Università degli Studi di Cagliari Facoltà di Scienze Politiche Corso in Scienze Sociali per lo Sviluppo Le organizzazioni non governative e la cultura delle organizzazioni: fattori determinanti nella costruzione dell’identità solidale. Supervisore: Maria Letizia Pruna Studente: Annalisa Staffa Anno Accademico 2005/2006 2 Ai miei genitori, alla loro forza e al loro carisma. 3 Premessa Il lavoro di ricerca presentato in queste pagine è stato realizzato utilizzando tre metodi scientifici di ricerca qualitativa: - l’Intervista in profondità semistrutturata; - l’Osservazione partecipante; - l’Analisi delle fonti secondarie. L’analisi qualitativa si differenzia notevolmente dall’analisi quantitativa. L’ analisi qualitativa si caratterizza per la capacità di andare oltre i fatti e i comportamenti o altre manifestazioni che li giustificano. Studia i fenomeni che non sono immediatamente evidenti attraverso il loro processo dinamico e nel sistema di interazioni in cui si formano, all’opposto, quindi, del paradigma quantitativo che presuppone una realtà stabile. L’analisi qualitativa permette di capire cosa c’è al di sotto e all’origine degli atteggiamenti e dei comportamenti evidenziando in tal modo i meccanismi individuali profondi senza ricercare la verità oggettiva ma soggettiva, la verità propria quindi dei soggetti analizzati. I dati si caratterizzano per essere validi, reali, ricchi e profondi; dati ricavati da pochi casi e non generalizzabili o replicabili. E’ per questa ragione che nell’analisi qualitativa la numerosità campionaria non richiede la rappresentatività statistica e in questo si distacca completamente dall’analisi quantitativa. Il numero dei casi è funzionale al livello di profondità che si intende raggiungere, alle tecniche che si utilizzano e alle variabili che si prendono in considerazione. Il metodo di analisi qualitativo per eccellenza è l’analisi del discorso, chiamata anche analisi del testo. L’analisi del discorso si realizza attraverso il significato che il testo o il discorso prodotto da soggetti diversi intendono comunicare. Attraverso un’analisi complessa che si articola in tre fasi: - Chi produce il discorso - Cosa dice il soggetto - Perché produce questo particolare discorso è possibile studiare il soggetto che si sta intervistando, capire i suoi valori e i suoi comportamenti. 4 Indice 1. Introduzione ............................................................................................. 6 2. Oggetto della ricerca ................................................................................ 8 3. Obiettivi e metodologia.......................................................................... 10 3.1. Obiettivi............................................................................................. 10 3.2. Metodologia utilizzata....................................................................... 10 4. Riferimenti teorici .................................................................................. 14 4.1. La cultura dell’organizzazione .......................................................... 14 4.2. I valori ............................................................................................... 16 4.3. I membri e la società ......................................................................... 17 5. Casi di studio e analisi............................................................................ 20 5.1. Interviste............................................................................................ 20 5.2. Analisi dell’organizzazione Intermon-Oxfam................................... 29 6. Connessione con le teorie di riferimento ............................................... 40 7. Conclusioni e critiche alla ricerca .......................................................... 44 Bibliografia .................................................................................................. 46 5 1. Introduzione La ricerca è stata effettuata fra ottobre 2005 e febbraio 2006 nella città di Madrid durante il progetto Erasmus nell’ambito del corso di Proyectos y Diseños de Investigación Aplicada Social y de Mercado. Lo studio in questione vuole mettere in evidenza e analizzare la cultura di un’organizzazione no profit nelle sue peculiarità e nelle sue ripercussioni sulla società odierna. Gli studi sulla cultura delle organizzazioni sono numerosi e molto spesso in contrasto fra loro, inoltre, per la maggior parte, sono incentrati nel settore profit. Non solo. Gli studi sulle organizzazioni no profit e soprattutto sulle organizzazioni governative, gli ospedali, le scuole e le loro relazioni di potere si sono concentrate più sul tema burocratico1. Da qui nasce l’esigenza di uscire dagli schemi classici di analisi e rivolgere l’attenzione a tematiche fino ad ora quasi dimenticate per il settore no-profit. La ricerca apre nuovi spunti di riflessione nell’ambito della sociologia dell’organizzazione e pone in evidenza come anche in organizzazioni senza fini di lucro talvolta sia difficile realizzare una perfetta coincidenza fra gli obiettivi dell’organizzazione e quelli dei suoi membri aprendo così una questione morale al suo interno. L’analisi che segue si presenta di natura originale in quanto è realizzata utilizzando un approccio congiunto di varie discipline come la Sociologia dell’Organizzazione e la Psicologia Sociale. 1 Michael J. Andel, The Sociology of Organizactions; Classis, Contemporany and Critical readings. 2003. Página, 497. 6 7 2. Oggetto della ricerca La ricerca si sviluppa attorno al ruolo che rivestono nella società contemporanea le organizzazioni non governative e la cultura organizzativa all’interno di esse. In questo campo di ricerca il livello di analisi si focalizza sul ruolo ricoperto dai membri che verranno posti in connessione con l’organizzazione di cui fanno parte, in modo tale da analizzare l’influenza della cultura su questi e sulle dinamiche interne e pertinenti le ONG. L’approccio adottato considera la cultura dell’organizzazione come una variabile interna all’organizzazione stessa e che da quest’ultima può, quindi, dipendere, derivare o modificarsi. Nel capitolo 4 ci si soffermerà su ciò che si intende per cultura, le sue implicazioni pratiche e epistemologiche. Non disponendo di sufficiente bibliografia sul tema dell’influenza della cultura organizzativa delle organizzazioni non governative sui propri membri, per approfondire l’argomento si è proceduto attraverso un approccio originale e sperimentale al tema. Il fulcro della ricerca è stata la ONG Intermón Oxfam (IO) analizzata come si vedrà meglio nel capitolo 5, a due livelli differenti: i valori riscontrati in un campione di membri e l’analisi organizzativa dell’istituzione. Come termine di paragone per confrontare le conclusioni ottenute si è proceduto all’analisi dei valori di un campione di soggetti che seguivano al tempo dell’investigazione un master in amministrazione di ONGs nell’Università Complutense di Madrid. Nel presente studio, gli studenti del master vengono messi a confronto con i membri già attivi all’interno della ONG per comprovare o meno l’influenza della cultura organizzativa sui valori dei membri. Il master è legato alla ONG per le finalità perseguite e per il lavoro nel campo socio-umanitario di aiuto a persone svantaggiate, ma se ne differenzia negli scopi, cioè per la specializzazione degli studenti che lo frequentano nell’ambito della risoluzione di problematiche pratiche di cooperazione. Gli studenti vengono considerati futuri attori nel campo delle ONG e per questo in parte portatori di una forte inclinazione nel campo socio-umanitario paragonabile, ma non per questo necessariamente coincidente, a quella dei membri che lavorano nella ONG. Da un lato si cerca dunque di limitare le variabili esistenti proponendo soggetti che si considerano simili come inclinazione, dall’altro si considerano esenti dalla possibile influenza di una ONG in quanto non membri di questa. Il secondo livello di analisi riguarda un’analisi sociologico-istituzionale dell’organizzazione, necessaria per carpire le varie sfaccettature sociali e del lavoro e il contesto nel quale agiscono le ONG, e la IO in particolare. E’ necessario infine proporre l’ipotesi centrale, da cui si dirama la ricerca e la confutazione o meno di questa, senza soffermarci sugli obiettivi e sugli sviluppi in cui si è incorsi nella critica dell’ipotesi. Si ritiene che i valori dei membri della ONG IO differiscano rispetto a quelli degli studenti del master in gestione e promozione di ONG. Questo poiché all’interno di una organizzazione come IO si creano determinati valori 8 relativi alla cultura propria della ONG che secondo le valutazioni preliminari sono differenti rispetto a quelli dei membri del master. Le implicazioni pratiche verranno esposte nelle conclusioni risaltando l’importanza dell’identità solidale dei membri all’interno di ONG di grandi dimensioni che si avvalgono di settori specializzati nella ricerca di fondi. Il progetto di ricerca in sè, rappresenta un primo approccio alle tematiche socio-metodologiche, per il quale si sono seguiti i riferimenti indicati dalla comunità scientifica internazionale in materia di ricerca. Lo schema usato si compone di varie fasi che vengono riportate anche in questo testo, come: studio dei precedenti in letteratura, scelta del percorso epistemologico e connessione tra le teorie macro e le conclusioni a cui si è giunti a livello empirico. 9 3. Obiettivi e metodologia 3.1. Obiettivi L’obiettivo di carattere generale è stato identificato nel confronto fra la cultura dei membri delle organizzazioni non governative, che sono l’oggetto pressoché centrale dello studio in questione, in relazione alla cultura della ONG. E’ possibile riscontrare una cultura univoca e ben definibile all’interno delle ONG? Vi è una cultura propria dei membri e una cultura propria dell’organizzazione? Se sì, vi è coincidenza fra la cultura dei membri e quella della ONG oppure differiscono tra loro? E in ultimo ma non meno importante; quali sono le implicazioni pratiche di una coincidenza o di una non coincidenza tra le due culture? Il confronto fra la cultura della ONG e quella dei membri, ammesso che divergano e che quindi si sia in presenza di una pluralità di culture, verrà effettuato studiando se e in che maniera, la cultura della ONG influenzi percezioni e opinioni dei membri che vi lavorano attivamente. L’analisi cerca di mettere in evidenza da un lato i valori acquisiti, ove questo avvenga, durante il lavoro all’interno della ONG e dall’altro se si possano riscontrare modificazioni di quel set pressoché duraturo di valori ereditariintrinseci, definiti anche propri, di ogni soggetto osservato. Dalla scomposizione dell’obiettivo generale procedendo per gradi si giunge a obiettivi operativi e pragmatici che è possibile valutare e discutere. L’ONG Oxfam viene analizzata per poter valutare l’organizzazione istituzionale, le politiche e i valori cardinali. Maggiore attenzione si pone all’analisi della sua cultura attraverso sia fonti primarie che secondarie. I valori acquisiti e quelli propri dei membri durante il lavoro nella ONG e quelli degli studenti del master vengono studiati, confrontati e accomunati, verificando, per quanto possibile, l’influenza della cultura della ONG sui propri lavoratori. Infine si tenterà di giungere a un criterio che definisca quali siano gli aspetti maggiormente rilevanti nell’assunzione di personale all’interno di una organizzazione non governativa orientata allo sviluppo. 3.2. Metodologia utilizzata La prima fase dell’investigazione è basata sulla revisione bibliografica in tema di sociologia dell’organizzazione e in particolare in relazione alla cultura organizzativa. Poiché la tematica si presentava lacunosa sotto gli aspetti indagati si è proceduto a un ampliamento dei criteri di ricerca includendo testi trattanti temi di sociologia industriale, di sociologia economica e di psicologia sociale. Varie pubblicazioni inerenti all’argomento sono state consultate per avere una traccia epistemologica sull’argomento. Da questo primo passo è emersa la forte esigenza di un approccio multi-disciplinare al tema oggetto di studio al fine di soddisfare la buona riuscita del progetto di ricerca. 10 Dopo aver consultato la letteratura esistente si è valutata la necessità di ricorrere a fonti primarie, in particolare attraverso le interviste e l’osservazione partecipante, e a fonti secondarie, soprattutto documenti ufficiali e documenti pubblici della ONG in esame. Per ciò che riguarda le fonti secondarie sono stati utilizzati diversi opuscoli, relazioni di ricerca e attestazioni economiche, statuti e altri documenti di minore importanza pubblicati da parte di IO; in questi si descrivevano sia i progetti realizzati e le varie iniziative svolte e in atto, sia le sue strutture e l’organizzazione. Per ciò che riguarda le fonti primarie è stato utilizzato un approccio di ricerca qualitativo attraverso, in primo luogo, interviste in profondità per tutti i soggetti che hanno partecipato alla ricerca e, in secondo luogo, due settimane e mezzo di osservazione partecipante che hanno seguito le interviste e l’analisi di queste integrandone i risultati ottenuti. L’intervista in profondità è stata utilizzata come metodo principale di analisi qualitativa poiché si è ritenuto necessario considerare individualmente i soggetti cercando di cogliere nella storia della loro vita l’influenza esercitata dalla ONG come da altre variabili: per esempio, la famiglia e l’educazione ricevuta, nonché il contesto sociale dove hanno vissuto dall’infanzia, e la classe sociale di appartenenza. Per ciò che riguarda invece l’osservazione partecipante è stata svolta in una seconda ONG durante un periodo di tempo limitato in cui si sono ricercati i discorsi già prodotti durante le interviste e si è cercato di integrarle giungendo a una saturazione del discorso mista grazie a una commistione di tecniche qualitative. Per le interviste in profondità abbiamo utilizzato il seguente schema di domande: TABELLA 1: SCHEMA DELLE DOMANDE PER LE INTERVISTE IN PROFONDITÀ. 1. Vita, passato, famiglia e composizione, ambiente e educazione. 2. Valori personali. 3. Aspirazioni personali per il futuro. Aspettative. 4. Aspirazioni per la società nel complesso. 5. Le ONG nel futuro. 6. Eliminazione della povertà, strategie che possono essere adottate. 7. La solidarietà. La seconda fase di ricerca è stata centrata sull’analisi dei discorsi prodotti da parte di un campione composto da 5 soggetti. I temi trattati nelle interviste sono stati selezionati considerando le complesse sfaccettature della tematica di ricerca. Si è considerato importante trattare come primo argomento la famiglia e l’educazione, la composizione del nucleo familiare e le influenze nella formazione cercando di estrapolare i valori comuni ai membri della famiglia e all’ambiente nel quale hanno vissuto. Conoscendo quindi i valori trasmessi e che di fatto un individuo interiorizza nella vita di tutti i giorni è possibile passare a analizzare gli atteggiamenti e gli assetti morali in relazione al lavoro. 11 Il tema dell’eliminazione della povertà si presenta come uno dei temi cardine dell’analisi (punto 6.); si è proceduto analizzando come il campione percepisce il ruolo delle attività assistenziali nei suoi vari significati, in relazione a temi fondamentali come il ruolo dello stato, delle ONG, della società civile e in tematiche come la solidarietà, la carità e la povertà assoluta. Il campione scelto per le interviste prende in considerazione diverse variabili, fra queste le più importanti sono state: 1. il sesso 2. il lavorare all’interno della ONG e per contro soggetti il cui percorso formativo e sogno è quello di lavorare nel campo delle ONG o nel campo socio umanitario 3. classe sociale di appartenenza 4. così come altre considerazioni di carattere pratico e di fattibilità Il campione è composto da 5 soggetti che sono ripartiti secondo le seguenti variabili: TABELLA 2: CAMPIONE DEI SOGGETTI INTERVISTATI E VARIABILI. Soggetto Genere Classe Sociale Classe Sociale Educazione di Partenza Attuale Posizione Paese campione provenienza di Lavoro L. Donna Medio-alta Medio-alta Economia IO Spagna Pressione Politica J. Uomo Bassa Medio-alta Economia IO Spagna Campagne B. Uomo Alta Medio-alta Elettr. Digitale IO Perú Supp. Tecnico E. Uomo Bassa Media Lettere Esterno Italia Master K. Donna Medio-alta Media Economia Esterna USA Master 12 13 4. Riferimenti teorici In questo capitolo verranno discussi i principali contributi teorici e illustrate le correnti principali che riguardando lo stato attuale delle ricerche effettuate da parte di sociologi e psicologi nel campo della cultura organizzativa. 4.1. La cultura dell’organizzazione Se definiamo la cultura secondo l’impostazione antropologico funzionalista dovremo considerarla come “l’insieme di argomenti, valori, norme e artefatti basicamente condivisi dall’insieme di soggetti considerato”. Nonostante la definizione possa sembrare semplice e di facile applicazione ad una più approfondita analisi ci si accorge della complessità di questa, sopratutto se si considerano altre correnti e altri approcci al tema che smontano di fatto la struttura e la definizione proposta. A questo proposito è necessario considerare che le varie teorie che affrontano l’argomento prediligono non fornire una definizione sintetica e avvalersi piuttosto di spiegazioni e esempi che chiarifichino le implicazioni pratiche delle varie correnti. Gli studi delle organizzazioni che si occupano della cultura dell’organizzazione presentano due impostazioni, due maniere di intendere e di studiare l’impatto della cultura in una organizzazione, indifferentemente se questa sia profit o no-profit, la cultura come variabile esterna e la cultura come variabile interna. L’analisi che verrà proposta si basa sulla seconda impostazione, ossia sulla cultura come variabile interna all’organizzazione. La cultura viene intesa come qualcosa che si genera all’interno dell’organizzazione considerata (approccio endogeno). Non si considererà perciò l’ipotesi che sia qualcosa che si ricava dal contesto nel quale essa è inserita e opera, come ad esempio la cultura nazionale che impregna la cultura dell’impresa; questo approccio è prevalentemente seguito da ricerche antropologiche. E’ necessario tenere presente che si sta effettuando una discriminazione puramente arbitraria e che sono numerosi gli studi di rilievo che si avvalgono dell’approccio esogeno al tema. Nonostante ciò nella scelta dell’approccio da seguire si sono valutate le principali correnti e lo stato attuale delle ricerche in materia, che comunque non negano a priori l’influenza del contesto ma ricercano piuttosto il perché in contesti simili, per esempio in una stessa regione, la cultura e le condizioni all’interno di varie organizzazioni differiscano e che comunque possono differenziarsi anche in relazione ai fini delle organizzazioni. L’approccio endogeno presenta differenti orientamenti che possono essere ricondotti a tre più importanti. Come infatti sottolinea Martin2, una delle principali se non la più importante scienziata in tema di cultura dell’organizzazione, l’80% degli studiosi della materia adotta una delle tre teorie endogene per spiegare la cultura in un’organizzazione. 2 J. Martin; Organizational Culture, Mapping the terrain; Foundations for Organizational Science. 2002. 14 La teoria dell’integrazione (i), la teoria della differenziazione (ii) e la teoria della frammentazione (iii) sono le tre correnti che verranno prese in considerazione nel proseguo dell’analisi. i) La teoria dell’integrazione considera la cultura all’interno dell’organizzazione come qualcosa di comune a tutti, o a quasi tutti, i membri. Una cultura dominante, forte e soprattutto consistente e tangibile, nella quale i membri condividono i valori dell’organizzazione, è qualcosa che agisce come un forte elemento di coesione fra tutti i diversi settori escludendo fin dal principio qualsiasi ambiguità. Una cultura forte, e come tale reputata ricolma di virtù, era associata a livelli di produzione più alti. Negli anni ’60, in particolare, il raggiungimento di una cultura forte si perseguiva con costanza e con ricchi investimenti da parte dei manager delle imprese attraverso statuti dichiaranti gli obiettivi della impresa, cosiddette missions, creazioni di simboli forti, cene fra impiegati della stessa fabbrica e altri impiegati, in modo tale da creare un maggiore senso di appartenenza alla fabbrica. La cultura viene vista quindi, secondo questa corrente, come una variabile che si può studiare, valutare e modificare in maniera tangibile e senza incorrere in errori per raggiungere la massimizzazione degli obiettivi riproposti nelle mission. ii) La prospettiva della differenziazione pone in evidenza “le subculture” all’interno di una organizzazione. Questa teoria esclude l’esistenza di una cultura dominante che esiste solo a un livello superficiale ed è per questo inconsistente e non facilmente modellabile attraverso gli strumenti visti in precedenza. Gli studi orientati in questa direzione evidenziano come gli impiegati divergano e non si riconoscano nella cultura dominante che viene proposta dai vertici e giustifica, in tal senso, l’esistenza di varie subculture. Organizzazioni, quindi, che si potrebbero definire multi-culturali, in questo senso, e che possono per questa loro caratteristica essere differenti in distinti settori, o anche nello stesso, all’interno di una stessa organizzazione. Le subculture possono essere funzionali e quindi orizzontali, o gerarchiche e verticali, o possono essere basate, aspetto molto importante per l’analisi che si sta affrontando, in un contesto specifico della organizzazione stessa: contatti personali in reti lavorative, in vari aspetti funzionali del lavoro come per esempio lo stesso stabilimento, nelle amicizie, o in differenti identità demografiche (come la razza, l’etnia, o il genere). E’ necessario sottolineare che non è sufficiente dedurre che poiché vi siano differenze funzionali e demografiche fra impiegati si vadano a creare subculture. All’interno di ciascuna distinta subcultura tutto è chiaro, non vi sono ambiguità; queste possono essere in armonia fra di loro e quindi rafforzarsi reciprocamente o essere in conflitto o ancora indipendenti. Da qui si può dedurre come sia difficile modificare la cultura di un’organizzazione ove siano presenti diverse culture. Non vi può quindi essere una infiltrazione forte delle mission poiché varie subculture reagiranno agli input provenienti dai settori direttivi in maniera diversa; in alcuni casi in maniera più efficace mentre in altri in maniera meno permeabile. Potremmo parlare in questo caso di maggiore o minore permeabilità dei vari settori della stessa organizzazione ai tentativi di modificazione della cultura esistente. Per Gregory si dovrebbe invece parlare di potenziale divisorio più che di forza 15 coesiva della cultura quando ci si ritrova davanti a organizzazioni multiculturali: “more researchers have emphasized the homogeneity of culture and his cohesive function than its divisive potential. This paper suggests, however, that many organizations are most accurately viewed as multicultural. Subgroups with different occupational, divisional, ethnic, or other cultures approach make organizational interactions with their own meanings and senses of priorities”3. iii) La terza prospettiva evidenzia la carenza di consenso in una organizzazione; questa prospettiva indica come sia difficile riscontrare una cultura ben delineata all’interno di una organizzazione. Le manifestazioni culturali sono per questo ambigue e caratteristiche. L’ambiguità è reputata “normal, salient and inescapable part of organization functioning in the contemporary world”4. In questa prospettiva si pone in evidenza, con studi quasi sempre qualitativi, la molteplicità delle interpretazioni che non può quindi essere facilmente sintetizzata. In questo ambito le organizzazioni sono considerate come punto di incontro di significati, sentimenti, aspettative, valori, informazioni e stati d’animo di tutti i tipi. Joanne Martin mette in risalto un tema centrale per la nostra analisi: “the three prospective do not have distinctive orientations toward organizational effectiveness, methodology, or epistemology”5 e questo è dovuto in grande parte al fatto che la ricerca sulla cultura nelle organizzazioni non arriva a risultati generalizzabili. Quello che è più frequente è il tentativo di dimostrare da parte degli studiosi la prospettiva più vicina a ognuno di questi con l’uso di vari metodi di ricerca. La stessa Martin adotta un approccio ancora diverso al tema della cultura; questa viene analizzata in un contesto temporale con l’uso di vari metodi di ricerca in una commistione delle tre teorie esposte più sopra. 4.2. I valori Come raccordo tra i vari approcci proposti i valori assumono un ruolo importantissimo: sono il fulcro dell’analisi in quanto ogni soggetto intervistato sarà esaminato secondo una suddivisione di essi per comprovare o meno se in alcun momento si possa notare una differenza fra la cultura dei membri della organizzazione e gli studenti del master. Qual è l’importanza dei valori? Perché è importante per la nostra ricerca dibattere su tale tema? 3 K. Gregory; Native-view paradigms: Multiple cultures and culture-conflicts in organizacions; Administrative Science Quartely. 1983. 28, 359-376. 4 J. Martin; Organizational Culture, Mapping the terrain; Foundations for Organizational Science. 2002. pp. 105. 5 J. Martin; Cultures in Organizations; Oxford University Press. 1992. pp. 191. 16 I valori sono considerati come obiettivi trans-situazionali che servono come principi guida nella vita delle persone o di un gruppo. Si incomincia a capire l’importanza di questi nella prospettiva dell’organizzazione. Le possibilità di cambiare i valori di un soggetto influiscono direttamente nella sua disposizione d’animo e nei suoi comportamenti, come quelli legati al suo lavoro. Le teorie relative al Organizational Development presentano vari modelli su come è possibile modificare in una certa misura la cultura in una organizzazione con l’obiettivo finale di incrementare la produzione passando attraverso le convinzioni dei soggetti. Si trova in letteratura un ampia gamma di ricerche e articoli su questo tema e il “creare una cultura forte” si presenta anche al giorno d’oggi, soprattutto per parte di aziende di consulting, come uno degli strumenti più efficaci di controllo della produzione, molte volte dimenticando, forse per convenienza, gli studi posteriori che si allontanano da questo approccio. E’ necessario però notare la complessità del tema dei valori perché, per esempio, l’ordine gerarchico dei valori forma un sistema duraturo nel tempo. Questo sistema rappresenta uno standard di ciò che è desiderabile quando si giudicano comportamenti, fatti, persone, inclusi se stessi, oppure, quando si esprimono disposizioni d’animo, si mettono in atto, si selezionano e si razionalizzano delle azioni. 4.3. I membri e la società In una prospettiva di investigazione congiunta non è possibile non considerare una parte fondamentale e imprescindibile delle organizzazioni rappresentata dai membri e dalla società; è necessario parlare di come il lavoro di coloro che operano all’interno delle ONG sia anche il frutto della società nella quale vivono, colma di paradossi e esigenze diverse, complessa e infine certamente consumista e materialista. Il perseguimento del pluralismo del benessere per tutti è il filo conduttore di molte delle organizzazioni non governative che si impegnano affinchè i cittadini dei paesi in cui interviene la loro azione siano attori dotati di diritti, per lo meno basici, come il diritto all’acqua. La società civile si pone in primo piano, si espone e per agire si organizza, dando una risposta tangibile a un sistema socio-economico che non lascia prospettive attuabili a quei soggetti che in ogni società mondiale sono più vulnerabili. La legislazione vigente e il ruolo dello stato è di fatto fondamentale; per un lato, perché sempre più esternalizza al mercato e alla società civile le funzioni di stato sociale che storicamente gli sono appartenute, e per altro lato, perché urge una regolazione più appropriata dell’ampio settore no-profit in maniera che le organizzazioni più serie, migliori e con maggiori prospettive d’azione possano proseguire nei loro obiettivi, evitando che le organizzazioni meno serie e con obiettivi poco chiari possano raccogliere fondi sia pubblici che privati. Se da un certo punto di vista incontriamo le organizzazioni e la o le culture o la carenza di culture condivise, da un altro punto di vista incontriamo persone che lavorano in questo caso nel settore delle ONGs che vivono in un panorama dove l’associazionismo si è modificato presentandosi sempre 17 più in una prospettiva di cooperazione e di volontariato a causa dei limiti evidenti che mostra il modello neoliberale di mercato. Nonostante non si approfondirà l’evoluzione dello Stato Sociale, le attuali carenze che questo mostra, i suoi problemi e la sua capacità di incaricare nuove figure nel ruolo di attore assistenziale, è importante entrare nei vari significati che ha assunto il lavoro in questo settore e valutare le implicazioni dirette e indirette, esplicite e implicite nella società attuale e nelle organizzazioni. Il lavoro come quello dei cooperanti si inserisce in una società dove qualsiasi tipo di attività si trasforma nello scambio di una merce che richiede pertanto un corrispettivo, in questo caso lo stipendio per potersi riprodurre nella società moderna e non cessare di esistere. Quando in questo testo si usa il termine lavoro questo deve essere considerato come “una attività diretta a obiettivi aldilà dell’utilità dell’attività stessa. Nonostante il termine frequentemente si riferisca a un lavoro o a un lavoro pagato, questo comporta molte altre forme, come il lavoro domestico, volontario e numerose altre attività”6. La rivalutazione e l’esistenza del lavoro volontario e anche del lavoro non pagato, si incontrano in aperta contraddizione con il presupposto dell’homo economicus di Adam Smith e le sue prospettive di razionalizzazione. La legittimazione7 del lavoro non pagato passa quindi anche per le varie associazioni no profit e di volontariato nella società nella quale operano, dove si fanno portavoce dei senza voce rimarginando ferite sociali aperte, stando a ciò che si riscontra nei loro statuti. Di fatto le teorie della giustizia sociale, nell’ottica della psicologia sociale, pongono in evidenza come la soddisfazione soggettiva delle persone in relazione con i risultati, le autorità, le norme e le decisioni di comportamento non sono solo guidate da considerazioni sulla massimizzazione dei guadagni. Queste sono anche influenzate da giudizi su ciò che è giusto e onesto nonché dalle relazioni sociali che intercorrono fra vari soggetti8. In questo senso si può parlare, in accordo con Etzioni9, di “socioeconomia” nella quale il lavoro, cooperativo umano e umanitario in questo senso, si converte anche in qualcosa di utile per la società quotidiana, non privato e individualista: “che il vincolo fra lavoro e valore sociale si stia diversificando e prendendo corpo in forma di migliaia di lavori di lavoro volontario, comunitario, di occupazione socialmente utile, così come di impieghi in una certa maniera protetti come un elemento di occupazione è una delle tendenze più spettacolari e più profonde che stiamo vivendo con il risvegliarsi di certi fenomeni di economia sociale, non lucrativa, comunitaria e volontaria”10. 6 E. Alonso; Trabajo y Postmodernidad: el empleo débil; Editorial fundamentos. 2000. pp. 136. 7 Alonso. 2000. 134. 8 A. Manstead; The Blackwell Encyclopaedia of Social Psychology; Blackwell. 1995. pp. 613. 9 In E. Alonso; Trabajo y Postmodernidad: el empleo débil; Editorial fundamentos. 2000. pp. 137. 10 Alonso. 2000. 136. 18 19 5. Casi di studio e analisi In questo capitolo verrà esposta la fase operativa dello studio dove saranno esposti i due filoni di ricerca di cui ci si è avvalsi. Il primo filone di ricerca si riferisce ai risultati prodotti dai discorsi dei cinque soggetti intervistati. I colloqui sono stati riportati in forma scritta e scomposti in vari livelli di analisi del testo per poter effettuare l’identificazione qualitativa dei discorsi risultanti. Grazie a questa tecnica è stato possibile individuare tre discorsi principali che sono stati poi intergrati nell’analisi dall’osservazione partecipante effettuata in un periodo successivo alle interviste per giungere alla saturazione dei discorsi prodotti. Il secondo filone di ricerca riporta l’analisi organizzativo istituzionale dell’organizzazione Oxfam a livello internazionale e locale di Madrid per ciò che riguarda la sede Intermón Oxfam. L’analisi è stata realizzata attraverso i documenti secondari, ufficiali e pubblici, nonché primari, attraverso l’intervista effettuata con il responsabile della comunicazione esterna della sede di Madrid. 5.1. Interviste Per mezzo della trascrizione delle interviste è stato possibile classificare i soggetti secondo lo schema dei valori proposto da Schwartz11. Nello schema il contenuto dei valori si può classificare per la motivazione che essi esprimono. I valori sono suddivisi in quattro categorie o quattro tipi di valori: Conservation, Self-Enhancement, Openness to Change e SelfTranscendence. FIGURA 1: SCHEMA DEI VALORI PROPOSTO DA SCHWARTZ ORGANIZZATO SECONDO SOMIGLIANZE E DIFFERENZE MOTIVAZIONALI. 11 In A. Manstead; The Blackwell Encyclopaedia of Social Psychology; Blackwell. 1995. pp. 666. 20 All’interno di queste quattro categorie è possibile identificare dieci valori della motivazione: 1. Tradizione: profonda dedizione alle idee e alle usanze culturali e religiose. 2. Sicurezza: sicurezza e stabilità della società, delle relazioni e dell’io. 3. Conformità: ritegno da azioni e impulsi socialmente inaccettati. 4. Potere: controllo su persone e mezzi. 5. Successo: dimostrare competenza conformemente agli standard sociali. 6. Edonismo: piacere, gratificazione dei sensi. 7. Stimolazione: eccitazione, novità, sfida. 8. Autonomia: pensiero e azioni indipendenti da altri individui. 9. Universalismo: tolleranza e protezione di tutte le persone e della natura. 10. Benevolenza: preservazione e miglioramento del benessere delle persone care. I soggetti intervistati sono stati posti in relazione con i valori espressi ed è stato possibile creare un ritratto dei valori dell’universo in esame; è stato attribuito il valore 1 quando è stato riscontrato il valore x, e attribuendo il valore 0 quando non vi sia stato segno di propensione per questo. TABELLA 2: RITRATTO DEI VALORI DEL CAMPIONE. S Conservation Self-enhancement Openness to change Self-transcendence Tradition Security Cconformity Power Achievement Hedonism Stimulation Self-Direction Universalism Benevolence L. 0 0 0 0 1 0 1 1 1 1 J. 0 0 0 0 1 0 1 1 1 1 B. 1 1 1 1 1 0 1 0 0 0 E. 0 0 0 0 0 0 1 1 1 1 K. 0 0 0 0 0 0 1 1 1 1 La tabella 3 pone in risalto come si suddivide il campione classificando i valori espressi suddividendosi in maniera pressoché netta verso valori agli antipodi. Ove si presentano valori di Openness to change è raro che si ritrovino valori più conservatori. A una prima analisi è possibile dedurre, come nota anche Schwartz, che i valori hanno 2 dimensioni bipolari che li organizzano: Openness to Change si pone in direzione opposta a Conservation, Self-Transcendence si pone agli antipodi di SelfEnhancement. E’ importantissimo mettere in risalto che l’associazione delle priorità di valori con altre variabili come il comportamento, le opinioni, o i fattori demografici tendono a riflettere questa struttura bipolare. Quindi se una variabile è associata positivamente con una categoria di valori, per esempio l’età con la Conservation, questa associazione tende a essere progressivamente meno positiva al muoversi nel grafico nella direzione diametricalmente opposta. Possiamo notare che solo il soggetto B. da priorità a valori più tradizionali e incentrati sull’io. Gli altri soggetti si collocano più su valori incentrati sulla trascendenza e l’apertura al cambiamento. Nei soggetti L., J., entrambi interni all’organizzazione Oxfam si nota anche l’importanza del successo personale con vari accenni in varie parti dell’intervista. Tutti i soggetti 21 interni all’organizzazione (L., J., B.) lavorano da anni all’interno di Oxfam, ma mentre L. e J. hanno sempre lavorato nel campo di ONGD per lo sviluppo B., prima di entrare in Oxfam, ha lavorato prevalentemente per amministrazioni pubbliche e imprese. Il fatto che L., J., pongano come priorità anche il successo personale è sintomo del cercare una lavoro stabile e a lungo termine in maniera tale da poter pianificare a lungo termine. Sono infatti molti i riferimenti nelle interviste al precariato all’interno stesso della ONG e all’alto grado di stress che è una caratteristica del lavoro che svolgono. Poche settimane dopo l’intervista caso ha voluto che il soggetto J. dopo molti anni di lavoro nella sede di Madrid sia stato spostato per un incarico inferiore in un’altra sede con poche settimane di preavviso. Non solo. I soggetti L. e J. si dimostrano in perfetto accordo con le politiche direttive dell’organizzazione nella quale lavorano ma denotano più volte senza esitazione i problemi interni dei membri e l’impossibilità di venir incontro alle esigenze di questi. I problemi interni sembrano, in alcuni casi, essere molto sentiti dai membri stessi che comunque si sforzano di superarli autonomamente, senza l’aiuto dell’organizzazione, per raggiungere gli obiettivi richiesti dalle politiche direttive che prevalentemente provengono direttamente dalla sede centrale di Londra. Caratteristica molto importante è la coincidenza dei valori dei membri L. e J. con le politiche dell’organizzazione; è in funzione della coincidenza di questi che i membri non si staccano da questa e non dimostrano di voler cambiare la loro posizione. Non è un caso che nell’osservazione partecipante molti soggetti hanno posto in luce che “alla fine si tratta sempre di un lavoro. Si, gli obiettivi sono molto più meritevoli di un azienda ma alla fine il mio lavoro è scrivere milioni di pagine di contabilità e trasmetterle al ministero…insomma vengo pagata meno, perché gli straordinari non vengono pagati, sono molto più stressata perché se non presento i resoconti in tempo perdiamo milioni di finanziamenti dallo stato e questo a discapito dei progetti che avremmo potuto finanziare…insomma…la differenza è solo il fine. Se non credi nel fine…non lo fai”. La stessa persona che dice queste parole aveva trovato lavoro in un azienda di consulting pochi mesi dopo. Gli altri due soggetti E. e K. esterni all’organizzazione e senza esperienza nel campo non pongono mai in evidenza l’aspetto del successo nel loro lavoro e si pongono verso l’argomento in maniera più idealista. Guardano maggiormente al risultato e non al sacrificio che loro potrebbero affrontare all’interno di un organizzazione di un certo tipo. Pur coscienti dell’alto livello di precariato all’interno del settore delle ONG ma poiché non toccati direttamente, sono pressoché distanti dalle ripercussioni materiali che questo potrebbe produrre sulla loro vita futura. Per capire il sistema di classificazione usato verranno posti a confronto due discorsi prodotti da due soggetti diversi. Il primo discorso, prodotto dal soggetto a), si basa sui valori trasmessi dalla famiglia e dall’ambiente nel quale ha sempre vissuto. Come si può osservare spiccano le categorie Openness to change e Self-transcendence: 22 Soggetto a) “Yo nací en Madrid y se fueron a Toledo cuando yo era pequeña y yo tenía muy claro que quería viajar. Viajar y hacer algo sobre todo de ayuda humanitaria. Siempre me ha gustado lo que es la atención rápida, salvar vidas. Era muy idealista cuando era pequeña y esta idea siempre la he tenida. Entonces, mi padre además es una persona que le gusta mucho viajar y nos ha inculcado que tenemos que tratar de los pobres como nosotros mismos. Y cuando tenía 20 años así la primera parte de viajes un poco así (con – de non importancia), me fui a Israel a un Kibutz. Y bueno quería vivir en in ambiente comunista, compartirlo todo u a parte porqué me interesaba mucho el conflicto palestino-israelí; era al kibutz que fui a vivir con las dos partes. Y a parte hacer trabajo físico ... era la primera vez que salí y bueno, mi padre me dijo que le parecía estupendo que vas a hacer esto y además el trabajo físico con lo cual se aprende lo que es la vida y allí empezó todo.”. “Sin duda yo soy lo que soy gracias a mi familia. Primero porque yo he tenido la oportunidad de irme cuando he querido y ellos siempre me han acogido y seguido, nunca me han inculcado valores políticos y religiosos, lo único que me han inculcado es el respecto a los demás, respecto a los derechos humanos en este sentido sobre todo mi padre, es una persona muy comprometida en muchas causas; un poco una persona de causas perdidas y si un poco esto me ha influido indudablemente sobre todo en el apoyo. Es decir que yo me partía un año y dejaba todo y por ejemplo dejaba los exámenes en Septiembre porque yo quería esta en Palestina o sea que ellos siempre me han apoyado...” Nel secondo discorso si nota una maggiore predisposizione ai valori di Self Enhancement e Conservation. In questo estratto assumono maggiore importanza la carriera e il successo professionale. E’ importante anche mettere in luce termini come “scalare”, “fare esperienza”, il contrasto fra ciò che rappresenta la carriera professionale a paragone con la carriera tecnica: Soggetto c) “Yo estudié una carrera técnica, estudié electrónica digital, pero me especialicé en la parte del “working” todo lo que es soporte de servidores, telecomunicaciones, y .. yo creo que mas por mi experiencia que yo tenia atrás Oxfam me contrata, ahora para seguir escalando yo tengo que seguir estudiando, en un principio en Perú era mucho mejor estudiar una carrera técnica que estudiar una carrera profesional universitaria, y me dije bueno … , mi familia no quería en un principio … hasta, siempre hubo … mis hermanos son profesionales y yo soy el único que estudio una carrera técnica no? y a veces esa es la imagen que ellos ven y me dicen deberías estudiar una carrera técnica, digo una carrera profesional, bueno, pero …no me va tan mal, pero uno de mis objetivos es estudiar, seguir estudiando y ya no estudiar electrónica sino estudiar sistemas porque es mas completo … y eso es uno de mis objetivos para poder, …dentro de mi plan de desarrollo profesional, terminar la carrera para poder seguir escalando en Oxfam porque al menos en mi país, he subido muy rápido, demasiado rápido creo, cuatro años y cada año he ido cambiando de puesto, al siguiente año lo cambio, al siguiente otro año también, y ahora también está cambiando pero ahora ya no, al menos en la posición en la que estoy ya no puedo escalar mas en mi pais, y si quisera escalar mas tendria que irme a otro lado y … creo que de aquí a un tiempo voy a tener que hacerlo mas que nada para ganar experiencia y tener otra visión no solo en Sud-América sino el hecho de intentar en otros sitios y ver cómo, si realmente es tan difícil de poderlo hacerlo allá…”. Nelle interviste è stato possibile identificare tre discorsi. L’analisi sarà incentrata in particolare su tre temi. Il lavoro, la percezione che si ha delle ONG e la percezione per parte degli intervistati dell’attività assistenziale. a) Il discorso endogeno. Il discorso a. è prodotto per parte del soggetto B. peruviano, di classe alta, professione tecnico di sistema di supporti informatici, interno all’organizzazione. In questo discorso risalta e ha una forte incidenza l’io e la persona come essere staccato dalla società nella quale vive; è da questa sua particolare connotazione, che non si ritrova in altri discorsi, che deriva il nome. Le caratteristiche del discorso prodotto si riflettono nella visione dell’attività lavorativa come nelle altre dimensioni analizzate. - L’attività lavorativa è uno dei temi più importanti e che occupa gran parte dell’intervista. Il lavoro è il mezzo per conseguire obiettivi professionali e personali come per esempio fare carriera e continuare a ottenere mansioni sempre più importanti e di responsabilità. Una percezione che possiamo definire classica del lavoro come lavoro retribuito e come mezzo di sussistenza che risponde alle aspettative e agli stereotipi della società moderna e in linea con le aspettative dell’alta borghesia peruviana. Un lavoro che rappresenta quindi un mezzo per raggiungere una maggiore ascensione sociale ai vertici della società e per ottenere maggior potere. Ciò che ha rappresentato l’attrattiva maggiore per questo lavoro è stata 23 l’incarico che si andava a ricoprire rispetto ai lavori precedenti. Questo si dimostra anche per il fatto di trovare in un futuro prossimo un altro lavoro in una prospettiva ascensionale lavorativa e di mobilità verticale che non ha prospettive all’interno della ONG, possibilmente un lavoro all’estero dove è possibile conseguire migliori prospettive e potere: B. “…dentro de mi plan de desarrollo profesional, terminar la carrera para poder seguir escalando en Oxfam porque al menos en mi país, he subido muy rápido, demasiado rápido creo, cuatro años y cada año he ido cambiando de puesto, al siguiente año lo cambio, al siguiente otro año también, y ahora también está cambiando pero ahora ya no, al menos en la posición en la que estoy ya no puedo escalar mas en mi país, y si quisiera escalar más tendría que irme a otro lado y … creo que de aquí a un tiempo voy a tener que hacerlo mas que nada para ganar experiencia y tener otra visión no solo en SurAmérica sino el hecho de intentar en otros sitios y ver cómo, si realmente es tan difícil de poderlo hacerlo allá…”. - L’attività delle ONG non è vissuta come uno sforzo collettivo per raggiungere l’eliminazione della povertà, questo è un obiettivo marginale per il soggetto, una peculiarità del suo lavoro. In questo senso si differenzia molto dagli altri discorsi. Il lavoro nell’ONG è visto come qualsiasi altro lavoro e la missione umanitaria di questa non ha influito al momento della firma del contratto. - Lo stato è vissuto come un attore marginale che può influire nella situazione di una paese attuando una modificazione della percezione attuale dei cittadini attraverso l’educazione. Questa deve essere orientata a fomentare il senso di appartenenza a una nazione eliminando così le cause della povertà. La povertà però non è sentita vicina alla persona che parla che è più centrata sui piani di sviluppo personale. - L’attività assistenziale non è vissuta per parte del soggetto e egli stesso non si riconosce nel ruolo di attore assistenziale, come portatore di aiuto ai più deboli. L’attività assistenziale è vissuta come un aiuto, non è qualcosa che si deve porre in essere per un dovere morale o per parte dello stato per ristabilire la giustizia sociale: è un atto di carità. L’aiuto deve essere attuato dall’alto, da parte delle istituzioni e viene imposto alle popolazioni che ne hanno bisogno. L’intervento che viene espresso dal soggetto si ricollega a un genere di intervento con misure intense e ingenti che si attua mediante obiettivi che incidano nel profondo nella realtà nella quale operano, il cosiddetto Topdown approach, di carattere centralizzato e che parte dall’idea che viene da istituzioni fortemente gerarchizzate e centralizzate senza rendere partecipi gli individui della comunità, i quali si tramutano in attori passivi dell’intervento. Questo tipo di approccio usato singolarmente è tipico delle politiche cooperazioniste degli anni 70 nei paesi in via di sviluppo, che attraverso finanziamenti ingenti ponevano in essere progetti di breve durata e a larga scala. In questo tipo di approccio è centrale la concezione dell’uomo e dell’istituzione operante. Questa è quella che meglio conosce la situazione e il luogo e quindi l’unica leggittimata ad agire senza interpellare i beneficiari. Non vi è connessione fra quello che accade nel nord e quello che succede nel sud del mondo. La persona stessa è responsabile e colpevole dei problemi che ha. Vi è un processo a tappe che si deve compiere in questo ambito e, i paesi con maggiori difficoltà vengono reputati ancora lontani dallo stadio finale, la società dei consumi. Questo approccio è completamente opposto alle politiche attuate da Oxfam e B. si presenta molto critico con i risultati ottenuti dalla ONG. 24 b) Il discorso Esogeno Il discorso esogeno è stato prodotto da parte di tre soggetti: due appartenenti a una classe di partenza bassa e uno di classe medio alta; due lavoratori interni alla ONG mentre il terzo esterno. Il discorso che si produce presenta le stesse caratteristiche nei tre soggetti ma per quanto riguarda di uno è possibile riscontrare la forte influenza della religione cattolica che si manifesta con l’uso frequente di termini come “attenzione al prossimo” e riferimenti alla morale cattolica tanto da poter staccare e identificare in esso un discorso separato. La decisione di incorporare questo discorso come discorso esogeno è dovuta alla considerazione che questo non si distacca nei tratti essenziali cercati per il fine della ricerca in esame e dalle caratteristiche dei discorsi prodotti dagli altri due soggetti che partecipano alla costruzione del discorso. Le varie interviste presentano come elemento centrale la solidarietà e la ricerca, attraverso il lavoro che svolgono e la vita di ogni giorno, di una società più giusta e senza discriminazioni. - L’attività lavorativa e l’attività delle ONG sono intese come un unico elemento da parte di questi soggetti, gli obiettivi della ONG nella quale lavorano possono essere anche identificati come propri obiettivi a lungo termine. Obiettivi quindi condivisi e che di fatto essi perseguono ogni giorno nel loro lavoro quotidiano. J. “O sea yo no voy a decir a una persona que tiene que ser bueno en su vida pero lo que si tengo que intentar es que esa persona no jodas a las otras. Esto es el mi punto de vista. Yo creo que hay que respectar la dignidad pero también la voluntad de cada persona y lo que puede hacer en el momento que sea adulta lo que quiera con su vida pero siempre que esto no entre por un lado en el terreno de otras personas que en esto caso no tengan la capacidad para defenderse, o que sean menores de edad o incapaces, que sean en una situación de indefensión por falta de fuerzas, por hambre o lo que sea…”. J. “Y que lo que siento es que los países ricos somos unos absolutos privilegiados tampoco los estamos para nos sentirnos culpable de esto y esto y estar toda esta vida condenados a pedir perdono por haber nacido en el mundo rico pero lo que si es que tenemos que sentir nuestras responsabilidad como personas y no tanto desde el deber, como el que ver, o almeno sentirlos o sea poner los ojos en las personas que necesitan, o están en una situación pero que puede ser en África en Latín América pero puede ser también aquí en Madrid”. Il fatto che si riscontrino obiettivi condivisi con la ONG è in parte dovuto al cammino più o meno lungo che essi hanno dovuto affrontare per giungere alla professione odierna che hanno intrapreso o che chiedono di intraprendere. In un caso si riscontra la forte incidenza che ha avuto la ONG nel percorso vitale, prima attraverso l’educazione e le conferenze promosse da questa, poi il volontariato e infine attraverso il lavoro attuale. Ruolo della ONG è anche l’educazione a tematiche inerenti la cooperazione ed è quindi, frequente che molti degli attuali volontari o lavoratori all’interno della ONG siano venuti a contatto con questa poiché ne condividevano gli obiettivi di partenza, o perché come rivela una dei soggetti “mi ha aperto gli occhi su ciò che si trova un po’ più a sud di noi”. In altri casi, l’influenza è data dall’attività di varie ONG, che si occupano di sviluppo nei paesi più svantaggiati e dall’esperienza svolta in varie ONG in precedenza, sia come volontari che come stipendiati. E. “Me ha ayudado a orientarme en el sentido que antes del curso tenia algunas dudas; a parte que yo no conocía muy bien el ámbito de las ONGs pero es que más que nada es que no tomaba la decisión… en Italia hacia proyectos educativos sobre la temática de las diferencias entre la temática norte y sur del mundo, gestionaba una asociación cultural y 25 al mismo tiempo estudiaba antropología y no se me he encontrado antes de empezar el curso que no sabia si quería hacer el educador o los proyectos educativos bueno y al final a lo largo del curso en la primera parte…, dos cosas básicamente una hacer trabajo de campo porqué lo necesito y en los últimos años de proyectos educativos en Italia he enseñado situaciones que nunca yo había vivido y visto realmente algo que se uno quiere trabajar en un ámbito como este es requerido como requisito pero a nivel moral es obligatorio y bueno a parte de esta experiencia que haré antes lo antes que pueda, mi dirección es hacia la educación entendido que lo que me gusta más es dar y recibir y compartir informaciones y entonces educar y formar y hacerlo en el ámbito de las ONGs…”. I soggetti in questione si riconoscono in quella categoria di attori assistenziali ai quali lo stato in molti paesi dotati di previdenza sociale, stanno esternalizzando le varie attività sociali che al momento non copre o non può/vuole coprire, o al quale sta riducendo i finanziamenti. Un’implicazione fondamentale di questo processo è l’atteggiamento degli attori assistenziali. Questi conoscono molto bene il processo di disintegrazione del welfare state e, se da un lato sono parte integrante del meccanismo, dall’altro loro stessi lottano all’interno contro la distruzione di questo, poiché lo valutano come un elemento essenziale di uno stato contemporaneo. L. “Yo creo que esto es erróneo en el fondo, lo ideal es que no existan las ONG y que los gobiernos y las poblaciones se desarrollen por si mismos, o sea esto sería lo ideal para mi (…).lo ideal es que desaparecían todas, porque si hubiera una asistencia sanitaria en todos los países y se gastaría más dinero en la educación de las personas en vez de comprar armas o otras cosas ... es una idea un poco utópica pero es como debería ser y se debería atender más a que los gobiernos se tuvieran responsables de su desarrollo., por supuesto dándole dinero, porque, claro, que África no se desarrolla no es culpa de los africanos, es culpa nuestra que les hemos traídos todos los recursos, los empobrecemos. Entonces si los gobiernos fueron menos gobiernos si la gente tuviera la educación para contestar sus gobiernos, entonces cambiarían muchas cosas”. E. “Yo creo que ahora hacen parte del mismo sistema lo que daría fuerza a las ONGs sería de independizarse de los sectores económico y político, estatal, para volverse a la ciudadanía como fuente de financiación pero consciente porqué hay la tendencia en las ONGs de hacer campañas donde se utiliza más la pobreza en su lado nudo y crudo para pedir simplemente dinero, la función de los ciudadanos, hablo en términos generales por las ONGs; en el sentido que <<tu das tu dinero y nosotros salvamos el mundo>>. Solo que esto es un acto más de caridad que no lleva ningún cambio profundo en la realidad y que a lo largo lleva a la gente a dar su 50 euros al año y permanece ignorante sobre las causas de la misma pobreza y a lo largo no se las ONGs se siguen en esto sentido perderán de sentido. Porqué serán agencia externas al servicio del poder…pongo un ejemplo en los estados del sur hay la tendencia a privatizar los servicios públicos entonces se comisionan los sectores que son rentables no se el agua la ponen en una empresa privada…los sectores que no son rentables como la educación se dan en mano a las ONGs”. Da qui scaturisce la considerazione che questo gruppo sociale non concepisce il lavoro come un aiuto in se stesso, ma come un atto congiunto di cooperazione che non si deve sostituire all’azione dello stato. Le parti coinvolte, stato, ONG, società, devono cooperare in modo tale che, l’intervento sia più razionale e in linea con i principi e con i valori dei beneficiari. Il loro lavoro non è percepito come carità, come un dare per lavare la coscienza senza risolvere il problema, bensì come solidarietà nel partecipare allo sforzo congiunto, per risolvere i problemi, e provare a trovare una soluzione in maniera gratuita e condivisa. Altra prospettiva che differisce dal concetto di solidarietà espresso poco sopra è la solidarietà come il condividere le emozioni umane: J. “Es sentir la tu persona, sentir a las otras personas en sus alegrías en sus tristezas y en sus desgracia y en sus beneficios. Ser solidario creo que sea compartir, sentir el compartir, hay un desarrollo de la persona, una forma de crecer como persona ser solidario es no 26 tener interés con la otra persona y sin embargo interesarte a la otra persona. Estar cerca de aquella persona, el abrir los ojos a la otra persona. Para mi es esto la solidariedad; sin interés”. In questo discorso si pone un’altra prospettiva strategica per l’eliminazione della povertà. Le cause della povertà come cause esogene. I paesi sono poveri in quanto hanno avuto secoli di dominazioni in cui sono state derubate oltre alle risorse materiali, le tradizioni e gli stili di vita consolidati, creando in tal modo la dipendenza completa dagli invasori e l’impossibilità di uscire da questa situazione in tempi brevi. La povertà è un male complesso e multi-dimensionale che deve essere sradicata con strategie che includano vari settori e attori sociali. E. “la pobreza desde mi punto de vista siendo un producto histórico, social, político, económico cultural en el pasado como en el presente y que la pobreza se lucha, se tendría que luchar más a las causas que a las consecuencias. Esto tendría que ser concreto en la actividad de las ONG”. Si riscontra la necessità quindi di strategie che includano nel nord come nel sud un approccio congiunto volto all’eliminazione della povertà. Lo stato è considerato uno dei maggiori attori coinvolti nel cambio anche se soppiantato oramai dal ruolo civile e politico delle ONG che attuano, senza aspettare le ripercussioni che avranno le loro azioni sullo stato centrale. Le persone svantaggiate sono percepite come soggetti che possono “farsi valere” ma non “hanno colpa, né peccato originario” per la situazione che vivono e il termine che si enfatizza e che viene ripreso da tutti i soggetti è l’impoverimento che in se stesso è il segnale dell’aderire alla teoria esogena delle cause della povertà. Gli attori assistenziali non credono nell’esistenza di un sistema di sviluppo univoco a stadi, o, nell’esistenza di uno stadio ultimo che rappresenti l’optimum, o, dove esista il metodo che dovrebbe essere applicato in strategie preconfezionate nei progetti di cooperazione. Il tutto è riassumibile con l’esistenza di vari tipi di sviluppo. Ricerca dello sviluppo reputato migliore, non in assoluto, ma da parte dei beneficiari, nella società nella quale vivono. Questo si realizza attraverso la partecipazione dei beneficiari alla messa in opera del progetto di sviluppo nella loro comunità, compatibilmente con il budget e con i valori della ONG che opera. Politiche quindi dette di Bottom-up, dalla base dei cittadini per arrivare alle politiche che si devono attuare e, quindi, una nuova dimensione di politica omnicomprensiva e orizzontale che coinvolga i cittadini del nord come quelli del sud. E. “¿Como hacerlo? Fundamentalmente creo que el problema actual nos encontramos en una situación en la cual hay un pensamiento único sobre las políticas la economía (…) y para mi en este sentido esto tiene mucho a que ver con la educación, la formación y la información. Y la sensibilidad de la gente porqué a parte de hacer proyectos en el sur del mundo que pueden ser necesarios, que pero yo creo que en los proyectos en el sur del mundo hay una incapacidad de trabajar en red en el sentido que hay muchos proyectos en todo el tercer mundo pero creo que hay muy poca conexión del uno con el otro y el hecho de trabajar por proyectos añade al problema que son actividades por 3 años y si se planteas un cambio profundo de la realidad a nivel social no es completo (…) Es como algo de implícito que el sacrificio de lo que son en el norte entonces para mi las maneras de luchar contra la pobreza es esto de intentar despertar el espíritu critico en la gente y creo que es una manera para que la gente se sensibilice en determinadas temáticas. Es más que presentar a la gente las problemáticas del sur, las problemáticas del sur juntas a la problemáticas del norte. En el sentido que mi objetivo en mis proyectos serán de presentar como un mismo proyecto económico y político no solo empobrece lo del sur pero que este está empobreciendo siempre más los mismos ciudadanos en el norte; porqué yo creo que la 27 gente se sensibiliza sobre todo si más que hablar de los problemas de los demás le hablas de estas problemáticas en el conjunto de los mismos”. c) Il discorso Identitario-Personale Il discorso identitario personale è prodotto per parte del soggetto K., naturalizzata negli Stati Uniti, di classe medio-alta, padre emigrato dall’Ucraina, esterna all’organizzazione, di religione ebrea. Si riscontra una forte incidenza nella traiettoria personale della continua ricerca di una identità propria. Questo si esplica nel desiderio di una azione intima, un cambio della società come una questione personale e interiore del soggetto che in questo caso si distacca dalla prospettiva analizzata fino a questo momento. K. “Y estuve allí trabajando en un Kibutz durante dos meses y desde este momento siempre he querido viajar y pero también mi historia personal y de mi familia me llevaron a ayudar a la gente y entonces son de acuerdo con lo que quiero hacer y estoy haciendo en esto curso”. Non vi è la ricerca di una carriera personale votata al successo e alla mobilità sociale verticale ma piuttosto una ricerca della felicità personale nella vita di ogni giorno, e questo passa attraverso il desiderio di lavorare in una ONG per aiutare i più sfortunati: K. “En el curso estoy aprendiendo muchísimo sobre la cooperación del sistema como funcionan las ONGs y me llena bastante porque se que es algo muy importante y por eso que no quería trabajar en una empresa privada y lo que pienso hacer no se exactamente me gustaría seguir en este campo y ir a trabajar quizás en África o eventualmente en Asia pero de momento tengo mucha gana de irme a trabajar en África y no se ver lo que puedo hacer yo como persona con la formación que tendré para intentar hacer un cambio de escala pequeña”. Il desiderio di lavorare in una ONG, è reputato come qualcosa di più profondo che lavorare in un impresa privata dove il fine ultimo è di carattere materiale e di soddisfazione personale. Di fatto vi è un rifiuto profondo di quelli che sono i valori della classe alta degli Stati Uniti: carriera professionale e il conquistare potere attraverso un sistema presumibilmente meritocratico e una educazione rigorosa e esigente. Questi sono visti come valori imposti che sono stati rifiutati per la ricerca di valori diversi da quelli familiari. K. “mi padre a esa época trabajaba en Prinston University que es una universidad muy prestigiosa en los EEUU durante unos años y bueno hemos tenido mi hermano mayor y yo siempre hemos tenido mucha presión de estudiar de hacer algo prestigioso y elitista. Hemos tenido bastante dificultad en el deshacer esta ideología”. Sono vari i sintomi di sfiducia nella società a livello locale e globale. Entra in gioco in questo meccanismo la componente personale dell’azione: se la società non può nulla, non è capace di fare qualcosa di concreto per il prossimo e non si prende responsabilità “io come individuo credo di poter fare qualcosa e lo farò”: K. “yo soy bastante canica…yo creo que bueno ser optimista puede ayudar en cosas personales también en lograr unos cambios…pequeños…pero…bueno también…si haber…Gandi era optimista y logró muchas cosas pero en general yo diría que soy bastante cínica…bastante…entre comillas bastante realista que no es ni pesimista ni realista pero claro mi visión es influida por mi experiencia personal”. L’elemento del viaggio che viene ripreso molto spesso nell’intervista e l’azione del viaggiare e del conoscere posti nuovi nel mondo può essere interpretata alla luce di una esplorazione interiore del soggetto. 28 La solidarietà è vissuta come una condivisione dei fini dell’azione. Lo scopo ultimo deve essere reso noto; per questo motivo ciò che conta nella azione solidale è la predisposizione e le intenzioni delle persone che la attuano. K. “Creo que es muy diferente da lo que piensa la otra gente y bueno…es trabajar con otra gente de manera unida, más que nada de manera unida…por una causa común…pero la llave es de manera unida (…) creo que solidariedad viene bueno para como lo veo yo viene de la palabra sólido…que es bueno un núcleo duro un conjunto de personas unidas, un conjunto fuerte…y la solidariedad también puede ser entre…bueno…la solidariedad se entiende que es una palabra buena…no? que la solidariedad pero…gente vamos los nazis eran solidarios…no? así que…”. La carità viene distinta dalla solidarietà in quanto viene vissuta come un donare senza interessi; non assume una valenza positiva o negativa come negli altri discorsi: K. “la caridad es bueno…depende de como uno la vea…Porqué también la caridad tiene intereses detrás pero hay acciones también que no tienen ningún interés…por ejemplo las ONGs hay muchas ONGs americanas cristianas, que, esto es la caridad porqué ellas no tienen ningún interés político…y entonces caridad de verdad es cuando no haya ningún interés ulterior…”. Tema portante è quindi la sfiducia e l’incertezza del futuro nonchè l’estraniarsi dalla società nella quale si vive, incapace di soddisfare e rendere felici i suoi componenti. 5.2. Analisi dell’organizzazione Intermon-Oxfam La nascita di Intermón Oxfam Intermón è stata creata nel 1956 in Spagna da un gruppo di gesuiti chiamati Compagnia di Gesú ed è solo nel 1997 che si è associata alla rete di Oxfam Internacional. Oxfam pone le sue radici nel 1942 in Inghilterra durante la Seconda Guerra Mondiale. Nel 1949 si organizza come un organismo riconosciuto e nel 1965 adotta formalmente il nome di Oxfam, che rappresenta la contrazione tra le parole “Oxford” e “Famine”. Canon T R Milford della University Church e il profesor Gilbert Murray, membro del National Committee e Regius Professor a Oxford, creano il National Relief Comitee, spinti dall’esigenza di porre un freno alla mancanza di cibo, e per coprire le esigenze di base delle persone più svantaggiate nella provincia inglese. Con la posta in opera del Piano Marshall e i primi risultati, vengono a cadere i presupposti per l’esistenza del NRC come tale. Quasi tutte le iniziative vennero sospese ma alcune sono ancora vitali, come ad Oxford, dove è possibile ancora comprare libri e vestiario di seconda mano, il cui ricavato viene destinato alle persone più svantaggiate. L’obiettivo principale rimane sempre l’aiuto dato a persone in situazione di povertà in tutto il mondo, attraverso iniziative che si basano, non solo sulla carità, come al principio dell’organizzazione. Oxfam al giorno d’oggi è una delle voci più importanti nelle manifestazioni dei movimenti sociali che si sono sviluppati come foro internazionale da Porto Alegre. 29 “Chi siamo”12; da chi è formata Oxfam Intermón Oxfam è la seconda ONG più importante in Spagna dopo la Croce Rossa e presenta al suo interno una struttura formata per dipartimenti; persegue fra i suoi impiegati parità di genere e fra le sue file è possibile anche notare un’alta eterogeneità demografica. a) Organismi di governo Il patronato è l’organo di governo principale incaricato del controllo dei differenti settori e raccoglie i valori che la società civile esprime nei riguardi della ONG. Si compone di un presidente, un vicepresidente, un segretario, un tesoriere e undici membri ed è appoggiato da altri due organismi: il Consiglio di Direzione e il Consiglio Semplice. Il primo è l’organo esecutivo che applica le direttrici del patronato ed è formato da un direttore generale, un direttore della Cooperazione Internazionale, un direttore di Gestione del Personale e Gestione Interna, un direttore di Comunicazione e Marketing, un direttore Territoriale, un direttore di Commercio Equo e Solidale, un direttore di Campagne e Studi. Il Consiglio Semplice è nato nel 2002 e si occupa di trasmettere all’organo principale le difficoltà della società nel complesso. Fanno parte del Consiglio Semplice una trentina di persone, relazionate al mondo dell’imprenditoria, dell’università, della cooperazione e ai mezzi di comunicazione. b) Soci, Collaboratori e Impiegati A livello internazionale Oxfam può contare più di 1.500.000 soci e collaboratori, mentre in Spagna conta più di 200.000 soci (1320 volontari e 210.267 soci) e 398 impiegati retribuiti. I soci spagnoli, per essere considerati tali, sono tenuti a collaborare con un contributo libero che può essere mensile, trimestrale, semestrale o annuale o attraverso un contributo singolo. Nonostante i soci possano criticare in maniera diretta le iniziative in atto e inviare e-mail agli uffici in maniera diretta o alle varie sedi, chiedere i resoconti di gestione e i conti annuali completi, non hanno alcun potere reale e in questi casi si riducono a meri donatori di fondi, anche se è necessario aggiungere che in tutti i resoconti pubblicati da Oxfam il ruolo delle singole persone, la partecipazione e la critica sono obiettivi primari della strategia. A comprova di questo l’headline che si usa in tutte le pubblicazioni è “Intermón Oxfam sono IO”, e nelle varie parti ritroviamo altri slogan come “Se non lottassi per ciò in cui credo non sarei IO”, “Se non vivessi la solidarietà ogni giorno, non sarei IO”, “ Se non lottassi per chi lo necessita di più, non sarei IO”. FIGURA 2. MEMORIA DELLE ATTIVITÀ 2004. PAGINA 4. 12 E’ possibile ritrovare le informazioni relative alla struttura dell’organizzazione nella pagina web di questa. La suddivisione dei paragrafi è stata volutamente mantenuta informale riportando i titoli utilizzati dalla ONG nei suoi resoconti. 30 c) Le frontiere13 di Oxfam E’ difficile delimitare le frontiere di Oxfam. Nonostante siano ben definiti i soci, gli impiegati, i fondatori, i direttivi che possono essere di carattere nazionale o internazionale, è difficile identificare con precisione per esempio le migliaia di produttori che lavorano nelle varie reti Oxfam e i beneficiari diretti e indiretti dei progetti di sviluppo che si pongono in atto. Questi intrattengono relazioni attraverso contratti, tipici e atipici, direttamente con Oxfam. I contratti stipulati hanno, sì validità e obblighi che fanno sì che siano efficaci, ma allo stesso tempo includono dimensioni che non si limitano ai confini del contratto. Possiamo così dire che in alcuni casi vi siano degli affiliati come i beneficiari che non possono essere inclusi fra le persone che hanno relazioni di carattere contrattuale e diretto con la sede; per la cultura di Oxfam sono la parte principale dei progetti e non può essere ignorata o reputata esterna a essa. d) Alleanze Internazionali e Nazionali Dal 1997, come si è potuto notare nel paragrafo La nascita di IO, la ONG in questione è parte della rete internazionale di Oxfam e dal 1995 è uno degli organismi consultivi del Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite. Oxfam International nasce nel 1995 e si compone di 12 ONG indipendenti che condividono obiettivi e principi nonché molti progetti di sviluppo. Questa unione ha due obiettivi: il coordinamento delle politiche e la canalizzazione dell’appoggio sociale internazionale. Grazie a questa alleanza Oxfam rappresenta la più grande e influente rete di ONG indipendenti per lo sviluppo capaci di esercitare una pressione forte nei mezzi di comunicazione come nei summit internazionali. I membri che la compongono sono i seguenti: Intermón Oxfam (Spagna, 1956), Novib Oxfam (Olanda, 1956), Oxfam Germania (1995) Oxfam America (USA, 1970), Oxfam Australia, Community Aid Abroad (1953), Oxfam Belgio (1963), Oxfam Canada (1963), Oxfam Gran Bretagna (1942), Oxfam Irlanda (1998), Oxfam Hong Kong (1975), Oxfam Nuova Zelanda (1991) Oxfam Quebec (Canada, 1973). Inoltre si andranno ad incorporare con 13 Con il termine frontiere dell’organizzazione ci si riferisce alla delimitazione del campo di azione della ONG. In X. Coller, R. Gaviria; Análisis de Organizaciones ; CIS. 2004. pp. 56. In questa analisi è importante tenere in considerazione che Oxfam lavora in tutti i continenti ed è per questo difficile stabilire con precisione il suo ambito di azione. 31 pieno diritto alla rete nei prossimi mesi altre due organizzazioni: Agir Ici (Francia) e Vamos (Mexico). In Spagna IO è uno dei membri fondatori della Coordinadora Española de ONGD e membro della Coordinadora Española de Comercio Justo di cui Oxfam è uno dei più importanti sostenitori nelle sue politiche dirette e anche nelle sue politiche internazionali attraverso l’affiliazione a istituzioni come IFAT e EFTA14. La struttura E’ facile notare che non è possibile parlare di IO senza tenere in considerazione, innanzitutto, che essa è parte di una fondazione complessa che è Oxfam International, dalla quale come si noterà nella parte seguente, riceve e partecipa agli obiettivi e alle strategie in maniera tangibile. L’organizzazione in se stessa è regolata attraverso molti tipi di documenti che la identificano e la regolano. Fra questi possiamo citare: Oxfam International’s Rules of Procedure, Towards Global Equity Estrategic Plan, Stichting Oxfam International Constitution. A livello funzionale vi sono, a parte gli organismi di governo descritti in precedenza, vari dipartimenti che corrispondono agli obiettivi di Oxfam come il dipartimento di Commercio Equo e Solidale e quello di Ricerca. I vari dipartimenti lavorano in 4 aree tematiche: Cooperazione Internazionale e Progetti, Azione Umanitaria, Commercio E&S, Sensibilizazione e Mobilitazione. In totale IO conta 7 sedi, 39 comitati e 30 negozi di commercio E&S in tutta la Spagna. E’ importante notare che non tutte le sedi hanno 6 dipartimenti; un esempio è la sede di Madrid che è dipendente per alcuni dipartimenti dalla sede catalana di Barcellona, sede principale dell’ONG. Nonostante l’organizzazione si presenti complessa è, allo stesso tempo, flessibile e aperta all’esterno. Gli impiegati, come riferisce un interno dell’organizzazione di Lima, possono prendere contatto direttamente con il direttore generale e prendere un appuntamento con lui senza problemi, criticarne le politiche intraprese etc: B. “En este sentido creo que es menos burocracia y el mismo gerente o director regional tiene una casilla de correos directamente relacionados a Oxfam, una casilla en la que puede recibir correos para el y otra casilla en la que la gente se puede comunicar y enviar una solicitud de mejora, alguna queja sobre lo que sucede en la región”; “en una empresa privada allá, el tratamiento de un gerente hacia un asistente es mucho mas “vertical” y en Oxfam es mas o menos “horizontal”, nunca va a ser totalmente horizontal pero lo es mas que en una empresa privada (vertical), (en Oxfam) tu puedes acceder al gerente y discutir con el, exponerle tus puntos de vista y no tienes que esperar dos meses para que puedas hablar con el gerente, en general el acceso es mucho mejor. No es como una empresa privada, por ejemplo para que llegues al gerente tienes que mandar una carta, hablar con tu jefe de línea, programar una cita, mucha burocracia”. Uno dei fattori chiave di Oxfam e della sua evoluzione è stato anche il poter fare affidamento su un sistema sicuro e efficace di comunicazione nelle varie regioni del mondo, e, per questo si avvale di personale specializzato in questo settore. Un programma utilizzato da parte di tutte le officine è il TALK un sistema di comunicazione che ha permesso di integrare progetti, fare operazioni su progetti, effettuare controlli, intervenire in prima persona, 14 Acronimi di International Federation for Alternative Trade e European Free Trade Association. 32 a seconda delle restrizioni date dai permessi di accesso di ciascuno dei membri coinvolti nel progetto che si sta considerando. In questo senso, riprendendo anche il pensiero di Castell, la rete attua come elemento fondamentale il coordinamento fra le varie sedi, ed è promotore di crescita e innovazione. Si può aggiungere però che il punto nodale di tutte le operazioni è l’Inghilterra: tutte le operazioni più importanti incominciano nell’ufficio inglese e questo per un lato, crea una sorta di dipendenza virtuale, nel senso letterale del termine, che come noteremo nella parte dedicata agli obiettivi non è la unica dipendenza che si riscontra; ciò decrementa l’efficienza degli uffici in tutto il mondo. A parte queste considerazioni, grazie alla rete di Oxfam è stato possibile eliminare molte spese e permettere una migliore e meno formalizzata comunicazione delle varie pratiche. Obiettivi e Mission di Oxfam a) Obiettivi Generali Per capire con precisione quali siano gli obiettivi di OI è necessario analizzare l’Estrategic Plan 2001/2004 chiamto Towards Global Equity, documento ufficiale di Oxfam International. Il titolo può essere considerato come una fine per parte della organizzazione stessa e quindi un obiettivo generale. Uno degli obiettivi generali di Oxfam può essere riassunto con la frase che segue che si trova nella parte dedicata alla Mission di Oxfam15: “Oxfam International is a global group of independent non-governmental organizations dedicated to fighting poverty and related injustice around the world. The Oxfams work 16 together internationally to achieve greater impact by their collective efforts” . Continua affermando: “Oxfams believe that: 1. Poverty and powerlessness are avoidable and can be eliminated by human action and political will. 2. Basic human needs and rights can be met. These include the rights to a sustainable livelihood, and the rights and capacities to participate in societies and make positive changes to people's lives. 3. Inequalities can be significantly reduced both between rich and poor nations and within nations. 4. Peace and substantial arms reduction are essential conditions for development”. Nonostante i quattro punti possano anche essere identificati come Mission, come di fatto sono, devono anche essere considerati come punti di partenza e presupposti nella creazione delle strategie. Da questi derivano i principi basici ed è per questa ragione che si reputa possano essere considerati come degli obiettivi generali perseguibili, caratteristica questa comune a molti Mission Statement e in particolare in quelli di varie organizzazioni no profit. Sono quindi principi e guida allo stesso tempo per tutte le diramazioni dell’organizzazione che fanno parte della fondazione Oxfam International. 15 16 Nel testo di può trovare nell’appartato chiamato Oxfam International’s Mission. Corsivo dell’autore. 33 TABELLA 3: RITRATTO DEI VALORI E DELLE STRATEGIE DO OXFAM. Valori Universalisti - Necessità umane basiche Diritti umani, civili, sociali Vita Uguaglianza Pace Giustizia Mezzi generali per conseguire gli obiettivi. Eliminazione povertà Lavoro congiunto Lotta alle disuguaglianze nelle nazioni ricche e in quelle povere attraverso mobilitazioni di carattere politico dentro e fuori i confini. Riduzione armi; pacificazione come mezzo per raggiungere uno sviluppo pieno. I principi possono essere identificati come di carattere universalista intesi come principi di tolleranza, di protezione per tutte le persone e nel rispetto della natura. I valori principali riscontrati nei vari documenti possono essere suddivisi e posti a confronto con i mezzi generali posti in essere. Con il termine povertà nel testo si intende: “Poverty is a state of powerlessness in which people are unable to exercise their basic human rights or control virtually any aspect of their lives. Poverty manifests itself in the inadequacy of material goods and lack of access to basic services and opportunities leading to a condition of insecurity”. Le cause della povertà vengono invece descritte come: “All poverty is almost always rooted in human action or inaction. It can be made worse by natural calamities, and human violence, oppression and environmental destruction. It is maintained by entrenched inequalities and institutional and economic mechanisms”. Nella prima parte del documento vengono riportati quindi i valori intrinseci, nella seconda parte, questi coincidono e sono coerenti con le strategie in atto di carattere generale. La povertà è identificata nei vari aspetti non solo come mancanza di beni, ma anche come mancanza di possibilità per lo sviluppo integro delle persone. Le cause di questa possono essere ricondotte per un lato alla teoria esogena delle cause della povertà descritta anche nel capitolo precedente e “is maintained by entrenched inequalities and institutional and economic mechanisms”; si aggiungono a questa teoria i margini di miglioramento che possono derivare dallo sforzo di persone che si trovano in condizioni disagiate. In questa parte si aggiunge quindi un elemento nuovo alla teoria esogena, il fattore di miglioramento che può derivare dall’essere umano, rispondendo a una delle critiche mosse contro questa teoria. Nel memoriale economico di IO è possibile identificare vari obiettivi generali. Uno di questi in particolare concorda con la sede internazionale. Nell’analisi assume una valenza particolare poiché si può dedurre una sorta di dipendenza dei fini. “En Intermón Oxfam creemos que la pobreza en el mundo puede ser erradicada. Por este motivo, trabajamos para generar cambios hacia unas estructuras justas que permitan el derecho de todas las personas a una vida digna. Nuestra labor se centra en cuatro grandes áreas: proyectos de cooperación al desarrollo, ayuda humanitaria, comercio justo y sensibilización y movilización social”. b) Obiettivi Specifici E’ quando si analizzano gli obiettivi specifici che è possibile notare le differenza maggiori: questi non coincidono fra Oxfam International e IO. Per gli obiettivi specifici è necessario ricorrere alla Costituzione di Oxfam 34 Interntional (Stichting Oxfam International Constitution) e all’Estrategic Plan 2001-2004. Gli obiettivi specifici di Oxfam International possono essere identificati come: “a. facilitate international advocacy, research and policy development; and provide public education; b. develop and implement a common communications and marketing policy; c. facilitate the harmonisation and evaluation of the Affiliates’ field programmes and improve coordination of emergency response; d. promote a common culture among the Affiliates and protect the integrity of the name “Oxfam”; e. facilitate global fund raising; f. facilitate a coordinated approach to alternative trading; g. facilitate participation by partner organizations and other relevant constituencies; h. enhance the capacity of the Foundation to fulfill its purposes; i. apportion the expense of these tasks among the Affiliates in accordance with such budgets as the Board shall approve; j. and do all such other things as are necessary to attain these objects”. Gli obiettivi specifici della costituzione pongono in evidenza la ricerca e l’intento di coordinazione, fine della stessa fondazione internazionale. Allo stesso tempo se si ricorre al Piano Strategico è possibile individuare le linee principali degli affiliati della Oxfam International: “1. Our programs will: a. address the structural causes of poverty and related injustice b. work primarily through local accountable organizations, seeking to strengthen their empowerment. c. help people directly where local capacity is insufficient or inappropriate for Oxfams' purposes. d. assist the development of structures which directly benefit people facing the realities of poverty and injustice and which are accountable to them. 2. In all our actions our ultimate goal is to enable people to exercise their rights and manage their own lives. 3. For people to be able to exercise their rights: a. opportunities must be created so people can participate in governing all aspects of their lives, and b. they must have the genuine capacity to organize and take advantage of those opportunities. 4. Gender inequalities and other diversity issues will be addressed in our actions and programs. 5. In the economic arena, we will seek: a. to enable people to meet their needs by creating opportunities within markets, while protecting themselves against the excesses of unregulated market forces b. to strengthen institutions intervening in the market in the interests of the poor. 6. Preventing and reversing damage to the environment is essential to achieving sustainable livelihoods. 7. Action against violence must include: a. coming to the aid of victims, b. strengthening people's capacity to peacefully resolve conflicts, and c. demanding a determined response from the international community where the situation warrants it”. Gli obiettivi specifici compongono la strategia di tutti gli affiliati e di fatto anche nei documenti di IO è possibile ricondurre questi obiettivi a campagne concrete in Spagna. In particolare nel riassunto delle attività del 2004, Que nos mueve, 6 sono i punti principali citati di IO: “1. Derecho a unos medios de vida sostenibles: Trabajamos para mejorar la producción en los países empobrecidos y establecer unas reglas de intercambio que promuevan una redistribución más justa de los recursos y los beneficios. 35 2. Derecho a unos servicios sociales básicos: Trabajamos para garantizar el acceso de todas las personas a servicios como la educación básica y la sanidad, ya que son el punto de partida del desarrollo individual y social. 3. Derecho a la vida y a la seguridad: Trabajamos en la prevención de catástrofes naturales y conflictos bélicos y, cuando éstos se producen, atendemos a las víctimas ofreciéndoles asistencia humanitaria de emergencia. 4. Derecho a ser escuchado: Trabajamos para que todas las personas puedan reclamar sus derechos y ejercer su ciudadanía social y política. 5. Derecho a la identidad y a la diversidad: Trabajamos para que mujeres, indígenas y otros grupos sociales tradicionalmente marginados puedan ejercer sus derechos en condiciones de igualdad. 6. Deber de fomentar la cultura de la solidaridad: Trabajamos para promover una solidaridad activa y consciente que fomente la cooperación con los colectivos más desfavorecidos”. Vi è una forte influenza in IO della rete internazionale. Non potrebbe essere diversamente visto che IO ha aderito a questa rete con molto entusiasmo è condividendo molti dei principi della rete internazionale della quale ha contribuito anche attivamente alla creazione della costituzione del piano strategico. La missione di Oxfam è molto dettagliata e include la spiegazione per ciascuno degli obiettivi che persegue per eliminare ogni possibile ambiguità in una organizzazione così complessa. Di fatto nel Piano Strategico vi sono centinaia di definizioni e chiarificazioni, politiche e misure per valutare l’impatto delle organizzazioni che vi partecipano. Allo stesso tempo le spiegazioni degli obiettivi si traducono molte volte in nuovi obiettivi che non appaiono nelle parti principali. Un esempio può essere la ricerca di membri nel sud perché la maggior parte dei soci sono del nord; un tentativo quindi di coinvolgimento, per formare una base più rappresentativa della fondazione. Per ciò che concerne la strategia Oxfam ha creato degli SCOs, gli obiettivi di cambio strategico per ognuno dei suoi obiettivi. Con questo termine ci si riferisce alle politiche reali che vanno a essere poste in marcia in concreto da ogni singola organizzazione. Gli obiettivi sono suddivisi in cinque categorie e per ognuna delle sezioni vi sono strategie che devono allineare le risorse e il lavoro durante il periodo di azione del piano, 4 anni. Le strategie non possono essere seguite individualmente da una singola ONG e si ricorre quindi in congiunto con la fondazione a cui tutte le politiche siano locali, nazionali o internazionali fanno ricorso. Le strategie hanno forti implicazioni anche in altre direzioni. I progetti di sviluppo che sono i bracci pragmatici dell’organizzazione verso i cittadini che li ricevono, non possono quindi andare contro gli obiettivi dell’organizzazione centrale, che quindi limita le strategie a quelle definite. Basti pensare alle conseguenze pratiche di una azione di questo tipo. Come si è potuto notare dagli obiettivi della organizzazione nel suo complesso, la cultura di questa è data dalle definizioni dei fini ultimi. I valori di Oxfam si intrecciano con i suoi scopi e con il suo obiettivo comune. Le sue risorse sono costantemente reinvestite in gran parte nei progetti di sviluppo e in varie iniziative sociali; queste derivano dalle sue strategie che sono connesse direttamente con la stessa missione della ONG. Si può concludere attraverso i vari resoconti e documenti che la cultura risulta definita e dichiarata già livello internazionale; una cultura che ingloba e pone pressione sui suoi affiliati come sui suoi stake-holder. Vi si ritrovano principi etici e universali che come si è visto sono posti in risalto e fanno parte di ciò che i soci percepiscono. 36 Altra questione è notare come all’interno di Oxfam a un livello interno, fra i suoi lavoratori, sia stato possibile individuare culture differenti. Da qui si deduce che la cultura propinata non è la unica esistente nell’organizzazione. L’ambiente esterno IO intrattiene stretti legami con la società civile spagnola. Da quest’ultima IO trae gran parte dei suoi mezzi di sussistenza in termini di donazioni dei soci in donazioni occasionali, vendite del commercio E&S delle botteghe spagnole, i finanziamenti pubblici nazionali (dal dipartimento amministrativo dello stato) e internazionali attraverso i finanziamenti internazionali dell’UE. E’ quello che possiamo definire un ambiente munifico anche per il fatto che le donazioni e le risorse continuano crescendo di anno in anno con la conseguenza di poter aumentare in numero e in aiuti i progetti umanitari e di sviluppo. FIGURA 2 DISTRIBUZIONE 2003/2004, PAGINA 27. DEI FONDI 2003-2004. MEMORIALE ECONOMICO, A parte l’aspetto finanziario, dal suo ambiente rilevante può contare sull’azione di volontari e impiegati. Tutti questi input fanno si che la organizzazione possa funzionare nei paesi del nord come nel sud. Grazie ai vari resoconti annuali è possibile avere un feed-back costante di tutte le attività e di come siano stati utilizzati i fondi di tutti i settori operativi. FIGURA 3 ENTRATE 2003/2004, PAGINA 26. ESERCIZIO 2003-2004. MEMORIALE 37 ECONOMICO, FIGURA 4 USCITE ESERCIZIO 2003-2004. MEMORIALE ECONOMICO, 2003/2004, PAGINA 26. Nel nord del mondo l’obiettivo principale è la sensibilizzazione attraverso manifestazioni e l’informazione e non si può non ricordare i salari pagati. Uno dei lavoratori interni a Oxfam Intermón in Spagna afferma anche il desiderio di: “de fomentar mucho las personas que tengan iniciativas en la sociedad, que las ONGs sea de apoyos para estas personas con iniciativas sociales, iniciativas sociales en el norte y que se combinan con otras iniciativas sociales en el sur en los países empobrecidos”. Questa rappresenta una delle forme di come la ONG cambia nel contesto nel quale si trova di come l’organizzazione si modifica attraverso le pressioni sociali e le variegate richieste di aiuto e collaborazione; basti ricordare il ruolo del patronato. L’altro aspetto importante che notiamo nelle società del nord è la forte pressione sociale che si esercita sopra le ONG che vengono riconosciute come “portatrici sane” di valori. Per un lato incontriamo quindi la pressione sociale da parte della società civile, per altro lato, incontriamo la ricerca da parte dei cittadini di principi guida all’interno di questo tipo di organizzazioni: “en muchos casos te ven como referentes sociológicos morales, educacionales y mucha vez las personas piden las iniciativas también a la hora que tienen que tomar sus propias” come descrive un membro. Parlando di IO non possiamo dimenticare le sue reti sociali e di come queste possano contare con molte organizzazioni non governative, con cooperative dei paesi più svantaggiati nel sud del mondo create dal commercio E&S nonché le varie relazioni lavorative con salariati che dipendono direttamente da IO, da dirigenti di aziende e da esponenti di università spagnole e internazionali. 38 39 6. Connessione con le teorie di riferimento I soggetti intervistati appartenenti ai due collettivi oggetto di analisi, i lavoratori di Oxfam (Intermón Oxfam e Oxfam Perù) e gli studenti del master aspiranti lavoratori di una ONG, presentano discorsi condivisi e di fatto possiamo dedurre che appartenere o meno a una organizzazione non implica necessariamente condividerne il discorso. I discorsi prodotti per parte dei membri della ONG in questione sono stati di due tipi: il discorso endogeno e il discorso esogeno. Tenendo in considerazione il ridotto numero di soggetti in esame è possibile affermare che il numero dei discorsi sarebbe stato superiore con un campione più ampio appartenente alla organizzazione in esame. Ai discorsi è stato attribuito il nome in base ai riferimenti dati dai soggetti che sono riconducibili alle teorie sociologiche riguardanti le cause della povertà. Il discorso che è possibile riscontrare nei documenti di Oxfam corrisponde a una teoria esogena della povertà con alcune variazioni di carattere socioindividuali. Non vi è riscontro di una cultura univoca all’interno dell’organizzazione poiché i valori fondamentali riscontrati non sono condivisi da tutti i membri dell’organizzazione. Si osservano, quindi, una serie di culture differenti che corrispondono a due o più profili di lavoratori e che corrispondono, a loro volta, alla teoria della subcultura nelle organizzazioni: ossia non si riscontra una cultura dominante ma bensì varie culture in soggetti con caratteristiche diverse. E’ necessario fare una eccezione a questa teoria. La cultura della ONG in questione è condivisa per alcuni dei soggetti intervistati che non solo ne riconoscono i valori ma giudicano anche positivamente il lavoro svolto. Se la cultura della ONG è condivisa dalla maggior parte dei membri siamo di fronte a una cultura dominante e i soggetti che si trovano in disaccordo sono “soggetti devianti” (teoria dell’integrazione). E’ necessario però riconoscere primo, che con un campione più ampio il numero di discorsi prodotti sarebbe stato più ampio; secondo che non è possibile parlare di membri devianti e membri che condividono la cultura dominante perché il discorso comune è lo stesso che si ritrova al di fuori della ONG con i membri del master. Allo stesso tempo sarà possibile incontrare al di fuori dell’organizzazione il discorso del soggetto deviante escludendo di fatto la cultura dominante e i valori condivisi da tutti i membri; terzo, la persona che lavora da più tempo nella ONG è quella che produce il discorso deviante, mentre, gli altri membri che lavorano da meno tempo nella ONG, sebbene si parli comunque di anni, adottano il discorso esogeno. Per questa ragione è possibile dedurre che l’organizzazione come tale non influisce in maniera netta o preponderante nelle opinioni dei suoi membri. E’ necessario quindi analizzare dove si producono i discorsi dei membri, qual è la variabile fondamentale che influisce maggiormente nella creazione delle percezioni e quindi dei discorsi in modo tale da identificare l’identità solidale. Analizzando con maggior dettaglio l’influenza della cultura sui membri è interessante notare come i membri che si discostano dai valori propri della ONG sono coloro che cadono anche in alcune contraddizioni nell’esposizione del loro pensiero; essi riportano, per un verso, la necessità 40 di un cambio delle condizioni di povertà proprie nel sud del mondo, riprendendo in parte il discorso della ONG, ma entrano in conflitto con il discorso dominante proponendo interventi non praticati dalla ONG o in netto contrasto con i loro valori. Un esempio è dato dall’imposizione del valore dell’appartenenza alla nazione attraverso l’istruzione, tralasciando che in molte comunità la nazione non viene riconosciuta come un valore e che vi è un assoggettamento al pensiero occidentale. Il paradosso si rigenera ogni qual volta riprendendo il discorso della ONG si ignora del tutto o in parte l’aspetto personale del cambio che si trova distante dal soggetto e in profondo contrasto con i suoi valori. L’influenza della cultura dell’organizzazione è quindi minima se i valori del soggetto differiscono da quelli propri della ONG, i valori che come si è ricordato sono profondamente radicati nella persona sono difficilmente mutabili e quindi si crea una cultura parallela a quella promulgata che genera un paradosso interno alla ONG. In soggetti che condividono il discorso proprio della ONG la cultura ha un’influenza neutra. Non modifica e non vi è allo stato attuale della ricerca motivo di pensare a un rafforzamento delle convinzioni dei soggetti. Le persone intervistate sono tutte connesse con ONG; vi è chi vive in prima persona il lavoro all’interno, chi studia da fuori per potere un giorno lavorare all’interno della ONG, come lavoratori attivi in questa. Vi è quindi chi lavora per la ONG perché reputa un valore aiutare gli altri in un’ottica solidale e universalista, e chi lavora in questa come un semplice lavoro retribuito in una prospettiva che è possibile definire classica. I primi verranno definiti attori assistenziali i secondi rispondono più alla percezione comunemente conosciuta del lavoro. Che cosa differenzia dunque il profilo degli attori assistenziali rispetto ai lavoratori classici nell’ambito delle ONG? Entrambi si muovono nel campo della socio-economia; uno ha scelto e vuole lavorare in un’ottica filantropica e l’altro ha accettato ciò che il mondo del lavoro gli ha offerto, ma, tutti e due partecipano al progetto; naturalmente con motivazioni diverse. Secondo l’analisi prodotta una delle caratteristiche che maggiormente influisce nella creazione dell’identità solidale è la classe sociale di partenza; ciò che hanno in comune questi soggetti sono condizioni familiari di partenza simili e motivazioni intrinseche personali nonché un camminoesperienza con tratti simili. Il profilo dell’attore assistenziale risponde a valori universali e valori trascendentali e il lavoro coincide con il suo stile di vita. Non cerca una ascensione lavorativa o nella scala sociale, quanto una crescita personale incentrata nella conoscenza di realtà differenti nel mondo, nonché nuovi stimoli per la sua crescita interiore. Quasi sempre gli stimoli e le sfide che si affrontano sono considerati in una visione più ampia; il mettere in pratica gli insegnamenti ricevuti per lui stesso e per la società nel suo complesso. Se da un certo punto di vista le attività degli attori assistenziali sono incentrate in un vivere la solidarietà come dovere morale della società e facendo di questa il fulcro della loro vita, dall’altro punto di vista il lavoratore classico risponde più a ideali della società moderna, cerca una crescita professionale e una ascesa alla classe sociale di appartenenza o nel tentare di rimanere nella classe sociale dei genitori. In questo caso si conforma agli usi e ai voleri della classe sociale in cui ha vissuto dove 41 l’importanza della persona è data dal lavoro che svolge e per le sue prospettive di crescita futura. La solidarietà è vissuta come un atto sporadico di carità e in maniera marginale dal soggetto come anche la povertà, sintomo di incapacità individuale e non inserita in un contesto sociale, culturale, storico e economico. La terza visione è data dal discorso identitario personale dove vi è una ricerca dell’identità dove il ruolo della classe sociale di partenza si intreccia all’essere immigrante ebrea negli Stati Uniti, le aspettative per la società d’arrivo e la sfiducia generale. Questi sono gli elementi che creano il discorso identitario-personale in un composizione di rivalsa personale e dovere morale verso le persone che vivono condizioni disagiate. Il mercato del lavoro delle ONG si inserisce in primis nel mercato del lavoro tradizionale e in un contesto sempre maggiormente istituzionalizzato e centralizzato nonché in via di trasformazione. Il modificarsi delle condizioni ha forti ripercussioni quindi sui lavoratori di questi settori sia nel lavoro che svolgono, che direttamente negli obiettivi che devono perseguire: “La verdad es que no lo se en el tiempo que llevo en esta organización y la idea de como pueden haber de como han cambiado las organizaciones y de momento veo que van creciendo que en ocasiones tienen más aspiraciones de crecimientos que están _ con la realidad incluso con los principios que inspiran a muchas de las personas que trabajamos en estas organizaciones o sea veo que en ocasiones en estas organizaciones existe un estrés que es equiparable a lo que tienen las peores empresas multinacionales y que por lo tanto no creo que sea un buen principio de vida o que las personas que trabajan así que las otras vivan mejor empiezan a vivir peor que aquellas que tenían que ayudar, que aquellas que seria saludable para ellos no? Sobre todo porqué tarde o temprano estas personas explotan entonces lo tienes que dejar o hacer otras cosas, en ocasiones las personas se queman mucho en este tipo de trabajo se queman por exceso de trabajo o por exceso de expectativa”. Si riconosce da parte di tutti i lavoratori interni la necessità di capire le esigenze dei membri per evitare contraddizioni interne. L’aiuto che l’organizzazione offre non può essere solo rivolto all’esterno e ignorare le condizioni, a volte critiche, dei membri che vi lavorano all’interno. 42 43 7. Conclusioni e critiche alla ricerca Dall’analisi svolta si deduce che non vi è una cultura predominante all’interno dell’organizzazione; si riscontrano varie culture che indicano un alto grado di complessità della società contemporanea, le sue visioni differenziate nel campo della socio-economia. Si può affermare che l’ipotesi di partenza non è stata comprovata e che di fatto l’appartenere a una ONG non implica condividerne il discorso di base o modificarlo in maniera decisiva. Analizzando l’organizzazione e i valori da essa riconosciuti è possibile identificare un profilo di questa e di conseguenza procedere in futuro in maniera che i nuovi assunti rispondano a un profilo di attori assistenziali che condividono i fini della stessa organizzazione, nonostante come si è potuto vedere, in maniera critica. Perché è necessario fare questa distinzione? I lavoratori classici che lavorano in una organizzazione senza fini di lucro creano evidenti contraddizioni interne che collidono con la mission propria della ONG. Questi perseguono valori propri di un mercato del lavoro incentrato nell’impresa, e quindi profit, che come valore ultimo, richiamano l’ascensione professionale e la carriera in un’ottica di arricchimento personale. L’assumere un lavoratore classico in una ONG si potrebbe presentare agli occhi dei soci come qualcosa di chiaramente incompatibile, anche se è necessario tenere in considerazione che molti donatori sono ignari del fatto che nelle ONG vi sia del personale retribuito. Da un altro punto di vista vediamo come sempre di più il mercato del lavoro delle ONG si assimila a quello di una impresa. Ciò implica la ricerca dei migliori professionisti senza tener conto dei requisiti fondamentali, come possono essere la coerenza interna che, a lungo termine, diventa essenziale per la sua sopravvivenza. Ciò poiché il mercato della socio-economia si basa su principi diversi rispetto al mercato del lavoro classico; è infatti essenziale che le ONG siano coerenti con i principi propri delle loro strategie sempre compatibilmente con le esigenze di una gestione efficace. L’assimilazione del mercato della socio-economia al mercato classico è una azione pericolosa e che dovrebbe essere evitata a incominciare da microprocessi come le assunzioni, che si convertono però in meccanismi fondamentali quando un donatore decide dove riporre parte dei suoi guadagni; non quindi in organizzazioni che perseguono oltre a fini sociali anche fini individuali. Nonostante ciò è importante sottolineare che nonostante vi siano all’interno dell’organizzazione dei membri che non condividano i valori dell’ONG, essi partecipano comunque alla realizzazione del progetto e ne perseguono i fini. E’ necessario infine apportare delle critiche al lavoro svolto. L’intervista in profondità si è reputato un metodo di analisi valido e ha permesso un interessante fluire di vari discorsi nonostante il campione ridotto. Futuri miglioramenti potrebbero basarsi, primo, in un ampliamento del campione e delle caratteristiche dei soggetti intervistati; secondo, in una migliore connotazione del lavoro nella letteratura mondiale sul tema ampliando le ricerche nel settore no-profit correlato con la cultura delle organizzazioni dal punto di vista epistemologico. 44 45 Bibliografia - A. Manstead; The Blackwell Encyclopaedia of Social Psychology; Blackwell. 1995. - J. Martin; Cultures in Organizations; Oxford University Press. 1992. - J. Martin; Organizational Culture, Mapping the terrain; Foundations for Organizational Science. 2002. - E. Alonso; Trabajo y Postmodernidad: el empleo débil; Editorial fundamentos. 2000. - M. Castells; La era de la información: economía, sociedad y cultura. Vol.1; La sociedad red. Alianza Editorial. 2000. - J. Andel; The Sociology of Organizactions; Classis, Contemporany and Critical readings. 2003. - K. Gregory; Native-view paradigms: Multiple cultures and cultureconflicts in organizations; Administrative Science Quarterly. 1983. - L. Smircich; Concepts of Culture and Organizational Analysis; Administrative Science Quarterly. 1998. - X. Coller, R. Gaviria; Análisis de Organizaciones; CIS. 2004. - Teoria dei Valori di Schwartz, Capitolo 1: http://essedunet.nsd.uib.no/opencms.war/opencms/ess/en/topics/1/1/2.html Teoria dei Valori di Schwartz, Capitolo 2: http://essedunet.nsd.uib.no/opencms.war/opencms/ess/en/topics/1/2/ - - Oxfam International; Towards Global Equity, Strategic Plan 20012004. 2000. - Oxfam Internacional; Stichting Oxfam International Constitution. 2001. - Intermón Oxfam; Memoria de Actividades 2004. 2005. - Intermón Oxfam página Web: www.intermonoxfam.org - Oxfam Internacional página Web: www.oxfam.org.uk 46