4ª edizione Concorso Letterario Internazionale
Provincia
di Savona
Comune
di Carcare
Tema 2011
Ballavano ...
attorno ai falò
in memoria del Prof. Renato Pancini
Presidente Onorario Poetessa Maria Luisa Spaziani
candidata nel 1990, 1992 e 1997 al Premio Nobel per la Letteratura
Vivevano ai margini del bosco,
conoscevano le erbe
ed erano spiriti liberi...
Regione Liguria
Associazione
Culturale
fondata da
Renato Pancini
“Silenzi nel bosco” di Monica Porro © Riproduzione vietata
Regione
Liguria
Il concorso
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E’ difficile e anche rischioso avvicinarsi alla cultura
del passato per fare propri atteggiamenti ed usi
che hanno caratterizzato un’epoca ormai finita e
che erano stati determinati da condizioni storiche
e sociali ben determinate e precise.
Ma noi vogliamo invece FARE FESTA.
In una “due giorni” di allegra spensieratezza,
proviamo ad incontrarci, ancora una volta, tutti
insieme, in uno dei paesi della Valle Bormida
savonese, entroterra a cavallo tra Liguria e
Piemonte che già avete iniziato a conoscere
durante le tre edizioni precedenti del Premio,
per rinnovare la nostra amicizia, vivere un
fine settimana intenso e differente dal solito
e provare ad inventare una cerimonia di premiazione che, sicuramente, così, non avete
mai vissuto.
Proviamo a ritrovarci in questo mondo in bilico tra il progresso e le tradizioni fiabesche
del mondo contadino, che hanno il loro culmine nella Serata dei falò al chiaro di luna
e nella successiva Fiera del Bestiame, dove
antiche abitudini locali come la “gara di ricerca
del tartufo” creano ulteriore curiosità ed attesa
per questo secolare appuntamento che vuole proporsi come novità viva ed attuale.
Ecco perchè, quest’anno, gemellando il premio
con questa festa antica, è naturale proporre il
tema della STREGA, per rinnovarlo, ampliarlo e, a
suo modo, redimerlo.
Perciò, ancora una volta, attendiamo
le Vostre fiabe, i racconti, le poesie,
gli acrostici... tutto ciò che la Vostra
fantasia avrà l’ardire di proporre.
In cambio per Voi, come premio, ci sarà l’arte del
vetro, la ceramica, i prodotti tipici (tartufo, funghi,
castagne, miele...) e tutto ciò che caratterizza
questa valle così particolare e ancora abbastanza
sconosciuta. In fondo, la nostra è la regione più
boscosa d’Italia: vorrà dire qualcosa, questo.... o
no?
4ª edizione
Concorso Letterario Internazionale
Streghe.. orrende megere davanti al calderone
intente a preparare filtri e malefici…
ma sarà proprio vero?
La figura della strega è l’immagine più antica nella
storia della nostra civiltà, anche se è sempre stata
vista in una visione favolistica: per molti la “strega” resta e resterà sempre sinonimo di “donna
cattiva dedita ad arti oscure”, ma i fatti non si svolgono sempre così. Pensiamo per esempio al temine inglese witch, che proviene dall’anglossassone
wicca e che ha il significato di “donna sapiente”.
In tal caso viene finalmente riconosciuto, da pochi,
che le streghe possono essere donne detentrici di
un bagaglio di saperi e di rimedi, imparati dal contatto con la natura. Perciò sanno curare con le erbe,
da cui preparano unguenti e medicamenti, oltre ad
essere delle profonde conoscitrici di un’arte definibile ‘magica’ mirata a guarire; non tutte le streghe
vengono viste come vecchie megere dall’aspetto
orribile e a cavallo della loro scopa. Questo oggetto, simbolo sempre collegato a loro, viene visto
come il miglior travestimento del ‘bastone del comando’. Si possono anche trovare figure di stupende ragazze, ma soprattutto donne semplici.
Un altro elemento da sfatare è quello di considerarle schiave del demonio: sono unicamente donne a conoscenza dei semplici rimedi
naturali, dei misteri della natura, che leggono
anche il futuro e che, con il male, con il demonio o con i sabba satanici non c’entrano nulla.
Le streghe si confondono con la gente comune…
Storicamente parlando, il termine strega viene fatto derivare dal vocabolo medioevale stria, con cui
si indicano ancora oggi animali come la civetta o il
barbagianni, simboli inquietanti di un mondo inpenetrabile e misterioso, e più esattamente dal suo
plurale strix, cioè ‘donna malefica’ che si trasforma
in uccello mostruoso e succhia il sangue durante
il sonno agli esseri umani (una sorta di vampiro).
Inoltre era consuetudine dire che la capacità delle streghe di assumere sembianze di vari animali
derivasse dalle Baccanti, adepte del dio Bacco,
che si travestivano con pelli di animali durante i
loro…sabba; tutto ciò ci porta col pensiero in pieno Medioevo in un’epoca in cui le streghe erano
viste come donne dall’aspetto orribile, di natura
perfida, capaci solo di gettare malocchio e fatture, di preparare filtri d’amore e di predire il futuro.
La così denominata “caccia alle streghe”, sempre
senza fondamenti storici provati, inizia nel 1484,
in pieno Rinascimento, e non come tutti pensano
nel Medioevo: il testo ufficiale delle Chiesa sulla
stregoneria è il ‘Malleus maleficarum’. Il testo è
diviso in tre parti: nella prima si cercò di definire
la stregoneria, di dimostrare la sua esistenza e la
sua azione negativa; nella seconda, di analizzare le
varie forme di stregoneria e i modi in cui questa si
poteva sconfiggere, come gli esorcismi; nell’ultima
parte si parlava di atti giudiziari, arresti, processi,
interrogatori, torture, sentenze e ‘presunti’ roghi.
Alla fine del Quattrocento venne istituito un tribunale speciale per la caccia alle streghe, detto “la
Sacra Inquisizione”, ed è solo allora che i giudici
“Ballavano...
attorno
ai falò” :
questo è il
tema del 2011
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assumono pieni poteri, dati
loro dalla Chiesa cattolica,
con un percorso giudiziale
totalmente a parte rispetto
ai normali tribunali: l’Inquisitore doveva, personalmente, recarsi sul luogo dove
era stato segnalato un avvenimento, dove formulava un
discorso pubblico, in cui si
raccomandava a chi avesse
partecipato a qualche congrega di eretici o di streghe
di presentarsi spontaneamente. Se ciò fosse avvenuto, sarebbero stati perdonati e avrebbero avuto
solo una penitenza; ma tutto ciò era una semplice
copertura per arrestare le persone su cui si avevano veramente dei gravi sospetti. L’accusato, privo
di ogni difesa, doveva essere condotto davanti ai
giudici che potevano usare qualsiasi mezzo per
estorcere delle confessioni, soprattutto il carcere
preventivo, senza cibo e acqua. L’Inquisitore, se
non avveniva la confessione, ordinava la tortura
che portava alla morte nella maggior parte dei
casi: la follia della caccia alle streghe entrò nella
sua fase più acuta e ne fecero le spese soprattutto le donne, vecchie o giovani, nubili o sposate.
La grande caccia alle streghe andò scemando tra il
XVII e il XVIII secolo, dato che le società europee avevano compreso che i disastri provocati dal panico di
massa, avevano coinvolto troppe persone innocen-
ti. Nonostante ciò, le credenze popolari continuavano ad esistere e non furono mai abbandonate.
Si ricorda, però, che Papa Giovanni Paolo II ha
chiesto pubblicamente scusa per gli atti eseguiti
dalla Chiesa nei secoli passati, in particolar modo
sulle Sante Inquisizioni.
Le piante
Le ‘presunte’ streghe, ossia semplici donne che
conoscevano la ‘medicina naturale’, erano in grado di riconoscere i rimedi naturali atti a curare.
Prima della caccia alle streghe esisteva la figura
della ‘Donna Herbana’ (colei che guarisce) riconosciuta a livello sociale, ma con la fobia delle
streghe si accentuò la paura che dietro questa antichissima sapienza erboristica si nascondessero
rituali diabolici.
Tra le piante più conosciute possiamo ricordare
la Mandragora, di origine mediterranea: predilige
luoghi assolati e viene trovata ai margini dei campi
e nei luoghi incolti, ha una forma erbacea, senza
fusto, è pianta perenne,
è velenosa e a scopo
terapeutico viene usata
solo la radice, con proprietà lenitive, sedative;
cura le malattie della
pelle, poiché contiene
alcaloidi aumenta le pulsazioni cardiache, può
provocare allucinazioni
e stati deliranti, in cam-
po ‘magico’ si usa per aumentare i poteri psichici,
insieme all’aconito, la belladonna, l’elleboro nero,
il guisquiamo e l’olio di mandorle, con l’aggiunta di
peperoncino e di iperico per operazioni di difesa, con
i petali di rose e la verbena per l’amore passionale.
Altra pianta di notevole importanza è la Verbena
conosciuta come erba sacra, pianta considerata
infestante, con fusto eretto; cresce tra i ruderi,
nei prati e lungo le strade di campagna; fiorisce
in primavera. Vengono utilizzati i fiori e le foglie sia
freschi che essiccati; ha proprietà digestive, combatte l’acidità e la pesantezza di stomaco, cura le
nevralgie, i mal di testa e le vertigini. Per i medici
e gli erboristi medioevali era una panacea (rimedio) per tutti i malanni; veniva bruciata lungo le
strade e accanto alle case per disinfettarle in caso
di epidemie. Ancora oggi la Verbena viene usata
per purificare oggetti e altari. Nella tradizione popolare il miglior giorno per raccogliere la Verbena
è il giorno di San Giovanni o Notte delle Streghe
cioè il 24 giugno. Viene usata per i riti di prosperità, per i rituali d’amore, per dormire tranquilli;
se seppellita in giardino porta ricchezza in casa.
Potremmo citare tante altre piante, ma ci soffermiamo ancora sulla calendula, che ritenevano fosse utile per i sogni profetici, mentre le
donne-streghe usavano i petali di calendula quale unguento per calmare le irritazioni della pelle.
Altra pianta attribuita alle ‘streghe’ è l’aconito,
pianta altamente tossica, definita come ‘arsenico
naturale’. Le donne lo usavano contro le punture
degli scorpioni, quindi curava, non uccideva.
Tutto questo discorso serve a spiegare come questo tipo di donna, in
quei secoli bui, era semplicemente
un’essere capace di guarire. Perciò
diversa dalla comunità semplice,
perciò considerata pericolosa, in
quanto potente, e quindi ‘strega’.
Esse venivano pertanto condannate,
anche se di veri e propri roghi non si
può parlare storicamente. La storia
ne annovera meno di dieci, la ‘tradizione’ più di mille.
E’ arrivato il momento di mettere un
punto a questi discorsi e fare giustizia
per coloro che non erano seduttrici,
alleate di Satana, fascinose meretrici. Erano donne, libere, consapevoli
delle loro potenzialità e della loro
intelligenza, disposte ad aiutare gli
altri e a mettere a frutto utile le loro
conoscenze, seppure scegliendo una
vita solitaria, di studio e di lavoro.
Non meritavano un trattamento simile, per così tanti secoli.
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Presidente Onorario del Concorso:
Poetessa Maria Luisa Spaziani
Maria Luisa Spaziani è nata nel 1922
a Torino, dove si è laureata con una
tesi su Marcel Proust. Ha vissuto a
Milano e Parigi per poi trasferirsi a
Roma e a Messina, collaborando con
vari giornali e riviste e con la RAI TV e dedicandosi all’insegnamento
all’Università di Messina dove è stata
docente di Lingua e Letteratura Francese.
Nel 1950 ha stretto una salda amicizia col poeta Eugenio Montale, ed è stata fonte di ispirazione
per il personaggio de “la Volpe” nella poesia montaliana. Nel
1995, M.L. Spaziani ha consegnato a Maria Corti l’epistolario
con Montale, che consiste in circa 360 lettere.
Fino al 2003 è stata Presidente del Centro Internazionale
Eugenio Montale e del Premio Montale dalla fondazione nel
1981. Ora è Presidente dell’istituzione Universitas Montaliana
e dell’omonimo Premio. E’ stata candidata per tre volte al Premio Nobel per la Letteratura, nel 1990 e nel 1992 e nel 1997.
Ha pubblicato:
“Primavera a Parigi”, Scheiwiller 1954; “Le acque del sabato”, Mondadori 1954; “Il gong”, Mondadori 1962; “Utilità della memoria”,
Mondadori 1966; “L’occhio del ciclone”, Mondadori 1970; “Transito
con Catene”, Mondadori 1977; “Poesie”, Mondadori 1979; “Geometria del disordine”, Mondadori 1981; “La stella del libero arbitrio”,
Mondadori 1986; “Giovanna d’Arco”, Mondadori
1990; “Torri di vedetta”, Crocetti 1992; “I fasti
dell’ortica”, Mondadori 1996; “La traversata
dell’oasi”, Mondadori 2002; “La luna è già
alta”, Mondadori 2006.
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Un legame importante unisce la poetessa Spaziani al territorio della Valle Bormida. In
particolare Carcare, sede 2011 della premiazione del Concorso “L’Anima del Bosco”, è
stato luogo di villeggiatura della sua infanzia e ancora oggi vi soggiorna in estate.
IL REAME DEGLI ALBERI
di Maria Luisa Spaziani
Da quando avevo sei mesi (è passato un bel gruppo di semestri da allora)
vado quasi ogni estate in un delizioso paese che forse oggi si chiama cittadina
o città. Si tratta di Carcare, nell’entroterra dell’Appennino ligure, a venti chilometri da Savona, un luogo fatato di boschi e sorgenti. Lì c’era una cuginetta,
Bruna Ferraro, e continua a esserci e ad aspettarmi affettuosamente ogni
estate. Avevamo un gruppetto di amiche, Lelia, Elsa, Zoe, Anna, Luciana, con
le quali avevamo fondato “il reame degli alberi”. Bellissimo gioco dai contorni
di favola (che forse risale a costumi pagani) che credo sia unico fra le scrittrici
che partecipano a questa inchiesta. Su un’altura c’era il “roccolo”, un quadrilatero circondato di alberi con al centro una grande vasca. Purtroppo serviva
a catturare gli uccelli ma noi, grazie a Dio, non lo sapevamo. Avevamo scelto
sei o sette alberi in cerchio. Ognuno aveva un nome, l’albero Italia era il più
importante, l’albero Cocò il più buffo, era un po’ gobbuto e sbilenco.
Ognuna di noi aveva un suo albero personale e, a turno, dialogavamo da un
albero all’altro, cantando e facendo il teatro, sempre arrampicate e sistemate
su qualche forcella o ramo più comodo. Ma, fra una chioma e l’altra, avevamo
teso dei fili doppi come quelli del bucato fra due finestre, e appesi a quei fili
pendevano piccoli vassoi di cartone che portavano da un albero all’altro pasticcini di meliga e albicocche e piccole sorprese. Ci divertivamo moltissimo.
Non lo abbiamo fatto brevettare, quel gioco, e se qualcuno capisse quanto
sia stato appassionante, Bruna ed io siamo disposte a cedere gratuitamente
l’uso dell’invenzione.
Brano tratto da “Sotto al ponte c’è tre conche” di Tonia Giansante,
Casa Editrice Orient Express, Castelfrentano, dic. 2005, pagg. 53-54
Lo scrittore Alessandro Marenco ricorda il prof. Davide Montino
Davide Montino, scomparso nel 2010 all’età di
36 anni, era professore di Storia delle Istituzioni
Educative presso la facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Genova.
Era un docente universitario ma non gli sarebbe
dispiaciuto fare il contadino. Di tutto quel che gli
raccontavo nella fitta corrispondenza elettronica
che ci siamo scambiati per dieci anni, gli piaceva
soprattutto quando lo facevo partecipe dei miei
piccoli lavori agresti, del granoturco da raccogliere, dei progressi dell’orto, delle mele raccolte e
messe a profumare le stanze della vecchia casa.
Tanto che poi, raramente, veniva a verificare il reale procedere dei lavori descritti. Ammetteva la
sua incapacità nel campo. Eppure se ne sentiva
attratto.
Una volta gli scrissi, fra il serio e
il faceto, che il lavoro del contadino ce l’aveva scritto nel corpo,
che il suo fisico, asciutto ma dal
buon torace, dal passo breve e
preciso, era il corpo di un “langhetto”, e che prima o poi sarebbe tornato alla vigna da dove
i suoi geni erano (in parte) venuti. Gli avevo scritto che sarebbe
tornato al lavoro della terra, se
non come contadino, perlomeno come amministratore, come
“padrone” a “bacchettare” solerti braccianti.
Quel che gli avevo scritto, mi
confidò, era uno dei migliori
complimenti che gli avessero
mai fatto.
Eppure so che anche come contadino, se lo avesse voluto, avrebbe ottenuto risultati non comuni,
perché questo era il suo modo di lavorare. Meglio: il suo modo di vivere.
Vorrei infine sottolineare quello che è stato il suo
insegnamento indiretto, dato con l’esempio e non
con le parole, a tutti noi suoi amici, valido anche
per chi si avvicina alla letteratura, alla poesia o
all’agricoltura, come in qualsiasi campo d’applicazione umano: occorre impegnarsi nel miglioramento continuo, occorre far fatica, non nascondersi dietro nessuna scusa, occorre dedizione e
costanza nell’impegno. Tutte caratteristiche che
Davide possedeva, temperate dalla sua signorile educazione e umana cordialità, e che tutte
insieme rappresentano il motivo per cui Davide ci
manca tantissimo.
A sinistra, Davide Montino per tre anni nella Giuria
del Concorso “L’Anima del Bosco”, insieme ad Alessandro Pancini
In memoria del prof. Renato Pancini
Il 10 ottobre 2002 si è spento un “grande”
uomo di cultura, il Prof. Renato Pancini.
Cengese di nascita, Pancini compie i suoi
studi primari a La Spezia e si laurea in Economia all’Università di Pisa. Come poi suo
figlio Alessandro, si adopera per la tutela
delle tradizioni, con passione per la cultura
e amore per la Valbormida.
Negli anni ‘70 ritorna ai luoghi d’origine. Insegna geografia
economica all’Istituto Patetta di Cairo M.tte (SV). Osservatore
attento e spesso pungente della realtà, diviene, fin dal 1979,
giornalista pubblicista, mentre l’itinerario scolastico culmina
con l’ufficio di Preside presso i Licei di Stato. Nel 1999, dimessosi volontariamente dall’incarico, si dedica pienamente a ciò
che ama: la poesia e la promozione di eventi culturali. L’attività
di consulenza editoriale sfocia nella fondazione de “Le Stelle”,
la storica casa editrice che diventerà un centro culturale tuttora
attivo. Intanto, la produzione letteraria gli è valsa la vittoria di
un numero impressionante di premi e riconoscimenti, italiani ed
esteri. Ma la gratificazione delle affermazioni si volge ad una più
matura fase di introspezione filosofica ed esistenziale che l’avvicina alla revisione storica e alle dottrine orientali. Dal 1995 non
partecipa più a concorsi letterari: ritiene sufficiente l’ampia traccia del suo lavoro, testimoniata dalle molte opere che figurano
su riviste ed antologie letterarie, e rifiuta l’alloro di un ambiente
che, alle lunghe, rischia di essere troppo autoreferenziale.
Una particolare attenzione per il territorio e la costante ricerca
di nuovi talenti ne fanno uno dei personaggi di spicco della Valle
Bormida. Renato è sempre stato uno dei più importanti punti di
riferimento per la valorizzazione del patrimonio storico-artistico
di Cengio e della Valbormida, anche quando era membro di giuria in concorsi letterari di tutt’Italia. Attraverso il concorso “L’Anima del Bosco” vogliamo proseguire la sua
opera di recupero e restauro dell’antica
chiesa di Cengio Alto, che a lui stava
tanto a cuore, donando parte del ricavato per tale scopo.
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Tema 2011: Ballavano… attorno ai falò (le streghe)
Sez. A: Prendete spunto da quanto avete letto nelle prime pagine di questo opuscolo e dalle immagini inserite e realizzate un racconto che abbia tema “Ballavano… attorno ai falò”.
Sez. B: Fiaba / Favola / Leggenda / Racconto (a tema libero)
Sez. C: Poesia / Acrostico (a tema libero o a tema del 2011)
E’ possibile partecipare a tutte e tre le sezioni, ma si dovrà versare la quota di partecipazione per contributo di segreteria e organizzazione per ciascuna sezione.
PER E-MAIL: Ogni Autore dovrà far pervenire n. 1 opera in lingua italiana non firmata e senza sigle o motti o pseudonimi. Le poesie
dovranno essere di massimo 30 versi. I racconti dovranno avere un massimo di 3.000 parole.
Il messaggio e-mail da inviare a [email protected] dovrà contenere come allegati un file con l’elaborato e una scheda in word, completa di nome, cognome, indirizzo, luogo e data di nascita, codice fiscale, recapito telefonico, eventuale indirizzo
e-mail e la seguente dicitura: Il/la sottoscritto/a dichiara di essere l’Autore degli elaborati presentati a concorso; che le opere presentate sono inedite; di aver preso visione del bando integrale del premio “L’Anima del Bosco” 2011 e ne accetta tutte le clausole.
Il/la sottoscritto/a fornisce il consenso al trattamento dei dati personali secondo il Decr. Leg. 196/2003 riguardante la tutela delle
informazioni e dei dati personali. Titolare e responsabile del trattamento dati secondo il Decr. Leg. 196/2003 art. 13 e segg. è MAGEMA soc. coop. sede legale: Via Lichene, 13 17043 Carcare (SV).
La giuria riceverà solo i testi per stilare la graduatoria, mentre la segreteria tratterrà i dati personali degli Autori.
PER INVIO POSTALE: Ogni Autore dovrà far pervenire n. 1 opera in lingua italiana non firmata e senza sigle o motti o pseudonimi
in 7 copie dattiloscritte. Le poesie dovranno essere di massimo 30 versi. I racconti dovranno avere un massimo di 3.000 parole. Si
dovrà allegare una scheda completa di nome, cognome, indirizzo, luogo e data di nascita, codice fiscale, recapito telefonico, eventuale indirizzo e-mail e la seguente dicitura: Il/la sottoscritto/a dichiara di essere l’Autore degli elaborati presentati a concorso; che
le opere presentate sono inedite; di aver preso visione del bando integrale del premio “L’Anima del Bosco” 2011 e ne accetta tutte
le clausole. Il/la sottoscritto/a fornisce il consenso al trattamento dei dati personali secondo il Decr. Leg. 196/2003 riguardante la
tutela delle informazioni e dei dati personali. Titolare e responsabile del trattamento dati secondo il Decr. Leg. 196/2003 art. 13 e
segg. è MAGEMA soc. coop. sede legale: Via Lichene, 13 17043 Carcare (SV).
La giuria riceverà solo i testi per stilare la graduatoria, mentre la segreteria tratterrà i dati personali degli Autori.
Le copie inviate al concorso non verranno restituite.
Da inviare a: Concorso “L’Anima del Bosco” c/o MAGEMA – Via Lichene, 13 17043 Carcare (SV)
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Termine di presentazione: 30 maggio 2011
per informazioni: tel: 347 4439436 – [email protected]
Tutte le informazioni relative allo svolgimento del concorso si potranno trovare su www.magema2000.net
4ª edizione Concorso Letterario Internazionale
A parziale rimborso spese, la quota di partecipazione per contributo di segreteria e organizzazione è fissata in:
euro 19,00 e darà anche diritto all’iscrizione all’Associazione “L’Anima del Bosco” (per info vedere l’ultima pagina di copertina)
euro 24,00 per la partecipazione al solo concorso, senza iscrizione all’Associazione
da trasmettersi a mezzo:
• versamento su c/c postale n. 76883941 intestato a MAGEMA Via Lichene, 13 - 17043 Carcare (SV)
• bonifico sul conto n. 23043 del Banco Azzoaglio sede di Carcare IBAN: IT26Q 03425 49350 000000023043 intestato a MAGEMA
(sarà possibile effettuare il pagamento anche tramite homebanking)
La ricevuta del versamento o l’assegno vanno allegati all’interno della busta contenente i dati anagrafici, il codice fiscale e i testi.
Invece, nel caso dell’invio per e-mail, all’atto della ricezione delle opere verrà assegnato (e comunicato nel messaggio di rispostaconferma) un codice alfanumerico per ciascun partecipante, che dovrà essere indicato sul bollettino di c/c postale, o sulla ricevuta
del bonifico, oppure sulla causale nell’operazione di homebanking. In questo caso non è necessario spedire la ricevuta per posta
ordinaria, ma basterà inviare una e-mail a [email protected] indicando il proprio nome, il giorno del pagamento e il
codice alfanumerico assegnato. Solo quando la segreteria riceverà la comunicazione dell’avvenuto pagamento, consegnerà alla giuria
l’opera contrassegnata da tale codice.
Gli Autori, per il fatto stesso di partecipare al Concorso, cedono, non in esclusiva e a titolo completamente gratuito per il periodo
di due anni, i diritti delle proprie opere alla MAGEMA Edizioni, per tutte le iniziative promozionali e collegate al Concorso stesso,
relativamente a pubblicazioni su giornali, settimanali periodici di settore o eventualmente antologie curate dall’Organizzazione. Non verranno corrisposti diritti d’autore o altri riconoscimenti a fronte della pubblicazione.
(candidata nel 1990, 1992 e 1997
al Premio Nobel per la Letteratura)
La premiazione avverrà il 27-28 agosto 2011 in occasione dei Falò di San Giovanni e dell’Antica Fiera del Bestiame. Il programma
della manifestazione sarà a disposizione sul sito www.magema2000.net
Vincitori e segnalati dovranno ritirare personalmente i premi. Ad eccezione dei primi classificati, si accettano comunque deleghe per
il ritiro del riconoscimento. I premi non ritirati rimarranno all’organizzazione, per essere attribuiti ai premiati dell’edizione successiva.
in memoria del Prof. Renato Pancini
Presidente Onorario: Maria Luisa Spaziani
La commissione giudicatrice sarà composta da esponenti del mondo della cultura e dell’arte, i cui nominativi saranno resi noti all’atto della premiazione, e vaglierà le opere pervenute in regola con le norme del presente regolamento e a suo insindacabile giudizio
assegnerà:
1° premio
sez. A euro 200,00
sez. B euro 100,00
sez. C euro 100,00
2° premio
per ogni sezione cesto di prodotti tipici locali
3° premio
per ogni sezione
opere d’arte (pezzi unici a tema realizzati per l’occasione).
La Giuria potrà assegnare, a sua discrezione, eventuali altri premi.
L’Anima del Bosco è un’idea di Anna Gentili, Emiliana Rapetti e Marcella Oliveri.
Il dipinto originale della copertina del fascicolo è di Monica Porro.
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Carcare:
importante
centro
della Val
Bormida
Collocata nel cuore della Valle Bormida di Spigno, Carcare è al centro dell’asse principale di collegamento fra
Savona e la Riviera e le zone limitrofe del basso Piemonte con le quali ha avuto sempre importanti scambi
culturali ed economici. Insomma Carcare è un paese
autentico e vero, orgoglioso della sua lingua e delle
sue attività, ma aperto a contatti e scambi con altre
popolazioni. L’Antica Fiera del Bestiame di S. Giovanni del Monte è la conferma di questa caratteristica:
l’apertura e la disponibilità dei Carcaresi ha fatto sì che
questo appuntamento crescesse a dismisura d’importanza e prestigio e diventasse un vero a proprio avvenimento atteso sia dagli allevatori, sia dalla popolazione
che vedeva nella Fiera il momento di divertimento e
riposo atteso per mesi e l’occasione per fare nuove
conoscenze o rafforzare antiche amicizie. Ma in realtà
Carcare non è solo Fiera. Anzi questo appuntamento
permette al secondo centro dell’Entroterra di mostrare
e far conoscere caratteristiche che sovente sono ignorate o poco conosciute. Ad esempio Carcare è da due
secoli il paese della Ville. La conferma della vocazione
turistica e residenziale tipica della cittadina. Infatti la
vicinanza con i centri della Riviera Ligure ed i centri del
Basso Piemonte hanno reso Carcare un posto ideale
dove risiedere e nello stesso tempo passare lunghi periodi di vacanza. Per questo molte persone facoltose
ed importanti nel mondo amministrativo o industriale
sceglievano di farsi edificare la casa, appunto la Villa, in questa località. Sono ben otto le costruzioni che
per vari motivi destano interesse e curiosità come villa
Fina, in via Barrili, usata per decenni come residenza
estiva dall’ingegner Fiumi, che scoperse Carcare quando fu chiamato per progettare le Funivie di Savona-S.
Giuseppe di Cairo. Recentemente è stata destinata ad
abitazione stabile dai nuovi proprietari, ovvero la famiglia Delfino. Parlando di Via Barrili non si può ignorare
Villa Maura, sede della biblioteca e del museo Barrili,
vero gioiello architettonico e storico che è stata scelta
dalla Sovrintendenza regionale come monumento da
salvaguardare e pubblicizzare. Ma non è facile parlare
delle bellezze e delle attrazioni di Carcare perché si
rischia di dimenticarne qualcuna. L’unico consiglio è
visitare la cittadina cogliendo l’occasione offerta dalla
Fiera del Bestiame che sta ritornando ad essere un appuntamento importantissimo che la poneva come uno
degli avvenimenti più attesi nell’Italia del Nord-Ovest.
Carcare, 28 Agosto 2011
Un sistema viario, fortemente integrato con quello difensivo, caratterizza le strade della Val Bormida fin dalla preistoria. Un fatto che giustifica
storicamente le forme di contatto per l’agricoltura ed il commercio fra la varie popolazioni anche
dell’entroterra piemontese, da cui è nata l’Antica
Fiera del Bestiame di San Giovanni che l’Amministrazione intende riproporre e rilanciare. Infatti
Carcare rappresenta da sempre un nodo stradale di primaria importanza tanto da essere una
stazione di posta privilegiata per garantire traffici
sicuri da e per il Basso Piemonte. Ebbene, partendo da questa considerazione, Carcare vuole
continuare ad essere un passaggio obbligato
per i commerci e gli scambi con le zone limitrofe
dell’Entroterra. In pratica la Fiera del bestiame
era e deve rimanere non solo un momento di
confronto commerciale, ma anche l’occasione
per verificare folklore e tradizioni che poi hanno fornito il substrato culturale alle popolazioni
che hanno gravitato nella zona. Per raggiungere
tale scopo l’Amministrazione, che crede molto
nel progetto, ha consolidato i rapporti con la Co-
munità montana, la Coldiretti e l’Associazione
Provinciale Allevatori. Infatti si vogliono superare
i problemi posti dalla industrializzazione del novecento, scoprendo nuovi segmenti ed occasioni
di sviluppo che la Fiera di San Giovanni può e
deve valorizzare.
Christian De Vecchi
Assessore alla Promozione Turistica
Comune di Carcare
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Da sempre l ’antica fiera del bestiame
è un momento di scambio commerciale e vitalità culturale
Che ne sa la luna dei falò - edizione 2011
Questo evento nasce dalla rivisitazione di un’antica tradizione: i falò di San Giovanni, che si terrà nell’alveo
del fiume Bormida. Parteciperanno a questa serie di eventi ballerini, musicisti, pittori, figuranti, cavalli, attori
e... mucche dipinte e sarà attivo un punto ristoro con specialità locali: i lisotti e le pannocchie.
In questa occasione, sarà bandita la terza edizione del Concorso Fotografico Estemporaneo.
Trovate il bando a pag. 15 di questo opuscolo.
Per informazioni, ci si può rivolgere allo Studio Fotografico Lino Genzano:
Via Barrili 37 - 17043 Carcare (SV) - tel. 019 518894 - [email protected]
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I Premi del concorso
Noi dell’organizzazione abbiamo sempre pensato che sia
oltremodo entusiasmante ricevere, a fronte di un lavoro eccellente e quindi premiato, un
oggetto unico, personalizzato,
frutto dell’arte o dell’ingegno
creativo di professionisti affermati. I nostri premi non sono,
per questo, mai stati targhe,
coppe o medaglie anonime o
comuni (per quanto manteniamo il dovuto rispetto per tale
tipologia di premi, per il loro intrinseco valore, ma non rispecchierebbero le nostre finalità).
Abbiamo donato grandi cesti di
prodotti tipici, ceramica, vetro
molato con soggetti che riproducevano i personaggi che gli
Autori avevano descritto nella
loro opera, o bassorilievi in lastra di vetro od oggetti in vetrofusione, e altro che fosse frutto della tradizione del nostro
territorio.
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3° CONCORSO FOTOGRAFICO ESTEMPORANEO
1) In occasione della rivisitazione in chiave moderna dei falò di
San Giovanni che si terrà a Carcare il 27 agosto 2011 lungo il
fiume Bormida, il fotografo Lino Genzano in collaborazione con
l’Assessorato alla Cultura del Comune, organizza il 3° concorso fotografico estemporaneo denominato “Che ne sa la luna dei falò”.
2) Il concorso fotografico è aperto a tutti e le fotografie sono
da realizzarsi esclusivamente durante tutta la manifestazione
dalle 17.00 alle 23.30 circa. Anche quest’anno viene istituita
una sezione di Audiovisivi. Ogni autore potrà inviare un unico
audiovisivo digitale della durata massima di 8 minuti masterizzato
su CD, DVD o altro supporto ed ottenuto preferibilmente con un
file eseguibile (.exe) del tipo PTE, Wings Platinum, M. Objects e
similari. Il tema, come per il concorso fotografico, sarà la manifestazione.
3) Le opere fotografiche vanno fornite o in formato cartaceo o in
formato jpeg. Le opere in formato cartaceo dovranno essere fornite non più grandi di 30x40cm. Le opere in formato jpeg potranno
essere fornite su qualsiasi supporto o inviate via e-mail.
4) La partecipazione prevede una quota d’iscrizione di 12 E per
una sezione e di 15 E per entrambe le sezioni. Per la sezione audiovisivi la quota d’iscrizione prevista è di 10 E. La compilazione
del modulo d’iscrizione e il versamento della quota di partecipazione possono essere effettuate o presso la segreteria posta all’ingresso della manifestazione o al momento della consegna delle
foto\audiovisivo presso lo studio fotografico di Lino Genzano.
5) Il concorso fotografico è diviso in due sezioni:
A) analogico\digitale senza fotoritocco, a colori\bianco e nero;
B) analogico\digitale con fotoritocco o elaborazioni.
Ciascun partecipante non potrà presentare più di 4 opere per sezione.
SEZIONE BAMBINI
Anche quest’anno viene confermata la sezione dedicata ai bambini fino ai 13 anni d’età.
La miglior foto verrà premiata con materiale fotografico.
La quota d’iscrizione è di 5 E e potranno essere presentate un
massimo di 4 foto per ciascun partecipante.
PREMI
Per la SEZIONE A premi in denaro
Inoltre verranno assegnati due trofei per il “Miglior Ritratto” e la
“Migliore Foto in Bianco e Nero”.
Per la SEZIONE B ci sarà un unico premio, il trofeo “Che ne sa la
luna dei falò”.
Per la SEZIONE AUDIOVISIVI è prevista l’assegnazione al primo
classificato di un trofeo e la proiezione del proprio lavoro durante
la manifestazione “Sotto il cielo di Carcare”.
GIURIA
I nominativi sono in via di definizione.
3° Concorso
Fotografico
Estemporaneo
INVIO OPERE E INFORMAZIONI
[email protected]
Lino Genzano Via Barrili 37 - 17043 Carcare (SV)
CARCARE
27 agosto 2011
La premiazione avverrà a gennaio 2012 con data da definirsi, che
verrà successivamente comunicata.
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Associazione
La novità di quest’anno è la collaborazione tra Magema Edizioni e “Le Stelle Associazione Culturale fondata da Renato Pancini” con l’Associazione
Culturale “L’anima del bosco”. Chi intende partecipare al Concorso può scegliere tra due opzioni: pagare la quota per il solo concorso (24 euro) oppure diventare socio dell’Associazione (19 euro) e quindi avere diritto a partecipare a tutti i progetti che, nel corso dell’anno, saranno ideati e realizzati
di volta in volta.
L’Associazione è nata per la promozione e lo sviluppo:
• della cultura, dell’arte, del turismo e dell’ambiente, principalmente essi siano a tradizione e connotazione valbormidese. Da ciò deriva il recupero
dell’identità storica valbormidese e del territorio, riscoprendone e valorizzandone le tradizioni e il patrimonio artistico e ambientale;
• dello studio, nonché della realizzazione di un rapporto equilibrato tra uomo e natura;
• della socializzazione, anche attraverso l’intrattenimento.
Si ringrazia:
Pastificio Artigianale
...innamorarsi della pasta...
Laboratorio:
Via Marconi, 148
17017 Millesimo (SV)
Tel. 019 5600090
Fax 019 5600642
e-mail: [email protected]
http://www.pastificiolaginestra.it
grafica e stampa: www.grafichedr.com
Saranno svolte attività informative, formative, di consulenza e di altro tipo, con particolare attenzione a:
• attività culturali in genere: organizzazione di riunioni, convegni, conferenze, dibattiti, seminari, mostre, esposizioni, cineforum, spettacoli, concerti,
proiezioni, concorsi letterari e fotografici e di varia creatività;
• attività culturali di intrattenimento e ludiche: es. organizzazione di viaggi e di soggiorni di istruzione, di tour di visita del territorio e, in questo ambito, di salvaguardia del territorio stesso, anche attraverso la rivalutazione e la riscoperta di tracciati, antiche strade e viottoli, percorsi alternativi
o tematici;
• attività editoriali: pubblicazione di materiali a stampa e/o in formato elettronico riguardanti la cultura, la storia, la narrativa, l’artigianato, l’hobbistica, il folklore, le tradizioni, la culinaria, l’arte del territorio;
• attività di diffusione della cultura musicale, letteraria, del cinema e artistica in genere nel mondo giovanile e non solo, anche attraverso il favorire
contatti tra persone, enti e associazioni.
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