Eurobarometro 76.3
Parlametro
Studio condotto da TNS Opinion & Social su
richiesta del
Parlamento europeo
Sondaggio coordinato dalla Direzione generale
della Comunicazione
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EUROBAROMETRO 76.3
“Parlametro”
INDICE
INTRODUZIONE .....................................................................Error! Bookmark not defined.
SINTESI .................................................................................Error! Bookmark not defined.
I.
INFORMAZIONI SUL PARLAMENTO EUROPEO .............Error! Bookmark not defined.
1.
Il Parlamento europeo e i mezzi di informazione [QP1] ......... Error! Bookmark not
defined.
2.
Livello di informazione riguardo alle attività del Parlamento europeo [QP2]
Error! Bookmark not defined.
3.
Fonti d’informazione preferite [QP3]..........................Error! Bookmark not defined.
4.
Argomento o area politica da privilegiare sotto il profilo dell’informazione
[QP13]Error! Bookmark not defined.
II.
CONOSCENZA DEL PARLAMENTO EUROPEO ................Error! Bookmark not defined.
1.
Elezione dei deputati al Parlamento europeo [QP6] ...Error! Bookmark not defined.
2.
Decisioni in seno al Parlamento europeo [QP7]..........Error! Bookmark not defined.
3.
Conoscenze generali sul Parlamento europeo [QP8] ..Error! Bookmark not defined.
III.
IMMAGINE E RUOLO DEL PARLAMENTO EUROPEO ......Error! Bookmark not defined.
1.
Immagine del Parlamento europeo [QP5 QP4]...........Error! Bookmark not defined.
2.
Il ruolo del Parlamento europeo [QP9 QP10] .............Error! Bookmark not defined.
IV.
PRIORITÀ E VALORI DEL PARLAMENTO EUROPEO ......Error! Bookmark not defined.
1.
Le politiche da difendere in modo prioritario [QP11]..Error! Bookmark not defined.
2.
Le politiche da difendere in modo prioritario [QP11]..Error! Bookmark not defined.
CONCLUSIONE .......................................................................Error! Bookmark not defined.
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INTRODUZIONE
Un anno è trascorso dall’ultimo sondaggio dell'Eurobarometro sul Parlamento europeo
(Parlametro). L’obiettivo principale di questo nuovo sondaggio è valutare il livello
d'informazione e conoscenza dei cittadini europei riguardo al Parlamento europeo. Esso
mira a individuare l’immagine che hanno del Parlamento e a comprendere quale ruolo, a
loro avviso, tale istituzione dovrebbe svolgere. Il sondaggio offre anche un quadro delle
politiche e dei valori principali che, secondo i cittadini, le istituzioni dovrebbero difendere
in via prioritaria.
Il presente Eurobarometro è stato commissionato dalla Direzione generale Informazione
del Parlamento europeo. È stato condotto da TNS Opinion & Social tra il 5 e il 20
novembre 2011. Gli intervistatori della rete TNS Opinion & Social hanno intervistato
personalmente circa 26 6001 cittadini europei dai 15 anni in su (il questionario è stato
sottoposto da un intervistatore direttamente presso il domicilio dell'intervistato). La
metodologia utilizzata è quella dei sondaggi Eurobarometro Standard della Direzione
generale Informazione del Parlamento europeo (Unità "Monitoraggio dell'opinione
pubblica"). Una nota tecnica sulle interviste condotte dagli istituti della rete di TNS
Opinion & Social è allegata alla presente relazione. La nota illustra la metodologia usata
per le interviste nonché gli intervalli di fiducia.
Il
sondaggio
interessa
i
27
Stati
membri
dell’Unione
europea
ed
è
parte
dell'Eurobarometro 76.3; si articola in numerose "domande barometriche", ossia le
domande poste nel corso dei precedenti sondaggi, che consentono di valutare le
evoluzioni. Comprende anche due nuove domande relative alle fonti d’informazione
preferite dagli intervistati e alle aree politiche o ai temi programmatici in merito ai quali
desidererebbero essere più adeguatamente informati.
1
Sono state effettuate esattamente 26 594 interviste.
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Nota
Nella presente relazione, i paesi sono citati con i loro codici ufficiali. Le abbreviazioni
usate sono le seguenti:
ABBREVIAZIONI
EU27
Unione europea - 27 Stati membri
NS
Non sanno
BE
Belgio
CZ
Repubblica ceca
BG
Bulgaria
DK
Danimarca
DE
Germania
EE
Estonia
EL
Grecia
ES
Spagna
FR
Francia
IE
Irlanda
IT
Italia
CY
Repubblica di Cipro
LT
Lituania
LV
Lettonia
LU
Lussemburgo
HU
Ungheria
MT
Malta
NL
Paesi Bassi
AT
Austria
PL
Polonia
PT
Portogallo
RO
Romania
SI
Slovenia
SK
Slovacchia
FI
Finlandia
SE
Svezia
UK
Regno Unito
*****
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SINTESI
I risultati del presente sondaggio "Parlametro" forniscono dati interessanti sul grado di
informazione e conoscenza dei cittadini europei per quanto riguarda il Parlamento
europeo, la loro immagine dell'istituzione, il ruolo che, a loro avviso, dovrebbe svolgere e
i valori che dovrebbe promuovere in modo prioritario.
-
Una larga maggioranza degli europei (69%) ricorda di avere letto, visto o
sentito di recente qualcosa sui mezzi di informazione riguardo al Parlamento
europeo. Si tratta di una percentuale di dieci punti superiore rispetto a quella
registrata tra novembre e dicembre 2010.
-
Tuttavia, due terzi degli intervistati (66%) affermano di non essere ben
informati riguardo a tale istituzione. È un risultato leggermente inferiore
rispetto a un anno fa: -3 punti.
-
Per rimanere informati sul Parlamento europeo, quasi sette persone su dieci
(69%) si affidano alla televisione. La stampa è citata da oltre un terzo (35%)
degli intervistati, Internet dal 33% e la radio dal 18% degli intervistati.
-
Gli europei desidererebbero avere maggiori informazioni su temi (attuali)
molto specifici quali le soluzioni adottate dall’Unione europea per
affrontare la crisi (quatto intervistati su dieci). Oltre un terzo (36%) degli
intervistati è anche interessato alla difesa dei propri diritti in quanto cittadino
europeo. Circa un quarto desidererebbe ricevere maggiori informazioni sulla
protezione dei consumatori (26%) e sul futuro dell’energia nell’Unione europea
(UE) (24%).
-
Riguardo al funzionamento dell’istituzione in quanto tale, una percentuale
leggermente maggiore di intervistati (43%, + 1 punto) sa che i deputati al
Parlamento europeo sono suddivisi in base alle affinità politiche.
-
Il 37% (+8 punti) ritiene che le decisioni siano adottate in seno al
Parlamento europeo sulla base delle affinità politiche dei deputati; per
contro, la stessa percentuale circa (36%, +2 punti) è dell’avviso che le decisioni
siano adottate in funzione degli interessi degli Stati membri dei deputati.
-
Nonostante una migliore conoscenza obiettiva, l’immagine del Parlamento
europeo si è deteriorata dall'autunno 2008. Poco più di un quarto (26%, -8
punti) degli intervistati ha un'immagine positiva dell'istituzione, ma un numero
equivalente (+9 punti) ha un’opinione negativa. Al contempo, una maggioranza
degli
intervistati
afferma
di
non
avere
un'immagine
precisa
del
Parlamento europeo.
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EUROBAROMETRO 76.3
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“Parlametro”
Tutte le caratteristiche positive dell’immagine del Parlamento europeo
hanno perso terreno rispetto all’indagine svolta tra novembre e dicembre
2010 (EB74.3). Tale risultato riguarda la percezione dei cittadini del Parlamento
come
"democratico",
"all'ascolto
dei
cittadini
europei"
o
"dinamico".
Parallelamente, la descrizione “estraneo” non ha subito variazioni, mentre la voce
“inefficiente” ha guadagnato quattro punti.
-
Tuttavia, la stragrande maggioranza degli europei (77%) è dell’avviso che il
Parlamento europeo svolga un ruolo importante per quanto riguarda il
funzionamento dell’UE, il che segna un aumento di sette punti rispetto all’EB 70
dell’autunno 2008.
-
Una maggioranza (45%) di intervistati si è anche pronunciata a favore di un
ruolo più incisivo del Parlamento europeo, sebbene tale percentuale si sia
ridotta di sette punti rispetto all’indagine dell’autunno 2010.
-
Per quanto attiene alle politiche che il Parlamento europeo dovrebbe
difendere, secondo gli europei occorre affrontare in via prioritaria tematiche
quali la povertà e l’esclusione sociale, due questioni che emergono nettamente
rispetto ad altre in quanto menzionate dal 49% degli intervistati (2 punti di
flessione dall’aprile 2011). A questi temi seguono il coordinamento delle
politiche economiche, finanziarie e fiscali (37%, +9), il rafforzamento
della tutela dei consumatori e della salute pubblica (30%, -2) e una politica
di difesa e di sicurezza che consenta all’UE di far fronte alle crisi
internazionali (29%, +5).
-
Come osservato nei sondaggi svolti all’inizio e alla fine del 2010, i valori che,
secondo gli intervistati, il Parlamento europeo deve difendere in via prioritaria si
riferiscono alle libertà pubbliche e alla lotta alla discriminazione.
o
La protezione dei diritti umani è ancora una volta il valore citato dalla
maggior parte degli intervistati (56%), sebbene rispetto all’ultima indagine
Eurobarometro dell’autunno 2010 la percentuale abbia segnato una
flessione di quattro punti.
o
Il secondo tema è la parità di genere, menzionato da un terzo degli
intervistati (33%), registrando quindi una percentuale di gran lunga
inferiore nonché una diminuzione di tre punti nell’arco di un anno.
o
-
Segue la libertà di espressione (32%), che ha perso quattro punti.
Tutti questi valori sono menzionati in misura inferiore nel presente sondaggio.
Rispetto ai precedenti sondaggi, un numero inferiore di intervistati ha sfruttato la
possibilità di fornire un massimo di tre risposte. Si pone l’interrogativo se tale
flessione sia imputabile a una minore importanza attribuita ai valori a causa della
crisi o se gli intervistati abbiano invece deciso di essere più selettivi.
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I. INFORMAZIONI SUL PARLAMENTO EUROPEO
Prima di esaminare il livello soggettivo di informazione degli europei, analizziamo il
richiamo mediatico del Parlamento europeo nei 27 Stati membri dell’Unione.
1. Il Parlamento europeo e i mezzi di informazione [QP1]2
- Una vasta maggioranza di europei ricorda di avere recentemente visto o
sentito qualcosa sui mezzi di informazione riguardo al Parlamento
europeo La risposta alla domanda QP1 getta luce sul livello di informazione della popolazione
europea riguardo al Parlamento europeo e consente di operare un confronto tra tali
risultati e quelli registrati un anno prima, nel corso del Parlametro condotto tra novembre
e dicembre 2010.
Quasi sette europei su dieci (69%) affermano di aver letto sui giornali, visto su
Internet o in televisione, o ascoltato alla radio qualcosa sul Parlamento
europeo. È un risultato superiore di 10 punti rispetto all’inchiesta del periodo
novembre-dicembre 2010 e si contrappone al 30% (-9 punti) che ha risposto in modo
negativo e l’1% che non ha espresso alcun parere.
È il risultato maggiore registrato per questa domanda da quando è stata posta
per la prima volta nell’ambito del sondaggio dell’autunno 2007 (EB 68.1). In
precedenza, la percentuale più elevata riguardo al richiamo mediatico (62%) è stata
riportata nell’Eurobarometro 73.1 svolto tra gennaio e febbraio 2010, ossia a distanza di
sei mesi dalle elezioni del Parlamento europeo del giugno 2009.
2
QP1 Ha letto recentemente sulla stampa, visto su internet o in TV o ascoltato alla radio qualcosa sul
Parlamento europeo? Sì; No; Non sa.
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Differenze tra Stati membri
Dal sondaggio di novembre-dicembre 2010 emerge una differenza di dieci punti per
quanto riguarda il ricordo di informazioni relative al Parlamento europeo tra gli
intervistati degli Stati pre-2004 (57%) e quelli post 2004/2007 (67%). Nel
presente sondaggio il divario si è ridotto di due punti (rispettivamente 69% e
67%), con gli Stati pre-2004 che hanno guadagnato 12 punti in particolare su questo
tema:
-
gli intervistati affermano con maggiore frequenza di avere ascoltato o visto di
recente sui mezzi di informazione notizie attinenti al Parlamento europeo (UE27
69%) in Finlandia (87%), in Grecia (86%), nei Paesi Bassi, in Slovenia e in
Slovacchia (82% in tutti e tre i casi);
-
per contro, sono meno numerosi a rispondere di aver sentito o visto questo genere
di informazione in Francia (51%), in Polonia (60%) e nella Repubblica ceca (63%).
Se si esamina l'evoluzione dei risultati rispetto all’anno scorso, si osserva che 20 dei 27
Stati membri registrano un aumento delle risposte positive. Sei paesi evidenziano,
per contro, una flessione nelle risposte positive e soltanto in un caso, l’Ungheria, il
risultato è immutato.
Gli aumenti più significativi si rilevano nel Regno Unito (67%, +18 punti), in Germania
(77%, +14 punti), in Italia (65%, +14 punti), in Grecia (86%, +13 punti) e in Austria
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(70%, +13 punti). Le due maggiori diminuzioni sono in Polonia (60%, -5 punti) e in
Portogallo (68%, -5 punti).
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Analisi sociodemografica
-
Come già osservato nei sondaggi precedenti, il richiamo mediatico (UE27
69%) è leggermente più pronunciato tra gli uomini che tra le donne: il
72% degli uomini afferma di aver letto, visto o ascoltato qualcosa sui mezzi di
informazione riguardo al Parlamento europeo, rispetto a una percentuale di donne
che è del 65%.
-
Anche l'età degli intervistati influenza le risposte, dal momento che il 72% degli
intervistati di età compresa tra i 40 e i 54 anni e il 71% degli intervistati dai 55
anni in su evidenziano un richiamo mediatico superiore rispetto al 56% della
fascia di età 15-24 anni.
Tuttavia le categorie socialmente più "favorite" sembrano essere le più esposte
alle informazioni sul Parlamento europeo.
-
Questa domanda segna uno scarto di 15 punti tra gli intervistati con il
massimo livello di istruzione e coloro che hanno terminato il loro corso di
studi all’età di 15 anni o prima (rispettivamente 77% e 62%).
-
Analogamente avviene nel caso dei dirigenti (81%) e dei lavoratori autonomi
(77%) rispetto ai disoccupati (62%).
-
Inoltre il 73% degli intervistati che non ha quasi mai problemi economici
afferma di essere informato (contro il 61% di coloro che hanno quasi sempre
difficoltà economiche).
-
Tale è il caso anche per il 72% degli intervistati che usa Internet tutti i giorni,
rispetto al 64% di coloro che non lo usano mai.
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2. Livello di informazione riguardo alle attività del Parlamento europeo [QP2]3
- Due terzi degli europei ritiene di essere ancora scarsamente informato
riguardo alle attività del Parlamento europeo Come visto in precedenza, la copertura mediatica del Parlamento europeo è aumentata
nella popolazione dell’UE e ora interessa quasi sette persone su dieci.
Tuttavia, due terzi degli intervistati (66%) affermano di essere male informati
riguardo a tale istituzione. Questo risultato rappresenta una lieve flessione, pari a -3
punti in un anno. Quasi un terzo degli intervistati (32%, +4 punti) ritiene di essere bene
informato e il 2% (-1 punto) non esprime alcun parere.
Si osserva un divario tra il riconoscimento di una presenza più marcata del Parlamento
europeo nei mezzi di informazione e la percezione di essere bene informati in merito a
tale istituzione evidenziata soltanto da una minoranza.
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QP2 In generale, ritiene di essere molto bene informato, abbastanza bene informato, abbastanza male
informato o molto male informato sulle attività del Parlamento europeo?
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Differenze tra Stati membri
Contrariamente a quanto osservato nel sondaggio svolto tra novembre e dicembre 2010.
quasi la stessa percentuale di intervistati degli Stati post-2004/2007 e degli intervistati
degli Stati pre-2004 afferma di essere ben informata (33% e 32%) e male informata
(64% e 66%).
-
Gli Stati membri dove gli intervistati si ritengono bene informati (UE27 32%)
sono Lituania (48%), Irlanda e Lussemburgo (entrambi 45%), nonché Malta,
Slovenia e Slovacchia (tutti 40%).
-
Per contro, Cipro (23%), Svezia e Spagna (entrambe 25%), registrano il numero
inferiore di intervistati che si ritengono bene informati.
L’evoluzione positiva riguarda 19 dei 27 Stati membri, mentre negli altri sei si
osserva una flessione. I risultati rimangono immutati in due paesi.
I paesi che evidenziano il maggior aumento nel numero di intervistati che affermano di
essere bene informati sono il Regno Unito (39%, +11 punti), i Paesi Bassi (39%, +9
punti), la Lituania (48%, +7 punti), la Finlandia (37%, +6 punti), la Danimarca (36%,
+6 punti) e la Spagna (25%, +6 punti). Per contro, la Slovacchia registra un numero di
intervistati che dichiarano di essere bene informati inferiore (40%, -5 punti) rispetto a
quello rilevato nel periodo novembre-dicembre 2010. Questo è il caso anche della Grecia
(27%, -3 punti), dell'Ungheria (30%, -3 punti) e di Malta (40%, -3 punti).
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Analisi sociodemografica
L'analisi sociodemografica rivela alcune differenze:
-
gli uomini in numero nettamente maggiore delle donne dicono di essere ben
informati sul Parlamento europeo: 37% e 28% rispettivamente, rispetto al 32% di
tutti gli europei;
-
tale impressione è ancora più frequente tra gli intervistati di età compresa tra i 40
e i 54 anni (34%, contro 28% della fascia di età 15-24).
Come nel caso della precedente domanda sul richiamo mediatico (QP1), le categorie di
popolazione socialmente più favorite sono anche quelle che ritengono di essere
meglio informate sul Parlamento europeo:
-
tra queste figura innanzitutto quella dei soggetti con la qualifica più elevata
(40%, contro il 23% di coloro che hanno terminato la propria istruzione prima dei
16 anni).
-
Anche i dirigenti (43%, contro il 23% del personale di servizio) si ritengono bene
informati.
-
È anche il parere degli intervistati che non hanno quasi mai difficoltà
economiche (37%, contro il 22% di coloro che hanno quasi sempre difficoltà
economiche).
-
Anche un’ampia proporzione di persone che usano ogni giorno Internet
afferma di essere bene informata (37% contro il 26% di coloro che non lo usano
mai).
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3. Fonti d’informazione preferite [QP3]4
- La televisione è la principale fonte d’informazione menzionata Due terzi degli europei ritengono di essere male informati sul Parlamento europeo. Agli
intervistati è stato pertanto chiesto quali fonti utilizzerebbero se dovessero reperire
informazioni relative all’istituzione ed è stata concessa loro la possibilità di fornire più
risposte.
Quasi sette persone su dieci (69%) hanno citato la televisione. La stampa è citata
da oltre un terzo (35%) degli intervistati. Internet è scelto dal 33% degli intervistati e la
radio dal 18%.
-
Più precisamente, per quanto riguarda la televisione, i telegiornali sono i più
menzionati, da oltre i due terzi degli intervistati (67%), rispetto al 14% appena
che ha citato altri programmi televisivi.
-
Gli intervistati hanno anche citato i quotidiani (32%), privilegiati rispetto ai
periodici settimanali o mensili (7%).
-
Per quanto riguarda Internet, i più consultati sono i siti web d’informazione (dal
26% degli intervistati), seguiti dai siti web del Parlamento europeo (12%), dalle
reti di socializzazione online (3%) e dai blog (2%).
Anche le discussioni con parenti, amici e colleghi (12%) sembrano rappresentare un altro
canale per informarsi, indubbiamente più informale ma non trascurabile.
Altre fonti d’informazione sono molto più marginali, tra cui brochure, note informative,
opuscoli (menzionati dal 4% degli intervistati), conferenze, discussioni, meeting (2%),
libri (2%) o altre fonti citate in modo spontaneo (1%).
Occorre anche osservare che l’8% degli intervistati afferma spontaneamente di non
essere interessato a tali informazioni o di non cercarle.
4
QP3 Se volesse reperire informazioni sul Parlamento europeo, quale delle seguenti fonti utilizzerebbe?
(CONSENTITE PIÙ RISPOSTE): conferenze, discussioni, meeting; discussioni con parenti, amici, colleghi;
telegiornali; altri spettacoli televisivi; radio; quotidiani; periodici settimanali o mensili; Internet; siti web del
Parlamento europeo; blog; reti di socializzazione online; libri; Brochure, note informative, opuscoli; altro
(SPONTANEO); non interessato a questo tipo di informazioni/Non ricerca queste informazioni (SPONTANEO);
Non sa.
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TOTAL TELEVISION
69%
TV news
67%
Other shows on TV
14%
TOTAL PRESS
35%
Daily newspapers
32%
Weekly or monthly press
7%
TOTAL INTERNET
33%
News websites
26%
Websites of the European Parliament
12%
Online social networks
3%
Blogs
2%
Radio
18%
Discussions with relatives, friends, colleagues
12%
Brochures, information sheets, leaflets
4%
Conferences, talks, meetings
2%
Books
2%
Other (SPONTANEOUS)
1%
Not interested in this kind of information/Don't seek such
information (SPONTANEOUS)
8%
DK
1%
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Differenze tra Stati membri
Si osservano importanti differenze tra le risposte fornite a seconda dello Stato
membro in cui gli intervistati vivono.
La televisione è citata maggiormente nei paesi dell’eurozona (il 71% contro il 65% al di
fuori della zona) e negli Stati che sono entrati a far parte dell'Unione tra il 2004 e il 2007
(il 72% contro il 68% nei paesi che hanno aderito all’UE prima del 2004).
La stampa è menzionata maggiormente nei paesi dell’eurozona (il 41% contro il 24% al
di fuori dell'eurozona) e negli Stati che hanno aderito all'UE prima del 2004 (il 38%
rispetto al 22% negli Stati che son entrati a far parte dell’Unione tra il 2004 e il 2007).
Internet è la risposta del 40% degli intervistati che vivono al di fuori dell’eurozona
(rispetto al 30% nella zona dell’euro).
La radio registra un uso più elevato negli Stati dell’eurozona (il 21% rispetto al 14% al di
fuori di tale aerea).
-
I paesi in cui la maggior parte degli intervistati menziona la televisione
(UE27 69%) sono Bulgaria e Austria (entrambe 82%), Slovacchia (81%), nonché
Italia e Ungheria (ambedue 80%). La percentuale è tuttavia molto inferiore in
Svezia (50%), Lussemburgo (54%) e Lettonia (55%).
-
La stampa (UE27 35%) è spesso privilegiata dagli intervistati di Austria (67%) e
Germania (60%), rispetto agli intervistati in Polonia (13%), Lettonia e Romania
(entrambe 17%), nonché Malta (18%).
-
Internet (UE27 33%) è una fonte ampiamente usata nel nord dell’Unione, ossia
in Svezia (76%), nei Paesi Bassi (68%) e in Danimarca (65%), rispetto al 14%
degli intervistati in Portogallo, il 17% in Italia e in 21% in Austria e Cipro.
-
La radio (UE27 18%) è menzionata soprattutto in Irlanda (35%), Austria (34%)
ed Estonia (33%). All’estremità opposta della scala, soltanto il 6% degli intervistati
in Italia e il 9% nel Regno Unito e in Polonia afferma di utilizzare la radio come
fonte d’informazione sul Parlamento.
-
Da ultimo, è maggiore il numero di intervistati in Portogallo (19%), Irlanda (17%)
e Malta (16%) che ammette la mancanza di interesse riguardo al ricevere
informazioni sul Parlamento europeo (UE27 8%).
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Analisi sociodemografica
-
Il numero di uomini e donne che cercano informazioni sul Parlamento alla
televisione (68% e 69% rispettivamente) e la radio (19% e 17%) è grossomodo
identico, tuttavia sono più gli uomini a rivolgersi alla stampa (37% e 33%) nonché
a Internet (36% e 31%).
-
Sembra che l’età sia un fattore altamente discriminatorio a tale riguardo. Gli
intervistati più giovani sono di gran lunga più propensi a utilizzare
Internet (il 55% di quelli della fascia di età 15-24, il 16% di quelli della categoria
che ha superato i 55). Gli intervistati più anziani preferiscono la televisione (il
75% di chi ha almeno 55 anni rispetto al 56% di chi appartiene alla fascia 15-24)
e la radio (21% rispetto al 12% di coloro che hanno un’età compresa tra i 15 e i
24 anni).
-
Le
risposte
sono
anche
influenzate
dall’appartenenza
a
una
categoria
socialmente più “favorita”.
Coloro che vantano il massimo grado di istruzione si avvalgono molto più
spesso di Internet (il 51% rispetto al 9% degli intervistati che ha terminato gli
studi prima dei 16 anni), della stampa (il 42% contro il 28%) e della radio (il
23% contro il 15%). Per contro, gli intervistati con il grado di istruzione
inferiore privilegiano la televisione (il 74% rispetto al 65% di coloro che hanno
proseguito gli studi dopo i 19 anni di età).
Lo stesso dicasi per le categorie professionali: il 60% dei dirigenti (rispetto al
13% dei pensionati) usa Internet per reperire informazioni sul Parlamento
europeo e il 46% sceglie la stampa (rispetto al 24% dei disoccupati).
Analogamente, il 24% opta per la radio (rispetto al 15% dei disoccupati).
-
Gli intervistati che si ritengono informati sulle attività del Parlamento
europeo usano ciascuna delle quattro fonti d’informazione con più probabilità di
coloro che si definiscono "non informati": il 78% per la televisione (rispetto al
64%), il 48% per la stampa (rispetto al 29%), il 39% per Internet (rispetto al
31%) e il 24% per la radio (rispetto al 15%).
-
Osserviamo
infine,
logicamente,
che
il
numero
di
coloro
che
usano
quotidianamente Internet per reperire informazioni sul Parlamento europeo è più
elevato di quello degli intervistati che se ne avvalgono con meno frequenza (il
57% e il 23% rispettivamente).
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4. Argomento o area politica da privilegiare sotto il profilo dell’informazione
[QP13]5
- Gli europei desidererebbero soprattutto ricevere maggiori informazioni sulle
soluzioni adottate dall’UE per affrontare la crisi Agli intervistati è stato chiesto di individuare l’argomento o l’area politica oggetto di
discussione in seno al Parlamento europeo, o l’argomento legato all’Unione europea, su
cui
desidererebbero
ricevere
maggiori
informazioni.
Agli
intervistati
sono
state
presentate 13 proposte.
Gli intervistati sono stati invitati innanzitutto a scegliere l’argomento o l’ambito politico
che giudicano prioritario (QP13a). È stato quindi chiesto loro di citare un massimo di altri
tre argomenti che ritengono comunque importanti (QP13b).
Da un’analisi di tutte le riposte (domanda QP13T), ossia le risposte aggregate
alla prima domanda e a quella successiva, emergono i seguenti risultati:
-
La crisi è ancora oggi al centro delle preoccupazioni degli europei. Quattro
intervistati su dieci vorrebbero ricevere maggiori informazioni sulle soluzioni
adottate dall’UE per affrontare la crisi.
-
Oltre un terzo degli intervistati (36%) è anche interessato ai propri diritti in
quanto cittadino europeo.
-
Circa un quarto desidererebbe ricevere maggiori informazioni sulla protezione
dei consumatori (26%) e sul futuro dell’energia nell’Unione europea (UE)
(24%).
Gli altri argomenti sono citati da meno di un quarto degli europei:
o
i valori difesi dall'UE quali l’uguaglianza tra i sessi, la protezione dei diritti
o
l'euro (21%);
o
la solidarietà con gli Stati membri in sofferenza finanziaria (20%);
o
il cambiamento climatico (18%);
o
l’immigrazione, la libertà di circolazione e il diritto d’asilo (18%);
umani ecc.) (21%);
5
QP13T Su quale argomento legato alla UE le piacerebbe ricevere più informazioni? L’Euro; soluzioni proposte
dall’UE per affrontare la crisi (condivisione del debito, Eurobbligazioni, tasse su transazioni finanziarie, TFT
ecc.); ruolo delle agenzie di rating del credito; protezione dei consumatori; futuro dell’energia all’interno
dell'UE; immigrazione, libertà di circolazione e diritto d’asilo; i suoi diritti di cittadino europeo; posizionamento
della UE dopo i movimenti democratici nel mondo arabo (Primavera araba); riforma della politica agricola
comune; solidarietà con gli Stati membri in sofferenza finanziaria; elezioni europee; il cambiamento climatico;
valori difesi dalla UE (uguaglianza tra sessi, protezioni diritti umani ecc.); altro (SPONTANEO); non interessato
a questo tipo di informazioni/non ricerca queste informazioni (SPONTANEO); non sa.
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o
la riforma della politica agricola comune (13%);
o
il ruolo delle agenzie di rating del credito (12%);
o
le elezioni europee (8%);
o
il posizionamento dell’UE dopo i movimenti democratici nel mondo arabo
(7%).
La tendenza che si osserva riguardo alla prima risposta fornita è simile, sebbene la
classificazione differisca leggermente. Le prime due voci menzionate sono identiche: le
soluzioni dell’UE per affrontare la crisi è citato dal 21% degli intervistati nella prima
risposta, davanti ai diritti di cittadino europeo (15%). L’euro si colloca alla terza
posizione con l’8% delle risposte (rispetto al 21%, quinta posizione, nelle risposte
aggregate).
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Differenze tra Stati membri
Ci soffermiamo ora sui tre argomenti menzionati da almeno un quarto degli
intervistati nelle risposte aggregate.
-
L’argomento che suscita il maggiore interesse presso gli europei, ossia le
soluzioni adottate dall’UE per affrontare la crisi (UE27 40%), riguarda in
particolare gli intervistati della zona dell’euro (il 44% rispetto al 31% al di fuori
della zona dell’euro).
Gli Stati membri in cui è menzionato più spesso sono la Slovacchia (60%), la
Grecia (55%), i Paesi Bassi (54%) e la Danimarca (53%), a differenza del Regno
Unito (20%) e del Portogallo (24%).
Il secondo argomento, ossia i diritti in quanto cittadino europeo (UE27
36%), è stato più citato a Cipro (70%), che si distacca nettamente rispetto agli
altri paesi a tale riguardo, nonché in Bulgaria (48%), Grecia (46%), Romania e
Belgio (45%); tuttavia, il risultato è molto meno marcato in Ungheria (25%),
Polonia (26%) e Austria (27%).
-
La protezione dei consumatori (UE27 26%) interessa un numero maggiore di
intervistati della zona dell'euro (il 29% rispetto al 21% al di fuori della zona
dell’euro).
Gli intervistati più numerosi che citano questo argomento si registrano a Cipro
(52%), in Bulgaria (41%) e in Francia (38%), rispetto alla Svezia e al Regno Unito
(ambedue 12%) e alla Danimarca (16%), dove questa voce è stata scelta da una
persona su cinque.
Per quanto attiene ad altri argomenti (menzionati da almeno il 20% degli
intervistati a livello dell’Unione), è possibile individuare alcune particolarità.
Si osserva che il futuro dell’energia dell’UE (UE27 24%) è una preoccupazione
soprattutto in Ungheria (42%), mentre in Polonia registra soltanto il 10% delle
preferenze.
L’euro (UE27 21%) è un argomento che interessa in modo particolare gli intervistati
dei Paesi Bassi (31%) rispetto al 9% degli intervistati a Cipro.
Questi ultimi, tuttavia, sono coloro che mostrano maggiore interesse (59%) riguardo al
ricevere più informazioni sui valori difesi dell’UE (UE27 21%), rispetto al solo 11%
degli intervistati della Lettonia.
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La solidarietà con gli Stati membri in sofferenza finanziaria (UE27 20%) è
l’argomento citato soprattutto in Grecia (50%) e molto meno nel Regno Unito (9%).
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Analisi sociodemografica
Per quanto attiene ai sette argomenti di cui sopra citati da almeno una persona su
cinque:
-
Si
osservano
notevoli
differenze
tra
le
categorie
più
“favorite”
della
popolazione e le altre.
o
Il 48% degli intervistati con il livello più elevato di istruzione
desidererebbe ricevere più informazioni sulle soluzioni adottate dall’UE per
affrontare la crisi (rispetto al 31% di coloro che hanno interrotto gli studi
prima dei 16 anni di età). Sono anche quelli maggiormente interessati a
temi quali il futuro dell’energia nell’UE (il 30% rispetto al 17% delle
persone meno istruite), i valori difesi dell’UE (il 24% rispetto al 16%) e la
solidarietà con gli Stati membri in sofferenza finanziaria (il 23% rispetto al
18%).
Per contro, le persone meno istruite sono le più numerose a
desiderare maggiori informazioni sulla protezione dei consumatori
(il 28% di coloro che hanno terminato gli studi all’età di 19 anni o anche
prima, rispetto al 24% di coloro che hanno proseguito gli studi).
o
Anche i dirigenti desiderano con maggiore probabilità più informazioni
sulle soluzione adottate dall’UE per affrontare la crisi (il 50% rispetto al
33% dei pensionati), sul futuro dell’energia nell’UE (il 33% contro il 17%
del personale di servizio) e sui valori difesi dall’UE (il 24% contro il 18%
dei pensionati). Per contro, i lavoratori manuali (29%) e i pensionati
(28%) sono coloro che mostrano più interesse riguardo alla protezione dei
consumatori (rispetto al 23% dei dirigenti).
-
È più probabile che gli uomini rispetto alle donne ricerchino informazioni sul
futuro energetico dell’UE (il 27% rispetto al 21%). Le donne si interessano più ai
valori difesi dall’UE (il 23% rispetto al 18%).
-
I giovani attivi (di età compresa tra i 25 e i 39 anni) sono più inclini a
menzionare le soluzioni per affrontare la crisi: il 43% rispetto al 36% delle
persone di almeno 55 anni di età, che sono interessate alla protezione dei
consumatori (il 28% rispetto al 23% della fascia di età 15-24).
-
Tra gli intervistati che affermano di essere informati sulle attività del
Parlamento europeo, il 45% (rispetto al 38% dei “non informati”) desidererebbe
ricevere maggiori ragguagli sulle soluzioni adottate dall’UE per affrontare la crisi.
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-
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Il 45% degli intervistati che desidererebbe che il Parlamento europeo
svolgesse un ruolo più importante (rispetto al 35% di coloro che privilegiano
un ruolo meno incisivo), chiede maggiori informazioni sulle soluzioni adottate per
affrontare la crisi. Sono anche più interessati (il 29% e il 24% rispettivamente) a
ottenere maggiori informazioni sulla protezione dei consumatori e sui loro diritti in
quanto cittadini europei (40% e 32% rispettivamente).
-
Le persone che vantano una buona conoscenza obiettiva del Parlamento
europeo sono più inclini (47% rispetto al 29% di coloro che non hanno un buon
livello di conoscenza) a chiedere più informazioni sulle soluzione adottate dall'UE
per affrontare la crisi. Sono anche più propensi (rispettivamente il 38% e il 32%)
a chiedere maggiori ragguagli sui loro diritti in quanto cittadini europei.
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II. CONOSCENZA DEL PARLAMENTO EUROPEO
Le risposta a diverse domande hanno consentito di valutare la conoscenza oggettiva
degli europei per quanto riguarda il Parlamento europeo.
1. Elezione dei deputati al Parlamento europeo [QP6]6
- Una ristretta maggioranza di europei è consapevole che gli eurodeputati
siedono al Parlamento europeo sulla base delle loro affinità politiche -
Un numero maggiore di intervistati rispetto a quelli del sondaggio svolto tra
novembre
e
dicembre
2010
(43%,
+1
punto)
è
consapevole
che
gli
eurodeputati siedono al Parlamento europeo in base alle loro affinità politiche.
Più di un terzo (36%, -2) ritiene, erroneamente, che il fattore determinante sia la
nazionalità. Circa una persona su cinque (21%, +1) non risponde alla domanda.
La percentuale di risposte esatte era aumentata di sette punti tra il sondaggio effettuato
all'inizio del 2009 e quello dell'inizio del 2010 (43%), grazie alle elezioni parlamentari
europee del giugno 2009 che, a quanto pare, avevano rafforzato le conoscenze degli
europei riguardo a questo aspetto.
6
QP6 Secondo lei, i membri del Parlamento Europeo siedono nel Parlamento europeo secondo…?
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Differenze tra Stati membri
Si osservano differenze molto pronunciate tra gli Stati membri:
-
Gli intervistati di Slovenia (63%), Belgio ed Estonia (ambedue 61%), nonché dei
Paesi Bassi (60%) sono i più numerosi a sapere che gli eurodeputati siedono in
seno al Parlamento europeo in base alle rispettive affinità politiche (EU27
43%).
-
Per contro, gli intervistati di Slovacchia (63%), della Repubblica ceca (61%) e
della Grecia (54%) sono quelli più propensi a ritenere erroneamente che gli
eurodeputati siedano al Parlamento europeo in base alla loro nazionalità
(EU27 36%).
-
Le percentuali più elevate di intervistati che non hanno risposto alla
domanda (UE 27, 21%) sono state riscontrate in Germania (“non so” pari al
29%), in Bulgaria e nel Regno Unito (entrambi 28%), e a Malta (26%).
Gli aumenti più marcati sul fronte della risposta corretta fornita si osservano in Slovenia
(63%, +5 punti) e in Lituania (56&, +5 punti).
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Per contro, la proporzione di risposte corrette ha segnato una flessione durante l’anno
soprattutto in Portogallo (43%, -10 punti).
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Analisi sociodemografica
Per quanto riguarda coloro che sanno che gli eurodeputati siedono al
Parlamento europeo in base alle loro affinità politiche, si osserva quanto segue:
-
Si profila una significativa differenza, pari a sette punti, tra uomini e donne
(47% e 40% rispettivamente). Ciononostante, è pari la possibilità di fornire una
risposta sbagliata (36%). Le donne, tuttavia, sono più propense a non rispondere
alla domanda (24% rispetto al 17% degli uomini).
-
In questo caso, anche l’appartenenza a una categoria “favorita” sotto il profilo
sociale incide sulle risposte: le persone con un grado superiore di istruzione hanno
risposto correttamente alla domanda più spesso (il 47% rispetto al 38% degli
intervistati che hanno terminato gli studi prima del 16 anno di età), come nel caso
dei dirigenti (46% rispetto al 38% del personale di servizio).
-
Com’è logico, emerge anche che il 49% di coloro che sanno che i deputati al
Parlamento europeo sono raggruppati secondo le loro affinità politiche afferma di
essere bene informato sulle attività del Parlamento europeo (contro il 41%
di coloro che dichiarano di essere scarsamente informati).
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2. Decisioni in seno al Parlamento europeo [QP7]7
- L’opinione secondo cui le decisioni del Parlamento europeo sono adottate in
base alle affinità politiche dei deputati al Parlamento europeo è notevolmente
più diffusa -
La domanda relativa all’adozione delle decisioni da parte dei deputati al Parlamento
europeo è stata posta nell’autunno 2008 (EB70.1). A distanza di tre anni, le risposte
evidenziano un’evoluzione significativa. In effetti, il 37% (+8 punti) degli intervistati
oggi ritiene che le decisioni in seno al Parlamento europeo vengano adottate in
base alle affinità politiche dei deputati al Parlamento europeo. Tuttavia, più di
un terzo (36%, +2 punti) afferma che le decisioni sono adottate in base agli
interessi degli Stati membri da cui provengono gli i deputati al Parlamento
europeo. Un altro 13% (-5 punti) dichiara spontaneamente che entrambe le risposte
sono valide (“entrambe le cose”). Una persona su dieci (14%, -5 punti) non risponde alla
domanda.
7
QP7 Direbbe che le decisioni del Parlamento europeo vengono prese soprattutto…? In base agli interessi degli
Stati Membri da cui provengono i membri del Parlamento europeo; Secondo le affinità politiche dei membri del
Parlamento Europeo; entrambe le cose (SPONTANEO); non sa.
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Differenze tra Stati membri
Si possono osservare differenze particolarmente marcate tra gli intervistati dei
paesi post-2004/2007 e quelli pre-2004. Per quanto riguarda il primo gruppo, il
43% (rispetto al 34% del secondo gruppo) afferma che le decisioni del Parlamento
europeo sono adottate in base agli interessi degli Stati membri da cui provengono i
deputati al Parlamento europeo. Per contro, secondo il 34% le decisioni sono adottate in
base alle affinità politiche dei deputati al Parlamento europeo (38% nei paesi pre-2004).
-
Considerando coloro che ritengono che le decisioni del Parlamento europeo
siano adottate in funzione delle affinità politiche dei deputati (UE27
37%), si può osservare che più intervistati forniscono tale risposta in Slovenia
(50%), Belgio (49%), Svezia e Regno Unito (ambedue 45%), nonché in
Danimarca, in Finlandia e nei Paesi Bassi (tutti 44%). Per contro, questa risposta è
la meno ricorrente in Bulgaria (22%) e in Slovacchia (26%).
In 24 dei 27 Stati membri, dall’autunno 2008 si è registrato un aumento
della risposta “secondo le affinità politiche”.
I paesi in cui tale miglioramento è particolarmente significativo sono la Spagna
(43%, +22 punti), la Lituania (34%, +17 punti), la Slovenia (50%, +16 punti), la
Svezia (45%, +16 punti), il Portogallo (40%, +15 punti) e la Romania (35%, +15
punti). Per contro, si osserva una flessione di 11 punti (26%) in Slovacchia.
-
Da un’analisi di coloro che pensano che le decisioni sono adottate in base agli
interessi degli Stati membri da cui provengono i deputati al Parlamento europeo
(UE27 36%) emerge che il numero maggiore di intervistati ha risposto in questi
termini in Slovacchia (60%), Repubblica ceca (57%), Grecia (53%) e Polonia
(44%); molti meno hanno dato tale risposta in Spagna (25%), Portogallo (26%),
Irlanda (27%) e Austria (28%).
Gli aumenti positivi maggiori si sono registrati in Slovacchia (60%, +16 punti),
Lussemburgo (39%, +11 punti), Repubblica ceca (57%, +9 punti) e Italia (37%,
+8 punti).
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Analisi sociodemografica
L’analisi dei dati per variabili sociodemografiche consente di fare più luce sulle categorie
della popolazione secondo cui le decisioni in seno al Parlamento europeo sono
adottate in base alle affinità politiche dei deputati.
-
Gli uomini che si esprimono in questi termini sono in numero leggermente
maggiore rispetto alle donne (39% e 36% rispettivamente).
-
Anche l’età sembra incidere sulle risposte, dal momento che il 38% degli
intervistati dai 25 anni in su fornisce la risposta corretta rispetto al 34% della
fascia di età 15-24.
-
Un altro fattore discriminante sembra essere il livello di istruzione. Tra gli
intervistati con il grado di istruzione più elevato, il 40% afferma che le decisioni
sono adottate secondo le affinità politiche dei deputati al Parlamento europeo
(rispetto al 35% di coloro che hanno cessato gli studi prima dei 16 anni).
-
Gli intervistati che hanno un’immagine negativa del Parlamento europeo
sono più propensi a dichiarare che le decisioni del Parlamento europeo sono
adottate in base alle affinità politiche dei membri (il 44% rispetto al 34% di coloro
che hanno un’immagine positiva del Parlamento europeo).
-
Infine, gli intervistati che vantano una buona conoscenza oggettiva del
Parlamento europeo rispondono in questi termini più spesso (il 39% rispetto al
30 di coloro che hanno una scarsa conoscenza del Parlamento europeo).
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3. Conoscenze generali sul Parlamento europeo [QP8]8
- La maggioranza degli europei ha un'oggettiva buona conoscenza del
Parlamento europeo -
Al fine di valutare il loro livello di conoscenza del Parlamento europeo, gli europei sono
state invitati a dire se alcune affermazioni erano vere.
Queste domande esaminavano quattro dimensioni già affrontate nella primavera 2010
(EB73.1) e nella primavera 2009 (EB71.1).
-
L’affermazione secondo cui le leggi europee debbano essere concordate
congiuntamente dal Parlamento europeo e dagli Stati membri è stata
individuata come corretta dal 59% degli intervistati (+6 punti dalla primavera
2009). Quasi una persona su cinque (19%, +3 punti) afferma invece che questa
affermazione è falsa e il 22% (-9 punti) non fornisce alcuna risposta.
-
Nel caso dell’elezione diretta da parte dei cittadini dei deputati al
Parlamento europeo, il 58% degli intervistati identifica correttamente tale
affermazione. È un punto in meno rispetto alla primavera 2010. Tuttavia, più di un
quarto degli intervistati (28%, +3 punti) ritiene che l’affermazione sia falsa e il
14% (-2 punti) non si esprime.
-
Per quanto riguarda l’affermazione secondo cui ogni Stato membro ha lo stesso
numero di deputati, il 55% degli intervistati risponde correttamente che è falsa,
ossia un punto in meno rispetto alla primavera 2010. Poco più di una persona su
cinque (21%, +1 punto) invece ritiene che sia vera, mentre quasi un quarto degli
intervistati (24%, stabile) non fornisce alcuna risposta.
-
L’ultima affermazione riguarda il bilancio dell’Unione europea, evidenziando
che è stabilito congiuntamente dal Parlamento europeo e dagli Stati
membri. Una maggioranza assoluta di intervistati (il 54%, dato immutato dalla
primavera 2009) risponde correttamente in modo affermativo. Tuttavia, quasi due
persone su dieci (18%, +6 punti) dichiarano che l’affermazione è falsa e quasi un
quarto degli intervistati (28%, -6 punti) non fornisce alcuna risposta.
8
QP8 Per ciascuna delle seguenti affermazioni sull’UE, la prego di dirmi se la ritiene vera o falsa: i membri del
Parlamento Europeo vengono eletti direttamente dai cittadini di ogni Stato Membro; ogni Stato Membro ha lo
stesso numero di deputati europei; il budget dell'UE è stabilito congiuntamente fra Parlamento europeo e Stati
membri; nell'ambito dell'UE, le leggi europee (direttive e regolamenti) vengono avallate congiuntamente dal
Parlamento europeo e dagli Stati membri (M).
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La percentuale media delle risposte corrette per queste quattro affermazioni è del 57%.
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Differenze tra Stati membri
Una lettura nazionale dei risultati evidenzia alcune differenze, da un lato, tra
paesi appartenenti all'area dell’euro e quelli che non vi appartengono e,
dall’altro, tra i paesi pre-2004 e paesi post- 2004/2007.
-
Un numero maggiore di intervistati di paesi non appartenenti all'area dell'euro
afferma che i deputati al Parlamento europeo sono eletti direttamente dai
cittadini di ogni Stato membro (il 64% rispetto al 55% di quelli dell'area dell’euro).
-
Gli intervistati dei paesi post- 2004/2007 ritengono con più probabilità che i
deputati al Parlamento europeo siano eletti direttamente dai cittadini di
ogni Stato membro (il 72% rispetto al 54% dei paesi pre-2004).
In questi paesi sono anche più numerose le persone secondo cui il budget
dell’Unione è stabilito congiuntamente dal Parlamento europeo e dagli
Stati membri (il 63% rispetto al 52%) e le leggi europee devono essere avallate
congiuntamente dal Parlamento europeo e dagli Stati membri (il 64% rispetto al
58%).
Esaminiamo ora le differenze osservate tra Stati membri per ogni risposta
corretta fornita dagli intervistati.
-
Un numero maggiore di persone ha risposto in modo corretto all’affermazione
secondo cui le leggi europee sono avallate congiuntamente dal Parlamento
europeo e dagli Stati membri (UE27 59% di risposte corrette "vero") in
Ungheria
(84%),
Slovacchia
e
Finlandia
(entrambe
74%),
Grecia
(73%),
Repubblica ceca e Germania (entrambe 72%). Per contro, i meno numerosi a
rispondere in modo corretto sono stati gli intervistati di Francia e Italia (entrambe
47%) nonché Irlanda (48%).
Il maggiore aumento sul fronte delle risposte corrette si osserva in Slovacchia
(74%, +19 punti), Ungheria (84%, +18 punti) e Belgio (70%, +14 punti).
-
Per quanto riguarda l’elezione diretta dei deputati al Parlamento europeo, si
osserva che i paesi in cui gli intervistati rispondono con più probabilità in modo
corretto affermando che è vero (UE27 58%) sono Cipro (89%), Malta (86%),
Grecia (85%) e Bulgaria (81%). Il numero minore di risposte corrette si registra in
Francia (42%), Austria (45%) e Svezia (49%).
Il paese in cui la proporzione di risposte corrette ha segnato l’aumento maggiore è
la Bulgaria (81%, +9 punti).
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Per quanto riguarda l’affermazione secondo cui ogni Stato membro ha lo stesso
numero di membri al Parlamento europeo, gli intervistati di Svezia (83%),
Cipro (82%), Danimarca, Slovenia e dei Paesi Bassi (tutti 80%) sanno che è falsa
(UE27 55%). Il numero minore di risposte corrette si osserva in Italia (37%),
Portogallo (40%), Romania (44%) e Spagna (46%).
Il Lussemburgo (77%, +10 punti) registra il maggiore aumento nel numero di
risposte corrette fornite.
-
Il numero più elevato di persone che hanno risposto in modo corretto ("vero")
all'affermazione secondo cui il bilancio del Parlamento europeo è stabilito
congiuntamente dal Parlamento europeo e dagli Stati membri (UE27
54%) si osserva in Ungheria e nei Paesi Bassi (ambedue 73%) nonché in
Slovacchia (72%). Per contro, i meno numerosi a rispondere correttamente si
registrano in Italia (43%) nonché nel Regno Unito, in Francia, a Malta e in Irlanda
(tutti 47%).
La Slovacchia (72%, +13 punti) e la Polonia (69%, +13 punti) evidenziano
l’evoluzione più positiva nel numero di risposte corrette.
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Analisi sociodemografica
La media europea di risposte corrette fornite alle quattro domande si attesta
sul 57%. I risultati medi sono stati analizzati per categorie sociodemografiche diverse al
fine di ottenere un quadro più preciso della conoscenza degli intervistati.
-
Nel complesso, gli uomini evidenziano un tasso medio più elevato di risposte
corrette alle quattro domande rispetto a quanto registrano le donne (60% contro il
53% delle donne).
-
Anche i giovani attivi (di età compresa tra i 25 e i 39 anni) sono più inclini a
fornire le risposte corrette: il 59% in media, contro il 55% della fascia di età 15-24
e delle persone di almeno 55 anni.
-
L’età in cui gli intervistati hanno terminato gli studi è un fattore fortemente
discriminante al riguardo: i più istruiti danno in media il 64% di risposte corrette
(rispetto al 48% dei meno istruiti).
-
Si
osserva
anche
una
correlazione
tra
la
media
di
risposte
corrette
e
l’appartenenza a una categoria sociale più favorita. I dirigenti forniscono in
media il 66% di risposte corrette rispetto al 47% del personale di servizio.
Com’è logico, si nota che più gli intervistati sono informati sulle attività del
Parlamento europeo, più elevata è la media di risposte corrette.
-
Gli intervistati informati danno in media il 65% di risposte corrette, rispetto al
53% degli intervistati "non informati". Coloro che hanno un’immagine positiva
dell’istituzione danno in media il 66% di risposte corrette (rispetto al 53% delle
persone che ne hanno un’immagine negativa).
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III. IMMAGINE E RUOLO DEL PARLAMENTO EUROPEO
Dopo aver analizzato i livelli d’informazione e di conoscenza degli europei sul Parlamento
europeo, esaminiamo ora l’immagine dettagliata che hanno dell’istituzione e del ruolo
che, secondo loro, dovrebbe svolgere.
1. Immagine del Parlamento europeo [QP5 QP4]9
- Un’immagine deteriorata del Parlamento europeo -
Al fine di catturare l’immagine che gli europei hanno del Parlamento europeo, ai cittadini
è stato chiesto di dire se ne avevano un’immagine positiva o negativa. Tale domanda era
stata posta in precedenza nell’indagine Eurobarometro 70.1 dell’autunno 2008. Dai
risultati emerge che l’immagine si è nettamente deteriorata negli ultimi tre anni.
Soltanto
poco
più
di
un
quarto
(26%,
-8
punti)
degli
intervistati
ha
un’immagine positiva dell’istituzione, e lo stesso numero di intervistati ha
un’immagine negativa (26%, +9).
Una maggioranza delle persone afferma tuttavia di avere un’immagine neutra del
Parlamento europeo (45%, +2 punti).
QP5 In generale, il Parlamento europeo le evoca un'immagine molto positiva,
abbastanza positiva, neutra, abbastanza negativa o molto negativa?
Mi dica per ciascuna delle seguenti parole/espressioni se descrive molto bene,
abbastanza bene, abbastanza male o molto male la sua percezione del Parlamento
europeo: dinamico; democratico; ascolta i cittadini europei; poco conosciuto;
inefficiente.
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Differenze tra Stati membri
Gli Stati membri in cui l’immagine positiva del Parlamento europeo (UE27 26%) è più
forte sono Bulgaria (55%), Romania (45%) e Italia (40%). Quelli in cui l’immagine
positiva è meno diffusa sono il Regno Unito (12%), l’Austria (17%), la Lettonia (18%) e
la Francia (19%).
Un’immagine negativa del Parlamento europeo (UE27 26%) è diffusa soprattutto nel
Regno Unito (48%), in Austria (41%), in Grecia e Portogallo (ambedue 34%), a
differenza di quanto si osserva in Bulgaria (9%), Polonia e Romania (entrambe 11%), o
in Lituania (12%).
In termini di evoluzioni realizzate in tre anni, si può osservare che l’immagine
positiva del Parlamento europeo si è deteriorata in 23 dei 27 Stati membri. Ha
registrato qualche progresso in soli tre paesi ed è rimasta immutata in uno, ossia in
Polonia (35%). Le persone la cui opinione riguardo al Parlamento europeo è
maggiormente peggiorata sono state intervistate in Lituania (28%, -24 punti), Spagna
(21%, -23 punti) e Portogallo (20%, -22 punti); quelle la cui opinione è maggiormente
migliorata risiedono nel Lussemburgo (39%, +6 punti).
L’immagine negativa del Parlamento europeo ha guadagnato terreno in 26 dei
27 Stati membri ed è rimasta immutata in Svezia (21%). Gli sviluppi più importanti
sono stati rilevati in Grecia (34%, +21 punti), Slovenia (24%, +19 punti) e Portogallo
(34%, +17 punti).
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EUROBAROMETRO 76.3
“Parlametro”
Analisi sociodemografica
-
È interessante notare che sono più gli uomini delle donne (28% rispetto al 24%)
ad avere sia un’immagine positiva che un’immagine negativa del Parlamento
europeo (27% rispetto al 25%). Il 47% delle donne (rispetto al 42%) afferma
tuttavia di avere un’immagine neutra dell’istituzione.
-
Gli intervistati di età compresa tra i 25 e i 39 anni sono più inclini ad avere una
percezione positiva del Parlamento europeo (28% rispetto al 25% di coloro che
hanno superato i 39 anni). Gli intervistati di almeno 55 anni di età sono più
propensi ad avere una considerazione negativa di tale istituzione (il 30% rispetto
al 17% della fascia di età 15-24). L’immagine neutra del Parlamento europeo è
diffusa soprattutto tra i più giovani (il 51% di quelli di età compresa tra i 15 e i 24
anni, rispetto al 41% delle persone di almeno 55 anni).
-
Anche l’appartenenza a una categoria sociale più favorita incide sulle risposte.
Tra gli intervistati più istruiti, il 32% ha un’immagine positiva del Parlamento
europeo (rispetto al 20% di coloro che hanno terminato gli studi prima dei 16 anni
di età). La stessa situazione si profila per il 32% di coloro che si considerano in
cima alla scala sociale (rispetto al 21% di chi si ritiene al fondo).
Per contro, il 32% dei meno istruiti (rispetto al 22% dei più istruiti) ha
un’immagine negativa del Parlamento europeo, come il 30% di coloro che si
collocano al fondo della scala sociale (rispetto al 23% di coloro che si collocano in
cima).
-
Infine, il 39% degli intervistati informati sulle attività del Parlamento
europeo ha un’immagine positiva dell’istituzione (rispetto al 20% di coloro che
non sono informati). Per contro, in questo gruppo sono meno numerosi (23%
rispetto al 28%) coloro che ne hanno un’immagine negativa.
-
Analogamente, il 35% delle persone con una buona conoscenza obiettiva del
Parlamento europeo ha un’immagine positiva dell’istituzione (rispetto al solo
15% di coloro la cui conoscenza è scarsa).
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EUROBAROMETRO 76.3
“Parlametro”
Immagine dettagliata del Parlamento europeo:
Per tracciare più in dettaglio l’immagine che il Parlamento europeo assume agli occhi
degli europei, agli intervistati è stato chiesto di esprimere la propria opinione in merito a
cinque descrizioni
relative all’istituzione:
tre a
connotazione positiva
(dinamico,
democratico, ascolta i cittadini europei) e due a connotazione negativa (estraneo e
inefficiente). Per ciascuna di queste, gli intervistati dovevano dichiarare se la parola o
l'espressione descriveva bene o male l’idea che essi hanno del Parlamento europeo.
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A sostegno dei risultati della precedente domanda (QP5), si osserva che le
caratteristiche positive del Parlamento europeo hanno tutte perso terreno
rispetto all’indagine svolta tra novembre e dicembre 2010 (EB74.3). Le qualifiche
“democratico”
e
“ascolta
i
cittadini”
sono
scese
di
due
punti
(61%
e
33%
rispettivamente), mentre il termine “dinamico” perde un punto (38%).
Parallelamente, la descrizione “estraneo” non ha subito variazioni (51%), mentre la voce
“inefficiente” ha guadagnato quattro punti (42%).
Esaminiamo ora i risultati dettagliati per dimensioni, analizzando in primo luogo le
caratteristiche positive:
I pareri sul dinamismo del Parlamento europeo sono divergenti
Una maggioranza relativa degli intervistati (44%, +2 punti) ritiene che il
termine descriva male il Parlamento europeo, mentre il 38% (-1 punto) è
dell'avviso opposto. Quasi una persona su cinque (18%, -1 punto) non si pronuncia al
riguardo.
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EUROBAROMETRO 76.3
“Parlametro”
Differenze tra Stati membri
Emerge una differenza estremamente significativa (19 punti) tra gli intervistati
degli Stati che hanno aderito al’Unione prima del 2004 e gli Stati che sono
entrati a farne parte tra il 2004 e il 2007. Soltanto poco più di un terzo (34%) degli
intervistati del primo gruppo ritiene che il Parlamento europeo veicoli un'immagine
"dinamica", mentre una maggioranza assoluta del secondo (53%) condivide questo
punto di vista.
-
Gli Stati membri in cui i cittadini sono più numerosi nel condividere questo punto
di vista sono la Bulgaria (63%), la Slovacchia (57%) e la Lituania (56%).
-
Per contro, i paesi in cui l’immagine di un Parlamento europeo dinamico è meno
evocata sono il Regno Unito (20%), i Paesi Bassi (27%) e la Germania (30%).
La maggiore flessione riguardo a questa risposta si osserva in Slovacchia (57%, -12
punti). Per contro, l’evoluzione più positiva si registra in Polonia (53%, +8 punti).
Occorre osservare che la Polonia deteneva la Presidenza dell’Unione europea all’epoca in
cui è stata condotta l’indagine e che l’attuale Presidente del Parlamento europeo è
polacco10, aspetti che possono contribuire all’opinione positiva espressa dagli intervistati
polacchi.
La Polonia ha detenuto la Presidenza dell’Unione europea dal luglio al dicembre 2011.
Jerzy Buzek ha ricoperto la carica di Presidente del Parlamento europeo dal luglio 2009.
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Analisi sociodemografica
Esaminare le diverse variabili socio demografiche per interpretare i risultati può
contribuire a individuare le categorie della popolazione che esprimono maggiori
critiche rispetto al dinamismo del Parlamento europeo.
-
In termini di età, i giovani sono i più propensi a considerare il Parlamento
europeo dinamico: il 44% della fascia di età 15-24 si esprime in questo senso
rispetto al 35% delle persone con almeno 55 anni.
-
Gli intervistati più istruiti si esprimono con la massima convinzione: il 39% di
coloro che hanno proseguito gli studi dopo i 15 anni di età (rispetto al 33% di
coloro che hanno abbandonato la scuola prima dei 16 anni).
-
Per quanto riguarda la categoria professionale degli intervistati, il 46% degli
studenti, il 42% degli impiegati e il 40% dei lavoratori autonomi ritengono che il
Parlamento europeo sia dinamico, rispetto al 35% dei disoccupati e dei pensionati.
-
Si osserva una disparità molto ampia tra le risposte degli intervistati informati
sulle attività del Parlamento europeo e quelle di coloro che non sono
informati: il 55% del primo gruppo riconosce il dinamismo dell’istituzione, rispetto
al 30% del gruppo dei non informati e, di conseguente, più critici nei confronti
dell’istituzione.
Per quanto attiene agli intervistati che desidererebbero un rafforzamento
del ruolo del Parlamento europeo, il 46% lo considera dinamico (rispetto al
28% di coloro secondo cui dovrebbe svolgere un ruolo meno incisivo).
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EUROBAROMETRO 76.3
“Parlametro”
Più di sei europei su dieci definiscono il Parlamento europeo “democratico”
Oggi il 61% ritiene che il termine “democratico” descriva in modo adeguato il
Parlamento europeo. È l’unica istituzione europea i cui membri sono eletti a suffragio
universale diretto. Questo risultato positivo è tuttavia inferiore a quello registrato
nell’indagine condotta all’inizio del 2009 e evidenzia due punti in meno rispetto al
sondaggio dell’autunno 2010.
Più di un quarto degli intervistati (27%, + 3 punti) è comunque critico nei confronti del
Parlamento europeo e sostiene che non si possa descrivere come democratico, mentre il
12% (-1 punto) non esprime alcuna opinione al riguardo.
Differenze tra Stati membri
L’immagine di un Parlamento europeo democratico è evocata più spesso nei paesi che
sono entrati a far parte dell’Unione tra il 2004 e il 2007 che nei paesi che hanno
aderito all’Unione prima del 2004 (il 69% e il 59% rispettivamente).
-
Gli intervistati in Bulgaria e Polonia (ambedue 73%), nonché in Germania,
Lussemburgo e Slovacchia (tutti 72%) sono più inclini a ritenere il Parlamento
europeo un’istituzione democratica.
-
Per contro, i più scettici al riguardo sono le persone intervistate nel Regno Unito
(39%), in Portogallo (41%) e in Grecia (46%).
In termini di evoluzione, il numero degli intervistati che ritiene che il Parlamento europeo
sia un'istituzione democratica è vertiginosamente diminuito in Portogallo (41%, -18
punti) nonché, in misura minore, in Slovacchia (72%, -10), Austria (56%, -9) e Irlanda
(52%, -9). Per contro, l’aumento più cospicuo si registra a Cipro: 60%, +6 punti.
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Analisi sociodemografica
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Come osservato nell’analisi delle precedenti domande sul livello di informazione
degli europei (QP1, QP2 e QP3), le categorie sociali più favorite sono quelle
che sembrano meglio informate riguardo al Parlamento europeo. La conseguenza
logica, pertanto, è che sono le più propense a ritenere che si tratti di un'istituzione
che opera in modo "democratico".
I dirigenti sono di gran lunga i più numerosi a rispondere che il Parlamento
europeo è un’istituzione democratica: il 73% rispetto al 55% dei disoccupati.
Analogamente, il 69% degli intervistati più istruiti condivide questa opinione
rispetto al 51% di coloro che hanno interrotto gli studi prima dei 16 anni.
-
È anche molto spesso il caso dei giovani di età compresa tra i 15 e i 39 anni
(il 65% rispetto al 57% di coloro che hanno almeno 55 anni).
-
È anche logicamente l’opinione delle persone bene informate sul Parlamento
europeo (il 72% rispetto al 56% di coloro che si ritengono male informati).
-
Analogamente, gli intervistati che desidererebbero che il Parlamento
europeo svolgesse un ruolo più importante sono più inclini ad affermare
che è un’istituzione democratica (il 69% rispetto al 48% di coloro che ritengono
che dovrebbe svolgere un ruolo meno incisivo).
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EUROBAROMETRO 76.3
“Parlametro”
Più della metà degli europei ritiene che il Parlamento europeo non dia ascolto ai
cittadini
Quando agli intervistati è stato chiesto se l’espressione “ascolta i cittadini europei”
descrive adeguatamente quello che pensano del Parlamento europeo, soltanto un terzo
di essi ha risposto positivamente (33%), il che evidenzia una flessione di due punti
dall’autunno 2010 e sette punti dal sondaggio EB71.1 condotto all’inizio del 2009.
Soltanto il 3% afferma che l’espressione corrisponde “molto bene” al Parlamento
europeo.
Per contro, una maggioranza assoluta di intervistati (54%) ritiene che questa
espressione non sia appropriata, il che rappresenta un aumento di quattro punti in
un anno.
Le persone che non rispondono a questa domanda rappresentano il 13% (-2 punti) della
popolazione.
Differenze tra Stati membri
Ancora una volta emerge una differenza estremamente significativa (21 punti)
tra gli intervistati degli Stati che sono entrati a far parte dell’Unione tra il 2004
e il 2007 e gli intervistati degli Stati che hanno aderito all’Unione prima del
2004. Il 49% del primo gruppo (rispetto al 28% del secondo) ritiene che il Parlamento
europeo sia un’istituzione che ascolta i cittadini. Questa divergenza si applica anche,
benché in misura inferiore, ai soggetti che risiedono al di fuori dell’area dell’euro (39%) e
a quelli dei paesi dell’area dell’euro (29%).
-
I paesi in cui gli intervistati sono più inclini ad affermare che il Parlamento europeo
ascolta i cittadini sono Ungheria (57%), Slovacchia e Lituania (ambedue 53%),
nonché Bulgaria, Cipro, Malta e Polonia (51% in tutti e quattro i casi).
-
Gli intervistati più critici sono le persone intervistate in Francia (22%) nonché nel
Regno Unito e in Germania (ambedue 24%).
L’aumento più significativo si osserva a Cipro (51%, +8 punti) mentre la tendenza
negativa più marcata si registra in Irlanda (28%, -16 punti).
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Analisi sociodemografica
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Come
nel
caso
delle
precedenti
descrizioni,
le
persone
più
“favorite”
socialmente sono le più propense a rispondere che il Parlamento europeo è
un’istituzione che “ascolta i cittadini”. Tra gli intervistati più istruiti, il 36%
(rispetto al 25% dei meno istruiti) ha espresso questa opinione, insieme al 36%
dei dirigenti e al 37% degli impiegati, rispetto al 27% dei disoccupati.
-
È anche l’opinione degli intervistati più giovani: la percentuale è del 39% per gli
intervistati tra i 15 e i 24 anni rispetto al 30% degli intervistati dai 55 anni in su.
-
Analogamente, le persone bene informate sul Parlamento europeo ritengono che
“ascolta i cittadini” sia l’espressione adeguata (il 45% rispetto al 27% di coloro che
affermano di essere scarsamente informati).
-
Questo giudizio è condiviso da coloro che vantano una buona conoscenza
obiettiva dell‘istituzione: il 44% rispetto al 22% di coloro la cui conoscenza è
scarsa.
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EUROBAROMETRO 76.3
“Parlametro”
Caratteristiche negative
Oggi metà degli europei ritiene ancora che il Parlamento europeo sia estraneo
Più della metà degli intervistati (il 51%) ritiene che l’istituzione sia "estranea”,
mentre il 41% ha un'opinione opposta e l’8% non risponde alla domanda posta.
Questi risultati sono rimasti immutati dall’E74.3, svolto in autunno.
Differenze tra Stati membri
Gli intervistati più critici riguardo al Parlamento europeo sono nell’area dell’euro (54%
rispetto al 47% al di fuori di tale area) e nei paesi che hanno aderito all’Unione prima
della tua concorrenza (il 54% rispetto al 43% nei paesi che hanno aderito all’Unione tra il
2004 e il 2007 paesi.
-
Gli intervistati nei Paesi Bassi e in Ungheria (ambedue 61%), nonché in Belgio e in
Danimarca (ambedue 60%) sono più propensi a ritenere che il Parlamento
europeo sia estraneo.
-
Per contro, gli intervistati a Malta (17%), Cipro (18%), in Lituana (20%) e in
Portogallo (23%) affermano che la descrizione “estraneo" non si applica al
Parlamento europeo.
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Gli intervistati le cui opinioni hanno registrato la massima evoluzione positiva (coloro
secondo cui la descrizione “estraneo” non descriva il Parlamento europeo, sono
concentrate soprattutto in Slovenia (49%, +9 punti) e in Spagna (58%, +6 punti+9).
Invece, le maggiori evoluzioni negative si registrano in Finlandia (57%, -7 punti), nel
Regno Unito (49%, -5 punti), in Bulgaria (43%, -4 punti) e in Lettonia (54%, -4 punti).
Analisi sociodemografica
-
Gli intervistati più critici nei confronti del Parlamento europeo (e più inclini ad
affermare che è “estraneo”) appartengono alle categorie sociali più favorite
(che, come visto in precedenza, sono anche le meglio informate sull'istituzione in
questione). Si tratta essenzialmente di persone che hanno proseguito gli studi
dopo i 19 anni di età (il 55% rispetto al 50% di coloro che hanno interrotto gli
studi prima dei 16 anni) e di dirigenti (il 57% rispetto al 50% dei lavoratori
manuali e del personale di servizio).
-
Anche gli intervistati di età compresa tra i 40 e i 54 anni condividono questa
opinione (il 54% rispetto al 46% della fascia di età 15-24).
-
Infine, questa opinione è più menzionata laddove gli intervistati sono male
informati sul Parlamento europeo (il 56% rispetto al 45% delle persone informate
adeguatamente).
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EUROBAROMETRO 76.3
“Parlametro”
L’opinione europea riguardo alla caratteristica dell'inefficienza è divisa da forti
divergenze
I risultati relativi a questa domanda sono molto vari, ma invertiti rispetto alla posizione
registrata in occasione dell’indagine svolta nell’autunno 2010. Un anno fa, il 40% degli
intervistati riteneva che il termine “inefficiente” non descrivesse adeguatamente il
Parlamento europeo, mentre il 38% era dell’opinione opposta.
Attualmente, la maggioranza (42%) degli intervistati ritiene che l’aggettivo
“inefficiente” descriva bene l’istituzione, mentre il 39% non è d’accordo sul fatto
che il termine descriva bene il Parlamento europeo.
La proporzione di persone che non ha fornito alcuna risposta alla domanda è pari al 19%
(-3 punti), il che continua a rispecchiare le difficoltà degli intervistati nell’esprimersi in
merito a questo aspetto.
Differenze tra Stati membri
Esiste una differenza di 14 punti tra gli intervistati dei paesi che hanno aderito all'UE
prima del 2004 (44%) e gli intervistati dei paesi che sono entrati a far parte dell'Unione
tra il 2004 e il 2007 (30%) secondo cui il Parlamento europeo può essere definito
“inefficiente”.
-
Gli intervistati in Svezia e nei Paesi Bassi (ambedue 59%) e nel Regno Unito
(53%) sono gli europei più inclini ad affermare che il Parlamento europeo è
inefficiente.
-
Invece, i meno numerosi ad esprimersi in questo senso sono in Bulgaria (12%),
Malta (15%) e Romania (21%).
L’evoluzione positiva più marcata in un anno si osserva in Irlanda (40%, +17 punti).
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“Parlametro”
Analisi sociodemografica
L’interpretazione
dei
risultati
alla
luce
delle
diverse
variabili
sociodemografiche
contribuisce a evidenziare alcune importanti differenze.
-
Si rileva che un numero maggiore di uomini rispetto alle donne ritiene il
Parlamento europeo inefficiente (il 44% rispetto al 39%).
-
Anche l’età è un criterio chiave, dal momento che emerge una divergenza di 10
punti tra gli intervistati di età compresa tra i 40 e i 54 anni e quelli più giovani: il
44% del primo gruppo reputa il Parlamento europeo inefficiente (rispetto al 34%
degli intervistati della fascia di età 15-24).
-
Il livello di istruzione sembra dimostrare che gli intervistati più istruiti sono
al contempo anche i più critici nei confronti dell’istituzione ed è più
probabile che la considerino efficiente. Tra gli intervistati che hanno
proseguito gli studi dopo i 19 anni, il 44% ritiene che il Parlamento europeo sia
inefficiente (rispetto al 41% di coloro che hanno cessato gli studi prima dei 16
anni). Il 43% di questo gruppo ritiene anche però che il termine “inefficiente”
descriva male il Parlamento europeo (rispetto al 32% del secondo gruppo).
-
Infine, il 49% degli intervistati che vantano un'oggettiva buona conoscenza
del Parlamento europeo considera che il termine “inefficiente” descriva male
l’istituzione (e pertanto la ritengono efficiente) rispetto al 29% di coloro che non
hanno una buona conoscenza oggettiva.
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“Parlametro”
2. Il ruolo del Parlamento europeo [QP9 QP10]11
Al fine di individuare le opinioni sul ruolo del Parlamento europeo, agli intervistati è stato
chiesto se ritengono che il Parlamento europeo svolga un ruolo importante nell’ambito
del funzionamento dell’UE. Sono stati invitati a esprimere le loro opinioni, dichiarando se
il Parlamento debba svolgere un ruolo più importante o meno.
- La stragrande maggioranza degli europei ritiene che il Parlamento
europeo svolga un ruolo importante nell‘ambito del funzionamento dell’UE
-
Il 77% degli intervistati afferma che il Parlamento europeo svolge un ruolo
importante, un aumento di 7 punti rispetto al sondaggio EB70.1 condotto nell'autunno
2008. Per contro, il 17% degli intervistati (dato immutato) non è d’accordo al riguardo e
pensa che l’istituzione non svolga un ruolo importante; il 6% (-7 punti) non fornisce
alcuna risposta a questa domanda.
11
QP9 Secondo lei, il ruolo svolto dal Parlamento Europeo nella vita dell'UE è….? molto importante; importante;
poco importante; per niente importante; non sa.
QP10 Personalmente, vorrebbe che il Parlamento europeo avesse un ruolo più importante o meno importante
di quello che ha attualmente?
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“Parlametro”
Differenze tra Stati membri
Innanzitutto dai risultati emerge che è più probabile che gli intervistati dei paesi
post-2004/2007 riconoscano l’importanza del ruolo svolto dal Parlamento
europeo nell’ambito del funzionamento dell’Unione europea rispetto agli intervistati
dei paesi pre- 2004 (l’84% e il 74% rispettivamente).
-
Gli Stati membri in cui è più elevato il numero di intervistati che riconosce
tale ruolo (UE27 77%) sono la Slovacchia (91%), l’Ungheria (89%), Cipro
(87%), nonché il Lussemburgo, la Polonia, la Svezia e la Slovenia (tutti 86%).
-
Gli intervistati nel Regno Unito (65%), in Austria (66%) e in Spagna (67%) sono
meno propensi a riconoscere l’importanza del ruolo svolto dal Parlamento europeo.
Si osservano evoluzioni positive in 24 dei 27 Stati membri, risultati stabili in due e
un’evoluzione negativa in uno, ossia la Spagna (67%, -4 punti).
Gli aumenti più marcati nelle proporzioni di riconoscimento del ruolo del Parlamento
europeo si rilevano in Danimarca (78%, +14 punti), nel Regno Unito (65%, +13), in
Ungheria (89%, +11) e in Italia (78%, +11).
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“Parlametro”
Analisi sociodemografica
-
L’importanza del ruolo svolto dal Parlamento europeo nell’ambito dell’Unione
europea è più evidente tra gli intervistati di età compresa tra i 25 e i 39 anni
(l’80% rispetto al 71% di coloro che hanno da 55 anni in su).
-
Esiste anche una correlazione tra la risposta e il livello di istruzione. Gli
intervistati con il grado d'istruzione più elevato considerano con più probabilità
importante questo ruolo rispetto alle persone che hanno cessato gli studi prima dei
16 anni di età (l’82% rispetto al 67%).
-
Analogamente, i dirigenti tendono a condividere questa opinione: l’83% rispetto
al 71% dei pensionati.
-
Infine, si osserva una disparità estremamente accentuata di 32 punti tra gli
intervistati che hanno un’immagine positiva del Parlamento europeo e coloro
che hanno un’immagine negativa dell’istituzione. Il 93% del primo gruppo afferma
che
il
Parlamento
europeo
svolge
un
ruolo
importante
nell’ambito
del
funzionamento dell’UE (rispetto al 61% del secondo gruppo). Pertanto, più
l’istituzione è considerata positivamente, più si ritiene che svolga un ruolo
importante.
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EUROBAROMETRO 76.3
“Parlametro”
- Una maggioranza di europei desidererebbe che il Parlamento europeo
svolgesse un ruolo più importante di quello attuale -
Nonostante i risultati divergenti sotto il profilo dell’immagine Parlamento europeo tra la
popolazione europea, una maggioranza è ancora a favore del rafforzamento del
suo ruolo.
Questa è in effetti l’opinione del 45% degli intervistati, nonostante tale
risultato evidenzi una flessione di sette punti rispetto al sondaggio condotto
nell’autunno 2010. A distanza di due anni e mezzo dalle ultime elezioni europei, gli
intervistati sembrano essere consci dell’importanza del ruolo dell’istituzione.
Una persona su cinque (20%, -2 punti) è invece dell'opinione opposta. È
opportuno notare che il desiderio di vedere un ruolo meno incisivo del Parlamento
europeo è diminuito per la prima volta dall’epoca del sondaggio EB68.1 condotto
nell’autunno 2007.
Infine, quasi un quarto degli europei (24%, +8 punti) dichiara spontaneamente
che questo ruolo dovrebbe rimanere lo stesso. Più di una persona su dieci (11%,
+1 punto) non risponde alla domanda.
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Differenze tra Stati membri
Al di là della media europea del 45% a favore di un rafforzamento del ruolo del
Parlamento europeo, si osservano alcune importanti disparità tra gli Stati membri.
La più rilevante riguarda gli intervistati dell'area dell'euro, molto più numerosi
nell’auspicare un rafforzamento del ruolo del Parlamento europeo rispetto agli
intervistati al di fuori dell'area dell’euro (rispettivamente il 48% e il 39%).
Questa è anche l’opinione, ma in misura inferiore, degli intervistati dei paesi che sono
entrati a far parte dell’Unione tra il 2004 e il 2007 (il 50% rispetto al 44% nei paesi che
hanno aderito all’Unione prima del 2004).
-
L’opinione più diffusa, ossia quella a favore di un rafforzamento del ruolo del
Parlamento europeo (UE27 45%), riguarda soprattutto Cipro (73%), la
Spagna (62%) e a Romania (60%).
-
La maggior parte degli intervistati in Danimarca (38%), nel Regno Unito (36%),
nonché nei Paesi Bassi e in Svezia (ambedue 30%) auspica un ruolo meno
importante del Parlamento europeo (EU27 20%).
-
Gli intervistati che si esprimono a favore di un ruolo identico del Parlamento
europeo (UE27 24%) sono soprattutto in Irlanda (37%), in Bulgaria (34%),
nonché in Austria e in Italia (ambedue 33%).
Le evoluzioni negative più marcate riguardo a un ruolo “più importante" si osservano in
Italia (41%, -16 punti), Ungheria (45%, -16), Grecia (57%, -15) e Belgio (52%, -13).
La risposta opposta (un ruolo "meno importante") registra gli aumenti più significativi in
Ungheria (21%, +8 punti), Lituania (14%, +5), Grecia (16%, +5) e Spagna (9%, +5).
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Analisi sociodemografica
-
Nel sondaggio Parlametro (EB74.3) condotto nell‘autunno 2010, i disoccupati e i
lavoratori autonomi erano i più propensi a chiedere un rafforzamento del ruolo
del Parlamento europeo. I risultati non hanno registrato una particolare
evoluzione. I dirigenti e i lavoratori autonomi sono i più numerosi a operare
questa scelta nell’ambito del presente sondaggio (49% in entrambi i casi rispetto
al 43% del personale di servizio).
-
È anche la risposta di una maggioranza assoluta dei più istruiti (il 51% rispetto
al 40% dei meno istruiti).
-
Anche gli uomini sono più numerosi delle donne nell’esprimersi in questo senso (il
47% rispetto al 43%).
-
Anche gli intervistati di età compresa tra i 25 e i 39 anni (il 47% rispetto al 44%
degli altri gruppi d’età) sono convinti che occorra rafforzare il ruolo del Parlamento
europeo.
-
Infine, uno scarto particolarmente ampio tra gli intervistati
un’immagine
positiva
del
Parlamento
europeo
(il
59%
che vantano
auspica
un
rafforzamento del ruolo attualmente svolto dal Parlamento europeo) e coloro che
hanno un’immagine negativa dell’istituzione (38%).
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IV. PRIORITÀ E VALORI DEL PARLAMENTO EUROPEO
1. Le politiche da difendere in modo prioritario [QP11]12
- Una maggioranza degli europei ritiene ancora che la lotta alla povertà e
all'esclusione sociale debba avere la priorità -
In un contesto di crisi economica e sociale che persiste, è sembrato interessante
interrogare di nuovo gli europei riguardo alle loro aspettative nei confronti del
Parlamento europeo in materia di politiche prioritarie.
Agli intervistati è stato innanzitutto chiesto di scegliere tra 12 politiche quella che
reputavano la più prioritaria (QP11a), avendo la possibilità di fornire una sola risposta.
Gli intervistati dovevano quindi individuare ancora un massimo di tre fra quelle proposte
e che essi giudicavano importanti (QP11b).
QP11a (prima): La lotta per contrastare la povertà e l’esclusione sociale
continua a essere in testa alla classifica.
Se si analizza soltanto la prima politica menzionata dagli europei, la lotta alla povertà
e all’esclusione sociale si distacca nettamente dalle altre. È menzionata dal 21%
degli
intervistati,
il
che
evidenzia
una
diminuzione
di
tre
punti
rispetto
all’Eurobarometro della primavera 2011 (EB75.2).
La seconda politica più popolare, scelta dal 17% degli intervistati, è il coordinamento
delle politiche economiche, finanziarie e fiscali.
La terza (10%) è una politica di sicurezza e difesa che permetta all'Unione europea di
affrontare le crisi internazionali.
12
QP11 Il Parlamento europeo promuove lo sviluppo di alcune politiche a livello UE. Secondo lei, a quali delle seguenti politiche dovrebbe
essere data priorità? In primo luogo? (RUOTARE); Altro? (RUOTARE - MAX 3 RISPOSTE); TOTALE: Una politica estera che permetta
all'UE di parlare con un'unica voce a livello internazionale; Una politica di sicurezza e difesa che consenta all'UE di affrontare le crisi
internazionali; Combattere i cambiamenti climatici; Una politica energetica comune che abbia lo scopo di assicurare l'indipendenza
energetica dell'UE; Migliorare la protezione dei consumatori e della salute pubblica; Una politica agricola che rispetti l'ecologia e
contribuisca all'equilibrio alimentare globale; Combattere il terrorismo rispettando la libertà individuale; Coordinare le politiche
economiche, finanziarie e fiscali; Una politica per la ricerca e lo sviluppo (R&S) che assicuri competitività e innovazione; L'affermazione di
un modello sociale europeo; La lotta alla povertà e all'esclusione sociale; Una politica d'immigrazione concordata con i paesi di origine;
Altro (SPONTANEO); Nessuno (SPONTANEO); Non sa.
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Seguono le altre nove politiche, ciascuna delle quali ha ottenuto meno del 9% delle
preferenze:
-
una politica estera che permetta all'Unione europea di parlare con un'unica voce a
livello internazionale (8%);
-
migliorare la protezione dei consumatori e della salute pubblica (7%);
-
la lotta ai cambiamenti climatici (6%);
-
una politica agricola che rispetti l'ecologia e contribuisca all'equilibrio alimentare
globale (5%);
-
una politica d’immigrazione concordata con i paesi di origine (5%);
-
la lotta al terrorismo rispettando le libertà individuale (5%);
-
una politica energetica comune che abbia lo scopo di assicurare l'indipendenza
energetica dell'Unione europea (4%);
-
l’affermazione di un modello sociale europeo (4%);
-
una politica per la ricerca e lo sviluppo (R&S) che assicuri competitività e
innovazione (3%).
QP11T (in primo luogo e in seguito): La lotta alla povertà e all’esclusione
sociale è citata da quasi metà degli europei, prima del coordinamento delle
politiche economiche, finanziarie e fiscali.
Se si osserva il totale delle risposte, ossia le risposte aggregate, la classifica è
lievemente diversa da quella ottenuta per la prima risposta fornita (domanda QP11a).
La politica menzionata più spesso è ancora la lotta alla povertà e all’esclusione
sociale (49%), sebbene abbia perso due punti rispetto al sondaggio EB75.2 della
primavera 2011.
Viene quindi il coordinamento delle politiche economiche, finanziarie e fiscali
(37%) che guadagna nove punti rispetto alla primavera 2011, passando dal terzo al
secondo posto.
Tale dimensione è seguita da una migliore protezione dei consumatori e della
salute pubblica (30%), che perde due punti e scende dal secondo al terzo posto.
Al quarto posto si posiziona una politica di sicurezza e difesa che permetta
all'Unione europea di affrontare le crisi internazionali (29%, + 5 punti).
Vengono quindi quattro proposte, ognuna delle quali citata dal 22% degli intervistati:
una politica energetica comune che abbia lo scopo di assicurare l'indipendenza
energetica dell'UE (-1 punto), combattere i cambiamenti climatici (-4), una
politica agricola che rispetti l'ecologia e contribuisca all'equilibrio alimentare
globale (-3) e combattere il terrorismo rispettando la libertà individuale (-3).
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Le successive quattro politiche sembrano invece suscitare meno l’interesse degli
intervistati, dal momento che sono tutte menzionate da non più di una persona su
cinque: una politica estera che permetta all'UE di parlare con un'unica voce a
livello internazionale (21%, + 5 punti), una politica sull'immigrazione concordata
con i paesi di origine (19%, -4 punti), una politica per la ricerca e lo sviluppo
(R&S) che assicuri competitività e innovazione (14%, +1 punto) e l'affermazione
di un modello sociale europeo (14%, +2 punti).
In termini di evoluzione, si constata che due delle politiche esterne dell’Unione europea
hanno registrato notevoli progressi dall’epoca del sondaggio dell’aprile 2011: la politica
estera e la politica in materia di sicurezza e difesa.
Per contro, le politiche non direttamente legate alla crisi attuale hanno perso sostegno,
in alcuni casi in misura molto pronunciata: è il caso in particolare della lotta ai
cambiamenti climatici, della politica agricola, della lotta al terrorismo e della
politica in materia d’immigrazione.
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Differenze tra Stati membri
La nostra analisi è incentrata sulle risposte aggregate, in particolare sulle quattro
politiche menzionate più spesso (da almeno un quarto degli intervistati).
-
Gli intervistati della Grecia (73%), un paese duramente colpito dalla crisi, seguiti
da quelli del Portogallo (66%) e dalla Finlandia (60%), affermano con maggiori
probabilità che “la lotta alla povertà e all'esclusione sociale” (UE27 49%)
dovrebbe essere una priorità.
Gli intervistati in Italia (33%), a Malta (37%) e nel Regno Unito (41%) sembrano
invece i meno sensibili a questa tematica.
Le opinioni sono evolute nel modo maggiormente positivo in proposito dalla
primavera 2011 (ossia, gli intervistati citano di più questa voce) nei Paesi Bassi
(47%, +9 punti) e in Grecia (73%, +4 punti).
Le opinioni sono evolute nel modo maggiormente negativo hanno evidenziato la
in Romania (42%, -14 punti), Lituania (57%, -12 punti) e Polonia (49%, -9
punti).
-
“Coordinare le politiche economiche, finanziarie e fiscali” (UE27 37%) è la
voce menzionata più diffusamente nei paesi dell’area dell’euro (il 42%
rispetto al 28% al di fuori dell’area dell’euro). È anche la situazione, in misura
meno accentuata, dei paesi che hanno aderito all’Unione prima del 2004 (il 38%
rispetto al 32% dei paesi che sono entrati a far parte dell’Unione tra il 2004 e il
2007).
Questa politica è citata più spesso in particolare in Lituania (58%), Germania
(53%), Estonia (52%) e nei Paesi Bassi (51%), mentre si rileva il quadro opposto
in Danimarca (12%), a Malta (16%) e in Romania (22%).
La menzione di questa politica ha registrato l’aumento più rilevante nei Paesi
Bassi (51%, +20 punti), in Germania (53%, +17 punti) e in Italia (39%, +15
punti). Solo due paesi hanno evidenziato una flessione, molto lieve per altro: la
Lettonia (46%, -2 punti) e la Romania (22%, -1 punto).
-
La terza politica che gli europei reputano prioritaria, “migliorare la protezione
dei consumatori e della salute pubblica” (UE27 30%) è spesso citata dagli
intervistati a Cipro (55%), in Grecia (40%), nonché in Belgio, Bulgaria e a Malta
(38% in tutti e tre i casi). Viene menzionata meno frequentemente nel Regno
Unito e in Svezia (ambedue 20%), e in Ungheria (22%).
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Le evoluzioni negative più marcate riguardo a questa politica si osservano in
Irlanda (35%, -13 punti) e Bulgaria (38%, -10 punti), mentre la maggiore
evoluzione positiva concerne la Svezia (20%, +5 punti).
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Al quarto posto, “una politica di sicurezza e difesa che consenta all'UE di
affrontare le crisi internazionali” (UE27 29%) è citata più spesso nei
paesi che sono entrati a far parte dell’Unione tra il 2004 e il 2007 che nei
paesi che hanno aderito all’Unione prima del 2004 (il 34% rispetto al 27%).
Preoccupa più profondamente le persone intervistate in Romania (49%), a Cipro
(48%), in Italia (45%) e in Lussemburgo (38%), a differenza di quanto si osserva
nel Regno Unito (18%) e in Portogallo (19%).
Gli sviluppi maggiori sono registrati a Cipro (48%, +13 punti), in Romania (49%,
+11 punti) e in Italia (45%, +10 punti).
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Analisi sociodemografica
Dopo un’analisi attenta delle quattro politiche maggiormente menzionate dagli
europei nelle risposte aggregate e dopo una disamina dei risultati per categorie
sociodemografiche, si possono trarre le seguenti conclusioni:
-
Per quanto riguarda la lotta alla povertà e all’esclusione sociale (UE27
49%):
o
si rileva che assume una maggiore importanza per le donne che non per
gli uomini (51% rispetto al 46%).
o
D’altro canto, tutte le categorie di età la citano in misura grossomodo
equivalente.
o
Le categorie più vulnerabili socialmente, e pertanto i gruppi più
interessati, sono più inclini a menzionare la povertà e l’esclusione sociale.
È il caso del 57% dei disoccupati (rispetto al 43% degli impiegati e dei
lavoratori autonomi) e degli intervistati che hanno abbandonato la scuola
prima dei 16 anni di età (il 53% rispetto al 44% dei più istruiti).
-
Per quanto concerne il “coordinare le politiche economiche, finanziarie e
fiscali” (UE27 37%):
o
Si tratta di una politica che preoccupa più gli uomini che le donne: il 40%
rispetto al 35%.
o
Anche l’età degli intervistati sembra incidere in qualche modo, se si pensa
che i giovani attivi sono i più numerosi a citare questa politica (il 39% di
quelli della fascia di età 25-39, rispetto al 35% di quelli della fascia di età
15-24 e degli intervistati con almeno 55 anni).
o
A
differenza
delle
prima
politica
menzionata,
gli
intervistati
delle
categorie più favorite socialmente sono i più propensi a esprimersi a
favore di tale politica. È il caso del 46% dei dirigenti (rispetto al 32% del
personale di servizio) e del 43% degli intervistati più istruiti (rispetto al
32% dei meno istruiti).
o
Infine, è anche l’opinione degli intervistati con una buona conoscenza
obiettiva del Parlamento europeo (il 44% rispetto al 27% di quelli con
una cattiva conoscenza dell’istituzione).
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Per quanto riguarda “migliorare la protezione dei consumatori e della salute
pubblica” (UE27 30%):
o
Si osserva che si tratta di una politica a cui le donne sono più sensibili
degli uomini (con rispettivamente il 32% e il 27% delle citazioni).
o
Non è tuttavia possibile distinguere effettivamente le risposta in base alla
fascia di età. Questa politica è citata dal 30% degli intervistati di età
compresa tra i 15 e i 39 anni e da quelli di almeno 55 anni, nonché dal
29% degli intervistati della fascia di età 40-54.
o
Come per “la lotta alla povertà e all’esclusione sociale”, le categorie
sociali più vulnerabili sono ancora una volta più propense a scegliere
tale politica: il 31% degli intervistati che ha interrotto gli studi a 19
anni o anche prima (rispetto al 27% dei più istruiti) e il 34% del
personale di servizio (rispetto al 23% dei dirigenti).
-
Per quanto attiene a una politica di sicurezza e di difesa che consenta all'UE
di affrontare le crisi internazionali (UE27 29%), non si osservano disparità
pronunciate tra le categorie sociodemografiche.
o
Gli intervistati più istruiti sono tuttavia più propensi a sostenere tale
politica: il 30% rispetto al 25% dei meno istruiti.
o
È anche il caso, in misura leggermente più ampia, degli impiegati (34%)
che dei disoccupati (25%).
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2. Le politiche da difendere in modo prioritario [QP11]13
Il Parlamento europeo è l’unica istituzione europea i cui membri sono eletti a suffragio
universale diretto, pertanto è un simbolo di democrazia e dialogo. Gli europei sono stati
intervistati sui valori fondamentali che il Parlamento europeo dovrebbe difendere. Al fine
di pervenire all’obiettivo fissato, gli europei sono stati invitati a scegliere un massimo di
tre valori tra gli otto proposti.
La classificazione dei valori è quasi identica ai sondaggi dell’autunno 2010
(EB74.3) e dell’inizio del 2010 (EB73.1), con soltanto lievi cambiamenti nei
risultati. I valori privilegiati dagli europei sono quelli che si riferiscono alle
libertà pubbliche e alla lotta alla discriminazione.
-
La protezione dei diritti umani è ancora una volta il valore citato con
maggior frequenza dagli intervistati. La maggioranza di essi (56%)
afferma che il Parlamento europeo dovrebbe difenderla in via prioritaria, sebbene
questo risultato registri una flessione di quattro punti rispetto al precedente
Eurobarometro dell’autunno 2010 incentrato su tale argomento.
-
Con una percentuale di gran lunga inferiore segue l’uguaglianza fra uomini e
donne, menzionata da un terzo degli intervistati (33%), registrando quindi una
diminuzione di tre punti nell’arco di un anno.
QP12 Secondo lei, quali dei seguenti valori dovrebbero essere difesi in modo prioritario
dal Parlamento europeo? (RUOTARE – AL MASSIMO 3 RISPOSTE): Uguaglianza fra
uomini e donne; la protezione delle minoranze; dialogo fra culture e religioni; solidarietà
fra gli Stati membri dell'Unione europea; solidarietà fra Unione europea e paesi poveri
nel mondo; protezione dei diritti umani; la libertà di parola; abolizione della pena
capitale nel mondo; altro (SPONTANEO); nessuna (SPONTANEO); non sa.
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-
Segue quindi la libertà di parola (32%), con una flessione di quattro punti.
-
Subito dopo questa voce viene la solidarietà fra gli Stati membri dell'Unione
Europea (31%, -4 punti).
-
La solidarietà fra Unione europea e paesi poveri nel mondo è menzionata da
un quarto degli intervistati (25%, stabile).
Le due risposte riportate di seguito sono citate da una persona su cinque e un po’
meno, e sono più precisamente:
-
il dialogo fra culture e religioni (20%, -2 punti) e
-
la protezione delle minoranze (19%, -3 punti).
-
L’ultimo
valore,
ossia
l’abolizione
della
pena
capitale
nel
mondo,
è
menzionato dal 12% (-4 punti) degli intervistati.
Da un’analisi delle evoluzioni emerge che la maggior parte dei valori ha perso terreno o è
rimasta stabile dal novembre 2010. Gli intervistati sono stati pertanto più selettivi nelle
risposte fornite rispetto al sondaggio precedente: non è chiaro se questa situazione sia
dovuta al fatto che si attribuisca un’importanza minore ai valori in generale in un
contesto di crisi o perché si concentra maggiormente l’attenzione su alcuni di essi a
discapito di altri.
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Differenze tra Stati membri
Come già rilevato negli ultimi tre Eurobarometri (all’inizio del 2009 (EB71.1), all’inizio del
2010 (EB73.1) e alla fine del 2010 (EB74.3)), l’analisi dei risultati per paese consente di
operare una serie di distinzioni tra gli Stai membri,, in particolare in funzione della loro
data di adesione all’Unione.
-
Gli intervistati dei paesi che sono entrati a far parte dell’Unione tra il 2004 e il
2007 sono più inclini di quelli dei paesi che hanno aderito all’Unione prima del
2004 a pronunciarsi a favore della solidarietà tra Stati membri dell’Unione
europea (37% e 30% rispettivamente), mentre sono allineati sul fronte della
promozione della protezione dei diritti umani (il 57% rispetto al 56%).
-
Gli altri sei valori sono comunque menzionati più spesso nei paesi che hanno
aderito all’Unione prima del 2004:
o
L'uguaglianza tra uomini e donne: 35% (rispetto al 27% nei paesi che
sono entrati a far parte dell’Unione tra il 2004 e il 2007).
o
La libertà di parola (il 34% rispetto al 25%).
o
La solidarietà fra Unione europea e paesi poveri nel mondo (il 26%
o
Il dialogo fra culture e religioni (21% rispetto al 17%).
o
La protezione delle minoranze (il 20% rispetto al 14%).
o
L’abolizione della pena capitale nel mondo (il 14% rispetto al 7%).
rispetto al 23%).
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L’analisi dei risultati nazioni consente di evidenziare alcune differenze:
-
La protezione dei diritti umani (UE27 56%) è menzionata soprattutto a Cipro
(82%), in Svezia (70%), nonché in Finlandia, Germania e Slovenia (tutti i paesi
68%). Questa voce è al primo posto in tutti gli Stati membri, tranne in Grecia e
nel Regno Unito. Le evoluzioni più marcate si osservano in Polonia (-14 punti),
Ungheria e Irlanda (ambedue -12 punti).
-
L’uguaglianza fra uomini e donne (UE27 33%) è considerata una priorità in
Francia (50%), Svezia (46%) e Austria (44%). Ha registrato la flessione più
pesante in Grecia e Danimarca (entrambe -8 punti) mentre ha guadagnato terreno
soprattutto a Cipro e a Malta (ambedue +6 punti).
-
La libertà di parola (UE27 32%) viene citata in particolare nel nord
dell’Unione: Danimarca (56%), Svezia (55%), Paesi Bassi (52%), Finlandia (48%)
e Regno Unito (46%). Le evoluzioni più marcate si osservano in Polonia e nel
Regno Unito (ambedue -8 punti).
-
La
solidarietà
fra
Stati
membri
dell’UE
(UE27
31%)
è
motivo
di
preoccupazione principalmente in Grecia (62%), Bulgaria (58%) e a Cipro (49%),
rispetto al solo 14% degli intervistati nel Regno Unito. Le evoluzioni più nette si
rilevano nella Repubblica ceca e in Germania (ambedue -9 punti).
-
La solidarietà fra Unione europea e paesi poveri nel mondo (UE27 25%) è
considerata un valore prioritario essenzialmente in Grecia (44%), a Cipro (35%),
in Svezia, nel Lussemburgo e in Spagna (tutti 31%).
-
Il dialogo fra culture e religioni (UE27 20%) è giudicato una priorità
soprattutto in Danimarca (39%) e Bulgaria (32%).
-
Si esprimono a favore della protezione delle minoranze (UE27 19%)
soprattutto le persone intervistati a Malta (34%), in Irlanda (31%) e in Finlandia
(27%).
-
L’abolizione della pena capitale nel mondo (UE27 12%) è menzionata
principalmente in Austria (32%), Germania (20%), Danimarca (19%) nonché
Finlandia, Francia e Svezia (tutti i paesi 15%).
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Analisi sociodemografica
-
Per quanto riguarda la protezione dei diritti umani (UE27 56%), si osserva
che i risultati sono molto omogenei sia relativamente ai sessi che alle diverse
categorie di età. Per contro, il livello di istruzione sembra incidere sulle risposte,
poiché il 59% degli intervistati che ha proseguito gli studi almeno fino ai 20 anni di
età cita la protezione dei diritti umani, rispetto al 52% di coloro che hanno
abbandonato gli studi all’età di 15 anni o prima. Analogamente, i dirigenti sono
più inclini a citare questo valore (60%) rispetto al personale di servizio (51%).
-
L’uguaglianza fra uomini e donne (UE27 33%) è un tema a favore del quale
si pronunciano più le donne degli uomini (il 38% rispetto al 28%). È motivo di
preoccupazione anche presso il personale di servizio (il 37% rispetto al 28% dei
lavoratori autonomi). I risultati attinenti alle altre categorie sociodemografiche
sono estremamente omogenei.
-
La libertà di parola (UE27 32%) è sempre un tema che unisce tutti gli
intervistati, benché si osservino alcune differenze tra categorie:
o
gli uomini sono un po' più inclini a citare questo valore che non le donne:
il 34% rispetto al 30%.
o
È anche il caso degli intervistati più giovani: la percentuale è del 39% per
gli intervistati tra i 15 e i 24 anni rispetto al 29% degli intervistati dai 55
anni in su.
o
Per quanto riguarda le categorie professionali, anche i lavoratori
manuali sono i più propensi a esprimersi a favore: il 34% rispetto al 29%
dei pensionati.
-
La solidarietà fra Stati membri dell’Unione (UE27 31%) registra tuttavia
risultati molto eterogenei a seconda della categoria professionale:
o
gli uomini sono più propensi delle donne a ritenere che il Parlamento
europeo debba difendere questo valore: il 35% rispetto al 28%.
o
Anche i giovani attivi condividono questa opinione: il 33% di quelli di età
compresa tra i 25 e i 39 anni rispetto al 25% di quelli della fascia di età
15-24.
o
Le categorie più socialmente favorite esprimono un punto di vista
simile. È il caso del 35% dei più istruiti rispetto al 27% dei meno istruiti,
nonché al 37% dei dirigenti e dei lavoratori autonomi rispetto al 25%
dei disoccupati.
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Infine,
è anche
opinione del
39% degli intervistati che hanno
un’immagine positiva dell’istituzione (rispetto al 26% di coloro che
hanno un’immagine negativa).
-
La solidarietà fra Unione europea e paesi poveri nel mondo (UE27 25%) è
un valore unificatore tra tutte le categorie sociodemografiche.
-
Anche il dialogo fra culture e religioni (UE27 20%) è un tema unificatore.
Ciononostante si osserva che gli intervistati più istruiti sono più propensi a
sostenere questo valore rispetto ai meno istruiti (il 24% rispetto al 15%), e lo
stesso dicasi delle categorie professionali più favorite (il 28% dei dirigenti
rispetto al 16% dei disoccupati).
-
Infine, anche la protezione delle minoranze (UE27 19%) e l’abolizione della
pena capitale nel mondo (UE27 12%) sono oggetto di un consenso molto
omogeneo presso tutte le categorie.
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CONCLUSIONE
Il sesto “Parlametro” è stato condotto in un contesto particolarmente difficile di
prolungamento e peggioramento della crisi economica e finanziaria che da tre anni tiene
nella sua morsa il mondo e l’Europa.
Appare immediatamente evidente che il richiamo mediatico del Parlamento europeo
è fortemente aumentato dall’ultima ondata di sondaggi che ormai risale alla fine del
2010. Per tenersi informati, gli europei si affidano essenzialmente alla televisione, e
anche, ma in misura minore, alla stampa e a Internet.
I due terzi degli intervistati si ritengono tuttavia scarsamente informati sulle
attività del Parlamento europeo. Gli europei desidererebbero ricevere più
informazioni soprattutto su alcuni argomenti, in particolare sulle soluzioni adottate
dall’Unione europea per affrontare la crisi. È chiaro che una presenza più incisiva della
stampa non è sufficiente per rafforzare la sensazione di essere bene informati
sull’istituzione.
Occorre
che
le
informazioni
aggiuntive
fornite
siano
anche
autenticamente pertinenti per il pubblico.
Dal presente sondaggio emerge che la maggioranza degli europei è beninformato
sull’istituzione. Una maggioranza sa che le leggi europee devono essere concordate
congiuntamente dal Parlamento europeo e dagli Stati membri, che i membri al
Parlamento europeo sono eletti per suffragio universale diretto; che ogni Stato membro
non ha lo stesso numero di deputati e che il bilancio dell’Unione europeo è stabilito
congiuntamente dal Parlamento europeo e dagli Stati membri.
Nonostante questa buona conoscenza dell’istituzione, l’immagine del Parlamento
europeo sta peggiorando. Le tre caratteristiche positive del Parlamento europeo
(“democratico”, “dinamico” e “ascolta i cittadini") stanno perdendo terreno, mentre la
risposta “estraneo” è immutata e “inefficiente” sta ottenendo consensi.
La stragrande maggioranza degli europei ritiene tuttavia che il Parlamento europeo
svolga un ruolo importante nell‘ambito dell’UE. Una maggioranza auspicherebbe
anche un rafforzamento del ruolo dell’istituzione.
Gli intervistati hanno l’impressione che l’istituzione possa agire per difendere le
politiche che essi ritengono prioritarie, quali la lotta alla povertà e all’esclusione
sociale, e coordinare le politiche economiche, finanziarie e fiscali.
Ritengono anche che il Parlamento europeo disponga degli strumenti per garantire i
valori che giudicano importanti quali la protezione dei diritti umani, l’uguaglianza tra
uomini e donne e la libertà di espressione.
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