ANNO LI • numero 1 • marzo 2008
Poste italiane spa - spedizione in a. p. D. L. 353/03 (conv. L. 46/04) art. 1 comma 2, DCB San Donà di Piave
ATTUALITA’
FORMAZIONE
BRASILE
SPIRITUALITA’
La Spe salvi
ed il Piccolo
Rifugio
La valutazione
della
disabilità
Bianca Rossato:
un canto
felice
Nell’Eucarestia
la gioia
della Pasqua
EDITORIALE
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utilizzate al solo scopo di inviare agli abbonati la nostra rivista
e/o informazioni od opuscoli inerenti la nostra opera.
Sono 50 le “primavere” dell’Amore Vince! Nel
maggio del 1958 nasceva l’Amore Vince per volontà
di Mamma Lucia, che aveva un suo ben chiaro
progetto editoriale da integrare nel più ampio
progetto di vita, legato all’azione evangelica
testimone e divulgatrice dei valori che hanno
maturato un carisma forte ed inattaccabile:
espressione di limpida carità basata sulle
fondamenta cristiane poste da nostro Signore Gesù
Cristo.
Care lettrici e cari lettori, grazie alla lettura del
giornale fondato da Mamma Lucia, voi cogliete
pertanto l’opportunità di approfondire la
conoscenza di tali valori che si manifestano nelle sue
opere, i Piccoli Rifugi e le Missioni, sostenute dalle
Volontarie della Carità, dagli Associati all’Istituto,
dai tanti amici che hanno colto l’alto significato di
“Amore” così come l’ha inteso la nostra Fondatrice.
Questo primo numero del 2008 del nostro giornale ci
offre l’occasione di vivere la Santa Pasqua con un
riferimento alla vita di Mamma Lucia, una vita
consumata interiormente nei misteri della Passione e
Resurrezione di Cristo Salvatore dell’umanità.
Sta a noi ora, che abbiamo intrapreso un cammino
irreversibile di fede riconoscendo come nostri i
suddetti valori, mantenere costantemente saldo e
visibile l’impegno al loro sostegno, quale siamo stati
chiamati a dare. L’Amore Vince si è dato questo
credito di Fede Evangelica da offrire ai suoi lettori e
alle sue lettrici, assumendosi una grande
responsabilità che necessita di un grande aiuto.
Aiuto che voi potete contribuire a rafforzare con la
fedeltà al nostro giornale. Auguri, “Amore Vince”.
Buona Pasqua a tutti Voi.
Carlo Barosco
Presidente Fondazione Piccolo Rifugio
ATTUALITA’
La Spe salvi
e il nostro piccolo mondo
Spunti di riflessione per i Piccoli Rifugi
cettato se conduce verso
una meta e se di questa
meta noi possiamo essere
sicuri e se questa meta è così grande da giustificare la
fatica del cammino” (n. 1).
Quindi, per quanto grandi
siano le disabilità e sofferenze, non dobbiamo “affliggerci come gli altri che
non hanno speranza” (I
Tess 4, 13). Perché noi cre-
nche in altre occasioni abbiamo
tentato di cogliere nei grandi documenti ecclesiali qualche
indicazione che si riferisse
al mondo dei Piccoli Rifugi
o, più estesamente, alla comunità che fa riferimento
al pensiero ed alle opere di
Lucia Schiavinato.
Cerchiamo di fare così anche con la recente enciclica
di Papa Benedetto XVI,
l’oramai nota “Spe salvi”.
Naturalmente, in questo
modo se ne limita molto la
ricchezza, ma si concentra
lo sguardo su quelle riflessioni che hanno più rilevanza per noi.
A
diamo al Vangelo, ed esso
“non è solo una comunicazione di cose che si possono sapere, ma è una comunicazione che produce fatti
e cambia la vita” (n. 2).
Il Papa cerca poi di indagare perché il Vangelo cambia la vita, in che cosa consiste la speranza che ci trasforma.
Il primo passo è “giungere
SALVATI DALLA
SPERANZA
“Siamo salvati nella speranza” (Rom 8, 24). E’ un
messaggio gioioso di redenzione che viene rivolto
a tutti, ma in particolare
può essere riferito alle persone che soffrono e che
vogliono trovare un senso
alla loro sofferenza.
“Anche un presente faticoso può essere vissuto ed ac1
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Papa Benedetto XVI: di grande spessore la sua ultima enciclica
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ATTUALITA’
a conoscere Dio, il vero
Dio” poi riconoscere che “i
cristiani appartengono ad
una società nuova, verso la
quale si trovano in cammino e che nel loro pellegrinaggio viene anticipata”
(n. 4). Il conoscere Dio rivelatoci da Gesù Cristo ed il
tendere ad una vita nuova
sostanzia la nostra speranza. Perché, allora, “il cielo
non è vuoto. La vita non è
un prodotto delle leggi e
della casualità della materia, ma… c’è uno Spirito
che in Gesù si è rivelato come Amore” (n. 5).
La conclusione è che “la fede conferisce alla vita una
nuova base” (n. 8) e che
Dio ci ha comunicato, in
Cristo, “la sostanza delle
cose future”, ci ha “ottenuto una nuova certezza”.
Questo è, dunque, il fondamento della nostra speranza.
“E’ attesa delle cose future, a partire da un presente
già donato” (n. 9).
LA GRANDE
SPERANZA
“La fede cristiana è anche
per noi, oggi, una speranza
che trasforma e sorregge la
nostra vita?”, si chiede Benedetto XVI, e “che cosa è,
in realtà, la vita? E che cosa
significa veramente eternità?” (n. 10).
Premettiamo che “non sappiamo che cosa sia convemarzo 2008
Papa Ratzinger mentre firma l’enciclica “Spe salvi”
niente domandare” (Rom
8, 26) “e tuttavia sappiamo
che deve esistere un qualcosa che noi non conosciamo e verso il quale ci sentiamo spinti”. Per capirlo
dobbiamo “cercare di uscire col nostro pensiero dalla
temporalità della quale siamo prigionieri per immergersi nell’oceano dell’infinito amore, nel quale il
tempo non esiste più”.
Ecco “questo momento è
la vita in senso pieno, un
sempre nuovo immergersi
nella vastità dell’essere,
mentre siamo semplicemente sopraffatti dalla
gioia” (n. 12).
Papa Ratzinger fa una
dottissima esposizione della grande evoluzione del
pensiero moderno riguardante la speranza che, da-
to il tenore di questa sintesi, dobbiamo necessariamente sintetizzare. Passa
in rassegna la fede nel
progresso, a partire da
Francesco Bacone, la Rivoluzione francese come
tentativo di instaurare il
dominio della ragione e
della libertà, le riflessioni
di Immanuel Kant, la proposta comunista di Karl
Marx, ed altro ancora.
Constata che, “la ragione
del potere e del fare deve
essere integrata mediante
l’apertura alle forze salvifiche della fede, al discernimento tra bene e male” (n.
23). “La scienza può contribuire molto all’umanizzazione del mondo e dell’umanità. Essa però può anche distruggere l’uomo ed
il mondo, …se al progresso
ATTUALITA’
Regno di Dio”.
Ma, osserva, “pur essendo
necessario un continuo impegno per il miglioramento del mondo, il mondo
migliore di domani non
può essere il contenuto
proprio e sufficiente della
nostra speranza”.
Allora, continua al capitolo
31, “noi abbiamo bisogno
delle speranze, più piccole
o più grandi, che giorno
per giorno ci mantengono
in cammino. Ma senza la
grande speranza, che deve
superare tutto il resto, esse
non bastano”.
COME
APPRENDERE
QUESTA
SPERANZA?
tecnico non corrisponde un
progresso nella formazione
etica dell’uomo, …esso diviene una minaccia per
l’uomo e per il mondo”.
Perché “non è la scienza
che redime l’uomo. Egli
viene redento mediante
l’amore” (n. 26).
Riassume poi al capitolo
30 le sue conclusioni: “Il
tempo moderno ha sviluppato la speranza dell’instaurazione di un mondo
perfetto che, grazie alle
conoscenze della scienza e
ad una politica scientificamente fondata, sembrava
essere diventata realizzabile. Così la speranza biblica del Regno di Dio è stata
rimpiazzata dalla speranza
del regno dell’uomo, dalla
speranza di un mondo migliore che sarebbe il vero
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Nella parte finale il Papa
elenca tre “luoghi”. Il primo è la preghiera. Il secondo è “l’agire ed il soffrire”.
Il terzo è il giudizio finale.
La conclusione è una preghiera a “Maria, stella della speranza”.
Vorremmo fermarci un po’
sul secondo “luogo della
speranza”, indicando alcune sue espressioni più significative. E’ quello che riguarda particolarmente la
realtà dei Piccoli Rifugi (capitoli 36-40).
“La sofferenza fa parte
dell’esistenza umana. Essa
deriva, da una parte, dalla
nostra finitezza, dall’altra,
dalla massa di colpa che,
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nel corso della storia, si è
accumulata ed anche nel
presente cresce in modo
inarrestabile. Certamente
bisogna fare tutto il possibile per diminuire la sofferenza: impedire, per quanto possibile, la sofferenza
degli innocenti; calmare i
dolori; aiutare a superare
le sofferenze psichiche. Sono tutti doveri sia della
giustizia che dell’amore
che rientrano nelle esigenze fondamentali dell’esistenza cristiana e di ogni
vita veramente umana…
ma eliminarla del tutto
non rientra nelle nostre
possibilità”. Tuttavia “non
è lo scansare la sofferenza,
la fuga davanti al dolore,
che guarisce l’uomo, ma la
capacità di accettare la tribolazione e in essa di maturare, di trovare senso
mediante l’unione con Cristo, che ha sofferto con infinito amore”.
“La misura dell’umanità si
determina essenzialmente
nel rapporto con la sofferenza e col sofferente.
Questo vale per il singolo
come per la società. Una
società che non riesce ad
accettare i sofferenti e non
è capace di contribuire mediante la compassione a far
sì che la sofferenza venga
condivisa e portata anche
interiormente è una società crudele e disumana.
La società, però, non può
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ATTUALITA’
accettare i sofferenti e sostenerli nella loro sofferenza, se i singoli non sono essi stessi capaci di ciò e,
d’altra parte, il singolo non
può accettare la sofferenza
dell’altro se egli personalmente non riesce a trovare
nella sofferenza un senso,
un cammino di purificazione e di maturazione, un
cammino di speranza”.
IL VALORE
DELLA
SOFFERENZA
La sintesi delle riflessioni
di questo grandissimo Papa, sul tema della sofferenza, l’invito che rivolge,
la meta che indica, si tro-
va nella prima parte del
capitolo 39: “Soffrire con
l’altro e per gli altri; soffrire per amore della verità e della giustizia; soffrire a causa dell’amore e
per diventare una persona
che ama veramente, questi sono elementi fondamentali di umanità,
l’abbandono dei quali distruggerebbe l’uomo stesso. … E’ così grande la
promessa dell’Amore da
giustificare il dono di me
stesso? Alla fede cristiana,
nella storia dell’umanità,
spetta proprio questo merito: di aver suscitato nell’uomo, in maniera nuova
e ad una profondità nuo-
va, la capacità di tali modi
di soffrire che sono decisivi per la sua umanità. La
fede cristiana ci ha mostrato che verità, giustizia,
amore non sono semplicemente ideali, ma realtà di
grandissima densità. …
Questa capacità di soffrire, tuttavia, dipende dal
genere e dalla misura della speranza che portiamo
dentro di noi e sulla quale
costruiamo”.
E’ una riflessione rivolta a
tutti i cristiani, in modo particolare a chi si riconosce
nel pensiero di Lucia Schiavinato, che ai sofferenti ha
dedicato tutta la vita.
Bruno Perissinotto
L’enciclica “Spe salvi”, un documento prezioso anche per le comunità dei Piccoli Rifugi
marzo 2008
FORMAZIONE
Corso per gli operatori
Valutazione
della disabilità
ssessment e disabilità
adulta. Tradotto: la valutazione della disabilità
adulta. Nel linguaggio
della quotidianità: riconoscimento e identificazione delle peculiarità delle persone con disabilità.
Insomma, per chi vuole affiancare
il progetto di vita delle persone
disabili ed offrire un supporto oltre che qualificato umanamente
anche “tecnicamente” competente è fondamentale guadagnare
un metodo che consenta una ricognizione puntuale sugli aspetti
che definiscono risorse e limiti
della persona. Ecco perché la Fondazione Piccolo Rifugio ha deciso
di spendere quasi tre giornate del
mese di marzo intorno al tema
della progettazione individualizzata e, particolarmente, intorno a
quello della valutazione. Si tratta
di riflettere sulle modalità con cui
viene raccolto quell’insieme di
informazioni che a seconda del
problema possono avere contenuto medico, psicologico, educativo e che poi diventa decisivo al
fine di definire obiettivi e modalità di intervento. Sarà il dottor
Carlo Callegaro, pedagogista clinico ed esperto nelle tematiche
della disabilità, a condurre la formazione. Saranno coinvolte le
équipe di coordinamento di tutte
le sedi.
A
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L’IMPORTANZA
DELLA VALUTAZIONE
In ambito socio sanitario il tema
della valutazione sta diventando
sempre più importante. Lo è per
chi vuole assicurarsi che la mission
con cui nasce un certo servizio impregni davvero la prassi quotidiana
dell’agire pedagogico ed assistenziale; lo è per chi deve decidere se
una determinata comunità o un
determinato servizio dispone di
tutti gli strumenti per rispondere
alle necessità delle persone per le
quali viene richiesta l’accoglienza;
lo è per chi opera nei servizi e deve
programmare le azioni in sintonia
con le potenzialità e i bisogni reali
e specifici delle persone; lo è per le
istituzioni che sono chiamate a
rendere conto dell’impiego delle
risorse economiche correlativamente all’accertamento dell’efficacia degli interventi riabilitativi e dei
servizi socio sanitari. Insomma, avvicinarsi al tema della valutazione
è fare esercizio di realismo pur sapendo che proprio nell’ambito della disabilità esso incontra non pochi ostacoli ed elementi di criticità
e pur sapendo che si tratta pur
sempre di applicare schemi e numeri intorno ad una realtà, quella
della persona umana, che già per
sua natura si sottrae alla misurabilità. Per questo motivo esso verrà
affrontato, con l’attenzione a fugarne tutti gli elementi di rigidità,
con uno stretto collegamento con
il neonato progetto pedagogico
sociale della Fondazione,
“L’infinito dentro”, con la cura di
distinguere lo strumento dal fine.
Carlo Donadel
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FONDAZIONE
Voci dal servizio civile
opo il tramonto
dell’obiezione di
coscienza al servizio militare e la
conclusione di questa
esperienza (diretta conseguenza della sospensione
dell’obbligo di leva), anche la fondazione del Piccolo Rifugio si è aperta alla nuova realtà del servizio civile nazionale.
Ben tredici giovani (dodici
donne ed un uomo) hanno scelto negli ultimi
quattro anni, in base alla
legge 64/2001, di poter
prestare servizio volontario per dodici mesi all’interno delle varie sedi del
Piccolo Rifugio. È un’esperienza importante, significativa per tutti gli attori
coinvolti: i giovani volontari, l’ente, gli ospiti.
D
VOLONTARI,
ENTE ED OSPITI
Per il volontario in servizio
civile è un’occasione unica
e privilegiata di crescita
personale, di maturazione
e di formazione alla solidarietà sociale in un’ottica
di cittadinanza attiva.
Per il Piccolo Rifugio è
un’opportunità per realizzare nuovi progetti, supportare i propri operatori,
aprire le porte a presenze
marzo 2008
giovani, farsi conoscere all’esterno e sensibilizzare le
nuove generazioni alla
realtà della disabilità.
Per gli ospiti è un’ulteriore possibilità per ampliare
le proprie conoscenze e il
mondo delle relazioni,
per sperimentare nuove
presenze (“giovani”, fatto non irrilevante) ed
aprirsi ad altri modi di
pensare e di agire caratterizzati dalla solidarietà
e dalla gratuità.
Uno dei pilastri su cui si
fonda il nuovo servizio civile è la dimensione formativa che si sviluppa durante tutto l’anno, con la
presenza di varie figure
professionali (formatori,
esperti, operatori sociali)
e con varie modalità (corsi di due o tre giorni, riunioni d’èquipe, lezioni
frontali, formazione a distanza).
LA VERIFICA
CONCLUSIVA
Nella verifica conclusiva
del percorso formativo, si
è discusso dei tre attori
della rete del servizio civile citati in precedenza, e si
è colta l’occasione per raccogliere le testimonianze
da parte delle giovani volontarie riguardanti i rap-
VERIFICA
Dalla discussione finale
sono emerse le positive
esperienze dei giovani
volontari
Il servizio civile nazionale: un apporto impor
porti con i singoli ospiti. Si
sono instaurate, nel tempo, relazioni di crescita reciproca caratterizzate da
una dimensione adulta che
va oltre la semplice componente emotiva (comunque significativa).
Ne riporto alcuni brevi bra-
FONDAZIONE
ni significativi: “… vi ricordo tutti, ognuno per la
propria sensibilità, gioia,
tenerezza, sofferenza. Mi
piace ricordarvi quando
state per regalare a voi
stessi ed agli altri un sincero sorriso!”; “… non è stato per me facile comprendere, accogliere i cambi repentini d’umore di qualche
ospite. In qualche modo,
però, la mia voglia di capirvi è stata la cosa che mi
ha spinto di più a mettermi in gioco e a rivalutare
tutto di me stessa.”; “…
Grazie per essere entrati
nella nostra vita, solo per
una stagione ma per tutta
la vita!”; “… Grazie a tutte
le persone che ho incontrato e conosciuto qui al
Piccolo Rifugio. Mi sono
sentita parte della famiglia
ed ora, non l’avrei mai immaginato un anno fa, è
doloroso dover dividere le
strade. Ho finalmente capito il vero senso della condivisione e dello stare assieme. Alla fine di quest’anno porto con me uno
sguardo nuovo verso gli altri e un nuovo modo di
pormi, sicura che questo
apporterà in me e alle persone che mi circondano,
nuove ricchezze.”
E’ questa l’occasione,
quindi, per ringraziare
Francesca, Luana, Stefania
e Valeria per il servizio
svolto, per la sensibilità dimostrata e per la loro voglia di mettersi in discussione durante tutto il percorso formativo. Di questo
vive il servizio civile e il
Piccolo Rifugio!
Federico Mucelli
mportante per i Piccoli Rifugi
GIOVANI
VOLONTARI,
FONDAZIONE
ED OSPITI
SONO I TRE
ATTORI DEL
PROGETTO
Tra volontari ed ospiti nascono spesso relazioni non banali
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DA SAN DONA’
Visita a “Sand Nativity”
Col bambinello
di sabbia
l 2 e 3 gennaio alcuni ospiti
del Piccolo Rifugio di San
Donà, assieme agli operatori e a una volontaria del servizio civile, sono andati a visitare “Sand Nativity”, il celebre
presepe di sabbia realizzato a
Jesolo, composto da otto sculture di sabbia realizzate da nove
artisti provenienti da tutto il
mondo. Un’iniziativa giunta
quest’anno alla sesta edizione.
“E’ stato davvero emozionante racconta Ilaria Baraldo, educatrice del Piccolo Rifugio di San
Donà -. Eravamo in pulmino,
oramai in prossimità di Jesolo e
stavamo cantando a squarciagola canzoni natalizie, quando dal
cielo grigio hanno iniziato a
scendere bellissimi e candidi
fiocchi di neve. Era proprio
l’atmosfera ideale per andare a
vedere un presepe! L’aria fredda
faceva pizzicare le guance e allora, in fretta, ci siamo intrufolate dentro al padiglione con le
sculture di sabbia. Meravigliose:
ognuna di noi faceva a gara per
avere più foto con lo sfondo di
quelle opere mozzafiato. Forse
ancor più bello è stato vedere la
spontaneità con cui ognuna del
nostro gruppo ha donato una
piccola grande goccia per le
opere di solidarietà delle quali il
presepe si faceva promotore”.
Il ricavato delle offerte dei visi-
I
marzo 2008
tatori, infatti, viene destinato ad
importanti progetti umanitari in
Africa: la costruzione di un nuovo
Un particolare della scultura
centro cardiochirurgico pediatrico
in Camerun, realizzato dall’Associazione Bambini Cardiopatici di
Milano, e ad un centro di accoglienza in Costa D’Avorio, che
ospita 600 bambini, per
l’acquisto di alimenti e farmaci,
sostenuto dall’associazione “Un
ponte per l’Africa onlus”.
“Alla fine - conclude Ilaria - siamo tornate a casa con il cuore
pieno di tenerezza per quel
bambino scolpito nella sabbia,
con l’allegria di una piacevole
mattinata trascorsa insieme e
con tante belle foto”.
Il gruppo davanti alla natività
DA SAN DONA’
Degli amici di lunga data hanno fatto
capolino al Piccolo Rifugio di San
Donà in una domenica di gennaio.
Sono i claun (si fanno chiamare così
per distinguerli dai clown del circo)
della onlus Viviamo in Positivo,
volontari che portano parrucche,
trucchi, gag, giocoleria e battute per
far sorridere chi ha voglia di farlo con
loro: anziani, malati, bambini senza
famiglia… ed anche disabili.
Più d’una volta infatti gli ospiti del
Piccolo Rifugio di San Donà li hanno
incontrati. Di seguito uno di loro,
Marco, ovvero claun Bagigio, dopo la
sua visita al Piccolo Rifugio di San
Donà, racconta la grande bellezza di
dare e ricevere sorrisi.
I claun al Rifugio, sorpresa continua
Una visita a sorpresa
li attende un appuntamento
importante, speciale…
Entrano in punta di piedi,
senza quasi far rumore
(questo sì che è strano…
avete mai visto dei clown silenziosi?), si truccano e si
preparano, mentre nel salone, qualche stanza più in là,
si radunano le ospiti del Piccolo Rifugio, e amici, parenti, bambini e conoscenti…
Tutti aspettano l’inizio della
festa, aspettano la musica,
le gags e la giocoleria, le
piccole magie, …aspettano
che la magia abbia inizio!
Basta così poco, a volte…
La stanza si è riempita,
quando lo spettacolo ha ini-
asta chiudere gli occhi,
anche solo
per
un
istante… E immaginare, appena fuori dal cancello del
Piccolo Rifugio di San Donà,
in una domenica pomeriggio non tanto diversa da altre domeniche di gennaio,
uno strano grappolo di persone, …chi con cappelli, chi
con calzini colorati, chi con
pantaloni pieni di toppe e
felpe con disegni allegri…
tutti con un naso rosso al
collo!
Si sono radunati, i tredici
claun dell’associazione VIP
(Viviamo In Positivo) perché
“B
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zio… e come da programma, le gags, i giocolieri e i
maghi, i palloncini (qualcuno dice che c’erano anche
dei concertisti… con tanto
di tromba e sax suonati dal
vivo!), le danze e le acrobazie si mescolano, una dopo
l’altra, alle risate semplici e
coinvolgenti… un ora e
mezza travolgente, colorata
e gioiosa!
Ecco il segreto di momenti
come questo! È proprio vero: un sorriso è un attimo
che non costa nulla, è un
gesto semplice e gratuito, e
donarlo riempie il cuore!
Per questo, noi claun di corsia, abbiamo scelto questo
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DA SAN DONA’
Sorriso ottenuto, obiettivo centrato
In una farmacia di San Donà
Iniziativa
modo di donarci agli altri…
perché regalare un sorriso, e
portarlo in quei luoghi dove ce
n’è più bisogno, significa celebrare la gioia in ogni momento e servire il prossimo.
Una domenica pomeriggio di
ia il Piccolo Rigennaio è una piccola goccia,
fugio di San
sono poche ore, è vero… ma
Donà che quello
bastano per riscoprire che tutdi Vittorio Vete queste cose già ci sono, nel
neto beneficeranno delPiccolo Rifugio.
la generosità del Banco
Portiamo un sorriso, e ne troFarmaceutico.
viamo molti pronti ad accoCioè del risultato delglierci; entriamo con semplil’ottava giornata naziocità, esprimendo quello che
nale di raccolta del farmaco che si è svolta sasiamo, e incontriamo persone
bato 9 febbraio scorso.
semplici e colme di gioia!
Alla giornata di sensibiPer questo ci auguriamo di polizzazione, nelle farmater aggiungere altre gocce, alla nostra amicizia. Passo dopo
passo, ci saranno altre domeniche pomeriggio, altre ore
passate insieme, istanti colorati a ridere di
se stessi, degli
altri, della vita”.
Marco
I claun con il loro variopinto abbigliamento
(claun Bagigio)
Il Banco Farmaceutico
per il Piccolo Rifugio
S
marzo 2008
cie sandonatesi hanno
partecipato attivamente
anche il personale e gli
ospiti del Piccolo Rifugio
di San Donà di Piave.
In quell’occasione in migliaia di farmacie in tutta Italia e i volontari
della Compagnia delle
Opere hanno chiesto ai
cittadini di comprare
farmaci in più, rispetto
al loro fabbisogno, tra
quelli indicati in una li-
DA SAN DONA’
Mostra
sta. E questi prodotti
sono stati poi donati a
organizzazioni che si
prendono cura di malati, poveri, disabili.
All’azione di solidarietà
hanno spesso partecipato anche i farmacisti,
vendendo farmaci a
prezzo di costo o aggiungendo donazioni
proprie.
Tra i beneficiari, che a
breve riceveranno i farmaci in omaggio, e saranno così sollevati da
una spesa ingente, anche i due Piccoli Rifugi
di San Donà di Piave e
Vittorio Veneto, i cui
ospiti, come tanti disabili, hanno spesso necessità di assumere molti e
diversi farmaci.
In tutta Italia, sabato 9
febbraio sono stati raccolti 302 mila farmaci,
contro i 287 mila del
2007, a testimonianza
del
successo
che
l’iniziativa sta riscuotendo.
Artisti anche noi
rtisti per vocazione e artisti
per caso. Artisti
da sempre e artisti per un giorno. Artisti cosiddetti normali e
artisti persone che vivono situazioni di disagio.
Hanno esposto fianco a
fianco, ciascuno con le
proprie opere proposte
al giudizio e alla riflessione del visitatore, al
centro Leonardo Da Vinci
di San Donà di Piave, alla
mostra “Artisti previsti e
imprevisti” svoltasi dal
26 gennaio al 10 febbraio. Un appuntamento
biennale giunto alla terza edizione, e che stavolta ha messo a confronto i
diversi artisti accomunati
dal tema assegnato, “Luci e ombre”.
Tredici le realtà del sociale che hanno partecipato: Aitsam, Auser, Casa
del Girasole, centro di salute mentale Ulss 10,
centro diurno Ulss 10,
centro sociale “Al
ponte”, Exsisto teatro
e Fondazione Piccolo
Rifugio di
A
L’opera “Il giardino degli alberi”
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“Il gioco divertente”
San Donà di Piave; le associazioni Aphe di Eraclea, Il Girotondo di Jesolo, La casa rossa di Fossalta di Piave; Gruppo
Rap-g e Porto dei benandanti di Portogruaro. Per
il Piccolo Rifugio hanno
partecipato all’iniziativa
sei ospiti, che hanno potuto esporre le proprie
opere assieme a quelle di
artisti di mestiere. Si tratta di Martina Favaretto,
Daniela Minotti, Annalisa Murer, Antonella Puliero, Katia Tibald e Matilde Zagonel. A guidarle
nella realizzazione della
propria ispirazione, due
operatrici del Piccolo Rifugio che le hanno aiutate a dare forma alle proprie idee e che si sono
concretizzate in due opere: “Il giardino degli alberi” e “Il gioco divertente”.
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DA SAN DONA’
Un momento della consegna del Vivamed
Un pacchetto
speciale
osa ci sarà dentro
quel pacchetto? Se
lo sono chiesti gli
ospiti e gli operatori del Piccolo Rifugio di
San Donà di Piave, lo scorso
22 febbraio, davanti a quel
dono dalle dimensioni davvero anomale. Presto, però,
il mistero è stato svelato.
Grazie alla generosità del
circolo dei dipendenti dell’Atvo, la locale azienda di
trasporto pubblico, del circolo ricreativo dei dipendenti dell’Ulss 10, e dell’Atvo stessa, al Piccolo Rifugio
sandonatese è stato donato un Vivamed, una speciale apparecchiatura elettronica per la stimolazione dei
movimenti dei disabili.
C
marzo 2008
La speciale “bicicletta” per
la fisioterapia consentirà, ai
disabili che la utilizzeranno, di mantenere il tono
dei muscoli degli arti.
L’attrezzo consentirà di
provare il benessere fisico e
psichico tipico che l’attività
Il Vivamed in uso
fisica può dare.
Muovere braccia e gambe,
quindi, come se si fosse in
bicicletta, per chi può; per
gli altri, braccia e gambe
vengono delicatamente stimolate a muoversi.
L’ausilio rende più efficace
la riabilitazione perché permette anche di misurare
l’intensità dei movimenti e
controllare gli spasmi.
Questi e altri sono, per i disabili, i benefici del Vivamed, l’apparecchio elettronico computerizzato che
ora è in dotazione al Piccolo Rifugio di San Donà.
“Sono già quattro i disabili che utilizzano il Vivamed per le terapie - spiega Susanna Paulon, coordinatrice del Piccolo Rifugio di San Donà di Piave -.
A segnalare la necessità
della speciale cyclette è
stato il genitore di un frequentatore del centro
diurno. Un dipendente di
Atvo, amico di quel genitore, ha poi promosso la
raccolta dei fondi necessari, circa quattromila euro,
coinvolgendo l’azienda ed
i circoli ricreativi di Atvo e
Ulss 10”.
E così in breve tempo sono
stati raccolti i fondi necessari. All’inaugurazione erano presenti i genitori dei
frequentatori del centro
diurno, i rappresentanti
dell’Atvo e dei circoli ricreativi di Ulss 10 e Atvo.
DA VITTORIO VENETO
Monsignor Pizziolo al Piccolo Rifugio
Incontro con il nuovo Vescovo
l nuovo vescovo di Vittorio
Veneto, monsignor Corrado
Pizziolo, ha celebrato domenica 17 febbraio una Santa
Messa al Piccolo Rifugio di Vittorio Veneto. E’ stato il primo incontro ufficiale tra il presule, che
si è insediato tre settimane fa, e il
Rifugio. “Per noi è stata una
splendida sorpresa - commenta il
direttore della struttura vittoriese, Dino Mulotto -. Avevamo fissato un appuntamento per andare a conoscerlo sabato 23 febbraio, ma poi il suo segretario,
Elio Cao, ha chiamato dicendo
che il Vescovo sarebbe volentieri
venuto a celebrare la messa da
noi”. E naturalmente è stato accolto a braccia aperte.
La Messa è stata celebrata nel
salone polifunzionale: la piccola
cappella del Rifugio, infatti, è
ancora inagibile, a motivo degli
ingenti lavori di ristrutturazione,
rinnovamento ed ampliamento
in corso nella casa maschile, che
si conta di concludere entro
l’anno 2008.
Inoltre, sabato 23 febbraio, Mulotto assieme al responsabile
della formazione della Fondazione Piccolo Rifugio, Carlo Donadel, si è recato al castello di San
Martino per incontrare, a casa
sua, il Vescovo: un appuntamento chiesto per illustrare al pastore l’attività e la struttura propria
del Piccolo Rifugio di Vittorio
I
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Monsignor Corrado Pizziolo
Veneto, e le sue peculiarità rispetto a quello di San Donà che
monsignor Pizziolo aveva conosciuto quando era vicario della
diocesi di Treviso.
Si rinnova quindi con monsignor
Pizziolo il rapporto strettissimo
tra Piccolo Rifugio ed i vescovi
vittoriesi. Particolarmente forte,
infatti, è stato il legame con il
suo predecessore, monsignor
Giuseppe Zenti, che più volte si è
dimostrato vicino alla casa.
Una vicinanza tanto più necessaria dato il periodo di grande impegno che il Rifugio vittoriese sta
vivendo a causa dei lavori in corso. Dal 2007 monsignor Zenti è
stato trasferito, da papa Benedetto XVI, dalla diocesi di Vittorio
Veneto a quella di Verona. Diocesi in cui ha trovato un altro Piccolo Rifugio che guarda a lui come
a un padre.
Tommaso Bisagno
ACCOLTO
A BRACCIA
APERTE
IL NUOVO
VESCOVO
DI VITTORIO
IN VISITA
AL RIFUGIO
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DA VERONA
Benvenuto al Vescovo
na giornata molto speciale, quella di sabato 1
dicembre, quando il vescovo di Verona, monsignor Giuseppe Zenti, da poco insediato, ha voluto conoscere da
vicino la realtà del Piccolo Rifugio
e fare amicizia con tutte le “ragazze”. L’accoglienza è stata molto calorosa e partecipata e mai
come in questa occasione il Piccolo Rifugio si è rivelato veramente
piccolo tanta era la gente affluita.
Però, nonostante il gran numero
di volontari, parenti ed amici intervenuti, l’organizzazione interna molto accurata ha tenuto bene. Durante la celebrazione della
Santa Messa il Vescovo, nella sua
accorata omelia, ha avuto parole
di grande semplicità e profondità
dimostrando di avere veramente
a cuore e di condividere lo spirito
di questa meravigliosa realtà di
U
Mamma Lucia.
Alla fine non è
mancata anche
una nota di spontanea comicità
quando Tania, dalla sua carrozzina,
incaricata di consegnare a Sua EccelMonsignor Zenti
lenza un piccolo ricordo, forse dimenticando la frase di circostanza
che si era preparata, col suo simpaticissimo fare, con estrema
spontaneità e con tono quasi imperioso, ha esclamato: “To, Vescovo, prendi questo…!”.
Inutile dire che, con un bel applauso, la sbrigativa battuta è stata apprezzata simpaticamente da
tutti e specialmente dallo stesso
Vescovo più di qualsiasi convenevole di ringraziamento.
Riccardo Urro
DA VERONA
Concerto per beneficenza
In cento con noi
irca un centinaio di
persone hanno assistito, domenica 24
febbraio, al concerto
tenutosi presso il Circolo Ufficiali di Castelvecchio, a Verona, in favore del Piccolo Rifugio della città scaligera. Prota-
C
marzo 2008
gonisti della giornata di musica per la solidarietà sono stati
Sergio Grandi e Licia Martini.
Sergio Grandi, pianista, ha
eseguito brani di Chopin,
Beethoven, Listzt, Brahms,
mentre la soprano Licia Martini si è esibita in brani di Mo-
zart, Verdi, Puccini e altre arie
del repertorio popolare italiano. Il concerto di beneficenza
pro Piccolo Rifugio di Verona
è servito a raccogliere fondi
per l’acquisto di un nuovo
pulmino attrezzato per il trasporto delle ospiti con disabilità. A ricordare il valore della
mobilità come momento di
emancipazione e socializzazione per i disabili, erano pre-
DA VERONA
Cinquant’anni da Volontaria
13 gennaio 1958-2008
inverno incombente,
gravido di
umidità e di
freddo; il cielo, simile
ad un enorme occhio
gonfio di lacrime; le
strade flagellate dal
vento e le poche persoChiarella Grigoletti
ne frettolose ed infreddolite; tutto predisponeva lo spirito a vivere una giornata uggiosa e malinconica.
Ogni cosa pareva avvolta in un’atmosfera
così greve, ma non il Piccolo Rifugio.
Infatti in quella casa si notava, già dal primo mattino, un insolito trambusto, un contenuto movimento come nei giorni in cui si
prepara qualcosa di insolito.
E una persona, soprattutto, era pervasa
da una serena eccitazione: Chiarella, una
figura tanto essenziale pur nella sua natu-
L’
senti al concerto anche Jessica
ed Annalisa, ospiti del Piccolo
Rifugio di Verona che accoglie ben quattordici donne
con disabilità non autosufficienti. Un doveroso ringraziamento da parte del Piccolo Rifugio di Verona va anche ai signori Bernardi, Toppini e Marini che si sono spesi per l’organizzazione del
concerto.
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rale modestia.
Chiarella, infatti, si preparava per un grande
appuntamento: la celebrazione dei suoi cinquant’anni di appartenenza alla famiglia religiosa di Mamma Lucia.
L’ho incontrata per strada, quella mattina, al
braccio di Gabriella,
mentre si recava in parrocchia e, come in
occasione di ogni nostro approccio, ci siamo
abbracciati spiritualmente.
Durante la Santa Messa si è articolato il percorso che ha scandito il significato che Chiarella ha voluto dare alla sua vita.
Proclamando la prima lettura ed il salmo ha
testimoniato la fedeltà alla Parola e poi, nel
corso dell’omelia, ha presentato all’assemblea la tessitura della sua scelta di fede vissuta per dieci lustri con coerente fedeltà,
pur nella fatica dei limiti umani e personali.
Un applauso, spontaneo e forte, più di ogni
parola, ha fatto intendere che il suo messaggio non era stato lanciato invano.
Anche nella preghiera dei fedeli, Chiarella
ha saputo e voluto esprimere, con grande
efficacia, le linee forti della sua scelta di vita. Il parroco, don Mario, facendosi interprete dei sentimenti suoi e dell’assemblea,
ha dato il giusto spessore ad un avvenimento così importante e partecipato.
Poi il momento della condivisione fraterna
che ha visto Chiarella stretta nell’abbraccio
di una comunità festosa e grata per il messaggio di amore ricevuto.
Giorgio Arduini
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DA FERENTINO
Giornata di festa con altre strutture del territorio
CARNEVALE,
APPUNTAMENTO
TRADIZIONALE
nche quest’anno la festa di carnevale è stata occasione per ridere e scherzare fra tanti amici.
La fiaba de La Bella e la Bestia
ha costituito il filo conduttore dell’opera
teatrale realizzata dai ragazzi con
l’aiuto delle educatrici e della maestra
d’arte. La preparazione dell’opera ha visto impegnati tutti i ragazzi per lungo
tempo, prima per la rielaborazione del
testo, poi nella costruzione delle marionette e la realizzazione degli abiti degli
attori. Il racconto, pur mantenendo il caratteristico “lieto fine” della fiaba tradizionale, è stata attualizzata e adattata
ai nostri ragazzi: la Bella è diventata la
graziosa Bell, le sorelle della Bella sono
diventate le tre Vanitose che facevano la
corte a Gastone…
La scelta della forma narrativa ha coinvolto anche alcuni operatori, mentre quella
delle marionette ha facilitato la partecipazione di tutti i ragazzi nei vari ruoli.
Per la costruzione delle marionette sono
stati usati i materiali più svariati: i fili per
muovere le marionette sono stati sostituti
da lunghi ferri per maglieria, più facili da
manovrare, carta e colla per imbottire gli
abiti, e poi polistirolo, lana, panno, stoffe,
trine, ecc.
Si è dovuto provvedere (sempre con materiale di risulta) anche alla costruzione
del teatrino, dei sipari e di qualche scena,
di cui si è occupato Marco, il più creativo
A
marzo 2008
e pratico della squadra-ragazzi. Non è
mancato l’apporto di Pino, esperto di pc,
per la ricerca e la stampa degli oggetti incantati, mentre per la base musicale ha
provveduto Massimiliano.
Rotto l’incantesimo, a fine racconto, hanno sfilato i vari personaggi ormai… animati, e, a conclusione, non poteva mancare il giro di valzer di Giuliana - Bell - e Angelo - il Principe.
Lo spettacolo ha divertito grandi e piccoli,
primi fra tutti, forse, gli stessi protagonisti
e il pubblico numeroso che ha applaudito
con entusiasmo. Ospiti d’onore, oltre i familiari dei ragazzi del centro diurno, una
rappresentanza del centro polivalente di
Ferentino e i disabili dell’associazione Peter Pan del comune di Castro dei Volsci.
Luigi Vittori, assessore ai servizi sociali del
comune di Ferentino, ha sottolineato
l’importanza di questa collaborazione tra
le varie istituzioni del territorio. Già in altre occasioni (feste organizzate dal Rifugio o manifestazioni promosse dall’amministrazione comunale) il Sindaco, Piergianni Fiorletta, ha evidenziato il valore
di questo “gemellaggio”, come lui stesso
lo definisce, per uno scambio proficuo di
esperienze e la crescita delle persone inserite nelle strutture del nostro territorio.
Naturalmente, il Piccolo Rifugio è ben lieto
di collaborare così per il bene comune, non
considerando un bene geloso quanto la
Provvidenza ci permette di vivere. (T. D.)
DAL BRASILE
La benedizione del pulmino
Gabriel con un’anziana ospite
La storia di un ricovero per anziani abbandonati
Un sogno divenuto realtà
Il ricovero San Gabriel sta
svolgendo, sin dal 1999,
un lavoro di alto valore
sociale accogliendo
persone anziane
bisognose, specialmente
quelle abbandonate dalle
famiglie, sprovviste di
documenti che
permettano loro di
ricevere la pensione,
malati cronici, o ritenuti
incapaci. Sono gli esclusi
dalla società che qui
incontrano affetto e le
cure dei volontari, i quali
prendono un tempo della
loro vita per occuparsi
amorevolmente delle
piaghe fisiche e spirituali
degli anziani.
La casa è riconosciuta dal
Governo Federale, dallo
Stato di Bahia, dal
Comune di Salvador.
Il 29 settembre 2007
abbiamo avuto la gioia di
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inaugurare la nostra casa.
E’ stato un lungo cammino
di tre anni di lavoro e
molto impegno, ma grazie
alla solidarietà dei nostri
amici benefattori abbiamo
potuto concretizzare
questo sogno. La casa oggi
accoglie cinquanta
anziani, accolti e ben
sistemati, e con la
possibilità di vivere
l’ultima tappa della loro
vita più degnamente. La
casa è dotata di tutti gli
ausili richiesti dagli organi
competenti di controllo,
fatta eccezione di un
ascensore e della
copertura del
terrazzo che
costituiscono uno dei
sogni ancora non
realizzati, ma che
speriamo fiduciosi di
poter realizzare
quanto prima.
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Vogliamo ancora una volta
ringraziare gli amici e
chiedere che continuino
ad aiutare nel
mantenimento di questa
casa che ha bisogno
dell’aiuto di tutti per
continuare ad accogliere i
più bisognosi e offrire loro
di vivere l’ultimo tempo
della loro vita più
dignitosamente. Ogni
dono è ben accetto, ma il
più importante è la visita
(degli amici) per poter
vedere da vicino il lavoro
che svolgiamo.
Gabriel
l ricovero è veramente
un grande sogno divenuto realtà. Gabriel
ha avuto “la capacità
di sognare” e, soprattutto,
ha vissuto credendo incondizionatamente nella
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Provvidenza, lasciandosi portare
da un altro sogno da lui vissuto:
quello di una donna - Mamma
Lucia - che non conosceva, ma
che ha imparato a conoscere attraverso l’esperienza e la testimonianza delle Volontarie, incrociate quasi per caso (?!) a Salvador. Oggi è sempre più convinto che Lucia lo guidi con autorevolezza di madre e a lei affida il compimento dell’opera,
certo della sua intercessione
presso il Padre di tutti, che non
dimentica i piccoli di questo
mondo. Lucia continua ad esser-
gli maestra nel servizio di carità,
nell’attenzione ai più abbandonati, nella gioia di dare giorni
sereni a chi, forse, dalla vita ha
ricevuto ben poco.
Attualmente gli anziani accolti
nel ricovero San Gabriel sono 55
(l’ultimo arrivato glielo hanno
lasciato senza neppure dargli il
nome…) e potrebbero aumentare se si disponesse dell’ascensore per accedere al piano superiore…
E Gabriel continua a sognare,
sperare e pregare.
Teresa D’Oria
DAL BRASILE
Bianca: una canto felice
ochi giorni prima
del Natale, la sera
del 18 dicembre,
Bianca Rossato, Volontaria della Carità, andava
ad incontrare il suo Signore,
l’Amato sempre cercato con
entusiasmo e gioia. A testimoniare questo desiderio di
Bianca Rossato
ricerca è la storia di Bianca.
Una storia vocazionale che
la spinge fino in Brasile. Il 14 aprile 1964
Bianca arriva in Brasile a Itaberaba (Bahia),
diocesi di Ruy Barbosa. Nel giugno del 1965
lascia Itaberaba per trasferirsi a Salvador nel
quartiere di Boa Viagem, nella città bassa,
con Frida, Annina e Mariarosa, altre Volontarie della Carità appena arrivate dall’Italia.
Qui assume la responsabilità della formazio-
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marzo 2008
ne delle prime pre-volontarie brasiliane.
Nell’agosto del 1968, le prevolontarie con Bianca si trasferiscono nel quartiere di
Massaranduba, tra gli alagados, sempre a Salvador
Bahia. Sempre alla ricerca di
sfide d’amore, degli ultimi
da aiutare, nel 1971, con altre due Volontarie, si trasferisce nella zona di Mangueira, dando assistenza ai poveri delle palafitte. Nello stesso
tempo lavora con Annina nel laboratorio di
analisi del posto medico di Massaranduba.
Nel 1975 torna in Italia, in quanto eletta
membro del consiglio centrale dell’Istituto.
La sua presenza in Italia è breve e nel 1978
ritorna in Brasile, a Massaranduba, ed aiuta
ABBA’, PADRE
(preghiera per la beatificazione
della Serva di Dio Lucia Schiavinato)
O Padre,
il Tuo AMORE VINCE ogni nostra resistenza
e previene ogni nostra richiesta.
Ti preghiamo per la Tua Serva
LUCIA SCHIAVINATO,
la cui vita fu tutta CARITA’.
Tu che l’hai profondamente assimilata
al CRISTO - EUCARISTIA,
VITTIMA di espiazione dei nostri peccati,
e l’hai resa SEGNO tangibile
della Tua TENEREZZA
verso i poveri, i sofferenti e gli emarginati,
donaci di poterla venerare
nella gloria dei Santi
e di averla come MODELLO di vita cristiana.
Per Sua intercessione donaci quelle grazie
che con grande fede Ti chiediamo.
Per Cristo Nostro Signore. AMEN.
Gloria al Padre…
L’indirizzo della Postulazione della
Causa di Beatificazione è il seguente:
Piccolo Rifugio - Via A. Pettorini, 100/A
03013 Ferentino (FR)
Annina nel laboratorio fino al 1981.
Nel 1982 insieme a Estela, Volontaria brasiliana, parte in missione nello stato del Maranhào, nel villaggio di Apicum-Açu, all’interno della diocesi di Pinheiro. Ancora una
nuova sfida. Nel 1992 lascia Apicum-Açu e
ritorna a Salvador.
Nel 1993 va a Rio Branco, nello stato dell’Acre, ove Luisa lavora già da molti anni.
Nel 1999 torna a Salvador e poco dopo, accogliendo la proposta del Vescovo di
Grajaù di tornare al lebbrosario, si rende
disponibile, quasi a realizzare il desiderio
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di Mamma Lucia per una presenza delle
Volontarie. Nel 2000 si stabilisce a Grajaù
insieme a Luisa, Ana Saraiva e Lizete.
Nell’aprile del 2007, manifestandosi i primi
sintomi della malattia, si ferma a Salvador,
dove viene operata una prima volta. In autunno in seguito a controlli medici, si rende necessario un secondo intervento chirurgico. A pochi giorni dall’ultimo intervento, però, il quadro clinico si aggrava
precipitosamente. Al funerale, celebrato a
Salvador, con la presenza dei diversi parroci che in questi anni si sono succeduti nella
parrocchia di Massaranduba, c’è stata una
grande partecipazione di amici, persone
che lungo gli anni vissuti in Brasile l’hanno
conosciuta o, comunque, hanno ricevuto
da lei amicizia, sostegno, affetto sincero.
Pur nella sofferenza del distacco, la celebrazione della Messa è stata gioiosa: i canti
di lode e allegria hanno aiutato a sentire
in un certo modo la felicità di Bianca, che
si riuniva a colei che per anni ne aveva seguito il cammino: Mamma Lucia e tutte le
altre Volontarie che ci hanno preceduto in
Cielo. Tanti sono stati gli amici e le persone
che in questi ultimi mesi sono state vicine a
Bianca e che oggi la ricordano sempre sorridente, entusiasta, pronta a incoraggiare
tutti anche nelle situazioni più difficili.
Molti ricordano la sua disponibilità ad andare dove vedeva necessario prestare il suo
servizio, con il desiderio vivo di portare il
carisma dell’Istituto, se le fosse stato possibile, sino ai confini della Terra, perché sempre più potesse diffondersi l’amore all’Eucaristia e per i poveri. Come un ultimo
messaggio, quasi un testamento, è stata
trovata scritta, su un biglietto per Mariarosa che l’assisteva più da vicino, una frase di
Mamma Lucia che esprime bene il suo modo di vivere: “Che la nostra vita sia un canto d’amore, un’attesa felice, un riposo gaudioso nel seno di Dio”.
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SPIRITUALITA’
l contrario di
un popolo cristiano è un
popolo triste”
scriveva Bernanos nel romanzo “Diario di un curato di campagna”. Basta
osservare, diceva, le persone che sbadigliano alla
Messa della domenica.
Per quale motivo “la
manna (l’Eucaristia) - si
chiedeva con sofferenza
Lucia Schiavinato - è venuta a nausea anche a chi
dovrebbe farla gustare?”.
Molto, oggi, si parla della
“I
Nell’Eucaristia
la gioia
della Pasqua
rilevanza sociale che deve
avere il cristianesimo,
molto si discute su cosa
fare per “interessare” le
persone alla fede. Eppure
non sembra essere stato
questo il problema dei
primi missionari cristiani,
san Paolo in testa.
Che cosa ha permesso
una diffusione così ampia
della fede cristiana nell’arco di vent’anni senza
nessuno dei mezzi di cui
oggi disponiamo? Perché
chi aderiva al cristianesi-
Lucia ribadiva alle sue Volontarie l’importanza di “alimentarsi dell’Eucarestia”
marzo 2008
SPIRITUALITA’
mo poteva augurare ad
altri credenti: “La tua festa non abbia mai fine”.
Perché, oggi, in Vietnam
il 95% dei cattolici partecipa alla messa domenicale e il 15% tutti i giorni
all’alba, dopo un lungo
cammino, prima di andare al lavoro. Una domanda ancor più sconcertante
se se si tiene conto che la
frequenza domenicale in
Italia si avvicina a quella
feriale nel Vietnam!
Una volta si sottolineava
l’importanza fondamentale per ciascuno di “fare
Pasqua”. Ciò che poteva
certamente ridursi a formalismo, di fatto serviva
a ricordare che il cuore
della vita cristiana era
l’incontro con Gesù risorto nell’Eucaristia. Forse
era un modo minimo di
vivere la propria fede, ma
risultava chiaro dove stava il suo centro vitale.
Che ne è ora di questa
coscienza? Vale ancora il
detto “felice come una
Pasqua”? Come a dire
che la Pasqua è la chiave
della felicità. Unito a Gesù risorto il credente passa dalla morte alla vita.
Proprio nel tempo della
sofferenza i testimoni
della fede hanno sentito
che l’Eucaristia é il grande dono pasquale che sa
mantenerli nella pace e
nella gioia. Gesù si faceva
vicino a loro con la sua
energia di risorto.
FARE PASQUA
Ci sono stati cristiani che
hanno affrontato il martirio dal momento che, come confessavano ai giudici, non potevano vivere
senza l’Eucaristia del giorno del Signore? Perché
oggi, invece, si sente spesso dire che “anche se non
si va in chiesa non succede
niente”, basta fare qualche opera buona?
E mentre i “perché” si accavallano, il cuore si
stringe vedendo che il
bene più prezioso del cristianesimo, la santa Eucaristia, rimane tante volte
confinato tra le devozioni a cui qualcuno è più legato di un altro.
Risuonano oggi, con un
timbro dolorosamente attuale, le parole di Gesù ai
Giudei: “Voi non volete
venire a me per avere la
vita” (Gv 5, 40).
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IL POZZO
NEL DESERTO
“Temo che la dottrina per
cui Cristo si trova nei fratelli - scriveva Lucia Schiavinato alle sue Volontarie
- faccia prevalere, anche
nella vostra persuasione,
che basti andare ai fratelli per trovare Dio. Sì, noi
dobbiamo andare a Dio
con i fratelli, e vedere
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Dio nei fratelli. Ma se
una di voi non si unisce a
Cristo, e non riceve alimento da Lui, che cosa dà
ai fratelli. Non può trasmettere che se stessa,
con tutte le sue storture
e miserie; e allora che
conta l’attività? Che efficacia possono avere le
nostre vuote parole?
Neppure l’esempio potrà
sostenersi”.
Possano tornare i giorni
di Pasqua con il rinnovato stupore di chi scopre
che le sorgenti della gioia
sono vicine a noi.
“Pensavi che in te la sabbia di un deserto avesse
ricoperto l’amore di Dio?
- si domandava frere Roger - Di deserti interiori
ce ne sono. Ma è necessario fermarsi in quei deserti? Su una terra arida fiorisce il mandorlo… E se ci
fossero meno deserti di
quanto si pensa…”.
Non c’è infatti ormai un
deserto che non possa
nascondere il pozzo della
presenza di Dio. Come
Elia avanziamo ogni giorno con il pane del cammino che il Signore ci fa trovare. Come essere allora
un popolo triste quando
ci è donato l’essenziale
nell’adorabile presenza
di Gesù nell’Eucaristia? In
ogni Eucaristia c’è la
gioia della Pasqua.
don Antonio Guidolin
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`inaugurazione dell`Abrigo