L'ATEO n. 1/1999 (9) Trimestrale di cultura laica n. 1/1999 (9) IN QUESTO NUMERO • Punti cardinali d’un umanismo ateo, di Joachim Kahl • Etica biologica e diritti umani, di Riccardo Baschetti • Il gallo cantò ancora: una storia critica della Chiesa, di Karlheinz Deschner • Indulgenze: La Taxa Camaræ di papa Leone X, di Pepe Rodriguez Editore UAAR - Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti - Padova 2 n. 1/1999 (9) EDITORE UAAR - C.P. 989 - 35100 Padova www.uaar.it COMITATO DI REDAZIONE Massimo Albertin, Riccardo Baschetti, Baldo Conti, Luciano Franceschetti, Sergio Martella, Romano Oss, Martino Rizzotti, Mario Ruffin, Maria Turchetto, Carmelo Viola. DIRETTORE RESPONSABILE Ettore Paris STAMPATO dalla Grafiche TPM in via Vigonovese 52a, Camin (Pd) DATA DI PUBBLICAZIONE Febbraio 1999 REGISTRAZIONE del tribunale di Padova n.1547 - del 5/12/1996 NOTE PER I COLLABORATORI Chi intendesse collaborare alla rivista con personali contributi (articoli, recensioni, ecc.) deve attenersi alle seguenti indicazioni. Il materiale va spedito a UAAR - C.P. 989 -35100 Padova Il contributo va inviato in duplice copia: una stampata su carta e una memorizzata su floppy disk, in un formato compatibile con WinWord. Chi ha accesso a internet, ha la possibilità di inviare il solo file, mediante la posta elettronica, all’indirizzo: [email protected] È consentita anche la pubblicazione di disegni, vignette, volantini, o altro materiale grafico. Gli scritti non pubblicati non vengono restituiti. IN QUESTO NUMERO 3 Editoriale, di Romano Oss 4 O ragione o fede / La superbia teologica, di Piergiorgio Odifreddi 5 Monopoli di stato, di Martino Rizzotti 5 Dal mondo “Humanist” (parte seconda) 6 Punti cardinali d’un umanismo ateo, di Joachim Kahl 9 Il G.A.MA.DI., di Miriam Pellegrini Ferri 10 Etica biologica e diritti umani, di Riccardo Baschetti 11 Art. 18 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. 12 Il gallo cantò ancora, Storia critica della Chiesa, di Karlheinz Deschner 14 L’opinione / Alla ricerca di un’identità, di Giampiero Grosso 15 Lettere e polemiche 17 Florilegio del pensiero critico (parte seconda), a cura della redazione 18 Il lato ameno / Scherzacoisanti 20 Il documento storico / La Taxa Camaræ di papa Leone X, di Pepe Rodriguez 22 Da (ri)scoprire in internet 23 Schegge bibliografiche, a cura della redazione 23 Comunicato dell’UAAR La rivista è in vendita nelle librerie Feltrinelli e in alcune librerie Rinascita. Aiutateci a trovare altri punti vendita. Il disegno in copertina è di Quino; quelli alle p. 6, 7, 9, 17, 19 e 21 sono di Massimo Presciutti; quelli alle p. 13, 14 e 22 sono di Lido Contemori. Membro associato dell’IHEU - International Humanist & Ethical Union 3 n. 1/1999 (9) L’EDITORIALE Negli ultimi tre anni la nostra organizzazione ha cercato di dotarsi di un sistema di visibilità che le permettesse di essere conosciuta, in Italia e all’estero, e di favorire l’aggregazione, almeno numerica, attorno alla nostra sigla; di qui la nascita del periodico l’Ateo e l’apertura del nostro sito Internet. Ci siamo impegnati in questo per poterci assumere la responsabilità di rappresentare quanti — e sono molti — credono nell’uomo come frutto dell’evoluzione, solo, senza padroni e in grado di decidere del proprio destino. È una responsabilità che sicuramente desideriamo condividere con chiunque voglia affrontare con noi la lotta di liberazione dai dogmi, dalle invenzioni religiose, dagli esseri ultraterreni. È una lotta dura e in molti momenti demotivante, perché non si vedono risultati e sembra di scavare nell’acqua. Viviamo in tempi di integralismi imperanti, di associazioni che creano illusorie protezioni e salvazioni, non solo da parte delle religioni monoteistiche tradizionali — già molto esperte nel condizionamento e nell’ingabbiamento delle personalità — ma anche nelle nuove forme religiose che si rifanno alla New Age, alla dichiarata liberazione dell’uomo da se stesso, allo “svegliarsi” che sembra molto di moda e a tutte le pratiche pseudo-miracolistiche di questi tempi moderni. Il meccanismo è sempre lo stesso, sia che ci si riferisca a un dio, invisibile e universale, sia che si aneli alla luce dell’universo, da cui attingere forza e speranza. La delusione dell’uomo come artefice del sistema sociale, che possiamo cogliere nel nord e nel sud del mondo, ingenera sensi di sfiducia, di paura, e porta quindi alla ricerca di una guida che, liberandoci dalle nostre responsabilità individuali o solo semplicemente illudendoci di una verità predestinata, ci indichi una serie di procedure, cioè di liturgie moderne che ci impediscano di stare soli con noi stessi, vittime di questa solitudine che ci opprime. Abbandonate quindi le religioni tradizionali per la loro stessa incapacità di reggere il confronto con l’evoluzione del pensiero moderno, ma non ancora liberi e pronti per utilizzare la solitudine universale come momento di evoluzione, ci si affida ai nuovi guru e santoni, pronti a offrirci nuove ricette di vecchie minestre. Ultimamente mi è capitato sotto mano il libretto di uno di questi nuovi profeti — il gesuita Antony de Mello — dal titolo “Messaggio per un’aquila che si crede un pollo”; lo voglio citare perché mi sembra la dimostrazione somma della ipocrisia di tali cattivi maestri. Il libretto, che in alcuni passaggi è anche divertente, ci spiega come noi conduciamo una vita da “addormentati”, occupati in faccende di poca o nulla importanza, anche se esse rappresentano la sostanza della nostra vita, e ci invita ad una consapevolezza di vita superiore. Non intendo addentrarmi nella critica ai concetti esposti che mi sembrano superficiali e inutili, ma voglio parlare del maestro: il gesuita, che parla di liberazione dell’uomo, è sempre uno che non ha abiurato la sua fede e quindi è rimasto convinto della necessità di adorare un dio, persuaso della veridicità della parola del papa come ispirazione divina, dei miracoli, dell’esistenza dell’inferno, del giudizio universale e via credendo. Questo gesuita sarebbe dunque in grado di guidare qualcuno allo “svegliarsi”? Se De Mello non fosse morto, mi permetterei di consigliargli una buona visita psichiatrica per liberarlo dall’evidente schizofrenia esistenziale che lo contraddistingue, patologia diffusa in tutti i cattivi maestri. Di personaggi come lui il nostro mondo si sta riempiendo, grazie anche ai mezzi di diffusione planetari di massa. E a questo punto arriviamo al problema principale degli atei. Noi non siamo in grado di proporre strade da seguire, né abbiamo costruito liturgie; chiediamo solo di pensare e risvegliare il nostro spirito critico e di affidarci solamente a ciò che l’uomo ha prodotto e dimostrato. Questo a molti può sembrare poco, perché lascia troppo spazio al proprio pensiero e non oscura la consapevolezza di sé con cerimoniali che, offuscando la mente, funzionano come una droga che ti distoglie dal senso di inutilità che può prendere quando non si pensa a un destino più grande, magari ultraterreno. Anche noi abbiamo i nostri grandi maestri, un nome per tutti: Darwin. Egli ci dimostra che la vita, ancorché forza non definibile fisicamente, si organizza via via in stadi sempre più evoluti e in dipendenza delle condizioni fisiche del pianeta, senza bisogno di divinità o di profeti. Noi affermiamo la centralità dell’uomo per quanto concerne le questioni inerenti l’umanità; conduciamo una battaglia anticlericale, in particolare anticattolica (e più generalmente antireligiosa), per impedire che una visione della vita basata sulle più intollerabili ipocrisie storiche possa condizionare lo sviluppo della nostra società; crediamo che la religione, per quanto idea debole, debba rimanere una libertà privata e non degenerare nell’integralismo, condizionando tutti i membri della società civile. Che appaia o no, il cattolicesimo è quasi alla fine: le chiese si svuotano, le scuole cattoliche chiedono il finanziamento statale perché non sono più capaci di fare il numero, il papa restaura le indulgenze come un qualsiasi imbonitore televisivo ma, nonostante questa crisi, la Chiesa mantiene molto potere economico e politico, ha distribuito i suoi agenti in tutti i partiti, riuscendo ancora a condizionare il parlamento italiano. Cerchiamo il modo, con l’unione, di dare un’ultima spallata a questo gigante ormai ferito, perché si possa vederlo vacillare sotto il suo stesso peso fatto di sopraffazione, arroganza e ipocrisia. Se gli atei vogliono avere una loro liturgia, sia quella dell’impegno civile a contrastare qualsiasi scelta e decisione basate sui dogmi, e che vi sia reciproca solidarietà nel considerarci soli e liberi, avendo negli occhi solo la visione di una continua e progressiva evoluzione dell’uomo. Fino a quando non troveremo una soddisfacente e dimostrabile teoria del perché viviamo. Romano Oss L'UAAR esprime la propria sentita partecipazione al cordoglio del socio dr. Bruno Moretti per la morte del padre Onorino, avvenuta a Varese il 4 febbraio 1999. 4 n. 1/1999 (9) O RAGIONE O FEDE LA SUPERBIA TEOLOGICA di Piergiorgio Odifreddi Nell'ultimo numero della prestigiosa rivista Le Scienze, in edicola in questi giorni [era il numero di dicembre 1998], Tullio Regge si fa portavoce della delusione dell'ambiente scientifico per l'atteggiamento di chiusura che Karol Wojtyla ha mostrato nella sua tredicesima enciclica, la Fides et ratio. Regge nota che le posizioni papali costituiscono un passo indietro rispetto alle recenti aperture nei riguardi della cosmologia e dell'evoluzionismo, e conclude con una tirata d'orecchi ai mass media, che avevano alimentato speranze eccessive. Alla lettura del fisico, desidero affiancare qui come complemento quella del matematico. L'enciclica traccia a grandi linee la storia della filosofia occidentale, dal punto di vista dei rapporti fra fede e ragione. Dichiara Agostino il più alto pensatore che l'Occidente abbia conosciuto. Sulla scia di Leone XIII, ripropone Tommaso d'Aquino come maestro di pensiero e modello di filosofo. E rimuove tutto ciò che è stato pensato in seguito, perché falso ed erroneo. Giovanni Paolo II ribadisce esplicitamente i pronunciamenti del Concilio Vaticano I contro razionalismo e fideismo. Riprende le condanne di Pio X, XI e XII contro il fenomenismo, l'immanentismo, l'agnosticismo, il marxismo, l'evoluzionismo e l'esistenzialismo, e del Santo Uffizio (oggi ribattezzato) contro la teologia della liberazione. Censura di suo l'eclettismo, lo storicismo, il modernismo, lo scientismo, il pragmatismo, il parlamentarismo e il nichilismo. E proclama che i dogmi formulano una verità stabile e definitiva, non solo pragmatica e funzionale. Della scienza, Wojtyla parla poco. Non sorprendentemente, visto che egli ritiene che essa si basi sull'evidenza e sugli esperimenti, e che tutta l'attività speculativa dell'intelletto appartenga invece alla filosofia. Benché sembri impossibile, il Papa dimostra dunque di non aver mai sentito parlare neppure di Einstein e della scoperta della relatività generale: una teoria completamente speculati- va, apparentemente contraria ad ogni evidenza, e le cui conferme sperimentali dovettero attendere molti anni! Naturalmente, in Vaticano è invece ben conosciuto Galileo. Sull'imbarazzante vicenda del suo processo, che ha offuscato la credibilità della Chiesa per secoli, la Fides et ratio mantiene il più rigoroso silenzio. Con un voltafaccia che appare francamente eccessivo, Wojtyla cita invece Galileo come un precursore delle posizioni del Concilio Vaticano II sulla compatibilità delle verità di fede e scienza! Salvo poi smentirsi immediatamente, reiterando la posizione del cardinal Bellarmino che molti scienziati, sbagliando, avevano pensato ormai superata: i fedeli non hanno il diritto di difendere come legittime le opinioni ritenute contrarie alla dottrina (ad esempio, il già citato evoluzionismo), e devono invece considerarle come errori. La scienza è comunque toccata dalla Fides et ratio solo in maniera marginale, perché l'argomento dell'enciclica è la verità, e dunque la logica. L'affermazione centrale è che, attraverso la fede, la ragione riceve i fondamenti metafisici che le permettono di elevarsi verso la contemplazione della verità. Wojtyla sostiene che fra fede e ragione non esiste competitività, perché esse sono complementari e non contrapposte: da qui deriva la condanna di quei sistemi filosofici che, sottovalutando o sopravvalutando la ragione, si concentrano indebitamente su uno solo dei due termini. La debolezza essenziale della ragione è di essere incapace di arrivare da sola alla verità. Wojtyla fa derivare questa limitazione dal peccato originale: nel Paradiso Terrestre non sarebbe stato così, ma dopo la caduta questa sarebbe divenuta la condizione dell'uomo. Già Kant aveva diagnosticato la debolezza della ragione, senza scomodare la Genesi, e questa posizione è sostanzialmente condivisa da una buona parte della filosofia contemporanea. La logica moderna concorda pienamente, con una differenza essenziale: le sue posizioni non si basano né su miti, per quanto sacri e ispirati, né su opinioni, per quanto articolate o plausibili, ma su fatti matematici, rigorosi e inoppugnabili. Più precisamente, nel 1931 il logico austriaco Kurt Gödel ha dimostrato che nessun linguaggio è in grado di arrivare indirettamente alla verità assoluta, attraverso i suoi argomenti, e nel 1936 il logico polacco Alfred Tarski ha dimostrato che nessun linguaggio è in grado di descrivere direttamente la verità assoluta, attraverso le sue definizioni. Nel 1998 il papa polacco Karol Wojtyla ritiene invece che l'incarnazione di Cristo abbia restaurato l'abilità paradisiaca della ragione, e che questa sia ora in grado di raggiungere la verità assoluta attraverso la fede. L'incompatibilità fra il magistero e la logica è dunque insanabile: i teoremi di Gödel e Tarski sono un prodotto della ragione, ed è la ragione stessa a mostrare che niente la può aiutare in un impossibile compito. A questo conflitto di interessi ci sono solo due soluzioni: affidarsi alla sola ragione, o alla sola fede. Condannandole entrambe, nelle vesti del razionalismo e del fideismo, la Fides et ratio dichiara esplicitamente la propria inconsistenza. Il Papa spiega, comunque, che la sua è una scelta forzata: la struttura dogmatica della fede cattolica corre infatti il grave pericolo, dinanzi ad una ragione debole, di essere ridotta a mito o superstizione. Con un anacronismo sconcertante, a fine millennio Giovanni Paolo II propone dunque di ritornare al suo inizio, rimuovere secoli di conquiste del pensiero, rieleggere la scolastica a sistema, e dimenticare che proprio il suo scacco ha liberato sia la fede che la ragione, permettendo la nascita sia del protestantesimo che della scienza. Evidentemente egli sa bene che su questa mortificante strada lo seguiranno in molti, perché troppi sono coloro che non han- 5 n. 1/1999 (9) RAGIONE E FEDE no a cuore la dignità né della fede né della ragione. N OTIZIE SULL ’ AUTORE : Professore di matematica all'Università di Torino; vincitore del Premio Galilei dell'Unione Matematica Italiana per la divulgazione della matematica con la seguente motivazione: "Autore di una vasta opera pubblicistica di divulgazione della Matematica, Piergiorgio Odifreddi si segnala, oltre che per il suo stile improntato a brillante efficacia e rigorosa semplicità, per il suo interesse per i rapporti della Matematica con gli altri aspetti dell'attività umana: arte, musiuca, lette- ratura, filosofia, scienze naturali, tecnologia. La sua vasta cultura gli consente così di mettere in luce la “pervasività” della Matematica e di far comprendere al grande pubblico l'importanza del ruolo che essa riveste nell’ambito della civiltà occidentale. MONOPOLI DI STATO L'ultima circolare del capo della Chiesa cattolica ai suoi funzionari (lettera enciclica del 14.9.98 ai venerati fratelli nell'episcopato) è stata audacemente intitolata Fides et ratio (Fede e ragione). Fra i vari commenti che essa ha suscitato merita di essere segnalato quello di Flores d'Arcais, perché rimette le cose a posto fin dal titolo: Aut fides aut ratio (O fede o ragione, MicroMega 5/98). L’autore smonta senza tanti complimenti la pretesa, quanto meno démodé, della lobby vaticana di avere il monopolio della ve- rità. La verità proverrebbe da due fonti — la fede e la ragione — appunto. 1° indovinello: quale delle due fonti deve prevalere se emerge un conflitto? 2° indovinello: a quale fede fare riferimento, visto che non ce n'è una sola? Le scontate risposte, attese dal firmatario della circolare, vengono puntualmente controbattute; e bisogna dare atto a Flores d'Arcais che si sobbarca questo ingrato compito con encomiabile pazienza. Riesce persino a dipanare per il lettore il sapiente intreccio di imbrogli ordito attorno alle credenze degli uomini, nel corso del quale si finisce per mettere sullo stesso piano di credibilità, alla fin fine, l'esistenza degli atomi e della befana. Che senso ha avuto, allora, riabilitare Galileo? Comunque, Flores d'Arcais non è nuovo ad analisi accurate degli scritti di Woytjla: particolarmente noto, in proposito, il suo Etica senza fede (Einaudi, 1992), nel quale smontava un'altra bella pretesa dello stesso entourage, cioè quella di avere il monopolio delle direttive morali. Martino Rizzotti DAL MONDO “HUMANIST” [continua da p.14 de l’Ateo n. 4/98] Nonostante l'autorevolezza degli esponenti e l'importanza degli obiettivi, è facile constatare come l’ideale e le finalità del pensiero umanista non abbiano raggiunto un grado apprezzabile di conoscenza e di diffusione solo nell'area latina del mondo occidentale. In Italia, in particolare, dove non v’è certo penuria di ideologie e di partiti, l’ideologia umanista/humanist risulta fino ad oggi pressoché sconosciuta. Perché mai? C’è innanzi tutto disinteresse e disattenzione dell'opinione pubblica e dei suoi artefici (fattori determinanti in paesi prevalentemente cattolici), che sono insensibili o diffidenti verso concezioni dichiaratamente aconfessionali, peggio se palesemente anticlericali. Funziona da deterrente, nel nostro bel paese, quello snobismo intellettuale, quell’atteggiamento di sufficienza e diffidenza che porta a svalutare, anzi ad ignorare totalmente, realtà culturali e sociali diverse. Tanto più, quando esse appaiano per giunta complesse e, come nel nostro caso, di non facile ricezione e “consumo”. un'entità, tutto sommato, squisitamente filologica e libresca. D'altro canto, va pure rilevata l'enorme difficoltà — per i popoli “latini” in genere, ma segnatamente per gli italiani (quelli provvisti almeno di regolare maturità classica o scientifica) — di potersi immaginare un umanismo, anzi un Umanesimo, naturalmente maiuscolo, che non sia automaticamente collegato o in qualche modo riconducibile alla nozione scolastica, più precisamente “liceale” delle humanae litterae, connesso pertanto al Rinascimento come in un indissociabile binomio: una concezione, cioè, alta e nobilissima, non v'è dubbio, ma irrimediabilmente consegnata alla storia culturale dell'Occidente, al vissuto “scolastico”, insomma all'immaginario degli studiosi oltre che — come usava dire appena ieri — delle “persone colte”. Si tratta di un topos culturale assai datato, cristallizzatosi nel corso di cinque secoli, e rinvigorito nel primo secolo XX dalla scuola fascista: Che cosa si deve intendere invece — a partire dalla metà del nostro secolo e, più spiccatamente, nei Paesi di cultura anglosassone — con la definizione di secular humanism, ossia di concezione umanista secolarizzata del mondo e della vita? Non più, certamente, codesta gloriosa eppur sempre quattrocentesca “aurora del pensiero moderno” (Garin), e nemmeno l’aurea humanitas rinascimentale, e nemmeno quella scientista, né quella illuministica, né marxista, né cristiana, né nichilista. Neppure l’umanismo esistenzialista, tipico nell’Europa del secondo dopoguerra; sebbene J. P. Sartre, guardando all'esistenzialismo novecentesco come all'umanismo caratteristico dell'etica contemporanea (L'existentialisme est un humanisme, 1946), abbia ripensato assai profondamente i trascorsi valori dell'etica ormai postcristiana e postmoderna. [continua] 6 n. 1/1999 (9) IL SAGGIO TEORICO PUNTI CARDINALI D’UN UMANISMO ATEO di Joachim Kahl L’umanismo ateistico, quale viene qui abbozzato in tratti essenziali, non è orientato verso sacerdoti o profeti, non si regge su predicatori né papi, né su messia di qualsivoglia genere. L’umanismo ateo si preclude al culto della personalità, alla coscienza della predestinazione, allo zelo della conversione, alla mentalità di conversi e di rinnegati. L’umanismo ateo è alieno da qualsiasi bisogno di credere, da qualsivoglia settarismo, da fanatismi di ogni specie. In quanto impostazione postreligiosa e postmarxistica di pensare e di vivere, esso è tuttavia alla ricerca di elementari virtù umane, filosoficamente legittimabili, come intelligenza e saggezza, equità e dinamismo, senza escludere apporti di autoironia e di spirito umoristico. La ricerca del senso, di punti fermi, d’un ubi consistam, insita nell’umano cosmopolitismo, la domanda del dove, del come, del perché dell’esistenza, non vengono mistificate — a guisa di corto circuito — in istanze religiose. Certo, l’uomo ha un bisogno elementare di spirituale orientamento nel mondo, che promana dalla sua riduzione istintuale rispetto all’animale. Un atteggiamento interrogativo, di stupore e di dubbio, scaturisce dalla stessa umana condizione di base, che è antropologicamente predeterminata. Non altrettanto antropologici, per contro, sono natura e contenuto della risposta: che può essere religiosa e non religiosa. E’ pertanto errato interpretare in chiave religiosa ogni cercatore di senso quale “cercatore di dio”, mettendo sullo stesso piano istanze spirituali e bisogni religiosi. Non esiste una “compulsione all’eresia” (1), come afferma il sociologo della religione austriaco-americano Peter L. Berger, e pertanto non v’è neppure, necessariamente, una “religione dei senza religione” (2), come ritiene Heiner Barz, sulle orme di Berger, nel suo validissimo studio “Religione postmoderna”. Gli uomini sono certamente in grado di vivere con dignità e con decoro, senza dover trasfigurare come sacro, o addirittura come divino, qualcosa nel mondo (oppure il mondo come tutto), né demonizzarlo come diabolico. Vero è che nessuna persona può vivere senza legami assoluti, che ne sia conscia o no, che lo voglia o meno. E questo — in quanto enunciato all’interno d’una filosofia ateo-umanistica — potrà magari lasciare sconcertati. Ma l’essere mortale non è anch’esso un tale legame assoluto? Ineluttabilmente noi siamo sottoposti alla legge della finitezza e dell’effimero. Ad ogni relatività delle cose umane è preposto un fondamento assoluto, che si sedimenta nell’umana coscienza anche come assoluta, incondizionata certezza: io sono mortale, noi tutti siamo mortali. L’Assoluto è immanente nella struttura fondamentale dell’Essere stesso: nell’incessante mutazione della natura, nell’inarrestabile flusso del tempo. L’assoluta certezza che dobbiamo morire, che la nostra vita è breve, che giorni e anni trascorrono irreversibilmente, che quanto è accaduto (il fatto) non può divenire non fatto, costituisce il fondamento della scepsi filosofica. Proprio questa esclude l’idea di valori assoluti, ad esempio l’idea di assoluta giustizia e di assoluta conciliazione tra gli uomini, nonché tra uomo e natura. Nell’invalicabile barriera naturale dell’uomo, nella morte, si misura nettamente la differenza tra una visione del mondo religiosa e una non religiosa. Mentre, per esempio, il messaggio cristiano — per dirla con Eugen Drewermann — “difende e annuncia l’esistenza d’una vita oltre la morte” (3), un umanismo laico raccomanda invece di smascherare il sogno della vita eterna come intemperanza e come incubo, per accettare pacatamente il proprio essere effimero e transeunte. Per questa posizione, già prefigurata nell’antico materialismo di Epicuro, Norbert Elias ha trovato parole belle e chiare: “La morte non è nulla di spaventoso (...) Spaventoso è quando le persone devono morire in gioventù, prima di dare un senso alla loro vita e di poter gustare delle gioie della vita (...) La morte non nasconde alcun mistero. Non apre alcuna porta. E’ la fine d’una persona. Ciò che di essa sopravvive è ciò che essa ha dato ad altri, ciò che rimane nel ricordo.” (4) Nella mia rinnovata arringa a sostegno d’una “humanitas” senza dio, io cerco di evitare tre errori, che nella teoria e nella pratica hanno sospinto gli uomini in un vicolo cieco. Un umanismo attuale, adeguato alla cultura del nostro tempo, non dovrebbe essere in nessun modo: - antropocentrico, - logocentrico, - eurocentrico. 7 n. 1/1999 (9) IL SAGGIO TEORICO Un umanismo, che confonda se stesso con l’antropocentrismo, non coglie appieno le proporzioni nel rapporto uomo-natura, uomo-mondo. Mentre la natura eterna è esistita, può esistere ed esisterà anche senza la specie umana, l’uomo può sussistere soltanto come effimera sua creatura. La natura sussiste da sé stessa e per se stessa — con sua autonoma legittimazione. Essa non è fatta per l’uomo, come pretende la supponenza di questi, il quale si immagina suo signore, il suo centro focale, il suo fine. Il linguaggio svela e occulta insieme questo dato di fatto. Quando nasce un bambino, è lui che viene al mondo, non già il mondo che va da lui. E, con la sua morte, è l’individuo che lascia il mondo, il quale continua ad esistere anche senza di lui. Il discorso sulla storia mondiale, per contro -- ove si intenda solo la storia degli uomini — mostra la riduzione e il rimpicciolimento del mondo a misura del mondo umano. Ma la terra non è il cosmo. Essa è un granello di polvere nell’universo. E qualora tutta la vita si spegnesse sulla terra, questo non sarebbe la fine del mondo. Il mondo non può tramontare, il che non è peraltro una consolazione. Fu Francois-Marie Arouet, detto Voltaire, quello che, fra i primi in Europa, mise alla gogna la megalomania antropocentrica, quale si era sedimentata nella tradizione giudaico-cristiana. Nel suo racconto filosofico Micromega (1752), egli fa che un abitante di Sirio e uno di Saturno intraprendano un viaggio d’istruzione attraverso il cosmo. (5) Alla fine, sul minuscolo globo terracqueo, essi scoprono sotto una lente d’ingrandimento degli uomini, insetti pensanti e parlanti “nell’abisso dell’infinitamente piccolo”. Con l’ausilio d’un cornetto acustico prendono contatto con questi “atomi spirituali”, origliando con sommo stupore il sermone d’un teologo cattolico che — appellandosi a Tommaso d’Aquino — spiega come i due abitanti celesti, nonché “i loro soli, le lune, le stelle e quant’altro sono fatti solo per l’uomo.” Al che i due scoppiano ovviamente in una omerica risata. L’abitante di Sirio è inoltre alquanto irritato del fatto che quegli “esseri infinitamente piccoli possiedono una boria infinitamente grande.” Coi suoi racconti filosofici Voltaire ha fornito, oltretutto, un’eccellente prova che il pensiero illuminista non s’identifica col logocentrismo. Si trovano in lui, senza pregiudizi, il pensiero logico accanto al mito, la fantasia accanto al raziocinio, il sentimento unito al ragionamento, l’immagine a fianco del concetto, il romanzo col trattato, l’azione pratica col pensiero. E sebbene guardasse agli uomini come ad “atomi pensanti”, Voltaire era ben lungi dal sopravvalutare il loro carattere razionale. Nel citato racconto Micromega il gigante proveniente da Sirio non poteva non constatare indignato che la maggioranza dei grilli parlanti è composta d’una “massa di folli, malvagi ed infelici”, che si squartano a vicenda a motivo di diversi “mucchi di terra”, al punto che “Il viaggiatore si sentì preso da pietà per la minuscola razza umana in cui andava scoprendo contraddizioni così sconcertanti.” (6). Per mezzo della prospettiva cosmologica in Micromega Voltaire detronizzava il genere umano dalla sua fantasticata posizione egemonica. Ed assestava un colpo decisivo anche all’eurocentrismo, facendo iniziare la storia umana nel 8 n. 1/1999 (9) IL SAGGIO TEORICO lontano Oriente, nella pagana ma civilissima Cina. Il suo umanismo assumeva già un orizzonte cosmopolita ed una vastità ecumenica. Ciò che nel Settecento era accessibile solamente alle menti più illuminate, trova oggi ormai vasta risonanza, come dimostra lo slogan del Club di Roma “Pensare globalmente, agire localmente”. La scoperta della politica, della cultura e della filosofia cinese, fa parte essenziale dell’Illuminismo europeo, in quanto era con ciò connesso un discreditamento storico della prospettiva biblica della storia e una relativizzazione delle conquiste europee. Non fu solo Voltaire ad onorare in Confucio un “Socrate cinese”, preferendo lui — quale emblema di saggezza e sapienza — ai proverbiali profeti veterotestamentari. L’amore per la saggezza asiatica non deve significare quindi fuga dal razionalismo e dalla modernità, come — con miope prospettiva storica — si potrebbe arguire dalla religiosità New-Age dei nostri giorni. Non erano certo uomini oscuri, ma teste come Voltaire, Leibniz, Lessing, Goethe, Brecht che, con le loro aperture verso la civiltà e la filosofia dell’Oriente, non rinunziavano certo alla civiltà europea, e nemmeno rimpiazzavano meccanicamente l’eurocentrismo col sinocentrismo o con l’indofilia, ma operavano invece per una reale conciliazione tra Oriente e Occidente, in vista d’una reciproca fecondazione delle aree culturali del mondo. Umanismo all’altezza dei tempi: ecco una mobile, intelligente sintesi di molti impulsi, elementi, verità, da qualunque parte essi provengano. Un umanismo consono alla coscienza contemporanea ingloba pertanto: - illuminismo e illuminazione, - riflessione e meditazione, - elevazione e approfondimento, - attività e contemplazione, - teoria e pratica. Umanismo maturo e all’altezza dei tempi, riguardo ai contenuti, vuol dire: la posizione dell’uomo nella natura si determina per mezzo di umiltà e digni- tà. La posizione dell’uomo nella società si muove tra i poli di autoaffermazione e di autolimitazione. L’umiltà è un valore tanto irrinunciabile quanto equivocabile e abusato. Concepita umanisticamente, l’umiltà non è soggezione nei confronti degli altri, bensì realistica introspezione nella pochezza e nella transitorietà dell’uomo — come specie e come individuo — nell’ambito della natura. La dignità deriva all’uomo dal fatto che egli, in quanto vivente ridotto all’istintualità e pertanto aperto al mondo, è costretto e abilitato a decidere e a rispondere di volta in volta direttamente della propria condotta, esprimendo così una seconda natura. Oggi, all’interno dell’antitesi autoaffermazione e autolimitazione, è da porre in speciale rilievo la moderazione di sé. Nei paesi industrialmente più sviluppati, la spinta collettiva all’individualismo ha promosso una minacciosa tendenza allo sconfinamento da se stessi, ad una sorta di rigonfiamento narcisistico. Questo si esprime in un esasperato atteggiamento rivendicativo nei confronti dello Stato, in uno stile di vita dissipato e in abitudini ai consumi, come pure in mancanza di attenzione per gli altri. E’ qui che si addensa un imponente groviglio di problemi. Senza autolimitazione, infatti, non vi sarà — nella prospettiva globale — alcuna autoaffermazione. Milioni e milioni di persone debbono imparare nuovamente a praticare virtù dal suono antico, che sanno di vecchio e di superato: sobrietà, modestia, rinuncia. Joachim Kahl NOTE: 1 PETER L. BERGER, Der Zwang zur Häresie (Herder Spektrum 4098), Freiburg 1992 2 HEINER BARZ, Postmoderne Religion (...), Opladen 1992 3 Libertà non è possibile senza rivolta; Intervista con E. DREWERMANN con Le Monde, in TH. SCHWEER Drewermann und die Folgen (...), Heyne 194, München 1992, 183 4 NORBERT ELIAS, Sulla solitudine del morente, Suhrkamp, Frankfurt 1984. 5 VOLTAIRE, Mikromegas, in Erzählungen, Leipzig 1924, 427,435 6 VOLTAIRE, op. cit., 430, 431. N OTIZIE SULL ’A UTORE : Di J OACHIM K AHL , nel Nr. 2/97 de l’Ateo (p.17) a cui rimandiamo, abbiamo pubblicato Non esiste alcun dio, un articolo inviatoci allora dall’autore. Questi Punti cardinali sono invece il capitolo 5, sezione IV, de La miseria prosegue, nella riedizione (Rowohlt 1993) del suo fondamentale saggio storico La miseria del cristianesimo (Das Elend des Christentums), Rowohlt, Amburgo 1968. Queste pagine, dal titolo Leitmotive eines atheistischen Humanismus (p.191-196), sono rese in italiano da L. Franceschetti. LO SCRIGNO Senza alcun dubbio i tormenti, che si dice vi siano // nel profondo Acheronte, sono in realtà tutti nella nostra vita (...) // giacché è in vita che lo stolto timore degli dèi incalza i mortali (...) // Qui sulla terra s’avvera per gli stolti la vita dell’Inferno. LUCREZIO, De rerum natura III, vv. 978-1023 *** .... sì che le pecorelle, che non sanno, tornan del pasco pasciute di vento, e non le scusa non veder lor danno. DANTE, Par. XXIX, v. 106-108 *** Gli esseri umani sono animali. A volte mostri, a volte sublimi, ma sempre animali. Preferiamo pensare a noi stessi come ad angeli decaduti, ma in realtà siamo scimmie evolute. DESMOND MORRIS, L’animale uomo, 1994. 9 n. 1/1999 (9) ASSOCIAZIONI D’AREA IL G.A.MA.DI. Conoscere il Gruppo Atei MAterialisti DIalettici è un diritto, criticarne l’operato è un dovere. Il G.A.MA.DI. è il frutto di un’esigenza epocale, il frutto maturo che non poteva più attendere di venir colto. L’oppressione della Chiesa cattolica, le stragi nel mondo causate dal fanatismo religioso, le piccole religioni con i loro tabù che impediscono addirittura le trasfusioni di sangue, le diverse sette, i praticanti dell’occultismo, i maghi, e quanto vi è di più torbido nell’immaginario è la mirata conseguenza affermatasi attraverso un’ignoranza voluta e gestita dal potere, per coercire le coscienze, umiliarle, piegare l’umanità al più bieco sfruttamento e ai propri interessi. religioni sono state l’avanguardia del potere (vedi il papa e la Polonia) per la distruzione di qualsiasi ideale di riscatto umano, lasciando filtrare i germi della prostituzione, della droga, del traffico d’armi, delle sopraffazioni mafiose che sono i pilastri di ogni potere capitalista e di ogni istituzione religiosa. Da questa analisi è nato il Gruppo Atei e Materialisti Dialettici. Per diffondere il materialismo dialettico, per far cono- E’ necessario sostenere con profonda convinzione che non esistono verità assolute e immutabili nel tempo; dobbiamo convincerne anche i sostenitori dell’assolutezza e immutabilità della natura. E’ scientificamente dimostrato, infatti, che la Terra esisterà ancora per tre miliardi e mezzo di anni, per poi disintegrarsi nello spazio; ed è ugualmente provato che le sue leggi sono state e sono tuttora in continuo mutamento. Questo, appunto, significa dialettica. A tal fine il G.A.MA.DI. collabora con altre organizzazioni affini, considerando la diversità una grande ricchezza. Esso lotta per un mondo ove non trovi spazio il razzismo e l’intolleranza, schierandosi per la laicità dello Stato, per la messa al bando del Concordato (patti lateranensi) voluto nel ’29 da Mussolini e suggellato nell’84 dall’inquisito neotunisino. Per compiere questo capolavoro criminale, il potere si serve da sempre delle religioni; ma la sola critica o denuncia di tutto questo non è sufficiente. E’ necessario riempire il vuoto culturale con la scienza dimostrata, dalla quale far dipendere la nostra etica di vita. Anche la storia recentissima ci ha dimostrato che, se i popoli non acquisiscono un’egemonia culturale scientifica, le loro conquiste possono uscirne vanificate. Come, ci si chiederà? Le risposte sono molto variegate, ma nessuna è soddisfacente. Quei paesi, si dice, sono falliti perché il regime era tirannico; oppure si dice: sono crollati perché gestivano l’economia in modo sbagliato, oppure: il crollo è avvenuto perché i vertici tradivano gli ideali, eccetera. Noi affermiamo che il crollo d’un mondo che aveva portato tanto illuminismo in tutte le società è stato possibile perché il popolo non aveva una radicale cultura scientifica, una dialettica materialista da poter opporre con determinazione ai tentacoli delle religioni, sempre in agguato. Questa carenza ha consentito alle piovre religiose di minare le convinzioni politiche ed ideologiche degli individui. Purtroppo, le “Dialettica della Natura”, o la teoria sulla “Evoluzione della specie” di Darwin. Per diffondere il pensiero del precursore del materialismo dialettico, Giordano Bruno, e il suo sublime esempio; per conoscere la storia del pensiero filosofico e scientifico di Ludovico Geymonat; per avvicinare le opere della scienza ed averne una guida sicura, affinché le nostre menti siano libere, la nostra ragione sia attiva e vigile. scere una diversa concezione del mondo, per far sapere come sia avvenuta l’origine della vita sulla Terra, e come si sia evoluta attraverso i millenni. Per smontare tutte le fandonie propagate dalle religioni, e farlo con dimostrazioni scientifiche ed incontrobattibili. Per impegnarsi al fine di far conoscere i testi e le teorie dei grandi maestri del materialismo dialettico, come Engels e la A tale scopo il G.A.MA.DI produce molti opuscoli, volantini, il periodico La VOCE degli Atei Materialisti Dialettici; per il 1999 è stata prodotta la prima “Agenda Laica”, dove figurano le azioni dell’uomo, la sua storia, le sue lotte, la sua vita. Il GAMADI s’impegna, in conclusione, a fare degli anni 2000 l’ERA dell’ATEISMO. Miriam Pellegrini Ferri 10 n. 1/1999 (9) IL CONTRIBUTO SCIENTIFICO ETICA BIOLOGICA E DIRITTI UMANI di Riccardo Baschetti La lettera inviata ai soci dell’UAAR per invitarli al terzo congresso dell’associazione, svoltosi a Trento il 17 maggio 1998, elencava tra gli argomenti da discutere anche il seguente tema: “Diritti Umani come base della nostra prassi”. A tale tema, però, per mancanza di tempo, si è fatto solo un breve cenno durante il congresso. Questo articolo intende rimediare alla mancata discussione su quel tema, dal quale, se approfondito, sarebbe certamente scaturito un acceso dibattito. Dato che i soci dell’UAAR sono razionalisti per definizione, essi dovrebbero basare la propria prassi innanzitutto su una concezione scientifica ed evoluzionistica del mondo e perciò, prima di porre alla base del proprio agire i Diritti Umani, che a primo acchito possono suonare meravigliosi, dovrebbero vagliare con attenzione se tali Diritti siano in sintonia con una visione razionalistica del mondo. Se non lo sono, come qui cercherò di dimostrare, l’UAAR farebbe bene a prendere le distanze da essi perché le loro drammatiche conseguenze non tarderebbero a diventare evidenti a tutti, salvo a coloro le cui menti sono ottenebrate dall’irrazionalità o plagiate dai mass media. Di recente, in occasione del 50° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, l’autorevole rivista medica The Lancet ha pubblicato un articolo in cui si sosteneva che essi sono spesso violati persino negli USA, “cuore della democrazia” (1). Il rispetto dei Diritti Umani, però, ha portato ad un effetto più agghiacciante di quello provocato dalla loro violazione. Quest’ultima, infatti, si è concretizzata soprattutto nelle esecuzioni capitali di centinaia di assassini, mentre il rispetto dei Diritti Umani ha già ucciso milioni di giovani innocenti. Né il sublime suono della parola “libertà”, né la magniloquenza di coloro che la invocano per i propri egoistici interessi potranno mai giustificare la morte di due milioni e settecentomila bambini (2), praticamente giustiziati da quegli americani che all’inizio dell’epidemia di AIDS scelsero di rispettare il diritto di pochi individui infetti a muoversi liberamente, privando in tal modo del diritto alla salute e alla vita milioni di esseri umani in tutto il mondo. La scelta opposta, adottata da Cuba (3, 4) malgrado la condanna da parte degli Stati Uniti (5-8), ha salvato innumerevoli vite umane, come dimostrato dal fatto che, in proporzione, le morti per AIDS negli USA sono state 35 volte più numerose di quelle avvenute a Cuba (9). L’efficacia della scelta cubana per contenere l’AIDS è ancora più lampante se si pensa che a Porto Rico, che ha solo un terzo della popolazione della vicina Cuba, nel 1993 vi sono stati 654 nuovi casi di AIDS, mentre a Cuba ve ne sono stati solo sette (9). Educato da madre sovietica al culto del bene comune, se fossi stato contagiato dall’AIDS sarei stato certamente fiero di sacrificare la mia libertà per il bene degli altri, come fieri si sono detti i cubani (3) isolati per il bene dell’intera umanità. Essi furono ricoverati in appositi ospedali (3), dove ricevevano cure gratuite e percepivano l’intero stipendio (3). Nel corso della storia umana, numerose etiche profondamente diverse l’una dall’altra, guidate da ideologie contrastanti o da religioni inconciliabili tra loro, furono poste alla base di leggi e principi che spesso vennero demoliti dopo poche generazioni. Questo, probabilmente, sarà anche il destino della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, i quali semplicemente rispecchiano l’individualismo che attualmente è molto apprezzato negli USA, “uno dei principali architetti della Dichiarazione” (1). Alla luce delle sempre più numerose implicazioni dell’evoluzione (10-12), si può ragionevolmente prevedere che gli esseri umani — prima o poi — si renderanno conto che principi universalmente immutabili e tesi al bene dell’intera specie umana non possono che essere basati sull’etica sociale biologica, che antepone il bene comune a qualsia- si interesse individualistico (13, 14). Di tale etica si fanno garanti i milioni di anni di selezione naturale, durante i quali l’evoluzione ha eliminato sul nascere qualsiasi tentativo di etica individualistica, perché fallimentare nel garantire il bene di qualsiasi specie sociale. Si sarebbero infatti ben presto estinti i nostri lontani progenitori se invece di cooperare per il bene comune, anche a costo di sacrifici personali, avessero consentito che tale bene venisse sacrificato a vantaggio di pochi individui (13, 14). L’etica sociale biologica, basata sul concetto di “bene comune”, dopo aver guidato per milioni di anni i primati da cui discendiamo (13), guidò per molti millenni i gruppi sociali umani (14) e guida tuttora alcune società tradizionali (14). Sotto il profilo biologico, diritti che privilegino l’individuo a spese del “bene comune” sarebbero un’insensatezza evolutiva. Nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani non esiste una sola parola che richiami alla mente il concetto di “bene comune” (15). Per questo, molti governi affermano giustamente che i diritti individuali sono contrari alla propria cultura (16) e, dovrebbero aggiungere, in antitesi anche all’etica sociale prescelta dall’evoluzione. In Cina, per esempio, il bene comune è considerato da millenni la cosa più importante (1720), da difendere, se necessario, anche con leggi che limitano alcune libertà individuali. Il che ovviamente suscita le aspre critiche (20) di quegli occidentali che si sono fatti convincere che “i principi enunciati nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani rappresentano un ideale” (21). Definizione che suona insieme tragica e grottesca, visto che, a solo cinquant’anni dalla loro nascita, quei diritti individuali hanno già legalmente autorizzato un immane olocausto, ben più smisurato di quello commesso dai nazisti con il massacro di sei milioni di ebrei. Infatti, quasi 14 milioni di esseri umani, in gran parte giovani, sono già stati sterminati dall’epide- 11 n. 1/1999 (9) IL CONTRIBUTO SCIENTIFICO mia di AIDS (22), la cui diffusione sarebbe stata estremamente minore, come il citato raffronto USA-Cuba dimostra, se si fosse mirato alla salvaguardia del bene comune dell’intera umanità anziché al rispetto di certe libertà individuali dei primi contagiati. Poche, purtroppo, sono state le voci coraggiose cui sia stato permesso di denunciare pubblicamente la criminale ideologia individualistica che ha permesso all’AIDS di devastare l’intera umanità. Su questo tema, i due più diffusi quotidiani nazionali — Corriere e Repubblica — si sono rifiutati di pubblicare una mia breve lettera, apparsa poi su un quotidiano locale (23). La censura, paradossalmente, è risultata meno rigida su autorevoli riviste mediche internazionali, che pure sono altamente selettive nella cernita degli articoli da pubblicare. Le critiche più feroci contro le politiche americane in tema di AIDS sono state mosse sul British Medical Journal da un chirurgo, che senza perifrasi ha scritto: “Con un forte soffio etico abbiamo sostenuto la prima epidemia legalmente protetta nella storia della medicina ... Noi medici non avevamo mai rispettato la riservatezza a spese del bene comune ... La professione medica non aveva mai permesso ai diritti di un individuo di compromettere la comunità ... Invece, con l’AIDS, i diritti alla segretezza di una minuscola minoranza sono stati ritenuti eticamente più importanti dei diritti dell’enorme maggioranza non infettata ... I contagiati dei Paesi in via di sviluppo, come pure quelli dell’occidente sviluppato, stanno combattendo contro l’assurdità etica prodotta negli Stati Uniti 15 anni fa ... Negli anni che verranno, i medici potranno ben etichettare questi anni trascorsi come quelli della grande rapina... I rapinatori hanno agevolato un disastro mondiale” (24). Di recente, un altro medico ha scritto: “L’AIDS, da rarità, è divenuto una catastrofe nazionale ... il mio cane è protetto dalla rabbia meglio di quanto lo sia mio figlio dall’AIDS ... coloro che hanno formulato, adottato e disseminato le istruzioni per un approccio ‘etico’ all’AIDS debbono ora cominciare ad affrontare le loro responsabilità. I principi di riservatezza e di consenso informato hanno distrutto il diritto alla vita delle persone non conta- minate ... Quelle istruzioni sono state un fallimento cataclismico” (25). In conclusione, i soci dell’UAAR, a meno che non vogliano cadere nel ridicolo pretendendo di “correggere” la natura perché avrebbe sbagliato nell’insegnare a tutte le specie sociali che il bene comune va anteposto a qualsiasi interesse individualistico, farebbero bene a non adottare i Diritti Umani come base della propria prassi, perché quei diritti individualistici sono esattamente all’opposto di ciò che la natura, attraverso milioni di anni di evoluzione, ha stabilito per tutte le specie sociali. BIBLIOGRAFIA: 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 FREER R., Human rights in the USA: land of the free?, in “The Lancet”, 1998;352:1853-1854. MORRIS K., HIV epidemic could number 40 million by year 2000, in “The Lancet”, 1997;350:1683. SCHEPER-HUGHES N., AIDS, public health, and human rights in Cuba, in “The Lancet”, 1993;342:965-967. AVILA JP et al., HIV control in Cuba, in “Biomedicine & Pharmacotherapy”, 1996;50:216-219. BAYER R, HEALTON C., Controlling AIDS in Cuba. The logic of quarantine, in “The New England Journal of Medicine”, 1989;320:1022-1024 DE GORDON AM, CENTERS SK, DIOVALDES LP, Cuban AIDS policy, in “The Lancet”, 1993;342:1426. MURRAY SO, Cuban AIDS policy, in “The Lancet”, 1993;342:1426. Annas GJ, Detention of HIV-positive Haitians at Guantanamo. Human rights and medical care, in “The New England Journal of Medicine”, 1993;329:589592. BURR C., Assessing Cuba’s approach to contain AIDS and HIV, in “The Lancet”, 1997;350:647. NESSE RM, WILLIAMS GC., Evolution and Healing. The New Science of Darwinian Medicine, Weidenfeld & Nicolson. London 1995. GILBERT P., Evolutionary psychopathology: Why isn’t the mind designed better than it is?, in “British Journal of Medical Psychology”, 1998;71:353373. 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A call to action on the 50th Anniversary of the Universal Declaration of Human Rights, in “Journal of the American Medical Association”, 1998;280:462-464. 22 BRADBURY J., Bad news for the young in AIDS epidemic update, in “The Lancet”, 1998;352:1760. 23 BASCHETTI R., L’epidemia dell’AIDS. in “Il Mattino di Padova”, 6 gennaio 1999: 34. 24 RABINOWITZ B., The great hijack, in “British Medical Journal”, 1996;313: 826. 25 C OLLINS WG., Sex; death in agony: AIDS reversed, in “South African Medical Journal”, 1998;88:1282. Dichiarazione Universale dei Diritti dell’uomo dell’ONU, Art.18 Ogni individuo ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione; tale diritto include la libertà di cambiare di religione o di credo, e la libertà di manifestare, isolatamente o in comune, e sia in pubblico che in privato, la propria religione o il proprio credo nell’insegnamento, nelle pratiche, nel culto e nell’osservanza dei riti. Nel 50° anniversario della Dichiarazione, l’UAAR propone questo solenne enunciato ad una riflessione sulla libertà di cambiare, che non sembra escludere affatto la libertà di rinunciare. 12 n. 1/1999 (9) LA RECENSIONE IL GALLO CANTÒ ANCORA, Storia critica della Chiesa (Abermals krähte der Hahn) di Karlheinz Deschner trad. e cura di Costante Mulas Corraine Massari Editore, Bolsena 1998, p, 544, L. 36.000 ficazioni, ricatti e conflitti perpetrati dalla Chiesa in quasi 18 secoli di egemonia politica e culturale. Dai tempi precristiani ai giorni nostri non v’è momento della storia dell’Occidente (identificato in pratica con l’espansione delle Chiese cristiane), che non sia rivisitato e riletto in modi e moduli ben differenti da quelli a cui ci avvezzano i libri di storia, di letteratura, di filosofia, d’arte, insomma i manuali scolastici. È un po’ come poter finalmente circumnavigare la faccia perennemente invisibile della luna, sconosciuta da sempre all’osservatore terrestre. Occorre dire perché un’opera storiografica pubblicata con successo in Germania nel lontano 1962, e subito tradotta nelle principali lingue, veda solo oggi la luce nella nostra lingua? Lo si capirà ancor meglio apprendendo che il medesimo autore, riconosciuto da amici ed avversari come il più eminente storico critico della Chiesa, va pubblicando da dieci anni una poderosa Kriminalgeschichte, cioè una “Storia dei crimini del cristianesimo”, che nessun editore italiano avrà ovviamente l’animo di presentare, almeno con questo titolo. (Lo hanno fatto, finora, solo in lingua spagnola). Ma si va per gradi. In Italia, intanto, un animoso editore (fa di nome Massari, uno minore ma non troppo) ha rotto la cortina di silenzio intorno a Deschner, pubblicando questa sua prima “summa antiteologica”, ossia l’opera fondamentale dello storico, che condensa fatti e documenti incontrovertibili su infinite menzogne e imposture, violenze e falsi- Ma che c’entra il gallo? Eccoci subito immersi nella foresta degli antichi simboli religiosi, ricorrenti nelle religioni persiana, vedica e greca: il gallo sembra colà evocare e annunciare il sole, scacciare le tenebre e allontanare i demoni; animale simbolo di vigilanza o di combattività, sulle tombe è emblema della risurrezione; quale disperditore della notte, viene successivamente riferito al Cristo e alla figura ideale del predicatore. Come tutti gli emblemi pagani, non poteva mancare nel rurale racconto evangelico, dove i cristiani lo sentono far da contrappunto al rinnegamento di Pietro. Ma non basta: dal pesce alla colomba, dal serpente all’agnello (agnus dei), le religioni antiche pullulano di allegorie animali travasate pari pari nella nascente mitologia cristiana, ulteriormente arricchiti di significati suggestivi e seducenti. Al pari di essi, lo storico ci fa ravvisare — evidenti sotto i tratti più o meno camuffati — innumerevoli oggetti, personaggi, eventi, guarigioni, leggende, faide, profezie, elementi tipici delle coeve religioni misteriche: model- li culturali, divini e/o satanici, assai popolari all’interno del mondo detto pagano, che ora ricompaiono, qua e là ritoccati, nelle affabulazioni della sedicente “buona novella”, alias Nuovo Testamento. Nel quale, di sostanzialmente nuovo e di originale, gli evangelisti cosiddetti sinottici — in ultima analisi — non hanno saputo immettere nulla. O quasi. Tutta roba vecchia e rifritta: accortamente riciclata e tirata a nuovo. Di nuovo, o meglio di inedito, verrà ben presto la Chiesa coi suoi dogmi. E’ questa la tesi centrale dell’opera, che minuziosamente ricostruisce analogie e plagi, contraffazioni e falsi, miti e dogmi che sono fondamenta e muri portanti dell’immenso edificio architettato nei secoli dal potere chiesastico. Ne illumina la palese trasmigrazione dall’universo “pagano” a quello “cristiano”, mentre ne tratteggia il travestimento, smantellando insieme le idee ricevute e stratificate nell’intangibile Tradizione. Date le dimensioni dell’opera e le copiose testimonianze, è impossibile darne qui una sintesi che sia più indicativa delle sezioni in cui si articola il libro: i Vangeli e il loro retroterra culturale, Paolo (il vero artefice del mito di Cristo, cioè di visioni più paoline che gesuane), il Cristianesimo primitivo, la Chiesa trionfante (e, in Appendice, il saggio su Goethe e il Cristianesimo, che riporteremo nel prossimo numero). In una lettura anche solo panoramica, attraggono in modo irresistibile — ad impreziosire i singoli paragrafi — sentenze e aforismi di autori antichi e moderni (da testi doc, perlopiù di teologi e storici chiesastici, addirittura apologetici, a cominciare dai padri della Chiesa), a guisa di dedica ad argomenti necessa- 13 n. 1/1999 (9) LA RECENSIONE riamente astratti. Sono firmati da nomi famosi e oscuri della teologia oltre che della sua ex-ancella filosofia. Non meno folte né meno attraenti le relative fonti storico-letterarie, esattamente documentate nei Riferimenti bibliografici. Il che si addice ad un lavoro storiografico destinato a lettori non specialisti: che sia dotto, sì, qua e là perfino erudito, ma mai tedioso e pedante. Tematiche dottrinali, diatribe tra ortodossia ed eresia — cause di interminabili guerre “crociate” — s’intrecciano con grandi e piccoli episodi storici, rivoluzioni politiche e ideologiche. Direi che il fascino del libro sta in questa sua duplice natura di austera ricerca e di brillante divulgazione; ci fa navigare difatti tra bolle ed encicliche da una parte e brucianti avvenimenti dei nostri giorni (le guerre ex-jugoslave, irakena, col soave sottofondo del massmediatico pacifismo vaticano) dall’altra; e sarà questo, probabilmente, il motivo per cui questo saggio non soddisferà appie- no né gli studiosi né gli amatori di questo genere storiografico. Come avviene, specie in Italia, di ogni storiografia non accademica, alla Montanelli per intenderci. Facile anche prevedere che la pubblicistica chiesastica lo etichetterà come prodotto anticlericale. Satanico, come minimo; fatto sta che, in Germania, cattolici e protestanti sono da sempre unanimi nel marchiare Deschner con l’epiteto di Oberteufel (arcidiavolo); fors’anche perché un suo libro s’intitola provocatoriamente Opus Diaboli. Oppure lo scomunicherà come un libro empio, senzadio, quale non è. Purtroppo. In realtà, è uno strumento conoscitivo di prim’ordine: un’autentica miniera di fatti e pensieri per scettici razionalisti, certo, assai salutare però anche per credenti non bigotti, per chi cioè non legge solo scritti edificanti (giusto per confermarsi nella fede), ma per confrontarsi e chiarirsi le ragioni d’una scelta, per acquistare consapevolezza critica del proprio status di credente statisticamente “ambientale”. Oggi, di fronte alla marea di scritti edificanti e parolai, di conclamate “spiritualità” vecchie e nuove, l’industria editoriale che non rincorra le mode offre pochissime opere storiografiche fondate su quella obiettività critica che sola è garante di onestà intellettuale, di ricerca di verità (minuscola, per carità!) e di buon senso. Il gallo di Deschner canta per risvegliare la coscienza della responsabilità individuale e corale, affinché non si possa più ignorare l’universale impostura su questo volgere del secolo, agli albori d’un assai improbabile terzo millennio cristiano. Luciano Franceschetti NB. Non essendo distribuito in tutte le librerie, il libro di Deschner va ordinato presso Roberto Massari Editore C.P. 144, 01023 Bolsena (VT). Oppure tramite ccp n. 24957003. 14 n. 1/1999 (9) L’OPINIONE Alla ricerca di un’identità Ero più agnostico che ateo, ora penso di essere più ateo che agnostico ma, se devo dar credito all’opinione di Stefano Pecugi (l’Ateo n. 0/96) e alla risposta di Paolo Cortesi (l’Ateo n. 2/97) non mi rimane che l’aggettivo “razionalista” in cui identificarmi. Vediamo perché (e mi limito solo ad alcuni aspetti per ragioni di spazio). Se la migliore definizione di Dio è quella di inconoscibile allora “dio” come contenuto da dare a questa parola è “ciò che non si conosce”. Ma siccome mi pare evidente che si possa negare solo ciò che si conosce, la posizione di un ateo che neghi ciò di cui non sa nulla è altrettanto assurda di quella delle religioni che parlano di Mistero e poi su questo “mistero” costruiscono tutta una serie di ipotesi fantastiche, che poi spacciano per verità assoluta con la scusa della rivelazione ecc. ecc. Per quanto riguarda invece l’intervento dell’agnostico Paolo Cortesi, non capisco come possa affermare (e il mio dizionario Curcio conferma purtroppo in parte questa definizione), come possa affermare, dicevo, che “esiste una dimensione che non cade sotto il dominio dei nostri sensi” (quello che Pecugi chiama “piano non fenomenico”) senza contraddire la pretesa dell’agnosticismo di “sospendere il giudizio” (posizione che Joachim Kahl — l’Ateo n.2/97 — potrebbe chiamare scetticismo). Se l’agnosticismo sospendesse realmente il giudizio non dovrebbe aderire né al materialismo né allo spiritualismo (o idealismo), posizione questa sostenuta (ma con riferimento alla scienza) da Gregory Bateson nel suo scritto Né soprannaturale né meccanico che consiglio di leggere. Si trova pubblicato postumo dalla figlia nel libro Dove gli angeli esitano. Il titolo del libro fa riferimento a un verso del poeta Alexander Pope “for fools rush in where angels fear to tread” (che gli stolti si precipitano là dove gli angeli e- sitano a posare il piede). Gregory Bateson, antropologo, biologo, studioso di psichiatria e cibernetica, filosofo e scienziato (da non confondere col filone degli scienziati mistici alla F. Capra a cui pure è stato accostato) ci invita a non semplificare troppo le cose cercando nello stesso tempo il massimo della chiarezza possibile (attraverso la teoria dei tipi logici di Bertrand Russell). La sua in- dei nostri tempi, cresciuto in un ambiente rigorosamente ateo e amante della letteratura, dell’arte, della poesia (suo padre è stato il fondatore della moderna genetica). Ecco come ne parla la figlia nel libro poc’anzi citato. “Moltissime persone, incoraggiate dal suo atteggiamento critico nei confronti di certe forme di materialismo, avrebbero voluto vederlo portavoce della fazione opposta, una fazione che reclamava un’attenzione benevola per cose che il materialismo atomistico esclude: Dio, gli spiriti, la percezione extrasensoriale...”. Bateson si trovò sempre nella difficile posizione da un lato di dover rimproverare i suoi colleghi scienziati perché — prigionieri com’erano di premesse metodologiche ed epistemologiche da secoli alla base della scienza occidentale — non si occupavano di certi temi fondamentali; e dall’altro di dover riprendere i suoi più devoti seguaci perché, quando credevano di parlare di quegli stessi temi fondamentali, in realtà dicevano solo sciocchezze. dagine sulla mente è esemplare. Vorrei che si parlasse un po’ di lui (e nel modo giusto) sulla nostra rivista (per ampliare la sua angolatura culturale), vorrei che si parlasse della sua grande indipendenza di giudizio che lo configura come un vero libero pensatore Nessuno dei due gruppi, secondo lui, riusciva a dire cose sensate perché la versione del dualismo cartesiano di mente e materia ormai dominante nel pensiero occidentale impedisce che si possa dire alcunché di sensato. Il rifiuto di questo dualismo è un tema ricorrente nei suoi scritti: la mente senza la materia non può esistere; la materia senza la mente può esistere ma è inaccessibile. Una divinità trascendente è impossibile. Bateson voleva continuare a parlare a entrambe le componenti del nostro endemico dualismo, anzi voleva invitarle ad adottare un monismo, una concezione unificata del mondo che consentisse tanto la precisione della scienza quanto un attenzione sistematica a nozioni che gli scienziati spesso escludono. Nel suo tentativo di ripensare questi temi, Bateson era giunto alla strategia della ri- 15 n. 1/1999 (9) L’OPINIONE definizione, che consisteva nel prendere parole come “amore” o “saggezza”, “mente” o “sacro” — parole cioè indicanti faccende che i non materialisti considerano importanti e che gli scienziati ritengono spesso inaccessibili allo studio — e nel ridefinirle ricorrendo agli strumenti concettuali della cibernetica. (la stessa che Alice rimprovererà a Humpty Dumpty). Com’era inevitabile, questo provocò critiche di vario genere: da parte degli ortodossi che, convinti sostenitori dell’assoluta mancanza di significato di tali parole ne asserivano l’inammissibilità nel discorso scientifico; da parte di quanti, legati a ortodossie religiose e filosofiche di altro genere, sostenevano che quei termini avevano già un loro significato ben preciso e accettato che Gregory non capiva e non rispettava; e infine da parte di chi sosteneva che l’uso o la definizione eccentrica di un termine è una forma di disonestà retorica Analogamente Bateson era riuscito a trovare una posizione dalla quale parlare di “Dio”, una posizione intermedia tra coloro che ritengono questa parola inservibile e coloro che la usano troppo spesso per difendere posizioni che egli considerava insostenibili. In realtà Bateson si sforzava di fare con parole come mente o amore ciò che i fisici hanno fatto con parole come forza, energia o massa. Egli propose per celia di cambiare nome alla divinità, ma fece un serio sforzo per arrivare a comprendere un termine affine ma più generale, il “sacro” avventurandosi con circospezione e cautela su quel terreno “dove gli angeli esitano a metter piede”. Ho fatto questa lunga citazione (a costo di limitare il mio intervento) perché mi sembra importante allargare il dibattito su un tema così importante come l’identità atea o agnostica, dibattito che interventi, così apparentemente chiari e risolutivi come quello di Pecugi, rischiano di chiudere. Mi sono iscritto all’UAAR perché ha il coraggio di prendere certe posizioni in una società dominata dal ”credere” invece che fondata sul “pensare”; ma coraggio non significa incoscienza. Bisogna essere consapevoli del significato complesso di certi temi affinché non si cada nell’errore del fondamentalismo, che ha un grande coraggio perché ha grandi paraocchi. Giampiero Grosso LETTERE E POLEMICHE La Repubblica, Lettere, venerdì 4 dicembre 1998, ha pubblicato la seguente lettera di un nostro socio: zione, quello che recita: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica”. Riccardo Baschetti, Padova, [email protected] Scienziati miscredenti Da due recenti studi americani, pubblicati sulla prestigiosa rivista scientifica Nature (3 aprile 1997 e 23 luglio 1998), si apprende che negli Stati Uniti il 93% della popolazione professa una fede religiosa, che il numero dei credenti scende al 39,3% tra gli scienziati e che esso crolla al 7% tra gli scienziati più grandi. Questi dati confermano che la fede viene demolita dal sapere scientifico, cosa nota alla Chiesa fin dai tempi di Galilei. Ciò porta a chiedersi se le scuole cattoliche, che “esistono per promuovere la fede” (come ha detto di recente il Papa ai vescovi neozelandesi), mirino anche a spegnere nei giovani l’amore per la scienza. Sarebbe perciò interessante stabilire se i diplomati di quelle scuole, in proporzione, siano significativamente minoritari nelle facoltà scientifiche universitarie. Se così risultasse, il progettato finanziamento pubblico alle scuole cattoliche violerebbe non solo l’articolo 33, ma anche l’articolo 9 della nostra Costitu- La Repubblica, Lettere, martedì 15 dicembre 1998, pagina 12, ha pubblicato questa risposta: Non c'è conflitto fra scienza e fede Un lettore ha di recente rilevato su questa rubrica che negli Stati Uniti il numero di non credenti, tra gli scienziati, è più elevato rispetto al resto della popolazione. Egli pareva voler concludere che la scienza disperde le tenebre dell'ignoranza e della superstizione, impersonate dalla fede. Risulta francamente sconcertante che alla fine del ventesimo secolo vi sia ancora chi è convinto che scienza e fede si escludano a vicenda. Il conflitto tra scienza e fede non esiste, in quanto esse si occupano di piani conoscitivi diversi. La scienza cerca di dare risposte in ordine al “come”, la fede in ordine al “perché”. Per fare un esempio, la scienza si occupa di studiare come una vita nasca o muoia, la fede cerca rispondere al perché una vita sbocci o si spenga, ovvero che senso abbiano la vita o la morte. Personalmente, come chimico, ho letto molti libri che spiegano come la materia sia fatta o come si trasformi. Su nessuno ho mai trovato risposta ad una domanda che, prima o poi, sorge a chiunque si occupi di queste cose — perché esiste Qualcosa e non semplicemente il Nulla? Naturalmente ciascuno è libero, se ci riesce, di non porsi certe domande o di evitare di darvi risposte. Questa rimane però una scelta individuale che non può nascondere il fatto che nella mente e nel cuore dell'uomo sorgono tanti “perché” cui la scienza non può dare risposte, poiché ciò non le compete. Infine, per quanto riguarda l'elevato numero di scienziati miscredenti credo semplicemente che anch'essi siano figli del loro tempo come tutti. Non si può trascurare che per semplici ragioni anagrafiche la comunità scientifica che adesso “conta” si è formata in ambienti accademici culturalmente e- 16 n. 1/1999 (9) LETTERE E POLEMICHE gemonizzati da ideologie atee e materialiste. Temo che gli scienziati della prossima generazione, figli dell'attuale cultura individualista e relativista saranno, nei confronti della fede, semplicemente indifferenti. E lo saranno né più né meno di tutti gli altri visto che questa cultura dilaga non solo negli ambienti accademici, ma ovunque. Nicola Armaroli, Minerbio (Bo) Alla pubblicazione di questa risposta hanno replicato nello stesso giorno sia Riccardo Baschetti che un altro socio dell'UAAR, ma La Repubblica non ha (ancora) pubblicato le loro lettere; eccole: Vogliate consentirmi di replicare brevemente alla lunga lettera apparsa oggi. In merito ad una mia lettera in cui riferivo che solo il 7% dei grandi scienziati americani professa una fede religiosa, un lettore sostiene che la scienza cerca di dare risposte in ordine al “come”, la fede in ordine al “perché”, e quindi esse non sono in conflitto. Replicherò con la fedele traduzione di ciò che ha scritto lo scienziato Richard Dawkins in “Scientific American” (novembre 1995): “Prima di Darwin, persino la gente istruita che aveva abbandonato la domanda ‘Perché’ a proposito di sassi, ruscelli ed eclissi accettava tuttavia implicitamente la legittimità della domanda ‘Perché’ a proposito degli esseri viventi. Ora lo fa solo chi è ignorante nel sapere scientifico [scientifically illiterate]”. Ciò spiega perché tra i grandi scienziati è diffuso l’ateismo, che ha poco a che fare con le attuali “ideologie atee e materialiste”, visto che nel 1914 Leuba dimostrò [trovò, in un lavoro pubblicato da il] che il 72,3% dei grandi scienziati era miscredente. Riccardo Baschetti [email protected] Vorrei fosse pubblicata la mia seguente lettera che continua la discussione, tra due lettori de La Repubblica, R. Baschetti del 4/12 e N. Armaroli del 15/12, su scienza e fede: N. Armaroli ha scritto su La Repubblica del 15/12, in risposta a una let- tera del 4/12: «Il conflitto tra scienza e fede non esiste, in quanto esse si occupano di piani conoscitivi diversi». Solo la scienza si muove sul piano conoscitivo; la fede si muove su un altro piano (consolatorio?); spiegare come si producono i fulmini è conoscenza, dire che li scaglia Giove non lo è. Ha scritto anche: “La scienza cerca di dare risposte in ordine al ‘come’, la fede in ordine al ‘perché’ ”. Mi spiace ma nessuna fede ha dato una “spiegazione plausibile” del perché della vita e del perché del male, mentre la scienza, cioè, in questo caso, il darwinismo, sì. Poi continua: «perché esiste Qualcosa e non semplicemente il Nulla?» A questa domanda la scienza non sa rispondere e giustamente tace; ma le religioni non sanno rispondere alla domanda analoga: Perché esiste Dio (e le cose da lui create) e non semplicemente il Nulla? E si lasciano andare a fantasie poco plausibili e a spiegazioni più problematiche del problema posto. E infine: «nella mente e nel cuore dell'uomo sorgono tanti “perché” cui la scienza non può dare risposte, poiché ciò non le compete». Quando non si conosce la risposta è meglio non rispondere che dare risposte sbagliate che possono essere anche pericolose quando suscitano fanatismi irrazionali e costringono poi a chiedere scusa per il male fatto. Giorgio Villella, [email protected] *** Costretti a starsene zitti nel gregge Egregio Direttore, Le scrivo per segnalare a lei e ai lettori della sua rivista la storia del mio tentativo di abbandonare la Chiesa cattolica. Come quasi tutti in Italia, anch’io fui battezzato appena nato, feci la comunione e la cresima, ricevendo un’educazione cattolica e studiando addirittura, tra gli 11 e i 16 anni, in un collegio di salesiani. A 26 anni, omosessuale, non avendo ben chiaro come definirmi — se ateo, agnostico, o semplicemente laico — sono comunque ben determinato a non voler essere contato nel numero dei cattolici: insomma, desidero che non ci siano dubbi, nemmeno a scopo di indagini statistiche, sul fatto che nonostante l’educazione ricevuta (o forse proprio a causa di quella) io mi sento totalmente al di fuori della Chiesa e lontano dal suo insegnamento. Per questo motivo il 10 luglio ho scritto sia al parroco di Leinì, dove fui battezzato, sia all’arcivescovo Saldarini di Torino, chiedendo di essere cancellato dagli archivi della Chiesa, e ho sostenuto la mia richiesta ricordando la legge n.675 del 31.12.96 per la tutela dei dati personali. In base ad essa, è possibile chiedere a Enti e Associazioni la cancellazione dei dati sensibili, per evitare che vengano usati senza l’esplicito consenso dell’interessato. E chiaramente l’intento non era quello di non far sapere che sono cattolico, ma quello di non voler essere più considerato tale. La risposta del parroco (l’arcivescovo e il suo ufficio non hanno ritenuto di dover rispondere) è stata che, nonostante sia stata aggiunta sul mio atto di battesimo “l’annotazione da me richiesta”, la Chiesa “per statuto ricevuto dal suo fondatore”, non potrà smettere di cercarmi, anche se non credente. A questo punto chiedo anche a lei, come ho già fatto con l’Associazione Nazionale del Libero Pensiero “Giordano Bruno”, e con l’Associazione per lo Sbattezzo, che cosa si può fare in questo Paese per uscire definitivamente dalla Chiesa cattolica. Nel frattempo, ho iniziato la procedura per lo sbattezzo. Alberto Trevisan, Leinì (To) Dall’inizio della nostra bonifica statistica (cfr. l’Ateo nr.1/98, p.4) stiamo collezionando reazioni analoghe, a tali richieste, da parte dei pastori addetti all’anagrafe delle anime; non c’è da illudersi, sarà dura. Non ne vogliono sapere: i registri delle pecorelle battezzate, in loro possesso, sono i bastioni che non molleranno mai, finché lo Stato gli reggerà il sacco. 17 n. 1/1999 (9) HANNO PENSATO E DETTO FLORILEGIO DEL PENSIERO CRITICO (parte seconda) a cura della redazione Tantum religio potuit suadere malorum. (LUCREZIO) ✿ Per secoli i leader cristiani hanno considerato le donne come un male necessario, e i più grandi santi della Chiesa furono quelli che disprezzarono le donne più degli altri. ANNIE BESANT, The Freethinker's Textbook Parte II — Christianity, 1876 ✿ Io non credo a quelle persone che sanno così bene che cosa vuole Dio, perché noto che questo corrisponde sempre a quello che esse stesse vogliono. ro che ogni tua azione e moto dell’animo viene controllato dal fantasma del Giorno del Giudizio? DAN BARKER (predicatore USA), Perdendo fede nella fede ✿ Tu puoi citare cento riferimenti per mostrare che il Dio biblico è un sanguinario tiranno, ma loro scoveranno due o THOMAS CARLYLE (scrittore inglese) ✿ Mi sono reso conto che un bisogno psicologico di fede dipende molto dall'indottrinamento subìto durante l'infanzia, e che questo aveva tutte le caratteristiche della tossicodipendenza. STEVE ALLEN ✿ Se ti hanno insegnato che gli elfi provocano la pioggia, ogni volta che pioverà tu vedrai la prova dell'esistenza degli elfi. NEAL CARY (American Atheists National Outreach Director) ARIEX (umorista francese) ✿ Tutte le malattie del cristiano sono da ascrivere ai demoni; principalmente essi tormentano i cristiani da poco battezzati, e anche i bambini innocenti. AGOSTINO (santo e padre della chiesa) ✿ La terra è piatta, e chi discute questa dichiarazione è un ateo che merita solo di essere punito. SCEICCO ABDEL-AZIZ IBN BAAZ (autorità religiosa suprema, Arabia Saudita), Editto religioso musulmano, 1993 ✿ Quanto puoi essere felice, al pensie- ✿ La scienza ha fatto molto di più per lo sviluppo della civiltà occidentale in soli cento anni, che il cristianesimo nel corso di milleottocento anni. ✿ Semplicemente in rapporto inverso con l'aumento della conoscenza, la fede diminuisce. ✿ Non è tanto l'asprezza del cuore o le malvagie intenzioni a guidare molti individui all'ateismo, quanto piuttosto una scrupolosa e severa onestà intellettuale. ✿ Le donne non dovrebbero essere illuminate od educate in nessun modo. Dovrebbero, in realtà, essere segregate, poiché sono loro la causa di orrende ed involontarie erezioni di uomini santi. HENRY TH. BUCKLE JOHN BURROUGHS (1837-1921, naturalista americano), La luce del giorno SUSAN B. ANTHONY AGOSTINO (santo e padre della chiesa) terribilmente ignoranti, oppure ostinati ingannatori. Il sistema morale espresso nel Nuovo Testamento non contiene nessuna massima che non fosse già stata precedentemente enunciata. ✿ Non dobbiamo rimanere indietro nella battaglia per accaparrarci le menti dei bambini. (Portavoce della Chiesa d'Inghilterra) tre versi che dicono "Dio è amore", e loro dichiareranno categoricamente che TU prendi le cose al di fuori del contesto! DAN BARKER, op. cit. ✿ Se Gesù fosse stato eliminato 20 anni fa, i bambini di scuola cattolica, invece di portare delle croci appese al collo, indosserebbero catenine con tante piccole sedie elettriche. LENNY BRUCE ✿ Per asserire che il cristianesimo ha comunicato all'uomo verità morali precedentemente ignote, bisogna essere ✿ Può anche essere che il nostro ruolo su questo pianeta non sia di venerare un Dio, ma di crearne uno. ARTHUR C. CLARKE ✿ Troverai uomini come lui in tutte le religioni del mondo. Loro sanno che noi rappresentiamo ragione e scienza, e tuttavia, nella cieca fiducia della loro religione, essi temono che noi cancelleremo i loro dèi. Non necessariamente attraverso una qualsiasi azione deliberata, ma in modo più sottile. La scienza può distruggere una religione ignorandola, come pure confutando le sue dottrine. Nessuno ha mai finora dimostrato, e ne sono consapevole, la non esi- 18 n. 1/1999 (9) HANNO PENSATO E DETTO stenza di Zeus o Thor, ma oggi, di fatto, quegli dèi hanno pochi seguaci. na scrupolosa e severa onestà intellettuale ARTHUR C. CLARKE, La fine dell'infanzia STEVE ALLEN, Sulla religione della bibbia e sulla moralità ✿ Credere in una fonte soprannaturale del male non è necessario; l'uomo, da solo, è sufficientemente capace di ogni meschinità. ✿ Teocrazia è sempre stato sinonimo di angustia mentale e di ignoranza, se non di feroce e sanguinaria tirannia. JOSEPH CONRAD ✿ Le anime religiose esprimono preferenza per metodi ‘naturali’ di controllo e limitazione della sovrappopolazione, e un metodo naturale è precisamente quello a cui loro ci stanno portando. E' chiamato fame. RICHARD DAWKINS, Il gene egoista. ✿ Questo mito della scimmia di Darwin è la causa di permissivismi, promisquità, profilattici, perversioni, gravidanze, aborti, pornografia, inquinamento, avvelenamento e proliferazione di delitti di tutti i tipi. BRASWELL DEAN (giudice), in “Time Magazine”, Marzo 1981. ✿ Non è tanto l'asprezza del cuore o le malvagie intenzioni a guidare molti individui all'ateismo, quanto piuttosto u- WILLIAM ARCHER (1667-1735) ✿ Gli uomini creano gli Dei a propria immagine, non solo riguardo alla loro forma, ma anche al loro modo di vivere. ARISTOTELE, filosofo greco ✿ L'Umanità ha le stelle nel suo futuro, e il futuro è troppo importante per essere perso a causa della sua follia infantile e della superstizione che la mantiene nell'ignoranza. ISAAC ASIMOV, scienziato americano ✿ Il mio scopo è sostenere che l'universo può essere nato ed esistere senza l'intervento di nessuno, e che non c'è nessun bisogno di invocare l'idea di un Essere Supremo in una delle sue numerose manifestazioni. PETER WILLIAM ATKINS, prefazione a La creazione ✿ La religione ci chiude fuori dalle questioni centrali dell'esistenza, tentando di scoraggiarci dalla ricerca, asserendo che noi non potremmo mai sperare di comprendere. Noi siamo, asserisce la religione, semplicemente troppo deboli e fragili. La religione nega il potere della comprensione umana. Essa cerca di contrastare, incoraggiando il timore reverenziale in cose invisibili, la rivelazione della inconsistenza di ogni fede. La religione, in contrasto con la scienza, sostiene la ripugnante visione di un mondo troppo grande perché noi possiamo capirlo. La scienza, al contrario della religione, apre le grandi questioni dell'essere alla discussione razionale, al dibattito sulle possibili soluzioni. La scienza, soprattutto, rispetta e potenzia la forza dell'intelletto umano. La scienza è l'apoteosi dell'intelletto e la realizzazione della rinascita. La scienza rispetta più profondamente il potenziale dell'umanità di quanto la religione potrà mai fare. P. W. ATKINS, La potenza illimitata della scienza, saggio in La natura dell'immaginazione, John Cornwell, ed.: 1995 Oxford, University Press, p. 125. SCHERZACOISANTI Poco rispetto La Cassazione ha condannato per diffamazione il parroco di San Donà (Venezia) che nel suo bollettino definiva i Testimoni di Geova “setta pseudoreligiosa” oltre che “mezzo di distruzione delle famiglie”. No, non è lecito denigrare altri credenti; anche i cattolici devono rispettare le altre fedi, in quanto sul Concordato prevale la Costituzione, che tutela i diritti delle minoranze religiose. Traiamo la notizia dal Corriere del 4 dicembre 1998 (p. 19), e la troviamo così importante da dovervi dedicare prossimamente una nota di approfondimento. L’antifona del Grillo Nella rubrica Lettere e idee, col titolo Il senso dello Stato laico, a firma di G. Grillo vescovo di Civitavecchia, rife- rendosi al fondo di Galli della Loggia Laicismo all’attacco di una Chiesa insicura, lamenta il fatto che i laicisti sono “i figli, purtroppo, di quel F. Nietzsche (...) che operò quella ‘transvalutazione’ dei valori di cui purtroppo sono vittime ancora molti dei nostri uomini di cultura che conducono oggigiorno una battaglia di retroguardia, oltre che di bieco anticlericalismo”. compito è quello dell’ininterrotta preghiera. Ricevuti dati e necessità di chi chiede aiuto, le religiose si riuniranno in preghiera corale, concentrandosi sui singoli casi. Lo sportello dei miracoli si chiama Salutaris Orationis Servitium, e non è un caso che la sigla sia un SOS. (Da Televideo RAI, pag. 146, 30 ottobre 1998, ore 18:48) (dal Corriere del 22/12/98, Lettere e idee, p.41) Ten reasons why beer is better than Jesus: Uno sportello dei desideri per i piccoli miracoli (Dieci ragioni per cui la birra è meglio di Gesù) Servizio di preghiera per chi non può farlo di persona e ha bisogno di un piccolo miracolo. È l’offerta di un religioso bolognese, che raccoglie le richieste di aiuto per girarle a una quarantina di conventi di suore di clausura, il cui 1 Nessuno vi ucciderà perché non bevete birra 2 La birra non vi prescrive come dovete fare sesso 3 La birra non ha mai causato una guerra di qualche rilevanza 4 Nessuno impone la birra ai minori 19 n. 1/1999 (9) SCHERZACOISANTI che non sanno provvedere a se stessi 5 Se avete una birra non dovete bussare alle porte altrui cercando di farla prendere agli altri 6 Nessuno è mai stato bruciato sul rogo, impiccato o torturato a morte per il marchio della propria birra 7 Non dovrete aspettare quasi 2000 anni per ottenere un’altra birra 8 Ci sono leggi che vi garantiscono che certe etichette della birra non possono mentirvi 9 Tutti sono in grado di provare l’esistenza della birra 10 Se avete consacrato la vostra vita alla birra, ci sono gruppi che vi aiutano a smettere. (dal sito web Agnostic&Atheist Student Group, [email protected], riportato da The Freethinker, Dec 1998, p. 22). miti di santi e di madonne. Non è un peccato che tanti messaggi “miracolosi” affondino nell’oblio? Noi cercheremo di salvarli dal naufragio totale, facendone un piccolo museo di ex-voto e di memorie: non un galleria di orrori blasfemi, ma piuttosto di sorridenti variazioni sulla montante libido del magico, non seconda — per i credenti più creduli — alla libidine della carne. O la chiameremo rinascita del sacro? Ma veniamo agli esempi concreti: La pesca di queste perle ha inizio con un libro recente, del francese JACQUES VEISSID, sfuggito forse a chi tien d’occhio solo le liste dei bestseller: − Dovete ferrare un cavallo ribelle? Tocca al santo Eligio! Tenete il piede del cavallo e implorate: “Cavallo! Ti scongiuro nel nome del buon sant’Eligio e ti ordino di lasciarti ferrare per trasportare le persone, allo stesso modo con cui Gesù fu portato in Egitto dalla Vergine Maria”. (p. 232) L’angolo della poesia Il piacere di questo “prontuario” è già nel ventaglio amplissimo dei malanni che affliggono i miseri mortali: salute, amore, affari, non dissimili da quelli per cui da sempre prosperano ad ogni latitudine maghi e santoni di ogni risma; e basterà, per questo, scorrere l’indice articolato per invocazioni (belle e confezionate), per malattie e circostanze (le più disparate), e per santi (non numerati, ma anche superiori alla cifra garantita nel sottotitolo). E il gatto dice miao “Ridere è come cauterizzare una ferita, è uno sguardo a distanza sul pozzo d’una disperazione. Nessuno ride se cade un cavallo. Ma si ride se una persona va in terra. Un po’ per esorcismo, un po’ per disperazione”. EDWARD ALBEE Dio non è neppure una parola solamente un dittongo versuzzo dittongato inventato dai poeti per la rima con zio e come il gatto dice miao e il pollo dice pio per stare nell’ambiente casereccio hesperidiale noi bofonchiamo — dio — che per sollazzo eufonico si vezzeggia in dio mio vuoi dire che per questo motteggiare su termini dovrò pagare il fio? oh dio! EGIDIO FOTI D’INARDO, Poemas, Centro de Estudios Libertarios Apodosis, Apartado 301, Arequipa (Perù). A che santo votarsi Si può fare senza vilipendere qualcuno o qualcosa? Le cronache dei giornali, oltre che quelle radiofoniche e televisive, pullulano di episodi portentosi, gre- Quale santo potrà aiutarmi? Mille santi da invocare per ogni necessità (orig. Savoir à quel saint se vouer), Ed. Paoline 1997. Inesauribile miniera di tradizioni e credenze popolari, questa delle così dette “protettorìe”: superstizioni belle e buone, come ribadiscono i teologi “moderni”, che da esse vorrebbero prendere le distanze! − Perdete i capelli? Pregate fiduciosi san Ramberto, o sant’Onofrio; in caso di calvizie, il raro miracolo della ricrescita va però chiesto a santa Emerenziana; la difficoltà dell’impresa impone di non accontentarsi delle preghiere, ma d’incoraggiare la santa, accendendo ceri in suo onore. (p. 84) − Vi tormentano coliche e diarree? Ecco venirvi incontro una dozzina di santi, più o meno noti; ma il più promettente è san Brizio, patrono dei fabbricanti di borse e delle pantalonaie (lo sapevate?), giacché la prece da rivolgergli (per far passare il mal di pancia) è in versi e in rima, e va recitata tenendo una mano sulla parte dolorante: “L’arco si tende / il cuore si fende / la coda pende: / è davanti che mi duole / mal di pancia lancinante / è san Brizio che lo vuole, / via di qui all’istante!” (p. 44) Come assaggio, per ora può bastare; non vorremmo che s’imputassero a noi certi abusi della credulità popolare! 20 n. 1/1999 (9) SCHERZACOISANTI Bibliche facezie Ripeschiamo una vera chicca (edizioni Piemme, 1996, p.249, L. 28.000) clerico-umoristica, dal malizioso titolo Pillole anticoncettuali, specificato come Rassegna satirica di disinformazione religiosa, compilato da Gianni Gennari, e prefato nientemeno che dal guru cattolico Vittorio Messori; i quali ci fanno toccare con mano quanto abissale — anzi biblica! — sia l’ignoranza sfacciatamente esibita (e qui documentata!) da rinomati intellettuali, scrittori, giornalisti operanti nei “media” italiani (dal 1991 al 1995), ogni qualvolta s’impancano, poveretti!, a trattare di cose religiose, citando incautamente nientepopodimeno che le “sacre” scritture. No, non è solo parlando “de vera religione” che codesti blasfemi pataccari rivelano la loro pochezza! Satira a parte, ci mancava tanto questo ortodosso stupidario sulla setta vaticana esaminata dall’interno — ex partibus fidelium, stavolta! — e assemblato da specialisti addetti ai lavori, da quelli che scrivono e vivono del cattolichese, bocciando o sbeffeggiando spietatamente i somari laici e laicisti d’ogni risma, còlti a ragliare senza pudore. Se ne leggono comunque di buone (debitamente segnate in rosso e blu!) e si gode, si gode perversamente del voluttuoso sadismo di questi goffi, sapientissimi “teologi” che fanno le bucce a tanti scrittori, celebri quanto vuoi, ma talmente ingenui, ahiloro!, da osare di addentrarsi nel labirinto teosofico, nel sancta sanctorum dei patetici dogmi cattolici. co concetto della pillola seduce e induce al plagio persino i miscredenti; talché lo adottiamo come titolo d’una nostra rubrica malandrina, che andrà spigolando tra le maculate concezioni di questo mondo ancora “infestato dai demoni”. Pillole anticoncettuali - La Madonna piange — Fino alle soglie del XX secolo in Italia lavarsi i piedi era considerato immorale, mentre un’abluzione totale avrebbe di sicuro fatto piangere la Madonna. (da “Storia sociale dell’acqua”, di Paolo Sorcinelli, Mondadori 1998) Alla fine, trattandosi d’uno zibaldone di stupidaggini di stampo laicista — definite tali dagli stessi esaminatori — la domanda sorge spontanea: a chi toccherà la palma del più stupido? - I cattolici: sì a Star Trek. Fa riflettere su Dio: così la pensa “Studi cattolici”, diretto da Cesare Cavalieri, membro dell’Opus Dei. Il tema della religiosità, infatti, fa spesso capolino a bordo dell’astronave Enterprise. (dal Corriere del 7/10/98, p. 29). N.B. D’accordo; il calembour sull’anticoncezionale non brilla per raffinatezza: suona alquanto artefatto, come quei “fiori di banco” congegnati da maestri troppo scaltriti. Però il gesuiti- IL DOCUMENTO STORICO LA TAXA CAMARÆ DI PAPA LEONE X uno dei punti più alti della corruzione umana di Pepe Rodriguez La Taxa Camarae è un elenco tariffario divulgato nel 1517 da papa Leone X (1513-1521) allo scopo di vendere indulgenze, cioè perdonare le colpe a tutti coloro in grado di pagare le alte somme richieste dal pontefice. Come si vedrà nella trascrizione che segue, non ci sarà alcun delitto, nemmeno il più orrendo, che non possa ricevere il perdono in cambio di denaro. Leone X dichiarò aperto il cielo a chierici o laici, non importa se avessero violentato bambini e adulti, assassinato uno o più, truffato creditori, abortito... pur che avessero l'accortezza d'essere generosi con l'arca papale. Vediamo i suoi trentacinque articoli: 1 Un ecclesiastico che incorresse in peccato carnale, sia con suore, sia con cugine, nipoti o figliocce, sia, infine, con un'altra qualsiasi donna, sarà assolto, mediante il pagamento di 67 libbre, 12 soldi. 2 Se l'ecclesiastico, oltre al peccato di fornicazione chiedesse d'essere assolto dal peccato contro natura o di bestialità, dovrà pagare 219 libbre, 15 soldi. Ma se avesse commesso peccato contro natura con bambini o bestie e non con una donna, pagherà solamente 131 libbre, 15 soldi. 3 Il sacerdote che deflorasse una vergine, pagherà 2 libbre, 8 soldi. 4 La religiosa che ambisse la dignità di abbadessa dopo essersi data a uno o più uomini simultaneamente o successivamente, all’interno o fuori del convento, pagherà 131 libbre, 15 soldi. 5 I sacerdoti che volessero vivere in concubinato con i loro parenti, pagheranno 76 libbre, 1 soldo. 6 Per ogni peccato di lussuria commesso da un laico, l’assoluzione costerà 27 libbre, 1 soldo; per gli incesti si aggiungerà a coscienza 4 libbre. 7 La donna adultera che chieda l'assoluzione per restare libera da ogni processo e avere ampie dispense per proseguire i propri i rapporti illeciti, pagherà al Papa 87 libbre, 3 soldi. In un caso analogo, il marito pagherà uguale somma; se avessero commesso incesto con i propri figli aggiungeranno a coscienza 6 libbre. 8 L’assoluzione e la sicurezza di non essere perseguiti per i crimini di rapina, furto o incendio, costerà ai 21 n. 1/1999 (9) IL DOCUMENTO STORICO colpevoli 131 libbre, 7 soldi. 9 Un’assoluzione dell'assassinio semplice commesso sulla persona di un laico si stabilisce in 15 libbre, 4 soldi, 3 denari. 10 Se l'assassino avesse dato la morte a due o più uomini in uno stesso giorno, pagherà come se ne avesse assassinato uno solo. 11 Il marito che infliggesse maltrattamenti a sua moglie, pagherà alle casse della cancelleria 3 libbre, 4 soldi; se fosse uccisa, pagherà 17 libbre, 15 soldi, e se le avesse dato morte per sposarsi con un'altra, pagherà, inoltre, 32 libbre, 9 soldi. Coloro che avessero aiutato il marito a perpetrare il crimine saranno assolti rimediante il pagamento di 2 libbre a testa. 12 Chi affogasse suo Figlio, pagherà 17 libbre, 15 soldi (o sia 2 libbre in più che per uccidere uno sconosciuto), e se a uccidere fossero il padre e la madre di comune accordo, pagheranno 27 libbre, 1 soldo per l'assoluzione. 13 La donna che distruggesse il figlio che porta nel suo ventre, e il padre che avesse contribuito alla realizzazione dei crimine pagheranno 17 libbre, 15 soldi ognuno. Colui che facilitasse l’aborto di una creatura che non fosse suo figlio, pagherà 1 libbra di meno. 14 Per l'assassinio di un fratello, una sorella, una madre o un padre, si pagherà 17 libbre, 5 soldi. 15 Colui che uccidesse un vescovo o un prelato di gerarchia superiore, pagherà 131 libbre, 14 soldi, 6 denari. 16 Se l'assassino avesse dato morte a più sacerdoti in varie occasioni pagherà 137 libbre, 6 soldi, per la prima uccisione, e la metà per quelle successive. 17 Il vescovo o abate che commettesse omicidio per imboscata per incidente o per necessità, pagherà, per raggiungere l'assoluzione, 179 libbre, 14 soldi. 18 Colui che in anticipo volesse comperare l'assoluzione di ogni omicidio incidentale che potesse perpe- trare in futuro, pagherà 168 libbre, 15 soldi. 19 L’eretico che si convertisse, pagherà per l'assoluzione 269 libbre. Il figlio dell'eretico arso, impiccato o giustiziato in qualsiasi altra forma potrà essere riabilitato solo mediante il pagamento di 218 libbre, 16 soldi, 9 denari. 20 L’ecclesiastico che non potendo pagare i propri debiti volesse liberarsi dall'essere processato dai creditori, consegnerà al Pontefice 17 libbre, 8 soldi, 6 denari, e gli sarà perdonato il debito. 21 La licenza per installare posti di vendita di vari generi sotto i portici delle chiese, sarà concessa mediante il pagamento di 45 libbre, 19 soldi, 3 denari. 22 Il delitto di contrabbando e frode ai diritti del principe costerà 87 libbre, 3 denari. 23 La città che ambisse per i suoi abitanti o per i suoi sacerdoti, frati o monache, la licenza di mangiare carne e latticini in epoche in cui è proibito, pagherà 781 libbre, l0 soldi. 24 Il monastero che volesse variare la regola e vivere con minore astinenza di quella prescritta, pagherà 146 libbre, 5 soldi. 25 Il frate che per migliore convenienza o gusto volesse passare la vita in un eremo con una donna, consegnerà al tesoro pontificio 45 libbre, 19 soldi. 26 L’apostata vagabondo che volesse vivere senza ostacoli, pagherà uguale quantità per l'assoluzione. 27 Uguale quantità pagheranno i religiosi, siano questi secolari o regolari, che volessero viaggiare in abiti da laico. 28 Il figlio bastardo di un sacerdote che volesse essere preferito per succedere nella cura al padre, pagherà 27 libbre, 1 soldo. 29 Il bastardo che volesse ricevere ordini sacri e goderne i benefici, pagherà 15 libbre, 18 soldi, 6 denari. 30 Il figlio di genitori sconosciuti che voglia entrare negli ordini, pagherà al tesoro pontificio 27 libbre, 1 soldo. 31 I laici contraffatti o deformi che vogliano ricevere ordini sacri e possedere benefici, pagheranno alla cancelleria apostolica 58 libbre, 2 soldi. 32 Uguale somma pagherà il guercio dell'occhio destro, mentre il guercio dell'occhio sinistro pagherà al Papa 10 libbre, 7 soldi. Gli strabici pagheranno 45 libbre, 3 soldi. 33 Gli eunuchi che volessero entrare negli ordini, pagheranno la quantità di 310 libbre, 15 soldi. 34 Colui che per simonia volesse acquistare uno o molti benefici, s'indirizzerà ai tesorieri del Papa, che gli venderanno il diritto a un prezzo modico. 35 Colui che per avere mancato un giuramento volesse evitare ogni persecuzione e liberarsi di ogni tipo di infamia pagherà al papa 131 libbre, 15 soldi. Inoltre consegnerà 3 libbre per ognuno di coloro che erano stati garantiti.” Leone X, l'autore di questo esempio lampante di corruzione, è invece considerato dalla storiografia cattolica il protagonista “di uno dei più brillanti pontificati e forse anche il più pericoloso della storia della Chiesa”. Tratto da Verità e menzogne della Chiesa cattolica, di PEPE RODRIGUEZ, Editori Riuniti, 1998, p.263-66. 22 n. 1/1999 (9) DA (RI)SCOPRIRE IN INTERNET www.uaar.it Innanzitutto il nostro sito — rifondato nei primi giorni del 1999 — che d’ora innanzi verrà costantemente attualizzato dal nostro valente webmaster, con l’indicazione aggiornata di link e siti più inediti e ghiotti. www.valnet.it/cicap, diventerà www.cicap.org Il sito del CICAP, Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale. www. mercati esploivi.com L’altra cultura. Galleria di riviste e gruppi di controinformazione. Grandi scoperte. www.keith.com/tna/tna.htm The Net Atheists — Gli atei sulla rete. Quasi mille link ad homepage di orientamento areligioso. www.signature.nl/alt. atheism La homepage di alt.atheism www.dnaco.net/~rwdaniel/ ipu/ipufaq.html La FAQ (o quasi) del culto dell'Invisibile Unicorno Rosa (IPU), il Ciripippo di alt.atheism. www.infidels.org The Internet Infidels. Molto completo ed interessante. www.SecularHumanism.org La pagina degli umanisti. Se qualcuno s'è chiesto di cosa stessi parlando nei miei messaggi, questa e` la (prima) pagina da visitare. www.humanism.org Messaggeria, chat ed informazioni sul movimento umanista. www.progressivehumanism.com Umanesimo progressista. Una corrente del pensiero umanista. www.dialogo.org/movi1.htm Pagina in italiano sul movimento umanista e l'omonimo partito. www.agora.stm.it/anlp Associazione Nazionale del Libero Pensiero "Giordano Bruno". Merita. www.no-god.org Atheist Freethought Society. C'è anche un motore di ricerca delle pagine atee. Non contiene molti siti, comunque. www.good-things.org/ aboutcookies.html 1.250KB (zippati) di cookie atei. Fornisce anche un modo per metterli sulla propria pagina senza fare quasi niente. www.atheists.org American atheists. Carina, ma ovviamente molto amerocentrica. members.tripod.com/ ~scarcrest/extian.html The Ex-Christian Webring. Una settantina di pagine di ex cristiani più vari link. www.infidels.org/ electronic/email/ex-tian The ex-tian mailing list. Per ex cristiani. www.xnet.com/~blatura/ left_hem.shtml L'emisfero sinistro del cervello. Pagina degli scettici in generale, e degli areligiosi in particolare. www.religioustolerance.org Una pagina su un po' tutte le maggiori religioni del mondo, con link a pagina correlate. Per ora ce ne sono 63. Ottimo per chi vuole cominciare a sapere qualcosa su qualcos'altro. www.servtech.com/ ~mcroghan/re970802.htm Mike Croghan's religion page. Un'altra pagina su tutte le religioni del mondo, con link a pagine correlate. Sarebbe fantastica, se solo molti link non fossero inesistenti. www.glasscity.net/users/ hank/philosophy.html Se volete vedere un riassunto della teologia del 1200, la logica moderna ridotta a brandelli e farvi un sacco di risate, allora DOVETE visitare questa pagina. Tra l’altro: la PROVA dell'esistenza di dio! Leggetela, e ne uscirete più atei di prima. Immagini molto belle. 23 n. 1/1999 (9) SCHEGGE BIBLIOGRAFICHE GALANTE GARRONE ALESSANDRO, Un affare di coscienza. Per una libertà religiosa in Italia, ed. Baldini Castoldi, Milano 1995, L. 18.000. Dedicato alla memoria di Francesco Ruffini, maestro del diritto laico e dell’autonomia religiosa, questo agevole studio del grande giurista (la cui firma è ben nota ai lettori del Corriere e della Stampa) mette in evidenza l’attualità e l’importanza dei princìpi laici e democratici per la difesa d’una concreta libertà di pensiero nel momento presente. Una riflessione più attuale che mai, tanto più oggi, quando alti valori civili sembrano diventare obsoleti. Particolarmente illuminanti i saggi riguardanti l’Assemblea Costituente e il famigerato articolo 7 della Costituzione, nonché lo stato della scuola in Italia dopo l’accordo neoconcordatario del 1984. Lettura non amena, certo, ma accessibile per chiunque: una testimonianza quanto mai autorevole di pensiero e di vita. (l.f.) *** HOLL ADOLF, Gesù in cattiva compagnia, (Jesus in schlechter Gesellschaft), trad. Maria Attardo, ed. Tascabili Einaudi, Torino ’91, p.162, L. 11.000. Scritto nel 1968, uscito in Austria nel '71 e tradotto in molte lingue (così tardi in italiano, non a caso!), questo bestseller dell’allora sacerdote cattolico costò all’autore la cattedra alla Facoltà teologica di Vienna e l’interdizione delle funzioni sacerdotali: sospeso a divinis, come usa dire. Spretato dalla gerarchia ecclesiastica (ad opera del papabile cardinale König), Holl — oggi libero docente di Scienza delle religioni a Vienna — interpreta polemicamente ma simpateticamente vita e pensiero del rivoluzionario di Galilea, nonché la diffusione iniziale del cristianesimo fra i paria e i reietti della società, a conferma del carattere anarchico-rivoluzionario della predicazione del profeta, attorniato perlopiù da gente equivoca: lui, un uomo eccezionale, fatto dio dopo la sua morte! Certo, non si può pregare un Gesù come questo, umano troppo umano. Nella premessa all’edizione italiana, Holl confessa: “E’ vero che non frequento più nessuna funzione religiosa (...) E penso a come il nervoso Nazareno si sia a poco a poco trasformato in un dignitoso Dio, adorato dai popoli.” Che delitto, l’apostasia! Il potere chiesastico non perdona. Da tempo non usa più abbruciare i dissidenti sul rogo, ma licenziare in tronco il “teologo” ribelle usa ancora, eccome! *** SHELLEY PERCY BYSSHE, Necessità dell’ateismo (e la mascherata dell’Anarchia), (Necessity of Atheism), trad. di Andrea Chersi, ed. L’Affranchi, Bellinzona 95, p.117, L. 15.000. L’opuscolo del classico inglese, tanto famigerato quanto introvabile (raro anche nelle diverse opera omnia), valse nel 1811 allo studente l’espulsione da Oxford — roccaforte della “respectability” britannica — senza mortificarne il genio e la creatività. Il poeta adolescente, ispirandosi alla lettura di Locke e Hume e Meslier, vi conduce un brillante dialogo sulla confutazione del teismo, seguito dalle pagine sul diavolo, sulle dottrine di Cristo, sui miracoli, che è impossibile riassumere in poche righe. Si pensa tra l’altro all’audace autore: così giovane e già tanto maturo e saldo nel disincanto dai miti religiosi. Contentiamoci d’un passaggio: “La forza della fede, come quella di ogni altra passione, è proporzionale ai livelli di esaltazione”. COMUNICATO DELL'UAAR L'UAAR prende atto con favore del fatto che negli ultimi mesi sta risorgendo un movimento laicista come reazione alle arroganti pretese della Chiesa cattolica di voler finanziate dallo Stato le sue scuole in crisi di iscrizioni, per di più in un momento di difficoltà economiche per gran parte della popolazione. Tale movimento è andato al di là dei problemi scolastici, che rimangono comunque di primaria importanza, per investire altri aspetti della società civile e attaccare il servilismo mostrato da molti pubblici poteri nei confronti della Chiesa cattolica. Il movimento si è espresso in varie forme che vanno dalle manifestazioni di massa degli studenti alle prese di posizione di intellettuali e perfino di cattolici contrari agli atteggiamenti integralisti delle gerarchie cattoliche, le quali hanno reagito in modo scomposto in più occasioni. Questo nuovo movimento laicista mostra in molte occasioni anche dei limiti. L'UAAR non può non rilevare, fra questi limiti, la tendenza a non riconoscere pari dignità a tutte le concezioni del mondo, comprese quelle atee ed agnostiche. Spesso si sostiene la necessità di non discriminare le religioni minori rispetto a quella maggioritaria nel nostro paese, ma non ci si cura della discriminazione nei confronti di atei ed agnostici. Per esempio l'idea frequentemente espressa di abolire l'insegnamento della religione cattolica nella scuola pubblica per sostituirlo con uno di storia delle religioni discrimina atei ed agnostici, che chiedono semmai un insegnamento di storia delle concezioni del mondo, che quindi esponga anche le correnti atee ed agnostiche, ormai seguite da porzioni consistenti della popolazione anche nel nostro paese. Questo nuovo movimento di civiltà e di modernità sarà davvero laicista e pluralista solo se adotterà il denominatore comune di riconoscere pari dignità a tutte le concezioni del mondo, non solo a quelle di natura religiosa. Inoltre nel nostro paese è evidente che la posizione anzidetta passa necessariamente per l'eliminazione dei privilegi di una particolare organizzazione religiosa, la Chiesa cattolica, a cominciare dall'abrogazione dell'articolo 7 della Costituzione che fa propri i Patti Lateranensi stipulati fra il governo fascista e quello vaticano. In passato sono state inutilmente presentate leggi di revisione costituzionale che andavano in questo senso. Ora è giunto il momento di unire tutto il nuovo movimento laicista nella richiesta al Parlamento di rivedere subito la Costituzione anche su questo punto fondamentale. Padova, 25 gennaio 1999. 24 n. 1/1999 (9) SEGRETARIO UAAR UAAR Luciano Franceschetti tel/fax 049.8717086 email [email protected] L’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti (UAAR) è l’unica associazione italiana di atei e di agnostici ed è completamente indipendente da forze politiche o da gruppi di pressione di qualsiasi genere. Essa si è costituita di fatto nel 1987 e legalmente nel 1991, presentandosi al pubblico con dibattiti e altre iniziative. Essa si propone i seguenti scopi generali: SEDE NAZIONALE UAAR Casella Postale n. 989 35100 Padova tel/fax 049.8717086 e-mail [email protected] web www.uaar.it CIRCOLI E NUCLEI Padova tel 049.8717086 e-mail [email protected] Milano tel 02.2367763 Pisa e Firenze tel 0571.43957 Reggio Emilia tel. 0522.436681 Trento tel/fax 0461.911699 e-mail [email protected] Treviso tel/fax 0422.380050 Verona tel. 045.976362 e-mail [email protected] COMITATO DI COORDINAMENTO Massimo Albertin, Riccardo Baschetti, Maria Teresa Binda, Luciano Franceschetti, Virgilio Galassi, Maria Malgaretto, Valerio Nascimbeni, Romano Oss, Giorgio Villella COME ASSOCIARSI ALL’UAAR Versando per un anno solare una quota di almeno L. 20.000. I soci ricevono gratuitamente il periodico L'ATEO e le altre pubblicazioni dell’UAAR COME ABBONARSI A L'ATEO Versando per un anno solare una quota di L. 10.000 I versamenti si effettuano sul c/c postale n.15906357, intestato a ASSOCIAZIONE UAAR oppure con assegno bancario o vaglia postale intestati a UAAR - C. P. n.989 - 35100 Padova − promozione della conoscenza delle teorie atee e agnostiche e di ogni visione razionale del mondo, dell’uomo e della sua vita; − sostegno alle istanze pluralistiche nella divulgazione delle diverse concezioni del mondo e nel confronto fra di esse, opponendosi all’intolleranza, alla discriminazione e alla prevaricazione; − riaffermazione, nella concreta situazione italiana, della completa laicità dello Stato, lottando contro le discriminazioni giuridiche e di fatto, aperte e subdole, contro atei e agnostici, pretendendo l’abolizione di ogni privilegio accordato alla religione cattolica nella società e nella scuola in particolare, promuovendo la stessa abrogazione dell’art. 7 della Costituzione che fa propri i Patti Lateranensi fra Stato italiano e Vaticano. L'UAAR si qualifica sul piano filosofico Essa si propone di riunire le persone che hanno fatto una scelta filosofica di tipo ateo o agnostico, una scelta, cioè, che nega o pone in dubbio l’esistenza di ogni forma di divinità e di entità spirituale. Un’associazione che opera sul piano delle scelte filosofiche non è un’associazione di filosofia o di filosofi: tutti gli uomini, con piena legittimità e come espressione ineliminabile della loro esistenza, compiono scelte filosofiche più o meno consapevoli, anche senza alcuna preparazione specifica. L’aggettivo razionalisti, riferito sia agli atei sia agli agnostici, intende esprimere anzitutto la fiducia nella ragione come termine di riferimento fra gli uomini. La rinuncia a forme di fideismo significa non soggiacere all’anestesia di parte delle proprie facoltà mentali, lasciandole libere per la ricerca individuale e collettiva, disponibili a travalicare orizzonti spazialmente e temporalmente angusti. Questo non significa necessariamente abbracciare l’atteggiamento filosofico vicino allo scientismo che talvolta viene definito razionalismo; né significa negare o sottovalutare altri aspetti della condizione umana, quale l'emotività, pena il cadere nell’irragionevolezza. D’altra parte quell’aggettivo funge da discriminante nei confronti dell'irrazionalismo, anche di quello di natura non religiosa secondo il senso comune. Quindi non può aderire all’UAAR chi, anche non seguendo alcuna delle religioni “ufficiali”, crede nella vita ultraterrena, nei demòni, nella metempsicosi, negli ectoplasmi, nei fantasmi, nella cabala, nell’astrologia, nelle entità e negli influssi che si sottraggono in linea di principio all’indagine razionale e che configurano forme minoritarie di fideismo. La storia anche recente registra altre tendenze irrazionali, esaltatorie e mistiche dalle quali si prendono le distanze in modo altrettanto netto. Il nostro obiettivo strategico è quello di ottenere l’eliminazione di ogni intrusione dello Stato in materia di scelte filosofiche personali. In questo modo si rispetta il carattere individuale e privato della scelta e si evitano interferenze e discriminazioni. In generale, l’UAAR rivendica pari diritti per tutte le concezioni del mondo. Al diritto di libertà di religione va dunque sostituito quello di uguali diritti per tutte le concezioni del mondo, quindi anche per quelle non religiose. Di conseguenza, l’UAAR combatte contro tutte le discriminazioni di cui sono fatti oggetto i cittadini atei e agnostici, e le loro associazioni. Ove permangano prerogative concesse a qualche confessione (citazione nella Costituzione, intesa con lo Stato, insegnamento nella scuola, esposizione del simbolo, contributi regionali, toponomastica locale, e simili), tali prerogative sono rivendicate anche dall’UAAR, proprio per non accettare discriminazioni nei confronti delle concezioni del mondo di carattere non religioso.