L'ATEO n. 1/1999 (9)
Trimestrale di cultura laica
n. 1/1999 (9)
IN QUESTO NUMERO
• Punti cardinali d’un umanismo ateo, di Joachim Kahl
• Etica biologica e diritti umani, di Riccardo Baschetti
• Il gallo cantò ancora: una storia critica della Chiesa, di Karlheinz Deschner
• Indulgenze: La Taxa Camaræ di papa Leone X, di Pepe Rodriguez
Editore UAAR - Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti - Padova
2
n. 1/1999 (9)
EDITORE
UAAR - C.P. 989 - 35100 Padova
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COMITATO DI REDAZIONE
Massimo Albertin, Riccardo
Baschetti, Baldo Conti, Luciano
Franceschetti, Sergio Martella,
Romano Oss, Martino Rizzotti, Mario
Ruffin, Maria Turchetto, Carmelo
Viola.
DIRETTORE RESPONSABILE
Ettore Paris
STAMPATO
dalla Grafiche TPM
in via Vigonovese 52a, Camin (Pd)
DATA DI PUBBLICAZIONE
Febbraio 1999
REGISTRAZIONE
del tribunale di Padova
n.1547 - del 5/12/1996
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IN QUESTO NUMERO
3 Editoriale, di Romano Oss
4 O ragione o fede / La superbia teologica, di
Piergiorgio Odifreddi
5 Monopoli di stato, di Martino Rizzotti
5 Dal mondo “Humanist” (parte seconda)
6 Punti cardinali d’un umanismo ateo, di
Joachim Kahl
9 Il G.A.MA.DI., di Miriam Pellegrini Ferri
10 Etica biologica e diritti umani, di
Riccardo Baschetti
11 Art. 18 della Dichiarazione Universale dei Diritti
dell’Uomo.
12 Il gallo cantò ancora, Storia critica della Chiesa,
di Karlheinz Deschner
14 L’opinione / Alla ricerca di un’identità, di
Giampiero Grosso
15 Lettere e polemiche
17 Florilegio del pensiero critico (parte seconda),
a cura della redazione
18 Il lato ameno / Scherzacoisanti
20 Il documento storico / La Taxa Camaræ di papa
Leone X, di Pepe Rodriguez
22 Da (ri)scoprire in internet
23 Schegge bibliografiche, a cura della redazione
23 Comunicato dell’UAAR
La rivista è in vendita nelle librerie
Feltrinelli e in alcune librerie Rinascita. Aiutateci a trovare altri punti
vendita.
Il disegno in copertina è di Quino;
quelli alle p. 6, 7, 9, 17, 19 e 21 sono
di Massimo Presciutti; quelli alle p.
13, 14 e 22 sono di Lido Contemori.
Membro associato dell’IHEU - International Humanist & Ethical Union
3
n. 1/1999 (9)
L’EDITORIALE
Negli ultimi tre anni la nostra organizzazione ha cercato di dotarsi di un sistema di visibilità che le permettesse di
essere conosciuta, in Italia e all’estero,
e di favorire l’aggregazione, almeno
numerica, attorno alla nostra sigla; di
qui la nascita del periodico l’Ateo e
l’apertura del nostro sito Internet. Ci
siamo impegnati in questo per poterci
assumere la responsabilità di rappresentare quanti — e sono molti — credono
nell’uomo come frutto dell’evoluzione,
solo, senza padroni e in grado di decidere del proprio destino. È una responsabilità che sicuramente desideriamo
condividere con chiunque voglia affrontare con noi la lotta di liberazione
dai dogmi, dalle invenzioni religiose,
dagli esseri ultraterreni. È una lotta dura e in molti momenti demotivante, perché non si vedono risultati e sembra di
scavare nell’acqua. Viviamo in tempi di
integralismi imperanti, di associazioni
che creano illusorie protezioni e salvazioni, non solo da parte delle religioni
monoteistiche tradizionali — già molto
esperte nel condizionamento e
nell’ingabbiamento delle personalità —
ma anche nelle nuove forme religiose
che si rifanno alla New Age, alla dichiarata liberazione dell’uomo da se
stesso, allo “svegliarsi” che sembra
molto di moda e a tutte le pratiche
pseudo-miracolistiche di questi tempi
moderni.
Il meccanismo è sempre lo stesso, sia
che ci si riferisca a un dio, invisibile e
universale, sia che si aneli alla luce
dell’universo, da cui attingere forza e
speranza. La delusione dell’uomo come
artefice del sistema sociale, che possiamo cogliere nel nord e nel sud del mondo, ingenera sensi di sfiducia, di paura,
e porta quindi alla ricerca di una guida
che, liberandoci dalle nostre responsabilità individuali o solo semplicemente
illudendoci di una verità predestinata,
ci indichi una serie di procedure, cioè
di liturgie moderne che ci impediscano
di stare soli con noi stessi, vittime di
questa solitudine che ci opprime. Abbandonate quindi le religioni tradizionali per la loro stessa incapacità di reggere il confronto con l’evoluzione del
pensiero moderno, ma non ancora liberi
e pronti per utilizzare la solitudine universale come momento di evoluzione,
ci si affida ai nuovi guru e santoni,
pronti a offrirci nuove ricette di vecchie
minestre.
Ultimamente mi è capitato sotto mano
il libretto di uno di questi nuovi profeti — il gesuita Antony de Mello — dal
titolo “Messaggio per un’aquila che si
crede un pollo”; lo voglio citare perché
mi sembra la dimostrazione somma
della ipocrisia di tali cattivi maestri. Il
libretto, che in alcuni passaggi è anche
divertente, ci spiega come noi conduciamo una vita da “addormentati”, occupati in faccende di poca o nulla importanza, anche se esse rappresentano
la sostanza della nostra vita, e ci invita
ad una consapevolezza di vita superiore. Non intendo addentrarmi nella critica ai concetti esposti che mi sembrano
superficiali e inutili, ma voglio parlare
del maestro: il gesuita, che parla di liberazione dell’uomo, è sempre uno che
non ha abiurato la sua fede e quindi è
rimasto convinto della necessità di adorare un dio, persuaso della veridicità
della parola del papa come ispirazione
divina, dei miracoli, dell’esistenza
dell’inferno, del giudizio universale e
via credendo. Questo gesuita sarebbe
dunque in grado di guidare qualcuno
allo “svegliarsi”? Se De Mello non fosse morto, mi permetterei di consigliargli una buona visita psichiatrica per liberarlo dall’evidente schizofrenia esistenziale che lo contraddistingue, patologia diffusa in tutti i cattivi maestri. Di
personaggi come lui il nostro mondo si
sta riempiendo, grazie anche ai mezzi
di diffusione planetari di massa.
E a questo punto arriviamo al problema
principale degli atei. Noi non siamo in
grado di proporre strade da seguire, né
abbiamo costruito liturgie; chiediamo
solo di pensare e risvegliare il nostro
spirito critico e di affidarci solamente a
ciò che l’uomo ha prodotto e dimostrato. Questo a molti può sembrare poco,
perché lascia troppo spazio al proprio
pensiero e non oscura la consapevolezza di sé con cerimoniali che, offuscando la mente, funzionano come una droga che ti distoglie dal senso di inutilità
che può prendere quando non si pensa a
un destino più grande, magari ultraterreno.
Anche noi abbiamo i nostri grandi maestri, un nome per tutti: Darwin. Egli ci
dimostra che la vita, ancorché forza
non definibile fisicamente, si organizza
via via in stadi sempre più evoluti e in
dipendenza delle condizioni fisiche del
pianeta, senza bisogno di divinità o di
profeti. Noi affermiamo la centralità
dell’uomo per quanto concerne le questioni inerenti l’umanità; conduciamo
una battaglia anticlericale, in particolare anticattolica (e più generalmente antireligiosa), per impedire che una visione della vita basata sulle più intollerabili ipocrisie storiche possa condizionare
lo sviluppo della nostra società; crediamo che la religione, per quanto idea debole, debba rimanere una libertà privata
e non degenerare nell’integralismo,
condizionando tutti i membri della società civile.
Che appaia o no, il cattolicesimo è quasi alla fine: le chiese si svuotano, le
scuole cattoliche chiedono il finanziamento statale perché non sono più capaci di fare il numero, il papa restaura
le indulgenze come un qualsiasi imbonitore televisivo ma, nonostante questa
crisi, la Chiesa mantiene molto potere
economico e politico, ha distribuito i
suoi agenti in tutti i partiti, riuscendo
ancora a condizionare il parlamento italiano. Cerchiamo il modo, con l’unione,
di dare un’ultima spallata a questo gigante ormai ferito, perché si possa vederlo vacillare sotto il suo stesso peso
fatto di sopraffazione, arroganza e ipocrisia.
Se gli atei vogliono avere una loro liturgia, sia quella dell’impegno civile a
contrastare qualsiasi scelta e decisione
basate sui dogmi, e che vi sia reciproca
solidarietà nel considerarci soli e liberi,
avendo negli occhi solo la visione di
una continua e progressiva evoluzione
dell’uomo. Fino a quando non troveremo una soddisfacente e dimostrabile
teoria del perché viviamo.
Romano Oss
L'UAAR esprime la propria sentita
partecipazione al cordoglio del socio
dr. Bruno Moretti per la morte del
padre Onorino, avvenuta a Varese il
4 febbraio 1999.
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n. 1/1999 (9)
O RAGIONE O FEDE
LA SUPERBIA TEOLOGICA
di Piergiorgio Odifreddi
Nell'ultimo numero della prestigiosa
rivista Le Scienze, in edicola in questi
giorni [era il numero di dicembre 1998], Tullio Regge si fa portavoce della
delusione dell'ambiente scientifico per
l'atteggiamento di chiusura che Karol
Wojtyla ha mostrato nella sua tredicesima enciclica, la Fides et ratio. Regge
nota che le posizioni papali costituiscono un passo indietro rispetto alle recenti
aperture nei riguardi della cosmologia e
dell'evoluzionismo, e conclude con una
tirata d'orecchi ai mass media, che avevano alimentato speranze eccessive.
Alla lettura del fisico, desidero affiancare qui come complemento quella del
matematico.
L'enciclica traccia a grandi linee la storia della filosofia occidentale, dal punto
di vista dei rapporti fra fede e ragione.
Dichiara Agostino il più alto pensatore
che l'Occidente abbia conosciuto. Sulla
scia di Leone XIII, ripropone Tommaso
d'Aquino come maestro di pensiero e
modello di filosofo. E rimuove tutto ciò
che è stato pensato in seguito, perché
falso ed erroneo.
Giovanni Paolo II ribadisce esplicitamente i pronunciamenti del Concilio
Vaticano I contro razionalismo e fideismo. Riprende le condanne di Pio X,
XI e XII contro il fenomenismo, l'immanentismo, l'agnosticismo, il marxismo, l'evoluzionismo e l'esistenzialismo, e del Santo Uffizio (oggi ribattezzato) contro la teologia della liberazione. Censura di suo l'eclettismo, lo storicismo, il modernismo, lo scientismo, il
pragmatismo, il parlamentarismo e il
nichilismo. E proclama che i dogmi
formulano una verità stabile e definitiva, non solo pragmatica e funzionale.
Della scienza, Wojtyla parla poco. Non
sorprendentemente, visto che egli ritiene che essa si basi sull'evidenza e sugli
esperimenti, e che tutta l'attività speculativa dell'intelletto appartenga invece
alla filosofia. Benché sembri impossibile, il Papa dimostra dunque di non aver
mai sentito parlare neppure di Einstein
e della scoperta della relatività generale: una teoria completamente speculati-
va, apparentemente contraria ad ogni
evidenza, e le cui conferme sperimentali dovettero attendere molti anni!
Naturalmente, in Vaticano è invece ben
conosciuto Galileo. Sull'imbarazzante
vicenda del suo processo, che ha offuscato la credibilità della Chiesa per secoli, la Fides et ratio mantiene il più
rigoroso silenzio. Con un voltafaccia
che appare francamente eccessivo, Wojtyla cita invece Galileo come un precursore delle posizioni del Concilio Vaticano II sulla compatibilità delle verità
di fede e scienza!
Salvo poi smentirsi immediatamente,
reiterando la posizione del cardinal
Bellarmino che molti scienziati, sbagliando, avevano pensato ormai superata: i fedeli non hanno il diritto di difendere come legittime le opinioni ritenute
contrarie alla dottrina (ad esempio, il
già citato evoluzionismo), e devono invece considerarle come errori.
La scienza è comunque toccata dalla
Fides et ratio solo in maniera marginale, perché l'argomento dell'enciclica è
la verità, e dunque la logica. L'affermazione centrale è che, attraverso la fede,
la ragione riceve i fondamenti metafisici che le permettono di elevarsi verso la
contemplazione della verità. Wojtyla
sostiene che fra fede e ragione non esiste competitività, perché esse sono
complementari e non contrapposte: da
qui deriva la condanna di quei sistemi
filosofici che, sottovalutando o sopravvalutando la ragione, si concentrano indebitamente su uno solo dei due termini.
La debolezza essenziale della ragione è
di essere incapace di arrivare da sola
alla verità. Wojtyla fa derivare questa
limitazione dal peccato originale: nel
Paradiso Terrestre non sarebbe stato
così, ma dopo la caduta questa sarebbe
divenuta la condizione dell'uomo. Già
Kant aveva diagnosticato la debolezza
della ragione, senza scomodare la Genesi, e questa posizione è sostanzialmente condivisa da una buona parte
della filosofia contemporanea.
La logica moderna concorda pienamente, con una differenza essenziale:
le sue posizioni non si basano né su
miti, per quanto sacri e ispirati, né su
opinioni, per quanto articolate o plausibili, ma su fatti matematici, rigorosi e
inoppugnabili. Più precisamente, nel
1931 il logico austriaco Kurt Gödel ha
dimostrato che nessun linguaggio è in
grado di arrivare indirettamente alla
verità assoluta, attraverso i suoi argomenti, e nel 1936 il logico polacco Alfred Tarski ha dimostrato che nessun
linguaggio è in grado di descrivere direttamente la verità assoluta, attraverso
le sue definizioni.
Nel 1998 il papa polacco Karol Wojtyla
ritiene invece che l'incarnazione di Cristo abbia restaurato l'abilità paradisiaca
della ragione, e che questa sia ora in
grado di raggiungere la verità assoluta
attraverso la fede. L'incompatibilità fra
il magistero e la logica è dunque insanabile: i teoremi di Gödel e Tarski sono
un prodotto della ragione, ed è la ragione stessa a mostrare che niente la può
aiutare in un impossibile compito.
A questo conflitto di interessi ci sono
solo due soluzioni: affidarsi alla sola
ragione, o alla sola fede. Condannandole entrambe, nelle vesti del razionalismo e del fideismo, la Fides et ratio dichiara esplicitamente la propria inconsistenza. Il Papa spiega, comunque, che
la sua è una scelta forzata: la struttura
dogmatica della fede cattolica corre infatti il grave pericolo, dinanzi ad una
ragione debole, di essere ridotta a mito
o superstizione.
Con un anacronismo sconcertante, a fine millennio Giovanni Paolo II propone
dunque di ritornare al suo inizio, rimuovere secoli di conquiste del pensiero, rieleggere la scolastica a sistema, e
dimenticare che proprio il suo scacco
ha liberato sia la fede che la ragione,
permettendo la nascita sia del protestantesimo che della scienza. Evidentemente egli sa bene che su questa mortificante strada lo seguiranno in molti,
perché troppi sono coloro che non han-
5
n. 1/1999 (9)
RAGIONE E FEDE
no a cuore la dignità né della fede né
della ragione.
N OTIZIE SULL ’ AUTORE : Professore
di matematica all'Università di Torino; vincitore del Premio Galilei
dell'Unione Matematica Italiana
per la divulgazione della matematica con la seguente motivazione:
"Autore di una vasta opera pubblicistica di divulgazione della Matematica, Piergiorgio Odifreddi si
segnala, oltre che per il suo stile
improntato a brillante efficacia e
rigorosa semplicità, per il suo interesse per i rapporti della Matematica con gli altri aspetti dell'attività umana: arte, musiuca, lette-
ratura, filosofia, scienze naturali,
tecnologia. La sua vasta cultura
gli consente così di mettere in luce
la “pervasività” della Matematica
e di far comprendere al grande
pubblico l'importanza del ruolo
che essa riveste nell’ambito della
civiltà occidentale.
…
MONOPOLI DI STATO
L'ultima circolare del capo della Chiesa cattolica ai suoi funzionari (lettera
enciclica del 14.9.98 ai venerati fratelli nell'episcopato) è stata audacemente
intitolata Fides et ratio (Fede e ragione). Fra i vari commenti che essa ha
suscitato merita di essere segnalato
quello di Flores d'Arcais, perché rimette le cose a posto fin dal titolo:
Aut fides aut ratio (O fede o ragione,
MicroMega 5/98). L’autore smonta
senza tanti complimenti la pretesa,
quanto meno démodé, della lobby vaticana di avere il monopolio della ve-
rità. La verità proverrebbe da due fonti — la fede e la ragione — appunto.
1° indovinello: quale delle due fonti
deve prevalere se emerge un conflitto? 2° indovinello: a quale fede fare
riferimento, visto che non ce n'è una
sola? Le scontate risposte, attese dal
firmatario della circolare, vengono
puntualmente controbattute; e bisogna
dare atto a Flores d'Arcais che si sobbarca questo ingrato compito con encomiabile pazienza. Riesce persino a
dipanare per il lettore il sapiente intreccio di imbrogli ordito attorno alle
credenze degli uomini, nel corso del
quale si finisce per mettere sullo stesso piano di credibilità, alla fin fine,
l'esistenza degli atomi e della befana.
Che senso ha avuto, allora, riabilitare
Galileo? Comunque, Flores d'Arcais
non è nuovo ad analisi accurate degli
scritti di Woytjla: particolarmente noto, in proposito, il suo Etica senza fede (Einaudi, 1992), nel quale smontava un'altra bella pretesa dello stesso
entourage, cioè quella di avere il monopolio delle direttive morali.
Martino Rizzotti
DAL MONDO “HUMANIST”
[continua da p.14 de l’Ateo n. 4/98]
Nonostante l'autorevolezza degli
esponenti e l'importanza degli
obiettivi, è facile constatare come l’ideale e le finalità del pensiero
umanista non abbiano raggiunto un
grado apprezzabile di conoscenza e di
diffusione solo nell'area latina del
mondo occidentale. In Italia, in particolare, dove non v’è certo penuria di
ideologie e di partiti, l’ideologia umanista/humanist risulta fino ad oggi
pressoché sconosciuta. Perché mai?
C’è innanzi tutto disinteresse e disattenzione dell'opinione pubblica e dei
suoi artefici (fattori determinanti in
paesi prevalentemente cattolici), che
sono insensibili o diffidenti verso concezioni dichiaratamente aconfessionali, peggio se palesemente anticlericali.
Funziona da deterrente, nel nostro bel
paese, quello snobismo intellettuale,
quell’atteggiamento di sufficienza e
diffidenza che porta a svalutare, anzi
ad ignorare totalmente, realtà culturali
e sociali diverse. Tanto più, quando
esse appaiano per giunta complesse e,
come nel nostro caso, di non facile ricezione e “consumo”.
un'entità, tutto sommato, squisitamente filologica e libresca.
D'altro canto, va pure rilevata l'enorme difficoltà — per i popoli “latini”
in genere, ma segnatamente per gli
italiani (quelli provvisti almeno di regolare maturità classica o scientifica) — di potersi immaginare un umanismo, anzi un Umanesimo, naturalmente maiuscolo, che non sia automaticamente collegato o in qualche modo riconducibile alla nozione scolastica, più precisamente “liceale” delle
humanae litterae, connesso pertanto
al Rinascimento come in un indissociabile binomio: una concezione, cioè,
alta e nobilissima, non v'è dubbio, ma
irrimediabilmente consegnata alla storia culturale dell'Occidente, al vissuto
“scolastico”, insomma all'immaginario degli studiosi oltre che — come usava dire appena ieri — delle “persone colte”. Si tratta di un topos culturale assai datato, cristallizzatosi nel corso di cinque secoli, e rinvigorito nel
primo secolo XX dalla scuola fascista:
Che cosa si deve intendere invece —
a partire dalla metà del nostro secolo
e, più spiccatamente, nei Paesi di cultura anglosassone — con la definizione di secular humanism, ossia di concezione umanista secolarizzata del
mondo e della vita? Non più, certamente, codesta gloriosa eppur sempre
quattrocentesca “aurora del pensiero
moderno” (Garin), e nemmeno l’aurea
humanitas rinascimentale, e nemmeno
quella scientista, né quella illuministica, né marxista, né cristiana, né nichilista. Neppure l’umanismo esistenzialista, tipico nell’Europa del secondo
dopoguerra; sebbene J. P. Sartre,
guardando all'esistenzialismo novecentesco come all'umanismo caratteristico dell'etica contemporanea (L'existentialisme est un humanisme, 1946),
abbia ripensato assai profondamente i
trascorsi valori dell'etica ormai postcristiana e postmoderna.
[continua]
6
n. 1/1999 (9)
IL SAGGIO TEORICO
PUNTI CARDINALI D’UN UMANISMO ATEO
di Joachim Kahl
L’umanismo ateistico, quale viene qui
abbozzato in tratti essenziali, non è orientato verso sacerdoti o profeti, non si
regge su predicatori né papi, né su messia di qualsivoglia genere. L’umanismo
ateo si preclude al culto della personalità, alla coscienza della predestinazione,
allo zelo della conversione, alla mentalità di conversi e di rinnegati. L’umanismo ateo è alieno da qualsiasi bisogno
di credere, da qualsivoglia settarismo,
da fanatismi di ogni specie.
In quanto impostazione postreligiosa e
postmarxistica di pensare e di vivere,
esso è tuttavia alla ricerca di elementari
virtù umane, filosoficamente legittimabili, come intelligenza e saggezza, equità e dinamismo, senza escludere apporti di autoironia e di spirito umoristico.
La ricerca del senso, di punti fermi,
d’un ubi consistam, insita nell’umano
cosmopolitismo, la domanda del dove,
del come, del perché dell’esistenza, non
vengono mistificate — a guisa di corto
circuito — in istanze religiose. Certo,
l’uomo ha un bisogno elementare di
spirituale orientamento nel mondo, che
promana dalla sua riduzione istintuale
rispetto all’animale. Un atteggiamento
interrogativo, di stupore e di dubbio,
scaturisce dalla stessa umana condizione di base, che è antropologicamente
predeterminata. Non altrettanto antropologici, per contro, sono natura e contenuto della risposta: che può essere religiosa e non religiosa. E’ pertanto errato interpretare in chiave religiosa ogni
cercatore di senso quale “cercatore di
dio”, mettendo sullo stesso piano istanze spirituali e bisogni religiosi.
Non esiste una “compulsione all’eresia” (1), come afferma il sociologo della religione austriaco-americano Peter
L. Berger, e pertanto non v’è neppure,
necessariamente, una “religione dei
senza religione” (2), come ritiene Heiner Barz, sulle orme di Berger, nel suo
validissimo studio “Religione postmoderna”.
Gli uomini sono certamente in grado di
vivere con dignità e con decoro, senza
dover trasfigurare come sacro, o addirittura come divino, qualcosa nel mondo (oppure il mondo come tutto), né demonizzarlo come diabolico. Vero è che
nessuna persona può vivere senza legami assoluti, che ne sia conscia o no, che
lo voglia o meno. E questo — in quanto
enunciato all’interno d’una filosofia ateo-umanistica — potrà magari lasciare
sconcertati. Ma l’essere mortale non è
anch’esso un tale legame assoluto? Ineluttabilmente noi siamo sottoposti alla
legge della finitezza e dell’effimero. Ad
ogni relatività delle cose umane è preposto un fondamento assoluto, che si
sedimenta nell’umana coscienza anche
come assoluta, incondizionata certezza:
io sono mortale, noi tutti siamo mortali.
L’Assoluto è immanente nella struttura
fondamentale dell’Essere stesso: nell’incessante mutazione della natura,
nell’inarrestabile flusso del tempo.
L’assoluta certezza che dobbiamo morire, che la nostra vita è breve, che giorni e anni trascorrono irreversibilmente,
che quanto è accaduto (il fatto) non può
divenire non fatto, costituisce il fondamento della scepsi filosofica. Proprio
questa esclude l’idea di valori assoluti,
ad esempio l’idea di assoluta giustizia e
di assoluta conciliazione tra gli uomini,
nonché tra uomo e natura.
Nell’invalicabile barriera naturale
dell’uomo, nella morte, si misura nettamente la differenza tra una visione del
mondo religiosa e una non religiosa.
Mentre, per esempio, il messaggio cristiano — per dirla con Eugen Drewermann — “difende e annuncia l’esistenza d’una vita oltre la morte” (3), un umanismo laico raccomanda invece di
smascherare il sogno della vita eterna
come intemperanza e come incubo, per
accettare pacatamente il proprio essere
effimero e transeunte.
Per questa posizione, già prefigurata
nell’antico materialismo di Epicuro,
Norbert Elias ha trovato parole belle e
chiare: “La morte non è nulla di spaventoso (...) Spaventoso è quando le
persone devono morire in gioventù, prima di dare un senso alla loro vita e di
poter gustare delle gioie della vita (...)
La morte non nasconde alcun mistero.
Non apre alcuna porta. E’ la fine d’una
persona. Ciò che di essa sopravvive è
ciò che essa ha dato ad altri, ciò che rimane nel ricordo.” (4)
Nella mia rinnovata arringa a sostegno
d’una “humanitas” senza dio, io cerco
di evitare tre errori, che nella teoria e
nella pratica hanno sospinto gli uomini
in un vicolo cieco. Un umanismo attuale, adeguato alla cultura del nostro tempo, non dovrebbe essere in nessun modo:
- antropocentrico,
- logocentrico,
- eurocentrico.
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n. 1/1999 (9)
IL SAGGIO TEORICO
Un umanismo, che confonda se stesso
con l’antropocentrismo, non coglie appieno le proporzioni nel rapporto uomo-natura, uomo-mondo. Mentre la natura eterna è esistita, può esistere ed esisterà anche senza la specie umana,
l’uomo può sussistere soltanto come effimera sua creatura.
La natura sussiste
da sé stessa e per se
stessa — con sua
autonoma legittimazione. Essa non è
fatta per l’uomo,
come pretende la
supponenza di questi, il quale si immagina suo signore,
il suo centro focale,
il suo fine.
Il linguaggio svela e
occulta
insieme
questo dato di fatto.
Quando nasce un
bambino, è lui che
viene al mondo,
non già il mondo
che va da lui. E, con
la sua morte, è l’individuo che lascia il
mondo, il quale
continua ad esistere
anche senza di lui.
Il discorso sulla storia mondiale, per
contro -- ove si intenda solo la storia
degli uomini —
mostra la riduzione
e il rimpicciolimento del mondo a misura del mondo umano. Ma la terra
non è il cosmo. Essa è un granello di
polvere nell’universo. E qualora tutta
la vita si spegnesse
sulla terra, questo
non sarebbe la fine
del mondo. Il mondo non può tramontare, il che non è peraltro una consolazione.
Fu Francois-Marie Arouet, detto Voltaire, quello che, fra i primi in Europa,
mise alla gogna la megalomania antropocentrica, quale si era sedimentata
nella tradizione giudaico-cristiana. Nel
suo racconto filosofico Micromega
(1752), egli fa che un abitante di Sirio e
uno di Saturno intraprendano un viaggio d’istruzione attraverso il cosmo. (5)
Alla fine, sul minuscolo globo terracqueo, essi scoprono sotto una lente
d’ingrandimento degli uomini, insetti
pensanti e parlanti “nell’abisso dell’infinitamente piccolo”. Con l’ausilio d’un
cornetto acustico prendono contatto con
questi “atomi spirituali”, origliando con
sommo stupore il sermone d’un teologo
cattolico che — appellandosi a Tommaso d’Aquino — spiega come i due abitanti celesti, nonché “i loro soli, le lune, le stelle e quant’altro sono fatti solo
per l’uomo.” Al che i due scoppiano
ovviamente in una omerica risata. L’abitante di Sirio è inoltre alquanto irritato del fatto che quegli “esseri infinitamente piccoli possiedono una boria infinitamente grande.”
Coi suoi racconti filosofici Voltaire ha
fornito, oltretutto,
un’eccellente prova che il pensiero
illuminista non s’identifica col logocentrismo. Si trovano in lui, senza
pregiudizi, il pensiero logico accanto al mito, la fantasia accanto al raziocinio, il sentimento unito al ragionamento, l’immagine a fianco
del concetto, il romanzo col trattato,
l’azione pratica col
pensiero.
E sebbene guardasse agli uomini
come ad “atomi
pensanti”, Voltaire
era ben lungi dal
sopravvalutare il
loro carattere razionale. Nel citato
racconto Micromega il gigante proveniente da Sirio
non poteva non
constatare indignato che la maggioranza dei grilli parlanti è composta
d’una “massa di
folli, malvagi ed
infelici”, che si
squartano a vicenda a motivo di diversi “mucchi di
terra”, al punto che
“Il viaggiatore si
sentì preso da pietà
per la minuscola razza umana in cui andava scoprendo contraddizioni così
sconcertanti.” (6).
Per mezzo della prospettiva cosmologica in Micromega Voltaire detronizzava
il genere umano dalla sua fantasticata
posizione egemonica. Ed assestava un
colpo decisivo anche all’eurocentrismo,
facendo iniziare la storia umana nel
8
n. 1/1999 (9)
IL SAGGIO TEORICO
lontano Oriente, nella pagana ma civilissima Cina. Il suo umanismo assumeva già un orizzonte cosmopolita ed una
vastità ecumenica. Ciò che nel Settecento era accessibile solamente alle
menti più illuminate, trova oggi ormai
vasta risonanza, come dimostra lo slogan del Club di Roma “Pensare globalmente, agire localmente”.
La scoperta della politica, della cultura
e della filosofia cinese, fa parte essenziale dell’Illuminismo europeo, in
quanto era con ciò connesso un discreditamento storico della prospettiva biblica della storia e una relativizzazione
delle conquiste europee. Non fu solo
Voltaire ad onorare in Confucio un
“Socrate cinese”, preferendo lui —
quale emblema di saggezza e sapienza — ai proverbiali profeti veterotestamentari.
L’amore per la saggezza asiatica non
deve significare quindi fuga dal razionalismo e dalla modernità, come — con miope prospettiva storica — si potrebbe arguire dalla religiosità New-Age dei nostri giorni.
Non erano certo uomini oscuri, ma teste come Voltaire, Leibniz, Lessing,
Goethe, Brecht che, con le loro aperture verso la civiltà e la filosofia dell’Oriente, non rinunziavano certo alla
civiltà europea, e nemmeno rimpiazzavano meccanicamente l’eurocentrismo col sinocentrismo o con l’indofilia, ma operavano invece per una reale conciliazione tra Oriente e Occidente, in vista d’una reciproca fecondazione delle aree culturali del mondo.
Umanismo all’altezza dei tempi: ecco
una mobile, intelligente sintesi di molti
impulsi, elementi, verità, da qualunque
parte essi provengano. Un umanismo
consono alla coscienza contemporanea
ingloba pertanto:
- illuminismo e illuminazione,
- riflessione e meditazione,
- elevazione e approfondimento,
- attività e contemplazione,
- teoria e pratica.
Umanismo maturo e all’altezza dei
tempi, riguardo ai contenuti, vuol dire:
la posizione dell’uomo nella natura si
determina per mezzo di umiltà e digni-
tà. La posizione dell’uomo nella società
si muove tra i poli di autoaffermazione
e di autolimitazione.
L’umiltà è un valore tanto irrinunciabile quanto equivocabile e abusato. Concepita umanisticamente, l’umiltà non è
soggezione nei confronti degli altri,
bensì realistica introspezione nella pochezza e nella transitorietà dell’uomo — come specie e come individuo — nell’ambito della natura. La dignità deriva all’uomo dal fatto che egli,
in quanto vivente ridotto all’istintualità
e pertanto aperto al mondo, è costretto
e abilitato a decidere e a rispondere di
volta in volta direttamente della propria
condotta, esprimendo così una seconda
natura.
Oggi, all’interno dell’antitesi autoaffermazione e autolimitazione, è da porre
in speciale rilievo la moderazione di sé.
Nei paesi industrialmente più sviluppati, la spinta collettiva all’individualismo
ha promosso una minacciosa tendenza
allo sconfinamento da se stessi, ad una
sorta di rigonfiamento narcisistico.
Questo si esprime in un esasperato atteggiamento rivendicativo nei confronti
dello Stato, in uno stile di vita dissipato
e in abitudini ai consumi, come pure in
mancanza di attenzione per gli altri.
E’ qui che si addensa un imponente
groviglio di problemi. Senza autolimitazione, infatti, non vi sarà — nella
prospettiva globale — alcuna autoaffermazione. Milioni e milioni di persone
debbono imparare nuovamente a praticare virtù dal suono antico, che sanno
di vecchio e di superato: sobrietà, modestia, rinuncia.
Joachim Kahl
NOTE:
1 PETER L. BERGER, Der Zwang zur Häresie (Herder Spektrum 4098), Freiburg 1992
2 HEINER BARZ, Postmoderne Religion
(...), Opladen 1992
3 Libertà non è possibile senza rivolta; Intervista con E. DREWERMANN con Le
Monde, in TH. SCHWEER Drewermann
und die Folgen (...), Heyne 194, München 1992, 183
4 NORBERT ELIAS, Sulla solitudine del
morente, Suhrkamp, Frankfurt 1984.
5 VOLTAIRE, Mikromegas, in Erzählungen, Leipzig 1924, 427,435
6 VOLTAIRE, op. cit., 430, 431.
N OTIZIE SULL ’A UTORE :
Di J OACHIM K AHL , nel Nr. 2/97 de
l’Ateo (p.17) a cui rimandiamo, abbiamo pubblicato Non esiste alcun
dio, un articolo inviatoci allora
dall’autore. Questi Punti cardinali
sono invece il capitolo 5, sezione
IV, de La miseria prosegue, nella
riedizione (Rowohlt 1993) del suo
fondamentale saggio storico La miseria del cristianesimo (Das Elend
des Christentums), Rowohlt, Amburgo 1968. Queste pagine, dal titolo Leitmotive eines atheistischen
Humanismus (p.191-196), sono rese in italiano da L. Franceschetti. …
LO SCRIGNO
Senza alcun dubbio i tormenti, che
si dice vi siano // nel profondo Acheronte, sono in realtà tutti nella
nostra vita (...) // giacché è in vita
che lo stolto timore degli dèi incalza i mortali (...) // Qui sulla terra
s’avvera per gli stolti la vita
dell’Inferno.
LUCREZIO, De rerum natura III, vv.
978-1023
***
....
sì che le pecorelle, che non sanno,
tornan del pasco pasciute di vento,
e non le scusa non veder lor danno.
DANTE, Par. XXIX, v. 106-108
***
Gli esseri umani sono animali. A
volte mostri, a volte sublimi, ma
sempre animali. Preferiamo pensare
a noi stessi come ad angeli decaduti, ma in realtà siamo scimmie evolute.
DESMOND MORRIS, L’animale uomo, 1994.
9
n. 1/1999 (9)
ASSOCIAZIONI D’AREA
IL G.A.MA.DI.
Conoscere il Gruppo Atei MAterialisti DIalettici è un diritto,
criticarne l’operato è un dovere.
Il G.A.MA.DI. è il frutto di un’esigenza
epocale, il frutto maturo che non poteva
più attendere di venir colto. L’oppressione della Chiesa cattolica, le stragi
nel mondo causate dal fanatismo religioso, le piccole religioni con i loro tabù che impediscono addirittura le trasfusioni di sangue, le diverse sette, i
praticanti dell’occultismo, i maghi, e
quanto vi è di più torbido nell’immaginario è la mirata conseguenza affermatasi attraverso un’ignoranza voluta e gestita dal potere, per coercire le coscienze, umiliarle,
piegare l’umanità al più bieco
sfruttamento e ai propri interessi.
religioni sono state l’avanguardia del
potere (vedi il papa e la Polonia) per la
distruzione di qualsiasi ideale di riscatto umano, lasciando filtrare i germi della prostituzione, della droga, del traffico d’armi, delle sopraffazioni mafiose
che sono i pilastri di ogni potere capitalista e di ogni istituzione religiosa.
Da questa analisi è nato il Gruppo Atei
e Materialisti Dialettici. Per diffondere
il materialismo dialettico, per far cono-
E’ necessario sostenere con profonda convinzione che non esistono verità assolute e immutabili nel tempo; dobbiamo convincerne anche i sostenitori dell’assolutezza e immutabilità della natura. E’ scientificamente dimostrato, infatti, che la Terra esisterà ancora per tre miliardi e
mezzo di anni, per poi disintegrarsi nello spazio; ed è ugualmente provato che le sue leggi
sono state e sono tuttora in continuo mutamento. Questo, appunto, significa dialettica. A tal
fine il G.A.MA.DI. collabora
con altre organizzazioni affini,
considerando la diversità una
grande ricchezza. Esso lotta per
un mondo ove non trovi spazio
il razzismo e l’intolleranza,
schierandosi per la laicità dello
Stato, per la messa al bando del
Concordato (patti lateranensi)
voluto nel ’29 da Mussolini e
suggellato nell’84 dall’inquisito
neotunisino.
Per compiere questo capolavoro
criminale, il potere si serve da
sempre delle religioni; ma la sola critica o denuncia di tutto
questo non è sufficiente. E’ necessario riempire il vuoto culturale con la scienza dimostrata,
dalla quale far dipendere la nostra etica di vita. Anche la storia
recentissima ci ha dimostrato
che, se i popoli non acquisiscono un’egemonia culturale scientifica, le loro conquiste possono
uscirne vanificate. Come, ci si
chiederà? Le risposte sono molto variegate, ma nessuna è soddisfacente. Quei paesi, si dice,
sono falliti perché il regime era
tirannico; oppure si dice: sono
crollati perché gestivano l’economia in modo sbagliato, oppure: il crollo è avvenuto perché i
vertici tradivano gli ideali, eccetera.
Noi affermiamo che il crollo
d’un mondo che aveva portato tanto illuminismo in tutte le società è stato
possibile perché il popolo non aveva una radicale cultura scientifica, una dialettica materialista da poter opporre con
determinazione ai tentacoli delle religioni, sempre in agguato. Questa carenza ha consentito alle piovre religiose di
minare le convinzioni politiche ed ideologiche degli individui. Purtroppo, le
“Dialettica della Natura”, o la teoria
sulla “Evoluzione della specie” di Darwin. Per diffondere il pensiero del precursore del materialismo dialettico,
Giordano Bruno, e il suo sublime esempio; per conoscere la storia del pensiero
filosofico e scientifico di Ludovico Geymonat; per avvicinare le opere della
scienza ed averne una guida sicura, affinché le nostre menti siano libere, la
nostra ragione sia attiva e vigile.
scere una diversa concezione del mondo, per far sapere come sia avvenuta
l’origine della vita sulla Terra, e come
si sia evoluta attraverso i millenni. Per
smontare tutte le fandonie propagate
dalle religioni, e farlo con dimostrazioni scientifiche ed incontrobattibili. Per
impegnarsi al fine di far conoscere i testi e le teorie dei grandi maestri del materialismo dialettico, come Engels e la
A tale scopo il G.A.MA.DI produce molti opuscoli, volantini, il
periodico La VOCE degli Atei
Materialisti Dialettici; per il 1999 è stata prodotta la prima “Agenda Laica”,
dove figurano le azioni dell’uomo, la
sua storia, le sue lotte, la sua vita. Il
GAMADI s’impegna, in conclusione, a
fare degli anni 2000 l’ERA dell’ATEISMO.
Miriam Pellegrini Ferri
10
n. 1/1999 (9)
IL CONTRIBUTO SCIENTIFICO
ETICA BIOLOGICA E DIRITTI UMANI
di Riccardo Baschetti
La lettera inviata ai soci dell’UAAR
per invitarli al terzo congresso dell’associazione, svoltosi a Trento il 17 maggio 1998, elencava tra gli argomenti da
discutere anche il seguente tema: “Diritti Umani come base della nostra prassi”. A tale tema, però, per mancanza di
tempo, si è fatto solo un breve cenno
durante il congresso. Questo articolo
intende rimediare alla mancata discussione su quel tema, dal quale, se approfondito, sarebbe certamente scaturito
un acceso dibattito.
Dato che i soci dell’UAAR sono razionalisti per definizione, essi dovrebbero
basare la propria prassi innanzitutto su
una concezione scientifica ed evoluzionistica del mondo e perciò, prima di
porre alla base del proprio agire i Diritti
Umani, che a primo acchito possono
suonare meravigliosi, dovrebbero vagliare con attenzione se tali Diritti siano
in sintonia con una visione razionalistica del mondo. Se non lo sono, come qui
cercherò di dimostrare, l’UAAR farebbe bene a prendere le distanze da essi
perché le loro drammatiche conseguenze non tarderebbero a diventare evidenti a tutti, salvo a coloro le cui menti sono ottenebrate dall’irrazionalità o plagiate dai mass media.
Di recente, in occasione del 50° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, l’autorevole rivista
medica The Lancet ha pubblicato un articolo in cui si sosteneva che essi sono
spesso violati persino negli USA, “cuore della democrazia” (1). Il rispetto dei
Diritti Umani, però, ha portato ad un
effetto più agghiacciante di quello provocato dalla loro violazione. Quest’ultima, infatti, si è concretizzata soprattutto nelle esecuzioni capitali di centinaia
di assassini, mentre il rispetto dei Diritti Umani ha già ucciso milioni di giovani innocenti. Né il sublime suono della
parola “libertà”, né la magniloquenza di
coloro che la invocano per i propri egoistici interessi potranno mai giustificare
la morte di due milioni e settecentomila
bambini (2), praticamente giustiziati da
quegli americani che all’inizio dell’epidemia di AIDS scelsero di rispettare il
diritto di pochi individui infetti a muoversi liberamente, privando in tal modo
del diritto alla salute e alla vita milioni
di esseri umani in tutto il mondo. La
scelta opposta, adottata da Cuba (3, 4)
malgrado la condanna da parte degli
Stati Uniti (5-8), ha salvato innumerevoli vite umane, come dimostrato dal
fatto che, in proporzione, le morti per
AIDS negli USA sono state 35 volte
più numerose di quelle avvenute a Cuba (9). L’efficacia della scelta cubana
per contenere l’AIDS è ancora più lampante se si pensa che a Porto Rico, che
ha solo un terzo della popolazione della
vicina Cuba, nel 1993 vi sono stati 654
nuovi casi di AIDS, mentre a Cuba ve
ne sono stati solo sette (9). Educato da
madre sovietica al culto del bene comune, se fossi stato contagiato dall’AIDS
sarei stato certamente fiero di sacrificare la mia libertà per il bene degli altri,
come fieri si sono detti i cubani (3) isolati per il bene dell’intera umanità. Essi
furono ricoverati in appositi ospedali
(3), dove ricevevano cure gratuite e
percepivano l’intero stipendio (3).
Nel corso della storia umana, numerose
etiche profondamente diverse l’una dall’altra, guidate da ideologie contrastanti
o da religioni inconciliabili tra loro, furono poste alla base di leggi e principi
che spesso vennero demoliti dopo poche generazioni. Questo, probabilmente, sarà anche il destino della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, i
quali semplicemente rispecchiano l’individualismo che attualmente è molto
apprezzato negli USA, “uno dei principali architetti della Dichiarazione” (1).
Alla luce delle sempre più numerose
implicazioni dell’evoluzione (10-12), si
può ragionevolmente prevedere che gli
esseri umani — prima o poi — si renderanno conto che principi universalmente immutabili e tesi al bene dell’intera specie umana non possono che essere basati sull’etica sociale biologica,
che antepone il bene comune a qualsia-
si interesse individualistico (13, 14). Di
tale etica si fanno garanti i milioni di
anni di selezione naturale, durante i
quali l’evoluzione ha eliminato sul nascere qualsiasi tentativo di etica individualistica, perché fallimentare nel garantire il bene di qualsiasi specie sociale. Si sarebbero infatti ben presto estinti
i nostri lontani progenitori se invece di
cooperare per il bene comune, anche a
costo di sacrifici personali, avessero
consentito che tale bene venisse sacrificato a vantaggio di pochi individui (13,
14). L’etica sociale biologica, basata
sul concetto di “bene comune”, dopo aver guidato per milioni di anni i primati
da cui discendiamo (13), guidò per
molti millenni i gruppi sociali umani
(14) e guida tuttora alcune società tradizionali (14). Sotto il profilo biologico,
diritti che privilegino l’individuo a spese del “bene comune” sarebbero un’insensatezza evolutiva.
Nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani non esiste una sola parola
che richiami alla mente il concetto di
“bene comune” (15). Per questo, molti
governi affermano giustamente che i
diritti individuali sono contrari alla propria cultura (16) e, dovrebbero aggiungere, in antitesi anche all’etica sociale
prescelta dall’evoluzione. In Cina, per
esempio, il bene comune è considerato
da millenni la cosa più importante (1720), da difendere, se necessario, anche
con leggi che limitano alcune libertà individuali. Il che ovviamente suscita le
aspre critiche (20) di quegli occidentali
che si sono fatti convincere che “i principi enunciati nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani rappresentano
un ideale” (21). Definizione che suona
insieme tragica e grottesca, visto che, a
solo cinquant’anni dalla loro nascita,
quei diritti individuali hanno già legalmente autorizzato un immane olocausto, ben più smisurato di quello commesso dai nazisti con il massacro di sei
milioni di ebrei. Infatti, quasi 14 milioni di esseri umani, in gran parte giovani, sono già stati sterminati dall’epide-
11
n. 1/1999 (9)
IL CONTRIBUTO SCIENTIFICO
mia di AIDS (22), la cui diffusione sarebbe stata estremamente minore, come
il citato raffronto USA-Cuba dimostra,
se si fosse mirato alla salvaguardia del
bene comune dell’intera umanità anziché al rispetto di certe libertà individuali dei primi contagiati.
Poche, purtroppo, sono state le voci coraggiose cui sia stato permesso di denunciare pubblicamente la criminale ideologia individualistica che ha permesso all’AIDS di devastare l’intera umanità. Su questo tema, i due più diffusi quotidiani nazionali — Corriere e
Repubblica — si sono rifiutati di pubblicare una mia breve lettera, apparsa
poi su un quotidiano locale (23). La
censura, paradossalmente, è risultata
meno rigida su autorevoli riviste mediche internazionali, che pure sono altamente selettive nella cernita degli articoli da pubblicare. Le critiche più feroci contro le politiche americane in tema
di AIDS sono state mosse sul British
Medical Journal da un chirurgo, che
senza perifrasi ha scritto: “Con un forte
soffio etico abbiamo sostenuto la prima
epidemia legalmente protetta nella storia della medicina ... Noi medici non avevamo mai rispettato la riservatezza a
spese del bene comune ... La professione medica non aveva mai permesso ai
diritti di un individuo di compromettere
la comunità ... Invece, con l’AIDS, i diritti alla segretezza di una minuscola
minoranza sono stati ritenuti eticamente
più importanti dei diritti dell’enorme
maggioranza non infettata ... I contagiati dei Paesi in via di sviluppo, come pure quelli dell’occidente sviluppato,
stanno combattendo contro l’assurdità
etica prodotta negli Stati Uniti 15 anni
fa ... Negli anni che verranno, i medici
potranno ben etichettare questi anni trascorsi come quelli della grande rapina...
I rapinatori hanno agevolato un disastro
mondiale” (24). Di recente, un altro
medico ha scritto: “L’AIDS, da rarità, è
divenuto una catastrofe nazionale ... il
mio cane è protetto dalla rabbia meglio
di quanto lo sia mio figlio dall’AIDS ...
coloro che hanno formulato, adottato e
disseminato le istruzioni per un approccio ‘etico’ all’AIDS debbono ora cominciare ad affrontare le loro responsabilità. I principi di riservatezza e di
consenso informato hanno distrutto il
diritto alla vita delle persone non conta-
minate ... Quelle istruzioni sono state
un fallimento cataclismico” (25).
In conclusione, i soci dell’UAAR, a
meno che non vogliano cadere nel ridicolo pretendendo di “correggere” la natura perché avrebbe sbagliato nell’insegnare a tutte le specie sociali che il bene comune va anteposto a qualsiasi interesse individualistico, farebbero bene
a non adottare i Diritti Umani come base della propria prassi, perché quei diritti individualistici sono esattamente
all’opposto di ciò che la natura, attraverso milioni di anni di evoluzione, ha
stabilito per tutte le specie sociali.
BIBLIOGRAFIA:
1
2
3
4
5
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9
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WILSON DS., Human groups as units of
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15 UNITED NATIONS, Universal Declaration of Human Rights, in “Journal of the
American Medical Association”, 1998;280:469-470.
16 PALMER J. HOLLOW, celebration of 50
years of human-rights campaigning, in
“The Lancet”, 1998;351:1940.
17 COGHLAN A., Perfect People’s Republic, in “New Scientist”, 1998;24 October:18.
18 ASHMAN D., The Chinese way, in “New
Scientist”, 1998;14 November:58.
19 DICKSON D., Survey: some countries
side with China on genetic issues, in
“Nature Medicine”, 1998;4:1096.
20 DICKSON D., Congress grabs eugenics
common ground, in “Nature”, 1998;394:711.
21 THE WRITING GROUP FOR THE CONSORTIUM FOR HEALTH AND HUMAN
RIGHTS, Health and Human Rights. A
call to action on the 50th Anniversary of
the Universal Declaration of Human
Rights, in “Journal of the American Medical Association”, 1998;280:462-464.
22 BRADBURY J., Bad news for the young
in AIDS epidemic update, in “The Lancet”, 1998;352:1760.
23 BASCHETTI R., L’epidemia dell’AIDS.
in “Il Mattino di Padova”, 6 gennaio 1999: 34.
24 RABINOWITZ B., The great hijack, in
“British Medical Journal”, 1996;313:
826.
25 C OLLINS WG., Sex; death in agony:
AIDS reversed, in “South African
Medical Journal”, 1998;88:1282. …
Dichiarazione Universale
dei Diritti dell’uomo
dell’ONU, Art.18
Ogni individuo ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione; tale diritto include la libertà di cambiare di religione o di credo, e la libertà di manifestare, isolatamente o in comune, e sia in pubblico che in privato, la propria religione o il proprio credo nell’insegnamento, nelle pratiche, nel culto
e nell’osservanza dei riti.
Nel 50° anniversario della Dichiarazione, l’UAAR propone questo
solenne enunciato ad una riflessione sulla libertà di cambiare, che
non sembra escludere affatto la libertà di rinunciare.
12
n. 1/1999 (9)
LA RECENSIONE
IL GALLO CANTÒ ANCORA, Storia critica della Chiesa
(Abermals krähte der Hahn)
di Karlheinz Deschner
trad. e cura di Costante Mulas Corraine
Massari Editore, Bolsena 1998, p, 544, L. 36.000
ficazioni, ricatti e conflitti perpetrati
dalla Chiesa in quasi 18 secoli di egemonia politica e culturale.
Dai tempi precristiani ai giorni nostri
non v’è momento della storia dell’Occidente (identificato in pratica con l’espansione delle Chiese cristiane), che
non sia rivisitato e riletto in modi e moduli ben differenti da quelli a cui ci avvezzano i libri di storia, di letteratura,
di filosofia, d’arte, insomma i manuali
scolastici. È un po’ come poter finalmente circumnavigare la faccia perennemente invisibile della luna, sconosciuta da sempre all’osservatore terrestre.
Occorre dire perché un’opera storiografica pubblicata con successo in Germania nel lontano 1962, e subito tradotta
nelle principali lingue, veda solo oggi
la luce nella nostra lingua? Lo si capirà
ancor meglio apprendendo che il medesimo autore, riconosciuto da amici ed
avversari come il più eminente storico
critico della Chiesa, va pubblicando da
dieci anni una poderosa Kriminalgeschichte, cioè una “Storia dei crimini
del cristianesimo”, che nessun editore italiano avrà ovviamente l’animo di presentare, almeno con questo titolo. (Lo
hanno fatto, finora, solo in lingua spagnola).
Ma si va per gradi. In Italia, intanto, un
animoso editore (fa di nome Massari,
uno minore ma non troppo) ha rotto la
cortina di silenzio intorno a Deschner,
pubblicando questa sua prima “summa
antiteologica”, ossia l’opera fondamentale dello storico, che condensa fatti e
documenti incontrovertibili su infinite
menzogne e imposture, violenze e falsi-
Ma che c’entra il gallo? Eccoci subito
immersi nella foresta degli antichi simboli religiosi, ricorrenti nelle religioni
persiana, vedica e greca: il gallo sembra colà evocare e annunciare il sole,
scacciare le tenebre e allontanare i demoni; animale simbolo di vigilanza o di
combattività, sulle tombe è emblema
della risurrezione; quale disperditore
della notte, viene successivamente riferito al Cristo e alla figura ideale del
predicatore. Come tutti gli emblemi pagani, non poteva mancare nel rurale
racconto evangelico, dove i cristiani lo
sentono far da contrappunto al rinnegamento di Pietro.
Ma non basta: dal pesce alla colomba,
dal serpente all’agnello (agnus dei), le
religioni antiche pullulano di allegorie
animali travasate pari pari nella nascente mitologia cristiana, ulteriormente arricchiti di significati suggestivi e seducenti. Al pari di essi, lo storico ci fa
ravvisare — evidenti sotto i tratti più o
meno camuffati — innumerevoli oggetti, personaggi, eventi, guarigioni, leggende, faide, profezie, elementi tipici
delle coeve religioni misteriche: model-
li culturali, divini e/o satanici, assai popolari all’interno del mondo detto pagano, che ora ricompaiono, qua e là ritoccati, nelle affabulazioni della sedicente
“buona novella”, alias Nuovo Testamento. Nel quale, di sostanzialmente
nuovo e di originale, gli evangelisti cosiddetti sinottici — in ultima analisi —
non hanno saputo immettere nulla. O
quasi. Tutta roba vecchia e rifritta: accortamente riciclata e tirata a nuovo.
Di nuovo, o meglio di inedito, verrà
ben presto la Chiesa coi suoi dogmi.
E’ questa la tesi centrale dell’opera,
che minuziosamente ricostruisce analogie e plagi, contraffazioni e falsi,
miti e dogmi che sono fondamenta e
muri portanti dell’immenso edificio
architettato nei secoli dal potere chiesastico. Ne illumina la palese trasmigrazione dall’universo “pagano” a
quello “cristiano”, mentre ne tratteggia il travestimento, smantellando insieme le idee ricevute e stratificate
nell’intangibile Tradizione. Date le
dimensioni dell’opera e le copiose testimonianze, è impossibile darne qui
una sintesi che sia più indicativa delle
sezioni in cui si articola il libro: i
Vangeli e il loro retroterra culturale,
Paolo (il vero artefice del mito di Cristo, cioè di visioni più paoline che
gesuane), il Cristianesimo primitivo,
la Chiesa trionfante (e, in Appendice,
il saggio su Goethe e il Cristianesimo, che riporteremo nel prossimo numero).
In una lettura anche solo panoramica,
attraggono in modo irresistibile — ad
impreziosire i singoli paragrafi — sentenze e aforismi di autori antichi e moderni (da testi doc, perlopiù di teologi e
storici chiesastici, addirittura apologetici, a cominciare dai padri della Chiesa),
a guisa di dedica ad argomenti necessa-
13
n. 1/1999 (9)
LA RECENSIONE
riamente astratti. Sono firmati da nomi
famosi e oscuri della teologia oltre che
della sua ex-ancella filosofia. Non meno folte né meno attraenti le relative
fonti storico-letterarie, esattamente documentate nei Riferimenti bibliografici.
Il che si addice ad un lavoro storiografico destinato a lettori non specialisti:
che sia dotto, sì, qua e là perfino erudito, ma mai tedioso e pedante. Tematiche dottrinali, diatribe tra ortodossia ed
eresia — cause di interminabili guerre
“crociate” — s’intrecciano con grandi e
piccoli episodi storici, rivoluzioni politiche e ideologiche.
Direi che il fascino del libro sta in questa sua duplice natura di austera ricerca
e di brillante divulgazione; ci fa navigare difatti tra bolle ed encicliche da una
parte e brucianti avvenimenti dei nostri
giorni (le guerre ex-jugoslave, irakena,
col soave sottofondo del massmediatico
pacifismo vaticano) dall’altra; e sarà
questo, probabilmente, il motivo per
cui questo saggio non soddisferà appie-
no né gli studiosi né gli amatori di questo genere storiografico. Come avviene,
specie in Italia, di ogni storiografia non
accademica, alla Montanelli per intenderci.
Facile anche prevedere che la pubblicistica chiesastica lo etichetterà come
prodotto anticlericale. Satanico, come
minimo; fatto sta che, in Germania, cattolici e protestanti sono da sempre unanimi nel marchiare Deschner con l’epiteto di Oberteufel (arcidiavolo); fors’anche perché un suo libro s’intitola
provocatoriamente Opus Diaboli. Oppure lo scomunicherà come un libro
empio, senzadio, quale non è. Purtroppo. In realtà, è uno strumento conoscitivo di prim’ordine: un’autentica miniera
di fatti e pensieri per scettici razionalisti, certo, assai salutare però anche per
credenti non bigotti, per chi cioè non
legge solo scritti edificanti (giusto per
confermarsi nella fede), ma per confrontarsi e chiarirsi le ragioni d’una
scelta, per acquistare consapevolezza
critica del proprio status di credente
statisticamente “ambientale”.
Oggi, di fronte alla marea di scritti edificanti e parolai, di conclamate “spiritualità” vecchie e nuove, l’industria editoriale che non rincorra le mode offre
pochissime opere storiografiche fondate su quella obiettività critica che sola è
garante di onestà intellettuale, di ricerca
di verità (minuscola, per carità!) e di
buon senso. Il gallo di Deschner canta
per risvegliare la coscienza della responsabilità individuale e corale, affinché non si possa più ignorare l’universale impostura su questo volgere del secolo, agli albori d’un assai improbabile
terzo millennio cristiano.
Luciano Franceschetti
NB. Non essendo distribuito in tutte le librerie, il libro di Deschner
va ordinato presso Roberto Massari Editore C.P. 144, 01023 Bolsena
(VT). Oppure tramite ccp n. 24957003.
…
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n. 1/1999 (9)
L’OPINIONE
Alla ricerca di un’identità
Ero più agnostico che ateo, ora penso di
essere più ateo che agnostico ma, se devo dar credito all’opinione di Stefano
Pecugi (l’Ateo n. 0/96) e alla risposta di
Paolo Cortesi (l’Ateo n. 2/97) non mi
rimane che l’aggettivo “razionalista” in
cui identificarmi.
Vediamo perché (e mi limito solo ad
alcuni aspetti per ragioni di spazio).
Se la migliore definizione di Dio è
quella di inconoscibile allora “dio”
come contenuto da dare a questa
parola è “ciò che non si conosce”. Ma siccome mi pare evidente che si possa negare solo
ciò che si conosce, la posizione
di un ateo che neghi ciò di cui
non sa nulla è altrettanto assurda
di quella delle religioni che parlano di Mistero e poi su questo
“mistero” costruiscono tutta una
serie di ipotesi fantastiche, che
poi spacciano per verità assoluta
con la scusa della rivelazione
ecc. ecc.
Per quanto riguarda invece l’intervento dell’agnostico Paolo Cortesi, non capisco come possa affermare (e il mio dizionario Curcio
conferma purtroppo in parte questa definizione), come possa affermare, dicevo, che “esiste una dimensione che non cade sotto il
dominio dei nostri sensi” (quello
che Pecugi chiama “piano non fenomenico”) senza contraddire la
pretesa dell’agnosticismo di “sospendere il giudizio” (posizione
che Joachim Kahl — l’Ateo
n.2/97 — potrebbe chiamare scetticismo). Se l’agnosticismo sospendesse realmente il giudizio
non dovrebbe aderire né al materialismo né allo spiritualismo (o idealismo), posizione questa sostenuta (ma con riferimento alla
scienza) da Gregory Bateson nel
suo scritto Né soprannaturale né meccanico che consiglio di leggere. Si trova pubblicato postumo dalla figlia nel
libro Dove gli angeli esitano. Il titolo
del libro fa riferimento a un verso del
poeta Alexander Pope “for fools rush in
where angels fear to tread” (che gli
stolti si precipitano là dove gli angeli e-
sitano a posare il piede).
Gregory Bateson, antropologo, biologo, studioso di psichiatria e cibernetica, filosofo e scienziato (da non confondere col filone degli scienziati mistici alla F. Capra a cui pure è stato
accostato) ci invita a non semplificare
troppo le cose cercando nello stesso
tempo il massimo della chiarezza
possibile (attraverso la teoria dei tipi
logici di Bertrand Russell). La sua in-
dei nostri tempi, cresciuto in un ambiente rigorosamente ateo e amante
della letteratura, dell’arte, della poesia (suo padre è stato il fondatore
della moderna genetica).
Ecco come ne parla la figlia nel libro
poc’anzi citato. “Moltissime persone,
incoraggiate dal suo atteggiamento critico nei confronti di certe forme di materialismo, avrebbero voluto vederlo
portavoce della fazione opposta, una fazione che reclamava un’attenzione
benevola per cose che il materialismo atomistico esclude: Dio, gli
spiriti, la percezione extrasensoriale...”.
Bateson si trovò sempre nella difficile posizione da un lato di dover
rimproverare i suoi colleghi scienziati perché — prigionieri com’erano di premesse metodologiche ed
epistemologiche da secoli alla base
della scienza occidentale — non si
occupavano di certi temi fondamentali; e dall’altro di dover riprendere i suoi più devoti seguaci
perché, quando credevano di parlare di quegli stessi temi fondamentali, in realtà dicevano solo sciocchezze.
dagine sulla mente è esemplare. Vorrei che si parlasse un po’ di lui (e nel
modo giusto) sulla nostra rivista (per
ampliare la sua angolatura culturale),
vorrei che si parlasse della sua grande
indipendenza di giudizio che lo configura come un vero libero pensatore
Nessuno dei due gruppi, secondo
lui, riusciva a dire cose sensate perché la versione del dualismo cartesiano di mente e materia ormai dominante nel pensiero occidentale
impedisce che si possa dire alcunché di sensato. Il rifiuto di questo
dualismo è un tema ricorrente nei
suoi scritti: la mente senza la materia non può esistere; la materia senza la mente può esistere ma è inaccessibile. Una divinità trascendente
è impossibile. Bateson voleva continuare a parlare a entrambe le
componenti del nostro endemico
dualismo, anzi voleva invitarle ad adottare un monismo, una concezione
unificata del mondo che consentisse
tanto la precisione della scienza quanto
un attenzione sistematica a nozioni che
gli scienziati spesso escludono.
Nel suo tentativo di ripensare questi temi,
Bateson era giunto alla strategia della ri-
15
n. 1/1999 (9)
L’OPINIONE
definizione, che consisteva nel prendere
parole come “amore” o “saggezza”,
“mente” o “sacro” — parole cioè indicanti faccende che i non materialisti considerano importanti e che gli scienziati ritengono spesso inaccessibili allo studio — e
nel ridefinirle ricorrendo agli strumenti
concettuali della cibernetica.
(la stessa che Alice rimprovererà a
Humpty Dumpty).
Com’era inevitabile, questo provocò
critiche di vario genere: da parte degli
ortodossi che, convinti sostenitori dell’assoluta mancanza di significato di
tali parole ne asserivano l’inammissibilità nel discorso scientifico; da parte di
quanti, legati a ortodossie religiose e filosofiche di altro genere, sostenevano
che quei termini avevano già un loro significato ben preciso e accettato che
Gregory non capiva e non rispettava; e
infine da parte di chi sosteneva che l’uso o la definizione eccentrica di un termine è una forma di disonestà retorica
Analogamente Bateson era riuscito a
trovare una posizione dalla quale parlare di “Dio”, una posizione intermedia
tra coloro che ritengono questa parola
inservibile e coloro che la usano troppo
spesso per difendere posizioni che egli
considerava insostenibili.
In realtà Bateson si sforzava di fare con
parole come mente o amore ciò che i fisici hanno fatto con parole come forza,
energia o massa.
Egli propose per celia di cambiare nome
alla divinità, ma fece un serio sforzo per
arrivare a comprendere un termine affine
ma più generale, il “sacro” avventurandosi
con circospezione e cautela su quel terreno
“dove gli angeli esitano a metter piede”.
Ho fatto questa lunga citazione (a costo di limitare il mio intervento) perché mi sembra importante allargare il
dibattito su un tema così importante
come l’identità atea o agnostica, dibattito che interventi, così apparentemente chiari e risolutivi come quello
di Pecugi, rischiano di chiudere.
Mi sono iscritto all’UAAR perché ha
il coraggio di prendere certe posizioni
in una società dominata dal ”credere”
invece che fondata sul “pensare”; ma
coraggio non significa incoscienza.
Bisogna essere consapevoli del significato complesso di certi temi affinché
non si cada nell’errore del fondamentalismo, che ha un grande coraggio
perché ha grandi paraocchi.
Giampiero Grosso
LETTERE E POLEMICHE
La Repubblica, Lettere, venerdì 4 dicembre 1998, ha pubblicato la seguente lettera di un nostro socio:
zione, quello che recita: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica”.
Riccardo Baschetti, Padova,
[email protected]
Scienziati miscredenti
Da due recenti studi americani, pubblicati sulla prestigiosa rivista scientifica Nature (3 aprile 1997 e 23 luglio
1998), si apprende che negli Stati Uniti il 93% della popolazione professa
una fede religiosa, che il numero dei
credenti scende al 39,3% tra gli
scienziati e che esso crolla al 7% tra
gli scienziati più grandi. Questi dati
confermano che la fede viene demolita dal sapere scientifico, cosa nota alla Chiesa fin dai tempi di Galilei. Ciò
porta a chiedersi se le scuole cattoliche, che “esistono per promuovere la
fede” (come ha detto di recente il Papa ai vescovi neozelandesi), mirino
anche a spegnere nei giovani l’amore
per la scienza. Sarebbe perciò interessante stabilire se i diplomati di quelle
scuole, in proporzione, siano significativamente minoritari nelle facoltà
scientifiche universitarie. Se così risultasse, il progettato finanziamento
pubblico alle scuole cattoliche violerebbe non solo l’articolo 33, ma anche l’articolo 9 della nostra Costitu-
La Repubblica, Lettere, martedì 15
dicembre 1998, pagina 12, ha pubblicato questa risposta:
Non c'è conflitto fra scienza e fede
Un lettore ha di recente rilevato su
questa rubrica che negli Stati Uniti il
numero di non credenti, tra gli scienziati, è più elevato rispetto al resto
della popolazione. Egli pareva voler
concludere che la scienza disperde le
tenebre dell'ignoranza e della superstizione, impersonate dalla fede.
Risulta francamente sconcertante che
alla fine del ventesimo secolo vi sia
ancora chi è convinto che scienza e
fede si escludano a vicenda. Il conflitto tra scienza e fede non esiste, in
quanto esse si occupano di piani conoscitivi diversi.
La scienza cerca di dare risposte in
ordine al “come”, la fede in ordine al
“perché”. Per fare un esempio, la
scienza si occupa di studiare come una vita nasca o muoia, la fede cerca
rispondere al perché una vita sbocci o
si spenga, ovvero che senso abbiano
la vita o la morte.
Personalmente, come chimico, ho letto molti libri che spiegano come la
materia sia fatta o come si trasformi.
Su nessuno ho mai trovato risposta ad
una domanda che, prima o poi, sorge
a chiunque si occupi di queste cose — perché esiste Qualcosa e non
semplicemente il Nulla?
Naturalmente ciascuno è libero, se ci
riesce, di non porsi certe domande o
di evitare di darvi risposte. Questa rimane però una scelta individuale che
non può nascondere il fatto che nella
mente e nel cuore dell'uomo sorgono
tanti “perché” cui la scienza non può
dare risposte, poiché ciò non le compete.
Infine, per quanto riguarda l'elevato
numero di scienziati miscredenti credo semplicemente che anch'essi siano
figli del loro tempo come tutti. Non si
può trascurare che per semplici ragioni anagrafiche la comunità scientifica
che adesso “conta” si è formata in
ambienti accademici culturalmente e-
16
n. 1/1999 (9)
LETTERE E POLEMICHE
gemonizzati da ideologie atee e materialiste.
Temo che gli scienziati della prossima generazione, figli dell'attuale cultura individualista e relativista saranno, nei confronti della fede, semplicemente indifferenti. E lo saranno né
più né meno di tutti gli altri visto che
questa cultura dilaga non solo negli
ambienti accademici, ma ovunque.
Nicola Armaroli, Minerbio (Bo)
Alla pubblicazione di questa risposta
hanno replicato nello stesso giorno
sia Riccardo Baschetti che un altro
socio dell'UAAR, ma La Repubblica
non ha (ancora) pubblicato le loro
lettere; eccole:
Vogliate consentirmi di replicare
brevemente alla lunga lettera apparsa
oggi.
In merito ad una mia lettera in cui riferivo che solo il 7% dei grandi scienziati americani professa una fede religiosa, un
lettore sostiene che la scienza cerca di
dare risposte in ordine al “come”, la fede in ordine al “perché”, e quindi esse
non sono in conflitto. Replicherò con la
fedele traduzione di ciò che ha scritto lo
scienziato Richard Dawkins in “Scientific American” (novembre 1995): “Prima di Darwin, persino la gente istruita
che aveva abbandonato la domanda
‘Perché’ a proposito di sassi, ruscelli ed
eclissi accettava tuttavia implicitamente
la legittimità della domanda ‘Perché’ a
proposito degli esseri viventi. Ora lo fa
solo chi è ignorante nel sapere scientifico [scientifically illiterate]”. Ciò spiega
perché tra i grandi scienziati è diffuso
l’ateismo, che ha poco a che fare con le
attuali “ideologie atee e materialiste”,
visto che nel 1914 Leuba dimostrò [trovò, in un lavoro pubblicato da il] che il
72,3% dei grandi scienziati era miscredente.
Riccardo Baschetti
[email protected]
Vorrei fosse pubblicata la mia seguente lettera che continua la discussione, tra due lettori de La Repubblica, R. Baschetti del 4/12 e N. Armaroli del 15/12, su scienza e fede:
N. Armaroli ha scritto su La Repubblica del 15/12, in risposta a una let-
tera del 4/12: «Il conflitto tra scienza
e fede non esiste, in quanto esse si
occupano di piani conoscitivi diversi». Solo la scienza si muove sul piano conoscitivo; la fede si muove su
un altro piano (consolatorio?); spiegare come si producono i fulmini è
conoscenza, dire che li scaglia Giove
non lo è.
Ha scritto anche: “La scienza cerca di
dare risposte in ordine al ‘come’, la
fede in ordine al ‘perché’ ”. Mi spiace
ma nessuna fede ha dato una “spiegazione plausibile” del perché della vita
e del perché del male, mentre la
scienza, cioè, in questo caso, il darwinismo, sì.
Poi continua: «perché esiste Qualcosa
e non semplicemente il Nulla?» A
questa domanda la scienza non sa rispondere e giustamente tace; ma le
religioni non sanno rispondere alla
domanda analoga: Perché esiste Dio
(e le cose da lui create) e non semplicemente il Nulla? E si lasciano andare a fantasie poco plausibili e a spiegazioni più problematiche del problema posto.
E infine: «nella mente e nel cuore
dell'uomo sorgono tanti “perché” cui
la scienza non può dare risposte, poiché ciò non le compete». Quando non
si conosce la risposta è meglio non rispondere che dare risposte sbagliate
che possono essere anche pericolose
quando suscitano fanatismi irrazionali e costringono poi a chiedere scusa
per il male fatto.
Giorgio Villella, [email protected]
***
Costretti a starsene zitti nel gregge
Egregio Direttore,
Le scrivo per segnalare a lei e ai lettori della sua rivista la storia del mio
tentativo di abbandonare la Chiesa
cattolica.
Come quasi tutti in Italia, anch’io fui
battezzato appena nato, feci la comunione e la cresima, ricevendo un’educazione cattolica e studiando addirittura, tra gli 11 e i 16 anni, in un collegio di salesiani.
A 26 anni, omosessuale, non avendo
ben chiaro come definirmi — se ateo,
agnostico, o semplicemente laico —
sono comunque ben determinato a
non voler essere contato nel numero
dei cattolici: insomma, desidero che
non ci siano dubbi, nemmeno a scopo
di indagini statistiche, sul fatto che
nonostante l’educazione ricevuta (o
forse proprio a causa di quella) io mi
sento totalmente al di fuori della
Chiesa e lontano dal suo insegnamento.
Per questo motivo il 10 luglio ho
scritto sia al parroco di Leinì, dove
fui battezzato, sia all’arcivescovo
Saldarini di Torino, chiedendo di
essere cancellato dagli archivi della
Chiesa, e ho sostenuto la mia richiesta ricordando la legge n.675
del 31.12.96 per la tutela dei dati
personali. In base ad essa, è possibile chiedere a Enti e Associazioni
la cancellazione dei dati sensibili,
per evitare che vengano usati senza
l’esplicito consenso dell’interessato. E chiaramente l’intento non era quello di non far sapere che sono
cattolico, ma quello di non voler essere più considerato tale.
La risposta del parroco (l’arcivescovo
e il suo ufficio non hanno ritenuto di
dover rispondere) è stata che, nonostante sia stata aggiunta sul mio atto
di battesimo “l’annotazione da me richiesta”, la Chiesa “per statuto ricevuto dal suo fondatore”, non potrà
smettere di cercarmi, anche se non
credente.
A questo punto chiedo anche a lei,
come ho già fatto con l’Associazione
Nazionale del Libero Pensiero “Giordano Bruno”, e con l’Associazione
per lo Sbattezzo, che cosa si può fare
in questo Paese per uscire definitivamente dalla Chiesa cattolica. Nel frattempo, ho iniziato la procedura per lo
sbattezzo.
Alberto Trevisan, Leinì (To)
Dall’inizio della nostra bonifica statistica (cfr. l’Ateo nr.1/98, p.4) stiamo collezionando reazioni analoghe, a tali richieste, da parte dei pastori addetti all’anagrafe delle anime; non c’è da illudersi, sarà dura.
Non ne vogliono sapere: i registri
delle pecorelle battezzate, in loro
possesso, sono i bastioni che non
molleranno mai, finché lo Stato gli
reggerà il sacco.
…
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n. 1/1999 (9)
HANNO PENSATO E DETTO
FLORILEGIO DEL PENSIERO CRITICO (parte seconda)
a cura della redazione
Tantum religio potuit suadere malorum. (LUCREZIO)
✿ Per secoli i leader cristiani hanno
considerato le donne come un male necessario, e i più grandi santi della Chiesa furono quelli che disprezzarono le
donne più degli altri.
ANNIE BESANT, The Freethinker's Textbook Parte II — Christianity, 1876
✿ Io non credo a quelle persone che
sanno così bene che cosa vuole Dio,
perché noto che questo corrisponde
sempre a quello che esse stesse vogliono.
ro che ogni tua azione e moto dell’animo viene controllato dal fantasma del
Giorno del Giudizio?
DAN BARKER (predicatore USA), Perdendo fede nella fede
✿ Tu puoi citare cento riferimenti per
mostrare che il Dio biblico è un sanguinario tiranno, ma loro scoveranno due o
THOMAS CARLYLE (scrittore inglese)
✿ Mi sono reso conto che un bisogno psicologico di fede dipende molto dall'indottrinamento subìto durante l'infanzia, e che questo aveva tutte
le caratteristiche della tossicodipendenza.
STEVE ALLEN
✿ Se ti hanno insegnato che gli elfi
provocano la pioggia, ogni volta che
pioverà tu vedrai la prova dell'esistenza degli elfi.
NEAL CARY (American Atheists National Outreach Director)
ARIEX (umorista francese)
✿ Tutte le malattie del cristiano sono
da ascrivere ai demoni; principalmente essi tormentano i cristiani da
poco battezzati, e anche i bambini innocenti.
AGOSTINO (santo e padre della chiesa)
✿ La terra è piatta, e chi discute questa
dichiarazione è un ateo che merita solo
di essere punito.
SCEICCO ABDEL-AZIZ IBN BAAZ (autorità religiosa suprema, Arabia Saudita),
Editto religioso musulmano, 1993
✿ Quanto puoi essere felice, al pensie-
✿ La scienza ha fatto molto di più per
lo sviluppo della civiltà occidentale in
soli cento anni, che il cristianesimo
nel corso di milleottocento anni.
✿ Semplicemente in rapporto inverso con l'aumento della conoscenza,
la fede diminuisce.
✿ Non è tanto l'asprezza del cuore o
le malvagie intenzioni a guidare molti individui all'ateismo, quanto piuttosto una scrupolosa e severa onestà
intellettuale.
✿ Le donne non dovrebbero essere illuminate od educate in nessun modo. Dovrebbero, in realtà, essere segregate,
poiché sono loro la causa di orrende ed
involontarie erezioni di uomini santi.
HENRY TH. BUCKLE
JOHN BURROUGHS (1837-1921, naturalista americano), La luce del giorno
SUSAN B. ANTHONY
AGOSTINO (santo e padre della chiesa)
terribilmente ignoranti, oppure ostinati
ingannatori. Il sistema morale espresso
nel Nuovo Testamento non contiene
nessuna massima che non fosse già stata precedentemente enunciata.
✿ Non dobbiamo rimanere indietro
nella battaglia per accaparrarci le
menti dei bambini.
(Portavoce della Chiesa d'Inghilterra)
tre versi che dicono "Dio è amore", e
loro dichiareranno categoricamente che
TU prendi le cose al di fuori del contesto!
DAN BARKER, op. cit.
✿ Se Gesù fosse stato eliminato 20 anni fa, i bambini di scuola cattolica, invece di portare delle croci appese al
collo, indosserebbero catenine con tante piccole sedie elettriche.
LENNY BRUCE
✿ Per asserire che il cristianesimo ha
comunicato all'uomo verità morali precedentemente ignote, bisogna essere
✿ Può anche essere che il nostro
ruolo su questo pianeta non sia di venerare un Dio, ma di crearne uno.
ARTHUR C. CLARKE
✿ Troverai uomini come lui in tutte le
religioni del mondo. Loro sanno che
noi rappresentiamo ragione e scienza, e
tuttavia, nella cieca fiducia della loro
religione, essi temono che noi cancelleremo i loro dèi. Non necessariamente
attraverso una qualsiasi azione deliberata, ma in modo più sottile. La scienza
può distruggere una religione ignorandola, come pure confutando le sue dottrine. Nessuno ha mai finora dimostrato, e ne sono consapevole, la non esi-
18
n. 1/1999 (9)
HANNO PENSATO E DETTO
stenza di Zeus o Thor, ma oggi, di fatto, quegli dèi hanno pochi seguaci.
na scrupolosa e severa onestà intellettuale
ARTHUR C. CLARKE, La fine dell'infanzia
STEVE ALLEN, Sulla religione della
bibbia e sulla moralità
✿ Credere in una fonte soprannaturale
del male non è necessario; l'uomo, da
solo, è sufficientemente capace di ogni
meschinità.
✿ Teocrazia è sempre stato sinonimo di
angustia mentale e di ignoranza, se non
di feroce e sanguinaria tirannia.
JOSEPH CONRAD
✿ Le anime religiose esprimono preferenza per metodi ‘naturali’ di controllo
e limitazione della sovrappopolazione,
e un metodo naturale è precisamente
quello a cui loro ci stanno portando. E'
chiamato fame.
RICHARD DAWKINS, Il gene egoista.
✿ Questo mito della scimmia di Darwin è la causa di permissivismi, promisquità, profilattici, perversioni, gravidanze, aborti, pornografia, inquinamento, avvelenamento e proliferazione di
delitti di tutti i tipi.
BRASWELL DEAN (giudice), in “Time
Magazine”, Marzo 1981.
✿ Non è tanto l'asprezza del cuore o le
malvagie intenzioni a guidare molti individui all'ateismo, quanto piuttosto u-
WILLIAM ARCHER (1667-1735)
✿ Gli uomini creano gli Dei a propria
immagine, non solo riguardo alla loro
forma, ma anche al loro modo di vivere.
ARISTOTELE, filosofo greco
✿ L'Umanità ha le stelle nel suo futuro,
e il futuro è troppo importante per essere perso a causa della sua follia infantile e della superstizione che la mantiene
nell'ignoranza.
ISAAC ASIMOV, scienziato americano
✿ Il mio scopo è sostenere che l'universo può essere nato ed esistere senza
l'intervento di nessuno, e che non c'è
nessun bisogno di invocare l'idea di un
Essere Supremo in una delle sue numerose manifestazioni.
PETER WILLIAM ATKINS, prefazione a
La creazione
✿ La religione ci chiude fuori dalle questioni centrali dell'esistenza, tentando di
scoraggiarci dalla ricerca, asserendo che
noi non potremmo mai sperare di comprendere. Noi siamo, asserisce la religione, semplicemente troppo deboli e
fragili. La religione nega il potere della
comprensione umana. Essa cerca di contrastare, incoraggiando il timore reverenziale in cose invisibili, la rivelazione
della inconsistenza di ogni fede. La religione, in contrasto con la scienza, sostiene la ripugnante visione di un mondo
troppo grande perché noi possiamo capirlo. La scienza, al contrario della religione, apre le grandi questioni dell'essere alla discussione razionale, al dibattito
sulle possibili soluzioni. La scienza, soprattutto, rispetta e potenzia la forza dell'intelletto umano. La scienza è l'apoteosi dell'intelletto e la realizzazione della
rinascita. La scienza rispetta più profondamente il potenziale dell'umanità di
quanto la religione potrà mai fare.
P. W. ATKINS, La potenza illimitata
della scienza, saggio in La natura dell'immaginazione, John Cornwell, ed.:
1995 Oxford, University Press, p. 125.
…
SCHERZACOISANTI
Poco rispetto
La Cassazione ha condannato per diffamazione il parroco di San Donà (Venezia) che nel suo bollettino definiva i
Testimoni di Geova “setta pseudoreligiosa” oltre che “mezzo di distruzione
delle famiglie”. No, non è lecito denigrare altri credenti; anche i cattolici devono rispettare le altre fedi, in quanto
sul Concordato prevale la Costituzione,
che tutela i diritti delle minoranze religiose. Traiamo la notizia dal Corriere
del 4 dicembre 1998 (p. 19), e la troviamo così importante da dovervi dedicare
prossimamente una nota di approfondimento.
L’antifona del Grillo
Nella rubrica Lettere e idee, col titolo Il
senso dello Stato laico, a firma di G.
Grillo vescovo di Civitavecchia, rife-
rendosi al fondo di Galli della Loggia
Laicismo all’attacco di una Chiesa insicura, lamenta il fatto che i laicisti sono “i figli, purtroppo, di quel F. Nietzsche (...) che operò quella ‘transvalutazione’ dei valori di cui purtroppo sono vittime ancora molti dei nostri uomini di cultura che conducono oggigiorno
una battaglia di retroguardia, oltre che
di bieco anticlericalismo”.
compito è quello dell’ininterrotta preghiera. Ricevuti dati e necessità di chi
chiede aiuto, le religiose si riuniranno
in preghiera corale, concentrandosi sui
singoli casi. Lo sportello dei miracoli si
chiama Salutaris Orationis Servitium, e
non è un caso che la sigla sia un SOS.
(Da Televideo RAI, pag. 146, 30 ottobre 1998, ore 18:48)
(dal Corriere del 22/12/98, Lettere e idee, p.41)
Ten reasons why beer is
better than Jesus:
Uno sportello dei desideri
per i piccoli miracoli
(Dieci ragioni per cui la birra è meglio
di Gesù)
Servizio di preghiera per chi non può
farlo di persona e ha bisogno di un piccolo miracolo. È l’offerta di un religioso bolognese, che raccoglie le richieste
di aiuto per girarle a una quarantina di
conventi di suore di clausura, il cui
1 Nessuno vi ucciderà perché non bevete birra
2 La birra non vi prescrive come dovete fare sesso
3 La birra non ha mai causato una
guerra di qualche rilevanza
4 Nessuno impone la birra ai minori
19
n. 1/1999 (9)
SCHERZACOISANTI
che non sanno provvedere a se stessi
5 Se avete una birra non dovete bussare alle porte altrui cercando di farla
prendere agli altri
6 Nessuno è mai stato bruciato sul rogo, impiccato o torturato a morte per
il marchio della propria birra
7 Non dovrete aspettare quasi 2000
anni per ottenere un’altra birra
8 Ci sono leggi che vi garantiscono
che certe etichette della birra non
possono mentirvi
9 Tutti sono in grado di provare l’esistenza della birra
10 Se avete consacrato la vostra vita alla birra, ci sono gruppi che vi aiutano a smettere.
(dal sito web Agnostic&Atheist Student
Group, [email protected],
riportato da The Freethinker, Dec 1998,
p. 22).
miti di santi e di madonne. Non è un
peccato che tanti messaggi “miracolosi” affondino nell’oblio? Noi cercheremo di salvarli dal naufragio totale, facendone un piccolo museo di ex-voto e
di memorie: non un galleria di orrori
blasfemi, ma piuttosto di sorridenti variazioni sulla montante libido del magico, non seconda — per i credenti più
creduli — alla libidine della carne. O la
chiameremo rinascita del sacro?
Ma veniamo agli esempi concreti:
La pesca di queste perle ha inizio con
un libro recente, del francese JACQUES
VEISSID, sfuggito forse a chi tien d’occhio solo le liste dei bestseller:
− Dovete ferrare un cavallo ribelle?
Tocca al santo Eligio! Tenete il piede del cavallo e implorate: “Cavallo! Ti scongiuro nel nome del buon
sant’Eligio e ti ordino di lasciarti
ferrare per trasportare le persone, allo stesso modo con cui Gesù fu portato in Egitto dalla Vergine Maria”.
(p. 232)
L’angolo della poesia
Il piacere di questo “prontuario” è già
nel ventaglio amplissimo dei malanni
che affliggono i miseri mortali: salute,
amore, affari, non dissimili da quelli
per cui da sempre prosperano ad ogni
latitudine maghi e santoni di ogni risma; e basterà, per questo, scorrere l’indice articolato per invocazioni (belle e
confezionate), per malattie e circostanze (le più disparate), e per santi (non
numerati, ma anche superiori alla cifra
garantita nel sottotitolo).
E il gatto dice miao
“Ridere è come cauterizzare una ferita,
è uno sguardo a distanza sul pozzo d’una disperazione. Nessuno ride se cade
un cavallo. Ma si ride se una persona
va in terra. Un po’ per esorcismo, un
po’ per disperazione”.
EDWARD ALBEE
Dio non è neppure una parola
solamente un dittongo
versuzzo dittongato
inventato dai poeti
per la rima con zio
e come il gatto dice miao
e il pollo dice pio
per stare nell’ambiente
casereccio hesperidiale
noi bofonchiamo — dio —
che per sollazzo eufonico
si vezzeggia in dio mio
vuoi dire che per questo
motteggiare su termini
dovrò pagare il fio?
oh dio!
EGIDIO FOTI D’INARDO, Poemas, Centro de Estudios Libertarios Apodosis,
Apartado 301, Arequipa (Perù).
A che santo votarsi
Si può fare senza vilipendere qualcuno
o qualcosa? Le cronache dei giornali,
oltre che quelle radiofoniche e televisive, pullulano di episodi portentosi, gre-
Quale santo potrà aiutarmi? Mille santi da invocare per ogni necessità (orig.
Savoir à quel saint se vouer), Ed. Paoline 1997.
Inesauribile miniera di tradizioni e credenze popolari, questa delle così dette
“protettorìe”: superstizioni belle e buone, come ribadiscono i teologi “moderni”, che da esse vorrebbero prendere le
distanze!
− Perdete i capelli? Pregate fiduciosi
san Ramberto, o sant’Onofrio; in caso di calvizie, il raro miracolo della
ricrescita va però chiesto a santa Emerenziana; la difficoltà dell’impresa impone di non accontentarsi delle
preghiere, ma d’incoraggiare la santa, accendendo ceri in suo onore. (p.
84)
− Vi tormentano coliche e diarree?
Ecco venirvi incontro una dozzina
di santi, più o meno noti; ma il più
promettente è san Brizio, patrono
dei fabbricanti di borse e delle pantalonaie (lo sapevate?), giacché la
prece da rivolgergli (per far passare
il mal di pancia) è in versi e in rima,
e va recitata tenendo una mano sulla
parte dolorante: “L’arco si tende / il
cuore si fende / la coda pende: / è
davanti che mi duole / mal di pancia
lancinante / è san Brizio che lo vuole, / via di qui all’istante!” (p. 44)
Come assaggio, per ora può bastare; non vorremmo che s’imputassero a noi certi abusi della credulità
popolare!
…
20
n. 1/1999 (9)
SCHERZACOISANTI
Bibliche facezie
Ripeschiamo una vera chicca (edizioni
Piemme, 1996, p.249, L. 28.000) clerico-umoristica, dal malizioso titolo Pillole anticoncettuali, specificato come
Rassegna satirica di disinformazione
religiosa, compilato da Gianni Gennari, e prefato nientemeno che dal guru
cattolico Vittorio Messori; i quali ci
fanno toccare con mano quanto abissale — anzi biblica! — sia l’ignoranza
sfacciatamente esibita (e qui documentata!) da rinomati intellettuali,
scrittori, giornalisti operanti nei “media” italiani (dal 1991 al 1995), ogni
qualvolta s’impancano, poveretti!, a
trattare di cose religiose, citando incautamente nientepopodimeno che le
“sacre” scritture. No, non è solo parlando “de vera religione” che codesti
blasfemi pataccari rivelano la loro pochezza!
Satira a parte, ci mancava tanto questo ortodosso stupidario sulla setta
vaticana esaminata dall’interno —
ex partibus fidelium, stavolta! — e
assemblato da specialisti addetti ai lavori, da quelli che scrivono e vivono
del cattolichese, bocciando o sbeffeggiando spietatamente i somari laici e
laicisti d’ogni risma, còlti a ragliare
senza pudore. Se ne leggono comunque di buone (debitamente segnate in
rosso e blu!) e si gode, si gode perversamente del voluttuoso sadismo di
questi goffi, sapientissimi “teologi”
che fanno le bucce a tanti scrittori, celebri quanto vuoi, ma talmente ingenui, ahiloro!, da osare di addentrarsi
nel labirinto teosofico, nel sancta sanctorum dei patetici dogmi cattolici.
co concetto della pillola seduce e induce al plagio persino i miscredenti;
talché lo adottiamo come titolo d’una
nostra rubrica malandrina, che andrà
spigolando tra le maculate concezioni
di questo mondo ancora “infestato dai
demoni”.
Pillole anticoncettuali
- La Madonna piange — Fino alle
soglie del XX secolo in Italia lavarsi i piedi era considerato immorale, mentre un’abluzione totale avrebbe di sicuro fatto piangere
la Madonna. (da “Storia sociale
dell’acqua”, di Paolo Sorcinelli,
Mondadori 1998)
Alla fine, trattandosi d’uno zibaldone di stupidaggini di stampo laicista — definite tali dagli stessi esaminatori — la domanda sorge spontanea: a chi toccherà la palma del
più stupido?
- I cattolici: sì a Star Trek. Fa riflettere su Dio: così la pensa “Studi cattolici”, diretto da Cesare Cavalieri, membro dell’Opus Dei. Il
tema della religiosità, infatti, fa
spesso capolino a bordo dell’astronave Enterprise. (dal Corriere
del 7/10/98, p. 29).
…
N.B. D’accordo; il calembour sull’anticoncezionale non brilla per raffinatezza: suona alquanto artefatto, come
quei “fiori di banco” congegnati da
maestri troppo scaltriti. Però il gesuiti-
IL DOCUMENTO STORICO
LA TAXA CAMARÆ DI PAPA LEONE X
uno dei punti più alti della corruzione umana
di Pepe Rodriguez
La Taxa Camarae è un elenco tariffario
divulgato nel 1517 da papa Leone X
(1513-1521) allo scopo di vendere indulgenze, cioè perdonare le colpe a tutti
coloro in grado di pagare le alte somme
richieste dal pontefice. Come si vedrà
nella trascrizione che segue, non ci sarà
alcun delitto, nemmeno il più orrendo,
che non possa ricevere il perdono in
cambio di denaro. Leone X dichiarò aperto il cielo a chierici o laici, non importa se avessero violentato bambini e
adulti, assassinato uno o più, truffato
creditori, abortito... pur che avessero
l'accortezza d'essere generosi con l'arca
papale. Vediamo i suoi trentacinque articoli:
1 Un ecclesiastico che incorresse in
peccato carnale, sia con suore, sia
con cugine, nipoti o figliocce, sia,
infine, con un'altra qualsiasi donna,
sarà assolto, mediante il pagamento
di 67 libbre, 12 soldi.
2 Se l'ecclesiastico, oltre al peccato di
fornicazione chiedesse d'essere assolto dal peccato contro natura o di
bestialità, dovrà pagare 219 libbre,
15 soldi. Ma se avesse commesso
peccato contro natura con bambini o
bestie e non con una donna, pagherà
solamente 131 libbre, 15 soldi.
3 Il sacerdote che deflorasse una vergine, pagherà 2 libbre, 8 soldi.
4 La religiosa che ambisse la dignità
di abbadessa dopo essersi data a uno o più uomini simultaneamente o
successivamente, all’interno o fuori
del convento, pagherà 131 libbre,
15 soldi.
5 I sacerdoti che volessero vivere in
concubinato con i loro parenti, pagheranno 76 libbre, 1 soldo.
6 Per ogni peccato di lussuria commesso da un laico, l’assoluzione costerà 27 libbre, 1 soldo; per gli incesti si aggiungerà a coscienza 4 libbre.
7 La donna adultera che chieda l'assoluzione per restare libera da ogni
processo e avere ampie dispense per
proseguire i propri i rapporti illeciti,
pagherà al Papa 87 libbre, 3 soldi.
In un caso analogo, il marito pagherà uguale somma; se avessero commesso incesto con i propri figli aggiungeranno a coscienza 6 libbre.
8 L’assoluzione e la sicurezza di non
essere perseguiti per i crimini di rapina, furto o incendio, costerà ai
21
n. 1/1999 (9)
IL DOCUMENTO STORICO
colpevoli 131 libbre, 7 soldi.
9 Un’assoluzione dell'assassinio semplice commesso sulla persona di un
laico si stabilisce in 15 libbre, 4 soldi, 3 denari.
10 Se l'assassino avesse dato la morte a
due o più uomini in uno stesso giorno, pagherà come se ne avesse assassinato uno solo.
11 Il marito che infliggesse maltrattamenti a sua moglie, pagherà
alle casse della cancelleria 3 libbre, 4 soldi; se fosse uccisa, pagherà 17 libbre, 15 soldi, e se le
avesse dato morte per sposarsi
con un'altra, pagherà, inoltre, 32
libbre, 9 soldi. Coloro che avessero aiutato il marito a perpetrare il crimine saranno
assolti rimediante il pagamento di 2 libbre a testa.
12 Chi affogasse suo Figlio, pagherà 17 libbre, 15 soldi (o sia
2 libbre in più che per uccidere
uno sconosciuto), e se a uccidere fossero il padre e la madre di
comune accordo, pagheranno
27 libbre, 1 soldo per l'assoluzione.
13 La donna che distruggesse il figlio che porta nel suo ventre, e
il padre che avesse contribuito
alla realizzazione dei crimine
pagheranno 17 libbre, 15 soldi
ognuno. Colui che facilitasse
l’aborto di una creatura che non
fosse suo figlio, pagherà 1 libbra di meno.
14 Per l'assassinio di un fratello,
una sorella, una madre o un padre, si pagherà 17 libbre, 5 soldi.
15 Colui che uccidesse un vescovo
o un prelato di gerarchia superiore,
pagherà 131 libbre, 14 soldi, 6 denari.
16 Se l'assassino avesse dato morte a
più sacerdoti in varie occasioni pagherà 137 libbre, 6 soldi, per la prima uccisione, e la metà per quelle
successive.
17 Il vescovo o abate che commettesse
omicidio per imboscata per incidente o per necessità, pagherà, per raggiungere l'assoluzione, 179 libbre,
14 soldi.
18 Colui che in anticipo volesse comperare l'assoluzione di ogni omicidio incidentale che potesse perpe-
trare in futuro, pagherà 168 libbre,
15 soldi.
19 L’eretico che si convertisse, pagherà per l'assoluzione 269 libbre. Il figlio dell'eretico arso, impiccato o
giustiziato in qualsiasi altra forma
potrà essere riabilitato solo mediante il pagamento di 218 libbre, 16
soldi, 9 denari.
20 L’ecclesiastico che non potendo pagare i propri debiti volesse liberarsi
dall'essere processato dai creditori,
consegnerà al Pontefice 17 libbre, 8
soldi, 6 denari, e gli sarà perdonato
il debito.
21 La licenza per installare posti di
vendita di vari generi sotto i portici
delle chiese, sarà concessa mediante
il pagamento di 45 libbre, 19 soldi,
3 denari.
22 Il delitto di contrabbando e frode ai
diritti del principe costerà 87 libbre,
3 denari.
23 La città che ambisse per i suoi abitanti o per i suoi sacerdoti, frati o
monache, la licenza di mangiare
carne e latticini in epoche in cui è
proibito, pagherà 781 libbre, l0 soldi.
24 Il monastero che volesse variare la
regola e vivere con minore astinenza di quella prescritta, pagherà 146
libbre, 5 soldi.
25 Il frate che per migliore convenienza o gusto volesse passare la
vita in un eremo con una donna,
consegnerà al tesoro pontificio 45
libbre, 19 soldi.
26 L’apostata vagabondo che volesse
vivere senza ostacoli, pagherà uguale quantità per l'assoluzione.
27 Uguale quantità pagheranno i religiosi, siano questi secolari o regolari, che volessero viaggiare in abiti da laico.
28 Il figlio bastardo di un sacerdote
che volesse essere preferito per
succedere nella cura al padre, pagherà 27 libbre, 1 soldo.
29 Il bastardo che volesse ricevere
ordini sacri e goderne i benefici,
pagherà 15 libbre, 18 soldi, 6 denari.
30 Il figlio di genitori sconosciuti che
voglia entrare negli ordini, pagherà al tesoro pontificio 27 libbre, 1
soldo.
31 I laici contraffatti o deformi che
vogliano ricevere ordini sacri e
possedere benefici, pagheranno alla cancelleria apostolica 58 libbre,
2 soldi.
32 Uguale somma pagherà il guercio
dell'occhio destro, mentre il guercio dell'occhio sinistro pagherà al
Papa 10 libbre, 7 soldi. Gli strabici pagheranno 45 libbre, 3 soldi.
33 Gli eunuchi che volessero entrare
negli ordini, pagheranno la quantità di 310 libbre, 15 soldi.
34 Colui che per simonia volesse acquistare uno o molti benefici, s'indirizzerà ai tesorieri del Papa, che
gli venderanno il diritto a un prezzo modico.
35 Colui che per avere mancato un
giuramento volesse evitare ogni
persecuzione e liberarsi di ogni tipo di infamia pagherà al papa 131
libbre, 15 soldi. Inoltre consegnerà 3 libbre per ognuno di coloro
che erano stati garantiti.”
Leone X, l'autore di questo esempio
lampante di corruzione, è invece considerato dalla storiografia cattolica il
protagonista “di uno dei più brillanti
pontificati e forse anche il più pericoloso della storia della Chiesa”.
Tratto da Verità e menzogne della
Chiesa cattolica, di PEPE RODRIGUEZ,
Editori Riuniti, 1998, p.263-66.
…
22
n. 1/1999 (9)
DA (RI)SCOPRIRE IN INTERNET
www.uaar.it
Innanzitutto il nostro sito — rifondato
nei primi giorni del 1999 — che d’ora
innanzi verrà costantemente attualizzato dal nostro valente webmaster, con
l’indicazione aggiornata di link e siti
più inediti e ghiotti.
www.valnet.it/cicap, diventerà
www.cicap.org
Il sito del CICAP, Comitato Italiano
per il Controllo delle Affermazioni sul
Paranormale.
www. mercati esploivi.com
L’altra cultura. Galleria di riviste e
gruppi di controinformazione. Grandi
scoperte.
www.keith.com/tna/tna.htm
The Net Atheists — Gli atei sulla rete.
Quasi mille link ad homepage di orientamento areligioso.
www.signature.nl/alt.
atheism
La homepage di alt.atheism
www.dnaco.net/~rwdaniel/
ipu/ipufaq.html
La FAQ (o quasi) del culto dell'Invisibile Unicorno Rosa (IPU), il Ciripippo
di alt.atheism.
www.infidels.org
The Internet Infidels. Molto completo
ed interessante.
www.SecularHumanism.org
La pagina degli umanisti. Se qualcuno
s'è chiesto di cosa stessi parlando nei
miei messaggi, questa e` la (prima) pagina da visitare.
www.humanism.org
Messaggeria, chat ed informazioni sul
movimento umanista.
www.progressivehumanism.com
Umanesimo progressista. Una corrente
del pensiero umanista.
www.dialogo.org/movi1.htm
Pagina in italiano sul movimento umanista e l'omonimo partito.
www.agora.stm.it/anlp
Associazione Nazionale del Libero
Pensiero "Giordano Bruno". Merita.
www.no-god.org
Atheist Freethought Society. C'è anche
un motore di ricerca delle pagine atee.
Non contiene molti siti, comunque.
www.good-things.org/
aboutcookies.html
1.250KB (zippati) di cookie atei. Fornisce anche un modo per metterli sulla
propria pagina senza fare quasi niente.
www.atheists.org
American atheists. Carina, ma ovviamente molto amerocentrica.
members.tripod.com/
~scarcrest/extian.html
The Ex-Christian Webring. Una settantina di pagine di ex cristiani più vari
link.
www.infidels.org/
electronic/email/ex-tian
The ex-tian mailing list. Per ex cristiani.
www.xnet.com/~blatura/
left_hem.shtml
L'emisfero sinistro del cervello. Pagina
degli scettici in generale, e degli areligiosi in particolare.
www.religioustolerance.org
Una pagina su un po' tutte le maggiori
religioni del mondo, con link a pagina
correlate. Per ora ce ne sono 63. Ottimo
per chi vuole cominciare a sapere qualcosa su qualcos'altro.
www.servtech.com/
~mcroghan/re970802.htm
Mike Croghan's religion page. Un'altra
pagina su tutte le religioni del mondo,
con link a pagine correlate. Sarebbe
fantastica, se solo molti link non fossero inesistenti.
www.glasscity.net/users/
hank/philosophy.html
Se volete vedere un riassunto della
teologia del 1200, la logica moderna ridotta a brandelli e farvi un
sacco di risate, allora DOVETE visitare questa pagina. Tra l’altro: la
PROVA dell'esistenza di dio! Leggetela, e ne uscirete più atei di prima. Immagini molto belle.
…
23
n. 1/1999 (9)
SCHEGGE BIBLIOGRAFICHE
GALANTE GARRONE ALESSANDRO,
Un affare di coscienza. Per una libertà
religiosa in Italia, ed. Baldini Castoldi,
Milano 1995, L. 18.000.
Dedicato alla memoria di Francesco
Ruffini, maestro del diritto laico e dell’autonomia religiosa, questo agevole
studio del grande giurista (la cui firma
è ben nota ai lettori del Corriere e della
Stampa) mette in evidenza l’attualità e
l’importanza dei princìpi laici e democratici per la difesa d’una concreta libertà di pensiero nel momento presente.
Una riflessione più attuale che mai, tanto più oggi, quando alti valori civili
sembrano diventare obsoleti. Particolarmente illuminanti i saggi riguardanti
l’Assemblea Costituente e il famigerato
articolo 7 della Costituzione, nonché lo
stato della scuola in Italia dopo l’accordo neoconcordatario del 1984. Lettura
non amena, certo, ma accessibile per
chiunque: una testimonianza quanto
mai autorevole di pensiero e di vita.
(l.f.)
***
HOLL ADOLF, Gesù in cattiva compagnia, (Jesus in schlechter Gesellschaft), trad. Maria Attardo, ed. Tascabili Einaudi, Torino ’91, p.162,
L. 11.000.
Scritto nel 1968, uscito in Austria nel
'71 e tradotto in molte lingue (così tardi
in italiano, non a caso!), questo bestseller dell’allora sacerdote cattolico costò all’autore la cattedra alla Facoltà teologica di Vienna e l’interdizione delle
funzioni sacerdotali: sospeso a divinis,
come usa dire. Spretato dalla gerarchia
ecclesiastica (ad opera del papabile cardinale König), Holl — oggi libero docente di Scienza delle religioni a Vienna — interpreta polemicamente ma
simpateticamente vita e pensiero del rivoluzionario di Galilea, nonché la diffusione iniziale del cristianesimo fra i
paria e i reietti della società, a conferma
del carattere anarchico-rivoluzionario
della predicazione del profeta, attorniato perlopiù da gente equivoca: lui, un
uomo eccezionale, fatto dio dopo la sua
morte! Certo, non si può pregare un
Gesù come questo, umano troppo umano. Nella premessa all’edizione italiana, Holl confessa: “E’ vero che non frequento più nessuna funzione religiosa
(...) E penso a come il nervoso Nazareno si sia a poco a poco trasformato in
un dignitoso Dio, adorato dai popoli.”
Che delitto, l’apostasia! Il potere chiesastico non perdona. Da tempo non usa
più abbruciare i dissidenti sul rogo, ma
licenziare in tronco il “teologo” ribelle
usa ancora, eccome!
***
SHELLEY PERCY BYSSHE, Necessità dell’ateismo (e la mascherata
dell’Anarchia), (Necessity of Atheism),
trad. di Andrea Chersi, ed. L’Affranchi,
Bellinzona 95, p.117, L. 15.000.
L’opuscolo del classico inglese, tanto
famigerato quanto introvabile (raro anche nelle diverse opera omnia), valse
nel 1811 allo studente l’espulsione da
Oxford — roccaforte della “respectability” britannica — senza mortificarne il genio e la creatività. Il poeta adolescente, ispirandosi alla lettura di Locke e Hume e Meslier, vi conduce un
brillante dialogo sulla confutazione del
teismo, seguito dalle pagine sul diavolo, sulle dottrine di Cristo, sui miracoli,
che è impossibile riassumere in poche
righe. Si pensa tra l’altro all’audace autore: così giovane e già tanto maturo e
saldo nel disincanto dai miti religiosi.
Contentiamoci d’un passaggio: “La forza della fede, come quella di ogni altra
passione, è proporzionale ai livelli di
esaltazione”.
…
COMUNICATO DELL'UAAR
L'UAAR prende atto con favore del
fatto che negli ultimi mesi sta risorgendo un movimento laicista come
reazione alle arroganti pretese della
Chiesa cattolica di voler finanziate
dallo Stato le sue scuole in crisi di
iscrizioni, per di più in un momento di
difficoltà economiche per gran parte
della popolazione. Tale movimento è
andato al di là dei problemi scolastici,
che rimangono comunque di primaria
importanza, per investire altri aspetti
della società civile e attaccare il servilismo mostrato da molti pubblici poteri nei confronti della Chiesa cattolica.
Il movimento si è espresso in varie
forme che vanno dalle manifestazioni
di massa degli studenti alle prese di
posizione di intellettuali e perfino di
cattolici contrari agli atteggiamenti
integralisti delle gerarchie cattoliche,
le quali hanno reagito in modo scomposto in più occasioni.
Questo nuovo movimento laicista mostra in molte occasioni anche dei limiti. L'UAAR non può non rilevare, fra
questi limiti, la tendenza a non riconoscere pari dignità a tutte le concezioni del mondo, comprese quelle atee
ed agnostiche. Spesso si sostiene la
necessità di non discriminare le religioni minori rispetto a quella maggioritaria nel nostro paese, ma non ci si
cura della discriminazione nei confronti di atei ed agnostici. Per esempio
l'idea frequentemente espressa di abolire l'insegnamento della religione
cattolica nella scuola pubblica per sostituirlo con uno di storia delle religioni discrimina atei ed agnostici, che
chiedono semmai un insegnamento di
storia delle concezioni del mondo, che
quindi esponga anche le correnti atee
ed agnostiche, ormai seguite da porzioni consistenti della popolazione anche nel nostro paese. Questo nuovo
movimento di civiltà e di modernità
sarà davvero laicista e pluralista solo
se adotterà il denominatore comune di
riconoscere pari dignità a tutte le concezioni del mondo, non solo a quelle
di natura religiosa.
Inoltre nel nostro paese è evidente che
la posizione anzidetta passa necessariamente per l'eliminazione dei privilegi di una particolare organizzazione
religiosa, la Chiesa cattolica, a cominciare dall'abrogazione dell'articolo 7
della Costituzione che fa propri i
Patti Lateranensi stipulati fra il governo fascista e quello vaticano. In passato sono state inutilmente presentate
leggi di revisione costituzionale che
andavano in questo senso. Ora è giunto il momento di unire tutto il nuovo
movimento laicista nella richiesta al
Parlamento di rivedere subito la Costituzione anche su questo punto fondamentale.
Padova, 25 gennaio 1999.
24
n. 1/1999 (9)
SEGRETARIO UAAR
UAAR
Luciano Franceschetti
tel/fax 049.8717086
email [email protected]
L’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti (UAAR) è l’unica associazione
italiana di atei e di agnostici ed è completamente indipendente da forze politiche o
da gruppi di pressione di qualsiasi genere. Essa si è costituita di fatto nel 1987 e
legalmente nel 1991, presentandosi al pubblico con dibattiti e altre iniziative. Essa
si propone i seguenti scopi generali:
SEDE NAZIONALE
UAAR Casella Postale n. 989
35100 Padova
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CIRCOLI E NUCLEI
Padova
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Milano
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Pisa e Firenze
tel 0571.43957
Reggio Emilia
tel. 0522.436681
Trento
tel/fax 0461.911699
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Treviso
tel/fax 0422.380050
Verona tel. 045.976362 e-mail
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COMITATO DI
COORDINAMENTO
Massimo Albertin, Riccardo Baschetti,
Maria Teresa Binda,
Luciano Franceschetti, Virgilio Galassi,
Maria Malgaretto, Valerio Nascimbeni,
Romano Oss, Giorgio Villella
COME ASSOCIARSI ALL’UAAR
Versando per un anno solare una quota
di almeno L. 20.000. I soci ricevono
gratuitamente il periodico L'ATEO
e le altre pubblicazioni dell’UAAR
COME ABBONARSI A L'ATEO
Versando per un anno solare
una quota di L. 10.000
I versamenti si effettuano sul
c/c postale n.15906357,
intestato a
ASSOCIAZIONE UAAR
oppure con assegno bancario
o vaglia postale intestati a
UAAR - C. P. n.989 - 35100 Padova
− promozione della conoscenza delle teorie atee e agnostiche e di ogni visione
razionale del mondo, dell’uomo e della sua vita;
− sostegno alle istanze pluralistiche nella divulgazione delle diverse concezioni
del mondo e nel confronto fra di esse, opponendosi all’intolleranza, alla discriminazione e alla prevaricazione;
− riaffermazione, nella concreta situazione italiana, della completa laicità dello
Stato, lottando contro le discriminazioni giuridiche e di fatto, aperte e subdole,
contro atei e agnostici, pretendendo l’abolizione di ogni privilegio accordato
alla religione cattolica nella società e nella scuola in particolare, promuovendo
la stessa abrogazione dell’art. 7 della Costituzione che fa propri i Patti Lateranensi fra Stato italiano e Vaticano.
L'UAAR si qualifica sul piano filosofico
Essa si propone di riunire le persone che hanno fatto una scelta filosofica di tipo
ateo o agnostico, una scelta, cioè, che nega o pone in dubbio l’esistenza di ogni
forma di divinità e di entità spirituale. Un’associazione che opera sul piano delle
scelte filosofiche non è un’associazione di filosofia o di filosofi: tutti gli uomini,
con piena legittimità e come espressione ineliminabile della loro esistenza, compiono scelte filosofiche più o meno consapevoli, anche senza alcuna preparazione
specifica.
L’aggettivo razionalisti, riferito sia agli atei sia agli agnostici, intende esprimere
anzitutto la fiducia nella ragione come termine di riferimento fra gli uomini. La
rinuncia a forme di fideismo significa non soggiacere all’anestesia di parte delle
proprie facoltà mentali, lasciandole libere per la ricerca individuale e collettiva,
disponibili a travalicare orizzonti spazialmente e temporalmente angusti.
Questo non significa necessariamente abbracciare l’atteggiamento filosofico vicino allo scientismo che talvolta viene definito razionalismo; né significa negare o
sottovalutare altri aspetti della condizione umana, quale l'emotività, pena il cadere nell’irragionevolezza.
D’altra parte quell’aggettivo funge da discriminante nei confronti dell'irrazionalismo, anche di quello di natura non religiosa secondo il senso comune. Quindi
non può aderire all’UAAR chi, anche non seguendo alcuna delle religioni
“ufficiali”, crede nella vita ultraterrena, nei demòni, nella metempsicosi, negli ectoplasmi, nei fantasmi, nella cabala, nell’astrologia, nelle entità e negli influssi
che si sottraggono in linea di principio all’indagine razionale e che configurano
forme minoritarie di fideismo. La storia anche recente registra altre tendenze irrazionali, esaltatorie e mistiche dalle quali si prendono le distanze in modo altrettanto netto.
Il nostro obiettivo strategico è quello di ottenere l’eliminazione di ogni intrusione
dello Stato in materia di scelte filosofiche personali. In questo modo si rispetta il
carattere individuale e privato della scelta e si evitano interferenze e discriminazioni. In generale, l’UAAR rivendica pari diritti per tutte le concezioni del mondo. Al diritto di libertà di religione va dunque sostituito quello di uguali diritti per
tutte le concezioni del mondo, quindi anche per quelle non religiose.
Di conseguenza, l’UAAR combatte contro tutte le discriminazioni di cui sono
fatti oggetto i cittadini atei e agnostici, e le loro associazioni. Ove permangano
prerogative concesse a qualche confessione (citazione nella Costituzione, intesa
con lo Stato, insegnamento nella scuola, esposizione del simbolo, contributi regionali, toponomastica locale, e simili), tali prerogative sono rivendicate anche
dall’UAAR, proprio per non accettare discriminazioni nei confronti delle concezioni del mondo di carattere non religioso.
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n. 1/1999 (9)