima parola, perché chi si fa carico del proprio peccato può sempre rialzarsi e riprendere il cammino. Vi sostenga la comunione del presbite‑ rio, la nostra paternità, la certezza della presenza del Signore Risorto che rende possibile attraversare ogni prova. Gratitudine, conversione, inco‑ raggiamento: questo vi diciamo per essere ancora più uniti nel condivide‑ re l’impegno e la gioia del ministero a servizio delle nostre Chiese e del Paese. Ci protegga la Vergine Maria. Ci benedica Dio che dona senza misura la consolazione di sperimentarlo vivo nella fede. La Parola e le parole XI Domenica Tempo ordinario - Anno C 2 Sam., 12,7-10; Lc. 7,36-8,3 racconto utili per noi oggi. Primo: il potere ha la forza di corrompere anche un re giusto e santo come Davide. Conseguentemente Dio si dissocia dal suo rappresentante e si colloca a lato e a difesa della vittima considerando fatta a se l’ingiustizia perpretata contro Uria l’Ittita. Natan, consigliere personale del re, ha l’ordire di puntare il dito contro chi ha abusato del proprio potere, minacciandogli i castighi di Dio. Al riconoscimento del re:“Ho peccato contro il Signore” segue l’annuncio consolatore del profeta:“Il Signore ha rimosso il tuo peccato, non morirai”! “Le sono perdonati i suoi molti peccati perché ha molto amato” In Luca 7, 34 Gesù viene accusato, da scribi e farisei, di essere un mangione e un beone, amico di pubblicani e di peccatori. Gesù in‑ fatti accetta di sedere a mensa con persone perbene e con gente malfamata, non è un digiunatore come il Battista dichiara che il tempo del suo ministero è tempo di festa e di nozze. Inoltre la predicazione e l’operare di Gesù sono segnati, in particolare nel Vangelo di Luca, dal sentimento della misericordia. L’episodio della pericope odierna ne è una prova. Simone, il fariseo, all’invitare Gesù non immagina che con Gesù osi entrare un’ospi‑ te indesiderato, una peccatrice, che per di più usa le arti del suo mestiere: bagnare di lacrime i piedi, asciugarli con i capelli sciolti, baciarli, cospargerli di profumo. Chi ha dato a questa donna l’ordine di entrare nella casa di un uomo pio, osservante scrupoloso delle norme di purezza legale che non avrebbe osato sfiorarla neppure con uno sguardo per il timore di esserne contaminato? Con certezza la fama, per lei, o l’accusa infa‑ mante per Simone, che aleggiava nei riguardi di Gesù: essere amico di pubblicani e peccatori. Possiamo ragionevolmente supporre che la donna sapesse bene chi fosse Gesù; lo ha visto intrattenersi con ogni sorte di peccatori e peccatrici, ha saputo che Gesù accetta l’invito di sedersi a mensa con persone ritenute im‑ pure senza il timore di contaminarsi, forse è a conoscenza di quanto Gesù ha proclamato in occasione del banchetto preparatogli dal pubblicano Levi: “Non sono i sani che hanno bisogno del medico ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti ma i peccatori per‑ ché si convertano” (Lc. 5,31-32). Per questo entra, compie quei gesti che non sono più di seduzione ma di amore e gratitudine verso colui che non solo non respinge ma ricerca e accoglie chiunque è immerso in ogni tipo di peccato. Simone, a questo spettacolo per lui inverecondo, mette in dubbio la qualità 5 Monsignor Luigi Padovese l’ultima vittima della violenza in terra di Turchia S i sono svolti il 7 giugno, nella cattedrale di Iskenderun, i funerali di mons. Luigi Padovese, vicario apostolico di Anatolia, ucciso il 3 giugno dal suo auti‑ sta Murat Altun. A presiedere il rito è stato mons. Ruggero Franceschini, arcivescovo metropolita di Smirne, tra i concelebranti il nunzio aposto‑ lico in Turchia, mons. Antonio Lucibello, mons. Louis Pelâtre, vicario apostolico di Istanbul, e il coadiutore di Istanbul degli armeni, l’arcivescovo mons. Georges Khazzoum. Presenti, insieme al viceconsole italiano, anche esponenti delle autorità locali, il sindaco, il prefetto e il capo della Polizia. Al rito hanno partecipato anche membri della Caritas Turchia e del Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa, quest’ultimo rappre‑ sentato dal portavoce, Thierry Bonaventura. Dopo i funerali la salma è stata trasferita ad Antalya per sbrigare le formalità di rito per il rimpatrio che do‑ vrebbe avvenire nella giornata di mercoledì 10 giugno. Lunedì 14, in Duomo a Milano, si sono tenute le esequie presiedute dal cardinal Dionigi Tettamanzi. Il corpo è stato poi tumulato nella tomba di famiglia. profetica di Gesù. Un profeta, suppone, deve avere il dono dell’introspezione e conoscere la moralità di una persona e conseguentemen‑ te, per fedeltà alla legge e alla tradizione, non può lasciarsi toccare così da una peccatrice. Gesù, che profeta lo è e lo dimostra leggendo il pensiero nascosto del fariseo, lo interroga proponendogli l’apologo dei due debitori e del loro comune creditore che rimette i debiti di entrambi. Alla domanda di Gesù: “Chi di loro lo amerà di più” rispondendo:“Suppongo sia colui al quale ho condonato di più” Simone, forse senza rendersene pienamente conto, pronuncia la sua propria sentenza. Infatti i tre personaggi si trovano lì nella sua casa. La peccatrice che ha un debito enorme. Lui, il fariseo che crede di averne uno ben piccolo. Ma alla resa dei conti è proprio lui, osservante scrupoloso di ogni più piccola norma, che ne esce perdente. Gli manca quell’amore che invece sovrabbonda traboccante nei gesti della peccatrice. Il creditore, Dio, per bocca di Gesù assicura che è propria la donna dai molti peccati che è privilegiata nel perdono perché ha molto amato. Il testo di Luca sem‑ bra qui contraddirsi affermando da un lato che il perdono è conseguenza del grande amore, dall’altro che l’amore sgorga dal perdono ricevuto. Questa antinomia che viene dal fatto che il testo della pericope è composto (B.J.) arricchisce il tema del racconto: l’amore di chi si sente amato e chiama il perdono che a sua volta aumenta a dismisura la gratitudine e l’amore. Così l’amore e perdono si alimentano reciprocamente in una circolarità continua e crescente. Enzo Benesperi Pistoia Sette N. 23 13 GIUGNO 2010 Intervista con la storica Lucia Gai attivi fra XI e XIII secolo. Pistoia e il progetto della via Francigena S i è tenuto lo scor‑ so 22 aprile, uno degli “Incontri” organizzati dal Comitato di San Iacopo di Pistoia, questa volta sul tema “Pistoia e il progetto Francigena”. Abbiamo vo‑ luto intervistare la dottoressa Lucia Gai, che per l’occasione è intervenu‑ ta con una conferenza. Come mai si torna a par‑ lare di questo tema, più volte trattato, anche a livello loca‑ le, negli anni scorsi? Perché quest’anno ricorre il Giubileo compostellano, che cade tutti gli anni in cui il 25 luglio, festa dell’apostolo Giacomo di Zebedeo, che in Toscana chiamiamo Iacopo, coincide con la domenica. Questa ricorrenza fa ritornare di attualità anche da noi il tema del pellegrinaggio. Quali le novità in propo‑ sito? A parte gli studi storici di tipo scientifico, che vanno avanti con ritmi propri, sono soprattutto i mass‑media ad avere ripreso l’ar‑ gomento. Proprio perché in questo caso viene coinvolto un pubblico più allargato, magari intenzionato a compiere un tratto delle antiche vie di pellegrinaggio, si è ritenuto di accompagnare questo interesse con un opuscolo divulgativo, edito a cura della Regione Toscana, nel quale si trova tracciato l’itinerario toscoromano della Francigena, collegato con le vie del nord. I centri ritenuti più importanti di questo itinerario sono illustrati da notizie utili e da segnalazioni storiche, su edifici di rilievo e opere d’arte in relazione con il pellegrinaggio. Qual è lo spazio dedica‑ to a Pistola, di cui è nota la vicenda del legame col pel‑ legrinaggio iacopeo‑compo‑ stellano? In questo opuscolo Pistoia non compare e non è neppure citata. Il motivo di questa omissione clamo‑ rosa, da parte degli esperti incaricati dalla Regione Toscana di raccogliere i dati per questa specie di “Guida”, lo possiamo solo ipotizzare, perché non sono stati rese esplicite le motivazioni per cui l’itinerario sia stato così indicato. A mio avviso, questo dipende dal fatto che si è affrontato l’argomento in modo poco approfondito, limitandosi a delineare preferenzialmente uno degli antichi percorsi che collegavano la romana via Aemilia, ancora in funzione nel Medioevo, con la Toscana passando per la “via di Monte Bardone” (attra‑ verso l’attuale passo della Cisa). Essa, attraverso Pontremoli e Sarzana ar‑ rivava a Lucca e da lì, per Altopascio, passava l’Arno per dirigersi verso Siena e Roma. Per buona parte del Medioevo tale via fu quella percorsa anche dai pellegrini. Tuttavia non si considera che, col tempo, fra i secoli X‑XIV, la situazione sub-regionale delle vie di comunica‑ zione era via via cambiata. L’antica via dei Longobardi fu affiancata da varlanti, sempre più vicine a Firenze, mentre questa città si avviava a di‑ venire polo regionale, controllando tutte le principali strade attraendole su di sé. Ad esempio, nel secolo XII, epoca di grande fioritura per Pistoia, un’importante via di collegamento transappenninico passava anche dalla nostra città, ed era la cosiddetta “via Francesca della Sambuca”. Era il tempo del santo vescovo Atto (1133‑1153) e dell’istituzione del culto iacopeo, con la cappella dedicata a san Iacopo nella catte‑ drale, eretta nel 1145 per volontà, del vescovo. Che Pistoia sia una città di pel‑ legrinaggio, nel Medioevo ma anche nei secoli successivi, è storicamente provato. Ma l’esclusione di essa è forse dovuta al fatto che la, città non si trovava sull’itinerario piú antico, ma piuttosto entro un’area di pellegri‑ naggio servita da itinerari tracciati e L’affido familiare è uno strumento concreto per aiutare un bambino in difficoltà M olte famiglie possono attraversare, nel corso della vita, un periodo critico, durante il quale non sono in grado di assicurare ai loro figli la vicinanza ed il sostegno di cui ogni bambino ha bisogno per cre‑ scere bene. Oggi, la situazione socio-economica della famiglia è molto critica ed aumentano di giorno in giorno le richieste di aiuto. In questi casi altri nuclei familiari possono accogliere il bambino garantendogli un ambiente sereno ed af‑ fettuoso. Perché tirarsi indietro? Perché non proporsi per un servizio ai fratelli in dif‑ ficoltà? In questo momento c’è bisogno di famiglie disposte ad accogliere, temporaneamente, bambini preadole‑ scenti. E’ urgente, anzi molti urgente! Non facciamo finta di nulla! Non nascondiamoci dietro a “non sono all’altezza”! Contatta subito Paola cell. 329 9638917 Centro affidi dell’area dei Comuni dell’area pistoiese tel. 0573 364283 Qual è dunque la prospet‑ tiva giusta della Francigena? Non considerarla, con meto‑ do sbagliato, un puro e semplice ‘itinerario storico’ come tanti altri turisticamente interessanti. Se la si considera come un tracciato percorso dal flusso dei pellegrini alternativamente diretti a Roma e al sud oppure verso nord e Santiago, bisogna invece considerare che per il pellegrino contavano i centri di culto più conoscluti, e la “via” che si percorreva dipendeva dalla scelta di quali santuari visitare.Anche se que‑ sto comportava di non percorrere un tracciato lineare, ma piuttosto un itinerario entro quella che io chiamo l’“area del sacro” entro un determinato territorio. É questione di educazione ad una mentalità diversa dalla nostra. Noi siamo abituati a spostarci con mezzi meccanici, e un percorso a piedi sulle lunghe distanze non è più consueto e praticato. Se lo pos‑ sono permettere soltanto persone robuste e allenate al trekking, e nei periodi di vacanza. Senza contare il fatto che oggi praticamente non esiste più un vero “pellegrino” come in antico, che sceglie per la propria maturazione spirituale questa via di mortificazione, di fatica e spesso di sofferenza e solitudine, che prima serviva a comprendere meglio il si‑ gnificato cristiano delle Sette Opere di Misericordia, affidandosi alla carità di sconosciuti. Daniela Raspollini Associazione San Martino de’ Porres “...qui nessuno è straniero...” L’ associazione “San Martino de Porres” organizza la prima festa d’estate nella nuova sede, in via dei Magi, 5, che si terrà il 22 giugno. Dopo ben 16 anni dal suo inizio, l’impegno dell’Associazione si rin‑ nova nella sede e nelle modalità di servizio. Essa desidera, comunque, mante‑ nere le profonde motivazioni che la ispirarono, pur consapevole che le mutate condizioni storico so‑ ciali chiamano ad essere sempre più efficaci, cercando di offrire ac‑ coglienza e concretezza per i bi‑ sogni dei tanti fratelli in difficoltà. La festa inizierà alle 8 con il saluto del vescovo, monsignor Mansueto Bianchi, al quale seguirà un mo‑ mento di fraterna relazione e di convivialità interculturale. Un bene grande come una fami‑ glia. 8 comunità ecclesiale D al 25 al 27 giu‑ gno si parlerà della salvaguar‑ dia del creato. Tre giorni per riflettere sul rappor to tra l’uomo e il creato. Tre giorni per ritrovare un legame che troppo spesso diamo colpevolmente per scontato, dimenticandoci che le ricchezze naturali delle quali siamo circondati sono un presupposto indi‑ spensabile per il futuro dell’umanità. Dal 25 al 27 giugno Pistoia ospiterà nuovamente l’appuntamento con il forum dell’informazione catto‑ lica per la salvaguardia del creato. L’evento, giunto alla settima edizio‑ ne, è organizzato dall’associazione d’ispirazione cristiana Greenaccord, con il supporto della Diocesi, delle massime istituzioni e di aziende e realtà del territorio. Ed è proprio attorno al tema del percorso dell’uo‑ mo nel creato che si svilupperà il programma di quest’anno. Una scelta non casuale perché nel 2010 cade l’anno compostelano, un evento che accade ogni 7 anni (quando la festività di san Giacomo apostolo, I l 28 aprile si è chiuso il ciclo di 4 incontri organizzati dall’uffico liturgico diocesano ri‑ volto a tutti coloro che erano interessati ad ap‑ profondire il tema della “lettura in ambito liturgico”. Naturalmente la maggior parte dei partecipanti era composto da diaconi, lettori istituiti e “di fatto” che svolgono il servizio di procla‑ mazione della parola di Dio nelle celebrazioni liturgiche. Abbiamo rivolto a Federico Cop‑ pini, diacono, alcune domande per capire il valore di questa esperienza. E’ stata una iniziativa im‑ portante? L’importanza che ricopre l’inizia‑ tiva è ben riassunta in un’espressione di Benedetto XVI nell’esortazione apostolica post-sinodale “Sacramen‑ tum Caritatis” del 22 febbaio 2007. Tenendo come punto di riferi‑ mento la Costituzione Conciliare sulla Divina rivelazione, il Papa scrive: Insieme al Sinodo, chiedo che la liturgia della Parola sia sempre debitamente preparata e vissuta. Pertanto, raccomando vivamente che nelle liturgie si ponga grande attenzione alla proclamazione della Parola di Dio da parte di lettori ben preparati. Non dimentichiamo mai che “quando nella Chiesa si legge la Sacra Scrittura, Dio stesso parla al suo popolo e Cristo, presente nella sua Parola, annunzia il Vangelo”. Da questo invito del Papa è scaturita la neces‑ sità, all’interno dell’ufficio liturgico diocesano, di iniziare una attività volta a formare chi svolge questo compito.“Compito delicato ‑ha sot‑ tolineato don Luca Carlesi, direttore dell’ufficio‑ quello affidato ai lettori e non sempre riflettuto come l’mpor‑ tanza di ciò che viene proclamato dovrebbe invece obbligare. Con questo nostro corso abbiamo cer‑ cato di aiutare la comunità cristiana a essere sempre più consapevole del fatto che, per usare le parole di san Gregorio Magno, la Scrittura ‘cresce con colui che la legge’”. Facendo un bilancio, quale dei quattro incontri e argo‑ n. 23 Greenaccord A Pistoia il forum dell’informazione cattolica Giampaolo Marchetti cade di domenica). “Il nostro obiet‑ tivo –spiega Gian Paolo Marchetti, presidente di Greenaccord– è di riflettere sulla figura dell’homo viator, viandante sulle strade del mondo, che attraversa il Creato, vi lascia la sua orma ma deve prodigarsi per restituirlo alle generazioni future salvaguardato e migliorato”. Durante i tre giorni del forum, il Palazzo dei Vescovi di Pistoia ospiterà la disa‑ mina delle diverse sfaccettature del concetto di “cammino nel Creato”: il venerdì pomeriggio, il vescovo Mansueto Bianchi, approfondirà la dimensione biblica del pellegrinaggio mentre lo storico Franco Cardini si concentrerà sulla figura di San Jacopo e sul legame tra Santiago de Compostela e Pistoia. La scrittrice Susanna Tamaro invece proporrà una riflessione sul rapporto tra cammino, natura e silenzio. Il giorno successivo, la discussione si concentrerà invece sugli aspetti concreti del cammino dell’uomo nella natura: si parlerà del‑ le sfide ecologiche poste dal futuro (Flaminia Giovanelli, sottosegretario del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace), del cammino della fame tra intolleranza e accoglienza (Giancarlo Perego, direttore generale della Fon‑ dazione Migrantes), della riscoperta del gusto di camminare in contesti urbani sempre più frenetici (archi‑ tetto Lucien Kroll) e dell’importanza del cammino per ritrovare sé stessi. Ufficio liturgico diocesano Concluso il corso di formazione per lettori menti sembra sia stato più coinvolgente, più apprezzato e partecipato? Ogni serata ha avuto una sua particolarità che ha reso fluido e coinvolgente il procedere dell’intero corso. Il primo incontro, tenuto da don Luca, ha puntato l’attenzione sulla “spiritualità del lettore”. La proclamazione della Parola è un momento essenziale della celebra‑ zione. E i lettori prestano a Cristo la propria voce e di fatto condizionano, con la loro lettura e intelligenza del testo, la stessa comprensione dell’as‑ semblea dei fedeli la parola di Dio risuona con il timbro, la persuasione e la forza della voce e della persona che la propone: una riconosciuta te‑ stimonianza di vita vissuta la rafforza; la palese contraddizione di una con‑ dotta morale l’indebolisce; una pro‑ clamazione chiara, attenta e puntuale, la esalta; una lettura sciatta, affrettata o puerile, la vanifica. Nella liturgia cristiana nessuno può prendersi da sé il diritto di leggere pubblicamente la Sacra Scrittura. I lettori ricevono un incarico, un ministero, conferito in forma semplice (“di fatto”) o solenne (“istituito”). L’esercizio di un ministe‑ ro liturgico non va mai considerato come un dettaglio. E una componente importante ed essenziale di una ce‑ lebrazione che ha come protagonisti Dio e l’uomo. Costituisce, quindi, un momento quanto mai significativo dell’identità ecclesiale dell’assem‑ blea. In particolare, il ministero del lettore rappresenta il momento epifanico del servizio ecclesiale reso, alla parola liturgicamente proclamata quale segno speciale della presenza del Signore per costruire la chiesa di Dio sulla terra. La seconda serata, con monsi‑ gnor Mansueto Bianchi, ha avuto un taglio prettamente biblico (“la Bibbia come Parola di Dio”). Il vescovo, con la sua consueta dialettica espressiva e diretta, ci ha coinvolti in quel rapporto intenso che lega l’uomo a Dio. Così intenso da spingere Dio a scriverci quella grandiosa “lettera” d’amore che è la Bibbia, il suo pro‑ getto “nero su bianco” della nostra esistenza. La terza “lezione” (don Luca) è stata una riflessione dedicata al “Mes‑ sale”, al “Lezionario” ed ai “Luoghi della Parola”. L’accento si è appun‑ tato, come era facile immaginare, sull’Ambone a cui l’architettura anti‑ ca e moderna delle chiese ha sempre riservato lo spazio e la collocazione indispensabile per permettere a Dio di parlare al suo Popolo. Si è pariato anche dello “strumento” moderno per eccellenza: il microfono. L’in‑ gegner Giuseppe Gori, ha spiegato come i mezzi di amplificazione pos‑ sano essere usati al meglio per far comprendere, possibilmente senza ... fischi, ciò che viene letto. Nella quarta serata la parola è passata all’autrice ed attrice profes‑ sionista Emanuela Mascherini che ci ha fornito ‑anche con prove pratiche‑ indicazioni tecniche sugli “strumenti di lettura”: la voce, le pause, la dizione, gli accenti, le regole per una lettura più efficace. Quando partiamo in pubblico inevitabilmente esponiamo noi stessi ed è facile che le nostre inclinazioni più negative prendano il sopravvento nel momento della comunicazione anche perché a volte l’emozione gioca brutti scherzi. Emanuela ci ha portati con sem‑ plicità a riflettere anche sulla nostra preparazione “a monte” della lettura. Ed ecco allora le semplici domande che dobbiamo fare prima di leggere, quasi in stile giornalistico: Chi parla attraverso di noi? Cosa dovrò leg‑ gere? Come prepararmi a leggerlo? Dove e quando lo leggerò? Vita La 13 GIUGNO 2010 Quante persone hanno partecipato? E chi ha parte‑ cipato, quale ruolo svolge in parrocchia? Le persone che ci hanno lasciato i loro dati sono state circa 150. La stragrande maggioranza dei parte‑ cipanti sono stati “Lettori di fatto”: persone che con regolarità svolgono in parrocchia il servizio di leggere durante la liturgia. Ma vi erano anche catechisti, ministri straordinari della comunione, accoliti e persone venute esclusivamente per approfondire ‑a qualsiasi titolo‑ i temi trattati nei corso. Partecipazione sostanziale ‑ma questo era scontato‑ è stata quella dei “Lettori Istituiti” e dei diaconi. E per quanto riguarda l’età dei partecipanti? Dal punto di vista dell’età, la rap‑ presentanza più marcata era quella over 50. Ma non è mancato un folta gruppo di quarantenni. Alcuni espo‑ nenti anche dei giovani della diocesi. La risposta di adesione è stata esclusivamente dal ter‑ ritorio della città e dintorni oppure anche da parrocchie più lontane? Che peso ha avuto la collaborazione delle parrocchie? Sempre valutando i dati forniti dai partecipanti vi è stata la rappresen‑ tanza di 38 parrocchie non solo del centro cittadino o del cosidetto su‑ burbio. Ci sono stati casi di persone provenientii anche da fuori diocesi. Dobbiamo per questo ringraziare i parroci che hanno dato una così grande risonanza all’iniziativa. Infatti parlando con i presenti è emerso che il “veicolo” più importante di informazione sull’esistenza del corso e sui temi trattati sono stati proprio i parroci, che hanno caldeggiato la partecipazione del maggior numero di persone possibile. A quest’ultimo tema sarà dedicata una tavola rotonda, nel pomeriggio, alla quale prenderanno parte prota‑ gonisti dell’alpinismo, del podismo e di progetti che hanno promosso il cammino nella natura alla riscoperta della propria dimensione interiore. La domenica sarà invece dedicata alla presentazione di iniziative ed espe‑ rienze pratiche che, all’interno del mondo ecclesiale, hanno utilizzato il cammino come esperienza edu‑ cativa, di crescita e di fede. Durante il forum sarà assegnato, come già lo scorso anno, il premio giornalistico “Sentinella del Creato”, realizzato in collaborazione con l’Ucsi e la Fisc (Federazione italiana settima‑ nali cattolici). Il riconoscimento sarà assegnato a tre giornalisti che si sono particolarmente distinti nel corso dell’anno nella divulgazione e nell’approfondimento di tematiche ambientali. Greenaccord e le asso‑ ciazioni di categoria assegneranno i premi in una cerimonia d’eccezione al Teatro Bolognini che coinvolgerà la città, sabato 26 giugno alle ore 21, con la partecipazione di ospiti del mondo dello spettacolo e della televisione. Questa esperienza potrà essere ripetuta? Visti gli esiti favorevoli di questa edizione, all’interno dell’ufficio litur‑ gico, sarebbe emersa la proposta di organizzare ogni anno, nel Tempo di Pasqua, un approfondimento dei temi liturgici come quello rivolto quest’anno ai “lettori” ed appena conclusosi. Lo stesso ufficio è disponibile ad organizzare, su richiesta dei vicariati che ne avvertissero la necessità, cor‑ si di questo tipo in zone più dislocate della diocesi per permettere la più ampia partecipazione di persone interessate. Il riferimento rimane don Luca Carlesi con il quale sarà possibile prendere accordi. D.R: Riceviamo e pubblichiamo Mostra “Il circo di Marino” C on piacere e soddisfazione dei docenti, alunni, genitori e della presidenza si è inaugurata giovedì 20 maggio presso il Mu‑ seo “M. Marini”, una mostra di elaborati, realizzati dagli studenti della scuola primaria e secon‑ daria di 1° grado dell’Istituto Suore Mantellate. La preside dell’istituto esprime i più sentiti ringraziamenti e la più profonda riconoscenza alla sezione didat‑ tica del Museo per l’attenzione riservata all’istituto stesso, acco‑ gliendo nella suggestiva saletta del Museo, che costituisce una delle “perle” dell’arte pistoiese, gli elaborati svolti dai ragazzi con impegno ed entusiasmo che hanno evidenziato potenzialità e creatività. Con l’occasione si ringraziano gli operatori del Museo stesso che durante l’anno scolastico hanno collaborato con docenti della nostra scuola nell’organizzazione di percorsi didattici e visite. La preside dell’Istituto Suore Mantellate Vita La Celebrazione in memoria di don Manfredo Caroli I n questi giorni ricorre il sesto anniversario da quando don Man‑ fredo è tornato al Padre. La parrocchia del Villaggio Bel‑ vedere, che lo ha avuto primo parroco e per oltre quarant’anni come animatore della vita sociale e spirituale, lo ricorda con com‑ mozione e nostalgia; ma anche le popolazioni di Casalguidi prima e Vitolini poi, ancora dopo tanti anni, lo ricordano sempre con grande affetto e stima, quando giovane prete inizio la sua opera pastorale in quelle comunità. La diocesi tutta lo ricorda come intraprendente direttore del no‑ stro settimanale, giornale al quale dedicava, con grande passione e competenza, parte della sua vita ecclesiastica. I parrocchiani del Belvedere, che hanno conosciuto ed apprezzato la sua opera di evangelizzazione e socializzazione, sono alla ricerca di un simbolo che lo ricordi visi‑ vamente anche ai posteri, quale esempio di dedizione e di aiuto alla vita comunitaria che Manfre‑ do ha sempre profuso nella sua missione di “prete” come lui ama‑ va definirsi. v enerdì 18 giugno alle 21 ci sarà l’inaugurazio‑ ne del restauro dell’organo Agati Tronci (inizio se‑ colo XX) presente all’interno della chiesa di San Michele Arcangelo a Bottegone. Organista sarà Umberto Pineschi. Questo il programma della serata: Giuseppe Gherardeschi (1759‑1815) Suonata per organo a guisa di banda militare che suona una marcia P. III, Andantino per Benedizione P.VII, 22, Rondò P. IV, 1 Sebastian Aguilera de Heredia (1561‑1627), Obra de 8° tono alto: ensalada, Tiento de falsas. 4° tono Michelangelo Rossi (1601/2‑1656), Decima toccata GirolamoFrescobaldi (1583‑1643), Ballo del Gran Duca BernardoPasquini (1637‑1710),Toc‑ cata [in re maggiore] 13 GIUGNO 2010 comunità ecclesiale n. 23 Il 12 giugno in scena a San Benedetto I Parrocchia di Popiglio Festa del Corpus Domini Le radici della nostra storia l 12 giugno alle 21,30 andrà in scena, nella chiesa di San Benedetto a Pistoia, un’opera tea‑ trale dedicata alla vita di San Bernardo Tolo‑ mei, proclamato santo da parte di Benedetto XVI nell’aprile del 2009. La pièce, che vedrà in scena in scena con Stefania Balbo, Marco Bra‑ cali, Enzo Romboli, Lorenzo Giannini, Maurizio Vestri, Salvatore Greco e Franco Ciampi, è stata scritta da Enzo Romboli. A stimolare l’autore in questa nuova avventura tetrale, il parroco di San Benedetto don Alessandro Marini. “Don Alessandro _ spiega Rom‑ boli _ mi ha stimolato a creare la sceneggiatura e la costruzione di una storia da rappresentare in chiesa. De‑ sideravo in cuor mio da tempo scri‑ vere un testo più impegnato di quelli che ho scritto solitamente, impronta‑ ti all’ironia ed al divertimento. Penso davvero che al di là del valore teatrale dell’opera, l’occasione sia propizia per comprendere meglio le origini della nostra parrocchia e della nostra fede. L’intento che spinse Bernardo insieme ai suoi compagni a formare una comunità monastica esprimeva la volontà di ricreare una fede pura, vera come quella dei primi discepoli e delle prime comunità cristiane. Il mio desiderio è che questa rappre‑ sentazione teatrale riesca almeno un po’ a risvegliare le nostre coscienze di cristiani e constatare che forse la nostra fede ha calato la sua intensità rispetto ai primi cristiani. Mettere in scena il 12 giugno questa rappresentazione teatrale, sentendomi legato alla realtà della parrocchia di San Benedetto, lo ri‑ tengo un privilegio ed un atto dovuto nei confronti della storia”. Ma chi era San Bernardo Tolomei? A raccontarlo è lo stesso autore dello spettacolo, che sottolinea l’im‑ portanza di mettere ordine “nella storia visto che non si può affrontare il futuro senza riconoscere la nostra storia. Giovanni Tolomei, che da mo‑ naco si chiamerà Bernardo, nasce a Siena il 10 maggio del 1272, muore santamente il 20 agosto del 1348. Nel 1313 Giovanni Tolomei, Patrizio Patrizi, Ambrogio Piccolomini, tre amici senesi, tutti di nobile casato con grande entusiasmo lasciano i loro agiati palazzi di Siena per rifugiarsi in alcune grotte in una zona desertica a 30 chilometri dalla città ad Acco‑ na. Una scelta radicale e coraggiosa che li porta lì, mossi dal desiderio di contemplare il crocifisso e venerare la Vergine Maria, condividendo tutto e mettendosi al servizio l’uno dell’altro, alla maniera delle prime comunità cristiane per rinnovare la foro fede e quella della chiesa tutta. Bernardo Tolomei è il fondatore dei monaci Olivetani, che hanno varie comunità nel mondo, e la casa madre a Monte Oliveto Maggiore. Nell’anno 1380 i monaci oli‑ vetani crearono una comunità a Pistoia costruendo prima la chiesa di San Benedetto, poi tutti i locali che oggi ospitano la parrocchia, la casa dell’anziano, e tutti quelli che si affacciano in via dei seminario, per tutta la sua lunghezza. Gli olivetani hanno lasciato alla nostra città segni importanti e tangibili di cui oggi pos‑ siamo usufruire”. La pièce che andrà in scena il 12 giugno vuole essere uno strumento per conoscere più da vicino il senso profondo della vita di Giovanni To‑ lomei, che da monaco si chiamerà Bernardo, in onore del fondatore dei monaci Cistercensi. Parrocchia di San Michele Arcangelo a Bottegone Inaugurazione dell’organo Agati Tronci Vincenzo Ciullini (sec. XVIII), Ele‑ vazione Anonimo (sec. XVIII), Messa piana per organo con registri a piacere, Of‑ fertorio, Elevazione, Post Communio, Ite missa est. Un po’ di storia L’impianto in cui ci è pervenuto l’iorgano conservato nella chiesa plebana di Piuvica costituisce il risultato di un intervento di “ammo‑ dernamento” –realizzato dalla “ditta Agati-Tronci” di Pistoia nel corso del secondo decennio del novecento- su uno strumento preesistente. La pa‑ ternità dell’intervento di ricostruzio‑ ne è attestata da un cartiglio a stampa apposto dai costruttori sul coperchio della tastiera, ove si legge: “Ditta AgatiTronci di Pistoia condotta dai Fratelli Tronci, pre‑ miata fabbrica di organi da Chiesa e strumenti musicali”. Anche se il cartiglio non riporta l’anno di co‑ struzione né il numero d’opera, il manufatto è databile verso gli inizi del secondo decennio del novecento, poiché il testo e le precisazioni riguardanti la proprietà della “premiata fabrica” corrispondono a quelli adottati dopo il 1911, allorché i quattro figli di Luigi Tronci (deceduto lo stesso anno) riunirono in unica impresa – appunto “Condotta dai fratelli Tronci” – le loro ditte e le loro diversificate attività nel campo della costruzione di stru‑ menti musicali (organi e strumenti a percussione). Questa nuova ver‑ sione dell’impresa pistoiese non è da confondere con la preesistente omonima Agati-Tronci, che si costituì nel 1883 a seguito della fusione delle fabbriche d’organi fin’allora rivali e separatamente condotte da Nico‑ mede Agati e da Filippo II Tronci. Se gli autori e la datazione dell’attuale strumento apparirono come dati certi, più complessa risultava in un primo tempo la questione riguar‑ dante l’attribuzione e la datazione di componenti più antiche inglobate al suo interno (somiere maestro e corpo fonico). L’esistenza di organo settecentesco nella chiesa plebana di Piuvica è infatti attestata da un intervento di accordatura registrato in data 26 agosto 1780 nel libro di tutti I lavori d’organi conservato fra le carte dell’archivio Tronci (“Pieve di S. Angiolo fuori Pistoia: accordatura; Lire 8,13,4,-). Si tratta probabilmente dello stesso strumento menzionato nell’intervento dei beni della chiesa redatto il 14 novembre del 1786: “Un organo in fondo di chiesa a vari registri e mostra di legno lavorato con un suo ballatoio”. Un analogo documento di epoca successiva, emerso –come il precedente- duran‑ te la breve ricognizione archivistica che abbiamo condotto, attesta che lo strumento settecentesco fu so‑ stituito da un nuovo strumento nel 9 1821: “Un organo a 18 registri con sua cantoria, il tutto fatto recente‑ mente a spese del defunto parroco, dell’attuale cappellano e popolani, e per conseguenza non essere stato peranche terminato di pagare al manifattore, come fu asserito, con tre mantraci, al quale il signor Diddi non intende di essere obbligato”. Purtroppo le sommarie descrizioni degli inventari non menzionano gli autori dei due strumenti tuttavia l’esame delle caratteristiche costrut‑ tive delle componenti riutilizzate dai Tronci ha consentito di attribuire a Giosuè Agati l’organo costruito nel 1821. Di questo strumento i Tronci riutilizzarono il somiere maestro e la massima parte del corpo fonico (che rappresenta all’incirca il 73% dell’at‑ tuale consistenza numerica). Dello strumento tardo-settecentesco, di cui rimane ignoto l’autore, restano oggi invece soltanto la cassa e la cantoria, peraltro assai rimaneggiate e ridipinte. Cinque bambini hanno ricevuto la prima Comunione, altri due hanno ricevuto il sigillo Battesimale P receduta da una breve processione con il Santissimo Sacramento, la parrocchia di Popiglio con i suoi fedeli ha partecipato alla Messa del Cor‑ pus Domini nella quale cinque bambini hanno ricevuto, la prima Comunione. Una cerimonia composta e a tratti con cenni di commozione, sia per i giova‑ nissimi, sia per i loro familiari e parenti. Questi cinque giovani sono: David Melani, Federico Vesposiani, Elisa Cela, Annalisa Maffucci e Diego Orsucci. Don Adamo nella sua omelia ha ribadito ai giovanissimi il forte impegno che essi devono assu‑ mersi. Una festa quella del Corpus Domini nella bellissima Pieve di S. Maria Assunta, durante la quale è anche stato imposto il sigillo Battesimale a due piccoli, Lorenzo Vesposiani e Irona Cola. Al termine della cerimonia sono seguiti gli auguri di rito e le foto che don Adamo ha voluto si svolgessero nella piazza an‑ tistante la Chiesa, per renderla ancora più partecipata dai nu‑ merosi presenti. Roberto Fini Convento di S. Domenico Incontri di Koinonia 2009-2010 S abato 12 giugno 2010 alle ore 16 ci sarà l’Eucaristia comu‑ nitaria; segue alle 17,30: “Tra‑ smettere un vangelo di libertà”, la lezione di Christoph Theobald per un nuovo stile di cristianesi‑ mo nella parola di Padre Mauri‑ zio Rossi, Dehoniano di Bologna. Mariangela Maraviglia su Raiuno D omenica 13 giugno Marian‑ gela Maraviglia sarà su Raiuno, invitata alla trasmissione “A sua immagine” come esperta maz‑ zolariana, per parlare del parro‑ co di Bozzolo. corso gramsci 159b – tel 338.530848 – pistoia Ampia sala per cerimonie Battesimi Cresime e Comunioni giardino estivo attrezzato di 2000 mq. Menù personalizzati 10 comunità e territorio S ta piano piano cambiando il volto del quartiere delle Fornaci, uno dei più popolosi, ma finora anche il più degrada‑ to della città. Il con‑ tratto di quartiere, nato, lo ricordiamo, da un intenso confronto dell’amministrazione comunale con gli abitanti della zona, finanziato in parte con fondi dello Stato e in parte dell’amministrazione locale, sta producendo i suoi frutti. L’investimento per la riqualificazio‑ ne è consistente (circa 20 milioni di euro), tanto che si tratta di uno dei principali cantieri aperti in città, insieme a quelli del nuovo ospedale e dell’ex Breda. Un’occasione per riqualificare un’intera area, ma anche per rilanciare l’economia locale. Il secondo appalto, per oltre 6 milioni di euro, se lo è aggiudicato il raggruppamento di operatori eco‑ nomici costituito da Cooperativa muratori sterratori e affini (Cmsa) di Montecatini Terme e la ditta Vescovi Renzo spa di Lamporecchio. «Il quartiere – spiega l’asses‑ sore comunale all’urbanistica, Silvia Ginanni, che l’altra settimana ha compiuto un sopralluogo all’area insieme all’assessore Mario Tuci e al presidente della Circoscrizione 2 Stefano Bindini – cambierà profon‑ damente. È quasi terminato il primo lotto dei lavori, che è quello relativo alla viabilità e parte delle opere di s ono due, quella di An‑ saldoBreda assieme a Bombardier e quella di Alstom, le offerte selezionate dalle Fer‑ rovie dello Stato per la commessa di 50 treni di altissima velocità, del valore di 1,2 miliardi di euro. Lo ha detto l’amministratore delegato di Fs, Mauro Moretti, dopo che la scorsa settimana sono state aperte le buste delle offerte arrivate. Assieme alle due offerte seleziona‑ te, sono arrivate due buste, una da parte di Kawasaki e l’altra da parte di Siemens che - ha spiegato l’am‑ ministratore delegato di Trenitalia, Vincenzo Soprano - hanno detto di non essere riusciti a presentare un’offerta secondo i requisiti richie‑ sti. Adesso le fasi successive sono quelle dell’apertura tecnica, sempre in seduta pubblica, in cui verrà esaminata tutta la documentazione n uovo duro col‑ po per l’econo‑ mia pistoiese. Altre 33 perso‑ ne perdono il posto di lavoro. L’altra settima‑ na è stato infatti siglato l’accordo per la procedura di mobilità per i dipen‑ denti del call center Tecnoconnect di Serravalle Pistoiese. «Una firma — si spiega dalla Cgil — con il quale si prende atto della liquidazione dell’azienda e si consente l’accesso all’indennità di disoccupazione dei dipendenti». Il call center con sede a Serravalle Pistoiese, lavorava per la Mercurio Trading, prendendo appuntamenti per la Telecom Italia. La stessa Te‑ lecom aveva revocato il mandato, e nonostante l’attivazione nello scorso anno della cassa integrazione in de‑ roga (unico ammortizzatore sociale fruibile per il settore dei call center), n. 23 Vita La 13 GIUGNO 2010 Pagina e cura di Patrizio Ceccarelli Fornaci Un cantiere da 20 milioni di euro Viabilità, nuove abitazioni e spazi di socializzazione per riqualificare il quartiere più degradato della città urbanizzazione. Adesso stiamo rea‑ lizzando la nuova piazza, che sorgerà nelle vicinanze dell’attuale sede della Circoscrizione 2, e gli edifici che sa‑ ranno in parte di edilizia residenziale pubblica, per gli anziani e le giovani coppie, oltre a circa 800 metri qua‑ dri di locali dedicati ai servizi per il quartiere, che potranno essere bar, farmacie o parafarmacie, poste, ma anche sedi di associazioni». Una delle prime associazioni a trovare sede alle Fornaci è la Uisp, l’associazione di promozione sportiva, che ha otte‑ nuto in comodato d’uso per 12 anni dalla Spes, la società pubblica per l’edilizia sociale, una palazzina finora inutilizzata. L’assessore Ginanni ha inoltre detto che l’amministrazione comu‑ nale chiederà ai vigili urbani di aprire in loco un distaccamento, «per venire incontro alle esigenze di prossimità e di sicurezza dei cittadini». Intanto, dopo l’abbattimento delle tre vetuste palazzine, di pro‑ prietà del Comune, che sorgevano nel cuore del quartiere (ex demanio di via Valiani), sono iniziati gli scavi per la realizzazione del nuovo edi‑ ficio che ospiterà 12 alloggi e locali destinati a servizi di vario genere per la comunità locale. Di fronte al nuovo palazzo, che sarà costruito seguendo i più moderni indirizzi in fatto di bioedilizia, sarà realizzata la piazza, destinata a divenire il fulcro delle relazioni sociali dell’intero quartiere. La seconda palazzina, con 15 alloggi complessivi e piano terra dedicato a servizi per il quartiere, sarà invece realizzata nell’area della ex scuola elementare di via Valiani, trasferita presso il plesso della scuola Leonardo da Vinci. Alta velocità AnsaldoBreda in lizza per la commessa da 1,2 miliardi L’azienda di via Ciliegiole si presenta insieme a Bombardier in competizione con Alstom. A luglio il responso finale, per il quale c’è molta attesa in città presentata. “Saranno treni – ha detto Mo‑ retti - che potranno arrivare fino a 400 km/h. L’iter della gara prevede prima l’apertura tecnica di tutta la documentazione pervenuta e poi di quella economica. A fronte delle offerte pervenute, possiamo dire che la nostra sollecitazione con le specifiche tecniche e funzionali ha funzionato. Ora contiamo di avere il miglior treno del mondo”. Moretti ha accennato anche ai tempi di consegna.“Ci vorranno due anni e mezzo dalla gara – ha detto - per mettere sui binari il primo treno, poi a cadenza regolare, a un ritmo di 3 treni al mese, la nuova flotta di 50 treni super veloci sarà completata”. Inutile dire che a Pistoia, dove da alcune settimane è cominciata la cassa integrazione per un discreto numero di lavoratori di via Ciliegiole, l’attesa è alta, perché a questa impor‑ tante commessa sono legate le sorti della maggiore azienda del territorio e quelle dell’indotto. «AnsaldoBreda – dice il sindaco Renzo Berti – ha titolo a confrontar‑ si con l’altro competitore su questa gara importantissima per il suo futu‑ ro e naturalmente tutti noi speriamo che possa prevalere, ma è una gara e come tale non si può mai dare per scontato alcun tipo di esito». Occupazione Chiude la Tecnoconnect Altre 33 persone senza lavoro. L’azienda, con sede a Serravalle, svolgeva mansioni di call center per la Telecom l’azienda non è riuscita a ritrovare un cliente per il quale lavorare, malgrado l’esperienza pluriennale dei dipendenti. Dalla Camera del lavoro si ricorda che la Tecnoconnec, attraverso un accordo sindacale risa‑ lente al 2008, aveva riassunto parte dei 94 lavoratori della ex Protocall, mentre l’altra parte dei dipendenti era stata assunta all’Answers di Sant’Agostino. Anche la Protocall è stata chiusa e attualmente sono in corso le procedure fallimentari. «Altro elemento negativo, oltre alla chiusura - ricorda Michele Gargini, segretario della Slc-Cgil - è che i dipendenti vantano un credito totale di oltre 200 mila euro fra stipendi arretrati e competenze di fine rap‑ porto, per le quali sono in corso le iniziative legali da parte dei lavoratori. L’amarezza per quanto sta accadendo nasce anche dalla presa d’atto che le politiche di consolidamento e di stabilizzazione dei lavoratori messe in campo con il decreto Damiano dal Governo Prodi che avevano interessato anche la Protocall e di conseguenza la Tecnoconnect, sono sempre più rimesse in discussione da imprenditori spregiudicati che avendo probabilmente alla mente anche l’esperienza di Answers e del gruppo Omega-Phonemedia riportano indietro l’intero settore, favorendo nuovamente rapporti di lavoro irregolare o addirittura, come avviene per le commesse Telecom, esternalizzazioni verso altri Stati, lasciando così per strada migliaia di lavoratori». Un bando per la creazione di imprese femminili I nvestire sull’imprenditoria femminile. E’ questo, in pratica, l’obiettivo dell’amministrazione Provinciale dando vita ad una procedura di appalto per affidare la realizzazione di una serie di interventi che assicurino la nascita di nuove imprese femminili. “Il bando rientra in tutta una serie di interventi compresi nel piano straordinario per l’occupazione femminile –ha detto l’assessore provinciale Paolo Magnanen‑ si– recentemente approvato nel consiglio provinciale sulla crisi occupazionale locale.” La Provin‑ cia chiede che venga proposto un percorso agevole e pratico che possa sostenere e sviluppare le potenzialità imprenditoriali fem‑ minili soprattutto tenendo conto delle donne disoccupate da più di 12 mesi e da quelle espulse dal mercato del lavoro. Con questo bando (per il quale sono stati stanziati 100.000 euro dal Fondo Sociale Europeo) si intende affi‑ dare il servizio a tutte quelle im‑ prese, cooperative, consorzi, liberi professionisti singoli o associati che abbiano erogato nei tre anni precedenti alla data di pubblica‑ zione del bando almeno un per‑ corso formativo per la creazione di attività imprenditoriali, comple‑ tato con buon esito, attestato dal committente e che abbiano con‑ seguito un fatturato complessivo negli ultimi tre esercizi pari ad al‑ meno 120.000 euro. Chi si aggiu‑ dicherà il bando lavorerà quindi in continuo rapporto con gli uffici provinciali e dovrà contribuire a realizzare una importante campa‑ gna informativa per promuovere la sensibilizzazione delle donne nella creazione d’impresa. “Questa è un’esigenza dettata dalla difficile situazione del momento -riprende Magnanensi- infatti nei primi 3 mesi del 2010 la disoccupazione è aumentata facendo registrare al 31 marzo 31.733 iscritti con un incremento dell’8,95% rispetto al 2009; il nostro impegno -conclu‑ de- vuole fornire risposte perso‑ nalizzate per quanto possibile e per favorire la domanda e l’offerta di lavoro e proponendo conte‑ stualmente anche dei programmi di sviluppo di iniziative singole.” Chi è interessato al bando dovrà farlo entro martedì prossimo 15 giugno informandosi tempestiva‑ mente tramite il sito web della provincia alla relativa pagina della “formazione” oppure chiamando l’Ufficio programmazione integra‑ ta allo 0573/966405-46-32-59-41. Edoardo Baroncelli Vita « La La viabi‑ lità sto‑ rica della montagna pistoiese. Tu t e l a e valorizzazione dei percorsi storici con funzione turisti‑ co-ambientale nell’area di Piteglio». È il titolo del con‑ vegno in programma sabato 12 giugno alle 16, nella sala Gatteschi della biblioteca Forteguerriana. L’iniziativa, organizzata dall’associazione culturale «Armonia» e dal Comune di Piteglio, con il pa‑ trocinio di Provincia di Pistoia e Touring Club Italiano e la collaborazione di Apt Monta‑ gna Pistoiese, Apm, Consor‑ zio Turistico, Musikè, Luoghi del Medioevo, Pro Loco di Piteglio, propone un’analisi finalizzata alla valorizzazione storica e turistica della viabi‑ lità medievale del comune di Piteglio, in relazione all’antico tracciato che dalla Croce Brandelliana (Prunetta) giun‑ ge a Popiglio con attenzione alle emergenze artistiche, architettoniche, devozionali e popolari presenti. Il tratto di viabilità approfondito è quello conosciuto già dal 1296 come «stratam de hospitali Crucis Brandeliane unde veniunt Carfagnini», posto all’interno dell’antico collegamento via‑ l a Pro-Loco di Prac‑ chia ha organizzato recentemente, in collaborazione con l’Associazione Comunità toscana Il Pellegrino, due giornate finalizzate alla valorizzazione della via Francigena della Sam‑ buca. L’iniziativa si è articolata, sotto la regia del presidente del sodalizio pracchiese Um‑ berto Erpichini, con la parte‑ cipazione di una cinquantina di appassionati, appartenenti a sodalizi culturali di Tosca‑ na, Emilia Romagna,Veneto e Lazio, nella prospettiva di collaborazioni operative le quali, coordinate dalla Rete dei Cammini che riunisce le Asso‑ ciazioni italiane di pellegrinag‑ gio, effettueranno con i propri s aranno impie‑ gati nell’acqui‑ sto di un nuovo mezzo sociale gli introiti rica‑ vato delle tante iniziative in programma per la Misericordia di Agliana. L’idea, nata tra i volontari che si adoperano presso la Confraternita aglianese, è quella di ricavare fondi per dotare l’associazione di un’ambulanza attrezzata an‑ che per i diversamente abili. Il nuovo mezzo sarà inaugurato insieme alla nuova sede nel primo autunno o, in occa‑ sione della tradizionale festa sociale dell’8 dicembre. “La vendita dei biglietti per una grande lotteria di solidarietà –evidenzia il vicepresidente della Misericordia, Massimo Bruchi– è già iniziata e stia‑ mo lavorando alla ricerca di comunità e territorio n. 23 Convegno 13 GIUGNO 2010 11 Piteglio L’antica viabilità della Iniziative estive montagna pistoiese in paese Se ne parla questo sabato alla biblioteca Forteguerriana. In mostra fino al 25 giugno antiche carte e guide turistiche di Patrizio Ceccarelli rio che univa Pistoia con le zone della lucchesia e il mo‑ denese, passando dalla Croce Brandelliana e la Garfagnana, con la possibile deviazione a Migliorini per Piteglio, luogo in cui, per la presenza di una sa‑ cra reliquia, si era fortemente radicato il culto del “latte della Madonna” e come tale centro di attrazione spirituale per il pellegrino. Numerosi gli interventi di storici e ricercatori: Ferruccio Capecchi per l’antica viabilità, Francesca Rafanelli per le emergenze storico-artistiche, Iacopo Cassigoli per il con‑ testo devozionale del Latte della Madonna di Piteglio, Claudio Rosati per l’aspetto delle tradizioni e Renato Chiti per il turismo medievale che, come presidente di Luoghi del Medioevo, ha conferito a Piteglio il riconoscimento di miglior borgo medievale. La Biblioteca Forteguerriana, per l’occasione ospiterà anche la mostra «Il comune di Piteglio. Antica cartografia e guide storiche», a cura dell’asso‑ ciazione culturale Armonia, che rimarrà aperta fino al 25 giugno con orario di apertura della biblioteca. Montagna pistoiese Itinerari jacopei Un’interessante iniziativa si è svolta sulla Francigena di Alessandro Tonarelli aderenti rilievi e frequenta‑ zioni dei vari itinerari. La ‘due giorni’ è iniziata a Pistoia, dove i partecipanti all’iniziativa sono stati accolti dall’assessore co‑ munale all’Urbanistica -Silvia Ginanni- e quindi accompa‑ gnati da Laura Galligani (Apt) a visitare la cattedrale e altri luoghi legati al pellegrinaggio jacopeo. La comitiva di stu‑ diosi si è quindi trasferita a Pracchia, dove il professor Renzo Zagnoni –presidente del Gruppo di studi Nuèter di Porretta Terme ha tenuto una conferenza-dibattito sulle vie di pellegrinaggio appenniniche dal Mugello alla Garfagnana. Franco Alessandri – presiden‑ te della Comunità toscana del Pellegrino- ha quindi illustrato il lavoro effettuato dal pro‑ prio sodalizio antropologico/ culturale per l’individuazione di percorsi storici su aree territoriali italiane ed euro‑ pee. La seconda giornata del convegno è stata incentrata su una camminata che, sotto la guida di Piero Balletti, par‑ tendo da Pavana ha raggiunto Sambuca ed è quindi discesa, lungo la storica mulattiera, fino a Taviano. Da qui il gruppo ha raggiunto in autobus Ponte alla Venturina per poi fare rientro, sul treno, a Pistoia. L a Pro Loco, Armonia, Sport e Cultura, hanno program‑ mato iniziative per il prossimo periodo estivo. Il 31 di luglio presso l’Aia Bandini “Cinema sotto le stelle”. Il 7 agosto avremo “Sapori e Saperi” percorso gastronomico e Ballo in piazza. Il giorno di San Lorenzo 10 agosto, si svolge una mostra di pittura dal titolo: “Un cesto di ciliegie” antologia di Riccardo Soldati presso la Pieve Vecchia. L’11 giochi gon‑ fiabili in piazza. Il 13 “Metti una sera Piteglio in televisione”, proiezione Slow Tour con Susy Bandy e Patrizio Roversi. 14 agosto preparazione festa patronale di Santa Maria: messa, processione e concerto. Per Ferragosto Messa, benedizione delle auto, giochi per ragazzi,ballo in piazza, il 18 “Festa della Birra” grigliata e musica. Il 21 “ Sugli antichi sentieri del pel‑ legrino”, camminata Piteglio Popiglio. Domenica 22 agosto Laboratorio artistico “Come nasce un’opera d’arte”. Gli organizzatori affermano: ce la mettiamo tutta per rendere il vostro soggiorno confortevole, divertente, frizzante, indi‑ menticabile, in una montagna tutta da vivere. G.D. Una guida per il turismo accessibile L a guida della città di Pistoia per il turismo accessibile a tutti i cittadini, che a breve verrà pubblicata dalla Provincia ed è già disponibile in versione integrale sul sito dell’ente locale, è stata ideata e progettata da Renzo Cosci, giornalista pubblicista ed ex direttore dell’Apt Abetone-Pistoia-monta‑ gna pistoiese. Infatti, dopo esser stato per più di 40 anni nel settore del turismo, Cosci dal 2000 si occupa dei problemi delle persone diversamente abili in qualità di vicepresidente dell’associazione Centro studi e documentazione sull’han‑ dicap. Al riguardo afferma che in Italia ci sono 2 milioni e 600 mila persone disabili e anche loro possono ed hanno il diritto di essere turisti, pertanto potrebbero essere tutti potenzialmente interessati a visitare la provincia di Pistoia. La guida è suddivisa in una prima parte nella quale, dopo l’in‑ troduzione, viene esposta la metodologia utilizzata per la re‑ alizzazione dell’opera, seguono le schede relative ai servizi di pubblica utilità presenti nei Comuni della provincia di Pistoia, e i questionari riferiti all’accessibilità di alloggi e ristoranti, con allegato l’elenco delle strutture ricettive accompagnate dai dettagli in merito. Infine un’analisi delle autolinee locali e delle stazioni ferroviarie, con le agevolazioni tariffarie e la descrizione dei simboli presenti nelle stazioni, e uno studio specifico delle stazioni ferroviarie di Pistoia, Montecatini Ter‑ me e Pescia. Leonardo Soldati Misericordia di Agliana Una nuova ambulanza finanziatori dell’iniziativa. E’ già sicuro che il primo premio sarà un viaggio in Egitto. La premiazione avrà luogo l’11 luglio al lago 1° maggio”. Paolo De Michele, coordinatore dei volontari della Misericordia, sottolinea “la voglia di una nuova avventura da parte di tutti coloro che si adoperano presso l’associazione agliane‑ se. Particolarmente attesa è la 3a edizione delle “Auto a spin‑ ta” che torna, nell’ambito dei festeggiamenti del “Giugno”, dopo il successo del 2008 e del 2009. L’iniziativa si svolge sabato 12 con partenza da piazza IV Novembre e arrivo in via Magni a San Niccolò, in quell’occasione sarà presente anche un stand gastronomico”. Il 12 e il 13 giugno, in collaborazione con il gruppo di donatori della Fratres, sarà organizzata l’iniziativa dei pa‑ nini di Sant’Antonio mentre dal 2 all’11 giugno, presso il lago 1° Maggio, avrà luogo la manifestazione “Misericordia in festa”. La partenza sarà con una grande bisteccata e ogni sera saranno proposti stand gastronomici, esibizioni di palestre e band musicali, cene a base di stinco e birra e un doppio raduno di moto locali e di Harley Devidson.“La finalità delle nostre iniziative? Implementare sempre di più – evidenziano ancora Bruchi e De Michele – il legame della Misericordia aglianese con la comunità locale”. E’ da notare come in 10 anni i servizi della Misericor‑ dia di Agliana sono passati da 3.000 a quasi 6.000 grazie all’apporto di circa 160 volon‑ tari di cui una novantina ope‑ rativi.“Tanti ragazzi – conclude Paolo De Michele – si stanno avvicinando alla nostra asso‑ ciazione e ci auguriamo che l’inaugurazione della nuova sede, prevista per il primo au‑ tunno, possa coinvolgere sem‑ pre di più la gioventù aglianese nell’attività di volontariato”. Marco Benesperi PRESIDENZA E DIREZIONE GENERALE Largo Treviso, 3 - Pistoia - Tel. 0573.3633 - [email protected] - [email protected] SEDE PISTOIA Corso S. Fedi, 25 - Tel 0573 974011 - [email protected] FILIALI CHIAZZANO Via Pratese, 471 (PT) - Tel 0573 93591 - [email protected] PISTOIA Via F. D. Guerrazzi, 9 - Tel 0573 3633 - [email protected] MONTALE Piazza Giovanni XXIII, 1 - (PT) - Tel 0573 557313 - [email protected] MONTEMURLO Via Montales, 511 (PO) - Tel 0574 680830 - [email protected] SPAZZAVENTO Via Provinciale Lucchese, 404 (PT) - Tel 0573 570053 - [email protected] LA COLONNA Via Amendola, 21 - Pieve a Nievole (PT) - Tel 0572 954610 - [email protected] PRATO Via Mozza sul Gorone 1/3 - Tel 0574 461798 - [email protected] S. AGOSTINO Via G. Galvani 9/C-D- (PT) - Tel. 0573 935295 - [email protected] CAMPI BISENZIO Via Petrarca, 48 - Tel. 055 890196 - [email protected] BOTTEGONE Via Magellano, 9 (PT) - Tel. 0573 947126 - [email protected] sull’uomo 12 n. 23 Vita La Dialoghi sull’uomo: 9000 presenze per la prima edizione s Un successo di tutta la città di Marinella Sichi ono stati molti ed interessanti gli incontri e gli spettacoli che si sono succeduti durante la tre giorni che la nostra città ha dedicato alla riflessione antropologica e sociologica focalizzata sull’uomo di oggi nella la sua complessità. Il festival promosso dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia e dal Comune di Pistoia ha ottenuto una sorprendente successo, oltre che per la qualità degli interventi, per la particolare attenzione con la quale il spettatori hanno seguito gli incontri. Il pubblico, non solo locale, ma anche regionale e nazionale, è stato disponibile a questo percorso indubbiamente impegnativo, partecipando attivamente ai dibattiti che si sono esauriti spesso solo per aver raggiunto il limite massimo di tempo previsto. I relatori sono stati felicemente sorpresi di aver incontrato un pubblico, coinvolto, disponibile ed attento. Si è creata, inoltre una occasione pregevole per mettere in evidenza il centro storico, i luoghi e le caratteristiche architettoniche, oltre che culturali, della città. Un’esperienza da ripetere nelle intenzioni degli organizzatori che vorrebbero prevedere una seconda edizione nel corso del 2011. Dialoghi 13 GIUGNO 2010 I protagonisti: enti, studenti, cittadini 120 studenti volontari per Pistoia E nti, studenti, cittadini, ciascuno ha fatto la sua parte. L’artefice del festival, la direttrice Giulia Gogoli ha sottoli‑ neato che le molte persone coinvolte alla realizzazione della manifestazione hanno saputo fondersi e lavorare all’unisono. Il Comune, la Fondazione e le scuole con i loro 120 stu‑ denti volontari, direttamente e attraverso le famiglie hanno fatto si che gli incontri fossero percepiti come il risultato di un lavoro collettivo, realizzato attraverso il coinvolgimento dei cittadini e delle principali istituzioni. Erano carini e sorridenti gli studenti, coadiuvati e coordinati dagli addetti degli Enti. Abbiamo visto svolgere attività di coinvolgimento ad impiegati, funzionari e dirigenti fino ai massimi livelli, in un rapporto di partnership orizzontale che ha mostrato un evento gestito con partecipazione. Una città che si è fatta accogliente e coinvolgente per se stessa, ricca di spontaneità. Una occasione di non poco con‑ to che per una volta ha visto i giovani co-protagonisti assie‑ me ai cittadini più in vista, di un risultato di successo. Meticciato, multiculturalismo, connessioni p arlando dell’identità non poteva mancare una ri‑ flessione sul meticciato. Nell’attuale complessità culturale, viviamo immersi nella mescolanza, di cibi, tradizioni, modi di sentire e di agire - questi, tutti diver‑ si, si presentano simultaneamente all’interno di ogni città - tramutandoci in entità poliedriche. Rimescolanze che d’altro canto stimolano, di contro, la ricerca di identità e specificità precise. L’antropologo francese Jean Loup Amselle ha spiegato la sua idea di “meticciato origi‑ nale” a sottintendere così che non esistono popoli ibridi o creoli a seguito di migrazioni e colonizzazioni, ma tutti siamo meticci fin dalle origini. Non si tratta di incontri tra culture esotiche, afferma. Non esiste una identità così come non esiste una razza pura francese o ita‑ liana; siamo il risultato di continui incroci nella storia, di connessioni. Non possiamo quindi analizzare una singola società, ma una catena di società, l’una vicina all’altra. Con questo il professore intende sottolineare che ciascuna cultura ricorre a significati globali per definire significati locali. In Francia, ad esempio, il cuscus è diventato un piatto nazionale, si mangia la domenica al posto del pollo. Ecco che la cultura si trasforma e sviluppa diversi significati, in un reticolo più o meno largo. L’Onu e l’Unesco invitano i popoli cosiddetti autoctoni a pre‑ sentare le loro rivendicazioni collettive. Così gli indiani d’America rivendicano le loro terre, perché questo corrisponde ai loro interessi Comincia bene scegli la qualità ! economici e consente lo sfruttamento delle risorse del sottosuolo. Mentre altri americani rivendicano di essere meticci, di avere sangue indiano oppure il Dna africano, per affermare diritti economici e politici. Questo è l’effetto dell’attuale processo antropologico dominan‑ te. Al contrario, contro l’Onu e l’Unesco vi è l’universalismo: l’uomo e la biosfera. Non vi è un unico meticciato, afferma J. L. Amselle, esso è multiplo, diversificato e varia in maniera diversa in ciascuna società. La nostra identità è radiale, precedente alla colonizza‑ zione. Una cultura di migrazione atavica che si è protratta sempre nei secoli. In Francia ad esempio vivevano dei musulmani ancora prima della rivoluzione. Non esistono quindi culture ataviche nell’ottica del professore, ancor più oggi, dove la mescolanza e la connessione si alimentano attraverso gli spostamenti per lavoro e per turismo. Non vogliamo negare le diversità, infine afferma, ma ricordare che la nostra identità si posiziona in rapporto all’altro, colui che abbiamo di fronte e con il quale ci confrontiamo. PROSSIME PARTENZE: 10/17 luglio settimana a VIGO di FASSA Viaggio in pullman G.T. andata e ritorno - ottimo hotel 4*sup – pensione completa con bevande ai pasti – assicurazione – accompagnatore d’agenzia – Tutto compreso € 850,00 & I VIAGGI di PIERO Il tour operator esperto del turismo religioso c/o Centro Comunitario Via Montalbano, 758 - 51034 Casalguidi – (PT) SPECIALISTI IN PELLEGRINAGGI PER TERRA SANTA, LOURDES e FATIMA QUOTE SPECIALI PER PARROCCHIE E GRUPPI PRECOSTITUITI I migliori servizi ai migliori prezzi 20/27 luglio CAPONORD con Oslo e le isole Lofoten Trasferimenti per/da l’aeroporto in bus G.T. da Pistoia - voli di linea – ottimi hotels 3 e 4 stelle - pensione completa- visite come da programma con guida parlante italiano – accompagnatore d’agenzia – assicurazione – guida e borsa di viaggio – Tutto compreso € 2050,00 13/16 agosto ST MORITZ col trenino rosso Pullman g.t. da Pistoia – ottimo hotels 4* – pensione completa – accompagnatore d’agenzia – assicurazione – borsa di viaggio Tutto compreso € 635,00 10/15 settembre Pellegrinaggio a LOURDES Pullman g.t. da Pistoia – ottimo hotels vicinissimo ai santuari – pensione completa – lungo il percorso visita di Avignone e Carcassonne – assistente spirituale – assicurazione – libretto di preghiera – borsa di viaggio - Tutto compreso € 590,00 Per informazioni e prenotazioni: tel. 0573 527259 - fax 0573 528185 - www.santabona.com - [email protected] Vita La L’attualità di una cultura e di un impegno di Ernesto Preziosi R icorre il cen‑ tocinquante‑ simo dell’uni‑ tà nazionale realizzata in una stagione, quella risorgi‑ mentale, che per tante generazioni ha rappresentato una epopea in cui riconoscersi. Un anniversario che cade in un momento particolare, con un quadro sociale e politico carico di difficoltà, in cui alcuni accarezzano ipotesi federaliste che, se attuate in forma estrema, potrebbero minare l’unità conseguita. È singolare che i cattolici, così come è accaduto per altri temi, giunti in ritardo (la pagina risor‑ gimentale fu scritta “a scapito” di quel potere temporale della Chiesa ritenuto come condizione e garanzia dell’esercizio della potestà spiritua‑ le), si trovino oggi a difendere la dimensione unitaria, vista come opportunità solidale, da leggere peraltro in un contesto sempre più europeo e globale. Non è un caso che nei giorni scorsi il presidente della Cei abbia richiamato che “l’unità del Paese resta una conquista e un ancoraggio irrinunciabili: ogni auspicabile riforma condivisa, a partire da quella federali‑ i Il rapporto annuale Istat esamina la situazione nazionale rapportandola agli altri paesi europei e nel far questo pone un accento particolare alla situazione giovanile italiana. In tutta Europa i giovani sono la fascia sociale più colpita dall’at‑ tuale crisi internazionale, il tasso di disoccupazione giovanile è del 19,8%. Questa criticità si presenta in maniera ancor più grave in Italia, dove la struttura sociale tende a congelare le situazioni esistenti piuttosto che a ricercare soluzioni innovative. Il tasso di disoccupazione giovanile italiano è del 25,4%. Un giovane italiano su quattro cerca lavoro e non lo trova. Il dato ancor più preoccupante è che il 21,2% dei giovani italiani non studia, non lavora e non cerca un impiego. Sono i famosi “bamboccioni” che restano a casa coadiuvati da un welfare familiare ancora sostenuto, barcamenan‑ dosi con le pensioni dei nonni ed il sussidio dei genitori. La presa in carico di una vita propria, la realizzazione nel mondo del la‑ voro vengono rimandati a tempi migliori, se ci saranno. In inglese si chiamano Neet (not in educa‑ tion, employment or training) e rappresentano una generazione a forte rischio di esclusione. Altro dato rilevato dall’Istat, è la forte concentrazione tra padri e figli in termini di pagamento della crisi economica attuale. Il 28% dei padri che perdono il lavoro sono 13 GIUGNO 2010 dall’Italia n. 23 Unità d’Italia I cattolici e la casa comune sta, per essere un approdo giovevole, dovrà storicizzare il vincolo unitario e coerentemente farlo evolvere per il meglio di tutti”. Riflettere su questo anniver‑ sario può essere un’occasione per ripensare non tanto al modo in cui si è realizzata l’unificazione nazionale quanto a come è stata vissuta nella nostra storia per poter uscire dall’at‑ tuale fase di transizione, da quella galassia di schegge sempre più mo‑ lecolarizzate che descrive il nostro presente: con una cittadinanza debole dalle forti pulsioni individuali che si riconoscono anche nell’insorgere di localismi ancora più ingiustificati se si pensa al quadro europeo. Chiesa e associazionismo: un apporto originale nel “fare gli italiani”. Se l’Italia del Risorgimento è stata unita con le guerre di indipendenza, per “fare gli italiani” era necessario qualcosa di più duraturo e profondo: Giovani, lavoro, studio I numeri di oggi per l’Italia di domani di Marinella Sichi nel 5% più povero della popola‑ zione. La crisi colpisce di più le famiglie povere sia nei padri che nei figli. Anche l’Università italiana, per come è attualmente strutturata, non è in grado di rimediare alle necessità di innovazione e com‑ petitività. L’attuale welfare tiene in piedi studi universitari inutili, privi di qualsiasi sbocco lavorativo ade‑ guato. Basti pensare che nel 2009 i laureati in matematica sono stati poche centinaia, mentre in laure‑ ati in economia oltre quattromila. Una miriade di corsi, svolti in al‑ trettante sedi disperse sul territo‑ rio, in percorsi formativi creativi e interfacoltà, più simili a corsi liceali che corsi universitari; questi si affastellano e sembrano servire più ai professori che agli studenti. Anche il tirocinio all’estero, fortemente sostenuto dalle isti‑ tuzioni comunitarie europee, è una esperienza che deve essere scelta e valutata accuratamente, per non rimanere un costo netto per le famiglie. Talvolta le Univer‑ sità propongono aziende che accettano gli “stager” grazie al contributo che l’Ue versa loro; le aziende dal canto loro non provvedono ad un reale percorso di formazione e l’uni‑ versità non richiede allo studente, al rientro, di dichiarare det‑ tagliatamente le attività svolte. Se da un lato occorre ripar‑ tire da una scuola più selettiva, dove il merito e l’impegno venga attentamente valutato, dall’altro anche i con‑ corsi devono tener nella giusta considerazione il percorso di stu‑ dio. I concorsi in Italia tengono conto poco e male del curricu‑ lum accademico, spesso l’elenco degli esami sostenuti non è neppure richiesto. Nei criteri valutativi il percorso universita‑ rio di 5 anni vale al massimo 30 punti, mentre la prova scritta di un solo giorno vale anch’essa 30 punti e la prova orale altrettanto. È quindi evidente che l’impegno degli studenti durante l’università sia relativo. Tutti sono convinti che solo un favore, un privilegio concesso, sia l’unica possibilità di inserimento nel mondo lavo‑ rativo e che sia meglio scansare le materie ed i professori più impegnativi. Sono giovani spesso rassegnati ad un ruolo di comparse, con‑ sapevoli di non poter ancora soppiantare la generazione degli attuali sessantenni. Questi ultimi sono gli inamovibili protagonisti della scena politica-culturale e sociale italiana degli ultimi 40 anni. Se consideriamo che nel 2040 ogni ragazzo da 0 a 14 anni dovrebbe sostenere due pensionati e mezzo, corriamo se‑ riamente il rischio che scatti una molla di reazione molto forte verso le generazioni più anziane. In un paese, nel frattempo, cultu‑ ralmente impoverito. 13 una cultura condivisa. Possiamo così ripercorrere la storia del Paese cer‑ cando di riconoscere quella traccia che la Chiesa, ma anche il movimen‑ to cattolico organizzato, vi hanno lasciato, contribuendo a formare la coscienza civile degli italiani. È storia in gran parte non scritta. Quale è stato il ruolo dei cattolici in questi decenni, da estranei a sem‑ pre più coinvolti, da protagonisti nella sintesi costituzionale del secondo dopoguerra fino alla attuale difficoltà, culturale prima che politica, di offrire una elaborazione capace di orientare il Paese? Guardando alla storia vi è, intan‑ to, da riconoscere, sul piano della funzione culturale e civile e dell’as‑ sociazionismo, che la situazione è profondamente modificata. Pure in questo caso si può riconoscere all’associazionismo il ruolo avuto nell’unificare persone di Regioni di‑ verse affratellate da un unico sentire “dalle Alpi nevose all’Isola ardente”, come cantava una canzone della Gioventù femminile. Una funzione che dispiegava i suoi effetti ben oltre l’associazionismo e che, a ben vedere, costituisce un indubbio debito di riconoscenza per l’intero Paese. Come non riconoscere poi, in sede storiografica, il ruolo del partito di ispirazione cristiana che nel secondo dopoguerra ha tenuto insieme il Paese evitando le spinte disgregative, non solo tra Nord e Sud ma anche tra diverse culture, armonizzando in una positiva laicità dello Stato lo stesso rapporto con la Chiesa cattolica? Erano quelli i tempi della repubblica dei partiti i quali erano, appunto, chiamati a svolgere una funzione di sintesi; la situazione attuale è ben diversa e non lascia illusioni circa la tensione unitiva che essi possono esercitare. A metà degli anni Settanta, quan‑ do l’Azione Cattolica cercava di superare il rischio del dissolvimento, una lettera della Cei la invitava a divenire “movimento di opinione e di azione”. L’indicazione non contrav‑ veniva alla scelta religiosa, semmai la completava e indicava una direzione in piena linea con la storia integrale dell’associazione. Una storia non a caso nata a ridosso dell’evento unita‑ rio, di quella proclamazione avvenuta a Torino il 17 marzo 1861. Nell’ora presente. Il centocin‑ quantesimo non è, dunque, solo o tanto un’occasione per una riflessio‑ ne storiografica. Riguarda il presente. In che misura l’azione formativa dell’associazionismo è ancora un valore nel costruire un senso di cit‑ tadinanza che faccia amare e sentire casa comune il Paese che si abita, senza per questo dimenticare una corretta apertura internazionale, un atteggiamento inclusivo e proteso a valorizzare la multiculturalità? Quale apporto possono offrire i cattolici al Paese? Se sono superati i grandi pro‑ blemi dell’analfabetismo, del divario sociale, della divaricazione città/cam‑ pagna sappiamo che l’agenda politica del Paese presenta non pochi snodi. Ciò che più può offrire il creden‑ te alla vita di tutti è un contributo di speranza per il bene comune, è un apporto al disegno di nuovi oriz‑ zonti che consentano la convivenza pacifica, lo sviluppo della qualità della vita, l’inclusione di nuovi segmenti della popolazione mantenendo alta la tensione verso la giustizia. 14 dall’Italia S iamo nell’ultima set‑ timana di scuola, in attesa che cali il si‑ pario – salvo l’appen‑ dice degli esami – su un altro anno difficile e che si chiude, una volta di più, con l’ennesima polemica sui tagli, sulle insufficienti risorse economiche. Fortunatamente la scuola “in classe” vive di ritmi ed esperienze di‑ versi da quelli della scuola sui giornali e nei palazzi. E questo ha senz’altro reso possibile anche quest’anno quella intensa ricchezza di relazioni e di esperienze che sostanzia la vita scolastica e i processi di crescita di tantissimi nostri bambini e bambine, ragazzi e ragazze. Una ricchezza alimentata dalla passione educativa e dalla professionalità della gran parte di quanti operano nel mondo scolastico, in silenzio, fuori dal cono dei riflettori. Non di rado accettando sacrifici personali anche significativi. Una ricchezza che continua a farci guardare alla scuola e ai suoi mec‑ canismi con fiducia. Pur consapevoli che il continuo processo di erosione di risorse e di reale attenzione alle esigenze della scuola non può che peggiorare ogni anno la situazione. Sarà provocatorio, ma il caso del preside di Putignano che chiede soldi alle famiglie per pagare le indennità dei commissari di maturità fa pensa‑ re. Un preside che fa politica? Forse. Il ministero è intervenuto definendo la vicenda “totalmente infondata e pretestuosa”. Ma in quanti casi, meno eclatanti, i genitori sono chiamati, in forma volontaria, a sostenere spese per la dotazione scolastica: dalle materne alle superiori? Arrabbiarsi non serve e il meccanismo dei crediti vantati dall’amministrazione centrale l a nuova Giunta regio‑ nale della Toscana è al lavoro da circa due mesi. Una giunta, come l’ha definita il nuovo presidente Enrico Ros‑ si, “rosa, leggera e plu‑ rale”, composta da cinque donne e cinque uomini. È ancora presto per giudicare il lavoro. Ma cosa si aspettano le associazioni sociali e di categoria da questa nuova squadra? Lo abbiamo chiesto ad alcuni dei responsabili regionali. Fattore umano. Il presidente delle Acli regionali, Federico Barni, punta innanzitutto sul lavoro: “Chiedo a Rossi d’investire in nuove tecnologie, ma sopratutto rivalutare il fattore umano, agen‑ do con particolare attenzione al modello toscano della forma‑ zione che sembra non essere particolarmente efficiente; è importante rivitalizzare il giusto interesse per il manifatturiero, in particolare con progetti che valo‑ rizzino il ‘marchio Toscana’ sino‑ nimo di qualità e di rapporto tra prodotti e territorio”. In secondo luogo la famiglia. “Chiedo poi - continua Barni - segnali chiari di valorizzazione della famiglia come elemento fondante del welfare toscano accompagnata anche dal privato sociale”. Collegato a questo c’è il problema della casa: “È necessario intervenire nelle aree metropolitane dove i n. 23 Scuola Il taglio non basta è un problema reale. Fa poi impres‑ sione leggere i risultati dell’analisi di “Tuttoscuola” sulla manovra fi‑ nanziaria e sulle conseguenze sugli stipendi del personale del comparto. L’attentissimo e qualificato osser‑ vatorio parla di “profonda iniquità” e poi riassume così: “Una sorta di regola di Robin Hood rovesciata: togliere di più a chi ha di meno (insegnanti e personale ATA: tra 11 e 15% di minori entrate rispetto a quelle contrattualmente definite per il prossimo triennio per circa metà del personale), salvaguardando nella sostanza chi ha di più, dai dirigenti dell’amministrazione (meno 2,5% in media) ai direttori generali e ai sottosegretari (meno 6%)”. Vogliamo aggiungere a questo quadro desolante le ultime dichiara‑ zioni del ministro Calderoli sui premi alla Nazionale di calcio e sui tagli da operare in quel mondo di lusso? Regione Toscana Lavoro, famiglia e vita Le priorità indicate dalle associazioni alla nuova Giunta di Simone Pitossi costi delle abitazioni e degli affitti sono insostenibili specialmente per le categorie con più difficoltà economiche”. Infine le politiche sociali: “Più attenzione per le fasce più deboli e, in particolare, maggiori investimenti nel campo della disabilità e per anziani non autosufficienti”. Ancora presto. A Diva Gonfian‑ tini, presidente regionale Mcl (Movimento cristiano lavoratori), sembra “prematuro dare un giu‑ dizio sulla nuova Giunta regionale: siamo abituati a valutare le azioni e i provvedimenti piuttosto che le persone”. “La Toscana, come del resto tutto il Paese - sottolinea -, non può più assistere a sterili dibattiti ideologici e a battaglie di retroguardia, mentre la crisi economica continua a provocare povertà e disagi; il lavoro rappre‑ senta dunque una priorità sulla quale intervenire con decisione: tanti ragazzi attendono ancora il loro primo impiego, tanti amici lo hanno perso e non sanno più come fare”. Questa è “l’emergen‑ za, su questo auspichiamo si trovi una larga convergenza, al di là del‑ le maggioranze politiche, perché si possa trovare una via d’uscita; l’esperienza ci ha dimostrato che il dialogo, e non lo scontro, il confronto, e non la rissa, aiutano a trovare la soluzione”. E poi Gon‑ fiantini indica nella “tutela della famiglia e nel rispetto della vita due stelle polari che tutti dovreb‑ bero seguire, a maggior ragione quelli che da politici vantano una formazione cattolica”. “La pillola Ru486 - spiega - non rappresenta certamente un segno di moder‑ nità; una società moderna si deve porre come obiettivo la creazione della possibilità di accogliere i bambini e non di eliminarli, di farli crescere bene, di fornire loro Vita La 13 GIUGNO 2010 Per uscire da una crisi non solo economica Università diAlberto Campoleone P Si potrebbe anche concordare, se non fosse che il richiamo viene da una classe politica che alla parola tagli su se stessa è profondamente allergica. Se ne discute sui giornali, ad esempio, proprio in questi giorni di manovra, il tema è così chiaro e noto a tutti che non vale nemmeno la pena di fare esempi. L’uscita di Calderoli pare più che altro un’en‑ trata da cartellino giallo e sotto i riflettori, una volta di più, mette le contraddizioni di un Paese ricco di “caste”. L’Italia attraversa un momento davvero difficile. Dal punto di vista economico, certo, ma forse anche per quanto riguarda lo stesso patto sociale che lega le persone. Una crisi che non sfugge a chi, come la Chiesa, parla da tempo di emergen‑ za educativa, della necessità di un nuovo “innamoramento” dell’es‑ sere italiani. Da questa crisi non si esce con la demagogia, ma con una politica – e con politici – responsa‑ bile, che riscopra non solo a parole un’esigenza etica di giustizia, che sappia dare anche esempi virtuosi. Si esce, certo, anche con manovre finanziarie necessarie e oculate, ma eque. E che in particolare, per quanto riguarda la scuola, ricordino che è questo un terreno fecondo per costruire il futuro. Tagliare gli sprechi, certo. Limare le spese. Ma serve un’ottica di sviluppo che or‑ mai da tempo proprio non si vede. una scuola all’altezza e servizi di qualità”. Luci e ombre. Un giudizio po‑ sitivo sui primi passi del nuovo presidente della Regione arriva dal segretario generale aggiunto della Cisl toscana, Ciro Recce: “L’unificazione in un unico as‑ sessorato delle competenze su attività produttive, lavoro e formazione, come auspicavamo da tempo, è una scelta positi‑ va che consentirà alla Regione d’intervenire in modo più effi‑ cace per fronteggiare la crisi e costruire percorsi per uscirne”. Per Recce, l’accorpamento delle competenze “consentirà un’ef‑ fettiva sinergia su questi temi così strettamente collegati”. Con lo spacchettamento della casa dall’assessorato all’urbanistica della Regione Toscana e il suo accorpamento col welfare, “si fa solo mera assistenza”: lo dice Carlo Sarri, presidente uscente di Confcooperative Federabitazione Toscana. “Scorporare i due setto‑ ri secondo noi è molto riduttivo - spiega - non solo per eventuali nuove costruzioni, ma anche nei piani di recupero: senza l’impron‑ ta dell’urbanistica si fa solo mera assistenza”. “Aspettiamo questa Giunta alla prova dei fatti - con‑ clude -, il bisogno delle famiglie che noi associamo è quello di avere risposte concrete”. Passi per migliorare er l’Istituto Bachelet, organo dell’Azione Cattolica per lo studio dei problemi sociali e politici, il tema della riforma del sistema universitario italiano è “centrale nel confronto sulle riforme del nostro Paese”, così come sottoli‑ neato nel documento preparatorio per la 46ª Settimana Sociale dei cattolici italiani, in programma a Reggio Calabria dal 14 al 17 ottobre 2010. Dall’autonomia universitaria al sistema di reclu‑ tamento, allo status giuridico dei professori, al valore legale dei titoli di studio, al funzionamento degli ordini professionali e agli incentivi fiscali: questi, si legge nel dossier, i principali “nodi” su cui riflettere, e nei confronti dei quali “è arduo immaginare che l’uso di un solo strumento possa generare effetti risolutivi”. Di qui la necessità, come auspicato nel documento preparatorio alla Settimana So‑ ciale, di “combinare soluzioni” diverse che “responsabilizzino la società nelle sue varie articolazioni rispetto al bene comune dell’innal‑ zamento delle competenze delle nuove generazioni”. Il testo attuale della proposta Gel‑ mini, si legge nel dossier, presenta “in molti punti, secondo alcuni studiosi, possibili rischi e criticità”. Il primo e più evidente rischio nasce dal fatto che “un piano di reclutamento volto a portare a regime in un quinquennio l’orga‑ nico della docenza universitaria può funzionare soltanto se, in riferimento allo stesso arco di tempo, viene definito un effettivo piano finanziario che assicuri al sistema le risorse necessarie alla realizzazione dell’obiettivo prin‑ cipale”. Quanto alle procedure di reclutamento, è opportuno che “il legislatore predisponga un sistema di regole più chiare, soprattutto con riferimento al tema della for‑ mazione tanto delle commissioni nazionali che di quelle locali”. La mobilità accademica “va assoluta‑ mente favorita e incentivata”, ma con un metodo non legato al puro “vincolo quantitativo”. Per l’Istituto Bachelet, inoltre, nel ddl Gelmini “sembra restare irrisolto uno dei problemi più delicati del sistema università/lavoro: quello legato alla prevenzione di una proliferazione indiscriminata del precariato, con la moltiplicazione “delle attuali numerose forme spurie di collabo‑ razione più o meno occasionali e/o a progetto - da contratti di durata e reddito minimi, a forme di inse‑ gnamento talvolta persino gratuite - che saranno, come purtroppo insegna la prassi, utilizzate per ag‑ girare i già poco chiari vincoli sulla durata degli assegni e dei contratti a tempo indeterminato”. Nel ddl, lamenta l’Osservatorio, “non viene, infine, affrontata sufficientemente la questione della sostenibilità economica complessiva del siste‑ ma, con riferimento, in particolare, all’età media di pensionamento dei docenti di prima e seconda fascia, oggi tra le più alte del mondo”. Vita La 13 GIUGNO 2010 dall’estero n. 23 Neanche Obama rinuncia all’opzione nucleare L’ a c ‑ c o r‑ d o Stati Uni‑ t i Rus‑ sia sui limiti all’armamento nucleare strategico, con un tetto di 1.550 testate e 700 vettori, non cambia il panora‑ ma internazionale e, secondo numerosi esperti, il ruolo delle armi nucleari non verrà modificato in maniera signi‑ ficativa. “Le proposte di rinunciare al nucleare sono state spesso scartate, come sogni ingenui di anime pie che nulla sanno della dura realtà della politica internazionale”, scrive Selig Harrison, direttore del Cen‑ tro di politica internazionale per l?Asia a Washington. Lo scorso anno a Praga, il presidente degli Stati Uniti, Barak Obama, aveva dichiara‑ to: “Ridurremo il ruolo che le armi nucleari occupano nella nostra strategia di difesa na‑ zionale”. Un pratica, la nuova dottrina implicava la rinuncia degli Stati Uniti all’impiego delle armi nucleari offensive, come hanno già fatto Cina e India e come promesso dall’amministrazione Clinton nel controverso accordo del 1994 con la Corea del Nord, accordo poi abrogato da Gorge Bush. Fonti del Pentagono spie‑ gano quindi oggi che, ad esem‑ n on si può proprio dire che questo sia un periodo mol‑ to fortunato e favorevole per la politica israeliana. Per quanto ci preoccupi l’idea di uno Stato ebraico messo all’angolo, sembra che il governo israeliano non faccia quasi nulla per evitare questa eventualità. Messo sotto accusa da un’inchiesta Onu per il duro intervento militare a Gaza dell’anno scorso, in rotta anche con la Casa Bianca per l’ostinazione nel voler continuare a creare colonie nei territori occu‑ pati, preso di mira da una decisione dell’assemblea dell’Onu di questi gior‑ ni che chiede un Medio Oriente denuclearizzato anche dalle atomiche israe‑ liane, il governo di Gerusa‑ lemme rischia sempre più un isolamento pericoloso per lui stesso prima che per l’intero quadro medio‑ rientale. Questo è, inoltre, un pe‑ Alle forti resistenze dei ‘falchi’ del Pentagono si accompagna un forte nucleo di deputati giapponesi di Angela Carusone pio, “le armi nucleari devono dissuadere ed essere una risposta all’utilizzo di armi di distruzione di massa, contro gli Stati Uniti o i suoi alleati”, senza distinzione tra armi nu‑ cleari, biologiche e chimiche. E la Casa Bianca “oggi cerca una formulazione sufficien‑ temente ambigua – spiega Harrison – da suggerire una riduzione delle armi nucleari, come promesso a Praga, senza però escludere la possibilità di ricorrere all’uso della forza”. C’è da tener presente, infatti, che dopo il discorso di Praga una delegazione di influenti esponenti del mini‑ stero della Difesa giapponese ha cominciato a far pressione su governo e Congresso ame‑ ricani avvertendo che Tokyo svilupperà le proprie armi nucleari qualora gli Stati Uniti escludessero l’intervento con‑ tro Cina e Corea del Nord, e non dispiegassero delle forze nucleari sufficienti: tanto i duri del pentagono quanto quelli di Tokyo – spiegano gli osserva‑ tori – vogliono che l’ombrello atomico si basi su un concetto di ‘dissuasione estesa’; le forze americane risponderebbero con armi nucleari in caso di qualsiasi attacco, sia esso condotto con l’uso di vettori nucleari, chimici, biologici o convenzionali. Molti del ‘falchi’ di Wa‑ shington, che privilegiano una dissuasione estesa, si propongono inoltre come so‑ stenitori di una forza nucleare giapponese indipendente e si contrappongono volentieri all’amministrazione Obama per rafforzare la propria po‑ sizione. “Nessun guerrafon‑ daio di Washington – avverte Harrison – prende sul serio il ministro degli esteri giappone‑ se Okada Katsuya, secondo il quale i Paesi che dichiarano la volontà di utilizzare le armi nucleari non hanno il diritto di parlare di non-proliferazione nucleare, o il suo collega te‑ desco Guido Westerwelle, che ha più volte chiesto il ritiro delle armi nucleari tattiche dal territorio della Germania”. Secondo Hans Kristensen, membro della Federazione degli scienziati americani, nella basi militari tedesche gli Stati Uniti conservano tra le 10 e le 20 bombe nucleari B61 a caduta libera: e, tra Germania, Belgio, Italia, Olanda e Turchia posseggono tra le 150 e le 240 testate nucleari. L a r i c e rc a d a p a r t e dell’amministrazione Obama di una riduzione, nel qua‑ dro dell’accordo Start, del numero delle testate nucle‑ ari strategiche (tra 1.500 e 1.650 contro le attuali 2.200) ha deluso i sostenitori del disarmo: in effetti, la Russia ha fatto sapere di essere pronta a scendere fino a 1.000 per ridimensionare il bilancio destinato alla difesa, e a Washington sono in molti a credere che questo por‑ terebbe a un buon livello di sicurezza. Semmai, agli occhi degli esperti, più importante della questione delle testate nucleari è il modo in cui sarà ripartito il taglio tra bom‑ bardieri strategici e missili di terra e di mare. Sull’altro fronte, poi, ci sono i membri del Congresso, alleati con i ‘falchi’ del pen‑ tagono, che sono scontenti delle riduzioni previste e hanno minacciato di ritardare la ratifica dell’accordo Start se non ottengono l’approva‑ zione del progetto di legge sulla modernizzazione delle armi nucleari. E hanno scrit‑ to: “Noi non crediamo che le nuove riduzioni previste dal programma Star siamo nell’interesse della sicurezza nazionale degli Stati Uniti in mancanza di un importante programma di modernizza‑ zione della nostra forza di dissuasione nucleare”. Mentre Gaza Perché Israele? Una violenza che ha sconcertato e irritato di Romanello Cantini riodo in cui Israele può meno che in passato, e fortunatamente per lui, assumere il ruolo di vittima. Nonostante l’immutata intransigenza teorica di Hamas e le parole minac‑ ciose che gli integralisti non si risparmiano mai, di fatto sono ormai anni che Israele non è più bersaglio di attentati terroristici di massa. Anzi, come un fiore quasi miracoloso sbocciato nella sabbia, per la prima volta in quasi mezzo secolo di lotta i palestinesi comin‑ ciano ad impugnare armi non violente, addirittura di marca gandhiana, come il boicottaggio dei prodotti ebraici, abbandonando per‑ fino quella guerriglia a bas‑ sa intensità in cui finora si rispondeva con i sassi ai gas lacrimogeni. Ed è sorpren‑ dente che Israele non solo non sappia approfittare di questo nuovo clima in cui il sangue è cancellato dalla lotta, ma cada addirittura nella trappola illustrata e voluta da tutti i teorici del‑ la non-violenza, per cui l’av‑ versario si scredita e perde consensi e alleati quando risponde alla non-violenza con la violenza. Di stile non-violento e cre‑ ative, come in genere tutte le invenzioni della resisten‑ za passiva, sono state anche le iniziative prese dall’ester‑ no per richiamare l’atten‑ zione sull’embargo a cui è soggetta la zona di Gaza, come il campionato di cal‑ cio organizzato da un’agen‑ zia dell’Onu per compen‑ sare i palestinesi della loro impossibilità a partecipare ai Mondiali in Sudafrica, o come la provocazione di personaggi famosi che hanno cercato di entrare a Gaza. Anche in questo caso il governo israeliano si è giocato la propria popola‑ rità impedendo l’accesso a personaggi inoffensivi ma celebri come il vescovo anglicano Desmond Tutu e, più recentemente, il linguista americano Noam Chomsky. Ora siamo ar‑ rivati al fatto gravissimo dell’assalto, con morti e feriti, ad una nave turca che faceva parte della flottiglia partita da quaranta Paesi diversi con circa settecento volontari a bordo, fra cui parlamentari europei e militanti di organizzazioni umanitarie, con l’intenzione di portare a Gaza cibo e medicinali. L’inchiesta che tutti chiedono, dall’Onu all’Europa, allo stesso Stato italiano, riuscirà forse a fare maggiore luce sulla vicen‑ 15 Dal mondo Fumo in Cina Il ministro della salute di Pechino si sta impegnando nell’opera di attuazione della convenzione siglata con l’Organizzazione mon‑ diale della sanità (Oms) al principio del 2005: egli in‑ tende procedere stabilen‑ do il divieto di fumo nei lo‑ cali pubblici, in Cina, entro il 2011. Il provvedimento interesserà, primi fra tutti, i dipendenti delle agenzie sanitarie e degli ospedali, per i quali collaboratori il divieto entrerà in vigore fra settembre e l’inizio del prossimo anno. Intanto, il dicastero della salute ha già vietato il fumo nei propri uffici, una disposizione che avrà progressiva estensione in altri ambiti. la National nuclear security administration (Nnsa) insiste sulla “capacità di costruire nuove testate nucleari” e ha presentato un piano destinato allo sviluppo delle capacità di lavorazione del plutonio. “Finora il piano della Nnsa non è stato presentato al Congresso – rileva Harrison – ma il semplice fatto di esistere dà un’idea dell’importanza degli interessi a cui Obama dovrà far fronte se cercherà di concretizzare il suo piano di disarmo nucleare”. da. Sull’ostilità crescente dell’opinione pubblica e dello stesso governo turco verso Israele ci sono po‑ chi dubbi. E tuttavia è già innegabile che sono stati aggrediti e uccisi dei civili le cui intenzioni erano cer‑ tamente provocatorie, ma altrettanto sicuramente pa‑ cifiche. Per i metodi e per lo spirito non-violento, al di là delle intenzioni perso‑ nali che nessuno può psi‑ canalizzare, l’iniziativa della “Freedom Flotilla” ricorda molto da vicino l’iniziativa dei “Freedom riders” con cui i seguaci di Luther King quasi mezzo secolo fa cer‑ cavano di forzare i luoghi della segregazione nel Sud degli Stati Uniti. Ed è grave che uno Stato che si vanta di essere l’unico paladino dei diritti umani fra i Paesi del Medio Oriente e che ha fra i suoi miti fondatori quello della nave “Exodus”, bloccata in mare con il suo carico di civili, non sappia oggi distinguere un pesche‑ reccio che porta roba da mettere sotto i denti da un incrociatore. Fame nel mondo La Fao, organizzazione Onu che combatte la fame nel mondo, lancia on‑line la petizione rivolta ai cittadini del mondo perché manife‑ stino indignazione davanti al miliardo di persone che soffrono la fame; è appello indirizzato pure ai governi, perché l’eliminazione della fame costituisca priorità fra le loro azioni. Il progetto “I billionhungry” (www. Ibillionhungry.org), presen‑ tato nella sede dell’agenzia dell’Onu, invita a dire “ba‑ sta!” alla fame. L’iniziativa ha trovato sostegno nell’at‑ tore inglese Jeremy Irons (che ha preparato un video promozionale), nell’atleta olimpico Carl Lewis, nel calciatore Patrick Vieira. Imam francesi Il governo francese prova ad imbastire un dialogo con il mondo islamìco isti‑ tuendo corsi di studi per la creazione della figura dell’imam. Per divenire ministri di culto islamico si potrà accedere a cor‑ si specifici predisposti nelle università statali di Aix‑Marseille e di Rennes, atenei dove è previsto si diplomino ‑ fin dal pros‑ simo anno ‑ cinquanta imam. L’annuncio è stato presentato dal ministro per l’immigrazione, Eric Besson, in occasione della visita compiuta all’Institut catho‑ lique di Parigi dove, già dal 2008, hanno sviluppo cicli di studi su religione e laici‑ tà, aperti agli imam francesi del futuro. 16 musica e spettacolo E astwoodattore ha acchiappa‑ to la glo‑ ria quasi subito con l a t r i ade leoniana del “dollaro”, poco oltre la trentina, bello, bar‑ buto, sguardo penetrante, ma come autore -prima della retrospettiva che gli dedicò la Cinematheque Francoise nel 1984- ha aspettato molto prima di essere riconosciuto dalla critica. Oggi ogni suo film viene salutato come un capolavoro, anche quando capolavori non sono, come nel caso dell’ultimo “Invictus”, storia comunque parteci‑ pe di Nelson Mandela che vide nel rugby un mezzo di cementazione sociale del Su‑ dafrica; oppure “Changeling”, del resto bel film su un terri‑ bile rapimento di un bambino nell’America degli Anni Venti; oppure il caso -stavolta si trat‑ ta di riabilitazione di un film di molti anni fa- di “Bird”, film intenso ma non capolavoro, sulla triste storia di Charlie Parker, immenso altosassofo‑ nista jazz (Clint ha omaggiato invece il pianista Erroll Garner, inserendo “Misty” in “Brivido nella notte”, suo primo lavoro da regista).A volte, invece, capi d’opera i suoi film lo sono sul serio:“Gran Torino”, nella sua secca morale antiretorica, nel‑ la sua millimetrica perfezione narrativa, è un risultato ec‑ c i siamo finalmen‑ te. Dopo 80 anni dalla sua prima edizione, quindi con colpe‑ vole ritardo, la Coppa del Mondo di calcio approda in Africa. L’11 giugno in Su‑ dafrica comincia una delle pagine più emozionanti di questa competizione, che vede, nonostante tutte le cassandre in circolazione, ancora l’Italia come cam‑ pione uscente e una costel‑ lazione di grandi outsider. Ci sono infatti tante papa‑ bili, ma a differenza di altre edizioni dove il Brasile di Pelè o l’Argentina di Mara‑ dona o la padrona di casa di turno la facevano da padrona, manca la favorita assoluta. Certo il Brasile gode del miglior credito, la Spagna è la vera speranza europea, l’Inghilterra ha in Capello uno straordinario motivatore, l’Argentina ha un gruppo di singoli che non ha eguali sul pianeta, eppure la superfavorita non esiste. Ecco perché dobbiamo pur lasciare qualche credito agli azzurri di Lippi, anche perché, se ci pensiamo un attimo, viste le premesse tecniche e il ciclone Calciopoli, per l’Italia sembrava più arduo vincere Germania 2006 che Sudafrica 2010. n. 23 80 anni gloriosi Clint Eastwood il classico di Francesco Sgarano cellente, “Million dollar baby” riflette su temi scottanti come l’eutanasia con una sensibilità fuori dagli schemi usuali. In altre circostanze, ancora, le fatiche del Clint-regista hanno raggiunto ottimi livelli -come l’anch’esso angoscioso e rag‑ gelante “Mystic river”, dove un terzetto d’attori memorabile (Kevin Bacon, Tim Robbins e Sean Penn -quest’ultimi Oscar come non protagonista e protagonista) lo ha servito al meglio, e pazienza -devono essersi detti Robbins e Penn, ferventi sostenitori democra‑ tici- se Clint è repubblicano.A mio parere il pregio enorme di Eastwood-.regista è quello di aver sbagliato raramente un film, di essersi dimostrato capace di validi prodotti anche quand’erano puro intratte‑ nimento: “Debito di sangue”, a fianco di uno psicolabile Jeff Daniels, è godibilissimo, “Potere assoluto” mescola sapientemente i loschi affari nelle stanze del potere con un tenero rapporto figlia-padre, quest’ultimo ladro profes‑ sionista; “I ponti di Madison County” è diventato un cult (soprattutto per il pubblico femminile), impreziosito da una Meryl Streep che nella versione originale parla con un accento italiano, perduto ovviamente nel doppiaggio. All’inizio degli anni ‘90 -poco prima de “Nel centro del mirino”, eccellente trhiller in cui è spalleggiato da John Malkovich- Clint firmò quello che per me resta uno dei suoi esiti più degni di nota -e non è “Gli spietati”, western mo‑ nocorde osannato da troppe parti- bensì “Un mondo per‑ fetto”, ambientato al tempo dei tragici fatti di Dallas nel ‘63, commovente storia di amicizia tra un galeotto eva‑ so di prigione e un bambino nel frattempo divenuto suo ostaggio. Il miglior Kevin Co‑ stner di sempre. Tuttavia -e ho tanto l’im‑ pressione che non sarò con‑ diviso da molti- continuo a preferire strenuamente il Clint-attore al pur ormai Un’occasione d’oro Sudafrica, comincia il sogno mondiale di Leo Gabbi ca, se ne andrebbe per la seconda volta da vincitore (salvo poi essere richiama‑ to come dopo la parentesi Donadoni)? I nostri non lanciano proclami, ma si vede che gonfiano il petto: sanno di essere sottovalutati se non proprio sbertucciati dai pronostici e preparano l’en‑ nesima rivincita. Ogni volta che li abbiamo dati per spacciati sono rinati dalle loro ceneri (vedi Spagna 1982 e appunto Germania 2006); quando invece erava‑ mo strafavoriti sono state lacrime amare (leggi Inghil‑ terra 1966, Germania 1974 e Italia 1990). Partiamo senza veri fuoriclasse: fuori Totti e Del Piero, scartati per ragioni più ambientalcomportamentali che tec‑ niche Cassano, Balotelli e Miccoli, ci affidiamo ancora alle prodezze di Buffon, sperando che Cannavaro, per un mese soltanto, torni il Mandrake di 4 anni fa, e che l’“animus pugnandi” dei vari De Rossi, Marchi‑ sio e Gattuso, la cinghia di capacissimo autore. E’ la sua recitazione spoglia, incisiva, modulata per sottrazione -come quella dei Bogart e dei Mitchum- che mi affascina sempre e comunque, che ha dato una marcia in più a film come “Fuga da Alcatraz”, im‑ prescindibile titolo del filone carcerario oppure a “La notte brava del soldato Jonathan”, allucinante episodio di un caporale nordista che, duran‑ te la Guerra di Secessione, resta vittima della gelosia e della follia vendicativa delle donne che abitano in un col‑ legio femminile. Tutti e due capolavori di Don Siegel (cui è dedicato -con Sergio- “Gli spietati), direttore di Clint in almeno un altro paio di titoli fondamentali: il poliziesco metropolitano “L’uomo dalla cravatta di cuoio” e il reazio‑ nario “Ispettore Callaghan”: il caso Scorpio è tuo”, lavoro che ha avuto non pochi sequel. E non dimentichiamoci del bell’esordio di Cimino, “Una calibro 20 per lo specialista”, in cui Clint tiene a bada il gio‑ vane e già bravo Jeff Bridges. Leggendo “Film TV” di questa settimana ho letto -tra sorrisi sconsolati e un fastidio non troppo sotterra‑ neo- che solo uno dei molti critici della rivista ha scelto come “Film del cuore” uno di quelli diretti da Sergio Leone. Questi santoni della critica sempre vanamente impegnati in letture decostruzioniste e parafilosofiche dei film d’au‑ tore- sappiano che Eastwood rimane nella storia del cinema proprio per quegli impegni tenuti con Leone. Gli sono bastati un sigaro, un poncho, una Colt e un cavallo per farsi ricordare dai posteri. Sede centrale Via IV Novembre, 108 Vignole di Quarrata (Pistoia) Tel. 0573 70701 - Fax 0573 717591 Indirizzo internet: www.bccvignole.it Le nostre agenzie: Vignole, Quarrata, Santonuovo (Quarrata), Agliana, Spedalino (Agliana), San Giusto (Prato) San Paolo (Prato), Galciana (Prato), Lamporecchio, Sovigliana (Vinci), Ponte a Elsa (Empoli) I nostri ATM: Sport Quindi coraggio: siamo noi i campioni del mondo ed abbiamo pure la squadra di club (l’Inter) che ha appena trionfato sul tetto d’Europa (pur avendo solo un paio di giocatori italiani). Fatta questa doverosa premessa, è anche neces‑ sario dire che il Belpaese è appena uscito con le ossa rotte dal ballottaggio di Euro 2016, annichilito non soltanto da una rivale storica come la Francia, ma anche dalla Turchia; mentre i bookmakers sembrano ignorare i Lippi-boys rele‑ gandoli nelle quote di re‑ trovia per la vittoria finale. E mentre i nostri ragazzi prendono confidenza con il bunker di Pretoria dopo il ritiro in quota del Sestriere, in patria già si comincia a studiare come sarà l’Italia di Prandelli, con tutto quel che ne consegue. Strano Mondiale questo, con il Marcello nazionale, ct cam‑ pione del mondo, che va a giocarsela sapendo già che è pronto il suo sostituto. E se vincesse anche in Afri‑ Vita La 13 GIUGNO 2010 trasmissione della squadra, ispirino lo strepitoso Di Natale di quest’anno e uno tra i vari punteros Pazzini, Gilardino e Iaquinta. Per il resto occorrerà capire quanto il fattore Africa, riuscirà a compenetrare una manifestazione che in passato si dimostrò imper‑ meabile anche ai regimi più odiosi (vedi Italia 1934 e Argentina 1978). Ci auguriamo invece che il nuovo corso ispirato da Mandela, che anche nello sport ha già trasformato in leggenda la squadra di rugby del Sudafrica, riesca a riportare il calcio nella dimensione primordiale, d’incontro tra i popoli e di mezzo per combattere ogni forma di sopraffazione, prima di tutte il razzismo. Solo in questo caso avrà avuto un senso portare qui lo sport più popolare del pianeta, altrimenti saranno solo e soltanto questioni di tattiche e di albo d’oro, di ricchi sponsor e di strapo‑ tere televisivo: francamente un po’ poco. La Querce (Prato) San Baronto (Lamporecchio) Banca di Credito Cooperativo di Vignole Sostieni Insieme per scelta, dal 1904. LaVita Abbonamento 2010 Abbonamento 2009-2010 Sostenitore 2010 Amico 2010 euro 42,00 euro 75,00 euro 65,00 euro 110,00 c/c postale 1 1 0 4 4 5 1 8 I vecchi abbonati possono effettuare il bollettino postale prein‑ testato, e chi non l’avesse ricevuto può richiederlo al numero 0573.308372 (c/c n. 11044518) intestato a Settimanale Cattolico Toscano La Vita Via Puccini, 38 Pistoia. Gli abbonamenti si possono rinnovare anche presso Graficamente in via Puccini 46 Pistoia in orario di ufficio. LaVita Settimanale cattolico toscano Direttore responsabile: Giordano Frosini STAMPA: Tipografia Artigiana Pistoia IMPIANTI: Palmieri e Bruschi Pistoia FOTOCOMPOSIZIONE: Graficamente Pistoia tel. 0573.308372 e-mail: [email protected] - [email protected] Registrazione Tribunale di Pistoia N. 8 del 15 Novembre 1949 [email protected]