Meno rifiuti
più soluzioni
Il decalogo per la riduzione dei rifiuti.
Filippo Penati
Presidente della Provincia
Bruna Brembilla
Assessora all’Ambiente
È possibile trasformare i rifiuti in una risorsa? Certo, ma per farlo occorre
puntare sulla capacità di innovare, sviluppando soluzioni all’altezza
della società dei consumi e dei rifiuti crescenti, attraverso la creatività
e l’ingegno di progettisti insieme all’azione lungimirante di operatori
privati e pubblici.
Un’azione che sappia diffondere una cultura del fare nella quale ridurre,
differenziare e recuperare divengano sempre più realtà costitutive dei
processi di produzione e di consumo delle risorse, in modo da affermare
una vera e propria scelta strategica: il cambiamento degli stili di vita
delle persone e delle organizzazioni.
Per trasformare i rifiuti “da problema a risorsa” è necessario, da un
lato, promuoverne la corretta gestione e la raccolta differenziata e,
dall’altro, - in linea con le normative europee e nazionali - puntare sulla
riduzione alla fonte della produzione dei rifiuti.
Questo principio trova concreta evidenza nel nuovo Piano Provinciale
per la Gestione dei Rifiuti (PPGR) incentrato sulle 3R della buona
gestione:
• la Riduzione dei rifiuti alla fonte
• il Riciclo dei materiali raccolti in modo differenziato
• il Recupero energetico della frazione rimanente.
Dobbiamo dire che, fortunatamente, non è sempre vero che si parte
da zero: questa “raccolta di buone pratiche” dimostra come molti
Comuni della nostra Provincia abbiano già dato prova di come ridurre
la produzione dei rifiuti alla fonte. Una serie di azioni che vogliamo
fare conoscere per renderle replicabili e farle fiorire in tutto il nostro
territorio perché, come si diceva un tempo, “chi non semina, non
raccoglie…”.
Buona lettura!
L’Assessora all’Ambiente
Il Presidente
Indice
Introduzione
Autosufficienza: un principio
irrinunciabile
pag. 3
Il decalogo per la riduzione dei rifiuti
Più compostaggio
Meno imballaggi
Riuso dei sacchetti
Riutilizzo dei pannolini
Ricarica delle pile
Rigenerazione delle cartucce
Acquisti verdi
Recupero alimenti Distribuzione dell’acqua
Educazione alla sostenibilità
pag. 4
pag. 6
pag. 8
pag. 10
pag. 12
pag. 14
pag. 16
pag. 18
pag. 20
pag. 22
Appendice
Elenco tematico e cronologico con
sintetica descrizione dei 25 progetti
finanziati attraverso i bandi di gara
provinciale
pag. 24
Autosufficienza: un principio irrinunciabile
Le 3R della buona gestione
Il Piano Provinciale per la Gestione dei Rifiuti (PPGR*) è fondato sulla logica delle 3R
della buona gestione: la Riduzione dei rifiuti alla fonte, il Riciclo dei materiali raccolti
in modo differenziato e il Recupero energetico.
L’impegno per le 3R è guidato dal principio dell’autosufficienza, che punta a risolvere in proprio i problemi, senza scaricarli su altri territori e generazioni, nel presente
e nel futuro. Si tratta di un’irrinunciabile scelta di responsabilità per l’economia, la
società e il nostro ambiente.
Ridurre i rifiuti: primo comandamento
Prima ancora di riciclare, riutilizzare e recuperare c’è la necessità di uno sforzo comune, dai grandi produttori ai singoli cittadini, per ridurre la produzione dei rifiuti:
avere meno rifiuti significa, anche, avere meno problemi da risolvere.
Purtroppo il volume totale dei rifiuti continua ad aumentare a ritmi comparabili a
quelli della crescita economica e ciò costituisce una sfida alla buona gestione dei
rifiuti, ma anche un grande spreco di risorse.
Su questo fronte, a partire dal 2003, la Direzione Centrale Risorse Ambientali della
Provincia di Milano ha stanziato annualmente dei fondi per accompagnare Comuni e Consorzi, aziende dei servizi e Associazioni no-profit.
Favorendo e raccogliendo le esperienze, si sono definite sul campo linee d’indirizzo
per ridurre i rifiuti laddove si producono: nelle abitazioni, negli uffici, nei punti vendita e nei luoghi pubblici.
Aumentare la raccolta differenziata
Un processo virtuoso, subito dopo la riduzione dei rifiuti, deve prevedere l’incremento della raccolta differenziata. Un impegno relativo a beni e prodotti che da
molti decenni sono d’uso comune ma anche a beni relativamente più recenti,
basti pensare ai rifiuti elettrici ed elettronici.
Occorre far crescere la consapevolezza del fatto che i rifiuti possono diventare
un’opportunità per generare ricchezza in una logica di sostenibilità.
Infatti, quello di un corretto ciclo integrato dei rifiuti è l’esatto contrario di un ciclo
perverso che si abbandona all’aumento fuori controllo della quantità e della tipologia dei rifiuti prodotti e al conseguente ricorso indiscriminato alle discariche, con
ingenti danni per la nostra salute. Si tratta, anche in questo ambito, di pensare e
agire in positivo per uno sviluppo durevole e di qualità.
Recupero energetico, ma non solo
La frazione restante dei rifiuti deve poter essere trattata secondo i più recenti e
avanzati strumenti che la tecnologia rende disponibili per potenziare la filiera del
recupero energetico dei rifiuti attraverso i termovalorizzatori. I rifiuti, infatti, possono
essere utilizzati per tornare nuovamente ad essere risorse: produrre energia dai rifiuti, come dimostrano innumerevoli esperienze nazionali ed internazionali, è una sfida
che si può vincere nel rispetto di standard sociali e ambientali europei.
* il PPGR della Provincia di Milano è stato predisposto in ottemperanza alla L.R. 26/2003 e adottato dal Consiglio Provinciale, con delibera n. Rep. Gen. 24 del 5 luglio 2007
più compostaggio
Dalla frazione umida dei rifiuti, ovvero la componente più
biodegradabile, si ottiene - mediante un procedimento di
selezione e stabilizzazione - un composto organico utilizzabile come concime in agricoltura. Il compost è, infatti, qualcosa di molto simile all’humus: un terriccio utilissimo e ricco
di nutrimento per campi, orti e vasi.
Il ciclo virtuoso del compostaggio parte da noi, passa dalla
natura e ritorna a noi sotto forma di nuovi “prodotti” della
natura.
Inoltre, dalla separazione o dalla raccolta a parte dei rifiuti
umidi (che costituiscono mediamente circa un terzo del volume dei rifiuti solidi urbani), si giunge ad una riduzione della
quota complessiva di rifiuti indifferenziati normalmente destinati alle discariche o alla termovalorizzazione. Il compostaggio permette, quindi, di ridurre i rifiuti in città e di aumentare
la qualità della terra per le coltivazioni.
I rifiuti organici e biodegradabili, come i residui di cucina e
gli scarti di potatura del verde, sono trattati all’interno degli
impianti di compostaggio o delle compostiere accelerando
e controllando tempi e modalità del percorso di decomposizione che avviene naturalmente grazie all’azione delle sostanze organiche alla fine del loro processo vitale.
Il compost prodotto libera sostanze nutritive di primaria importanza per i vegetali: azoto, fosforo e potassio che rendono più ricca la terra determinando anche un risparmio
(economico e ambientale) nell’uso di concimi chimici.
Per questo il compost è utilizzato come fertilizzante in orticoltura, frutticoltura, coltivazioni industriali, florovivaismo e per
la creazione e la manutenzione di aree a verde pubblico.
tipologia rifiuti/beni su cui intervenire
Il compostaggio si realizza a partire dai rifiuti organici e biodegradabili:
• avanzi della cucina (come residui della pulizia della frutta e della verdura, fondi di
caffè e filtri di thè o camomilla, riso, pasta, carne e pesce);
• prodotti dell’orto o del giardino (erba lasciata seccare, residui di potatura, foglie secche, fiori appassiti, terriccio dei vasi);
• altri materiali biodegradabili (segatura, trucioli di legno non trattato, tovagliolini di carta bianchi, peli, piume).
Ambiti d’intervento
Numerosi sono i contesti nei quali è possibile effettuare la raccolta differenziata della frazione umida o fare direttamente il compostaggio: nei luoghi destinati all’alimentazione,
all’agricoltura, al florovivaismo, al giardinaggio e all’orticoltura.
Si va dal condominio alle unità residenziali, ai luoghi pubblici adibiti alla ristorazione passando per le aree verdi pubbliche e private.
Azioni/soluzioni d’intervento
Il ciclo del compostaggio è realizzato attraverso la raccolta differenziata della frazione
umida dei rifiuti che li prepara al deposito e conferimento agli impianti di trattamento
meccanico e biologico adibiti alla produzione del compost.
In alternativa si può operare con la raccolta differenziata dei rifiuti domestici separando
la frazione umida e inserendola direttamente nelle compostiere casalinghe (o composter): contenitori pensati per favorire, in luoghi all’aperto, il processo di decomposizione
controllata, mediante l’ossigenazione dei rifiuti biodegradabili introdotti.
Attori da coinvolgere
Numerosi sono i soggetti che occorre rendere partecipi per il compostaggio:
• cittadini, famiglie, rappresentanti condominiali, volontari, scuole, ecc.;
• esercizi commerciali del settore della ristorazione;
• società addette alla raccolta e al trattamento dei rifiuti.
Buoni esempi
La sensibilizzazione della cittadinanza. I Comuni di Pero e Parabiago hanno realizzato Il
compostaggio domestico, una campagna informativa su cosa, come, quando, dove
e perché realizzare il compostaggio. Un altro buon esempio è stato dato dall’Amministrazione comunale di Cesano Boscone, che ha svolto direttamente l’attività di compostaggio.
Il passaggio “dalla teoria alla pratica”. Il Comune di Parabiago ha realizzato corsi di
quartiere per far vivere direttamente l’esperienza del compostaggio, coinvolgendo abitanti, rappresentanti condominiali, volontari e ragazzi delle scuole. Il Comune di Vizzolo
Predabissi ha predisposto una campagna di compostaggio domestico assistito e quello
di Settala ha avviato una sperimentazione attraverso 200 compostiere distribuite a corsi
di compostaggio serali.
Un aiuto, uno stimolo ad incominciare. Sono molte le realtà comunali che attraverso
incentivi economici hanno dato uno slancio a questa attività, come a Parabiago, dove
si è fornito il bidone per compostare i rifiuti in comodato d’uso, o il Comune di Pieve Emanuele che ha messo a disposizione dei cittadini delle compostiere a prezzi agevolati.
meno imballaggi
Gli imballaggi, dalla funzione originaria di contenere, proteggere, conservare e informare sulle merci, si sono progressivamente trasformati in elemento decorativo, parte
importante nel definire il valore di un prodotto rendendolo
non solo originale, riconoscibile, ma anche più elaborato,
accattivante e comodo.
Spesso, questi valori associati ad una merce si sono tradotti in
una sopravalutazione del contenitore rispetto alla quantità
e alla qualità del contenuto. Un circolo vizioso che si riflette
in una crescente produzione di rifiuti. Per questo è necessario ridurre gli imballaggi, limitandoli all’indispensabile e all’essenziale, evitando la produzione di beni, e quindi di rifiuti, di
poca o nessuna utilità.
Tecnicamente esistono gli imballaggi:
•primari, cioè quelli realizzati per la vendita diretta dei prodotti come, ad esempio, la bottiglia che contiene l’acqua,
la lattina di fagioli;
•secondari o multipli, che raggruppano più prodotti come
la plastica che unisce più bottiglie o più lattine di legumi;
•terziari, ossia per il trasporto, realizzati per facilitare lo spostamento di un numero elevato di unità dello stesso prodotto come i bancali di bottiglie d’acqua, gli scatoloni
contenenti le confezioni di un prodotto;
•alimentari, quelli realizzati con materiali che non rilasciano sostanze tossiche o pericolose evitando di modificare le
caratteristiche organolettiche degli alimenti.
tipologia rifiuti/beni su cui intervenire
Vetro, plastica e cartone concentrano l’80% della produzione totale di rifiuti da imballaggio mentre la restante quota è costituita da acciaio, legno, alluminio, polistirolo e
materiali plastici di vario tipo.
Ambiti d’intervento
Ridurre gli imballaggi è possibile intervenendo sui processi industriali che regolano la
produzione dei beni, sul loro trasporto e distribuzione fino alla scelta finale che tutti noi,
come consumatori, siamo chiamati a compiere.
Scegliere un prodotto tenendo conto non solo del suo prezzo e della sua qualità, ma
anche della quantità e del tipo di materiali utilizzati per imballarlo è un primo banco di
prova fondamentale. Questo significa:
• preferire prodotti senza o con la minima quantità di imballaggio, come i cosmetici o i
dentifrici privi di scatole o astuccio;
• scegliere beni con packaging realizzato in materiale riciclato, comunque almeno riciclabile e costituito da un solo materiale;
• evitare le confezioni monouso nelle quali la quantità di imballaggio rispetto al prodotto
è decisamente superiore, meglio il “formato famiglia”;
• puntare su prodotti concentrati da diluire successivamente come nel caso dei detersivi;
• acquistare prodotti che offrono la possibilità di ricaricare il loro contenitore, come alcuni saponi o detersivi;
• evitare i prodotti usa e getta;
• preferire i prodotti realizzati con materiale di imballaggio completamente biodegradabile;
• effettuare correttamente la raccolta differenziata dei contenitori.
Attori da coinvolgere
Numerosi sono i soggetti che è necessario rendere partecipi alle politiche di riduzione
dei rifiuti di imballaggio:
• i produttori di merci;
• i responsabili della distribuzione commerciale;
• i consumatori.
Buoni esempi
Più tecnologia. Per ridurre i rifiuti di imballaggio, spesso basta applicare tecnologie già
presenti estendendo l’utilizzo di prodotti e materiali riutilizzabili (come ad esempio i contenitori “ricaricabili”) come è stato fatto nel Comune di Busto Garolfo.
Più responsabilità. I consumatori possono fare molto ed è importante dare loro tutte le
informazioni necessarie. Ecco perché sono importanti campagne di sensibilizzazione,
come quella dell’amministrazione di Busto Garolfo La spesa responsabile: meno imballaggi, più riciclo e riuso, che promuove la “spesa responsabile”, gli “stili di vita ecologici”
e l’accantonamento dei prodotti “usa e getta”. Ma lo sono anche le campagne mirate
alla riduzione di un “rifiuto/imballaggio” preciso come quella del Comune di Zibido San
Giacomo Acqua libera! per la promozione dell’utilizzo dell’acqua del rubinetto in alternativa all’acqua minerale che ha consentito la riduzione della produzione della frazione
plastica dei rifiuti.
riuso dei sacchetti
Passare dal classico sacchetto di plastica alle borse in fibra
naturale riutilizzabili o ai cosiddetti eco-shopper è un gesto
semplice e di sicuro beneficio per le sorti del pianeta.
I sacchetti di plastica realizzati in Italia ogni anno sono pari
a circa 200.000 tonnellate. Un volume di produzione spesso
destinato ad un ciclo d’utilizzo estremamente breve a fronte
di quello vitale ben più persistente, considerando il loro problematico smaltimento.
L’utilizzo dei sacchetti usa e getta è ambientalmente poco
sostenibile.
Si tratta anche di un mercato nel quale sono coinvolte la
filiera della produzione agricola e industriale, con i rispettivi
compiti di riciclaggio dei sacchetti di plastica e di produzioni
di sacchetti biodegradabili da realizzare sempre più in fibre
vegetali.
Occorre considerare che gran parte dei sacchetti finisce
nelle discariche nel complesso insieme dei rifiuti indifferenziati. È importante, oltre che incoraggiare l’adozione delle
cosiddette bioplastiche (ad esempio il Mater-Bì, materiale
biodegradabile a base di amido di mais), riutilizzare costantemente sacchetti più resistenti di vario tipo a partire da
quelli realizzati in stoffa e tessuto.
tipologia rifiuti/beni su cui intervenire
La riduzione drastica dell’utilizzo usa e getta di sacchetti di plastica è importante per
diminuire non solo quella che è una fonte di produzione di rifiuti, ma anche per eliminare
beni spesso a bassa biodegradabilità e con poca o nulla possibilità di recupero.
Ambiti d’intervento
Svariati sono i contesti nei quali è possibile agire: anzitutto puntando sui luoghi della
distribuzione commerciale, da quella grande a quella medio-piccola, sia nel settore
alimentare che in quelli dell’abbigliamento, dell’oggettistica e degli oggetti per il tempo
libero e la casa.
Azioni/soluzioni d’intervento
Da un lato è possibile puntare alla diffusione dei sacchetti da riutilizzare: sacchetti resistenti realizzati in stoffa, juta o altro materiale tessile.
In alternativa può risultare utile anche la diffusione di sacchetti in materiale recuperabile
e biodegradabile come carta o Mater-Bì.
Attori da coinvolgere
Numerosi sono i soggetti che occorre rendere partecipi delle politiche per il riuso dei
sacchetti:
• i responsabili della distribuzione commerciale;
• i consumatori.
Buoni esempi
Più qualità come ha fatto il Comune di Limbiate con la distribuzione diretta di borse in
tessuto naturale riutilizzabili per la spesa quotidiana, recapitate alle famiglie residenti,
monitorando i risultati dell’operazione attraverso un’analisi merceologica effettuata a
campione sui rifiuti raccolti per verificare la riduzione della presenza di borse di plastica.
Più sensibilizzazione come la campagna dei Comuni di Bellusco, Agrate, Pessano e Carugate La borsa amica dell’ambiente per l’utilizzo di borse in stoffa in alternativa ai sacchetti di plastica usa e getta. Nella stessa direzione è la scelta realizzata dal Comune di
Cesano Boscone di favorire una logica di “spesa intelligente” nel quadro di un Piano di
Azioni finalizzato alla riduzione della produzione dei rifiuti tramite una serie di interventi di
breve, medio e lungo periodo.
riutilizzo dei pannolini
Dietro al gesto naturale di un genitore che cambia al proprio figlio il pannolino e lo getta, si può celare un potenziale
danno per l’ambiente.
Basta riflettere su quante volte questa azione deve essere
fatta quotidianamente nella vita di un bambino e, pensando a quanti sono i piccoli da accudire, si può percepire quale sia il volume di rifiuti prodotti.
Innanzitutto, solo per produrre i milioni di pannolini “usa e
getta” in Italia vengono impiegate tonnellate di plastica, di
polpa di legno e olio. Per produrre la cellulosa, poi, è utilizzato il cloro. Infine, occorre considerare il grande dispendio di
energia che tutto il processo produttivo e distributivo porta
con sé.
I pannolini, una volta gettati, creano ulteriori problemi per
il loro smaltimento. Ai 500 anni necessari alla natura per
degradare un singolo pannolino, si devono aggiungere le
difficoltà dovute allo stoccaggio di questi rifiuti in grado di
rappresentare anche un pericolo potenziale per le falde acquifere.
L’alternativa a tutto ciò è rappresentata dai pannolini riutilizzabili cioè lavabili. Questi pannolini, che per estetica e design sono come quelli “usa e getta”, presentano una parte
asportabile assorbente da gettare ad ogni cambio in modo
semplice e pratico nello scarico del WC (essendo fatta di
materiale biodegradabile).
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Così facendo si ottengono ben 3 tipi di benefici:
•si riduce la quantità di rifiuti da smaltire, rifiuti sui quali non
è possibile nemmeno procedere ad una qualsiasi forma di
riutilizzo;
•si risparmia sul costo dell’acquisto perché il lavaggio dei
pannolini riutilizzabili consente un risparmio medio superiore
al 50% (consideriamo che la spesa annua in pannolini usa e
getta può variare tra i 500 e i 1000 euro);
•vantaggi per la salute dei bambini in quanto i pannolini riutilizzabili sono più igienici, perché fatti di cotone che lascia
traspirare molto meglio la pelle e privi di sostanze chimiche
che talvolta producono irritazioni.
Attori da coinvolgere
I soggetti che più possono essere sensibilizzati rispetto alla problematica della sostituzione dei pannolini “usa e getta” sono coloro che maggiormente si occupano dei bambini, perché loro figli o perché persone professionalmente addette alla loro cura.
È importante, però, che si impegnino anche le stesse istituzioni alle quali vengono affidati
quotidianamente i bambini. Un impegno globale, dunque, dalle famiglie alle istituzioni.
Buoni esempi
La sensibilizzazione della cittadinanza. I Comuni di Pero e Cormano hanno aperto la
strada, coinvolgendo le maestre e le educatrici degli asili nido e delle scuole materne,
ma anche i genitori, affinché i pannolini riutilizzabili venissero conosciuti e promossi.
La distribuzione di kit prova e incentivi. Spesso basta poco per conoscere un’alternativa
e poi decidere di farla propria. E’ in questa direzione che è andato il progetto Adozione
di pannolini ecologici lavabili del Comune di Cormano, che ha visto la distribuzione di kit
contenenti pannolini lavabili di diverso tipo e un incentivo di € 100 per tutti i cittadini interessati all’iniziativa. Analoga la scelta del Comune di Pozzuolo, messa in atto attraverso
kit e contributi alla cittadinanza.
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ricarica delle pile
Le pile sono spesso indispensabili per far funzionare tanti apparecchi che rendono più semplice e confortevole la nostra
quotidianità. Pensiamo, solo per fare alcuni esempi, ai telecomandi, ai giocattoli dei nostri figli, a fotocamere, a molti dei lettori MP3 o CD, alle torce elettriche. Ma, una volta
esaurite, tutte le pile utilizzate “usa e getta” non diventano
rifiuti come tutti gli altri.
Contengono, infatti, sostanze chimiche pericolose come il
cadmio, il piombo e il mercurio che vanno smaltite accuratamente per evitare che possano danneggiare noi e l’ambiente.
Per ridurre i problemi di smaltimento basterebbe un semplice
gesto: scegliere pile ricaricabili. Mantenendo la stessa praticità, attraverso queste pile (ricaricabili con dei semplici caricatori), si può contribuire a produrre meno rifiuti.
E se è vero che costano di più rispetto a quelle “usa e getta”, bisogna anche pensare che verranno acquistate una
volta soltanto.
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Attori da coinvolgere
Tutti coloro che utilizzano delle pile elettriche possono scegliere di passare a quelle ricaricabili. In particolare, quindi:
• le famiglie con bambini, spesso, infatti, sono i loro giocattoli gli apparecchi elettrici che
richiedono un gran numero di pile elettriche;
• le strutture pubbliche che, dando il buon esempio, possono contribuire alla sensibilizzazione dei cittadini.
Buoni esempi
Un kit, molti ambiti. Distribuire un kit contenente pile ricaricabili di diversi modelli e un
carica batteria può essere un ottimo incentivo per la riduzione di questi rifiuti. Può essere
indirizzato alle famiglie con bambini, come hanno fatto i Comuni di Noviglio, Gudo Visconti e Cesano Boscone con il progetto Giocattoli sostenibili per l’abbattimento della
produzione di pile esauste. Può essere anche indirizzato alle famiglie, per ottenere un
cambiamento nelle abitudini di tutti, come ha fatto l’ASM Magenta con il progetto Ricarichiamoci nei Comuni di Magenta, Ossona e Robecco sul Naviglio. Una scelta simile
è stata fatta da Trezzano sul Naviglio mediante caricatori solari di batterie.
Prima, il buon esempio. L’Amministrazione comunale di Assago ha messo direttamente in pratica i buoni comportamenti, stimolando l’utilizzo di pile ricaricabili all’interno di
tutte le strutture pubbliche così da rendere concreto un modello di consumo eco-compatibile.
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rigenerazione delle cartucce
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare le cartucce
e i toner delle stampanti, una volta esauriti, non possono essere gettati nei sacchi o nei cassonetti tal quali, ma nemmeno in quelli che raccolgono la plastica (materiale di cui sono
in massima parte composti). Contengono, infatti, inchiostro
e sono classificati dalla legge Ronchi n. 22/97 come rifiuti
speciali, per i quali è prevista una procedura di smaltimento
specifica, senza dimenticare che la natura impiega 300 anni
per smaltire una cartuccia dispersa nell’ambiente.
C’è, però, un modo molto semplice per evitare che queste
cartucce diventino rifiuti: rigenerarli. Rivolgendosi ai centri
specializzati, è possibile provvedere al lavaggio del serbatoio e degli ugelli, con apparecchiature e sostanze specifiche, per far in modo che poi venga effettuato il ripristino
dell’inchiostro.
Oltre alla soddisfazione di aver contribuito a ridurre la produzione dei rifiuti, si realizza anche un notevole beneficio economico: le cartucce rigenerate costano in media tra il 40% e
il 60% in meno rispetto alle cartucce nuove e originali.
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tipologia rifiuti/beni su cui intervenire
Sono molteplici le tipologie di cartucce e simili che possono essere rigenerate:
• a getto di inchiostro;
• toner;
• nastro;
• correggibili.
Attori da coinvolgere
Le stampanti sono, soprattutto, utilizzate nel terziario. È importante quindi sensibilizzare,
presentando i vantaggi economici e ambientali, a realtà come:
• aziende;
• uffici;
• negozi.
Buoni esempi
La sensibilizzazione dei cittadini, di coloro che più utilizzano stampanti, ma anche dei
bambini delle Scuole Elementari e Medie, come è stato fatto nel Comune di Assago
attraverso la distribuzione di un volantino informativo che illustra i vantaggi ambientali
ed economici delle cartucce ricaricabili.
La sperimentazione di progetti di ritiro gratuito delle cartucce usate, come quello pensato sempre nel Comune di Assago, così poi da provvedere alla loro rigenerazione, per
far verificare direttamente il risparmio.
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acquisti verdi
Carta, penne, matite, computer, stampanti, scrivanie e arredi d’ufficio, lampadine e impianti di illuminazione: questi
sono alcuni degli ambiti d’acquisto di beni e servizi da parte
delle Pubbliche Amministrazioni.
La scelta di puntare in questi ambiti su consumi verdi è nota
internazionalmente come Green Public Procurement (GPP).
Una necessità e opportunità suggerita anche dall’Unione Europea con il GPP che trova posto nel VI Programma
d’azione in campo ambientale (Ambiente 2010: il nostro
futuro, la nostra scelta) nel quale sono articolate priorità e
obiettivi della politica ambientale del continente.
Si tratta di una scelta strategica che può essere fatta propria
da parte delle diverse amministrazioni dello Stato, sia a livello centrale che locale, acquistando e utilizzando “prodotti e
servizi che hanno un minore, ovvero un ridotto, effetto sulla
salute umana e sull’ambiente rispetto ad altri prodotti e servizi utilizzati allo stesso scopo”.
Quello degli acquisti della Pubblica Amministrazione è, infatti, un settore che ha un peso non trascurabile sul PIL di
diverse economie: si va dal 17% del nostro Paese al 18% dell’Europa fino al 14% degli Usa.
Questi dati danno il senso della capacità che le Pubbliche
Amministrazioni potrebbero avere nel condizionare le dinamiche del mercato dei beni e dei servizi di cui si forniscono,
determinando una diffusione di sistemi di produzione, consumo e distribuzione all’altezza delle sfide ambientali con
l’obiettivo di affermare sempre più un “mercato verde”.
Gli obiettivi di sostenibilità del GPP rappresentano un ventaglio vasto di impegni:
•la riduzione dei consumi energetici e delle emissioni clima
alteranti;
•il risparmio dei consumi idrici;
•la minimizzazione degli impatti dell’inquinamento acustico,
del consumo di materie prime, delle sostanze pericolose e
tossiche;
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•la riduzione della produzione dei rifiuti, incrementando la
loro riciclabilità e utilizzando materiale riciclato;
•l’incentivo alla diffusione dei prodotti del commercio equo
e solidale.
Infine, occorre segnalare che, anche in Italia, il CIPE (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica) con la delibera 57 del 2 agosto 2002 Strategia d’azione
ambientale per lo sviluppo sostenibile in Italia formula il seguente indirizzo: “almeno il 30% dei beni acquistati debba
rispondere anche a requisiti ecologici; il 30-40% del parco
dei beni durevoli debba essere a ridotto consumo energetico, tenendo conto della sostituzione e facendo ricorso al
meccanismo della rottamazione”.
Azioni/soluzioni d’intervento
La crescita del GPP può essere favorita mediante l’adozione, nei bandi di gara e nelle
procedure d’acquisto della PA, di una serie di accorgimenti che puntino su criteri di
sostenibilità ambientale per gli acquisti e le forniture di beni e servizi:
• considerare i marchi ecolabel (etichettatura ambientale) come elemento di verifica
della sostenibilità dei prodotti;
• valutare allo stesso modo le certificazioni dei sistemi di gestione ambientale (EMAS - ISO
14001).
Buoni esempi
CEM Ambiente, nei Comuni di Grezzago, Inzago, Pozzo d’Adda e Vaprio d’Adda, ha
predisposto un piano in più fasi. Dall’analisi dello stato dell’arte dei prodotti e dei servizi
utilizzati dalle Amministrazioni e dalla valutazione delle possibili alternative (anche nella
logica della riduzione del loro utilizzo) si arriva all’attuazione dell’iniziativa e all’analisi e
alla pubblicizzazione dei risultati.
Il progetto “Cutting Paper: minimizzare i rifiuti cartacei” del Comune di Sesto San Giovanni, attraverso l’individuazione di molteplici soluzioni gestionali, organizzative, tecnologiche e di materiali, che portino a minimizzare il più possibile i rifiuti cartacei. Anche
Cesano Boscone ha attuato una riduzione del consumo di carta nelle sue strutture e
nelle scuole, all’interno di un più ampio piano di riduzione rifiuti.
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recupero alimenti
Ogni giorno nel nostro Paese molti beni alimentari di prima
necessità sono gettati tra i rifiuti e mandati così al macero.
Si tratta di un grave sperpero di risorse con significative ricadute sia sul piano economico, sia sociale che ambientale.
Esistono semplici ed efficaci strumenti per prevenire questo
fenomeno puntando sul recupero di beni che verrebbero
gettati malgrado siano ancora commestibili o utilizzabili.
Tutto questo accade non solo per gli alimenti invenduti, ma
anche per beni che, erroneamente, pensiamo abbiano
esaurito il loro ciclo di vita.
Questa logica afferma il principio del “sostituire piuttosto che
riparare” e ci porta a mettere da parte un prodotto, dopo
pochi mesi o anni di vita, o per qualche piccolo difetto o per
essere sostituito con l’ultimo modello.
Un comportamento che ci viene purtroppo confermato dal
fatto che in Italia si ricorre ai centri di manutenzione solo per
guasti avvenuti in garanzia. Inoltre il ciclo di vita dei cosiddetti elettrodomestici bianchi si è in questi anni ridotto da 10
a 8 anni. Una tendenza che ha, comunque, anche ragioni
economiche legate al progressivo incremento dei costi di
riparazione che si è accompagnato alla riduzione dei costi,
al netto dell’inflazione, per l’acquisto diretto dei prodotti.
Agire sugli stili di vita sostenendo l’attenzione del valore
d’uso dei beni non può che rappresentare una corretta e
lungimirante prospettiva per il futuro del nostro ambiente,
per la comunità nella quale viviamo oltre che per la nostra
economia.
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tipologia rifiuti/beni su cui intervenire
Il recupero di alimenti e beni difettati si realizza intervenendo su:
• beni alimentari di prima necessità sia tra i prodotti freschi, in prossimità della loro data
di scadenza, che tra quelli secchi o inscatolati;
• oggetti rotti o difettati realizzati nei vari settori produttivi dal tessile, ai giocattoli, dai
casalinghi, agli elettrodomestici.
Ambiti d’intervento
Numerosi sono i contesti nei quali è possibile agire:
• le strutture della grande, media e piccola distribuzione commerciale;
• le mense pubbliche e aziendali;
• i luoghi della ristorazione privata;
• le famiglie.
Attori da coinvolgere
Diversi sono i soggetti che occorre rendere partecipi dello sforzo per il recupero di alimenti e beni difettati:
• i cittadini e le famiglie;
• le scuole;
• i responsabili della ristorazione nei settori pubblici e privati;
• i responsabili della distribuzione commerciale.
Buoni esempi
L’organizzazione del ritiro delle eccedenze alimentari di prodotti freschi e secchi non
venduti e la loro consegna a persone in difficoltà è stato uno dei punti di forza del progetto “Banco Fresco” di Carugate che ha permesso di ridurre l’impatto ambientale attraverso la diminuzione della produzione di rifiuti e in più ha trasformato questi rifiuti in
una risorsa utile per le fasce più deboli.
Il ritiro sistematico di articoli rotti presenti nei vari reparti (tessile, giocattoli, casalinghi,
elettrodomestici), che possono poi conoscere nuova vita, come nel caso del progetto
“Banco Bazar” sempre da parte del Comune di Carugate che, attraverso l’opera della
Caritas, ha provveduto ad aggiustare, assemblare o modificare questi articoli, così da
venderli sottocosto in mercatini o al Banco Bazar.
Momenti di sensibilizzazione, attraverso la realizzazione di appositi corsi, sull’istruzione
alla riparazione di beni come, ad esempio, biciclette, capi di abbigliamento. È con
questo spirito che il progetto “La bici è una risorsa non un rifiuto” ideato dal Comune di
Peschiera Borromeo ha visto la predisposizione di un prefabbricato nell’isola ecologica
per poter raccogliere le biciclette dismesse, così da non disperderle tra i rifiuti comuni
indifferenziati.
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distribuzione dell’acqua
Pensiamo ai contenitori di plastica dell’acqua minerale e
del latte: spesso ci scordiamo che una quota tutt’altro che
irrilevante dei rifiuti è costituita da questi involucri che utilizziamo una sola volta anche quando potrebbero essere
agevolmente reimpiegati.
Perché sia possibile cambiare rotta occorre intervenire nella
distribuzione diretta contenendo la produzione di plastica
per le bottiglie e il loro trasporto. Tra l’altro, secondo la Water
Resources Graduate Program della Oregon State University
(Usa), “ogni anno, nel mondo, si consumano 81 milioni di litri
di petrolio e 600 miliardi di litri di acqua per produrre 154 miliardi di acqua minerale in bottiglia”.
In più occorre tenere conto che per produrre 1 chilo di Pet
(polietilen-tereftalato), la plastica delle bottiglie, sono necessari quasi 2 chili di petrolio e 17 litri di acqua, la cui lavorazione porta ad emettere nell’atmosfera 2,3 chili di anidride
carbonica.
Si aggiunga che, sempre sul fronte dell’utilizzo della plastica
nella logica dell’usa e getta, il nostro Paese ha il ben poco
invidiabile primato europeo nell’utilizzo delle stoviglie di plastica monouso.
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Attori da coinvolgere
Numerosi sono i soggetti che occorre rendere partecipi per favorire, mediante azioni di
sensibilizzazione, la distribuzione diretta dell’acqua:
• cittadini e famiglie;
• scuole;
• Amministrazioni pubbliche.
Buoni esempi
Innovare, utilizzando l’acqua dell’acquedotto pubblico, creando le cosiddette case
dell’acqua, ossia fonti comunali che distribuiscono acqua naturale e gasata depurata
e anche refrigerata. Diversi Comuni hanno già attuato progetti di questo tipo: Cusano
Milanino con Basta Plastica e con L’acqua minerale sgorga dalle fontanelle pubbliche,
Vizzolo Predabissi ha scelto il progetto Recuperiamo, Ricicliamo, Risparmiamo Rifiuti e il
Comune di Zibido San Giacomo ha realizzato il progetto Acqua libera!. Tutti questi progetti sono sostenuti dalla volontà di valorizzare le acque comunali, così da permettere
non solo un risparmio per i cittadini, ma anche una minore produzione di rifiuti di plastica
costituiti dalle bottiglie.
Soluzioni tecniche come l’installazione di erogatori d’acqua nelle scuole di ogni ordine
e grado, così che le Amministrazioni pubbliche possano dare il buon esempio, come è il
caso del Comune di Pieve Emanuele.
Campagne di informazione, come quella predisposta all’interno del suo progetto Acqua libera! dal Comune di Zibido San Giacomo, per la valorizzazione dell’acqua degli
acquedotti attraverso la distribuzione di materiali informativi e incontri nei luoghi pubblici
rivolti ai cittadini e alle scuole.
21
educazione alla sostenibilità
Case, scuole, biblioteche, oratori, campi sportivi e spazi gioco: ogni luogo può diventare un prezioso ambito d’educazione alla sostenibilità. Un impegno che, a partire dalle nuove generazioni, inviti a far sperimentare, anche divertendosi,
una crescente sensibilità attorno agli stili di vita e di consumo
quotidiani. Innumerevoli in questo senso sono le sfide della
sostenibilità del nostro tempo. Basti pensare alla consapevolezza crescente rispetto alla sfida dei cambiamenti climatici,
alla disponibilità non illimitata delle risorse, per la preservazione della biodiversità come valore della vita sul pianeta.
Occorre poi considerare la necessità di trattare con attenzione il ciclo dei rifiuti perché la capacità di ogni territorio di
puntare all’autosufficienza è un principio cardine per non
trasferire su altri luoghi e generazioni il peso delle proprie responsabilità.
La sensibilizzazione attorno a questi temi è un elemento indispensabile ed imprescindibile per dare corpo ed efficacia
a tutte le politiche pubbliche ambientali, perché, senza una
coscienza ecologica diffusa, regole, incentivi e disincentivi
economici rischiano di vedere drasticamente indebolita la
loro efficacia.
22
Ambiti d’intervento
Numerosi sono i contesti nei quali è possibile animare momenti e occasioni di sensibilizzazione, confronto e crescita della consapevolezza ambientale:
• scuole e ambiti formativi di ogni ordine e grado: dalle materne, alle elementari, alle
medie inferiori e superiori fino all’università;
• i luoghi di ritrovo delle comunità locali come biblioteche, oratori e centri civici;
• spazi adibiti al tempo libero come campi sportivi e aree gioco, teatri e cinema.
Attori da coinvolgere
Numerosi sono i soggetti che occorre coinvolgere e mobilitare nello sforzo per educare
alla sostenibilità:
• bambini, giovani e famiglie;
• formatori, insegnanti ed educatori.
Buoni esempi
Il Comune di Pieve Emanuele ha realizzato una serie di corsi ecologici presso la sua Biblioteca Civica, dedicati a grandi e bambini.
La Fondazione IDRA di Vimercate ha realizzato una Festa sostenibile e l’iniziativa La scuola verde per sensibilizzare i più giovani su questo tema.
Il progetto Il ciclo del riciclo del Comune di Senago, invece, ha visto il coinvolgimento
non solo delle scuole ma anche delle realtà produttive e commerciali per costruire una
sinergia tra queste ultime, i cittadini e l’Amministrazione.
Il Consorzio provinciale di Monza e della Brianza ha promosso un articolato progetto
per l’ecologia attiva, mentre il Comune di Carugate ha puntato su un intervento ludico
attraverso l’iniziativa Giocando con i rifiuti.
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Appendice
I progetti, a cui è giunto il riconoscimento della Provincia,
suddivisi per ambito tematico d’intervento
pag. 25
Le schede sintetiche relative ai progetti che hanno ottenuto
il riconoscimento della Provincia tra il 2003 e il 2007
pag. 26
24
Progetti compostaggio
- Comune di Pero (2003)
- Comune di Parabiago (2003)
- Comune di Cesano Boscone (2005)
- Comune di Pieve Emanuele (2005)
- Comune di Vizzolo Predabissi (2005)
- Comune di Settala (2007)
Progetti pannolini
- Comune di Pero (2003)
- Comune di Cormano (2006)
- Comune di Pozzuolo (2007)
Progetti borsa in tessuto
- Comune di Limbiate (2003)
- Comune di Bellusco, Agrate, Pessano e Carugate (2004)
- Comune di Cesano Boscone (2005)
- Comune di Vizzolo Predabissi (2005)
Progetti pile
- Comune di Assago (2003)
- Comune di Noviglio e Gudo Visconti (2004)
- ASM Magenta (2005)
- Comune di Cesano Boscone (2005)
- Comune di Trezzano sul Naviglio (2007)
Progetti cartucce per stampanti
- Comune di Assago (2003)
Progetto sperimentale mediante l’implementazione di politiche di GPP negli uffici comunali
- CEM Ambiente (Comuni di Grezzago, Inzago, Pozzo d’Adda, Vaprio d’Adda - 2003)
- Comune di Sesto San Giovanni (2004)
- Comune di Cesano Boscone (2005)
Progetti riduzione imballaggi
- Comune di Busto Garolfo (2004)
- Comune di Cesano Boscone (2005)
- Comune di Zibido San Giacomo (2006)
- Fondazione IDRA (2006)
Progetti realizzazione erogatore di acqua/latte
- Comune di Cusano Milanino (2004)
- Comune di Pieve Emanuele (2005)
- Comune di Vizzolo Predabissi (2005)
- Comune di Zibido San Giacomo (2006)
Progetti recupero alimenti e articoli rotti
- Comune di Carugate in collaborazione con il Centro Ascolto della Caritas di Carugate (2005)
- Comune di Peschiera Borromeo (2006)
Progetti di educazione ambientale
- Comune di Pieve Emanuele (2005)
- Fondazione IDRA (2006)
- Comune di Senago (2006)
- Consorzio provinciale della Brianza Milanese (2007)
- Comune di Carugate (2007)
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I° BANDO 2003
COMUNE DI ASSAGO
Progetto A: “Abbattimento della produzione di cartucce stampanti esauste”
Il presente progetto è riferito all’iniziativa sperimentale da attuarsi nell’ambito delle attività del
settore terziario per le quali sarà organizzato un sistema di ritiro delle cartucce esauste (gratuito)
e di consegna di cartucce rigenerate (il cui costo sarà a carico delle aziende) al fine di intercettare alla fonte questa tipologia di rifiuti riducendo drasticamente le quantità smaltite.
Raccogliere e riutilizzare significa allungare la vita ai prodotti, riducendo la quantità dei rifiuti
da smaltire, oltre al risparmio di materie prime quali il petrolio per realizzare le parti in plastica di
una nuova cartuccia. È previsto inoltre un intervento di sensibilizzazione nelle Scuole Elementare
e Media, mediante la distribuzione di un ulteriore volantino informativo in grado di illustrare i
vantaggi ambientali ed economici dell’utilizzo di cartucce ricaricabili.
Costi Progetto A: € 2.000
Progetto B: “Abbattimento della produzione di pile esauste all’interno delle strutture pubbliche”
L’utilizzo di pile ricaricabili all’interno di tutte le strutture pubbliche del territorio permetterebbe
di abbattere la produzione di pile esauste e costituirebbe concretamente un importante modello di consumo eco-compatibile.
Costi progetto B: € 1.260
CEM Ambiente Spa
Progetto: “Implementazione di iniziative per la riduzione della produzione di rifiuti degli uffici
comunali e di politiche di Green Public Procurement”
Fasi previste:
• quantificare la produzione di rifiuti negli uffici e nelle altre strutture comunali;
• analizzare i processi di produzione dei rifiuti e relative possibilità di riduzione all’interno degli
uffici comunali;
• formulare proposte operative finalizzate a realizzare i necessari interventi;
• verificare la fattibilità delle proposte;
• effettuare incontri di formazione per il personale comunale al fine di illustrare modalità e finalità del progetto ed indicare le nuove procedure da seguire;
• quantificare i risultati ottenuti in termini di riduzione della produzione dei rifiuti;
• informare la cittadinanza di quanto realizzato e dei risultati conseguiti mediante la redazione
di quattro articoli da pubblicarsi sul giornalino comunale e sul periodico del C.E.M.;
• produrre una relazione finale.
Costi progetto: € 9.996
COMUNE DI LIMBIATE
Progetto: “Realizzazione e distribuzione di una borsa in tessuto naturale riutilizzabile per la spesa
quotidiana da recapitare alle famiglie residenti nel Comune”
La distribuzione e l’uso della borsa in tessuto comporterà una riduzione di 5.000 Kg in peso
di shopper. Grazie all’analisi merceologica che viene eseguita a campione sui rifiuti raccolti
nel Comune di Limbiate dal COREPLA, sarà possibile monitorare a consuntivo la presenza di
shopper nella frazione “imballaggi in plastica” dalla distribuzione delle borse in tessuto e per un
periodo pari ad almeno 6 mesi.
Costi progetto: € 20.250
COMUNE DI PARABIAGO
Progetto: “ Il compostaggio domestico a Parabiago”
Scopo dell’iniziativa è la riduzione dei rifiuti alla fonte tramite la diffusione capillare del compostaggio domestico. S’intende continuare l’attività di promozione del compostaggio domestico tramite campagne informative, consegnare in comodato d’uso a chi ne faccia richiesta il
composter, attivare i servizi di assistenza e controllo qualitativo agli interessati, attivare i corsi per
l’utenza interessata, proseguire l’attività di monitoraggio dei risultati.
La campagna di diffusione e incentivazione del compostaggio domestico ha permesso di raggiungere l’importante obiettivo dell’eliminazione dal circuito di un considerevole quantitativo
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di rifiuti. Questi rifiuti sono stati trasformati in risorse utili per il giardinaggio con importanti benefici
ambientali, economici ed educativi.
Costi progetto: € 10.900
COMUNE DI PERO
Progetto A: “Promozione del compostaggio domestico”
Organizzazione di corsi di quartiere e produzione di opuscoli specifici rivolti a:
• comprensione del problema produzione e smaltimento dei rifiuti;
• sensibilizzazione verso le tematiche inerenti la riduzione e il riciclo dei rifiuti;
• evidenziazione dei vantaggi per l’ambiente e la salute derivanti dalla riduzione e dal riciclo
dei rifiuti;
• evidenziazione dei vantaggi economici derivanti dalla riduzione e dal riciclo dei rifiuti;
• promozione del compostaggio domestico mediante la conoscenza delle modalità attraverso
le quali si fa il compostaggio e la fornitura del bidone per contenere i rifiuti da compostare.
Costi progetto: € 8.500
Progetto B: “Incentivare l’acquisto di prodotti meno imballati e incoraggiare l’uso di prodotti
riutilizzabili”
• incontri con gli amministratori di condominio per discutere il problema rifiuti e coinvolgerli attivamente in questa campagna;
• assemblee pubbliche;
• utilizzo del periodico comunale e della stampa locale come sistema di informazione e sensibilizzazione;
• incentivazione di alcuni comportamenti volti all’uso dei prodotti riutilizzabili;
• conoscenza circa la presenza nel mercato di prodotti nuovi, riutilizzabili, che sostituiscono gli
ormai tradizionali usa e getta; ci si riferisce in particolare ai pannolini per bambini.
Costi progetto: € 6.800
II° BANDO 2004
COMUNE DI BUSTO GAROLFO
Progetto: “La spesa responsabile: meno imballaggi, più riciclo e riuso”
Azioni previste:
• applicazione di tecnologie con minor produzione di rifiuti di imballaggio; estensione di prodotti e materiali riutilizzabili, ad es. riempibili;
• miglioramento della qualità degli imballaggi: imballaggi monomateriali o con materiali più
facilmente separabili;
• individuazione e pubblicizzazione di interventi finalizzati alla riduzione della produzione dei
rifiuti, utilizzo di imballaggi riciclati ed in particolare alla esclusione di prodotti “usa e getta”:
campagna di “spesa responsabile” e sugli “stili di vita ecologico” (ad es. cartone ondulato
derivante da pasta riciclata all’80%).
Costo progetto: € 9.695
Ecobilancio: per la verifica degli obiettivi di riduzione degli imballaggi e di informazione della
cittadinanza sono previsti i seguenti sistemi di controllo:
• questionario di soddisfazione da parte dei consumatori sull’iniziativa, da distribuire e ritirare a
cura degli esercizi commerciali coinvolti;
• rendicontazione tramite formulari e riepiloghi periodici previsti ad hoc per gli esercizi commerciali coinvolti circa il quantitativo degli imballaggi utilizzati.
COMUNE DI CUSANO MILANINO
Progetto: “Basta Plastica: a Cusano Milanino l’acqua minerale sgorga dalle fontanelle pubbliche”
Promuovere l’utilizzo dell’acqua dell’acquedotto pubblico, dotandola di un valore aggiunto:
da qui l’idea di creare una fontana comunale in grado di fornire acqua ulteriormente depurata, gassata e refrigerata. In questo modo si otterrebbe una minore produzione di rifiuti urbani,
derivante direttamente dal consumo dell’acqua attinta a questa fonte comunale anziché da
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quella acquistata in bottiglia.
Costo progetto: € 20.000
COMUNE DI SESTO SAN GIOVANNI
Progetto: “Cutting Paper: minimizzare i rifiuti cartacei”
L’obiettivo è quello di rendere più efficiente l’uso della carta. Il progetto mira a individuare
una molteplicità di soluzioni gestionali, organizzative, tecnologiche e di materiali, con le quali
massimizzare l’intensità d’uso della carta. Queste soluzioni possono essere integrate sia nelle
procedure di acquisto (“green purchasing”) che nelle procedure operative dell’Amministrazione (“sistema qualità”).
Costo progetto: € 22.400
COMUNE DI BELLUSCO, PESSANO CON BORNAGO, AGRATE BRIANZA E CARUGATE
Progetto: “La borsa amica dell’ambiente”
Si intende realizzare una campagna di sensibilizzazione per l’utilizzo della borsa della spesa in
stoffa, in sostituzione dei sacchetti di plastica usa e getta. Al fine di comunicare e sostenere
l’iniziativa presso le comunità locali, si realizzerà e si distribuirà un volantino che sensibilizzi le
famiglie ad abbandonare l’utilizzo dei sacchetti di plastica usa e getta a favore della borsa
della spesa riutilizzabile.
Costo progetto: € 9.800
COMUNE DI NOVIGLIO E GUDO VISCONTI
Progetto: “Giocattoli sostenibili per l’abbattimento della produzione di pile esauste”
La proposta è quella di dotare ogni nucleo familiare ove è presente un bambino di un kit di
pile ricaricabili. Tale scelta che coinvolge una tipologia di rifiuti pericolosi, rientra nelle Buone
Pratiche da applicare e sviluppare localmente. Considerato l’impatto ambientale dello smaltimento dei rifiuti urbani pericolosi, si ritiene che tale progetto sia importante nell’ambito della
gestione delle buone pratiche per uno sviluppo sostenibile.
Costo progetto: € 10.000
III° BANDO 2005
COMUNE DI CARUGATE CON IL CENTRO DI ASCOLTO LOCALE DELLA CARITAS
Progetto A: “Banco Fresco”
Questo progetto consiste nel ritiro sistematico delle eccedenze alimentari di prodotti freschi e
secchi invenduti e nella loro consegna immediata a persone in difficoltà nel territorio di Carugate. Il progetto è volto al conseguimento dei seguenti risultati:
• ridurre l’impatto ambientale diminuendo la produzione dei rifiuti grazie al recupero e riutilizzo
del prodotto;
• realizzare una concreta prevenzione nella produzione di rifiuti;
• incentivare una maggiore sensibilizzazione all’educazione ambientale;
• trasformare dei rifiuti in risorsa;
• concreto aiuto alle persone in difficoltà.
Costo progetto: € 11.960
Progetto B: “Banco Bazar”
Questo progetto consiste nel ritiro sistematico, da parte dei volontari della Caritas, di articoli rotti
presenti nei vari reparti (tessile, giocattoli, casalinghi, elettrodomestici) dell’Ipermercato Carrefour di Carugate e nel depositarli in un locale dove verranno aggiustati, assemblati o modificati
per poterli recuperare e vendere sottocosto in mercatini, al Banco Bazar.
Il progetto è volto al conseguimento dei seguenti risultati:
• ridurre l’impatto ambientale diminuendo la produzione dei rifiuti grazie al recupero e riutilizzo
del prodotto prima che venga buttato;
• realizzare una concreta prevenzione nella produzione di rifiuti;
• incentivare una maggiore sensibilizzazione all’educazione ambientale;
• ridistribuire i prodotti a basso costo con vantaggio per la collettività;
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• trasformare i rifiuti in risorsa.
Costo progetto: € 8.960
VIZZOLO PREDABISSI CON CAP E TASM
Progetto A: “RECUPERIAMO, RICICLIAMO, RISPARMIAMO RIFIUTI”
Azione 1: S’intende localizzare una fontana pubblica erogatrice di acqua potabile naturale,
refrigerata e gasata. Questo progetto è accompagnato da una attività informativa sulla buona qualità dell’acqua potabile e su tutti i controlli che l’acqua erogata dal CAP riceve a tutela
della salute pubblica. In questo modo si risparmiano centinaia di bottiglie di plastica.
Costo Azione 1: € 2.000
Azione 2: Con questo progetto s’intende creare una sorta si stazione ecologica virtuale dove è
possibile mettere a disposizione oggetti e materiali che possono essere utilizzati anche da altri. In
questo modo si intende sensibilizzare i cittadini a comportamenti ambientalmente sostenibili anche attraverso campagne mirate di riduzione dei rifiuti soprattutto al momento dell’acquisto.
Costo Azione 2: € 4.500
Azione 3: Diffusione della pratica del compostaggio domestico della frazione umida del rifiuto
attraverso la pratica del compostaggio domestico assistito.
Costo Azione 3: € 4.730
Azione 4: Campagna di sensibilizzazione sul risparmio degli imballaggi a perdere, in collaborazione con il supermercato GS.
Costo Azione 4: da valutare con gli attori coinvolti.
ASM MAGENTA PER I COMUNI DI MAGENTA, OSSONA E ROBECCO SUL NAVIGLIO
Progetto: “Ricarichiamoci”
L’iniziativa intende fornire un indirizzo specifico a modifica delle abitudini delle famiglie a riguardo delle pile ricaricabili e per far ciò prevede la distribuzione sul territorio di un kit di pile ricaricabili e relativo caricabatteria. Lo scopo principale è quello di arrivare ad una effettiva riduzione
dei rifiuti e un minor impatto ambientale.
Costo progetto: € 16.134
COMUNE DI PIEVE EMANUELE
Progetto: “Piano operativo per la riduzione della produzione di rifiuti”
Azione 1: utilizzo compostiere domestiche
Si intende raddoppiare il numero di coloro che utilizzano la compostiera domestica per la produzione di compost da giardino da rifiuti umidi domestici, fornendo la compostiera ad un prezzo agevolato di 50 €.
Costo Azione 1: € 1.500
Azione 2: erogatori acque minerali
Installazione di venti erogatori in 10 plessi scolastici.
Costo Azione 2: € 6.000
Azione 3: interventi formativi
Il Comune intende svolgere in collaborazione con la Biblioteca Civica, una seria di corsi ecologici destinati ad un pubblico adulto ed a quello giovanile.
Costo Azione 3: € 1.500
COMUNE DI CESANO BOSCONE
Progetto: “Piano riduzione rifiuti: azioni nel breve, medio e lungo periodo”
Il progetto si basa sulla definizione di un Piano di Azioni finalizzato alla riduzione della produzione
dei rifiuti tramite tre diversi tempi di attuazione:breve, medio e lungo periodo.
Le azioni previste nel breve periodo sono:
• carta: usiamo di più, consumiamo di meno (riduzione dei consumi nelle amministrazioni pubbliche, scuole, ecc);
• compost domestico: realizzazione di un semplice compostaggio da parte dell’amministrazione finalizzato alla pubblicizzazione di tale pratica.
Le azioni previste nel medio periodo sono:
• spesa intelligente: uso della borsa della spesa in stoffa;
• riduzione imballaggi: iniziative per la riduzione degli imballaggi, come quella della distribuzione self-service di latte fresco avviata di recente da un allevatore locale;
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• gioco sostenibile: fornitura e uso di kit di pile ricaricabili e attività di riparazione e recupero dei
giochi finalizzati ad allungarne il ciclo di vita.
L’azione prevista nel lungo periodo è:
• marchio ecologico comunale.
Costo progetto: € 20.000
IV° BANDO 2006
COMUNE DI CORMANO
Progetto: “ Adozione di pannolini ecologici lavabili”
Il Comune di Cormano potrà prevedere una serie di kit contenenti varie tipologie e quantitativi
di pannolini lavabili e un incentivo di € 100, per tutti i cittadini che ne fanno richiesta. Saranno
previste campagne di sensibilizzazione e coinvolgimento contattando asili e operatori nel settore e mamme.
Costo progetto: € 20.000
COMUNE DI PESCHIERA BORROMEO
Progetto: “La bici è una risorsa non un rifiuto”
Questo progetto ha come finalità la creazione del primo punto di recupero delle bici presso
la piattaforma ecologica di Peschiera Borromeo. Il progetto prevede l’inserimento nella piattaforma ecologica di un prefabbricato destinato al deposito delle biciclette o dei rottami di
biciclette che i proprietari consegnano gratuitamente compilando un apposito modulo.
Costo progetto: € 14.000
COMUNE DI SENAGO
Progetto: “Il ciclo del riciclo”
Il progetto prevede tre filoni di intervento: Scuola, Cittadinanza, Realtà Produttive e Commerciali, in una logica di progettazione partecipata per la diffusione di informazioni e la ricerca
sinergica di soluzioni.
Obiettivi: educazione al rispetto dell’ambiente attraverso la conoscenza delle problematiche
relative al risparmio delle risorse e al miglioramento della qualità della vita; riduzione della produzione di rifiuti; sinergia fra Amministrazione, cittadini, realtà commerciali.
Costo progetto: € 14.700
FONDAZIONE IDRA
Progetto 1: “Festa Sostenibile”
Il progetto ha i seguenti obiettivi:
• diminuire l’impatto ambientale provocato dalla produzione di rifiuti generati durante lo svolgimento delle feste popolari, attraverso l’utilizzo di stoviglie prodotte con materiali comportabili;
• diminuire la quantità di rifiuto secco residuale indirizzato alla termovalorizzazione in favore del
recupero di materia;
• rendere più economico lo smaltimento dei rifiuti aumentando i flussi di materiale verso gli
impianti di compostaggio;
• diminuire il prelievo di MP non rinnovabili, come il petrolio;
• rafforzare l’azione di educazione alla cultura ambientale.
Costo progetto: € 10.000
Progetto 2: “La scuola verde”
Questo progetto privilegia la formazione della consapevolezza e della sensibilità nei confronti
dell’ambiente delle nuove generazioni. L’ambito progettuale è quindi dedicato al mondo della
scuola dell’obbligo e si sviluppa su tre fasi di progetto:
• educare gli alunni a ridurre i rifiuti;
• educare la scuola a ridurre i rifiuti;
• comunicare alla Comunità i risultati.
Costo progetto: € 10.000
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Progetto 3: “Promozione dell’utilizzo di imballaggi primari ecosostenibili”
Finalità del progetto:
• promozione di una maggiore consapevolezza dei consumatori;
• sensibilizzazione dei consumatori su tematiche ambientali quali la prevenzione della produzione dei rifiuti e l’ottimizzazione dell’utilizzo della risorsa-acqua;
• promozione e diffusione dell’impiego di imballaggi primari a ridotto impatto ambientale;
• coinvolgimento del settore produttivo e distributivo in processi di innovazione dei sistemi di
imballaggio finalizzate alla riduzione della produzione dei rifiuti.
Costo progetto: € 10.000
COMUNE DI ZIBIDO SAN GIACOMO
Progetto: “Acqua libera!”
Il progetto mira alla riduzione della produzione della frazione plastica dei rifiuti, in particolare
modo si intende diminuire la parte del rifiuto costituita dalle bottiglie per l’acqua minerale.
Tramite una campagna informativa indirizzata ai cittadini si intende promuovere l’utilizzo dell’acqua di rubinetto anche come acqua da bere. L’obiettivo sarà perseguito tramite la distribuzione di un opuscolo che conterrà informazioni utili ai cittadini per una corretta valutazione a
proposito dell’opportunità di rinunciare al consumo di acqua minerale contenuta in recipienti
di plastica. Il progetto prevede anche una serie di incontri di educazione all’utilizzo dell’acqua
rivolti ai cittadini e alle scuole. Per soddisfare anche le esigenze di chi preferisce bere acqua
gasata e non avrebbe altro mezzo per approvvigionarsi che l’acquisto nei supermercati, si
realizzerà una stazione di distribuzione di acqua condizionata e refrigerata alla quale si potrà
attingere sia acqua naturale che addizionata di anidride carbonica.
Costo progetto: € 42.000
V° BANDO 2007
CONSORZIO PROVINCIALE DELLA BRIANZA MILANESE
Progetto: “Ecologia Attiva”
Questo progetto mira a rendere i cittadini consapevoli del valore del rifiuto quale risorsa.
Le fasi del progetto sono:
• realizzazione di un sito web dedicato ai più piccoli, estensione dell’attuale sito internet del
consorzio contenente un gioco didattico interattivo sui rifiuti intesi come risorse, con particolare attenzione ai rifiuti di imballaggio e al compostaggio domestico;
• diffusione del videogioco all’interno delle scuole;
• stesura della classifica relativa alle classi prime classificate di ogni comune del consorzio che
hanno realizzato il punteggio maggiore;
• premiazione delle classi con la distribuzione di un composter (16 in totale);
• controllo del materiale dopo periodi predeterminati e prelievo della terra in vasi in cui verranno seminate piante da ortaggio.
Costo progetto: € 56.280
COMUNE DI CARUGATE
Progetto: “Giocando con i rifiuti”
Il progetto ha la finalità primaria di facilitare il diffondersi all’interno della società civile di comportamenti ambientalmente corretti verso il crescente problema del corretto smaltimento dei
rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche. Questo obiettivo può essere perseguito
operando sui giovani studenti, ottenendo il duplice obiettivo di informare loro e le famiglie. Il
progetto permette di dare seguito ad un progetto pilota che il Comune di Carugate ha potuto
già svolgere durante l’anno scolastico 2005/2006 con ottimi risultati.
Come mezzo per la diffusione di un corretto comportamento per la gestione dei RAEE si è scelta la Scuola Media e l’ultimo biennio delle Scuole Elementari. Le azioni previste sono: stampa di
un opuscolo informativo da distribuire ad ogni studente, coinvolgimento CEM Ambiente, presentazione nelle scuole, gara tra classi, raccolta RAEE giacenti nelle case presso la piattaforma
ecologica, consuntivo sui dati relativi ai RAEE raccolti, evento finale premiazione.
Gara: i ragazzi e le loro famiglie avranno 4 settimane per portare le apparecchiature dismesse
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presso il CEM Ambiente. Ognuno riceverà un titolo di credito che riporterà le quantità di prodotti correttamente smaltiti o avviati al riuso. I premi saranno scelti tra dispositivi elettronici di
grande utilizzo da parte dei giovani.
Costo progetto: € 10.000
COMUNE DI POZZUOLO
Progetto: “Pannolini ecologici lavabili”
L’intento del Comune è quello di distribuire ad alcune famiglie il kit necessario per l’impiego di
pannolini lavabili, sino all’esaurimento della risorsa economica disponibile. Una scelta ecologica di questo tipo potrebbe inoltre essere incentivata con un possibile contributo alle famiglie
che acquistano pannolini ecologici. Questi pannolini sono fatti, per la parte a contatto con
la pelle del bambino, con tessuti naturali come il cotone, non trattati con sostanze chimiche,
mentre per l’imbottitura interna vengono utilizzate moderne fibre ad alto potere assorbente,
traspirante ed idrorepellente. Un kit comprende 20 pannolini completi di mutande e 20 scatole
di veli totalmente biodegradabili. Si ipotizza di acquistarne 15 (considerando che un pannolino
compreso di kit costa 650 euro) e di utilizzare il residuo per incentivare l’acquisto dei kit attraverso l’erogazione di un contributo economico ad ogni famiglia che ne faccia richiesta di circa
100 €. E’ prevista una selezione delle famiglie coinvolte nel progetto: fornire circa 10 pannolini
con i relativi veli interni e le mutandine impermeabili ai bambini da zero a 12 mesi (circa 60).
Costo progetto: € 13.000
COMUNE DI SETTALA
Progetto: “Compostiamoci bene”
Il Comune ha una forte componente residenziale costituita da villette e aziende agricole, pertanto a fronte anche di alcune richieste di cittadini, l’introduzione del compostaggio domestico
dovrebbe essere accolto favorevolmente. Introducendo 200 compostiere si dovrebbe conseguire un quantitativo mensile di frazione umido auto smaltito pari a 1318 Kg.
Fasi progetto: avviso alla cittadinanza per ricercare utenze disponibili alla sperimentazione
(manifesti, volantini, pubblicazione sito internet, pubblicazione cartelloni luminosi); acquisto 200
compostiere in plastica da 300 lt; distribuzione delle compostiere al corso serale; stampa di un
breve vademecum; monitoraggio dei risultati.
Costo progetto: € 10.000
COMUNE DI TREZZANO SUL NAVIGLIO
Progetto:“Promozione all’uso di batterie ricaricabili ad uso personale con utilizzo di caricatori
solari”
Gli obiettivi del progetto sono: informare e formare agendo sugli alunni delle scuole (4^ e 5^
della scuola primaria di primo grado e le classi della scuola primaria di secondo grado) per
arrivare a coinvolgere le famiglie sulla opportunità ambientale ed economica di avvalersi di
batterie ricaricabili e di carica batterie solari.
Strumenti e contenuti: la formazione/informazione ai cittadini avverrà tramite un incontro pubblico sul tema; l’attività di formazione presso le scuole prevede una lezione di teoria supportata
da proiezioni di slide; a seguito della sessione di formazione teorica verranno distribuiti un carica
batterie solare con n° 2 batterie ricaricabili ad ogni allievo delle classi; campagna informativa,
volantino pubblicizzazione (da parte del Comune).
È prevista la distribuzione di 1600 pezzi.
Principio fisico del carica batterie solare: l’effetto fotovoltaico consiste nella trasformazione diretta dell’energia luminosa in energia elettrica grazie alle proprietà insite nella cella solare al
silicio. Per ottenere potenze adeguate ai diversi bisogni le celle vengono collegate tra loro così
da formare un modulo fotovoltaico (pannello).
Due piccoli cavi portano l’energia elettrica verso il contenitore delle batterie. Due sistemi di
controllo verificano ed impediscono che le batterie, una volta cariche, siano sovraccaricate
e quindi surriscaldate e che l’energia elettrica venga dissipata tornando verso il pannello nelle
ore di buio. Il carica batterie è adatto per batterie ricaricabili di uso comune e reperibili da
normale commercio.
Costo progetto: € 12.504
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Pubblicazione a cura della Provincia di Milano
Direzione Centrale Risorse Ambientali
www.provincia.milano.it/ambiente
Coordinamento editoriale
MR & Associati Comunicazione Srl
Hanno collaborato
per la Provincia di Milano:
Cristina Melchiorri
Virginio Pedrazzi
Manuela Portaluppi
Francesco Puglisi
Progetto grafico e impaginazione: A&B Crea Srl
Finito di stampare: aprile 2008,
presso la Tipografia Vigrafica Srl - Monza
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