Premessa
Il Tavolo per l’occupazione e l’occupabilità è un’esperienza che
nasce da lontano. Era il 2005 quando una ricerca sulle cause socio
economiche della povertà a Trento evidenziava nelle donne adulte
in cerca di lavoro un segmento “fragile” della nostra società.
L’Assessorato comunale alle Politiche Sociali ha raccolto questo input e ha deciso di vederci più chiaro attivando una borsa di ricerca
in collaborazione con il Dipartimento di sociologia dell’Università degli Studi di Trento. La ricerca, che grazie al supporto dell’Istituto Regionale di Studi e Ricerca Sociale, si è trasformata in una ricerca –
azione, ha permesso di mettere in luce i molti volti della disoccupazione femminile: quello della donna impossibilitata a fare lo stesso
lavoro dopo un infortunio, quello della madre di famiglia rimasta sola, quello della neo mamma con problemi a “conciliare”, quello della
donna - moglie “che con un solo stipendio non si arriva più a fine
mese”, quello della donna-mamma che ha terminato il suo compito
di cura verso i figli e quello della donna – co.co.co. sballottata da un
lavoro all’altro nel nome della flessibilità. Altre volte invece ha il volto
della donna con le rughe, considerata inoccupabile vista l’età o quello di chi viene da lontano con la speranza di una vita migliore. Ad
accomunare queste storie, solo all’apparenza diverse, è la difficoltà
a inserirsi in un mercato del lavoro che le donne non conoscono e
che non le conosce, di cui ignorano i meccanismi, i tempi, le regole
e il linguaggio.
L’Assessorato comunale, sulla scia di queste riflessioni, ha individuato nell’approccio di rete l’elemento cruciale per una risposta efficace; ha chiamato attorno ad un Tavolo i soggetti che, sul territorio,
a vario titolo, lavorano nel campo dell’“occupazione”, ma lo fanno
con un occhio di riguardo per quelle persone che hanno più difficoltà
ad inserirsi alcune volte esclusivamente perché ignare delle competenze acquisiste nel tempo, e a loro ha proposto, dopo una prima
fase di dialogo e confronto, di concretizzare questa modalità di lavoro con la costituzione di un Tavolo.
2
Donne disoccupate nel comune di Trento
Costituzione del “Tavolo per l’occupazione e l’occupabilità”, i
soggetti e le finalità perseguite
Il primo incontro per la creazione del “Tavolo” è stato organizzato
presso l’Assessorato nel mese di Febbraio 2008 con un numero esiguo di soggetti che sono aumentati mano a mano che questa realtà assumeva consistenza e ne venivano tracciati i contorni che si
sono concretizzati nel “Protocollo d’Intesa” (giugno 2008) che attualmente raccoglie:
• ACLI trentine
• Agenzia del Lavoro della Provincia Autonoma di Trento;
• Assessorato all’emigrazione, solidarietà internazionale, sport e
Pari Opportunità della Provincia di Trento;
• Assessorato alle Politiche Sociali del Comune di Trento;
• ALFID Associazione Laica Famiglie in Difficoltà;
• CGIL del Trentino;
• CISL del Trentino;
• UIL del Trentino;
• Consigliera di Parità della Provincia di Trento;
• Consorzio della Cooperazione Sociale Trentina;
• Fidia s.l.r.;
• Istituto Regionale di Studi e Ricerca Sociale.
All’interno del protocollo si afferma che (art. 1) “la finalità del Tavolo per l’occupazione e l’occupabilità è creare una rete di soggetti
che - nell’ambito del territorio del Comune di Trento e con riferimento alle diverse mission e finalità organizzative – possano offrire servizi di sostegno ed accompagnamento nelle aree dell’orientamento,
della formazione, del lavoro e dell’imprenditorialità” e che (art.2) “l
servizi offerti dai soggetti aderenti al Tavolo per l’occupazione e
l’occupabilità si rivolgono principalmente a donne adulte con difficoltà occupazionali e lavorative (uscite precocemente dal mercato del
lavoro, mai entrate o inserite in percorsi professionali o lavorativi
bloccati)”.
Donne disoccupate nel comune di Trento
3
In sintesi l’obiettivo principale che i soggetti si pongono è la costruzione di uno spazio di riflessione e di progettazione per intervenire su due aspetti:
• l’occupazione, ovvero proponendo azioni rivolte al mondo
dell’offerta di lavoro, il mondo degli imprenditori, delle agenzie di
somministrazione di lavoro temporaneo (es. sensibilizzazione
sull’uso di strumenti di flessibilità organizzativa, pianificazione
della formazione durante tutto l’arco della vita lavorativa, indagini
esplorative delle necessità formative, supporto alla gestione delle
risorse umane in un’ottica di genere, etc.);
• l’occupabilità, ovvero proponendo azioni di formazione che possono rendere le persone employable ovvero impiegabili lungo tutto l’arco della propria vita (corsi di formazione, sportelli ad hoc
per target di soggetti diversi, lista di disoccupazione per over 45,
etc).
Inoltre all’interno del protocollo sono stabiliti i principi generali:
• pluralismo, inteso quale possibilità di aderire al Tavolo riconosciuta a tutti i soggetti, pubblici o privati, che nel territorio si occupano
delle tematiche di riferimento;
• reciprocità, intesa quale mutuo riconoscimento delle peculiari caratteristiche funzionali, organizzative e culturali che identificano
ogni membro del Tavolo;
• continuità, intesa quale impegno di tutti gli afferenti al Tavolo a
mantenerlo attivo, attraverso la partecipazione alle attività promosse.
Per favorire e rendere più agile il lavoro del Tavolo i soggetti afferenti si sono suddivisi in due gruppi. Il primo gruppo, chiamato “rete
di supporto”, è composto da tutti coloro che hanno sottoscritto il protocollo e ha funzioni di indirizzo e di valutazione delle attività promosse. Il secondo gruppo invece, composto dal Comune di Trento,
dall’Istituto Regionale di Studi e Ricerca sociale, da FIDIA s.r.l.,
dall’Agenzia del Lavoro della Provincia Autonoma di Trento e da
Con.solida, è denominato “coordinamento tecnico” e ha le funzioni
di coordinare, ideare, progettare, promuovere e coordinare le iniziative e le attività.
4
Donne disoccupate nel comune di Trento
Risultati ottenuti
Nonostante il Tavolo per l’occupazione e l’occupabilità nel Comune di Trento sia un’esperienza recente, è già possibile presentare
alcuni risultati ottenuti.
Il lavorare insieme e il confronto dei diversi punti di vista hanno
aumentato la conoscenza reciproca, lo scambio di informazioni e di
opportunità e ha innescato un ragionamento di attenzione alle sovrapposizioni e duplicazioni di interventi e servizi in un‘ottica di maggior razionalizzazione.
Il Tavolo si sta delineando come un “luogo” di pensiero, di riflessione e di azione che partendo dalla lettura della realtà e dei suoi diversi aspetti, si propone di progettare e attuare interventi concreti di
aiuto e sostegno a soggetti deboli in un’ottica di rete. Il logo Donne&Lavoro sta diventando un punto di riferimento riconosciuto dai
cittadini.
Parallelamente, il coinvolgimento di soggetti vicini al mondo del
lavoro consente di iniziare con loro, e su di loro in primis, un percorso di sensibilizzazione sulle opportunità, in termine di efficienza produttiva, che derivano dalla valorizzazione al loro interno delle differenze di genere.
Il lavoro del tavolo vanta anche alcune azioni concrete dedicate
particolarmente alle donne in cerca di occupazione:
contestualmente alla firma del protocollo, i soggetti afferenti al Tavolo hanno pubblicato un opuscolo dal titolo: Tavolo
dell’occupazione e dell’occupabilità: Attori e risorse in rete che
presenta i singoli partecipanti e spiega le rispettive finalità, gli ambiti
di competenza, l’assetto organizzativo, le persone di riferimento e,
per ognuno, i progetti nel campo del sostegno all’occupazione femminile.
A gennaio 2009 è stato realizzato un seminario rivolto alle donne
in cerca di lavoro (Spunti e idee per muoversi nel mondo del lavoro).
A marzo 2010, con il titolo Donne & lavoro: cercare occupazione, trovare sé stesse, si è proposto al pubblico femminile: un incontro a più voci sul tema del cambiamento; un opuscolo dal titolo
Donne disoccupate nel comune di Trento
5
Manuale per equilibriste e un servizio temporaneo di orientamento e informazione.
Nel corso della primavera 2009, riflettendo sulla programmazione
individuale e condivisa di azioni rivolte a contrastare la disoccupazione femminile è emersa con forza la necessità di conoscere meglio queste donne e le loro traiettorie di vita; è emersa la necessità
di passare da un fenomeno percepito ad un ascolto diretto delle loro
storie, delle loro difficoltà, delle loro aspettative. La realizzazione di
questo ambizioso obiettivo è stata affidata all’Osservatorio
dell’Agenzia del Lavoro che, in collaborazione con il Tavolo
dell’Occupazione, ha avviato un’indagine sulla disoccupazione
femminile a Trento. L’elaborazione e l’analisi dei dati è dunque
l’oggetto di questa pubblicazione e la voce delle donne che abbiamo
incontrato.
Paola Andrighettoni
Responsabile del Tavolo per l'Occupazione
e l'Occupabilità promosso e coordinato
dall'Assessorato alle Politiche sociali e
Pari opportunità del Comune di Trento
1.
Il metodo della ricerca e la risposta all’iniziativa
La presente ricerca si è proposta di approfondire contorni e caratteristiche della disoccupazione femminile nel comune di Trento, puntando a delineare anche gli strumenti idonei a fornire risposte puntuali ed efficaci a questo rilevante problema sociale.
L’indagine, primo e basilare strumento di conoscenza per la
successiva fase propositiva, ha preso avvio nel febbraio 2009 e si
è conclusa nel mese di aprile dello stesso anno, coinvolgendo tutte
le donne con almeno 25 anni, iscritte da più di sei mesi al Centro
per l’Impiego di Trento in qualità di disoccupate e ancora alla ricerca di lavoro al momento dell’intervista. Per focalizzare il fenomeno di chi in quel momento stava effettivamente ricercando
un’occupazione, si è assunta quale punto di “osservazione ufficiale” proprio l’iscrizione in qualità di disoccupata al CPI. Si è inoltre stabilita la durata di sei mesi del tempo di ricerca per eliminare
dall’analisi tutte le situazioni legate al normale turn-over determinato dal continuo avvicendarsi di avviamenti e cessazioni dei rapporti di lavoro.
Le iscritte con questi requisiti sono risultate 802. Tutte sono state invitate tramite una lettera, a prenotare il colloquio avvalendosi
di un numero verde ma, nonostante la facilitazione del numero
verde, il tasso di risposta complessivo è purtroppo risultato davvero modesto: solamente 215 donne, hanno richiamato l’apposito
numero per fissare l’appuntamento. Vale a dire che poco di un
quarto dell’insieme iniziale (esattamente il 26,8%) ha dimostrato
un reale interesse rivelando un atteggiamento attivo e collaborativo nei confronti dell’iniziativa1. E’ anche vero che questa scarsa
adesione potrebbe in parte essere riconnessa al dichiarato intento
di analisi contenuto nella lettera, ma è altrettanto indubbio che
l’obiettivo finale esplicitato era quello di mettere a punto specifici
strumenti di supporto alla ricerca attiva di lavoro, che direttamen__________________________
1
Togliendo dal computo le 42 persone con indirizzo errato, che non
hanno potuto ricevere materialmente l’invito, la quota di adesioni sale lievemente e si attesta sul 28%.
8
Donne disoccupate nel comune di Trento
te o indirettamente avrebbero determinato una ricaduta sulla condizione personale dell’intervistata.
La percentuale delle risposte, che si riferisce di fatto ad un numero decisamente contenuto di donne, sotto questo profilo, ha teso peraltro a sgonfiare la drammaticità del fenomeno lasciando intuire nella schiera delle disoccupate l’aleggiare di un velo di inattivismo. Un atteggiamento tuttavia pericoloso in quanto suscettibile di innescare un circolo vizioso che potrebbe finire con il limitare le probabilità stesse di collocarsi. Di certo questa inerzia si
pone infatti in stretta relazione con lo scoraggiamento2, ovvero
con una personale “sfiducia” nella concreta possibilità di trovare
lavoro, che a sua volta rischia di ampliare nel prossimo futuro la
pletora delle non forze di lavoro. Spiace peraltro dover rilevare
come, in non pochi casi (ben 39!), le intervistande dopo aver fissato l’appuntamento non si siano affatto presentate, facendo sì che
in definitiva le intervistate si attestassero solamente a soglia 176,
rappresentando 21,9% dei nominativi estratti dall’archivio e il
23,2% del totale degli indirizzi utilmente raggiungibili. E’ chiaro
che un simile atteggiamento ha palesato un comportamento poco
corretto.
Alle 176 donne che si sono rese realmente disponibili per
quest’iniziativa è stato somministrato un questionario strutturato
in quattro sezioni.
Una sezione socio anagrafica per delineare le caratteristiche
strutturali del campione di donne intervistate con particolare riferimento all’età, allo stato civile e alla loro collocazione familiare
nei nuclei di appartenenza evidenziando gli eventuali vincoli indotti dalla presenza di figli. E’stata indagata altresì la condizione
__________________________
2
Il fenomeno del lavoratore scoraggiato è peraltro diffuso e noto in letteratura, e viene riferito peraltro di regola all’aumento delle non forze di
lavoro: viene richiamato in tutti quei casi in cui le persone alla ricerca di
un’occupazione dopo alcune improduttive azioni di ricerca si ripiegano su
loro stesse esaurendo energia e convinzioni necessarie per continuare a
proporsi alla domanda di lavoro, arrivando a non considerarsi nemmeno più
disoccupate ma piuttosto “non forze di lavoro”, ovvero persone in posizione inattiva nei confronti del mercato del lavoro.
Donne disoccupate nel comune di Trento
9
della provenienza territoriale anche straniera e acquisita
l’informazione relativamente al bagaglio formativo posseduto,
dimensione che, in particolare per le donne straniere, trova spesso
un limite formale nel mancato riconoscimento del titolo.
Una seconda sezione del questionario è stata finalizzata
all’obiettivo di capire se la condizione della disoccupazione in essere era stata accompagnata da precedenti lavorativi eventualmente spendibili in chiave di potenziali esperienze professionali future, ed ha indagato i contenuti delle eventuali esperienze di lavoro
pregresse sia alle dipendenze che nell’alveo del lavoro autonomo.
Le due sezioni successive, infine, hanno approfondito l’una i
desiderata, i vincoli e le disponibilità delle donne interessate esclusivamente allo svolgimento di un lavoro alle dipendenze cercando di far emergere le preferenze delle intervistate in termini di
disponibilità territoriale per un eventuale lavoro (solo un lavoro
nella città di Trento, o anche al di fuori), di disponibilità lavorativa su base annua (solo un lavoro per alcuni mesi all’anno o per
tutto l’arco dell’anno) e di disponibilità oraria in senso lato (solo
un lavoro part-time con certi orari); è stato approfondito anche il
profilo del lavoro ricercato in termini di contenuti professionali e
richiesto alle donne intervistate di dar conto delle necessità avvertite sul versante dei servizi di conciliazione (asili nido, scuole materne, servizi di babysitteraggio…). Da ultimo è stata indagata altresì la loro disponibilità a prendere parte ad iniziative formative
di qualificazione o riqualificazione professionale propedeutiche a
favorirne il reinserimento lavorativo.
La sezione conclusiva del questionario è stata rivolta alle donne
orientate al lavoro autonomo. Ad esse è stato chiesto di descrivere
il progetto professionale e le motivazioni sottese a questa preferenza e, analogamente a quanto fatto per le donne orientate al lavoro alle dipendenze, i vincoli e le disponibilità effettive per questo progetto.
Nell’accostarsi alla lettura di questo spaccato della disoccupazione femminile a Trento si è optato per un’esposizione dei dati a
più livelli.
10
Donne disoccupate nel comune di Trento
Il primo affondo dà conto in chiave complessiva delle caratteristiche dell’universo indagato relativamente alle variabili del profilo socio-anagrafico, formativo e professionale di tutte le disoccupate intervistate. A questo si aggiunge anche un breve commento
sulle professioni ricercate e le ragioni addotte dalle stesse intervistate alla loro condizione di disoccupazione.
2.
Il profilo socio-anagrafico delle disoccupate
2.1
L’età
L’età, per la componente femminile, presenta delle scontate
implicazioni sia rispetto alle scelte riproduttive che per quanto riguarda i potenziali lavorativi individuali. Il riferimento al ciclo di
vita ci porta infatti a distinguere tre segmenti di donne: le donne
in età riproduttiva, quelle in età conciliativa e da ultime le donne
nella cosiddetta fase della maturità (che comprende tutte le donne
ormai oltre i 55 anni). Le prime si trovano ad affrontare i ben noti
ostacoli e le limitazioni legate al “rischi“ di maternità, che condizionano il loro accostarsi al mercato del lavoro: è un’età in cui i
carichi di cura sono altamente probabili. Per quanto riguarda la
fase conciliativa ci attendiamo comportamenti diversi dalle donne
con prole rispetto a quelle che invece non ne hanno. Per converso,
le più anziane, le over 55, talvolta con limitazioni fisiche e problemi di salute legati all’età e ormai considerate in “uscita” dal
mercato del lavoro, risultano accomunate dal fatto di non essere
più ritenute risorse appetibili per una possibile collocazione professionale.
Rispetto all’età sono state create idealmente quattro classi di età
decennali a partire dai 25 anni e fino alla soglia dell’età attiva,
convenzionalmente stabilita a 64 anni. Le disoccupate che hanno
aderito all’iniziativa appartengono in prevalenza alla fascia di età
35-44 anni (ben più di tre donne su dieci, esattamente il 36,9%,
che ricadono in questa fascia). Per numero di adesioni seguono
nell’ordine la fascia giovanile 25-34 anni (29,5%) e quella più
matura 45-54 anni (27,3%). Infine in posizione residuale, la com-
Donne disoccupate nel comune di Trento
11
ponente più anziana, ovvero quella che appartiene alla fascia oltre
i 55 anni, che raccoglie il 6% delle intervistate. Si tratta di un
segmento particolarmente debole, che, considerato il limitato residuo di vita attiva, presenta poche chance di collocarsi autonomamente nel mercato del lavoro regolare.
Tab. 1
Intervistate e intervistande per classe di età
- valori assoluti e percentuali Intervistate
v.a.
%
Intervistande
v.a.
%
25-34
280
+34,9
52
+29,5
35-44
275
+34,3
65
+36,9
45-54
178
+22,2
48
+27,3
55-64
69
+8,6
11
+6,3
Totale
802
+100,0
176
+100,0
Fonte: OML
La moda delle frequenze si colloca proprio in corrispondenza
della classe 34-44 anni che corrisponde alla fase in cui i vincoli
conciliativi sono più stringenti.
La presenza delle più giovani (ovvero di quelle 25-34 anni) nel
gruppo delle intervistate risulta per converso inferiore di una decina di punti percentuali al corrispondente dato ISTAT3 (che rispecchia la distribuzione della disoccupazione femminile a livello
provinciale). Uno scarto che si spiega almeno in parte per la
scrematura effettuata nei nominativi della banca dati: il fatto di
avere selezionato solo le disoccupate che avevano maturato un periodo di disoccupazione di almeno sei mesi, ha di fatto consentito
di eliminare il fisiologico turn-over di quante, concluso l’iter sco-
__________________________
3
Il dato si riferisce alla Rilevazione continua trimestrale sulle Forze di
lavoro media 2008.
12
Donne disoccupate nel comune di Trento
lastico “transitano” provvisoriamente nelle file dei disoccupati,
trovando abbastanza rapidamente uno sbocco occupazionale4.
Per converso il gruppo sovra rappresentato rispetto alla media
provinciale, con uno scarto abbastanza visibile e pari ad una decina di punti percentuali, risulta quello delle 45-54enni, che considerata la maturità anagrafica, presentano tempi di attesa più lunghi per inserirsi nel mercato del lavoro e quindi risultano più presenti nel gruppo delle intervistate che erano disoccupate da almeno sei mesi5.
Graf. 1
45,0
40,0
35,0
30,0
25,0
20,0
15,0
10,0
5,0
0,0
Intervistate per età e confronto con la media provinciale
41,7
36,9
29,5
34,0
27,3
17,5
6,3
25-34
35-44
Intervistate
45-54
6,9
55-64
Media provinciale
Fonte: OML
__________________________
4
Il gruppo delle neo laureate è per forza di cose compreso nel dato medio provinciale delle 25-34enni presentato a confronto.
5
Una difficoltà purtroppo confermata da ricerche, che evidenziano il
fatto che “nelle aziende non si assumono persone oltre i 45 anni di età e si
smette di investire in termini di sviluppo professionale non solo per motivi
di cost-cutting, ma anche perché all’età si associa l’idea della lentezza, della non disponibilità al cambiamento, della rigidità mentale.” E così il superamento della soglia dei 45 anni viene caricato di pregiudizi negativi indipendentemente dalle performance dell’individuo.”Over 45” M. Bombelli e
E. Finzi Guerini ed Associati 2006.
Donne disoccupate nel comune di Trento
13
Un indicatore indiretto del grado di difficoltà percepito da queste disoccupate per trovare un lavoro, può essere ricavato dalla
comparazione del tasso di adesione all’iniziativa per età con la
distribuzione percentuale delle intervistande iniziali. Come si vede nel grafico il confronto evidenzia lo scarto più ampio proprio
in corrispondenza delle 45-54enni che hanno mostrato un maggiore interesse nei confronti del colloquio e delle sue potenziali ricadute (tra le intervistande le donne di questa fascia d’età erano il
22,2% e salgono a rappresentare il 27,3% delle intervistate totali).
Un riscontro decisamente inferiore si osserva invece tra le più
giovani (25-34enni), cosa che lascia trasparire un grado di bisogno meno pressante, ovvero una maggior fiducia nelle proprie potenzialità. La quota già di per sé modesta di donne più “mature”
nel gruppo delle iniziali intervistande, tende a contrarsi ulteriormente tra le intervistate: quasi a dire che al passare degli anni realisticamente si affievoliscono le speranze di collocarsi nel mondo
del lavoro, e con esse anche le percentuali di risposta
all’iniziativa.
2.2
La cittadinanza
Tra le 802 disoccupate iscritte da più di sei mesi negli archivi
del Centro per l’impiego di Trento, la presenza straniera non risulta trascurabile, corrispondendo ad un totale di 252 iscritte (il
31,4% del totale). Peraltro di questo insieme iniziale solo 45 donne hanno aderito all’iniziativa (vale a dire il 17,9% una percentuale inferiore rispetto alle adesioni delle donne italiane che pur contenute si sono comunque attestate al 23,8%). Sono persone che sul
versante occupazionale si trovano a vivere la doppia criticità di
essere nel contempo donne e straniere. Per costoro alle difficoltà
indotte dai pregiudizi e dalle discriminazioni che serpeggiano nel
mondo del lavoro (sia a carico delle donne che degli stranieri e
che in quanto tali sono anche più presenti laddove le due condizioni si manifestano associate), si aggiungono non di rado le difficoltà legate al mancato riconoscimento del titolo di studio conse-
14
Donne disoccupate nel comune di Trento
guito in un altro Paese. Ciò rende indispensabile a queste donne
uno sforzo di adattamento personale nei confronti delle possibili
opportunià occupazionali che di fatto svilisce le competenze e le
professionalità acquisite nei Paesi di origine.
In termini di provenienza l’Est prevale nettamente: oltre la metà
delle straniere intervistate viene da lì. L’ulteriore grande aggregato etnico si identifica nella componente spagnola e portoghese ed
è quindi generato soprattutto da persone originarie dei Paesi
dell’America Latina.
2.3
La famiglia e i figli
Gran parte delle intervistate vive in coppia: quasi il 70% dichiara di avere un coniuge o un convivente, cosicché grazie a questa
condizione risulta molto probabile che la donna possa contare sul
sostegno di una rete familiare.
Graf. 2
Stato civile delle intervistate
31%
69%
Vive da sola (54)
Coniugata/convivente (122)
Fonte: OML
Tale sostegno però risulta per lo più accompagnato dalle necessità di cura dei figli. La stragrande maggioranza delle intervistate
infatti dichiara di avere uno o più figli (oltre tre su quattro ne se-
Donne disoccupate nel comune di Trento
15
gnala almeno uno). In molti casi sono abbastanza grandi e quindi
con una certa indipendenza ed autonomia (il 38% ha più di 15 anni!). Sono questi i casi in cui le madri desiderano avvicinarsi nuovamente al mercato del lavoro dopo un’assenza presumibilmente
legata alle necessità di cura della famiglia. Sono a dire il vero abbastanza numerose anche le disoccupate che si confrontano con i
problemi della conciliazione con figli ancora in tenera età. L’aver
i figli in età scolare (intesa nel senso della scuola dell’obbligo)
accomuna una quota non irrilevante, vale a dire all’incirca il 30%
delle intervistate, mentre più o meno altrettante, sono le donne
che hanno figli più piccoli in età prescolare, fino ai tre (il 16,9%)
e/o da quattro a sei anni (il 15,3% circa).
Di certo queste situazioni familiari, così differenti tra loro, generano un sistema di vincoli e di opportunità estremamente variegato che, per forza di cose, richiede soluzioni occupazionali variamente articolate.
Graf. 3
Figli per classe di età
38,3
40,0
35,0
29,5
30,0
25,0
16,9
20,0
15,3
15,0
10,0
5,0
0,0
0-3 anni
Fonte: OML
4-6 anni
7-14 anni
15 anni ed oltre
16
Donne disoccupate nel comune di Trento
2.4
I saperi formali
Le difficoltà occupazionali risultano spesso positivamente associate con il possesso di un basso livello formativo. E’ questo un
noto assioma per chi si confronta con le problematiche
dell’occupazione. E anche la distribuzione dei titoli di studio delle
intervistate non si sottrae a questa regola generale, dal momento
che si presenta nettamente sbilanciata verso il basso.
Questo appiattimento dei profili formativi per certi aspetti può
apparire abbastanza scontato, se pensiamo che nel gruppo sono
presenti anche alcune immigrate e che molte di esse hanno conseguito titoli scolastici, talvolta elevati nei rispettivi Paesi di origine,
senza che questi titoli possano essere riconosciuti dal sistema italiano o possano essere validati (se non a prezzo di procedure lunghe e onerose).
La preparazione scolastica delle disoccupate intervistate appare
peraltro allineata con quella delle donne alla ricerca di
un’occupazione della medesima fascia di età nella media provinciale 20086. Gli istogrammi sotto rappresentati evidenziano che
tra le nostre intervistate prevale in percentuale sugli altri titoli
l’assolvimento dell’obbligo scolastico (ben il 39,2% delle frequenze) e che in confronto all’aggregato delle occupate il peso dei
titoli di studio superiori (laurea e diploma) risulta di molto inferiore con uno scarto percentuale rispettivamente di 5,2 e 12 punti
percentuali. Ciononostante le nostre disoccupate in possesso del
titolo superiore rappresentano più o meno un quarto del totale,
dimostrando come non sia affatto scontato che un discreto investimento formativo possa preservare con certezza dal rischio della
disoccupazione. Anche il gruppo delle laureate pur essendo mino__________________________
6
Scarti ampiamente significativi rispetto a quelli delle intervistate si ricavano invece osservando la distribuzione dei titoli di studio delle occupate
in provincia di Trento. Come si osserva nel grafico, infatti, le occupate vantano infatti titoli mediamente più elevati delle disoccupate, facendo ribadire
pertanto il ruolo del percorso scolastico nel ridurre il rischio della disoccupazione.
Donne disoccupate nel comune di Trento
17
ritario non risulta del tutto trascurabile se pensiamo che riguarda
26 persone, corrispondenti al 14,8% delle intervistate.
Graf. 4
Titolo di studio disoccupate e confronto con la media provinciale 2008
50,0
40,0
39,2
30,0
40,3
36,4
24,4
21,6
20,0
21,8
23,4
24,4
19,2
14,8
14,5
20,0
10,0
0,0
Licenza elementare
e media inferiore
Qualifica formaz.
professionale
Intervistate comune di Trento
Licenza media
superiore
Disoccupate provincia
Laurea o diplomi
parauniversitari
Occupate provincia
Fonte: OML
Coerentemente con il profilo scolastico rilevato nel gruppo emerge anche una limitata padronanza delle lingue straniere. Una
padronanza che risulta tutto sommato poco diffusa, se si fa
l’eccezione del gruppo delle straniere le quali ovviamente dichiarano un livello di conoscenza della propria lingua di origine molto
elevato. Un piccolo gruppo di disoccupate ha dichiarato di conoscere il tedesco in modo buono od ottimo (7,4%). Lievemente superiore il grado di padronanza dell’inglese: due intervistate su
dieci lo parlano e lo scrivono correttamente.
18
Donne disoccupate nel comune di Trento
Graf. 5
Conoscenza lingue: livello buono o ottimo
Tedesco
7,4
Inglese
20,5
Francese
5,7
Altra lingua
78,5
0
10
20
30
40
50
60
70
80
90
Fonte: OML
2.5
Le esperienze lavorative pregresse
Il 92% delle intervistate dichiara di aver svolto nella propria vita almeno un’esperienza di lavoro superiore ai tre mesi. Confermano questo dato anche le verifiche effettuate presso la banca dati
del Centro per l’Impiego di Trento, in cui vengono registrati i
movimenti lavorativi di ciascun soggetto.
Ma dove hanno lavorato queste donne? Le loro esperienze di
lavoro si sono realizzate soprattutto presso i datori di lavoro privati (86,9%) e, se rispetto alla numerosità delle opportunità di lavoro la distribuzione si presenta variamente articolata, la quota
maggiore delle disoccupate ha dichiarato di avere maturato un
paio di periodi lavorativi (41,8%).
Nell’insieme le professioni svolte da queste intervistate si presentano molto eterogenee tra loro e si riconducono soprattutto ad
attività di natura operativa e di contenuto poco qualificato:
l’addetta alle pulizie, la commessa, la cameriera, ma anche
l’operaia. Non mancano peraltro anche mansioni legate a funzioni
impiegatizie o di tipo tecnico. Sono più rare, ma comunque presenti, le professioni di tipo medio o medio elevato.
Donne disoccupate nel comune di Trento
Graf. 6
19
Mansioni svolte presso datori di lavoro privati
15,2
Pulizie (44)
Commessa (38)
13,1
11,4
Impiegata (33)
Cameriera (32)
11,0
Tecnici (32)
11,0
Operaia (28)
9,7
6,9
Servizi alla persona (20)
Altre mansioni alte (6)
5,5
3,8
Altre mansioni medio/basse (11)
Aiuto cuoco/mensa/personale di cucina fast food (9)
3,1
2,4
Sorveglianza bambini (7)
Manager/Imprenditori (5)
1,7
1,4
Insegnante (4)
Assistente alla poltrona/Medico (3)
1,0
Professori/Istruzione privata (3)
1,0
Esercente (2)
0,7
Parrucchiera (2)
0,7
Assistente sociale (1)
0,3
0,0
2,0
4,0
6,0
8,0
10,0 12,0 14,0 16,0
Fonte: OML
Un quinto delle intervistate ha invece avuto modo di lavorare
nella Pubblica Amministrazione.
Per il 13% circa di donne che hanno lavorato nel settore pubblico in linea di massima le esperienze si sono limitate ad una come
numerosità e solo in un caso su tre le intervistate hanno maturato
un paio di periodi lavorativi. Le mansioni svolte sono state nella
maggior parte dei casi di tipo impiegatizio ma anche esecutive e si
sono svolte nel contesto delle attività di servizio alla persona o per
svolgere mansioni in qualità di uscieri o di bidelli. Per sette intervistate l’esperienza lavorativa nella Pubblica Amministrazione si
è concretizzata come attività di insegnamento: si tratta evidentemente di che si stanno ancora confrontando con le difficoltà di accesso al mondo della scuola e con le vicissitudini del precariato.
20
Donne disoccupate nel comune di Trento
Graf. 7
Mansioni svolte nel comparto pubblico
12,5
Tecnici (6)
27,1
Impiegata (13)
16,7
Bidelli/uscieri/portalettere (8)
14,6
Insegnanti (7)
12,5
Servizi alla persona (6)
Altre mansioni medio/alte (2)
4,2
Educatore sorveglianza bambini (2)
4,2
2,1
Assistente sociale (1)
4,2
Addetta ai servizi di pulizia (2)
2,1
Operaia (1)
0,0
5,0
10,0
15,0
20,0
25,0
30,0
Fonte: OML
Nel corso delle interviste è emersa in più occasioni
l’aspirazione ad approdare nuovamente alla Pubblica Amministrazione, un desiderio condiviso soprattutto da chi spera di continuare ad insegnare o da chi può contare su un limitato bagaglio
formativo e non vede per sé ulteriori ed appaganti prospettive.
Infine le esperienze di lavoro autonomo. Esperienze che, pur
presenti, sono risultate poco diffuse nei curricola delle donne intervistate: solamente all’incirca una su dieci ha sperimentato in
passato il lavoro in proprio. E quasi tutte si sono limitate ad un lavoro soltanto. Necessità di capitali, rischio economico, maggior
complessità dell’esperienza autonoma, vincoli conciliativi tra loro
combinati hanno smorzato le ambizioni e le iniziative di molte inducendole evidentemente all’abbandono dell’esperienza.
Le attività di lavoro autonomo svolte, piuttosto diverse tra loro,
sono accomunate dal fatto di posizionarsi in una sfera medio alta
e in molti casi fanno riferimento a mansioni che presuppongono
un buon bagaglio formativo.
Donne disoccupate nel comune di Trento
Graf. 8
21
Mansioni svolte con modalità autonoma
32,1
Mansioni medio alte (9)
21,4
Manager/Imprenditori (6)
17,9
Esercente negozio (5)
10,7
Impiegata (3)
7,1
Servizi alla persona (2)
Operaia (1)
3,6
Interprete traduttore (1)
3,6
Esperto e giurista (1)
3,6
0,0
5,0
10,0
15,0
20,0
25,0
30,0
35,0
Fonte: OML
Graf. 9
Abilità utilizzate nel precedente lavoro
37,5
Abilità relazionale (66)
26,7
Autonomia (47)
23,3
Versatilità/flessibilità (41)
16,5
Capacità operativa (29)
Capacità organizzativa (17)
9,7
8,0
Responsabilità (10)
4,5
Precisione (8)
2,3
Creatività (4)
0
5
10
15
20
25
30
35
40
Fonte: OML
A tutte le intervistate abbiamo chiesto se erano in grado di individuare le abilità richieste nella precedente attività lavorativa. Se-
22
Donne disoccupate nel comune di Trento
condo la maggior parte delle loro testimonianze nel lavoro precedente erano necessarie soprattutto capacità relazionali ed autonomia. A queste fanno seguito anche la capacità di essere versatili e
flessibili e di adattarsi alle varie attività. Stando alle loro dichiarazioni pare che una quota modesta, ma non irrisoria, di intervistate
ricoprisse anche ruoli che implicavano una certa capacità di coordinamento e di assunzione di responsabilità. Infine l’importanza
della precisione nell’esecuzione del precedente lavoro: solamente
otto persone hanno esplicitamente riferito questa abilità.
2.7
Quale lavoro cercano
Delle nostre disoccupate pochissime sono orientate esclusivamente verso un’attività autonoma solo tre persone (l’1,7% del totale) hanno esplicitato questo progetto.
Il lavoro alle dipendenze è invece l’obiettivo occupazionale largamente condiviso dalla quasi totalità delle intervistate: il 92,6%
di loro dichiara infatti di essere indirizzata unicamente verso un
lavoro di tipo subordinato.
Graf. 10
Modalità futura occupazione
5,7
1,7
92,6
Autonomo (3)
Fonte: OML
Dipendente (163)
Autonomo o dipendente (10)
Donne disoccupate nel comune di Trento
23
Rimane pertanto solo una piccola parte di intervistate che non
sembrano avere preclusioni e si dicono interessate ad entrambe le
ipotesi, coltivando nel contempo il sogno di un lavoro in proprio
ma essendo anche disponibili, in alternativa, per un’occupazione
alle dipendenze (si tratta di una decina di persone in tutto che
corrispondono al 5,8% delle intervistate).
Graf. 11
Motivi della scelta di un lavoro dipendente
Maggiore sicurezza economica e stabilità che può
garantire il lavoro dipendente (99)
37,1
Vincoli familiari che impediscono un lavoro di
natura autonoma (46)
17,2
In base alla propria percezione crede di essere
portata per un lavoro alle dipendenze (43)
16,1
Il lavoro autonomo presenta eccessivi rischi (29)
10,9
Opportunità più consone alla Sua preparazione
scolastico/formativa (25)
9,4
Capitale (10)
3,7
Età (5)
1,9
Altro (5)
1,9
Difficoltà della scelta autonoma (3)
1,1
Mancanza di esperienza (2)
0,7
0,0
5,0
10,0 15,0 20,0 25,0 30,0 35,0 40,0
Fonte: OML
Le motivazioni addotte alla preferenza accordata al lavoro dipendente richiamano soprattutto la maggior sicurezza economica
e la stabilità che questa modalità può garantire (un centinaio delle
intervistate si è riconosciuta in questa spiegazione). Abbastanza
vicina a quest’ultima è la spiegazione di quante hanno espresso
delle perplessità sul lavoro autonomo per i rischi che comporta
(motivazione segnalata da una trentina di donne). Altre motivazioni molto gettonate rimandano a problematiche conciliative (46
persone le hanno citate espressamente) e più o meno altrettante
24
Donne disoccupate nel comune di Trento
non si ritengono personalmente adatte alla scelta autonoma. Alcune invece prediligono un’occupazione alle dipendenze per la
mancanza di capitali (sette in tutto) o altre ancora per la difficoltà
che rilevano nella gestione di un lavoro autonomo.
Tra le professioni più ambite dalle intervistate compare la
commessa (16,4%): sono ben 61 a sperare di poter nuovamente
inserirsi nel mondo del lavoro con questa mansione. A poca distanza fa seguito la figura dell’impiegata amministrativa (15,0%).
Graf. 12
Quali mansioni cercano
16,4
Commessa (61)
15,1
Impiegata amministrativa (56)
9,9
Cameriera (37)
8,1
Pulizie (30)
7,3
Operaia (27)
7,0
Servizi alla persona (26)
5,9
Tecnici (22)
4,8
Impiegata front office (18)
4,0
Aiuto cuoco/mensa/personale di cucina fast food (15)
3,8
Insegnante (4)
4,5
Altre mansioni medio/basse (14)
3,0
Bidelli/uscieri/portalettere (11)
1,9
Manager/imprenditori (7)
Mansioni medio alte (5)
1,3
Assistente alla poltrona/medico (5)
1,3
0,0
2,0
4,0
6,0
8,0 10,0 12,0 14,0 16,0 18,0
Fonte: OML
Si collocano ai vertici della graduatoria, anche figure più operative come la cameriera, l’operaia, o l’addetta alle pulizie. In questi
ultimi casi si tratta evidentemente di scelte espresse con realismo
Donne disoccupate nel comune di Trento
25
ed effettuate nella consapevolezza che difficilmente le opportunità
offerte dal mercato potrebbero essere più appaganti.
Rispetto alle singole professioni dall’analisi si nota un qualche
cambiamento nel sistema delle preferenze soggettive al trascorrere dell’età: un mutamento che in parte può forse rappresentare un
adeguamento consapevole alle strategie di selezione della domanda di lavoro che non di rado risultano basate proprio su questa variabile7. In percentuale, ad esempio, tende a ridursi il numero di
donne che, raggiunta la fatidica soglia dei 45 anni, punta a trovare
un lavoro come cameriera, anche se, certo, rimane un gruppo che
mira ad inserirsi ancora in questo ambito professionale denunciando peraltro innegabili difficoltà. Come si può osservare guardando la tabella, l’offerta sembra contrarsi al passare degli anni
anche relativamente all’ambizione di lavorare come impiegata
front office, la percentuale delle professioni ricercate con questa
mansione si contrae di pari passo all’aumentare dell’età calando
da un 6,2% ad un 3,8% per arrivare a scomparire del tutto dopo i
54 anni d’età. La disponibilità a lavorare come operaia tocca invece il punto di massimo proprio tra i 45 e i 54 anni vale a dire in
una fascia anagrafica abbastanza matura. E la stessa cosa si nota
anche per le aspirazioni a collocarsi in figure di profilo operativo
come quella dei bidelli, degli uscieri ovvero di figure che richiedono canali di accesso privilegiati (liste speciali per categorie in
__________________________
7
Una recente indagine curata da M. Cristina Bombelli ed Enrico Finzi
ha sondato le opinioni di chi opera nella selezione del personale negando
che l’età rappresenti tout cour un fattore di discriminazione nei processi selettivi ma per altro verso sottolineando che di fatto l’età assume una qualche valenza a seconda della tipologia di mercato o di prodotto in cui opera
l’azienda o, ancora, in relazione alla tipologia delle funzioni organizzative
di potenziale inserimento del candidato. Tale ricerca ha confermato quindi
che per alcuni soggetti e per determinati profili possano esistere delle barriere di accesso connesse all’età: il giovane verrebbe per lo più selezionato
per ruoli di back office a basso contenuto specialistico che non richiedono
forte esperienza ma skills prettamente tecniche. Per la persona senior si opterebbe invece per ruoli che richiedono maggiore competenza e gestionalità. “Over 45!” a cura di M. Bombelli e E. Finzi, Guerini e Associati 2006
(pag 25).
26
Donne disoccupate nel comune di Trento
difficoltà) o un regime di assunzione protetto in considerazione
delle specificità dei soggetti.
Tab. 2
Professioni ricercate per età
- valori assoluti e percentuali 25-34 anni
v.a.
Aiuto cuoco/mensa/personale di
cucina fast food
Altre mansioni alte
Altre mansioni medio/alte
Altre mansioin medio/basse
Archivisti/bibliotecari
Assistente alla poltrona/medico
Assistente sociale
Bidelli/uscieri/portalettere
Cameriera
Commessa
Custode
Educatore
Esercente
Esperto legale, giurista
Impiegata amministrativa
Impiegata front office
Insegnante
Interprete traduttore
Manager/imprenditori
Operaia
Parrucchiera
Professori istruzione privata
Pulizie
Servizi alla persona
Sommelier/ass. food and
beverage
Sorveglianza bambini
Tecnici
Totale
%
35-44 anni
v.a.
%
45-54 anni
v.a.
%
55 anni ed oltre
v.a.
%
6
2
3
4
0
2
0
2
12
18
0
0
0
0
15
6
5
2
2
10
1
2
9
8
5,0
1,7
2,5
3,3
0,0
1,7
0,0
1,7
10,0
15,0
0,0
0,0
0,0
0,0
12,5
5,0
4,2
1,7
1,7
8,3
0,8
1,7
7,5
6,7
4
0
1
1
1
2
1
2
17
24
1
2
0
0
25
8
3
1
4
5
1
1
14
7
3,1
0,0
0,8
0,8
0,8
1,5
0,8
1,5
13,1
18,5
0,8
1,5
0,0
0,0
19,2
6,2
2,3
0,8
3,1
3,8
0,8
0,8
10,8
5,4
5
1
1
7
0
1
0
5
7
16
0
0
1
2
15
4
0
1
0
11
0
2
6
9
4,8
1,0
1,0
6,7
0,0
1,0
0,0
4,8
6,7
15,4
0,0
0,0
1,0
1,9
14,4
3,8
0,0
1,0
0,0
10,6
0,0
1,9
5,8
8,7
0
0
0
1
1
0
1
2
1
3
0
0
0
0
1
0
1
1
1
1
0
0
1
2
0,0
0,0
0,0
5,3
5,3
0,0
5,3
10,5
5,3
15,8
0,0
0,0
0,0
0,0
5,3
0,0
5,3
5,3
5,3
5,3
0,0
0,0
5,3
10,5
1
0,8
0
0,0
1
1,0
0
0,0
1
9
0,8
7,5
2
3
1,5
2,3
1
8
1,0
7,7
0
2
0,0
10,5
120
100,0
130
100,0
104
100,0
19
100,0
Fonte: OML
2.8
La dimensione temporale del lavoro cercato
Per molte delle intervistate l’orario di lavoro rappresenta un aspetto fondamentale dell’occupazione ricercata. Un fattore assolutamente centrale che talvolta è alla base dell’attuale condizione di
disoccupazione. L’appartenenza di genere, il fatto di trovarsi nella
Donne disoccupate nel comune di Trento
27
fase riproduttiva o in quella per così dire “conciliativa”, influisce
pesantemente sull’equilibrio del tempo di vita e del tempo di lavoro8. E non è un caso che alcune intervistate abbiano maturato la
decisione di lasciare il lavoro proprio per l’impossibilità di lavorare con un orario adeguato alle necessità familiari o personali.
Come pure non è da trascurare il fatto che la difficoltà a ricollocarsi possa almeno in parte dipendere dalla stessa incapacità di
trovare un lavoro compatibile con il regime orario ricercato.
Ragionando degli orari desiderati, la richiesta più diffusa in
termini di orario è quella del part-time: ben 75 disoccupate (pari
al 43,4% delle intervistate) hanno indicato di essere disponibili
per un tempo parziale. Poco più di un terzo (il 34,1%) ha manifestato invece una netta preferenza per un lavoro full-time, mentre
più di un quinto non sembra attribuire un rilievo particolare al tipo
di orario, quasi a ribadire, in quest’ultimo caso, che più che
l’orario conta ottenere un lavoro. Questo gruppo lancia pertanto
un segnale di forte disponibilità personale a lavorare, forse legato
ad una situazione di bisogno economico e di bassi vincoli familiari.
__________________________
8
Numerosi studi, tra cui uno molto recente curato dall’ISTAT hanno
ribadito che “il tempo dedicato al lavoro retribuito rappresenta una parte
importante della giornata che condiziona fortemente l’organizzazione di
tutti gli altri tempi di vita (famiglia, cura della propria persona, tempo libero). Altrettanto assodato per chi studia il mercato del lavoro è il differente
impatto del tempo di lavoro sulla giornata degli occupati a seconda del genere: se i maschi vi dedicano mediamente 8 ore e 9 minuti, le donne vi dedicano mediamente 6 ore e 46 minuti. In particolare per le donne “ vivere
con un partner e, soprattutto avere figli” comporta un decremento del tempo dedicato al lavoro retribuito e un parallelo incremento di quello dedicato
al lavoro familiare: le madri in coppia dedicano al lavoro retribuito 4 ore e
03 minuti contro le 5 ore e 09 minuti di quante vivono a casa con i genitori.
Il fatto di avere dei figli poi, secondo quanto emerge dall’indagine multiscopo sull’uso del tempo 2002-2003 riduce significativamente (grossomodo un’ora al giorno) il tempo lavorativo ”Conciliare lavoro e famiglia” ISTAT n. 33, 2008 (pag. 62-63).
28
Donne disoccupate nel comune di Trento
Graf. 13
Orario desiderato
22,5
34,1
43,4
Tempo pieno (59)
Part-time (75)
E' indifferente l'orario (39)
Fonte: OML
Come si può osservare dal grafico, la preferenza accordata dalle
intervistate al part-time è netta e supera di alcuni punti percentuali
la quota delle donne occupate a tempo parziale in provincia della
media 2008 (37,5%).
Così come le preferenze espresse riguardo al tempo di lavoro
rimandano all’esigenza di presidiare aspetti conciliativi, anche le
disponibilità di spostamento riguardo alla sede di lavoro risultano
influenzate da questa variabile.
Il lavoro che le intervistate cercano, nella maggior parte dei casi, infatti, dovrebbe essere abbastanza vicino al domicilio ovvero,
dovrebbe rispettare il criterio della “vicinanza”. Dalle intervistate
è emersa la richiesta di poter lavorare entro i confini comunali
(50,3%). Più precisamente la loro disponibilità a spostarsi sul territorio in due casi su dieci si limita alla città, e in un caso su tre
invece si spinge fino ai sobborghi. Vale forse segnalare il fatto
che per un gruppo abbastanza significativo (19,6%) non è tanto la
lontananza a fare da discriminante quanto l’esistenza di una rete
di trasporto pubblico regolare. Quelle che non pongono vincoli alla distanza sono peraltro davvero poche (sei delle 173 che hanno
risposto). Un piccolissimo gruppo condiziona invece la propria
Donne disoccupate nel comune di Trento
29
disponibilità al tipo di lavoro proposto e quindi sottolinea il fatto
che alcune dimensioni centrali del lavoro come il contenuto, la retribuzione o gli orari di fatto potrebbero entrare in relazione con la
loro personale disponibilità a raggiungere sedi di diversa distanza.
In questo caso risulta peraltro abbastanza scontato e facilmente
comprensibile, che la disponibilità a spostarsi possa essere condizionata da un certo trade-off ovvero da una valutazione costi benefici che renda sostenibile e sensato il costo del trasferimento rispetto al guadagno, al tempo lavorato e al contenuto formativo del
lavoro.
2.9
I servizi per la conciliazione
Nella formulazione del questionario si è specificatamente indagata la dimensione dei servizi per la conciliazione. Le modalità di
conciliare famiglia e lavoro, infatti sono funzione di numerosi fattori. Pesano evidentemente gli atteggiamenti culturali delle famiglie, ma anche le diverse opportunità offerte dal sistema in tema
di congedi parentali così come le caratteristiche dell’erogazione e
dell’organizzazione dei servizi all’infanzia.
Sebbene di recente in provincia di Trento9 siano stati compiuti
significativi passi in avanti per migliorare l’accesso e la fruibilità
dei servizi all’infanzia, permangono ancora significative differenze in termini di capillarità della diffusione sul territorio, di potenziale copertura dei posti e di soglie di costi. E di queste differenze
si è avuta percezione anche dalle risposte date dalle intervistate ri-
__________________________
9
Nel prossimo futuro si prospettano importanti cambiamenti nel panorama dei servizi conciliativi alle famiglie della provincia di Trento. In attuazione del recentissimo disegno di legge dal titolo “Sistema integrato delle politiche strutturali per la promozione del benessere familiare e della natalità” approvato dalla Giunta provinciale il 22.01.2010 si introdurranno
numerose misure che riguarderanno un migliore coordinamento dei tempi
del territorio e per favorire la conciliazione tra i tempi familiari e i tempi di
lavoro. Tra tutte preme in questa sede richiamare l’affermazione del diritto
ai servizi per la prima infanzia nella fascia 0-3 anni.
30
Donne disoccupate nel comune di Trento
spetto alla fruizione delle diverse tipologie di servizi per
l’infanzia10.
Poco meno di un terzo delle intervistate con figli in età compresa tra zero e tre anni, hanno dichiarato di avvalersi dell’asilo nido
per la cura del proprio figlio. Una percentuale ragguardevole trattandosi di persone che non lavorano e che quindi non hanno né un
reddito da lavoro, né una specifica necessità di affidare il piccolo
e che risulta significativa anche alla luce del costo monetario di
accesso al servizio che per molte costituisce presumibilmente un
fattore disincentivante all’iscrizione11.
Graf. 14
Ricorso ai servizi di cura allo stato attuale
Nessuno di questi (94)
66,7
Scuola materna (23)
16,3
Asilo nido (tempo pieno) pubblico (6)
4,3
Altro (6)
4,3
Asilo nido (part-time) pubblico (3)
2,1
Associazioni private/cooperative per l'assistenza
domiciliare dell'infanzia (3)
2,1
Baby-sitter e/o collaboratrici domestiche (3)
2,1
Asilo nido (tempo pieno) privato (1)
0,7
Strutture di assistenza per anziani (1)
0,7
Non risposto (1)
0,7
0,0
10,0
20,0
30,0
40,0
50,0
60,0
70,0
Fonte: OML
__________________________
10
La scuola per l’infanzia, facendo parte integrante del sistema educativo ha una diffusione capillare ed è frequentata dalla netta maggioranza
dall’utenza della fascia 3-6anni, e se si esclude il costo del pasto, non incide sul bilancio delle famiglie.
11
Secondo uno studio dal titolo “L’offerta pubblica in provincia di
Trento: cambiamento e continuità nel periodo 1998-2002”, i posti offerti
nei comprensori con sedi di asilo nido rappresentano grossomodo il 14%
dell’utenza potenziale.
Donne disoccupate nel comune di Trento
31
Sono invece più rari i casi in cui le mamme intervistate affidano
ai nonni la cura dei propri piccoli (4 risposte in tutto). Infine, pare
abbastanza scontato il fatto che il ricorso alla scuola materna arrivi a coinvolgere la quasi totalità delle persone intervistate con figli tra i quattro e i sei anni. La gratuità del servizio associata ad
una elevata qualità dell’offerta attraggono evidentemente una
quota cospicua di utenti. Il ricorso a collaboratrici domestiche e a
strutture per anziani risulta invece una pratica di fatto irrisoria,
che investe una quota marginale delle intervistate.
Graf. 15
A quali servizi farebbe ricorso se dovesse riprendere
un’attività lavorativa
58,6
Nessuno di questi (112)
15,7
Scuola materna (30)
Asilo nido (tempo pieno) pubblico (15)
7,9
Baby-sitter e/o collaboratrici domestiche (14)
7,3
4,2
Altro (8)
Associazioni private/cooperative per l'assistenza
domiciliare dell'infanzia (Tagesmutter) (4)
2,1
Asilo aziendale (3)
1,6
Strutture di assistenza per anziani (2)
1,0
Asilo nido (part-time) pubblico (2)
1,0
Asilo nido (tempo pieno) privato (1)
0,5
0,0
10,0
20,0
30,0
40,0
50,0
60,0
70,0
Fonte: OML
Alle intervistate con figli si è chiesto anche di esplicitare il fabbisogno in termini di servizi di cura nel caso iniziassero una nuova attività lavorativa: il grafico sotto riportato evidenzia proprio
questo fenomeno. Pur tenendo presente che gran parte delle intervistate non esprimono necessità al riguardo, avendo figli ormai
32
Donne disoccupate nel comune di Trento
grandi12 si nota senz’altro una crescita nel ricorso ai servizi per la
primissima infanzia, quali asili nido e baby-sitter.
2.10 La disponibilità alla formazione: corsi, orari e sedi
Tra le disoccupate intervistate l’interesse a frequentare iniziative di carattere formativo risulta elevato (87,9%) cosa che lascia
trasparire un atteggiamento propenso a migliorare o comunque ad
aggiornare la propria preparazione.
Graf. 16
Disponibilità accordata alla formazione
3,5
8,7
87,9
Disponibile corso formativo con, o senza sbocco (152)
Non disponibile corso formativo ma disponibile solo corso con sbocco lavorativo (6)
Non disponibile corso formativo né disponibile corso con sbocco lavorativo (15)
Fonte: OML
Di fatto però le intervistate sono piuttosto selettive nella disponibilità accordata. Per frequentare ad esempio iniziative formative
che non abbiano una ricaduta su un immediato sbocco occupazionale pongono vincoli temporali non irrilevanti, che in alcuni casi
potrebbero essere imputabili alla cura dei figli, ma in altri sembrano meno comprensibili. Solamente il 36,4% si dice pienamente
disponibile a seguire un corso senza limitazioni.
__________________________
12
Solo per inciso possiamo ricordare che le donne con figli che hanno
risposto al questionario sono in tutto 136, e che di queste, due non hanno
risposto a questa domanda.
Donne disoccupate nel comune di Trento
Graf. 17
33
Disponibilità a seguire corsi formativi
12,1
36,4
51,4
Disponibile corso formativo senza vincoli di orario (63)
Disponibile corso formativo con vincoli di orario (89)
Non disponibile corso formativo (21)
Fonte: OML
Tra coloro che hanno posto dei vincoli, numerose persone si
sono dette inclini a frequentare i corsi solo al mattino (39,5%),
una scelta che rimanda ai noti problemi legati alla cura dei figli
impegnati in orari antimeridiani con le attività scolastiche o prescolastiche. Tre persone hanno vincolato la loro presenza alla
possibilità di beneficiare di un servizio di baby-sitting cui affidare
il bimbo (1-3 anni) durante la frequenza, denunciando delle difficoltà conciliative in parte ricollegabili al fatto di non lavorare e
quindi di non avere per il momento il problema di delegare ad altri la cura del proprio figlio. Un gruppo delle intervistate si dice
disponibile, infine, solo per alcuni giorni alla settimana (25,7%),
lasciando intuire una disponibilità ed un interesse di fatto abbastanza smorzati.
Rimane da capire quanto questi condizionamenti riflettano un
corrispondente atteggiamento altrettanto passivo nella ricerca di
un’occupazione che finirebbe con il limitare di fatto la possibilità
di trovarla. Un simile atteggiamento potrebbe peraltro anche celare impegni di varia natura, retribuiti e non, tra cui piccole forme
di lavoro mascherato.
34
Donne disoccupate nel comune di Trento
Non trova infine molto riscontro la possibilità di disporre di una
borsa di studio come condizione per frequentare il corso.
Tab. 2
Disponibilità e vincoli alla formazione
- valori assoluti e percentuali v.a.
1. Tutti i giorni
2. Solo alcuni giorni nel corso della settimana
Se sì, quando
1. Solo la mattina
2. Solo il pomeriggio
3. E' indifferente
4. Solo in presenza di baby sitter bimbi 1-3 anni
Se sì, borsa studio
0. Non risposto
1. Sì
2. No
Disp corso x sbocco
1. Sì
2. No
Se sì, tutti i giorni
1. Sì
2. No
Se sì, x 8 ore
0. Non risposto
1. Sì
2. No
3. Sì, ma a certe condizioni
%
113
39
152
74,3
25,7
100,0
60
11
73
8
152
39,5
7,2
48,0
5,3
100,0
1
128
23
152
0,7
84,2
15,1
100,0
153
20
173
88,4
11,6
100,0
139
14
153
90,8
9,2
100,0
1
66
53
33
153
0,7
43,1
34,6
21,6
100,0
Fonte: OML
Per quanto riguarda le aree formative, presentiamo di seguito
quelle verso cui converge l’interesse delle intervistate. I corsi di
informatica risultano in assoluto i preferiti: oltre un quarto delle
risposte (ben 84) si rivolgono a questo ambito. Molto valorizzati
anche i corsi di lingue (15,9%) e quelli dei servizi alla persona
Donne disoccupate nel comune di Trento
35
(16,2%) seguiti a pari merito, da quelli di tipo commerciale e
amministrativo (14,0%). Bisogna dire che talvolta risulta difficile
distinguere il puro interesse personale da un interesse più strettamente connesso alla sola spendibilità dell’intervento formativo in
un futuro contesto lavorativo.
Graf. 18
Aree formative
Area informatica (84)
26,7
Area servizi alla persona (51)
16,2
Area linguistica (50)
15,9
Area amministrativa (44)
14,0
Area commerciale (44)
14,0
8,3
Area del turismo (26)
5,1
Altro (12)
0,0
5,0
10,0
15,0
20,0
25,0
30,0
Fonte: OML
La disponibilità a frequentare corsi finalizzati ad uno sbocco lavorativo risulta infatti grossomodo allineata all’interesse dimostrato a seguire iniziative formative di cui abbiamo fatto cenno
poc’anzi, e pare di poter dire che gli scostamenti nell’ordine di
qualche punto percentuale di fatto non modificano le considerazioni svolte fino ad ora riguardo ai corsi di formazione.
36
Donne disoccupate nel comune di Trento
Graf. 19
Disponibilità accordata a frequentare corsi finalizzati ad
uno sbocco lavorativo
36,0
26,2
40,0
26,2
30,0
11,6
20,0
10,0
0,0
Non disponibile corso con sbocco (20)
Disponibile corso con sbocco tutti i giorni non tutto il giorno (45)
Disponibile corso con sbocco tutti i giorni tutto il giorno (62)
Disponibile corso con sbocco tutti i giorni non tutto il giorno, ma con condizione (45)
Fonte: OML
2.11 Le ragioni della disoccupazione da un punto di vista soggettivo
Le ragioni della disoccupazione da un punto di vista soggettivo
sono state indagate con una specifica domanda. Si è chiesto alle
intervistate quali fossero le cause principali e le motivazioni che
loro stesse attribuivano alla loro difficoltà a collocarsi nel mondo
del lavoro. Consapevoli che molto spesso le ragioni che determinano una certa situazione si intersecano tra loro rendendo difficile, se non impossibile una lettura univoca, si è offerta la possibilità alle intervistate di dare risposte multiple, in modo da valorizzare la complessità della situazione reale.
Donne disoccupate nel comune di Trento
Graf. 20
37
Perché è disoccupata?
35,8
Età
22,0
Orario: part-time
15,6
Titolo di studio
Competenze
10,4
Crisi economica
10,4
Vincoli familiari
10,4
Esperienza
6,4
Provenienza, sud
6,4
4,6
Altro: aspetto fisico essere donna
2,9
Mancanza di "reti amicali"
2,3
Patente di guida
0,0
5,0
10,0
15,0
20,0
25,0
30,0
35,0
40,0
Fonte: OML
Chiamate ad esprimersi liberamente su questo tema, molte delle
intervistate hanno ricondotto all’età la causa prima della propria
difficoltà (come si vede dal grafico il 35,6% di loro si sono riconosciute in questo motivo)13. La seconda ragione in ordine di importanza ha riguardato l’aspetto dell’orario, che in molti casi è desiderato a tempo parziale, per cui ancora una volta si coglie il rimando alle difficoltà conciliative. Queste ultime vengono invece
__________________________
13
Una convinzione purtroppo abbastanza diffusa in generale anche tra
la popolazione, confermata anche da una recente indagine demoscopia di
Astra Ricerche, in cui viene ribadito che gli over “45 vengono considerati il
gruppo sociale più a rischio di disoccupazione. Circa due terzi degli intervistati esprime dissenso per i metodi di gestione delle risorse umane basate
sugli stereotipi legati all’età”.
Sempre da questa ricerca emerge peraltro come la società sia angosciata e contraria alle pratiche discriminatorie basate sull’età. Secondo quanto
emerge dagli intervistati il tema della marginalizzazione senza ritorno degli
“over 45” pare pervadere tutta la collettività.
Categorie stereotipiche (agesim) e comportamenti pregiudiziali e discriminatori rispetto all’età si ritrovano peraltro anche negli esiti di specifiche indagini attivate presso un gruppo di haed hunters e di direzioni delle
risorse umane delle aziende. “Over 45!” a cura di Bombelli e Finzi Guerini
e Associati 2006.
38
Donne disoccupate nel comune di Trento
espressamente citate da una quota piuttosto limitata delle intervistate: solamente un 10% ritiene che i vincoli legati ai tempi della
famiglia abbiano condizionato negativamente le loro opportunità
lavorative (10,4%).
Una quota abbastanza consistente, anche se non certamente
maggioritaria (15,6%) di intervistate considera invece che la difficoltà dipenda da un’inadeguatezza del proprio bagaglio scolastico
rispetto alle richieste del mercato. Piuttosto vicine a questa spiegazione si collocano quelle risposte che riconducono lo stato di
disoccupazione ad una carenza di competenze spendibili sul mercato del lavoro (10,4%), o alla mancanza di esperienza (6,4%).
Infine, non pare emergere una particolare percezione del peso
della crisi. L’influsso negativo della crisi economica viene di fatto
richiamato da un numero tutto sommato modesto di donne
(10,4%), e ciò risulta a dire il vero, in linea con il fatto che a tutto
il 2008 la crisi, ha colpito soprattutto la componente maschile, e
in particolare quella impiegata nel comparto industriale.
Tra le diverse spiegazioni, non mancano, purtroppo, anche le
denunce più o meno velate di situazioni discriminatorie, situazioni
riconducibili alla provenienza da un paese straniero, di provenire
dal Sud o ancora più semplicemente al fatto appartenere al genere
femminile e quindi di essere donna.
3.
Le disoccupate straniere
Poiché vivere la doppia condizione di essere donna e disoccupata in terra straniera, può corrispondere ad un vissuto di particolare fragilità e debolezza in questo capitolo ci proponiamo di focalizzare l’attenzione sul solo segmento delle donne di provenienza straniera. Il fine è quello di tratteggiarne le differenze rispetto
alle caratteristiche e alle disponibilità delle disoccupate di nazionalità italiana, gli eventuali bisogni emergenti da supportare con
specifiche misure e le potenzialità da sviluppare per sostenere il
loro inserimento nella vita attiva.
Siamo peraltro consapevoli del fatto che proprio le straniere più
deboli possono non risultare presenti nel gruppo delle straniere
Donne disoccupate nel comune di Trento
39
captate per il tramite di questa indagine e che per intercettarle sarebbe stato necessario attivare altri canali e differenti modalità di
ricerca. Le considerazioni di seguito proposte pertanto non hanno
ambizione di esaustività e si limitano a dar conto di uno spaccato
“istituzionale” identificato in riferimento alle sole straniere che
hanno presentato se stesse al Centro per l’Impiego di Trento per
dichiarare il loro status di donne alla ricerca di un lavoro.
Dobbiamo fin da subito sottolineare che le straniere sono comunque una presenza importante nel gruppo delle disoccupate estratte dalla banca dati del Centro per l’impiego: quasi un terzo,
esattamente 252 su un totale di 802 nominativi, hanno infatti cittadinanza straniera.
Di queste ultime però solo il 17,9% ha aderito alle proposte di
colloquio, mostrando una caduta ancora più accentuata di quella
riscontrata tra le autoctone che, rispetto al dato iniziale, hanno invece risposto in una percentuale del 23,8%.
Graf. 21
Adesione a seconda della provenienza e della presenza finale nel gruppo iniziale
23,8
Italiane (131 su 550)
17,9
Straniere (45su 252)
21,9
Totale (176 su 802)
0,0
5,0
10,0
15,0
20,0
25,0
30,0
Fonte: OML
Un comportamento diverso che deriva forse anche da un minor
interesse nei confronti della ricerca attiva del lavoro, ma che certo
si associa soprattutto alle maggiori probabilità di non riuscire ad
intercettare l’aggregato delle straniere in relazione alle più fre-
40
Donne disoccupate nel comune di Trento
quenti variazioni del loro recapito come pure alle probabili maggiori difficoltà di comprensione dei contenuti della lettera recapitata al loro domicilio.
Pertanto le 45 donne straniere che si sono presentate al colloquio rappresentano grossomodo un quarto del totale delle intervistate, il 25,6%. Più della metà di loro proviene da paesi dell’Est
(51,1%), mentre circa un quarto arriva dal Sud America (24,4%),
e altrettante da paesi dell’Africa.
Graf. 22
Età per provenienza italiana o straniera
51,1
60,0
50,0
38,9
31,1
40,0
30,5
22,1
30,0
17,8
20,0
8,4
0,0
10,0
0,0
25-34 anni
35-44 anni
Italiane (131)
45-54 anni
55 anni ed oltre
Straniere (45)
Fonte: OML
In termini di età, le straniere intervistate risultano mediamente
giovani e comunque più giovani delle italiane: oltre la metà (esattamente il 51,1%) ricade nella fascia 25-34 anni a fronte di un dato per le italiane che arriva appena al 22,1%. Sono giovani donne
arrivate in Italia, magari a seguito di un ricongiungimento familiare, che spesso appartengono a nuclei con figli in tenera età. Le
consuetudini sociali dei Paesi di origine sembrano riflettersi sulle
scelte riproduttive, che risultano mediamente anticipate rispetto
alle abitudini diffuse nel nostro Paese. Oltre tre quarti delle intervistate straniere infatti hanno prole e un quinto ha tre figli o più
(dato che risulta pressoché doppio rispetto alle donne italiane, del-
Donne disoccupate nel comune di Trento
41
le quali solo l’11% ha dichiarato di avere un simile carico di cura).
Graf. 23
Figli per classe di età di italiane e straniere
42,5
45,0
40,0
29,9
35,0
26,5
30,0
25,0
20,0
28,6
26,5
18,4
13,4
14,2
15,0
10,0
5,0
0,0
0-3 anni
4-6 anni
Italiane
7-14 anni
15 e oltre
Straniere
Fonte: OML
3.1
I saperi
Le immigrate hanno conseguito di fatto una preparazione scolastica più elevata: all’incirca il 35,6%, delle straniere ha assolto solamente l’obbligo scolastico a fronte del 40% dichiarato dalle
donne italiane. Grossomodo un quarto ha indicato di possedere un
diploma e altrettante una laurea. Pare opportuno sottolineare peraltro come quasi sempre il titolo di studio sia stato conseguito nel
Paese di origine senza una successiva attivazione per il riconoscimento del valore del titolo presso l’ambasciata, cosa che lo avrebbe reso valevole almeno nei rapporti di lavoro natura privatistica14.
__________________________
14
Per la validazione di un titolo conseguito all’estero per l’accesso nella
Pubblica amministrazione sarebbe necessario che il soggetto si attivasse per
ottenere l’equipollenza.
42
Donne disoccupate nel comune di Trento
Nell’insieme le donne immigrate che hanno aderito
all’iniziativa non sembrano pertanto accusare una particolare debolezza formativa rispetto alle disoccupate autoctone e anzi mostrano di fatto un maggiore potenziale che potrebbe essere adeguatamente valorizzato attraverso specifici percorsi formativi.
Di certo rimane il fatto, sottolineato in precedenza, che
l’insieme di tutte le disoccupate intervistate mostra un’evidente
inferiorità nei percorsi scolastici rispetto alle occupate di pari età,
cosa che indirettamente ribadisce l’importanza del titolo di studio
come requisito per l’occupabilità.
Graf. 24
Titolo di studio per provenienza
33,6
35,0
25,2
30,0
26,7
26,7
26,7
23,7
25,0
20,0
10,7
15,0
6,9
8,9
11,1
10,0
5,0
0,0
Italiane
Straniere
Licenza elementare (9 italiane e 4 straniere)
Licenza media inferiore (44 italiane e 12 straniere)
Qualifica formazione professionale (33 italiane e 5 straniere)
Licenza media superiore(31 italiane e 12 straniere)
Laurea o diploma parauniversitario o universitario (14 italiane e 12 straniere)
Fonte: OML
Valutare la conoscenza delle lingue richiede di considerare adeguatamente i differenti punti di partenza. La conoscenza
dell’italiano, se per le autoctone è ovvia, per le straniere rappresenta un requisito importante e non certamente scontato, talvolta
essenziale per poter inserirsi nel mercato del lavoro. Dalle dichiarazioni delle stesse intervistate (dichiarazioni peraltro confermate
dalle rilevatrici che hanno effettuato l’intervista) molte straniere
Donne disoccupate nel comune di Trento
43
conoscono comunque bene, o anche benissimo l’italiano (rispettivamente il 48,0% e il 40,0%). Sono tutto sommato poche coloro
che scontano nella fase di ingresso nel mondo del lavoro limitazioni legate a carenze comunicative nella lingua italiana (stando
alle dichiarazioni delle interessate grossomodo l’11%).
La padronanza dell’inglese risulta invece in percentuale più diffusa tra le intervistate straniere rispetto alle italiane (rispettivamente il 28,9% e 17,6% hanno dichiarato una padronanza buona
od ottima). Solamente il tedesco, pur essendo conosciuto veramente bene da pochissime è capito e parlato in misura maggiore
dalle trentine, cosa che non stupisce considerata la tradizione e la
collocazione geografica della nostra provincia.
Graf. 25
Conoscenza lingue livello buono o ottimo
93,3
100,0
90,0
80,0
70,0
48,9
60,0
50,0
40,0
34,4
40,0
26,7
30,0
20,0
7,6
10,0
0,0
11,5
0,8
16,8
6,1 3,1
2,3 3,8
0,8
Italiane
4,4
0,0
2,2
2,2 4,4
2,2
Straniere
Tedesco Buona (10 italiane e 2 straniere)
Tedesco Ottima (1 italiana e nessuna straniera)
Inglese Buona (15 italiane e 12 straniere)
Inglese Ottima (8 italiane e 1 straniera)
Francese Buona (4 italiane e 1 straniera)
Francese Ottima (3 italiane e 2 straniere)
Italiano Buona (22 italiane e 5 straniere)
Italiano Ottima (18 italiane e 45 straniere)
Altra lingua Buona (1 italiana e 1 straniera)
Altra lingua Ottima (22 italiane e 42 straniere)
Fonte: OML
44
Tab. 3
Donne disoccupate nel comune di Trento
Conoscenze informatiche per grado e provenienza
- valori assoluti e percentuali Italiana
Livello
v.a.
Straniera
%
v.a.
%
Totale
cittadinanza
v.a.
%
Utilizzo computer
1. Nessuna
2. Base
3. Avanzata
47
53
31
131
35,9
40,5
23,7
100,0
12
16
17
45
26,7
35,6
37,8
100,0
59
69
48
176
33,5
39,2
27,3
100,0
Elaborazione testi
1. Nessuna
2. Base
3. Avanzata
44
55
32
131
33,6
42,0
24,4
100,0
15
22
8
45
33,3
48,9
17,8
100,0
59
77
40
176
33,5
43,8
22,7
100,0
Fogli di calcolo
1. Nessuna
2. Base
3. Avanzata
69
36
26
131
52,7
27,5
19,8
100,0
21
18
6
45
46,7
40,0
13,3
100,0
90
54
32
176
51,1
30,7
18,2
100,0
Grafica
1. Nessuna
2. Base
3. Avanzata
114
13
4
131
87,0
9,9
3,1
100,0
38
7
0
45
84,4
15,6
0,0
100,0
152
20
4
176
86,4
11,4
2,3
100,0
Programmazione Web
1. Nessuna
2. Base
3. Avanzata
125
6
0
131
95,4
4,6
0,0
100,0
41
3
1
45
91,1
6,7
2,2
100,0
166
9
1
176
94,3
5,1
0,6
100,0
Programmazione
1. Nessuna
2. Base
129
2
131
98,5
1,5
100,0
44
1
45
97,8
2,2
100,0
173
3
176
98,3
1,7
100,0
1. Nessuna
2. Base
128
3
131
97,7
2,3
100,0
41
4
45
91,1
8,9
100,0
169
7
176
96,0
4,0
100,0
1. Nessuna
2. Base
3. Avanzata
122
6
3
131
93,1
4,6
2,3
100,0
43
1
1
45
95,6
2,2
2,2
100,0
165
7
4
176
93,8
4,0
2,3
100,0
1. Nessuna
2. Base
3. Avanzata
126
3
2
131
96,2
2,3
1,5
100,0
40
5
0
45
88,9
11,1
0,0
100,0
166
8
2
176
94,3
4,5
1,1
100,0
Programmi professioni
tecniche
Programmi professioni
amministrative
Programmi statistici
Fonte: OML
Parimenti alle considerazioni svolte fino ad ora, anche rispetto
alle conoscenze informatiche le intervistate straniere non sembrano denotare particolari elementi di svantaggio. Come si vede dalla
tabella infatti, per loro si rileva un discreto grado di familiarità
Donne disoccupate nel comune di Trento
45
con i mezzi informatici: sono poche (grossomodo un quarto) coloro che non sono per nulla in grado di usare il computer (a fronte
del 35,9% delle locali).
Oltre il 37% delle straniere (e solo il 23,7% delle italiane) è
persino in grado farne un uso a livello avanzato. Sostanzialmente
simili a quella delle italiane risultano anche le performance in fatto di elaborazione dei testi (66,4%) e di utilizzo dei fogli di calcolo (complessivamente il 53,3% li sa usare a livello base o avanzato). Una maggiore differenza tra le risposte delle disoccupate autoctone e quelle delle straniere si coglie riguardo al requisito del
possesso della patente di guida: il permesso è molto più diffuso
tra le italiane, il 77,9% possiede la patente, che non tra le straniere, solo il 48,9%, laddove peraltro va rimarcato che non è stato
considerato il possesso della patente internazionale a durata limitata di un anno. Ovvie considerazioni in ordine ai costi
dell’acquisizione del permesso di guida in Italia spiegano buona
parte di questo gap che per il resto è associabile a determinanti di
condizionamento culturale. Il mancato possesso della patente di
guida peraltro non influisce molto sulla probabilità di conseguire
un lavoro poiché la disponibilità allo spostamento per raggiungere
il posto di lavoro per molte delle intervistate rimane di fatto circoscritta all’interno delle mura urbane.
3.2
Le esperienze pregresse delle immigrate
La quasi totalità delle immigrate ha maturato almeno
un’esperienza di lavoro (91,1%) e in questo senso rileva un esito
analogo a quello delle italiane. Gli elementi di differenza tra italiane e straniere si colgono semmai sotto altri profili: le immigrate
più raramente hanno svolto quest’esperienza presso enti pubblici
(solo 5 persone, pari a meno del 10%). E altrettanto raramente il
loro lavoro si è svolto con una modalità autonoma. Le difficoltà e
i requisiti di accesso all’ente pubblico così come quello del lavorare in proprio hanno evidentemente alzato delle barriere
all’entrata troppo elevate per le donne immigrate.
46
Donne disoccupate nel comune di Trento
Graf. 26
Mansioni svolte nel privato
16,0
13,1
14,0
14,3
15,6
13,0
10,3
12,0
10,4
9,1
10,0
8,0
8,0
6,1
6,0
4,0
15,0
14,1
5,2 5,2 5,2 5,2
3,9
1,4
2,3 2,8 1,4
2,0
0,0
Italiane
Straniere
Altre mansioni alte
Aiuto cuoco/mensa/personale di cucina fast food
Altre mansioni medio/alte
Sorveglianza bambini
Tecnici
Servizi alla persona
Commessa
Cameriera
Operaia
Pulizie
Fonte: OML
Il bagaglio esperienziale delle straniere è maturato nella maggioranza dei casi alle dipendenze nel privato. Le mansioni svolte
si collocano prevalentemente in ambiti di basso profilo: i lavori di
pulizia (15,6%), le mansioni operaie (14,3%), i servizi alla persona (9,1%) o le attività di cucina fast food (5,2%). Rispetto alle italiane, le immigrate che provengono da un’esperienza di tipo operaio risultano essere una percentuale quasi doppia. Un quota minore, ma significativa di disoccupate straniere si è inserita in professioni che richiedono un’interazione con la clientela come quella di cameriera (13,0%) o di commessa (10,4%). Infine possiamo
riconoscere che l’ingresso alle mansioni più qualificate si presenta abbastanza eterogeneo: se l’accesso alle professioni di tipo tecnico, forse anche per i problemi legati al riconoscimento dei titoli
di studio, sembra rimanere meno accessibile per le straniere coinvolte (nel 5,2% dei casi rispetto al 13,1% delle italiane), non altrettanto pare potersi dire per altre mansioni di medio alto profilo
che sono svolte dal 9,1% delle straniere a fronte di un corrispettivo decisamente inferiore per le italiane 4,2%.
Donne disoccupate nel comune di Trento
3.3
47
Lavoro e professioni ricercate dalle immigrate
L’occupazione di tipo dipendente rappresenta anche per le straniere il vero obiettivo occupazionale: oltre il 92% di loro si esprime in questo senso, mentre solo una piccola parte si dice eventualmente disponibile anche per un lavoro autonomo. Pochissime le straniere che si indirizzano esclusivamente verso un progetto di tipo autonomo.
Le straniere preferiscono un lavoro alle dipendenze soprattutto
per la maggiore sicurezza economica e per la stabilità che è tipica
di questa modalità (55,6%). Altre riconducono la scelta a problemi di conciliazione o a motivazioni legate al proprio profilo formativo (20,0%) o ad una personale percezione di inadeguatezza
rispetto alle caratteristiche richieste dal lavoro autonomo (20,0%).
In sede di colloquio le immigrate hanno delineato un sistema di
aspettative improntato a realismo e consapevolezza: ben due terzi
di loro si sono orientate verso mansioni a forte contenuto operativo, mansioni spesso onerose in termini di orari e scarsamente remunerate. Professioni che dall’immaginario collettivo tendono ad
essere svalutate e quindi non considerate dall’offerta di lavoro locale, ma che proprio per questo presentano maggiori opportunità
di lavoro.
A conferma di quanto detto, si consideri che tra le mansioni più
richiamate durante l’intervista ricorrono quella di cameriera
(14,2%), di addetta alle pulizie (11,3%) o di addetta ai servizi alla
persona (7,5%).
La professione in assoluto più ricercata dalle immigrate intervistate è quella di commessa (17,0%), professione che evidentemente, viene ritenuta dalle più, come un buon compromesso tra
possibilità e aspettative. La conoscenza della lingua, la presenza
fisica, doti relazionali costituiscono però dei requisiti di accesso
alla professione non sempre scontati e che in qualche misura limitano la sfera della possibilità di inserirsi in questa professione. Dal
lato dell’offerta, inoltre, spesso gli orari tipici di questa professio-
48
Donne disoccupate nel comune di Trento
ne impattano con le esigenze di cura di chi ha figli rendendo in
definitiva arduo trovare un’occupazione conciliante.
Le professioni ricercate dalle intervistate non sono però solamente di medio o basso livello, in taluni casi esse esprimono il
desiderio di svolgere mansioni di contenuto medio alto, professioni impiegatizie, legate all’insegnamento o di contenuto tecnico
(queste aspirazioni riguardano grossomodo due immigrate su dieci) che richiedono però idonei requisiti formativi per l’ingresso. Si
pone in questi casi il problema del titolo di studio acquisito nel
Paese di provenienza e del successivo riconoscimento per la necessaria validazione.
Bisogna riconoscere peraltro che il gruppo si connota per un atteggiamento abbastanza flessibile, che riguarda anche parte delle
laureate in alcuni casi disponibili ad accostarsi a professioni piuttosto umili: basti dire che il 18% delle laureate lavorerebbe come
commessa e che quasi la metà delle laureate si adatterebbe a svolgere anche mansioni di contenuto operaio o di medio basso profilo. Certamente per molte di loro, non essendo ancora risolto il
problema del riconoscimento del titolo di studio, l’adeguamento
verso il basso è implicito nella scelta di lavorare e su questo versante la valorizzazione di percorsi pregressi e che considerino anche i saperi acquisiti in altri paesi potrebbe essere un punto di partenza per sfruttare al meglio il loro potenziale e rispondere alle
aspettative del segmento più qualificato della forza lavoro immigrata.
Donne disoccupate nel comune di Trento
Tab. 4
49
Mansioni ricercate per titolo di studio delle immigrate
- valori assoluti e percentuali Qualifica
Laurea o diploma
Licenza media
formazione
parauniversitario o
superiore
professionale
universitario
v.a.
%
v.a.
%
v.a.
%
Elementari e
licenza media
inferiore
v.a.
%
Aiuto cuoco/mensa/personale di cucina
fast food
0
0,0
3
11,5
1
8,3
3
6,5
Altre mansioni medio/basse
1
4,5
2
7,7
1
8,3
3
6,5
Assistente alla poltrona/medico
1
4,5
0
0,0
0
0,0
1
2,2
Bidelli/uscieri/portalettere
0
0,0
1
3,8
0
0,0
0
0,0
Cameriera
0
0,0
2
7,7
3
25,0
10
21,7
Commessa
4
18,2
5
19,2
2
16,7
7
15,2
Operaia
2
9,1
2
7,7
1
8,3
7
15,2
Parrucchiera
0
0,0
0
0,0
0
0,0
1
2,2
Pulizie
1
4,5
3
11,5
2
16,7
6
13,0
Servizi alla persona
1
4,5
2
7,7
2
16,7
3
6,5
10
45,5
17
65,4
12
100,0
41
89,1
Impiegata amministrativa
7
31,8
1
3,8
0
0,0
0
0,0
Impiegata front office
1
4,5
0
0,0
0
0,0
1
2,2
Insegnante
2
9,1
1
3,8
0
0,0
0
0,0
Altre mansioni medio/alte
0
0,0
0
0,0
0
0,0
3
6,5
Professori/istruzione privata
1
4,5
0
0,0
0
0,0
0
0,0
Tecnici
0
0,0
2
7,7
0
0,0
0
0,0
Educatore
0
0,0
2
7,7
0
0,0
0
0,0
Interprete traduttore
1
4,5
0
0,0
0
0,0
1
2,2
Totale mansioni medio alte
12
54,5
6
23,1
0
0,0
5
10,9
Totale
22
100,0
26
100,0
12
100,0
46
100,0
Totale mansioni medio basse
Fonte: OML
Gli orientamenti verso le diverse professioni valutati a seconda
dell’età confermano in buona parte le considerazioni riportate fino
a questo momento ed evidenziano come le intervistate al di sotto
dei 45 anni d’età tendano a concentrarsi nelle mansioni ad elevato
contatto relazionale come la commessa o la cameriera. Diversamente il segmento più vicino alla maturità punta maggiormente
verso un contenuto più operativo delle mansioni che non implichi
un contatto con il pubblico. Si verifica in sostanza una sorta di selettività dell’offerta che consapevolmente anticipa le richieste della parte datoriale.
50
Donne disoccupate nel comune di Trento
Tab. 5
Figure professionali ricercate dalle straniere per età
- valori assoluti e percentuali 25-34 anni
35-44 anni
45-54 anni
55 anni ed oltre
v.a.
%
v.a.
%
v.a.
%
v.a.
%
Aiuto cuoco/mensa/personale di cucina
fast food
2
3,6
2
6,9
3
14,3
0
0
Altre mansioni medio/alte
3
5,4
0
0,0
0
0,0
0
0
Altre mansion imedio/basse
4
7,1
1
3,4
2
9,5
0
0
Assistente alla poltrona/medico
1
1,8
1
3,4
0
0,0
0
0
Bidelli/uscieri/portalettere
0
0,0
0
0,0
1
4,8
0
0
Cameriera
7
12,5
6
20,7
2
9,5
0
0
Commessa
12
21,4
5
17,2
1
4,8
0
0
Educatore
0
0,0
2
6,9
0
0,0
0
0
Impiegata amministrativa
4
7,1
3
10,3
1
4,8
0
0
Impiegata front office
2
3,6
0
0,0
0
0,0
0
0
Insegnante
1
1,8
2
6,9
0
0,0
0
0
Interprete traduttore
1
1,8
1
3,4
0
0,0
0
0
Operaia
7
12,5
1
3,4
4
19,0
0
0
Parrucchiera
1
1,8
0
0,0
0
0,0
0
0
Professori/istruzione privata
0
0,0
0
0,0
1
4,8
0
0
Pulizia
5
8,9
4
13,8
3
14,3
0
0
Servizi alla persona
5
8,9
1
3,4
2
9,5
0
0
Tecnici
1
1,8
0
0,0
1
4,8
0
0
Totale
56
100,0
29
100,0
21
100,0
0
0
Fonte: OML
3.4
La questione temporale: vincoli e flessibilità delle disoccupate straniere alla ricerca di lavoro
Nel caso delle lavoratrici straniere la difficile ripartizione tra
lavoro e sfera privata pare privilegiare la prima variabile, rivelando una forte determinazione ed un certo attaccamento alla sfera
lavorativa. Sono scelte che probabilmente si interpretano in relazione ad una più stringente condizione di bisogno. Come si vede
dal grafico infatti il gruppo più cospicuo delle immigrate è alla ricerca di un’occupazione a tempo pieno (43,2%). La loro preferenza verso l’orario full-time si configura nettamente maggiore di
quella riscontrata tra le intervistate di nazionalità italiana (31,0%):
un fatto che pare in contrasto alla luce del maggiore carico di cura
che mediamente grava sulle straniere. Scelte legate al bisogno economico che evidentemente induce differenti modalità di ap-
Donne disoccupate nel comune di Trento
51
proccio alla cura dei figli e quindi diversi atteggiamenti e disponibilità nei confronti del lavoro.
L’interesse ad un lavoro part-time rileva per il 36,4% delle straniere intervistate.
Graf. 27
Orario ricercato dalle italiane e dalle straniere
45,7
43,2
50,0
45,0
40,0
36,4
31,0
35,0
30,0
23,3
20,5
25,0
20,0
15,0
10,0
5,0
0,0
Tempo pieno
Part-time
Italiane
E' indifferente l'orario
Straniere
Fonte: OML
In tema di articolazione dell’orario italiane e straniere manifestano preferenze abbastanza simili. In generale viene rimarcata
dalla metà delle intervistate una spiccata preferenza per l’orario
continuato: la possibilità di ottimizzare la gestione dei tempi di vita e di lavoro rende di fatto particolarmente attraente questa opzione. La disponibilità accordata ad accettare mansioni con turnazioni risulta invece più contenuta e si limita al 20% dei casi, rimandando per certi aspetti ancora alle difficoltà dei vincoli familiari oltreché a quelle personali.
52
Donne disoccupate nel comune di Trento
Graf. 28
Disponibilità verso tipi di articolazione oraria per provenienza italiana o straniera
60,0
50,8
48,4
50,0
40,0
32,3
29,5
30,0
19,7
19,4
20,0
10,0
0,0
Italiane
A turni
Orario spezzato con pausa pranzo
Straniere
Orario continuato
Fonte: OML
3.5
I servizi per la cura di figli e anziani: utilizzo reale e potenziale da parte delle intervistate
Al momento dell’intervista, ovvero in una condizione di perdurante disoccupazione, le straniere con figli evidenziano un orientamento più spiccato delle italiane a ricorrere ai servizi di cura.
Una differenza questa che ci pare di poter attribuire a varie motivazioni: la mancanza di reti parentali che possano concorrere e
sostenere gli eventuali bisogni di cura; l’obiettivo
dell’integrazione dei figli e dell’apprendere la lingua.
Le differenze risultano eclatanti in particolare riguardo alle
mamme con figli d’età compresa tra 0 e 3 anni: delle italiane solamente il 17% ricorre ai servizi di asilo nido mentre oltre la metà
delle straniere con figli nella medesima fascia di età vi fa affidamento. Un dato quest’ultimo piuttosto elevato considerato il periodo di non lavoro e i costi che il servizio comporta sul bilancio
familiare.
Donne disoccupate nel comune di Trento
Graf. 29
53
A quali servizi di cura sta attualmente facendo ricorso per
italiane e straniere
80,0
71,2
70,0
54,1
60,0
50,0
40,0
24,3
30,0
13,5
20,0
10,0
1,0 1,0 1,0
13,5
5,4
5,8
2,9
1,9
1,0
1,0
2,7
0,0
0,0 0,0
0,0 0,0
0,0
Italiane
Straniere
Asilo nido (tempo pieno) pubblico
Asilo nido (tempo pieno) privato
Asilo nido (part-time) pubblico
Scuola materna
Associazioni private/cooperative per l'assistenza
domiciliare dell'infanzia (Tagesmutter)
Baby-sitter e/o collaboratrici domestiche
Strutture di assistenza per anziani
Nessuno di questi
Altro
Non risposto
Fonte: OML
Il quadro sembra modificarsi di pochissimo proiettando in una
possibile situazione di lavoro la necessità di ricorrere a questi servizi. Focalizzando ancora una volta il fabbisogno potenziale delle
mamme con figli zero tre anni: si nota un lieve accrescimento solo
nel caso della componente italiana.
54
Donne disoccupate nel comune di Trento
Graf. 30
A quali servizi farebbe ricorso se dovesse riprendere
un’attività lavorativa
61,2
70,0
51,9
60,0
50,0
40,0
30,0
23,1
20,0
10,0
13,5
12,9
5,8
8,6
0,7
0,7
2,2
1,4
5,8
1,9
0,0
0,7
1,9
3,8 3,8
0,0
0,0
0,0
Italiane
Straniere
Asilo nido (tempo pieno) pubblico
Asilo nido (tempo pieno) privato
Asilo nido (part-time) pubblico
Scuola materna
Associazioni private/cooperative per l'assistenza
domiciliare dell'infanzia (Tagesmutter)
Baby-sitter e/o collaboratrici domestiche
Asilo aziendale
Strutture di assistenza per anziani
Nessuno di questi
Altro
Fonte: OML
3.6
Le motivazioni della disoccupazione da un punto di vista
soggettivo
Il profilo anagrafico, quello delle competenze e il sistema delle
attese riferito a mansioni ed orari desiderati, sono stati arricchiti in
sede di colloquio dalla valutazione che le intervistate sono state
invitate ad esprimere a spiegazione della propria difficoltà occupazionale. Pur consapevoli della complessità di questa valutazione, per giunta potenzialmente distorta dall’ottica soggettiva, si è
comunque ritenuto utile affiancare all’analisi oggettiva una considerazione personale riguardante il difficile trade-off tra i profili
offerti e le richieste del mercato del lavoro.
Donne disoccupate nel comune di Trento
55
Passando pertanto ad analizzare per categorie le argomentazioni
addotte dalle intervistate potremmo dire che la difficoltà richiamata con maggior insistenza dalle disoccupate di origine straniera
si riferisce all’orario di lavoro, un orario che spesso non risulta
compatibile con le esigenze familiari legate alla cura dei figli.
Per altre, purtroppo non poche, è invece il superamento di una
certa soglia di età il fattore richiamato come maggiormente critico
nella ricerca di lavoro. L’età pare accentuare la debolezza
dell’offerta soprattutto in professioni a valenza relazionale in cui
l’aspetto fisico viene ritenuto un requisito discriminante per
l’accesso alla professione. In queste circostanze potrebbe essere
urgente individuare percorsi di riadeguamento professionale verso
altre mansioni.
L’influenza negativa della crisi economica viene invece menzionata solo in qualche circostanza, e non così diffusamente come
si potrebbe pensare.
Purtroppo non mancano casi di discriminazione reale o almeno
percepita come tale poiché alcune intervistate riconducono la propria condizione di disoccupate all’essere straniere.
Graf. 31
I perché della disoccupazione: il punto di vista soggettivo
27,3
Orari (12)
20,5
Età (9)
Origine straniera (6)
13,6
Crisi (6)
13,6
Riconoscimento titolo di
studio (3)
6,8
Saperi/Competenze (3)
6,8
0,0
Fonte: OML
5,0
10,0
15,0
20,0
25,0
30,0
56
Donne disoccupate nel comune di Trento
E per un ulteriore piccolo gruppo il problema centrale è opposto
a questo, ovvero quello di possedere un titolo di studio, che in Italia non viene riconosciuto.
Evidentemente in questi casi il miss-match potrebbe ricondursi
ad sorta di selettività dell’offerta che non si adatterebbe a proposte di profili reputati non adeguati.
Infine qualche intervistata riconosce quale causa della propria
disoccupazione una propria carenza formativa e una mancanza di
competenze, che la rendono inadeguata alle richiese della domanda di lavoro, cosa che suggerisce interventi formativi per sviluppare o consolidare le capacità carenti.
3.7
La disponibilità alla formazione da parte delle straniere
L’atteggiamento delle immigrate rispetto a possibili opportunità formative si profila decisamente favorevole, confermando anche in questo ambito un interesse ancora più elevato di quello già
alto mostrato dalle italiane: la stragrande maggioranza si è detta
infatti disponibile a frequentare corsi anche non direttamente finalizzati ad uno sbocco lavorativo (93,2%). Per converso sono pochissime le intervistate ad aver escluso del tutto un loro possibile
coinvolgimento in attività a sfondo formativo (solamente il 6,8%).
Un atteggiamento che, se per certi aspetti può nascondere un po’
di pragmatismo legato al velato timore che all’eventuale venir
meno della propria disponibilità si associ qualche sanzione sui
possibili benefici connessi allo status di disoccupata alla ricerca
attiva di lavoro, per certi altri aspetti può davvero essere il riflesso
di un reale interesse per le iniziative a sfondo formativo e per il
potenziale di miglioramento che dovrebbero comportare.
Le straniere però non sembrano esplicitare un interesse prioritario verso un’area specifica, come accade invece per le italiane. Le
preferenze delle immigrate tendono infatti a distribuirsi in modo
abbastanza eterogeneo. Le preferenze si indirizzano verso corsi di
tipo linguistico e dell’area informatica. Seguono a poca distanza, i
corsi sui servizi alla persona, quelli di area amministrativa e quelli
a contenuto commerciale.
Donne disoccupate nel comune di Trento
Graf. 32
57
Disponibilità accordata a frequentare corsi finalizzati ad
uno sbocco lavorativo
97,8
85,3
100,0
90,0
80,0
70,0
60,0
50,0
40,0
14,7
30,0
2,2
20,0
10,0
0,0
Italiane
Straniere
Disponibile corso con sbocco
Non disponibile corso con sbocco
Fonte: OML
Graf. 33
Aree formative per provenienza
29,6
30,0
21,3
25,0
19,1
20,0
16,4
13,7
15,7
14,2 13,7
13,5
15,0
14,6
11,2
7,1
10,0
5,3
4,5
5,0
0,0
Italiana
Straniera
Area linguistica (50)
Area informatica (84)
Area servizi alla persona (51)
Area amministrativa (44)
Area commerciale (44)
Area del turismo (26)
Altro (12)
Fonte: OML
58
Donne disoccupate nel comune di Trento
La disponibilità e l’interesse a frequentare corsi finalizzati ad
uno sbocco lavorativo risulta pressoché sovrapponibile alla più
generale propensione a seguire corsi a carattere formativo, di cui
si è detto poc’anzi, e ci porta pertanto a sottolineare un interesse
abbastanza pervasivo che assume ancora maggiore rilievo tra le
straniere.
4.
Conclusioni
La ricerca – azione sulle donne disoccupate, promossa congiuntamente dal Comune di Trento e dall’Istituto di ricerca sociale e
regionale ed attuata grazie alla collaborazione di vari soggetti appartenenti al Tavolo per l’occupabilità del Comune di Trento, ha
permesso di mettere a fuoco alcuni aspetti e caratteristiche della
disoccupazione femminile locale e consentito di maturare alcune
consapevolezze.
La prima di queste riguarda la scarsa reattività alle sollecitazioni dimostrata dall’aggregato delle 802 disoccupate con almeno 25
anni iscritte alle liste del Centro per l’Impiego da almeno sei mesi. Solo poco più di un quarto delle persone disoccupate contattate
con una lettera si è infatti attivata per fissare un appuntamento e
di questo gruppo, una parte non trascurabile (19% circa) non si è
nemmeno presentata all’incontro concordato portando il tasso di
adesione al 22%. Atteggiamenti e comportamenti che potrebbero
lasciare trasparire uno scoraggiamento di fondo circa la possibilità
di trovare un’occupazione, o anche una possibile sfiducia circa
l’efficacia dei canali istituzionali; ma questa inerzia induce anche
a ridimensionare i contorni del problema, restringendo l’urgenza
del fenomeno complessivo.
Il tentativo di individuare i tratti essenziali, il nocciolo del problema occupazionale vissuto dalle donne intervistate ci ha di fatto
avvicinato ad un universo eterogeneo e differenziato, segnato da
potenzialità ed atteggiamenti anche molto lontani tra loro.
I diversi volti della disoccupazione sono stati ricostruiti con informazioni di tipo socio-anagrafico e professionale e con l’ascolto
della testimonianza delle stesse protagoniste di questo mancato, o
Donne disoccupate nel comune di Trento
59
comunque difficile, incontro con il mondo del lavoro. L’età è risultata un fattore cruciale nel condizionare gli atteggiamenti e le
potenzialità soggettive, ma nondimeno anche le possibilità offerte
dalla domanda di lavoro. E in effetti il gruppo più cospicuo di intervistate appartiene alla fascia delle 35-44enni (36,9%), seguito
dalle 25-34enni che notoriamente corrispondono alla fase che potremmo definire rispettivamente “conciliativa” e “riproduttiva”,
ovvero a periodi in cui i vincoli legati alla gestione e alla cura dei
figli piccoli condizionano maggiormente la sfera lavorativa. E il
dato sul carico di cura conferma questa ipotesi tenuto conto che
tre intervistate su quattro hanno almeno un figlio e molto spesso
in tenera età (il 61,7% delle intervistate ha figli al di sotto dei 15
anni).
Il condizionamento familiare rimanda in molti casi alla disponibilità temporale accordata all’eventuale lavoro, che spesso può
essere solo a tempo parziale (43,4%) e solo più di rado con orario a tempo pieno. La componente di quante si dicono disponibili
a qualsiasi regime orario rivelando uno stringente bisogno di lavorare si attesta al 22%.
Coerentemente con questo quadro di vincoli temporali e di valutazione di costi benefici tra lavoro e non lavoro, anche la vicinanza al domicilio diventa un fattore limitante e non secondario
che pare di fatto ostacolare l’accettazione di un’eventuale proposta di lavoro: la metà delle intervistate per gestire e rendere compatibili i tempi di vita familiari cerca un lavoro solo entro i confini comunali.
Ma non è solo una questione di orari o di luogo di lavoro, poiché a favorire la permanenza nella disoccupazione giocano molto
spesso un ruolo determinante anche le debolezze formative che
restringono le potenzialità spendibili nel mercato del lavoro: buona parte delle intervistate (39,2%) ha assolto solo l’obbligo scolastico, o al più ha raggiunto un titolo della formazione professionale (21,6%). Sono elementi che ci inducono a sottolineare come un
limitato investimento formativo esponga ad una maggiore probabilità di incorrere in problemi occupazionali. Tuttavia non si può
60
Donne disoccupate nel comune di Trento
sottacere che una disoccupata su quattro vanta un diploma superiore, evidenziando un potenziale inespresso che forse varrebbe la
pena di valutare.
Nella stragrande maggioranza dei casi le intervistate hanno peraltro già sperimentato il loro incontro con il modo del lavoro
(92%) e quindi non sembra che la disoccupazione sia il prezzo
pagato all’inesperienza, ma piuttosto a condizioni contrattuali o a
scelte di vita che hanno determinato una cessazione del rapporto
di lavoro e la successiva disoccupazione.
Le professioni svolte sia in ambito pubblico che in quello privato, pur eterogenee, rimandano ad uno spaccato dove prevalgono
profili operativi e meno qualificati: il 14,0% ha lavorato come addetta alle pulizie, il 12,0% in qualità di commessa e una quota pari al 7,5% come cameriera. Non mancano peraltro anche casi di
esperienze in professioni di livello medio od elevato come impiegati (14,0%), tecnici (11,6%) e manager (1,6%).
Il lavoro cercato è un lavoro alle dipendenze (92,6%) e ciò soprattutto per la maggior sicurezza che può garantire (37,1%), ma
anche per i vincoli legati alle necessità della famiglia (17,2%) o
per valutazioni legate alla proprie attitudini personali (16,1%). E
dal punto di vista delle attese nel confronto tra le esperienze pregresse e le aspettative future si intravede una certa traslazione
verso l’alto nel sistema di preferenze delle intervistate che, comprensibilmente, tende a ridurre l’orientamento verso le mansioni
più faticose o dequalificate privilegiando piuttosto altre scelte
professionali. Un caso emblematico è ad esempio quello
dell’addetta delle pulizie, che considerando congiuntamente le esperienze svolte sia presso datori di lavoro privati che presso enti
pubblici si attestava ad un’incidenza del 14,0% ed ora raccoglie
un più modesto 8%.
L’ultima sfera di argomentazioni toccata dal questionario, che
riguardava l’interesse e la disponibilità a seguire delle iniziative a
sfondo formativo, ha messo in luce un’ampia convergenza di interesse (87,9%) e una limitazione verso iniziative con sbocco lavorativo solo per una parte molto limitata (3,5%). L’interesse delle
Donne disoccupate nel comune di Trento
61
intervistate pur spaziando diffusamente tra vari ambiti, pare privilegiare in particolare le aree dell’informatica (26,7%) o quella dei
servizi alla persona (16,2%). La disponibilità temporale a frequentare i corsi induce qualche perplessità di lettura: se per una
parte i vincoli posti possono essere comprensibili in ragione dei
carichi di cura (39,5% solo al mattino), meno giustificabile pare
essere la quota non trascurabile (1 su 4!) di donne che si sono rese
disponibili solamente per alcuni giorni alla settimana.
Provincia Autonoma di Trento
Agenzia del lavoro
Analisi a margine del Convegno di presentazione del XXIV Rapporto
sull’occupazione in provincia di Trento (dicembre 2009)
I rapporti biennali della Legge 125/91 sull’occupazione nelle medio
grandi aziende della provincia di Trento periodo 2006/2007 (febbraio
2011)
Scarica

scarica la versione pdf 1.252 mb