Fondo Sociale Europeo
Mnistero del Lavoro
e delle Politiche Sociali
Regione Siciliana
Assessorato del Lavoro
della Previdenza Sociale,
della Formazione Professionale
e dell’Emigrazione
Questa pubblicazione è realizzata e prodotta nell’ambito delle Attività di Promozione, Diffusione e
Informazione previste dal progetto integrato “FOTOGRAFIA: CONSERVAZIONE E RESTAURO”
cofinanziato dal Fondo Sociale Europeo, Ministero del Lavoro e Regione Siciliana
POR Sicilia 2000/2006 Asse II Misura 3.17 (ex 2.04) ID 1999/IT.16.1.PO.011/2.04/7.2.4/115
Hanno collaborato alla realizzazione del progetto:
Progettisti:
Rosa Mandina
Paola Massucco
Vito Patanella
Direzione progetto:
Rosa Mandina
Partner di Progetto:
Fondazione Giuseppe Whitaker
-In convenzione per lo Stage:
F.lli Alinari – Firenze
Fotomuseo Giuseppe Panini – Modena
Accademia di Francia - Roma
- In convenzione per la Work Experience:
- ICCD Istituto Centrale per il Catalogo
e la Documentazione di Roma.
- Centro Regionale per l’Inventario,
la Catalogazione e la Documentazione
dei Beni Culturali ed Ambientali
della Regione Siciliana.
- Fondazione Museo di Fotografia
Contemporanea di Milano
- Studio Fotografico Fabio Savagnone
- Vincenzo Mirisola (collezionista)
Attività di Ricerca:
- Direzione della ricerca
Rosalia Camerata Scovazzo
- Ricercatori
Ferdinando Lentini
Corrado Mirmina
M. Pamela Toti
Attività di Orientamento:
- Coordinatore ISI srl
Vincenzo Pepe
- Orientatori
Maria Laura Faldetta
Francesca M. Tumminello
Attività di Accompagnamento
all’avvio di impresa
- Coordinatore ISI srl
Cinzia Pepe
- Consulenti
Ignazio Aiello
Andrea Chimenti
Alessandro Riggio
Attività Formative:
- Coordinatori
Vito Patanella
Mauro Sebastianelli
-Selezionatori allievi
Maria Caruso
Ignazio Gorgone
Clotilde La Greca
Valentina Lo Galbo
Amalia Princiotta Cariddi
- Docenti
Silvia Berselli
Lorenza Fenzi
Simona Ferrantin
Giovanna Giordano
Gabriele Li Vecchi
Diego Malagutti
Barbara Marabello
Sally Norman
Andrea Paoli
Renata Riccioli
Stefania Ruello
M. Pamela Toti
Salvatore Zafarana
- Tutors
Francesca Cicero
Manuela Lentini
Segreteria e amministrazione:
Valentina Mandina
Aldo Messina
Maria Nastasi
Rosa Noto
Sofia Paternostro
Maria Russo
Diffusione e pubblicità:
V&P Formazione e Servizi
- Consulente per la grafica
Salvatore Zafarana
- Sito web
Marcello Surdi
Monitoraggio Qualitativo:
Giuseppa Mandina
Nicola Battaglia
Gli Allievi dei Corsi
Addetto alla Catalogazione e
Digitalizzazione di beni fotografici
Giuseppe Amenta
Barbara Arrigo
Natale Bono
Claudia Casano
Giovanna Ciaccio
Maria Derelitto
Alice Failla
Angela Franco
Gaetana Milazzo
Giuseppe Norcia
Raffaele Polizzotti
Piergiorgio Raja
Sergio Romeo
Gianpaola Scramuzza
Addetto alla Conservazione e
Valorizzazione di beni fotografici
Serena Andriolo
Francesco Aronica
Mariano Bonaccorso
Livio Catalano
Gabriella Franco
Antonia Giusino
Girolamo Guadagna
Fabio Intergugliemi
Stefania Romano
Carmen Scalisi
Marco Simonetti
Stefano Soldato
Anna Maria Sparaco
Andrea Di Napoli
Maria Anna Giordano
Un ringraziamento particolare va al
Consiglio di Amministrazione della Fondazione Giuseppe Whitaker nella persona del suo Presidente Prof. Angelo
Falzea, al Presidente Dott. Aldo Scimè
con il quale ha avuto inizio la collaborazione con CRIMISOS, al Segretario
Generale Dott.ssa M.E. Carollo ed al
personale tutto della Fondazione per il
prezioso contributo alla buona riuscita
del progetto.
INDICE
Introduzione
Delia e la Fondazione
La Baronessa
Fotografia conservazione e restauro
Dalle foto di famiglia a fondo fotografico
L’archivio fotografico della Fondazione G. Whitaker
pag. 40
M. Pamela Toti
A Mozia dai Whitaker
pag. 36
Diego Malagutti
Immagini di vita quotidiana ed archeologia
Giuseppe Whitaker a Mozia
pag. 32
Stefania Ruello
Le esposizioni fotografiche
pag. 26
Silvia Berselli, Lorenza Fenzi
La conservazione degli archivi fotografici di famiglia.
pag. 20
Salvatore Zafarana
La Conservazione in fototeca
pag. 18
Rosalia Camerata Scovazzo
Un progetto di catalogazione per il Fondo Whitaker
pag. 10
Rosa Mandina, Paola Massucco
Il Fondo fotografico Whitaker
pag. 6
Corrado Mirmina
Arte, Etica, Prassi
pag. 4
pag. 43
Selezione di Immagini
Note didascaliche
pag. 58
CATALOGAZIONE E CONSERVAZIONE ATTRAVERSO LA FORMAZIONE PROFESSIONALE
Introduzione
Questo Volume è prodotto nell’ambito delle attività divulgative del Progetto Fotografia
Conservazione e Restauro, finanziato dal Fondo Sociale Europeo (FSE), dall’Assessorato
Regionale al Lavoro ed alla Formazione Professionale e dal Ministero del Lavoro, e segna
l’incontro fra l’istituzione ed il mondo della formazione all’insegna della cooperazione e
della cultura.
Obiettivo dell’intero progetto formativo è stato quello di offrire ai partecipanti gli strumenti atti a costruire una professionalità indispensabile per accedere al mondo del lavoro
con una specializzazione acquisita nel corso di un lavoro professionalmente condotto.
Protagonisti dell’iniziativa, assieme alla CRIMISOS Società Cooperativa, la ISI srl e partner di eccezione la Fondazione G. Whitaker cui va il merito di aver creduto
nella nostra iniziativa, oltre a numerosi Enti Pubblici e privati.
L’intera esperienza si inserisce in un settore strategico per la Sicilia, quello della tutela e
valorizzazione dei Beni Culturali che si annuncia come uno dei cardini dello sviluppo
economico del futuro.
In questo nostro lavoro editoriale si sono evidenziati i temi fondamentali che hanno
interessato l’intero progetto: la catalogazione e sistemazione di un archivio di interesse
storico-artistico, i problemi legati alla fruizione, la sua conservazione e la divulgazione,
attraverso i contributi di alcuni professionisti che ci hanno collaborato nella qualità di
docenti e ricercatori.
Una selezione di immagini di notevole interesse storico-artistico, molte delle quali inedite, tratte dal Fondo Whitaker (note didascaliche in appendice), insieme ad immagini degli
studenti al lavoro accompagnano i testi.
Il Fondo
Fotografico
Whitaker
CATALOGAZIONE E CONSERVAZIONE ATTRAVERSO LA FORMAZIONE PROFESSIONALE
Delia e la Fondazione
La Baronessa
Corrado Mirmina
N
on è facile raccontare una persona che
non si è conosciuta da vicino, ma quando si vive nella casa che fu di Giuseppe, Tina e Delia Whitaker,
ci si lascia prendere dalla curiosità di scoprire il più possibile,
facendo un ideale viaggio nel tempo ricco di emozioni per tutto
ciò che ti circonda.
Era il 1989 quando entrai per la prima volta a Villa Malfitano. Non conoscevo quasi nulla della Famiglia Whitaker, tranne
qualche notizia riguardo la piccola isola di Mozia. Della Villa
Malfitano conoscevo solo il cancello d’ingresso ed il portiere, un
uomo anziano, alto e scorbutico, che più volte mi aveva respinto, imprecando e masticando chissà che cosa. Non faceva passare nessuno, tant’è che si narra che un giorno non lasciò passare
neanche l’Ambasciatore di Sua Maestà Britannica.
La stessa accoglienza mi fu riservata il mio primo giorno di lavoro alla Fondazione. Solo l’intercessione della dottoressa Carollo,
storico Segretario Generale della Fondazione, mi permise l’accesso. Ce l’avevo fatta, ero riuscito ad entrare. Rimasi impressionato
per tutto quello che si presentava sotto i miei occhi: l’enorme
parco, il gigantesco ficus, la palazzina e ciò che conteneva.
Mi chiesi: “È questo il luogo dove dovrò lavorare?”. Credo sia
una sensazione comune a tutte le persone che per la prima volta
entrano a Villa Malfitano, eppure di antichi palazzi nobiliari siciliani ne avevo visti, ma qui era tutto intatto. Sembrava quasi che
da un momento all’altro il padrone dovesse scendere dal piano
superiore attraverso il grande scalone per ricevere i suoi ospiti.
Con il passare del tempo cominciai a scoprire tutto ciò che
riguardava la storia della famiglia, la casa, gli oggetti, i documenti e le foto.
La palazzina, composta da ben 52 stanze, si presentava arredata
e, anche se mancante di alcuni pezzi, essa conteneva molti degli
oggetti personali della famiglia. La biblioteca, già inventariata
e catalogata poco prima della mia assunzione, si distingueva da
qualsiasi altra cosa. Dando uno sguardo ai titoli mi feci un’idea
di quali fossero stati gli interessi dei padroni di casa.
Un’altra cosa che attirò la mia attenzione furono le migliaia di
lettere, documenti, e soprattutto le foto sparpagliate dal seminterrato ai sottotetti.
Nel corso di questi anni la Fondazione è riuscita, grazie anche
all’aiuto di alcuni volontari, a riordinare gran parte dei documenti. Inizialmente si è provveduto a catalogare il ricco archivio
musicale, costituito da centinaia di spartiti; quindi si è proceduto
a catalogare quasi tutto il materiale epistolare della famiglia, dico
quasi tutto, poiché ancora oggi è possibile ritrovare all’interno
degli arredi documenti e altro.
Rimaneva solo da sistemare l’archivio fotografico, di cui una
parte, riguardante l’isola di Mozia, era raccolto in alcuni album,
mentre il resto si trovava sparso non solo tra le varie stanze della
villa, ma diviso tra questa e l’isola. Raccolsi tutte le fotografie, le
separai per soggetto e le conservai gelosamente in un armadio
della villa. L’intento era di poterle sistemare poco alla volta, ma
ciò non fu immediatamente possibile anche a causa dei lavori di
restauro che la Fondazione mise in opera dopo l’incendio avvenuto in alcune stanze della villa nel maggio 1994.
Il Fondo
Fotografico
Whitaker
CATALOGAZIONE E CONSERVAZIONE ATTRAVERSO LA FORMAZIONE PROFESSIONALE
L’opportunità si è in seguito ripresentata con il progetto formativo gestito della CRIMISOS, che ha permesso di digitalizzare
tutto il materiale fotografico, e prendere così atto della consistenza quantitativa e qualitativa del fondo posseduto dalla Fondazione Giuseppe Whitaker.
Una grande intuizione quella del prof. Biagio Pace di istituire una Fondazione. Egli aveva capito che con l’estinzione della
famiglia Whitaker, proprietaria dell’isola di Mozia, bisognava
salvaguardare e dare un futuro agli studi della cultura feniciopunica. La piccola isola infatti, situata al centro dello stagnone
di Marsala, è il luogo che più di ogni altro in Sicilia si presta a
questo importante compito.
Va sottolineato l’interesse di Delia Whitaker per la piccola isola
che era considerata il gioiello di famiglia. Lei visse tra Palermo,
Roma e Mozia, ma a quest’ultima dedicò gran parte delle sue attenzioni. Se molti storici si sono interessati alla famiglia Ingham
e Whitaker, alla Palermo della Belle Époque, alla storia del vino
Marsala, agli inglesi in Sicilia, gran parte del merito và attribuito
a questa donna.
Cordelia, detta Delia, nacque a Palermo il 6 giugno 1885, secondogenita di Giuseppe e Caterina Scalia, condusse una vita
intensa tra feste, ricevimenti e viaggi.
Ma la sua figura fu messa in secondo piano, all’interno della
famiglia, dalla sorella Norina, di un anno più grande. Questa era
andata in sposa al Generale Antonino Di Giorgio, un militare
che si era distinto nella battaglia di Vittorio Veneto e che in
seguito aveva ricoperto il prestigioso incarico di Ministro della
Difesa nel 1924. La vita di Norina fu tuttavia caratterizzata da
problemi di salute e venne assistita dalla sorella per quasi tutta
la sua esistenza.
Spulciando nelle lettere dell’archivio di famiglia ci si fa un’idea
di Delia completamente diversa da come spesso è stata descritta.
Era una donna tenace, forte e non lasciava nulla al caso, control-
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lava tutti i rendiconti e dava le sue istruzioni agli amministratori che le gestivano i beni sparsi per l’Italia. Rigorosa, teneva
alle tradizioni, quelle inglesi: il tè alle cinque del pomeriggio,
i festeggiamenti in onore della Regina d’Inghilterra, le attività
di beneficenza, la gestione della Chiesa Anglicana di Palermo.
Si presentava in pubblico sempre vestita di tutto punto, con i
guanti, anche in estate e difficilmente faceva salire i suoi ospiti
al primo piano della villa.
Così si spiega l’estremo rigore tenuto dal vecchio portiere al cancello della villa.
Se le cose non fossero andate così e senza la perseveranza di
Delia, probabilmente non ci sarebbe stata né una Fondazione
né una Villa Malfitano.
Non avrei mai creduto possibile ritrovare fra le foto raccolte e
custodite con tanta gelosia da Delia, immagini già impresse nella mia memoria …
Era la fine degli anni sessanta, ed io, bambino, con i miei amici
giocavamo nel giardino sotto casa, quando ad un tratto arrivò
un’auto blu, una Lancia Fulvia. Un’immagine ancora nitida nei
miei ricordi quella di un’anziana ed elegante signora seduta da
sola sul sedile posteriore, un autista in divisa di colore grigio
(in seguito scoprii che era l’uomo che stava al cancello della villa) che si premurava ad aprirle lo sportello. Noi bambini rimanemmo incantati da quella scena che più volte ebbe a ripetersi.
Quell’anziana signora, dai modi gentili ed aria seriosa, era Delia
Whitaker che veniva a trovare dei suoi amici che abitavano nel
nostro stesso palazzo.
“La baronessa”, così la si chiamava, e così urlavamo tutti correndole dietro l’auto.
Il Fondo
Fotografico
Whitaker
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CATALOGAZIONE E CONSERVAZIONE ATTRAVERSO LA FORMAZIONE PROFESSIONALE
Rosa Mandina
Paola Massucco
Arte, Etica, Prassi
Fotografia conservazione e restauro
E
sprimersi attraverso le immagini è da
sempre una delle esigenze più importanti
dell’uomo per poter comunicare il proprio pensiero, le proprie
esigenze, il proprio operato.
Da quelle graffite sulla roccia ad opera dell’uomo preistorico a
quelle realizzate mediante il mezzo fotografico si è verificato un
notevolissimo progresso non solo dal punto di vista tecnico ma
anche e soprattutto da quello sociale, grazie alle nuove frontiere
raggiunte nell’uso e diffusione delle immagini stesse e, in particolar modo, delle fotografie, che sono divenute uno strumento
di conoscenza e comunicazione di vitale importanza per la nostra
realtà sociale e culturale. E non ci riferiamo solo alle immaginidocumento, ma anche alle opere d’arte, nel caso in cui l’artista
scelga, per esprimere le immagini che nascono interiormente, un
apparecchio fotografico al posto di un pennello.
Il crescente interesse per la fotografia, come forma di espressione
artistica da un lato e come fonte per documentare il passato dall’altro, fa nascere sempre maggiori iniziative a livello europeo volte a conservare, a tutelare e a rendere fruibile il bene fotografico.
Le collezioni fotografiche rappresentano una parte essenziale del
patrimonio culturale europeo e sempre più le istituzioni – dal
museo alla più specifica fototeca, dalla biblioteca, all’archivio
– si preoccupano di affidare questo compito a personale specializzato nel settore.
Ogni foto è un frammento della realtà, o meglio, dell’interpretazione che quel determinato fotografo ha dato di quella determinata realtà, sia che si tratti di un documento a scopo di reportage
o di un mezzo d’arte. La lettura, la tutela e la conservazione delle
immagini richiedono, dunque, capacità di lettura e di analisi se-
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condo una rigorosa metodologia di studio. Ma che si tratti di una
documentazione sulla quale gli storici sono o saranno chiamati a
lavorare o di pura espressione artistica, è importante che coloro
che operano a vari livelli per la conservazione e la tutela delle
immagini, acquisiscano una precisa capacità di lettura dei procedimenti fotografici e dei materiali costitutivi.
Per fare questo, non si può prescindere da una precisa conoscenza della complessità fisica del supporto. Dall’introduzione della
fotografia, nel 1839, numerosi procedimenti fotografici sono
stati inventati ed applicati, alcune volte su larga scala, altre volte
solo in qualche laboratorio di stampa. Dagherrotipi, carte salate, collodii, albumine, pellicole al nitrato di cellulosa, acetato e
poliestere: questi sono solo alcune delle numerose tipologie che
sono state messe a punto in un passato di oltre centosessant’anni, per non parlare, poi, delle fotografie contemporanee e dell’immagine digitale. L’identificazione delle tecniche fotografiche
può essere difficile, in quanto molte di esse sono simili; inoltre le
tecniche fotomeccaniche o a pigmento aumentano la confusione
e complicano l’identificazione, se non si è più che esperti. Ciò
nondimeno la conoscenza tecnica è di fondamentale importanza
per la conservazione del patrimonio fotografico, che si deteriora
molto rapidamente e che quindi richiede speciali ed appropriate
misure di protezione. Manipolazioni errate possono provocare
danni irreversibili alle opere fotografiche, mentre un corretto intervento di conservazione, anche solo preventiva, rende possibile
prolungare la speranza di vita dei beni da conservare e di agire
sulla possibilità di degrado. Se, come si è detto, gli oggetti fotografici presentano differenze tra loro, il problema comune a
tutti è quello di preservarli da danni meccanici, da polvere o da
Il Fondo
Fotografico
Whitaker
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CATALOGAZIONE E CONSERVAZIONE ATTRAVERSO LA FORMAZIONE PROFESSIONALE
infestazioni dovute a condizioni ambientali non idonee.
Ad oggi esistono sul territorio europeo davvero pochi esperti di
conservazione fotografica, di contro molti coloro che si “improvvisano” tali, per rispondere a una domanda crescente da parte
degli Enti pubblici e dei privati che sempre più necessitano di
adottare corrette politiche di tutela, conservazione e valorizzazione dei beni in loro custodia.
Gli archivi fotografici sono composti generalmente da una grande quantità di immagini (positivi e negativi), realizzate da un
unico autore o da autori diversi e spesso anche da attrezzature
fotografiche, inventari, registri di contabilità, diari, opuscoli, libri, riviste. Se è bene precisare che non esiste un unico criterio di
riordinamento e catalogazione, è altrettanto necessario chiarire
che è fondamentale rispettare l’ordinamento di un archivio fotografico; questo vuol dire, infatti, rispettarne la storia, conoscerne
i criteri e le finalità conservative, mutate a mano a mano che
l’archivio è accresciuto e con il mutare delle tendenze artistiche e
delle mode culturali.
Anche qui, l’improvvisazione è deleteria. Ecco perché si rende
necessario che le nuove generazioni, che si occupano o che vogliono occuparsi di fotografia, siano specializzate sull’identificazione dei procedimenti fotografici, sui metodi di organizzazione
e di gestione di una fototeca, su come salvaguardare le fotografie
e quindi su come approntare gli ambienti, i materiali e i prodotti
per la conservazione, su come maneggiare i materiali fotografici
e quale manutenzione essi richiedano, comprese le norme per
un pronto intervento, i diritti d’autore e i diritti di riproduzione
delle immagini.
Questi i presupposti sui quali è nato il progetto “Fotografia: Conservazione e Restauro” insieme, da una parte, alla consapevolezza
dell’enorme ricchezza del patrimonio documentale e artistico
degli archivi siciliani, che ci pone di fronte a complessi e nuovi
problemi di conservazione e gestione, e dall’altra, alla crescente
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richiesta di formazione specialistica da parte dei giovani che, in
questo settore, potrebbero trovare numerose e nuove occasioni
di lavoro.
Per gli scopi, le finalità e le modalità organizzative il nostro progetto trova piena legittimazione nel Complemento di Programmazione della Regione Siciliana, ed in particolare nella misura 3.17, dove il “potenziamento e la qualificazione delle risorse
umane, la contemporanea tutela e valorizzazione del patrimonio
culturale regionale, e la promozione, sia della capacità di intervenire per la conservazione e lo sviluppo dei beni artistici, che dell’imprenditorialità, verso le attività culturali ed i servizi connessi” sono
indicati come obiettivi primari da raggiungere per lo sviluppo
dell’economia del settore.
Tutto il progetto ha avuto quale finalità la formazione di nuovi
profili professionali nel settore dei beni culturali ed in particolare
di tecnici esperti nel settore della conservazione e dell’archiviazione digitale della fotografia storica e nella gestione di archivi
multimediali, progetto che si è sviluppato attraverso attività e fasi
diverse che, integrate tra loro, hanno contribuito ad arricchire di
contenuti e di finalità la formazione stessa.
La ricerca ha costituito la fase di avvio, concepita come momento di studio e valorizzazione del patrimonio siciliano, volta alla
raccolta di informazioni e dati circa storia, arte, archeologia e
costume fra fine ‘800 e primi ‘900, con la finalità ultima di fornire all’attività formativa nuove fonti di studio, preziosi spunti
storici, artistici e tecnologici, sulle quali organizzare la didattica
del progetto.
L’attività si è incentrata sulla studio e l’organizzazione dell’archivio fotografico della Fondazione G. Whitaker, dove, fra quelle
che fino ad ieri erano soltanto le foto della Signorina Delia e i
cari ricordi di famiglia, sono stati trovati dati inediti ed importanti utilizzati a supporto delle lezioni teoriche e delle attività
pratiche.
Il Fondo
Fotografico
Whitaker
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CATALOGAZIONE E CONSERVAZIONE ATTRAVERSO LA FORMAZIONE PROFESSIONALE
Proprio sulle attività pratiche vorrei soffermarmi per evidenziare come, nella nostra concezione di formazione, queste attività
diventino, in aula o nei laboratori all’uopo allestiti per i nostri
allievi, momenti di sperimentazione di lavoro professionale che
viene adeguato, per le modalità esecutive ed attuative delle varie
fasi, ai tempi della didattica.
Dati in aula i fondamenti teorici attraverso lezioni frontali,
presentazioni di casi e seminari di approfondimento, gli allievi
affrontano, supportati e indirizzati dai loro docenti, la progettazione di un intervento professionale che viene di seguito “cantierato” e quindi realizzato in ogni sua fase, fino alla diffusione dei
risultati ottenuti.
In questo complesso processo didattico è stato fondamentale il
supporto della Fondazione Giuseppe Whitaker che, quale partner di progetto, ha permesso che si lavorasse, nel corso del Project
work e dello Stage, su documenti di eccezionale rilevanza favorendo uno scambio, quanto mai fruttuoso, fra “Istituzione” e
mondo della “Formazione”.
Con gli allievi protagonisti nello svolgimento di un lavoro didatticamente guidato dagli insegnanti del corso, durante il Project
work, e dal personale della Fondazione, in fase di stage, sono
stati prodotti:
- a) un catalogo per la consultazione informatica dell’archivio
quale risultato finale del lavoro di catalogazione e archiviazione
dei materiali, acquisizione digitale delle immagini e sviluppo di
un data base;
- b) il restauro di una selezione di foto particolarmente danneggiate e la progettazione di un programma di conservazione del
Fondo quale risultato della schedatura puntuale dell’intero archivio e del rilevamento dello stato di conservazione dei singoli
materiali.
Non di secondo piano, nell’ambito delle attività didattiche, è
stato il confronto con realtà imprenditoriali ed istituzionali di
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rilevanza nazionale quali quella con F.lli ALINARI a Firenze e
con il FOTOMUSEO G. PANINI a Modena e l’ACCADEMIA
di FRANCIA a Roma che, nell’ambito dello stage collettivo, organizzato dalla CRIMISOS, hanno ospitato i nostri allievi presso
le proprie strutture facendoli partecipare ad attività seminariali
su temi quali la catalogazione, l’acquisizione digitale, il restauro
conservativo, gli allestimenti museali, ed accompagnandoli nelle
visite ai propri laboratori ed alle mostre temporanee di foto storiche. Ciò ha consentito ai partecipanti di avere un riscontro sia sul
piano formativo che sul piano dell’orientamento attivo al lavoro.
Questo complesso processo formativo ha indicato ai discenti
le modalità attraverso le quali, nella realtà, si svolge un lavoro
“professionalmente corretto”. Ha costituito un modo per evidenziare e sottoporre alla loro attenzione tutte le attività che,
correlate alla loro figura professionale, possono costituire, i “servizi” da offrire sul mercato ad un’utenza varia: pubblica amministrazione, studi fotografici, case editrici, riviste specializzate,
fondi privati, etc. Ma anche un modo per indurre gli allievi a
riflessioni sulle loro inclinazioni, sulla loro effettiva preparazione professionale, su come questa si innesti sulle loro competenze
di base, il tutto volto ad indirizzarli alla costruzione della loro
identità professionale.
Al raggiungimento di questo importante obiettivo ha contrbuito,
nel corso dell’Azione di orientamento/accompagnamento, l’attività svolta da uno staff di tecnici e consulenti, che ha cercato di
dare una lettura in chiave imprenditoriale a quanto sperimentato
durante tutta l’attività formativa. I consulenti hanno condotto
gli allievi verso una rielaborazione di quanto vissuto e prodotto
nel corso delle esperienze pratiche e di stage, portandoli a trarne
spunti, nuove idee progettuali ed iniziative da attuare nel settore
della tutela, valorizzazione e gestione economica del patrimonio
fotografico, oltre a condurli verso momenti di riflessione circa le
loro personali inclinazioni.
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CATALOGAZIONE E CONSERVAZIONE ATTRAVERSO LA FORMAZIONE PROFESSIONALE
Sono emersi a questo punto gli obiettivi reali e realizzabili dei
neo-qualificati che si sono suddivisi in due gruppi: da una parte
si sono ritrovati coloro che avevano maturato la decisione di realizzare delle idee progettuali attraverso un’organizzazione di tipo
imprenditoriale, dall’altra coloro che avevano la necessità di sperimentare, ancora, la loro preparazione e le loro attitudini attraverso esperienze lavorative guidate. Da qui si sono avviate quelle
che possiamo definire le fasi conclusive del nostro progetto: le
work Experiences e l’avvio d’impresa. Infatti sono state fornite
occasione di lavoro finanziate dal progetto attraverso l’assegnazione di sei “Borse Formative”, contemporaneamente lo “staff di
accompagnamento”, esaminate le idee progettuali degli allievi,
ha fornito, a coloro che ne anno fatto richiesta, la consulenza
necessaria affinché, dall’elaborazione didattica del Business Plan,
si potesse approdare alla nascita di una nuove imprese.
Corre qui l’obbligo di ringraziare coloro che hanno contribuito
alla realizzazione di questa delicata fase progettuale ossia: l’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione di Roma,
il Centro Regionale per l’Inventario, la Catalogazione e la Documentazione dei Beni Culturali ed Ambientali della Regione
Siciliana, la Fondazione Museo di Fotografia Contemporanea
di Milano, lo Studio Fotografico di Fabio Savagnone, il Dott.
Vincenzo Mirisola Collezionista privato di foto storiche ed ancora la Fondazione G. Whitaker, i quali in convenzione con la
CRIMISOS, hanno accettato di ospitare presso le loro strutture,
per l’esperienza di lavoro guidata, i neo-qualificati dei due corsi
ed ancora i tecnici della ISI srl che hanno fornito la consulenza
necessaria per la costituzione e avvio della “Cooperativa Stanze di
luce” che, figlia del progetto Fotografia: Conservazione e Restauro, sta già muovendo i suoi primi passi sul mercato del lavoro.
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Il Fondo
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CATALOGAZIONE E CONSERVAZIONE ATTRAVERSO LA FORMAZIONE PROFESSIONALE
Rosalia
Camerata Scovazzo
Il Fondo fotografico Whitaker
Dalle foto di famiglia a fondo fotografico
C
ome in ogni famiglia che si rispetti, anche nella famiglia di Giuseppe Whitaker
erano stati fissati immortalati i momenti maggiormente significativi e alcune fotografie, perlopiù di alte personalità con dedica
autografa, erano state incorniciate ed appoggiate sul pianoforte
nella Sala d’Estate di Villa Malfitano o appese ai muri della stanza del biliardo o dei salotti.
Si trattava però di una piccola parte della grande quantità di
materiale che, come accade spesso, solo parzialmente era stato
ordinato dalle signore Whitaker, Tina e Delia, in album di marocchino marrone o verde con rifiniture in oro zecchino. Il resto
delle immagini era stato riposto, nel migliore dei casi, alla rinfusa
dentro cassetti, quando non ammucchiato dentro scatole di cartone riposte nel sottoscala o in cantina.
La prima fase del lavoro è quindi consistita nel recuperare ogni
immagine e album, da cassetti o scatole, cercando di individuare
un’eventuale logica nel loro essere insieme.
In questo modo sono state censite ed inventariate oltre duemila
fotografie, databili dalla metà dell’Ottocento agli anni Sessanta
del Ventesimo secolo, anche se dalla morte di Giuseppe Whitaker
(1936) diminuiscono le fotografie relative sia alla famiglia che ai
diversi interessi delle eredi.
Come era prevedibile le immagini accuratamente conservate in
preziosi album erano riferibili a membri sia della famiglia Scalia,
alla quale apparteneva Tina, la moglie di Whitaker, sia della grande
famiglia Whitaker (Giuseppe aveva undici tra fratelli e sorelle).
Non mancano le classiche foto di gruppo relative a feste di famiglia con spose in splendidi abiti bianchi o bambini su carrettini
trainati da pazienti asinelli o le tenere foto degli animali domestici;
20
ma sono presenti anche le foto delle proprietà dei Whitaker in
Inghilterra o le immagini della Chiesa Anglicana a Palermo.
Nel complesso queste immagini sono le meglio conservate, anche
se non sempre è stato possibile identificare tutti i personaggi raffigurati. Ugualmente ben conservate, in apposite cassette di legno,
erano le lastre di vetro relative al viaggio di Whitaker in Tunisia,
mentre quelle che hanno maggiormente sofferto sono le fotografie concernenti la vita sull’isola di Mozia, sia la quotidiana che
quella archeologica, probabilmente anche per essere state conservate proprio sull’isola, in condizioni climatiche non ideali.
Dopo aver raggruppato i materiali fotografici in ampie categorie (Villa Malfitano, la famiglia Whitaker, Whitaker a Mozia, gli
scavi a Mozia, gli interessi agricoli, il viaggio in Tunisia, etc.) si è
proceduto all’identificazione, laddove possibile, dei soggetti rappresentati, cercando comunque di mantenere gli insiemi già esistenti. Il numero maggiore di immagini riguarda l’isola di Mozia;
sono documentati, con occhio appassionato, i diversi momenti
della vita che si svolgeva sull’isola e la parte del leone la fanno
ovviamente i ritrovamenti archeologici.
Una successiva indagine, ancora tutta da approfondire, ha riguardato anche l’identificazione degli autori delle fotografie, italiani e
stranieri e le diverse tecniche di esecuzione. Questo certosino lavoro di riordino e di recupero di un grande numero di fototipi ha
prodotto, come risultato, la creazione di un archivio fotografico
ordinato per temi, nel quale sono presenti bellissime immagini sia
dal punto di vista artistico sia dal punto di vista documentaristico, che forniscono nuove suggestioni sulla vita privata e pubblica
di una famiglia benestante della Palermo di inizio Novecento,
inserita nel mondo culturale europeo del suo tempo.
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Fotografico
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CATALOGAZIONE E CONSERVAZIONE ATTRAVERSO LA FORMAZIONE PROFESSIONALE
Salvatore Zafarana
Un progetto di catalogazione per il Fondo Whitaker
2087
positivi fra gelatine a sviluppo,
aristotipi, albumine, platinotipie, contenute al-
l’interno di buste, scatole, album, o sciolte; 413
negativi: tra pellicole e lastre.
Questa la consistenza dell’archivio fotografico
della Fondazione vagliato dal gruppo di Ricerca
e che veniva trasferito idealmente sul mio tavolo di lavoro per l’organizzazione dell’impianto
didattico che avrebbe dovuto condurre 15 giovani alla costruzione della propria professionalità. Giovani che avrebbero dovuto imparare,
nell’arco di appena 600 ore di lezione, i criteri
della catalogazione, l’acquisizione digitale delle
immagini, l’organizzazione di un archivio e trasformare gli insegnamenti in “progetto di catalogazione informatica” da adottare per le foto della
Fondazione Whitaker; un catalogo che fosse di
facile consultazione, che rispondesse ai criteri
di catalogazione già standardizzati e contemporaneamente riuscisse a soddisfare le esigenze dei
proprietari.
Un lavoro assai delicato su un fondo fotografico
che già ad una sommaria occhiata si prospettava
molto interessante per la presenza di una buona varietà di fototipi, dalle carte albuminate ai
procedimenti non argentici, dai negativi su nitrato di cellulosa a diapositive su vetro ritoccate
a mano, fino alla gelatina sali d’argento, sia per
22
la presenza di autori famosi italiani ed inglesi,
da Incorpora a Interguglielmi, da G. Churchill
allo Studio Fotografico Weston & Son, solo per
citarne alcuni.
Un archivio di 2.500 fototipi che attendevano
di essere inventariati, catalogati, digitalizzati, restaurati. Un lavoro “professionale” da svolgersi
nel corso della didattica. Questa la sfida!
Bisognava ora impostare le lezioni perché tutto
potesse svolgersi secondo un programma di dettaglio al quale far partecipare in maniera attiva
tutti gli allievi, valorizzando la specifica preparazione di ciascuno e permettendo all’intera classe
di seguire un percorso logico di lavoro.
Ovviamente si è partiti dalle lezioni di base. Si
è lavorato perché gli allievi raggiungessero una
preparazione teorico-pratica sufficiente ed omogenea per affrontare i moduli professionali.
Il programma ha previsto tre momenti formativi
fondamentali per lo sviluppo completo del nostro
piano didattico. Importantissima è stata l’analisi
condotta sui principali sistemi di catalogazione
codificati, sia nazionali che internazionali: da
quello messo a punto dall’ICCD con la famigerata scheda “F”, al DUBLIN CORE, all’UNIMARC, all’ ISBD, e per ciascuno dei sistemi si è
cercando di fare una lettura critica, di apprezzarne i pregi, evidenziandone anche i limiti.
Il Fondo
Fotografico
Whitaker
23
CATALOGAZIONE E CONSERVAZIONE ATTRAVERSO LA FORMAZIONE PROFESSIONALE
Non meno importante è stato il lavoro condotto
sul fronte della digitalizzazione delle immagini
dove, nell’arco delle lezioni teorico-pratiche, si
sono analizzati i procedimenti di acquisizione, i
formati di registrazione (tiff, jpg, bmp, gif…), la
loro elaborazione attraverso l’utilizzo di Photoshop, adoperato quale software per la manipolazione ed il fotoritocco delle immagini .
Altro momento fondamentale della didattica,
relativo al sistema di archiviazione dei dati, è
dato dalla scelta di non utilizzare programmi
standardizzati o soluzioni precostituite per la catalogazione informatica, ritenendo più utile far
elaborare agli allievi un programma di gestione
dati ed immagini da applicare allo sviluppo del
catalogo della Fondazione Whitaker. A tal fine
si è ritenuto opportuno far apprendere l’uso di
un software specifico, FileMaker-Pro, che, didatticamente è stato ritenuto fra i più idonei per lo
sviluppo di un database che potesse rispondere
alle esigenze di flessibilità e facilità d’uso.
A questo punto era necessario trasporre tutte
queste informazioni su un “progetto specifico”
da elaborare insieme con gli allievi e realizzare
nella fase applicativa della didattica, ossia, nel
corso del ProjectWork.
Bisognava progettare un sistema di catalogazione
e fruizione informatica delle immagini a partire
dalla costruzione di una scheda di catalogo dove
tutti i dati, codificati e indicizzati potessero tradurre le immagini in parole.
Si è, quindi proceduto all’elaborazione di una
scheda con un set di metadati utili alle esigenze di catalogazione specifiche del Fondo, ma
24
che nello stesso tempo trovasse riscontro con gli
standard nazionali ed internazionali; a tal fine è
stata predisposta anche una tabella di corrispondenza per poter dialogare con altri sistemi che
utilizzano tali standard al fine di rendere agevole
l’eventuale trasferimento di dati omogenei.
Elaborato il prototipo della “Scheda di Catalogazione” si è provveduto alla sua sperimentazione
su un campione di immagini e che ha permesso
l’ottimizzazione del progetto di catalogazione
stessa.
Sullo stesso campione si sono messi a punto gli
standar per la digitalizzazione delle immagini.
Anche qui si sono seguiti criteri diversi da quelli
suggeriti dall’ICCD: fermo restando i formati di
acquisizione standard ( jpg e tiff ) si sono aumentati i livelli di risoluzione preferendo la scansione di immagini ad una risoluzione minima di
600 dpi; questo permette, oltre ad una lettura
di dettaglio dell’immagine stessa, la possibilità
di utilizzazione del file per la stampa digitale e/
o tipografica di grandi formati e di alta qualità.
Ovviamente tutto ciò oggi risulta possibile grazie
all’evoluzione tecnologica dei mezzi di scansione
e alla capacità dei supporti di storage e back-up.
Importante a questo punto del processo didattico è stato il confronto che i nostri allievi hanno
avuto con realtà istituzionali e imprenditoriali di
rilevanza nazionale quali l’Alinari a Firenze e la
Fondazione Giuseppe Panini a Modena. Qui è
stato possibile confrontare il nostro “progetto di
catalogazione informatica” e i sistemi di catalogazione utilizzati in questi due importanti centri.
Gli allievi hanno avuto modo di valutare i punti
Il Fondo
Fotografico
Whitaker
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CATALOGAZIONE E CONSERVAZIONE ATTRAVERSO LA FORMAZIONE PROFESSIONALE
di forza e di debolezza del loro lavoro rispetto a
sistemi utilizzati a livello “professionale” e con
viva soddisfazione hanno constatato che il loro
“prodotto didattico” risultava sicuramente perfettibile” ma comunque reggeva il confronto.
A questo punto, fatte le opportune correzioni, il
progetto è stato adottato per la catalogazione di
tutto il Fondo operazione che è stata realizzata
nel corso dello Stage operato presso la Fondazione Whitaker con il supporto anche del loro
personale e degli esperti intervenuti nella Ricerca di progetto.
Interessante è stata anche l’interazione con il
gruppo di allievi del corso di “Addetto alla valorizzazione e conservazione dei Beni Fotografici”
che hanno collaborato ad una estensione della
scheda di catalogo aggiungendo i metadati alla
“scheda prototipo” e completandola, successivamente, con i dati relativi allo stato di conservazione e agli interventi di restauro eventualmente
operati su ogni singolo fototipo schedato.
Possiamo senza dubbio sostenere che è stato un
processo didattico stimolante e creativo dove la
sperimentazione ha avuto un ruolo fondamentale. La fase applicativa è stata fonte di ricerca e
anche l’errore è stato principio di nuovi studi e
approfondimenti.
Un’esperienza gratificante tanto per gli allievi
quanto per i docenti. Nel corso delle attività
progettuali si è reso un servizio alla Fondazione Whitaker che oggi possiede un sistema che
permette una migliore gestione del fondo ed
una fruizione in sintonia anche con le esigenze
26
conservative; si è dotata di un sistema che rimane aperto ad ulteriori implementazioni da parte
di storici e studiosi che possono ulteriormente
arricchire di dati l’archivio. Ma ciò che appare
più importante è che si è contribuito, nel nostro
piccolo alla diffusione della cultura della valorizzazione e conservazione dei beni culturali attraverso la valorizzazione delle risorse umane.
Il Fondo
Fotografico
Whitaker
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CATALOGAZIONE E CONSERVAZIONE ATTRAVERSO LA FORMAZIONE PROFESSIONALE
Silvia Berselli
Lorenza Fenzi
La Conservazione in fototeca
L
a funzione di un archivio è quella di raccogliere, catalogare, far fruire e divulgare materiali, che
spesso veicolano informazioni, immagini o dati.
L’obiettivo fondamentale è quello di garantire la
conservazione e l’utilizzo corretto del materiale
costitutivo di queste informazioni. Nel caso di
una raccolta fotografica, la gestione riguarda i
prodotti di una forma di comunicazione così diffusa, dinamica e versatile, da essere entrata, nel
giro di pochi decenni dalla sua introduzione in
molti aspetti della vita dell’uomo, con una quasi
immediata applicazione in ambito specialistico ed
artistico, ma anche nell’uso comune.
La varietà delle informazioni veicolate dal mezzo fotografico quindi è vastissima, così come
estremamente diversificate possono essere le caratteristiche dell’archivio: la sua gestione sarà direttamente legata alla sua storia, alla presenza di
materiale storico, o moderno, o di entrambi, al
tipo di fruizione ed anche alle istanze conservative
particolari di alcuni tipi di materiali e tecniche di
realizzazione delle immagini.
Le raccolte di materiale fotografico infatti portano
con sé una grande ricchezza anche sotto l’aspetto
della tipologia dei materiali: supporti delle immagini, composizioni e procedimenti chimici che
formano di fatto la fotografia rendono una fototeca una raccolta molto diversa dalle altre collezioni
di stampo archivistico.
28
La storia della tecnica fotografica condensa in un
solo secolo la quasi totalità delle sue sperimentazioni e applicazioni, da quelle “artigianali” a quelle industriali e conosce, come si è detto, una diffusione rapidissima: da qui la grande complessità
nell’affrontare un corretto approccio conservativo
e di pratica operativa nell’ambito della gestione di
un archivio fotografico.
Ci sono luoghi che, per cultura, storia, vocazione,
portano naturalmente con sé i valori della conservazione: così i musei e le biblioteche per esempio
e con essi i loro archivi. Ma la fotografia, come
oggetto, fa spesso parte di collezioni con intenti
e usi affatto diversi: archivi di tribunali, ospedali, agenzie giornalistiche, per citarne solo alcuni,
sono altrettanto diffusi ed utilizzati, spesso senza
una strategia conservativa di ampio respiro.
Evidentemente per affrontare problematiche così
articolate servono competenze ed esperienze specifiche nel campo della conservazione del materiale fotografico, che, va detto, offre oltre tutto
un minimo spazio alle possibilità di intervento
pratico.
Tutto questo ci porta alla necessità di operare attraverso un progetto ben strutturato, che si potrà elaborare sulla base di una raccolta di dati. Al
fine di stabilire preliminarmente alcune priorità
i dati riguarderanno vari ambiti: importanza del
materiale conservato; esigenze dell’archivio, inte-
Il Fondo
Fotografico
Whitaker
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CATALOGAZIONE E CONSERVAZIONE ATTRAVERSO LA FORMAZIONE PROFESSIONALE
so come struttura; tipo di fruizione del materiale;
portata dell’impegno finanziario utilizzabile per
l’attuazione del progetto; competenze specifiche
del personale ed altri ancora.
Possiamo suddividere l’acquisizione di informazioni e la loro valutazione in tre aree principali:
I materiali fotografici
Assieme alla necessaria osservazione delle caratteristiche fisiche del materiale presente nell’archivio,
potrebbe essere indicato valutare la rilevanza del
materiale stesso per approntare soluzioni diversificate, soprattutto là dove risulti impossibile conservare tutte le immagini della raccolta in condizioni conservative ottimali.
Questo approccio è utilizzato soprattutto in ambito anglosassone, dove trova una modalità operativa così strutturata: esistono due precisi livelli di
conservazione, nelle normative americane, denominati “Archival Storage Conditions” e “Medium
Term Storage Conditions’, che danno differenti
garanzie in termini di durata nel tempo della soluzione conservativa adottata.
La prima delle due modalità si utilizza in prevalenza per materiale storico, dal particolare valore,
la seconda garantisce un minimo di dieci anni di
conservazione adeguata al materiale fotografico.
La valutazione dei diversi livelli di qualità, importanza storica e tecnica dei documenti dovrebbe
essere effettuata all’interno dell’archivio.
Si effettua quindi una rilevazione dei dati prettamente fisici che riguardano il materiale, come
quantità, tipologia (positivi, negativi) formati,
30
tecniche di realizzazione. A questo nucleo di informazioni di base andranno poi aggiunte tutte le
notizie relative all’eventuale tipologia di montaggio, come cartoni, cornici, passe-partout, montaggio in album; in astuccio o custodia, ecc. Altri dati
che si possono acquisire, sono quelli che riguardano la presenza o meno dei trattamenti di finitura,
come verniciature, ritocchi, mascherature, ecc.
è inoltre necessario accertarsi della presenza o
meno, all’interno della collezione di materiali già
degradati, o pericolosi di per sé come il nitrato
di cellulosa, che potrebbero accelerare il processo
di degrado di opere o documenti posti nelle vicinanze: un esempio potrebbe essere indicato nelle
pellicole in acetato di cellulosa colpite da vinegar
syndrom (sindrome dell’aceto).
L’intera operazione di raccolta dati può essere
condotta utilizzando delle schede predisposte e
solitamente diversificate per negativi e per positivi, che consentono una valutazione delle informazioni più pratica ed organica.
Il passo successivo consiste nel raccogliere anche
le osservazioni riguardo allo stato di conservazione dei singoli pezzi, dei supporti e degli eventuali
elementi accessori (montaggi, finiture, ecc.) e, non
meno importante, nell’effettuare una valutazione
attenta dei materiali, quali buste, scatole, contenitori in genere, in cui i documenti sono alloggiati
e conservati.
Da questo primo gruppo di informazioni muoveranno le considerazioni di carattere conservativo
sul materiale fotografico in senso stretto, che però
da sole non sono sufficienti.
Il Fondo
Fotografico
Whitaker
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CATALOGAZIONE E CONSERVAZIONE ATTRAVERSO LA FORMAZIONE PROFESSIONALE
Gli ambienti
Bisogna infatti sottolineare quanto i fattori ambientali influiscano su di una corretta conservazione del materiale fotografico, particolarmente
sensibile al variare di alcuni parametri fondamentali. I livelli di temperatura ed umidità relativa
presenti nei locali dell’archivio, il loro variare
nell’arco della giornata, ma anche stagionalmente
e sullo svolgersi di un intero anno, dovrebbero essere infatti rilevati, con strumenti di misurazione
attendibili, ed attentamente studiati. Nel caso in
cui si ritenga necessario, il controllo e la possibilità di modificare tali valori potrà risultare determinante per la risoluzione di alcuni dei più comuni
problemi conservativi del materiale fotografico.
Ci sono poi situazioni in cui si verificano condizioni ambientali estreme e non prevedibili, quali
incendi o allagamenti; si può però verificarne il
livello di rischio all’interno dell’archivio e predisporre tutte le misure atte a ridurlo o eliminarlo.
Sarà utile inoltre predisporre un piccolo ‘proto-
collo’ di emergenza interno, da attuare nel caso si
verifichino questo genere di eventi.
Utilizzo dei materiali fotografici
Nell’ambito di un serio progetto conservativo è
estremamente importante conoscere il tipo di utilizzo che viene fatto dei documenti presenti nella
collezione: dal tipo di fruizione e manipolazione
che avviene da parte del personale interno dell’archivio, al tipo di utenza che consulta e fruisce il
materiale, dal conoscere se è previsto un servizio
di riproduzione delle immagini al verificare la
frequenza con cui i documenti originali vengono
dati in prestito o esposti. Questi sono alcuni esempi del normale utilizzo di immagini all’interno di
una fototeca, ed anche la raccolta di questo tipo
di informazioni permetterà di articolare un progetto mirato alle esigenze specifiche dell’archivio,
rispettando però quelle che sono le imprescindibili condizioni di buona conservazione del materiale
fotografico.
Particolare del transfer di una platinotipia. (Archivio fotografico Fondazione G. Whitaker)
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Il Fondo
Fotografico
Whitaker
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CATALOGAZIONE E CONSERVAZIONE ATTRAVERSO LA FORMAZIONE PROFESSIONALE
Stefania Ruello
La conservazione degli archivi fotografici di famiglia.
L’archivio fotografico della Fondazione G. Whitaker
L
e immagini fotografiche della famiglia Whitaker in Sicilia si accompagnano alla storia del-
la fotografia coprendo un arco di tempo che va
dalle sue origini fino agli anni settanta. La ricca
famiglia britannica, così in vista nella società siciliana, non poteva, certamente, non rispondere
alla seduzione dell’auto-rappresentazione in cui
fotografi di ogni paese si erano specializzati. L’archivio è ricco di tipologie e di diversi materiali
costitutivi, ma anche didatticamente composto e
ordinato in una sequenza che ripercorre l’evoluzione dei mezzi di ripresa e stampa fotografica.
Un grande album sciolto di immagini legate tra di
loro in una sequenza di avvenimenti che il gruppo di ricerca insieme a specialisti della storia della
famiglia hanno riesaminato raggruppando le immagini attorno a fatti, luoghi e persone creando
sequenze con fili logici in un sistema complesso
di riferimenti documentali.
Le foto di famiglia sono ancora conservate negli
ambienti che furono vissuti dalla famiglia stessa e
quindi del tutto estranei a logiche museali moderne. Villa Malfitano, in particolare, ha conservato
l’aspetto di dimora signorile con il mantenimento
di suppellettili, tra cui originali fotografici incorniciati, ed una topografia degli ambienti difficilmente conciliabili con la creazione di un deposito
climatizzato.
Molte delle immagini costituenti oggi l’archivio
34
sono state sottoposte nel corso degli anni ad una
consultazione frequente dovuta all’importanza
che rivestono anche per la storia della città di Palermo e il suo sviluppo urbanistico, per Marsala e
la produzione vinicola, per Mozia e l’archeologia
dell’isola. La manipolazione e la non corretta acquisizione con scanner non idonei è stata per le
fotografie fonte di stress e degrado, problematiche
che oggi sono in buona parte risolte grazie al lavoro condotto nel corso del progetto che ha consentito l’adozione di un protocollo per l’accesso
all’archivio e la creazione di un archivio digitale
per una più rapida ed immediata consultazione
senza la manipolazione degli originali.
Questi i problemi di conservazione del fondo,
affrontati nel corso della redazione del piano di
conservazione dell’archivio Whitaker reso operativo nel Project Work del corso di “Addetto allla
conservazione e valorizzazione di beni fotografici” su
una selezione di foto a cura del gruppo di ricerca .
Il piano di lavoro ha previsto l’identificazione
puntuale di tutti i materiali di grande varietà
(anche in termini di qualità); il mantenimento
del contesto dell’archivio (buste o scatole con
segnature originali); sono inoltre stati forniti dei
suggerimenti per l’adozione di buone prassi per
la consultazione degli originali ai fini della conservazione preventiva.
L’archivio Whitaker raccoglie una buona varietà
Il Fondo
Fotografico
Whitaker
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CATALOGAZIONE E CONSERVAZIONE ATTRAVERSO LA FORMAZIONE PROFESSIONALE
di fototipi: dalle carte albuminate ai procedimenti
non argentici, dai negativi su nitrato di cellulosa
a diapositive su vetro ritoccate a mano fino alla
gelatina sali d’argento a sviluppo su carta baritata, tecnica dominante lungo tutto il Novecento
prima dell’introduzione del colore, della carta politenata e l’avvento del digitale. È notevole anche
la varietà di supporti secondari, montaggi e cartelle a falde che fanno da presentazione a ritratti di
particolare bellezza e di studi fotografici raffinati e
spesso d’origine anglosassone.
Le immagini prese in esame sono state schedate
con il rilevamento dello stato di conservazione e la
descrizione degli interventi conservativi effettuati;
dopo la pulitura meccanica e il consolidamento, lì
dove necessario e possibile, le fotografie sono state
archiviate in buste realizzate con carta permanente ed inserite in scatole confezionate con cartone
per la lunga conservazione. Sarebbe necessario, in
seguito, individuare tutte le pellicole in nitrato
e conservarle a parte in luogo idoneo visti i rischi connessi con la deperibilità e la tossicità del
supporto e separare dal resto la carta politenata a
colori spesso foriera di residui di trattamento contaminanti.
Per quanto ci si impegni a migliorare le condizioni
di conservazione di fondi e archivi, privati e pubblici, il punto cruciale rimane spesso l’ambiente e
le precauzioni prese durante la manipolazione del
materiale.
È da evitare l’esposizione non protetta degli originali che potrebbero essere sostituiti da copie nei
casi di esposizione permanente; sarebbe consiglia-
36
bile, e non solo per il materiale fotografico ma
anche per altri materiali organici come i tessuti,
l’applicazione di filtri di schermatura dei raggi ultravioletti alle finestre. Tra gli ambienti della Villa,
visto che non tutti sono riutilizzati, si potrebbe
individuare un piccolo ambiente per il deposito
dove mantenere (e monitorare) delle condizioni
climatiche il più possibile stabili ed evitare gli
eccessi dei parametri igrometrici senza necessariamente investire in un costoso impianto di climatizzazione.
Sarebbe, infine, conveniente comprendere che,
sebbene l’aura di familiarità e di prêt à porter delle
immagini fotografiche, tipiche degli archivi di famiglia, sia parte del loro fascino, l’accesso non disciplinato può essere foriero di danni difficilmente
riparabili e difficilmente dissimulabili anche con
buon restauro se non, addirittura, definitivamente irreversibili; sarebbe, quindi, senza dubbio un
buon investimento l’addestramento del personale assistente alla consultazione degli originali per
non trasformare l’accesso innegabile ad un ricco
patrimonio fotografico in un rischio.
Il Fondo
Fotografico
Whitaker
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CATALOGAZIONE E CONSERVAZIONE ATTRAVERSO LA FORMAZIONE PROFESSIONALE
Le esposizioni fotografiche
Diego Malagutti
M
ostrare, esporre, sono da sempre considerati
azioni naturali legate sia alla vita di ogni giorno
sia all’attività culturale, così come la capacità del
nostro occhio di catturare le immagini. Il fatto
che queste pratiche risultino naturali non significa
però che siano processi semplici, anzi, la sovraesposizione del nostro occhio nell’ era moderna ha
reso difficile la percezione di un singolo particolare nella galassia di stimoli visivi che ci circondano.
Proprio per questo il concetto di esposizione si è
trasformato, è mutato su se stesso trovando una
nuova serie di riferimenti visivi e comunicativi a
seconda del soggetto esposto.
L’ esposizione è oggigiorno, più che in passato,
legata ad una natura particolare, unica, che si
caratterizza da un lato con il rispetto di una serie di norme tecniche comuni, e dall’ altro con il
dovere di valorizzare il soggetto esposto. Proprio
per questa ragione, per questa natura ambivalente
del processo espositivo non è possibile progettare senza conoscere. Conoscere assume quindi la
valenza simbolica di “vedere” attraverso punti
di vista molteplici, una sorta di scatto multiplo
e contemporaneo. L’ esposizione diventa quindi
una istantanea che deve far percepire al visitatore
il soggetto mostrato nella maniera più naturale
possibile, mediando con la complessità di esigenze di cui le opere hanno bisogno.
Riuscire a far arrivare al fruitore il messaggio de-
38
siderato, è il passaggio fondamentale che il progettista dell’esposizione deve affrontare. Il caso
specifico delle esposizioni di fotografied’epocarappresenta la quintessenza delle difficoltà di questo ipotetico passaggio, sia per quanto riguarda
la struttura tecnica di base dell’allestimento, sia
per quanto riguarda la difficoltà nel ricreare l’aura
della foto esposta. il punto di vista del fotografo
è importante:
“Fotografare è trattenere il respiro quando tutte le
nostre facoltà di percezione convergono davanti alla
realtà che fugge: in quell’istante, la cattura dell’immagine si rivela un grande piacere fisico e intellettuale. Fotografare è mettere sulla stessa linea di mira
la testa, l’occhio e il cuore. Per me fotografare è un
modo di capire che non differisce dalle altre forme
di espressione visuale. È un grido, una liberazione.
Non si tratta di affermare la propria originalità; è
un modo di vivere”
Così scriveva Henri Cartier-Bresson in “Immaginario dal vero”.
Si è di fronte, quindi, ad una doppia problematica
posta dall’istanza conservativa e da quella estetica,
tanto affascinante quanto difficile: “accudire” le
opere esposte salvaguardarle osservando una serie
di norme tecniche e al contempo raggrupparle o
isolarle lasciando inalterato il loro sublime messaggio di bellezza.
È altresì vero che come asserisce Grant Romer
Il Fondo
Fotografico
Whitaker
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CATALOGAZIONE E CONSERVAZIONE ATTRAVERSO LA FORMAZIONE PROFESSIONALE
“Le mostre fotografiche, attualmente di gran moda,
rischiano di accelerare il degrado delle nostre fotografie piú importanti e preziose. Questa situazione
può e deve cambiare”, se quindi la considerazione
finale potrebbe essere “esporre meno, esporre meglio” la cura di un progetto espositivo deve essere
portata ad un livello tale per cui da essa derivi, per
l’opera esposta, una fruibilità maggiore da parte
del visitatore ed una assoluta sicurezza per quanto
riguarda la sua integrità.
L’esposizione di fotografie storiche deve essere
trattata dal punto di vista tecnico con una notevole cura per quanto riguarda le norme atte alla salvaguardia delle opere esposte. Nella fattispecie bisognerà approfondire la conoscenza del materiale
a disposizione, per meglio individuare i supporti
espositivi più idonei; degli ambienti utilizzati, per
creare condizioni di umidità relativa e temperatura adatti all’esposizione stessa; ed, infine, sarà
necessario operare nel campo dell’illuminazione
generale e particolare, scelte opportune per non
danneggiare seriamente opere particolarmente
sensibili alla luce quali sono le fotografie. Analizzando nel dettaglio le problematiche sopra esposte
viene spontanea una considerazione che ben rappresenta la complessità dell’atto progettuale. Se,
infatti, ci si limita a prendere in questione i punti
singolarmente, si evince che, per quanto riguarda
il supporto, una volta individuata l’opera ed identificato il tipo di tecnica usata, si potrà procedere
decidendo se utilizzare o meno il diretto contatto
dell’opera al cotone sbiancato al solfito ed individuare il grado del Ph;
40
invece per la progettazione dello spazio espositivo, l’individuazione delle caratteristiche climatiche ottimali è di fontamentale importanza in relazione alle tecniche di esecuzione dei fototipi da
esporre. Stampe, stampe in B/N, stampe a colori,
negativi, lastre di vetro e dagherrotipi hanno, infatti, esigenze diverse.
Il nodo dell’illuminazione è quello che meglio evidenzia quanto sia complesso operare delle scelte
ottimali in una esposizione fotografica. Se da un
lato la scelta dei parametri di illuminazione, codificata scientificamente con dei valori in lux, è una
sorta di percorso obbligato, dall’ altro, la scelta di
come illuminare e posizionare una fotografia, è
una azione che deve essere calibrata per rendere
migliore la fruizione dell’opera stessa ma anche
per ridare ad essa l’aura perduta.
In sintesi: un’opera fotografica è un’opera proveniente dalla luce e risulta inevitabilmente legata
ad essa. Gli allestimenti espositivi, di conseguenza, soprattutto quelli di foto storiche, dovrebbero
tener conto delle sue esigenze tecniche, dovrebbero entrare dentro l’essenza stessa dell’opera,
utilizzando tutti gli escamotages progettuali possibili: dall’isolamento della singola opera, al suo
collocamento in relazione alle altre, fino all’uso di
particolari tecniche di illuminazione per valorizzare al meglio sia l’unicità delle opera stessa che
per rendere migliore la comprensione da parte del
pubblico dell’intero percorso espositivo.
Il Fondo
Fotografico
Whitaker
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CATALOGAZIONE E CONSERVAZIONE ATTRAVERSO LA FORMAZIONE PROFESSIONALE
Immagini di vita quotidiana ed archeologia
Giuseppe Whitaker a Mozia
M. Pamela Toti
O
rmai da più di un secolo le immagini
fotografiche documentano i diversi momenti della vita di ognuno di noi e anche Giuseppe Whitaker
utilizzò questo mezzo, allora innovativo, per fermare e ricordare
situazioni che coinvolgevano la sua famiglia.
L’isola di San Pantaleo e la città fenicia di Mozia fanno parte della
vita di Giuseppe Whitaker e circa la metà del suo ricco archivio
fotografico riguarda eventi accaduti sull’isola, il cui acquisto fu
completato nel 1906.
A tale data risalgono le prime fotografie che documentano sia la
vita quotidiana, sia l’archeologia ed è da sottolineare come siano
ripresi tanto i proprietari quanto i loro ospiti e gli abitanti dell’isola, pescatori e contadini.
L’isola, infatti, dai primi del 1800, era abitata da famiglie di contadini, che costruirono le proprie case nel piccolo borgo sfruttando come materiale edile anche i resti della città antica.
La loro sussistenza era assicurata dalla coltivazione dei campi a
grano oltre che a vigneto e dalla presenza di animali, ovini e bovini, utilizzati anche come animali da tiro.
Le immagini di questa vita e dei protagonisti sono conservate
nell’Archivio Whitaker, econ esse rivivono i contadini dai volti
segnati dalla fatica, i ragazzi che pescano i granchi nella laguna, i
pescatori sulle barche a remi, il cavaliere che attraversa lo Stagnone sui bassifondali, i tori dal manto lucido e i diversi momenti
della vendemmia e della mietitura e i gruppi di famiglia davanti
le modeste abitazioni.
Altrettanta cura è rivolta alla documentazione delle trasformazioni dell’edificio che diventerà la Palazzina Whitaker, riprendendolo da diverse angolazioni, nelle diverse fasi costruttive, non
42
tralasciando di mostrare anche l’arrivo sull’isola di arredamenti
destinati alla casa, letti di ottone e materassi.
Accanto alla Palazzina Giuseppe Whitaker erige una torre rivestita di pietra, che rende il fabbricato molto simile ad un castello
della campagna inglese. Ma la torre, l’edificio più alto dell’isola,
oltre che a simboleggiare il “potere” del padrone è utile per altri
scopi. Dalla sua cima è infatti possibile fotografare a 360° tutta
l’isola e documentare quindi, come al di fuori dei campi coltivati,
la superficie di Mozia sia priva di vegetazione; sarà Whitaker, appassionato botanico, ad introdurre pini, piante grasse e fiori.
Le essenze ornamentali, probabilmente provenienti dal giardino
di Villa Malfitano, a Palermo, sono disposte davanti alla casa,
formando il giardino; tutto intorno all’abitato sono piantati pini
marittimi e nei campi, oltre alla tradizionale coltivazione della
vite è introdotta la coltivazione dell’agave sisaliana dalla quale si
ricava una fibra utilizzata per le funi e anche di questa coltura si
documentano i diversi momenti della lavorazione.
La vita quotidiana è anche la visita di amici e familiari dei Whitaker. E queste occasioni sono minuziosamente “raccontate”, dal
momento dell’arrivo in macchine scoperte al molo posto presso
le Saline, alla traversata su barche a vela o a remi, le signore indossano grandi cappelli con sciarpe di velo, fino allo sbarco a
Mozia, e sul molo si adempie al rito della foto di gruppo, visto
che si è “sopravvissuti” ai flutti.
La giornata, probabilmente organizzata nei minimi dettagli, prevede una passeggiata in carretto sulla strada sommersa, al termine della quale si ritorna verso la Palazzina, per un’altra foto
davanti al portone di ingresso o in occasioni speciali davanti alla
casa dove soggiornò Garibaldi (come del resto fanno ancora oggi
Il Fondo
Fotografico
Whitaker
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CATALOGAZIONE E CONSERVAZIONE ATTRAVERSO LA FORMAZIONE PROFESSIONALE
i turisti) e poi il padrone di casa accompagna gli ospiti a visitare
gli scavi, munito prudentemente di un grande ombrello contro
il sole; l’entusiasmo per le scoperte è tale che alcuni degli ospiti
partecipano in prima persona alle attività archeologiche.
Gli ospiti possono rilassarsi in pineta o appoggiati ad un covone
di grano ma è possibile anche prendere un bagno in mare, approfittando della cabina costruita sulla riva per cambiarsi e quindi
facendosi riprendere con audaci costumi che lasciano scoperte
le braccia.
Oltre alle foto riguardanti eventi familiari esistono anche quelle
che documentano le visite ufficiali di personalità politiche a Mozia e colpisce in particolare quella di un esponente della famiglia
Aosta che negli anni ’20 del secolo scorso si recò sull’isola e venne
immortalato accanto al pino da lui piantato.
Se la vita quotidiana è così dettagliatamente ripresa, con altrettanta se non maggior cura, Giuseppe Whitaker racconta la sua
avventura archeologica, sorretto nel cammino dal valido aiuto,
anche fotografico, di archeologi del suo tempo, primo fra tutti
Antonino Salinas “moziese fin dal 1855” come lui stesso si definisce nel libro degli ospiti di Mozia e poi Biagio Pace e Thomas
Ashby.
La prima zona interessata dalle ricerche, e quindi fissata su lastrefotografiche, è quella di Porta Sud, dove sono ancora presenti
accanto alle mura i merli crollati ed è qui che Salinas, sulla fotografia che lo ritrae accanto ai resti architettonici, di suo pugno
scrive la didascalia: “merli fenici e merlo palermitano”.
Lo stesso Salinas scatta delle foto sia ai resti archeologici sia al
paesaggio senza tempo di Mozia come del resto fanno anche Biagio Pace e Thomas Ashby.
Dello scavo sono documentati tutti i momenti: gli operai sorvegliati dal cavalier Lipari Cascio, l’amministratore di Whitaker, e,
poiché sono anch’essi partecipi in prima persona, sono ripresi,
con incredibile pignoleria, gli attrezzi di scavo: pala, picozzina e
una cassetta di legno dove conservare gli oggetti rinvenuti.
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La documentazione, minuziosa, segue passo passo i diversi gradi
delle scoperte archeologiche e spesso, sul retro delle fotografie,
Whitaker, di suo pugno riporta la data, il luogo e a volte commenta anche la qualità delle immagini.
I materiali dello scavo sono portati in magazzino dagli operai
e si procede all’allestimento di un “set” per realizzare le foto da
utilizzare per lo studio e anche da inserire nel libro su Mozia che
Whitaker pubblicherà nel 1921.
Poiché siamo su un’isola e per di più all’inizio del 1900, non
esistono attrezzature all’avanguardia, ma si utilizza ciò che è a
portata di mano, compresa una rete da pollaio, per costruire un
piano per le riprese. Il fondo scuro è realizzato con l’ausilio di
una coperta di lana e anche dei libri possono servire per creare un
basamento dove collocare oggetti di piccole dimensioni.
Non sempre il primo scatto è quello buono, ma perseverando
si ottengono ottimi risultati e le foto in seguito pubblicate lo dimostrano. Naturalmente gli oggetti più significativi saranno poi
portati in studi fotografici e ripresi in artistiche composizioni,
quando addirittura la foto non è colorata a mano.
L’interesse di Giuseppe Whitaker per la fotografia (e per la fotografia a Mozia), nonostante le inevitabili manchevolezze, era
pur sempre un fotografo “dilettante”, offre quindi una preziosa
documentazione per l’inizio della storia moderna di questo importante sito archeologico fenicio punico.
Ed inoltre dalle immagini nelle quali sono fermati i paesaggi e la
gente moziese, traspare evidentissimo il grande amore che questo
gentiluomo anglo-siciliano nutriva per il suo rifugio, immerso
nella natura e nella storia.
Il Fondo
Fotografico
Whitaker
a Mozia
dai Whitaker
Visita all’isola attraverso le immagini
del fondo fotografico Whitaker
Mozia e lo Stagnone
Gli abitanti
Le attività produttive
Gli scavi archeologici
I set fotografici
I visitatori e relax
Il bagno nello stagnone
Selezione di immagini tratte da uno studio per l’allestimento di una mostra fotografica effettuato dagli allievi in fase di
stages coordinati da Diego Malagutti e M.
Pamela Toti.
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CATALOGAZIONE E CONSERVAZIONE ATTRAVERSO LA FORMAZIONE PROFESSIONALE
a Mozia
dai Whitaker
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Mozia e lo Stagnone
Il Fondo
Fotografico
Whitaker
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CATALOGAZIONE E CONSERVAZIONE ATTRAVERSO LA FORMAZIONE PROFESSIONALE
a Mozia
dai Whitaker
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Gli Abitanti
Il Fondo
Fotografico
Whitaker
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CATALOGAZIONE E CONSERVAZIONE ATTRAVERSO LA FORMAZIONE PROFESSIONALE
a Mozia
dai Whitaker
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Le Attività Produttive
Il Fondo
Fotografico
Whitaker
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CATALOGAZIONE E CONSERVAZIONE ATTRAVERSO LA FORMAZIONE PROFESSIONALE
a Mozia
dai Whitaker
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Gli Scavi Archeologici
Il Fondo
Fotografico
Whitaker
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CATALOGAZIONE E CONSERVAZIONE ATTRAVERSO LA FORMAZIONE PROFESSIONALE
a Mozia
dai Whitaker
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I set Fotografici
Il Fondo
Fotografico
Whitaker
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CATALOGAZIONE E CONSERVAZIONE ATTRAVERSO LA FORMAZIONE PROFESSIONALE
a Mozia
dai Whitaker
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Visitatori e Relax
Il Fondo
Fotografico
Whitaker
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CATALOGAZIONE E CONSERVAZIONE ATTRAVERSO LA FORMAZIONE PROFESSIONALE
a Mozia
dai Whitaker
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Il bagno nello Stagnone
Il Fondo
Fotografico
Whitaker
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CATALOGAZIONE E CONSERVAZIONE ATTRAVERSO LA FORMAZIONE PROFESSIONALE
Note didascaliche
In copertina Walder Grayshott, Giuseppe Whitaker - ritratto, 1930.
Stampa alla gelatina a sviluppo. inv. AF1304,
pag. 33 Archivio Digitale, Scheda di restauro - inv. AF0012.
Archivio fotografico Fondazione Whitaker
pag. 5 F.lli Vianelli, Giuseppe Whitaker - ritratto in età adulta, 1880.
Stampa all’albumina. inv. AF1300
pag. 35 G. Churchill, Tina Whitaker (di spalle) con Taffy-Too.
Stampa all’albumina. inv. AF1343,
pag. 7 J.Weston&Son, Delia Whitaker - ritratto in studio, 1905 ca.
Stampa alla gelatina a sviluppo. inv. AF1027
pag. 37 Vandyk, Ritratto di Norina Whitaker.
Collotipo. inv. AF0012
pag. 9 Autore sconosciuto, Delia Whitaker in giardino, anni ‘60.
Stampa fotomeccanica. inv. AF1389
pag. 39 Bettini, Norina e Delia Whitaker.
Stampa all’albumina. inv. AF1366
pag. 11 Autore sconosciuto, Tina Whitaker ed il cane Taffy-Too quattro scatti in unica stampa.
Stampa alla gelatina a sviluppo su carta politenata. inv. AF1331
pag. 41 Autore sconosciuto, Tina Whitaker e Giuseppe Lipari Cascio
durante un’ispezione agli scavi archeologici.
Aristotipo alla gelatina. inv. AF0068
pag. 13 Autore sconosciuto, Tina Whitaker in giovane età.
Stampa all’albumina. inv. AF1318
pag. 43 Thomas Ashby, Norina e Delia Whitaker posano sedute su
uno scoglio dello Stagnone, 1918-1920.
Negativo su pellicola Mozia. inv.AF0082
pag. 15 G. Churchill, Delia Whitaker a tre anni, 1887.
Stampa all’albumina, inv. AF1362
pag. 17 Bettini, Delia Whitaker - ritratto in Studio.
Stampa all’albumina. inv. AF1360
pag. 19 Autore sconosciuto, Il Re d’ Inghilterra Giorgio V con la Regina ospiti a Villa Malfitano, 1925.
Stampa alla gelatina a sviluppo. inv. AF1387
pag. 21 Curtis Brown, Caccia al cinghiale.
Stampa alla gelatina a sviluppo. inv. AF1338 - AF1339
pag. 23 Archivio Digitale, Maschere inserimento dati.
Archivio fotografico Fondazione Whitaker
pag. 25 Archivio Digitale, Scheda di catalogo - inv. AF0011.
Archivio fotografico Fondazione Whitaker
pag. 27 Archivio Digitale, Scheda di catalogo - inv. AF0005.
Archivio fotografico Fondazione Whitaker
pag. 29 Archivio Digitale, Lista delle scheda di catalogo.
Archivio fotografico Fondazione Whitaker
pag. 31 Archivio Digitale, Scheda di restauro - inv. AF0010.
Archivio fotografico Fondazione Whitaker
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pag. 44 A.Salinas, Molo di Mozia - veduta prima del sorgere del sole.
Aristotipo alla gelatina. inv. AF0051
pag. 45 alto sin. Autore sconosciuto, Mozia - arrivano le masserizie.
Aristotipo alla gelatina. inv. AF0053
pag. 45 alto des. Autore sconosciuto, Mozia – i carri sulla strada
sommersa dello stagnone.
Stampa alla gelatina a sviluppo su carta baritata. inv. AF1231
pag. 45 basso sin. G.Platamone, Arrivo di Giuseppe e Delia Whitaker in barca al molo di Mozia, 1921.
Aristotipo alla gelatina. inv. AF0054
pag. 45 basso des. Vasari, Il trasporto delle pecore, 1963.
Stampa alla gelatina a sviluppo su carta baritata. inv. AF1228
pag. 46, Autore sconosciuto, Gruppo di contadini di Mozia.
Stampa alla gelatina a sviluppo. inv. AF1147
pag. 47 sinistra Autore sconosciuto, Bambino davanti la chiesetta
di Mozia.
Negativo su pellicola. inv. AF0048
pag. 47 alto des. Autore sconosciuto, Bambini a pesca nello Stagnone con la “rizza”.
Aristotipo alla gelatina. inv. AF0047
Il Fondo
Fotografico
Whitaker
pag. 47 basso des. Autore sconosciuto, Mozia - Giuseppe Lipari
Cascio sulla soglia di casa.
Negativo su pellicola. inv. AF0065
pag. 48 Autore sconosciuto, Mozia - Giuseppe Whitaker e operai con
il macchinario per la lavorazione dell’agave sisalana nella fase della
sfibratura e asciugatura.
Stampa alla gelatina a sviluppo su carta baritata. inv. AF0032
pag. 49 alto sin. Autore sconosciuto, Mozia - coltivazione dell’agave sisaliana nella zona sud dell’isola, 1952.
Stampa alla gelatina a sviluppo su carta baritata. inv. AF0029
pag. 49 alto des. Autore sconosciuto, Mozia - coltivazione dell’agave sisalana nella zona sud dell’isola, sullo sfondo veduta della Palazzina Whitaker, 1952.
Stampa alla gelatina a sviluppo su carta baritata. inv. AF0030
pag. 49 basso Autore sconosciuto, Mozia - contadini durante la pesatura delle ceste d’uva.
Stampa alla gelatina a sviluppo su carta baritata. inv. AF0036
pag. 50 Antonio Salinas, Mozia - ”Merli fenici e merlo palermitano”
Antonio Salinas seduto tra gli scavi di Porta Sud, 1906.
Stampa alla gelatina a sviluppo su carta baritata. inv. AF0084
pag. 51 alto sin. Autore sconosciuto, Mozia - Miss Crafton, distesa
nella trincea degli scavi archeologici.
Aristotipo alla gelatina. inv. AF0070
pag. 51 alto des. Autore sconosciuto, Mozia - Tina Whitaker osserva
distesa per terra il proseguimento degli scavi.
Aristotipo alla gelatina. inv. AF0069
pag. 51 basso Autore sconosciuto, Mozia - operai che trasporto i
reperti archeologici, 1913.
Aristotipo. inv. AF0098
pag. 52, Thomas Ashby, Mozia - reperti archeologici, 1913.
Stampa alla gelatina a sviluppo su carta baritata. inv. AF0267
pag. 53 alto Autore sconosciuto, Mozia - G. Whitaker di spalle osserva i reperti per l’allestimento del set fotografico, 1921 ca.
Stampa alla gelatina a sviluppo. inv. AF0099
pag. 54 Autore sconosciuto, Mozia - Giuseppe Whitaker con Giuseppe Lipari Cascio e Thomas Ashby col casco coloniale bianco ed altri
ospiti davanti ai magazzini enologici.
Negativo su pellicola. inv. AF0066
pag. 55 alto sin. Autore sconosciuto, Mozia - Ottavio e Paolo Tasca,
Delia e Norina Whitaker, Paolina e Giuseppe Whitaker a passeggio
per l’isola.
Aristotipo alla gelatina. inv. AF0063
pag. 55 alto des. Vasari, Mozia - il Colonnello Giulio Lipari, 1963.
Stampa alla gelatina a sviluppo su carta baritata. inv. AF1197
pag. 55 basso des. Autore sconosciuto, Mozia - Giuseppe e Tina
Whitaker, con due signore in pineta.
Aristotipo alla gelatina. inv. AF0064
pag. 55 basso sin Autore sconosciuto, Mozia - Delia Whitaker e Giulio Lipari con altri ospiti posano seduti sulla paglia.
Stampa alla gelatina a sviluppo. inv. AF1157
pag. 56 Thomas Ashby, Mozia - Delia e Norina Whitaker tra gli scogli
dello stagnone, 1920 ca.
Negativo su pellicola. inv. AF0072
pag. 57 alto sin. Thomas Ashby, Mozia - la stagione dei bagni: ci si
cambia!, Delia e Norina Whitaker vicino al capanno, 1920 ca.
Negativo su pellicola. inv. AF0074
pag. 57 alto des. Thomas Ashby, Mozia - la stagione dei bagni: Delia
e Norina Whitaker a pesca con il retino, 1920 ca.
Negativo su pellicola. inv. AF0081
pag. 57 basso sin. Thomas Ashby, Mozia - la stagione dei bagni:
Delia e Norina Whitaker, 1920 ca.
Negativo su pellicola. inv. AF0078
pag. 57 basso des. Thomas Ashby, Mozia - la stagione dei bagni:
Delia Whitaker posa nello Stagnone immersa in acqua fino al ginocchio, 1920 ca.
Negativo su pellicola. inv. AF0080
pag. 53 basso Autore sconosciuto, Mozia - Stele del Tofet, 1921 ca.
Stampa alla gelatina a sviluppo su carta baritata. inv. AF0100
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Crimisos Società Cooperativa
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Salvatore Zafarana
Finito di stampare nel mese di Ottobre 2007
Presso la Tipografia Alba, Palermo
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