Osservatorio per le Politiche Sociali della Qualità della Vita Quaderno N. 3 2014 I Prefazione di Mauro Randi 5 II Nota Introduttiva di Matteo Faifer 6 III Nota Introduttiva di Michela Trentini 7 Working Paper 01/2013 “L’esperienza degli alloggi protetti per anziani nel Comune di Bolzano” a cura di Silvia Recla 9 Working Paper 02/2013 “Il gioco con vincite in denaro: un primo sguardo al fenomeno nella città di Bolzano“ a cura di Luca Frigo 47 Working Paper 03/2013 “«Troppo vecchio per lavorare troppo giovane per andare in pensione» Un’analisi qualitativa dell’esperienza di impiego temporaneo di persone disoccupate presso il Comune di Bolzano” a cura di Luca Frigo 67 Working Paper 04/2013 “Working poor e ricorso all’Assistenza Economica Sociale: uno sguardo su Bolzano” a cura di Michela Trentini 105 I Prefazione di Mauro Randi Negli ultimi anni il contesto sociale ha subito notevoli cambiamenti: le trasformazioni avvenute in ambito economico hanno inciso pesantemente sulla qualità delle relazioni tra le persone, acuendo le difficoltà del vivere quotidiano e generando, talvolta, inquietudine per il futuro. Pur di fronte all’emergere di nuove dinamiche sociali, il mancato aumento delle risorse finanziarie provinciali destinate alle politiche sociali ha portato al taglio generalizzato delle spese, effettuato senza un chiaro orientamento d’indirizzo e senza un’attenta analisi delle eventuali ricadute nell’ambito dei servizi. Il Comune di Bolzano ha raccolto la sfida del nuovo contesto socio-economico, assumendosi la responsabilità di orientare le politiche sociali sul territorio della città. Per questo ha scelto di avvalersi dello strumento della ricerca sociale per approfondire alcune tematiche di particolare rilevanza, evidenziare eventuali criticità nelle misure adottate e valutare l’andamento di progetti posti in essere anche in collaborazione con l’Azienda Servizi Sociali di Bolzano. In particolare il Comune di Bolzano si è dotato dell’Osservatorio per le politiche sociali della qualità della vita, valorizzando le risorse umane interne e coinvolgendo i diversi attori pubblici, del Terzo Settore e del Volontariato, che insieme costituiscono la rete dei servizi sociali attiva sul teritorio. E’ con piacere che presento la raccolta di queste ultime ricerche sociali, che hanno aperto nuovi orizzonti anche alla nostra Amministrazione, consentendoci di accrescere la conoscenza di alcuni fenomeni e di realizzare azioni e interventi mirati. Un particolare ringraziamento a tutti coloro che hanno consentito lo svolgimento di queste ricerche: all’Ufficio Pianificazione sociale per la professionalità e la passione profuse, alle cittadine e ai cittadini, che hanno condiviso le loro storie e esperienze, ai membri dell’Osservatorio che hanno partecipato ai lavori. Mauro Randi Assessore alle Politiche Sociali e Giovani 5 II Nota Introduttiva di Matteo Faifer Con questo terzo quaderno di ricerca, che segue i due precedenti pubblicati rispettivamente negli anni 2007 e 2009, l’Osservatorio per le Politiche Sociali della Qualità della Vita presenta un compendio delle indagini svolte sulla città di Bolzano negli ultimi due anni. Dopo una temporanea sospensione, pianificata per consentire l’elaborazione del “Piano sociale qualità della vita 2009-2011 - Linee-guida 2011-2015”, l’attività di ricerca è stata riattivata nel dicembre 2012, concentrando l’attenzione sui filoni di indagine suggeriti dal Piano. Ne sono derivate complessivamente 7 ricerche sociali, che vanno ad esplorare tematiche e fenomeni emergenti nella realtà cittadina. In questo primo volume pubblichiamo le indagini che vanno a toccare i temi rilevanti della qualità abitativa nella terza età, della disoccupazione, delle nuove dipendenze e delle nuove forme di povertà. Accanto al dato quantitativo, che ci aiuta a misurare l’ampiezza e l’andamento dei fenomeni e ci consente di operare confronti con altre realtà, viene dato in queste ricerche ampio spazio all’aspetto qualitativo, rilevato attraverso interviste svolte sul campo per dare voce agli attori, nostri/e concittadini/e, direttamente coinvolti o ad osservatori privilegiati che operano nei vari ambiti. Questi lavori rilevano così l’impatto – anche soggettivo – che i fenomeni hanno sulla realtà sociale locale e, fornendo indicazioni sui bisogni reali della popolazione, costituiscono uno strumento utile per orientare futuri interventi anche in termini di prevenzione. In seguito a questa pubblicazione è in programma la stampa di un secondo volume, dedicato alle tre ricerche svolte nel corso del 2014, che indagano, con finalità puramente esplorative, la qualità di vita dei concittadini con disabilità, le storie di vita dei mendicanti presenti a Bolzano e le forme di partecipazione dei cittadini alla vita civile della città. Proseguendo nel suo compito di analisi e monitoraggio dei fenomeni sociali che caratterizzano la città di Bolzano, l’Osservatorio è ora impegnato nell’approfondimento di ulteriori tematiche indicate come attuali dalla Giunta comunale. Dr. Matteo Faifer Coordinatore scientifico dell’Osservatorio 6 III Nota Introduttiva di Michela Trentini La raccolta delle ricerche contenuta in questo quaderno è intenzionalmente concentrata sulla ricerca sociale condotta con il metodo qualitativo: due dei quattro rapporti di ricerca sono stati realizzati infatti con tale metodo e in particolare con lo strumento dell’intervista semistrutturata, che lascia spazio fin da subito alla persona coinvolta nell’indagine, la quale ha la facoltà di allontanarsi in parte dalla traccia delle domande poste dall’intervistatore per arricchirla con il suo particolare punto di vista. In un’epoca nella quale la rapidità, l’immediatezza delle informazioni e dei dati statistici e la sinteticità della comunicazione appaiono sempre più delle necessità e dei valori assoluti, l’Osservatorio per le Politiche sociali della Qualità della Vita del Comune di Bolzano ha scelto di privilegiare, nella sua azione di indagine sociale svolta sul territorio della città, il metodo qualitativo, con le finalità di privilegiare la profondità delle informazioni raccolte a scapito della rappresentatività statistica dei dati quantitativi e di rendere protagonisti coloro che vivono in prima persona le situazioni indagate, e in particolare le loro storie e i loro vissuti personali. Il risultato dei processi di ricerca attivati sul territorio della città, che hanno coinvolto gruppi di cittadine/i e di operatori sociali, ha contribuito da un lato a dare un primo quadro di riferimento dei fenomeni delle nuove povertà e delle nuove dipendenze e a definire più nitidamente le conoscenze della realtà della disabilità e dell’abitare in età anziana, e dall’altro a aggiungere aspetti, punti di vista e elementi nuovi che possono essere senz’altro d’aiuto nella pianificazione, nella programmazione e nella rimodulazione dei servizi e delle prestazioni che costituiscono il welfare cittadino. Dr. Michela Trentini Direttrice dell’Ufficio Pianificazione sociale 7 Assessorato alle Politiche Sociali e ai Giovani Stadtrat für Sozialpolitik und Jugend L’ESPERIENZA DEGLI ALLOGGI PROTETTI PER ANZIANI NEL COMUNE DI BOLZANO A cura di Silvia Recla OSSERVATORIO PER LE POLITICHE SOCIALI DELLA QUALITÁ DELLA VITA Working Paper Nr. 01/2013 L’esperienza degli alloggi protetti per anziani nel Comune di Bolzano Stesura: Silvia Recla Supervisione: Michela Trentini È consentita la riproduzione di informazioni, grafici e tabelle previa indicazione della fonte. Citazione: Recla, S. (2013) “L’esperienza degli alloggi protetti per anziani nel Comune di Bolzano”. Osservatorio per le politiche sociali della qualità della vita, Working Paper Nr. 01/2013, Ufficio Pianificazione Sociale, Comune di Bolzano. Questo paper è scaricabile dal sito del Comune di Bolzano sotto la sezione “Osservatorio per le politiche sociali della qualità della vita”. 10 Ringraziamenti Per i dati sulla statistica ufficiale della popolazione anziana bolzanina si ringraziano la dott.ssa Sylvia Profanter e la sig.ra Katia Ceccon dell’Ufficio Statistica e Tempi della Città del Comune di Bolzano. Per i dati sugli inquilini degli alloggi protetti di via Vintler n.4 e via Cl. Augusta n.105, sulla disposizione e organizzazione degli edifici, degli appartamenti e degli spazi degli alloggi protetti per anziani si ringraziano la dott.ssa Claudia Dalrì e la sig.ra Antonella Crisci dell’ Ufficio Edilizia Abitativa del Comune di Bolzano. Un caloroso ringraziamento va agli inquilini degli alloggi protetti per anziani di via Cl. Augusta n.105 e via Vintola n.4 e alle responsabili dei Centri Diurni per anziani che si sono resi disponibili a raccontare la loro esperienza fatta all’ interno degli alloggi protetti per anziani e per i preziosi consigli da loro forniti su possibili accorgimenti sia per i servizi offerti sia per la progettazione di futuri alloggi protetti per anziani. Grazie al loro apporto sarà possibile migliorare l’organizzazione e la strutturazione sia degli attuali alloggi protetti per anziani, che per quelli futuri, al fine di rendere la struttura e i servizi offerti maggiormente rispondente alle esigenze effettive del cittadino. 11 Premessa Ricerche di settore evidenziano come la città di Bolzano sia caratterizzata da un progressivo invecchiamento della popolazione: dalla statistica ufficiale della popolazione condotta dall’Ufficio Statistica e Tempi della Città del Comune di Bolzano “Andamento e struttura della popolazione di Bolzano e dei suoi quartieri 2013”, in data 31.12.2012 emerge che l’età media dei Bolzanini è aumentata rispetto a dieci anni fa da 43,66 a 44,06 anni. Le persone con 65 anni e più costituiscono il 23,1% degli abitanti della città, ciò significa che una persona su cinque ha più di 65 anni. I bolzanini che hanno raggiunto o superato i 100 anni di età sono 42. L’indice di vecchiaia è pari a 160,5, ciò significa che ogni 100 giovani si contano 160 ultra 65-enni. Inoltre risulta un indice di ricambio pari a 125,4 che sta a significare che ogni 100 persone che stanno per entrare nella popolazione attiva ce ne sono 125 che ne stanno uscendo. Rispetto a 10 anni fa l’indice di dipendenza è aumentato marcatamente, con 60,0 rispetto ai 51,5 del 2003: questo vuol dire che ci sono 60 persone inattive (0-14 anni e 65 e oltre) ogni 100 persone in età lavorativa (15-64 anni). Se osserviamo lo sviluppo della popolazione bolzanina anziana nell’arco di dieci anni, dal 2002 al 2012 il numero di anziani con più di 80 anni è aumentato del 38,3%, il numero di anziani tra i 65 e i 69 anni è aumentato del 18%, il numero degli anziani tra i 70 e i 74 anni è aumentato del 28,3% e, infine, il numero di anziani tra i 75 e i 79 anni è aumentato dell’8,4%. Fig.1- Sviluppo della popolazione bolzanina anziana tra il 2002 e il 2012 Variazioni in 10 anni: Veränderungen in 10 Jahren: 7.168 7.022 7.000 6.869 6.661 6.618 6.468 6.500 6.628 6.648 6.514 6.384 6.393 6.357 6.145 6.313 6.138 6.000 5.500 5.417 6.296 70-74 anni / Jahren : + 28,3 % 5.771 5.683 5.491 5.508 5.307 5.000 5.184 5.035 4.909 5.008 5.018 4.000 2002 75-79 anni / Jahren: + 8,4 % 5.084 4.928 4.500 4.234 65-69 anni /Jahren : + 18,0 % 6.106 5.921 5.831 5.645 80+ anni / Jahren : + 38,3 % 4.221 2003 4.188 2004 4.220 2005 4.367 4.400 2007 2008 4.546 4.536 4.564 2009 2010 2011 4.589 4.261 2006 2012 Fonte: Elaborazione Ufficio Pianificazione Sociale su dati Ufficio Statistica e Tempi della Città, Comune di Bolzano 2002-2012 Quelle: Ausarbeitung des Amtes für Sozialplanung über Daten des Amtes für Statistik und Zeit der Stadt, Stadt Bozen 2002-2012 L’analisi della fascia di persone anziane, ovvero di persone che hanno superato i 65 anni di età, che vivono sole sul totale della popolazione della stessa fascia di età, porta alla costruzione di un prezioso indicatore per la programmazione dei servizi territoriali di tipo socio-sanitario. Gli anziani, specie negli ultimi anni di vita sono, infatti, maggiormente esposti all’insorgenza di patologie gravi e invalidanti rispetto agli altri segmenti di popolazione. Le condizioni di salute, che al crescere dell’età possono complicarsi, potrebbero portare alla necessità di una maggiore assistenza sociosanitaria anche nello svolgimento delle normali attività della vita quotidiana. Questo tipo 12 di assistenza, specie se di lungo periodo, è affidata, nel nostro Paese, principalmente al settore profit o/e alla rete parentale e amicale. Gli anziani che vivono soli potrebbero, quindi, presentare uno svantaggio rispetto agli anziani che vivono in nuclei pluricomponenti (G. DI GIORGIO, HEINS F., RINESI F., 2011). Da dati estrapolati dalle analisi fatte dall’Ufficio Statistica e Tempi della Città del Comune di Bolzano “Andamento e struttura della popolazione di Bolzano e dei suoi quartieri 2013”, in data 31.12.2012 risultano n. 24.446 persone over 65 residenti a Bolzano. Di questi, 7.512 risultano vivere da soli. Ciò significa che il 30,7% degli anziani residenti a Bolzano vive da solo. Fig.2 - % Anziani che vivono soli al 31.12.2012 % anziani che vivono soli sul totale anziani 40,0% 35,0% 35,2% 33,6% 31,2% 30,5% 30,0% 25,0% 25,0% 20,0% 15,0% 10,0% 5,0% 0,0% Centro-PianiRencio OltrisarcoAslago EuropaNovacella Don Bosco Gries-S. Quirino Fonte: Elaborazione Ufficio Pianificazione Sociale su dati “Andamento e struttura della popolazione di Bolzano e dei suoi quartieri – 2013” Ufficio Statistica e Tempi della Città, Comune di Bolzano Per quanto riguarda lo stato civile dei residenti, negli ultimi 10 anni emergono principalmente i seguenti profili: fino al 2007 la maggior parte della popolazione di Bolzano era costituita da coniugati/e, mentre dal 2008 in poi si registrano più celibi/nubili; per quanto riguarda la tipologia delle famiglie bolzanine, sono in continuo aumento soprattutto le famiglie uni personali: se nel 2003 il 37,1% di tutte le famiglie residenti era composto da un componente, nel 2012 questa percentuale ha raggiunto quota 40,2. Seguono le coppie con figli, poi quelle senza figli. Rimane praticamente stabile negli ultimi 10 anni il numero medio di componenti per famiglia, con un valore di 2,1; cambia però il quadro delle famiglie con figli: complessivamente infatti diminuiscono in percentuale (da 40,7 nel 2003 al 36,9% nel 2012), ma aumenta il numero medio di figli per famiglia: ci sono sempre più famiglie con due o tre figli, mentre diminuisce la percentuale di famiglie con un solo figlio. Gli organi competenti dovranno in futuro, oltre a rispondere a un’aumentata richiesta di assistenza e di cura per la popolazione anziana caratterizzata da non autosufficienza media o grave, rispondere anche a un’aumentata richiesta di assistenza e di cura per una popolazione anziana ancora autosufficiente o parzialmente non autosufficiente ma caratterizzata da rapporti relazionali ridotti e dunque a rischio di emarginazione. “Un modo che le istituzioni hanno per rispondere a queste nuove esigenze è quello di realizzare un esteso ventaglio di modalità di accoglienza del cittadino anziano, in modo che l’anziano e la relativa famiglia siano liberi di scegliere e programmare i percorsi d’assistenza più coerenti e appropriati all’evolversi delle proprie esigenze.”1 Secondo questa linea il Comune di Bolzano ha progettato e sta progettando nuovi alloggi protetti per persone anziane ancora autosufficienti o parzialmente non autosufficienti a rischio di emarginazione. L’Osservatorio per le Politiche Sociali della Qualità della Vita ha effettuato un’indagine sulla vita degli anziani che attualmente vivono negli alloggi protetti già realizzati del Comune di Bolzano in via Vintola n. 4 e in via Cl. Augusta n. 105, con lo scopo di rilevare l’esperienza, le percezioni, gli atteggiamenti e le esigenze delle persone che 1 Anziani: Piano di settore 2006 - Comune di Bolzano. 13 vivono in questi alloggi, al fine di poter rilevare quali bisogni tali strutture sono in grado di soddisfare e individuare eventuali accorgimenti sia per i servizi offerti sia per la progettazione di futuri alloggi protetti per anziani. Si coglie l’occasione per ringraziare le persone che hanno risposto all’invito di partecipare a tale indagine e che con grande disponibilità hanno accettato di raccontare la propria esperienza. 1. Gli alloggi protetti per anziani nel Comune di Bolzano Con Deliberazione Consiliare n. 349 del 25.10.2005 è stato approvato il Regolamento per la gestione degli alloggi protetti per anziani del Comune di Bolzano. Tale regolamento prevede la predisposizione di alloggi protetti per anziani, intesi come unità abitative autonome, destinate ad anziani con età superiore ai 60 anni, che sono autosufficienti o parzialmente autosufficienti, esposti al rischio di emarginazione per via della presenza di rapporti relazionali ridotti. Le unità abitative sono munite di idoneo arredamento solo nei locali cucina e bagno, per dare all’anziano la possibilità di personalizzare l’appartamento, in modo da renderlo “casa propria”. Le caratteristiche architettonico- strutturali degli alloggi protetti per anziani sono: la presenza di spazi comuni di aggregazione, l’assenza di barriere architettoniche per garantire l’accesso all’immobile e ai singoli appartamenti, uno standard di sicurezza all’interno dell’immobile confacente alle persone che abitano nell’edificio. Lo scopo è garantire alle persone anziane un’elevata qualità di vita e far sì che possano vivere in autonomia, avendo a disposizione un alloggio „sicuro“ e con la possibilità di avere delle protezioni aggiuntive in caso di bisogno. Si è dunque cercato di costruire una casa che sia percepita come luogo sicuro, dove ognuno ha i suoi spazi e la sua privacy. Di fatto la qualità della vita delle persone anziane rimane collegata alla possibilità di poter vivere la vita in maniera autonoma e solo in caso di necessità di poter usufruire di aiuto. A tal fine, in conformità al succitato regolamento, l’Azienda Servizi Sociali di Bolzano offre su richiesta dell’anziano assegnatario prestazioni ordinarie di assistenza domiciliare, le ordinarie prestazioni di servizio di aiuto domiciliare concernenti la cura e l’igiene della persona, l’aiuto nel governo della casa, il lavaggio e la sistemazione della biancheria, la preparazione dei pasti (servizio mensa), la consegna di pasti a domicilio. Inoltre offre periodiche attività di animazione e socializzazione. L’Azienda Servizi Sociali di Bolzano s’impegna inoltre a istituire presso ogni struttura il servizio di custode sociale, con i compiti di accoglienza e presa in carico del nuovo assegnatario, di conservazione di contatti con i familiari degli assegnatari dell’alloggio, di attivazione nei confronti dell’anziano nei casi di emergenza, di vigilanza sul buon andamento delle relazioni di convivenza tra gli inquilini, e ancora di accesso al servizio pasti, lavanderia, assistenza domiciliare. Altri compiti riguardano l’organizzazione di attività di vita comune tra i concessionari e gestione degli spazi comuni dell’immobile, accompagnamento degli assegnatari nell’espletamento di piccole attività, esame delle domande di telesoccorso e di presa di contatto con gli uffici e le strutture competenti per richiedere interventi di manutenzione. Gli assegnatari degli alloggi protetti, secondo l’ubicazione sul territorio, fanno riferimento anche al distretto socio-sanitario e alla struttura residenziale o semiresidenziale per anziani competente per la richiesta di prestazioni tipiche del servizio. Al momento della ricerca esistono due strutture di alloggi protetti per anziani nel Comune di Bolzano, di cui una in Via Vintola n. 4 nel quartiere “Centro-Piani-Rencio” e una in Via Cl. Augusta n. 105 nel quartiere di “Oltrisarco-Aslago”. L’edificio degli alloggi protetti per anziani di via Vintola n. 4 è un immobile a cinque piani, composto di sedici appartamenti, tutti dotati di aria condizionata. Due di questi appartamenti sono pensati per ospitare una coppia di anziani e gli altri per ospitare anziani soli. L’appartamento tipo pensato per una sola persona, è composto d’ingresso, soggiorno con cucinino abitabile, stanza da letto e bagno. L’appartamento tipo pensato per due persone, è composto da ingresso, soggiorno, cucina, stanza da 14 letto e bagno. Come disposto dal Regolamento per la gestione degli alloggi protetti per anziani del Comune di Bolzano gli appartamenti hanno il mobilio predisposto nella cucina e nel bagno, in modo da consentire agli assegnatari di personalizzare il resto dell’appartamento. Ogni appartamento ha una cantina di pertinenza al piano interrato. Al quinto piano è prevista una sala con terrazzino e servizio annesso. Al piano terra è situato un Centro diurno per anziani e una grande sala con tavolini, sedie e angolo cottura. Attraversando questa sala si può accedere al giardino. L’edifico degli alloggi protetti per anziani di via Cl. Augusta n. 105 è composto al piano terra, dal Centro diurno per anziani, da una sala comune, dal Servizio mensa per anziani e da un giardino. Nei piani superiori si trovano 18 appartamenti distribuiti su 5 piani, pensati per persone singole, coppie e in piccola parte anche per famiglie. L’appartamento tipo pensato per una sola persona è composto da ingresso, soggiorno con cucinino abitabile, stanza da letto, bagno e balcone. Gli appartamenti pensati per due persone sono composti da ingresso, soggiorno, cucina, stanza da letto, bagno e balcone. I due appartamenti pensati per una famiglia sono composti da ingresso, soggiorno, cucina, 3 stanze, bagno e balcone. Anche in questi alloggi gli inquilini hanno trovato nell’appartamento già il bagno arredato e i mobili della cucina. Ogni appartamento ha una cantina di pertinenza al piano interrato. Su richiesta gli inquilini possono disporre di un posto macchina. Il Centro diurno per anziani di entrambi gli alloggi protetti è il punto riferimento degli inquilini: accoglie e prende in carico i nuovi assegnatari, tiene i contatti con i loro familiari, prende contatto con gli uffici e le strutture competenti per richiedere interventi di manutenzione, vigila sul buon andamento delle relazioni di convivenza tra gli inquilini, esamina preventivamente le domande di telesoccorso. Il centro offre per gli inquilini degli alloggi protetti anche un servizio giornaliero di controllo della salute. Inoltre fornisce su richiesta servizi di accompagnamento, il servizio di assistenza e di aiuto domiciliare concernenti la cura e l’igiene della persona e l’aiuto nel governo della casa, facilita l’accesso al servizio pasti a domicilio. Nei locali del centro diurno vengono offerti i servizi di cura e igiene personale come la cura del piede, il bagno assistito, il lavaggio dei capelli e il servizio di lavanderia. Nella sala al piano terra i condomini e gli anziani del rione hanno la possibilità di trovarsi e di svolgere attività di tipo ludicoricreativo e di socializzazione. Il centro diurno di via Vintola offre in più una volta la settimana attività di ginnastica leggera, mentre nell’alloggio protetto di via Cl. Augusta è predisposta una mensa. Il centro e i suoi servizi sono accessibili sia agli inquilini dell’alloggio protetto, che agli anziani che vivono nel rione. 2. Il metodo della ricerca L’indagine svolta è una ricerca sociale di tipo qualitativo sulla vita degli anziani che al momento della ricerca vivono negli alloggi protetti per anziani del Comune di Bolzano in via Vintola n. 4 e in via Cl. Augusta n. 105. L’indagine ha lo scopo di rilevare l’esperienza, le percezioni, gli atteggiamenti e le esigenze delle persone che vivono in questi alloggi, al fine di poter rilevare quali bisogni tali strutture sono in grado di soddisfare e individuare eventuali accorgimenti sia per i servizi offerti sia per la progettazione di futuri alloggi protetti per anziani. La tecnica utilizzata per svolgere la ricerca è la tecnica dell’intervista semi- strutturata, che prevede un colloquio che segue una traccia prestabilita, ma lascia all’intervistato la libertà di includere nella conversazioni tematiche non previste. In tal modo è possibile rilevare problematiche delle quali non si ha a disposizione un’analisi precisa prima di fare la ricerca. In media la durata di ogni colloquio è stata 45- 60 minuti. La ricerca si basa sui dati raccolti dalle interviste fatte a n.14 anziani che si sono dichiarati disponibili a partecipare alla ricerca, di cui n.6 vivono nell’alloggi protetti di via Vintola e n. 8 negli alloggi protetti di via C. Augusta, e dalle interviste fatte a entrambe le responsabili del centro diurno di entrambi gli alloggi protetti per anziani. 15 3. Chi sono gli anziani inquilini degli alloggi protetti? Al momento della ricerca nell’edificio degli alloggi protetti per anziani di via Vintola n. 4 vivono n.14 anziani: n.10 donne e n.4 uomini. L’età media è di 78,57 anni. 9 inquilini sono di madrelingua italiana, 4 inquilini sono di madrelingua tedesca, un anziano è di origine straniera. Degli anziani n.3 lavorano ancora, mentre gli altri sono tutti in pensione. Negli alloggi protetti di via C. Augusta n. 105 vivono n.16 anziani: n.9 sono donne e n.7 sono uomini. L’età media è di 79,15 anni. 15 sono di madrelingua italiana. Un’inquilina è di origine straniera. Un inquilino lavora, mentre gli altri sono tutti in pensione. 3.1. Le caratteristiche degli anziani intervistati Dei n.6 intervistati che vivono negli alloggi protetti per anziani di via Vintola, n.4 sono donne e n.2 sono uomini: n.1 è di madrelingua tedesca, n.1 è perfettamente bilingue e n.4 sono di madrelingua italiana. Al momento della ricerca gli intervistati raccontano di essere in pensione, uno solo spiega di fare un lavoro part-time. N. 3 anziane intervistate spiegano di essere vedove con figli e nipoti con i quali hanno contatti, una ha persino un bisnipote, n.2 sono separati con figli con i quali però hanno pochi contatti e n. 1 non si è mai sposato e non ha figli. Dal punto di vista dell’autosufficienza gli intervistati si dicono per la maggior parte autosufficienti nella gestione della casa, nella cura della propria persona e nella gestione della giornata. Alcuni riferiscono comunque qualche problema di salute. Solo un’anziana intervistata si dice parzialmente autosufficiente, avendo dei problemi di salute e non essendo completamente autonoma nella gestione della casa, nella cura della propria persona e nel disbrigo quotidiano. Una persona racconta di aver abitato nell’alloggio protetto con il coniuge, ora deceduto, che a causa di una malattia non era più autosufficiente. Le altre persone intervistate riferiscono di aver sempre vissuto da sole nell’alloggio protetto. Dei n. 8 intervistati che vivono negli alloggi protetti per anziani di via C. Augusta, n.5 sono donne e n.3 sono uomini: n.7 sono di madrelingua italiana e una spiega di essere di origine straniera. Al momento della ricerca gli intervistati raccontano di essere in pensione, n.3 spiegano di non essersi mai sposati e di non avere né figli, né parenti a cui poter fare riferimento, n.1 racconta di essere separato e di non avere nessun familiare a cui poter fare affidamento, .3 sono vedove con figli e nipoti e n. 1 racconta di essere sposata e di avere 3 figli e nipoti. Dal punto di vista dell’autosufficienza le persone intervistate si ritengono per la maggior parte autosufficienti nella gestione della casa, nella cura della propria persona e nella gestione della giornata. Alcuni riferiscono comunque qualche problema di salute. Una persona abita nell’alloggio protetto con il coniuge che non è più autosufficiente a causa di una malattia. Una persona racconta di aver vissuto nell’alloggio protetto con il coniuge, che in seguito è deceduto, gli altri intervistati riferiscono di aver sempre vissuto da soli nell’alloggio protetto. 3.2. L’abitazione precedente Dalle interviste fatte agli inquilini degli alloggi protetti per anziani di via Vintola e di via C. Augusta emergono elementi comuni che tracciano situazioni e storie personali simili. Molti anziani affermano di aver una lunga storia di traslochi alle spalle: la maggior parte degli intervistati di via Vintola racconta di aver sempre vissuto in appartamenti in affitto, mentre due per un periodo sono stati proprietari della loro casa, uno invece nella sua ultima abitazione aveva un comodato d’uso. I quartieri e le vie indicate, nei quali hanno vissuto prima di diventare assegnatari dell’alloggio protetto sono diversi da quello dove attualmente risiedono all’interno degli 16 alloggi protetti: il quartiere Centro, San Giacomo, Laives, via Palermo, Vicolo del Bersaglio, Via Roen, Via Rovigo e Via S. Vigilio. Alcuni intervistati che vivono in via C. Augusta raccontano di aver vissuto per ultimo in abitazioni molto precarie: due anziani infatti abitavano in un alloggio messo a disposizione dal proprio datore di lavoro che, terminato il rapporto di lavoro, hanno dovuto liberare, un’anziana alloggiava a Casa “Migrantes”, un’ altra anziana dopo aver subito lo sfratto è rimasta senza fissa dimora per alcuni anni, un' altra dopo aver dovuto lasciare il suo appartamento ha abitato in un albergo a Laives. Le problematiche, emerse dalle interviste, che tali anziani hanno incontrato nelle loro abitazioni precedenti e che li hanno portati a cercare una sistemazione alternativa sono: • problematiche di tipo economico, dovute all’affitto alto da pagare, ai costi derivanti dalla separazione. … siccome mi sono separato nel 2002 ho vissuto (…) a pagare tanto negli appartamenti (…) avevo sì la cosa del Tribunale, poi avevo la figlia a cui davo i soldi e tutto perché continuava a studiare e…poi i soldi che ho sempre dato a mia ex moglie (…) adesso le separazioni… costano di più le spese che il resto (…) [estratto intervista] …mi mettevano a 1.200 Euro al mese di affitto…e ho detto ne piglio 750 di pensione dove li vado a pigliare? [estratto intervista] I hon foscht 900 Euro gezohlt drüben(…) wenn i net eppes gesport hätt, sem kemmet i net aus. [estratto intervista] • problematiche di tipo strutturali, come la casa vecchia e deteriorata, l’assenza di ascensore, l’assenza di riscaldamento e acqua calda, la grandezza non appropriata dell’abitazione. … una casa antica. I gradini così alti per andare su (…) non avevo l’ascensore, non avevo il riscaldamento (…) perciò ero abbastanza disagiata (…) [estratto intervista] Sem wor se groaß (…) und teier. Es sein 4 Zimmer, es sein foscht 90 quadratmeter, i hon zwoa Zimmer praktisch zua kob net gebraucht, leer sein sie gewesen (…) nor isch a mit die Stiagn enten... sem isch koan Aufzug gwesen. [estratto intervista] Lì dove vivevo prima, ero in condizioni molto molto disagiate... avevo il bagno (…) giù dove c’era la piscina (…) una stanzetta piccola di 10 metri quadrati (…) [estratto intervista] • lo sfratto dato dai proprietari di casa o dovuto alla separazione dal coniuge. …siccome ero separato….eh... alla separazione(…) alla moglie è rimasto il diritto di star dentro eh… e alla figlia…. anche (…)[estratto intervista] Mi sono ritrovata dopo 30 anni ad avere lo sfratto (…)[estratto intervista] 3.3. Com’è maturata la scelta di vivere in un alloggio protetto per anziani? I motivi più frequenti indicati dagli intervistati che vivono negli alloggi protetti per anziani di via Vintola e di via C. Augusta, che li hanno portati a scegliere di vivere in questi alloggi, sono: • la maggiore probabilità di ricevere un appartamento di un alloggio protetto per anziani del Comune rispetto a un appartamento fornito dall’IPES: secondo gli intervistati la graduatoria per ottenere un appartamento degli alloggi protetti era più 17 corta rispetto a quella per gli appartamenti IPES/IPEA, essendoci meno richiesta. La relativa posizione in graduatoria dunque era notevolmente migliore rispetto alla posizione che avevano per le graduatorie degli appartamenti IPES/IPEA. (…) più semplice entrare in questa graduatoria rispetto ad altre case. Si difatti l’IPEA mi aveva risposto due volte che ero fuori graduatoria, e qua invece siamo entrati perché come dico, erano 22 domande su sedici appartamenti. [estratto intervista] Ma mi avevano detto di fare la domanda di alloggi protetti per anziani che è la più facile da ricevere. [estratto intervista] • il canone di affitto degli alloggi protetti per anziani commisurato al reddito percepito dall’anziano … anche perché lì dove abitavo pagavo tanto, qui devo dire che chiaramente in base alla pensione che ho pago 36 euro di affitto che è niente (…)[estratto intervista] • l’assenza di barriere architettoniche e le comodità strutturali negli alloggi protetti per anziani, come l’ascensore e l’assenza di scale all’interno dell’appartamento. (abitavamo) in via San Vigilio… in una mansarda, senza… riscaldamento...con 80 gradini di scale senza ascensore... per quello ho preso la casa. [estratto intervista] Noi siamo entrati che mio marito aveva 62 anni ma era già un bel po’ che avevamo fatto domanda per andare in una casa più comoda con ascensore perché lui ormai aveva già le metastasi alle gambe, non riusciva quasi più a camminare (…) e lì sa con le scale così e lui finiva che non usciva neanche più (…)[estratto intervista] • l’acqua calda e il riscaldamento, di cui alcuni intervistati non hanno goduto nell’ abitazione precedente. Alcuni inquilini di via Vintola hanno elencato anche i seguenti come motivi che li hanno spinti a scegliere di vivere nell’alloggio protetto: • l’appartamento dell’alloggio protetto è di grandezza più appropriata rispetto all’abitazione precedente, che risultava in alcuni casi troppo grande e in altri invece troppo piccola. …hon i mir oanfoch gedenkt es sein kleanere Wohnungen…schon abissl eingerichtet, jo kleaner hauptsächlich… sogmor so…i hon mi verloren gfühlt drüben (…) [estratto intervista] Abitavo nella… in una stanzina (…)piccola di 10 metri quadrati(…)[estratto intervista] • la protezione alla persona che una struttura di questo tipo offre. … nor hon i mir sem gedenkt do wer i do onsuachen…jo weil mor oanfoch vorkemmen isch des isch... jo irgendwia gschützt oder so…. Nor hon i mir gedenkt do isch vielleicht olm jemond do wenn mon irgendwia Hilfe braucht (…)[estratto intervista] Da alcune testimonianze di inquilini di via C. Augusta, è emerso che vivere in un all’alloggio protetto sarebbe stata l’unica soluzione abitativa possibile. Lei è stata come il primo caso di pensionata (…) che non sapevano più dove mettere (…) Casa Migrantes doveva buttarla fuori… perché lì è solo per chi lavora (…)[estratto intervista] 18 Io per tre anni in poche parole sono stata senza casa (…) avevo fatto le mie domande (…) ho fatto tutti gli uffici di Bolzano (…) fin tanto che è arrivato il Comune, mi ha messo dentro in questo alloggio che veniva costruito (…) [estratto intervista] 3.4. Gli anziani come sono venuti a conoscenza dell’opportunità degli alloggi protetti? Nell’ambito dei servizi e delle prestazioni sociali si può rilevare una difficoltà da parte dei cittadini a accedere ai servizi e alle prestazioni sociali presenti sul territorio: il Piano sociale qualità della Vita 2009-2011 della città di Bolzano ha rilevato questa criticità e quindi nell’ambito di questa indagine qualitativa si è posto l’accento su questo aspetto, per comprendere quali strategie e canali comunicativi risultano essere i più efficaci, per colmare questo gap tra i servizi disponibili, la mancanza di conoscenza e informazione e la conseguente difficoltà nell’accedervi, che mina alla base la possibilità dei cittadini di vedere soddisfatti i propri bisogni e più in generale i propri diritti di cittadinanza2. Gli intervistati spiegano di essere venuti a conoscenza dell’esistenza degli alloggi protetti per anziani attraverso diversi canali: • il passaparola da parte di parenti e conoscenti Ho saputo come dico, tre quattro giorni prima della scadenza di questo qua tramite mio nipote si si mio nipote... mi telefona “Zio guarda che…” (…) [estratto intervista] Beh… tramite il figlio della padrona dove abitavo prima (…) lui è consigliere comunale (...) e mi ha detto di fare domanda anche in Comune. [estratto intervista] • gli Uffici Comunali … mi ha dato l’indicazione di andare giù all’Edilizia Abitativa e fare la domanda per avere le case del Comune (…) era una signora che era addetta agli immigrati, all’ufficio immigrati (…) [estratto intervista] • la stampa Von der Zeitung (…) hon i gelesen dass sie do Oltenwohnungen (bauen)… donn hon i des gonz glai so richtig verfolgt (…) [estratto intervista] • Caritas e Ipes … con la Caritas e poi bèh… sul giornale (…) e poi è stata proprio la Casa Migrantes, Caritas e Ipes e Comune insieme (…) hanno detto di fare domanda appunto per (...) [estratto intervista]. 4. L’esperienza degli anziani negli alloggi protetti La ricerca ha voluto cogliere l’esperienza degli anziani intervistati al fine di rilevare la rispondenza dell’ edificio e dei servizi offerti alle effettive necessità degli assegnatari. Le domande che hanno mosso la ricerca riguardano le positività e le criticità rispetto all’edificio, la disposizione degli appartamenti e degli spazi comuni, così come le positività e le criticità dei servizi offerti dal centro diurno. La ricerca ha indagato anche l’ aspetto della socializzazione fra i condomini e il reciproco sostegno, così come il pensiero degli intervistati riguardo a possibili attività di animazione all’ interno dell’ edificio. 2 “Piano Sociale Qualità della Vita”, Ilaria Riccioni, pp.63-68. 19 4.1. L’esperienza degli anziani inquilini degli alloggi protetti di Via Vintola Negli alloggi protetti di Via Vintola gli intervistati vivono tutti in un appartamento pensato per una sola persona. Solo un’anziana vive in un alloggio pensato per due persone, nel quale ora, dopo la morte del coniuge, vive da sola. Possiamo ora osservare le positività indicate dalle persone anziane intervistate riguardo agli elementi architettonici e strutturali degli alloggi: • l’adeguatezza della grandezza dell’appartamento per la maggior parte degli intervistati; • l’arredo parziale dell’appartamento; • la presenza e il buon funzionamento del riscaldamento; • la presenza dell’aria condizionata; • l’ampiezza della camera da letto; • il pavimento antiscivolo del bagno. Insomma io qua non posso lamentarmi di niente… lo vede anche lei cosa manca qua in questi alloggi? Non credo che manchi qualcosa? … di più non so cosa potrei avere (…) [estratto intervista] Non ci si può lamentare perché la casa è piccola, io non mi lamento perché la casa è piccola, anzi… va benissimo (…) [estratto intervista] … ho trovato anche … i mobili della cucina (…) almeno l’indispensabile, poi ho aggiunto qualcosa… già pronti, belli [estratto intervista] Per quanto riguarda invece le criticità presenti negli appartamenti, gli intervistati hanno indicato: • l’ampiezza insufficiente, nel momento in cui un inquilino dovesse avere una compagna o volesse ospitare i suoi figli o accudirne i nipoti; • gli appartamenti sono troppo poco isolati acusticamente; • gli appartamenti non hanno il balcone; • all’interno degli appartamenti non è presente un ripostiglio; • il bagno non ha finestra e non è dotato di bidet. Il pavimento del bagno è difficile da pulire. La doccia non ha il piano antiscivolo; • l’ampiezza insufficiente della doccia per garantire un buon comfort e l’impossibilità di accedervi con sedia a rotelle; • il rubinetto per aprire e chiudere l’acqua della lavatrice/lavastoviglie in alcuni appartamenti si trova sotto il piano da lavoro della cucina in un punto difficilmente raggiungibile: l’anziano deve chinarsi per raggiungere il rubinetto.;il posizionamento degli elettrodomestici e dei pensili cucina e la loro grandezza poco adatti a persone anziane. “… ma senta la scopa, la pattumiera me la devo mettere sotto il letto -dico- non c’è un buco per mettere le scope (…)” [estratto intervista] Bèh il bidet manca… si uno va a farsi il bagno, la doccia perché manca il bidet (…) è anche un po’ uno spreco di acqua e poi è anche..una doccia è impegnativa molto di più (…) [estratto intervista] … il frigo è troppo basso perché non è detto che tutti gli anziani siano piccoli. (…) [estratto intervista] Sarebbe da lì in su che io dovrei mettere i piatti… e come faccio? (…) [estratto intervista] 20 I hon do die Steckdosen do so nebnen Woschbecken (…) [estratto intervista] Gli alloggi protetti per anziani hanno a disposizione anche degli spazi comuni per i quali gli intervistati sono sostanzialmente d’accordo nell’indicarli come poco usati e come non ben organizzati: • Il giardino è usato molto poco dagli inquilini: a. gli anziani spiegano di non andare in giardino, perché anche gli altri inquilini non ci vanno e non vogliono ritrovarsi lì da soli; b. il giardino è accessibile dall’interno della struttura solamente dalla porta della sala, che però è aperta solamente durante gli orari di lavoro del centro diurno. Dopo le ore 17:00 di sera, quando il centro diurno chiude, così come nei finesettimana, anche la porta che porta al giardino è chiusa e il giardino è accessibile solamente dall’esterno della struttura. A molti anziani però da fastidio fare tutto il giro della casa per andare in giardino e quindi preferiscono non usarlo affatto. c. Per accedere al giardino dall’interno della struttura si deve passare per la saletta, nella quale l’equipe di operatori del centro diurno spesso fanno le riunioni. Molti anziani rinunciano allora a passare per andare in giardino per non creare disturbo. … il giardino (…) non lo usiamo… cosa vado giù a fare da sola? [estratto intervista] … la signora (…) ha dato la chiave a me per aprire la sala (…) tenere aperto dopo che loro erano andati via... Io per due anni l’ho tenuta la chiave… e scendevo quando volevo io (…) l’ho fatto per fare un piacere a tutti... la signora ha incominciato a brontolare perché io non mi alzo ad aprire alle 8 della mattina... di sabato e di domenica più che altro perché gli altri giorni era aperto (…) e lei ha fatto tanto che alla fine ho riconsegnato le chiavi e ho detto io non faccio questo servizio di portinaia gratis per di più e mi prendo anche parole (…) [estratto intervista] Tante volte fanno le riunioni il pomeriggio e io vado giù e poi vedo che loro sono dentro e io vado indietro. [estratto intervista] • Gli intervistati spiegano che la saletta al piano terra non è utilizzata dai condomini, perché a loro piace stare nelle proprie abitazioni quando si tratta di trovarsi o di fare una cena insieme. … quella sala lì non serve a niente (…) han detto che l’avrebbero fatta per noi per andare giù a mangiare. Ma non abbiamo bisogno, noi abbiamo le nostre cucine (…) se vogliamo socializzare andiamo su da una o un altra viene giù (…) [estratto intervista] 4.2. L’esperienza degli anziani inquilini degli alloggi protetti di Via C. Augusta Negli alloggi protetti di via C.Augusta gli anziani intervistati vivono tutti in un appartamento pensato per una sola persona. Un’anziana intervistata vive in un alloggio pensato per una famiglia, nel quale ora, dopo che i figli si sono trasferiti, vive da sola con il coniuge. Possiamo ora osservare le positività indicate dalle persone anziane intervistate riguardo agli elementi architettonici e strutturali degli alloggi: • l’adeguatezza della grandezza dell’appartamento per la maggior parte degli intervistati; • l’arredo parziale dell’appartamento; • c’è il balcone con una piccola veranda; 21 • la presenza e il buon funzionamento del riscaldamento; • l’ampiezza della camera da letto; • il bagno dotato di bidet. Io nel mio alloggio sto benissimo, mi piace. Sarebbe pensato per una persona ma ci si stava comodissimi in due (…) io sto bene lì (…)[estratto intervista] Ma io devo dire… ho trovato il mio paradiso… perché... c’è un’entrata con soggiorno, la cucina completa (…) ma grande… eh… c’ho un bagno che è più grande della camera da letto… e c’è tutti gli accessori... non manca niente... c’è un balcone bellissimo (…) [estratto intervista] Per quanto riguarda invece le criticità presenti negli appartamenti, gli intervistati hanno indicato: • non tutti i balconi si trovano sullo stesso livello: alcuni sono coperti dai balconi che si trovano ai piani superiori, altri invece no. L’inconveniente dei balconi scoperti è che si bagnano e così è facile sporcare l’appartamento quando si va fuori sul balcone. Un altro inconveniente dei balconi senza tettoia è che i condomini dei piani superiori vedono il balcone del piano inferiore, e quindi l’inquilino del piano inferiore si sente leso nella sua privacy; • i balconi sono per metà verandati. La veranda a detta degli intervistati è di poca utilità, visto che d’inverno risulta essere troppo fredda e d’estate troppo calda per accedervi. Inoltre non è possibile aprirne le finestre; • gli appartamenti sono troppo poco isolati acusticamente; • l’ampiezza insufficiente della doccia per garantire un buon comfort e l’impossibilità di farvi il bagno assistito; • la predisposizione della cucina con fornelli a gas; • gli scaffali della cucina per alcuni inquilini sono disposti troppo in alto; • n. 2 appartamenti nell’edificio degli alloggi protetti, che non rientrano nelle assegnazioni di alloggi protetti per anziani, sono predisposti per ospitare una famiglia con figli. Un’intervistata che vive in uno di questi appartamenti spiega che così grande l’appartamento è utile quando si hanno figli, ma quando i figli vanno fuori di casa l’appartamento diventa troppo grande, e il disbrigo dell’appartamento diventa troppo impegnativo. Mi entra l’acqua. Il fatto che non abbiamo, noi del 4. piano, riparo di sopra, perciò qualsiasi cosa vien giù dal cielo o da questi di sopra (…)[estratto intervista] … mettete un isolante… sull’appartamento (…) si sente tutto…gli sbadigli, i colpi di tosse, perfino io sento delle volte il tic dell’orologio (…) ti tocca sentire anche quello che non vorresti (…) [estratto intervista] … per fortuna- dico- che sono magra... la doccia… se io fossi una bella cicciona-, dico- io non ci starei (…) si fa fatica quasi a girarsi. [estratto intervista] Il gas... per cucinare (…) sa perché si può andare facilmente fuori di testa eh… ma anche se non sei fuori di testa… credi di averlo… io ancora ci sto attenta ma… può essere un attimo di distrazione e lasci aperto il gas. [estratto intervista] Gli scaffali sono un po’ alti (…) se tu metti la roba sopra all’ultimo scaffale… arrivederci… non la prendi più. [estratto intervista] Un’altra critica emerse riguarda alcuni aspetti nella disposizione degli spazi e si riferisce alla presenza di gradini nel tragitto per accedere ai garage. Quando usciamo dall’ascensore per andare… in garage… ci sono due porte… gradino gradino… se avessi la carrozzella non saprei come fare (…) [estratto intervista] 22 4.3. Il Centro diurno per anziani e i suoi servizi I servizi offerti dal Centro diurno per anziani di via C. Augusta e dal Centro diurno di via Vintola sono i medesimi, differiscono solo per il Servizio mensa per anziani che è presente solo in Via C. Augusta, in un locale all’interno dell’edificio degli alloggi protetti. La mensa offre il servizio pranzo ed è aperta sia agli inquilini sia agli anziani del quartiere. Per quanto riguarda entrambi i Centro diurni e i servizi da essi offerti alla persona, secondo il parere degli intervistati gli stessi sono molto frequentati da anziani che non vivono negli alloggi protetti e poco invece dagli inquilini di quest’ultimi. Dai dati messi a disposizione dalla responsabile del Centro diurno di Via Vintola, emerge che n. 7 inquilini frequentano il Centro diurno, di cui n. 1 persona viene tutte le settimane per l’igiene personale, n. 1 una volta al mese per il pedicure e le altre ogni 2/3 mesi sempre per il servizio pedicure. Al momento della ricerca n. 1 sola persona risulta usufruire dell’assistenza domiciliare, n. 1 persona riceve a pranzo i pasti a domicilio 5 giorni su 7. Dai dati presentati invece dalla responsabile del centro diurno degli alloggi protetti di via C. Augusta sono n. 3 gli inquilini che usano i servizi una volta ogni tanto, n.2 persone sono seguite con prestazioni di assistenza domiciliare, e il servizio pasti a domicilio viene usufruito da n. 1 inquilino tutti i giorni, mentre n. 2 persone fanno uso del servizio mensa. Dalle interviste effettuate sul campo, sono emerse molte similitudini nelle riflessioni fatte dagli intervistati di ambedue gli alloggi protetti a proposito della strutturazione e dell’organizzazione del Centro diurno per anziani e dei servizi da esso offerti: • entrambi gli edifici che ospitano gli alloggi protetti sono strutturati in modo tale che per accedere al Centro diurno, e in via C. Augusta anche al Servizio mensa, gli anziani esterni agli alloggi protetti alloggio entrano dal portone comune, e quindi hanno accesso anche alla zona degli appartamenti, non essendoci due entrate separate. Quest’aspetto è segnalato come negativo da molti anziani intervistati. Si no ma... abbiamo chiesto un cancello… che vangano dentro per mangiare o anche qua… (centro diurno) invece vengono tutti dal nostro portone... ma non è giusto (…) [estratto intervista] • la maggior parte degli intervistati di ambedue gli alloggi protetti non mostra interesse a fare uso dei servizi del Centro diurno: gli anziani spiegano di cercare di arrangiarsi nella gestione della casa e nella cura della propria persona come meglio possono e di ricorrere a servizi o aiuti solamente quando non ce la fanno a sopperire a un certo bisogno. Il servizio al quale molti degli intervistati ricorrono sono le pulizie di casa e il pedicure. Cerco di arrangiarmi anche per passare un po’ il tempo (…) [estratto intervista] Faccio il pedicure, una volta ero scivolata sul ghiaccio e mi ero fatta male al braccio allora non riuscivo a lavarmi i capelli allora ero andata giù a lavarmi i capelli (…) [estratto intervista] No, non serve perché mi faccio la doccia, non ho dolori, non ho problemi [estratto intervista] … fra poco farò richiesta di... una… mi basta anche una volta alla settimana fare i lavori un po’ più grossi perché mi accorgo che faccio fatica adesso capito... per via di questa artrosi al piede (…) [estratto intervista] 23 Veniamo a farci i piedi..si si perché io i piedi glieli facevo… dopo col diabete ho paura…che se taglio… se faccio... allora veniamo sempre qui… ogni due mesi (…) [estratto intervista] • a differenza degli alloggi protetti di via Vintola, quelli di Via C. Augusta hanno a disposizione al loro interno anche del servizio mensa al piano terra per il pranzo. La mensa è molto usata dagli anziani del quartiere, solo alcuni degli anziani degli alloggi protetti intervistati raccontano di farne uso o di averne fatto uso in passato, anche se non regolarmente e non tutti i giorni. Ma io vado tre giorni alla settimana perché il martedì e il giovedì (…) tengo aperto l’ufficio dell’Associazione Nazionale Italiana alle Leucemie (…) allora non faccio in tempo ad essere là per l’una (…) [estratto intervista] La mensa l’abbiamo fatta l’anno scorso, dopo si è stancato mio marito perché è tutto un altro mangiare… logico… allora la facciamo... magari più avanti… o aspettiamo 4-5 mesi e dopo rifacciamo un altro giro di dieci gironi (…) [estratto intervista] • coloro che fanno uso della mensa affermano di essere contenti della presenza del servizio, anche se alcuni si lamentano per la qualità del cibo e perché è frequentata da molta gente e quindi si deve spesso fare la fila per mangiare. È passabile… non c’è da dire… c’è sempre qualcuno dentro che “c’ero prima io…” le solite dispute di corvi (…)[estratto intervista] • coloro che non ne fanno affermano di essere comunque contenti dell’esistenza del servizio all’interno della struttura in una prospettiva futura nella quale on sarà più in grado di cucinare da solo. … io sono autosufficiente, il mangiare me lo faccio e cambio tutti i giorni no... per il momento... dopo quando… se mi capita qualcosa, allora vengo giù che è comodo (…) [estratto intervista] Nonostante gli intervistati raccontino di non fare uso dei servizi offerti dal Centro diurno, o di farne solo sporadicamente, la maggior parte degli intervistati di entrambi gli alloggi protetti ribadisce l’importanza dell’esistenza di questi servizi per le persone anziane che ne hanno bisogno, soprattutto quando non sono più in grado di svolgere alcune pratiche di cura della propria persona e della casa, e anche per loro stessi quando in futuro non godranno più dell’autosufficienza attuale. Qua c’è tutto. La mensa… è comoda… c’è l’ambulatorio… no no apposto qui, mi andrà bene di sicuro anche più avanti si… servizi ci sono io mi sento a posto. [estratto intervista] … sotto c’è anche… la mensa se uno vuole... questo è molto importante… per me… perché (…) un giorno che non dovesse andare (…) può andare giù a mangiare... importante che ci siano questi servizi, che ci sia il bagno (…) [estratto intervista] • tra gli anziani intervistati degli alloggi protetti di Via Vintola è emersa la critica legata al fatto che il fine settimana non è possibile accedere a questi servizi, essendo il centro diurno chiuso: una persona che però ha bisogno di assistenza per la cura della propria persona ha bisogno di assistenza anche il finesettimana. … la signorina è su tutti i giorni... anche perché lei (…) fa fatica a lavarsi e vestirsi... ha bisogno proprio d’aiuto (…) però sabato e domenica… niente (…)[estratto intervista] • in entrambi gli alloggi protetti alcuni intervistati criticano il fatto che i servizi offerti dal centro diurno sono a pagamento e che il loro costo è elevato. In pochi 24 mostrano di essere informati della possibilità di poter fare agevolazione dei costi per accedere ai servizi del centro diurno. richiesta di … abbiamo tutto a pagamento (…) sia per lavare, stirare, fare il bagno, pedicure… che loro vengano da me per lavarmi (…) [estratto intervista] Ho sentito che tanti non vanno (…) perché hanno aumentato no… ma questo non è giusto (…) ho detto... si... bravi a fare i prezzi ma secondo i loro stipendi, non secondo le pensioni. [estratto intervista] • in generale è emerso che molti degli anziani intervistati, in particolare degli alloggi protetti di Via Vintola, percepiscono che il Centro diurno sia una cosa a parte, separata da quello che sono gli alloggi protetti per anziani e non lo vedono come un’occasione per avere servizi socio-assistenziali o per stare in compagnia. … loro sono dipendenti di un'altra società… non hanno niente a che vedere con noi… noi siamo inquilini e dobbiamo rispondere in via Lancia di tutto (…)[estratto intervista] • gli intervistati di entrambi gli alloggi protetti comunque spiegano che gli operatori del Centro diurno sono un punto di riferimento molto importante, al quale si rivolgono in diverse occasioni: Mio figlio mi tiene mio figlio… due volte al mese viene una signora per le pulizie (…) Poi fino (…) a settembre io giù andavo a farmi i capelli, il bagno, i piedi… e allora dopo mio figlio ha fatto la domanda per avere un po’ come di accudimento in casa e tutto. E loro hanno detto “noi vi possiamo dare solo un’ora e mezza al lunedì, un'ora e mezza al giovedì” eh... per uscire un’oretta a camminare un po’, si viene una signorina giù e mi porta a camminare alle tre di pomeriggio (…) mi porta un po’ in chiesa (…) poi martedì (…) viene un'altra signorina mi fa la doccia. Poi oggi è venerdì vado giù… mi fanno il bagno… i capelli, i piedi diciamo mi... però da ottobre ad adesso non pago più… no perché (…) dov’è stata fatta la domanda hanno dato l’incarico a loro che mi possono fare senza… e loro mi danno questi buoni qua… si e così sto bene. [estratto intervista] Una signora che vive negli alloggi protetti con il marito non autosufficiente spiega di sentirsi al sicuro per quanto riguarda la gestione del coniuge, poiché gli operatori del centro diurno sono sempre disponibili a dare supporto e aiuto in caso di necessità: Per darmi il cambio magari se devo stare via mezza giornata perché devo andare a fare una visita o così, o mia nipote o mio figlio (…) poi se magari dovessi sentirmi presa per il collo, scendo (…) io trovo aiuto qua (…) [estratto intervista] 4.4. La socializzazione e l’aiuto fra i condomini Dalle interviste sul campo emerge in maniera chiara che gli anziani di tutti e due gli edifici che ospitano gli alloggi protetti hanno difficoltà a socializzare tra di loro: essi riferiscono che i contatti e le relazioni sociali sono spesso sporadici e superficiali e si limitano al saluto in ascensore o sul portone di casa. … quando la vedo allora ciao così ma se no… e gli altri si e no… dicono buon giorno [estratto intervista] No… spariscono come entrano… shò… via (…) [estratto intervista] Gli anziani intervistati negli alloggi protetti di Via Vintola fanno risalire le cause della mancata socializzazione a: 25 • problemi linguistici: alcune persone non sanno parlare in lingua italiana, altre non sanno parlare in lingua tedesca, così la comunicazione risulta difficile se non pressoché impossibile; • alla preferenza di anziani per la quiete e per stare per conto proprio; • al mancato affiatamento tra gli inquilini; • all’età, al carattere, allo stato di salute e alle abitudini un po’ particolari di alcuni anziani, per cui risulta difficile avvicinarsi; … io il tedesco non lo parlo… è difficile imparare il tedesco (…) è difficile poi… voler… far parlare in italiano uno che sa solo il tedesco o sa poco l’italiano…non c’è più la possibilità di (…) (un) rapporto anche amichevole che potrebbe esserci (…) [estratto intervista] … ognuno vuole stare per conto suo (…) loro hanno preso questa casa proprio come nido sa… sono anziani e non vogliono… come dire… hanno paura di avere un intruso in casa (…) sono anche molto diffidenti (…) [estratto intervista] … qui ce n’è un'altra (…) anche quella è… inavvicinabile (…) è prepotente è di comando (…) io la saluto per educazione perché lei è più anziana di me ma lei non mi risponde (…) lei per me non sa stare in società (…) [estratto intervista] Ecco questo è un esempio di che abitanti abbiamo qui: l’altro ometto è sempre lì che brontola… (…) la scambia magari anche per un'altra… perché difficilmente ti riconosce ora (…) l’altra va a lavorare (…) l’altro che sbatte e non era lui… (…) [estratto intervista] Qui le persone sono tutte insomma non si può dire né carine né… sa non parlano (…) con le altre signore (…) buon giorno- buona sera… sono proprio loro così (…) assolutamente non c’è comunicazione (…) [estratto intervista] Gli anziani intervistati negli alloggi protetti di Via C. Augusta fanno invece risalire le cause della mancata socializzazione al fatto che: • molti anziani sono diffidenti; • qualche anziano è assistito dai figli e non è autosufficiente al punto da poter socializzare. …siccome ci sono tante persone che sono assistite dai figli, non sono in grado di avere, e poi gli anziani sono proprio diffidenti, non hanno questa cosa di mettersi in gioco (…) [estratto intervista] • loro stessi non vogliono socializzare con i condomini: per paura che vengano fuori pettegolezzi, per il desiderio di trovarsi con persone diverse da quelle che abitano nella stessa casa, a causa del carattere introverso per cui trovano difficoltà a parlare con persone estranee, alla mancanza di affiatamento e di condivisione fra i condomini, alle controversie e ai conflitti di interesse fra i condomini. … loro vorrebbero anche attaccare bottone e sapere qui e là ma io sono tipo… che di bottone ne ho già abbastanza dei miei. … ma da solo sto bene... non c’ho problemi di nessun genere e non sento neanche il bisogno di… io al massimo vado al bar, bevo il caffè… leggo il giornale e poi torno a casa. [estratto intervista] … saluto, rispetto e così (…) non ho l’abitudine di andare nelle case o che vengano loro… magari nascono chiacchiere “e questo ha detto- quello ha detto” (…) ognuno a casa sua... son fatta così. [estratto intervista] Dalle interviste in entrambi gli alloggi protetti è emerso che il momento nel quale per alcuni è stato possibile legare con gli altri inquilini è stato quello del trasferimento e del 26 primo ingresso negli alloggi, quando poi però questi sono venuti a mancare, non sono più riusciti a legare con gli inquilini nuovi. Si c’erano due sorelle (...) una è morta adesso (…) veniva qui a trovarla quasi tutti i giorni (…) adesso lei, da quando è mancata la signora (...) si è sentita un po’ isolata qua (...) lei non è una... che fa così amicizia facilmente… sempre stata una piuttosto selettiva (…) e quindi sta nel suo nido (…) [estratto intervista] Alcuni anziani intervistati spiegano poi che essendo autosufficienti e quindi in grado di muoversi in autonomia e di uscire da soli di casa, trovano occasione di socializzare con gli operatori del Centro diurno e all’esterno con parenti, amici e conoscenti. Io ho tante amiche non per casa... son sincera… no no… fuori in bar ci si incontra… io sono molto socievole noi ci incontriamo (…) ecco abbiamo fuori da qui… qui dove vado a socializzare… con chi? [estratto intervista] Von de wos do wohnen eigentlich wianiger… weil viele, die oanen gian net aus, die oanen des net… ober sogmor von drüben do und von de wos do (…) wohnen, Vintlerstroß.. de wosn die IPEAwohnungen hobn, sem kenn i zwoa-drei (…) und wenn mon schun so long do isch donn kennt mon die Gegend und die Leit (…) [estratto intervista] Dalle interviste fatte alle persone la cui autosufficienza è ridotta e che quindi hanno meno possibilità di uscire in autonomia, o che hanno il coniuge non più autosufficiente, è emerso un sentimento che pare essere quello della solitudine. Chi ha familiari e parenti vicino, a detta degli intervistati, riesce parzialmente a sopperire a tale sentimento, ma comunque il fatto di non riuscire a muoversi in autonomia al di fuori della propria abitazione crea un senso di esclusione sociale. Oh ma io sto sempre qua, sono io e la televisione. … e così per grazia di Dio sto bella sola (…) [estratto intervista] Nonostante socializzino poco fra di loro, la maggior parte degli anziani intervistati di ambedue gli alloggi dichiara di avere un condomino di riferimento in caso di necessità e di offrire il proprio aiuto a condomini che ne hanno bisogno, e racconta di qualche episodio nel quale qualche inquilino ha avuto bisogno di aiuto e nei quali si sono resi disponibili ad aiutarlo o nei quali hanno ricevuto loro stessi aiuto da un condomino. Tante volte lei mi bussa e dice “(nome) hai bisogno...” si si lei è l’unica. [estratto intervista] Sischt wenn sie lai so mitn Fernseheinscholten oder wegnen Strom sem hot sie mit der Lompen de hin gworden isch... donn bin i zerscht oingongen donn isch olls in Ordnung gwesen donn bin i aun gongen und hon i ihr eben in Ding eini, weil i hon gwisst von mir wenn a Lomp hin werd donn hauts in Automat ausi, donn hon i ihr im Kastel hon is ihr gezoagt… sie isch 92... nor isch boll. I denk mir… i woass a net wia i wer(…) [estratto intervista] Io penso anche a un minimo di aiuto locale fra condomini… se uno ha bisogno… dice un attimo… sto male… io penso che si fa qualcosa… (…) e se no chiamo il 118 direttamente… se poi sto male male che… pazienza (…) se qualcuno chiama me lo aiuto (…) [estratto intervista] 27 4.5. L’attività di animazione Gli intervistati degli alloggi protetti di Via Vintola raccontano che il Centro diurno per anziani offre all´interno della struttura la possibilità ai condomini e agli anziani del rione di fare attività ludiche e di animazione. Gli intervistati spiegano però di non partecipare a tali attività: • una volta la settimana un gruppo di signori gioca a carte. Gli intervistati spiegano di non partecipare a tale attività per motivi linguistici, il gruppo parla in tedesco e molti anziani non sanno parlare in tedesco, e perché percepiscono il gruppo come un gruppo chiuso e quindi non aperto a nuovi giocatori; • in passato sono state svolte anche altre attività come il gioco della tombola, alle quali partecipavano anche anziani del rione, ma ora non vengono più svolte per mancanza di partecipazione; • quando vengono organizzate delle feste, partecipano molti anziani del rione, ma sono pochi gli inquilini che vi partecipano, comunque la festa è vista dagli intervistati come un momento importante; • poca è la partecipazione da parte degli intervistati alle attività ginniche organizzate; Qui sotto prima si giocava un po’ la tombola… ed io scendevo (…) eravamo sette otto signore che venivano da fuori… poi dopo non son più venute perché sono andate con la chiesa (…) [estratto intervista] … anche quando c’è Natale così si va giù in tre a fare festa. [estratto intervista] Anche gli intervistati degli alloggi protetti di via C. Augusta raccontano che il Centro diurno per anziani offre ai condomini e agli anziani del quartiere qualche attività di animazione e alcuni spiegano di parteciparvi volentieri: Si è stata fatta, ti ricordi la festa che io… lei voleva che venissi anche io ma io lavoravo quel pomeriggio non potevo… allora non sei venuta? Si sei venuta... che c’erano dei dolci della musica (…) [estratto intervista] …mi hanno chiesto se andavo dai bambini dell’asilo a vedere i lavoretti e insegnarci... issi sono già andata due tre volte (…) [estratto intervista] La maggior parte degli intervistati di entrambe gli alloggi spiega di non aspettarsi che nella struttura si svolgano attività di animazione, perché preferiscono la quiete e la tranquillità, o perché svolgono loro stessi varie attività di tempo libero, qualcuno anche di volontariato, o di aiuto a parenti o accudimento dei nipoti, o perché godono spesso della compagnia dei propri familiari. Zwoa mol die Woch fohr i a Völs aufi a jetzt und tua ihr bügeln… awian auramen, die Letze kimmt donn von do Schual hoam… richt i in Mittogtisch (…) oamol die Woche geah i Wossergymnastik (...) nor hon i a Kollegin drüben a donn giamor zusommen Kaffeetrinken (…) Na na i bin olm aufn Weg (…) i woaß olm wos tian (…).[estratto intervista] Io ho detto alle feste da ballo che facevano una volta… non abbiatevene a male ma io non vengo (…) anche perché io ormai quelle cose… feste di… mi danno solo fastidio e basta… io sono anziana e… sono vedova… e ho avuto tanti dispiaceri (…) [estratto intervista] Si feste (…) ma mi sembra… son già vecchio io… in mezzo a ste donne qua mi sembra di essere Matusalemme. Chi 90 chi 80 chi 85… ci vuole un po’ di gioventù... allora si… [estratto intervista] 28 Qualche persona anziana intervistata degli alloggi di V.Vintola spiega che gli piacerebbe che fossero organizzate maggiori opportunità di animazione e di socializzazione all’interno della struttura, visto che o per motivi di parziale non autosufficienza trova molto difficile raggiungere luoghi di svago, o perché ha pochi contatti con parenti o persone al di fuori della struttura. … è più bello avere un po’ di amicizia (…) caspita eh ma come faccio a camminare… io non posso andare a casa delle signore [estratto intervista] Quando vengono organizzate delle feste, a detta degli intervistati di Via C. Augusta, partecipano molti anziani del rione, ma sono pochi gli inquilini che vi partecipano, anche se comunque vedono le attività di animazione e socializzazione come momenti importanti sia per gli inquilini, che per gli anziani del rione. Ma anche organizzare una gita come fanno tanti (…) (giocare a) carte (…) sarebbe bello perché… uno perde un paio d’ore qua… invece di stare sempre sopra (…) [estratto intervista] … han fatto una grigliata quest’estate ho detto “mamma se vuoi vengo giù anche io, andiamo giù”... “no no no no” lei non vuole (…) e anche quando fanno le feste… non è mai stata... è proprio così di carattere (…) [estratto intervista] 4.6. La sicurezza La maggior parte degli intervistati di ambedue gli alloggi protetti per anziani dichiarano di sentirsi al sicuro nell’alloggio protetto per quanto riguarda il livello di assistenza, anche ragionando in una prospettiva futura nella quale non saranno più autosufficienti in molte cose: spiegano che quando hanno bisogno di aiuto si possono rivolgere ad alcuni condomini, ma soprattutto agli operatori del Centro diurno. Il Centro diurno per anziani offre un servizio di controllo della salute giornaliero, inoltre offre numerosi servizi di assistenza e di cura alla persona, che permettono anche a una persona parzialmente autosufficiente di vivere all’interno degli alloggi. In genere gli intervistati di entrambi gli alloggi si sentono al sicuro anche rispetto a eventuali intrusioni nel proprio appartamento, anche se una criticità viene individuata nel fatto che ci sia un'unica porta d’entrata, usata sia dai condomini che da persone che frequentano il Centro diurno, che permette quindi l’accesso sia al Centro diurno che alla zona degli appartamenti. In particolare negli alloggi protetti di Via Vintola, alcuni intervistati si lamentano per il fatto che a loro avviso estranei possono accedere facilmente nel giardino della struttura dalla strada. Infine un punto critico comune riguardante la sicurezza è la mancanza del videocitofono, per potere vedere chi suona alla porta dell’edificio. Sicuro sicuro… cosa c’è d’aver paura? Terremoto?… nono… (…) c’è (il centro diurno) sotto che veramente ci aiutano perché… se due giorni non passo là vengono a suonare e tutto no… il centro anziani sotto è veramente eccezionale (…) [estratto intervista] Non ho paura di niente (…) dormivo tante volte con la porta d’entrata aperta (…) e mi succede anche adesso a volte (…) ma secondo me non c’è proprio niente d’aver paura in questa casa assolutamente [estratto intervista] … si riesce a entrare da quel cancelletto di legno che c’è fuori (per accedere al giardino dalla strada) vengono dentro e possono anche scassare qualcosa se non trovano niente le pare no… o se trovano il sistema che vedono che è aperto… vede ben che dormono dappertutto… lì è bello comodo dormire in giardino (…) [estratto intervista] 29 4.7. La gestione delle strutture e della manutenzione Dalle interviste condotte, emerge che gli anziani inquilini degli alloggi protetti non sanno come muoversi e a chi rivolgersi quando si trovano ad affrontare problemi di manutenzione ordinaria o straordinaria, che insorgono sia nel proprio appartamento che negli spazi comuni della struttura. Un problema frequente registrato è la difficoltà di comunicazione con gli uffici comunali, la troppa burocrazia, la mancanza di comunicazione con i tecnici e gli addetti ai lavori, che spesso non rispettano gli appuntamenti dati agli anziani o talvolta non eseguono i lavori di manutenzione ordinaria o straordinaria concordati. … la manutenzione qui è un problema serio (…) insomma sono anziani... cosa devono fare (…) diceva ma come ha preso l’appuntamento non è venuto (…) due volte è stata qui ad aspettare tutto il giorno (…) [estratto intervista] … sono venuti un paio di volte l’architetto (nome) ecco, si fanno vedere ogni tanto e poi non li si vede più (…) [estratto intervista] … dici tu un reclamo o qualcosa (…) “parli coll’architetto” e parlato coll’architetto “parli col geometra” io mi son stufata (…) e basta (…) ognuno scarica… sugli altri (…) [estratto intervista] Un problema serio sollevato da alcuni intervistati degli alloggi protetti di Via C. Augusta è che quando un appartamento si libera, questo viene ristrutturato. I lavori di ristrutturazione risultano molto fastidiosi, ai limiti della sopportazione per gli inquilini che vi abitano intorno. Dopo tutto quella confusione che c’è stata… qua… guardi quello che ho passato… non lo auguro a un cane guardi... perché qui sopra… hanno sventrato tutto l’appartamento (…) hanno buttato giù i muri, hanno preso su tutti i… pavimenti… c’era compressore che andava dalla mattina alla sera… per 15 giorni, se non avessi avuto loro (le figlie) che mi ospitavano (…) da impazzire (…) [estratto intervista] Un altro problema elencato da alcuni intervistati di Via Vintola riguarda la presenza all’ultimo piano dell’edificio di uno spazio usato da alcuni intervistati come terrazzino in estate. A loro avviso, tale spazio é soggetto alle intemperie e si sta rovinando. … non hanno coperto la terrazza e le mattonelle iniziano a rompersi (…) poi quando piove la porta (…) si è gonfiata (…) [estratto intervista] Un altro punto critico rilevato negli alloggi di Via Vintola è, secondo alcuni degli intervistati, che gli appartamenti che si trovano sullo stesso piano utilizzano lo stesso impianto elettrico: dunque quando stacca la corrente nel suo appartamento, stacca la corrente anche agli appartamenti che si trovano sullo stesso piano. Inoltre nel giroscale le lampadine sono soggette a facile rottura. … qua se parte una lampadina ne partono tre o appunto uno stacca la corrente e così non va… è tutto fatto male (…) a me è andata via la signora di là che se n’è andata… e da me e da (nome) non andava più l’aria condizionata. [estratto intervista] In via C. Augusta alcuni anziani intervistati segnalano che le loro cantine non sono agibili. In cantina non si può mettere niente perché c’è un odore di muffa che... cioè di pipì... è bagnato (…) ci vorrebbe un po’ più di manutenzione ecco questo è il discorso.(…) [estratto intervista] 30 Mentre per l’affitto da pagare, visto che è in base al reddito, gli intervistati si dicono soddisfatti, alcuni si lamentano per le spese condominiali che a loro avviso sono troppo alte. Alcuni si lamentano di spese aggiuntive dovute, a loro avviso, al fatto che gli impianti non funzionano, dovute, in Via Vintola, al fatto che il giardino non è usato dai condomini, dovute, in via C. Augusta, alla presenza di molti appartamenti vuoti. … in base al reddito pago eh non mi lamento… sono cifre che nei confronti dei privati che oltre tutto non sono appartamenti messi così bene [estratto intervista] Noi abbiamo spese, ma perché sono stati fatti male gli impianti (…) se si incanta questo relè o come cavolo si chiama mi va anche 24 ore al giorno la luce in cantina (…) sono difetti costosi se vogliamo alla fine dell’anno (…) [estratto intervista] …Perché tutte ste luci dobbiamo pagarle noi, sulle scale vengono dentro a mangiare anche a mezzo giorno accendono la luce (…) [estratto intervista] 5. Consigli utili per la progettazione di nuovi alloggi protetti per anziani Gli anziani intervistati hanno aderito alla proposta di indicare possibili suggerimenti per la progettazione, la costruzione e la gestione di futuri alloggi protetti per anziani sul territorio della città. I suggerimenti riguardano l’appartamento, gli spazi comuni e la tipologia e la gestione dei servizi all’anziano. 5.1. L’appartamento Gli anziani sono concordi nell’indicare la seguente composizione ideale di un alloggio protetto per anziani, pensato per ospitare un anziano solo oppure una coppia di anziani: • entrata • stanza da letto • soggiorno • cucina abitabile, possibilmente in una stanza a parte • bagno • ripostiglio • balcone con vista libera • una stanza in più Passando in rassegna uno a uno gli spazi dell’appartamento, gli intervistati suggeriscono che: la cucina sia abitabile e si trovi in un locale separato: la cucina dovrebbe essere disposta tutta lungo una singola parete, in modo che tutte le sue componenti possano essere facilmente raggiungibili. Il mobilio della cucina deve essere disposto a un’altezza tale da risultare completamente a portata di mano dell’anziano senza l’ausilio di sgabelli. Gli elettrodomestici dovrebbero essere commisurati alle necessità di n. 1 persona e i fornelli della cucina dovrebbero essere elettrici e non a gas. Infine i vari attacchi dell’acqua dovrebbero essere disposti a un’altezza e in un luogo ben visibile e facilmente raggiungibile dall’anziano, e le prese elettriche dovrebbero essere predisposte sopra il piano da lavoro e lontane dal lavello. Per essere una casa protetta... secondo me (…) prima di tutto non deve esserci il gas… perché delle persone anziane adesso lei c’è con la testa ed è brava ma… capisce tutto ed è ancora lucidissima anzi... più lucida ancora di me… però voglio dire (…) [estratto intervista] il bagno sia spazioso e finestrato, in modo da potersi muovere liberamente anche con la sedia a rotelle e da poter stendere la biancheria. Le piastrelle dovrebbero essere antiscivolo e allo stesso tempo risultare semplici da pulire. Nel bagno dovrebbero essere presenti il WC, un bidet, una doccia con seduta all’interno e maniglioni di sicurezza e 31 un lavandino con un mobiletto. La doccia dovrebbe essere sufficientemente grande per potersi sedere comodamente sulla seduta interna e per avere sufficiente spazio per muoversi. Inoltre dovrebbe essere predisposto in modo tale da permettere di fare il bagno assistito. Secondo alcuni anziani intervistati in un alloggio protetto per anziani occorre predisporre una cameretta piccola in più, che può servire per esempio come spazio per riporre i mobili e gli oggetti dell’appartamento originario, a un nonno o una nonna per avere uno spazio per poter tenere i nipoti, a un padre o una madre per ospitare i figli, all’anziano non più autosufficiente per ospitare una badante. Dovrebbero fare una stanzetta in più… perché le persone anziane quando arriva quel momento che non… non ce la fai più da sola… due son le cose… o ti prendi la badante... o vai in casa di riposo… che c’è una lista lunga come non so che cosa (…) [estratto intervista] La maggior parte degli anziani ribadisce l’importanza di avere un balcone nel proprio appartamento. Il balcone deve però avere una copertura data dai balconi dei piani superiori o da una tettoia appositamente predisposta, in modo da ripararlo dalla pioggia, dal sole, e per garantire una maggiore privacy. Se predisposta anche una veranda, essa deve avere vetri che si possono aprire e che sono facilmente raggiungibili dall’anziano per poterli pulire. Consiglierei di fare dei terrazzini (…) perché l’anziano ha bisogno secondo me no… già parlano poco, escono poco, se poi rimangono anche a casa, almeno se c’hanno un terrazzino per andare fuori (…) [estratto intervista] Molti intervistati convergono sulla necessità di avere un ripostiglio nell’appartamento. … la scopa, la pattumiera me la devo mettere sotto il letto dico non c’è un buco per mettere le scope, in un’abitazione… anche piccolo ma…ci vuole…” [estratto intervista] Le vetrate dell’abitazione dovrebbero essere predisposte a un’altezza tale da poter garantire all’anziano una facile pulizia, e dovrebbero avere delle tapparelle. All’interno dell’appartamento e per accedere allo stesso è necessario il non aver dislivelli o gradini, in modo che anche un anziano che fa fatica a camminare o una persona in sedia a rotelle possa muoversi liberamente. Gli appartamenti dovrebbero essere tutti allestiti con una porta blindata. Molti anziani suggeriscono di predisporre gli appartamenti in modo che ogni appartamento abbia il suo impianto elettrico autonomo. Per alcuni intervistati avere l’aria condizionata all’interno degli appartamenti è molto comodo in estate. Alcuni suggeriscono di mettere il centralino del riscaldamento lontano dalla stufa elettrica. Per non sentire o perlomeno ridurre l’inquinamento acustico derivante dagli appartamenti vicini, dal centro diurno e dal di fuori della struttura gli intervistati suggeriscono di isolare bene le pareti e le finestre degli appartamenti. Molti anziani intervistati suggeriscono di predisporre un videocitofono a uso degli inquilini, in modo da evitare di aprire a dei malintenzionati. 32 5.2. L’edificio: la destinazione degli appartamenti e gli spazi comuni Dalla maggior parte delle interviste si evincono coma elementi comuni e condivisi il bisogno e il desiderio di tranquillità e di quiete dell’anziano. Per questo motivo in molti suggeriscono di predisporre negli edifici adibiti come alloggi protetti per anziani solo appartamenti per persone anziane sole o per coppie di persone anziane. Solo pochi intervistati suggeriscono di predisporre anche alloggi per famiglie con figli, ma sottolineano però l’importanza del rispetto delle regole per garantire la tranquillità agli inquilini. I due appartamenti grandi logicamente sono stati dati a una famiglia più numerosa (…) quello che non ho patito… senza educazione, il casino (…) tutti i giorni dalla mattina alla sera (…) 7 figli tutti sposati tutti nipoti (…) arrivavano la mattina verso le 8 e andavano via anche a mezza notte, poi si mettevano a fare rumori… (…) ho avuto delle crisi di panico (…) Questa è una mezza casa di riposo (…) non si può mettere una famiglia numerosa sopra una persona anziana magari anche ammalata (…) [estratto intervista] L’edificio di un alloggio protetto per anziani deve essere composto da un’entrata con porta blindata che dia accesso alla zona degli appartamenti degli anziani e da una seconda entrata separata che dia accesso solamente ai locali del Centro diurno per anziani. Da alcune interviste, emerge il suggerimento di predisporre solo una piccola saletta comune, per avere la possibilità di riunire gli inquilini con altri anziani del rione tramite attività ludiche, di animazione e di socializzazione. Questa saletta potrebbe essere anche usato come luogo in cui gli inquilini possono ricevere eventualmente visite. Alcuni intervistati non vedono invece come necessaria la saletta comune e spiegano che comunque non viene usata dagli inquilini o dagli anziani del rione, visto che sono solo in pochi che partecipano ad attività di animazione e socializzazione Non serve una sala così grande. Avevano forse idea (…) di istituire cene e di… ma noi non abbiamo bisogno di questo (…) se questi anziani sono venuti qua è perché vogliono la loro privacy. Se no andavano in casa di riposo (…) [estratto intervista] Il Centro diurno per anziani viene visto come un punto di offerta di servizi molto utile per gli anziani non più autosufficienti o solo parzialmente autosufficienti e si sono raccolti i suggerimenti di realizzarne sempre uno all’interno dell’edificio degli alloggi protetti per anziani, oppure nelle immediate vicinanze. Un’alternativa suggerita sono le prestazioni a domicilio. Un altro suggerimento dato da molte persone intervistate è quello di predisporre un piccolo poliambulatorio per gli anziani bisognosi di prestazioni sanitarie semplici: medicazioni, iniezioni, analisi del sangue, misurazione della pressione. Per quanto riguarda gli spazi all’aperto, è emersa l’indicazione di predisporre un giardino accessibile solamente dall’interno dell’edificio a qualsiasi ora del giorno e della notte, senza per questo mettere in pericolo la sicurezza dell’edificio dall’invasione di estranei. In alternativa al giardino suggeriscono di predisporre un terrazzo /un giardino d’inverno al piano superiore dell’edificio. Secondo me il giardino non serve a niente. Serve di più il Wintergarten per noi donne che andiamo su a stendere (…) sarebbe bellissimo (…) [estratto intervista] Se poi li dessero anche la possibilità di farsi un caffè e portarselo fuori non sarebbe male. [estratto intervista] 33 … una parete in modo che (…) quando loro fanno le riunioni che noi non disturbassimo loro o viceversa. [estratto intervista] Molti anziani suggeriscono di predisporre un garage per la macchina e una cantina, di cui l’inquilino può fare uso su richiesta. Molti anziani, con particolare riferimento a coloro che abitano in Via C. Augusta, sottolineano l’importanza che la strada di accesso all’edificio sia ben illuminata e spianata, senza buche o dislivelli. Nei vari spazi della struttura e per accedere ai vari spazi della struttura suggeriscono di eliminare barriere, quali dislivelli o gradini. La struttura dovrebbe essere servita da un grande ascensore. L’aria condizionata, autonomamente regolabile, nei vari locali della struttura è molto gradita dalla maggior parte degli intervistati e quindi ne suggeriscono sempre la presenza. 5.3. Tipologia e gestione dei servizi all’anziano Dalla ricerca condotta sul campo emerge il forte desiderio di avere negli alloggi protetti per anziani una persona di riferimento, alla quale potersi rivolgere ad esempio per problematiche riguardanti la manutenzione ordinaria e straordinaria dell’appartamento, dell’edificio, o quando un inquilino non si sente bene e ha bisogno di essere soccorso, o ancora per sbrigare faccende burocratiche di vario genere, come aiuto nell’interazione con gli uffici pubblici, come vigilante delle regole condominiali. Gli intervistati trovano generalmente soddisfacimento ai propri bisogni quando si rivolgono al personale del Centro diurno per anziani, spiegano però di essere in difficoltà a chiedere sempre a loro il necessario supporto, perché pensano che non sia questa la loro mansione e tenuto conto che li vedono sempre molto indaffarati con gli utenti esterni del centro. Il desiderio è quello di avere una persona di riferimento che viva in uno degli appartamenti dell’edificio, anche insieme alla sua famiglia, al quale potersi riferire anche negli orari di chiusura del Centro diurno, dunque dopo le ore 17.00, durante la notte per i casi di emergenza e nei fine-settimana. Alcune persone anziane intervistate fanno presente che questa persona di riferimento non dovrebbe necessariamente vivere in un appartamento dell’edificio degli alloggi protetti: il supporto potrebbe essere dato attraverso un ufficio con appositi orari di dalla disponibilità aggiunta dagli operatori del Centro diurno attraverso una reperibilità telefonica 24 ore su 24 per i casi di emergenza. L’attuale servizio di controllo giornaliero effettuato da parte degli operatori del Centro diurno o da un’altra persona di riferimento, in cui ogni giorno un incaricato suona alla porta dell’inquilino per controllare che stia bene, è accettato solo da alcuni anziani, mentre altri non sentono di averne bisogno e preferiscono che tale controllo non sia fatto. Alcuni intervistati suggeriscono che la persona di riferimento abbia anche la funzione di amministratore cui potersi rivolgere in caso di problemi con gli inquilini dell’alloggio protetto o con i vicini. … mir hobn von niamands a Telefonnummer und gor nichts (…) Samstag- Sonntag wen ruaft mon denn do on wenn amol eppes isch (…) dass mon jemond onruafen konn und donn jemond kimmt und unten einer in der Wohnung schaugt (…) [estratto intervista] Eh… essendo casa protetta io penso che ci sia una persona... (…) si pensa di avere un punto di riferimento… notturno può succedere… di sabato e di domenica… perché lunedì fino a venerdì grazie a Dio abbiamo la signora (…) non che pretendo che ci sia un custode a mia disposizione… però se mi succede che ho bisogno di un aiuto di un uomo … magari a una certa ora chiedo se può venire a vedere… ecco magari lui dice “ si signora domani a data ora vengo… mi dica cos’ha”. [estratto intervista] 34 … noi non possiamo andare giù dai servizi sociali perché loro hanno il loro lavoro da fare… che non è questo… ma quando c’è qualcosa che non va… allora una persona di riferimento ci deve essere (…) e dovrebbe essere nella casa (…) magari andare lì, dire guardi c’è questo e quello che non funziona… magari allora la persona dice va bèh questo ti devi arrangiare tu, l’altro lo facciamo noi (…) [estratto intervista] Un altro suggerimento dato da molti intervistati, è il predisporre un piccolo poliambulatorio in cui offrire agli anziani bisognosi servizi per esempio di medicazioni di vario tipo, punture, per fare le analisi, iniezioni e per misurare la pressione. Il poliambulatorio potrebbe avere aperture a orari fissi. Un ulteriore servizio proposto da alcuni anziani è il ritiro dal medico di base di prescrizioni e consegna all’anziano di medicinali. … qua manca un servizio sanitario (…) tante volte hanno da fare una medicazione gli anziani (…) o hanno fatto una puntura bisogna disinfettarli, le iniezioni, una medicazione all’occhio tante volte o mettere delle gocce.(…) Ce n’è di infermiere (…) mettono lì (…) a orari, che ne so dalle 10 alle 12 o dalle 4 alle 5 quel che è no (…) [estratto intervista] Ecco anche questo servizio sarebbe un servizio da fare tipo (…) che vanno dal medico a prendere l’impegnativa (…) o vanno a prendere le medicine. [estratto intervista] Secondo molti intervistati, una mensa all’interno dell’edificio è senz’altro comoda, ma non è indispensabile se è previsto il servizio dei pasti a domicilio o se sono disponibili delle mense nella vicinanza della struttura. Dalle interviste fatte si evince la necessità di una maggiore spiegazione agli inquilini dei servizi che la struttura degli alloggi protetti per anziani offre e dei loro effettivi costi. In molti, infatti, mostrano di non essere consapevoli di poter fare richiesta di agevolazione tariffaria e per questo motivo non fanno uso dei servizi offerti anche se ne avrebbero bisogno. Dalle interviste risultano importanti il servizio di pedicure, di pulizia dell’appartamento e di bagno assistito nel proprio domicilio. I servizi riguardanti l’igiene personale come il bagno assistito dovrebbero essere usufruibili però anche nei fine-settimana, così come il servizio mensa o di pasto a domicilio. Dalle interviste fatte, emerge da alcuni il suggerimento di organizzare piccole attività di animazione, di socializzazione all’interno della struttura, anche se per altri non sembrano attività indispensabili per un alloggio protetto per anziani. Tra le attività suggerite c’è il riunirsi per fare lavoretti per gli anziani del rione, riunirsi per bere insieme una tazza di tè e mangiare dei biscotti e parlare del più e del meno, fare piccole feste, giocare a tombola, giocare a carte, fare delle gite giornaliere. Ci vorrebbe una persona in più che si dedicasse all’animazione (…) [estratto intervista] … ci sono anche volontari musicisti no… e fare (…) questa musica melodica degli anni cinquanta che penso (…) agli anziani piace tantissimo, stanno lì ad ascoltare, vanno indietro nel tempo. [estratto intervista] Arrivano momenti che non sai dove andare (…) mi sento perso non so… fare qualcosa ma cosa vuoi fare? … sto diventando mezzo rimbambito (…) [estratto intervista] Quando l’anziano perde la propria autonomia e diventa necessaria un’assistenza continua, alcuni anziani suggeriscono di predisporre la possibilità di fare ricorso alla figura della badante, poiché il trasferimento in una Casa di riposo non è una prospettiva molto gradita agli anziani. La maggior parte degli anziani intervistati dichiara di non sentire il bisogno di avere il servizio di telesoccorso, benché ancora autosufficienti e stiano abbastanza bene di salute. È opinione diffusa che il telesoccorso possa servire a persone che non sono più 35 autosufficienti o lo sono solo parzialmente, anche se c’è qualche perplessità sull’effettiva efficienza del telesoccorso. Ma io mi ricordo che la signora che era qui a fianco che adesso è deceduta (…) aveva il figlio che (…) gli aveva fatto mettere (il telesoccorso)… ma… però (…) sembra che facilmente tocchi e magari metti in allarme le persone per niente (…) [estratto intervista] I woass net (…) wenn mon donn niamor bei sich isch oder so (…) donn isch des a nix (…) [estratto intervista] Mia sorella ce l’ha, ma è quella che non riesce a camminare che si è rotta il femore... perché è caduta… per fortuna che ce l’aveva… allora ha suonato e sono venuti subito… no ma a me per il momento no… ma io ringrazio il Signore finché posso andare finché sono autosufficiente ringrazio sempre. [estratto intervista] Gli anziani intervistati che hanno figli spiegano che hanno spesso contatti con i figli, li sentono quasi ogni giorno al telefono e li vedono alcune volte anche durante la settimana. In questo modo si sentono al sicuro e vedono questo contatto telefonico come alternativa valida al telesoccorso. Io dico sempre sarà quello che Dio vorrà… se mi succede qualcosa spero di arrivare… vede che (…) anche in camera ho il telefono a portata di mano mi sono premunita in quello, dev’ essere che casco per terra che … dico mi troveranno morta (…) sarà quel che Dio vorrà (…) mio figlio mi telefona tutti i giorni (…) [estratto intervista] No no... non lo vuole (…) noi chiamiamo la mattina, chiamiamo la sera 4 volte alla settimana veniamo, stiamo tutto il pomeriggio… se c’è qualcosa lei chiama e somma per adesso funziona così… lei non esce da sola (…) [estratto intervista] Posseder il servizio di telesoccorso farebbe sentire la maggior parte degli intervistati già vecchi e prossimi ad avere bisogno di elevati livelli di assistenza. No telesoccorso no (…) se dovessi portarlo mi sentire già prossima al ricovero. [estratto intervista] Solo un’intervistata ha il telesoccorso e spiega di sentirsi più al sicuro da quando ce l’ha. Si tratta di una persona che a suo dire è solo parzialmente autosufficiente. Si… mio figlio me l’ha messo (…) e sto bene (…) se ho bisogno devo premere questo e loro subito arrivano con la macchina, hanno le chiavi della porta, del palazzo (…) [estratto intervista] Altri suggerimenti: Da alcune interviste è emerso il suggerimento di progettare alloggi protetti per anziani in ogni quartiere e di farvi abitare anziani proveniente dal medesimo rione. In questo modo l’anziano che già turbato perché lascia la sua casa in cui ha sempre vissuto, perlomeno non è turbato ulteriormente dal cambio di quartiere e può rimanere vicino ai familiari, alle sue persone di riferimento e ai suoi conoscenti. Queste case dovrebbero essere fatte nei rioni (…) io ho sofferto tanto a cambiare (…) sono venuta qui a Oltrisarco che… andavo fuori non vedevo una faccia conosciuta (…) se fosse stato nel mio rione non credo che avrei... sofferto così (…) [estratto intervista] Si suggerisce che l’edificio e gli alloggi siano facilmente raggiungibili e accessibili, e siano percepiti come luoghi sicuri e confortevoli. Importante risulta anche l’immediata vicinanza di fermate dell’autobus e di negozi di prima utilità. 36 6. Il punto di vista degli operatori sociali dei Centri diurni per anziani La ricerca ha voluto cogliere il punto di vista degli operatori sociali del Centro diurno per anziani degli alloggi protetti di Via Vintola e di via C. Augusta e i loro suggerimenti per rendere i servizi più efficienti e gli alloggi più consoni alle necessità degli anziani. 6.1. Criticità e suggerimenti riferiti agli edifici degli alloggi per anziani In entrambe le strutture viene sollevata la criticità rispetto all’ubicazione dell’edificio: gli edifici non sono raggiungibili comodamente e in sicurezza, per la mancanza di parcheggio e, in particolare in Via C. Augusta, per la strada di accesso all’edificio piuttosto disagiata per via della presenza di numerose buche, stretta e poco illuminata. Si suggerisce di predisporre gli alloggi protetti in zone agevolmente accessibili con i mezzi di trasporto, i mezzi di soccorso, strade di accesso alla struttura ben illuminate e senza buche, larghe, prive di barriere architettoniche e di predisporre parcheggi sia per gli utenti del Centro diurno, per gli operatori, per gli inquilini, e di predisporre posteggi per persone con disabilità. … l’ubicazione è proprio scorretta, nel senso che all’interno di un gruppo di case, dove le strade d’accesso sono una privata e l’altra c’è il cancello sono sia per chi deve accedere ai servizi sia per chi vive qui (…) è molto disagevole (…) anche i mezzi stessi di soccorso a volte hanno difficoltà ad arrivare (…) perché (…) la strada è stretta (…) queste sono proprio reali barriere architettoniche. [estratto intervista] … la manutenzione delle strade non è fatta dai privati e per una popolazione anziana che deve accedere (…) è un attimo farsi male (…) [estratto intervista] Kritisch isch bei ins, dass mir do keinen Parkplatz hobn draußen (…) durch des dass mir an Oltenzentrum sein und viele Gehbehindert sein und mit dem Taxi kemmen oder mit Begleitung und sofort de wissen net wo sie es Auto obstellen kennen (…) [estratto intervista] Si suggerisce di costruire gli alloggi protetti per anziani in vicinanza di servizi di prima utilità come un ambulatorio medico, la farmacia, negozi, fermate per l’autobus. Wos a vorteilhoft isch wenn an Arztambulatorium in der Nähe isch, a eine Apotheke (…) oanfoch dass de Sochn wos mon do olltäglich braucht und so oanfoch in a näherer Umgebung sein (…) dass vielleicht in der Nähe a Busholtestelle isch (…) [estratto intervista] In entrambi gli edifici di alloggi protetti viene fatta presente la mancanza o la grandezza non appropriata di spazi di lavoro necessari agli operatori. Suggeriscono di predisporre locali per il pedicure separati per ogni utente, spogliatoi distinti per uomini e donne, un locale per il personale, bagni per gli utenti e bagni per il personale, una sala per fare le riunioni e i colloqui. … wenn mor jetzt bei der Fußpflege unfongen brauchets von do Privacy her für jede Person an separaten Raum wo die Fußpflege gemocht wird, wenn i bedenk (…) i hon eigendlich keinen Raum firs Personal (…) es Büro isch zu kloan (…) [estratto intervista] … nella pianificazione si deve pensare chi pianifica, che non c’è solo l’utenza, ma anche chi lavora (…) a volte siamo uno sopra l’altro (…) [estratto intervista] 37 Un altro suggerimento dato è quello di predisporre nei vari ambienti un buon isolamento acustico in modo da poter garantire la privacy agli utenti dei servizi del centro diurno e la tranquillità agli inquilini. E poi una buona insonorizzazione che qua si sente di tutto. Io sento il signore che si muove sopra o magari accende la televisione a tutto volume (…) se uno fa il bagno assistito e c’è il pedicure, si sente quello che si dice (…) [estratto intervista] Per il Centro diurno risulta essere molto importante avere il videocitofono, per vedere chi suona al portone dell’edificio. … es Problem wos mir do hobn wenn die Leit leiten und innerkemmen, mir sehen sie net und mir tian oanfoch auf (…) do brachets oanfoch an Video dass du siehgsch wem du aufmochsch (…) [estratto intervista] 6.2. L’organizzazione e la gestione del Centro diurno, i servizi e i possibili miglioramenti Il Centro diurno per anziani è un punto di riferimento molto importante per gli inquilini degli alloggi protetti che hanno i servizi e le prestazioni a portata di mano e per gli anziani del quartiere: … wenn sie wirklich a Pflege oder so eppes braucheten donn wissen sie an wen sie sich wenden können, brauchen lai sogmor so Stiege herunter kemmen und donn kennen sie (…) diesen Dienst in Anspruch nemmen (…) wenn irgend eppes isch wos net funktioniert, ob des jetzt der Telefon oder die Heizung isch (…) oder wenn a die Lompn im Gong net gian oder so (…) sem wenden sie sich an ins… ehm weiters kemmen sie woaß net ob sie a Fax mochn derfen oder so wenn sie Briafe kregen donn kemmen sie frogn (…) wos steahtn do drin, i verstehs net. [estratto intervista] … vengono diverse persone a fare il bagno, perché magari a casa loro hanno delle barriere architettoniche notevoli e preferiscono venire qui a fare il bagno. [estratto intervista] L’operatore non sempre ha la possibilità di accedere alle informazioni personali degli inquilini degli alloggi protetti , non sempre riceve i contatti dei familiari e dei conoscenti di riferimento degli inquilini. Di alcuni inquilini le operatrici sociali spiegano di sapere ben poco. Il suggerimento è quello di dare agli operatori i dati necessari per conoscere meglio chi abita negli alloggi, i loro bisogni di assistenza e i riferimenti da utilizzare per contattare i parenti in caso di necessità. … noi dovremmo avere ben chiaro (…) chi c’è sopra (…) sapere se è una persona sola, se ha dei familiari (…) [estratto intervista] Wenn die Personen do einziehen donn frogmor eben olm um a Bezugsperson (…) Es wird von gewisse positiv aufgenommen, für gewisse ischs so a bissl a Skepsis do wos i überhaupt will oder so. [estratto intervista] … devo dire che di alcuni proprio non sappiamo nulla (…) se hanno bisogno vengono, chiedono, se non hanno bisogno vanno per la loro strada. [estratto intervista] Gli operatori del Centro diurno spesso si trovano a dovere affrontare situazioni di richiesta di particolari servizi da parte degli inquilini, che non rientrano nelle loro competenze e ravvisano la necessità e l’opportunità di chiarire i compiti degli operatori e le responsabilità che hanno nei confronti degli anziani inquilini degli alloggi protetti. 38 Magari io posso trasmettere la richiesta della persona che viene giù “mi si è rotto”- non so- “lo scarico del bagno, la porta non funziona”- fare un po’ da collegamento (…) con il Comune che poi magari chiamano il servizio di manutenzione, però non devono identificarci sempre comunque come quelli che devono risolverli tutto, perché a volte vengono a chiedere per l’antenna, il frigorifero, avevamo una signora che si veniva a far aprire le scatolette del tonno (…) [estratto intervista] …dass die Aufgobenbereiche a klorer sein, für wos bin i zuaständig für wosn net (…) [estratto intervista] Un suggerimento è di istituire una figura professionale o volontaria dedicata al supporto e sostegno degli anziani inquilini per tutte le faccende che non sono inerenti i servizi e le prestazioni offerti dal Centro diurno, quali ad esempio problematiche riguardanti la manutenzione ordinaria e straordinaria dell’appartamento, il disbrigo di faccende burocratiche, l’aiuto nell’interazione con gli uffici pubblici, la mediazione dei conflitti tra condomini e il controllo del rispetto delle regole condominiali. Gli inquilini dovrebbero potersi rivolgere a questa persona anche negli orari di chiusura del Centro diurno, come anche la notte in caso di emergenze e nei finesettimana. Si suggerisce di far alloggiare la persona in uno degli appartamenti dell’alloggio protetto anche con la propria famiglia, oppure di metterle a disposizione un ufficio apposito. … qua, a parte il sabato che c’è la mensa, ma se no qui (…) domenica non c’è nessuno… allora che alloggio protetto è? [estratto intervista] Jetzt moan wenn mon do a an Freiwilligen finden tat (…) sogt i übernimm des jeden Tog 2 Stunden (…) in der Struktur präsent zu sein und die Leit wissen (…) von 8 bis 10 mocht er diese Kontrolle bei de Perdsonen - isch irgendwos, Kleinigkeiten donn hilft er, isch die Gemeinde anzuriafen oder a Fax zu schicken usw. mocht er des (…) [estratto intervista] Le persone anziane che perdono parzialmente l’autonomia possono fare ricorso ai servizi sociali offerti dal Centro diurno, quando il bisogno di assistenza diventa più significativo e incompatibile con la permanenza nell’alloggio, gli inquilini degli alloggi protetti hanno una via preferenziale per l’accesso in una Casa di riposo, prevista dl regolamento comunale che li disciplina. Gli operatori sociali di entrambe i Centri diurni spiegano che però non sempre l’inquilino è disposto ad andare in Casa di riposo e sottolineano l’importanza di lasciare l’interessato libero di decidere in tal senso e di dargli l’opportunità di accedere a forme di assistenza alternative alla Casa di riposo, come per esempio poter disporre di una badante. … man sollet wirklich in die Leit selber die Entscheidung lossen, ob sie wirklich zu Hause bleiben mechten oder obn sie in an Altersheim gian mechten (…) de Wohnungen sein mehr oder wianiger Wohnungen für eine Person, jetzt wenn sie a private Pflegerin hobn wos wirklich 24 Stunden auf 24 Betreuung brauchen donn isch natürlich a die Schwierigkeit eben wo tuat mon de private Pflegerin hin (…) [estratto intervista] Dipende anche dal grado di non autosufficienza perché se una persona non riesce più a uscire di casa e ha bisogno di tantissime cose… e lì eh… per forza ci vuole qualcuno che l’aiuti durante la giornata. Il servizio va bene, il pasto, quell’ora o due di assistenza al giorno, poi il sabato-la domenica sono un po’ più isolati (…) [estratto intervista] Altri servizi utili che gli operatori si suggeriscono di predisporre negli alloggi protetti per anziani sono: • la mensa o il servizio pasti a domicilio; • il telesoccorso obbligatorio per le persone che vivono in questi appartamenti; • rendere il servizio di controllo giornaliero della salute obbligatorio per gli inquilini, in modo da avere la possibilità di sapere se gli inquilini sono in situazione di difficoltà. 39 … noi non sappiamo cosa succede nelle case (…) anche questo forse si dovrebbe rivedere, che se c’è il servizio, il servizio possa in qualche modo accedere (…) non so se noi dobbiamo fare un giro vendendo queste persone tutti i giorni (…) perché potrebbe essere che qualcuno si sente male dentro e noi non lo sappiamo (…) [estratto intervista] (…) redmor wieder von der sozialen Kontrolle (…) es muaß oanfoch klor sein: wenn du do rein gehsch donn akzeptiersch du de Kontrolle- donn isch für mi a klor dass i auch intervenieren und eingreifen konn (…) [estratto intervista] 6.3. Le relazioni sociali Gli operatori sociali del Centro diurno spiegano che gli inquilini socializzano poco tra di loro e fanno risalire i motivi alla tendenza a chiudersi e alle difficoltà relazionali di alcuni. Quello che noto è molta più chiusura (…) una volta forse si era un po’ più sociali tra le persone adesso si è un po’ più individualisti (…) [estratto intervista] I siehgs a wenn irgend eppes isch es wird olm lai sogmor so getratscht… die eine tuat des die ondere des (…) es isch wenig Bereitschoft, Akzeptanz do. [estratto intervista] Viene inoltre sottolineata la difficoltà del Centro diurno a proporre attività di animazione e di socializzazione per la mancanza di mezzi, per la partecipazione insufficiente da parte degli anziani, per problemi linguistici e di accettazione tra i due gruppi linguistici. … attività di tipo ludico qui non le riusciamo a fare (…) non è previsto nel nostro tipo di lavoro (…) il compito primario per noi è l’assistenza (…) [estratto intervista] (…) es isch oanfoch die Schwierigkeit zwischen Deutsch und Italienisch (…) Wenn mo do italienisch reden donn sein die Deutschen beleidigt konnsch sogn und umgekehrt dasselbe (…) mir mochen jedes Johr a Weihnachtsfeier (…) do isch der Tisch mit die Italiener und do isch der Tisch mit die Deitschn, de werden do net zommensitzten (…) [estratto intervista] I suggerimenti emersi per aiutare gli inquilini a socializzare e a migliorare le proprie relazioni e a inserirsi maggiormente nel tessuto sociale sono i seguenti: • coinvolgere le associazioni per organizzare e proporre attività di animazione/ socializzazione; • predisporre locali in cui poter offrire servizi e attività rivolti anche alle gruppi di persone di generazioni diverse, come i bambini e i ragazzi; • predisporre abitazioni anche per famiglie con bambini; • predisporre delle comunità-alloggio, ovvero appartamenti condivisi tra più anziani. … dass vielleicht a mit (…) Seniorenclub usw. vielleicht Kontakt gsuacht wird, dass sie eppes mochen (…) des wär holt interessant wenn a die Freizeitbeschäftigungen mehr a angeboten waretn. [estratto intervista] …magari avendo anche delle entrate diverse (…) non so, c’è l’asilo, c’è la Tegesmutter o l’associazione… insomma rende la situazione un po’ più vivace (…) [estratto intervista] …all’inizio…mi ricordo... ”veniamo qui perché c’è il bar, c’è il medico, c’è l’infermiera...” c’è avevano l’idea di questo alloggio, che avesse come punto di riferimento tante cose (…) potrebbe essere un’idea creare al di sotto un po’ più variegato che solo servizi (…) [estratto intervista] 40 …dass mon probieret a Wohngemeinschoft zu mochen, oane-zwoa vielleicht, wo bessere Senioren, natürlich kimmps do von der Akzeptanz von die Bewohner drauf un (…) [estratto intervista] Considerazioni conclusive La ricerca svolta ha consentito di aumentare la conoscenza dei diversi aspetti che caratterizzano le persone anziane, che a Bolzano vivono negli alloggi protetti per anziani: la loro storia, la loro esperienza, il loro stile di vita e le loro esigenze, di verificare sul campo il grado di rispondenza di tale particolare e innovativo modello abitativo ai bisogni e alle aspettative delle persone anziane, e di raccogliere gli accorgimenti da adottare nella progettazione di nuovi alloggi protetti e nello sviluppo dei servizi socio-assistenziali correlati. Gli alloggi protetti per anziani hanno reso possibile a persone anziane che si sono trovate in situazioni di disagio abitativo e, in taluni casi, di emergenza abitativa, di potere fruire di abitazioni confortevoli, adatte alle loro esigenze, a un canone commisurato al loro reddito e di avere a disposizione spazi comuni, spazi verdi e al piano terra degli edifici, di servizi socio-assistenziali qualificati, che ne garantiscono una buona qualità della vita. Tale modello abitativo ha permesso di evitare ricoveri impropri in strutture residenziali per anziani, che avrebbero comportato non solo considerevoli costi economici, ma anche elevati costi sociali legati a un’eventuale inutile istituzionalizzazione di persone anziane attive e vitali. Dall’indagine emerge con chiarezza una diffusa soddisfazione degli anziani inquilini per il comfort degli alloggi, per la presenza dei Centri diurni per anziani, punti di riferimento in caso di necessità, per la professionalità degli operatori sociali e la loro percezione di sicurezza all’interno degli edifici. Emerge altresì da un lato, per gli anziani che godono di un buon livello di autonomia, un utilizzo poco frequente delle prestazioni sociali e delle attività socio-relazionali offerte presso i Centri diurni, un desiderio di provvedere ai propri bisogni quotidiani in autonomia e di posticipare il più possibile il ricorso sia a supporti tecnologici, quali ad esempio il telesoccorso, che ad aiuti forniti da personale specializzato, il timore di non riuscire a sostenere i costi dei servizi e delle prestazioni sociali, la non conoscenza del sistema di agevolazione tariffaria dei servizi sociali. Dall’altro lato la chiusura del Centro diurno dopo le ore 17.00 e durante i finesettimana pare non rispondere alle esigenze di cura e assistenza degli anziani inquilini in condizioni di parziale o non autosufficienza. Indipendentemente dalle condizioni di autonomia e autosufficienza degli anziani inquilini, è emerso, inoltre, un forte desiderio diffuso di avere a disposizione una persona di riferimento, alla quale potersi rivolgere per un ampio ventaglio di bisogni: problematiche riguardanti la manutenzione ordinaria e straordinaria degli alloggi e delle parti comuni, il disbrigo di pratiche burocratiche, il supporto nell’interazione con gli uffici pubblici, il controllo del rispetto delle regole condominiali, la mediazione di conflitti e interventi in caso di emergenza anche nelle ore notturne e nei fine-settimana. Il valore della quiete e della tranquillità ha un carattere prioritario per tutti gli anziani coinvolti nell’indagine, che, in generale, non gradiscono la presenza negli edifici degli alloggi protetti di famiglie con figli.Trasversale è risultata essere la difficoltà a intrecciare fra di loro relazioni e a socializzare, criticità che l’attuale modello degli alloggi protetti per anziani non sembra essere stato in grado di consentire di superare. La ricerca condotta sul campo consente di impostare una riflessione sul modello bolzanino degli alloggi protetti, unico sul territorio provinciale, e di seguito si indicano le direttrici lungo le quali è possibile sviluppare e migliorare il modello attuale e sperimentare nuovi sistemi di accoglienza per le persone anziane, per cogliere la sfida di offrire un sistema di servizi sociali articolato, personalizzare le azioni e gli interventi di supporto e assistenza, favorendo sempre e comunque l’attivazione della capacità e delle competenze residue delle persone, per rispondere ai bisogni di una comunità cittadina sempre più vecchia, a rischio solitudine e esclusione: 41 • • • • • la revisione di elementi di natura strutturale, architettonica e tecnica degli alloggi e degli edifici; lo sviluppo della protezione sociale personalizzata per gli anziani inquilini, che attualmente hanno caratteristiche e esigenze molto diverse fra loro; il coinvolgimento attivo e la responsabilizzazione degli inquilini più attivi e capaci nella gestione delle segnalazioni e dei disservizi legati agli alloggi; la creazione di una rete sociale e solidale all’interno degli alloggi protetti e attorno ad essi; la sperimentazione di un nuovo modello di alloggi protetti per anziani che abbia come focus il soddisfacimento di bisogni di assistenza e la prevenzione della solitudine e dell’isolamento delle persone anziane, con particolare riferimento a quelle che in città vivono da sole, piuttosto che un disagio e un’emergenza abitativa. 42 Allegato/1: la traccia di intervista agli inquilini dell’ alloggio protetto per anziani Incipit: Questa è un’intervista svolta per conto del Comune di Bolzano per rilevare l'esperienza, le percezioni, gli atteggiamenti e le esigenze degli anziani che attualmente vivono negli alloggi protetti, al fine di rilevare quali bisogni sono in grado di soddisfare tali strutture ed individuare eventuali accorgimenti sia per la progettazione dei nuovi alloggi protetti per anziani, che per i servizi offerti. L’intervista è anonima, ma per la tecnica di ricerca utilizzata è necessario registrare quanto da Lei detto. Risponda liberamente alle domande che le porrò. Siamo molto interessati alla sua testimonianza. Dati Intervistato Sesso; Età; Madrelingua; 1)Dov’è nato? Da quando vive a Bolzano/ in Provincia? 2)Prima dell’ammissione negli alloggi protetti lavorava (che cosa?) o era già in pensione (da quando)? 3)In questo momento è in pensione/ lavora? (che cosa?) 4)Da quando vive in quest’alloggio protetto? 5)Dati su famigliari Prima dell’ammissione negli Alloggi Protetti: La casa in cui viveva 5)Può raccontarmi dove viveva prima di trasferirsi nell’alloggio protetto? 6)Viveva da solo? 7)Quali problemi incontrava nella Sua abitazione? Vita quotidiana 8)Mi potrebbe raccontare la sua giornata tipo? Anche nei fine settimana… 9)Ha mai avuto bisogno di assistenza nello svolgimento delle varie attività della vita quotidiana? In quali? A chi si rivolgeva? Era soddisfatto dell’aiuto che riceveva? Perché? Momenti di socializzazione 10)Con chi e in quali occasioni intratteneva rapporti relazionali soddisfacenti? 11)Quali difficoltà incontrava? Motivi di scelta di vivere in un alloggio protetto 12)Com’è venuto a sapere dell’esistenza degli alloggi protetti? 13)Com’è maturata la decisione di vivere in un alloggio protetto? 14)Si è rivolta nel passato anche ad altre strutture o ha provato altre soluzioni prima? (Quali) Com’è andata? Dopo l’ammissione negli Alloggi Protetti: La struttura 15)Vive da solo? 16)Com’è fatto il suo alloggio? Il Suo alloggio presenta problematiche? Quali? Quali sono i lati positivi? 17)È soddisfatto dello standard di sicurezza all’interno dell’alloggio/ immobile? Di che cosa ha paura? 18)Ha il telesoccorso? Che ne pensa? Ne ha mai fatto uso? Pensa che potrebbe essere utile averlo? Vita quotidiana 43 19)Mi potrebbe raccontare la sua giornata tipo? Anche nei fine settimana… 20)Usa i servizi offerti dal centro diurno sottostante? Perché? Quali? Con quale frequenza o in quali occasioni? Che ne pensa? 21)Nello svolgimento di quali mansioni, che non sono offerte dal centro diurno, avrebbe bisogno di assistenza? 22)Usa il servizio mensa sottostante? Perché? Con quale frequenza o in quali occasioni? Che ne pensa? (inquilini via Cl. Augusta) Momenti di socializzazione 23)Ritiene di aver trovato maggiori opportunità di socializzazione e di relazione da quando vive qui? Perché si/ no? /Quali sono le difficoltà? 24)Con chi e in quali occasioni intrattiene rapporti relazionali soddisfacenti ? 25)Vengono organizzate attività di animazione e di socializzazione? Che ne pensa? Richieste e aspettative verso la struttura e il Comune 26)Quali suggerimenti darebbe per migliorare la vita e i servizi all’interno di questa struttura? 27)Quali suggerimenti darebbe agli enti gestori nella progettazione di nuovi alloggi protetti? Domanda di recupero 28)C’è qualcosa che vorrebbe aggiungere…. Chiusura: La ringraziamo molto della sua disponibilità. Ora l’intervista sarà messa insieme ad altre testimonianze in modo da scrivere un racconto sulle situazioni ascoltate, così che il Comune possa migliorare servizi e interventi a favore della popolazione. 44 Allegato/2: la traccia di intervista alle responsabili del Centro diurno per anziani Incipit: Questa è un’intervista svolta per conto del Comune di Bolzano per rilevare l'esperienza, le percezioni, gli atteggiamenti e le esigenze degli anziani che attualmente vivono negli alloggi protetti, al fine di rilevare quali bisogni sono in grado di soddisfare tali strutture ed individuare eventuali accorgimenti sia per la progettazione dei nuovi alloggi protetti per anziani, che per i servizi offerti. Il suo operato non viene messo in discussione, per favore non prenda l’ indagine come un controllo sul suo lavoro. L’intervista è anonima, ma per la tecnica di ricerca utilizzata è necessario registrare quanto da Lei detto. Risponda liberamente alle domande che le porrò. Siamo molto interessati alla sua testimonianza. L’Alloggio protetto per anziani 1)Che tipo di persone vive in quest’alloggio protetto? 2)Avete notizie dei famigliari degli inquilini? 3)Chi hanno come persona di riferimento gli inquilini? 4)Perché le persone che vivono qui secondo Lei hanno scelto di vivere in un alloggio protetto? 5)Per quale tipo di persone va bene la struttura così com’è concepita qui? Perché? 6)Secondo Lei quali bisogni degli inquilini la struttura è in grado di soddisfare e quali non è in grado di soddisfare? 7)Il centro diurno per anziani lavora con gli inquilini dell’alloggio protetto? Per quali servizi? 8)Quando le condizioni di salute peggiorano come si gestiscono gli inquilini? Funziona il percorso privilegiato in casa di riposo? 9)Quali sono i punti critici a livello architettonico- di organizzazione degli spazi (negli appartamenti e nella struttura intera?) Quali spazi mancano? 10)Perché gli inquilini fanno fatica a socializzare tra di loro? Prospettive per alloggi futuri 11)Che cosa vuol dire per Lei “alloggio protetto”? 12)Che tipo di persone dovrebbero vivere in un alloggio protetto? 13)A chi si può pensare come persone di riferimento per gli inquilini? Quali compiti dovrebbe avere la persona di riferimento? 14)Quali sono i bisogni che una struttura di questo tipo deve soddisfare? Quali sono i servizi e che tipo di protezione una struttura di questo tipo deve offrire? 15)A cosa si potrebbe pensare per facilitare la socializzazione tra gli inquilini? 16)Quando le condizioni di salute peggiorano come dovrebbero essere gestiti gli inquilini? 17)Quali suggerimenti darebbe agli enti gestori per i futuri alloggi protetti? Domanda di recupero 18)C’è qualcosa che vorrebbe aggiungere? Chiusura: La ringraziamo molto della sua disponibilità. Ora l’intervista sarà messa insieme ad altre testimonianze in modo da scrivere un racconto sulle situazioni ascoltate, così che il Comune possa migliorare servizi e interventi a favore della popolazione. 45 Bibliografia Regolamento per la gestione degli alloggi protetti per anziani del Comune di Bolzano. I.RICCIONI, Piano Sociale qualità della Vita, Idee 2015 A.22, Comune di Bolzano. Anziani Piano di Settore (2006), Idee 2015 A.04, Comune di Bolzano. Alloggi protetti per anziani, Idee 2015 A.08- Comune di Bolzano. G. DI GIORGIO, HEINS F., RINESI F. (2011), RAPPORTO OSSERVASALUTE 2011: Stato di salute e qualità dell’assistenza nelle regioni italiane G, pp 25. Andamento e struttura della popolazione di Bolzano e dei suoi quartieri 2013- Comune di Bolzano. Relazione sociale 2011, Provincia Autonoma di Bolzano- Alto Adige. Report Gestionale ASSB 2011, Azienda Servizi Sociali di Bolzano. 46 Assessorato alle Politiche Sociali e ai Giovani Stadtrat für Sozialpolitik und Jugend IL GIOCO CON VINCITE IN DENARO: un primo sguardo al fenomeno nella città di Bolzano A cura di Luca Frigo OSSERVATORIO PER LE POLITICHE SOCIALI DELLA QUALITÁ DELLA VITA Working Paper Nr. 02/2013 Il gioco con vincite in denaro: un primo sguardo al fenomeno nella città di Bolzano Stesura: Luca Frigo Supervisione: Michela Trentini È consentita la riproduzione di informazioni, grafici e tabelle previa indicazione della fonte. Citazione: Frigo, L. (2013) ”Il gioco con vincite in denaro: un primo sguardo al fenomeno nella città di Bolzano”. Osservatorio per le politiche sociali della qualità della vita, Working Paper Nr. 02/2013, Ufficio Pianificazione Sociale, Comune di Bolzano. Questo paper è scaricabile dal sito del Comune di Bolzano sotto la sezione “Osservatorio per le politiche sociali della qualità della vita”. 48 Ringraziamenti Per i dati sulla diffusione delle sale giochi si ringrazia la signora Giulia Tortora dell’Ufficio Vigilanza della Provincia Autonoma di Bolzano. Per i dati sugli esercizi pubblici e le macchinette installate in città si ringrazia la dott.ssa Fabiola Petilli dell’Ufficio Attività Economiche del Comune di Bolzano. Per la rilevazione quantitativa e le preziose indicazioni metodologiche si ringrazia la dott.ssa Natascia Turato di DataMonitor. Per i preziosi dati sulla dipendenza da gioco si ringraziano il dott. Elio Dellantonio e la dott.ssa Juliane Unterhauser del Servizio Dipendenze (Ser.D.) del Comprensorio di Bolzano dell’Azienda Sanitaria dell’Alto Adige. 49 Introduzione Il gioco con vincite in denaro o più propriamente “gioco d’azzardo” rappresenta un’attività sociale di ampia diffusione e, nella maggior parte dei casi, priva di conseguenze. Negli ultimi anni il gioco d’azzardo sta mostrando un’ampia e crescente offerta di giochi, nonché maggiori occasioni e luoghi per giocare. Nel contempo si sente parlare del gioco d’azzardo, soprattutto perché esso sfocia non di rado in casi abbastanza allarmanti un po’ ovunque. Pur rientrando il gioco d’azzardo in un’attività tutto sommato socialmente accettata, resta il fatto però, che non sempre essa rimane un’attività ludica del tutto priva di conseguenze. Il gioco d’azzardo è un particolare tipo di gioco che si sostanzia nello scommettere denaro o altri beni di valore, allo scopo di ottenere un premio, su un evento ad esito incerto, dove cioè il caso in maniera preponderante determina tale esito (Leone 2009). E’ un’attività presente in tutte le culture e tempi, infatti, la storia del gioco d'azzardo è legata da vicino alla storia dell'umanità, tanto che se ne riscontra l’esistenza anche nella civiltà egiziana, dove era già praticato il gioco dei dadi. Il termine "azzardo", infatti, deriva dal francese "hasard", a sua volta termine di origine araba, "az-zahr", che significa proprio "dadi". Tra le caratteristiche che si possono individuare per focalizzare il gioco d’azzardo vi è senz’altro il motivo che spinge l’individuo al gioco che è per lo più quello di ottenere un premio, solitamente in denaro. Nel gioco d’azzardo, tra l’altro, per parteciparvi, è necessario rischiare proprio una somma di denaro. Vi è infine un ultimo aspetto importante. Sempre dal punto di vista terminologico appare singolare come in lingua italiana la parola “gioco” abbia una molteplicità di significati. In lingua inglese ad es., si trova invece una distinzione adeguata per il tema in oggetto. Troviamo, infatti, “play” per intendere il gioco come insieme di regole per saper fare e il “gambling”, che ruota attorno ai concetti di “ricompensa” e di “caso”. E’ utile pertanto il concetto di “gambling” perché ci consente di focalizzare correttamente il gioco d’azzardo: la vincita è dovuta per lo più al caso e meno alle abilità del giocatore. Quest’ultimo aspetto è importante da considerare perché spesso un giocatore problematico, se non addirittura patologico, tende ad essere portato a pensare di poter controllare l’esito del gioco tramite le proprie abilità. Il tema in oggetto è molto ampio e spesso in letteratura è analizzato per lo più nella sua accezione patologica o comunque problematica. Obiettivo di questo scritto è quello di far luce sul fenomeno del gioco d’azzardo non tanto per rilevare lo stesso nella sua accezione più problematica (se non addirittura di “addiction”). Interessa invece qui piuttosto presentare una prima panoramica a 360° del fenomeno senza entrare nel dettaglio di un aspetto piuttosto che di un altro. In ultima analisi, va comunque preso atto come si stia verificando nell’offerta e nel “consumo” di gioco d’azzardo un’importante trasformazione. Basti vedere come nei centri urbani, Bolzano inclusa, nel giro di pochi anni siano apparse sempre più slot machines nei bar nonché sale gioco e videolottery dedicate. Tali tipologie di giochi introducono nuove modalità nell’atto del giocare. Il gioco, infatti, diventa per lo più solitario, privo di socialità, con quindi annessi crescenti rischi di trascendere in un gioco con qualche problematicità (Croce 2001). Questo report introdurrà dapprima l’aspetto legato al volume d’affari del gioco. Si farà poi una breve disamina sulla diffusione di sale e apparecchi da gioco nella città. Si presenteranno in sintesi poi alcuni risultati del sondaggio “MonitorCittà”. Tale indagine è svolta da DataMonitor, istituto di ricerca di mercato e sondaggi d'opinione, che rileva il consenso attribuito dai cittadini ai servizi erogati nei comuni italiani. In tale rilevazione è possibile aggiungere delle domande su un tema specifico di interesse dell’Amministrazione Comunale. Per l’ultima edizione si è scelto di inserire alcune domande riguardanti il gioco con vincite in denaro. Sarà infine accennato anche il lato problematico del gioco d’azzardo riportando i dati relativi ai giocatori d’azzardo patologici che sono in carico al Servizio per le dipendenze dell’Azienda Sanitaria dell’Alto Adige. 50 1. Il volume di affari del gioco con vincite in denaro Nonostante le difficoltà economiche delle famiglie italiane in questo periodo, sempre più persone si fanno tentare dal gioco d’azzardo. Secondo i dati che si leggono nel Dossier “Azzardopoli” a cura dell’associazione Libera (Poto 2012) nel nostro Paese si spendono ogni anno circa 1.260 euro procapite per tentare la fortuna tra videopoker, slotmachines, gratta e vinci, sale bingo ecc. Si stima che ca. 800 mila persone siano dipendenti da gioco d'azzardo e quasi due milioni di giocatori siano a rischio dipendenza. Emerge in definitiva come quella del gioco d’azzardo sia una fiorente industria con un bilancio, a dispetto della crisi, sempre in positivo. L’Italia va ricordato, è uno dei primi Paesi al mondo per spesa in giochi d’azzardo. Nonostante la crisi che colpisce il nostro Paese con i consumi e il PIL in negativo, il settore dei giochi nel 2012 in Italia ha registrato una raccolta di oltre 80 miliardi di euro. Anche il Trentino Alto Adige, osservando i dati dell’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato, non sembra immune da questo trend positivo. Grafico 1. Raccolta totale da giochi con vincite in denaro in Trentino Alto Adige (in milioni di euro) 148 134 132 127 119 118 121 124 120 123 116 117 111 112 108 109 103 99 102 102 ge n1 fe 1 b1 m 1 ar -1 ap 1 rm 11 ag -1 gi 1 u11 lu g1 ag 1 o1 se 1 t11 ot t1 no 1 v11 di c1 ge 1 n1 fe 2 b1 m 2 ar -1 ap 2 r12 m ag -1 gi 2 u1 lu 2 g1 ag 2 o1 se 2 t12 ot t12 98 107 Fonte: Elaborazione Ufficio Pianificazione Sociale su dati Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato Nel Periodo da gennaio 2011 ad ottobre 2012 nella nostra regione la raccolta da giochi, ossia il valore complessivo delle giocate, è stata di 2 miliardi e 550 milioni di euro. La media mensile si attesta sui 116 milioni di euro. Ipotizzando che le dimensioni, la struttura sociale e la propensione al gioco nelle due province di Trento e Bolzano siano abbastanza similari, significa che approssimativamente è possibile stimare una media di circa 50-60 milioni di euro raccolti mensilmente soltanto nella Provincia di Bolzano dall’insieme dei giochi con vincite in denaro. E’ facile ipotizzare che una percentuale significativa di tale importo sia raccolta nella città capoluogo. 51 Grafico 2: Raccolta in denaro per tipologie di gioco in Trentino Alto Adige nel mese di ottobre 2012 (in milioni di euro) Apparecchi (provvisorio) 75,2 Giochi di Abilità a distanza 19,3 Lotterie 12,4 Lotto 4,7 3,7 Gioco a base sportiva Bingo 1,9 Giochi Numerici a Totalizzatore 1,7 Gioco a base ippica 1,0 0,0 10,0 20,0 30,0 40,0 50,0 60,0 70,0 80,0 Fonte: Elaborazione Ufficio Pianificazione Sociale su dati Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato Osservando il grafico 2 non sorprende vedere che una grossa fetta dei proventi vengano dagli “Apparecchi” (slot machines e videolottery) che per la regione Trentino Alto Adige hanno fruttato solo nel mese di ottobre 2012 ben 75,2 milioni di euro. La seconda grande parte di entrate viene dai Giochi di abilità a distanza (19,3 milioni di euro), cioè tutti quei giochi che oggi possono essere eseguiti online. Rientra in questo ambito ad esempio il gioco del poker online che è uno dei giochi più fortemente in crescita degli ultimi anni assieme ai vari casinò online. Al terzo posto troviamo poi le Lotterie (12,4 milioni di euro) che includono, tra il resto tutta la schiera dei “Gratta e vinci”. 2. La diffusione nella città di Bolzano di sale giochi, videolottery e slot machines. Secondo i dati della Provincia Autonoma di Bolzano, nella sola città di Bolzano nel 2011 erano attive 16 sale giochi. Il boom delle licenze rilasciate per sale giochi si è registrato nel 2010, anno in cui ne sono state aperte ben 8 nel capoluogo. Nel 2011 inoltre sono state ben 9 le sale dedicate ad apparecchi di Videolottery (VLT) ad aver aperto i battenti in città. Dalla lettura della tabella 1 è facile comprendere come il fenomeno delle sale giochi e delle sale di videolottery sia esploso in poco tempo in tutta la Provincia. Allo stato attuale, secondo i dati dell’Ufficio Vigilanza della Provincia Autonoma di Bolzano, sono 54 le sale giochi e videolottery in attività in Alto Adige. Di queste ben 18 sono attualmente attive nel capoluogo altoatesino. A fianco a tale fenomeno vi è poi la travagliata vicenda della presenza di tali apparecchi da gioco negli esercizi pubblici quali bar e tabacchini. Per quanto riguarda quest’ultima fattispecie, negli ultimi mesi il Comune di Bolzano ha intrapreso una ferma azione di contrasto al proliferare degli apparecchi da gioco installati nei bar cittadini. 52 Tabella 1: Licenze rilasciate per sale giochi e sale VLT e sale attive in Provincia di Bolzano di cui nella città di Bolzano SALE GIOCHI - prima del 2010 12 5 SALE GIOCHI - anno 2010 23 8 SALE GIOCHI - anno 2011 9 3 SALE DEDICATE VLT – anno 2011 21 9 SALE GIOCHI E VLT ATTIVE 54 18 Licenze rilasciate (situazione aggiornata a marzo 2013) Fonte: Ufficio Vigilanza, Provincia Autonoma di Bolzano Va qui ricordato che la Provincia Autonoma di Bolzano ha competenza primaria per la concessione delle licenze per sale gioco. Nel 1992 la Provincia di Bolzano aveva emanato una legge contenente norme in materia di pubblico spettacolo disciplinando fra le altre cose le sale da gioco3. Nel 2010 la stessa Provincia modificava tale legge inserendo l’articolo 5/bis, disponendo che per ragioni di tutela di determinate categorie di persone e per prevenire il vizio del gioco, l'autorizzazione per l'esercizio di sale da giochi e di attrazione non può essere concessa ove le stesse siano ubicate in un raggio di 300 metri da istituti scolastici di qualsiasi grado, centri giovanili o altri istituti frequentati principalmente dai giovani o strutture residenziali o semiresidenziali operanti in ambito sanitario o socio-assistenziale4. La Giunta Provinciale con due delibere del 20125 si è riservata inoltre di individuare altri luoghi sensibili nei pressi dei quali non può essere concessa l‘autorizzazione per l‘esercizio di sale da gioco. Un’altra legge provinciale del 1988 disciplinava tutto ciò che riguardava invece gli esercizi pubblici6. Tale disciplina è stata modificata nell’ottobre del 20127 facendo sì che gli esercizi pubblici (soprattutto bar) debbano rimuovere gli apparecchi da gioco, qualora situati in locali che si trovano in un raggio di 300 metri dai luoghi sensibili su menzionati. La Provincia ha così delegato al Comune di vigilare ed intervenire qualora vi siano bar cittadini che hanno installato tali macchinette entro 300 metri dai luoghi sensibili. Il risultato è stato che entro il termine perentorio del 15 dicembre 2012, la suddetta legge obbligava tali esercizi pubblici a rimuovere gli apparecchi da gioco, prevedendo in caso di mancata ottemperanza una sanzione amministrativa pecuniaria e in casi particolarmente gravi, la sospensione dell’attività dell’esercizio fino alla rimozione dei giochi. Secondo i dati dell’Ufficio Attività Economiche del Comune di Bolzano in città ci sono 729 esercizi pubblici. Di questi, 214, - soprattutto bar -, risultano dotati di apparecchi da gioco. Dai controlli effettuati dalla Polizia Municipale, sono stati rilevati 433 apparecchi installati. Il Comune di Bolzano ha pertanto intimato a tali esercizi che si trovano entro i 300 metri dai luoghi sensibili, di rimuovere tali apparecchi. Secondo i dati riferiti ai primi giorni di agosto 2013 risultano essere 93 (43%) gli esercenti che si sono adeguati mentre i restanti 121 (57%) hanno lasciato tali macchinette nei propri locali. Complessivamente sono state elevate 325 sanzioni a 133 bar. Sono state altresì emanate 13 ordinanze di rimozione degli apparecchi da gioco. 3 Legge provinciale 13 maggio 1992, n. 13, Norme in materia di pubblico spettacolo. 4 Legge provinciale 22 novembre 2010, n. 13, Disposizioni in materia di gioco lecito. 5 Deliberazione della Giunta Provinciale Nr. 341 del 12/03/2012, “Individuazione dei "luoghi sensibili" ai sensi della L.P. n. 13/92 - Norme in materia di pubblico spettacolo” e successiva Deliberazione Nr.1570 del 29/10/2012, “Modifica della deliberazione 12 marzo 2012, n. 341 - Individuazione dei „luoghi sensibili“ ai sensi della legge provinciale 13 maggio 1992, n. 13”. 6 Legge provinciale 14 dicembre 1988, n. 58, “Norme in materia di esercizi pubblici”. Legge provinciale 11 ottobre 2012, n. 17, “Modifica della legge provinciale 14 dicembre 1988, n. 58 (Norme in materia di esercizi pubblici)” 7 53 Tabella 2: Bar a Bolzano e apparecchi da gioco – situazione al 06.08.2013 Nr. Esercizi pubblici presenti in città 729 Esercizi pubblici (soprattutto bar) dotati di apparecchi da gioco di cui: - ne sono tuttora dotati - hanno provveduto alla rimozione 214 121 93 Apparecchi rilevati nei bar 433 Sanzioni elevate a bar che non hanno rimosso apparecchi 325 Bar sanzionati 133 Ordinanze di rimozione degli apparecchi da gioco 13 Fonte: Ufficio Attività Economiche e Concessioni, Comune di Bolzano 3. Il gioco dei bolzanini: una prima panoramica 3.1. La metodologia In seguito all’esplosione del fenomeno del gioco d’azzardo che sta colpendo le nostre città, Bolzano inclusa, si è pensato di fare una primissima perlustrazione del fenomeno, inserendo nella rilevazione “MonitorCittà”, svolta da Data Monitor, alcune domande aggiuntive per cercare di avere una prima immagine, seppur non completamente a fuoco, di quello che è l’approccio dei bolzanini rispetto al gioco d’azzardo. In questa rilevazione si è preferito utilizzare la dicitura “gioco con vincite in denaro” a quella “gioco d’azzardo”. Quest’ultima, infatti, sebbene più di uso comune, si è ritenuto avesse una connotazione più negativa per l’intervistato. La rilevazione è stata effettuata mediante metodologia C.A.T.I.8 ed è avvenuta nel mese di dicembre 2012. Per tale rilevazione è stato elaborato un questionario strutturato ispirato in parte ad alcune ricerche nazionali quali la “Ricerca nazionale sulle abitudini di gioco degli italiani” effettuata a livello nazionale nel 20119. E’ stato intervistato un campione di 800 individui rappresentativi della popolazione dei cittadini maggiorenni residenti nel Comune di Bolzano. 8 Il termine CATI (Computer-Assisted Telephone Interview) si riferisce alla modalità di rilevazione mediante interviste telefoniche, dove l'intervistatore legge le domande all'intervistato e registra le risposte su un computer, tramite un apposito software. 9 Ricerca a cura dell’Associazione “Centro Sociale Papa Giovanni XXIII” e coordinata dal CONAGGA (Coordinamento Nazionale Gruppi per Giocatori d’Azzardo). 54 Tabella 3: Il piano di campionamento Valore assoluto Valore percentuale Maschi 378 47,3 Femmine 422 52,8 18-24 anni 61 7,6 25-44 anni 263 32,9 45-64 anni 259 32,4 65 anni e più 217 27,1 Titolo di studio alto (università-diploma) 616 77,0 Titolo di studio medio-basso 184 23,0 Attivi nella professione 400 50,0 Non attivi nella professione 376 47,0 Campione Genere Età Titolo di studio Condizione occupazionale Altre condizioni professionali 24 Fonte: Rilevazione MonitorCittà a cura di DataMonitor, 2012. 3,0 n=800 Questa prima indagine esplorativa ha il vantaggio che in un lasso di tempo relativamente breve si è potuto intervistare un campione ampio e rappresentativo della popolazione bolzanina. Tuttavia da una prima lettura dei dati nelle prossime pagine può sembrare che il fenomeno del gioco d’azzardo a Bolzano sia tutto sommato poco diffuso. E’ bene in realtà che il lettore tenga conto di tutta una serie di limiti di questa rilevazione dovuti principalmente alle seguenti motivazioni: • Il fenomeno del gioco d’azzardo indagato attraverso le interviste telefoniche è indubbiamente sottostimato poiché nonostante il tema non sia un tabù, è presente comunque una certa reticenza degli intervistati nel rispondere. Essi tendono probabilmente a rifiutare l’argomento o a rispondere in modo non del tutto attendibile. • I giocatori più “problematici” sono molto difficilmente rilevabili in tale tipo di indagini poiché sono persone che con molta probabilità tendono più delle altre ad essere fuori casa. Tali persone, inoltre, anche qualora siano state intervistate, si può ipotizzare che tendano a rispondere in maniera poco veritiera. I risultati vanno quindi letti con la dovuta cautela per evitare conclusioni fuorvianti. Alla luce di queste premesse metodologiche, nelle prossime pagine sarà fatta una disamina di alcuni dati emergenti da questa prima esplorazione quantitativa sul fenomeno a Bolzano. Il lettore tenga quindi ben presente che il fenomeno è presumibilmente sottostimato. 55 3.2. Quadro sintetico Su 800 intervistati, 238 persone, pari al 29,7% del campione, hanno dichiarato di aver giocato ad almeno uno dei giochi con vincite di denaro proposti, negli ultimi 12 mesi. Tabella 4: Rispondenti che dichiarano di aver giocato ad almeno uno dei giochi proposti nell’ultimo anno Persone che dichiarano che negli ultimi 12 mesi hanno giocato ad almeno uno dei giochi con vincite in denaro proposti. Valore assoluto Valore percentuale Maschi 122 51,3 Femmine 116 48,7 18-24 anni 18 7,6 25-44 anni 76 31,9 45-64 anni 90 37,8 65 anni e più 54 22,7 152 63,9 86 36,1 142 59,7 96 40,3 Genere Età Titolo di studio Titolo di studio alto (università-diploma) Titolo di studio medio-basso Condizione occupazionale Attivi nella professione Non attivi nella professione Fonte: Rilevazione MonitorCittà a cura di DataMonitor, 2012. n=238 Non si apprezzano grandi differenze di genere tra coloro che hanno risposto di aver giocato ad almeno uno dei giochi con vincite in denaro negli ultimi 12 mesi. Tra i rispondenti emerge come siano le persone tra i 45 e i 64 anni coloro che maggiormente hanno risposto di aver giocato negli ultimi 12 mesi. Per quanto riguarda il titolo di studio, appare come siano in maggior numero gli individui con il titolo di studio più elevato ad aver giocato negli ultimi 12 mesi. In realtà tale dato è probabilmente fuorviante perché osservando il piano di campionamento (tabella 2), emerge come il campione sia sovradimensionato per quanto riguarda il titolo di studio alto (università-diploma). Risulta infine dalla tabella 3 come sia leggermente più numeroso il numero delle persone che lavorano ad aver giocato. 56 3.3. La tipologia di giochi Dalle risposte date dai bolzanini all’intervista condotta da DataMonitor emerge come il gioco a cui negli ultimi 12 mesi hanno giocato di più siano il “Gratta e Vinci” e il “Win for Life” (52,8% dei casi). Seguono le classiche “schedine” del Totocalcio, Tris, Lotto, Superenalotto (36,2% dei casi), le scommesse sportive (5,3% dei casi), Slot Machines e Videopoker (3,6% dei casi), il Bingo (1,2%) e i giochi a carte con denaro (solo lo 0,9%). Grafico 3: Giochi con vincite in denaro a cui hanno giocato gli intervistati negli ultimi 12 mesi Giochi a carte con denaro 0,9% Gratta e vinci, Win for life 52,8% Bingo 1,2% Slot machines, Videopoker 3,6% Scommesse sportive 5,3% Totocalcio, Tris, Lotto, Superenalotto 36,2% Fonte: Rilevazione MonitorCittà a cura di DataMonitor, 2012. n=238 Oltre a risultare incredibilmente molto bassa la percentuale di persone che hanno dichiarato di aver giocato negli ultimi 12 mesi con Slot Machines e Videopoker si noti come gli intervistati non abbiano fornito risposte per quanto riguarda Videolottery, giochi online e Casinò. Tale risultato deriva probabilmente anche dai limiti spiegati nel paragrafo metodologico (3.1) di reticenza a rispondere e di difficoltà nel rilevare certe tipologie di giocatori. Pur con tali limiti, quello che è possibile affermare è che con una rilevazione di tale tipo, seppur debole nell’individuare un gioco di tipo problematico, è stato possibile fare emergere l’abitudine di molti cittadini che acquistano un “Gratta e Vinci” o giocano al Superenalotto. 57 3.4. La frequenza di gioco Come già ribadito, questa rilevazione, oltre a sottostimare il fenomeno, non rileva di certo un gioco di tipo problematico che però i fatti di cronaca ci confermano esistere ed essere addirittura in aumento. Dal grafico 4 emerge come tre quarti dei rispondenti afferma di aver giocato “meno di 1 volta alla settimana” (75,2%). Si tratta per lo più come già detto di giocatori del tutto sporadici. Un quinto degli intervistati (20,1%) ha dichiarato di giocare da 1 a 3 volte alla settimana. Soltanto il 2,1% degli intervistati ha risposto di giocare più di 3 volte alla settimana. Grafico 4: Frequenza settimanale di gioco Meno di 1 volta 75,2% Non risponde 2,6% Più di 3 volte 2,1% Da 1 a 3 volte 20,1% Fonte: Rilevazione MonitorCittà a cura di DataMonitor, 2012. n=238 3.5. I giochi preferiti Come è emerso anche dal paragrafo 3.3 i giochi a cui negli ultimi 12 mesi i bolzanini hanno giocato più spesso è il “Gratta e Vinci” e il “Win for Life” che si attestano anche quali giochi preferiti. Ciò è confermato anche da altre ricerche svolte in Italia, tra cui ad esempio la già citata “Ricerca nazionale sulle abitudini di gioco degli italiani”. Sistemi immediati di vincita quali il Gratta e Vinci o il Win for Life, disponibili in molti tabacchini hanno negli ultimi anni spopolato tra i giochi con vincite in denaro. Nella rilevazione riguardante la città di Bolzano effettuata da DataMonitor, emerge come per il 39,5% dei rispondenti il gioco preferito siano appunto Gratta e vinci e Win for Life. Seguono Totocalcio, Tris, Lotto, Superenalotto (25,2%), Giochi di carte con denaro (2,5%) e Scommesse sportive (0,9%). Si noti che ben il 31,9% degli intervistati non ha dato risposta a tale domanda, probabilmente per una sorta di riserbo nel dare un proprio giudizio o forse poiché essendo giocatori del tutto occasionali, non hanno una preferenza. 58 Grafico 5: Gioco preferito dai rispondenti che negli ultimi 12 mesi hanno giocato almeno ad uno dei giochi proposti Scommesse sportive 0,9% Gratta e vinci, Win for Life 39,5% Giochi di carte con denaro 2,5% Totocalcio, Tris, Lotto, Superenalotto 25,2% Non risponde 31,9% Fonte: Rilevazione MonitorCittà a cura di DataMonitor, 2012. n=238 3.6. Il denaro speso Osservando il grafico 6 emerge come tra coloro che hanno risposto di aver giocato negli ultimi 12 mesi più della metà (57,6%) ha dichiarato che negli ultimi 30 giorni ha speso da 1 a 10 euro in gioco con vincite in denaro. Un quarto degli intervistati (25,2%) ha affermato di aver speso negli ultimi 30 giorni soltanto 1 euro o meno. Solo il 15,9% degli intervistati ha dichiarato che nell’ultimo mese ha speso in giochi con vincite in denaro da 10 a 100 euro. Grafico 6: Denaro speso in giochi con vincite in denaro negli ultimi 30 giorni Da 10 a 100 euro 15,9% Da 1 a 10 euro 57,6% Non risponde 1,3% 1 euro o meno 25,2% Fonte: Rilevazione MonitorCittà a cura di DataMonitor, 2012. 59 n=238 3.7. Le motivazioni del gioco Le motivazioni che spingono gli individui a giocare d’azzardo sono molteplici e non sempre facili da individuare. I motivi possono essere più o meno razionali. Il giocatore d’azzardo può far ricorso al gioco per passatempo sporadico o abituale senza mai perdere il controllo e non necessariamente diventarne “dipendente”. Una delle motivazioni principali che spingono una persona a giocare è però spesso semplicemente quella di vincere del denaro. Grafico 7: Motivazioni di gioco (valori in percentuale) 37,0 Vincere denaro 26,5 Sfidare la sorte 21,0 Passare il tempo Disfarmi di emozioni spiacevoli Perché lo trovo eccitante Misurare le mie capacità Non risponde 2,5 1,7 1,3 10,0 Fonte: Rilevazione MonitorCittà a cura di DataMonitor, 2012. n=238 Secondo i dati rilevati da DataMonitor è emerso come il vincere denaro sia per il 37% degli intervistati bolzanini il motivo principale per cui giocano. In letteratura si evidenzia come il ricorso al gioco d’azzardo abbia adempiuto funzioni di tipo ricreativo nei momenti di diffuso benessere e di tipo compensativo nei periodi di crisi (Imbucci, 1999). Se molti giocano per vincere denaro quindi, ciò potrebbe almeno in parte essere dovuto a funzioni compensative legate alla crisi economica che stiamo vivendo. Oltre un quarto (26,5%) afferma invece di giocare per sfidare la sorte. Un quinto dei rispondenti (21%) dichiara di giocare semplicemente per passare il tempo. Piccole percentuali di intervistati dichiarano di giocare per disfarsi di emozioni spiacevoli (2,5%), perché lo trovano eccitante (1,7%) o semplicemente per misurare le proprie capacità (1,3%). Il 10% delle persone intervistate non ha invece dato risposta a tale domanda. Ovviamente un giocatore può iniziare a giocare anche solo per sfidare la sorte e passare il tempo, ma potrebbe poi in un secondo momento dedicarsi al gioco sempre più per vincere denaro. Tale dinamica, se portata all’eccesso, riflette maggiormente un giocatore di tipo problematico, se non addirittura già patologico, spinto dal giocare sempre più e a spendere sempre maggior denaro. In questa rilevazione, come già detto, per tutta una serie di limiti, non sono stati intercettati i giocatori problematici. 60 3.8. I giudizi dei bolzanini sulle iniziative di prevenzione e di contrasto al gioco d’azzardo A conclusione del questionario che è stato posto da DataMonitor ai bolzanini, è stata inserita una domanda dove gli intervistati dovevano esprimere la loro opinione riguardo ad alcune iniziative promosse direttamente o indirettamente dal Comune di Bolzano. A tali domande hanno risposto tutti gli 800 intervistati a differenza delle domande dei paragrafi precedenti, dove, ricordiamo, il sottocampione era costituito solamente dai 238 intervistati che avevano dichiarato di aver giocato ad almeno uno dei giochi proposti. Si è chiesto in questa domanda se i cittadini ritenessero utili alcune iniziative quali il documento approvato dal Consiglio Comunale sugli impegni della Città di Bolzano a tutela di coloro che giocano con denaro, la campagna di prevenzione “Game Over”: serate di discussione e riflessione con i cittadini sul tema del gioco con vincite in denaro, varie iniziative di sensibilizzazione ed informazione quali spot nei cinema, opuscoli, ecc. ed infine la rimozione delle cosiddette slot machines o macchinette elettroniche dai bar della città di Bolzano che si trovano vicino a scuole, luoghi di ritrovo di giovani, strutture sociosanitarie, ecc. Grafico 8: Giudizio su alcune iniziative promosse dal Comune 100% 6,2 7,7 15,7 8,5 90% 80% 70% 60% 9,3 20,3 1,7 9,5 6,2 5,3 4,8 8,7 12,2 12,8 Non conosce/ Non risponde Inutile 38,5 29,7 Poco utile 50% 40% 71,8 Abbastanza utile 30% 48,5 20% 41,3 41,3 Molto utile 10% 0% Documento approvato Campagna di Iniziative di Rimozione delle dal Consiglio Comunale prevenzione “Game sensibilizzazione ed cosiddette slot machines sugli impegni della Città Over”: serate di informazione quali spot o macchinette di Bolzano a tutela di discussione e riflessione nei cinema, opuscoli, elettroniche dai bar della coloro che giocano con con i cittadini sul tema ecc… città di Bolzano che si denaro… del gioco con vincite in trovano vicino a scuole, denaro… luoghi di ritrovo di giovani, strutture sociosanitarie, ecc. Fonte: Rilevazione MonitorCittà a cura di DataMonitor, 2012. n=800 Complessivamente gli intervistati hanno ritenuto utili le iniziative proposte. Si nota come ad esempio il documento del Consiglio Comunale sugli impegni a tutela dei giocatori sia ritenuto molto utile dal 48,5% degli intervistati. Un 15,7% degli intervistati lo ritiene invece inutile. Più utili sono invece considerate le altre iniziative proposte. La campagna di prevenzione “Game Over” viene ritenuta per il 41,3% degli intervistati molto utile e per il 29,7% abbastanza utile. Le iniziative di sensibilizzazione ed informazione riscuotono anche un certo giudizio positivo, infatti, per il 41,3% e per il 28,5% sono considerate rispettivamente molto e abbastanza utili. La rimozione delle slot machines o macchinette elettroniche dai bar della città di Bolzano che si trovano vicino ai luoghi sensibili, di cui si è parlato nel capitolo 2, sembra essere l’iniziativa che, a detta degli intervistati, risulta più utile. Ben il 71,8% degli intervistati ritiene, infatti, tale iniziativa molto utile. 61 Tutte queste risposte denotano quindi che, sebbene complessivamente i bolzanini che emergono da questa prima analisi di superficie non siano particolarmente dediti al gioco, siano tuttavia molto favorevoli alle iniziative di prevenzione e di contrasto al gioco d’azzardo nella città di Bolzano. 4. Il lato problematico del gioco a Bolzano: gli utenti del SerD Servizio per le dipendenze Secondo una stima della già citata “Ricerca nazionale sulle abitudini di gioco degli italiani” (Iori 2011), nel nostro Paese vi sono più di 800 mila dipendenti da gioco d’azzardo e quasi due milioni di giocatori a rischio. Nel 1980 la dipendenza da gioco d’azzardo è stata riconosciuta come disturbo mentale, tanto che l’'Associazione Psichiatrica Americana lo ha incluso anche nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali che classifica il Gioco d’Azzardo Patologico tra i "disturbi del controllo degli impulsi non classificati altrove" e lo definisce come "un'alterazione caratterizzata da comportamento maladattivo, persistente e ricorrente nel gioco d'azzardo tale da compromettere le attività personali, familiari e lavorative". Tale problema ha una certa affinità con il gruppo dei Disturbi Ossessivo-Compulsivi e soprattutto con i comportamenti d'abuso e le dipendenze. Anche se, come ribadito fin dall’inizio, obiettivo di questo scritto è di riportare una panoramica sul gioco con vincite in denaro piuttosto che approfondire il gioco di tipo “problematico”, preme qui però fare un breve accenno al fenomeno. Si evidenzieranno pertanto alcuni dati utili per comprendere la dimensione anche del lato problematico del fenomeno del gioco a Bolzano. Grafico 9: Utenti in carico presso il Servizio Dipendenze (SerD) per “Gioco d'azzardo patologico” Solo Bolzano Resto della Provincia 200 150 108 (54,8%) 107 (59,1%) 197 100 97 (69,8%) 181 139 50 42 (30,2%) 89 (45,2%) 74 (40,9%) 0 2010 2011 2012 Fonte: Elaborazione Ufficio Pianificazione Sociale, Comune di Bolzano, su dati Servizio Dipendenze (SerD) dell’Azienda Sanitaria dell’Alto Adige Osservando il grafico 9, si può apprendere come in tutta la provincia il Servizio Dipendenze (SerD) dell’Azienda Sanitaria dell’Alto Adige ha seguito nel 2010 139 persone, che sono salite a 181 nel 2011 e a 197 nel 2012. Ciò equivale ad un aumento nel 2012 rispetto al 2010 del 41,7% di utenti in carico per gioco d’azzardo patologico. Se poi si indirizza il focus sulla città di Bolzano la situazione appare decisamente più allarmante: da 42 utenti in carico nel 2010 si è passati a 74 utenti in carico nel 2011 e 62 addirittura a 89 nel 2012. Ciò significa addirittura un aumento nel 2012 del 111,9% rispetto al 2010. Ad essere aumentati, sono pertanto soprattutto i dipendenti da gioco d’azzardo nella città di Bolzano rispetto al resto della Provincia, dove si è passati da 97 utenti in carico nel 2010 a 108 nel 2012 (solo +11,3%). I dati ci mostrano in definitiva che le persone dipendenti da gioco d’azzardo sono in aumento in tutta la Provincia di Bolzano. Tale incremento risulta molto più incisivo ed allarmante per quanto riguarda il capoluogo. Conclusioni I fatti di cronaca, nonché alcune delle evidenze presentate in questo rapporto, fanno ipotizzare come il gioco d’azzardo stia diventando un fenomeno sociale preoccupante. Si assiste ad un aumento dell’offerta dei giochi e ad una modifica delle abitudini e delle modalità del gioco. I giochi storicamente più “sociali” quali ad esempio i classici “giochi a carte” del bar di quartiere lasciano pian piano spazio a giochi più “individuali” quali il “Gratta e vinci” o macchinette da gioco di vario genere. Il gioco da passatempo tende ad essere sempre più un espediente per ottenere denaro in maniera rapida ed individuale. Appare, in altre parole, una trasformazione sia della tipologia di giochi che nell’approccio al gioco stesso. La crisi economica degli ultimi anni ha probabilmente contribuito ad acuire il fenomeno. Come si è visto nelle pagine precedenti, macchinette e sale da gioco spopolano anche a Bolzano, anche se con questa indagine non è stato possibile rilevare l’aspetto legato agli utilizzatori di tali macchinette. Il gioco di tipo patologico, come si è potuto leggere, purtroppo esiste ed è in aumento. La Provincia di Bolzano e il Comune si sono attivati da tempo per cercare di contrastare il fenomeno ed arginare la diffusione di sale gioco e slot machines. In queste pagine non si è dato molto spazio al gioco problematico o patologico poiché risulta un fenomeno molto complesso e difficile da rilevare. Nonostante tutti i limiti metodologici già ampiamente ribaditi, tramite la rilevazione in superficie condotta da DataMonitor, si è ottenuta un’immagine ancora sfocata ma indicativa del fenomeno: almeno un terzo degli intervistati ha giocato negli ultimi 12 mesi ad uno dei tanti giochi con vincite in denaro possibili. Essi non appaiono particolarmente dediti all’azzardo, ma, piuttosto sporadici acquirenti di giochi istantanei, nei quali l’aspetto ludico è tutto sommato limitato, quali ad esempio i “Gratta e vinci”. Da questa indagine, come da altre svolte in Italia, il “Gratta e vinci” emerge quale il gioco con vincite in denaro preferito. Seppur siano giocatori occasionali, più della metà degli intervistati negli ultimi 30 giorni ha speso meno di 10 euro nei giochi con vincite in denaro e circa un sesto di essi ha speso da 10 a 100 euro . Il motivo principale che spinge tali persone a giocare è semplicemente il “vincere denaro”. I bolzanini che emergono da questo sondaggio appaiono in qualche modo poco inclini al gioco d’azzardo. Nonostante questo, essi appaiono consci del pericolo potenziale che esso comporta, tanto che in ampia maggioranza gli intervistati ritengono molto o abbastanza utili le iniziative promosse per contrastare il fenomeno e sensibilizzare la popolazione sui rischi del gioco. L’iniziativa attuata per prevenire e contrastare il gioco che gli intervistati hanno ritenuto più utile è risultata essere la rimozione delle slot machines dai locali pubblici che si trovano vicino a luoghi sensibili. Più di otto intervistati su dieci hanno considerato tale iniziativa molto o abbastanza utile. Si è poi in breve accennato al lato problematico del gioco d’azzardo. Le situazioni di problematicità esistono anche nella nostra terra. Emerge con forza come il numero di persone in carico al Servizio per le dipendenze dell’Azienda Sanitaria per “gioco d’azzardo patologico” sia in aumento in tutta la Provincia. L’incremento però è ben visibile soprattutto se puntiamo la lente d’ingrandimento sul capoluogo altoatesino dove dal 2010 al 2012 gli utenti in carico sono più che raddoppiati. Il trend di tali utenti sembra essere inesorabilmente in forte crescita. Si è ritenuto utile fare questa prima breve esplorazione sul fenomeno anche perché si è visto come il gioco con vincite in denaro possa sfociare piuttosto facilmente da passatempo a vero dramma. Al di la dell’aspetto prettamente clinico del problema, il 63 gioco, anche qualora in qualche modo “solo” problematico, potrebbe portare poi, con il passare del tempo, ad un deterioramento del tessuto sociale di una città. Le iniziative messe in campo dal Comune, quali, ricordiamo, il documento approvato dal Consiglio Comunale sugli impegni della Città di Bolzano a tutela di coloro che giocano con denaro, la campagna di prevenzione “Game Over”, le varie iniziative di sensibilizzazione ed informazione ed infine la rimozione delle cosiddette slot machines o macchinette elettroniche dai bar della città di Bolzano che si trovano vicino a luoghi sensibili, sono alla luce dei dati presentati in questo report, un primo passo verso un percorso di consapevolezza sul fenomeno del gioco che va costantemente e accuratamente monitorato ancor prima che diventi problematico o, peggio, patologico. 64 Bibliografia Bianchetti R., Croce M., (2007) Il crescente mercato del gioco d’azzardo in Italia: violenza nascosta o indifferenza collettiva? Questioni sui costi sociali e sui ‘legittimi’ guadagni, in Sociologia del diritto, n.2, Franco Angeli, Milano; Conti S., Marzo R. (a cura di) (2009) Divertimento e dipendenza: il rischio e l'azzardo. Indagine sui comportamenti di gioco ed esperienze cliniche dell'équipe G.A.P., Franco Angeli, Milano Croce M., (2001), Il caso del gioco d’azzardo: una droga che non esiste, dei danni che esistono, in Personalità/Dipendenze, Fasc. II, pp. 225-242. Guerreschi C., (2003), Il gioco d’azzardo patologico. Liberati dal gioco e dalle altre nuove dipendenze, Edizioni Kappa, Roma. Imbucci G. (a cura di) (1999), Il gioco pubblico in Italia. Storia, cultura e mercato, Marsilio, Venezia. Iori M. (2011) Ricerca nazionale sulle abitudini di gioco degli italiani curata dall’Associazione “ Centro Sociale Papa Giovanni XXIII”, e coordinata dal CONAGGA ( Coordinamento Nazionale Gruppi per Giocatori d’Azzardo), in collaborazione con il CNCA (Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza). Leone L., (2009) Aspetti giuridici e criminologici del gioco d’azzardo on line, in «Cyberspazio e diritto», Vol. 10, N. 3/4, p. 346. Patrizi P., Bussu A. (2005), Giocare d’azzardo Significati sociali e ragioni soggettive, Psicologia & Giustizia Anno VI, numero 2 Luglio - Dicembre 2005 Poto D. (a cura di) (2012), Azzardopoli. Il paese del gioco d’azzardo, Libera, Roma. Patrizi P., Bussu A. (2005), Giocare d’azzardo Significati sociali e ragioni soggettive, Psicologia & Giustizia Anno VI, numero 2 Luglio - Dicembre 2005 Vico G., (2011) Non mi diverto più! Il gioco d’azzardo patologico, in Rivista di Criminologia, Vittimologia e Sicurezza – Vol. V – N. 1 – Gennaio-Aprile. 65 Assessorato alle Politiche Sociali e ai Giovani Stadtrat für Sozialpolitik und Jugend Assessorato alle Politiche Sociali e ai Giovani Stadtrat für Sozialpolitik und Jugend «TROPPO VECHIO PER LAVORARE TROPPO GIOVANE PER ANDARE IN PENSIONE» Un’analisi qualitativa dell’esperienza di impiego temporaneo di persone disoccupate presso il Comune di Bolzano A cura di Luca Frigo OSSERVATORIO PER LE POLITICHE SOCIALI DELLA QUALITÁ DELLA VITA Working Paper Nr. 03/2013 «Troppo vecchio per lavorare troppo giovane per andare in pensione». Un’analisi qualitativa dell’esperienza di impiego temporaneo di persone disoccupate presso il Comune di Bolzano. Stesura: Luca Frigo Supervisione: Michela Trentini È consentita la riproduzione di informazioni, grafici e tabelle previa indicazione della fonte. Citazione: Frigo, L. (2013) ”«Troppo vecchio per lavorare troppo giovane per andare in pensione». Un’analisi qualitativa dell’esperienza di impiego temporaneo di persone disoccupate presso il Comune di Bolzano”. Osservatorio per le politiche sociali della qualità della vita, Working Paper Nr. 03/2013, Ufficio Pianificazione Sociale, Comune di Bolzano. Questo paper è scaricabile dal sito del Comune di Bolzano nella sezione “Osservatorio per le politiche sociali della qualità della vita”. 68 Ringraziamenti Si ringraziano per la disponibilità le 9 persone intervistate che hanno svolto un periodo di impiego temporaneo presso il Comune di Bolzano, i responsabili dell’Ufficio Personale, Ufficio Servizi Demografici, Ufficio Affari Generali e Istituzionali, Ufficio Servizi Funerari e Cimiteriali, Servizio Museo Civico. Si ringrazia infine il dott. Michael Mayr dell’Ufficio Servizio Lavoro della Provincia Autonoma di Bolzano per le informazioni e i dati forniti. 69 Introduzione La crisi degli ultimi anni ha avuto ripercussioni alquanto considerevoli sul mondo del lavoro. In questo periodo di profonda e sentita crisi economica che costringe molte imprese a ridurre la propria attività, non passano inosservati i numerosi casi di licenziamento che si susseguono ormai da qualche anno. Tale trend, che attanaglia gran parte dei Paesi europei, Italia inclusa, mostra una crisi tutt’altro che superata. Volgendo lo sguardo alla nostra terra, appare come nonostante il tasso di disoccupazione sia cresciuto meno che nel resto d’Italia, anche qui vi siano segnali di allarme che non vanno trascurati. Dietro ai numeri che ogni giorno vediamo sui disoccupati in aumento, non va dimenticato, vi sono persone e relative famiglie che hanno perso il lavoro o lo stanno perdendo. Ciò determina a catena una serie di conseguenze che, specie in una terra come quella altoatesina, non eravamo abituati a vedere. In altre parole, perdere il lavoro da un giorno all’altro, è un evento traumatico, che mette a dura prova il singolo individuo e la sua famiglia. L’età anagrafica della persona che perde il lavoro in tale contesto ha sicuramente risvolti differenti. Perdere il lavoro a 25 anni non è ovviamente la stessa cosa che perderlo a 50. Sebbene in entrambi in casi si tratti di un momento di assoluta difficoltà per l’individuo, nel contesto di crisi che stiamo vivendo la persona cinquantenne fa tendenzialmente più fatica a reinserirsi nel mercato del lavoro di quella venticinquenne. Quest’ultima, inoltre, si auspica abbia alle spalle una rete famigliare che la supporterà. La persona cinquantenne, si ritrova invece ad essere in alcuni casi un padre o una madre percettore dell’unico reddito famigliare. Tali lavoratori maturi stanno vivendo quindi sempre più un processo di “marginalizzazione“ (Pirone 2005) che ha delle conseguenze molto pesanti anche sulla loro famiglia. Il problema non è nuovo, solo che se in passato le giovani generazioni riuscivano perlomeno ad entrare nel mercato del lavoro italiano, anche se a volte a spese di generazioni più anziane, che erano estromesse dalla forza lavoro secondo il cosiddetto processo “young in, old out”, oggi sono invece entrambe fasce di lavoratori fortemente svantaggiate. In altre parole il fenomeno è oggi riassumibile con il motto “young out, old out” (Marcaletti 2007). I cambiamenti demografici, del mercato del lavoro e delle politiche di welfare, fanno sì, quindi, che oggi le persone over 50 siano sfortunatamente “troppo vecchie” per trovare un nuovo lavoro, ma ancora “troppo giovani” per poter andare in pensione. Queste persone si vengono a trovare in un limbo che ha quindi forti ripercussioni su tutta la loro famiglia. Oltre alle evidenti conseguenze prettamente economiche, non va dimenticato, inoltre, come la violenta uscita dal mercato del lavoro di queste persone significhi spesso anche il rischio di perdita di rapporti sociali e uno status psicologico di frustrazione non trascurabile, specie in una realtà come quella altoatesina, dove il fenomeno della disoccupazione è tutto sommato una novità. Il Comune di Bolzano, grazie alla collaborazione dell’Ufficio Servizio Lavoro della Provincia Autonoma di Bolzano, si è avvalso della Legge Provinciale n.11 del 1986 per l’impiego temporaneo di persone disoccupate. Sono stati avviati 6 progetti da parte di 5 strutture comunali, attraverso i quali si è potuto offrire un’opportunità di impiego a 10 persone che avevano perso il lavoro. Questa ricerca ha l’obiettivo di analizzare l’esperienza di lavoro temporaneo di queste persone presso il Comune di Bolzano, al fine di evidenziare da un lato le problematiche dell’essere un over 50 che ha perso il lavoro a Bolzano, e dall’altro capire come sia possibile sfruttare al meglio l’opportunità offerta dalla L.P.11/1986 per poter dare una chance a queste persone di affrancarsi dal limbo di “troppo vecchi per lavorare” e “troppo giovani per andare in pensione”. Nelle pagine che seguono, si analizzerà dapprima il contesto di crisi del mercato del lavoro, presentando alcuni dati salienti sulla disoccupazione. Si passerà in rassegna poi lo strumento dei “lavori socialmente utili”, vedendo come è stato utilizzato a livello nazionale e come si è tradotto a livello locale tramite la legge provinciale n.11 del 1986. Si entrerà poi nel vivo presentando i risultati emersi dalla ricerca qualitativa sull’esperienza di 10 persone disoccupate che sono state impiegate temporaneamente in Comune attraverso lo strumento della citata legge provinciale. 70 Crisi e mercato del lavoro a Bolzano Dal 2008, inizio della crisi economica, il crollo occupazionale è un dato di fatto che si è accentuato ulteriormente nel corso del 2012. Dato allarmante sotto gli occhi di tutti è la disoccupazione giovanile, tanto che in Italia il tasso di disoccupazione per i lavoratori tra i 15 e i 24 anni ha abbondantemente superato il 30% e, secondo i dati ISTAT, si sta pericolosamente avvicinando al 40%10. Va detto che a fianco al problema occupazionale dovuto alla crisi economica, si assiste ad un cambiamento demografico considerevole: i giovani sono sempre di meno, gli anziani sempre di più. Una persona su cinque a Bolzano ha più di 65 anni e l’indice di vecchiaia nel 2012 ha raggiunto il valore 160,511. Negli anni scorsi la provincia di Bolzano è sempre stata una delle aree col minor tasso di disoccupazione di tutta Europa. Purtroppo la recente crisi economico-finanziaria ha colpito anche questa terra. Anche in Alto Adige, infatti, la disoccupazione è cresciuta. A fine 2012 il tasso di disoccupazione, cioè il rapporto tra le persone in cerca di occupazione e il totale delle forze di lavoro, è stato del 4,1%, quando prima della crisi esso è stato in sostanza sempre inferiore al 3%. Grafico 10: Tasso di disoccupazione in Alto Adige e a Bolzano (2008 – 2012) – valori in % Tutto il territorio provinciale 7,1 Solo il territorio della città 5,7 4,2 3,8 4,1 3,3 2,9 2,4 2,7 2,1 2008 2009 2010 2011 2012 Fonte: Elaborazione Ufficio Pianificazione Sociale (Comune di Bolzano) su dati ASTAT Osservando il grafico 1 si può poi notare che prendendo a riferimento il solo capoluogo altoatesino, il tasso di disoccupazione nell’anno 2012 ha raggiunto addirittura quota 7,1% mentre nel resto del territorio provinciale si attestava ad un livello nettamente inferiore (3,4%). E’ evidente pertanto come il fenomeno della disoccupazione assuma dimensioni particolarmente critiche soprattutto per quanto riguarda la città capoluogo. Se i giovani sono quelli che in questo periodo hanno più difficoltà nel mercato del lavoro, non va meglio per i lavoratori più “maturi”. In questo scenario, si va ad inserire tutta la platea di lavoratori non più giovani che, fondamentalmente a causa della crisi, hanno perso il lavoro. Alcune di queste persone rientrano in parte tra i cosiddetti “esodati”, cioè lavoratori over 50 espulsi dal mercato dal lavoro e che non possono ancora andare in pensione per via 10 Secondo la Rilevazione sulle Forze di Lavoro, condotta periodicamente dall’ISTAT, nel mese di maggio 2013 il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) ha raggiunto il 38,5%. 11 L’indice di vecchiaia misura il rapporto tra anziani (65 anni e oltre) e giovani (fino ai 14 anni). Il valore di 160,5 significa che si contano 160 ultra 65-enni ogni 100 giovani. 71 dell’innalzamento dell'età o dei requisiti per accedere al trattamento pensionistico12. Nel periodo di crisi che investe il mondo del lavoro si vedono sempre più spesso imprese che lasciano a casa i dipendenti con una certa anzianità. Il motivo è spesso dettato da riorganizzazioni aziendali nelle quali i lavoratori anziani sono penalizzati, poiché rappresentano una risorsa ritenuta troppo qualificata e onerosa nonché poco flessibile ai cambiamenti. E’ facile immaginare come i lavoratori anziani oggi si ritrovino pertanto in un limbo drammatico poiché hanno enorme difficoltà a rientrare nel mercato del lavoro, ma ancora non possono andare in pensione. L’effetto è che molti padri e madri di famiglia rimangono bloccati in questo limbo per mesi, se non anni, prima di riuscire a trovare un impiego o in qualche modo arrivare alla tanto agognata pensione. A cascata tale situazione si ripercuote quindi su intere famiglie che potrebbero divenire a rischio di povertà. Ciò rischia di compromettere l'equilibrio sociale ed economico del territorio. Grafico 11: Disoccupati over 50 con dimora a Bolzano (anno 2012) 698 593 538 477 353 293 304 293 304 248 208 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 Fonte: Elaborazione Ufficio Pianificazione Sociale (Comune di Bolzano) su dati Ufficio osservazione mercato del lavoro, Provincia Autonoma di Bolzano, 2012 Osservando i dati sul numero dei disoccupati con più di cinquant’anni che abitano a Bolzano (Grafico 2), si nota una vistosa impennata proprio in seguito all’esplosione della crisi economico-finanziaria del 2008. Se fino al 2008 il numero dei bolzanini over 50 disoccupati si attestava attorno alle 300 unità, dopo tale crisi il trend ha subito una crescita che ha portato tale numero a quasi 700 unità nel corso del 2012. In 10 anni il numero dei disoccupati bolzanini over 50 è quindi più che triplicato (+ 235%). Simile andamento si è registrato a livello provinciale dove il numero degli over 50 disoccupati è passato da 702 nel 2002 a 2.346 nel 2012. La cornice dei “Lavori Socialmente Utili“ nel contesto nazionale Nell’ambito delle politiche di sostegno al reddito si è visto negli ultimi decenni l’emergere di modelli di workfare: approcci alternativi al classico welfare state (di natura esclusivamente assistenziale) che consistono in politiche di welfare attivo finalizzate ad evitare gli effetti disincentivanti alla ricerca di un nuovo lavoro e alla riqualificazione professionale, ossia la 12 Tali modifiche sono dovute da ultimo alla c.d. “Riforma Fornero”, che ha introdotto l’aumento dell’età pensionabile per effetto dell’adeguamento alla speranza di vita, nonché abolito le pensioni di anzianità. Nella c.d. “Riforma Fornero” sono presenti inoltre alcune modifiche in materia di flessibilità in uscita, cambiando ad esempio in parte l’art.18 dello Statuto dei Lavoratori rendendo in estrema sintesi meno vincolante il reintegro dei lavoratori licenziati da parte delle aziende. 72 cosiddetta “trappola della disoccupazione” - (Spattini 2006), che il welfare classico ha in qualche modo sempre teso a generare. Si tratta, quindi, di spingere le persone ad attivarsi, legando quindi maggiormente gli eventuali aiuti sociali ricevuti all'obbligo di lavorare (Barbier 2003). Sebbene già dal secondo dopoguerra per affrontare gravi problemi di disoccupazione vi sono stati diversi interventi legislativi per l’impiego temporaneo di persone prive di lavoro, è a partire dagli anni ’90 che per motivi di razionalizzazione della spesa pubblica si cercò di incentivare lo strumento dei “lavori socialmente utili”. Si trattava di misure di workfare promosse con il pacchetto Treu13, contenente vari provvedimenti contro la disoccupazione, e meglio definite poi con il Decreto Legislativo n.468 del 199714. Lo scopo era da un lato quello di associare un sussidio ad un attività lavorativa (protezione del reddito), dall’altro quello più ardito di creare occupazione (job creation) che potesse anche durare nel tempo (Saracini 2002). Il tutto era nato per affrontare l’emergenza sociale sia dei disoccupati, ma anche della numerosa platea di persone che non riuscivano ad uscire dall’abisso della cassa integrazione. E’ quindi il D.Lgs. n.468 del 1997 a fornire una prima vera e propria definizione dei “lavori socialmente utili” - d’ora in poi, per brevità, LSU - come […] “attività che hanno per oggetto la realizzazione di opere e la fornitura di servizi di utilità collettiva, mediante l'utilizzo di particolari categorie di soggetti” (art.1). Lo stesso decreto legislativo (art.2), specifica, inoltre, varie tipologie di LSU volte alla creazione di occupazione e alla qualificazione professionale15. I soggetti promotori di progetti di LSU previsti da tale decreto (art.3) sono le pubbliche amministrazioni, gli enti pubblici economici, le società a totale o prevalente partecipazione pubblica, le cooperative sociali ed i loro consorzi. I soggetti che possono essere impiegati in LSU sono (art.4) gli iscritti nella lista di mobilità, i disoccupati di lunga durata, particolari categorie di lavoratori individuate mediante delibera della Commissione regionale per l’impiego, i lavoratori sospesi con diritto al trattamento di integrazione salariale ed infine persone detenute per le quali sia prevista l’ammissione al lavoro esterno. Le Amministrazioni possono pertanto usufruire di tale fattispecie di lavoratori, per periodi generalmente non superiori a 6 mesi, purché predispongano un progetto secondo i criteri stabiliti dal Ministero del Lavoro. Per i lavoratori impiegati in tali progetti spetta un sussidio erogato dall’INPS su richiesta dell'ente utilizzatore. Aspetto importante di tale tipologia di lavoro, è che lo svolgimento di un LSU non comporta in alcun caso l'instaurazione di un rapporto di lavoro, pertanto non comporta la perdita dello stato di disoccupazione, né implica la sospensione o la cancellazione dalle liste di mobilità. L’utilizzo di tale strumento si è nell’ultimo decennio affievolito. Negli ultimi anni a seguito del D.Lgs. n.81 del 200016, di altre iniziative adottate dal Ministero del Lavoro, nonché delle leggi finanziarie del 2006 e 2007, si è puntato ad un progressivo svuotamento del cosiddetto "bacino di lavoratori socialmente utili" mirando ad una stabilizzazione di tali lavoratori (Saracini 2002). In realtà, se è vero quindi che i lavori socialmente utili sono nati per offrire una possibilità di reinserimento lavorativo ai disoccupati di lunga durata e ai cassaintegrati, dall’altro non sempre si è riusciti a stabilizzare tali lavoratori. Attualmente, sono principalmente le Regioni ad attivare nuovi progetti di “lavori socialmente utili” finanziandoli per lo più mediante risorse proprie. Resta ora da vedere come tale istituto si svilupperà nel corso di questi anni di difficile crisi del mercato del lavoro, che penalizza diverse fasce di lavoratori. 13 14 15 16 Legge 24 giugno 1997, n. 196 "Norme in materia di promozione dell'occupazione." Decreto Legislativo 1° dicembre 1997, n. 468 "Revisione della disciplina sui lavori socialmente utili, a norma dell'articolo 22 della legge 24 giugno 1997, n. 196" Si tratta di lavori di pubblica utilità mirati alla creazione di occupazione, in particolare in nuovi bacini di impiego, lavori socialmente utili mirati alla qualificazione di particolari progetti formativi volti alla crescita professionale in settori innovativi, lavori socialmente utili per la realizzazione di progetti aventi obiettivi di carattere straordinario, prestazioni di attività socialmente utili da parte di titolari di trattamenti previdenziali. Decreto Legislativo 28 febbraio 2000, n. 81 "Integrazioni e modifiche della disciplina dei lavori socialmente utili, a norma dell'articolo 45, comma 2, della legge 17 maggio 1999, n. 144" 73 Impiego temporaneo di persone disoccupate in Alto provinciale n.11 del 1986 Adige: la legge Descrizione In Provincia di Bolzano la materia dei LSU è disciplinata dalla Legge Provinciale 11 marzo 1986, n. 11, “Impiego temporaneo di lavoratori disoccupati da parte dell'Amministrazione provinciale e da enti soggetti a tutela”. Tale legge permette di impiegare temporaneamente persone disoccupate da almeno sei mesi in progetti di utilità per le pubbliche amministrazioni tra le quali rientra, pertanto, anche il Comune di Bolzano. Come per lo strumento a livello nazionale, anche qui è necessario elaborare un progetto di attività socialmente utile. Tali progetti possono durare da 3 a 12 mesi ed essere eventualmente prorogati fino a 24 mesi in caso di necessità. Tale strumento permette, da un lato la possibilità per l’ente pubblico di portare avanti attività che altrimenti non riesce a realizzare con il personale disponibile, dall’altro la possibilità di inserimento o reinserimento di persone disoccupate nel mondo del lavoro. Anche in questo caso, come per lo strumento di LSU previsto a livello nazionale, l’impiego temporaneo non si configura come un rapporto di lavoro subordinato: le persone, infatti, continuano a mantenere lo status di disoccupazione. Tra i destinatari di questo strumento di politica attiva del lavoro, sono previste le persone con scarsa qualificazione, persone con problemi di salute, persone con situazione personali e/o famigliari problematiche, persone disoccupate in età avanzata che potrebbero, grazie a tali progetti, maturare i contributi necessari per arrivare alla pensione. Le persone che vengono impiegate in LSU tramite la legge provinciale n.11/1986 ricevono un corrispettivo di € 6,50 lordi all’ora. I costi sono a carico dell’ente che impiega la persona. La Provincia Autonoma di Bolzano eroga un contributo del 20% dei compensi corrisposti e si fa inoltre carico di tutti gli oneri sociali. L’Ufficio Servizio Lavoro della Provincia fa una preselezione dei possibili candidati che vengono poi inviati a sostenere la selezione vera e propria presso l’ente che intende impiegarli. I progetti di impiego temporaneo tramite L.P.11/1986: alcuni numeri L’impiego temporaneo di persone disoccupate presso gli enti pubblici esiste in provincia di Bolzano dal 1986 ma non è stato mai molto utilizzato, specie perché in questa terra la disoccupazione “fisiologica” è sempre stata molto bassa. I dati più recenti rivelano numeri, tutto sommato, ancora piuttosto contenuti. Se da un lato infatti come si è visto nel capitolo 1 la disoccupazione è aumentata e i disoccupati over 50 sono anch’essi fortemente cresciuti, dall’altro non si registra un forte ricorso allo strumento dell’impiego temporaneo tramite la legge provinciale n.11/1986. In base ai dati messi a disposizione dall’Ufficio Servizio Lavoro della Provincia Autonoma di Bolzano, si registra un leggero aumento nell’ultimo triennio dell’utilizzo di tale strumento. In tutta la provincia di Bolzano i progetti approvati nel 2012 sono stati 35 ed hanno impiegato 97 persone. I progetti attuati sono passati da 28 nel 2010 a 35 nel 2012 (+25%). Le persone che sono state impiegate sono passate da 73 nel 2010 a 97 nel 2012 (+32%). Anche le ore autorizzate e gli importi spesi dalla Provincia per tali progetti hanno di conseguenza subito sensibili aumenti nell’ultimo triennio. 74 Tabella 5: Progetti di impiego temporaneo tramite LP 11/1986 in Provincia di Bolzano 2010 2011 2012 Progetti attuati 28 29 35 Persone disoccupate impiegate 73 90 97 Ore autorizzate 83.956 94.995 107.943 Importi spesi € 299.995,80 € 336.321,60 € 396.395,64 Fonte: Elaborazione Ufficio Pianificazione Sociale (Comune di Bolzano) su dati Ufficio Servizio Lavoro, Provincia Autonoma di Bolzano, 2012 Nel 2012 in tutta la Provincia di Bolzano i disoccupati sono stati 10.600. Lo strumento dell’impiego temporaneo può essere in parte utile, pur con tutti i suoi limiti, per arginare la crescente disoccupazione soprattutto di quelle fasce di popolazione descritte nel paragrafo precedente. Per la prima volta nel 2011 anche il Comune di Bolzano, vista la difficile congiuntura del mercato del lavoro, ha fatto ricorso a tale strumento avviando tra il 2011 e il 2012 n.6 progetti che hanno coinvolto un totale di 10 persone. L’impiego temporaneo di persone disoccupate presso il Comune di Bolzano: valutazione dell’esperienza. Metodologia La valutazione dell’esperienza di impiego temporaneo di persone disoccupate presso il Comune di Bolzano è stata svolta mediante una indagine di tipo qualitativo. La metodologia adottata, ha quindi permesso di valutare tale esperienza grazie alle testimonianze dei diretti interessati. Piuttosto che partendo da ipotesi predefinite, si è proceduto così attraverso un percorso ampio e aperto. In altre parole, partendo dai vissuti di queste persone si sono analizzate le precedenti esperienze lavorative, l’attività in Comune e le prospettive future. Lo strumento utilizzato è stato quello dell’intervista in profondità che ha avuto l’obiettivo di rilevare in dettaglio l’oggetto dello studio. In particolare, il modello di intervista utilizzato è stato quello dell'intervista semi-strutturata. Ciò significa che l’intervista si è sviluppata da una traccia di domande aperte sull'argomento. Sono state elaborate due differenti tracce di interviste in base al target della somministrazione: persone impiegate temporaneamente e responsabili delle strutture comunali. Si sono potuti così individuare i concetti rilevanti per l’indagine in oggetto, approfondendo percezioni e significati attribuiti dai due target agli argomenti proposti. Nei mesi di febbraio e marzo 2013 sono state effettuate n.14 interviste semi-strutturate della durata media di 40 minuti circa. Le interviste sono state registrate mediante registratore digitale ed in seguito integralmente trascritte. L’analisi delle interviste è stata eseguita attraverso un cosidetto CAQDAS, ovvero Computer Assisted Qualitative Data Analysis Software17, che permette di elaborare grandi quantità di dati testuali, attraverso la codifica dei concetti rilevati nel testo. Ciò ha permesso in seconda analisi di estrarre agevolmente le categorie concettuali per lo sviluppo del presente report. 17 Si è scelto in particolare di utilizzare il software gratuito QDA Miner Lite, della Provalis Research. 75 Le persone impiegate Negli ultimi due anni presso il Comune di Bolzano si sono avviati n.6 progetti di “impiego temporaneo di persone disoccupate”. Grazie a tali progetti è stato possibile impiegare n.10 persone disoccupate. Tabella 6: I progetti di impiego temporaneo in Comune e le persone occupate Progetto 01 Riordino e smaltimento di fascicoli dell’archivio del personale Ufficio Sesso Età Mesi di impiego F 56 3,5 F 55 9,5 F 57 24 F 56 24 Ufficio Personale 02 Riordino e archiviazione stati di famiglia Ufficio Servizi Demografici 03 Riordino dell’archivio di deposito Ufficio Affari Generali e Istituzionali 57 24 Affiancamento squadra necrofori Ufficio Servizi Funerari e Cimiteriali M 04 M 66 24 Servizio di custodia presso il cimitero nel periodo estivo Ufficio Servizi Funerari e Cimiteriali M 59 4 M 54 4 Servizio di custodia presso il Museo Civico per la mostra “Krampus” F 43 2,5 Servizio Museo Civico F 53 2,5 05 06 Come è possibile constatare dalla tabella 2, delle 10 persone che sono state occupate in tali progetti di impiego temporaneo, 6 erano donne, 4 uomini. L’età media era di 55,6 anni. L’impiego temporaneo è durato in media 12,2 mesi. Delle suddette 10 persone, è stato possibile intervistarne 9. Accanto a queste 9 persone, in una seconda fase, sono stati intervistati i 5 responsabili delle seguenti strutture comunali: Ufficio Personale, Ufficio Servizi Demografici, Ufficio Affari Generali e Istituzionali, Ufficio Servizi Funerari e Cimiteriali, Servizio Museo Civico. Nel prossimo paragrafo saranno illustrate le tematiche emerse dalle 14 interviste semistrutturate svolte. Tematiche emerse dall’analisi qualitativa Le interviste condotte hanno permesso di ricostruire i tratti salienti dell’esperienza di queste persone che hanno perso il lavoro e sono state impiegate presso il Comune. Nelle pagine seguenti si evidenzieranno gli aspetti cruciali emersi dall’analisi qualitativa. Come si è detto sono state effettuate 9 interviste alle persone impiegate e 5 interviste ai responsabili. Gli aspetti esclusivi emersi dalle interviste con i responsabili saranno trattate in un paragrafo ad hoc. Tuttavia vi sono alcuni aspetti emersi intervistando i responsabili che si è ritenuto utile trattare congiuntamente con gli aspetti emersi dalle interviste ai lavoratori già nelle pagine che seguono. 76 La perdita del lavoro: aspetti emergenti Le esperienze lavorative precedenti. Alle 9 persone intervistate è stato chiesto di descrivere le attività lavorative svolte prima di restare disoccupati. Le tipologie di lavoro emerse sono le più disparate. Si tratta di persone di oltre cinquant’anni con esperienze lavorative come impiegate d’ufficio, come operai, come commesse, lavoratori autonomi ecc. Colpisce, ad esempio, il fatto che alcune di queste persone abbiano cambiato molti lavori durante la loro vita lavorativa anche in età non più giovane: …Ho fatto tante cose, ho fatto sempre l'impiegata…ho lavorato 17 anni alla xyz…poi una cosa che mi faccio una colpa è che potevo rimanere lì invece…vabbè quando uno vuole aspirare in alto…..poi ho lavorato sei anni alla ditta xyz, è stata una cosa negativa perché il lavoro era bello ma l'ambiente no...poi ho fatto 2 anni all'xyz e lì mi ero trovata benissimo ma poi purtroppo i soci si sono divisi e le ultime arrivate sono state mandate a casa e di fatto mi sono trovata a 50 e passa anni senza lavoro… (CASE: 03_intervista_08-02-2013) Cambiare lavoro molte volte, anche, ad esempio, per motivi di conciliazione famiglia-lavoro, può comportare l’entrata in una spirale di precarietà a lungo termine: …dunque io ho lavorato per 15 anni alla xyz, […] in ufficio lavoravo naturalmente…e dopodiché ho avuto 2 bimbi…sono rimasta a casa alcuni anni e da lì è iniziato il mio iter alla ricerca di lavori…ecco diciamo questo è l'inizio….poi ho iniziato a cambiare…diciamo…una decina di lavori, perché ho avuto la sfortuna, sempre quei 2-3 anni e poi per un motivo o per l'altro insomma…c'è sempre questa precarietà alle spalle diciamo…[…] ho fatto anche varie esperienze nel frattempo…al di là di tutto chiaramente, toccando vari settori […] diciamo ho variato… (CASE: 01_intervista_14_02_2013) Le motivazioni alla base della perdita del lavoro. In un clima di incertezza come quello attuale, il mercato del lavoro diventa sempre più fragile. Le persone intervistate hanno perso il proprio posto, spesso per problemi legati alla crisi che colpisce proprio il mercato del lavoro. E’ emerso come l’età possa essere un fattore penalizzante. …non è che l'ho lasciato, mi hanno lasciato a casa […] e logicamente a quell'età lì sei penalizzata..perché hai 53 anni, dici adesso cosa faccio? (CASE: 03_intervista_08-02-2013) La crisi mette a dura prova le aziende, le quali in molti casi, se riescono a non chiudere, si ritrovano a fare delle riorganizzazioni, apportando modifiche spesso impattanti sull’organico. Come ribadito, le persone più “anziane” vengono ritenute più onerose per l’azienda, quindi rischiano di essere le prime a rimetterci in tali ristrutturazioni. …in quel periodo cominciava ad esserci già un po' di crisi e l'azienda ha pensato bene di fare una riorganizzazione aziendale trasferendo un po' di gente, ma era un escamotage per lasciare a casa un po' di persone […] era un momento dove stavano cercando di svecchiare un po' l'azienda […] scelte manageriali, risparmiare sui costi del personale… (CASE: 02_intervista_15_02_2013) Se quindi da un lato i lavoratori più anziani sono considerati troppo onerosi, dall’altro sono considerati poco flessibili, quindi poco “adatti” alle innovazioni aziendali: …quando uno ha già i capelli grigi è considerato ricco di esperienza, però lo stesso le richieste delle imprese non sono rivolte tanto all'esperienza, ma diciamo ad una maneggevolezza della persona… (CASE: 05_resp_intervista_11_03_2013) 77 I problemi di salute che possono insorgere ad un certo punto della propria carriera professionale possono essere altresì un motivo di espulsione dal mercato del lavoro, come evidenziato da questo estratto: …dopo per motivi di salute in pratica nel 2010 sono stato licenziato…nel senso che ho..come dire…ho fatto tutti i mesi che avevo a disposizione di malattia nell'anno e dopodiché la ditta ha dovuto licenziarmi, quindi per quel motivo lì mi sono trovato disoccupato… (CASE: 07_intervista_12_02_2013) Auto-attivazione e intraprendenza. Alle 9 persone intervistate sono state fatte delle domande per capire quanto sono state aiutate da un rete famigliare, dalle istituzioni, piuttosto che da amici o conoscenti. E’ inoltre emerso come spesso l’intraprendenza personale abbia consentito di migliorare la propria situazione, come si evince da questi estratti: …Io se ho trovato qualcosa da fare l'ho sempre trovato tramite inserzioni, provincialavoro […] mi sono data da fare […] come collaboratore con ritenuta d'acconto […] e lì è stato anche qualche goccia […] allora logicamente qualcosa avevo fatto, poi quando mi aveva chiamato il Comune ho mollato, ho detto chi me lo fa fare…io vado al Comune, produco lì…adesso mi dovrò reinventare di nuovo perché io non è che sto con le mani in mano, non è che dici “aspetto” … (CASE: 03_intervista_08-02-2013) …non mi sono tirata indietro, a fare anche la commessa, ho avuto anche lì anche qualcosa di positivo, nonostante avessi queste esperienze… (CASE: 01_intervista_14_02_2013) …me la sono gestita da sola…non ho chiesto a nessuno […] avevo anche le mie risorse insomma…. (CASE: 04_intervista_19-02-2013) La rete famigliare della persona. Come si è affermato nella parte introduttiva, per una persona di 50 anni la perdita del lavoro ha un impatto notevole sulla sua famiglia. Fa indubbiamente la differenza in tale frangente se il/la partner della persona che ha perso il lavoro ha un reddito. La persona da sola, invece, se da un lato non ha da preoccuparsi di dover mantenere i componenti della famiglia, dall’altro si ritrova a dover contare solo sulle proprie risorse: …se però, insomma, hai un minimo di aiuto dall'altra parte, va bene, ma io sono sola, quindi dovevo per forza, insomma…dovevo lavorare…non mi sono fermata davanti a niente… (CASE: 02_intervista_15_02_2013) L’aiuto dell’eventuale partner, appare, quindi, fondamentale per la sopravvivenza di un nucleo famigliare nel momento in cui uno dei percettori di reddito si trova all’improvviso senza lavoro: …ad una certa età dove va uno? …meno male che mia moglie, lei ha un lavoro… (CASE: 06_intervista_11_02_2013) Un altro aspetto emerso dalle interviste è che l’avere o non avere figli ha consentito in qualche maniera di affrontare la situazione di difficoltà con più serenità, specie se continua ad esserci almeno il reddito del partner: 78 …io ho un marito si e non ho figli […] avendo il marito che lavorava alle xyz, poi giustamente noi abbiamo fatto le formichine perché quando lavoravo anch'io ho messo qualcosa da parte perché non si sa mai che diventiamo vecchi, […] dobbiamo pensare alla nostra vecchiaia, con tutte le cose che si vedono…la casa di riposo….e abbiamo tutti i nostri soldini, abbiamo fatto le formichine, non abbiamo mai sperperato… (CASE: 03_intervista_08-02-2013) La situazione famigliare, però, può essere anche più complessa, specie in questo periodo, dove, come detto, il trend è non è positivo né per i giovani né per chi è più in la per l’età. Può emergere, quindi, ad esempio, il fatto che oltre ad essere il padre di famiglia ad essere disoccupato, la situazione non vada meglio per un figlio: …poi mia moglie lavora, allora, lavora alla xyz, c'ha un contratto fisso […], tra i miei e i suoi, qualcosa mia figlia che lavora anche lei, poi c'ho un figlio disoccupato in casa….non lavora, che non trova, trova un mese poi lo mandano via… (CASE: 05_intervista_11-02-2013) Aspettative riguardo l’ufficio del lavoro. L’Ufficio Servizio Lavoro e i relativi Centri di mediazione al lavoro dislocati sul territorio altoatesino sono il primo contatto per le persone in cerca di lavoro. Tali uffici si occupano di fornire informazioni, dare consigli e fare da intermediari tra domanda e offerta di lavoro. Le 10 persone che hanno svolto il periodo di impiego presso il Comune sono state preselezionate dal suddetto ufficio. Nelle interviste si è cercato di capire come tali persone percepissero questo servizio. Il periodo di forte crisi, ovviamente, incide anche sull’operato di tali istituzioni: arrivano più persone e non tutte riescono ad essere ricollocate sul mercato del lavoro. Ne consegue, pertanto, che alcune persone disoccupate che si rivolgono a tale servizio possono non rimanere del tutto soddisfatte: …quando mi sono iscritta all'ufficio collocamento che ogni tre mesi ti chiamano se no perdi la lista, adesso devo andare in marzo, […] eccetto questo che mi hanno chiamato l'ufficio di collocamento "guardi che c'è il Comune", poi il Comune ha chiamato me…Ma non c'è stata nessun altra chiamata dall'ufficio di collocamento "guardi che c'è questa ditta che potrebbe…" (CASE: 03_intervista_08-02-2013) Il supporto che si riceve, magari anche nel compilare un curriculum, non è percepito come un vero aiuto. Si percepisce da alcuni intervistati come essi si aspettino che l’Ufficio Servizio Lavoro trovi loro un’occupazione piuttosto che fornire altro genere di supporto. …L'Ufficio di collocamento poteva fare ben poco…io…ci stavo sempre insomma…la signora che si occupava della mobilità..ha fatto, fatto, cercato…non è che loro…infatti mi ricordo che andai anche a parlare con il direttore dell'ufficio del lavoro…[…] diciamo dalla parte della Provincia pochissimo aiuto, cioè ti insegnano a fare il curriculum queste cose qua… (CASE: 05_intervista_11-02-2013) Vi sono anche persone che sono rimaste soddisfatte dall’Ufficio Servizio Lavoro della Provincia, non necessariamente perché tale servizio ha trovato loro un’occupazione, ma, anche per il fatto che grazie a tale ufficio vi è sempre stato un certo contatto con il mondo del lavoro: …devo dire che è un ufficio veramente competente e segue le persone, l'ufficio di mediazione della Provincia appunto, ecco anche perché perdi un po' i contatti, cioè quando sei a casa così tu non è che hai questi contatti…mentre tramite loro così insomma, bene o male comunque dei colloqui li fai anche se poi vanno negativamente non ha importanza no, però hai sempre un po' questo rapporto…e poi insomma alla fine attraverso l'ufficio mediazione c'è stato questo contatto con il Comune dopo tanti "no" […] questa sensazione che ho avuto io è sicuramente di un aiuto da parte della 79 Provincia…cioè hai comunque un aggancio diciamo..quello sicuramente…mi ha dato quell'impressione… (CASE: 01_intervista_14_02_2013) Supporto da parte di terzi. Con questa categoria si è voluto capire se le persone in difficoltà che hanno perso il lavoro, hanno in qualche modo, chiesto e/o ricevuto una qualche forma di aiuto da parte di istituzioni, di amici, di parenti o di conoscenti. E’ emerso come l’orgoglio possa essere di ostacolo alla richiesta di aiuto, accompagnato anche ad una certa visione critica delle istituzioni: …no aiuto economico [da parte di parenti] di nessuna classe, perché quando ho fatto la mossa di chiedere aiuto era troppo alto […] no [da parte di istituzioni] perché dopo c'è pure l'orgoglio…perché se per 3 centesimi lei non ha diritto…la casa IPES perché ho sbagliato l'appartenenza linguistica […] beh voglio dire allora una volta perché 50 euro di più del reddito, un'altra volta perché non appartengo a nessun gruppo linguistico […] allora niente aiuto […] i vestiti che ho per esempio sono tutti regali, tranne le scarpe che me lo sono comprate io quando lavoravo… (CASE: 06_intervista_11_02_2013) Le persone che hanno svolto il periodo di impiego temporaneo in Comune, erano tutte persone nello stato di disoccupazione o di mobilità. In tale periodo ricevevano pertanto il relativo sussidio che in talune circostanze può già essere sufficiente per vivere senza troppe preoccupazioni, sempre con una certa fiducia nella propria rete di “legami forti”: …beh aiuto economico no, a parte l'anno di disoccupazione dopo basta […] se avessi avuto proprio il bisogno che mi trovavo con l'acqua alla gola chiaramente i conoscenti, parenti sono i primi che ti danno una mano sicuramente…per fortuna non ce n'è stato bisogno… (CASE: 07_intervista_12_02_2013) In taluni casi il ruolo dei servizi sociali e delle reti amicali sono fondamentali nel supportare la persona che, magari in aggiunta ad altre problematiche, ha perso il lavoro. …sisi, vabbè diciamo che…il mio psicoterapeuta e anche un'amica, praticamente, certamente mi sostiene sempre in questi casi […] anche tipo che potevo andare a stirare qualcosa…io a lei, lei a me, almeno fai qualcosa, non sei a letto, non sei seduto a non fare niente…e questo era già una cosa […] importante che c'è lei […] ho un'assistente sociale però come aiuto…vabbè lì hai un aiuto economico più che altro…certamente anche loro sempre cercano di dirti sempre "fai questo, puoi andare di la…" certo se è possibile lo fai, però non è che anche loro hanno tutte ste occasioni di dirti "vabbè prova a vedere se c'è lavoro lì" […] ho anche un sostegno dalla parte dell'assistenza economica perché sa, non ce la faccio […] per pagare l'affitto eccetera… (CASE: 09_intervista_13_02_2013) Il fatto di non chiedere aiuto alle istituzioni non necessariamente è dovuto all’intraprendenza o all’orgoglio. Non sempre è così scontato che la persona in difficoltà possa avere piena consapevolezza delle varie possibilità di sostegno offerte dalle istituzioni: …ho avuto naturalmente…come si dice…quello di disoccupazione che è una cifra minima perché anche prima non è che guadagnavo poi tanto…nel lavoro precedente…e dunque le difficoltà maggiori sono state queste e poi non sapere bene a chi rivolgermi, cosa avrei potuto fare, e così via […] sinceramente non mi sono mai chiesta se posso avere aiuti da qualche altre parte, enti sociali, questo non l'ho neanche mai pensato di fare qualche domanda…non lo so se si può fare o non si può fare…. (CASE: 10_intervista_12_02_2013) 80 I problemi avuti in seguito alla perdita del precedente lavoro. Con questa categoria si è cercato di capire quali fossero i vari problemi riscontrati dagli intervistati nel periodo successivo alla perdita del lavoro. Uno dei problemi più evidenti del perdere un lavoro emerge come sia quello economico. La perdita della retribuzione, sostituita così dal sussidio di disoccupazione e/o di mobilità ha un impatto significativo: …la sopravvivenza… con una quota di mobilità attorno ai 600 euro…forse il primo anno un po' di più, poi il secondo e il terzo anno calava…io vivendo da sola a Bolzano con i costi che ci sono, per vivere era insomma un po' dura…quindi avevo urgenza di trovare un lavoro… (CASE: 02_intervista_15_02_2013) Perdere il lavoro, non significa però soltanto perdere una fonte di reddito. La persona subisce indubbiamente anche un contraccolpo dal punto di vista psicologico. Il sentirsi utili o indipendenti è uno status psicologico fondamentale per una persona che lavora. L’essere catapultati in uno stato di disoccupazione dopo decenni di lavoro può determinare una situazione critica: …I problemi che ho vissuto è che mi sentivo…una nullità, perché dopo tanti anni di lavoro, abituata ad avere un mio soldino, dove poter dire […] questi posso, non so andare dal parrucchiere, posso comprarmi qualcosa […] c'è poco lavoro, se cercano, cercano persone più giovani, tu sei già vecchio...ti senti veramente…e dico che io sono una persona forte sennò qualcuno va anche in depressione…e allora….ti senti veramente ad un età […] abbastanza critica…e fortuna che ho un marito sennò cosa farei? (CASE: 03_intervista_08-02-2013) La difficoltà può anche essere semplicemente nel cercarlo, eventualmente, un nuovo lavoro, che, come è ribadito, risulta difficile oltre ad una certa età: …problemi di cercare lavoro con poco aiuto[…]insegnavano a fare il curriculum ste cose qua….io poi sapevo farlo il curriculum…che poi alla fine non erano di molto aiuto…si solo quello è stato[…] poi per la mia età non c'è proprio niente a Bolzano…Non c'è per i ragazzi, figurarsi per le persone, gli over 50 diciamo… (CASE: 05_intervista_11-02-2013) Come si è visto, il fattore economico non è necessariamente il problema maggiore che una persona si trova a dover affrontare, specie se c’è il supporto della famiglia. E’ emerso come per una persona che è vicina al traguardo della pensione, il fatto stesso di non riuscire per poco a percepirla può essere un bel peso: …ma non è tanto il fattore economico che essendo donne e avendo un marito comunque insomma forse sento di meno, rispetto magari ad un uomo capofamiglia[…] è a livello contributivo che ti scoccia perdere questi anni perché dici caspita magari ti mancano solo quei 4-5 anni, 6 anni per arrivare alla pensione e non c'arrivi perché….quello ti preoccupa un attimo… (CASE: 01_intervista_14_02_2013) Perdere il lavoro, dopo magari tanti anni che si è occupati, può significare altresì perdita di rapporti sociali: ..oltre alla perdita di lavoro c'è anche la perdita diciamo di rapporti personali chiaramente, perché quando sei fuori, anche se io ho la mia famiglia per fortuna, ma io parlo adesso in generale, una persona che perde il lavoro, non perde solo il lavoro, perde anche tantissime altre cose, soprattutto come dico i rapporti personali, rapporti con altre persone, rapporto con il lavoro chiaramente, la socializzazione insomma chiaramente va a diminuire… (CASE: 01_intervista_14_02_2013) 81 Essere “troppo vecchi per lavorare” ma “troppo giovani per andare in pensione”. La fascia di età over 50 si trova ad esser in una sorta di limbo. La fuoriuscita di tale persone dal mercato del lavoro è, infatti, dovuta all’essere in qualche modo considerati “troppo vecchi”. Allo stesso tempo, però, è emerso in tutte le interviste come essi siano ancora lontani dal poter percepire la pensione, perché, appunto, “troppo giovani”: …"Troppo giovane per andare in pensione, troppo vecchia per andare a lavorare" perché questa è la risposta che ti danno al telefono…Quando tu mandavi il curriculum o ti chiamavano e ti dicevano:"lei signora c'ha ben esperienza ma… ha una certa età" e questa è la cosa più deprimente che una donna possa avere, o anche un uomo…sentirsi dire…"sei vecchio" e non sei vecchio per andare in pensione […] Perché se è stato innalzato anche il coso del pensionamento, una a 53 anni cosa fa, prende una pistola e si spara?? (CASE: 03_intervista_08-02-2013) Emerge come il mercato del lavoro tenda a preferire persone più giovani. E’ abbastanza presente negli intervistati una forte consapevolezza di essere in qualche modo discriminati dal mercato del lavoro che spesso tende ad escludere anche in maniera piuttosto esplicita determinate fasce di lavoratori: …A parte che non dovrebbe esserci questa discriminazione….per quanto ne so io è proprio una legge del 1970, che non dovrebbe esserci discriminazione, discriminazione sessuale, per età…non dovrebbero esserci…però l'andazzo è così, ti scrivono dai 18 ai 35….cioè non ti fanno neanche andare…perché magari uno di 50 anni è più sveglio di uno di 20 anni però loro….non dovrebbero farlo però lo fanno…niente poi…non lo so è un bel problema perché io adesso finisco qua avrò fatto 58 anni perché ad agosto farò 58 anni…manca ancora per andare in pensione… (CASE: 05_intervista_11-02-2013) …ho già dato, non troverò mai più niente …poi…anche vista l'età insomma, chiaramente […] io credo che molte persone abbiano questo problema, cioè proprio quando vedono il curriculum e vedono appunto l'età, dai 40 anni in su sei già vecchio, non c'è niente da fare… (CASE: 01_intervista_14_02_2013) Competenze non adeguate. Le competenze poco adeguate di alcuni lavoratori over 50 possono essere determinanti nell’eventuale fuoruscita di tali persone dal mercato del lavoro. Le aziende tendono a preferire i lavoratori giovani con una formazione più adeguata o comunque più flessibili da inserire in dei percorsi formativi ad hoc. Si evidenzia che le scarse competenze, ad esempio informatiche, possono influenzare negativamente il trovare una nuova occupazione. …poi sinceramente devo dire un'altra cosa che…anche l'informatizzazione alla mia età chiaramente è quella che è…. (CASE: 01_intervista_14_02_2013_DEF) …io sul computer purtroppo sono una frana…non ho mai imparato bene, si lo so accendere, ho fatto anche un periodo in un call center però lì era molto semplice perché ormai il programma era dentro e io non è che dovevo fare delle ricerche…era tutto già fisso…dovevo fare gli ordini e basta, era semplice come lavoro diciamo… (CASE: 10_intervista_12_02_2013) Possibilità di andare in pensione e contributi previdenziali. L’auspicio di riuscire ad andare in pensione al più presto è stato evidenziato da tutte le persone intervistate. L’esperienza di impiego temporaneo di persone disoccupate in Comune, si ricorda, permette di continuare il versamento contributivo utile per la pensione. Spesso, però, gli anni di contributi mancanti sono in numero maggiore a quanto si riesce ad ottenere per mezzo dell’impiego temporaneo in Comune. 82 …no, non so neanche esattamente quanti anni di contributi c'ho…la legge 11 ai fini contributivi vale…quindi saranno 31, 32, comunque la legge dice che bisogna lavorare fino a 67 anni…non credo che riesca a fare 42 anni di contributo prima dei 67 anni, non credo…boh…vedremo… (CASE: 05_intervista_11-02-2013) Il poter andare in pensione, è una possibilità che si allontana se le persone faticano a ricollocarsi sul mercato del lavoro. Una simile difficoltà si ha anche qualora tali persone abbiano background lavorativi tortuosi ed intermittenti. Il fenomeno della precarietà, ad esempio, non solo giovanile, incide notevolmente sulla maturazione degli anni per la pensione: …ho avuto quei 4-5 anni dove sono stata a casa e poi ho ripreso bene o male…però son sempre quelle riprese tra l'altro….non è l'anno intero…magari lavori 3 mesi, 4 mesi […] poi finito quello aspettavi altri 6 mesi prima di trovare qualcos'altro, per cui chiaramente alla fine insomma…però bene o male ho avuto degli stacchi ma ho sempre ripreso comunque…quello sicuramente… (CASE: 01_intervista_14_02_2013) Quello dei contributi previdenziali è un tema spinoso. Spesso la parte più problematica del perdere un lavoro è non solo la perdita di retribuzione ma anche la perdita della contribuzione. Le persone intervistate che si trovavano spesso in stato di disoccupazione o mobilità percepivano pertanto una forma di reddito, ma non una forma di contribuzione. Emerge ad esempio quindi, come i contributi possano essere anche più importanti della retribuzione, specie se manca poco tempo per poter percepire la pensione: …Le dico una cosa anche, se mi avessero detto "noi le assicuriamo un anno e mezzo di contributi pagati" io venivo anche senza stipendio… (CASE: 03_intervista_08_02_2013) …a livello contributivo che ti scoccia perdere questi anni perché dici caspita magari ti mancano solo quei 4-5 anni, 6 anni per arrivare alla pensione e non c'arrivi perché….quello ti preoccupa un attimo…perché dici….ci arriverò…non so quanto daranno ormai […] più che la retribuzione, comunque io sono contenta per la contribuzione che va avanti, questa è una cosa…ed è quella la cosa più importante… (CASE: 01_intervista_14_02_2013) L'esperienza presso il Comune L’attività lavorativa in Comune. In questo paragrafo si presenteranno gli aspetti relativi alle attività lavorative svolte presso le varie strutture comunali dalle 9 persone intervistate. Tali attività, così come si è visto anche nei progetti presentati in tabella 2 nel paragrafo 4.4, hanno previsto mansioni di vario genere. A titolo di esempio si riportano due descrizioni di mansioni piuttosto diverse tra loro: …io facevo il riordino l'archivio….mi portavano i raccoglitori, io dovevo smaltire le cose doppie, dovevo metterli in ordine di data da quella più vecchia a quella più giovane…dovevo buttare le copie doppie, c'erano le delibere…ce n'erano una marea […] io dovevo smaltire…. (CASE: 03_intervista_08-02-2013) …io ho fatto bene o male quello che fanno gli effettivi che stanno la….cioè funerali, esumazioni, tutte ste cose qua […] praticamente ho fatto quello che facevano gli altri, cioè meno ma comunque l'ho fatto…le cose più particolari, le facevano gli effettivi la…siamo io e un altro […] facciamo che siamo i 2 della legge 11 e insomma anche noi abbiamo fatto quello che fanno gli altri diciamo… (CASE: 05_intervista_11-02-2013) 83 Clima di lavoro e rapporti con i colleghi. Nelle interviste alle 9 persone impiegate si è cercato di rilevare come fossero in generale il clima di lavoro e i rapporti con colleghi. Dalle parole degli intervistati, è emersa sostanzialmente una certa soddisfazione verso l’ambiente di lavoro ed i colleghi: …il lavoro mi piaceva, mi piaceva tutto, le colleghe, i capi…le dico è stata la cosa più bella che ho avuto nella mia esperienza lavorativa […] anche l'ambiente di lavoro tante volte dici, trovi un ambiente con tante persone, non hai mai un feeling…io avevo feeling con tutti […] io ancora adesso quando vengo mi sento a casa mia […] perché io ho sempre visto nei lavori dove lavoravo che c'era il capo, il superiore, l'impiegato, e via….qui non ho visto questa differenza, non l'ho notata, perché come il capo veniva a bere il caffè con noi, come l'usciere…non c'era la differenza di casta come dicono tante volte… (CASE: 03_intervista_08-02-2013) …io mi sono trovato benissimo…cioè a parte i colleghi non ho avuto nessun problema di comunicazione con loro anzi molto alla mano, simpatici, tranquilli, cioè si lavora bene insieme… (CASE: 07_intervista_12_02_2013) Il clima di lavoro può variare in base al contesto lavorativo. Emerge anche una situazione con un certo attrito: … non è giusto che una persona perché o per ignoranza di loro certamente, o per non so quale motivo, trattano male gli altri nel senso che pensano prima di ogni cosa che uno guadagna uguale a loro […] io il lavoro lo rifarei, lavorerei anche il doppio ma come a scuola, come in tutte le cose inizierei dall'asilo a far imparare a certe persone come si tratta con le altre persone perché nel nostro mondo non dev'essere chiuso, non devo pensare solo ai fatti miei e me ne frego degli altri… (CASE: 06_intervista_11_02_2013) In seguito sarà analizzato l’aspetto del clima di lavoro anche dal punto di vista dei responsabili. Valutazione dell'esperienza. Così come il clima di lavoro, anche la valutazione complessiva delle esperienze fatte dagli intervistati emerge come piuttosto positiva: …l'esperienza che ho fatto qui le devo dire che è stata stupenda, non c'è limite per dire che mi sono trovata benissimo, ho trovato proprio il mio tipo di lavoro […] mi piaceva tutto, le colleghe, i capi…le dico è stata la cosa più bella che ho avuto nella mia esperienza lavorativa… (CASE: 03_intervista_08-02-2013) …bene [...] 10 punti per il Comune perché mi permette di mangiare, è un grande aiuto…perché logico con il problema che c'è che tutti siamo consapevoli per bene, […] senza questo aiuto io non so cosa avrei fatto…non lo so, non trovavo proprio niente… (CASE: 06_intervista_11_02_2013) In queste interviste è emerso come il particolare contesto lavorativo possa influenzare anche una generale valutazione dell’attività svolta: …fare il becchino non è che puoi dire mi piace fare il becchino […] non è un lavoro come gli altri…è utile per lo stipendio più che altro…però se chiaramente a me mi dicessero vuoi lavorare al cimitero o da un'altra parte, anche perché ci sono da 2 anni nel cimitero, direi "no meglio da un'altra parte" pure per cambiare aria diciamo…anche perché ti viene una depressione nel cimitero tutti i giorni […] sono riuscito a racimolare qualcosa diciamo, positivo da questo punto di vista qua…poi c'è…la cosa psicologica […] quando vai a là a lavorare non è che ti aspettano a braccia aperte, ti senti un po' anche 84 sopportato, stai là, ti devono aiutare…cioè dal punto di vista psicologico non è che sia il massimo, cioè si capisce che tu stai là perché ti hanno messo… (CASE: 05_intervista_11-02-2013) Adeguatezza dei tempi di lavoro. Si è cercato nelle interviste anche di capire che tipo di orario facessero queste persone e se per loro fosse adeguato. L’orario di lavoro era in buona parte dei casi piuttosto elastico e ben gradito dalle persone che hanno svolto il periodo di impiego temporaneo in Comune. …era perfetto…erano 6 ore che io potevo gestirmi come volevo, potevo fare dalle 8 alle 2, potevo fare dalle 8 e mezza alle 2 e mezza…sennò se un giorno volevo fare di più ore il giorno dopo dovevo fare qualcos'altro…tante volte io facevo fino al giovedì e il venerdì rimanevo a casa.. (CASE: 03_intervista_08-02-2013) …diciamo che l'orario è abbastanza flessibile nel senso che non ho problemi…posso gestirlo… (CASE: 01_intervista_14_02_2013) …l'orario di lavoro era abbastanza elastico perché era un'assunzione a progetto, di conseguenza si più o meno dovevo fare 6 ore, 30 ore a settimana, però non era così fiscale, nel senso che poteva essere anche un po' di più, un po' di meno insomma, però più o meno come indicazione era quella insomma, perché il contratto prevedeva un tot di ore quindi… (CASE: 02_intervista_15_02_2013) …si [l’orario è adeguato] perché ho deciso io di fare il fine settimana, perché era soprattutto quello, quei giorni che serviva qualcuno sempre…e allora per me andava bene così… (CASE: 10_intervista_12_02_2013) Motivi della selezione. Nelle 9 interviste alle persone che hanno svolto il periodo di impiego presso il Comune si è cercato di capire anche quale fosse la loro percezione riguardo ai motivi per cui ritenessero di essere state selezionate. Sono emersi motivi abbastanza diversi, ad esempio il fatto che certi ambienti di lavoro non siano fatti per tutti: …non lo so[…] credo che diversi avranno rinunciato […] perché è un cimitero insomma […] non è per tutti…non tutti….poi sapendo quante ore facevano e automaticamente lo stipendio che prendevi diversi avranno rinunciato…non lo so…io e l'altro…o forse siamo piaciuti noi..non lo so con esattezza…io credo che parecchia gente ha rinunciato… (CASE: 05_intervista_11-02-2013) Un altro motivo che si ritiene sia stato fondamentale nella selezione è relativo all’età della persona, o meglio, agli anni di lavoro e di contribuzione rimanenti per poter andare in pensione: …non lo so perché sicuramente ci saranno state…adesso non so quante persone, mi sembra 5 persone al colloquio…non lo so perché mi è stata data l'opportunità…non credo che sia per l'esperienza lavorativa, perché comunque non serviva chissà quale esperienza lavorativa per cui…non so…neanche una mia storia personale non credo […] forse hanno voluto dare un'opportunità ad una persona a cui mancavano pochi anni… (CASE: 01_intervista_14_02_2013) Il fatto stesso di essersi presentati bene ai colloqui è un altro motivo per cui si ritiene di essere stati scelti: 85 …il direttore mi ha detto qualche settimana fa che gli è piaciuto il modo come mi sono presentata, come….le risposte che ho dato alle loro domande, prima di essere assunta…e anche adesso lui mi ha detto che sarebbe contento se potessi rimanere perché ha detto che gli piace il modo di lavorare che ho…è rimasto contento…dunque spero che almeno si potesse continuare… (CASE: 10_intervista_12_02_2013) Apprendimento di nuove mansioni/conoscenze. Una nuova esperienza lavorativa, qualsiasi essa sia, implica il venire a contatto con nuove mansioni o comunque nuove conoscenze. Nelle interviste si è cercato di comprendere se le esperienze di impiego temporaneo presso il Comune siano state in qualche modo fonte di nuova conoscenza: …si perché scoprire tante cose che non sapevo, nel senso, come viene svolta una domanda di pensione, tutti i documenti, perché tu quando prendi il faldone c'è tutto dentro, c'è tutte le carte…è stato positivo in tutti i sensi… (CASE: 03_intervista_08-02-2013) …usare una ruspa per fare un buco a me ancora non l'hanno insegnato…siccome sono di passaggio non vale neanche la pena insegnarmelo…diciamo…si mi hanno insegnato come si mette giù una bara...come si fa un funerale, che è una cerimonia un po' particolare…e altre cose…… (CASE: 05_intervista_11-02-2013) …ho potuto anche imparare per l'opportunità di usare Ascot, di usare determinati….e così insomma pian piano…è migliorato sicuramente…chiaramente ho ampliato anche io le mie conoscenze… (CASE: 01_intervista_14_02_2013) E’ emerso per alcuni intervistati come abbiano svolto anche mansioni non particolarmente nuove e che non richiedevano un particolare know-how. …per quanto riguarda proprio il lavoro…per il lavoro in sé no, lavoro di archiviazione più o meno è grosso modo è uguale ovunque, c'è un criterio che c'è…dopodiché ti devi adattare un attimino forse solamente ecco al tipo di gestione che vogliono fare per l'archivio… (CASE: 02_intervista_15_02_2013) …nuove cose…vabbè che posso aver imparato…no […] il sistema di lavoro…ma ho fatto tutto, il primo giorno ho capito, uno capisce, deve fare, deve prendere, guardando non si fa mai niente in tutte le cose..nulla di nuovo sotto il sole per me in questo lavoro… (CASE: 06_intervista_11_02_2013) Non necessariamente l’intervistato apprende nuove cose legate al “come fare” il proprio lavoro ma anche un sapere più generale che può arricchire in maniera indiretta il bagaglio di conoscenze delle persone che hanno svolto tale esperienza: …si (ho imparato nuove cose) siccome mi interessa anche l'arte….non solo quella moderna…anche del diciottesimo, diciassettesimo secolo….quegli anni…arte di tutti i tipi, è sempre interessante […] non è solo l'arte che mi interessa, tutte le nuove cose […] per quello che mi piaceva anche lavorare lì…impari sempre… (CASE: 09_intervista_13_02_2013) Risoluzione dei problemi avuti dopo la perdita del lavoro. Si è cercato altresì di capire se gli intervistati hanno avuto in qualche modo la possibilità, grazie a tale esperienza, di risolvere o almeno in parte arginare i problemi avuti in seguito alla perdita del lavoro. Seppure la 86 retribuzione prevista dalla L.P. n.11/1986 non sia particolarmente elevata, in molti casi ha rappresentato un’importante fonte di reddito, come si evince dai seguenti estratti: …si perché in quei mesi ho guadagnato qualcosina in più…poi ero andata a vivere dalla mamma perché visti i tempi insomma ero tornata…non potevo più permettermi di pagare un affitto non avendo garanzie per il futuro immediate […]senza un reddito fisso non era possibile pensarci… ma insomma nella vita si cambia… (CASE: 02_intervista_15_02_2013) …è stato un ottimo trampolino, perché ho come detto, a parte lo shock di rimanere senza lavoro nel giro di niente, che era assolutamente inimmaginabile, e poi comunque mi sono rimessa in gioco, certo… (CASE: 04_intervista_19-02-2013) …si perché…da aiutare al pagare l'affitto, perché pago un affitto profumato […]mangiare come un signore […] Allora nella miseria mi sono sentito grazie a questo lavoro quasi un re, perché per dire 600 euro, bene, sono già tanti soldi….[…] però per lo meno fare per bene la spesa, vivere, vivere bene… (CASE: 06_intervista_11_02_2013) …si diciamo che dall'anno scorso […] sono riuscito come dire a stare a galla…. in quei due, tre mesi invece da settembre a gennaio, a dicembre, ecco lì magari è stata un po' più dura perché non c'era nessun'altra entrata…anzi c'erano sempre le uscite…ma mancavano le entrate…allora devi attingere ai tuoi risparmi, alla tua liquidazione, a quello che avevi messo via… (CASE: 07_intervista_12_02_2013) Tale impiego temporaneo, non solo si è dimostrato valido come fonte di reddito, ma anche dal punto di vista psicologico, consentendo così a queste persone di rimanere in qualche modo attive: …si, certo…beh, come dicevo se sei a casa, c'è la depressione […] però adesso vabbè lavoro quei giorni, c'è tipo un entusiasmo che dici ok almeno fai qualcosa, almeno vai a lavorare, sei tra la gente, non sei sempre a casa…per me come si dice, un po' di risveglio dal non fare nulla… (CASE: 09_intervista_13_02_2013) Anche il responsabile di un ufficio la ritiene una buona opportunità dal punto di vista psicologico: …sicuramente, infatti, come dicevo, il lavoro nobilita, cioè anche aver riconosciuto l'attività che fai, sentirti utile per un progetto, lei diceva "io ho 55 anni ma sono a casa, io sarei ancora capace di lavorare, solo che nessuno mi da la possibilità di mettermi in gioco, perché sono troppo vecchia per lavorare e troppo giovane per andare in pensione"…quindi sicuramente questo ha migliorato anche dal punto di vista umano la situazione della persona… (CASE: 02_resp_intervista_22_03_2013) Sicuramente il tipo di progetto e di conseguenza la quantità di ore stabilite per queste persone fanno la differenza. Un progetto di impiego temporaneo con poche ore di lavoro, come fa notare questo responsabile di un ufficio, rappresentano solo una piccola goccia nella possibilità di avere un reddito sufficiente: no, non penso, no, perché 200 ore per ciascuno..come si dice ein Tropfen auf den heißen Stein, una goccia piccola ecco…però loro, da quanto ho capito, loro cercano qualcosa di stabile… (CASE: 05_resp_intervista_11_03_2013) 87 Ripetere l'esperienza. Si è cercato di comprendere come avessero vissuto l’esperienza di impiego temporaneo le 9 persone intervistate chiedendo loro se l’avrebbero ripetuta. Diversi intervistati, si sono detti favorevoli, se ce ne fosse la possibilità, a ripetere tale esperienza, che, come si ricorda, può durare al massimo due anni. Alcuni intervistati hanno evidenziato, però, delle condizioni che andrebbero migliorate, affinché accettino un’ipotetica nuova esperienza. Una condizione emersa è una retribuzione più adeguata: …la ripeterei però se mi dessero uno stipendio più adeguato insomma…perché….io prendo un terzo di quanto prendono gli altri, gli effettivi diciamo…e allora c'è una bella differenza… (CASE: 05_intervista_11-02-2013) Altre la ripeterebbero se tale esperienza di impiego temporaneo rappresentasse poi un presupposto per riuscire a stabilizzarsi: …si sempre con la speranza di trovare poi un lavoro, di essere assunta fissa proprio…con il mio problema diciamo, come invalida in qualche struttura pubblica in qualcosa di pubblico diciamo, dove posso stare un po' almeno tranquilla negli ultimi anni di lavoro…senza aver sempre…perché nel privato purtroppo…è facile essere licenziati, è facile perdere da un momento all'altro il lavoro…poi io non è che ho nessun altro a cui appoggiarmi… (CASE: 10_intervista_12_02_2013) Anche un responsabile fa notare che è un’esperienza valida e che ripeterebbe anche perché per il Comune tale forma di impiego è sicuramente vantaggiosa: …se io potessi richiamarli, io li richiamerei subito…anzi abbiamo necessità proprio, perché devo[…] quindi devo adesso dare un incarico ad una cooperativa, però che dal punto di vista delle risorse è molto più costoso…nel senso che costa il triplo…in quel senso anche… (CASE: 05_resp_intervista_11_03_2013) Aspetti positivi Di seguito si analizzeranno quelle che dalle interviste svolte sono emerse come positività dell’esperienza di impiego temporaneo di persone disoccupate presso il Comune di Bolzano. Appagamento/Sentirsi utili. L’impiego temporaneo di persone disoccupate, pur essendo circoscritto a periodi relativamente brevi, permette alle persone impiegate di sentirsi utili. Emerge dalle interviste uno status psicologico positivo dovuto al fatto di avere questa opportunità. Si può percepire nelle interviste una sorta di appagamento dovuto a tali esperienze: …quello che io faccio principalmente è la pulizia…è utile perché quando uno va dentro, se deve buttare qualcosa trova vuoto, non è che trova pieno, l'immondizia per terra..il cimitero è pulito, anzi i giornali spesso mettono dei complimenti, quindi è utile diciamo…. (CASE: 05_intervista_11-02-2013) …e allora instauri un certo rapporto di comunicazione no…e quello mi piace [..] tante persone ti chiedono informazioni, ti chiedono qualcosa sulla città, sulla zona, sulla nostra regione, quindi è anche interessante come lavoro… la sensazione è quella di aver dato un servizio utile […] i visitatori sono favorevoli e sono contenti di quello che si sta facendo…è una soddisfazione chiaramente da parte di chi ci lavora… quindi ti senti un attimino gratificato per quello che fai… (CASE: 07_intervista_12_02_2013) 88 ...è tipo un entusiasmo che dici ok almeno fai qualcosa, almeno vai a lavorare, sei tra la gente, non sei sempre a casa…per me come si dice, un po' di risveglio dal non fare nulla […] anche queste poche ore che fai in settimana, già per me è veramente una bella cosa… (CASE: 09_intervista_13_02_2013) Anche i responsabili intervistati hanno confermato che tale esperienza di impiego temporaneo ha rappresentato una fonte di appagamento per queste persone che erano rimaste disoccupate: …lei proprio aveva una soddisfazione personale….lei lo viveva questo lavoro come una realizzazione di se stessa […] il lavoro nobilita…ma è vero, non è solo un fattore economico, di contributi, ma è un fattore di realizzazione, ma anche vedere le colleghe, confrontarsi, avere una vita attiva nella società, nel mondo del lavoro […] quindi sicuramente questo ha migliorato anche dal punto di vista umano la situazione della persona… (CASE: 02_resp_intervista_22_03_2013) …noi siamo anche contenti che lei possa in questo momento anche lavorare e non stare a casa come disoccupata, questo a me fa molto piacere, perché tutti penso ci sentiamo più utili quando veniamo a lavorare … (CASE: 03_resp_intervista_13_03_2013) …sicuramente anche dal punto di vista psicologico erano proprio contenti di essere prescelti per questa attività […] e anche un sentirsi in qualche modo utili… (CASE: 05_resp_intervista_11_03_2013) Flessibilità e autonomia lavorativa. Una delle specificità dell’impiego temporaneo attraverso lo strumento della L.P. n.11/1986 è che esso non riveste un rapporto di lavoro dipendente. Si tratta di una fattispecie lavorativa con alcune similitudini col lavoro a progetto. Nonostante alcune criticità, tale forma di impiego ha dalla sua una certa flessibilità nella gestione degli orari di lavoro che consente alle persone ampi margini di autonomia. …l'orario è abbastanza flessibile nel senso che non ho problemi…posso gestirlo…[…] sono stati sempre comprensivi, mi hanno sempre detto, "tu hai questo monte ore, 1200 nell'arco dell'anno da gennaio a novembre te lo puoi gestire come vuoi insomma"[…] comunque non ho problemi volendo potrei fare anche dei pomeriggi insomma, posso gestirmelo in autonomia tranquillamente… (CASE: 01_intervista_14_02_2013) …ad esempio io sono rimasta a casa 15 giorni in agosto che dovevo fare delle cure e poi io quei giorni li ho recuperati, sono tornata facevo delle ore in più per recuperare i giorni che non avevo fatto... (CASE: 03_intervista_08-02-2013) …cioè se io sono ammalato non vengo pagato, quel mese là, quelle ore là…poi magari posso recuperare in seguito… (CASE: 05_intervista_11-02-2013) La flessibilità data da questo strumento di impiego è ben evidenziata anche dai responsabili delle strutture comunali intervistati: …un vantaggio è che hai un budget di ore spalmato su 6-12 mesi o quello che è e quindi riesci a gestirti, quindi […] anche se ti ammali, le recupererai dopo, ecco…quindi il vantaggio di questa possibilità di gestirsi l'orario è che viene assegnato un budget di ore che poi viene distribuito in base all'esigenza sia del datore di lavoro come anche della 89 persona […] non ti vincola ad un orario fisso al giorno…non ti vincola…poi ci possono essere i periodi dove fai più ore, il periodo dove ne fai meno… (CASE: 02_resp_intervista_22_03_2013) … non mi sembra uno strumento così brutto, insomma, perché è abbastanza elastico flessibile, non sei costretto a mantenere nessun rapporto se non ti garba, per cui insomma diciamo che ecco, tutti questi elementi di flessibilità li contiene tutti (CASE: 04_resp_intervista_07_03_2013) …loro erano molto disposti, molto flessibili…e noi abbiamo anche dimostrato una certa flessibilità… (CASE: 05_resp_intervista_11_03_2013) Utilità nel sopperire a carenza del personale. Questo è un aspetto di positività fatto emergere dai responsabili degli uffici che in molti casi avevano bisogno delle persone assunte tramite lo strumento della L.P. n.11/1986 proprio per una mancanza di personale interno per svolgere determinate attività. …questa persona ci è stata di grande aiuto e anche adesso ci sta aiutando perché noi con la nostra mole di lavoro non riuscivamo a fare anche questa parte del nostro lavoro […] noi abbiamo aderito subito perché ne avevamo proprio necessità [...] con il personale attualmente in servizio non era possibile farlo per mancanza di tempo.. (CASE: 03_resp_intervista_13_03_2013) …avevamo bisogno veramente di personale quindi di cercare di dar loro da fare dei lavori, diciamo così, che non fossero dei lavori professionalmente disegnati, diciamo così, però che potessero dare una mano […] quindi diciamo che è stato un po' un venirsi incontro, è stato un' occasione per sfruttare una possibilità, a fronte di una carenza, di una mancanza totale di possibilità di assumere… (CASE: 04_resp_intervista_07_03_2013) Aspetti critici Di seguito vengono riportati alcuni aspetti critici, emersi intervistando le persone impiegate. Il far emergere tali criticità si rende utile al fine di poter fare delle proposte migliorative concrete che possano rendere ancora più proficua ed appetibile l’opportunità fornita dallo strumento della L.P. 11/1986. Malattia e/o ferie non retribuite. Si è cercato con gli intervistati di far emergere quelli che secondo loro erano aspetti critici del tipo di contratto con i quali erano impiegati. In quasi tutte le interviste tra gli aspetti critici è emerso quelle delle ferie non retribuite ed ancor di più della “non tutela della malattia”. Tali forme di tutela non sono, infatti, previste dalla L.P. 11 del 1986. …secondo me che non funziona di questo progetto qua è proprio il fatto della malattia […] se tu fai un contratto simile ad un ragazzo di 18 anni questo sta sempre bene, ma nel momento in cui tu lo vai a fare ad una persona di una certa età tu costringi la persona ad andare a lavorare anche se non sta bene […] a me è successo che 2-3 volte sono andato a lavorare con il raffreddore forte e qualche linea di febbre però…perché dico "si poi lo recupero" si ma quando? Come? …E allora prendi e vai… (CASE: 05_intervista_11-02-2013) ..forse il fatto è la tutela della malattia…. forse magari anche le ferie anche, per dire, o la malattia, insomma, non dico ore di permesso perché uno ha già l'orario abbastanza flessibile, però ecco magari qualche tutela in più forse quella si la darei… la malattia o le 90 ferie forse l'unica cosa…io magari mi prendo solo due settimane all'anno non è che mi prendo di più, almeno quelle due settimane, non è che faccio un mese, però non sono retribuite per niente…non prendi stipendio insomma quel mese… (CASE: 01_intervista_14_02_2013) …ecco per il futuro considerate il fatto della malattia, perché siamo esseri umani e come tali può capitare di ammalarci…e non si è coperti… (CASE: 04_intervista_19-02-2013) La tutela della malattia o le ferie (congedo ordinario) sono istituti classici del contratto di lavoro dipendente non previsti in tale forma di impiego temporaneo, così come avviene ad esempio con i contratti a progetto. Questo responsabile di un ufficio ben chiarisce tale criticità: …chiaro perché non ha la tutela di un dipendente, perché lavora ad un progetto e come anche un co.co.pro. e tu lì devi portarmi a casa il progetto… come, quando e in che tempi lo fai, è un tuo problema…quindi se tu ti ammali nel frattempo, dovrai recuperare dopo…ma la malattia non è coperta […] proprio perché è una specificità di un rapporto di lavoro dipendente…quindi ovvio dal punto di vista delle persone è sicuramente un aspetto critico… (CASE: 02_resp_intervista_22_03_2013) Un altro responsabile di un ufficio evidenzia la stessa mancanza di tutele lamentata da quasi tutte le 9 persone intervistate che hanno svolto un progetto di LSU in Comune: …queste persone non sono tutelate perché devono prendersi ferie no, cioè non hanno la malattia […] ed era [in rif. ad una di queste 9 persone] all'ospedale, era ricoverata per quei giorni dell'operazione quindi non hanno la malattia […] se vogliamo non è proprio una buona cosa questa…perché comunque loro prestano un'opera……è proprio mancanza di tutela questa…non è una bella cosa… (CASE: 03_resp_intervista_13_03_2013) (In)adeguatezza della retribuzione. Assieme al problema della mancata tutela della malattia, quello della retribuzione inadeguata è un aspetto critico emerso dalle interviste. Le persone che hanno svolto tale esperienza di impiego temporaneo, pur lamentando che la retribuzione è piuttosto bassa, si dicono tutto sommato abbastanza contente di poter avere questa entrata. …quando uno è senza lavoro va bene qualunque cosa, va bene qualunque guadagno…certo che insomma la retribuzione era proprio minima….nel senso che….visto che era in aggiunta alla mobilità poteva andare ma avessi dovuto interrompere la mobilità con 5 euro all'ora […] rispetto a zero, cinque euro è meglio di zero…dopodiché se però insomma hai un minimo di aiuto dall'altra parte va bene ma io sono sola… (CASE: 02_intervista_15_02_2013) …Beh…vabbene…sarebbe meglio 5000 euro al mese…non è male perché non è un lavoro così pesante per uno che è abituato al lavoro[…] E' un aiuto, non è una cosa molto importante…Se uno potesse lavorare più ore al giorno, 10 ore, 8 ore già sarebbe più soldini… (CASE: 06_intervista_11_02_2013) …si oddio…la retribuzione… 5 euro…5,50 all'ora….oddio per il tipo di lavoro che fai chiaramente va bene..chiaramente rapportato….chiaro che con 5 euro all'ora non è che […] se dopo consideri chiaramente fine mese che ti prendi 350 euro, 370 a fronte della spesa che io appunto ho regolarmente ogni mese dei contributi volontari neanche la metà di quello che devo pagare ogni mese capisce… (CASE: 07_intervista_12_02_2013) 91 …importante che c'è qualcosa, anche se piccolo che è ti aiuta sempre, perché vabbè ho una pensione per la invalidità e anche questo poco che certamente ho anche un sostegno dalla parte dell'assistenza economica […] però proprio questo aiuto…di trecento euro o quant'è insomma…abbastanza un grande aiuto…certo che ognuno vorrebbe un lavoro dove si potrebbe guadagnare di più…1500 euro così sei a posto, però chi può fare lo fa, ok…ma con questa crisi sa bene che è difficile… (CASE: 09_intervista_13_02_2013) …quelle 500-600 euro che prendevo qui per me erano sufficienti […] nel senso non era uno stipendio grande ma per me era una goccia che…facciamo l'esempio…Noi paghiamo 550 euro di affitto, vuol dire che le 600 euro che io prendevo pagavo l'affitto, e mi sentivo utile, ho pagato l'affitto ho pagato la spesa condominiale… (CASE: 03_intervista_08-02-2013) ..chiaramente la retribuzione è bassa insomma…nel senso che 6 euro all'ora sono chiaramente…però dici vabbè […] lo accetti piuttosto che stare a casa hai comunque questa opportunità e sono comunque…singolarmente sei euro all'ora non dice niente, se tu la vedi comunque nel cumulo dell'orario che uno fa, magari 150 ore, 130 ore, o facendo la giornata intera ne fa…allora chiaramente non dico che insomma sia chissà quanto però è comunque una retribuzione non dico ottimale ma insomma accettabile ecco… (CASE: 01_intervista_14_02_2013) Anche i responsabili degli uffici riconoscono senza indugi che tali retribuzioni sono decisamente basse: …Noi abbiamo questa persona praticamente in regalo […] la paga è troppo bassa, soprattutto rispetto ai colleghi che sono fissi, che magari prendono il triplo e non hanno lo stesso entusiasmo e voglia di fare di questa persona che è qui per un periodo limitato… (CASE: 01_resp_intervista_14_03_2013) …in proporzione agli stipendi, al costo orario dei dipendenti, sicuramente molto basso, cioè 6 euro all'ora […] sicuramente è basso, però dall'altro, e forse è proprio quello l'incentivo a dire "li prendo"…usiamoli di più…è una forza lavoro che ci costa poco, soprattutto in questo periodo di tagli, spending review, riduzione dei costi…devi stare attento…chiaro che vanno ad incidere sul bilancio anche questi costi, però….cioè se dovessi farmi i calcoli quanto avrei speso, quanto l'amministrazione avrebbe speso, prendendo, assumendo persone a tempo determinato per fare le stesse, probabilmente avrebbe speso il triplo… (CASE: 02_resp_intervista_22_03_2013) … certo meglio che stare a casa senza retribuzione, sicuramente, però, un po' bassa…. (CASE: 03_resp_intervista_13_03_2013) …la retribuzione è decisamente bassa […] mi sembra veramente che vada contro un qualsiasi principio di sostenibilità di queste persone insomma, però se questo potesse aiutarli in qualche modo, insomma tra il nulla e questo, probabilmente… (CASE: 04_resp_intervista_07_03_2013) …sicuramente non si può vivere con i 600 euro e quindi mi sembrano anche un po' bassetti, però io penso che bisogna considerare che questo sia un programma di reinserimento e quindi è una retribuzione che va vista in quel senso lì […] loro erano contenti di avere un impiego, poi certamente avere 100 euro di più o di meno, questo fa una grande differenza a questi livelli di retribuzione… (CASE: 05_resp_intervista_11_03_2013) 92 Sensazione di disagio nell'attività lavorativa. Dalle interviste svolte, le esperienze di impiego temporaneo presso il Comune di Bolzano sembrano tutte aver avuto un esito piuttosto positivo. Non sono state evidenziate particolari situazioni di disagio, se non in relazione ad alcuni aspetti ed ad alcune mansioni. Il disagio quindi emerge in relazione alla tipologia di lavoro in sé: …noi abbiamo il disagio che comunque siamo sempre all'aperto con qualsiasi tempo , io ho fatto funerali sotto il diluvio universale, e questa è un'altra cosa….o neve, oppure in estate che fa un caldo atroce… (CASE: 05_intervista_11-02-2013) Il disagio però può essere un fattore dipendente in maggior misura dalla persona in sé: …sì (ero un po’ spaesata) perché chiaramente non avendo il supporto del lavoro perché comunque non hai le conoscenze, le basi, ovviamente, chiaramente lì mi son sentita…ho imparato ma nello stesso tempo hai quell'ansia di non completare…forse appunto diciamo anche chiaramente alla mia età non hai una mente così elastica da cambiare ogni 15 giorni un determinato lavoro, ma non per cambiare, perché lì l'elasticità ce l'ho sicuramente, ma è il dover imparare… (CASE: 01_intervista_14_02_2013) I rapporti con i colleghi possono influire su una sensazione di disagio: …non è giusto che una persona perché o per ignoranza di loro certamente, o per non so quale motivo, trattano male gli altri nel senso che pensano prima di ogni cosa che uno guadagna lo stesso di loro… (CASE: 06_intervista_11_02_2013) Prospettive future Nella parte finale delle interviste si è cercato di indagare quali fossero le situazioni di vita di queste persone e quali prospettive avessero una volta terminata l’esperienza di impiego temporaneo in Comune. Si è altresì tentato di capire quali proposte avessero da fare in merito allo strumento della L.P. n.11/1986. Dopo l'esperienza in Comune. Alcune delle persone, al momento dell’intervista stavano ancora lavorando presso gli uffici comunali, altre invece avevano già terminato. Si è cercato nella parte finale delle interviste di capire meglio qual’era la loro situazione e cosa si aspettassero dal futuro. Tra gli intervistati c’è chi ha lasciato il lavoro in Comune preferendo pagare i contributi volontari per arrivare più in fretta alla pensione: …mi dà un po' di gioia sapendo che pagando questi contributi riesco a raggiungere questo obiettivo quello si, ma mi sento sempre come la prima volta, una persona di peso[…] speriamo che arrivi veramente presto il 2015 che mi danno sta pensione… (CASE: 03_intervista_08-02-2013) Emerge, inoltre, anche una prospettiva abbastanza negativa per cui finita l’esperienza di impiego temporaneo risulta difficile collocarsi: …dopodiché, migrerei….stiamo pensando di andarcene da Bolzano […] può darsi che domani trovo un posto migliore e allora lo lascio e vado da un'altra parte però…è difficile insomma, dovrebbe essere solo un miracolo […] ma non è che io speri che una ditta privata… oppure il collocamento non trovano niente insomma[…] il problema mio 93 principale è che da novembre non avrò neanche sti 600 euro al mese e quindi dovrò fare tutto con lo stipendio di mia moglie…difficile insomma… (CASE: 05_intervista_11-02-2013) Delle 9 persone intervistate, soltanto una è riuscita dopo l’esperienza in Comune a trovare un lavoro e a ricollocarsi: …avevo già avuto un contatto ma non era ancora ben definito e poi proprio in quelle ultime settimane invece […] avevo iniziato a lavorare anche se con un part-time però assunta regolarmente e nel mio settore […]io ho sempre cercato però nel frattempo un ex collega che da molti anni si è messo in proprio ha saputo che io ero a casa e quindi mi ha cercato e mi ha offerto un posto di lavoro[…] Probabilmente dall'anno prossimo passo definitivamente a tempo pieno e a tempo indeterminato […] insomma sono contenta e mi ritengo anche fortunata ecco…perché…non è facile a questa età trovare poi un lavoro… (CASE: 02_intervista_15_02_2013) Tutto sommato, emergono anche delle visioni che si possono leggere come abbastanza ottimistiche delle possibilità future di poter continuare con questi progetti o di trovare un nuovo impiego: …io spero che finirò con questo progetto e poi se terminato questo ci sarà anche del tempo…mi metterò a disposizione… (CASE: 01_intervista_14_02_2013) …poi vediamo se mi richiamano per il cimitero…perché quella del cimitero penso che continui ancora […] anche se comunque rimango sempre iscritto lì all'ufficio del lavoro… adesso ho fatto anche il patentino che non avevo […] quindi ho qualche chance in più eventualmente no…adesso sto facendo la domanda anche in Provincia, vediamo che succede…. (CASE: 07_intervista_12_02_2013) …non so cosa succederà dopo…però vabbè se avrò qualche informazione dall'ufficio del lavoro forse anche non so, presso il Comune c'è qualche altro tipo…non lo so… (CASE: 09_intervista_13_02_2013) …sempre con la speranza di trovare poi un lavoro, di essere assunta fissa proprio […] in qualche struttura pubblica, in qualcosa di pubblico… (CASE: 10_intervista_12_02_2013) Proposte e suggerimenti. L’Osservatorio per le Politiche Sociali e la Qualità della Vita del Comune di Bolzano, tramite questa ricerca, si è posto, tra gli altri, l’obiettivo di comprendere dai diretti interessati come si potrebbe migliorare questa opportunità di impiego temporaneo, sebbene, come si ricorda, si tratti di uno strumento previsto da una legge provinciale. Emerge ad esempio la proposta di poter avere i contributi versati legati al periodo di lavoro e non alla retribuzione, che come abbiamo visto, è piuttosto bassa: …l'unica cosa le dico, se si può fare, chi viene assunto con questa legge 11 fare in modo che i contributi siano pagati all'intero[…] ci dovrebbe essere un sistema per legarlo al periodo e non alla retribuzione….perché capisce io faccio 9 mesi e che mi siano contabilizzati 9 mesi così anche io mi troverò una minima goccia quando andrò in pensione ma almeno è quella… (CASE: 03_intervista_08-02-2013) Emerge, come si era visto anche tra le criticità, la proposta di inserire maggiori forme di tutela in tale forma di impiego, come ad esempio le ferie e soprattutto la malattia: 94 …le ferie anche, per dire, o la malattia, insomma, non dico ore di permesso perché uno ha già l'orario abbastanza flessibile, però ecco magari qualche tutela in più forse quella si la darei… (CASE: 01_intervista_14_02_2013) Viene proposto di sviluppare più offerte formative ad hoc per le persone che perdono il lavoro e si ritrovano pertanto a casa senza un impegno: …al di la appunto del fatto lavorativo […] piuttosto che stare a casa… invogliare queste persone tramite appunto dei corsi magari no? Dettati magari non so, da quale…potrebbe essere la Provincia sicuramente, come punto di contatto, però piuttosto che stare a casa invogliare queste persone a far qualcosa sicuramente, ad aggiornarsi anche, semplicemente insomma […] perché non ti dicono "qua organizziamo un corso, fondo sociale o così magari, windows" che ne so qualsiasi cosa, "le interessa" o comunque insomma "ne programmiamo uno più avanti" o anche di lingua, perché no scusa, anche lingue, di tedesco, qualsiasi no, corsi, anche per tenere i contatti e anche occupare queste persone diciamo.. (CASE: 01_intervista_14_02_2013) Affiora la raccomandazione di mettere a disposizione un tutor con il quale confrontarsi ed essere seguiti in maniera un po’ più costante: …forse l'unico…neo che potrei diciamo dire è che inizialmente ti dicono che hai un tutor, [...] magari una figura di un tutor una volta ogni 3-4 mesi sentire un po' se queste esperienze sono appunto negative…ad esempio mi fa piacere di aver colloquiato con lei però le dico siamo arrivati per dire dopo quasi 2 anni, 1 anno e mezzo… (CASE: 01_intervista_14_02_2013) Viene proposto, inoltre, che uno strumento di tale utilità dovrebbe essere utilizzato anche dal settore privato e non solo da quello pubblico: …sarebbe bello forse se lo propongono anche le aziende…perché ci sono di sicuro momenti anche lì che gli mancano o hanno un po' di più per la produzione, allora servono un paio di persone…non è una legge proprio sbagliata, io dico che è molto interessante, però alla fine forse funziona per un attimo però una persona dopo, vorrebbe avere un lavoro sicuro allora come dipendente, fisso…che ti permette di andare avanti insomma… (CASE: 09_intervista_13_02_2013) Il punto di vista dei responsabili degli Uffici/Servizi In questa parte del report saranno analizzati gli elementi emersi dalle interviste con i responsabili degli uffici e dei servizi dove le 10 persone hanno svolto la loro attività. Come si è visto, nelle pagine precedenti sono già stati esposti alcuni elementi emersi dalle interviste con i responsabili che erano in qualche caso intersecati a quelli evidenziati dai lavoratori stessi. Di seguito sono presentati invece gli aspetti esclusivi emersi intervistando i 5 responsabili. Motivi di adesione al progetto di impiego temporaneo. Dalle interviste è emerso che l’adesione a questi progetti di impiego tramite lo strumento della L.P. n.11/1986 era dovuto principalmente al fatto di dover reperire del personale per riuscire a svolgere determinate attività che altrimenti era difficile portare a compimento mediante il personale di ruolo. 95 …ci è stato proposto e noi avevamo bisogno di una persona che potesse aiutarci nel riordino dell'archivio ai piani meno uno e meno due che abbiamo qui nel palazzo, archivio protocollo… (CASE: 03_resp_intervista_13_03_2013) …perché è molto banale, nel senso che si è cercato di unire un bisogno esterno di queste persone, ed un bisogno interno da parte nostra che avevamo bisogno veramente di personale…. (CASE: 04_resp_intervista_07_03_2013) …i motivi erano due praticamente, il primo motivo era che si trattava di un'attività ben circoscritta e quindi si potevano ben indirizzare le persone e anche scegliere le persone per questo specifico lavoro, il secondo è che era una necessità, una nostra richiesta perché […] noi con le nostre forze non riuscivamo a coprire bene, ecco, quindi per noi è stato anche un risparmio di risorse… (CASE: 05_resp_intervista_11_03_2013) Perplessità iniziali sullo strumento/sulla selezione. Si è cercato di capire con i responsabili se vi fossero delle perplessità iniziali su questa modalità di impiego. In linea di massima dalle interviste fatte ai 5 responsabili degli uffici e dei servizi dove le 10 persone disoccupate hanno potuto svolgere un periodo di impiego temporaneo, non sono emerse particolari perplessità sull’utilizzo dello strumento che è stato ben accolto quando proposto. …è stata da noi apprezzata questa proposta che ci aveva fatto l'ufficio personale, io non ero a conoscenza di questa legge 11, non sapevo che aspetti avesse […] nessuna perplessità perché il lavoro serviva […] molto contenta dell'esito e della modalità del lavoro… (CASE: 03_resp_intervista_13_03_2013) E’ emerso inoltre un aspetto legato alla possibilità, per i responsabili intervistati, di poter scegliere le persone da impiegare: …noi forse non avevamo tanta perplessità perché conoscevamo tutta la storia della legge 11…diciamo l'unica nostra perplessità era la possibilità di capire se c'era un minimo di possibilità di scelta…. (CASE: 02_resp_intervista_22_03_2013) …io penso che il punto cruciale è sempre la scelta delle persone[…]in quel momento bisogna spendere tempo e anche un pochino ragionare chiaramente quello che effettivamente serve e io in questo caso qua specifico, delle tre persone che noi avevamo, ero ben contento perché abbiamo scelto questi tre da 12, 13 persone, quindi un pomeriggio…ma la scelta è stata felice secondo me…. (CASE: 05_resp_intervista_11_03_2013) Processo e criteri di selezione. Si è cercato nelle interviste con i responsabili di comprendere come sono stati fatti i processi di selezione e quali criteri sono stati maggiormente considerati. Emerge ad esempio come la formazione delle persone sia stato considerato come elemento rilevante, ma anche la motivazione è ritenuta importante: …la loro formazione professionale, è stata sicuramente uno degli elementi essenziali, su cui ci si basa, ma anche su colloqui, vedere anche la motivazione se le persone hanno voglia di venire a lavorare o se proprio è un dovere perché altrimenti magari scattano altri meccanismi o così via…però devo dire, le persone che poi abbiamo selezionato erano le persone giuste… (CASE: 02_resp_intervista_22_03_2013) 96 ..si sono presentate diverse persone […] chiedevamo se fossero disponibili a lavorare innanzitutto anche in archivio […] che tipo di lavoro avevano fatto queste persone, che avevano svolto prima[…] criteri di selezione, dopo aver dialogato con queste persone, capire che cosa facevano, che cosa appunto qual'era stata la loro precedente esperienza, abbiamo dopo parlato tra di noi e pensato che cos'era meglio, quale persona fosse meglio… (CASE: 03_resp_intervista_13_03_2013) Al di là delle competenze, per alcuni tipi di lavori, sono stati considerati anche gli aspetti più relativi alla personalità della persona da impiegare: …il colloquio si è basato un po' sul chiedere del perché erano arrivati a questo colloquio…che cosa si aspettavano, un po' di esperienze e un po' di domande generiche per capire il tipo di personalità che avevano insomma […] queste persone devono essere tranquille, devono rispettare gli altri, devono avere pazienza […]diciamo che le domande erano anche di questo genere, insomma, io volevo inquadrare anche la personalità perché è importante è che queste persone si approccino nel modo giusto… (CASE: 04_resp_intervista_07_03_2013) Sono stati altresì criteri considerati rilevanti, le capacità comunicative e le competenze linguistiche, specie per attività a contatto con il pubblico: …un criterio era, diciamo, volevamo vedere se le persone erano equilibrate, nel senso nella loro comunicazione con noi […] era importante perché si trattava di un servizio di specie di front office […] la seconda esigenza era: noi guardavamo un attimo se conoscevano un minimo di tedesco, italiano e tedesco, quindi un minimo di capacità di dialogare […] nel gruppetto che ci hanno messo a disposizione per la selezione, c'erano persone che effettivamente erano anche bilingui […] è sempre importante il momento della selezione…è la prima esperienza che io faccio con la legge 11, però ho subito capito che funziona solo quando effettivamente sai esattamente cosa ti serve e chi ti serve o diciamo la persona che cerchi e quello che ti offrono…se non è dentro nel gruppetto di quello che ti offrono, meglio forse dire di no, non c'è nessuno adatto…perché se avessimo scelto delle tre, anche uno, due persone che poi non funzionavano, sarebbe diventato un po' difficile… (CASE: 05_resp_intervista_11_03_2013) Motivi particolari della selezione. Sempre nella prima fase dell’intervista ai responsabili si è cercato anche di capire, oltre ai criteri, se c’erano motivi particolari che hanno portato alla scelta delle persone. In linea di massima appaiono la preparazione e gli skills delle persone come motivi fondamentali della selezione. …loro avevano una formazione amministrativa, quindi anche nei colloqui dove si cerca un po' di capire anche questi skills interpersonali, il modo di essere, il modo di fare della persona, erano quelle che ci avevano più convinto diciamo […]c'era proprio anche una predisposizione, un interesse… (CASE: 02_resp_intervista_22_03_2013) …mi pareva la persona più idonea, sinceramente non è che…però è stata precisa quando ci ha spiegato cosa faceva prima, senza fronzoli né nulla, mi ha convinto, mi sembrava convincente, era chiara nell'esposizione, mi sembrava che fosse una persona così in un primo momento mi sembrava una persona idonea, non ha promesso né nulla in più, né nulla in meno… (CASE: 03_resp_intervista_13_03_2013) …perché per noi era importante la conoscenza di comunicazione, chiamiamola così, ma soprattutto all'esterno di dare effettivamente anche un'immagine buona dell'istituzione […] è assolutamente importante che siano affidabili… (CASE: 05_resp_intervista_11_03_2013) 97 Anche la storia personale, può influire in fase di selezione: …ci ha colpito molto la sua storia e in qualche modo ci ha fatto anche un po' pena… (CASE: 04_resp_intervista_07_03_2013) Competenze versus situazione di fragilità. Una volta compresi meglio i criteri e i motivi per cui sono state scelte tali persone, si è cercato di comprendere altresì se e quanto peso venisse dato all'esperienza e alle competenze e quanto peso invece alla situazione di difficoltà di tali persone, che, ricordiamo, erano disoccupate e/o in mobilità. …sicuramente è stato preso in considerazione anche questo [in rif. a: la situazione di difficoltà della persona], perché nel caso della signora […] la ditta aveva chiuso e lei si è ritrovata sulla strada e per il fatto di aver una certa età non riusciva più a ricollocarsi, umanamente sicuramente ha inciso […] io devo dire la verità, se ci fosse stata una persona giovane, che magari in altro modo avrebbe avuto più possibilità di ricollocarsi, rispetto ad una persona che già di per sé ha come difficoltà in più anche il fattore sociale anagrafico, io penso, io mi faccio influenzare anche da questo aspetto, poi non so le scelte dei miei colleghi, come siano ricadute…nel mio caso quando la signora mi ha raccontato un po' la sua storia, umanamente mi ha colpito ecco…e ho detto "se io posso aiutarla, perché da un lato lei mi porta avanti un progetto e la posso aiutare in questo modo, ben venga…" (CASE: 02_resp_intervista_22_03_2013) Dalle interviste emerge però come la situazione di fragilità della persona non sempre fosse così esplicitamente conosciuta dai responsabili nel momento della selezione: …io presumo che se fossero lì per fare quel colloquio probabilmente avevano proprio perso il lavoro, quindi già la Provincia aveva fatto una prima scelta di queste persone, quando si sono presentate io non conoscevo nessuno, quindi, per me una valeva l'altra… (CASE: 03_resp_intervista_13_03_2013) …sicuramente avevamo bisogno di determinate competenze, anche per il tipo di ambiente…La situazione di fragilità/difficoltà non ha avuto certamente un peso più del 50%, direi 50 e 50….. (CASE: 04_resp_intervista_07_03_2013) Monitoraggi/colloqui in itinere. In progetti di questo tipo può essere piuttosto utile per i responsabili degli uffici e servizi avere un feedback sull’esperienza. Intervistando i 5 responsabili si è pertanto cercato di capire se era prevista qualche forma di monitoraggio formale e/o informale sull’attività delle persone impiegate. Il contatto da parte dei responsabili degli uffici e dei servizi con le persone impiegate temporaneamente è risultato essere abbastanza costante: …siamo costantemente in contatto con la persona, comunque vengono fatte delle riunioni per stabilire le varie attività… (CASE: 01_resp_intervista_14_03_2013) …loro sono state affiancate dal personale dipendente, sono stati istruiti, hanno avuto regolare contatto, perché doveva essere uno scambio continuo e soprattutto fino a quando non avevano raggiunto un livello di autonomia…però anche dopo c'è sempre stato un continuo confronto […] ci sono stati degli incontri anche di verifica… (CASE: 02_resp_intervista_22_03_2013) …prima le abbiamo insegnato il lavoro che andava a svolgere […] e noi costantemente una volta al giorno, una volta alla settimana quando era più autonoma, l'abbiamo seguita, abbiamo controllato quello che faceva…quindi in questo senso abbiamo seguito 98 lo svolgersi del lavoro…e vedevamo che era svolto in maniera adeguata e con coscienza, con precisione, perché questo è molto importante per il nostro lavoro… (CASE: 03_resp_intervista_13_03_2013) …il responsabile del gruppo […] fa dei briefing settimanali e ha contatti diretti con loro[…] per cui mi riferisce che effettivamente va bene, che non ci sono problemi, vabbé i problemi che ci possono essere in tutti gli ambienti di lavoro ogni tanto […] per cui lui ha un contatto diretto quotidiano con queste persone… (CASE: 04_resp_intervista_07_03_2013) Emerge altresì la presenza di contatti più informali che consentono un monitoraggio che sembra rivelarsi altrettanto efficace: …io gli ho introdotti, gli ho spiegato esattamente cosa devono fare, hanno ricevuto da me anche 2 pagine di linee guida, come adattarsi al lavoro[…]e poi ogni tanto sono passato io, perché mi ricordo che tra gennaio-dicembre sono passato sicuramente 4-5 volte il fine settimana a vedere come vanno le cose[…] io ho cercato sempre di stare un po' diciamo in contatto con loro…ma una verifica sistematica con un questionario, con una tabella così non l’abbiamo fatto[…] io penso questi [in rif. a: gli incontri informali] siano anche più importanti di un contatto formale che si fa dopo un mese… (CASE: 05_resp_intervista_11_03_2013) Valutazione sulle persone impiegate da parte dei responsabili. Complessivamente, intervistando i responsabili degli uffici e dei servizi, emerge una certa soddisfazione verso le persone che sono state impiegate in progetti di impiego temporaneo attraverso la L.P. n.11/1986. …era una persona estremamente motivata, si è ambientata molto bene con le colleghe, all'interno dell'ufficio, e anche produttiva, ci ha portato avanti un sacco…ci ha sfoltito oltre 700 fascicoli…quindi ci ha portato veramente molto avanti… (CASE: 02_resp_intervista_22_03_2013) …io sono contenta, personalmente, sia dal punto di vista personale, per il rapporto che abbiamo instaurato […] quindi per me è stato positivo…avevamo avuto in passato delle esperienze di tirocinanti, che è un discorso diverso e quelle non erano state così positive… (CASE: 03_resp_intervista_13_03_2013) …queste persone le prenderei subito […] non ho mai avuto l'impressione che qualcosa…nessuna lamentela che qualcosa non funzionasse da parte dei miei…puntualità, erano puntuali, timbravano […] questa esperienza per me è molto positiva, per me e penso anche per loro… (CASE: 05_resp_intervista_11_03_2013) Clima di lavoro/Rapporti con i colleghi dal punto di vista dei responsabili. Nelle pagine precedenti era stato analizzato questo aspetto dal punto di vista delle persone impiegate. Esse hanno espresso in generale di essersi trovate bene nell’ambiente di lavoro. Analoga percezione emerge dalle interviste con i responsabili degli uffici e dei servizi dove tali persone sono state impiegate: …I rapporti sono ottimi, non ha problemi, si è inserita bene, è una di noi ormai… è rispettosa delle regole… (CASE: 01_resp_intervista_14_03_2013) …i rapporti sono buoni perché è una persona molto…discreta ma puoi parlare […] con noi con tutti ha un buon rapporto, ci parliamo, si scambiano due parole, ci si chiede i dubbi le perplessità, quando c'è bisogno, veramente completa come persona secondo me… (CASE: 03_resp_intervista_13_03_2013) 99 …questi che hanno avuto un periodo più lungo si sono integrati molto bene… (CASE: 04_resp_intervista_07_03_2013) …da quanto ho capito io si sono integrati bene, non ho notato nessun elemento di attrito… (CASE: 05_resp_intervista_11_03_2013) Valutazione sullo strumento di impiego temporaneo della L.P. n.11/1986. Questa è stata la prima esperienza in cui il Comune di Bolzano si è avvalso della forma di impiego mediante lo strumento della L.P. 11/1986. Dalle interviste effettuate, si evince come i responsabili degli uffici e dei servizi che hanno aderito a questi progetti siano rimasti piuttosto soddisfatti ed emergono, infatti, delle valutazioni positive sullo strumento di impiego temporaneo: …E' uno strumento positivo, non potendo assumere a tempo determinato...con le persone che c'erano non si poteva svolgere quel lavoro… (CASE: 01_resp_intervista_14_03_2013) …le persone che vengono chiamate per collaborare in base alla legge 11, non hanno rapporto di lavoro con l'ente pubblico quindi esulano diciamo dai discorsi patto di stabilità, discorso di pianta organica, però nello stesso tempo, poi riescono a portare avanti dei progetti[…]quindi per noi questo è un vantaggio, e anche il costo, perché chiaramente il costo di una persona che lavora in legge 11 è molto più basso rispetto a un dipendente […] quindi anche un aspetto economico che fa diventare interessante queste attività… sicuramente se avessi nuovamente bisogno di avvalermi di persone che mi portano avanti un progetto specifico io ritornerei ad avvalermi dello strumento fornito dalla legge 11… (CASE: 02_resp_intervista_22_03_2013) …son contenta lo abbiamo scoperto questo strumento, perché veramente non lo conoscevamo, ed è una buona cosa in effetti poterne usufruire di queste persone, aiuti loro e loro aiutano te, è una cosa reciproca, è una cosa buona… (CASE: 03_resp_intervista_13_03_2013) …in generale, diciamo che se c'è la soddisfazione da parte del soggetto, lo trovo anche uno strumento utile, insomma, parto sempre dall'idea che dev'essere soddisfacente per chi lo fa questo, sotto tutti i punti di vista, sotto tutti i profili, quello economico, quello di integrazione sociale, quello umano, quello della gratificazione personale… (CASE: 04_resp_intervista_07_03_2013) …io credo che siano uno strumento veramente efficace, per dare anche senso alla vita di queste persone, perché il problema è che quando uno è per lungo tempo disimpegnato, disoccupato, noi diciamo sempre "dis-occupato", però forse bisognerebbe dire "disimpegnato" è più adeguato, perché avere un impegno, avere diciamo, sapere cosa fare, anche se solo…è importante per le persone […] penso che il programma può funzionare benissimo, per tanti versi, sicuramente non bisogna considerarlo un aiuto adesso per la pubblica amministrazione per tappare diciamo buchi che ugualmente esistono […]se le persone sono scelte bene, può funzionare… (CASE: 05_resp_intervista_11_03_2013) Criticità ed aspetti migliorabili. Come per i diretti interessati che hanno lavorato in Comune, anche con i responsabili è stato possibile far emergere alcune criticità di questa forma di impiego ed alcuni aspetti che andrebbero modificati. Chiedendo quindi a tali responsabili se evidenziassero criticità e se c’erano alcuni aspetti che loro avrebbero modificato, sono emersi diversi suggerimenti stimolanti. 100 Viene evidenziato il limite di tempo previsto da tale legge e viene suggerito quale aspetto migliorativo quello di poter prolungare tali contratti: …La possibilità di poter prorogare le persone che meritano… (CASE: 01_resp_intervista_14_03_2013) Viene altresì segnalato come aspetto migliorabile quello della retribuzione, già ampliamente evidenziato nelle pagine precedenti, come insufficiente: …che venga riconosciuta una retribuzione maggiore, mi sembra veramente troppo bassa, anche per gli standard nostri della provincia… (CASE: 04_resp_intervista_07_03_2013) Viene suggerita, inoltre, la possibilità per gli uffici di poter agire con maggior autonomia con questi progetti di impiego temporaneo e poterli, se c’è interesse ad utilizzarli, anche finanziare o cofinanziare: …io la modificherei nel senso di dare la possibilità di un cofinanziamento agli uffici, non solo lasciare al finanziamento della provincia, ma cercare di dare un po' più un contributo…diciamo cofinanziare una parte […] io vorrei anche poterci contare su questo strumento, e non sentire dire dalla Provincia "no, non possiamo adesso, non possiamo più perché non ci sono i fondi…", a questo punto io dico, si aspettate un attimo, voi andate piano con i vostri fondi, noi ci mettiamo la nostra parte, e intanto partiamo…cioè dare più flessibilità in quel senso lì e poi effettivamente forse […] dare un po' di flessibilità sia nella retribuzione che anche nei limiti del tempo… (CASE: 05_resp_intervista_11_03_2013) Come si ricorda, per poter usufruire dello strumento della L.P. n.11/1986 gli uffici devono elaborare un progetto di impiego circoscritto, non solitamente svolto dal personale normalmente occupato. Questo aspetto può rendere difficoltoso e poco appetibile per gli uffici il ricorso a tale strumento. …aspetto critico…è legato al discorso del progetto […] i dirigenti tante volte hanno difficoltà ad individuare questi progetti a termine, quindi si cerca di mettere attività istituzionali in un progetto perché altrimenti non possono essere riconosciuti….e perché molto spesso per progetti veramente progetti specifici, poi mancano le professionalità dall'altra parte…quindi abbiamo visto per esempio anche le qualifiche più richieste sono le qualifiche operaie […] tante volte proprio la descrizione, l'individuazione del progetto è un po' difficile […] perché si tratta di qualifiche medio-basse dove sulla progettualità tante volte non è così semplice individuarlo ed elaborarlo… (CASE: 02_resp_intervista_22_03_2013) 101 Conclusioni Le 14 interviste effettuate hanno permesso di tracciare un bilancio abbastanza esauriente di questa prima esperienza di impiego temporaneo di persone disoccupate attraverso la Legge Provinciale n.11 del 1986. Il metodo qualitativo utilizzato ha permesso, per mezzo delle interviste in profondità, di far emergere diversi aspetti rilevanti di tale strumento e delle esperienze di tali persone impiegate. Complessivamente i progetti di impiego temporaneo attivati in Comune hanno avuto una valutazione positiva sia da parte delle persone impiegate, sia da parte dei responsabili degli uffici e dei servizi presso i quali tali persone hanno prestato la propria opera. Le persone che si sono ritrovate all’improvviso senza un lavoro, hanno dovuto affrontare diverse problematiche, non necessariamente legate al reddito, ma anche, ad esempio, alla perdita di rapporti sociali o semplicemente al fatto di non sentirsi più utili. I 6 progetti attivati in Comune hanno permesso come si è visto, attraverso attività anche diverse tra loro, di poter occupare 10 persone con background lavorativi piuttosto vari. Se dal punto di vista reddituale tale occupazione è stata solo una “goccia nel mare”, più utile è stata invece dal punto di vista contributivo. Le persone hanno potuto così continuare a vedersi versati i contributi pensionistici anche se per un periodo che è stato in media di poco più di 12 mesi. Tra gli aspetti positivi è sicuramente da evidenziare il fatto che tali persone, con queste esperienze, potevano sentirsi utili per ciò che facevano, il che è un aspetto di non poco conto. Dall’altro, la stessa Amministrazione comunale è rimasta soddisfatta di tali persone grazie alle quali è stato possibile attivare delle attività e servizi altrimenti difficili da svolgere con il personale di ruolo. Tali esperienze non hanno permesso di risolvere in modo definitivo i problemi di queste persone, vista anche, come evidenziato, la retribuzione piuttosto bassa che si ricorda essere di 6,50 euro lordi all’ora. Oltre ad una retribuzione bassa è stato segnalato quale aspetto critico quello della mancata tutela della malattia che, specie per persone di una certa età, può creare delle difficoltà. Se il periodo di impiego presso il Comune è quindi stato piuttosto positivo, lo stesso non si può dire purtroppo delle prospettive future di queste persone. Delle 9 intervistate, una soltanto è riuscita in autonomia a rientrare nel mercato del lavoro. Un’altra persona ha cominciato a pagare i contributi volontari per arrivare più in fretta alla pensione. Le restanti 7 persone, al momento dell’intervista, non sembravano invece avere prospettive di occupabilità. Va segnalato che in alcuni casi sono stati rinnovati alcuni progetti come ad esempio l’apertura prolungata del Cimitero in orario serale che ha consentito di impiegare 2 persone. Con i progetti di impiego temporaneo di persone disoccupate, si sono pertanto offerti dei servizi alla cittadinanza che prima, non era possibile assicurare. Lo strumento, sicuramente migliorabile dal punto di vista retributivo e delle tutele per la malattia, si è dimostrato piuttosto adatto al contesto di crisi del mercato del lavoro che lascia a casa determinate fasce di lavoratori. Una maggior flessibilità di tale strumento potrebbe ulteriormente migliorarne ed ampliarne l’utilizzo, specie se, come evidenziato da taluni responsabili, vi fosse la possibilità di ricorrerne maggiormente in autonomia, finanziando, per quanto possibile, i progetti con i budget degli uffici stessi. Se da un lato uno strumento di politica attiva del lavoro come quello dell’impiego temporaneo di persone disoccupate è sicuramente utile in senso di “attivazione delle persone” e sostegno al reddito, dall’altro non si rivela altrettanto efficace in termini di “job creation”, o, per lo meno, di stabilizzazione delle persone oggetto di analisi di questo report, che, si ricorda, avevano un età media di 55,6 anni. La maggior parte di queste, infatti, se è vero che hanno avuto questo “paracadute” per un periodo variabile tra i 3 e i 24 mesi, si ritrovano però probabilmente in questo momento nuovamente nel limbo per cui ancora sono “troppo vecchie per lavorare” e “troppo giovani per andare in pensione”. Se quindi l’obiettivo della stabilizzazione non è facilmente raggiungibile, già più centrato è stato l’obiettivo assistenziale, almeno per tali periodi. In altre parole l’impiego temporaneo potrebbe fungere in qualche modo da primo fondamentale step verso una logica di welfare locale attivo. L’Amministrazione Comunale ha pertanto potuto da un lato offrire tale sostegno a questi lavoratori over 50, e dall’altro svolgere diverse attività ed offrire vari servizi, altrimenti impossibili, specie in tempi di spending review. Con un trend di continua crescita dei disoccupati di tutte le età sicuramente in futuro si rivelano più che mai urgenti delle manovre complessive che si indirizzino ad una tutela di tali 102 persone e allo stesso tempo alla creazione di opportunità lavorative anche per altre fasce di età, proprio per scongiurare il già citato trend “young out, old out”. Recentemente è stato approvato dalla Provincia Autonoma di Bolzano il “Piano pluriennale degli interventi di politica del lavoro 2013-2020”. Esso contiene numerose misure che potrebbero rivelarsi fruttuose: dal patto generazionale nel settore pubblico e privato agli incentivi all’assunzione di lavoratrici e lavoratori anziani, nonché il potenziamento delle possibilità d’impiego dei disoccupati in progetti di pubblica utilità ai sensi alla legge provinciale dell’11 marzo 1986 n. 11 attraverso la previsione di maggiori fondi. In futuro, a fianco di tali azioni, andranno messi in campo interventi per promuovere un “invecchiamento attivo”, visti gli importanti cambiamenti demografici a cui stiamo assistendo. In tale ottica i lavoratori over 50 andrebbero quindi sostenuti anche attraverso una più efficace offerta formativa che ampli e valorizzi i loro saperi e gli aiuti pertanto a restare attivi sia negli ultimi anni di vita lavorativa che dopo. 103 Bibliografia Abburrà L., Donati E. (2004) “Ageing: Verso un mondo più maturo. Il mutamento delle età come fattore di innovazione sociale”, in Quaderni di Ricerca nr. 104, IRES, Torino. Accornero A. (2000), “Era il secolo del lavoro”, Bologna, il Mulino. Barbier J.C., (2003) “La logica del workfare in Europa e negli Stati Uniti: i limiti delle analisi globali” in Assistenza Sociale n. 3-4 luglio-dicembre 2003, pp. 205-234. Berretta G., (1999) “L’arcipelago dei lavori socialmente utili”, in Il diritto del mercato del lavoro n. 2, pp. 241 ss. Berretta G. 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Osservatorio per le politiche sociali della qualità della vita, Working Paper Nr. 04/2013, Ufficio Pianificazione Sociale, Comune di Bolzano. Questo paper è scaricabile dal sito del Comune di Bolzano sotto la sezione “Osservatorio per le politiche sociali della qualità della vita”. 106 Ringraziamenti Per la messa a disposizione e il prezioso supporto nella lettura dei dati riferiti all’Assistenza Economica Sociale sul territorio della città di Bolzano ringrazio le colleghe Irene Nicolussi e Claudia Ferrarese dell’Ufficio di Direzione dell’Azienda Servizi Sociali di Bolzano. Per l’elaborazione e il supporto nell’interpretazione dei dati ringrazio i collaboratori Luca Frigo e Camilla Dell’Eva dell’Ufficio Pianificazione Sociale. 107 Introduzione La recente crisi economica ha comportato l’acuirsi delle diseguaglianze sociali, l’aumento della disoccupazione e l’aggravarsi del fenomeno della precarizzazione e della vulnerabilità sociale, con il conseguente aumento dei bisogni di protezione sociale dei singoli e delle famiglie. Il recente Rapporto ISTAT (2013) sulla povertà in Italia riferito all’anno 2012 ha rilevato oltre 9 milioni di persone in condizioni di povertà relativa, pari al 15,8% della popolazione, e 4.814.000 persone in condizioni di povertà assoluta, pari all’8%. Se la perdita del lavoro risulta essere una minaccia indiscussa di povertà ed esclusione sociale, l’occupazione non previene di per sé completamente il rischio di cadere in povertà: l’ISTAT ha stimato un aumento considerevole della povertà assoluta tra le famiglie di operai, di lavoratori in proprio e nelle famiglie in cui i redditi da lavoro si associano a redditi da pensione. In questo contesto socio-economico particolarmente difficile si è riacceso in Italia il dibattito rispetto all’assenza di una politica unitaria e universale di contrasto alla povertà, caratterizzata per lo più da interventi passivi al reddito, frammentati, spesso di carattere emergenziale e sbilanciati a favore di trasferimenti monetari rispetto ai servizi alla persona e alla necessità e all’urgenza di adottare un sistema organico di sostegno al reddito integrato con politiche di inclusione attiva. La Provincia Autonoma di Bolzano vanta una politica consolidata di contrasto alla povertà che ha tra i suoi pilastri principali l’Assistenza Economica Sociale - AES, la quale contribuisce, insieme ad altri trasferimenti, ad alleviare le condizioni di povertà ed esclusione sociale. Nell’anno 2012 le prestazioni di AES sono state erogate sul territorio provinciale a n. 9.730 richiedenti, per una spesa complessiva pari a 25.386.552.- Euro, di cui l’82,8%, pari a 21.016.166.- Euro, è stato assorbito dalle due prestazioni principali: il Reddito Minimo di Inserimento (RMI) e il Contributo per locazione e spese accessorie 18. Per tali due prestazioni sul territorio della città di Bolzano nell’anno 2012 è stato erogato un importo complessivo di € 9.169.879,00 Euro, pari al 44,6% della spesa complessiva sostenuta a livello provinciale19. Questo lavoro si pone l’obiettivo di provare a indagare se e come l’Assistenza Economica Sociale abbia intercettato nella città di Bolzano i working poor, ovvero quei lavoratori che, nonostante abbiano un’occupazione, non hanno a disposizione le risorse necessarie per fare fronte ai bisogni primari per sé e per il proprio nucleo familiare. Il metodo della ricerca Il presente lavoro si connota come una ricerca sociale di tipo quantitativo, basata sull’analisi dei dati raccolti e gentilmente messi a disposizione dall’Azienda Servizi Sociali di Bolzano, riferiti agli utenti beneficiari delle prestazioni “Reddito Minimo di Inserimento” e “Locazione e spese accessorie” per reddito insufficiente nel corso dell’anno 2012. Considerato che alcuni aspetti fondamentali riferiti ai fruitori di tali prestazioni economiche sociali, quali la professione, la condizione abitativa, la composizione del nucleo familiare e il Valore della Situazione economica (VSE), possono avere subito variazioni nel corso dell’anno di erogazione, si è scelto di registrare la situazione degli utenti al momento dell’ultima domanda presentata. 18 19 Provincia Autonoma di Bolzano, Ripartizione 24 Famiglia e Politiche Sociali, Relazione sociale 2013, pag. 173. Ivi, pag. 174. 108 Analogamente, per evitare sovrapposizioni, si è scelto di assegnare ogni singolo utente all’ultimo Distretto sociale presso il quale lo stesso ha presentato domanda. Tale scelta ha comportato una discrepanza con i dati riportati nella Relazione Sociale 2012 redatta dall’Azienda Servizi Sociali di Bolzano, da ricondurre tuttavia esclusivamente ad una scelta di tipo metodologico. Rispetto alle variabili “cittadinanza” e “professione” dei fruitori delle prestazioni di Assistenza Economica Sociale oggetto della ricerca, in alcuni casi non è stato possibile rilevare il dato specifico. Infine, per le specifiche esigenze correlate alla ricerca, i dati sono stati in parte rielaborati dall’Ufficio Pianificazione Sociale del Comune di Bolzano. 1. Chi sono i working poor ? I cosiddetti “working poor” - In work at risk of poverty rate – sono lavoratori il cui reddito è al di sotto del 60% del reddito mediano equivalente disponibile individuale20. Si tratta di un segmento di popolazione che pur avendo un’occupazione percepisce un reddito che si colloca al di sotto della soglia di povertà: accanto quindi alla scarsa quantità di lavoro, che costituisce la prima causa di povertà, il fenomeno della scarsa qualità del lavoro pare costituire una nuova priorità di politica sociale21. Per scarsa qualità del lavoro si intendono diversi elementi negativi della posizione lavorativa: basse retribuzioni, scarse garanzie contributive, irregolarità delle carriere lavorative, ecc. Queste condizioni determinano un rischio di povertà individuale significativo per i lavoratori e aumentano il rischio di povertà dell’intero nucleo familiare. I dati – EU SILC22 - diffusi da Eurostat nel 2009 mostrano che in Europa sono 80 milioni le persone il cui reddito è al di sotto del 60% del reddito mediano equivalente disponibile individuale e che vivono quindi in condizione di rischio di povertà, pari al 16,6% del totale dei residenti nell’UE. In Italia il valore di tale indicatore è superiore alla media europea ed è pari al 18,7% e ciò fa sì che il nostro Paese si trovi in una situazione piuttosto critica: è infatti al quart’ultimo posto nella graduatoria europea seguita solo dalla Lettonia (21%), dalla Bulgaria (22%) e dalla Romania (25%.)23. Il fenomeno dei working poor è esploso dapprima negli Stati Uniti e ha poi interessato recentemente molti paesi europei, pur con alcune significative eccezioni come la Svezia, dove i tassi di povertà al lavoro sono insignificanti e i Paesi Bassi, dove il tasso di working poor è in costante decrescita (Eurofound, 2010). La nascita e lo sviluppo di tale fenomeno possono essere ricondotti a diverse cause, legate principalmente: • all’evoluzione del mercato del lavoro, quali i cambiamenti tecnologici della struttura produttiva che hanno favorito la domanda di lavoratori qualificati rispetto a quelli non qualificati, la delocalizzazione del lavoro nei paesi in via di sviluppo, che può avere comportato una riduzione dei salari dei lavoratori meno qualificati in Europa, e i fenomeni migratori che possono aver ridotto il salario dei lavoratori autoctoni poco qualificati; • ai cambiamenti istituzionali, quali le riforme di liberalizzazione del mercato del lavoro, che hanno determinato il peggioramento della qualità delle posizioni lavorative, ma anche l’indebolimento del potere contrattuale delle Organizzazioni 20 Eurostat, EU SILC – Statistics on income and living conditions 2009. V. Carrieri, I working poor in Italia: quanti sono, chi sono, quanto sono poveri, in “Rivista delle Politiche Sociali”, 2/2012. 22 Il progetto EU-SILC (Statistics on Income and Living Conditions, Regolamento del Parlamento europeo, n. 1177/2003) costituisce una delle principali fonti di dati per i rapporti periodici dell'Unione Europea sulla situazione sociale e sulla diffusione della povertà nei paesi membri. Il core informativo di EU-SILC è essenzialmente incentrato attorno alle tematiche del reddito e dell'esclusione sociale. Il progetto è ispirato ad un approccio multidimensionale al problema della povertà, con una particolare attenzione agli aspetti di deprivazione materiale. 23 CIES – Commissione d’indagine sull’esclusione sociale, 2010. 21 109 Sindacali e il minor ricorso alla contrattazione centralizzata, che possono aver avuto ripercussioni negative sui salari in genere24. Anche l’Italia è stata interessata da questo processo, che tuttavia è ancora poco approfondito in termini di interesse scientifico. Esistono numerosi lavori sul tema della distribuzione del reddito e sul tema della povertà, ma sono carenti i tentativi di quantificare il fenomeno dei working poor e soprattutto di analizzarne le principali cause. Esistono, tuttavia, dei contributi che hanno in qualche modo evidenziato la problematicità della scarsa qualità delle posizioni lavorative e delle conseguenze negative in termini di reddito: l’indagine Ires (2006) ha rilevato la scarsa qualità del lavoro parasubordinato in Italia, con riferimento alle retribuzioni e alle prospettive di carriera e Brandolini (2009) ha sottolineato la maggiore concentrazione della povertà nelle nuove categorie di lavoratori, pur evidenziando la natura primaria del problema della quantità del lavoro25. Il recente studio di Carrieri (2012) ha tentato di fare luce sul fenomeno dei working poor nel nostro paese e ha provato a rispondere a due quesiti: quanti sono i lavoratori poveri? E quanto sono poveri? A tale scopo ha calcolato due indici riferiti al periodo 2004-2008: 1. la conta dei poveri (headcount ratio): lo studio ha stimato che i lavoratori con reddito da lavoro inferiore al 60% del reddito mediano, pari a 9.000 Euro annui, sono stati pari al 12,8% di tutti i lavoratori nell’ultimo anno di indagine (2008). Utilizzando il reddito pro-capite equivalente tale indice sale al 19,3%; 2. il divario di povertà (poverty gap index): il divario di povertà dei lavoratori poveri italiani è stato stimato pari al 27% della soglia di povertà, ovvero circa 2.300 Euro lordi per ciascun individuo povero. Prendendo in considerazione il reddito disponibile equivalente, che tiene conto del reddito disponibile familiare equivalente pro capite, il divario di povertà è pari al 28% circa della soglia stessa, rendendo necessario un trasferimento monetario di 1.042 Euro circa di reddito disponibile equivalente pro-capite per eliminare la povertà. Tali dati fanno emergere che la povertà legata ai carichi famigliari sembra essere meno severa di quella legata a bassi redditi da lavoro26. L’analisi ha inoltre individuato alcune determinanti di povertà, stimando un rischio particolarmente alto per le donne, i cittadini extraeuropei, i soggetti meno istruiti, i lavoratori con contratto a tempo determinato, part-time, i lavoratori del settore agricolo e delle piccole imprese. 1.1 Le persone a rischio povertà in Alto-Adige L’Istituto Provinciale di Statistica (ASTAT) ha effettuato nell’anno 2009 una rilevazione sulla situazione reddituale, patrimoniale e sulle condizioni di vita delle famiglie residenti in provincia di Bolzano: “Povertà e deprivazione finanziaria in Alto Adige, 2008-2009”. Non essendo state fatte rilevazioni più recenti non sono purtroppo disponibili dati più aggiornati sul rischio povertà in Alto - Adige. Il concetto di povertà preso in considerazione in questa indagine fa riferimento ad una povertà di tipo monetario, quindi legata al reddito delle famiglie. Inoltre la povertà è definita come un fattore di rischio, più che una condizione certa. Per questo motivo l’indicatore "at risk of poverty" (a rischio povertà) misura la percentuale di individui che, in una determinata società, hanno un reddito talmente basso da rischiare di diventare poveri. 24 V. Carrieri, I working poor in Italia: quanti sono, chi sono, quanto sono poveri, in “Rivista delle Politiche Sociali”, 2/2012. 25 Ivi. 26 V. Carrieri, I working poor in Italia: quanti sono, chi sono, quanto sono poveri, in “Rivista delle Politiche Sociali”, 2/2012. 110 Questo è l’indicatore adottato da Eurostat nell’indagine EU-Silc (European Union Statistics on Income and Living Conditions) per comparare la vulnerabilità delle diverse società europee27. In tale indagine la soglia presa a riferimento per individuare il rischio di povertà in Alto Adige è stata pari al reddito annuo di 10.257 Euro, ovvero 854,70 Euro mensili. Si tratta di una condizione di povertà relativa, in quanto riferita al reddito delle famiglie altoatesine28. I risultati principali dell’indagine hanno evidenziato: • come nel 2008 in Alto Adige n.35.958 famiglie, pari al 17,9% del totale delle famiglie altoatesine, fossero a rischio povertà. Questo valore tiene in considerazione i redditi delle famiglie incluse le prestazioni sociali erogate; • che l’incidenza delle famiglie a rischio povertà sul totale delle famiglie altoatesine è passata dal 19,4% del 1998, pari a n. 32.387 unità familiari, al 17,3% del 2003, pari a 31.564 unità familiari, al 17,9% del 2008, pari a 35.958 unità familiari; • che erano colpite in particolare le famiglie monoreddito, con più di un figlio e/o monoparentali, ma anche i/le pensionati/e, i quali rappresentano una grossa fetta della popolazione che vive in situazione di difficoltà; • che il 9,4% delle famiglie altoatesine potenzialmente a rischio di povertà, è fuoriuscito da tale condizione grazie al fatto di percepire pensioni e prestazioni sociali. Questo risultato evidenzia come le prestazioni e le pensioni sociali esercitino un impatto determinante sul livello di benessere delle famiglie. In particolare, esclusivamente le prestazioni sociali hanno contribuito a far uscire dalla condizione a rischio povertà una percentuale di famiglie pari al 7,4%; • osservando la struttura sociodemografica degli individui a rischio povertà è stato possibile constatare come l’incidenza fosse superiore nelle donne rispetto agli uomini (18,3% rispettivamente 13,5%), nella fascia d’età superiore ai 65 anni (25,2%), in chi ha titoli di studio fino alla licenza media inferiore (18,0%), negli individui che svolgono attività lavorativa principale nel settore agricolo (18,1%) e negli stranieri non appartenenti ai Paesi dell’Unione Europea (49,5%); • che il 21,1% delle famiglie altoatesine era deprivato finanziariamente, ovvero si trovava nell’impossibilità di procurarsi, anche momentaneamente, determinati beni/servizi29; • che il 5,5% delle famiglie altoatesine era in condizione di “povertà manifesta”, ovvero in una condizione nella quale la deprivazione finanziaria e la situazione a rischio povertà si presentavano simultaneamente30. 27 ASTAT, Povertà e deprivazione finanziaria in Alto Adige 2008-2009, Bolzano 2011. In particolare una famiglia è considerata a rischio povertà quando il suo reddito è inferiore al 60% della mediana del reddito equivalente della popolazione altoatesina, soglia della condizione “a rischio-povertà”. Vedi ASTAT, Povertà e deprivazione finanziaria in Alto Adige 2008-2009, Bolzano 2011. 28 29 I n. 8 beni/servizi presi in considerazione sono i seguenti: cibo necessario, vestiario necessario, spese per malattie, spese per la scuola, spese per i trasporti, pagamento delle tasse, spese impreviste per un importo pari a circa 750 euro, pagamento tempestivo di gas, energia elettrica o altre bollette. ASTAT, Povertà e deprivazione finanziaria in Alto Adige 2008-2009, Bolzano 2011. 30 ASTAT, Povertà e deprivazione finanziaria in Alto Adige 2008-2009, Bolzano 2011. 111 La perdurante crisi economica, che ha caratterizzato l’ultimo quinquennio, rende i dati sopra riportati piuttosto superati e deboli nel provare a fotografare il rischio povertà nella Provincia di Bolzano. Un’altra statistica più recente, realizzata sempre dall’ASTAT nell’anno 2012 in materia di consumi, è utile per provare a dare un quadro più attuale della situazione provinciale: il consumo di merci e servizi delle famiglie altoatesine è 112 diminuito, nell’anno 2011, a valori reali inferiori dell’8,5% rispetto ai valori dell’anno 200831. Infine i recenti dati forniti dall’ISTAT sulla povertà misurata a livello regionale indicano per l’Alto Adige un indice di povertà familiare del 7,8% in base al criterio della povertà di spesa o di consumo32. 1.2 Il punto di vista dei lavoratori altoatesini Un’indicazione interessante rispetto alla visione dell’attuale situazione economica locale da parte dei lavoratori altoatesini è data dai risultati del “Barometro IPL – il quadro del clima di fiducia dei lavoratori dipendenti in Alto Adige33”, giunto alla sua terza edizione. Le previsioni sull’andamento dell’economia altoatesina per i prossimi dodici mesi, espresse dai 500 lavoratori altoatesini intervistati, sembrano in miglioramento rispetto all’ultima rilevazione effettuata nell’ottobre 2013, pur continuando a prevalere la tendenza negativa: oggi quasi la metà, ovvero il 44% dei lavoratori dipendenti, si attende una situazione stazionaria, il 23% un miglioramento e il 33% un peggioramento della situazione. In merito alla capacità di far fronte alle spese, due terzi degli intervistati riferiscono di riuscire a far quadrare i conti con una certa facilità, mentre un terzo dichiara di faticare ad arrivare alla fine del mese. Per quanto riguarda la condizione economica della propria famiglia, il 75% dei rispondenti ritiene che la situazione non cambierà né in meglio, né in peggio: l’indice di fiducia rimane perciò costante. I dati raccolti ed elaborati dall’IPL-Istituto di promozione dei lavoratori34 riportati nel grafico sottostante, per quanto riferiti all’anno 2010, danno un’idea dell’effettiva capacità economica dei lavoratori altoatesini. Il 14,9% dei lavoratori dipendenti altoatesini guadagna meno di 1.000 euro al mese, mentre un complessivo 28,5% - ovvero un lavoratore su quattro - guadagna meno di 1.200 euro mensili. Il maggior numero di persone si concentra nelle classi centrali della distribuzione: il 15,8% dei lavoratori intervistati guadagna tra 1.200 e 1.399 euro, mentre il 17,8% percepisce una retribuzione che varia tra 1.400 e 1.599 euro. Retribuzioni lavoratori dipendenti in Alto Adige (2010) 31 ASTAT, I consumi delle famiglie 2011, ASTAT Info. n. 21/2013. ISTAT, La povertà in Italia, Statistiche report, 17 luglio 2013. 33 Il Barometro IPL è un’indagine telefonica rivolta ad un campione rappresentativo di lavoratori e lavoratrici dipendenti altoatesini, che viene svolta quattro volte l’anno dall’Istituto di Promozione dei Lavoratori di Bolzano allo scopo di rilevarne il livello di fiducia alla luce dell’andamento dell’economia locale. I dati qui riportati si riferiscono all’edizione presentata a gennaio 2014. 34 IPL/AFI, Indagine sui lavoratori e sulle lavoratrici dipendenti 2010, Rapporto 03, 22 luglio 2011. L’analisi, giunta nel 2010 alla sua quinta edizione, si basa su un sondaggio telefonico informatizzato a campione. 32 113 2. L’Assistenza Economica Sociale in Alto-Adige L’Assistenza Economica Sociale - AES rappresenta l’ultimo gradino del sistema di protezione sociale: le prestazioni vengono erogate quando l’interessato non è in grado di affrontare direttamente le situazioni di bisogno, neppure con l’aiuto della sua famiglia. L’Assistenza Economica Sociale ha carattere generalmente limitato nel tempo e persegue l’obiettivo del recupero delle capacità degli individui e della loro autonomia. 2.1 Definizioni, principi e normativa di riferimento La Provincia Autonoma di Bolzano vanta, a partire dagli anni ’90, un sistema organico di trasferimenti monetari alle persone e ai nuclei familiari meno abbienti ed è in tal senso in linea con i più moderni sistemi di welfare europei insieme a sole altre due realtà territoriali nazionali: la Provincia Autonoma di Trento e la Valle d’Aosta. Il resto del territorio nazionale ha sperimentato a tutt’oggi strumenti di sostegno al reddito frammentari e per periodi di tempo limitati. L’Assistenza Economica e Sociale in Provincia di Bolzano affonda le sue radici negli anni ’70 e in particolare nella Legge Provinciale 26 ottobre 1973, n. 69 “Provvedimenti relativi all'assistenza di base nella provincia di Bolzano”, che ha definito prestazioni economiche di base quelle erogate per contribuire a soddisfare i bisogni fondamentali, per periodi limitati, ai cittadini che si trovino in situazioni di emergenza individuale o familiare, con il fine di favorire il definitivo superamento di esse. A tali prestazioni si aggiungono quelle che contribuiscono a soddisfare i bisogni che determinano una situazione di emergenza individuale o familiare in particolari circostanze della vita. Per bisogni fondamentali si intendono quelli relativi all'alimentazione, all'abbigliamento, all'igiene della persona, all'abitazione e al riscaldamento. Il sistema articolato attuale dell’Assistenza Economica Sociale (AES) è disciplinato dalla Legge provinciale 30 aprile, 1991, n. 13 “Riordino dei Servizi Sociali in Provincia di Bolzano”, che individua tra le finalità dei Servizi Sociali gli interventi mirati alla promozione, al mantenimento e al recupero del benessere della popolazione, al pieno sviluppo della personalità nell'ambito dei rapporti familiari e sociali, nonché al soddisfacimento delle esigenze fondamentali della vita, e affida agli stessi la prevenzione e la rimozione delle situazioni di bisogno o di emarginazione, nel quadro di una politica generale volta a superare gli squilibri sociali esistenti nel territorio. Concorre alla disciplina del sistema anche il Decreto del Presidente della Giunta Provinciale 11 gennaio 2011, n. 2 “Regolamento sul rilevamento unificato di reddito e patrimonio” che prevede i principi di equità e di omogeneità nel trattamento degli utenti a parità di condizioni economiche e di bisogno nell'accesso alle prestazioni pubbliche e la valutazione della situazione economica per l’accesso alle prestazioni economiche o alle agevolazioni tariffarie in riferimento al reddito, al patrimonio, nonché alla composizione e alle caratteristiche del nucleo familiare. Il sistema è altresì regolato dal Decreto del Presidente della Giunta Provinciale 11 agosto 2000, n. 30 “Regolamento relativo agli interventi di assistenza economica sociale ed al pagamento delle tariffe nei servizi sociali”, che definisce le prestazioni alla base del sistema: “Le prestazioni di assistenza economica sociale consistono in interventi volti a soddisfare i bisogni fondamentali e a perseguire l’integrazione sociale e l’indipendenza economica dei soggetti e delle famiglie destinatarie, attraverso trasferimenti monetari integrativi al reddito e programmi personalizzati”. 114 Destinatari delle prestazioni di Assistenza Economica Sociale sono tutti i cittadini italiani, i cittadini di Stati appartenenti all’Unione Europea, i cittadini di Paesi Terzi titolari di un permesso di soggiorno di lungo periodo rilasciato in Italia, i titolari dello status di rifugiato e i titolari dello status di protezione sussidiaria, purché aventi dimora stabile e ininterrotta da almeno n. 6 mesi in Provincia di Bolzano. Le prestazioni dell'Assistenza Economica Sociale sono concesse nel rispetto del principio di sussidiarietà, ovvero in via subordinata rispetto a tutte le altre prestazioni di natura economica statali, regionali e provinciali cui il/la richiedente ha diritto, e solo nei casi in cui lo stato di necessità non può essere risolto dai richiedenti attraverso l’utilizzo del reddito e del patrimonio propri e della propria famiglia. Le prestazioni di Assistenza Economica Sociale fanno parte integrante di un programma di interventi di integrazione sociale, predisposto, se ritenuto opportuno, dai Distretti sociali allo scopo di favorire il superamento dell’emarginazione dei singoli e delle famiglie. Tali programmi di integrazione sociale devono essere personalizzati e orientati al recupero, alla promozione e allo sviluppo delle capacità personali e alla ricostruzione di reti sociali e i soggetti destinatari del programma devono rispettare gli impegni assunti con l’accettazione del programma di integrazione sociale. Le prestazioni di Assistenza Economica e Sociale sono classificate in n.3 livelli: 1. Prestazioni di I livello, che sostengono la famiglia e la genitorialità, nonché la copertura di bisogni specifici di persone e famiglie: Spese di accompagnamento e trasporto, Vita indipendente e partecipazione sociale, Acquisto e adattamento di veicoli, Adattamento di veicoli per i familiari; 2. Prestazioni di II livello, che sostengono le famiglie nelle loro funzioni educative ed assistenziali, anche attraverso la concessione di agevolazioni nel pagamento delle tariffe dei servizi: Anticipazione dell’assegno di mantenimento a tutela del minore; 3. Prestazioni di III livello, che consistono in prestazioni economiche sussidiarie rispetto a tutte le altre prestazioni cui il richiedente o la richiedente ha titolo e sostengono la famiglia nel soddisfacimento dei bisogni fondamentali: il Reddito Minimo di Inserimento (RMI), il Contributo per le spese di locazione e per le spese accessorie, l’Assegno per le piccole spese personali (Taschengeld), la Prestazione specifica, il Servizio di telesoccorso e telecontrollo e la Continuità della vita familiare. Tali prestazioni sono erogate dagli enti gestori dei servizi sociali nel cui territorio il/la richiedente ha la stabile dimora: le Comunità Comprensoriali e per il territorio della città di Bolzano l'Azienda Servizi Sociali di Bolzano. Per accedere alle prestazioni il/la cittadino/a deve rivolgersi ai Distretti sociali territorialmente competenti. 2.2 Le dimensioni dell’Assistenza Economica Sociale in Alto-Adige Secondo la Relazione Sociale 2013 della Provincia Autonoma di Bolzano il numero di utenti che hanno ricevuto il Reddito minimo di inserimento e il Contributo per locazione e spese accessorie nell’anno 2012 è stato rispettivamente di 4.503 e 5.704 unità. Osservando in dettaglio i dati, si nota che una buona fetta dei beneficiari di tali prestazioni economiche si trova a Bolzano: il 45% per quanto riguarda il Reddito Minimo di Inserimento e il 43% per quanto riguarda il contributo per Locazione e spese accessorie. 115 Grafico 12. Numero utenti percettori di “Reddito Minimo di Inserimento” e “Locazione e spese accessorie” – Confronto Bolzano e resto della Provincia (2012) RESTO DELLA PROVINCIA SOLO BOLZANO 3250 2487 5.704 4.503 2454 2016 Reddito minimo di inserimento Locazione e spese accessorie Fonte: Elaborazione Ufficio Pianificazione Sociale su Relazione Sociale 2013, Provincia Autonoma di Bolzano Rispetto ai dati di spesa complessivi, l’esborso riferito all’anno 2012 per il Reddito Minimo di Inserimento e il contributo per Locazione e spese accessorie è stato pari rispettivamente a 10.003.914 Euro e a 11.012.251 Euro. Analogamente al numero di percettori, anche gli importi erogati hanno riguardato per una fetta consistente la città capoluogo, ovvero il 42% della spesa totale sostenuta per il Reddito Minimo di Inserimento e il 45% della spesa complessiva sostenuta per la prestazione Locazione e spese accessorie. Grafico 13. Importi erogati per “Reddito Minimo di Inserimento” e “Locazione e spese accessorie” – Confronto Bolzano e resto della Provincia (2012) RESTO DELLA PROVINCIA SOLO BOLZANO € 6.092.839,00 € 5.753.447,00 € 11.012.251 € 10.003.914 € 4.250.467,00 Reddito minimo di inserimento € 4.919.412,00 Locazione e spese accessorie Fonte: Elaborazione Ufficio Pianificazione Sociale su Statistiche Sociali 2013, Provincia Autonoma di Bolzano 116 2.3 L’Assistenza Economica Sociale nella città di Bolzano: una panoramica Nella città di Bolzano le prestazioni maggiormente richieste dagli utenti sono quelle relative al “Reddito Minimo di Inserimento - RMI” e al contributo “Locazione e spese accessorie”, che possono essere erogate singolarmente o abbinate. Nell’anno 2012 queste due prestazioni insieme hanno rappresentato il 79,5% degli interventi di natura esclusivamente economica erogati dall’Azienda Servizi Sociali di Bolzano nell’ambito dell’assistenza economica e sociale35. A Bolzano città nell’anno 2012 sono stati n. 2.924 gli utenti che hanno ricevuto il Reddito Minimo di Inserimento e/o il contributo per le spese di locazione ed accessorie, pari al 2,8% della popolazione residente36. Negli anni tali numeri sono cresciuti in maniera sensibile. Le principali cause dell’aumento dell’utenza sono imputabili ad una congiuntura tale da aver generato - e con il tempo sensibilmente accresciuto - il cosiddetto fenomeno dei working poor. Se si osserva il grafico sotto riportato, si nota che il numero dei fruitori della prestazione per Locazione e spese accessorie continua a seguire un trend crescente, mentre per la prima volta il numero dei percettori del Reddito Minimo di Inserimento ha registrato una flessione del 19% rispetto all’anno 2011. Grafico 14: Numero di percettori di RMI e/o Locazione e spese accessorie a Bolzano città (2007 – 2012) RMI senza spese di locazione e accessorie 1498 Locazione e spese accessorie senza RMI RMI + spese di locazione e accessorie 799 1597 1546 1270 890 748 710 908 569 477 358 2007 517 449 580 523 470 362 2008 2009 2010 2011 2012 Fonte: Elaborazione Ufficio Pianificazione Sociale su dati Relazione Sociale 2012, ASSB. In media, nell’anno 2012, gli utenti dell’Assistenza economica hanno ricevuto 3.136,10 Euro ciascuno, con una diminuzione, per la prima volta dall’anno 2007, del 4% dell’importo medio37. 35 36 37 Azienda Servizi Sociali di Bolzano, Relazione sociale 2012, pag. 272. Ivi, pag. 274. Azienda Servizi Sociali di Bolzano, Relazione sociale 2012, pag. 272. 117 Grafico 15: Spesa per prestazioni di RMI e Locazione e spese accessorie a Bolzano città (2007 – 2012) – valori in € Reddito minimo di inserimento 5.215.168 4.933.769 Spese di locazione ed accessorie 4.515.226 4.203.111 4.508.792 4.240.134 3.298.939 3.151.606 1.999.280 1.693.497 1.912.813 1.668.201 2007 2008 2009 2010 2011 2012 Fonte: Elaborazione Ufficio Pianificazione Sociale su dati Relazione Sociale 2012, ASSB. Si noti che il dato di spesa qui riportato comprende sia i costi diretti del servizio che i costi indiretti dell’Amministrazione centrale e distrettuale. 2.4 Gli assistiti con Reddito Minimo di Inserimento e Locazione e spese accessorie nei quartieri della città Passiamo ora a indagare l’indice di assistenza riferito alle prestazioni erogate dai Distretti Sociali nei diversi quartieri della città nell’anno 2012. I grafici di seguito riportati rappresentano la percentuale di assistiti nei diversi quartieri rispettivamente per le prestazioni “Reddito Minimo di Inserimento” e “Locazione e spese accessorie” o per ambedue le prestazioni congiuntamente. Nel primo caso la maggiore concentrazione di domande evase si osserva nel Distretto “Centro-Piani-Rencio”, nel caso della prestazione per “Locazione e spese accessorie” la maggioranza degli interventi si registra invece nel quartiere “Oltrisarco-Aslago”, prevalenza confermata nel caso di erogazione congiunta di ambedue le prestazioni. Grafico 16: Percentuale di assistiti solo con prestazione “Reddito Minimo di Inserimento” sul totale della popolazione residente. Bolzano Don Bosco 0,4% 0,2% 1,4% Centro-Piani-Rencio Oltrisarco-Aslago Europa-Novacella Gries-S. Quirino 0,4% 0,3% 0,2% 118 Grafico 17: Percentuale di assistiti solo con prestazione “Locazione e spese accessorie” sul totale della popolazione residente. Bol zano 0,9% Don Bosco 0,6% 1,0% Centro-Pi ani -Renci o Oltri sarco-Asl ago 1,4% Europa-Novacell a 1,1% Gries-S. Qui ri no 0,6% Grafico 18: Percentuale di assistiti sia con prestazione “Reddito Minimo di Inserimento” che con “Locazione e spese accessorie” sul totale della popolazione residente. Bolzano 1,5% Don Bosco 1,1% 1,0% Centro-Piani-Rencio Oltrisarco-Aslago 2,7% Europa-Novacella 2,3% Gries-S. Quirino 1,0% Fonte: Elaborazione Ufficio Pianificazione Sociale su dati Ufficio Statistica e Tempi della città e Relazione Sociale 2012, ASSB 2.5 Gli importi erogati per Reddito Minimo di Inserimento e Locazione e spese accessorie nei quartieri della città Per quanto riguarda l’ammontare delle erogazioni effettuate per singolo Distretto sociale, emerge che la maggior parte degli esborsi per il “Reddito Minimo di Inserimento” è stata concentrata nel Distretto “Europa-Novacella” e per la “Locazione e spese accessorie” nel quartiere “Oltrisarco-Aslago”. Grafico 19: Erogazioni per prestazione “Reddito Minimo di Inserimento” per quartiere Don Bosco 17,0% Centro-Piani-Rencio 21,4% Oltrisarco-Aslago 21,0% Europa-Novacella 23,8% Gries-S. Quirino 16,7% € 724.468 € 910.497 € 893.444 € 1.013.185 € 708.873 Fonte: Elaborazione Ufficio Pianificazione Sociale su dati Relazione Sociale 2012, ASSB 119 Grafico 20: Erogazioni per prestazione “Locazione e spese accessorie” per quartiere Don Bosco 13,9% Centro-Piani-Rencio 20,5% Oltrisarco-Aslago 23,3% Europa-Novacella 21,6% Gries-S. Quirino 20,7% € 685.429 € 1.006.069 € 1.146.401 € 1.061.934 € 1.019.579 Fonte: Elaborazione Ufficio Pianificazione Sociale su dati Relazione Sociale 2012, ASSB In linea generale tale andamento pare in parte riconducibile alle specifiche caratteristiche della popolazione residente nei diversi quartieri della città, così come ampiamente descritte nel “Piano sociale Qualità della Vita” pubblicato dal Comune di Bolzano38. 2.6 Il Valore della Situazione Economica dei fruitori di AES Tra i diversi requisiti necessari per poter accedere all’Assistenza Economica Sociale, di fondamentale rilevanza risulta essere la situazione economica del richiedente, la quale viene rilevata dettagliatamente in sede di domanda attraverso la presentazione della Dichiarazione unificata del reddito e del patrimonio. Essa è quantificata attraverso il "Valore della situazione economica - VSE" che misura, indicizzandolo, il grado di benessere di ciascun nucleo familiare. Il VSE è a sua volta determinato dalla combinazione della situazione reddituale e della situazione patrimoniale dei diversi componenti, in relazione all'ampiezza del nucleo familiare medesimo.39 Le tabelle ed i grafici sottostanti riportano il valore della situazione economica dei richiedenti bolzanini le diverse prestazioni nel corso dell’anno 2012. E’ doveroso segnalare che in ciascuna delle due tabelle sono riportati, rispettivamente, i valori relativi ai beneficiari di ciascuna prestazione unitamente a coloro che, in virtù della loro ultima domanda, hanno percepito contemporaneamente sia il Reddito Minimo di Inserimento, sia il contributo per Locazione e spese accessorie, i dati pertanto risultano in parte sovrapposti. Tabella 7. Classi di VSE per coloro che hanno ricevuto la prestazione RMI Quartiere / VSE 0 0,01 - 0,49 0,50 - 0,89 0,90 - 1,22 TOTALE 113 64 112 129 418 58 98 96 94 346 Europa-Novacella 108 78 121 106 413 Gries-S. Quirino 130 80 68 78 356 Oltrisarco-Aslago 149 81 84 106 420 Totale 558 401 481 513 1.953 Centro-Piani-Rencio Don Bosco Fonte: SozInfo, Azienda Servizi Sociali di Bolzano, 31.12.2012 38 A livello esemplificativo, la minore quota di prestazioni per la locazione nella zona di Don Bosco potrebbe essere determinata dalla concentrazione, proprio in quel quartiere, dei maggiori agglomerati di edilizia sociale della città, oppure la maggiore incidenza degli utenti per la prestazione “RMI” osservabile nel Distretto Centro– Piani-Rencio potrebbe essere ricondotta alle caratteristiche sociali specifiche di quel quartiere, che registra la maggioranza di residenti stranieri di varia provenienza, presumibilmente più deboli dal punto di vista sociale ed economico. Vedi in proposito Riccioni I. (a cura di), Piano Sociale Qualità della Vita, 2009-2011. 39 Nel caso della prestazione “Reddito minimo di inserimento” l’indice VSE deve essere compreso tra 0 e 1,22; per quanto riguarda la prestazione “Locazione e spese accessorie” il limite massimo è innalzato a 2,22. 120 Grafico 10. Distribuzione dei beneficiari della prestazione RMI per classi di VSE 30,0% 28,6% 26,3% 24,6% 25,0% 20,5% 20,0% 15,0% 10,0% 5,0% 0,0% 0 0,01 - 0,49 0,50 - 0,89 0,90 - 1,22 VSE Fonte: Elaborazione Ufficio Pianificazione Sociale su dati SozInfo, ASSB, 31.12.2012. Tabella 8. Classi di VSE per coloro che hanno ricevuto la prestazione Locazione e spese accessorie 0 0,01 - 0,92 0,93 - 1,47 1,48 - 2,22 >= 2,23 TOTALE 49 88 102 116 0 355 48 163 157 113 0 481 79 171 157 151 0 558 75 113 126 143 1 458 126 127 161 142 0 556 377 662 703 Totale Fonte: SozInfo, Azienda Servizi Sociali di Bolzano, 31.12.2012 665 1 2.408 Quartiere / VSE Centro-Piani-Rencio Don Bosco Europa-Novacella Gries-S. Quirino Oltrisarco-Aslago Grafico 11. Distribuzione dei beneficiari della prestazione Locazione e spese accessorie per classi di VSE 30,0% 27,5% 29,2% 27,6% 0,01 - 0,92 0,93 - 1,47 1,48 - 2,22 25,0% 20,0% 15,7% 15,0% 10,0% 5,0% 0,0% 0 VSE Fonte: Elaborazione Ufficio Pianificazione Sociale su dati SozInfo, ASSB, 31.12.2012. A livello generale si può osservare come quasi la metà dei richiedenti la prestazione RMI, da sola o associata a quella per Locazione e spese accessorie, presenti valori di VSE piuttosto bassi, compresi tra 0 e 0,49. Tra questi una parte consistente dei beneficiari, 121 pari al 28,6% del totale, si trova in situazione di marcata difficoltà economica, con valore di VSE pari a zero. Confrontando tali dati con gli esiti del rapporto finale di ricerca svolto dall’Istituto per la Ricerca Sociale – IRS nella sua recente valutazione del servizio di Assistenza Economica Sociale altoatesina40, risulta interessante osservare come a livello provinciale le situazioni di maggiore indigenza, con Valore della Situazione Economica pari a zero, siano più contenute, pari cioè al 18%. Ciò sembra dimostrare ancora una volta come la maggior parte delle situazioni di difficoltà registrate sul territorio provinciale sia concentrata nella città capoluogo. Oltre a ciò, come sottolineato dallo stesso IRS, la consistente incidenza di assistiti con valori VSE pari a zero tra i beneficiari della prestazione per reddito minimo, oltre a rappresentare, come detto, lo stato di bisogno di una parte della popolazione bolzanina, pone anche la questione della difficoltà del nostro sistema fiscale nel rilevamento dei redditi effettivi, in particolare nel caso di retribuzioni “in nero”, ragionevolmente più probabili per questa fascia di popolazione.41 Di una certa rilevanza, a livello cittadino, risulta essere anche la percentuale di assistiti con VSE prossimo al limite massimo ammesso ed in quanto tali beneficiari di contributi proporzionalmente più contenuti: rappresentano potenzialmente gli utenti che per primi possono aspirare, attraverso adeguati percorsi di accompagnamento ed integrazione sociale, ad un affrancamento nel tempo dal servizio di assistenza economica sociale. Nel caso del contributo per Locazione e spese accessorie, invece, la condizione economica dei beneficiari sembra essere meno compromessa rispetto a quella dei percettori della prestazione per RMI, pur confermando, nel confronto con i dati IRS a livello provinciale, la maggiore concentrazione di situazioni di bisogno in città rispetto alla periferia: a Bolzano, tra i beneficiari della prestazione per Locazione e spese accessorie, il 15,7% presenta un VSE pari a zero, a livello provinciale tale quota raggiunge soltanto il 7,8%. Nel capoluogo la restante quota di utenza pare equamente distribuita tra le altre tre classi della distribuzione. 2.7 Il motivo della domanda di Assistenza Economica Sociale Appare interessante ora, ai fini del presente lavoro di ricerca analizzare quali sono i motivi per i quali un cittadino si è rivolto al Servizio di Assistenza Economica Sociale presso i Distretti sociali dell’Azienda Servizi Sociali di Bolzano. Il motivo prevalente, pari al 35%, per il quale nell’anno 2012 i cittadini bolzanini hanno presentato domanda di Assistenza Economica Sociale riguarda l’insufficienza di reddito derivante da attività lavorativa. Segue poi lo stato di disoccupazione di lungo periodo, pari al 27%, che determina una situazione economica insufficiente al sostentamento proprio e della propria famiglia. 40 IRS, La valutazione dell’Assistenza Economica Sociale della Provincia Autonoma di Bolzano: fotografia attuale e possibili sviluppi – Rapporto finale di ricerca, giugno 2012, pag. 13. 41 Ivi, pag. 12. 122 Grafico 12. Motivo della domanda di Assistenza Economica Sociale (2012) reddi to i ns uffi ci ente (a tti vi tà l avora ti va ) 35% di s occupa zi one di l ungo peri odo (> 3 mesi ) 27% di s occupa zi one di breve peri odo (<= 3 mes i ) 9% 8% reddi to i ns uffi ci ente (pensi one) i mpos si bi l i tà di gua dagno (mal a tti a , tera pi a ,ma terni tà , profugo, cura fa mi l i a ri ) 7% di ffi ci l mente col l oca bi l e (gruppi ma rgi na l i , di sa gi o s oci al e, età , i nva l i di tà ) 7% agevol azi one tari ffa ri a , ri mbors i , anti ci pa zi one a ss egno a l i menta re 4% pa ga mento di pres tazi oni a ss i stenzi al i per mi nori , di s abi l i , ma l a ti ps i chi ci i n cerca di pri mo i mpi ego 3% 1% Fonte: Elaborazione Ufficio Pianificazione Sociale (Comune di Bolzano) su dati Relazione Sociale 2012, ASSB. Si tratta quindi di “persone adulte abili” che non presentano problematiche particolari al di là delle difficoltà economiche temporanee. Tale dato è in linea con la ricerca campionaria svolta dall’IRS riferita all’anno 2010, che stimava nel 30/35% tale target a livello provinciale42. Il reddito insufficiente da attività lavorativa, inoltre, è risultato essere il motivo prevalente di ricorso alle prestazioni di AES non solo nell’anno 2012, ma in tutto il triennio 2010-201243. La rilevanza del dato relativo al reddito insufficiente da attività lavorativa rende evidente come anche a Bolzano la generale crisi economico-finanziaria abbia dato il via a processi di impoverimento delle famiglie, facendo emergere nuove sacche di povertà anche tra i detentori di un reddito da lavoro. A livello provinciale, nell’anno 2012, la percentuale dei richiedenti AES ricompresa nella fascia di popolazione attiva che è ricorsa alla prestazione di Reddito Minimo di Inserimento è stata pari al 27,4%, mentre è stata pari al 38,6% per la prestazione Locazione spese accessorie: anche il resto del territorio provinciale non è stato quindi immune dagli effetti della crisi economico-finanziaria44. E’ questo il fenomeno dei working poor che, con il presente lavoro, ci si appresta ad indagare più da vicino. 42 IRS, La valutazione dell’Assistenza Economica Sociale della Provincia Autonoma di Bolzano: fotografia attuale e possibili sviluppi. Rapporto finale di ricerca, 2012, pag.3. 43 Azienda Servizi Sociali di Bolzano, Relazione Sociale 2012, pag. 270. 44 Provincia Autonoma di Bolzano, Ripartizione 24 Famiglia e Politiche Sociali, Relazione sociale 2013, pag. 177. 123 3. Chi sono coloro che pur lavorando percepiscono l’AES? Con il presente report si è cercato di delineare il profilo di quei cittadini bolzanini che, pur risultando attivi da un punto di vista lavorativo, si trovano costretti a ricorrere al sussidio pubblico per poter sostenere le spese correnti legate alle esigenze primarie di sostentamento o di locazione di un’abitazione. Nel dettaglio si è focalizzata l’attenzione rispettivamente sui beneficiari della prestazione per Reddito Minimo di Inserimento e di quella per Locazione e spese accessorie, allo scopo di descrivere le caratteristiche specifiche delle diverse categorie di beneficiari e individuare eventuali margini di intervento. 3.1 Una panoramica di coloro che ricevono solo la prestazione RMI per “reddito insufficiente da attività lavorativa” Si vuole ora concentrare l’attenzione su quella parte di utenti dei Distretti sociali per la quale il reddito percepito non risulta sufficiente a far fronte alle spese di prima necessità per il sostentamento proprio e della propria famiglia. 3.1.1 Il Valore della Situazione Economica Una prima analisi della situazione economica presentata dai richiedenti la prestazione Reddito Minimo di Inserimento per reddito insufficiente mostra come per la maggior parte si tratti di persone appartenenti alle classi centrali di reddito/patrimonio prese in considerazione: la maggioranza dei beneficiari, pari al 67,9% si colloca infatti nell’intervallo di Valore della Situazione Economica - VSE compreso tra 0,01 e 0,89. Tabella 3. Classi di VSE di coloro che hanno ricevuto la prestazione RMI per “reddito insufficiente da attività lavorativa” Quartiere / VSE 0 0,01 - 0,49 0,50 - 0,89 0,90 - 1,22 TOTALE Centro-Piani-Rencio 4 6 11 2 23 Don Bosco 1 2 3 2 8 Europa-Novacella 2 0 5 1 8 Gries-S. Quirino 0 3 3 1 7 Oltrisarco-Aslago 2 2 1 2 7 Totale beneficiari 9 13 23 8 53 Fonte: SozInfo, Azienda Servizi Sociali di Bolzano, 31.12.2012 Si noti che in alcuni casi, pur trattandosi di persone che svolgono una qualche attività lavorativa, il VSE risulta pari a zero; ciò è imputabile generalmente a ritardi anche considerevoli nel pagamento delle prestazioni lavorative da parte di datori di lavoro o clienti. 124 3.1.2 L’età Le classi d’età maggiormente interessate da questo tipo di prestazione risultano essere quelle tra i 18 e i 33 anni, pari al 39,6%, e tra i 42 e i 51 anni, pari al 37,7%: da un lato un’utenza giovane, che, vista l’attuale carenza occupazionale, sconta probabilmente la difficoltà di inserirsi a pieno titolo nel mondo del lavoro, dall’altro lavoratori più maturi che possono presentare un percorso lavorativo dall’andamento irregolare. Tabella 4. Classi di età di coloro che hanno ricevuto la prestazione RMI per “reddito insufficiente da attività lavorativa” (nati dal 1979 al 1994) (nati dal 1971 al 1978) (nati dal 1961 al 1970) < 18 18 - 33 34 - 41 42 - 51 1 7 4 8 3 23 Don Bosco 0 4 0 3 1 8 Europa-Novacella 0 4 0 4 0 8 0 2 2 3 0 7 0 4 0 2 1 7 20 5 53 Gries-S. Quirino Oltrisarco-Aslago TOTALE ≥ 52 Quartiere /Età Centro-Piani-Rencio (nati prima del 1961) 1 21 6 Totale beneficiari Fonte: SozInfo, Azienda Servizi Sociali di Bolzano, 31.12.2012 Piuttosto bassa resta la quota di beneficiari con più di 52 anni, pari al 9,43% del totale, i quali probabilmente in parte possono contare su redditi da lavoro tali da garantire ancora un sufficiente potere d’acquisto oppure, se hanno perso il lavoro, sugli ammortizzatori sociali. 3.1.3 Il genere I dati illustrati nella sottostante tabella rivelano che non esiste una prevalenza di genere nella presentazione della domanda di assistenza e che pertanto uomini e donne si presentano indifferentemente presso gli sportelli dei Distretti sociali. Tabella 5. Genere di coloro che hanno ricevuto la prestazione RMI per “reddito insufficiente da attività lavorativa” Quartiere / Genere Uomini Donne TOTALE 15 8 23 Don Bosco 3 5 8 Europa-Novacella 0 8 8 Gries-S. Quirino 5 2 7 Oltrisarco-Aslago 4 3 7 26 53 Centro-Piani-Rencio 27 Totale beneficiari Fonte: SozInfo, Azienda Servizi Sociali di Bolzano, 31.12.2012 3.1.4 La cittadinanza Nella città di Bolzano, vive circa un terzo di tutti gli stranieri residenti in Alto Adige45: la città capoluogo è quindi sempre più espressione dei bisogni di una popolazione diversificata per provenienza, lingua e cultura. Il capoluogo registra sulla propria popolazione un’incidenza complessiva di stranieri pari al 14,5%, di cui l’11,9% di origine extra-europea e il 2,60% proveniente dall’area UE, 45 Comune di Bolzano, Andamento e struttura della popolazione di Bolzano e dei suoi quartieri, 2013, pag. 9. 125 diversamente distribuiti nei cinque quartieri della città, ciascuno con le proprie peculiarità strutturali, organizzative e sociali.46 Come si può osservare nella tabella sottostante il quartiere con maggiore presenza di residenti stranieri di origine extra-europea, pari al 15,7%, risulta essere “OltrisarcoAslago”, seguito da “Centro-Piani-Rencio”, con il 14,9%, e da “Europa-Novacella” con il 12,9%. Tabella 6. Popolazione nei quartieri di Bolzano per cittadinanza Quartiere Abitanti cittadinanza italiana cittadinanza UE cittadinanza Non - UE nr. % nr. % nr. % Don Bosco 26.949 23.949 88,9% 373 1,4% 2.627 9,7% Centro-Piani-Rencio 18.315 14.730 80,4% 857 4,7% 2.728 14,9% Oltrisarco-Aslago 14.099 11.514 81,7% 373 2,6% 2.212 15,7% Europa-Novacella 16.174 13.786 85,2% 308 1,9% 2.080 12,9% Gries-S. Quirino 30.220 26.446 87,5% 874 2,9% 2.900 9,6% Totale abitanti 105.757 90.425 85,5% 2.785 2,6% 12.547 11,9% Fonte: elaborazione Ufficio Pianificazione Sociale su dati Ufficio Statistica e Tempi della Città, 31.12.2012 Per quanto riguarda specificamente la popolazione oggetto della ricerca, ovvero i beneficiari della prestazione RMI per reddito insufficiente da attività lavorativa, ci limitiamo a riportare di seguito i dati rilevati dall’Azienda Servizi Sociali riferiti alla città di Bolzano, poiché il gran numero di dati mancanti non rende possibili interpretazioni accurate. Tale carenza è imputabile alle modalità di registrazione dei dati in vigore fino all’anno 2013, tali per cui la compilazione del quadro relativo alla provenienza non risultava essere obbligatoria. L’aggiornamento del programma informatico utilizzato per registrare i dati dei richiedenti l’Assistenza Economica Sociale, avvenuto nel 2013, ha in seguito reso possibile il superamento del problema. Tabella 7. Cittadinanza di coloro che hanno ricevuto la prestazione RMI per “reddito insufficiente da attività lavorativa” Italiana UE Non - UE Dato non rilevato TOTALE Centro-Piani-Rencio 6 3 6 8 23 Don Bosco 1 0 3 4 8 3 3 8 4 1 7 7 53 Quartiere / Cittadinanza Europa-Novacella Gries-S. Quirino Oltrisarco-Aslago Totale beneficiari 2 2 0 0 1 1 0 5 12 4 16 21 Fonte: SozInfo, Azienda Servizi Sociali di Bolzano, 31.12.2012 46 Per riferimenti più specifici alle caratteristiche dei diversi quartieri della città si veda: Riccioni I., Piano Sociale Qualità della Vita, 2009-2011. 126 Per un’indicazione di livello generale si rimanda alla Relazione sociale 2013 edita dalla Provincia Autonoma di Bolzano, la quale rileva come nella città capoluogo la quota dei beneficiari della prestazione di Reddito minimo di inserimento di provenienza extra europea, indipendentemente dal motivo della richiesta, raggiunga il 50,7% del totale.47 3.1.5 Il nucleo famigliare Nella città di Bolzano le famiglie unipersonali costituiscono la tipologia più diffusa e rappresentano, con 19.534 unità, il 40,2% del totale. La percentuale dei nuclei composti da 2 persone ammonta invece al 28,3%. Le famiglie di medie dimensioni, costituite da 3 o 4 persone, risultano essere il 26,9%, mentre le famiglie numerose, con 5 componenti e oltre, costituiscono il 4,7% del totale. Secondo i dati ASTAT a Bolzano la media del numero di componenti per famiglia è pari a 2,1 a fronte di una media di 2,4 a livello provinciale.48 I dati indicano come una parte rilevante della popolazione cittadina oggi viva sola, in condizione tale da poter risultare maggiormente esposta a difficoltà legate alla necessità di fronteggiare le spese con le sole proprie forze o alla scarsità di legami famigliari di solidarietà ed assistenza. Tabella 8. Famiglie bolzanine per numero di componenti Quartiere/Nr. comp. fam. 1 2 3 nr. % nr. 5 % nr. 6 e oltre % nr. Totale nr. % nr. Don Bosco 3.297 29,8% 3.488 31,5% 1.966 17,8% 1.558 14,1% 498 4,5% 254 2,3% 11.061 100,0% Centro-PianiRencio 4.189 47,8% 2.100 24,0% 1.194 13,6% 866 9,9% 291 3,3% 117 1,3% 8.757 100,0% Oltrisarco-Aslago 2.452 38,7% 1.758 27,7% 1.058 16,7% 798 12,6% 204 3,2% 71 1,1% 6.341 100,0% Europa-Novacella 3.357 41,8% 2.533 31,6% 1.161 14,5% 728 9,1% 169 2,1% 77 1,0% 8.025 100,0% Gries-S. Quirino 6.239 43,2% 3.879 26,9% 2.118 14,7% 1.643 11,4% 423 2,9% 141 1,0% 14.443 100,0% Totale famiglie % 4 % nr. % 19.534 40,2% 13.758 28,3% 7.497 15,4% 5.593 11,5% 1.585 3,3% 660 1,4% 48.627 100,0% Fonte: elaborazione Ufficio Pianificazione Sociale su dati Ufficio Statistica e Tempi della Città, Comune di Bolzano, 31.12.2012 Anche rispetto ai beneficiari della prestazione Reddito Minimo di Inserimento per reddito insufficiente risultano preponderanti le famiglie unipersonali, che costituiscono il 56,6% del totale. Il dato trova conferma nelle rilevazioni dell’indagine campionaria effettuata dall’Istituto di Ricerca Sociale - IRS a livello provinciale nell’anno 201049, che nell’ambito di tutti i fruitori di tale prestazione registrano il 43% di nuclei monopersonali, accanto a una più contenuta incidenza delle famiglie numerose con più di 5 componenti, che risultavano invece essere l’11,5% del totale. 47 Provincia Autonoma di Bolzano, Ripartizione 24 Famiglia e Politiche Sociali, Relazione sociale 2013, pag. 180. Comune di Bolzano, Andamento e struttura della popolazione di Bolzano e dei suoi quartieri, 2013, pag. 17. 49 IRS, La valutazione dell’Assistenza Economica Sociale della Provincia Autonoma di Bolzano: fotografia attuale e possibili sviluppi. Rapporto finale di ricerca, 2012, pag. 10-11. 48 127 Tabella 9. Numero componenti famigliari di coloro che hanno ricevuto la prestazione RMI per “reddito insufficiente da attività lavorativa” Quartiere/Nr. comp. fam. 1 2 3 4 5 6 e oltre TOTALE Centro-Piani-Rencio 16 0 4 1 2 0 23 Don Bosco 4 3 0 1 0 0 8 Europa-Novacella 2 2 2 2 0 0 8 Gries-S. Quirino 3 0 2 2 0 0 7 Oltrisarco-Aslago 5 2 0 0 0 0 7 30 7 8 6 2 0 53 Totale beneficiari Fonte: SozInfo, Azienda Servizi Sociali di Bolzano, 31.12.2012 Questo dato, confrontato con quello relativo all’età, sembra restituire la condizione di difficoltà di categorie emergenti, le quali, pur detenendo un reddito, non sono in grado di fronteggiare le spese relative ai bisogni primari. Si tratta, presumibilmente, di giovani che faticano a raggiungere una propria stabilità lavorativa e la piena autonomia e di adulti, privi di legami familiari o presumibilmente separati/divorziati, che si trovano a dover fronteggiare da soli spese fisse di una certa entità. Non si riscontrano invece persone anziane sole, i cui redditi da pensione le mantengono al di sopra della soglia di povertà intercettata dal sistema dell’Assistenza Economica Sociale. 3.1.6 La situazione abitativa Per comprendere meglio l’effettiva condizione dei beneficiari della prestazione di Reddito Minimo di Inserimento pare interessante andare a indagare la loro condizione abitativa. Tabella 10 Tipologia abitativa di coloro che hanno ricevuto la prestazione RMI per “reddito insufficiente da attività lavorativa” Quartiere / Tipologia abitativa Casa/ appartamento in affitto da IPES o enti pubblici Casa/ appartament o in affitto da privati Ospite di parenti/estr anei Ospite in struttura sociale o sanitaria Dormitorio pubblico/ Roulotte/ Accampamento / Senza tetto Totale Centro-Piani-Rencio 1 2 5 8 7 23 Don Bosco 2 0 5 1 0 8 Europa-Novacella 1 0 7 0 0 8 Gries-S. Quirino 0 1 5 1 0 7 Oltrisarco-Aslago 0 2 3 1 1 7 Totale 4 5 25 11 8 53 Fonte: SozInfo, Azienda Servizi Sociali di Bolzano, 31.12.2012 Si osserva come nella maggior parte dei casi, pari al 47,2%, le persone si trovino in condizioni abitative precarie, costrette a farsi ospitare in casa di parenti o conoscenti. Rilevante anche la percentuale di coloro che si trovano ospiti di strutture sociali o sanitarie o di dormitorio pubblico, se non residenti in roulotte o accampamento, oppure senza tetto, pari complessivamente al 35,8%. Tali dati indicano come questo gruppo-target, pur avendo un reddito, presenti una certa fragilità sociale ed una marcata difficoltà nel raggiungere una propria stabilità abitativa. 128 3.1.7 La professione Andando a indagare la condizione lavorativa dei fruitori della prestazione di Reddito Minimo di Inserimento per reddito insufficiente, nonostante la difficoltà di disporre di dati completi, emerge con rilevanza la percentuale di lavoratori dipendenti del settore privato, i quali costituiscono il 47,2% del totale. Si tratta probabilmente di lavoratori con basse qualifiche professionali, che soffrono di carenze lavorative sia in termini quantitativi, a causa di situazioni di precariato o limitazione delle ore di impiego, sia in termini qualitativi, ovvero contrattazione inadeguata, basso inquadramento o bassi livelli retributivi. Tabella 11. Professione di coloro che hanno ricevuto la prestazione RMI per “reddito insufficiente da attività lavorativa” Quartiere / Professione Disoccupato Lavoratore dipendente (privato) Lavoratore autonomo Progetto inserim. lavorativo Dato non rilevato Totale Centro-PianiRencio 3 10 0 1 9 23 Don Bosco 0 4 0 0 4 8 EuropaNovacella 0 4 1 0 3 8 Gries-S. Quirino 0 5 0 1 1 7 Oltrisarco-Aslago 0 2 0 0 5 7 Totale beneficiari 3 25 1 2 22 53 % 5,7% 47,2% 1,9% 3,8% 41,5% 100% Fonte: SozInfo, Azienda Servizi Sociali di Bolzano, 31.12.2012 Tale dato può essere ricondotto al quadro delle generalizzate difficoltà economiche presentate dai lavoratori del settore privato altoatesino, così come delineato già nel 2010 dall’Istituto di Promozione dei Lavoratori, 50 secondo cui, le aziende di piccola dimensione, diffuse a livello locale, a causa della loro limitata produttività, non sono di per sé in grado di pagare stipendi adeguati ai propri dipendenti. Le strategie individuate per contrastare i bassi livelli di retribuzione del settore privato passano per la riduzione della pressione fiscale sui redditi da lavoro e, ancora di più, attraverso la promozione di contratti integrativi aziendali, legati non tanto alle performance aziendali, quanto a quelle territoriali di settore. Tutto ciò tenendo conto del fatto che l’incremento delle retribuzioni dei lavoratori, aumentandone le capacità di spesa, consentirebbe a sua volta alle aziende di vendere i propri beni e servizi, comportando indirettamente per esse la possibilità di un certo ritorno economico. Si precisa che il fatto che in tabella compaia la categoria dei disoccupati, pur trattandosi di richiedenti la prestazione per reddito insufficiente da attività lavorativa, è imputabile ancora una volta al funzionamento del software per la registrazione dei dati in uso ai Distretti sociali fino al 2013, tale da mantenere automaticamente validi i dati inseriti alla data della prima istanza, senza possibilità di aggiornamento anche in caso di successivi rinnovi della domanda. 50 IPL/AFI , Indagine sui lavoratori e sulle lavoratrici dipendenti, Rapporto 03, 22 luglio 2011. 129 3.1.8 Gli importi di RMI erogati A livello di risorse impiegate emerge come, a fronte di un esborso pubblico pari ad un importo complessivo di 1.087.241,34 Euro per questa categoria di utenti, una buona parte, pari al 25,9%, sia destinata a persone sole, ad ulteriore conferma della situazione di difficoltà generalizzata in cui esse si trovano. Si noti che i dati riportati in tabella comprendono, unitariamente, sia i beneficiari della sola prestazione Reddito Minimo di Inserimento, sia coloro che nel 2012 hanno percepito contemporaneamente sia questo sussidio, sia quello per Locazione e spese accessorie. Tabella 12. Importi erogati per numero di componenti famigliari per la prestazione RMI per “reddito insufficiente da attività lavorativa” Quartiere / Nr. componenti famigliari 1 2 3 4 5 6 e oltre Centro-PianiRencio € 56.255,20 € 23.011,40 € 36.515,67 € 52.364,98 € 44.823,57 € 26.018,81 Don Bosco € 42.933,65 € 63.237,47 € 37.476,64 € 32.401,06 € 12.720,21 € 19.868,21 EuropaNovacella € 45.936,03 € 35.228,22 € 38.895,08 € 59.711,02 € 35.878,81 € 33.139,14 GriesS.Quirino € 47.440,49 € 35.560,28 € 27.981,16 € 15.784,54 € 11.860,55 € 12.007,51 OltrisarcoAslago € 89.228,76 € 43.395,74 € 25.883,63 € 39.663,09 € 26.120,71 € 15.899,71 € 281.794,13 € 200.433,11 € 166.752,18 € 199.924,69 € 131.403,85 € 106.933,38 Totale Fonte: SozInfo, Azienda Servizi Sociali di Bolzano, 31.12.2012 3.1.9 La continuità delle erogazioni di RMI Rispetto al gruppo di percettori del Redidito Minimo di Inserimento per insufficienza di reddito, oggetto della ricerca, come si evince dai dati riportati nella sottostante tabella, il 62,3% dei richiedenti ha ottenuto la prestazione per un periodo prolungato: 9 mesi ed oltre. Ciò suggerisce per la maggior parte delle persone una perdurante difficoltà ad uscire dalla condizione di disagio economico in cui si trova. Tabella 13. Numero assistiti per numero mesi di coloro che hanno ricevuto la prestazione RMI per “reddito insufficiente da attività lavorativa” TOTALE Quartiere/periodo di erogazione 1 mese Tra 2 e 4 mesi Tra 5 e 8 mesi 9 mesi e oltre Centro-Piani-Rencio 1 4 2 16 23 Don Bosco 0 0 4 4 8 Europa-Novacella 0 0 3 5 8 Gries-S. Quirino 0 0 1 6 7 Oltrisarco-Aslago 0 3 2 2 7 Totale beneficiari 1 7 12 33 53 Fonte: SozInfo, Azienda Servizi Sociali di Bolzano, 31.12.2012 130 Come già rilevato a livello provinciale51, i dati mostrano come sussista anche a Bolzano una certa tendenza da parte dei fruitori dell’Assitenza Economica Sociale a rimanere all’interno del circuito assistenziale per periodi prolungati, senza mai riuscire a rendersi veramente indipendenti dal punto di vista economico. 3.1.10 Gli assistiti con RMI in carico all’area socio-pedagogica Nell’ambito dei fruitori dell’Assistenza Economica Sociale erogata dai Distretti sociali viene generalmente operata una distinzione tra “utenza cronica o storica” e “utenza non cronica”52. La prima comprende i beneficiari di lungo corso e rappresenta l’utenza tipicamente assistita da servizi specialistici di diversa natura, portatrice di bisogni complessi, mentre la seconda è un’utenza non abituale, non afflitta da bisogni specifici, ma spinta a ricorrere al servizio da difficoltà economiche contingenti, presumibilmente correlate alla crisi economica e occupazionale. Se l’utenza cronica è rimasta pressoché invariata negli anni, si è assistito nell’ultimo biennio ad un aumento significativo di quella non cronica.53 Dai dati di seguito riportati emerge che al protrarsi nel tempo delle situazioni di difficoltà dell’utenza non cronica, in molti casi anche per periodi prolungati superiori ai 9 mesi nell’anno, sembra non corrispondere una presa in carico delle persone da parte dell’area socio-pedagogica dei Distretti sociali. Nel dettaglio, infatti, la presenza di assistiti in carico all’area socio-pedagogica sul totale dei riceventi la prestazione di Reddito Minimo di Inserimento per reddito insufficiente risulta essere limitata al 35,8% e risulta così distribuita per singolo quartiere: “Centro– Piani-Rencio” 22,64%, “Don Bosco” 1,89%, “Europa-Novacella” 5,66%, “Gries-S.Quirino” 0%, “Oltrisarco-Aslago” 5,66%. Tabella 14. Numero di coloro che hanno ricevuto la prestazione RMI per “reddito insufficiente da attività lavorativa” e che sono in carico all’area socio-pedagogica Quartiere totale assistiti con RMI di cui in carico all’area sociopedagogica n % 23 12 22,64 Don Bosco 8 1 1,89 Europa-Novacella 8 3 5,66 Gries-S. Quirino 7 0 0,00 Oltrisarco-Aslago 7 3 5,66 53 19 35,85 Centro-Piani-Rencio Totale Fonte: SozInfo, Azienda Servizi Sociali di Bolzano, 31.12.2012 La mancata corrispondenza tra fruitori di Reddito Minimo di Inserimento non cronici, ma di lungo periodo, e persone in carico all’area socio-pedagogica dei Distretti sociali per lo stesso motivo può essere ricondotta a diversi fattori: i carichi di lavoro degli operatori sociali già piuttosto elevati, l’indisponibilità di adeguate risorse finanziarie per rispondere ai nuovi bisogni dell’utenza non cronica e la conseguente impossibilità di sviluppare progetti personalizzati, la difficoltà di costruire percorsi lavorativi nell’attuale sfavorevole 51 IRS, La valutazione dell’Assistenza Economica Sociale della Provincia Autonoma di Bolzano: fotografia attuale e possibili sviluppi. Rapporto finale di ricerca, giugno 2012. 52 Ivi. 53 Ivi, pag. 15. 131 congiuntura economica, piuttosto che l’interesse e la volontà degli interessati ad aderire o meno a tali progettualità. Occorre tuttavia precisare che, rispetto ai dati in nostro possesso, non siamo in grado di stimare eventuali prese in carico di tali persone da parte di altri servizi pubblici e/o privati, quali ad esempio i servizi nell’ambito del lavoro e della formazione e della riqualificazione professionale. 3.2 Una panoramica di coloro che ricevono solo la prestazione Locazione e spese accessorie per “reddito insufficiente da attività lavorativa” Il sistema dei contributi di sostegno alla locazione a livello provinciale ha visto negli anni la coesistenza di due distinte prestazioni: il “Sussidio Casa” erogato dall’Istituto per l’Edilizia Sociale e la prestazione “Locazione e spese accessorie” di competenza dei Distretti sociali. Ciò ha generato in molti casi la sovrapposizione delle erogazioni, consentendo di fatto a molte persone la contemporanea fruizione di ambedue i contributi. L’osservazione di tale squilibrio, unita all’esigenza di ottimizzare al meglio l’investimento di denaro pubblico, ha portato, a partire dal 1o gennaio 2013, all’accorpamento dei due sussidi in un’unica prestazione economica, erogata esclusivamente dai Distretti sociali. Tale passaggio è stato sancito dall’art. 2 della L.P. 13 giugno 2012, nr. 11. I dati sotto riportati, aggiornati al 31.12.2012, si riferiscono pertanto al periodo in cui ancora entrambe le prestazioni coesistevano.54 3.2.1 Il Valore della Situazione Economica Rispetto ai richiedenti la prestazione di Reddito Minimo di Inserimento, nel caso della prestazione per Locazione e spese accessorie il Valore della Situazione Economica dei richiedenti si assesta su livelli più alti: nel 65,71% dei casi l’indice risulta prossimo al limite massimo ammesso. Tabella 15. Classi di VSE di coloro che hanno ricevuto la prestazione Locazione e spese accessorie per “reddito insufficiente da attività lavorativa” Quartiere / VSE 0 0,01 - 0,92 0,93 - 1,47 1,48 - 2,22 >= 2,23 TOTALE Centro-Piani-Rencio 3 7 42 80 0 132 Don Bosco 2 6 31 59 0 98 Europa-Novacella 1 2 24 78 0 105 Gries-S. Quirino 1 4 24 77 1 107 Oltrisarco-Aslago 2 2 42 75 0 121 Totale 9 21 163 369 1* 563 Fonte: SozInfo, Azienda Servizi Sociali di Bolzano, 31.12.2012 * trattasi di particolare caso di emergenza sociale. 54 Successivamente, come già confermano le prime proiezioni fornite da ASSB e riferite all’anno 2013, il venir meno del “Sussidio Casa” ha comportato il riversarsi di tutte domande di contributo nel bacino d’utenza afferente ai Distretti Sociali, con notevole incremento del numero di assistiti: alla data del 30 novembre 2013 i mandati di pagamento emessi ammontavano già a 1122, a fronte dei 563 emessi nell’intera annualità 2012. Dati SozInfo, Azienda Servizi Sociali di Bolzano, 30.11.2013. 132 Ciò indica come i lavoratori, pur non trovandosi in condizione di scarsità di reddito, abbiano generalmente difficoltà a fronteggiare le spese primarie legate all’abitazione, a fronte di un mercato locativo che a livello locale registra canoni medi tra i più alti d’Italia. 3.2.2 L’età Rispetto ai beneficiari della sola prestazione per Reddito Minimo di Inserimento si osservano alcune differenze anche in merito alle caratteristiche anagrafiche dell’utenza. Tabella 16. Classi di età di coloro che hanno ricevuto la prestazione Locazione e spese accessorie per “reddito insufficiente da attività lavorativa” (nati dal 1979 al 1994) (nati dal 1971 al 1978) (nati dal 1961 al 1970) < 18 18 - 33 34 - 41 42 - 51 0 20 42 55 15 132 Don Bosco 0 19 34 35 10 98 Europa-Novacella 0 25 38 30 12 105 0 24 30 31 22 107 0 25 41 35 20 121 186 79 563 Quartiere / Età Centro-Piani-Rencio Gries-S. Quirino Oltrisarco-Aslago (nati prima del 1961) TOTALE ≥ 52 0 113 185 Totale Fonte: SozInfo, Azienda Servizi Sociali di Bolzano, 31.12.2012 Nel caso dei percettori di un contributo per Locazione e spese accessorie le classi d’età più rilevanti risultano essere quelle centrali (34-41anni e 42-51 anni), le quali, insieme, costituiscono il 65,9% del totale. Ciò conferma l’effettiva difficoltà di persone in piena età lavorativa ad affrontare mensilmente, con il proprio reddito, le spese relative all’abitazione, mentre le persone anziane sembrano non scontare particolari difficoltà per quanto riguarda le spese relative al proprio alloggio, probabilmente per il fatto che molte di loro sono proprietarie delle abitazioni in cui vivono. 3.2.3 Il genere Anche in questo caso non si riscontra una netta prevalenza di genere nella presentazione della domanda, per quanto si possa notare una leggera prevalenza a favore del genere femminile. Tabella 17. Genere di coloro che hanno ricevuto la prestazione Locazione e spese accessorie per “reddito insufficiente da attività lavorativa” Quartiere / Genere Uomini Donne TOTALE Centro-Piani-Rencio 69 63 132 Don Bosco 38 60 98 Europa-Novacella 43 62 105 Gries-S. Quirino 55 52 107 Oltrisarco-Aslago 66 55 121 292 563 271 Totale Fonte: SozInfo, Azienda Servizi Sociali di Bolzano, 31.12.2012 133 3.2.4 La cittadinanza Secondo i dati in nostro possesso riguardo alla provenienza dei beneficiari della prestazione per Locazione e spese accessorie, il 44,4% risulta essere cittadino extraeuropeo, mentre per il 15,5% si tratta di cittadini italiani o di Paesi europei. A causa del numero considerevole di dati mancanti, vale tuttavia quanto già espresso al paragrafo 3.1.4 del presente report, ovvero l’impossibilità di interpretazioni accurate in mancanza di dati precisi. Tabella 18. Cittadinanza di coloro che hanno ricevuto la prestazione Locazione e spese accessorie per “reddito insufficiente da attività lavorativa” UE Non - UE Nessun dato/apolidi TOTALE Italiana 6 5 73 48 132 Don Bosco 20 0 36 42 98 Europa-Novacella 13 3 57 32 105 Gries-S. Quirino 16 7 33 51 107 Oltrisarco-Aslago 14 3 51 53 121 Totale 69 18 250 226 563 Quartiere/Cittadinanza Centro-Piani-Rencio Fonte: SozInfo, Azienda Servizi Sociali di Bolzano, 31.12.2012 Come riferimento più generale riportiamo i dati contenuti nella Relazione sociale pubblicata dalla Provincia Autonoma di Bolzano, secondo cui nella città capoluogo i beneficiari della prestazione per locazione e spese accessorie provenienti da Paesi extraeuropei, indipendentemente dal motivo della richiesta, ammontavano nel 2012 al 52,9%, contro il 47,1% di cittadini italiani o europei.55 3.2.5 Il nucleo famigliare Tra i beneficiari di questa prestazione spiccano le famiglie di medie dimensioni, costituite da tre o quattro persone, le quali costituiscono complessivamente il 46,3% del totale. Accanto a queste si registra una percentuale pari al 20% di nuclei composti da due persone. Tabella 19. Numero componenti famigliari di coloro che hanno ricevuto la prestazione Locazione e spese accessorie per “reddito insufficiente da attività lavorativa” Quartiere/Nr. comp. fam 1 2 3 4 5 6 e oltre TOTALE Centro-Piani-Rencio 26 31 34 21 18 2 132 Don Bosco 7 21 22 25 14 9 98 Europa-Novacella 8 25 30 20 15 7 105 Gries-S. Quirino 15 19 35 19 12 7 107 Oltrisarco-Aslago 23 14 25 30 20 9 121 Totale 79 110 146 115 79 34 563 Fonte: SozInfo, Azienda Servizi Sociali di Bolzano, 31.12.2012 55 Provincia Autonoma di Bolzano, Ripartizione 24 Famiglia e Politiche Sociali, Relazione sociale 2013, pag. 180. 134 Per i nuclei di medie dimensioni quindi, rispetto a chi vive solo, la difficoltà sembra spostarsi su un altro fronte: più che la mancanza di un reddito minimo di sopravvivenza, in parte probabilmente superata dalla presenza di più redditi in famiglia, essi sembrano presentare le maggiori difficoltà nel sostenere le spese relative all’abitazione. 3.2.6 La situazione abitativa Andando a indagare la condizione abitativa dei beneficiari della prestazione “Locazione e spese accessorie”, si rileva come preponderante la quota di coloro che si trovano in affitto sul libero mercato, pari al 74,6% del totale, seguita, in termini di numerosità, dagli inquilini di alloggi sociali di proprietà dell’IPES o di altri Enti pubblici, pari al 20% del totale. Tabella 20 Tipologia abitativa di coloro che hanno ricevuto la prestazione Locazione e spese accessorie per “reddito insufficiente da attività lavorativa” Quartiere / Tipologia abitativa Casa/ appartam. in affitto da IPES o enti pubblici Casa/ appartam. in affitto da privati Casa/ appartam. di propr. , in usuf. con diritto di abitazione Casa albergo/ convitto per lavoratori Ospite di parenti/ estranei Ospite in struttura sociale o sanitaria Tot. Centro-Piani-Rencio 4 126 1 0 1 0 132 Don Bosco 52 42 3 0 1 0 98 Europa-Novacella 26 77 1 0 1 0 105 Gries-S. Quirino 4 95 2 4 1 1 107 Oltrisarco-Aslago 27 80 2 10 2 0 121 113 420 9 14 6 1 563 Totale Fonte: SozInfo, Azienda Servizi Sociali di Bolzano, 31.12.2012 In questa tabella compaiono anche la categoria di proprietari di appartamento o detentori di diritti reali, in quanto beneficiari del contributo per le sole spese accessorie, così come la categoria delle persone ospitate da parenti o conoscenti, per le quali viene comunque riconosciuto un importo di compartecipazione alle spese legate all’alloggio. 3.2.7 La professione Rispetto agli utenti della sola prestazione di Reddito Minimo di Inserimento, tra i beneficiari del contributo Locazione e spese accessorie compaiono nuove categorie di lavoratori: dipendenti del settore pubblico, pensionati e casalinghe. Si tratta di gruppi di lavoratori che percepiscono un reddito proprio – o, nel caso delle casalinghe, che si mantengono grazie al reddito di famigliari conviventi – tale da consentire loro il raggiungimento del livello minimo vitale, ma non sufficiente a garantire la copertura delle spese di locazione. 135 Tabella 21. Professione di coloro che hanno ricevuto la prestazione Locazione e spese accessorie per “reddito insufficiente da attività lavorativa” Quartiere/ Professione Disocc. Lavorat. dipend. (privato) Lavorat. dipend. (pubblico) Lavoratore autonomo Progetto inserim. lavorativo CentroPianiRencio 4 74 0 1 Don Bosco 8 42 1 EuropaNovacella 5 61 Gries-S. Quirino 1 OltrisarcoAslago Pensionato Casalinga Dato non rilevato TOT 0 0 6 47 132 1 1 1 2 42 98 1 1 0 0 5 32 105 48 3 0 1 2 1 51 107 3 60 0 1 2 0 3 52 121 Totale 21 285 5 4 4 3 17 224 563 % 3,7% 50,6% 0,9% 0,7% 0,7% 0,5% 3,0% 39,8% 100% Fonte: SozInfo, Azienda Servizi Sociali di Bolzano, 31.12.2012 Preponderante resta in ogni caso la quota dei lavoratori dipendenti nel settore privato, pari a 50,6%, per i quali la scarsità e forse la discontinuità lavorativa sembrano assumere particolare rilevanza. Ancora una volta il fatto che, in generale, i dipendenti privati appaiono maggiormente esposti a difficoltà economiche può essere imputabile in parte alle caratteristiche stesse dei vari tipi di reddito: rilevabile con certezza e percepito con continuità il reddito del settore pubblico o da pensione, legato alle oscillazioni e alle incertezze del mercato quello da lavoro dipendente nel settore privato. Al di là del settore di occupazione resta comunque rilevante, anche a livello provinciale56, la percentuale di utenti con reddito insufficiente, pari al 40% tra i richiedenti la prestazione per Locazione e spese accessorie, dimostrando come anche in Alto Adige il fatto di esercitare una qualche attività lavorativa non escluda di per sé il rischio di povertà e come un impiego magari saltuario non consenta di sostenere nel tempo spese fisse quali ad esempio l’affitto o il riscaldamento. 3.2.8 Gli importi di Locazione e spese accessorie erogati L’importo complessivo erogato dai Distretti sociali nell’anno 2012 a favore dei richiedenti la prestazione “Locazione e spese accessorie”, singolarmente o abbinata a quella per Reddito minimo di inserimento, ammonta a 2.410.665,07.- Euro. Dai dati emerge come i maggiori esborsi abbiano avuto luogo nel quartiere “Centro-PianiRencio” e nel quartiere “Oltrisarco- Aslago”, rispettivamente per il 25,7% e per il 24% della spesa totale. 56 IRS, La valutazione dell’Assistenza Economica Sociale della Provincia Autonoma di Bolzano: fotografia attuale e possibili sviluppi. Rapporto finale di ricerca, giugno 2012. 136 Tabella 22. Importi erogati per numero di componenti famigliari per la prestazione Locazione e spese accessorie per “reddito insufficiente da attività lavorativa” Quartiere/Nr. componenti famigliari 1 2 3 4 5 6 e oltre Centro-PianiRencio € 90.535,16 € 124.846,46 € 143.543,48 € 124.798,73 € 88.646,60 € 46.904,91 Don Bosco € 37.650,63 € 66.875,41 € 68.290,43 € 64.432,86 € 29.871,09 € 14.442,11 Europa-Novacella € 65.683,73 € 93.968,73 € 109.082,72 € 92.183,87 € 62.069,89 € 48.657,11 Gries-S. Quirino € 105.012,32 € 94.316,45 € 119.440,03 € 69.706,72 € 43.118,50 € 27.848,49 Oltrisarco-Aslago € 155.384,83 € 98.993,78 € 104.665,50 € 112.334,75 € 78.613,28 € 28.746,50 € 454.266,67 € 479.000,83 € 545.022,16 € 463.456,93 € 302.319,36 € 166.599,12 Totale Fonte: SozInfo, Azienda Servizi Sociali di Bolzano, 31.12.2012. 3.2.9 La continuità delle erogazioni di Locazione e spese accessorie Anche nel caso del contributo destinato alla copertura delle spese di locazione e/o accessorie si osserva in molti casi una rilevante continuità nell’erogazione, 9 mesi e oltre, per il 61,5% dei beneficiari. Tabella 23. Numero assistiti per numero mesi di coloro hanno ricevuto la prestazione Locazione e spese accessorie per “reddito insufficiente da attività lavorativa” Quartiere/Periodo di erogazione 1 mese Tra 2 e 4 mesi Tra 5 e 8 mesi 9 mesi e oltre TOTALE Centro-Piani-Rencio 0 20 24 88 132 Don Bosco 5 19 16 58 98 Europa-Novacella 1 11 21 72 105 Gries-S. Quirino 6 13 29 59 107 Oltrisarco-Aslago 3 28 21 69 121 15 91 111 346 563 Totale Fonte: SozInfo, Azienda Servizi Sociali di Bolzano, 31.12.2012 Ciò suggerisce come, pur nella situazione attuale di crisi, il mercato delle locazioni non abbia apparentemente subito modificazioni tali da rendere più accessibile alle famiglie il pagamento dei canoni di locazione correnti. 137 3.2.10 Gli assistiti con Locazione e spese accessorie in carico all’area socio- pedagogica Come nel caso della prestazione RMI, anche per questo tipo di prestazione la presenza di assistiti in carico all’area socio-pedagogica sul totale dei beneficiari, risulta essere piuttosto bassa, pari al 14%, e risulta così distribuita per quartiere: “Centro–PianiRencio” 2,49%, “Don Bosco” 1,60%, “Europa-Novacella” 3,02%, “Gries-S.Quirino” 3,55%, “Oltrisarco-Aslago” 3,37%. Tabella 24. Numero di coloro che hanno ricevuto la prestazione Locazione e spese accessorie per “reddito insufficiente da attività lavorativa” e che sono in carico all’area socio-pedagogica Quartiere totale assistiti con locazione e spese accessorie di cui in carico all’area sociopedagogica n. % 132 14 2,49 98 9 1,60 Europa-Novacella 105 17 3,02 Gries-S. Quirino 107 20 3,55 Oltrisarco-Aslago 121 19 3,37 Totale 563 79 14,03 Centro-Piani-Rencio Don Bosco Fonte: SozInfo, Azienda Servizi Sociali di Bolzano, 31.12.2012 In questo caso, tuttavia, le motivazioni maggiori vanno ricercate nelle caratteristiche specifiche degli utenti, mediamente dotati di maggiore capacità lavorativa e reddituale rispetto a coloro che ricorrono al servizio per problemi di sussistenza, come peraltro confermato dall’analisi dei livelli del Valore della Situazione Economica, e in quanto tali probabilmente meno esposti al rischio di esclusione sociale. 3.3. Una panoramica di coloro che ricevono sia la prestazione RMI sia Locazione e spese accessorie per “reddito insufficiente da attività lavorativa” La terza parte della ricerca è dedicata a descrivere le caratteristiche dell’utenza che percepisce contemporaneamente sia il contributo per Reddito Minimo di inserimento, sia quello per Locazione e spese accessorie. 3.3.1 L’età Considerando il numero complessivo di coloro che ricevono contemporaneamente le due prestazioni, si osserva che le classi di età che compaiono con maggiore frequenza sono quelle comprese tra 34 e 51 anni. 138 Tabella 25. Classi di età di coloro che hanno ricevuto sia la prestazione RMI che Locazione e spese accessorie per “reddito insufficiente da attività lavorativa” (nati dal 1979 al 1994) (nati dal 1971 al 1978) (nati dal 1961 al 1970) < 18 18 - 33 34 - 41 42 - 51 0 18 29 24 13 84 Don Bosco 0 24 29 39 16 108 Europa-Novacella 1 30 36 45 15 127 0 25 27 30 24 106 0 44 44 34 29 151 172 97 576 Quartiere / Età Centro-Piani-Rencio Gries-S. Quirino Oltrisarco-Aslago (nati prima del 1961) TOTALE ≥ 52 1 141 165 Totale Fonte: SozInfo, Azienda Servizi Sociali di Bolzano, 31.12.2012 Nella classe d’età tra i 42 e i 51 anni rientra il 29,9% dei beneficiari, in quella tra i 34 e i 41 il 28,65% e insieme costituiscono 58,50% degli utenti. Si tratta quindi di persone adulte e nel pieno del proprio percorso lavorativo. La classe di età di beneficiari più giovani compresa tra i 18 e i 33 anni incide per il 24,48%, mentre quella delle persone più mature di età superiore ai 52 anni incide solo del 16,84%. 3.3.2 Il genere I dati relativi ai richiedenti di ambedue le prestazioni confermano un sostanziale equilibrio di genere nella presentazione della domanda di assistenza economica. Si osservi in proposito la tabella sottostante. Tabella 26. Genere di coloro che hanno ricevuto sia la prestazione RMI che Locazione e spese accessorie per “reddito insufficiente da attività lavorativa” Quartiere / Genere Uomini Donne TOTALE Centro-Piani-Rencio 37 47 84 Don Bosco 35 73 108 Europa-Novacella 49 78 127 Gries-S. Quirino 51 55 106 Oltrisarco-Aslago 71 80 151 Totale 243 333 576 Fonte: SozInfo, Azienda Servizi Sociali di Bolzano, 31.12.2012 139 3.3.3 La cittadinanza Anche in questo caso, rispetto alla provenienza dei beneficiari, resta elevato il numero dei dati mancanti per le cause descritte ai capitoli precedenti. Si considerino pertanto le proporzioni espresse in tabella come un dato non esaustivo. Tabella 27. Cittadinanza di coloro che hanno ricevuto sia la prestazione RMI che Locazione e spese accessorie per “reddito insufficiente da attività lavorativa” Quartiere/Cittadinanza Italiana UE Non - UE Nessun dato/apolidi TOTALE Centro-Piani-Rencio 12 2 55 15 84 Don Bosco 46 2 43 17 108 Europa-Novacella 29 4 67 27 127 Gries-S. Quirino 24 10 48 24 106 Oltrisarco-Aslago 38 10 59 44 151 Totale 149 28 272 127 576 Fonte: SozInfo, Azienda Servizi Sociali di Bolzano, 31.12.2012 3.3.4 Il nucleo famigliare Considerando i beneficiari che percepiscono entrambe le prestazioni, la situazione di difficoltà sembra riguardare innanzitutto tutto le persone singole, che compaiono in tabella con la maggiore frequenza, per poi estendersi a più tipologie famigliari: alle famiglie costituite da due persone, siano esse coppie o famiglie mono-genitoriali, alle famiglie “classiche” con tre o quattro componenti. Tabella 28. Numero componenti famigliari di coloro che hanno ricevuto sia la prestazione RMI che Locazione e spese accessorie per “reddito insufficiente da attività lavorativa” Quartiere/Nr. comp. fam 1 2 3 4 5 6 e oltre TOTALE Centro-Piani-Rencio 15 14 21 18 10 6 84 Don Bosco 19 19 26 27 9 8 108 Europa-Novacella 19 27 24 20 22 15 127 Gries-S. Quirino 44 15 17 18 8 4 106 Oltrisarco-Aslago 63 29 20 20 15 4 151 Totale 160 104 108 103 64 37 576 Fonte: SozInfo, Azienda Servizi Sociali di Bolzano, 31.12.2012 3.3.5 La situazione abitativa Rispetto alla condizione abitativa, ritroviamo in questo caso tutte le tipologie abitative presentate rispettivamente dai beneficiari di sola prestazione di Reddito Minimo di inserimento, o di sola prestazione per Locazione e spese accessorie. 140 Tabella 29. Tipologia abitativa di coloro che hanno ricevuto sia la prestazione RMI che Locazione e spese accessorie per “reddito insufficiente da attività lavorativa” Ospite di parenti/e stranei Ospite in struttura sociale o sanitaria Dormitori o pubblico/ Roulotte /Accamp. / Senza tetto Tot. 0 0 1 0 84 0 0 0 0 1 108 77 1 0 1 0 0 127 6 89 1 10 0 0 0 106 29 85 5 30 1 0 1 151 155 368 8 40 2 1 2 576 Quartiere / Tipologia abitativa Casa/ appartam. in affitto da IPES o enti pubblici Casa/ appartam. in affitto da privati Casa/ appartam. di proprietà , in usufrutto o con diritto di abitazione Casa albergo /convitto per lavoratori Centro-Piani-Rencio 5 77 1 Don Bosco 67 40 Europa-Novacella 48 Gries-S. Quirino Oltrisarco-Aslago Totale Fonte: SozInfo, Azienda Servizi Sociali di Bolzano, 31.12.2012 Come si può osservare dai dati riportati in tabella, la tipologia degli alloggi più frequente per la quale i beneficiari hanno ottenuto la prestazione è l’alloggio in affitto da privati reperito sul libero mercato, che incide per il 63,89%. A seguire compare l’alloggio in affitto da enti pubblici che incide per il 26,91%. 3.3.6 La professione In accordo con quanto rilevato nei due precedenti casi, anche coloro che ricevono contemporaneamente ambedue le prestazioni risultano essere per la maggior parte dipendenti del settore privato, ad ulteriore conferma della maggiore difficoltà di questa categoria di lavoratori nell’affrontare le spese correnti. Tabella 30. Professione di coloro che hanno ricevuto sia la prestazione RMI che Locazione e spese accessorie per “reddito insufficiente da attività lavorativa” Disocc. Lavorat. dipend. (privato) Lavorat. dipend. (pubblico) Lavoratore autonomo Progetto inserim. lavorativo 6 57 0 3 9 72 4 EuropaNovacella 11 84 Gries-S. Quirino 3 OltrisarcoAslago Quartiere/ Professione CentroPianiRencio Don Bosco Totale % Pensionato Casalinga Dato non rilevato TOT 1 0 2 15 84 1 3 0 2 17 108 0 2 1 0 2 27 127 70 0 3 6 0 0 24 106 7 92 2 1 4 1 2 42 151 36 375 6 10 15 1 8 125 576 6,3% 65,1% 1,0% 1,7% 2,6% 0,2% 1,4% 21,7% 100% Fonte: SozInfo, Azienda Servizi Sociali di Bolzano, 31.12.2012 141 3.3.7 La continuità delle erogazioni RMI e Locazione e spese accessorie Resta elevato anche in questo caso il numero di richiedenti che hanno ottenuto le prestazioni per un periodo prolungato di 9 mesi o più, pari al 79,5% dei beneficiari. Tabella 31. Numero assistiti per numero mesi di coloro hanno ricevuto sia la prestazione RMI che Locazione e spese accessorie per “reddito insufficiente da attività lavorativa” Quartiere/Periodo di erogazione 1 mese Tra 2 e 4 mesi Tra 5 e 8 mesi 9 mesi e oltre Centro-Piani-Rencio 0 5 8 71 Don Bosco 1 7 9 91 Europa-Novacella 1 10 14 102 Gries-S. Quirino 0 9 14 83 Oltrisarco-Aslago 3 15 22 111 67 458 Totale 5 46 Fonte: SozInfo, Azienda Servizi Sociali di Bolzano, 31.12.2012 La rilevanza di questa categoria in ciascuno delle fattispecie analizzate fa riflettere in merito alla necessità di individuare nuove strategie di intervento per chi, pur non essendo classificato come utente cronico, resta di fatto a lungo dipendente dal sussidio pubblico. 3.3.8 Gli assistiti con entrambe le prestazioni in carico all’area socio-pedagogica Parallelamente a quanto espresso nei precedenti capitoli, anche in questo caso, a fronte di un gran numero di beneficiari di lungo periodo, si registra una percentuale relativamente bassa di casi presi in carico dai Distretti sociali, pari complessivamente al 21,70%. Tabella 92. Numero di coloro che hanno ricevuto sia la prestazione RMI che Locazione e spese accessorie per “reddito insufficiente da attività lavorativa” e che sono in carico all’area socio-pedagogica Quartiere totale assistiti con RMI + locazione e spese accessorie di cui in carico all’area sociopedagogica n. % 84 33 5,73 Don Bosco 108 20 3,47 Europa-Novacella 127 26 4,51 Gries-S. Quirino 106 17 2,95 Oltrisarco-Aslago 151 29 5,03 Totale 576 125 21,70 Centro-Piani-Rencio Fonte: SozInfo, Azienda Servizi Sociali di Bolzano, 31.12.2012 Per quanto, come detto, il dato sia da considerarsi parziale, esistendo sul territorio altri enti o servizi socio-sanitari di supporto a persone in stato di difficoltà di cui non conosciamo la dimensione degli interventi, esso dà l’idea dell’emergere di nuove tendenze che sempre più nel prossimo futuro richiederanno un monitoraggio costante. 142 Conclusioni La recente crisi economico-finanziaria ha fatto emergere anche a Bolzano nuove sacche di povertà e ha accresciuto la vulnerabilità sociale delle persone adulte e in piena attività lavorativa e delle loro famiglie. Le dimensioni di tale fenomeno non sono conosciute se non attraverso dati storici, approfondimenti di singoli studi, per deduzione e approssimazione, e in tal senso la realizzazione di una nuova indagine sulla povertà in Alto-Adige è raccomandabile. I beneficiari delle due principali prestazioni di Assistenza Economica Sociale, il Reddito Minimo di Inserimento e il contributo per Locazione e spese accessorie, che hanno indicato quale motivo del ricorso a tali strumenti un reddito da lavoro insufficiente, sono stati a Bolzano, nell’anno 2012, pari al 35% del numero complessivo degli utenti. Si tratta di quella fascia di popolazione che è possibile ricondurre al fenomeno dei cosiddetti working poor: persone senza fragilità sociali marcate che, pur potendo contare su redditi da lavoro, non sono in grado di soddisfare i bisogni primari propri e della propria famiglia. La ricerca condotta ci restituisce un profilo di tali beneficiari che comprende per lo più persone singole e famiglie di 3 e 4 componenti, persone di età compresa tra i 34 e i 51 anni, occupate prevalentemente nel settore privato e residenti in abitazioni reperite sul libero mercato. Altri tratti comuni emersi tra tali beneficiari sono la continuità con la quale le prestazioni sono state richieste e ricevute nell’anno di riferimento - nella maggior parte dei casi si tratta di nove mesi e più - e un accesso piuttosto basso ai programmi di integrazione sociale. Nel caso dei beneficiari sia del Reddito minimo di inserimento che del Contributo di locazione tale accesso è stato pari al 22%. E’ emerso dunque con chiarezza il permanere nel tempo della situazione di difficoltà che ha causato il ricorso all’Assistenza Economica e Sociale e il non intravedere per queste persone, almeno nel breve periodo, la possibilità di superare tale condizione e di raggiungere il traguardo dell’indipendenza economica. Il costo dell’abitazione reperita sul libero mercato continua inoltre a essere un ostacolo all’autonomia delle persone singole e dei nuclei familiari di piccole e medie dimensioni, che pare insormontabile. Se da un lato il sistema dell’Assistenza Economica e Sociale ha senz’altro contribuito a ridurre le condizioni di povertà e di esclusione sociale delle famiglie bolzanine che vi hanno fatto ricorso per reddito da lavoro insufficiente, dall’altro non pare essere in grado di promuovere e sostenere il superamento della situazione di difficoltà e il raggiungimento della piena autonomia da parte di tale particolare target di beneficiari. Come è possibile che nel contesto socio-economico attuale, caratterizzato dallo stallo economico e occupazionale, i working poor possano aspirare a migliorare la propria condizione economica e possano affrancarsi dal circuito assistenziale? Cosa possono mettere in campo gli operatori sociali per questo particolare gruppo di cittadini, utenti del servizio di assistenza economica? Se le risposte appaiono complesse e non di breve periodo, è proprio sulla fascia dei working poor che dovrebbe valere la pena concentrare gli sforzi per costruire percorsi di promozione e di rimozione delle situazioni di bisogno e di difficoltà, perché si tratta di persone che potenzialmente hanno le caratteristiche più favorevoli per aspirare a raggiungere la piena indipendenza economica: persone giovani e in piena età lavorativa, già in grado di mettere in campo capacità e competenze lavorative e prive di fragilità sociali. E’ su questa fascia di popolazione che bisogna fare leva, in primo luogo colmando le lacune della conoscenza delle loro caratteristiche attraverso la raccolta sistematica di dati puntuali, per evitare le distorsioni del sostegno economico, costituite da erogazioni illimitate nel tempo e da comportamenti che frenano il processo di autonomizzazione, e mitigare i rischi della trappola della povertà, che si verifica quando le persone con reddito basso non sono incentivate a cercare un lavoro, perché ogni reddito addizionale causerebbe perdite di benefici sociali e aumenti delle imposte. Gli operatori sociali, già concentrati e impegnati su target di cittadini con bisogni sociali marcati, non possono essere lasciati soli ad affrontare questa sfida, ma hanno bisogno di agire in un contesto di politiche attive del lavoro e di politiche dei redditi armoniche, e di potere contare su strumenti e interventi di formazione e riqualificazione coordinati. 143 Il fenomeno della povertà e dell’esclusione sociale è per sua natura multidimensionale e necessita di un approccio articolato che veda il coinvolgimento attivo di tutti i soggetti del territorio: Distretti Sociali, Uffici del Lavoro, Organizzazioni del Terzo settore, Enti e Agenzie di formazione e Imprese. Occorre superare la frammentazione e la sporadicità di singole attività e/o progetti e rafforzare le sinergie tra tutti gli attori coinvolti con l’obiettivo di mettere a fattor comune competenze e esperienze e di creare una rete in grado di realizzare azioni innovative per fare fronte ai bisogni dei working poor. Dando uno sguardo all’esperienza europea nell’ambito delle misure di sostegno al reddito emerge la difficoltà, presente anche a livello locale, nell’applicare la temporaneità agli strumenti di reddito minimo di inserimento e strumenti similari: il carattere a tempo determinato di tali prestazioni é previsto e dichiarato, ma il permanere delle condizioni di bisogno, determinate anche dalla crisi economico-finanziaria, ne ha di fatto legittimato la disapplicazione con rischi concreti di aumentare la dipendenza dei beneficiari dai servizi di assistenza economica e di non promuoverne l’affrancamento57. Individuare un equilibrio tra un approccio di protezione sociale e un approccio dinamico e promozionale del beneficiario delle prestazioni di assistenza economica non è cosa semplice, ma diversi paesi europei hanno imboccato la strada del welfare attivo, che lega i trasferimenti monetari a controprestazioni precise e stringenti da parte del beneficiario con particolare riferimento alla fascia di working poor: partecipazione a programmi di reinserimento lavorativo, obbligo di accettazione di offerte di lavoro o di programmi di formazione professionale pena la sospensione, la riduzione o la revoca della prestazione58. Si tratta sostanzialmente di misure correttive al sistema di tutela e garanzia che perseguono l’obiettivo di evitare le distorsioni della passività e dell’assistenzialismo puro, che sono intrinseche al sistema stesso e che possono essere ricondotte al concetto di “condizionalità”. La gran parte delle esperienze dei paesi europei hanno la finalità di rendere conveniente il ritorno al mercato del lavoro per evitare che abbandonare il sistema dei sussidi possa comportare un impoverimento: uno degli aspetti più interessanti è la possibilità, entro certi limiti, di potere cumulare il reddito da lavoro con il sussidio fino a quando la situazione occupazionale non consenta alla persona di superare la soglia di povertà. Il contrasto al fenomeno dei working poor, secondo gli esperti, può essere perseguito attraverso la realizzazione di un sistema di protezione sociale ampio e caratterizzato da un livello di integrazione elevato di politiche e misure a contrasto delle povertà e volte all’inclusione sociale. L’integrazione di azioni e interventi differenti attraverso una presa in carico congiunta e mirata del beneficiario delle prestazioni di assistenza economica sembra infatti essere la strada percorribile per favorire la fuoriuscita della persona dal circuito assistenziale, per favorire la sua autonomia e realizzare un welfare attivante59. 57 IRS, La valutazione dell’Assistenza Economica Sociale della Provincia Autonoma di Bolzano: fotografia attuale e possibili sviluppi. Rapporto finale di ricerca, giugno 2012, pagg. 101-102. 58 Ivi, pag. 102. 59 Ivi, pagg. 103-104. 144 Bibliografia ASTAT, I consumi delle famiglie 2011, ASTAT Info n. 21/2013. ASTAT, Povertà e deprivazione finanziaria in Alto Adige 2008-2009, Bolzano 2011. Azienda Servizi Sociali di Bolzano, Relazione sociale 2012. L’impegno di ASSB per la qualità della vita per la Città di Bolzano, maggio 2013. Azienda Servizi Sociali di Bolzano Goal! Una rete per l’integrazione al lavoro. ASSB, Bolzano 2005. 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