Como Cultura
20 Sabato, 14 luglio 2012
Un testo di Mario Longatti
Odescalchi, un
grande comasco
U
In un opuscolo di una
n nuovo, originale omaggio,
alla figura di Benedetto
cinquantina di pagine,
Odescalchi, il papa comasco
commissionato allo
di cui si sono ormai concluse
le celebrazioni per il quarto
studioso dalla parrocchia
centenario della nascita (Como,
comasca di S. Fedele, il
19 maggio 1611 – Roma, 12 agosto
tentativo di gettare luce
1689). “Famiglia, ambiente e
giovinezza di un grande comasco,
sull’ambiente di formazione
Benedetto Odescalchi” è il titolo
del più grande pontefice
del libricino, una cinquantina di
pagine, voluto dalla parrocchia di S.
del XVII secolo
Fedele, in Como, e curato dal prof.
Mario Longatti, noto ricercatore e docente, nonché
con coerenza la
collaboratore de “Il Settimanale”. Un migliaio di copie
scelta cristiana
per rendere onore, una volta di più, ad una figura
anche a partire
lariana illustre e svelarne aspetti inediti della vita.
da un contesto
La ricerca riassume i frutti di una rigorosa indagine
difficile…”
condotta da Longatti negli archivi, sulle origini
“Queste pagine
e sulla famiglia del papa comasco. “…gli è stata
- conclude il suo intervento il sacerdote - ci aiutano
commissionata dalla parrocchia di S. Fedele - spiega
a capire che la città di Como non diede solo i natali a
nella presentazione il parroco, don Carlo Calori -,
Papa Odescalchi, come è avvenuto spesso nella storia
proprio per gettare maggior luce sull’ambiente di
di grandi personaggi per la loro città di origine, ma
formazione del più grande pontefice del secolo XVII.
gli offrì anche ottime basi di partenza, sia per mezzo
Indagine quanto mai opportuna, se si tiene conto
della famiglia, sia per mezzo della scuola e del contesto
che il riferimento della memoria centenaria è stato
cittadino. Non è poco. E per la nostra città (per ognuno
appunto l’anno di nascita, cioè le origini di Benedetto
di noi) è stimolo a non disperdere o corrompere le
Odescalchi”.
native virtù”.
“Chi leggerà queste pagine – prosegue don Calori –
I “viaggio” di Longatti prende il via dall’ultimo
non vi troverà le emozioni del racconto edificante, ma
decennio del XII secolo, epoca in cui affiorano le
tanti elementi oggettivi (date, luoghi, incontri, vicende)
prime tracce degli Odescalchi, con la presenza di
che aiutano a ricostruire il quadro locale di un secolo
tale Lanfranco di Odescalco, in Borgo Vico, cui
complesso e torbido. La figura di Benedetto Odescalchi
seguì, più di cent’anni dopo, il capostipite reale della
ne emerge con scarni e netti contorni: uomo del suo
famiglia, Giorgio, padre di Guidolo. Il primogenito di
tempo; ma anche controcorrente, così da dire a noi,
quest’ultimo, a causa delle lotte civili tra le fazioni,
afflitti da compromessi e pigrizie, che si può vivere
essendo fautore dei Rusca, quindi ghibellino, si ritirò
ad abitare a Berbenno, in Valtellina, nella prima metà
del Quattrocento. Sono i primi passi di una famiglia
borghese comasco-valtellinese. Longatti ne svela
le attività imprenditoriali in Europa nel XVI secolo,
la profonda devozione religiosa della famiglia di
Benedetto. Ne descrive l’ambiente comasco in cui i
fratelli Odescalchi crebbero e si formarono; i legami
che Benedetto, negli anni, mantenne con la sua città
natale, anche una volta giunto al soglio di Pietro. E
molto altro ancora. Un condensato di informazioni e
immagini tutto da sfogliare e conservare. Una perla in
più ad arricchire la già densa bibliografia dedicata al
pontefice lariano. Chi desiderasse una copia del libretto
può rivolgersi alla parrocchia di S. Fedele. Alcune
copie saranno distribuite anche in occasione delle
celebrazioni previste per l’anniversario della morte, il
prossimo 12 agosto.
Pastorale universitaria. L’invito di uno studente
universitario a conoscere ciò che sta accadendo
in Egitto... fuori dagli schemi mediatici
Dentro il Meeting Cairo
E
“
ducazione e
libertà” il titolo
dell’edizione di
quest’anno, presentata
lo scorso 7 luglio nel
giardino di uno dei
luoghi più importanti
della cultura egizia,
il Meeting Cairo, che
prenderà il via dal
prossimo 2 novembre.
L’occasione per guardare
l’Egitto con occhi diversi.
ufficiouniversita@
diocesidicomo.it,
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www.universicomo.it
Don Andrea Messaggi
e l’equipe di Pastorale
Universitaria
N
«
on vogliamo teorie, ma esperienze». Lo scandisce bene
Wael Farouq, vicepresidente del Meeting Cairo, durante il
suo discorso presso il Museo dedicato ad Ahmed Shawky, il
principe dei poeti egiziani. È il 7 luglio, giardino di uno dei
luoghi più importanti della cultura egiziana: ecco la presentazione ufficiale
della seconda edizione del Meeting Cairo. Il tema è: “Educazione alla
libertà”. Perché, come racconta Farouq, «vogliamo approfondire la realtà
dell’educazione, guardando all’esperienza degli altri, con lo sguardo verso
il futuro». Insieme a lui al tavolo dei relatori, Hossam Mikkawy, giudice del
tribunale del Cairo Sud; la giudice della Corte Costituzionale, Tahani AlGibali; il rettore di Al-Azhar, Osama Abd Al; e il vescovo copto ortodosso
Armiah. E in platea tanti volontari della prima edizione, ma anche facce
nuove come quella di una giornalista egiziana di Al-Ahram che ha saputo
del Meeting Cairo e vuole fare la volontaria alla prossima edizione per farlo
conoscere il più possibile. È la giudice al-Gibali a ricordare com’è iniziata
l’avventura di questo Meeting sulle rive del Nilo, la cui prima edizione si è
svolta nel 2010: «Ci siamo incontrati nel nome della bellezza e dell’amore
tra gli uomini al Meeting di Rimini. Noi continuiamo questa iniziativa, che
è un’esigenza, una missione: alcuni saranno con noi, altri no, ma rimarrà
sotto la presidenza del popolo egiziano com’è nata nel 2010. Abbiamo un
compito rispetto alle generazioni future».
Quest’anno sarà veramente interessante vedere che cosa provocheranno il
tema, le esperienze, le testimonianze che si potranno sentire nella stupenda
cornice dell’Opera House. Qui in Egitto, ogni atto del processo democratico
rischia da una parte o dall’altra di scatenare reazioni, la politica accende gli
animi e cresce il timore dei copti per quello che potrebbero fare i Fratelli
Musulmani; proprio all’indomani della presentazione, il presidente
egiziano ha annullato lo scioglimento del Parlamento deciso dai militari
dopo una sentenza della Corte Costituzionale. Insomma la libertà
conquistata sembra così tanto fragile. «Non c’è libertà senza educazione»,
ha affermato ancora Farouq: «Vogliamo capire come trovare un senso
alla vita, dargli valore, perché senza il senso della propria vita l’uomo non
può essere libero. La libertà non è il caos e l’educazione è fondamentale
per vivere una Primavera continua». Come ha scritto Emilia Guarnieri nel
messaggio inviato per l’occasione: «È proprio vero che la libertà, prima che
essere qualcosa da conquistare, l’esito di una lotta - che pure va combattuta,
come voi in tutti questi mesi ci avete testimoniato - è un’esperienza
personale, una dimensione del proprio cuore. Ma è altrettanto vero che
questo nostro cuore ha bisogno di essere educato, percosso e risvegliato,
per sentire vibrare in sé tutta la potenza del desiderio, tutta l’ansia di
libertà di cui può essere capace». E il programma sarà ricco di personalità
confermando un orizzonte internazionale e la centralità dell’Egitto
nella scena araba. Nella serata inaugurale del 2 novembre verrà fatto un
omaggio a Papa Shenouda III con la partecipazione dell’imam di Al Azhar,
Ahmed el-Tayeb. Si confronteranno sul tema delle istituzioni religiose e
dell’educazione il rettore di al Azhar e il vescovo copto ortodosso Armiah
insieme a monsignor Jean-Louis Brugues, Segretario della Congregazione
per l’Educazione Cattolica. Sarà presentata l’edizione in arabo de Il Rischio
Educativo e sul tema della costruzione del futuro e in particolare di una
società democratica insieme alla giudice al-Gibali, ci sarà il giudice Albie
Sachs, già membro della Corte Costituzionale del Sud Africa, protagonista
nella lotta al razzismo. Si racconteranno tante esperienze di insegnanti e
associazioni egiziane impegnate nel campo del sociale e dell’educazione.
A tema anche l’Europa come modello a cui guardare per imparare aspetti
positivi e rigettare quelli negativi, con il giurista ebreo Joseph Weiler e
Marta Cartabia, giudice della Corte costituzionale italiana. Parteciperà
anche il Gran Mufti di Bosnia Mustafa Ceric. E poi la musica: la prima
sera, il concerto Canzoni per la libertà con l’orchestra Nazionale di Musica
Araba diretta dal maestro Selim Sahab, un’istituzione nazionale egiziana;
e l’ultima sera, si esibiranno Riro Maniscalco e Jonathan Fields con jazz e
gospel. Nel mezzo, la proiezione del film iraniano A Separation, vincitore
dell’Oscar come migliore film straniero.
Racconta Farouq durante la presentazione che, nel 2010, il ministero della
Cultura egiziana pensava che il Meeting Cairo avesse un budget di cinque
milioni di dollari. «Non immaginavano che fossimo tutti volontari, come
adesso, come oggi, come in questa edizione. E noi non vogliamo fare il
processo alle istituzioni, ma capire qual è la strada verso la nostra umanità
vera». In un cammino che è lungo e difficile, ma che è il percorso di un
popolo che cerca e vuole imparare la vera libertà.
Matteo Lessi
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Dentro il Meeting Cairo