Novembre 2009
NUMERO II
ANNO X
In questo numero…
Direttore Viola Salvestrini
Vicedirettore Calamai Francesco
...LA GUERRA DELL’ORO BLU
Sondaggio(ne), pubblicità, Machiavelli
…E TANTO ALTRO!
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Editoriale
Novembre2009
editoriale
Nello scorso numero, ahimé, commisi un errore madornale, che solo in seguito alla pubblicazione notai grazie alla minor ignoranza dei
miei fidi collaboratori: presa dalla foga di celebrare i grandi del passato italiano, inclusi nella
lista anche un tale Copernico, che certo fu un
grand’uomo, ma italiano proprio no.
Essendomi parso piuttosto indecoroso non
aver saputo, o più probabilmente ricordato, il
che è ugualmente grave se non peggio, di
che parte di mondo fosse tal uomo, mi sono
soffermata un momento a riflettere su a) la
mia ignoranza abissale, solitamente ben celata ma che purtroppo torna fuori ogni tanto b)
la figuraccia niente male che ho fatto, dopo
tutta la solfa sulla cultura e via dicendo c) le
conoscenze sommarie che troppo spesso si
hanno su cose che di attenzione ne meriterebbero molta di più.
Per farla breve, per omaggiare la memoria di
tal uomo da me ingiustamente posto nel dimenticatoio, nasce questo pezzo, che magari
non vi dirà niente di più di quel che sapete
già (o magari sì), ma che sicuramente è costato ricerche che a me hanno sicuramente lasciato qualcosa.
Niccolò Copernico - questo il nome del Dimenticato- nacque a Torun nel Febbraio del
1473, e perciò non era italiano, sebbene si
trasferì presto nella penisola, ma polacco. Dire
Copernico equivale a dire astronomo, e fin
qui ci siamo; pochi però forse sanno che fu
anche governatore, medico, giurista e canonico. Furono proprio questi ultimi indirizzi che
lo portarono a camminare sul suolo italiano, e
precisamente a Bologna, dove iniziò a dedicarsi a quella scienza che lo rese poi celebre.
Le sue prime osservazioni astronomiche risalgono infatti al 1497, mentre si trovava a Ferrara per terminare gli studi di diritto civile; poco dopo la laurea, iniziò la stesura del suo
grande capolavoro, il De revolutionibus orbium coelestium, per il cui completamento
dovremo attendere fino al 1536, e ancora tre
anni per la sua diffusione. Copernico infatti
era sempre stato restio a pubblicare le sue opere, e a maggior ragione esitava a diffondere questa, certo dello scalpore che avrebbe
suscitato in tutta Europa e delle interferenze
da parte della Chiesa che ne sarebbero inevitabilmente derivate. Come si è detto, fu solo
nel 1539, anno della sua morte, che
l’astronomo cedette alle pressioni di un suo
allievo, tale Retico, e pubblicò il trattato; vuole
poi la leggenda che Copernico, morente, ne
abbia ricevuta la prima copia il giorno stesso
in cui sarebbe morto, e che, avendogliela alcuni amici messa fra le mani, lui incosciente, si
sia risvegliato, abbia guardato il libro e, sorridendo, si sia spento.
Ma, come è troppo spesso accaduto nella lotta della scienza, neanche la sua storia è propriamente a lieto fine: infatti, alla prima edizione del suo libro, senza il consenso dell’autore,
un certo Osiander, teologo luterano, premise
una prefazione, in cui sosteneva la natura puramente ipotetica e matematica del nuovo
modello astronomico da Copernico esposto,
atto a salvare le apparenze o i fenomeni ma
senza alcuna pretesa di rispecchiare la realtà
autentica del cosmo. Tuttavia, la prefazione
era anonima, e per questo fu per lungo tempo attribuita allo stesso Copernico; e sebbene
quanto vi è esposto alteri completamente il
pensiero dello scienziato, vero è che forse
contribuì a salvare il trattato dalla furia oscurantista della Chiesa, che novantasei anni dopo colpì invece l’altro grande gigante che risponde al nome di Galileo Galilei.
Infatti, è bene ricordare che i concetti copernicani erano davvero di troppa difficile digestione per il senso comune del sedicesimo secolo,
ragione per cui fino al 1600 compreso, sulla
Terra esistevano solo una decina di copernicani e quasi tutti, si badi, estranei agli ambienti
accademici. Per capire come mai i principi della teoria copernicana fossero considerati tanto eretici c’è da fare una piccola digressione
sulla concezione astronomica del tempo, certo nota a tutti, ma tant’è. La teoria accettata
globalmente era quella tolemaica o geocentrica, che prevedeva, appunto, la Terra immobile al centro dell’Universo attorno alla quale
ruotavano gli altri pianeti in un sistema di epicicli. Copernico rivoluzionò questa concezione, sostituendola con un'altra di tipo eliocen-
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Indice
trico (ripresa da Aristarco da Samo) che voleva invece il Sole al centro del sistema, sia per
la crescente difficoltà di accordare l'ipotesi
geocentrica di Tolomeo con l'osservazione
dei fenomeni celesti, sia perché, assumendo il
principio della semplicità e logicità dell'ordinamento divino del mondo, appariva assurdo che l'intero universo dovesse volgersi intorno a quel punto insignificante che è al paragone la Terra.
La grandezza di Copernico, dunque, non sta
tanto nell’idea, come si è detto ripresa dai
greci, quanto nel fatto di averne fatto un sistema in grado di fare delle previsioni accurate al pari di quelle tolemaiche; il sistema Tolemaico aveva resistito a lungo solo perché, in
definitiva, era l'unico che permettesse di fare
dei conti, delle previsioni: insomma,
"funzionava" sempre meglio di qualunque
altro sistema, risultando quindi vincente. Ad
ogni modo, la Chiesa si oppose strenuamente alle novità introdotte da Copernico e perfezionate poi da Galileo, chiamando in causa
un noto passo della Bibbia in cui Giosuè esclama “fermati o Sole!” e obiettando che
quindi era la Scrittura stessa a confermare il
sistema tolemaico. Le motivazioni, ovviamente, erano ben altre: la realtà è che la teoria
eliocentrica appariva ben poco conciliabile
con la centralità dell’uomo in quanto fine della creazione ostentata dalla tradizione cristiana. Non è cosa nuova, del resto, che la verità
debba scontrarsi con il delirio di onnipotenza
dell’uomo; e gli esempi certo non mancano.
La novità della storia di Copernico, invece, è
da ricercarsi nel fatto che l’astronomo non si
dovette scontrare con l’ottusità di un tempo
che non gli si addiceva: non fu, come Galileo,
Bruno e mille altri, un eroe costantemente
sull’orlo di una sconfitta determinata dalla
censura; non fu considerato eretico, o meglio
lo fu, ma senza saperlo. La morte, potremmo
dire, l’ha preservato da un lungo combattimento che l’avrebbe posto al pari di tanti altri
che hanno potuto raccogliere la gloria solo
dopo la loro fine, contraddizione, questa, beffardamente tragica.
Un omaggio dunque a Copernico, che ha
potuto divulgare le sue idee senza viverne le
ritorsioni: inutile un ormai ovvio paragone
con il presente.
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INDICE
Oro Blu
Di Lorenzo Zolfanelli
4
Immagini Scomode
Di Chiara Mugnai
5
CitaDege
A cura di Francesco Calamai
6
Rima
Della Redazione
8
Chi l’ha detto?
Di Lorenzo Zolfanelli
10
Il Grande Fantino
A cura del Bradipo Attendente
12
Parodia Machiavellica
Di Giulio D’Anna
14
Le Pubblicità più Perverse
17
La Gran cassata
A cura di Mariaflora Siciliano
19
Giochi
A cura di Andrea Pacini
20
Di Chiara Mugnai
Cruci Dege
A cura di Claudio Falchetti
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Attualità
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ORO BLU:
LA GUERRA PER L'ACQUA È SEMPRE PIÙ VICINA
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Se ormai da decenni si combatte in medio oriente per il controllo delle fonti di petrolio, la
guerra che le future generazioni si troveranno a combattere sarà quella per un bene molto
più prezioso e vitale: l'acqua.
Se per noi del mondo occidentale l'accesso ad essa è sempre stato più o meno scontato,
così non lo è per milioni di persone che vivono negli stati in via di sviluppo.
Dove la guerra ha distrutto tutto e ha preso il controllo di ogni fonte di ricchezza è sempre
più difficile per la popolazione accedere a questo bene. Per loro non solo non è possibile
coltivare e produrre i beni necessari alla loro sopravvivenza, ma spesso diventa un'impresa
persino procurarsi l'acqua necessaria a vivere: i bambini che muoiono di sete sono migliaia.
Questo mondo sembra così lontano ai nostri occhi, ma le conseguenze di questa guerra
per l'oro blu combattuta nel mondo si ripercuotono inevitabilmente sulle nostre vite. L'acqua, che un tempo era un bene pubblico, amministrato dallo Stato, già da diversi anni nel
nostro comune è controllata da una società privata: la Publiacque S.p.A. Questa, per fornire l'acqua dell'Arno depurata con dosi massicce (e forse tossiche) di cloro, si fa pagare da
tutti i cittadini cifre stratosferiche. Questa situazione si estenderà presto al resto d'Italia; è
stato infatti recentemente approvato dal Parlamento un provvedimento che costringerà
tutti i sindaci a dare in concessione (vendere, di fatto) la distribuzione dell'acqua, all'interno
di un progetto di “razionalizzazione e modernizzazione dei servizi pubblici”.
È importante capire perché la gestione l'acqua deve essere, ora e in futuro, pubblica. Delegare l'amministrazione dell'acqua a società private, quotate sul mercato, che non hanno
come unico interesse il fornire un servizio pubblico, può portare notevoli conseguenze nella
vita dei cittadini. Per esempio, esiste il rischio che un ente privato, acquisendo il controllo di
ingenti risorse idriche, possa ottenere un rilevante ruolo politico ed economico sfruttando la
necessità dell'acqua della popolazione. Un altro rischio è che l'accorpamento di più enti
privati possa portare ad un monopolio dell'acqua, e quindi dia la libertà ad un unico gruppo privato di scegliere arbitrariamente i prezzi di fornitura.
Questa commercializzazione dell'acqua sarà ancora più grave in un territorio come quello
toscano che si trova in una situazione idrogeologica disastrosa, non solo a causa dei trivellamenti in Mugello dovuti al progetto TAV, ma soprattutto alla mala gestione dell'intera rete
dei bacini idrici e delle strutture di distribuzione; basti pensare che più di un terzo dell'acqua
potabile distribuita viene persa nelle tubature o nei trasporti (in alcuni casi si raggiunge la
metà), e che la regione Toscana è tra le uniche cinque in Italia che hanno richiesto e ottenuto dal Ministero della Salute una delega speciale per distribuire nella rete idrica a noi cittadini acqua dichiarata “NON POTABILE” con picchi di sostanze come il cloro ritenute presenti in una quantità TOSSICA.
La guerra per l'acqua che vediamo combattere ogni giorno nei paesi in via di sviluppo, e
che ci apprestiamo a combattere ad un livello più “istituzionale” nel nostro paese, potrebbe raggiungere l'apice in un prossimo futuro: le riserve mondiali di acqua si stanno progressivamente riducendo, mentre i consumi stanno aumentano in maniera esponenziale; sarà
impossibile garantirne il fabbisogno di ogni essere umano. Secondo le ipotesi di diversi
scienziati e ambientalisti le guerre del prossimo secolo le combatteremo per avere il controllo sull'acqua, che arriverà in breve tempo ad essere un bene ancora più prezioso del
petrolio. Non possiamo più concederci il lusso di considerare scontata la disponibilità di acqua per noi e per le prossime generazioni.
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Attualità
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IMMAGINI SCOMODE
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Immagino che leggendo il titolo molti ragazzi si siano buttati a capofitto su questa prima riga, aspettandosi
di trovare succulente informazioni riguardo alle ultime avventure di qualche politico fotografato in compagnia
di un trans, di una escort, o di qualche altro personaggio che va tanto di moda pagare. Qualcun altro può
aver pensato all'immagine che Google, suo malgrado, indicizzava per prima dopo che avevate digitato
“Michelle Obama”: un fotoritocco che giustamente causava un po' di imbarazzi. Mi trovo però a dovervi deludere alla sesta riga dell'articolo, informandovi che qui si parla sì di immagini scomode, ma per noi: noi
adolescenti/minorenni/ragazzacci/liceali del 2000.
Le immagini erano quelle di una campagna pubblicitaria, ma probabilmente quasi nessuno le ha viste: ho
ragione di credere che fossero scomode sia per il target, che per la stessa azienda che ha pubblicato quelle fotografie. Infatti le immagini della nuova collezione della Diesel, dopo aver transitato sul sito dell'azienda
per qualche giorno, sono state ritirate in fretta e furia, selezionate e cambiate, e infine ripubblicate, nascoste
in una rete di link. Quelle foto ritraevano modelli e modelle dall'aspetto scarmigliato, accasciati su divani e
pavimenti in stanze sporche e incasinate. La giustificazione ufficiale ed “artistica” di tutto questo è che il tema è il fantomatico passaggio di un uragano: il problema è che c'è un gusto per le immagini inequivocabilmente decadent. Mi auguro che i lettori di prima si stiano chiedendo cosa c'entriamo noi con delle foto del
genere: beata gioventù, forse sono io che mi illudo sulla vostra ingenuità; comunque, da brava giornalista,
ho il dovere di spiegarmi: lo sbazzo, lo scialo, l'ubriacatura, sono tratti che contraddistinguono le “feste” frequentate da noi ragazzi del 2000. Con questo intendo dire che i pubblicitari addetti alla presentazione della
collezione della Diesel, non hanno fatto altro che adeguarsi ad un modello che avevano fiutato. Ed è così
che sulla home page del sito troneggia ancora un banner: When life sucks ask for more, ma poiché la Diesel deve aver ricevuto lamentele (non so di che genere, non so da chi) questo link reindirizza provvisoriamente ad una paginetta elegante ed anonima delle collezioni uomo e donna.
E' molto brutto ritrovarsi a fare paternali, e oso chiedere che il mio discorso non passi per tale, ma vorrei
che ci facessimo un esame di coscienza: forse finché uno stile di vita rimaneva chiuso nelle nostre case,
limitato alle nostre sere, impigliato ai sospiri e alle lagne da banco a banco, potevamo tutti controllarlo, considerarlo per quello che era (qualcosa al di sotto di noi perché ripescato da noi stessi per noia), illuderci di
avere potere a riguardo; ma quando troviamo una frase nichilista su un sito di vestiti alla moda, ci rendiamo
conto che qualcosa è andato storto? Una pubblicità (che come tutte le pubblicità che si rispettino ha solo
l'arma dell'imitazione per farsi guardare) sta scimmiottando la tendenza di una generazione: vogliamo proprio che scimmiotti questo? Il nichilismo, che neppure abbiamo avuto il merito di inventare noi, che è presente in ogni visione stereotipata degli adolescenti terzo-millenniani?
Penso proprio che se un'azienda di vestiario arriva a farci il verso la situazione ci è sfuggita di mano: e meno male che hanno ritirato quelle immagini... peccato che si dica che, all'inizio, le avanguardie non vengono
accettate...
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Rubrica
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Cita-DeGe
"[...]Su cumuli di carni morte, hai retto la tua gloria.
Ma il sangue che hai versato su te è ricaduto.[...]"
R.I.P., Banco del Mutuo Soccorso
Certo, devo adoperare una decontestualizzazione, ma ancora una volta credo che queste siano
le parole giuste. Questa volta parlo, brevemente, di quanto succede in Iran, dove, dal giorno del
voto, arrivano notizie sporadiche, quasi tutte sul nucleare o su proteste represse nella violenza.
Ma non vi parlerò dei cortei, degli spari, di Neda. Vi parlo di Mahmud Vahidnia.
Mahmud Vahidnia è il più famoso studente iraniano, vincitore di un'olimpiade della matematica,
allievo alla celebrata università Sharif. Ora è in prigione. Ci è finito perché il giorno dell'apertura
dell'anno accademico, alla presenza della Guida Suprema Ali Khamenei, è riuscito a raggiungere i
microfoni; dove, con aria pacata, o almeno così è riportato, ha cominciato a fare diverse domanda a Khamenei, quali: "Lei non sbaglia mai? Perché non permette a nessuno di criticarla? Le radio e le TV che sono sotto il suo controllo danno un quadro vero dell' Iran e del mondo o solo
uno caricaturale?". Khamenei non ha risposto. Anzi, poco dopo se ne andato, ed il giorno seguente ha fatto sapere che le critiche sono sempre ben accette.
La verità è che l'Iran, o meglio i governanti iraniani, hanno combattuto la loro guerra con le loro
armi. Ora devono affrontare le conseguenze. Premettendo che ogni tipo di violenza è insensata,
sento il bisogno di elogiare la tenacia del popolo iraniano. Trent'anni fa si ribellò al regime repressivo dello scià Pahlavi. Anche allora ci furono centinaia di manifestazioni in ogni dove del
paese. Poi, l'8 Settembre 1979, a Teheran, il corteo finì quando l'esercito aprì il fuoco sulla folla,
compiendo un massacro. Il sangue versato servì solo ad aumentare la protesta che portò, dopo
mesi di guerra civile, all'esilio dello scià e la venuta dell'ayatollah Khomeini.
Adesso, gli iraniani ricordano che è il popolo a scegliere il proprio governo, che il popolo ha diritto a mostrare il suo dissenso, che il popolo ha diritto alla verità. Quando compaiono 3 milioni di
voti fittizi, quando i militari, i pasdaran, fanno morti tra chi manifesta; quando le notizie non devono trapelare all'esterno, vuol dire che un cancro oscuro si è impadronito del paese.
Quella iraniana è sicuramente una situazione complicata, che purtroppo, credo non si concluderà
senza altri spargimenti di sangue. Ma se la Storia insegna qualcosa, se la storia iraniana, se la
storia di Vahidnia, che ha combattuto contro il governo senza bisogno di armi da fuoco, insegnano qualcosa, tutti ne devono fare tesoro: capi di Stato, che troppo spesso scordano che il popolo non è quello che ha votato loro, non è quel 35% o quei 15 milioni di cui 3 non esistono; le forze militari, sempre viste come il braccio destro, mai il cervello, ed anche questo fa riflettere; ed
il popolo, che si può far sentire sempre, che si ha una persona con un microfono, o centinaia di
migliaia in piazza, ma mai il singolo con la spranga, la pistola, il tritolo.
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Attualità
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Ancora un passo indietro
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Salve a tutti, vi ricordate di me, sono quello che ha scritto quell'articolo chilometrico sui campi di volontariato estivi organizzati annualmente da Libera.
Desidero riprendere in mano la questione perché ho appreso tramite il servizio di informazione di libera
toscana che è prevista una discussione in parlamento a proposito della destinazione dei beni confiscati
alle mafie.
E' stato aggiunto, infatti, un emendamento alla prossima finanziaria che rende possibile la vendita delle
terre confiscate se, entro tre o sei mesi, non si riesce ad affidarle a cooperative che le prendano in gestione.
Attenzione, la questione sembra poco grave e i tre mesi possono apparire sufficienti ad affidare le terre,
ma non è così, anzi la questione nasconde aspetti inquietanti.
Di fatto mettendo in vendita le terre requisite, si aprono le porte alla mafia che, come ha dimostrato negli anni, potrà essere perfettamente in grado tramite prestanome o simili di rientrare in possesso di quei
terreni e, volendo essere tragici potrebbe farlo con soldi puliti e rendere così perfettamente legale l'acquisizione.
La confisca è stata resa possibile dalla legge 109/96 che fu approvata all'unanimità dal parlamento tredici anni fa grazie ad una raccolta di firme che oltrepassò il milione di aderenti.
Negli anni evidentemente lo stato sta perdendo la volontà di esporsi ai rischi dovuti alla minaccia mafiosa e alle perdite economiche che l'affidamento dei terreni comporta.
In questo modo non solo in futuro la confisca potrebbe divenire decisamente meno efficace, ma il fatto
stesso che quei terreni possano ritornare in mano alle mafie, non farebbe che indebolire l'immagine delle
forze dell'ordine e dei volontari che per anni hanno impedito con grande coraggio e grande sforzo che i
terreni confiscati tornassero sotto l'influenza mafiosa. Si limiterebbe enormemente l'uso di una delle armi che più fanno paura alla mafia, così come si sta facendo con le intercettazioni. In termini pratici sarebbe come dire ad un medico: “scopri se un osso è rotto, dove è rotto e come è rotto senza radiografia”,
vi prenderebbe per scemi, non pensate?
Qui non stiamo parlando di destra o di sinistra, sia chiaro, stiamo parlando del nostro paese.
Se in voi si cela un'ardente volontà di farvi sentire, se smaniate perché pensate che buona parte del parlamento sia corrotto e un'altra parte sia in contatto con la mafia, se su di voi aleggia lo spettro della militarizzazione delle città (che tra l'altro ha avuto inizio quando hanno piazzato in ogni casa una televisione), se non potete fare un discorso senza affermare che lo società è corrotta e che gli italiani sono tutti
dei furbi, scendete in piazza, ma non per urlare slogan che si perdono nel vento, non armati di fumogeni,
uova, vernice o altri mezzi di “““protesta”””. Armatevi piuttosto di penna e partecipate alla nuova raccolta di firme contro questo emendamento che è in programma per i prossimi giorni. Oppure più semplicemente andate sul sito di libera (libera.it) e firmate online l'appello. Sul sito troverete maggiori informazioni e le locazioni dei banchini per la raccolta firme.
Aderite più che numerosi, è veramente importante. Grazie a tutti.
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Attualità
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Rima...autogestita
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E’ da secoli ormai norma comune
E per giunta di buona educazione
Che noi non pensavam nessuno immune;
Eppur vi son que’ che con ostinazione,
Calpestando anni e anni di cultura,
Danno mostra di gran “maturazione”.
S’infatti ci concesser queste mura,
Per la gioia di volgo e di scrivano,
Credevam convivenza assai secura;
Par ch’invece sia patto troppo strano
Resistere all’indomito desio
D’allungare sull’altrui ben la mano.
Chi a condivider spazi è assai restio
Leva ciò ch’al cor suo non appartiene
E fa cader ricordi nell’oblio.
S’un dei due all’antiquo accordo s’attiene
È giusto ch’anche l’altro il suo rispetti
E che da uman non si diventi iene.
Anche se non vi paion gran dispetti
Pe’ noi resteran sempre di valore
E ricordate: chi la fa l’aspetti.
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Attualità
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Nuovo documento di Microsoft Word
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Capita di incorrere in crisi creative. E capita anche che tale avvenimento abbia luogo quando se
ne ha più bisogno: durante un tema in classe, se si vuole scrive il romanzo del secolo, se si è artisti affermati o, molto più semplicemente, se si deve scrivere un articolo mezz'ora prima della
stampa e d'un tratto ti accorgi che la mente è in pausa pranzo. Poi, c'è sempre qualcuno che dirà
che la mia mente pecca di gola e che è da qualche anno che non si fa vedere. Qualcun' altro sentenzierà che tutto sommato Sacconi non ha tutti i torti: a cosa serve la pausa pranzo?
Ma, stavo dicendo, capita di incorrere in crisi creative. Quando ciò accade, il terrore si materializza negli occhi del bravo redattore che ha promesso un articolo in tempo per la stampa e realizza
che non potrà mantenere la parola data. Comincia dunque a scartabellare tra riviste di gossip, siti
di matematica, articoli appena creati di Wikipedia, giornalini presi senza pensarci per le vie di Firenze e scritte sui muri di fronte casa. Questo è alla base della variegata scelta degli articoli del
DeGe.
E poi, capita di incorrere in una crisi creativa; ti appelli ad ogni santo di questo mondo sperando in
un miracolo divino, in un volantino che cade dal cielo o di ritrovarsi in qualche buffa situazione
sull'autobus. Ben presto scoprirà che a nulla valgono le sue preghiere: sarà la giornata più piatta
della sua vita.
Certo, a volte capita di incorrere in crisi creative; cominci a pensare di scrivere su una delle tante
notizie che ogni giorno indignano l'italiano medio per i tre minuti del servizio al telegiornale per poi
colare a picco alla prima donnina svestita che si dimena sul palco del sabato sera. E chi ha la febbre d'un tratto si sentirà bene come non mai. Però non trovi mai molto da scrivere, perché hai notizie discordanti e bisogna prendere tutto con le pinze, per evitare di diffondere falsità o, peggio, di
cadere sul banale: la magistratura comunista, la democrazia fittizia, i fasci, le falci...
Capita di incorrere in crisi creative, solo che dopo un po' che ci ragioni su capisci che non è mancanza di argomenti, ma al contrario ci sono così tanti argomenti, così tanti avvenimenti che è impossibile interessarsi a pieno di tutto. Poi arrivi davanti alla pagina vuota di Word, che si stende
bianca per tutto lo schermo, e vorresti parlare di questo, di quello, di entrambi, e ti mancano le
parole per esprimere i concetti nel giusto modo, e subentra lo spettro della lingua italiana, poi
quello dell'oggettività, poi quello della facile lettura. Si ritorna là, ad inizio pagina, al terrore che ti
prende e non ti lascia scrivere. Perciò, quando apri il giornale farcito di disastri, quando vedi il telegiornale pieno di morti o ascolti storie drammatiche che difficilmente potranno un giorno essere
dimenticate; ecco, è lì che capita di incorrere in una crisi creativa.
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Sondaggi
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...Chi l’ha detto?
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Giusto per testare il livello culturale degli studenti del Castelnuovo propongo un piccolo quiz
da fare durante le ore di lez..coff coff ..a casa, subito dopo aver finito i compiti.
Ecco otto frasi di alcuni dei più noti, amati e temuti professori della nostra scuola.
Individuate la risposta secondo voi corretta, fate un po' di conti e leggete il profilo!
PUNTEGGIO:
3 punti: risposta esatta
2 punti: hai indovinato la materia del professore/ssa ma non lui/lei!
1 punto: risposta sbagliata
Pronti…..cominciamo!
1 “ La burocrazia è qualcosa di sporco”
a) Paoletti
b) Cardini
c) Calfarotta
2 “ Voi non avete il diritto di sprecare la vostra intelligenza”
a) Perna
b) Casaglia
c) Bartolucci
3 “ -Non c'è verso! - disse il vettore”
a) Parigi
b) Vitali
c) Giacinto
4 “ Io non faccio processi, io procedo! “
a) Mascalchi
b) Ventura
c) Bonotti
5 “ Fammi un confronto tra la morale di Kant, Nietzsche e Platone”
a) Serena
b) Fabbri
c) Zecchi
6 “ Oh ma come sono brava! Guarda quanti ne ho interrogati! ..Oh che brava! “
a) Marino
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Sondaggi
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b) Margheri
c) Manders
7 “ Ma che giochiamo a bussolotti? “
a) Pandolfi
b) Bochietti
c) Gelormini
8 “ No! Questo non ha la dignità di un ragionamento! “
a) Cusmano
b) Fantappiè
c) Bigiarini
E ora….controllate quanto siete patologicamente informati!
PROFILO A ( da 20 a 24)
Complimenti, le sai tutte!
Ammettilo.. passi la maggior parte dell'ora di lezione a segnarti le frasi
del prof sperando di poterle riproporre ad un compito o interrogazione
per fare bella figura o semplicemente perché le trovi geniali. Sei un caso
patologico, è probabile che passerai i prossimi 40 anni della tua vita in questa
scuola ..magari seguendo le orme dei tuoi eroi.
PROFILO B ( da 14 a 19)
Il tuo punteggio non è male.
Sai abbastanza per dire “io c'ero” ma troppo poco per considerarti un
esperto in citazioni castelnovine. Probabilmente il tuo compagno di banco è
un soggetto -profilo A- da cui ricevi gli influssi della sua mania: Attenzione
a non dargli troppa confidenza.
PROFILO C ( da 8 a 13)
Non hai riconosciuto nessuno di questi professori, magari neanche i tuoi!
La tua vita scolastica ruota attorno la macchinetta del caffè (equo-solidale!),
la pausa cicchino e la fotocopiatrice, unica arma per essere in pari con le
spiegazioni che non segui. Se hai fortuna entro 5 anni sarai fuori da questo liceo
e avrai già dimenticato tutto. Farai carriera.
SOLUZIONI
1: a)1 b)3 c)2 5: a)3 b)2 c)1
2: a)2 b)3 c)1 6: a)2 b)1 c)3
3: a)3 b)2 c)1 7: a)3 b)2 c)1
4: a)2 b)1 c)3 8: a)1 b)2 c)3
-Ringrazio tutti coloro che mi hanno aiutato fornendomi le frasi più divertenti o più espressive
dei loro professori-
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SatiraeVarie
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Il Grande Fantino
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L'antefatto: Forse scherzando, speriamo, il ministro leghista per l'agricoltura Luca Zaia, ha lanciato una proposta per rilanciare il settore ippico in perdita: organizzare un grande fratello con
protagonisti i nostri grandi amici quadrupedi.
Premesso che di questi tempi può passare per una cosa intelligente, la notizia ha suscitato in me
prima forti risate, condivise da chi con me ha letto la notizia, poi, pensando da che pulpito è uscita mi ha gettato in un profondo sconforto, così, proverò a buttarla sul ridere per non esaurire le
lacrime. Ecco a voi cosa potrebbe succedere nell'ultima puntata.
Ogni riferimento a cose, luoghi o persone è puramente casuale.
Buonasera. Non è una buonasera, come al solito, ma le abitudini delle persone civili consigliano
di dar prova della propria falsità esibendo sorrisi a trentadue denti ogni volta che si contra la persona che meno si voleva incontrare. Pensate che sia contento di vedervi, pensate che la vita si
fatta di frizzi e lazzi e che Zac Efron prima o poi venga a ballare e a cantare in playback davanti
alla vostra porta. Beh, se pensate questo, buonasera, sono proprio felice di vedervi! La chiave gira nella porta, il suono di conversazione soffusa aleggia nell'aria, il profumo di spezie entra nelle
mie narici. Questo è quello che sono: una casa normale, con un odore normale, una televisione
normale, un lavoro da impiegato normale e una moglie al limite della normalità. Altro che genio,
belle speranze, mente brillante, i dieci e le lauree ingombrano solo i muri della mia casa, quello
che dovevo, che tutti si aspettavano diventassi è chiuso dentro un a cornice e seppellito dal vetro.
<<Ciao amoruccio caro>>. Mia moglie mi schiaccia un bacio sulle labbra, dovrei essere contento,
ma quelle parole hanno l'effetto della kriptonite su superman mentre è colto da un attacco di
diarrea.
<<Vieni a vedere, sono così eccitata, stasera c'è l'ultima puntata del grande fratello dei cavalli,
dai sbrigati che mangiamo davanti alla tv>>.
L'effetto stavolta è quello di uno sciacquone gigantesco che investe la precedente situazione superdissenterica! Sta scherzando, penso, a chi mai può venire in mente un'idea balorda come quella, andrebbe oltre ogni limite del buon senso.
Mi avvio come rotolando verso il soggiorno e temendo per ciò che vedrò butto un'occhiata alla tv.
Improvvisamente capisco che il limite al buon senso è una storiella da bambini come quella della
bontà verso il prossimo e dei buoni sentimenti natalizi. Una cavallona con denti sporgenti, gambe
lunghe, vestita con 70 cm quadrati di stoffa annuncia: << Benvenuti all'ultima puntata del
Grande Fantinoooooooooooooooo>>. I miei neuroni superstiti dopo tanti anni di bombardamenti mediatici cominciano a fare Harkiri. La presentatrice dimostra poi che Pavarotti non era paragonabile nemmeno ad un fumatore incallito rispetto a lei tenendo quella “o” per circa duetrecento secondi. Il pubblico comincia a scalpitare. Mi avvio barcollando verso il tavolo. Mi è venuto un tic all'occhio, tra me e me penso: “no, vedrai che è uno scherzo, vedrai che ancora l'umanità non è arrivata a questo punto”. Mia moglie arriva come pattinando sul ghiaccio con in mano
una zuppiera e comincia a servire la minestra. Io mi siedo, o meglio cerco di aggrapparmi alla sedia per non scivolare a terra e morire lì. Ingurgito una cucchiaiata di brodaglia che ormai ha il
sapore del cartone per che le papille gustative sono entrate in sciopero e sono sparite nella lingua.
D'improvviso mia moglie ha uno scatto:<< Uh, guarda, quella è Stellina>> dice in preda ad una
sorta di frenesia, :<< è stata per molto la mia preferita>>. Mi giro alla velocità della lancetta delle ore. Una cavalla bianca con una lunga criniera sta davanti alla presentatrice che le sta parlan-
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do tranquillamente e con sguardo affabile. :<< Che peccato però che sia stata eliminata, ma dopo
quella crisi di pianto per aver scoperto di aver lasciato a casa le forbicine da unghie, stava troppo
male per continuare>>. Il cucchiaio tintinna sul pavimento e la mia bocca si spalanca a mo' d'altoforno. In testa ho il vuoto, sento solo un rumore tipo flipper in tilt. La voce di mia moglie ha
l'effetto di un treno in transito. :<< ehi, chE HAI STASERA, PERCHE' TI SEI SPORCATO,
VAI IN BAGNO A PULIRE la macchia>>. Mi alzo come attirato da una luce celestiale e arrivo
in bagno per inerzia con gli occhi sbarrati. Mi sembra che il water mi guardi e mi dica “sappi che
io ci sono sempre per te, se hai bisogno sono qui”. Gli sorrido. Mi guardo allo specchio, pulisco la
macchia e torno in salotto. Mia moglie ha finito di mangiare. << Che hai stasera, sei strano,
qualcosa non va a lavoro>>? Sorrido anche a lei, ma con meno simpatia.
Il mio occhio ruota verso la televisione come stregato da un maleficio e la scena che si presenta è
la medesima, ma questa volta sono due i cavalli intervistati. <<Oh, questi due sono Sah ha salta'
e Leonida, sono due purosangue molto orgogliosi, uno è arabo e l'altro è Greco, hanno avuto una
brutta litigata e per questo sono stati esclusi, ma ora si stanno pubblicamente riappacificando>>. <<Ah sì, eh>>? Ormai le mie funzioni vitali sono quelle di uno scoiattolo in letargo e il
mio cervello sta facendo le valige. <<Sì, sai, Leonida ha scoperto Sah che provava a scaccolarsi,
ma con gli zoccoli non ci riusciva, e gli ha detto che ciò non era degno di un purosangue. Lui gli
ha urlato di darsi all'ippica e poi si sono azzuffati>>. Non penso niente, vado a cercare rifugio
nell'alcol.
Mi avvio verso il frigorifero, ma mi sembra di non arrivarci mai. Forse sto delle ore appoggiato
allo stipite della porta che mi pare mi accarezzi i capelli con fare materno. Apro la porta del frigo
e adocchio una birra. Un sorso e poco dopo quel poco alcol mi restituisce una percezione del mio
corpo. Cerco di fuggirmene il più lontano possibile da quella fonte di conati, ma mia moglie mi
agguanta:<< Che bello, che bello, è arrivato il momento della sfida finale, sai, sono rimasti in gioco solo tre concorrenti: Tutù, Chuck, e Jennifer Lopez denoantri, sai che quest'ultima è una nobil
cavalla!
Lo sconforto mi riattanaglia, ma la birra stretta in pugno mi rasserena.
Il giovinotto che è sul posto della sfida annuncia:<< Questo è il momento che tutti aspettavamo,
i nostri tre cavalli dovranno formare una piramide e riuscire a mangiare la carota sospesa a quattro metri dal suolo, siete pronti, ai vostri posti, via!!>>. Mia moglie è eccitatissima. Il giovanotto
con tono da telecronaca declama:<< Ed ecco che tutù e Jennifer si mettono una a fianco all'altra,
ma Chuck sembra recalcitrante, pare non si voglia abbassare a questo facile esercizio, dai Chuck
fallo per il tuo pubblico, eccolo, si è deciso, si sta avviando poggia le zampe sopra tutù e.... cosa,
che fa, prendetelo, spegni la telecamera pubblicità, pubblicità, ussignur, spegni ti ho detto...>>.
Guardo la birra, la trasmissione interrotta, mia moglie che ride, di nuovo la birra, l'appoggio sul
tavolo. Passo alla vodka. Un lungo sorso, la gola brucia, che bello, una sensazione dal mio corpo!
Esco a fumare una sigaretta, anzi due. Dopo mezz'ora il pacchetto è a meta e io sono ormai in balia dell'infido abbraccio della vodka. Mia moglie esce come galleggiando in aria e mi tira per un
braccio. Ho lo sguardo nel vuoto. Il mio peso specifico è ridotto a zero. Mi posiziona sul divano.
Guardo la tv. Che bello, quelle luci, quei colori, quei vestiti, quei sorrisi tutti felici e contenti. La
Cavallona annuncia:<< Bene, dopo l'eliminazione di Chuck possiamo passare al verdetto finale,
chi sa chi sarà il vincitore della prima edizione del nostro reality.>>! Accanto a Jennifer c'è un
omino basso-basso. <<Chi è quello, il fidanzato>>? Farfuglio a mia moglie. <<No, risponde lei, è
il fantino, sciocchino>>.
<<Finalmente ci siamo>> annuncia la presentatrice. Buio in studio. Rullo di zoccoli. E in quella
atmosfera così conosciuta, così banale, tanto nessuno si stupisce più di nulla, finalmente appaiono i risultati. S'alzò alto un nitrito.
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Parodia Machiavellica
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Quasi cinquecento anni fa un certo Machiavelli, non esattamente l’ultimo dei deficienti, pur credendo nella
repubblica, pubblicò un opuscolo in cui sosteneva la necessità, in determinati casi, di una dolce parentesi
autoritaria per il bene dello stato. Quale miglior interprete di tale esigenza può esserci, nella nostra realtà, di
un rappresentante di classe? Senza ricorrere alle armi (si spera), il virtuoso candidato che ottiene l’incarico
deve continuamente confrontarsi con la forza immane del corpo docenti per il bene di un popolo riottoso,
finendo sovente per essere contestato da entrambe le parti, e dunque costretto a mezzi poco ortodossi.
IL RAPPRESENTANTE DI CLASSE
Machiavellici consigli per sopravvivere a un compito ingrato
Al buon Lorenzetto, eletto in IVB con soli voti due, e a chi si trovi in altrettanto dure condizioni.
Gli esordi. In primo luogo è necessario distinguere tra rappresentanti nuovi e rieletti: chi avesse già ricoperto
l’incarico negli anni passati, sa di che morte andrà a morire qualora non tenesse conto di alcuni consigli pratici che andrò a elencare (anche se l’esperienza dovrebbe aver lasciato segni memorabili). In generale, comunque, se non è stato linciato dai compagni o non è stato divorato dal consiglio di classe nell’anno passato, probabilmente il confermato riuscirà a vedere un’altra estate. Se siete stati eletti, in ogni caso, vuol dire
che qualcuno crede in voi (a meno che non siate stati eletti per anzianità con un solo voto, il vostro, o non
vi siate destreggiati nella nobile arte del broglio).
Il consenso. Per esercitare il ruolo, uccidere l’altro rappresentante è una condizione necessaria ma di per sé
insufficiente. In ogni caso per allargare la percentuale di consenso ci sono diversi modi. L’epurazione e la
deportazione sono metodi efficienti, ma facilmente scopribili, a meno che non vi liberiate anche dei banchi
disabitati, ridisponendo i restanti in modo da creare un effetto di riempimento. Permane il problema
dell’appello, che può essere risolto registrando la voce dei malcapitati.
L’elargizione di panini è invece una tecnica raccomandata solo ai più prodighi, o agli astuti che avessero sottratto il portafogli agli oppositori prima di darli in pasto alle nutrie.
Ma se l’omicidio di stato non fa per voi, un modo più civile per ottenere il consenso è invece quello di farsi
ambasciatori delle esigenze della classe (leggesi: dilazionare ad oltranza i momenti di verifica, ritardando il
momento delle valutazioni negative). In generale il popolo apprezza la convocazione intensiva di attivi, possibilmente in orario di verifica, anche se questo può penalizzare il rappresentante agli occhi dei docenti.
Alternativamente, potete arrogarvi il merito di ogni beneficio derivante dalla buona sorte: se fortunosamente
un docente desse la sua disponibilità ad accompagnare la classe in gita, dite che è stato merito della vostra
puntuale opera persuasiva, o se venite a sapere dell’assenza di un professore, sentenziate: “Io l’avevo sognato!”, circondandovi di un’aura divina.
Religione. Sta poi a voi decidere se marciare ulteriormente sulla menzogna, dando un taglio apertamente
teocratico alla vostra gestione. I più abili e spregiudicati sono idolatrati da un drappello di nullafacenti (che
in un normale regime didattico, mi si passi l’espressione, non saprebbero a che santo votarsi), ma spesso
finiscono col perdere credibilità agli occhi di chi siede in cattedra.
L’importanza della storia. E’ infatti necessario anche imparare dalla storia: se nel cadente laboratorio di
scienze è miracolosamente arrivato un nuovo busto anatomico dopo che qualcuno ha chiesto di rimandare il
compito di chimica, forse non vale la pena di far differire tale verifica. A meno che non crediate davvero che
il postulante abbia improvvisamente cambiato scuola (come afferma il tecnico di laboratorio trascinando in
cortile un pesante sacco della spazzatura preso di mira da uno sciame di mosche).
In generale è meglio evitare di presentare le richieste seguiti da un corteo di scalmanati che sottoscrivono
con sorrisi ebeti le vostre richieste.
Guerra e pace. In ogni caso, se decidete di scontrarvi con chi siede dietro la cattedra, adottate le presenti
precauzioni: evitate l’impatto frontale se non in presenza dell’intera classe (che sarà accusata di fare richieste
volgari, mentre la vostra aura divina di rappresentanti si salverà), e soprattutto siate pronti a fare appello a
proverbiali diciture, rigorosamente introdotte dalla formula “Lo statuto degli studenti dice che…”, seguite
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da una qualunque affermazione utilitaristica, purché plausibile (e non terminante in “sennò le rigo la macchina”). Avendo ottenuto il consenso a panini e decimazioni non vi farete certo scrupoli a giocare con la retorica.
Controllo diretto. Ancora, importante è non delegare mai. Le iniziative autonome devono essere soppresse:
la fragilità di una politica di equilibrio docenti e classe può essere compromessa da un singolo individuo del
secondo gruppo. Di norma il tipo in questione è una persona disperata che in un raptus di follia si inginocchia in aula di disegno chiedendo di rimandare il compito di storia dell’arte (magari minacciando di trafiggersi con una squadra), oppure è un ebete che chiede un’ora di attivo al docente di religione.
Calcolo del comportamento. Il rappresentante deve insomma essere volpe e leone, facendo gli interessi della
classe, ma evitando lo scontro con i professori, ai quali è necessario estorcere solo quel tanto di clemenza
che soddisfa i rappresentati, senza che questo comporti l’essere dato in pasto ai leoni in sede di consiglio di
classe. Il buon rappresentante non vuole infatti il martirio. Egli deve però ammettere i sacrifici umani (vedi il
folle che ha fatto irruzione in aula di disegno) che danno un senso di onnipotenza ai docenti (“Il compito si
farà, e andrà dalle pitture rupestri all’Impressionismo, Gotico incluso”), rendendoli più ingenuamente disponibili a successive trattative.
Il consiglio di classe. Nella più importante occasione di rappresentanza bisogna infine stare alla sorte, e semmai sfruttare l’occasione adatta a fare il proprio interesse, qualunque esso sia. Quest’opportunità può nascere da una lotta intestina nel corpo docenti, o dalla rara cooperazione con un rappresentante dei genitori (una
razza in genere pericolosissima, spesso frutto di incidenti diplomatici: una formula ricorrente in questi soggetti è “Da quello che mi racconta mio figlio…”, seguita da un catalogo di scomode affermazioni). E’ insomma necessario cercare l’utile in una situazione arbitraria e mutevole, all’interno di un compito ingrato
(ma in fondo ve lo siete voluti voi). Pigli adunque la illustre rappresentanza questo assunto con quello
animo e con quella speranza che si pigliano le imprese iuste. Non abbattetevi, quella del rappresentante
di classe in fondo è una bella esperienza: pensate ai comitati studenteschi. E tra le quattro mura dell’aula, è
un lavoro sporco, ma qualcuno lo deve pur fare.
Quattro risate
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Forse sembra incredibile, ma anche un grande letterato ha il senso dell’umorismo:
Regole di scrittura (Umberto Eco)
1. Evita le allitterazioni, anche se allettano gli allocchi.
2. Non è che il congiuntivo va evitato, anzi, che lo si usa quando necessario.
3. Evita le frasi fatte: è minestra riscaldata.
4. Esprimiti siccome ti nutri.
5. Non usare sigle commerciali & abbreviazioni etc.
6. Ricorda (sempre) che la parentesi (anche quando pare indispensabile) interrompe il filo del discorso.
7. Stai attento a non fare... indigestione di puntini di sospensione.
8. Usa meno virgolette possibili: non è “fine”.
9. Non generalizzare mai.
10.Le parole straniere non fanno affatto bon ton.
11.Sii avaro di citazioni. Diceva giustamente Emerson: “Odio le citazioni. Dimmi solo quello che sai
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tu.”
12.I paragoni sono come le frasi fatte.
13.Non essere ridondante; non ripetere due volte la stessa cosa; ripetere è superfluo (per ridondanza s’intende la spiegazione inutile di qualcosa che il lettore ha già capito).
14.Solo gli stronzi usano parole volgari.
15.Sii sempre più o meno specifico.
16.L'iperbole è la più straordinaria delle tecniche espressive.
17.Non fare frasi di una sola parola. Eliminale.
18.Guardati dalle metafore troppo ardite: sono piume sulle scaglie di un serpente.
19.Metti, le virgole, al posto giusto.
20.Distingui tra la funzione del punto e virgola e quella dei due punti: anche se non è facile.
21.Se non trovi l’espressione italiana adatta non ricorrere mai all’espressione dialettale: peso e! Tacòn del buso.
22.Non usare metafore incongruenti anche se ti paiono “cantare”: sono come un cigno che deraglia.
23.C’è davvero bisogno di domande retoriche?
24.Sii conciso, cerca di condensare i tuoi pensieri nel minor numero di parole possibile, evitando
frasi lunghe — o spezzate da incisi che inevitabilmente confondono il lettore poco attento — affinché il tuo discorso non contribuisca a quell’inquinamento dell’informazione che è certamente
(specie quando inutilmente farcito di precisazioni inutili, o almeno non indispensabili) una delle tragedie di questo nostro tempo dominato dal potere dei media.
25.Gli accenti non debbono essere nè scorretti nè inutili, perchè chi lo fà sbaglia.
26.Non si apostrofa un’articolo indeterminativo prima del sostantivo maschile.
27.Non essere enfatico! Sii parco con gli esclamativi!
28.Neppure i peggiori fans dei barbarismi pluralizzano i termini stranieri.
29.Scrivi in modo esatto i nomi stranieri, come Beaudelaire, Roosewelt, Niezsche, e simili.
30.Nomina direttamente autori e personaggi di cui parli, senza perifrasi. Così faceva il maggior
scrittore lombardo del XIX secolo, l’autore del 5 maggio.
31.All’inizio del discorso usa la captatio benevolentiae, per ingraziarti il lettore (ma forse siete così
stupidi da non capire neppure quello che vi sto dicendo).
32.Cura puntiliosamente l’ortograffia.
33.Inutile dirti quanto sono stucchevoli le preterizioni.
34.Non andare troppo sovente a capo.
Almeno, non quando non serve.
35.Non usare mai il plurale majestatis. Siamo convinti che faccia una pessima impressione.
36.Non confondere la causa con l’effetto: saresti in errore e dunque avresti sbagliato.
37.Non costruire frasi in cui la conclusione non segua logicamente dalle premesse: se tutti facessero
così, allora le premesse conseguirebbero dalle conclusioni.
38.Non indulgere ad arcaismi, apax legomena o altri lessemi inusitati, nonché deep structures rizomatiche che, per quanto ti appaiano come altrettante epifanie della differanza grammatologica e inviti alla deriva decostruttiva – ma peggio ancora sarebbe se risultassero eccepibili allo scrutinio di
chi legga con acribia ecdotica – eccedano comunque le competente cognitive del destinatario.
39.Non devi essere prolisso, ma neppure devi dire meno di quello che.
40. Una frase compiuta deve avere.
Rubriche
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Le Pubblicità Più Perverse
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Cari Castelnuoviani, nello scorso numero ho inaugurato la rubrica di spottologia presentandovi subito un esempio pratico di pubblicità perversa: per questo non mi sono soffermata sulla descrizione
degli elementi fondamentali di una pubblicità, di cui è opportuno spiegare le caratteristiche se voglio che questa rubrica abbia un minimo di rispettabilità.
Miei cari lettori, aprite bene le orecchie perché oggi voglio parlarvi della componente sonora in una
pubblicità: converrete con me che è la più importante insieme a quella visiva. Questo è abbastanza
ovvio se si pensa che la televisione è un prodotto successivo alla radio, ed ha da questa ereditato la
lunga tradizione di pubblicità radiofoniche. L'essere umano, solo in casa come un cane, trova molto
conforto (spesso molto più dello stesso cane) a circondarsi di fonti di rumore “da compagnia”: a tutti
sarà capitato di mettere a posto (o esservi costretti) una stanza e, mentre si è indaffarati, di lasciare
affaticare le orecchie e il resto del corpo in egual misura (sennò dov'è la giustizia?), sorbendo passivamente voci e musiche proveniente dalla TV accesa. In quei casi ci si accorge dell'importanza del
sonoro negli spot: ad un tratto una frase, un'esclamazione, una domanda fanno sì che il cervello si
colleghi alle orecchie, ma siccome siamo troppo occupati, non abbiamo il tempo di andare a controllare che pubblicità ci ha interessato. Questa esperienza lascia in tutti noi un certo senso di languore,
qualcosa di insoddisfatto, e state tranquilli che se si ripresenta l'occasione di vedere quello spot, corriamo davanti allo schermo con le lenzuola tra le braccia pur di toglierci la curiosità di capire cosa
viene pubblicizzato. Forse sto descrivendo un comportamento malato ma sono sicura che molti di
voi l'hanno fatto: certe volte passano giorni prima di poter beccare dall'inizio la pubblicità che ci
interessa; tutte le volte che ci giriamo a sorpresa verso la TV, questa ci precede e ha già lo schermo
nero, pronta a trasmettere uno spot che abbiamo visto trecento volte.
Ma poi, una sera, eccola: cos'è questa pubblicità insignificante inserita tra tante altre? Un momento,
avete sentito cosa ha detto? E' proprio ciò che avete ascoltato tante volte! Un momento: ma la voce
suadente che affermava “Mai provata un'esperienza così emozionante” si riferiva all'usare l'aspirapolvere super leggero! Che fregatura, e io che ho spento il mio, di aspirapolvere, per correre a vedere che razza di spot era. Le pubblicità sono fatte per lasciarvi insoddisfatti del prodotto fin dall'inizio.
Le pubblicità capaci di attrarre la nostra attenzione esclusivamente grazie alla componente audio
sono le seguenti:
- quelle con una musica bellissima/famosissima che ci apre il cuore e ci fa ricordare quant'era
bello quel brano che avevamo ingiustamente dimenticato, ma che poi scopriamo essere stato
usato per l'ennesimo SUV banalmente enorme.
- quelle che mantengono il silenzio assoluto per tutto il tempo finché non sparano una frase ad
effetto, troppo profonda o troppo stupida.
- quelle nelle quali si sentono rumori strani e di provenienza non umana, senza specificare.
Ovviamente esiste un'altra faccia della medaglia: cioè quando il sonoro di uno spot ci costringe ad
odiare il prodotto pubblicizzato con tutti noi stessi. E' il caso di molti jingle odiosi, come per esempio A Natale puoi... che ci ha stressato lo scorso anno (e spero non ci ripropinino quest'anno visto
che si avvicina il periodo pandori), spingendo molti acquirenti a comprare marche concorrenti per
ripicca.
Se però devo citare la pubblicità più danneggiata dal suo stesso audio, non mi posso esimere dal nominare quella della Barilla. Questa marca non è mai stata famosa per la produzione di spot
“aggressivi” e originali, ma se anche stavolta hanno preparato un testo sdolcinato sull'amicizia, potevano almeno evitare di usare quella voce lagnosa per la doppiatrice. Molti di voi si saranno chiesti
chi è quella donna odiosa che sembra fatichi a parlare italiano da madrelingua e che si esprime un
po' “a scatti espressivi”, come se ogni quattro parole leggesse quello che deve dire su dei cartelli che
passano; ebbene, sono la prima ad essere rimasta sorpresa, ma quella donna è niente poco di meno
che Mina! D'altronde lei fa quasi tutto con la voce...
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Rubriche
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Tutto quello che avreste sempre voluto sapere
ma non avete mai osato chiedere
sugli oggetti che usate ogni giorno nella vita quotidiana
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Questa nuova rubrica è proiettata a prendere in esame ogni mese un oggetto della vita quotidiana e a
spiegarne la provenienza e le origini, al fine di conoscere meglio le cose che ci circondano e che usiamo
ogni giorno.
Quale sarà il nostro protagonista per questo numero?!
Rullo di tamburi, tappeto rosso, riflettori, applausi... ecco che arriva il nostro ospite........ebbene è:
LA MINIGONNA!!!
Immagino cosa staranno pensando i miei lettori di sesso maschile, ma vi prometto che al prossimo numero
troverò un oggetto più maschile e più interessante da proporre; tuttavia potrebbe essere comunque
intrigante/ utile anche per voi leggere questo articolo, anche solo per fare bella figura con la vostra bella.
La minigonna nasce nel 1963, dalla stilista inglese Mary Quant.
Questa piccola-grande rivoluzione ha scandalizzato il mondo deglia anni ’60.
“A indossarla è Twiggy: prima top model teen-ager, ritratta anche dalla neonata macchina Polaroid. Nata
a Londra nel 1934, Mary Quant dal 1955 aveva aperto nella capitale anglosassone la boutique Bazaar in
Kings Road, fondando uno stile giovane, ribelle e democratico che insieme alla Beatlesmania sarebbe stato un elemento chiave della Swinging London.
Dopo il 1964 l`abbigliamento femminile non sarà più lo stesso: le gonne corte imporranno stivali alti di
vernice, nuove calze dette collant e una rivoluzione della biancheria.
Avviato dalla mini, il processo di liberalizzazione dell`abbigliamento procede rapidissimo.
Nel `66 viene inventato il nude look e contemporaneamente nascono i primi hippies che faranno moda dal
`68 con il "Flower Power".
Cosi l`esplosione del `68 con i movimenti di liberazione della donna forniscono l`ambiente ideale per spingere al massimo la scoperta del corpo femminile.
Ci sono volute migliaia e migliaia di gambe al vento, di fischi irriverenti, di commenti insolenti e di donne
perseveranti prima che il comune senso del pudore digerisse l`idea della minigonna.
Ma da lì in poi è stato un trionfo.
Dalle prime mini, colorate e svasate, guardate con più di un sospetto da borghesi e benpensanti, si passa
a quelle trasparenti e lunari della fine degli anni `60, alle micro gonne di pelle nera dei punk, al boom dei
tessuti sintetici degli anni `80, alle varianti «maschili» della mini, ovvero i micro calzoncini elastici (con
cui viene fotografata Madonna mentre fa jogging, alla fine del decennio).
Negli anni `90 le passerelle vengono invase dalle top model, la minigonna riappare con gli stilisti Dolce e
Gabbana e Prada.
A un anno dal crollo delle Torri Gemelle, nel pieno di una crisi politico-mondiale senza precedenti, gli
stilisti più all ’avanguardia, Dolce e Gabbana Gucci e Prada, per la primavera estate 2003 rilanciano la
minigonna.
Gattinoni fa sfilare Twiggy a Milano Moda Donna.
Giorgio Armani ripropone la mini nelle sue collezioni autunno inverno 2003-2004, Roberto Cavalli lancia
una linea di gonnelline pacifiste con lo slogan «No war, more wear».” (www.minigonne.eu)
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La Grande Ca$$ata
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In genere, quando andiamo a scuola, partiamo presto al mattino, magari dopo un cappuccino
al bar di fronte, e arriviamo a casa la sera con una fame da lupo, quindi mi piacerebbe proporvi questa ricetta sfiziosissima ma soprattutto veloce :-)
BUON APPETITO!
PACCHETTI DI CRESPELLE AL RADICCHIO E SPECK
Ingredienti
Per le crespelle:
100g farina
1 uovo
200ml latte
1 filo d'olio o burro fuso
sale,pepe e erbette tritate (se piace)
Per la besciamella al microonde:
500ml latte intero
50g burro
50g farina
sale,pepe e noce moscata
Per la farcitura:
un cespo o due di radicchio
1 spicchio d'aglio
olio di oliva
speck in fette o a cubetti
parmigiano reggiano
Per le crespelle mettere in una ciotola la farina setacciata ed unire il latte a poco a poco frustando bene in modo che non vengano grumi, unire quindi l'uovo,il burro fuso o l'olio, sale e
pepe e se si vuole anche un trito di erbe aromatiche a piacere. Lasciare l'impasto a riposo per
una mezz'ora dentro al frigo.
Nel frattempo passare in padella il radicchio con un filo d'olio e l'aglio fino a che non sarà un
po’ appassito ma ancora croccante.
Preparare la besciamella mettendo in una ciotola il burro e sciogliendolo al microonde,unire
quindi la farina e frustare bene. Mettere dentro ancora per un minuto e mezzo in modo che
la farina cuocia un poco e poi unire il latte tiepido frustando bene. Cuocere la besciamella
fino a che sarà densa (la densità ovviamente la scegliete voi, ma calcolate che la pirofila va in
forno e il calore la renderà più consistente). Salare, pepare e unire la noce moscata.
Cuocere le crespelle nell'apposito padellino unto ,ne verranno fuori circa 5 o 6 a seconda dello spessore. Farcire le crespelle ponendo al centro una bella cucchiaiata di radicchio, una
spolverata di parmigiano e una o due fette di speck
Chiudere poi a pacchetto ed adagiare le crespelle in una pirofila velata di besciamella. Terminate le crespelle, ricoprire con la besciamella rimasta e spolverizzare con il parmigiano. Cuocere per una mezz'ora a 180 gradi
i primi 20/25 minuti con forno statico, poi col ventilato o con il grill per gratinare bene. Le
crespelle salate sono buonissime anche in versione salmone e robiola!
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Giochi
V
V
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Sudoku
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9
8
5
6
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4
2
1
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2
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6
9
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1
2
Giochi
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Parole Incrociate
Cancellate le parole
dell’elenco dalla griglia…
Apparirà il nome
della……RANA
DALLA BOCCA
LARGA!
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Giochi
Novembre2009
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ORIZZONTALI
1. Un dipendente che si occupa... d’ogni cosa
8. Iniziali di Mann.
10. Una scritta da Pentagono.
17. Scrisse il romanzo 1984.
18. Si fissa per le lezioni.
20. Terribili catene da omicidi.
21. Valutazioni... a richiesta.
22. Laboratorio d’abiti.
24. Nel bel mezzo dell’assolo.
26. Per Dante era dolce e novo.
27. Di solito sono in due
28. Comprende varie corse.
29. La morbidezza e la luminosità propria
della seta.
31. Era in voga la pop.
32. Un dolce con i canditi.
33. Comprare il silenzio.
34. I... confini della Nazione.
35. Ne contiene anche il tè.
36. Hanno una sola moglie.
38. Sporgenze di fortificazioni.
39. I... soci dei colpevoli.
40. In centro e nel sobborgo.
41. Lo è il bacon inglese.
42. Una melodiosa chitarra.
43. Sopra il.
44. Il tipico dolce di Siena.
45. Le parti delle armature che proteggevano il collo.
46. Desta la gelosia di Otello.
47. Una scritta sui colli.
Novembre2009
Giochi
48. Il dittongo nel piatto.
49. Hanno lo stemma del casato.
50. Il nome di Welles.
51. Se si è di buono... si ride.
53. Confinano con i trentini.
54. Consuetudine procedurale.
55. Vi fu sperimentata la prima bomba atomica.
56. Il simbolo del lantanio.
57. Conversazione privata.
VERTICALI
1. Comprende il Mugello.
2. Infastidire qualcuno con modi indisponenti.
3. L’Oliver di Charles Dickens.
4. Gli argomenti trattati.
5. Si ode nelle corride.
6. La sigla del Liechtenstein.
7. In verità o in concreto.
8. La slitta a tre cavalli.
9. Guaste, andate a male.
10. La zia degli Spagnoli.
11. Due numeri nulli.
12. Iniziali della Folliero.
13. Sottoprodotti di lavorazione.
14. Diradano i concorrenti.
15. Uscite in libreria.
16. Un tessuto... fatto a pennello.
18. La verde ne ha 95-98.
19. Avversa, cattiva.
22. Quella elettrica non fa fumo.
23. Rappresentazione teatrale.
24. Annosi come i vecchi ulivi.
25. L’inizio a cui si risale.
28. Disse Volli, sempre volli, fortissimamente volli.
29. Squisito pesce di mare.
30. Vi dimorava Penelope.
32. Tavolato dal quale si assiste alla parata.
33. Si cuce sulla suola.
35. E’ micidiale per le tarme.
36. Il cucciolo d’uomo di Kipling.
37. Un elemento radioattivo.
38. Città e porto del Brasile.
39. Si affetta per il minestrone.
40. Segnati... dall’età.
41. La misura per nasi lunghi.
42. Lo sceglie il turista.
43 Un Aligi illustre pittore del ’900.
44. Il nome di Gauguin.
45. Un liquore color acqua.
46. E’ fra la Siria e l’Iran.
49. Tuoi... in francese.
50. Si estrae in piccole quantità.
52. Sono uguali nei gemelli.
53. Un... po’ di volontà.
54. Abbreviazione di plurale.
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DIRETTORE
Viola Salvestrini (VE)
Il giornalino degli studenti del Liceo Castelnuovo
VICEDIRETTORE
Francesco Calamai (IIIB)
REDAZIONE
Chiara Mugnai (IVB); Margherita Chirco (VZ); Katia Castellani
(VE); Barbara Palla (VA)
Francesco Talanti (IVD); Mariaflora Siciliano (VD); Claudio
Falchetti (IIIB); Cosimo Lorenzetto Bologna (IIIB); Cecilia Di
Loreto (IIIB); Lorenzo Zolfanelli
(IIIB); Pietro Baroni (IVB); Alessandro Peiris (IIIA); Beatrice
Volpi (IIB); Giulio Eusepi (IVB);
Leonardo Pettini (IVB);
Lorenzo Pacenti (VH)
[via Giusti]
DISEGNATORI
Fusi Costanza (IIIB)
Marco Castelli (VB)
Gli articoli per il prossimo numero
vanno consegnati entro il 16 Dicembre
Gli articoli vanno spediti al seguente indirizzo: [email protected]
oppure consegnati in floppy/cd/chiavetta
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Tutti gli studenti sono invitati a partecipare con la loro presenza alle riunioni di Redazione che si terranno regolarmente tutti
i Venerdì dalle 14.30 in sede; con la produzione di articoli o altri elaborati relativamente a ciò che più gli piace o gli interessa. Il gruppo di redazione si riserva di
concordare con gli autori la pubblicazione
dei lavori nei limiti dello spazio disponibile
e nella qualità rispettosa degli stessi .
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La Redazione
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SITO:
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Anno X n. 2 - DeGeneratione