www.oltrelasiepe.it ASSEMBLEA GENERALE DEGLI ASSOCIATI RELAZIONI DELLE ATTIVITÀ ANNO 2013 17 MAGGIO 2014 Sommario Relazione del Presidente ............................................................................................................................... 3 Diario dei nostri contatti................................................................................................................................ 5 Spazio di ascolto presso il Centro di Salute Mentale................................................................................... 21 Azioni e progetti dell’ultimo triennio .......................................................................................................... 25 Orientamento della Base Associativa sulle azioni da proseguire ................................................................ 28 Progetti ........................................................................................................................................................ 29 “Nelle Scarpe della Famiglia “.................................................................................................................. 29 “Tra famiglie”. Sentieri di incontro e di aiuto .......................................................................................... 39 “Nel proprio tempo” Laboratorio su salute mentale ed invecchiamento .............................................. 43 “Unir puntini”: progetto di intervento nel mondo della scuola .............................................................. 48 “La ricchezza della diversità” ................................................................................................................... 51 “Adolescenti ai fornelli”........................................................................................................................... 54 Un passo sulla luna 2 ................................................................................................................................... 58 Incontri con la città .................................................................................................................................. 58 Introduzione all'incontro con Massimo Recalcati ................................................................................... 59 Relazione del professor Massimo Recalcati ............................................................................................ 61 Auto Mutuo Aiuto........................................................................................................................................ 65 ASSOCIAZIONE OMBRELLO: i facilitatori dei gruppi di auto mutuo aiuto a mantova ............................. 65 GRUPPO AMA “PUNTO SU DI ME” per dipendenza da Gioco Azzardo Patologico ............................... 67 GRUPPO AMA per persone con problemi di depressione, ansia e attacchi di panico ............................ 82 GRUPPO AMA per Genitori di alunni con disabilità................................................................................. 85 Mostra “Universi segreti” Opere dall’Atelier di pittura dell’O.P.G.” ........................................................... 87 Evento sponsorizzato al Festivaletteratura ................................................................................................. 96 Consigli direttivi ........................................................................................................................................... 97 Ringraziamenti ............................................................................................................................................. 99 Pag. 2 Relazione del Presidente Il 2013 è stato un anno decisamente intenso dal punto di vista della “progettualità” attraverso una serie di azioni che sono andate ad interagire con la nostra Comunità : il percorso di formazione “Un passo sulla Luna” finalizzato all'apertura di uno Spazio di ascolto e al reclutamento di nuovi volontari, il progetto “Sentieri di aiuto e di incontro” con la Danzaterapia e il Laboratorio per famiglie il lavoro di ascolto del direttivo, con interviste, allo scopo di mettere a fuoco le potenzialità e gli elementi di crisi evolutiva presenti nell’associazione. il progetto “Nelle scarpe della famiglia” che ha permesso un il focus sui minori , figli di persone con disturbo mentale e di interagire, direttamente, con i professionisti della cura. la promozione di un gruppo di Auto Mutuo Aiuto sul tema dell'azzardo patologico che ha intercettato una grave dipendenza della nostra società. L'apertura verso temi nuovi, a partire da un'analisi dei bisogni raccolti nelle segnalazioni, nei contatti, nel contesto in continuo mutamento, ha richiesto la tenuta di un equilibrio tra diverse anime , la “capacità di accogliere i diversi punti di vista”; la realtà, infatti, non è solo quella che ci si para dinnanzi. La sfida, seppur impegnativa, è addentrasi nella sua complessità . Mettere insieme il consolidato: sostegno alle famiglie, tutela, accompagnamento , con nuove istanze, ci ha stimolati ad un ripensamento dell'identità organizzativa/associativa e ad una riflessione orientata a favorire una responsabilità più condivisa . Oltre la Siepe si è ri- trovata ad “un punto di svolta” e ha sentito la necessità di “sostare”. Siamo stati incoraggiati ed aiutati, in questo, dallo Studio di consulenza e formazione” Pegaso”. L'attenzione alle famiglie che vivono, quotidianamente ed incessantemente , accanto ad un persona che sta male implica, necessariamente, il coinvolgimento della Comunità allargata in senso culturale, di sensibilizzazione, di appartenenza, di condivisione. Se così non fosse si rischierebbe una chiusura asfittica e rivendicativa lasciando per strada “alleanze strategiche “ con opportunità di scambi capaci di offrire un respiro più ampio alla condizione di ripiegamento che la sofferenza può indurre. Pag. 3 Si è delineata una sintesi dei diversi pensieri che ha raccolto emozioni, valori, convinzioni orientata verso una approccio di rete perché, più ampia è la rete , più buono è il raccolto. L'associazione Oltre la Siepe viene letta come una realtà estremamente vitale che nel suo percorso si è arricchita di visioni, proposte e collegamenti. Lo sforzo promosso , nelle attività istituzionali e nei progetti specifici , ha consentito di raggiungere in modo impensato persone, utenti, collaboratori, soci; di intersecare bisogni e risorse; di costruire scenari sociali e culturali rispetto alla salute mentale. Nello stesso tempo questa crescita si è nutrita di relazioni di stima, di vicinanza, di solidarietà tra i membri del Direttivo e volontari, soci, famigliari,e amici, soggetti istituzionali, servizi di cura: un “patrimonio relazionale” di cui l'associazione dispone per i suoi piani futuri . Siamo sempre più consapevoli e convinti di come “la ricchezza” di una rete sociale produca salute, stima, riconoscimento. Abbiamo imparato a sostenerci “qui e ora” senza le trappole del passato o del futuro. Abbiamo affinato uno sguardo che scandaglia la luce sulle cose buone e non solo sulla mancanza. Abbiamo sperimentato la forza di stare anche nelle “sabbie mobili” del dolore e della fatica. Abbiamo il privilegio, inoltre, di non sentirci soli e nemmeno colpevoli o sbagliati perché “il disagio psichico non abita solo a casa nostra”. Nella condivisione mettiamo pezzi di noi negli altri, il dolore non schiaccia ma diventa strada per restituire fiducia perché ci sono passi invisibili che cambiano noi e gli altri e quando sappiamo cambiare, diventiamo “forti dentro” e capaci di contagiare con speranza!! “Non lasciamoci sfilare la Speranza!” (Papa Francesco) Giuseppina Nosè Pag. 4 Diario dei nostri contatti Il diario, tenuto dalla Presidente anche nel 2013, raccoglie, a testimonianza, il ricchissimo lavoro di scambio, di ascolto, di confronto con le singole persone, scambio fatto di telefonate, di incontri, di mail. Da questo diari abbiamo cercato, quantificando dove possibile, di rappresentare l’immagine dell’associazione attraverso le relazioni costruite e di mettere in evidenza la domanda di aiuto che ci viene presentata. CON QUANTI E CON CHI SIAMO IN CONTATTO ? Con chi siamo in contatto? soci 27% N. n. soci 75 non soci 204 Totale 279 non soci 73% Cresce sempre il numero delle persone con cui si entra in contatto e questo rappresenta un segno di vivacità relazionale i soci in contatto tot. 75 I soci, cuore e anima dell’associazione, in termini numerici rappresentano una parte ( ¼ ) del grande circuito di relazioni in cui è inserita OLS. 36 29 8 2 diretti interessati familiari volontari operatori psichiatria la salute mentale non è solo “questione” di chi è dentro il problema, ma attraverso la nostra pratica associativa diventa questione aperta Pag. 5 Con chi siamo in contatto? di cui soci di cui non soci N. % N. familiari 29 45% 35 diretti interessati 8 30% volontari 36 operatori psichiatria totale N. % 55% 64 100% 19 70% 27 100% 75% 12 25% 48 100% 2 8% 24 92% 26 100% volontariato/scout/Cav/polisportiva 0 0% 21 100% 21 100% tecnici ASL 0 0% 11 100% 11 100% coop.sociali e consultori privati 0 0% 12 100% 12 100% professionisti locali e non 0 0% 17 100% 17 100% soggetti altri 0 0% 53 100% 53 100% Totale 75 27% 204 73% 279 100% Con chi siamo in contatto? soggetti altri 19% tecnici ASL familiari 23% 4% coop.sociali 4% professionisti 6% volontariato/sc out/cav/polisp ortiva 8% volontari 17% diretti interessati 10% operatori psichiatria 9% Pag. 6 ALTRI SOGGETTI elenco N. elenco N. CITTADINI 13 A.O. POMA DIREZIONE E UFFICI 4 DIOCESI 5 POLITICI e COMUNI 5 AMICI 9 CINEMA/EDITORI /FESTIVALETT 5 STAMPA E TV 7 SCUOLE E CONSERVATORIO 5 Una rete numerosa frequentata dalla città 53 totale I NOSTRI CONTATTI: COSA È CAMBIATO IN QUESTI ULTIMI 5 ANNI? con chi siamo in contatto: andamento negli anni anni 2009 2010 2011 2012 n. % n. % n. % n. % n. % soci 35 41% 43 36% 62 32% 77 32% 75 27% non soci 51 59% 77 64% 129 68% 161 68% 204 73% Totale 86 100% 120 100% 191 100% 238 100% 279 100% anni 2009 Soggetti 2010 In 5 anni il numero delle persone è più che triplicato ma… 2013 2011 2012 n. % n. % n. % 49 57% 56 47% 59 31% 61 26% 64 23% diretti interessati 8 9% 12 10% 24 13% 26 11% 27 10% volontari 3 3% 9 8% 19 10% 34 14% 48 17% operatori psichiatria 9 10% 12 10% 23 12% 25 11% 26 9% altri 17 20% 31 26% 66 35% 92 39% 114 41% totale 86 100% 120 100% 191 100% 238 100% 279 100% familiari n. 2013 % n. % Pag. 7 2009 2010 anni 2011 2012 2013 con chi siamo in contatto: : andamento negli anni % altri n. % operatori psichiatria n. % volontari n. % diretti interessati n. % familiari n. 0 20 40 60 80 100 120 numero soggetti …soprattutto si è ampliata la rete rete consolidata e nuovi soggetti familiare utente operatore volontario altro totale 123 99 57 soggetti nel circuito persone già note tornate in consolidato di Oltre la siepe relazione con OLS nuovi soggetti Pag. 8 SOGGETTI familiare operatore volontari o utente altro total e soggetti nel circuito consolidato di Oltre la siepe 35 8 13 31 36 123 persone già note tornate in relazione con OLS 7 8 8 11 23 57 nuovi soggetti 22 11 6 6 54 99 totale 64 27 27 48 113 279 Nel 2013 le persone entrate in contatto per la prima volta con Oltre la Siepe sono 99 e di questi 27 hanno mantenuto una relazione continuativa con OLS. Nell’anno precedente il numero dei “nuovi” era pari a 50 persone. Riteniamo che le iniziative pubbliche sull’azzardo e quelle del progetto Nelle scarpe della famiglia abbiano contribuito al salto di “popolarità” dell’associazione avvenuto nel 2013. nuovi incontri: motivi di primo contatto motivi per gruppo d'azzardo numero soggetti 15 progetto nelle scarpe per della mostra famiglia opg per salute mentale altro 23 37 4 20 totale 99 QUANTI CONTATTI NEL 2013? % Contatti numero n.1070 contatti con soci 412 39% con non soci 658 61% 1070 100% totale Pag. 9 con chi: n. % familiari 294 27% 61 6% operatori psichiatria 184 17% volontari e collaboratori 259 24% 46 4% 226 21% 1070 100% diretti interessati tecnici ASL altri TOTALE L’accompagnamento dei familiari (soci o non soci che siano) in particolari periodi critici rappresenta, ieri come oggi, il terreno di senso su cui poggia i piedi l’associazione. E’ con i familiari che si costruiscono le relazioni più continuative: con 15 familiari i contatti sono stati, per ciascuno, superiori a 10 Dal 2012 l’azione di accompagnamento nei confronti dei familiari o dei singoli utenti, in precedenza prerogativa della stessa presidente o di qualche singola volontaria, è stata in più situazioni delegata ad altri soci (3 familiari o 9 volontari). contatti dei volontari o familiari per altri 107 di cui: per altro familiare 25 per persone con disturbo psichico 82 CONTATTI PER MESE 150 100 50 0 Pag. 10 Cosa tiene insieme familiari e associazione? Essere a fianco nei momenti difficili n.120 contatti Condividere la propria storia familiare anche quando va bene n. 67 contatti Poter parlare di sé non solo come familiare n. 34 contatti Sentirsi sostenuti nel rapporto con il servizio n. 36 contatti “vuotiamo il sacco con te.. non sappiamo con chi altri” “dalla bambagia siano finiti all'inferno”. “grazie di esserti ricordata, ci contavo. La sensazione che ho spesso è quella di sentirmi tagliata fuori dal mondo perché noi non riusciamo a tenerne il passo...” “Un altare alla deriva, un banchetto di disperazione, una vita che si sfila dalla vita. Urge, dentro di noi ,la vita” “Del resto ci sono momenti così che bisogna lasciar passare e dove solo starsi vicine con pazienza può essere d'aiuto. A volte ci si sente assediati quando le situazioni sono complesse ..ma non è mai solo notte.. l'aurora comunque arriva ...” Pag. 11 Sempre meno l’associazione è utilizzata dal familiare come tramite verso il servizio psichiatrico Rispetto agli altri anni sono diminuiti i casi in cui le persone si rivolgono all’associazione per avere da parte del servizio attenzioni che da soli non riescono ad avere. Succede invece più spesso che da un confronto con il familiare emergano problemi che l’associazione ritiene utile far presente al servizio. Il rapporto con il familiare è un filo che funziona anche come monitoraggio e reciproco sostegno tra servizio e associazione. ESEMPI DI COME OLTRE LA SIEPE ACCOMPAGNA IL FAMILIARE: spesso è un amico o un parente che indirizza la famiglia all’associazione. Sempre si sostiene il segnalante nell’indirizzarlo al servizio; si accompagna il familiare nell’accettare la condizione di fragilità del paziente; si fa poi la conoscenza degli interessati diretti; si rassicura rispetto alle competenze dello psichiatra, si consiglia di valutare accompagnamento psicologico pure offerto dal servizio pubblico. Si danno informazioni sui gruppi ama, si rinforza circa la sensazione che davvero i famigliari sono i migliori esperti ed hanno antenne che vanno ascoltate. Le famiglie sono accompagnate gradualmente ad affrontare le loro stesse dinamiche, le loro fatiche e le loro ambivalenze. i familiari conosciuti nel 2013 sono 22 . Con una sola esclusione il contatto con l'associazione è stato per chiedere aiuto, informazioni ecc. per il loro congiunto. Per 11 persone la vicinanza con l'associazione è sfociata in un rapporto di sostegno nel tempo. Nel corso dell'anno due sono diventati soci. Quando la persona che sta male è resistente a farsi aiutare spesso è l’associazione stessa che prende contatto con il servizio per formulare strategie condivise di approccio. Pag. 12 Il sostegno a più mani In qualche caso molto complesso l’associazione ha fatto da tramite tra diversi soggetti (consultorio privato, medico curante, comune, SERD e CPS ) intorno al paziente e questo delicato e complesso lavoro di relazione ha rassicurato la famiglia, non più sola, e ha arginato l’andamento negativo della situazione del paziente. Questo modo di sostenere le famiglie è stato reso possibile da un rapporto decisamente “costruttivo” instaurato con alcuni professionisti del servizio di salute mentale. Come va con il servizio di salute mentale ? Alcuni dati documentano l’intensificarsi dei rapporti di collaborazione reciproca tra Dipartimento di Salute mentale e l’associazione. Sono 26 gli operatori che hanno tenuto rapporti con l’associazione per un totale di n. 184 contatti. I DATI Confronto reciproco tra servizio e associazione n. 98 contatti Collaborazioni su richieste specifiche n. 58 contatti Progetto in partenariato “Nelle scarpe della famiglia” n.82 contatti (non solo con il servizio) Pag. 13 Segnalazioni situazioni a rischio o con necessità di attenzione n. 44 contatti collaborazioni richieste dal servizio realizzate collaborazioni operative richieste dall'Associazione e realizzate Progetto Fisicamente ( promosso da ASL) Danza terapia Progetto “Cucina” Ping pong con scout Programma per gli adolescenti (TR28) confronto Per contatti visita vescovo Partecipazione a marcia cittadina Proposta di OLS di supportare con una vicina una paziente Per accompagnamento/ sostegno per 5 pazienti (realizzata in parte) Partecipazione ad Equipe per n. 3 pazienti Adesione istanza per progetto" La Famiglia in valigia “( poi non finanziato da ASL ) Oltre la siepe una risorsa anche per il servizio ? piccoli segnali in questa direzione: La responsabile del C.P.S. manda all’associazione una persona vista al Pronto Soccorso per dipendenza da gioco Sulla presenza in équipe di un volontario di OLS :”Il clima è positivo e la stessa responsabile del CPS ammette che il confronto è migliorativo dei percorsi di cura e restituisce reciprocamente sentimenti ed informazioni molto utili” Così si esprime una psichiatra : “siamo in sintonia! “ Si apprezza il lavoro di accompagnamento di una volontaria “C. ha fatto un lavoro a tutto tondo intorno a E. di cui le sono personalmente e professionalmente molto grata. Oltre ad essere stata una validissima interlocutrice per me, mi ha davvero aiutato a pensare meglio nel mio lavoro. A nostra volta le valutazioni del professionista ci aiutano a migliorare la nostra percezione “Trovo molto interessante la tua restituzione e nel contempo accolgo il vissuto di chi mi ha segnalato: davvero sembrano mondi che vedono L. con occhi diversi. Il mio desiderio, la mission dell'associazione è proprio quella di promuovere questo scambio di visioni.” Pag. 14 Ma nel gioco di squadra anche il conflitto è parte vitale Anche quest’anno non è venuta meno la funzione dell’associazione di tutela dei diritti. Alcuni aspetti della riorganizzazione del dipartimento sono stati oggetto di confronto allargato agli stessi familiari: sono state promosse dall’associazione due assemblee aperte tra servizio e familiari. Infatti, alcune dimissioni o la riduzione degli accessi al Centro Diurno hanno rappresentato una criticità. Sempre sono state segnalate, quando riscontrate, riduzioni del servizio educativo domiciliare; a fronte di queste segnalazioni sollecita è stata l’attenzione del Dipartimento. La nostra segnalazione di criticità diventa più interlocutoria Esempio di come si muove oltre la siepe in situazione delicate come la richiesta di cambio medico da parte del paziente : si segnala al servizio la richiesta; si accolgono le valutazioni del servizio in merito al non accoglimento; si lavora con il paziente per ricostruire un’alleanza; si promuove incontro ( medico, responsabile, OLS e paziente ) per ricostruire l’alleanza Pag. 15 I volontari: una scelta ? Sono n.48 i volontari in contatto; di essi n.32, a cui si aggiungono n.6 familiari, sono attivi nell’associazione. 259 sono i contatti dei volontari con la Presidente per il confronto ed il monitoraggio delle azioni. “Chi non prova non sa entrare nel mistero di chi sta male” Chi prova ed esce da sé trova il bene anche per sé, si sente rinfrancato di dare al dolore la sfumatura della “vicinanza e della com-passione”. Contare sui propri volontari è una scelta importante che richiede cura ed attenzione continuativa alle risorse personali ed allo stile relazionale “Per il momento proprio non ce la faccio a far parte del centro di ascolto, un po’ anche per un certo disagio psicologico personale, un nodo alla gola che mi prende!!! Unita ad una realtà familiare … in salita!” Così le rispondo: ”tu sei ben più di una fogliolina…Anche il tuo contributo e la tua presenza sono preziosi in ogni situazione ..anche quando il disagio personale può condizionarci. Non pensi che anch’io non lo attraversi? Eppure l’amicizia e l’appartenenza a Oltre la siepe ogni volta consolano, confortano e sostengono. La fatica c’è e la si porta insieme” Si chiede aiuto a OLS per tutti gli aspetti della propria vita che hanno a che fare con la difficoltà di relazionarsi al malessere delle persone, ad es: sapere come comportarsi se una coppia di amici è in difficoltà, se un amico che è in cura diventa aggressivo. Anche nel 2013 l’associazione ha promosso un percorso formativo dedicato ai propri volontari Non è semplice, da parte dei famigliari, confrontarsi direttamente con il servizio circa le proprie istanze, ma non può essere sempre il Presidente a parlare a nome loro. Passaggio faticoso ma indispensabile. Alcune volte è difficile tenere dentro e accogliere il “Livello di complessità che richiede molto di più del solo accompagnamento dell'associazione e che rimanda ad una forte impotenza. Resta però la riflessione di misurarsi con dinamiche che porterebbero ad “espellere” ma chi sta così male ha bisogno di essere tenuto dentro ad un pensiero, ad un progetto, ad un affetto”. Nella fatica serve appoggiarsi , serve sapere che capita a molti, servono occhi e cuore che altre forme di sostegno per altrui i soggetti fragilità? vedono eQuali accolgono. Chi accoglie il dolore offrecon senso anche al proprio: è lo spirito di Oltre la Siepe: una famiglia allargata per tenere insieme anche le sue parti più fragili.. Pag. 16 Amministratore di sostegno In collaborazione con l’Ufficio di Protezione Giuridica dell’ASL continua l’accompagnamento delle famiglie verso forme giuridiche rispettose dei soggetti più fragili socialmente. n.29 sono stati i contatti per ADS Oltre la Siepe è intervenuta come facilitatore di buona soluzione (poi trovata) nel contenzioso tra famiglia e Comune per il pagamento della retta socio assistenziale per l’ospitalità in residenza per Disabili psichici. Altre frontiere ? la dipendenza da gioco Nel corso del 2013 si è consolidata l’attività di sensibilizzazione versus la dipendenza patologica dal gioco e di promozione del gruppo di auto mutuo aiuto “ Punto su di me” n. 80 sono stati i contatti su questa tematica Una storia: Dopo la separazione il senso di colpa è stato tale da sentirsi in dovere di badare a tutti senza chiedere e senza responsabilizzare rispetto alla convivenza e alle incombenze quotidiane. Si percepisce come lo straccio che tutti calpestano, che tutti usano. Azzerato è il tempo per sé, un tempo proprio per toccare la propria identità...e proprio così è nata la dipendenza da gioco: due ore ritagliate per se stessa e pure con qualche emozione forte. Con il decollo del gruppo AMA diminuisce, per l’associazione, il ruolo di ascolto diretto delle persone; rimane quello di essere tramite nel passaggio al gruppo. Diviene fondamentale, nel corso 2013, comprendere come collocarsi all’interno di una rete di servizi pubblici e privati che si sta attivando intorno a questa problematica. Forte ed impegnativa è la riflessione insieme con i facilitatori del gruppo Ama per capire e sottolineare la propria identità e le alleanze possibili. Pag. 17 Il rapporto con la città Cresce l’interesse della stampa per le iniziative gestite direttamente o a cui collabora Oltre la siepe. n.64 sono i contatti con la stampa e TV e con lettori interessati per Donazioni e ringraziamenti n. 26 contatti per chi ha voluto fare donazioni gruppo donne di Villimpenta e privato, per chi ha voluto ringraziare: la caposala del servizio di diagnosi e cura ringrazia per gli indumenti preziosissimi per chi esprime fiducia : scusa se ti do del tu, ma una persona che si preoccupa di essere presente merita molto più dei semplici convenevoli, merita la più grande fiducia e affetto fraterno... Per Informazioni i contatti sono n.17 Per Altri motivi i contatti sono n. 74 (convocazione tavolo terzo settore, mancato rinnovo convenzione per atelier pittura in OPG , analisi organizzativa interna a Oltre la siepe, chiusura OPG,/riconversione fondo Ostie, estinzione libretti al portatore di pazienti ex OP ) Pag. 18 Le collaborazioni nel 2013 n.97 sono i contatti per collaborazioni con altri soggetti Soggetti con cui si sono realizzate iniziative iniziative Caritas giornata dedicata alla vita sul tema della salute mentale incontro sulla sofferenza psichica CSVM Bacheca del volontariato CSVM + Istituti comprensivi vari Progetto di sensibilizzazione nelle scuole “La ricchezza della diversità” Associazione Alce in Rosso Castiglione d/S Mostra antologica delle opere Atelier di pittura dell'OPG Libreria Nautilus Presentazione libro di A. Panitteri sull'OPG Ass. di Volta Mantovana Serata sull'esperienza dello Spazio di ascolto Ucipem ( consultorio Presa in carico di famiglia con situazione molto complessa Invio al consultorio di coppia Invio al gruppo AMA di famiglia con persona con disturbo psichico CNGEI Ping pong con gruppo di utenti e scouts Psicanalista/scrittore conferenza di Recalcati ( realizzata poi nel 2014) CAV invio di famiglia al centro di aiuto Pag. 19 AGA (Ass. genitori per l'autismo) per essere partner in loro progetto Festivaletteratura evento “Parlare d’amore, parlare dell’amore”. Cinema Carbone eventi vari Gruppo Scout Ognissanti collaborazione con gruppo di pazienti giovani Corso di Laurea Educatore professionale partecipazione incontro con studenti AUSER Marmirolo cena di natale Comunità corte maddalena inserimento paziente Apcat / Corte maddalena/ Villa Angela Progetto nelle scarpe della famiglia Per finire …una piccola confessione “forse nel 2013 abbiamo esagerato rispetto alle risorse in campo e qualche volta siamo state un po’ stanchine! Anche questa è fragilità e abbiamo imparato ad accettarla” Diario a cura di Giuseppina Nosè Elaborazione dati e presentazione a cura di Roberta De Togni Pag. 20 Spazio di ascolto presso il Centro di Salute Mentale Un passo sulla Luna......qui base si-cura Spazio di ascolto per la salute mentale aperto alla città Anno 2013 in integrazione con i servizi professionali PRESSO IL CENTRO PSICO SOCIALE DI MANTOVA Viale della Repubblica 2H Mantova Pag. 21 Un passo sulla luna. Qui base si-cura Le aperture e gli accessi Lo spazio di ascolto è stato inaugurato il 29 marzo 2012 . Nel corso del 2013 ha garantito n.309 aperture distribuite tra mattine e pomeriggi con il seguente orario: Giorni ore mattina ore pomeriggio lunedì 10-12 16-18 10-12 16-18 sino a giugno martedì giovedì 10-12 16-18 venerdì sabato 10-12 Nel corso dell’attività si registrano n. 279 contatti comprensivi di approcci diversi che vanno dai contatti telefonici, a momenti di primo approccio e reciproca presentazione a veri e propri colloqui sui problemi portati dagli interessati. Durante i mesi di luglio e agosto il servizio è stato ridotto (chiusura al martedì pomeriggio ed al sabato). Un passo sulla luna. Qui base si-cura I destinatari Le persone contattate complessivamente sono 105 di cui 42 sono uomini (40%) e 63 ( 60%) sono donne. 72 sono soggetti in cura al servizio, 24 sono familiari, 4 sono operatori del servizio psichiatrico e 5 volontari, amici. Sono 8 le persone che non hanno rilasciato il proprio nome. Sono per lo più persone che non erano in contatto con l’associazione; infatti solo 17 sono soci. Pag. 22 spazio di ascolto: persone in contatto 4% persone in contatto familiare persona in cura operatore amico/volontario totale familiare N. 24 72 4 5 105 persona in cura operatore amico/volontario 5% 23% 68% In prevalenza accedono allo spazio di ascolto persone in cura presso il servizio psichiatrico, in occasione della visita. Le persone che accedono per la prima volta allo spazio di ascolto sono n. 82 pari al 78% . 21 sono le persone che sono tornate almeno tre volte. Cresce seppur in misura, rispetto al 2012, il numero dei familiari. Un passo sulla luna. Qui base si-cura N. 79 188 5 totale con amico/volontario Con operatore con persona in cura con familiare contatti I contatti 7 279 Pag. 23 numero contatti 188 79 familiare 5 67% 28% persona in cura 2% operatore 7 3% amici/volontari A cura di Roberta De Togni e Luca Trazzi Un passo sulla luna. Qui base si-cura Testimonianza di una volontaria Ogni volta che vado allo spazio lunare del cps, mi sento come una astronauta alle prime esplorazioni. Lo scafandro che indosso, per adattarmi ad un ambiente speciale, da un lato mi protegge da ciò che potrebbe provocarmi dolore o fastidio , dall’altro lo sento come una barriera tra me e chi in quella luna ci vive davvero. Ci sono persone che abitano quei luoghi forse più della loro casa ed io, che penso di venire dalla terra dei non lunari, li guardo con rispetto e un po’ di curiosità.Rispetto per i loro problemi e curiosità perché io, in quei luoghi, sono la “straniera”.Sbirciando dalla saletta destinata allo spazio, ascolto i dialoghi tra i pazienti/abitanti e il personale, le centraliniste, qualche operatore di passaggio. Non importa tanto il contenuto, ma il modo del comunicare che sento pacato, fiducioso e sereno verso un luogo di cura. Durante i miei turni del lunedì pomeriggio non ho incontrato tante persone, direi pochissime rispetto a quelle che vedo ,con invidia, registrate nei turni precedenti. Tuttavia, coloro che ho avvicinato mi hanno insegnato che ogni cosa può essere vista in mille modi e non è proprio detto che ciò che comunemente è ritenuto un assoluto non possa essere rivisto, rivisitato, reinterpretato. I pochi dialoghi che ho avuto mi hanno fatto sentire come in un teatro dell’assurdo, in cui ogni attore può cambiare la sua identità, stile, senza dover seguire una trama o un testo prestabilito. Con alcuni dei miei visitatori, che mi han fatto sentire meno sola e un po’ più utile, ho messo involontariamente da parte ogni schema mentale per dialogare senza pregiudizio né finzione e scoprire quanto mistero nasconde ogni persona e come è bello, andando sulla luna, guardare le certezze di chi pensa di avere i piedi per terra e sorriderne con tenerezza. A cura di Teresa Gasparro Pag. 24 Azioni e progetti dell’ultimo triennio AZIONE DESTINATARI Origine del finanziamento Laboratori di classe sui compiti di vita Studenti L.R. 1/08 Spazio di ascolto a scuola Studenti con disagio sociale, relazionale, psicologico L.R. 1/08 Progetto CSVM la ricchezza della diversità Progetto Fondazione BAM Quando la relazione è una danza. Studenti di scuole di Mantova e Provincia Interventi presso docenti e famiglie di studenti con certificazione Volontari OLS Annotazioni e ipotesi di prosecuzione con ricerca di finanziamento Proseguo della collaborazione con il CSVM attraverso alcuni volontari /famigliari che portano la loro esperienza/testimonianza nelle classi Bando DRIGO L.23/99 Finanziamento previsto per intervento presso classi con alunni certificati nelle Scuole Medie di Buscoldo e Curtatone Prosecuzione della formazione in continuità. Formazione all’ascolto Sviluppo organizzativo Associazione OLS L.23/99 Danza Movimento Terapia Persone con problemi di salute mentale L.23/99 Danza Movimento Terapia Familiari L.23/99 Percorso formativo per l’associazione per la pianificazione strategica in vista del rinnovo delle cariche e del prossimo triennio. Nella formazione sarebbe forse opportuno dare spazio a una sorta di LABORATORIO ASSOCIATIVO per costruire insieme la nuova visione associativa in modo partecipato e negoziato. I confini del corpo e della psiche. Percorso di Danza Movimento Terapia per utenti dei servizi psichiatrici. Si prevede di coinvolgere 15 utenti dei servizi psichiatrici dai 20 ai 35 anni. I confini del corpo e della psiche. Percorso di Danza Movimento Terapia per i familiari. 15 famiglie con problemi psichiatrici. L’età delle famiglie sarà varia. Pag. 25 Vita in famiglia: percorso di formazione e sostegno tra genitori nell’ottica sistemica Familiari Attività sportive Persone con problemi di salute mentale L.23/99 L.23/99 Progetto Fisica-Mente Persone con problemi di salute mentale In carico ASL Vita in famiglia: gruppo di famiglie al cui interno vi siano persone con disagio insieme ad alcuni volontari per riflettere sul sé e sulle possibili strategie nel contesto famiglia. Tutti in tuta! 20 utenti dei servizi di salute mentale di età compresa tra i 25 e i 35 anni. sostegno alla partecipazione dei familiari ed utenti ai gruppi di cammino già esistenti in città supportando la motivazione dei familiari con l’esperienza e la supervisione di un laureato in scienze motorie. Progetto PING PONG Persone con problemi di salute mentale Un percorso di gioco del ping pong per persone in cura presso i servizi insieme ad altri giovani Progetto Cucina con CPS Persone con problemi di salute mentale In carico DSM Minori al centro: analisi dei materiali sui bambini figli di utenti dei servizi psichiatrici Comunità locale e professionale L.23/99 Un passo sulla luna Comunità locale e professionale Fondi associativi Nuovo ciclo di incontri di sensibilizzazione ai temi della salute mentale in particolare alla crisi determinata dalla perdita del lavoro Iniziative per bambini Comunità locale Bando Volontariato Proseguo di piccole azioni (Letture in libreria Coop Nautilus) e previsione di un paio di eventi come laboratori Iniziative di sollievo per famiglie con un genitore ammalato Famiglie con un problema di salute mentale Bando Volontariato Non è ancora stata ipotizzata una continuità all'esperienza di uscite per tempo libero e momenti “tempo per sè” . le ali al piatto: si realizzeranno delle esperienze insieme di cucina guidati dall’esperto nutrizionista per 6 mesi. Costante la presenza di due volontari HA AVUTO CONTINUAZIONE NEL PROGETTO “NELLE SCARPE DELLA FAMIGLIA” Pag. 26 Lavoro di supporto per famiglie al cui interno vi sia un minore e un genitore con disagio psichico Seminario formativo sul tema delle famiglie con disagio psichico Realizzazione di materiale di sensibilizzazione per le famiglie sul tema dei bambini figli di persone con disagio psichico “Nel Proprio Tempo” Laboratorio su salute mentale ed invecchiamento Lavoro e salute mentale Famiglie con un problema di salute mentale Comunità locale e professionale Famiglie con un problema di salute mentale Famiglie e persone ultra40enni con un problema di salute mentale Persone che hanno perso il lavoro 1. Bando Volontariato Bando Volontariato 2. 3. 4. 5. Pubblicazione dei materiali della ricerca, dei contributi del seminario, ecc; Costituzione di un gruppo di lavoro con SPDC con volontari scelti e un paio di familiari per ragionare in modo operativo e agile su cosa è possibile fare nel contesto attuale dei servizi, costruendo attenzioni e piccole sinergie INSIEME ascoltando il punto di vista dei familiari; Formazione e consulenza : Con gli operatori e i volontari sulle prospettive della resilienza e della visione sistemica; Aperta a tutta la cittadinanza chiamando Cancrini, Crepet, Pivetti, ecc. Bando volontariato Costruito e condiviso con Centro Salute Mentale e Azienda Sanitaria Locale un libretto per bambini quando un genitore si ammala. Sarà importante curare alcuni momenti di promozione nell’ambito del circuito associativo, nell’ambito dei servizi (consultori, neuropsichiatria psichiatria) nel circuito allargato della città e delle librerie Fondi associativi Cosa vuol dire invecchiare con un problema di salute mentale per la persona e per la sua famiglia ? che cosa può far star bene? cosa bisogna lasciare andare ? cosa coltivare? Laboratorio per famiglie di persone ultra40enni con un problema di salute mentale condotto da esperto (coinvolgimento anche di un infermieri del CPS) per individuare possibili percorsi di benessere. Bando volontariato Costituire un equipe di intervento per la prevenzione delle sindromi depressive causate dalla perdita del lavoro; Individuare modalità nuove per supportare le persone e le famiglie che hanno perso il lavoro e sono a rischio di sviluppare problematiche mentali. Pag. 27 Orientamento della Base Associativa sulle azioni da proseguire AZIONI Laboratori di classe sui compiti di vita e spazio di ascolto Progetto CSVM la ricchezza della diversità Fondazione BAM Quando la relazione è una danza. Sviluppo organizzativo Danza Movimento Terapia Danza Movimento Terapia Vita in famiglia: percorso di formazione e sostegno tra genitori nell’ottica sistemica Attività sportive Progetto Cucina con CPS Minori al centro: Un passo sulla luna Iniziative per bambini Lavoro di supporto per famiglie al cui interno vi sia un minore e un genitore con disagio psichico Seminario formativo sul tema delle famiglie con disagio psichico Materiale di sensibilizzazione sul tema dei bambini figli di persone con disagio psichico “Nel Proprio Tempo”Laboratorio su salute mentale ed invecchiamento Lavoro e salute mentale Annotazioni e ipotesi di prosecuzione con ricerca di finanziamento N.favorevoli % Nessun proseguo previsto. le scuole superiori non si sono rivelate partner strategici per l’associazione 5 10% Proseguo della collaborazione con il CSVM attraverso alcuni volontari /famigliari che portano la loro esperienza/testimonianza nelle classi 20 42% Finanziamento già in essere per Scuole di Buscoldo e Curtatone 18 38% Continuità alla formazione all’ascolto per volontari. 25 52% 27 56% 32 67% 19 40% 30 63% 25 52% 26 54% 31 65% 22 46% 37 77% 25 52% 11 23% 31 65% 25 52% 30 63% 35 73% 34 71% 48 100% Percorso formativo per la pianificazione strategica dell’associazione in vista del rinnovo delle cariche e del prossimo triennio: una sorta di laboratorio associativo per costruire insieme la nuova visione associativa in modo partecipato e negoziato. I confini del corpo e della psiche. Percorso di Danza Movimento Terapia per utenti dei servizi psichiatrici. Si prevede di coinvolgere 15 utenti dei servizi psichiatrici dai 20 ai 35 anni Arte e cura di sè. Percorso di Danza Movimento Terapia per i familiari. 15 famiglie con problemi psichiatrici. L’età delle famiglie sarà varia Vita in famiglia. 15 famiglie con problemi psichiatrici e 10 volontari dell’associazione: tutti saranno adulti. Si potrebbe implementare un’azione in SPDC in aggiunta a quanto si è fatto un percorso di gioco del ping pong per utenti dei servizi insieme ad altri giovani (proseguimento attività già in corso) con cadenza quindicinale. In totale si realizzeranno 48 ore. sostegno alla partecipazione dei familiari ed utenti ai gruppi di cammino già esistenti in città supportando la motivazione dei familiari con l’esperienza e la supervisione di un laureato in scienze motorie. le ali al piatto: si realizzeranno delle esperienze insieme di cucina guidati dall’esperto nutrizionista per 6 mesi. Ogni settimana si realizzerà un’ora di intervento per un totale di 4 ore mensili e di un impegno complessivo di 24 ore. analisi dei materiali sui bambini figli di pazienti psichiatrici ha avuto continuazione nel progetto “nelle scarpe della famiglia” Nuovo ciclo di incontri di sensibilizzazione ai temi della salute mentale Si pensava al proseguo di piccole azioni (Letture in libreria Coop Nautilus) e a un calendario (un paio di eventi) annuale di laboratori Iniziative di sollievo per fam. con un genitore ammalato Pubblicazione dei materiali della ricerca, dei contributi del seminario, ecc; Costituzione di un gruppo di lavoro con SPDC (che sarebbe disponibile), volontari scelti e un paio di familiari per ragionare insieme in modo operativo e agile su cosa è possibile fare nel contesto attuale dei servizi, senza inventare altro ma costruendo attenzioni e piccole sinergie INSIEME e ascoltando il punto di vista dei familiari · Formazione e consulenza (al tavolo di cui sopra): · Con operatori e volontari sulle prospettive della resilienza e della visione sistemica; · Aperta a tutta la cittadinanza chiamando Cancrini, Crepet, Pivetti, ecc Costruito e condiviso con Centro Salute Mentale e Azienda Sanitaria Locale un libretto per bambini quando un genitore si ammala. Sarà importante curare alcuni momenti di promozione nell’ambito del circuito associativo, nell’ambito dei servizi (consultori, neuropsichiatria psichiatria) nel circuito allargato della città. Cosa vuol dire invecchiare con un problema di salute mentale per la persona e per la sua famiglia ? che cosa può far star bene? cosa bisogna lasciare andare ? cosa coltivare?Laboratorio max 15 famiglie e persone ultra40enni con un problema di salute mentale condotto da esperto (coinvolgimento anche di un infermiere del servizio) per un approfondimento sul tema salute mentale ed invecchiamento e individuazione di possibili percorsi di benessere Costituire un equipe di intervento per la prevenzione delle sindromi depressive causate dalla perdita del lavoro;Individuare modalità nuove per supportare le persone e le famiglie che hanno perso il lavoro e sono a rischio di sviluppare problematiche mentali TOTALE QUESTIONARI Pag. 28 Progetti “Nelle Scarpe della Famiglia “ NELLE SCARPE DELLA FAMIGLIA : Progettazione NELLE SCARPE DELLA FAMIGLIA : come nasce il progetto BANDO VOLONTARIATO 2012 (REGIONE LOMBARDIA FONDAZIONE CARIPLO CSV) Il progetto desidera fare luce su un problema ancora poco visto, almeno in Italia: quello dei minori figli di persone con disagio psichico e con problemi di dipendenza da alcol. Questi bambini e ragazzi corrono importanti rischi, in virtù della loro storia, di avere problemi simili a quelli dei loro genitori, una volta cresciuti. Si vuole quindi coinvolgere la Comunità curante e locale in cui come associazioni ed enti operiamo, al fine di trovare insieme metodi e strumenti per poter intervenire in modo tempestivo ed efficace su questa zona d'ombra. E' importante avere un'idea di quanti sono i minori del nostro territorio che vivono in questa condizione e sapere cosa già si sta facendo per loro e cosa, invece, ancora sfugge: questi dati attualmente non esistono, in modo strutturato. Ma senza comprendere il bisogno effettivo non si può progettare. Crediamo sia importante sperimentare nuove modalità di ascolto di queste famiglie, che possano dare luogo ad interventi di presa in carico, proponendo alla comunità curante nuovi strumenti e nuovi approcci, che vogliamo sperimentare insieme. Con questo progetto però si vuole anche dare risposta al bisogno relazionale, di vita "normale" e di scambio, che il volontariato ha il compito di intercettare e di prendere in carico, al di là dei professionisti: proporremo nuovi percorsi di benessere per gli adulti e i ragazzi che vorranno farne parte con noi. Per aiutare genitori e figli a ritrovarsi al di là della fatica. In questa riflessione gli attori pubblici sono imprescindibili e insieme studieremo materiali innovativi che provengono dai paesi anglosassoni per provare a vedere le buone prassi che si possono "catturare". Produrremo a partire da questi materiali di diffusione per le famiglie e di sensibilizzazione per tutti gli operatori e i volontari che si occupano di queste tematiche. Con ASL e Azienda Ospedaliera desideriamo sederci al tavolo per capire come possiamo migliorare le nostre capacità di attenzione e di accoglienza di questi bambini e di questi ragazzi: per portare a sistema le cose buone che sapremo fare con questo progetto. Noi partner, inoltre, condividiamo spontaneamente un approccio più basato sulla visione dei singoli casi che su una visione di sistema. Pag. 29 Ci rendiamo conto però che un obiettivo importante è invece acquisire strumenti nuovi di lettura del fenomeno dei figli di persone con disagio psichico e di alcol, per poter andare maggiormente nelle direzione di una lettura sistemica dei problemi. Su questo abbiamo bisogno a nostra volta di aiuto. E' un progetto, questo, che vuole servire a portare innovazione: far luce su un nuovo problema, costruire nuovi reti, aumentare le nostre competenze, assumere come priorità nuovi bisogni e nuovi stimoli. NELLE SCARPE DELLA FAMIGLIA: lettura del contesto Oltre la Siepe segue circa 200 famiglie al cui interno è presente il disagio psichico. APCAT ha in carico 150 famiglie con problemi di dipendenza da alcol. L’analisi dei bisogni e del contesto scaturisce da questa attività e dal quotidiano confronto sui casi che noi associazioni promuoviamo insieme ai servizi del territorio. 1. I minori figli di persone con disagio psichico o con problemi di abuso di alcol condividono la comune esperienza di un genitore spesso inaffidabile nei compiti quotidiani, poco disponibile a livello emotivo e impegnato in “altro” (la malattia o la sostanza). A volte questo papà o questa mamma, per quanto amati, incutono paura e diffidenza: la relazione con loro è difficile e può prevalere l’idea di essere figli poco amati e amabili. Il mondo può allora diventare poco sereno, gli adulti possono essere visti con sfiducia e il futuro rischia di essere visto “nero”. Attaccamento disorganizzato è il modo in cui la psicologia definisce questa possibile condizione, che è spesso la premessa del rischio che le fatiche dei genitori diventino, giorno per giorno, un elemento di rischio (psicopatologico) anche per la salute mentale dei propri figli. Intervenire tempestivamente, in modo coordinato con i servizi, può essere un fattore di prevenzione importante. 2. Non esiste nell’ambito delle associazioni e nemmeno nei sistemi di raccolta dati informatizzati della Regione Lombardia utilizzati dagli operatori un’indicazione numerica di quanti siano i nuclei familiari in carico ai servizi che abbiano al loro interno un bambino o un ragazzo nella fascia 0-18 anni. Gli operatori lo sanno, registrano il dato nelle cartelle cliniche ma non esiste una raccolta di dati di sintesi che consenta di leggere in modo sistematico il fenomeno. Si lavora molto sui casi individuali ma ancora manca una mappatura quantitativa e qualitativa complessiva: quanti sono? Cosa già si sta facendo? Quante situazioni non hanno una risposta istituzionale (spesso riservata ai casi critici) ma si avvantaggerebbero di proposte educative e psicologiche adeguate ai loro bisogni? C’è qualche famiglia che non ha supporti per i figli ma ne avrebbe bisogno? 3. La fatica, sotto forma di disagio psichico o di abuso di alcol, entra nella famiglia e non solo nella persona. Spesso questi nuclei famigliari sono privati, nei fatti, della possibilità di fare una gita al mare, di mangiare la pizza con altre famiglie, all’insegna del benessere e della normalità. Mancano spazi di relazionalità positivi che consentano ai genitori di sentirsi più genitori e ai bambini e ragazzi di sentirsi semplicemente figli. Pag. 30 4. Gli interventi che le associazioni e i servizi intraprendono sono calibrati sull’elemento fragile della famiglia (malato psichiatrico o persona che abusa di alcol) e faticano a prendere in carico la realtà famigliare nel suo insieme e il punto di vista dei loro figli. Si percepisce il bisogno di prassi e di riflessioni che consentano a noi associazioni e ai servizi interessati di allargare l’orizzonte degli interventi e delle nostre conoscenze sviluppando una visione più sistemica dei problemi di cui ci occupiamo. 5. Nei contesti anglosassoni esiste ricchezza di materiali informativi da dare ai figli in occasione delle crisi acute dei loro genitori (come un ricovero). Nel nostro paese esiste pochissimo, invece. Sarebbe importante che noi associazioni potessimo avere dei materiali utili a tranquillizzare i figli, a spiegare loro la fragilità dei propri genitori e a comprendere come e a chi chiedere aiuto qualora sia necessario. Allo stesso tempo si avverte il bisogno di sensibilizzare la comunità locale sulle attenzioni necessarie a questi bambini e ragazzi. 6. Il Piano di Zona del Distretto di Mantova sostiene l’importanza del raccordo tra l’area delle dipendenze e l’area del disagio psichico. Molti casi sono infatti oggetto di intervento integrato, sia a livello di servizi che a livello delle nostre due associazioni. E’ importante che vi sia l’occasione, anche a livello di organismi di volontariato, che si implementino gli scambi e le buone prassi ad oggi poco praticate. 7. Oltre La Siepe e Apcat da molti anni lavorano con le famiglie, soprattutto nella logica del mutuo aiuto sia per utenti che per familiari. In questo intenso lavoro hanno riscontrato il forte bisogno di coinvolgere i figli nel percorso di cura. Oltre La Siepe ha inserito in una progettualità per le famiglie finanziata dalla Regione Lombardia una azione specifica di analisi scientifica delle buone prassi sul tema dei figli di persone con problemi psichici. APCAT sperimenta l'accoglienza dei bambini nei gruppi. NELLE SCARPE DELLA FAMIGLIA : obiettivi • una luce sui figli: dare visibilità ai bisogni psicologici ed educativi poco visti e riconosciuti nelle prassi di presa incarico delle nostre associazioni, nei servizi del territorio, nella comunità locale; Pag. 31 • riflessioni e prassi di prevenzione degli importanti rischi psicopatologici legati alla possibilità di forme di attaccamento disorganizzato; • più rete, su un tema nuovo. Riflettere insieme sul problema in modo concreto in una logica di rete che parte da due organizzazioni di volontariato che riuniscono venti club di alcolisti e due sedi associative per la salute mentale e si estende e coinvolge i servizi della salute mentale del territorio e la comunità locale; • un punto di vista ulteriore: il sistema. Individuare modalità nuove di presa in carico da parte delle nostre associazioni e dei servizi ponendo al centro la famiglia e non solo la persona. Pensando, agendo, progettando, relazionandosi ai problemi di cui ci occupiamo in una logica di sistema. • insieme. Le nostre associazioni lavorano su problemi diversi che spesso, nelle concrete storie delle persone, si uniscono (gli specialisti la chiamano “doppia diagnosi”). Condividiamo: la centralità della persona; la vision centrata sull’ importanza dell’offerta di relazioni per stare meglio; il punto di vista con cui guardiamo a chi ci cerca e ha bisogno di noi,valorizzandone le risorse al di là del problema; l’attenzione alla comunità come luogo di accoglienza e non di stigma sociale. Con questo progetto vogliamo lavorare insieme, imparare l’una dall’altra, mettere mano a un comune problema, formarci insieme, sviluppare una strategia che rimanga nel tempo. Dando, insieme, nuovi stimoli e impulsi ai servizi con cui collaboriamo e verso i quali svolgiamo azione di tutela delle persone; • più comunità. Più mainstreaming. Le nostre associazioni desiderano che questo progetto sia l’occasione per diffondere le riflessioni e i materiali che verranno prodotti sia presso la comunità locale che presso la comunità più ampia di tutti coloro che si occupano, in Italia, di questi temi. NELLE SCARPE DELLA FAMIGLIA: Sviluppo del progetto Azione 1) ANALISI DEL PROBLEMA. Obiettivo Mappatura quantitativa e qualitativa delle famiglie con minori. La mappatura si è avvalsa di una scheda di rilevazione anonima dei pazienti con figli in fase evolutiva, concordata ed autorizzata formalmente da ASL e A.O. L’iniziale resistenza al progetto da parte della nuova dirigenza del D.S.M.(“non si rischia di rafforzare lo stigma sui pazienti psichiatrici come cattivi genitori?”) ha richiesto un lungo lavoro di negoziazione. Il progetto e la ricerca sono stati presentati ai 4 C.P.S. della provincia di Mantova: Castiglione Delle Stiviere 12 Marzo 2013 con 18 operatori presenti; Mantova 13 Pag. 32 Marzo 2013 con 20 operatori; Viadana 18 aprile 2013 con 8 operatori; Quistello 23 Aprile 2013 con 15 operatori. La scheda di rilevazione è stata adattata per le famiglie dei Club in marzo 2013. Presentazione del progetto all’interclub a Castiglione d/S il 28 aprile dove erano presenti 100 persone. Compilazione scheda a cura dei servitori dei diversi club. Risorse coinvolte per questo obiettivo: n. 61 operatori psichiatria, n. 2 volontari OLS; n. 2 volontari APCAT, n. 1 psicologo Studio Pegaso n.1 Educatore Studio Pegaso. Azione 2) PROTOCOLLO SPERIMENTALE DI INTERVENTO. Obiettivo: Una nuova modalità di ascolto delle famiglie. Questa esperienza ha fatto emergere l’importanza di un approccio familiare per ricomporre integrandoli tra loro i punti di vista dei singoli, compresi quelli dei piccoli. Con parole, immagini, storie e metafore ogni membro della famiglia ha offerto il suo punto di vista per provare a stare meglio, tutti insieme. Azione 3) INIZIATIVE DI SOSTEGNO DI FAMIGLIE IN DIFFICOLTA’. Obiettivo: favorire la possibilità per queste famiglie di avere occasioni di benessere e di “normalità” in cui genitori e figli possano stare insieme, in cui si riattivino le funzioni genitoriali, in cui condividere momenti positivi insieme ad altre famiglie. Si sono realizzati come eventi: 6. Bombe di semi alla riscossa con l’artista degli orti Nadia Nicoletti, il 2 giugno 2013 presso Corte Maddalena Comunità terapeutica Coop. Ippogrifo Via Pilla 53 Grazie di Curtatone. Iniziativa di creatività familiare aperta a tutti i nuclei con bambini interessati. Distribuiti n.700 inviti presso le scuole di Curtatone/ Buscoldo e annuncio su stampa. Risorse coinvolte :10 volontari ( di cui 3 ragazzi di comunità);1 fotografa volontaria; 1 psicologa,1 artista. 7. Gardaland di notte. Partenza da Mantova alle ore 17,30 del 1 agosto. Hanno partecipato 10 persone: 3 volontari, 3 genitori e 4 bambini/ragazzi. Abbiamo registrato la grande difficoltà dei genitori ( per reale gravità della propria condizione psichica) di concedersi uno spazio dedicato ai figli. 8. In piscina. Parco Acquatico Cavour, 24 agosto con partenza ore 9.30; pranzo al sacco e permanenza tutta la giornata. Hanno partecipato 12 persone: 4 volontari, 2 genitori, 6 bambini/ragazzi. 9. Spiaccicati e Fritti con l’artista Fausto Gilberti, il 1 settembre presso Corte Maddalena. Iniziativa pubblica di creatività familiare. Inviati via mail 350 inviti. Annuncio su stampa. Hanno accolto l’invito 30 famiglie. Presenti 40 bambini. Alla festa hanno partecipato 85 persone tra volontari, genitori, ospiti della comunità. Risorse coinvolte:13 volontari (di cui 3 ragazzi di comunità), 1 fotografa volontaria, 1 psicologa, 1 artista con famiglia. Ora abbiamo una rubrica mail di 50 nuove famiglie con bambini. Pag. 33 Azione 4) MATERIALE DI INFORMAZIONE E SENSIBILIZZAZIONE. Obiettivo: Sensibilizzazione di famiglie con minori. Si è creato un opuscolo sul tema dei minori in famiglie con disagio psichico che serva a supportare le famiglie nei momenti di crisi del loro percorso per riuscire a parlare ai bambini dei problemi dei propri genitori. “Ciao come stai?” è l’opuscolo che è stato realizzato con la collaborazione di Silvia Azzali, Roberta De Togni e con le illustrazioni dell’artista Fausto Gilberti. Questo opuscolo verrà pubblicato dall’Editore Corraini, con il quale l’Associazione ha già firmato il contratto entro la scadenza del progetto. La pubblicazione rappresenta un grande risultato inatteso ed è stato reso possibile dalla ricchezza di relazioni costruite intorno a questo progetto. Azione 5) TAVOLO INTERISTITUZIONALE. Obiettivo: regia del progetto. Il Tavolo è stata l’occasione per i partner: Azienda Poma, Azienda Sanitaria Locale, Apcat, di approfondire la loro conoscenza, di negoziare le soluzioni via via necessarie e creare insieme nuove opportunità. Ci si è incontrati in modo regolare e più volte in prossimità degli snodi delle diverse azioni. Azione 6) CORSO DI FORMAZIONE. Obiettivo: aggiornamento della Comunità curante. Si è riflettuto sul problema dei minori che vivono in famiglie in cui si sia espresso un disagio psichico e/o relazionale in uno dei genitori ipotizzando possibili percorsi e strumenti per potenziare i fattori protettivi nel nucleo familiare. Si è realizzato il 3 ottobre 2013 il Seminario “Nelle scarpe della famiglia -Bambini e ragazzi alle prese con il disagio psichico e l’abuso di alcol dei loro genitori” presso il Cinema del Carbone di Mantova. Il seminario ha visto la partecipazione di due relatori esterni di qualità e fama indiscussa: Stefano Cirillo psicoterapeuta familiare che ha portato il punto di vista sistemico per un allargamento di prospettiva verso la famiglia; Maria Antonella Costantino Direttore UONPIA Ospedale Maggiore Policlinico di Milano che ha sviluppato l’analisi sui fattori di rischio e su quelli protettivi della salute psichica del bambino e della sua famiglia. Il FUNDRAISING La raccolta fondi ha permesso di incassare 2.965,00 € e si è sviluppata attraverso diversi appuntamenti: Pag. 34 Bombe di semi alla riscossa con l’artista Nadia Nicoletti presso Corte Maddalena 2 giugno 2013 Notturno. Visita guidata nella notte di luna piena in ascolto delle voci, prevista per il 25 maggio e per maltempo rinviata a Sabato 22 giugno 2013 Parco Bertone (dimora delle cicogne) ore 21.00. Dopo il percorso spuntino tra le lucciole di primavera. 22 giugno 2013. Hanno partecipato 47 persone. Spiaccicati e Fritti con l’artista Gilberti presso Corte Maddalena 1 settembre 2013 La poesia come psicofarmaco. Quando i versi nutrono. Sabato 14 settembre 2013 ore 19.00 presso “Villa Angela”, Comunità terapeutica Coop. Ippogrifo, Piazza Virgiliana, 12 Mantova Aperi-cena con Giovanni Anversa giornalista e autore televisivo. Hanno partecipato 49 persone cui si aggiungono 9 volontari, 1 giornalista RAI, un’attrice, un’assistente sociale. Le collaborazioni Collaborazioni tra i 3 partner del progetto: con l’Azienda Poma Superate le difficoltà iniziali (il progetto era stato condiviso con il precedente Direttore) forte e continuativo è stato il sostegno dell’attuale Direttore di DSM, in particolare per la mappatura delle famiglie, per la partecipazione degli operatori psichiatrici al seminario e per la valutazione dell’opuscolo. Come associazione è stata la prima volta che abbiamo incontrato singolarmente le singole unità operative attive in tutta la provincia (4 CPS) e abbiamo avuto modo anche di percepire modalità differenti nell’accogliere la proposta progettuale. Ci ha restituito un’immagine differenziata del servizio psichiatrico. La qualità del seminario inoltre ci ha maggiormente accreditato presso gli operatori psichiatrici. con l’ASL in particolare con la Direzione Sanitaria abbiamo sperimentato un sostegno convinto ed anche appassionato per le singole iniziative previste dal progetto. Il contributo concreto più importante ha riguardato la gestione di alcuni aspetti organizzativi e formali del seminario formativo (gestione delle iscrizioni, accreditamento ECM) con l’APCAT Il confronto con la metodologia di lavoro con le famiglie applicata nei Club alcologici (i bambini sono spesso coinvolti ) ci ha offerto una ricca esperienza e testimonianza sulla possibilità di dare voce ai vissuti della famiglia nel suo insieme. Collaborazioni nate durante il percorso di realizzazione del Progetto: Con Corte Maddalena e la Coop. Ippogrifo ci hanno consentito di abitare, per gli eventi pubblici, gli spazi delle due comunità psichiatriche e di avvicinare normali famiglie con bambini a queste particolari realtà. Con Parco Bertone , grazie al Dr Italo Scaietta (Associazioni Amici Palazzo Te) sperimentando il benefico contatto con la natura. Con la Libreria Nautilus, grazie a Carla Bernini Nicolini che ci ha consentito di contattare artisti di qualità nell’intrattenimento creativo di bambini e famiglie. Con l’Editore Corraini che ci permetterà di far entrare nelle normali librerie l’opuscolo prodotto e rivolto ai bambini. Pag. 35 Con il Cinema Carbone per aver contribuito alla qualità del seminario con questa bella struttura in pieno centro città. Con Istituto Compensivo di Curtatone per averci aiutato nei contatti per la pubblicizzazione degli eventi rivolti alle le famiglie Con la Gazzetta di Mantova che ha sempre offerto accurata ed ampia informazione su tutte le nostre iniziative. Per tutti i singoli soggetti, volontari, amici, famigliari, che da protagonisti ma a titolo gratuito hanno consentito la realizzazione degli eventi. Monitoraggio e valutazione delle diverse azioni del Progetto. Azione 1) ANALISI DEL PROBLEMA. È stato realizzato il quadro quantitativo delle famiglie che sono in carico presso il Dipartimento della Salute Mentale della provincia. Sono state raccolte 217 schede così distribuite: n.78 di Mantova, n.24 di Viadana, n.100 di Castiglione d/S, n.15 di Quistello. In alcuni CPS la raccolta poteva essere più accurata ma il dato complessivo viene ritenuto rappresentativo del problema. Sono circa 800 le famiglie mantovane in carico ai servizi psichiatrici che abbiano minori. Si è ricostruito il quadro dei servizi utilizzati e le principali patologie dei genitori. Azione 2) PROTOCOLLO SPERIMENTALE DI INTERVENTO. Non è stato possibile, per i mutati interlocutori istituzionali, utilizzare i test al fine di ricostruire un quadro diagnostico. L’analisi è quindi stata effettuata attraverso la metodologia dello studio di caso (con immagini, testimonianze, ecc) che ha coinvolto 9 minori e 13 familiari in 20 colloqui di narrazione. Per questi è stato impostato un percorso personalizzato che si è concretizzato in 20 colloqui successivi di sostegno. Non è stato validato un protocollo definitivo anche se si sono impostate ulteriori azioni tra i partner per il futuro. Azione 3) INIZIATIVE DI SOSTEGNO DI FAMIGLIE IN DIFFICOLTA’. Due famiglie (una con un problema di disagio psichico e l’altra di alcol) sono state affiancate dai volontari delle associazioni partner nel loro percorso alla ricerca di uno stare meglio. Alle iniziative di benessere relazionale hanno invece partecipato 70 famiglie con circa 100 bambini e un centinaio di persone tra volontari, genitori e ospiti delle comunità psichiatriche. Azione 4) MATERIALE DI INFORMAZIONE E SENSIBILIZZAZIONE. La brochure per i bambini ipotizzata in fase di progettazione è diventata un vero e proprio libretto illustrato. Ne sono a disposizione 400 copie da distribuire per le associazioni. Non si sono invece prodotti i volantini per lo spazio di ascolto e le linee guida per gli operatori che sono rinviate ad operazioni future. Pag. 36 Azione 5) TAVOLO INTERISTITUZIONALE. Il tavolo ha accompagnato il lavoro esaminando i materiali (schede di mappatura, report di analisi, libretto per i bambini, ecc), leggendo punti forti e deboli di quanto stava emergendo e concordando la lista degli esperti. Non ha invece ritenuto opportuno validare una metodologia di ascolto dei minori attraverso i test. Azione 6) CORSO DI FORMAZIONE. Le valutazioni raccolte in occasione del seminario evidenziano come risultati che: il livello globale di gradimento dell’iniziativa formativa è di 3,25 (su 4); la docenza è stata valutata 3,28/4 come competenza, chiarezza espositiva e interazione con l’aula. I contenuti acquisiti durante il seminario saranno utili per un punteggio di 2,95/4 mentre le metodologie didattiche sono state valutate con un punteggio di 2,85/4. Il punteggio complessivo dell’iniziativa è stata di 3,19/4. a cura di Silvia Azzali (Studio Pegaso) consulente del progetto “Nelle scarpe della famiglia” Pag. 37 Pag. 38 “Tra famiglie”. Sentieri di incontro e di aiuto LA CURA DELLE PROPRIE RETI Il target di questa azione sono state le famiglie dell’associazione che non avevano mai aderito ad altre opportunità. A partire dalle segnalazioni ricevute dalla presidente, infatti, si è fatto un lavoro di ricerca delle persone che avrebbero potuto beneficiare di questa azione. La presidente ha contattato singolarmente tutti gli utenti potenziali per verificare la loro disponibilità e si è costituito il gruppo. DI questo hanno fatto parte tre famiglie con un figlio/a seguiti dai servizi psichiatrici; una mamma con un figlio con un grave disabilità anche cognitiva; una mamma con un figlio con problemi di dipendenza da gioco d’azzardo. Il lavoro è stato supportato dalla presenza della presidente (Giuseppina Nosè) e della tutor di questa azione (Roberta De Togni). Il laboratorio è stato condotto da Silvia Azzali. Si è lavorato sulla famiglia come sistema: struttura, sottosistemi. Funzioni di ciascun sistema, ecc. Nelle fotografie. La simulazione della corda. Relazioni familiari tra individuazione e condivisione. Pag. 39 La valutazione dei partecipanti. Un aspetto che ho apprezzato: La volontà delle altre persone di aiutarti; Clima di relazione che da un’iniziale diffidenza si è gradatamente stemperato attraverso simboli, immagini, esempi capaci di “farci s-legare” e di poterci “af-fidare”; Condividere ogni problematica della nostra famiglia e confrontarci; Mi sono sentita andante in un percorso di emozioni e conoscenze; La leggerezza, il rispetto, la profondità, la condivisione, il riso (divertimento), il dolore, il metodo……; Il piacere dell’ascolto; La comprensione e la delicatezza; A volte mi sono sentita triste – sola per le riflessioni che ho dovuto fare; Momenti significativi di riflessione per le varie situazioni; Confronto per affrontare la quotidianità; Nell’insieme piacevole e alleggerita nelle difficoltà incontrate nel percorso; All’inizio mi sentivo una persona che doveva sostenere un peso e poi sempre più sollevata dalla mia faticosità; La dolcezza, le lacrime, la forza delle persone viste da vicino. Un aspetto da migliorare: Sicuramente il modo di relazionarmi con mio figlio, cosa assai impegnativa; Mettere altre famiglie nella condizione di desiderare questa esperienza; Purtroppo ne rimangono tanti, nella mia famiglia; Nessuno, continuerei così; Fermare anche con le parole scritte ogni incontro. COORDINAMENTO DELLA RETE E GESTIONE DELLA COMPLESSITÀ. Questa azione aveva come finalità il supporto dei volontari nella complessità dell’intervento che l’associazione offre ai familiari, soprattutto attraverso lo Spazio di Ascolto collocato presso il CPS. Si è lavorato su due diversi piani, tra loro integrati: La supervisione e la formazione ai volontari in gruppi, così da potenziare le relazioni tra di loro e ottimizzare l’analisi di problemi e prospettive che l’operato quotidiano presenta; La supervisione al Direttivo dell’associazione, per mettere a punto un quadro della situazione attuale e per tracciare gli elementi di sviluppo possibili. Pag. 40 I volontari. Nelle foto la parte conclusiva del percorso di intervento, in un incontro centrato sulle relazioni interne all’associazione. Alcuni commenti dei partecipanti: Bene, perché mi ha aiutato a lavorare in gruppo. Non mi sono annoiata e ho imparato molte cose. Per me è importante imparare ogni giorno. Grazie. È stato molto utile per me. Vado via con degli strumenti in più che mi possono servire sia nella vita privata, comunitaria e da volontaria. Spero a presto. Importante per capire come si sta in relazione con gli altri; Mi sono sentita molto libera dando spazio all’emozione. Nel quotidiano di solito la devo frenare per dare la possibilità di aiutare e agire; Ho apprezzato il gruppo perché c’è stata la capacità di esporsi e fidarsi. La conclusione è fresca e accogliente. Mi porto via la sensazione che non è finita qui e questo è il bello! Mi sono serviti, gli incontri, a conoscere meglio le altre persone e a sentirmi un po’ più parte del gruppo; Incontri coinvolgenti ed utili; Utile per migliorare la mia persona. Un grazie sincero per il seminario. Partecipare ha voluto dire per me anzitutto indagare il mondo delle emozioni, il mondo delle mie emozioni, quello che mi si agita dentro spesso oltre ogni consapevolezza, così apparentemente silenzioso eppure così concreto e promotore di azioni e comportamenti….. Il direttivo Si è svolto un lavoro di ascolto del direttivo, intervistando in modo individuale i membri ed alcuni interlocutori privilegiati allo scopo di mettere a fuoco le potenzialità e gli elementi di crisi evolutiva presenti nell’associazione. Pag. 41 Il lavoro ha messo in evidenza come sia possibile valorizzare ulteriormente il patrimonio di volontariato e di relazioni territoriali che l’Associazione possiede, anche attraverso la riorganizzazione di alcune funzioni strategiche e gestionali. Un aspetto da continuare a curare è la motivazione dei volontari, che appare diversificata tra familiari e soci e che deve trovare una risposta attenta e specifica in relazione ai bisogni. I progetti sono stati in questi anni un’occasione importante e impegnativa di riflettere e mettere in campo azioni per bisogni sempre nuovi e sempre più pressanti. Hanno consentito all’associazione di tracciare nuove reti, nuove relazioni e di intraprendere nuove sfide. Allo stesso tempo hanno però richiesto energie e attenzioni impegnative. A cura di Silvia Azzali consulente del Progetto “Tra famiglie”. Sentieri di incontro e di aiuto Pag. 42 “Nel proprio tempo” Laboratorio su salute mentale ed invecchiamento Cosa vuol dire invecchiare con un problema di salute mentale per la persona e per la sua famiglia?Cosa può far star bene, cosa bisogna lasciare andare, cosa coltivare? Da queste riflessioni è nata l'idea di un Laboratorio per famiglie di persone, orientativamente ultraquarantenni, con un problema di salute mentale condotto da un un esperto (psicologa d.ssa Laura Gagliardi), messo a disposizione di Oltre la Siepe , in collaborazione con il Servizio di salute mentale attraverso la partecipazione di due infermieri. E' forte la necessità delle famiglie di confrontarsi su moltissimi temi relativi alla propria situazione: il tempo passato (del qual si è prigionieri) e il futuro (l’incognita su come prepararlo, su come sarà, come accettarlo); la malattia, la solitudine delle famiglie, il rapporto con i parenti e con gli altri; le relazioni con la persona ammalata (con i genitori e fratelli/sorelle): equilibrio/rigidità/possibilità di cambiamento; l’accettazione; dopo di noi o oltre noi (il senso di autonomia); la simbiosi; le ricadute; il senso di paralisi; la speranza; Il progetto è scandito da una decina di incontri per due gruppi di famigliari e volontari così strutturati a seguito di un'adesione molto elevata all'iniziativa (circa una trentina di persone). La scelta della sede, in accordo con il Direttore del Dipartimento Salute mentale, dr Pierantonio Magnani, è significativa della necessità delle famiglie di “portare nel Servizio ” la consapevolezza , unita allo sforzo e alla fatica, di un cammino di riflessione, crescita, accettazione e cambiamento “condivisi”. Si è partiti individuando “cosa fa stare male” e “cosa fa stare bene” rispetto alla propria situazione familiare per poi approfondire il tema dell'ambivalenza nelle dinamiche famigliari. Si prevede , a conclusione del percorso (giugno 2014) , un incontro allargato con medici/operatori dei servizi per un confronto sulle problematiche maggiormente sentite dalle famiglie/volontari , in particolare all’invecchiamento degli utenti del servizio e al momento in cui le famiglie non ci saranno o non saranno più in grado di occuparsi della persona con malattia mentale. Pag. 43 Testimonianze dei partecipanti: Scopo del laboratorio è affrontare il problema del disagio psichico del famigliare non dal punto divista clinico (di questo si occupa l’equipe psichiatrica di riferimento), né dal punto di vista dell’ auto mutuo aiuto tra famigliari (esperienza questa che appartiene al gruppo AMA “Fortemente Insieme”) ma da una nuova prospettiva. Nella stanza-riunioni del CPS, nella quale si svolge il laboratorio, si cerca di comprendere i reali bisogni del figlio malato, quindi come prendersi cura di lui nel modo più efficace. La dottoressa Gagliardi “aiuta” il genitore,la sorella, la moglie a ritrovare i propri bisogni di base, in quanto persona, con un’identità distinta da quella del figlio. Dopo questa fase sarà possibile riflettere sul “dopo di noi”, cioè in quale modo garantire un sostegno adeguato ai famigliari/pazienti con disturbo psichico e come aiutarli ad acquisire sufficiente autonomia per condurre una vita degna e serena. Il progetto concreto di partenza è la costruzione di un’alleanza solidale tra le famiglie ed i servizi di assistenza alla persona in primis il Dipartimento di Salute Mentale. In questi incontri ci si rivolge a tutti i componenti della famiglia che si occupano della persona che vive il disagio psichico, con uno sguardo , soprattutto , rivolto alle madri , portatrici di un amore assoluto, capaci, se necessario, alla rinuncia di ambizioni e desideri propri, disposte a spendere energie fisiche e ancor più emotive per promettere una vita serena al figlio. Non si parla direttamente di disagio psichico ma si usa la definizione “malattia”: la malattia del figlio o del fratello o del coniuge, una definizione forte ed efficace per descrivere uno stato della persona in cui l’Io, cioè la sua capacità di pensare se stesso e la realtà esterna viene alterata e spesso sopraffatta da paure, pensieri ossessivi, percezioni sensoriali deformate, stati di confusione mentali ed emotivi tali da compromettere e rendere a volte impossibile la capacità di prendersi cura di sé e di relazionarsi con l’altro. Parlare di malattia aiuta a comprendere come quest’ultima sia in grado di assoggettare la volontà del malato il quale, non più in grado di riconoscerla, agisce a favore della malattia stessa ad esempio rifiutando le cure farmacologiche, con il rischio di un ulteriore e pericoloso aggravamento dello stato di allontanamento dalla realtà. Quando sopraggiunge la realtà dolorosa della malattia, spesso, il genitore costruisce un amore più forte che regga al dolore del figlio e al proprio, alza alte mura per proteggerlo dalle difficoltà e dalle delusioni inevitabili della vita. Tra madre e figlio può nascere un legame esclusivo contrassegnato da un’assoluta dedizione alla sua cura, un’empatia intensa che rende la madre capace di leggere ogni minima variazione emotiva del figlio. La simbiosi, ci spiega la dottoressa Gagliardi, fisiologica nel primo tratto della vita del figlio diventa patologica se si protrae nell’età adulta anche quando è presente un disagio psichico. Pag. 44 È importante, saper sempre vedere in modo realistico sia la parte malata del proprio caro che la parte sana, quella malata non va accondiscesa ma contrastata, quella sana va riconosciuta e mai persa di vista perché è il futuro ed è foriera di una crescita verso cui ambire. La parte sana del figlio è in grado di raggiungere importanti traguardi di autonomia ed emancipazione dai genitori quando si avvia un processo di separazione. Quando il genitore è in grado di separarsi dal figlio lo sguardo si apre e diventa capace di cogliere il figlio nella sua interezza e da quella giusta distanza : quel figlio è prima di tutto una persona, con i suoi pensieri, i suoi desideri, le sue passioni e il suo modo di porsi in relazione con l’altro. La separazione dal figlio non è abbandono ma volontà di restituirgli dignità riconoscendo in lui risorse, capacità e sapienze che possono emergere nell'emacipazione dalla dipendenza dai genitori. Come dice la dottoressa “Come genitore io pretendo e mi fido”. Accade allora che, superato il sentimento di colpa N. una partecipante del gruppo afferma con sofferenza ma anche con vigore: “Faccio il cuore duro e accetto il ricovero e quando sarà il momento anche la Comunità” , consapevole che questo le imporrà saper dire di “no” alla parte malata della figlia quando rifiuta ogni cura, significa accogliere il suo pianto e la sua rabbia mantenendo fermo lo sguardo sulla parte sana della figlia che chiede e necessita di essere curata. È importante per la crescita di un bambino o per un figlio con una malattia psichica, accompagnarlo, insieme all’equipe di medici e operatori, a fare da solo piccole esperienze, lasciargli la possibilità di sbagliare, forse anche di fallire, per poi riprovare. Solo così saprà , si accorgerà che non è stato distrutto dal fallimento, la fatica e il dolore non sono mancati ma ha saputo resistere allo sconforto, si accorgerà di aver imparato qualcosa di importante pur misurandosi con qualche sconfitta ma consapevole di poter ritentare. Tutto questo produce gioia, fiducia, e autonomia. Laura Gagliardi sa trattare temi così difficili con l’umanità e l’affetto che le derivano dall'essere madre a sua volta, parla con l’ardore che le dà l’indiscussa professionalità e la lunga esperienza lavorativa svolta con le famiglie sofferenti. Io mi trovo con genitori, fratelli, sorelle, mogli, ascolto e osservo, poi appena esco dall’incontro mille pensieri, riflessioni ed emozioni si muovono in me .. non ultime quelle legate alla mia storia personale di figlia. Nell’ascolto di tutti provato a volte tristezza, commozione e fiducia, a volte ho sentito un dolore: era il mio riemerso dal passato … ripenso a quella Loretta là così confusa, lontana, sempre più assoggettata dall’involucro protettivo che lei stessa si era costruita. Ripercorro con lucidità la crescita avvenuta nel tempo, ho conosciuto nell’intimo quella Loretta, poi ho fatto pace con lei, fino a volerle bene e provare sentimenti di affetto e tenerezza, ora è parte di me, ora è parte della mia storia. Nel susseguirsi degli incontri di questo laboratorio sento che.. si và, che il gruppo è in movimento, cambiano le parole e i pensieri, mentre lo sguardo sembra voler volgere altrove … forse verso il futuro? Forse con meno paura. Loretta Pag. 45 Trovo sia molto importante il lavoro che l'associazione “Oltre la Siepe” svolge nei confronti dei famigliari e non solo. Generalmente i servizi deputati faticano ad accollarsi la presa in carico ed il sostegno delle famiglie, prassi fondamentale per la buona riuscita della 'CURA' dei suoi “anelli più fragili”. Senza genitori, fratelli, compagni nonché volontari consapevoli ,diventa impossibile scardinare quel senso di colpa che impedisce di misurarsi con la malattia; solo passando dall'accettazione si riesce ad uscire dal dolore che questa “ mancata accettazione” provoca. Spesso si resta sepolti dal senso di colpa che non aiuta i nostri figli, o parenti , né, tanto meno, noi. Sappiamo quanto importante sia il contesto per ogni individuo, sappiamo quanta differenza faccia il sentirsi accettati, amati per quello che si è... ognuno nella propria diversità quando la diversità può e deve essere un valore. Purtroppo non sono riuscita a frequentare come avrei voluto gli incontri con la dott.ssa Laura Gagliardi, ma il lavoro che sta portando avanti e di cui si avverte un estremo bisogno, mi sembra serva proprio a questo. Quanto malessere viene inferto ai nostri figli a causa della scarsa consapevolezza. Nessuno meglio di noi, intesi come genitori, conosce i propri figli ma senza consapevolezza non si è in grado di perdonare e quindi accettare noi e loro. Le cose capitano e prima le “accattiamo”, prima riusciamo ad apprezzare che servono per elevare la nostra vita. Frasi come 'piuttosto che la malattia mentale era meglio un tumore' sono la prova che nessun percorso è stato messo in atto ma che si strumentalizza la malattia per impedire a noi e ai nostri cari di vivere una vita serena e felice. E' chiaro che non si può obbligare nessuno ad accettare qualcosa ma è possibile comunque prospettare vie che offrano scenari, altri, alla vita delle persone con fragilità. Senza il lavoro, promosso dall'Associazione, si può incorrere nella demonizzazione della malattia mentale o della disabilità o della fragilità. Ritengo che vadano superate le parcellizzazioni , le divisioni , le questioni che separano o differenziano per privilegiare, piuttosto, la comprensione; i bisogni sono uguali e le fragilità pure ,nonostante i nomi delle diagnosi. Ho scoperto, nel mio percorso, che più sono entrata in contatto con realtà diverse , più ho ampliato i miei orizzonti e più mi sono resa conto che 'ragionare in grande ' rende consapevoli. Non c'è mai una e una sola via e, men che meno, una via giusta in assoluto; se lasciamo “aperte le porte” qualcosa prima o poi entra . Con questa visuale saremo in grado di accettare il nuovo che arriva. La persona è portatrice di malattia ma anche di vero cambiamento e dovremmo ringraziarla per essere al nostro fianco. Si tratta di un lavoro che va supportato , mai fatto una volta per sempre. Per l'associazione l'accompagnamento di genitori , famigliari , i volontari rappresenta un “ modo operandis” che genera “differenza qualitativa” che stimola a ben operare anche i servizi di cura. Più elevata è la consapevolezza, cioè la capacità di immaginare e di dare risposta di ascoltare di fare domande di progettare, più alta la possibilità di individuare risposte adeguate ai bisogni di chi ci sta tanto a cuore. Irene Pag. 46 Durante gli incontri di gruppo, con Laura Gagliardi, mi ha sempre accompagnato il desiderio di scoprire qualcosa, oppure molto, di me che non conosco, disposta ad accettare, soprattutto, quel qualcosa di non gradevole o di oscuro che emergeva. Penso, che tutto ciò, sia stato il "live-motive" che Laura abbia diretto, senza che più di tanto, noi ce ne accorgessimo. Mi è piaciuto come sia riuscita a far suonare, come un direttore d'orchestra, tutti noi, come strumenti scordati, stonati e che ci abbia fornito, mi auguro, uno "SPARTITO" per procedere e per “suonare meglio la musica che ognuno ha dentro di sé”. Giusi Soliani I partecipanti stanno trovando,man mano,ascolto competente ma anche spunti importanti per gestire più' criticamente e consapevolmente le situazioni che vivono quotidianamente . Dopo la prima presentazione dalla quale Laura ha tatto molti spunti di riflessione,si e' cercato di estendere la discussione intorno a varie tematiche come il senso di colpa, la necessita' di fare pace con noi stessi ,l'interdipendenza nella simbiosi,il riconoscimento della malattia e la necessita' di non negare la realtà, il rapporto conflittuale e i meccanismi sbagliati che prostrano i sentimenti contrastanti dell' ambivalenza,la necessita' di creare alleanza con il famigliare e con il Servizio . Quello che mi sembra importante sottolineare,in prima battuta, e' che un percorso di questo tipo sta permettendo a ciascuno di fermarsi finalmente un attimo per riflettere e fare un po' il punto. Alessandra L'incontro di ieri sera: distruttivo e costruttivo. Sentire le storie di alcune persone mi ha fatto stare veramente male, ma nel contempo condividi i tuoi problemi con tante altre persone. La psicologa poi mi è piaciuta molto. Una cosa ho notato, gli uomini presenti sono molto inferiori alle donne. Daniela Testimonianza degli Operatori del CPS I momenti vissuti insieme ai famigliari di Oltre la Siepe hanno fatto emergere i sentimenti di impotenza delle famiglie nell' affrontare, sole, la malattia mentale, la paura dello stigma, la sofferenza, il timore di non farcela, il fatto di non vedere una luce nel tunnel della malattia ma, nel contempo, anche alcuni elementi costruttivi rispetto al tema del “dopo di noi”. La paura di lasciare i propri cari a se stessi ha promosso una voglia di solidarietà’ fra famiglie che potrebbe risultare utile sia al servizio sia a loro stesse. Oltre alle collaborazioni già in essere attraverso il “Punto di ascolto” e alle cene mensili , momenti strutturati ed importanti, sarebbe interessante creare spazi di aiuto molto concreti ; per esempio accompagnare semplicemente i pazienti a fare la spesa o in ospedale per fare esami specifici: soprattutto per le persone sole o con famiglie non in grado di provvedere anche a queste piccole cose. E' interessante constatare come, dove il servizio finisce , possa iniziare la solidarietà per sopperire ai bisogni quotidiani, necessità che non tutti sono in grado di soddisfare attraverso la famiglia. E' molto importante la forza e l’esperienza famigliare messa a disposizione di chi, per la prima volta, si trova ad affrontare la malattia mentale. Stefano Cabras e Adolfo Ongaro infermieri professionali CPS di Mantova Pag. 47 “Unir puntini”: progetto di intervento nel mondo della scuola Nuove strategie di lettura del disagio e di prevenzione nel mondo della scuola. Quando la salute mentale diventa un disegno da scoprire insieme. Questo progetto desidera intervenire sul bisogno di lavorare sulla sofferenza e fatica psichica: a livello di contenuto poiché le scuole esprimono il bisogno di conoscerla e di comprenderla; a livello di metodologie da sperimentare per gestire l’incontro e la relazione tra coloro che ne sono portatori (che siano testimoni o ragazzi e bambini dietro un banco) e l’ “altro” con cui ci si rapporta. Oltre La Siepe si confronta con bisogni qualitativamente complessi. Tra i contatti realizzati il 25% (ovvero circa 167 contatti) è stato con operatori dei servizi e della scuola. Per quanto riguarda quest’ultima la domanda di interventi diretti si è espressa in modo più evidente che in passato: l’associazione è stata interpellata da scuole medie, scuole superiori, Università di scienza dell’educazione per organizzare delle azioni formative sul tema della sofferenza mentale e del disagio scolastico. Da una parte Oltre La Siepe sente la necessità di creare un proprio stile di intervento che vada al di là della semplice testimonianza e dell’urgenza della singola richiesta: c’è bisogno di una modalità formativa “pensata”, coerente con la mission associativa, che permetta davvero di creare un ponte tra l’esperienza del familiare e quella del ragazzo, non limitandosi al racconto a una voce del proprio dolore. Dall’altra l’associazione registra un forte bisogno che la scuola esprime: quello di avvicinarsi al tema della sofferenza mentale con nuovi strumenti di lettura e di gestione rispetto a due aree di criticità. In relazione al problema dell’aumento delle situazioni problematiche nelle classi, innanzitutto. Gli insegnanti, soprattutto quelli delle scuole primarie e secondarie di primo grado, ci chiedono aiuto (l’anno scorso siamo stati interpellati per realizzare tre percorsi di questo tipo) per comprendere le certificazioni che accompagnano un sempre maggior numero di bambini: disturbo reattivo dell’attaccamento, deficit di attenzione e iperattività, disturbo oppositivo (ad esempio) sono per loro etichette vaghe, a volte sconosciute che non attivano strategie educative consapevoli e specifiche. Si esprime quindi un bisogno di informazione e di accompagnamento che consenta di creare un ponte tra il problema psichiatrico e l’attenzione educativa specifica che la scuola può offrire. L’associazione raccoglie questo bisogno in nome sia della tutela della fragilità di questi specifici bambini e ragazzi; sia in virtù della finalità statutaria di combattere contro lo stigma che spesso queste certificazioni possono comportare. Finalità Sperimentare nuove strategie di lettura del disagio e di prevenzione nelle classi prime di una scuola secondaria di secondo grado. Si desidera infatti spezzare l’immagine rigida che spesso gli insegnanti si costruiscono dei ragazzi in difficoltà attraverso degli strumenti di diagnosi che consentano di cogliere i singoli puntini con cui quell’immagine si costruisce: dal ragazzo che non si impegna a una fotografia composta da una pluralità di elementi (fiducia nelle proprie risorse, atteggiamento verso la scuola, capacità di concentrazione, flessibilità mentale, organizzazione del lavoro, capacità di gestione dell’ansia, ecc). in questo modo si potranno sperimentare strategie personalizzate di miglioramento nei casi critici. Pag. 48 Obiettivi Supportare le famiglie: o Nella gestione dei propri figli con problemi specifici; o Nella relazione con la scuola; o Nell’orientamento verso i servizi specialistici del territorio; o Nell’accoglienza e accettazione delle situazioni di fragilità personale (del proprio figlio o dei bambini presenti nella classe del proprio figlio). Sostenere gli insegnanti della scuola elementare e media: o Nella lettura delle situazioni problematiche; o Nell’identificazione di strategie di intervento educativo appropriate; o Nel dialogo con i servizi della neuropsichiatria rispetto a bambini e ragazzi certificati; o Nel rapporto con le famiglie di questi minori. Attività 10. Incontri con gli insegnanti delle scuole per approfondire le diagnosi comuni da un punto di vista generale; 11. Supervisioni con i singoli consigli di classe sui casi problematici in cui approfondire il quadro diagnostico che si profila alla luce delle concrete caratteristiche del bambino e del ragazzo; 12. Colloqui individualizzati con le famiglie e con gli insegnanti in relazioni alle situazioni concrete. Risorse per il progetto Gli interventi saranno realizzati da uno psicologo e un pedagogista, accompagnati da volontari dell’associazione attingendo a risorse dedicate attraverso il “BANDO DRIGO” della FONDAZIONE BANCA AGRICOLA MANTOVANA Azioni: Presa in carico educativa di situazioni complesse dal punto di vista della salute mentale; Supporto agli insegnanti e agli operatori attivi sui singoli casi; Accompagnamento di casi singoli all’inserimento in reti di aiuto (servizi specialistici ma anche proposte dell’associazione per i familiari come i gruppi di auto aiuto, lo spazio di ascolto, ecc); Potenziamento delle competenze degli operatori per la gestione di casi problematici; Allargamento delle conoscenze dei volontari dell’associazione rispetto ai problemi della neuropsichiatria infantile (ambito meno presente nell’associazione); Materiali di informazione e formazione sulle specifiche diagnosi che potranno essere inseriti sul sito dell’associazione e scaricati da altre scuole. A cura di Silvia Azzali (psicologa consulente Studio Pegaso) Pag. 49 Testimonianza delle insegnanti: La classe I B di Buscoldo ha svolto con la dottoressa Silvia Azzali un laboratorio sulle emozioni . Nelle varie giornate ai bambini sono state proposte diverse attività: disegni, storie, canzoni per riconoscere ed esprimere il proprio sentire. I bambini hanno partecipato, fin dal principio, con entusiasmo, mostrando di aver acquisito maggiore consapevolezza dell’esistenza di diverse emozioni e di saper esprimere anche quelle che, solitamente, sono connotate in maniera più negativa, come la rabbia, la paura e la vergogna. Silvia Azzali ha tenuto anche incontri con i genitori, per fare una restituzione del lavoro svolto con i bambini, ma anche per confrontarsi sulle loro modalità di gestione delle emozioni. I genitori hanno stimato molto utili tali interventi, al fine di conoscere l' approccio alle emozioni proprie e dei figli. Infatti sono stati loro stessi a richiedere ulteriori incontri. Complessivamente noi insegnanti stimiamo davvero positivo il lavoro svolto sia coi bambini, che coi genitori. Elisa Lucchini e Chiara Soglieri Pag. 50 “La ricchezza della diversità” Il progetto in collaborazione con il Centro Servizi Volontariato Mantova L’idea del progetto La ricchezza della diversità nasce in piazza, mettendo insieme pensieri, confronti, desideri. Siamo nella Festa del Volontariato del 2009: nelle attività laboratoriali organizzate dal CSVM per il pomeriggio, le associazioni che si occupano di disabilità si riuniscono in cerchio in piazza Sordello e mettono a fuoco, tra tutte le loro esigenze, quella, condivisa, di potersi avvicinare maggiormente alle scuole. CSVM prende in carico questi desideri e comincia a convocare le associazioni. La sede scelta è quella dell’ANFFAS, una di queste realtà interessate, che già operava nelle scuole portando laboratori per riflettere sulla cultura della diversità. Questa cultura può diventare ricchezza, aspetto su cui puntava forte Carmela Petrella, una delle anime dell’idea iniziale, e da cui è scaturito il titolo. Senza certo disdegnare l’approfondimento sulle patologie, in particolare con il taglio dell’aspetto della relazione con le persone con disabilità, il progetto si è quindi sempre caratterizzato per un aspetto di sensibilizzazione culturale all’approccio dell’altro. Si tratta quindi di un’opportunità formativa che può essere colta dalle scuole a seconda di diversi obiettivi: preparare i ragazzi per una professione nel sociale, supportare i compagni di classe di ragazzi con problematicità, dare qualche strumento agli insegnanti di sostegno, soprattutto offrire spunti di riflessione sui temi dell’inclusione, della diversità, dell’accettazione. Dal 2010 il progetto è stabilmente all’interno di Volontariato e scuola, il servizio che il CSVM promuove agli insegnanti delle scuole di ogni ordine e grado per diffondere la cultura della solidarietà e della cittadinanza attiva. Nello scorso anno scolastico La ricchezza della diversità ha incontrato quasi 300 studenti in 7 differenti percorsi, che hanno privilegiato, data la natura formativa degli interventi, il gruppo classe, con il quale più agevolmente ed efficacemente si possono trasmettere e scambiare contenuti in modalità interattiva. Attualmente le organizzazioni che danno vita al progetto sono sei associazioni di volontariato (AIPD Mantova, ANFFAS ONLUS Mantova, Antares, Associazione AGA, Centro Ricerca Educativa e Oltre la siepe ONLUS) e una cooperativa sociale (CHV Cooperativa Sociale di solidarietà ONLUS), con risorse umane molto differenti e complementari fra loro: il volontario, il familiare, l’educatore, lo psicologo, l’insegnante di sostegno... Il valore aggiunto risulta però soprattutto la scelta di ideare insieme i percorsi, di dare a più voci, Pag. 51 in sede progettuale e talvolta anche in aula, risposta alle richieste degli insegnanti, anche rimodulandole in direzione degli obiettivi del progetto affinché la persona sia vista sempre più come individuo con le sue risorse, e non come appartenente ad una categoria speciale di cui si sottolineano soprattutto le mancanze. Il progetto, la locandina promozionale e un importante documento di riflessione appena elaborato sul tema della scuola inclusiva sono facilmente consultabili online: http://www.csvm.it/index.php/promozione-ecomunicazione/promozione-del-volontariato/93-volontariato-e-scuola. A cura di Francesco Molesini, Responsabile Promozione e Comunicazione, Centro di Servizio per il Volontariato Mantovano (CSVM) Testimonianze dei volontari: Anche quest'anno è ripartito con le scuole,il progetto "La ricchezza delle diversità",promosso dal CSVM in collaborazione con altre associazioni del territorio. Anna Maria,Magda e Maria Grazia, hanno incontrato alcune classi dell' Istituto Bonomi Mazzolari,dove il confronto con i ragazzi sul tema dell'inclusione, pregiudizio e stigma, ha dato buoni spunti per una riflessione comune. I ragazzi,dalle storie vissute e raccontate riescono a far uscire quella sensibilità ,utile a far si che la Diversità abbia lo sguardo del cuore! Grazie alla disponibilità di un gruppo di scout , con Federica Venerini responsabile capo, è partito un progetto che coinvolge i ragazzi delle comunità psichiatriche del territorio e un gruppo di adolescenti, in cura presso il Centro di Salute mentale , che prevede attività di svago,scambio di competenze e conoscenze. "Raccolta Indifferenziata" : questo è il nome scelto e Federica con i suoi ragazzi hanno dato un ottimo esempio di come si può “fare rete”,nella speranza che si allarghi sempre più la maglia della solidarietà. Il tempo speso per allungare la mano all'altro,è il miglior investimento per l'anima! Maria Grazia Lupia Eravamo presenti per Oltre la Siepe io e Anna Maria di Marmirolo e due signore rappresentanti Associazione Genitori Autismo. La classe nella quale si è portata testimonianza era una quinta con indirizzo Operatori Sociali. Ha introdotto Anna Maria spiegando brevemente lo scopo dell'Associazione e in particolare la nostra presenza nelle scuole.....a seguire ha raccontato la sua personale esperienza con il figlio con problemi di Pag. 52 disagio e al percorso seguito dalla sua famiglia per potersi prendere cura, nel modo migliore,del proprio congiunto. Ho avuto modo di esprimere un breve intervento personale raccontando il vissuto degli anni trascorsi ad assistere mio padre affetto da alzhaimer e di tutti i problemi connessi ad una malattia sempre più frequente negli anziani Sono poi intervenute le madri di due ragazzi con autismo narrando le loro esperienze e la quotidianità di vita delle famiglie che hanno in carico queste persone. Gli studenti sono risultati attenti e molto partecipi, l'ascolto si è rivelato davvero buono e parecchi sono stati gli interventi delle ragazze. Sempre presente la loro insegnante di psicologia la quale ha guidato lo scambio tra gli studenti e i volontari. La mia personale esperienza è risultata oltremodo positiva e ritengo che questi interventi, mirati soprattutto a indirizzi scolastici di tipo sociale, possano risultare utili e di approfondimento per ragazzi che si troveranno a lavorare con persone affette da "disagi". Aldi Magda Pag. 53 “Adolescenti ai fornelli” Progetto in collaborazione con Centro Salute Mentale Il Progetto “Adolescenti ai Fornelli”, parte del progetto innovativo denominato TR28, ha preso concretamente avvio a maggio 2013, sotto la responsabilità della dottoressa Orlando e del dott. Zucchi e con la collaborazione di Oltre la Siepe attraverso le volontarie Laura e Cristina . Scopo principale, oltre ad insegnare ad un gruppo selezionato di giovani in cura presso il servizio, a cucinare, è stato quello di creare un momenti di condivisione lavorando attorno allo stesso tavolo, in un’attività quotidiana e creativa. I partecipanti al Gruppo di età compresa tra 18 e 25 anni: 3 maschi e 2 femmine sono accomunati dall’esperienza della sofferenza psichica ma con caratteristiche e background differenti. Durante il primo incontro è stato presentato il progetto. L’obiettivo era di conoscere i ragazzi attraverso domande legate alla loro esperienza in cucina (“Hai mai cucinato?” “Che cosa?”) e quindi “agganciarli” al progetto stimolando la loro curiosità e mettendo a fuoco le loro aspettative rispetto al percorso. Ciascuno di noi si è presentato (“Mi chiamo…”, “Il mio piatto preferito è …” ecc) e poi attraverso un gioco si sono divisi i cibi in gruppi a seconda della frequenza di assunzione raccomandata (quotidianamente, settimanalmente, raramente, mai). Il progetto si è prefisso anche di informare circa i principi di una alimentazione corretta - limitazione di grassi e zuccheri, assunzione regolare di frutta e verdura, consumo moderato di carne, ecc.- . I menù costruiti settimanalmente infatti hanno rispecchiato questi precetti e sono stati ispirati ai colori dei prodotti di stagione; si è partiti a maggio con il Menù Verde (Risotto agli asparagi, Insalata con Mele, noci e grana e Crostata di Kiwi), per proseguire con il Menù Rosso (Gnocchi di patate rossi, Insalata di rapanelli e Muffin alle fragole), quello Viola e così via. Gli incontri si sono svolti presso il CPS con cadenza settimanale (la prima serie di incontri tra maggio e luglio, la seconda tra ottobre e dicembre): il martedì pomeriggio si sceglievano insieme le ricette da realizzare sondando i desideri e i gusti dei ragazzi; si preparava quindi la lista della spesa e la mattina del martedì successivo, presso la piccola cucina al piano terra messa a disposizione per l’occasione, si realizzavano i piatti da gustare poi tutti insieme. Facilitati dalla bella stagione i primi pranzi si sono consumati all’aperto, nel giardino del CPS, sotto gli occhi interessati degli altri ragazzi e degli operatori che in qualche occasione hanno condiviso il pasto con noi. Tra un martedì e l’altro un gruppetto di ragazzi (di solito Marco e Maicol) accompagnati dal dott. Zucchi si procuravano i prodotti indicati nella lista della spesa, attività svolta con molto piacere (“Finalmente si può comprare senza preoccuparsi di pagare.”) e Cristina e Laura realizzavano le dispense con le ricette. Il gruppo ha concluso la sua attività con un allegro pranzo a casa di Laura, all'interno del Parco delle Bertone, pochi giorni prima di Natale giusto in tempo per lo scambio di auguri. Pag. 54 Ricco, in questa esperienza, lo scambio delle ricette ma anche delle relazioni: ognuno dei partecipanti è stato un mondo da scoprire. M. sempre disponibile e possibilista, tranne nel momento di accogliere qualche “estraneo” al progetto a tavola. Sentendo le date dei prossimi incontri ed approssimandosi la chiusura chiede ‘Ma deve proprio finire questo corso?’ M1 sulle prime taciturno e riservato si è rivelato una miniera di conoscenze anche gastronomiche avendo frequentato la Scuola Alberghiera. F1, anche lui, con esperienza di cucina, esuberante e curioso. M2 timorosa ma disponibile. M3 all’apparenza distante ma attenta a ogni particolare e pronta a “ metter le mani in pasta e fare le polpette di ceci….” A il ragazzo nuovo che suscita tenerezza. Gli pesa molto questa faccenda del lavoro perso. Chissà se si può fare qualcosa di più per loro? COLORE VERDE RISOTTO AGLI ASPARAGI Ingredienti per 6 persone: Riso Carnaroli o Vialone Nano 400 grammi (o ½ bicchiere a testa) Uno scalogno o una piccola cipolla Asparagi Burro 500 grammi 30 grammi Grana Padano 100 grammi Brodo vegetale un litro circa salato Sale e Pepe q.b. Olio d’oliva extravergine 3 cucchiai abbondanti Pag. 55 PROCEDIMENTO Lavare gli asparagi lasciandoli a bagno per qualche minuto in modo da eliminare ogni traccia di terra, quindi tagliarli a rondelle larghe circa un cm scartandone la parte più dura e bianca. Tritate finissima la cipolla (o scalogno) e fatela appassire dolcemente in una casseruola con l'olio. Prima che prenda colore aggiungetevi i pezzetti d'asparagi lasciando da parte le punte, avendo premura d'aggiungerle al risotto solo a metà cottura. Salate, quindi coprite la casseruola e lasciateli cuocere per una decina di minuti nel soffritto mescolando spesso e aggiungendo, se necessario, un paio di cucchiai d'acqua calda. Unite il riso e, mescolando continuamente, fatelo tostare e insaporire per qualche minuto quindi, quando comincia a diventare lucido (ricordate: meglio sarà tostato e più a lungo terrà la cottura), bagnatelo con un po’ di brodo e lasciatelo sfumare. Aggiungete poi altro brodo, un mestolo alla volta, fino a cottura del riso tenendo presente che alla fine dovrà risultare piuttosto morbido. Mantecatelo con il burro e il formaggio e servitelo dopo averlo fatto riposare per un minuto. INSALATA CON MELE, NOCI E GRANA Ingredienti: 200 grammi circa di insalatina da taglio o misticanza (valeriana, rucola, radicchietto, ecc.) 2 mele verdi (varietà Granny Smith o simili) 50 gr di gherigli di noce 20 gr uvetta (facoltativa) Olio extra vergine d’oliva Sale, pepe q.b. Grana padano Limone PROCEDIMENTO Lavare con cura l’insalatina e disporla in un piatto da portata. Lavare, pelare e tagliare a fettine sottili le mele. Spezzare grossolanamente i gherigli di noce. Ammollare l’uvetta in acqua calda per qualche minuti, poi scolarla e strizzarla. Con il taglia patate fare delle scaglie di grana. Aggiungere tutti gli ingredienti all’insalata e condirla con un’emulsione di olio, succo di limone, sale e pepe. Pag. 56 Crostata di kiwi Ingredienti: 250 grammi farina bianca 00 125 grammi burro ammorbidito 125 grammi zucchero Un uovo intero + un tuorlo Marmellata di pesche o albicocche (qualche cucchiaio) 6 kiwi Scorza limone grattugiato PROCEDIMENTO Disponete la farina a fontana ed aggiungete al centro lo zucchero, il burro a pezzetti, l’uovo e il tuorlo e la scorza di limone. Lavorate gli ingredienti velocemente (in modo da non far sciogliere il burro) ottenendo però un impasto omogeneo. Formate poi una palla con l’impasto, avvolgetela nella pellicola e lasciatela riposare in frigorifero almeno mezz’ora. Stendete l’impasto in una teglia per crostata imburrata e infarinata. Mettete in forno preriscaldato a 180° C per circa 30 minuti. Una volta sfornata la base, lasciatela raffreddare poi spalmateci la marmellata ed infine coprite la superficie con i kiwi pelati e tagliati a fettine. E’ possibile lucidare la frutta spennellandola con un po’ di marmellata allungata con succo di limone. Cristina Novellini e Laura Prezzi Pag. 57 Un passo sulla luna 2 Incontri con la città Pag. 58 Introduzione all'incontro con Massimo Recalcati “Cosa significa essere genitori e figli oggi” E' grande il piacere della Vostra presenza, così numerosa, che incrocia quella del Prof. Massimo Recalcati che oggi è qui con noi, saldando una promessa di qualche mese fa, con “Oltre la Siepe”, associazione che si occupa di salute mentale e che promuove, questo ciclo di incontri, insieme con l'associazione “Il Cortile dei Gentili (Centro di cultura spirituale) e la Fondazione Comunità Mantovana che ne sostiene, con sensibilità, la realizzazione. Ci ha interrogato il profondo disorientamento che il contesto attuale sta determinando nell'interiorità delle persone che si devono misurare con le cifre della perdita, dello smarrimento, del limite, della povertà di mezzi e di dignità. Il disagio delle famiglie, in tempo di crisi, è cresciuto in modo esponenziale(ben lo descrive il prof Recalcati nel testo Patria senza padri)come “la precarietà assume il volto della mancanza del lavoro, dell'assenza di avvenire, dello spaesamento”. Come non perdersi? Ci sembra importante far crescer la capacità di affrontare queste fatiche senza lasciarsi affossare anche se, spesso, siamo impreparati nel dare aiuto come nel saper chiederlo. Le difficoltà delle persone possono suscitare imbarazzo, non troviamo parole (le parole non ri-suonano) e azioni capaci di dedizione, cura, prossimità ; colonizziamo, piuttosto misere porzioni di benessere sperando che non capiti anche a noi oppure, chi si trova dentro ad un licenziamento nutre rancore perché è successo proprio a lui e ha la sensazione che gli altri non vedano, non smuovano cuore o portafoglio. Che cosa possiamo conservare nonostante la dissoluzione a cui assistiamo? C'è un nocciolo da salvaguardare, da custodire per non abdicare alla disperazione? Ritrovarsi insieme, sostare, mi pare un gesto luminoso che risponde all'urgenza di una testimonianza “dal basso”per ascoltarsi in tanta fragilità dentro di noi e intorno a noi, un modo per levare gli occhi, il desiderio, la responsabilità piuttosto che restare invischiati nell'impotenza e nell'annientamento dei “giorni cattivi”.(La cattiveria dei tempi non può avere l'ultima parola). Pag. 59 Ancor più nella crisi ci accorgiamo che siamo interdipendenti che non possiamo fare a meno gli uni degli altri. Dare parole,dunque, e farle scendere in noi per essere ri-visitate, per attingere ad esse, per ri-cominciare, per affinare scambi, per restare vivi ,per (sempre attingendo dal libro Patria senza padri) ”l'altro uomo, per il suo nome proprio, per un'etica che s'incarica del particolare, del singolare, dell'insostituibilità di ciascuno... Per quanto la vita sia sprovvista di senso, per quanto sia assurda, bisogna continuare ad andare avanti, bisogna essere quelli che sopravvivono, quelli che restano”. Il tema dell'essere genitori e figli oggi (quello che il prof Recalcati ha scelto di regalarci)ha l'urgenza del confronto, ciascuno vi si sente trascinato perché sporadici sono i luoghi e i tempi per spartire esperienze, per incoraggiarsi, per proteggersi a vicenda nei dubbi, nelle fatiche ma anche nei progressi. E' un argomento che ci proietta nella “famiglia allargata” della Comunità, della società civile, della Patria, contesti in cui galleggiamo defraudati di un senso di appartenenza e di identità dove sempre più rara è la fiducia nella capacità di tenuta delle nostre reti naturali o per dirla con i versi del poeta Rainer Maria Rilke per non essere come “pastori immersi in tanta solitudine e immense distanze”. Dunque vogliamo ascoltare ! E' caro a noi tutti questo luogo! Da questo tavolo Don Ulisse spezzava,con noi, la Parola per sfamare, lui diceva con ostinazione, non il nostro intelletto ma il senso della nostra umanità e delle nostre relazioni. Insieme raccogliamo la sua eredità e la sua forza nel mostrarci il mistero della Parola. Al prof Recalcati lascio la parola! A cura di Giuseppina Nosè Pag. 60 Relazione del professor Massimo Recalcati “Cosa significa essere genitori e figli oggi” La riflessione del professor Recalcati è partita da una affermazione “forte”: la tendenza al crimine,la tendenza alla violenza, anche nelle sue espressioni più assurde come quella fratricida, appartiene all’umano. Non è casuale del resto che una delle prime scene che si incontrano anche nel vecchio testamento sia il fratricidio commesso da Caino Educazione è prima di tutto questo:far in modo che l’essere umano possa rinunciare alla “via breve” della violenza, all’ illusione della violenza. Quando prevale la violenza l’uomo non diviene “animale”,perché la tendenza al crimine abita l’umano e non l’animale Educare è emancipare la vita dalla illusione della violenza. Come allora educare la vita umana o meglio (perché il termine educazione potrebbe evocare l’idea di processi disciplinari o strumenti psicopedagogici) come umanizzare la vita dalla violenza ? In questo processo il ruolo della famiglia e della genitorialità è insostituibile. Il professor Recalcati ha analizzato quattro aspetti che esprimono la genitorialità e che pertanto evidenziano la sua insostituibilità A) Il primo compito della genitorialità che trova una significativa incarnazione nella maternità è “assicurare la presenza” che altro non è che “rispondere al grido con cui la vita viene alla vita”. E non solo perché la venuta la mondo dell’essere umano è accompagnato dal grido. Il grido è la prima modalità con cui il bambino si rivolge all’altro molto prima dell’avvento della parola. Ed il bambino utilizza questa modalità quando percepisce il suo corpo in pericolo, minacciato. Basta una febbre o un dolore che il bambino non sa spiegarsi per sollecitarlo : il piccolo non sa cosa gli sta accadendo e grida. Nella misura in cui qualcuno risponde a questo grido,nella misura in cui questo grido non rimbomba nel vuoto,nella misura in cui qualcuno traduce questo grido in una domanda d’amore ,nell’invocazione “ non lasciarmi solo,non lasciarmi nel buio della notte ,si assicura la presenza. Anche la preghiera nasce dal grido o meglio la preghiera radicalizza quest’atteggiamento del grido che riconduce all’idea di inermità che il bambino sperimenta nelle situazioni prima riportate. E’ per questo che Freud indicava come prima” funzione dell’altro “ quella del soccorritore. “Soccorritore” è chi accoglie il grido come fanno i genitori ad esempio quando il bambino ha un sonno disturbato e durante la notte grida ed essi vanno continuamente dalla loro alla camera del figlio per segnalare al bambino che non è solo. Ciò significa anche che questa prima funzione della genitorialità è far comprendere al bambino che la sua vita ,anche la sua vita biologica non è frutto del caso. E’ in un certo modo testimoniare di fronte alla invocazione del bambino che la sua venuta al mondo ha modificato per sempre per i genitori la visione del mondo . Genitorialità è soprattutto questo Per la nascita del figlio il mondo rinasce una seconda volta. Questa è la bellezza ed il miracolo della genitorialità : la possibilità di dire al figlio “tu che sei solo un bambino, piccolo e fragile come un filo d’erba nei confronti del mondo ,hai modificato il mondo ,lo hai fatto rinascere”. Questo è anche il miracolo dell’amore . Pag. 61 Quando c’è davvero amore si fa esperienza del vedere non più nella dimensione dell’uno ma del due. In un’altra prospettiva il cristianesimo ha amplificato massimamente questa dimensione del grido perché il Dio cristiano è un Dio che urla. Il Crocifisso grida al Padre la sua invocazione “Non lasciarmi solo nel buio . E’ l’immagine di un Dio radicalmente umanizzato E’ il Dio che attraversa l’esperienza della caduta . Nel momento più tragico della sua vita umana il Cristo fa esperienza della non risposta. Come genitori noi entriamo in un rapporto di responsabilità con il grido:rispondere o no ad esso? Nella misura in cui noi rispondiamo ad esso realizziamo anche una adozione della vita del figlio. “Padre” e “madre” non sono funzioni biologiche naturali :il punto più alto della genitorialità è il riconoscimento della vita del figlio come vita che viene accolta nella famiglia,una vita in cui riconosciamo una appartenenza che va al di là del sangue o degli aspetti biologici. F. Dolto, quando le veniva chiesto di indicare un modello “alto” di paternità citava S. Giuseppe (una adozione pura senza spermatozoo) . In questo senso non solo un genitore ma anche un educatore (in ogni sua accezione) può realizzare una “paternità “ nella misura in cui “adotta” la vita . La genitorialità non va mai schiacciata sulla biologia,sul sangue o sul sesso del genitore. Se una persona ha dei dubbi sulla “adozione” cioè sull’amore dei suoi genitori la sua vita si ammala nella forma di rifiuto alla vita (sia essa una forma depressiva, o suicidaria o di dissipazione della propria esistenza).Il primo gesto di prevenzione alla perdita della vita è la risposta al grido perché ciò attribuisce a quella vita un valore infinito. Questo aspetto della genitorialità ha più a che fare con la maternità perché i primi gesti nei confronti della vita nascente provengono dalle madri anche biologicamente come ad esempio l’ accoglienza del corpo del figlio che si sta formando dentro di lei. Diversi studi hanno evidenziato come la vitalità del feto di madri schizofreniche e come tali poco “accoglienti” tende a spegnersi: per quella madre quel bambino è un corpo estraneo che non si sentirà quindi accolto,ospitato, amato. Questa accoglienza è il primo dono della genitorialità B) La seconda caratteristica della genitorialità (che ha a che fare più con la figura paterna e che per certi versanti può sembrare in contrasto con la prima che abbiamo analizzato) è introdurre nella vita del figlio la Legge intendendo per quest’ultima non una norma giuridica ,non una legge scritta ma una “legge” che consente l’esistenza di tutte le altri leggi. E’la “legge delle leggi” che noi possiamo reperire in tutte le forme di società organizzate nella loro diversità antropologica. Essa era definita da Freud come base fondante della possibilità di convivenza degli esseri umani e quindi anche della famiglia : ed il grande psicoanalista la identificava come l’interdizione dell’incesto. Senza essa non c’era per Freud la possibilità di creare altre leggi . La madre non può godere sessualmente del figlio e viceversa. Per Freud l’interdizione dell’incesto sanciva una separazione simbolica che era fondamento indispensabile per tutte le civiltà. Questo perché tale interdizione introduceva il concetto del limite. La funzione del padre simboleggia la legge dell’impossibile: ciò che umanizza la vita è la possibilità che la vita incontri la dimensione dell’impossibile. Ad esempio é impossibile non morire. Se si riflette ci si rende conto quanto il principale delirio del nostro tempo è il ritenere invece tutto possibile (ad esempio il mito dell’eterna giovinezza, della maternità ad età avanzata,ecc) Il nostro tempo misconosce la durezza dell’impossibile che vuol dire non solo che io non posso non morire ma anche che io non posso fare tutto ciò che vorrei,avere tutto,godere tutto,sapere tutto. Il padre è custode dell’impossibile, soprattutto in una realtà dove al di fuori della familia tutto sembra possibile . Nella società infatti sembra dominare una assenza di limite che rende i bambini restii ad accettare in famiglia i limiti, i “no” . Pag. 62 Si fa fatica come genitori o come educatori far comprendere la dimensione dell’impossibile e del limite se il “trucco” del capitalismo è farci credere che tutto è possibile a partire dal consumo e dal possesso degli oggetti. Il delirio del nostro tempo è che esiste un oggetto per ciascun problema, e che è possibile risolvere ogni situazione attraverso il possesso dell’oggetto. Ne abbiamo esempi quotidiani anche nelle istituzioni : ad esempio una legge ad personam che non è una legge, non può esserlo se introduce l’infrazione della dimensione dell’impossibile. Un altro esempio della perdita del senso dell’impossibile sono le gravidanze fuori tempo massimo o quelle gravidanze dove il figlio non è più frutto di un atto amoroso e quindi il figlio non è più quella “metafora dell’amore dei due genitori” ma diventa solo qualcosa di voluto ad ogni costo. Questo e molti altri esempi hanno come denominatore comune l’illusione che la salvezza passa attraverso il possesso di un oggetto. Pasolini acutamente diceva che siamo nel tempo in cui il cielo è “vuoto sopra le nostre teste”. E’ tramontato il monoteismo ed è sorto un politeismo che è il politeismo degli oggetti :gli oggetti al posto di Dio . Bene l’aveva teorizzato Marx parlando del feticismo delle merci:gli oggetti incantano, affascinano moltiplicando i desideri Per difendere i bambini da questo è necessario introdurre il cuneo del “no” difficile da far accettare da parte dei genitori quando tutto, fuori dalla famiglia, è “si”. Il secondo volto della genitorialità è introdurre il “trauma benefico” dell’impossibile. Va però posta questa attenzione: chi incarna il simbolo dell’impossibile non deve goderne, chi incarna la Legge non deve godere di imporre la legge : perché in caso contrario cadremmo in un sadismo che era presente nella pedagogia autoritaria che è stata criticata a e scalzata dal sessantotto. Si tratterebbe allora di un uso correttivo e sadico del potere .Compito del genitore è invece far percepire al bambino che non tutto è possibile .Un’altra menzogna pedagogica del nostro tempo che è il dialogo infinito :non si può parlare all’infinito con i bambini né con gli adolescenti. La dimensione del dialogo è una dimensione pedagogica insufficiente anche se il nostro tempo si nutre di questa illusione . Perché ? Perché nel culto di dialogo si perde di vista la assunzione di responsabilità : la capacità di dare dei limiti indiscutibili ed invalicabili. La definizione di un limite non vuol dire che il figlio, specie se adolescente, ci si adatterà completamente ma è metter nel cuore del figlio il senso del limite in modo tale che l’infrazione del limite dà significato alla trasgressione ed al conseguente senso di colpa. Un dramma del nostro tempo è proprio l’assenza del senso di colpa e di conseguenza del senso di vergogna e del pudore.(Il professore riporta l’esempio di un collega psicanalista ginevrino che ha seguito un giovane diciannovenne autore di un episodio di inaudita violenza a scopo di rapina nei confronti di un anziano. Ciò che colpiva nel racconto del giovane era la totale assenza di senso di colpa :il giovane infatti si definiva non traumatizzato per il delitto commesso ma piuttosto per il constatare che in fondo il mondo appariva non cambiato rispetto al giorno prima.) L’orizzonte dell’impossibile sembra quindi essersi dissolto. Il tempo presente sembra essere un tempo senza legge che ben potrebbe essere definito la notte dei Proci :cioè il tempo in cui la legge è assente e tutto appare possibile . E’ il tempo dell’assenza della legge perché l’unica legge riconosciuta sembra essere la legge del godimento. L’introdurre invece nell’animo del figlio il senso dell’impossibile è rendere consapevole il senso della trasgressione e la consapevolezza di questo è in senso educativo già molto importante Pag. 63 C) Terzo volto della genitorialità :introdurre la legge dell’impossibile e del limite vuole anche dire far diventare possibile il desiderio . Senza limite non può esistere il gioco del desiderio : introdurre l’impossibile serve alla realizzazione del possibile. In caso contrario l’educazione servirebbe solo a schiacciare la vita. Un modello scioccamente repressivo di educazione è il “raddrizzamento”delle storture, il cercare di uniformare e rendere tutti uguali. Un buon educatore introduce l’impossibile per poter amare”le storture” perché il bravo genitore, educatore,analista vede nella stortura il punto fecondo cioè l’attitudine ,il talento del figlio. Bisogna non avere paura delle storture e dei difetti perché ci esprimono l’originalità di quell’essere che lo rende diverso da tutti gli altri e quindi le “storture “ non vanno disciplinate ma coltivate ed apprezzate. Una buona genitorialità non introduce la legge per spegnere la vita ma per rendere possibile il desiderio che è ciò che rende vitale l’esistenza di ogni essere : questo è il punto anche di massima convergenza tra psicoanalisi e messaggio evangelico. Per l’uomo esiste radicalmente solo un peccato :è la rinuncia ai propri talenti ,avere paura di “spenderli”e quindi non farli fruttare. Il peccato è rinunciare ai propri sogni per diventare come gli altri ci vogliono. Un grande poeta scriveva “non c’è incubo peggiore che ritrovarsi prigionieri del sogno di un altro.” Si deve quindi sostenere il desiderio dei figli e si riesce in ciò soltanto incarnando a nostra volta i nostri desideri,testimoniando che si può farlo,facendo circolare nella famiglia l’aria del desiderio (la passione per il proprio lavoro,per la propria casa,ecc) e ciò vale per ogni esperienza educativa . Questo trova riscontro anche nello stile educativo degli insegnanti in cui è sicuramente importante ciò che l’insegnante dice ma lo è ancora di più il “come “ lo dice e non nel senso della tecnica della comunicazione ma nel senso del riuscire a far percepire agli alunni che la parola detta è “incarnata”. Ciò fa muovere le persone :è la forza di papa Francesco e di tutti i grandi leader. Il bravo docente conosce la materia ma soprattutto ama il sapere : questa è la vera forza di un bravo docente:il trasformare i libri in corpi che hanno fascino a attraggono D) Dono più grande della genitorialità : saper perdere i propri figli cioè saperli abbandonare. Come all’inizio della vita ci deve essere l’accoglienza e la risposta al grido, quando la vita cresce (soprattutto in adolescenza) bisogna rendersi conto che è naturale voler spiccare il volo perché la famiglia diventa una realtà troppo stretta. La famiglia è la base della vita ma non esaurisce la vita perché a questo punto inizia per il figlio un viaggio ,pericoloso e tale da spaventare i genitori che pure devono lasciare che i figli si espongano al viaggio sapendo che possono però tornare perché hanno una base sicura a cui poter fare riferimento se necessario . “Perderli” vuol dire pedagogicamente non avere progetti su di loro perché avere progetti su un figlio vuol dire assegnargli un destino e ciò difficilmente si traduce in felicità. Come non avere progetti ? Dimostrando grande saggezza e avendo fede nei loro desideri perché ciò rafforza il desiderio dl figlio mentre il dimostrare scetticismo indebolisce il desiderio del figlio stesso. Il figlio va” abbandonato nel deserto” cioè va lasciato andare .Ciò dimostra anche quanto l’amore di un genitore è grande e disinteressato : è responsabilità senza proprietà. A cura di Cristina Bodon che ringraziamo per il lavoro prezioso di sbobinatura e trascrizione Pag. 64 Auto Mutuo Aiuto ASSOCIAZIONE OMBRELLO: i facilitatori dei gruppi di auto mutuo aiuto a mantova I facilitatori dei gruppi di auto mutuo aiuto di Oltre la Siepe, ma anche di altre associazioni, partecipano mensilmente a riunioni di aggiornamento parlando di programmazione, facendo autoformazione e auto mutuo aiuto per quanto riguarda tutto quello che deve fare il facilitatore dentro e fuori dal gruppo. I gruppi hanno iniziato a nascere a Mantova dal 2000 e da molti anni ci diciamo, fra i facilitatori, che sarebbe utile unirci in associazione. Finalmente il 28 aprile 2014 abbiamo firmato l’atto costitutivo dell’ASSOCIAZIONE AUTO MUTUO AIUTO – MANTOVA. A fare parte del primo Consiglio Direttivo ci sono Bruno Miorali, Loretta Malavasi e Antonio Vicari che sono anche soci di Oltre la Siepe, e Licia Cauzzi dell’associazione Maria Bianchi di Suzzara. L’ASSOCIAZIONE AUTO MUTUO AIUTO - MANTOVA L'associazione dei gruppi di auto mutuo aiuto è un'associazione ombrello Una associazione ombrello riunisce gruppi A.M.A. di varie organizzazioni e di varia natura in una finalità comune; protegge ed aiuta i gruppi, per questo si dice anche "Ombrello".E' un sistema che coordina i gruppi nella ricerca di mezzi e di risorse, per sostenere e promuovere i gruppi che ci sono e per dare avvio a nuovi gruppi. La nascita di una nuova associazione di questo tipo ha innanzitutto lo scopo di collegare i gruppi per migliorarne l’operatività; inoltre tale iniziativa cerca di sgravare degli impegni relativi le associazioni che hanno promosso i gruppi di auto mutuo aiuto già attivi nella provincia di Mantova, ma i gruppi rimangono emanazione e parte delle associazioni dalle quali sono nati. Infine una associazione permette di partecipare a bandi di finanziamento e permette di avere in uso le sale per le riunioni dagli enti pubblici .L'associazione ombrello nasce quindi per sostenere l’attività dei gruppi di auto mutuo aiuto delle varie associazioni. Con l'associazione ombrello viene perciò esaltato il fatto di mettere in collaborazione i gruppi dei diversi settori del volontariato che altrimenti procederebbero isolati, spesso ignorandosi; bisogna infine ricordare le esigenze di intervisione (supervisione tra i facilitatori dei gruppi) e promozione dei gruppi, senza le quali la loro attività rischia di svolgersi in uno stato di continua precarietà organizzativa. Per contattarci abbiamo anche una email ed un sito internet: [email protected] https://sites.google.com/site/automutuoaiutoamantova/home http://webbrain.com/brainpage/brain/19833C30-2134-01EE-0277-4654EE8462F2#-1 a cura di Antonio Vicari (supervisore e faciliatore dei gruppi) Pag. 65 ELENCO GRUPPI che sono in contatto con l’associazione A.M.A. Mantova Nome gruppo descrizione referente Luogo incontri “Mal d'amore" Quando essere innamorati significa soffrire. Per persone singole o coppie con problematiche affettive. Simona: 347 0648989 (dalle 20,30 alle 21,30). Mantova “Parole discrete” Sostegno alle persone in lutto. Licia: 338 9274746 Mantova “Punto su di me” Persone e famigliari coinvolti Maria: 328 8775537 nella dipendenza dal gioco d’azzardo. Mantova (mercoledì dalle 19,00 alle 20,30) Familiari di ragazzi con insegnante di sostegno nelle scuole secondarie. Bruno cel: 340 7111868 Mantova “ForteMente insieme” Famigliari di persone con problemi psichici. Alessandra: 349 4117787 Graziella: 335 7438839 Mantova “APCAT Mantova” Club Alcologici Territoriali Problemi alcol correlati. Bruna tel: 0376 329771 In tutta la Provincia di Mantova “Il sole e l'ombra” Persone con ansia, depressione e attacchi di panico. Loretta: 339 6532027 Mantova (mercoledì dalle 19,30 alle 21,00) Persone con ansia, depressione e attacchi di panico. Roberta: 340 6081562 Suzzara, Viale della Libertà, 32 (mercoledì ogni 15 giorni dalle ore 17:30 alle ore 19:00) Persone con alimentazione incontrollata Antonio: 347 8360043 Mantova, Viale Europa 31 (mercoledì, ogni 15 giorni, ore 18:3020:00) Pag. 66 GRUPPO AMA “PUNTO SU DI ME” per dipendenza da Gioco Azzardo Patologico obiettivi del gruppo sulla dipendenza da azzardo patologico -costruire un nuovo stile di vita -acquisire autonomia sulla gestione economica :acquisire un controllo - inizialmente od in modo stabile con l’aiuto di altri - sulla propria gestione economica. -gestire il proprio tempo libero coppie di opposti su cui il gruppo lavora con il facilitatore dipendenza/autonomia salute/malattia vuoto/pieno cambiamento/resistenza al cambiamento uguaglianza/diversità piacere/noia velocità/lentezza solitudine/condivisione Riflessioni sul ruolo del facilitatore: deve smarcarsi dal ruolo che gli attribuisce il gruppo e svezzarlo dall’essere guidato come un buon padre deve saper dosare direttività e accoglienza è un tecnico che deve gioire delle sua inutilità mantenendosi sullo sfondo come una levatrice deve saper sostenere chi sta intraprendendo un percorso di conoscenza di sé, il suo ruolo attivo ma non direttivo comprende il saper ascoltare, l’essere tolleranti, pazienti ed empatici la direttività (o leadership) del facilitatore può essere assunta nei confronti del gruppo fin che il gruppo non è in grado di assumersela su di sé, come una funzione vicariante di un aspetto che ancora non è presente nel gruppo. La direttività del facilitatore riguarda le regole del gruppo è in parte regista (organizzatore del contesto nel quale il gruppo si incontra, del clima che facilita la condivisione di linguaggi, di esperienze) ed in parte testimone (attraverso i suoi comportamenti ed atteggiamenti silenziosi) indicare al gruppo gli aspetti positivi del percorso Testimonianze La partita di oggi che ho smesso di giocare, è contro il croupier che è rimasto dentro di me, il gioco è a noi connaturato. Per chi vuole uscire da questa dipendenza è fondamentale la vicinanza degli affetti: il giocatore ha bisogno d’amore, di tanto amore ed è consapevole che con questo tormento fa scappare tutte Pag. 67 le persone che sono intorno a sé …eppure d’amore, di tanto amore ha bisogno. Oggi vinco contro me stesso per superare: -L’impossibilità di resistere all’impulso di giocare e all’attrazione irresistibile che provoca -Il desiderio di aumentare sempre più la posta perdendo la consapevolezza di ciò che si sta compiendo nel magico momento in cui si gioca. -L’astinenza che si prova con la droga è niente in confronto alla mancanza di poter giocare perché è dentro di te che si muove la necessità e non da una sostanza esterna. Grave è la quantità di tempo sottratta a tutto il resto. Si arriva a giocare anche per 48 ore di fila , senza dormire, tanta è l’adrenalina che scorre nel sangue. Tutto il resto sbiadisce, non c’è desiderio sessuale che tenga. -La sensazione di onnipotenza e di sfida determinata dall’ostentazione o dal possesso potenziale, più che reale , di ingenti somme di danaro. Oggi sono arrivato a comprendere CHE VINCE SEMPRE IL BANCO, il giocatore non gioca per vincere in assoluto ma per il bisogno in sé di giocareP. Sto davvero bene, ha ritrovato serenità in questo gruppo con l'accompagnamento così importante dei facilitatori. Dalla prima volta che ho partecipato (è passato ormai qualche mese) ho smesso di giocare. Continua ad andare perché sento di avere un ruolo e mi vedo riconosciuta nelle mie capacità ed esperienze. Sto gradatamente imparando a perdonarmi per il tempo in cui mi sono lasciata abbagliare dal vortice delle slot. Era una situazione pesantissima: la malattia seria e progressiva di mio marito , mia figlia che usciva di casa per costruire la sua famiglia, la morte di mio padre con cui avevo un rapporto straordinario , il mio pensionamento che favoriva spazi di immensa noia. L. Il cambiamento che io ho rilevato è l'uscita dalla solitudine (anche familiare ) e l'instaurarsi i rapporti amicali….. L'astinenza consolidata nel tempo è solo di alcuni, altri hanno diminuito la compulsione ma non hanno ancora raggiunto l'astinenza totale. Il percorso verso l'autonomia richiede tempo e la strada è lastricata di ostacoli per alcuni ….Il gruppo muta con la partecipazione delle persone che in questo anno e mezzo sono cambiate... M. Sono un padre di famiglia vicentino, classe ’74, che ha passato gli ultimi 10 anni delle sua vita dipendente dal gioco d’azzardo. La mia era una continua sfida con la slot, dovevo recuperare i soldi che avevo già perso e così continuavo a giocare. La slot mi ha fatto perdere interesse per il mondo reale per un lungo, buio periodo. Di fronte alla slot non riuscivo più a ragionare. Sono uscito dalla dipendenza solo quando ho toccato il fondo e quando avevo già perso tutto: i miei risparmi, l’agenzia immobiliare che gestivo da ormai 12 anni, mia figlia che si è trasferita all’estero con la mia ex moglie....Chiedo che ci sia un ripensamento sulla sanatoria delle multe sulle slot e che non si facciano sconti ai signori dell'azzardo. Il gioco d'azzardo in Italia sta raggiungendo livelli stratosferici, con almeno 80 miliardi giocati ogni anno. F. “La condivisione è già una via d'uscita”: «Davanti a me, all’improvviso ho visto tre strade: il carcere, il suicidio, ma per un minuto solo (purtroppo a volte l’epilogo è però veramente tragico!) o l’opportunità di Pag. 68 lasciarmi aiutare…». «Farcela da soli? Lo ritengo difficile; e improponibile quando si raggiunge un determinato ed elevato grado di intima sofferenza…». Dal Film Zeoper Iniziative di sensibilizzazione sul tema della dipendenza da azzardo patologico: Dibattito pubblico promosso da Caritas, Oltre La Siepe, ASL di Mantova, Associazione Vivere Porto, Cinema Mignon con proiezione Film “Zeroper” Rimettersi in gioco : presente a Mantova il regista Francesco Russo con la sua testimonianza di come è nato il film e delle sensazioni della serata nella nostra città L’idea del mio documentario prende le mosse dai dati sconfortanti riguardanti il triste fenomeno della dipendenza patologica da gioco d'azzardo. Mi sono chiesto: cosa si può contrastarlo? E poi, che fine fa chi soffre di gioco d'azzardo patologico compulsivo? Ho deciso di concentrare la mia attenzione in particolare su una delle tante esperienze significative, ancorché periferiche, di prevenzione e cura del gioco d'azzardo patologico, in grado di rimediare autonomamente e in modo efficace alle assenze istituzionali: A.GIT.A., un'associazione con sede a Campoformido (UD), in cui gli ex giocatori d'azzardo intraprendono il percorso terapeutico col sostegno delle rispettive famiglie, attraverso la terapia di gruppo. All’interno di A.GIT.A. donne, uomini e ragazzi con storie divergenti e parallele, sono accomunati dal sentimento di coloro ai quali viene sottratta una parte fondamentale dell'esistenza: la dignità. Sono però persone che, lavorando fianco a fianco con i loro familiari, trovano la forza di “rimettersi in gioco” nella vita di tutti i giorni, senza doversi più a nascondere dietro il paravento della vergogna. Credo sia importante lanciare un messaggio positivo, far conoscere il più possibile non solo gli allarmanti dati sul fenomeno, ormai sotto gli occhi di tutti, ma anche gli spazi e i modi per contrastarlo. Questo film è dedicato a tutti coloro che non vogliono arrendersi, anche perché è la stessa determinazione e lo stesso lavoro di squadra che ci ha permesso di realizzarlo in maniera indipendente, con le nostre sole forze. Uscire dalla dipendenza, si può. E in tutta Italia esistono ormai centri specializzati che hanno lo scopo di aiutare i malati dell'azzardo. Pilota nel lavoro di recupero dei tossici da gioco è da anni almeno dieci anni il centro di Campoformido, (Udine) che, attraverso una terapia di gruppo, condotta da Rolando De Luca, (www.sosazzardo.it) alla quale partecipano giocatori e famigliari, mira a liberare per sempre la vita dei giocatori patologici dalla loro schiavitù. Quest'anno ho avuto l'occasione di proiettare il mio documentario “Zeroper - rimettersi in gioco” presso il cinema Mignon di Mantova. E' stata un'esperienza indimenticabile! Un lavoro faticoso, durato quasi un anno quello riguardante la realizzazione del mio documentario e che alla fine ha conosciuto l'interesse e l'entusiasmo da parte di tutti: associazioni, promotori e spettatori. Insieme abbiamo condiviso l'amarezza riguardante il triste fenomeno del gioco d'azzardo in Italia e delle “vittime” ad esso connesse, ma abbiamo anche condiviso il piacere del confronto, del dibattito e del fare cultura. Pag. 69 Siamo tutti impegnati a perseguire un obiettivo comune: riflettere e focalizzare l’attenzione sulla vastità del fenomeno e sulle reali possibilità di contrastarlo. Al Mignon di Mantova ho rafforzato il mio desiderio di critica e di denuncia rispetto a tematiche così gravi e come quelle affrontate nel mio documentario. Al Mignon di Mantova ho ritrovato una grande famiglia, che a breve spero di tornare a riabbracciare. A cura di Francesco Russo, regista del Film Zeroper Collaborazioni con Servizio Dipendenze ASL: Riunione presso sala formazione ASL MN- 06022014 Presentazione Progetto “fateilnostrogioco” in collegamento skipe con Trento(referenti della proposta) e Asl di Cremona interessata al medesimo percorso. Il progetto è stato ratificato dalla Conferenza dei Sindaci (13/2/14), e prenderà il suo avvio nel periodo tra settembre/ottobre 2014 Presenti Comune di Mantova (Ghidoni) Serd, Csvm (Paola Rossi) Camera Commercio (Elena Spagna disponibile al coinvolgimento degli esercenti)Coop Ethica ed altri soggetti. Si parla dell'allestimento di un casinò con slot, tavolo da poker, tabaccheria, ovviamente con giocate virtuali, senza danaro, con simulazioni dimostrative che “nel gioco d'azzardo perdere è matematico”. Si potrà evidenziare “ quanto si perderà” in base al denaro giocato. L'idea è quella di “ far giocare “ le persone tenendo i conti del banco e i conti del giocatore per dimostrare quanto è “insidioso” il meccanismo : si vince, si perde, si rivince, si riperde e le persone non ne hanno consapevolezza. La mostra vuole smascherare queste illusioni La mostra viene realizzata in tre diverse sale (metratura necessario 200/250 mq), tra loro collegate: 1 zona : dimostrazione della matematica antiintuitiva: “mettere a nudo la matematica che ci frega nell'azzardo” (il gioco può appare intuitivamente molto semplice, offre sensazioni di perenne e potenziale vincita ma i fatti smentiscono impietosamente). L'obiettivo di questa prima sala è quello di “sfruttare” la Pag. 70 matematica per conoscere le trappole messe in atto per truffare la gente (i gratta e vinci hanno vincite modeste che si ripetono più spesso così da indurre compulsività). 2 zona :dove si può realmente giocare con ruolettes, slot, poker. 3 zona : dove è prevista la presenza di operatori asl o soggetti del Terzo Settore/ associazioni che possono incontrare i “giocatori”, transitati nelle sale precedenti, riflettendo sulle sensazioni, sugli effetti, sulle impressioni che sono state percepite. In alcune esperienze di altre città, “giocatori veri” si confessavano proprio in questa sala e approfittavano per parlare del problema. La mostra avrà bisogno di una squadra di persone che accompagnano (tutor). Si coinvolgerà un polo universitario (Milano) da cui attingere studenti mantovani, da formare per essere inseriti nel percorso (con retribuzione fondi asl). La formazione (AMA Trento) riguarderà aspetti psicologi e sociali da combinare con le competenze matematiche già acquisite con gli studi universitari. Dove sì è già realizzata la mostra sono sorte iniziative satellite che sono continuate, oltre i tempi dell'iniziativa (un mese circa) come forma di presidio e di sensibilizzazione del territorio. La fruibilità sarà trasversale, con privilegio per gli studenti delle scuole rispetto ai quali sono già stati avviati contatti con Provveditorato di Mantova . L'asl si farà carico del costo complessivo dal punto di vista organizzativo in base ai finanziamenti collegati ad azioni di prevenzione della delibera n 8 Regione Lombardia. Per quanto riguarda la location si cercherà di individuare uno spazio ampio, in Centro storico per favore la massima partecipazione dei cittadini e dei giovani in modo particolare poiché si tratta di una proposta che, attraverso un'informazione dimostrativa dei rischi del gioco, va ad incidere con efficacia sugli aspetti della prevenzione A cura di Giuseppina Nosè Percorso di formazione condivisa: Workshop “Giochi di famiglia e sistema familiare: aspetti teorici e trattamentali4 aprile 2014 – Ufficio Formazione ASL - Pag. 71 “L’esperienza dei gruppi di auto mutuo aiuto di “OLTRE LA SIEPE nel territorio mantovano”. Ogni percorso di formazione è importante, dal punto di vista professionale ma anche per la propria umanizzazione, perché consente di farsi continuamente domande , veste il proprio agire di senso e lo emancipa da interventi improvvisati o fondati semplicemente sulla buona volontà. Chi ha buone ragioni da allegare al proprio essere professionista o al proprio essere volontario è capace di “trasmettere” passione e la passione è avvincente. Mi pare di aver sperimentato che chi soffre, di un disturbo psichico o di una dipendenza, non guarisce esclusivamente in virtù di un trattamento ma accetta forme di aiuto e di cura in virtù di un'attrattiva relazionale . Nella vita di Oltre la Siepe, la formazione, ci ha permesso processi di cambiamento ,sicuramente in noi stessi , anche quando intorno nulla sembra mutare. Il nostro tempo relega la gratuità nell’irrilevante e questo uccide la parte vitale di un’azione umana eccedente rispetto al dovuto. Gratuità è “oltrepassare il dovere”.“Lavoriamo veramente quando siamo dono” quando cioè portiamo entusiasmo e trasporto, nella nostra professione, che nessun contratto potrà mai imporre. Certo sono importanti le competenze ma senza il “surplus” personale tutto è ridotto a “prestazione”. La mentalità prestazionale spesso condizione le “cure sanitarie”. L’attenzione tende a focalizzarsi sulla patologia. La carenza di risorse è sovente l’alibi o l’oggettiva difficoltà a fornire risposte personalizzate e di senso. La persona è “oggetto” di studio, osservazione, cure, valutazione, ricerca, e sempre meno soggettoin-relazione. Allo stigma sociale, che da sempre accompagna le persone con dipendenza, si aggiunge anche l’”autostigma”, la convinzione cioè di non potercela fare. Vi sono beni immateriali che reclamano soddisfazione: recupero di speranza, ricostruzione di reti, desiderio di decidere come vivere la propria vita, realizzazione, non secondo un “modello standard” ma secondo le proprie aspirazioni. In questi anni proprio le associazioni, che incontrano le famiglie e le persone con problemi, hanno sentito la necessità di “ coltivare altri terreni” individuando nell’Auto Aiuto la formula concreta per avviare processi di protagonismo ed emancipazione . Sono questioni da recuperare da parte di tutti: chi vive direttamente la condizione di sofferenza,la sua famiglia , gli operatori pubblici e privati che desiderano ridare stimolo al proprio lavoro quotidiano, tutti coloro che per senso di cittadinanza percepiscono il valore della condivisione e della solidarietà. I primi gruppi Ama di Oltre la Siepe (per ansia e depressione, per sostegno a famigliari di persone con disagio psichico, per la dipendenza da azzardo, per dipendenze emotive, in cantiere un gruppo per le famiglie o le persone in crisi per la perdita del lavoro) risalgono al 2000 quando emerse il bisogno più che “di fare delle cose di condividere delle situazioni”. Credo di poter leggere in questa esperienza una dimensione davvero semplice simile a quella di una famiglia allargata che sa proteggere, accogliere e non giudicare, le sue parti più fragili partendo dalla consapevolezza che ognuno ne porta con sé. La “condivisone” è sicuramente un punto di forza solo apparentemente scontato :” non solo io vivo il problema, altri lo stanno attraversando e vediamo con che attrezzi si muovono, magari io posso portare i miei per costruire possibilità o strategie”. Chi spartisce un peso, prova un senso di sollievo, trasforma in parole una condizione opprimente. Nel gruppo ci sono , quindi, rispecchiamento e identificazione. Pag. 72 Forte è il valore che viene riconosciuto alla dimensione dell'”ascolto”. Il nostro tempo è avaro di quel tempo, solo apparente morto, che si dedica alla narrazione. Siamo tutti compressi tra incombenze burocratiche e appuntamenti/colloqui che si susseguono senza sosta: ascoltare è un lusso eppure va inscritto in un bisogno primario come la bellezza e la gratuità. Nel gruppo o anche nell'ascolto personale (Spazio ascolto cps) questa dimensione, così necessaria trova una sua, “salvezza” , una dimensione che, incredibilmente, basta a se stessa; il più delle volte non c'è la soluzione di un problema ma avervi dedicato tempo, nell'ascolto, è già una piccola parte della soluzione. Chi ti parla si è messo in gioco , ti ha dato una parte di sé molto intima. Quando succede esprimo riconoscenza a chi trova il coraggio di raccontarsi per cambiare qualcosa nella propria storia. I rapporti, all'interno del gruppo Ama, sono tra pari . Sono altro dal rapporto con un professionista. Tanti contatti con l'associazione arrivano da persone che non conoscono e che baypassano i servizi di cura. Una questione che ci ha sempre interrogato! Al servizio ci si arriva per disperazione, raramente per convinzione. Ci si sbatte contro/dentro nelle crisi più gravi , come ultima spiaggia.. Quando ci si trova davanti al professionista il ruolo prevale sull’incontro con la sua persona e questo crea soggezione . Ho potuto inoltre constatare che, spesso, i luoghi che offrono cura non sono conosciuti e , quand'anche lo fossero, conservano un alone di vergogna, che rende faticosa la loro frequentazione. Accedere alla cura implica anche il riconoscimento di un malessere , processo tutt’altro che scontato. Nasce la domanda di come promuovere informazione,con strumenti facili di divulgazione, dei servizi offerti. Spesso ho notato che chi gestisce servizi e ne promuove di nuovi, per rispondere a sofferenze legate alla psiche, è come se fosse già appagato, incurante di come spendersi rispetto ai potenziali fruitori . Non vorrei sembrasse una critica , di certo è un sentimento che si raccoglie e di cui tenere conto quanto le persone “stanno lontane nonostante noi si sia bravi operatori” Ci siamo accorti, nel tempo, che il gruppo AMA o l'associazione possano costituire un ponte , una carta di credito da spendere nel luogo di cura. Gli scambi che avvengono al loro interno raccontano dei rapporti con i medici e le possibilità che ci sono rivolgendosi ai professionisti . Il gruppo garantisce un “pass” e la persona , allora, si approccia al servizio con minor timor , è consapevole che altri lo hanno frequentato e beneficia di un sostegno che integra l'aiuto aiuto con un presidio terapeutico o farmacologico. Normalmente chi si decide ad andare ad un servizio pubblico , se incoraggiato dagli amici del gruppo o dell'associazione, raramente torna indietro . Si sente rassicurato anche se qualcosa non andrà bene, si sente rinforzato dall'aiuto ricevuto perché gli era stato prospettato da qualcuno di cui si è fidato. Credo che questa circolazione possa avvenire in entrambe le direzioni: dal gruppo al servizio e dal servizio al gruppo. Nel servizio di salute mentale alcuni medici consigliano, insieme alle cure, l'appoggio presso l'associazione e l'associazione, spesso, promuove e accompagna la presa in carico laddove vi fossero resistenze o timori. Nel gruppo si creano premesse relazionali che garantiscono premura, affettività , riferimento nelle situazioni di criticità ma anche nella serenità ritrovata proprio grazie ad incontri nuovi. Si prova a respirare normalità e non solo difficoltà. Il quotidiano è carico dei suoi problemi ma è affrancato dalla solitudine e dall'angoscia che lo deturpavano. L'aiuto aiuto non è più la frazione di tempo racchiuso in un pomeriggio della settimana ma un sistema di scambi a cui attingere e a cui far dono costantemente Pag. 73 Nel gruppo ci sono regole che tutelano vicendevolmente i partecipanti: tempi di parola , riservatezza, astensione dal giudizio .E' evidente che la declinazione delle regole richiede allenamento e affiatamento tra i partecipanti: qualcuno che tende ad eccedere nei consigli c'è sempre ma la regola d'oro è ascoltare perché chi ascolta cambia , chi consiglia è fisso sulle proprie certezze. In questo sta anche l'abilità del facilitatore a gestire le dinamiche e le interazioni perché si può anche far fatica a reggere il dolore e l'angoscia che trasudano dalle storie così personali. Nel gruppo porto il mio problema vi accedo perché mi sento in una condizione di sofferenza , sono paziente nel senso della estenuate pazienza che richiede l'abitare la sofferenza .., arrivo in forma passiva pensando di essere destinatario di soluzioni ma ne esco ri-attivato perché la dinamica degli incontri può smuovere parti sconosciute che sono risorsa e risposta per gli altri. Risorge una stima di sé seppellita , si sperimenta la soddisfazione di essere utili seppur attingendo alle fatiche che ci trattenevano. Non è raro che nei gruppi, la persona che è arrivata come desiderosa di aiuto, possa diventare facilitatore: un'evoluzione che attesta il buon funzionamento del percorso e che avvia relazioni virtuose dove nessuno è mai spacciato. C'è una cura particolare per i facilitatori dei gruppi. Per essi si attiva formazione (specifica per argomenti anche se la base riguarda regole di comunicazione) come è avvenuto per l'azzardo e la supervisione mensile per portare le problematiche emerse e per promuovere azioni di manutenzione. E' in embrione l'attivazione di un'associazione ombrello che raccolga tutti i gruppi ama della provincia in modo da fare rete anche tra le diverse associazioni con i gruppi presente nella realtà territoriale. In particolare con l’esperienza del gruppo per dipendenza azzardo “Punto su di me”abbiamo visto ruotare dal novembre 2012 una cinquantina di persone con una presenza stabile che va dalle 10 alle 20 unità. Le donne più difficilmente ammettono il loro bisogno. Grande difficoltà risiede nel resistere all’astinenza dal gioco, vista la diffusione capillare delle occasioni . Esiste un sorta di quaderno dove si riportano esperienze di ricaduta o di perseveranza nell’astinenza. Vi affido un detto rabbinico da far risuonare, in noi, quando ci troviamo ad incontrare, per professione o per volontariato o come semplici cittadini, persone in difficoltà:”Ogni vero rapporto umano è insieme FERITA e BENEDIZIONE. La ferita è l’altra faccia della benedizione. Quando si vogliono evitare le ferite si resta senza benedizioni, senza gioie…del resto se si smette di “zoppicare” si muore perché la vita è “vulnerabilità” . A cura di Giuseppina Nosè. Partecipazione il 23 /4/14 a Telemantova nella Rubrica “Medicina in linea” sul tema: “Dipendenza da gioco d'azzardo : prevenzione e cura” http://www.youtube.com/watch?v=c0CcpT3cLLw Traccia domande/risposte del dibattito Pag. 74 Giuseppina Nosè , presidente Associazione per la promozione della saluta mentale “Oltre la Siepe” nata a Mantova nel 1996 1) Che cosa è l'auto mutuo aiuto? Ricalca il concetto di famiglia allargata, quella che un tempo era capace di assorbire le fragilità di certi suoi membri. E' una sorta di recupero dell'aspetto delle “relazioni” come canale da affiancare all'intervento sanitario. Chi soffre di una dipendenza, non guarisce esclusivamente in virtù di un trattamento, ma accetta forme di cura in virtù di un'attrattiva relazionale . L'aiuto aiuto è un gruppo tra pari, tra persone che hanno il medesimo problema affiancate da un facilitatore che ha il compito di favorire la comunicazione tra i partecipanti. 2) Perché il gruppo di auto aiuto può essere utile per una persona che gioca d'azzardo? Il nome scelto per il gruppo è “Punto su di me” . Vi si arriva dopo molte “puntate”, spesso “andate a vuoto” e si può scoprire che “la puntata vincente” è quella “giocata su se stessi”. Si partecipa pensando di ricevere soluzioni. Invece ci si accorge di essere risorsa e risposta per qualcuno. Nessuna esperienza è uguale ad un'altra e, nello scambio tra punti di forza e punti deboli, si realizza una “ragionevole vincita” che si chiama autostima . L'auto aiuto consente di condividere, di trasformare in parole, una condizione opprimente, di vedere che non si è gli unici ad avere quella “disgrazia”. L'auto aiuto promuove sostegno ed appartenenza anche ed oltre il momento dell'incontro; le persone trovano nuove amicizie e punti di riferimento. 3) Come si può arrivare al gruppo e dove si svolgono gli incontri? La partecipazione è gratuita. Viene garantita totale riservatezza. C'è un accompagnamento per chi vi entra la prima volta e lo desidera. E' possibile contattare il cell 3288775537 . Può partecipare la persona che ha il problema e, in caso di suo rifiuto, possono partecipare i suoi famigliari o amici. Il luogo di ritrovo è presso la Caritas di Mantova in Via Arrivabene La frequenza è settimanale il mercoledì dalle 19 alle 20,30. Spesso il contesto di chi vive intorno a queste persone avverte grande solitudine e vergogna, tende a coprire e si ritrova connivente e impotente. Il gruppo offre strategie per affrancarsi. 4) Dal suo osservatorio come giudica il rapporto tra la stampa e l'argomento del gioco patologico? Ci sono forti potenzialità nell'offrire informativa di iniziative di sensibilizzazione, percorsi di cura e opportunità del territorio. Ritengo che chi sta dentro al problema avverta l'”attenzione” dei giornali su questo tema. E' una sorta di riconoscimento di una sofferenza faticosa da raccontare. Mi pare di ravvisare, però, qualche rischio quando in virtù della notizia a tutti i costi, si può accendere un conflitto fra il contenuto informativo ed emozione suscitata. Annunciare, per esempio, a pieno titolo l'importo di una vincita, incoraggia purtroppo i giocatori accaniti nell'illusione che loro stessi , prima o poi, ne beneficeranno..... Pag. 75 5) Come possiamo giudicare uno Stato che da un lato favorisce la diffusione delle slot machine o del gioco online e dall'altro deve trovare ingenti risorse per curare le ludopatie? E' vero, lo Stato se ne sta come un “croupier” a capo del tavolo da gioco per sfruttare le sue vittime nel portafoglio e , ancor più nella dignità, per guadagnarci. Questa terribile ambivalenza va senz'altro denunciata e richiede una presa di posizione chiara , inequivocabile, da parte di tutti i partiti politici, stante le imminenti scadenze elettorali . Tuttavia non possiamo nasconderci che la “dipendenza non è causa, ma sintomo di altre problematiche, a monte della storia personale e del contesto di vita della persona , delle quali manca la consapevolezza. La dipendenza è rifugio rispetto ad una realtà vissuta come insostenibile ed angosciante all'interno della quale, il gioco come ogni altra dipendenza, funzione come compenso gratificante. Eppure, difronte alla durezza del vivere non tutti rimediano attraverso il gioco. Come essere “resilienti”, malleabili ma non distruttibili nelle vicende alterne del vivere : perdita del lavoro, violenza, lutti, separazioni …? Quali fattori possono risultare “protettivi”?: “mettere le cose che ci succedono all'interno di uno scenario di valori”, “favorire la coesione famigliare”, “recuperare riti e memoria”, “esplicitare il proprio dolore per render l'innominabile, nominabile”, promuovere una buona rete sociale”, “accogliere un intervento terapeutico strutturato e continuativo”,”ammettere il proprio limite: l'essere e non il dover essere da sollievo”, “impegnarsi nella prevenzione”, “procedere in cordata: soli non ce la possiamo fare, la risalita dal ghiacciaio è piena di insidie, si può perder in controllo e ricadere”. Stefano Pellizzardi (medico), resp.le U.O. Basso Mantovano del Dipartimento delle Dipendenze dell’ASL di Mantova 1)Dove può rivolgersi un cittadino che ha problemi di gioco d’azzardo ? Viene presentato il Dipartimento delle Dipendenze con le 6 sedi territoriali ( ogni sede ha un recapito telefonico a cui rivolgersi ). Ci si può rivolgere direttamente, senza impegnativa medica, può rivolgersi di rettamente la persona che ha il “problema” od un suo familiare o amico. Servizio Dipendenze Mantova 0376-334304; Basso Mantovano: Suzzara (0376-331447) Ostiglia (0386302035) Viadana (0375-789794); Alto Mantovano: Castiglione (0376-947243) Asola (0376-331031) E' un servizio gratuito. Pag. 76 2) Oltre ai Servizi pubblici chi si occupa di Gioco Azzardo Patologico in provincia di Mantova? Numerose le sperimentazioni avviate da Regione Lombardia (con DGR 3239 nel 2013) anche sul GAP,. Dopo l’attuale fase sperimentale è probabile la messa a regime degli interventi e la possibilità del privato sociale di accreditarsi. 3) Quando un paziente arriva al Servizio cosa succede ? Viene visto da operatori esperti che si fanno carico del suo problema, sia in termini individuali che familiari, attivando anche una collaborazione di rete con altri Enti ( Comuni, associazioni, Avvocati, Ufficio Protezione Giuridica per le problematiche economiche , etc ).Nel Gioco Patologico c’è una estrema rilevanza degli aspetti economici rispetto alle altre tipologie di dipendenze. 4) Ci sono terapie efficaci ? Non ci sono farmaci specifici ma possono esserci eventualmente, su prescrizione strettamente medica, farmaci sintomatici. Terapie efficaci comprendono gruppi di auto aiuto, psicoterapia cognitivo comportamentale e/o familiare. Per la parte economica è un valido aiuto ricorrere all’amministratore di sostegno. Importante, in sintesi, un supporto familiare ed il costante rinforzo della motivazione del paziente. 5) E’ importante l’integrazione fra i vari Enti che si occupano del paziente ? Si, funziona l’intervento integrato di più attori che affrontano il problema nei suoi svariati aspetti ( clinici, lavorativi, familiari,relazionali, economici ) Bruno Boccaletti (psicologo) responsabile sociale Distretto Guidizzolo E' evidente che la famiglia del giocatore compulsivo rimane coinvolta dalle azioni del suo gioco d'azzardo e dalle loro conseguenze sull'economia complessiva del nucleo famigliare; quali possono essere le conseguenze per la famiglia? …e che parte i famigliari possono avere nel tentativo di iniziare un percorso di cura del giocatore? Sicuramente la famiglia viene fortemente coinvolta dalle scelte che il giocatore ha messo in opera per assecondare il suo bisogno di giocare in un modo compulsivo, vale a dire in maniera continuativa e che sfugge completamente al suo controllo. Questo bisogno è molto forte e viene vissuto come imperante e irrinunciabile. Per soddisfarlo il giocatore non si limita a dare fondo alla propria disponibilità economica personale ma, quasi sempre, si trova Pag. 77 costretto a ricorrere alle riserve finanziarie della sua famiglia, senza badare alle conseguenze che questo comportamento può avere, nella convinzione che tutto il denaro che viene perso nel gioco potrà comunque essere nuovamente recuperato attraverso una vincita prossima e probabile, al di la di ogni ragionevole logica. Il comportamento avventato del giocatore finisce allora per creare danni rilevanti alla sua famiglia, che può veder sparire in tempi anche brevi i propri risparmi. Questo chiaramente si traduce in un forte sentimento di instabilità ed insicurezza per tutti, nonché di limitazione e di pericolo per il presente come per qualsiasi progetto futuro che diventa irraggiungibile per effetto di questa dilapidazione. Alla sorpresa iniziale segue presto un forte senso di risentimento e di rabbia verso il giocatore, che oltretutto non può essere capito , così come non può essere spiegato il suo comportamento. In genere quando i famigliari prendono la decisione di rivolgersi ad un servizio, l'abuso di gioco del famigliare ha già prodotto perdite di una certa consistenza e tutti hanno già messo in opera il tentativo di fermare il comportamento del giocatore senza peraltro ottenere risultati apprezzabili. Per questo motivo si è già consolidato, all'interno della famiglia, un profondo senso di fallimento, fallimento del giocatore ma anche di chi lo circonda che non riesce a controllarlo e ad interrompere queste azioni pericolose. La rilevanza delle perdite, e questa rapida compromissione dei rapporti famigliari, sono già motivi sufficienti per capire quanto sia importante decidere di rivolgersi a qualcuno. In alcune circostanze il senso di vergogna, le promesse del giocatore di impegnarsi ad interrompere i comportamenti di gioco, e una sottovalutazione della gravità del problema possono agire come ostacoli che finiscono col ritardare questa utile decisione. Altre volte l'escalation dell'entità delle perdite può essere così rapida e devastante da portare invece i famigliari a prendere questa utile decisione in tempi veloci. Arrivati dunque alla decisione di rivolgersi ad un servizio, la famiglia non dovrà abbandonare il proprio congiunto ma potrà entrare a far parte della squadra che si impegnerà per ottenere un cambiamento Tutti gli operatori che a vario titolo si sono occupati di questi problemi possono confermare quanto positivo ed importante sia il coinvolgimento e l'aiuto dei famigliari nel cercare di ottenere un risultato positivo. Molto spesso i problemi ed i danni che sono stati creati, fanno sì che il giocatore venga vissuto dagli altri famigliari come un nemico da combattere se non da isolare. Una delle prime azioni, che gli operatori devono garantire, è quella di ricreare un nuovo sistema di alleanze all'interno della famiglia, una nuova alleanza tra i famigliari, il servizio ed il giocatore, così che il giocatore non venga più percepito come il nemico. Il vero nemico da battere deve essere il gioco. Sarà altresì necessario ricostruire in maniera realistica e completa una mappa dei danni che l'abuso di gioco ha prodotto, senza coperture o reticenze, poiché questo diviene un forte ed incontrovertibile elemento di realtà da cui far partire ogni strategia, ogni scelta terapeutica e rieducativa Che ruolo può avere il consultorio familiare nel tentativo di procedere verso una disassuefazione al gioco compulsivo? Pag. 78 La collaborazione tra Servizi per le Dipendenze e Consultori hanno nel nostro territorio una radice nella tradizione e negli anni legata in particolare al capitolo altrettanto delicato della tutela minori. Ma nel campo della dipendenza da gioco, la collaborazione viene portata a sistema dalla DGR n. 856 del 2013 che prevede un lavoro affiancato di questi servizi che va dagli interventi di cura ed assistenza diretta sino alla progettazione di iniziative rivolte alla popolazione tese a creare una sensibilità e conoscenza sul fenomeno nonché a prevenirlo. Il consultorio familiare può giocare un ruolo positivo in questa operazione collaborando, con il servizio dipendenze in particolare nell'offrire al giocatore ed alla sua famiglia uno spazio di riflessione e di analisi su quanto è accaduto, sugli eventi e le difficoltà che possono aver contribuito a determinare l'insorgere di questo grosso problema. Il consultorio familiare ha sempre avuto un' attenzione particolare per la famiglia, i problemi e le difficoltà che può incontrare e la valorizzazione delle sue risorse. Al suo interno operano professionisti che, nel tempo hanno maturato una grande e positiva competenza sul gruppo famigliare, le sue dinamiche e le sue particolari caratteristiche. Questa competenza è sicuramente presente tra gli operatori dei servizi delle dipendenze e viene quotidianamente spesa per cercare di ottenere risultati nella lotta ad ogni forma di dipendenza. Possiamo comunque comprendere che all'interno di una famiglia che sta vivendo questo problema, nella sua fase più acuta, il gioco prende una rilevanza ed una priorità difficilmente contrastabile. Questo porta il gioco ad essere il fuoco centrale di ogni discorso e di ogni pensiero. In un altro spazio, come può essere quello consultoriale , c'è la possibilità di spostare l'attenzione sulle ragioni scatenanti la dipendenza. Questi elementi possono essere la storia personale del giocatore, la storia della famiglia, la dinamica tra i suoi componenti, la comunicazione che è possibile al suo interno. La drammaticità e l'urgenza del problema gioco, in alcuni casi costringe a vivere nella dimensione dell'immediato e del presente, e impedisce che lo sguardo recuperi un passato forse condizionante la situazione attuale. Il consultorio, meno implicato nel controllo e nell'azione di contrasto diretta al gioco, può permettere e garantire uno spazio adeguato e protetto per accogliere questi elementi e favorire una loro comprensione. Appena poi la situazione lo renderà possibile si cercherà di restituire il giocatore al suo naturale ruolo all'interno della nucleo famigliare, se ad esempio si tratta di un padre, di ricoinvolgerlo nelle sue responsabilità di genitore precedentemente stravolte dal comportamento di abuso. Tutto questo nel tentativo di riportare una nuova serenità e di tornare a rendere più stretti e funzionanti i legami tra i famigliari. Collaborazione con l'Ufficio di Protezione Giuridica ASL Le attività in tema di protezione giuridica hanno visto in questi ultimi anni una new entry, il gioco d’azzardo. Come operatori dell’UPG ci siamo resi conto di quanto ancora poco si conosca sul tema: le cause possono essere molteplici e variare ma gli effetti, in genere, convergono in modo omologo verso una situazione che Pag. 79 può sconfinare nella vera e propria patologia. Ed, infatti, come insegna la letteratura medico-legale, a livello psicologico si assiste al repentino passaggio da euforia a depressione, con stati d’animo altalenanti e l’insorgenza, quindi, di una vera e propria dipendenza, del tutto simile, per sintomi e caratteristiche, a quella da sostanze stupefacenti. E allora cosa fare? Come contrastare questo fenomeno che sta dilagando, in un momento storico di crisi a tutti i livelli? L’amministrazione di sostegno è indicata come misura assolutamente adeguata ad affrontare una problematica di tal fatta ed, anzi, da consigliare. Ma non basta. Non basta perché la ludopatia coinvolge non solo la persona colpita, ma anche familiari, parenti, amici; coinvolge e colpisce l’intera comunità. Un grazie quindi a tutte le associazioni di volontariato che hanno deciso di “giocarsi” su quest’area così delicata e complicata, affiancandosi ai servizi pubblici che da soli non possono farcela. Un grazie a “Oltre la siepe”, da sempre un faro per la persona fragile in tutti i suoi bisogni ed ora anche nella lotta a fianco di chi viene travolto dal gioco d’azzardo patologico. Per uscirne insieme!!! a cura di Serena Zoboli UFFICIO PROTEZIONE GIURIDICA ASL MANTOVA Promozione e collegamento tra vari soggetti della Comunità Mantovana che stanno “facendo” rete Nel percorso di informazione , sensibilizzazione, sostegno alle persone con un problema di azzardo svolto durante questi mesi si stanno aggregando diversi soggetto del terzo settore disponibili a promuovere future iniziative condivise. Oltre la Siepe Caritas Diocesana Associazione “Vivere Porto” ACLI Telefono Amico Centro Aiuto per la Vita di Mantova Movimento Focolarini Agesci Gruppo Scout Mantova 7 Banca Etica Associazione Libra Pag. 80 In corso, nei prossimi mesi, l'iniziativa slot mob :Cittadini mobilitati per il buon gioco contro le nuove povertà e la dipendenza dal gioco d’azzardo. Slotmob è una iniziativa aperta, la più grande e attiva partecipazione che nasce dal riconoscere ciò che di bello e giusto esiste nella società italiana di questo tempo. Accanto alle reti associative che da anni propongono una regolamentazione della diffusione e promozione del gioco d’azzardo in linea con gli interessi del buon vivere sociale contrastando gli interessi prevalenti di pochi, diverse ed eterogenee realtà della società italiana esprimono la necessità di compiere e organizzare assieme gesti pubblici di acquisto per riconoscere e sostenere la scelta di quegli esercizi commerciali che, senza aspettare i tempi lenti e accidentati della politica, hanno compiuto la scelta difficile, libera e responsabile di liberare i loro locali da quegli strumenti del gioco d’azzardo che producono nuove dipendenze e povertà. Dalla crisi si esce assieme, a cominciare dalla scelta di premiare coloro che, con la loro decisione, rinsaldano il legame sociale che sta alla base dei nostri quartieri, paesi e città. Il dilagante e irrazionale affidarsi alla ‘dea fortuna’, sta creando nuove vittime, povertà e dipendenze. Si rovinano famiglie, si riempiono i centri di cura delle ASL, si arricchiscono le multinazionali del gioco d’azzardo e si crea un terreno fertile per l’azione della criminalità organizzata. Non stiamo più a questo gioco! Per questo si vuole agire su tre fronti: 1. Richiedere una legge che limiti e regolamenti seriamente il gioco d’azzardo nell’interesse non delle lobby ma dei cittadini, soprattutto i più vulnerabili 2.Non aspettare i tempi, a volte troppo lunghi della politica, ed agire subito, e soprattutto insieme, dando vita ad uno slot mob, recandoci insieme a fare colazione in un bar che ha scelto la disinfestazione dalle slot e/o altri giochi d’azzardo 3.Curare il cattivo gioco con il buon gioco, che è sempre un bene relazionale, organizzando, in concomitanza dello slot mob, tornei alternativi. Pag. 81 GRUPPO AMA per persone con problemi di depressione, ansia e attacchi di panico Il valore della diversità Nella nostra saletta dell’ARCI Virgilio in Piazza San Leonardo, il gruppo ha vissuto cambiamenti ed è cresciuto. Un anno fa era composto da circa 5-6 partecipanti, oggi il numero varia da 11 a 16 persone, siamo davvero tanti! Una novità è anche la presenza più numerosa di partecipanti uomini, il loro modo di vedere e sentire il mondo e quindi anche la depressione, è diverso. Sono pragmatici quando si parla di cure, non solo quelle farmacologiche, nelle decisioni da prendere e nelle cose da fare, hanno una sensibilità diversa che sa mediare tra il corpo e la ragione, e che si muove con pacatezza, energia e quando è necessario anche con vigore. Avere nel gruppo persone diverse per storia personale, esperienze di depressione e per identità di genere è una risorsa preziosa. Penso che abbiamo più possibilità di imparare qualcosa da chi la pensa diversamente da noi piuttosto che da chi la pensa come noi. E’ giunto al gruppo un giovane non ancora ventenne, un ragazzo timido e arguto, una sensibilità di adolescente ma con uno sguardo precoce nel cogliere le responsabilità dell’età adulta. Questo giovane è una risorsa bella e preziosa per tutti perché è la voce dei “figli” che dialogano con i “genitori” del gruppo, un dialogo diverso da quello che avviene nel ristretto contesto famigliare da cui ciascuno proviene. Nel gruppo arriva una partecipante addolorata per la vita finora trascorsa e con un intenso sentimento di fallimento e di colpa nel vedere il proprio figlio ventenne costruirsi un destino diverso da quello che lei aveva fortemente desiderato per lui. Quando nel gruppo il giovane e la donna si incontrano il dialogo è spontaneo e libero, da subito si accorgono di poter essere di aiuto all’altro nel definire e anche delimitare i confini della responsabilità che genitore e figlio coprono sul destino dell’altro; così il giovane racconta alla donna “io da piccolo, ma credo tutti i bambini, ero come una spugna e assorbivo tutto dai miei genitori ma poi dall’adolescenza in poi è stato come strizzare la spugna per iniziare a fare le proprie scelte ”. C’è un altro partecipante con il sorriso dolce, è un uomo discreto e gentile, un attento ascoltatore, sembra venire da luoghi lontanissimi spesso desolati. Ispira sicurezza e calma forse per lui il gruppo è il posto dove guardare tutto ciò che ha raccolto nel suo cammino; ci racconta la ricerca, purtroppo spesso vana, del calore delle emozioni. Anche qui il confronto tra partecipanti con diverse età e diverse esperienze passate o presenti rende possibile sperimentare nuovi ruoli di sé, osservare e dialogare con se stessi e con le persone attraverso uno sguardo nuovo appreso dall’altro. Il gruppo è come uno scrigno ricco dei tesori di tutti, sempre aperto per sistemare o prendere quello che di volta in volta è necessario alla vita e all’anima. I sentimenti più comuni tra tutti sono paura e impotenza, vergogna, senso di vuoto dentro e fuori di sé, mancanza di energia verso la vita, questi sono i primi tesori che vendono messi nello scrigno-gruppo perché sono il bottino raccolto nella esperienza individuale che li rende i migliori conoscitori ed esperti della depressione e della vita. Poi con il tempo si aggiungono le speranze i desideri le novità. La diversità di esperienze, di bisogni e desideri dei partecipanti rende il gruppo un luogo i continua trasformazione. In base alle necessità, la stanza del gruppo può allora divenire la ”cucina” dove pag. 82 trasformare la materia prima delle emozioni in qualcosa di non solo sentito ma anche pensato e raccontato al gruppo. All’occorrenza il gruppo è anche la “cantina” dove far depositare e neutralizzare i “pensieri cattivi”, nel silenzio dell’attesa ci sono le parole di tutti che tengono compagnia mentre narrano la storia della vita e del suo continuo divenire. La stanza del gruppo può diventare anche il “laboratorio” dove sperimentare piccoli o grandi tentativi di cambiamento, passi incerti a volte riusciti altre volte meno.. ma poi si ritenta. Il cambiamento nei gruppi AMA conduce a modificare strategie relazionali fallimentari, abbandonare stili di vita non sani, trasformare visioni della realtà inefficaci alla vita. Ricordo le parole di due partecipanti: “La depressione può anche essere una malattia ma non è il diavolo” e “Il tuo passato ti ha segnato ma tu qui sei la dimostrazione che lo hai superato” come dire che la depressione e il passato sono parte della nostra storia sta in noi insieme accoglierla, conoscerla e prendercene cura. Il gruppo aiuta a riconoscere le risorse e le sapienze che ci appartengono, soprattutto quando le mettiamo a disposizione dell’altro. Già perché aiutare significa valorizzare la forza dell’altro. Nella stanza del gruppo circola un’aria buona, c’è la voglia di stare bene. A cura di Loretta Malavasi (facilitatrice del Gruppo per ansia e depressione “il sole e l'ombra”) L'atmosfera che si respira nel gruppo è positiva ed è favorita dai numerosi e nuovi partecipanti che arrivano, ascoltano, sembrano scettici, ma poi, dopo poche settimane, si sentono a casa. Hanno trovato, penso, delle persone che parlano la loro stessa lingua e con le quali si possono aprire non per vedere il mal comune come mezzo gaudio ma come forma per una propria riflessione personale. Il dialogo nel gruppo apre alla consapevolezza di ciò che la vita ti pone di fronte e di come si possano affrontare anche momenti pesanti trovando all'interno di noi stessi insperate risorse ed energie. Il gruppo, senza voler insegnare niente a nessuno, è una forma di aiuto reciproco che trae vigore dalla presenza, dalla parola e anche dall'ascolto di ciascuno dei partecipanti che, alle nove di ogni mercoledì sera, si trova con le sue paure, le sue ansie i suoi problemi ma sicuramente anche con un litro di benzina in più per fare qualche altro passo per stare meglio. Nell’esperienza, per me nuova, di fare il facilitatore oltre che essere un partecipante del gruppo, preferisco definirmi " una facilitatore senza patente" , l'esperienza e la frequenza assidua del gruppo aiuta a svolgere questo compito. Mi piace ricordare che il diploma si acquisisce sul campo, quando si sono affrontati i terribili momenti della depressione, il terrore dell'ansia e degli attacchi di panico. Solo così si sa di cosa si sta parlando e si possono comprendere le emozioni di chi ascoltiamo e, passo dopo passo, si prova a venire a capo di ciò che ci affligge e ci sconvolge. A cura di Giorgio Gavioli (partecipante e facilitatore) pag. 83 Chiedilo a Tito cosa si prova a sottoporsi ad un’operazione delicata, poi stare male e doverne affrontare una nuova. Chiedilo a Saverio come ci si sente ad andare in giro una vita a coprire le spalle a chi mente, fare brutte figure e dover far finta di niente. Chiedilo a Cosimo come arriva al lavoro tutte le mattine; km a piedi, in estate col sole che scotta, d’inverno le brine, ci arriva già stanco, torna a casa la sera, esausto. Perché succede questo, e prima cosa è successo? Ognuno di noi lo chieda almeno una volta a se stesso. Non dopo, adesso. Poesia di Enea Araldi pag. 84 GRUPPO AMA per Genitori di alunni con disabilità Quest’anno il gruppo ha registrato due tendenze: da una parte la frequenza di partecipazione è calata (anche se sono aumentate il numero delle famiglie aderenti), dall’altra, la qualità della partecipazione è cresciuta. I genitori cominciano a mettere in discussione il funzionamento della scuola, la formazione degli insegnanti, i progetti dell’UONPIA. La neuropsichiatria ha curato la formazione di gruppi di adolescenti per favorirne la maturazione emotivo-relazionale e, quindi, la socializzazione. Un genitore del gruppo ha, di recente partecipato alla Conferenza delle Associazioni per la Scuola Inclusiva; la proposta rivolta alle scuole è di fare proprio tale progetto chiedendo un aiuto all’UONPIA. Bruno Miorali facilitatore, insegnante presso Scuola superiore Bonomi Mazzolari Testimonianze dei partecipanti Quest’anno sono stata quasi sempre assente dal gruppo di auto mutuo aiuto e me ne rammarico perché nei due anni precedenti ho trovato persone in grado di capirmi e mi sono potuta confrontare su diverse problematiche, certa di poter essere compresa come avrei voluto. Ho perso il giro, proprio nel periodo in cui avrei avuto più bisogno di sostegno. Purtroppo le varie vicende familiari che si sono susseguite, nell’ultimo anno, non mi hanno permesso di partecipare. Reputo questi incontri molto costruttivi: si torna a casa rigenerati e si riescono a vedere le cose in modo diverso e più sereno. Sono preziose le informazioni che si acquisiscono sulle normative, che spesso, noi genitori, non conosciamo ma che, se ignorate, non vengono sfruttate a vantaggio dei nostri figli. Concordo che questi incontri sono veramente utili e ringrazio chi, nel corso di questi anni, ha dato così tanto per aiutare concretamente chi è difficoltà e continua con impegno e costanza a dedicare il proprio tempo per cercare di abbattere le barriere e sostenere , con le proprie idee e la propria esperienza ,i più bisognosi. Fiorella Vengo da un'esperienza di assidua e costante partecipante(ben quattro anni) al gruppo di auto mutuo aiuto ma sono dispiaciuta per la scarsa frequentazione delle persone e il mancato interesse di nuovi partecipanti. Per me è molto deludente, quasi una sconfitta. Chi conosce come funziona questo strumento sa che, se ben utilizzato, offre grandi opportunità di AIUTO a 360°. Dopo una riunione ti senti sollevato, ricaricato, rafforzato pronto a ripartire con maggiore determinazione e forza d’animo. Le difficoltà, i dubbi, le tante paure che incontri nel quotidiano diventano piccole-piccole (ti accorgi di poterle affrontare quasi serenamente) perché hai la possibilità di un confronto diretto con altri ,con esperienze diverse dalla tua, in un ambiente protetto dove regna un clima amichevole e dove tutti hanno la consapevolezza di essere ascoltati, capiti, senza essere giudicati. Sappiamo che la difficoltà più grande per l’essere umano è parlare SINCERAMENTE DI SE STESSO mentre, nel gruppo, diventa quasi liberatorio, scarichi un grosso peso fatto di ansia, tensione, malessere e ti ricarichi di forti emozioni positive semplicemente per aver trovato il CORAGGIO di parlare del tuo vissuto e essere certo di essere stato ASCOLTATO E CAPITO . E' importante ammettere con se stessi , come primo difficile passo, che a volte si ha bisogno di un vero aiuto che può esserci offerto proprio da persone che, come noi, si trovano ad affrontare situazioni particolari .Va accordata FIDUCIA in questo gruppo di auto mutuo aiuto perché solo PARLANDO insieme si trovano la pag. 85 FORZA ed il CORAGGIO per affrontare qualsiasi problema , che la vita prima o poi ci presenta, in modo sereno e consapevole per noi e per le persone che amiamo. Stefania Siamo rimasti molto contenti e soddisfatti degli incontri di auto mutuo aiuto organizzati presso la sede dell' ANFFAS, specialmente per la possibilità di confrontarci e parlare dei problemi dei nostri figli. Dobbiamo ringraziare tutti, sperando di proseguire questi incontri. Un grazie di cuore. Genitori di Luigi A suo tempo mi sono avvicinata al gruppo di Auto Mutuo Aiuto dei genitori di ragazzi con disabilità del Bonomi Mazzolari con curiosità, motivata anche dalla necessità di avere un canale di informazione preferenziale circa le iniziative promosse dalla scuola. C’è stata subito sintonia con i componenti del Gruppo il cui valore, nei contenuti e nelle relazioni umane, è stato alimentato dal contributo sincero e incondizionato di ogni partecipante in occasione dei vari incontri. Ho realizzato che il Gruppo AMA è molto più di un “bollettino di informazioni” sulla scuola dei nostri figli. Ti permette di esprimere con molta semplicità e senza pregiudizi le tue difficoltà e i tuoi dubbi e, attraverso una condivisione di riflessioni, puoi ricavare spunti interessanti per risolvere problemi che pensavi di avere solo tu o che ti sembravano insormontabili.Al termine dell’incontro ti senti leggera e forte nello stesso tempo grazie all’energia del Gruppo AMA. Franca pag. 86 Mostra “Universi segreti” Opere dall’Atelier di pittura dell’O.P.G.” realizzata a Palazzo Menghini di Castiglione delle Stiviere, Con esposizione di opere dell’Atelier dell'OPG, promossa dal Comune di Castiglione e da A.L.C.E. in r.o.s.s.o., l’associazione onlus nata nel 2000 in seno all’Atelier, per promuovere e tutelare le opere e gli autori. In mostra 120 dipinti realizzati da una ventina di autori ,uomini e donne che durante la loro permanenza nell’Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Castiglione hanno frequentato l’Atelier di pittura, fondato e diretto da Silvana Crescini (curatrice della mostra), selezionati tra i più significativi, al fine di rappresentare, anche in modo antologico, il laboratorio artistico ripercorrendo tutto il periodo di attività 1990-2012 . La mostra ha suscitato vero interesse, registrando un grande afflusso di visitatori. L’esposizione è stata inaugurata dalle Autorità il 21 settembre 2013, alla presenza di circa 300 persone. Durante tutto il periodo della mostra vi sono stati oltre 1500 visitatori ai quali si aggiungono circa 500 presenze, relative ai numerosi gruppi che hanno visitato la mostra su appuntamento, con visite guidate. Fra questi: - studenti delle scuole Primarie, Secondarie, Superiori e Universitarie, provenienti da Castiglione, Asola, Montichiari, Mantova, Roma; - utenti delle varie Cooperative - Comunità Terapeutiche - CPS provenienti dalle province di Mantova, Brescia, Cremona; - vari gruppi di pazienti provenienti dall’Opg di Castiglione. All’interno della mostra sono stati organizzati incontri culturali con ospiti ed esperti quali: Adriana Pannitteri (giornalista del TG1), Bianca Tosatti (Direttrice del MAIMuseo, Studiosa di Arte Irregolare), Nicoletta Bidoia (poetessa e scrittrice), Giuseppina Nosè (Presidente di Oltre la Siepe), oltre agli artisti del “Teatro della Favela”. Numerosi gli articoli che la stampa e i media (radio e TV) hanno dedicato all’iniziativa. Oltre alla stampa locale, ai quotidiani di Mantova e Brescia, ai giornali online, sono apparsi articoli sulla stampa nazionale (Corriere della Sera, Il giorno). Il catalogo della mostra, edito e realizzato dall’associazione Onlus ‘Alce in rosso’ è stato distribuito gratuitamente ai visitatori. pag. 87 “Alla fontana che dà albe. Quasi una preghiera ad Alda Merini” Evento culturale organizzato all’interno della mostra che ha visto ospite la poetessa, Nicoletta Bidoia con l'introduzione di Oltre la Siepe ed un accenno alle varie attività di promozione della salute mentale. “Un benvenuto a Nicoletta per questo omaggio ad Alda Merini. Siamo curiosi ed onorati di entrare, sommessamente , nella sua poesia/preghiera, dedicata all'amica Alda con versi avvincenti, la cui destinataria è solo lei,Alda, a cui prestare occhi e cuore con parole dolcemente ossessive, con “verbo caldo”, con un “alfabeto colmato”, con un “lento abbraccio”. Oltre la Siepe, associazione che si occupa di salute mentale condivide, da tempo il percorso dell'Atelier, degli amici che lo hanno frequentato, di Silvana, anima pulsante di umanità e creatività. L'arte, nelle sue declinazioni della pittura e della poesia, fa bene all'anima . Le azioni di un'associazione la includono perché è un modo per creare appartenenza attraverso temi che riguardano il “comune sentire”. Molte persone stanno dentro alla sensibilità dell'arte e attingervi è un modo per raccontare che la salute mentale è affare di tutti. Già un paio d'anni fa , in un corso di formazione dal nome “Un passo sulla luna”, finalizzato all'apertura di uno Spazio di ascolto per famiglie e persone con disagio, dedicammo un incontro dal titolo “Dice vero chi dice ombre” pescando un verso di Paul Celan. Anche Peppe dell’Acqua , psichiatra di Trieste rammentava come “la psichiatria abbia bisogno della poesia”. Uno potrebbe chiedersi che cosa centra la poesia con corso di formazione per volontari ma ciò che che ne sortì, a livello di riflessione, fu davvero straordinario. Ci aiutò la poetessa Elia Malagò con pensieri inediti:“mettere in circolo le parole crea cerchi destinati ad aprirsi, alla maniera dei sassi tirati a piattello sull’acqua: ci son cerchi che arrivano al mare”.La poesia è uno strumento straordinario in questo senso. “La poesia è la più innocua e sovversiva delle attività umane, è stare in compagnia delle parole, scoprirle e lasciarsi scoprire. Prendersene cura, ridare loro linfa, sottraendole alla barbarie dell’impoverimento, al sudiciume e alla grossolanità del tempo, della fretta, della superficialità e della falsità.” “La poesia non fa male a nessuno, frequenta il silenzio, impiega il tempo- suo e nostro – arricchendolo. Abita mente e cuore, ascolta traduce e produce emozioni, talvolta pure esportabili comprensibili a qualcun altro: è un mezzo di comunicazione fuori regola e dunque sovversivo “. “Non dà risposte, la poesia, anzi aumenta le domande e il loro peso. Produce un vero e proprio terremoto e lascia “l’animo perturbato e commosso” dice Leopardi, “perturbato e commosso”, gli fa eco Pascoli. Perché la poesia traffica con le ombre, guarda con altri occhi, e con altra luce, cerca le ombre scendendo nel pozzo”. Anche recentemente , in settembre, abbiamo promosso un incontro in città, all'interno di una Comunità protetta, “Villa Angela, dal titolo “La poesia come psicofarmaco:quando i versi nutrono” Ricordavo in quella sede come parlare di poesia sia affacciarsi su un mondo sconosciuto, fuori e dentro di noi, immaginando il poeta come colui che non avuto paura di “scendere in sè” di stare con sè” ad oltranza” in una sorta di esilio dal tempo e dallo spazio reali ...Forse è quello che capita nelle le fatiche del disagio psichico . La poesia è “svolta di fiato, respiro cristallizzato” (Celan), aggiungo , è come un abito intimo, non pag. 88 di quelli che metti tutti i giorni. Quando non puoi discorrere, quando ti sembra di sciupare la descrizione del sentire, quando avverti un'urgenza insopprimibile, fissi , righe scarne, essenziali e scopri che ti bastano, ti calmano, ti riconciliano quasi un dire altro, a te , di te stesso in un ordine che trasforma il caos in versi. Chi legge poesia e chi prova a scriverla si trova cambiato , sa resistere nella complessità dei sentimenti e degli incontri. Richiamarci a queste esperienze, nell'associazione e non solo, è un modo per esprimere gratitudine alla poesia e per narrare ciò che da essa possiamo ricevere . “La poesia rappresenta un sigillo di solidarietà, di comunanza. Proprio nel momento in cui la distanza porta alla disperazione la poesia permette una specie di incontro con sé , ci approssima all'altro, forse invisibile , assente. E' lo spazio in cui l'assente può prendere la parola o ascoltare la parola che gli rivolgi imperiosamente, è un crocevia di dolore e di consolazione”. Alda Merini non ha mai smesso di scrivere, in prosa e versi, ed è considerata una delle voci più forti ed originali del nostro tempo. “Il pensiero di chi legge poesia è aperto verso altri orizzonti. La poesia è irta, procede in modo verticale, la letteratura invece è un terreno pianeggiante , la poesia rappresenta un modo d'essere più profondo, incorruttibile, incontaminabile..nei momenti più tragici un solo verso è stato capace di portarmi verso la salvezza”. “Io sono novembrina, amo le foglie sparse per terra, gli autunni celeri, quelli che scaldano finalmente il sole e lo fermano nel suo girovagare quotidiano. La tenebra è sempre stata la mia luce” “La poesia è la pelle del poeta” “Bastava un'inutile carezza a capovolgere il mondo” La poesia educa il cuore, la poesia fa la vita, riempie magari certe brutte lacune, alle volte anche la fame, la sete, il sonno. Magari anche la ferita di un grande amore, un amore che è finito oppure un amore che potrebbe nascere” Penso davvero che sia possibile riconoscerci nei versi del poeta e a nostra volta sentire il desiderio di dare voce a ciò che intimamente suscita. Non faccio fatica a comprendere quale ardimento abbia smosso Nicoletta a contatto con i “lapilli” delle parole di Alda, della sua potenza creatrice come la “sciara” di un vulcano piena di fuoco e di luce. Nicoletta , nel suo libro di poesie, pensa al Alda Merini come ad una” Fontana che dà albe” ! L'alba ritorna, ogni volta, è una condizione cromatica e temporale che affascina, sfama la sete della speranza di un giorno nuovo. Già nel titolo c'è, dunque, una suggestione immensa. I versi di Nicoletta muovono dalla descrizione di un'offerta totale : “ti darò i miei occhi, le mie ossa”, occhi che saziano a distanza, che chiedono o che fanno compagnia” Nicoletta parla di poesia come di “un lavatoio” , come di “ benda che ripara” , come di“ mano che smaniosa mi spoglia” , come di “scarne parole scagliate contro un muro””, come di”nodo luminoso, collana benedetta” , di “parola che invade come gramigna ostinata, come l'ortica che offende”, di “germoglio che spacca l'asfalto per uscire”. La poesia in onore di Alda rimanda a visioni che “ ingravidano” e attraversano la vita di Nadia e “impastano la sua bocca di sogni.” pag. 89 Dai versi traspaiono sentimenti di ardente intimità, le parole sembrano membra del corpo, in un gioco di fisicità e seduzione, in un linguaggio d'affetti davvero profondo che lascia un cuore diverso che sa trasfigurare “gli amari calici”, del dolore che reca la vita. introduzione a cura di Giuseppina Nosè Poesie degli ospiti dell’Atelier L’incontro si è concluso piacevolmente con un improvvisato intervento da parte di alcuni dei pazienti dell’O.P.G., presenti in sala per l’occasione e invitati a raggiungere il microfono. Tre di loro hanno potuto così recitare i propri brani poetici, creando una visibile commozione fra il pubblico. Fra questi, l’eclettica Cleo (i cui dipinti erano esposti in mostra) che, dopo aver letto alcuni dei suoi suggestivi scritti, ce li ha generosamente donati (eccoli di seguito). “ Le tele: Immaginarsi i deliri. Renderli tangibili. … Vi farò paura?” ********************************************** “Quanto tempo! Il Mare e le onde grandi, dove mi lanciavo. Ora mi lancio in frasi senza senso. pag. 90 Mi sento bene, quando prego, sì!. Con la musica nelle orecchie” ************************************************* “ La follia è normale, La normalità è follia. Parto dall’emisfero destro per armonizzarlo col sinistro. Armonizzo il mio corpo, serena, sento allegra musica, mentre scrivo. Armonizzo il mio microcosmo col macrocosmo. Il dentro, il fuori, come libera… Sono libera, dentro, fuori. Ecco: tutto, piano, piano, pag. 91 va a posto”: ************************************************* “Sono stata come una biglia, una sfera, perfetta al punto che, sono rotolata troppo in fretta, veloce, veloce, in fondo a un pozzo profondo. Fuoco, acqua, terra, aria, spirito tutto mischiato senza ordine. Aspettavo lì, inerte la Morte, giorni a letto, fremendola, calda, soave, che mi facesse uscire dal pozzo. Gesti pazzi, gesto pazzo. Rotolai indietro, schiantandomi contro le pareti, non docili. Così sono diventata più morbida, senza un pezzo, pag. 92 perso nell’urto Gli spiriti, gli angeli e… il gatto … mi ha miagolato e si è girato di spalle. Ora cammino metodicamente, mi soffermo alla musica, al Sole e vivo la Notte, ringraziando Iddio di avermi fatto perdere quel pezzo… Io li vedo e rivedo come non mai … Mi arrampico all’Albero della Vita, tra il teschio da cui nasce, fino alle fronde fresche… E’ un Noce”. Poesie di Cleo pag. 93 Merenda e poesia..... Realizzato, anche quest’anno, l’incontro conviviale con i pazienti (circa 20), frequentatori dell’ex Atelier di pittura dell’O.P.G. di Castiglione delle Stiviere. L’appuntamento, sempre atteso dal gruppo, ha consentito agli amici/amiche di godere nuovamente della presenza di alcune volontarie di Oltre la Siepe , sempre allietata dagli assai graditi dolci di Laura, a conferma che: “Il cibo buono è gesto d’amore e d’amicizia che sfama il palato ma soprattutto il cuore” Il 19 marzo scorso gli operatori avevano preparato una sala apposita dove poter stare tutti in cerchio, per favorire lo scambio amichevole e condividere. Così, in quell’atmosfera serena, ricca di colori “percepiti” (come voi amiche mi avete detto), insieme ai racconti, sono scaturire anche le poesie di Carmelo e di Renzo, recitate a memoria da loro stessi, lusingati dall’interesse suscitato. A cura di Silvana Crescini pag. 94 pag. 95 Evento sponsorizzato al Festivaletteratura PARLARE D'AMORE, PARLARE DELL'AMORE STEFANO LEVI DELLA TORRE e MICHELA MARZANO Gli ultimi libri di Stefano Levi Della Torre e Michela Marzano sull'amore incrociano i loro percorsi con inaspettata perfezione. Entrambi si interrogano sul mistero di questo sentimento che ci spinge ad uscire da noi stessi per andare verso gli altri, entrambi si interrogano sul suo inizio e la sua fine. L’amore ama la differenza, ma come si fa ad amare chi è diverso da noi quando noi stessi non sappiamo mai fino in fondo chi siamo? Come si può anche solo sperare di sfiorare l’alterità altrui? Che cosa cerchiamo di dare all’altro quando noi stessi manchiamo di tutto e cerchiamo di riparare, attraverso l’incontro con l’altro, brandelli della nostra storia? pag. 96 Consigli direttivi 25 febbraio 2013 - Preparazione incontro con i coach dello Spazio di ascolto VENERDI 1 marzo ore 14,30 presso CPS - Preparazione incontro con i famigliari/volontari/amici LUNEDI' 4 marzo ore 17,45 presso CPS Responsabile Dipartimento e Medici 11 marzo 2013 - Azioni del Progetto “Nelle scarpe della famiglia”. Resoconto riunione al cps con dr Magnani e dr Galavotti per interviste agli operatori . Definizione prossime azioni e coinvolgimento volontari. - Fissare riunione con i volontari dello Spazio Ascolto . Indicazioni futuri incontri di formazione - Definizione data Assemblea annuale: suddivisione compiti per raccolta contributi Relazione attività 2012 - Progetto “Cucina” in collaborazione con equipe del “Percorso Adolescenti . 8 aprile 2013 - Prossime azioni del progetto “Nelle scarpe della famiglia” - Condivisione progetto mantenimento attività associative: “Punto di svolta:la cura della parte sana della persona e della famiglia come risposta vitale al rischio di isolamento ed emarginazione”. - Organizzazione presentazione libro”La follia dimenticata” presso Libreria Coop Nautilus il prossimo16/4/13 pag. 97 martedì 3 settembre 16,00 - Ripresa incontri con il Servizio di Salute mentale sulla tematica emersa durante l’assemblea dei soci: “Quale pensiero e quali prospettive per le persone non “più giovani”. - Restituzione analisi organizzativa di Oltre la Siepe a cura di Studio Pegaso. - Definizione incontro con coach “Spazio Ascolto cps” per verifica turni e disponibilità volontari. - Organizzazione evento Festivaletteratura il prossimo 6 settembre : “Parlare d’amore, parlare dell’amore”. - Preparazione Evento a Villa Angela “la poesia come psicofarmaco” del Progetto “Nelle scarpe della Famiglia” - Informativa su Convegno il prossimo 3 ottobre, con gli operatori del Centro salute Mentale e ASL , conclusivo del Progetto “Nelle scarpe della famiglia” - Informativa Mostra a Castiglione “Universi d’anima” con le opere dell’Atelier di Pittura dell’OPG. Diffusione nelle scuole con Visite guidate come possibile proposta al Csvm nel progetto “La ricchezza della diversità. - Proposta partnerschip Azienda Poma e Oltre la Siepe con accesso Bando alla Fondazione “Comunità della Provincia di Mantova” per acquisto arredi degli appartamenti del Servizio di Via Visi e Via Facciotto - Punto su rifacimento sito Oltre la Siepe: lavori in corso, raccolta testimonianze. 8 novembre 2013 - Valutazione del patrimonio/iniziative di Oltre la Siepe in un ottica di possibile continuità a seguito riunione con Franco Azzali di Studio Pegaso sull’analisi organizzativa A cura di Oreste Breviglieri e della Segreteria pag. 98 Ringraziamenti Deponi ogni solitudine! Ascolta I passi tra le foglie: è il rumore di tanti che calpestano proprio i tuoi passi….. GRAZIE A CIASCUNO DI VOI!!!! Per Oltre la Siepe Giuseppina Nosè pag. 99