Osservatorio per le Politiche Sociali
della Qualità della Vita
Quaderno N. 3 2014
I Prefazione
di Mauro Randi
5
II Nota Introduttiva
di Matteo Faifer
6
III Nota Introduttiva
di Michela Trentini
7
Working Paper 01/2013
“L’esperienza degli alloggi protetti per anziani nel Comune di
Bolzano”
a cura di Silvia Recla
9
Working Paper 02/2013
“Il gioco con vincite in denaro: un primo sguardo al fenomeno
nella città di Bolzano“
a cura di Luca Frigo
47
Working Paper 03/2013
“«Troppo vecchio per lavorare troppo giovane per andare in
pensione» Un’analisi qualitativa dell’esperienza di impiego
temporaneo di persone disoccupate presso il Comune di
Bolzano”
a cura di Luca Frigo
67
Working Paper 04/2013
“Working poor e ricorso all’Assistenza Economica Sociale: uno
sguardo su Bolzano”
a cura di Michela Trentini
105
I Prefazione
di Mauro Randi
Negli ultimi anni il contesto sociale ha subito notevoli cambiamenti: le trasformazioni avvenute
in ambito economico hanno inciso pesantemente sulla qualità delle relazioni tra le persone,
acuendo le difficoltà del vivere quotidiano e generando, talvolta, inquietudine per il futuro.
Pur di fronte all’emergere di nuove dinamiche sociali, il mancato aumento delle risorse
finanziarie provinciali destinate alle politiche sociali ha portato al taglio generalizzato delle
spese, effettuato senza un chiaro orientamento d’indirizzo e senza un’attenta analisi delle
eventuali ricadute nell’ambito dei servizi.
Il Comune di Bolzano ha raccolto la sfida del nuovo contesto socio-economico, assumendosi la
responsabilità di orientare le politiche sociali sul territorio della città.
Per questo ha scelto di avvalersi dello strumento della ricerca sociale per approfondire alcune
tematiche di particolare rilevanza, evidenziare eventuali criticità nelle misure adottate e
valutare l’andamento di progetti posti in essere anche in collaborazione con l’Azienda Servizi
Sociali di Bolzano.
In particolare il Comune di Bolzano si è dotato dell’Osservatorio per le politiche sociali della
qualità della vita, valorizzando le risorse umane interne e coinvolgendo i diversi attori pubblici,
del Terzo Settore e del Volontariato, che insieme costituiscono la rete dei servizi sociali attiva
sul teritorio.
E’ con piacere che presento la raccolta di queste ultime ricerche sociali, che hanno aperto
nuovi orizzonti anche alla nostra Amministrazione, consentendoci di accrescere la conoscenza
di alcuni fenomeni e di realizzare azioni e interventi mirati.
Un particolare ringraziamento a tutti coloro che hanno consentito lo svolgimento di queste
ricerche: all’Ufficio Pianificazione sociale per la professionalità e la passione profuse, alle
cittadine e ai cittadini, che hanno condiviso le loro storie e esperienze, ai membri
dell’Osservatorio che hanno partecipato ai lavori.
Mauro Randi
Assessore alle Politiche Sociali e Giovani
5
II Nota Introduttiva
di Matteo Faifer
Con questo terzo quaderno di ricerca, che segue i due precedenti pubblicati rispettivamente
negli anni 2007 e 2009, l’Osservatorio per le Politiche Sociali della Qualità della Vita presenta
un compendio delle indagini svolte sulla città di Bolzano negli ultimi due anni.
Dopo una temporanea sospensione, pianificata per consentire l’elaborazione del “Piano sociale
qualità della vita 2009-2011 - Linee-guida 2011-2015”, l’attività di ricerca è stata riattivata nel
dicembre 2012, concentrando l’attenzione sui filoni di indagine suggeriti dal Piano.
Ne sono derivate complessivamente 7 ricerche sociali, che vanno ad esplorare tematiche e
fenomeni emergenti nella realtà cittadina.
In questo primo volume pubblichiamo le indagini che vanno a toccare i temi rilevanti della
qualità abitativa nella terza età, della disoccupazione, delle nuove dipendenze e delle nuove
forme di povertà.
Accanto al dato quantitativo, che ci aiuta a misurare l’ampiezza e l’andamento dei fenomeni e
ci consente di operare confronti con altre realtà, viene dato in queste ricerche ampio spazio
all’aspetto qualitativo, rilevato attraverso interviste svolte sul campo per dare voce agli attori,
nostri/e concittadini/e, direttamente coinvolti o ad osservatori privilegiati che operano nei vari
ambiti.
Questi lavori rilevano così l’impatto – anche soggettivo – che i fenomeni hanno sulla realtà
sociale locale e, fornendo indicazioni sui bisogni reali della popolazione, costituiscono uno
strumento utile per orientare futuri interventi anche in termini di prevenzione.
In seguito a questa pubblicazione è in programma la stampa di un secondo volume, dedicato
alle tre ricerche svolte nel corso del 2014, che indagano, con finalità puramente esplorative, la
qualità di vita dei concittadini con disabilità, le storie di vita dei mendicanti presenti a Bolzano
e le forme di partecipazione dei cittadini alla vita civile della città.
Proseguendo nel suo compito di analisi e monitoraggio dei fenomeni sociali che caratterizzano
la città di Bolzano, l’Osservatorio è ora impegnato nell’approfondimento di ulteriori tematiche
indicate come attuali dalla Giunta comunale.
Dr. Matteo Faifer
Coordinatore scientifico dell’Osservatorio
6
III Nota Introduttiva
di Michela Trentini
La raccolta delle ricerche contenuta in questo quaderno è intenzionalmente concentrata sulla
ricerca sociale condotta con il metodo qualitativo: due dei quattro rapporti di ricerca sono stati
realizzati infatti con tale metodo e in particolare con lo strumento dell’intervista semistrutturata, che lascia spazio fin da subito alla persona coinvolta nell’indagine, la quale ha la
facoltà di allontanarsi in parte dalla traccia delle domande poste dall’intervistatore per
arricchirla con il suo particolare punto di vista.
In un’epoca nella quale la rapidità, l’immediatezza delle informazioni e dei dati statistici e la
sinteticità della comunicazione appaiono sempre più delle necessità e dei valori assoluti,
l’Osservatorio per le Politiche sociali della Qualità della Vita del Comune di Bolzano ha scelto di
privilegiare, nella sua azione di indagine sociale svolta sul territorio della città, il metodo
qualitativo, con le finalità di privilegiare la profondità delle informazioni raccolte a scapito della
rappresentatività statistica dei dati quantitativi e di rendere protagonisti coloro che vivono in
prima persona le situazioni indagate, e in particolare le loro storie e i loro vissuti personali.
Il risultato dei processi di ricerca attivati sul territorio della città, che hanno coinvolto gruppi di
cittadine/i e di operatori sociali, ha contribuito da un lato a dare un primo quadro di riferimento
dei fenomeni delle nuove povertà e delle nuove dipendenze e a definire più nitidamente le
conoscenze della realtà della disabilità e dell’abitare in età anziana, e dall’altro a aggiungere
aspetti, punti di vista e elementi nuovi che possono essere senz’altro d’aiuto nella
pianificazione, nella programmazione e nella rimodulazione dei servizi e delle prestazioni che
costituiscono il welfare cittadino.
Dr. Michela Trentini
Direttrice dell’Ufficio Pianificazione sociale
7
Assessorato alle Politiche Sociali e ai Giovani
Stadtrat für Sozialpolitik und Jugend
L’ESPERIENZA DEGLI ALLOGGI PROTETTI
PER ANZIANI NEL COMUNE DI BOLZANO
A cura di Silvia Recla
OSSERVATORIO PER LE POLITICHE SOCIALI DELLA QUALITÁ DELLA VITA
Working Paper Nr. 01/2013
L’esperienza degli alloggi protetti per anziani nel Comune di Bolzano
Stesura: Silvia Recla
Supervisione: Michela Trentini
È consentita la riproduzione di informazioni, grafici e tabelle previa indicazione della
fonte.
Citazione:
Recla, S. (2013) “L’esperienza degli alloggi protetti per anziani nel Comune di Bolzano”.
Osservatorio per le politiche sociali della qualità della vita, Working Paper Nr. 01/2013,
Ufficio Pianificazione Sociale, Comune di Bolzano.
Questo paper è scaricabile dal sito del Comune di Bolzano sotto la sezione “Osservatorio
per le politiche sociali della qualità della vita”.
10
Ringraziamenti
Per i dati sulla statistica ufficiale della popolazione anziana bolzanina si ringraziano la
dott.ssa Sylvia Profanter e la sig.ra Katia Ceccon dell’Ufficio Statistica e Tempi della
Città del Comune di Bolzano.
Per i dati sugli inquilini degli alloggi protetti di via Vintler n.4 e via Cl. Augusta n.105,
sulla disposizione e organizzazione degli edifici, degli appartamenti e degli spazi degli
alloggi protetti per anziani si ringraziano la dott.ssa Claudia Dalrì e la sig.ra Antonella
Crisci dell’ Ufficio Edilizia Abitativa del Comune di Bolzano.
Un caloroso ringraziamento va agli inquilini degli alloggi protetti per anziani di via Cl.
Augusta n.105 e via Vintola n.4 e alle responsabili dei Centri Diurni per anziani che si
sono resi disponibili a raccontare la loro esperienza fatta all’ interno degli alloggi protetti
per anziani e per i preziosi consigli da loro forniti su possibili accorgimenti sia per i
servizi offerti sia per la progettazione di futuri alloggi protetti per anziani. Grazie al loro
apporto sarà possibile migliorare l’organizzazione e la strutturazione sia degli attuali
alloggi protetti per anziani, che per quelli futuri, al fine di rendere la struttura e i servizi
offerti maggiormente rispondente alle esigenze effettive del cittadino.
11
Premessa
Ricerche di settore evidenziano come la città di Bolzano sia caratterizzata da un
progressivo invecchiamento della popolazione: dalla statistica ufficiale della popolazione
condotta dall’Ufficio Statistica e Tempi della Città del Comune di Bolzano “Andamento e
struttura della popolazione di Bolzano e dei suoi quartieri 2013”, in data 31.12.2012
emerge che l’età media dei Bolzanini è aumentata rispetto a dieci anni fa da 43,66 a
44,06 anni. Le persone con 65 anni e più costituiscono il 23,1% degli abitanti della città,
ciò significa che una persona su cinque ha più di 65 anni. I bolzanini che hanno
raggiunto o superato i 100 anni di età sono 42. L’indice di vecchiaia è pari a 160,5, ciò
significa che ogni 100 giovani si contano 160 ultra 65-enni. Inoltre risulta un indice di
ricambio pari a 125,4 che sta a significare che ogni 100 persone che stanno per entrare
nella popolazione attiva ce ne sono 125 che ne stanno uscendo. Rispetto a 10 anni fa
l’indice di dipendenza è aumentato marcatamente, con 60,0 rispetto ai 51,5 del 2003:
questo vuol dire che ci sono 60 persone inattive (0-14 anni e 65 e oltre) ogni 100
persone in età lavorativa (15-64 anni).
Se osserviamo lo sviluppo della popolazione bolzanina anziana nell’arco di dieci anni, dal
2002 al 2012 il numero di anziani con più di 80 anni è aumentato del 38,3%, il numero
di anziani tra i 65 e i 69 anni è aumentato del 18%, il numero degli anziani tra i 70 e i
74 anni è aumentato del 28,3% e, infine, il numero di anziani tra i 75 e i 79 anni è
aumentato dell’8,4%.
Fig.1- Sviluppo della popolazione bolzanina anziana tra il 2002 e il 2012
Variazioni in 10 anni:
Veränderungen in 10 Jahren:
7.168
7.022
7.000
6.869
6.661
6.618
6.468
6.500
6.628
6.648
6.514
6.384
6.393
6.357
6.145
6.313
6.138
6.000
5.500
5.417
6.296
70-74 anni /
Jahren :
+ 28,3 %
5.771
5.683
5.491
5.508
5.307
5.000
5.184
5.035
4.909
5.008
5.018
4.000
2002
75-79 anni /
Jahren:
+ 8,4 %
5.084
4.928
4.500
4.234
65-69 anni
/Jahren :
+ 18,0 %
6.106
5.921
5.831
5.645
80+ anni /
Jahren :
+ 38,3 %
4.221
2003
4.188
2004
4.220
2005
4.367
4.400
2007
2008
4.546
4.536
4.564
2009
2010
2011
4.589
4.261
2006
2012
Fonte: Elaborazione Ufficio Pianificazione Sociale su dati Ufficio Statistica e Tempi della Città, Comune di Bolzano 2002-2012
Quelle: Ausarbeitung des Amtes für Sozialplanung über Daten des Amtes für Statistik und Zeit der Stadt, Stadt Bozen 2002-2012
L’analisi della fascia di persone anziane, ovvero di persone che hanno superato i 65 anni
di età, che vivono sole sul totale della popolazione della stessa fascia di età, porta alla
costruzione di un prezioso indicatore per la programmazione dei servizi territoriali di
tipo socio-sanitario. Gli anziani, specie negli ultimi anni di vita sono, infatti,
maggiormente esposti all’insorgenza di patologie gravi e invalidanti rispetto agli altri
segmenti di popolazione. Le condizioni di salute, che al crescere dell’età possono
complicarsi, potrebbero portare alla necessità di una maggiore assistenza sociosanitaria anche nello svolgimento delle normali attività della vita quotidiana. Questo tipo
12
di assistenza, specie se di lungo periodo, è affidata, nel nostro Paese, principalmente al
settore profit o/e alla rete parentale e amicale. Gli anziani che vivono soli potrebbero,
quindi, presentare uno svantaggio rispetto agli anziani che vivono in nuclei
pluricomponenti (G. DI GIORGIO, HEINS F., RINESI F., 2011). Da dati estrapolati dalle
analisi fatte dall’Ufficio Statistica e Tempi della Città del Comune di Bolzano “Andamento
e struttura della popolazione di Bolzano e dei suoi quartieri 2013”, in data 31.12.2012
risultano n. 24.446 persone over 65 residenti a Bolzano. Di questi, 7.512 risultano
vivere da soli. Ciò significa che il 30,7% degli anziani residenti a Bolzano vive da solo.
Fig.2 - % Anziani che vivono soli al 31.12.2012
% anziani che vivono soli sul totale anziani
40,0%
35,0%
35,2%
33,6%
31,2%
30,5%
30,0%
25,0%
25,0%
20,0%
15,0%
10,0%
5,0%
0,0%
Centro-PianiRencio
OltrisarcoAslago
EuropaNovacella
Don Bosco
Gries-S.
Quirino
Fonte: Elaborazione Ufficio Pianificazione Sociale su dati “Andamento e struttura della popolazione di Bolzano
e dei suoi quartieri – 2013” Ufficio Statistica e Tempi della Città, Comune di Bolzano
Per quanto riguarda lo stato civile dei residenti, negli ultimi 10 anni emergono
principalmente i seguenti profili: fino al 2007 la maggior parte della popolazione di
Bolzano era costituita da coniugati/e, mentre dal 2008 in poi si registrano più
celibi/nubili; per quanto riguarda la tipologia delle famiglie bolzanine, sono in continuo
aumento soprattutto le famiglie uni personali: se nel 2003 il 37,1% di tutte le famiglie
residenti era composto da un componente, nel 2012 questa percentuale ha raggiunto
quota 40,2. Seguono le coppie con figli, poi quelle senza figli. Rimane praticamente
stabile negli ultimi 10 anni il numero medio di componenti per famiglia, con un valore di
2,1; cambia però il quadro delle famiglie con figli: complessivamente infatti
diminuiscono in percentuale (da 40,7 nel 2003 al 36,9% nel 2012), ma aumenta il
numero medio di figli per famiglia: ci sono sempre più famiglie con due o tre figli,
mentre diminuisce la percentuale di famiglie con un solo figlio.
Gli organi competenti dovranno in futuro, oltre a rispondere a un’aumentata richiesta di
assistenza e di cura per la popolazione anziana caratterizzata da non autosufficienza
media o grave, rispondere anche a un’aumentata richiesta di assistenza e di cura per
una popolazione anziana ancora autosufficiente o parzialmente non autosufficiente ma
caratterizzata da rapporti relazionali ridotti e dunque a rischio di emarginazione.
“Un modo che le istituzioni hanno per rispondere a queste nuove esigenze è quello di
realizzare un esteso ventaglio di modalità di accoglienza del cittadino anziano, in modo
che l’anziano e la relativa famiglia siano liberi di scegliere e programmare i percorsi
d’assistenza più coerenti e appropriati all’evolversi delle proprie esigenze.”1 Secondo
questa linea il Comune di Bolzano ha progettato e sta progettando nuovi alloggi protetti
per persone anziane ancora autosufficienti o parzialmente non autosufficienti a rischio di
emarginazione.
L’Osservatorio per le Politiche Sociali della Qualità della Vita ha effettuato un’indagine
sulla vita degli anziani che attualmente vivono negli alloggi protetti già realizzati del
Comune di Bolzano in via Vintola n. 4 e in via Cl. Augusta n. 105, con lo scopo di
rilevare l’esperienza, le percezioni, gli atteggiamenti e le esigenze delle persone che
1
Anziani: Piano di settore 2006 - Comune di Bolzano.
13
vivono in questi alloggi, al fine di poter rilevare quali bisogni tali strutture sono in grado
di soddisfare e individuare eventuali accorgimenti sia per i servizi offerti sia per la
progettazione di futuri alloggi protetti per anziani.
Si coglie l’occasione per ringraziare le persone che hanno risposto all’invito di
partecipare a tale indagine e che con grande disponibilità hanno accettato di raccontare
la propria esperienza.
1. Gli alloggi protetti per anziani nel Comune di Bolzano
Con Deliberazione Consiliare n. 349 del 25.10.2005 è stato approvato il Regolamento
per la gestione degli alloggi protetti per anziani del Comune di Bolzano. Tale
regolamento prevede la predisposizione di alloggi protetti per anziani, intesi come unità
abitative autonome, destinate ad anziani con età superiore ai 60 anni, che sono
autosufficienti o parzialmente autosufficienti, esposti al rischio di emarginazione per via
della presenza di rapporti relazionali ridotti. Le unità abitative sono munite di idoneo
arredamento solo nei locali cucina e bagno, per dare all’anziano la possibilità di
personalizzare l’appartamento, in modo da renderlo “casa propria”. Le caratteristiche
architettonico- strutturali degli alloggi protetti per anziani sono: la presenza di spazi
comuni di aggregazione, l’assenza di barriere architettoniche per garantire l’accesso
all’immobile e ai singoli appartamenti, uno standard di sicurezza all’interno
dell’immobile confacente alle persone che abitano nell’edificio.
Lo scopo è garantire alle persone anziane un’elevata qualità di vita e far sì che possano
vivere in autonomia, avendo a disposizione un alloggio „sicuro“ e con la possibilità di
avere delle protezioni aggiuntive in caso di bisogno. Si è dunque cercato di costruire
una casa che sia percepita come luogo sicuro, dove ognuno ha i suoi spazi e la sua
privacy. Di fatto la qualità della vita delle persone anziane rimane collegata alla
possibilità di poter vivere la vita in maniera autonoma e solo in caso di necessità di
poter usufruire di aiuto. A tal fine, in conformità al succitato regolamento, l’Azienda
Servizi Sociali di Bolzano offre su richiesta dell’anziano assegnatario prestazioni
ordinarie di assistenza domiciliare, le ordinarie prestazioni di servizio di aiuto domiciliare
concernenti la cura e l’igiene della persona, l’aiuto nel governo della casa, il lavaggio e
la sistemazione della biancheria, la preparazione dei pasti (servizio mensa), la consegna
di pasti a domicilio. Inoltre offre periodiche attività di animazione e socializzazione.
L’Azienda Servizi Sociali di Bolzano s’impegna inoltre a istituire presso ogni struttura il
servizio di custode sociale, con i compiti di accoglienza e presa in carico del nuovo
assegnatario, di conservazione di contatti con i familiari degli assegnatari dell’alloggio,
di attivazione nei confronti dell’anziano nei casi di emergenza, di vigilanza sul buon
andamento delle relazioni di convivenza tra gli inquilini, e ancora di accesso al servizio
pasti, lavanderia, assistenza domiciliare. Altri compiti riguardano l’organizzazione di
attività di vita comune tra i concessionari e gestione degli spazi comuni dell’immobile,
accompagnamento degli assegnatari nell’espletamento di piccole attività, esame delle
domande di telesoccorso e di presa di contatto con gli uffici e le strutture competenti
per richiedere interventi di manutenzione.
Gli assegnatari degli alloggi protetti, secondo l’ubicazione sul territorio, fanno
riferimento anche al distretto socio-sanitario e alla struttura residenziale o
semiresidenziale per anziani competente per la richiesta di prestazioni tipiche del
servizio.
Al momento della ricerca esistono due strutture di alloggi protetti per anziani nel
Comune di Bolzano, di cui una in Via Vintola n. 4 nel quartiere “Centro-Piani-Rencio” e
una in Via Cl. Augusta n. 105 nel quartiere di “Oltrisarco-Aslago”.
L’edificio degli alloggi protetti per anziani di via Vintola n. 4 è un immobile a
cinque piani, composto di sedici appartamenti, tutti dotati di aria condizionata. Due di
questi appartamenti sono pensati per ospitare una coppia di anziani e gli altri per
ospitare anziani soli. L’appartamento tipo pensato per una sola persona, è composto
d’ingresso, soggiorno con cucinino abitabile, stanza da letto e bagno. L’appartamento
tipo pensato per due persone, è composto da ingresso, soggiorno, cucina, stanza da
14
letto e bagno. Come disposto dal Regolamento per la gestione degli alloggi protetti per
anziani del Comune di Bolzano gli appartamenti hanno il mobilio predisposto nella
cucina e nel bagno, in modo da consentire agli assegnatari di personalizzare il resto
dell’appartamento. Ogni appartamento ha una cantina di pertinenza al piano interrato.
Al quinto piano è prevista una sala con terrazzino e servizio annesso. Al piano terra è
situato un Centro diurno per anziani e una grande sala con tavolini, sedie e angolo
cottura. Attraversando questa sala si può accedere al giardino.
L’edifico degli alloggi protetti per anziani di via Cl. Augusta n. 105 è composto al
piano terra, dal Centro diurno per anziani, da una sala comune, dal Servizio mensa per
anziani e da un giardino. Nei piani superiori si trovano 18 appartamenti distribuiti su 5
piani, pensati per persone singole, coppie e in piccola parte anche per famiglie.
L’appartamento tipo pensato per una sola persona è composto da ingresso, soggiorno
con cucinino abitabile, stanza da letto, bagno e balcone. Gli appartamenti pensati per
due persone sono composti da ingresso, soggiorno, cucina, stanza da letto, bagno e
balcone. I due appartamenti pensati per una famiglia sono composti da ingresso,
soggiorno, cucina, 3 stanze, bagno e balcone. Anche in questi alloggi gli inquilini hanno
trovato nell’appartamento già il bagno arredato e i mobili della cucina. Ogni
appartamento ha una cantina di pertinenza al piano interrato. Su richiesta gli inquilini
possono disporre di un posto macchina.
Il Centro diurno per anziani di entrambi gli alloggi protetti è il punto riferimento degli
inquilini: accoglie e prende in carico i nuovi assegnatari, tiene i contatti con i loro
familiari, prende contatto con gli uffici e le strutture competenti per richiedere interventi
di manutenzione, vigila sul buon andamento delle relazioni di convivenza tra gli
inquilini, esamina preventivamente le domande di telesoccorso. Il centro offre per gli
inquilini degli alloggi protetti anche un servizio giornaliero di controllo della salute.
Inoltre fornisce su richiesta servizi di accompagnamento, il servizio di assistenza e di
aiuto domiciliare concernenti la cura e l’igiene della persona e l’aiuto nel governo della
casa, facilita l’accesso al servizio pasti a domicilio. Nei locali del centro diurno vengono
offerti i servizi di cura e igiene personale come la cura del piede, il bagno assistito, il
lavaggio dei capelli e il servizio di lavanderia. Nella sala al piano terra i condomini e gli
anziani del rione hanno la possibilità di trovarsi e di svolgere attività di tipo ludicoricreativo e di socializzazione. Il centro diurno di via Vintola offre in più una volta la
settimana attività di ginnastica leggera, mentre nell’alloggio protetto di via Cl. Augusta
è predisposta una mensa. Il centro e i suoi servizi sono accessibili sia agli inquilini
dell’alloggio protetto, che agli anziani che vivono nel rione.
2. Il metodo della ricerca
L’indagine svolta è una ricerca sociale di tipo qualitativo sulla vita degli anziani che al
momento della ricerca vivono negli alloggi protetti per anziani del Comune di Bolzano in
via Vintola n. 4 e in via Cl. Augusta n. 105. L’indagine ha lo scopo di rilevare
l’esperienza, le percezioni, gli atteggiamenti e le esigenze delle persone che vivono in
questi alloggi, al fine di poter rilevare quali bisogni tali strutture sono in grado di
soddisfare e individuare eventuali accorgimenti sia per i servizi offerti sia per la
progettazione di futuri alloggi protetti per anziani.
La tecnica utilizzata per svolgere la ricerca è la tecnica dell’intervista semi- strutturata,
che prevede un colloquio che segue una traccia prestabilita, ma lascia all’intervistato la
libertà di includere nella conversazioni tematiche non previste. In tal modo è possibile
rilevare problematiche delle quali non si ha a disposizione un’analisi precisa prima di
fare la ricerca. In media la durata di ogni colloquio è stata 45- 60 minuti.
La ricerca si basa sui dati raccolti dalle interviste fatte a n.14 anziani che si sono
dichiarati disponibili a partecipare alla ricerca, di cui n.6 vivono nell’alloggi protetti di via
Vintola e n. 8 negli alloggi protetti di via C. Augusta, e dalle interviste fatte a entrambe
le responsabili del centro diurno di entrambi gli alloggi protetti per anziani.
15
3. Chi sono gli anziani inquilini degli alloggi protetti?
Al momento della ricerca nell’edificio degli alloggi protetti per anziani di via Vintola n. 4
vivono n.14 anziani: n.10 donne e n.4 uomini. L’età media è di 78,57 anni. 9 inquilini
sono di madrelingua italiana, 4 inquilini sono di madrelingua tedesca, un anziano è di
origine straniera. Degli anziani n.3 lavorano ancora, mentre gli altri sono tutti in
pensione.
Negli alloggi protetti di via C. Augusta n. 105 vivono n.16 anziani: n.9 sono donne e n.7
sono uomini. L’età media è di 79,15 anni. 15 sono di madrelingua italiana. Un’inquilina
è di origine straniera. Un inquilino lavora, mentre gli altri sono tutti in pensione.
3.1. Le caratteristiche degli anziani intervistati
Dei n.6 intervistati che vivono negli alloggi protetti per anziani di via Vintola, n.4 sono
donne e n.2 sono uomini: n.1 è di madrelingua tedesca, n.1 è perfettamente bilingue e
n.4 sono di madrelingua italiana.
Al momento della ricerca gli intervistati raccontano di essere in pensione, uno solo
spiega di fare un lavoro part-time. N. 3 anziane intervistate spiegano di essere vedove
con figli e nipoti con i quali hanno contatti, una ha persino un bisnipote, n.2 sono
separati con figli con i quali però hanno pochi contatti e n. 1 non si è mai sposato e non
ha figli.
Dal punto di vista dell’autosufficienza gli intervistati si dicono per la maggior parte
autosufficienti nella gestione della casa, nella cura della propria persona e nella gestione
della giornata. Alcuni riferiscono comunque qualche problema di salute. Solo un’anziana
intervistata si dice parzialmente autosufficiente, avendo dei problemi di salute e non
essendo completamente autonoma nella gestione della casa, nella cura della propria
persona e nel disbrigo quotidiano. Una persona racconta di aver abitato nell’alloggio
protetto con il coniuge, ora deceduto, che a causa di una malattia non era più
autosufficiente. Le altre persone intervistate riferiscono di aver sempre vissuto da sole
nell’alloggio protetto.
Dei n. 8 intervistati che vivono negli alloggi protetti per anziani di via C. Augusta, n.5
sono donne e n.3 sono uomini: n.7 sono di madrelingua italiana e una spiega di essere
di origine straniera. Al momento della ricerca gli intervistati raccontano di essere in
pensione, n.3 spiegano di non essersi mai sposati e di non avere né figli, né parenti a
cui poter fare riferimento, n.1 racconta di essere separato e di non avere nessun
familiare a cui poter fare affidamento, .3 sono vedove con figli e nipoti e n. 1 racconta
di essere sposata e di avere 3 figli e nipoti.
Dal punto di vista dell’autosufficienza le persone intervistate si ritengono per la maggior
parte autosufficienti nella gestione della casa, nella cura della propria persona e nella
gestione della giornata. Alcuni riferiscono comunque qualche problema di salute. Una
persona abita nell’alloggio protetto con il coniuge che non è più autosufficiente a causa
di una malattia. Una persona racconta di aver vissuto nell’alloggio protetto con il
coniuge, che in seguito è deceduto, gli altri intervistati riferiscono di aver sempre
vissuto da soli nell’alloggio protetto.
3.2. L’abitazione precedente
Dalle interviste fatte agli inquilini degli alloggi protetti per anziani di via Vintola e di via
C. Augusta emergono elementi comuni che tracciano situazioni e storie personali
simili.
Molti anziani affermano di aver una lunga storia di traslochi alle spalle: la maggior parte
degli intervistati di via Vintola racconta di aver sempre vissuto in appartamenti in
affitto, mentre due per un periodo sono stati proprietari della loro casa, uno invece nella
sua ultima abitazione aveva un comodato d’uso.
I quartieri e le vie indicate, nei quali hanno vissuto prima di diventare assegnatari
dell’alloggio protetto sono diversi da quello dove attualmente risiedono all’interno degli
16
alloggi protetti: il quartiere Centro, San Giacomo, Laives, via Palermo, Vicolo del
Bersaglio, Via Roen, Via Rovigo e Via S. Vigilio.
Alcuni intervistati che vivono in via C. Augusta raccontano di aver vissuto per ultimo in
abitazioni molto precarie: due anziani infatti abitavano in un alloggio messo a
disposizione dal proprio datore di lavoro che, terminato il rapporto di lavoro, hanno
dovuto liberare, un’anziana alloggiava a Casa “Migrantes”, un’ altra anziana dopo aver
subito lo sfratto è rimasta senza fissa dimora per alcuni anni, un' altra dopo aver dovuto
lasciare il suo appartamento ha abitato in un albergo a Laives.
Le problematiche, emerse dalle interviste, che tali anziani hanno incontrato nelle loro
abitazioni precedenti e che li hanno portati a cercare una sistemazione alternativa sono:
•
problematiche di tipo economico, dovute all’affitto alto da pagare, ai costi
derivanti dalla separazione.
… siccome mi sono separato nel 2002 ho vissuto (…) a pagare tanto negli appartamenti
(…) avevo sì la cosa del Tribunale, poi avevo la figlia a cui davo i soldi e tutto perché
continuava a studiare e…poi i soldi che ho sempre dato a mia ex moglie (…) adesso le
separazioni… costano di più le spese che il resto (…) [estratto intervista]
…mi mettevano a 1.200 Euro al mese di affitto…e ho detto ne piglio 750 di pensione
dove li vado a pigliare? [estratto intervista]
I hon foscht 900 Euro gezohlt drüben(…) wenn i net eppes gesport hätt, sem kemmet i
net aus. [estratto intervista]
•
problematiche di tipo strutturali, come la casa vecchia e deteriorata, l’assenza
di ascensore, l’assenza di riscaldamento e acqua calda, la grandezza non appropriata
dell’abitazione.
… una casa antica. I gradini così alti per andare su (…) non avevo l’ascensore, non
avevo il riscaldamento (…) perciò ero abbastanza disagiata (…) [estratto intervista]
Sem wor se groaß (…) und teier. Es sein 4 Zimmer, es sein foscht 90 quadratmeter, i
hon zwoa Zimmer praktisch zua kob net gebraucht, leer sein sie gewesen (…) nor isch a
mit die Stiagn enten... sem isch koan Aufzug gwesen. [estratto intervista]
Lì dove vivevo prima, ero in condizioni molto molto disagiate... avevo il bagno (…) giù
dove c’era la piscina (…) una stanzetta piccola di 10 metri quadrati (…) [estratto
intervista]
•
lo sfratto dato dai proprietari di casa o dovuto alla separazione dal coniuge.
…siccome ero separato….eh... alla separazione(…) alla moglie è rimasto il diritto di star
dentro eh… e alla figlia…. anche (…)[estratto intervista]
Mi sono ritrovata dopo 30 anni ad avere lo sfratto (…)[estratto intervista]
3.3. Com’è maturata la scelta di vivere in un alloggio protetto per
anziani?
I motivi più frequenti indicati dagli intervistati che vivono negli alloggi protetti per
anziani di via Vintola e di via C. Augusta, che li hanno portati a scegliere di vivere in
questi alloggi, sono:
• la maggiore probabilità di ricevere un appartamento di un alloggio protetto
per anziani del Comune rispetto a un appartamento fornito dall’IPES: secondo gli
intervistati la graduatoria per ottenere un appartamento degli alloggi protetti era più
17
corta rispetto a quella per gli appartamenti IPES/IPEA, essendoci meno richiesta. La
relativa posizione in graduatoria dunque era notevolmente migliore rispetto alla
posizione che avevano per le graduatorie degli appartamenti IPES/IPEA.
(…) più semplice entrare in questa graduatoria rispetto ad altre case. Si difatti l’IPEA mi
aveva risposto due volte che ero fuori graduatoria, e qua invece siamo entrati perché
come dico, erano 22 domande su sedici appartamenti. [estratto intervista]
Ma mi avevano detto di fare la domanda di alloggi protetti per anziani che è la più facile
da ricevere. [estratto intervista]
• il canone di affitto degli alloggi protetti per anziani commisurato al reddito
percepito dall’anziano
… anche perché lì dove abitavo pagavo tanto, qui devo dire che chiaramente in base alla
pensione che ho pago 36 euro di affitto che è niente (…)[estratto intervista]
• l’assenza di barriere architettoniche e le comodità strutturali negli alloggi
protetti per anziani, come l’ascensore e l’assenza di scale all’interno dell’appartamento.
(abitavamo) in via San Vigilio… in una mansarda, senza… riscaldamento...con 80 gradini
di scale senza ascensore... per quello ho preso la casa. [estratto intervista]
Noi siamo entrati che mio marito aveva 62 anni ma era già un bel po’ che avevamo
fatto domanda per andare in una casa più comoda con ascensore perché lui ormai
aveva già le metastasi alle gambe, non riusciva quasi più a camminare (…) e lì sa con le
scale così e lui finiva che non usciva neanche più (…)[estratto intervista]
• l’acqua calda e il riscaldamento, di cui alcuni intervistati non hanno goduto nell’
abitazione precedente.
Alcuni inquilini di via Vintola hanno elencato anche i seguenti come motivi che li hanno
spinti a scegliere di vivere nell’alloggio protetto:
• l’appartamento dell’alloggio protetto è di grandezza più appropriata rispetto
all’abitazione precedente, che risultava in alcuni casi troppo grande e in altri invece
troppo piccola.
…hon i mir oanfoch gedenkt es sein kleanere Wohnungen…schon abissl eingerichtet, jo
kleaner hauptsächlich… sogmor so…i hon mi verloren gfühlt drüben (…) [estratto
intervista]
Abitavo nella… in una stanzina (…)piccola di 10 metri quadrati(…)[estratto intervista]
• la protezione alla persona che una struttura di questo tipo offre.
… nor hon i mir sem gedenkt do wer i do onsuachen…jo weil mor oanfoch vorkemmen
isch des isch... jo irgendwia gschützt oder so…. Nor hon i mir gedenkt do isch vielleicht
olm jemond do wenn mon irgendwia Hilfe braucht (…)[estratto intervista]
Da alcune testimonianze di inquilini di via C. Augusta, è emerso che vivere in un
all’alloggio protetto sarebbe stata l’unica soluzione abitativa possibile.
Lei è stata come il primo caso di pensionata (…) che non sapevano più dove mettere
(…) Casa Migrantes doveva buttarla fuori… perché lì è solo per chi lavora (…)[estratto
intervista]
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Io per tre anni in poche parole sono stata senza casa (…) avevo fatto le mie domande
(…) ho fatto tutti gli uffici di Bolzano (…) fin tanto che è arrivato il Comune, mi ha
messo dentro in questo alloggio che veniva costruito (…) [estratto intervista]
3.4. Gli anziani come sono venuti a conoscenza dell’opportunità
degli alloggi protetti?
Nell’ambito dei servizi e delle prestazioni sociali si può rilevare una difficoltà da parte
dei cittadini a accedere ai servizi e alle prestazioni sociali presenti sul territorio: il Piano
sociale qualità della Vita 2009-2011 della città di Bolzano ha rilevato questa criticità e
quindi nell’ambito di questa indagine qualitativa si è posto l’accento su questo aspetto,
per comprendere quali strategie e canali comunicativi risultano essere i più efficaci, per
colmare questo gap tra i servizi disponibili, la mancanza di conoscenza e informazione e
la conseguente difficoltà nell’accedervi, che mina alla base la possibilità dei cittadini di
vedere soddisfatti i propri bisogni e più in generale i propri diritti di cittadinanza2.
Gli intervistati spiegano di essere venuti a conoscenza dell’esistenza degli alloggi
protetti per anziani attraverso diversi canali:
• il passaparola da parte di parenti e conoscenti
Ho saputo come dico, tre quattro giorni prima della scadenza di questo qua tramite mio
nipote si si mio nipote... mi telefona “Zio guarda che…” (…) [estratto intervista]
Beh… tramite il figlio della padrona dove abitavo prima (…) lui è consigliere comunale
(...) e mi ha detto di fare domanda anche in Comune. [estratto intervista]
• gli Uffici Comunali
… mi ha dato l’indicazione di andare giù all’Edilizia Abitativa e fare la domanda per
avere le case del Comune (…) era una signora che era addetta agli immigrati, all’ufficio
immigrati (…) [estratto intervista]
• la stampa
Von der Zeitung (…) hon i gelesen dass sie do Oltenwohnungen (bauen)… donn hon i
des gonz glai so richtig verfolgt (…) [estratto intervista]
• Caritas e Ipes
… con la Caritas e poi bèh… sul giornale (…) e poi è stata proprio la Casa Migrantes,
Caritas e Ipes e Comune insieme (…) hanno detto di fare domanda appunto per (...)
[estratto intervista].
4. L’esperienza degli anziani negli alloggi protetti
La ricerca ha voluto cogliere l’esperienza degli anziani intervistati al fine di rilevare la
rispondenza dell’ edificio e dei servizi offerti alle effettive necessità degli assegnatari. Le
domande che hanno mosso la ricerca riguardano le positività e le criticità rispetto
all’edificio, la disposizione degli appartamenti e degli spazi comuni, così come le
positività e le criticità dei servizi offerti dal centro diurno. La ricerca ha indagato anche l’
aspetto della socializzazione fra i condomini e il reciproco sostegno, così come il
pensiero degli intervistati riguardo a possibili attività di animazione all’ interno dell’
edificio.
2
“Piano Sociale Qualità della Vita”, Ilaria Riccioni, pp.63-68.
19
4.1. L’esperienza degli anziani inquilini degli alloggi protetti di Via
Vintola
Negli alloggi protetti di Via Vintola gli intervistati vivono tutti in un appartamento
pensato per una sola persona. Solo un’anziana vive in un alloggio pensato per due
persone, nel quale ora, dopo la morte del coniuge, vive da sola.
Possiamo ora osservare le positività indicate dalle persone anziane intervistate
riguardo agli elementi architettonici e strutturali degli alloggi:
• l’adeguatezza della grandezza dell’appartamento per la maggior parte degli
intervistati;
• l’arredo parziale dell’appartamento;
• la presenza e il buon funzionamento del riscaldamento;
• la presenza dell’aria condizionata;
• l’ampiezza della camera da letto;
• il pavimento antiscivolo del bagno.
Insomma io qua non posso lamentarmi di niente… lo vede anche lei cosa manca qua in
questi alloggi? Non credo che manchi qualcosa? … di più non so cosa potrei avere (…)
[estratto intervista]
Non ci si può lamentare perché la casa è piccola, io non mi lamento perché la casa è
piccola, anzi… va benissimo (…) [estratto intervista]
… ho trovato anche … i mobili della cucina (…) almeno l’indispensabile, poi ho aggiunto
qualcosa… già pronti, belli [estratto intervista]
Per quanto riguarda invece le criticità presenti negli appartamenti, gli intervistati
hanno indicato:
• l’ampiezza insufficiente, nel momento in cui un inquilino dovesse avere una
compagna o volesse ospitare i suoi figli o accudirne i nipoti;
• gli appartamenti sono troppo poco isolati acusticamente;
• gli appartamenti non hanno il balcone;
• all’interno degli appartamenti non è presente un ripostiglio;
• il bagno non ha finestra e non è dotato di bidet. Il pavimento del bagno è difficile da
pulire. La doccia non ha il piano antiscivolo;
• l’ampiezza insufficiente della doccia per garantire un buon comfort e
l’impossibilità di accedervi con sedia a rotelle;
• il rubinetto per aprire e chiudere l’acqua della lavatrice/lavastoviglie in alcuni
appartamenti si trova sotto il piano da lavoro della cucina in un punto difficilmente
raggiungibile: l’anziano deve chinarsi per raggiungere il rubinetto.;il posizionamento
degli elettrodomestici e dei pensili cucina e la loro grandezza poco adatti a persone
anziane.
“… ma senta la scopa, la pattumiera me la devo mettere sotto il letto -dico- non c’è un
buco per mettere le scope (…)” [estratto intervista]
Bèh il bidet manca… si uno va a farsi il bagno, la doccia perché manca il bidet (…) è
anche un po’ uno spreco di acqua e poi è anche..una doccia è impegnativa molto di più
(…) [estratto intervista]
… il frigo è troppo basso perché non è detto che tutti gli anziani siano piccoli. (…)
[estratto intervista]
Sarebbe da lì in su che io dovrei mettere i piatti… e come faccio? (…) [estratto
intervista]
20
I hon do die Steckdosen do so nebnen Woschbecken (…) [estratto intervista]
Gli alloggi protetti per anziani hanno a disposizione anche degli spazi comuni
per i quali gli intervistati sono sostanzialmente d’accordo nell’indicarli come
poco usati e come non ben organizzati:
• Il giardino è usato molto poco dagli inquilini:
a. gli anziani spiegano di non andare in giardino, perché anche gli altri
inquilini non ci vanno e non vogliono ritrovarsi lì da soli;
b. il giardino è accessibile dall’interno della struttura solamente dalla porta della
sala, che però è aperta solamente durante gli orari di lavoro del centro diurno.
Dopo le ore 17:00 di sera, quando il centro diurno chiude, così come nei
finesettimana, anche la porta che porta al giardino è chiusa e il giardino è
accessibile solamente dall’esterno della struttura. A molti anziani però da
fastidio fare tutto il giro della casa per andare in giardino e quindi preferiscono
non usarlo affatto.
c. Per accedere al giardino dall’interno della struttura si deve passare
per la saletta, nella quale l’equipe di operatori del centro diurno spesso
fanno le riunioni. Molti anziani rinunciano allora a passare per andare in
giardino per non creare disturbo.
… il giardino (…) non lo usiamo… cosa vado giù a fare da sola? [estratto intervista]
… la signora (…) ha dato la chiave a me per aprire la sala (…) tenere aperto dopo che
loro erano andati via... Io per due anni l’ho tenuta la chiave… e scendevo quando volevo
io (…) l’ho fatto per fare un piacere a tutti... la signora ha incominciato a brontolare
perché io non mi alzo ad aprire alle 8 della mattina... di sabato e di domenica più che
altro perché gli altri giorni era aperto (…) e lei ha fatto tanto che alla fine ho
riconsegnato le chiavi e ho detto io non faccio questo servizio di portinaia gratis per di
più e mi prendo anche parole (…) [estratto intervista]
Tante volte fanno le riunioni il pomeriggio e io vado giù e poi vedo che loro sono dentro
e io vado indietro. [estratto intervista]
• Gli intervistati spiegano che la saletta al piano terra non è utilizzata dai
condomini, perché a loro piace stare nelle proprie abitazioni quando si tratta di trovarsi
o di fare una cena insieme.
… quella sala lì non serve a niente (…) han detto che l’avrebbero fatta per noi per
andare giù a mangiare. Ma non abbiamo bisogno, noi abbiamo le nostre cucine (…) se
vogliamo socializzare andiamo su da una o un altra viene giù (…) [estratto intervista]
4.2. L’esperienza degli anziani inquilini degli alloggi protetti di Via
C. Augusta
Negli alloggi protetti di via C.Augusta gli anziani intervistati vivono tutti in un
appartamento pensato per una sola persona. Un’anziana intervistata vive in un alloggio
pensato per una famiglia, nel quale ora, dopo che i figli si sono trasferiti, vive da sola
con il coniuge.
Possiamo ora osservare le positività indicate dalle persone anziane intervistate
riguardo agli elementi architettonici e strutturali degli alloggi:
• l’adeguatezza della grandezza dell’appartamento per la maggior parte degli
intervistati;
• l’arredo parziale dell’appartamento;
• c’è il balcone con una piccola veranda;
21
• la presenza e il buon funzionamento del riscaldamento;
• l’ampiezza della camera da letto;
• il bagno dotato di bidet.
Io nel mio alloggio sto benissimo, mi piace. Sarebbe pensato per una persona ma ci si
stava comodissimi in due (…) io sto bene lì (…)[estratto intervista]
Ma io devo dire… ho trovato il mio paradiso… perché... c’è un’entrata con soggiorno, la
cucina completa (…) ma grande… eh… c’ho un bagno che è più grande della camera da
letto… e c’è tutti gli accessori... non manca niente... c’è un balcone bellissimo (…)
[estratto intervista]
Per quanto riguarda invece le criticità presenti negli appartamenti, gli intervistati
hanno indicato:
• non tutti i balconi si trovano sullo stesso livello: alcuni sono coperti dai balconi
che si trovano ai piani superiori, altri invece no. L’inconveniente dei balconi scoperti è
che si bagnano e così è facile sporcare l’appartamento quando si va fuori sul balcone.
Un altro inconveniente dei balconi senza tettoia è che i condomini dei piani superiori
vedono il balcone del piano inferiore, e quindi l’inquilino del piano inferiore si sente
leso nella sua privacy;
• i balconi sono per metà verandati. La veranda a detta degli intervistati è di poca
utilità, visto che d’inverno risulta essere troppo fredda e d’estate troppo calda per
accedervi. Inoltre non è possibile aprirne le finestre;
• gli appartamenti sono troppo poco isolati acusticamente;
• l’ampiezza insufficiente della doccia per garantire un buon comfort e
l’impossibilità di farvi il bagno assistito;
• la predisposizione della cucina con fornelli a gas;
• gli scaffali della cucina per alcuni inquilini sono disposti troppo in alto;
• n. 2 appartamenti nell’edificio degli alloggi protetti, che non rientrano nelle
assegnazioni di alloggi protetti per anziani, sono predisposti per ospitare una famiglia
con figli. Un’intervistata che vive in uno di questi appartamenti spiega che così
grande l’appartamento è utile quando si hanno figli, ma quando i figli vanno fuori di
casa l’appartamento diventa troppo grande, e il disbrigo dell’appartamento diventa
troppo impegnativo.
Mi entra l’acqua. Il fatto che non abbiamo, noi del 4. piano, riparo di sopra, perciò
qualsiasi cosa vien giù dal cielo o da questi di sopra (…)[estratto intervista]
… mettete un isolante… sull’appartamento (…) si sente tutto…gli sbadigli, i colpi di
tosse, perfino io sento delle volte il tic dell’orologio (…) ti tocca sentire anche quello che
non vorresti (…) [estratto intervista]
… per fortuna- dico- che sono magra... la doccia… se io fossi una bella cicciona-, dico- io
non ci starei (…) si fa fatica quasi a girarsi. [estratto intervista]
Il gas... per cucinare (…) sa perché si può andare facilmente fuori di testa eh… ma
anche se non sei fuori di testa… credi di averlo… io ancora ci sto attenta ma… può
essere un attimo di distrazione e lasci aperto il gas. [estratto intervista]
Gli scaffali sono un po’ alti (…) se tu metti la roba sopra all’ultimo scaffale… arrivederci…
non la prendi più. [estratto intervista]
Un’altra critica emerse riguarda alcuni aspetti nella disposizione degli spazi e si riferisce
alla presenza di gradini nel tragitto per accedere ai garage.
Quando usciamo dall’ascensore per andare… in garage… ci sono due porte… gradino
gradino… se avessi la carrozzella non saprei come fare (…) [estratto intervista]
22
4.3. Il Centro diurno per anziani e i suoi servizi
I servizi offerti dal Centro diurno per anziani di via C. Augusta e dal Centro diurno di via
Vintola sono i medesimi, differiscono solo per il Servizio mensa per anziani che è
presente solo in Via C. Augusta, in un locale all’interno dell’edificio degli alloggi protetti.
La mensa offre il servizio pranzo ed è aperta sia agli inquilini sia agli anziani del
quartiere.
Per quanto riguarda entrambi i Centro diurni e i servizi da essi offerti alla persona,
secondo il parere degli intervistati gli stessi sono molto frequentati da anziani che non
vivono negli alloggi protetti e poco invece dagli inquilini di quest’ultimi. Dai dati messi a
disposizione dalla responsabile del Centro diurno di Via Vintola, emerge che n. 7
inquilini frequentano il Centro diurno, di cui n. 1 persona viene tutte le settimane per
l’igiene personale, n. 1 una volta al mese per il pedicure e le altre ogni 2/3 mesi sempre
per il servizio pedicure. Al momento della ricerca n. 1 sola persona risulta usufruire
dell’assistenza domiciliare, n. 1 persona riceve a pranzo i pasti a domicilio 5 giorni su 7.
Dai dati presentati invece dalla responsabile del centro diurno degli alloggi protetti di
via C. Augusta sono n. 3 gli inquilini che usano i servizi una volta ogni tanto, n.2
persone sono seguite con prestazioni di assistenza domiciliare, e il servizio pasti a
domicilio viene usufruito da n. 1 inquilino tutti i giorni, mentre n. 2 persone fanno uso
del servizio mensa.
Dalle interviste effettuate sul campo, sono emerse molte similitudini nelle riflessioni
fatte dagli intervistati di ambedue gli alloggi protetti a proposito della
strutturazione e dell’organizzazione del Centro diurno per anziani e dei servizi
da esso offerti:
• entrambi gli edifici che ospitano gli alloggi protetti sono strutturati in modo tale che
per accedere al Centro diurno, e in via C. Augusta anche al Servizio mensa, gli anziani
esterni agli alloggi protetti alloggio entrano dal portone comune, e quindi hanno
accesso anche alla zona degli appartamenti, non essendoci due entrate separate.
Quest’aspetto è segnalato come negativo da molti anziani intervistati.
Si no ma... abbiamo chiesto un cancello… che vangano dentro per mangiare o anche
qua… (centro diurno) invece vengono tutti dal nostro portone... ma non è giusto (…)
[estratto intervista]
• la maggior parte degli intervistati di ambedue gli alloggi protetti non mostra
interesse a fare uso dei servizi del Centro diurno: gli anziani spiegano di cercare di
arrangiarsi nella gestione della casa e nella cura della propria persona come meglio
possono e di ricorrere a servizi o aiuti solamente quando non ce la fanno a sopperire a
un certo bisogno. Il servizio al quale molti degli intervistati ricorrono sono le pulizie di
casa e il pedicure.
Cerco di arrangiarmi anche per passare un po’ il tempo (…) [estratto intervista]
Faccio il pedicure, una volta ero scivolata sul ghiaccio e mi ero fatta male al braccio
allora non riuscivo a lavarmi i capelli allora ero andata giù a lavarmi i capelli (…)
[estratto intervista]
No, non serve perché mi faccio la doccia, non ho dolori, non ho problemi [estratto
intervista]
… fra poco farò richiesta di... una… mi basta anche una volta alla settimana fare i lavori
un po’ più grossi perché mi accorgo che faccio fatica adesso capito... per via di questa
artrosi al piede (…) [estratto intervista]
23
Veniamo a farci i piedi..si si perché io i piedi glieli facevo… dopo col diabete ho
paura…che se taglio… se faccio... allora veniamo sempre qui… ogni due mesi (…)
[estratto intervista]
• a differenza degli alloggi protetti di via Vintola, quelli di Via C. Augusta hanno a
disposizione al loro interno anche del servizio mensa al piano terra per il pranzo. La
mensa è molto usata dagli anziani del quartiere, solo alcuni degli anziani degli alloggi
protetti intervistati raccontano di farne uso o di averne fatto uso in passato, anche se
non regolarmente e non tutti i giorni.
Ma io vado tre giorni alla settimana perché il martedì e il giovedì (…) tengo aperto
l’ufficio dell’Associazione Nazionale Italiana alle Leucemie (…) allora non faccio in tempo
ad essere là per l’una (…) [estratto intervista]
La mensa l’abbiamo fatta l’anno scorso, dopo si è stancato mio marito perché è tutto un
altro mangiare… logico… allora la facciamo... magari più avanti… o aspettiamo 4-5 mesi
e dopo rifacciamo un altro giro di dieci gironi (…) [estratto intervista]
• coloro che fanno uso della mensa affermano di essere contenti della presenza del
servizio, anche se alcuni si lamentano per la qualità del cibo e perché è frequentata da
molta gente e quindi si deve spesso fare la fila per mangiare.
È passabile… non c’è da dire… c’è sempre qualcuno dentro che “c’ero prima io…” le
solite dispute di corvi (…)[estratto intervista]
• coloro che non ne fanno affermano di essere comunque contenti dell’esistenza del
servizio all’interno della struttura in una prospettiva futura nella quale on sarà più in
grado di cucinare da solo.
… io sono autosufficiente, il mangiare me lo faccio e cambio tutti i giorni no... per il
momento... dopo quando… se mi capita qualcosa, allora vengo giù che è comodo (…)
[estratto intervista]
Nonostante gli intervistati raccontino di non fare uso dei servizi offerti dal Centro
diurno, o di farne solo sporadicamente, la maggior parte degli intervistati di entrambi gli
alloggi protetti ribadisce l’importanza dell’esistenza di questi servizi per le
persone anziane che ne hanno bisogno, soprattutto quando non sono più in grado di
svolgere alcune pratiche di cura della propria persona e della casa, e anche per loro
stessi quando in futuro non godranno più dell’autosufficienza attuale.
Qua c’è tutto. La mensa… è comoda… c’è l’ambulatorio… no no apposto qui, mi andrà
bene di sicuro anche più avanti si… servizi ci sono io mi sento a posto. [estratto
intervista]
… sotto c’è anche… la mensa se uno vuole... questo è molto importante… per me…
perché (…) un giorno che non dovesse andare (…) può andare giù a mangiare...
importante che ci siano questi servizi, che ci sia il bagno (…) [estratto intervista]
• tra gli anziani intervistati degli alloggi protetti di Via Vintola è emersa la critica legata
al fatto che il fine settimana non è possibile accedere a questi servizi, essendo il
centro diurno chiuso: una persona che però ha bisogno di assistenza per la cura della
propria persona ha bisogno di assistenza anche il finesettimana.
… la signorina è su tutti i giorni... anche perché lei (…) fa fatica a lavarsi e vestirsi... ha
bisogno proprio d’aiuto (…) però sabato e domenica… niente (…)[estratto intervista]
• in entrambi gli alloggi protetti alcuni intervistati criticano il fatto che i servizi offerti
dal centro diurno sono a pagamento e che il loro costo è elevato. In pochi
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mostrano di essere informati della possibilità di poter fare
agevolazione dei costi per accedere ai servizi del centro diurno.
richiesta
di
… abbiamo tutto a pagamento (…) sia per lavare, stirare, fare il bagno, pedicure… che
loro vengano da me per lavarmi (…) [estratto intervista]
Ho sentito che tanti non vanno (…) perché hanno aumentato no… ma questo non è
giusto (…) ho detto... si... bravi a fare i prezzi ma secondo i loro stipendi, non secondo
le pensioni. [estratto intervista]
• in generale è emerso che molti degli anziani intervistati, in particolare degli alloggi
protetti di Via Vintola, percepiscono che il Centro diurno sia una cosa a parte,
separata da quello che sono gli alloggi protetti per anziani e non lo vedono come
un’occasione per avere servizi socio-assistenziali o per stare in compagnia.
… loro sono dipendenti di un'altra società… non hanno niente a che vedere con noi… noi
siamo inquilini e dobbiamo rispondere in via Lancia di tutto (…)[estratto intervista]
• gli intervistati di entrambi gli alloggi protetti comunque spiegano che gli operatori
del Centro diurno sono un punto di riferimento molto importante, al quale si
rivolgono in diverse occasioni:
Mio figlio mi tiene mio figlio… due volte al mese viene una signora per le pulizie (…) Poi
fino (…) a settembre io giù andavo a farmi i capelli, il bagno, i piedi… e allora dopo mio
figlio ha fatto la domanda per avere un po’ come di accudimento in casa e tutto. E loro
hanno detto “noi vi possiamo dare solo un’ora e mezza al lunedì, un'ora e mezza al
giovedì” eh... per uscire un’oretta a camminare un po’, si viene una signorina giù e mi
porta a camminare alle tre di pomeriggio (…) mi porta un po’ in chiesa (…) poi martedì
(…) viene un'altra signorina mi fa la doccia. Poi oggi è venerdì vado giù… mi fanno il
bagno… i capelli, i piedi diciamo mi... però da ottobre ad adesso non pago più… no
perché (…) dov’è stata fatta la domanda hanno dato l’incarico a loro che mi possono
fare senza… e loro mi danno questi buoni qua… si e così sto bene. [estratto intervista]
Una signora che vive negli alloggi protetti con il marito non autosufficiente spiega di
sentirsi al sicuro per quanto riguarda la gestione del coniuge, poiché gli operatori del
centro diurno sono sempre disponibili a dare supporto e aiuto in caso di necessità:
Per darmi il cambio magari se devo stare via mezza giornata perché devo andare a fare
una visita o così, o mia nipote o mio figlio (…) poi se magari dovessi sentirmi presa per
il collo, scendo (…) io trovo aiuto qua (…) [estratto intervista]
4.4. La socializzazione e l’aiuto fra i condomini
Dalle interviste sul campo emerge in maniera chiara che gli anziani di tutti e due gli
edifici che ospitano gli alloggi protetti hanno difficoltà a socializzare tra di loro: essi
riferiscono che i contatti e le relazioni sociali sono spesso sporadici e superficiali e si
limitano al saluto in ascensore o sul portone di casa.
… quando la vedo allora ciao così ma se no… e gli altri si e no… dicono buon giorno
[estratto intervista]
No… spariscono come entrano… shò… via (…) [estratto intervista]
Gli anziani intervistati negli alloggi protetti di Via Vintola fanno risalire le cause della
mancata socializzazione a:
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• problemi linguistici: alcune persone non sanno parlare in lingua italiana, altre non
sanno parlare in lingua tedesca, così la comunicazione risulta difficile se non
pressoché impossibile;
• alla preferenza di anziani per la quiete e per stare per conto proprio;
• al mancato affiatamento tra gli inquilini;
• all’età, al carattere, allo stato di salute e alle abitudini un po’ particolari di
alcuni anziani, per cui risulta difficile avvicinarsi;
… io il tedesco non lo parlo… è difficile imparare il tedesco (…) è difficile poi… voler… far
parlare in italiano uno che sa solo il tedesco o sa poco l’italiano…non c’è più la
possibilità di (…) (un) rapporto anche amichevole che potrebbe esserci (…) [estratto
intervista]
… ognuno vuole stare per conto suo (…) loro hanno preso questa casa proprio come
nido sa… sono anziani e non vogliono… come dire… hanno paura di avere un intruso in
casa (…) sono anche molto diffidenti (…) [estratto intervista]
… qui ce n’è un'altra (…) anche quella è… inavvicinabile (…) è prepotente è di comando
(…) io la saluto per educazione perché lei è più anziana di me ma lei non mi risponde
(…) lei per me non sa stare in società (…) [estratto intervista]
Ecco questo è un esempio di che abitanti abbiamo qui: l’altro ometto è sempre lì che
brontola… (…) la scambia magari anche per un'altra… perché difficilmente ti riconosce
ora (…) l’altra va a lavorare (…) l’altro che sbatte e non era lui… (…) [estratto intervista]
Qui le persone sono tutte insomma non si può dire né carine né… sa non parlano (…)
con le altre signore (…) buon giorno- buona sera… sono proprio loro così (…)
assolutamente non c’è comunicazione (…) [estratto intervista]
Gli anziani intervistati negli alloggi protetti di Via C. Augusta fanno invece risalire le
cause della mancata socializzazione al fatto che:
• molti anziani sono diffidenti;
• qualche anziano è assistito dai figli e non è autosufficiente al punto da poter
socializzare.
…siccome ci sono tante persone che sono assistite dai figli, non sono in grado di avere,
e poi gli anziani sono proprio diffidenti, non hanno questa cosa di mettersi in gioco (…)
[estratto intervista]
• loro stessi non vogliono socializzare con i condomini: per paura che vengano
fuori pettegolezzi, per il desiderio di trovarsi con persone diverse da quelle che
abitano nella stessa casa, a causa del carattere introverso per cui trovano difficoltà a
parlare con persone estranee, alla mancanza di affiatamento e di condivisione fra i
condomini, alle controversie e ai conflitti di interesse fra i condomini.
… loro vorrebbero anche attaccare bottone e sapere qui e là ma io sono tipo… che di
bottone ne ho già abbastanza dei miei. … ma da solo sto bene... non c’ho problemi di
nessun genere e non sento neanche il bisogno di… io al massimo vado al bar, bevo il
caffè… leggo il giornale e poi torno a casa. [estratto intervista]
… saluto, rispetto e così (…) non ho l’abitudine di andare nelle case o che vengano loro…
magari nascono chiacchiere “e questo ha detto- quello ha detto” (…) ognuno a casa
sua... son fatta così. [estratto intervista]
Dalle interviste in entrambi gli alloggi protetti è emerso che il momento nel quale per
alcuni è stato possibile legare con gli altri inquilini è stato quello del trasferimento e del
26
primo ingresso negli alloggi, quando poi però questi sono venuti a mancare, non
sono più riusciti a legare con gli inquilini nuovi.
Si c’erano due sorelle (...) una è morta adesso (…) veniva qui a trovarla quasi tutti i
giorni (…) adesso lei, da quando è mancata la signora (...) si è sentita un po’ isolata qua
(...) lei non è una... che fa così amicizia facilmente… sempre stata una piuttosto
selettiva (…) e quindi sta nel suo nido (…) [estratto intervista]
Alcuni anziani intervistati spiegano poi che essendo autosufficienti e quindi in grado di
muoversi in autonomia e di uscire da soli di casa, trovano occasione di socializzare
con gli operatori del Centro diurno e all’esterno con parenti, amici e
conoscenti.
Io ho tante amiche non per casa... son sincera… no no… fuori in bar ci si incontra… io
sono molto socievole noi ci incontriamo (…) ecco abbiamo fuori da qui… qui dove vado a
socializzare… con chi? [estratto intervista]
Von de wos do wohnen eigentlich wianiger… weil viele, die oanen gian net aus, die
oanen des net… ober sogmor von drüben do und von de wos do (…) wohnen,
Vintlerstroß.. de wosn die IPEAwohnungen hobn, sem kenn i zwoa-drei (…) und wenn
mon schun so long do isch donn kennt mon die Gegend und die Leit (…) [estratto
intervista]
Dalle interviste fatte alle persone la cui autosufficienza è ridotta e che quindi hanno
meno possibilità di uscire in autonomia, o che hanno il coniuge non più autosufficiente,
è emerso un sentimento che pare essere quello della solitudine. Chi ha familiari e
parenti vicino, a detta degli intervistati, riesce parzialmente a sopperire a tale
sentimento, ma comunque il fatto di non riuscire a muoversi in autonomia al di fuori
della propria abitazione crea un senso di esclusione sociale.
Oh ma io sto sempre qua, sono io e la televisione. … e così per grazia di Dio sto bella
sola (…) [estratto intervista]
Nonostante socializzino poco fra di loro, la maggior parte degli anziani intervistati di
ambedue gli alloggi dichiara di avere un condomino di riferimento in caso di
necessità e di offrire il proprio aiuto a condomini che ne hanno bisogno, e
racconta di qualche episodio nel quale qualche inquilino ha avuto bisogno di aiuto e nei
quali si sono resi disponibili ad aiutarlo o nei quali hanno ricevuto loro stessi aiuto da un
condomino.
Tante volte lei mi bussa e dice “(nome) hai bisogno...” si si lei è l’unica. [estratto
intervista]
Sischt wenn sie lai so mitn Fernseheinscholten oder wegnen Strom sem hot sie mit der
Lompen de hin gworden isch... donn bin i zerscht oingongen donn isch olls in Ordnung
gwesen donn bin i aun gongen und hon i ihr eben in Ding eini, weil i hon gwisst von mir
wenn a Lomp hin werd donn hauts in Automat ausi, donn hon i ihr im Kastel hon is ihr
gezoagt… sie isch 92... nor isch boll. I denk mir… i woass a net wia i wer(…) [estratto
intervista]
Io penso anche a un minimo di aiuto locale fra condomini… se uno ha bisogno… dice un
attimo… sto male… io penso che si fa qualcosa… (…) e se no chiamo il 118
direttamente… se poi sto male male che… pazienza (…) se qualcuno chiama me lo aiuto
(…) [estratto intervista]
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4.5. L’attività di animazione
Gli intervistati degli alloggi protetti di Via Vintola raccontano che il Centro diurno per
anziani offre all´interno della struttura la possibilità ai condomini e agli anziani del rione
di fare attività ludiche e di animazione. Gli intervistati spiegano però di non
partecipare a tali attività:
• una volta la settimana un gruppo di signori gioca a carte. Gli intervistati spiegano di
non partecipare a tale attività per motivi linguistici, il gruppo parla in tedesco e molti
anziani non sanno parlare in tedesco, e perché percepiscono il gruppo come un
gruppo chiuso e quindi non aperto a nuovi giocatori;
• in passato sono state svolte anche altre attività come il gioco della tombola, alle quali
partecipavano anche anziani del rione, ma ora non vengono più svolte per mancanza
di partecipazione;
• quando vengono organizzate delle feste, partecipano molti anziani del rione, ma sono
pochi gli inquilini che vi partecipano, comunque la festa è vista dagli intervistati come
un momento importante;
• poca è la partecipazione da parte degli intervistati alle attività ginniche organizzate;
Qui sotto prima si giocava un po’ la tombola… ed io scendevo (…) eravamo sette otto
signore che venivano da fuori… poi dopo non son più venute perché sono andate con la
chiesa (…) [estratto intervista]
… anche quando c’è Natale così si va giù in tre a fare festa. [estratto intervista]
Anche gli intervistati degli alloggi protetti di via C. Augusta raccontano che il Centro
diurno per anziani offre ai condomini e agli anziani del quartiere qualche attività di
animazione e alcuni spiegano di parteciparvi volentieri:
Si è stata fatta, ti ricordi la festa che io… lei voleva che venissi anche io ma io lavoravo
quel pomeriggio non potevo… allora non sei venuta? Si sei venuta... che c’erano dei
dolci della musica (…) [estratto intervista]
…mi hanno chiesto se andavo dai bambini dell’asilo a vedere i lavoretti e insegnarci...
issi sono già andata due tre volte (…) [estratto intervista]
La maggior parte degli intervistati di entrambe gli alloggi spiega di non aspettarsi che
nella struttura si svolgano attività di animazione, perché preferiscono la quiete e la
tranquillità, o perché svolgono loro stessi varie attività di tempo libero, qualcuno
anche di volontariato, o di aiuto a parenti o accudimento dei nipoti, o perché godono
spesso della compagnia dei propri familiari.
Zwoa mol die Woch fohr i a Völs aufi a jetzt und tua ihr bügeln… awian auramen, die
Letze kimmt donn von do Schual hoam… richt i in Mittogtisch (…) oamol die Woche
geah i Wossergymnastik (...) nor hon i a Kollegin drüben a donn giamor zusommen
Kaffeetrinken (…) Na na i bin olm aufn Weg (…) i woaß olm wos tian (…).[estratto
intervista]
Io ho detto alle feste da ballo che facevano una volta… non abbiatevene a male ma io
non vengo (…) anche perché io ormai quelle cose… feste di… mi danno solo fastidio e
basta… io sono anziana e… sono vedova… e ho avuto tanti dispiaceri (…) [estratto
intervista]
Si feste (…) ma mi sembra… son già vecchio io… in mezzo a ste donne qua mi sembra di
essere Matusalemme. Chi 90 chi 80 chi 85… ci vuole un po’ di gioventù... allora si…
[estratto intervista]
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Qualche persona anziana intervistata degli alloggi di V.Vintola spiega che gli piacerebbe
che fossero organizzate maggiori opportunità di animazione e di socializzazione
all’interno della struttura, visto che o per motivi di parziale non autosufficienza trova
molto difficile raggiungere luoghi di svago, o perché ha pochi contatti con parenti o
persone al di fuori della struttura.
… è più bello avere un po’ di amicizia (…) caspita eh ma come faccio a camminare… io
non posso andare a casa delle signore [estratto intervista]
Quando vengono organizzate delle feste, a detta degli intervistati di Via C. Augusta,
partecipano molti anziani del rione, ma sono pochi gli inquilini che vi partecipano, anche
se comunque vedono le attività di animazione e socializzazione come momenti
importanti sia per gli inquilini, che per gli anziani del rione.
Ma anche organizzare una gita come fanno tanti (…) (giocare a) carte (…) sarebbe bello
perché… uno perde un paio d’ore qua… invece di stare sempre sopra (…) [estratto
intervista]
… han fatto una grigliata quest’estate ho detto “mamma se vuoi vengo giù anche io,
andiamo giù”... “no no no no” lei non vuole (…) e anche quando fanno le feste… non è
mai stata... è proprio così di carattere (…) [estratto intervista]
4.6. La sicurezza
La maggior parte degli intervistati di ambedue gli alloggi protetti per anziani dichiarano
di sentirsi al sicuro nell’alloggio protetto per quanto riguarda il livello di assistenza,
anche ragionando in una prospettiva futura nella quale non saranno più autosufficienti
in molte cose: spiegano che quando hanno bisogno di aiuto si possono rivolgere ad
alcuni condomini, ma soprattutto agli operatori del Centro diurno.
Il Centro diurno per anziani offre un servizio di controllo della salute giornaliero, inoltre
offre numerosi servizi di assistenza e di cura alla persona, che permettono anche a una
persona parzialmente autosufficiente di vivere all’interno degli alloggi.
In genere gli intervistati di entrambi gli alloggi si sentono al sicuro anche rispetto a
eventuali intrusioni nel proprio appartamento, anche se una criticità viene individuata
nel fatto che ci sia un'unica porta d’entrata, usata sia dai condomini che da persone che
frequentano il Centro diurno, che permette quindi l’accesso sia al Centro diurno che alla
zona degli appartamenti.
In particolare negli alloggi protetti di Via Vintola, alcuni intervistati si lamentano per il
fatto che a loro avviso estranei possono accedere facilmente nel giardino della struttura
dalla strada. Infine un punto critico comune riguardante la sicurezza è la mancanza
del videocitofono, per potere vedere chi suona alla porta dell’edificio.
Sicuro sicuro… cosa c’è d’aver paura? Terremoto?… nono… (…) c’è (il centro diurno)
sotto che veramente ci aiutano perché… se due giorni non passo là vengono a suonare e
tutto no… il centro anziani sotto è veramente eccezionale (…) [estratto intervista]
Non ho paura di niente (…) dormivo tante volte con la porta d’entrata aperta (…) e mi
succede anche adesso a volte (…) ma secondo me non c’è proprio niente d’aver paura in
questa casa assolutamente [estratto intervista]
… si riesce a entrare da quel cancelletto di legno che c’è fuori (per accedere al giardino
dalla strada) vengono dentro e possono anche scassare qualcosa se non trovano niente
le pare no… o se trovano il sistema che vedono che è aperto… vede ben che dormono
dappertutto… lì è bello comodo dormire in giardino (…) [estratto intervista]
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4.7. La gestione delle strutture e della manutenzione
Dalle interviste condotte, emerge che gli anziani inquilini degli alloggi protetti non sanno
come muoversi e a chi rivolgersi quando si trovano ad affrontare problemi di
manutenzione ordinaria o straordinaria, che insorgono sia nel proprio appartamento che
negli spazi comuni della struttura. Un problema frequente registrato è la difficoltà di
comunicazione con gli uffici comunali, la troppa burocrazia, la mancanza di
comunicazione con i tecnici e gli addetti ai lavori, che spesso non rispettano gli
appuntamenti dati agli anziani o talvolta non eseguono i lavori di manutenzione
ordinaria o straordinaria concordati.
… la manutenzione qui è un problema serio (…) insomma sono anziani... cosa devono
fare (…) diceva ma come ha preso l’appuntamento non è venuto (…) due volte è stata
qui ad aspettare tutto il giorno (…) [estratto intervista]
… sono venuti un paio di volte l’architetto (nome) ecco, si fanno vedere ogni tanto e poi
non li si vede più (…) [estratto intervista]
… dici tu un reclamo o qualcosa (…) “parli coll’architetto” e parlato coll’architetto “parli
col geometra” io mi son stufata (…) e basta (…) ognuno scarica… sugli altri (…) [estratto
intervista]
Un problema serio sollevato da alcuni intervistati degli alloggi protetti di Via C. Augusta
è che quando un appartamento si libera, questo viene ristrutturato. I lavori di
ristrutturazione risultano molto fastidiosi, ai limiti della sopportazione per gli inquilini
che vi abitano intorno.
Dopo tutto quella confusione che c’è stata… qua… guardi quello che ho passato… non lo
auguro a un cane guardi... perché qui sopra… hanno sventrato tutto l’appartamento (…)
hanno buttato giù i muri, hanno preso su tutti i… pavimenti… c’era compressore che
andava dalla mattina alla sera… per 15 giorni, se non avessi avuto loro (le figlie) che mi
ospitavano (…) da impazzire (…) [estratto intervista]
Un altro problema elencato da alcuni intervistati di Via Vintola riguarda la presenza
all’ultimo piano dell’edificio di uno spazio usato da alcuni intervistati come terrazzino in
estate. A loro avviso, tale spazio é soggetto alle intemperie e si sta rovinando.
… non hanno coperto la terrazza e le mattonelle iniziano a rompersi (…) poi quando
piove la porta (…) si è gonfiata (…) [estratto intervista]
Un altro punto critico rilevato negli alloggi di Via Vintola è, secondo alcuni degli
intervistati, che gli appartamenti che si trovano sullo stesso piano utilizzano lo stesso
impianto elettrico: dunque quando stacca la corrente nel suo appartamento, stacca la
corrente anche agli appartamenti che si trovano sullo stesso piano. Inoltre nel giroscale
le lampadine sono soggette a facile rottura.
… qua se parte una lampadina ne partono tre o appunto uno stacca la corrente e così
non va… è tutto fatto male (…) a me è andata via la signora di là che se n’è andata… e
da me e da (nome) non andava più l’aria condizionata. [estratto intervista]
In via C. Augusta alcuni anziani intervistati segnalano che le loro cantine non sono
agibili.
In cantina non si può mettere niente perché c’è un odore di muffa che... cioè di pipì... è
bagnato (…) ci vorrebbe un po’ più di manutenzione ecco questo è il discorso.(…)
[estratto intervista]
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Mentre per l’affitto da pagare, visto che è in base al reddito, gli intervistati si dicono
soddisfatti, alcuni si lamentano per le spese condominiali che a loro avviso sono
troppo alte. Alcuni si lamentano di spese aggiuntive dovute, a loro avviso, al fatto che
gli impianti non funzionano, dovute, in Via Vintola, al fatto che il giardino non è usato
dai condomini, dovute, in via C. Augusta, alla presenza di molti appartamenti vuoti.
… in base al reddito pago eh non mi lamento… sono cifre che nei confronti dei privati
che oltre tutto non sono appartamenti messi così bene [estratto intervista]
Noi abbiamo spese, ma perché sono stati fatti male gli impianti (…) se si incanta questo
relè o come cavolo si chiama mi va anche 24 ore al giorno la luce in cantina (…) sono
difetti costosi se vogliamo alla fine dell’anno (…) [estratto intervista]
…Perché tutte ste luci dobbiamo pagarle noi, sulle scale vengono dentro a mangiare
anche a mezzo giorno accendono la luce (…) [estratto intervista]
5. Consigli utili per la progettazione di nuovi alloggi protetti per
anziani
Gli anziani intervistati hanno aderito alla proposta di indicare possibili suggerimenti per
la progettazione, la costruzione e la gestione di futuri alloggi protetti per anziani sul
territorio della città. I suggerimenti riguardano l’appartamento, gli spazi comuni e la
tipologia e la gestione dei servizi all’anziano.
5.1. L’appartamento
Gli anziani sono concordi nell’indicare la seguente composizione ideale di un alloggio
protetto per anziani, pensato per ospitare un anziano solo oppure una coppia di anziani:
• entrata
• stanza da letto
• soggiorno
• cucina abitabile, possibilmente in una stanza a parte
• bagno
• ripostiglio
• balcone con vista libera
• una stanza in più
Passando in rassegna uno a uno gli spazi dell’appartamento, gli intervistati
suggeriscono che:
la cucina sia abitabile e si trovi in un locale separato: la cucina dovrebbe essere
disposta tutta lungo una singola parete, in modo che tutte le sue componenti possano
essere facilmente raggiungibili. Il mobilio della cucina deve essere disposto a un’altezza
tale da risultare completamente a portata di mano dell’anziano senza l’ausilio di
sgabelli. Gli elettrodomestici dovrebbero essere commisurati alle necessità di n. 1
persona e i fornelli della cucina dovrebbero essere elettrici e non a gas. Infine i vari
attacchi dell’acqua dovrebbero essere disposti a un’altezza e in un luogo ben visibile e
facilmente raggiungibile dall’anziano, e le prese elettriche dovrebbero essere
predisposte sopra il piano da lavoro e lontane dal lavello.
Per essere una casa protetta... secondo me (…) prima di tutto non deve esserci il gas…
perché delle persone anziane adesso lei c’è con la testa ed è brava ma… capisce tutto
ed è ancora lucidissima anzi... più lucida ancora di me… però voglio dire (…) [estratto
intervista]
il bagno sia spazioso e finestrato, in modo da potersi muovere liberamente anche
con la sedia a rotelle e da poter stendere la biancheria. Le piastrelle dovrebbero essere
antiscivolo e allo stesso tempo risultare semplici da pulire. Nel bagno dovrebbero essere
presenti il WC, un bidet, una doccia con seduta all’interno e maniglioni di sicurezza e
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un lavandino con un mobiletto. La doccia dovrebbe essere sufficientemente grande per
potersi sedere comodamente sulla seduta interna e per avere sufficiente spazio per
muoversi. Inoltre dovrebbe essere predisposto in modo tale da permettere di fare il
bagno assistito.
Secondo alcuni anziani intervistati in un alloggio protetto per anziani occorre
predisporre una cameretta piccola in più, che può servire per esempio come spazio
per riporre i mobili e gli oggetti dell’appartamento originario, a un nonno o una nonna
per avere uno spazio per poter tenere i nipoti, a un padre o una madre per ospitare i
figli, all’anziano non più autosufficiente per ospitare una badante.
Dovrebbero fare una stanzetta in più… perché le persone anziane quando arriva quel
momento che non… non ce la fai più da sola… due son le cose… o ti prendi la badante...
o vai in casa di riposo… che c’è una lista lunga come non so che cosa (…) [estratto
intervista]
La maggior parte degli anziani ribadisce l’importanza di avere un balcone nel proprio
appartamento. Il balcone deve però avere una copertura data dai balconi dei piani
superiori o da una tettoia appositamente predisposta, in modo da ripararlo dalla
pioggia, dal sole, e per garantire una maggiore privacy. Se predisposta anche una
veranda, essa deve avere vetri che si possono aprire e che sono facilmente raggiungibili
dall’anziano per poterli pulire.
Consiglierei di fare dei terrazzini (…) perché l’anziano ha bisogno secondo me no… già
parlano poco, escono poco, se poi rimangono anche a casa, almeno se c’hanno un
terrazzino per andare fuori (…) [estratto intervista]
Molti intervistati convergono sulla necessità di avere un ripostiglio nell’appartamento.
… la scopa, la pattumiera me la devo mettere sotto il letto dico non c’è un buco per
mettere le scope, in un’abitazione… anche piccolo ma…ci vuole…” [estratto intervista]
Le vetrate dell’abitazione dovrebbero essere predisposte a un’altezza tale da poter
garantire all’anziano una facile pulizia, e dovrebbero avere delle tapparelle.
All’interno dell’appartamento e per accedere allo stesso è necessario il non aver
dislivelli o gradini, in modo che anche un anziano che fa fatica a camminare o una
persona in sedia a rotelle possa muoversi liberamente.
Gli appartamenti dovrebbero essere tutti allestiti con una porta blindata.
Molti anziani suggeriscono di predisporre gli appartamenti in modo che ogni
appartamento abbia il suo impianto elettrico autonomo. Per alcuni intervistati avere
l’aria condizionata all’interno degli appartamenti è molto comodo in estate. Alcuni
suggeriscono di mettere il centralino del riscaldamento lontano dalla stufa elettrica.
Per non sentire o perlomeno ridurre l’inquinamento acustico derivante dagli
appartamenti vicini, dal centro diurno e dal di fuori della struttura gli intervistati
suggeriscono di isolare bene le pareti e le finestre degli appartamenti.
Molti anziani intervistati suggeriscono di predisporre un videocitofono a uso degli
inquilini, in modo da evitare di aprire a dei malintenzionati.
32
5.2.
L’edificio: la destinazione degli appartamenti e gli spazi
comuni
Dalla maggior parte delle interviste si evincono coma elementi comuni e condivisi il
bisogno e il desiderio di tranquillità e di quiete dell’anziano. Per questo motivo in
molti suggeriscono di predisporre negli edifici adibiti come alloggi protetti per anziani
solo appartamenti per persone anziane sole o per coppie di persone anziane. Solo pochi
intervistati suggeriscono di predisporre anche alloggi per famiglie con figli, ma
sottolineano però l’importanza del rispetto delle regole per garantire la tranquillità agli
inquilini.
I due appartamenti grandi logicamente sono stati dati a una famiglia più numerosa (…)
quello che non ho patito… senza educazione, il casino (…) tutti i giorni dalla mattina alla
sera (…) 7 figli tutti sposati tutti nipoti (…) arrivavano la mattina verso le 8 e andavano
via anche a mezza notte, poi si mettevano a fare rumori… (…) ho avuto delle crisi di
panico (…) Questa è una mezza casa di riposo (…) non si può mettere una famiglia
numerosa sopra una persona anziana magari anche ammalata (…) [estratto intervista]
L’edificio di un alloggio protetto per anziani deve essere composto da un’entrata con
porta blindata che dia accesso alla zona degli appartamenti degli anziani e da una
seconda entrata separata che dia accesso solamente ai locali del Centro diurno per
anziani.
Da alcune interviste, emerge il suggerimento di predisporre solo una piccola saletta
comune, per avere la possibilità di riunire gli inquilini con altri anziani del rione tramite
attività ludiche, di animazione e di socializzazione. Questa saletta potrebbe essere
anche usato come luogo in cui gli inquilini possono ricevere eventualmente visite. Alcuni
intervistati non vedono invece come necessaria la saletta comune e spiegano che
comunque non viene usata dagli inquilini o dagli anziani del rione, visto che sono solo in
pochi che partecipano ad attività di animazione e socializzazione
Non serve una sala così grande. Avevano forse idea (…) di istituire cene e di… ma noi
non abbiamo bisogno di questo (…) se questi anziani sono venuti qua è perché vogliono
la loro privacy. Se no andavano in casa di riposo (…) [estratto intervista]
Il Centro diurno per anziani viene visto come un punto di offerta di servizi molto
utile per gli anziani non più autosufficienti o solo parzialmente autosufficienti e si sono
raccolti i suggerimenti di realizzarne sempre uno all’interno dell’edificio degli alloggi
protetti per anziani, oppure nelle immediate vicinanze. Un’alternativa suggerita sono le
prestazioni a domicilio.
Un altro suggerimento dato da molte persone intervistate è quello di predisporre un
piccolo poliambulatorio per gli anziani bisognosi di prestazioni sanitarie semplici:
medicazioni, iniezioni, analisi del sangue, misurazione della pressione.
Per quanto riguarda gli spazi all’aperto, è emersa l’indicazione di predisporre un
giardino accessibile solamente dall’interno dell’edificio a qualsiasi ora del giorno e della
notte, senza per questo mettere in pericolo la sicurezza dell’edificio dall’invasione di
estranei. In alternativa al giardino suggeriscono di predisporre un terrazzo /un
giardino d’inverno al piano superiore dell’edificio.
Secondo me il giardino non serve a niente. Serve di più il Wintergarten per noi donne
che andiamo su a stendere (…) sarebbe bellissimo (…) [estratto intervista]
Se poi li dessero anche la possibilità di farsi un caffè e portarselo fuori non sarebbe
male. [estratto intervista]
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… una parete in modo che (…) quando loro fanno le riunioni che noi non disturbassimo
loro o viceversa. [estratto intervista]
Molti anziani suggeriscono di predisporre un garage per la macchina e una cantina, di
cui l’inquilino può fare uso su richiesta.
Molti anziani, con particolare riferimento a coloro che abitano in Via C. Augusta,
sottolineano l’importanza che la strada di accesso all’edificio sia ben illuminata e
spianata, senza buche o dislivelli.
Nei vari spazi della struttura e per accedere ai vari spazi della struttura suggeriscono di
eliminare barriere, quali dislivelli o gradini.
La struttura dovrebbe essere servita da un grande ascensore.
L’aria condizionata, autonomamente regolabile, nei vari locali della struttura è molto
gradita dalla maggior parte degli intervistati e quindi ne suggeriscono sempre la
presenza.
5.3. Tipologia e gestione dei servizi all’anziano
Dalla ricerca condotta sul campo emerge il forte desiderio di avere negli alloggi
protetti per anziani una persona di riferimento, alla quale potersi rivolgere ad
esempio per problematiche riguardanti la manutenzione ordinaria e straordinaria
dell’appartamento, dell’edificio, o quando un inquilino non si sente bene e ha bisogno di
essere soccorso, o ancora per sbrigare faccende burocratiche di vario genere, come
aiuto nell’interazione con gli uffici pubblici, come vigilante delle regole condominiali.
Gli intervistati trovano generalmente soddisfacimento ai propri bisogni quando si
rivolgono al personale del Centro diurno per anziani, spiegano però di essere in difficoltà
a chiedere sempre a loro il necessario supporto, perché pensano che non sia questa la
loro mansione e tenuto conto che li vedono sempre molto indaffarati con gli utenti
esterni del centro. Il desiderio è quello di avere una persona di riferimento che viva in
uno degli appartamenti dell’edificio, anche insieme alla sua famiglia, al quale potersi
riferire anche negli orari di chiusura del Centro diurno, dunque dopo le ore 17.00,
durante la notte per i casi di emergenza e nei fine-settimana.
Alcune persone anziane intervistate fanno presente che questa persona di riferimento
non dovrebbe necessariamente vivere in un appartamento dell’edificio degli alloggi
protetti: il supporto potrebbe essere dato attraverso un ufficio con appositi orari di dalla
disponibilità aggiunta dagli operatori del Centro diurno attraverso una reperibilità
telefonica 24 ore su 24 per i casi di emergenza. L’attuale servizio di controllo giornaliero
effettuato da parte degli operatori del Centro diurno o da un’altra persona di
riferimento, in cui ogni giorno un incaricato suona alla porta dell’inquilino per controllare
che stia bene, è accettato solo da alcuni anziani, mentre altri non sentono di averne
bisogno e preferiscono che tale controllo non sia fatto. Alcuni intervistati suggeriscono
che la persona di riferimento abbia anche la funzione di amministratore cui potersi
rivolgere in caso di problemi con gli inquilini dell’alloggio protetto o con i vicini.
… mir hobn von niamands a Telefonnummer und gor nichts (…) Samstag- Sonntag wen
ruaft mon denn do on wenn amol eppes isch (…) dass mon jemond onruafen konn und
donn jemond kimmt und unten einer in der Wohnung schaugt (…) [estratto intervista]
Eh… essendo casa protetta io penso che ci sia una persona... (…) si pensa di avere un
punto di riferimento… notturno può succedere… di sabato e di domenica… perché lunedì
fino a venerdì grazie a Dio abbiamo la signora (…) non che pretendo che ci sia un
custode a mia disposizione… però se mi succede che ho bisogno di un aiuto di un uomo
… magari a una certa ora chiedo se può venire a vedere… ecco magari lui dice “ si
signora domani a data ora vengo… mi dica cos’ha”. [estratto intervista]
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… noi non possiamo andare giù dai servizi sociali perché loro hanno il loro lavoro da
fare… che non è questo… ma quando c’è qualcosa che non va… allora una persona di
riferimento ci deve essere (…) e dovrebbe essere nella casa (…) magari andare lì, dire
guardi c’è questo e quello che non funziona… magari allora la persona dice va bèh
questo ti devi arrangiare tu, l’altro lo facciamo noi (…) [estratto intervista]
Un altro suggerimento dato da molti intervistati, è il predisporre un piccolo
poliambulatorio in cui offrire agli anziani bisognosi servizi per esempio di medicazioni
di vario tipo, punture, per fare le analisi, iniezioni e per misurare la pressione. Il
poliambulatorio potrebbe avere aperture a orari fissi. Un ulteriore servizio proposto da
alcuni anziani è il ritiro dal medico di base di prescrizioni e consegna all’anziano di
medicinali.
… qua manca un servizio sanitario (…) tante volte hanno da fare una medicazione gli
anziani (…) o hanno fatto una puntura bisogna disinfettarli, le iniezioni, una
medicazione all’occhio tante volte o mettere delle gocce.(…) Ce n’è di infermiere (…)
mettono lì (…) a orari, che ne so dalle 10 alle 12 o dalle 4 alle 5 quel che è no (…)
[estratto intervista]
Ecco anche questo servizio sarebbe un servizio da fare tipo (…) che vanno dal medico a
prendere l’impegnativa (…) o vanno a prendere le medicine. [estratto intervista]
Secondo molti intervistati, una mensa all’interno dell’edificio è senz’altro comoda,
ma non è indispensabile se è previsto il servizio dei pasti a domicilio o se sono
disponibili delle mense nella vicinanza della struttura.
Dalle interviste fatte si evince la necessità di una maggiore spiegazione agli inquilini dei
servizi che la struttura degli alloggi protetti per anziani offre e dei loro effettivi costi. In
molti, infatti, mostrano di non essere consapevoli di poter fare richiesta di
agevolazione tariffaria e per questo motivo non fanno uso dei servizi offerti anche se
ne avrebbero bisogno. Dalle interviste risultano importanti il servizio di pedicure, di
pulizia dell’appartamento e di bagno assistito nel proprio domicilio. I servizi riguardanti
l’igiene personale come il bagno assistito dovrebbero essere usufruibili però anche nei
fine-settimana, così come il servizio mensa o di pasto a domicilio.
Dalle interviste fatte, emerge da alcuni il suggerimento di organizzare piccole attività
di animazione, di socializzazione all’interno della struttura, anche se per altri non
sembrano attività indispensabili per un alloggio protetto per anziani. Tra le attività
suggerite c’è il riunirsi per fare lavoretti per gli anziani del rione, riunirsi per bere
insieme una tazza di tè e mangiare dei biscotti e parlare del più e del meno, fare piccole
feste, giocare a tombola, giocare a carte, fare delle gite giornaliere.
Ci vorrebbe una persona in più che si dedicasse all’animazione (…) [estratto intervista]
… ci sono anche volontari musicisti no… e fare (…) questa musica melodica degli anni
cinquanta che penso (…) agli anziani piace tantissimo, stanno lì ad ascoltare, vanno
indietro nel tempo. [estratto intervista]
Arrivano momenti che non sai dove andare (…) mi sento perso non so… fare qualcosa
ma cosa vuoi fare? … sto diventando mezzo rimbambito (…) [estratto intervista]
Quando l’anziano perde la propria autonomia e diventa necessaria un’assistenza
continua, alcuni anziani suggeriscono di predisporre la possibilità di fare ricorso alla
figura della badante, poiché il trasferimento in una Casa di riposo non è una
prospettiva molto gradita agli anziani.
La maggior parte degli anziani intervistati dichiara di non sentire il bisogno di avere il
servizio di telesoccorso, benché ancora autosufficienti e stiano abbastanza bene di
salute. È opinione diffusa che il telesoccorso possa servire a persone che non sono più
35
autosufficienti o lo sono solo parzialmente, anche se c’è qualche perplessità sull’effettiva
efficienza del telesoccorso.
Ma io mi ricordo che la signora che era qui a fianco che adesso è deceduta (…) aveva il
figlio che (…) gli aveva fatto mettere (il telesoccorso)… ma… però (…) sembra che
facilmente tocchi e magari metti in allarme le persone per niente (…) [estratto
intervista]
I woass net (…) wenn mon donn niamor bei sich isch oder so (…) donn isch des a nix
(…) [estratto intervista]
Mia sorella ce l’ha, ma è quella che non riesce a camminare che si è rotta il femore...
perché è caduta… per fortuna che ce l’aveva… allora ha suonato e sono venuti subito…
no ma a me per il momento no… ma io ringrazio il Signore finché posso andare finché
sono autosufficiente ringrazio sempre. [estratto intervista]
Gli anziani intervistati che hanno figli spiegano che hanno spesso contatti con i figli, li
sentono quasi ogni giorno al telefono e li vedono alcune volte anche durante la
settimana. In questo modo si sentono al sicuro e vedono questo contatto telefonico
come alternativa valida al telesoccorso.
Io dico sempre sarà quello che Dio vorrà… se mi succede qualcosa spero di arrivare…
vede che (…) anche in camera ho il telefono a portata di mano mi sono premunita in
quello, dev’ essere che casco per terra che … dico mi troveranno morta (…) sarà quel
che Dio vorrà (…) mio figlio mi telefona tutti i giorni (…) [estratto intervista]
No no... non lo vuole (…) noi chiamiamo la mattina, chiamiamo la sera 4 volte alla
settimana veniamo, stiamo tutto il pomeriggio… se c’è qualcosa lei chiama e somma per
adesso funziona così… lei non esce da sola (…) [estratto intervista]
Posseder il servizio di telesoccorso farebbe sentire la maggior parte degli intervistati già
vecchi e prossimi ad avere bisogno di elevati livelli di assistenza.
No telesoccorso no (…) se dovessi portarlo mi sentire già prossima al ricovero. [estratto
intervista]
Solo un’intervistata ha il telesoccorso e spiega di sentirsi più al sicuro da quando ce l’ha.
Si tratta di una persona che a suo dire è solo parzialmente autosufficiente.
Si… mio figlio me l’ha messo (…) e sto bene (…) se ho bisogno devo premere questo e
loro subito arrivano con la macchina, hanno le chiavi della porta, del palazzo (…)
[estratto intervista]
Altri suggerimenti:
Da alcune interviste è emerso il suggerimento di progettare alloggi protetti per
anziani in ogni quartiere e di farvi abitare anziani proveniente dal medesimo rione.
In questo modo l’anziano che già turbato perché lascia la sua casa in cui ha sempre
vissuto, perlomeno non è turbato ulteriormente dal cambio di quartiere e può rimanere
vicino ai familiari, alle sue persone di riferimento e ai suoi conoscenti.
Queste case dovrebbero essere fatte nei rioni (…) io ho sofferto tanto a cambiare (…)
sono venuta qui a Oltrisarco che… andavo fuori non vedevo una faccia conosciuta (…) se
fosse stato nel mio rione non credo che avrei... sofferto così (…) [estratto intervista]
Si suggerisce che l’edificio e gli alloggi siano facilmente raggiungibili e accessibili, e
siano percepiti come luoghi sicuri e confortevoli. Importante risulta anche l’immediata
vicinanza di fermate dell’autobus e di negozi di prima utilità.
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6. Il punto di vista degli operatori sociali dei Centri diurni
per anziani
La ricerca ha voluto cogliere il punto di vista degli operatori sociali del Centro diurno per
anziani degli alloggi protetti di Via Vintola e di via C. Augusta e i loro suggerimenti per
rendere i servizi più efficienti e gli alloggi più consoni alle necessità degli anziani.
6.1. Criticità e suggerimenti riferiti agli edifici degli alloggi per
anziani
In entrambe le strutture viene sollevata la criticità rispetto all’ubicazione dell’edificio: gli
edifici non sono raggiungibili comodamente e in sicurezza, per la mancanza di
parcheggio e, in particolare in Via C. Augusta, per la strada di accesso all’edificio
piuttosto disagiata per via della presenza di numerose buche, stretta e poco illuminata.
Si suggerisce di predisporre gli alloggi protetti in zone agevolmente accessibili con i
mezzi di trasporto, i mezzi di soccorso, strade di accesso alla struttura ben illuminate e
senza buche, larghe, prive di barriere architettoniche e di predisporre parcheggi sia per
gli utenti del Centro diurno, per gli operatori, per gli inquilini, e di predisporre posteggi
per persone con disabilità.
… l’ubicazione è proprio scorretta, nel senso che all’interno di un gruppo di case, dove le
strade d’accesso sono una privata e l’altra c’è il cancello sono sia per chi deve accedere
ai servizi sia per chi vive qui (…) è molto disagevole (…) anche i mezzi stessi di soccorso
a volte hanno difficoltà ad arrivare (…) perché (…) la strada è stretta (…) queste sono
proprio reali barriere architettoniche. [estratto intervista]
… la manutenzione delle strade non è fatta dai privati e per una popolazione anziana
che deve accedere (…) è un attimo farsi male (…) [estratto intervista]
Kritisch isch bei ins, dass mir do keinen Parkplatz hobn draußen (…) durch des dass mir
an Oltenzentrum sein und viele Gehbehindert sein und mit dem Taxi kemmen oder mit
Begleitung und sofort de wissen net wo sie es Auto obstellen kennen (…) [estratto
intervista]
Si suggerisce di costruire gli alloggi protetti per anziani in vicinanza di servizi di prima
utilità come un ambulatorio medico, la farmacia, negozi, fermate per l’autobus.
Wos a vorteilhoft isch wenn an Arztambulatorium in der Nähe isch, a eine Apotheke (…)
oanfoch dass de Sochn wos mon do olltäglich braucht und so oanfoch in a näherer
Umgebung sein (…) dass vielleicht in der Nähe a Busholtestelle isch (…) [estratto
intervista]
In entrambi gli edifici di alloggi protetti viene fatta presente la mancanza o la
grandezza non appropriata di spazi di lavoro necessari agli operatori. Suggeriscono
di predisporre locali per il pedicure separati per ogni utente, spogliatoi distinti per
uomini e donne, un locale per il personale, bagni per gli utenti e bagni per il personale,
una sala per fare le riunioni e i colloqui.
… wenn mor jetzt bei der Fußpflege unfongen brauchets von do Privacy her für jede
Person an separaten Raum wo die Fußpflege gemocht wird, wenn i bedenk (…) i hon
eigendlich keinen Raum firs Personal (…) es Büro isch zu kloan (…) [estratto intervista]
… nella pianificazione si deve pensare chi pianifica, che non c’è solo l’utenza, ma anche
chi lavora (…) a volte siamo uno sopra l’altro (…) [estratto intervista]
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Un altro suggerimento dato è quello di predisporre nei vari ambienti un buon
isolamento acustico in modo da poter garantire la privacy agli utenti dei servizi del
centro diurno e la tranquillità agli inquilini.
E poi una buona insonorizzazione che qua si sente di tutto. Io sento il signore che si
muove sopra o magari accende la televisione a tutto volume (…) se uno fa il bagno
assistito e c’è il pedicure, si sente quello che si dice (…) [estratto intervista]
Per il Centro diurno risulta essere molto importante avere il videocitofono, per vedere
chi suona al portone dell’edificio.
… es Problem wos mir do hobn wenn die Leit leiten und innerkemmen, mir sehen sie net
und mir tian oanfoch auf (…) do brachets oanfoch an Video dass du siehgsch wem du
aufmochsch (…) [estratto intervista]
6.2. L’organizzazione e la gestione del Centro diurno, i servizi e i
possibili miglioramenti
Il Centro diurno per anziani è un punto di riferimento molto importante per gli
inquilini degli alloggi protetti che hanno i servizi e le prestazioni a portata di mano e per
gli anziani del quartiere:
… wenn sie wirklich a Pflege oder so eppes braucheten donn wissen sie an wen sie sich
wenden können, brauchen lai sogmor so Stiege herunter kemmen und donn kennen sie
(…) diesen Dienst in Anspruch nemmen (…) wenn irgend eppes isch wos net
funktioniert, ob des jetzt der Telefon oder die Heizung isch (…) oder wenn a die Lompn
im Gong net gian oder so (…) sem wenden sie sich an ins… ehm weiters kemmen sie
woaß net ob sie a Fax mochn derfen oder so wenn sie Briafe kregen donn kemmen sie
frogn (…) wos steahtn do drin, i verstehs net. [estratto intervista]
… vengono diverse persone a fare il bagno, perché magari a casa loro hanno delle
barriere architettoniche notevoli e preferiscono venire qui a fare il bagno. [estratto
intervista]
L’operatore non sempre ha la possibilità di accedere alle informazioni personali
degli inquilini degli alloggi protetti , non sempre riceve i contatti dei familiari e dei
conoscenti di riferimento degli inquilini. Di alcuni inquilini le operatrici sociali spiegano di
sapere ben poco. Il suggerimento è quello di dare agli operatori i dati necessari per
conoscere meglio chi abita negli alloggi, i loro bisogni di assistenza e i riferimenti da
utilizzare per contattare i parenti in caso di necessità.
… noi dovremmo avere ben chiaro (…) chi c’è sopra (…) sapere se è una persona sola,
se ha dei familiari (…) [estratto intervista]
Wenn die Personen do einziehen donn frogmor eben olm um a Bezugsperson (…) Es
wird von gewisse positiv aufgenommen, für gewisse ischs so a bissl a Skepsis do wos i
überhaupt will oder so. [estratto intervista]
… devo dire che di alcuni proprio non sappiamo nulla (…) se hanno bisogno vengono,
chiedono, se non hanno bisogno vanno per la loro strada. [estratto intervista]
Gli operatori del Centro diurno spesso si trovano a dovere affrontare situazioni di
richiesta di particolari servizi da parte degli inquilini, che non rientrano nelle loro
competenze e ravvisano la necessità e l’opportunità di chiarire i compiti degli operatori
e le responsabilità che hanno nei confronti degli anziani inquilini degli alloggi protetti.
38
Magari io posso trasmettere la richiesta della persona che viene giù “mi si è rotto”- non
so- “lo scarico del bagno, la porta non funziona”- fare un po’ da collegamento (…) con il
Comune che poi magari chiamano il servizio di manutenzione, però non devono
identificarci sempre comunque come quelli che devono risolverli tutto, perché a volte
vengono a chiedere per l’antenna, il frigorifero, avevamo una signora che si veniva a far
aprire le scatolette del tonno (…) [estratto intervista]
…dass die Aufgobenbereiche a klorer sein, für wos bin i zuaständig für wosn net (…)
[estratto intervista]
Un suggerimento è di istituire una figura professionale o volontaria dedicata al
supporto e sostegno degli anziani inquilini per tutte le faccende che non sono inerenti i
servizi e le prestazioni offerti dal Centro diurno, quali ad esempio problematiche
riguardanti la manutenzione ordinaria e straordinaria dell’appartamento, il disbrigo di
faccende burocratiche, l’aiuto nell’interazione con gli uffici pubblici, la mediazione dei
conflitti tra condomini e il controllo del rispetto delle regole condominiali. Gli inquilini
dovrebbero potersi rivolgere a questa persona anche negli orari di chiusura del Centro
diurno, come anche la notte in caso di emergenze e nei finesettimana. Si suggerisce di
far alloggiare la persona in uno degli appartamenti dell’alloggio protetto anche con la
propria famiglia, oppure di metterle a disposizione un ufficio apposito.
… qua, a parte il sabato che c’è la mensa, ma se no qui (…) domenica non c’è nessuno…
allora che alloggio protetto è? [estratto intervista]
Jetzt moan wenn mon do a an Freiwilligen finden tat (…) sogt i übernimm des jeden Tog
2 Stunden (…) in der Struktur präsent zu sein und die Leit wissen (…) von 8 bis 10
mocht er diese Kontrolle bei de Perdsonen - isch irgendwos, Kleinigkeiten donn hilft er,
isch die Gemeinde anzuriafen oder a Fax zu schicken usw. mocht er des (…) [estratto
intervista]
Le persone anziane che perdono parzialmente l’autonomia possono fare ricorso ai
servizi sociali offerti dal Centro diurno, quando il bisogno di assistenza diventa più
significativo e incompatibile con la permanenza nell’alloggio, gli inquilini degli alloggi
protetti hanno una via preferenziale per l’accesso in una Casa di riposo, prevista dl
regolamento comunale che li disciplina. Gli operatori sociali di entrambe i Centri diurni
spiegano che però non sempre l’inquilino è disposto ad andare in Casa di riposo e
sottolineano l’importanza di lasciare l’interessato libero di decidere in tal senso e
di dargli l’opportunità di accedere a forme di assistenza alternative alla Casa di riposo,
come per esempio poter disporre di una badante.
… man sollet wirklich in die Leit selber die Entscheidung lossen, ob sie wirklich zu Hause
bleiben mechten oder obn sie in an Altersheim gian mechten (…) de Wohnungen sein
mehr oder wianiger Wohnungen für eine Person, jetzt wenn sie a private Pflegerin hobn
wos wirklich 24 Stunden auf 24 Betreuung brauchen donn isch natürlich a die
Schwierigkeit eben wo tuat mon de private Pflegerin hin (…) [estratto intervista]
Dipende anche dal grado di non autosufficienza perché se una persona non riesce più a
uscire di casa e ha bisogno di tantissime cose… e lì eh… per forza ci vuole qualcuno che
l’aiuti durante la giornata. Il servizio va bene, il pasto, quell’ora o due di assistenza al
giorno, poi il sabato-la domenica sono un po’ più isolati (…) [estratto intervista]
Altri servizi utili che gli operatori si suggeriscono di predisporre negli alloggi protetti per
anziani sono:
• la mensa o il servizio pasti a domicilio;
• il telesoccorso obbligatorio per le persone che vivono in questi appartamenti;
• rendere il servizio di controllo giornaliero della salute obbligatorio per gli inquilini, in
modo da avere la possibilità di sapere se gli inquilini sono in situazione di difficoltà.
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… noi non sappiamo cosa succede nelle case (…) anche questo forse si dovrebbe
rivedere, che se c’è il servizio, il servizio possa in qualche modo accedere (…) non so se
noi dobbiamo fare un giro vendendo queste persone tutti i giorni (…) perché potrebbe
essere che qualcuno si sente male dentro e noi non lo sappiamo (…) [estratto
intervista]
(…) redmor wieder von der sozialen Kontrolle (…) es muaß oanfoch klor sein: wenn du
do rein gehsch donn akzeptiersch du de Kontrolle- donn isch für mi a klor dass i auch
intervenieren und eingreifen konn (…) [estratto intervista]
6.3. Le relazioni sociali
Gli operatori sociali del Centro diurno spiegano che gli inquilini socializzano poco tra
di loro e fanno risalire i motivi alla tendenza a chiudersi e alle difficoltà relazionali di
alcuni.
Quello che noto è molta più chiusura (…) una volta forse si era un po’ più sociali tra le
persone adesso si è un po’ più individualisti (…) [estratto intervista]
I siehgs a wenn irgend eppes isch es wird olm lai sogmor so getratscht… die eine tuat
des die ondere des (…) es isch wenig Bereitschoft, Akzeptanz do. [estratto intervista]
Viene inoltre sottolineata la difficoltà del Centro diurno a proporre attività di
animazione e di socializzazione per la mancanza di mezzi, per la partecipazione
insufficiente da parte degli anziani, per problemi linguistici e di accettazione tra i due
gruppi linguistici.
… attività di tipo ludico qui non le riusciamo a fare (…) non è previsto nel nostro tipo di
lavoro (…) il compito primario per noi è l’assistenza (…) [estratto intervista]
(…) es isch oanfoch die Schwierigkeit zwischen Deutsch und Italienisch (…) Wenn mo do
italienisch reden donn sein die Deutschen beleidigt konnsch sogn und umgekehrt
dasselbe (…) mir mochen jedes Johr a Weihnachtsfeier (…) do isch der Tisch mit die
Italiener und do isch der Tisch mit die Deitschn, de werden do net zommensitzten (…)
[estratto intervista]
I suggerimenti emersi per aiutare gli inquilini a socializzare e a migliorare le proprie
relazioni e a inserirsi maggiormente nel tessuto sociale sono i seguenti:
• coinvolgere le associazioni per organizzare e proporre attività di animazione/
socializzazione;
• predisporre locali in cui poter offrire servizi e attività rivolti anche alle gruppi di
persone di generazioni diverse, come i bambini e i ragazzi;
• predisporre abitazioni anche per famiglie con bambini;
• predisporre delle comunità-alloggio, ovvero appartamenti condivisi tra più anziani.
… dass vielleicht a mit (…) Seniorenclub usw. vielleicht Kontakt gsuacht wird, dass sie
eppes mochen (…) des wär holt interessant wenn a die Freizeitbeschäftigungen mehr a
angeboten waretn. [estratto intervista]
…magari avendo anche delle entrate diverse (…) non so, c’è l’asilo, c’è la Tegesmutter o
l’associazione… insomma rende la situazione un po’ più vivace (…) [estratto intervista]
…all’inizio…mi ricordo... ”veniamo qui perché c’è il bar, c’è il medico, c’è l’infermiera...”
c’è avevano l’idea di questo alloggio, che avesse come punto di riferimento tante cose
(…) potrebbe essere un’idea creare al di sotto un po’ più variegato che solo servizi (…)
[estratto intervista]
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…dass mon probieret a Wohngemeinschoft zu mochen, oane-zwoa vielleicht, wo bessere
Senioren, natürlich kimmps do von der Akzeptanz von die Bewohner drauf un (…)
[estratto intervista]
Considerazioni conclusive
La ricerca svolta ha consentito di aumentare la conoscenza dei diversi aspetti che
caratterizzano le persone anziane, che a Bolzano vivono negli alloggi protetti per
anziani: la loro storia, la loro esperienza, il loro stile di vita e le loro esigenze, di
verificare sul campo il grado di rispondenza di tale particolare e innovativo modello
abitativo ai bisogni e alle aspettative delle persone anziane, e di raccogliere gli
accorgimenti da adottare nella progettazione di nuovi alloggi protetti e nello sviluppo
dei servizi socio-assistenziali correlati.
Gli alloggi protetti per anziani hanno reso possibile a persone anziane che si sono
trovate in situazioni di disagio abitativo e, in taluni casi, di emergenza abitativa, di
potere fruire di abitazioni confortevoli, adatte alle loro esigenze, a un canone
commisurato al loro reddito e di avere a disposizione spazi comuni, spazi verdi e al
piano terra degli edifici, di servizi socio-assistenziali qualificati, che ne garantiscono una
buona qualità della vita. Tale modello abitativo ha permesso di evitare ricoveri impropri
in strutture residenziali per anziani, che avrebbero comportato non solo considerevoli
costi economici, ma anche elevati costi sociali legati a un’eventuale inutile
istituzionalizzazione di persone anziane attive e vitali.
Dall’indagine emerge con chiarezza una diffusa soddisfazione degli anziani inquilini per il
comfort degli alloggi, per la presenza dei Centri diurni per anziani, punti di riferimento
in caso di necessità, per la professionalità degli operatori sociali e la loro percezione di
sicurezza all’interno degli edifici. Emerge altresì da un lato, per gli anziani che godono di
un buon livello di autonomia, un utilizzo poco frequente delle prestazioni sociali e delle
attività socio-relazionali offerte presso i Centri diurni, un desiderio di provvedere ai
propri bisogni quotidiani in autonomia e di posticipare il più possibile il ricorso sia a
supporti tecnologici, quali ad esempio il telesoccorso, che ad aiuti forniti da personale
specializzato, il timore di non riuscire a sostenere i costi dei servizi e delle prestazioni
sociali, la non conoscenza del sistema di agevolazione tariffaria dei servizi sociali.
Dall’altro lato la chiusura del Centro diurno dopo le ore 17.00 e durante i finesettimana pare non rispondere alle esigenze di cura e assistenza degli anziani inquilini
in condizioni di parziale o non autosufficienza.
Indipendentemente dalle condizioni di autonomia e autosufficienza degli anziani
inquilini, è emerso, inoltre, un forte desiderio diffuso di avere a disposizione una
persona di riferimento, alla quale potersi rivolgere per un ampio ventaglio di bisogni:
problematiche riguardanti la manutenzione ordinaria e straordinaria degli alloggi e delle
parti comuni, il disbrigo di pratiche burocratiche, il supporto nell’interazione con gli uffici
pubblici, il controllo del rispetto delle regole condominiali, la mediazione di conflitti e
interventi in caso di emergenza anche nelle ore notturne e nei fine-settimana.
Il valore della quiete e della tranquillità ha un carattere prioritario per tutti gli anziani
coinvolti nell’indagine, che, in generale, non gradiscono la presenza negli edifici degli
alloggi protetti di famiglie con figli.Trasversale è risultata essere la difficoltà a
intrecciare fra di loro relazioni e a socializzare, criticità che l’attuale modello degli alloggi
protetti per anziani non sembra essere stato in grado di consentire di superare.
La ricerca condotta sul campo consente di impostare una riflessione sul modello
bolzanino degli alloggi protetti, unico sul territorio provinciale, e di seguito si indicano le
direttrici lungo le quali è possibile sviluppare e migliorare il modello attuale e
sperimentare nuovi sistemi di accoglienza per le persone anziane, per cogliere la sfida
di offrire un sistema di servizi sociali articolato, personalizzare le azioni e gli interventi
di supporto e assistenza, favorendo sempre e comunque l’attivazione della capacità e
delle competenze residue delle persone, per rispondere ai bisogni di una comunità
cittadina sempre più vecchia, a rischio solitudine e esclusione:
41
•
•
•
•
•
la revisione di elementi di natura strutturale, architettonica e tecnica degli alloggi
e degli edifici;
lo sviluppo della protezione sociale personalizzata per gli anziani inquilini, che
attualmente hanno caratteristiche e esigenze molto diverse fra loro;
il coinvolgimento attivo e la responsabilizzazione degli inquilini più attivi e capaci
nella gestione delle segnalazioni e dei disservizi legati agli alloggi;
la creazione di una rete sociale e solidale all’interno degli alloggi protetti e
attorno ad essi;
la sperimentazione di un nuovo modello di alloggi protetti per anziani che abbia
come focus il soddisfacimento di bisogni di assistenza e la prevenzione della
solitudine e dell’isolamento delle persone anziane, con particolare riferimento a
quelle che in città vivono da sole, piuttosto che un disagio e un’emergenza
abitativa.
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Allegato/1: la traccia di intervista agli inquilini dell’ alloggio protetto per
anziani
Incipit:
Questa è un’intervista svolta per conto del Comune di Bolzano per rilevare l'esperienza, le
percezioni, gli atteggiamenti e le esigenze degli anziani che attualmente vivono negli
alloggi protetti, al fine di rilevare quali bisogni sono in grado di soddisfare tali strutture ed
individuare eventuali accorgimenti sia per la progettazione dei nuovi alloggi protetti per
anziani, che per i servizi offerti.
L’intervista è anonima, ma per la tecnica di ricerca utilizzata è necessario registrare
quanto da Lei detto. Risponda liberamente alle domande che le porrò. Siamo molto
interessati alla sua testimonianza.
Dati Intervistato
Sesso; Età; Madrelingua;
1)Dov’è nato? Da quando vive a Bolzano/ in Provincia?
2)Prima dell’ammissione negli alloggi protetti lavorava (che cosa?) o era già in pensione (da
quando)?
3)In questo momento è in pensione/ lavora? (che cosa?)
4)Da quando vive in quest’alloggio protetto?
5)Dati su famigliari
Prima dell’ammissione negli Alloggi Protetti:
La casa in cui viveva
5)Può raccontarmi dove viveva prima di trasferirsi nell’alloggio protetto?
6)Viveva da solo?
7)Quali problemi incontrava nella Sua abitazione?
Vita quotidiana
8)Mi potrebbe raccontare la sua giornata tipo? Anche nei fine settimana…
9)Ha mai avuto bisogno di assistenza nello svolgimento delle varie attività della vita
quotidiana? In quali? A chi si rivolgeva? Era soddisfatto dell’aiuto che riceveva? Perché?
Momenti di socializzazione
10)Con chi e in quali occasioni intratteneva rapporti relazionali soddisfacenti?
11)Quali difficoltà incontrava?
Motivi di scelta di vivere in un alloggio protetto
12)Com’è venuto a sapere dell’esistenza degli alloggi protetti?
13)Com’è maturata la decisione di vivere in un alloggio protetto?
14)Si è rivolta nel passato anche ad altre strutture o ha provato altre soluzioni prima? (Quali)
Com’è andata?
Dopo l’ammissione negli Alloggi Protetti:
La struttura
15)Vive da solo?
16)Com’è fatto il suo alloggio? Il Suo alloggio presenta problematiche? Quali? Quali sono i lati
positivi?
17)È soddisfatto dello standard di sicurezza all’interno dell’alloggio/ immobile? Di che cosa ha
paura?
18)Ha il telesoccorso? Che ne pensa? Ne ha mai fatto uso? Pensa che potrebbe essere utile
averlo?
Vita quotidiana
43
19)Mi potrebbe raccontare la sua giornata tipo? Anche nei fine settimana…
20)Usa i servizi offerti dal centro diurno sottostante? Perché? Quali? Con quale frequenza o in
quali occasioni? Che ne pensa?
21)Nello svolgimento di quali mansioni, che non sono offerte dal centro diurno, avrebbe
bisogno di assistenza?
22)Usa il servizio mensa sottostante? Perché? Con quale frequenza o in quali occasioni? Che
ne pensa? (inquilini via Cl. Augusta)
Momenti di socializzazione
23)Ritiene di aver trovato maggiori opportunità di socializzazione e di relazione da quando
vive qui? Perché si/ no? /Quali sono le difficoltà?
24)Con chi e in quali occasioni intrattiene rapporti relazionali soddisfacenti ?
25)Vengono organizzate attività di animazione e di socializzazione? Che ne pensa?
Richieste e aspettative verso la struttura e il Comune
26)Quali suggerimenti darebbe per migliorare la vita e i servizi all’interno di questa struttura?
27)Quali suggerimenti darebbe agli enti gestori nella progettazione di nuovi alloggi protetti?
Domanda di recupero
28)C’è qualcosa che vorrebbe aggiungere….
Chiusura: La ringraziamo molto della sua disponibilità. Ora l’intervista sarà messa insieme ad
altre testimonianze in modo da scrivere un racconto sulle situazioni ascoltate, così che il
Comune possa migliorare servizi e interventi a favore della popolazione.
44
Allegato/2: la traccia di intervista alle responsabili del Centro diurno per
anziani
Incipit:
Questa è un’intervista svolta per conto del Comune di Bolzano per rilevare l'esperienza, le
percezioni, gli atteggiamenti e le esigenze degli anziani che attualmente vivono negli
alloggi protetti, al fine di rilevare quali bisogni sono in grado di soddisfare tali strutture ed
individuare eventuali accorgimenti sia per la progettazione dei nuovi alloggi protetti per
anziani, che per i servizi offerti. Il suo operato non viene messo in discussione, per favore
non prenda l’ indagine come un controllo sul suo lavoro.
L’intervista è anonima, ma per la tecnica di ricerca utilizzata è necessario registrare
quanto da Lei detto. Risponda liberamente alle domande che le porrò. Siamo molto
interessati alla sua testimonianza.
L’Alloggio protetto per anziani
1)Che tipo di persone vive in quest’alloggio protetto?
2)Avete notizie dei famigliari degli inquilini?
3)Chi hanno come persona di riferimento gli inquilini?
4)Perché le persone che vivono qui secondo Lei hanno scelto di vivere in un alloggio protetto?
5)Per quale tipo di persone va bene la struttura così com’è concepita qui? Perché?
6)Secondo Lei quali bisogni degli inquilini la struttura è in grado di soddisfare e quali non è in
grado di soddisfare?
7)Il centro diurno per anziani lavora con gli inquilini dell’alloggio protetto? Per quali servizi?
8)Quando le condizioni di salute peggiorano come si gestiscono gli inquilini? Funziona il
percorso privilegiato in casa di riposo?
9)Quali sono i punti critici a livello architettonico- di organizzazione degli spazi (negli
appartamenti e nella struttura intera?) Quali spazi mancano?
10)Perché gli inquilini fanno fatica a socializzare tra di loro?
Prospettive per alloggi futuri
11)Che cosa vuol dire per Lei “alloggio protetto”?
12)Che tipo di persone dovrebbero vivere in un alloggio protetto?
13)A chi si può pensare come persone di riferimento per gli inquilini? Quali compiti dovrebbe
avere la persona di riferimento?
14)Quali sono i bisogni che una struttura di questo tipo deve soddisfare? Quali sono i servizi e
che tipo di protezione una struttura di questo tipo deve offrire?
15)A cosa si potrebbe pensare per facilitare la socializzazione tra gli inquilini?
16)Quando le condizioni di salute peggiorano come dovrebbero essere gestiti gli inquilini?
17)Quali suggerimenti darebbe agli enti gestori per i futuri alloggi protetti?
Domanda di recupero
18)C’è qualcosa che vorrebbe aggiungere?
Chiusura: La ringraziamo molto della sua disponibilità. Ora l’intervista sarà messa insieme ad
altre testimonianze in modo da scrivere un racconto sulle situazioni ascoltate, così che il
Comune possa migliorare servizi e interventi a favore della popolazione.
45
Bibliografia
Regolamento per la gestione degli alloggi protetti per anziani del Comune di Bolzano.
I.RICCIONI, Piano Sociale qualità della Vita, Idee 2015 A.22, Comune di Bolzano.
Anziani Piano di Settore (2006), Idee 2015 A.04, Comune di Bolzano.
Alloggi protetti per anziani, Idee 2015 A.08- Comune di Bolzano.
G. DI GIORGIO, HEINS F., RINESI F. (2011), RAPPORTO OSSERVASALUTE 2011: Stato
di salute e qualità dell’assistenza nelle regioni italiane G, pp 25.
Andamento e struttura della popolazione di Bolzano e dei suoi quartieri 2013- Comune
di Bolzano.
Relazione sociale 2011, Provincia Autonoma di Bolzano- Alto Adige.
Report Gestionale ASSB 2011, Azienda Servizi Sociali di Bolzano.
46
Assessorato alle Politiche Sociali e ai Giovani
Stadtrat für Sozialpolitik und Jugend
IL GIOCO CON VINCITE IN DENARO:
un primo sguardo al fenomeno nella città di Bolzano
A cura di Luca Frigo
OSSERVATORIO PER LE POLITICHE SOCIALI DELLA QUALITÁ DELLA VITA
Working Paper Nr. 02/2013
Il gioco con vincite in denaro: un primo sguardo al fenomeno nella città di Bolzano
Stesura: Luca Frigo
Supervisione: Michela Trentini
È consentita la riproduzione di informazioni, grafici e tabelle previa indicazione della
fonte.
Citazione:
Frigo, L. (2013) ”Il gioco con vincite in denaro: un primo sguardo al fenomeno nella città
di Bolzano”. Osservatorio per le politiche sociali della qualità della vita, Working Paper Nr.
02/2013, Ufficio Pianificazione Sociale, Comune di Bolzano.
Questo paper è scaricabile dal sito del Comune di Bolzano sotto la sezione “Osservatorio
per le politiche sociali della qualità della vita”.
48
Ringraziamenti
Per i dati sulla diffusione delle sale giochi si ringrazia la signora Giulia Tortora dell’Ufficio
Vigilanza della Provincia Autonoma di Bolzano.
Per i dati sugli esercizi pubblici e le macchinette installate in città si ringrazia la dott.ssa
Fabiola Petilli dell’Ufficio Attività Economiche del Comune di Bolzano.
Per la rilevazione quantitativa e le preziose indicazioni metodologiche si ringrazia la
dott.ssa Natascia Turato di DataMonitor.
Per i preziosi dati sulla dipendenza da gioco si ringraziano il dott. Elio Dellantonio e la
dott.ssa Juliane Unterhauser del Servizio Dipendenze (Ser.D.) del Comprensorio di
Bolzano dell’Azienda Sanitaria dell’Alto Adige.
49
Introduzione
Il gioco con vincite in denaro o più propriamente “gioco d’azzardo” rappresenta un’attività
sociale di ampia diffusione e, nella maggior parte dei casi, priva di conseguenze. Negli
ultimi anni il gioco d’azzardo sta mostrando un’ampia e crescente offerta di giochi,
nonché maggiori occasioni e luoghi per giocare. Nel contempo si sente parlare del gioco
d’azzardo, soprattutto perché esso sfocia non di rado in casi abbastanza allarmanti un po’
ovunque. Pur rientrando il gioco d’azzardo in un’attività tutto sommato socialmente
accettata, resta il fatto però, che non sempre essa rimane un’attività ludica del tutto
priva di conseguenze.
Il gioco d’azzardo è un particolare tipo di gioco che si sostanzia nello scommettere
denaro o altri beni di valore, allo scopo di ottenere un premio, su un evento ad esito
incerto, dove cioè il caso in maniera preponderante determina tale esito (Leone 2009). E’
un’attività presente in tutte le culture e tempi, infatti, la storia del gioco d'azzardo è
legata da vicino alla storia dell'umanità, tanto che se ne riscontra l’esistenza anche nella
civiltà egiziana, dove era già praticato il gioco dei dadi. Il termine "azzardo", infatti,
deriva dal francese "hasard", a sua volta termine di origine araba, "az-zahr", che significa
proprio "dadi".
Tra le caratteristiche che si possono individuare per focalizzare il gioco d’azzardo vi è
senz’altro il motivo che spinge l’individuo al gioco che è per lo più quello di ottenere un
premio, solitamente in denaro. Nel gioco d’azzardo, tra l’altro, per parteciparvi, è
necessario rischiare proprio una somma di denaro. Vi è infine un ultimo aspetto
importante. Sempre dal punto di vista terminologico appare singolare come in lingua
italiana la parola “gioco” abbia una molteplicità di significati. In lingua inglese ad es., si
trova invece una distinzione adeguata per il tema in oggetto. Troviamo, infatti, “play” per
intendere il gioco come insieme di regole per saper fare e il “gambling”, che ruota attorno
ai concetti di “ricompensa” e di “caso”. E’ utile pertanto il concetto di “gambling” perché
ci consente di focalizzare correttamente il gioco d’azzardo: la vincita è dovuta per lo più
al caso e meno alle abilità del giocatore. Quest’ultimo aspetto è importante da
considerare perché spesso un giocatore problematico, se non addirittura patologico,
tende ad essere portato a pensare di poter controllare l’esito del gioco tramite le proprie
abilità.
Il tema in oggetto è molto ampio e spesso in letteratura è analizzato per lo più nella sua
accezione patologica o comunque problematica. Obiettivo di questo scritto è quello di far
luce sul fenomeno del gioco d’azzardo non tanto per rilevare lo stesso nella sua accezione
più problematica (se non addirittura di “addiction”). Interessa invece qui piuttosto
presentare una prima panoramica a 360° del fenomeno senza entrare nel dettaglio di un
aspetto piuttosto che di un altro. In ultima analisi, va comunque preso atto come si stia
verificando nell’offerta e nel “consumo” di gioco d’azzardo un’importante trasformazione.
Basti vedere come nei centri urbani, Bolzano inclusa, nel giro di pochi anni siano apparse
sempre più slot machines nei bar nonché sale gioco e videolottery dedicate. Tali tipologie
di giochi introducono nuove modalità nell’atto del giocare. Il gioco, infatti, diventa per lo
più solitario, privo di socialità, con quindi annessi crescenti rischi di trascendere in un
gioco con qualche problematicità (Croce 2001).
Questo report introdurrà dapprima l’aspetto legato al volume d’affari del gioco. Si farà poi
una breve disamina sulla diffusione di sale e apparecchi da gioco nella città. Si
presenteranno in sintesi poi alcuni risultati del sondaggio “MonitorCittà”. Tale indagine è
svolta da DataMonitor, istituto di ricerca di mercato e sondaggi d'opinione, che rileva il
consenso attribuito dai cittadini ai servizi erogati nei comuni italiani. In tale rilevazione è
possibile
aggiungere
delle
domande
su
un
tema
specifico
di
interesse
dell’Amministrazione Comunale. Per l’ultima edizione si è scelto di inserire alcune
domande riguardanti il gioco con vincite in denaro.
Sarà infine accennato anche il lato problematico del gioco d’azzardo riportando i dati
relativi ai giocatori d’azzardo patologici che sono in carico al Servizio per le dipendenze
dell’Azienda Sanitaria dell’Alto Adige.
50
1. Il volume di affari del gioco con vincite in denaro
Nonostante le difficoltà economiche delle famiglie italiane in questo periodo, sempre più
persone si fanno tentare dal gioco d’azzardo. Secondo i dati che si leggono nel Dossier
“Azzardopoli” a cura dell’associazione Libera (Poto 2012) nel nostro Paese si spendono
ogni anno circa 1.260 euro procapite per tentare la fortuna tra videopoker, slotmachines, gratta e vinci, sale bingo ecc. Si stima che ca. 800 mila persone siano
dipendenti da gioco d'azzardo e quasi due milioni di giocatori siano a rischio dipendenza.
Emerge in definitiva come quella del gioco d’azzardo sia una fiorente industria con un
bilancio, a dispetto della crisi, sempre in positivo. L’Italia va ricordato, è uno dei primi
Paesi al mondo per spesa in giochi d’azzardo. Nonostante la crisi che colpisce il nostro
Paese con i consumi e il PIL in negativo, il settore dei giochi nel 2012 in Italia ha
registrato una raccolta di oltre 80 miliardi di euro. Anche il Trentino Alto Adige,
osservando i dati dell’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato, non sembra
immune da questo trend positivo.
Grafico 1. Raccolta totale da giochi con vincite in denaro in Trentino Alto Adige
(in milioni di euro)
148
134
132
127
119
118
121
124
120
123
116
117
111
112
108
109
103
99
102
102
ge
n1
fe 1
b1
m 1
ar
-1
ap 1
rm 11
ag
-1
gi 1
u11
lu
g1
ag 1
o1
se 1
t11
ot
t1
no 1
v11
di
c1
ge 1
n1
fe 2
b1
m 2
ar
-1
ap 2
r12
m
ag
-1
gi 2
u1
lu 2
g1
ag 2
o1
se 2
t12
ot
t12
98
107
Fonte: Elaborazione Ufficio Pianificazione Sociale su dati Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato
Nel Periodo da gennaio 2011 ad ottobre 2012 nella nostra regione la raccolta da giochi,
ossia il valore complessivo delle giocate, è stata di 2 miliardi e 550 milioni di euro. La
media mensile si attesta sui 116 milioni di euro. Ipotizzando che le dimensioni, la
struttura sociale e la propensione al gioco nelle due province di Trento e Bolzano siano
abbastanza similari, significa che approssimativamente è possibile stimare una media di
circa 50-60 milioni di euro raccolti mensilmente soltanto nella Provincia di Bolzano
dall’insieme dei giochi con vincite in denaro. E’ facile ipotizzare che una percentuale
significativa di tale importo sia raccolta nella città capoluogo.
51
Grafico 2: Raccolta in denaro per tipologie di gioco in Trentino Alto Adige nel mese
di ottobre 2012 (in milioni di euro)
Apparecchi (provvisorio)
75,2
Giochi di Abilità a
distanza
19,3
Lotterie
12,4
Lotto
4,7
3,7
Gioco a base sportiva
Bingo
1,9
Giochi Numerici a
Totalizzatore
1,7
Gioco a base ippica
1,0
0,0
10,0
20,0
30,0
40,0
50,0
60,0
70,0
80,0
Fonte: Elaborazione Ufficio Pianificazione Sociale su dati Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato
Osservando il grafico 2 non sorprende vedere che una grossa fetta dei proventi vengano
dagli “Apparecchi” (slot machines e videolottery) che per la regione Trentino Alto Adige
hanno fruttato solo nel mese di ottobre 2012 ben 75,2 milioni di euro. La seconda grande
parte di entrate viene dai Giochi di abilità a distanza (19,3 milioni di euro), cioè tutti quei
giochi che oggi possono essere eseguiti online. Rientra in questo ambito ad esempio il
gioco del poker online che è uno dei giochi più fortemente in crescita degli ultimi anni
assieme ai vari casinò online. Al terzo posto troviamo poi le Lotterie (12,4 milioni di euro)
che includono, tra il resto tutta la schiera dei “Gratta e vinci”.
2. La diffusione nella città di Bolzano di sale giochi, videolottery e
slot machines.
Secondo i dati della Provincia Autonoma di Bolzano, nella sola città di Bolzano nel 2011
erano attive 16 sale giochi. Il boom delle licenze rilasciate per sale giochi si è registrato
nel 2010, anno in cui ne sono state aperte ben 8 nel capoluogo. Nel 2011 inoltre sono
state ben 9 le sale dedicate ad apparecchi di Videolottery (VLT) ad aver aperto i battenti
in città.
Dalla lettura della tabella 1 è facile comprendere come il fenomeno delle sale giochi e
delle sale di videolottery sia esploso in poco tempo in tutta la Provincia.
Allo stato attuale, secondo i dati dell’Ufficio Vigilanza della Provincia Autonoma di
Bolzano, sono 54 le sale giochi e videolottery in attività in Alto Adige. Di queste ben 18
sono attualmente attive nel capoluogo altoatesino.
A fianco a tale fenomeno vi è poi la travagliata vicenda della presenza di tali apparecchi
da gioco negli esercizi pubblici quali bar e tabacchini. Per quanto riguarda quest’ultima
fattispecie, negli ultimi mesi il Comune di Bolzano ha intrapreso una ferma azione di
contrasto al proliferare degli apparecchi da gioco installati nei bar cittadini.
52
Tabella 1: Licenze rilasciate per sale giochi e sale VLT e sale attive
in Provincia di Bolzano
di cui nella città di
Bolzano
SALE GIOCHI - prima del 2010
12
5
SALE GIOCHI - anno 2010
23
8
SALE GIOCHI - anno 2011
9
3
SALE DEDICATE VLT – anno 2011
21
9
SALE GIOCHI E VLT ATTIVE
54
18
Licenze rilasciate
(situazione aggiornata a marzo 2013)
Fonte: Ufficio Vigilanza, Provincia Autonoma di Bolzano
Va qui ricordato che la Provincia Autonoma di Bolzano ha competenza primaria per la
concessione delle licenze per sale gioco. Nel 1992 la Provincia di Bolzano aveva emanato
una legge contenente norme in materia di pubblico spettacolo disciplinando fra le altre
cose le sale da gioco3. Nel 2010 la stessa Provincia modificava tale legge inserendo
l’articolo 5/bis, disponendo che per ragioni di tutela di determinate categorie di persone e
per prevenire il vizio del gioco, l'autorizzazione per l'esercizio di sale da giochi e di
attrazione non può essere concessa ove le stesse siano ubicate in un raggio di 300 metri
da istituti scolastici di qualsiasi grado, centri giovanili o altri istituti frequentati
principalmente dai giovani o strutture residenziali o semiresidenziali operanti in ambito
sanitario o socio-assistenziale4. La Giunta Provinciale con due delibere del 20125 si è
riservata inoltre di individuare altri luoghi sensibili nei pressi dei quali non può essere
concessa l‘autorizzazione per l‘esercizio di sale da gioco. Un’altra legge provinciale del
1988 disciplinava tutto ciò che riguardava invece gli esercizi pubblici6. Tale disciplina è
stata modificata nell’ottobre del 20127 facendo sì che gli esercizi pubblici (soprattutto
bar) debbano rimuovere gli apparecchi da gioco, qualora situati in locali che si trovano in
un raggio di 300 metri dai luoghi sensibili su menzionati. La Provincia ha così delegato al
Comune di vigilare ed intervenire qualora vi siano bar cittadini che hanno installato tali
macchinette entro 300 metri dai luoghi sensibili. Il risultato è stato che entro il termine
perentorio del 15 dicembre 2012, la suddetta legge obbligava tali esercizi pubblici a
rimuovere gli apparecchi da gioco, prevedendo in caso di mancata ottemperanza una
sanzione amministrativa pecuniaria e in casi particolarmente gravi, la sospensione
dell’attività dell’esercizio fino alla rimozione dei giochi.
Secondo i dati dell’Ufficio Attività Economiche del Comune di Bolzano in città ci sono 729
esercizi pubblici. Di questi, 214, - soprattutto bar -, risultano dotati di apparecchi da
gioco. Dai controlli effettuati dalla Polizia Municipale, sono stati rilevati 433 apparecchi
installati. Il Comune di Bolzano ha pertanto intimato a tali esercizi che si trovano entro i
300 metri dai luoghi sensibili, di rimuovere tali apparecchi. Secondo i dati riferiti ai primi
giorni di agosto 2013 risultano essere 93 (43%) gli esercenti che si sono adeguati mentre
i restanti 121 (57%) hanno lasciato tali macchinette nei propri locali. Complessivamente
sono state elevate 325 sanzioni a 133 bar. Sono state altresì emanate 13 ordinanze di
rimozione degli apparecchi da gioco.
3
Legge provinciale 13 maggio 1992, n. 13, Norme in materia di pubblico spettacolo.
4
Legge provinciale 22 novembre 2010, n. 13, Disposizioni in materia di gioco lecito.
5
Deliberazione della Giunta Provinciale Nr. 341 del 12/03/2012, “Individuazione dei "luoghi sensibili" ai sensi della L.P. n.
13/92 - Norme in materia di pubblico spettacolo” e successiva Deliberazione Nr.1570 del 29/10/2012, “Modifica della
deliberazione 12 marzo 2012, n. 341 - Individuazione dei „luoghi sensibili“ ai sensi della legge provinciale 13 maggio 1992, n.
13”.
6
Legge provinciale 14 dicembre 1988, n. 58, “Norme in materia di esercizi pubblici”.
Legge provinciale 11 ottobre 2012, n. 17, “Modifica della legge provinciale 14 dicembre 1988, n. 58 (Norme in materia di
esercizi pubblici)”
7
53
Tabella 2: Bar a Bolzano e apparecchi da gioco – situazione al 06.08.2013
Nr.
Esercizi pubblici presenti in città
729
Esercizi pubblici (soprattutto bar) dotati di apparecchi da gioco
di cui: - ne sono tuttora dotati
- hanno provveduto alla rimozione
214
121
93
Apparecchi rilevati nei bar
433
Sanzioni elevate a bar che non hanno rimosso apparecchi
325
Bar sanzionati
133
Ordinanze di rimozione degli apparecchi da gioco
13
Fonte: Ufficio Attività Economiche e Concessioni, Comune di Bolzano
3. Il gioco dei bolzanini: una prima panoramica
3.1. La metodologia
In seguito all’esplosione del fenomeno del gioco d’azzardo che sta colpendo le nostre
città, Bolzano inclusa, si è pensato di fare una primissima perlustrazione del fenomeno,
inserendo nella rilevazione “MonitorCittà”, svolta da Data Monitor, alcune domande
aggiuntive per cercare di avere una prima immagine, seppur non completamente a fuoco,
di quello che è l’approccio dei bolzanini rispetto al gioco d’azzardo.
In questa rilevazione si è preferito utilizzare la dicitura “gioco con vincite in denaro” a
quella “gioco d’azzardo”. Quest’ultima, infatti, sebbene più di uso comune, si è ritenuto
avesse una connotazione più negativa per l’intervistato.
La rilevazione è stata effettuata mediante metodologia C.A.T.I.8 ed è avvenuta nel mese
di dicembre 2012. Per tale rilevazione è stato elaborato un questionario strutturato
ispirato in parte ad alcune ricerche nazionali quali la “Ricerca nazionale sulle abitudini di
gioco degli italiani” effettuata a livello nazionale nel 20119. E’ stato intervistato un
campione di 800 individui rappresentativi della popolazione dei cittadini maggiorenni
residenti nel Comune di Bolzano.
8
Il termine CATI (Computer-Assisted Telephone Interview) si riferisce alla modalità di rilevazione mediante interviste
telefoniche, dove l'intervistatore legge le domande all'intervistato e registra le risposte su un computer, tramite un apposito
software.
9
Ricerca a cura dell’Associazione “Centro Sociale Papa Giovanni XXIII” e coordinata dal CONAGGA (Coordinamento Nazionale
Gruppi per Giocatori d’Azzardo).
54
Tabella 3: Il piano di campionamento
Valore
assoluto
Valore
percentuale
Maschi
378
47,3
Femmine
422
52,8
18-24 anni
61
7,6
25-44 anni
263
32,9
45-64 anni
259
32,4
65 anni e più
217
27,1
Titolo di studio alto (università-diploma)
616
77,0
Titolo di studio medio-basso
184
23,0
Attivi nella professione
400
50,0
Non attivi nella professione
376
47,0
Campione
Genere
Età
Titolo di studio
Condizione occupazionale
Altre condizioni professionali
24
Fonte: Rilevazione MonitorCittà a cura di DataMonitor, 2012.
3,0
n=800
Questa prima indagine esplorativa ha il vantaggio che in un lasso di tempo relativamente
breve si è potuto intervistare un campione ampio e rappresentativo della popolazione
bolzanina. Tuttavia da una prima lettura dei dati nelle prossime pagine può sembrare che
il fenomeno del gioco d’azzardo a Bolzano sia tutto sommato poco diffuso. E’ bene in
realtà che il lettore tenga conto di tutta una serie di limiti di questa rilevazione dovuti
principalmente alle seguenti motivazioni:
•
Il fenomeno del gioco d’azzardo indagato attraverso le interviste telefoniche è
indubbiamente sottostimato poiché nonostante il tema non sia un tabù, è presente
comunque una certa reticenza degli intervistati nel rispondere. Essi tendono
probabilmente a rifiutare l’argomento o a rispondere in modo non del tutto
attendibile.
•
I giocatori più “problematici” sono molto difficilmente rilevabili in tale tipo di indagini
poiché sono persone che con molta probabilità tendono più delle altre ad essere fuori
casa. Tali persone, inoltre, anche qualora siano state intervistate, si può ipotizzare
che tendano a rispondere in maniera poco veritiera.
I risultati vanno quindi letti con la dovuta cautela per evitare conclusioni fuorvianti. Alla
luce di queste premesse metodologiche, nelle prossime pagine sarà fatta una disamina di
alcuni dati emergenti da questa prima esplorazione quantitativa sul fenomeno a Bolzano.
Il lettore tenga quindi ben presente che il fenomeno è presumibilmente sottostimato.
55
3.2. Quadro sintetico
Su 800 intervistati, 238 persone, pari al 29,7% del campione, hanno dichiarato di aver
giocato ad almeno uno dei giochi con vincite di denaro proposti, negli ultimi 12 mesi.
Tabella 4: Rispondenti che dichiarano di aver giocato ad almeno uno dei giochi proposti
nell’ultimo anno
Persone che dichiarano che negli ultimi 12 mesi
hanno giocato ad almeno uno dei giochi con
vincite in denaro proposti.
Valore
assoluto
Valore percentuale
Maschi
122
51,3
Femmine
116
48,7
18-24 anni
18
7,6
25-44 anni
76
31,9
45-64 anni
90
37,8
65 anni e più
54
22,7
152
63,9
86
36,1
142
59,7
96
40,3
Genere
Età
Titolo di studio
Titolo di studio alto (università-diploma)
Titolo di studio medio-basso
Condizione occupazionale
Attivi nella professione
Non attivi nella professione
Fonte: Rilevazione MonitorCittà a cura di DataMonitor, 2012.
n=238
Non si apprezzano grandi differenze di genere tra coloro che hanno risposto di aver
giocato ad almeno uno dei giochi con vincite in denaro negli ultimi 12 mesi. Tra i
rispondenti emerge come siano le persone tra i 45 e i 64 anni coloro che maggiormente
hanno risposto di aver giocato negli ultimi 12 mesi. Per quanto riguarda il titolo di studio,
appare come siano in maggior numero gli individui con il titolo di studio più elevato ad
aver giocato negli ultimi 12 mesi. In realtà tale dato è probabilmente fuorviante perché
osservando il piano di campionamento (tabella 2), emerge come il campione sia
sovradimensionato per quanto riguarda il titolo di studio alto (università-diploma).
Risulta infine dalla tabella 3 come sia leggermente più numeroso il numero delle persone
che lavorano ad aver giocato.
56
3.3. La tipologia di giochi
Dalle risposte date dai bolzanini all’intervista condotta da DataMonitor emerge come il
gioco a cui negli ultimi 12 mesi hanno giocato di più siano il “Gratta e Vinci” e il “Win for
Life” (52,8% dei casi). Seguono le classiche “schedine” del Totocalcio, Tris, Lotto,
Superenalotto (36,2% dei casi), le scommesse sportive (5,3% dei casi), Slot Machines e
Videopoker (3,6% dei casi), il Bingo (1,2%) e i giochi a carte con denaro (solo lo 0,9%).
Grafico 3: Giochi con vincite in denaro a cui hanno giocato gli intervistati negli
ultimi 12 mesi
Giochi a carte
con denaro
0,9%
Gratta e vinci,
Win for life
52,8%
Bingo
1,2%
Slot machines,
Videopoker
3,6%
Scommesse
sportive
5,3%
Totocalcio, Tris,
Lotto,
Superenalotto
36,2%
Fonte: Rilevazione MonitorCittà a cura di DataMonitor, 2012.
n=238
Oltre a risultare incredibilmente molto bassa la percentuale di persone che hanno
dichiarato di aver giocato negli ultimi 12 mesi con Slot Machines e Videopoker si noti
come gli intervistati non abbiano fornito risposte per quanto riguarda Videolottery, giochi
online e Casinò. Tale risultato deriva probabilmente anche dai limiti spiegati nel paragrafo
metodologico (3.1) di reticenza a rispondere e di difficoltà nel rilevare certe tipologie di
giocatori. Pur con tali limiti, quello che è possibile affermare è che con una rilevazione di
tale tipo, seppur debole nell’individuare un gioco di tipo problematico, è stato possibile
fare emergere l’abitudine di molti cittadini che acquistano un “Gratta e Vinci” o giocano al
Superenalotto.
57
3.4. La frequenza di gioco
Come già ribadito, questa rilevazione, oltre a sottostimare il fenomeno, non rileva di
certo un gioco di tipo problematico che però i fatti di cronaca ci confermano esistere ed
essere addirittura in aumento. Dal grafico 4 emerge come tre quarti dei rispondenti
afferma di aver giocato “meno di 1 volta alla settimana” (75,2%). Si tratta per lo più
come già detto di giocatori del tutto sporadici. Un quinto degli intervistati (20,1%) ha
dichiarato di giocare da 1 a 3 volte alla settimana. Soltanto il 2,1% degli intervistati ha
risposto di giocare più di 3 volte alla settimana.
Grafico 4: Frequenza settimanale di gioco
Meno di 1 volta
75,2%
Non risponde
2,6%
Più di 3 volte
2,1%
Da 1 a 3 volte
20,1%
Fonte: Rilevazione MonitorCittà a cura di DataMonitor, 2012.
n=238
3.5. I giochi preferiti
Come è emerso anche dal paragrafo 3.3 i giochi a cui negli ultimi 12 mesi i bolzanini
hanno giocato più spesso è il “Gratta e Vinci” e il “Win for Life” che si attestano anche
quali giochi preferiti. Ciò è confermato anche da altre ricerche svolte in Italia, tra cui ad
esempio la già citata “Ricerca nazionale sulle abitudini di gioco degli italiani”. Sistemi
immediati di vincita quali il Gratta e Vinci o il Win for Life, disponibili in molti tabacchini
hanno negli ultimi anni spopolato tra i giochi con vincite in denaro. Nella rilevazione
riguardante la città di Bolzano effettuata da DataMonitor, emerge come per il 39,5% dei
rispondenti il gioco preferito siano appunto Gratta e vinci e Win for Life. Seguono
Totocalcio, Tris, Lotto, Superenalotto (25,2%), Giochi di carte con denaro (2,5%) e
Scommesse sportive (0,9%).
Si noti che ben il 31,9% degli intervistati non ha dato risposta a tale domanda,
probabilmente per una sorta di riserbo nel dare un proprio giudizio o forse poiché
essendo giocatori del tutto occasionali, non hanno una preferenza.
58
Grafico 5: Gioco preferito dai rispondenti che negli ultimi 12 mesi hanno giocato
almeno ad uno dei giochi proposti
Scommesse
sportive
0,9%
Gratta e vinci,
Win for Life
39,5%
Giochi di carte
con denaro
2,5%
Totocalcio, Tris,
Lotto,
Superenalotto
25,2%
Non risponde
31,9%
Fonte: Rilevazione MonitorCittà a cura di DataMonitor, 2012.
n=238
3.6. Il denaro speso
Osservando il grafico 6 emerge come tra coloro che hanno risposto di aver giocato negli
ultimi 12 mesi più della metà (57,6%) ha dichiarato che negli ultimi 30 giorni ha speso
da 1 a 10 euro in gioco con vincite in denaro. Un quarto degli intervistati (25,2%) ha
affermato di aver speso negli ultimi 30 giorni soltanto 1 euro o meno. Solo il 15,9% degli
intervistati ha dichiarato che nell’ultimo mese ha speso in giochi con vincite in denaro da
10 a 100 euro.
Grafico 6: Denaro speso in giochi con vincite in denaro negli ultimi 30 giorni
Da 10 a 100
euro
15,9%
Da 1 a 10 euro
57,6%
Non risponde
1,3%
1 euro o meno
25,2%
Fonte: Rilevazione MonitorCittà a cura di DataMonitor, 2012.
59
n=238
3.7. Le motivazioni del gioco
Le motivazioni che spingono gli individui a giocare d’azzardo sono molteplici e non
sempre facili da individuare. I motivi possono essere più o meno razionali. Il giocatore
d’azzardo può far ricorso al gioco per passatempo sporadico o abituale senza mai perdere
il controllo e non necessariamente diventarne “dipendente”. Una delle motivazioni
principali che spingono una persona a giocare è però spesso semplicemente quella di
vincere del denaro.
Grafico 7: Motivazioni di gioco (valori in percentuale)
37,0
Vincere denaro
26,5
Sfidare la sorte
21,0
Passare il tempo
Disfarmi di emozioni
spiacevoli
Perché lo trovo
eccitante
Misurare le mie
capacità
Non risponde
2,5
1,7
1,3
10,0
Fonte: Rilevazione MonitorCittà a cura di DataMonitor, 2012.
n=238
Secondo i dati rilevati da DataMonitor è emerso come il vincere denaro sia per il 37%
degli intervistati bolzanini il motivo principale per cui giocano. In letteratura si evidenzia
come il ricorso al gioco d’azzardo abbia adempiuto funzioni di tipo ricreativo nei momenti
di diffuso benessere e di tipo compensativo nei periodi di crisi (Imbucci, 1999). Se molti
giocano per vincere denaro quindi, ciò potrebbe almeno in parte essere dovuto a funzioni
compensative legate alla crisi economica che stiamo vivendo. Oltre un quarto (26,5%)
afferma invece di giocare per sfidare la sorte. Un quinto dei rispondenti (21%) dichiara di
giocare semplicemente per passare il tempo. Piccole percentuali di intervistati dichiarano
di giocare per disfarsi di emozioni spiacevoli (2,5%), perché lo trovano eccitante (1,7%)
o semplicemente per misurare le proprie capacità (1,3%). Il 10% delle persone
intervistate non ha invece dato risposta a tale domanda. Ovviamente un giocatore può
iniziare a giocare anche solo per sfidare la sorte e passare il tempo, ma potrebbe poi in
un secondo momento dedicarsi al gioco sempre più per vincere denaro. Tale dinamica, se
portata all’eccesso, riflette maggiormente un giocatore di tipo problematico, se non
addirittura già patologico, spinto dal giocare sempre più e a spendere sempre maggior
denaro. In questa rilevazione, come già detto, per tutta una serie di limiti, non sono stati
intercettati i giocatori problematici.
60
3.8. I giudizi dei bolzanini sulle iniziative di prevenzione e di
contrasto al gioco d’azzardo
A conclusione del questionario che è stato posto da DataMonitor ai bolzanini, è stata
inserita una domanda dove gli intervistati dovevano esprimere la loro opinione riguardo
ad alcune iniziative promosse direttamente o indirettamente dal Comune di Bolzano. A
tali domande hanno risposto tutti gli 800 intervistati a differenza delle domande dei
paragrafi precedenti, dove, ricordiamo, il sottocampione era costituito solamente dai 238
intervistati che avevano dichiarato di aver giocato ad almeno uno dei giochi proposti.
Si è chiesto in questa domanda se i cittadini ritenessero utili alcune iniziative quali il
documento approvato dal Consiglio Comunale sugli impegni della Città di Bolzano a tutela
di coloro che giocano con denaro, la campagna di prevenzione “Game Over”: serate di
discussione e riflessione con i cittadini sul tema del gioco con vincite in denaro, varie
iniziative di sensibilizzazione ed informazione quali spot nei cinema, opuscoli, ecc. ed
infine la rimozione delle cosiddette slot machines o macchinette elettroniche dai bar della
città di Bolzano che si trovano vicino a scuole, luoghi di ritrovo di giovani, strutture sociosanitarie, ecc.
Grafico 8: Giudizio su alcune iniziative promosse dal Comune
100%
6,2
7,7
15,7
8,5
90%
80%
70%
60%
9,3
20,3
1,7
9,5
6,2
5,3
4,8
8,7
12,2
12,8
Non
conosce/
Non risponde
Inutile
38,5
29,7
Poco utile
50%
40%
71,8
Abbastanza
utile
30%
48,5
20%
41,3
41,3
Molto utile
10%
0%
Documento approvato
Campagna di
Iniziative di
Rimozione delle
dal Consiglio Comunale
prevenzione “Game
sensibilizzazione ed
cosiddette slot machines
sugli impegni della Città
Over”: serate di
informazione quali spot
o macchinette
di Bolzano a tutela di discussione e riflessione
nei cinema, opuscoli, elettroniche dai bar della
coloro che giocano con con i cittadini sul tema
ecc…
città di Bolzano che si
denaro…
del gioco con vincite in
trovano vicino a scuole,
denaro…
luoghi di ritrovo di
giovani, strutture sociosanitarie, ecc.
Fonte: Rilevazione MonitorCittà a cura di DataMonitor, 2012.
n=800
Complessivamente gli intervistati hanno ritenuto utili le iniziative proposte. Si nota come
ad esempio il documento del Consiglio Comunale sugli impegni a tutela dei giocatori sia
ritenuto molto utile dal 48,5% degli intervistati. Un 15,7% degli intervistati lo ritiene
invece inutile. Più utili sono invece considerate le altre iniziative proposte. La campagna
di prevenzione “Game Over” viene ritenuta per il 41,3% degli intervistati molto utile e
per il 29,7% abbastanza utile. Le iniziative di sensibilizzazione ed informazione
riscuotono anche un certo giudizio positivo, infatti, per il 41,3% e per il 28,5% sono
considerate rispettivamente molto e abbastanza utili. La rimozione delle slot machines o
macchinette elettroniche dai bar della città di Bolzano che si trovano vicino ai luoghi
sensibili, di cui si è parlato nel capitolo 2, sembra essere l’iniziativa che, a detta degli
intervistati, risulta più utile. Ben il 71,8% degli intervistati ritiene, infatti, tale iniziativa
molto utile.
61
Tutte queste risposte denotano quindi che, sebbene complessivamente i bolzanini che
emergono da questa prima analisi di superficie non siano particolarmente dediti al gioco,
siano tuttavia molto favorevoli alle iniziative di prevenzione e di contrasto al gioco
d’azzardo nella città di Bolzano.
4. Il lato problematico del gioco a Bolzano: gli utenti del SerD Servizio per le dipendenze
Secondo una stima della già citata “Ricerca nazionale sulle abitudini di gioco degli italiani”
(Iori 2011), nel nostro Paese vi sono più di 800 mila dipendenti da gioco d’azzardo e
quasi due milioni di giocatori a rischio.
Nel 1980 la dipendenza da gioco d’azzardo è stata riconosciuta come disturbo mentale,
tanto che l’'Associazione Psichiatrica Americana lo ha incluso anche nel Manuale
Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali che classifica il Gioco d’Azzardo Patologico tra
i "disturbi del controllo degli impulsi non classificati altrove" e lo definisce come
"un'alterazione caratterizzata da comportamento maladattivo, persistente e ricorrente nel
gioco d'azzardo tale da compromettere le attività personali, familiari e lavorative". Tale
problema ha una certa affinità con il gruppo dei Disturbi Ossessivo-Compulsivi e
soprattutto con i comportamenti d'abuso e le dipendenze. Anche se, come ribadito fin
dall’inizio, obiettivo di questo scritto è di riportare una panoramica sul gioco con vincite in
denaro piuttosto che approfondire il gioco di tipo “problematico”, preme qui però fare un
breve accenno al fenomeno. Si evidenzieranno pertanto alcuni dati utili per comprendere
la dimensione anche del lato problematico del fenomeno del gioco a Bolzano.
Grafico 9: Utenti in carico presso il Servizio Dipendenze (SerD) per “Gioco
d'azzardo patologico”
Solo Bolzano
Resto della Provincia
200
150
108
(54,8%)
107
(59,1%)
197
100
97
(69,8%)
181
139
50
42
(30,2%)
89
(45,2%)
74
(40,9%)
0
2010
2011
2012
Fonte: Elaborazione Ufficio Pianificazione Sociale, Comune di Bolzano, su dati Servizio Dipendenze (SerD)
dell’Azienda Sanitaria dell’Alto Adige
Osservando il grafico 9, si può apprendere come in tutta la provincia il Servizio
Dipendenze (SerD) dell’Azienda Sanitaria dell’Alto Adige ha seguito nel 2010 139
persone, che sono salite a 181 nel 2011 e a 197 nel 2012. Ciò equivale ad un aumento
nel 2012 rispetto al 2010 del 41,7% di utenti in carico per gioco d’azzardo patologico. Se
poi si indirizza il focus sulla città di Bolzano la situazione appare decisamente più
allarmante: da 42 utenti in carico nel 2010 si è passati a 74 utenti in carico nel 2011 e
62
addirittura a 89 nel 2012. Ciò significa addirittura un aumento nel 2012 del 111,9%
rispetto al 2010. Ad essere aumentati, sono pertanto soprattutto i dipendenti da gioco
d’azzardo nella città di Bolzano rispetto al resto della Provincia, dove si è passati da 97
utenti in carico nel 2010 a 108 nel 2012 (solo +11,3%). I dati ci mostrano in definitiva
che le persone dipendenti da gioco d’azzardo sono in aumento in tutta la Provincia di
Bolzano. Tale incremento risulta molto più incisivo ed allarmante per quanto riguarda il
capoluogo.
Conclusioni
I fatti di cronaca, nonché alcune delle evidenze presentate in questo rapporto, fanno
ipotizzare come il gioco d’azzardo stia diventando un fenomeno sociale preoccupante. Si
assiste ad un aumento dell’offerta dei giochi e ad una modifica delle abitudini e delle
modalità del gioco. I giochi storicamente più “sociali” quali ad esempio i classici “giochi a
carte” del bar di quartiere lasciano pian piano spazio a giochi più “individuali” quali il
“Gratta e vinci” o macchinette da gioco di vario genere. Il gioco da passatempo tende ad
essere sempre più un espediente per ottenere denaro in maniera rapida ed individuale.
Appare, in altre parole, una trasformazione sia della tipologia di giochi che nell’approccio
al gioco stesso. La crisi economica degli ultimi anni ha probabilmente contribuito ad
acuire il fenomeno. Come si è visto nelle pagine precedenti, macchinette e sale da gioco
spopolano anche a Bolzano, anche se con questa indagine non è stato possibile rilevare
l’aspetto legato agli utilizzatori di tali macchinette. Il gioco di tipo patologico, come si è
potuto leggere, purtroppo esiste ed è in aumento. La Provincia di Bolzano e il Comune si
sono attivati da tempo per cercare di contrastare il fenomeno ed arginare la diffusione di
sale gioco e slot machines.
In queste pagine non si è dato molto spazio al gioco problematico o patologico poiché
risulta un fenomeno molto complesso e difficile da rilevare. Nonostante tutti i limiti
metodologici già ampiamente ribaditi, tramite la rilevazione in superficie condotta da
DataMonitor, si è ottenuta un’immagine ancora sfocata ma indicativa del fenomeno:
almeno un terzo degli intervistati ha giocato negli ultimi 12 mesi ad uno dei tanti giochi
con vincite in denaro possibili. Essi non appaiono particolarmente dediti all’azzardo, ma,
piuttosto sporadici acquirenti di giochi istantanei, nei quali l’aspetto ludico è tutto
sommato limitato, quali ad esempio i “Gratta e vinci”. Da questa indagine, come da altre
svolte in Italia, il “Gratta e vinci” emerge quale il gioco con vincite in denaro preferito.
Seppur siano giocatori occasionali, più della metà degli intervistati negli ultimi 30 giorni
ha speso meno di 10 euro nei giochi con vincite in denaro e circa un sesto di essi ha
speso da 10 a 100 euro . Il motivo principale che spinge tali persone a giocare è
semplicemente il “vincere denaro”. I bolzanini che emergono da questo sondaggio
appaiono in qualche modo poco inclini al gioco d’azzardo. Nonostante questo, essi
appaiono consci del pericolo potenziale che esso comporta, tanto che in ampia
maggioranza gli intervistati ritengono molto o abbastanza utili le iniziative promosse per
contrastare il fenomeno e sensibilizzare la popolazione sui rischi del gioco. L’iniziativa
attuata per prevenire e contrastare il gioco che gli intervistati hanno ritenuto più utile è
risultata essere la rimozione delle slot machines dai locali pubblici che si trovano vicino a
luoghi sensibili. Più di otto intervistati su dieci hanno considerato tale iniziativa molto o
abbastanza utile.
Si è poi in breve accennato al lato problematico del gioco d’azzardo. Le situazioni di
problematicità esistono anche nella nostra terra. Emerge con forza come il numero di
persone in carico al Servizio per le dipendenze dell’Azienda Sanitaria per “gioco d’azzardo
patologico” sia in aumento in tutta la Provincia. L’incremento però è ben visibile
soprattutto se puntiamo la lente d’ingrandimento sul capoluogo altoatesino dove dal 2010
al 2012 gli utenti in carico sono più che raddoppiati. Il trend di tali utenti sembra essere
inesorabilmente in forte crescita.
Si è ritenuto utile fare questa prima breve esplorazione sul fenomeno anche perché si è
visto come il gioco con vincite in denaro possa sfociare piuttosto facilmente da
passatempo a vero dramma. Al di la dell’aspetto prettamente clinico del problema, il
63
gioco, anche qualora in qualche modo “solo” problematico, potrebbe portare poi, con il
passare del tempo, ad un deterioramento del tessuto sociale di una città.
Le iniziative messe in campo dal Comune, quali, ricordiamo, il documento approvato dal
Consiglio Comunale sugli impegni della Città di Bolzano a tutela di coloro che giocano con
denaro, la campagna di prevenzione “Game Over”, le varie iniziative di sensibilizzazione
ed informazione ed infine la rimozione delle cosiddette slot machines o macchinette
elettroniche dai bar della città di Bolzano che si trovano vicino a luoghi sensibili, sono alla
luce dei dati presentati in questo report, un primo passo verso un percorso di
consapevolezza sul fenomeno del gioco che va costantemente e accuratamente
monitorato ancor prima che diventi problematico o, peggio, patologico.
64
Bibliografia
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Criminologia, Vittimologia e Sicurezza – Vol. V – N. 1 – Gennaio-Aprile.
65
Assessorato alle Politiche Sociali e ai Giovani
Stadtrat für Sozialpolitik und Jugend
Assessorato alle Politiche Sociali e ai Giovani
Stadtrat für Sozialpolitik und Jugend
«TROPPO VECHIO PER LAVORARE TROPPO GIOVANE PER
ANDARE IN PENSIONE»
Un’analisi qualitativa dell’esperienza di impiego
temporaneo di persone disoccupate
presso il Comune di Bolzano
A cura di Luca Frigo
OSSERVATORIO PER LE POLITICHE SOCIALI DELLA QUALITÁ DELLA VITA
Working Paper Nr. 03/2013
«Troppo vecchio per lavorare troppo giovane per andare in pensione». Un’analisi
qualitativa dell’esperienza di impiego temporaneo di persone disoccupate presso il
Comune di Bolzano.
Stesura: Luca Frigo
Supervisione: Michela Trentini
È consentita la riproduzione di informazioni, grafici e tabelle previa indicazione della
fonte.
Citazione:
Frigo, L. (2013) ”«Troppo vecchio per lavorare troppo giovane per andare in pensione».
Un’analisi qualitativa dell’esperienza di impiego temporaneo di persone disoccupate
presso il Comune di Bolzano”. Osservatorio per le politiche sociali della qualità della vita,
Working Paper Nr. 03/2013, Ufficio Pianificazione Sociale, Comune di Bolzano.
Questo paper è scaricabile dal sito del Comune di Bolzano nella sezione “Osservatorio per
le politiche sociali della qualità della vita”.
68
Ringraziamenti
Si ringraziano per la disponibilità le 9 persone intervistate che hanno svolto un periodo di
impiego temporaneo presso il Comune di Bolzano, i responsabili dell’Ufficio Personale, Ufficio
Servizi Demografici, Ufficio Affari Generali e Istituzionali, Ufficio Servizi Funerari e Cimiteriali,
Servizio Museo Civico. Si ringrazia infine il dott. Michael Mayr dell’Ufficio Servizio Lavoro della
Provincia Autonoma di Bolzano per le informazioni e i dati forniti.
69
Introduzione
La crisi degli ultimi anni ha avuto ripercussioni alquanto considerevoli sul mondo del lavoro. In
questo periodo di profonda e sentita crisi economica che costringe molte imprese a ridurre la
propria attività, non passano inosservati i numerosi casi di licenziamento che si susseguono
ormai da qualche anno. Tale trend, che attanaglia gran parte dei Paesi europei, Italia inclusa,
mostra una crisi tutt’altro che superata.
Volgendo lo sguardo alla nostra terra, appare come nonostante il tasso di disoccupazione sia
cresciuto meno che nel resto d’Italia, anche qui vi siano segnali di allarme che non vanno
trascurati.
Dietro ai numeri che ogni giorno vediamo sui disoccupati in aumento, non va dimenticato, vi
sono persone e relative famiglie che hanno perso il lavoro o lo stanno perdendo. Ciò determina
a catena una serie di conseguenze che, specie in una terra come quella altoatesina, non
eravamo abituati a vedere. In altre parole, perdere il lavoro da un giorno all’altro, è un evento
traumatico, che mette a dura prova il singolo individuo e la sua famiglia.
L’età anagrafica della persona che perde il lavoro in tale contesto ha sicuramente risvolti
differenti. Perdere il lavoro a 25 anni non è ovviamente la stessa cosa che perderlo a 50.
Sebbene in entrambi in casi si tratti di un momento di assoluta difficoltà per l’individuo, nel
contesto di crisi che stiamo vivendo la persona cinquantenne fa tendenzialmente più fatica a
reinserirsi nel mercato del lavoro di quella venticinquenne. Quest’ultima, inoltre, si auspica
abbia alle spalle una rete famigliare che la supporterà. La persona cinquantenne, si ritrova
invece ad essere in alcuni casi un padre o una madre percettore dell’unico reddito famigliare.
Tali lavoratori maturi stanno vivendo quindi sempre più un processo di “marginalizzazione“
(Pirone 2005) che ha delle conseguenze molto pesanti anche sulla loro famiglia. Il problema
non è nuovo, solo che se in passato le giovani generazioni riuscivano perlomeno ad entrare nel
mercato del lavoro italiano, anche se a volte a spese di generazioni più anziane, che erano
estromesse dalla forza lavoro secondo il cosiddetto processo “young in, old out”, oggi sono
invece entrambe fasce di lavoratori fortemente svantaggiate. In altre parole il fenomeno è oggi
riassumibile con il motto “young out, old out” (Marcaletti 2007).
I cambiamenti demografici, del mercato del lavoro e delle politiche di welfare, fanno sì, quindi,
che oggi le persone over 50 siano sfortunatamente “troppo vecchie” per trovare un nuovo
lavoro, ma ancora “troppo giovani” per poter andare in pensione. Queste persone si vengono a
trovare in un limbo che ha quindi forti ripercussioni su tutta la loro famiglia. Oltre alle evidenti
conseguenze prettamente economiche, non va dimenticato, inoltre, come la violenta uscita dal
mercato del lavoro di queste persone significhi spesso anche il rischio di perdita di rapporti
sociali e uno status psicologico di frustrazione non trascurabile, specie in una realtà come
quella altoatesina, dove il fenomeno della disoccupazione è tutto sommato una novità.
Il Comune di Bolzano, grazie alla collaborazione dell’Ufficio Servizio Lavoro della Provincia
Autonoma di Bolzano, si è avvalso della Legge Provinciale n.11 del 1986 per l’impiego
temporaneo di persone disoccupate. Sono stati avviati 6 progetti da parte di 5 strutture
comunali, attraverso i quali si è potuto offrire un’opportunità di impiego a 10 persone che
avevano perso il lavoro.
Questa ricerca ha l’obiettivo di analizzare l’esperienza di lavoro temporaneo di queste persone
presso il Comune di Bolzano, al fine di evidenziare da un lato le problematiche dell’essere un
over 50 che ha perso il lavoro a Bolzano, e dall’altro capire come sia possibile sfruttare al
meglio l’opportunità offerta dalla L.P.11/1986 per poter dare una chance a queste persone di
affrancarsi dal limbo di “troppo vecchi per lavorare” e “troppo giovani per andare in pensione”.
Nelle pagine che seguono, si analizzerà dapprima il contesto di crisi del mercato del lavoro,
presentando alcuni dati salienti sulla disoccupazione. Si passerà in rassegna poi lo strumento
dei “lavori socialmente utili”, vedendo come è stato utilizzato a livello nazionale e come si è
tradotto a livello locale tramite la legge provinciale n.11 del 1986. Si entrerà poi nel vivo
presentando i risultati emersi dalla ricerca qualitativa sull’esperienza di 10 persone disoccupate
che sono state impiegate temporaneamente in Comune attraverso lo strumento della citata
legge provinciale.
70
Crisi e mercato del lavoro a Bolzano
Dal 2008, inizio della crisi economica, il crollo occupazionale è un dato di fatto che si è
accentuato ulteriormente nel corso del 2012. Dato allarmante sotto gli occhi di tutti è la
disoccupazione giovanile, tanto che in Italia il tasso di disoccupazione per i lavoratori tra i 15 e
i 24 anni ha abbondantemente superato il 30% e, secondo i dati ISTAT, si sta pericolosamente
avvicinando al 40%10. Va detto che a fianco al problema occupazionale dovuto alla crisi
economica, si assiste ad un cambiamento demografico considerevole: i giovani sono sempre di
meno, gli anziani sempre di più. Una persona su cinque a Bolzano ha più di 65 anni e l’indice di
vecchiaia nel 2012 ha raggiunto il valore 160,511.
Negli anni scorsi la provincia di Bolzano è sempre stata una delle aree col minor tasso di
disoccupazione di tutta Europa. Purtroppo la recente crisi economico-finanziaria ha colpito
anche questa terra. Anche in Alto Adige, infatti, la disoccupazione è cresciuta. A fine 2012 il
tasso di disoccupazione, cioè il rapporto tra le persone in cerca di occupazione e il totale delle
forze di lavoro, è stato del 4,1%, quando prima della crisi esso è stato in sostanza sempre
inferiore al 3%.
Grafico 10: Tasso di disoccupazione in Alto Adige e a Bolzano (2008 – 2012) – valori in %
Tutto il territorio provinciale
7,1
Solo il territorio della città
5,7
4,2
3,8
4,1
3,3
2,9
2,4
2,7
2,1
2008
2009
2010
2011
2012
Fonte: Elaborazione Ufficio Pianificazione Sociale (Comune di Bolzano) su dati ASTAT
Osservando il grafico 1 si può poi notare che prendendo a riferimento il solo capoluogo
altoatesino, il tasso di disoccupazione nell’anno 2012 ha raggiunto addirittura quota 7,1%
mentre nel resto del territorio provinciale si attestava ad un livello nettamente inferiore
(3,4%). E’ evidente pertanto come il fenomeno della disoccupazione assuma dimensioni
particolarmente critiche soprattutto per quanto riguarda la città capoluogo.
Se i giovani sono quelli che in questo periodo hanno più difficoltà nel mercato del lavoro, non
va meglio per i lavoratori più “maturi”. In questo scenario, si va ad inserire tutta la platea di
lavoratori non più giovani che, fondamentalmente a causa della crisi, hanno perso il lavoro.
Alcune di queste persone rientrano in parte tra i cosiddetti “esodati”, cioè lavoratori over 50
espulsi dal mercato dal lavoro e che non possono ancora andare in pensione per via
10
Secondo la Rilevazione sulle Forze di Lavoro, condotta periodicamente dall’ISTAT, nel mese di maggio 2013 il tasso di disoccupazione
giovanile (15-24 anni) ha raggiunto il 38,5%.
11
L’indice di vecchiaia misura il rapporto tra anziani (65 anni e oltre) e giovani (fino ai 14 anni). Il valore di 160,5 significa che si
contano 160 ultra 65-enni ogni 100 giovani.
71
dell’innalzamento dell'età o dei requisiti per accedere al trattamento pensionistico12. Nel
periodo di crisi che investe il mondo del lavoro si vedono sempre più spesso imprese che
lasciano a casa i dipendenti con una certa anzianità. Il motivo è spesso dettato da
riorganizzazioni aziendali nelle quali i lavoratori anziani sono penalizzati, poiché rappresentano
una risorsa ritenuta troppo qualificata e onerosa nonché poco flessibile ai cambiamenti.
E’ facile immaginare come i lavoratori anziani oggi si ritrovino pertanto in un limbo drammatico
poiché hanno enorme difficoltà a rientrare nel mercato del lavoro, ma ancora non possono
andare in pensione. L’effetto è che molti padri e madri di famiglia rimangono bloccati in
questo limbo per mesi, se non anni, prima di riuscire a trovare un impiego o in qualche modo
arrivare alla tanto agognata pensione. A cascata tale situazione si ripercuote quindi su intere
famiglie che potrebbero divenire a rischio di povertà. Ciò rischia di compromettere l'equilibrio
sociale ed economico del territorio.
Grafico 11: Disoccupati over 50 con dimora a Bolzano (anno 2012)
698
593
538
477
353
293
304
293
304
248
208
2002
2003
2004
2005
2006
2007
2008
2009
2010
2011
2012
Fonte: Elaborazione Ufficio Pianificazione Sociale (Comune di Bolzano) su dati Ufficio osservazione mercato del lavoro,
Provincia Autonoma di Bolzano, 2012
Osservando i dati sul numero dei disoccupati con più di cinquant’anni che abitano a Bolzano
(Grafico 2), si nota una vistosa impennata proprio in seguito all’esplosione della crisi
economico-finanziaria del 2008. Se fino al 2008 il numero dei bolzanini over 50 disoccupati si
attestava attorno alle 300 unità, dopo tale crisi il trend ha subito una crescita che ha portato
tale numero a quasi 700 unità nel corso del 2012. In 10 anni il numero dei disoccupati
bolzanini over 50 è quindi più che triplicato (+ 235%). Simile andamento si è registrato a
livello provinciale dove il numero degli over 50 disoccupati è passato da 702 nel 2002 a 2.346
nel 2012.
La cornice dei “Lavori Socialmente Utili“ nel contesto nazionale
Nell’ambito delle politiche di sostegno al reddito si è visto negli ultimi decenni l’emergere di
modelli di workfare: approcci alternativi al classico welfare state (di natura esclusivamente
assistenziale) che consistono in politiche di welfare attivo finalizzate ad evitare gli effetti
disincentivanti alla ricerca di un nuovo lavoro e alla riqualificazione professionale, ossia la
12
Tali modifiche sono dovute da ultimo alla c.d. “Riforma Fornero”, che ha introdotto l’aumento dell’età pensionabile per effetto
dell’adeguamento alla speranza di vita, nonché abolito le pensioni di anzianità. Nella c.d. “Riforma Fornero” sono presenti inoltre alcune
modifiche in materia di flessibilità in uscita, cambiando ad esempio in parte l’art.18 dello Statuto dei Lavoratori rendendo in estrema
sintesi meno vincolante il reintegro dei lavoratori licenziati da parte delle aziende.
72
cosiddetta “trappola della disoccupazione” - (Spattini 2006), che il welfare classico ha in
qualche modo sempre teso a generare. Si tratta, quindi, di spingere le persone ad attivarsi,
legando quindi maggiormente gli eventuali aiuti sociali ricevuti all'obbligo di lavorare (Barbier
2003).
Sebbene già dal secondo dopoguerra per affrontare gravi problemi di disoccupazione vi sono
stati diversi interventi legislativi per l’impiego temporaneo di persone prive di lavoro, è a
partire dagli anni ’90 che per motivi di razionalizzazione della spesa pubblica si cercò di
incentivare lo strumento dei “lavori socialmente utili”. Si trattava di misure di workfare
promosse con il pacchetto Treu13, contenente vari provvedimenti contro la disoccupazione, e
meglio definite poi con il Decreto Legislativo n.468 del 199714. Lo scopo era da un lato quello di
associare un sussidio ad un attività lavorativa (protezione del reddito), dall’altro quello più
ardito di creare occupazione (job creation) che potesse anche durare nel tempo (Saracini
2002). Il tutto era nato per affrontare l’emergenza sociale sia dei disoccupati, ma anche della
numerosa platea di persone che non riuscivano ad uscire dall’abisso della cassa integrazione.
E’ quindi il D.Lgs. n.468 del 1997 a fornire una prima vera e propria definizione dei “lavori
socialmente utili” - d’ora in poi, per brevità, LSU - come […] “attività che hanno per oggetto la
realizzazione di opere e la fornitura di servizi di utilità collettiva, mediante l'utilizzo di
particolari categorie di soggetti” (art.1). Lo stesso decreto legislativo (art.2), specifica, inoltre,
varie tipologie di LSU volte alla creazione di occupazione e alla qualificazione professionale15. I
soggetti promotori di progetti di LSU previsti da tale decreto (art.3) sono le pubbliche
amministrazioni, gli enti pubblici economici, le società a totale o prevalente partecipazione
pubblica, le cooperative sociali ed i loro consorzi. I soggetti che possono essere impiegati in
LSU sono (art.4) gli iscritti nella lista di mobilità, i disoccupati di lunga durata, particolari
categorie di lavoratori individuate mediante delibera della Commissione regionale per
l’impiego, i lavoratori sospesi con diritto al trattamento di integrazione salariale ed infine
persone detenute per le quali sia prevista l’ammissione al lavoro esterno. Le Amministrazioni
possono pertanto usufruire di tale fattispecie di lavoratori, per periodi generalmente non
superiori a 6 mesi, purché predispongano un progetto secondo i criteri stabiliti dal Ministero del
Lavoro. Per i lavoratori impiegati in tali progetti spetta un sussidio erogato dall’INPS su
richiesta dell'ente utilizzatore.
Aspetto importante di tale tipologia di lavoro, è che lo svolgimento di un LSU non comporta in
alcun caso l'instaurazione di un rapporto di lavoro, pertanto non comporta la perdita dello stato
di disoccupazione, né implica la sospensione o la cancellazione dalle liste di mobilità.
L’utilizzo di tale strumento si è nell’ultimo decennio affievolito. Negli ultimi anni a seguito del
D.Lgs. n.81 del 200016, di altre iniziative adottate dal Ministero del Lavoro, nonché delle leggi
finanziarie del 2006 e 2007, si è puntato ad un progressivo svuotamento del cosiddetto "bacino
di lavoratori socialmente utili" mirando ad una stabilizzazione di tali lavoratori (Saracini 2002).
In realtà, se è vero quindi che i lavori socialmente utili sono nati per offrire una possibilità di
reinserimento lavorativo ai disoccupati di lunga durata e ai cassaintegrati, dall’altro non
sempre si è riusciti a stabilizzare tali lavoratori.
Attualmente, sono principalmente le Regioni ad attivare nuovi progetti di “lavori socialmente
utili” finanziandoli per lo più mediante risorse proprie. Resta ora da vedere come tale istituto si
svilupperà nel corso di questi anni di difficile crisi del mercato del lavoro, che penalizza diverse
fasce di lavoratori.
13
14
15
16
Legge 24 giugno 1997, n. 196 "Norme in materia di promozione dell'occupazione."
Decreto Legislativo 1° dicembre 1997, n. 468 "Revisione della disciplina sui lavori socialmente utili, a norma dell'articolo 22 della
legge 24 giugno 1997, n. 196"
Si tratta di lavori di pubblica utilità mirati alla creazione di occupazione, in particolare in nuovi bacini di impiego, lavori socialmente
utili mirati alla qualificazione di particolari progetti formativi volti alla crescita professionale in settori innovativi, lavori socialmente
utili per la realizzazione di progetti aventi obiettivi di carattere straordinario, prestazioni di attività socialmente utili da parte di titolari
di trattamenti previdenziali.
Decreto Legislativo 28 febbraio 2000, n. 81 "Integrazioni e modifiche della disciplina dei lavori socialmente utili, a norma dell'articolo
45, comma 2, della legge 17 maggio 1999, n. 144"
73
Impiego temporaneo di persone disoccupate in Alto
provinciale n.11 del 1986
Adige: la legge
Descrizione
In Provincia di Bolzano la materia dei LSU è disciplinata dalla Legge Provinciale 11 marzo 1986,
n. 11, “Impiego temporaneo di lavoratori disoccupati da parte dell'Amministrazione provinciale
e da enti soggetti a tutela”.
Tale legge permette di impiegare temporaneamente persone disoccupate da almeno sei mesi
in progetti di utilità per le pubbliche amministrazioni tra le quali rientra, pertanto, anche il
Comune di Bolzano. Come per lo strumento a livello nazionale, anche qui è necessario
elaborare un progetto di attività socialmente utile. Tali progetti possono durare da 3 a 12 mesi
ed essere eventualmente prorogati fino a 24 mesi in caso di necessità. Tale strumento
permette, da un lato la possibilità per l’ente pubblico di portare avanti attività che altrimenti
non riesce a realizzare con il personale disponibile, dall’altro la possibilità di inserimento o
reinserimento di persone disoccupate nel mondo del lavoro.
Anche in questo caso, come per lo strumento di LSU previsto a livello nazionale, l’impiego
temporaneo non si configura come un rapporto di lavoro subordinato: le persone, infatti,
continuano a mantenere lo status di disoccupazione. Tra i destinatari di questo strumento di
politica attiva del lavoro, sono previste le persone con scarsa qualificazione, persone con
problemi di salute, persone con situazione personali e/o famigliari problematiche, persone
disoccupate in età avanzata che potrebbero, grazie a tali progetti, maturare i contributi
necessari per arrivare alla pensione. Le persone che vengono impiegate in LSU tramite la legge
provinciale n.11/1986 ricevono un corrispettivo di € 6,50 lordi all’ora. I costi sono a carico
dell’ente che impiega la persona. La Provincia Autonoma di Bolzano eroga un contributo del
20% dei compensi corrisposti e si fa inoltre carico di tutti gli oneri sociali. L’Ufficio Servizio
Lavoro della Provincia fa una preselezione dei possibili candidati che vengono poi inviati a
sostenere la selezione vera e propria presso l’ente che intende impiegarli.
I progetti di impiego temporaneo tramite L.P.11/1986: alcuni numeri
L’impiego temporaneo di persone disoccupate presso gli enti pubblici esiste in provincia di
Bolzano dal 1986 ma non è stato mai molto utilizzato, specie perché in questa terra la
disoccupazione “fisiologica” è sempre stata molto bassa. I dati più recenti rivelano numeri,
tutto sommato, ancora piuttosto contenuti. Se da un lato infatti come si è visto nel capitolo 1
la disoccupazione è aumentata e i disoccupati over 50 sono anch’essi fortemente cresciuti,
dall’altro non si registra un forte ricorso allo strumento dell’impiego temporaneo tramite la
legge provinciale n.11/1986. In base ai dati messi a disposizione dall’Ufficio Servizio Lavoro
della Provincia Autonoma di Bolzano, si registra un leggero aumento nell’ultimo triennio
dell’utilizzo di tale strumento. In tutta la provincia di Bolzano i progetti approvati nel 2012
sono stati 35 ed hanno impiegato 97 persone. I progetti attuati sono passati da 28 nel 2010 a
35 nel 2012 (+25%). Le persone che sono state impiegate sono passate da 73 nel 2010 a 97
nel 2012 (+32%). Anche le ore autorizzate e gli importi spesi dalla Provincia per tali progetti
hanno di conseguenza subito sensibili aumenti nell’ultimo triennio.
74
Tabella 5: Progetti di impiego temporaneo tramite LP 11/1986 in Provincia di Bolzano
2010
2011
2012
Progetti attuati
28
29
35
Persone disoccupate impiegate
73
90
97
Ore autorizzate
83.956
94.995
107.943
Importi spesi
€ 299.995,80
€ 336.321,60
€ 396.395,64
Fonte: Elaborazione Ufficio Pianificazione Sociale (Comune di Bolzano) su dati Ufficio Servizio Lavoro, Provincia Autonoma di
Bolzano, 2012
Nel 2012 in tutta la Provincia di Bolzano i disoccupati sono stati 10.600. Lo strumento
dell’impiego temporaneo può essere in parte utile, pur con tutti i suoi limiti, per arginare la
crescente disoccupazione soprattutto di quelle fasce di popolazione descritte nel paragrafo
precedente. Per la prima volta nel 2011 anche il Comune di Bolzano, vista la difficile
congiuntura del mercato del lavoro, ha fatto ricorso a tale strumento avviando tra il 2011 e il
2012 n.6 progetti che hanno coinvolto un totale di 10 persone.
L’impiego temporaneo di persone disoccupate presso il Comune di
Bolzano: valutazione dell’esperienza.
Metodologia
La valutazione dell’esperienza di impiego temporaneo di persone disoccupate presso il Comune
di Bolzano è stata svolta mediante una indagine di tipo qualitativo. La metodologia adottata,
ha quindi permesso di valutare tale esperienza grazie alle testimonianze dei diretti interessati.
Piuttosto che partendo da ipotesi predefinite, si è proceduto così attraverso un percorso ampio
e aperto. In altre parole, partendo dai vissuti di queste persone si sono analizzate le precedenti
esperienze lavorative, l’attività in Comune e le prospettive future.
Lo strumento utilizzato è stato quello dell’intervista in profondità che ha avuto l’obiettivo di
rilevare in dettaglio l’oggetto dello studio. In particolare, il modello di intervista utilizzato è
stato quello dell'intervista semi-strutturata. Ciò significa che l’intervista si è sviluppata da una
traccia di domande aperte sull'argomento. Sono state elaborate due differenti tracce di
interviste in base al target della somministrazione: persone impiegate temporaneamente e
responsabili delle strutture comunali. Si sono potuti così individuare i concetti rilevanti per
l’indagine in oggetto, approfondendo percezioni e significati attribuiti dai due target agli
argomenti proposti.
Nei mesi di febbraio e marzo 2013 sono state effettuate n.14 interviste semi-strutturate della
durata media di 40 minuti circa. Le interviste sono state registrate mediante registratore
digitale ed in seguito integralmente trascritte.
L’analisi delle interviste è stata eseguita attraverso un cosidetto CAQDAS, ovvero Computer
Assisted Qualitative Data Analysis Software17, che permette di elaborare grandi quantità di dati
testuali, attraverso la codifica dei concetti rilevati nel testo. Ciò ha permesso in seconda analisi
di estrarre agevolmente le categorie concettuali per lo sviluppo del presente report.
17
Si è scelto in particolare di utilizzare il software gratuito QDA Miner Lite, della Provalis Research.
75
Le persone impiegate
Negli ultimi due anni presso il Comune di Bolzano si sono avviati n.6 progetti di “impiego
temporaneo di persone disoccupate”. Grazie a tali progetti è stato possibile impiegare n.10
persone disoccupate.
Tabella 6: I progetti di impiego temporaneo in Comune e le persone occupate
Progetto
01
Riordino e smaltimento di fascicoli
dell’archivio del personale
Ufficio
Sesso
Età
Mesi di
impiego
F
56
3,5
F
55
9,5
F
57
24
F
56
24
Ufficio Personale
02
Riordino e archiviazione stati di famiglia Ufficio Servizi Demografici
03
Riordino dell’archivio di deposito
Ufficio Affari Generali e
Istituzionali
57
24
Affiancamento squadra necrofori
Ufficio Servizi Funerari e
Cimiteriali
M
04
M
66
24
Servizio di custodia presso il cimitero
nel periodo estivo
Ufficio Servizi Funerari e
Cimiteriali
M
59
4
M
54
4
Servizio di custodia presso il Museo
Civico per la mostra “Krampus”
F
43
2,5
Servizio Museo Civico
F
53
2,5
05
06
Come è possibile constatare dalla tabella 2, delle 10 persone che sono state occupate in tali
progetti di impiego temporaneo, 6 erano donne, 4 uomini. L’età media era di 55,6 anni.
L’impiego temporaneo è durato in media 12,2 mesi. Delle suddette 10 persone, è stato
possibile intervistarne 9. Accanto a queste 9 persone, in una seconda fase, sono stati
intervistati i 5 responsabili delle seguenti strutture comunali: Ufficio Personale, Ufficio Servizi
Demografici, Ufficio Affari Generali e Istituzionali, Ufficio Servizi Funerari e Cimiteriali, Servizio
Museo Civico.
Nel prossimo paragrafo saranno illustrate le tematiche emerse dalle 14 interviste semistrutturate svolte.
Tematiche emerse dall’analisi qualitativa
Le interviste condotte hanno permesso di ricostruire i tratti salienti dell’esperienza di queste
persone che hanno perso il lavoro e sono state impiegate presso il Comune. Nelle pagine
seguenti si evidenzieranno gli aspetti cruciali emersi dall’analisi qualitativa. Come si è detto
sono state effettuate 9 interviste alle persone impiegate e 5 interviste ai responsabili. Gli
aspetti esclusivi emersi dalle interviste con i responsabili saranno trattate in un paragrafo ad
hoc. Tuttavia vi sono alcuni aspetti emersi intervistando i responsabili che si è ritenuto utile
trattare congiuntamente con gli aspetti emersi dalle interviste ai lavoratori già nelle pagine che
seguono.
76
La perdita del lavoro: aspetti emergenti
Le esperienze lavorative precedenti. Alle 9 persone intervistate è stato chiesto di
descrivere le attività lavorative svolte prima di restare disoccupati. Le tipologie di lavoro
emerse sono le più disparate. Si tratta di persone di oltre cinquant’anni con esperienze
lavorative come impiegate d’ufficio, come operai, come commesse, lavoratori autonomi ecc.
Colpisce, ad esempio, il fatto che alcune di queste persone abbiano cambiato molti lavori
durante la loro vita lavorativa anche in età non più giovane:
…Ho fatto tante cose, ho fatto sempre l'impiegata…ho lavorato 17 anni alla xyz…poi una
cosa che mi faccio una colpa è che potevo rimanere lì invece…vabbè quando uno vuole
aspirare in alto…..poi ho lavorato sei anni alla ditta xyz, è stata una cosa negativa
perché il lavoro era bello ma l'ambiente no...poi ho fatto 2 anni all'xyz e lì mi ero trovata
benissimo ma poi purtroppo i soci si sono divisi e le ultime arrivate sono state mandate
a casa e di fatto mi sono trovata a 50 e passa anni senza lavoro…
(CASE: 03_intervista_08-02-2013)
Cambiare lavoro molte volte, anche, ad esempio, per motivi di conciliazione famiglia-lavoro,
può comportare l’entrata in una spirale di precarietà a lungo termine:
…dunque io ho lavorato per 15 anni alla xyz, […] in ufficio lavoravo naturalmente…e
dopodiché ho avuto 2 bimbi…sono rimasta a casa alcuni anni e da lì è iniziato il mio iter
alla ricerca di lavori…ecco diciamo questo è l'inizio….poi ho iniziato a
cambiare…diciamo…una decina di lavori, perché ho avuto la sfortuna, sempre quei 2-3
anni e poi per un motivo o per l'altro insomma…c'è sempre questa precarietà alle spalle
diciamo…[…] ho fatto anche varie esperienze nel frattempo…al di là di tutto chiaramente,
toccando vari settori […] diciamo ho variato…
(CASE: 01_intervista_14_02_2013)
Le motivazioni alla base della perdita del lavoro. In un clima di incertezza come quello
attuale, il mercato del lavoro diventa sempre più fragile. Le persone intervistate hanno perso il
proprio posto, spesso per problemi legati alla crisi che colpisce proprio il mercato del lavoro. E’
emerso come l’età possa essere un fattore penalizzante.
…non è che l'ho lasciato, mi hanno lasciato a casa […] e logicamente a quell'età lì sei
penalizzata..perché hai 53 anni, dici adesso cosa faccio?
(CASE: 03_intervista_08-02-2013)
La crisi mette a dura prova le aziende, le quali in molti casi, se riescono a non chiudere, si
ritrovano a fare delle riorganizzazioni, apportando modifiche spesso impattanti sull’organico.
Come ribadito, le persone più “anziane” vengono ritenute più onerose per l’azienda, quindi
rischiano di essere le prime a rimetterci in tali ristrutturazioni.
…in quel periodo cominciava ad esserci già un po' di crisi e l'azienda ha pensato bene di
fare una riorganizzazione aziendale trasferendo un po' di gente, ma era un escamotage
per lasciare a casa un po' di persone […] era un momento dove stavano cercando di
svecchiare un po' l'azienda […] scelte manageriali, risparmiare sui costi del personale…
(CASE: 02_intervista_15_02_2013)
Se quindi da un lato i lavoratori più anziani sono considerati troppo onerosi, dall’altro sono
considerati poco flessibili, quindi poco “adatti” alle innovazioni aziendali:
…quando uno ha già i capelli grigi è considerato ricco di esperienza, però lo stesso le
richieste delle imprese non sono rivolte tanto all'esperienza, ma diciamo ad una
maneggevolezza della persona…
(CASE: 05_resp_intervista_11_03_2013)
77
I problemi di salute che possono insorgere ad un certo punto della propria carriera
professionale possono essere altresì un motivo di espulsione dal mercato del lavoro, come
evidenziato da questo estratto:
…dopo per motivi di salute in pratica nel 2010 sono stato licenziato…nel senso che
ho..come dire…ho fatto tutti i mesi che avevo a disposizione di malattia nell'anno e
dopodiché la ditta ha dovuto licenziarmi, quindi per quel motivo lì mi sono trovato
disoccupato…
(CASE: 07_intervista_12_02_2013)
Auto-attivazione e intraprendenza. Alle 9 persone intervistate sono state fatte delle
domande per capire quanto sono state aiutate da un rete famigliare, dalle istituzioni, piuttosto
che da amici o conoscenti. E’ inoltre emerso come spesso l’intraprendenza personale abbia
consentito di migliorare la propria situazione, come si evince da questi estratti:
…Io se ho trovato qualcosa da fare l'ho sempre trovato tramite inserzioni, provincialavoro […] mi sono data da fare […] come collaboratore con ritenuta d'acconto […] e lì è
stato anche qualche goccia […] allora logicamente qualcosa avevo fatto, poi quando mi
aveva chiamato il Comune ho mollato, ho detto chi me lo fa fare…io vado al Comune,
produco lì…adesso mi dovrò reinventare di nuovo perché io non è che sto con le mani in
mano, non è che dici “aspetto” …
(CASE: 03_intervista_08-02-2013)
…non mi sono tirata indietro, a fare anche la commessa, ho avuto anche lì anche
qualcosa di positivo, nonostante avessi queste esperienze…
(CASE: 01_intervista_14_02_2013)
…me la sono gestita da sola…non ho chiesto a nessuno […] avevo anche le mie risorse
insomma….
(CASE: 04_intervista_19-02-2013)
La rete famigliare della persona. Come si è affermato nella parte introduttiva, per una
persona di 50 anni la perdita del lavoro ha un impatto notevole sulla sua famiglia. Fa
indubbiamente la differenza in tale frangente se il/la partner della persona che ha perso il
lavoro ha un reddito. La persona da sola, invece, se da un lato non ha da preoccuparsi di dover
mantenere i componenti della famiglia, dall’altro si ritrova a dover contare solo sulle proprie
risorse:
…se però, insomma, hai un minimo di aiuto dall'altra parte, va bene, ma io sono sola,
quindi dovevo per forza, insomma…dovevo lavorare…non mi sono fermata davanti a
niente…
(CASE: 02_intervista_15_02_2013)
L’aiuto dell’eventuale partner, appare, quindi, fondamentale per la sopravvivenza di un nucleo
famigliare nel momento in cui uno dei percettori di reddito si trova all’improvviso senza lavoro:
…ad una certa età dove va uno? …meno male che mia moglie, lei ha un lavoro…
(CASE: 06_intervista_11_02_2013)
Un altro aspetto emerso dalle interviste è che l’avere o non avere figli ha consentito in qualche
maniera di affrontare la situazione di difficoltà con più serenità, specie se continua ad esserci
almeno il reddito del partner:
78
…io ho un marito si e non ho figli […] avendo il marito che lavorava alle xyz, poi
giustamente noi abbiamo fatto le formichine perché quando lavoravo anch'io ho messo
qualcosa da parte perché non si sa mai che diventiamo vecchi, […] dobbiamo pensare
alla nostra vecchiaia, con tutte le cose che si vedono…la casa di riposo….e abbiamo tutti
i nostri soldini, abbiamo fatto le formichine, non abbiamo mai sperperato…
(CASE: 03_intervista_08-02-2013)
La situazione famigliare, però, può essere anche più complessa, specie in questo periodo,
dove, come detto, il trend è non è positivo né per i giovani né per chi è più in la per l’età. Può
emergere, quindi, ad esempio, il fatto che oltre ad essere il padre di famiglia ad essere
disoccupato, la situazione non vada meglio per un figlio:
…poi mia moglie lavora, allora, lavora alla xyz, c'ha un contratto fisso […], tra i miei e i
suoi, qualcosa mia figlia che lavora anche lei, poi c'ho un figlio disoccupato in casa….non
lavora, che non trova, trova un mese poi lo mandano via…
(CASE: 05_intervista_11-02-2013)
Aspettative riguardo l’ufficio del lavoro. L’Ufficio Servizio Lavoro e i relativi Centri di
mediazione al lavoro dislocati sul territorio altoatesino sono il primo contatto per le persone in
cerca di lavoro. Tali uffici si occupano di fornire informazioni, dare consigli e fare da
intermediari tra domanda e offerta di lavoro. Le 10 persone che hanno svolto il periodo di
impiego presso il Comune sono state preselezionate dal suddetto ufficio. Nelle interviste si è
cercato di capire come tali persone percepissero questo servizio. Il periodo di forte crisi,
ovviamente, incide anche sull’operato di tali istituzioni: arrivano più persone e non tutte
riescono ad essere ricollocate sul mercato del lavoro. Ne consegue, pertanto, che alcune
persone disoccupate che si rivolgono a tale servizio possono non rimanere del tutto
soddisfatte:
…quando mi sono iscritta all'ufficio collocamento che ogni tre mesi ti chiamano se no
perdi la lista, adesso devo andare in marzo, […] eccetto questo che mi hanno chiamato
l'ufficio di collocamento "guardi che c'è il Comune", poi il Comune ha chiamato me…Ma
non c'è stata nessun altra chiamata dall'ufficio di collocamento "guardi che c'è questa
ditta che potrebbe…"
(CASE: 03_intervista_08-02-2013)
Il supporto che si riceve, magari anche nel compilare un curriculum, non è percepito come un
vero aiuto. Si percepisce da alcuni intervistati come essi si aspettino che l’Ufficio Servizio
Lavoro trovi loro un’occupazione piuttosto che fornire altro genere di supporto.
…L'Ufficio di collocamento poteva fare ben poco…io…ci stavo sempre insomma…la
signora che si occupava della mobilità..ha fatto, fatto, cercato…non è che loro…infatti mi
ricordo che andai anche a parlare con il direttore dell'ufficio del lavoro…[…] diciamo dalla
parte della Provincia pochissimo aiuto, cioè ti insegnano a fare il curriculum queste cose
qua…
(CASE: 05_intervista_11-02-2013)
Vi sono anche persone che sono rimaste soddisfatte dall’Ufficio Servizio Lavoro della Provincia,
non necessariamente perché tale servizio ha trovato loro un’occupazione, ma, anche per il
fatto che grazie a tale ufficio vi è sempre stato un certo contatto con il mondo del lavoro:
…devo dire che è un ufficio veramente competente e segue le persone, l'ufficio di
mediazione della Provincia appunto, ecco anche perché perdi un po' i contatti, cioè
quando sei a casa così tu non è che hai questi contatti…mentre tramite loro così
insomma, bene o male comunque dei colloqui li fai anche se poi vanno negativamente
non ha importanza no, però hai sempre un po' questo rapporto…e poi insomma alla fine
attraverso l'ufficio mediazione c'è stato questo contatto con il Comune dopo tanti "no"
[…] questa sensazione che ho avuto io è sicuramente di un aiuto da parte della
79
Provincia…cioè hai comunque un aggancio diciamo..quello sicuramente…mi ha dato
quell'impressione…
(CASE: 01_intervista_14_02_2013)
Supporto da parte di terzi. Con questa categoria si è voluto capire se le persone in difficoltà
che hanno perso il lavoro, hanno in qualche modo, chiesto e/o ricevuto una qualche forma di
aiuto da parte di istituzioni, di amici, di parenti o di conoscenti.
E’ emerso come l’orgoglio possa essere di ostacolo alla richiesta di aiuto, accompagnato anche
ad una certa visione critica delle istituzioni:
…no aiuto economico [da parte di parenti] di nessuna classe, perché quando ho fatto la
mossa di chiedere aiuto era troppo alto […] no [da parte di istituzioni] perché dopo c'è
pure l'orgoglio…perché se per 3 centesimi lei non ha diritto…la casa IPES perché ho
sbagliato l'appartenenza linguistica […] beh voglio dire allora una volta perché 50 euro di
più del reddito, un'altra volta perché non appartengo a nessun gruppo linguistico […]
allora niente aiuto […] i vestiti che ho per esempio sono tutti regali, tranne le scarpe che
me lo sono comprate io quando lavoravo…
(CASE: 06_intervista_11_02_2013)
Le persone che hanno svolto il periodo di impiego temporaneo in Comune, erano tutte persone
nello stato di disoccupazione o di mobilità. In tale periodo ricevevano pertanto il relativo
sussidio che in talune circostanze può già essere sufficiente per vivere senza troppe
preoccupazioni, sempre con una certa fiducia nella propria rete di “legami forti”:
…beh aiuto economico no, a parte l'anno di disoccupazione dopo basta […] se avessi
avuto proprio il bisogno che mi trovavo con l'acqua alla gola chiaramente i conoscenti,
parenti sono i primi che ti danno una mano sicuramente…per fortuna non ce n'è stato
bisogno…
(CASE: 07_intervista_12_02_2013)
In taluni casi il ruolo dei servizi sociali e delle reti amicali sono fondamentali nel supportare la
persona che, magari in aggiunta ad altre problematiche, ha perso il lavoro.
…sisi, vabbè diciamo che…il mio psicoterapeuta e anche un'amica, praticamente,
certamente mi sostiene sempre in questi casi […] anche tipo che potevo andare a stirare
qualcosa…io a lei, lei a me, almeno fai qualcosa, non sei a letto, non sei seduto a non
fare niente…e questo era già una cosa […] importante che c'è lei […] ho un'assistente
sociale però come aiuto…vabbè lì hai un aiuto economico più che altro…certamente
anche loro sempre cercano di dirti sempre "fai questo, puoi andare di la…" certo se è
possibile lo fai, però non è che anche loro hanno tutte ste occasioni di dirti "vabbè prova
a vedere se c'è lavoro lì" […] ho anche un sostegno dalla parte dell'assistenza economica
perché sa, non ce la faccio […] per pagare l'affitto eccetera…
(CASE: 09_intervista_13_02_2013)
Il fatto di non chiedere aiuto alle istituzioni non necessariamente è dovuto all’intraprendenza o
all’orgoglio. Non sempre è così scontato che la persona in difficoltà possa avere piena
consapevolezza delle varie possibilità di sostegno offerte dalle istituzioni:
…ho avuto naturalmente…come si dice…quello di disoccupazione che è una cifra minima
perché anche prima non è che guadagnavo poi tanto…nel lavoro precedente…e dunque
le difficoltà maggiori sono state queste e poi non sapere bene a chi rivolgermi, cosa
avrei potuto fare, e così via […] sinceramente non mi sono mai chiesta se posso avere
aiuti da qualche altre parte, enti sociali, questo non l'ho neanche mai pensato di fare
qualche domanda…non lo so se si può fare o non si può fare….
(CASE: 10_intervista_12_02_2013)
80
I problemi avuti in seguito alla perdita del precedente lavoro. Con questa categoria si è
cercato di capire quali fossero i vari problemi riscontrati dagli intervistati nel periodo successivo
alla perdita del lavoro. Uno dei problemi più evidenti del perdere un lavoro emerge come sia
quello economico. La perdita della retribuzione, sostituita così dal sussidio di disoccupazione
e/o di mobilità ha un impatto significativo:
…la sopravvivenza… con una quota di mobilità attorno ai 600 euro…forse il primo anno
un po' di più, poi il secondo e il terzo anno calava…io vivendo da sola a Bolzano con i
costi che ci sono, per vivere era insomma un po' dura…quindi avevo urgenza di trovare
un lavoro…
(CASE: 02_intervista_15_02_2013)
Perdere il lavoro, non significa però soltanto perdere una fonte di reddito. La persona subisce
indubbiamente anche un contraccolpo dal punto di vista psicologico. Il sentirsi utili o
indipendenti è uno status psicologico fondamentale per una persona che lavora. L’essere
catapultati in uno stato di disoccupazione dopo decenni di lavoro può determinare una
situazione critica:
…I problemi che ho vissuto è che mi sentivo…una nullità, perché dopo tanti anni di
lavoro, abituata ad avere un mio soldino, dove poter dire […] questi posso, non so
andare dal parrucchiere, posso comprarmi qualcosa […] c'è poco lavoro, se cercano,
cercano persone più giovani, tu sei già vecchio...ti senti veramente…e dico che io sono
una persona forte sennò qualcuno va anche in depressione…e allora….ti senti veramente
ad un età […] abbastanza critica…e fortuna che ho un marito sennò cosa farei?
(CASE: 03_intervista_08-02-2013)
La difficoltà può anche essere semplicemente nel cercarlo, eventualmente, un nuovo lavoro,
che, come è ribadito, risulta difficile oltre ad una certa età:
…problemi di cercare lavoro con poco aiuto[…]insegnavano a fare il curriculum ste cose
qua….io poi sapevo farlo il curriculum…che poi alla fine non erano di molto aiuto…si solo
quello è stato[…] poi per la mia età non c'è proprio niente a Bolzano…Non c'è per i
ragazzi, figurarsi per le persone, gli over 50 diciamo…
(CASE: 05_intervista_11-02-2013)
Come si è visto, il fattore economico non è necessariamente il problema maggiore che una
persona si trova a dover affrontare, specie se c’è il supporto della famiglia. E’ emerso come per
una persona che è vicina al traguardo della pensione, il fatto stesso di non riuscire per poco a
percepirla può essere un bel peso:
…ma non è tanto il fattore economico che essendo donne e avendo un marito comunque
insomma forse sento di meno, rispetto magari ad un uomo capofamiglia[…] è a livello
contributivo che ti scoccia perdere questi anni perché dici caspita magari ti mancano solo
quei 4-5 anni, 6 anni per arrivare alla pensione e non c'arrivi perché….quello ti
preoccupa un attimo…
(CASE: 01_intervista_14_02_2013)
Perdere il lavoro, dopo magari tanti anni che si è occupati, può significare altresì perdita di
rapporti sociali:
..oltre alla perdita di lavoro c'è anche la perdita diciamo di rapporti personali
chiaramente, perché quando sei fuori, anche se io ho la mia famiglia per fortuna, ma io
parlo adesso in generale, una persona che perde il lavoro, non perde solo il lavoro,
perde anche tantissime altre cose, soprattutto come dico i rapporti personali, rapporti
con altre persone, rapporto con il lavoro chiaramente, la socializzazione insomma
chiaramente va a diminuire…
(CASE: 01_intervista_14_02_2013)
81
Essere “troppo vecchi per lavorare” ma “troppo giovani per andare in pensione”. La
fascia di età over 50 si trova ad esser in una sorta di limbo. La fuoriuscita di tale persone dal
mercato del lavoro è, infatti, dovuta all’essere in qualche modo considerati “troppo vecchi”.
Allo stesso tempo, però, è emerso in tutte le interviste come essi siano ancora lontani dal
poter percepire la pensione, perché, appunto, “troppo giovani”:
…"Troppo giovane per andare in pensione, troppo vecchia per andare a lavorare" perché
questa è la risposta che ti danno al telefono…Quando tu mandavi il curriculum o ti
chiamavano e ti dicevano:"lei signora c'ha ben esperienza ma… ha una certa età" e
questa è la cosa più deprimente che una donna possa avere, o anche un uomo…sentirsi
dire…"sei vecchio" e non sei vecchio per andare in pensione […] Perché se è stato
innalzato anche il coso del pensionamento, una a 53 anni cosa fa, prende una pistola e si
spara??
(CASE: 03_intervista_08-02-2013)
Emerge come il mercato del lavoro tenda a preferire persone più giovani. E’ abbastanza
presente negli intervistati una forte consapevolezza di essere in qualche modo discriminati dal
mercato del lavoro che spesso tende ad escludere anche in maniera piuttosto esplicita
determinate fasce di lavoratori:
…A parte che non dovrebbe esserci questa discriminazione….per quanto ne so io è
proprio una legge del 1970, che non dovrebbe esserci discriminazione, discriminazione
sessuale, per età…non dovrebbero esserci…però l'andazzo è così, ti scrivono dai 18 ai
35….cioè non ti fanno neanche andare…perché magari uno di 50 anni è più sveglio di
uno di 20 anni però loro….non dovrebbero farlo però lo fanno…niente poi…non lo so è un
bel problema perché io adesso finisco qua avrò fatto 58 anni perché ad agosto farò 58
anni…manca ancora per andare in pensione…
(CASE: 05_intervista_11-02-2013)
…ho già dato, non troverò mai più niente …poi…anche vista l'età insomma, chiaramente
[…] io credo che molte persone abbiano questo problema, cioè proprio quando vedono il
curriculum e vedono appunto l'età, dai 40 anni in su sei già vecchio, non c'è niente da
fare…
(CASE: 01_intervista_14_02_2013)
Competenze non adeguate. Le competenze poco adeguate di alcuni lavoratori over 50
possono essere determinanti nell’eventuale fuoruscita di tali persone dal mercato del lavoro. Le
aziende tendono a preferire i lavoratori giovani con una formazione più adeguata o comunque
più flessibili da inserire in dei percorsi formativi ad hoc. Si evidenzia che le scarse competenze,
ad esempio informatiche, possono influenzare negativamente il trovare una nuova
occupazione.
…poi sinceramente devo dire un'altra cosa che…anche l'informatizzazione alla mia età
chiaramente è quella che è….
(CASE: 01_intervista_14_02_2013_DEF)
…io sul computer purtroppo sono una frana…non ho mai imparato bene, si lo so
accendere, ho fatto anche un periodo in un call center però lì era molto semplice perché
ormai il programma era dentro e io non è che dovevo fare delle ricerche…era tutto già
fisso…dovevo fare gli ordini e basta, era semplice come lavoro diciamo…
(CASE: 10_intervista_12_02_2013)
Possibilità di andare in pensione e contributi previdenziali. L’auspicio di riuscire ad
andare in pensione al più presto è stato evidenziato da tutte le persone intervistate.
L’esperienza di impiego temporaneo di persone disoccupate in Comune, si ricorda, permette di
continuare il versamento contributivo utile per la pensione. Spesso, però, gli anni di contributi
mancanti sono in numero maggiore a quanto si riesce ad ottenere per mezzo dell’impiego
temporaneo in Comune.
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…no, non so neanche esattamente quanti anni di contributi c'ho…la legge 11 ai fini
contributivi vale…quindi saranno 31, 32, comunque la legge dice che bisogna lavorare
fino a 67 anni…non credo che riesca a fare 42 anni di contributo prima dei 67 anni, non
credo…boh…vedremo…
(CASE: 05_intervista_11-02-2013)
Il poter andare in pensione, è una possibilità che si allontana se le persone faticano a
ricollocarsi sul mercato del lavoro. Una simile difficoltà si ha anche qualora tali persone
abbiano background lavorativi tortuosi ed intermittenti. Il fenomeno della precarietà, ad
esempio, non solo giovanile, incide notevolmente sulla maturazione degli anni per la pensione:
…ho avuto quei 4-5 anni dove sono stata a casa e poi ho ripreso bene o male…però son
sempre quelle riprese tra l'altro….non è l'anno intero…magari lavori 3 mesi, 4 mesi […]
poi finito quello aspettavi altri 6 mesi prima di trovare qualcos'altro, per cui chiaramente
alla fine insomma…però bene o male ho avuto degli stacchi ma ho sempre ripreso
comunque…quello sicuramente…
(CASE: 01_intervista_14_02_2013)
Quello dei contributi previdenziali è un tema spinoso. Spesso la parte più problematica del
perdere un lavoro è non solo la perdita di retribuzione ma anche la perdita della contribuzione.
Le persone intervistate che si trovavano spesso in stato di disoccupazione o mobilità
percepivano pertanto una forma di reddito, ma non una forma di contribuzione.
Emerge ad esempio quindi, come i contributi possano essere anche più importanti della
retribuzione, specie se manca poco tempo per poter percepire la pensione:
…Le dico una cosa anche, se mi avessero detto "noi le assicuriamo un anno e mezzo di
contributi pagati" io venivo anche senza stipendio…
(CASE: 03_intervista_08_02_2013)
…a livello contributivo che ti scoccia perdere questi anni perché dici caspita magari ti
mancano solo quei 4-5 anni, 6 anni per arrivare alla pensione e non c'arrivi
perché….quello ti preoccupa un attimo…perché dici….ci arriverò…non so quanto daranno
ormai […] più che la retribuzione, comunque io sono contenta per la contribuzione che
va avanti, questa è una cosa…ed è quella la cosa più importante…
(CASE: 01_intervista_14_02_2013)
L'esperienza presso il Comune
L’attività lavorativa in Comune. In questo paragrafo si presenteranno gli aspetti relativi alle
attività lavorative svolte presso le varie strutture comunali dalle 9 persone intervistate. Tali
attività, così come si è visto anche nei progetti presentati in tabella 2 nel paragrafo 4.4, hanno
previsto mansioni di vario genere. A titolo di esempio si riportano due descrizioni di mansioni
piuttosto diverse tra loro:
…io facevo il riordino l'archivio….mi portavano i raccoglitori, io dovevo smaltire le cose
doppie, dovevo metterli in ordine di data da quella più vecchia a quella più
giovane…dovevo buttare le copie doppie, c'erano le delibere…ce n'erano una marea […]
io dovevo smaltire….
(CASE: 03_intervista_08-02-2013)
…io ho fatto bene o male quello che fanno gli effettivi che stanno la….cioè funerali,
esumazioni, tutte ste cose qua […] praticamente ho fatto quello che facevano gli altri,
cioè meno ma comunque l'ho fatto…le cose più particolari, le facevano gli effettivi
la…siamo io e un altro […] facciamo che siamo i 2 della legge 11 e insomma anche noi
abbiamo fatto quello che fanno gli altri diciamo…
(CASE: 05_intervista_11-02-2013)
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Clima di lavoro e rapporti con i colleghi. Nelle interviste alle 9 persone impiegate si è
cercato di rilevare come fossero in generale il clima di lavoro e i rapporti con colleghi. Dalle
parole degli intervistati, è emersa sostanzialmente una certa soddisfazione verso l’ambiente di
lavoro ed i colleghi:
…il lavoro mi piaceva, mi piaceva tutto, le colleghe, i capi…le dico è stata la cosa più
bella che ho avuto nella mia esperienza lavorativa […] anche l'ambiente di lavoro tante
volte dici, trovi un ambiente con tante persone, non hai mai un feeling…io avevo feeling
con tutti […] io ancora adesso quando vengo mi sento a casa mia […] perché io ho
sempre visto nei lavori dove lavoravo che c'era il capo, il superiore, l'impiegato, e
via….qui non ho visto questa differenza, non l'ho notata, perché come il capo veniva a
bere il caffè con noi, come l'usciere…non c'era la differenza di casta come dicono tante
volte…
(CASE: 03_intervista_08-02-2013)
…io mi sono trovato benissimo…cioè a parte i colleghi non ho avuto nessun problema di
comunicazione con loro anzi molto alla mano, simpatici, tranquilli, cioè si lavora bene
insieme…
(CASE: 07_intervista_12_02_2013)
Il clima di lavoro può variare in base al contesto lavorativo. Emerge anche una situazione con
un certo attrito:
… non è giusto che una persona perché o per ignoranza di loro certamente, o per non so
quale motivo, trattano male gli altri nel senso che pensano prima di ogni cosa che uno
guadagna uguale a loro […] io il lavoro lo rifarei, lavorerei anche il doppio ma come a
scuola, come in tutte le cose inizierei dall'asilo a far imparare a certe persone come si
tratta con le altre persone perché nel nostro mondo non dev'essere chiuso, non devo
pensare solo ai fatti miei e me ne frego degli altri…
(CASE: 06_intervista_11_02_2013)
In seguito sarà analizzato l’aspetto del clima di lavoro anche dal punto di vista dei responsabili.
Valutazione dell'esperienza. Così come il clima di lavoro, anche la valutazione complessiva
delle esperienze fatte dagli intervistati emerge come piuttosto positiva:
…l'esperienza che ho fatto qui le devo dire che è stata stupenda, non c'è limite per dire
che mi sono trovata benissimo, ho trovato proprio il mio tipo di lavoro […] mi piaceva
tutto, le colleghe, i capi…le dico è stata la cosa più bella che ho avuto nella mia
esperienza lavorativa…
(CASE: 03_intervista_08-02-2013)
…bene [...] 10 punti per il Comune perché mi permette di mangiare, è un grande
aiuto…perché logico con il problema che c'è che tutti siamo consapevoli per bene, […]
senza questo aiuto io non so cosa avrei fatto…non lo so, non trovavo proprio niente…
(CASE: 06_intervista_11_02_2013)
In queste interviste è emerso come il particolare contesto lavorativo possa influenzare anche
una generale valutazione dell’attività svolta:
…fare il becchino non è che puoi dire mi piace fare il becchino […] non è un lavoro come
gli altri…è utile per lo stipendio più che altro…però se chiaramente a me mi dicessero
vuoi lavorare al cimitero o da un'altra parte, anche perché ci sono da 2 anni nel cimitero,
direi "no meglio da un'altra parte" pure per cambiare aria diciamo…anche perché ti viene
una depressione nel cimitero tutti i giorni […] sono riuscito a racimolare qualcosa
diciamo, positivo da questo punto di vista qua…poi c'è…la cosa psicologica […] quando
vai a là a lavorare non è che ti aspettano a braccia aperte, ti senti un po' anche
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sopportato, stai là, ti devono aiutare…cioè dal punto di vista psicologico non è che sia il
massimo, cioè si capisce che tu stai là perché ti hanno messo…
(CASE: 05_intervista_11-02-2013)
Adeguatezza dei tempi di lavoro. Si è cercato nelle interviste anche di capire che tipo di
orario facessero queste persone e se per loro fosse adeguato. L’orario di lavoro era in buona
parte dei casi piuttosto elastico e ben gradito dalle persone che hanno svolto il periodo di
impiego temporaneo in Comune.
…era perfetto…erano 6 ore che io potevo gestirmi come volevo, potevo fare dalle 8 alle
2, potevo fare dalle 8 e mezza alle 2 e mezza…sennò se un giorno volevo fare di più ore
il giorno dopo dovevo fare qualcos'altro…tante volte io facevo fino al giovedì e il venerdì
rimanevo a casa..
(CASE: 03_intervista_08-02-2013)
…diciamo che l'orario è abbastanza flessibile nel senso che non ho problemi…posso
gestirlo…
(CASE: 01_intervista_14_02_2013)
…l'orario di lavoro era abbastanza elastico perché era un'assunzione a progetto, di
conseguenza si più o meno dovevo fare 6 ore, 30 ore a settimana, però non era così
fiscale, nel senso che poteva essere anche un po' di più, un po' di meno insomma, però
più o meno come indicazione era quella insomma, perché il contratto prevedeva un tot
di ore quindi…
(CASE: 02_intervista_15_02_2013)
…si [l’orario è adeguato] perché ho deciso io di fare il fine settimana, perché era
soprattutto quello, quei giorni che serviva qualcuno sempre…e allora per me andava
bene così…
(CASE: 10_intervista_12_02_2013)
Motivi della selezione. Nelle 9 interviste alle persone che hanno svolto il periodo di impiego
presso il Comune si è cercato di capire anche quale fosse la loro percezione riguardo ai motivi
per cui ritenessero di essere state selezionate. Sono emersi motivi abbastanza diversi, ad
esempio il fatto che certi ambienti di lavoro non siano fatti per tutti:
…non lo so[…] credo che diversi avranno rinunciato […] perché è un cimitero insomma
[…] non è per tutti…non tutti….poi sapendo quante ore facevano e automaticamente lo
stipendio che prendevi diversi avranno rinunciato…non lo so…io e l'altro…o forse siamo
piaciuti noi..non lo so con esattezza…io credo che parecchia gente ha rinunciato…
(CASE: 05_intervista_11-02-2013)
Un altro motivo che si ritiene sia stato fondamentale nella selezione è relativo all’età della
persona, o meglio, agli anni di lavoro e di contribuzione rimanenti per poter andare in
pensione:
…non lo so perché sicuramente ci saranno state…adesso non so quante persone, mi
sembra 5 persone al colloquio…non lo so perché mi è stata data l'opportunità…non credo
che sia per l'esperienza lavorativa, perché comunque non serviva chissà quale
esperienza lavorativa per cui…non so…neanche una mia storia personale non credo […]
forse hanno voluto dare un'opportunità ad una persona a cui mancavano pochi anni…
(CASE: 01_intervista_14_02_2013)
Il fatto stesso di essersi presentati bene ai colloqui è un altro motivo per cui si ritiene di essere
stati scelti:
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…il direttore mi ha detto qualche settimana fa che gli è piaciuto il modo come mi sono
presentata, come….le risposte che ho dato alle loro domande, prima di essere assunta…e
anche adesso lui mi ha detto che sarebbe contento se potessi rimanere perché ha detto
che gli piace il modo di lavorare che ho…è rimasto contento…dunque spero che almeno si
potesse continuare…
(CASE: 10_intervista_12_02_2013)
Apprendimento di nuove mansioni/conoscenze. Una nuova esperienza lavorativa,
qualsiasi essa sia, implica il venire a contatto con nuove mansioni o comunque nuove
conoscenze. Nelle interviste si è cercato di comprendere se le esperienze di impiego
temporaneo presso il Comune siano state in qualche modo fonte di nuova conoscenza:
…si perché scoprire tante cose che non sapevo, nel senso, come viene svolta una
domanda di pensione, tutti i documenti, perché tu quando prendi il faldone c'è tutto
dentro, c'è tutte le carte…è stato positivo in tutti i sensi…
(CASE: 03_intervista_08-02-2013)
…usare una ruspa per fare un buco a me ancora non l'hanno insegnato…siccome sono di
passaggio non vale neanche la pena insegnarmelo…diciamo…si mi hanno insegnato come
si mette giù una bara...come si fa un funerale, che è una cerimonia un po' particolare…e
altre cose……
(CASE: 05_intervista_11-02-2013)
…ho potuto anche imparare per l'opportunità di usare Ascot, di usare determinati….e così
insomma pian piano…è migliorato sicuramente…chiaramente ho ampliato anche io le mie
conoscenze…
(CASE: 01_intervista_14_02_2013)
E’ emerso per alcuni intervistati come abbiano svolto anche mansioni non particolarmente
nuove e che non richiedevano un particolare know-how.
…per quanto riguarda proprio il lavoro…per il lavoro in sé no, lavoro di archiviazione più
o meno è grosso modo è uguale ovunque, c'è un criterio che c'è…dopodiché ti devi
adattare un attimino forse solamente ecco al tipo di gestione che vogliono fare per
l'archivio…
(CASE: 02_intervista_15_02_2013)
…nuove cose…vabbè che posso aver imparato…no […] il sistema di lavoro…ma ho fatto
tutto, il primo giorno ho capito, uno capisce, deve fare, deve prendere, guardando non si
fa mai niente in tutte le cose..nulla di nuovo sotto il sole per me in questo lavoro…
(CASE: 06_intervista_11_02_2013)
Non necessariamente l’intervistato apprende nuove cose legate al “come fare” il proprio lavoro
ma anche un sapere più generale che può arricchire in maniera indiretta il bagaglio di
conoscenze delle persone che hanno svolto tale esperienza:
…si (ho imparato nuove cose) siccome mi interessa anche l'arte….non solo quella
moderna…anche del diciottesimo, diciassettesimo secolo….quegli anni…arte di tutti i tipi,
è sempre interessante […] non è solo l'arte che mi interessa, tutte le nuove cose […] per
quello che mi piaceva anche lavorare lì…impari sempre…
(CASE: 09_intervista_13_02_2013)
Risoluzione dei problemi avuti dopo la perdita del lavoro. Si è cercato altresì di capire se
gli intervistati hanno avuto in qualche modo la possibilità, grazie a tale esperienza, di risolvere
o almeno in parte arginare i problemi avuti in seguito alla perdita del lavoro. Seppure la
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retribuzione prevista dalla L.P. n.11/1986 non sia particolarmente elevata, in molti casi ha
rappresentato un’importante fonte di reddito, come si evince dai seguenti estratti:
…si perché in quei mesi ho guadagnato qualcosina in più…poi ero andata a vivere dalla
mamma perché visti i tempi insomma ero tornata…non potevo più permettermi di
pagare un affitto non avendo garanzie per il futuro immediate […]senza un reddito fisso
non era possibile pensarci… ma insomma nella vita si cambia…
(CASE: 02_intervista_15_02_2013)
…è stato un ottimo trampolino, perché ho come detto, a parte lo shock di rimanere
senza lavoro nel giro di niente, che era assolutamente inimmaginabile, e poi comunque
mi sono rimessa in gioco, certo…
(CASE: 04_intervista_19-02-2013)
…si perché…da aiutare al pagare l'affitto, perché pago un affitto profumato […]mangiare
come un signore […] Allora nella miseria mi sono sentito grazie a questo lavoro quasi un
re, perché per dire 600 euro, bene, sono già tanti soldi….[…] però per lo meno fare per
bene la spesa, vivere, vivere bene…
(CASE: 06_intervista_11_02_2013)
…si diciamo che dall'anno scorso […] sono riuscito come dire a stare a galla…. in quei
due, tre mesi invece da settembre a gennaio, a dicembre, ecco lì magari è stata un po'
più dura perché non c'era nessun'altra entrata…anzi c'erano sempre le uscite…ma
mancavano le entrate…allora devi attingere ai tuoi risparmi, alla tua liquidazione, a
quello che avevi messo via…
(CASE: 07_intervista_12_02_2013)
Tale impiego temporaneo, non solo si è dimostrato valido come fonte di reddito, ma anche dal
punto di vista psicologico, consentendo così a queste persone di rimanere in qualche modo
attive:
…si, certo…beh, come dicevo se sei a casa, c'è la depressione […] però adesso vabbè
lavoro quei giorni, c'è tipo un entusiasmo che dici ok almeno fai qualcosa, almeno vai a
lavorare, sei tra la gente, non sei sempre a casa…per me come si dice, un po' di risveglio
dal non fare nulla…
(CASE: 09_intervista_13_02_2013)
Anche il responsabile di un ufficio la ritiene una buona opportunità dal punto di vista
psicologico:
…sicuramente, infatti, come dicevo, il lavoro nobilita, cioè anche aver riconosciuto
l'attività che fai, sentirti utile per un progetto, lei diceva "io ho 55 anni ma sono a casa,
io sarei ancora capace di lavorare, solo che nessuno mi da la possibilità di mettermi in
gioco, perché sono troppo vecchia per lavorare e troppo giovane per andare in
pensione"…quindi sicuramente questo ha migliorato anche dal punto di vista umano la
situazione della persona…
(CASE: 02_resp_intervista_22_03_2013)
Sicuramente il tipo di progetto e di conseguenza la quantità di ore stabilite per queste persone
fanno la differenza. Un progetto di impiego temporaneo con poche ore di lavoro, come fa
notare questo responsabile di un ufficio, rappresentano solo una piccola goccia nella possibilità
di avere un reddito sufficiente:
no, non penso, no, perché 200 ore per ciascuno..come si dice ein Tropfen auf den heißen
Stein, una goccia piccola ecco…però loro, da quanto ho capito, loro cercano qualcosa di
stabile…
(CASE: 05_resp_intervista_11_03_2013)
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Ripetere l'esperienza. Si è cercato di comprendere come avessero vissuto l’esperienza di
impiego temporaneo le 9 persone intervistate chiedendo loro se l’avrebbero ripetuta. Diversi
intervistati, si sono detti favorevoli, se ce ne fosse la possibilità, a ripetere tale esperienza,
che, come si ricorda, può durare al massimo due anni. Alcuni intervistati hanno evidenziato,
però, delle condizioni che andrebbero migliorate, affinché accettino un’ipotetica nuova
esperienza. Una condizione emersa è una retribuzione più adeguata:
…la ripeterei però se mi dessero uno stipendio più adeguato insomma…perché….io
prendo un terzo di quanto prendono gli altri, gli effettivi diciamo…e allora c'è una bella
differenza…
(CASE: 05_intervista_11-02-2013)
Altre la ripeterebbero se tale esperienza di impiego temporaneo rappresentasse poi un
presupposto per riuscire a stabilizzarsi:
…si sempre con la speranza di trovare poi un lavoro, di essere assunta fissa proprio…con
il mio problema diciamo, come invalida in qualche struttura pubblica in qualcosa di
pubblico diciamo, dove posso stare un po' almeno tranquilla negli ultimi anni di
lavoro…senza aver sempre…perché nel privato purtroppo…è facile essere licenziati, è
facile perdere da un momento all'altro il lavoro…poi io non è che ho nessun altro a cui
appoggiarmi…
(CASE: 10_intervista_12_02_2013)
Anche un responsabile fa notare che è un’esperienza valida e che ripeterebbe anche perché per
il Comune tale forma di impiego è sicuramente vantaggiosa:
…se io potessi richiamarli, io li richiamerei subito…anzi abbiamo necessità proprio,
perché devo[…] quindi devo adesso dare un incarico ad una cooperativa, però che dal
punto di vista delle risorse è molto più costoso…nel senso che costa il triplo…in quel
senso anche…
(CASE: 05_resp_intervista_11_03_2013)
Aspetti positivi
Di seguito si analizzeranno quelle che dalle interviste svolte sono emerse come positività
dell’esperienza di impiego temporaneo di persone disoccupate presso il Comune di Bolzano.
Appagamento/Sentirsi utili. L’impiego temporaneo di persone disoccupate, pur essendo
circoscritto a periodi relativamente brevi, permette alle persone impiegate di sentirsi utili.
Emerge dalle interviste uno status psicologico positivo dovuto al fatto di avere questa
opportunità. Si può percepire nelle interviste una sorta di appagamento dovuto a tali
esperienze:
…quello che io faccio principalmente è la pulizia…è utile perché quando uno va dentro, se
deve buttare qualcosa trova vuoto, non è che trova pieno, l'immondizia per terra..il
cimitero è pulito, anzi i giornali spesso mettono dei complimenti, quindi è utile diciamo….
(CASE: 05_intervista_11-02-2013)
…e allora instauri un certo rapporto di comunicazione no…e quello mi piace [..] tante
persone ti chiedono informazioni, ti chiedono qualcosa sulla città, sulla zona, sulla nostra
regione, quindi è anche interessante come lavoro… la sensazione è quella di aver dato
un servizio utile […] i visitatori sono favorevoli e sono contenti di quello che si sta
facendo…è una soddisfazione chiaramente da parte di chi ci lavora… quindi ti senti un
attimino gratificato per quello che fai…
(CASE: 07_intervista_12_02_2013)
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...è tipo un entusiasmo che dici ok almeno fai qualcosa, almeno vai a lavorare, sei tra la
gente, non sei sempre a casa…per me come si dice, un po' di risveglio dal non fare nulla
[…] anche queste poche ore che fai in settimana, già per me è veramente una bella
cosa…
(CASE: 09_intervista_13_02_2013)
Anche i responsabili intervistati hanno confermato che tale esperienza di impiego temporaneo
ha rappresentato una fonte di appagamento per queste persone che erano rimaste
disoccupate:
…lei proprio aveva una soddisfazione personale….lei lo viveva questo lavoro come una
realizzazione di se stessa […] il lavoro nobilita…ma è vero, non è solo un fattore
economico, di contributi, ma è un fattore di realizzazione, ma anche vedere le colleghe,
confrontarsi, avere una vita attiva nella società, nel mondo del lavoro […] quindi
sicuramente questo ha migliorato anche dal punto di vista umano la situazione della
persona…
(CASE: 02_resp_intervista_22_03_2013)
…noi siamo anche contenti che lei possa in questo momento anche lavorare e non stare
a casa come disoccupata, questo a me fa molto piacere, perché tutti penso ci sentiamo
più utili quando veniamo a lavorare …
(CASE: 03_resp_intervista_13_03_2013)
…sicuramente anche dal punto di vista psicologico erano proprio contenti di essere
prescelti per questa attività […] e anche un sentirsi in qualche modo utili…
(CASE: 05_resp_intervista_11_03_2013)
Flessibilità e autonomia lavorativa. Una delle specificità dell’impiego temporaneo
attraverso lo strumento della L.P. n.11/1986 è che esso non riveste un rapporto di lavoro
dipendente. Si tratta di una fattispecie lavorativa con alcune similitudini col lavoro a progetto.
Nonostante alcune criticità, tale forma di impiego ha dalla sua una certa flessibilità nella
gestione degli orari di lavoro che consente alle persone ampi margini di autonomia.
…l'orario è abbastanza flessibile nel senso che non ho problemi…posso gestirlo…[…] sono
stati sempre comprensivi, mi hanno sempre detto, "tu hai questo monte ore, 1200
nell'arco dell'anno da gennaio a novembre te lo puoi gestire come vuoi insomma"[…]
comunque non ho problemi volendo potrei fare anche dei pomeriggi insomma, posso
gestirmelo in autonomia tranquillamente…
(CASE: 01_intervista_14_02_2013)
…ad esempio io sono rimasta a casa 15 giorni in agosto che dovevo fare delle cure e poi
io quei giorni li ho recuperati, sono tornata facevo delle ore in più per recuperare i giorni
che non avevo fatto...
(CASE: 03_intervista_08-02-2013)
…cioè se io sono ammalato non vengo pagato, quel mese là, quelle ore là…poi magari
posso recuperare in seguito…
(CASE: 05_intervista_11-02-2013)
La flessibilità data da questo strumento di impiego è ben evidenziata anche dai responsabili
delle strutture comunali intervistati:
…un vantaggio è che hai un budget di ore spalmato su 6-12 mesi o quello che è e quindi
riesci a gestirti, quindi […] anche se ti ammali, le recupererai dopo, ecco…quindi il
vantaggio di questa possibilità di gestirsi l'orario è che viene assegnato un budget di ore
che poi viene distribuito in base all'esigenza sia del datore di lavoro come anche della
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persona […] non ti vincola ad un orario fisso al giorno…non ti vincola…poi ci possono
essere i periodi dove fai più ore, il periodo dove ne fai meno…
(CASE: 02_resp_intervista_22_03_2013)
… non mi sembra uno strumento così brutto, insomma, perché è abbastanza elastico
flessibile, non sei costretto a mantenere nessun rapporto se non ti garba, per cui
insomma diciamo che ecco, tutti questi elementi di flessibilità li contiene tutti
(CASE: 04_resp_intervista_07_03_2013)
…loro erano molto disposti, molto flessibili…e noi abbiamo anche dimostrato una certa
flessibilità…
(CASE: 05_resp_intervista_11_03_2013)
Utilità nel sopperire a carenza del personale. Questo è un aspetto di positività fatto
emergere dai responsabili degli uffici che in molti casi avevano bisogno delle persone assunte
tramite lo strumento della L.P. n.11/1986 proprio per una mancanza di personale interno per
svolgere determinate attività.
…questa persona ci è stata di grande aiuto e anche adesso ci sta aiutando perché noi
con la nostra mole di lavoro non riuscivamo a fare anche questa parte del nostro lavoro
[…] noi abbiamo aderito subito perché ne avevamo proprio necessità [...] con il
personale attualmente in servizio non era possibile farlo per mancanza di tempo..
(CASE: 03_resp_intervista_13_03_2013)
…avevamo bisogno veramente di personale quindi di cercare di dar loro da fare dei
lavori, diciamo così, che non fossero dei lavori professionalmente disegnati, diciamo così,
però che potessero dare una mano […] quindi diciamo che è stato un po' un venirsi
incontro, è stato un' occasione per sfruttare una possibilità, a fronte di una carenza, di
una mancanza totale di possibilità di assumere…
(CASE: 04_resp_intervista_07_03_2013)
Aspetti critici
Di seguito vengono riportati alcuni aspetti critici, emersi intervistando le persone impiegate. Il
far emergere tali criticità si rende utile al fine di poter fare delle proposte migliorative concrete
che possano rendere ancora più proficua ed appetibile l’opportunità fornita dallo strumento
della L.P. 11/1986.
Malattia e/o ferie non retribuite. Si è cercato con gli intervistati di far emergere quelli che
secondo loro erano aspetti critici del tipo di contratto con i quali erano impiegati. In quasi tutte
le interviste tra gli aspetti critici è emerso quelle delle ferie non retribuite ed ancor di più della
“non tutela della malattia”. Tali forme di tutela non sono, infatti, previste dalla L.P. 11 del
1986.
…secondo me che non funziona di questo progetto qua è proprio il fatto della malattia
[…] se tu fai un contratto simile ad un ragazzo di 18 anni questo sta sempre bene, ma
nel momento in cui tu lo vai a fare ad una persona di una certa età tu costringi la
persona ad andare a lavorare anche se non sta bene […] a me è successo che 2-3 volte
sono andato a lavorare con il raffreddore forte e qualche linea di febbre però…perché
dico "si poi lo recupero" si ma quando? Come? …E allora prendi e vai…
(CASE: 05_intervista_11-02-2013)
..forse il fatto è la tutela della malattia…. forse magari anche le ferie anche, per dire, o la
malattia, insomma, non dico ore di permesso perché uno ha già l'orario abbastanza
flessibile, però ecco magari qualche tutela in più forse quella si la darei… la malattia o le
90
ferie forse l'unica cosa…io magari mi prendo solo due settimane all'anno non è che mi
prendo di più, almeno quelle due settimane, non è che faccio un mese, però non sono
retribuite per niente…non prendi stipendio insomma quel mese…
(CASE: 01_intervista_14_02_2013)
…ecco per il futuro considerate il fatto della malattia, perché siamo esseri umani e come
tali può capitare di ammalarci…e non si è coperti…
(CASE: 04_intervista_19-02-2013)
La tutela della malattia o le ferie (congedo ordinario) sono istituti classici del contratto di
lavoro dipendente non previsti in tale forma di impiego temporaneo, così come avviene ad
esempio con i contratti a progetto. Questo responsabile di un ufficio ben chiarisce tale criticità:
…chiaro perché non ha la tutela di un dipendente, perché lavora ad un progetto e come
anche un co.co.pro. e tu lì devi portarmi a casa il progetto… come, quando e in che
tempi lo fai, è un tuo problema…quindi se tu ti ammali nel frattempo, dovrai recuperare
dopo…ma la malattia non è coperta […] proprio perché è una specificità di un rapporto di
lavoro dipendente…quindi ovvio dal punto di vista delle persone è sicuramente un
aspetto critico…
(CASE: 02_resp_intervista_22_03_2013)
Un altro responsabile di un ufficio evidenzia la stessa mancanza di tutele lamentata da quasi
tutte le 9 persone intervistate che hanno svolto un progetto di LSU in Comune:
…queste persone non sono tutelate perché devono prendersi ferie no, cioè non hanno la
malattia […] ed era [in rif. ad una di queste 9 persone] all'ospedale, era ricoverata per
quei giorni dell'operazione quindi non hanno la malattia […] se vogliamo non è proprio
una buona cosa questa…perché comunque loro prestano un'opera……è proprio mancanza
di tutela questa…non è una bella cosa…
(CASE: 03_resp_intervista_13_03_2013)
(In)adeguatezza della retribuzione. Assieme al problema della mancata tutela della
malattia, quello della retribuzione inadeguata è un aspetto critico emerso dalle interviste. Le
persone che hanno svolto tale esperienza di impiego temporaneo, pur lamentando che la
retribuzione è piuttosto bassa, si dicono tutto sommato abbastanza contente di poter avere
questa entrata.
…quando uno è senza lavoro va bene qualunque cosa, va bene qualunque
guadagno…certo che insomma la retribuzione era proprio minima….nel senso che….visto
che era in aggiunta alla mobilità poteva andare ma avessi dovuto interrompere la
mobilità con 5 euro all'ora […] rispetto a zero, cinque euro è meglio di zero…dopodiché
se però insomma hai un minimo di aiuto dall'altra parte va bene ma io sono sola…
(CASE: 02_intervista_15_02_2013)
…Beh…vabbene…sarebbe meglio 5000 euro al mese…non è male perché non è un lavoro
così pesante per uno che è abituato al lavoro[…] E' un aiuto, non è una cosa molto
importante…Se uno potesse lavorare più ore al giorno, 10 ore, 8 ore già sarebbe più
soldini…
(CASE: 06_intervista_11_02_2013)
…si oddio…la retribuzione… 5 euro…5,50 all'ora….oddio per il tipo di lavoro che fai
chiaramente va bene..chiaramente rapportato….chiaro che con 5 euro all'ora non è che
[…] se dopo consideri chiaramente fine mese che ti prendi 350 euro, 370 a fronte della
spesa che io appunto ho regolarmente ogni mese dei contributi volontari neanche la
metà di quello che devo pagare ogni mese capisce…
(CASE: 07_intervista_12_02_2013)
91
…importante che c'è qualcosa, anche se piccolo che è ti aiuta sempre, perché vabbè ho
una pensione per la invalidità e anche questo poco che certamente ho anche un
sostegno dalla parte dell'assistenza economica […] però proprio questo aiuto…di trecento
euro o quant'è insomma…abbastanza un grande aiuto…certo che ognuno vorrebbe un
lavoro dove si potrebbe guadagnare di più…1500 euro così sei a posto, però chi può fare
lo fa, ok…ma con questa crisi sa bene che è difficile…
(CASE: 09_intervista_13_02_2013)
…quelle 500-600 euro che prendevo qui per me erano sufficienti […] nel senso non era
uno stipendio grande ma per me era una goccia che…facciamo l'esempio…Noi paghiamo
550 euro di affitto, vuol dire che le 600 euro che io prendevo pagavo l'affitto, e mi
sentivo utile, ho pagato l'affitto ho pagato la spesa condominiale…
(CASE: 03_intervista_08-02-2013)
..chiaramente la retribuzione è bassa insomma…nel senso che 6 euro all'ora sono
chiaramente…però dici vabbè […] lo accetti piuttosto che stare a casa hai comunque
questa opportunità e sono comunque…singolarmente sei euro all'ora non dice niente, se
tu la vedi comunque nel cumulo dell'orario che uno fa, magari 150 ore, 130 ore, o
facendo la giornata intera ne fa…allora chiaramente non dico che insomma sia chissà
quanto però è comunque una retribuzione non dico ottimale ma insomma accettabile
ecco…
(CASE: 01_intervista_14_02_2013)
Anche i responsabili degli uffici riconoscono senza indugi che tali retribuzioni sono decisamente
basse:
…Noi abbiamo questa persona praticamente in regalo […] la paga è troppo bassa,
soprattutto rispetto ai colleghi che sono fissi, che magari prendono il triplo e non hanno
lo stesso entusiasmo e voglia di fare di questa persona che è qui per un periodo
limitato…
(CASE: 01_resp_intervista_14_03_2013)
…in proporzione agli stipendi, al costo orario dei dipendenti, sicuramente molto basso,
cioè 6 euro all'ora […] sicuramente è basso, però dall'altro, e forse è proprio quello
l'incentivo a dire "li prendo"…usiamoli di più…è una forza lavoro che ci costa poco,
soprattutto in questo periodo di tagli, spending review, riduzione dei costi…devi stare
attento…chiaro che vanno ad incidere sul bilancio anche questi costi, però….cioè se
dovessi farmi i calcoli quanto avrei speso, quanto l'amministrazione avrebbe speso,
prendendo, assumendo persone a tempo determinato per fare le stesse, probabilmente
avrebbe speso il triplo…
(CASE: 02_resp_intervista_22_03_2013)
… certo meglio che stare a casa senza retribuzione, sicuramente, però, un po' bassa….
(CASE: 03_resp_intervista_13_03_2013)
…la retribuzione è decisamente bassa […] mi sembra veramente che vada contro un
qualsiasi principio di sostenibilità di queste persone insomma, però se questo potesse
aiutarli in qualche modo, insomma tra il nulla e questo, probabilmente…
(CASE: 04_resp_intervista_07_03_2013)
…sicuramente non si può vivere con i 600 euro e quindi mi sembrano anche un po'
bassetti, però io penso che bisogna considerare che questo sia un programma di
reinserimento e quindi è una retribuzione che va vista in quel senso lì […] loro erano
contenti di avere un impiego, poi certamente avere 100 euro di più o di meno, questo fa
una grande differenza a questi livelli di retribuzione…
(CASE: 05_resp_intervista_11_03_2013)
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Sensazione di disagio nell'attività lavorativa. Dalle interviste svolte, le esperienze di
impiego temporaneo presso il Comune di Bolzano sembrano tutte aver avuto un esito piuttosto
positivo. Non sono state evidenziate particolari situazioni di disagio, se non in relazione ad
alcuni aspetti ed ad alcune mansioni. Il disagio quindi emerge in relazione alla tipologia di
lavoro in sé:
…noi abbiamo il disagio che comunque siamo sempre all'aperto con qualsiasi tempo , io
ho fatto funerali sotto il diluvio universale, e questa è un'altra cosa….o neve, oppure in
estate che fa un caldo atroce…
(CASE: 05_intervista_11-02-2013)
Il disagio però può essere un fattore dipendente in maggior misura dalla persona in sé:
…sì (ero un po’ spaesata) perché chiaramente non avendo il supporto del lavoro perché
comunque non hai le conoscenze, le basi, ovviamente, chiaramente lì mi son sentita…ho
imparato ma nello stesso tempo hai quell'ansia di non completare…forse appunto
diciamo anche chiaramente alla mia età non hai una mente così elastica da cambiare
ogni 15 giorni un determinato lavoro, ma non per cambiare, perché lì l'elasticità ce l'ho
sicuramente, ma è il dover imparare…
(CASE: 01_intervista_14_02_2013)
I rapporti con i colleghi possono influire su una sensazione di disagio:
…non è giusto che una persona perché o per ignoranza di loro certamente, o per non so
quale motivo, trattano male gli altri nel senso che pensano prima di ogni cosa che uno
guadagna lo stesso di loro…
(CASE: 06_intervista_11_02_2013)
Prospettive future
Nella parte finale delle interviste si è cercato di indagare quali fossero le situazioni di vita di
queste persone e quali prospettive avessero una volta terminata l’esperienza di impiego
temporaneo in Comune. Si è altresì tentato di capire quali proposte avessero da fare in merito
allo strumento della L.P. n.11/1986.
Dopo l'esperienza in Comune. Alcune delle persone, al momento dell’intervista stavano
ancora lavorando presso gli uffici comunali, altre invece avevano già terminato. Si è cercato
nella parte finale delle interviste di capire meglio qual’era la loro situazione e cosa si
aspettassero dal futuro. Tra gli intervistati c’è chi ha lasciato il lavoro in Comune preferendo
pagare i contributi volontari per arrivare più in fretta alla pensione:
…mi dà un po' di gioia sapendo che pagando questi contributi riesco a raggiungere
questo obiettivo quello si, ma mi sento sempre come la prima volta, una persona di
peso[…] speriamo che arrivi veramente presto il 2015 che mi danno sta pensione…
(CASE: 03_intervista_08-02-2013)
Emerge, inoltre, anche una prospettiva abbastanza negativa per cui finita l’esperienza di
impiego temporaneo risulta difficile collocarsi:
…dopodiché, migrerei….stiamo pensando di andarcene da Bolzano […] può darsi che
domani trovo un posto migliore e allora lo lascio e vado da un'altra parte però…è difficile
insomma, dovrebbe essere solo un miracolo […] ma non è che io speri che una ditta
privata… oppure il collocamento non trovano niente insomma[…] il problema mio
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principale è che da novembre non avrò neanche sti 600 euro al mese e quindi dovrò fare
tutto con lo stipendio di mia moglie…difficile insomma…
(CASE: 05_intervista_11-02-2013)
Delle 9 persone intervistate, soltanto una è riuscita dopo l’esperienza in Comune a trovare un
lavoro e a ricollocarsi:
…avevo già avuto un contatto ma non era ancora ben definito e poi proprio in quelle
ultime settimane invece […] avevo iniziato a lavorare anche se con un part-time però
assunta regolarmente e nel mio settore […]io ho sempre cercato però nel frattempo un
ex collega che da molti anni si è messo in proprio ha saputo che io ero a casa e quindi
mi ha cercato e mi ha offerto un posto di lavoro[…] Probabilmente dall'anno prossimo
passo definitivamente a tempo pieno e a tempo indeterminato […] insomma sono
contenta e mi ritengo anche fortunata ecco…perché…non è facile a questa età trovare
poi un lavoro…
(CASE: 02_intervista_15_02_2013)
Tutto sommato, emergono anche delle visioni che si possono leggere come abbastanza
ottimistiche delle possibilità future di poter continuare con questi progetti o di trovare un
nuovo impiego:
…io spero che finirò con questo progetto e poi se terminato questo ci sarà anche del
tempo…mi metterò a disposizione…
(CASE: 01_intervista_14_02_2013)
…poi vediamo se mi richiamano per il cimitero…perché quella del cimitero penso che
continui ancora […] anche se comunque rimango sempre iscritto lì all'ufficio del lavoro…
adesso ho fatto anche il patentino che non avevo […] quindi ho qualche chance in più
eventualmente no…adesso sto facendo la domanda anche in Provincia, vediamo che
succede….
(CASE: 07_intervista_12_02_2013)
…non so cosa succederà dopo…però vabbè se avrò qualche informazione dall'ufficio del
lavoro forse anche non so, presso il Comune c'è qualche altro tipo…non lo so…
(CASE: 09_intervista_13_02_2013)
…sempre con la speranza di trovare poi un lavoro, di essere assunta fissa proprio […] in
qualche struttura pubblica, in qualcosa di pubblico…
(CASE: 10_intervista_12_02_2013)
Proposte e suggerimenti. L’Osservatorio per le Politiche Sociali e la Qualità della Vita del
Comune di Bolzano, tramite questa ricerca, si è posto, tra gli altri, l’obiettivo di comprendere
dai diretti interessati come si potrebbe migliorare questa opportunità di impiego temporaneo,
sebbene, come si ricorda, si tratti di uno strumento previsto da una legge provinciale. Emerge
ad esempio la proposta di poter avere i contributi versati legati al periodo di lavoro e non alla
retribuzione, che come abbiamo visto, è piuttosto bassa:
…l'unica cosa le dico, se si può fare, chi viene assunto con questa legge 11 fare in modo
che i contributi siano pagati all'intero[…] ci dovrebbe essere un sistema per legarlo al
periodo e non alla retribuzione….perché capisce io faccio 9 mesi e che mi siano
contabilizzati 9 mesi così anche io mi troverò una minima goccia quando andrò in
pensione ma almeno è quella…
(CASE: 03_intervista_08-02-2013)
Emerge, come si era visto anche tra le criticità, la proposta di inserire maggiori forme di tutela
in tale forma di impiego, come ad esempio le ferie e soprattutto la malattia:
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…le ferie anche, per dire, o la malattia, insomma, non dico ore di permesso perché uno
ha già l'orario abbastanza flessibile, però ecco magari qualche tutela in più forse quella
si la darei…
(CASE: 01_intervista_14_02_2013)
Viene proposto di sviluppare più offerte formative ad hoc per le persone che perdono il lavoro e
si ritrovano pertanto a casa senza un impegno:
…al di la appunto del fatto lavorativo […] piuttosto che stare a casa… invogliare queste
persone tramite appunto dei corsi magari no? Dettati magari non so, da quale…potrebbe
essere la Provincia sicuramente, come punto di contatto, però piuttosto che stare a casa
invogliare queste persone a far qualcosa sicuramente, ad aggiornarsi anche,
semplicemente insomma […] perché non ti dicono "qua organizziamo un corso, fondo
sociale o così magari, windows" che ne so qualsiasi cosa, "le interessa" o comunque
insomma "ne programmiamo uno più avanti" o anche di lingua, perché no scusa, anche
lingue, di tedesco, qualsiasi no, corsi, anche per tenere i contatti e anche occupare
queste persone diciamo..
(CASE: 01_intervista_14_02_2013)
Affiora la raccomandazione di mettere a disposizione un tutor con il quale confrontarsi ed
essere seguiti in maniera un po’ più costante:
…forse l'unico…neo che potrei diciamo dire è che inizialmente ti dicono che hai un tutor,
[...] magari una figura di un tutor una volta ogni 3-4 mesi sentire un po' se queste
esperienze sono appunto negative…ad esempio mi fa piacere di aver colloquiato con lei
però le dico siamo arrivati per dire dopo quasi 2 anni, 1 anno e mezzo…
(CASE: 01_intervista_14_02_2013)
Viene proposto, inoltre, che uno strumento di tale utilità dovrebbe essere utilizzato anche dal
settore privato e non solo da quello pubblico:
…sarebbe bello forse se lo propongono anche le aziende…perché ci sono di sicuro
momenti anche lì che gli mancano o hanno un po' di più per la produzione, allora
servono un paio di persone…non è una legge proprio sbagliata, io dico che è molto
interessante, però alla fine forse funziona per un attimo però una persona dopo,
vorrebbe avere un lavoro sicuro allora come dipendente, fisso…che ti permette di andare
avanti insomma…
(CASE: 09_intervista_13_02_2013)
Il punto di vista dei responsabili degli Uffici/Servizi
In questa parte del report saranno analizzati gli elementi emersi dalle interviste con i
responsabili degli uffici e dei servizi dove le 10 persone hanno svolto la loro attività. Come si è
visto, nelle pagine precedenti sono già stati esposti alcuni elementi emersi dalle interviste con i
responsabili che erano in qualche caso intersecati a quelli evidenziati dai lavoratori stessi. Di
seguito sono presentati invece gli aspetti esclusivi emersi intervistando i 5 responsabili.
Motivi di adesione al progetto di impiego temporaneo. Dalle interviste è emerso che
l’adesione a questi progetti di impiego tramite lo strumento della L.P. n.11/1986 era dovuto
principalmente al fatto di dover reperire del personale per riuscire a svolgere determinate
attività che altrimenti era difficile portare a compimento mediante il personale di ruolo.
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…ci è stato proposto e noi avevamo bisogno di una persona che potesse aiutarci nel
riordino dell'archivio ai piani meno uno e meno due che abbiamo qui nel palazzo,
archivio protocollo…
(CASE: 03_resp_intervista_13_03_2013)
…perché è molto banale, nel senso che si è cercato di unire un bisogno esterno di queste
persone, ed un bisogno interno da parte nostra che avevamo bisogno veramente di
personale….
(CASE: 04_resp_intervista_07_03_2013)
…i motivi erano due praticamente, il primo motivo era che si trattava di un'attività ben
circoscritta e quindi si potevano ben indirizzare le persone e anche scegliere le persone
per questo specifico lavoro, il secondo è che era una necessità, una nostra richiesta
perché […] noi con le nostre forze non riuscivamo a coprire bene, ecco, quindi per noi è
stato anche un risparmio di risorse…
(CASE: 05_resp_intervista_11_03_2013)
Perplessità iniziali sullo strumento/sulla selezione. Si è cercato di capire con i
responsabili se vi fossero delle perplessità iniziali su questa modalità di impiego. In linea di
massima dalle interviste fatte ai 5 responsabili degli uffici e dei servizi dove le 10 persone
disoccupate hanno potuto svolgere un periodo di impiego temporaneo, non sono emerse
particolari perplessità sull’utilizzo dello strumento che è stato ben accolto quando proposto.
…è stata da noi apprezzata questa proposta che ci aveva fatto l'ufficio personale, io non
ero a conoscenza di questa legge 11, non sapevo che aspetti avesse […] nessuna
perplessità perché il lavoro serviva […] molto contenta dell'esito e della modalità del
lavoro…
(CASE: 03_resp_intervista_13_03_2013)
E’ emerso inoltre un aspetto legato alla possibilità, per i responsabili intervistati, di poter
scegliere le persone da impiegare:
…noi forse non avevamo tanta perplessità perché conoscevamo tutta la storia della legge
11…diciamo l'unica nostra perplessità era la possibilità di capire se c'era un minimo di
possibilità di scelta….
(CASE: 02_resp_intervista_22_03_2013)
…io penso che il punto cruciale è sempre la scelta delle persone[…]in quel momento
bisogna spendere tempo e anche un pochino ragionare chiaramente quello che
effettivamente serve e io in questo caso qua specifico, delle tre persone che noi
avevamo, ero ben contento perché abbiamo scelto questi tre da 12, 13 persone, quindi
un pomeriggio…ma la scelta è stata felice secondo me….
(CASE: 05_resp_intervista_11_03_2013)
Processo e criteri di selezione. Si è cercato nelle interviste con i responsabili di
comprendere come sono stati fatti i processi di selezione e quali criteri sono stati
maggiormente considerati. Emerge ad esempio come la formazione delle persone sia stato
considerato come elemento rilevante, ma anche la motivazione è ritenuta importante:
…la loro formazione professionale, è stata sicuramente uno degli elementi essenziali, su
cui ci si basa, ma anche su colloqui, vedere anche la motivazione se le persone hanno
voglia di venire a lavorare o se proprio è un dovere perché altrimenti magari scattano
altri meccanismi o così via…però devo dire, le persone che poi abbiamo selezionato
erano le persone giuste…
(CASE: 02_resp_intervista_22_03_2013)
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..si sono presentate diverse persone […] chiedevamo se fossero disponibili a lavorare
innanzitutto anche in archivio […] che tipo di lavoro avevano fatto queste persone, che
avevano svolto prima[…] criteri di selezione, dopo aver dialogato con queste persone,
capire che cosa facevano, che cosa appunto qual'era stata la loro precedente esperienza,
abbiamo dopo parlato tra di noi e pensato che cos'era meglio, quale persona fosse
meglio…
(CASE: 03_resp_intervista_13_03_2013)
Al di là delle competenze, per alcuni tipi di lavori, sono stati considerati anche gli aspetti più
relativi alla personalità della persona da impiegare:
…il colloquio si è basato un po' sul chiedere del perché erano arrivati a questo
colloquio…che cosa si aspettavano, un po' di esperienze e un po' di domande generiche
per capire il tipo di personalità che avevano insomma […] queste persone devono essere
tranquille, devono rispettare gli altri, devono avere pazienza […]diciamo che le domande
erano anche di questo genere, insomma, io volevo inquadrare anche la personalità
perché è importante è che queste persone si approccino nel modo giusto…
(CASE: 04_resp_intervista_07_03_2013)
Sono stati altresì criteri considerati rilevanti, le capacità comunicative e le competenze
linguistiche, specie per attività a contatto con il pubblico:
…un criterio era, diciamo, volevamo vedere se le persone erano equilibrate, nel senso
nella loro comunicazione con noi […] era importante perché si trattava di un servizio di
specie di front office […] la seconda esigenza era: noi guardavamo un attimo se
conoscevano un minimo di tedesco, italiano e tedesco, quindi un minimo di capacità di
dialogare […] nel gruppetto che ci hanno messo a disposizione per la selezione, c'erano
persone che effettivamente erano anche bilingui […] è sempre importante il momento
della selezione…è la prima esperienza che io faccio con la legge 11, però ho subito capito
che funziona solo quando effettivamente sai esattamente cosa ti serve e chi ti serve o
diciamo la persona che cerchi e quello che ti offrono…se non è dentro nel gruppetto di
quello che ti offrono, meglio forse dire di no, non c'è nessuno adatto…perché se
avessimo scelto delle tre, anche uno, due persone che poi non funzionavano, sarebbe
diventato un po' difficile…
(CASE: 05_resp_intervista_11_03_2013)
Motivi particolari della selezione. Sempre nella prima fase dell’intervista ai responsabili si
è cercato anche di capire, oltre ai criteri, se c’erano motivi particolari che hanno portato alla
scelta delle persone. In linea di massima appaiono la preparazione e gli skills delle persone
come motivi fondamentali della selezione.
…loro avevano una formazione amministrativa, quindi anche nei colloqui dove si cerca
un po' di capire anche questi skills interpersonali, il modo di essere, il modo di fare della
persona, erano quelle che ci avevano più convinto diciamo […]c'era proprio anche una
predisposizione, un interesse…
(CASE: 02_resp_intervista_22_03_2013)
…mi pareva la persona più idonea, sinceramente non è che…però è stata precisa quando
ci ha spiegato cosa faceva prima, senza fronzoli né nulla, mi ha convinto, mi sembrava
convincente, era chiara nell'esposizione, mi sembrava che fosse una persona così in un
primo momento mi sembrava una persona idonea, non ha promesso né nulla in più, né
nulla in meno…
(CASE: 03_resp_intervista_13_03_2013)
…perché per noi era importante la conoscenza di comunicazione, chiamiamola così, ma
soprattutto all'esterno di dare effettivamente anche un'immagine buona dell'istituzione
[…] è assolutamente importante che siano affidabili…
(CASE: 05_resp_intervista_11_03_2013)
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Anche la storia personale, può influire in fase di selezione:
…ci ha colpito molto la sua storia e in qualche modo ci ha fatto anche un po' pena…
(CASE: 04_resp_intervista_07_03_2013)
Competenze versus situazione di fragilità. Una volta compresi meglio i criteri e i motivi
per cui sono state scelte tali persone, si è cercato di comprendere altresì se e quanto peso
venisse dato all'esperienza e alle competenze e quanto peso invece alla situazione di difficoltà
di tali persone, che, ricordiamo, erano disoccupate e/o in mobilità.
…sicuramente è stato preso in considerazione anche questo [in rif. a: la situazione di
difficoltà della persona], perché nel caso della signora […] la ditta aveva chiuso e lei si è
ritrovata sulla strada e per il fatto di aver una certa età non riusciva più a ricollocarsi,
umanamente sicuramente ha inciso […] io devo dire la verità, se ci fosse stata una
persona giovane, che magari in altro modo avrebbe avuto più possibilità di ricollocarsi,
rispetto ad una persona che già di per sé ha come difficoltà in più anche il fattore sociale
anagrafico, io penso, io mi faccio influenzare anche da questo aspetto, poi non so le
scelte dei miei colleghi, come siano ricadute…nel mio caso quando la signora mi ha
raccontato un po' la sua storia, umanamente mi ha colpito ecco…e ho detto "se io posso
aiutarla, perché da un lato lei mi porta avanti un progetto e la posso aiutare in questo
modo, ben venga…"
(CASE: 02_resp_intervista_22_03_2013)
Dalle interviste emerge però come la situazione di fragilità della persona non sempre fosse così
esplicitamente conosciuta dai responsabili nel momento della selezione:
…io presumo che se fossero lì per fare quel colloquio probabilmente avevano proprio
perso il lavoro, quindi già la Provincia aveva fatto una prima scelta di queste persone,
quando si sono presentate io non conoscevo nessuno, quindi, per me una valeva l'altra…
(CASE: 03_resp_intervista_13_03_2013)
…sicuramente avevamo bisogno di determinate competenze, anche per il tipo di
ambiente…La situazione di fragilità/difficoltà non ha avuto certamente un peso più del
50%, direi 50 e 50…..
(CASE: 04_resp_intervista_07_03_2013)
Monitoraggi/colloqui in itinere. In progetti di questo tipo può essere piuttosto utile per i
responsabili degli uffici e servizi avere un feedback sull’esperienza. Intervistando i 5
responsabili si è pertanto cercato di capire se era prevista qualche forma di monitoraggio
formale e/o informale sull’attività delle persone impiegate. Il contatto da parte dei responsabili
degli uffici e dei servizi con le persone impiegate temporaneamente è risultato essere
abbastanza costante:
…siamo costantemente in contatto con la persona, comunque vengono fatte delle
riunioni per stabilire le varie attività…
(CASE: 01_resp_intervista_14_03_2013)
…loro sono state affiancate dal personale dipendente, sono stati istruiti, hanno avuto
regolare contatto, perché doveva essere uno scambio continuo e soprattutto fino a
quando non avevano raggiunto un livello di autonomia…però anche dopo c'è sempre
stato un continuo confronto […] ci sono stati degli incontri anche di verifica…
(CASE: 02_resp_intervista_22_03_2013)
…prima le abbiamo insegnato il lavoro che andava a svolgere […] e noi costantemente
una volta al giorno, una volta alla settimana quando era più autonoma, l'abbiamo
seguita, abbiamo controllato quello che faceva…quindi in questo senso abbiamo seguito
98
lo svolgersi del lavoro…e vedevamo che era svolto in maniera adeguata e con coscienza,
con precisione, perché questo è molto importante per il nostro lavoro…
(CASE: 03_resp_intervista_13_03_2013)
…il responsabile del gruppo […] fa dei briefing settimanali e ha contatti diretti con
loro[…] per cui mi riferisce che effettivamente va bene, che non ci sono problemi, vabbé
i problemi che ci possono essere in tutti gli ambienti di lavoro ogni tanto […] per cui lui
ha un contatto diretto quotidiano con queste persone…
(CASE: 04_resp_intervista_07_03_2013)
Emerge altresì la presenza di contatti più informali che consentono un monitoraggio che
sembra rivelarsi altrettanto efficace:
…io gli ho introdotti, gli ho spiegato esattamente cosa devono fare, hanno ricevuto da
me anche 2 pagine di linee guida, come adattarsi al lavoro[…]e poi ogni tanto sono
passato io, perché mi ricordo che tra gennaio-dicembre sono passato sicuramente 4-5
volte il fine settimana a vedere come vanno le cose[…] io ho cercato sempre di stare un
po' diciamo in contatto con loro…ma una verifica sistematica con un questionario, con
una tabella così non l’abbiamo fatto[…] io penso questi [in rif. a: gli incontri informali]
siano anche più importanti di un contatto formale che si fa dopo un mese…
(CASE: 05_resp_intervista_11_03_2013)
Valutazione sulle persone impiegate da parte dei responsabili. Complessivamente,
intervistando i responsabili degli uffici e dei servizi, emerge una certa soddisfazione verso le
persone che sono state impiegate in progetti di impiego temporaneo attraverso la L.P.
n.11/1986.
…era una persona estremamente motivata, si è ambientata molto bene con le colleghe,
all'interno dell'ufficio, e anche produttiva, ci ha portato avanti un sacco…ci ha sfoltito
oltre 700 fascicoli…quindi ci ha portato veramente molto avanti…
(CASE: 02_resp_intervista_22_03_2013)
…io sono contenta, personalmente, sia dal punto di vista personale, per il rapporto che
abbiamo instaurato […] quindi per me è stato positivo…avevamo avuto in passato delle
esperienze di tirocinanti, che è un discorso diverso e quelle non erano state così
positive…
(CASE: 03_resp_intervista_13_03_2013)
…queste persone le prenderei subito […] non ho mai avuto l'impressione che
qualcosa…nessuna lamentela che qualcosa non funzionasse da parte dei
miei…puntualità, erano puntuali, timbravano […] questa esperienza per me è molto
positiva, per me e penso anche per loro…
(CASE: 05_resp_intervista_11_03_2013)
Clima di lavoro/Rapporti con i colleghi dal punto di vista dei responsabili. Nelle pagine
precedenti era stato analizzato questo aspetto dal punto di vista delle persone impiegate. Esse
hanno espresso in generale di essersi trovate bene nell’ambiente di lavoro. Analoga percezione
emerge dalle interviste con i responsabili degli uffici e dei servizi dove tali persone sono state
impiegate:
…I rapporti sono ottimi, non ha problemi, si è inserita bene, è una di noi ormai… è
rispettosa delle regole…
(CASE: 01_resp_intervista_14_03_2013)
…i rapporti sono buoni perché è una persona molto…discreta ma puoi parlare […] con noi
con tutti ha un buon rapporto, ci parliamo, si scambiano due parole, ci si chiede i dubbi
le perplessità, quando c'è bisogno, veramente completa come persona secondo me…
(CASE: 03_resp_intervista_13_03_2013)
99
…questi che hanno avuto un periodo più lungo si sono integrati molto bene…
(CASE: 04_resp_intervista_07_03_2013)
…da quanto ho capito io si sono integrati bene, non ho notato nessun elemento di
attrito…
(CASE: 05_resp_intervista_11_03_2013)
Valutazione sullo strumento di impiego temporaneo della L.P. n.11/1986. Questa è
stata la prima esperienza in cui il Comune di Bolzano si è avvalso della forma di impiego
mediante lo strumento della L.P. 11/1986. Dalle interviste effettuate, si evince come i
responsabili degli uffici e dei servizi che hanno aderito a questi progetti siano rimasti piuttosto
soddisfatti ed emergono, infatti, delle valutazioni positive sullo strumento di impiego
temporaneo:
…E' uno strumento positivo, non potendo assumere a tempo determinato...con le
persone che c'erano non si poteva svolgere quel lavoro…
(CASE: 01_resp_intervista_14_03_2013)
…le persone che vengono chiamate per collaborare in base alla legge 11, non hanno
rapporto di lavoro con l'ente pubblico quindi esulano diciamo dai discorsi patto di
stabilità, discorso di pianta organica, però nello stesso tempo, poi riescono a portare
avanti dei progetti[…]quindi per noi questo è un vantaggio, e anche il costo, perché
chiaramente il costo di una persona che lavora in legge 11 è molto più basso rispetto a
un dipendente […] quindi anche un aspetto economico che fa diventare interessante
queste attività… sicuramente se avessi nuovamente bisogno di avvalermi di persone che
mi portano avanti un progetto specifico io ritornerei ad avvalermi dello strumento fornito
dalla legge 11…
(CASE: 02_resp_intervista_22_03_2013)
…son contenta lo abbiamo scoperto questo strumento, perché veramente non lo
conoscevamo, ed è una buona cosa in effetti poterne usufruire di queste persone, aiuti
loro e loro aiutano te, è una cosa reciproca, è una cosa buona…
(CASE: 03_resp_intervista_13_03_2013)
…in generale, diciamo che se c'è la soddisfazione da parte del soggetto, lo trovo anche
uno strumento utile, insomma, parto sempre dall'idea che dev'essere soddisfacente per
chi lo fa questo, sotto tutti i punti di vista, sotto tutti i profili, quello economico, quello di
integrazione sociale, quello umano, quello della gratificazione personale…
(CASE: 04_resp_intervista_07_03_2013)
…io credo che siano uno strumento veramente efficace, per dare anche senso alla vita di
queste persone, perché il problema è che quando uno è per lungo tempo disimpegnato,
disoccupato, noi diciamo sempre "dis-occupato", però forse bisognerebbe dire "disimpegnato" è più adeguato, perché avere un impegno, avere diciamo, sapere cosa fare,
anche se solo…è importante per le persone […] penso che il programma può funzionare
benissimo, per tanti versi, sicuramente non bisogna considerarlo un aiuto adesso per la
pubblica amministrazione per tappare diciamo buchi che ugualmente esistono […]se le
persone sono scelte bene, può funzionare…
(CASE: 05_resp_intervista_11_03_2013)
Criticità ed aspetti migliorabili. Come per i diretti interessati che hanno lavorato in
Comune, anche con i responsabili è stato possibile far emergere alcune criticità di questa
forma di impiego ed alcuni aspetti che andrebbero modificati. Chiedendo quindi a tali
responsabili se evidenziassero criticità e se c’erano alcuni aspetti che loro avrebbero
modificato, sono emersi diversi suggerimenti stimolanti.
100
Viene evidenziato il limite di tempo previsto da tale legge e viene suggerito quale aspetto
migliorativo quello di poter prolungare tali contratti:
…La possibilità di poter prorogare le persone che meritano…
(CASE: 01_resp_intervista_14_03_2013)
Viene altresì segnalato come aspetto migliorabile quello della retribuzione, già ampliamente
evidenziato nelle pagine precedenti, come insufficiente:
…che venga riconosciuta una retribuzione maggiore, mi sembra veramente troppo
bassa, anche per gli standard nostri della provincia…
(CASE: 04_resp_intervista_07_03_2013)
Viene suggerita, inoltre, la possibilità per gli uffici di poter agire con maggior autonomia con
questi progetti di impiego temporaneo e poterli, se c’è interesse ad utilizzarli, anche finanziare
o cofinanziare:
…io la modificherei nel senso di dare la possibilità di un cofinanziamento agli uffici, non
solo lasciare al finanziamento della provincia, ma cercare di dare un po' più un
contributo…diciamo cofinanziare una parte […] io vorrei anche poterci contare su questo
strumento, e non sentire dire dalla Provincia "no, non possiamo adesso, non possiamo
più perché non ci sono i fondi…", a questo punto io dico, si aspettate un attimo, voi
andate piano con i vostri fondi, noi ci mettiamo la nostra parte, e intanto partiamo…cioè
dare più flessibilità in quel senso lì e poi effettivamente forse […] dare un po' di
flessibilità sia nella retribuzione che anche nei limiti del tempo…
(CASE: 05_resp_intervista_11_03_2013)
Come si ricorda, per poter usufruire dello strumento della L.P. n.11/1986 gli uffici devono
elaborare un progetto di impiego circoscritto, non solitamente svolto dal personale
normalmente occupato. Questo aspetto può rendere difficoltoso e poco appetibile per gli uffici il
ricorso a tale strumento.
…aspetto critico…è legato al discorso del progetto […] i dirigenti tante volte hanno
difficoltà ad individuare questi progetti a termine, quindi si cerca di mettere attività
istituzionali in un progetto perché altrimenti non possono essere riconosciuti….e perché
molto spesso per progetti veramente progetti specifici, poi mancano le professionalità
dall'altra parte…quindi abbiamo visto per esempio anche le qualifiche più richieste sono
le qualifiche operaie […] tante volte proprio la descrizione, l'individuazione del progetto è
un po' difficile […] perché si tratta di qualifiche medio-basse dove sulla progettualità
tante volte non è così semplice individuarlo ed elaborarlo…
(CASE: 02_resp_intervista_22_03_2013)
101
Conclusioni
Le 14 interviste effettuate hanno permesso di tracciare un bilancio abbastanza esauriente di
questa prima esperienza di impiego temporaneo di persone disoccupate attraverso la Legge
Provinciale n.11 del 1986. Il metodo qualitativo utilizzato ha permesso, per mezzo delle
interviste in profondità, di far emergere diversi aspetti rilevanti di tale strumento e delle
esperienze di tali persone impiegate.
Complessivamente i progetti di impiego temporaneo attivati in Comune hanno avuto una
valutazione positiva sia da parte delle persone impiegate, sia da parte dei responsabili degli
uffici e dei servizi presso i quali tali persone hanno prestato la propria opera.
Le persone che si sono ritrovate all’improvviso senza un lavoro, hanno dovuto affrontare
diverse problematiche, non necessariamente legate al reddito, ma anche, ad esempio, alla
perdita di rapporti sociali o semplicemente al fatto di non sentirsi più utili. I 6 progetti attivati
in Comune hanno permesso come si è visto, attraverso attività anche diverse tra loro, di poter
occupare 10 persone con background lavorativi piuttosto vari. Se dal punto di vista reddituale
tale occupazione è stata solo una “goccia nel mare”, più utile è stata invece dal punto di vista
contributivo. Le persone hanno potuto così continuare a vedersi versati i contributi pensionistici
anche se per un periodo che è stato in media di poco più di 12 mesi. Tra gli aspetti positivi è
sicuramente da evidenziare il fatto che tali persone, con queste esperienze, potevano sentirsi
utili per ciò che facevano, il che è un aspetto di non poco conto. Dall’altro, la stessa
Amministrazione comunale è rimasta soddisfatta di tali persone grazie alle quali è stato
possibile attivare delle attività e servizi altrimenti difficili da svolgere con il personale di ruolo.
Tali esperienze non hanno permesso di risolvere in modo definitivo i problemi di queste
persone, vista anche, come evidenziato, la retribuzione piuttosto bassa che si ricorda essere di
6,50 euro lordi all’ora. Oltre ad una retribuzione bassa è stato segnalato quale aspetto critico
quello della mancata tutela della malattia che, specie per persone di una certa età, può creare
delle difficoltà.
Se il periodo di impiego presso il Comune è quindi stato piuttosto positivo, lo stesso non si può
dire purtroppo delle prospettive future di queste persone. Delle 9 intervistate, una soltanto è
riuscita in autonomia a rientrare nel mercato del lavoro. Un’altra persona ha cominciato a
pagare i contributi volontari per arrivare più in fretta alla pensione. Le restanti 7 persone, al
momento dell’intervista, non sembravano invece avere prospettive di occupabilità. Va
segnalato che in alcuni casi sono stati rinnovati alcuni progetti come ad esempio l’apertura
prolungata del Cimitero in orario serale che ha consentito di impiegare 2 persone. Con i
progetti di impiego temporaneo di persone disoccupate, si sono pertanto offerti dei servizi alla
cittadinanza che prima, non era possibile assicurare.
Lo strumento, sicuramente migliorabile dal punto di vista retributivo e delle tutele per la
malattia, si è dimostrato piuttosto adatto al contesto di crisi del mercato del lavoro che lascia a
casa determinate fasce di lavoratori. Una maggior flessibilità di tale strumento potrebbe
ulteriormente migliorarne ed ampliarne l’utilizzo, specie se, come evidenziato da taluni
responsabili, vi fosse la possibilità di ricorrerne maggiormente in autonomia, finanziando, per
quanto possibile, i progetti con i budget degli uffici stessi.
Se da un lato uno strumento di politica attiva del lavoro come quello dell’impiego temporaneo
di persone disoccupate è sicuramente utile in senso di “attivazione delle persone” e sostegno al
reddito, dall’altro non si rivela altrettanto efficace in termini di “job creation”, o, per lo meno,
di stabilizzazione delle persone oggetto di analisi di questo report, che, si ricorda, avevano un
età media di 55,6 anni. La maggior parte di queste, infatti, se è vero che hanno avuto questo
“paracadute” per un periodo variabile tra i 3 e i 24 mesi, si ritrovano però probabilmente in
questo momento nuovamente nel limbo per cui ancora sono “troppo vecchie per lavorare” e
“troppo giovani per andare in pensione”. Se quindi l’obiettivo della stabilizzazione non è
facilmente raggiungibile, già più centrato è stato l’obiettivo assistenziale, almeno per tali
periodi. In altre parole l’impiego temporaneo potrebbe fungere in qualche modo da primo
fondamentale step verso una logica di welfare locale attivo. L’Amministrazione Comunale ha
pertanto potuto da un lato offrire tale sostegno a questi lavoratori over 50, e dall’altro svolgere
diverse attività ed offrire vari servizi, altrimenti impossibili, specie in tempi di spending review.
Con un trend di continua crescita dei disoccupati di tutte le età sicuramente in futuro si
rivelano più che mai urgenti delle manovre complessive che si indirizzino ad una tutela di tali
102
persone e allo stesso tempo alla creazione di opportunità lavorative anche per altre fasce di
età, proprio per scongiurare il già citato trend “young out, old out”.
Recentemente è stato approvato dalla Provincia Autonoma di Bolzano il “Piano pluriennale degli
interventi di politica del lavoro 2013-2020”. Esso contiene numerose misure che potrebbero
rivelarsi fruttuose: dal patto generazionale nel settore pubblico e privato agli incentivi
all’assunzione di lavoratrici e lavoratori anziani, nonché il potenziamento delle possibilità
d’impiego dei disoccupati in progetti di pubblica utilità ai sensi alla legge provinciale dell’11
marzo 1986 n. 11 attraverso la previsione di maggiori fondi.
In futuro, a fianco di tali azioni, andranno messi in campo interventi per promuovere un
“invecchiamento attivo”, visti gli importanti cambiamenti demografici a cui stiamo assistendo.
In tale ottica i lavoratori over 50 andrebbero quindi sostenuti anche attraverso una più efficace
offerta formativa che ampli e valorizzi i loro saperi e gli aiuti pertanto a restare attivi sia negli
ultimi anni di vita lavorativa che dopo.
103
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104
Assessorato alle Politiche Sociali e ai Giovani
Stadtrat für Sozialpolitik und Jugend
WORKING POOR E RICORSO ALL’ASSISTENZA
ECONOMICA SOCIALE: uno sguardo su Bolzano
A cura di Michela Trentini
OSSERVATORIO PER LE POLITICHE SOCIALI DELLA QUALITÁ DELLA VITA
Working Paper Nr. 04/2013
Working poor e ricorso all’Assistenza Economica Sociale: uno sguardo su Bolzano.
Stesura: Michela Trentini
È consentita la riproduzione di informazioni, grafici e tabelle previa indicazione della
fonte.
Citazione:
Trentini, M. (2013) “Working poor e ricorso all’Assistenza Economica Sociale: uno
sguardo su Bolzano”. Osservatorio per le politiche sociali della qualità della vita, Working
Paper Nr. 04/2013, Ufficio Pianificazione Sociale, Comune di Bolzano.
Questo paper è scaricabile dal sito del Comune di Bolzano sotto la sezione “Osservatorio
per le politiche sociali della qualità della vita”.
106
Ringraziamenti
Per la messa a disposizione e il prezioso supporto nella lettura dei dati riferiti
all’Assistenza Economica Sociale sul territorio della città di Bolzano ringrazio le colleghe
Irene Nicolussi e Claudia Ferrarese dell’Ufficio di Direzione dell’Azienda Servizi Sociali di
Bolzano.
Per l’elaborazione e il supporto nell’interpretazione dei dati ringrazio i collaboratori Luca
Frigo e Camilla Dell’Eva dell’Ufficio Pianificazione Sociale.
107
Introduzione
La recente crisi economica ha comportato l’acuirsi delle diseguaglianze sociali, l’aumento
della disoccupazione e l’aggravarsi del fenomeno della precarizzazione e della
vulnerabilità sociale, con il conseguente aumento dei bisogni di protezione sociale dei
singoli e delle famiglie.
Il recente Rapporto ISTAT (2013) sulla povertà in Italia riferito all’anno 2012 ha rilevato
oltre 9 milioni di persone in condizioni di povertà relativa, pari al 15,8% della
popolazione, e 4.814.000 persone in condizioni di povertà assoluta, pari all’8%.
Se la perdita del lavoro risulta essere una minaccia indiscussa di povertà ed esclusione
sociale, l’occupazione non previene di per sé completamente il rischio di cadere in
povertà: l’ISTAT ha stimato un aumento considerevole della povertà assoluta tra le
famiglie di operai, di lavoratori in proprio e nelle famiglie in cui i redditi da lavoro si
associano a redditi da pensione.
In questo contesto socio-economico particolarmente difficile si è riacceso in Italia il
dibattito rispetto all’assenza di una politica unitaria e universale di contrasto alla povertà,
caratterizzata per lo più da interventi passivi al reddito, frammentati, spesso di carattere
emergenziale e sbilanciati a favore di trasferimenti monetari rispetto ai servizi alla
persona e alla necessità e all’urgenza di adottare un sistema organico di sostegno al
reddito integrato con politiche di inclusione attiva.
La Provincia Autonoma di Bolzano vanta una politica consolidata di contrasto alla povertà
che ha tra i suoi pilastri principali l’Assistenza Economica Sociale - AES, la quale
contribuisce, insieme ad altri trasferimenti, ad alleviare le condizioni di povertà ed
esclusione sociale.
Nell’anno 2012 le prestazioni di AES sono state erogate sul territorio provinciale a n.
9.730 richiedenti, per una spesa complessiva pari a 25.386.552.- Euro, di cui l’82,8%,
pari a 21.016.166.- Euro, è stato assorbito dalle due prestazioni principali: il Reddito
Minimo di Inserimento (RMI) e il Contributo per locazione e spese accessorie 18.
Per tali due prestazioni sul territorio della città di Bolzano nell’anno 2012 è stato erogato
un importo complessivo di € 9.169.879,00 Euro, pari al 44,6% della spesa complessiva
sostenuta a livello provinciale19.
Questo lavoro si pone l’obiettivo di provare a indagare se e come l’Assistenza Economica
Sociale abbia intercettato nella città di Bolzano i working poor, ovvero quei lavoratori
che, nonostante abbiano un’occupazione, non hanno a disposizione le risorse necessarie
per fare fronte ai bisogni primari per sé e per il proprio nucleo familiare.
Il metodo della ricerca
Il presente lavoro si connota come una ricerca sociale di tipo quantitativo, basata
sull’analisi dei dati raccolti e gentilmente messi a disposizione dall’Azienda Servizi Sociali
di Bolzano, riferiti agli utenti beneficiari delle prestazioni “Reddito Minimo di Inserimento”
e “Locazione e spese accessorie” per reddito insufficiente nel corso dell’anno 2012.
Considerato che alcuni aspetti fondamentali riferiti ai fruitori di tali prestazioni
economiche sociali, quali la professione, la condizione abitativa, la composizione del
nucleo familiare e il Valore della Situazione economica (VSE), possono avere subito
variazioni nel corso dell’anno di erogazione, si è scelto di registrare la situazione degli
utenti al momento dell’ultima domanda presentata.
18
19
Provincia Autonoma di Bolzano, Ripartizione 24 Famiglia e Politiche Sociali, Relazione sociale 2013, pag. 173.
Ivi, pag. 174.
108
Analogamente, per evitare sovrapposizioni, si è scelto di assegnare ogni singolo utente
all’ultimo Distretto sociale presso il quale lo stesso ha presentato domanda. Tale scelta
ha comportato una discrepanza con i dati riportati nella Relazione Sociale 2012 redatta
dall’Azienda Servizi Sociali di Bolzano, da ricondurre tuttavia esclusivamente ad una
scelta di tipo metodologico.
Rispetto alle variabili “cittadinanza” e “professione” dei fruitori delle prestazioni di
Assistenza Economica Sociale oggetto della ricerca, in alcuni casi non è stato possibile
rilevare il dato specifico.
Infine, per le specifiche esigenze correlate alla ricerca, i dati sono stati in parte rielaborati
dall’Ufficio Pianificazione Sociale del Comune di Bolzano.
1. Chi sono i working poor ?
I cosiddetti “working poor” - In work at risk of poverty rate – sono lavoratori il cui reddito
è al di sotto del 60% del reddito mediano equivalente disponibile individuale20. Si tratta
di un segmento di popolazione che pur avendo un’occupazione percepisce un reddito che
si colloca al di sotto della soglia di povertà: accanto quindi alla scarsa quantità di lavoro,
che costituisce la prima causa di povertà, il fenomeno della scarsa qualità del lavoro pare
costituire una nuova priorità di politica sociale21.
Per scarsa qualità del lavoro si intendono diversi elementi negativi della posizione
lavorativa: basse retribuzioni, scarse garanzie contributive, irregolarità delle carriere
lavorative, ecc. Queste condizioni determinano un rischio di povertà individuale
significativo per i lavoratori e aumentano il rischio di povertà dell’intero nucleo familiare.
I dati – EU SILC22 - diffusi da Eurostat nel 2009 mostrano che in Europa sono 80 milioni
le persone il cui reddito è al di sotto del 60% del reddito mediano equivalente disponibile
individuale e che vivono quindi in condizione di rischio di povertà, pari al 16,6% del totale
dei residenti nell’UE. In Italia il valore di tale indicatore è superiore alla media europea ed
è pari al 18,7% e ciò fa sì che il nostro Paese si trovi in una situazione piuttosto critica: è
infatti al quart’ultimo posto nella graduatoria europea seguita solo dalla Lettonia (21%),
dalla Bulgaria (22%) e dalla Romania (25%.)23.
Il fenomeno dei working poor è esploso dapprima negli Stati Uniti e ha poi interessato
recentemente molti paesi europei, pur con alcune significative eccezioni come la Svezia,
dove i tassi di povertà al lavoro sono insignificanti e i Paesi Bassi, dove il tasso di working
poor è in costante decrescita (Eurofound, 2010).
La nascita e lo sviluppo di tale fenomeno possono essere ricondotti a diverse cause,
legate principalmente:
• all’evoluzione del mercato del lavoro, quali i cambiamenti tecnologici della
struttura produttiva che hanno favorito la domanda di lavoratori qualificati rispetto
a quelli non qualificati, la delocalizzazione del lavoro nei paesi in via di sviluppo,
che può avere comportato una riduzione dei salari dei lavoratori meno qualificati
in Europa, e i fenomeni migratori che possono aver ridotto il salario dei lavoratori
autoctoni poco qualificati;
• ai cambiamenti istituzionali, quali le riforme di liberalizzazione del mercato del
lavoro, che hanno determinato il peggioramento della qualità delle posizioni
lavorative, ma anche l’indebolimento del potere contrattuale delle Organizzazioni
20
Eurostat, EU SILC – Statistics on income and living conditions 2009.
V. Carrieri, I working poor in Italia: quanti sono, chi sono, quanto sono poveri, in “Rivista delle Politiche
Sociali”, 2/2012.
22
Il progetto EU-SILC (Statistics on Income and Living Conditions, Regolamento del Parlamento europeo, n.
1177/2003) costituisce una delle principali fonti di dati per i rapporti periodici dell'Unione Europea sulla
situazione sociale e sulla diffusione della povertà nei paesi membri. Il core informativo di EU-SILC è
essenzialmente incentrato attorno alle tematiche del reddito e dell'esclusione sociale. Il progetto è ispirato ad
un approccio multidimensionale al problema della povertà, con una particolare attenzione agli aspetti di
deprivazione materiale.
23
CIES – Commissione d’indagine sull’esclusione sociale, 2010.
21
109
Sindacali e il minor ricorso alla contrattazione centralizzata, che possono aver
avuto ripercussioni negative sui salari in genere24.
Anche l’Italia è stata interessata da questo processo, che tuttavia è ancora poco
approfondito in termini di interesse scientifico. Esistono numerosi lavori sul tema della
distribuzione del reddito e sul tema della povertà, ma sono carenti i tentativi di
quantificare il fenomeno dei working poor e soprattutto di analizzarne le principali cause.
Esistono, tuttavia, dei contributi che hanno in qualche modo evidenziato la problematicità
della scarsa qualità delle posizioni lavorative e delle conseguenze negative in termini di
reddito: l’indagine Ires (2006) ha rilevato la scarsa qualità del lavoro parasubordinato in
Italia, con riferimento alle retribuzioni e alle prospettive di carriera e Brandolini (2009) ha
sottolineato la maggiore concentrazione della povertà nelle nuove categorie di lavoratori,
pur evidenziando la natura primaria del problema della quantità del lavoro25.
Il recente studio di Carrieri (2012) ha tentato di fare luce sul fenomeno dei working poor
nel nostro paese e ha provato a rispondere a due quesiti: quanti sono i lavoratori poveri?
E quanto sono poveri? A tale scopo ha calcolato due indici riferiti al periodo 2004-2008:
1. la conta dei poveri (headcount ratio): lo studio ha stimato che i lavoratori con
reddito da lavoro inferiore al 60% del reddito mediano, pari a 9.000 Euro annui,
sono stati pari al 12,8% di tutti i lavoratori nell’ultimo anno di indagine (2008).
Utilizzando il reddito pro-capite equivalente tale indice sale al 19,3%;
2. il divario di povertà (poverty gap index): il divario di povertà dei lavoratori poveri
italiani è stato stimato pari al 27% della soglia di povertà, ovvero circa 2.300 Euro
lordi per ciascun individuo povero. Prendendo in considerazione il reddito
disponibile equivalente, che tiene conto del reddito disponibile familiare
equivalente pro capite, il divario di povertà è pari al 28% circa della soglia stessa,
rendendo necessario un trasferimento monetario di 1.042 Euro circa di reddito
disponibile equivalente pro-capite per eliminare la povertà. Tali dati fanno
emergere che la povertà legata ai carichi famigliari sembra essere meno severa di
quella legata a bassi redditi da lavoro26.
L’analisi ha inoltre individuato alcune determinanti di povertà, stimando un rischio
particolarmente alto per le donne, i cittadini extraeuropei, i soggetti meno istruiti, i
lavoratori con contratto a tempo determinato, part-time, i lavoratori del settore agricolo
e delle piccole imprese.
1.1 Le persone a rischio povertà in Alto-Adige
L’Istituto Provinciale di Statistica (ASTAT) ha effettuato nell’anno 2009 una rilevazione
sulla situazione reddituale, patrimoniale e sulle condizioni di vita delle famiglie residenti
in provincia di Bolzano: “Povertà e deprivazione finanziaria in Alto Adige, 2008-2009”.
Non essendo state fatte rilevazioni più recenti non sono purtroppo disponibili dati più
aggiornati sul rischio povertà in Alto - Adige.
Il concetto di povertà preso in considerazione in questa indagine fa riferimento ad una
povertà di tipo monetario, quindi legata al reddito delle famiglie. Inoltre la povertà è
definita come un fattore di rischio, più che una condizione certa. Per questo motivo
l’indicatore "at risk of poverty" (a rischio povertà) misura la percentuale di individui che,
in una determinata società, hanno un reddito talmente basso da rischiare di diventare
poveri.
24
V. Carrieri, I working poor in Italia: quanti sono, chi sono, quanto sono poveri, in “Rivista delle Politiche
Sociali”, 2/2012.
25
Ivi.
26
V. Carrieri, I working poor in Italia: quanti sono, chi sono, quanto sono poveri, in “Rivista delle Politiche
Sociali”, 2/2012.
110
Questo è l’indicatore adottato da Eurostat nell’indagine EU-Silc (European Union Statistics
on Income and Living Conditions) per comparare la vulnerabilità delle diverse società
europee27.
In tale indagine la soglia presa a riferimento per individuare il rischio di povertà in Alto
Adige è stata pari al reddito annuo di 10.257 Euro, ovvero 854,70 Euro mensili. Si tratta
di una condizione di povertà relativa, in quanto riferita al reddito delle famiglie
altoatesine28.
I risultati principali dell’indagine hanno evidenziato:
• come nel 2008 in Alto Adige n.35.958 famiglie, pari al 17,9% del totale delle
famiglie altoatesine, fossero a rischio povertà. Questo valore tiene in
considerazione i redditi delle famiglie incluse le prestazioni sociali erogate;
• che l’incidenza delle famiglie a rischio povertà sul totale delle famiglie altoatesine
è passata dal 19,4% del 1998, pari a n. 32.387 unità familiari, al 17,3% del
2003, pari a 31.564 unità familiari, al 17,9% del 2008, pari a 35.958 unità
familiari;
• che erano colpite in particolare le famiglie monoreddito, con più di un figlio e/o
monoparentali, ma anche i/le pensionati/e, i quali rappresentano una grossa fetta
della popolazione che vive in situazione di difficoltà;
• che il 9,4% delle famiglie altoatesine potenzialmente a rischio di povertà, è
fuoriuscito da tale condizione grazie al fatto di percepire pensioni e prestazioni
sociali. Questo risultato evidenzia come le prestazioni e le pensioni sociali
esercitino un impatto determinante sul livello di benessere delle famiglie. In
particolare, esclusivamente le prestazioni sociali hanno contribuito a far uscire
dalla condizione a rischio povertà una percentuale di famiglie pari al 7,4%;
• osservando la struttura sociodemografica degli individui a rischio povertà è stato
possibile constatare come l’incidenza fosse superiore nelle donne rispetto agli
uomini (18,3% rispettivamente 13,5%), nella fascia d’età superiore ai 65 anni
(25,2%), in chi ha titoli di studio fino alla licenza media inferiore (18,0%), negli
individui che svolgono attività lavorativa principale nel settore agricolo (18,1%) e
negli stranieri non appartenenti ai Paesi dell’Unione Europea (49,5%);
• che il 21,1% delle famiglie altoatesine era deprivato finanziariamente, ovvero si
trovava nell’impossibilità di procurarsi, anche momentaneamente, determinati
beni/servizi29;
• che il 5,5% delle famiglie altoatesine era in condizione di “povertà manifesta”,
ovvero in una condizione nella quale la deprivazione finanziaria e la situazione a
rischio povertà si presentavano simultaneamente30.
27
ASTAT, Povertà e deprivazione finanziaria in Alto Adige 2008-2009, Bolzano 2011.
In particolare una famiglia è considerata a rischio povertà quando il suo reddito è inferiore al 60% della
mediana del reddito equivalente della popolazione altoatesina, soglia della condizione “a rischio-povertà”. Vedi
ASTAT, Povertà e deprivazione finanziaria in Alto Adige 2008-2009, Bolzano 2011.
28
29
I n. 8 beni/servizi presi in considerazione sono i seguenti: cibo necessario, vestiario necessario, spese per
malattie, spese per la scuola, spese per i trasporti, pagamento delle tasse, spese impreviste per un importo pari
a circa 750 euro, pagamento tempestivo di gas, energia elettrica o altre bollette. ASTAT, Povertà e deprivazione
finanziaria in Alto Adige 2008-2009, Bolzano 2011.
30
ASTAT, Povertà e deprivazione finanziaria in Alto Adige 2008-2009, Bolzano 2011.
111
La perdurante crisi economica, che ha caratterizzato l’ultimo quinquennio, rende i dati
sopra riportati piuttosto superati e deboli nel provare a fotografare il rischio povertà nella
Provincia di Bolzano. Un’altra statistica più recente, realizzata sempre dall’ASTAT
nell’anno 2012 in materia di consumi, è utile per provare a dare un quadro più attuale
della situazione provinciale: il consumo di merci e servizi delle famiglie altoatesine è
112
diminuito, nell’anno 2011, a valori reali inferiori dell’8,5% rispetto ai valori dell’anno
200831.
Infine i recenti dati forniti dall’ISTAT sulla povertà misurata a livello regionale indicano
per l’Alto Adige un indice di povertà familiare del 7,8% in base al criterio della povertà di
spesa o di consumo32.
1.2 Il punto di vista dei lavoratori altoatesini
Un’indicazione interessante rispetto alla visione dell’attuale situazione economica locale
da parte dei lavoratori altoatesini è data dai risultati del “Barometro IPL – il quadro del
clima di fiducia dei lavoratori dipendenti in Alto Adige33”, giunto alla sua terza edizione.
Le previsioni sull’andamento dell’economia altoatesina per i prossimi dodici mesi,
espresse dai 500 lavoratori altoatesini intervistati, sembrano in miglioramento rispetto
all’ultima rilevazione effettuata nell’ottobre 2013, pur continuando a prevalere la
tendenza negativa: oggi quasi la metà, ovvero il 44% dei lavoratori dipendenti, si
attende una situazione stazionaria, il 23% un miglioramento e il 33% un peggioramento
della situazione. In merito alla capacità di far fronte alle spese, due terzi degli intervistati
riferiscono di riuscire a far quadrare i conti con una certa facilità, mentre un terzo
dichiara di faticare ad arrivare alla fine del mese. Per quanto riguarda la condizione
economica della propria famiglia, il 75% dei rispondenti ritiene che la situazione non
cambierà né in meglio, né in peggio: l’indice di fiducia rimane perciò costante.
I dati raccolti ed elaborati dall’IPL-Istituto di promozione dei lavoratori34 riportati nel
grafico sottostante, per quanto riferiti all’anno 2010, danno un’idea dell’effettiva capacità
economica dei lavoratori altoatesini.
Il 14,9% dei lavoratori dipendenti altoatesini guadagna meno di 1.000 euro al mese,
mentre un complessivo 28,5% - ovvero un lavoratore su quattro - guadagna meno di
1.200 euro mensili. Il maggior numero di persone si concentra nelle classi centrali della
distribuzione: il 15,8% dei lavoratori intervistati guadagna tra 1.200 e 1.399 euro,
mentre il 17,8% percepisce una retribuzione che varia tra 1.400 e 1.599 euro.
Retribuzioni lavoratori dipendenti in Alto Adige (2010)
31
ASTAT, I consumi delle famiglie 2011, ASTAT Info. n. 21/2013.
ISTAT, La povertà in Italia, Statistiche report, 17 luglio 2013.
33
Il Barometro IPL è un’indagine telefonica rivolta ad un campione rappresentativo di lavoratori e lavoratrici
dipendenti altoatesini, che viene svolta quattro volte l’anno dall’Istituto di Promozione dei Lavoratori di Bolzano
allo scopo di rilevarne il livello di fiducia alla luce dell’andamento dell’economia locale. I dati qui riportati si
riferiscono all’edizione presentata a gennaio 2014.
34
IPL/AFI, Indagine sui lavoratori e sulle lavoratrici dipendenti 2010, Rapporto 03, 22 luglio 2011. L’analisi,
giunta nel 2010 alla sua quinta edizione, si basa su un sondaggio telefonico informatizzato a campione.
32
113
2. L’Assistenza Economica Sociale in Alto-Adige
L’Assistenza Economica Sociale - AES rappresenta l’ultimo gradino del sistema di
protezione sociale: le prestazioni vengono erogate quando l’interessato non è in grado di
affrontare direttamente le situazioni di bisogno, neppure con l’aiuto della sua famiglia.
L’Assistenza Economica Sociale ha carattere generalmente limitato nel tempo e persegue
l’obiettivo del recupero delle capacità degli individui e della loro autonomia.
2.1 Definizioni, principi e normativa di riferimento
La Provincia Autonoma di Bolzano vanta, a partire dagli anni ’90, un sistema organico di
trasferimenti monetari alle persone e ai nuclei familiari meno abbienti ed è in tal senso in
linea con i più moderni sistemi di welfare europei insieme a sole altre due realtà
territoriali nazionali: la Provincia Autonoma di Trento e la Valle d’Aosta. Il resto del
territorio nazionale ha sperimentato a tutt’oggi strumenti di sostegno al reddito
frammentari e per periodi di tempo limitati.
L’Assistenza Economica e Sociale in Provincia di Bolzano affonda le sue radici negli anni
’70 e in particolare nella Legge Provinciale 26 ottobre 1973, n. 69 “Provvedimenti relativi
all'assistenza di base nella provincia di Bolzano”, che ha definito prestazioni
economiche di base quelle erogate per contribuire a soddisfare i bisogni fondamentali,
per periodi limitati, ai cittadini che si trovino in situazioni di emergenza individuale o
familiare, con il fine di favorire il definitivo superamento di esse. A tali prestazioni si
aggiungono quelle che contribuiscono a soddisfare i bisogni che determinano una
situazione di emergenza individuale o familiare in particolari circostanze della vita.
Per
bisogni
fondamentali
si
intendono
quelli
relativi
all'alimentazione,
all'abbigliamento, all'igiene della persona, all'abitazione e al riscaldamento.
Il sistema articolato attuale dell’Assistenza Economica Sociale (AES) è disciplinato dalla
Legge provinciale 30 aprile, 1991, n. 13 “Riordino dei Servizi Sociali in Provincia di
Bolzano”, che individua tra le finalità dei Servizi Sociali gli interventi mirati alla
promozione, al mantenimento e al recupero del benessere della popolazione, al
pieno sviluppo della personalità nell'ambito dei rapporti familiari e sociali, nonché al
soddisfacimento delle esigenze fondamentali della vita, e affida agli stessi la
prevenzione e la rimozione delle situazioni di bisogno o di emarginazione, nel
quadro di una politica generale volta a superare gli squilibri sociali esistenti nel territorio.
Concorre alla disciplina del sistema anche il Decreto del Presidente della Giunta
Provinciale 11 gennaio 2011, n. 2 “Regolamento sul rilevamento unificato di reddito e
patrimonio” che prevede i principi di equità e di omogeneità nel trattamento degli
utenti a parità di condizioni economiche e di bisogno nell'accesso alle prestazioni
pubbliche e la valutazione della situazione economica per l’accesso alle prestazioni
economiche o alle agevolazioni tariffarie in riferimento al reddito, al patrimonio, nonché
alla composizione e alle caratteristiche del nucleo familiare.
Il sistema è altresì regolato dal Decreto del Presidente della Giunta Provinciale 11 agosto
2000, n. 30 “Regolamento relativo agli interventi di assistenza economica sociale ed al
pagamento delle tariffe nei servizi sociali”, che definisce le prestazioni alla base del
sistema:
“Le prestazioni di assistenza economica sociale consistono in interventi volti a soddisfare i
bisogni fondamentali e a perseguire l’integrazione sociale e l’indipendenza economica dei
soggetti e delle famiglie destinatarie, attraverso trasferimenti monetari integrativi al
reddito e programmi personalizzati”.
114
Destinatari delle prestazioni di Assistenza Economica Sociale sono tutti i cittadini italiani, i
cittadini di Stati appartenenti all’Unione Europea, i cittadini di Paesi Terzi titolari di un
permesso di soggiorno di lungo periodo rilasciato in Italia, i titolari dello status di
rifugiato e i titolari dello status di protezione sussidiaria, purché aventi dimora stabile e
ininterrotta da almeno n. 6 mesi in Provincia di Bolzano.
Le prestazioni dell'Assistenza Economica Sociale sono concesse nel rispetto del principio
di sussidiarietà, ovvero in via subordinata rispetto a tutte le altre prestazioni di natura
economica statali, regionali e provinciali cui il/la richiedente ha diritto, e solo nei casi in
cui lo stato di necessità non può essere risolto dai richiedenti attraverso l’utilizzo del
reddito e del patrimonio propri e della propria famiglia.
Le prestazioni di Assistenza Economica Sociale fanno parte integrante di un programma
di interventi di integrazione sociale, predisposto, se ritenuto opportuno, dai Distretti
sociali allo scopo di favorire il superamento dell’emarginazione dei singoli e delle famiglie.
Tali programmi di integrazione sociale devono essere personalizzati e orientati al
recupero, alla promozione e allo sviluppo delle capacità personali e alla ricostruzione di
reti sociali e i soggetti destinatari del programma devono rispettare gli impegni assunti
con l’accettazione del programma di integrazione sociale.
Le prestazioni di Assistenza Economica e Sociale sono classificate in n.3 livelli:
1. Prestazioni di I livello, che sostengono la famiglia e la genitorialità, nonché
la copertura di bisogni specifici di persone e famiglie: Spese di accompagnamento
e trasporto, Vita indipendente e partecipazione sociale, Acquisto e adattamento di
veicoli, Adattamento di veicoli per i familiari;
2. Prestazioni di II livello, che sostengono le famiglie nelle loro funzioni
educative ed assistenziali, anche attraverso la concessione di agevolazioni nel
pagamento delle tariffe dei servizi: Anticipazione dell’assegno di mantenimento a
tutela del minore;
3. Prestazioni di III livello, che consistono in prestazioni economiche
sussidiarie rispetto a tutte le altre prestazioni cui il richiedente o la richiedente ha
titolo e sostengono la famiglia nel soddisfacimento dei bisogni fondamentali: il
Reddito Minimo di Inserimento (RMI), il Contributo per le spese di locazione e per
le spese accessorie, l’Assegno per le piccole spese personali (Taschengeld), la
Prestazione specifica, il Servizio di telesoccorso e telecontrollo e la Continuità della
vita familiare.
Tali prestazioni sono erogate dagli enti gestori dei servizi sociali nel cui territorio il/la
richiedente ha la stabile dimora: le Comunità Comprensoriali e per il territorio della
città di Bolzano l'Azienda Servizi Sociali di Bolzano. Per accedere alle prestazioni il/la
cittadino/a deve rivolgersi ai Distretti sociali territorialmente competenti.
2.2 Le dimensioni dell’Assistenza Economica Sociale in Alto-Adige
Secondo la Relazione Sociale 2013 della Provincia Autonoma di Bolzano il numero di
utenti che hanno ricevuto il Reddito minimo di inserimento e il Contributo per locazione e
spese accessorie nell’anno 2012 è stato rispettivamente di 4.503 e 5.704 unità.
Osservando in dettaglio i dati, si nota che una buona fetta dei beneficiari di tali
prestazioni economiche si trova a Bolzano: il 45% per quanto riguarda il Reddito Minimo
di Inserimento e il 43% per quanto riguarda il contributo per Locazione e spese
accessorie.
115
Grafico 12. Numero utenti percettori di “Reddito Minimo di Inserimento” e
“Locazione e spese accessorie” – Confronto Bolzano e resto della Provincia (2012)
RESTO DELLA PROVINCIA
SOLO BOLZANO
3250
2487
5.704
4.503
2454
2016
Reddito minimo di inserimento
Locazione e spese accessorie
Fonte: Elaborazione Ufficio Pianificazione Sociale su Relazione Sociale 2013, Provincia Autonoma di
Bolzano
Rispetto ai dati di spesa complessivi, l’esborso riferito all’anno 2012 per il Reddito Minimo
di Inserimento e il contributo per Locazione e spese accessorie è stato pari
rispettivamente a 10.003.914 Euro e a 11.012.251 Euro.
Analogamente al numero di percettori, anche gli importi erogati hanno riguardato per
una fetta consistente la città capoluogo, ovvero il 42% della spesa totale sostenuta per il
Reddito Minimo di Inserimento e il 45% della spesa complessiva sostenuta per la
prestazione Locazione e spese accessorie.
Grafico 13. Importi erogati per “Reddito Minimo di Inserimento” e “Locazione e
spese accessorie” – Confronto Bolzano e resto della Provincia (2012)
RESTO DELLA PROVINCIA
SOLO BOLZANO
€ 6.092.839,00
€ 5.753.447,00
€ 11.012.251
€ 10.003.914
€ 4.250.467,00
Reddito minimo di inserimento
€ 4.919.412,00
Locazione e spese accessorie
Fonte: Elaborazione Ufficio Pianificazione Sociale su Statistiche Sociali 2013, Provincia Autonoma di
Bolzano
116
2.3 L’Assistenza Economica Sociale nella città di Bolzano: una
panoramica
Nella città di Bolzano le prestazioni maggiormente richieste dagli utenti sono quelle
relative al “Reddito Minimo di Inserimento - RMI” e al contributo “Locazione e spese
accessorie”, che possono essere erogate singolarmente o abbinate.
Nell’anno 2012 queste due prestazioni insieme hanno rappresentato il 79,5% degli
interventi di natura esclusivamente economica erogati dall’Azienda Servizi Sociali di
Bolzano nell’ambito dell’assistenza economica e sociale35.
A Bolzano città nell’anno 2012 sono stati n. 2.924 gli utenti che hanno ricevuto il Reddito
Minimo di Inserimento e/o il contributo per le spese di locazione ed accessorie, pari al
2,8% della popolazione residente36. Negli anni tali numeri sono cresciuti in maniera
sensibile. Le principali cause dell’aumento dell’utenza sono imputabili ad una congiuntura
tale da aver generato - e con il tempo sensibilmente accresciuto - il cosiddetto fenomeno
dei working poor.
Se si osserva il grafico sotto riportato, si nota che il numero dei fruitori della prestazione
per Locazione e spese accessorie continua a seguire un trend crescente, mentre per la
prima volta il numero dei percettori del Reddito Minimo di Inserimento ha registrato una
flessione del 19% rispetto all’anno 2011.
Grafico 14: Numero di percettori di RMI e/o Locazione e spese accessorie a Bolzano
città (2007 – 2012)
RMI senza spese di
locazione e accessorie
1498
Locazione e spese
accessorie senza RMI
RMI + spese di locazione e
accessorie
799
1597
1546
1270
890
748
710
908
569
477
358
2007
517
449
580
523
470
362
2008
2009
2010
2011
2012
Fonte: Elaborazione Ufficio Pianificazione Sociale su dati Relazione Sociale 2012, ASSB.
In media, nell’anno 2012, gli utenti dell’Assistenza economica hanno ricevuto 3.136,10
Euro ciascuno, con una diminuzione, per la prima volta dall’anno 2007, del 4%
dell’importo medio37.
35
36
37
Azienda Servizi Sociali di Bolzano, Relazione sociale 2012, pag. 272.
Ivi, pag. 274.
Azienda Servizi Sociali di Bolzano, Relazione sociale 2012, pag. 272.
117
Grafico 15: Spesa per prestazioni di RMI e Locazione e spese accessorie a Bolzano
città (2007 – 2012) – valori in €
Reddito minimo di inserimento
5.215.168
4.933.769
Spese di locazione ed accessorie
4.515.226
4.203.111
4.508.792
4.240.134
3.298.939
3.151.606
1.999.280
1.693.497
1.912.813
1.668.201
2007
2008
2009
2010
2011
2012
Fonte: Elaborazione Ufficio Pianificazione Sociale su dati Relazione Sociale 2012, ASSB.
Si noti che il dato di spesa qui riportato comprende sia i costi diretti del servizio che i costi
indiretti dell’Amministrazione centrale e distrettuale.
2.4 Gli assistiti con Reddito Minimo di Inserimento e Locazione e
spese accessorie nei quartieri della città
Passiamo ora a indagare l’indice di assistenza riferito alle prestazioni erogate dai Distretti
Sociali nei diversi quartieri della città nell’anno 2012. I grafici di seguito riportati
rappresentano la percentuale di assistiti nei diversi quartieri rispettivamente per le
prestazioni “Reddito Minimo di Inserimento” e “Locazione e spese accessorie” o per
ambedue le prestazioni congiuntamente. Nel primo caso la maggiore concentrazione di
domande evase si osserva nel Distretto “Centro-Piani-Rencio”, nel caso della prestazione
per “Locazione e spese accessorie” la maggioranza degli interventi si registra invece nel
quartiere “Oltrisarco-Aslago”, prevalenza confermata nel caso di erogazione congiunta di
ambedue le prestazioni.
Grafico 16: Percentuale di assistiti solo con prestazione “Reddito Minimo di Inserimento”
sul totale della popolazione residente.
Bolzano
Don Bosco
0,4%
0,2%
1,4%
Centro-Piani-Rencio
Oltrisarco-Aslago
Europa-Novacella
Gries-S. Quirino
0,4%
0,3%
0,2%
118
Grafico 17: Percentuale di assistiti solo con prestazione “Locazione e spese accessorie”
sul totale della popolazione residente.
Bol zano
0,9%
Don Bosco
0,6%
1,0%
Centro-Pi ani -Renci o
Oltri sarco-Asl ago
1,4%
Europa-Novacell a
1,1%
Gries-S. Qui ri no
0,6%
Grafico 18: Percentuale di assistiti sia con prestazione “Reddito Minimo di Inserimento”
che con “Locazione e spese accessorie” sul totale della popolazione residente.
Bolzano
1,5%
Don Bosco
1,1%
1,0%
Centro-Piani-Rencio
Oltrisarco-Aslago
2,7%
Europa-Novacella
2,3%
Gries-S. Quirino
1,0%
Fonte: Elaborazione Ufficio Pianificazione Sociale su dati Ufficio Statistica e Tempi della città e Relazione
Sociale 2012, ASSB
2.5 Gli importi erogati per Reddito Minimo di Inserimento e
Locazione e spese accessorie nei quartieri della città
Per quanto riguarda l’ammontare delle erogazioni effettuate per singolo Distretto sociale,
emerge che la maggior parte degli esborsi per il “Reddito Minimo di Inserimento” è stata
concentrata nel Distretto “Europa-Novacella” e per la “Locazione e spese accessorie” nel
quartiere “Oltrisarco-Aslago”.
Grafico 19: Erogazioni per prestazione “Reddito Minimo di Inserimento” per quartiere
Don Bosco
17,0%
Centro-Piani-Rencio
21,4%
Oltrisarco-Aslago
21,0%
Europa-Novacella
23,8%
Gries-S. Quirino
16,7%
€ 724.468
€ 910.497
€ 893.444
€ 1.013.185
€ 708.873
Fonte: Elaborazione Ufficio Pianificazione Sociale su dati Relazione Sociale 2012, ASSB
119
Grafico 20: Erogazioni per prestazione “Locazione e spese accessorie” per quartiere
Don Bosco
13,9%
Centro-Piani-Rencio
20,5%
Oltrisarco-Aslago
23,3%
Europa-Novacella
21,6%
Gries-S. Quirino
20,7%
€ 685.429
€ 1.006.069
€ 1.146.401
€ 1.061.934
€ 1.019.579
Fonte: Elaborazione Ufficio Pianificazione Sociale su dati Relazione Sociale 2012, ASSB
In linea generale tale andamento pare in parte riconducibile alle specifiche caratteristiche
della popolazione residente nei diversi quartieri della città, così come ampiamente
descritte nel “Piano sociale Qualità della Vita” pubblicato dal Comune di Bolzano38.
2.6 Il Valore della Situazione Economica dei fruitori di AES
Tra i diversi requisiti necessari per poter accedere all’Assistenza Economica Sociale, di
fondamentale rilevanza risulta essere la situazione economica del richiedente, la quale
viene rilevata dettagliatamente in sede di domanda attraverso la presentazione della
Dichiarazione unificata del reddito e del patrimonio. Essa è quantificata attraverso il
"Valore della situazione economica - VSE" che misura, indicizzandolo, il grado di
benessere di ciascun nucleo familiare. Il VSE è a sua volta determinato dalla
combinazione della situazione reddituale e della situazione patrimoniale dei diversi
componenti, in relazione all'ampiezza del nucleo familiare medesimo.39
Le tabelle ed i grafici sottostanti riportano il valore della situazione economica dei
richiedenti bolzanini le diverse prestazioni nel corso dell’anno 2012. E’ doveroso
segnalare che in ciascuna delle due tabelle sono riportati, rispettivamente, i valori relativi
ai beneficiari di ciascuna prestazione unitamente a coloro che, in virtù della loro ultima
domanda, hanno percepito contemporaneamente sia il Reddito Minimo di Inserimento,
sia il contributo per Locazione e spese accessorie, i dati pertanto risultano in parte
sovrapposti.
Tabella 7. Classi di VSE per coloro che hanno ricevuto la prestazione RMI
Quartiere / VSE
0
0,01 - 0,49
0,50 - 0,89
0,90 - 1,22
TOTALE
113
64
112
129
418
58
98
96
94
346
Europa-Novacella
108
78
121
106
413
Gries-S. Quirino
130
80
68
78
356
Oltrisarco-Aslago
149
81
84
106
420
Totale
558
401
481
513
1.953
Centro-Piani-Rencio
Don Bosco
Fonte: SozInfo, Azienda Servizi Sociali di Bolzano, 31.12.2012
38
A livello esemplificativo, la minore quota di prestazioni per la locazione nella zona di Don Bosco potrebbe
essere determinata dalla concentrazione, proprio in quel quartiere, dei maggiori agglomerati di edilizia sociale
della città, oppure la maggiore incidenza degli utenti per la prestazione “RMI” osservabile nel Distretto Centro–
Piani-Rencio potrebbe essere ricondotta alle caratteristiche sociali specifiche di quel quartiere, che registra la
maggioranza di residenti stranieri di varia provenienza, presumibilmente più deboli dal punto di vista sociale ed
economico. Vedi in proposito Riccioni I. (a cura di), Piano Sociale Qualità della Vita, 2009-2011.
39
Nel caso della prestazione “Reddito minimo di inserimento” l’indice VSE deve essere compreso tra 0 e 1,22;
per quanto riguarda la prestazione “Locazione e spese accessorie” il limite massimo è innalzato a 2,22.
120
Grafico 10. Distribuzione dei beneficiari della prestazione RMI per classi di VSE
30,0%
28,6%
26,3%
24,6%
25,0%
20,5%
20,0%
15,0%
10,0%
5,0%
0,0%
0
0,01 - 0,49
0,50 - 0,89
0,90 - 1,22
VSE
Fonte: Elaborazione Ufficio Pianificazione Sociale su dati SozInfo, ASSB, 31.12.2012.
Tabella 8. Classi di VSE per coloro che hanno ricevuto la prestazione Locazione e spese accessorie
0
0,01 - 0,92
0,93 - 1,47
1,48 - 2,22
>= 2,23
TOTALE
49
88
102
116
0
355
48
163
157
113
0
481
79
171
157
151
0
558
75
113
126
143
1
458
126
127
161
142
0
556
377
662
703
Totale
Fonte: SozInfo, Azienda Servizi Sociali di Bolzano, 31.12.2012
665
1
2.408
Quartiere / VSE
Centro-Piani-Rencio
Don Bosco
Europa-Novacella
Gries-S. Quirino
Oltrisarco-Aslago
Grafico 11. Distribuzione dei beneficiari della prestazione Locazione e spese
accessorie per classi di VSE
30,0%
27,5%
29,2%
27,6%
0,01 - 0,92
0,93 - 1,47
1,48 - 2,22
25,0%
20,0%
15,7%
15,0%
10,0%
5,0%
0,0%
0
VSE
Fonte: Elaborazione Ufficio Pianificazione Sociale su dati SozInfo, ASSB, 31.12.2012.
A livello generale si può osservare come quasi la metà dei richiedenti la prestazione RMI,
da sola o associata a quella per Locazione e spese accessorie, presenti valori di VSE
piuttosto bassi, compresi tra 0 e 0,49. Tra questi una parte consistente dei beneficiari,
121
pari al 28,6% del totale, si trova in situazione di marcata difficoltà economica, con valore
di VSE pari a zero.
Confrontando tali dati con gli esiti del rapporto finale di ricerca svolto dall’Istituto per la
Ricerca Sociale – IRS nella sua recente valutazione del servizio di Assistenza Economica
Sociale altoatesina40, risulta interessante osservare come a livello provinciale le situazioni
di maggiore indigenza, con Valore della Situazione Economica pari a zero, siano più
contenute, pari cioè al 18%. Ciò sembra dimostrare ancora una volta come la maggior
parte delle situazioni di difficoltà registrate sul territorio provinciale sia concentrata nella
città capoluogo.
Oltre a ciò, come sottolineato dallo stesso IRS, la consistente incidenza di assistiti con
valori VSE pari a zero tra i beneficiari della prestazione per reddito minimo, oltre a
rappresentare, come detto, lo stato di bisogno di una parte della popolazione bolzanina,
pone anche la questione della difficoltà del nostro sistema fiscale nel rilevamento dei
redditi effettivi, in particolare nel caso di retribuzioni “in nero”, ragionevolmente più
probabili per questa fascia di popolazione.41
Di una certa rilevanza, a livello cittadino, risulta essere anche la percentuale di assistiti
con VSE prossimo al limite massimo ammesso ed in quanto tali beneficiari di contributi
proporzionalmente più contenuti: rappresentano potenzialmente gli utenti che per primi
possono aspirare, attraverso adeguati percorsi di accompagnamento ed integrazione
sociale, ad un affrancamento nel tempo dal servizio di assistenza economica sociale.
Nel caso del contributo per Locazione e spese accessorie, invece, la condizione economica
dei beneficiari sembra essere meno compromessa rispetto a quella dei percettori della
prestazione per RMI, pur confermando, nel confronto con i dati IRS a livello provinciale,
la maggiore concentrazione di situazioni di bisogno in città rispetto alla periferia: a
Bolzano, tra i beneficiari della prestazione per Locazione e spese accessorie, il 15,7%
presenta un VSE pari a zero, a livello provinciale tale quota raggiunge soltanto il 7,8%.
Nel capoluogo la restante quota di utenza pare equamente distribuita tra le altre tre
classi della distribuzione.
2.7 Il motivo della domanda di Assistenza Economica Sociale
Appare interessante ora, ai fini del presente lavoro di ricerca analizzare quali sono i
motivi per i quali un cittadino si è rivolto al Servizio di Assistenza Economica Sociale
presso i Distretti sociali dell’Azienda Servizi Sociali di Bolzano.
Il motivo prevalente, pari al 35%, per il quale nell’anno 2012 i cittadini bolzanini hanno
presentato domanda di Assistenza Economica Sociale riguarda l’insufficienza di reddito
derivante da attività lavorativa. Segue poi lo stato di disoccupazione di lungo periodo,
pari al 27%, che determina una situazione economica insufficiente al sostentamento
proprio e della propria famiglia.
40
IRS, La valutazione dell’Assistenza Economica Sociale della Provincia Autonoma di Bolzano: fotografia attuale
e possibili sviluppi – Rapporto finale di ricerca, giugno 2012, pag. 13.
41
Ivi, pag. 12.
122
Grafico 12. Motivo della domanda di Assistenza Economica Sociale (2012)
reddi to i ns uffi ci ente (a tti vi tà
l avora ti va )
35%
di s occupa zi one di l ungo peri odo (> 3
mesi )
27%
di s occupa zi one di breve peri odo (<= 3
mes i )
9%
8%
reddi to i ns uffi ci ente (pensi one)
i mpos si bi l i tà di gua dagno (mal a tti a ,
tera pi a ,ma terni tà , profugo, cura
fa mi l i a ri )
7%
di ffi ci l mente col l oca bi l e (gruppi
ma rgi na l i , di sa gi o s oci al e, età ,
i nva l i di tà )
7%
agevol azi one tari ffa ri a , ri mbors i ,
anti ci pa zi one a ss egno a l i menta re
4%
pa ga mento di pres tazi oni a ss i stenzi al i
per mi nori , di s abi l i , ma l a ti ps i chi ci
i n cerca di pri mo i mpi ego
3%
1%
Fonte: Elaborazione Ufficio Pianificazione Sociale (Comune di Bolzano) su dati Relazione Sociale 2012, ASSB.
Si tratta quindi di “persone adulte abili” che non presentano problematiche particolari al
di là delle difficoltà economiche temporanee. Tale dato è in linea con la ricerca
campionaria svolta dall’IRS riferita all’anno 2010, che stimava nel 30/35% tale target a
livello provinciale42.
Il reddito insufficiente da attività lavorativa, inoltre, è risultato essere il motivo
prevalente di ricorso alle prestazioni di AES non solo nell’anno 2012, ma in tutto il
triennio 2010-201243.
La rilevanza del dato relativo al reddito insufficiente da attività lavorativa rende evidente
come anche a Bolzano la generale crisi economico-finanziaria abbia dato il via a processi
di impoverimento delle famiglie, facendo emergere nuove sacche di povertà anche tra i
detentori di un reddito da lavoro.
A livello provinciale, nell’anno 2012, la percentuale dei richiedenti AES ricompresa nella
fascia di popolazione attiva che è ricorsa alla prestazione di Reddito Minimo di
Inserimento è stata pari al 27,4%, mentre è stata pari al 38,6% per la prestazione
Locazione spese accessorie: anche il resto del territorio provinciale non è stato quindi
immune dagli effetti della crisi economico-finanziaria44.
E’ questo il fenomeno dei working poor che, con il presente lavoro, ci si appresta ad
indagare più da vicino.
42
IRS, La valutazione dell’Assistenza Economica Sociale della Provincia Autonoma di Bolzano: fotografia attuale
e possibili sviluppi. Rapporto finale di ricerca, 2012, pag.3.
43
Azienda Servizi Sociali di Bolzano, Relazione Sociale 2012, pag. 270.
44
Provincia Autonoma di Bolzano, Ripartizione 24 Famiglia e Politiche Sociali, Relazione sociale 2013, pag. 177.
123
3. Chi sono coloro che pur lavorando percepiscono l’AES?
Con il presente report si è cercato di delineare il profilo di quei cittadini bolzanini che, pur
risultando attivi da un punto di vista lavorativo, si trovano costretti a ricorrere al sussidio
pubblico per poter sostenere le spese correnti legate alle esigenze primarie di
sostentamento o di locazione di un’abitazione.
Nel dettaglio si è focalizzata l’attenzione rispettivamente sui beneficiari della prestazione
per Reddito Minimo di Inserimento e di quella per Locazione e spese accessorie, allo
scopo di descrivere le caratteristiche specifiche delle diverse categorie di beneficiari e
individuare eventuali margini di intervento.
3.1 Una panoramica di coloro che ricevono solo la prestazione RMI
per “reddito insufficiente da attività lavorativa”
Si vuole ora concentrare l’attenzione su quella parte di utenti dei Distretti sociali per la
quale il reddito percepito non risulta sufficiente a far fronte alle spese di prima necessità
per il sostentamento proprio e della propria famiglia.
3.1.1 Il Valore della Situazione Economica
Una prima analisi della situazione economica presentata dai richiedenti la prestazione
Reddito Minimo di Inserimento per reddito insufficiente mostra come per la maggior
parte si tratti di persone appartenenti alle classi centrali di reddito/patrimonio prese in
considerazione: la maggioranza dei beneficiari, pari al 67,9% si colloca infatti
nell’intervallo di Valore della Situazione Economica - VSE compreso tra 0,01 e 0,89.
Tabella 3. Classi di VSE di coloro che hanno ricevuto la prestazione RMI per “reddito insufficiente
da attività lavorativa”
Quartiere / VSE
0
0,01 - 0,49
0,50 - 0,89
0,90 - 1,22
TOTALE
Centro-Piani-Rencio
4
6
11
2
23
Don Bosco
1
2
3
2
8
Europa-Novacella
2
0
5
1
8
Gries-S. Quirino
0
3
3
1
7
Oltrisarco-Aslago
2
2
1
2
7
Totale beneficiari
9
13
23
8
53
Fonte: SozInfo, Azienda Servizi Sociali di Bolzano, 31.12.2012
Si noti che in alcuni casi, pur trattandosi di persone che svolgono una qualche attività
lavorativa, il VSE risulta pari a zero; ciò è imputabile generalmente a ritardi anche
considerevoli nel pagamento delle prestazioni lavorative da parte di datori di lavoro o
clienti.
124
3.1.2 L’età
Le classi d’età maggiormente interessate da questo tipo di prestazione risultano essere
quelle tra i 18 e i 33 anni, pari al 39,6%, e tra i 42 e i 51 anni, pari al 37,7%: da un lato
un’utenza giovane, che, vista l’attuale carenza occupazionale, sconta probabilmente la
difficoltà di inserirsi a pieno titolo nel mondo del lavoro, dall’altro lavoratori più maturi
che possono presentare un percorso lavorativo dall’andamento irregolare.
Tabella 4. Classi di età di coloro che hanno ricevuto la prestazione RMI per “reddito insufficiente da
attività lavorativa”
(nati dal 1979
al 1994)
(nati dal 1971
al 1978)
(nati dal 1961
al 1970)
< 18
18 - 33
34 - 41
42 - 51
1
7
4
8
3
23
Don Bosco
0
4
0
3
1
8
Europa-Novacella
0
4
0
4
0
8
0
2
2
3
0
7
0
4
0
2
1
7
20
5
53
Gries-S. Quirino
Oltrisarco-Aslago
TOTALE
≥ 52
Quartiere /Età
Centro-Piani-Rencio
(nati prima del
1961)
1
21
6
Totale beneficiari
Fonte: SozInfo, Azienda Servizi Sociali di Bolzano, 31.12.2012
Piuttosto bassa resta la quota di beneficiari con più di 52 anni, pari al 9,43% del totale, i
quali probabilmente in parte possono contare su redditi da lavoro tali da garantire ancora
un sufficiente potere d’acquisto oppure, se hanno perso il lavoro, sugli ammortizzatori
sociali.
3.1.3 Il genere
I dati illustrati nella sottostante tabella rivelano che non esiste una prevalenza di genere
nella presentazione della domanda di assistenza e che pertanto uomini e donne si
presentano indifferentemente presso gli sportelli dei Distretti sociali.
Tabella 5. Genere di coloro che hanno ricevuto la prestazione RMI per “reddito insufficiente da
attività lavorativa”
Quartiere / Genere
Uomini
Donne
TOTALE
15
8
23
Don Bosco
3
5
8
Europa-Novacella
0
8
8
Gries-S. Quirino
5
2
7
Oltrisarco-Aslago
4
3
7
26
53
Centro-Piani-Rencio
27
Totale beneficiari
Fonte: SozInfo, Azienda Servizi Sociali di Bolzano, 31.12.2012
3.1.4 La cittadinanza
Nella città di Bolzano, vive circa un terzo di tutti gli stranieri residenti in Alto Adige45: la
città capoluogo è quindi sempre più espressione dei bisogni di una popolazione
diversificata per provenienza, lingua e cultura.
Il capoluogo registra sulla propria popolazione un’incidenza complessiva di stranieri pari
al 14,5%, di cui l’11,9% di origine extra-europea e il 2,60% proveniente dall’area UE,
45
Comune di Bolzano, Andamento e struttura della popolazione di Bolzano e dei suoi quartieri, 2013, pag. 9.
125
diversamente distribuiti nei cinque quartieri della città, ciascuno con le proprie peculiarità
strutturali, organizzative e sociali.46
Come si può osservare nella tabella sottostante il quartiere con maggiore presenza di
residenti stranieri di origine extra-europea, pari al 15,7%, risulta essere “OltrisarcoAslago”, seguito da “Centro-Piani-Rencio”, con il 14,9%, e da “Europa-Novacella” con il
12,9%.
Tabella 6. Popolazione nei quartieri di Bolzano per cittadinanza
Quartiere
Abitanti
cittadinanza
italiana
cittadinanza
UE
cittadinanza
Non - UE
nr.
%
nr.
%
nr.
%
Don Bosco
26.949
23.949
88,9%
373
1,4%
2.627
9,7%
Centro-Piani-Rencio
18.315
14.730
80,4%
857
4,7%
2.728
14,9%
Oltrisarco-Aslago
14.099
11.514
81,7%
373
2,6%
2.212
15,7%
Europa-Novacella
16.174
13.786
85,2%
308
1,9%
2.080
12,9%
Gries-S. Quirino
30.220
26.446
87,5%
874
2,9%
2.900
9,6%
Totale abitanti
105.757
90.425
85,5%
2.785
2,6%
12.547
11,9%
Fonte: elaborazione Ufficio Pianificazione Sociale su dati Ufficio Statistica e Tempi della Città, 31.12.2012
Per quanto riguarda specificamente la popolazione oggetto della ricerca, ovvero i
beneficiari della prestazione RMI per reddito insufficiente da attività lavorativa, ci
limitiamo a riportare di seguito i dati rilevati dall’Azienda Servizi Sociali riferiti alla città di
Bolzano, poiché il gran numero di dati mancanti non rende possibili interpretazioni
accurate.
Tale carenza è imputabile alle modalità di registrazione dei dati in vigore fino all’anno
2013, tali per cui la compilazione del quadro relativo alla provenienza non risultava
essere obbligatoria.
L’aggiornamento del programma informatico utilizzato per registrare i dati dei richiedenti
l’Assistenza Economica Sociale, avvenuto nel 2013, ha in seguito reso possibile il
superamento del problema.
Tabella 7. Cittadinanza di coloro che hanno ricevuto la prestazione RMI per “reddito
insufficiente da attività lavorativa”
Italiana
UE
Non - UE
Dato non
rilevato
TOTALE
Centro-Piani-Rencio
6
3
6
8
23
Don Bosco
1
0
3
4
8
3
3
8
4
1
7
7
53
Quartiere /
Cittadinanza
Europa-Novacella
Gries-S. Quirino
Oltrisarco-Aslago
Totale beneficiari
2
2
0
0
1
1
0
5
12
4
16
21
Fonte: SozInfo, Azienda Servizi Sociali di Bolzano, 31.12.2012
46
Per riferimenti più specifici alle caratteristiche dei diversi quartieri della città si veda: Riccioni I., Piano Sociale
Qualità della Vita, 2009-2011.
126
Per un’indicazione di livello generale si rimanda alla Relazione sociale 2013 edita dalla
Provincia Autonoma di Bolzano, la quale rileva come nella città capoluogo la quota dei
beneficiari della prestazione di Reddito minimo di inserimento di provenienza extra
europea, indipendentemente dal motivo della richiesta, raggiunga il 50,7% del totale.47
3.1.5 Il nucleo famigliare
Nella città di Bolzano le famiglie unipersonali costituiscono la tipologia più diffusa e
rappresentano, con 19.534 unità, il 40,2% del totale. La percentuale dei nuclei composti
da 2 persone ammonta invece al 28,3%. Le famiglie di medie dimensioni, costituite da 3
o 4 persone, risultano essere il 26,9%, mentre le famiglie numerose, con 5 componenti e
oltre, costituiscono il 4,7% del totale.
Secondo i dati ASTAT a Bolzano la media del numero di componenti per famiglia è pari a
2,1 a fronte di una media di 2,4 a livello provinciale.48
I dati indicano come una parte rilevante della popolazione cittadina oggi viva sola, in
condizione tale da poter risultare maggiormente esposta a difficoltà legate alla necessità
di fronteggiare le spese con le sole proprie forze o alla scarsità di legami famigliari di
solidarietà ed assistenza.
Tabella 8. Famiglie bolzanine per numero di componenti
Quartiere/Nr.
comp. fam.
1
2
3
nr.
%
nr.
5
%
nr.
6 e oltre
%
nr.
Totale
nr.
%
nr.
Don Bosco
3.297
29,8%
3.488
31,5% 1.966 17,8% 1.558 14,1%
498
4,5% 254 2,3% 11.061 100,0%
Centro-PianiRencio
4.189
47,8%
2.100
24,0% 1.194 13,6%
866
9,9%
291
3,3% 117 1,3%
8.757
100,0%
Oltrisarco-Aslago
2.452
38,7%
1.758
27,7% 1.058 16,7%
798
12,6%
204
3,2%
71
1,1%
6.341
100,0%
Europa-Novacella
3.357
41,8%
2.533
31,6% 1.161 14,5%
728
9,1%
169
2,1%
77
1,0%
8.025
100,0%
Gries-S. Quirino
6.239
43,2%
3.879
26,9% 2.118 14,7% 1.643 11,4%
423
2,9% 141 1,0% 14.443 100,0%
Totale famiglie
%
4
%
nr.
%
19.534 40,2% 13.758 28,3% 7.497 15,4% 5.593 11,5% 1.585 3,3% 660 1,4% 48.627 100,0%
Fonte: elaborazione Ufficio Pianificazione Sociale su dati Ufficio Statistica e Tempi della Città, Comune di Bolzano, 31.12.2012
Anche rispetto ai beneficiari della prestazione Reddito Minimo di Inserimento per reddito
insufficiente risultano preponderanti le famiglie unipersonali, che costituiscono il 56,6%
del totale. Il dato trova conferma nelle rilevazioni dell’indagine campionaria effettuata
dall’Istituto di Ricerca Sociale - IRS a livello provinciale nell’anno 201049, che nell’ambito
di tutti i fruitori di tale prestazione registrano il 43% di nuclei monopersonali, accanto a
una più contenuta incidenza delle famiglie numerose con più di 5 componenti, che
risultavano invece essere l’11,5% del totale.
47
Provincia Autonoma di Bolzano, Ripartizione 24 Famiglia e Politiche Sociali, Relazione sociale 2013, pag. 180.
Comune di Bolzano, Andamento e struttura della popolazione di Bolzano e dei suoi quartieri, 2013, pag. 17.
49
IRS, La valutazione dell’Assistenza Economica Sociale della Provincia Autonoma di Bolzano: fotografia attuale
e possibili sviluppi. Rapporto finale di ricerca, 2012, pag. 10-11.
48
127
Tabella 9. Numero componenti famigliari di coloro che hanno ricevuto la prestazione RMI per
“reddito insufficiente da attività lavorativa”
Quartiere/Nr.
comp. fam.
1
2
3
4
5
6 e oltre
TOTALE
Centro-Piani-Rencio
16
0
4
1
2
0
23
Don Bosco
4
3
0
1
0
0
8
Europa-Novacella
2
2
2
2
0
0
8
Gries-S. Quirino
3
0
2
2
0
0
7
Oltrisarco-Aslago
5
2
0
0
0
0
7
30
7
8
6
2
0
53
Totale beneficiari
Fonte: SozInfo, Azienda Servizi Sociali di Bolzano, 31.12.2012
Questo dato, confrontato con quello relativo all’età, sembra restituire la condizione di
difficoltà di categorie emergenti, le quali, pur detenendo un reddito, non sono in grado di
fronteggiare le spese relative ai bisogni primari. Si tratta, presumibilmente, di giovani
che faticano a raggiungere una propria stabilità lavorativa e la piena autonomia e di
adulti, privi di legami familiari o presumibilmente separati/divorziati, che si trovano a
dover fronteggiare da soli spese fisse di una certa entità. Non si riscontrano invece
persone anziane sole, i cui redditi da pensione le mantengono al di sopra della soglia di
povertà intercettata dal sistema dell’Assistenza Economica Sociale.
3.1.6 La situazione abitativa
Per comprendere meglio l’effettiva condizione dei beneficiari della prestazione di Reddito
Minimo di Inserimento pare interessante andare a indagare la loro condizione abitativa.
Tabella 10 Tipologia abitativa di coloro che hanno ricevuto la prestazione RMI per “reddito
insufficiente da attività lavorativa”
Quartiere /
Tipologia abitativa
Casa/
appartamento
in affitto da
IPES o enti
pubblici
Casa/
appartament
o in affitto
da privati
Ospite di
parenti/estr
anei
Ospite in
struttura
sociale o
sanitaria
Dormitorio
pubblico/
Roulotte/
Accampamento /
Senza tetto
Totale
Centro-Piani-Rencio
1
2
5
8
7
23
Don Bosco
2
0
5
1
0
8
Europa-Novacella
1
0
7
0
0
8
Gries-S. Quirino
0
1
5
1
0
7
Oltrisarco-Aslago
0
2
3
1
1
7
Totale
4
5
25
11
8
53
Fonte: SozInfo, Azienda Servizi Sociali di Bolzano, 31.12.2012
Si osserva come nella maggior parte dei casi, pari al 47,2%, le persone si trovino in
condizioni abitative precarie, costrette a farsi ospitare in casa di parenti o conoscenti.
Rilevante anche la percentuale di coloro che si trovano ospiti di strutture sociali o
sanitarie o di dormitorio pubblico, se non residenti in roulotte o accampamento, oppure
senza tetto, pari complessivamente al 35,8%.
Tali dati indicano come questo gruppo-target, pur avendo un reddito, presenti una certa
fragilità sociale ed una marcata difficoltà nel raggiungere una propria stabilità abitativa.
128
3.1.7 La professione
Andando a indagare la condizione lavorativa dei fruitori della prestazione di Reddito
Minimo di Inserimento per reddito insufficiente, nonostante la difficoltà di disporre di dati
completi, emerge con rilevanza la percentuale di lavoratori dipendenti del settore privato,
i quali costituiscono il 47,2% del totale. Si tratta probabilmente di lavoratori con basse
qualifiche professionali, che soffrono di carenze lavorative sia in termini quantitativi, a
causa di situazioni di precariato o limitazione delle ore di impiego, sia in termini
qualitativi, ovvero contrattazione inadeguata, basso inquadramento o bassi livelli
retributivi.
Tabella 11. Professione di coloro che hanno ricevuto la prestazione RMI per “reddito insufficiente da
attività lavorativa”
Quartiere /
Professione
Disoccupato
Lavoratore
dipendente
(privato)
Lavoratore
autonomo
Progetto
inserim.
lavorativo
Dato non
rilevato
Totale
Centro-PianiRencio
3
10
0
1
9
23
Don Bosco
0
4
0
0
4
8
EuropaNovacella
0
4
1
0
3
8
Gries-S. Quirino
0
5
0
1
1
7
Oltrisarco-Aslago
0
2
0
0
5
7
Totale beneficiari
3
25
1
2
22
53
%
5,7%
47,2%
1,9%
3,8%
41,5%
100%
Fonte: SozInfo, Azienda Servizi Sociali di Bolzano, 31.12.2012
Tale dato può essere ricondotto al quadro delle generalizzate difficoltà economiche
presentate dai lavoratori del settore privato altoatesino, così come delineato già nel 2010
dall’Istituto di Promozione dei Lavoratori, 50 secondo cui, le aziende di piccola dimensione,
diffuse a livello locale, a causa della loro limitata produttività, non sono di per sé in grado
di pagare stipendi adeguati ai propri dipendenti. Le strategie individuate per contrastare i
bassi livelli di retribuzione del settore privato passano per la riduzione della pressione
fiscale sui redditi da lavoro e, ancora di più, attraverso la promozione di contratti
integrativi aziendali, legati non tanto alle performance aziendali, quanto a quelle
territoriali di settore.
Tutto ciò tenendo conto del fatto che l’incremento delle retribuzioni dei lavoratori,
aumentandone le capacità di spesa, consentirebbe a sua volta alle aziende di vendere i
propri beni e servizi, comportando indirettamente per esse la possibilità di un certo
ritorno economico.
Si precisa che il fatto che in tabella compaia la categoria dei disoccupati, pur trattandosi
di richiedenti la prestazione per reddito insufficiente da attività lavorativa, è imputabile
ancora una volta al funzionamento del software per la registrazione dei dati in uso ai
Distretti sociali fino al 2013, tale da mantenere automaticamente validi i dati inseriti alla
data della prima istanza, senza possibilità di aggiornamento anche in caso di successivi
rinnovi della domanda.
50
IPL/AFI , Indagine sui lavoratori e sulle lavoratrici dipendenti, Rapporto 03, 22 luglio 2011.
129
3.1.8 Gli importi di RMI erogati
A livello di risorse impiegate emerge come, a fronte di un esborso pubblico pari ad un
importo complessivo di 1.087.241,34 Euro per questa categoria di utenti, una buona
parte, pari al 25,9%, sia destinata a persone sole, ad ulteriore conferma della situazione
di difficoltà generalizzata in cui esse si trovano.
Si noti che i dati riportati in tabella comprendono, unitariamente, sia i beneficiari della
sola prestazione Reddito Minimo di Inserimento, sia coloro che nel 2012 hanno percepito
contemporaneamente sia questo sussidio, sia quello per Locazione e spese accessorie.
Tabella 12. Importi erogati per numero di componenti famigliari per la prestazione RMI per “reddito
insufficiente da attività lavorativa”
Quartiere /
Nr.
componenti
famigliari
1
2
3
4
5
6 e oltre
Centro-PianiRencio
€ 56.255,20
€ 23.011,40
€ 36.515,67
€ 52.364,98
€ 44.823,57
€ 26.018,81
Don Bosco
€ 42.933,65
€ 63.237,47
€ 37.476,64
€ 32.401,06
€ 12.720,21
€ 19.868,21
EuropaNovacella
€ 45.936,03
€ 35.228,22
€ 38.895,08
€ 59.711,02
€ 35.878,81
€ 33.139,14
GriesS.Quirino
€ 47.440,49
€ 35.560,28
€ 27.981,16
€ 15.784,54
€ 11.860,55
€ 12.007,51
OltrisarcoAslago
€ 89.228,76
€ 43.395,74
€ 25.883,63
€ 39.663,09
€ 26.120,71
€ 15.899,71
€ 281.794,13
€ 200.433,11
€ 166.752,18
€ 199.924,69
€ 131.403,85
€ 106.933,38
Totale
Fonte: SozInfo, Azienda Servizi Sociali di Bolzano, 31.12.2012
3.1.9 La continuità delle erogazioni di RMI
Rispetto al gruppo di percettori del Redidito Minimo di Inserimento per insufficienza di
reddito, oggetto della ricerca, come si evince dai dati riportati nella sottostante tabella, il
62,3% dei richiedenti ha ottenuto la prestazione per un periodo prolungato: 9 mesi ed
oltre. Ciò suggerisce per la maggior parte delle persone una perdurante difficoltà ad
uscire dalla condizione di disagio economico in cui si trova.
Tabella 13. Numero assistiti per numero mesi di coloro che hanno ricevuto la prestazione RMI per
“reddito insufficiente da attività lavorativa”
TOTALE
Quartiere/periodo
di erogazione
1 mese
Tra 2 e 4
mesi
Tra 5 e 8 mesi
9 mesi e oltre
Centro-Piani-Rencio
1
4
2
16
23
Don Bosco
0
0
4
4
8
Europa-Novacella
0
0
3
5
8
Gries-S. Quirino
0
0
1
6
7
Oltrisarco-Aslago
0
3
2
2
7
Totale beneficiari
1
7
12
33
53
Fonte: SozInfo, Azienda Servizi Sociali di Bolzano, 31.12.2012
130
Come già rilevato a livello provinciale51, i dati mostrano come sussista anche a Bolzano
una certa tendenza da parte dei fruitori dell’Assitenza Economica Sociale a rimanere
all’interno del circuito assistenziale per periodi prolungati, senza mai riuscire a rendersi
veramente indipendenti dal punto di vista economico.
3.1.10 Gli assistiti con RMI in carico all’area socio-pedagogica
Nell’ambito dei fruitori dell’Assistenza Economica Sociale erogata dai Distretti sociali
viene generalmente operata una distinzione tra “utenza cronica o storica” e “utenza non
cronica”52. La prima comprende i beneficiari di lungo corso e rappresenta l’utenza
tipicamente assistita da servizi specialistici di diversa natura, portatrice di bisogni
complessi, mentre la seconda è un’utenza non abituale, non afflitta da bisogni specifici,
ma spinta a ricorrere al servizio da difficoltà economiche contingenti, presumibilmente
correlate alla crisi economica e occupazionale.
Se l’utenza cronica è rimasta pressoché invariata negli anni, si è assistito nell’ultimo
biennio ad un aumento significativo di quella non cronica.53
Dai dati di seguito riportati emerge che al protrarsi nel tempo delle situazioni di difficoltà
dell’utenza non cronica, in molti casi anche per periodi prolungati superiori ai 9 mesi
nell’anno, sembra non corrispondere una presa in carico delle persone da parte dell’area
socio-pedagogica dei Distretti sociali.
Nel dettaglio, infatti, la presenza di assistiti in carico all’area socio-pedagogica sul totale
dei riceventi la prestazione di Reddito Minimo di Inserimento per reddito insufficiente
risulta essere limitata al 35,8% e risulta così distribuita per singolo quartiere: “Centro–
Piani-Rencio” 22,64%, “Don Bosco” 1,89%, “Europa-Novacella” 5,66%, “Gries-S.Quirino”
0%, “Oltrisarco-Aslago” 5,66%.
Tabella 14. Numero di coloro che hanno ricevuto la prestazione RMI per “reddito
insufficiente da attività lavorativa” e che sono in carico all’area socio-pedagogica
Quartiere
totale assistiti con
RMI
di cui in carico all’area sociopedagogica
n
%
23
12
22,64
Don Bosco
8
1
1,89
Europa-Novacella
8
3
5,66
Gries-S. Quirino
7
0
0,00
Oltrisarco-Aslago
7
3
5,66
53
19
35,85
Centro-Piani-Rencio
Totale
Fonte: SozInfo, Azienda Servizi Sociali di Bolzano, 31.12.2012
La mancata corrispondenza tra fruitori di Reddito Minimo di Inserimento non cronici, ma
di lungo periodo, e persone in carico all’area socio-pedagogica dei Distretti sociali per lo
stesso motivo può essere ricondotta a diversi fattori: i carichi di lavoro degli operatori
sociali già piuttosto elevati, l’indisponibilità di adeguate risorse finanziarie per rispondere
ai nuovi bisogni dell’utenza non cronica e la conseguente impossibilità di sviluppare
progetti personalizzati, la difficoltà di costruire percorsi lavorativi nell’attuale sfavorevole
51
IRS, La valutazione dell’Assistenza Economica Sociale della Provincia Autonoma di Bolzano: fotografia attuale
e possibili sviluppi. Rapporto finale di ricerca, giugno 2012.
52
Ivi.
53
Ivi, pag. 15.
131
congiuntura economica, piuttosto che l’interesse e la volontà degli interessati ad aderire
o meno a tali progettualità.
Occorre tuttavia precisare che, rispetto ai dati in nostro possesso, non siamo in grado di
stimare eventuali prese in carico di tali persone da parte di altri servizi pubblici e/o
privati, quali ad esempio i servizi nell’ambito del lavoro e della formazione e della
riqualificazione professionale.
3.2 Una panoramica di coloro che ricevono solo la prestazione
Locazione e spese accessorie per “reddito insufficiente da
attività lavorativa”
Il sistema dei contributi di sostegno alla locazione a livello provinciale ha visto negli anni
la coesistenza di due distinte prestazioni: il “Sussidio Casa” erogato dall’Istituto per
l’Edilizia Sociale e la prestazione “Locazione e spese accessorie” di competenza dei
Distretti sociali. Ciò ha generato in molti casi la sovrapposizione delle erogazioni,
consentendo di fatto a molte persone la contemporanea fruizione di ambedue i contributi.
L’osservazione di tale squilibrio, unita all’esigenza di ottimizzare al meglio l’investimento
di denaro pubblico, ha portato, a partire dal 1o gennaio 2013, all’accorpamento dei due
sussidi in un’unica prestazione economica, erogata esclusivamente dai Distretti sociali.
Tale passaggio è stato sancito dall’art. 2 della L.P. 13 giugno 2012, nr. 11.
I dati sotto riportati, aggiornati al 31.12.2012, si riferiscono pertanto al periodo in cui
ancora entrambe le prestazioni coesistevano.54
3.2.1
Il Valore della Situazione Economica
Rispetto ai richiedenti la prestazione di Reddito Minimo di Inserimento, nel caso della
prestazione per Locazione e spese accessorie il Valore della Situazione Economica dei
richiedenti si assesta su livelli più alti: nel 65,71% dei casi l’indice risulta prossimo al
limite massimo ammesso.
Tabella 15. Classi di VSE di coloro che hanno ricevuto la prestazione Locazione e spese accessorie
per “reddito insufficiente da attività lavorativa”
Quartiere / VSE
0
0,01 - 0,92
0,93 - 1,47
1,48 - 2,22
>= 2,23
TOTALE
Centro-Piani-Rencio
3
7
42
80
0
132
Don Bosco
2
6
31
59
0
98
Europa-Novacella
1
2
24
78
0
105
Gries-S. Quirino
1
4
24
77
1
107
Oltrisarco-Aslago
2
2
42
75
0
121
Totale
9
21
163
369
1*
563
Fonte: SozInfo, Azienda Servizi Sociali di Bolzano, 31.12.2012
* trattasi di particolare caso di emergenza sociale.
54
Successivamente, come già confermano le prime proiezioni fornite da ASSB e riferite all’anno 2013, il venir
meno del “Sussidio Casa” ha comportato il riversarsi di tutte domande di contributo nel bacino d’utenza
afferente ai Distretti Sociali, con notevole incremento del numero di assistiti: alla data del 30 novembre 2013 i
mandati di pagamento emessi ammontavano già a 1122, a fronte dei 563 emessi nell’intera annualità 2012.
Dati SozInfo, Azienda Servizi Sociali di Bolzano, 30.11.2013.
132
Ciò indica come i lavoratori, pur non trovandosi in condizione di scarsità di reddito,
abbiano generalmente difficoltà a fronteggiare le spese primarie legate all’abitazione, a
fronte di un mercato locativo che a livello locale registra canoni medi tra i più alti d’Italia.
3.2.2 L’età
Rispetto ai beneficiari della sola prestazione per Reddito Minimo di Inserimento si
osservano alcune differenze anche in merito alle caratteristiche anagrafiche dell’utenza.
Tabella 16. Classi di età di coloro che hanno ricevuto la prestazione Locazione e spese accessorie
per “reddito insufficiente da attività lavorativa”
(nati dal 1979
al 1994)
(nati dal 1971
al 1978)
(nati dal 1961
al 1970)
< 18
18 - 33
34 - 41
42 - 51
0
20
42
55
15
132
Don Bosco
0
19
34
35
10
98
Europa-Novacella
0
25
38
30
12
105
0
24
30
31
22
107
0
25
41
35
20
121
186
79
563
Quartiere / Età
Centro-Piani-Rencio
Gries-S. Quirino
Oltrisarco-Aslago
(nati prima del
1961)
TOTALE
≥ 52
0
113
185
Totale
Fonte: SozInfo, Azienda Servizi Sociali di Bolzano, 31.12.2012
Nel caso dei percettori di un contributo per Locazione e spese accessorie le classi d’età
più rilevanti risultano essere quelle centrali (34-41anni e 42-51 anni), le quali, insieme,
costituiscono il 65,9% del totale.
Ciò conferma l’effettiva difficoltà di persone in piena età lavorativa ad affrontare
mensilmente, con il proprio reddito, le spese relative all’abitazione, mentre le persone
anziane sembrano non scontare particolari difficoltà per quanto riguarda le spese relative
al proprio alloggio, probabilmente per il fatto che molte di loro sono proprietarie delle
abitazioni in cui vivono.
3.2.3
Il genere
Anche in questo caso non si riscontra una netta prevalenza di genere nella presentazione
della domanda, per quanto si possa notare una leggera prevalenza a favore del genere
femminile.
Tabella 17. Genere di coloro che hanno ricevuto la prestazione Locazione e spese accessorie
per “reddito insufficiente da attività lavorativa”
Quartiere / Genere
Uomini
Donne
TOTALE
Centro-Piani-Rencio
69
63
132
Don Bosco
38
60
98
Europa-Novacella
43
62
105
Gries-S. Quirino
55
52
107
Oltrisarco-Aslago
66
55
121
292
563
271
Totale
Fonte: SozInfo, Azienda Servizi Sociali di Bolzano, 31.12.2012
133
3.2.4 La cittadinanza
Secondo i dati in nostro possesso riguardo alla provenienza dei beneficiari della
prestazione per Locazione e spese accessorie, il 44,4% risulta essere cittadino extraeuropeo, mentre per il 15,5% si tratta di cittadini italiani o di Paesi europei. A causa del
numero considerevole di dati mancanti, vale tuttavia quanto già espresso al paragrafo
3.1.4 del presente report, ovvero l’impossibilità di interpretazioni accurate in mancanza
di dati precisi.
Tabella 18. Cittadinanza di coloro che hanno ricevuto la prestazione Locazione e spese accessorie
per “reddito insufficiente da attività lavorativa”
UE
Non - UE
Nessun
dato/apolidi
TOTALE
Italiana
6
5
73
48
132
Don Bosco
20
0
36
42
98
Europa-Novacella
13
3
57
32
105
Gries-S. Quirino
16
7
33
51
107
Oltrisarco-Aslago
14
3
51
53
121
Totale
69
18
250
226
563
Quartiere/Cittadinanza
Centro-Piani-Rencio
Fonte: SozInfo, Azienda Servizi Sociali di Bolzano, 31.12.2012
Come riferimento più generale riportiamo i dati contenuti nella Relazione sociale
pubblicata dalla Provincia Autonoma di Bolzano, secondo cui nella città capoluogo i
beneficiari della prestazione per locazione e spese accessorie provenienti da Paesi extraeuropei, indipendentemente dal motivo della richiesta, ammontavano nel 2012 al 52,9%,
contro il 47,1% di cittadini italiani o europei.55
3.2.5 Il nucleo famigliare
Tra i beneficiari di questa prestazione spiccano le famiglie di medie dimensioni, costituite
da tre o quattro persone, le quali costituiscono complessivamente il 46,3% del totale.
Accanto a queste si registra una percentuale pari al 20% di nuclei composti da due
persone.
Tabella 19. Numero componenti famigliari di coloro che hanno ricevuto la prestazione Locazione
e spese accessorie per “reddito insufficiente da attività lavorativa”
Quartiere/Nr.
comp. fam
1
2
3
4
5
6 e oltre
TOTALE
Centro-Piani-Rencio
26
31
34
21
18
2
132
Don Bosco
7
21
22
25
14
9
98
Europa-Novacella
8
25
30
20
15
7
105
Gries-S. Quirino
15
19
35
19
12
7
107
Oltrisarco-Aslago
23
14
25
30
20
9
121
Totale
79
110
146
115
79
34
563
Fonte: SozInfo, Azienda Servizi Sociali di Bolzano, 31.12.2012
55
Provincia Autonoma di Bolzano, Ripartizione 24 Famiglia e Politiche Sociali, Relazione sociale 2013, pag. 180.
134
Per i nuclei di medie dimensioni quindi, rispetto a chi vive solo, la difficoltà sembra
spostarsi su un altro fronte: più che la mancanza di un reddito minimo di sopravvivenza,
in parte probabilmente superata dalla presenza di più redditi in famiglia, essi sembrano
presentare le maggiori difficoltà nel sostenere le spese relative all’abitazione.
3.2.6 La situazione abitativa
Andando a indagare la condizione abitativa dei beneficiari della prestazione “Locazione e
spese accessorie”, si rileva come preponderante la quota di coloro che si trovano in
affitto sul libero mercato, pari al 74,6% del totale, seguita, in termini di numerosità, dagli
inquilini di alloggi sociali di proprietà dell’IPES o di altri Enti pubblici, pari al 20% del
totale.
Tabella 20 Tipologia abitativa di coloro che hanno ricevuto la prestazione Locazione e spese
accessorie per “reddito insufficiente da attività lavorativa”
Quartiere /
Tipologia abitativa
Casa/
appartam.
in affitto
da IPES o
enti
pubblici
Casa/
appartam.
in affitto
da privati
Casa/
appartam.
di propr. ,
in usuf.
con diritto
di
abitazione
Casa
albergo/
convitto
per
lavoratori
Ospite
di
parenti/
estranei
Ospite in
struttura
sociale o
sanitaria
Tot.
Centro-Piani-Rencio
4
126
1
0
1
0
132
Don Bosco
52
42
3
0
1
0
98
Europa-Novacella
26
77
1
0
1
0
105
Gries-S. Quirino
4
95
2
4
1
1
107
Oltrisarco-Aslago
27
80
2
10
2
0
121
113
420
9
14
6
1
563
Totale
Fonte: SozInfo, Azienda Servizi Sociali di Bolzano, 31.12.2012
In questa tabella compaiono anche la categoria di proprietari di appartamento o detentori
di diritti reali, in quanto beneficiari del contributo per le sole spese accessorie, così come
la categoria delle persone ospitate da parenti o conoscenti, per le quali viene comunque
riconosciuto un importo di compartecipazione alle spese legate all’alloggio.
3.2.7 La professione
Rispetto agli utenti della sola prestazione di Reddito Minimo di Inserimento, tra i
beneficiari del contributo Locazione e spese accessorie compaiono nuove categorie di
lavoratori: dipendenti del settore pubblico, pensionati e casalinghe. Si tratta di gruppi di
lavoratori che percepiscono un reddito proprio – o, nel caso delle casalinghe, che si
mantengono grazie al reddito di famigliari conviventi – tale da consentire loro il
raggiungimento del livello minimo vitale, ma non sufficiente a garantire la copertura delle
spese di locazione.
135
Tabella 21. Professione di coloro che hanno ricevuto la prestazione Locazione e spese accessorie per
“reddito insufficiente da attività lavorativa”
Quartiere/
Professione
Disocc.
Lavorat.
dipend.
(privato)
Lavorat.
dipend.
(pubblico)
Lavoratore
autonomo
Progetto
inserim.
lavorativo
CentroPianiRencio
4
74
0
1
Don Bosco
8
42
1
EuropaNovacella
5
61
Gries-S.
Quirino
1
OltrisarcoAslago
Pensionato
Casalinga
Dato non
rilevato
TOT
0
0
6
47
132
1
1
1
2
42
98
1
1
0
0
5
32
105
48
3
0
1
2
1
51
107
3
60
0
1
2
0
3
52
121
Totale
21
285
5
4
4
3
17
224
563
%
3,7%
50,6%
0,9%
0,7%
0,7%
0,5%
3,0%
39,8%
100%
Fonte: SozInfo, Azienda Servizi Sociali di Bolzano, 31.12.2012
Preponderante resta in ogni caso la quota dei lavoratori dipendenti nel settore privato,
pari a 50,6%, per i quali la scarsità e forse la discontinuità lavorativa sembrano
assumere particolare rilevanza.
Ancora una volta il fatto che, in generale, i dipendenti privati appaiono maggiormente
esposti a difficoltà economiche può essere imputabile in parte alle caratteristiche stesse
dei vari tipi di reddito: rilevabile con certezza e percepito con continuità il reddito del
settore pubblico o da pensione, legato alle oscillazioni e alle incertezze del mercato quello
da lavoro dipendente nel settore privato. Al di là del settore di occupazione resta
comunque rilevante, anche a livello provinciale56, la percentuale di utenti con reddito
insufficiente, pari al 40% tra i richiedenti la prestazione per Locazione e spese accessorie,
dimostrando come anche in Alto Adige il fatto di esercitare una qualche attività lavorativa
non escluda di per sé il rischio di povertà e come un impiego magari saltuario non
consenta di sostenere nel tempo spese fisse quali ad esempio l’affitto o il riscaldamento.
3.2.8 Gli importi di Locazione e spese accessorie erogati
L’importo complessivo erogato dai Distretti sociali nell’anno 2012 a favore dei richiedenti
la prestazione “Locazione e spese accessorie”, singolarmente o abbinata a quella per
Reddito minimo di inserimento, ammonta a 2.410.665,07.- Euro.
Dai dati emerge come i maggiori esborsi abbiano avuto luogo nel quartiere “Centro-PianiRencio” e nel quartiere “Oltrisarco- Aslago”, rispettivamente per il 25,7% e per il 24%
della spesa totale.
56
IRS, La valutazione dell’Assistenza Economica Sociale della Provincia Autonoma di Bolzano: fotografia attuale
e possibili sviluppi. Rapporto finale di ricerca, giugno 2012.
136
Tabella 22. Importi erogati per numero di componenti famigliari per la prestazione Locazione e spese
accessorie per “reddito insufficiente da attività lavorativa”
Quartiere/Nr.
componenti
famigliari
1
2
3
4
5
6 e oltre
Centro-PianiRencio
€ 90.535,16
€ 124.846,46
€ 143.543,48
€ 124.798,73
€ 88.646,60
€ 46.904,91
Don Bosco
€ 37.650,63
€ 66.875,41
€ 68.290,43
€ 64.432,86
€ 29.871,09
€ 14.442,11
Europa-Novacella
€ 65.683,73
€ 93.968,73
€ 109.082,72
€ 92.183,87
€ 62.069,89
€ 48.657,11
Gries-S. Quirino
€ 105.012,32
€ 94.316,45
€ 119.440,03
€ 69.706,72
€ 43.118,50
€ 27.848,49
Oltrisarco-Aslago
€ 155.384,83
€ 98.993,78
€ 104.665,50
€ 112.334,75
€ 78.613,28
€ 28.746,50
€ 454.266,67
€ 479.000,83
€ 545.022,16
€ 463.456,93
€ 302.319,36
€ 166.599,12
Totale
Fonte: SozInfo, Azienda Servizi Sociali di Bolzano, 31.12.2012.
3.2.9 La continuità delle erogazioni di Locazione e spese
accessorie
Anche nel caso del contributo destinato alla copertura delle spese di locazione e/o
accessorie si osserva in molti casi una rilevante continuità nell’erogazione, 9 mesi e oltre,
per il 61,5% dei beneficiari.
Tabella 23. Numero assistiti per numero mesi di coloro hanno ricevuto la prestazione Locazione e
spese accessorie per “reddito insufficiente da attività lavorativa”
Quartiere/Periodo
di erogazione
1 mese
Tra 2 e 4 mesi
Tra 5 e 8 mesi
9 mesi e oltre
TOTALE
Centro-Piani-Rencio
0
20
24
88
132
Don Bosco
5
19
16
58
98
Europa-Novacella
1
11
21
72
105
Gries-S. Quirino
6
13
29
59
107
Oltrisarco-Aslago
3
28
21
69
121
15
91
111
346
563
Totale
Fonte: SozInfo, Azienda Servizi Sociali di Bolzano, 31.12.2012
Ciò suggerisce come, pur nella situazione attuale di crisi, il mercato delle locazioni non
abbia apparentemente subito modificazioni tali da rendere più accessibile alle famiglie il
pagamento dei canoni di locazione correnti.
137
3.2.10 Gli assistiti con Locazione e spese accessorie in carico
all’area socio- pedagogica
Come nel caso della prestazione RMI, anche per questo tipo di prestazione la presenza di
assistiti in carico all’area socio-pedagogica sul totale dei beneficiari, risulta essere
piuttosto bassa, pari al 14%, e risulta così distribuita per quartiere: “Centro–PianiRencio” 2,49%, “Don Bosco” 1,60%, “Europa-Novacella” 3,02%, “Gries-S.Quirino”
3,55%, “Oltrisarco-Aslago” 3,37%.
Tabella 24. Numero di coloro che hanno ricevuto la prestazione Locazione e spese accessorie per
“reddito insufficiente da attività lavorativa” e che sono in carico all’area socio-pedagogica
Quartiere
totale assistiti con
locazione e spese
accessorie
di cui in carico all’area sociopedagogica
n.
%
132
14
2,49
98
9
1,60
Europa-Novacella
105
17
3,02
Gries-S. Quirino
107
20
3,55
Oltrisarco-Aslago
121
19
3,37
Totale
563
79
14,03
Centro-Piani-Rencio
Don Bosco
Fonte: SozInfo, Azienda Servizi Sociali di Bolzano, 31.12.2012
In questo caso, tuttavia, le motivazioni maggiori vanno ricercate nelle caratteristiche
specifiche degli utenti, mediamente dotati di maggiore capacità lavorativa e reddituale
rispetto a coloro che ricorrono al servizio per problemi di sussistenza, come peraltro
confermato dall’analisi dei livelli del Valore della Situazione Economica, e in quanto tali
probabilmente meno esposti al rischio di esclusione sociale.
3.3. Una panoramica di coloro che ricevono sia la prestazione RMI
sia Locazione e spese accessorie per “reddito insufficiente da
attività lavorativa”
La terza parte della ricerca è dedicata a descrivere le caratteristiche dell’utenza che
percepisce contemporaneamente sia il contributo per Reddito Minimo di inserimento, sia
quello per Locazione e spese accessorie.
3.3.1 L’età
Considerando il numero complessivo di coloro che ricevono contemporaneamente le due
prestazioni, si osserva che le classi di età che compaiono con maggiore frequenza sono
quelle comprese tra 34 e 51 anni.
138
Tabella 25. Classi di età di coloro che hanno ricevuto sia la prestazione RMI che Locazione e spese
accessorie per “reddito insufficiente da attività lavorativa”
(nati dal 1979
al 1994)
(nati dal 1971
al 1978)
(nati dal 1961
al 1970)
< 18
18 - 33
34 - 41
42 - 51
0
18
29
24
13
84
Don Bosco
0
24
29
39
16
108
Europa-Novacella
1
30
36
45
15
127
0
25
27
30
24
106
0
44
44
34
29
151
172
97
576
Quartiere / Età
Centro-Piani-Rencio
Gries-S. Quirino
Oltrisarco-Aslago
(nati prima del
1961)
TOTALE
≥ 52
1
141
165
Totale
Fonte: SozInfo, Azienda Servizi Sociali di Bolzano, 31.12.2012
Nella classe d’età tra i 42 e i 51 anni rientra il 29,9% dei beneficiari, in quella tra i 34 e i
41 il 28,65% e insieme costituiscono 58,50% degli utenti. Si tratta quindi di persone
adulte e nel pieno del proprio percorso lavorativo.
La classe di età di beneficiari più giovani compresa tra i 18 e i 33 anni incide per il
24,48%, mentre quella delle persone più mature di età superiore ai 52 anni incide solo
del 16,84%.
3.3.2 Il genere
I dati relativi ai richiedenti di ambedue le prestazioni confermano un sostanziale equilibrio
di genere nella presentazione della domanda di assistenza economica. Si osservi in
proposito la tabella sottostante.
Tabella 26. Genere di coloro che hanno ricevuto sia la prestazione RMI che Locazione e spese
accessorie per “reddito insufficiente da attività lavorativa”
Quartiere / Genere
Uomini
Donne
TOTALE
Centro-Piani-Rencio
37
47
84
Don Bosco
35
73
108
Europa-Novacella
49
78
127
Gries-S. Quirino
51
55
106
Oltrisarco-Aslago
71
80
151
Totale
243
333
576
Fonte: SozInfo, Azienda Servizi Sociali di Bolzano, 31.12.2012
139
3.3.3 La cittadinanza
Anche in questo caso, rispetto alla provenienza dei beneficiari, resta elevato il numero
dei dati mancanti per le cause descritte ai capitoli precedenti.
Si considerino pertanto le proporzioni espresse in tabella come un dato non esaustivo.
Tabella 27. Cittadinanza di coloro che hanno ricevuto sia la prestazione RMI che Locazione e spese
accessorie per “reddito insufficiente da attività lavorativa”
Quartiere/Cittadinanza
Italiana
UE
Non - UE
Nessun
dato/apolidi
TOTALE
Centro-Piani-Rencio
12
2
55
15
84
Don Bosco
46
2
43
17
108
Europa-Novacella
29
4
67
27
127
Gries-S. Quirino
24
10
48
24
106
Oltrisarco-Aslago
38
10
59
44
151
Totale
149
28
272
127
576
Fonte: SozInfo, Azienda Servizi Sociali di Bolzano, 31.12.2012
3.3.4 Il nucleo famigliare
Considerando i beneficiari che percepiscono entrambe le prestazioni, la situazione di
difficoltà sembra riguardare innanzitutto tutto le persone singole, che compaiono in
tabella con la maggiore frequenza, per poi estendersi a più tipologie famigliari: alle
famiglie costituite da due persone, siano esse coppie o famiglie mono-genitoriali, alle
famiglie “classiche” con tre o quattro componenti.
Tabella 28. Numero componenti famigliari di coloro che hanno ricevuto sia la prestazione RMI che
Locazione e spese accessorie per “reddito insufficiente da attività lavorativa”
Quartiere/Nr.
comp. fam
1
2
3
4
5
6 e oltre
TOTALE
Centro-Piani-Rencio
15
14
21
18
10
6
84
Don Bosco
19
19
26
27
9
8
108
Europa-Novacella
19
27
24
20
22
15
127
Gries-S. Quirino
44
15
17
18
8
4
106
Oltrisarco-Aslago
63
29
20
20
15
4
151
Totale
160
104
108
103
64
37
576
Fonte: SozInfo, Azienda Servizi Sociali di Bolzano, 31.12.2012
3.3.5 La situazione abitativa
Rispetto alla condizione abitativa, ritroviamo in questo caso tutte le tipologie abitative
presentate rispettivamente dai beneficiari di sola prestazione di Reddito Minimo di
inserimento, o di sola prestazione per Locazione e spese accessorie.
140
Tabella 29. Tipologia abitativa di coloro che hanno ricevuto sia la prestazione RMI che Locazione e
spese accessorie per “reddito insufficiente da attività lavorativa”
Ospite di
parenti/e
stranei
Ospite in
struttura
sociale o
sanitaria
Dormitori
o
pubblico/
Roulotte
/Accamp.
/ Senza
tetto
Tot.
0
0
1
0
84
0
0
0
0
1
108
77
1
0
1
0
0
127
6
89
1
10
0
0
0
106
29
85
5
30
1
0
1
151
155
368
8
40
2
1
2
576
Quartiere /
Tipologia abitativa
Casa/
appartam.
in affitto
da IPES o
enti
pubblici
Casa/
appartam.
in affitto
da privati
Casa/
appartam. di
proprietà , in
usufrutto o
con diritto di
abitazione
Casa
albergo
/convitto
per
lavoratori
Centro-Piani-Rencio
5
77
1
Don Bosco
67
40
Europa-Novacella
48
Gries-S. Quirino
Oltrisarco-Aslago
Totale
Fonte: SozInfo, Azienda Servizi Sociali di Bolzano, 31.12.2012
Come si può osservare dai dati riportati in tabella, la tipologia degli alloggi più frequente
per la quale i beneficiari hanno ottenuto la prestazione è l’alloggio in affitto da privati
reperito sul libero mercato, che incide per il 63,89%.
A seguire compare l’alloggio in affitto da enti pubblici che incide per il 26,91%.
3.3.6 La professione
In accordo con quanto rilevato nei due precedenti casi, anche coloro che ricevono
contemporaneamente ambedue le prestazioni risultano essere per la maggior parte
dipendenti del settore privato, ad ulteriore conferma della maggiore difficoltà di questa
categoria di lavoratori nell’affrontare le spese correnti.
Tabella 30. Professione di coloro che hanno ricevuto sia la prestazione RMI che Locazione e spese
accessorie per “reddito insufficiente da attività lavorativa”
Disocc.
Lavorat.
dipend.
(privato)
Lavorat.
dipend.
(pubblico)
Lavoratore
autonomo
Progetto
inserim.
lavorativo
6
57
0
3
9
72
4
EuropaNovacella
11
84
Gries-S.
Quirino
3
OltrisarcoAslago
Quartiere/
Professione
CentroPianiRencio
Don Bosco
Totale
%
Pensionato
Casalinga
Dato non
rilevato
TOT
1
0
2
15
84
1
3
0
2
17
108
0
2
1
0
2
27
127
70
0
3
6
0
0
24
106
7
92
2
1
4
1
2
42
151
36
375
6
10
15
1
8
125
576
6,3%
65,1%
1,0%
1,7%
2,6%
0,2%
1,4%
21,7%
100%
Fonte: SozInfo, Azienda Servizi Sociali di Bolzano, 31.12.2012
141
3.3.7 La continuità delle erogazioni RMI e Locazione e spese
accessorie
Resta elevato anche in questo caso il numero di richiedenti che hanno ottenuto le
prestazioni per un periodo prolungato di 9 mesi o più, pari al 79,5% dei beneficiari.
Tabella 31. Numero assistiti per numero mesi di coloro hanno ricevuto sia la prestazione RMI che
Locazione e spese accessorie per “reddito insufficiente da attività lavorativa”
Quartiere/Periodo di
erogazione
1 mese
Tra 2 e 4 mesi
Tra 5 e 8 mesi
9 mesi e oltre
Centro-Piani-Rencio
0
5
8
71
Don Bosco
1
7
9
91
Europa-Novacella
1
10
14
102
Gries-S. Quirino
0
9
14
83
Oltrisarco-Aslago
3
15
22
111
67
458
Totale
5
46
Fonte: SozInfo, Azienda Servizi Sociali di Bolzano, 31.12.2012
La rilevanza di questa categoria in ciascuno delle fattispecie analizzate fa riflettere in
merito alla necessità di individuare nuove strategie di intervento per chi, pur non essendo
classificato come utente cronico, resta di fatto a lungo dipendente dal sussidio pubblico.
3.3.8 Gli assistiti con entrambe le prestazioni in carico all’area
socio-pedagogica
Parallelamente a quanto espresso nei precedenti capitoli, anche in questo caso, a fronte
di un gran numero di beneficiari di lungo periodo, si registra una percentuale
relativamente bassa di casi presi in carico dai Distretti sociali, pari complessivamente al
21,70%.
Tabella 92. Numero di coloro che hanno ricevuto sia la prestazione RMI che Locazione e
spese accessorie per “reddito insufficiente da attività lavorativa” e che sono in carico
all’area socio-pedagogica
Quartiere
totale assistiti con RMI +
locazione e spese accessorie
di cui in carico all’area sociopedagogica
n.
%
84
33
5,73
Don Bosco
108
20
3,47
Europa-Novacella
127
26
4,51
Gries-S. Quirino
106
17
2,95
Oltrisarco-Aslago
151
29
5,03
Totale
576
125
21,70
Centro-Piani-Rencio
Fonte: SozInfo, Azienda Servizi Sociali di Bolzano, 31.12.2012
Per quanto, come detto, il dato sia da considerarsi parziale, esistendo sul territorio altri
enti o servizi socio-sanitari di supporto a persone in stato di difficoltà di cui non
conosciamo la dimensione degli interventi, esso dà l’idea dell’emergere di nuove
tendenze che sempre più nel prossimo futuro richiederanno un monitoraggio costante.
142
Conclusioni
La recente crisi economico-finanziaria ha fatto emergere anche a Bolzano nuove sacche
di povertà e ha accresciuto la vulnerabilità sociale delle persone adulte e in piena attività
lavorativa e delle loro famiglie. Le dimensioni di tale fenomeno non sono conosciute se
non attraverso dati storici, approfondimenti di singoli studi, per deduzione e
approssimazione, e in tal senso la realizzazione di una nuova indagine sulla povertà in
Alto-Adige è raccomandabile.
I beneficiari delle due principali prestazioni di Assistenza Economica Sociale, il Reddito
Minimo di Inserimento e il contributo per Locazione e spese accessorie, che hanno
indicato quale motivo del ricorso a tali strumenti un reddito da lavoro insufficiente, sono
stati a Bolzano, nell’anno 2012, pari al 35% del numero complessivo degli utenti. Si
tratta di quella fascia di popolazione che è possibile ricondurre al fenomeno dei cosiddetti
working poor: persone senza fragilità sociali marcate che, pur potendo contare su redditi
da lavoro, non sono in grado di soddisfare i bisogni primari propri e della propria famiglia.
La ricerca condotta ci restituisce un profilo di tali beneficiari che comprende per lo più
persone singole e famiglie di 3 e 4 componenti, persone di età compresa tra i 34 e i 51
anni, occupate prevalentemente nel settore privato e residenti in abitazioni reperite sul
libero mercato.
Altri tratti comuni emersi tra tali beneficiari sono la continuità con la quale le prestazioni
sono state richieste e ricevute nell’anno di riferimento - nella maggior parte dei casi si
tratta di nove mesi e più - e un accesso piuttosto basso ai programmi di integrazione
sociale. Nel caso dei beneficiari sia del Reddito minimo di inserimento che del Contributo
di locazione tale accesso è stato pari al 22%.
E’ emerso dunque con chiarezza il permanere nel tempo della situazione di difficoltà che
ha causato il ricorso all’Assistenza Economica e Sociale e il non intravedere per queste
persone, almeno nel breve periodo, la possibilità di superare tale condizione e di
raggiungere il traguardo dell’indipendenza economica. Il costo dell’abitazione reperita sul
libero mercato continua inoltre a essere un ostacolo all’autonomia delle persone singole e
dei nuclei familiari di piccole e medie dimensioni, che pare insormontabile.
Se da un lato il sistema dell’Assistenza Economica e Sociale ha senz’altro contribuito a
ridurre le condizioni di povertà e di esclusione sociale delle famiglie bolzanine che vi
hanno fatto ricorso per reddito da lavoro insufficiente, dall’altro non pare essere in grado
di promuovere e sostenere il superamento della situazione di difficoltà e il
raggiungimento della piena autonomia da parte di tale particolare target di beneficiari.
Come è possibile che nel contesto socio-economico attuale, caratterizzato dallo stallo
economico e occupazionale, i working poor possano aspirare a migliorare la propria
condizione economica e possano affrancarsi dal circuito assistenziale?
Cosa possono mettere in campo gli operatori sociali per questo particolare gruppo di
cittadini, utenti del servizio di assistenza economica?
Se le risposte appaiono complesse e non di breve periodo, è proprio sulla fascia dei
working poor che dovrebbe valere la pena concentrare gli sforzi per costruire percorsi di
promozione e di rimozione delle situazioni di bisogno e di difficoltà, perché si tratta di
persone che potenzialmente hanno le caratteristiche più favorevoli per aspirare a
raggiungere la piena indipendenza economica: persone giovani e in piena età lavorativa,
già in grado di mettere in campo capacità e competenze lavorative e prive di fragilità
sociali.
E’ su questa fascia di popolazione che bisogna fare leva, in primo luogo colmando le
lacune della conoscenza delle loro caratteristiche attraverso la raccolta sistematica di dati
puntuali, per evitare le distorsioni del sostegno economico, costituite da erogazioni
illimitate nel tempo e da comportamenti che frenano il processo di autonomizzazione, e
mitigare i rischi della trappola della povertà, che si verifica quando le persone con reddito
basso non sono incentivate a cercare un lavoro, perché ogni reddito addizionale
causerebbe perdite di benefici sociali e aumenti delle imposte.
Gli operatori sociali, già concentrati e impegnati su target di cittadini con bisogni sociali
marcati, non possono essere lasciati soli ad affrontare questa sfida, ma hanno bisogno di
agire in un contesto di politiche attive del lavoro e di politiche dei redditi armoniche, e di
potere contare su strumenti e interventi di formazione e riqualificazione coordinati.
143
Il fenomeno della povertà e dell’esclusione sociale è per sua natura multidimensionale e
necessita di un approccio articolato che veda il coinvolgimento attivo di tutti i soggetti del
territorio: Distretti Sociali, Uffici del Lavoro, Organizzazioni del Terzo settore, Enti e
Agenzie di formazione e Imprese. Occorre superare la frammentazione e la sporadicità di
singole attività e/o progetti e rafforzare le sinergie tra tutti gli attori coinvolti con
l’obiettivo di mettere a fattor comune competenze e esperienze e di creare una rete in
grado di realizzare azioni innovative per fare fronte ai bisogni dei working poor.
Dando uno sguardo all’esperienza europea nell’ambito delle misure di sostegno al reddito
emerge la difficoltà, presente anche a livello locale, nell’applicare la temporaneità agli
strumenti di reddito minimo di inserimento e strumenti similari: il carattere a tempo
determinato di tali prestazioni é previsto e dichiarato, ma il permanere delle condizioni di
bisogno, determinate anche dalla crisi economico-finanziaria, ne ha di fatto legittimato la
disapplicazione con rischi concreti di aumentare la dipendenza dei beneficiari dai servizi
di assistenza economica e di non promuoverne l’affrancamento57.
Individuare un equilibrio tra un approccio di protezione sociale e un approccio dinamico e
promozionale del beneficiario delle prestazioni di assistenza economica non è cosa
semplice, ma diversi paesi europei hanno imboccato la strada del welfare attivo, che lega
i trasferimenti monetari a controprestazioni precise e stringenti da parte del beneficiario
con particolare riferimento alla fascia di working poor: partecipazione a programmi di
reinserimento lavorativo, obbligo di accettazione di offerte di lavoro o di programmi di
formazione professionale pena la sospensione, la riduzione o la revoca della
prestazione58. Si tratta sostanzialmente di misure correttive al sistema di tutela e
garanzia che perseguono l’obiettivo di evitare le distorsioni della passività e
dell’assistenzialismo puro, che sono intrinseche al sistema stesso e che possono essere
ricondotte al concetto di “condizionalità”.
La gran parte delle esperienze dei paesi europei hanno la finalità di rendere conveniente
il ritorno al mercato del lavoro per evitare che abbandonare il sistema dei sussidi possa
comportare un impoverimento: uno degli aspetti più interessanti è la possibilità, entro
certi limiti, di potere cumulare il reddito da lavoro con il sussidio fino a quando la
situazione occupazionale non consenta alla persona di superare la soglia di povertà.
Il contrasto al fenomeno dei working poor, secondo gli esperti, può essere perseguito
attraverso la realizzazione di un sistema di protezione sociale ampio e caratterizzato da
un livello di integrazione elevato di politiche e misure a contrasto delle povertà e volte
all’inclusione sociale. L’integrazione di azioni e interventi differenti attraverso una presa
in carico congiunta e mirata del beneficiario delle prestazioni di assistenza economica
sembra infatti essere la strada percorribile per favorire la fuoriuscita della persona dal
circuito assistenziale, per favorire la sua autonomia e realizzare un welfare attivante59.
57
IRS, La valutazione dell’Assistenza Economica Sociale della Provincia Autonoma di Bolzano: fotografia attuale
e possibili sviluppi. Rapporto finale di ricerca, giugno 2012, pagg. 101-102.
58
Ivi, pag. 102.
59
Ivi, pagg. 103-104.
144
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Vecchiato T. , Reddito minimo senza false illusioni, in Studi Zancan Politiche e servizi alle
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145
Scarica

Quaderno N. 3/2014 - Comune di Bolzano