CONSIGLIO REGIONALE DELLA PUGLIA
VIII LEGISLATURA
a
65 SEDUTA PUBBLICA
RESOCONTO STENOGRAFICO
giovedì 27 dicembre 2007
Presidenza del Presidente PEPE
indi del Vicepresidente MINEO
indi del Vicepresidente TARQUINIO
INDICE
Presidente
Processo verbale
Congedi
Risposte scritte ad interrogazioni
Assegnazioni alle Commissioni
Interrogazioni, interpellanza e
mozioni presentate
Ordine del giorno
pag.
3
»
»
3
6
»
7
DDL n. 33 del 05/12/2007
“Disposizioni per la formazione del bilancio di previsione 2008 e bilancio pluriennale 2008-2010 della Regione
Puglia”
»
7
Presidente
»
»
10
10
Potì, relatore
Giampaolo
pag.
»
»
11,12,43,55,
61,75,81,90
11
12
Atti consiliari della Regione Puglia
– 2 –
SEDUTA N° 65
De Santis
Palese
RESOCONTO STENOGRAFICO
pag.
»
14
16
27 DICEMBRE 2007
PRESIDENZA DEL
VICEPRESIDENTE TARQUINIO
Zullo
Sannicandro
PRESIDENZA DEL
VICEPRESIDENTE MINEO
pag.
»
53
55,90
PRESIDENZA DEL
PRESIDENTE PEPE
PRESIDENZA DEL
PRESIDENTE PEPE
Bonasora
Saccomanno
Maniglio
Surico
Frisullo, Vicepresidente della
Giunta regionale e assessore alle
attività produttive, all'industria,
all'industria energetica, all'artigianato, al commercio, all'innovazione tecnologica, alle fiere e ai
mercati
De Leonardis
Romano
Cera
VIII Legislatura
»
»
»
»
26
28
34
38
Marmo Nicola
Ruocco
Costantino
Baldassarre
Tedesco, assessore alle politiche
della salute
»
»
»
»
61
62
68
70
»
74,75
»
81
PRESIDENZA DEL
VICEPRESIDENTE TARQUINIO
»
»
»
»
39
42
43
49
PRESIDENZA DEL
PRESIDENTE PEPE
Silvestris
Atti consiliari della Regione Puglia
SEDUTA N° 65
– 3 –
VIII Legislatura
RESOCONTO STENOGRAFICO
PRESIDENZA DEL
PRESIDENTE PEPE
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore
11,22).
Processo verbale
PRESIDENTE. Do lettura del processo
verbale della seduta n. 62 del 4 dicembre
2007:
Presidenza del Presidente Pepe
indi del Vicepresidente Tarquino
indi del Presidente Pepe
indi del Vicepresidente Mineo
indi del Presidente Pepe
La seduta ha inizio alle ore 11,19 con la lettura e l’approvazione del processo verbale della seduta del 28 novembre 2007.
Hanno chiesto congedo i consiglieri Bonasora, Damone, Loizzo, Marmo G. Saccomanno e il Presidente della Giunta, Vendola.
Viene data lettura delle assegnazioni alle
Commissioni e della interrogazione presentata.
Il Presidente comunica che la Conferenza
dei Capigruppo, tenutasi ieri, ha accolto, ai
sensi dell’art. 29 del Regolamento interno del
Consiglio, l’iscrizione all’odg dei seguenti argomenti che saranno trattati subito dopo la
svolgimento delle interrogazioni:
- ddl n. 28/2007 del 27/11/2007 “Modifiche
alla l.r. n. 23 del 3 agosto 2007. Differimento
del termine di presentazione delle istanze di
riconoscimento dei distretti produttivi”;
- ddl n. 17 /2007 del 18/09/2007 “Disposizioni per la gestione ed il controllo del potenziale viticolo regionale”.
I lavori della giornata odierna si concluderanno alle ore 19,30 con una breve interruzione.
Primo argomento in discussione sono le interrogazioni urgenti:
Palese, Baldassarre, Vadrucci: “Angiografo
digitale Ospedale Vito Fazzi di Lecce”.
Cedat 85
Servizi di resocontazione parlamentare
27 DICEMBRE 2007
Risponde l’assessore Tedesco. Interviene il
consigliere Palese. L’interrogazione viene dichiarata superata.
Surico, Baldassarre: “ASL/le 1- Conferimento incarico dirigenziale con contratto a
tempo determinato al dr. Mario Santantonio”.
Risponde l’assessore Tedesco. Il consigliere Surico si dichiara parzialmente soddisfatto.
De Leonardis: “Progetti in favore dei
soggetti con handicap gravi”. L’interrogante
comunica di aver ricevuto risposta scritta.
L’interrogazione viene dichiarata superata.
Palese: “AQP: Promozioni interne senza
concorso”. Risponde l’assessore Introna.
Interviene l’interrogante.
Cassano: “Bari — Sporcizia e degrado
nell’ospedale ‘Di Venere’”. Risponde l’assessore
Tedesco. L’interrogante si dichiara insoddisfatto.
Giampaolo: “Situazione servizio emergenza
territoriale 118 - Asl BA/2”. Risponde
l’assessore Tedesco (si registra la sostituzione
alla Presidenza del Presidente Pepe con il Presidente Tarquinio). Il consigliere Giampaolo si
dichiara soddisfatto.
Laurora: “Gestione ASL /Bat /1”. Risponde l’assessore Tedesco (si registra la sostituzione alla Presidenza del Presidente Tarquinio
con il Presidente Pepe). Il consigliere Laurora
si dichiara parzialmente soddisfatto.
Saccomanno, Attanasio, Congedo, Lospinuso, Marmo N., Ruocco, Silvestris: “Problematiche attività venatorie”. Risponde l’assessore
Russo. Interviene il consigliere Marmo. Per una
precisazione interviene l’assessore Russo.
Maniglio: “Somme assegnate ai sensi della
legge 13/1989 al comune di Sogliano Cavour”. L’assessore Introna comunica che ha
inviato risposta scritta. L’interrogazione viene
dichiarata superata.
Palese, Baldassarre, Vadrucci: “Incontri elettorali presso l’ospedale Vito Fazzi di Lecce”.
Risponde l’assessoreTedesco. L’interrogazione viene dichiarata superata.
Palese: “Delibera di G.r. n. 1551 del
17/10/2006 - Proroga convenzione Regione
Atti consiliari della Regione Puglia
SEDUTA N° 65
– 4 –
RESOCONTO STENOGRAFICO
Puglia- artigiancassa”. L’assessore Frisullo
comunica di aver inviato risposta scritta.
L’interrogazione viene considerata superata. Il
consigliere Palese coglie l’occasione per chiedere una integrazione in sede di bilancio.
Pentassuglia: “Assegnazione carburante ad
aziende agricole”. Risponde l’assessore Russo.
L’interrogante si dichiara soddisfatto.
Baldassarre, Palese, Vadrucci: “Gestione
Società Terme di Santa Cesarea”. Risponde
l’assessore Ostillio. Interviene il consigliere
Palese. L’assessore interviene per una precisazione.
Secondo argomento in discussione è il ddl
n. 28/2007 del 27/11/2007 “Modifiche alla l.r.
n. 23 del 3 agosto 2007. Differimento del termine di presentazione delle istanze di riconoscimento dei distretti produttivi”.
Il consigliere Stefàno, Presidente della IV
Commissione, svolge la relazione. Nella discussione generale intervengono i consiglieri
Marmo e Brizio.
Segue la replica dell’assessore Frisullo.
Per dichiarazione di voto intervengono i
consiglieri Brizio e Marmo.
Il Consiglio procede all’esame dell’articolo
unico che, posto ai voti, è approvato a maggioranza con l’astensione dei Gruppi FI, AN,
La Puglia prima di tutto, DC- Ind.ti Mov.to
per l’autonomia, Gruppo per le autonomie e
del consigliere Surico (risultano assenti i
Gruppi UDC, l’Italia di mezzo e il consigliere
Canonico).
L’assessore Frisullo chiede che la legge
venga dichiarata urgente. La richiesta, posta ai
voti, è approvata all’unanimità (risultano assenti i Gruppi UDC, l’Italia di mezzo e il consigliere Canonico).
Terzo argomento in discussione è il ddl n.
17 /2007 del 18/09/2007, “Disposizioni per la
gestione ed il controllo del potenziale viticolo
regionale”.
La relazione del consigliere Stefàno, Presidente della IV Commissione, viene data per
letta.
Cedat 85
Servizi di resocontazione parlamentare
VIII Legislatura
27 DICEMBRE 2007
Nella discussione generale interviene il consigliere Marmo (sostituzione alla Presidenza
del Presidente Pepe con il Vicepresidente Mineo). Segue la replica dell’assessore Russo.
Il Consiglio procede all’esame dell’articolato.
Al termine il ddl, posto ai voti, è approvato
all’unanimità (risultano assenti i Gruppi UDC,
Verdi e l’Italia di mezzo).
Quarto argomento in discussione è il ddl n.
18/2007 del 18/09/2007 “Norme di attuazione
della legge 7 dicembre 2000, n. 383 (Disciplina delle associazioni di promozione sociale).
Il consigliere Marino, Presidente della III
Commissione, svolge la relazione.
Nella discussione generale interviene il consigliere Palese. Segue l’intervento dell’assessore
Gentile. Intervengono i consiglieri Marmo,
Marino, Brizio, Silvestris e Palese.
Il Consiglio procede con l’esame
dell’articolato. Al termine il ddl, posto ai voti,
è approvato all’unanimità (risultano assenti i
Gruppi UDEUR, Nuovo PSI, UDC, Gruppo
per le autonomie e il consigliere Canonico).
L’assessore Gentile chiede che la legge
venga dichiarata urgente. La richiesta, posta ai
voti, è approvata all’unanimità (risultano assenti i Gruppi UDEUR, Nuovo PSI, UDC,
Gruppo per le autonomie e il consigliere Canonico).
Quinto argomento in discussione è il ddl n.
14/2007 e 06/09/2007 “Istituzione del parco
naturale regionale ‘Fiume Ofanto’”.
Il consigliere Mita, Presidente della V
Commissione, svolge la relazione.
Il consigliere Silvestris pone una questione
procedurale sulla partecipazione degli enti locali in riferimento alla l.r. n. 19 del 1997 (sostituzione alla Presidenza del Vicepresidente
Mineo con il Presidente Pepe); il consigliere
Attanasio si associa alle perplessità del consigliere Silvestris. Replica l’assessore Losappio.
Seguono gli interventi dei consiglieri Palese e
Marmo.
Il Presidente, superata la questione procedurale, sospende la seduta per consentire la
Atti consiliari della Regione Puglia
SEDUTA N° 65
– 5 –
RESOCONTO STENOGRAFICO
riproduzione di un emendamento con relativa
cartografia.
La seduta, sospesa alle ore 14,10, riprende
alle ore 16,04.
Il consigliere Silvestris formalizza la questione pregiudiziale di non passaggio all’esame
del ddl in oggetto. Seguono gli interventi dei
consiglieri Lonigro, Sannicandro, Palese e
dell’assessore Losappio.
Al termine, il Presidente pone in votazione
la pregiudiziale. Il consigliere Marmo chiede la
verifica del numero legale.
I1 Segretario Cioce procede all’appello. Al
termine il Presidente constatata la presenza di
29 consiglieri e non essendo, quindi, il Consiglio in numero legale, rinvia la seduta di
un’ora.
La seduta, sospesa alle ore 16,51, riprende
alle ore 17,54.
Il Presidente pone quindi in votazione la
pregiudiziale posta dal consigliere Silvestris.
Il consigliere Palese chiede la verifica del
numero legale.
Il Segretario Cioce procede all’appello. Al
termine, il Presidente, constatata la presenza di
33 consiglieri, dichiara il Consiglio in numero
legale, quindi, pone ai voti la pregiudiziale che
è respinta a maggioranza con il voto favorevole dei Gruppi FI, AN, UDC, L’Italia di mezzo
e il consigliere Surico (risultano assenti i
Gruppi La Puglia prima di tutto, DC- Ind.ti
Mov.to per l’autonomia, Gruppo per le autonomie, Nuovo PSI e il consigliere Canonico).
Nella discussione generale, sul provvedimento in oggetto, intervengono i consiglieri
Marmo, Cera, Surico, Zullo e Palese. Segue la
replica dell’assessore Losappio.
Il Consiglio procede con l’esame
dell’articolato (in sede di votazione dell’articolo
2 il consigliere Palese chiede che la votazione
avvenga a scrutinio segreto).
Il Presidente indice la votazione. Il Segretario Cioce procede all’appello. Il Presidente, al
termine dello spoglio delle schede, proclama il
risultato:
Cedat 85
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VIII Legislatura
27 DICEMBRE 2007
Presenti
39
Votanti
38
Astenuti
1
Schede bianche 5
Schede nulle 3
Hanno risposto “si” 29 consiglieri
Hanno risposto “no” 1 consigliere
Risultano assenti i consiglieri Attanasio,
Borraccino, Brizio, Canonico, Cappellini, Caroppo, Chiarelli, Congedo, Copertino, Dicorato, Laurora, Loperfido, Lospinuso, Marmo,
Mineo, Minervini, Olivieri, Pelillo, Rollo, Santaniello, Scalera, Silvestris, Vadrucci, Visaggio e Zullo.
L’articolo 2 è, pertanto, approvato.
Il Presidente, vista l’ora, nel rispetto degli
accordi presi, sospende la seduta e convoca i
Capigruppo.
Il Presidente dichiara tolta la seduta.
Il Consiglio è convocato per domani alle
ore 10,30.
La seduta termina alle ore 19,34.
Do lettura del processo verbale della seduta
n. 63 del 5 dicembre 2007:
Presidenza del Presidente Pepe
indi del Vicepresidente Mineo
indi del Presidente Pepe
La seduta ha inizio alle ore 12,13.
Hanno chiesto congedo i consiglieri Gentile, Loizzo, Riccardi, Rollo, Saccomanno, Silvestris e Visaggio.
Primo argomento in discussione è il prosieguo esame articolato del ddl n. 14/2007 del
21/05/2005 e 06/09/2007 “Istituzione del parco naturale regionale ‘Fiume Ofanto’”.
I lavori riprendono dall’esame dell’articolato.
Per dichiarazione di voto intervengono i
consiglieri Attanasio, Palese, Cera, Zullo, Surico, Damone, Dicorato, Lonigro e Losappio.
Al termine il ddl, posto ai voti, è approvato
a maggioranza con l’astensione dei Gruppi FI,
AN, La Puglia prima di tutto e del consiglie-
Atti consiliari della Regione Puglia
SEDUTA N° 65
– 6 –
RESOCONTO STENOGRAFICO
re Surico (risultano assenti i Gruppi DCInd.ti Mov.to per l’autonomia, Gruppo per
le autonomie, Verdi, SA e il consigliere Canonico).
L’assessore Losappio chiede che la legge
venga dichiarata urgente. La richiesta, posta ai
voti, è approvata all’unanimità (risultano assenti i Gruppi Verdi, Gruppo per le autonomie, SA e il consigliere Canonico).
II Presidente comunica che è stato presentato un ordine del giorno a firma dei consiglieri Palese, Baldassarre, Maniglio, Vadrucci,
Taurino, Stefàno, Pellegrino, Manni, Potì,
Congedo, Caroppo e Buccoliero “Sospensione dello sversamento delle acque reflue
degli impianti di depurazione nella provincia
di Lecce”.
Il Presidente della Giunta, Vendola, chiede
il rinvio per ulteriori approfondimenti.
Secondo argomento in discussione è
l’ordine del giorno a firma dei consiglieri Stefàno, Maniglio, Pellegrino, Taurino, Caroppo,
Vadrucci, Manni e Congedo del 17/07/2007
“Frazionamento delle opere di ammodernamento della S.S. 275 Maglie - Santa Maria di
Leuca e della S.S. 16 Maglie - Otranto in lotti
funzionali.
Interviene il consigliere Palese. Il consigliere Stefàno illustra l’odg. Intervengono il consigliere Manni e il Presidente della Giunta,
Vendola, che chiede il rinvio dell’argomento
per approfondimenti.
Il Presidente, constatata l’esigenza di ulteriori approfondimenti, per prassi consolidata
tendente ad approvare gli ordini del giorno
con il consenso unanime, rinvia l’argomento
ad altra seduta.
Terzo argomento in discussione è l’ordine
del giorno a firma dei consiglieri Cioce, Potì,
Marmo G., Maniglio, Lonigro, Pellegrino,
Stefàno, Visaggio, Montanaro, De Leonardis,
Saccomanno, Congedo, Manni, Borraccino,
Mita, Caroppo, Palese, Zullo, Loperfido,
Ruocco, Taurino del 07/11/2007 “Pubblicità
TV e graduatorie CORECOM”. Il Presidente
Cedat 85
Servizi di resocontazione parlamentare
VIII Legislatura
27 DICEMBRE 2007
informa il Consiglio che il consigliere Maniglio
sta predisponendo un emendamento, quindi
l’argomento viene momentaneamente accantonato.
Quarto argomento in discussione è il ddl n.
32 del 18/07/2006 “Nuove norme in materia di
bonifica integrale e di riordino dei Consorzi di
bonifica” e proposta di legge Loperfido, Brizio
“Riordino della legislazione regionale in materia di bonifica e di irrigazione”. Il consigliere
Stefàno, Presidente della IV Commissione,
svolge la relazione di maggioranza (sostituzione alla Presidenza del Presidente Pepe con il
Vicepresidente Mineo). Il consigliere Marmo
svolge la relazione di minoranza (sostituzione
alla Presidenza del Vicepresidente Mineo con
il Presidente Pepe).
Il Presidente riferisce che, su decisione unanime della Conferenza dei Capigruppo,
l’esame dell’argomento viene rinviato al 15,
16 e 17 gennaio 2008 per consentire
l’approfondimento dei numerosi emendamenti
già presentati. Si è stabilito, inoltre, che entro
l’11 gennaio 2008 si potranno presentare e
depositare presso la Presidenza del Consiglio
gli ulteriori emendamenti.
Il Presidente comunica che il terzo argomento in discussione, cioè l’ordine del giorno “Pubblicità TV e graduatorie CORECOM”, è rinviato ad altra seduta per approfondimenti.
Il Presidente dichiara tolta la seduta.
Il Consiglio sarà convocato a domicilio per
la sessione di bilancio.
La seduta termina alle ore 14,48.
Non essendovi osservazioni, i processi verbali si intendono approvati.
Congedi
PRESIDENTE. Hanno chiesto congedo i
consiglieri Cassano, Lospinuso e Stefàno.
Non essendovi osservazioni, i congedi si intendono concessi.
Atti consiliari della Regione Puglia
SEDUTA N° 65
– 7 –
RESOCONTO STENOGRAFICO
Risposte scritte ad interrogazioni
PRESIDENTE. È pervenuta risposta scritta
alle seguenti interrogazioni:
- Marmo N.: “Graduatorie bando misura
3.8 – azione a)”;
- De Santis: “Tragico episodio di randagismo ad Adelfia”;
- Damone: “Deliberazione ARPA Puglia –
13 luglio 2007, n. 438”;
- Cioce: “Chiusura del laboratorio di analisi
dell’ospedale ‘Dimiccoli’ di Barletta”;
- Cioce: “Riattivazione dei posti letto soppressi all’ospedale ‘San Nicola Pellegrino’ di
Trani”;
- Borraccino: “Risoluzione rapporti convenzionali con legali consultori familiari –
ASL Brindisi”;
- Borraccino e De Santis: “Ospedale di
Trani ‘San Nicola Pellegrino’: richiesta Servizio guardia interdivisionale”.
Assegnazioni alle Commissioni
PRESIDENTE. Sono state effettuate le seguenti assegnazioni:
Commissione I
Deliberazione della Giunta regionale n.
2151 dell’ 11/12/2007 “POR Puglia 20002006: Approvazione rapporto annuale 2006 ai
sensi dell’art. 37 del Reg. (CE) 1260/1999”.
Commissione I
(ai sensi degli artt. 2 e 4 della l.r. 13/2000)
Deliberazione della Giunta regionale n.
1955 del 27/11/2007 “POR Puglia 2000-2006
– Rimodulazione del Piano finanziario del
complemento di programmazione adeguato a seguito della procedura scritta FEOGA (Asse I) e
delle osservazioni della Commissione europea”.
Commissione I
(ai sensi dell’art. 10, comma 2, della l.r.
11/2007)
Cedat 85
Servizi di resocontazione parlamentare
VIII Legislatura
27 DICEMBRE 2007
Deliberazione della Giunta regionale n.
1951 del 27/11/2007 “Variazione al bilancio di
previsione 2007. Finanziamento statale finalizzato alle attività del Servizio civile nazionale in
ambito regionale”;
Deliberazione della Giunta regionale n.
1937 del 27/11/2007 “Variazione compensativa al bilancio per l’esercizio finanziario 2007 –
Articolo 42, comma 2, legge regionale n. 28
del 16/11/2001. Elenco n. 365”;
Deliberazione della Giunta regionale n.
1921 del 27/11/2007 “Legge 215/1992 ‘Azioni positive per l’imprenditoria femminile’ DPR
314/2000 – V bando. Definitiva imputazione
di somme temporaneamente introitate sul cap.
6153300 e variazione amministrativa concernente il cap. di entrata 2053488 e il corrispondente cap. di spesa 213000”;
Deliberazione della Giunta regionale n.
1920 del 27/11/2007 “Legge 215/1992. ‘Azioni positive per l’imprenditoria femminile’ –
DPR 314/00 – IV bando. Definitiva imputazione di somme temporaneamente introitate
sul cap. 6153300 e variazione amministrativa
concernente il cap. di entrata n. 2053488 ed il
corrispondente cap. di spesa n. 213000”;
Deliberazione della Giunta regionale n.
1919 del 27/11/2007 “Art. 42, comma 2, legge
regionale 16/11/2001, n. 28 e s.m.i. e art. 10,
comma 2, della legge regionale 16 aprile 2007,
n. 11. Variazione compensativa al bilancio di
previsione anno 2007”;
Deliberazione della Giunta regionale n.
1917 del 27/11/2007 “Legge 388/2000, art.
138, comma 16. Fondo regionale di Protezione Civile – Annualità 2006. Variazione al bilancio esercizio 2007, ai sensi della l.r.
28/2001 e l.r. 11/2007”;
Deliberazione della Giunta regionale n.
1956 del 27/11/2007 “POR 2000-2006. Restituzioni alla Regione di contributi erogati in
precedenza e non utilizzati. Settimo elenco.
Regolarizzazioni contabili e variazioni al bilancio di previsione 2007”;
Deliberazione della Giunta regionale n.
Atti consiliari della Regione Puglia
SEDUTA N° 65
– 8 –
RESOCONTO STENOGRAFICO
1918 del 27/11/2007 Art. 42, comma 1, legge
regionale 16/11/2001, n. 28 e s.m.i. e art. 10,
legge regionale 16 aprile 2007, n. 11. Assegnazione Fondo unico regionale anno 2007.
Variazione amministrativa al bilancio di previsione anno 2007”;
Deliberazione della Giunta regionale n.
1958 del 27/11/2007 “Accordo di programma
quadro multiregionale ‘Sensi contemporanei –
Promozione e diffusione dell’arte contemporanea e valorizzazione di contesti architettonici e
urbanistici nelle regioni del Sud d’Italia’ – Atto
integrativo Regione Puglia – Delibera CIPE n.
35/2005. Disposizioni organizzative e di gestione
e variazioni al bilancio di previsione 2007”;
Deliberazione della Giunta regionale n.
1966 del 27/11/2007 “UPB 13.1 - Bilancio di
direzione del Settore sistema integrato dei trasporti. Esercizio finanziario 2007: variazione
compensativa ai capitoli di spesa 552012 UPB 13.1.2, 552037 - UPB 13.1.4 e 552050 UPB 13.1.4”;
Deliberazione della Giunta regionale n.
1999 del 27/11/2007 “Variazione di bilancio ai
sensi dell’art. 42, comma 2, della 1.r. 28/2001.
UPB 3.2.1 – Settore urbanistica. Contributi per redazione strumentazione urbanistica
2007. Cap. 571010”;
Deliberazione della Giunta regionale n.
1965 del 27/11/2007 “PIC INTERREG III-A
Grecia-Italia 2000-2006. Asse prioritario 1 –
Misura 1.1: Trasporto marittimo e infrastrutture delle comunicazioni - Categoria D.2:
Tecnologie innovative progetto IT PORT:
Tecnologie innovative della comunicazione
per i servizi portuali a favore dello sviluppo
locale – Approvazione del progetto. Iscrizione
al bilancio per variazione”;
Deliberazione della Giunta regionale n.
1960 del 27/11/2007 “POR 2000-2006. Misure 2.2 cofinanziata dal FEOGA 3.5, 3.12 e
4.20 cofinanziate dal FSE e 4.2 e 4.14 cofinanziate dal FSR. Rimodulazione e assestamento delle dotazioni finanziarie e variazioni
al bilancio di previsione 2007”;
Cedat 85
Servizi di resocontazione parlamentare
VIII Legislatura
27 DICEMBRE 2007
Deliberazione della Giunta regionale n.
1959 del 27/11/2007 “Intesa istituzionale di
programma. Accordo di programma quadro
‘Promozione e diffusione dell’arte contemporanea e valorizzazione di contesti architettonici e urbanistici nelle Regioni del Sud d’Italia’ –
Lo sviluppo dell’industria audiovisiva nel
Mezzogiorno. Delibera CIPE 35/2005. Disposizioni organizzative e di gestione e variazioni
al bilancio di previsione 2007”;
Deliberazione della Giunta regionale n.
2006 del 27/11/2007 “D.M. 5/12/2006 - Progetto ‘Sostegno alle funzioni di interfaccia tra
le Regioni e le Province autonome e il CCM’ –
Finanziamento ministeriale – Iscrizione al bilancio ex art. 10 l.r. 11/2007”;
Deliberazione della Giunta regionale n.
2008 del 27/11/2007 “Variazione di bilancio ai
sensi dell’art. 42 – l.r. 28/2001. Esercizio finanziario 2007. Trasferimenti statali per interventi in agricoltura e pesca– D.lgs. 143/1997 e
l. 499/1999”;
Deliberazione della Giunta regionale n.
2003 del 27/11/2007 “PIC INTERREG III-A
Grecia–Italia 2000-2006. Asse 3 ‘Ambiente e
patrimonio culturale’ – Misura 3.2: Valorizzazione, recupero e sviluppo dell’ambiente storico e culturale di interesse comune - Cat. D.4:
Promozione e pubblicazione delle attività Progetti ‘La Bottega delle Voci – Centro di produzione teatrale progetto e L’Opera dei giovani’. Approvazione dei progetti. Variazione
di bilancio”;
Deliberazione della Giunta regionale n.
2010 del 27/11/2007 “Programma di iniziativa
comunitaria INTERREG III–A Grecia–Italia –
Periodo di programmazione 2000-2006. Asse
prioritario II: Imprenditorialità – Misura 2.1:
‘Cooperazione nel campo della ricerca, dello
sviluppo e del trasferimento delle tecnologie’.
Progetto CO.BIO – Variazione di bilancio”;
Deliberazione della Giunta regionale n.
2023 del 27/11/2007 “Art. 10, l.r. 16/04/2007,
n. 11. Variazione al bilancio di previsione per
l’esercizio finanziario 2007 per progetti regio-
Atti consiliari della Regione Puglia
SEDUTA N° 65
– 9 –
RESOCONTO STENOGRAFICO
nali ex art. 1, comma 34 bis, della legge
662/1996 – FSN. Quote a destinazione vincolata”;
Deliberazione della Giunta regionale n.
2024 del 27/11/2007 “Art. 42, comma 1, legge
regionale 16/11/2001, n. 28 e s.m.i. e art. 10,
legge regionale 16 aprile 2007, n. 11. Assegnazione Fondo unico regionale – Variazione
amministrativa al bilancio di previsione anno
2007”;
Deliberazione della Giunta regionale n.
2026 del 27/11/2007 “Accordo di programma
quadro ‘Ricerca scientifica’ – II atto integrativo – Del. CIPE 35/2005. Variazioni compensative al bilancio di previsione 2007”;
Deliberazione della Giunta regionale n.
2029 del 27/11/2007 “Adempimenti conseguenti alla DGR n. 899 del 19/06/2007. Bando
per la selezione di progetti per ‘Lo sviluppo
dei servizi di e-government sulla piattaforma
digitale terrestre’. Approvazione progetto Puglia-Tgov e schema di convenzione – Variazione di bilancio”;
Deliberazione della Giunta regionale n.
2030 del 27/11/2007 “Intesa istituzionale di
programma APQ ‘Promozione e diffusione
dell’arte contemporanea e valorizzazione di
contesti architettonici e urbanistici nelle Regioni del Sud d’Italia –Lo sviluppo
dell’industria audiovisiva nel Mezzogiorno – I
atto integr. - Riprogrammazione risorse della
del. CIPE 20/2004 – Disposizioni organizzative e di gestione e variazioni compensative al
bilancio di previsione 2007”;
Deliberazione della Giunta regionale n.
2031 del 27/11/2007 “Intesa istituzionale di
programma Stato-Regione Puglia. Rimodulazione finanziaria delle risorse rivenienti dalla
delibera CIPE n. 20/2004 a norma della delibera CIPE 14/2006. Variazioni compensative
al bilancio di previsione 2007”;
Deliberazione della Giunta regionale n.
2035 del 27/11/2007 “L.r. 16 novembre 2001,
n. 28 – art. 72 – Assegnazione al capitolo di
spesa 784030 del bilancio 2007 della somma
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VIII Legislatura
27 DICEMBRE 2007
di euro 118.956,42, riveniente da recuperi di
somme erogate a soggetti pubblici, connesse a
spese legislativamente vincolate. Variazione
del bilancio di previsione per l’esercizio finanziario 2007”;
Deliberazione della Giunta regionale n.
2050 del 30/11/2007 APQ Ricerca – Variazioni al bilancio 2007, ai sensi dell’art. 42,
comma 1, l.r. 28/2001 e dell’art. 10 della l.r.
11 del 16/04/2007 – Linea di intervento n. 1
Progetti strategici - Scorrimento graduatoria”;
Deliberazione della Giunta regionale n.
2051 del 30/11/2007 “APQ ‘BB.CC. II A.I.’ –
Delibera CIPE 20/2004. Cambio attribuzione
di competenza da Settore beni culturali a Settore attività culturali dell’intervento inerente la
Mediateca regionale (Codice Reg. 01)”;
Deliberazione della Giunta regionale n.
2052 del 30/11/2007 “Iniziativa comunitaria
INTERREG III 2000-2006: ‘Nuovo programma di prossimità Adriatico INTERREG/CARDS 2004-2006 Transfrontaliero
Adriatico’. Modifica e integrazione delibera
Giunta regionale n. 1161 dell’ 11/07/2007 –
Variazione di bilancio”;
Deliberazione della Giunta regionale n.
2055 del 30/11/2007 “Esercizio finanziario
2007. Variazione compensativa ai capitoli di
spesa 741010 UPB 12.1.2 – 741090 UPB
12.1.2”;
Deliberazione della Giunta regionale n.
2156 dell’11/12/2007 “Variazione in aumento
al bilancio regionale 2007 della somma di €
120.000,00. Risorse finanziarie vincolate. L.r.
16/1990 Commissione regionale pari opportunità. Convenzione con il Dipartimento alle
P.O. con assegnazione di un finanziamento per
la gestione di una postazione telefonica territoriale collegata con il numero verde nazionale. Approvazione schema di convenzione tra
Regione Puglia e associazione GIRAFFA”;
Deliberazione della Giunta regionale n.
2159 dell’11/12/2007 “Definitiva imputazione
di somme temporaneamente introitate sul capitolo 6153300 e variazione amministrativa”;
Atti consiliari della Regione Puglia
SEDUTA N° 65
– 10 –
VIII Legislatura
RESOCONTO STENOGRAFICO
Deliberazione della Giunta regionale n.
2180 del 14/12/2007 “POR 2000-2006. Misure 4.4, 4.5, 4.8, 4.9 e 4.23 cofinanziate dal
FEOGA. Rimodulazione finanziaria e variazioni al bilancio di previsione 2007”.
Commissione I
(ai sensi dell’art. 42, della l.r. 28/2001)
Deliberazione della Giunta regionale n.
1950 del 27/11/2007 “Variazione al bilancio di
previsione per l’esercizio finanziario 2007.
Art. 42, comma 2, l.r. 28/2001. Settore politiche giovanili e sport 4.6 – UPB 4.6.1”;
Deliberazione della Giunta regionale n.
2053 del 30/11/2007 “Art. 8, comma 2, l.r.
26/2007 – Fabbisogno posti letto per le Residenze socio-sanitarie assistenziali di cui al regolamento regionale 2 aprile 1997, n. 1 (articolo 4, comma 2, lettera b), l.r. 20/1995) –
Variazione compensativa al bilancio di previsione
2007, ai sensi dell’art. 42 della l.r. 28/2001”.
Interrogazioni, interpellanza
e mozioni presentate
PRESIDENTE. Sono state presentate le
seguenti
interrogazioni:
- Marmo N. (con richiesta di risposta scritta): “Spese telefonini aziendali ASL Bari”;
- Ruocco (con richiesta di risposta scritta):
“Consulenza medicina pediatrica comuni di Celenza Valfortore, Carlantino e Volturino (FG)”;
- Marmo N. (con richiesta di risposta scritta): “Organizzazione Convegno ‘La giusta informazione’. Eccesso di pluralismo”;
27 DICEMBRE 2007
e le seguenti
mozioni:
- Zullo, Loperfido, Saccomanno, Palese e
Damone: “Potenziamento dei livelli di assistenza della prevenzione e della riabilitazione”;
- De Leonardis: “Soppressione Ufficio di
zona AQP di Lucera”.
Ordine del giorno
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca i
seguenti argomenti:
1) DDL n. 33 del 05/12/2007 “Disposizioni
per la formazione del bilancio di previsione
2008 e bilancio pluriennale 2008-2010 della
Regione Puglia” (rel. cons. Potì);
2) DDL n. 34 del 05/12/2007 “Bilancio di
previsione per l’esercizio finanziario 2008 e bilancio pluriennale 2008-2010” (rel. cons. Potì).
Comunico all’Aula che inizieremo subito
con l’esame dei due disegni di legge n. 33 e n.
34, iscritti all’ordine del giorno. Per entrambi i
provvedimenti la relazione è stata affidata al
Presidente Potì. Alle ore 14 faremo una pausa
e riprenderemo alle ore 15.
Invito coloro che hanno intenzione di presentare emendamenti a farlo entro le ore 19,
per consentire alla struttura di poterli riprodurre. La seduta terminerà alle ore 20,30. Questa
è la sintesi delle intese sopravvenute.
DDL n. 33 del 05/12/2007 “Disposizioni
per la formazione del bilancio di previsione
2008 e bilancio pluriennale 2008-2010 della
Regione Puglia”
la seguente
interpellanza:
- Cera: “(Mis)fatti antisindacali della ASL
ex Fg/1”.
Cedat 85
Servizi di resocontazione parlamentare
PRESIDENTE. L’ordine del giorno, al
punto n. 1), reca: «DDL n. 33 del 05/12/2007
“Disposizioni per la formazione del bilancio di
previsione 2008 e bilancio pluriennale 20082010 della Regione Puglia”».
Atti consiliari della Regione Puglia
SEDUTA N° 65
– 11 –
RESOCONTO STENOGRAFICO
Ha facoltà di parlare il relatore.
POTI’, relatore. Signor Presidente, colleghi consiglieri, oggi siamo chiamati a discutere
e ad approvare, eventualmente, il documento
di bilancio 2008 alla scadenza naturale del 31
dicembre. A tal proposito, esprimo il mio apprezzamento per il lavoro svolto dalla struttura e dall’assessore al ramo, che ha evitato il
ricorso all’esercizio provvisorio.
La scelta di rispettare la scadenza naturale,
seppure in assenza di quantificazione certa delle risorse assegnate dalla legge finanziaria dello Stato ancora in discussione – lo era quando
ho scritto la relazione – in Parlamento, forse
creerà qualche problema che si supererà nelle
fasi successive secondo i princìpi e i percorsi
previsti dalla legge di contabilità generale, la n.
28 del 2001, oltre che dallo Statuto della Regione in vigore.
Viene presentato, come è accaduto in alcuni bilanci della decorsa legislatura, un documento contabile con il quale, purtroppo, si
chiede ai pugliesi un sacrificio finanziario per
far fronte al deficit sanitario che è stimato attorno a 200 milioni di euro, al quale va aggiunto il problema non risolto del deficit contabile, ancora da ripianare, per gli anni 2005 e
pregressi.
Non va sottaciuto, tuttavia, che il predetto
disavanzo sanitario è conseguenza di misure
utili alla collettività, con la messa a norma di
ospedali, sale operatorie, aperture di nuovi reparti, avvio dei piani di prevenzione, apertura
di nuovi ambulatori e abolizione dei ticket
farmaceutici.
La complessità dei provvedimenti in esame
scoraggia una discussione di dettaglio, dando
per acquisita la lettura diretta degli elaborati,
la ricognizione delle singole norme proposte,
della ubicazione delle poste contabili di entrata
e di spesa, dei prospetti riepilogativi e soprattutto la relazione che l’assessore ha trasmesso
allegata al bilancio.
Signor Presidente, colleghi consiglieri, in
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VIII Legislatura
27 DICEMBRE 2007
stretto collegamento con il progetto di bilancio
2008 è stato presentato il disegno di legge
contenente disposizioni per la formazione del
bilancio di previsione, con il quale sono proposte alcune norme di carattere settoriale,
finalizzate a tracciare un quadro di riferimento
coerente con le attuali esigenze gestionali.
In particolare, il disegno di legge si compone di 3 titoli e di 52 articoli: il primo titolo
contiene una serie di disposizioni di carattere
strettamente finanziario e tributario; gli altri
contengono norme settoriali a completamento,
o parziale modifica, di precedenti significative
scelte effettuate da questo Governo regionale.
Si evidenziano, tra tutte, le più importanti.
Innanzitutto, assicurare la copertura dei disavanzi di gestione, così come articolato: A)
aumento del 5% dell’aliquota IRPEF a partire
da redditi superiori a 28 mila euro; B) aumento di un punto percentuale dell’IRAP; C) imposta di 0,258 euro al litro per la sola benzina.
In secondo luogo, si intende rafforzare gli
strumenti delle politiche agricole ambientali;
infine, intensificare lo sforzo finanziario nel
settore sanitario.
Tra le norme previste, vi sono: la riduzione
dell’esternalizzazione; l’appropriatezza dei ricoveri; il divieto alle AASSLL e aziende ospedaliere di acquisti tecnologici oltre 250 mila
euro senza la preventiva autorizzazione della
Giunta; tagli delle spese telefoniche alle AASSLL; l’introduzione dei sistemi per la valutazione dei centri di costo di budget; la disciplina delle mansioni dei dipendenti ASL.
Signor Presidente, colleghi consiglieri,
l’esame del disegno di legge in I Commissione
è stato preceduto da quello delle Commissioni
di merito sulle parti di propria competenza, i
cui pareri espressi si allegano. Inoltre, si è
svolta una partecipata e proficua audizione
degli enti, delle università degli studi, delle organizzazioni e associazioni sindacali e di categoria, dell’UPI, dell’ANCI, che hanno sollecitato – come si evince dalle memorie agli atti –
misure di contenimento più efficaci per evitare
Atti consiliari della Regione Puglia
SEDUTA N° 65
– 12 –
RESOCONTO STENOGRAFICO
che gli inasprimenti fiscali abbiano a ripetersi,
né debba verificarsi l’abbassamento dei livelli
di qualità dei servizi resi ai cittadini e
all’impresa.
La discussione nella I Commissione è stata
ampia, approfondita e costruttiva. Alle valutazioni positive espresse dai componenti delle
forze politiche della maggioranza, si sono contrapposte, come è fisiologico che accada, denunce di criticità da parte dei componenti delle
forze politiche di opposizione, ai quali, però,
va dato atto di aver offerto un contributo positivo, di approfondimento indipendentemente
dalle valutazioni finali, risultate quasi sempre
di disapprovazione.
Tale positivo contributo può essere rilevato
in occasione dell’esame degli emendamenti
presentati durante i lavori, soprattutto al disegno di legge sulle disposizioni per la formazione del bilancio 2008. Dei 33 valutati, 14
sono stati approvati all’unanimità, 11 a maggioranza, 2 bocciati e 6 ritirati.
Esaurita la discussione, e il confronto sui
disegni di legge e sugli emendamenti presentati, la I Commissione ha espresso a maggioranza parere favorevole; ora vengono sottoposti
alla valutazione di questa Assemblea, che mi auguro li approverà per consentire l’applicazione
efficace delle proposte di Governo contenute e
il rientro nella normalità politica gestionale
della nostra Regione.
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.
È iscritto a parlare il consigliere Giampaolo. Ne ha facoltà.
GIAMPAOLO. Signor Presidente, colleghi
consiglieri, varare il bilancio di previsione
2008 con una manovra fiscale, che prevede
l’aumento delle tasse in questo particolare
momento, risulta inopportuno, considerato che
avviene in concomitanza con una serie di aumenti che stanno incidendo negativamente sugli stipendi e sulle pensioni degli italiani.
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VIII Legislatura
27 DICEMBRE 2007
Un aumento che non si giustifica, se pensiamo che è dovuto al deficit della sanità pugliese; un disavanzo che, anziché diminuire,
pare crescere di anno in anno; un aumento
dell’addizionale dell’IRPEF, dell'IRAP e
dell’accise sulla benzina renderebbe ancora più
difficile la condizione delle fasce più deboli dei
contribuenti pugliesi; un giusto modo di fare
politica richiederebbe, in questa situazione,
una forte autocritica. Dove si è sbagliato? Cosa non ha funzionato nelle scelte di questo
Governo?
Credo che dopo una attenta analisi sia necessario fare chiarezza sulla sanità.
L’assessore alla sanità, che è, senza ombra di
dubbio, persona di alta competenza, avrebbe
dovuto porsi come primo obiettivo quello del
monitoraggio dell’intera filiera della sanità pugliese. L’assessore alle politiche della salute,
che è persona di alta competenza, avrebbe dovuto avere come secondo obiettivo quello di
riprogettare i processi di gestione e di controllo della sanità pugliese. L’assessore alle politiche della salute, che è persona di alta competenza, avrebbe dovuto constatare la totale carenza di strumenti informativi regionali ed aziendali per il controllo delle sedi informative,
e la totale carenza di un sistema di monitoraggio della spesa sanitaria.
Certo è che il compito di tenere sotto controllo la spesa sanitaria avrebbe dovuto essere
anche in capo ai direttori delle AASSLL. Solo
ora, in questa situazione di criticità, si pensa
ad un nuovo osservatorio per monitorare la
suddetta spesa sanitaria; una spesa fuori misura, che doveva essere messa a freno da un serio controllo sulla gestione e sulla contabilità
delle AASSLL.
A questo proposito, mi preme sottolineare
e suggerire che con il decreto legislativo n.
163 del 12 aprile 2006 – la legge del codice
dei contratti pubblici relativi ai lavori, servizi e
forniture – all’articolo 58, intitolato “dialogo
competitivo”, si stabilisce che è possibile che
gli enti pubblici si avvalgano gratuitamente del
Atti consiliari della Regione Puglia
SEDUTA N° 65
– 13 –
RESOCONTO STENOGRAFICO
dialogo competitivo da parte di società terze,
al fine di adottare mezzi tecnici per la valutazione preventiva della gestione della spesa
pubblica, il tutto finalizzato alla riduzione della
stessa, per non incorrere in scelte affrettate ed
errate. Spero che questo sia attuato al più presto.
Noi abbiamo vinto le elezioni promettendo
ai cittadini pugliesi una sanità migliore e ora li
bastoniamo con nuove tasse a causa di un disavanzo proprio della sanità. Ricordo le dichiarazioni programmatiche nelle quali si diceva di voler adottare una nuova metodologia
della politica votata all’ascolto, al dialogo, alla
trasparenza, stabilendo una collaborazione con
gli enti locali, che avrebbero dovuto assumere
un ruolo attivo nei processi decisionali regionali, per mettere in atto strumenti, come il bilancio partecipato, per coniugare forme di democrazia attiva, ma probabilmente anche questo non si è fatto.
Firmando la relazione di accompagnamento
al bilancio di previsione 2008, l’assessore Saponaro ha giustamente dichiarato che le problematiche della spesa sanitaria sono dovute
alla persistenza di flussi di spreco, alla dissipazione di risorse pubbliche. L’assessore ha dichiarato che si rende necessario portare sempre più a emersione il sistema, rendendolo radiografabile e trasparente. Tuttavia, ci sono
delibere che non passano dalla Ragioneria e i
direttori generali agiscono in totale libertà: difatti, è stato dato loro ampio margine di discrezionalità, e alla fine hanno potuto approvare delibere senza rendersi conto se ci fosse o
meno la copertura finanziaria.
Mi preme sottolineare come nella relazione
dell’assessore al bilancio, oltre all’aumento
delle addizionali fiscali regionali, ci si auspica
– anche in questo caso a giusta ragione – normative più rigide in materia di controllo della
spesa, l’adozione di nuovi sistemi gestionali
meno lacunosi all’interno delle aziende e
l’adozione di un piano sanitario finanziariamente sostenibile.
Con delibera di Giunta regionale del 14 di-
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VIII Legislatura
27 DICEMBRE 2007
cembre si obbligano i direttori generali delle
AASSLL a ridurre i costi delle attività esternalizzate del 2%, per ciascuno degli anni 2008,
2009 e 2010, anche mediante rinegoziazione.
Si dispongono le cessazioni di rapporti di consulenza a carattere non sanitario e la riduzione
degli oneri per le consulenze sanitarie, in misura non inferiore al 10%. Si auspica, inoltre,
una riduzione delle spese sulle utenze telefoniche mediante controlli e l’adozione di una contabilità analitica per centri di costo.
Caro assessore Saponaro, questo si poteva
e si doveva fare prima, così come vi era
l’impegno di effettuare controlli puntuali, capitolo per capitolo, per evitare un’ulteriore crescita del deficit della sanità in Puglia, impegno
assunto lo scorso anno, ma che non ha portato
ad alcun risultato.
Io penso che l’impegno debba essere
dell’intera maggioranza, perché non si può assistere ad una Giunta che va avanti da sé, le
cui decisioni, giuste o sbagliate, non investono
l’intera maggioranza; una maggioranza che
spesso è stata poco ascoltata e tenuta in pochissima considerazione.
Ritengo giusto, inoltre, andare un po’ indietro nel tempo, per verificare le scelte politiche
fatte durante la costituzione della Giunta e le
scelte della classe dirigente politica nei diversi
settori. Ora è necessario dare un segnale forte
alla popolazione pugliese, riducendo fortemente i costi della politica, proponendo la riduzione dei consiglieri – a mio avviso da 70 a 50 –
prevedendo un Governo regionale formato da
eletti dal popolo pugliese e riducendo le spese
per il funzionamento del Consiglio stesso.
È ora che si comprenda che il sistema va
radicalmente cambiato. Le persone devono
cambiare; le procedure devono cambiare. Non
va imitato l’acquedotto, che disperde l’acqua
dopo averla inutilmente raccolta; non va imitato chi pensa che chi paga le tasse prima o poi
non debba dar conto del gradimento
sull’utilizzo delle somme che egli è comunque
costretto a pagare per l’altrui inefficienza.
Atti consiliari della Regione Puglia
SEDUTA N° 65
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RESOCONTO STENOGRAFICO
Se nessuno, per piaggeria o compiacenza,
mette in piedi una sana gestione e sani controlli, il voto ci vedrà soccombenti, perché noi
possiamo chiedere i soldi, ma dobbiamo rendere conto del loro giusto e parsimonioso utilizzo. Su queste considerazioni, se non ci saranno risposte chiare, il mio voto personale sarà un voto di astensione.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere De Santis. Ne ha facoltà.
DE SANTIS. Signor Presidente, la relazione del collega Potì è stata abbastanza chiara e
abbastanza circostanziata. Tuttavia, essa fa rimando anche alla relazione che l’assessore Saponaro ha premesso all’articolato. Pertanto, il
mio intervento si svolgerà su ambedue i documenti, in modo da fornire una rappresentazione chiara della posizione dei Comunisti italiani rispetto a questo bilancio.
Il collega Potì ha affermato che il deficit
sanitario è stimato intorno ai 200 milioni di euro. L’assessore Saponaro nella sua relazione ci
dice, invece, che esso difficilmente sarà inferiore a 200-230 milioni, ai quali va aggiunto il
deficit contabile ancora da ripianare per il
2005 e pregressi, ammontante a 181 milioni
circa.
Il collega Potì ascrive la situazione a conseguenze di misure utili alla collettività, che ha
citato nella sua relazione: la messa a norma di
ospedali, l’apertura di nuovi reparti, l’avvio
dei piani di prevenzione, l’apertura dei nuovi
ambulatori e così via.
L’assessore Saponaro, invece, nella sua relazione non lo dice esplicitamente, ma ascrive
quello che è accaduto ad una gestione sostanzialmente non oculata della materia, in special
modo delle materia sanitaria. Inoltre,
l’assessore fa riferimento ai costi della politica
come elemento da correggere.
Io devo ringraziare in premessa l’assessore
Saponaro, perché nella sua relazione trovo elementi molto utili e anche molto sinceri ri-
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VIII Legislatura
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spetto al lavoro del Governo regionale e del
Consiglio regionale – ne parlerò a breve – e
anticipo che l’unico elemento che mi vede in
dissenso con la sua relazione è proprio quello
dei costi della politica.
Noi dobbiamo evitare di accompagnare un
certo qualunquismo che dilaga nel Paese – o
“grillismo”, come lo si vuole chiamare – che
ascrive tutte le sciagure che stanno accadendo
ai costi cosiddetti della politica. Io credo che
essi vadano rivisti – lo voglio dire molto chiaramente al Presidente Pepe e ai colleghi che se
ne stanno occupando – se è vero, come viene
affermato, che i costi del Consiglio regionale
pugliese sono maggiori degli altri. Se, invece,
questo non è vero – come mi risulta – allora è
bene che tutti noi mettiamo da parte questo
ragionamento sui costi della politica, perché
non ci aiuta a fare chiarezza per il futuro.
Inoltre, non ho gradito, come consigliere
regionale, il tentativo, che pure è stato attuato
dal Governo, di intervenire in questa materia
dall’alto, trascurando l’autonomia che il Consiglio regionale ha nello specifico.
Ho riflettuto molto sul resto della relazione
del collega Saponaro, che voglio riprendere
nei punti più salienti; ad esempio, in merito ai
costi del personale. Vengono citati l’ARPA,
l’ARES, l’APT, i consorzi di bonifica. Tutto
questo va bene. Io mi rendo conto – ce ne
rendiamo conto tutti – dei costi che affrontano
queste infrastrutture, se così possiamo chiamarle. Ebbene, come ne veniamo fuori? C’è un
piano? Parliamone, o quanto meno – secondo
noi – avremmo dovuto parlarne prima
dell’approvazione del bilancio, trattandosi di
materia di Governo tout court.
Quanto al riferimento dell’assessore Saponaro in merito ai costi della vecchia legislazione rogatoria degli anni ‘80 (lo cito testualmente), anche in questo caso, come ne veniamo
fuori? C’è un piano? Parliamone; anzi, sarebbe
stato meglio parlarne al di fuori delle strettoie
della discussione sul bilancio.
Così, anche sui costi della gestione non e-
Atti consiliari della Regione Puglia
SEDUTA N° 65
– 15 –
RESOCONTO STENOGRAFICO
conomica dei servizi pubblici, come dice
l’assessore Saponaro, con tariffe ferme da più
di 15 anni: questo è vero ed è negativo. Sono
d’accordo con l’assessore Saponaro, ma ne
avremmo dovuto parlare prima delle strettoie
del bilancio, con provvedimenti ad hoc.
Inoltre, il riferimento macro è rivolto alle
dinamiche preoccupanti della spesa sanitaria.
In realtà, lo ricordava il collega Potì,
l’assessore Tedesco vanta l’inaugurazione di
nuove attività territoriali e di nuovi servizi,
l’apertura di nuovi reparti ospedalieri e la riattivazione di altri reparti.
Tuttavia – se non sbaglio – ciò è avvenuto
in assenza di un piano sanitario ospedaliero
che consentisse una valutazione complessiva
degli interventi da realizzare. Sicché, dal nostro punto di vista, è lecito temere, innanzitutto, che siamo in presenza di interventi a pioggia, frutto di sollecitazioni di vario tipo, non
sempre riconducibili a esigenze reali; in secondo luogo, che in un contesto del genere finiscano col verificarsi sprechi, duplicazioni e
spinte localistiche; in terzo luogo, che il piano
sanitario in preparazione rischi di essere una
presa d’atto di decisioni già prese e di fatti già
avvenuti.
Tuttavia, cari colleghi, la percezione diffusa
della qualità del sistema sanitario pugliese resta negativa nei cittadini pugliesi. Possiamo
sostenere che la sanità va bene e che l’unico
problema che abbiamo è che non sappiamo
comunicare? A noi non sembra proprio. La
percezione diffusa, invece, è che sul piano della sanità, in due anni e mezzo di Governo, non
sia cambiato granché.
L’assessore Saponaro fa poi riferimento
all’aggiramento del blocco delle assunzioni
mediante ricorso alle esternalizzazioni che –
come egli dice – fittiziamente spostano la spesa dalla voce “personale” alla voce “acquisti di
servizi” e, a volte, fanno addirittura aumentare
la spesa.
Ringrazio l’assessore Saponaro per questo
riferimento. In effetti, la legge regionale n. 28
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del 2000 vietò le assunzioni a tempo indeterminato nelle AASSLL, salvo alcune deroghe
particolari. Il risultato è stato che ogni ASL ha
fatto da sé. Alcune AASSLL hanno esternalizzato i servizi; altre hanno utilizzato il sistema
delle assunzioni temporanee dal collocamento,
dando poi la possibilità ai disoccupati di attingere all’indennità di disoccupazione; altre ancora hanno impiegato addirittura lavoratori
socialmente utili. È il caso degli ospedali di
Barletta e di Manfredonia.
La legge regionale n. 28 del 2000, a nostro
giudizio, è un esempio classico di quel corto
circuito negativo che è fatto di privatizzazione, precarizzazione del personale e, paradossalmente, maggiori costi per la collettività. Il
centrodestra su questo ha materia di riflessione
per conto suo e l’assessore Saponaro ha fatto
bene a sottolineare che è andata davvero così,
perché, come dirò fra poco, le esternalizzazioni hanno prodotto, invece che minori, maggiori costi sulla sanità.
Lo stesso dicasi per il piano di riordino della scorsa legislatura che, come dice l’assessore
Saponaro, non ha fatto diminuire né la spesa
ospedaliera, né il tasso di ospedalizzazione che
è passato dai 206 ricoveri per mille abitanti del
2003, ai 215 ricoveri per mille abitanti del
2006. Anche su questo il centrodestra ha materia di riflessione. Sono cifre nude e crude,
che non hanno bisogno di un commento.
Si fa, poi, riferimento ai costi crescenti per
l’assistenza ospedaliera tramite le strutture
private ed ecclesiastiche, più 77 milioni di euro; altro clamoroso esempio – a nostro avviso
– di incoraggiamento alla privatizzazione,
quando invece la sanità pubblica dovrebbe essere in cima ai nostri pensieri.
Viene citato l’aumento del 20%, rispetto alle tariffe nazionali, delle tariffe dei laboratori
di analisi, più 20 milioni che gravano sul bilancio; altro clamoroso esempio di incoraggiamento alla privatizzazione, quando invece dovrebbe essere la sanità pubblica in cima ai nostri pensieri.
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RESOCONTO STENOGRAFICO
Inoltre, si parla dell’aumento del 21% dei
costi dei presidi chirurgici e dei materiali sanitari, altri 19 milioni di euro. I controlli, sono
stati fatti? Se sì, con quale esito? Se no, con
quale esito?
Ancora: aumento del 12% dei materiali protesici e per emodialisi, altri 9 milioni. I controlli?
Inoltre, aumento del 6% dei costi per
l’assistenza riabilitativa, altri 12 milioni. E i
controlli?
Aumento del 12% dei costi dei servizi non
sanitari (pulizia, mense, eccetera; i famosi servizi esternalizzati); più 30 milioni. Ecco
l’effetto delle esternalizzazioni. Anche qui, i
controlli?
Si tratta di aumenti in percentuale che non
hanno nulla a che vedere con gli aumenti
dell’inflazione, ma sono, in alcuni casi, 10-20
volte di più dell’aumento dell’inflazione.
Infine, aumento del 30% dei costi di noleggio di tecnologia sanitaria, 4 milioni in più.
Secondo i miei conti, siamo già a 171 milioni in più di una spesa che, come si vede, non
ha controllo, perché si basa su provvedimenti
che vanno da sé e si autoalimentano. Di qui, la
nostra preoccupazione. Tutto questo, infatti,
non avviene in maniera indolore per la Puglia.
Noi siamo costretti ad apportare in bilancio
tagli al sistema integrato dei servizi sociali; tagli al diritto allo studio, al 50%; tagli al sistema integrato dei trasporti e aumento
dell’IRPEF, a partire dallo scaglione 28-33 mila euro che grava essenzialmente sul lavoro
dipendente; aumento delle accise sulla benzina
che, come tutte le imposte indirette, gravano
ugualmente sui poveri e sui meno poveri.
Tutto questo – e concludo – poteva anche
andare bene, ma la verità è che non si intravedono nell’articolato misure serie di contenimento della spesa, misure serie per fare in modo che negli anni prossimi non si verifichino le
stesse situazioni, che ho solo elencato e che
l’assessore Saponaro ricordava. Pertanto, è
lecito temere che il quadro non cambierà
sostanzialmente nel 2008.
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Una domanda per tutte: sta per scadere il
mandato dei vertici delle AASSLL; si approfitterà per cambiare registro anteponendo la
competenza all’appartenenza?
L’unico invito è che vi sia fra gli assessori
una reale integrazione. Noi abbiamo la sensazione che non ci sia il sufficiente coordinamento e vorremmo che il Presidente se ne faccia
carico. In assenza di una linea unitaria, anche
le idee più lodevoli perdono efficacia.
Vorrei riportare un esempio minore, visto che nei nostri lavori la scuola e il diritto allo studio spesso non hanno il peso
che meritano.
Il 20 dicembre è scaduto un bando, emanato dall’Assessorato ai trasporti, che invitava le
scuole a presentare progetti per l’educazione
stradale.
Se non fosse stato per una telefonata che
mi sono premurato di fare all’ufficio scolastico regionale, di quel bando non avrebbe
saputo nulla nessuno, nemmeno l’assessore
al diritto allo studio, che siede tra i banchi
del Governo.
Ebbene, non è possibile che la mano sinistra
non sappia quello che fa la destra e, soprattutto, non è possibile che il lavoro del Governo
non sia inquadrato in un unicum metodologico.
Voglio anticipare che daremo a questo bilancio un voto positivo di responsabilità e lo
motiveremo. Ad ogni modo, l’invito pressante
che vogliamo rivolgere al Presidente Vendola
è quello di mettere in campo misure visibili di
discontinuità rispetto al passato. Questo è il
terzo bilancio preventivo che approviamo; ce
ne restano soltanto due e abbiamo moltissimo
da fare per consegnare ai pugliesi una Puglia
visibilmente migliore di quella che abbiamo
trovato.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Palese. Ne ha facoltà.
PALESE. Signor Presidente, durante la discussione generale del bilancio di previsione
Atti consiliari della Regione Puglia
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RESOCONTO STENOGRAFICO
del 2007 – il resoconto può essere consultato
–, nel corso del mio intervento evidenziai più
criticità che la finanza regionale attraversava e
che emergevano non solo dal bilancio di previsione, ma anche da una serie di considerazioni.
Il patto di stabilità interno rappresenta un
dogma e rimane il più grande principio di solidarietà nei confronti delle generazioni future.
Difatti, mantenere i livelli di spese in equilibrio
e non consegnare debiti alle generazioni future
è il più grande atto di solidarietà (riportando
una definizione di Mario Monti).
Dissi già allora che il fatto di non aver rispettato il patto di stabilità interno, per l’anno
2006, rappresentava – e sarebbe stato – un serio problema per la Regione, non solo perché
si trattava della prima volta, ma anche per
quello che poteva comportare, sia in merito
all’andamento dei livelli di spesa, in termini di
monitoraggio e controllo, sia (e soprattutto)
perché espone al rischio – situazione riscontrabile anche attualmente – l’erogazione
dell’integrazione del fondo sanitario del 2006,
nonostante sia intervenuta una correzione per i
Comuni e le Province – ma anche per le Regioni – del decreto legge n. 159 del 2007, il
decreto fiscale ultimo di accompagnamento
alla finanziaria, dove noi non sappiamo se la
nostra Regione, nonostante queste modifiche,
può usufruire di queste nuove norme.
Attenzione, parliamo dell’integrazione del
Fondo Sanitario Nazionale del 2006 che è stata distribuita, dove emerge, come competenza all’interno stesso delle AASSLL, prova
che l’articolato proposto oggi vincola
all’approvazione definitiva del CIPE
l’erogazione delle risorse.
C’è stata una grande svista. Dicemmo in
lungo e largo tutto quello che non andava
sull’andamento della spesa sanitaria; noi affermammo che per il problema della spesa sanitaria il dato principale era l’andamento della
spesa stessa sul 2007; ritenemmo che occorreva che ci fosse un monitoraggio trimestrale,
perché i flussi trimestrali vanno consegnati ai
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Ministeri dell’economia e della salute e
all’Agenzia per i servizi sanitari nazionali; tuttavia, nonostante le varie richieste, noi non
abbiamo mai avuto questi dati.
Dicemmo in maniera chiara che, se il bilancio autonomo della Regione non fosse stato
liberato da una serie di capitoli di spesa – come i consorzi di bonifica, i pozzi irrigui, ossia
queste misure che ammontano globalmente ad
oltre 40 milioni di euro –, ci sarebbero stati
problemi per fare il bilancio di previsione
2008, circostanza che si è verificata.
Dicemmo, inoltre, che se non ci fossero state inversioni di rotta sull’andamento della finanza regionale – perché la sanità è un ambito
a parte, dato che parliamo del bilancio della
Regione – noi avremmo avuto problemi serissimi per trovare le risorse delle quote di cofinanziamento per i fondi comunitari 2007-2013
e più ancora per il 5% del cofinanziamento
dell’edilizia sanitaria.
Questa considerazione di massima fu aggravata dai provvedimenti della copertura
necessaria per il disavanzo della sanità del
2006.
L’altro elemento importante è che, nonostante questa forte sofferenza del fondo sanitario regionale, nonostante questo forte disavanzo per mancanza di controllo, nonostante il
campanello d'allarme della nomina del commissario da parte del Governo Prodi, dei
provvedimenti presi in via d’urgenza rispetto a
quello che è stato tutto l’andamento, io penso
che un altro errore capitale sia stato quello di
mantenere i livelli di spesa del bilancio autonomo, che erano stati definiti con
l’assestamento del bilancio del 2005, con un
incremento di 81 milioni di euro di livello di
spesa dei vari settori, ovvero del turismo,
della cultura e quant'altro.
Attenzione, quello è stato un errore fondamentale
nell’ambito
del
contesto
dell’impostazione del bilancio della Regione
e della finanza regionale. Erroneamente,
quell’avanzo di amministrazione utilizzabile
Atti consiliari della Regione Puglia
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RESOCONTO STENOGRAFICO
per competenza e cassa – 150 milioni – è stato
considerato per determinare la correzione
dell’errore materiale all’interno del fondo sanitario 2005. Più di 81 milioni di euro, sono stati
considerati come un’entrata stabile per la Regione, ma in realtà così non era, perché era il
frutto di una serie di incroci tra le carte contabili, i residui passivi e via dicendo generati
man mano che si erano liberate risorse con le
dichiarazioni, da parte dei vari settori, che non
sussisteva più l’obbligo di spesa all’interno di
alcune partite, tanto da determinare
quell’avanzo di amministrazione utilizzabile
con competenza e cassa, che ha aumentato il
livello di spesa dei settori della Regione.
Affermai che, in mancanza di una serie di
accorgimenti, avremmo avuto seri problemi a
chiudere il bilancio 2008 a causa di questo
grave errore. Nel rendiconto del 2006, con
l’assestamento e i dati della sanità e il commissariamento, espressi riserve ancora maggiori,
perché oltre a tutto quello che si evidenziava
sul 2006, la preoccupazione forte era
sull’andamento del 2007, oltre che per le considerazioni già espresse per il bilancio di previsione del 2007, e anche – e soprattutto – per
nuovi bubboni che stanno per nascere
all’interno della Regione.
Ci sono sempre stati contenziosi, ma adesso ne emerge uno nuovo, perché dagli atti deliberativi di ratifica degli incarichi legali emerge che la Regione spesso e ben volentieri,
sempre con maggiore insistenza, viene chiamata in causa per danni da imprese, per situazioni
di graduatoria sui fondi comunitari, determine
dirigenziali e una serie di altre cose. Il bilancio
era – e continua a rimanere – stressato, anche
perché non esiste un coordinamento all’interno
dei settori di spesa.
In quella occasione, evidenziammo
l’esigenza di un maggiore coordinamento
all’interno di questi dati, tanto che abbiamo
assistito, per la prima volta, alla proposta avanzata dalla Giunta regionale di quattro variazioni al bilancio nel corso dell’esercizio fi-
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nanziario. Mai si era registrata una situazione
del genere.
Inoltre, nella relazione, l’assessore Saponaro precisa che l’azione di controllo contabile
della Ragioneria – è un male non solo di oggi
– addirittura è stata sempre ritenuta fastidiosa
e non necessaria, e questo è un dato importante. L’assessore Saponaro è testimone del fatto
che in una prima Commissione, davanti alle affermazioni di un collega della maggioranza,
rimasi impietrito in merito alla non necessità
dei controlli e al fatto che la Ragioneria dava
solo fastidio, tanto è vero che mi rifiutai di intervenire, perché mi sembrava di essere a
Scherzi a parte.
Io penso che anche l’impostazione andrebbe rivista, Presidente Vendola: o si dà autorevolezza al settore di Ragioneria ritenendo, in
base alla legge di contabilità, che non è solo un
controllo contabile, ma anche amministrativo,
di tutti i centri e i settori; oppure la Regione
dovrà affrontare una situazione ben peggiore
del dissesto finanziario del 1993.
Io penso che, al di là della battuta, non sia
lontano il collega Saccomanno quando, nel
corso di un recente convegno, ha detto che il
Presidente dell’ANCI diceva che Palese faceva
tribolare loro e invece gli attuali assessori e i
centri di spesa fanno tribolare molto
l’assessore Saponaro. Il problema è di impostazione, non di persona. L’impostazione deve
essere completamente rivista con grande immediatezza.
Soprattutto, però, è stato sempre – e continua ad essere – l’andamento della spesa sanitaria a creare preoccupazioni. Nel 2007 noi
non abbiamo avuto le verifiche trimestrali nella
Commissione, nonostante ci fosse la determinazione dei dati della Commissione istituita,
insieme alla I e alla III, nonostante i solleciti.
Signor Presidente, non lo dico per affermare – parlano gli atti – una serie di situazioni,
ma come contributo per comprendere cosa è
successo e perché ci sono alcuni dati riportati
nella relazione.
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Potrei dirle che al 31 dicembre 2005 – l’ho
detto in tutte le sedi e riporto quello che dicono altre istituzioni – nella relazione esposta il 6
aprile dal Ministro alla Commissione bilancio
della Camera, di cui riporto i dati, emerge che
i conti erano a posto; così come nella relazione
di accompagnamento tecnica del decreto legge
n. 23 del 2007 del ripiano che c’è stato in tante altre Regioni – le cosiddette “Regioni canaglia” –, in cui viene riportato dal Ministro Padoa-Schioppa, di centrosinistra, un quadro di
tutte le Regioni, in cui risulta che la Puglia al
31 dicembre 2005 ha la spesa sanitaria in equilibrio rispetto a questo dato.
Così la terza variazione al bilancio: anche
voi utilizzate una quota che non sarebbe assolutamente utilizzabile, se ci fosse stato una residuo negativo.
I vostri numeri, determinati anche
dall’assessore Tedesco, individuano una situazione di stress. D’altro canto la Corte dei conti
e la Ragioneria generale dello Stato riportano
questo dato. Ci sono, poi, le verifiche eseguite
dal Ministero dell’economia e delle finanze che
hanno fatto sì che fino al 31/12/2005 noi abbiamo preso tutte le integrazioni senza nessun
problema e senza avere problemi per la nostra
Regione.
Che cosa è successo? Noi non abbiamo dati. Le ammissioni dell’assessore Saponaro e
dell’assessore Tedesco rivelano che non ci sono stati controlli, che non c’è stato monitoraggio; non mi dilungo a ripetere queste informazioni. Purtroppo, questa situazione è
sotto gli occhi di tutti. Tra l’altro, a mio avviso, è vero che non c’era un sistema informatico a totale copertura e a totale tenuta, però
l’accorpamento delle AASSLL, avvenuto – lo
abbiamo anche denunciato – nella maniera
molto discutibile in cui è avvenuto, ovvero
senza un periodo transitorio di progetti di fattibilità, finalizzati alla fusione e all’accorpamento, ha
vanificato anche i risultati che avevamo ottenuto.
In merito alla possibilità del gioco sul bilan-
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cio economico patrimoniale, la Conferenza dei
Presidenti delle Regioni, nel condurre le trattative al tavolo di monitoraggio della spesa sanitaria, ha sempre ritenuto che le quote di
leasing, di mutui, di investimenti – pluriennali,
decennali o ventennali – fossero sterilizzate insieme a qualche altra voce. A fronte di un
commissariamento proposto per un deficit di
301 milioni di euro (disavanzo 2006), questa
sterilizzazione ha comportato un abbattimento
a 211. Da questo punto di vista, dunque, lascia indenni i conti.
Tuttavia, signor Presidente, caro assessore
Tedesco e caro assessore Saponaro, io sono
convinto che sia successo un fatto molto più
grave, perché nel contesto dei ripiani e delle
quote che ci sono state assegnate dallo Stato –
131 milioni di euro con la finanziaria del 2005
e 117 milioni di euro con la finanziaria del
2006 – sono stati trasferiti come competenza e
cassa con notevole ritardo da parte dello Stato. Le AASSLL, poi, hanno ricevuto queste
risorse come cassa dopo. Bisognerebbe fare
una verifica per valutare l’impiego che di queste risorse è stato fatto: se hanno pagato rispetto all’aumento del livello di spesa che è
stato creato con il personale, o se invece sono
andate al ripiano. Questo è un fatto dirimente
non di poco conto.
Peraltro, rilevo l’enorme ritardo con cui
vengono assegnate queste risorse. Non è possibile che vi sia la comunicazione dal Ministero
dell’economia nel febbraio 2006 per i 117 milioni di euro e che la delibera di variazione sia
fatta alla fine di novembre da parte la Giunta
regionale. Questo è un dato grave, non è un
fatto di poco conto.
L’altro problema è costituito dalle sopravvenienze passive. Tiriamole fuori se ci sono, perché
riguardano un dato che determinerà una certificazione ultimativa. Come dice l’assessore Tedesco, infatti, la determinazione mi sembra non abbastanza confortata da elementi di informazione.
Sul 2006, l’assessore Tedesco ci ha detto che il
deficit era stato provocato dalla spesa farmaceu-
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tica e dalla mobilità passiva. Bisognava controllare questo dato. Ero convinto della spesa farmaceutica dove ci sono dei risultati positivi, senza
dubbio, ma non siamo all’optimum, perché bisogna capire quanto risparmio effettivamente producano le quote del PHT rispetto a quello stimato. Anche in questo caso, si riscontra una mancanza di controllo, perché ci sono farmaci che
vengono acquistati con un turnover molto rapido
e che vanno in scadenza. Alla fine vorremmo approfondire anche questo aspetto.
Dalle dichiarazioni e dalle relazioni degli
assessori Tedesco e Saponaro emerge che il
sistema è fuori controllo. Signor Presidente,
lei ha affermato che la democrazia era stata
portata all’interno delle AASSLL – personalmente ho sempre detto di essere pienamente
d’accordo con la democrazia all’interno del
sistema, ci mancherebbe! – ma che il sistema,
però, non era pronto e lo ha recepito, e continua a recepirlo, in maniera errata. Questa è la
ragione della gravità della situazione, ossia il
fatto che questo principio di democrazia viene
sposato e fatto proprio come anarchia, in base
alla quale ognuno può fare quello che vuole e
determina una serie di situazioni.
Vi è, inoltre, un pressappochismo; l’hanno
detto i due rappresentanti della maggioranza,
ma è evidenziato dai fatti: per quanto riguarda
l’adozione degli atti e da parte della Giunta
regionale persino gli avvisi per i direttori generali sono stati sbagliati. Difatti, avete dovuto
fare una rettifica, avete dovuto fare due delibere, perché la prima era errata rispetto alla
seconda.
Noi abbiamo ammonito in tutti i sensi che
leggi regionali come la n. 25 e la n. 26 erano
senza adeguata copertura; abbiamo tenuto
bloccato il Consiglio per due ore a discutere
sulle pregiudiziali. Io vi dico che è una “grazia
del Padre eterno” se alcune disposizioni di
quelle leggi ancora non sono attuate, perché
sono esplosive dal punto di vista della spesa.
Si è determinata la norma sulle autorizzazioni che noi facemmo, Presidente De Santis,
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con la legge n. 28 del 27 dicembre 2000: se lei
va a vedere l’attivazione di contratti di
esternalizzazione rispetto alla legge n. 28, si
accorgerà che quest’ultima non ha aumentato
l’esternalizzazione nella nostra Regione, ma ha
messo un freno, in quanto bloccò una serie di
acquisizione di beni e servizi. Le esternalizzazioni sono partite in data antecedente: sono
state fatte proroghe a partire dal 2000 rispetto
a quella situazione.
Ripeto che non sto esponendo una mia opinione, ma sto facendo riferimento ad atti concreti. Posso anche sbagliare, ma solo in riferimento a qualche data. In relazione a questi dati, sulla norma delle autorizzazioni pari o superiori a 500 mila euro, si è detto che mancava la
struttura di controllo. Signor Presidente, le regalo la delibera n. 280 del 2001, in quanto le
agevolerà anche l’attuazione di quello che avete proposto: non è stata mai revocata.
Non è vero che non era possibile farlo: noi
l’abbiamo fatto ed era stato definito tutto con
il gruppo di lavoro. Inoltre, non è vero neanche quello che afferma oggi il dottor Portaruli:
non esiste norma all’interno dell’ordinamento
regionale che ha impedito l’acquisizione di
tecnologia, né prima né oggi. C’era, invece,
una norma che stabiliva che l’autorizzazione
da parte della Giunta regionale era tenuta a
partire dalla legge n. 28, ma non ne arrivò nessuna, salvo quella dell’acceleratore lineare di
Taranto, dove fu realizzato il piano di tutti
gli acceleratori lineari, degli angiografi di
Lecce, azioni che noi abbiamo vagliato e attuato.
In merito agli accorpamenti, non c’è stato,
signor Presidente, solo un problema di informatizzazione o problemi relativi al fatto che
quei controlli sono stati stressati e messi in discussione. Io, semplicemente, ritengo grave
che il Consiglio regionale, a tutt’oggi, su proposta del Governo regionale, non affronti uno
dei problemi fondamentali all’interno del sistema sanitario.
Il sistema delle 12 AASSLL insieme alle a-
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RESOCONTO STENOGRAFICO
ziende ad alta specialità – prima erano 6, mentre adesso sono 2, ossia quelle universitarie –
reggeva su un impianto normativo e organizzativo-funzionale rappresentato dalle leggi n.
36 e n. 38 del 1994. Non si può procedere
all’accorpamento delle AASSLL solo con
qualche piccolo intervento; occorre cambiare
l’impianto, perché così non funziona.
Lei conosce perfettamente il sistema delle
AASSLL: chiudono gli uffici alle ore 14 di
ogni venerdì, salvo le reperibilità anche di
quelle territoriali; dopodiché accade di tutto
all’interno del sistema. I direttori generali e
amministrativi e tutti i dirigenti il lunedì recepiscono dalla periferia tutto quello che accade
– ambulanze che non funzionano, infermieri
che mancano – e, se riescono, impiegano tre
giorni per apprendere tutto; organizzano qualche riunione di giovedì e venerdì, e in questo
modo si arriva alla fine della settimana. Non
funziona. Non ci può essere né efficacia, né
efficienza.
Tanti allarmi sono stati segnalati, tra cui
anche quello della Corte dei conti.
Quest’ultima l’anno scorso evidenziò una serie
di pericoli dati dalle norme contraddittorie.
Il problema è dove sono stati spesi i fondi.
L’assessore Tedesco tira fuori l’attivazione di
una serie di servizi, ma il problema non è quello. Noi lo abbiamo detto quale era il problema.
Bisognava
partire
dalle
affermazioni
dell’assessore Tedesco quando diceva che il
deficit era e continua ad essere sulla mobilità
passiva. Dicemmo pure che saremmo stati i
primi a dirvi: «bravi», sotto il palazzo della
Regione, se i servizi attivati fossero stati quelli
di rianimazione, di potenziamento del 118, di
abbattimento delle liste di attesa. A fronte di
questo – lo dico per conoscenza diretta – abbiamo l’inaugurazione della rianimazione di
Gallipoli, di Scorrano che sono ferme, non attivate e, invece, per altri motivi teniamo Nardò, Mesagne, San Pietro Vernotico, Fasano.
Signor Presidente, salvo che per casi eccezionali di persone che non si trovano in loco,
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nessuno va a Milano per partorire; nessun
bambino in età pediatrica va a curarsi la bronchite fuori. Questi servizi non occorrono. Occorre il resto per determinare la possibilità
dell’allentamento, dell’abbattimento della mobilità passiva, che è un altro problema, insieme
al sotto finanziamento del fondo sanitario, di
cui adesso dirò.
Ho sentito in televisione parlare delle topaie. Signor Presidente, se c’erano, continuano ad esserci. Questo è il dramma. Oggi abbiamo avuto notizia del fatto che mancano anche le coperte all’ospedale Vito Fazzi.
Non possiamo andare avanti coprendoci gli
occhi o facendo solo quello che a noi piace.
Do atto all’ex assessore Saccomanno che condusse un battaglia campale. Fu il collega Saccomanno a proporre, all’interno della Giunta
regionale dell’epoca, di andare fino al ricorso
straordinario al Presidente della Repubblica,
contro quei criteri e contro il comma 34
dell’articolo 1 della legge n. 662/1996 BindiProdi.
Tuttavia, che cosa è successo? Per quello
che riguarda l’integrazione, quando noi siamo
stati con il Governo Berlusconi, le Regioni intere hanno fatto la lotta per integrare prima di
2 miliardi, poi di 1 miliardo di euro e poi siamo andati al riparto e abbiamo preso i 131 e i
117 milioni di euro.
Oltre a questo, l’articolo 51 della legge n.
326 del 2003 – ecco perché, collega Potì, ricordavo questa legge – indica che ci sono 350
milioni di euro proprio per determinare quote
aggiuntive rispetto alle Regioni delle aree sotto utilizzate, se queste raggiungono un equilibrio di bilancio, risultato che noi abbiamo ottenuto. Ebbene, è successo che sulla legge n.
326, contrariamente a quello che dice la norma, avete dato l’intesa a livello nazionale per
prendere solo 57 milioni di euro. Noi avremmo dovuto prenderne molti di più, signor
Presidente, e forse non avremmo avuto tanti
problemi.
Abbiamo, oggi, il Governo Prodi che, a dif-
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RESOCONTO STENOGRAFICO
ferenza di Berlusconi, stanzia e deroga prima 4
miliardi di euro, poi 9 miliardi di euro per il disavanzo e che con il decreto fiscale, che ha distribuito i soldi, interviene per ripianare il Gaslini, per ripianare il Mauriziano con somme
enormi (1,2 miliardi di euro). Bisogna farsi
sentire di più, perché noi non prendiamo un
euro, signor Presidente.
Io allora le dissi che le possibilità erano: o
come diceva il Presidente Formigoni per le
Regioni virtuose che avevano al 31/12/2005 i
conti in regola, come risultava la nostra situazione all'epoca, si determinava di staccare il
10% e di dividerlo in queste Regioni; oppure,
se non fosse stato possibile questo – questa
era la nostra proposta, sacrosanta, a cui non si
poteva dire di no –, quella di stabilire che almeno un 10% o un 5% doveva essere staccato
per le Regioni che avevano i conti a posto al
31/12/2005 e che erano sotto la media di trasferimento. Questa sarebbe stata la battaglia.
Inoltre,
quando
abbiamo
discusso
l’assestamento, suggerimmo, nel caso in cui
non ci fossero venuti incontro rispetto a questo dato, di fare ricorso alla Corte costituzionale. Lei, signor Presidente, non so se ha fatto
la prima parte, ma sicuramente non ha provveduto al ricorso alla Corte costituzionale, per
rispetto dell’articolo 3 della Costituzione: ci
ha pensato il Presidente Formigoni, ma non la
nostra Regione.
L’altro grave aspetto, signor Presidente, è
che non si può dire che il fondo sanitario nazionale è sottodimensionato, quando poi
l’intesa sul 2008, come quota d’accesso, ci
vede scendere dal 6,77% al 6,73%: è impossibile.
La Conferenza Stato-Regioni ha determinato che noi oggi abbiamo un accesso inferiore
rispetto a quello del 2006. All’epoca, quando
qualcuno suggerì che sarebbe stato necessario
interessare l’onorevole D’Alema, precisai che
ero d’accordo, ma che bisognava raccontargli
per bene la verità, perché se non viene cambiato il comma 34 dell’articolo 1 della legge n.
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662, sicuramente non sarà possibile determinare questo dato. Difatti, signor Presidente, anche lei sa bene che il clima della Conferenza è
tale per cui se una Regione partecipa e si distrae, le altre Regioni la feriscono; ma se una
Regione si assenta, la ammazzano. Piaccia o
non piaccia, la situazione è questa.
A questo punto, riprendiamo quanto è stato
detto. Il collega Maniglio afferma che anche
noi abbiamo determinato l’IRPEF allo 0,50%.
Attenzione: noi l’abbiamo determinato in un
certo momento storico, perché fino ad allora
c’erano i ripiani. In seguito, i ripiani non ci furono più, perché ci fu l’accordo, oltre a queste
misure che noi determinammo in base alla legge n. 405 del 2001, che prevedeva, tra l’altro,
i ticket sui farmaci per legge, fino a un massimo dello 0,50 all’IRPEF. Non si prendevano
altre soluzioni.
Tuttavia, noi all’epoca mettemmo 100 miliardi di vecchie lire dal bilancio autonomo e
ottenemmo 476 miliardi di vecchie lire dal
Governo per poterli ripianare. Non mi sembra
che queste azioni siano alla vostra portata o
che voi abbiate percorso questa strada. Il ticket fu stabilito, all’epoca, non certamente per
fare cassa – questo non ha mai avuto tale funzione – ma solo per utilizzarlo come deterrente rispetto ai consumi.
Signor Presidente, noi abbiamo consegnato
a lei, al suo Governo, alla sua maggioranza e
alla Puglia una Regione forte, una regione
credibile, seppur con le sue pecche: le abbiamo
consegnato una Regione con le tasse più basse
d’Italia, e con un patrimonio enorme e completamente indenne. Invece, adesso stiamo assistendo al fatto che IRAP, IRPEF, accise sulla benzina, gas, discariche e un sistema fuori
controllo mettono a repentaglio non solo la
credibilità finanziaria, ma anche – e di questo
dovremmo essere preoccupati tutti, rispetto al
quadro generale – la classificazione del rating
stesso della Regione.
Non possiamo dire che le tasse sono brutte
o belle, per carità! È una discussione che de-
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RESOCONTO STENOGRAFICO
termina una serie di situazioni. Noi pensiamo
che una delle operazioni fondamentali sia stato
il 12% in più del livello di spesa, che è stato
mantenuto dopo l’assestamento del 2005. Nel
merito del bilancio, signor Presidente, ho visto
che si è tornati, in una misura anche maggiore,
a certi livelli di spesa, perché il bilancio autonomo della Regione consegna livelli di spesa
inferiori rispetto al 2005.
Dopo l’impennata del 12% in più, con gli
81 milioni di euro utilizzati dall’avanzo di
Amministrazione, c’è stato il cosiddetto taglio
in cui ci sono alcune voci che per legge non
possono essere assolutamente compresse, rispetto a una serie di situazioni. Ci sono, infatti, leggi della Regione che non consentono,
nella maniera più assoluta, di determinare un
aspetto molto più importante, che riguarda le
obbligazioni. Alcuni settori possono essere ridotti, altri non penso.
Noi abbiamo, dunque, un problema molto
serio. L’assessore Saponaro dice che la determinazione che si è venuta a creare consente o
consentirà, con l’assestamento di bilancio e la
variazione che attueremo ad aprile, di ripristinare i capitoli. Ebbene, sappiamo già che non
è così, perché ancora non abbiamo la cifra esatta da ripianare della sanità; sappiamo perfettamente che la quota di cofinanziamento dei
fondi comunitari non può rimanere a 10 milioni di euro, ma bisogna trovare il 15%; sappiamo perfettamente che se si vuole fare qualsiasi
tipo di investimento, a qualsiasi titolo, con
l’articolo 20, bisogna mettere il 5%. Vi sono,
poi, i diritti soggettivi dell'antiracket, così come c’è una serie di situazioni che riguardano il
diritto allo studio, che riguardano i servizi sociali, che riguardano i trapiantati, la prima dote,
tutti settori che sono stati falcidiati.
Penso che la determinazione sia un fatto –
su questo presenteremo degli emendamenti –
aggravato anche da qualche debito fuori bilancio, perché i 12 milioni e mezzo di euro impegnati e non trasferiti sul servizio di integrazione scolastica (legge 16 del 1987 sul bilancio
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del 2006) non sono ancora stati ricevuti dalle
AASSLL, così come non abbiamo notizia degli 887 mila euro alla SMA.
Non vediamo segnali seri, ma di questo, per
quanto riguarda il mio Gruppo, ci faremo carico e non mancheremo di richiedere misure serie di contenimento della spesa. Non abbiamo
un sistema sotto controllo; non abbiamo – e
parlo della spesa sanitaria – un sistema che
recepisce.
Signor Presidente, le dico francamente che
quando leggeranno quelle norme, non i direttori generali, ma gli apparati si faranno una serie di risate, si leccheranno i baffi e continueranno a fare e sfare quello che registriamo ogni giorno. Sono deboli e inefficaci le misure
che proponete.
Qui ci sono un problema generale e uno
contabile. Qualsiasi norma nazionale, regionale
anche a livello di direzione generale, che viene
varata all’interno del sistema sanitario non
produce effetti subito. Noi, quindi, nonostante
le proposte siano all’acqua di rose, non possiamo pensare di recuperare 80 milioni di euro. Secondo me, non se ne ricavano neanche
otto. Detto questo, ammesso e non concesso
che siano otto, dette risorse non saranno recuperate prima del 30 giugno. Quindi noi fino al
30 giugno, se siamo fortunati manterremo lo
stesso livello di spesa, con un disavanzo di almeno 200 milioni di euro.
Noi porteremo le nostre solite proposte che
non sono state mai recepite: le gare al massimo
ribasso, i comitati di sorveglianza, i concorsi. Le
azioni di controllo e le sanzioni sono assenti.
Noi avremo sicuramente problemi nel 2008.
Noi non saremmo mai arrivati a questo punto,
signor Presidente; di questo sono certo.
Al di là degli emendamenti che presenteremo, è da tener presente che, contrariamente a
quello che si dice, l’opposizione – e in particolare mi riferisco chiaramente al mio Gruppo –
non ha mai fatto demagogia, né tanto meno
siamo stati o continueremo ad essere per la
politica denigratoria del tanto peggio, tanto
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RESOCONTO STENOGRAFICO
meglio. Noi abbiamo fatto le proposte e continueremo a farle.
Per il bene della Puglia, vi suggeriamo in
Conferenza Stato-Regioni – poiché è in quella
sede che si gioca una partita decisiva – di non
continuare a fare gli agnelli in un branco di lupi. Al Governo, signor Presidente, bisogna andare a muso duro di qualsiasi colore e penso che
i problemi arriveranno con l’assestamento, perché avremo la cifra reale della sanità. Inoltre,
non sappiamo che fine faranno i 60 milioni di
euro dell’alienazione dei beni delle AASSLL
rispetto all’accertamento di entrata e i livelli di
spesa, che poco fa richiamavo, dovranno essere ripristinati.
Io non immagino che possa scendere di 6
milioni di euro il contributo al diritto allo studio, che possa scendere di 3 milioni di euro il
trasferimento all’EDISU, che le borse di studio possano essere dimezzate. Così come per i
trapiantati, per i quali è previsto 1 milione 600
mila euro come spese di rimborso.
Io mi auguro che la ricontrattazione dei
mutui, che l’assessore Saponaro ha descritto
all’interno della discussione delle Commissioni, possa raggiungere dei risultati positivi. Io
sono per perseguire questa strada. Tuttavia,
saranno risorse importanti, ma non sufficienti
ad affrontare l’intera situazione.
Assessore Saponaro, bisognerebbe fare una
ricognizione, dove lei forse può trovare risorse. Tale ricognizione va svolta all’interno delle
Tesorerie delle AASSLL dove non sappiamo
quante somme ancora risultano pignorate e
non svincolate, di debiti che sono stati onorati,
rispetto alle transazioni fatte dall’ARES a suo
tempo, rispetto a una serie di partite che sono
state pagate. Anche per motivi innocenti e fisiologici, come l’aver cambiato il direttore della Ragioneria della ASL, che, ad esempio, è
andato in pensione, o l’aver cambiato il direttore generale, ebbene come memoria storica
bisogna procedere a questa ricognizione: io
sono sicuro che troverà delle risorse.
Allo stesso modo, va svolta la ricognizione
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all’interno del bilancio della Regione rispetto
alle entrate. Difatti, noi abbiamo portato avanti
la battaglia sacrosanta contro il decreto legislativo n. 56 del 2000; si trattava comunque di
una disposizione dello Stato e, dunque, noi ci
siamo attenuti al rispetto profondo di quella
norma, calcolando anche le diminuzioni folli
che, seppur tali, abbiamo rispettato.
Adesso, con l’accordo di Santa Trada, e
soprattutto con il decreto legge n. 223, composto da un unico articolo, che richiama, oltre
al 2002, il 2003, il 2004, il 2005 e il 2006,
grazie all’azione di contrasto che fu portata
avanti fino all’inverosimile dall’allora Presidente Fitto, la determinazione di quello ha
portato al recupero delle risorse. La Puglia,
infatti, perlomeno fino al bilancio al 31 dicembre 2005, non perse la cifra di circa 90 milioni
di euro, anche se non era esattamente quello
l’importo, ma nettamente inferiore, in base a
quanto registrato con l’accordo di Santa Trada.
Anche lì lei, assessore, può trovare delle risorse. Anche rispetto alla ricognizione definitiva della tanto contestata norma che assegnava le risorse agli oratori lei può trovare risorse
rispetto a questo dato.
Io penso che davanti a una situazione di
questo genere sia necessario affrontare un
problema grande, immenso: è consentito,
all’interno del bilancio della Regione, continuare ad assistere, così come fa lo Stato, alle
risorse che noi impegniamo anno per anno per
pagare la rata del consolidamento del debito
del dissesto finanziario? Io ritengo che vada
percorsa una strada alternativa, perché non è
possibile assistere per anni a tale situazione,
senza prendere il toro per le corna. In merito a
questo debito pubblico della Regione – perché
è di questo che si tratta – dobbiamo decidere
se portarlo avanti, provvedendo alle ricontrattazioni e alle azioni che conosciamo, oppure
stabilire se la Regione è nelle condizioni di estinguere tutto.
Davanti a questa situazione quadro, sia per
le tasse, sia per questo problema generale, noi
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RESOCONTO STENOGRAFICO
abbiamo una capitale enorme che va studiato
con ponderazione. Certo, io non ho le qualità
professionali che occorrono in questo campo,
per capire se e quando è conveniente intervenire in questo modo. Mi riferisco alla necessità
di fare cassa, in questa maniera – in aggiunta a
quanto ho già detto – in considerazione delle
50 sedi, del recupero delle risorse, della tesoreria e della ricognizione, ma anche per privatizzare AQP, aeroporti, Terme di Santa Cesarea, Pastis, Tecnopolis, tutto l’alto patrimonio
dell’ex ERSAP, non come fatto sporadico, ma
come fatto strutturale. Questo è un problema
che noi non possiamo più eludere; possiamo
dire sì o no, ma non possiamo più eluderlo. È
troppo importante per la Puglia. Ognuno si assuma le proprie responsabilità.
Signor Presidente, davanti a questa situazione nuova, lei sa perfettamente quanto io ho
insistito con tutta l’intera Giunta e maggioranza dell’altra legislatura per realizzare una sede
unica della Regione, e non ripeto quanto sia
fondamentale e di capitale importanza questa
riforma, questa realizzazione per la Regione e
per l’ente, ma anche per il sistema Puglia.
Tuttavia, davanti alla situazione odierna, io
avrei seguito un’altra strada rispetto a questa
impostazione. Io – ecco perché dico che noi le
proposte le facciamo e abbiamo il coraggio di
farle – avrei agito soprattutto rispetto alla
quota di cofinanziamento da realizzare. Infatti,
è stato acceso un mutuo con la Cassa depositi
e prestiti con vincolo di destinazione. Io avrei
avanzato la richiesta – tanto più che c’è Viesti
– di ipotizzare un percorso di diverso, mirato a
recuperare quelle risorse, quasi 69 milioni di
euro.
Per la realizzazione della sede regionale,
poi, mi sarei fatto mandare le delibere dal Presidente Vasco Errani e avrei copiato quello
che hanno fatto in Emilia-Romagna. Infatti,
attraverso un leasing di vent'anni hanno risolto
tutto. Noi siamo in emergenza oggi!
Oggi siamo in emergenza sia di cassa, sia di
competenza, non siamo in una situazione nor-
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male. Potevamo chiedere la devoluzione di 69
milioni di euro e riportare queste risorse sulle
quote di cofinanziamento per investimenti,
perché il Titolo V dà questa possibilità. In merito alla sede della Regione, poi, io non sarei
andato con la delibera che avete assunto l’altro
giorno per appaltare la ristrutturazione
dell’edificio degli assessorati del centro direzionale, ma avrei ipotizzato la possibilità di realizzarla immediatamente. Lo hanno fatto le
altre Regioni, l’avremmo potuto fare anche
noi.
È ineludibile: dobbiamo liberare risorse.
C’è chi fa il mestiere di distribuire e vendere
l'acqua. Siamo l’unica Regione al mondo,
l’unico ente pubblico al mondo a gestire in via
diretta i pozzi irrigui. Doveva essere un caso
eccezionale, perché i consorzi di bonifica con
le tesorerie, con i pignoramenti non potevano
concederla e gli agricoltori ne avevano bisogno. Doveva essere solo una soluzione temporanea. Questa situazione va risolta. Si parli
con l’acquedotto che è della Regione; si parli
con l’ente irrigazione, si parli con chi si deve
parlare, ma noi non possiamo tirare fuori 12
milioni di euro – questa è la cifra stabilita per
quest’anno – che tra l’altro sono sottodimensionati e dovremmo stanziarne altri.
Signor Presidente, sul problema dei Consorzi di bonifica, cerchiamo di non commettere lo stesso errore dei Consorzi ASI. Voi, infatti, avete commesso un errore, nonostante io
vi dissi che la nostra norma aveva avuto dei
problemi e vi avvertii che se l’aveste approvata in quella maniera avreste avuto gli stessi
problemi.
Se va introdotta la riforma, vanno create
nuove gestioni. Va trovato uno strumento per
attuare le gestioni liquidatorie. Solo creando
gestioni nuove noi saremo nelle condizioni di
risolvere un problema che fino a 31/12/2005
non è stato risolto, dato che non è stata inserita una posta in entrata, perché, secondo l'articolo 16 della legge numero di 54 del 1980 dei
Consorzi di bonifica, è stata considerata come
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un contributo per lo sviluppo e per la manutenzione dei Consorzi di bonifica.
Per quanto riguarda il 2006 e 2007, occorre
necessariamente che si intervenga per il recupero di quelle somme. Noi dobbiamo liberarci
di questi dati. Abbiamo già formalizzato questo emendamento insieme al collega Marmo.
Altri ne saranno formalizzati, ma questo lo abbiamo già formalizzato e anche in quel caso si
determinerà questo aspetto e questo dato.
Signor Presidente, le dico pure che a Roma
va aperto un tavolo Puglia come sono stati aperti il tavolo Lombardia, il tavolo Sardegna, il
tavolo Sicilia, a suo tempo. Le partite decisive
si giocano all'interno del Consiglio regionale,
ma si determinano in quella sede.
Signor Presidente, mi avvio alla conclusione. Poi con gli emendamenti che presenteremo
e durante la discussione avremo modo di chiarire in maniera più articolata. Lei si è presentato ai pugliesi, e qui in Consiglio, con la promessa di una Puglia migliore. Dopo quasi tre
anni del suo governo, non solo, Presidente,
non c’è una Puglia migliore, ma c’è la certezza
che il sistema Regione Puglia è in serie difficoltà.
La fase è delicata per la nostra Regione: solo chi non si rende conto non comprende
quanto lo sia. Si deve avere un’inversione di
rotta immediata. Noi abbiamo già realizzato
un primo miracolo con tutti i pugliesi, con tutti
quelli che si sono succeduti nel Governo, in
questo Consiglio, dal 1993 in poi, rispetto al
dissesto finanziario di questa Regione, che ha
danneggiato, e continua a danneggiare, intere
generazioni. Se si continua così, però, signor
Presidente, ci addentreremo in un sentiero forse anche peggiore di quello precedente e per
chiunque sarà impossibile affrontarlo.
Anche noi, come opposizione, sentiamo il
dovere di fare la nostra parte, ma a lei, signor
Presidente, che ha fatto dell’ascolto il suo credo, chiediamo, per il bene della Puglia, di ascoltarci e di porre attenzione ai nostri
controlli, alle nostre interrogazioni, ai nostri
allarmi, alle proposte che avanzeremo presen-
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tando gli emendamenti all’interno di questo
Consiglio.
Noi vorremmo che fosse possibile porre veramente fine alla demagogia, perché oggi la
Puglia non ne ha bisogno.
È stato detto che le tasse – ed è
un’affermazione grave – rappresentano un
contributo di solidarietà. Dalle consultazioni è
emerso, purtroppo – nonostante non servisse
una prova – un solo grido: le tasse sono un
contributo all’impoverimento. È stato determinato da studi accreditati e neutri che il PIL
scenderà al -0,2 -0,3, in seguito a queste misure. È un bilancio che compromette molto la
parte della Puglia. C’è stata una protezione
sociale predicata e una contrazione sociale
concretizzata nei fatti.
Per concludere, signor Presidente, Abramo
Lincoln diceva che puoi imbrogliare qualcuno
per un po’, ma che non puoi imbrogliare tutti
per sempre. Presidente Vendola, lei ha innovato quanto affermato da Lincoln e per questo
passerà, o rischia di passare, alla storia della
politica. Il suo Governo regionale ha imbrogliato tutti fino ad oggi, dai sindacati alle imprese, per un po’; ma ha “fregato” – e continua in tal senso – i pugliesi per sempre. Se non
si darà una rotta diversa e immediata, i danni
che la sua Giunta ha prodotto, e produrrà ancora, dureranno molto a lungo.
PRESIDENZA DEL
VICEPRESIDENTE MINEO
PRESIDENZA DEL
PRESIDENTE PEPE
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Bonasora. Ne ha facoltà.
BONASORA. Signor Presidente, cercherò
di fare un ragionamento squisitamente politico
in ordine alla complessa manovra finanziaria.
Tuttavia, questa manovra non può non essere
letta senza tenere in considerazione due ele-
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RESOCONTO STENOGRAFICO
menti di riflessione. Per quanto riguarda il
primo, è noto a tutti che la Giunta regionale
oggi governa la domanda sociale, culturale ed
economica con le stesse risorse di dieci anni
fa, a fronte di domande, attese, ma anche di
speranze quadruplicate rispetto ad allora.
Il secondo elemento di riflessione è il famoso e famigerato decreto legislativo n. 56 del
2000, che – come a tutti è noto – ha determinato una ridistribuzione delle risorse a favore
delle Regioni con maggiore capacità fiscale, a
scapito delle Regioni del sud. È a tutti noto
che il decreto tiene conto delle differenze demografiche relative alla struttura per età della
popolazione e della dimensione assoluta della
popolazione residente.
Detto questo, questa manovra, a mio avviso, non può comunque essere configurata come autentica prova testimoniale di un danno
che si starebbe perpetrando ai danni della Puglia da circa due anni. Tutt'altro.
In questi due anni, ha trovato cittadinanza
in questo Consiglio regionale e nel territorio
pugliese la centralità della coesione sociale. I
poveri – quelli vecchi, ma anche quelli nuovi –
ci vengono quotidianamente addosso come
carri armati e molto spesso non ce ne accorgiamo. Tuttavia, non può essere dimenticato
che la Puglia è stata la prima Regione del
Mezzogiorno ad istituire, per esempio,
l’assegno di cura per riconoscere il carico di
lavoro di cura assunto dalle famiglie di persone non autosufficienti, con uno scopo e un obiettivo ben preciso: mantenere al proprio domicilio il soggetto fragile, senza gravare in
modo improprio sul sistema socio sanitario.
Hanno trovato cittadinanza nel territorio
pugliese, ma prima in questo Consiglio regionale, i percorsi di autonomia, autosufficienza e
autovalorizzazione delle persone.
Collegando tutto questo discorso con il lavoro che abbiamo voluto definire competente
e stabile – mi riferisco ai distretti tecnologici e
ai distretti industriali, ma anche al polo agroalimentare –, ha trovato cittadinanza in questo
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Consiglio regionale la soluzione rispetto alle
piaghe antiche dell’usura e del lavoro nero per
liberare l’economia e il mondo dell’impresa dai
lacci dell’illegalità.
Ha trovato cittadinanza la causa delle periferie delle nostre città. È noto a tutti il sistema
dei PIRP, ma anche l’innovativa idea progettuale dei “Bollenti Spiriti” che ha trasformato
le vecchie fabbriche, le vecchie caserme, i vecchi mattatoi comunali in centri culturali riprogettati e gestiti dai giovani.
Tuttavia, è la sanità al centro della discussione, al centro delle riflessioni, come anche al
centro delle polemiche. L’assessore Tedesco
risponderà molto meglio di me e in maniera
puntuale alle diverse note di polemica.
Vorrei
sorvolare
sulla
conferma
dell’esenzione del ticket, così come sulla innovazione che pure c’è nel campo tecnologico: l’acquisto delle TAC, delle PET, dei macchinari salvavita.
Non vorrei sorvolare, invece, su un accordo che, a causa delle polemiche, potrebbe passare definitivamente sotto silenzio e
nell’indifferenza di tanti. Mi riferisco
all’accordo con i medici di base. Badate, è un
accordo che a fronte di uno stanziamento notevole, faciliterà le visite specialistiche, potenzierà l’area di prevenzione, potenzierà il settore delle malattie rare. Un accordo del genere,
quello con i medici di base – e, lo ripeto, colpevolmente sta passando sotto silenzio – produrrà nel tempo certamente un risparmio di risorse per la sanità, grazie alla prevenzione. E
quello che oggi consideriamo un notevole costo nel prossimo futuro sarà certamente un risparmio di risorse.
Temo che passi anche sotto silenzio la circostanza che la Puglia è la prima Regione del
Mezzogiorno ad aver accolto l’invito alla sperimentazione delle case per la salute. Inoltre, la
Puglia è la prima Regione – circostanza molto
innovativa – ad aver disciplinato, con norme
regionali, come la legge n. 19 del 2006 e la n.
4 del 2007, il percorso di accesso dei cittadini
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RESOCONTO STENOGRAFICO
utenti alla rete dei servizi sociali e sociosanitari, mediante il riconoscimento di servizi essenziali, come la porta unica di accesso. Tutto
questo produce un costo. Pertanto, se ha prodotto un costo, tutto è a vantaggio di servizi la
cui percezione i cittadini oggi cominciano ad
avvertire.
Non può sfuggire che la Puglia sia anche la
Regione che sta allocando importanti investimenti finanziari sulla costruzione di un sistema
informativo sanitario capace di connettere tra
loro le principali unità di offerta, siano esse di
prestazioni sanitarie, siano esse ospedaliere,
farmaceutiche, di diagnostica strumentale, di
medicina ambulatoriale, di assistenza domiciliare sanitaria, o di assistenza residenziale e
semiresidenziale.
L’acronimo POR molto spesso è di difficile
comprensione da parte dei cittadini pugliesi,
ma è proprio sui POR che si deciderà il futuro
della nostra Regione, per non dire dell’intero
Sud. Ebbene, nei prossimi sette anni si deciderà in base alla capacità progettuale della nostra
Regione: è questa la sfida che noi dobbiamo
accogliere sul piano sia politico, sia squisitamente tecnico.
Per concludere, qual è la riflessione politica? Qualcuno pensa che il centrosinistra si
presenti oggi, a questo appuntamento molto
importante, con il fiato corto, con un certo affaticamento politico. Qualcuno pensa che si
presenti con i piedi d’argilla. Niente di tutto
questo, a mio avviso.
Noi, ancora oggi, siamo motivo di speranza, sotto tantissimi aspetti. Noi, ancora oggi,
siamo capaci di essere causa di speranza. Tuttavia, in questo momento difficile, dinanzi a
questa manovra complessa, articolata, difficilissima, dobbiamo guardare in faccia le nostre
comunità, i nostri concittadini pugliesi e stringere con loro un patto – questo sì – di fortissima solidarietà. Un patto che non comporti
spese inutili, che non siano ritenute essenziali
per lo sviluppo culturale, economico e sociale
della nostra comunità. Un patto che non pro-
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duca quella che solitamente chiamiamo la cultura del “poltronificio”, che serve solo a garantire la esistenza o sopravvivenza politica.
Tuttavia, questa lotta non può essere confinata nel recinto della contrapposizione tra
maggioranza e opposizione. Se così fosse, le
soluzioni sarebbero deboli e di corto respiro.
Pur dando alla maggioranza la maggiore responsabilità in questa lotta epica, credo che
questa lotta debba appartenere alla politica in
generale. Non può non appartenere alla politica in generale.
Potremmo, in questo momento, rispolverare la memoria a quanti si sono resi protagonisti
di manovre finanziarie molto più dure di quella
che oggi stiamo varando e di quelle varate in
tempi recenti, ma questo ci interessa poco. Ci
interessa stringere con la comunità pugliese il
patto della spesa utile ed essenziale. Come dicevo, questo deve appartenere all’intera politica.
La politica oggi deve essere capace di leggere il segno dei tempi e i tempi che viviamo,
tempi complessi, difficili e articolati, che alla
politica in generale chiedono di non dividersi
intorno e in merito a questa battaglia, se vogliamo che la politica possa produrre un beneficio che non deve essere di pochi, ma di tutti.
Questa è la sfida che il centrosinistra, a mio
avviso, oggi raccoglie, in questo momento
complesso, difficile e articolato.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Saccomanno. Ne ha facoltà.
SACCOMANNO. Signor Presidente, signor Presidente della Giunta, colleghi consiglieri, la legge di bilancio in Consiglio regionale – non so altrove, ma almeno in Consiglio
regionale per come la vivo – sembra veramente posizionata male, perché viene posizionata a
Natale, quando sembra che tutti debbano essere buoni e, come ha detto il collega Bonasora, bisogna trovare momenti per accordarsi e
percorsi nuovi. È tutta fatta di buona volontà e
di buoni propositi.
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RESOCONTO STENOGRAFICO
Noi probabilmente, anche con un intervento
politico appropriato, ci renderemo conto che
solitamente i propositi di Natale non vengono
mantenuti. Verrebbe la voglia di dire, come se
fossimo un bambino, che non vogliamo regali,
perché vogliamo fare i cattivi. In questa logica, probabilmente, affronteremmo con maggiore crudezza e con maggiore oggettività le
situazioni che nel Paese si stanno verificando,
le situazioni che in Puglia stanno accadendo,
senza rivolgere altrove lo sguardo.
Questa mattina, leggevo con sorpresa
un’ultima difesa fatta all’ultimo minuto dal
Presidente Vendola in zona Cesarini. Egli diceva che il suo è stato un buon Governo, che
sono accadute tante cose in positivo, che sono
accadute tante cose che non erano mai
accadute, che si sono realizzate tante opere
che non erano mai state realizzate e che c’è un
volto nuovo in questa Regione.
Mi verrebbe da chiedere in quale Regione
vive il Presidente Vendola o in quale Regione
vivono i pugliesi, perché, se si gira il Paese – e
ritengo che il Presidente Vendola sia per persona che gira il Paese, ma non so con chi parli,
a meno che non parli con persone di strenua
fede – è indubbio il malcontento. Se facesse
fare un sondaggio privato – anche se non è
certo l’uomo dei sondaggi – ritengo che troverebbe assolutamente una popolazione quantomeno in allarme.
Dire se contenta o scontenta potrebbe essere troppo fazioso, ma dire che la popolazione
è in allarme sarebbe il minimo, quindi assolutamente in contrasto con quanto il Presidente
costantemente dichiara alla stampa, anche fino
a prima di entrare in questa Aula.
È vero che l’assessore Saponaro dice che
noi stiamo solo decidendo un contributo di solidarietà e nient’altro, quindi un’azione tranquilla, pacifica, propria della generosità dei
pugliesi; tuttavia io non ho trovato in giro persone che gradiscano pagare di più la benzina,
non ho trovato imprese che vogliano pagare di
più l’IRAP, non ho trovato persone che riten-
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gano che l’IRPEF aumentata sia un fatto positivo, ma naturalmente potrebbe trattarsi di una
mia distrazione.
Il Presidente Vendola, l’assessore Saponaro, questo Governo sostengono che stiamo vivendo un grande momento di soddisfazione e
che, tra l’altro, tutto questo accade perché sono avvenuti grandi fatti positivi, che io provo a
leggervi, basandomi non su mie affermazioni.
Non intendo leggervi la relazione
dell’assessore Saponaro, che naturalmente è
stata smentita da tutta la maggioranza. Difatti,
è stato detto all’assessore di non aver espresso
considerazioni attinenti a un momento in cui la
sanità va bene, grazie all’assessore Tedesco e
che, eventualmente, avrebbe dovute esprimerle solo dopo averle precedentemente concordate.
Si tratta di questioni che, insieme
all’articolo del Presidente Vendola, avete letto
sui giornali nei giorni scorsi. Questo è il quadro politico di una maggioranza che – per
carità! – non ha il fiato sul collo, ma che ha
riferito tutto questo all’assessore Saponaro, e
dicendo non di avere i piedi d’argilla, ma di aver scritto cose dalla stessa maggioranza non
condivise. L’assessore al bilancio è il collega
Saponaro, e io ricordo cosa ha scritto.
Nel rendiconto generale della Regione Puglia, per l’esercizio finanziario 2006, egli ha
scritto che ci sarebbero state le politiche di
contenimento della dinamica della spesa sanitaria, proseguendo sulla strada delle norme
approvate nel mese di dicembre del 2006, con
la legge n. 39, che producono frutti molto positivi. Oggi noi comunichiamo all’assessore
che quei frutti positivi continuano ad esserci,
tanto che mettiamo le tasse.
Al secondo punto, l’assessore precisava che
ci sarebbe stata una riduzione netta di tutti i
costi generali e amministrativi, non direttamente funzionali alla erogazione dei servizi al cittadino. E non ha parlato soltanto di questi aspetti.
Vi ricordo quanto ha riferito il Presidente
Vendola in merito alle circostanze che si sono
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verificate e che risultano positive, che evidentemente aveva in mente nel momento in cui ha
rilasciato le proprie dichiarazioni alla stampa,
ossia che abbiamo un monitoraggio della spesa
e la conseguente verifica della corrispondenza
tra i livelli essenziali di assistenza e i volumi di
spesa stimati e previsti.
È vero, infatti non si sa nulla, non esistono
controlli, non esiste nulla, non sappiamo dove
finiremo. A tal proposito è intervenuto anche il
consigliere Palese che sui conti è preciso suggeritore, anche in positivo tante volte. Vi sarebbe l’applicazione di misure di contenimento
della spesa mediante strumenti di controllo
della domanda di riduzione dei costi; questo
scriveva l’assessore Saponaro.
Vi leggo una delle tante delibere approvate
dalla Giunta regionale, dove il controllo è stato così severo da farci continuare a splafonare,
dove il controllo è stato così puntuale, in base
a ciò che serve ai cittadini, da farci continuare
a mettere le tasse per sanare il tutto.
Dopo una serie di premesse, l’istruttore dice che non sono stati esplicitati i criteri di assegnazione del personale – perché stanno istituendo uno di quei posti indispensabili che alla
sanità pugliese mancano, ma non certo un reparto di rianimazione, non certo una unità coronaria, non certo un posto di eccellenza – per
ciascuna unità operativa; che non sono stati assegnati i posti di personale medico alle unità
semplici di chirurgia generale, e quant’altro si sta
descrivendo; che non è stata individuata l’attività
anestesiologica presso gli stabilimenti che si vogliono aprire (sono ancora parole dell’istruttore
della deliberazione portata in Giunta, che controlla ancora di più); che non sono stati esplicitati
i criteri di determinazione dei costi.
In particolare, si osserva – e questo vuol dire che l’istruttore aveva controllato, ma la
Giunta poi decide di non vedere – che i costi
riportati ai profili professionali di direttore e di
dirigente risultano sottostimati rispetto alla
media contrattuale; si tratta, cioè, di un dato
non sindacabile.
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Sapete qual è stata la decisione? La Giunta
delibera di approvare per i motivi riportati in
narrativa. La Giunta decide di mettere questa
prescrizione. La Giunta deve operare dei controlli quando viene determinato qualcosa, invece delibera nel senso di rideterminare i costi
della dotazione organica sulla base del costo
medio, ma dopo averlo approvato. In altre parole, prima approva e poi stabilisce di rideterminare questi costi. Ebbene, chi li controllerà?
Chi li determinerà? Non stiamo, forse, parlando di uno dei tanti costi che chiediamo ai cittadini pugliesi di pagare?
Presidente Vendola, questa proposta è passata dalla Giunta: chi ha messo il visto della
Ragioneria? Chi ha preso visione dei costi?
Tutto questo si unisce a quelle altre interrogazioni, alle quali in media non si risponde. Su
870 interrogazioni si è risposto solo al 16%. A
voi che volete i controlli chiedo: qual è il potere di sindacato e di controllo di questo Consiglio regionale? È possibile che in tutto noi
siamo pronti solo a versare e a fare danni. È
possibile che non ci sia un Governo regionale
pronto a dire che una nota di un’opposizione
può avere un significato? Quale collaborazione
chiede il Presidente Vendola, quando dice che
vuole collaborazione dall’opposizione? In che
cosa? Neanche ci rispondono.
Presidente del Consiglio, in che cosa viene
tutelata questa Aula, il singolo consigliere nel
rispetto del proprio ruolo? In che cosa? Nel
venire qui a gridare a vuoto nel deserto? E poi
arriviamo con queste tassazioni? Questo è accaduto. Questi sono i frutti, queste sono le deliberazioni che noi abbiamo.
Naturalmente, l’assessore Saponaro parlava
a nome del Governo, non a titolo personale,
perché allora questa relazione non fu bocciata
da nessuno, come sarà per quella di oggi;
infatti, non cito quella di quest’anno, perché
voglio capire come il Governo ha rielaborato poi ciò che l’assessore Saponaro aveva
detto.
Egli diceva, inoltre, che il Governo dispone
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RESOCONTO STENOGRAFICO
l’adozione di provvedimenti diretti a prevedere
la decadenza automatica dei direttori generali
nell’ipotesi di mancato raggiungimento
dell’equilibrio economico-finanziario delle aziende sanitarie ospedaliere.
Ma i direttori generali sono andati a casa
per altri motivi, nessuno per questo motivo.
Eppure mi pare che siamo andati parecchio
fuori bilancio in tutte le AASSLL. Perché si
scrivono queste cose? Perché si annunciano
questi fatti? Perché si fa propaganda su questo? Lo si fa, perché due righe dopo, gli uomini della rivoluzione parlano di «un coacervo di
misure, come è evidente, che richiede una
vera e propria rivoluzione organizzativa, oltre che una forte azione verso un cambiamento culturale».
Signor Presidente, non c’è stato questo
cambiamento culturale, non c’è stata questa
rivoluzione, c’è stato un importante fallimento. Noi parliamo sempre dei bilanci che guardano in avanti, non parliamo di bilanci che
guardano anche a ciò che si è realizzato. Non
ripetiamo le relazioni, non le rileggiamo per
vedere se poi sono stati rispettati i progetti.
Casomai facciamo un “copia e incolla” per stilare una nuova relazione. Non mi riferisco a
quelle dell’assessore Saponaro, ovviamente.
Bisognerebbe, invece, andare a rivalutare e
vedere.
Un Governo si presenta innanzitutto per dire che cosa ha realizzato e per far comprendere quali sono le motivazioni per le quali fatti
incresciosi si stanno determinando e le cose
non procedono.
Il 28 dicembre del 2006 l’Espresso, parlando di Nichi Vendola – vi faccio notare che sto
parlando di un anno fa, quindi rinfreschiamoci
la memoria con gli avvenimenti e gli annunci
profetici di quella rivoluzione –, scriveva che
noi abbiamo un Presidente che si dibatte tra le
accuse di sprechi con annesse inchieste giudiziarie scatenate da esposti, e che quando era
curato predicava una teoria, mentre ora che è
papa predica l’opportunismo pragmatico.
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27 DICEMBRE 2007
Vi ricordate la vicenda di Petrella? Ci trovavamo esattamente in quella fase incresciosa,
in quel problema. L’Espresso scriveva: «Nichi
si risparmia la figura dell'esattore, ma il problema è solo rimandato». Mai fu più profetica
l’affermazione de l’Espresso. Il Presidente
Vendola allora si risparmiò la figura
dell’esattore; andammo in esercizio provvisorio; facemmo i salti mortali, ma il problema era
solo rimandato e quest’anno naturalmente torna a galla.
I direttori generali che ancora non erano
stati mandati via e che sono andati via dopo –
quelli della Toscana, quelli dell’EmiliaRomagna – sono anche quelli che stiamo pagando adesso.
Sono fatti realmente accaduti. Lo stesso assessore Tedesco allora li salvava e li indicava
negli articoli come persone da salvare per la
loro professionalità, ma che in Puglia non avevano certamente prodotto beneficio.
«Tutto bene – si concludeva in
quell’articolo –, a parte la sgradevole sensazione di una Giunta che allarga i cordoni della
spesa e poi non sa come rientrare». Bene, se
questa data, invece di essere 28 dicembre
2006 – cito le pagine 56-58 –, fosse 28 dicembre 2007, torneremmo a dire che ci troviamo
di fronte ad elementi di estrema giustezza, di
estrema verità.
Noi abbiamo approvato in questi anni, con
questo terzo bilancio, dei bilanci che intervengono solo sulle entrate. In che cosa consiste
questa rivoluzione? Non è stato rideterminato
nulla da questo Governo regionale che potesse
in qualche modo limitare le spese, sceglierle,
renderle più professionalizzanti.
Noi, signor Presidente, vorremmo che si
trovasse il modo di non rendere questo un bilancio di entrata, ma che fosse in grado di costruire un percorso in cui i tagli della spesa
possano assumere un significato importante, e
che non si trovasse un altro sistema surrettizio
per togliere i beni di questa Regione, perché i
soldi dei cittadini sono comunque beni di que-
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RESOCONTO STENOGRAFICO
sta Regione, così come le proprietà proposte
in vendita, già ricordate dal collega Palese.
Noi continuiamo a produrre le spese. Presidente Vendola, noi siamo soci della STP di
Brindisi, così come delle altre. Sapete che cosa
accade nelle STP (in seguito considereremo
con attenzione il bilancio di quest’anno)?
Qualche consulente, a seguito di una prestazione, prima inviava la ricevuta. Ebbene, è stato stabilito che da questo momento, senza nessun concorso, per una decisione del Consiglio
di amministrazione, questi verranno considerati dipendenti. Chi li controlla? Quali soldi vengono utilizzati? Sono anche quelli precari da
salvare (come dice Santaniello)? Dove sono i
controlli in questa Regione?
Noi, signor Presidente, vorremmo riaprire
la sfida che, come Alleanza Nazionale, abbiamo inteso formulare nei confronti di questo
Governo regionale, nei confronti dei fiumi di
parole del Presidente Vendola. Signor Presidente, noi vogliamo ridurre le spese. Noi siamo presenti in Aula e siamo disposti a restarci
fino all’ultimo minuto possibile per far approvare in modo utile questo bilancio – e non per
non farlo approvare –, ma soltanto se ciò si
verificherà togliendo le ulteriori tasse.
Vogliamo cimentarci sul trovare delle strategie per ridurre la spesa? Vuole impegnare
una di queste quattro giornate, visto che il
Presidente Vendola costantemente annuncia
iniziative? I cittadini devono capire se quanto
viene loro riferito sia vero o falso. Noi lo stiamo sfidando in Aula, dove si formano leggi e
si assumono decisioni. Invito il Presidente
Vendola ad alzarsi e a riunire Gruppi di maggioranza e di opposizione.
I sei consiglieri oggi presenti di Alleanza
Nazionale voteranno i tagli delle spese pur di
non mettere le tasse.
Giochiamoci una sfida importante, non fatta
di parole. Non giochiamo costantemente con
la demagogia; e se demagogia dev’essere, allora facciamola uscire allo scoperto insieme.
Vogliamo ridurre queste spese? I consiglieri
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regionali sono disponibili a tagliarsi anche lo
stipendio non del 10 o del 20%, ma del 30%, a
costo di fare i venditori ambulanti, visto che lei
attribuisce alle spese del Consiglio molto del
peso, anche se non è così.
Lo dico prima: non è così. Difatti, questo è
un Consiglio non dignitoso, né nella sua veste,
né nella sua organizzazione, né nella possibilità
di svolgere in modo adeguato le funzioni. Ma
tutto questo a lei non interessa. Il Presidente
della Giunta si distrae da questi problemi. Tuttavia, rimane il fatto che noi non siamo in condizioni di ricoprire al meglio il ruolo di consiglieri regionali: se questo è vero, allora tagliamo anche lo stipendio. Però su questo non si è
disponibili.
Presidente Vendola, dall’altra parte, alla
sua Giunta, a quella che l’Espresso diceva che
sarebbe pronta ad aprire i cordoni della spesa,
ma che non conosceva il modo per potervi
rientrare: è questa la verità e mi soffermerò
per un attimo anche su questo aspetto. Che
cosa vogliamo tagliare?
Gli assessori esterni sono amici: devono rimanere o si possono togliere? Sono una spesa
di assoluta necessità? Abbiamo ampliato il
Consiglio regionale, vogliamo operare dei tagli? Noi siamo pronti a disporre le spese che
già da oggi si possono fare e anche dalla prossima Consiliatura.
La Giunta regionale in che cosa è disponibile a tagliare? In che cosa è disponibile a controllare? È disponibile ad ascoltare il grido di
dolore del collega De Santis riguardo alle
triarchie presenti nelle AASSLL? In ogni ASL
noi abbiamo un presidente e un direttore, ognuno dei quali delibera per i fatti suoi; un direttore sanitario e un direttore amministrativo.
Quando ognuno ha determinato in base a
scelte proprie, si arriva a una concertazione
con tre spese, rispetto a quella che si doveva
compiere.
Questa è utilità? Questo serve alla nostra
Regione? Questo accade.
In questa legge regionale, quali sono i ser-
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RESOCONTO STENOGRAFICO
vizi nuovi, importanti, che tagliano figure che
non ci sono servite (perché non stiamo bene e
li stiamo inserendo adesso)? Nulla. Avete perso anche quella caratteristica che volevate
vendere di una socialità importante.
Di sociale non so se parlerà la collega Gentile o ne parlerà il Presidente Vendola che forse è più bravo nell’illustrare anche quello che
non c’è. Di sociale, qui non ci sono le caratteristiche, non c’è il minimo. Diffidiamo, non
può la fondazione sul sociale essere solo un
altro elemento di spesa, rispetto a funzioni anche contestate dalla stessa sinistra.
Diceva bene il collega Sannicandro in
Commissione, quando chiedeva dove andremo
a finire se se attribuiamo ad altri ciò che si deve fare come Regione.
Cosa sta accadendo nel sociale? Vi riempite
sempre la bocca. Vi voglio ricordare il bilancio
del 1997 per il 1998. Nei documenti di dieci
fa, in questa Regione – non sono solito scendere a confronti e discorsi di questo tipo – si
diceva che si sarebbero trovati i soldi per
l’assistenza domiciliare, per l’assistenza integrata, per il telesoccorso. Già allora si parlava
di queste iniziative e sicuramente il collega Palese lo ricorderà.
Queste operazioni non sono state inventate
nell’altro mondo o in questo slancio di socialità, oggi.
Le RSA, che in questo momento, collega
Maniglio, stiamo dibattendo se diminuire o
meno, nascono con una progettazione del
1997. Oggi – lo dico perché ne parleremo in
seguito – sono utilizzate al 78%. Poi discutiamo di quanto dobbiamo diminuirle. Certamente sono caratteristiche sociali non secondarie.
Al contrario, questo bilancio sarà ricordato
come quello non della donazione generosa,
come dice l’assessore Saponaro, ma delle lacrime e sangue. Su questo, quindi, ci vogliamo
ancora confrontare? Vogliamo dare i nomi ai
tanti consulenti che girano?
Ho ricordato prima di qualche assessore
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che è venuto in Giunta e del fatto che avete
approvato deliberazioni dove i numeri non
c’erano di quante persone dovessero essere
chiamate dalle short list; non c’erano i soldi di
bilancio, assessore al bilancio.
Eppure questi fatti sono accaduti. Quando
dico che le segreterie pullulano di nomi che
non conosciamo, lo dico per questa miriade di
persone che sono i mega consulenti – mega nel
numero – che sono presenti qui a Bari, in centro come nelle singole aziende sanitarie. Su
questi fatti, cosa state dicendo in questa legge
di bilancio? Avete detto che avreste chiuso i
consulenti, così vi sareste lavati le mani, ma
dello sperpero di oggi chi risponde? Non è
sufficiente gettare via l’acqua e dire che non è
accaduto nulla. Su questi fatti un Governo deve dare delle risposte.
Il riparto nasce su un progetto. È vero che i
soldi sono pochi; è vero che il Presidente ha
affermato, come diceva Rocco Palese, addirittura un ribasso; però, la realtà è che noi facciamo riparti senza un progetto. Noi abbiamo
uomini che, dopo aver approvato, nei prossimi
giorni, questo bilancio, si riuniranno solo per
stabilire come spendere, ma non come spendere secondo un progetto che il Presidente Vendola non ha. Quanto stabilito dal bilancio
dell’anno scorso – ve l’ho letto – non è stato
applicato, in nessuna voce.
Avremo adesso il piano socio-sanitario, avremo il riordino ospedaliero. Non so se
l’avremo, ma certamente nel frattempo avremo fatto tanto danno e creato tanta burocrazia
che massacra questa Regione.
Signor Presidente, con lei la burocrazia è
cresciuta. Non so se l’ho raccontato in privato
o in pubblico, ma ci sono cittadini che devono
andare da una Provincia all’altra per farsi
cambiare un certificato e vengono tutelati i burocrati che fanno queste cose. Questi rimangono al loro posto e nessuno chiede conto. Le
leggi vengono trasformate dai burocrati in un
viaggio terrificante, per le persone che hanno
bisogno.
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RESOCONTO STENOGRAFICO
Poi, qualche caso si risolve, perché per la
strada qualcuno muore. Questi sono fatti concreti e su questo ci dobbiamo interrogare.
C’è una norma che deburocratizza le procedure? Non c’è. L'unico elemento – lo dico a
lei, signor Presidente, lo dico alla stampa, lo
dico ai pugliesi – che è deburocratizzato in
questo bilancio è il controllo. C’è minore controllo e lo abbiamo sancito nella norma in cui
diciamo che i lavori pubblici non devono più
controllare, ma devono prendere atto. Abbiamo abrogato una norma per far dire questo. In
questa Regione che paga tasse, che sperpera,
che non sa come mettere a posto i conti, si
può approvare una norma di questo genere?
Non si può fare un bilancio di questo genere dove si va all’arrembaggio. Adesso ci sarà
anche l’arrembaggio degli emendamenti, da
destra e da sinistra. Perché quando si lancia la
diligenza per la strada, mica sono fessi quelli
che stanno ai margini: tutti vi salteranno sopra.
Comincia il gioco delle contrattazioni, oltre a
quello che già c’è stato. Questa è la verità. Allora non c’è stata una rivoluzione, noi stiamo
rivoluzionando in peius, in assoluto.
Caro collega Tagliente, adesso la paura è
maggiore rispetto a quella trovata nel 1994,
perché adesso manca la percezione di ciò che
sta avvenendo. Guardando i colleghi negli occhi, non scorgo l’idea che possa accadere
qualcosa. Si propone di intervenire, ma purtroppo – lo dico e me ne dispiace – con un Assessorato al bilancio che non controlla, che è
assente.
In questo bilancio non c’è la necessaria severità: la si riscontra solo nell’ambito delle tasse. Non c’è severità sul controllo: invito il mio
collega a leggere le norme, dal momento che
se ne intende, e che conosce i tempi e gli uomini. Mi rivolgo anche al consigliere Tarquinio, ma non al collega Potì, che è già a conoscenza della situazione. Di che cosa stiamo
parlando?
Certo, dobbiamo sanare situazioni, specie
in merito ai precari. A tal proposito, prendete
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visione delle differenze numeriche, riscontrabili in questo bilancio, tra precari di serie A e
precari di serie B.
Noi cercheremo di intervenire in modo
puntuale. Tuttavia, il mio discorso di politica
di bilancio è che questo Governo si presenta
senza mantenere ciò che aveva promesso, senza prendere atto di ciò che sta accadendo, il
che ci avrebbe quantomeno consentito di poter
dire che ha aperto gli occhi e che da domani si
cammina in un certo senso.
Presidente Vendola, noi oggi, in Aula, le
stiamo offrendo la nostra disponibilità: se lei
vuole, possiamo bloccare le spese, determinare
e togliere le tasse prima che esse stesse vengano predisposte. Inoltre, non rilasci più dichiarazioni alla stampa dicendo che si è rivolto
all’opposizione e non ha trovato collaborazione.
Nel precedente bilancio lei si alzò da quel
posto e dichiarò di essere d’accordo sul monitoraggio della spesa. Noi, in merito a tale dinamica, non sappiamo niente: non sappiamo
qual è il collegamento tra un atto che si programma, i percorsi di realizzazione e
l’intrecciarsi degli stessi, che producono spese.
Ebbene, io non voglio parlare di numeri,
perché faccio politica. Questo è il mio campo
di intervento, sul quale ella aveva promesso
risposte e impegni. Ebbene, ella è stata assolutamente assente. I cittadini devono sapere che
le tasse ci sono perché abbiamo avuto un Governo che – per essere generosi, visto che siamo ancora vicini alle feste di Natale – è stato
quantomeno distratto.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Maniglio. Ne ha facoltà.
MANIGLIO. Signor Presidente, colleghi
consiglieri, io penso che questo bilancio 2008
si stia presentando come il vero snodo della
legislatura, non solo per motivi temporali, ma
soprattutto perché deve emergere – come sta
emergendo – il profilo del Governo, nato dalle
elezioni del 2005, e perché per tutti noi, natu-
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RESOCONTO STENOGRAFICO
ralmente, non è più tempo di ricercare solo le
responsabilità delle altrui gestioni.
In questo senso, il dibattito, in questa prima
parte, si sta svolgendo in maniera seria e corretta, ed è opportuno fare tra di noi un discorso di verità.
In questi due anni e mezzo, la Giunta guidata dal Presidente Vendola, la maggioranza,
ha dato un grande contributo per innovare la
normativa regionale. Oggi in Puglia ci sono
più leggi civili, solidali e moderne; ci sono leggi che hanno aiutato la sfida competitiva della
nostra Regione e i dati macroeconomici, resi
noti in queste settimane, indicano che esiste un
percorso che si può completare, che ci sono le
potenzialità perché questa Regione esca da
una situazione di preoccupazione.
Nessuno è tanto stupido da lanciare qui, in
quest’Aula, un messaggio vacuamente ottimistico; tuttavia, se i dati che vengono da noi segnalati dimostrano che un pezzo di strada è
stato già percorso, io penso che responsabilità
della classe dirigente, nel suo complesso, e
quindi non solo della classe politica, sia riuscire a far vivere questo impegno, a far uscire la
nostra Regione da una situazione difficile, pur
dentro i vincoli di un bilancio che si presenta
quanto mai difficile.
Questo è un nodo che non può essere eluso.
Questo riguarda sicuramente l’opposizione, ma
riguarda anche la maggioranza. Forse, a maggior
ragione riguarda la maggioranza.
I vincoli e gli equilibri di bilancio sono ineludibili e a meno che non ci limitiamo alla propaganda è capziosa e fuorviante la sfida tra radicali e riformisti alla prova dell’equilibrio di
bilancio.
Noi abbiamo l’obbligo di risanare i conti.
L’unica differenza sta nel dare un segno di equità al risanamento dei conti.
Gli interventi dell’opposizione, che io naturalmente apprezzo per la passione, la caratura
civile e anche la grande esperienza che riportano in questa Aula, hanno, però, trascurato di
dire che il segno che viene dato alla manovra
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tributaria di questo bilancio è completamente
diverso da quello che l’allora maggioranza fece nel 2001. Allora si decise in maniera diametralmente opposta: più IRPEF per tutti, ticket
per tutti ed era una altra storia. Oggi noi, con
questa maggioranza, forse dovremmo anche
tra di noi ricordare e non dare per scontato alcune scelte che stiamo facendo e abbiamo già
fatto.
Questa maggioranza, all’atto del suo insediamento, ha cominciato a togliere i ticket per
i redditi più bassi; ha aiutato i pendolari; ha
sospeso – e pensiamo che non li reintrodurrà
più – i tributi per i Consorzi di bonifica; ha incrementato la spesa sociale; ha incrementato la
dotazione per i fitti per le famiglie bisognose;
ha incrementato la dotazione per i trasporti.
Oggi, nel momento in cui provvede ad incrementare alcuni tributi, lo fa escludendo la
stragrande maggioranza dei contribuenti pugliesi.
Forse questo è il motivo di una riflessione
autocritica nella maggioranza che non è quella
di aver rispettato gli impegni assunti con i cittadini. Penso che sia eticamente obbligatorio,
nel momento in cui si chiede il voto ai cittadini
e si assumono determinati impegni, mantenere
fede ai suddetti impegni.
Forse la riflessione autocritica deve riguardare il fatto che per un certo periodo si è pensato di tenere tutto insieme: l’abolizione dei
ticket e l’attivazione di nuovi servizi, o
l’attivazione dei nuovi servizi e la stabilizzazione dei precari.
Collega Saccomanno, noi abbiamo già introdotto, con la legge di bilancio, la stabilizzazione per migliaia di infermieri, di autisti del
118, tutte persone che erano in una condizione precaria anche per scelte fatte negli
anni passati.
A mio avviso, abbiamo dato un contributo utile a tante famiglie che probabilmente
vivranno adesso in una minore incertezza e
forse anche agli stessi servizi sanitari che
potranno contare su persone che non do-
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RESOCONTO STENOGRAFICO
vranno andare e venire a seconda delle esigenze finanziarie.
Anche in questa finanziaria ci sono migliaia
di lavoratori che saranno stabilizzati. A me pare strano – lo dico in maniera fraterna agli amici e compagni del partito dei Comunisti italiani – che questo elemento decisivo fondamentale della lotta alla precarietà in questa
legge di bilancio non sia stato colto. Questa è
una legge di bilancio a due facce: da una parte,
opera una manovra tributaria equa e solidale;
dall’altra, dà risposte a quelli che chiamiamo
gli ultimi. Noi stabilizziamo centinaia e centinaia di lavoratori. Non è, quindi, una manovra
a perdere.
Da questo punto di vista, dunque, noi abbiamo da offrire un messaggio positivo per i
pugliesi, ma abbiamo degli impegni da assumere. È del tutto evidente che i nostri guai – lo
dico banalmente – derivino da un sistema, da
meccanismi, da un’organizzazione, dalle cattive
abitudini che stanno dentro l’organizzazione sanitaria dove abusi, privilegi e sprechi, purtroppo, ancora allignano.
Oltre a questo, è giusto ricordare quelli che
sono i dati oggettivi di una nostra difficoltà:
l’aumento della spesa nella sanità è strutturale,
le nuove tecnologie costano, così come le
nuove cure, ma abbiamo anche la sottostima
del fondo sanitario. A mio parere, noi dobbiamo chiedere al Presidente Vendola, dandogli
piena delega – in questo mi sento di accogliere
quanto detto dal collega Palese – che lavori
affinché quella relativa alla Puglia non sia
l’ultima delle questioni a livello di Governo
nazionale, per arrivare al paradosso che Regioni che si sono comportate molto peggio
della nostra abbiano, alla fine, un premio e chi,
invece, ha cercato di limitare i danni sia ulteriormente penalizzato.
Questa è una battaglia che noi deleghiamo
al Presidente Vendola. Naturalmente, ci sono
aspetti sui quali noi dobbiamo intervenire da
subito. Mi riferisco soprattutto al monitoraggio e al controllo costante della spesa. Io pen-
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so che anche in questa legge finanziaria ci siano provvedimenti che vanno in questa direzione e che, da questo punto di vista, le idee che
ha messo in campo in queste settimane
l’assessore alle politiche della salute vadano
ulteriormente incoraggiate e approfondite, anche se il modello è da aggiustare.
Noi dobbiamo capire, con una mappa precisa, quali sono i punti critici e, soprattutto,
chi controlla, con quali strumenti, con quali
tecnologie, come sul territorio si svolge questo
controllo diffuso e con quali forze. L’ARES,
l’Assessorato alla sanità sono assolutamente
inadeguate, per dotazione organica, per responsabilità.
All’interno dell’ASL è sufficiente puntare
tutte le responsabilità solo sui direttori? O non
bisogna, forse, estendere questa catena di responsabilità in maniera diffusa ai dirigenti, introducendo criteri di premialità e penalità, a
seconda dei risultati che si raggiungono? Per
fare questo, si può pensare anche a forme di
intervento esterno, di consulenze – società,
gruppi – che abbiano anche l’autorevolezza e
la forza per rompere meccanismi che si sono
consolidati negli anni?
Io penso che di fronte a scelte nitide e chiare, da parte del Consiglio regionale, della
maggioranza, che mettano al centro l’interesse
generale, noi siamo e dobbiamo essere disponibili anche a colpire piccole e grandi lobby
che ancora si annidano nel sistema organizzativo della sanità pugliese.
Da questo punto di vista, l’appello che noi
come maggioranza possiamo fare al Governo
è quello di mantenere una più alta capacità di
innovazione e di cambiamento. Se ci sarà questo, e sarà nitido ed esplicito che il progetto
fondamentale riguarda l’interesse di tutti,
l’interesse dei cittadini e il funzionamento dei
servizi, io penso che alla politica debba essere
chiesto anche di fare un passo indietro, purché
si abbia l’ambizione di introdurre elementi di
qualità nel Governo regionale.
Noi dobbiamo guardare al 2008 – e mi av-
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vio alla conclusione – per capire se le misure
che noi oggi stiamo approvando serviranno a
risanare, a contenere la spesa, oppure rischiano di non essere sufficienti, perché di pari passo non va quel processo di controllo della spesa, quella capacità di intervenire su nicchie di
privilegi e su abusi.
Da questo punto di vista, questo è un compito che spetta, forse, in primo luogo al Presidente Vendola. Noi dobbiamo chiedere a tutti
gli operatori un’opera di corresponsabilizzazione, perché nella sanità ci sono i grandi e i
piccoli privilegi, e perché dobbiamo sapere che
se, soprattutto, i medici nel mondo della sanità
ci danno una mano, sfuggendo alla logica di
discutere solo di posizioni organizzative o di
progetti-obiettivo, e riescono ad alzare lo
sguardo sugli interessi generali, noi sicuramente faremo qualcosa di buono per la Puglia.
Questo criterio, questo modo d’essere è
quello che deve essere seguito nella politica
per il bilancio.
Io penso che anche nella relazione sia stato
sottovalutato il peso dell’indebitamento a lungo termine: quei 300 milioni che ogni anno se
ne vanno per debiti accumulati negli anni passati, negli anni più lontani, pesano fortemente
nel bilancio della nostra Regione e ci impediscono di fare quelle politiche sociali di intervento, a sostegno delle categorie produttive di
cui la Puglia avrebbe bisogno vitale.
Da questo punto di vista, guardiamo tutti
gli aspetti di quelle scelte. Io non so se la rinegoziazione dei mutui sia tardiva o avvenga al
momento giusto, ma avverto l’esigenza che ci
sia un approfondimento, e forse non bisogna
escludere una audizione specifica su come si
compone oggi quel debito, su come si compone quel paniere del bond del 2003 per riuscire
ad assumere le determinazioni conseguenti.
Altro aspetto è preparare bene la partenza
dei fondi 2007-2013. La rendicontazione è a
buon punto. Si tratta di guardare alla quota di
cofinanziamento e non so se lo stimolo che
viene dall’opposizione sia fondato o meno;
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laddove dovesse essere fondato, io penso che
il Governo e l’assessore al bilancio debbano
prenderne atto.
In sostanza, dobbiamo far marciare in questi mesi la proposta riformatrice della maggioranza di centrosinistra: il piano della salute, la
riorganizzazione degli uffici con il progetto
Gaia, i fondi europei. Nello stesso tempo, però
– è un’esigenza emersa fortemente nella discussione della maggioranza – è necessario un
controllo più puntuale della spesa, che non deve essere fatto entro ottobre o novembre
dell’anno prossimo, ma deve essere fatto in
tempi molto più ravvicinati.
Questo rigore ci è imposto dai fatti, e in
nome di questo rigore noi abbiamo proposto –
lo abbiamo fatto io e il collega Dario Stefàno –
l’accorpamento di Finpuglia con lo Sviluppo
Italia Puglia. È una scelta politica che vuole
mostrare l’efficacia della nostra azione, perché
a nessun pugliese noi saremmo in grado di
spiegare perché per fare politiche di sviluppo
ci vogliono quattro agenzie e non bisogna, invece, mettere insieme competenze, energie e
idee per fare un’unica agenzia per lo sviluppo
e per l’innovazione.
Con l’emendamento che oggi è stato inserito nella legge di bilancio, che prevede la messa
in liquidazione di Finpuglia, noi diamo un primo segnale – graduale quanto volete, ma è
comunque un segnale importante – che va in
direzione dell’efficienza gestionale e del contenimento dei costi.
L’alternativa a questo sarebbe rimanere
fermi e accettare il gattopardismo, con i soliti
noti che fanno e sfanno.
In conclusione, voteremo con convinzione
il bilancio 2008, dicendo che il bilancio 2008
non chiude una fase, ma ne apre una nuova,
con un indirizzo chiaro, ovvero: innovazione,
stabilità, riforme e rigore.
Questa è una maggioranza plurale, ma coesa. Da questo punto di vista, essa riconsegna
pienamente nelle mani del Presidente quel bisogno di cambiamento e di modernizzazione
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che i cittadini pugliesi hanno voluto indicare
con il voto di due anni e mezzo fa. Il Presidente Vendola ha già dato un segno positivo al
suo lavoro, e io penso che la sua credibilità, la
sua forza morale, e anche la base consiliare
che lo sostiene, gli consentiranno di andare
avanti con slancio e con determinazione.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Surico. Ne ha facoltà.
SURICO. Signor Presidente, colleghi consiglieri, l’anno scorso in fase di discussione del
bilancio, ci avevate detto che il 2007 sarebbe
stato l’anno della sanità, della svolta, della rivoluzione, che avreste approvato il nuovo piano della salute e che avreste proceduto alla
moralizzazione, alla razionalizzazione e alla
programmazione in sanità. Nulla di tutto questo è stato fatto.
Ci troviamo, dopo quasi un anno, ad approvare un bilancio che porta la Regione Puglia ad essere la Regione con il più alto costo
in Italia della benzina; aumentano le aliquote
per i lavoratori dipendenti e quindi andiamo a
cercare di limitare quei debiti contratti, senza
però che vi sia stato nessun aumento dei servizi ai cittadini.
Sono stati aperti nuovi reparti, ma il problema non riguarda l’apertura di un reparto,
ma quello di capire se quel reparto è funzionale allo sviluppo territoriale della sanità, se è sicuro e se non viene aperto solo a seguito
dell’ingerenza di un politico locale.
Oggi, sul quotidiano la Repubblica il collega Portaluri, che alcuni mesi fa aveva lanciato
un grido di allarme e aveva denunciato le possibili storture del sistema, ha dichiarato che si
tratta di un sistema costruito poco sugli interessi del malato e molto su quello degli operatori della sanità. Tuttavia, che siano diminuiti i
servizi non lo diciamo solo noi, ma anche i
sindacati, i pazienti e i medici.
Oggi non si può – e mi rivolgo al collega
Maniglio – chiedere ai medici di collaborare
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per ridurre la spesa sanitaria, non pensando alle loro funzioni organizzative. Credo che scaricare sempre le responsabilità sulla categoria
dei medici, per quanto riguarda il mancato
controllo della spesa, sia un atto che questa
sede non deve compiere. È vero, i medici
chiedono anche posizioni organizzative.
All’inizio di questa legislatura è stato detto
che sarebbe stato portato avanti il concetto
della meritocrazia, ma oggi si porta avanti solo
il concetto dell’appartenenza cromatica. I medici già danno tanto in questi ospedali. Io ho
chiesto più volte che questo Consiglio istituisse una Commissione di indagine mista per valutare le agibilità degli ospedali e delle AASSLL.
Oggi, insieme a noi, i cittadini pugliesi pagheranno per quella decisione scellerata assunta l’anno scorso – noi lo denunciammo in maniera forte, perché non vi era un piano di fattibilità adeguato – dell’unificazione delle AASSLL. Mi riferisco soprattutto alla ASL di
Bari, che ha 1 milione 300 mila abitanti, e a
quella di Lecce, che ne ha oltre 900 mila, e
dove il controllo della spesa è venuto meno.
Ebbene, interrogherò l’assessore e il Presidente della Giunta in merito ai rituali di concessioni di appalti, ad esempio, per le mense,
che ormai – nella ASL di Bari – non seguono
assolutamente criteri di evidenza pubblica, ma
di assegnazione diretta. Lo interrogherò, assessore, quanto prima.
A questo punto, sorge il dubbio: perché i
cittadini devono essere sottoposti a tassazione? Purtroppo, il momento è gravissimo: aumenta l’ICI, aumenta la TARSU, aumentano
le tasse provinciali e regionali, gli stipendi sono sempre quelli. Attenzione: è questa situazione che allontana i cittadini dalla politica,
ossia la mancanza di risposte adeguate alle esigenze. I cittadini possono anche pagare le
tasse, possono anche stringere la cinghia, ma
in funzione di una visione prospettica che porti
– con risposte politiche adeguate – a risposte
concrete e rapide.
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RESOCONTO STENOGRAFICO
La politica deve guardare al bene comune;
tuttavia, osservando gli atti che noi abbiamo,
credo che si sia continuato a badare al bene di
pochi, soprattutto nel campo sanitario.
Questo bilancio non solo è ingessato, ma è
assolutamente condizionato, anche se non dalla sanità. Prestate attenzione a quanto vi sto
dicendo. Sì, è vero, la spesa strutturale cresce,
perché crescono le tecniche e le risposte; ma il
bilancio è ingessato dal disastro che avete portato voi nella sanità. Questo è il reale problema: sono assenti le strategie nelle scelte in
campo sanitario che più volte avete promesso
di adottare in tempi brevi, in tempi veloci o
entro i primi sei mesi. È passato il primo anno,
il secondo e passerà anche il terzo, e queste
risposte per i cittadini pugliesi non ci sono.
La mobilità passiva continua a crescere.
Circa 70 mila persone si rivolgono al di fuori.
Questo è il segnale. Ci sono aree, come la
ASL di Bari, sprovviste di una radioterapia
adeguata, che noi dal primo momento abbiamo
sollecitato che venisse istituita in tempi rapidi.
Quanto all’edilizia sanitaria, io non sono un
tecnico, ma manca il cofinanziamento del 5%.
Quindi, di che cosa parliamo?
Sui POR, manca il cofinanziamento adeguato. Quindi, di che cosa parliamo?
Inoltre, pongo una domanda a me e a tutti:
a cosa serve il taglio ai vari capitoli di spesa,
atteso che noi oggi recuperiamo il presunto
debito di 200 milioni di euro dalla tassazione
sui cittadini pugliesi? Ha ragione allora il collega Palese, quel taglio serve per recuperare
quegli 80 milioni di euro frutto dello sforamento della spesa del 2005. Questo, allora, indica una assoluta mancanza di progettualità
economica finanziaria e di una progettualità
nelle scelte che questo Governo regionale sta
facendo.
Credo che dovreste seriamente mettervi in
discussione piuttosto che cercare ogni giorno,
da mesi, un modo per coprire questa realtà e
andare avanti.
Come diceva il consigliere De Santis, che
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nel suo lucido e puntuale intervento ha mirato
con serietà mentale a quelli che oggi sono i
problemi e sono sotto gli occhi di tutti, non
possiamo assolutamente eludere tali problemi,
non possiamo assolutamente far finta che non
esistano. Un Governo serio deve incominciare
a prendere delle decisioni, a volte anche dure,
per attuare quello che moralmente ci si è proposti di portare avanti in un disegno politico
che si è promesso agli elettori in campagna elettorale.
Di nulla di tutto quello che si è promesso
oggi troviamo traccia negli atti consequenziali
di Governo. Ritengo, quindi, che dovreste
prendervi un momento di riflessione seria.
Presidente Vendola, lei sulla sanità ha basato tutta la campagna elettorale e si è giocato la
faccia. Noi riteniamo che questo bilancio sia la
prova di tutte le falsità che avete detto e anche
di tutte le vostre strumentalizzazioni passate.
Riteniamo che questo bilancio che aumenta le
tasse proprio perché avete fallito in sanità sia
la prova che la Puglia migliore forse era quella
di prima.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare
l’assessore Frisullo.
FRISULLO, Vicepresidente della Giunta
regionale e assessore alle attività produttive,
all'industria, all'industria energetica, all'artigianato, al commercio, all'innovazione tecnologica, alle fiere e ai mercati. Signor Presidente, colleghi consiglieri, credo che anche la
critica più severa, la polemica più severa poi
tocchi la soglia della oggettività quando si
tratta di fare i conti con dati, appunto, oggettivi. Anche la polemica più aspra non può negare quello che è stato compiuto nel corso di
questi anni, durante la prima parte del mandato.
Credo di potervi dire che, proprio sulla base delle opere realizzate – non sono dati banali
o marginali – a partire dalla sanità, si sono attivate non solo le misure sulle quali vi è stato
un impegno in campagna elettorale,
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RESOCONTO STENOGRAFICO
dell’abolizione o dell’estensione della abolizione del ticket, ma anche l’attivazione dei
servizi, la stabilizzazione, oltre a una crescita
della spesa per la erogazione dei servizi.
Proprio su questi temi, credo che la maggioranza debba apprezzarli più consistentemente, perché ci consentono anche di spiegare
meglio ai pugliesi la manovra di tassazione aggiuntiva, che ha quel dato di equità che il collega Maniglio ha ricordato poco fa. Anche
questo non deve apparire banale.
Negli anni scorsi, l’applicazione della addizionale fu estesa su tutti i cittadini pugliesi.
Inoltre, bisogna ricordare che in passato abbiamo avuto avanzi d’amministrazione,
l’applicazione di una parte di tale avanzo sul
debito, mutui con la cassa depositi e prestiti,
100 milioni: non dimentichiamo queste circostanze.
Vedo una ricostruzione un po’ disinvolta –
me lo consentirà il collega Palese – in merito
agli anni scorsi. Tuttavia, ricordo bene, dai
banchi dell’opposizione, la pesante manovra di
tassazione e di impegno dell’avanzo di amministrazione, oltre alla contrazione di mutui con
la cassa depositi e prestiti per pagare i debiti
della sanità, fino all’emissione del bond per
870 milioni.
Il collega Maniglio ha ricordato un aspetto
fondamentale nella ricostruzione della consapevolezza comune, non per scaricare responsabilità sugli altri, ma per avere una memoria
dei fatti giusta ed equanime. Noi dobbiamo ricordare gli 870 milioni: per vent’anni, fino al
2023, la manovra di tassazione di emissione
del bond ci costa 85 milioni all’anno.
L’indebitamento a lungo termine non è una
nostra invenzione, ma un dato che pesa negli
equilibri del bilancio e nell’ingessare la manovra dello stesso, perché toglie soldi, finanziamenti, possibilità di investimenti alla parte autonoma del bilancio.
Tra quota capitale e quota interessi, dunque, noi paghiamo 85 milioni all’anno, fino al
2023. Questo indebitamento è frutto del nulla?
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Quando stacchiamo annualmente un assegno
di 300 milioni di rateo per gli ammortamenti,
lo facciamo per pagare debiti contratti da chi?
Noi non possiamo pensare che la memoria sia
del tutto scomparsa all’interno di quest’Aula.
Si parla di un indebitamento a lungo termine, tra l’altro, con l’emissione del BOR, con
operazione ad altissimo rischio, perché quel
paniere contiene titoli che sono certamente ad
alto rischio. Ebbene, è opportuno – come, giustamente, il collega Maniglio ha ricordato –
avere consapevolezza di questa situazione,
giacché forse anche la Corte dei conti potrebbe mettere becco in questa questione. Naturalmente, mi esprimo in questi termini perché
adesso tutti sono attenti a denunciare, a segnalare
provvedimenti
che
appaiono
all’opposizione non trasparenti.
Noi abbiamo acquistato capitale di debito –
questa è la verità – per pagare debiti, non per
investire. L’emissione del bond è esattamente
questo.
Allo stesso modo, la quota di cofinanziamento, il mutuo con la BEI, ha un costo per
cofinanziare il POR. Abbiamo fatto un mutuo
con la BEI; gli 85 milioni che abbiamo chiesto
hanno un costo. Tutte quelle che sto elencando sono operazioni finanziarie che hanno un
costo e che pesano sul bilancio di oggi. Ecco
perché credo che sia giusto tra di noi avere
una discussione senza ipocrisie.
Una operazione di verità va svolta fino in
fondo. Non siete credibili quando diventate
vestali del rigore, perché la vostra storia al
Governo della Puglia è una storia di dissipazione di risorse. Non siete credibili, così come
non lo siete quando sento – senza interrompervi – che l’opposizione afferma che il centrodestra ha consegnato alla Puglia una Regione forte e credibile.
Questa è un’affermazione che contesto e la
contesto non per amore della polemica, ma
perché sono stato sui banchi dell’opposizione
e vorrei che nessuno dimenticasse, nel momento in cui si contestano con energia e con vigo-
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re i dati della Puglia migliore che tale non è,
ovvero quella di Nichi Vendola, di fare una ricostruzione completa e non parziale.
La Puglia che ha consegnato la destra non
era certamente più forte e credibile di quella di
oggi. Io contesto questa affermazione; non è,
quindi, una polemica a freddo quella che sto
facendo.
Dobbiamo ricordarci, cari colleghi, altresì
che noi siamo arrivati alla vigilia del voto – è
bene non dimenticarlo, perché è a verbale –
con l’azzeramento della tassazione aggiuntiva,
certo, ma con la droga della spesa extra sanitaria. Non si dimentichi quell’incidente tecnico
di 150 milioni, che spalmò su capitoli extra sanitari i fondi dovuti e dedicati alla sanità regionale.
Non si dimentichi, inoltre, come si alimentò
il fondo intersettoriale per 350 milioni per i lavori pubblici alla vigilia delle elezioni, con una
pulizia delle economie vincolate – operazione
che da quei banchi io contestai – fatte alla
vigilia delle elezioni, probabilmente con una
sovrastima delle economie medesime. Non dimentichiamo la storia di questi anni in replica
ad una ricostruzione parziale e faziosa, che è
stata fatta in quest’Aula.
Naturalmente, sono ben consapevole che
tutto quello che è stato fatto non è sufficiente.
Sulla spesa sanitaria si manifesta una difficoltà
persistente della macchina amministrativa, laddove antiche cattive abitudini ancora permangono con rendite di posizione, con nicchie di
potere, con atteggiamenti collusivi, a mio parere, che fanno da barriera ad un percorso di
cambiamento pieno della sanità. Una burocrazia in parte abituata a protezioni politiche si è
deresponsabilizzata attraverso quel patto scellerato in base al quale non si effettuano i dovuti controlli in cambio di un voto.
Si tratta di affermare, dunque, più trasparenza, più imparzialità, più merito, più qualità:
un principio di responsabilità in grado di accertare omissioni, abusi, arbitri, e colpire sprechi e privilegi.
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Tuttavia, dobbiamo sapere che oggi noi paghiamo i guasti di protezioni politiche a lungo
coltivate all’interno della sanità pubblica e attraverso un uso privatistico di quest’ultima.
PRESIDENTE. Colleghi, dopo avrete modo di replicare.
FRISULLO, Vicepresidente della Giunta
regionale e assessore alle attività produttive,
all'industria, all'industria energetica, all'artigianato, al commercio, all'innovazione tecnologica, alle fiere e ai mercati. Mi rendo conto
di toccare un nervo scoperto.
Signor Presidente, colleghi consiglieri, la
Puglia del Presidente Vendola torna a crescere. Dopo quattro anni di stagnazione (nel 2004
a -0,3%), il PIL della Puglia è il più alto del
Mezzogiorno. Vi piaccia o non vi piaccia, si
tratta di dati forniti dalla Banca d’Italia. Fischiate la Banca d’Italia, non i dati della Giunta Vendola.
Dopo quattro anni di stagnazione e di regressione del PIL, la Puglia di Nichi Vendola
torna a crescere (+1,7%), in un quadro di modernizzazione, di equità e di rigore.
Noi abbiamo rendicontato ben oltre la soglia della annualità, quest’anno: per i contratti
di programma 750 milioni; 250 milioni per
PIA-PIT; per Artigiancassa 122 milioni; 20 milioni per i Consorzi Export; AQP, per le aree
PIP, 60 milioni; per l’innovazione 73 milioni.
Inoltre, ricordo un accordo storico per
Brindisi, collega Rollo: la bonifica del sito inquinato nazionale – 145 milioni – con leggi
importantissime che sono state fatte in questi
anni, tra le quali: quelle per i consorzi ASI, per
i distretti, le leggi sui parchi, sul lavoro nero,
sul demanio, sui trasporti, sull’usura, sui consumatori, sulla tutela delle acque, della persona, la riforma degli EDISU; queste sono solo
alcune delle leggi portate avanti in questi anni.
Credo di potervi dire che la ripresa dell’1,7% e
il tasso di crescita dell’occupazione, pari al 2,8%
– ricordo che si tratta di dati forniti dalla Banca
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d’Italia –, ossia 34 mila unità in più con una
quota consistente di contratti a tempo indeterminato, pongono la Puglia di Nichi Vendola
in testa nel Mezzogiorno, tra tutti i territori
più moderni e più dinamici. Vi piaccia o non vi
piaccia.
Noi abbiamo rimesso in moto il piano casa,
150 milioni; il piano per le scuole, 70 milioni;
la legge sull’usura dà un contributo ai confidi e
alle associazioni che si impegnano su questi
temi. È la Puglia delle tante e prime volte,
piaccia o non piaccia.
Anche nella polemica più aspra bisogna riconoscere quello che è stato fatto: abbiamo
rimesso in moto l’economia della Puglia. Su
questo punto, io penso di potervi citare le tante imprese del nord, dell’Europa e anche della
Puglia che si apprestano ad intervenire – nomino solo l’Avionico o la FIAT a Foggia che
annuncia il raddoppio, e vorrei che almeno su
questo ci fosse un consenso, oppure il gruppo
Finmeccanica che raddoppia a Grottaglie e a
Foggia – con investimenti importantissimi.
Capisco che voi non abbiate il senso della
misura e dell’obiettività, ma le tante imprese
che vengono in Puglia lo fanno perché la Puglia ha cambiato passo. È cambiata nel suo
Governo, ispira più fiducia, vi piaccia o non vi
piaccia, andando ben oltre quel modello
erogatore della spesa che dava un po’ a tutti.
Noi stiamo sostenendo il sistema di impresa
che è dentro quella sfida della specializzazione
competitiva. È per questo che noi oggi possiamo dire che molto deve essere fatto, ma
tante altre opere sono state già realizzate.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere De Leonardis. Ne ha facoltà.
DE LEONARDIS. Signor Presidente, vorrei cercare di fare un ragionamento un po’
tecnico, anche per capire se questa Regione è
diventata improvvisamente non all’altezza dei
suoi compiti o se ci sono deficit strutturali e
se, anche in passato, si era nel giusto solco o
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se si era nel solco sbagliato. Ho cercato, dunque, anche di osservare il riparto sanitario a
livello nazionale, nonché la tassazione che c’è
in Puglia e nelle altre Regioni. Ho scoperto
qualcosa di molto strano.
Vedendo il riparto del fondo sanitario nazionale e paragonando il numero degli abitanti
della Puglia ad una Regione che assomiglia alla Puglia per numero di abitanti – mi riferisco
all’Emilia-Romagna – ho scoperto che noi,
come Regione Puglia, abbiamo dal riparto del
Fondo sanitario nazionale circa 600 milioni di
euro in meno. Pertanto, sorgono alcuni interrogativi.
In questo anno, noi nel servizio sanitario
abbiamo offerto dei servizi in più rispetto
all’Emilia-Romagna o ne abbiamo offerti meno? A me pare che siamo stati anche poco incisivi negli investimenti e avremmo potuto fare
di più se avessimo avuto a disposizione delle
risorse ulteriori. È chiaro che noi come Mezzogiorno e come Puglia vogliamo avere queste
risorse.
Tutti gli investimenti, tutti gli interventi che
abbiamo realizzato, comunque, abbiamo evitato di farli pesare sulle fasce più deboli della
popolazione. Ho visto le aliquote IRPEF ed
IRAP delle altre Regioni d’Italia e ho notato
degli aspetti abbastanza strani, soprattutto riguardo alle Regioni che hanno una ricchezza e
un fondo nazionale maggiore rispetto al nostro. Tanto per fare un esempio, la Lombardia,
che è una Regione presa spesso ad esempio a
livello nazionale per quanto riguarda la capacità di servizi che sa offrire alla propria cittadinanza, ha una aliquota IRPEF fino a 15 mila
euro, pari all’1,2%; da 15 mila a 30 mila euro,
ha un’aliquota dell’1,30%; oltre, ha una aliquota dell’1,40%.
Abbiamo visto che il Veneto, per coloro i
quali hanno un reddito fino a 10 mila euro –
parliamo sempre di reddito netto, non di reddito lordo – parte dall’1,20% per arrivare
all’1,40% e addirittura oltre.
Abbiamo visto che anche nelle altre Regioni
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governate dal centrodestra – per esempio la Sicilia – c’è un’addizionale regionale dell’IRPEF pari
all’1,40%, e così anche per il Molise.
Pertanto, mi chiedo: siamo stati bravi, oggi,
a governare, riuscendo a non incidere per
niente sui cittadini? È vero – e lo abbiamo ricordato anche nel corso di qualche intervento
– che già l’anno scorso c’è stato un lungo dibattito, durante il quale si era indecisi se incrementare le imposte già dall’anno passato o
non incrementarle.
Noi abbiamo scelto di non incrementarle
nell’anno passato, ma di chiedere alle imprese
un contributo quest’anno, che però – attenzione – viene in qualche maniera compensato a
livello nazionale.
Se è vero, infatti, che stiamo chiedendo a livello regionale qualcosa in più, a livello nazionale
stiamo dando loro cinque punti in meno di IRES,
quindi di imposta sulle tasse, e lo 0,35 in meno di
IRAP. Pertanto, siamo stati capaci di chiedere
qualcosa alle imprese pugliesi quando potevano
darcele e non abbiamo chiesto contestualmente,
nello stesso anno, più tasse. Devo dire che il Governo regionale, da questo punto di vista, è stato
in grado di salvaguardare il territorio e soprattutto le fasce di reddito più basse.
Vorrei esprimere, dunque, il consenso a
questo bilancio, perché in condizioni oggettivamente difficili, ancora una volta abbiamo evitato di incidere sulle classi più deboli –
ovvero quelle che hanno un reddito fino a
28 mila euro – non chiedendo loro
l’addizionale IRPEF.
Inoltre, abbiamo evitato di intervenire su
queste classi di reddito, eliminando anche
quella che, per queste classi, era vista come
una vera e propria ingiustizia sociale, vale a
dire il ticket sanitario.
PRESIDENTE. Sospendiamo la seduta per
un’ora.
(La seduta, sospesa alle ore 14,15, riprende alle ore 16,00).
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PRESIDENTE. Riprendiamo i nostri lavori.
Comunico al Consiglio che entro le ore 19 gradiremmo avere le proposte di emendamento.
È iscritto a parlare il consigliere Romano.
Ne ha facoltà.
ROMANO. Signor Presidente, colleghi consiglieri, mi sforzerò – nei limiti delle mie capacità,
poiché sono imbottito di antibiotici – di dare un
contributo alla discussione per aiutare la Puglia
in merito alle scelte che stiamo compiendo. Cercherò di produrre un distinguo tra il bilancio autonomo e la spesa sanitaria, ovvero il trasferimento di competenza per la sanità.
In più occasioni, ho fatto anche, per quello
che mi è stato possibile, un po’ di ricerche –
mi riferisco al collega Palese – sulle relazioni
introduttive dei bilanci degli anni pregressi. A
mia conoscenza, da quello che ho potuto
comprendere, il quadro finanziario della Regione nell’ultimo decennio non è mutato sia
nella parte relativa alle entrate, sia nella parte
relativa ai vincoli di bilancio della spesa
dell’articolato pubblico, del sistema delle autonomie locali, compresa la nostra Regione.
Quando dico questo, mi riferisco ai vincoli
sul bilancio per il personale, oltre ai patti di
stabilità, ai vincoli per il sostegno e la spesa di
investimento pubblica, trasferita eccetera. Mi
riferisco anche a quella sorta di sfida che il
Governo di Berlusconi, con l’allora Ministro
Tremonti, lanciò all’Italia e al sistema delle
autonomie locali, quando teorizzò la necessità
di avere una gestione finanziaria che egli definiva “creativa”, per le sue ricadute economico-finanziarie sui bilanci degli enti locali del
sistema delle autonomie locali.
Egli intendeva, sostanzialmente, che
l’ingessatura dei bilanci di previsione e delle
leggi di bilancio doveva tener conto del divenire della domanda, della risorsa finanziaria, cioè
la spesa, e dell’impiego della stessa nella gestione ordinaria. In sostanza, il Ministro Tremonti teorizzava che, ingessato il bilancio a
gennaio e intervenuta un’emergenza a giugno,
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si avevano difficoltà a reperire e a trovare una
toppa per pareggiare i conti.
Ebbene, è quello che sostanzialmente la
Corte dei conti dice da qualche anno a questa
parte, quando dichiara che sulle leggi finanziarie forse è il caso di avere una fase previsionale nella legge finanziaria e, quindi, nella fattispecie – come stiamo facendo noi oggi – un
impiego nei diversi capitoli che non superi il
75-80%, in modo da avere, negli strumenti che
la legge riconosce successivi (gli assestamenti,
le variazioni eccetera), l’assegnazione definitiva dei capitoli stessi rispetto alle esigenze che
intervengono strada facendo nella gestione ordinaria.
Quando, dunque, in qualche intervento si
faceva riferimento al taglio di alcuni capitoli di
natura sociale, non si teneva conto di una
prassi consolidata nella gestione ordinaria dei
bilanci delle Regioni, e nella fattispecie della
nostra Regione.
Il bilancio di previsione e le leggi di approvazione del bilancio stesso sono un tutt’uno –
almeno da un decennio, forse il collega Palese
mi può aiutare in questo ragionamento – con
l’individuazione dell’avanzo di amministrazione che a metà della legislatura copre l’esigenza
dello stanziamento del bilancio in corso.
C’era un passaggio sulla poca congruità
delle risorse destinate a sostenere la spesa di
investimento comunitario; ma io ho trovate le
risposte a queste argomentazioni – in modo
molto pacato, come è mio solito fare – nella
relazione dell’assessore. Quando si pone il
problema della rinegoziazione dei mutui, quelle disponibilità finanziarie aggiuntive che potrebbero rivenire dalla rinegoziazione dei mutui ordinari – non sto parlando dei bond – sarebbero tutte risorse a destinazione vincolata
che, in corso d’opera, durante l’anno finanziario, se dovesse chiudersi questo aspetto, potrebbero sostenere direttamente o rimpinguare
ulteriormente i capitoli di sostegno al Piano
strategico 2007-2012.
I vincoli c’erano e ci sono, così come c’era
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il vincolo dell’esiguità del gettito fiscale della
nostra Regione. Non voglio comparare due
periodi di gestione della nostra Regione, ovvero il 2001, anno successivo alla vittoria del
Presidente Fitto, con il 2007, secondo anno
dopo la vittoria del Presidente Vendola. Tuttavia, in entrambi i casi, il dato politico che
emergeva allora, e che viene confermato oggi,
è esattamente la ristrettezza che ne seguirà del
gettito fiscale, che ingessa il bilancio.
Se volessimo ragionare superando vincoli
che rivengono dal passato e dal debito strutturale della sanità, del quale parlerò tra un attimo, ci renderemmo conto di avere disponibilità in un bilancio con oltre 650 milioni di euro
in più rispetto ai dati attuali.
L’incidenza della rata del bond, più
l’incidenza del debito strutturale della sanità,
ci consentirebbero di avere un bilancio in sintonia con quanto detto dalla relazione previsionale e accompagnatoria dello strumento.
Non voglio, nel periodo di Natale, richiamare le festività pasquali, ma quando parliamo
di lievitazione della spesa, non so quanto il
meccanismo della patatina Pai “ancora una e
poi basta” sia un meccanismo che coinvolge
l’intero Consiglio regionale. Abbiamo parlato
della stabilizzazione, ma la stabilizzazione è un
tema talmente vasto ed ampio che ricalca
esattamente il meccanismo delle patatine Pai:
fatta una, arriva la seconda; fatta la seconda,
arriva la terza e così via.
Vi è una serie di emendamenti che sono
stati recepiti dalla maggioranza e proposti dalla stessa minoranza. Questo per dire sostanzialmente che il tema di oggi – riequilibrare e
trovare un passo diverso per la gestione complessiva delle risorse finanziarie pugliesi – è un
tema che abbiamo dinnanzi.
Vengo al secondo punto del mio intervento,
che riguarda la spesa dedicata alla sanità. Noi
abbiamo incominciato denunziando un buco.
A settembre 2005, nell’assestamento, parlammo di 180 milioni di risorse che mancavano alla sanità. Fu spiegato che si trattava di
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meccanismi contabili attraverso i quali alcune
poste giustificative della spesa di investimento
manutentiva potevano essere presenti nel bilancio e potevano non essere riconosciute a
livello ministeriale.
Infatti, il rapporto tra sistema finanziario
regionale, e conto economico finanziario e gestione delle AASSLL è la questione all’interno
della quale si consumano alcune distorsioni nel
controllo complessivo della spesa.
Non ero d’accordo a parlare di buco allora,
come non sono d’accordo ad accettare la dichiarazione del buco nella sanità del quale si
parla oggi. Il buco è un ammanco finanziario.
Le risorse che vengono destinate e rilevate
nella approvazione della legge finanziaria regionale sono un consuntivo di un bilancio previsionale che è stato fatto dalle AASSLL ed
essendo un conto economico finanziario, le
AASSLL chiudono il loro conto in perdita.
Non c’è un bilancio nelle AASSLL che chiude
a pareggio esattamente come altri meccanismi.
Quindi, in sede di consuntivo, la finanziaria
non può che chiudere il suo bilancio con la risorsa finanziaria, che non legittima quello che
è successo a monte, ma deve riconoscerlo.
Dico questo, perché secondo me le perdite
certificate dalla sanità, anche con il nostro bilancio, si generano per effetto di due variabili
assolutamente indipendenti dalla volontà dei
singoli direttori generali. Anche in questo caso, io non sono disponibile a iscrivermi allo
sport dei calciatori che, dato l’allarme, si mettono in una posizione e cercano la Croce rossa
alla quale fare riferimento, né sono disponibile
ad accettare un modello organizzativo che rimette al sistema la sanità, guardando alle esternalizzazioni, oppure dando una risposta
privatistica in un’altra direzione.
Non dico che in medio stat virtus, ma vi
sono condizioni perché le responsabilità vengano assunte in modo formale. Il disavanzo
strutturale – perché di questo stiamo parlando,
secondo me, e questo è un dato sul quale forse
dovremmo riflettere un po’ di più tutti – si de-
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termina attraverso due filoni, due meccanismi,
due percorsi che sono stati denunciati
dall’assessore regionale alla sanità da un po’ di
tempo a questa parte, dal Presidente Vendola,
dallo stesso assessore Saponaro: l’assegnazione
regionale pro capite per la Puglia, rispetto alla
definizione del peso sulla popolazione.
È di oggi il dato statistico che anche la popolazione pugliese incomincia ad avere un tasso di invecchiamento abbastanza importante.
Su questo tema – l’assegnazione regionale pro
capite – ha perso il Governo Fitto e stiamo
perdendo anche noi. Non lo dico per giustificare, ma perché c’è una questione politica rispetto alle Regioni che ha determinato negli
anni passati questo dato pesante del trasferimento delle risorse da assegnare alla sanità, e
che vi hanno visto e ci stanno vedendo soccombere rispetto all’accordo.
Il secondo aspetto è l’assetto strutturale ed
organizzativo delle singole AASSLL che incide sul costo. Da questo punto di vista, vorrei
parlare un po’ più direttamente con i colleghi
consiglieri che sono anche professionisti della
sanità e vedo il collega Surico, il collega Palese, mi dispiace che non ci sia il consigliere
Saccomanno che pure è un medico.
Il piano Fitto ha tentato di incidere, di intervenire sul secondo aspetto del trasferimento
delle risorse impiegate nella sanità, cioè gli interventi e gli assetti strutturali, per la qual cosa
si accorparono prestazioni e si trasformarono,
togliendo le branche chirurgiche, alcuni ospedali in stabilimenti.
Pongo una domanda: gli stabilimenti ospedalieri pur privati di alcuni reparti, di alcuni
servizi sono rimasti pienamente attivi sotto il
profilo dei costi di gestione o c’è stato un risparmio sul versante del costo di gestione? Gli
attuali costi della struttura ospedaliera vanno
ben al di là della quota del 48% assegnata dai
LEA; il tema che emerge, dunque, non so se è
la mobilità passiva come deficit strutturale.
( interruzione audio)
Dico questo perché la riattivazione di alcuni
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reparti e servizi ha inciso, secondo i dati in
mio possesso, molto marginalmente sugli attuali costi, non avendo previsto significativi
aumenti di spesa né per il personale, né per la
dotazione strutturale.
Vi porto alcuni esempi che sono stati anche
richiamati in modo non diretto e che riguardano la mia ASL. Mi riferisco ai reparti che sono
stati aperti a Mesagne di chirurgia, a San Pietro Vernotico di ortopedia. In realtà, non sono
stati aperti reparti. I posti letto in organico
previsti dal piano Fitto non sono stati toccati;
non so se in altre parti della Regione Puglia vi
siano state delibere che hanno aperto nuovi
reparti con nuove dotazioni organiche e nuovi
posti letto, perché l’apertura è questa. Se non
è così, stiamo parlando del piano Fitto che
ha distribuito diversamente i posti letto sul
territorio.
Vi fornisco l’esempio di Mesagne con dati
forniti dalla ASL di Brindisi. Il reparto di chirurgia dell’ospedale Perrino di Brindisi ha avuto uno sdoppiamento, una riduzione della sua
assegnazione di 50-52 posti letto, con un trasferimento di 20 posti letto dell’ospedale Perrino di Brindisi all'ospedale di Mesagne.
Brindisi, dunque, passa da 52 a 32 posti letto e Mesagne da 0 posti in chirurgia, tranne la
day surgery, passa a 22 posti letto, in H12,
non in H24, che vuol dire che le emergenze
continuano
ad
arrivare
direttamente
all’Ospedale Perrino di Brindisi. Abbiamo citato prima noi, e lo avete ripetuto pure voi,
l’intasamento dei servizi di pronto soccorso
degli ospedali di eccellenza della Puglia: il
Fazzi, il Perrino, il Policlinico. Bisogna decongestionarli o non facendo arrivare le persone
gambizzandole prima che arrivino, oppure offrendo prestazioni alternative.
Brindisi è un percorso alternativo al piano
che è stato prodotto, ad isorisorse invariate.
Questo vuol dire che i conti adesso possono
tornare. Da otto mesi di attività, emerge che la
chirurgia di Brindisi riduce il suo budget, la
sua spesa diretta, di 150 mila euro; l’Ospedale
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De Bellis di Mesagne aumenta di 182 mila euro. L’operazione ha funzionato. Abbiamo dato
una risposta alternativa all’intasamento della
chirurgia di Brindisi, al pronto soccorso, ma il
modello ha funzionato.
Cosa voglio sostenere, con questo? Che il
costo della sanità non è il posto letto, ma è il
modello organizzativo che sostiene il posto
letto con la prestazione. L’ex Presidente Fitto,
quando ha chiuso e ha accorpato le chirurgie
in un unico polo di eccellenza, non ha potuto
affrontare i temi dei costi diretti della struttura
della gestione (pulizia, telefono, personale, illuminazione, riscaldamento eccetera). Per questo, dopo due anni e mezzo del piano Fitto,
siamo ritornati a sostenere, con dati oggettivi
e scientificamente inoppugnabili, che non c’è
stato un risparmio.
Se stiamo dicendo questo, credo che il tema vero della sfida dei prossimi anni debba essere quello della parolina magica, cioè ospedalizzazione-deospedalizzazione. Non interviene
sul debito strutturale il modello che garantisce
la reperibilità H24. L’ospedale Perrino ha ridotto e l’ospedale di Mesagne ha aumentato
perché il personale non è aumentato; i costi
fissi erano quelli; la spesa farmaceutica per il
ricoverato o si sosteneva al Perrino o si sosteneva a Mesagne, ma era già inserita nel bilancio. Bisogna fare in modo che non si arrivi alla
ospedalizzazione, ma per ottenere questo bisogna andare in un’altra direzione.
Se sono stati assegnati alla Regione Puglia
– lancio dei numeri per spiegarmi meglio soprattutto con il collega Palese – 20 mila posti
letto, 20 mila reparti per tutto il sistema ospedaliero pugliese, è possibile che 20 reparti in
più che dite sono stati attivati con la Giunta
Vendola, a risorse invariate, abbiano determinato un deficit strutturale di 330-340 milioni di
euro? Credo che stiamo parlando di cose (interruzione audio) scelte che abbiamo compiuto.
La struttura organizzativa del sistema sanitario pubblico convenzionato e accreditato
della Regione Puglia e del sistema nazionale,
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RESOCONTO STENOGRAFICO
che al centro (interruzione audio) e avendo
deciso con legge finanziaria nazionale – recepita da noi l’anno scorso – di destinare il 48%
della risorsa disponibile finanziaria (interruzione audio) spostando il 3% di risorse sul
territorio.
Nel sistema è così? Noi l’anno scorso abbiamo deciso, nello strumento finanziario delle
risorse, ovvero la legge di bilancio, di spostare
un 3% di risorse finanziarie dalla ospedalizzazione al territorio, avendo le AASSLL una gestione economico-finanziaria.
Intervenendo noi in sede di formulazione
della legge di bilancio, e dovendo fare i conti
con la gestione economico-finanziaria, con il
pagamento, con la cassa e con tutto quello di
cui parliamo, noi siamo convinti che la sfera
ospedaliera inciderà alla fine del 48% e che il
50% andrà al territorio? Sappiamo tutti che
non è così, perché il modello costa e perché,
così come parliamo di gestione del bilancio
delle AASSLL ingessato, si compie esattamente lo stesso ragionamento per le scelte che
vengono operate sul territorio.
Vorrei richiamare alcuni dati ripresi nel
corso della discussione svoltasi in questi giorni, e rilevati da Il sole 24 ore, che fanno riferimento alla situazione complessiva della sanità nella nostra Italia. L’ADI (Assistenza domiciliare integrata) per patologie oncologiche
costa 1.200 euro per assistito ed è rivolta a
circa il 3 per mille della popolazione.
L’assistenza sociosanitaria ha un costo medio
annuo di 11 mila 680 euro per assistito ed è
rivolta a circa l’1,5 per mille della popolazione. L’assistenza in RSA costa 45 mila 700 euro per assistito ed è rivolta allo 0,5 per mille
della popolazione.
Ebbene, se riusciamo ad intervenire per migliorare questi dati e dare una risposta anche
territoriale alla medicalizzazione, e recuperiamo la ospedalizzazione in termini di spostamento sul territorio della patologia, ritengo
che ci siano i numeri per fare di più e meglio
rispetto a quello che è stato già realizzato.
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Questo non vuol dire che l’assessore regionale
della Giunta Fitto – di cui non ricordo il nome
– abbia agito bene e che l’assessore Tedesco
abbia agito male. Non credo che sia questo il
problema.
Anche per quanto riguarda la responsabilizzazione delle decisioni politiche, il sistema con
il quale dobbiamo quotidianamente fare i conti
è quello di individuare le responsabilità, i punti
decisionali periferici, rispetto ai quali
l’assessore o il direttore generale può intervenire decidendo di mandare via qualcuno in seguito ad un errore. A me ha fatto specie la dichiarazione del Presidente Violante, a proposito del decreto che è stato ritirato nell’ultima
finanziaria, in merito all’errore tecnico, quando ha detto che quest’ultimo non fa riferimento solo alla politica, e che forse è successo
qualcosa d’altro.
Noi dobbiamo lavorare perché nasca un
meccanismo che individui i centri di responsabilità, dal Manzanarre al Reno – come si suol
dire – rispetto al quale la decisione politica
deve misurare l’intervento operativo o meno.
Mi rivolgo al consigliere Surico, che mi sta
guardando: noi sappiamo – il collega Surico
per attività professionale, io per l’amore nel
voler approfondire le questioni – quanto si
possa intervenire sul sistema che definisce in
Puglia, come in altre Regioni, il tema della
mobilità passiva. Quanto è in mano alla politica il tema della contrazione dei viaggi della
speranza?
Se vogliamo fare un altro esempio, prendiamo il caso della diagnostica per le immagini: quanto questo tema, finalizzato
all’abbattimento della spesa, delle liste di attesa, è in mano al decisore politico e quanto al
sistema? Su questo punto, il dottor Portaluri
ha ragione: forse avrebbe dovuto applicare,
durante la sua gestione, qualcosa di cui ha parlato oggi (anche se avrebbe dovuto parlarne
prima).
Io non sono per l’individuazione di responsabilità – e mi rivolgo al collega Palese, che
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vedo annuire – che, tra l’altro, non so dove
collocare; sono per ragionare su un sistema
che ci consenta di trovare le soluzioni alle
questioni delle quali stiamo parlando.
A proposito della ospedalizzazione – ritorno su questo punto – noi conosciamo i diversi
livelli dell’appropriatezza, attraverso i quali la
stessa si esplica e diventa buona prestazione
per il cittadino: se ne può parlare, ma devono
conseguirne fatti, in modo da poter fornire risposte concrete e appropriate al fabbisogno e
alle esigenze del cittadino.
Parliamo dell’appropriatezza clinica e di
prestazioni secondo le linee guida. A tal proposito, viene introdotto un aspetto importante
(a me non interessa precisare che l’avevo detto): nell’articolato che sostiene il bilancio si
comincia a parlare delle patologie con alto rischio di inappropriatezza. Ebbene, è stata avanzata la proposta di attivare un meccanismo
che intervenga sulla inappropriatezza e colpisca laddove questa si determini. Questo è un
passaggio importante.
Si faceva riferimento alla dimensione etica
dell’appropriatezza. Ebbene, su questo aspetto
voglio pubblicamente divergere con il Presidente Palese: il ticket non viene applicato –
per la nostra, la mia cultura – per calmierare la
domanda, ma per riconoscere un diritto universalmente valido a ricevere la prestazione
della cura. Calmierare la domanda fa parte di
un altro pacchetto di problemi, sui quali bisogna intervenire. La lista di attesa non è abbattibile perché abbiamo attivato più rapporti con
risonanze magnetiche esterne.
In merito al problema della giustizia, dal
punto di vista etico, del riconoscimento del diritto universale, credo che si ponga la questione, non più evitabile e ineludibile, non
dell’applicazione del ticket tout court, ma della
individuazione di pacchetti attraverso i quali la
prestazione richiesta in fatti gravi, diagnosticamente infausti, debba avere una corsia privilegiata, preferenziale, rispetto allo screening di routine che tutta la popolazione ha il diritto di fare.
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Credo che tali questioni vadano affrontate
in questi termini, per poter fornire una risposta
concreta ai problemi dei quali stiamo parlando
oggi.
La compartecipazione ai costi per i più abbienti è un dato di una sanità che si sviluppa
sempre di più, che immette sul mercato nuove
tecnologie alle quali non tutti possono accedere. Il dato esponenziale è che ad ogni nuova
tecnologia immessa sul mercato la domanda
non si riduce, ma aumenta. Si deve, dunque,
porre un discrimine tra il diritto universalmente riconosciuto e l’accesso, in fatti gravi di
diagnosi, alla tecnologia più avanzata. Diversamente, il sistema non regge e alla tecnologia
più avanzata per screening, ma anche per altre
patologie, il più abbiente deve compartecipare.
Questo non vuol dire privatizzare la sanità
pubblica; piuttosto, credo che stiamo ponendo
un problema corretto in termini di sostenibilità, nel sistema complessivo della Puglia e
dell’Italia in generale, dei costi di una sanità
che avanza sempre di più.
Vi è, poi, la questione dell’appropriatezza
della efficienza, e anche a tal proposito si introduce la novità. Tuttavia, bisogna andare
avanti con più coraggio, perché non è giusto
che paghi la politica e che ci sia poi il carro
che fa salire tutti coloro che con la politica
non hanno nulla a che fare.
Ho iniziato il mio intervento dicendo che
non sono d’accordo con l’idea di attivare lo
sport dello sparare sulla Croce rossa. I direttori generali, il management delle AASSLL, non
so se sono migliori di ieri. Mi dicono che il
50% di ieri c’è ancora, pertanto non so di quale discrimine stiamo parlando. Tuttavia, credo
che sia giunto il termine di modellare il sistema
del trasferimento delle risorse dalla legge finanziaria alla gestione economico-finanziaria
sul territorio per budget, individuando centri
di responsabilità della spesa. Non credo che
basti sollecitare o inibire, al management delle
AASSLL, una contrazione delle spese generali
soltanto percentualizzando.
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È un fatto importante che oggi, già in questa legge finanziaria, si dica su cosa le AASSLL devono formulare i bilanci di previsione. Difatti, oggi a differenza di quello che abbiamo fatto nel passato – e rappresenta un ulteriore passo in avanti – diciamo che il DIEF
dato l’anno scorso per il bilancio di previsione
si deve contrarre di questa percentuale. I modelli che puntano a migliorare o a modificare il
sistema del quale stiamo parlando, infatti, incominciano a camminare per arrivare al costo,
secondo me, sul quale dobbiamo riflettere
maggiormente e trovare forme di calmierazione o risposte alternative, quali – tornando al
punto di partenza – la ospedalizzazione.
Credo che nel costo complessivo non incida
il posto letto in generale, perché tutti sappiamo che il posto letto della lungodegenza ha un
costo diverso rispetto a quello delle branche
chirurgiche. Noi dobbiamo cominciare a ragionare sull’opportunità che alcune prestazioni, che richiedono l’intervento chirurgico,
vengano trasferite. Oggi, nell’articolato di accompagnamento della finanziaria, si parla del
day-hospital in day-service, ma deve nascere
da qualche parte la casa della salute, perché
questa sia una postazione in grado di erogare
prestazioni.
Spero di non dire cose ovvie e di aiutare il
dibattito. Io lancio una sfida. Day-surgery,
day-service, one day-surgery, week surgery:
l’80% delle patologie sono qui dentro. In media, hanno tutte bisogno di otto giorni di ricovero, di una ospedalizzazione invasiva, che
comporti i costi necessari per il sistema sanitario non soltanto pugliese.
Il nodo, più che la mobilità passiva e tutto il
resto del quale abbiamo parlato, è rappresentato dal modello organizzativo che supporta la
patologia denunciata. Vi sono alcuni reparti
che non devono fare più i conti con
l’aggravamento in fase di ricovero. Mi riferisco ai reparti di dermatologia o di oculistica.
In Puglia, queste branche, durante il fine settimana hanno ancora il modello organizzativo
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completo o quel personale applicato può essere utilizzato nelle scoperture che vi sono nel
sistema complessivo.
Ebbene, se affrontiamo i problemi con queste categorie, forse riusciamo a dare un contributo importante alle questioni di cui stiamo
parlando. Credo che il lavoro svolto sia importante, avendo cercato di spiegare nel corso del
mio intervento che il problema c’era e c’è. Le
questioni, Presidente Palese, c’erano e ci sono.
È stata data una risposta ragionieristica: con
l’accorpamento della spesa ospedaliera, tirate
le somme, non c’è stata una lira di guadagno.
Noi dopo due anni e mezzo, avendo cercato di
rispondere alle emergenze presenti sul territorio attraverso gli accorpamenti che hanno intasato e accentuato l’accesso alla ospedalizzazione, stiamo cercando di fare questo ragionamento,
ossia di de-ospedalizzare per sostenere meglio,
sul territorio, alcune patologie e per fornire risposte più appropriate nella struttura ospedaliera pubblica.
Credo che le scelte che stiamo compiendo
stamattina, nel corso di questa discussione,
vadano in questa direzione; ragion per cui, per
quanto ci riguarda, daremo il nostro sostegno.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Cera. Ne ha facoltà.
CERA. Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, colleghi consiglieri, sono piuttosto preoccupato per la piega
assunta dall’andamento dei conti regionali che
da tre anni a questa parte sono letteralmente
fuori controllo.
Questa è la terza legge finanziaria che il
centrosinistra sottopone all’attenzione di
quest’Aula da quando è al Governo della Puglia. Nella formulazione della prima, non ha
avuto problemi: i conti della nostra Regione
erano reduci dalla gestione parsimoniosa, sino
alla pignoleria, esercitata dall’assessore Palese
che – lo ricordo a tutti noi – presentò un rendiconto finanziario con avanzo di amministra-
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zione. Se gli assessorati dell’epoca avessero
avuto la possibilità di investire quella somma,
le sorti elettorali sarebbero state differenti per
il centrodestra e – fatemelo dire senza tema di
smentita – anche per la Puglia, che avrebbe evitato di finire nelle mani di un centrosinistra
che la sta riducendo a pezzi.
Nel secondo esercizio finanziario, la Giunta
Vendola ha incontrato i primi problemi, ritenendo di poter disporre annualmente di cifre
tanto cospicue, come l’avanzo di amministrazione ricevuto in eredità da noi: ha speso a
piene mani con il risultato di accumulare un
deficit di 211 milioni di euro nel solo comparto della sanità.
Sappiamo come è andata a finire: ricorso
all’esercizio provvisorio (e ciò non avveniva
da tempo), ipotesi di aumento dell’accise, poi
scongiurato sull’onda della protesta generale,
e predisposizione di un piano di rientro del deficit, che si è concretizzato solo in parte, tanto
che il commissario ad acta, nominato dal Governo nazionale nella persona del Presidente
Vendola, deve ancora adempiere alla vendita
dei beni immobili di proprietà delle AASSLL
per pareggiare la partita. Quando, come e con
quali risultati ciò avverrà, lo potranno sapere
solo le future generazioni. La certezza è che,
al suo terzo esercizio finanziario, la Giunta
Vendola è riuscita nella non facile impresa di
stangare i pugliesi, avendo gestito con metodi
approssimativi e clientelari una Regione che
nel 2005 avevamo consegnato con i conti in
ordine.
Altro che deficit, caro Vicepresidente Frisullo! Voi avete dilapidato ingenti risorse,
prodotto voragini finanziarie, per colmare le
quali siete ricorsi alla più comoda delle soluzioni: incrementare la già elevata pressione,
alla quale le famiglie e le imprese sono già sottoposte dal Governo nazionale, senza che aggiungiate del vostro. Tutto questo, per colmare un deficit nella sanità che avete stimato in
230 milioni di euro – almeno questa è la cifra
ufficiale data in pasto all’opinione pubblica –,
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mentre nelle segrete stanze del potere circolano cifre maggiori e previsioni ben più pessimistiche.
Cari amici giornalisti, non abbassate la
guardia: questa volta, il misero tentativo di rifilare ai costi della politica il deficit della Regione non deve passare. Anche voi avete il dovere di aiutare la Puglia a conoscere la verità.
Tireremo le somme successivamente; ma
prendendo per buoni i conteggi che ci avete
sottoposto, per una volta, senza giri di parole,
volete spiegare ai pugliesi come siete riusciti a
raggiungere un deficit così elevato, se nel settore della sanità vi siete vantati di aver introdotto misure tanto efficienti che vi avrebbero
consentito di contenere una spesa oramai fuori
controllo?
Nel caso in cui le aveste dimenticate, ve ne
ricordo alcune: vi è stato un accorpamento di
ASL, ma il livello di conflittualità dei direttori
generali con i direttori amministrativi e sanitari
è notevolmente aumentato, con gravi ripercussioni sui risultati operativi. Vi è stata, poi, la
distribuzione gratuita del primo ciclo terapeutico ai pazienti dimessi dagli ospedali e
l’imposizione ai medici di famiglia della prescrizione di alcuni farmaci generici.
Non so quale possa essere stato il livello di
efficienza di queste misure o il risparmio che
esse abbiano prodotto sui conti, ma se dobbiamo prestare fede ai risultati, il loro fallimento è evidente e altrettanto lo è la vostra politica sanitaria, dal momento che vi accingete a
chiedere ai pugliesi un “contributo di solidarietà”. Mi approprio dell’eufemismo a cui voi avete fatto elegantemente ricorso, che non potete motivare se non con la vostra inefficienza.
Poniamo il caso in cui le vostre misure avessero funzionato, sebbene non disponiamo
di informazioni per stabilirlo: mi sapete dire
quale sarebbe stato il salasso al quale avreste
dovuto sottoporre la Puglia e i pugliesi? Stressare il bilancio per aumentare la spesa sociale è
un rischio che moralmente è doveroso correre.
Assessore Tedesco, cito quanto lei dichia-
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rava il 4 aprile in questa stessa Aula, in occasione della discussione sul bilancio 2007:
«Peccato che quel rischio non lo abbia calcolato con esattezza e che le conseguenze siano
ricadute sulle tasche dei contribuenti della Puglia». Se prestiamo fede alle veline che il Governo regionale fa circolare per la redazione
dei giornali e che per spirito di appartenenza
politica sottoscrive anche il collega Maniglio,
immagino a nome della frangia diessina del
Partito Democratico, questa manovra non avrebbe dovuto subire così tante critiche, perché in fondo colpisce solo – e mi fa specie
questa sottolineatura – 165 mila, famiglie che
sono più delle 140 mila di cui spesso i giornali
parlano sbagliando per difetto.
Forse è irrilevante per il Governo Vendola,
per il Capogruppo diessino ed in pectore del
Partito Democratico che le famiglie siano
composte da più persone e quindi quel dato
vada moltiplicato almeno per quattro, se non
più? È irrilevante per il centrosinistra che
l’IRAP colpisca l’intero sistema produttivo regionale, tanto che il centro studi della Confindustria pugliese ha già previsto come conseguenza una significativa flessione del prodotto
interno lordo? È insignificante per Governo e
maggioranza che l’aumento dell’accisa di 2,58
centesimi di euro per ogni litro di benzina per
autotrazione colpisca le tasche di tutti gli automobilisti pugliesi, senza alcuna differenza tra
classi di reddito?
Abbiate il coraggio di dire la verità ai pugliesi e di chiamare le cose con il loro vero
nome. “Contributo di solidarietà”, caro Presidente Vendola, è l’espressione che, fuori dal
linguaggio poetico del vendolismo imperante,
significa “stangata finanziaria per tutti i pugliesi”. Anche “misura di contenimento della spesa
sanitaria” è una perifrasi che si può tradurre
facilmente con il termine di “clientele”.
Presidente Vendola, mi scuso se in
quest’Aula mi approprio di una frase pronunciata da Elettra Deiana nel corso del comitato
politico nazionale di Rifondazione Comunista
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svoltosi il 16 dicembre a Roma. Quel “basta”
con i lirismi e gli appelli metastorici a lei rivolto dovrebbe preoccuparla, perché fotografa
opportunamente lo stato d’animo di quanti –
soprattutto i pugliesi che l’hanno votata – mai
si sarebbero aspettati da parte sua una adesione entusiasticamente incondizionata al partito
delle tasse con il quale il suo Governo si identifica, soprattutto perché le tasse derivano da
una pessima gestione della sanità.
Signor Presidente, provi a toccare le corde
della suggestione e dei suoi sogni per spiegare
ai pugliesi che da gennaio pagheranno più caro
il pieno della benzina e che da maggio dovranno pagare più tasse. Lo dica senza girare intorno alle parole. Tasse non fa rima con bisogni. Lei non ha alcuna licenza poetica per
farlo.
Politicamente lei avrebbe dovuto impedire
che nel suo Governo il partito della spesa
prendesse il sopravvento; avrebbe dovuto impedire che si giungesse ad una situazione talmente grave che le preannunciate misure di
contenimento della spesa sanitaria si rivelassero inutili, se non insufficienti, come quelle che
già avete messo in atto. È la spesa sanitaria il
mostro da combattere, che voi invece avete
foraggiato senza soluzione di continuità nei
due anni e mezzo in cui avete governato.
Non sono, caro collega Romano, i posti letto che creano il buco, ma sono le “mariolizie”
in cui tutti quanti siamo – o siete – compromessi.
Avete colmato gli organici del 118 con
soccorritori ingaggiati per strada, dietro suggerimento di alcuni vostri consiglieri regionali,
e preparati con corsi di formazione di qualche
giorno; avete riempito di consulenti esterni gli
uffici delle AASSLL, remunerandoli con sontuose parcelle, magari reclutati con lo scopo di
inserirli anche nelle liste del nascente Partito
Democratico; avete abolito i revisori dei conti
– questo è l’assurdo – nelle AASSLL e avete
tenuto in vita i nuclei di valutazione; avete fatto sparire il controllo per tenervi le vostre
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clientele, al solo scopo di gratificare qualche
amico.
Che dire, poi, della gestione dei commissari, dei vice commissari, dei direttori sanitari ed
amministrativi? Ognuno delibera a proprio
piacimento, senza il minimo controllo. Avete
commissariato le AASSLL, ma le strutture
delle vecchie AASSLL continuano ad avere
singoli responsabili, con sperpero di risorse finanziarie decuplicate rispetto al passato. E la
chiamate sanità migliore! Complimenti!
La vostra è la sanità dei morti, delle file negli ospedali e della maggiore mobilità extra regionale. Questa è la vostra sanità.
Avete riaperto reparti inutili senza seguire
alcuna logica di pianificazione. Invece, avreste
dovuto adottare misure strutturali, dotare la
Puglia di un nuovo piano sanitario regionale.
Lo avete promesso a tutti i pugliesi e non solo
ai vostri elettori. Il piano sanitario ancora non
c'è; ci sono solo idee, supposizioni e punti di
vista spesso antitetici tra loro.
Presidente Vendola, a proposito dei piccoli
ospedali, qual è la sua posizione? È d’accordo
con l’assessore Tedesco nel chiuderli o la pensa diversamente?
Nell’attesa del piano che verrà, si aprono
nuovi reparti. Quanto siano produttivi è impossibile stabilirlo. Di sicuro essi non seguono
una programmazione; in compenso, rispondono a logiche clientelari.
Con i nuovi reparti, la cui inaugurazione
spesso coincide con le campagne elettorali, e
con i reparti riaperti solo perché l’ex Presidente Fitto li aveva chiusi, cresce la spesa dei servizi esternalizzati, il costo delle cooperative
che mettono all’incasso fatture per decine e
decine di migliaia di euro (mense, lavanderie,
guardianie e servizi in genere). Questi costituiscono il buco regionale e il buco della sanità,
cari assessori e cari consiglieri di maggioranza.
Tutto ciò che è nelle mani delle cooperative è
lautamente pagato.
Questo è il quadro inquietante della sanità
pugliese regionale, che il centrosinistra ha ali-
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mentato attraverso le pieghe del bilancio e che
ha generato un deficit per il quale avete presentato il conto ai contribuenti pugliesi. Loro
pagheranno, perché non potranno rifiutarsi di
adempiere ad un dovere che, mai come in questo momento, è iniquo e ingiusto, caro Presidente Vendola. I pugliesi lo hanno compreso
perfettamente e molto meno lei, Presidente
Vendola, e, salvo qualche rara eccezione, neanche la maggioranza di centrosinistra che, in
maniera piratesca, affronta questa situazione
supinamente.
La spesa sanitaria non è stata monitorata.
Quali sono stati i criteri con i quali sono stati
riaperti tanti reparti ospedalieri senza la previsione a monte di un piano ospedaliero? Chi ha
avallato queste scelte? Chi ha sbagliato? C’è
un responsabile? O un assessore che sia venuto meno alla sua funzione ispettiva? Tra le
funzioni di un assessore, infatti, c’è anche
quella di vigilare affinché i settori a lui affidati
funzionino regolarmente. Se egli ritiene che gli
assessori di sua fiducia abbiano assolto pienamente al mandato loro affidato e i risultati sono quelli sotto gli occhi di tutti, allora la scelta
a sua disposizione è una sola, signor Presidente: le dimissioni. Ne guadagnerebbe la Puglia, i
pugliesi e ci guadagnerebbe anche la sinistra e
l’arcobaleno.
Chiudo il mio intervento facendo una considerazione su quanto detto dal Vicepresidente
della Giunta regionale ed assessore alle politiche industriali, Sandro Frisullo. Capisco che il
compito affidatogli di difendere decisioni tanto
impopolari quanto le tasse e l’aumento della
benzina era difficile, ma lo era molto meno che
ricorrere a giustificazioni ed affermazioni che
possono essere tanto facilmente smentite se
giunge ad elencare tra i meriti della Giunta di
cui fa parte anche la realizzazione del Polo pugliese dell’aeronautica.
Diversamente, ricadono sotto la responsabilità
del centrosinistra le tante leggi manifesto di cui
questa maggioranza può andare fiera; provvedimenti di cui la Puglia sinceramente non sentiva la
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necessità se non per rimarcare politicamente la
conquista da parte della sinistra radicale di una
regione da sempre moderata.
Sono state anche le vostre leggi di spesa a
drenare risorse; è stato il ricorso smodato a
finanziare interventi di cui non c’era ormai
traccia a provocare le conseguenze che la Puglia dovrà subire per tutto il prossimo anno,
sempre che ad aprile, quando avremo un quadro meno frammentato della situazione finanziaria della sanità, non sia necessario chiedere
ai contribuenti pugliesi una solidarietà supplementare. Mi auguro che questo non sia necessario. Fate in modo che ciò, cari colleghi, cara
Giunta, caro Presidente Vendola, cara maggioranza, non avvenga.
PRESIDENZA DEL
VICEPRESIDENTE TARQUINIO
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Zullo. Ne ha facoltà.
ZULLO. Signor Presidente, colleghi consiglieri, ricorderete che un anno fa eravamo in
quest’Aula a discutere più o meno delle stesse
questioni. Si parlava di una possibilità di introdurre una elevazione del livello di tassazione
in questa Regione, oppure andare avanti attraverso una gestione provvisoria del bilancio.
Ricorderete che io mi staccai dal coro di
contrarietà di questa parte del Consiglio, perché ero profondamente convinto che quel
livello di tassazione fosse iniquo per la nostra
popolazione, già tassata e tartassata dal Governo Prodi. Quella convinzione di ieri, non mi
abbandona oggi e sono ancor più convinto che
questo disegno di legge sia contro gli interessi
della Puglia.
Ho sempre detto al nostro caro Presidente
Vendola che i filosofi corrono un rischio molto
grave: a furia di utilizzare metafore, perdono il
contatto con la realtà. Il nostro Presidente
Vendola, poetando poetando e recitando versi,
ha perso il contatto con la realtà. Non si è più
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reso conto di cosa aveva nelle mani, di quale
fosse il livello di responsabilità che era nella
sua gestione. Non si è reso conto che questa
Puglia migliore gli sfugge sempre più delle
mani.
Questo è avvenuto in Puglia, caro Presidente Vendola. Ci ha affidato una gestione poetica della Regione e ancor più una gestione poetica della sanità; una sanità fatta di tanti versi e
di tante chiacchiere, ma di pochi fatti; una sanità che si mette in bella mostra; che è fatta di
tanti direttori generali che, con codazzi di veline al seguito, si mettono in mostra, ma che
non soddisfa i bisogni di salute di questa nostra popolazione.
La nostra è una popolazione costretta a migrare da un ospedale all’altro per trovare la
soluzione ai propri problemi; una popolazione
costretta ad aspettare lunghe liste di attesa per
ottenere prestazioni; una popolazione che non
accede a prestazioni di prevenzione, né tanto
meno a prestazioni di assistenza territoriale.
Molti parlano e si fregiano di termini di deospedalizzazione; si parla di assistenza domiciliare; si parla di RSA, di hospice per malati
terminali: mi sapete dire quale cittadino pugliese fruisce di queste prestazioni? Nessuno.
Avete imbalsamato un sistema all’interno di
quello che sapete fare meglio: solo dietrologia
del passato a volte fatto di rimpianti, ma non
sapete dare una svolta per mandare avanti questa sanità che cammina, sì, ma in retromarcia.
Noi siamo stati sempre propositivi, siamo
stati portatori di una proposizione pregnante,
una proposizione qualificata e qualificante; una
proposizione che non è mai mancata nel suo
spirito di costruttività. Siamo intervenuti sui
ticket, siamo intervenuti su quella sciagura
dell’accorpamento delle AASSLL; un accorpamento fatto solo come specchio per le allodole, ma non certamente studiato su quelli che
potevano essere i vari provvedimenti per dare
slancio alla nostra sanità.
Avete accorpato il nulla. C’erano delle
strutture deresponsabilizzate prive di dirigenti,
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RESOCONTO STENOGRAFICO
le avete accorpate per allargare questa deresponsabilizzazione e questa demotivazione generalizzata che avete creato in questa nostra
sanità.
Avevamo parlato di una necessità impellente di riforme strutturali in questo nostro sistema; di riformare la rete di riordino ospedaliero; di dare a questa Regione un nuovo Piano
della salute; di creare setting assistenziali alternativi al ricovero ospedaliero; ebbene, anche qui, solo chiacchiere e poi il nulla.
Caro collega Romano, concordo con quello
che dice lei, ma perché non lo avete fatto fino
ad ora, visto che è quello che bisogna fare per
questa Regione? Se lei si sente assessore alla
sanità, prenda il posto dell'assessore Tedesco,
purché a questa Regione si dia una svolta. Se a
questa voglia di ospedalizzazione si deve contrapporre la deospedalizzazione, fatelo pure,
ma non raccontatecelo. Dateci fatti e non
chiacchiere, perché delle chiacchiere siamo
stufi e siamo stanchi.
L’effetto, caro collega Romano, è un doppio fallimento e una doppia vergogna: da una
parte, lo sfascio della sanità e, dall’altra parte,
l’aumento delle tasse per i cittadini.
Non è vero, come dite, che vengono colpite
solo alcune fasce. Credo che l’aumento del costo della benzina colpirà tutti e soprattutto le
persone meno abbienti. All’interno di questo,
dovete anche fare a meno di quell’aria di autoreferenzialità che vi accompagna, soprattutto
quando citate il nostro assessore Tedesco come persona di grande competenza. Io ammetto che ci sia una competenza, ma si tratta di
una competenza di vecchia Repubblica, della
prima Repubblica, quando era la politica a
guidare la spesa.
Oggi il mondo della politica è cambiato: è
l’economia che guida ciò che noi dobbiamo
attuare in politica, è il pareggio di bilancio che
ci deve guidare in quello che noi dobbiamo realizzare. Questo si vede soprattutto all’interno
delle vostre proposizioni. I colleghi Maniglio e
Romano vengono a dirci che bisogna attuare
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sistemi di valutazione dei dirigenti, sistemi di
budget, sistemi di controllo di gestione: credete
di aver scoperto l’acqua calda?
Si tratta di sistemi normali in un processo di
aziendalizzazione. Probabilmente il vostro assessore Tedesco, fermo alla prima Repubblica,
non ha capito che non siamo più a contatto
con le ex USL, ma con le aziende AASSLL:
quindi, attuate le tecniche che servono per
condurre tali aziende, mettetele in atto e vedrete come tante innovazioni di cui voi parlate
si ritroveranno da sole. Non sarà necessario
che noi approfondiamo le spese o le non spese, perché le avranno approfondite prima di
noi i direttori generali e i commissari, gli stessi
che ora vengono promossi continuamente senza mai aver subito una verifica. L’unica verifica la subiscono i cittadini all’interno delle loro
tasche, attraverso la tassazione.
Se noi veramente attuassimo e ponessimo il
pugno di ferro sui processi di aziendalizzazione, quindi su obiettivi che devono essere affidati ai direttori generali, sul controllo di gestione, su obiettivi ribaltati ai dirigenti, sui risultati di tali controlli, sui meccanismi incentivanti o premianti che noi vogliamo attuare, è
evidente che non saremmo qui a mettere le
tasse. Invece, nessuno ha voluto svolgere queste verifiche e oggi arriviamo addirittura a discutere di una legge che norma certi ambiti
che, a mio avviso, per quanto si tratti di leggi
civili – come qualcuno le ha definite –, non
vanno normati, perché sono propri di un fare
aziendalistico.
Voi precisate che se un medico chiede un
prodotto infungibile deve dichiarare la propria
consapevolezza di incorrere in una responsabilità contabile. Scusate, ma un dirigente non lo
sa già? Non è nella sua funzione dirigenziale
sapere che egli soggiace, tra l’altro, anche a
una responsabilità contabile? C’è bisogno di
dirlo per legge? A mio avviso, proprio no.
Inoltre, dite che dobbiamo inventarci questo osservatorio dei prezzi delle protesi. Scusate, l’osservatorio dei prezzi, nella nostra Re-
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gione, nella sanità, vige da anni. Io non so come mai in questa Regione non ci sia.
Inoltre, dite che noi deleghiamo la Giunta
ad adottare gli atti per le prestazioni ambulatoriali di day surgery: ma ci vuole una legge per
fare questo? O è un intervento che normalmente deve avviare la Giunta?
Proponete, poi, di reintrodurre l’UVAR
(Unità di valutazione dell’appropriatezza dei
ricoveri): dobbiamo reintrodurla o esisteva già
e doveva solo restare senza che se ne dovesse
parlare? Caro collega Romano, l’UVAR c’era:
perché l’avete tolta? L’avete tolta voi; perché
ora la introducete? Questo è l’effetto di ciò
che non funziona.
Proponete degli indirizzi da seguire anche
in merito al bilancio. Scusate, c’è bisogno di
una legge che spieghi le modalità
dell’ammortamento per le spese di manutenzione
straordinaria, oppure si tratta di regole tecniche
di bilancio? Credo che stiamo veramente normando ciò che normalmente un manager deve
saper fare, perché rientra nelle sue competenze
tecniche. O avete veramente scelto dei
manager che non sanno svolgere il proprio lavoro e necessitano di una legge che dia loro le indicazioni? È questa la situazione che mi risulta.
Credo che dobbiamo veramente riflettere su
quello che sta accadendo oggi. Più volte il
Presidente Vendola si è rivolto a noi invitandoci a partecipare e ad offrire un nostro contributo per migliorare la nostra Puglia. Qualcuno dichiara, Presidente Vendola, compresa
dalla sua parte la maggioranza, che è rimasto
inascoltato. La stessa maggioranza, cioè, è rimasta inascoltata dalla Giunta: figuriamoci
noi, se siamo stati mai ascoltati! Tante proposizioni, tante interpellanze, tante interrogazioni
e mai una risposta, nonostante i nostri argomenti pregnanti.
Noi ci auguriamo che siate voi a cambiare
registro, a cambiare strada e a prendere contatto con la realtà, alla quale apparteniamo noi
con i nostri rappresentati e con la nostra voce.
Noi speriamo che quel vostro ascolto vera-
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mente si renda tale, perché potrete sicuramente tracciare un solco verso una Puglia migliore
e non verso questa Puglia che ci avete regalato
finora.
PRESIDENTE. Da questo momento, utilizzeremo il criterio in base al quale potrà parlare un rappresentante per la maggioranza ed
uno per la minoranza.
È iscritto a parlare il consigliere Sannicandro. Ne ha facoltà.
SANNICANDRO. Signor Presidente, egregi colleghi, oggi abbiamo in discussione,
credo, ancora, il bilancio di previsione 2008.
Uso l’espressione “credo, ancora” perché
tutto il dibattito si sta concentrando sulla sanità. È vero che si tratta di una parte importante
del bilancio, però è anche vero che è, appunto,
una parte del bilancio stesso.
Questa discussione ha un’altra particolarità,
dovuta al fatto che noi oggi abbiamo messo le
carte sul tavolo. In particolare, lo ha fatto con
molta serietà, con molta lealtà e con molta onestà l’assessore Saponaro, per conto della
Giunta, e si sta svolgendo un dibattito in cui
noi non conosciamo le opinioni e le posizioni
cosiddette “responsabili” della opposizione.
Noi conosciamo la bozza di bilancio da parecchio tempo: l’abbiamo esaminata in tutte le
Commissioni, in particolare nella Commissione
bilancio. Mi sembra che in tale Commissione
l’opposizione non abbia proposto alcun emendamento, ragion per cui sarebbe ben strano
oggi se accadesse che, entro le ore 19, come
stabilito, assistessimo ad un profluvio di emendamenti, da parte di chicchessia. Se ciò
accadesse, potremmo dire sostanzialmente che
l’argomento, come al solito, viene utilizzato
solo per fare polemica politica.
Mi esprimo in questi termini perché ho ascoltato tante voci che davano cenni di preoccupazione. In realtà, io volevo ascoltare anche
ciò che aveva da dire il Presidente della VII
Commissione, in quanto ne facevo parte.
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Orbene, schematizzando la situazione, al di
là di tutti gli interventi roboanti, delle grida
manzoniane che stiamo ascoltando, l’assessore
Saponaro ha tracciato un disegno della situazione che non è stato contestato da nessuno, tanto è vero che è stato addirittura preso come punto di riferimento, ma per essere strumentalizzato.
È stata fatta una operazione di verità, in cui
sono state ricostruite la natura e la struttura
delle entrate e delle spese della Regione Puglia
in generale, e in particolare del sistema sanitario. È una relazione che va apprezzata anche
per i tratti didascalici che contiene.
L’assessore lo avrà fatto per evitare che si
potesse fare polemica e nella speranza – io ritengo, invece, illusoria – che ci si potesse confrontare con i fatti.
L’assessore Saponaro dice innanzitutto che
noi abbiamo dedicato il 2006 al risanamento
della situazione finanziaria, che è descritta nella prima pagina della relazione e che tutti fanno finta di non leggere. In seguito, conclude
dicendo che noi quest’anno siamo costretti a
mettere le spese; qualcuno grida fortemente
per superare una grande realtà, ossia che noi
nel 2005 e nel 2006 abbiamo fronteggiato la
situazione senza aumentare le tasse.
Non si tratta della questione del bicchiere
mezzo pieno o mezzo vuoto, perché non è la
stessa cosa. I cittadini pugliesi, l’anno scorso,
hanno rischiato – per usare il vostro linguaggio, e in seguito parleremo delle tasse – di subire un aumento della pressione fiscale, ma ciò
è stato evitato e questo non è un aspetto da
niente che può essere sottaciuto.
La situazione strutturale del bilancio generale è pesante e viene da lontano: non dalla
passata Legislatura, ma ancora da tempi ancora più lontani.
Scusate, vogliamo parlare in termini di vecchie lire e dire a quanto ammonta la cambiale
che noi paghiamo ogni anno e che le altre Regioni non pagano? Ho letto che si tratta di 302
milioni di euro: sono 600 miliardi di vecchie
lire. Staccare un assegno di 600 miliardi di
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vecchie lire per fronteggiare la dissipazione
della spesa pubblica del passato regime non è
una cosa da poco. In questo modo, già si parte
con un handicap notevole, e questo deve essere tenuto presente.
Inoltre, deve suscitare meraviglia il fatto
che, nonostante questa grossa cambiale,
l’assessore Saponaro dica che l’andamento
della spesa nel settore extra sanitario è quella
qui descritta, per chi sa leggere, in italiano e
per chi non sa leggere, come me, con i grafici.
Sotto la voce “Personale e organizzazione.
Affari generali”, l’assessore ha allegato alla
sua relazione delle tabelle che prendono in
considerazione il periodo 2003-2007. Escludiamo il fatto positivo della prima tabella
“Personale e organizzazione” dove si scorge
una riduzione della spesa per il personale – lascio a un dibattito successivo valutare se questa sia positiva o negativa –, che è un oggettivo alleggerimento della spesa del personale sul
bilancio. Lo stesso vale per gli affari generali.
Avete tutti a disposizione la tabella.
Mi sto sempre riferendo al bilancio non sanitario, perché anche di questo dobbiamo discutere. Non abbiamo soltanto l’assessore alle
politiche della salute, ma anche l’assessore
Barbanente, l’assessore Loizzo, l’assessore
Losappio, e via elencando, con dei dicasteri
importanti.
Alla voce “Programmazione di integrazione
sociale”, nel 2003 si parla dello 0,03; nel 2004
dello 0,06; nel 2005 dello 0,01; nel 2006 dello
18,51; nel 2007 del 9,51. Questa è la tabella
allegata. La contestiamo o la recepiamo?
Passiamo alle attività culturali 2003-2007: è
un crescendo. Anche nell’ambito del diritto allo studio, c’è una performance in ascesa dal
2003 al 2007. Università e ricerca: stesso identico ragionamento. In seguito valuteremo
chi paga e parleremo delle tasse. Per quanto
riguarda il sistema integrato dei trasporti, il
picco è notevole e lo si nota anche dei banchi
dell’opposizione.
Ebbene, chi paga? Tutto questo è stato fat-
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to nonostante l’handicap iniziale di cui parliamo. Poi parleremo della sanità, ma prima di
inoltrarci, stabiliamo chi paga. Secondo voi è
tutto gratis? Certamente c’è qualcuno che paga, ma questa campagna incivile contro le tasse deve finire!
Sento parecchi schiamazzi in Aula. Io ho
ascoltato i colleghi per una intera ora e non ho
richiamato, come spesso faccio in modo impertinente, chi avrebbe dovuto mettere a tacere le voci.
In questo dibattito, è evidente l’utilizzazione a
piene mani della poltiglia culturale sulle tasse,
sugli assessori esterni: antipolitica a piene mani, per poi non capire niente. Le tasse le dobbiamo pagare!
Cari signori, io oggi volevo regalarvi – poi
ho pensato che non ne valeva la pena – il testo
Diritti sociali dalla A alla Z che fa al caso nostro. Si tratta di un grande volume, uguale al
vocabolario DeAgostini. Io lo tengo a disposizione nel mio studio, perché quando mi capita
una persona come il collega Silvestris, apro il
volume e inizio a leggere che un soggetto disoccupato ha l’indennità di disoccupazione; se
non vengono raggiunti certi livelli, ha comunque una indennità in termini ridotti; se un soggetto si sposa, la donna ha l’indennità di maternità, per un certo periodo; se nasce un figlio, è prevista l’indennità di allattamento
(come la denominano i braccianti); il ragionamento si protrae fino al funerale, con il relativo assegno funerario. Inoltre, in caso di morte,
è prevista la pensione di reversibilità a carico
della moglie.
Se un soggetto si fa male, può recarsi
all’ospedale; se accade di notte, è prevista la
guardia medica, tralasciando se funziona o
meno. Se un soggetto subisce un infortunio sul
lavoro, è in qualche modo tutelato, così come
nel caso di una malattia professionale.
Vi sono poi le indennità per la tubercolosi,
l’assegno orfanile e così via. È una congerie
che soltanto uno specialista molto informato
può conoscere completamente. Pertanto, invi-
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to la persona a prendere questa fotocopia e recarsi all’UNIPOL – scusate se faccio propaganda alla nostra compagnia – a chiedere
quanto costerebbe pagare una polizza per assicurarsi su tutto questo e aspettare la risposta.
Per spedire una lettera a Milano, l’assessore
Lomelo mi ha riferito che si pagano 0,62 euro.
Ho letto un manifesto di Alleanza Nazionale in
cui era scritto: “meno tasse e più carabinieri”.
Come è possibile pagare i carabinieri se proponete meno tasse? A Roma, ho letto un
manifesto che riportava la scritta: “meno tasse
e più sicurezza”. Qualche intervento lo si può
riassumere in questo modo: si vuole la botte
piena e la moglie ubriaca.
Noi dobbiamo stabilire un principio: o vogliamo costruire una società in cui c’è solidarietà, nel senso che chi più ha più paga e chi
meno ha meno paga, oppure facciamo il discorso della Padania. C’è un mio concittadino
che vive a Bollate e vota la Lega Nord. Ebbene, l’ho incontrato qualche giorno fa e si
lamentava del fatto che loro a Milano – era in
buona fede – contribuiscono alla spesa pubblica per cento, però ritorna il cinquanta. Diceva
poi che, però, sono per il federalismo solidale.
Ma se si spende cento e torna cinquanta,
mentre la Puglia spende cinquanta e ottiene
settanta – anche se oggi abbiamo saputo che
non avviene così in sanità – allora è proprio
così che deve essere.
Ebbene, dobbiamo metterci d’accordo: non
è che oggi ci scavalcate a sinistra, domani a
destra, dopodomani a nord e domani l’altro a
sud. Dobbiamo metterci d’accordo: se si vuole
uno Stato che si prenda cura del cittadino dalla
culla, come si diceva una volta parlando delle
società socialdemocratiche, fino alla bara,
qualcuno deve pagare.
Certo, c’è stata un’epoca in cui si sosteneva
che era vergognoso che i ricchi pagassero le
tasse e qualcuno oggi vuole tornare a
quell’epoca. È un filone culturale che esiste,
tant’è che esiste ancora l’Unione monarchica
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italiana. Tuttavia, noi siamo di un’altra cultura,
e siamo dell’opinione che tutto questo vada
pagato e che questo vada fatto secondo un
principio di progressività.
Finiamola oggi di approfittare di questo dibattito per inseguire quella oscena campagna
che si fa in giro in Italia, dicendo che si mettono le mani nelle tasche degli italiani. Tutti si
sono scandalizzati del fatto che noi, oggi, siamo costretti ad aumentare l’addizionale IRPEF; ma vi siete fatti un po’ di conti? Ebbene,
su 4.090.000 abitanti, con questa operazione –
parliamo naturalmente delle persone fisiche –
tra 28.000 e 50.000 euro di reddito tassabile
vengono colpite 121.000 persone; tra 50.000 e
100.000 euro ne vengono colpite 36.500; tra
100.000 e 200.000 euro vengono chiamate a
dare un aiuto 6.263 persone; oltre i 200.000
euro, 1.262 persone. Tutto questo su quattro
milioni di abitanti. Pertanto, sono rimasto un
pochino incredulo di fronte a questa situazione.
Qualcuno poi, prefigurando uno scenario
apocalittico, ha detto che con questa operazione il 2% del PIL scenderà l’anno prossimo,
fra un po’ scenderà sotto zero, e questo perché noi che stiamo qui dentro, che abbiamo un
reddito imponibile tra i 100.000 e 200.000 euro, perché tutti quanti paghiamo le tasse, pagheremo in più 646 euro in un anno.
Signori consiglieri, ho ascoltato in religioso
silenzio, e qualche volta può accadere di dire
qualcosa di sgradito, ma la libertà sta proprio
nel poterlo dire. Allora, ascoltate in silenzio.
Ricapitolando, tra 28.000 e 50.000 euro di
reddito, 121.000 persone pagheranno in più
175 euro all’anno; tra 50.000 e 100.000 euro
di reddito pagheranno in più 337 euro
all’anno; tra 100.000 e 200.000 euro di reddito pagheranno in più 646 euro; oltre i 200.000
euro pagheranno in più 1.775 euro. Questo è il
fatto. Quindi, questi ululati così forti, tant’è
che qualcuno ha parlato di sangue dei cittadini,
non li comprendo.
Anche qui dobbiamo metterci d’accordo.
Un giorno dicono che là non funziona questo,
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un altro giorno dicono che manca la TAC, un
altro giorno dicono che manca la risonanza
magnetica. Certo, in attesa, caro consigliere
De Santis, di predisporre il piano di riordino
sanitario e quant’altro, non possiamo stare con
le mani in mano. Lo dico perché lei ha sostenuto che le cose sono state fatte, ma manca
una situazione organica. Ebbene, quando uno
sta in una situazione difficile, occorre fronteggiarla, e bene ha fatto l’assessore Tedesco ad
affrontarla.
Allora, abbiamo una relazione dell’assessore
Tedesco e una relazione dell’assessore Saponaro, che fanno il punto delle implementazioni
che sono state compiute in questo anno nel
settore sanitario. E allora è evidente che, se la
Puglia, come tutti dite in modo contraddittorio, parte handicappata anche per quanto riguarda la quota del Fondo sanitario nazionale,
se la quota sostanzialmente rimane sempre
quella, non si può non tenere conto del fatto
che alcune implementazioni sono state fatte.
Di quanto la Puglia – come è stato già detto, ma lo voglio ripetere aggiungendo qualche
ulteriore dato – è penalizzata? Nella relazione
dell’assessore Saponaro c’è la risposta a tutto.
Su venti regioni la Puglia sta al terzultimo posto. Mentre noi abbiamo un riparto che sta al
di sotto della media nazionale, ci sono regioni
che ricevono ben altre somme; passo ad illustrarle rapidamente.
La Liguria prende 897 milioni di euro più
della Puglia, la Toscana 418 milioni di euro,
l’Umbria 417 milioni di euro, l’EmiliaRomagna 379 milioni di euro, il Piemonte 364
milioni di euro, la Valle d’Aosta 259 milioni di
euro, la Calabria 151 milioni di euro,
l’Abruzzo 147 milioni di euro. Quindi, partiamo con un handicap – come dicono gli amanti
dell’ippica – di queste dimensioni.
Già nel bilancio extrasanitario abbiamo una
cambiale di 600 miliardi di vecchie lire, che
sono – se non ricordo male – il 30% del bilancio autonomo. Ebbene, in sanità partiamo con
quest’altro handicap.
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Pertanto, con questo handicap che tutti
quanti diciamo che bisogna cercare di superare
e di rimuovere – e già all’epoca dell’allora
Presidente Fitto si proponeva di unirci a coorte per costringere il Governo a rivedere i parametri e quant’altro – non si può poi non essere, non dico generosi, perché anch’io sono
d’accordo che in questa discussione lo spirito
natalizio non debba entrare, ma perlomeno coerenti e pretendere quello che non si potrebbe
pretendere in queste situazioni. Comunque,
l’assessore Tedesco ha stilato un elenco delle
implementazioni, che non vi leggo proprio
perché penso che lo farà lui.
Per quanto riguarda alcune criticità,
l’assessore Saponaro è stato molto onesto,
perché ha fatto la descrizione delle luci e delle
ombre. Cominciamo a citare alcune delle criticità più forti, come la mobilità passiva. Come
è stato giustamente ricordato da un consigliere
dell’opposizione, i rimedi normativi che noi
adottiamo, sia quelli in positivo, sia quelli in
negativo, non hanno i loro effetti immediatamente.
Prima che le persone fuggano da un ospedale, a meno che non accada un cataclisma, o
prima che rifuggano da un’altra struttura sanitaria, è evidente che la perdita di stima e di
consenso da parte dell’utenza ha bisogno di
tempo per manifestarsi.
Ebbene, nel nostro caso, visto che ne avete
parlato, abbiamo avuto situazioni nelle strutture sanitarie in cui mancavano i medici, mancavano gli infermieri, mancavano i portantini: è
tutto quello che noi sappiamo. È evidente,
dunque, che la gente cominci a chiedersi dove
si trova e pensi a trovare altre strade.
Vi porto un esempio pratico. In un’ASL
mancava l’oculista. Ebbene, hanno bandito il
concorso e hanno assunto un oculista. Mi consta che quella struttura sanitaria, per quanto
riguarda l’oculistica, stia riprendendo quota,
proprio perché si sa che c’è il sanitario, c’è il
medico, c’è la struttura, ci sono le macchine e
via discorrendo; tuttavia, questo non è un ef-
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fetto immediato. Oggi stiamo cercando di pareggiare la partita tra costi e ricavi, e questo
probabilmente, col passare del tempo, produrrà degli effetti positivi. Quindi, non possiamo
gridare contro la sanità.
Badate, l’altro giorno riflettevo anche su
un’altra questione. Quando ci cimentiamo tutti
quanti a svilire il sistema sanitario nazionale e
pugliese, contribuiamo anche noi, in un certo
senso, a far fuggire la gente della Puglia. C’è,
infatti, una mobilità passiva ineliminabile, perché la storia ha voluto che in alcune altre zone
ci fossero dei centri di eccellenza particolari
per quanto riguarda, ad esempio, la riabilitazione, la protesi e via elencando; in quel caso,
è evidente la mobilità, perlomeno fino a quando non si crea una situazione competitiva.
Ci sono dei punti di eccellenza che sono tali
proprio perché non si trovano da tutte le parti.
Però, è altrettanto evidente che su questo
campo si può intervenire, ma lo si potrà fare
soltanto se si dà al tempo anche la sua funzione.
Come dicevo, l’assessore Saponaro è stato
onesto, perché ha anche parlato dei costi della
politica. Però, su questo profilo non possiamo
assistere ogni volta a questa manfrina sulla riduzione dei consiglieri, a questa polemica di
cattivo gusto contro gli assessori esterni; vi
confesso che questo mi fa proprio senso.
Quella regionale è una legge che non abbiamo voluto soprattutto noi, o almeno noi.
Inoltre, sugli assessori esterni non credo che vi
sia stato un grande dibattito, anche perché gli
esterni in Italia dal 1991, perlomeno credo, ad
oggi stanno su tutti i comuni al di sopra dei 15
mila abitanti. Tutte le Province d’Italia hanno
una giunta formata da esterni, tutte. Ormai ci
abbiamo fatto almeno il callo. Questo è stabilito dalla legge, e si è detto che così andava fatto con gli assessori esterni perché bisognava
distinguere non soltanto la burocrazia dal decisore politico, ma anche l’Esecutore
dall’Assemblea, che ha funzioni di controllo e
di indirizzo, e non si poteva essere controllati
e controllori nello stesso tempo. Questa cultu-
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ra è diventata prevalente in Italia, ed è arrivata
anche nelle regioni.
Noi abbiamo varato uno Statuto perlomeno
con il vostro consenso. Avete realizzato il presidenzialismo, avete voluto gli assessori esterni
che non sono comunque uno scandalo. E non
possiamo qui ogni volta portare avanti questa
battaglia demagogica e di cattivo gusto – perché tale è – sugli assessori esterni.
Forse il Presidente della Repubblica deve
essere un parlamentare? Non può essere un esterno pure il Presidente della Repubblica? È
scritto da qualche parte che debba essere un
parlamentare. E i ministri devono essere parlamentari per caso, o possono essere esterni?
E allora finiamola con questi argomenti davvero stucchevoli.
Tutti abbiamo voluto quello Statuto, al di là
di qualche eccezione, che adesso è inutile ripetere. Quindi, adesso che cosa vi ha portato ad
un ripensamento? Forse il fatto che vi è qualche indennità in più?
Sempre per quanto riguarda i costi della
politica, passiamo alla questione della riduzione dei consiglieri regionali. Ebbene, questo è
un argomento che possiamo anche affrontare,
se vogliamo, ma dobbiamo farlo con la massima serietà.
Cominciamo col dire che il Consiglio regionale della Puglia è uno dei meno costosi
d’Italia. E non potete, da un lato, scaricare sugli assessori esterni il problema e, dall’altro,
sostenere che col risparmio ottenuto possiamo
dotarci dei servizi che mancano. Ma a questo
punto potremmo anche eliminare qualche consigliere che non serve, a cominciare da me, se
mettiamo la questione su questo piano. Dunque, non si può dire che vanno ridotte le spese
del Consiglio regionale additando esclusivamente la spesa per gli assessori esterni e per il
numero dei consiglieri in più che avete messo.
Come ripeto, nella nostra regione non siamo ai livelli delle regioni privilegiate. Certo, ci
pagano abbastanza, se volete anche molto, ma
il problema è soprattutto per quello che ren-
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diamo, come sosteneva anche il consigliere
Potì, oltre che per quello che contiamo.
Per quanto riguarda le esternalizzazioni e
l’accorpamento delle AASSLL, vorrei sottolineare che, come giustamente sottolinea
l’assessore Saponaro – mai cosa più esatta fu
scritta –, abbiamo deciso l’accorpamento delle
AASSLL per realizzare un principio elementare, vale a dire la riduzione dei costi e la possibilità di beneficiare delle economie di scala.
Ebbene, per quanto mi riguarda, la decisione di accorpare le AASSLL può rappresentare
veramente un’occasione storica per cominciare, almeno da quelle AASSLL, a rivisitare adeguatamente l’efficienza e l’efficacia della
spesa che avviene nelle AASSLL. Per la cognizione che mi sono fatto, perlomeno nella
zona in cui risiedo, avevamo tre AASSLL nello stesso territorio con malattie che colpivano
tutti i braccianti, da San Severo fino a Trinitapoli, però – guarda caso – capitava
all’improvviso che da qualche parte si ammalavano di più. Non so se rendo il concetto. Il
quadro epidemiologico mostrava alcune stranezze, oltre a tante altre che adesso non voglio
menzionare.
In pratica, queste economie di scala si possono realizzare soltanto se approfittiamo di
questa occasione. Ovviamente, non è un processo che si concretizza dall’oggi al domani,
perché qualcuno fa finta di non sapere che
quando abbiamo legiferato e deliberato, lo abbiamo fatto dicendo che – il collega Zullo direbbe che è banale, ma abbiamo voluto dirlo lo
stesso – i contratti in essere non si possono
strappare. È evidente che se abbiamo una prestazione di servizio uguale per le tre AASSLL
con un contratto di appalto che in un luogo
scade nel 2005, nell’altro scade nel 2006,
nell’altro nel 2007, è necessario seguire un
certo procedimento per stabilire il subingresso
dei successivi fornitori di servizi, tenendo conto delle obbligazioni in essere, oltre che del
groviglio e degli intrecci di varia natura, che
pure esistono.
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RESOCONTO STENOGRAFICO
Su questo piano ci si sta muovendo. Potrei
citare degli esempi, anche abbastanza scandalosi, di quello che abbiamo trovato. Questa è
una macchina che non abbiamo inventato noi;
è una macchina che viene da lontano, che risponde alle logiche aziendalistiche che, come è
stato ricordato, non hanno dato spesso buona
prova di sé, come la logica delle esternalizzazioni e via discorrendo.
Per concludere, noi abbiamo un articolato e
l’assessore Saponaro, a nome della Giunta, ha
illustrato le criticità che nessuno ha smentito
con i fatti. Al massimo è stato detto che qualche norma è ridondante – ho ascoltato Zullo e
convengo con lui su questo –, però nessuno ha
detto se i rimedi proposti sono congrui o meno rispetto allo scopo che ci siamo prefissi.
Può darsi che dopo le ore 19,00 sarà svelato l’arcano. In quel momento, vedremo quali
sono i contributi che verranno dati, se saranno
dati, da questo punto di vista. Se saltassero
fuori degli emendamenti che vanno in questa
direzione, caro Presidente Pepe, vorrà dire che
dovremo ricominciare il dibattito generale,
perché terremo conto anche di quello che dice
per iscritto l’opposizione, non di quello che
dice a voce. A voce si fanno i comunicati
stampa, ma norme che contrastano, neutralizzano e modificano quelle proposte dalla Giunta finora io non ne ho viste.
PRESIDENZA DEL
PRESIDENTE PEPE
MARMO Nicola. Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARMO Nicola. Signor Presidente, dopo
l’intervento del collega Sannicandro, che in
realtà ha avviato l’attività di ostruzionismo,
quindi ci ha tolto quello che dovrebbe essere il
nostro compito in questo Consiglio regionale,
credo che non sia giusto limitare alle ore 19,30 il
termine per la presentazione degli emendamenti.
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Credo, infatti, che l’ultimo periodo delle
frasi ridondanti del collega Sannicandro fosse
appunto una sfida alla presentazione di proposte scritte modificative del testo del disegno di
legge sulla finanziaria, che ritengo meritino
una risposta. Se dobbiamo partecipare ai lavori della seduta, ascoltare ed essere propositivi,
allora credo che sia ovvio non impedirci di rimanere in Aula e darci, quindi, la possibilità
per domani mattina, prima dell’inizio della seduta, di depositare gli emendamenti.
Credo che questo non sia possibile materialmente. Se qualcuno di noi è qui per seguire
il dibattito e per parteciparvi, non può andare
in ufficio a scrivere gli emendamenti.
PRESIDENTE. Chiedo al pubblico di rimanere seduto, in modo da rendere più ordinata la nostra adunanza.
Dopodiché, ricordo che sul piano generale
ci siamo dati un percorso, tenuto conto che
questo bilancio è partito con un programma e
ha avuto un prosieguo a cui ho acceduto tranquillamente in quanto ritenevo giusto tenere in
mano gli elementi ufficiali per poter lavorare e
predisporre gli eventuali emendamenti.
Detto questo, poiché la seduta deve concludersi sempre alle ore 20,30 per intesa generale, ci eravamo riservati un’ora utile per riprodurre gli emendamenti e per fornirli in serata a tutti i Gruppi e a tutti i consiglieri, in modo da poter meditare sul merito. Se non seguiamo questo percorso, con 29 prenotazioni
di intervento, se ciascuno dovesse dire una cosa, non finiremmo mai il dibattito generale. Vi
invito, dunque, a seguire un percorso, precisando che ritengo utile discutere nel merito dei
singoli argomenti a mano a mano che verranno
presentati.
Presumo che avendo avuto quattro giorni
di tempo per riflettere a seguito della sconvocazione del Consiglio, a monte ci sia una preparazione degli emendamenti. Certo, si tratta
di aggiungerne qualcuno, ma avete sempre il
potere del subemendamento, sempre che
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RESOCONTO STENOGRAFICO
l’argomento meriti attenzione. Ovviamente,
non mi permetto di giudicare questo vostro
comportamento come una forma di ostruzionismo.
È iscritto a parlare il consigliere Ruocco.
Ne ha facoltà.
RUOCCO. Signor Presidente, non perché
m’innamoro di quello che dico, ma mi sembra
doveroso, nei confronti del Consiglio regionale, che il Presidente della Giunta regionale assista almeno alla discussione generale.
La scorsa settimana ho fatto qualcosa che
normalmente non sono abituato a fare. Stanco
di aspettare e di bivaccare, in attesa che i documenti che avrebbero portato un aumento di
tasse per i cittadini pugliesi fossero depositati,
ho preso carta e penna, e le ho scritto due righe spiegando il motivo per cui non era possibile svolgere il Consiglio regionale, ritenendo
che, non soltanto non era rispettato un termine, ma addirittura non era rispettata una funzione.
Ebbene, quel rinvio non era dettato da motivi formali, ma era dettato da motivi sostanziali che possiamo racchiudere in poche valutazioni. Questo è un bilancio, signor Presidente del Consiglio –mi rivolgo a lei, considerato
che il Presidente della Giunta regionale non ci
onora della sua presenza –, che rappresenta il
più basso livello di sciatteria nella preparazione di un Consiglio regionale che dibatte di un
bilancio che è carico non soltanto di effetti per
i pugliesi, ma anche di effetti politici anche per
la stessa maggioranza.
Altro motivo sostanziale è che l’arroganza
del potere, come si diceva una volta, nei confronti di questo Consiglio regionale da parte
della Giunta, ha raggiunto l’apice. Non è infatti possibile che in una Commissione, che non
rispetta nemmeno i termini, il Governo depositi 30-40 emendamenti, pensando che tanto ai
consiglieri non interessa niente e che non li
guarderanno nemmeno.
Un altro motivo per il rinvio dipende dallo
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sdegno per la sottovalutazione di questo Consiglio regionale. Caro consigliere Sannicandro,
mi permetta una battuta all’inglese, visto che
da lei questa sera abbiamo imparato una cosa.
Fino ad ora sapevamo che soltanto i tassi amavano le tasse; oggi abbiamo appreso che
anche il collega Sannicandro, insieme ai tassi,
ama le tasse.
Egli ha fatto in intervento, come diceva il
consigliere Marmo, dimenticando che probabilmente l’ostruzionismo spetta a noi; non è
comprensibile il significato del suo intervento,
se non ricorrendo alla consapevolezza di voler
sottovalutare ancora di più il ruolo di questo
Consiglio regionale. Nel corso del dibattito
che si è sviluppato in queste settimane, siamo
partiti dalle tasse come esigenza per coprire la
voragine della sanità e ci siamo ritrovati – ne
parleremo successivamente – di fronte al falso
bersaglio delle spese e dei costi della politica.
In altri tempi, volendo approvare un bilancio di questo genere, una Giunta e un Consiglio regionale non sarebbero nemmeno venuti
per scherzo a compiere una valutazione di
questo genere, sapendo che ben altre e solitarie erano le responsabilità di quanto era
accaduto.
Un altro punto che vorrei citare è il mancato rispetto della minoranza. Vorrei ricordare
una volta per sempre alla Giunta regionale che
noi rappresentiamo la metà dei cittadini pugliesi. Se anche rappresentassimo un solo cittadino pugliese, abbiamo il diritto a quel rispetto che da due anni e mezzo, in modo arrogante, ci state negando.
Ricordo al Presidente del Consiglio regionale, che dovrebbe tutelare i diritti di tutti i
consiglieri regionali, che da due anni e mezzo
stiamo chiedendo di avere delle password
composte di lettere e di cifre, che ci permettano di accedere in sola lettura al bilancio della
Regione. Nonostante ciò non costi assolutamente nulla, ad oggi, dopo due anni e mezzo,
non abbiamo ancora avuto questo strumento
per fare fino in fondo il nostro dovere.
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RESOCONTO STENOGRAFICO
Vengo ora agli effetti di questa mia richiesta di rinvio, signor Presidente del Consiglio.
Arrivando stamattina in Consiglio, mi aspettavo che qualcuno mi rimproverasse. Invece,
nessuno l’ha fatto; anzi, tutti mi hanno detto
che ho fatto bene. Questo è il sintomo di un
malessere di cui voi non volete ancora rendervi conto, che pervade l’intero Consiglio regionale da molti mesi a questa parte.
Oggi, al di là delle risposte di facciata – non
so se complimentarmi con Sannicandro per
quell’esercizio di retorica che ha fatto; certamente deve aver fatto un sacrificio a dire delle
cose che in altri tempi non si sarebbe neanche
sognato di dire – noi registriamo un latente scollamento tra la stessa maggioranza e l’Esecutivo,
che dovrebbe esserne l’espressione.
Lo avvertiamo in questo Consiglio regionale, così come abbiamo avvertito nelle settimane scorse questa sensibile divaricazione politica che si è manifestata oggi, non soltanto perché andiamo ad aumentare le tasse.
Spiegata la mia richiesta di rinvio e illustrate le riflessioni che ne ho tratto, con un gioco
di parole vi chiedo se oggi stiamo parlando di
bilancio o di falso in bilancio.
Probabilmente, infatti, oggi non stiamo parlando di bilancio, ma di falso bilancio, che fa
rima con falso in bilancio, che nel privato è un
reato, sebbene molto ammorbidito dal vituperato Governo della passata Legislatura, cosa
che dovrebbe farvi particolarmente contenti.
Se mai una pena edittale a questo falso in bilancio simbolicamente può applicarsi, si tratta
di una pena edittale molto sminuita, perché si è
abbassata la pena per tale reato, per cui moralmente vi spetta una pena molto inferiore,
anche se non vi può essere irrogata.
Non è necessario andare a rileggere la rassegna stampa di queste ultime settimane per
dimostrare che stiamo parlando non di bilancio, ma di un falso bilancio. Vi ricordo soltanto che a pagina 2 della relazione del Presidente
Potì si parla di: «un documento contabile con
il quale purtroppo si chiede ai pugliesi un sa-
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crificio finanziario per far fronte al deficit
sanitario stimato attorno ai 200 milioni di
euro». Questo sarebbe il non problema di
cui parlava Sannicandro, mentre invece è un
problema.
Nella rassegna stampa, l’assessore Tedesco
parla di un deficit attorno ai 240 milioni di euro, quindi di aumento dell’IRPEF e dell’IRAP
che – ve lo vorrei ricordare – è una tassa sul
lavoro che punisce chi crea lavoro e non chi
non lo crea. Ebbene, io non ho ancora capito
perché l’aumento del gas è passato sotto silenzio nella manovra, mentre l’aumento delle tasse sui rifiuti, della benzina e del gasolio dovrebbe servire a far fronte al deficit della sanità.
Dobbiamo chiederci se questa sia una manovra sufficiente, anche se strutturalmente inidonea e non temporale. Se rispondiamo di sì,
dobbiamo chiederci se il deficit della sanità si
attesti tra i 200 e i 240 milioni di euro. A quel
punto sarebbe insufficiente, oltreché strutturalmente inidonea e non temporanea, se questa
falla, o meglio questa voragine, fosse superiore ai 200 o 240 milioni di euro.
Questo Consiglio regionale, che ha incominciato questa mattina con una certa tensione
e poi è andato “sbracandosi”, nonostante stia
predisponendo un regalo di fine anno non indifferente, dovrebbe valutare se questi dati di
base siano veri o falsi.
Qualora fossero dei dati veri, dobbiamo vedere se questa è una tassazione che va a regime; se sono dei dati falsi, questa è la riprova
che stiamo parlando di un bilancio falso e conseguentemente di un falso in bilancio.
Vi riporto soltanto il caso della provincia di
Foggia. Purtroppo, le edizioni provinciali non
sempre finiscono nell’ambito della rassegna
stampa, ma comunque, nelle ultime settimane
del mese di ottobre, quando ancora non si parlava di bilancio, un giornalista di un quotidiano
della nostra regione ha realizzato una serie di
articoli. Analizzando la previsionale di cassa al
30 settembre, questo giornalista ha compiuto
una valutazione, signor Presidente della Giun-
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ta, signor Vicepresidente, signor assessore, signor Presidente del Consiglio e signori consiglieri regionali, di 76 milioni di euro di deficit
delle AASSLL territoriali della provincia di
Foggia. Vi ricordo che in queste è stata accorpata una ASL virtuosa nei risultati finanziari,
tanto che ha abbassato il deficit.
Nello stesso articolo, il direttore finanziario
di quell’ASL dice: «Purtroppo sì: il dato del
debito aziendale è in progressivo aumento, ma
se ci si limita a leggere le perdite, allora, non
c’è scampo: per fine anno supereremo quota
100 milioni di euro». Negli stessi giorni, signori Presidenti, assessori, consiglieri, signori della stampa e cittadini pugliesi, lo stesso giornalista, che non è stato mai smentito da alcuno e
che ha riportato fra virgolette frasi di funzionari della stessa ASL, ha dichiarato che
l’azienda ospedaliera viaggiava sempre nella
stessa previsionale di cassa, al 30 settembre,
verso i 24 milioni di euro.
Io vorrei che voi sommaste le cifre che vi
ho evidenziato poco fa, che le portaste al 31
dicembre e le ripuliste dallo scempio di introdurre la vendita dei beni aziendali a detrazione
di partite correnti – mentre qualsiasi soggetto
che conosce la materia di bilancio sa che le
immobilizzazioni fanno parte del conto patrimoniale e non possono andare in partita economica – e vi rendereste conto che le due ASL
di Foggia, da sole, viaggiano verso i 150 milioni di euro di disavanzo.
Io vorrei ricordarvi, a proposito della vendita dei beni, che per permettere l’utilizzo dei
ricavi dei beni aziendali a detrazione delle pregresse perdite, noi nel 2001 fummo costretti a
creare una legge ad hoc, perché in nessuna
parte del mondo una immobilizzazione presente nel conto patrimoniale può essere venduta e
andare a ripiano del conto economico, come se
questi fossero due vasi comunicanti.
Ciò che chiedo a voi, dunque, così come a
me stesso – signor Presidente, signori della
Giunta, signori assessori – è, se le AASSLL di
Foggia hanno prodotto, o produrranno, 150
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milioni di euro, se sia credibile il fatto che
l’intera Puglia produrrà soltanto 200-240 milioni di euro di disavanzo. Non è credibile;
tant’è vero – ricordo che ha contribuito alla
stesura dell’intervento anche il collega Marmo
– che a chiusura della sessione Commissioni di
questa Giunta, lo stesso assessore Saponaro
ha rilasciato alcune dichiarazioni, che La gazzetta del Mezzogiorno riporta, precisando che il
disavanzo delle AASSLL è pari a 330 milioni.
Ebbene,
se
l’aumento
dell’IRPEF,
dell’IRAP, del gas, della benzina, del gasolio,
dei rifiuti è tarato per un disavanzo di 200 milioni di euro – così come dichiara il Presidente
della I Commissione –, allora non può essere
certamente tarato per un disavanzo che, secondo me, viaggia con una stima ottimale attorno ai 600 milioni di euro, ma che lo stesso
assessore al ramo precisa che viaggia attorno
ai 330 milioni di euro.
Credo che il Presidente del Consiglio, a tutela della dignità del Consiglio stesso, dovrebbe chiedere in questo momento se stiamo parlando di dati veritieri o di dati falsificati, irreali, che vanno ad aggiungersi ai tanti precedenti
dati non veritieri. Il buco del bilancio fu annunziato, vorrei ricordarvelo, ad esempio, nella lettera che a settembre un direttore generale
di questa ASL – certamente non vicino a noi –
inviò al Presidente della Giunta, pubblicata su
tutti i quotidiani pugliesi e anche su molti siti
web; vi si riportava un disavanzo che, depurato dei maggiori trasferimenti statali, si attestava ai 400 milioni di euro.
Vi vorrei ricordare, inoltre, che un giornale
a noi certamente non vicino (diciamo che è “asettico”, in quanto non sposa le posizioni di
nessuno), ossia Il sole 24 ore, il 10 aprile 2007
– quindi, non ieri, non oggi, ma otto mesi fa –
intitolava a pagina 3, quindi in una posizione
di bella evidenza, signor Presidente, «Sanità:
allarme spesa in Sicilia e in Puglia». Accanto
alla fotografia del Presidente Vendola, veniva
riportato che tra le Regioni a statuto ordinario
la Puglia, guidata dal suddetto Presidente, a-
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veva accumulato negli ultimi cinque anni il disavanzo sanitario più basso. Ebbene, faceva
una previsione, ad aprile di questo anno, solo
per l’anno precedente, di 250 milioni di euro
di disavanzo, con delle previsioni ancor più catastrofiche per quanto riguarda il successivo
anno.
Signor Presidente, il bilancio può essere
falso in due modi. Può essere falso se occulta
le entrate, e questo in genere lo fanno i privati
e non il pubblico, perché le maggiori entrate a
nero le occultano nelle loro tasche. Quando si
occultano le entrate nei bilanci delle pubbliche
amministrazioni, si creano soltanto degli occulti tesoretti, che ogni tanto vengono utilizzati.
Ma il bilancio, in realtà, nella Pubblica amministrazione, può essere falso quando occulta
delle perdite. Nella Pubblica amministrazione,
l’occultamento delle perdite non è soltanto un
disavanzo, ma è l’indice di un dissesto, quello
che per un privato sarebbe l’indice di un fallimento. A noi non si applica la legge fallimentare, ma politicamente si può dire che questo
bilancio, falso nei suoi dati strutturali, è il fallimento politico di una maggioranza e di un
suo programma. Rappresenta, quindi, il fallimento di una falsa idea della Puglia che questa
maggioranza e il suo Presidente hanno voluto
rappresentare in questi anni e, prima, in campagna elettorale.
In questi giorni, quando ho letto le dichiarazioni del Sindaco, nonché Presidente regionale o coordinatore regionale del Partito Democratico, Michele Emiliano, la prima volta
mi è venuto da ridere, perché mi sembrava un
commendatore milanese degli anni ’60: sembrava che se l’avessimo avvisato, avrebbe risolto con Veltroni tutti i problemi, dimenticando che a volte questi sono molto più
complessi.
Ebbene, il commendatore Emiliano, Sindaco di Bari, nonché coordinatore del Partito
Democratico, dichiarava alla stampa frasi come: «Se lo approvi da solo…» – rivolto al
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Presidente della Giunta – e poi, aggiustando il
tiro: «bisogna valutare l’impatto»; o del tipo:
«sì all’aumento delle tasse, però Vendola ci
spieghi se queste sono temporanee o meno».
Io, da ingenuo, mi chiedevo per quale motivo
il Presidente non rispondesse invitando il suo
interlocutore a parlare con gli assessori e con i
direttori generali, visto che i direttori generali
delle AASSLL, sommandosi DS e Margherita
in un unico partito, rappresentano quasi totalmente l’espressione della forza politica che
oggi egli presiede. Invece, il Presidente Vendola, molto timidamente, ha risposto che si
tratta di una tassa di scopo, che c’è la volontà
di tagliare i costi della politica, non fornendo
una risposta a muso duro.
A un certo punto, forse per la mia eccessiva
ingenuità, mi sono detto che egli non poteva
chiederlo: difatti, se avesse risposto in questi
termini a Emiliano, l’intera icona e la costruzione realizzata in questi anni sul modo di governare per ottenere una Puglia migliore crollerebbe in un solo momento.
Dovremmo ammettere che sono stati i partiti a scegliere i direttori generali; dovremmo
ammettere che non è Vendola che governa la
sanità; la governa in parte l’assessore Tedesco,
ma sono i partiti che governano di fatto la sanità e di fatto la sanità in Puglia la governa il
Partito Democratico.
Vorrei soltanto fare una piccola riflessione:
tanto i partiti governano la politica sanitaria in
Puglia, che l’anno scorso, nell’accorpare le
AASSLL, abbiamo avuto l’impudenza di bocciare un emendamento del centrodestra, che
chiedeva che i commissari straordinari avessero almeno gli stessi requisiti di professionalità
previsti dalla legge per i direttori generali.
Questo non faceva comodo allora ad un
partito della maggioranza, i democratici di sinistra, e fu dunque bocciato in quest’Aula con
un voto per alzata di mano di tutti i rappresentanti di Giunta della maggioranza e dello stesso
Presidente; fu un fatto di una ovvietà unica, perché i partiti imponevano un altro tipo di scelta.
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È il bilancio di un fallimento o il fallimento
una politica. Infatti, abbiamo visto in questi
giorni che, non sapendo dove parare, prima il
Presidente, poi l’assessore Saponaro hanno
spostato il tiro sul costo della politica. È un
gioco facilissimo quello di sparare sui falsi
bersagli; facile da cominciare, ma non sempre
facile da portare avanti, e non perché questo
Consiglio regionale nel panorama italiano sia
al quart’ultimo posto in termini di costo della
struttura, ma perché sparare sul costo della
politica, che può anche essere ridotto, non
risolve niente.
Quello del costo della politica è un problema che esiste. Ormai è divenuto così importante nel panorama politico italiano, che ancora oggi, otto mesi dopo, Stella e Rizzo, quando vanno in televisione, fanno il pieno di ascolti, perché gli italiani hanno le tasche piene.
Se facciamo un’analisi, però, gli italiani ne
hanno abbastanza dei privilegi della politica,
prima che dei costi della politica. Sono stanchi
dello sciupio delle risorse che loro pagano con
le tasse e che molto spesso vengono male utilizzate.
Nella fattispecie pugliese, signor assessore,
tagliare il costo della politica, che pur si può,
per riversare ciò che si è risparmiato nel buco
della sanità, serve a compiere un’azione che
nemmeno un idraulico compierebbe o consiglierebbe. Non siete buoni neanche come idraulici, con tutto rispetto per gli idraulici.
Un idraulico, infatti, riparerebbe il contenitore bucato, prima di versare altra acqua. Se si
versa dell’acqua in un contenitore bucato,
questo non può che perderla. Vorrei sapere
cosa faremo l’anno prossimo. Quando avremo
tagliato i costi della politica, vorrei sapere
quali sono i costi che dovremo tagliare l’anno
prossimo.
Il problema è serio e grave, e non vi porta
ad individuare, caro assessore Tedesco, le vere
cause della falla, del buco. Non si tratta, poi,
di una falla o di un buco, ma si tratta di più falle e più buchi.
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C’era una favola per bambini che raccontava di un bambino, in Olanda, che si accorgeva
che stava uscendo dell’acqua dalla diga e cercava di mettere il dito per bloccarla. Oggi in
Puglia nemmeno facendo mettere a quel bambino della favola tutte e dieci le dita per cercare di bloccare i buchi, riusciremmo a fermare quella che è una vera e propria emorragia.
Il problema, caro assessore e signor Presidente – non voglio avere la soddisfazione di
aver ragione, ma vorrei soltanto che si insinuasse in voi il dubbio –, è che voi avete fatto
una campagna elettorale e l’avete vinta. Io sostengo sempre che la nostra sconfitta non sono
stati i venti mila voti di differenza, ma quello
spread del 10% che abbiamo perso in cinque
anni tra una elezione e l’altra.
Avete vinto le elezioni, dunque, partendo
da una valutazione corretta della salute come
bene primario, ma avete inserito delle aggiunte
perverse. È un bene primario che non può fare
i conti con i conti.
Voi avete introdotto in Puglia una sorta di
revival sessantottesco del salario come
variabile indipendente. Avete fatto entrare
nella mente dei pugliesi, dei funzionari, dei
dirigenti, degli utenti della sanità, l’idea che la
spesa sanitaria fosse una variabile indipendente;
sono così saltati tutti i freni inibitori. Voi non
riuscite ad individuare il ruscello da cui si
perdono tante risorse, perché sono tanti e
cambiano in continuazione.
In ogni ASL, una diversa dall’altra, essendo
venuti meno i freni inibitori, non riuscite ad individuare un punto e fermarlo, perché se ne
sono aperti tanti altri.
Per questo dicevo prima che non ha nessun
senso questa manovra di bilancio, ovvero perché essa non risolve i problemi, perché lascia
una perdita occulta che ci porta ad approvare
o a bocciare un bilancio che è falso.
Essa non dà, inoltre, il segnale importante
di inversione di tendenza. Vorrei sapere, con la
stessa squadra, con gli stessi direttori generali,
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con le stesse logiche, come voi potete pensare di
dare all’Italia, e non nel resto del Mediterraneo,
un segnale importante di inversione di tendenza.
Certo, non è facile, dopo due anni e mezzo
di vostro Governo, cambiare la tendenza, ma
qualche cosa si poteva fare. Avete utilizzato il
metodo peggiore, che è quello di fare come gli
struzzi e di mettere la testa sotto la sabbia. Gli
effetti si vedono. Oggi, confidando nel fatto
che il riposo di fine anno dei giornali, così
com’era per Natale, faccia passare il tutto inosservato, per poi farlo metabolizzare ai cittadini pugliesi, sperate che approvando questa
manovra si risolva il problema, che qualcosa si
aggiusterà e che tornerà una certa dose di sereno. Voi sapete che non è così.
Prima, sbagliando un dato, il collega Sannicandro ha ricordato che Confindustria calcola
in - 0,3% il PIL che registrerà questa Regione
nel prossimo anno. Già con un dato di questo
genere c’è da chiedersi se una persona intenzionata ad investire nel Mezzogiorno lo farebbe in una Regione dove il carico finanziario è
comunque più alto, o in una Regione dove anche il costo del lavoro è alto. Vi ricordo, infatti, che l’IRAP è una tassa sul lavoro, perché si
paga più IRAP non in funzione del guadagno
che si registra, ma in funzione del numero degli occupati che si tengono a libro paga. Ebbene, io vorrei sapere chi – endogeno o esogeno
– può avere interesse a venire ad investire o a
cominciare un investimento in queste condizioni in Puglia.
Veniamo al PIL. Se a questo effetto di
stangata – perché voi avete parlato di lacrime
e sangue, ma non vi siete fatti i conti – andiamo ad aggiungere gli effetti sul PIL in negativo dei fondi nazionali e comunitari persi, o in
procinto di essere persi, vi renderete conto che
avete messo in moto una spirale che non siete
più in grado di fermare.
Signor Presidente, molti dei suoi colleghi di
maggioranza sono convinti che questa legislatura non finirà nel 2010, e che un bel giorno
farete in maggioranza un colpo di teatro, salu-
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terete la Puglia e la lascerete in braghe di tela,
così come l’avrete già ridotta oggi. Io non voglio credere che si arrivi a questo punto. Mi
auguro che questo Consiglio regionale abbia il
coraggio, per evitare danni ancor più gravi, di
accantonare questo bilancio per un attimo, avere certezza e contezza del debito e fare
quello che dalla sinistra fu parzialmente fatto
agli inizi degli anni ’90.
Il consigliere Sannicandro ha fatto una confusione unica: il mutuo è dell’inizio degli anni
‘60, lo abbiamo ereditato, abbiamo convissuto
con quel disavanzo e con quei mutui, riuscendo a finanziare i fondi comunitari. Abbiamo
portato questa Regione al pareggio di bilancio
in sanità, o comunque a delle cifre irrisorie rispetto ad altre Regioni. Questo debito, però,
era qualcosa che ci siamo ritrovati e che noi
pugliesi ci aspettavamo di lasciarci alle spalle.
Noi ci aspettavamo che, dalla prossima legislatura in poi, i pugliesi, come tutti i cittadini di
questa nazione, potessero cominciare a godere
di fondi propri da utilizzare per il loro sviluppo
e per gli investimenti, e a non far conto solo
sui fondi comunitari che con la prossima legislatura finiranno.
Io ho l’impressione che se ci incaponiamo
seguendo una strada che cerca di nascondere i
debiti che ci sono – come vi ho dimostrato,
sottoponendovi i vostri stessi dati, anche se su
questi vi ho detto quel che penso io – voi stessi siete convinti che il disavanzo, e quindi la
manovra che si vuole adottare, non sia sufficiente. Vorrei, pertanto, invitarvi a non mettere la polvere sotto il tappeto.
È arrivato il momento di una assunzione seria di responsabilità, di dare ai pugliesi e alla
Puglia l’idea di una inversione di tendenza. Se
vi siete ubriacati per due anni e mezzo, adesso
finiamola, perché se continua la sbornia, il mal
di testa non passa subito.
Accantoniamo, allora, questo bilancio, verifichiamo l’effettivo disavanzo della sanità e
cosa bisogna fare, ma non già tagliando i rami
secchi: quando avremo tagliato anche le gam-
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be della poltrona del Presidente del Consiglio
regionale e dell’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale, quando avremo tagliato tutte
le spese che stranamente non vengono toccate,
della comunicazione attraverso la quale si fa
molta politica – e non parlo solo del Consiglio
regionale –, quando avremo tolto tutte quelle
risorse, quelle per pagare il deficit del prossimo anno e gli stessi commissari che dovrete
promuovere a direttori generali, perché sono
sponsorizzati da questo o da quello, dove li
andremo a prendere?
Vi vorrei ricordare – per concludere – che
il modificato articolo 118 del Titolo V della
Costituzione, che voi avete voluto, ma sul
quale credo che siamo d’accordo tutti quanti,
dice che i mutui possono essere accesi soltanto
per investimenti e che non possono essere accesi per il ripiano di perdite. Questa, ormai, è
una norma costituzionale con la quale dobbiamo fare i conti. Per cui, quando sarà impossibile sopperire ai disavanzi con le normali
manovre di bilancio, non avremo la strada dei
mutui, ma avremo la strada della bancarotta,
del dissesto totale, del prendere le chiavi, portarle a Roma e chiedere pietà.
Non credo che la Puglia migliore si meriti
questo.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Costantino. Ne ha facoltà.
COSTANTINO. Signor Presidente, colleghi, da questa discussione, caratterizzata a
volte da elementi stimolanti, a volte da cali di
tono, è emersa una analisi che, tutto sommato,
devo dire provocatoriamente – ma non voglio
provocare l’opposizione – premia il Governo
regionale.
Mi sembra di aver capito, infatti, che in tutti gli interventi che si sono succeduti emerga
solo un dato di fatto, o meglio, una serie di
contestazioni, che riguardano solo e soltanto
la sanità. Non ho sentito nessun intervento,
nell’ambito di questo bilancio, che abbraccia
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ovviamente tutti i settori, che abbia posto dei
rilievi negativi sugli altri assessorati. Di fatto,
questa può essere una promozione per la
Giunta regionale.
D’altronde, devo dire che viene difficile –
nel guardare gli assessori qui presenti – dire
che, per esempio, l’assessore Gentile non abbia lavorato bene, dal momento che
nell’ambito dei servizi sociali abbiamo avuto
una spesa di oltre 33 milioni di euro, tre volte
di più rispetto al passato, con dei provvedimenti di grande rilevanza e importanza.
Mi sembra che non si possa dire nulla sul
lavoro svolto dall’assessore Barbieri sulla formazione professionale (penso alla legge
sull’apprendistato e a quant’altro ha prodotto). Credo altresì che non si possa dire niente
sul lavoro che svolge l’assessorato
all’urbanistica o, per esempio, l’assessorato
all’ambiente. L’approvazione di quattordici
parchi regionali è qualcosa di estremamente
positivo; so che il collega Attanasio non la
pensa così, ma credo che sia importante soprattutto la relazione che ci ha inviato in questi
giorni, con cui si dimostra che sono stati utilizzati oltre 30 milioni di euro per sostenere i
parchi, già nell’arco del primo biennio.
Quanto alla cultura, credo poi che
l’assessore Godelli abbia triplicato le spese,
senza dimenticare tutti gli altri assessori. Devo
dire che alla fine gli unici rilievi sono stati
mossi all’assessore Tedesco.
Io credo che non sia possibile dire che, se la
sanità presenta luci ed ombre, sia colpa
dell’assessore alla sanità. Innanzitutto, infatti,
non ci sono solo ombre. Le luci ci sono: la sanità pugliese sicuramente in questo momento
non offre il massimo alle eccellenze, ma è in
ripresa. Abbiamo degli ospedali di eccellenza
che sono di riferimento assoluto per tutto il
Mezzogiorno d’Italia: il «Miulli», il Policlinico, l’ospedale di San Giovanni Rotondo, quello di Castellana Grotte.
Ci sono, poi, dei dati che ci confermano che
la sanità in Puglia comincia a migliorare, anche
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se ancora molto c’è da fare e molto da lavorare. Per esempio sull’oncologia: dai dati emerge che, per la prima volta in questa Regione, la
mobilità oncologica è calata, quindi i pugliesi
cominciano a fidarsi delle nostre strutture e a
curarsi, per i tumori, più in Puglia che fuori.
Funziona molto bene, per esempio, il 118, in
quasi tutte le Province. Abbiamo delle grandiose professionalità.
Nella sanità abbiamo, però, anche le ombre.
Ricordo che un sotto-segretario alla sanità ha
pronunciato una frase che, secondo me, oltre
ad essere molto bella, ci dice cos’è la sanità
non in Puglia, ma in Italia, in generale. Se, per
esempio, pensiamo agli Stati Uniti d’America,
si calcola che l’errore della medicina o della
chirurgia costituisce la quarta o quinta causa
di morte. Intendo dire, con questo, che quello
che accade qui accade dappertutto. Questo
sottosegretario, dunque, come anticipavo, paragona la sanità ad una grande foresta: la sua
crescita avviene in maniera silenziosa, senza
che nessuno se ne accorga; ma nel momento in
cui cade un albero, lo fa con gran rumore, per
cui tutti parlano di ciò che è accaduto a
quell’albero. È giusto che sia così, perché bisogna scrivere e dire quel che accade.
L’ultimo esempio, in questo senso, è il caso
di una paziente morta dopo un parto cesareo,
nell’ospedale di Altamura. Come purtroppo
sappiamo tutti, c’è una probabilità per una
donna su quarantamila di morire di parto, rischio che aumenta notevolmente con il taglio
cesareo. È chiaro ed evidente, però, che questo accade ed accadrà sempre. Noi abbiamo
l’obbligo di fare in modo che accada meno, ma
non abbiamo la possibilità di fare in modo che
non accada.
Certo, ci sono stati gli investimenti, come
hanno detto i consiglieri precedenti. La spesa è
aumentata anche perché si sono apportati più
servizi, si è cominciato di nuovo ad assumere,
c’è stata una riorganizzazione. La spesa è lievitata in modo a volte immotivato ed è su questo che dobbiamo lavorare.
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Quando si fa riferimento al falso in bilancio,
vorrei ricordare, se la memoria non mi inganna, che in questa Regione un falso in bilancio
c’è stato ed è stato quello del Comune di Taranto. Non ricordo che ci siano stati altri enti
che siano oggi colpiti da avvisi di garanzia per
falso in bilancio.
Certo, il Consiglio regionale della Puglia ha
prodotto le leggi n. 24, n. 25 e la n. 26, che
secondo alcuni rappresentano uno spreco di
risorse, mentre secondo noi non lo fanno.
Rammento infatti, a chi ha poca memoria, che
la legge n. 24 interessa il cosiddetto «pianosangue», mentre la legge n. 25 e la n. 26 riorganizzano i distretti e l’emergenza territoriale.
Queste tre sono delle ottime leggi. Ma chi
crede che emanando solo le leggi si possa rivoluzionare la sanità pugliese commette un
gravissimo errore. Allo stesso modo, quando
si parla di ricoveri.
Quanto al Piano sanitario – e su questo rivolgo un appello all’assessore, perché quanto
prima il piano sanitario venga approvato –, esso prevede tra i vari punti la riduzione
dell’ospedalizzazione, ma soprattutto la riduzione dei giorni di degenza, con il cosiddetto day
hospital, day surgery, week surgery, eccetera.
È chiaro, il «Piano Fitto» ha fallito, ma anche perché la sua visione guardava alla medicina distinguendo in compartimenti stagni, ovvero, distinguendo, tra le altre cose, tra ospedali solo chirurgici e ospedali solo medici; inoltre esso prevedeva la chiusura di tanti ospedali, che rappresentavano delle realtà importanti. L’errore più grave è stato comunque
quello di non aver creato i servizi e le strutture
intorno, cioè di non aver portato in periferia i
servizi, ovvero, in una sola parola, di non aver
creato la medicina di distretto.
Concludo il mio intervento ponendo
l’accento su un altro aspetto che non è stato
trattato, e vorrei fare un esempio che riguarda
me, essenzialmente, per capire cosa succede
nella realtà e perché i tempi di degenza in questa Regione sono particolarmente lunghi.
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Io ho ricoverato mia madre due volte in un
ospedale di Bari: la prima volta, è stata dieci
giorni in pneumologia; la seconda volta, è stata dieci giorni in chirurgia toracica, per un totale di venti giorni di degenza. Dopodiché, è
stato effettuato l’esame istologico che è stato
inviato all’esterno dell’ospedale, perché questa
struttura non ha un istituto di anatomia patologica, ma lo commissiona all’esterno.
Poiché la diagnosi era incerta – e purtroppo, in questo caso, ho dovuto contribuire alla
mobilità esterna per la Regione Puglia, ma
stiamo parlando logicamente di malattie rare,
ancora difficilmente diagnosticabili in questa
Regione – mi sono recato a Forlì, all’istituto
Morgagni.
Qui mia madre è stata ricoverato per tre
giorni. Il medico al nostro arrivo aveva già
detto che al terzo giorno sarebbe stata dimessa, come è puntualmente avvenuto. Questo
avviene perché c’è una diversa organizzazione,
una diversa programmazione.
Da noi si entra in ospedale e non si sa quali
indagini ed esami si debbano effettuare. A Forlì era invece già tutto pronto: la mattina gli esami di routine, al pomeriggio la broncoscopia
e il giorno dopo era già prenotata la TAC.
Mentre qui, una volta che una persona entra in
ospedale, deve poi attendere che venga fatta la
prenotazione. In soli tre giorni a Forlì hanno,
invece, concluso la diagnosi e il paziente è stato dimesso.
Quel che voglio dire è che per cambiare la
sanità pugliese c’è bisogno di organizzare e
riorganizzare un po’ tutto. È vero che non abbiamo grandi risorse economiche, non abbiamo grandi risorse umane, abbiamo carenza di
tecnologie – e questo Governo sta investendo,
fortunatamente, perché ricordo a tutti che fino
ad un anno fa la PET bisognava farla da Napoli in su –, abbiamo dei deficit di organizzazione. Tuttavia, se è vero quel che dice un grande
studioso americano di riforme, cioè che per
una grande riforma della sanità ci vogliono almeno da tre a cinque anni, dobbiamo affrettar-
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ci ad approvare questo Piano regionale, perché
ci vorranno da tre a cinque anni per cambiare
la sanità in Puglia.
Infine, c’è un altro problema che nessuno di
noi potrà cambiare, né con le leggi, né tantomeno con la medicina, ed è un problema di
fondo, un problema di tipo culturale, che interessa dall’ausiliario al manager, passando per
gli operatori sanitari e parasanitari. Una paziente ricoverata in un istituto del nord ha un
rapporto interpersonale con queste figure che
è straordinario, a differenza di quel che accade
nei nostri ospedali.
È, quindi, necessario investire, ma è indispensabile attuare una riforma, che credo si
debba attendere a lungo, e soprattutto è fondamentale che ci sia una rivoluzione culturale,
sia per gli operatori sanitari sia per quelli parasanitari, coloro i quali, cioè, sono a contratto
diretto con i pazienti.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Baldassarre. Ne ha facoltà.
BALDASSARRE. Signor Presidente, colleghi consiglieri, ho la magra consolazione di
essere stato quasi profetico quando, più o meno negli stessi tempi, nello stesso periodo,
l’anno scorso, in occasione dell’approvazione
dell’autorizzazione all’esercizio provvisorio,
individuai l’inizio, il sintomo di un fallimento
politico e amministrativo di questa amministrazione. Questo non tanto per la confusione
che imperava prima di arrivare a questo appuntamento: ricordo, infatti, che l’assessore e
Vicepresidente Frisullo, all’ipotesi di introdurre nuove tasse, dichiarò che i cittadini italiani,
e quindi pugliesi, erano già abbastanza tartassati dalla finanziaria, per cui non era il caso di
aumentare le tasse.
Mi domando, e domando oggi al Vicepresidente Frisullo, cosa sia cambiato in questo
anno, per permettere ora che i cittadini pugliesi vengano tassati, non tanto sulla inconsistenza del debito (200, 180, 190 milioni) che ci
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portava all’esercizio provvisorio, ma perché
già allora, a dicembre del 2006, era evidente
che questa amministrazione aveva perso il
bandolo della matassa, che la Giunta Vendola
non era più nelle condizioni, con i suoi assessorati fondamentali, di controllare non solo
l’andamento della spesa, non solo gli equilibri
di bilancio, ma non era più nelle condizioni di
controllare i meccanismi di governo di questa
Regione.
D’altra parte, ricordo anche il modo con
cui si affrontò il deficit sanitario, con le sopravvenienze attive, con i crediti sulla mobilità
attiva che finalmente sarebbero arrivati dopo
lunghi anni qui a Bari, nell’ipotesi di liquidare
per 90 milioni di euro il patrimonio delle AASSLL, con un meccanismo che ancora oggi
non è stato attuato, non parte, chissà quando
partirà e, soprattutto, chissà con quali effetti.
Oggi siamo di fronte al bilancio di previsione 2008, un bilancio, caro assessore Saponaro,
che è un puro e semplice bilancio di contenimento della spesa. Non c’è, in questo documento politico finanziario, un quadro qualsiasi,
un segnale qualsiasi di attività di programmazione; non c’è la visione di prospettiva. C’è
una analisi, per quanto parziale, per quanto incompleta, delle possibili cause del debito e
un’incapacità evidente di dare risposte complessive al problema che si pone. Dei rimedi
cosmetici, in buona parte inefficaci e certamente inutili.
Certo, si tratta di un quadro in cui manca
un’idea complessiva di rientro, una politica di
risanamento vero e proprio. Un bilancio che
taglia in maniera significativa, direi quasi in
maniera spietata, alcune voci del bilancio ordinario, con la promessa che poi, in primavera,
queste voci saranno rimpinguate. Un bilancio
che taglia i servizi sociali, che taglia il diritto
allo studio, che taglia sull’università e sulla ricerca. Un bilancio che vanifica, con questo
provvedimento, gli stessi meriti che continuate
oggi ad ascrivervi; se è pur vero, infatti, che in
passato ci sono state ulteriori e maggiori risor-
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se rispetto a questi settori dell’attività regionale, è altrettanto vero che oggi tutto questo
viene defalcato. Introducete nuove tasse, naturalmente è il rimedio più semplice.
È in realtà, questo, un bilancio che certifica,
che testimonia, che attesta in maniera inequivocabile il fallimento politico e amministrativo
di questa Giunta. Una Giunta isolata,
un’Amministrazione isolata dal resto della Puglia. Un’Amministrazione che è riuscita a mettere insieme tutti nel bocciare la vostra manovra, dalle forze sociali a Confindustria. Chiunque abbia avuto voce in capitolo rispetto a
questo documento finanziario, anche al di là
delle pastoie dell’appartenenza politica, si è
espresso negativamente bocciando questa
manovra.
Caro assessore Saponaro, vorrei sottrarmi
all’imputazione di responsabilità. Sarà vero,
sarà da stabilire se effettivamente c’è un debito
di 181 milioni di euro non quantificato a livello
nazionale, ci sarà pure un errore contabile di
150 milioni di euro, ci saranno pure dei mutui
da ricontrattare. Ma la verità è che, quando
l’Amministrazione regionale di centrodestra
nel 2000 governò questa Regione, preso atto
della situazione che c’era, quantificò in maniera finalmente chiara e indiscutibile quale fosse
la massa di debiti che c’erano, contrasse dei
mutui, aumentò la tassazione.
Insomma, fece quello che un’Amministrazione
deve fare, fece quello che il senso di responsabilità
di un’Amministrazione deve imporre: osservare la
situazione e introdurre i rimedi, e non andare
pervicacemente alla ricerca delle giustificazioni
che hanno indotto ad arrivare a questa manovra.
È una questione di serietà nei confronti dei
cittadini che si governano. Non si può andare
avanti dopo tre anni continuando a ricordare
quanto vi è stato lasciato in eredità dai passati
Governi. Anche il Governo di centrodestra
dell’allora Presidente Berlusconi, quando prese coscienza della situazione che era stata lasciata, anche se per qualche mese continuò a
sottolineare l’eredità che era stata lasciata, poi
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passò subito a governare. Ed è quello che dovete fare oggi.
Voi dovete avere la forza di affrontare la situazione e inserire queste misure in un discorso generale, in una politica generale, in un
progetto generale che manca in questo bilancio, per riportare finalmente in ordine i conti.
D’altra parte, se, come voi stessi affermate,
avete trovato il più basso livello di tassazione,
ebbene di qualcuno sarà pure stato il merito. E
non credo che fosse ascrivibile all’assoluta incoerenza o disinvoltura di chi governava fino
al 2005 la nostra Regione.
Ad ogni modo, la domanda che mi pongo è
un’altra. Nella lunga relazione dell’assessore
Saponaro, oltre a noi tutti che ne siamo i destinatari, chi sono i suoi interlocutori? Quando
l’assessore Saponaro parla di deficit della sanità come ragione fondamentale dello squilibrio
dei conti, a chi si rivolge? Intanto smentisce il
Presidente Vendola, il quale, in un’intervista
del 4 dicembre scorso, dichiarò che l’aumento
della benzina è una tassa di scopo per i trasporti. Mi pare che l’articolo di legge dica
chiaramente che si tratta di soldi destinati alla
sanità.
Tuttavia, quando egli elenca minuziosamente
i costi della sanità che crescono, chi è
l’interlocutore dell’assessore Saponaro, se non il
suo collega di Giunta, l’assessore Tedesco?
Quando si dice chiaramente che il debito riguarda la sanità, a chi si rivolge l’assessore Saponaro? Forse a se stesso.
Ma pensate veramente che abbiamo dimenticato lo snobismo, la sufficienza con cui, per
due anni e mezzo, ogni nostro richiamo, ogni
nostro allarme è stato accolto? Pensate veramente che abbiamo dimenticato come avete
trattato il Presidente della Corte dei Conti che
si è permesso di dirvi che forse l’unificazione
delle AASSLL non avrebbe portato nessun risparmio? «Questa è una risposta politica!»,
avete dichiarato dall’alto della vostra supponenza. E oggi venite qui a chiedere giustificazioni.
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Ma a chi vi rivolgete quando parlate delle
spese delle AASSLL, se non ai direttori sanitari, ai direttori amministrativi, ai direttori generali che voi stessi avete nominato? A chi vi
rivolgete quando con rimpianto pensate al
Governo Berlusconi che partecipava alle spese
della sanità? Vi rivolgete al vostro Governo.
Soltanto adesso scoprite tutti la forte, certa, chiara e plateale ingiustizia che regna nel
riparto del Fondo sanitario nazionale. Ma
quando lo dicevamo noi da questi stessi banchi, o meglio, da quei banchi, irridevate a questo e facevate le ignobili gazzarre innanzi agli
ospedali, perché allora si parlava di chiudere
gli ospedali.
Questo problema dell’insufficienza del Fondo sanitario non vi ha mai toccato. È da due
anni che finalmente ve ne interessate, ma con
scarso successo, considerato che ci danno
meno di quello che avremmo dovuto avere.
L’assessore
Tedesco
si
giustifica,
quest’oggi, sostenendo che questi debiti sono
stati contratti per offrire più servizi. Ma quali
servizi, assessore? Qui non parla un consigliere della minoranza, bensì il Segretario generale
della CGIL, Mimmo Pantaleo, il quale in
un’intervista del 7 dicembre in materia sanitaria parla di insufficienze, clientelismo, sperperi,
servizi che non hanno un minimo di qualità.
Ancora, il Segretario generale della UIL, Aldo
Pugliese, parla di liste di attesa lunghissime,
servizio sanitario di scarsa qualità. Sono questi
che mettono in dubbio quello che lei stesso dice quest’oggi, ovverosia che duecento, trecento o quattrocento milioni di euro – vedremo
quanti sono – sforati sulla sanità sono frutto
delle grandi conquiste di questi due anni e
mezzo. Con questo, però, non dimenticando
che sarete stati anche incapaci di avere maggiori fondi, ma che spendiamo già 6,5 miliardi
di euro per la sanità. Insomma, qualche sala
operatoria si può pure inaugurare con quella
cifra, visto che il Presidente Vendola ha richiamato a sé la capacità di mettere in norma
le sale operatorie e alcuni stabilimenti ospeda-
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lieri. Sarebbe poi interessante capire con quali
risorse.
La verità è che paghiamo, sul piano della
salute, la vostra incapacità, dopo tanti annunci,
di presentare un piano organico sulla salute; la
vostra incapacità di presentare un progetto
complessivo che, oltre ai livelli di assistenza
eccezionali, considerasse anche come elemento fondamentale quello dei costi che questa
assistenza provoca, perché avete tanto parlato
e tanto illuso i cittadini pugliesi, che questo discorso diventa difficile.
Per questo, assistiamo davvero al paradosso, caro assessore Tedesco, di sentirla parlare
oggi di chiusura dei piccoli ospedali, quelli a
distanza di pochi chilometri l’uno dall’altro.
Ebbene, ci dica quali sono gli ospedali che
vuole chiudere, perché allora diventa credibile.
Se lei non ci dice quali ospedali vuole chiudere, a me viene il sospetto che uno di essi potrebbe essere quello di Nardò, dopo che proprio lì avete riaperto due reparti, visto che dista cinque chilometri da Copertino. Oppure
chissà quale altro, o forse Terlizzi che si trova
a quattro chilometri da Corato. Se continuate
a limitarvi solo a enunciazioni di fondo, non vi
crederà nessuno e tantomeno vi possono credere i pugliesi.
Parliamo di inappropriatezza dei ricoveri.
Ebbene, voi che gridavate allo scandalo
sull’ipotesi di ridurre i reparti, oggi arrivate
qui a chiedere che vengano ridotti persino i
day hospital, i day surgery e del 2% le prestazioni. Ma dove deve andare a ricoverarsi la
gente se continuate a ragionare in questo modo?
La verità è che chi semina vento raccoglie
tempesta e voi oggi raccogliete la tempesta di
ciò che avete predicato per anni. Assessore
Tedesco, ho qualche dubbio che avrete la
comprensione dei pugliesi. Ho qualche dubbio
che l’abbiate nell’ASL LE/1, laddove i cittadini vedono sfrecciare la fiammante BMW Serie
5 del costo di 50 mila euro di cui si è dotata la
direzione generale.
Credo che quando passerà per le strade e
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per le piazze, i cittadini pugliesi capiranno dove
viene spesa una parte dei soldi.
Naturalmente, la vostra è la reazione più
semplice: scaricare sui pugliesi le vostre incapacità, l’incapacità di aver sottovalutato la
complessità dell’amministrare. Scegliete la via
più semplice, quella delle tasse. E su questo
punto è veramente necessario soffermarsi.
È come se vi sfuggisse che questo ulteriore
incremento fiscale che chiedete ai cittadini pugliesi è fatto su cittadini italiani che sono già
tartassati dalla scelta dissennate del Governo
nazionale. La tassazione in Italia ha una media
del 45% sul reddito. L’Italia è una delle nazioni più tartassate d’Europa e del mondo: di che
cosa state parlando? Con quale realtà siete
collegati?
Io non so se veramente possiate pensare
che le misure che state adottando colpiranno
solo il 10% della popolazione. Mi pare strano
che, con 28 mila euro lordi, si inseriscano solo
i ricchi di questa regione.
Mentre venivo in Regione, il 21 dicembre
scorso, ho ricevuto tre telefonate, che ricordo
perfettamente, una di un dipendente
dell’Acquedotto pugliese, una di un dipendente della ASL, una di un dipendente di banca.
Ebbene, tutti e tre mi chiedevano come fosse
possibile che fossero loro trattenuti 750, 650 o
800 euro sugli stipendi e sulla tredicesima. Veramente vi rendete conto a quale utenza vi state rivolgendo? Si parla del 10% e magari si
tratta proprio di quel 10% che con la propria
capacità di spesa, ancora potrebbe agevolare
la spesa sui consumi che manca in questa regione e non solo.
Vi è, inoltre, una raffica di aumenti sui servizi. Questa mattina, nei titoli dei giornali
campeggiava il titolo: «1800 euro in più per
famiglia nel 2008». È questa la gente a cui vi
state rivolgendo. E mi pare francamente risibile accettare come giustificazione quella addotta dal Presidente Vendola, il quale ha dichiarato in un’intervista che con la finanziaria del
2007 si restituisce ai cittadini italiani quello
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che è stato tolto loro nel 2006. Sì, questo forse vale per i cittadini italiani, mentre ai cittadini del sud d’Italia diamo quei 380 milioni di
euro di agevolazioni per lo sviluppo che sono
svaniti d’incanto.
Che cosa diciamo alle imprese? Pensiamo
forse che alle imprese abbiamo già dato e che,
quindi, ora possiamo chiedere? Parliamo dei
nostri imprenditori che già pagano il 30% in
più di energia rispetto agli imprenditori europei, che già scontano un sistema dei trasporti
assolutamente deficitario, che già scontano
l’assenza di infrastrutture. Ebbene, ai nostri
imprenditori facciamo quest’altro grande regalo di aumentare di un punto l’IRAP.
Qualcuno ha dovuto spiegarvi che forse
questo avrebbe portato ad una diminuzione
dello 0,2-0,3% del PIL. E, ammesso che siano
veri i dati che indicava l’assessore Frisullo, mi
domando con quale meccanismo ci si possano
ascrivere i meriti di tutto questo. Forse con la
legge sulle ASI? Forse con la legge sui distretti? È da qui che è nata la grande crescita della
Puglia? Forse interloquendo con i sindacati,
CGIL CISL e UIL, i quali quando devono dire
qualcosa su questa Amministrazione hanno
sempre qualche momento di remora ed esattamente non più di un mese e mezzo fa, assessore Frisullo, le hanno detto che gli strumenti
di programmazione sul territorio non esistono,
ma che sono ancora i PIT e i PIS del 2002,
2003, 2004 e 2005. Le hanno detto, inoltre,
che il più grande investimento esterno fatto da
privati in questo territorio è stato realizzato a
Grottaglie da Alenia, dal 2000 al 2005. Siamo
ancora curiosi di sapere da dove arriverebbero questi investimenti di cui continuamente parlate.
Vorrei che lei facesse queste affermazioni
nel Salento, con i 145 mila disoccupati che ci
sono, di cui non parla più nessuno, di cui 9 mila laureati, 86 mila con diploma di scuola superiore e 50 mila che non hanno nemmeno
quello.
E non credo che basti far ballare loro la
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pizzica per aiutarli a superare la difficoltà di
questo momento.
La verità è che la situazione è difficile, è estremamente difficile. Avreste dovuto prenderne coscienza e venire qui con proposte serie, assolutamente radicali rispetto a questa situazione, che pure vi sono state suggerite in
qualche modo nell’intervento del consigliere
Palese. Basti pensare, ad esempio, alla rinegoziazione dei mutui, a meccanismi di gestione e
controllo molto più stretti, alla capacità di sapersi confrontare con il Governo centrale senza remore, senza sussiego, cercando di ottenere quello che i cittadini pugliesi hanno diritto
di ottenere, iniziando a rompere un tabù ideologico, pensando alle privatizzazioni che avrebbero dovuto interessare l’Acquedotto, la
STP, le società di trasporti, le Terme di Santa
Cesarea.
Noi siamo pronti a fare la nostra parte, ma
la storia di questi due anni e mezzo, la demagogia, l’autoreferenzialità in cui vi siete rifugiati e la stessa legge di bilancio, che oggi ci
presentate, ci fanno seriamente dubitare che
voi sappiate fare la vostra parte.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare
l’assessore Tedesco.
TEDESCO, assessore alle politiche della
salute. Signor Presidente, colleghi del Consiglio, credo che sia la prima volta che, in discussione di bilancio, si mettono a nudo le
questioni più rilevanti che lo caratterizzano
con una relazione dell’assessore al ramo che
non occulta alcunché della gestione complessiva della Regione, men che meno della gestione del settore di spesa più rilevante, ovvero quello delle politiche della salute. Credo
che questo sia un primo dato da mettere opportunamente in risalto e che questa – me lo
consentiranno i colleghi tutti, sia coloro che
sono alla prima esperienza in questa legislatura, sia coloro che hanno maturato con me precedenti esperienze – sia la prima volta nella
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quale effettivamente viene fatta una radiografia, ancorché impietosa, della composizione
della spesa regionale e anche, credo, delle modalità per poterla fronteggiare.
Naturalmente, all’interno di questa diagnosi, l’assessore al bilancio – soprattutto per ragioni tese ad evitare una prolissità probabilmente dannosa ai fini della comprensione –
non ha elencato del tutto ulteriori elementi che
potrebbero servire a ricostruire la dinamica
storica di questa spesa; e non, collega Baldassarre, nel tentativo di scaricare sulle gestioni
precedenti responsabilità che invece appartengono alla continuità storica della gestione del
settore, della gestione della Regione, ma per
fare chiarezza sulle dinamiche della spesa, al
solo fine di individuare i correttivi necessari
per poterla contenere rispetto a quanto essa è
effettivamente contenibile, per poterla riqualificare in quegli ambiti di spesa parassitaria che
richiedono una riqualificazione, e anche una
riqualificazione immediata, per poterla espandere in quegli ambiti per i quali un’espansione
della spesa del servizio sanitario è assolutamente inevitabile e opportuna. Questo dipende
effettivamente da una serie di dati e da una serie di scelte e decisioni che si sono stratificate
nel corso di un decennio.
Dice il collega Palese – ho seguito con
grande attenzione il suo intervento, soprattutto in relazione agli aspetti legati
all’insufficienza del fondo sanitario – che questo Governo regionale e, nello specifico, il suo
Presidente, l’assessore al bilancio e l’assessore
alle politiche della salute avrebbero dovuto
puntare i piedi e non dare il concerto nel momento in cui, all’interno della sede propria della Conferenza Stato-Regioni, e prima ancora
all'interno della sede della conferenza dei Presidenti e della Commissione salute, si definisce
il riparto del Fondo sanitario nazionale.
Il collega Palese sa perfettamente, per aver
vissuto per cinque anni la stessa esperienza,
come questo sia illusorio, come questo tentativo sia destinato al fallimento, soprattutto
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perché in quella sede la concertazione non si
realizza tra Regioni guidate da governi sostenuti dall'identica maggioranza, ma è una concertazione trasversale che vede coinvolte, oramai da oltre dieci anni, forze di diversa area
politica. Non sto facendo lo scaricabarile, ma sto
cercando di ripristinare i punti della discussione.
PRESIDENTE. Mi scusi se la interrompo.
Vorrei comunicare all'Assemblea che ho dato
la disposizione per la riproduzione degli emendamenti finora consegnati, dopodiché sarà
chiusa la discussione.
TEDESCO, assessore alle politiche della
salute. Per cinque anni, con un quadro invertito, dove le Regioni guidate da Governi di centrosinistra erano due o tre e la maggioranza
delle Regioni era guidata da Governi di centro
destra, non c'è stata una sola occasione, e non
vi sarebbe potuta essere, nella quale la regione
Puglia ha omesso di dare il concerto al riparto
del Fondo sanitario, nonostante fossero perpetrati, per tutti e cinque gli anni, nelle modalità
di riparto, quei criteri che Palese suggerisce di
attaccare.
Soltanto attaccando il criterio previsto dalla
normativa vigente, si può arrivare al momento
del riparto con una posizione forte che impedisca di assecondare le proposte del Governo
che poi vengono sottoposte all'approvazione
delle Regioni. In mancanza del concerto, dice
la norma, il Governo decide.
Il problema è politico ed è stato vissuto allo
stesso modo durante l’esperienza del Governo
Berlusconi, che continuiamo a vivere nella
stessa e con la stessa modalità. Bisognerà porre con forza – tu lo hai proposto e io credo
che il Presidente ne prenderà buona nota – un
“problema Puglia” per una sottostima complessiva, non soltanto del Fondo sanitario, ma
anche dei finanziamenti che nei diversi settori
vengono destinati alla nostra regione, soprattutto quando sono il frutto di reparti di livello
e di carattere nazionale.
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RESOCONTO STENOGRAFICO
Con questo, non voglio dire che sia necessario e sufficiente un rifinanziamento del Fondo per ovviare all'attuale situazione, e per alimentare e continuare ad alimentare flussi di
spesa che, in molte realtà, vedono annidarsi
nicchie di spesa parassitaria, nicchie di spesa
improduttiva – quando si parla di inappropriatezza, come ha fatto lunga il collega Pino Romano – e vedono annidarsi, talvolta, anche
malversazioni vere e proprie.
È fuori discussione che una regione come la
Puglia ha una quota capitaria terzultima nel
novero delle regioni italiane e vede, quest'anno, scendere la quota di accesso di 0,4 punti
decimali, in ragione dell'incremento della popolazione, questo lo sai bene, che ha sfavorito
la Puglia a vantaggio delle regioni del centro
nord che si sono alimentate di flussi migratori.
Rocco, se osservi le quote di accesso che
sono state ridimensionate, troverai solo le
quote di accesso delle regioni che hanno una
popolazione o stabile o inferiore a quella precedente, rispetto agli incrementi di popolazione di regioni, come il Veneto, il Piemonte, la
Lombardia, come il Lazio e come la stessa
Emilia-Romagna, che hanno usufruito di un
incremento della quota di accesso in ragione
dell'incremento di popolazione.
È evidente che, nel momento nel quale si
ridiscutono i criteri, si ridiscute anche quello di
cui stai parlando tu, solo che entreremmo in
una discussione troppo tecnica sulla quale,
probabilmente, non tutto il Consiglio ci potrebbe seguire.
Tuttavia, anche su questa tua ultima riflessione abbiamo posto il problema dalla rivisitazione delle classi di età, proprio per considerare, attraverso la media pesata, anche alla luce
dei criteri vigenti, il riparto del Fondo sanitario.
L'aspetto sul quale credo che questa sera
occorra fare chiarezza, senza utilizzare
un’enfasi al contrario, è questa immagine che
l’opposizione nel suo complesso e taluni interventi – a mio modo di vedere, poco informati
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– di alcuni colleghi della maggioranza hanno
voluto dare, e danno, dell'attuale organizzazione sanitaria della regione.
Poiché tutti ci si affanna a cercare di avallare le proprie tesi attraverso documenti, statistiche eccetera, mi permetterò di portare un
documento fresco che non si riferisce, dunque,
a cinque o sei anni fa; è un documento che è
stato redatto dall'Agenzia sanitaria nazionale e
che ha preso come riferimento il rapporto
Censis sulla situazione sociale del Paese edito
nel 2007 che, per quello che riguarda la situazione della sanità, ha fatto riferimento agli anni
2004 e 2006.
Questa relazione contiene una tabella che
riferisce di un indicatore sintetico delle condizioni di salute nelle regioni italiane. La condizione di salute di una regione è sostanzialmente la sommatoria di una serie di indicatori che
alla fine danno un risultato che si riferisce alla
condizione di salute; questa è influenzata, in
particolare, da una serie di determinanti: la
condizione dell'ambiente in quella regione, il
contesto socioeconomico, l'efficacia dei servizi
socio sanitari di quella regione. La somma algebrica di questi tre determinanti fornisce il
quadro della condizione di salute della regione.
La Puglia, secondo il Censis che si rifà ai
dati ISTAT, viene indicata come ottava in relazione alle condizioni di salute delle regioni
italiane. Dietro la Puglia vi sono regioni come
le Marche, il Molise, la Toscana, il Piemonte,
la Campania, il Lazio, l’Umbria, la Calabria, la
Liguria, la Basilicata, la Sicilia e la Sardegna.
Tale quadro viene corroborato da alcuni
indicatori – uno è stato citato dal collega Costantino, ovvero la diminuzione delle patologie
tumorali – che sono il frutto non soltanto di
una positiva politica ambientale, ma anche di
una positiva politica sociosanitaria, in relazione ed in direzione della attivazione di processi
di prevenzione che in questa regione sono stati
attivati e cominciano a funzionare, devo dire
già da diversi mesi, con una grande efficacia.
Vi è, poi, un elenco – non lo citerò in que-
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st'aula, ma sono pronto a richiamarlo e consegnarlo ai colleghi – di interventi realizzati in questi anni. Si dice che si tratta di interventi attuati
senza una programmazione, di interventi – lo ha
detto Saccomanno questa mattina – che risentono molto spesso di spinte localistiche, di esigenze
di alimentazione, di domande clientelari. Anche
su questo aspetto, io credo che vi sia stata una
lettura distratta perché, tolte rarissime eccezioni
di provvedimenti per i quali la Giunta ha concesso autorizzazioni in deroga all’attuale pianificazione sanitaria, tutti gli altri provvedimenti sono
stati di attuazione del piano attualmente vigente
che era stato talmente disatteso, soprattutto sul
versante delle nuove attivazioni. Poi passeremo
a discutere del perché lo cambieremo; prenderò meno tempo dei colleghi, ma credo che le
risposte vadano date.
Sostanzialmente, dunque, si può dire che in
questi due anni e mezzo di gestione si è cercato di razionalizzare, per un verso, e, per altro
verso, di rendere meno pesanti gli squilibri territoriali, che erano e sono tuttora presenti nell'organizzazione del servizio sanitario, attivando servizi e azioni di politica sanitaria, implementando le dotazioni tecnologiche delle aziende sanitarie indistintamente collocate sul
territorio regionale, introducendo tecnologie
totalmente assenti nell'organizzazione del servizio sanitario, dando anche una risposta in
termini di stabilizzazione ad una parte rilevante, pressoché esaustiva, della platea del precariato della sanità in questa regione e attivando
quella parte della contrattazione di competenza regionale che per anni era rimasta assolutamente bloccata; tanto è vero che – e credo
che questo sia un dato oggettivo difficilmente
confutabile – il livello di confronto tra le organizzazioni sindacali di settore e l'organizzazione complessiva del governo della sanità in
questa regione era praticamente nullo.
Quel confronto è stato progressivamente
riattivato e ha portato a risultati importanti
come quello dell'accordo integrativo dei medici di medicina generale, dell'accordo integrati-
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vo dei pediatri di libera scelta, dell'accordo integrativo relativo ai medici convenzionati.
Questo è un quadro che emerge da una radiografia obiettiva di quello che è avvenuto in
questi due anni e mezzo. Certo, esso va completato, ripulito da una serie di smagliature, di
inadeguatezze, di criticità che sono state in
quest'aula richiamate, che non sono mai sfuggite all'attenzione di questo Governo, che sono
state più volte sottolineate come esigenza di
intervento da prese di posizione di una parte
importante, della parte più avvertita di questo
Consiglio regionale.
Credo di poter dire, tuttavia, che in questa
direzione molto si è realizzato e adesso si è,
come è stato detto, ad una fase di snodo che è
quella dell'approvazione del Piano regionale della
salute che rappresenterà l'indirizzo di governo
del settore specifico, di qui ai prossimi tre anni.
Tutto questo è avvenuto – come è stato
detto, non soltanto da settori dell'opposizione
– senza avere alcun riguardo per la copertura
finanziaria, per la gestione della spesa, tanto
che si è passati da una gestione assolutamente
rigorosa e virtuosa ad una gestione dissennata.
Anche qui, collega Baldassarre, il richiamo
delle sequenze storiche non appartiene al gioco dello scaricabarile, ma alla necessaria esigenza di ripuntualizzare i paletti della dinamica
della spesa.
Sgombriamo subito il campo da due macro
dati, contenuti peraltro anche nella relazione
dell'assessore Saponaro, ossia quelli del famoso ricorso all'avanzo di amministrazione per
ripristinare, per 150 milioni, il Fondo sanitario
che era stato depauperato di questa cifra.
Diamo per archiviato il discorso relativo ai
181 milioni relativi a gestioni del 2005 e precedenti, che è un vulnus di cassa importante,
in quanto, come giustamente ha riconosciuto
anche il collega Palese, una cosa è la verifica al
tavolo Massicci, altra cosa è la dinamica della
spesa che si è determinata negli anni 2003,
2004, 2005 e della copertura di quella spesa
che ne è originata.
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Da questo pacchetto di spesa, del triennio
2003-2005, per la regione Puglia, in termini di
sofferenza di cassa, originano 181 milioni di
euro.
Dopo di che, vi è un raffronto del conto
economico del triennio 2004-2006, relativo
all'esercizio 2004, all'esercizio del 2005 e all'esercizio del 2006. Nel 2004, il disavanzo del
servizio sanitario è stato di 109 milioni 423
mila euro, coperto con: rettifiche per aggiornamento saldo mobilità extra regionali, per 30
milioni 961 mila euro; maggiori ricavi per finanziamenti vincolati, per 45 milioni 9 mila euro; riduzione costi per elisione ammortamenti
e svalutazione crediti di 16 milioni 130 mila
euro. I 109 milioni sono stati, così, ridotti a 17
milioni di euro di splafonamento.
Poi vi sono stati utili, quali l’avanzo esercizi pregressi, rideterminati con i criteri del tavolo Massicci per 38 milioni 493 mila euro,
che hanno portato il risultato finanziario del
2004 a più 21 milioni 170 mila euro.
Si è, però, partiti da un disavanzo di 109
milioni 423 mila euro che, attraverso il tavolo
Massicci, attraverso l'utilizzazione di maggiori
ricavi, è stato portato ad un avanzo di 21 milioni.
Nel 2005, il disavanzo della gestione, cioè
del dato delle aziende sanitarie, era ed è fuori
controllo. Era fuori controllo, ed è stato fuori
controllo per tutti i cinque anni della scorsa
legislatura, rimane in buona parte fuori controllo in questa legislatura e io, francamente,
per quanto abbia ricercato, per quanto abbia
indagato, per quanto mi sia sforzato di individuare strutture di controllo attivate, ho trovato soltanto strumenti normativi di contenimento di quella spesa che, peraltro, hanno prodotto risultati molto modesti, rispetto agli obiettivi che si prefiggevano.
Con una regione ricca – consentite anche a
me una critica, sarà forse l'unica – di diverse
centinaia di dipendenti in più rispetto ad oggi,
non si è allertata e organizzata, all’epoca, alcuna struttura puntuale di controllo, come i
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cosiddetti controlli di gestione, che potesse incidere sull'organizzazione sanitaria, così come
oggi è ancora un dato di sofferenza quello per
il quale la Regione non dispone, e continua a
non disporre, di puntuali strutture di controllo.
Sia il precedente Governo regionale, infatti,
sia l'attuale Governo hanno inteso avvalersi di
convenzioni specifiche con soggetti esterni – si
veda il caso della Guardia di Finanza, o di alcune consulenze sul versante del controllo di
gestione – che soltanto parzialmente hanno
raggiunto i risultati sperati.
Nel 2005, il disavanzo della gestione periferica del servizio sanitario raggiunge l'apice con
un conto economico consolidato, alla fine dell'esercizio, di 349 milioni 177 mila euro. Questo è stato il disavanzo dell'esercizio economico 2005 delle aziende sanitarie in Puglia.
Come si è coperto questo disavanzo? Con
8 milioni 751 mila euro di maggiori ricavi per
finanziamenti vincolati, con riduzione dei costi
per elisione ammortamenti e svalutazione crediti per 31 milioni 346 mila euro.
Dopo di che, il disavanzo scende a 309 milioni, per andare, poi, alle fonti di finanziamento a copertura della perdita così rideterminata.
Queste fonti di finanziamento sono: utilizzo di
avanzi esercizi pregressi rideterminati con i
criteri del tavolo, per 21 milioni 170 mila euro;
legge finanziaria del 2005, con 131 milioni 173
mila euro (possiamo fare un monumento al
santo Storace); 117 milioni 771 mila euro,
sempre della legge finanziaria 2006, utilizzati
per la copertura del disavanzo 2005; 48 milioni di euro dal bilancio autonomo della regione,
manovra finanziaria di questo Governo regionale. Così, il disavanzo di 340 milioni di euro
diventa quel famoso avanzo di 9 milioni.
Questi sono i dati. In sede di replica, poi,
avremo la possibilità di verificare. Se fosse stato come dite voi, avremmo avuto un avanzo di
66 milioni; ma può darsi anche che questi 57
milioni siano fluttuanti da qualche parte nel
bilancio; in questo caso, ce li andiamo a riprendere.
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L'esercizio 2006, quindi il primo esercizio
pieno della gestione del Governo di centrosinistra, si chiude.
Scusa Rocco, questi passaggi sono importanti perché è facile gridare “al lupo, al lupo!”,
ma poi quando il lupo appare veramente, si
rimane sconcertati.
Alla fine, il risultato dell'esercizio finanziario 2006 della gestione delle aziende sanitarie
locali – così facciamo riferimento sempre agli
stessi identici soggetti sui quali si dice che sia
mancato il controllo – è stato di 175 milioni
733 mila euro, risultato pressoché dimezzato
rispetto all'anno precedente.
Guardate, questa è una maniera di discutere
poco produttiva; se ne discutiamo, forse qualcuno di voi può apprendere qualche dato in
più, così come ho appreso qualche ulteriore
elemento quando vi ho sentito intervenire e
credo che tutto il Consiglio regionale si sia potuto arricchire.
Nel 2006, dunque, la perdita di esercizio
delle AASSLL è stata di 175 milioni.
Al tavolo Massicci, a differenza degli anni
precedenti, questa perdita, anziché ridursi, è
aumentata, perché il tavolo Massicci ci ha caricato 69 milioni 546 mila euro, tutti insieme,
dei saldi della mobilità passiva degli anni precedenti, se non ricordo male dal 2003 in poi.
Dopodiché, sono stati detratti i soliti maggiori ricavi per finanziamenti vincolati per 5
milioni 151 mila euro – essi, dunque, sono fortemente scesi rispetto al 2004, dove erano 45
milioni – e sono stati decurtati 29 milioni di
elisione, ammortamenti e svalutazione crediti,
tanto che il risultato di esercizio, rettificato al
tavolo Massicci, è stato di 210 milioni.
Mi riferisco al tavolo nel quale si controlla
la spesa sanitaria, chiamato così, perché il suo
coordinatore è un dirigente che si chiama
Massicci.
Il risultato di esercizio rettificato passa, a
differenza degli anni precedenti dove era stato
abbattuto, da 175 milioni di disavanzo a 210
milioni di disavanzo da coprire; esso viene co-
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perto con utilizzi e avanzi esercizi pregressi
per 9 milioni di euro, 2 milioni di economia
dell’ARES, 181 milioni 982 mila euro di risorse del bilancio autonomo e, per quota parte
dei 550 milioni del famoso articolo 2 del decreto 16 novembre 2005, per 17 milioni 795
mila euro, il che porta a zero il risultato del
2006. Da questa analisi, mi sono sforzato di
illustrare le attività compiute in questi due anni
e mezzo.
Tutti i giornali parlano sistematicamente di
buco della sanità, ma io li inviterei, lo dico con
grande umiltà, ad entrare maggiormente in
questi meccanismi, perché questi dati, salvo
che qualcuno non riesca a contestarli con dati
altrettanto inoppugnabili, dimostrano un tendenziale e importante decremento della spesa
sanitaria.
Certo che vi è una condizione generale diversa, differente, una condizione complessiva
del bilancio regionale che ormai è stressato –
mi piace questo termine che ho imparato dal
collega Saponaro – tanto che non può più dare
una stilla di sangue.
Certo che abbiamo bisogno di andare, in attesa di rimettere in discussione il famoso gioco
del riparto del Fondo sanitario e i famosi criteri, ad un sistema di irregimentamento della
spesa sanitaria, tale che ci consenta di evitare
che questo disavanzo assuma proporzioni
sempre maggiori.
Tuttavia, io credo che per fare questo occorra agire su ulteriori elementi di spesa sui
quali, ad onor del vero, sia le norme approvate
dalla Commissione, sia le norme che mi sono
permesso di presentare di ulteriore contenimento della spesa, attraverso ulteriori emendamenti presentati alla presidenza tre quarti
d'ora fa, ci dovrebbero consentire di intaccare
quelle sacche di sperpero e di spreco sono state compiutamente descritte e che vanno dall'utilizzazione impropria di consulenze, all'acquisizione di beni e servizi nelle forme
più fantasiose.
Anche qui, Rocco, non si può dire che le
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esternalizzazioni siano frutto o farina del sacco
di questo Governo.
Tu dici che le avete trovate, ma le avete
trovate rispetto a chi? Rispetto a cinque anni
di Governo dello stesso segno politico di centro destra; pertanto, se le esternalizzazioni sono nate negli anni che vanno dal 1995 al 2005,
quelle esternalizzazioni oggi ce le piangiamo in
ragione di quella norma della legge finanziaria
dello scorso anno che dice che la spesa del
personale non può superare la spesa del 2004
ridotta di 1,4 punti percentuali.
Se, dunque, tu volessi trasformare l'esternalizzazione in reinternalizzazione, andresti ad
intaccare il limite della spesa imposta dalla
legge finanziaria dello scorso anno e confermata nella legge finanziaria di quest'anno.
La norma che abbiamo inserito nell'attuale
testo del bilancio è finalizzata a fare in modo
che le ASL ricontrattino i contratti di esternalizzazione o, nel riappaltarli, individuino delle
modalità contrattuali tali da consentire un decremento della spesa, abbattendo servizi inutili
o servizi sovradimensionati.
Dobbiamo ora cominciare a dirci le cose
come stanno: in provincia di Taranto ci sono
servizi assolutamente incompatibili con il livello di spesa di quell’azienda sanitaria locale.
Questo è un elemento di supplenza, da parte
del bilancio del Fondo sanitario regionale, di
una spesa sociale che dovrà trovare altre forme di ammortizzazione, così come una serie di
carichi impropri sul Fondo sanitario regionale,
di spesa assolutamente non riconducibile alle
finalità del servizio sanitario regionale – mi dispiace per tutti, a cominciare dai miei colleghi di
Giunta – dovranno essere rimandati al mittente.
Dal momento che si vuole ripulire, ed è
giusto che si faccia un'azione di ripulitura delle
finalità di spesa del Fondo sanitario regionale,
occorre che si cominci ad imputare correttamente le spese sui settori che devono sostenerle.
Ho seguito l'intervento del collega Cera e
abbiamo annotato una serie di denunce.
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Voglio dire al collega Saccomanno che il
sottoscritto è sempre stato pronto a rispondere
al 100% delle interrogazioni che sono state
proposte. Sono sempre stato pronto in aula,
con la mia brava cartella e credo che il Presidente possa esserne testimone.
La colpa è di come vengono organizzati,
anche in Conferenza dei Capigruppo, i lavori
di questo Consiglio.
Su questo aspetto ci dobbiamo intendere:
se la Conferenza dei Capigruppo, lasciando
pochi spazi di decisione all'Ufficio di presidenza e al Presidente nell'ordine del giorno o nella
gestione delle sedute, le orienta su determinati
provvedimenti che sostanzialmente fanno saltare pressoché sistematicamente il tempo destinato alle risposte in Aula, non è colpa degli
interrogati, che sono pronti a dare queste risposte, se esse non vengono date.
Quello che io posso fare è di mandarvele
per iscritto e poi aspettare il momento in cui se
ne discuterà in Aula, per poterle sviluppare.
Su questo, io rispondo della mia presenza
personale.
Sono pronto a discutere di tutte le interrogazioni su alcune delle quali non ho avuto alcuna difficoltà a dare atto delle denunce fatte e
annunciare che sarebbero stati adottati provvedimenti per rimuovere certi elementi critici.
Non ho e non ho avuto alcuna difficoltà.
Credo che, ancora una volta, da una discussione che sia propositiva, non dico positiva,
possono emergere orientamenti utili per tutti,
utili per la maggioranza, per l'opposizione,
ma utili soprattutto per il Governo regionale.
Quello che non è concepibile, lo dico ancora una volta rivolto agli amici della stampa, è
che in questa regione non vi è uno solo di questi giornali che non abbia titolato, non solo
pubblicato, con la questione del buco della sanità. Li potrei citare tutti. A me fa piacere accettare un confronto vivace, ma non posso accettare che si mistifichi la verità. Quando si
parla di buco, bisognerebbe approfondire il significato di questo termine.
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Per anni, da quei banchi mi sono opposto a
chi ci impediva perfino di parlare, figuriamoci se mi spavento adesso di affrontare un
confronto.
Vorrei precisare, e concludo, che quando il
Presidente Vendola avanza una richiesta di
confronto anche sulle norme da adottare, offrendo quindi una disponibilità a ragionare sugli articoli relativi al bilancio, questo significa
che, sia sugli emendamenti presentati, sia su
quelli che dovessero venire e che fossero praticabili ai fini che ci si vuole porre, questo Governo regionale non sarà assolutamente chiuso, ma sarà pronto in ogni momento a discuterli, approfondirli e, per le parti che saranno
ritenute condivisibili, ad approvarli insieme all'opposizione.
PRESIDENZA DEL
VICEPRESIDENTE TARQUINIO
PRESIDENZA DEL
PRESIDENTE PEPE
PRESIDENTE. Grazie, assessore Tedesco.
Permettetemi di chiarire soltanto un punto.
Lasciatemi parlare, perché ogni tanto vengo
chiamato in causa. È vero che io ho scritto la
lettera al Presidente della Giunta regionale
perché, per ben due volte, la presenza degli assessori – parlo della Giunta nella sua complessità – non è stata totalmente garantita. Questo
è un dato.
Ci sono state interrogazioni che sono state
discusse e interrogazioni che non si sono potute discutere. Così come non ho nulla da eccepire nei confronti dell'assessore Tedesco, che è
stato presente, devo dire che l'ordine della presentazione delle interrogazioni prevedeva la
presenza di tutti. Detto questo, eliminiamo
questo elemento di polemica.
È iscritto a parlare il consigliere Silvestris.
Ne ha facoltà.
SILVESTRIS. Signor Presidente, colleghi
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consiglieri, dopo il commovente intervento
dell'assessore Tedesco e i significativi interventi che si sono alternati in questo ricco dibattito, io penso che sia necessario riportare il
tono e il senso del ragionamento sull'argomento chiave della legge di bilancio che discutiamo oggi.
Questa legge di bilancio, Presidente, ha un
nome e un concetto chiave che si chiama «tasse, tasse e tasse».
Io capisco l'esigenza di molti esponenti
del Governo – lo ha fatto come sempre il
collega Frisullo, cercando di provocare la
minoranza – di spostare il senso e il tema
dell'argomento.
Io capisco anche il tono propositivo, speranzoso, buonista, festivo e natalizio di alcuni
interventi di colleghi della maggioranza, che
hanno cercato di richiamare l'attenzione di tutta l’Aula su quelle che devono essere le misure
necessarie al contenimento della spesa, al controllo di gestione, al taglio degli sperperi, alla
lotta agli sprechi, alla lotta alle consulenze, ma
non è questo il contesto in cui parlarne.
Stiamo parlando, oggi, dalla creatura che
avete fatto morta e per la quale state organizzando il funerale.
Il tempo per le riforme e per i correttivi in
questi due anni e mezzo c'è stato; scientemente o
utilmente avete preferito non addivenire a questo
tipo di ragionamenti e oggi, con 192 milioni di
euro di debiti presunti – e l'assessore Tedesco,
ora assente dall'aula, nella riunione di maggioranza, ebbe modo di dire che sono di più, molti
di più, lo vedremo di qui a qualche mese – oggi
non è il momento di invocare ragionamenti sui
corretti, ma di fare ragionamenti più pragmatici
sulle conseguenze di questi due anni e mezzo di
gestione sanitaria. Le conseguenze si chiamano:
aumento dell'IRPEF, aumento dell'IRAP e
aumento della benzina.
Di tasse dobbiamo parlare, di tasse che
questo Governo regionale e questa maggioranza si apprestano ad assumersi la
responsabilità...
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PRESIDENTE. Colleghi, vi chiedo di ascoltare in silenzio.
SILVESTRIS. Non è il vociare, Presidente,
ma è l'allegria che è curiosa. Io vorrei portare
una fotografia di tutta questa allegria dei colleghi della maggioranza e mostrarla ai cittadini
pugliesi, quando riceveranno la prima busta
paga di gennaio o quando andranno a fare il
pieno di benzina e pagheranno 50 lire di più al
litro, mentre qui stanno tutti allegri a ridere.
Questo io vorrei fare, e troveremo il sistema di
farlo.
Siamo arrivati, Presidente, a questa seduta
di Consiglio regionale, dopo aver letto e ascoltato tante ma tante sciocchezze, che avevano
l'unica finalità di mascherare la realtà e distogliere l'attenzione dalla questione tasse.
Tedesco si è preoccupato che qualche giornale avesse pubblicato i titoli che evocavano il
buco della sanità. La censura arriva fino ad un
certo punto, ma quando il buco e il danno sono così macroscopici, non è possibile non titolare su questo.
Signor Presidente del Consiglio, mi rivolgo
a lei non solo perché lei rappresenta l'intera
Aula, ma perché forse è l'unico che ha il bene
di stare ad ascoltarmi; in questa seduta, dopo
aver letto tante sciocchezze, siamo arrivati
proprio al tema delle tasse. Abbiamo ascoltato
il Presidente Vendola affermare e dichiarare ai
giornali che il deficit sanitario è strutturato, si
attesta sui 200 milioni ogni anno, e che, in
presenza di un Fondo sanitario sottostimato
per la Puglia, la leva fiscale diventa un sacrificio indispensabile, tanto più in una regione che
presenta il minor livello di tassazione che,
quindi, abbiamo provveduto subito ad alzare.
«Qualunque prelievo fiscale – dichiara il
Presidente Vendola a Repubblica il 12 dicembre – sarà finalizzato in termini di restituzione
di servizi di qualità.»
Penso che il Presidente Vendola sia abbastanza preparato per sapere, come ha scritto
Saponaro, che queste tasse serviranno per pa-
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gare i debiti dello scorso anno, non per restituire servizi e qualità da costruire il prossimo
anno.
Sempre il Presidente Vendola, poi, ha parlato di una specie di tassa di scopo, nel senso
che le maggiori entrate saranno destinate a
migliorare quelle sulla benzina, il trasporto
pubblico. In realtà, le maggiori entrate servono
sempre per ripianare il deficit sanitario del
2007.
Inoltre, abbiamo letto dichiarazioni eccellenti, come quella del Vicepresidente Frisullo,
che parla di maggiori e migliori servizi che abbiamo dato ai cittadini – peccato che non tutti
i pugliesi se ne siano accorti – e aggiunge che
il sacrificio chiesto ai pugliesi sarà a termine e
ci consentirà, di qui ad un anno, di dare migliori servizi, una sanità più efficiente e di qualità. In realtà, questi soldi non servono a dare
nuovi servizi, ma a pagare gli sperperi della
gestione 2007.
Siamo arrivati, infine, signor Presidente, ad
alcune dichiarazioni che sono a metà tra il comico, l'esilarante e l’ascetico. Leggere, infatti,
il panegirico sulle tasse dell'ottimo ed eccellente assessore Barbieri è stato veramente qualcosa di commovente.
Siamo arrivati a fine novembre, ci avviciniamo alle festività natalizie e l'assessore Barbieri ha scomodato addirittura l'imperatore
Giustiniano, anno del Signore 569, per parlarci
delle sacre tasse, delle sacre contribuzioni (sacre e benedette a loro e a chi le sta aumentando, ovviamente), aggiungendo che, purtroppo
– cito un intervento autografo dell’assessore
Barbieri – «il dibattito giornalistico e quello
politico hanno assunto da noi che la riduzione
delle tasse sia un bene a prescindere, fino alla
scorrettissima e sovversiva metafora del mettere le mani in tasca ai cittadini, usata da politici e amministratori.»
Ma chi dice queste sciocchezze – dice Barbieri –, chi dice che diminuire le tasse è un bene? Ma che sono queste assurdità, chi si permette di usare metafore come quella di mette-
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RESOCONTO STENOGRAFICO
re le mani in tasca ai cittadini? Sono discorsi
inaccettabili che, giustamente, l'ottimo assessore Barbieri si è premunito di censurare, così
come gli compete.
Tuttavia, i panegirici sulle tasse, che evidenziavano la sacralità delle tasse, la finalizzazione delle tasse, la qualità dei servizi che,
grazie a queste tasse, aumenterà (peccato che
serviranno per pagare i debiti dell'anno scorso,
è questa un'alchimia inspiegabile) non trovano
paragone nell'affermazione dell'assessore
Saponaro.
Io non so se quest’ultimo sia in aula o se ci
possa raggiungere, ma se ci fosse la possibilità
di un Oscar sulle stravaganze che abbiamo letto sulla stampa in queste due settimane di febbrili riunioni, di concitate trattative e di grandi
scontri dove tutti erano contro tutti – Emiliano
che diceva che le tasse sono un fatto che riguarda Vendola e che lui non ha niente a che
vedere, chi chiedeva le sue dimissioni, chi le
chiedeva di un altro e quell'altro ancora che si
dimetteva –, se, come dicevo, in tutto questo
macello che avete combinato, si potesse assegnare un Oscar, mi permetterei, col permesso
del Presidente Pepe, di candidare lei, assessore, perché la sua affermazione le batte tutte. In
una intervista a Repubblica del 2 dicembre,
infatti, alla domanda «Siamo alla vigilia di una
stangata?», lei ha avuto il coraggio di rispondere: « Io li definirei “ritocchi” ».
Assessore, io non so che concetto lei abbia
dei ritocchi. Io ho qualche amico pittore che
non si è mai sognato di mettere mano a tasse;
se lei ha voglia di ritocchi, vorrei, come omaggio natalizio, darle veramente di cuore un
pennello e una padella, così che i prossimi ritocchi se li faccia a casa sua, senza scontentare
tutta la popolazione pugliese. In questo modo,
non ci verrà a ritoccare niente e potrà sfogare
il suo amore per l'arte, la sua vena artistica e il
suo gusto per i ritocchi, senza aumentarci la
benzina, l’IRPEF e l’IRAP, che tutto possono
essere definiti fuorché “ritocchi”.
Assessore, se lei mi volesse raggiungere,
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così non perdo il microfono, le vorrei consegnare la tavolozza. I suoi ritocchi saranno tanto più graditi quanto più, a partire da questo
Natale, lei deciderà di farseli a casa sua, sui
suoi quadri e sulle sue pareti, piuttosto che
sulle buste paga e alle pompe di benzina dei
pugliesi.
Detto questo, in questo clima in cui ognuno
se ne usciva con la sua stravaganza, dalle sacre
contribuzioni, ai ritocchi, alle tasse di scopo,
all’aumento della qualità, quando i soldi servono per pagare i debiti, ci troviamo in un bilancio che nasce molto male, perché politicamente, cari colleghi della maggioranza che qui
cercate di coinvolgere la minoranza con un ragionamento sui nuclei di valutazione, sui tagli,
sui controlli di gestione, sulla lotta agli sprechi
(adesso sembra che dobbiamo evitare gli sprechi, dopo che li avete costruiti per due anni),
ebbene, in tutto questo, avete sommato due
figuracce colossali; sono due figuracce politiche, di cui questa sera dovete serenamente e
pacatamente prendere atto.
La prima consiste nell'inutilità cronica di
tutti i pellegrinaggi scalzi che avete fatto a
Roma. Per una settimana, assessore Tedesco,
hai scordato di dire che i giornali hanno titolato dicendo quali erano le previsioni meteorologiche su questo benedetto decreto che, oltre
alle regioni canaglia, doveva permettere anche
alla Puglia di spalmare il debito, evitando le
tasse.
«Abbiamo pareri positivi, abbiamo impressioni buone»; parlamentari che si scomodavano, Gero Grassi, le segreterie; Frisullo che va
a Roma ma non parla, parla con D'Alema. Ebbene, il vostro Governo non vi ha ascoltato,
non vi ha dato credito.
Al decreto, che è servito a spalmare il debito delle regioni che hanno splafonato peggio di
voi – c'è chi ha fatto peggio di voi, non abbiamo difficoltà ad ammetterlo – non c'è stata la
disponibilità del vostro Governo, politicamente vostro amico e a voi affine, di includere la
Puglia in questa spalmatura a tre anni del debi-
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to che voi avete chiesto, per cercare di evitare
tasse che, evidentemente, chiedendo quella
spalmatura, sapevate essere provvedimento
iniquo, inopportuno e impopolare.
Questa è la prima figuraccia con cui vi presentate stasera, ossia quella di non aver ottenuto dal Governo amico e affine quello che
siete andati a chiedere. Perfino Francesco
Boccia vi ha dato una lezione giornalistica con
un’intervista su come sarà attuato il decreto.
Si è scomodato tutto l'universo mondo, ma
non ci siete riusciti.
L'altro dato negativo è quello della penalizzazione della Puglia nel riparto del Fondo, un
rosario di Pompei che non potete venire a recitare come una novena ogni anno a scadenza di
bilancio. Se penalizzazione c'è, c'è perché vi è
un Governo regionale che non è in grado di far
valere, presso un tavolo nazionale, del quale è
controparte un Governo a questo amico e affine, le ragioni e i diritti della nostra regione che
è penalizzata, anche perché noi facciamo troppi figli, abbiamo una regione troppo giovane.
Io, e come me molti altri, sono innamorato
di questa cultura della vita, dell'aiuto,
dell’assistenza alla procreazione; questo è un
danno quando ripartiamo i Fondi per la sanità
e allora la quota pesata, l'età media, l'anzianità
della popolazione ci fregano sul riparto del
Fondo sanitario nazionale.
Queste due figuracce sono le due premesse
a questa legge di bilancio: la mancata spalmatura a tre anni del debito, come avvenuto per
le regioni canaglia, nonostante i pellegrinaggi
scalzi che con ampie e rappresentative delegazioni siete andati a fare a Roma, mentre l'assessore Saponaro pensava ai suoi “ritocchi”; e
le penalizzazioni nel riparto del Fondo.
Venire qua a giustificare la manovra che
proponete è atto scorretto e ipocrita. Ipocrita,
perché tutti abbiamo appreso e letto quello che
tra di voi, a porte chiuse, vi siete detti, quando
questa manovra è stata partorita; quando, come ho detto prima, avete fatto morta la creatura.
Questo, perché è successo di tutto e di più.
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Il segretario regionale del partito democratico ha subito messo le mani avanti, affermando di essere il segretario regionale del più
grande partito, annoverando l'assessore alla
sanità, l’assessore al bilancio, che da tecnico si
è pure iscritto ad un partito; ricordando, però,
che le tasse sono colpa di chi governa.
Per non parlare del bailamme degli assessori che si sono rinfacciati l'uno contro l'altro le
responsabilità.
Abbiamo ascoltato oggi l'assessore Tedesco
che, in Aula, ha espresso la seconda relazione
al bilancio; la prima, però, quella di Saponaro,
dice l'esatto contrario di quello che ci ha raccontato l'assessore Tedesco in termini di controllo, di gestione, in termini di controllo della
spesa, in termini di situazione economica e finanziaria delle aziende.
Introna che chiede le dimissioni di Saponaro, che minaccia di dimettersi; Losappio che
chiede le dimissioni di Tedesco. Io voglio pregare il Presidente Vendola – non so se è presente, ma qualcuno glielo riferirà – di non illudersi, perché non si dimetterà nessuno e dovrà
continuare a tenerseli tutti. Le dimissioni in
questo Governo si minacciano, ma nessuno le
darà mai.
Questa è la premessa politica alla quale abbiamo assistito in questo bilancio.
Vi è stata, poi, una grande ipocrisia politica, quando è uscito il comunicato che la maggioranza era compatta, che il centro sinistra
era compatto. Ebbene, siete invece riusciti a
compattare, contro questa maggioranza, tutto
l'universo mondo creato da Domineddio.
Il collega Raffaele Baldassarre ha citato le
reazioni dei sindacati, ma i sindacati, tutti contro – CGIL, CISL, UIL, UGL, quelli vecchi e
quelli nuovi, quelli che ancora si devono formare, il mondo della sanità, nonostante tutti
gli aumenti – sono tutti, giustamente, arrabbiati. Il segretario regionale del maggior partito
di questa coalizione mantiene due gruppi consiliari, ma è un partito che pure ne ha dette di
tutti i colori.
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Gli industriali hanno avanzato una richiesta
semplice, quella di rimuovere i manager inefficienti; gli sperperi della sanità creati dai
manager che avete nominato voi – ergo, da
voi – non li possono pagare loro con le loro
aziende. Inoltre, hanno anche precisato che
con le tasse la Puglia perderà lo 0,2% di PIL.
Questo lo hanno detto gli industriali.
Avete messo d'accordo tutti, perfino alcuni
illustri, autorevoli e ascoltati parlamentari della
vostra maggioranza, come il professor Nicola
Rossi, ascoltato ed autorevole consigliere del
segretario nazionale del Partito democratico
che ha fatto un’affermazione che sembra così
scontata che fa specie leggerla.
Alla domanda: «Le cifre della salute si rivelano disastrose. Qual è la ragione per cui la
Giunta decide di aumentare le tasse, compresa
l'addizionale sui carburanti?», egli risponde:
«Ad aumentare le tasse siamo tutti bravi»;
come a dire che non ci voleva certo Vendola,
la primavera pugliese o il cambiamento, la Puglia migliore per indebitare la sanità e stabilire
poi l’aumento della benzina, dell'IRPEF e dell'IRAP; lo poteva fare pure mia sorella. Questo non lo dice Rossi, lo commento io.
Non ci vuole una grande scienza, o un assessore esterno – con tutto rispetto per lei, assessore Saponaro, perché so che lei è persona
esperta e competente – per arrivare a dire che,
poiché si è sfasciata la sanità, occorre mettere
le tasse. Non lo dico solamente io, lo ha detto
perfino Nicola Rossi che ha espresso poi una
serie di altre considerazioni sul taglio alla spesa che rappresenta un bel segnale, sul dovere
di provarci, il che sottende la convinzione, di
autorevoli esponenti della vostra parte politica, che evidentemente non ci abbiate neanche
provato.
Orbene, tutto questo è quello che siete riusciti a mettere insieme. Rispetto a questo festival dell'ipocrisia, ai ritocchi, alle tasse sante,
alla compattezza della maggioranza, ai pellegrinaggi falliti, quale è, rispetto a tutte queste
ipocrisie, la verità?
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La verità, cari colleghi, è che dopo due anni
e mezzo dall’elezione tanto decantata e festeggiata di questo Governo regionale, come
ci ha fatto giustamente ricordare l'attento collega De Santis, al terzo bilancio di questa
maggioranza, iniziano ad emergere le gambe
corte, le gambe deboli, le gambe fragili delle
promesse elettorali del programma, se la vogliamo dire più nobilmente, sulle quali avete
manipolato i pugliesi e vinto le elezioni.
Avevate promesso – è pesante, collega Potì, ma purtroppo è la verità – di tagliare i ticket. Vendola al Forum, a Repubblica il 26
marzo 2005, disse: «Taglieremo i ticket combattendo soprattutto sprechi che non sono stati combattuti. È alta la percentuale di pugliesi
che vanno a curarsi fuori regione» – è calata?
È aumentata? È sempre questo il punto – «e
pochi vengono in Puglia per farsi curare.
Si può intervenire su questa forma di turismo sanitario; abbiamo il dovere di indicare
obiettivi strategici e l'abolizione del ticket è
uno di questi».
Quando, poi, qualcuno chiede a Vendola, a
marzo, durante la campagna elettorale, come
attuerà la lotta agli sprechi e da dove saranno
attinti i fondi per eliminare i ticket, egli risponde: «Scopro che la ASL BA/4 ha preparato un
opuscolo che ha un costo». Pensate, un opuscolo doveva risolvere il problema del ticket!
Egli continua: «Da quanto mi risulta, a quel
lavoro sono stati destinati dipendenti della
ASL staccati dalla loro mansione per fare quel
lavoro. Adesso sono tutti ai loro posti e verranno retribuiti con 700 euro al mese.»
Se facessimo un elenco dei consulenti e dei
dirigenti che dalle AASSLL alla regione sono
stati imbarcati di 700 euro al mese, potremmo
sommare centinaia di queste posizioni. Così si
va molto oltre il limite di decenza. Se sull'opuscolo della BA/4 erano superati i limiti di decenza, su quello che avviene oggi nelle AASSLL lascio a voi il commento sui limiti superati.
Qual era, dunque, l'assunto? Avreste aboli-
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to i ticket, e finanziato l'abolizione dei ticket e
la famosa riapertura di tutti i reparti ospedalieri chiusi da Fitto, tagliando gli sprechi.
Oggi ci dite ancora che dobbiamo tagliare
gli sprechi; quindi non li avete ancora tagliati.
Ci dite che dobbiamo riformare la sanità e sono passati due anni e mezzo. Inoltre, siccome
abbiamo abolito il ticket, ci dite che dobbiamo
mettere le tasse. Questo è il ragionamento che
fate oggi.
Non lo sto deducendo io, leggo testualmente quello che ha dichiarato a Repubblica il 12
dicembre il Presidente Vendola.
Cito testualmente: «Quando abbiamo scelto
di abolire i ticket farmaceutici – dice Vendola
– abbiamo scelto di privarci di un’entrata di 50
milioni di euro. Quando abbiamo scelto di finanziare la riduzione degli abbonamenti ferroviari dei lavoratori e degli studenti pendolari,
abbiamo scelto di prendere al bilancio vivo
della Regione risorse importanti. Per due anni
e mezzo abbiamo provato ad attuare una politica di sostegno ai redditi delle famiglie, oltre
che di sostegno al sistema di impresa. Poi arriva un momento in cui devi stringere la cinghia
per continuare. È un passaggio duro, ma che
avviene nel momento in cui la Puglia sta prendendo quota».
In altre parole, ieri Vendola diceva che avrebbe tagliato i ticket e riaperto gli ospedali
tagliando gli sprechi. Dopo due anni e mezzo,
dice che gli sprechi continuano, perché in questo bilancio si è cercato di porre norme che tagliano consulenze, esternalizzazioni, che riducono autorizzazioni alle spese che eccedono
certe cifre. In questi due anni e mezzo, dunque, direi che tali sprechi sono continuati e
hanno addirittura prosperato.
Oggi, invece, dite l'esatto contrario, cioè
che si è sprecato per due anni e mezzo alla
grande, si è festeggiato, si sono anche tagliati i
ticket e ridotti gli abbonamenti ai pendolari,
quindi dobbiamo mettere le tasse.
Se, in campagna elettorale, aveste detto che
avreste tagliato i ticket e aumentato le tasse, io
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penso che i pugliesi vi avrebbero ascoltato,
creduto e votato con molta meno incoscienza
di come non abbiano fatto.
Oggi venite qui per chiedere collaborazione, perché questa è l'altra pantomima a cui assistiamo; prima si fa morta la creatura e poi si
cerca di rianimarla. La creatura, però, l’hanno
fatta proprio morta. Ormai sono due anni che
chiudiamo con 200 milioni di debito, non un
anno; l'anno scorso, infatti, non ci furono le
tasse, ma c'era lo stesso il deficit.
Avete fatto morta la creatura e non potevate fare altro che mettere le tasse, perché vi
hanno detto di no a Roma e non avete più da
vendervi neanche le mutande, avendo venduto
lo scorso anno tutti i beni delle AASSLL. Allora si chiede collaborazione. Ma quale collaborazione?
Si chiede forse la collaborazione dell'opposizione per dire: «vogliamoci bene, guardiamo
avanti e cerchiamo insieme le misure di riduzione della spesa», dopo che avete imbarcato
decine di consulenti, dopo che abbiamo visto
direttori generali che andavano in Israele a
spese delle AASSLL?
Assessore Tedesco, la delibera gliela richiedo se mi concede il bene di averla. Mi disse che me l’avrebbe fatta avere l’indomani
mattina, anche quando facemmo la Commissione. Pinocchio diceva: «Domani vado a
scuola». È una citazione legata ai miei trascorsi giovanili che, siccome sono più recenti dei
suoi, mi è tornata casualmente in mente.
Avete imbarcato consulenti; avete nominato direttori generali che hanno sciupato i soldi
come solo Domineddio può sapere; avete aperto reparti elettorali con consiglieri regionali
che teorizzavano l'opportunità della presenza
del Governo, quando si aprivano i reparti alla
vigilia delle elezioni; avete costituito distretti
la cui organizzazione fa impallidire la Casa
Bianca, tutte le poltrone dei comitati dei distretti. Viene il mal di testa soltanto a leggere
l'articolo della norma.
Io sono stato il primo a proporre un emen-
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RESOCONTO STENOGRAFICO
damento; direttori, vicedirettori, unità complesse, Madonne e Gesù bambini, non manca
nessuno. È Natale. San Giuseppe, la Madonna
e Gesù bambino: nel distretto ci avete messo
tutti! Avete nominato sub commissari per
piazzare i commissari trombati da qualche parte; i sub commissari che nominaste un anno e
mezzo fa, poiché erano rimasti senza una poltrona su cui poggiare il loro nobilissimo deretano, hanno assunto un ruolo non solo gestionale, ma anche politico.
Lo scorso anno a Natale mi arrivò un biglietto di un sub commissario che, su carta e
biglietto intestato e con posta affrancata a carico della ASL, cioè pagata coi soldi della
benzina che pagheremo noi, mi mandava gli
auguri. Questi, infatti, hanno funzione di rappresentanza, non di gestione; non sono collaboratori dei commissari; non rappresentano,
ma sub rappresentano l’Azienda, quindi inviano i sub auguri di Natale! Ho smontato il biglietto dalla cornice per esibirlo perché è troppo bello: il biglietto di auguri dei sub commissari!
Allora, dopo aver fatto questo disastro per
due anni e mezzo, noi ridiamo, ma si dovrebbero vergognare di questo e di chiedere, poi,
la nostra collaborazione. Ma su che cosa, sulle
tasse? Sulle 50 lire al litro di benzina che la
gente dovrà pagare?
La collaborazione la do mettendo un cartello fuori da tutte le pompe di benzina di Puglia
scrivendo: «Se, quando mettete la benzina, ne
mettete di meno, castigate Vendola e la sua
maggioranza», perché noi non c'entriamo con
questo sfascio totale che sta avvenendo.
Ma di cosa state parlando? I sub commissari!
Avete preso in giro i pugliesi, lo avete fatto
durante la campagna elettorale dicendo che
avreste eliminato i ticket tagliando gli sprechi,
mentre invece avete tolto i ticket, aumentato
gli sprechi e messo le tasse.
Lo fate adesso, imponendo questa manovra
e vendendovela come tasse sante o come ritocchi del pittore Saponaro, assessore all'arte
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grafica e visiva di questo Governo artistico.
Lo fate oggi mettendo sotto il tappeto una
somma di sperperi, una somma di spese folli
che chiederebbero vendetta.
Quello che ha detto il collega Baldassarre
mi manca, ma mi piacerebbe sapere anche di
questa BMW, se mi fai avere la delibera. Ho
deciso che scriverò io il prossimo libro, dopo Francavilla, e voglio inserire tutte queste
vicende.
Passo ora al ruolo della politica nella gestione della sanità. Credevo, evidentemente
sbagliando, che l’elezione di questo nuovo
Governo regionale potesse segnare almeno
una discontinuità rispetto al passato. Ho letto
e riletto alcune dichiarazioni fatte dal governatore Vendola all'indomani della sua elezione,
quando diceva di voler cambiare tutto, poiché
prima lottizzavano anche i primari, nel luglio
2005, o quando c'era ancora l'euforia della vittoria. Egli affermava, inoltre, che Alleanza Nazionale – non so perché ce l'avesse con noi – aveva molti figli negli enti gestiti dalla Regione.
«Noi vogliamo cambiare un metodo, e lo
stiamo già facendo, verificando i criteri di assunzione – questo fa proprio ridere – in tutti
gli enti controllati dalla Regione. Per la prima
volta, il Presidente della Regione non deve
preoccuparsi delle nomine dei primari», perché
evidentemente se ne occupano i segretari dei
partiti.
Diceva, inoltre, a Repubblica, il 24 luglio
2005: «Abbiamo da provare la capacità nostra
di emanciparci da un passato che è quello che
introduce e santifica norme partitocratiche nella promozione dei ruoli dirigenti».
Lo rileggo: «Abbiamo da provare la capacità nostra – cioè loro – di emanciparci da un
passato che è quello che introduce e santifica
norme partitocratiche nella promozione dei
ruoli dirigenti». Poi sono arrivati dirigenti della
Regione che sono stati scelti, come è noto,
con regolare e pubblico concorso e selezionati
per prove e titoli, senza assolutamente alcuna
influenza dei partiti o di assessori che inviava-
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no i loro curriculum – cioè dei dirigenti – ad
altri colleghi assessori segnalandoli, o senza
che avessero mai militato o fossero appartenuti ad alcuna formazione politica.
Questi criteri di santificazione, però, dovevano riguardare anche i direttori generali delle
AASSLL che, ovviamente, non dovevano rispondere a logiche politiche.
Poi vediamo che il direttore ASL BAT non
ha di meglio da fare che andare a presentare il
libro di Gero Grassi in tutti i comuni della
provincia. L’ex direttore Urago dell’ASL Taranto non ha di meglio da fare che organizzare
convegni a spese della ASL, con inviti stampati e francobolli pagati dalla ASL, in cui partecipano il Sindaco di Taranto, il presidente dei
medici, il direttore sanitario del Moscati, il direttore sanitario della ASL e il consigliere regionale Pelillo e, infine, il responsabile
regionale della sanità dei DS, Carrozzo, il
quale, in un convegno istituzionale della ASL,
non si capisce che titolo abbia.
Scopriamo che il direttore della ASL di Taranto non ha di meglio da fare che partecipare
a tutte le feste dell'Unità che si fanno nella sua
ASL, dove è puntualmente invitato nel programma. Di danni ne ha fatti.
Scopriamo, come ci raccontava l'inossidabile e indimagrito segretario del Partito dei Comunisti italiani, che le nomine delle AASSLL
sono state fatte con precisi criteri di spartizione partitocratica.
Ricorda Valente, in un'intervista alla Gazzetta – autorevole organo di stampa del centrodestra, come è noto – che il PdC aveva
chiesto almeno una presenza nel sottogoverno.
Egli afferma: «Ci sembrava giusto compensare l’assenza di un assessorato con la presenza almeno in un ente di rilievo e due AASSLL.
Ho incontrato Frisullo – dice ancora Valente –
e ho capito che avevano già spartito tutto. Mi
ha detto che l’unica possibilità era su una
ASL. Non ci stiamo – conclude Valente – ad
arrivare sempre alla fine della spartizione dei
pani e dei pesci».
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Questo è stato il capitolo delle nomine e
delle successive attività dei direttori dell’ASL,
e se qualche direttore avesse organizzato
qualche festa dell’Unità in meno e avesse verificato prima qualche apertura di reparto, forse
qualche morto sulla coscienza oggi non lo avremmo.
Ci troviamo di fronte a questo spettacolo
indecente dei consulenti, dei segretari di partito nominati consulenti nelle AASSLL, come il
segretario cittadino barese di rifondazione comunista, dal quale – insieme con il collega Nino Marmo – resto in attesa di querela.
Noi abbiamo assistito a queste, che non sono quelle nomine di partito dei figli di AN nelle AASSLL, il cui metodo doveva essere estirpato. Questo è un altro caso: avevano il
suo curriculum alla ASL, bisognava sceglierne
uno ed è stato scelto il segretario di Rifondazione di Bari. Ma questo non vuol dire nulla.
Dopo questa pantomima – e concludo –,
dopo questi due anni e mezzo di sperperi, dopo gli annunci delle tasse sante, belle, giuste e
ritoccate, che devono servirci non a coprire i
debiti, come invece servono, ma a migliorare
la qualità, oggi abbiamo l’ultimo epigono di
questa pantomima: ovvero il tentativo di dimostrare che le tasse sono eque perché non
colpiscono tutti, ma solo i ricchi.
È noto, infatti, che le macchine a benzina le
hanno solo i soggetti che hanno più di 28 mila
euro netti di reddito, mentre tutti gli altri le
hanno a diesel. Pertanto, la tassa sulla benzina
colpisce solo i ricchi. Anzi, quando i soggetti
con meno di 28 mila euro che hanno, per caso,
una macchina a benzina – non avendola, per
caso, rinnovata negli ultimi anni – andranno al
distributore, verranno forniti di una macchina
nuova diesel, così non saranno colpiti (loro)
dall’aumento sulla benzina.
Quali sono i rimedi? Non le sciocchezze
che abbiamo sentito oggi, non i vacui appelli
all’opposizione, non i panegirici dell’assessore
Tedesco, non la solita evocazione spettrale del
deficit ante-2005.
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Assessore, lei era uno dei più attenti, presenti, saggi e partecipi consiglieri della precedente e di altre 44 legislature precedenti:
quando si è candidato, conosceva la situazione. Nella scorsa legislatura non faceva altro
che conti, mentre adesso scopriamo ed evochiamo lo “spettro” di Fitto. Ogniqualvolta si
verifica qualcosa di sconveniente o ci sono lamentele da fare, non si fa altro che richiamare
lo “spettro” di Fitto. Siamo pieni di debiti,
splafoniamo di 200 milioni di euro e cosa dobbiamo dire? Pronunciamo la parola magica:
«Fitto» e così si coprono i problemi.
I rimedi, invece – oltre ad evocare Fitto –
sono riscontrabili in una riforma strutturale del
sistema che garantisca realmente maggiore
qualità nelle prestazioni, di cui i cittadini non si
sono ancora accorti, che garantisca quella innovazione di cui c’è tanto bisogno, e che garantisca, cari colleghi, anche il conseguimento
del pareggio di bilancio. Io vorrei capire, assessore, se tra gli obiettivi di questo fantomatico piano di cui sentiamo parlare da due anni
e mezzo – campagna elettorale esclusa – ci sia
non solo la qualità, l’innovazione, la riduzione
delle liste d’attesa, ma anche il pareggio di bilancio.
Voglio concludere rivolgendomi all’assessore
Tedesco, all’assessore Saponaro e al Presidente
Vendola (cui qualcuno riferirà): su questa
strada non avete da parte nostra non solo
quella collaborazione ipocritamente richiesta,
ma neanche il beneficio della fiducia, perché
l’anno scorso nella conferenza stampa di fine
anno, con cui salutaste la stampa e i giornalisti, esordiste con un grande annuncio: il 2007
sarà l’anno della sanità!
Lo slogan del Presidente Vendola, in conferenza stampa del 30 gennaio dell’anno scorso,
ossia del 2006, era: «Il 2007 sarà l’anno della
sanità: riforma, tagli, ospedali e servizi». Ebbene, il 2007 è stato l’anno della sanità dei debiti, dei debiti, dei debiti e delle tasse. Se questa è la premessa agli impegni assunti in conferenza stampa dell’anno scorso, di grazia, do-
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vete dirci come facciamo a credere agli impegni che, con le tasse sul collo, state assumendo
quest’anno.
Concludo rivolgendo una domanda
all’assessore Saponaro alla quale prego, nel
corso del suo intervento conclusivo, di dare
una risposta chiara e secca. Assessore, noi
vorremmo sapere la sua personale previsione
sulla entità reale del disavanzo: magari ci racconti quello che ha detto nelle segrete stanze
delle riunioni del partito a cui si è iscritto. Ci
dica, però, se, secondo lei, la previsione è
quella sulla quale oggi avete costruito la manovra oppure è un’altra: lo dica, affinché questa sua previsione alla data di oggi (che può
anche mutare) resti nel verbale.
La seconda domanda, oltre che parlare di
tasse belle, sante, ritocchi e altre amenità, è se
le tasse sono un provvedimento che questo
Governo imporrà solo per quest’anno o anche
per l’anno prossimo.
Sono queste le due domande che le rivolgo,
assessore: se l’entità del disavanzo è quella
presunta o, secondo lei, è superiore e se le tasse sono un provvedimento di quest’anno o le
riproporrete anche l’anno prossimo.
Questo bilancio, colleghi, certifica che avete preso in giro i pugliesi in campagna
elettorale, e non solo: lo avete scientemente
continuato a fare in questi due anni e mezzo.
Avete avviato questa seduta con l’euforia di
aver compattato la maggioranza sulle tasse,
ma in realtà avete perso il senso del contatto
con la maggioranza reale dei pugliesi.
Qualcuno non si è accorto che avete una
strategia: mascherare il più possibile le tasse,
parlando di altri argomenti, e introdurre fatti di
politica nazionale, per evitare che il Presidente
Vendola, che, come ieri il Presidente Fitto,
oggi rappresenta questo Governo, sia chiamato direttamente alla responsabilità di questo
disastro.
È troppo comodo ricorrere ai fatti politici
nazionali, invocare le segreterie nazionali delle
sinistre arcobaleno che nascono, spostare il di-
Atti consiliari della Regione Puglia
SEDUTA N° 65
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RESOCONTO STENOGRAFICO
battito sui grandi scenari della sinistra, per non
assumerci tutti quanti, compreso il Presidente
della Regione, la responsabilità di quanto accade in Puglia, dove qualcuno si era assunto la
responsabilità non di fare il segretario di un altro partito a Roma, ma di guidare per cinque
anni questa Regione, per poi portarne al disastro i conti.
Avrete forse compattato la maggioranza,
avrete certamente i numeri per votare questa
manovra; ma avrete certamente il dissenso della maggioranza dei pugliesi che sulla questione
delle tasse certamente non potrà seguirvi non
considerandole né belle, né giuste, né sante e
né ritoccose.
PRESIDENTE. Consentitemi di informare
il Consiglio sullo stato dei lavori.
Gli impegni si mantengono sempre e quando si deve derogare, lo si chiede ufficialmente.
Al momento avete tutti – maggioranza, minoranza e Governo – presentato 220 emendamenti al provvedimento n. 33. Per riprodurre
questi emendamenti in 70 copie occorre una
buona mezz’ora.
Quindi – e nessuno si irriti, come nessuno si
deve irritare sul criterio che io ho adottato nei
confronti di tutti – avendo noi in discussione
due provvedimenti che sono separati nella loro
iscrizione all’ordine del giorno, ho consentito
a tutti gli intervenuti di tenersi il tempo utile,
così evitiamo anche commenti.
Questo abbiamo deciso, e chi non è
d’accordo abbia pazienza; lo doveva dire prima e non ora, e a tutti, poiché non si possono
fare eccezioni. Mi è stato chiesto e io ho acconsentito.
Detto questo, se siete d’accordo potremmo
utilizzare questa mezz’ora consentendo ancora
due interventi, ovvero quello del collega Lonigro e del collega Congedo.
Se non siete d’accordo, manifestate le vostre idee.
Se volete gli emendamenti, dovete avere la
pazienza di aspettare almeno mezz’ora.
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VIII Legislatura
27 DICEMBRE 2007
SANNICANDRO. Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SANNICANDRO. Signor Presidente, avevamo stabilito di chiudere per le 20,30.
Le voglio ricordare che io personalmente
ho posto il problema di stabilire non soltanto
quanti giorni dobbiamo stare in questa sede,
ma se dobbiamo votare e quando dobbiamo
votare, come accade in tutte le assemblee
legislative.
Abbiamo stabilito di iniziare i lavori alle 10,
di sospendere alle 14, di riprendere alle 15 e
via discorrendo.
Il Regolamento dice chiaramente che in occasione del bilancio si possono organizzare i
lavori non a ruota libera, ma in un modo razionale. Questa mia richiesta è stata lasciata
cadere e si è stabilito che si chiude alle 20,30,
quindi varrebbe la regola che ognuno deve
parlare per 20 minuti.
Ora lei, signor Presidente, sta chiedendo un
favore a noi e all’altra parte, di consentire altri
due interventi, come se dovessimo consentirlo
proprio noi che abbiamo dato origine a questo
splafonamento o a questa incapienza dell’orario
rispetto agli interventi, dato che il collega Palese ha parlato per 30 minuti, a me sono stati
concessi 50 minuti, al collega Saccomanno 12
minuti.
Lei ha consentito questa libertà a tutti,
quindi la regola delle 20,30 avrebbe avuto valore se fossimo stati tutti nei 20 minuti. Noi
siamo debitori nei suoi confronti, lei non deve
chiederci alcun favore. Dico questo in vista
della seduta di domani.
PRESIDENTE. Cerco di chiarire la situazione. Il buon clima verso il quale io mi sono sempre ispirato è quello di non strozzare il dibattito.
Voglio ricordare che, a norma di Regolamento, su un argomento iscritto all’ordine del
giorno, in linea di principio, è consentito per
due volte fare questo.
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RESOCONTO STENOGRAFICO
Aggiungo, per rispondere alla sua domanda, che abbiamo convocato la Conferenza dei
Capigruppo per domani mattina – lo ricorderà,
perché era presente – e domani andremo a
concludere gli interventi di dieci e più consiglieri che hanno chiesto ancora di parlare. In
questa sede, tutti chiedono di parlare e tutti
hanno gli stessi diritti.
Dobbiamo definire gli orari; dobbiamo anche definire un momento di valutazione di
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VIII Legislatura
27 DICEMBRE 2007
questa massa di emendamenti per cercare la
via più giusta per esaminarli.
Se si insiste sul rispetto dell’orario – e basta
uno, e quindi anche lo stesso consigliere Loperfido, che mi richiama al rispetto dell’orario –,
io non do la parola a nessuno e dovrete aspettare
tra mezz’ora gli emendamenti.
Il Consiglio convocato per domani mattina.
La seduta è tolta (ore 20,38).
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Resoconto stenografico - Consiglio Regionale della Puglia