Anno II - Numero 243 - Martedì 15 ottobre 2013
Direttore: Francesco Storace
Roma, via Giovanni Paisiello n. 40
Economia
Storia
Giustizia
Anche la Treccani
“esoda” i dipendenti
Ritratto di Rosa,
la madre del Duce
Regioni e spese pazze
Ci pensa l’amnistia
Visconti a pag. 3
Moriconi a pag. 4
Colosimo a pag. 10
V A N N O D E F I N I T E C O N C H I A R E Z Z A L E I D E N T I TA’ : A LT R I M E N T I R E S TA S O L O I L P D L ( O F O R Z A I TA L I A )
di Francesco Storace
Q
uando il croupier
chiude i giochi,
non si può più
scommettere. Se
si è sostenuto
Monti, non si può raccontare
la storiella dell'Italia fuori
dall'Europa; se si è stati ministri, non si può promettere
la rivoluzione anticasta; se
ci si è sperticati nelle lodi
del Partito popolare europeo non si può improvvisamente scoprirsi lepenisti;
perché tra estrema destrache la leader d'Oltralpe non
sopporta come etichetta e centrodestra - che taluni
adorano come meta della
terra promessa - c'è un'enorme via di mezzo.
Mi spiego meglio. Ho apprezzato la Meloni ieri ad
Agorà, quando ha parlato
di Marine Le Pen, anche se
poi minimizza il fenomeno
parlando di modello diverso
paese per paese o giù di lì.
Ma davvero i contenuti devono essere così differenti?
Lo stesso vale per Alemanno. Ottima la manifestazione,
bene aver riempito gli oltre
cinquecento posti della sala
più grande dell'Adriano di
Roma, ma poi?
Siete disponibili a dire che
l'Euro è stata un'illusione?
Che vogliamo tornare sovrani a partire dalla moneta?
Che Bankitalia deve tornare
pubblica? E di etica, se ne può parlare?
Se non si dicono queste poche cose, è inutile
sostenere che Marine Le Pen è un fenomeno
interessante.... Dall'alto in basso ci guardano
anche perché se rappresentasse il due per cento dei francesi, i suoi connazionali reputerebbero ancora più attrattivo
il partito di Sarkò. Lei ne è
stata alternativa, non ha mai
pensato ad allearsi con lui.
Da noi si parla di complementarietà....
Una destra degna di questo
nome si porrebbe il problema
di un’identità netta, non illusoria.
Se non c'è la volontà di crearla,
resta il centrodestra, ma nella
versione Pdl o Forza Italia, se
rinascerà senza che nessuno
strilli che è roba passata.
Stavo per andare all'ultimo
momento ad assistere alla manifestazione dell'Adriano, per
ascoltare quello che avrebbe
detto Alemanno. Poi ho visto
l'elenco degli oratori, mi sono
cascate le braccia. A parte il
solito gruppo di moderatini,
una novità che ho conosciuto
bene, una eurodeputata ligure,
Susy De Martini.
Costei è entrata da poco a
Strasburgo - nel 2009 infatti
non fu eletta nel Pdl - poi
nel 2010 fece la lista alle
regionali liguri “Noi con Burlando” o qualcosa del genere; nel 2011 tentò di farsi
eleggere garante dell'infanzia come risarcimento per
la mancata elezione; nel
2012 si candidò con noi, La
Destra, a sindaco di Genova,
prendendo lo 0,8 per cento
dei voti al primo turno mentre al ballottaggio fece votare il candidato dell'estrema
sinistra poi diventato sindaco, Marco Doria. Mi sono fermato chiedendomi: che
c'entro con costei...? Marine de noantri?
Direi di no.
RIEN NE VA PLUS
Se si esalta la Le Pen parlare ancora di centrodestra diventa uno sfottò
LAMPEDUSA
dalla Francia, non è il contrario, se permettete. È inutile dichiararsi - solo questo centrodestra alternativo al Pdl ma poi ci si
vuole alleare perché si ha il timore di non
superare gli sbarramenti e guai a pensare
di rappresentare più semplicemente la
destra che manca.
No, Marine Le Pen è davvero un'altra cosa;
SHUTDOWNIN AMERICA: ULTIME ORE PER EVITARE IL CRAC
Coste pattugliate:
ma chi pagherà?
entre continua l’emergenza immigrati il premier
Enrico Letta annuncia una
missione umanitaria militare nel
Mediterraneo, che sarà operativa
proprio da oggi. “Abbiamo parlato
della tragedia di Lampedusa –
ha detto Letta subito dopo l’incontro con il premier finlandese
Jyrki Katainen a palazzo Chigi –
Ho spiegato il senso della nostra
missione militare, umanitaria e
aeronavale che da domani (oggi,
ndr) sarà operativa. Perché è intollerabile che il Mediterraneo
sia un mare di morte. Ho chiesto
a Katainen e altri di aiutarci. Abbiamo anche discusso di come
a livello europeo possiamo rafforzare Frontex”. Insomma le coste saranno continuamente pattugliate per intervenire immediatamente nei soccorsi ed evitare
altre tragedie. Su ciò nulla in
contrario. Purché non costi niente
ai contribuenti. Ma qualche dubbio
c’è sempre.
Musumeci a pag. 8
LEGGE DI STABILITA’
Gli italiani e le tasse:
un “Trise” destino
M
agli e tasse: questa è la
“stabilità” del Governo Letta.
Se c’è qualcosa da ambiare
sono i nomi: in principio fu l’Ici,
poi venne l’Imu, ora la Service
Tax e la Trise (peraltro suddivisa
in Tari e Tasi, eredi Tarsu). Inglesismi e sigle. È la sostanza
che cambia poco: hai commesso
il delitto di avere una casa? Allora
paghi. In che misura, lo si vedrà
definitivamente oggi alla lettura
del ddl, ma già da quando, ieri
sera, sono cominciate a trapelare
le notizie, parecchi italiani hanno
avuto come un lontano sentore
del fatto che le “sentinelle antitasse” si siano distratte.
È vero che ci sono anche tagli.
Ma sono tagli di bisturi, cioè sulla
spesa sanitaria. Che non è esattamente “tutta vita”, si perdoni il
gioco di parole. Due miliardi e
600 milioni di risparmio, hanno
detto Saccomanni e Letta: sì,
sulla pelle dei malati. E saranno
T
Usa e... getta nel panico
Castellino a pag. 5
contente pure le Regioni, che dovranno tagliare per effetto della
legge di stabilità un altro miliardo.
Meno sacrifici per i comuni, per i
quali il patto di stabilità viene allentato. Ampia evidenza il premier
e il ministro l’hanno data ad altri
sforzi per allentare il cordone:
deduzioni Irap per i nuovi assunti,
detrazione “base” per i lavoratori
(112 euro annui la stima). C’è
pure un po’ di redistribuzione del
reddito in salsa di “anche i ricchi
piangono”: il contributo di solidarietà dalle pensioni d’oro e
tassa sulle rendite finanziarie che
sale dal 20 al 22%.
Di Giorgi a pag. 2
2
Martedì 15 ottobre 2013
Attualità
Oggi la decisione sulla segretezza del voto per la decadenza di Silvio Berlusconi al Senato
Bavaglio del Cav sul becco dei falchi
Il ministro Gaetano Quagliariello ricambia: “Amnistia e indulto riguardino anche lui”
Intanto nel Partito democratico si assiste con attenzione alle nuove manovre di Renzi
di Robert Vignola
ggi il voto sulla Legge di stabilità. Sempre oggi, la decisione sull’opportunità
di mantenere segreto il voto dell’aula quando si
dovrà approvare o respingere
la proposta di decadenza di
Berlusconi. Una giornata politica che presenta carne al fuoco, ma la cui vigilia si è quasi
interamente spesa a sopire i
dolori dei maggiori partiti.
Il Cav lo ha fatto all’insegna
di una, per lui, quasi inedita
vocazione al bavaglio. “Sulle
agenzie di stampa leggo troppe dichiarazioni di troppi
esponenti del Pdl. Invito tutti
a non proseguire in questa
direzione del tutto improduttiva. Le diverse opinioni si debbono confrontare non sulle
agenzie di stampa e sui giornali
ma attraverso una serena dialettica all'interno dei luoghi de-
O
legati del nostro movimento”.
Musica per le orecchie di Alfano, mentre i falchi ne escono
una volta di più spiumati. Tanto
che sono proprio Beatrice Lorenzin (con la sua battaglia
contro i tagli alla spesa sanitaria) e soprattutto Gaetano Quagliariello a “volare alto”, assumendo l’iniziativa. In particolare
il ministro per le riforme avverte che “nessuno può rite-
nere che una legge possa non
essere applicata soltanto ad
un cittadino. Rimango convinto
che una legge debba essere
applicata a tutti i cittadini”. Il
riferimento è all’indulto e al-
l’amnistia, il caso quello di
Berlusconi. Certamente per
avviare una fase politica che
riesca ad “archiviare” l’ingombrante figura del Cav, in maniera gentile… “Penso a un
grande centrodestra che riesca
a vincere nel 2015”, dice Quagliariello, indicando addirittura
un fine corsa “ufficiale” per il
Governo Letta. E aggiunge
carne al fuoco: “meglio due
partiti che un litigio permanente, ma speriamo di evitare
anche il litigio nello stesso
partito. L'unico leader del centrodestra che può convivere
con Berlusconi può essere Alfano, se lo conquista dall'esterno. Ce lo ha insegnato Berlusconi, le battaglie non le ha
mai fatte dentro il partito, il
centrodestra è diventato maggioritario fuori”. Quanto alla
situazione interna al partito,
“ci sono ottimi rapporti personali, ma è tanto tempo che
non si parla di politica perché
c'è incomunicabilità, è questa
è venuta fuori nell'ultimo periodo. Francamente una linea
basata sulle dimissioni in massa dei parlamentari, dimissioni
dei ministri, non mi è parsa
una linea politica”.
E dall’altra parte della barricata? Anche nel Pd l’aria è
quella di una tregua armata,
anche se in questa fase si è
più bravi a dissimularlo. L’iperattività di Renzi è evidente,
quanto la natura di sfida del
suo annuncio di voler concorrere tanto alla segreteria
del partito quando alla carica
di sindaco di Firenze. Postazioni (soprattutto la prima)
dalle quali scongiurare un rafforzamento di Enrico Letta,
nel quadro della definizione
della prossima candidatura
da premier. E, occorre starne
certi, i mille rivoli che compongono il Pd stanno guardando a queste manovre con
molto interesse.
Cinque milioni a Fazio, altrettanti a Crozza: tv di Stato nel ciclone delle polemiche. E gli italiani continuano a pagare il canone
“Cara” Rai, quanto mi costi: stipendi d’oro e veleni
Brunetta le canta al conduttore di “Che tempo che fa”, Gubitosi allarga la borsa per il Maurizio nazionale. E il CdA?
di Emma Moriconi
abio Fazio non ha avuto una grande idea ad
invitare Renato Brunetta a “Che tempo che
fa”. Si, perché il capogruppo Pdl alla Camera
gliele ha cantate, e di santa ragione. “Insomma,
che Alitalia ha perso 4 miliardi e mezzo non è
vero?” e Brunetta: “beh, continui a dirlo…”. “No,
non lo dico io – risponde piccato Fazio – lo leggo…”. E il falco pidiellino: “eh beh, si leggono
tante cose, sa … anche sui suoi cinque milioni di
euro di profitto … legittimi, eh …”. Cerca di arrampicarsi, il buon Fazio: “c’è un differenza: che
io faccio guadagnare la mia azienda …” . Certo.
Ma cinque milioni di euro sono cinque milioni di
euro … Brunetta rincara la dose: “si, ma ci vuole
trasparenza: lei mi parla di quattro miliardi, che
non sono veri. Io le parlo di cinque milioni di
euro suoi, che sono veri. Legittimi, ma veri”.
Dopo una pantomima di tre o quattro minuti da
parte del conduttore, dedicata al fatto che lui, su
quei cinque milioni, ci paga le tasse (e ci mancherebbe altro), il pubblico applaude. Brunetta
osserva: “beh, avevate detto che il pubblico non
era di parte …”. “No – gli risponde Fazio - io
F
penso che il pubblico sperasse che non arrivassimo
a questo punto”. Brunetta non molla: “Alitalia è
un bene del Paese”. E Fazio: “Anche la Rai”. Si,
ma per Alitalia i cittadini non pagano il canone,
verrebbe da rispondere. Brunetta affonda ancora:
“Ma perché se la prende tanto, scusi? Ho chiesto
a Gubitosi la trasparenza su tutti gli stipendi e su
tutti gli emolumenti di tutte le star della Rai, non
me li ha dati. C’è una legge che lo prevede”. Fazio
allora alza lo scudo: “Su questo non posso essere
d’accordo con lei. Io sono in Rai da 30 anni”. “Io
sono italiano da 63”, ribatte l’ex ministro. “Ha
vinto lei. – cede Fazio - Però io credo che la Rai
debba essere tutelata, anche su questo. Non fa
bene a quest’azienda rivelare conti e cose del genere”. Ipse dixit. Parola di Fabio Fazio.
Per Mamma Rai, però, i problemi non finiscono
qui: nell’occhio del ciclone ci è finita anche per il
mega costo di cui si parla in questi giorni relativo
al “salto” di Crozza da La 7. Il CdA se ne occuperà
giovedì’, vedremo se il comico sarà accolto ai
costi stratosferici di cui si parla: 25 milioni di
euro come cifra complessiva da imputare alla
trasmissione – che dovrebbe, a quanto si apprende,
andare in onda da marzo 2014 al 2016, con un
compenso per l’artista pari a cinque milioni di
euro totali. Ogni puntata verrebbe a costare
475.000 euro, non proprio spiccioli, soprattutto
in tempo di crisi. Per ogni passaggio sul palco,
con uno spettacolo sul genere “one man show”,
della durata di poco più di un’ora, il comico andrebbe a percepire oltre 94.000 euro a puntata,
circa 13.500 euro al minuto. Niente male per
un’Italia in cui le aziende chiudono e gli imprenditori
si suicidano con una media di uno al giorno.
OGGI LA RIUNIONE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI CHE SI OCCUPERÀ PRINCIPALMENTE DI ECONOMIA
Legge di stabilità: in arrivo la Service Tax
l Consiglio dei ministri, convocato
per quest’oggi, si occuperà – tanto
per cambiare – di tasse. All’ordine
del giorno c’è infatti il varo della
legge di Stabilità, che a quanto se
ne sa conterrà la rimodulazione
dell’Iva e la definizione della temuta
Service tax. Per ora si tratta solo di
indiscrezioni, ma sembra che al vaglio del governo ci sia, per quanto
riguarda l’Iva, di introdurre una
quarta aliquota al 7 o 8% (da appli-
I
care ad un paniere di beni precedentemente tassati con altre percentuali).
Per quanto riguarda le imprese,
l’idea è quella di ridurre il costo
del lavoro e fare ripartire investimenti e assunzioni, puntando soprattutto sulla rivalutazione dei beni
e sulla deducibilità del lavoro, nonché sulla revisione dei contributi
Inail per le aziende che si dimostrano più sicure. Numerose sono
poi le voci che vogliono la mancata
indicizzazione delle pensioni più
alte, in modo da ottenere così un
contributo in termini di denaro “risparmiato”.
Altri elementi su cui puntare per liberare risorse sono poi l’allentamento del Patto di stabilità e la revisione della spesa pubblica (alcuni
hanno paventato un ulteriore taglio
in particolare alla Sanità, anche se
il governo giura che tutti i servizi
verranno mantenuti).
Il nodo più importante da sciogliere
resta comunque quello della Service
tax, per la quale si sta ancora lavorando. Secondo quanto ipotizzato
da Il Sole 24ore, l’aliquota di partenza potrebbe essere quella del 3
per mille (circa 30 centesimi a metro
quadro), che potrebbe ricadere in
parte anche sugli inquilini. Ancora
non si sa, infine, se sarà possibile
quantomeno ridurre – se non addirittura azzerare – la tassazione sulla
prima casa.
Cristina Di Giorgi
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Martedì 15 ottobre 2013
3
Primo Piano
Caso Treccani: Amato si rifugia alla Consulta e 60 dipendenti vanno a casa
L’Enciclopedia… degli esodati
Il personale dell’Istituto faro della cultura italiana gettato nello sconforto
dal pessimo accordo sul prepensionamento sottoscritto dai sindacati
di Massimo Visconti
i siamo occupati della prestigiosa Enciclopedia
Italiana conosciuta con il semplice nome di Treccani
nelle nostre edizioni del 25 e 31 maggio scorso denunciando la caduta culturale dell’Istituto della Enciclopedia Italiana alias la prestigiosa Enciclopedia
Treccani. Ce ne siamo occupati volendo indicare come la
Cultura Italiana, di cui la “Treccani” è stata per anni il simbolo,
sia ormai relegata a semplice atto amministrativo e viene,
invece, trattata come un “costo” di cui alleggerirsi e non una
“strumento di elevazione sociale” da utilizzare per mantenere
all’Italia quel” primato Culturale” che ci viene invidiato da
tutto il mondo.
Il declino Culturale, non sta risparmiando nemmeno questa
gloriosa testata che nei filmati vediamo essere presente negli
studi di capi di Stato o di grandi Organizzazioni Internazionali.
Un declino che, purtroppo, stanno pagando solo i dipendenti
mentre i loro Dirigenti sembrano non soffrire di questa “crisi”
che, nei comunicati piagnoni dell’Istituto sembra essere irreversibile.
Dopo aver, nel 2010, lasciato senza stipendio, senza pensione
e senza sostegno al reddito per mesi interi alcuni dipendenti
proprio a seguito di un “accordo” sindacale, oggi la Treccani
ci riprova e questa volta in grande stile.
Il giorno 8 ottobre presso l’Unione Industriali di Roma è stato
siglato un accordo camuffato sotto il titolo di “verbale di
intenti” che preconizza il licenziamento “consensuale” di
circa 60 dipendenti ai quali viene proposto di non opporsi al
licenziamento in cambio di una buona uscita “da fame” che
vedrebbe costretti alcuni dei 60 licenziati a vivere con
1.000/1200 euro al mese fino al 2024.
C’è da considerare inoltre che dal gennaio 2017 ci sarà solo
C
L’aspi e non la mobilità e che questo assegno sarà erogato al
massimo per 18 mesi ovvero fino al giugno 2018.
L’intesa prevede anche il congelamento di tutti gli aumenti
contrattuali per i dipendenti che rimarranno in servizio e,
dato che sono buoni, “un importo pari al valore dei contributi
volontari utili al raggiungimento del requisito pensionistico in
base alla legge oggi vigente” che tradotto in Italiano significa
che se interverrà una legge che sposta l’età pensionabile di
qualche anno saranno problemi del lavoratore e non della
Treccani.
Inoltre la Treccani parla di utilizzo, per 40 unità, della Legge
62 del 2001, che modifica sostanzialmente alcune norme
della vecchia Legge 416/81 sull’editoria, non avendo la
certezza di rientrare nell’ambito applicativo della Legge stessa
e avendo anche la faccia tosta di scriverlo sul documento di
intenti. In pratica si dice ai dipendenti che non si sa se
potranno beneficiare del prepensionamento in quanto l’Istituto
Italiano dell’Enciclopedia potrebbe non rientrare nella tipologia
delle aziende editrici che possono accedere ai benefici della
Legge ma di certo c’è il licenziamento. Tutto questo avviene
o meglio avverrà entro i prossimi mesi con l’aggravante che
se qualche dipendente non accetterà il licenziamento rischierà
di essere messo fuori dell’azienda senza incentivi.
La ciliegina sulla torta dell’intesa Treccani /Sindacati è che
mentre si prevede la riduzione di personale si prevede anche
l’assunzione di almeno altre 12 unità cosa questa che va
contro tutti i principi previsti dalle norme sui licenziamenti individuali e/o collettivi
Questo lo scenario che sta mettendo in angoscia i dipendenti
che si vedono minacciati, sia sotto l’aspetto economico, sia
sotto il rispetto della loro dignità.
Noi chiediamo contestualmente all’ancora Direttore Editoriale
della Treccani nonché Ministro della Cultura Massimo Bray e
al Presidente dell’Istituto nonché neo Giudice Costituzionale
Giuliano Amato se la loro coscienza è tranquilla nell’avallare
una manovra che penalizza fortemente i lavoratori e le loro
famiglie mentre loro si garantiscono stipendi “apprezzabili”.
La stessa domanda la facciamo ai mandanti dei Consiglieri di
Amministrazione della Treccani che sono le grandi banche e
le grandi imprese private e pubbliche che elargiscono premi
di produzione anche quando i bilanci della Treccani certificano
“cali di produzione.”.
I sindacati che hanno sottoscritto questo scellerato accordo/intento si mettano la mano sulla coscienza e pensino a come è
finito il precedente accordo che lor signori hanno avallato
anche in sede di conciliazione.
Noi non ci fermeremo a questa denuncia e seguiremo tutta la
questione per garantire il sostegno dell’informazione libera
del Giornale d’Italia a tutti i dipendenti della Treccani.
Martedì 15 ottobre 2013
4
Storia
Rosa Maltoni, madre di Benito Mussolini, che il Duce amò più di ogni altra donna nella sua vita
La maestrina di Predappio
“L’unico essere vivente veramente amato e prossimo a me, l’unica anima eternamente congiunta ai miei palpiti”
di Emma Moriconi
una storia come tante, quella di Rosa Maltoni. Quando
conosce Alessandro Mussolini, “Sandrein”, come lo
chiamano in paese, è una
giovane maestrina. Lui fa il fabbro, è
con la sua arte e con i suoi attrezzi
che plasma il materiale più duro che
esiste e lo piega alla sua volontà.
Sandrein è socialista, di quelli convinti.
Va ripetendo “l’Internazionale è il
sole dell’avvenire”, è un uomo che
piace alla ragazze, e lui non le disdegna di certo. Ha anche una bella
voce, di quelle che attraggono, che
affascinano. E poi è un sovversivo, e
questo alle fanciulle piace. Ai loro
genitori un po’ meno. È abituato ad
avere ragazze intorno, Alessandro,
che gli languono dietro. Ma quando
in paese arriva Rosa, è lui che comincia a languire.
Lei non è come le altre: è seria, cortese, educata, cattolica. È il 1877 e la
giovane, quando arriva a Dovia da
Villafranca di Forlì, prende uno stipendio di 50 lire lorde al mese. Alessandro se ne innamora immediatamente, ma lei lo guarda con diffidenza:
trascorre un po’ troppo tempo all’osteria, per i suoi gusti. “Una mattina,
prima dell’ora di scuola – racconta
l’avvocato Francesco Bonavita – Alessandro si trovò su via della Pisaccia
a meditare da solo. I bimbi passavano
È
a gruppi, con cartelle al collo, cicalando di giuochi e compiti scolastici.
Quando apparve Ida Proli, una vispa
bimbetta, le si fece incontro e la carezzò. Mostrami il tuo compito – disse.
La piccola, inorgoglita di tanta degnazione, trasse il quaderno … l’interlocutore parve molto interessato
… poich’ebbe finito disse: - sei proprio brava. Corri ora alla scuola e
prega la signorina maestra di leggere
subito il tuo compito”. Quel giorno
Rosa lesse il compito dell’allieva Ida
Proli; ma non lesse soltanto il compito:
nascosta tra le paginette del quaderno, era una lettera: erano il cuore,
la promessa, l’avvenire di Alessandro
Mussolini, erano i futuri destini d’Italia”.
Rosa non può resistere a lungo, nonostante l’estrema opposizione del
padre, che mal tollera un genero
sovversivo. Rosa è buona e gentile,
ma molto determinata. Tanto determinata che sposerà Sandrein, e lo
farà in chiesa. Lui è ateo, ma “un
ateo innamorato”, come dice al futuro
suocero che ancora non manda giù
la scelta – a suo parere sconsiderata
– della figlia.
È il 5 marzo 1882 quando nella parrocchia di Predappio si ritrovano tutti
gli internazionalisti sovversivi, accorsi
per vedere il loro Sandrein che sposa
la bella maestrina. Il 30 luglio 1883
al sindaco di Predappio giunge una
comunicazione dalla parrocchia di
San Cassiano: da Rosa Maltoni e
Alessandro Mussolini è nato un bambino di sesso maschile. Si chiama
Benito Amilcare Andrea. Benito, come
il rivoluzionario messicano Juarez.
Amilcare, come il rivoluzionario italiano Cipriani. Andrea, come il socialista Costa…
Siamo nel 1903 quando Benito dalla
Svizzera torna in Italia: Rosa è malata
e il figlio trascorre le giornate accanto
a lei. “Prega – dice la donna che Benito più amerà in tutta la sua vita –
per una povera maestra che vuole
tornare alla sua scuola”. Verso la fine
dell’anno sembra riprendersi, ma all’inizio del 1905 sta di nuovo molto
male. È del 6 febbraio la sua ultima
lettera al Municipio: chiede “con cortese sollecitudine” libri e quaderni
per gli alunni poveri. Il 10 dello stesso
mese le viene diagnosticata la meningite. Benito è nel 10° Reggimento
Bersaglieri: appena appresa la notizia
dell’aggravarsi delle condizioni della
madre, si precipita a casa. “Giunsi a
vederla viva, ma già agonizzante –
racconterà – Mi riconobbe dal fez,
che volle stringere più volte. Avrebbe
voluto parlarmi, ma la paralisi laringea
glielo impediva”.
Rosa Maltoni muore il 19 febbraio
1905. “Per molti giorni fui perduto –
racconterà ancora Benito – mi era
stato strappato l’unico essere vivente
veramente amato e prossimo a me,
l’unica anima eternamente congiunta
ai miei palpiti”.
5
Martedì 15 ottobre 2013
Esteri
L’ennesima fumata nera tra Democratici e Repubblicani sullo shutdown getta nel panico la finanza internazionale
Gli Usa portano il mondo verso il tracollo
Se entro giovedì non sarà trovata una soluzione politica allo stallo, la macchina
economica statunitense avrà assicurate soltanto due settimane di sopravvivenza
di Giuliano Castellino
utto il mondo, almeno
quello tecno-finanziario,
è nel panico. Gli Usa si
avvicinano pericolosamente al precipizio del
default. Il fine settimana è stato
drammatico per il Presidente Obama: la trattativa tra Democratici e
Repubblicani per provare ad evitare
la bancarotta tecnica degli Stati Uniti
ha portato all’ennesima fumata nera.
E la fatidica data del 17 ottobre è
ormai prossima e sembra ormai
dato per certo che il debito pubblico
degli USA supererà il tetto massimo
consentito dalla legge, e senza un
suo innalzamento il governo non
potrà più operare sui mercati dei
capitali. Gli States sono ormai sull’orlo del precipizio e con loro sembra che tutto l’Occidente ed il resto
del mondo “occidentalizzato” stiano
per andargli dietro.
Nessuna svolta in questi giorni, infatti
i Repubblicani hanno deciso di rifiutare ogni ipotesi di accordo e vogliono far cadere il Presidente Obama e tutta la sua compagnia, facendoli ricordare nella storia come coloro che hanno portato l’America
alla regressione economica vissuta
nel 1929.
Rammentiamo che già dal primo
ottobre gran parte dei servizi statali
sono stati chiusi.
T
Ma non è l’ormai famoso “shutdown”, per quanto dannoso, a tenere
il mondo con il fiato sospeso, ma la
questione più pregnante legata al
debito. Infatti, questo, per la data
del 17 supererà la soglia massima
consentita dalla legge, poco più di
16 mila miliardi di dollari.
Nella storia degli Usa il tetto legale
del debito pubblico è stato innalzato
circa un centinaio di volte, ma mai
come ora il Governo Americano
sembra prossimo alla bancarotta
tecnica.
Ma stavolta senza un accordo tra i
Repubblicani, che hanno la maggioranza alla Camera, i Democratici che invece ce l’hanno al Senato - e la
Presidenza, il Governo “a stelle e a
strisce” rischia di non aver più fondi
per poter stanziare le sue attività.
Quando la soglia dei 16 mila miliardi
di dollari di debito pubblico sarà
superata, il Tesoro avrà in cassa
solo una trentina di miliardi di dollari.
Una simile somma sarà esaurita in
poche settimane, forse solo due…
… e dopo sarà il crack!
Uno scenario drammatico, che manderebbe “per stracci” milioni di investitori che detengono i buoni del
Tesoro, giudicati, fino a poco tempo
fa, come l’obbligazione sovrana più
affidabile del mondo.
In questo scenario di collasso, tutte
le trattative politiche sembrano saltare. Il Presidente U.S.A. ha rifiutato
l’accordo proposto dai Repubblicani,
che prevedeva un incremento del
debito solo per alcune settimane,
in modo da avere più tempo per
trovare nuove soluzioni.
Dopo il rifiuto della Presidenza la
palla passa ora ai Repubblicani. Proprio in Senato cercheranno un’intesa
bipartisan per alzare il debito almeno fino a fine gennaio 2014.
Certo manca davvero poco ed i
tempi sembrano stringere e al di là
delle polemiche e degli accordi politici tutti sanno che il tetto fissato a
16.700 miliardi di dollari è di fatto
già stato superato e quasi sicuramente quella che sembrava la super-potenza mondiale sarà costretto
SCOTLAND YARD LANCIA L’APPELLO IN GERMANIA E OLANDA
Maddie: spunta l’identikit di un uomo misterioso
clamorosamente a dichiarare bancarotta, ovvero non sarà più in grado
di onorare i propri impegni finanziari
con i suoi creditori. Comprese le
nazioni straniere che hanno acquistato il debito made in USA, come
Cina e Giappone.
Intanto, sul rischio di default si è
espresso anche il presidente della
Banca Mondiale, Jim Yong Kim: “Siamo ormai a pochi giorni di distanza
da un “momento pericoloso”. Un
eventuale default degli Stati Uniti
sarebbe un disastro per l’economia
mondiale e metterebbe in ginocchio
i paesi in via di sviluppo”.
Ormai è questione di ore… E’ una
corsa contro il tempo da qui a gio-
vedì. I timori continuano ad aumentare per quanto riguarda i mercati
finanziari, che negli ultimi giorni
avevano messo a segno significativi
progressi soprattutto grazie ai segnali
di un possibile accordo, segnali poi
svaniti dopo questo fine settimana
che ha visto saltare ogni accordo
tra le parti.
Il mondo dell’alta finanza trama, anche gli speculatori, le banche e le
borse, forse un’intera sistema mondiale sta implodendo (o esplodendo), ma ricordiamoci sempre che i
primi a farne le spese saranno i Popoli, soprattutto oggi, senza una guida politica, senza sovranità, al guinzaglio dell’economia dopata.
E LA STAMPA OCCIDENTALE SI SCATENA CONTRO LA RUSSIA
Omicidio a Mosca: e monta
la protesta anti-immigrati
di Bruno Rossi
lmeno 29 persone sono rimaste ferite
negli scontri dei giorni scorsi a Mosca
tra ultra-nazionalisti e forze dell'ordine
intervenute per porre fine a vandalismi e
saccheggi nel sobborgo sud-occidentale di
Biryulyovo: il bilancio è stato reso noto da
non meglio identificate “fonti sanitarie” a
organi di stampa occidentali. Secondo lo
stesso resoconto hanno subito lesioni 23
manifestanti, otto dei quali finiti all'ospedale,
e sei agenti degli 'Omon', le unità speciali
del ministero dell'Interno russo.
Ma cosa è successo veramente? In un primo
momento gli estremisti si erano radunati in
una piazza per reclamare la cattura da parte
della polizia dell'omicida di un ragazzo di
25 anni residente nel quartiere, tale Yegor
Shcherbakov, accoltellato a morte giovedì
sera probabilmente da un individuo originario dell'Asia centrale. Poi la situazione è
degenerata e sono iniziati i tumulti, dilagati
anche nelle strade adiacenti. La polizia ha
faticato, ma ha poi ristabilito l’ordine, anche
passando al fermo di circa quattrocento
persone, che sono state subito rilasciate.
L’ondata di violenze è stata subito bollata
come “inquietante”, quando non addirittura
apostrofata come “nazista”, dalla stampa
occidentale e accostata ad un altro episodio,
risalente a sabato e avvenuto a San Pietroburgo. Qui attivisti gay avevano sfidato apertamente le autorità, organizzando una manifestazione “difendere” i loro “diritti”. Come
noto, la Duma ha recentemente approvato
A
di Chantal Capasso
adeleine Beth McCann, la
bambina britannica, scomparsa misteriosamente all'età di tre anni la sera di giovedì 3
maggio 2007 a Praia da Luz,
località di villeggiatura, nella regione
di Algarve, in Portogallo, da una
camera d’albergo mentre i genitori
erano fuori a cena. Il 9 maggio,
l'Interpol diffondeva un allarme
mondiale a tutti gli Stati membri
per la sua scomparsa. La polizia
britannica, continua ad indagare,
e lancia l’appello per l'identificazione, lo stesso sarà ripetuto nei
giorni successivi in Germania e
Olanda, paesi dove potrebbero vivere le persone da rintracciare.
"Lo scopo dell'appello" nel programma tv "Crimewatch", ha spiegato la polizia britannica, "è cercare
e identificare questi uomini, per
M
escludere gli innocenti o stabilire
se sono coinvolti in qualche modo".
Gli investigatori ritengono che
Maddie possa essere ancora viva.
Oggi la bimba avrebbe 9 anni.
Nella lista delle persone coinvolte
nella vicenda ci sono i cittadini di
cinque Paesi europei, fra cui Regno
Unito e Portogallo. L'inchiesta
della polizia portoghese è stata
chiusa nel 2008 con un nulla di
fatto. Gli investigatori locali avevano
puntato sui genitori, Katy e Gerry,
ipotizzando che la bambina fosse
morta in un incidente colposo e
che questi avessero fatto sparire
il cadavere. Inoltre la polizia britannica ha diffuso l’identikit dell’uomo che si trovava nella zona
del rapimento quella sera. "Può
essere o può non esser la chiave
di volta delle indagini, ma per noi
rintracciarlo e parlargli è di importanza vitale", ha detto l'ispettore
capo di Scotland Yard, Andy Redwood, ed ancora “nuove teorie,
nuove prove e nuovi testimoni”
del caso. Le immagini si basano
sulla testimonianza di due persone
che lo videro la notte in cui Maddie
venne rapita. L'uomo aveva tra i
20 e i 40 anni, bianco, di taglia
media, con i capelli castani corti,
il volto sbarbato. La cronologia
che abbiamo fissato ha dato nuovi
significati alle apparizioni e ai movimenti di persone. Il nostro lavoro
ad oggi ha cambiato in modo significativo la versione accettata
degli eventi. Continuiamo a credere
che Madeleine possa essere viva''.
Gli investigatori londinesi hanno
compilato una lista di 38 persone
coinvolte nella vicenda. I genitori
di Maddie hanno visto foto e identikit e hanno fatto sapere che la
nuova indagine ''e' un grande passo in avanti''.
una legge che sostanzialmente tutela i minori,
rendendo vietate campagne pro-gay e atteggiamenti omosessuali in presenza di
bambini. Ebbene, gli attivisti sono stati minacciosamente circondati da gente comune,
tra cui molte donne con icone ortodosse in
mano, e in un secondo momento identificati:
67, in tutto, gli arrestati, dopo che gli incidenti
erano scoppiati quando i circa 200 contrari
alla manifestazione avevano strappato una
bandiera arcobaleno. Tra gay e anziane ortodosse, insomma, non è che sia scorso sangue: ma si è voluta comunque cogliere l’occasione per dipingere la Russia come un
paese di sanguinari in salsa omofoba. Più
difficile invece che certi soloni della stampa
internazionale arrivino ad usare gli stessi
metri di giudizio quando, come avvenuto
nei mesi scorsi a Stoccolma e più indietro
ancora a Bruxelles, Parigi e Londra, quando
frotte di immigrati hanno messo letteralmente
a ferro e fuoco interi quartieri. Il che ci dà
un po’ la sensazione di essere capitati noi
occidentali, venticinque anni dopo, dalla
parte sbagliata del muro…
6
Martedì 15 ottobre 2013
Roma
La gestione del corpo di polizia locale continua ad essere una spina nel fianco del sindaco
Vigili: tregua armata col Campidoglio
Dopo la nomina di Clemente e la promessa di un milione di euro i sindacati confederali
abbassano i toni. Ma l’assemblea di domani può gettare il traffico nel caos
embra esserci una
tregua tra Marino e
i sindacati dei caschi bianchi, o almeno parte di questi. Una tregua che le maggiori sigle concedono con
riserva all'amministrazione
le cui mosse da questo momento saranno
attentamente monitorate. Tante le questioni
irrisolte sul tavolo che il sindaco Marino, almeno a parole e di concerto con il neo Comandante Raffaele Clemente, si impegna a
risolvere. Su tutte, gli sblocchi degli straordinari
e delle assunzioni (2.600 circa) previste dal
recente concorso e ferme al palo. Riguardo
il primo punto, il Campidoglio ha assicurato
che è in arrivo un milione di euro quanto
prima, mentre ci si impegnerà “sullo sblocco
del concorso e quindi sulle assunzioni”.
Sotterrano per il momento l'ascia di guerra
quindi i sindacati confederali e fanno buon
viso a cattivo gioco anche sulla nomina di
Clemente, autodefinitosi “un esterno all'altezza” che farà sentire il Corpo “meno debole
e meno abbandonato”. Tuttavia il sindaco ciclista non potrà ancora dormire sonni tranquilli
sul fronte Polizia locale. Se le tre maggiori
sigle gli tendono, per il momento, la mano, lo
stesso non può dirsi per i sindacati autonomi
ai quali ancora non va giù la nomina di un
esterno.
Riguardo all'incontro avvenuto nella mattina
S
di lunedì, il Sulpl è categorico: “Venerdì prossimo - afferma il segretario romano
Stefano Giannini - quando
non si potranno usare gli
straordinari a causa di uno
sciopero nazionale si potrà
constatare come il problema
principale della Polizia locale a Roma non è
lo straordinario, vero e proprio doping contabile, ma la carenza di personale”. “Su
questo problema - conclude Giannini - il sindaco Marino non ha voluto sottoscrivere
alcun impegno con i sindacati se non la solita
promessa verbale di velocizzare i tempi del
concorso”.
Sulla stessa linea anche l'Ospol, il quale non
ha intenzione alcuna di ritirare il ricorso al
Tar contro la nomina di Clemente: “Il sindaco
ha assicurato un milione per gli straordinari
ma lo vogliamo vedere concretamente - ha
spiegato il segretario Stefano Lulli - Come
Ospol abbiamo chiesto quale sia il progetto
politico della sua Giunta. Abbiamo poi chiesto
se ci saranno le assunzioni per arrivare a
8.450 agenti che sono lo standard minimo
per far funzionare la città”.
Indetta inoltre dallo stesso sindacato un'assemblea per domani, che potrebbe causare
un'ennesima giornata di caos di traffico nella
Capitale, “per informare quanto discusso in
occasione dell'incontro con il sindaco”.
Ugo Cataluddi
SEGNALI DI SFIDUCIA
Domenica scorsa disagi nelle due aree di vendita
Mercati sguarniti: a Porta Portese
e sulla Togliatti finisce in rissa
M
ancano i vigili e succede il finimondo. Domenica scorsa, al mercato
di Porta Portese e sulla Togliatti, la situazione è sfuggita
di mano degenerando, nel
secondo caso, in una rissa
con un ferito. Nel mercato
di Monteverde si è verificato
un vero e proprio assalto di
abusivi e nomadi che hanno
occupato spazi non autorizzati. Sulla Togliatti, invece, a
metà mattinata è stato necessario l’intervento di tre
volanti della polizia per sedare una rissa dove una persona è rimasta ferita a seguito di un colpo inferto da
un nigeriano. Alla base di
questo caos c’è la decisione
del Comune di Roma di sospendere tutte le ore di stra-
ordinario della polizia municipale in modo da risparmiare denaro. A disegnare
un quadro della situazione,
tuttavia, bastano i numeri.
In genere al mercato di Porta
Portese prestano servizio 73
vigili. Domenica scorsa, invece, erano in 45. Praticamente la metà. Ancor più
grave la situazione sulla Togliatti, dove i vigili presenti
erano soltanto tre. Essendo
insufficienti a garantire l’ordine pubblico, gli agenti si
sono quindi limitati a compiere la “spunta”, ossia la
verifica dei posti. Quando è
terminata la verifica, a custodire il mercato sono rimasti solo i volontari dell’associazione AGS di Porta
Portese Est, che tuttavia più
volte hanno lanciato l’allarme sicurezza. Per quanto
possano essere presenti nel
mercato, restano comunque
volontari in pettorina e non
agenti in divisa. Difatti, è bastato un futile motivo a generare una rissa che soltanto
un folto gruppo di agenti
della polizia di Stato ha potuto smorzare. L’idea che un
servizio di vigilanza privato
possa prendere il posto della
polizia municipale è fuori
da ogni logica. Basti pensare
che molti dei reati che si registrano nei mercati hanno
carattere penale, legato alla
contraffazione della merce
o a frodi fiscali, e che pertanto debbono essere perseguiti da polizia giudiziaria.
Giorgio Musumeci
ALMENO TRENTA I CASI DI CORRENTISTI DERUBATI
FUNERALI E LUOGO DI SEPOLTURA ANCORA INCERTI
La bocciatura della Cgil:
“Giunta Marino chiusa”
Sicurezza dei bancomat,
scoperta l’ennesima falla
La sorte di Erich Priebke
scatena nuove polemiche
Il segretario Di Berardino: “I suoi atti
non sempre hanno riguardato le priorità
Banda di stranieri svuotava sportelli
usando una semplice forcella metallica
Il legale Giachini: “Dimostriamo di avere
il rispetto che manca ad altre persone”
O
ontante elettronico, contante sicuro? Come no!
Andatelo a dire a quella
trentina di persone che si
sono recate allo sportello
per ritrovarsi comunque a
secco. E questa volta, non
per il solito disservizio dell’istituto di credito, che tra
linee sovraccariche e problemi vari trova raramente
il modo di dare al proprio
cliente i soldi (suoi). Ma per
una… forcella metallica. Alla
banda che è stata fortunatamente sgominata bastava
infilarla nella fessura del
bancomat e il gioco era fatto: quando il cliente successivo, davanti allo sportello
che non erogava le banconote richieste, si allontanava
per protestare, gli ideatori
dello stratagemma passavano all'incasso.
Si chiama "cash trapping" la
nuova frontiera del furto mordi e fuggi: i carabinieri della
Stazione Monteverde Nuovo,
coordinati dalla Compagnia
Trastevere, hanno disarticolato un'associazione composta da moldavi e romeni
che utilizzando questa tecnica avevano messo a segno
oltre 30 "colpi" ai danni di
numerosi istituti di credito
nella capitale. Sei le ordinanze di custodia cautelare
a morte dovrebbe rendere gli uomini uguali.
Ricchi o poveri, nazisti
o comunisti, fascisti o partigiani: una volta esalato l’ultimo
respiro, ci si dovrebbe ritrovare tutti allo stesso livello.
Come hanno in passato scritto poeti e letterati in opere
di grandissimo impatto culturale e popolare (pensiamo
a Totò con “La livella” e a Foscolo con “I Sepolcri”), quando si giunge al termine del
percorso terreno si torna ad
essere tutti uguali.
Questa sacrosanta considerazione sembra però non valere per Erich Priebke, ex
ufficiale delle SS recentemente scomparso a Roma.
Della sua vita e delle sue
colpe – per le quali è stato
giudicato e condannato, pagandole come è giusto che
sia con la detenzione perpetua – si è già scritto fin
troppo. Restano forse ancora
da fare alcune considerazioni,
se non altro per le polemiche
che si stanno da più parti
scatenando in queste ore,
sulla questione del rito funebre e della sepoltura del discusso Capitano. E se, a fronte
del timore che le esequie si
trasformino in una manifestazione politica, il Vicariato
di Roma pare che abbia in-
rmai un argine si è
rotto. E i mugugni
che hanno accompagnato il modus operandi
di Ignazio Marino, fin dall’insediamento della giunta, alla vigilia dell’approvazione di un controverso
bilancio ormai diventano
voci. Anche autorevoli.
Come quella del vertice
del sindacato da sempre
quantomeno “vicino”, se
non funzionale, a tutte le
amministrazioni di centrosinistra che si rispettino.
Nonostante la porzione abbondante di diplomazia
con la quale il segretario
regionale della Cgil ha infarinatole sue dichiarazioni,
quella di Claudio Di Berardino somiglia infatti a
una sonora bocciatura. “Ci
preoccupano lo stato della
città e i problemi delle persone che sono soprattutto
legati al lavoro, colpito dalla
crisi. Per questo il ragionamento fiscale diventa di
fondamentale importanza,
perché un'amministrazione
comunale come quella di
Roma deve preoccuparsi
di avere un fisco equo e
progressivo. Deve quindi
fare in modo che chi ha di
più paghi di più e chi ha
di meno paghi di meno. E
bisogna anche preoccuparsi di fare investimenti
per creare posti di lavoro”.
Nell’intervista del leader
della Cgil di Roma e del
Lazio a Radio Manà Manà,
Di Berardino invita Marino
a “tenere sottocchio anche
la questione sociale, quindi
tutelare le persone più deboli. E l'altra questione è
legata ai servizi pubblici.
Sono 4 priorità di cui bisogna tenere conto e ci auguriamo che oggi possa
aprirsi una discussione su
questi punti. Il sindacato si
rende disponibile al confronto, ma anche ad assumersi alcune responsabilità. L'importante è che il
Comune faccia delle scelte,
anche se la coperta è corta.
Finora la giunta Marino si
è chiusa al suo interno,
adottando dei provvedimenti che non sempre riguardavano le priorità della città. Ora faremo richieste concrete e vogliamo risposte chiare”. Campanelli
d’allarme che suonano. Di
fondo, i silenzi assordanti
degli uomini forti (in primis
Bettini) che paiono aver
abbandonato a se stesso il
sindaco. È la sinistra al potere, ragazzi. Se vi piace…
Robert Vignola
C
in carcere e decine le perquisizioni. Per tutti l'accusa
è di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di furti e danneggiamenti aggravati. La tecnica - spiegano gli investigatori - è elementare quanto
subdola, perché non mostra
alcuna alterazione visibile
della struttura dello sportello.
I ladri prima procedono al
ritiro di una esigua somma
di denaro con l'uso di una
carta prepagata, ottenendo
così l'apertura dello sportello erogatore. A questo
punto vi inseriscono una forcella metallica costruita ad
hoc e attendono a distanza
che il cliente successivo effettui il prelievo. Lo sventurato utente concluderà tutte
le operazioni di prelievo sino
alla visualizzazione della dicitura "Operazione completata/importo erogato", ma le
banconote non fuoriescono
dallo sportellino, che resta
chiuso. Così il cliente, imputando il disguido a un
guasto tecnico, solitamente
si allontana, deciso a reclamare il disservizio all'istituto
di credito in un secondo
momento. Nel frattempo,
qualcuno avrà svuotato lo
sportello.
Valter Brogino
L
tenzione di negare i funerali
religiosi, proponendo la “diplomatica” soluzione di una
preghiera in casa, rifiutata
però dall’avvocato di Priebke,
anche per quanto riguarda
la sepoltura ci sono problemi:
l’Argentina – in cui Priebke
ha vissuto a lungo e dove è
sepolta la moglie – ha rifiutato
di accogliere la salma, che
la comunità ebraica romana
ha chiesto di spedire in Germania. Dal canto suo l’avvocato Giachini ha invece proposto la tumulazione nel cimitero militare tedesco di Pomezia, soluzione prontamente
e nettamente rifiutata dal sindaco della cittadina, secondo
il quale chi è coinvolto con il
regime nazista “deve essere
giudicato e poi cancellato
dalla memoria collettiva. Pomezia non accoglierà mai
uno di loro”.
Per quanto riguarda la data
delle esequie, il legale ed
amico dello scomodo defunto ha precisato che sicuramente non si terranno nel
giorno dell’anniversario della
deportazione degli ebrei
della Capitale, che cade in
questa settimana. “Noi – ha
dichiarato – abbiamo il rispetto che manca ad altre
persone”.
Cristina Di Giorgi
7
Martedì 15 ottobre 2013
OSTIA: ONLUS PER DISABILI COSTRETTA A FERMARE ATTIVITA’ DI ASSISTENZA
Tra Regione ed Equitalia
a rimetterci sono i disabili
Evasione “choc” di un centesimo, ma la cartella esattoriale arriva a 155mila euro
E la Giunta del Lazio è debitrice verso la struttura di 130mila euro, adesso pignorati
na presunta, grave, evasione di un
solo centesimo di
euro. E’ questo il
motivo che ha spinto l’Inps
a bloccare l’attività dell’
Anffas di Ostia, una onlus
che da vent’anni si occupa
della riabilitazione di ragazzi con disabilità intellettiva e/o relazionale, in
particolare 300 persone
tra i quali anche autistici.
Questo irrisorio falso in
bilancio nel versamento
dei contributi del 2009
che ha causato non solo
una mega-sanzione ma
anche il pignoramento del locali per un
totale di 155mila euro nei confronti dell’associazione. Si è trattato di un provvedimento speciale, senza possibilità di
ricorsi e senza preavviso.
Una storia che risale al 2011, quando
l’Anffas Ostia, venne a contatto con le
cartelle misteriose da 300mila euro dell’Inps, la cui minaccia venne fatta rientrare
dal Tribunale di Roma con un provvedimento ad hoc.
Tempo di tirare un respiro di sollievo e
ecco che arriva una nuova grana per i
gestori dell’ Anfass: Durc negativi (il Documento unico di regolarità contributiva,
U
il certificato che attesta il rispetto degli
obblighi di legge, ndr), che bloccano
automaticamente l’affidamento e il rinnovo
di contratti pubblici di servizi di assistenza
socio-sanitari, paralizzando quindi l’attività
della Onlus.
E qui ci mette lo zampino anche l’Inps
che, tramite Equitalia, ha attivato le procedure di pignoramento di 130mila euro,
proprio la cifra che l’associazione attende
da oltre un anno dalla Regione Lazio
(ente presso il quale è accreditata) per
le prestazioni già erogate.
“Ciò che sta avvenendo è assurdo – afferma il presidente di Anffas Ostia, Ilde
Plateroti -. Non possiamo
permetterci di chiudere e
di questo dovranno rispondere quei funzionari dell’Inps di Ostia a cui i nostri
sistemi virtuosi sembrano
non andare giù”.
In questo caos c’è comunque una legge a cui la onlus
può ancora appellarsi: è la
426 del dicembre 1991, che
prevede la possibilità per
“istituzioni ed enti senza
fini di lucro, che erogano
prestazioni di natura sanitaria direttamente o convenzionalmente sovvenzionate dallo Stato, dalle Regioni o dalle unità sanitarie locali” di cedere i crediti vantati come “misura generalizzata di pagamenti dei contributi
dovuti”.
Una questione assai delicata dunque
che ha portato, già dallo scorso luglio,
Inps e Regione Lazio a intavolare un
tavolo di discussione per raggiungere
un accordo definitivo.
Da sottolineare è che l’Anffas al momento
è l’unico ente ad aver subito un tale trattamento a non aver ottenuto i Durc positivi
con riserva come avvenuto invece per
altre onlus nella stessa situazione.
Francesca Ceccarelli
Dal Lazio
IL “DISCARICA-BARILE” È ARRIVATO A CUPINORO
Rifiuti: ora a Bracciano
vanno in scena i blocchi
I manifestanti non si fidano delle rassicurazioni
e i camion provenienti da Roma non passano
I
l “discarica-barile”
sull’emergenza rifiuti
sta producendo pessimi risultati, anche se va
detto che c’è una sensazione: le manifestazioni di
chi protesta contro le discariche, da quando al potere di praticamente ogni
livello governativo locale
e nazionale c’è il centrosinistra, non godono di
buona stampa, o quanto
meno dell’attenzione di cui
godevano in passato.
Così è pure a Bracciano.
Ieri i comitati del comune
lacuale e di quelli più vicini
alla sua discarica, in particolare le popolose Cerveteri e Ladispoli, sono scesi
in strada a Cupinoro. Perché, e lo hanno detto a
chiare lettere, non si fidano
delle rassicurazioni del sindaco di Bracciano Giuliano
Sala ("Cupinoro non sarà
una nuova Malagrotta", ha
detto il primo cittadino targato Pd. L’obiettivo della
manifestazione di fronte
alla discarica braccianese
era impedire l'ingresso ai
camion che dovrebbero cominciare a conferire 20mila
tonnellate di rifiuti di Roma
per un periodo previsto di
tre mesi. ''Si sa come iniziano queste cose, a Malagrotta i tre mesi sono diventati 35 anni'', dicono i
promotori della manifestazione, che vede riunite circa 200 persone. I mezzi
sono rimasti a lungo fermi
davanti al blocco inscenato,
tra essi anche un'autobotte
carica di percolato, che voleva invece uscire dal sito.
La zona è stata presidiata
dai carabinieri della Compagnia di Bracciano e dagli
agenti della municipale.
Non ci sono state tensioni.
Ma tra gli animatori della
protesta c’è don Luigi Bergamin, parroco dei Terzi,
a Cerveteri. ''Questa è
un'operazione che non può
passare sopra le teste dei
cittadini della zona. Chiediamo che siano effettuate
tutte le verifiche sulla regolarità della concessione
degli invasi a beneficio dei
rifiuti di Roma'', dice. Il timore è che le valutazioni
di impatto ambientale possano portare all'ampliamento del volume di rifiuti
di Roma, fino a 450mila
tonnellate, da stoccare
presso il sito braccianese.
Valter Brogino
Martedì 15 ottobre 2013
8
Dall’Italia
A Lampedusa Centro accoglienza di nuovo al collasso. Le bare dell’hangar sbarcate a Porto Empedocle
Immigrati, ancora sbarchi in Sicilia
Negli ultimi due giorni soccorse in mare quasi 500 persone. Pronta la missione umanitaria
di Giorgio Musumeci
entre a Porto Empedocle arrivavano
le bare delle vittime della tragedia
avvenuta lo scorso 3 ottobre, gli sbarchi di immigrati hanno continuato a
farla da protagonisti sulle coste di Lampedusa
e della Sicilia. All’alba di ieri, un peschereccio
con a bordo 150 migranti tra tunisini e siriani, è
sbarcato al porto dell’isola senza essere stato
avvistato durante la navigazione. I naufraghi, tra
cui 27 donne e 25 bambini, sarebbero partiti
dalla Libia. Una volta messo piede sull’isola,
sono stati immediatamente traferiti al Centro di
accoglienza che intanto ospita oltre 600 persone
in più del consentito, finendo nuovamente al
collasso. Sempre nella mattinata di ieri, altri
152 migranti tra cui 13 bambini, sono scesi al
porto di Pozzallo. Soccorsi in un primo momento
dalla nave “Asso 30” a largo di Lampedusa, i
naufraghi sono stati raggiunti dalla Capitaneria
di Porto e condotti nella città ragusana.
Poco lontano da lì, a Portopalo di Capo Passero,
sono sbarcati altri 92 africani soccorsi a notte
fonda dalla Guardia costiera mentre navigavano
a largo delle coste siciliane. A bordo c’erano
solo uomini che hanno riferito di essere originari del Mali, del Senegal e della Somalia.
Tra di loro anche quattro minorenni. E ancora,
a largo di Reggio Calabria le motovedette
M
della Guardia Costiera hanno intercettato e
scortato in porto un altro barcone con 226
persone. Nascosti fra loro sarebbero stati individuati anche gli scafisti.
Nel frattempo a Lampedusa il mare continua
a restituire i corpi dei migranti morti nel
terribile naufragio di dieci giorni fa. Il lavoro
dei sommozzatori prosegue, e ieri sono stati
recuperati altri sei cadaveri. A Malta è stato
ritrovato, invece, il corpo di un bambino di tre
anni, scomparso nel naufragio di venerdì
scorso avvenuto a largo dell’isola nel quale
hanno perso la vita 38 persone.
Intanto a giorni dovrebbe partire il piano di
pattugliamento del Mediterraneo per poter
intervenire immediatamente nei soccorsi ed
evitare altre tragedie del mare. Sei mezzi navali,
quattro elicotteri e altrettanti aerei dovrebbero
perlustrare giorno e notte il braccio di mare
“interessato” dai profughi. Tale intervento
segue di una settimana una collaborazione instaurata tra il nostro Dipartimento immigrazione
e la polizia locale di Tripoli affinché si tenga
maggiormente sotto controllo il nord del Paese
in modo da fermare le partenze organizzate
dagli scafisti. Come ha anticipato il ministro
della Difesa Mario Mauro, “l’attuale impiego
giornaliero di 500 uomini potrebbe essere addirittura triplicato”. Riguardo la durata della
missione umanitaria, invece, il ministro ha preferito non sbilanciarsi, spiegando che “molto
dipenderà anche dai tempi di stabilizzazione
della situazione libica e soprattutto dal supporto
che ci arriverà dall’Unione Europea”.
Certamente se ne discuterà durante la riunione
del Consiglio Ue fissato per il 24 e 25 ottobre
che all’ordine del giorno ha inserito proprio
l’emergenza legata ai migranti. In quella sede
si parlerà anche di finanziamenti. E allora vedremo quanto l’Europa sarà disposta ad agire
per venire incontro all’Italia e all’emergenza
che, adesso e in passato, ha sempre sostenuto
da sola.
Un’operazione simile, con un coinvolgimento
tale di mezzi e uomini, non può essere economicamente a carico solo del nostro Paese.
Se è vero che Lampedusa è la porta d’Europa,
è altrettanto vero che il problema appartiene
all’Europa tutta. Altrimenti il susseguirsi di
visite e promesse cadrà, ancora una volta, nel
vuoto. A discapito nostro e di quei poveri disgraziati.
TORINO – LA BANDA DEGLI INCENSURATI
Rapinavano banche,
dieci arrestati
carabinieri di Torino hanno sgomitato una banda
specializzata in rapine seriali a banche. Il capo dell’organizzazione è un catanese rapinatore professionista che ingaggiava uomini
incensurati. Tra i suoi seguaci, il leader della gang aveva
anche chi metteva a disposizione la propria abitazione
utilizzandola come base logistica. Secondo quanto
emerso dalle indagini, i rapinatori, armati di taglierino,
in diverse occasioni hanno
persino sequestrato il diret-
I
tore, al fine di garantire il
successo dell’operazione. A
finire in manette sono 10 italiani, individuati dai Carabinieri dopo una serie di riscontri fatti con le immagini
delle telecamere di sorveglianza delle banche assaltate. Tutti incensurati, risultano essere responsabili di
18 rapine, per un guadagno
di oltre 800mila euro. Le rapine sono avvenute in Basilicata, Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte, Sicilia, Toscana e Veneto.
G.M.
PERUGIA – SI DICHIARAVA INNOCENTE
Davide Valpiani
suicida in cella
a testa infilata in un sacchetto e, accanto, il fornellino a gas: è stato trovato
morto così domenica dalla polizia
penitenziaria, riverso sul pavimento della cella nel carcere di
Perugia, il forlivese Davide Valpiani, 49 anni, condannato all’ergastolo per l’omicidio di Vincenzo
Di Rosa, fratello della sua compagna avvenuto nel 2005 a Cervia
(Ravenna). Solo due giorni prima,
chiudendo la telefonata con il suo
difensore ravennate Gianluca Alni,
Valpiani aveva ancora una volta
insistito sulla propria estraneità
a quell’omicidio: “Sono innocente,
avvocato, la prego faccia qualcosa”. E proprio al legale faceva
riferimento il biglietto trovato nella
cella e scritto prima di morire:
“Avvertite l’avvocato Alni”. La
condanna all’ergastolo gli era
stata inflitta dalla Corte d’Assise
L
di Ravenna nel 2008. La sentenza
fu poi confermata in appello e in
Cassazione. Valpiani, fu riconosciuto responsabile dell’omicidio
di Vincenzo Di Rosa, fratello della
donna che in quel momento, nel
2005, era la sua compagna. Movente indicato, la riscossione del
risarcimento di 800mila euro relativo a due polizze-infortuni che
Valpiani aveva convinto Vincenzo
a stipulare. Beneficiaria delle polizze, la compagna che ha poi rinunciato agli indennizzi.
Dieci anni fa Valpiani era stato
assolto dall’accusa di aver ucciso
i genitori: la madre fu trovata semicarbonizzata nella vasca da bagno; il padre morì apparentemente
per un malore. Il presunto movente era una ricca eredità. Due
perizie giocarono a suo favore:
la madre si suicidò, il padre era
B.F.
stato colpito da ictus.
9
Martedì 15 ottobre 2013
Dall’Italia
Catania – Scandalo formazione, rubati 9 milioni di fondi pubblici sul totale dei circa 58 milioni ricevuti nel quinquennio 2005-2010
Scoperchiato il vaso di ‘Pandora’
Dieci in manette accusati di peculato, truffa aggravata per il conseguimento di contributi, corruzione, falso e frode fiscale
nnesimo scandalo su formazione in Sicilia. Dopo Palermo
e Messina è l’ora di Catania,
dove dieci persone sono state
arrestate dalla Guardia di finanza con l’accusa di essersi appropriate
indebitamente dei contributi pubblici,
anche comunitari, destinati alla formazione. Dovranno rispondere dei reati di
peculato, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, corruzione, falso e frode fiscale. Lo comunica
una nota delle Fiamme gialle che hanno
eseguito un’ordinanza di custodia cautelare e il contestuale sequestro preventivo di beni mobili ed immobili per
un valore complessivo pari a circa 3,7
milioni di euro, emessa dal Gip di
Catania su richiesta della procura della
Repubblica presso il tribunale locale.
Nel dettaglio, con l’operazione denominata ‘Pandora’ è venuta alla luce l’esistenza di un’associazione a delinquere
che si è appropriata indebitamente di
circa nove milioni di euro sul totale dei
circa 58 milioni ricevuti sotto forma di
contributi nel quinquennio 2005-2010
per l’organizzazione e realizzazione di
112 corsi di formazione. Gli ‘esperti’,
avrebbero utilizzato documenti falsi per
rendicontare le spese e gli acquisti di
beni che invece di garantire tali corsi
servivano ad altro.
Quattro sono gli enti di formazione coinvolti: Anfe provinciale (Associazione Nazionale Famiglie Emigrati), Iraps, (Istituto
di Ricerche e Applicazioni Psicologiche
e Sociologiche), Anfes (Associazione
Nazionale Famiglie Emigrati Siciliani) e
Issvir, (Istruzione, Servizi, Sport, Volon-
E
tariato, Italiano e
Regionale), tutti
con sede a Catania e operanti
in altre province
siciliane. Per due
dei dieci indagati è stata dei
quali è stata disposta la custodia cautelare in
carcere: si tratta
di Giuseppe Saffo, Francesco
Cavallaro. Ai domiciliari invece
La sede di uno degli enti coinvolti (foto BlogSicilia)
gli altri otto:
Concetta Cavaldei fornitori degli enti di formazione
laro, Manuela Nociforo, Eleonora Viscuso,
professionale, sarebbe stata fatta aggiDomenico La Porta, Rosa Maria Trovato,
rando le regole previste dalla normativa,
Giuseppe Bartolotta e Biagio La Fata.
che prevede la comparazione di tre
Secondo la Procura, il sistema di frode
preventivi e l’individuazione di quello
è stato ideato principalmente da Giupiù conveniente tra essi.
seppe Saffo e dal nipote Francesco Cavallaro che tramite alcune imprese a
In particolare, le indagini hanno ricoloro stessi riconducibili anche attraverso
struito che l’organizzazione provvedeva
altri familiari erano state appositamente
alla formazione di preventivi falsi con
costituite per documentare spese totalprezzi molto superiori rispetto a quelli
mente fittizie. In altri casi, le società di
proposti dalle imprese legate al gruppo
‘comodo’ sarebbero state utilizzate come
criminale, sulle quali inevitabilmente
soggetto economico interposto tra gli
cadeva la scelta. Le indagini avrebbero
effettivi fornitori e gli enti di formazione
anche interessato un funzionario della
professionale, per gonfiare il prezzo di
Regione Siciliana in servizio all’Ispettorato Provinciale del Lavoro di Catania,
alcune forniture e servizi destinati agli
enti in questione. In diversi casi, le imche ha revisionato, nel tempo, i rendiconti
prese avrebbero emesso fatture per la
degli enti, senza alcun controllo della
prestazione di servizi (ad esempio per
rendicontazione, ottenendo in cambio
pulizia e manutenzione dei locali e asl’assunzione in alcuni degli enti interessati
sistenza attrezzatura informatica) in realtà
dalle indagini.
mai eseguite. Anche l’individuazione
Carlotta Bravo
ME S T RE : L A PROT E S TA DI DUE RESIDENTI
“Noi come la pecora: abbandonate”
na pecora legata e abbandonata
davanti ad un cassonetto. Un
episodio sicuramente insolito
che solleva una ben più ampia polemica su ciò che avviene a Mestre,
più precisamente in via Fogazzaro (e
dintorni), dove a causa degli immigrati
i cittadini sono costretti a vivere a
stretto contatto con la criminalità. A
protestare sono Giulia e Giuliana che
inviano una lettera al quotidiano locale
‘Il Gazzettino’ dicendosi indignate.
“Una pecora legata ad un cassonetto
non si era mai vista prima d’ora –
scrivono le due – Non è stata ancora
fatta chiarezza sul perché quell’animale
si trovasse lì e su quale sarebbe stato
il suo destino se non fossero intervenute, fin troppo tempestivamente
e in gran numero le autorità. Indignazione dovuta anche al fatto che ci
fossero ben tre volanti della polizia e
una dei carabinieri per quella che di
certo non può definirsi ‘un’emergenza’
sebbene sia un fatto grave”.
Di problemi in quella zona infatti ce
ne sono molti. “Di emergenze – continuano – nella nostra zona ce ne
sono ben altre che meriterebbero la
stessa attenzione, se non di più: dai
furti nelle auto o nei cortili, alle abitazioni subaffittate, ai magazzini pieni
di merce contraffatta ai quali si unisce
il continuo andirivieni di venditori
abusivi, al giro di prostituzione agli
incroci, allo spaccio a cielo aperto e
alla merce che viene furbescamente
occultata nelle siepi vicino ai condomini”.
U
Mentre la pecora è stata affidata da
alcuni allevatori, le due si chiedono
che fine faranno. “Ci sentiamo presi
in giro in primo luogo dalle autorità
ed in secondo luogo da chi ci dovrebbe
rappresentare e tutelare. È giusto
continuare ad essere omertosi e spaventati, oltre che ignorati da chi di
dovere? Noi diciamo basta! La verità
è che ci siamo sentiti tutti abbandonati
e perduti proprio come la povera pecora, ci sentiamo destinati ad un sacrificio inevitabile che giorno dopo
giorno si compie inascoltato, senza
che nessuno venga in nostro soccorso.
Che qualcuno ci salvi!”.
Barbara Fruch
Duro colpo a Sacra Corona Unita
Ricostruiti 4 omicidi e 6 tentati omicidi
In carcere i vertici dell’organizzazione
D
iciotto gli arresti in
provincia di Brindisi,
indagate per associazione mafiosa, omicidio
plurimo, ma anche tentato
omicidio con l'aggravante
del metodo mafioso. Attraverso l’operazione congiunta tra gli agenti della squadra Mobile di Brindisi e del
commissariato di Mesagne,
i carabinieri del Ros di Lecce e del comando provinciale di Brindisi. Le indagini
della polizia di Stato e dei
carabinieri, avviate nel 2012
ed incentrate sui clan dominanti della frangia brindisina della Sacra Corona
Unita, hanno consentito di
ricostruire i moventi, gli autori e i mandanti di 4 omicidi
e 6 tentati omicidi commessi, tra il 1997 ed il 2010, nell'ambito di una faida interna
all'organizzazione mafiosa
di appartenenza, appunto
la Scu. Gli arresti dell’operazione, denominata Zero,
sono stati disposti dal gip
di Lecce su richiesta della
Direzione distrettuale anti-
mafia. Il quadro fornito dalle
indagini ha ricostruito più
di un decennio di fatti di
sangue, attraverso le dichiarazioni di collaboratori di
giustizia e di riscontri raccolti in fase istruttoria dei
pentiti Ercole Penna e Cosimo Guarni, detto Maradona, entrambi di Mesagne.
Tra i nomi delle persone
destinatarie dell’ordinanza
di custodia cautelare, spiccano quelli di Francesco
Campana, considerato il
capo della Sacra Corona
Unita di Brindisi e arrestato
nel 2011 dopo una condanna
a 9 anni per associazione
mafiosa, e del suo presunto
braccio destro Ronzino De
Nitto, entrambi arrestati tra
il 2011 ed il 2012, dopo una
lunga latitanza. Tra gli altri
clan attivi nel brindisino,
compaiono la famiglia Bruno
di Torre Santa Susanna e i
Mesagnesi, capeggiati da
Antonio Vitale, Massimo Pasimeni, Ercole Penna e Daniele Vicentino.
Chantal Capasso
GIOVINAZZO (BARI): E’ SEDE DI UN’ASSOCIAZIONE DI VOLONTARIATO
La Fattoria sociale assaltata dai ladri
I componenti della Onlus: “Aiutateci a ricostruire,
non vogliamo rinunciare al nostro progetto”
N
Poi le due ritornano a parlare della
pecora sottolineando la presenza nei
dintorni di una moschea. “L’idea più
accreditata, grazie a testimoni oculari
che non si sono palesati, è che la
pecora in questione sia stata comprata,
sempre per non dire ‘rubata’, portata
con una macchina di fronte alla fantomatica moschea, fatta passare per ‘centro culturale’ probabilmente allo scopo
di essere sacrificata o macellata. Le
persone viste in compagnia dell’animale,
hanno ben pensato, una volta scoperte,
di legare l’animale al suddetto cassonetto
ed, in seguito, di barricarsi all’interno
della moschea, alias ‘centro culturale’,
per non uscirne più”.
BRINDISI – IL BLITZ DI POLIZIA E CARABINIERI
on si può stare tranquilli neanche quando ci si occupa
di volontariato. E’ quello che
devono aver pensato i ragazzi della
Fattoria sociale quando hanno trovato
i locali della loro sede distrutti e gli
animali razziati. E non una sola volta:
il primo episodio due giorni fa e il
secondo la scorsa notte, ad ostacolare
una ripresa già di per sé faticosa e
impegnativa.
“Hanno rubato e devastato tutto quello che c’era. A farne le spese i nostri
animali: cani, conigli, galline. E anche
le mascotte della fattoria, le due caprette che avevamo salvato. Oltre ai
danni, sono state rubate attrezzature
e mangimi. Ci verrebbe voglia di
interrompere la nostra avventura,
ma facendo questo la daremmo vinta
a tutti coloro che ci vogliono male”
scrivono i componenti del gruppo
che gestisce la Fattoria.
Che, va detto, è una Onlus impegnata
nella riscoperta dei piaceri di una
vita votata alla tradizione, al legame
con la terra e gli animali. “L’idea – si
legge nel sito internet dell’associazione - è quella di recuperare una
villa ed un ettaro di terreno donata
all’associazione da una famiglia di
Giovinazzo (Bari)”, su cui a circa un
anno dall’inizio dei lavori, eseguiti
personalmente, i ragazzi hanno piantato un orto coltivato in biologico,
frutteti e oliveti. Grazie ai quali loro
stessi producono marmellate, olio,
dolci e altro, senza usare pesticidi,
prodotti chimici e organismi geneticamente modificati.
“Oltre all’attività agricola – scrivono
i ragazzi - nella Fattoria sono ospitati
e amorevolmente curati anche diversi
animali, che contribuiscono a creare
un ambiente favorevole a sviluppare
soprattutto nei bambini disabili attività emozionali legate alla ludica
ed alla didattica. Per fare comunità,
aiutare i disoccupati a trovare un lavoro grazie al ritorno alla terra, favorire la riscoperta, da parte anche
di anziani e disabili, delle tradizioni
agricole perdute, dando loro la possibilità di dedicare del tempo all’orto
e alla botanico terapia. Vogliamo
creare una Fattoria sociale dove nessuno resti indietro e nessuno si senta
escluso”.
Un quadro sano e naturale, nel quale
organizzare anche gite, incontri e
visite guidate. Vissuto fino ad ora
esclusivamente grazie all’impegno
dei volontari e al contributo di amici
e sostenitori. Un contributo che, ora
come non mai, è non solo utile ma
anche necessario per la sopravvivenza di un progetto importante e
degno. E fa bene anche a chi lo
versa perché, come scritto da un
grande poeta italiano e riprodotto
nel materiale di una campagna di
sensibilizzazione della Fattoria sociale, “Io ho quel che ho donato”.
Cristina Di Giorgi
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Martedì 15 ottobre 2013
Dall’Italia
Fari puntati solo ed esclusivamente sul Cavaliere per gli annunciati provvedimenti di clemenza
Gli altri “Berlusconi” che nessuno vede
I consiglieri (o ex) di 16 regioni coinvolti in inchieste per “spese folli” potrebbero godere di amnistia e indulto
mnistia e indulto per
tutti, tranne Berlusconi.
I “rimedi straordinari”
non serviranno solo a
risolvere (in minima parte) il
gravissimo problema del sovraffollamento nelle carceri.
Ma anche a salvare tanti politici
italiani che si sono resi protagonisti di vere e proprie schifezze. Come gran parte dei
consiglieri regionali di tutta
Italia. Finiti sotto inchiesta per
peculato, truffa, concussione.
Indagini che hanno portato a
galla, in ben 16 Regioni, veri
e propri scandali. Un’inchiesta,
da nord a sud, che si è allargata a macchia d’olio e ha
colpito quasi tutti i partiti. Una
serie infinita di “spese folli”
che molte Procure italiane
hanno iniziato a scoperchiare
più di un anno fa, ma che ora,
grazie a indulto e amnistia, rischiano di concludersi con un
nulla di fatto. Caso Fiorito in
primis. L’ex capogruppo del
Pdl alla Pisana, già condannato
in primo grado a 3 anni e 4
mesi di carcere, potrebbe così
sfangarla. Sarà compito di deputati e senatori (serve l’ac-
A
cordo di due terzi del Parlamento) decidere quali reati
inserire all’interno della cornice. Ma il dibattito imperversa
solo ed esclusivamente sulle
sorti del Cavaliere. Quei provvedimenti di clemenza non
possono e non devono riguardarlo. Lo ha detto prima Napolitano, poi la Cancellieri.
Continuano a ripeterlo, fino
alla noia, il Pd, M5s e Sel. Guai
solo a pensare a una cosa del
genere. Stranamente ieri a difesa di Berlusconi è intervenuto a gamba tesa la “colomba” Quagliarello. L’obiettivo,
anche questa volta, è stato
centrato. Tutti a dare addosso
al Cav per scostare l’attenzione
dagli altri misfatti. I consiglieri
regionali coinvolti spingono
sui loro partiti per ottenere la
“grazia”. Ancor prima di essere giudicati. E il timore adesso è proprio questo: molti potrebbero farla franca. Accanto
alle inchieste penali, a mettere
a setaccio scontrini, fatture, ricevute e agende, per fortuna
ci si è messa la Corte dei
conti. Ai giudici contabili rimarrà comunque la possibilità
di sanzionare coloro che saranno ritenuti colpevoli. Obbligandoli quindi alla restituzione del maltolto se ci sarà
qualcuno che si costituirà par-
te civile. Sanzioni, dunque.
Nulla di più. E pensare che
solo nel 2012 i soldi pubblici
a disposizione dei consiglieri
regionali eletti sono stati ben
47 milioni di euro. Rimborsi
extra, naturalmente, che si affiancavano al lauto compenso
percepito mensilmente. Nell’elenco degli acquisti effettuati
col denaro di rappresentanza
è finito davvero di tutto: dalle
munizioni da caccia, alle cene
di pesce. Dalle lap dance, ai
pasticcini. Ma c’è stato perfino
chi ha usato quei soldi per
saldare la propria tassa sui rifiuti. Una vergogna. A pagare,
in realtà, noi cittadini.
Tutti presunti innocenti, fino
ad oggi. Perché fino al terzo
grado di giudizio quei consiglieri coinvolti rientreranno in
quella categoria ben distinta
di persone. Molte delle quali,
però, sicuramente colpevoli.
Amnistia e indulto serviranno
anche a questo. A salvare le
magagne di gran parte dei
consiglieri regionali. Liberi
tutti, tranne Berlusconi. Storia
della malagiustizia italiana.
Federico Colosimo
Enna
Casa di riposo-lager:
quattro in manette
altrattamenti, abbandono di
incapaci, sequestro di persona, violenza privata e lesioni
personali: sono le accuse di cui
dovranno rispondere il presidente,
il gestore e due operatrici della
casa di riposo Sant’Antonio Abate
– ex Villaggio del Fanciullo di
Enna, nella zona di Pergusa, arrestate dalla Guardia di Finanza.
Nel mirino delle forze dell’ordine
anche le mancate autorizzazioni,
a quanto si apprende, necessarie
alla gestione della struttura.
Una cinquantina di anziani in
condizioni di degrado, alcuni deceduti la cui pensione veniva
puntualmente ritirata dagli operatori dell’ospizio, che dunque
dovranno rispondere anche di
truffa. Si parla di una cifra che
ondeggia intorno ai 600 mila
euro, dei quali fanno parte anche
somme prelevate dai libretti di
deposito di anziani deceduti.
M
Senza contare l’appropriazione
indebita di effetti personali di valore, dei quali gli ospiti della struttura venivano puntualmente privati
dopo la morte.
La casa di riposo è stata sequestrata e gli anziani trasferiti in
altre strutture. I fatti sarebbero
dimostrati da intercettazioni telefoniche ed ambientali e riprese
video che hanno evidenziato come
anziani malati di Alzheimer venissero costretti nei loro letti, pesantemente sedati da operatori
privi di competenze mediche o
infermieristiche. L’operazione, definita Cara Lina, è stata avviata a
causa di segnalazioni di ex dipendenti, a seguito delle quali
sono iniziate le intercettazioni ed
è stata disposta l’ordinanza di
custodia cautelare da parte del
Gip. Ora si tratterà di quantificare
gli illeciti patrimoniali.
Emma Moriconi
Lecce - Rave letale
Eurosky Tower .
L’investimento più solido è puntare in alto.
Ragazza finisce in coma
na notte di sballo nel
Salento dal tragico risvolto. Una ragazza di 22
anni di Cerfignano, frazione
di Santa Cesarea Terme
(Lecce), è ricoverata in
coma nel reparto di Rianimazione dell’ospedale ‘Vito
Fazzi’ di Lecce, dopo aver
assunto un mix di alcol e
anfetamine durante un rave
party svoltosi sabato notte
in una masseria abbandonata, in località Pozzo Antico,
sulla strada che collega Lecce alla marina di Torre
Chianca.
Un “festino” non autorizzato
di cui le forze dell’ordine
U
non sapevamo nulla, tanto
che soltanto alle prime ore
del mattino qualcuno ha telefonato al 118 per segnalare la presenza per terra
di una ragazza esanime.
Questa infatti la situazione
che i sanitari si sono trovati
davanti.
Al momento la ragazza non
presenta segnali di ripresa
anche se le sue condizioni
sono gravi ma stazionarie.
Resta al vaglio degli inquirenti capire come si sia svolta la dinamica e chi siano i
principali responsabili
dell’accaduto.
F. Ce.
Taranto - La tragedia
Crolla un capannone:
muore un 62enne
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n uomo è morto nel crollo, avvenuto ieri mattina, in una
vecchia cantina sociale in disuso, nei pressi di Sava, in provincia di Taranto sulla strada per Manduria, nei pressi dello
stadio comunale. La vittima è Giuseppe Spagnolo, 62enne ex dipendente della stessa cantina, chiusa da anni. A dare l’allarme
sono stati i residenti delle case adiacenti che hanno sentito un
forte boato. Sul posto, per estrarre il cadavere, sono intervenuti i
vigili del fuoco e le squadre dei pompieri, giunte anche da
Taranto. In aiuto anche un’impresa locale che ha prestato l’impiego
di una grossa ruspa.
Sull’episodio la Procura di Taranto ha aperto un’inchiesta, per il
momento a carico di ignoti. L’uomo, che aveva la disponibilità
delle chiavi dell’edificio, sotto custodia giudiziaria da circa cinque
anni dopo il fallimento della cooperativa che gestiva l’attività,
pare stesse tagliando alcuni tiranti di ferro quando ha ceduto un
muro portante.
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11
Martedì 15 ottobre 2013
Arte
DAL 7 OTTOBRE ALLA GNAM FARI PUNTATI SULLE CONTROVERSE OPERE DEL FRANCESE NATURALIZZATO STATUNITENSE
Duchamp a Roma: dov’è la novità?
Una mostra che finalmente, dopo tanti anni, chiarisce il ruolo della collezione Schwarz alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna,
per molti, troppi anni relegata in una stanza secondaria e in cattiva luce. L’inventore del Ready made, estimatore dei Futuristi italiani
La boite en valise e a destra immagini della mostra
di Davide Tedeschini
inquant’anni dopo
aver esposto in Italia
e 100 anni dopo l’invenzione della ‘Ruota
di Bicicletta’ la Gnam
dedica una mostra a Marcel
Duchamp, il mitico artista
dell’Orinatoio (vero nome:
Fontana), quello che spesso
fa esclamare a chi ci accompagna “Questa non è arte” o
“Questo lo potevo fare anche
io” che succede anche con
Picasso, e altri importanti artisti
del moderno e del contemporaneo, rei –secondo i detrattori- di non fare l’arte simile
alla realtà, o di essere un po’
svogliati. In verità la colpa è
anche dei Futuristi ed è per
ritrovare i suoi idoli che l’artista
negli anni 60 fece un viaggio
in Italia e legò con alcuni galleristi e collezionisti dell’epoca, realizzando anche una
mostra a Roma. Le opere sono
quelle che sono esposte solitamente in galleria, multipli
C
(ossia copie autenticate) esposti a Roma fin dagli anni 60
ma mai messi nella dovuta
evidenza. Ora con una mostra
inaugurata il 7 ottobre dal
titolo “Duchamp, re-made in
Italy” sembrano finalmente rivivere la loro importanza.
Sono un po’ ingenerose le
critiche giunte dai quotidiani
italiani -in testa il Corriere
della Sera e Il Tempo- visto
che ogni piccola opera di Duchamp conserva una lunga
storia autobiografica, visceralmente legata alle avanguardie artistiche del 900, soprattutto al Surrealismo, a Parigi
e a New York, una storia che
in Italia, eccezion fatta per il
Futurismo sembra non essere
mai arrivata. Nella sala affianco
alla mostra alloggiano le opere
di Balla e Boccioni, e quindi
si ha l’occasione di volgere
finalmente lo sguardo a un
periodo storico –più che solamente estetico- spesso sottovalutato.
Certo, c’è sempre l’imman-
Aria di Parigi e Ruota di bicicletta
cabile perplessità della prepotenza della cultura straniera,
dal momento che la Galleria
nazionale d’Arte Moderna
proprio perché a Roma, recherebbe opere più interessanti nell’ottica della storia
dell’arte italiana: De Chirico,
Modigliani, De Nittis, Boldini,
Morandi, De Pisis, Guttuso,
Manzoni, Fontana spiccano
per il moderno e il contemporaneo; per l’ottocento Hayez, Lega, Fattori, Cremona,
Morelli, Mancini, Palizzi, Favretto, Previati, Pellizza Da Volpedo sono veri capolavori oltre che artistici ‘artigianali’
anch’essi degni di rivalutazione, che piacciono ai critici
d’inizio articolo. Troppe volte
si evita il discorso o la celebrazione di un grande nome
della modernità a Roma: è
successo con De Nittis al
Chiostro del Bramante, succede a nomi del Rinascimento
ospitati da varie location ma
della grande pittura regionale
italiana, la pittura di fine ottocento, la pittura dell’Unità,
quando verrà celebrata se
non lo si è fatto neanche per
il 150° anniversario? Quando
vedremo una grande mostra
di Boldini o di Fattori a Roma?
Da un certo punto di vista la
mostra sarebbe anche interessante poiché poco scolastica (non sappiamo con quali
criteri avrà una ricaduta sulle
scolaresche, anche se il periodo di mostra, fino al 9 febbraio è quello del primo quadrimestre che in genere non
viene utilizzato per le uscite
didattiche) in compenso è
stato pensato un piccolo laboratorio didattico per bambini. Qual è l’utilità di questa
mostra? “Non è importante
se Mr.Mutt abbia fatto Fontana
con le sue mani o no. Egli
l’ha scelta. Egli ha preso un
articolo ordinario della vita
di ogni giorno, lo ha collocato
in modo tale che il suo significato d’uso è scomparso sotto
il nuovo titolo e il nuovo punto
di vista – ha creato un nuovo
modo di pensare quell’oggetto” (The Blind Men, New
York, 1917), chiosa a margine
una rivista dell’epoca. Basta
pensare a queste opere, come
degli ‘incontri’ che arrivano
addirittura ad essere suddivisi
in una casistica generatrice
di vere e proprie correnti contemporanee come il Noveau
Realism o l’intera produzione
di un singolo artista. Abbiamo
quindi: l’object trouvè interpretè, un oggetto qualunque
trasformato in un esemplare
(l’archetipo dell’assemblaggio); l’object naturel, prodotto
della natura come una conchiglia o una pietra (potrebbe
ricordare il contemporaneo
Broodthaers); l’object incorporè associato a un dipinto o
a una scultura, a volte incorporato in un’opera d’arte (ricorda i quadri di De Chirico
e tutto il Citazionismo); infine
il ‘ready made’ un oggetto industriale di serie del quale si
contesta la funzione destinandolo a tutt’altra… e come si
Fontana anche detto Orinatoio
fa a non pensare a Andy Warhol? E’ bastato Piero Manzoni,
grande assente da questa mostra (assenza di cui si lamenta
Simongini dalle pagine del
Tempo) per chiarire l’opera
di Duchamp con la famosa
regola del: “Tutti gli oggetti
sono arte”. Nella tradizione
ormai consolidata del ‘mostrificio Roma’ nella mostra è
stata dedicato ampio spazio
ai discepoli o emuli –sconosciuti alle masse- dell’artista
francese: da Gianfranco Baruchello a Giosetta Fioroni –
con una riproduzione di una
stanza, a imitazione dell’opera
duchampiana ‘Etant donne…
’- da Luca Maria Patella a Sergio D’Angelo. Tra i libri in
mostra in due vetrine contenenti opuscoli e pubblicazioni
nonché locandine delle mostre dell’epoca, si confonde
tra i tanti una prima edizione
di Attributi dell’arte odierna
(1967) del grande Emilio Villa,
peccato non poterlo sfogliare.
Una saletta dedicata anche
ad un documentario aiuta a
capirne l’opera con filmati e
documenti d’epoca come da
prassi. Desta stupore nel caos
che governa l’arte di questi
tempi la precisione del catalogo Electa (pp.305, 35€) con
testi di Paolo Castelli, Maria
Sole Cardulli, Elisa D’Agostino,
Giovanna Coltelli, Keila Linguanti, Marcella Cossu, Karmen Corak, Luca Patella, Arturo Schwarz, Franco Vaccari,
Gianfranco Baruchello, Maria
Vittoria Marini Clarelli, Stefano
Cecchetto, Carla Subrizi, Maria Giuseppina di Monte. Una
mostra discreta che arriva
quando ormai l’inclemente
sovrabbondanza dell’arte elettronica e dei social network
rendono il tutto antiquariale
e non più così scandaloso
come quando l’orinatoio venne esposto per la prima volta
nel 1917 a New York, poi andando disperso, forse tra i
calcinacci delle ristrutturazioni
o nei traslochi dei collezionisti
ebraici Arensberg, i coniugi
che per primi credettero nell’artista.
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Martedì 15 ottobre 2013
Sport
Allo Stadio San Paolo di Napoli la Nazionale deve assolutamente vincere per essere testa di serie in Brasile
Italia-Armenia: vietato sbagliare
Pareggio e sconfitta chiuderebbero la porta ad ogni speranza azzurra e i mondiali sarebbero già in salita
di Federico Colosimo
l Mondiale è già conquistato
da tempo, l’ingresso tra le otto
teste di serie ancora no. Serve
una vittoria per stare tranquilli,
3 punti per sognare. I vice-campioni
d’Europa di Prandelli, dopo 7 anni
di astinenza, tornano al San Paolo.
Napoli è pronta per la festa. Questa
sera, alle 20:45, Italia-Armenia. Altro
che passerella, Pirlo e compagni
sono costretti a vincere. Un’eventuale
sconfitta renderebbe molto più arduo
il cammino degli Azzurri. Con un
pareggio, sarebbero cinque le Nazionali che ci starebbero sicuramente
davanti (Brasile, Spagna, Germania,
Argentina e Belgio). Tutto, a quel
punto, dipenderebbe da Colombia,
Uruguay, Svizzera e Olanda. Se dovessero vincere, per l’Italia sarebbe
notte fonda. E i mondiali brasiliani
tutti in salita già dal girone di qualificazione valido per l’accesso agli ottavi di finale.
L’Italia non può permettersi di sbagliare. E non sarà una passeggiata. I
nostri avversari, infatti, si giocano
tutto. La presenza ai mondiali, per
esempio. Se l’Armenia lasciasse Napoli con 3 punti al seguito, la Danimarca non facesse bottino pieno
contro Malta e la sfida tra Bulgaria e
Repubblica Ceca finisse pari, sarebbero infatti gli uomini guidati in panchina da Minasyan a ottenere il se-
I
Il grande assente della sfida al San Paolo, Gianluigi Buffon
condo posto utile per i play-off mondiali. Combinazioni al limite dell’impossibile, certo, ma che rendono difficile immaginare un’avversaria già
sconfitta in partenza. Insomma quella
di stasera sarà una partita vera.
Ieri pomeriggio Prandelli ha avuto
un lungo faccia a faccia con Balotelli,
per l’ennesima volta al centro delle
polemiche più disparate. Super Mario, acclamatissimo dai tifosi napoletani, è finito ancora nel bersaglio
della critica. Il codice etico, ormai si
sa, per lui non conta. Il fortissimo attaccante bresciano sarà a tutti gli effetti al centro del tridente azzurro.
La gastroenterite lo ha debilitato, sì,
ma non scoraggiato. Al suo fianco,
Florenzi (in ballottaggio con Cerci)
e l’idolo di casa: Lorenzo Insigne.
Pronto a infiammare il San Paolo con
le sue giocate e i suoi dribbling.
Buffon, invece, non ha recuperato.
Al posto del capitano recordman
(137 presenze) ci sarà Marchetti. Rispetto alla gara contro la Danimarca
cambiano anche gli uomini della
batteria difensiva: Abate subentrerà
a De Silvestri sulla corsia di destra,
mentre Pasqual prenderà il posto di
Balzaretti sul versante opposto. Il cagliaritano Astori e Bonucci saranno i
due centrali. Le redini del centrocampo, come sempre, verranno af-
Cercateci e ci troverete ovunque.
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fidate al “geometra” Pirlo. Il “faro”
della Juventus, vertice basso in cabina
di regia, al suo fianco potrà contare
su Montolivo e Aquilani (favorito su
Marchisio). Per quanto riguarda gli
ospiti, particolare attenzione bisognerà prestarla alla stella del Borussia
Dortmund, Mkhitaryan, vera e propria
mina vagante.
Il pronostico, è inutile nasconderlo,
è tutto a favore degli azzurri. Molti
di voi adesso staranno toccando
ferro, ma per storia e tradizione
l’Italia non può avere paura dell’Armenia. I vice-campioni d’Europa,
inoltre, nel corso di queste qualificazioni mondiali non hanno mai perso. Il fattore San Paolo, che si preannuncia tutto esaurito, può costituire
l’arma in più a favore dell’undici di
Prandelli. L’Armenia ha un solo risultato a disposizione: la vittoria. Per
questo non potrà giocare di rimessa,
rischiando quindi di esporsi al letale
contropiede azzurro.
LE PROBABILI FORMAZIONI
Italia (4-1-4-1): Marchetti; Abate,
Astori, Bonucci, Pasqual; Pirlo; Aquilani, Montolivo; Florenzi, Insigne; Balotelli. All. Prandelli
Armenia (4-4-2): Berezovsky; Arzumanyan, Mkrtchyan, Ghazarya, Sarkisov; Hovhannisyan, Movsisyan,
Mkoyan, Mkhitaryan; Hayrapetyan,
Ozbiliz. All. Minasyan.
Positivo al Giro 2013
Per Di Luca chiesta
la squalifica a vita
a Procura antidoping del Coni ha
chiesto la squalifica a vita per il ciclista
Danilo De Luca. L’abruzzese, trovato positivo (per la terza volta in carriera) prima
dell’ultimo Giro D’Italia, è stato deferito al
tribunale nazionale. In ordine “alla violazione
dell’art. 2.1 del codice Wada in relazione
alla positività per presenza di Eritropoietina
ricombinante riscontrata in occasione del
controllo antidoping disposto out of competition dall'Unione Ciclistica Internazionale
(Uci) del 29 aprile 2013”.
Per il “killer di Spoltore” non ci sono più
alibi, la sua carriera è appesa a un filo.
F.Co.
L
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