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GIOVANNI PAOLO II,
PAPA WOJTYLA
SCRIVE…
ai bambini,
ai giovani,
alle donne,
agli anziani,
alle famiglie,
EDB, Bologna 2011,
pp. 267, € 15,00.
9788810521144
Q
ual era il segreto di papa Wojtyla che
gli permetteva di parlare alle famiglie,
alle donne, ai bambini, ai giovani, agli
anziani, ai lavoratori, ai carcerati, ai migranti, ai malati e – insomma – a tutti e di essere
inteso e qualche volta compreso? Un doppio segreto, io credo. Quello, innanzitutto, di un’umanità ricca e provata, che il dolore familiare
precoce e il lavoro, la guerra e la dittatura avevano preparato all’incontro con ogni esperienza
umana. E l’altro segreto, che possiamo indicare
con il dono avuto dal cielo di riuscire a essere a
un tempo pienamente uomo di Dio e pienamente uomo del suo tempo.
Per segnalare la capacità di Giovanni Paolo di
parlare a tutti – compresi i bambini e i lontani –
racconto un incontro privato e riferisco le parole
di un collega giornalista che mi ebbe a confidare,
vicino a morire, di aver ricevuto da quel papa un
forte aiuto a credere.
L’incontro risale al dicembre del 1989,
quando fui invitato da don Stanislaw – oggi cardinale di Cracovia – alla messa del mattino nella
cappella dell’appartamento privato. Avevo appena pubblicato da Mondadori un volumetto a
quattro mani scritto con il collega Domenico Del
Rio e intitolato Wojtyla il nuovo Mosè. Il papa lo
lesse durante un viaggio africano e chiese al portavoce Joaquín Navarro-Valls se c’erano, su quell’aereo, gli autori del libro. Il portavoce rispose
che l’uno c’era, ma l’altro – cioè io – no, «perché
ha la moglie molto malata». La mia prima moglie
infatti era colpita da tumore al seno e sarebbe
morta un anno più tardi.
Veniamo invitati alla messa – io, mia moglie
e i quattro nostri figli – e siamo colpiti come tutti
dalla concentrazione del papa nella preghiera e
nelle lunghe pause di silenzio, che facevano durare per un’ora quella celebrazione senza omelia.
La più piccola dei miei figli, che ha due anni, si addormenta in braccio a me ma verso la fine della
messa si risveglia e dice ad alta voce «Ciuccio!». Il
papa, nella conversazione che abbiamo subito
dopo, prende in braccio la bambina, si complimenta per la sua bravura in cappella e osserva:
«Ma un momento si è sentita!».
Ecco com’era Giovanni Paolo: concentrato
in Dio e capace insieme di cogliere il più piccolo
segno che gli poteva arrivare dall’umanità circo-
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stante. In quell’occasione mi parlò del libro che
avevo scritto su di lui: «Lei ha potuto leggere, ha
potuto studiare e così ha potuto togliere molti
miti. La ringrazio per questo sforzo di comprensione».
Dicevo che il libro era scritto insieme a Domenico Del Rio, essendo egli vaticanista de La
Repubblica e io del Corriere della sera. A Domenico che era vicino a morire, nel gennaio del
2003, chiesi durante una visita al Gemelli se voleva che io dicessi «qualcosa a qualcuno». Rispose: «Al papa! Vorrei far sapere al papa che lo
ringrazio per l’aiuto che mi ha dato a credere. Vedendo che credeva con tanta forza, allora anch’io un poco mi facevo forza. Questo aiuto
l’avevo a vederlo pregare, quando si mette in Dio
e si vede che questo mettersi in Dio lo salva da
tutto» (L. ACCATTOLI, «L’ultimo saluto a Domenico
Del Rio», in Regno-att. 4,2003,143).
Attore e poeta, operaio e patriota polacco,
amante della montagna e del nuoto, Karol Wojtyla divenuto Giovanni Paolo II non ha avuto alcuna difficoltà a porsi a interprete dell’umanità
della sua epoca, ma è riuscito anche a mostrare
a quell’umanità – con l’esempio e con le parole
– che cosa sia credere in Dio ai nostri giorni.
In questa interlocuzione universale egli è
stato aiutato dalla lunga durata del pontificato.
Quei 26 anni e mezzo hanno permesso alla
Chiesa e al mondo di intendere la radicale novità di Giovanni Paolo, che è quella di un papa
eletto contro ogni aspettativa e che non sale al
trono di Pietro con un programma pontificale in
tasca, ma si affida alla Provvidenza che l’ha chiamato e risponde alle sfide delle circostanze da
cristiano vivo, dando testimonianza della sua
fede a ogni persona che incontra e a ogni
gruppo umano al quale si rivolge. Riuscendo in
Giovanni Paolo II:
«beato» in libreria
I
n vista della beatificazione di Karol
Wojtyla, gli editori hanno presentato (e
stanno presentando) una nutrita serie
di titoli, tra novità, ristampe, opuscoli e
libri fotografici.
Le EDB, oltre al testo che qui recensiamo, ripropongono l’Enchiridion delle
encicliche/8 (pp. 2.252, € 45,00), che contiene tutte le encicliche di papa Wojtyla
assieme a quelle di papa Luciani; e il volume a cura di P. SCHIAVAZZI, Andate in tutto
il mondo. I vaticanisti italiani raccontano
Giovanni Paolo II (pp. 648, € 46,30).
Per quanto riguarda i testi di bilancio
del pontificato possiamo citare: A. Melloni, Le cinque perle di Giovanni Paolo II
(Mondadori, pp. 154, € 18); A. Riccardi, Giovanni Paolo II. La biografia (San Paolo, pp.
IV + 561, € 24,00); C. Siccardi, Giovanni
Paolo II. L’uomo e il papa (Paoline, pp. 224,
€ 22,00); M. Castelli, Il santo padre. Giovanni Paolo II maestro e testimone (Libreria editrice vaticana, pp. 232, € 12,00); G.
Marengo, Giovanni Paolo II e il Concilio
(Cantagalli, pp. 288, € 19,00); e l’ebook di
Adista - Terrelibere, Santo? Dubito.
Vi sono poi un paio di volumi illustrati
per ragazzi, quello di R. BATTESTINI, Beato
Karol. Vita, parole e sorrisi di Giovanni
Paolo II (AVE, pp. 64, € 15,00) e quello di F.
SIGNORACCI, L. SIGNORACCI, Karol. La vita di
Giovanni Paolo II (Paoline, pp. 128, € 13,00).
Si possono poi individuare i volumi a
firma di persone che a vario titolo sono
state particolarmente vicine al papa, come
A. COMASTRI, Giovanni Paolo II. Nel cuore
del mondo (San Paolo, pp. 120, € 13,00); P.
MARINI, B. CESCON, Io sono un papa amabile (San Paolo, pp. 192, € 12,50); A. AMBROGETTI, Compagni di viaggio. Interviste al
volo con Giovanni Paolo II (Libreria editrice vaticana, pp. 394, € 24,50). In questo
gruppo è da menzionare anche il librostrenna illustrato con fotografie e accompagnato da testi di Benedetto XVI, L.
Accattoli, C. Ruini, S. Dziwisz, V. Paglia, A.
Comastri e curato da E. GUERRIERO, Il grande libro di Giovanni Paolo II (San Paolo,
pp. 440, € 135,00).
Un ulteriore gruppo è costituito dai volumi relativi al processo di canonizzazione,
come quello di A. VIRCONDELET, Santo subito! L’incredibile e appassionante storia
della beatificazione di Giovanni Paolo II
(Lindau, pp. 232, € 16,00). Il tema ha destato
l’interesse anche dei grandi gruppi editoriali
laici: Rizzoli, infatti, pubblica il testo di S.
GAETA, Il miracolo di Karol. Le testimonianze e le prove della santità di Giovanni
Paolo II (pp. 112, € 10,32) che per i suoi tipi
aveva pubblicato nel 2010 con S. ODER, Perché è santo. Il vero Giovanni Paolo II raccontato dal postulatore della causa di
beatificazione (pp. 196, € 10,00); e Mondadori, che oltre al volume citato di Melloni,
esce con A. ZAPOTOCZNY, Vivi dentro di noi.
Le testimonianze che hanno portato alla
beatificazione di Giovanni Paolo II (pp. 167,
€ 17,50).
M.E. G.
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qualche modo a «farsi tutto a tutti» – per dirla
con l’apostolo Paolo – a dimensione dell’umanità di oggi.
Quella lunga durata – per numero di anni il
suo pontificato è il secondo di tutta la storia,
dopo Pio IX, che regnò 31 anni e mezzo – l’ha aiutato a raggiungere veramente tutto il mondo,
svolgendo una predicazione evangelica audace e
modificando l’immagine papale per avvicinarla
all’uomo della nostra epoca. Che infine la sua
predicazione sia stata almeno in parte compresa
ce lo dicono i tre milioni di persone che si precipitarono a Roma la prima settimana di aprile del
2005 per dargli l’ultimo saluto e l’attesta il grido
«santo subito» che accompagnò quell’addio.
Un pontificato straordinario, dunque, al
quale l’uomo Wojtyla fu preparato da circostanze straordinarie:
– solo al mondo a 21 anni, è provato da una
precoce esperienza del dolore umano che lo
predispone all’incontro con ogni sofferente;
– va prete da adulto, avendo avuto frequentazioni e amicizie anche femminili, nella
scuola, nell’università, nel lavoro, nel gruppo teatrale clandestino di cui fa parte durante l’occupazione tedesca della Polonia: da qui viene la sua
spontaneità nel trattare con le donne e la sua
sensibilità per il «genio femminile»;
– le esperienze della guerra, del lavoro manuale, del teatro clandestino che l’hanno preparato per la predicazione della pace, per l’incontro
con il mondo del lavoro, per la pronta sintonia
con ogni lotta contro le dittature;
– il lungo desiderio di libertà, maturato nel
confronto con il regime comunista, che l’ha
istruito su come parlare del comunismo a chi
non l’aveva sperimentato sulla propria pelle;
– le prime esperienze pastorali con i giovani
e le giovani coppie che l’aiutano ad «amare
l’amore umano» e lo predispongono alla comprensione, lui celibe, dell’esperienza familiare.
Un pontificato dunque proiettato nella predicazione del Vangelo fino ai confini della terra
e nel sogno apostolico di arrivare a ogni persona.
«A tutta l’umanità, a tutti gli uomini» fu uno dei
suoi motti. I testi raccolti in questa antologia descrivono efficacemente quel suo sogno: non potendo incontrare ogni famiglia, egli scrive alle
famiglie come categoria umana e così fa per le
donne, i bambini, i giovani e gli anziani. «A ciascuna di voi e a tutte le donne del mondo» è l’intestazione della Lettera alle donne. «A voi
giovani, a ciascuno e a ciascuna» dice nella conclusione della Lettera ai giovani.
Una predicazione, la sua – anche in queste
lettere alle diverse età –, che tende a farsi radicale e «sine glossa»: a difesa della vita, a invocazione della giustizia e della solidarietà, per la
riconciliazione tra i diversi gruppi umani, nella richiesta del perdono per le colpe storiche dei cristiani, compreso il maltrattamento delle donne
da parte degli uomini di cui parla nella Lettera
alle donne.
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Come appare anche da questi testi e dalla
loro intonazione affabile e familiare, egli ha modificato l’immagine papale, staccandola dal latino e dal bronzo tipici della tradizione
pontificale (portando a compimento il distacco
già iniziato dai predecessori Giovanni XXIII e
Paolo VI, dai quali ha preso il nome) e avvicinandola all’uomo d’oggi.
La gente ha subito amato quel papa che
scriveva nelle encicliche: «Secondo il mio parere». Che gridava ai giovani: «Chiamatemi Karol».
Che teneva conferenze stampa e ovviamente
non voleva la sedia gestatoria. Che baciava le ragazze in fronte, andava in ospedale a fare la TAC
e a farsi operare.
Fa parte di tale modifica dell’immagine papale il modo davvero straordinario con cui Giovanni Paolo nell’ultima stagione ha vissuto la
malattia e l’avvicinamento alla morte: l’umanità
ha capito questa sua testimonianza e l’ha amato
nella sofferenza, come in precedenza l’aveva
amato nella salute.
Nella stagione estrema egli ha portato a pienezza l’attestazione di come un uomo del nostro tempo possa stare per intero davanti a Dio
e per intero davanti agli uomini. Da quell’attestazione viene a ognuno di noi l’invito più coinvolgente a rileggerne gli appelli alla conversione
del cuore che in queste lettere rivolge con amabile insistenza a ogni categoria di persone.
Luigi Accattoli*
* Il contributo qui proposto costituisce la
presentazione del volume, pp. 5-11.
M. MIEGGE,
VOCAZIONE
E LAVORO,
Claudiana,
Torino 2010,
pp. 199, € 16,00.
9788870167955
I
l titolo del libro si basa su due parole, «vocazione» e «lavoro». Tra «vocatio» e «labor» sussiste, però, una differenza non solo semantica,
ma anche di fortuna storica. Nel primo caso si
tratta di un termine di lunga durata che, nel solco
tracciato negli scritti biblici e apostolici, accompagna tutta la vicenda della cristianità occidentale, cosicché, pur nella cospicua variazione
dottrinale e pratica, essa ha conservato un significato di fondo di tipo religioso. In tale prospettiva è perciò dato confrontare tra loro, in modo
sufficientemente diretto, i vari usi della parola.
Più complesso il caso del termine labor, per
lungo tempo caratterizzato dal significato di fatica e pena. Soltanto in età moderna e contemporanea esso si è decisamente innalzato nella
scala dei valori ottenendo una piena dignità culturale (specie in ambito anglosassone) e poi centralità teorica nella nuova scienza economica e
nelle «filosofie del lavoro» (p. 7). Il divario nell’evoluzione delle due parole si riflette nella
composizione del libro. I cc. I-IV (13-108) sono
dedicati alle figure dell’attività «vocazionale», delineate negli scritti di Calvino e, in seguito, in due
trattati inglesi del XVII secolo, rispettivamente
di William Perkins e Richard Steel. Nei cc. V-VII
(109-192) vengono invece in primo piano le varie
figure del «lavoro» modernamente intese.
La rivoluzione religiosa del XVI secolo ha
spianato i muri eretti nel corso dei secoli precedenti tra i due comparti della società cristiana:
da un lato lo «stato ecclesiastico» e dall’altro
quello dei laici, la cui condotta nel mondo era
largamente retta da codici consuetudinari. La Riforma ha quindi riconfigurato in termini di «vocazione» l’intero arco delle attività mondane e
profane e ha elevato i vari officia, domestici,
pubblici, professionali, al rango di un agire che
corrisponde alla chiamata di Dio. In particolar
modo nel puritanesimo inglese il tema diventa
oggetto di trattati specifici.
È il caso dell’opera di Perkins Vocations or
Callings (1603), che affronta la questione dell’ordine della società elaborando l’assetto delle «vocazioni particolari». Essa privilegia gli incarichi
pubblici e i ruoli di governo della comunità civile
e di quella ecclesiastica. Nella sua ottica incomincia, però, ad aver un ruolo anche il tradesman
(l’uomo di mestiere e di bottega). Appunto The
Tradesman’s Calling è il titolo del trattato di
Steel (1684), nato dopo che, sconfitti nella rivoluzione politica, ai puritani furono preclusi gli
spazi pubblici. Essi dedicano, dunque, i loro sermoni alle callings particolari degli agricoltori, marinai, commercianti ecc. Solo da questo ripiegamento, e non dall’impulso originario, nascono i
cataloghi delle «virtù economiche» esposti da
Max Weber nel suo celebre studio del 1905 (da
cui Miegge prende risolutamente le distanze) su
etica protestante e spirito del capitalismo.
La valutazione positiva del labour prende
quota nelle pagine del Christian Directory (1673)
di Richard Baxter; in quel contesto il maggior
teologo del dissenso colloca e definisce il labour
proponendo una robusta dottrina dell’azione
divina e umana. In lui compaiono i termini labour/labor, work e action che sarebbero divenuti caratteristici, in tutt’altro contesto storico,
anche del libro di Hannah Arendt The Human
Condition (1958); in questa sua opera l’autrice
annunciava l’esodo dalla concezione del lavoro,
di ascendenza vocazionale e legata all’etica del
tardo puritanesimo, dominante nella scena culturale precedente.
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Il lettore forte e i temi religiosi
S
e è vero che i libri accendono la fantasia, anche chi si occupa di promozione della lettura dovrebbe forse
avere un po’ più d’immaginazione nel formulare proposte capaci di modificare la situazione nel nostro paese»: sono queste la
parole con cui Giovanni Solimine chiude il
suo recente ricco volumetto L’Italia che
legge (Laterza, Roma – Bari 2010, VII + 173, €
12,00).
Quelli che per l’ISTAT sono definiti i
«lettori forti», cioè coloro che leggono almeno un libro al mese, sono appena 4 milioni di italiani, «che praticamente da soli
assorbono metà delle vendite e garantiscono la continuità – e, possiamo dire, forse
perfino la sopravvivenza – a un settore industriale che fattura circa 3 miliardi e mezzo
di euro, sforna circa 60.000 titoli all’anno e
occupa quasi 40.000 persone. Le dimensioni del nostro mercato librario sono legate
non tanto al numero di lettori, quanto alla
composizione di questo gruppo di lettori,
e cioè alle abitudini di lettura di un ristretto
numero di italiani.
Se facciamo i calcoli non sui lettori ma
sugli acquirenti, il dato non è molto differente: a seconda di come facciamo i conti,
una cifra oscillante fra il 40 e il 57% dei libri
venduti è stata acquistata da una quota
della popolazione che va dal 7 al 14%, e più
della metà di questi libri è finito nel “paniere
della spesa” di pochi acquirenti forti» (11).
I dati su cui Solimine si basa sono frutto
di più ricerche condotte da vari enti, sostanzialmente confermati anche dal Primo rapporto nazionale commissionato alla Nielsen
dal Centro nazionale per il libro e la lettura,
istituito nel 2010 all’interno del Ministero per
Attraverso questo passaggio si è introdotti
nella parte finale del volume di Miegge in cui,
mettendo in discussione le tesi della Arendt, ci
s’interroga sulle possibili qualità «vocazionali»
dell’agire umano nel nostro tempo. A causa delle
devastanti strategie economiche di breve periodo, le condizioni e i rapporti di lavoro negli ultimi due decenni si sono molto deteriorati su
scala globale. Non si tratta solo di egemonia
della finanza e di «fine del lavoro»,1 evidenziata
da crescente perdita di manodopera impiegata
nel settore industriale. Questo fenomeno infatti,
proprio dei paesi occidentali, si spiega solo
come altra faccia della medaglia di una globalizzazione produttiva senza precedenti. Nel 2007
Luciano Gallino ha calcolato che nel mondo i la-
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I bestseller della fede
1 - BENEDETTO XVI, Gesù di Nazaret. Dall’ingresso
a Gerusalemme alla risurrezione (LEV).
2 - YouCat (Città Nuova).
3 - A. RICCARDI, Giovanni Paolo II. La biografia
(San Paolo).
4 - BENEDETTO XVI, Verbum Domini (LEV).
5 - C.M. MARTINI, Il triduo pasquale. Cuore della
fede cristiana (EDB).
6 - D. CRAVERO, Organizzare la speranza. La passione educativa e il futuro delle nuove generazioni (Elledici).
7 - GIOVANNI PAOLO II, 365 giorni con il papa del
coraggio (Elledici).
8 - E. BIANCHI, Una lotta per la vita. Conoscere
e combattere i peccati capitali (San Paolo).
9 - BENEDETTO XVI, Gesù di Nazaret. Dal battesimo alla trasfigurazione (Rizzoli).
10 - P. MARINI, B, CESCON, Io sono un papa amabile. Giovanni Paolo II (San Paolo).
a cura di Rebeccalibri (11-16 aprile 2011)
i beni e le attività culturali, che ha raccolto
informazioni sugli acquisti e lettura di libri effettuati da 9.000 italiani tra ottobre e dicembre 2010 e che nel novembre 2011 presenterà un rapporto sull’intero 2010.
L’oggetto-libro è emblema della vita del
Belpaese: si legge di più al Nord (51,8%), dove
per altro viene pubblicato oltre l’80% dei libri
e dove risiedono i primi cinque gruppi editoriali italiani (Mondadori con il 29% nella produzione libraria del mercato italiano; Rizzoli
col 13,6%; gruppo Mauri-Spagnol con l’8,2%;
Giunti con il 5,4% e Feltrinelli con il 3,8%) che
da soli «coprono il 60% del mercato nazionale» (5). 500 dei 3.000 editori censiti in Italia
voratori dipendenti da un’impresa tendono a superare i due miliardi di persone (169). La precarietà universalizzata propria dei nostri anni
sembra, perciò, porre totalmente fine, in dimensione planetaria, alla componente «vocazionale» legata al lavoro.
Con tutto ciò, l’incombere della crisi ambientale può, forse, dischiudere la via a forme di
lavoro e di agire sociale di nuovo contraddistinti
dal senso di una «chiamata», addirittura collegata,
questa volta, all’avvenire stesso del genere
umano. In tal modo si è improvvisamente riaperto lo spazio a forme di attività dotate di
senso, liberamente decise e organizzate in gruppi
sodales, sottratte ai meccanismi costrittivi della
nostra economia, e orientati al tentativo di co-
(dato di Solimine, anche se il sito web del
Centro per il libro censisce 9.339 editori di lingua italiana, comprendendo anche la Svizzera
italiana, Città del Vaticano e San Marino) si
trovano in Lombardia.
Leggono di più le donne (51,6%) e i giovani (64,7%) tra gli 11 e i 14 anni, dato poi in
calo costante nelle classi d’età successive,
specialmente maschili, il che fa pensare a un
non fluido rapporto tra scuola e lettura, specie in età adolescenziale.
In questo panorama i libri su tematiche
religiose rimangono attorno a un buon 8% di
preferenze degli acquirenti, una cifra di tutto
riguardo, visto che nessuna delle voci della
saggistica supera quote del 10%. Infatti nella
classifica dei 50 libri di autori italiani più venduti in Italia (www.ipaa.it), tra i 10 saggi presenti, 4 sono d’argomento religioso e sono
pubblicati da editori laici: Mondadori, Rizzoli
e Raffaello Cortina.
L’editoria laica, infatti, ha compreso
molto bene le potenzialità di (solo alcuni,
però) temi e soprattutto autori religiosi, specie se tra questi vi è il papa. Se infatti viene
ritenuto un bestseller il titolo che vende in
qualche mese 200.000 copie, non è indifferente l’immissione sul mercato del libro del
papa (cf. qui a p. 231) che ha tirato per l’Italia
300.000 copie distribuite – da Rizzoli – in soli
tre giorni (a cui se ne sono aggiunte altre
100.000); e che ha ottenuto «sette edizioni –
in tedesco, italiano, inglese, francese, spagnolo, portoghese e polacco – per un totale
di 1 milione e 200.000 copie», come ha dichiarato il direttore della Libreria editrice vaticana don Giuseppe Costa (L’Osservatore
romano, 10.3.2011,1).
M.E. G.
struire un durevole futuro comune. Il Nobel per
l’economia J. Stiglitz ha affermato, dall’alto della
sua autorità, quanto ormai molti avvertono
come una specie di condizione psicologica, vale
a dire che, se non si pone freno ai danni ambientali, si è destinati al disastro (180). Per rispondere a questa sfida immane non è estraneo
il recupero di tratti «vocazionali» del lavoro; infatti «una conversione ecologica dell’economia
non è possibile senza una riconversione economica dell’ecologia» (M. Pallante).
Piero Stefani
1 Cf. J. RIFKIN, La fine del lavoro, Mondadori,
Milano 1995.
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