Marzo 2011 INDIALOGO n. 31 Supple m e n t o d i I n d i a l o g o . i t , a u t o r i z z . N . 2 d e l 16.6.2010 del Tribunale di Pinerolo L’altra metà del cielo: le donne Buone News A cura di Gabriella Bruzzone la ricerca scientifica svela Le dinamiche che originano la felicità Da sempre al centro dei pensieri di ognuno di noi, nonché di pensatori e filosofi, oggi la felicità si è trasformata in una preoccupazione anche per gli scienziati. In uno studio condotto e pubblicato sul Financial Times infatti vengono messi in evidenza gli aspetti più significativi che sono alla base della felicità. Gli scienziati si sono soffermati particolarmente su quegli aspetti che, incidendo maggiormente sulle nostre vite, determinano il livello di felicità e serenità personali. Alla base sicuramente c’è la buona salute, primo fattore di benessere, a scapito invece del denaro che serve solamente a soddisfare una piccola parte di piaceri; così anche un aumento di stipendio non è paragonabile alla vicinanza dei propri amici più cari. L’esperienza più tragica è data dalla perdita del lavoro, ma si è notato che la disperazione diminuisce se anche amici e conoscenti vivono la stessa situazione. Analogamente, se si è gli unici in sovrappeso tra amici in forma ci si sentirà a disagio, ma se anche i nostri amici hanno problemi di peso come noi, ci sentiamo più sereni. Il “British Medical Journal” si è soffermato invece sull’aspetto contagioso della felicità: questa si trasmette esattamente come un vi- rus e dipende dalla vicinanza con persone felici. Più siamo a contatto con persone serene, più abbiamo possibilità di sentirci felici. A questo proposito, Nicholas Christakis della Medical School di Harvard e James Fowler, sociologo dell’Università della California (San Diego) hanno messo a punto una vera e propria formula matematica che riassume la felicità e le sue cause. La formula è stata rappresentata in un diagramma - chiamato appunto “diagramma della felicità” - dopo aver condotto uno studio su oltre cinquemila persone tra i 21 e i 50 anni. Ma la felicità non si trasmette tra tutti gli individui: ci sono infatti alcuni elementi che concorrono o meno alla sua “contagiosità”. Gli studiosi hanno infatti tenuto conto del contesto sociale e delle relazioni di parentela, di amicizia o lavorative tra chi si è sottoposto al test. Ad esempio il contagio non avviene tra colleghi di lavoro e tra vicinanze virtuali, ovvero amicizie tenute in contatto solo per via telematica. È invece assodato che un buon grado di empatia e di complicità tra gli individui favorisce la trasmissione della felicità. A tutti questi fattori ne aggiungerei uno che, a parer mio, è portatore di una buona parte di felicità, pur sottovalutato perché di pratica quotidiana: il cibo. In effetti un buon pasto, curato e salutare, meglio ancora se consumato in compagnia di amici o famigliari, stimola il buon umore e mantiene allegri. Quindi, malgrado le formule e i grafici matematici, possiamo ancora elencare tra i classici ingredienti della felicità lo stare bene con se stessi e con gli altri e la buona cucina. 22 33 www S o m m | Editoriale | È tradizione nel mese di marzo parlare della condizione della donna. Quest’anno dopo le cronache delle Ruby e delle veline, disposte a tutto pur di ottenere dei vantaggi economici o sociali, e dopo la manifestazione d’indignazione del 13 febbraio, questo evento assume un significato particolare. Anche perché sono scese in piazza donne che non l’avevano mai fatto, come le suore. Una di queste è addirittura salita sul palco di Piazza del Popolo a Roma, in rappresentanza di 80.000 suore italiane, per testimoniare tutto il proprio disagio. Che cosa è andata a dire questa piccola suora (Eugenia Bonetti), tra le più applaudite, impegnata in prima persona rischiando la pelle per salvare dalla prostituzione molte donne? «Basta! Basta all’indegno mercato del corpo femminile...». Ha poi proseguito: «Ci preoccupa la cultura che viene trasmessa dalla Tv e dalla pubblicità dove il corpo della donna è solo immagine di strumento di piacere, di consumo e di guadagno. Ci indignano i maschi che non si mettono in discussione. È arrivato il momento di fermarsi e riflettere, stiamo procedendo in un vicolo cieco, oltre c’è solo il baratro. Non è una questione che coinvolge solo le donne. Ma la dignità della persona, uomini e donne. Noi chiediamo rispetto, chiediamo di rivedere stili di vita, chiediamo a ognuno di assumersi responsabilità. Lo chiediamo come suore e come donne». È il caso di dire: “Parole sante!”. Antonio Denanni PINEROLO INDIALOGO Direttore Responsabile Antonio Denanni Hanno collaborato a questo numero: Fiammetta Bertotto, Michele Barbero, Silvio Ferrero, Emanuele Sacchetto, Valentina Voglino, Gabriella Bruzzone, Francesca Noardo, Maurizio Allasia, Andrea Obiso, Mario Rivoiro, Massimiliano Granero, Nadia Fenoglio, Giulia Antonucci, Francesca Costarelli, Michele F.Barale, Massimiliano Malvicini Con la partecipazione di Elvio Fassone photo Giacomo Denanni, Irene Lo Bianco Pinerolo Indialogo, supplemento di Indialogo.it Autorizzazione del Tribunale di Pinerolo n. 2 del 16/06/2010 redazione Tel. 0121397226 - Fax 1782285085 E-mail: [email protected] a r 2 i o Buone News le dinamiche della felicità 4Eventi 6 svolta donna contro la violenza Primo piano riallineare la sorte degli uomini 8Visibili&Invisibili la rivoluzione dei gelsomini/masciari 9Nuvole sopra i 20 10 11 12 il coraggio al femminile Politica in Città giovanili riflessioni elettorali/2 Pinerolo come la vorrei/4 le imprese artigiane ancora pessimiste Delibere comunali febbraio 2011 13Iniziative l’isola di mezzo 14Tendenze 15 16 touch o qwerty Giovani@Scuola lotta alla mafia a suon di cultura Giovani Scuola&Lavoro fare la ragazza alla pari 17Sociale &Volontariato 18 i frutti di baobab Personaggi michela paschetto 19Teatro 18mila giorni o il pitone 20Arte&Architettura destino incerto per la cavallerizza 21Serate di laurea all’insegna delle lettere moderne 22Sport 24 pulcini pinerolo 2002 Musica neg e giallo http://www.pineroloindialogo.it http://www.facebook.com/indialogo.apinerolo http://www.issuu.com/pineroloindialogo 4 EVENTI Marzo: la festa della donna A cura di Giulia Antonucci intervista a maria teresa maloberti “Svolta donna”: contro la violenza L’associazione pinerolese nata nel 2007 contro gli abusi sulle donne È ormai tradizione che nel mese di marzo, con la ricorrenza della “Giornata della donna” ci si soffermi a riflettere sulla condizione sociale della donna. Ne parliamo con la Prof. Maria Teresa Maloberti, membro all’Associazione “Svolta donna” Com’è nata l’Associazione “Svolta Donna”? Il Centro d’Ascolto “Svolta Donna” è stato fondato nel 2007 ad opera del sindaco di Porte Laura Zoggia e di un gruppo di persone volenterose e disponibili ad impegnarsi in prima persona per promuovere una convivenza senza violenza. Nel Maggio 2008, dopo cinque mesi di collaborazione con i servizi del territorio e dopo un’attenta analisi del problema della violenza sulle donne, è nato il numero verde 334.3664768 attraverso il quale le donne possono contattare il Centro e con l’assistenza e l’accompagnamento delle volontarie possono contattare specialisti e professionisti secondo i bisogni individuati. Quali sono le attività proposte da “Svolta Donna”? La nostra Associazione si propone di attivare forme di ascolto ed accoglienza delle donne vittime di violenza attraverso l’operato del Centro di Ascolto Telefonico. Inoltre si promuovono iniziative di informazione e sensibilizzazione rivolte alla popolazione sul tema della violenza, attraverso la programmazione di iniziative pubbliche, giornate dedicate, la stampa e la diffusione di opuscoli informativi, la pubblicazione di atti di convegni, la redazione di articoli per giornali, riviste ed altri periodici, l’attività editoriale. Inoltre è attivo il Gruppo scuola: alcune volontarie si occupano di andare nelle scuole (Liceo Porporato, Istituto Alberghiero, Liceo Valdese, scuola media, scuola materna) e di parlare dell’associazione, di sensibilizzare la popolazione e di distribuire materiale informativo durante l’orario d’ingresso. Chi è che si rivolge al Centro? Riceviamo telefonate da donne di ogni età, estrazione sociale e livello culturale. Comunemente si crede che la violenza sia solo di tipo fisico, ma può manifestarsi in diversi modi e assumere varie forme: può essere fisica, sessuale, psicologica, economica, oppure può manifestarsi come stalking (persecuzione). È un fenomeno che si manifesta soprattutto all’interno della relazione di coppia, nella famiglia, all’interno di rapporti che dovrebbero basarsi sulla fiducia, sull’amore e che dovrebbero rappresentare luoghi di protezione. Si tratta di donne molto attaccate ai figli, fragili, sole, senza l’appoggio della famiglia, senza lavoro o precarie, che vorrebbero uscire dalla loro situazione ma non sanno dove andare: le donne che subiscono violenza si sentono confuse, insicure, provano vergogna ed al tempo stesso dolore per la situazione che vivono. Nominare la violenza, riconoscerla ed identificarla è il primo grande passo per interrompere un rapporto violento. Quale genere di assistenza garantite alle donne che si rivolgono al Centro d’Ascolto? Dopo un primo approccio telefonico, è possibile fissare un incontro gratuito con una psicologa del Centro. Inoltre è possibile avere una consulenza legale gratuita da un avvocato del Centro e, se necessario, far intervenire gli assistenti sociali. Alcune donne si sono rivolte a noi perchè il marito non consente loro di accedere al proprio conto in banca: per questo è nato un gruppo di microcredito all’interno di “Svolta Donna”, in collaborazione con il Centro per l’Impiego di Pinerolo. In questo modo le donne disoccupate possono essere messe in lista ed avere la precedenza. 4 5 All’interno dell’Associazione Onlus “Svolta Donna” è operativo un Gruppo che si è occupato in particolare del microcredito, partendo dall’esperienza di Muhammad Yunus, vincitore del Premio Nobel per la pace 2006. Nel panorama delle esperienze italiane spicca il lavoro di approfondimento teorico e pratico della Prof.ssa Luisa Brunori. Il suo modello fa riferimento a Yunus e prevede la possibilità di passaggio da una forma di Welfare passivo ad una forma attiva, basata sullo sviluppo delle proprie risorse. Poiché si pensa possa essere interessante conoscere più a fondo questo intreccio di economia e psicologia si organizzano in varie parti d’Italia dei seminari. SEMINARIO DI STUDIO SUL MICROCREDITO AL FEMMINILE Invito Per riflettere sul microcredito come strumento elettivo di sviluppo culturale e di recupero sociale delle fasce deboli della popolazione e di lotta all’esclusione finanziaria per lo sviluppo della comunità territoriale su un possibile progetto condiviso di sostegno all’occupazione femminile seminario con la Prof.ssa LUISA BRUNORI Docente di Psicologia Dinamica presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Bologna - Direttore Centro Interdipartimentale di Ricerca e di Intervento sui Gruppi-CIRIG Fondatrice e Presidente Osservatorio Internazionale sulla Microfinanza - M.I.O dell’Università di Bologna 8 MARZO 2011- ORE 14 - 18 SALA CONFERENZE ASL TO3 STRADALE FENESTRELLE, 72 PINEROLO (TO) 6 o primo pian Lettere al giornale Risponde Elvio Fassone c’è bisogno di un’idea guida che orienti verso il futuro Riallineare la sorte degli uomini «I bisogni reali insoddisfatti e le folle dei senza lavoro» D.- La crisi ha demolito, o almeno molto ridimensionato, il mito del libero mercato come soluzione di ogni problema. Si lamenta, però, che a questo punto la politica non è più ispirata da alcuna linea-guida che possa orientarci per il futuro. E’ davvero così? E’ difficile dire che cosa si intenda per idea-guida, una volta cadute le ideologie che le alimentavano. Penso che con questo termine si debba avere riguardo ad una certa idea di futuro, che sia fondata sull’osservazione critica di ciò che esiste, e che sia sufficientemente fornita di eticità per mobilitare le persone e convincerle che il futuro può essere orientato in funzione di quella. Che cosa ci dice l’osservazione? Innanzi tutto ci pone davanti alla constatazione che il mondo nella sua globalità ha imboccato la strada della perequazione. Per secoli l’Occidente ha convogliato su di sé la ricchezza, l’invenzione e il benessere, a scapito delle altre parti del pianeta: lo ha fatto con la schiavitù, con l’imposizione dei rapporti di scambio tra le merci, con le politiche monetarie, con i prestiti soffocanti, con l’appropriazione delle materie prime e delle fonti di energia, e in mille altri modi. Oggi il resto del pianeta vuole recuperare su tutti i fronti, drenando ricchezza in direzione contraria. Questo riequilibrio ha la forza della storia, la spinta della giustizia, l’energia della loro maggior capacità di sacrificarsi, l’ineluttabilità dei vasi comunicanti. L’epilogo di questo movimento tellurico è che dobbiamo adattarci a cedere parte del nostro benessere. Ne abbiamo molto, e non è una tragedia. Il punto è come distribuire questo sacrificio. Noi lo stiamo facendo in modo sbagliato. Lo facciamo smantellando a poco a poco le conquiste sociali con le quali abbiamo cercato di umanizzare l’altra grande rivoluzione di un secolo fa, quella dell’industrializzazione e del fecondo compromesso tra capitalismo e socialdemocrazia. Lo facciamo demolendo lo stato sociale e polarizzando la nostra ricchezza sulla parte alta della piramide sociale. Infatti cresce il prodotto interno, sia pure di poco, ma aumenta anche la povertà, cioè il numero di coloro che stanno sotto la soglia del benessere, o la sfiorano scendendo nella scala sociale. E sono sempre più scarse le risorse per il sostegno alle situazioni di difficoltà, gli operai salgono sulle gru, si allungano le file davanti alle istituzioni di assistenza. Allora la prima idea-guida scaturisce proprio dal principio dei vasi comunicanti. E’ fatale che il riequilibrio planetario sposti ricchezza e benessere a danno nostro; ma è necessario che anche all’interno dell’occidente, destinato a patire lo scorrimento, questo avvenga secondo lo stesso 6 7 principio, e quindi che il sacrificio non sia scaricato sui più deboli di questa parte del mondo, ma sia sopportato principalmente da coloro che hanno più beneficiato della rendita storica oggi chiamata al rendiconto. I corollari, come è intuitivo, discendono a cascata. L’idea-guida non può essere quella ammiccante del “non mettere le mani nelle tasche dei cittadini”, ma quella del collocarsi nel solco della grande perequazione globale, recuperando, su scala planetaria e su tempi generazionali, l’intuizione dell’anno giubilare, che ogni 50 anni riallineava le sorti degli uomini, resi ineguali dalle vicende della vita (v. Levitico, 25,8 ). C’è poi una seconda idea-guida. L’epilogo della grande crisi è stato ed è una gigantesca ristrutturazione del mondo della produzione, a scapito del lavoro. La ripresa, ammesso che ci sia, è in ogni caso una jobless recovery, una ripartenza senza lavoro. Abbiamo risanato le banche, le principali colpevoli del trauma; abbiamo spostato il loro debito privato sul debito pubblico, castrando il futuro e chi ci dovrà vivere; abbiamo curato la crisi da sovra-produzione mandando a casa un bel po’ di produttori. Abbiamo cioè usato come medicina la stessa ricetta che ha causato la malattia. Questa prospettiva non regge, per una considerazione elementare. Il progresso scientifico-tecnologico permette di produrre la stessa quantità di beni con un sempre minor numero di lavoratori. Si scrive aumento di produttività, si legge disoccupazione strutturale. Pertanto, per mantenere un passabile livello di occupazione, l’apparato ha bisogno di produrre un volume sempre crescente di beni. Ma la crescita illimitata non è concepibile, per molte ragioni: perché sono limitate le risorse da trasformare in beni; perché la polarizzazione della ricchezza svuota i borsellini, sicché ci sono i prodotti ma non i compratori; perché non ha senso sollecitare dei bisogni artificiali per collocare quei beni, quando vi sono molti bisogni reali insoddisfatti; perché comunque si perviene all’esubero e quindi alla categoria degli “inutili”, con quel segue in termini di degrado sociale. Allora l’altra idea-guida è quella di realizzare il matrimonio che attende da tempo. Da una parte ci sono i milioni di non occupati che aspettano chi li venga a chiamare per un lavoro. Dall’altra parte ci sono gli innumerevoli lavori che attendono una manodopera che non c’è: le scuole da bonificare, gli acquedotti da risanare, le colline che smottano, i fiumi che esondano, i treni dei pendolari, l’istruzione da diffondere, i posti letto insufficienti, le opere d’arte da tutelare, gli anziani da rispettare, la ricerca che langue, l’accompagnamento delle situazioni umane in difficoltà. Una vigna sterminata senza operai, che non riesce ad accogliere la folla immensa degli operai senza lavoro. Bisogna farli incontrare. Bisogna dirottare l’aumento di produttività, offerto dalla scienza e dalla tecnica, non sull’incremento dei beni materiali, ma sulla produzione dei beni immateriali di cui siamo poveri. Il costo non sarà il mercato a soddisfarlo, ma la politica: non con il debito accollato al domani, ma ancora una volta con la perequazione, richiesta a chi ha avuto più vantaggi dall’oggi. diritti umani Visibili & Invisibili Di Massimiliano Granero un’onda inarrestabile generata dalla fame La Rivoluzione dei Gelsomini Tunisia, Algeria, Egitto, Giordania, Bahrein, Yemen e Libia. E poi ancora Gibuti, Mauritania, Iraq, Iran, Arabia Saudita, Marocco, Siria, Somalia e Kuwait. La Rivoluzione dei Gelsomini avanza come un’onda che nulla può fermare. La protesta, anzi le proteste, che sta scuotendo il Medio Oriente dalla fine del 2010 è al centro dell’attenzione mediatica internazionale, per tutti i risvolti che ha portato e che porterà nel mondo intero. Nata in Tunisia - si dice dal gesto estremo di Mohamed Bouazizi, venditore ambulante nella città di Sidi Bouzid che si dà fuoco in segno di protesta - è presto dilagata oltre i confini all’interno del bacino del Mediterraneo. Perché, andando oltre le cartine geopolitiche disegnate dai conquistatori occidentali, tutte queste diverse manifestazioni sono parte di un’unica grande rivoluzione. I diversi rami si riuniscono in un unico tronco che dà loro la linfa per vivere. E le radici comuni sono molteplici. In primo luogo una lingua unica, l’arabo, simbolo di un’unica civiltà che coinvolge nelle sue varie sfumature tutti i paesi del Maghreb e del Mashreq. Una storia comune li unisce, fatta di sfruttamento e di sofferenza, di dolore e di sottosviluppo. Che ha permesso ai più spietati dittatori di prendere il potere con le armi e di mantenerlo con l’ignoranza e con il culto della persona su larga scala. Ma la realtà scatenante questo sconvolgimento è un’altra: la fame. Una fame che noi non conosciamo, una fame che non fa distinzione di razza, di sesso, né di religione. Una fame che affonda nel dispotismo dei regimi e nella connivenza dei paesi sviluppati. Non ci resta che seguire l’onda, credendo negli uomini e nella forza della democrazia, senza pretendere di volerla esportare. pino masciari L’imprenditore che ha detto no alla ‘ndrangheta A Pino Masciari piace raccontare la sua storia. Questo è certo. E l’hanno potuto constatare i ragazzi che hanno partecipato all’incontro organizzato dal presidio di Libera della Val Pellice la mattina di venerdì 11 febbraio alla biblioteca di Torre Pellice. Insieme a quei pochi (ma buoni) che hanno sentito la sua storia nel pomeriggio. Pino Masciari! Chi era costui? Era un imprenditore di Calabria, un imprenditore del mattone tra i più conosciuti ed influenti. Però anche un uomo tutto d’un pezzo, solido come gli edifici che costruiva la Masciari Costruzioni. E, purtroppo, una voce fuori dal coro: egli infatti, a differenza di molti altri imprenditori, ha detto no all’intrusione mafiosa nei suoi affari. Un no secco e deciso che si sarebbe rivelato cruciale per il corso futuro della sua vita. E di quella della sua famiglia. Dopo una serie di assalti nei cantieri di Masciari la ‘ndrangheta decide di colpirlo direttamente. L’ultima goccia è il fuoco che divampa davanti casa da una delle sue auto. Incomincia così la sua vita da recluso, da esiliato. Una moglie e due figli piccoli, due figli che non possono correre né mai impareranno a farlo, vive rinchiuso per aver denunciato. Dal 1997 ad oggi vive sotto scorta, nel continuo pericolo di un attentato. In una località protetta senza poter lavorare, senza poter essere il vero Pino Masciari. Ma è ora di voltare pagina, questo il senso di “Costruire il coraggio”, scritto a quattro mani con la moglie Marisa. Pino vuole tornare a vivere, circondato da quella folla di amici che ha acquistato negli anni. Speriamo anche qualcuno in queste valli. 8 società Nuvole sopra i 20 A cura di Fiammetta Bertotto “le eroine invisibili dell’unità d’italia” Il coraggio al femminile Mi chiedo cosa significhi essere donna oggi, qui, nel nostro Paese; ma anche altrove. Mi chiedo quale sia la direzione presa, quali siano le scelte che bisogna affrontare, cosa ci sia da cambiare, perché e come. Poi mi chiedo anche cosa significasse essere donna ieri, qui, nel nostro Paese; ma anche altrove. Quali battaglie, quali sacrifici, quali interessi sono venuti meno e quali, invece, sono immutati. Sono due le cose che mi sono venute in mente, in questo marzo da centocinquantenario nazionale: la prima, è la grande manifestazione a tinte rosa del 13 febbraio scorso; la seconda, l’adesione fattiva che molte donne hanno offerto a quegli anni risorgimentali che ci ritroviamo ora a festeggiare, anni densi di speranze nuove e, sotto molti aspetti, innovatrici. Non è sicuramente originale – e, purtroppo, non lo è mai stato – parlare di conflitti tra i sessi, di ruolo della donna subordinato a quello dell’uomo, e così via. Eppure, alla luce degli ultimi, come chiamarli, “sconvolgimenti social-culturali” che molto hanno avuto a che fare con il clima politico in cui ci troviamo a vivere, forse non è del tutto inopportuno tentare di riproporre alle nuove generazioni femminili il ricordo di quelle loro antenate che hanno lottato per dei valori ben precisi e che non si sono arrese né ai pregiudizi né allo stato di cose a loro contemporaneo. Queste donne, che Bruna Bertolo definisce nel suo libro da poco uscito “le eroine invisibili dell’unità d’Italia” (ed. Ananke), non solo ebbero un ruolo rilevante in tale processo, ma furono numerose e di diverse estrazioni sociali: poetesse e contadine si trovarono insieme, dimostrandosi determinate ad ottimizzare il loro quotidiano in una lotta condivisa, per un futuro di cui ben poco potevano immaginare, impegnandosi attivamente nelle cospirazioni, ma anche negli scontri veri e propri (per lo più nelle vesti d’infermiere e/o organizzatrici). Inoltre, dettaglio fondamentale, il loro impegno non si fermò con l’Unificazione (1861), ma anzi si fece da quel momento in poi sempre più partecipe, attraverso ruoli che guardavano ora al riscatto sociale delle classi disagiate, ora alla promozione e sistemazione dell’educazione, fino ad arrivare, solo nel 1946, alla conquista del voto politico. Ecco, in un certo senso, la manifestazione del 13 febbraio mi ha ricordato questo tipo di volitività positiva, forte, coraggiosa. Mi sono anche sentita meno sola, osservando donne più anziane e donne più giovani di me a fianco una dell’altra, accomunate dalla mia stessa ansia di rigenerazione. Se non ora, quando? Studentesse del Liceo Porporato, maturande 2007 Già; e chissà che questo grido di ribellione pacifica, eppure così decisa, non sia lo stesso che anche quelle donne vestite di merletti e gonne lunghe hanno urlato con fiducia e sorrisi nei loro giorni migliori. “Vogliano le donne felici ed onorate dei tempi avvenire rivolgere tratto tratto il pensiero ai dolori ed alle umiliazioni delle donne che le precedettero nella vita, e ricordare con qualche gratitudine i nomi di quelle che loro apersero e prepararono la via alla non mai prima goduta, forse appena sognata, felicità!” Cristina Trivulzio di Belgiojoso, 1866 9 politica In Città A cura di Emanuele Sacchetto “cronaca youn g” di politica Il terremoto elettorale/2: l’ala destra Squillo di trombe in casa sinistra. Il nemico è in vista. Giunge da destra, ben armato, compatto. Soprattutto giovane, il paladino Andrea Chiabrando nel suo viaggio ha preso con sé alleati forti. Strana ironia che proprio i grandi secessionisti, quelli del “tutti divisi siamo più forti” abbiano accettato di allearsi, unirsi. Ma certo, quando si tratta di vittorie gli ideali non contano, solo i numeri. E dunque eccoci. Da destra stanno arrivando sotto le mura della roccaforte di sinistra. Gli arcieri di Covato Magno sono pronti. Anche se tra i Paladini Democratici ancora si pensa a una possibile alleanza (primarie o non primarie?). Ma non c’è tempo. Il nemico è alle porte. Ha un programma chiaro, dettagliato, che cambierà la nostra cittadella. Ma prima bisogna far la voce grossa. Bisogna far capire a tutti che loro sono quelli dei “fatti”. Non importa che tipo di fatti. Conta solo che siano visibili e mirabili da tutti. Dunque ci vuole un po’ di sangue, fuoco e qualche testa mozzata. Solo così gli avversari capiranno che è guerra. Perché è guerra. Un conflitto elettorale. Ormai anche i giornali della cittadella lo sanno. E si sono schierati. Lanciano frecce nell’ombra, avvelenate. Vorrebbero aprire le porte ai “salvatori”. Senza aver ancora liste definite già la peste elettorale dilaga. E ha già fatto i primi morti, innocenti. Ma attenzione! C’è in vista qualcuno, da sinistra. Arrivano i Grillini, capeggiati dalla loro giovanissima quinta stella (maestra) Luca Salvai. Attaccano la roccaforte, anche loro, al grido “più trasparenza!”. Si sono dati ben 5 stelle per le loro idee, togliendone una un po’ da ogni partito. La città è in preda al panico e alla confusione. Nessuno si schiera per paura di una pugnalata. Per ora si sono viste solo frecciatine, dardi vilipendiosi scagliati nell’ombra. Ma ora si aspettano delle idee. Non basta certo la politica politicante delle belle parole. Ma neanche quella azionista dei fatti senza pensiero. Ci vuole confronto! Ma per questo bisogna essere aperti, saper parlare liberamente e senza avvelenati insulti. Le idee arrivano solo se sono viste. Spesso sono i più giovani a voler innovare. Ma i vecchi, i giovani li mandano a combattere per i loro “ideali”. Non c’è tempo per ascoltarli. Bisogna uccidere il nemico. A ogni costo. E se per caso un vecchio si circonda di giovani per ascoltarne le idee e talvolta pure le realizza, egli viene bollato come il bonaccione ‘young’ e i giovani come i soliti raccomandati. Questa è la campagna “elettorale” dei paladini del medioevo. Dove non c’era tempo per confronti diplomatici e al dialogo si preferiva la spada. Ma non c’era neanche democrazia. Oggi siamo nel 2011. Cosa è rimasto di spade e democrazia? 10 EL EZ IO NI 11 CO Pinerolo come la vorrei /4 MU NA di Marco Milone LI 20 11 Le imprese artigiane ancora pessimiste Il ritardo nei tempi di pagamento ne affossa la liquidità Nella prospettiva delle elezioni comunali del 2011 abbiamo messo in campo questa rubrica per riportare le aspettative dei cittadini dai futuri amministratori della nostra città. Interviene Marco Milone, Presidente della CNA di Pinerolo Il quadro economico generale appare ancora critico per tutti i comparti e in modo particolare per l’artigianato, come testimoniato dall’ultima “Indagine congiunturale sull’artigianato, il commercio e la piccola industria” realizzata dall’Ufficio Studi della CNA Torino che denuncia che ben 18 aziende sulle 350 che hanno costituito il campione di indagine nel corso del 2010 hanno cessato l’attività a fine anno. Nessuna per fortuna nella zona del pinerolese, dove il campione è diviso equamente tra aziende che aumentano il proprio fatturato e aziende che registrano ulteriori cali, ma è ormai evidente che i livelli della produzione si stanno assestando stabilmente a una quota inferiore al 30% rispetto alla situazione ante crisi del 2008. La ripresa è ancora lontana. Su di essa pesano come un macigno, la questione dei termini di pagamento, sia nei rapporti tra privati che in quelli con le pubbliche amministrazioni, con un aggravarsi del rapporto di sudditanza delle piccole imprese nei confronti delle grandi. Tutto ciò incide sulla liquidità delle aziende, ne complica la gestione finanziaria e le espone al rischio concreto di fallimento. L’Italia è, tra i paesi dell’Unione europea, quello più colpito dai ritardi di pagamento e naturalmente l’attuale crisi non ha fatto che peggiorare questa tendenza. La provincia di Torino, poi, per la presenza delle grandi imprese, da sempre riscontra ritardi superiori ai 90 giorni, cioè alla media nazionale nei pagamenti dei fornitori e dei subfornitori. Per risolvere tale problema la CNA ha avanzato alcuni ipotesi, chiedendo ai parlamentari torinesi di farsene portavoce in Parlamento: l’Iva per Cassa nelle prestazioni di servizio e la revisione del sistema di pagamento tra aziende private. Al fine di evitare di anticipare allo Stato le somme delle imposte derivanti da fatture non incassate, chiediamo di rendere obbligatoria, e non facoltativa, l’applicazione dell’Iva per cassa per le prestazioni di servizio, nel cui ambito rientrano tutte le attività di subfornitura. Per quanto riguarda i pagamenti tra aziende private, la legge sui termini di pagamento italiana dovrebbe prevedere, sulla falsariga della legge francese, un termine massimo di 60 giorni, con accordi in deroga, prima dell’entrata a regime, per un periodo non superiore a due anni. Le Pmi da sole non possono farcela e mancano al momento azioni governative studiate “su misura” per loro. La prossima agenda del Governo ma anche di tutti gli enti di territorio ad iniziare dai comuni deve porre al centro il tema dello sviluppo. Sino ad oggi le risorse straordinarie per affrontare la crisi hanno coperto l’emergenza primaria dell’occupazione, sostenendo i redditi dei lavoratori e delle famiglie, ciò non deve escludere che i prossimi interventi devono essere orientati a sostenere la piccola impresa che produce, esporta e crea occupazione. Solamente la miriade di piccoli imprenditori fortemente legati al proprio territorio può determinare la crescita del Prodotto interno lordo e quindi il riassorbimento di cassaintegrati e disoccupati. Non possiamo dimenticare che dal 2008 ad oggi sono uscite dal mercato per cessazione o fallimento ben 55 mila unità produttive nel solo settore manifatturiero. Altre aziende sono contemporaneamente nate, ma il saldo del manifatturiero resta negativo. Bisogna fermare questa emorragia, accompagnando le aziende rimaste e quelle neonate verso nuovi sentieri di sviluppo. Le Istituzioni del territorio devono intraprendere tutte le iniziative utili a rilanciare l’economia spendendo bene e subito quanto già programmato e stanziato nei bilanci, avviando le opere pubbliche immediatamente cantierabili, le manutenzioni e riparazioni, abbandonando la dannosa logica degli appalti al massimo ribasso, evadendo con sollecitudine i pagamenti inevasi e rimuovendo ritardi inammissibili nelle concessioni di licenze edilizie, commerciali e realizzazioni di piani particolareggiati. L’attuale momento economico è già molto difficile: i cittadini e le imprese non possono pagare anche le conseguenze derivanti da tensioni amministrative, dall’inefficienza della gestione pubblica e da una burocrazia esasperata. Di fronte alla crisi attuale gli artigiani hanno investito e continuano ad investire anche il patrimonio famigliare svolgendo, con grandi sacrifici, la loro parte, ma questa sfida deve essere colta da tutti gli attori economici del territorio. zione amministra Pinerolo A cura di Silvio Ferrero M e s e d i f e bb r a i o 2 0 1 1 Delibere della Giunta comunale Delibera 20 del 02.02.2011 Causa Giolitti + Badino ed altri / Comune di Pinerolo. Ricorso per Cassazione avverso la sentenza della Corte d’Appello di Torino n. 1694/2010. Delibera 21 del 02.02.2011 Introduzione di nuove aree di sosta a pagamento e modificazione della tariffa oraria da Euro 0.80 a Euro 1.00. Delibera 22 del 02.02.2011 Approvazione bozza di convenzione tra il comune di Pinerolo e la Fondazione “C. Feyles” e con l’ENAIP. Delibera 23 del 02.02.2011 A.S.D. Sporting Club di Pinerolo – 3° prova di coppa Italia e dei campionati individuali di Short Track 5 – 6 febbraio 2011., stadio olimpico del Ghiaccio. Concessione patrocinio e contributo. Delibera 24 del 02.02.2011 Modificazioni ed integrazioni alla DGC n. 323 del 29/07/2004 avente ad oggetto “Nomina Agenti Contabili”. Delibera 25 del 02.02.2011 Approvazione tirocinio formativo – settore urbanistica. Delibera 26 del 02.02.2011 35° Rassegna dell’Artigianato del Pinerolese. Indirizzo programmatici e progetto della manifestazione. Delibera 27 del 03.02.2011 Approvazione tariffe TARSU per l’anno 2011. Delibera 28 del 03.02.2011 Approvazione schema di bilancio di previsione per l’esercizio finanziario 2011, del bilancio pluriennale 2011 – 2013 e della relazione previsionale e programmatica 2011 – 2013. Delibera 29 del 03.02.2011 Circolo Tennis Pinerolo – autorizzazione alle realizzazione di opere di miglioramento energetico, abbattimento barriere architettoniche, realizzazione di una piccola area ricreativa e concessione garanzia fideiussoria. Delibera 30 del 09.02.2011 Sistemazione area esterna con intubazione bealera in via Nazionale – Abbadia Alpina. Delibera 31 del 09.02.2011 Organizzazione manifestazione 8 marzo e dintorni. Delibera 32 del 09.02.2011 Autorizzazione all’avviamento delle procedure di gare per il noleggio di apparecchiature fisse ed automatiche di rilevazione sanzioni. Delibera 33 del 09.02.2011 Piano nazionale di edilizia abilitativa – Variante al piano regolatore generale ed al piano per l’edilizia economica e popolare – Individuazione dei criteri operativi. Delibera 34 del 09.2011 Approvazione bozza atto di impegno unilaterale per asservimento a pubblico uso area destinata a parcheggio in via San Luca. Delibera 35 del 09.02.2011 Programmazione triennale 2011 – 2013 del fabbisogno di personale. Delibera 36 del 09.02.2011 Adesione all’iniziativa “M’illumino di meno” del 18.02.2011. Delibera 37 del 09.02.2011 Carnevale di Pinerolo 2011 – concessione di patrocinio alla Pro Loco – Provvedimenti. Delibera 38 del 16.02.2011 Destinazione dei proventi vincolati di cui all’art. 208 del D. Lgs. 285/1992 – anno 2011. Delibera 39 del 16.02.2011 Linee di indirizzo per la costituzione del fondo per il finanziamento della retribuzione di posizione e di risultato del personale dirigenziale – anno 2011. Delibera 40 del 16.02.2011 Ricognizione degli immobili non strumentali all’esercizio delle funzioni istituzionali dell’ente suscettibili di valorizzazione ovvero di dismissione ai sensi dell’art. 58 della Legge 13/88 – anno 2011. Delibera 41 del 16.02.2011 Approvazione bozza atto di impegno unilaterale presentato dalla soc. Barrovero impianti per asservimento a pubblico uso area destinata a parcheggio in Abbadia Alpina. Delibera 42 del 16.2.2011 Pagamento all’A.T.C. Differenze morosità 2008 non coperte dal fondo sociale regionale: determinazioni. 12 società Iniziative A cura di Francesca Costarelli Un monumento alle vittime della strada L’isola di mezzo Ciro Cirri, realizzatore dell’opera: «Vorrei che fosse come piantare un seme» Ali d’Argento, un’associazione di genitori che hanno perso i propri figli in incidenti stradali, desidera donare alla città di Pinerolo un monumento per ricordarli. È stato coinvolto il comune di Pinerolo nella figura del sindaco, l’ideazione e futura realizzazione dell’opera è stata affidata a Ciro Cirri, musicista ed artista pinerolese. Ciro come ti sei sentito quando il Sindaco Paolo Covato ti ha chiesto di occuparti di quest’opera? Immediatamente mi è venuto spontaneo chiedere di incontrare i genitori dell’Associazione e, una volta davanti ai loro sguardi, ho capito che di fronte al loro dramma tutte le parole erano inutili. Nulla può rappresentare un dolore così profondo. Siamo rimasti in silenzio e poi abbiamo iniziato a conoscerci e a confrontarci. Qual è il messaggio a cui quest’opera darà voce? L’Associazione Ali d’Argento voleva innanzitutto ricordare, voleva un simbolo che diventasse memoria concreta dei loro ragazzi. Credo che l’intenzione del ricordo sia fondamentale, ma serva soprattutto a chi ha subito il dramma. Volevo qualcosa di più per quest’opera. Vorrei che fosse come piantare un seme, memoria ma anche stimolo di riflessione per chi rimane, per chi c’è. Aiutaci ad immaginare questo monumento. A quali suggestioni ti sei ispirato? Ho deciso di non utilizzare immagini violente. Abbiamo tutti paura del dolore, quindi perchè sbattere in faccia ancora e ancora scene scomode, dure. Penso che sia ora di riscoprire la delicatezza per affrontare questi temi, con cui è difficile confrontarsi. Ecco perché ho utilizzato delle metafore per rappresentare la malinconia e il dramma. Mi sono immaginato una struttura morbida e dai colori tenui, circondata da una fontana a spirale interrotta, acqua che scorre e lava, purifica. La vita che nasce, diviene, che può essere interrotta, che conti- nua nonostante tutto, che termina... All’interno di questo abbraccio d’acqua, della terra fresca dove piantare un fiore, ricordo colorato e profumato. Un monolite centrale appoggiato ad un gambo di rosa che lo attraversa fino a sbucare sulla sommità. Su questo blocco si stagliano seduti o in posizione eretta dei bambini, degli adolescenti e dei giovani fermi ad osservare ciò che li circonda. Infine tutta l’opera sarà protetta e sovrastata da una copertura in plexiglass a cui saranno applicati centinaia di frammenti colorati, una pioggia di luce e colore. Da dove nasce il titolo dell’opera “Isola di mezzo”? L’isola di mezzo è rappresentata dal monolite centrale, luogo da cui i ragazzi osservano sia il cielo che la terra senza poter raggiungere nessuna delle due dimensioni. Rimangono sospesi a metà, come le loro vite. Quando e dove potremo veder realizzato questo progetto? Un’opera del genere ha bisogno di essere progettata e costruita. Ho scelto materiali giovani, particolari, nuovi: plexiglass, acciaio, vetroresina… Per questo mi avvarrò della collaborazione di diversi professionisti per la realizzazione. Tutte queste persone hanno deciso di dare il loro lavoro gratuitamente. Quindi, appena l’Associazione avrà fondi sufficienti a coprire il costo dei soli materiali, in circa due mesi potremo portare a compimento questo progetto. So che tanti si stanno mobilitando per aiutare l’Associazione Ali d’Argento, per esempio gli studenti del Liceo Porporato hanno deciso di adottare simbolicamente “Isola di mezzo” anche attraverso una raccolta fondi. Abbiamo bisogno del sostegno di tutti perché l’opera stessa è di tutti, monito, spunto di riflessione, luogo d’incontro, di ritrovo. È anche per questo che probabilmente verrà realizzata nei giardini della Stazione di Pinerolo 13 società Tendenze A cura di Massimiliano Malvicini cultura giovanile e nuove tecnologie Touch o qwerty? Grossi, miniaturizzati, aggressivi, eleganti, ma anche sempre più funzionali oltre che per tutti i gusti. Di cosa si sta parlando? Ovviamente si discute dei cellulari di ultima generazione, sempre più potenti computer in miniatura in costante evoluzione tecnologica e commerciale. In questo universo tecnologico sono, però, molte le differenze che caratterizzano i diversi modelli telefonici. In particolare con l’avvento del touchscreen, diffuso a livello globale grazie soprattutto all’iPhone, si sta sempre di più delineando una differenza tra i modelli che fanno uso di questa tecnologia e quelli che, invece, utilizzano le cosiddette tastiere qwerty. C’è da dire che quasi tutte le case madri di telefoni cellulare equipaggiano i loro modelli di punta con l’una o l’altra tecnologia in modo tale da coprire un più vasto campo d’utenza, ma in fin dei conti è interessante capire i vantaggi che possono portare l’una o l’altra tecnologia in quanto sono sostanzialmente diverse l’una dall’altra. In realtà gli schermi touchscreen sono sul mercato da molti anni, ancor prima di qualunque versione di iPhone. I cellulari con tecnologia touch sono generalmente belli da vedere, con uno schermo solitamente molto ampio, e possiedono un uso immediato ed intuitivo. Essi sono anche eccellenti per mostrare ad altri utenti quanto avviene sul display. La mancanza, inoltre, di un tastiera fisica si traduce spesso in un minore ingombro e peso inferiore. Naturalmente, però, non è tutto rose e fiori in quanto l’immissione di testi più lunghi dei normali sms è scomoda e macchinosa. La superficie tende facilmente a sporcarsi con grasso, polvere o altri sedimenti e l’atti- vazione delle singole funzioni richiede movimenti più o meno ampi di dita o polsi. Per quanto riguarda i cellulari con “tastiera a scomparsa”, tra i pro si identifica sicuramente la facile digitazione di testi, anche per documenti molto “corposi”, con una maggiore precisione e velocità. Tale tecnologia permette anche un accesso ad una completa serie di scorciatoie per velocizzare il proprio lavoro anche se è il modello stesso del cellulare che si occupa di esplicare in un modo o nell’altro quest’ultimo punto (dipende dal sistema operativo). Per quanto riguarda la pulizia dello schermo, il display è generalmente più pulito dal momento che non entra in contatto con oggetti o, peggio ancora, con i polpastrelli. Come punti negativi del qwerty figurano sicuramente il maggiore ingombro e peso. Il consiglio per gli utenti è, però, quello di non scegliere mai seguendo le mode del momento, ma basandosi esclusivamente sulle proprie esigenze e previsioni sull’uso che si andrà a fare dell’apparecchio. In fondo il cellulare, ora sempre più potente, veloce e ricco di funzioni, non dovrebbe essere un altro oggetto della moda, esso dovrebbe essere piuttosto un importante strumento per il lavoro e per le nostre necessità più impellenti, e non un’arma per apparire più “cool”. 14 società Giovani@Scuola A cura di Nadia Fenoglio Intervista ad Arcangelo Badolati, testimone antimafia Lotta alla mafia a suon di cultura Arcangelo Badolati, caposervizio del quotidiano “Gazzetta del Sud” e autore di varie pubblicazioni sulla criminalità organizzata, incontra gli studenti del liceo Porporato il 5 febbraio scorso. Per iniziare, qual è la sua definizione del fenomeno mafioso? La mafia è un’organizzazione di più persone che si vota alla contaminazione delle strutture economicosociali delle regioni meridionali, in particolare, e dell’istituzione statale nel suo complesso. Tre componenti ne sono alla base: i servizi e la giustizia (privata) che elargisce in alternativa allo Stato e il consenso omertoso che rafforza la sua azione. L’Istat stima al 29% la disoccupazione giovanile in Italia: c’è il rischio che sia terreno fertile per la mafia? Questo è un problema serio. In tali circostanze il rischio per i cittadini è l’insubordinazione a un potere politico che talvolta non ha interesse a lavorare nella direzione che gli è richiesta, soprattutto se si fa i suoi, di interessi. D’altro canto, l’attrattiva del “colpo grosso” attraverso l’affiliazione impedisce di affrancarsi da quel grande potentato che elargisce denaro qual è l’organizzazione mafiosa. A suo avviso la collusione tra Stato e mafia si risolve con gli arresti? L’emergenza di cui la politica deve farsi carico è sbarrare le porte alle persone sospette di collusione, a chiunque sia “in odor di mafia”. Gli arresti, poi, sono merito dei poliziotti e non dei politici che sugli arresti tengono conferenze. L’impegno delle istituzioni nella tutela della collettività deve essere senza riserve e, soprattutto, non appannaggio di una parte, ma lotta comune di tutte le forze in campo. Combattere l’istituzionalizzazione della violenza, dunque, per la piena affermazione delle libertà democratiche. Qual è l’importanza dei movimenti impegnati nella lotta alla mafia? Associazioni di questo tipo rivestono un ruolo significativo, e la loro è una missione da sostenere. Una missione, appunto, che non deve decadere nel carrierismo: “i professionisti dell’antimafia”, come Leonardo Sciascia definisce in un articolo del 1987 del Corriere della Sera chi si serve della battaglia contro la mafia come titolo di merito per fini personali, non possono ispirare quella frattura culturale necessaria per debellare la mentalità mafiosa dalla società civile. La scuola si impegna a sufficienza nel combattere il pensiero mafioso? Io credo che la scuola sia il veicolo universale attraverso il quale trasmettere il senso del Bello che vive nella cultura, strumento imprescindibile nella lotta alla mafia. Innamorarsi di una pagina di letteratura può fare la differenza, e non è retorica. In tal senso la scuola di oggi fa molto di più rispetto al passato: la stessa stagione di attentati degli anni Novanta ha indotto l’opinione pubblica ad una coscienza più critica del fenomeno. Se Saviano scrive che “capire diviene una necessità. L’unica possibile per considerarsi ancora uomini degni di respirare” significa che testimoniare l’illegalità è, prima che coscienza di un diritto, esigenza per sopravvivere laddove l’ingerenza mafiosa impedisce di sognare il proprio futuro. E che un ragazzo a Gioia Tauro non possa avere lo stesso sogno di uno a Pinerolo, questo non ha giustificazione. 15 pinerolese Giovani, Scuola&Lavoro A cura di Silvia Biasiol Studiare e anche guadagnare Fare la “ragazza alla pari” Se dovete completare gli studi e non avete ancora un lavoro stabile e volete arricchire il vostro bagaglio culturale imparando una lingua straniera direttamente sul posto senza sbancarvi con un soggiorno studio... Come fare? Vi racconto la mia esperienza. Io ho trovato la risposta nell’organizzazione Aupair: studio, lavoro e per un periodo entro a fa parte di una nuova famiglia, conoscendone usanze e tradizioni. Cosa serve? Beh… voglia di viaggiare, di conoscere nuove persone, un po’ di responsabilità e di spirito d’avventura. Tutto ha avuto inizio con un sito internet www.aupair-world.it . È semplicissimo, basta iscriversi, compilare una scheda con le proprie generalità, i propri hobbies e interessi. Si deve indicare il luogo in cui si vorreb- be soggiornare: essendo un’organizzazione internazionale sono disponibili praticamente tutti i paesi. L’esperienza ha durata da un minimo di tre mesi a un massimo di ventiquattro. La persona deve avere un’ età compresa tra i diciotto e i quarant’anni, oppure a seconda del paese, solo fino ai trenta. In alcuni casi si accettano anche diciassettenni. Da questo stesso sito le famiglie che vogliono ospitare una ragazza alla pari possono richiedere la disponibilità a quella più adatta alle loro esigenze. La ragazza nel complesso delle varie offerte sceglierà la più opportuna. Così anch’io ho espresso preferenza per una delle famiglie che si sono proposte e l’ho contattata. Ho parlato al telefono con la signora, perché fondamentale per un lavoro del genere è sapere un minimo della lingua in questione. Lei è stata subito gentile e molto disponibile. Tramite l’organizzazione abbiamo sbrigato un po’ di faccende burocratiche, tra assicurazioni e contratti, e ora sono pronta a partire! Trascorrerò sei mesi in Germania, a casa di una famiglia costituita da genitori e tre bambini di anni compresi tra i due e i sei. Il mio lavoro sarà quello di occuparmi di loro da quando tornano da scuola (h 12.30) fino a quando non arrivano i genitori (h 17.30). Dovrò preparare loro da mangiare, farli giocare ed accudirli. Potrà capitare che debba fare dei piccoli lavori di casa per loro, come il bucato, pulire i piatti, mettere a posto la stanza, ma solitamente della casa si occupa qualcun altro. Avrò inoltre una camera mia e un bagno. Al mattino potrò partecipare a un corso di lingua, che però non deve interferire con le mie ore lavorative. Avrò diritto a un giorno libero a settimana, più due al mese, che la famiglia deve obbligatoriamente concedermi. Questi giorni sono accumulabili: se per esempio da agosto a dicembre non ne avrò usufruito, potrò tornare in Italia e trascorrere qui l’intero periodo delle vacanze. Sarò retribuita con 300 euro al mese (la somma cambia in base alla nazione che si sceglie) e avrò vitto e alloggio gratuiti, dunque l’unica spesa a mio carico sarà il viaggio. Vivrò 24 ore su 24 con la famiglia, compresi i giorni festivi e le vacanze. Penso che questo sia il modo migliore per imparare veramente una lingua, in più si visitano posti nuovi, si guadagna un po’. Sarà una esperienza fantastica, sicuramente indimenticabile, spero… 16 società Sociale&Volontariato A cura di Valentina Voglino S t e f a n i a R a Ym o n d o e J o r a m G a bb i o In Africa con “Frutti di baobab” “La storia di ognuno di noi è un mistero profondo, traboccante, ricchissimo. Figuriamoci quando si incontrano e si intrecciano due storie […].” Le storie si intessono quotidianamente e i misteri profondi si svelano e si arricchiscono di volta in volta di punti di vista nuovi. Capita incontrando persone nuove che ti conducono ad ampliare il tuo orizzonte di pensiero e ad andare oltre il già noto. E poi, ci sono i libri. Volumi a volte piccoli, magari sconosciuti ai più, che raccontano storie di vita vissuta, aneddoti sentiti e partecipati. Capita così se si affronta l’intenso “Frutti di Baobab”, scritto da due giovani sposi pinerolesi, Stefania Raymondo e Joram Gabbio, (pubblicato da Impremix a fine 2010, euro 13) il cui ricavato andrà in Africa attraverso le missioni salesiane. Il lettore che affronta queste pagine confonde il suo sguardo con quello degli autori, fino a sentire con le proprie orecchie la storia raccontata da Stefano e si commuove quando sente parlare di Balamuca, un bambino di 12 anni, che vive per strada e sniffa benzina per sopportare il peso di vivere. Dopo varie insistenze, Balamuca si ferma nel centro gestito da Stefano: studia, si impegna e presto raggiunge il livello degli altri bambini. L’infanzia, in Angola, come in molti altri paesi dimenticati da chi problemi non ha, è difficile, ma la speranza è alimentata dal vedere che le storie dei bambini che si fermano nel centro, cambiano davvero. Il viaggio dura poco meno di un centinaio di pagine e alla fine ci si accorge di aver visto la scuola gestita da padre Thiago, salesiano dell’Uruguay, e di aver rivalutato quella italiana; di aver capito che in posti come questi, l’urgenza primaria non è l’educazione, bensì l’incolumità dei bambini. Si chiude il libro e negli occhi rimangono im- pressi i colori di questo quadro intenso, vivace e ricco delle sfumature degli abiti sgargianti degli abitanti vestiti a festa per la messa della domenica; del blu sulle mani di Stefania che scrive su un’insegna di legno; degli occhi neri e dei capelli d’ebano di Suzana. Si incontrano persone coraggiose, ricche di amore per la vita e per il prossimo, umili e volenterose. Si abbracciano baobab millenari e se ne assaggiano i frutti, e si cammina per la lixeira, la discarica, in cui l’infanzia scalpita e trionfa la dignità,si sente in bocca il gusto dell’ospitalità e della manioca; si ammirano i danzatori di capoeira e si sente il pulsare del cuore dell’Angola. Alla fine senti l’urgenza di ringraziare chi ha vissuto e poi ha voluto condividere la sua storia, dal matrimonio alla scelta di destinarne tutti i regali all’Africa, dal resoconto del viaggio a quello delle emozioni provate, ma soprattutto: “Forse ci dimentichiamo che quando la cicogna ha posato il nostro fardello in Europa ci ha regalato libri, giocattoli e migliaia di stimoli per crescere nell’intelligenza. E soprattutto ci scordiamo di ringraziare di tutto questo”. Associazione Valore e laicità A.Barbero Mercoledì 9 marzo inizia l’attività di sportello dell’Associazione Valore laicità Alberto Barbero per promuovere una campagna di compilazione e di registrazione del testamento biologico. Rappresentanti dell’associazione forniranno informazioni, distribuiranno modelli di testamento biologico, faranno da testimoni alla firma dell’interessato/a e provvederanno a conservare una copia ed a tenere un registro di deposito dei testamenti biologici. Lo sportello è aperto il secondo e quarto mercoledì del mese con orario 17.00-19.00 presso un locale annesso al Tempio Valdese di Pinerolo in via dei Mille, 1 17 pinerolese Personaggi A cura di Michele Barbero michela paschetto In Afghanistan con Emergency Michela Paschetto, infermiera originaria di Prarostino, lavora con Emergency in Afghanistan. Quante strutture di Emergency ci sono in Afghanistan e in quali hai lavorato? I centri principali sono tre: il primo è stato realizzato nel ‘99 ad Anabah, in Panshir, seguito da altri due ospedali a Kabul e nell’Helmand, a Lashkar-gah. C’è poi una rete di punti di primo soccorso. Io sono stata per un certo periodo nell’Helmand, mentre ora sono responsabile medico dell’ospedale di Anabah. Cosa ci puoi dire del conflitto che si sta svolgendo laggiù? Nell’Helmand, dove sono in corso i principali scontri tra anglo-americani e le forze talebane, quella cui ho assistito è una guerra nel pieno senso della parola. Una guerra feroce, che colpisce in primo luogo i civili: il 50% dei feriti che vengono ricoverati a Lashkar-gah sono bambini. Vittime delle violenze dall’una e dall’altra parte, e soprattutto dei bombardamenti. È davvero incredibile vedere arrivare così tante persone in condizioni così disastrose. La domanda che sorge spontanea è: com’è possibile che vengano fatte loro queste cose? In Panshir le cose vanno diversamente, la situazione è tranquilla. Ma lì si ha la possibilità di osservare più a freddo le conseguenze della guerra: i mutilati, la miseria, la malnutrizione, l’assenza dei servizi più elementari. Come si svolge la tua vita quotidiana in Afghanistan? A Lashkar-gah, per motivi di sicurezza, non frequentavo luoghi diversi dall’ospedale e dagli alloggiamenti a poche centinaia di metri. Non mi sono mai sentita veramente in pericolo, anche perché il paese e l’ospedale si trovano all’interno di una sorta di “cordone” formato dalle forze internazionali; ma comunque si conviveva giorno dopo giorno con la guerra: il brusio costante delle scariche di armi da fuoco e dei bombardamenti diventa, alla lunga, tristemente familiare. Ad Anabah abbiamo più libertà di movimento. Ma, beninteso, non ci sono grandi posti dove andare: dalle sei del pomeriggio va via l’elettricità! Ti trovavi a Lashkar-gah quando i tre operatori italiani sono stati arrestati dai militari afghani, nell’aprile 2010? Sì. A seguito di un allarme tutto il personale non locale era stato evacuato dall’ospedale. A un certo punto ci è stato detto che nella struttura c’erano membri delle forze di sicurezza, che perquisivano e facevano domande. È a quel punto che i tre operatori sono tornati sul posto per vedere cosa stava succedendo, e sono stati arrestati. È chiaro che l’accusa di voler organizzare un attentato contro il governatore della provincia non ha alcun senso. Quanto alle armi che sono state trovate all’interno dell’edificio, non dev’essere stato difficile introdurle ad hoc: non abbiamo alcun tipo di sorveglianza armata che controlli chi entra ed esce. Evidentemente la nostra attività, in particolare il fatto che cerchiamo di far sapere quello che si sta verificando nelle zone in cui opera Emergency, ha dato fastidio a qualcuno. Qual è il vostro rapporto con la gente? Ottimo. Gli afghani si fidano di noi, ci rispettano per quello che facciamo. Inoltre, sono un popolo davvero affascinante: nonostante la tragedia di cui sono vittime, riescono ad essere molto più allegri e divertenti degli italiani. Ma decenni di guerra ininterrotta li hanno portati a ragionare giorno per giorno, senza alcuna prospettiva di lungo periodo. 18 arte& olo spettac Teatro A cura di Maurizio Allasia Fotografie M.A. la lotta contro i tagli va in scena “18mila giorni o il pitone” La lotta trasversale contro i tagli (di un posto di lavoro, di un finanziamento, di un’opportunità di vita) prende la scena anche a teatro. A settembre scrivemmo della chiusura dell’Ente Teatrale Italiano e formulammo l’ovvia previsione che per il mondo teatrale non sarebbe stata una stagione facile. Il grido e le proteste del mondo della cultura sono andate avanti e non si fermano, per resistere all’impoverimento e non rimanere in un silenzio accondiscendente. È notizia di questi giorni che l’Agis (Associazione Generale Italiana Spettacolo) ha deciso di cancellare la neonata (per l’Italia) Giornata Mondiale del Teatro: con il Fus, il Fondo unico per lo spettacolo ridotto a 268 milioni di euro, non c’è niente da festeggiare, il Teatro non ci sta. “La decisione di non celebrare quest’anno la Giornata Mondiale del Teatro è la più recente e più evidente ammissione della disastrosa condizione in cui il governo ha abbandonato l’intero settore della cultura ed in particolare quello dello spettacolo a cui ha riservato un taglio dei contributi pubblici che non ha precedenti nella storia repubblicana e che sarà foriero di danni enormi e irrecuperabili” - ha scritto Paolo Protti, presidente dell’Agis, nel comunicato letto alla stampa - “gli uomini che fanno, producono, promuovono il Teatro, e tutti con grande passione, si sentono mortificati e assistono increduli a quanto avviene”. Un segnale forte, che ci mostra sofferenti agli occhi del mondo anche nella gestione del nostro patrimonio culturale. Un gesto che però verrà probabilmente ignorato e che avrebbe più rilevanza se si facesse davvero capire alla gente perché è necessario festeggiare il Teatro, dimostrare perché con la cultura non solo si mangia ma soprattutto si vive meglio, perché il Teatro (non solo quello professionista) riguarda e coinvolge più persone di quanto si pensi. E perché ci siamo stufati di ripetere che la cultura non si taglia per fare cassa ma si sostiene per migliorare la Nazione, per continuare a farla crescere anche nei prossimi 150 anni. Chi meglio di un attore solitario può rendere meglio l’idea della precarietà? Giuseppe Battiston è il protagonista di “18mila giorni o Il pitone”, monologo scritto da Andrea Bajani e sostenuto e arricchito dalla musica “parlante” e profonda di Gianmaria Testa, realizzato con il patrocinio delle sigle sindacali di Cgil, Cisl, Uil e Ugl. Battiston (che finalmente non è più solo un bravo caratterista ma un attore straordinariamente eclettico) dà il volto e il corpo alla rapida discesa nella disperazione di chi a 50 anni (18000 giorni, appunto) perde in un pomeriggio lavoro, moglie e figlio e soprattutto l’identità all’interno della società che lo conteneva e lo rassicurava. La disgrazia muta in farsa, tra mucchi di vestiti e lampade sulla scena, dove la morte (civile, sociale, fisica) è una presenza inquietante e silenziosa, strisciante, come quel pitone che pensavi si coricasse accanto a te per affetto e stava invece prendendo le misure per divorarti. E per rubarti il posto. 19 arte Arte&Architettura A cura di Michele F. Barale Fotografia di M.F. Barale Le rievocazioni risorgimentali non arrivano fino a caprilli Destino ancora incerto per la Cavallerizza Giugno 1981: nel cuore della notte il primo ministro Giovanni Spadolini telefona al giornalista Lucio Lami per avere informazioni su un certo Caprilli e sulla Scuola di Cavalleria di Pinerolo, di cui il presidente degli USA Ronald Reagan gli ha più volte domandato senza ottenere risposte. Celebre fuori dall’Italia, per il suo metodo adottato dalle più importanti cavallerie del mondo, ai nostri occhi Caprilli appare quasi uno sconosciuto, e poco nota è l’importanza della Scuola di Cavalleria a Pinerolo. A tal punto da far sfuggire che, per insegnare il nuovo metodo agli ufficiali di 35 diverse Nazioni qui riuniti, Pinerolo fu dotata del più grande galoppatoio coperto d’Italia e tra i primi in Europa: la Cavallerizza Caprilli. Progettata dal Genio Militare nel 1909, alla sua costruzione concorsero le Officine Ferroviarie di Savigliano, le stesse che realizzarono le coperture delle Stazioni a Milano e a Torino: nove travi reticolari curve in metallo a coprire una luce di 35 metri, per un’estensione di quasi 80, sorreggono l’orditura secondaria a travi su cui appoggiano l’impalcato ligneo e quindi la copertura metallica. Pochi gli interventi subiti: l’aspetto esterno le è stato restituito dal recente restauro, di cui necessiterebbe anche la parte interna. Ma finché non sarà chiaro il suo destino, difficili saranno gli interventi. Troppo poco, infatti, lo spazio all’esterno per le operazioni legate ai Concorsi Ippici, troppo abitato il tessuto urbano circostante per bloccarlo anche solo per alcuni giorni. Toglierle i cavalli? «Mai», replica ancora una volta il generale Distaso, come aveva già fermamente dichiarato nel 1982, in occasione della mostra su Francesco Baracca da lui allestita nel galoppatoio: «Togliere l’equitazione dalla Cavallerizza equivale a privarla della sua essenza, della sua dignità». Non hanno infatti avuto successo l’ipotesi comunale negli Anni 70 di farne un mercato ortofrutticolo, né la possibilità di farne una patinoire durante le Olimpiadi, e neanche la proposta del docente Grado Merlo di trasformarla in Biblioteca. E quando, legati allo sviluppo dei concorsi ippici, furono presentati due diversi progetti per realizzare palchi dove alloggiare il pubblico, mancarono i fondi necessari per dare il via ai lavori. In attesa di sapere la risposta, la Cavallerizza continua ad ospitare concorsi ippici minori e si prepara al grande evento, quando il 20 luglio diverrà la base operativa di tutti i giornalisti al seguito del Tour de France. E poi? 20 società Lettere al giornale A cura di F.B. serate di laurea All’insegna delle Lettere Moderne La sede in Via Grandi di Alzani Editore, una parte della propria dissertazione, ovha ospitato ancora una volta, lo scorso 25 vero sugli studi che il critico ha condotto febbraio, l’iniziativa patrocinata dall’Asso- sull’opera di Cesare Pavese, nonché sull’inciazione culturale Onda d’Urto e dal Comu- tervista da lei fatta allo stesso Gioanola. ne di Pinerolo, che permette ad ex allievi I meritati applausi hanno poi lasciato spapinerolesi di presentare le proprie tesi uni- zio ad un breve intermezzo musicale offerversitarie. to da Stefania Del Sette, anche lei giovane Protagoniste della serata sono state que- allieva del Liceo Porporato, che ha deliziato sta volta Ruchika Tosel e Fiammetta Ber- il pubblico cantando “A natural woman” di totto. Entrambe laureate presso la Facoltà Aretha Franklin. di Lettere e Filosofia di Torino, hanno preÈ poi stato il turno di Fiammetta, anche sentato ricerche pertinenti all’ambito uma- lei gentilmente introdotta da una sua ex nistico, eppure tra loro molto diverse. docente, la prof.ssa Elisa Strumia. Ruchika, infatFiammetta ti, si è occupata ha dedicato di Letteratura e la propria tesi psicanalisi in Elio al cinema ed Gioanola, menalla letteratura tre Fiammetta ha italiana conraccontato dei temporanea, Letterati di “Sofocalizzandosi laria” al cinema. sul fascicolo Se la prima, dunmonografico que, aveva come che la rivioggetto uno spesta fiorentina cifico personag“Solaria” ha gio della cultura dedicato per Fiammetta Bertotto e Ruchika Tosel contemporanea e l’appunto al cil’impatto da lui esercitato sulla critica let- nematografo nel marzo del 1927. Scopo teraria soprattutto italiana, la seconda si è della ricerca era dare un’idea di come gli occupata di un tema più generale che ab- intellettuali italiani si ponessero, nella pribraccia numerosi intellettuali e questioni. ma metà del Novecento, nei confronti del Ruchika ha aperto la serata, introdotta rivoluzionario linguaggio filmico, inauguradalla prof.ssa Enrica Marino, sua docen- to in Francia solo nel 1895. te al Liceo Porporato, che ha lodato con Dopo un secondo intervento musicale di affetto il lavoro della ex allieva, compli- Stefania che ha cantato un brano di Giormentandosi, in particolare, per l’attenta e gia, è stato dato spazio alle domande dei curata analisi dedicata a Giacomo Leopar- presenti, che hanno permesso di approfondi, letto da Ruchika attraverso gli occhi di dire meglio alcuni punti delle rispettive riGioanola, illuminato lettore del poeta mar- cerche e sfogare qualche curiosità. chigiano. Insomma, l’iniziativa Serate di Laurea Ruchika ha poi iniziato la sua presentazio- si è rivelata ancora una volta un succesne, impreziosita da alcune immagini pro- so, arricchendo le possibilità, altrimenti iettate sullo sfondo della sala, raccontan- purtroppo misere, dei neolaureati d’oggi di doci brevemente la biografia di Gioanola far conoscere e divulgare le loro fatiche e i e soffermandosi poi specificatamente su loro successi accademici. 21 sport Calcio giovanile A cura di Andrea Obiso il vivaio del pinerolo Pulcini Pinerolo, classe 2002 Dopo una breve parentesi, durante la quale ci siamo occupati di pallacanestro e rugby, questo mese torniamo a parlare di calcio ed in particolare della squadra più rappresentativa di tutto il pinerolese: il Pinerolo F.C. Durante la preparazione dell’argomento di questo numero, però, ci siamo accorti che il Pinerolo F.C. ha nel proprio organico troppe squadre e quindi parlarne in generale sarebbe stato riduttivo, nonchè ingeneroso. Abbiamo così deciso di focalizzarci su uno solo dei progetti della società, e la nostra scelta è ricaduta sulla categoria dei Pulcini, in particolare la fascia d’età 2002. Abbiamo incontrato ed intervistato uno degli allenatori Mauro Zummo. Quando giocavo nei Pulcini, se non ricordo male, eravamo un’unica categoria sen- za distinzione di età. Voi invece vi occupate dei Pulcini 2002, la distinzione con i Pulcini 2000 e 2001 è una semplice suddivisione in fasce d’età o vi sono cambiamenti anche a livello di competizione? Certamente oltre alla semplice componente anagrafica, suggerita dal nome della categoria, variano le tipologie di competizione, infatti i campionati ufficiali sono riservati agli atleti che hanno compiuto l’ottavo anno d’età, per quanto riguarda i nostri ragazzi vengono organizzati dei piccoli tornei. Questi tornei, anche se non ufficiali, prevedono una classifica? Che punti di contatto hanno questi tornei con i campionati a cui siamo abituati? I nostri tornei, oltre a non prevedere una classifica, vengono disputati con formazioni da cinque giocatori in campo per 22 23 ogni squadra. Non vi sono forti punti in comune con i campionati ufficiali anche perché la loro funzione principale è quella di far giocare i bambini ed abituarli così a confrontarsi con altre squadre. Qualche tempo fa ci siamo occupati di una piccola società calcistica del pinerolese, il Roletto Val Noce. Durante l’intervista i dirigenti ci avevano confessato il loro disappunto riguardo al fatto che molti bambini lasciavano le squadre più “piccole” del pinerolese per andare a giocare nel Pinerolo. A tale proposito le chiedo: i vostri ragazzi provengono da diversi paesi del pinerolese? Noi alleniamo diciannove ragazzi e sono tutti residenti in Pinerolo quindi non riscontriamo questo fenomeno. Siccome i vostri giocatori sono bambini, quanti allenatori siete e che metodo usate per allenarli? Siamo due allenatori, io e Marcos Gargetti. Durante l’allenamento suddividiamo i ragazzi in due gruppi seguiti ciascuno da un allenatore. In diversi casi un giocatore, se molto dotato, viene promosso nella rappresentativa di fascia d’età superiore alla sua. Voi applicate questa abitudine? Di norma questo avviene ma non è il nostro caso. Questo perché l’età impedirebbe al ragazzo di partecipare ad un campionato ufficiale ed è quindi inutile farlo allenare con una squadra con cui non può giocare. Per questo motivo preferiamo tenere separate le fasce d’età almeno quando i ragazzi sono così giovani. Per permettere ai nostri lettori di farsi un’idea più precisa sul vostro lavoro dove possono venire a vedere i vostri allenamenti e partite? Sia gli allenamenti, che vanno dalle sei fino alle sette e mezza, che le partite si svolgono al campo Barbieri in Pinerolo. Grazie per la disponibilità ed in bocca al lupo! musica Officine del suono A cura di Mario Rivoiro Blind Luck Records G r uppi emergenti - Rapuzi hip hop team Italia Neg e Giallo Come nasce e quando nasce la passione dell’hip hop? Pensiamo che oltre alla passione, si tratti di attitudine, in quanto ci troviamo, da sempre, condizionati con naturalezza da un certo tipo di stile, di suono e di gusto. Quindi possiamo dire che la nostra passione per l’Hip Hop nasce praticamente nello stesso momento in cui nasciamo noi. Qual é la differenza tra hip hop ed il rap? Poiché molti non la sanno... Citando Pete Rock: L’Hip Hop è energia, e l’energia non muore mai. L’Hip Hop nasce nei bassifondi di New York fondamentalmente come cultura che permette ai ragazzi di esprimersi in maniera creativa, permettendogli disfogarsi e tenendoli lontano dai guai, rappresentandosi a livello artistico e umano. Il Rap fa parte della cultura Hip Hop, rappresentandone l’aspetto musicale, si prefigge di diffondere determinati valori come la pace, il rispetto per le donne, l’unione e l’amore verso la vita in sé. L’Hip Hop permette ad ognuno di esprimersi secondo le proprie inclinazioni personali, lo possiamo notare nel Writing, l’arte di esprimersi attraverso il disegno, nel Breaking, l’arte di esprimersi attraverso la danza, nel Rap l’arte di esprimersi attraverso la voce e nel Dj’ing, l’arte di esprimersi attraverso l’intrattenimento. Ed è per questo che lo amiamo. Cosa manca nella scena hip hop italiana? Manca un approfondimento della cultura Hip Hop da parte di chi si avvicina ad essa. In Italia manca molta informazione a riguardo di questa cultura, spesso travisata, a causa dei media che propon- gono artisti ben lontani dalle fondamenta. Solo perché c’è una persona che fa una pseudo rappata viene già chiamato Hip Hop (SBAGLIATO!). Manca la voglia di studiare, la voglia di fraternizzare senza farsi la guerra superando le invidie personali. Manca il livello sia da parte di chi dà, ma soprattutto da parte di chi riceve, l’ascoltatore medio non è interessato ad evolversi culturalmente. Ciò nonostante siamo molto legati alla nostra terra, al nostro modo di essere Italiani e in Italia ci sono le situazioni e le persone più che valide a rappresentare la cultura Hip Hop. Dobbiamo comunque considerare che stiamo parlando di una cultura che non è nata in Italia e che quindi non è di facile divulgazione perchè l’Hip Hop non si spiega, ma si capisce e si vive. La sinergia che avete, alcune volte è intervallata da tensioni o opinioni artistiche differenti? Ti potrà sembrare strano ma no, naturalmente quando abbiamo qualche progetto ne parliamo a fondo e chiariamo quali sono i punti da sviluppare. Il nostro fine comune, da principio, è sempre stato quello di diffondere la cultura Hip Hop. Cosa pensate del rap futuristico? …preferiamo quello classico, come Gangstar, M.o.p., Krs One. Niente da togliere a chi sperimenta se ha le qualità per farlo. Abbiamo validi esempi come X-Zibit, Busta Rhymes e in Italia Fabri Fibra, che pur sperimentando si mantengono alla radice pura. Quali sono i progetti in cantiere e cosa possiamo trovare in giro? Attualmente abbiamo fuori il Cd di Neg “KISS MY CAVALLO BASSO” e il Cd di Giallo “GIALLO TV” entrambi in free-download che potrete trovare sulle nostre pagina facebook: NEG RAP-UZI, GIALLO RAP-UZI. E’ possibile visualizzare il nostro primo video su Youtube estratto da “Giallo Tv” :\giallo_mi piace. Tra le prossime uscite ci sarà il nuovo Cd di Neg disponibile a breve e il Cd di Neg e Giallo in cui rapperanno insieme. Abbiamo riunito un collettivo di rapper sotto il nome RAP-UZI HIP HOP TEAM ITALIA e stiamo preparando tutti insieme un album. Sperando di risentirci presto, potete ascoltarci ogni sabato pomeriggio dalle 14.00 alle 15.00 sulle frequenze di RBE 96.55 e sullo streaming www.rbe.it con “HIP HOP MOST WANTED” programma che conduciamo in diretta con il nostro socio e amico Don Calo. 24 Sono a m i c i d i P i n e r o l o I n D i a l o g o 25