Premessa Il Tavolo per l’occupazione e l’occupabilità è un’esperienza che nasce da lontano. Era il 2005 quando una ricerca sulle cause socio economiche della povertà a Trento evidenziava nelle donne adulte in cerca di lavoro un segmento “fragile” della nostra società. L’Assessorato comunale alle Politiche Sociali ha raccolto questo input e ha deciso di vederci più chiaro attivando una borsa di ricerca in collaborazione con il Dipartimento di sociologia dell’Università degli Studi di Trento. La ricerca, che grazie al supporto dell’Istituto Regionale di Studi e Ricerca Sociale, si è trasformata in una ricerca – azione, ha permesso di mettere in luce i molti volti della disoccupazione femminile: quello della donna impossibilitata a fare lo stesso lavoro dopo un infortunio, quello della madre di famiglia rimasta sola, quello della neo mamma con problemi a “conciliare”, quello della donna - moglie “che con un solo stipendio non si arriva più a fine mese”, quello della donna-mamma che ha terminato il suo compito di cura verso i figli e quello della donna – co.co.co. sballottata da un lavoro all’altro nel nome della flessibilità. Altre volte invece ha il volto della donna con le rughe, considerata inoccupabile vista l’età o quello di chi viene da lontano con la speranza di una vita migliore. Ad accomunare queste storie, solo all’apparenza diverse, è la difficoltà a inserirsi in un mercato del lavoro che le donne non conoscono e che non le conosce, di cui ignorano i meccanismi, i tempi, le regole e il linguaggio. L’Assessorato comunale, sulla scia di queste riflessioni, ha individuato nell’approccio di rete l’elemento cruciale per una risposta efficace; ha chiamato attorno ad un Tavolo i soggetti che, sul territorio, a vario titolo, lavorano nel campo dell’“occupazione”, ma lo fanno con un occhio di riguardo per quelle persone che hanno più difficoltà ad inserirsi alcune volte esclusivamente perché ignare delle competenze acquisiste nel tempo, e a loro ha proposto, dopo una prima fase di dialogo e confronto, di concretizzare questa modalità di lavoro con la costituzione di un Tavolo. 2 Donne disoccupate nel comune di Trento Costituzione del “Tavolo per l’occupazione e l’occupabilità”, i soggetti e le finalità perseguite Il primo incontro per la creazione del “Tavolo” è stato organizzato presso l’Assessorato nel mese di Febbraio 2008 con un numero esiguo di soggetti che sono aumentati mano a mano che questa realtà assumeva consistenza e ne venivano tracciati i contorni che si sono concretizzati nel “Protocollo d’Intesa” (giugno 2008) che attualmente raccoglie: • ACLI trentine • Agenzia del Lavoro della Provincia Autonoma di Trento; • Assessorato all’emigrazione, solidarietà internazionale, sport e Pari Opportunità della Provincia di Trento; • Assessorato alle Politiche Sociali del Comune di Trento; • ALFID Associazione Laica Famiglie in Difficoltà; • CGIL del Trentino; • CISL del Trentino; • UIL del Trentino; • Consigliera di Parità della Provincia di Trento; • Consorzio della Cooperazione Sociale Trentina; • Fidia s.l.r.; • Istituto Regionale di Studi e Ricerca Sociale. All’interno del protocollo si afferma che (art. 1) “la finalità del Tavolo per l’occupazione e l’occupabilità è creare una rete di soggetti che - nell’ambito del territorio del Comune di Trento e con riferimento alle diverse mission e finalità organizzative – possano offrire servizi di sostegno ed accompagnamento nelle aree dell’orientamento, della formazione, del lavoro e dell’imprenditorialità” e che (art.2) “l servizi offerti dai soggetti aderenti al Tavolo per l’occupazione e l’occupabilità si rivolgono principalmente a donne adulte con difficoltà occupazionali e lavorative (uscite precocemente dal mercato del lavoro, mai entrate o inserite in percorsi professionali o lavorativi bloccati)”. Donne disoccupate nel comune di Trento 3 In sintesi l’obiettivo principale che i soggetti si pongono è la costruzione di uno spazio di riflessione e di progettazione per intervenire su due aspetti: • l’occupazione, ovvero proponendo azioni rivolte al mondo dell’offerta di lavoro, il mondo degli imprenditori, delle agenzie di somministrazione di lavoro temporaneo (es. sensibilizzazione sull’uso di strumenti di flessibilità organizzativa, pianificazione della formazione durante tutto l’arco della vita lavorativa, indagini esplorative delle necessità formative, supporto alla gestione delle risorse umane in un’ottica di genere, etc.); • l’occupabilità, ovvero proponendo azioni di formazione che possono rendere le persone employable ovvero impiegabili lungo tutto l’arco della propria vita (corsi di formazione, sportelli ad hoc per target di soggetti diversi, lista di disoccupazione per over 45, etc). Inoltre all’interno del protocollo sono stabiliti i principi generali: • pluralismo, inteso quale possibilità di aderire al Tavolo riconosciuta a tutti i soggetti, pubblici o privati, che nel territorio si occupano delle tematiche di riferimento; • reciprocità, intesa quale mutuo riconoscimento delle peculiari caratteristiche funzionali, organizzative e culturali che identificano ogni membro del Tavolo; • continuità, intesa quale impegno di tutti gli afferenti al Tavolo a mantenerlo attivo, attraverso la partecipazione alle attività promosse. Per favorire e rendere più agile il lavoro del Tavolo i soggetti afferenti si sono suddivisi in due gruppi. Il primo gruppo, chiamato “rete di supporto”, è composto da tutti coloro che hanno sottoscritto il protocollo e ha funzioni di indirizzo e di valutazione delle attività promosse. Il secondo gruppo invece, composto dal Comune di Trento, dall’Istituto Regionale di Studi e Ricerca sociale, da FIDIA s.r.l., dall’Agenzia del Lavoro della Provincia Autonoma di Trento e da Con.solida, è denominato “coordinamento tecnico” e ha le funzioni di coordinare, ideare, progettare, promuovere e coordinare le iniziative e le attività. 4 Donne disoccupate nel comune di Trento Risultati ottenuti Nonostante il Tavolo per l’occupazione e l’occupabilità nel Comune di Trento sia un’esperienza recente, è già possibile presentare alcuni risultati ottenuti. Il lavorare insieme e il confronto dei diversi punti di vista hanno aumentato la conoscenza reciproca, lo scambio di informazioni e di opportunità e ha innescato un ragionamento di attenzione alle sovrapposizioni e duplicazioni di interventi e servizi in un‘ottica di maggior razionalizzazione. Il Tavolo si sta delineando come un “luogo” di pensiero, di riflessione e di azione che partendo dalla lettura della realtà e dei suoi diversi aspetti, si propone di progettare e attuare interventi concreti di aiuto e sostegno a soggetti deboli in un’ottica di rete. Il logo Donne&Lavoro sta diventando un punto di riferimento riconosciuto dai cittadini. Parallelamente, il coinvolgimento di soggetti vicini al mondo del lavoro consente di iniziare con loro, e su di loro in primis, un percorso di sensibilizzazione sulle opportunità, in termine di efficienza produttiva, che derivano dalla valorizzazione al loro interno delle differenze di genere. Il lavoro del tavolo vanta anche alcune azioni concrete dedicate particolarmente alle donne in cerca di occupazione: contestualmente alla firma del protocollo, i soggetti afferenti al Tavolo hanno pubblicato un opuscolo dal titolo: Tavolo dell’occupazione e dell’occupabilità: Attori e risorse in rete che presenta i singoli partecipanti e spiega le rispettive finalità, gli ambiti di competenza, l’assetto organizzativo, le persone di riferimento e, per ognuno, i progetti nel campo del sostegno all’occupazione femminile. A gennaio 2009 è stato realizzato un seminario rivolto alle donne in cerca di lavoro (Spunti e idee per muoversi nel mondo del lavoro). A marzo 2010, con il titolo Donne & lavoro: cercare occupazione, trovare sé stesse, si è proposto al pubblico femminile: un incontro a più voci sul tema del cambiamento; un opuscolo dal titolo Donne disoccupate nel comune di Trento 5 Manuale per equilibriste e un servizio temporaneo di orientamento e informazione. Nel corso della primavera 2009, riflettendo sulla programmazione individuale e condivisa di azioni rivolte a contrastare la disoccupazione femminile è emersa con forza la necessità di conoscere meglio queste donne e le loro traiettorie di vita; è emersa la necessità di passare da un fenomeno percepito ad un ascolto diretto delle loro storie, delle loro difficoltà, delle loro aspettative. La realizzazione di questo ambizioso obiettivo è stata affidata all’Osservatorio dell’Agenzia del Lavoro che, in collaborazione con il Tavolo dell’Occupazione, ha avviato un’indagine sulla disoccupazione femminile a Trento. L’elaborazione e l’analisi dei dati è dunque l’oggetto di questa pubblicazione e la voce delle donne che abbiamo incontrato. Paola Andrighettoni Responsabile del Tavolo per l'Occupazione e l'Occupabilità promosso e coordinato dall'Assessorato alle Politiche sociali e Pari opportunità del Comune di Trento 1. Il metodo della ricerca e la risposta all’iniziativa La presente ricerca si è proposta di approfondire contorni e caratteristiche della disoccupazione femminile nel comune di Trento, puntando a delineare anche gli strumenti idonei a fornire risposte puntuali ed efficaci a questo rilevante problema sociale. L’indagine, primo e basilare strumento di conoscenza per la successiva fase propositiva, ha preso avvio nel febbraio 2009 e si è conclusa nel mese di aprile dello stesso anno, coinvolgendo tutte le donne con almeno 25 anni, iscritte da più di sei mesi al Centro per l’Impiego di Trento in qualità di disoccupate e ancora alla ricerca di lavoro al momento dell’intervista. Per focalizzare il fenomeno di chi in quel momento stava effettivamente ricercando un’occupazione, si è assunta quale punto di “osservazione ufficiale” proprio l’iscrizione in qualità di disoccupata al CPI. Si è inoltre stabilita la durata di sei mesi del tempo di ricerca per eliminare dall’analisi tutte le situazioni legate al normale turn-over determinato dal continuo avvicendarsi di avviamenti e cessazioni dei rapporti di lavoro. Le iscritte con questi requisiti sono risultate 802. Tutte sono state invitate tramite una lettera, a prenotare il colloquio avvalendosi di un numero verde ma, nonostante la facilitazione del numero verde, il tasso di risposta complessivo è purtroppo risultato davvero modesto: solamente 215 donne, hanno richiamato l’apposito numero per fissare l’appuntamento. Vale a dire che poco di un quarto dell’insieme iniziale (esattamente il 26,8%) ha dimostrato un reale interesse rivelando un atteggiamento attivo e collaborativo nei confronti dell’iniziativa1. E’ anche vero che questa scarsa adesione potrebbe in parte essere riconnessa al dichiarato intento di analisi contenuto nella lettera, ma è altrettanto indubbio che l’obiettivo finale esplicitato era quello di mettere a punto specifici strumenti di supporto alla ricerca attiva di lavoro, che direttamen__________________________ 1 Togliendo dal computo le 42 persone con indirizzo errato, che non hanno potuto ricevere materialmente l’invito, la quota di adesioni sale lievemente e si attesta sul 28%. 8 Donne disoccupate nel comune di Trento te o indirettamente avrebbero determinato una ricaduta sulla condizione personale dell’intervistata. La percentuale delle risposte, che si riferisce di fatto ad un numero decisamente contenuto di donne, sotto questo profilo, ha teso peraltro a sgonfiare la drammaticità del fenomeno lasciando intuire nella schiera delle disoccupate l’aleggiare di un velo di inattivismo. Un atteggiamento tuttavia pericoloso in quanto suscettibile di innescare un circolo vizioso che potrebbe finire con il limitare le probabilità stesse di collocarsi. Di certo questa inerzia si pone infatti in stretta relazione con lo scoraggiamento2, ovvero con una personale “sfiducia” nella concreta possibilità di trovare lavoro, che a sua volta rischia di ampliare nel prossimo futuro la pletora delle non forze di lavoro. Spiace peraltro dover rilevare come, in non pochi casi (ben 39!), le intervistande dopo aver fissato l’appuntamento non si siano affatto presentate, facendo sì che in definitiva le intervistate si attestassero solamente a soglia 176, rappresentando 21,9% dei nominativi estratti dall’archivio e il 23,2% del totale degli indirizzi utilmente raggiungibili. E’ chiaro che un simile atteggiamento ha palesato un comportamento poco corretto. Alle 176 donne che si sono rese realmente disponibili per quest’iniziativa è stato somministrato un questionario strutturato in quattro sezioni. Una sezione socio anagrafica per delineare le caratteristiche strutturali del campione di donne intervistate con particolare riferimento all’età, allo stato civile e alla loro collocazione familiare nei nuclei di appartenenza evidenziando gli eventuali vincoli indotti dalla presenza di figli. E’stata indagata altresì la condizione __________________________ 2 Il fenomeno del lavoratore scoraggiato è peraltro diffuso e noto in letteratura, e viene riferito peraltro di regola all’aumento delle non forze di lavoro: viene richiamato in tutti quei casi in cui le persone alla ricerca di un’occupazione dopo alcune improduttive azioni di ricerca si ripiegano su loro stesse esaurendo energia e convinzioni necessarie per continuare a proporsi alla domanda di lavoro, arrivando a non considerarsi nemmeno più disoccupate ma piuttosto “non forze di lavoro”, ovvero persone in posizione inattiva nei confronti del mercato del lavoro. Donne disoccupate nel comune di Trento 9 della provenienza territoriale anche straniera e acquisita l’informazione relativamente al bagaglio formativo posseduto, dimensione che, in particolare per le donne straniere, trova spesso un limite formale nel mancato riconoscimento del titolo. Una seconda sezione del questionario è stata finalizzata all’obiettivo di capire se la condizione della disoccupazione in essere era stata accompagnata da precedenti lavorativi eventualmente spendibili in chiave di potenziali esperienze professionali future, ed ha indagato i contenuti delle eventuali esperienze di lavoro pregresse sia alle dipendenze che nell’alveo del lavoro autonomo. Le due sezioni successive, infine, hanno approfondito l’una i desiderata, i vincoli e le disponibilità delle donne interessate esclusivamente allo svolgimento di un lavoro alle dipendenze cercando di far emergere le preferenze delle intervistate in termini di disponibilità territoriale per un eventuale lavoro (solo un lavoro nella città di Trento, o anche al di fuori), di disponibilità lavorativa su base annua (solo un lavoro per alcuni mesi all’anno o per tutto l’arco dell’anno) e di disponibilità oraria in senso lato (solo un lavoro part-time con certi orari); è stato approfondito anche il profilo del lavoro ricercato in termini di contenuti professionali e richiesto alle donne intervistate di dar conto delle necessità avvertite sul versante dei servizi di conciliazione (asili nido, scuole materne, servizi di babysitteraggio…). Da ultimo è stata indagata altresì la loro disponibilità a prendere parte ad iniziative formative di qualificazione o riqualificazione professionale propedeutiche a favorirne il reinserimento lavorativo. La sezione conclusiva del questionario è stata rivolta alle donne orientate al lavoro autonomo. Ad esse è stato chiesto di descrivere il progetto professionale e le motivazioni sottese a questa preferenza e, analogamente a quanto fatto per le donne orientate al lavoro alle dipendenze, i vincoli e le disponibilità effettive per questo progetto. Nell’accostarsi alla lettura di questo spaccato della disoccupazione femminile a Trento si è optato per un’esposizione dei dati a più livelli. 10 Donne disoccupate nel comune di Trento Il primo affondo dà conto in chiave complessiva delle caratteristiche dell’universo indagato relativamente alle variabili del profilo socio-anagrafico, formativo e professionale di tutte le disoccupate intervistate. A questo si aggiunge anche un breve commento sulle professioni ricercate e le ragioni addotte dalle stesse intervistate alla loro condizione di disoccupazione. 2. Il profilo socio-anagrafico delle disoccupate 2.1 L’età L’età, per la componente femminile, presenta delle scontate implicazioni sia rispetto alle scelte riproduttive che per quanto riguarda i potenziali lavorativi individuali. Il riferimento al ciclo di vita ci porta infatti a distinguere tre segmenti di donne: le donne in età riproduttiva, quelle in età conciliativa e da ultime le donne nella cosiddetta fase della maturità (che comprende tutte le donne ormai oltre i 55 anni). Le prime si trovano ad affrontare i ben noti ostacoli e le limitazioni legate al “rischi“ di maternità, che condizionano il loro accostarsi al mercato del lavoro: è un’età in cui i carichi di cura sono altamente probabili. Per quanto riguarda la fase conciliativa ci attendiamo comportamenti diversi dalle donne con prole rispetto a quelle che invece non ne hanno. Per converso, le più anziane, le over 55, talvolta con limitazioni fisiche e problemi di salute legati all’età e ormai considerate in “uscita” dal mercato del lavoro, risultano accomunate dal fatto di non essere più ritenute risorse appetibili per una possibile collocazione professionale. Rispetto all’età sono state create idealmente quattro classi di età decennali a partire dai 25 anni e fino alla soglia dell’età attiva, convenzionalmente stabilita a 64 anni. Le disoccupate che hanno aderito all’iniziativa appartengono in prevalenza alla fascia di età 35-44 anni (ben più di tre donne su dieci, esattamente il 36,9%, che ricadono in questa fascia). Per numero di adesioni seguono nell’ordine la fascia giovanile 25-34 anni (29,5%) e quella più matura 45-54 anni (27,3%). Infine in posizione residuale, la com- Donne disoccupate nel comune di Trento 11 ponente più anziana, ovvero quella che appartiene alla fascia oltre i 55 anni, che raccoglie il 6% delle intervistate. Si tratta di un segmento particolarmente debole, che, considerato il limitato residuo di vita attiva, presenta poche chance di collocarsi autonomamente nel mercato del lavoro regolare. Tab. 1 Intervistate e intervistande per classe di età - valori assoluti e percentuali Intervistate v.a. % Intervistande v.a. % 25-34 280 +34,9 52 +29,5 35-44 275 +34,3 65 +36,9 45-54 178 +22,2 48 +27,3 55-64 69 +8,6 11 +6,3 Totale 802 +100,0 176 +100,0 Fonte: OML La moda delle frequenze si colloca proprio in corrispondenza della classe 34-44 anni che corrisponde alla fase in cui i vincoli conciliativi sono più stringenti. La presenza delle più giovani (ovvero di quelle 25-34 anni) nel gruppo delle intervistate risulta per converso inferiore di una decina di punti percentuali al corrispondente dato ISTAT3 (che rispecchia la distribuzione della disoccupazione femminile a livello provinciale). Uno scarto che si spiega almeno in parte per la scrematura effettuata nei nominativi della banca dati: il fatto di avere selezionato solo le disoccupate che avevano maturato un periodo di disoccupazione di almeno sei mesi, ha di fatto consentito di eliminare il fisiologico turn-over di quante, concluso l’iter sco- __________________________ 3 Il dato si riferisce alla Rilevazione continua trimestrale sulle Forze di lavoro media 2008. 12 Donne disoccupate nel comune di Trento lastico “transitano” provvisoriamente nelle file dei disoccupati, trovando abbastanza rapidamente uno sbocco occupazionale4. Per converso il gruppo sovra rappresentato rispetto alla media provinciale, con uno scarto abbastanza visibile e pari ad una decina di punti percentuali, risulta quello delle 45-54enni, che considerata la maturità anagrafica, presentano tempi di attesa più lunghi per inserirsi nel mercato del lavoro e quindi risultano più presenti nel gruppo delle intervistate che erano disoccupate da almeno sei mesi5. Graf. 1 45,0 40,0 35,0 30,0 25,0 20,0 15,0 10,0 5,0 0,0 Intervistate per età e confronto con la media provinciale 41,7 36,9 29,5 34,0 27,3 17,5 6,3 25-34 35-44 Intervistate 45-54 6,9 55-64 Media provinciale Fonte: OML __________________________ 4 Il gruppo delle neo laureate è per forza di cose compreso nel dato medio provinciale delle 25-34enni presentato a confronto. 5 Una difficoltà purtroppo confermata da ricerche, che evidenziano il fatto che “nelle aziende non si assumono persone oltre i 45 anni di età e si smette di investire in termini di sviluppo professionale non solo per motivi di cost-cutting, ma anche perché all’età si associa l’idea della lentezza, della non disponibilità al cambiamento, della rigidità mentale.” E così il superamento della soglia dei 45 anni viene caricato di pregiudizi negativi indipendentemente dalle performance dell’individuo.”Over 45” M. Bombelli e E. Finzi Guerini ed Associati 2006. Donne disoccupate nel comune di Trento 13 Un indicatore indiretto del grado di difficoltà percepito da queste disoccupate per trovare un lavoro, può essere ricavato dalla comparazione del tasso di adesione all’iniziativa per età con la distribuzione percentuale delle intervistande iniziali. Come si vede nel grafico il confronto evidenzia lo scarto più ampio proprio in corrispondenza delle 45-54enni che hanno mostrato un maggiore interesse nei confronti del colloquio e delle sue potenziali ricadute (tra le intervistande le donne di questa fascia d’età erano il 22,2% e salgono a rappresentare il 27,3% delle intervistate totali). Un riscontro decisamente inferiore si osserva invece tra le più giovani (25-34enni), cosa che lascia trasparire un grado di bisogno meno pressante, ovvero una maggior fiducia nelle proprie potenzialità. La quota già di per sé modesta di donne più “mature” nel gruppo delle iniziali intervistande, tende a contrarsi ulteriormente tra le intervistate: quasi a dire che al passare degli anni realisticamente si affievoliscono le speranze di collocarsi nel mondo del lavoro, e con esse anche le percentuali di risposta all’iniziativa. 2.2 La cittadinanza Tra le 802 disoccupate iscritte da più di sei mesi negli archivi del Centro per l’impiego di Trento, la presenza straniera non risulta trascurabile, corrispondendo ad un totale di 252 iscritte (il 31,4% del totale). Peraltro di questo insieme iniziale solo 45 donne hanno aderito all’iniziativa (vale a dire il 17,9% una percentuale inferiore rispetto alle adesioni delle donne italiane che pur contenute si sono comunque attestate al 23,8%). Sono persone che sul versante occupazionale si trovano a vivere la doppia criticità di essere nel contempo donne e straniere. Per costoro alle difficoltà indotte dai pregiudizi e dalle discriminazioni che serpeggiano nel mondo del lavoro (sia a carico delle donne che degli stranieri e che in quanto tali sono anche più presenti laddove le due condizioni si manifestano associate), si aggiungono non di rado le difficoltà legate al mancato riconoscimento del titolo di studio conse- 14 Donne disoccupate nel comune di Trento guito in un altro Paese. Ciò rende indispensabile a queste donne uno sforzo di adattamento personale nei confronti delle possibili opportunià occupazionali che di fatto svilisce le competenze e le professionalità acquisite nei Paesi di origine. In termini di provenienza l’Est prevale nettamente: oltre la metà delle straniere intervistate viene da lì. L’ulteriore grande aggregato etnico si identifica nella componente spagnola e portoghese ed è quindi generato soprattutto da persone originarie dei Paesi dell’America Latina. 2.3 La famiglia e i figli Gran parte delle intervistate vive in coppia: quasi il 70% dichiara di avere un coniuge o un convivente, cosicché grazie a questa condizione risulta molto probabile che la donna possa contare sul sostegno di una rete familiare. Graf. 2 Stato civile delle intervistate 31% 69% Vive da sola (54) Coniugata/convivente (122) Fonte: OML Tale sostegno però risulta per lo più accompagnato dalle necessità di cura dei figli. La stragrande maggioranza delle intervistate infatti dichiara di avere uno o più figli (oltre tre su quattro ne se- Donne disoccupate nel comune di Trento 15 gnala almeno uno). In molti casi sono abbastanza grandi e quindi con una certa indipendenza ed autonomia (il 38% ha più di 15 anni!). Sono questi i casi in cui le madri desiderano avvicinarsi nuovamente al mercato del lavoro dopo un’assenza presumibilmente legata alle necessità di cura della famiglia. Sono a dire il vero abbastanza numerose anche le disoccupate che si confrontano con i problemi della conciliazione con figli ancora in tenera età. L’aver i figli in età scolare (intesa nel senso della scuola dell’obbligo) accomuna una quota non irrilevante, vale a dire all’incirca il 30% delle intervistate, mentre più o meno altrettante, sono le donne che hanno figli più piccoli in età prescolare, fino ai tre (il 16,9%) e/o da quattro a sei anni (il 15,3% circa). Di certo queste situazioni familiari, così differenti tra loro, generano un sistema di vincoli e di opportunità estremamente variegato che, per forza di cose, richiede soluzioni occupazionali variamente articolate. Graf. 3 Figli per classe di età 38,3 40,0 35,0 29,5 30,0 25,0 16,9 20,0 15,3 15,0 10,0 5,0 0,0 0-3 anni Fonte: OML 4-6 anni 7-14 anni 15 anni ed oltre 16 Donne disoccupate nel comune di Trento 2.4 I saperi formali Le difficoltà occupazionali risultano spesso positivamente associate con il possesso di un basso livello formativo. E’ questo un noto assioma per chi si confronta con le problematiche dell’occupazione. E anche la distribuzione dei titoli di studio delle intervistate non si sottrae a questa regola generale, dal momento che si presenta nettamente sbilanciata verso il basso. Questo appiattimento dei profili formativi per certi aspetti può apparire abbastanza scontato, se pensiamo che nel gruppo sono presenti anche alcune immigrate e che molte di esse hanno conseguito titoli scolastici, talvolta elevati nei rispettivi Paesi di origine, senza che questi titoli possano essere riconosciuti dal sistema italiano o possano essere validati (se non a prezzo di procedure lunghe e onerose). La preparazione scolastica delle disoccupate intervistate appare peraltro allineata con quella delle donne alla ricerca di un’occupazione della medesima fascia di età nella media provinciale 20086. Gli istogrammi sotto rappresentati evidenziano che tra le nostre intervistate prevale in percentuale sugli altri titoli l’assolvimento dell’obbligo scolastico (ben il 39,2% delle frequenze) e che in confronto all’aggregato delle occupate il peso dei titoli di studio superiori (laurea e diploma) risulta di molto inferiore con uno scarto percentuale rispettivamente di 5,2 e 12 punti percentuali. Ciononostante le nostre disoccupate in possesso del titolo superiore rappresentano più o meno un quarto del totale, dimostrando come non sia affatto scontato che un discreto investimento formativo possa preservare con certezza dal rischio della disoccupazione. Anche il gruppo delle laureate pur essendo mino__________________________ 6 Scarti ampiamente significativi rispetto a quelli delle intervistate si ricavano invece osservando la distribuzione dei titoli di studio delle occupate in provincia di Trento. Come si osserva nel grafico, infatti, le occupate vantano infatti titoli mediamente più elevati delle disoccupate, facendo ribadire pertanto il ruolo del percorso scolastico nel ridurre il rischio della disoccupazione. Donne disoccupate nel comune di Trento 17 ritario non risulta del tutto trascurabile se pensiamo che riguarda 26 persone, corrispondenti al 14,8% delle intervistate. Graf. 4 Titolo di studio disoccupate e confronto con la media provinciale 2008 50,0 40,0 39,2 30,0 40,3 36,4 24,4 21,6 20,0 21,8 23,4 24,4 19,2 14,8 14,5 20,0 10,0 0,0 Licenza elementare e media inferiore Qualifica formaz. professionale Intervistate comune di Trento Licenza media superiore Disoccupate provincia Laurea o diplomi parauniversitari Occupate provincia Fonte: OML Coerentemente con il profilo scolastico rilevato nel gruppo emerge anche una limitata padronanza delle lingue straniere. Una padronanza che risulta tutto sommato poco diffusa, se si fa l’eccezione del gruppo delle straniere le quali ovviamente dichiarano un livello di conoscenza della propria lingua di origine molto elevato. Un piccolo gruppo di disoccupate ha dichiarato di conoscere il tedesco in modo buono od ottimo (7,4%). Lievemente superiore il grado di padronanza dell’inglese: due intervistate su dieci lo parlano e lo scrivono correttamente. 18 Donne disoccupate nel comune di Trento Graf. 5 Conoscenza lingue: livello buono o ottimo Tedesco 7,4 Inglese 20,5 Francese 5,7 Altra lingua 78,5 0 10 20 30 40 50 60 70 80 90 Fonte: OML 2.5 Le esperienze lavorative pregresse Il 92% delle intervistate dichiara di aver svolto nella propria vita almeno un’esperienza di lavoro superiore ai tre mesi. Confermano questo dato anche le verifiche effettuate presso la banca dati del Centro per l’Impiego di Trento, in cui vengono registrati i movimenti lavorativi di ciascun soggetto. Ma dove hanno lavorato queste donne? Le loro esperienze di lavoro si sono realizzate soprattutto presso i datori di lavoro privati (86,9%) e, se rispetto alla numerosità delle opportunità di lavoro la distribuzione si presenta variamente articolata, la quota maggiore delle disoccupate ha dichiarato di avere maturato un paio di periodi lavorativi (41,8%). Nell’insieme le professioni svolte da queste intervistate si presentano molto eterogenee tra loro e si riconducono soprattutto ad attività di natura operativa e di contenuto poco qualificato: l’addetta alle pulizie, la commessa, la cameriera, ma anche l’operaia. Non mancano peraltro anche mansioni legate a funzioni impiegatizie o di tipo tecnico. Sono più rare, ma comunque presenti, le professioni di tipo medio o medio elevato. Donne disoccupate nel comune di Trento Graf. 6 19 Mansioni svolte presso datori di lavoro privati 15,2 Pulizie (44) Commessa (38) 13,1 11,4 Impiegata (33) Cameriera (32) 11,0 Tecnici (32) 11,0 Operaia (28) 9,7 6,9 Servizi alla persona (20) Altre mansioni alte (6) 5,5 3,8 Altre mansioni medio/basse (11) Aiuto cuoco/mensa/personale di cucina fast food (9) 3,1 2,4 Sorveglianza bambini (7) Manager/Imprenditori (5) 1,7 1,4 Insegnante (4) Assistente alla poltrona/Medico (3) 1,0 Professori/Istruzione privata (3) 1,0 Esercente (2) 0,7 Parrucchiera (2) 0,7 Assistente sociale (1) 0,3 0,0 2,0 4,0 6,0 8,0 10,0 12,0 14,0 16,0 Fonte: OML Un quinto delle intervistate ha invece avuto modo di lavorare nella Pubblica Amministrazione. Per il 13% circa di donne che hanno lavorato nel settore pubblico in linea di massima le esperienze si sono limitate ad una come numerosità e solo in un caso su tre le intervistate hanno maturato un paio di periodi lavorativi. Le mansioni svolte sono state nella maggior parte dei casi di tipo impiegatizio ma anche esecutive e si sono svolte nel contesto delle attività di servizio alla persona o per svolgere mansioni in qualità di uscieri o di bidelli. Per sette intervistate l’esperienza lavorativa nella Pubblica Amministrazione si è concretizzata come attività di insegnamento: si tratta evidentemente di che si stanno ancora confrontando con le difficoltà di accesso al mondo della scuola e con le vicissitudini del precariato. 20 Donne disoccupate nel comune di Trento Graf. 7 Mansioni svolte nel comparto pubblico 12,5 Tecnici (6) 27,1 Impiegata (13) 16,7 Bidelli/uscieri/portalettere (8) 14,6 Insegnanti (7) 12,5 Servizi alla persona (6) Altre mansioni medio/alte (2) 4,2 Educatore sorveglianza bambini (2) 4,2 2,1 Assistente sociale (1) 4,2 Addetta ai servizi di pulizia (2) 2,1 Operaia (1) 0,0 5,0 10,0 15,0 20,0 25,0 30,0 Fonte: OML Nel corso delle interviste è emersa in più occasioni l’aspirazione ad approdare nuovamente alla Pubblica Amministrazione, un desiderio condiviso soprattutto da chi spera di continuare ad insegnare o da chi può contare su un limitato bagaglio formativo e non vede per sé ulteriori ed appaganti prospettive. Infine le esperienze di lavoro autonomo. Esperienze che, pur presenti, sono risultate poco diffuse nei curricola delle donne intervistate: solamente all’incirca una su dieci ha sperimentato in passato il lavoro in proprio. E quasi tutte si sono limitate ad un lavoro soltanto. Necessità di capitali, rischio economico, maggior complessità dell’esperienza autonoma, vincoli conciliativi tra loro combinati hanno smorzato le ambizioni e le iniziative di molte inducendole evidentemente all’abbandono dell’esperienza. Le attività di lavoro autonomo svolte, piuttosto diverse tra loro, sono accomunate dal fatto di posizionarsi in una sfera medio alta e in molti casi fanno riferimento a mansioni che presuppongono un buon bagaglio formativo. Donne disoccupate nel comune di Trento Graf. 8 21 Mansioni svolte con modalità autonoma 32,1 Mansioni medio alte (9) 21,4 Manager/Imprenditori (6) 17,9 Esercente negozio (5) 10,7 Impiegata (3) 7,1 Servizi alla persona (2) Operaia (1) 3,6 Interprete traduttore (1) 3,6 Esperto e giurista (1) 3,6 0,0 5,0 10,0 15,0 20,0 25,0 30,0 35,0 Fonte: OML Graf. 9 Abilità utilizzate nel precedente lavoro 37,5 Abilità relazionale (66) 26,7 Autonomia (47) 23,3 Versatilità/flessibilità (41) 16,5 Capacità operativa (29) Capacità organizzativa (17) 9,7 8,0 Responsabilità (10) 4,5 Precisione (8) 2,3 Creatività (4) 0 5 10 15 20 25 30 35 40 Fonte: OML A tutte le intervistate abbiamo chiesto se erano in grado di individuare le abilità richieste nella precedente attività lavorativa. Se- 22 Donne disoccupate nel comune di Trento condo la maggior parte delle loro testimonianze nel lavoro precedente erano necessarie soprattutto capacità relazionali ed autonomia. A queste fanno seguito anche la capacità di essere versatili e flessibili e di adattarsi alle varie attività. Stando alle loro dichiarazioni pare che una quota modesta, ma non irrisoria, di intervistate ricoprisse anche ruoli che implicavano una certa capacità di coordinamento e di assunzione di responsabilità. Infine l’importanza della precisione nell’esecuzione del precedente lavoro: solamente otto persone hanno esplicitamente riferito questa abilità. 2.7 Quale lavoro cercano Delle nostre disoccupate pochissime sono orientate esclusivamente verso un’attività autonoma solo tre persone (l’1,7% del totale) hanno esplicitato questo progetto. Il lavoro alle dipendenze è invece l’obiettivo occupazionale largamente condiviso dalla quasi totalità delle intervistate: il 92,6% di loro dichiara infatti di essere indirizzata unicamente verso un lavoro di tipo subordinato. Graf. 10 Modalità futura occupazione 5,7 1,7 92,6 Autonomo (3) Fonte: OML Dipendente (163) Autonomo o dipendente (10) Donne disoccupate nel comune di Trento 23 Rimane pertanto solo una piccola parte di intervistate che non sembrano avere preclusioni e si dicono interessate ad entrambe le ipotesi, coltivando nel contempo il sogno di un lavoro in proprio ma essendo anche disponibili, in alternativa, per un’occupazione alle dipendenze (si tratta di una decina di persone in tutto che corrispondono al 5,8% delle intervistate). Graf. 11 Motivi della scelta di un lavoro dipendente Maggiore sicurezza economica e stabilità che può garantire il lavoro dipendente (99) 37,1 Vincoli familiari che impediscono un lavoro di natura autonoma (46) 17,2 In base alla propria percezione crede di essere portata per un lavoro alle dipendenze (43) 16,1 Il lavoro autonomo presenta eccessivi rischi (29) 10,9 Opportunità più consone alla Sua preparazione scolastico/formativa (25) 9,4 Capitale (10) 3,7 Età (5) 1,9 Altro (5) 1,9 Difficoltà della scelta autonoma (3) 1,1 Mancanza di esperienza (2) 0,7 0,0 5,0 10,0 15,0 20,0 25,0 30,0 35,0 40,0 Fonte: OML Le motivazioni addotte alla preferenza accordata al lavoro dipendente richiamano soprattutto la maggior sicurezza economica e la stabilità che questa modalità può garantire (un centinaio delle intervistate si è riconosciuta in questa spiegazione). Abbastanza vicina a quest’ultima è la spiegazione di quante hanno espresso delle perplessità sul lavoro autonomo per i rischi che comporta (motivazione segnalata da una trentina di donne). Altre motivazioni molto gettonate rimandano a problematiche conciliative (46 persone le hanno citate espressamente) e più o meno altrettante 24 Donne disoccupate nel comune di Trento non si ritengono personalmente adatte alla scelta autonoma. Alcune invece prediligono un’occupazione alle dipendenze per la mancanza di capitali (sette in tutto) o altre ancora per la difficoltà che rilevano nella gestione di un lavoro autonomo. Tra le professioni più ambite dalle intervistate compare la commessa (16,4%): sono ben 61 a sperare di poter nuovamente inserirsi nel mondo del lavoro con questa mansione. A poca distanza fa seguito la figura dell’impiegata amministrativa (15,0%). Graf. 12 Quali mansioni cercano 16,4 Commessa (61) 15,1 Impiegata amministrativa (56) 9,9 Cameriera (37) 8,1 Pulizie (30) 7,3 Operaia (27) 7,0 Servizi alla persona (26) 5,9 Tecnici (22) 4,8 Impiegata front office (18) 4,0 Aiuto cuoco/mensa/personale di cucina fast food (15) 3,8 Insegnante (4) 4,5 Altre mansioni medio/basse (14) 3,0 Bidelli/uscieri/portalettere (11) 1,9 Manager/imprenditori (7) Mansioni medio alte (5) 1,3 Assistente alla poltrona/medico (5) 1,3 0,0 2,0 4,0 6,0 8,0 10,0 12,0 14,0 16,0 18,0 Fonte: OML Si collocano ai vertici della graduatoria, anche figure più operative come la cameriera, l’operaia, o l’addetta alle pulizie. In questi ultimi casi si tratta evidentemente di scelte espresse con realismo Donne disoccupate nel comune di Trento 25 ed effettuate nella consapevolezza che difficilmente le opportunità offerte dal mercato potrebbero essere più appaganti. Rispetto alle singole professioni dall’analisi si nota un qualche cambiamento nel sistema delle preferenze soggettive al trascorrere dell’età: un mutamento che in parte può forse rappresentare un adeguamento consapevole alle strategie di selezione della domanda di lavoro che non di rado risultano basate proprio su questa variabile7. In percentuale, ad esempio, tende a ridursi il numero di donne che, raggiunta la fatidica soglia dei 45 anni, punta a trovare un lavoro come cameriera, anche se, certo, rimane un gruppo che mira ad inserirsi ancora in questo ambito professionale denunciando peraltro innegabili difficoltà. Come si può osservare guardando la tabella, l’offerta sembra contrarsi al passare degli anni anche relativamente all’ambizione di lavorare come impiegata front office, la percentuale delle professioni ricercate con questa mansione si contrae di pari passo all’aumentare dell’età calando da un 6,2% ad un 3,8% per arrivare a scomparire del tutto dopo i 54 anni d’età. La disponibilità a lavorare come operaia tocca invece il punto di massimo proprio tra i 45 e i 54 anni vale a dire in una fascia anagrafica abbastanza matura. E la stessa cosa si nota anche per le aspirazioni a collocarsi in figure di profilo operativo come quella dei bidelli, degli uscieri ovvero di figure che richiedono canali di accesso privilegiati (liste speciali per categorie in __________________________ 7 Una recente indagine curata da M. Cristina Bombelli ed Enrico Finzi ha sondato le opinioni di chi opera nella selezione del personale negando che l’età rappresenti tout cour un fattore di discriminazione nei processi selettivi ma per altro verso sottolineando che di fatto l’età assume una qualche valenza a seconda della tipologia di mercato o di prodotto in cui opera l’azienda o, ancora, in relazione alla tipologia delle funzioni organizzative di potenziale inserimento del candidato. Tale ricerca ha confermato quindi che per alcuni soggetti e per determinati profili possano esistere delle barriere di accesso connesse all’età: il giovane verrebbe per lo più selezionato per ruoli di back office a basso contenuto specialistico che non richiedono forte esperienza ma skills prettamente tecniche. Per la persona senior si opterebbe invece per ruoli che richiedono maggiore competenza e gestionalità. “Over 45!” a cura di M. Bombelli e E. Finzi, Guerini e Associati 2006 (pag 25). 26 Donne disoccupate nel comune di Trento difficoltà) o un regime di assunzione protetto in considerazione delle specificità dei soggetti. Tab. 2 Professioni ricercate per età - valori assoluti e percentuali 25-34 anni v.a. Aiuto cuoco/mensa/personale di cucina fast food Altre mansioni alte Altre mansioni medio/alte Altre mansioin medio/basse Archivisti/bibliotecari Assistente alla poltrona/medico Assistente sociale Bidelli/uscieri/portalettere Cameriera Commessa Custode Educatore Esercente Esperto legale, giurista Impiegata amministrativa Impiegata front office Insegnante Interprete traduttore Manager/imprenditori Operaia Parrucchiera Professori istruzione privata Pulizie Servizi alla persona Sommelier/ass. food and beverage Sorveglianza bambini Tecnici Totale % 35-44 anni v.a. % 45-54 anni v.a. % 55 anni ed oltre v.a. % 6 2 3 4 0 2 0 2 12 18 0 0 0 0 15 6 5 2 2 10 1 2 9 8 5,0 1,7 2,5 3,3 0,0 1,7 0,0 1,7 10,0 15,0 0,0 0,0 0,0 0,0 12,5 5,0 4,2 1,7 1,7 8,3 0,8 1,7 7,5 6,7 4 0 1 1 1 2 1 2 17 24 1 2 0 0 25 8 3 1 4 5 1 1 14 7 3,1 0,0 0,8 0,8 0,8 1,5 0,8 1,5 13,1 18,5 0,8 1,5 0,0 0,0 19,2 6,2 2,3 0,8 3,1 3,8 0,8 0,8 10,8 5,4 5 1 1 7 0 1 0 5 7 16 0 0 1 2 15 4 0 1 0 11 0 2 6 9 4,8 1,0 1,0 6,7 0,0 1,0 0,0 4,8 6,7 15,4 0,0 0,0 1,0 1,9 14,4 3,8 0,0 1,0 0,0 10,6 0,0 1,9 5,8 8,7 0 0 0 1 1 0 1 2 1 3 0 0 0 0 1 0 1 1 1 1 0 0 1 2 0,0 0,0 0,0 5,3 5,3 0,0 5,3 10,5 5,3 15,8 0,0 0,0 0,0 0,0 5,3 0,0 5,3 5,3 5,3 5,3 0,0 0,0 5,3 10,5 1 0,8 0 0,0 1 1,0 0 0,0 1 9 0,8 7,5 2 3 1,5 2,3 1 8 1,0 7,7 0 2 0,0 10,5 120 100,0 130 100,0 104 100,0 19 100,0 Fonte: OML 2.8 La dimensione temporale del lavoro cercato Per molte delle intervistate l’orario di lavoro rappresenta un aspetto fondamentale dell’occupazione ricercata. Un fattore assolutamente centrale che talvolta è alla base dell’attuale condizione di disoccupazione. L’appartenenza di genere, il fatto di trovarsi nella Donne disoccupate nel comune di Trento 27 fase riproduttiva o in quella per così dire “conciliativa”, influisce pesantemente sull’equilibrio del tempo di vita e del tempo di lavoro8. E non è un caso che alcune intervistate abbiano maturato la decisione di lasciare il lavoro proprio per l’impossibilità di lavorare con un orario adeguato alle necessità familiari o personali. Come pure non è da trascurare il fatto che la difficoltà a ricollocarsi possa almeno in parte dipendere dalla stessa incapacità di trovare un lavoro compatibile con il regime orario ricercato. Ragionando degli orari desiderati, la richiesta più diffusa in termini di orario è quella del part-time: ben 75 disoccupate (pari al 43,4% delle intervistate) hanno indicato di essere disponibili per un tempo parziale. Poco più di un terzo (il 34,1%) ha manifestato invece una netta preferenza per un lavoro full-time, mentre più di un quinto non sembra attribuire un rilievo particolare al tipo di orario, quasi a ribadire, in quest’ultimo caso, che più che l’orario conta ottenere un lavoro. Questo gruppo lancia pertanto un segnale di forte disponibilità personale a lavorare, forse legato ad una situazione di bisogno economico e di bassi vincoli familiari. __________________________ 8 Numerosi studi, tra cui uno molto recente curato dall’ISTAT hanno ribadito che “il tempo dedicato al lavoro retribuito rappresenta una parte importante della giornata che condiziona fortemente l’organizzazione di tutti gli altri tempi di vita (famiglia, cura della propria persona, tempo libero). Altrettanto assodato per chi studia il mercato del lavoro è il differente impatto del tempo di lavoro sulla giornata degli occupati a seconda del genere: se i maschi vi dedicano mediamente 8 ore e 9 minuti, le donne vi dedicano mediamente 6 ore e 46 minuti. In particolare per le donne “ vivere con un partner e, soprattutto avere figli” comporta un decremento del tempo dedicato al lavoro retribuito e un parallelo incremento di quello dedicato al lavoro familiare: le madri in coppia dedicano al lavoro retribuito 4 ore e 03 minuti contro le 5 ore e 09 minuti di quante vivono a casa con i genitori. Il fatto di avere dei figli poi, secondo quanto emerge dall’indagine multiscopo sull’uso del tempo 2002-2003 riduce significativamente (grossomodo un’ora al giorno) il tempo lavorativo ”Conciliare lavoro e famiglia” ISTAT n. 33, 2008 (pag. 62-63). 28 Donne disoccupate nel comune di Trento Graf. 13 Orario desiderato 22,5 34,1 43,4 Tempo pieno (59) Part-time (75) E' indifferente l'orario (39) Fonte: OML Come si può osservare dal grafico, la preferenza accordata dalle intervistate al part-time è netta e supera di alcuni punti percentuali la quota delle donne occupate a tempo parziale in provincia della media 2008 (37,5%). Così come le preferenze espresse riguardo al tempo di lavoro rimandano all’esigenza di presidiare aspetti conciliativi, anche le disponibilità di spostamento riguardo alla sede di lavoro risultano influenzate da questa variabile. Il lavoro che le intervistate cercano, nella maggior parte dei casi, infatti, dovrebbe essere abbastanza vicino al domicilio ovvero, dovrebbe rispettare il criterio della “vicinanza”. Dalle intervistate è emersa la richiesta di poter lavorare entro i confini comunali (50,3%). Più precisamente la loro disponibilità a spostarsi sul territorio in due casi su dieci si limita alla città, e in un caso su tre invece si spinge fino ai sobborghi. Vale forse segnalare il fatto che per un gruppo abbastanza significativo (19,6%) non è tanto la lontananza a fare da discriminante quanto l’esistenza di una rete di trasporto pubblico regolare. Quelle che non pongono vincoli alla distanza sono peraltro davvero poche (sei delle 173 che hanno risposto). Un piccolissimo gruppo condiziona invece la propria Donne disoccupate nel comune di Trento 29 disponibilità al tipo di lavoro proposto e quindi sottolinea il fatto che alcune dimensioni centrali del lavoro come il contenuto, la retribuzione o gli orari di fatto potrebbero entrare in relazione con la loro personale disponibilità a raggiungere sedi di diversa distanza. In questo caso risulta peraltro abbastanza scontato e facilmente comprensibile, che la disponibilità a spostarsi possa essere condizionata da un certo trade-off ovvero da una valutazione costi benefici che renda sostenibile e sensato il costo del trasferimento rispetto al guadagno, al tempo lavorato e al contenuto formativo del lavoro. 2.9 I servizi per la conciliazione Nella formulazione del questionario si è specificatamente indagata la dimensione dei servizi per la conciliazione. Le modalità di conciliare famiglia e lavoro, infatti sono funzione di numerosi fattori. Pesano evidentemente gli atteggiamenti culturali delle famiglie, ma anche le diverse opportunità offerte dal sistema in tema di congedi parentali così come le caratteristiche dell’erogazione e dell’organizzazione dei servizi all’infanzia. Sebbene di recente in provincia di Trento9 siano stati compiuti significativi passi in avanti per migliorare l’accesso e la fruibilità dei servizi all’infanzia, permangono ancora significative differenze in termini di capillarità della diffusione sul territorio, di potenziale copertura dei posti e di soglie di costi. E di queste differenze si è avuta percezione anche dalle risposte date dalle intervistate ri- __________________________ 9 Nel prossimo futuro si prospettano importanti cambiamenti nel panorama dei servizi conciliativi alle famiglie della provincia di Trento. In attuazione del recentissimo disegno di legge dal titolo “Sistema integrato delle politiche strutturali per la promozione del benessere familiare e della natalità” approvato dalla Giunta provinciale il 22.01.2010 si introdurranno numerose misure che riguarderanno un migliore coordinamento dei tempi del territorio e per favorire la conciliazione tra i tempi familiari e i tempi di lavoro. Tra tutte preme in questa sede richiamare l’affermazione del diritto ai servizi per la prima infanzia nella fascia 0-3 anni. 30 Donne disoccupate nel comune di Trento spetto alla fruizione delle diverse tipologie di servizi per l’infanzia10. Poco meno di un terzo delle intervistate con figli in età compresa tra zero e tre anni, hanno dichiarato di avvalersi dell’asilo nido per la cura del proprio figlio. Una percentuale ragguardevole trattandosi di persone che non lavorano e che quindi non hanno né un reddito da lavoro, né una specifica necessità di affidare il piccolo e che risulta significativa anche alla luce del costo monetario di accesso al servizio che per molte costituisce presumibilmente un fattore disincentivante all’iscrizione11. Graf. 14 Ricorso ai servizi di cura allo stato attuale Nessuno di questi (94) 66,7 Scuola materna (23) 16,3 Asilo nido (tempo pieno) pubblico (6) 4,3 Altro (6) 4,3 Asilo nido (part-time) pubblico (3) 2,1 Associazioni private/cooperative per l'assistenza domiciliare dell'infanzia (3) 2,1 Baby-sitter e/o collaboratrici domestiche (3) 2,1 Asilo nido (tempo pieno) privato (1) 0,7 Strutture di assistenza per anziani (1) 0,7 Non risposto (1) 0,7 0,0 10,0 20,0 30,0 40,0 50,0 60,0 70,0 Fonte: OML __________________________ 10 La scuola per l’infanzia, facendo parte integrante del sistema educativo ha una diffusione capillare ed è frequentata dalla netta maggioranza dall’utenza della fascia 3-6anni, e se si esclude il costo del pasto, non incide sul bilancio delle famiglie. 11 Secondo uno studio dal titolo “L’offerta pubblica in provincia di Trento: cambiamento e continuità nel periodo 1998-2002”, i posti offerti nei comprensori con sedi di asilo nido rappresentano grossomodo il 14% dell’utenza potenziale. Donne disoccupate nel comune di Trento 31 Sono invece più rari i casi in cui le mamme intervistate affidano ai nonni la cura dei propri piccoli (4 risposte in tutto). Infine, pare abbastanza scontato il fatto che il ricorso alla scuola materna arrivi a coinvolgere la quasi totalità delle persone intervistate con figli tra i quattro e i sei anni. La gratuità del servizio associata ad una elevata qualità dell’offerta attraggono evidentemente una quota cospicua di utenti. Il ricorso a collaboratrici domestiche e a strutture per anziani risulta invece una pratica di fatto irrisoria, che investe una quota marginale delle intervistate. Graf. 15 A quali servizi farebbe ricorso se dovesse riprendere un’attività lavorativa 58,6 Nessuno di questi (112) 15,7 Scuola materna (30) Asilo nido (tempo pieno) pubblico (15) 7,9 Baby-sitter e/o collaboratrici domestiche (14) 7,3 4,2 Altro (8) Associazioni private/cooperative per l'assistenza domiciliare dell'infanzia (Tagesmutter) (4) 2,1 Asilo aziendale (3) 1,6 Strutture di assistenza per anziani (2) 1,0 Asilo nido (part-time) pubblico (2) 1,0 Asilo nido (tempo pieno) privato (1) 0,5 0,0 10,0 20,0 30,0 40,0 50,0 60,0 70,0 Fonte: OML Alle intervistate con figli si è chiesto anche di esplicitare il fabbisogno in termini di servizi di cura nel caso iniziassero una nuova attività lavorativa: il grafico sotto riportato evidenzia proprio questo fenomeno. Pur tenendo presente che gran parte delle intervistate non esprimono necessità al riguardo, avendo figli ormai 32 Donne disoccupate nel comune di Trento grandi12 si nota senz’altro una crescita nel ricorso ai servizi per la primissima infanzia, quali asili nido e baby-sitter. 2.10 La disponibilità alla formazione: corsi, orari e sedi Tra le disoccupate intervistate l’interesse a frequentare iniziative di carattere formativo risulta elevato (87,9%) cosa che lascia trasparire un atteggiamento propenso a migliorare o comunque ad aggiornare la propria preparazione. Graf. 16 Disponibilità accordata alla formazione 3,5 8,7 87,9 Disponibile corso formativo con, o senza sbocco (152) Non disponibile corso formativo ma disponibile solo corso con sbocco lavorativo (6) Non disponibile corso formativo né disponibile corso con sbocco lavorativo (15) Fonte: OML Di fatto però le intervistate sono piuttosto selettive nella disponibilità accordata. Per frequentare ad esempio iniziative formative che non abbiano una ricaduta su un immediato sbocco occupazionale pongono vincoli temporali non irrilevanti, che in alcuni casi potrebbero essere imputabili alla cura dei figli, ma in altri sembrano meno comprensibili. Solamente il 36,4% si dice pienamente disponibile a seguire un corso senza limitazioni. __________________________ 12 Solo per inciso possiamo ricordare che le donne con figli che hanno risposto al questionario sono in tutto 136, e che di queste, due non hanno risposto a questa domanda. Donne disoccupate nel comune di Trento Graf. 17 33 Disponibilità a seguire corsi formativi 12,1 36,4 51,4 Disponibile corso formativo senza vincoli di orario (63) Disponibile corso formativo con vincoli di orario (89) Non disponibile corso formativo (21) Fonte: OML Tra coloro che hanno posto dei vincoli, numerose persone si sono dette inclini a frequentare i corsi solo al mattino (39,5%), una scelta che rimanda ai noti problemi legati alla cura dei figli impegnati in orari antimeridiani con le attività scolastiche o prescolastiche. Tre persone hanno vincolato la loro presenza alla possibilità di beneficiare di un servizio di baby-sitting cui affidare il bimbo (1-3 anni) durante la frequenza, denunciando delle difficoltà conciliative in parte ricollegabili al fatto di non lavorare e quindi di non avere per il momento il problema di delegare ad altri la cura del proprio figlio. Un gruppo delle intervistate si dice disponibile, infine, solo per alcuni giorni alla settimana (25,7%), lasciando intuire una disponibilità ed un interesse di fatto abbastanza smorzati. Rimane da capire quanto questi condizionamenti riflettano un corrispondente atteggiamento altrettanto passivo nella ricerca di un’occupazione che finirebbe con il limitare di fatto la possibilità di trovarla. Un simile atteggiamento potrebbe peraltro anche celare impegni di varia natura, retribuiti e non, tra cui piccole forme di lavoro mascherato. 34 Donne disoccupate nel comune di Trento Non trova infine molto riscontro la possibilità di disporre di una borsa di studio come condizione per frequentare il corso. Tab. 2 Disponibilità e vincoli alla formazione - valori assoluti e percentuali v.a. 1. Tutti i giorni 2. Solo alcuni giorni nel corso della settimana Se sì, quando 1. Solo la mattina 2. Solo il pomeriggio 3. E' indifferente 4. Solo in presenza di baby sitter bimbi 1-3 anni Se sì, borsa studio 0. Non risposto 1. Sì 2. No Disp corso x sbocco 1. Sì 2. No Se sì, tutti i giorni 1. Sì 2. No Se sì, x 8 ore 0. Non risposto 1. Sì 2. No 3. Sì, ma a certe condizioni % 113 39 152 74,3 25,7 100,0 60 11 73 8 152 39,5 7,2 48,0 5,3 100,0 1 128 23 152 0,7 84,2 15,1 100,0 153 20 173 88,4 11,6 100,0 139 14 153 90,8 9,2 100,0 1 66 53 33 153 0,7 43,1 34,6 21,6 100,0 Fonte: OML Per quanto riguarda le aree formative, presentiamo di seguito quelle verso cui converge l’interesse delle intervistate. I corsi di informatica risultano in assoluto i preferiti: oltre un quarto delle risposte (ben 84) si rivolgono a questo ambito. Molto valorizzati anche i corsi di lingue (15,9%) e quelli dei servizi alla persona Donne disoccupate nel comune di Trento 35 (16,2%) seguiti a pari merito, da quelli di tipo commerciale e amministrativo (14,0%). Bisogna dire che talvolta risulta difficile distinguere il puro interesse personale da un interesse più strettamente connesso alla sola spendibilità dell’intervento formativo in un futuro contesto lavorativo. Graf. 18 Aree formative Area informatica (84) 26,7 Area servizi alla persona (51) 16,2 Area linguistica (50) 15,9 Area amministrativa (44) 14,0 Area commerciale (44) 14,0 8,3 Area del turismo (26) 5,1 Altro (12) 0,0 5,0 10,0 15,0 20,0 25,0 30,0 Fonte: OML La disponibilità a frequentare corsi finalizzati ad uno sbocco lavorativo risulta infatti grossomodo allineata all’interesse dimostrato a seguire iniziative formative di cui abbiamo fatto cenno poc’anzi, e pare di poter dire che gli scostamenti nell’ordine di qualche punto percentuale di fatto non modificano le considerazioni svolte fino ad ora riguardo ai corsi di formazione. 36 Donne disoccupate nel comune di Trento Graf. 19 Disponibilità accordata a frequentare corsi finalizzati ad uno sbocco lavorativo 36,0 26,2 40,0 26,2 30,0 11,6 20,0 10,0 0,0 Non disponibile corso con sbocco (20) Disponibile corso con sbocco tutti i giorni non tutto il giorno (45) Disponibile corso con sbocco tutti i giorni tutto il giorno (62) Disponibile corso con sbocco tutti i giorni non tutto il giorno, ma con condizione (45) Fonte: OML 2.11 Le ragioni della disoccupazione da un punto di vista soggettivo Le ragioni della disoccupazione da un punto di vista soggettivo sono state indagate con una specifica domanda. Si è chiesto alle intervistate quali fossero le cause principali e le motivazioni che loro stesse attribuivano alla loro difficoltà a collocarsi nel mondo del lavoro. Consapevoli che molto spesso le ragioni che determinano una certa situazione si intersecano tra loro rendendo difficile, se non impossibile una lettura univoca, si è offerta la possibilità alle intervistate di dare risposte multiple, in modo da valorizzare la complessità della situazione reale. Donne disoccupate nel comune di Trento Graf. 20 37 Perché è disoccupata? 35,8 Età 22,0 Orario: part-time 15,6 Titolo di studio Competenze 10,4 Crisi economica 10,4 Vincoli familiari 10,4 Esperienza 6,4 Provenienza, sud 6,4 4,6 Altro: aspetto fisico essere donna 2,9 Mancanza di "reti amicali" 2,3 Patente di guida 0,0 5,0 10,0 15,0 20,0 25,0 30,0 35,0 40,0 Fonte: OML Chiamate ad esprimersi liberamente su questo tema, molte delle intervistate hanno ricondotto all’età la causa prima della propria difficoltà (come si vede dal grafico il 35,6% di loro si sono riconosciute in questo motivo)13. La seconda ragione in ordine di importanza ha riguardato l’aspetto dell’orario, che in molti casi è desiderato a tempo parziale, per cui ancora una volta si coglie il rimando alle difficoltà conciliative. Queste ultime vengono invece __________________________ 13 Una convinzione purtroppo abbastanza diffusa in generale anche tra la popolazione, confermata anche da una recente indagine demoscopia di Astra Ricerche, in cui viene ribadito che gli over “45 vengono considerati il gruppo sociale più a rischio di disoccupazione. Circa due terzi degli intervistati esprime dissenso per i metodi di gestione delle risorse umane basate sugli stereotipi legati all’età”. Sempre da questa ricerca emerge peraltro come la società sia angosciata e contraria alle pratiche discriminatorie basate sull’età. Secondo quanto emerge dagli intervistati il tema della marginalizzazione senza ritorno degli “over 45” pare pervadere tutta la collettività. Categorie stereotipiche (agesim) e comportamenti pregiudiziali e discriminatori rispetto all’età si ritrovano peraltro anche negli esiti di specifiche indagini attivate presso un gruppo di haed hunters e di direzioni delle risorse umane delle aziende. “Over 45!” a cura di Bombelli e Finzi Guerini e Associati 2006. 38 Donne disoccupate nel comune di Trento espressamente citate da una quota piuttosto limitata delle intervistate: solamente un 10% ritiene che i vincoli legati ai tempi della famiglia abbiano condizionato negativamente le loro opportunità lavorative (10,4%). Una quota abbastanza consistente, anche se non certamente maggioritaria (15,6%) di intervistate considera invece che la difficoltà dipenda da un’inadeguatezza del proprio bagaglio scolastico rispetto alle richieste del mercato. Piuttosto vicine a questa spiegazione si collocano quelle risposte che riconducono lo stato di disoccupazione ad una carenza di competenze spendibili sul mercato del lavoro (10,4%), o alla mancanza di esperienza (6,4%). Infine, non pare emergere una particolare percezione del peso della crisi. L’influsso negativo della crisi economica viene di fatto richiamato da un numero tutto sommato modesto di donne (10,4%), e ciò risulta a dire il vero, in linea con il fatto che a tutto il 2008 la crisi, ha colpito soprattutto la componente maschile, e in particolare quella impiegata nel comparto industriale. Tra le diverse spiegazioni, non mancano, purtroppo, anche le denunce più o meno velate di situazioni discriminatorie, situazioni riconducibili alla provenienza da un paese straniero, di provenire dal Sud o ancora più semplicemente al fatto appartenere al genere femminile e quindi di essere donna. 3. Le disoccupate straniere Poiché vivere la doppia condizione di essere donna e disoccupata in terra straniera, può corrispondere ad un vissuto di particolare fragilità e debolezza in questo capitolo ci proponiamo di focalizzare l’attenzione sul solo segmento delle donne di provenienza straniera. Il fine è quello di tratteggiarne le differenze rispetto alle caratteristiche e alle disponibilità delle disoccupate di nazionalità italiana, gli eventuali bisogni emergenti da supportare con specifiche misure e le potenzialità da sviluppare per sostenere il loro inserimento nella vita attiva. Siamo peraltro consapevoli del fatto che proprio le straniere più deboli possono non risultare presenti nel gruppo delle straniere Donne disoccupate nel comune di Trento 39 captate per il tramite di questa indagine e che per intercettarle sarebbe stato necessario attivare altri canali e differenti modalità di ricerca. Le considerazioni di seguito proposte pertanto non hanno ambizione di esaustività e si limitano a dar conto di uno spaccato “istituzionale” identificato in riferimento alle sole straniere che hanno presentato se stesse al Centro per l’Impiego di Trento per dichiarare il loro status di donne alla ricerca di un lavoro. Dobbiamo fin da subito sottolineare che le straniere sono comunque una presenza importante nel gruppo delle disoccupate estratte dalla banca dati del Centro per l’impiego: quasi un terzo, esattamente 252 su un totale di 802 nominativi, hanno infatti cittadinanza straniera. Di queste ultime però solo il 17,9% ha aderito alle proposte di colloquio, mostrando una caduta ancora più accentuata di quella riscontrata tra le autoctone che, rispetto al dato iniziale, hanno invece risposto in una percentuale del 23,8%. Graf. 21 Adesione a seconda della provenienza e della presenza finale nel gruppo iniziale 23,8 Italiane (131 su 550) 17,9 Straniere (45su 252) 21,9 Totale (176 su 802) 0,0 5,0 10,0 15,0 20,0 25,0 30,0 Fonte: OML Un comportamento diverso che deriva forse anche da un minor interesse nei confronti della ricerca attiva del lavoro, ma che certo si associa soprattutto alle maggiori probabilità di non riuscire ad intercettare l’aggregato delle straniere in relazione alle più fre- 40 Donne disoccupate nel comune di Trento quenti variazioni del loro recapito come pure alle probabili maggiori difficoltà di comprensione dei contenuti della lettera recapitata al loro domicilio. Pertanto le 45 donne straniere che si sono presentate al colloquio rappresentano grossomodo un quarto del totale delle intervistate, il 25,6%. Più della metà di loro proviene da paesi dell’Est (51,1%), mentre circa un quarto arriva dal Sud America (24,4%), e altrettante da paesi dell’Africa. Graf. 22 Età per provenienza italiana o straniera 51,1 60,0 50,0 38,9 31,1 40,0 30,5 22,1 30,0 17,8 20,0 8,4 0,0 10,0 0,0 25-34 anni 35-44 anni Italiane (131) 45-54 anni 55 anni ed oltre Straniere (45) Fonte: OML In termini di età, le straniere intervistate risultano mediamente giovani e comunque più giovani delle italiane: oltre la metà (esattamente il 51,1%) ricade nella fascia 25-34 anni a fronte di un dato per le italiane che arriva appena al 22,1%. Sono giovani donne arrivate in Italia, magari a seguito di un ricongiungimento familiare, che spesso appartengono a nuclei con figli in tenera età. Le consuetudini sociali dei Paesi di origine sembrano riflettersi sulle scelte riproduttive, che risultano mediamente anticipate rispetto alle abitudini diffuse nel nostro Paese. Oltre tre quarti delle intervistate straniere infatti hanno prole e un quinto ha tre figli o più (dato che risulta pressoché doppio rispetto alle donne italiane, del- Donne disoccupate nel comune di Trento 41 le quali solo l’11% ha dichiarato di avere un simile carico di cura). Graf. 23 Figli per classe di età di italiane e straniere 42,5 45,0 40,0 29,9 35,0 26,5 30,0 25,0 20,0 28,6 26,5 18,4 13,4 14,2 15,0 10,0 5,0 0,0 0-3 anni 4-6 anni Italiane 7-14 anni 15 e oltre Straniere Fonte: OML 3.1 I saperi Le immigrate hanno conseguito di fatto una preparazione scolastica più elevata: all’incirca il 35,6%, delle straniere ha assolto solamente l’obbligo scolastico a fronte del 40% dichiarato dalle donne italiane. Grossomodo un quarto ha indicato di possedere un diploma e altrettante una laurea. Pare opportuno sottolineare peraltro come quasi sempre il titolo di studio sia stato conseguito nel Paese di origine senza una successiva attivazione per il riconoscimento del valore del titolo presso l’ambasciata, cosa che lo avrebbe reso valevole almeno nei rapporti di lavoro natura privatistica14. __________________________ 14 Per la validazione di un titolo conseguito all’estero per l’accesso nella Pubblica amministrazione sarebbe necessario che il soggetto si attivasse per ottenere l’equipollenza. 42 Donne disoccupate nel comune di Trento Nell’insieme le donne immigrate che hanno aderito all’iniziativa non sembrano pertanto accusare una particolare debolezza formativa rispetto alle disoccupate autoctone e anzi mostrano di fatto un maggiore potenziale che potrebbe essere adeguatamente valorizzato attraverso specifici percorsi formativi. Di certo rimane il fatto, sottolineato in precedenza, che l’insieme di tutte le disoccupate intervistate mostra un’evidente inferiorità nei percorsi scolastici rispetto alle occupate di pari età, cosa che indirettamente ribadisce l’importanza del titolo di studio come requisito per l’occupabilità. Graf. 24 Titolo di studio per provenienza 33,6 35,0 25,2 30,0 26,7 26,7 26,7 23,7 25,0 20,0 10,7 15,0 6,9 8,9 11,1 10,0 5,0 0,0 Italiane Straniere Licenza elementare (9 italiane e 4 straniere) Licenza media inferiore (44 italiane e 12 straniere) Qualifica formazione professionale (33 italiane e 5 straniere) Licenza media superiore(31 italiane e 12 straniere) Laurea o diploma parauniversitario o universitario (14 italiane e 12 straniere) Fonte: OML Valutare la conoscenza delle lingue richiede di considerare adeguatamente i differenti punti di partenza. La conoscenza dell’italiano, se per le autoctone è ovvia, per le straniere rappresenta un requisito importante e non certamente scontato, talvolta essenziale per poter inserirsi nel mercato del lavoro. Dalle dichiarazioni delle stesse intervistate (dichiarazioni peraltro confermate dalle rilevatrici che hanno effettuato l’intervista) molte straniere Donne disoccupate nel comune di Trento 43 conoscono comunque bene, o anche benissimo l’italiano (rispettivamente il 48,0% e il 40,0%). Sono tutto sommato poche coloro che scontano nella fase di ingresso nel mondo del lavoro limitazioni legate a carenze comunicative nella lingua italiana (stando alle dichiarazioni delle interessate grossomodo l’11%). La padronanza dell’inglese risulta invece in percentuale più diffusa tra le intervistate straniere rispetto alle italiane (rispettivamente il 28,9% e 17,6% hanno dichiarato una padronanza buona od ottima). Solamente il tedesco, pur essendo conosciuto veramente bene da pochissime è capito e parlato in misura maggiore dalle trentine, cosa che non stupisce considerata la tradizione e la collocazione geografica della nostra provincia. Graf. 25 Conoscenza lingue livello buono o ottimo 93,3 100,0 90,0 80,0 70,0 48,9 60,0 50,0 40,0 34,4 40,0 26,7 30,0 20,0 7,6 10,0 0,0 11,5 0,8 16,8 6,1 3,1 2,3 3,8 0,8 Italiane 4,4 0,0 2,2 2,2 4,4 2,2 Straniere Tedesco Buona (10 italiane e 2 straniere) Tedesco Ottima (1 italiana e nessuna straniera) Inglese Buona (15 italiane e 12 straniere) Inglese Ottima (8 italiane e 1 straniera) Francese Buona (4 italiane e 1 straniera) Francese Ottima (3 italiane e 2 straniere) Italiano Buona (22 italiane e 5 straniere) Italiano Ottima (18 italiane e 45 straniere) Altra lingua Buona (1 italiana e 1 straniera) Altra lingua Ottima (22 italiane e 42 straniere) Fonte: OML 44 Tab. 3 Donne disoccupate nel comune di Trento Conoscenze informatiche per grado e provenienza - valori assoluti e percentuali Italiana Livello v.a. Straniera % v.a. % Totale cittadinanza v.a. % Utilizzo computer 1. Nessuna 2. Base 3. Avanzata 47 53 31 131 35,9 40,5 23,7 100,0 12 16 17 45 26,7 35,6 37,8 100,0 59 69 48 176 33,5 39,2 27,3 100,0 Elaborazione testi 1. Nessuna 2. Base 3. Avanzata 44 55 32 131 33,6 42,0 24,4 100,0 15 22 8 45 33,3 48,9 17,8 100,0 59 77 40 176 33,5 43,8 22,7 100,0 Fogli di calcolo 1. Nessuna 2. Base 3. Avanzata 69 36 26 131 52,7 27,5 19,8 100,0 21 18 6 45 46,7 40,0 13,3 100,0 90 54 32 176 51,1 30,7 18,2 100,0 Grafica 1. Nessuna 2. Base 3. Avanzata 114 13 4 131 87,0 9,9 3,1 100,0 38 7 0 45 84,4 15,6 0,0 100,0 152 20 4 176 86,4 11,4 2,3 100,0 Programmazione Web 1. Nessuna 2. Base 3. Avanzata 125 6 0 131 95,4 4,6 0,0 100,0 41 3 1 45 91,1 6,7 2,2 100,0 166 9 1 176 94,3 5,1 0,6 100,0 Programmazione 1. Nessuna 2. Base 129 2 131 98,5 1,5 100,0 44 1 45 97,8 2,2 100,0 173 3 176 98,3 1,7 100,0 1. Nessuna 2. Base 128 3 131 97,7 2,3 100,0 41 4 45 91,1 8,9 100,0 169 7 176 96,0 4,0 100,0 1. Nessuna 2. Base 3. Avanzata 122 6 3 131 93,1 4,6 2,3 100,0 43 1 1 45 95,6 2,2 2,2 100,0 165 7 4 176 93,8 4,0 2,3 100,0 1. Nessuna 2. Base 3. Avanzata 126 3 2 131 96,2 2,3 1,5 100,0 40 5 0 45 88,9 11,1 0,0 100,0 166 8 2 176 94,3 4,5 1,1 100,0 Programmi professioni tecniche Programmi professioni amministrative Programmi statistici Fonte: OML Parimenti alle considerazioni svolte fino ad ora, anche rispetto alle conoscenze informatiche le intervistate straniere non sembrano denotare particolari elementi di svantaggio. Come si vede dalla tabella infatti, per loro si rileva un discreto grado di familiarità Donne disoccupate nel comune di Trento 45 con i mezzi informatici: sono poche (grossomodo un quarto) coloro che non sono per nulla in grado di usare il computer (a fronte del 35,9% delle locali). Oltre il 37% delle straniere (e solo il 23,7% delle italiane) è persino in grado farne un uso a livello avanzato. Sostanzialmente simili a quella delle italiane risultano anche le performance in fatto di elaborazione dei testi (66,4%) e di utilizzo dei fogli di calcolo (complessivamente il 53,3% li sa usare a livello base o avanzato). Una maggiore differenza tra le risposte delle disoccupate autoctone e quelle delle straniere si coglie riguardo al requisito del possesso della patente di guida: il permesso è molto più diffuso tra le italiane, il 77,9% possiede la patente, che non tra le straniere, solo il 48,9%, laddove peraltro va rimarcato che non è stato considerato il possesso della patente internazionale a durata limitata di un anno. Ovvie considerazioni in ordine ai costi dell’acquisizione del permesso di guida in Italia spiegano buona parte di questo gap che per il resto è associabile a determinanti di condizionamento culturale. Il mancato possesso della patente di guida peraltro non influisce molto sulla probabilità di conseguire un lavoro poiché la disponibilità allo spostamento per raggiungere il posto di lavoro per molte delle intervistate rimane di fatto circoscritta all’interno delle mura urbane. 3.2 Le esperienze pregresse delle immigrate La quasi totalità delle immigrate ha maturato almeno un’esperienza di lavoro (91,1%) e in questo senso rileva un esito analogo a quello delle italiane. Gli elementi di differenza tra italiane e straniere si colgono semmai sotto altri profili: le immigrate più raramente hanno svolto quest’esperienza presso enti pubblici (solo 5 persone, pari a meno del 10%). E altrettanto raramente il loro lavoro si è svolto con una modalità autonoma. Le difficoltà e i requisiti di accesso all’ente pubblico così come quello del lavorare in proprio hanno evidentemente alzato delle barriere all’entrata troppo elevate per le donne immigrate. 46 Donne disoccupate nel comune di Trento Graf. 26 Mansioni svolte nel privato 16,0 13,1 14,0 14,3 15,6 13,0 10,3 12,0 10,4 9,1 10,0 8,0 8,0 6,1 6,0 4,0 15,0 14,1 5,2 5,2 5,2 5,2 3,9 1,4 2,3 2,8 1,4 2,0 0,0 Italiane Straniere Altre mansioni alte Aiuto cuoco/mensa/personale di cucina fast food Altre mansioni medio/alte Sorveglianza bambini Tecnici Servizi alla persona Commessa Cameriera Operaia Pulizie Fonte: OML Il bagaglio esperienziale delle straniere è maturato nella maggioranza dei casi alle dipendenze nel privato. Le mansioni svolte si collocano prevalentemente in ambiti di basso profilo: i lavori di pulizia (15,6%), le mansioni operaie (14,3%), i servizi alla persona (9,1%) o le attività di cucina fast food (5,2%). Rispetto alle italiane, le immigrate che provengono da un’esperienza di tipo operaio risultano essere una percentuale quasi doppia. Un quota minore, ma significativa di disoccupate straniere si è inserita in professioni che richiedono un’interazione con la clientela come quella di cameriera (13,0%) o di commessa (10,4%). Infine possiamo riconoscere che l’ingresso alle mansioni più qualificate si presenta abbastanza eterogeneo: se l’accesso alle professioni di tipo tecnico, forse anche per i problemi legati al riconoscimento dei titoli di studio, sembra rimanere meno accessibile per le straniere coinvolte (nel 5,2% dei casi rispetto al 13,1% delle italiane), non altrettanto pare potersi dire per altre mansioni di medio alto profilo che sono svolte dal 9,1% delle straniere a fronte di un corrispettivo decisamente inferiore per le italiane 4,2%. Donne disoccupate nel comune di Trento 3.3 47 Lavoro e professioni ricercate dalle immigrate L’occupazione di tipo dipendente rappresenta anche per le straniere il vero obiettivo occupazionale: oltre il 92% di loro si esprime in questo senso, mentre solo una piccola parte si dice eventualmente disponibile anche per un lavoro autonomo. Pochissime le straniere che si indirizzano esclusivamente verso un progetto di tipo autonomo. Le straniere preferiscono un lavoro alle dipendenze soprattutto per la maggiore sicurezza economica e per la stabilità che è tipica di questa modalità (55,6%). Altre riconducono la scelta a problemi di conciliazione o a motivazioni legate al proprio profilo formativo (20,0%) o ad una personale percezione di inadeguatezza rispetto alle caratteristiche richieste dal lavoro autonomo (20,0%). In sede di colloquio le immigrate hanno delineato un sistema di aspettative improntato a realismo e consapevolezza: ben due terzi di loro si sono orientate verso mansioni a forte contenuto operativo, mansioni spesso onerose in termini di orari e scarsamente remunerate. Professioni che dall’immaginario collettivo tendono ad essere svalutate e quindi non considerate dall’offerta di lavoro locale, ma che proprio per questo presentano maggiori opportunità di lavoro. A conferma di quanto detto, si consideri che tra le mansioni più richiamate durante l’intervista ricorrono quella di cameriera (14,2%), di addetta alle pulizie (11,3%) o di addetta ai servizi alla persona (7,5%). La professione in assoluto più ricercata dalle immigrate intervistate è quella di commessa (17,0%), professione che evidentemente, viene ritenuta dalle più, come un buon compromesso tra possibilità e aspettative. La conoscenza della lingua, la presenza fisica, doti relazionali costituiscono però dei requisiti di accesso alla professione non sempre scontati e che in qualche misura limitano la sfera della possibilità di inserirsi in questa professione. Dal lato dell’offerta, inoltre, spesso gli orari tipici di questa professio- 48 Donne disoccupate nel comune di Trento ne impattano con le esigenze di cura di chi ha figli rendendo in definitiva arduo trovare un’occupazione conciliante. Le professioni ricercate dalle intervistate non sono però solamente di medio o basso livello, in taluni casi esse esprimono il desiderio di svolgere mansioni di contenuto medio alto, professioni impiegatizie, legate all’insegnamento o di contenuto tecnico (queste aspirazioni riguardano grossomodo due immigrate su dieci) che richiedono però idonei requisiti formativi per l’ingresso. Si pone in questi casi il problema del titolo di studio acquisito nel Paese di provenienza e del successivo riconoscimento per la necessaria validazione. Bisogna riconoscere peraltro che il gruppo si connota per un atteggiamento abbastanza flessibile, che riguarda anche parte delle laureate in alcuni casi disponibili ad accostarsi a professioni piuttosto umili: basti dire che il 18% delle laureate lavorerebbe come commessa e che quasi la metà delle laureate si adatterebbe a svolgere anche mansioni di contenuto operaio o di medio basso profilo. Certamente per molte di loro, non essendo ancora risolto il problema del riconoscimento del titolo di studio, l’adeguamento verso il basso è implicito nella scelta di lavorare e su questo versante la valorizzazione di percorsi pregressi e che considerino anche i saperi acquisiti in altri paesi potrebbe essere un punto di partenza per sfruttare al meglio il loro potenziale e rispondere alle aspettative del segmento più qualificato della forza lavoro immigrata. Donne disoccupate nel comune di Trento Tab. 4 49 Mansioni ricercate per titolo di studio delle immigrate - valori assoluti e percentuali Qualifica Laurea o diploma Licenza media formazione parauniversitario o superiore professionale universitario v.a. % v.a. % v.a. % Elementari e licenza media inferiore v.a. % Aiuto cuoco/mensa/personale di cucina fast food 0 0,0 3 11,5 1 8,3 3 6,5 Altre mansioni medio/basse 1 4,5 2 7,7 1 8,3 3 6,5 Assistente alla poltrona/medico 1 4,5 0 0,0 0 0,0 1 2,2 Bidelli/uscieri/portalettere 0 0,0 1 3,8 0 0,0 0 0,0 Cameriera 0 0,0 2 7,7 3 25,0 10 21,7 Commessa 4 18,2 5 19,2 2 16,7 7 15,2 Operaia 2 9,1 2 7,7 1 8,3 7 15,2 Parrucchiera 0 0,0 0 0,0 0 0,0 1 2,2 Pulizie 1 4,5 3 11,5 2 16,7 6 13,0 Servizi alla persona 1 4,5 2 7,7 2 16,7 3 6,5 10 45,5 17 65,4 12 100,0 41 89,1 Impiegata amministrativa 7 31,8 1 3,8 0 0,0 0 0,0 Impiegata front office 1 4,5 0 0,0 0 0,0 1 2,2 Insegnante 2 9,1 1 3,8 0 0,0 0 0,0 Altre mansioni medio/alte 0 0,0 0 0,0 0 0,0 3 6,5 Professori/istruzione privata 1 4,5 0 0,0 0 0,0 0 0,0 Tecnici 0 0,0 2 7,7 0 0,0 0 0,0 Educatore 0 0,0 2 7,7 0 0,0 0 0,0 Interprete traduttore 1 4,5 0 0,0 0 0,0 1 2,2 Totale mansioni medio alte 12 54,5 6 23,1 0 0,0 5 10,9 Totale 22 100,0 26 100,0 12 100,0 46 100,0 Totale mansioni medio basse Fonte: OML Gli orientamenti verso le diverse professioni valutati a seconda dell’età confermano in buona parte le considerazioni riportate fino a questo momento ed evidenziano come le intervistate al di sotto dei 45 anni d’età tendano a concentrarsi nelle mansioni ad elevato contatto relazionale come la commessa o la cameriera. Diversamente il segmento più vicino alla maturità punta maggiormente verso un contenuto più operativo delle mansioni che non implichi un contatto con il pubblico. Si verifica in sostanza una sorta di selettività dell’offerta che consapevolmente anticipa le richieste della parte datoriale. 50 Donne disoccupate nel comune di Trento Tab. 5 Figure professionali ricercate dalle straniere per età - valori assoluti e percentuali 25-34 anni 35-44 anni 45-54 anni 55 anni ed oltre v.a. % v.a. % v.a. % v.a. % Aiuto cuoco/mensa/personale di cucina fast food 2 3,6 2 6,9 3 14,3 0 0 Altre mansioni medio/alte 3 5,4 0 0,0 0 0,0 0 0 Altre mansion imedio/basse 4 7,1 1 3,4 2 9,5 0 0 Assistente alla poltrona/medico 1 1,8 1 3,4 0 0,0 0 0 Bidelli/uscieri/portalettere 0 0,0 0 0,0 1 4,8 0 0 Cameriera 7 12,5 6 20,7 2 9,5 0 0 Commessa 12 21,4 5 17,2 1 4,8 0 0 Educatore 0 0,0 2 6,9 0 0,0 0 0 Impiegata amministrativa 4 7,1 3 10,3 1 4,8 0 0 Impiegata front office 2 3,6 0 0,0 0 0,0 0 0 Insegnante 1 1,8 2 6,9 0 0,0 0 0 Interprete traduttore 1 1,8 1 3,4 0 0,0 0 0 Operaia 7 12,5 1 3,4 4 19,0 0 0 Parrucchiera 1 1,8 0 0,0 0 0,0 0 0 Professori/istruzione privata 0 0,0 0 0,0 1 4,8 0 0 Pulizia 5 8,9 4 13,8 3 14,3 0 0 Servizi alla persona 5 8,9 1 3,4 2 9,5 0 0 Tecnici 1 1,8 0 0,0 1 4,8 0 0 Totale 56 100,0 29 100,0 21 100,0 0 0 Fonte: OML 3.4 La questione temporale: vincoli e flessibilità delle disoccupate straniere alla ricerca di lavoro Nel caso delle lavoratrici straniere la difficile ripartizione tra lavoro e sfera privata pare privilegiare la prima variabile, rivelando una forte determinazione ed un certo attaccamento alla sfera lavorativa. Sono scelte che probabilmente si interpretano in relazione ad una più stringente condizione di bisogno. Come si vede dal grafico infatti il gruppo più cospicuo delle immigrate è alla ricerca di un’occupazione a tempo pieno (43,2%). La loro preferenza verso l’orario full-time si configura nettamente maggiore di quella riscontrata tra le intervistate di nazionalità italiana (31,0%): un fatto che pare in contrasto alla luce del maggiore carico di cura che mediamente grava sulle straniere. Scelte legate al bisogno economico che evidentemente induce differenti modalità di ap- Donne disoccupate nel comune di Trento 51 proccio alla cura dei figli e quindi diversi atteggiamenti e disponibilità nei confronti del lavoro. L’interesse ad un lavoro part-time rileva per il 36,4% delle straniere intervistate. Graf. 27 Orario ricercato dalle italiane e dalle straniere 45,7 43,2 50,0 45,0 40,0 36,4 31,0 35,0 30,0 23,3 20,5 25,0 20,0 15,0 10,0 5,0 0,0 Tempo pieno Part-time Italiane E' indifferente l'orario Straniere Fonte: OML In tema di articolazione dell’orario italiane e straniere manifestano preferenze abbastanza simili. In generale viene rimarcata dalla metà delle intervistate una spiccata preferenza per l’orario continuato: la possibilità di ottimizzare la gestione dei tempi di vita e di lavoro rende di fatto particolarmente attraente questa opzione. La disponibilità accordata ad accettare mansioni con turnazioni risulta invece più contenuta e si limita al 20% dei casi, rimandando per certi aspetti ancora alle difficoltà dei vincoli familiari oltreché a quelle personali. 52 Donne disoccupate nel comune di Trento Graf. 28 Disponibilità verso tipi di articolazione oraria per provenienza italiana o straniera 60,0 50,8 48,4 50,0 40,0 32,3 29,5 30,0 19,7 19,4 20,0 10,0 0,0 Italiane A turni Orario spezzato con pausa pranzo Straniere Orario continuato Fonte: OML 3.5 I servizi per la cura di figli e anziani: utilizzo reale e potenziale da parte delle intervistate Al momento dell’intervista, ovvero in una condizione di perdurante disoccupazione, le straniere con figli evidenziano un orientamento più spiccato delle italiane a ricorrere ai servizi di cura. Una differenza questa che ci pare di poter attribuire a varie motivazioni: la mancanza di reti parentali che possano concorrere e sostenere gli eventuali bisogni di cura; l’obiettivo dell’integrazione dei figli e dell’apprendere la lingua. Le differenze risultano eclatanti in particolare riguardo alle mamme con figli d’età compresa tra 0 e 3 anni: delle italiane solamente il 17% ricorre ai servizi di asilo nido mentre oltre la metà delle straniere con figli nella medesima fascia di età vi fa affidamento. Un dato quest’ultimo piuttosto elevato considerato il periodo di non lavoro e i costi che il servizio comporta sul bilancio familiare. Donne disoccupate nel comune di Trento Graf. 29 53 A quali servizi di cura sta attualmente facendo ricorso per italiane e straniere 80,0 71,2 70,0 54,1 60,0 50,0 40,0 24,3 30,0 13,5 20,0 10,0 1,0 1,0 1,0 13,5 5,4 5,8 2,9 1,9 1,0 1,0 2,7 0,0 0,0 0,0 0,0 0,0 0,0 Italiane Straniere Asilo nido (tempo pieno) pubblico Asilo nido (tempo pieno) privato Asilo nido (part-time) pubblico Scuola materna Associazioni private/cooperative per l'assistenza domiciliare dell'infanzia (Tagesmutter) Baby-sitter e/o collaboratrici domestiche Strutture di assistenza per anziani Nessuno di questi Altro Non risposto Fonte: OML Il quadro sembra modificarsi di pochissimo proiettando in una possibile situazione di lavoro la necessità di ricorrere a questi servizi. Focalizzando ancora una volta il fabbisogno potenziale delle mamme con figli zero tre anni: si nota un lieve accrescimento solo nel caso della componente italiana. 54 Donne disoccupate nel comune di Trento Graf. 30 A quali servizi farebbe ricorso se dovesse riprendere un’attività lavorativa 61,2 70,0 51,9 60,0 50,0 40,0 30,0 23,1 20,0 10,0 13,5 12,9 5,8 8,6 0,7 0,7 2,2 1,4 5,8 1,9 0,0 0,7 1,9 3,8 3,8 0,0 0,0 0,0 Italiane Straniere Asilo nido (tempo pieno) pubblico Asilo nido (tempo pieno) privato Asilo nido (part-time) pubblico Scuola materna Associazioni private/cooperative per l'assistenza domiciliare dell'infanzia (Tagesmutter) Baby-sitter e/o collaboratrici domestiche Asilo aziendale Strutture di assistenza per anziani Nessuno di questi Altro Fonte: OML 3.6 Le motivazioni della disoccupazione da un punto di vista soggettivo Il profilo anagrafico, quello delle competenze e il sistema delle attese riferito a mansioni ed orari desiderati, sono stati arricchiti in sede di colloquio dalla valutazione che le intervistate sono state invitate ad esprimere a spiegazione della propria difficoltà occupazionale. Pur consapevoli della complessità di questa valutazione, per giunta potenzialmente distorta dall’ottica soggettiva, si è comunque ritenuto utile affiancare all’analisi oggettiva una considerazione personale riguardante il difficile trade-off tra i profili offerti e le richieste del mercato del lavoro. Donne disoccupate nel comune di Trento 55 Passando pertanto ad analizzare per categorie le argomentazioni addotte dalle intervistate potremmo dire che la difficoltà richiamata con maggior insistenza dalle disoccupate di origine straniera si riferisce all’orario di lavoro, un orario che spesso non risulta compatibile con le esigenze familiari legate alla cura dei figli. Per altre, purtroppo non poche, è invece il superamento di una certa soglia di età il fattore richiamato come maggiormente critico nella ricerca di lavoro. L’età pare accentuare la debolezza dell’offerta soprattutto in professioni a valenza relazionale in cui l’aspetto fisico viene ritenuto un requisito discriminante per l’accesso alla professione. In queste circostanze potrebbe essere urgente individuare percorsi di riadeguamento professionale verso altre mansioni. L’influenza negativa della crisi economica viene invece menzionata solo in qualche circostanza, e non così diffusamente come si potrebbe pensare. Purtroppo non mancano casi di discriminazione reale o almeno percepita come tale poiché alcune intervistate riconducono la propria condizione di disoccupate all’essere straniere. Graf. 31 I perché della disoccupazione: il punto di vista soggettivo 27,3 Orari (12) 20,5 Età (9) Origine straniera (6) 13,6 Crisi (6) 13,6 Riconoscimento titolo di studio (3) 6,8 Saperi/Competenze (3) 6,8 0,0 Fonte: OML 5,0 10,0 15,0 20,0 25,0 30,0 56 Donne disoccupate nel comune di Trento E per un ulteriore piccolo gruppo il problema centrale è opposto a questo, ovvero quello di possedere un titolo di studio, che in Italia non viene riconosciuto. Evidentemente in questi casi il miss-match potrebbe ricondursi ad sorta di selettività dell’offerta che non si adatterebbe a proposte di profili reputati non adeguati. Infine qualche intervistata riconosce quale causa della propria disoccupazione una propria carenza formativa e una mancanza di competenze, che la rendono inadeguata alle richiese della domanda di lavoro, cosa che suggerisce interventi formativi per sviluppare o consolidare le capacità carenti. 3.7 La disponibilità alla formazione da parte delle straniere L’atteggiamento delle immigrate rispetto a possibili opportunità formative si profila decisamente favorevole, confermando anche in questo ambito un interesse ancora più elevato di quello già alto mostrato dalle italiane: la stragrande maggioranza si è detta infatti disponibile a frequentare corsi anche non direttamente finalizzati ad uno sbocco lavorativo (93,2%). Per converso sono pochissime le intervistate ad aver escluso del tutto un loro possibile coinvolgimento in attività a sfondo formativo (solamente il 6,8%). Un atteggiamento che, se per certi aspetti può nascondere un po’ di pragmatismo legato al velato timore che all’eventuale venir meno della propria disponibilità si associ qualche sanzione sui possibili benefici connessi allo status di disoccupata alla ricerca attiva di lavoro, per certi altri aspetti può davvero essere il riflesso di un reale interesse per le iniziative a sfondo formativo e per il potenziale di miglioramento che dovrebbero comportare. Le straniere però non sembrano esplicitare un interesse prioritario verso un’area specifica, come accade invece per le italiane. Le preferenze delle immigrate tendono infatti a distribuirsi in modo abbastanza eterogeneo. Le preferenze si indirizzano verso corsi di tipo linguistico e dell’area informatica. Seguono a poca distanza, i corsi sui servizi alla persona, quelli di area amministrativa e quelli a contenuto commerciale. Donne disoccupate nel comune di Trento Graf. 32 57 Disponibilità accordata a frequentare corsi finalizzati ad uno sbocco lavorativo 97,8 85,3 100,0 90,0 80,0 70,0 60,0 50,0 40,0 14,7 30,0 2,2 20,0 10,0 0,0 Italiane Straniere Disponibile corso con sbocco Non disponibile corso con sbocco Fonte: OML Graf. 33 Aree formative per provenienza 29,6 30,0 21,3 25,0 19,1 20,0 16,4 13,7 15,7 14,2 13,7 13,5 15,0 14,6 11,2 7,1 10,0 5,3 4,5 5,0 0,0 Italiana Straniera Area linguistica (50) Area informatica (84) Area servizi alla persona (51) Area amministrativa (44) Area commerciale (44) Area del turismo (26) Altro (12) Fonte: OML 58 Donne disoccupate nel comune di Trento La disponibilità e l’interesse a frequentare corsi finalizzati ad uno sbocco lavorativo risulta pressoché sovrapponibile alla più generale propensione a seguire corsi a carattere formativo, di cui si è detto poc’anzi, e ci porta pertanto a sottolineare un interesse abbastanza pervasivo che assume ancora maggiore rilievo tra le straniere. 4. Conclusioni La ricerca – azione sulle donne disoccupate, promossa congiuntamente dal Comune di Trento e dall’Istituto di ricerca sociale e regionale ed attuata grazie alla collaborazione di vari soggetti appartenenti al Tavolo per l’occupabilità del Comune di Trento, ha permesso di mettere a fuoco alcuni aspetti e caratteristiche della disoccupazione femminile locale e consentito di maturare alcune consapevolezze. La prima di queste riguarda la scarsa reattività alle sollecitazioni dimostrata dall’aggregato delle 802 disoccupate con almeno 25 anni iscritte alle liste del Centro per l’Impiego da almeno sei mesi. Solo poco più di un quarto delle persone disoccupate contattate con una lettera si è infatti attivata per fissare un appuntamento e di questo gruppo, una parte non trascurabile (19% circa) non si è nemmeno presentata all’incontro concordato portando il tasso di adesione al 22%. Atteggiamenti e comportamenti che potrebbero lasciare trasparire uno scoraggiamento di fondo circa la possibilità di trovare un’occupazione, o anche una possibile sfiducia circa l’efficacia dei canali istituzionali; ma questa inerzia induce anche a ridimensionare i contorni del problema, restringendo l’urgenza del fenomeno complessivo. Il tentativo di individuare i tratti essenziali, il nocciolo del problema occupazionale vissuto dalle donne intervistate ci ha di fatto avvicinato ad un universo eterogeneo e differenziato, segnato da potenzialità ed atteggiamenti anche molto lontani tra loro. I diversi volti della disoccupazione sono stati ricostruiti con informazioni di tipo socio-anagrafico e professionale e con l’ascolto della testimonianza delle stesse protagoniste di questo mancato, o Donne disoccupate nel comune di Trento 59 comunque difficile, incontro con il mondo del lavoro. L’età è risultata un fattore cruciale nel condizionare gli atteggiamenti e le potenzialità soggettive, ma nondimeno anche le possibilità offerte dalla domanda di lavoro. E in effetti il gruppo più cospicuo di intervistate appartiene alla fascia delle 35-44enni (36,9%), seguito dalle 25-34enni che notoriamente corrispondono alla fase che potremmo definire rispettivamente “conciliativa” e “riproduttiva”, ovvero a periodi in cui i vincoli legati alla gestione e alla cura dei figli piccoli condizionano maggiormente la sfera lavorativa. E il dato sul carico di cura conferma questa ipotesi tenuto conto che tre intervistate su quattro hanno almeno un figlio e molto spesso in tenera età (il 61,7% delle intervistate ha figli al di sotto dei 15 anni). Il condizionamento familiare rimanda in molti casi alla disponibilità temporale accordata all’eventuale lavoro, che spesso può essere solo a tempo parziale (43,4%) e solo più di rado con orario a tempo pieno. La componente di quante si dicono disponibili a qualsiasi regime orario rivelando uno stringente bisogno di lavorare si attesta al 22%. Coerentemente con questo quadro di vincoli temporali e di valutazione di costi benefici tra lavoro e non lavoro, anche la vicinanza al domicilio diventa un fattore limitante e non secondario che pare di fatto ostacolare l’accettazione di un’eventuale proposta di lavoro: la metà delle intervistate per gestire e rendere compatibili i tempi di vita familiari cerca un lavoro solo entro i confini comunali. Ma non è solo una questione di orari o di luogo di lavoro, poiché a favorire la permanenza nella disoccupazione giocano molto spesso un ruolo determinante anche le debolezze formative che restringono le potenzialità spendibili nel mercato del lavoro: buona parte delle intervistate (39,2%) ha assolto solo l’obbligo scolastico, o al più ha raggiunto un titolo della formazione professionale (21,6%). Sono elementi che ci inducono a sottolineare come un limitato investimento formativo esponga ad una maggiore probabilità di incorrere in problemi occupazionali. Tuttavia non si può 60 Donne disoccupate nel comune di Trento sottacere che una disoccupata su quattro vanta un diploma superiore, evidenziando un potenziale inespresso che forse varrebbe la pena di valutare. Nella stragrande maggioranza dei casi le intervistate hanno peraltro già sperimentato il loro incontro con il modo del lavoro (92%) e quindi non sembra che la disoccupazione sia il prezzo pagato all’inesperienza, ma piuttosto a condizioni contrattuali o a scelte di vita che hanno determinato una cessazione del rapporto di lavoro e la successiva disoccupazione. Le professioni svolte sia in ambito pubblico che in quello privato, pur eterogenee, rimandano ad uno spaccato dove prevalgono profili operativi e meno qualificati: il 14,0% ha lavorato come addetta alle pulizie, il 12,0% in qualità di commessa e una quota pari al 7,5% come cameriera. Non mancano peraltro anche casi di esperienze in professioni di livello medio od elevato come impiegati (14,0%), tecnici (11,6%) e manager (1,6%). Il lavoro cercato è un lavoro alle dipendenze (92,6%) e ciò soprattutto per la maggior sicurezza che può garantire (37,1%), ma anche per i vincoli legati alle necessità della famiglia (17,2%) o per valutazioni legate alla proprie attitudini personali (16,1%). E dal punto di vista delle attese nel confronto tra le esperienze pregresse e le aspettative future si intravede una certa traslazione verso l’alto nel sistema di preferenze delle intervistate che, comprensibilmente, tende a ridurre l’orientamento verso le mansioni più faticose o dequalificate privilegiando piuttosto altre scelte professionali. Un caso emblematico è ad esempio quello dell’addetta delle pulizie, che considerando congiuntamente le esperienze svolte sia presso datori di lavoro privati che presso enti pubblici si attestava ad un’incidenza del 14,0% ed ora raccoglie un più modesto 8%. L’ultima sfera di argomentazioni toccata dal questionario, che riguardava l’interesse e la disponibilità a seguire delle iniziative a sfondo formativo, ha messo in luce un’ampia convergenza di interesse (87,9%) e una limitazione verso iniziative con sbocco lavorativo solo per una parte molto limitata (3,5%). L’interesse delle Donne disoccupate nel comune di Trento 61 intervistate pur spaziando diffusamente tra vari ambiti, pare privilegiare in particolare le aree dell’informatica (26,7%) o quella dei servizi alla persona (16,2%). La disponibilità temporale a frequentare i corsi induce qualche perplessità di lettura: se per una parte i vincoli posti possono essere comprensibili in ragione dei carichi di cura (39,5% solo al mattino), meno giustificabile pare essere la quota non trascurabile (1 su 4!) di donne che si sono rese disponibili solamente per alcuni giorni alla settimana. Provincia Autonoma di Trento Agenzia del lavoro Analisi a margine del Convegno di presentazione del XXIV Rapporto sull’occupazione in provincia di Trento (dicembre 2009) I rapporti biennali della Legge 125/91 sull’occupazione nelle medio grandi aziende della provincia di Trento periodo 2006/2007 (febbraio 2011)