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Collana Centenario
IMPULSO MISSIONA RIO
DEI
FIGLI DI MA RIA
Edizioni Risonanze
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Preludio della vocazione missionaria dei Figli di Maria
Abbi compassione delle povere anime quando, anche per l'incuria di alcuni miei pastori, giacciono
abbandonate ed esposte a tutti i colpi dei loro nemici.
Ricordati che sta scritto di me: Videns turbas, misertus est eis, quia erant vexati et iacentes sicut oves
non habentes pastorem (Mt 9, 36).
Ma fa che questa tua compassione sia efficace a somiglianza della mia, aiutando per quanto puoi le
anime derelitte.
Non dire: “A me non spetta pensare a quelle anime”. A titolo di caritá (se puoi con frutto), credi pure
che, se mi ami, ti spetta pensare alle anime di tutto il mondo.
(G. Frassinetti, Gesú Cristo regola del sacerdote, O.A., vol 2, pag 563, Roma 1975)
Le missioni
Un altro bellissimo frutto maturato tra i Figli di Maria è stata la vocazione missionaria. Nella Pia Casa
dei Figli di Maria il direttore Don Piccardo favoriva le occasioni di intrattenersi sulle missioni e gli alunni
erano iscritti all‟opera della Santa Infanzia ed a quella della Propagazione della Fede e ne leggevano
assiduamente gli Annali.
Giunta l‟ora di Dio, l‟ideale vagheggiato negli anni giovanili, maturato ai piedi dell‟altare di Maria,
divenne realtà e furono una ventina i generosi che in Australia, in Cina, in Birmania, nel Brasile, nel
Messico, negli Stati Uniti svolsero la loro azione nel campo del Signore.
Il P. Antonio Giuseppe Piccardo scrisse per “Risonanze” l‟articolo: “Realizzazioni Missionarie fra i
primi Figli di Maria”, dandoci alcuni preziosi particolari.
“Una lettera accorata di un Vescovo dell‟Asia, riportata dal periodico Le Missioni Cattoliche, fu la
scintilla che animò a rompere ogni indugio. Si discusse, si sentí la voce di Dio ed il chierico Girardi,
passando sopra ogni umano riguardo, fu il primo a decidersi e con la benedizione del direttore Don
Piccardo si offrí alle Missioni Estere di Milano. Ordinato sacerdote, partí nel 1881 per la Cina dove lavorò
intensamente nell‟Ho-nam per 27 anni. Per la strada aperta da lui si avviarono altri Figli di Maria e furono:
Gustavo Maria, apostolo per 42 anni in Birmania, Ferretti (il primo ragazzo accolto dal Frassinetti) in Nord
America, Luigi Parodi, passato ai Gesuiti, fu missionario alle Montagne Rocciose, Domenico Poggi in
Brasile, P. Lorenzo Torrazza, Giuseppe Schenone con i signori della Missione, P. Schiaffino e P. E. Vigo,
Gesuiti in Cina, Nicola Grondona in Messico come Salesiano. Inoltre il P. Tragella divenne l‟anima della
divulgazione e propaganda missionaria e Don Attilio Garrè che in seguito fondò in S. Ilario (Genova) il
Collegio per le Missioni”.
A questi seguirono altri e Don Piccardo li seguí sempre tutti con un grande amore, mantenendo con essi
affettuosa corrispondenza. Quando alcuni di loro rimpatriavano li invitava alla Casa dei Figli di Maria,
cosa che essi gradivano molto. II Piccardo seppe anche essere generoso con i suoi ex alunni divenuti
missionari.
Un veterano degli ex allievi missionari scrisse su Risonanze nel numero di giugno 1927: “Faccio voti
che a codesta casa benedetta, ora Congregazione, il Signore voglia continuare a mandarvi altri nuovi
candidati a continuare la bella tradizione da me iniziata e sia come una fiammella sprigionata da
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quell‟amore da cui era penetrato il nostro santo fondatore Giuseppe Frassinetti ed il degno continuatore
della sua opera, l‟indimenticabile Superiore Generale P. Antonio Piccardo di s. memoria”.
(Tommaso Bertolotto, P. Antonio Piccardo Vita, Edizioni Risonanze, pag 28-30)
Anime generose
Erano entrati ai Figli di Maria con un dolce, con un santo sogno nel cuore: un giorno sarebbero stati
Sacerdoti! Oh essi avrebbero lavorato tanto, avrebbero predicato, avrebbero salvate tante anime! Ma ...
quale sarebbe stato il campo del loro lavoro? Essi non lo sapevano. Avevano sentita nel cuore soave e
vivissima la voce di Dio che li chiamava, avevano sentita la Vocazione; e accompagnati chi dal parroco, chi
dalla mamma erano venuti alla Casa dei Figli di Maria. C'era un Direttore tanto buono! Egli li avrebbe
guidati, li avrebbe aiutati.
Entrati in Casa, compresero subito il programma: studiare, pregare e stare allegri. Servite. Domino in
laetitia: ecco lo spirito del Regolamento che informava la comunità. Ed essi pregavano, studiavano e
stavano allegri. Che bei giorni, che bei anni passarono!
Nella Casa dei Figli di Maria avevano trovate fiorenti tre devozioni, tre forze vive dalle quali si
sentivano presi e pervasi: la devozione alla Santissima Eucaristia, la devozione alla Madonna e un grande
amore al Papa. Quanta luce, quanta forza scendeva ai loro giovani cuori accanto a quel piccolo altare della
linda cappella, sotto lo sguardo materno e la benedizione della Madonna, sorridente dalla sua nicchia! Oh
sí, la vocazione maturava, si schiariva, si decideva.
Nelle quotidiane orazioni recitate in comune in cappella, vi era anche un'invocazione particolare e una
preghiera a S. Francesco Saverio, al santo missionario, al santo dallo zelo apostolico e dalla fortezza
dell'eroe di Cristo. E il santo fu propizio alle loro invocazioni ed essi promisero: saremo missionari.
L'occasione di intrattenersi sulle missioni, di alimentare la fiamma, era del resto frequente: tutti gli
alunni della Casa erano ascritti all'Opera della Santa Infanzia e a quella della Propagazione della Fede e ne
leggevano tanto volentieri gli Annali.
E giunta l'ora di Dio, il dolce, il caro sogno vagheggiato nei bei anni giovanili, maturato accanto
all'Altare della Madonna divenne una gioconda realtà: e uno e poi due e poi altri partirono per il campo
delle apostoliche fatiche.
E sono una ventina i generosi che sparsi in Australia, in Cina, nel Brasile, nel Messico, negli Stati Uniti
lavorano nel campo del Signore.
S. Francesco Saverio continua ad essere invocato ogni giorno nella Congregazione dei Figli di .Maria,
che lo ha scelto come uno dei suoi Protettori ed altre anime è sperabile, accanto all'altare, sotto lo sguardo
di Maria Immacolata sentiranno la grande chiamata di Dio.
(Il nostro Primo Superiore Generale, Edizioni Risonanze, pag.112)
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Parte prima
I primi decenni del secolo:
in Sudamerica
A MO’ DI INTRODUZIONE
Padre Minetti è stato bene ispirato dallo Spirito Santo e dalla nostra madre Maria Immacolata di iniziare
la nostra Congregazione al lavoro pastorale nelle missioni e nello scegliere Padre Bertolotto, giovane
sacerdote, anche se i progetti iniziali su di lui erano differenti.
Penso che sia stata Maria a guidare il Padre Bertolotto nei suoi primi passi e a farlo approdare a
O‟Brien.
O‟Brien era ed è un piccolo paese immerso nella sconfinata pianura pampense con strade piene di terra
sabbiosa che con la pioggia diventano paludose.
Padre Bertolotto con il suo carattere umano e pieno di umorismo e il suo spirito di adattamento non si è
spaventato di trovare la chiesa trasformata in gallinaio, la casa parrocchiale occupata da una maestra che
non se ne voleva andare, ma con pazienza e costanza è riuscito a rendere O‟Brien punto di partenza per
tutto il nostro futuro lavoro missionario.
Siamo rimasti ad O‟Brien dal 1928 al 1960. I parroci sono stati: P. Bertolotto, P. Ferrari, P. Platania, P.
Terenziani, P. Forti e P. Caleri.
Ho avuto il piacere immenso di visitare O‟Brien e la sua gente nel 1996 per il mio cinquantesimo di
Ordinazione sacerdotale e nel 2002 per il settantacinquesimo di fondazione della missione; sono stato
accolto dalla gente in maniera commoventissima da strappare le lagrime. Questo lo dico non per mio vanto
ma per far notare l‟opera che tutti noi abbiamo realizzato sotto la guida della cara Madre di Gesú e nostra.
P. Enrico Caleri
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LE NOSTRE MISSIONI O CASE
IN SUD AMERICA
PREFAZIONE
È solo per accondiscendere al desiderio manifestato da confratelli, da ex allievi e da amici che mi
indussi a scrivere la storia documentata delle case d'America. Anche il Rev.mo Superiore Generale Lino
Ferrari mi aveva dato personalmente tale incarico. Certamente io desideravo che altri mettessero mano a
questo lavoro perché lo avrebbero fatto con piú libertà nello scrivere, essendo sempre difficile trattare delle
cose proprie con quella santa indifferenza che pure é tanto necessaria, nemo iudex in causa propria.
Da parte mia non vi é quindi altro desiderio che quello di compiere un atto di ubbidienza e di essere
condiscendente verso quanti mi invitarono a scrivere, nella speranza che la conoscenza di ciò che sono e
soprattutto di quello che costarono le nostre opere in Argentina e Cile, serva ad accrescere la simpatia dei
nostri confratelli, amici e benefattori e si uniscano a noi nel ringraziare la Divina Provvidenza per i beni
elargiti alla nostra Congregazione e per il bene compiuto a gloria di Dio ed il bene delle anime.
Sento anche il dovere di segnalare che in Risonanze molto é stato già pubblicato a piú riprese ma a volte
con errori evidenti di nomi, di date e di circostanze, confondendo fatti di cronaca di una casa con quella di
altre, errori in parte giustificati dalla mancanza di conoscenza di dati storici e geografici di regioni tanto
lontane e di ambienti tanto differenti dal nostro ed anche perché chi scrisse non aveva a sua disposizione
documenti che sono conservati nell‟archivio generale della Congregazione.
LA PREPARAZIONE
L'Opera di Figli di Maria che aveva dato centinaia di Sacerdoti all'Archidiocesi di Genova e tanti
soggetti ad Istituti Missionari, non poteva e non doveva lasciare cadere l'accorato appello del santo Padre
Pio XI, il Papa delle Missioni.
Ciò che la nostra Congregazione non aveva potuto fare prima, si accingeva, ad attuarlo nel Capitolo del
1926. In quella circostanza i padri capitolari compresero come ormai fosse giunto il tempo di concretare
quello che fu anche aspirazione costante del primo superiore Generale, il P. Antonio Piccardo, ed hanno
voluto aggiungere allo scopo speciale della Congregazione anche quello delle missioni all'estero, inserendo
un capitolo speciale nella nuova redazione delle costituzioni.
Fu il nostro veneratissimo P. Antonio Minetti di s.m. che, eletto superiore generale, fece sua piú che mai
questa forza di volontà per le missioni e non si diede pace finché non poté vederne concretato l‟inizio. Ma
al buon Padre si presentava subito il problema: chi avrebbe mandato per primo ad iniziare la missione? Vi
era don Domenico Poggi che, tornato in patria dopo trenta anni di prodigiosa attività missionaria in Brasile,
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benché malfermo di salute, si offriva a ripartire accanto ai Figli di Maria per essere loro guida e maestro,
ma vi era il pericolo per qualche anno ancora, di avere il maestro senza discepoli.
Alcuni che pure avrebbero avute ottimi doti per dare principio ad una opera cosí bella, per vari motivi
giudicarono di non poter partire.
Eppure urgeva mettere in pratica le disposizioni del capitolo, bisognava ad ogni costo iniziare qualche
cosa oltre oceano.
Il P. Minetti non si diede per vinto e fu a me che allora diresse formale invito. Benché il peso fosse
grave, accettai anche perché due fatti, per me importantissimi, già in precedenza mi avevano indotto a
prendere la decisione di dedicarmi alle missioni e sono i seguenti:
A Roma il primo luglio 1913 moriva santamente il nostro chierico professo Giacomo Peluffo. Prima di
lasciarci volle salutare tutti, dal Superiore Generale fino all‟ultimo novizio. Quando toccò a me, mi
avvicinai silenzioso al letto, ma egli notò subito la mia presenza, prese la mia mano destra fra le sue e poi
con un filo di voce disse: "Caro Bertolotto ... io muoio ... già cominciano per me le ore misteriose ... e
quando si arriva a questo punto, si presentano le cose in modo assai differente di prima ... tu sei giovane e
sano... cerca di fare anche quello che non posso fare io ... lavora molto ... ama la Madonna ... ama Ia
Congregazione, onorala ... prega per me e non mi dimenticare ... ".
Con la piú viva commozione del mio animo promisi al caro confratello che avrei fatto quanto mi
suggeriva; ci salutammo per l'ultima volta e sul punto di uscire dalla stanza, soffermandomi un istante a
contemplare quel caro volto che non avrei visto mai piú, rinnovai nel mio cuore la promessa. Le parole del
caro Peluffo "ama la Congregazione, onorala" costituivano tutto un programma di vita religiosa in tutte le
manifestazioni di spiritualità e di azione.
Nel 1915 venne l'ora del servizio militare e della guerra. Nel settembre del 1917, durante un'azione assai
violenta, dopo un bombardamento lacerante ed opprimente, a breve distanza dal nemico attaccante, nel
colmo del nervosismo provocato dallo scoppio delle bombe a mano e dall'intenso fuoco delle mitragliatrici,
nel mio cuore supplicai la Madonna a conservarmi la serenità dello spirito e la padronanza dei miei atti,
promettendo, se avessi salva la vita, di seguire la mia vocazione e di dedicarmi anche all'opera delle
missioni.
Con questi precedenti, logicamente appena ricevuto l'invito da P. Minetti, compresi che era giunto il
momento di mettere in pratica le promesse fatte alla Madonna e al confratello morente, quindi mi misi
subito e completamente a disposizione dei Superiori e poco dopo ebbi anche la soddisfazione di sapere che
anche il P. Ferrari mi avrebbe seguito. Mai dimenticherò la grande gioia manifestata dal Rev.mo P. Minetti
appena seppe che ero disposto a partire. Mi parlò come padre a figlio incoraggiandomi, dandomi consigli
suggeriti dal suo zelo e dal suo spirito di uomo di Dio, continuando poi anche per lettera l'opera sua di
superiore e padre.
Avendogli scritto da Genova che da parte della mia famiglia non esisteva nessun ostacolo, mi
rispondeva in data 2 aprile 1927 con queste parole: "A Pasqua si concreterà per le missioni; prega il
Signore che si abbia a fare la sua volontà ... sono contento di quello che ti risposero i tuoi. Mi auguro che
tu sia sempre di buono spirito e coraggioso perché il demonio fará di tutto per impedire il bene...” Infatti
fu cosí.
Cominciarono subito le difficoltà, contrattempi e contraddizioni, ma P. Minetti non desistette dal suo
proposito e mi consigliò di offrire al Signore le prime difficoltà e a tirare avanti per la via intrapresa.
Erano state inviate lettere di presentazione a vari Vescovi del Brasile e dell'Argentina, ed intanto
nell'attesa il P. Ferrari ed io, nella casa di Genova, sotto la guida del P. Poggi, cominciammo lo studio del
portoghese.
P. Poggi però, considerando le situazioni e le difficoltà che egli aveva dovuto affrontare in trenta anni di
vita brasiliana, era del parere che in un primo momento si dovesse andare in Argentina. Anche Mons.
Levame uditore della nunziatura, ritornando in quell'anno da Buenos Aires, in un'intervista chiesta dal
nostro Superiore Generale, ed alla quale fummo ammessi anche il P. Poggi, il P. Ferrari ed io, ci consigliò
l'Argentina aggiungendo che sarebbe stata ottima cosa stabilire una stabile base nella grande capitale di
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quella nazione, essendo Buenos Aires la città piú importante di tutto il Sud America, onde di là potere
meglio in seguito attivare e dirigere altre iniziative.
Non tardarono a giungere le prime richieste di missionari.
Molto interessante quella del Vescovo di Pelotas nello stato del Rio Grande do Sur (Brasile) con
l'assicurazione che ci avrebbe ricevuti molto volentieri e sistemati in modo conveniente e che avrebbe
messo a nostra disposizione anche terreni dove stabilire opere nostre.
Dall'Argentina invece, la prima risposta fu una delusione. Mons. Devoto Vescovo ausiliare e Vicario
generale di Buenos Aires, scrisse al Rev.mo P. Generale che per il momento non ci poteva ammettere in
diocesi perché altre
congregazioni avevano presentata analoga richiesta, prima di noi e bisognava dare loro una
sistemazione. Vi era però in Argentina chi pensava a noi.
Il P. Onorato Piffero, già alunno e poi professore nella nostra casa di Genova e che era passato ai
Redentoristi onde dedicarsi alle missioni, ma sempre a noi affezionatissimo, ci scriveva in luglio 1927 che
Ecc. Mons. Francesco Alberti vescovo di La Plata, era contentissimo di ricevere i Figli di Maria nella sua
diocesi. La diocesi di La Plata comprendeva allora tutta la provincia di B. Aires con una superficie grande
come l'Italia, con quattro milioni di abitanti ed il territorio della Pampa.
Moltissime borgate (circa un centinaio) erano senza sacerdote e la stessa città di La Plata con settanta
mila abitanti aveva solo due parrocchie.
Fu in base alla dichiarazione del P. Piffero che fu scelta l'Argentina come primo punto di attività ed il P.
Minetti rispose al P. Piffero affidandogli l'incarico di trattare con Mons. Vescovo. Non tardò a giungere la
risposta: il Vescovo ci avrebbe assegnata la località di Berrazategui, un suburbio della città di Quilmes a
circa 40 Km. da B. Aires e dove si sentiva la necessità di creare una nuova parrocchia. La popolazione
composta in gran parte di famiglie italiane ci avrebbe accolto con simpatia.
Per mezzo della società Italica Gens, diretta a Genova dai Salesiani, ci fu facile avere in pochi giorni i
passaporti per il P. Poggi e per me. Però questo implicava per noi un nuovo problema; bisognava dedicarsi
quasi all'ultimo momento allo studio della lingua spagnola.
Bisognava pure preparare ogni cosa anche dal punto di vista giuridico. Trattandosi di recarsi all'estero in
una nazione dove ancora non esistevano case della nostra Congregazione e non potendo calcolare quanto
tempo sarebbe necessario per stabilirne una, occorreva il permesso della Sacra Congregazione dei
Religiosi, il nulla hosta della Concistoriale ed il voto favorevole del Visitatore Apostolico P. Cristini
C.SS.R.
Venne perciò chiesto ed ottenuto un Rescritto redatto nei termini seguenti: Prot. 5127/27.
“Beatissimo Padre, il Superiore Generale della Congregazione Figli di S. Maria Immacolata prostrato ai
piedi della S. Vostra, in pieno accordo col suo Consiglio, umilmente espone quanto segue: avendo ricevuto
da Ecc.mi Vescovi dell'America Latina domande di aprire nelle loro diocesi una casa della
Congregazione, conforme agli scopi della Congregazione medesima, desidera inviarvi il M. R. P.
Tommaso Bertolotto, perché, prima di assumere definitivi impegni, veda sul posto le condizioni e ne
informi il Consiglio Superiore. In tale missione sarà accompagnato e coadiuvato dal M. R. Don Enrico
Poggi, alunno della nostra casa di Genova, affezionatissimo alla Congregazione e pratico dei luoghi
essendoci già stato come missionario per circa trent’anni.
Chiede pertanto la Facoltà di concedere a P. Tommaso Bertolotto di rimanere fuori delle case della
Congregazione per un tempo superiore ai sei mesi onde possa recarsi nell'America Latina all'oggetto di
cui sopra.
Che della grazia... etc...”
-Vigore facultatum a Ss.mo D.no nostro concessarum S. C. Negotiis religiosorum Sodalium praeposita,
attentis expositis atque audito voto Rev.mi Visitatori Apostolici benigne indulget, ut, veris existentibus
narratis, petitam facultatem ad annum pro suo arbitrio et conscentia concedat; facta superiorum obligatione
invigilandi ut Religiosus, quantum fieri potest, Regulas sui Institutis observet, vota fideliter custodiat et
vitam professionis suae congrue degat. Porro per presens Rescriptum Religiosus nullum Jus adquirit
manendi extra claustra ad quem statim redire tenetur, si forte perdurante Indulto, a suis legittimis
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superioribus revocetur, quibus plene subiectus manet, salvo jure Ordinari loci ad normam Sacrorum
canonum et servato insuper concreto “Magni semper” Sacrae Congregationis Concistorialis... Contraris non
obstantibus quibusqunque.
Datum Romae, die 5 augusti l927 f.to: C. Card. Laurenti, Praefectus. Vinc. La Puma, secretario.- Facendo uso delle facoltà concessomi dalla S. Congregazione permetto che l'Oratore si avvalga
dell'ottenuta grazia, attenendosi però fedelmente alle norme indicate nel rescritto. Roma, Collegio
Sant‟Alfonso, 10 agosto 1927 f.to: Giacomo Maria Cristini C.SS.R. Visitatore Apostolico.
- S. C. Concistorialis: prot. 591/27. Haec S. Congregatio, vigore decreti “Magni Semper” die 20
decembris 1918 editi, benigne annuit ut sac. Thomae Bertolotto e Congr. Filiorum S. Mariae Immaculatae
se conferre possit in Diocesim Platensem ad effectus et juxta normae S. C. de Religiosis sub die 5 augusti
1927 f.to: pro E.mo D. Card. Secret. +Raphael Carlo Rossi Archiep. Thessalon.II 5 settembre 1927, P. Poggi, P. Ferrari ed io, accompagnati dal Rev.mo P. Superiore Generale e dal P.
Procuratore Generale P. Tommaso Olcese, fummo ammessi alla presenza del S. Padre Pio XI nella sala del
tronetto.
II S. Padre ci accolse con amabilità e richiesto dove eravamo diretti ci disse brevi parole di
incoraggiamento e disse:
“Andate, là troverete un largo campo di lavoro e di anime. II Signore sia con voi! Dominus vos
benedicat et Angelus Domini comitetur in locum ad quem pergitis. Noi vi accompagneremo con la nostra
preghiera. Impartiamo la nostra benedizione alle vostre persone, alle opere che state per intraprendere ed
alle anime che vi saranno affidate”. Con profonda commozione baciammo l'anello che il Santo Padre ci
porgeva e ci ritirammo con letizia di recare con noi, con la benedizione del Santo Padre, il suggello della
Volontà di Dio.
LA PARTENZA
Nel pomeriggio del 4 ottobre 1927 nella cappella della casa. di Genova, si tenne la cerimonia della
benedizione ed imposizione del Crocifisso fatta dal Rev.mo P. Minetti Superiore Generale Erano presenti
superiori e confratelli anche delle case di Rivarolo, parenti ed alunni, molti sacerdoti, amici ed ex-allievi, il
clero della parrocchia del Sacro Cuore, S. Ecc. Mons. De Amicis ausiliare dell'Archidiocesi di Genova,
Mons. Bonfilio abate di Carignano, Mons. Gennaro delegato diocesano per le vocazioni ed altri.
Dopo la consegna dei Crocefissi, P. Minetti tenne un breve discorso; le sue parole lente e paterne,
suscitarono la commozione di tutti e concluse dicendo: “Andate, andate nel nome del Signore, vi
seguiremo con il cuore, non vi lasceremo soli ...”.
Rispose il P. Poggi insistendo specialmente sul fatto che la nostra partenza doveva fare pensare i giovani
e gli anziani, i giovani per prepararsi degnamente all'apostolato e gli anziani perché capissero la necessità
di preparare nuove generazioni di volenterosi onde perpetuare l'opera che cominciava. Fece poi notare che
il movente della nostra partenza era del tutto spirituale ed apostolico, "si va in cerca di anime perché solo
questa é la volontà di Dio". Disse poi: "Vedete in che condizioni partiamo!"
A dire il vero le condizioni non erano del tutto lusinghiere data la sua età (60 anni) e la sua malferma
salute. Chi scrive può dichiarare che in quel momento abbiamo sentito tutto il peso dell'opera che ci veniva
affidata, considerando le nostre debolezze, ma anche ci sentimmo forti e preparati a tutto. Andavamo
davvero in cerca di anime e non di denaro o di avventura come qualcuno aveva sarcasticamente insinuato
ed il buon Dio doveva certamente venire in nostro aiuto.
La protezione di Dio si manifestò subito in un fatto che il mondo può chiamare occasionale, ma che noi
sacerdoti valutiamo come una prova dell‟amorosa Provvidenza di Dio. Oltre un mese prima della partenza,
per consiglio di P. Poggi, avevo fissato i due posti sul piroscafo Principessa Mafalda della N.G.I. che
doveva partire da Genova l'undici ottobre; quando poi a fine di settembre mi presentai agli uffici della
compagnia per ritirare i biglietti, ebbi la sorpresa di constatare un errore, malgrado tutte le assicurazioni
avute in precedenza, sul Mafalda ci era stato riservato un posto di seconda classe. Malgrado le mie
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insistenze e le mie proteste non fu possibile ottenere l'altro biglietto essendo la nave al completo in tutte le
classi. Rassegnato e quasi per forza accettai i due passaggi sulla nave Duca degli Abbruzzi in partenza per
il 5 ottobre.
È vero che questo cambio ci impose il sacrificio di ridurre a soli tre giorni la visita di congedo alle
nostre famiglie, ma Dio benedisse quel sacrificio perché mentre noi avemmo la fortuna di giungere a
destinazione dopo uno splendido viaggio, il Mafalda, affondava tragicamente presso le coste del Brasile. Il
P. Poggi che prima di partire mi aveva voluto con sé per benedire la cappella della Madonna da lui fatta
costruire sulla vetta del monte Carmo presso Sarissola, attribuí con ragione le circostanze e l'esito felice del
nostro viaggio alla protezione di Maria.
Per parte mia da questo fatto imparai davvero a considerare tutte le vicende della vita come
manifestazione della Divina Provvidenza.
La sera del 4 ottobre, alla cerimonia religiosa seguí un familiare ricevimento di addio in omaggio a tutti
gli intervenuti. Il giorno seguente nel circolo piú ristretto della Comunità, dei Superiori, confratelli ed
alunni della casa, si ripeterono gli auguri e le piú cordiali manifestazioni di affetto. Finalmente alle ore 15 i
Superiori ci vollero accompagnare a bordo del Duca degli Abbruzzi e ci separammo da loro e dai parenti
venuti anch'essi a darci l'ultimo saluto, accompagnato da vivissima emozione.
Il Rev.mo P. Minetti ci benedisse e volle essere l'ultimo a darci l'abbraccio di addio e approfittando di
un momento in cui eravamo soli presso l'entrata della cabina, mi sussurrò ancora all'orecchio "Sii generoso,
coraggioso, fa tutto per il Signore, per la Madonna, per le anime, per la Congregazione".
Non potemmo trattenere le lacrime. Carissimo e veneratissimo P. Minetti! Queste parole che ascoltai dal
tuo labbro furono per me come il tuo testamento spirituale perché quell'abbraccio fu veramente l'ultimo ...
entrambi lo abbiamo intravisto in quel momento ... al mio ritorno cinque anni dopo, amatissimo P. Minetti,
non c'eri piú.
IL VIAGGIO E L’ARRIVO
Il viaggio fu ottimo sotto ogni aspetto. Avemmo anche occasione di fare conoscenza con alcune
famiglie di italiani residenti a La Plata che ritornavano in Argentina dopo un viaggio in Italia e che furono
poi nostri cooperatori in varie opere.
Non essendovi cappellano a bordo, toccò a noi organizzare il servizio religioso a richiesta del
comandante ed io ebbi anche l'onore di essere scelto per il discorso ufficiale nelle feste per il passaggio
dell'equatore. Vi era tra i viaggiatori anche un anziano sacerdote francese diretto al Cile, ma per varie
ragioni lasciò a noi ogni incarico.
Nei porti del Brasile (Bahia, Rio de Janeiro, Santos) il P. Poggi fu felice di riabbracciare amici e
sacerdoti missionari italiani, che avvisati del suo passaggio erano giunti dall'interno per salutarlo; quanto a
me in Rio de Janeiro ebbi occasione di fare conoscenza personale con un mio zio materno, il dottore
Francesco Bellogamba (vice direttore dell'ospedale militare di Rio) e la sua famiglia, di cui mi valsi in
seguito per lo svolgimento di alcune pratiche per la nostra Congregazione.
Si può dire perciò che appena usciti dal porto di Genova e ancore prima di arrivare a destinazione,
abbiamo cominciato il nostro ministero e preso contatto con persone che ci dovevano poi essere molto utili.
Dopo 20 giorni di navigazione, nel pomeriggio del 22 ottobre 1927 sbarcammo a B. Aires. Credevamo
vi fosse ad attenderci il P. Piffero ed invece ci venne incontro il P. Lorenzo Laiti, direttore del collegio
convitto dei sordomuti di La Plata; ci disse che veniva a nome del vescovo e di P. Piffero in quei giorni
ambedue assenti per ragione di ministero; ci aiutò nel disbrigo di ogni cosa nella dogana e poi con un taxi
ci condusse alla stazione Constitución per prendere il treno rapido per La Plata, dove ci attendeva l'auto
della comunità di P. Laiti che ci condusse al suo Istituto nel centro della città (calle 49 entre 5 y 6)
assicurandoci che eravamo suoi graditi ospiti. Abbiamo subito fraternizzato con quella comunità composta
tutta di veneti.
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Il giorno dopo, celebrata la Santa Messa nella cappella dell'Istituto, visita alla città, specialmente ai
lavori in corso per la costruzione della cattedrale e musei. Restammo specialmente sorpresi per il
meraviglioso museo di scienze naturali, forse uno dei piú belli del mondo e ivi abbiamo ammirato fra le
altre cose piú rare e preziose, lo scheletro di un enorme dinosauro che era stato scoperto nelle sabbie di una
zona desertica pampeana. Bellissima e grandissima la sala delle mummie di indios e quelle degli uccelli e
delle farfalle.
Ma in quello stesso giorno abbiamo avuto la triste notizia dell'affondamento del piroscafo Mafalda
avvenuto nella notte tra il 25 e il 26. Si parlava di oltre trecento morti o scomparsi! E mentre ci venne
spontanea una prece di suffragio per le povere vittime della catastrofe, elevammo pure al cielo le preghiere
del ringraziamento a Dio per non aver permesso che ci trovassimo anche noi in quel pericolo.
Il 27 celebrammo la Messa in S. Ponziano e facemmo conoscenza con il parroco di quella chiesa, la piú
antica parrocchia di quella zona: era Mons. Federico Rasore, figlio di voltresi, uomo di santa vita, ci
dissero, amatissimo e veneratissimo da tutti in città. Ci accolse con affetto, rallegrandosi molto al sapere
che eravamo genovesi e ci fu prodigo di consigli ed istruzioni su quanto poteva esserci utile ed anche ci
offrí copia di vari moduli e schemi per le pratiche amministrative, ministeriali e giuridiche vigenti nella
diocesi e nella provincia; ci offrí anche delle intenzioni di sante Messe, questo ci fu di molto aiuto, perché
al nostro arrivo a B. Aires avevamo in tasca la somma di ... cento pesos ...
Come vedremo, questo venerando sacerdote, anche in seguito, doveva esserci di valido aiuto, come
consigliere e benefattore nei momenti piú difficili, quando si trattò della fondazione della parrocchia di San
Filippo Neri a B. Aires.
Il giorno seguente dalla curia ci avvisarono per telefono che Mons. Vescovo era tornato e ci attendeva.
Ci recammo all'udienza accompagnati dal P. Laiti.
Sua Eccellenza ci accolse paternamente, volle conoscere ogni cosa circa la nostra Congregazione ed i
nostri propositi.
Senza essere mai stato in Italia, parlava perfettamente l'italiano ed anche il genovese, dicendoci che non
poteva dimenticare la lingua parlata dai suoi vecchi che erano di Noli.
Circa la nostra destinazione vi fu però una sorpresa. Come abbiamo visto P. Piffero ci aveva scritto che
era volontà del vescovo di assegnarci la località di Berazategui, ed invece il vescovo ci parlò di O'Brien un
paese in giurisdizione del comune e parrocchia di Bragado da cui dista 60 km ed a 230 Km. da B. Aires
sulla linea ferroviaria del ovest.
Che cosa era accaduto? Mons. Copello fin dall'anno precedente ausiliare e vicario de La Plata, molto
tempo prima del nostro arrivo, durante l'estate era stato ospite nella fattoria del signor Boven, nipote ed
erede di Eduardo O'Brien, il fondatore del paese, del quale perciò portava il nome, infatti egli aveva fatto
costruire a sue spese la chiesa dedicata a S. Patrizio ed aveva anche donato il terreno per il municipio, per
la scuola, per l'ospedale civile, per il cimitero, per il commissariato di polizia ed anche per il campo
sportivo.
Mons. Copello aveva anche amministrato la cresima e la popolazione per mezzo della commissione pro
parrocchia, si era rivolta a lui pregandolo che insistesse presso il vescovo diocesano per portare a O'Brien
un sacerdote parroco. Mons. Copello promise di occuparsi della cosa per cui quando seppe del nostro
prossimo arrivo ricordò a Mons. Alberti la richiesta della popolazione di O'Brien anche in considerazione
che si trattava di una cappellania-vicaria (quasi parrocchia o quasi cappellania curata) vacante da 18 anni
per mancanza di sacerdoti. Lo stesso Mons. Copello piú tardi, già arcivescovo di B. Aires in un'intervista
concessa ai nostri padri disse loro queste precise parole: “Se avete avuto O'Brien da Mons. Alberti lo
dovete a me”.
In quella udienza Mons. Alberti ci invitò a pranzo per il giorno seguente assicurandoci che ci avrebbe
fatto trovare tutti i documenti necessari.
Ritornati all'istituto sordomuti, trovammo il P. Piffero che ci attendeva. L'incontro fu cordialissimo
tanto piú che P. Poggi salutava in lui un vecchio condiscepolo ed io un antico professore di francese e
scienze naturali nella casa di Genova. Parlammo a lungo delle cose nostre e ci lasciammo verso sera con un
affettuoso e reciproco arrivederci.
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In questa occasione abbiamo notato che P. Piffero e P. Laiti erano due vecchi amici, infatti si erano
conosciuti molti anni prima, quando P. Piffero prima di entrare nel noviziato dei redentoristi in Spagna,
aveva avuto l'ufficio di vice parroco di S. Ponziano di La Plata.
O'BRIEN
II giorno 30 ottobre visita di commiato a Mons. Vescovo che ci regalò anche due bei volumi: “El tesoro
del sacerdote” e “Obras Predicables”, in lingua spagnola, raccomandandoci di servircene per la
meditazione e la predicazione, incaricò poi il P. Laiti di rifornirci di ostie e vino per la santa messa e di
telefonare a O'Brien al seňor Recourt custode della chiesa di O'Brien precisando l'ora del nostro arrivo; non
essendovi altro treno dovemmo partire nel pomeriggio del giorno dopo 31 ottobre in piena notte, per essere
presenti in parrocchia per la festa di tutti i Santi. Giungemmo cosí a O'Brien alla 1 e 30 in piena notte, con
un tempo pessimo e pioggia e vento da uragano: naturalmente alla stazione nessuno ad attenderci e per di
piú eravamo gli unici passeggeri a scendere, ma fuori stazione ci venne incontro un italiano, un certo
Giordano che si presentò perché incaricato di offrirci il passaggio nella sua auto, una vecchia Ford. I
quattrocento metri di strada tutta pozzanghere ed al buio ci fecero capire che certo non eravamo giunti in
una grande borgata.
Il nostro uomo ci condusse ad una osteria, con alloggio e stallatico (come direbbe l'autore della
commedia Paolo Incioda), ma portava il nome di Hotel Italia gestito dallo stesso seňor Recourt che insieme
alla sua signora ci accolse tutto premuroso e prodigandosi come meglio poteva. per renderci meno amara
l'entrata in casa sua. Ci spiegò che quello era il miglior locale del paese e che dovevamo restarvi qualche
settimana perché la casa parrocchiale era in affitto ad una maestra che non sembrava disposta a cambiar
domicilio.
Bisognava fare buon viso a cattiva sorte. P. Poggi però si mostrò disilluso ed anche un pochino
mortificato ed io cercai di fargli coraggio mentre mi venne spontaneo pensare fra me e dire che mi era stato
assegnato per compagno appunto per incoraggiarmi ed aiutarmi!
Ci fu assegnata una camera a due letti, l'unica disponibile che prendeva aria e luce da un abbaino perché
senza finestre. Stanchi del viaggio riposammo fino alle sei e trenta. Alle sette Recourt ci condusse alla
chiesa molto vicina; il suo interno benché pulito alla meglio mostrava evidenti i segni dell'uso che se n'era
fatto: un rifugio per galline, pavimento di legno con qualche tavola sfondata, finestre con molti vetri rotti,
banchi stile nordico e molto pesanti, unica cosa bella l'altare maggiore in stile gotico in legno nero ben
decorato con tre nicchie, quella centrale con la statua di S. Patrizio, titolare della parrocchia e le altre due
con le statue di S. Giuseppe e della Vergine Immacolata. Vi era un altro altare laterale dedicato alla
Vergine di Luján. La chiesa in stile gotico e costruita con buon materiale, ma il tetto e la guglia del
campanile erano di lamiera zincata inchiodata su travatura di legno duro, cosí pure la piccola sacrestia.
Suonammo a lungo la campana, ma fino alle otto e trenta nessuno si fece vivo, poi comparve un ragazzo
sugli undici anni che ci disse appartenere alla famiglia Garcés secondo lui molto cattolica e due donne ultra
sessantenni, una spagnola della provincia di Barcellona e l'altra italiana di Sicilia. Con questo pubblico
celebrammo la santa Messa.
Primo ad accedere all'altare fu il P. Poggi che giunto al Sanctus ebbe una sorpresa, al suono del
campanello, dalla mitra di S. Patrizio uscí un volatile, non era certo lo Spirito Santo in forma di colomba,
ma un bel piccione che, disturbato, fuggí dal suo nido per volteggiare un po‟ per la chiesa e trovare l'uscita
attraverso un vetro rotto.
Dopo il ringraziamento della Messa, una breve conversazione con le due anziane che ci invitarono a
casa loro. Promisi che saremmo andati volentieri ed il ragazzo si offrí ad accompagnarci nel giorno e
nell‟ora che avremo stabilito. Diedi anche loro l'incarico di avvisare quante piú famiglie potevano per la
Messa del giorno dopo, 2 novembre, dedicato a tutti i nostri cari defunti.
Alle 12 pranzo all'Hotel Italia nella sala abbastanza grande, pulita, discretamente preparata con varie
tavole e tavolini e qualche pianta ornamentale.
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Chiesi al signor Recourt se aveva molti clienti e mi rispose: “Lo vedrá fra poco”; infatti giunsero una
dozzina di signori (chiamiamoli cosí), il medico, il farmacista, alcuni viaggiatori di commercio, gli altri
negozianti o contadini proprietari terrieri. Il menú buono e abbondante con carne in abbondanza, con
condimenti a base di grasso di suino e burro.
Io mangiai con appetito, non cosí il P. Poggi che avrebbe preferito condimenti senza grassi per il suo
stomaco. Dopo qualche istante di sorpresa nel vedere due sacerdoti, i clienti arrivando rispondevano
gentilmente al nostro saluto ed il medico specialmente si mostrò piú aperto, volle mettere il suo tavolino
vicino al nostro per conversare. Ci informò di tante cose sulla situazione del paese, anche altri a poco a
poco entrarono in conversazione e cosí siamo stati informati che il capo stazione era un italiano, che
esisteva una commissione di signore pro parrocchia, che i commercianti avrebbero visto volentieri dei
sacerdoti in paese, anche per ragioni di interessi, etc.
Nel pomeriggio breve giro in paese. Un modesto paese di campagna, quasi sperduto nell'immensa
pianura. Nel centro una grande piazza (100 x l00) con piante e fiori ma anche con molte erbacce e cespugli,
e cosa strana tutta recintata da grossa tela metallica per impedire l'entrata alle vacche e ai cavalli in libertà,
mentre potevano entrarvi liberamente galline e tacchini di proprietà dei vicini. Ai quattro angoli una
apertura per lasciare il passaggio alle persone. Prospicienti ai lati della piazza la chiesa, il commissariato di
polizia, una scuola, l'ufficio postale, un bar, l'Hotel Italia, una farmacia, la delegazione municipale, qualche
negozio e l'officina elettrica che provvede la luce alle case e all'illuminazione pubblica (sic) una sola
lampadina nell'incrocio delle strade, ma solo dal tramonto fino all'una di notte. Nelle altre strade, case per
lo piú di umili condizioni e tutte, anche quelle piú distinte, a pian terreno, oltre ai vari lotti di terreno
coltivati a ortaggi o in pieno abbandono.
Rientrati verso sera all'hotel trovammo il maggiordomo o fattore del signor Boven, proprietario della
tenuta che fu già del suo zio Eduardo O'Brien, si trattava di un giovane sui 25 anni, un buon tedesco che
per non tradire la sua nazionalità ci offrí un buon bicchiere di birra e poi si mise a nostra disposizione,
disse, per ordine del suo padrone. Profittai allora della sua cortesia per chiedergli in prestito un cavallo e un
sulky (specie di calesse a ruote molto alte) per il giorno dopo. Acconsentí volentieri e cosí, essendo il due
novembre dedicato ai morti, nel pomeriggio mi recai al cimitero distante circa due km. Profittai per recitare
il rosario e le esequie per i defunti e questo tra la sorpresa del pubblico perché, come mi disse il becchino
(un emigrante calabrese) in 18 anni che esisteva il paese era la prima volta che un sacerdote entrava in quel
recinto. Feci anche un breve discorso invitando poi la gente a convenire alla santa Messa per la prossima
domenica annunziandone l'orario: alle 8 ed alle 10.
Bisognava pure prendere contatto con le autorità, perciò il giorno seguente accompagnato dal ragazzo
della famiglia Garcés, benché il tempo fosse cattivo e piovoso, alle dieci mi presentai al domicilio del
delegato municipale, un certo signor Pagano. Questi si mostrò sorpreso della mia visita e non si degnò
neppure di farmi entrare e dovetti contentarmi di scambiare con lui poche parole sotto la pioggia; l‟unica
cosa che seppe dirmi fu che esisteva una commissione pro parrocchia e che mi mettessi in contatto con essa
e che la sede del comune era la cittadina di Bragado distante 12 leguas (60 km) e che avrei fatto bene ad
andarvi per salutare l'Intendente (sindaco).
Un po‟ quasi indispettito ritornai all'hotel ed il P. Poggi, sentita la relazione di quella visita, prima fece
una bella risata e poi esclamò: “Quel tipo deve essere pagano non solo di nome ma anche di fatto”.
Seguirono le visite al comandante del distaccamento di polizia, all'ufficiale postale che si mostrarono
gentili e cortesi ed anche servizievoli informandomi di quanto, secondo loro, poteva essermi utile.
Alla domenica seguente una dozzina di persone alla messa delle otto e qualcuno di piú alle dieci. Nelle
messe ho letto il decreto del Vescovo che mi nominava cappellano-vicario con tutte le facoltà di parroco.
Cosí l'entrata e la presa di possesso in O'Brien, cosa molto modesta e certamente anche poco incoraggiante.
Naturalmente in quella prima domenica nessuno chiese la confessione e la comunione, ma il Signore Gesú
Cristo prese pure possesso di O'Brien con la sua presenza nel Santissimo Sacramento. Quella stessa sera
riunione di consiglio con il P. Poggi nella quale decidemmo di informare il Vescovo del vero stato delle
cose e poi postaci la domanda se restare o ritirarci decidemmo di restare perché anche quelle di O'Brien
erano anime da salvare.
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Bisognava trovare il modo di andare a Bragado per salutare il parroco, metterci d'accordo con lui e fare
anche una visita di cortesia all'Intendente.
Per ferrovia sarebbe stato un viaggio piuttosto lungo perché Bragado e O'Brien non sono nella stessa
linea diretta; ma venne in nostro aiuto un negoziante il quale mi informò che c'era un commesso che con la
sua auto si recava due o tre volte alla settimana a Bragado e che portava anche passeggeri.
Ma si intende quando le strade fossero transitabili perché nelle stagioni delle grandi piogge si
convertono in pozzanghere e acquitrini (lagunas); lo stesso mi promise che si sarebbe interessato: fu cosí
che dopo quindici giorni della nostra permanenza in O'Brien potei recarmi al capoluogo del comune. Il
parroco, un sacerdote spagnolo, don Aparicio, che era stato avvertito dalla curia de La Plata della nostra
presenza in O'Brien, mi accolse fraternamente, parlammo della nostra situazione e poi lui stesso mi
condusse dall‟Intendente.
Anche questi mi accolse gentilmente, mi fece i migliori auguri di buona riuscita e prima di congedarmi
si dichiarò amico e disposto ad aiutarci per quanto dipendeva da lui. Io ringraziai, ma logicamente in quel
momento mi venne spontaneo riferirgli come mi aveva accolto il suo delegato di O‟Brien, però per
prudenza preferii tacere.
Alle 12 a pranzo, ospite del parroco che conversando manifestò tutta la sua soddisfazione e promise di
chiamarci per servizi religiosi e funerali tutte le volte che ci fosse necessità. Nel pomeriggio, prima di
congedarmi, mi favorí anche con alcune elemosine di Messe. Il P. Poggi mi attendeva con una certa ansia
ma fu contentissimo quando gli raccontai dell'accoglienza avuta.
In novembre mentre nell'emisfero Nord è autunno, in quello del Sud è primavera e verso la fine di detto
mese termina l'anno scolastico. In tutte le scuole si fa una piccola festa di chiusura, cosí anche in O'Brien.
La direttrice della scuola elementare dipendente dalla provincia ha creduto bene invitare anche il parroco
insieme alle altre autorità ed ai genitori dei ragazzi.
Fu per me una bella occasione per prendere piú diretto contatto con la popolazione anche perché la
direttrice gentilmente insistette perché anch'io dicessi brevi parole di circostanza.
La stessa cerimonia si ripeté nell'altra scuola primaria inferiore dipendente dal ministero della Pubblica
Istruzione della nazione e cosí indirettamente presi contatto con tutti gli elementi piú qualificati del paese.
Le due direttrici erano anche socie della commissione pro templo e colsi pertanto l'occasione per dare
loro l'incarico di preparare una riunione il piú presto possibile. Questa si tenne verso la fine di novembre.
Il P. Poggi ed io esponemmo il nostro programma: restaurare la chiesa, ottenere l'uso della casa
parrocchiale, costruire una sala per le opere parrocchiali, specialmente per una scuola, preparare i bambini
per la prima comunione e dare la nostra adesione a tutte quelle iniziative che potrebbero essere utili allo
sviluppo del paese. Questo programma piacque e seguendo gli usi locali le socie dopo breve discussione
decisero all‟unanimità di procurare i fondi necessari tassandosi tutte con una piccola quota mensile a
cominciare dal prossimo dicembre. Furono anche elette una presidente, una segretaria ed una tesoriera. Le
altre dovevano considerarsi come consigliere e zelatrici.
Io come parroco ringraziai e promisi di mettermi subito per una immediata pulitura della chiesa,
sostituire i vetri rotti e promisi anche una bella Messa di mezzanotte per Natale (Misa de gallo, come
dicono gli spagnoli, perché a mezzanotte canta il gallo).
Per attirare questa popolazione, agglomerato di appartenenti a varie nazionalità e dove non si erano
ancora formate tradizioni, ci voleva qualche cosa di nuovo e quindi la festa di Natale a O'Brien è stata una
bella occasione per cominciare e veramente il nostro primo Natale a O‟Brien è stato abbastanza
movimentato.
Come preparazione ho cercato di tradurre l‟inno “Tu scendi dalle stelle", una piccola cosa certamente
ma che fu subito bene accolta da un gruppo di signorine, che cosí fin dal primo giorno potemmo cantare:
Tu bajas de las estrellas o Rey del cielo
para venir a penar en este suelo
o nińito mio divino yo te veo aquí a temblar
O Dios mio! y todo esto es por amor mio.
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Come risulta dalla relazione inviata a Roma ai superiori e pubblicata poi su Risonanze, P. Poggi assistito
da due ragazzini in sottana e cotta ha celebrato la Messa cantata a mezzanotte e lo fece proprio con tutto il
suo entusiasmo e anche con profonda commozione ed io ho cercato di cantare la messa degli angeli con
altri due ragazzi, si comprende a secco e alla meno peggio perché l'organo o l'armonium erano allora solo
un pio desiderio.
Volentieri per l'occasione il padrone dell'officina elettrica illuminò la chiesa con due lampade da 500 e
cosí anche un bel bambino Gesú poté fare la sua apparizione sul trono dell'altare.
Grande fu l'entusiasmo del pubblico che gremiva la chiesa; non mancarono uomini e giovanotti che in
precedenza avevano promesso di intervenire mandando a monte una gran festa da ballo che si doveva fare
come in anni precedenti nella stessa notte.
Naturalmente fu una bella occasione per me per fare al Vangelo un bel discorso spiegando il significato
della solennità ... praticamente una vera lezione di catechismo sul Natale. Certamente devo aver detto
anche qualche sproposito linguistico ma anche questo deve essere stato gradito. Cosa strana sono
intervenuti anche una famiglia di russi ortodossi e alcuni tedeschi luterani; alla fine mentre sulla porta
salutavo la gente, si avvicinò uno e mi disse: “esta si que es religion”.
Come segno di riconoscenza una famiglia benestante a mezzogiorno ha creduto bene inviarci un bel
pranzo.
Alla fine di novembre era rimasta libera la casa parrocchiale e ripulita ne abbiamo preso possesso
all'Immacolata. Quello che era stata una piccola cucina fu adattata per l'ufficio parrocchiale e delle due
stanze una fu riservata per il P. Poggi e l'altra serví di notte come dormitorio del P. Bertolotto e di giorno
come sala di riunione, sala da pranzo e cucina perché la branda del P. Bertolotto spariva nell‟altra stanza.
La cucina fu cosí costituita da un tavolino con due fornelli a petrolio (calentadores) che finito il pranzo
scomparivano in un armadio insieme alle poche stoviglie.
I tre bagni comunicanti tra loro non avevano finestre ma prendevano aria e luce ciascuno da una porta
esterna con vetri protetta con una tettoia di lamiera zincata fissa su armatura di legno su colonne tubolari di
legno. Come la maggior parte delle case del paese solo l‟interno aveva l‟intonaco. Questo era davvero
mettere in pratica il voto di povertà.
Subito dopo Natale si ebbero i primi risultati del lavoro compiuto dalle socie; infatti in una seconda
riunione tenutasi a fine di dicembre insieme con gli auguri di fine anno e capo d‟anno esse presentarono il
resoconto e si mostrarono soddisfatte di aver trovato nel commercio locale un certo numero di aderenti e di
aver raccolto la somma di novanta pesos, somma allora non indifferente e che si sarebbe raccolta anche in
seguito come contributo mensile in favore della parrocchia. Le ringraziai per il lavoro compiuto e
raccomandai alla segretaria di redigere il verbale della riunione e alla tesoriera di tenere bene aggiornato il
registro delle offerte e delle consegne fatte mensilmente alla parrocchia e delle altre eventuali spese, come
si usa fare in ogni associazione ben costituita.
Promisi poi che in marzo avrebbe cominciato a funzionare la nostra scuola parrocchiale con la 5a. e la
6a. classe che mancavano in paese.
Le direttrici delle due scuole ed anche delle maestre si dichiararono soddisfatte e decise a collaborare.
Dopo la festa dell'Epifania del 1928 anche per consiglio di P. Poggi, mi recai a La Plata per parlare con
Mons.Vescovo della nostra situazione e dei nostri progetti. Mons. Alberti mi ricevette con grande
cordialità, approvò l'idea di iniziare subito la scuola per il prossimo anno scolastico; poi mi chiese se ero
disposto ad accettare l'incarico di confessore straordinario di due comunità in Bragado, quella delle suore
della Compagnia di Maria che dirigevano un convitto femminile e quelle de las Hermanas pobres
Bonaerenses de San José che prestavano servizio all'Ospedale.
Naturalmente accettai ringraziando e allora il Vescovo a sua volta volle vincere in generosità dicendomi
che col primo febbraio mi assegnava 50 messe mensili con l'offerta di 4 pesos ciascuna e che ogni fine del
mese avrebbe inviato il vaglia postale. In quella stessa mattina feci visita al P. Laiti, superiore dell'Istituto
dei sordomuti che mi accolse fraternamente pregandomi di rimanere a pranzo e assicurandomi che sarei
stato sempre gradito ospite ogni volta che mi sarei recato a La Plata.
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LA NOSTRA SCUOLA
Con la contribuzione dei 90 pesos mensili piú la offerta generosa del vescovo con le sante messe e
qualche altro cespite si poteva affrontare il problema della scuola tanto piú che non si trattava di costruire
un grande edificio ma una semplice sala 4 x 5,50.
Si usò il materiale piú comune della zona, mattoni, barro (fango impastato con sostanze grasse) invece
di calce, si comprò una porta vetro e una finestra tipo usuale per le case comuni e per il tetto travature in
legno con il soffitto di piastre di terracotta come i mattoni e poi lamiere zincate; pavimento in mattoni con
uno strato di cemento. Un poco di calce si usò per mettere a posto la porta e la finestra e l'intonaco interno.
Tutto questo piú la mano d'opera costò pesos 500. Ci siamo serviti dell'opera di un buon muratore italiano
che a principio si era mostrato un poco restio con noi per rispetto umano, poi in vista del possibile lavoro
divenne amico e condusse a noi tutta la famiglia; divenne amico specialmente del P. Poggi col quale la sera
della domenica invece di andare all'osteria si tratteneva a giocare a carte.
Come si vede anche questa fu una conquista per il Signore. Il lavoro per la scuola si compí nel mese di
febbraio e cosí all'inizio dell'anno scolastico a marzo si poterono iniziare le lezioni.
La popolazione visto che si faceva sul serio e che le nostre promesse furono mantenute, ne fu contenta e
cominciarono le iscrizioni che arrivarono a 40; ragazzi di tutte le età e classi, con alunni dai sei ai
diciassette anni, alcuni dei quali non erano battezzati.
Fu necessario abbinarle: prima e seconda, terza e quarta, quinta e sesta, con orari al mattino e alla sera.
Difficile fu trovare i testi scolastici specialmente per la quinta e per la sesta e in questo ci venne in aiuto
un maestro che scrisse a una casa editrice a La Plata che per lui fece anche uno sconto ed egli poi li passò a
noi a prezzo di favore indicandoci anche le norme pratiche relative ai programmi.
Ci consigliò di fare pagare agli alunni oltre i libri anche una piccola quota, 2 pesos al mese, perché
questo avrebbe fatto stimare di piú la scuola oltre ad essere un piccolo e giusto stipendio per noi e cosí fu.
Accanto alla scuola sorse anche un ricreatorio frequentato subito dai nostri alunni e da altri. Questo
favorí la frequenza dei ragazzi al catechismo e poi anche alla messa festiva. Ora a distanza di anni si è
potuto constatare che i migliori elementi del paese furono tutti alunni della nostra scuola.
L'insegnamento ricadde tutto su padre Bertolotto e si rese perciò necessario trovare un aiuto per le
faccende di casa e per bidello della scuola e lo trovammo nel figlio di un buon italiano, un certo signor
Lischiutta, veneto, uno dei pochissimi uomini che frequentavano la chiesa ed i sacramenti. Era un operaio
di categoria, si direbbe ora specializzato, quindi affidammo a lui la riparazione e la pulitura della chiesa. Il
figlio frequentava la nostra scuola e ci rimase sempre affezionatissimo e divenne poi un uomo onesto, un
buon meccanico e formatasi una famiglia cristiana, fu sempre di grande aiuto alla parrocchia.
Nel numero di Risonanze dell'agosto del 1928 con il titolo "I primi fiori di O'Brien" venne pubblicata
una fotografia di 20 dei nostri alunni con i Padri Poggi e Bertolotto e neppure manca la bandiera nazionale
bianca e celeste.
UN URAGANO DI SABBIA
A questo punto dobbiamo aprire una parentesi per ricordare uno strano fenomeno avvenuto a febbraio.
Erano le tre pomeridiane quando sentimmo colpi di pistola, galoppo di cavalli e delle grida, che
accadeva? Erano agenti di polizia che percorrevano le strade dando l'allarme di un grave pericolo. Con i
colpi di pistola chiamavano l'attenzione della popolazione mentre gridavano: “Chiudete porte e finestre e
lasciate aperti i cancelli sulle strade”. Con il P. Poggi corremmo sulla strada per poter capire di che si
trattava quando si cominciò a sentire come un ululato, come un urlare cupo che veniva dall'ovest ed
apparve all'orizzonte una gigantesca nube nera che avanzava rapidamente rasente terra.
Dopo pochi istanti ci investí un vento impetuoso, ci riparammo allora in casa a dire il vero abbastanza
preoccupati. Meno male che le porte e le finestre della chiesa erano chiuse. Dopo altri pochi minuti la nube
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nera investí il paese; si fece buio tanto che attraverso i vetri non potevamo vedere nulla neppure il bianco
muro della chiesa distante solo 25 metri. Si trattava di una tempesta di arena calda proveniente dal deserto.
Per fortuna il fenomeno durò poco, cadde anche una breve pioggia che contribuí a schiarire e a purificare
l'aria. Quando tutto finí uscimmo per vedere gli effetti di quell‟uragano di sabbia. Le foglie degli alberi
erano in parte volate con il vento e le poche rimaste appassite come se fosse piovuta acqua bollente; si
udivano voci che chiedevano aiuto. Poi la gente cominciò ad uscire da casa, si formarono crocchi.
Accompagnato da alcuni volonterosi io feci il giro del paese per sapere se vi fosse qualche ferito; per
fortuna nessuna disgrazia alle persone, ma alcune case scoperchiate, alberi abbattuti e tutto il terreno
coperto di uno strato di sabbia quasi nera.
Nel nostro giro ci incontrammo in una pattuglia della polizia che faceva lo stesso servizio prendendo
anche nota delle case piú danneggiate. Dai giornali si seppe poi che il fenomeno aveva avuto una
estensione enorme e che era cominciato in una zona semidesertica tra la provincia di B. Aires e La Pampa.
LA BUONA STAMPA
Avviata la scuola bisognava pure pensare alla buona stampa, anche perché gli evangelisti della setta
nordamericana dei Battisti mandavano i loro satelliti e distribuivano foglietti e libri dimostrando uno zelo
ammirabile; c'era poi l‟afflusso della stampa immorale di cui Buenos Aires (la Babilonia del Sud) è una
infernale sorgente.
Si presentavano difficoltà apparentemente scoraggianti come il dover scrivere correttamente in una
lingua straniera, l'ambiente poco propizio, le spese ... ma se le regole di umana prudenza ci consigliavano il
contrario, il sentimento del dovere ci indusse a cominciare subito. Profittammo di una visita al Vescovo e
posto il problema egli ci consigliò di cominciare con la distribuzione gratuita di qualche pubblicazione già
esistente, specialmente mi indicò "El Sembrador" periodico settimanale molto ben fatto editato dai padri
della Società del Verbo Divino e a me offrí alcuni esemplari. Accettai volentieri questo consiglio cosí in
aprile cominciai a divulgarlo.
Per fare questo mi servii di un giovanetto che aveva l'incarico della distribuzione dei giornali a
domicilio. Con il permesso del suo principale ritirava dalla parrocchia il periodico e ne inseriva una copia
in tutti i giornali.
La Prensa, La Nación, La Critica, La Razón, tutti della capitale federale; altre copie venivano distribuite
gratis ai fedeli presenti alla messa festiva.
Naturalmente non mancarono i commenti pro e contra, in piú qualche tempo dopo apparve un articolo
sul "Censor" di Bragado che, criticando il fatto diceva: "I nostri amici di O'Brien, dato il titolo, credevano
trattarsi di una pubblicazione con indicazioni utili agli agricoltori, ma si accorsero con meraviglia che era
ben altra cosa, si tratta di religione e di una politica che non li interessa affatto".
Siamo poi venuti a sapere chi erano questi amici di O'Brien, alcuni pochi emigrati della Spagna e
dell'Italia che si sentivano offesi nelle loro idee anticlericali.
P. Poggi ed io abbiamo deciso di tirare avanti lo stesso come nulla fosse ricordando quel verso di Dante:
“Non ti curar di lor ma guarda e passa".
LA SOCIETÀ ITALIANA “ROMA”
Si tratta di una istituzione di tipo liberale, una delle tante fondate dai nostri emigranti basata sul
programma di un mutuo soccorso e su questo punto avevano la loro ragione di esistere perché prima non
esisteva un sistema di aiuto sociale come al presente, però secondo lo spirito dei tempi quasi tutte dominate
da uno spirito anticlericale. Generalmente venivano riconosciute giuridicamente quindi potevano possedere
una sede ufficiale con sala da ritrovo e anche biblioteca. Cosí pure era quella di O'Brien. Ero stato invitato
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a visitare la sede dal presidente signor Domingo Gandolfo, figlio di genovesi, che aveva ceduto in affitto
una parte della sua casa alla società.
Ho notato che nella biblioteca, con un discreto numero di volumi, vi era di tutto fuorché libri di studio,
in generale romanzi e romanzacci, riviste non troppo morali ed anche libri proibiti.
Chiesi spiegazioni al signor Gandolfo sulle attività della società e mi rispose in genovese "Se sciâ
savese" (se lei sapesse) e poi mi spiegò che tra i soci vi erano anche dei buoni elementi, ma chi
predominava era un anticlericale sfegatato e perciò nella società si faceva quello che voleva lui. Si trattava
di un certo Forti, un romagnolo, uomo di poca cultura, faceva il panettiere anzi era il padrone della
panetteria principale esistente in paese.
La società contava molti soci, essendovi iscritti anche i non italiani come pure tutte le famiglie delle
componenti della commissione pro parrocchia in massima parte oriunde spagnole.
Con tutte queste belle informazioni, consigliato anche dal P. Poggi decisi di entrare in azione. Chiesi ed
ottenni di essere ammesso anch'io tra i soci sottoscrivendomi per la quota di 2 pesos mensili, regalai
qualche buon libro per la biblioteca e cosí fui accettato.
Vi era in progetto l'acquisto di un terreno per costruire la sede propria piú comoda e piú moderna ed io
proposi di fare una bella cerimonia con la benedizione e collocazione della pietra fondamentale con invito
alle autorità ed anche ad altre società sorelle dei paesi vicini, Junin, Morse, Bragado, Wames ecc.
L'idea piacque e si decise di realizzare una assemblea generale dei soci per interessarli tutti a cooperare.
A detta assemblea decisi di non partecipare personalmente per lasciare ai dirigenti piú libertà di azione ...
ma avevo posti i miei addetti che poi mi informarono di quanto venne trattato. L'idea di un prete nelle loro
file non piacque al signor Segretario che ebbe parole un po‟ troppo spinte contro la chiesa assecondato da
pochi altri, ma prevalse la maggioranza, anzi fu deciso che io dovessi fare un bel discorso in lingua italiana
(a dire il vero dove avrebbero trovato un oratore gratis?) .
Per la festa fu scelto un pomeriggio di domenica e riuscí splendida. Bandiere italiane e argentine
adornarono le vie del paese, fu invitata anche la banda dei ferrovieri di Junin, ed io benedetta la pietra, feci
un bel discorso patriottico, pieno di nostalgici ricordi per la patria lontana che anche io sentivo
profondamente prendendo lo spunto da quel brano del Manzoni in cui descrive l‟addio di Lucia ai suoi
monti. Ricordai la chiesetta del paese natio, i nostri cari lasciati in patria; non tralasciai di incitare i nostri
connazionali al ricordo e all‟amore della patria che abbiamo lasciato e a quella che ci ospitava, l'Argentina.
Nell‟uditorio ci furono anche momenti di profonda emozione e di vivo entusiasmo. Conclusi ricordando
come norma di vita la trilogia Dio, patria e famiglia (Dios, patria y hogar) aggiungendo che a chi grida
patria ... patria ma va contro la fede e la morale cristiana non bisogna credergli, perché chi non ha
rettitudine di coscienza non sarà mai un vero patriota.
Invitai poi tutti a gridare a gran voce: “Viva la patria italiana, viva la patria argentina”. Naturalmente
applausi prolungati, poi la banda eseguí l'inno nazionale argentino e la marcia reale italiana. Fu un trionfo!
Il commissario di polizia di Bragado fu il primo a congratularsi con me e poi tutte le autorità ed i principali
del paese, anche il povero Segretario anticlericale non poté ricusare di stringermi la mano.
Ritornando ad O‟Brien dopo parecchi anni ho potuto ammirare la nuova sede della società che è una
delle costruzioni piú belle e moderne del paese.
SAN PATRIZIO
Venne poi la festa di S. Patrizio patrono del paese e titolare della chiesa.
Si poté fare ben poco perché per gli emigranti spagnoli e italiani questo santo non rientrava nella
tradizione dei loro paesi di origine ed i pochi irlandesi, da parecchi anni, non essendovi sacerdote avevano
preso l'abitudine di invitare un missionario passionista irlandese del convento di B. Aires e facevano la
festa per conto loro in una fattoria (estancia). Questa volta però il passionista si era presentato a noi
qualche giorno prima per salutarci ed informarci che avrebbe riunito i suoi compatrioti nella nostra chiesa.
Ma il 17 si presentarono pochi perché essendo sabato era un giorno di lavoro ed altri dei paesi vicini
18
avevano preferito recarsi a Mercedes dove la colonia irlandese era ancora numerosa e dove la comunità dei
Pallottini era della stessa nazionalità ed avevano un bellissimo collegio ed un grandioso tempio gotico
dedicato al Santo.
II RITORNO IN PATRIA DEL P. POGGI
Dopo la S. Pasqua con l‟avvicinarsi della cattiva stagione P. Poggi si sentiva sempre piú a disagio e la
sua salute non reggeva; sentiva le conseguenze dei disagi sofferti nei suoi trenta anni di missione in Brasile
ai quali si aggiungevano i sintomi di una vecchiaia precoce. Soffriva anche moralmente e credeva aver
commesso un errore nell‟avere preferito l'Argentina al Brasile.
Cercai di confortarlo assicurandolo che anche in Argentina sarebbero venuti per noi tempi migliori ed
anche maggiore raggio di azione. Fu allora che mi confidò un'altra sua pena. Mi disse che in Argentina
c‟era anche un suo fratello molto somigliante a lui da sembrare quasi due gemelli, ma che non era affatto
simile a lui nella morale. Da un anno circa aveva avuto le sue ultime notizie: si trovava a Bahía Blanca,
aveva un negozio di macelleria, ma che abbandonato tutto era diventato un mendicante girovago.
“Se lo dovesse incontrare, aggiunse, lo riceva con carità, lo aiuti, cerchi di farlo ravvedere...” e pianse.
Compresi tutta l'amarezza del suo cuore e promisi, presentandosi l'occasione, di fare quanto mi chiedeva.
Mi manifestò pure il suo desiderio di allungare un pochino il suo viaggio di ritorno in patria passando per
l'Uruguay e il Brasile per rivedere ancora una volta amici e colleghi missionari.
Naturalmente accondiscesi subito a questo suo desiderio e misi subito a sua disposizione il denaro
occorrente esortandolo anche a recarsi per un po‟ di giorni a Buenos Aires dal P. Piffero o a La Plata dal
nostro amico P. Laiti per preparare il viaggio.
Cosí fece e venne poi fissata la sua partenza da O'Brien per il 7 giugno, festa del Corpus Domini. Intanto
per avere elemosine di messe da celebrare durante il viaggio mi consigliò di scrivere a don Onorio Parodi,
ex allievo dei Figli di Maria, parroco del Santuario di N. S. della Guardia nella città di Rosario, allora
appartenente alla diocesi di Santa Fé.
Credevamo che trattandosi di un nostro ex allievo della casa di Rivarolo e di un antico compagno del P.
Poggi, certamente lo avrebbe in qualche modo favorito, ma la risposta fu negativa e redatta in forma tale da
escludere per allora ogni ulteriore corrispondenza.
Il P. Poggi ne rimase sorpreso ma si astenne da ogni commento, solamente disse: “Forse avrà altri
obblighi da soddisfare con la curia diocesana e con i suoi familiari”.
Certamente però restò sempre in lui un benevolo ricordo dei Figli di Maria, infatti nel 1933 troviamo il
suo nome iscritto nella lista dei soci perpetui dei nostri ex allievi e come ebbe a scrivere, riceveva sempre e
leggeva molto volentieri Risonanze.
Il 7 giugno il P. Poggi celebrò la S. Messa alle ore 8 e disse con una certa emozione parole di commiato
esortando i fedeli a perseverare nell'amore alla Chiesa e a non dimenticare l'apostolato del buon esempio.
Dopo la Messa tutti si presentarono per salutarlo. Alla Messa delle 10 celebrata da me volle al Vangelo fare
un discorso e poi dare brevi parole di saluto ed ancora alla fine i fedeli vollero salutarlo. Salutò quindi tutti
quanti del paese erano soliti assistere alle messe festive.
Alle 12 alcune famiglie che già sapevano delle sua partenza ci prepararono un piccolo pranzo e poi tutti
alla stazione.
Prima di lasciare la parrocchia P. Poggi volle accomiatarsi da Gesú Sacramentato, lo accompagnai e
dopo una breve sosta in adorazione gli chiesi la sua benedizione, eravamo commossi.
Certamente in quel momento nostro Signore dal Santo Tabernacolo ha ricolmato di grazie e di
benedizioni l'animo del suo servo fedele che partiva non per abbandono del suo ministero ma per rientrare
in patria a continuare il suo lavoro e preparare anime apostoliche tra gli alunni del Santuario.
Quanto a me, pensavo che forse poteva essere l'ultimo nostro saluto sulla terra, ma per grazia di Dio non
fu cosí perché ho potuto riabbracciarlo nel 1932 in occasione del Capitolo Generale.
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Alla stazione molta gente e quando alle 13 e trenta il treno si mosse si rinnovarono i saluti ad alta voce
agitando i fazzoletti.
Rientrato in casa mi colse un momento di sgomento; ero rimasto solo ... solo e fino a quando?
L’ARRIVO DEL P. FERRARI LINO
Dopo una decina di giorni dalla partenza di P. Poggi arrivò una lettera con la notizia che P. Ferrari
sarebbe partito da Genova con il piroscafo Giulio Cesare la mattina del 14 giugno per arrivare a Buenos
Aires il 29.
La sua partenza da Genova e la commovente cerimonia dell'addio che si verificò nella casa di Genova il
13, è molto ben descritta in Risonanze nel numero di agosto 1928, primo volume di Risonanze pag. 113,
quindi non è il caso di ripeterlo qui.
Il giorno dell'arrivo, 29 giugno, era festivo (festa di S. Pietro) quindi io non potevo allontanarmi dalla
parrocchia, perciò incaricai una persona di fiducia, il Signor Leschiutta a recarsi a Buenos Aires per
riceverlo e perché lo riconoscesse gli consegnai anche una fotografia di P. Ferrari. Questo nostro
parrocchiano e amico ha compiuto molto bene il suo mandato. Non essendovi treno fino alle 17,30 a
mezzogiorno lo condusse ad una trattoria per il pranzo e poi ad ora conveniente alla stazione di Piazza
Once.
A questo riguardo su Risonanze venne pubblicato che in quel giorno ebbe accoglienze paterne e cordiali
dal Vescovo di La Plata, che si recò ad ossequiare S. E. il Nunzio apostolico e che si fece anche un dovere
di presentarsi al R. Console. Invece non fu cosí perché essendo giorno festivo né il Vescovo né il Nunzio
né il Console ricevevano e poi data la distanza fra Buenos Aires e La Plata (circa 80 Km) non sarebbe stato
possibile effettuare tutte queste visite in un solo giorno. La visita al Vescovo di La Plata, P .Ferrari la fece
nella settimana seguente accompagnato da me perché era mio dovere presentarlo al vescovo e chiedere per
lui le facoltà ministeriali. In quella occasione facemmo anche visita al P. Laiti che con grande cordialità ci
invitò anche a pranzo. Quanto al Nunzio Apostolico ed al Console italiano di La Plata (e non B. Aires)
siamo andati in altra occasione. Questo per precisare le cose.
P. Ferrari arrivò ad O'Brien dopo la mezzanotte. Era una notte fresca (essendo la stagione invernale) ma
calma e serena. Lo attesi sulla strada davanti all'ingresso del cortile di casa con l'unica compagnia del
fedele Perro, il cane. Come ricordava anche dopo molti anni tutte le volte che si presentava l'occasione P.
Ferrari diceva scherzando: “Il mio ingresso in O'Brien è stato speciale, sulla soglia di casa fui
cordialmente ricevuto dal P. Bertolotto e da un cane nero”.
Ci abbracciammo con effusione e naturalmente dopo aver ringraziato il signor Leschiutta ci siamo
trattenuti in conversazione un paio d'ore prima di deciderci ad andare a riposo.
L‟indomani, domenica, celebrò la Messa alle dieci ed io lo presentai ai fedeli con brevi parole
d‟occasione e una certa emozione.
Il lunedí seguente prima conoscenza con gli alunni della scuola. Poi in settimana visita a La Plata a S. E.
Mons. Alberti che lo accolse fraternamente e lo intrattenne in cordiale conversazione e poi lo benedisse
formulando i migliori auguri per il suo nuovo campo di lavoro. Come ho accennato sopra, a pranzo fummo
ospiti del Padre Laiti e tanto lui quanto i suoi confratelli furono lieti delle notizie che il P. Ferrari poté dare
loro dell'Italia.
Della presenza in O'Brien di P. Ferrari diede notizia "El Nacional", giornale di Bragado con la seguente
nota di cronaca: "Da una settimana si trova in O'Brien il nuovo vice parroco, P. Lino Ferrari, in
sostituzione di P. Poggi che partí per l'Europa. Inoltre per soddisfare il desiderio di molte famiglie si
cominciò nella scuola parrocchiale una classe serale maschile per adulti".
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EL AMIGO DE LAS FAMILIAS (PERIODICO MENSILE)
ALTRE ATTIVITÀ
Con l'arrivo del P. Ferrari si è potuto aggiornare meglio il nostro lavoro ed anche attendere alle richieste
di sacro ministero in altre zone. Anche la scuola, se ci procurava un po‟ di fatica, ci ha dato modo di
avvicinare sempre piú le famiglie. Pur seguendo con la distribuzione gratuita del settimanale “El
Sembrador” si pensò anche alla pubblicazione di una nostra rivista, cercando di imitare "L'Amico delle
famiglie" di Genova. Per questo ci siamo sobbarcati ad una impresa di una certa responsabilità, ma ci siamo
riusciti.
Finanziariamente ci venne in aiuto l'offerta mensile della commissione pro parrocchia ed anche abbiamo
trovato qualche abbonato tra le persone piú abbienti. Ecco quanto pubblicò Risonanze nell'ottobre 1928. “Il
P. Bertolotto ci aveva annunziato la prossima uscita di un figlio di Risonanze e la posta successiva ce lo
reca bell'e maturo: El amigo de las Familias, publicación mensual, con aprobacion del Ill.mo Obispo
diocesano.
II primo numero è promettente, denso di materia, con succose istruzioni catechistiche, consigli,
sentenze, orario parrocchiale, ecc.”.
Anche in seguito dopo sette mesi (aprile 1929) Risonanze segnalava con soddisfazione che continuava
regolarmente le sue pubblicazioni El Amigo de las familias, sempre vario, sempre vivace, sempre
informato alle esigenze della vita cristiana.
P. Ferrari che veniva dimostrando piú attitudine per il sacro ministero che per la scuola, in seguito a
richiesta del Vescovo ebbe occasione di prestare l'opera sua per un mese nella parrocchia di Morón piú
vicino a Buenos Aires, dove lasciò di sé ottimo ricordo come mi confidò poi il Vescovo.
Intanto si arrivò alla festa dei Santi e commemorazione dei defunti.
Che differenza tra quest'anno e l'anno precedente quando arrivammo ad O'Brien! Evidentemente si era
fatto un bel passo avanti grazie alle iniziative prese, scuola, ricreatorio, visite domiciliari ...
Ci fu di conforto e di incoraggiamento il fatto che all'inizio del nostro secondo anno di attività S. E.
Mons. Alberti, Vescovo di La Plata scrisse al Rev.mo P. Minetti, Superiore Generale, una bellissima lettera
manifestando il suo compiacimento per l'opera nostra e dichiarandosi pronto ad affidarci altre missioni in
diocesi, appena potessimo addossarcene il peso.
Mentre il Vescovo scriveva questo, il P. Ferrari aveva cominciato a svolgere la sua attività. come vicario
sostituto nella parrocchia di Bragado.
Il parroco don Aparicio, di nazionalità spagnola, aveva chiesto al Vescovo alcuni mesi di licenza per
recarsi in Spagna da dove mancava da parecchi anni, però era difficile per lui trovare un sostituto; allora il
Vescovo si rivolse a noi chiedendoci quasi per favore di incaricarci di quella importante parrocchia durante
l'assenza del titolare. Non abbiamo dubitato neppure un istante a raccogliere la richiesta e naturalmente
toccò al P. Ferrari tutto il peso di quel nuovo lavoro. Si recò a Bragado, prese i dovuti accordi con il
parroco e poi a La Plata per riferire al Vescovo su quanto stabilito con don Aparicio ed avere la nomina di
vicario sostituto servatis de iure servandis.
P. Ferrari fu subito ben accolto dalle autorità e dalla popolazione. Molto politicamente si recò subito a
fare visita di cortesia all'Intendente (sindaco), al Commissario di polizia, al Direttore dell'ospedale, alle
autorità scolastiche ed alle superiore delle due comunità religiose. Per ragione del suo ufficio entrò subito
in contatto piú diretto con le suore Pobres Bonaerenses de San José, congregazione religiosa argentina, in
servizio all'ospedale, che da allora ci furono sempre vicine spiritualmente cooperando con noi nelle varie
attività del sacro ministero e conservando una santa amicizia.
Altra cosa da notare, il concorso dei bambini alla messa festiva ed al catechismo. Tutto sembrava
procedere bene quando accadde un fatto di rilievo. Era apparsa un‟epidemia influenzale di una certa gravità
che colpiva specialmente i bambini.
Le autorità sanitarie proposero all‟Intendente di ordinare la chiusura dei luoghi pubblici, delle scuole ed
anche della chiesa parrocchiale. Ne derivò un serio problema che P. Ferrari risolse sospendendo
temporaneamente le classi di catechismo, ma si oppose decisamente alla chiusura della chiesa e tanto
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insisté finché venne ad un accordo con le autorità comunali: la chiesa rimarrà aperta solo la domenica
mattina e nei giorni feriali si celebrerà la messa nella cappella dell'ospedale e qualche volta nella cappella
delle suore della Compagnia di Maria e da parte sua il comune provvederà nella prima settimana ad una
totale disinfezione del tempio.
Quindi tutti contenti, sacerdote, autorità, suore e popolo. P. Ferrari, come poi ci raccontò, si meravigliò
molto osservando in che modo gli inviati del comune procedevano alla disinfezione; si presentarono con
mezzi antiquati, secchi, scope, pennelli da imbianchino, stracci, cose nel caso piú o meno sufficienti per
piccoli locali come sono le stanze degli appartamenti e piccole case, ma che per un edificio grande erano
inadeguati e costringevano gli operai ad una fatica improba. Come era possibile fare aderire il liquido
disinfettante alle alte colonne, ai muri della navata ed al soffitto della chiesa? Sarebbe stato logico usare gli
spruzzi a pompa, o almeno fare una specie di impalcatura come i muratori, invece usarono scale comuni e
cosí dopo 4 giorni di molta fatica e di pericolose acrobazie avevano compiuto appena la metà del lavoro
quindi ... annuente il P. Ferrari decisero di dichiarare alle autorità che la loro opera era compiuta e si
ritirarono lasciando il pavimento inondato con molti secchi d'acqua spumosa.
Le autorità sanitarie venute per il controllo si limitarono a dare uno sguardo alla porta principale e si
ritirarono soddisfatte.
Il P. Ferrari da parte sua durante il lavoro aveva offerto agli operai buoni bicchieri di vino e di birra ed
essi dimostrarono di gradire moltissimo. Altro lavoro importante dovuto all'iniziativa di P. Ferrari è stato il
rifacimento della facciata della chiesa, coadiuvato da un apposito comitato che riuní le somme necessarie
perché il lavoro riuscisse splendido.
Al termine della sua missione a Bragado autorità e fedeli espressero il loro ringraziamento al P. Ferrari,
lamentando la sua partenza, anzi alcuni avanzarono la proposta di presentare al Vescovo una supplica con
la firma delle autorità e dei maggiorenti della popolazione per chiedere a S. E. di trasferire don Apricio ad
un'altra sede e di lasciare definitivamente il P. Ferrari in Bragado.
Naturalmente egli sconsigliò tale cosa assicurando però tutto il suo costante ricordo tanto piú che dalla
vicina O'Brien gli sarà possibile ogni tanto fare una visita a Bragado anche per qualche opera di ministero.
Quando tornò don Aparicio, il Vescovo gli chiese se non gli fosse mai venuto il pensiero che P. Ferrari
potesse prendergli definitivamente il posto, questi rispose di no perché era sicuro che S. E. non lo avrebbe
mai permesso e poi perché aveva conosciuto molto bene i sacerdoti di O'Brien per cui non aveva dubitato
mai della loro lealtà; di piú si dichiarò contentissimo perché durante la sua permanenza in Bragado P.
Ferrari con la sua accurata amministrazione si era certamente ripagato onestamente del suo lavoro ma di
piú aveva pagato tutti i debiti della parrocchia e lasciato a lui una buona somma in deposito in un libretto in
banca. Il Vescovo rimase sorpreso e soddisfatto ed a me disse poi privatamente queste parole: “El P.
Ferrari sabe hacerse querer” (sa farsi apprezzare).
LE SUORE FIGLIE DI MARIA IMMACOLATA
Con la scuola parrocchiale, e l'oratorio si era in parte provveduto al bene spirituale ed intellettuale dei
ragazzi, ma bisognava pure tentare di fare qualche cosa anche per le bambine e specialmente per attirare
alla chiesa le giovani.
Nell'occasione della Pasqua del 1928 inviando gli auguri al P. Chiesa, che da circa un anno era stato
nominato direttore spirituale della comunità romana delle Figlie di M. Immacolata gli avevo chiesto se
sarebbe stato possibile avere un piccolo gruppo di suore al servizio della parrocchia di O'Brien. P. Chiesa
ne parlò con la fondatrice e Superiora Generale Madre Brigida Pastorino che fece sua l'idea e cosí dopo un
secondo scambio di corrispondenza per chiarire bene ogni punto furono iniziate le trattative e la dovuta
preparazione.
Da parte nostra in O' Brien bisognava trovare l'ubi consistam, cioè una casa e certamente in un primo
tempo non si poteva sperare di avere offerte e sussidi, quindi toccava a noi sobbarcarci l'onere.
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Dopo vari sondaggi e proposte si trovò un terreno a soli cento metri dalla casa parrocchiale con una casa
facilmente adattabile. Era di proprietà di quel muratore che aveva costruito la saletta per la nostra scuola.
Ci mettemmo d‟accordo sul prezzo d‟acquisto, quaranta mila pesos, in contanti e si stipulò il contratto
notarile. Subito ci siamo preoccupati per alcuni lavori di adattamento della casa.
La commissione di signore pro parrocchia si mise al lavoro per provvedere l'arredamento. Non
mancarono i benefattori.
Non furono trascurate le prescrizioni canoniche e tutto fu fatto con il beneplacito del Vescovo di La
Plata che ci rilasciò i relativi documenti. Come pubblicò Risonanze nel numero di aprile del 1929, le Figlie
di Maria Immacolata furono liete di celebrare il trentennio della loro fondazione con l‟espansione all‟estero
della loro opera. Del doppio fausto avvenimento fu pubblicato un numero illustrativo con la seguente
dedica:
"A Dio benignissimo,
tributa vivissime azioni di grazie,
nuovi auspici traendo
di sempre piú feconda vita,
dall'apostolato delle sue prime missionarie
che sotto l'egida della Regina delle Vergini e degli apostoli
dell‟alma Roma
in via a lontane plaghe
alla conquista di anime,
alla dilatazione del regno di Gesú Cristo”.
Dopo la funzione del religioso commiato nella casa generalizia di Roma, accompagnate dalla fondatrice
e madre Superiora Generale Brigida Pastorino, dalla Segretaria Generale e dal nostro P. Chiesa, direttore
spirituale, le quattro suore prescelte si sono recate a Genova e presero imbarco il 21 febbraio sulla nave S.
Giorgio.
Arrivarono a Buenos Aires il 15 marzo. Era stato tutto ben disposto per riceverle. Essendo doveroso e
conveniente che prima di prendere il treno per O'Brien si presentassero al Vescovo di La Plata all‟arrivo
furono ospiti per quella sera di una comunità di suore in Buenos Aires e la mattina seguente accompagnate
dal P. Bertolotto proseguirono per La Plata. Rimasero in quella città alcuni giorni accolte come sorelle e
con tutta cordialità dalle suore dell‟istituto del P. Laiti, il quale si era preoccupato affinché tutto procedesse
con ordine e carità. Nel giorno e nell‟ora stabilita dal Vescovo si presentarono a lui che ebbe per loro
paterna accoglienza.
Ripresero il viaggio per O‟Brien accompagnate da P. Bertolotto, vi arrivarono di pomeriggio col treno
delle 15,30. Il pranzo era stato servito in treno. Ad O'Brien una inaspettata e tanto piú gradita accoglienza,
profusione di fiori, popolo festante e doni per le prime necessità della casa.
Il bollettino del loro istituto riportò una lettera con le prime notizie redatte nei termini seguenti: “ ... da
10 giorni siamo qui arrivate, ci siamo messe subito al lavoro, stiamo preparando alcune giovinette per la
prima comunione; si preparano alla spicciolata, secondo se si riesce a convincere le giovani e i parenti.
Per altro ha fatto la prima comunione una signora di 20 anni; oggi un’altra della stessa età; per Pasqua
speriamo poterne presentare almeno 12 a ricevere Gesú. Abbiamo bisogno di preghiere e impegniamo le
novizie a dirne molte e con fervore. La nostra scuola comincerà regolarmente in aprile e vi sono giovinette
di laboratorio, alcune di prima e seconda classe elementare, e bimbi di asilo”
In seguito l'erede del signor O‟Brien, il signor Santiago Boven per mezzo del suo maggiordomo, mise a
disposizione delle suore altri due lotti di terreno di 250 mq ciascuno attiguo a quello acquistato da noi. Con
gli anni le suore divennero proprietarie di tutto e poterono anche ingrandire la casa e costruire una cappella
propria.
L'ARRIVO DI P. PLATANIA
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Dopo l'arrivo delle suore, ci fu quello del P. Francesco Platania. Era stata stabilita la sua partenza da
Genova il 20 febbraio, tutto sembrava pronto, ma al momento di ritirare il passaporto gli fu notificato che
non glielo potevano consegnare perché prima doveva regolarizzare la sua posizione con le autorità militari.
Che cosa era accaduto? Fatto rivedibile e quindi non arruolato per due anni consecutivi, avrebbe dovuto
presentarsi una terza volta, non lo fece credendo di non doversi presentare piú e poi per vari anni non aveva
piú ricevuto nessuna comunicazione al riguardo dal suo distretto. Assolto dall'accusa di renitente, essendo
sacerdote poté anche essere esonerato dal servizio militare in base alle nuove disposizioni stabilite dal
concordato, firmato poco prima tra la S. Sede e lo Stato italiano (11 febbraio 1929).
Riprese e ultimate le pratiche per la partenza proprio all'ultimissima ora prima dell‟imbarco, non fu
possibile avvisare gli amici per la funzione di congedo che fu fatta nell'ambito della casa di Genova. Prese
imbarco sul Duilio alle ore 11,00 del 4 aprile salutato al porto dai superiori e confratelli, dagli aspiranti e
dal babbo.
Arrivò a Buenos Aires la mattina del 21 aprile ricevuto al porto dal P. Bertolotto che lo presentò poi al
vescovo di La Plata. Mons. Alberti che si disse felice di poter avere la collaborazione di un altro Figlio di
Maria e gli concesse le facoltà ministeriali con gli auguri di un santo apostolato.
Con l'arrivo delle suore e del P. Platania fu possibile intensificare le nostre attività e la penetrazione
spirituale delle famiglie.
Uno dei primi risultati fu la festa del Corpus Domini celebrata per la prima volta con una certa solennità.
Ci piace di riportare quanto pubblicò “Flora Mariana”, bollettino delle Figlie di Maria Immacolata in
Roma: “...vi è stata a O’Brien una bellissima festa del Corpus Domini.
In quel giorno abbiamo consacrato a Gesú ventidue paggetti. Si entrò in chiesa cantando l' inno
“Pagetos marchamos"; schierati davanti all’altare il Superiore P. Bertolotto benedisse le fasce rosse e le
impose ai bimbi rivolgendo loro delle parola che fecero commuovere i parenti. Ritornando al posto si è
cantato l'inno" Pages somos del Sacramento". Poi fu celebrata la Messa e ci furono molte comunioni
specialnente di signorine. Al termine si é usciti dalla chiesa cantando l'inno"A Dios queremos" (Noi
vogliam Dio). Il popolo era felice di ammirare i bimbi vestiti di bianco con la fascia rossa.
La domenica dopo, 4 giugno, si è benedetta la statua e l'altare del S. Cuore. Riuscí una festa molto
graziosa, appunto perché il popolo entusiasta del giovedí precedente venne in gran numero alla chiesa,
persone mai viste prima, intere famiglie che poi sono venute a ringraziarci ed a ringraziare il P. Superiore
della gioia.loro procurata. Ora comprendiamo,dicevano, quanto si sta bene in chiesa e anche come si deve
stare. Il P. Superiore tutto contento un giorno ci disse: Ci volevano le suore per svegliare questo popolo”.
Di questa festa ne parlò anche il giornale “Il Censor” de Bragado: “El domingo pasado se realizó en la
iglesia de San Patricio de O’Brien la solemne bendición del nuevo altar del Sagrado Corazón de Jesús.
Como pocas veces el templo viose repleto de fieles”.
A questo punto sento il dovere di ricordare il P. Antonio Piccardo, direttore del collegio di Rivarolo, che
ha voluto farci un bel regalo, approfittando della visita del P. Platania. Si tratta dell‟armonium e degli
arredi sacri, già appartenenti alla villa di Serrea, un bel regalo davvero per la nostra chiesa di O‟Brien.
Frattanto il P. Platania, subito dopo il suo arrivo cominciò ad addestrarsi con la lingua spagnola e con
l‟ambiente e con il cuore pieno di tutto ciò che aveva lasciato per rispondere con generosità alla chiamata
del Signore.
Intanto maturavano i tempi per una nostra parrocchia nella capitale federale. Già nel gennaio 1929 erano
state riprese le trattative che condotte a buon punto, nel giugno di quello stesso anno mi obbligarono a
trasferirmi in Buenos Aires affidando la chiesa di O'Brien al P. Ferrari naturalmente con il consenso del
vescovo di La Plata che benedisse ed incoraggiò la nuova opera.
Cosí venne anche pubblicato su Risonanze, con il P. Ferrari in O‟Brien, il sacro ministero andò
sviluppandosi a poco a poco. Non gli mancarono preoccupazioni spirituali e materiali, infatti fece eseguire
dei lavori veramente necessari nella casa parrocchiale per renderla piú confortevole e con la costruzione di
due vani dei quali uno per l'ufficio parrocchiale e l'altro piú grande per le riunioni.
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Dovette sollecitare anche le offerte per la nuova campana da comprare, per sostituire l'altra ridotta in
malo stato; in questo cercai di aiutarlo trattando in Buenos Aires con una ditta specializzata, con la quale si
stipulò il contratto per una campana di 440 kg al prezzo di pesos 3,50 al kg. posta su vagone alla stazione
di Once.
Seguitò anche ad occuparsi della scuola fino al termine dell'anno scolastico e della direzione e
compilazione del periodico parrocchiale "El amigo de las familias".
Il nuovo anno 1930 presentò per la scuola un serio problema: i padri Ferrari e Platania dimostrarono di
non aver altitudine per l‟insegnamento e non c‟è da stupirsi perché non erano stati avviati a questo genere
di attività e anche volendo seguire, la nostra sarebbe stata sempre una scuola privata non autorizzata oppure
si sarebbe dovuto prendere un maestro diplomato e stipendiarlo secondo le leggi vigenti. Neppure le suore,
pur desiderandolo con insistenza, erano in condizione di assumere un regolare impegno scolastico perché
la loro istruzione si riduceva alla licenza elementare, quindi senza una cultura capace di affrontare
l‟insegnamento. È vero che quando si trattò con la Superiora Fondatrice Madre Brigida Pastorino essa
assicurava che erano tutte diplomate, ma si equivocava su questo titolo perché il loro diploma consisteva in
taglio e cucitura e non in quello di una scuola secondaria o magistrale come noi avevamo proposto. A
questo bisogna aggiungere che il provveditore degli studi della provincia di Buenos Aires, avendo notato
che in O‟Brien non essendovi nelle scuole elementari la quinta e la sesta classe e che un sacerdote, per di
piú straniero, le aveva istituite in maniera privata, decise di correre ai ripari, disponendo che con il nuovo
anno scolastico, dette classi venissero stabilite regolarmente.
Tutto questo giustifica perché la nostra scuola dovette sospendere l‟attività dopo due anni di lavoro
coscienzioso coronato da buoni risultati agli esami.
Le suore da parte loro dovettero contentarsi di fare l'asilo infantile e di prendere in pensione alcune
ragazze, figlie di contadini che abitavano lontano dal paese dando loro cosí il modo di frequentare senza
disagi le scuole pubbliche.
Presso la parrocchia continuò però a funzionare il ricreatorio maschile e presso le suore quello
femminile. Ho saputo cha la Madre Fondatrice si è lamentata di questo stato di cose e che avrebbe
desiderato che le sue religiose avessero qualcosa di piú importante e di piú redditizio, cosa che col tempo e
con l'arrivo di nuovi elementi piú idonei hanno potuto realizzare sistemandosi molto bene in varie località
della provincia di Buenos Aires ed in altre, dopo varie peripezie e dolorose esperienze.
Come ho fatto notare nella relazione inviata a Roma in occasione del Capitolo Generale, se la nostra
scuola in O'Brien ha dovuto sospendere la sua attività ci rimane però il merito di aver affrontato la
situazione, di aver beneficato quella popolazione inducendo l'amministrazione provinciale ad agire
istituendo il corso completo elementare cosa che non si era mai ottenuta prima per l'incuria dei governanti e
dei politicanti di professione che, come si sa, nella propaganda elettorale promettono molte cose che poi
non traducono quasi mai in pratica.
Un fatto molto grave venne a turbare le attività in O'Brien. Alla morte del signor Boven proprietario
della fattoria S. Edoardo che aveva ereditato dal fondatore del paese signor Edoardo O‟Brien, gli eredi
decisero di vendere tutto il campo e tra i possibili compratori l'acquirente fu il dottor Elias, ricco
personaggio, che già possedeva una fattoria, La Petaquita, sul cammino che da O‟Brien conduce a Morse
e a Junin.
Primo atto del nuovo proprietario fu di licenziare tutti i coloni coltivatori, circa 40 famiglie, lasciando
solo pochi uomini per custodire il bestiame avendo ridotto tutto il campo a pastorizia. Anche gli eredi di
un'altra fattoria, quelli della famiglia Torello, fecero altrettanto. A questo si deve aggiungere l'esodo di
varie famiglie abitanti nel paese stesso che cominciarono a emigrare stabilendosi in altri centri molto piú
importanti come Junin, Bragado, Mercedes o Buenos Aires per avere la possibilità di dare ai loro figli
un'educazione superiore avviandoli alla carriera degli studi e quindi ad una condizione di vita piú elevata.
Ne derivò da tutto questo una forte diminuzione della popolazione della quale ne risentí il commercio
locale ed anche la Chiesa. Vari negozi chiusero le porte e furono demolite pure parecchie case per
utilizzare altrove il materiale. Come conseguenza venne anche a cadere il progetto di elevare O'Brien alla
categoria di comune indipendente. Questa iniziativa era stata presa al principio del 1929 in considerazione
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che le autorità del comune di Bragado sembravano molto interessate a migliorare ed abbellire il capoluogo
lasciando quasi abbandonate le zone periferiche, O‟Brien compreso.
Già vi erano state interpellanze al parlamento provinciale ed a quello nazionale per incarico dato ad
alcuni deputati.
Ricordo che interpellato e poi anche invitato, anch‟io in nome dalla parrocchia avevo aderito volentieri
con la firma di una petizione che fu presentata al Ministero degli Interni ed al governatore della provincia.
A dire il vero se questo progetto non poteva essere piú sostenuto a causa dell‟esodo della popolazione
nondimeno diede anche qualche frutto perché il municipio di Bragado fu obbligato ad iniziare anche in
O‟Brien una serie di opere pubbliche, residenza ed uffici della delegazione municipale, stazione sanitaria
nuova e piú adeguati edifici scolastici, migliorare l‟illuminazione pubblica ed il servizio telefonico e
specialmente la sistemazione e la manutenzione delle strade che permise ad una compagnia privata di
pullman di stabilire un regolare servizio di collegamento con Junin e Bragado.
Il nostro lavoro difficile e silenzioso ma costante e organizzato è stato ufficialmente riconosciuto e
consacrato dalla definitiva erezione in parrocchia di O‟Brien e dalla investitura in perpetuo datane alla
nostra Congregazione.
Cosí dichiarò il decreto di Mons. Alberti vescovo di La Plata in data 3 luglio 1930 in cui si afferma la
necessità di provvedere alla erezione in parrocchia di O‟Brien, fino allora semplice vicaria di Bragado, per
la popolazione fissa esistente, per la grande lontananza dalla parrocchia di Bragado (60 Km.); si prende
nota che la Congregazione dei Figli di Maria vi è già al lavoro attendendo alla educazione cristiana della
gioventú; si giudica che è bene accordare alla Congregazione stessa completa autonomia ecc. ecc. Ciò
affermando il decreto stabilisce: “ ..Noi, in forza delle facoltà che ci corrispondono secondo il diritto,
determiniamo:
1o Elevare come in effetto eleviamo con il presente decreto la cappellania di O’Brien alla categoria di
parrocchia.
2o Consegnare in perpetuo detta parrocchia ai RR. PP. della Congregazione dei Figli di S. M.
Immacolata dovendo amministrarla secondo i canoni e il diritto diocesano vigente e quello che potrebbero
stabilire i nostri successori ...”
Risonanze nel pubblicare la notizia ed il presente decreto col numero di agosto 1930 aggiunse quanto
segue: “Ci rallegriamo di questo attestato ufficiale dell’autorità episcopale di La Plata e condividiamo la
giusta compiacenza che ne avranno i nostri missionari che troveranno in essa un sempre maggior impulso
nelle opere di zelo apostolico”.
LA MORTE DI DON GESINO
La scomparsa di persone care è tanto piú dolorosa quanto piú grandi, nobili e santi sono stati i vincoli
che ci univano ad esse in questa vita. Una di queste è stato don Gesino, morto a Genova il 19 febbraio
1930. Anche noi in Argentina ne abbiano appresa la notizia con dolore e ci siamo associati al doveroso
tributo di ricordi, di preghiere e di affetti.
Quando poi abbiamo ricevuto il numero di Risonanze (aprile 1930) interamente dedicato alla sua
memoria, io personalmente ho sentito rinnovare nella mia mente il piú caro ricordo di lui e nel mio cuore la
commozione piú profonda. Mi sembrò di vederlo festante e sorridente accogliermi con onore al ritorno del
mio lungo servizio militare, ricordando con quanta carità accettò allora di dirigere il mio spirito e quanto si
interessò per farmi ricuperare con l‟intensità dello studio parte del tempo perduto.
Rievocai pure la sua persona sembrandomi di rivederlo nell‟ottobre 1927 in quei giorni di preparazione
per la partenza; con quanto affetto mi presentò la sua generosa offerta accompagnandola con parole che mi
restarono sempre scolpite nel cuore. Quando poi il 17 maggio 1931 nell‟adunata degli ex alunni furono rese
26
speciali onoranze alla sua memoria, dall‟Argentina abbiamo mandato la nostra adesione al P. Antonio G.
Piccardo, direttore del collegio di Rivarolo, nei termini seguenti:
“Ci associamo con tutto il nostro sentimento alle onoranze al nostro carissimo Don Gesino e sentiamo
in verità che non lo potremo mai dimenticare. Egli fu per noi il sacerdote santo ed il maestro paziente e
buono che con la parola e con il suo esempio ci animò alla divina missione dell'apostolato. Sentiamo
pertanto di essere presenti in unione di ricordi e di affetti all'assemblea di superiori, alunni ed ex, mentre
affidiamo a lei l'incarico di rappresentarci alla devota e mesta cerimonia. Per tutti. P. Bertolotto”.
MORTE DI P. ANTONIO MINETTI SUPERIORE GENERALE
12 LUGLIO 1931
Non era ancora dileguato l'eco della commemorazione di Don Gesino quando cominciarono a giungere
notizie allarmanti sullo stato di salute dell‟amatissimo Superiore Generale. Ne abbiamo seguito il corso
della malattia attraverso le comunicazioni che ci giungevano da Roma. Per me specialmente vedevo
avverarsi il presentimento che aveva pervaso il mio animo quando nel 1927 ci demmo l'ultimo saluto e
l'ultimo abbraccio sulla nave che doveva portarmi tanto lontano. Quell‟abbraccio doveva essere l'ultimo.
La notizia della sua morte ci arrecò particolare dolore e tristezza e come telegrafai e scrissi anche a
nome dei confratelli, il nostro dolore era tanto piú grande per noi lontani a cui abbiamo dovuto aggiungere
il sacrificio di non aver potuto abbracciare per l'ultima volta il nostro veneratissimo Padre Generale e
partecipare ai solenni funerali.
Oltre ai suffragi prescritti dalle costituzioni, il 12 agosto 1931 ci siamo riuniti in O'Brien per il solenne
funerale di trigesimo, con larga partecipazione di popolo, di amici e delle Suore Figlie di Maria Immacolata
con le loro alunne. In questa occasione con animo commosso ho rivolto brevi parole ai fedeli non solo per
ringraziarli per la loro partecipazione al nostro lutto, ma anche cercando di presentare la paterna figura del
nostro defunto Superiore Generale che tanto si era adoperato per inviare i suoi religiosi in Argentina ed il
primo frutto della sua opera era la nostra presenza in O‟Brien.
Naturalmente abbiamo poi letto con sommo interesse la cronaca dei funerali svoltisi a Roma e delle
numerose adesioni e condoglianze di cardinali, di vescovi, di alunni ed ex e di amici, tra le quali notammo
con piacere quelle di S. E. Mons. Copello Ausiliare e Vicario generale di Buenos Aires e di S. E. Mons.
Alberti vescovo di La Plata. S. E. Mons. Devoto le aveva presentate personalmente nel suo viaggio in
Italia.
IL CAPITOLO GENERALE
La scomparsa del Superiore Generale presentò subito per noi un serio problema, quello della nostra
partecipazione al Capitolo Generale per l‟elezione del successore. Si cominciò con scambio di lettere con il
Vicario Generale P. Tommaso Olcese. Bisognava studiare la cosa in tutti i piú minuti dettagli per non
trovarci poi dinanzi a dolorose sorprese. Eravamo in tre e con tre parrocchie distinte abbastanza lontane tra
loro. Le due relativamente piú vicine erano O‟Brien e Junin, con 50 Km di pessima strada. In questa
difficoltà il carissimo P. Poggi cercò in un primo momento di venirci in aiuto.
Tornato in Italia nel giugno 1928 perché malaticcio, conoscendo la nostra situazione, si offrí per tornare
a O'Brien per un anno pur sapendo a quali disagi andava incontro data la sua età ed il suo stato fisico.
Infatti avrebbe dovuto trascorrere tre inverni consecutivi e questo sarebbe stato per lui una cosa quasi
impossibile. Io compresi ed ammirai il suo spirito di sacrificio ed il suo amore per il bene delle anime, P.
Ferrari e P. Platania ne rimasero anche essi ammirati, ma tutti e tre convenimmo che sarebbe stato
imperdonabile per noi accettare la sua generosa proposta. Come io scrissi a lui, avremmo accettato il suo
sacrificio unicamente in caso estremo se cioè fosse stato impossibile trovare un'altra soluzione.
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1)
2)
3)
1)
2)
3)
4)
Noi perciò abbiamo insistito per l'invio anche in forma provvisoria e per pochi mesi di un sacerdote
giovane, anche scelto fra quelli destinati all‟insegnamento e le ragioni presentate ci sembravano
perfettamente logiche infatti erano le seguenti:
La cosa avrebbe meglio impressionato le autorità ecclesiastiche cioè i vescovi e specialmente il
Nunzio Apostolico.
Un giovane avrebbe imparato subito la lingua e tornando in Italia sarebbe stato in grado di
insegnarla ai nostri aspiranti missionari.
Uscire dal proprio ambiente troppo ristretto, vedere il mondo nella sua realtà acquistando una
pratica cultura della vita che non si insegna in nessuna scuola del mondo, sarebbe stata la migliore
preparazione per un giovane destinato all'insegnamento. Su questo punto vi era già l'esempio di altri istituti
moderni: Don Bosco, Don Guanella , Don Orione, ecc.
Purtroppo le nostre ragioni non vennero condivise a Roma perciò dovemmo fare di necessità virtú e fare
del nostro meglio per inviare uno al capitolo a costo di qualsiasi sacrificio. Era necessario per il futuro delle
nostre opere fare conoscere in Italia il vero stato delle cose e cercare di fare entrare i nostri confratelli
vecchi e giovani in un ordine di idee piú realistico, piú aperto e comprensivo per il bene della
Congregazione.
Dovendo agire secondo le costituzioni ed in obbedienza alle istruzioni contenute nella lettera
convocatoria del Capitolo, inviataci dal Vicario Generale P. Tommaso Olcese, il 12 febbraio 1932 ci siamo
riuniti in O‟Brien per eleggere il delegato al capitolo. Eravamo in tre e si ebbe il seguente risultato: P.
Ferrari voti 1, P. Bertolotto voti 2, rimanevo quindi eletto. Nella stessa riunione ci siamo messi d‟accordo
su 4 punti essenziali e cioè:
Il P. Bertolotto resterà in Italia il meno possibile cercando di arrivare a Roma per l'inizio del
capitolo e ripartendo subito dopo.
Il P. Ferrari andrà a sostituirlo in B. Aires.
Il P. Platania seguendo a risiedere in Junin, tutte le domeniche celebrerà una messa in O‟Brien
usando della facoltà di binare o trinare secondo deciderà il vescovo di La Plata.
Dare comunicazione di tutto questo al nostro Vicario Generale in Roma ed ai rispettivi ordinari di B.
Aires e di La Plata dovendo essi rilasciare i documenti relativi al P. Ferrari e al P. Platania come vicari
sostituti.
Dopo questa riunione e fino al momento in cui il P. Ferrari dovette sostituirmi nella parrocchia di San
Felipe Neri in B. Aires, non avvennero in O'Brien cose degne di nota. Come era stato predisposto, durante
l‟assenza del P. Ferrari la parrocchia fu attesa dal P. Platania. Del resto non era un fatto nuovo anche in
diocesi di La Plata che un sacerdote servisse temporaneamente due o piú parrocchie per mancanza di
sacerdoti.
Pochi giorni dopo mio ritorno da Roma, feci una visita a O‟Brien anche per portare alle suore le notizie
e la benedizione della loro Madre Fondatrice. Poi il P. Ferrari tornò in sede riattivando il suo ministero.
Da una lettera dello stesso al Rev.mo Superiore Generale si ha notizia della fondazione del Circolo San
Luigi. Porta la data del 5 dicembre 1932. Nella lettera riferisce che i giovani con il pretesto della riunione,
si fermavano fino alle 23 a giocare a carte ed a rompere quelle poche sedie che metteva a loro disposizione.
Gli era perciò necessaria una buona dose di pazienza perché, se ripresi, non si sarebbero piú fatti vedere
neppure alla messa festiva. Si lamenta poi che non è una gran bella cosa lo stare solo e conclude ... “meno
male che ora avendo l’automobile il P. Platania viene ogni tanto e cosí possiamo vederci con piú
frequenza”.
LA MORTE DI SUOR GABRIELLA
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Nel 1933 mentre tutto sembrava procedere con una certa tranquillità, un grave lutto venne a colpire la
piccola comunità delle suore.
Suor Gabriella, la piú anziana ed anche la piú esemplare, dopo una breve malattia sopportata con vero
spirito di fede e di sacrificio, offrendo la sua vita per il bene delle anime, morí santamente il 23 maggio.
La sua morte fu un lutto per tutta la popolazione che partecipò compatta ai funerali. I suoi resti mortali
riposano in un loculo del cimitero di Bragado. È stata per noi una dura prova. Le suore si sono rassegnate e
dopo un primo momento di sgomento, hanno ripreso la loro ordinaria attività.
In questa circostanza noi ci siamo comportati con loro come buoni fratelli aiutandole con tutto il cuore
nel morale e nel materiale. Il 28 giugno venne pure celebrato un solenne funerale di trigesimo.
LA NUOVA DIOCESI DI MERCEDES
Nel 1934 anche la parrocchia di O'Brien ebbe una novità, il passaggio dalla giurisdizione dell‟ordinario
di La Plata a quello di Mercedes. La nuova diocesi creata d‟accordo tra il governo argentino e la Santa
Sede, cominciò a reggere il 20 aprile 1934. Il nuovo vescovo Mons. Juan Chimento, già ausiliare di La
Plata incontrò la nostra parrocchia data alla nostra Congregazione ad nutum S. Sedis.
Già ci conosceva perciò le nostre relazioni con lui cominciarono subito in modo soddisfacente per lui e
per noi. Gradí moltissimo la nostra visita di ossequio ed il saluto che io mi feci in dovere di presentargli i
saluti anche a nome del nostro Rev.mo Superiore Generale.
CONGRESSO EUCARISTICO DI BEUNOS AIRES
E VISITA DEL REV. MO SUPERIORE GENERALE
Si veniva preparando il grandioso Congresso Eucaristico Internazionale e naturalmente anche la nostra
parrocchia di O‟Brien vi aderí secondo le istruzioni avute dal Vescovo, con una preparazione di preghiere,
istruzioni e funzioni speciali ed una delegazione fu pure presente nella capitale nei giorni della
celebrazione del Congresso.
Importantissima anche per O‟Brien la visita del Superiore Generale P. Bruzzone. Anche esternamente
ebbe tutta la solennità delle grandi occasioni. La descrisse molto bene il P. Antonio Giuseppe Piccardo
convisitatore nella sua relazione ... “all’arrivo, parrocchiani alla stazione e parrocchiani all’entrata della
chiesa, un ricevimento proprio in regola, le piccole alunne delle suore, l’associazione femminile di santa
Teresina, uomini e donne e giovani tutti schierati, la lettura di un devoto indirizzo e l’offerta di un bel
mazzo di fiori al Superiore Generale ed il suono della campana in modo da rendere l'inizio della visita piú
solenne. Venendo essa a coincidere con un corso di predicazione al popolo in forma di missione, si spiega
un intervento maggiore di fedeli".
La sacra visita del Superiore Generale ebbe il suo coronamento con la festa dell‟Immacolata. Ecco
quanto scrive in proposito il P. Bonaventura in una lettera per i lettori di Risonanze: “Immacolata con i
fiocchoni quest’anno in O’Brien ... moltissime comunioni. Dopo la Messa cantata celebrata dal parroco P.
Ferrari, si svolse la processione intorno alla grande piazza con la statua dell’Immacolata.
Nel pomeriggio ebbe il suo da fare il rev.mo Superiore che per delegazione del Vescovo di Mercedes
amministrò circa 300 cresime in 4 riprese approfittando dell’occasione per rivolgere in italiano ai
genitori, ai padrini e ai cresimandi calde parole di incoraggiamento ed incitando alla pratica dei doveri
religiosi e della vita cristiana.
Terminata la parte religiosa in O'Brien, cominciò per il P. Generale la parte poetico-missionaria. Alle
ore 22,00 partí per Junin in automobile dove giunse verso mezzanotte dopo avere percorso un viaggio di
50 Km tra fango ed interminabili pozzanghere per strade rese impraticabili per le piogge torrenziali ...
delizie abituali dei missionari Figli di Maria”.
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UN AFFARE MAL RIUSCITO
Da tempo il P. Ferrari desiderava comprare un auto forse entusiasmato dalla propaganda o forse piú per
avere comodità di poter viaggiare per raggiungere nel suo ministero le famiglie piú lontane della sua
parrocchia.
Quando mi propose l'affare gli raccomandai molta prudenza consigliandolo anche ad attendere qualche
buona occasione e specialmente facesse molta attenzione nella scelta del tipo di macchina. In un paese
come O‟Brien dove per centinaia di Km in qualsiasi direzione esistevano allora solo strade di terra ed in
pessime condizioni, occorreva una macchina adatta come poteva essere la Ford americana con un buon
motore e ruote alte per potere transitare senza difficoltà per strade fangose o arenose.
Quando mi propose di comprare una Fiat gli dissi di no, però un bel giorno si presentò in Buenos Aires
accompagnato da due agenti della Fiat con una vettura nuova che secondo loro serviva al caso nostro. Feci
loro osservare che invece non ci conveniva perché troppo bassa e quindi non atta per le strade di campagna
e conclusi con il mio parere sfavorevole, cioè un bel no! Anche il P. Platania la pensava allo stesso modo.
P. Ferrari però in seguito, si lasciò convincere e fece il contratto per una macchina Fiat tipo città con un
motore 4 cilindri e di poca potenzialità (30 cavalli), per la somma di cinque mila pesos.
Purtroppo accade il previsto. Con il cattivo tempo la macchina non serviva; rimaneva nei pantani e nella
zone arenose e si riscaldava il motore. Allora si convinse anche lui di aver fatto un cattivo negozio, ma
ormai era tardi. In occasione del Congresso Eucaristico la macchina serví ai padri visitatori in Buenos
Aires; poi naturalmente tra le varie disposizioni della santa visita nel novembre 1934 il rev.mo Superiore
Generale incluse che il P. Ferrari cercasse di vendere detta macchina appena possibile e se necessario
sostituirla con altra piú adatta. Come si vede fu un negozio sbagliato perché non si riusciva a venderla e
finalmente ridotta in cattivo stato, ceduta ad un meccanico di O‟Brien per soli 500 pesos. Era una macchina
da città e non da campagna ... Quando gli agenti della Fiat si ripresentarono per propormi un nuovo
acquisto, li mandai. ... a farsi benedire.
Dopo la visita del Superiore Generale in O‟Brien non vi furono piú avvenimenti importanti perciò il
1935 passò senza novità. Solamente conviene segnalare che si presentò la prospettiva di un ampliamento
del territorio parrocchiale essendo stata segnalata alla curia di Mercedes, la convenienza di staccare la zona
di Varnes dalla parrocchia di Bragado e di assegnarla a quella di O'Brien.
1936. LA MORTE DEL P. POGGI
Appena ricevuta la notizia della morte del P. Poggi avvenuta a Busalla il 2 febbraio, il P. Ferrari ne
diede avviso alla popolazione la domenica seguente, poi d'accordo con il P. Platania e con me, preparò il
solenne funerale di trigesimo. Toccò a me celebrare la messa solenne e prima delle esequie ho parlato ai
fedeli che gremivano la chiesa ponendo in rilievo le virtú sacerdotali e le attività missionarie del confratello
defunto, esortandoli a conservare il ricordo di P. Poggi come incentivo per una vita piú cristiana.
Erano troppo vivi i ricordi che mi avevano unito a lui perciò tanto nella celebrazione della messa quanto
nel parlare non ho potuto occultare una certa commozione che pervase anche l'uditorio.
Il ricordo di P. Poggi restò per molto tempo assai vivo in quanti ebbero la fortuna di trattare con lui ed
apprezzarne le grandi doti di zelante sacerdote.
P. PLATANIA PARROCO DI O’BRIEN
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In seguito al trasferimento di P. Ferrari alla parrocchia di San Felipe in B .Aires, previo accordo con
Mons. Chimento, il P. Platania nell‟ottobre del 1930 si trasferí a O‟Brien. Il suo ingresso, secondo la sua
volontà, fu in forma semplicissima tanto piú che la popolazione già, lo conosceva essendovi stato molte
volte a celebrare ed a sostituire saltuariamente il P. Ferrari.
Si mise subito al lavoro con impegno. Era solo, quindi si trovò in una posizione piú adatta al suo
temperamento, ma aveva la cooperazione delle suore specialmente per il catechismo, l'ordine e la pulizia
della chiesa. Il suo lavoro in O‟Brien ebbe la piena approvazione del vescovo in occasione della visita
pastorale il 30 ottobre 1937. Questa visita di Mons. Chimento merita particolare rilievo, era infatti la prima
volta che un vescovo visitava O'Brien in forma ufficiale. Nell‟estate del 1925 vi era stato in forma privata,
ospite del signor Boven, Mons. Copello allora ausiliare di La Plata ed aveva anche conferito il sacramento
della Cresima. Dopo quella data solo l'otto dicembre 1934 amministrò la cresima. come delegato del
vescovo di Mercedes Mons. Chimento, il nostro Superiore Generale P. Bruzzone. La visita del vescovo fu
perciò un avvenimento memorabile per O'Brien. Il dottor Elias per l‟occasione lo ospitò nella palazzina
della sua Estancia (fattoria) La Pataquita.
In quei giorni anche io mi sono fatto un dovere di essere presente a O‟Brien ed ho avuto il piacere di
costatare che S. E. rimase soddisfatto per l‟accoglienza avuta e specialmente per il numero di cresime e di
comunioni. Ebbe parole di lode per lo zelo di P. Platania e per le suore di Maria Immacolata.
P. Platania ebbe anche la soddisfazione di presentare al Vescovo la chiesa ripulita e con un bel
pavimento nuovo in piastrelle in sostituzione di quello di legno. Costituivano anche un bell‟ornamento i 14
bellissimi quadri della Via Crucis che mi erano stati regalati dalla Casa di oggetti religiosi “Festinessi e
Defeo” di Buenos Aires. Si trattava di dipinti su tela e non di semplici stampe a colori, dotati anche di
cornice stile gotico confacente a quello della chiesa, e che ho creduto bene farne un dono alla nostra prima
chiesa in Argentina anche perché nella chiesa di San Felipe in B. Aires il P. Bonaventura non solo non li
apprezzava ma ne aveva già sciupato uno che ho dovuto far restaurare. Anche l'artistico pulpito in legno
donatoci da Mons. Leonardo Artese parroco dell‟Assunzione della Vergine in B. Aires, serví molto bene
per l‟occasione.
LA MORTE DI P. ANTONIO G. PICCARDO
La fine del 1937 purtroppo segnò un grave lutto per la nostra Congregazione. Anche P. Platania sentí
molta pena per la morte del P. Antonio G. Piccardo che si può dire era stato il suo protettore ed egli gli era
molto affezionato anche perché aveva aiutato i suoi famigliari in momenti per loro molto difficili.
ALTRI LAVORI NELLA CHIESA DI O’BRIEN
Nel 1937 P. Platania aveva iniziato altri lavori importanti nella chiesa che terminarono nel 1938. Da
notare la chiusura di alcune finestre laterali senza rompere l‟estetica della chiesa e la demolizione delle due
grosse colonne e rispettivi archi davanti all‟altare; non servivano a nulla ed anche dal punto di vista
decorativo erano tozze ed ingombranti. Ne risultò una migliore visuale dell‟altare e la chiesa acquistò un
senso di maggior lunghezza. Fu davvero un bel lavoro. Anche il coro sopra l‟entrata (cantoria) venne
sostituito con un altro in materiale piú solido e piú elegante. Qualche lavoro anche nella casa parrocchiale
per renderla piú efficiente ed accogliente. P. Platania venne complimentato per tutti questi lavori.
SISTEMAZIONE DELLE CASA OCCUPATA DALLE SUORE
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Nel l938 si pensò dare una sistemazione definitiva alle suore. La loro casa e terreno erano intestati a me
ed al P. Ferrari ed esse vi avevano apportato dei miglioramenti ed eseguiti anche lavori di ingrandimento;
era quindi necessario che tutto fosse di loro proprietà onde prevenire eventuali questioni per il futuro. Con
il consenso dei rispettivi superiori maggiori di Roma, si convenne che non era il caso di fare da parte nostra
una donazione ma che le suore la comprassero in una forma molto semplice e senza troppe difficoltà ...
eppure vennero fissate rate mensili, ma con loro si decise il modo seguente: esse avrebbero provveduto al
vitto di P. Platania e il valore corrispondente accreditato loro come prezzo della compera fino a
raggiungere piú o meno la somma da noi anticipata per l‟acquisto (4000 pesos). Per vitto si intendeva
solamente i piatti caldi per il pranzo e la cena. Cosa molto semplice.
Logicamente il P. Platania avrebbe dovuto calcolare mensilmente una determinata somma equivalente al
prezzo del vitto ricevuto e registrarla nelle entrate in apposita rubrica, in pratica però non fece niente.
Certamente spese detta somma per i restauri della chiesa o della casa, ma neppure questo risultò sul registro
di cassa. Avendogli fatto osservare questa irregolarità, specialmente dal Rev.mo Superiore Generale nella
sacra visita di quello stesso anno, ne rimase mortificato e cominciò in lui uno stato di sconforto e di
disgusto.
Certo egli non era molto pratico di amministrazione, difetto un po‟ comune a tutti noi per non aver avuto
una adeguata preparazione. Si andava avanti alla buona e con una certa semplicità, quindi anche se le
somme furono spese per cose utili o necessarie, non sempre risultavano ed i superiori non potevano avere il
controllo e la conoscenza esatta dell‟'amministrazione.
VISITA DEL REV. MO SUPERIORE GENERALE A O’BRIEN.
Dopo iniziata ufficialmente la sacra visita in San Felipe, il 26 dicembre si recò in O'Brien accolto anche
questa volta, come già nel 1934, con simpatia dalla popolazione, dal P. Platania e dalle suore di Maria
Immacolata che lo misero a conoscenza dei loro problemi. Il Rev.mo Superiore si compiacque per i lavori
eseguiti e per il bene realizzato. Rimase in O‟Brien qualche giorno, poi iniziata la sacra visita, ritornò a B.
Aires, ma nei primi mesi del 1938 ritornò piú volte a O'Brien e cosí il P. Platania poté esporgli le sue
difficoltà, i suoi problemi in parte derivanti anche dalla situazione della sua famiglia ed avere da lui le
norme ed i consigli necessari. Fu allora che il P. Platania manifestò il desiderio di essere dispensato dai voti
ed uscire dalla Congregazione, influí in questo anche lo stato di disorientamento del suo fratello Salvatore
sacerdote della nostra Congregazione. Il Rev.mo Superiore lo consigliò paternamente, lasciandolo però
libero di meglio studiare la sua situazione prima di prendere una decisone cosí grave.
Quando nel maggio 1939 il Rev.mo Superiore terminata la sacra visita in Argentina, ripartí per Roma, il
P. Platania nel salutarlo gli confermò il suo desiderio di passare al clero secolare e lo pregò di interessare di
questo suo problema i padri del Consiglio Superiore. Ma il Rev.mo P. Generale arrivò in Italia gravemente
infermo e per alcuni mesi non poté occuparsi né di questo né di altri problemi. Perciò il P. Platania scrisse
a me chiedendomi di favorirlo nel suo desiderio perché, secondo lui, come segretario generale residente a
Roma, avrei potuto cercargli un vescovo benevolo anche in Italia. Questo non era possibile perché a norma
del diritto canonico spettava a lui iniziare la pratica facendo la domanda per iscritto ai superiori maggiori e
cercarsi un vescovo disposto ad incardinarlo. Su questo argomento ci fu tra me e P. Platania uno scambio
di lettere ma la questione si poté risolvere quando in aprile del 1940 io feci ritorno in Argentina.
P. Tommaso Bertolotto
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REALIZZAZIONI MISSIONARIE FRA I PRIMI FIGLI DI MARIA
La sperata prossima realizzazione d'una prima missione della Congregazione dei Figli di Maria ci ha
fatto ricercare come e quanto fin dai primissimi tempi dell'Opera dei Figli di Maria lo spirito missionario
ne animò i primi alunni e tra essi trovò zelanti campioni e infaticabili pionieri che trovarono poi sempre chi
ne seguí con slancio le orme. “Noi leggevamo un giorno per diletto” può dire ancor oggi chi iniziò la
generosa schiera...
Giovani alunni di teologia, che si animavano a vicenda e gareggiavano nel bene, che erano assillati dal
pensiero del miglior modo di rispondere alla alta vocazione, che si scambiavano consigli, eccitamenti in
ricambio di tanta amicizia ... il giovane Arecco (chi non ha conosciuto fino a questi ultimi anni Mons.
Arecco anima d'ogni opera buona specialmente giovanile?) e il giovane Ferretti intenti alla lettura del
periodico “Le Missioni Cattoliche” di Milano e in esso di una lettera accorata di un Vescovo dell'Asia che
ripeteva il lamento che pur oggi accorata ripete la Chiesa: Messis multa, operarii pauci.
Alla lettura si associò il giovane Gilardi. Si discusse fra i tre; si sentí la voce di Dio. E il Gilardi rispose
prontamente; tanto prontamente che passando sopra ad ogni umano riguardo si offrí subito al Direttore del
Seminario “Missioni Estere” di Milano Mons. Marinoni.
La vocazione manifestatasi attraverso quella lettura e allo zelo dei giovani chierici aveva trovato il
terreno ben preparato.
D. Gilardi fu accolto a Milano, partí nel 1881 per la Cina e là lavorò indefessamente, nelI‟Ho-nam per
27 anni continui. Ancora vegeto e forte egli attualmente è a Milano addetto all‟insegnamento della teologia
morale ai giovani studenti missionari.
E per la strada aperta da lui si avviarono altri Figli di Maria ... Ecco il Luotto che avendo dovuto poi
interrompere per ragioni di salute, fu esemplare professore di filosofia nei R. Licei e fu strenuo assertore
della perfetta ortodossia del Savonarola; ecco il can. Don Maria Gustavo, apostolo per 42 anni della
Birmania, tutto ardore di zelo, che nei vari periodi in cui la salute scossa l'obbligò a tornare in patria, fu
cosí caro professore fra noi, pur sempre anelando con infinita nostalgia al ritorno fra i suoi Birmani. Intanto
anche il Don Ferretti andava a lavorare nel suo ministero in America a New York.
Quasi contemporaneamente Parodi Luigi, passato dai Figli di Maria ai Gesuiti, andava missionario alle
Montagne Rocciose.
Questi i pionieri, ma la nobile lista non si ferma qui: avrà il merito d'aprire la prossima nostra missione
Don Domenico Poggi che fu al Brasile per 30 anni circa; si consumò nello zelo delle missioni Cinesi il
Padre Lorenzo Torrazza passato anche lui ai Gesuiti; lavorano nella mistica vigna in Oceania il P.
Giuseppe Minetti, in America il Padre Piffero Onorato, passato ai Padri Redentoristi, il rev. Schenone
Giuseppe passato ai Signori della Missione, in Cina il P. Schiaffino dei Gesuiti e il Padre E. Vigo.
Lavorò intensamente nel Messico Don Nicolò Grondona passato ai Salesiani, per poco non rimasto
vittima della presente persecuzione. E quanto per le Missioni non lavorarono e non continuano a lavorare il
nostro Don G. B. Tragella anima della divulgazione e della propaganda missionaria e Don Attilio Garré,
fondatore del Collegio per le Missioni in S. Ilario, sviluppatosi meravigliosamente nel corso di pochissimi
anni?
Bastino questi brevi cenni, con riserva di tornarci su con dettagli di edificazione, a segnare quanto il
pensiero missionario accompagni lo sviluppo dell'Opera dei Figli di Maria e a ben auspicare quindi alla
realizzazione di questo spirito in un'opera concreta e duratura di missioni della Congregazione che con ciò
consacrerà finalmente uno dei piú cari ideali accarezzati dal compianto Superiore Generale che certo
l'opera nuova benedirà dal Cielo.
E l'augurio traduciamo nelle parole del veterano dei nostri ex allievi missionari il P. A. Gilardi:
“Faccio voti perché da codesta benedetta Casa, ora Congregazione, voglia il Signore mandarvi altri
nuovi candidati a continuare la bella tradizione da me iniziata e sia anche quest'apostolato fra le genti
pagane come una fiammella sprigionata da quell'amore da cui era penetrato il nostro santo fondatore G.
33
Frassinetti e il degno continuatore della sua opera l'indimenticabile Superiore G-enerale P. Antonio
Piccardo di S. M”.
(Da Risonanze 1927)
LA PARTENZA DEI NOSTRI PRIMI MISSIONARI
Il primo sentimento deve essere di vive grazie al Signore: poco era mancato che la partenza si
effettuasse sul “Principessa Mafalda”! e partirono a differenza di cosí pochi giorni, che alla prima notizia
del grave disastro tanti amici, dimentichi che il loro piroscafo era il “Duca degli Abruzzi”, rimasero
sgomenti al solo pensiero della possibile sciagura che li avesse incolti proprio loro. Invece avevano toccato
la loro “Terra promessa” proprio due giorni prima! Ringraziamone il cielo.
Si era ventilato il pensiero di cui risuonò l'eco nella adunanza sul “Primiero” di una manifestazione
pubblica e, per cosí dire, in largo stile per l'avvenimento che con l'aiuto di Dio sarà per la vita e per l'opera
della Congregazione dei Figli di Maria l'inizio di un nuovo capitolo della piú alta importanza.
Ragioni varie, non ultima quella del modesto riconoscimento del sentirsi ancora un pusillus grex davanti
all'ardimento della nuova impresa, consigliarono di sospenderla. Ma il pusillus grex sentí il comando del
Nolite timere come dicevamo nell'ultimo numero e armato di tanta maggior fiducia m Dio e nella Vergine,
quanto piú era conscio della propria debolezza, in nome di questa limitò a manifestazione famigliare quella
su largo stile ventilata e in nome di quella entrò coraggiosamente nell'arringo.
La sera del 4 ottobre intorno ai due padri partenti P. Poggi e P. Bertolotto si strinsero con il Superiore
Generale P. Minetti e il P. Olcese venuti da Roma, i superiori tutti della Casa di Genova e del Collegio di
Rivarolo, gli alunni della Casa di Genova, aspiranti della Congregazione, una rappresentanza dell' Unione
ex allievi fra cui amiamo ricordare oltre tutti i sopradetti superiori, í membri della presidenza, Don
Gennaro, Don Minetto e Leoncini Giacomo, Mons. Corradi, prevosto di S. Lorenzo, Mons. Moglia, Mons.
Casella, parroco di Pre, il Sac. P. Bruzzone parroco di S. Ambrogio, Don Rossi di S. Lorenzo, il clero della
parrocchia, ecc. ecc.
Mons. Arcivescovo di Genova in udienza accordata pochi giorni prima aveva paternamente benedetto e
beneaugurato alla santa iniziativa. S. E. Mons. G. M. De Amicis volle portare un po' prima il suo plauso e
la sua benedizione e si disse lieto che una nuova opera di bene si iniziasse dai Figli di Maria, lieto come
Vescovo e lieto come Genovese. S. Ecc. Mons. G. Cardinale di passaggio a Genova pochi giorni prima
aveva anche lui incoraggiato e benedetto.
La funzione fu commovente, se pure il numero limitatissimo. dei partenti non poté darle quella solennità
cosí grandiosa, accompagnata da tanto concorso di popolo che caratterizza ormai la partenza delle
numerose, carovane di missionari delle .Congregazioni già .provette.
Riuniti nella Cappella che già tanti anni passati sentí le aspirazioni di zelo e di apostolato in patria e
fuori di tanti che in numero prossimo a quattrocento arrivarono poi ad esercitarlo nella vita missionaria, in
quella religiosa e nella ecclesiastica diocesana,il Superiore Generale benedisse i crocifissi che consegnò ai
due Missionari partenti come programma, e accompagnò la consegna con voce commossa ma ferma,
sottolineando come l'unica spinta all'inizio dell‟opera fosse il desiderio della maggior gloria di Dio e della
salute delle anime, inculcando ai due partenti e a chi li avrebbe seguiti, che questa fosse la loro unica mira,
l'unica santa ambizione, promettendo a nome di tutti, confratelli e amici efficace ricordo di preghiere.
Raccolse le parole paterne e ferme del Superiore Generale, il P. Poggi che rispondendo a nome anche
del compagno ribadendo il concetto con fierezza apostolica: “Si va in cerca di anime!…” Ed espresse la
volontà ferrea di corrispondere alta fiducia dei superiori, di affrontare stenti, privazioni. sacrifici per tener
alta la bandiera della croce, per salvare anime con l'aiuto del cielo e per preparare la via ad altri e piú
numerosi manipoli di Figli di Maria. E questo lo portò ad una vigorosa perorazione rivolta ai giovani
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aspiranti della Congregazione presenti, con l'augurio che tanti fra loro sentissero il santo entusiasmo di
consacrarsi all'opera altissima e che tutti intanto nella pietà la piú soda, nello studio piú indefesso,
nell'addestrarsi al sacrificio piú generoso se ne rendessero degni. La benedizione del SS. chiuse la festa
religiosa.
A questa seguí un famigliare ricevimento degli amici intervenuti e in esso non mancò la parola calda di
Don Gennaro che parlò in veste di rappresentante della Commissione Missionaria diocesana e di segretario
dell'Unione ex allievi, dell'una e dell'altra portando l'adesione calorosa e i voti piú fervidi.
Nel circolo piú ristretto della comunità poi, l‟indomani, da superiori ed alunni, con parole di augurio,
con parole di invidia santa, con indirizzi e poesiole, si coronarono le care manifestazioni, alle quali non
mancarono gli indirizzi, i telegrammi augurali dalle altre Case dei Figli di Maria e quelli degli ospiti della
stessa Casa di Genova.
E finalmente i Superiori vollero accompagnare sul “Duca degli Abruzzi” i cari Missionari partenti e non
fu senza commozione vivissima che si staccarono da loro ripetendo i voti di tutti, e le speranze che il
piccolo seme che andavano a spargere presto potesse con le benedizioni del Cielo e con la assistenza
materna dell'Immacolata germogliare prosperoso e fecondo ... Quod faxit Deus.
. ^
Nota simpatica. Nella commozione dell'ora i già soci e membri della Presidenza Sac. Eugenio Minetti e
Leoncini Giacomo si iscrivevano soci perpetui ed esprimevano il desiderio che fosse segnalata la
circostanza in cui compivano tale atto.
Il presidente dell'Unione a prova tangibile dell'interessamento vivo dell'Unione stessa, pur non essendo
stata fatta nessuna sottoscrizione all‟uopo versava come offerta dell'Unione lire cento.
(Da Risonanze 1927)
LE PRIME NOTIZIE
Le prime notízie tanto attese arrivarono verso i 10 di novembre: erano state scritte in navigazione il 18
ottobre, però prima dell'arrivo, forse non lungi dal luogo, dove pochi giorni dopo doveva miseramente
affondare il Mafalda! Erano notizie di buon viaggio, sentimenti commossi all‟avvicinarsi alla nuova patria
con un pensiero alla patria lasciata con generosità per l'alto ideale...
Dopo una decina di giorni il Duca degli Abruzzi era arrivato; si era raggiunto La Plata, si attendevano le
disposizioni di Mons. Vescovo. Ed ecco finalmente la notizia definitiva, scritta agli amici delle
“Risonanze” dal P. Bertolotto anche a nome del suo compagno P. Poggi. La riportiamo senz'altro, non
senza dichiarare all'amico lontano che ce ne ripromettiamo altre, che ci dicano sempre piú buone cose, che
possano fra noi accrescere e allargare l'aura di simpatia che si associò ai primi passi, e che possa essere
richiamo di nuove energie nel nuovo campo, per tanti dei nostri aspiranti, e perché no? anche per altri
incoraggiati e attratti e vinti dall'esempio. E lasciamo la parola a P, Bertolotto:
O' Brien, 5 novembre 1927.
Caro Padre Piccardo,
mancherei al mio dovere se non mi ricordassi di lei e della Unione ex allievi. Mai come ora che ne sono
lontano sentii tanto vivo il vincolo che ci unisce nel Signore. Sono certo che desidera qualche notizia da
pubblicare su “Risonanze” ed eccomi a lei con la presente.
Appena arrivati a Buenos Aires trovammo subito un sacerdote ed un commesso viaggiatore, entrambi
italiani, inviati da Mons. Vescovo Francesco Alberti affinché si incaricassero di noi e del nostro bagaglio.
Mons. Vescovo ci accolse con grande gentilezza ed affetto paterno: eravamo i primi Figli di S. Maria
Immacolata che giungevano in terra americana ed Egli si dimostrò lieto di ospitarci nella sua diocesi. Ci
offrí
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poi di venire qui ad O' Brien, paese che dista 230 Km. da Buenos Aires. Si può dire che è una colonia di
Europei: infatti la colonia è composta di Italiani, Spagnoli, Irlandesi, Tedeschi e qualche Francese.
Il Vescovo mi ha subito nominato parroco ed ora mi trovo già al lavoro. II territorio è molto vasto e non
so neppure quanti giorni mi saranno necessari per fate il giro della parrocchia. Pensi che il cimitero, che
non è certo ai confini, si trova a sette chilometri della Chiesa ... mi sarebbe conveniente un buon auto o un
magnifico cavallo, ma per il momento bisogna che mi contenti di quello di S. Francesco. Però non mi
manca
né salute né buona volontà e sotto la sicura guida di P. Poggi spero potrò compiere meno peggio il mio
dovere.
La Chiesa è di uno stile che non so neppure io classificare: è abbastanza ampia e si presenta bene. È
dedicata a S. Patrizio, protettore dell'Irlanda, essendo stata costruita da un buon irlandese il sig. O' Brien,
che diede pure il nome al paese.
Come ci disse Mons. Vescovo qui vicino alla Chiesa vi é possibilità di aprire una scuola ed un collegio,
ma certo non subito. La casa è come tutte le case del campo, poca cosa: consta di due camere e di una
cucina, tutto a pianterreno; avendo però intorno molto terreno, potrà presto essere ingrandita o adattata
in modo da essere per lo meno comoda.
Come vede gli inizi sono molto umili, ma non é stato lo stesso per la prima Casa dei Figli di Maria a
Genova? lo spero molto nell'aiuto di Dio, nelle preghiere dei Confratelli e di tutti i componenti l'Unione ex
Allievi, ai quali per mezzo suo mando un particolare saluto e ricordo. Si, mi ricordi a tutti e dica ai soci
che non dimentichino i Missionari dei Figli di Maria, che in terreno molto arido una vera terra di
missione, come disse Mons. Vescovo iniziano il lavoro per il comune ideale della gloria di Dio, la salute
delle anime e anche per la diffusione dei Figli di Maria.
P. Tommaso Bertolotto.
S. E. Rev.ma Mons. FRANCESCO ALBERTI, Vescovo di La Plata, si degnava nel frattempo assicurare
al nostro Rev.mo Superiore Generale la sua alta protezione e il suo paterno compiacimento con i voti
migliori che i Figli di Maria potessero fare tanto bene nel campo ancora incolto offerto loro da dissodare.
La nostra Unione si unisce ai sensi di gratitudine dei Figli di Maria verso il Presule illustre e buono ed è
lieta di presentare a Lui gli omaggi piú rispettosi e gli auguri piú vivi, essa che con il cuore accompagna i
primi Missionari che spiegano sul campo del lavoro apostolico m quella plaga la bandiera dei Figli di
Maria.
(Da Risonanze 1927)
CILE - RIVOLUZIONE DEL 1973
Nonostante le penose privazioni di vitto che i nostri confratelli di Santiago e Valparaiso sentirono nei.
mesi precedenti e immediatamente seguenti la Rivoluzione Militare contro Allende (nell‟ambito del cui
governo si preparava la famosa ora Z con grande bagno di sangue degli oppositori) sia essi che le
popolazioni delle parrocchie loro affidate furono salvi.
Mi permetto riportare un. brano della lettera del 2-10-1973 del P. Ettore Pasquale parroco di N. S. della
Speranza. a Valparaiso (parrocchia sul Cerro omonimo, con popolazione di operai e poveri ,
numerosissima)
“Grazie a Dio e alla Madonna del Carmine siamo salvi! Se fosse arrivata l'ora"zeta" solo qui nel Cerro
sarebbero scomparse 283 famiglie; tra esse noi.
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Grazie alla Madonna del Carmine!: E noi già un mese prima, tutte le sere portavamo la Madonna di
casa in casa recitando il Rosario e predicando.
Piú di una volta in quelle sere raccontai alla gente la grazia della Madonna della Guardia che salvò
Genova dalla guerra (e dalla distruzione).
Raccontai il voto fatto dal Card, Boetto di fare missioni di 20 giorni in 50 parrocchie della città, se la
guerra non fosse passata per le strade di Genova (1945).
Poi lei sa la storia: il generale tedesco che consegnò le chiavi della città al Cardinale Botto…e p,
Ettore a fare le Missioni alla Parrocchia dei Diecimila Crocifissi.
Quando lei verrà, la gente le dirà…
P. Ettore Pasquali
(Da Testimonianze Mariane, Roma 1975)
LA MADONNA NELLA MIA VITA
Uno dei ricordi piú cari della mia infanzia e adolescenza è quello della mia piissima mamma. Da essa
fratelli e sorelle da piccoli abbiamo imparato a pregare e la recita del santo Rosario ogni sera, era una
abitudine di famiglia - caro anche il ricordo del mese di maggio a cui ci faceva partecipare in parrocchia o
al Santuario del Boschetto nei limiti del possibile e quando essa non poteva, ci faceva accompagnare dalla
persona di servizio.
Dalla mamma ho imparato anche tante giaculatorie che non ha mai dimenticate e che mi furono di aiuto e
di conforto nella mia lunga vita.
La mamma era devotissima della Madonna del Buon Consiglio tanto venerata a Genova specialmente nella
Cattedrale, ed ogni volta che si recava in città non tralasciava di farle una visita, e quando era possibile
voleva che la accompagnassi specialmente quando, socia delle conferenza di San Vincenzo, si recava a
visitare l'Ospedale Pamatone e allora mi metteva in mano la bustina con la offerta perché la consegnassi
alle piú povere anziane e dandole un bacio dicessi loro: nonnina questo ve lo manda la Madonna. Penso
che questa è la ragione delle vocazioni sorte nella mia famiglia.
Durante il corso ginnasiale trascorso come alunno interno della Casa dei Figli di Maria a Genova (negli
anni 1907-1912) ricordo che si celebrava con solennità il mese di Maggio che io seguivo volentieri, Non
mi mancarono in quegli anni momenti di dubbio, di pena e difficoltà fisiche e spirituali (cosa comune a
tutti i giovani) ma in quelle belle sere del mese mariano ed anche nel canto dei vespri domenicali seguiti
dalla Benedizione Eucaristica. ho trascorso momenti di vero gusto spirituale.
Di quegli anni ricordo pure le visite che ci faceva due o tre volte all'anno per alcuni giorni il P. Antonio
Piccardo Superiore Generale quando arrivava da Roma accolto con una certa solennità e con nostra gioia.
Ricordo che a volte specialmente alla sera dopo cena si tratteneva in ricreazione con noi; lo ascoltavamo
volentieri; ci parlava di tante cose e concludeva invitandoci ad amare la Madonna ed a servirla noi
specialmente nella Pia Casa dei Figli di Maria.
Entrato poi in congregazione ebbi la fortuna di avere per maestro dei novizi e padre spirituale il P. Antonio
Minetti di santa ed indimenticabile memoria. Vi fu anche per me in quel periodo qualche momento di
dubbio o di esitazione ed egli mi insegnò a vincere ogni difficoltà sotto lo sguardo materno di Maria,
Inoltre non potrò mai dimenticare il caro confratello ch. Giacomo Peluppo ed ho sempre avuto vive nella
mente le parole di addio che mi disse in punto di morte: “Ama la Madonna, ama la
Congregazione…onorala”
Verso la fine del 1914 venne l'ora del servizio militare e nei 57 mesi di quella vita venni a trovarmi nelle
situazioni piú svariate, buone e cattive, liete e tristi. Per chi non ha fatto il servizio militare e per di piú in
tempo di guerra non può farsi una idea di certe situazioni e di certe sofferenze fisiche e morali.
Per quanto riguarda la mia devozione alla Madonna in quelle circostanze, ricordo che l'ho sempre pregata
ed inoltre nel 1917 durante una azione di guerra molto violenta, dopo un lungo bombardamento lacerante
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ed opprimente, a breve distanza del nemico attaccante, nel colmo del nervosismo; supplicai la Madonna a
conservarmi la serenità dello spirito e la padronanza dei miei atti, promettendo se avessi salva la vita di
seguire nella sua e mia Congregazione e dedicarmi anche alle missioni.
Nel periodo della prigionia in Germania, dopo Caporetto, sei mesi in un campo di concentramento ed altri
otto obbligato a lavori di campagna in una fattoria, mi è stato di grande conforto specialmente la recita del
Santo Rosario...
Rimpatriato nel marzo del 1919 ed ottenuta una licenza di 20 giorni mi sono fatto un dovere di recarmi al
Santuario del Boschetto insieme ai miei familiari per ringraziare la Madonna delle grazie che mi aveva
concesse, incolumità personale e la conservazione della fede e della vocazione.
Circa il mio apostolato mariano, come sacerdote, in Argentina,nella fondazione di tutte le nostre parrocchie
che ho dovuto curare personalmente, ho cercato di dare vita alla Congregazione delle Figlie di Maria come
si faceva allora; ed esse formarono il nucleo di buone catechiste e in seguito la base del centro delle giovani
di azione cattolica.
In O'Brien nel 1927 avevo trovato che vi era nella chiesa la statua della Madonna di Lujan e questo mi è
servito di base per l'inizio dell'apostolato. In Argentina e specialmente nella provincia di Buenos Aires,
Lujan è il Santuario principe. Cosí appena avviata la vita parrocchiale, ho potuto organizzare un bel
pellegrinaggio da O'Brien a Lujan con treno speciale e per la propaganda mi sono servito di alcune famiglie
di irlandesi.influenti nella zona e cattolici praticanti; fu un vero trionfo anche perché era il primo che si
realizzava in quella zona.
In genere ho notato che nelle varie zone affidate alle nostre cure spirituali la popolazione è formata da
oriundi di varie nazioni europee specialmente dell'Italia, della Spagna, del Portogallo ecc, dove sono tanti
Santuari mariani e da questo ho preso l'occasione, tanto nella predicazione come nelle riunioni famigliari
ed anche in conversazioni private, per ricordare i loro paesi di origine richiamando il ricordo di tante feste e
di certe cerimonie e pellegrinaggi ai Santuari delle loro province.
Per molti questo serví come un risveglio per ritornare poco a poco alla pratica della vita cristiana. Con
questo ho avuto anche la soddisfazione di assistere a conversioni sincere ed al ritorno a Dio di tanti che lo
avevano dimenticato,
Con lo sviluppo delle nostre opere assistiamo ora allo spettacolo di realizzazioni veramente belle ed anche
grandiose sorte e cresciute sotto la protezione di Maria.
Durante il Congresso Eucaristico internazionale di Buenos Aires nel 1934 c'è stata una giornata dedicata
alla Madonna ed anche quello fu un vero trionfo e sono stato felice di avervi potuto partecipare
direttamente come membro della commissione italiana.
Nel 1954, anno Mariano, vi fu presso il Santuario di N. Signora di Lujan una giornata straordinaria con
riunioni al mattino e nel pomeriggio sotto la presidenza del Rev.mo Padre Larraona, segretario della S.
Congregazione dei religiosi e poi cardinale ed io ho avuto la soddisfazione di parteciparvi in nome e
rappresentanza della nostra Congregazione.
Ora nei miei tardi anni ringrazio la nostra Madre Immacolata che mi ha concesso di trascorrerli in questa
casa ad Essa dedicata dove nel silenzio e nel raccoglimento posso con tranquillità pensare all'anima mia.
Chiedere perdono delle mie colpe e delle negligenze ed errori commessi nell'esercizio del sacro ministero e
nella vita religiosa, in attesa e nella fiducia di poterla ringraziare in cielo.
Ecco con tutta semplicità quanto ricordo della mia vita e del mio ministero relazionato con la mia
devozione alla Madonna.
P- Tommaso Bertolotto
Roma, 14 maggio 1975
(Da Testimonianze Mariane, Roma 1975)
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Parte seconda
Verso il terzo millennio
LA FECONDITÀ MISSIONARIA DELLA CONSACRAZIONE
La storia attesta le grandi benemerenze delle famiglie religiose nella propagazione della fede e nella
formazione di nuove Chiese: dalle antiche istituzioni monastiche agli ordini medievali, fino alle moderne
congregazioni.
Agli istituti di vita attiva addito gli immensi spazi della carità, dell'annunzio evangelico, dell'educazione
cristiana, della cultura e della solidarietà verso i poveri, i discriminati, gli emarginati e oppressi.
Tali istituti, tendano o meno a un fine strettamente missionario, si devono interrogare circa la loro
possibilità e disponibilità a estendere la propria azione per estendere il regno di Dio. Questa richiesta è stata
accolta nei tempi piú recenti da non pochi istituti, ma vorrei che fosse meglio considerata e attuata per un
autentico servizio.
La Chiesa deve far conoscere i grandi valori evangelici di cui è portatrice, e nessuno li testimonia piú
efficacemente di chi fa professione di vita consacrata nella castità, povertà e obbedienza, in totale
donazione a Dio e in piena disponibilità a servire l'uomo e la società di Cristo.
Dai discorsi del Papa Giovanni Paolo II
.
IL CAMMINO CONTINUA
L‟ansia missionaria della Chiesa cosí viva in Padre Piccardo e che si è inverata negli anni successivi ha
spinto i Figli di Maria a nuove aperture che da non molte iniziate incominciano ora ad assumere una
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fisionomia piú definita. Questo cammino lo tratteggiamo attraverso scritti ufficiali e no. Sono essi un primo
sprazzo di luce su una storia che si sta appena delineando.
LETTERA DI FAMIGLIA 38
Un ritorno alle radici spirituali
guardando verso oriente
Roma, 15 gennaio 1989
Festa della Provvidenza
Miei Confratelli,
il 25 gennaio partirò per una proposta vocazionale nelle lontane Filippine. Verrà con me il P. Barberini
che, nonostante i suoi 72 anni, non ha perso il suo entusiasmo. A voi, cari confratelli, l'invito alla preghiera:
rimanete sul monte con Mosè, con Gesú, supplicando con fiducia il Padre.
L'aspetto vocazionale appartiene organicamente a tutta la Congregazione e ne manifesta la dimensione
piú vitale. Esso traduce in trasparenza la sponsalità e la paternità spirituale di ogni confratello: nessuno
deve sentirsi dunque espropriato da questa interiore necessità di comunicare vita.
Il nostro essere religiosi, il nostro servire da religiosi si esprime e si autentica anzitutto nel comunicare
frutti di vita, segni vivi della presenza di Dio tra noi. È questo un ruolo molto esigente, è questo il nostro
imperativo vitale.
Ognuno si senta tramite di questo Dio che in Cristo chiama e si dona sempre e ovunque, ognuno
personalizzi la chiamata in un dialogo spirituale con il giovane: dialogo che susciti libertà, orientamento al
dono, fino al dono di sé. Ogni nostro luogo di preghiera o di lavoro possa divenire luogo di trasparenza
vocazionale.
Andando nelle Filippine porto nel mio animo quei sentimenti che animarono i primi tre Figli di Maria
nel salire al santuario della Madonnetta: aiutare i ragazzi poveri a seguire Cristo nella vocazione
sacerdotale.
Lo vedo come un ritorno alle nostre radici spirituali e storiche ed insieme un superamento di quella certa
propensione ad appagarsi nelle posizioni a noi piú consone, o piú comode, o piú gratificanti.
Cari confratelli. lasciamoci sorprendere dal Signore e, se necessario lasciamoci pure spiazzare. Come
Maria. viviamo nello stupore della fede: ciò che abbiamo ricevuto dall'Angelo, meditiamolo. preghiamolo.
viviamolo e ridoniamolo ad Elisabetta, a Giuseppe, ai pastori, ai magi, ai confratelli ai nostri giovani.
Grazie per la preghiera ed i segni di fede con i quali voi confratelli, uniti ai molti amici dei Figli di
Maria, accompagnerete questo viaggio: grazie nella benevolenza e nella riconoscenza piú sincera.
Ringrazio le Suore Riparatrici del Sacro Cuore che ci hanno aperto la strada e affido alla Vergine Santa
ed al P. Renzi questa iniziativa vocazionale. Vi saluto con affetto.
P. Luigi Fain Binda
Superiore. Generale
LETTERA DI FAMIGLIA 40
Missione Filippine
sta sorgendo qualcosa di nuovo
Roma, 2 aprile 1989
40
Miei Confratelli,
siamo rientrati l‟8 marzo dopo 18 ore di volo e 40 giorni di permanenza nelle Filippine. È una nazione
simile all‟Italia per numero di abitanti ed estensione; ma frazionata in 7000 isole. La
popolazione è molto religiosa, accogliente, laboriosa, mite e frugale nelle sue esigenze: il cibo piú
comune è il riso, il pesce e la frutta tropicale. La famiglia è numerosa e unita, alta è pure la percentuale
degli studenti. La classe media è molto esigua, molti sono i ricchi ma ancor piú i poveri in quanto il salario
dell‟operaio o lo stipendio dell‟insegnante e dell‟impiegato è relativamente basso.Molti poi sono i
poverissimi, ossia quanti hanno un lavoro precario in città o in campagna.
Per questo nel foglio di proposta vocazionale che ho inviato oltre alle indicazioni circa lo spirito della
Congregazione e le sue opere, mi sono permesso di accennare ai centers of assistance to the poor, anche
incoraggiato dall'art. 90 delle Costituzioni.
I sacerdoti e le suore godono di molto rispetto. Le vocazioni sacerdotali e religiose hanno raggiunto il
livello piú alto 10 anni fa, ma anche ora i seminari e gli aspirantati maschili e femminili sono fiorenti.
Dicono che le vocazioni femminili hanno piú tenuta, soprattutto quelle formate m Italia.
Noi dobbiamo una grande riconoscenza alle Suore Riparatrici del Sacro Cuore che ci hanno ospitato a
Manila ed aiutato in mille modi.
Attraverso il Card. Sin abbiamo incontrato una Chiesa attenta, che sente il bisogno della presenza dei
Religiosi e li accoglie con gratitudine. Dopo il cordiale benvenuto ed il suo interessamento il Cardinale ci
ha
invitato ad aprire presto una casa-seminario a Manila, confidandoci, con sguardo lungimirante, che
vede delinearsi nelle Filippine il centro missionario proiettato verso la Cina.
Il nostro Consiglio superiore in data 28.3.89, dopo aver ascoltato la relazione sul lavoro svolto nel
viaggio missionario nelle Filippine, ha deliberato l'acquisto di una casa a Manila, situata nelle vicinanze
delle Suore Riparatrici e dei Padri Rogazionisti ed ha approvato la proposta di accogliere m Italia il primo
nucleo di Aspiranti.
Cari confratelli, il desiderio di Dio ci accomuna tutti, tutti siamo stati raggiunti dal suo amore che
chiama e accompagna, perdona e sorprende. Si, lasciamoci sorprendere dalle cose belle che deve ancora
fare in noi. Porto ancora negli occhi i colori del mare e quasi in trasparenza i volti, gli sguardi di tanti
giovani incontrati nelle chiese, per le strade, nelle scuole, nelle università ed in particolare i nomi di quelli
che hanno risposto Si alla chiamata vocazionale.
È iniziato con loro un coraggioso dialogo di fede, una proposta di assiduità con il Signore .È Cristo che
vogliono seguire ed amare di un amore cosí grande che tutto il resto viene relativizzato a questo e
l'abbandonare la casa, la famiglia, lo studio, il lavoro, è un grande segno di povertà e di coraggio. Sono
questi i primi aspiranti che il Signore ci dona dal lontano Oriente.
Una confidenza: in questa itineranza vocazionale mi ha guidato solo tanta fede, mi hanno sorretto le
centinaia di persone in preghiera, cominciando dal buon P. Barberini, cosí assiduo nella cappella delle
Suore Riparatrici. Nella mia vita sacerdotale non mi era ancora accaduto di celebrare l'Eucaristia per 40
giorni di seguito, seguendo quest'unica intenzione: Signore, Vocazioni! e l'efficacia della preghiera l'ho
toccata con mano, tanto da dire piú volte: E' il Signore.
Sono partito come analfabeta, senza conoscere l'inglese e tanto meno il tagalog ed ecco una suora, un
piccolo prodigio di qualità umane e di grazia di Dio, che mi ha aiutato, accompagnato, tradotto con rara
sensibilità nelle varie lingue e, garantendo con la sua presenza e con la sua fisionomia tipicamente filippina
da Manila a Iloilo, a Cebú e a Bohol, ci si aprivani i conventi e le case dei vescovi per ospitarci.
L'aereo il geepnee, il triciclo. erano i mezzi di trasporto; l‟obbiettivo: arrivare in quella chiesa, in quella
scuola, in quelle università per incontrare i giovani come Figlio di Maria, con una proposta da Figlio di
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Maria che si sviluppava abitualmente in tre incontri e, dove era possibile, si concludeva con la visita alla
famiglia, pregando insieme. Sono dieci. dodici, i giovani amici che stanno preparando i documenti per
venire in Italia.
Sta sorgendo qualcosa di nuovo, siamo in gara con noi stessi e con il tempo; è necessario pensare in
modo nuovo, guardare oltre la propria porta di casa, andare oltre certi modelli di lavoro troppo individuale,
entrare in una nuova cultura vocazionale.
Sento di avere bisogno per questo progetto di tutti voi e quindi di una forte concentrazione di forze, di
volontà, di idealità, di preghiera. Dobbiamo respirare a due polmoni: quello di casa e quello di
Congregazione.
Gli aspiranti filippini verranno m Italia, vengono come gruppo, come comunità di aspiranti alla nostra
stessa vita religiosa; questo è un avvenimento importante da leggere con intelligenza e con fede. È un
valore grande, ma anche un problema; valore e problema circa la nostra identità, la nostra appartenenza, la
nostra partecipazione. Ossia:
• Ci apre ad un apporto pluralistico di energie, di costumi, di cultura, di lingua, pur nella stessa fede e
nello stesso Spirito.
• La nostra appartenenza alla Congregazione si dilata, si confronta con nuove realtà e si misura e si
verifica sulla capacità di accogliere e farsi accogliere nella reciproca fiducia.
• La nostra partecipazione a questo progetto di crescita va nell'ordine della comunicazione dei valori,
delle idee, dei beni, e quindi nella condivisione delle fatiche, nel reciproco aiuto per costruire il Regno di
Dio.
A questo proposito invito ogni confratello ed ogni comunità a riflettere con animo costruttivo ed a
pregare, in modo da predisporre le condizioni piú idonee a questo incontro di grazia, che il Signore ci dona.
Vi saluto con affetto
P. Luigi Fain Binda
Superiore Generale
LETTERA DI FAMIGLIA 41
Il sogno polacco
Roma, 25 marzo 1990
Annunciazione di Gesú
Miei Confratelli,
sentiamo la voce di Dio negli avvenimenti di questi ultimi mesi? L'esigenza di libertà che si è
sprigionata ed affermata all‟Est, il richiamo coraggioso alle radici spirituali dell'uomo, non ci pongono in
ascolto?
Non ci rimandano allo Spirito perché rafforzi anche in noi l'uomo interiore (Ef, 3)? Non riaffiora anche
in noi spontaneo, come acqua sorgiva, il richiamo perentorio di Gesú: dunque pregate (Lc 10)?
Stupore, gioia, riconoscenza, invade il nostro animo, ripensando ai vari Mindszenty, Beran, Wyszyńsky,
Stepinac e cento e mille altri testimoni di Cristo.
La vocazione al martirio dei fratelli dell‟Est ci fa uscire dai nostri fragili equivoci e ci porta al centro di
quell‟Evento Pasquale che rende possibile il dare la propria vita. Entriamo anche noi in umiltà ed in
preghiera in questi eventi di eccezionale grandezza: le trombe di Gerico risuonano ancora!
La preghiera è davvero forte, non delude mai, prendiamo fiducia, il Signore ci vuole aperti a nuove
speranze in questa nuova grande casa comune europea.
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Da un anno vado coltivando un sogno, quello di andare in Polonia e in Cecoslovacchia, per una proposta
vocazionale; voi, carissimi, seguitemi con la preghiera e fate pregare. Presto partirò.
LETTERA DI FAMIGLIA 45
Roma 13 febbraio 1991
La nostra presenza a Tarnów
Molte sono le mediazioni che il Signore ci offre attraverso la sua Parola, la liturgia, i tempi liturgici, i
cammini di fede, le persone, gli ambienti, gli eventi, ma ricordiamolo: la comunità religiosa non potrà mai
essere sostituita nel suo compito di testimonianza e di annuncio; rimarrà sempre valido quel: "venite a
vedere" (Gv 1,39) che ci interpella e ci responsabilizza alla sorgente stessa del nostro esistere. del nostro
spirituale codice genetico.
Come Figli di Maria la preghiera ed il dialogo, primizia della carità sono i tratti sorgivi ed essenziali
della nostra fisionomia spirituale, il cammino lungo il quale andiamo maturando la nostra vocazione alla
santità divenendo un vero focolare vocazionale. Portiamo questo fuoco all'Est.
Entro il mese di aprile 1991 si realizzerà la presenza della nostra diletta Congregazione in terra di
Polonia ed esattamente nella Diocesi di Tarnów, inizialmente presso il santuario di Tuchów, retto dai Padri
Redentoristi, sede del loro studentato teologico.
I carissimi padri Valter Palombi e Mario Roncella hanno offerto la loro generosa disponibilità ad
avviare questo nuovo campo di lavoro.
In questa santa Quaresima prepariamo e sosteniamo la nuova missione con una preghiera incessante.
Grazie, Signore; grazie, Vergine Immacolata; grazie confratelli tutti.
Preghiamo, preghiamo per la pace.
Vi saluto con affetto
P. Luigi Fain Binda
Superiore Generale
Indirizzo in Polonia:
Ul. Wysoka 1
33-170 TUCHÓW
Polonia
LETTERA DI FAMIGLIA 52
Missione-Polonia
Roma, 25 ottobre 1992
Miei Confratelli,
Otto ottobre 1992: da Verona a BRZOZÓWKA sono 1200 Km. Il viaggio in autunno è un incanto, tra
cento e piú tonalità di giallo che dialogano tra loro nel riflettere e quasi rifrangere i raggi del sole in una
pioggia ritmata di luce e tu, senza accorgerti, ti ritrovi come in preghiera in una lunga cattedrale dalle
vetrate che si rincorrono tra faggi e larici, tra pioppi, aceri e betulle.
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È la sesta volta che parto per la Polonia e questo è stato un trasferimento gioioso, su di un Ford Transit,
carico all'inverosimile di ogni ben di Dio, con al volante P. Venturino ed il Signor Adamo e come
navigatori o, meglio, programmatori missionari P. Marcello ed il Signor Franco Palma.
È aria di festa quando si va per benedire, per inaugurare qualche cosa che senti profondamente tua, della
tua Congregazione, di quella realtà sacra che porti dentro di te come carne della tua carne e che riconosci
nei confratelli, nelle loro comunità, nelle loro case ovunque esse siano.
È grande festa quando nasce una casa missionaria-vocazionale: senti che l'amore di Dio è efficace e ciò
che nasce diviene un figlio prediletto. Oggi BRZOZÓWKA è una realtà: grazie caro P. Valter, caro P.
Mario, caro P. Francesco.
Sono convinto per educazione, per cultura e per esperienza che il carisma dei Figli di S. Maria
Immacolata sia oggi quanto mai attuale, data la fisionomia spirituale, mariana, familiare ed apostolica, con
quella sua particolare attenzione ai giovani per una educazione ai valori che contano, mirando alla
radicalità intellettuale, evangelica e vocazionale.
Incoraggiato dalla apertura missionaria-vocazionale nell'area Asiatica. parlandone in Consiglio
Superiore, si è ritenuto giunto il momento di dilatare il nostro cuore e la nostra presenza all‟Europa
dell‟Est, iniziando dalla Slovacchia-Polonia.
Molti confratelli hanno condiviso subito questo progetto e centinaia di persone a noi vicine, dalle
Sorelle di Oristano, alle Comunità del Poetto, agli amici di tutte le nostre Case, hanno manifestato la loro
sollecitudine impegnandosi a sostenere la Missione-Polonia, imitando Mosè in preghiera.
Non era ancora uscita la Redemptoris missio, infatti è del 7 dicembre 1990, ma da tempo andavo
coltivando in me quanto ho poi visto confermato e ampliato ai numeri 60-2, 62, 73, 78 della medesima:
• l'amore apre alla missione;
• la missione rinnova la Chiesa, rinvigorisce la fede e l'identità cristiana, dà nuovo entusiasmo e nuove
motivazioni;
• le comunità ecclesiali devono collegarsi, scambiarsi energie e mezzi;
• il sacrificio del missionario deve essere condiviso e sostenuto da quelli dei laici;
• oggi crescono le offerte e minacciano di scomparire le vocazioni missionarie!
Animato da questo medesimo spirito, il 21 novembre 1989 mi recai, accompagnato dal nostro P. Muzzi,
presso il Segretario della Conferenza Episcopale Polacca, Mons. Dąbrowski, qui a Roma. L'arcivescovo ci
ascoltò con interesse, profuse i suoi consigli, indicò la strada piú adatta e benedisse la coraggiosa iniziativa,
scrivendo in polacco su di un minuscolo foglietto, che aveva a portata di mano, la prima proposta
vocazionale per i giovani: Chcesz nasladować Jezusa z bliska w zvcin zakonnym? (vuoi seguire Gesú piú
da vicino nella vita religiosa?).
Il 18 dicembre 1989 m Argentina, accompagnato dal nostro P. Mario Quadraccia, confidai il progettoPolonia al missionario P. Eugenio Gancarz della diocesi di Tarnów, che accettò di accompagnarmi nel
giugno successivo, in quanto lui stesso desiderava andare a visitare la mamma anziana e pregare sulla
tomba del papà.
Ritornato m Italia, il 10 gennaio mi recai alla Chiesa Polacca m via delle Botteghe Oscure dove
l'anziano mons. Michalwasky mi regalò il libro per la S. Messa e mi introdusse alla prima lezione di lettura.
Successivamente, in febbraio, Sr. Maria Ruthkowski, la stessa che curò con tanta cura il nostro P. Renzi
alla Clinica Villa Pia in Roma, mi aiutò a preparare il primo depliant in polacco, che poi il nostro Padre
Dino Greco mi fece tradurre in slovacco da un suo amico salesiano dell'U.P.S.
Il 19 giugno 1990 partii da Roma in aereo con i Padri Eugenio e Taddeo, polacchi, per Warszawa,
Czestochowa, Kraków e Tarnów per avere un primo incontro con quella realtà ecclesiale, sociale, umana
d'oltre cortina.
A mons. Bobowski. ausiliare di Tarnów, che il 29 giugno mi intrattenne cordialmente a colazione e si
esprimeva in buon italiano, ricordo di aver detto che in Polonia stavo ammirando il verde dei prati e dei
boschi, il trepido ridestarsi di un popolo alla libertà, il sorriso dei bambini che illuminava quelle loro gote
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accentuatamente rosee, la povertà dignitosa della gente, la religiosità semplice e senza rispetto umano delle
persone ed i 300 seminaristi della sua Diocesi.
Dopo 30 giorni, allo scadere del visto, ritornai in Italia ed il 7 agosto ebbi modo di recarmi in Vaticano
da mons. Sodano, Segretario per le relazioni tra gli Stati, per illustrare a Lui la Missione-Polonia e
riceverne la sua solidarietà attiva, dono della lunga e bella amicizia con noi, Figli di Maria, che risale al
tempo della sua Nunziatura in Chile.
Il 22 agosto ripartii per la Polonia, ma in macchina, per avere piú possibilità di movimento, con l‟intento
di poter tessere una rete di amicizie da Bratislava a Rzeszów, a Kolbuszowa, a Brzezna, a Warszawa e
Ciechanów, dove l'amico Ryszard Czugajewski avrebbe messo a disposizione tutto il suo tempo, le sue
conoscenze e il suo entusiasmo.
Il 15 agosto ero a Częstochowa, dove potei concelebrare con il Card. Pironio, presente come delegato
del Papa per lanciare l'incontro giovani per l'anno successivo, e con il Card. Glemp che proprio in quella
omelia
dichiarò che l'insegnamento della religione passava dalla parrocchia alla scuola statale.
Dopo la S. Messa, quanto mai suggestiva davanti a cinquecentomila pellegrini, ebbi modo di salutare e
scambiare qualche parola e ricevere l'incoraggiamento dal Card. Pironio che ben conosceva i Figli di Maria
dagli anni della sua missione pastorale in Argentina.
È stato m questo secondo viaggio, ed esattamente il 21 agosto, che ho conosciuto i Padri Redentoristi di
Tuchów e, attraverso il Rettore del loro studentato P. Wróbel, ha preso avvio l'ipotesi di una nostra
permanenza presso di loro, che poi sarebbe diventata realtà attraverso l'affettuoso interessamento del P.
Zirilli, Procuratore Generale del loro Istituto e carissimo amico dei Figli di Maria, venuto espressamente al
Mascherone il 21 settembre 1990.
Il 30 agosto, accompagnato dall'amico ing. Ryszard, ebbi la grazia di concelebrare con il S. Padre a
Castel Gandolfo e poter poi chiedere, in una breve conversazione, la benedizione sulla Missione-Polonia.
che volle accompagnare con il suo augurio, stringendomi amichevolmente la mano.
Con la nomina del nuovo vescovo di Tarnów nella splendida persona di Józepf Życinsky, già decano
alla facoltà di filosofia a Kraków, abbiamo avuto l'interlocutore a cui rivolgere la nostra supplica.
Il vescovo consacrato il primo novembre 1990, il 31 dicembre ci ha concesso di incontrarlo al Collegio
Polacco in Roma.
La nostra prima lettera ufficiale è del 15 ottobre 1990. In essa viene presentata la Congregazione e si
espongono le ragioni della nostra richiesta che vengono poi ribadite con autorevolezza e messa per iscritto
dal Card. Sodano in data 5 dicembre 1990 a conclusione di una cordiale udienza.
Soltanto il 24 aprile del 1991, dopo il delicato intervento al cuore del nostro P. Matteo all'ospedale di
Trieste, possiamo partire per Tuchów, dove veniamo accolti con premura dai Padri Redentoristi. Ha cosí
inizio con Padre Valter e P. Mario Roncella la nostra prima comunità in terra polacca.
Il 29 aprile veniamo ricevuti in Episcopio dal Vescovo con grande gentilezza e simpatia. È un momento
di vera fraternità sacerdotale nel quale mons. Vescovo ci incoraggia, ci invita allo studio della lingua,
promette la sua vicinanza e ci indica il santuario di S. Gerardo a Lubaszowa come possibile campo di
lavoro.
I cari Padri Valter e Mario rientreranno in Italia il 30 giugno per le vacanze e ripartiranno con i nostri
professi studenti il 22 luglio per Kraków e Częstochowa facendo ritorno a Verona il 20 agosto.
Ben presto inizia per P. Valter la prova di una lunga sofferenza che lo costringerà a letto per vari mesi.
In tale prova diviene per noi di esempio per la sua forza di animo e per la sua fede.
Solo il giorno sette di novembre del 1991 riparte definitivamente la Missione-Polonia con P. Mario
Roncella e P. Francesco Puddu, ma nelle prime ore dell'otto novembre, esattamente alle 2,30 ci aspetta la
Madonnina della notte, proprio lí dove la macchina si ferma contro il terrapieno della ferrovia. Il Vescovo
ne farà cenno in conclusione della sua omelia il 10 ottobre 1992.
Io ritornerò in Polonia ancora il 21 marzo del 1992 per visitare i confratelli, per sollecitare il
riconoscimento giuridico da parte della Conferenza Episcopale e quindi dello Stato polacco con il segreto
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desiderio di cercare casa che, provvidenzialmente, troviamo il 30 marzo in periferia di Tarnów, sulla strada
per Kielce. a Brzozówka.
Il giorno 31 marzo, a pranzo dal Vescovo, concordiamo l'opportunità di proseguire la presenza m
Polonia con una nostra piccola opera, lasciando cadere quindi il progetto Lubaszowa.
Ed eccoci al 9 ottobre, vigilia della inaugurazione con festoni, coriandoli, tanti amici, tanti dolci.
Costatiamo con vera gioia come la presenza dei Figli di Maria, attraverso P. Mario e P. Francesco, sia stata
feconda e ne ringraziamo il buon Dio. La casa è pronta, frutto di tante fatiche di P. Mario e della
collaborazione di tanti amici di Verona e del Signor Armando, solerte potatore e poeta.
Anche la bella cappella, che ha avuto come direttore dei lavori P. Puddu, è pronta per essere benedetta e
i genitori di P. Francesco sorridono compiaciuti.
Il 10 ottobre è festa grande per tutto il rione sparso nella campagna; sono presenti il parroco, il vice
parroco e piú di 200 persone prendono posto nel prato adiacente alla cappella.
Davvero meravigliosi gli amici Redentoristi per il servizio all'altare, la musica, il canto e la solenne
concelebrazione con i Figli di Maria, esaltando cosí nel gioioso sacrificio eucaristico quella amicizia ricca
di umanità, di solidarietà e di fede che ci hanno voluto donare.
Affido ai cari Padri Mario e Francesco l'impegno di vivere con naturalezza le beatitudini mariane in
modo da aiutare i giovani a scoprire con gioia la loro vocazione. Ai padri affido altresí il compito di
raccontarci le storie operate dall'amore del buon Dio attraverso di loro.
Grazie! E che la Madonna di Jasna Góra ci benedica tutti.
Vi saluto con affetto
P. Luigi Fain Binda
Superiore Generale
LETTERA DI FAMIGLIA 53
Missione-Messico
Roma 3 dicembre 1992
Quest'anno guardiamo all'Immacolata attraverso la tilma di Juan Diego e su quella tilma non dipinta da
mano di uomo come l'innocenza di Maria, andiamo mirando a santo volto della Madonna di Guadalupe in
quell'atteggiamento che affascina per la sua composta interiorità, per il suo raccoglimento estatico, per la
sua profondità contemplativa che è memoria, profezia e dono. In quella sua materna fisionomia meticcia
cogliamo l'unità di razze diverse, ossia la vocazione missionaria di affratellare ogni uomo in Cristo.
Educhiamoci ai sentimenti di Maria, riproducendo in noi quella fisionomia spirituale, quel volto
interiore, come per generazione adottiva, per attrazione dovuta ad una accondiscendenza, ad una
assuefazione del cuore che dialoga con gli sguardi, con le parole, con i gesti semplici, con i silenzi, con il
dono di sé, con la consegna di sé: Totus tuus.
La Missione-Mexico è nata per intuito di fede, guidata e sostenuta dalla preghiera di centinaia e
centinaia di persone amiche, vissuta nella certezza che evangelizzando ci si evangelizza, donando si riceve,
in quanto la benedizione è sempre reciproca.
Aprire una casa con l'obiettivo missionario-giovanile-vocazionale è aprirci ad una funzione adottiva: è
ridestare il senso di paternità, è crescere nell'attenzione all'altro, un ricondurre la propria vita a maggior
essenzialità, maturando nella fede e nella povertà evangelica.
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Fin dall'inizio è stata posta sotto la protezione della Madonna e del nostro Frassinetti, la cui Alleanza di
pace è stata pregata da migliaia di persone.
Grande è stato il fascino di Nostra Signora di Guadalupe e provvidenziale la ricorrenza del V centenario
della evangelizzazione dell'America Latina, ma tutto questo si raccorda ed entra in una prospettiva di
Congregazione, quella di allargare gli orizzonti della nostra presenza in America Latina, dilatandoli
dall'estremo Sud all'estremo Nord in modo da moltiplicare le possibilità di lavoro e di fraternità
nell'interscambio periodico tra i due emisferi.
Sono certo che ridestare lo spirito missionario-giovanile-vocazionale è rievangelizzare il carisma del
nostro Istituto, è rispondere realisticamente alle attese del S. Padre e dei Confratelli che in Fratel Marsilio e
P. Eugenio riscoprono il proprio generoso entusiasmo apostolico. Non ultimo è l‟intento di coinvolgere i
giovani in una tensione di amicizia, di sostegno, di sequela; è quindi sprigionare vita, coraggio, gioia.
Cari Confratelli, sarà capitato anche a voi di sognare ad occhi aperti, accorgendovi poi, con sorpresa,
che ciò che stavate intensamente desiderando era lí davanti, nella novità, come dono, come un Natale, dove
il Benedictus della promessa ed il Magnificat della pienezza quasi coincidono. A me è capitato in Mexico,
durante il terzo viaggio, dopo che l'Arcivescovo di Morelia, seguendo i suoi piani e non i nostri, ci aveva
proposto, come campo di lavoro, la città di Zitácuaro.
Ma andiamo con ordine: appoggiato dal Consiglio Superiore della Congregazione, già nel 1991, avevo
avviato i primi colloqui con Istituti Religiosi che operano in Mexico. Ricordo il P. Saverio, le Suore della
Carità ed in particolare le Serve di Maria Ministre degli infermi, ma tra il 9 e il 21 ottobre venivo a
conoscere il carissimo P. Samuel Bernardo Lemus, giornalista, scrittore e poeta e, soprattutto, uomo di Dio:
confidavo ed affidavo quindi a lui il progetto, perché mi introducesse nel difficile mondo Messicano, allora
ancora sotto la vecchia Costituzione, decisamente antiecclesiastica.
Il mio primo viaggio esplorativo e di ricognizione si è realizzato tra il 19 gennaio ed il 2 febbraio 1992,
dal Santuario di Guadalupe al premuroso delegato del S. Padre mons. G. Prigione, alla città di Toluca, di
Morelia, di Puruandiro, di Tacambaro, di Queretaro, incontrando e parlando con molte persone, con 28
sacerdoti e sette vescovi e, tra questi, con l'Arcivescovo di Morelia mons. Estanislao Alcárez Figueroa che
festeggerà i 50 anni di Sacerdozio il 19 dicembre 1992.
Nel secondo viaggio, tra il 25 luglio e a 12 agosto, partendo sempre dalla Madonna di Guadalupe ed
arrivando a Culibete, ho dato piú tempo alle Suore Serve di Maria Ministre degli infermi nello stato del
Mexico ed in quello di León ed esse hanno promesso la loro attiva collaborazione nella proposta
vocazionale ai giovani. È di questo secondo periodo anche l'acquisto di un terreno nella periferia di Morelia
per la nostra futura casa.
In data 5 settembre partiva da Roma, accompagnata dagli auspici del Card, Sodano, la richiesta ufficiale
della nostra Congregazione ad essere presente nella Diocesi di Morella.
Nel terzo viaggio, 13-22 novembre, per coinvolgere maggiormente i confratelli di oltre Oceano, ho
invitato a venire con me il P. Sozzi, delegato del P. Generale per l'Argentina-Cile e la sua presenza è stata
preziosa, come pure l'aiuto premuroso di P. F. Lara. Particolarmente impegnativo si è rivelato il colloquio
con l'Arcivescovo Mons. Estanislao al quale, dopo aver espresso la gratitudine per essere stati accolti come
Figli di Maria nella sua Diocesi e dopo aver prestato obbedienza nell'accettare Zitácuaro da lui proposta, è
stata fatta presente la necessità per la nostra Congregazione di avere una sede anche in Morelia-città, da
dove inviare i nostri giovani a frequentare il rispettivo seminario. La decisione da parte dell'Arcivescovo e
suo Consiglio di governo verrà presa proprio oggi 3 dicembre, festa di S. Francesco Saverio, mentre vi sto
scrivendo. Nel mio cuore c'è tanta fiducia.
Ritorniamo ora a Zitácuaro per una breve conoscenza. È una città di 230.000 abitanti, che si fregia dal
1868 del titolo di Eroica. È un centro agricolo-commerciale a metà strada tra Mexico e Morelia, situato ad
una altezza di 1900 metri, a Nord Est nello Stato di Michoacán, al 19° grado di latitudine Nord ed al 100°
grado di longitudine Ovest del meridiano di Greenwich.
Vi sono 6 parrocchie e 12 sacerdoti. Noi siamo la prima Congregazione Religiosa maschile a piantarvi
la tenda e questo ci puó fare onore.
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La lingua è la spagnola, la temperatura oscilla tra i 10 gradi e i 35, il tenore di vita è povero. La nostra
casa: 6 vani a pian terreno e quattro camere al piano superiore in un ranch di circa un ettaro, appena fuori
città, nel verde, a 300 metri dalla Cappella di S. Francesco. aperta solo il sabato per una santa Messa.
Circondata lungo tutto il suo perimetro da un robusto muro di pietra e mattoni, si accede da un cancello
in ferro che immette in un viale-giardino per poi allargarsi in un prato ben curato sino ad una decina di
vani-rimessa addossati ad un lato del muro di cinta. C'è poi la casetta per i piccoli attrezzi agricoli, un
forno, un campetto di pallacanestro e tanta fantasia, tanta voglia di adattare il tutto per accogliere i giovani
della città e avviarli ad un incontro sempre piú reale con il Natale di Cristo Signore, nostra forza e nostra
speranza.
Festeggeremo qui il nostro primo Natale messicano; voi ricordateci nella preghiera con tanta simpatia e
noi affideremo i vostri desideri piú belli alla Vergine di Guadalupe.
Un grande abbraccio.
• L'otto dicembre sarò ad Oristano con P. Barberini e festeggeremo l‟Immacolata pregando con i
Confratelli missionari P. Eugenio e Fratel Marsilio.
• Partiremo per il Mexico il 17 dicembre e sarà con noi anche il P. Benvenuti con il suo solito
entusiasmo. P. Marcello, Missionario ed esperto in lavori, troverà il tempo per prestare la sua intelligente
collaborazione.
• In gennaio ci raggiungeranno P. Ruben e P. Francesco dal Cile. Dall'Argentina verrà il professo
Hector ed il postulante Juan Soto che si fermeranno per alcuni mesi. Per giugno è previsto l'arrivo del P.
Roberto. Come vedete, c'è vita
• Infine ricordiamo Hector che ha presentato la domanda per la professione perpetua e Juan Soto che
chiede di entrare in noviziato.
A tutti buona Immacolata e Buon Natale
Ecco il nostro indirizzo in Mexico:
Casa "Hijos de Santa María Inmaculada"
Coatepec de Morelos - A. P. 179
ZITACUARO - MICH. C.P. 61500
Telef. 0052-725.30727 MEXICO
Padre Luigi Fain Binda
Superiore Generale
LETTERA DI FAMIGLIA 54
Natale in Mexico
Roma, 18 febbraio 1993
Miei Confratelli,
Nella notte di Natale abbiamo concelebrato l'Eucaristia all'aperto, nella nostra nuova sede di Zitácuaro,
in Mexico. Il clima era mite, l'atmosfera di un silenzio fascinoso avvolgeva ogni cosa, la luce che pioveva
dai grandi fari animava il verde del prato, dei cespugli, degli alberi, contenti di far corona ai personaggi del
presepio, quasi a misura di uomo: presagio dei giovani che presto verranno alla nostra casa.
La Madonnina in legno, portata da Roma, dono dei Signori Picciolini, l'abbiamo posta sull‟altare perché
prendesse possesso di tutta quella meravigliosa realtà che stava per nascere proprio nella notte di Natale
con i suoi Figli di Maria.
C'era nel cuore anche un filo di nostalgia perché lontani da mille affetti, ma presto stemperata,
illuminata e tramutata m preghiera dall'abbraccio affettuoso tra noi.
Erano presenti anche i primi fedeli, una primizia di amici, ancora titubanti nell'osservare quei misteriosi
quattro re-magi venuti da lontano.
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Nei giorni successivi ci hanno raggiunto P. Marcoaldi e P. Ruben venuti dal Cile (9 ore di volo) e poi P.
Roncella dalla Polonia e attualmente, il professo Hector, che presto emetterà la sua professione perpetua, e
il futuro novizio Juan Soto che rimarrà piú a lungo.
È stato un avvio molto bello, davvero fraterno, ricco di presenze mirate ad aiutare e ad incoraggiare i
nostri pionieri. Grazie carissimi P. Attilio, P. Francesco, P. Ruben, P. Mario, Hector, Juan.
A fratel Marsilio e a P. Eugenio giunga l'augurio di buon compleanno ormai prossimo e di buon lavoro
giovanile e vocazionale.
Vi siamo vicini e preghiamo con voi.
Padre Luigi Fain Binda
Superiore Generale
FATTI DI CRONACA
ANGOLO DEL CENTRO MISSIONARIO
Prende il via l’attività del Centro Missionario all'interno della Congregazione:
lettera del Direttore P. Miotto Marcello.
Carissimi Confratelli,
il Segretario Generale ha reso nota la mia nomina di Coordinatore e Animatore delle Opere Missionarie
della Congregazione.
Ormai è una realtà; la nostra Congregazione è aperta alla "Missio ad Gentes": siamo presenti in Italia,
Cile, Argentina, Filippine, Polonia; e anche nella nostra Congregazione, come in molte altre, è scaturita
l'esigenza di un Centro Missionario.
Desidero fare un cammino insieme con voi per animare l'attività missionaria della nostra
Congregazione.
Sono in attesa della vostra collaborazione che a voi sembrerà piú
opportuna; da parte mia c'è tutta, totale, la mia disponibilità per un lavoro concreto.
È giunto il momento per passare dalle parole ai fatti con gesti concreti. C‟è stata una prima raccolta di
nominativi per iniziare su basi concrete un dialogo costruttivo.
Da piú parti ho avuto attestazioni di condivisione, di corresponsabilità per la nascita del "Centro
Missionario" e questo è un buon avvio.
I canali di informazione, di dialogo, di interscambio su fatti, esperienze, progetti, avverranno sia tramite
la nostra rivista "Risonanze" che tramite un opuscolo, come può essere l‟attuale. Inoltre verranno effettuate
visite ai nascenti gruppi missionari, a famiglie e persone.
Un caro e fraterno saluto nel Signore.
Padre Marcello Miotto fsmi
Centro Missionario
Congregazione dei Figli di Santa Mana Immacolata
Via del Mascherone 55
00186 R O M A
(da Risonanze 2, 1992, pag.14)
LA CAPANNA DI TERESA
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Nelle Filippine tre sono le meraviglie piú belle: il magnifico verde-azzurro del mare, l'elegante
sventolare delle palme di cocco e le facce allegre dei bambini.
Ce ne sono ovunque, saltano e strillano tutto il giorno, giocano con lattine rotte e aquiloni e col loro
bianco sorriso danno felicità e pace.
Pantaloni rotti, scalzi e sempre con la fionda in tasca: possono colpire una noce di cocco da 20 metri e le
braghe di un turista da una bici in corsa. È un esercito di monelli, ma se Gesú ritornasse bambino penso che
ne diverrebbe il capobanda.
Tra loro c'è Teresa. La prima volta che ci siamo incontrati è stato quando da una noce di cocco lei mi
lanciava sassi in testa. Per farla scendere ho dovuto prometterle 13 caramelle alla frutta, una bottiglietta di
coca-cola e, dopo il lancio di noci pesanti, anche la penna biro che avevo in tasca.
Mentre Teresa scendeva dal cocco mi accorsi di altri due mocciosi nascosti lassú. Teresa aveva sei anni,
senza scarpe e con una maglietta piena di strappi. Mi guardava con i suoi grandi occhini neri, mentre con
una mano si teneva i pantaloni che le scendevano giú perché erano del fratello maggiore e senza elastico.
Siamo diventati amici dopo che con una lunga molletta da bucato le ho fissato lo sbracamento.
Teresa è ritornata ancora, tante volte, prima da sola poi con i suoi otto fratellini, poi con altri suoi amici
monelli, tutti sotto i dieci anni, orgogliosa di mostrare loro i nasi lunghi e le caramelle dei Padri di via
Athens.
Anche se siamo amici, Teresa non mi ha mai rivolto una parola, solo occhiate e sorrisi. Lei arriva al
nostro cancello, si siede e aspetta. Dopo un po‟ comincia a lanciare sassi, cosí noi ce ne accorgiamo e la
facciamo entrare per mangiare qualcosa.
Teresa studia di pomeriggio da certe brave suore, ma di mattina gira tutti i bidoni di Merville per cercare
nella spazzatura dei ricconi bottiglie e plastica da rivendere per qualche centesimo. Teresa gira sempre col
suo grosso sacco pieno di rifiuti e quando trova qualche giocattolo rotto lo posa sul tavolo del giardino
come
un trofeo e vuole che le si dica che è bello e che lei è bravissima. Lei ride come un gatto; non ce la vuole
dare questa soddisfazione di sentirci dire "grazie".
Teresa ha 8 fratellini e una mamma d'oro, ma il papà non ce l'ha piú, perché è scappato con un'altra
donna lasciandoli soli.
La prima volta che era venuta si era buttata a ridere dando spintoni ai fratellini e si era beccata uno
schiaffo. Cosí per protesta per una settimana non si è fatta piú vedere. Ora insegna ai fratellini a farsi il
segno della Croce e la preghiera prima di mangiare e riempie il piatto degli altri prima di riempire il suo.
Dopo mangiato gioca un po‟ con i suoi trofei. ci guarda e ci prende in giro per il nostro naso lungo. poi se
ne va e dice grazie con un sorriso trascinandosi dietro il grosso sacco di plastica e bottiglie.
Mi ero sempre chiesto come facesse Lei stracciona ad entrare a Merville che è un villaggio circondato
da mura da tre metri e con guardie armate ad ogni cancello. Cosí un giorno l'abbiamo accompagnata a casa.
Insieme ad altri due seminaristi; l'abbiamo caricata sulla bicicletta e ci siamo avviati verso la strada
misteriosa e segreta da cui entrano nel villaggio senza essere visti.
Teresa era seduta sul portapacchi mentre noi pedalavamo e rideva stupita di poter "volare" senza
trascinare il grosso sacco, messo sul portapacchi dl un'altra bici. Dopo 10 minuti giungemmo ad un prato
appartato. Lasciammo la bici e proseguimmo a piedi nell'erba. Il muro di Mervllle ci stava davanti e non
sapevo proprio come avremmo potuto scavalcarlo. Ma ecco che il prato diventa una riva scoscesa. dove nel
fondo scorre un piccolo torrente. Nel punto dove il torrente passa da Merville verso Manila il muro si
interrompe per 3 metri, all'altezza di una grossa roccia. che bisogna arditamente scavalcare per giungere
dall'altra parte. Teresa mi diede la sua mano minuta e fu facile compiere la traversata. Ecco da dove
entravano questi monelli: dal passaggio segreto del torrente!
Passato il guado risalimmo la riva opposta e dopo pochi passi nell'erba alta del prato ci si mostrò davanti
una misera bidonville. Baracche sopra baracche, costruite a mo‟ di palafitte per affrontare la piena del
torrente durante la stagione delle piogge.
Teresa conosceva tutti e con sicurezza ci guidò attraverso uno stretto viottolo alla sua casa. Piú che una
casa é una palafitta elevata un metro dal terreno, di circa 10 metri quadrati, con una lamiera per tetto e
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pannelli pubblicitari vecchi per pareti. Sulla porta c'era un volto amico che ci sorrideva: "Nanay Ko" (mia
mamma), disse Teresa, rompendo con il piú bel nome del mondo il suo lungo mutismo, con orgoglio ci
introdusse a casa sua.
Quando mio papà mi parlava di miseria al mio paese prima della guerra, io non sapevo cosa fosse.
Entrando in quella catapecchia ho cominciato a capire; e mentre i 9 fratellini e la mamma ci facevano festa
con i loro sorrisi e le loro voci, risentivo la voce di mio padre tanti anni addietro: "Polenta schietta, senza
condimento, e due castagne bollite che facevano da companatico ... la minestra fatta di acqua bollita e di
qualunque altra cosa che potesse dargli colore eccetto che di sostanza, tanto per riempire lo stomaco che
si lamentava come un vecchio mulino ad acqua senza grano da macinare ... la carne era solo per i malati
gravi, ma non troppo, altrimenti era inutile. e la pelle della pancia che ci toccava quella della schiena".
Io non avevo niente in tasca, ma se l'avessi avuto mi sarei vergognato a tirarlo fuori. Quanta fame in questa
gente, quanta speranza negli occhioni di questi bambini, quanto desiderio di mangiare qualche coscia di
pollo, di comperare matite colorate per la scuola, di vestire una camicetta senza strappi e scarpe senza
buchi.
La mamma non aveva niente da offrirci. ma ci parlò dei suoi nove bei bambini e dopo un'oretta
ce ne andammo a casa, ritornando verso il passaggio segreto del torrente. Prima di attraversare la roccia
Teresa ci salutò e con un grosso bacione sulla guancia ci disse a modo suo "grazie".
P. Paolo Pirlo fsmi
(N.B. Parte delle offerte che ci perverranno saranno destinate all'aiuto di Teresa e di mille altri bambini
che vorrebbero trovare qualcuno a cui poter dire "grazíe".)
(da Risonanze 5, 1991, pag.12)
TUTTI AL MARE CON MARITAS
Salve amici, pronti ad imbarcarvi sulla penna stilografica del Manila Reporter che vi porterà nel caldo
ed appassionato mondo dei tropici, sempre pieno di sole e di avventure.
Questa volta l‟abbiamo fatta grossa! Il lunedì dì delle Ceneri il nostro Benje, seminarista tuttofare, ha
trasformato uno scatolone di sapone in una cassetta per le offerte, scrivendoci sopra con il pennarello blu:
“MARITAS”.
Ai vespri ogni seminarista ha sborsato il 10% dei suoi poveri risparmi, a cui si sono aggiunti giorno
dopo giorno quelli di altri benefattori. Era il primo giorno di Quaresima e l‟inizio dell‟Associazione
Maritas, finalizzata all‟aiuto spirituale e materiale dei piú poveri.
La prima spedizione è stata fatta alla Smoking Mountain di Manila, la montagna fumante, fatta di rifiuti
in costante combustione, ai cui piedi risiedono migliaia di baracche e di disperati che vivono raccogliendo
plastica e vetro dai rifiuti.
Con due sacchi di riso, qualche scatoletta di sardine e una chitarra ci siamo inoltrati nella baraccopoli,
facendo ben presto un primo elenco di dieci famiglie povere da aiutare. Il sabato seguente erano già
quindici le famiglie e in seguito non le abbiamo contate piú. La baracca base non era piú larga di
venticinque metri quadrati, ma funzionava come efficiente centro di assistenza spirituale e materiale. Prima
trenta minuti di preghiera, canti e lodi a Dio, poi la distribuzione dei pacchi.
Una signora ci disse: “Sabato prossimo invece del riso preferisco che mi portiate una Bibbia”. E cosí è
stato. Perché “non di solo pane vive l‟uomo, ma di ogni Parola che esce dalla bocca di Dio”.
Una bambina invece mi ha fatto visitare la sua minuscola baracca, tre metri per tre ed alta un metro.
Durante la stagione delle piogge si riempie di acqua e di spazzatura, però troneggia nella parete principale
un bel ritratto del Sacro Cuore di Gesú. Cosí a lei, oltre al riso, le ho dato anche un bacio … a nome del
Sacro Cuore.
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Un carpentiere invece se ne stava triste seduto fuori della sua capanna. Era rimasto disoccupato perché
gli avevano rubato il martello, la sega e lo scalpello. Cosí, invece del riso, gli abbiamo comprato
nuovamente gli strumenti del mestiere e assieme al lavoro ha recuperato anche un bel sorriso.
„
In un‟altra baracca c‟era un bambino morto ed invece del riso gli abbiamo donato una bara bianca e una
benedizione.
I piú vivaci erano comunque i bambini, sempre alle nostre costole e cosí ce li siamo portati tutti al mare,
il lunedì di Pasquetta. Che festa per queste povere creature vedere il mare, loro che vivono tra rifiuti e
vecchie lamiere.
Prima di partire abbiamo pregato la Vergine Maria, perché ci proteggesse da ogni pericolo. Sulla strada
del ritorno, mentre i venti bambini a bordo cantavano tutti felici, pieni di sole e di salsedine, una ruota
posteriore si è staccata di colpo. Io ho visto la ruota dallo specchietto retrovisore e mi son detto: “Addio
festa”. Ed invece la Jeep s‟è accasciata dolce dolce sul fianco, come un buon cammello. Nessuno s‟è fatto
nulla, neppure un graffio: Grazie Maria!
Ricomposta la carovana e raccolti i cocci siamo ritornati a Manila, e lí ci aspettava un‟altra sorpresa. Un
ladruncolo si era intrufolato nel seminario, svaligiando tutte le offerte di Maritas che tenevo nel cassetto, e
portandosi via la videocamera regalatami per la Prima Messa dai miei compaesani Masonesi. Pazienza per
la videocamera, perché Gesú ce lo aveva detto: “Non accumulate tesori in terra,che il ladro ruba e la
ruggine consuma, ma in cielo”.
Invece per Maritas mi è dispiaciuto. Tanti altri progetti per i poveri che ora resteranno appesi al chiodo,
fin quando qualche buon Robin Hood non ci aiuterà a rimetterli in moto.
Comunque a noi la vita piace cosí, piena di colpi di scena e di avventure, tutto per amore del Signore e
della Vergine Maria. E mi veniva in mente Don Camillo, che voleva prendere a sberle un ladro di chiesa,
ma il Crocifisso gli disse: “Camillo, le tue mani sono per benedire”. E lui rispose: “Si, Signore, ma non i
piedi”. E prese il birbante a calcioni, mentre Gesú faceva finta di non vedere.
P. Paolo Pirlo fsmi
(da Risonanze 3, 1992 pag.15)
BENVENUTI A QUESTA VOSTRA CASA, FRATELLI
Abbiamo ricevuto da p. Eugenio questo scritto. Sono le parole di benvenuto che i Figli di Maria hanno
ricevuto poco tempo dopo il loro arrivo a Zitacuaro e durante un incontro in casa di Catalina (la cuoca
della comunità religiosa).
Sono parole bellissime, scritte e lette da una donna messicana, che basterebbero da sole a dare un
senso alla vita di questa nostra missione.
Benvenuti a questa vostra casa, fratelli. Benvenuti tutti a questo semplice convivio.
Dicono che "Dio stringe il cappio ma non impicca". Siccome noi parrocchiani di questa comunità
sentivamo l'abbandono della nostra chiesa, il vostro arrivo è stato quasi un miracolo, una benedizione di
Dio, nostro Signore.
Ed è questa grande gioia che ci ha fatto radunare qui per darvi il piú cordiale benvenuto e per farvi
sapere che siamo desiderosi che la nostra chiesa diventi una delle piú importanti della zona, perché siamo
sicuri che con la vostra guida e aiuto potremo ricuperare tanti fratelli che ci hanno lasciato.
Vogliamo che i bambini s'avvicinino di piú a Dio, che la gioventú partecipi piú attivamente, che gli
adulti vengano piú spesso in chiesa, infine che tutti noi cattolici ci raduniamo intorno alla Chiesa per vivere
nelle fedeltà agli insegnamenti di Cristo, nostro Signore.
E per raggiungere questo, vi chiediamo di essere voi l'anello che unisce questa catena. Ed essendo cosí
vicini al tempo di Quaresima approfittiamo per riconciliarci con Dio, ascoltando le parole dell'apostolo
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Paolo quando dicono: "Nel tempo favorevole ti ho ascoltato e nel giorno della salvezza ti ho soccorso.
Orbene, ora è il tempo favorevole, ora è il giorno della salvezza".
Benvenuti ancora fratelli e che questo vostro soggiorno qui sia felice e fortunato.
Rendiamo grazie a Dio.
(Da Risonanaze 4, 1993, pag.16)
UNA CRONACA DEL CAMPO A COATEPEC DE MORELOS
L'apertura missionaria, che ha richiesto alla Congregazione grande dispendio di energie e forze, ma che
è stata fonte di ricchezze e di grazie, non è passata senza lasciare un segno concreto anche nella nostra
comunità di Figlie di Maria.
Il Signore ha voluto che anche per noi iniziasse un cammino di apertura verso terre lontane dove la
Congregazione sta rivelando una sensibilità vocazionale anche verso l'aspetto femminile.
È dalla terra messicana che il Signore ci ha dato chiari segni e ci ha chiamato ad una presenza concreta
come comunità.
La nostra disponibilità è stata piena e la nostra risposta pronta perché il progetto rispondeva alle nostre
aspirazioni e al nostro fine specifico vocazionale.
Ritrovarci in piena sintonia con la nostra identità di Figlie di Maria e lavorare insieme ai Padri in uno
spirito di famiglia per il medesimo fine, è stato per noi una pioggia di grazie e benedizioni.
Abbiamo camminato non inseguendo progetti astratti o elaborati a tavolino, ma sulle orme che il
Signore aveva posto nella nostra storia concreta.
La morte di Marsilio, per la Congregazione e per noi, è stata un fatto sconvolgente e significativo. In
essa abbiamo visto attuata la Parola che dice: "Se il chicco di grano non muore rimane solo".
Anche la sua sepoltura in terra messicana è segno che la missione mette radici in quei suolo e diventa
pianta che produce frutto.
Richiamate dalia morte di Marsilio ci siamo affrettate a correre accanto a Padre Eugenio senza altra
fínalità se non quella della sollecitudine verso un fratello.
P, Eugenio ci ha accolte e presentate come sorelle della Congregazione; questo è stato per noi un
momento nel quale ci siamo sentite profondamente capite e in perfetta sintonia di spirito. Ma al di là del
gesto di accoglienza, la gente messicana, che aveva recepito la presenza missionaria della
Congregazione quale risposta di Dio ad un'attesa di anni, si è mostrata attratta da questa piccola comunità
femminile.
Soprattutto alcune ragazze hanno voluto approfondire la conoscenza instaurando un contatto epistolare
con noi e domandando a Padre Eugenio nuovi particolari sulla nostra realtà.
Anche i chierici cileni, Francisco ed Hernan hanno dato il loro contributo in questo senso. Entrambi,
insieme a Padre Eugenio, si sono fatti carico non solo della pastorale vocazionale rivolta ai ragazzi, ma
anche di questa nuova realtà che sempre piú chiedeva di essere presa in considerazione. Pertanto, dopo
aver seguito queste ragazze per un anno, P. Eugenio ha chiesto il nostro intervento per un Campo
vocaziona1e finalizzato alla conoscenza del carisma e dello stile di vita delle Figlie di Maria.
Nella proposta di Padre Eugenio abbiamo visto l'incalzare di un progetto che non poteva essere solo
frutto della volontà umana ma di un disegno del Signore che ci apriva orizzonti piú vasti.
I mezzi e le possibilità erano inadeguati, tenendo conto della nostra povertà materiale e spirituale, ma ci
sosteneva la fiducia che chi suscita nel cuore dell'uomo grandi aspirazioni, è poi capace di fornire i mezzi
per portare a compimento l'opera iniziata. E cosí è avvenuto.
Questa esperienza di collaborazione fra le due comunità, Figli e Figlie di Maria, può essere l'inizio di un
cammino verso quella meta che sta a cuore ad entrambi: vivere lo spirito di famiglia in vista della crescita
vocazionale secondo il modello di Nazaret.
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Le Figlie di Maria
(da Risonanze 5, 1994 pag.8)
UNA NUOVA TERRA
Il 25 Aprile alle ore 6 del mattino nel santuario mariano di Jasna Góra a Częstochowa, al suono
squillante delle trombe, si è aperto il sipario che custodisce come in un forziere la preziosa immagine della
Madonna Nera.
Questo avviene ogni mattina alle 6. Però il 25 aprile tra i sacerdoti che celebravano l'Eucaristia c'erano
anche tre pellegrini, reduci da un lungo viaggio. Eravamo P. Luigi, P. Mario e P. Valter che compivano il
primo doveroso omaggio a Colei che è considerata non solo Regina, ma anche Madre della Polonia: la
Vergine Maria.
A questa nostra madre abbiamo chiesto consiglio, aiuto e intercessione; abbiamo chiesto che ci dia la
chiave per scoprire il misterioso disegno che Dio ha preparato per la nostra Congregazione in terra polacca.
L'accoglienza del vescovo e dei P.Redentoristi è stata affabile e cordiale; qualcuno dei padri piú giovani
vede la nostra presenza nel territorio come una grazia di Dio. Alcune persone, già in terra polacca, pregano
per la nostra opera, come tante persone da tempo fanno in Italia.
Nel viaggio fatto a Varsavia per incontrare i due ragazzi che sono già in corrispondenza con il Padre
Generale, abbiamo constatato che in germe il Signore ha preparato anche qui e tra i laici "la nostra seconda
Congregazione.
Veramente si apre davanti a noi una nuova terra, una terra che vuole tirarci fuori dallo scoraggiamento,
dal disorientamento. Una terra che apparentemente fa paura per le enormi difficoltà che presenta, ma è la
terra che Dio ha arato perché possa essere gettato il seme a tempo opportuno.
In questo periodo di feste grandi per la liturgia polacca e di intenso fervore della popolazione per il mese
di maggio, cominciamo a sentire il polso di questo popolo.
È il polso di un popolo che si inginocchia molto spesso, soprattutto di fronte all'invocazione "Agnello di
Dio, che togli i peccati del mondo, abbi pietà di noi!".
Un popolo che non ha perso la fiducia e la confidenza nella potenza di Dio e nella intercessione di
Maria. Un popolo che riconosce che la propria situazione è dovuta ai peccati dell'uomo.
Maria Immacolata, la piena di grazia, sarà speranza per noi e per loro che dopo ogni caduta anelano a
risorgere e camminare verso il regno promesso. Questa è la terra del nostro odierno pellegrinare in unione
con quanti ci stanno sostenendo e incoraggiando.
Padre Valter Palombi fsmi
Pubblichiamo molto volentieri queste prime notizie dalla Polonia che riguardano l'inizio della nostra
nuova missione. Comunichiamo l'indirizzo dei padri Valter e Mario in modo che possiate sostenerli con il
vostro incoraggiamento:
Ulica Wysoka 1
33170 Tuchów.
Approfittiamo inoltre dell'occasione per ringraziare molto Padre Valter per tutto il suo lavoro di questi
ultimi anni come redattore di questa rivista.
(da Risonanze 3, 1991 pag 6)
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SULLE RIVE DEL DNIEPER
Guardo estatico il grande fiume, leggendario e mitico nei ricordi e nella immaginazione di un ex
studente di geografia.
Or si muove ad onde leggere, si scuote, si adagia con delicatezza sul suo letto, ancora sussulta come per
sgranchirsi le ossa.
E Kiev è lí, riflette nelle sue acque le immagini dell'antico monastero di Santa Sofia e racconta la storia
lunga e travagliata di un popolo che ora tenta di riscoprire e riconquistare alcuni tratti della sua identità.
Con gli occhi fissi nelle azzurre acque rivivo avvenimenti ed impressioni del mio soggiorno in Ucraina;
ripeto suoni ed echi, richiamo alla memoria gli incontri, risuonano gli inviti di venire e venire presto: ci
sono città con oltre un milione di abitanti senza nessun sacerdote e senza chiesa, ripercorro le strade con il
fango fino ai ginocchi, mi risento addosso i cani ucraini che amano molto mordere i preti italiani...
Come non ripensare alla gente che ruba quotidianamente il fieno (statale) per la mucche, ai paesi senza
strade, alla luce elettrica che appare per poche ore e talvolta mezz'ore, ai mercanti pieni degli avanzi
dell'Occidente ai trenta dollari mensili di stipendio?
E la fede? E i bisogni interiori? E i valori? La maggior opera d'arte è l'arte di sopravvivere, che causa
divisioni, indifferenza, egoismi e sopraffazioni.
L'impressione di fondo che si ha della gente è che è un popolo non piú cristiano, ma anche post-pagano.
La disillusione e la mancanza di prospettive sembrano avere la meglio.
I sacerdoti cattolici (molto pochi) e i pope ortodossi non vivono nel miglior accordo e la confusione
nella gente aumenta e la religione acquista una funzione "magico-sacrale".
Sento la voce del Signore, nonostante tutto questo, anzi proprio per tutto questo, che invita; tuttavia
vuole missionari senza borsa né bastone, con una sola tunica, perché la lotta esige armi leggere per potersi
muovere con agilità.
II grande flusso ed influsso di spiritualità è defluito dalla foce del Dnieper attraverso il mare fino a noi.
Dimostreremo di essere riconoscenti quando inizieremo a risalire il grande fiume fino alle sorgenti.
P. Venturino Cicciotti fsmi
(da Risonanze, n. 1, 1998, pag. 28)
LITUANIA - II PELLEGRINAGGIO ALLA MADONNA DI OSTRO BRAMA
La Litania: una delle nazioni dell'Europa dell'Est. Alcune decine di anni fa era un territorio della
Polonia. Oggi è un paese indipendente con la sua storia ancora giovane con le sue tradizioni, con la sua
cultura e con la sua lingua anche se buona parte del popolo lituano parla il polacco.
La Lituania è abbastanza piccola dal punto di vista territoriale ed i suoi abitanti sono poco numerosi
(circa 3 milioni).
v
È proprio lí che all'inizio di luglio ci siamo recati per partecipare al pellegrinaggio che partiva dal paese
Ejszyszki e terminava ai piedi della Madonna di Ostro Brama a Vilnius
Per P. Venturino non era la prima volta, mentre per Janusz e per me si presentava come una nuova
espenenza.
Vorrei ricordare che P. Venturino già alcuni anni fa ha cominciato a lavorare con i giovani lituani. È
stato proprio lui a portare un gruppo di giovani lituani all'Incontro Giovanile a Cagliari. Inoltre, si è recato
spesso in Lituania per gli esercizi spirituali ai ragazzi; all'inizio di quest‟anno si sono svolti anche nella
nostra casa a Brzozówka (Polonia).
Infine, per l'iniziativa di P. Venturino da alcuni anni si organizzano vacanze in Polonia per i bambini
lituani provenienti dalle famiglie piú povere.
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Ritornando al nostro pellegrinaggio, la strada che dovevamo percorrere non era molto lunga, circa cento
chilometri in quattro giorni.
Al pellegrinaggio hanno partecipato circa 300 persone, in maggioranza giovani C'erano alcuni sacerdoti,
religiosi, religiose ed i giovani di un seminario lituano
Il punto centrale di ogni giornata è stata la celebrazione della Santa Messa; non mancavano ovviamente
conferenze, canti, momenti di condivisione.
Tutto si è svolto in un clima di gioiosa fraternità e di preghiera. Ogni pellegrino portava nel suo cuore le
proprie intenzioni da offrire alla Madonna, nella speranza del suo materno aiuto
Partecipando a questo pellegrinaggio abbiamo avuto la possibilità di far conoscere ai giovani lituani la
nostra Congregazione. Abbiamo presentato alcuni tratti della storia dei Figli di Maria, del nostro carisma;
abbiamo condiviso l'esperienza della nostra vocazione tra i FSMI.
P. Venturino ha tenuto alcune conferenze sul tema della vocazione e della chiamata alla santità. Dopo
quattro giorni di cammino, stanchi ma con la gioia nel cuore siamo arrivati ad Ostro Brama, il santuario piú
caro al popolo lituano.
Ai piedi della Madonna della Misericordia è stata celebrata la Santa Messa come conclusione del
pellegrinaggio. Ringraziamo il Buon Dio che ci ha dato la grazia di camminare ad Ostro Brama e don
Waldemar che ci ha invitato a partecipare a questo pellegrinaggio.
Ci siamo poi fermati ancora un giorno per visitare Vilnius - la capitale della Lituania È una città molto
bella, nonostante alcune chiese cattoliche siano state abbandonate al tempo del comunismo, mentre altre
trasformate in magazzini agricoli.
Negli ultimi anni si è verificato un lento ritorno alla fede, attraverso le iniziative di restauro e di
riappropnazione degli edifici religiosi.
Il lavoro è ancora agli inizi. Il popolo lituano necessita di un solido cammino di fede Chissà se in futuro
questo difficile compito non spetterà anche a noi, Figli di Santa Maria Immacolata?
Piotr Pacura fsmi
(da Risonanze n 5, 2001, pag.30)
e il cammino a passi lenti ma cadenzati continua…
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INDICE
Preludio della vocazione missionario dei Figli di Maria…..
Le missioni…..
Anime generose….
Parte prima
I primi decenni del secolo: in Sudamerica
A mo‟ di introduzione….
Le nostre missioni o case in Sudamerica.
Prefazione….
La preparazione…
La partenza….
Il viaggio e l‟arrivo….
O‟Brien
La nostra scuola….
Un uragano di sabbia….
La buona stampa….
La società italiana “Roma”….
San Patrizio….
Il ritorno in patria di P. Poggi….
L‟arrivo del P. Lino Ferrari…
El amigo de las familias (Periodico mensile). Altre attività…
Le suore Figlie di Maria Immacolata…
L‟arrivo di P. Platania….
La morte di don Gesino….
Morte di P. Antonio Minetti Superiore Generale. 12 luglio 1931…
Il Capitolo Generale….
La morte di Suor Gabriella….
La nuova diocesi di Mercedes….
Congresso Eucaristico di Buenos Aires e visita del Rev.mo Superiore Generale….
Un affare mal riuscito….
1936. La morte del P. Poggi….
P. Platania parroco di O‟Brien….
La morte di P. Antonio G. Piccardo….
Altri lavori nella chiesa di O‟Brien…
Sistemazione della casa occupata dalle suore….
Visita del Rev.mo Superiore Generale a O‟Brien….
Realizzazioni missionarie tra i primi Figli di Maria…..
La partenza dei nostri primi missionari….
Le prime notizie….
Cile – Rivoluzione del 1973….
La Madonna nella mia vita….
Parte seconda
Verso il terzo millennio
La fecondità missionaria della consacrazione….
Il cammino continua….
57
Lettera di famiglia 38…..
Lettera di famiglia 40….
Lettera di famiglia 41…..
Lettera di famiglia 45….
Lettera di famiglia 52….
Lettera di famiglia 53….
Lettera dfi famiglia 54….
Fatti di cronaca
Angolo del centro missionario….
La capanna di Teresa…
Tutti al mare con Maritas…
Benvenuti a questa casa, fratelli….
Una cronaca del campo a Coatepec de Morelos….
Una nuova terra….
Sulle rive del Dnieper…
Lituania – Il pellegrinaggio alla Madonna di Ostro Brama…
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