ANNO LI • numero 1 • marzo 2008 Poste italiane spa - spedizione in a. p. D. L. 353/03 (conv. L. 46/04) art. 1 comma 2, DCB San Donà di Piave ATTUALITA’ FORMAZIONE BRASILE SPIRITUALITA’ La Spe salvi ed il Piccolo Rifugio La valutazione della disabilità Bianca Rossato: un canto felice Nell’Eucarestia la gioia della Pasqua EDITORIALE Dir. Amm.ne “Piccolo Rifugio” Casella Postale n. 39 30027 S. Donà di Piave (VE) Tel. 0421/330344 Conto Corrente Postale 14406375 La testata fruisce dei contributi statali diretti di cui alla legge 7 agosto 1990, n. 250. Poste italiane spa spedizione in a. p. D. L. 353/03 (conv. L. 46/04) art. 1 comma 2, DCB San Donà di Piave Aut. Tribunale di Treviso n° 731 del 23-11-1988 Iscrizione al Registro Nazionale della Stampa n. 3193 Vol. 3 Foglio 737 del 09-05-’91 Redazione: Viale della Vittoria, 19 31029 Vittorio Veneto Dir. Responsabile: Elena Suardi Stampa: Grafiche DIPRO - Roncade (TV) Una copia 0,10 euro Garanzia di riservatezza per gli abbonati Comunicazione ai sensi della legge 675/96 sulla tutela dei dati personali. La Fondazione di Culto e Religione Piccolo Rifugio, editore della rivista “L’Amore Vince”, garantisce la massima riservatezza dei dati forniti dagli abbonati e la possibilità di richiederne gratuitamente la rettifica o la cancellazione scrivendo a: Fondazione di Culto e Religione Piccolo Rifugio, Via Dante Alighieri, 7 - 30027 San Donà di Piave (Venezia). Le informazioni custodite nel nostro archivio elettronico verranno utilizzate al solo scopo di inviare agli abbonati la nostra rivista e/o informazioni od opuscoli inerenti la nostra opera. Sono 50 le “primavere” dell’Amore Vince! Nel maggio del 1958 nasceva l’Amore Vince per volontà di Mamma Lucia, che aveva un suo ben chiaro progetto editoriale da integrare nel più ampio progetto di vita, legato all’azione evangelica testimone e divulgatrice dei valori che hanno maturato un carisma forte ed inattaccabile: espressione di limpida carità basata sulle fondamenta cristiane poste da nostro Signore Gesù Cristo. Care lettrici e cari lettori, grazie alla lettura del giornale fondato da Mamma Lucia, voi cogliete pertanto l’opportunità di approfondire la conoscenza di tali valori che si manifestano nelle sue opere, i Piccoli Rifugi e le Missioni, sostenute dalle Volontarie della Carità, dagli Associati all’Istituto, dai tanti amici che hanno colto l’alto significato di “Amore” così come l’ha inteso la nostra Fondatrice. Questo primo numero del 2008 del nostro giornale ci offre l’occasione di vivere la Santa Pasqua con un riferimento alla vita di Mamma Lucia, una vita consumata interiormente nei misteri della Passione e Resurrezione di Cristo Salvatore dell’umanità. Sta a noi ora, che abbiamo intrapreso un cammino irreversibile di fede riconoscendo come nostri i suddetti valori, mantenere costantemente saldo e visibile l’impegno al loro sostegno, quale siamo stati chiamati a dare. L’Amore Vince si è dato questo credito di Fede Evangelica da offrire ai suoi lettori e alle sue lettrici, assumendosi una grande responsabilità che necessita di un grande aiuto. Aiuto che voi potete contribuire a rafforzare con la fedeltà al nostro giornale. Auguri, “Amore Vince”. Buona Pasqua a tutti Voi. Carlo Barosco Presidente Fondazione Piccolo Rifugio ATTUALITA’ La Spe salvi e il nostro piccolo mondo Spunti di riflessione per i Piccoli Rifugi cettato se conduce verso una meta e se di questa meta noi possiamo essere sicuri e se questa meta è così grande da giustificare la fatica del cammino” (n. 1). Quindi, per quanto grandi siano le disabilità e sofferenze, non dobbiamo “affliggerci come gli altri che non hanno speranza” (I Tess 4, 13). Perché noi cre- nche in altre occasioni abbiamo tentato di cogliere nei grandi documenti ecclesiali qualche indicazione che si riferisse al mondo dei Piccoli Rifugi o, più estesamente, alla comunità che fa riferimento al pensiero ed alle opere di Lucia Schiavinato. Cerchiamo di fare così anche con la recente enciclica di Papa Benedetto XVI, l’oramai nota “Spe salvi”. Naturalmente, in questo modo se ne limita molto la ricchezza, ma si concentra lo sguardo su quelle riflessioni che hanno più rilevanza per noi. A diamo al Vangelo, ed esso “non è solo una comunicazione di cose che si possono sapere, ma è una comunicazione che produce fatti e cambia la vita” (n. 2). Il Papa cerca poi di indagare perché il Vangelo cambia la vita, in che cosa consiste la speranza che ci trasforma. Il primo passo è “giungere SALVATI DALLA SPERANZA “Siamo salvati nella speranza” (Rom 8, 24). E’ un messaggio gioioso di redenzione che viene rivolto a tutti, ma in particolare può essere riferito alle persone che soffrono e che vogliono trovare un senso alla loro sofferenza. “Anche un presente faticoso può essere vissuto ed ac1 2 3 4 5 6 7 Papa Benedetto XVI: di grande spessore la sua ultima enciclica 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 ATTUALITA’ a conoscere Dio, il vero Dio” poi riconoscere che “i cristiani appartengono ad una società nuova, verso la quale si trovano in cammino e che nel loro pellegrinaggio viene anticipata” (n. 4). Il conoscere Dio rivelatoci da Gesù Cristo ed il tendere ad una vita nuova sostanzia la nostra speranza. Perché, allora, “il cielo non è vuoto. La vita non è un prodotto delle leggi e della casualità della materia, ma… c’è uno Spirito che in Gesù si è rivelato come Amore” (n. 5). La conclusione è che “la fede conferisce alla vita una nuova base” (n. 8) e che Dio ci ha comunicato, in Cristo, “la sostanza delle cose future”, ci ha “ottenuto una nuova certezza”. Questo è, dunque, il fondamento della nostra speranza. “E’ attesa delle cose future, a partire da un presente già donato” (n. 9). LA GRANDE SPERANZA “La fede cristiana è anche per noi, oggi, una speranza che trasforma e sorregge la nostra vita?”, si chiede Benedetto XVI, e “che cosa è, in realtà, la vita? E che cosa significa veramente eternità?” (n. 10). Premettiamo che “non sappiamo che cosa sia convemarzo 2008 Papa Ratzinger mentre firma l’enciclica “Spe salvi” niente domandare” (Rom 8, 26) “e tuttavia sappiamo che deve esistere un qualcosa che noi non conosciamo e verso il quale ci sentiamo spinti”. Per capirlo dobbiamo “cercare di uscire col nostro pensiero dalla temporalità della quale siamo prigionieri per immergersi nell’oceano dell’infinito amore, nel quale il tempo non esiste più”. Ecco “questo momento è la vita in senso pieno, un sempre nuovo immergersi nella vastità dell’essere, mentre siamo semplicemente sopraffatti dalla gioia” (n. 12). Papa Ratzinger fa una dottissima esposizione della grande evoluzione del pensiero moderno riguardante la speranza che, da- to il tenore di questa sintesi, dobbiamo necessariamente sintetizzare. Passa in rassegna la fede nel progresso, a partire da Francesco Bacone, la Rivoluzione francese come tentativo di instaurare il dominio della ragione e della libertà, le riflessioni di Immanuel Kant, la proposta comunista di Karl Marx, ed altro ancora. Constata che, “la ragione del potere e del fare deve essere integrata mediante l’apertura alle forze salvifiche della fede, al discernimento tra bene e male” (n. 23). “La scienza può contribuire molto all’umanizzazione del mondo e dell’umanità. Essa però può anche distruggere l’uomo ed il mondo, …se al progresso ATTUALITA’ Regno di Dio”. Ma, osserva, “pur essendo necessario un continuo impegno per il miglioramento del mondo, il mondo migliore di domani non può essere il contenuto proprio e sufficiente della nostra speranza”. Allora, continua al capitolo 31, “noi abbiamo bisogno delle speranze, più piccole o più grandi, che giorno per giorno ci mantengono in cammino. Ma senza la grande speranza, che deve superare tutto il resto, esse non bastano”. COME APPRENDERE QUESTA SPERANZA? tecnico non corrisponde un progresso nella formazione etica dell’uomo, …esso diviene una minaccia per l’uomo e per il mondo”. Perché “non è la scienza che redime l’uomo. Egli viene redento mediante l’amore” (n. 26). Riassume poi al capitolo 30 le sue conclusioni: “Il tempo moderno ha sviluppato la speranza dell’instaurazione di un mondo perfetto che, grazie alle conoscenze della scienza e ad una politica scientificamente fondata, sembrava essere diventata realizzabile. Così la speranza biblica del Regno di Dio è stata rimpiazzata dalla speranza del regno dell’uomo, dalla speranza di un mondo migliore che sarebbe il vero 1 2 3 4 5 6 7 Nella parte finale il Papa elenca tre “luoghi”. Il primo è la preghiera. Il secondo è “l’agire ed il soffrire”. Il terzo è il giudizio finale. La conclusione è una preghiera a “Maria, stella della speranza”. Vorremmo fermarci un po’ sul secondo “luogo della speranza”, indicando alcune sue espressioni più significative. E’ quello che riguarda particolarmente la realtà dei Piccoli Rifugi (capitoli 36-40). “La sofferenza fa parte dell’esistenza umana. Essa deriva, da una parte, dalla nostra finitezza, dall’altra, dalla massa di colpa che, 8 9 nel corso della storia, si è accumulata ed anche nel presente cresce in modo inarrestabile. Certamente bisogna fare tutto il possibile per diminuire la sofferenza: impedire, per quanto possibile, la sofferenza degli innocenti; calmare i dolori; aiutare a superare le sofferenze psichiche. Sono tutti doveri sia della giustizia che dell’amore che rientrano nelle esigenze fondamentali dell’esistenza cristiana e di ogni vita veramente umana… ma eliminarla del tutto non rientra nelle nostre possibilità”. Tuttavia “non è lo scansare la sofferenza, la fuga davanti al dolore, che guarisce l’uomo, ma la capacità di accettare la tribolazione e in essa di maturare, di trovare senso mediante l’unione con Cristo, che ha sofferto con infinito amore”. “La misura dell’umanità si determina essenzialmente nel rapporto con la sofferenza e col sofferente. Questo vale per il singolo come per la società. Una società che non riesce ad accettare i sofferenti e non è capace di contribuire mediante la compassione a far sì che la sofferenza venga condivisa e portata anche interiormente è una società crudele e disumana. La società, però, non può 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 ATTUALITA’ accettare i sofferenti e sostenerli nella loro sofferenza, se i singoli non sono essi stessi capaci di ciò e, d’altra parte, il singolo non può accettare la sofferenza dell’altro se egli personalmente non riesce a trovare nella sofferenza un senso, un cammino di purificazione e di maturazione, un cammino di speranza”. IL VALORE DELLA SOFFERENZA La sintesi delle riflessioni di questo grandissimo Papa, sul tema della sofferenza, l’invito che rivolge, la meta che indica, si tro- va nella prima parte del capitolo 39: “Soffrire con l’altro e per gli altri; soffrire per amore della verità e della giustizia; soffrire a causa dell’amore e per diventare una persona che ama veramente, questi sono elementi fondamentali di umanità, l’abbandono dei quali distruggerebbe l’uomo stesso. … E’ così grande la promessa dell’Amore da giustificare il dono di me stesso? Alla fede cristiana, nella storia dell’umanità, spetta proprio questo merito: di aver suscitato nell’uomo, in maniera nuova e ad una profondità nuo- va, la capacità di tali modi di soffrire che sono decisivi per la sua umanità. La fede cristiana ci ha mostrato che verità, giustizia, amore non sono semplicemente ideali, ma realtà di grandissima densità. … Questa capacità di soffrire, tuttavia, dipende dal genere e dalla misura della speranza che portiamo dentro di noi e sulla quale costruiamo”. E’ una riflessione rivolta a tutti i cristiani, in modo particolare a chi si riconosce nel pensiero di Lucia Schiavinato, che ai sofferenti ha dedicato tutta la vita. Bruno Perissinotto L’enciclica “Spe salvi”, un documento prezioso anche per le comunità dei Piccoli Rifugi marzo 2008 FORMAZIONE Corso per gli operatori Valutazione della disabilità ssessment e disabilità adulta. Tradotto: la valutazione della disabilità adulta. Nel linguaggio della quotidianità: riconoscimento e identificazione delle peculiarità delle persone con disabilità. Insomma, per chi vuole affiancare il progetto di vita delle persone disabili ed offrire un supporto oltre che qualificato umanamente anche “tecnicamente” competente è fondamentale guadagnare un metodo che consenta una ricognizione puntuale sugli aspetti che definiscono risorse e limiti della persona. Ecco perché la Fondazione Piccolo Rifugio ha deciso di spendere quasi tre giornate del mese di marzo intorno al tema della progettazione individualizzata e, particolarmente, intorno a quello della valutazione. Si tratta di riflettere sulle modalità con cui viene raccolto quell’insieme di informazioni che a seconda del problema possono avere contenuto medico, psicologico, educativo e che poi diventa decisivo al fine di definire obiettivi e modalità di intervento. Sarà il dottor Carlo Callegaro, pedagogista clinico ed esperto nelle tematiche della disabilità, a condurre la formazione. Saranno coinvolte le équipe di coordinamento di tutte le sedi. A 1 2 3 4 5 6 7 8 9 L’IMPORTANZA DELLA VALUTAZIONE In ambito socio sanitario il tema della valutazione sta diventando sempre più importante. Lo è per chi vuole assicurarsi che la mission con cui nasce un certo servizio impregni davvero la prassi quotidiana dell’agire pedagogico ed assistenziale; lo è per chi deve decidere se una determinata comunità o un determinato servizio dispone di tutti gli strumenti per rispondere alle necessità delle persone per le quali viene richiesta l’accoglienza; lo è per chi opera nei servizi e deve programmare le azioni in sintonia con le potenzialità e i bisogni reali e specifici delle persone; lo è per le istituzioni che sono chiamate a rendere conto dell’impiego delle risorse economiche correlativamente all’accertamento dell’efficacia degli interventi riabilitativi e dei servizi socio sanitari. Insomma, avvicinarsi al tema della valutazione è fare esercizio di realismo pur sapendo che proprio nell’ambito della disabilità esso incontra non pochi ostacoli ed elementi di criticità e pur sapendo che si tratta pur sempre di applicare schemi e numeri intorno ad una realtà, quella della persona umana, che già per sua natura si sottrae alla misurabilità. Per questo motivo esso verrà affrontato, con l’attenzione a fugarne tutti gli elementi di rigidità, con uno stretto collegamento con il neonato progetto pedagogico sociale della Fondazione, “L’infinito dentro”, con la cura di distinguere lo strumento dal fine. Carlo Donadel 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 FONDAZIONE Voci dal servizio civile opo il tramonto dell’obiezione di coscienza al servizio militare e la conclusione di questa esperienza (diretta conseguenza della sospensione dell’obbligo di leva), anche la fondazione del Piccolo Rifugio si è aperta alla nuova realtà del servizio civile nazionale. Ben tredici giovani (dodici donne ed un uomo) hanno scelto negli ultimi quattro anni, in base alla legge 64/2001, di poter prestare servizio volontario per dodici mesi all’interno delle varie sedi del Piccolo Rifugio. È un’esperienza importante, significativa per tutti gli attori coinvolti: i giovani volontari, l’ente, gli ospiti. D VOLONTARI, ENTE ED OSPITI Per il volontario in servizio civile è un’occasione unica e privilegiata di crescita personale, di maturazione e di formazione alla solidarietà sociale in un’ottica di cittadinanza attiva. Per il Piccolo Rifugio è un’opportunità per realizzare nuovi progetti, supportare i propri operatori, aprire le porte a presenze marzo 2008 giovani, farsi conoscere all’esterno e sensibilizzare le nuove generazioni alla realtà della disabilità. Per gli ospiti è un’ulteriore possibilità per ampliare le proprie conoscenze e il mondo delle relazioni, per sperimentare nuove presenze (“giovani”, fatto non irrilevante) ed aprirsi ad altri modi di pensare e di agire caratterizzati dalla solidarietà e dalla gratuità. Uno dei pilastri su cui si fonda il nuovo servizio civile è la dimensione formativa che si sviluppa durante tutto l’anno, con la presenza di varie figure professionali (formatori, esperti, operatori sociali) e con varie modalità (corsi di due o tre giorni, riunioni d’èquipe, lezioni frontali, formazione a distanza). LA VERIFICA CONCLUSIVA Nella verifica conclusiva del percorso formativo, si è discusso dei tre attori della rete del servizio civile citati in precedenza, e si è colta l’occasione per raccogliere le testimonianze da parte delle giovani volontarie riguardanti i rap- VERIFICA Dalla discussione finale sono emerse le positive esperienze dei giovani volontari Il servizio civile nazionale: un apporto impor porti con i singoli ospiti. Si sono instaurate, nel tempo, relazioni di crescita reciproca caratterizzate da una dimensione adulta che va oltre la semplice componente emotiva (comunque significativa). Ne riporto alcuni brevi bra- FONDAZIONE ni significativi: “… vi ricordo tutti, ognuno per la propria sensibilità, gioia, tenerezza, sofferenza. Mi piace ricordarvi quando state per regalare a voi stessi ed agli altri un sincero sorriso!”; “… non è stato per me facile comprendere, accogliere i cambi repentini d’umore di qualche ospite. In qualche modo, però, la mia voglia di capirvi è stata la cosa che mi ha spinto di più a mettermi in gioco e a rivalutare tutto di me stessa.”; “… Grazie per essere entrati nella nostra vita, solo per una stagione ma per tutta la vita!”; “… Grazie a tutte le persone che ho incontrato e conosciuto qui al Piccolo Rifugio. Mi sono sentita parte della famiglia ed ora, non l’avrei mai immaginato un anno fa, è doloroso dover dividere le strade. Ho finalmente capito il vero senso della condivisione e dello stare assieme. Alla fine di quest’anno porto con me uno sguardo nuovo verso gli altri e un nuovo modo di pormi, sicura che questo apporterà in me e alle persone che mi circondano, nuove ricchezze.” E’ questa l’occasione, quindi, per ringraziare Francesca, Luana, Stefania e Valeria per il servizio svolto, per la sensibilità dimostrata e per la loro voglia di mettersi in discussione durante tutto il percorso formativo. Di questo vive il servizio civile e il Piccolo Rifugio! Federico Mucelli mportante per i Piccoli Rifugi GIOVANI VOLONTARI, FONDAZIONE ED OSPITI SONO I TRE ATTORI DEL PROGETTO Tra volontari ed ospiti nascono spesso relazioni non banali 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 DA SAN DONA’ Visita a “Sand Nativity” Col bambinello di sabbia l 2 e 3 gennaio alcuni ospiti del Piccolo Rifugio di San Donà, assieme agli operatori e a una volontaria del servizio civile, sono andati a visitare “Sand Nativity”, il celebre presepe di sabbia realizzato a Jesolo, composto da otto sculture di sabbia realizzate da nove artisti provenienti da tutto il mondo. Un’iniziativa giunta quest’anno alla sesta edizione. “E’ stato davvero emozionante racconta Ilaria Baraldo, educatrice del Piccolo Rifugio di San Donà -. Eravamo in pulmino, oramai in prossimità di Jesolo e stavamo cantando a squarciagola canzoni natalizie, quando dal cielo grigio hanno iniziato a scendere bellissimi e candidi fiocchi di neve. Era proprio l’atmosfera ideale per andare a vedere un presepe! L’aria fredda faceva pizzicare le guance e allora, in fretta, ci siamo intrufolate dentro al padiglione con le sculture di sabbia. Meravigliose: ognuna di noi faceva a gara per avere più foto con lo sfondo di quelle opere mozzafiato. Forse ancor più bello è stato vedere la spontaneità con cui ognuna del nostro gruppo ha donato una piccola grande goccia per le opere di solidarietà delle quali il presepe si faceva promotore”. Il ricavato delle offerte dei visi- I marzo 2008 tatori, infatti, viene destinato ad importanti progetti umanitari in Africa: la costruzione di un nuovo Un particolare della scultura centro cardiochirurgico pediatrico in Camerun, realizzato dall’Associazione Bambini Cardiopatici di Milano, e ad un centro di accoglienza in Costa D’Avorio, che ospita 600 bambini, per l’acquisto di alimenti e farmaci, sostenuto dall’associazione “Un ponte per l’Africa onlus”. “Alla fine - conclude Ilaria - siamo tornate a casa con il cuore pieno di tenerezza per quel bambino scolpito nella sabbia, con l’allegria di una piacevole mattinata trascorsa insieme e con tante belle foto”. Il gruppo davanti alla natività DA SAN DONA’ Degli amici di lunga data hanno fatto capolino al Piccolo Rifugio di San Donà in una domenica di gennaio. Sono i claun (si fanno chiamare così per distinguerli dai clown del circo) della onlus Viviamo in Positivo, volontari che portano parrucche, trucchi, gag, giocoleria e battute per far sorridere chi ha voglia di farlo con loro: anziani, malati, bambini senza famiglia… ed anche disabili. Più d’una volta infatti gli ospiti del Piccolo Rifugio di San Donà li hanno incontrati. Di seguito uno di loro, Marco, ovvero claun Bagigio, dopo la sua visita al Piccolo Rifugio di San Donà, racconta la grande bellezza di dare e ricevere sorrisi. I claun al Rifugio, sorpresa continua Una visita a sorpresa li attende un appuntamento importante, speciale… Entrano in punta di piedi, senza quasi far rumore (questo sì che è strano… avete mai visto dei clown silenziosi?), si truccano e si preparano, mentre nel salone, qualche stanza più in là, si radunano le ospiti del Piccolo Rifugio, e amici, parenti, bambini e conoscenti… Tutti aspettano l’inizio della festa, aspettano la musica, le gags e la giocoleria, le piccole magie, …aspettano che la magia abbia inizio! Basta così poco, a volte… La stanza si è riempita, quando lo spettacolo ha ini- asta chiudere gli occhi, anche solo per un istante… E immaginare, appena fuori dal cancello del Piccolo Rifugio di San Donà, in una domenica pomeriggio non tanto diversa da altre domeniche di gennaio, uno strano grappolo di persone, …chi con cappelli, chi con calzini colorati, chi con pantaloni pieni di toppe e felpe con disegni allegri… tutti con un naso rosso al collo! Si sono radunati, i tredici claun dell’associazione VIP (Viviamo In Positivo) perché “B 1 2 3 4 5 6 7 8 9 zio… e come da programma, le gags, i giocolieri e i maghi, i palloncini (qualcuno dice che c’erano anche dei concertisti… con tanto di tromba e sax suonati dal vivo!), le danze e le acrobazie si mescolano, una dopo l’altra, alle risate semplici e coinvolgenti… un ora e mezza travolgente, colorata e gioiosa! Ecco il segreto di momenti come questo! È proprio vero: un sorriso è un attimo che non costa nulla, è un gesto semplice e gratuito, e donarlo riempie il cuore! Per questo, noi claun di corsia, abbiamo scelto questo 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 DA SAN DONA’ Sorriso ottenuto, obiettivo centrato In una farmacia di San Donà Iniziativa modo di donarci agli altri… perché regalare un sorriso, e portarlo in quei luoghi dove ce n’è più bisogno, significa celebrare la gioia in ogni momento e servire il prossimo. Una domenica pomeriggio di ia il Piccolo Rigennaio è una piccola goccia, fugio di San sono poche ore, è vero… ma Donà che quello bastano per riscoprire che tutdi Vittorio Vete queste cose già ci sono, nel neto beneficeranno delPiccolo Rifugio. la generosità del Banco Portiamo un sorriso, e ne troFarmaceutico. viamo molti pronti ad accoCioè del risultato delglierci; entriamo con semplil’ottava giornata naziocità, esprimendo quello che nale di raccolta del farmaco che si è svolta sasiamo, e incontriamo persone bato 9 febbraio scorso. semplici e colme di gioia! Alla giornata di sensibiPer questo ci auguriamo di polizzazione, nelle farmater aggiungere altre gocce, alla nostra amicizia. Passo dopo passo, ci saranno altre domeniche pomeriggio, altre ore passate insieme, istanti colorati a ridere di se stessi, degli altri, della vita”. Marco I claun con il loro variopinto abbigliamento (claun Bagigio) Il Banco Farmaceutico per il Piccolo Rifugio S marzo 2008 cie sandonatesi hanno partecipato attivamente anche il personale e gli ospiti del Piccolo Rifugio di San Donà di Piave. In quell’occasione in migliaia di farmacie in tutta Italia e i volontari della Compagnia delle Opere hanno chiesto ai cittadini di comprare farmaci in più, rispetto al loro fabbisogno, tra quelli indicati in una li- DA SAN DONA’ Mostra sta. E questi prodotti sono stati poi donati a organizzazioni che si prendono cura di malati, poveri, disabili. All’azione di solidarietà hanno spesso partecipato anche i farmacisti, vendendo farmaci a prezzo di costo o aggiungendo donazioni proprie. Tra i beneficiari, che a breve riceveranno i farmaci in omaggio, e saranno così sollevati da una spesa ingente, anche i due Piccoli Rifugi di San Donà di Piave e Vittorio Veneto, i cui ospiti, come tanti disabili, hanno spesso necessità di assumere molti e diversi farmaci. In tutta Italia, sabato 9 febbraio sono stati raccolti 302 mila farmaci, contro i 287 mila del 2007, a testimonianza del successo che l’iniziativa sta riscuotendo. Artisti anche noi rtisti per vocazione e artisti per caso. Artisti da sempre e artisti per un giorno. Artisti cosiddetti normali e artisti persone che vivono situazioni di disagio. Hanno esposto fianco a fianco, ciascuno con le proprie opere proposte al giudizio e alla riflessione del visitatore, al centro Leonardo Da Vinci di San Donà di Piave, alla mostra “Artisti previsti e imprevisti” svoltasi dal 26 gennaio al 10 febbraio. Un appuntamento biennale giunto alla terza edizione, e che stavolta ha messo a confronto i diversi artisti accomunati dal tema assegnato, “Luci e ombre”. Tredici le realtà del sociale che hanno partecipato: Aitsam, Auser, Casa del Girasole, centro di salute mentale Ulss 10, centro diurno Ulss 10, centro sociale “Al ponte”, Exsisto teatro e Fondazione Piccolo Rifugio di A L’opera “Il giardino degli alberi” 1 2 3 4 5 6 7 8 9 “Il gioco divertente” San Donà di Piave; le associazioni Aphe di Eraclea, Il Girotondo di Jesolo, La casa rossa di Fossalta di Piave; Gruppo Rap-g e Porto dei benandanti di Portogruaro. Per il Piccolo Rifugio hanno partecipato all’iniziativa sei ospiti, che hanno potuto esporre le proprie opere assieme a quelle di artisti di mestiere. Si tratta di Martina Favaretto, Daniela Minotti, Annalisa Murer, Antonella Puliero, Katia Tibald e Matilde Zagonel. A guidarle nella realizzazione della propria ispirazione, due operatrici del Piccolo Rifugio che le hanno aiutate a dare forma alle proprie idee e che si sono concretizzate in due opere: “Il giardino degli alberi” e “Il gioco divertente”. 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 DA SAN DONA’ Un momento della consegna del Vivamed Un pacchetto speciale osa ci sarà dentro quel pacchetto? Se lo sono chiesti gli ospiti e gli operatori del Piccolo Rifugio di San Donà di Piave, lo scorso 22 febbraio, davanti a quel dono dalle dimensioni davvero anomale. Presto, però, il mistero è stato svelato. Grazie alla generosità del circolo dei dipendenti dell’Atvo, la locale azienda di trasporto pubblico, del circolo ricreativo dei dipendenti dell’Ulss 10, e dell’Atvo stessa, al Piccolo Rifugio sandonatese è stato donato un Vivamed, una speciale apparecchiatura elettronica per la stimolazione dei movimenti dei disabili. C marzo 2008 La speciale “bicicletta” per la fisioterapia consentirà, ai disabili che la utilizzeranno, di mantenere il tono dei muscoli degli arti. L’attrezzo consentirà di provare il benessere fisico e psichico tipico che l’attività Il Vivamed in uso fisica può dare. Muovere braccia e gambe, quindi, come se si fosse in bicicletta, per chi può; per gli altri, braccia e gambe vengono delicatamente stimolate a muoversi. L’ausilio rende più efficace la riabilitazione perché permette anche di misurare l’intensità dei movimenti e controllare gli spasmi. Questi e altri sono, per i disabili, i benefici del Vivamed, l’apparecchio elettronico computerizzato che ora è in dotazione al Piccolo Rifugio di San Donà. “Sono già quattro i disabili che utilizzano il Vivamed per le terapie - spiega Susanna Paulon, coordinatrice del Piccolo Rifugio di San Donà di Piave -. A segnalare la necessità della speciale cyclette è stato il genitore di un frequentatore del centro diurno. Un dipendente di Atvo, amico di quel genitore, ha poi promosso la raccolta dei fondi necessari, circa quattromila euro, coinvolgendo l’azienda ed i circoli ricreativi di Atvo e Ulss 10”. E così in breve tempo sono stati raccolti i fondi necessari. All’inaugurazione erano presenti i genitori dei frequentatori del centro diurno, i rappresentanti dell’Atvo e dei circoli ricreativi di Ulss 10 e Atvo. DA VITTORIO VENETO Monsignor Pizziolo al Piccolo Rifugio Incontro con il nuovo Vescovo l nuovo vescovo di Vittorio Veneto, monsignor Corrado Pizziolo, ha celebrato domenica 17 febbraio una Santa Messa al Piccolo Rifugio di Vittorio Veneto. E’ stato il primo incontro ufficiale tra il presule, che si è insediato tre settimane fa, e il Rifugio. “Per noi è stata una splendida sorpresa - commenta il direttore della struttura vittoriese, Dino Mulotto -. Avevamo fissato un appuntamento per andare a conoscerlo sabato 23 febbraio, ma poi il suo segretario, Elio Cao, ha chiamato dicendo che il Vescovo sarebbe volentieri venuto a celebrare la messa da noi”. E naturalmente è stato accolto a braccia aperte. La Messa è stata celebrata nel salone polifunzionale: la piccola cappella del Rifugio, infatti, è ancora inagibile, a motivo degli ingenti lavori di ristrutturazione, rinnovamento ed ampliamento in corso nella casa maschile, che si conta di concludere entro l’anno 2008. Inoltre, sabato 23 febbraio, Mulotto assieme al responsabile della formazione della Fondazione Piccolo Rifugio, Carlo Donadel, si è recato al castello di San Martino per incontrare, a casa sua, il Vescovo: un appuntamento chiesto per illustrare al pastore l’attività e la struttura propria del Piccolo Rifugio di Vittorio I 1 2 3 4 5 6 7 8 9 Monsignor Corrado Pizziolo Veneto, e le sue peculiarità rispetto a quello di San Donà che monsignor Pizziolo aveva conosciuto quando era vicario della diocesi di Treviso. Si rinnova quindi con monsignor Pizziolo il rapporto strettissimo tra Piccolo Rifugio ed i vescovi vittoriesi. Particolarmente forte, infatti, è stato il legame con il suo predecessore, monsignor Giuseppe Zenti, che più volte si è dimostrato vicino alla casa. Una vicinanza tanto più necessaria dato il periodo di grande impegno che il Rifugio vittoriese sta vivendo a causa dei lavori in corso. Dal 2007 monsignor Zenti è stato trasferito, da papa Benedetto XVI, dalla diocesi di Vittorio Veneto a quella di Verona. Diocesi in cui ha trovato un altro Piccolo Rifugio che guarda a lui come a un padre. Tommaso Bisagno ACCOLTO A BRACCIA APERTE IL NUOVO VESCOVO DI VITTORIO IN VISITA AL RIFUGIO 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 DA VERONA Benvenuto al Vescovo na giornata molto speciale, quella di sabato 1 dicembre, quando il vescovo di Verona, monsignor Giuseppe Zenti, da poco insediato, ha voluto conoscere da vicino la realtà del Piccolo Rifugio e fare amicizia con tutte le “ragazze”. L’accoglienza è stata molto calorosa e partecipata e mai come in questa occasione il Piccolo Rifugio si è rivelato veramente piccolo tanta era la gente affluita. Però, nonostante il gran numero di volontari, parenti ed amici intervenuti, l’organizzazione interna molto accurata ha tenuto bene. Durante la celebrazione della Santa Messa il Vescovo, nella sua accorata omelia, ha avuto parole di grande semplicità e profondità dimostrando di avere veramente a cuore e di condividere lo spirito di questa meravigliosa realtà di U Mamma Lucia. Alla fine non è mancata anche una nota di spontanea comicità quando Tania, dalla sua carrozzina, incaricata di consegnare a Sua EccelMonsignor Zenti lenza un piccolo ricordo, forse dimenticando la frase di circostanza che si era preparata, col suo simpaticissimo fare, con estrema spontaneità e con tono quasi imperioso, ha esclamato: “To, Vescovo, prendi questo…!”. Inutile dire che, con un bel applauso, la sbrigativa battuta è stata apprezzata simpaticamente da tutti e specialmente dallo stesso Vescovo più di qualsiasi convenevole di ringraziamento. Riccardo Urro DA VERONA Concerto per beneficenza In cento con noi irca un centinaio di persone hanno assistito, domenica 24 febbraio, al concerto tenutosi presso il Circolo Ufficiali di Castelvecchio, a Verona, in favore del Piccolo Rifugio della città scaligera. Prota- C marzo 2008 gonisti della giornata di musica per la solidarietà sono stati Sergio Grandi e Licia Martini. Sergio Grandi, pianista, ha eseguito brani di Chopin, Beethoven, Listzt, Brahms, mentre la soprano Licia Martini si è esibita in brani di Mo- zart, Verdi, Puccini e altre arie del repertorio popolare italiano. Il concerto di beneficenza pro Piccolo Rifugio di Verona è servito a raccogliere fondi per l’acquisto di un nuovo pulmino attrezzato per il trasporto delle ospiti con disabilità. A ricordare il valore della mobilità come momento di emancipazione e socializzazione per i disabili, erano pre- DA VERONA Cinquant’anni da Volontaria 13 gennaio 1958-2008 inverno incombente, gravido di umidità e di freddo; il cielo, simile ad un enorme occhio gonfio di lacrime; le strade flagellate dal vento e le poche persoChiarella Grigoletti ne frettolose ed infreddolite; tutto predisponeva lo spirito a vivere una giornata uggiosa e malinconica. Ogni cosa pareva avvolta in un’atmosfera così greve, ma non il Piccolo Rifugio. Infatti in quella casa si notava, già dal primo mattino, un insolito trambusto, un contenuto movimento come nei giorni in cui si prepara qualcosa di insolito. E una persona, soprattutto, era pervasa da una serena eccitazione: Chiarella, una figura tanto essenziale pur nella sua natu- L’ senti al concerto anche Jessica ed Annalisa, ospiti del Piccolo Rifugio di Verona che accoglie ben quattordici donne con disabilità non autosufficienti. Un doveroso ringraziamento da parte del Piccolo Rifugio di Verona va anche ai signori Bernardi, Toppini e Marini che si sono spesi per l’organizzazione del concerto. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 rale modestia. Chiarella, infatti, si preparava per un grande appuntamento: la celebrazione dei suoi cinquant’anni di appartenenza alla famiglia religiosa di Mamma Lucia. L’ho incontrata per strada, quella mattina, al braccio di Gabriella, mentre si recava in parrocchia e, come in occasione di ogni nostro approccio, ci siamo abbracciati spiritualmente. Durante la Santa Messa si è articolato il percorso che ha scandito il significato che Chiarella ha voluto dare alla sua vita. Proclamando la prima lettura ed il salmo ha testimoniato la fedeltà alla Parola e poi, nel corso dell’omelia, ha presentato all’assemblea la tessitura della sua scelta di fede vissuta per dieci lustri con coerente fedeltà, pur nella fatica dei limiti umani e personali. Un applauso, spontaneo e forte, più di ogni parola, ha fatto intendere che il suo messaggio non era stato lanciato invano. Anche nella preghiera dei fedeli, Chiarella ha saputo e voluto esprimere, con grande efficacia, le linee forti della sua scelta di vita. Il parroco, don Mario, facendosi interprete dei sentimenti suoi e dell’assemblea, ha dato il giusto spessore ad un avvenimento così importante e partecipato. Poi il momento della condivisione fraterna che ha visto Chiarella stretta nell’abbraccio di una comunità festosa e grata per il messaggio di amore ricevuto. Giorgio Arduini 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 DA FERENTINO Giornata di festa con altre strutture del territorio CARNEVALE, APPUNTAMENTO TRADIZIONALE nche quest’anno la festa di carnevale è stata occasione per ridere e scherzare fra tanti amici. La fiaba de La Bella e la Bestia ha costituito il filo conduttore dell’opera teatrale realizzata dai ragazzi con l’aiuto delle educatrici e della maestra d’arte. La preparazione dell’opera ha visto impegnati tutti i ragazzi per lungo tempo, prima per la rielaborazione del testo, poi nella costruzione delle marionette e la realizzazione degli abiti degli attori. Il racconto, pur mantenendo il caratteristico “lieto fine” della fiaba tradizionale, è stata attualizzata e adattata ai nostri ragazzi: la Bella è diventata la graziosa Bell, le sorelle della Bella sono diventate le tre Vanitose che facevano la corte a Gastone… La scelta della forma narrativa ha coinvolto anche alcuni operatori, mentre quella delle marionette ha facilitato la partecipazione di tutti i ragazzi nei vari ruoli. Per la costruzione delle marionette sono stati usati i materiali più svariati: i fili per muovere le marionette sono stati sostituti da lunghi ferri per maglieria, più facili da manovrare, carta e colla per imbottire gli abiti, e poi polistirolo, lana, panno, stoffe, trine, ecc. Si è dovuto provvedere (sempre con materiale di risulta) anche alla costruzione del teatrino, dei sipari e di qualche scena, di cui si è occupato Marco, il più creativo A marzo 2008 e pratico della squadra-ragazzi. Non è mancato l’apporto di Pino, esperto di pc, per la ricerca e la stampa degli oggetti incantati, mentre per la base musicale ha provveduto Massimiliano. Rotto l’incantesimo, a fine racconto, hanno sfilato i vari personaggi ormai… animati, e, a conclusione, non poteva mancare il giro di valzer di Giuliana - Bell - e Angelo - il Principe. Lo spettacolo ha divertito grandi e piccoli, primi fra tutti, forse, gli stessi protagonisti e il pubblico numeroso che ha applaudito con entusiasmo. Ospiti d’onore, oltre i familiari dei ragazzi del centro diurno, una rappresentanza del centro polivalente di Ferentino e i disabili dell’associazione Peter Pan del comune di Castro dei Volsci. Luigi Vittori, assessore ai servizi sociali del comune di Ferentino, ha sottolineato l’importanza di questa collaborazione tra le varie istituzioni del territorio. Già in altre occasioni (feste organizzate dal Rifugio o manifestazioni promosse dall’amministrazione comunale) il Sindaco, Piergianni Fiorletta, ha evidenziato il valore di questo “gemellaggio”, come lui stesso lo definisce, per uno scambio proficuo di esperienze e la crescita delle persone inserite nelle strutture del nostro territorio. Naturalmente, il Piccolo Rifugio è ben lieto di collaborare così per il bene comune, non considerando un bene geloso quanto la Provvidenza ci permette di vivere. (T. D.) DAL BRASILE La benedizione del pulmino Gabriel con un’anziana ospite La storia di un ricovero per anziani abbandonati Un sogno divenuto realtà Il ricovero San Gabriel sta svolgendo, sin dal 1999, un lavoro di alto valore sociale accogliendo persone anziane bisognose, specialmente quelle abbandonate dalle famiglie, sprovviste di documenti che permettano loro di ricevere la pensione, malati cronici, o ritenuti incapaci. Sono gli esclusi dalla società che qui incontrano affetto e le cure dei volontari, i quali prendono un tempo della loro vita per occuparsi amorevolmente delle piaghe fisiche e spirituali degli anziani. La casa è riconosciuta dal Governo Federale, dallo Stato di Bahia, dal Comune di Salvador. Il 29 settembre 2007 abbiamo avuto la gioia di 1 2 3 4 5 6 7 inaugurare la nostra casa. E’ stato un lungo cammino di tre anni di lavoro e molto impegno, ma grazie alla solidarietà dei nostri amici benefattori abbiamo potuto concretizzare questo sogno. La casa oggi accoglie cinquanta anziani, accolti e ben sistemati, e con la possibilità di vivere l’ultima tappa della loro vita più degnamente. La casa è dotata di tutti gli ausili richiesti dagli organi competenti di controllo, fatta eccezione di un ascensore e della copertura del terrazzo che costituiscono uno dei sogni ancora non realizzati, ma che speriamo fiduciosi di poter realizzare quanto prima. 8 9 Vogliamo ancora una volta ringraziare gli amici e chiedere che continuino ad aiutare nel mantenimento di questa casa che ha bisogno dell’aiuto di tutti per continuare ad accogliere i più bisognosi e offrire loro di vivere l’ultimo tempo della loro vita più dignitosamente. Ogni dono è ben accetto, ma il più importante è la visita (degli amici) per poter vedere da vicino il lavoro che svolgiamo. Gabriel l ricovero è veramente un grande sogno divenuto realtà. Gabriel ha avuto “la capacità di sognare” e, soprattutto, ha vissuto credendo incondizionatamente nella I 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 Provvidenza, lasciandosi portare da un altro sogno da lui vissuto: quello di una donna - Mamma Lucia - che non conosceva, ma che ha imparato a conoscere attraverso l’esperienza e la testimonianza delle Volontarie, incrociate quasi per caso (?!) a Salvador. Oggi è sempre più convinto che Lucia lo guidi con autorevolezza di madre e a lei affida il compimento dell’opera, certo della sua intercessione presso il Padre di tutti, che non dimentica i piccoli di questo mondo. Lucia continua ad esser- gli maestra nel servizio di carità, nell’attenzione ai più abbandonati, nella gioia di dare giorni sereni a chi, forse, dalla vita ha ricevuto ben poco. Attualmente gli anziani accolti nel ricovero San Gabriel sono 55 (l’ultimo arrivato glielo hanno lasciato senza neppure dargli il nome…) e potrebbero aumentare se si disponesse dell’ascensore per accedere al piano superiore… E Gabriel continua a sognare, sperare e pregare. Teresa D’Oria DAL BRASILE Bianca: una canto felice ochi giorni prima del Natale, la sera del 18 dicembre, Bianca Rossato, Volontaria della Carità, andava ad incontrare il suo Signore, l’Amato sempre cercato con entusiasmo e gioia. A testimoniare questo desiderio di Bianca Rossato ricerca è la storia di Bianca. Una storia vocazionale che la spinge fino in Brasile. Il 14 aprile 1964 Bianca arriva in Brasile a Itaberaba (Bahia), diocesi di Ruy Barbosa. Nel giugno del 1965 lascia Itaberaba per trasferirsi a Salvador nel quartiere di Boa Viagem, nella città bassa, con Frida, Annina e Mariarosa, altre Volontarie della Carità appena arrivate dall’Italia. Qui assume la responsabilità della formazio- P marzo 2008 ne delle prime pre-volontarie brasiliane. Nell’agosto del 1968, le prevolontarie con Bianca si trasferiscono nel quartiere di Massaranduba, tra gli alagados, sempre a Salvador Bahia. Sempre alla ricerca di sfide d’amore, degli ultimi da aiutare, nel 1971, con altre due Volontarie, si trasferisce nella zona di Mangueira, dando assistenza ai poveri delle palafitte. Nello stesso tempo lavora con Annina nel laboratorio di analisi del posto medico di Massaranduba. Nel 1975 torna in Italia, in quanto eletta membro del consiglio centrale dell’Istituto. La sua presenza in Italia è breve e nel 1978 ritorna in Brasile, a Massaranduba, ed aiuta ABBA’, PADRE (preghiera per la beatificazione della Serva di Dio Lucia Schiavinato) O Padre, il Tuo AMORE VINCE ogni nostra resistenza e previene ogni nostra richiesta. Ti preghiamo per la Tua Serva LUCIA SCHIAVINATO, la cui vita fu tutta CARITA’. Tu che l’hai profondamente assimilata al CRISTO - EUCARISTIA, VITTIMA di espiazione dei nostri peccati, e l’hai resa SEGNO tangibile della Tua TENEREZZA verso i poveri, i sofferenti e gli emarginati, donaci di poterla venerare nella gloria dei Santi e di averla come MODELLO di vita cristiana. Per Sua intercessione donaci quelle grazie che con grande fede Ti chiediamo. Per Cristo Nostro Signore. AMEN. Gloria al Padre… L’indirizzo della Postulazione della Causa di Beatificazione è il seguente: Piccolo Rifugio - Via A. Pettorini, 100/A 03013 Ferentino (FR) Annina nel laboratorio fino al 1981. Nel 1982 insieme a Estela, Volontaria brasiliana, parte in missione nello stato del Maranhào, nel villaggio di Apicum-Açu, all’interno della diocesi di Pinheiro. Ancora una nuova sfida. Nel 1992 lascia Apicum-Açu e ritorna a Salvador. Nel 1993 va a Rio Branco, nello stato dell’Acre, ove Luisa lavora già da molti anni. Nel 1999 torna a Salvador e poco dopo, accogliendo la proposta del Vescovo di Grajaù di tornare al lebbrosario, si rende disponibile, quasi a realizzare il desiderio 1 2 3 4 5 6 7 8 9 di Mamma Lucia per una presenza delle Volontarie. Nel 2000 si stabilisce a Grajaù insieme a Luisa, Ana Saraiva e Lizete. Nell’aprile del 2007, manifestandosi i primi sintomi della malattia, si ferma a Salvador, dove viene operata una prima volta. In autunno in seguito a controlli medici, si rende necessario un secondo intervento chirurgico. A pochi giorni dall’ultimo intervento, però, il quadro clinico si aggrava precipitosamente. Al funerale, celebrato a Salvador, con la presenza dei diversi parroci che in questi anni si sono succeduti nella parrocchia di Massaranduba, c’è stata una grande partecipazione di amici, persone che lungo gli anni vissuti in Brasile l’hanno conosciuta o, comunque, hanno ricevuto da lei amicizia, sostegno, affetto sincero. Pur nella sofferenza del distacco, la celebrazione della Messa è stata gioiosa: i canti di lode e allegria hanno aiutato a sentire in un certo modo la felicità di Bianca, che si riuniva a colei che per anni ne aveva seguito il cammino: Mamma Lucia e tutte le altre Volontarie che ci hanno preceduto in Cielo. Tanti sono stati gli amici e le persone che in questi ultimi mesi sono state vicine a Bianca e che oggi la ricordano sempre sorridente, entusiasta, pronta a incoraggiare tutti anche nelle situazioni più difficili. Molti ricordano la sua disponibilità ad andare dove vedeva necessario prestare il suo servizio, con il desiderio vivo di portare il carisma dell’Istituto, se le fosse stato possibile, sino ai confini della Terra, perché sempre più potesse diffondersi l’amore all’Eucaristia e per i poveri. Come un ultimo messaggio, quasi un testamento, è stata trovata scritta, su un biglietto per Mariarosa che l’assisteva più da vicino, una frase di Mamma Lucia che esprime bene il suo modo di vivere: “Che la nostra vita sia un canto d’amore, un’attesa felice, un riposo gaudioso nel seno di Dio”. 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 SPIRITUALITA’ l contrario di un popolo cristiano è un popolo triste” scriveva Bernanos nel romanzo “Diario di un curato di campagna”. Basta osservare, diceva, le persone che sbadigliano alla Messa della domenica. Per quale motivo “la manna (l’Eucaristia) - si chiedeva con sofferenza Lucia Schiavinato - è venuta a nausea anche a chi dovrebbe farla gustare?”. Molto, oggi, si parla della “I Nell’Eucaristia la gioia della Pasqua rilevanza sociale che deve avere il cristianesimo, molto si discute su cosa fare per “interessare” le persone alla fede. Eppure non sembra essere stato questo il problema dei primi missionari cristiani, san Paolo in testa. Che cosa ha permesso una diffusione così ampia della fede cristiana nell’arco di vent’anni senza nessuno dei mezzi di cui oggi disponiamo? Perché chi aderiva al cristianesi- Lucia ribadiva alle sue Volontarie l’importanza di “alimentarsi dell’Eucarestia” marzo 2008 SPIRITUALITA’ mo poteva augurare ad altri credenti: “La tua festa non abbia mai fine”. Perché, oggi, in Vietnam il 95% dei cattolici partecipa alla messa domenicale e il 15% tutti i giorni all’alba, dopo un lungo cammino, prima di andare al lavoro. Una domanda ancor più sconcertante se se si tiene conto che la frequenza domenicale in Italia si avvicina a quella feriale nel Vietnam! Una volta si sottolineava l’importanza fondamentale per ciascuno di “fare Pasqua”. Ciò che poteva certamente ridursi a formalismo, di fatto serviva a ricordare che il cuore della vita cristiana era l’incontro con Gesù risorto nell’Eucaristia. Forse era un modo minimo di vivere la propria fede, ma risultava chiaro dove stava il suo centro vitale. Che ne è ora di questa coscienza? Vale ancora il detto “felice come una Pasqua”? Come a dire che la Pasqua è la chiave della felicità. Unito a Gesù risorto il credente passa dalla morte alla vita. Proprio nel tempo della sofferenza i testimoni della fede hanno sentito che l’Eucaristia é il grande dono pasquale che sa mantenerli nella pace e nella gioia. Gesù si faceva vicino a loro con la sua energia di risorto. FARE PASQUA Ci sono stati cristiani che hanno affrontato il martirio dal momento che, come confessavano ai giudici, non potevano vivere senza l’Eucaristia del giorno del Signore? Perché oggi, invece, si sente spesso dire che “anche se non si va in chiesa non succede niente”, basta fare qualche opera buona? E mentre i “perché” si accavallano, il cuore si stringe vedendo che il bene più prezioso del cristianesimo, la santa Eucaristia, rimane tante volte confinato tra le devozioni a cui qualcuno è più legato di un altro. Risuonano oggi, con un timbro dolorosamente attuale, le parole di Gesù ai Giudei: “Voi non volete venire a me per avere la vita” (Gv 5, 40). 1 2 3 4 5 6 7 IL POZZO NEL DESERTO “Temo che la dottrina per cui Cristo si trova nei fratelli - scriveva Lucia Schiavinato alle sue Volontarie - faccia prevalere, anche nella vostra persuasione, che basti andare ai fratelli per trovare Dio. Sì, noi dobbiamo andare a Dio con i fratelli, e vedere 8 9 Dio nei fratelli. Ma se una di voi non si unisce a Cristo, e non riceve alimento da Lui, che cosa dà ai fratelli. Non può trasmettere che se stessa, con tutte le sue storture e miserie; e allora che conta l’attività? Che efficacia possono avere le nostre vuote parole? Neppure l’esempio potrà sostenersi”. Possano tornare i giorni di Pasqua con il rinnovato stupore di chi scopre che le sorgenti della gioia sono vicine a noi. “Pensavi che in te la sabbia di un deserto avesse ricoperto l’amore di Dio? - si domandava frere Roger - Di deserti interiori ce ne sono. Ma è necessario fermarsi in quei deserti? Su una terra arida fiorisce il mandorlo… E se ci fossero meno deserti di quanto si pensa…”. Non c’è infatti ormai un deserto che non possa nascondere il pozzo della presenza di Dio. Come Elia avanziamo ogni giorno con il pane del cammino che il Signore ci fa trovare. Come essere allora un popolo triste quando ci è donato l’essenziale nell’adorabile presenza di Gesù nell’Eucaristia? In ogni Eucaristia c’è la gioia della Pasqua. don Antonio Guidolin 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24