CONSIGLIO REGIONALE DELLA PUGLIA BIBLIOTECA MULTIMEDIALE & CENTRO DI DOCUMENTAZIONE “Teca del Mediterraneo” 12° WORKSHOP La memoria potenza del futuro: biblioteche, archivi, musei, collezionisti privati, protagonisti nell’unire il tempo Seminario La costruzione della memoria nelle buone prassi Archivi di Teatro in Napoli Ernesto Cilento Coordinatore Archivi di Teatro Napoli Bari, 26/27 giugno 2009 1 Sommario: Il Teatro come patrimonio culturale Un Centro di documentazione teatrale a Napoli Archivi, Biblioteche, Musei, Teatri Una rete di collaborazioni Il sito internet: Censimento dei beni documentari e bibliografici Sistemi di catalogazione a confronto La riproduzione dei documenti La fruizione Prospettive Il Teatro come patrimonio culturale Il patrimonio di beni culturali, testimone del passato storico e artistico dell’Europa, assume un ruolo fondamentale per la cultura europea poiché concreta al tempo stesso le diverse tappe della nostra civiltà e le diverse espressioni della sua identità e costituisce fonte necessaria di ispirazione alla creazione contemporanea. La tradizione teatrale campana e di Napoli - com’è noto - ha origini antiche, con radici nel mondo classico. La cultura popolare e quella “colta” si sono continuamente fuse, contribuendo alla definizione di un linguaggio autonomo, fortemente caratterizzato. Le tappe fondamentali dello sviluppo di questo patrimonio, presente in quasi tutte le fasi storiche, costituiscono un “unicum” esclusivo di Napoli. Dal 1500 ad oggi, l’evoluzione del teatro napoletano è risultata continua e di valore europeo: dalla commedia dell’arte, che animò i primi moderni teatri cittadini dopo le pubbliche commedie al Largo del Castello, al vitale rapporto di reciprocità con la produzione musicale della città, che diede vita a forme espressive di valore assoluto, quali il barocco musicale di Provenzale e Scarlatti e l’opera comica di Pergolesi, Cimarosa e Paisiello. Sia Rossini che Donizetti, in seguito, considerarono di assoluta rilevanza per la loro carriera artistica assumere l'incarico di Direttore dei Reali Teatri di Napoli. Nell’ottocento e novecento, il teatro napoletano ha, quindi, conquistato altissimo valore per autonomia linguistica e di contenuti. A questa “rifondazione” hanno dato il loro contributo autori come Petito, Di Giacomo, Scarpetta, Viviani, i De Filippo. Tuttavia nessuna Istituzione nel tempo ha assunto come compito specifico la documentazione storico/iconografica di questo settore della cultura napoletana, cosicché il pur consistente patrimonio documentario risulta, per così dire, “distribuito”, oltre che in 2 varie collezioni private, tra molteplici istituzioni culturali, talvolta concorrenti nel definirsi, ciascuna, principale detentore della memoria storica del teatro, creando una situazione di stallo ed un reale impedimento alla valorizzazione dei patrimoni teatrali cittadini. Il rapido affermarsi di Internet, nel volgere di pochi anni, ha permesso di riformulare i termini del problema e di ipotizzare la creazione di strutture virtuali e multimediali che, sfruttando l’opportunità di offrire in versione digitalizzata informazioni e documenti originali, non sempre facilmente reperibili e consultabili, siano in grado di tracciare una nuova gerarchia delle informazioni relative alla storia teatrale della città e di sviluppare un’attenzione nuova verso gli archivi tradizionali. Un Centro di documentazione teatrale a Napoli. Nel 1992, su impulso dell’Associazione Voluptaria, si costituì a Napoli un Comitato promotore per un museo-centro di documentazione teatrale a Napoli, cui aderirono, oltre agli eredi De Filippo e Viviani, intellettuali, operatori ed esponenti politici (Gerardo Chiaromonte, Ernesto Cilento, Rosanna Cioffi, Piero Craveri, Isabella De Filippo, Roberto De Simone, Arturo Fittipaldi, Giuseppe Galasso, Franco Carmelo Greco, Giuliano Longone, Franco Mancini, Maria Antonietta Picone, Gioia Rispoli, Claudio Vicentini, Luciana Viviani, Agostino Ziino). Si riteneva che la realizzazione di un tale Centro, dotato di una biblioteca specializzata, una videoteca ed un museo, con ampi spazi dedicati alle esposizioni temporanee, dovesse costituire una delle priorità per il rilancio civile e culturale della città, perché il teatro, rispetto ad altre espressioni del patrimonio storico-artistico, é inserito totalmente nelle trasformazioni del quotidiano e rappresenta uno strumento culturale privilegiato e vivo di cerniera tra passato e presente, soprattutto per Napoli che possiede una tradizionale “vocazione” per questa forma di espressione artistica. Tale struttura, collegata ad altre istituzioni internazionali analoghe, avrebbe potuto rivelarsi un efficace strumento di scambio e rafforzare il ruolo culturale, sociale e turistico di Napoli in ambito europeo, sia perché la tradizione teatrale napoletana è patrimonio della cultura europea, sia perchè il fine documentario della struttura in questione voleva fondarsi sull’esperienza teatrale europea contemporanea in via privilegiata, nella convinzione che la documentazione, sia scritta che video, riveste una funzione indispensabile per la conoscenza e la diffusione della cultura e della storia dei popoli che nell’idea europea si riconoscono. Archivi, Biblioteche, Musei, Teatri Si prendeva atto al tempo stesso che molte forze erano concordi nel rilevare 3 l’assenza di una tale struttura e lavoravano ciascuna nel proprio settore per suscitare un più largo consenso. Il Museo Nazionale di San Martino ospitava una Sezione Teatrale e la sua vocazione a costituire un punto di riferimento per la dimensione iconografica della Storia del Teatro aveva origine nell’acquisizione del Fondo Niccolini già nel 1901. La Biblioteca Nazionale nel 1905 aveva aperto al pubblico la Sezione Lucchesi Palli specializzata nelle arti dello spettacolo. Il nucleo originario, costituito dalla raccolta del Conte Lucchesi Palli, veniva successivamente incrementato, mediante acquisti e doni, nelle tre direzioni del teatro, della musica e del cinema. Il Teatro di San Carlo annunciava la sua intenzione di realizzare un museo nelle sale dell’adiacente Palazzo Reale, così come il Conservatorio di San Pietro a Majella dava inizio al riordino della biblioteca e dell’archivio che documentano circa cinque secoli di storia musicale. Due archivi di centrale importanza per la storia del teatro di prosa, quello di Raffaele Viviani e quello di Eduardo De Filippo, si dichiaravano pronti a costituire un polo documentario in grado di attrarre i cospicui patrimoni relativi alla grande stagione drammaturgica ed attoriale del novecento. L’impegno nella valorizzazione dei patrimoni della storia teatrale appariva interamente attribuito allo Stato centrale mentre le Istituzioni politiche locali, che non erano mai sembrate molto sensibili ai problemi del teatro, lo erano ancor meno nei confronti della sua memoria storica. Era dunque necessario collaborare e sviluppare energie locali senza le quali nessun progetto avrebbe trovato compimento. Una rete di collaborazioni L’Associazione Voluptaria si impegnò a collaborare con tutte le Istituzioni ed in particolare nel 1992 con la collaborazione della Soprintendenza BAA presso il Museo Diego Aragona Pignatelli Cortes di Napoli organizzò la rassegna Da Ariosto a Kraus: il teatro impossibile di Luca Ronconi in collaborazione con il Centro studi del Teatro Stabile di Torino. Nel 1993 contribuì alla catalogazione dell’Archivio storico di bozzetti e figurini del Teatro San Carlo, organizzando tre mostre dedicate agli scenografi che dal 1950 al 1990 avevano collaborato con il Massimo napoletano. Nel 1994, in occasione del decennale della scomparsa di Eduardo De Filippo, venne allestita la mostra Eduardo e Maccari e nello stesso anno accettò la donazione della Raccolta teatrale di Gennaro Magliulo. Nella seconda metà degli anni novanta qualcosa sembra cambiare in questo 4 quadro. Le Istituzioni politiche locali scelgono di sostenere in forma decisa le attività culturali che offrono un deciso connotato all’identità cittadina, oltre a significative forme di consenso nel quadro della nuova stagione dei sindaci eletti con voto diretto. Anche la valorizzazione dei patrimoni culturali ottiene larghi consensi dalla classe politica locale, citiamo per tutte l’iniziativa del Maggio dei monumenti. Si rendeva operativo il Progetto Museo Virtuale di Napoli, proposto nel 1996 e presentato ufficialmente nel 1998 dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Napoli, interessato a sviluppare, coordinare e promuovere, attraverso la creazione di una rete sinergica di infrastrutture e competenze, il recupero e la valorizzazione della cultura partenopea, caratterizzata da una peculiare e intrinseca vivacità, ma potenzialmente suscettibile di offrire occasioni di aggregazione e cooperazione tra le risorse culturali disponibili e nuove opportunità di occupazione e di sviluppo socio-economico per la città e il suo territorio. Costituitosi pertanto un apposito consorzio, diretto dall’Istituto di Cibernetica “E. Caianiello” del Consiglio Nazionale delle Ricerche, tra il 2000 e il 2001 venne progettata in diciotto Istituti culturali statali, pubblici e privati, di Napoli una infrastruttura di rete telematica e informatica in grado di gestire archivi distribuiti di documenti riguardanti i beni culturali attestati nell’area di Napoli, per trasmetterne le valenze suggestive e consentirne l’organizzazione in un sistema di fruizione unitario, a prescindere dalla loro collocazione e ubicazione geografica, ma anche per sperimentare le metodologie della classificazione ontologica di entità e della ricerca semantica proprie del Web di nuova generazione. Dopo una lunga fase di analisi e sperimentazione di varie soluzioni tecniche, condotta attraverso una costante attività di confronto tra le varie professionalità coinvolte appartenenti all’Istituto di Cibernetica del CNR di Napoli, alle Soprintendenze e all’Archivio di Stato di Napoli, la struttura del circuito risultò sia garantire il rispetto della diversa identità dei Musei e degli Istituti culturali in esso inseriti, sia facilitare agli utenti il compito di orientarsi tra i contenuti del circuito attraverso la distribuzione razionale e la connessione logica di una notevole quantità di informazioni. Nel mese di luglio del 1997 il Teatro San Ferdinando, già donato dagli eredi di Eduardo De Filippo al Comune di Napoli, venne definitivamente consegnato per dare avvio ai lavori di ristrutturazione necessari per la prevista riapertura. Anche se l'attività era cessata da oltre un decennio, il teatro ancora ospitava un archivio documentario di notevole consistenza, testimone non solo della vita del teatro a partire dagli anni cinquanta, ma del multiforme percorso umano ed artistico dello stesso Eduardo fin dai primi decenni del secolo ormai trascorso. All'Associazione Voluptaria, da tempo impegnata nel progetto di costituzione di un centro di documentazione teatrale e curatrice della catalogazione dell’Archivio storico dei bozzetti e figurini del Teatro di San 5 Carlo, collaboratrice nella catalogazione dell’archivio di Titina De Filippo in occasione della mostra che nel 1996 il Teatro San Carlo dedicò alla grande attrice napoletana, gli Eredi De Filippo vollero assegnare la cura dell’Archivio. Si propose la sezione napoletana della Società di Storia Patria come sede, in funzione del necessario lavoro di catalogazione di tutto il materiale. In collaborazione con alcuni responsabili della Sezione Lucchesi Palli della Biblioteca Nazionale di Napoli e della Società Napoletana di Storia Patria venne redatto un progetto di catalogazione di tutto il materiale dell’Archivio ed il lavoro prese avvio a cura dell’Associazione, con la certezza che la costituenda Fondazione Eduardo De Filippo avrebbe in seguito assunto tra i suoi obiettivi principali la tutela e la valorizzazione degli archivi napoletani documentari della storia del Teatro. Nello stesso 1997 nell’ambito della mostra dedicata dalla Soprintendenza ai Beni artistici e storici all’Ottocento napoletano, una sezione curata da Franco Mancini e Sergio Ragni viene dedicata a Donizetti ed i teatri napoletani ed una mostra curata da Anna Giannetti e Rossana Muzii viene finalmente dedicata ad Antonio Niccolini architetto e scenografo alla Corte di Napoli. La collaborazione tra l’Archivio di Stato di Napoli e l’Associazione Voluptaria in occasione delle Celebrazioni del bicentenario della Repubblica Napoletana fu la prima occasione per ipotizzare la realizzazione di una rete tematica dedicata unicamente alla storia del Teatro e veicolata nel Museo Virtuale di Napoli di cui Re. Mu. Na. costituiva lo strumento operativo. L’Associazione Voluptaria nel 2000 ha sostenuto un importante ruolo di coordinamento e documentazione nelle manifestazioni nazionali celebrative del centenario della nascita del drammaturgo in collaborazione con l’Ente Teatrale Italiano. Nel 2001 l’Archivio Raffaele Viviani veniva depositato presso la Sezione Lucchesi Palli della Biblioteca Nazionale di Napoli ospite di una importante mostra documentaria curata da Giuliano Longone e Rosaria Borrelli. Tale nuova sensibilità ha reso possibile che nel 2001 il progetto per la costituzione di un Centro di studio e documentazione della produzione teatrale del Mezzogiorno riprendesse il suo cammino. Il sito internet La sottoscrizione di protocolli d'intesa tra l’Associazione Voluptaria, l'Archivio di Stato, la Biblioteca Nazionale, la Società Napoletana di Storia Patria, la Sovrintendenza Archivistica per la Campania e la Sovrintendenza ai Beni Artistici e Storici di Napoli, rappresentante della Sezione Teatrale del Museo di San Martino ha permesso di formulare un progetto di realizzazione di una rete di produzione di informazione e documentazione, tra istituzioni che lamentano un antico 6 ritardo sulla capacità di inserirsi nel veloce ed innovativo settore della comunicazione, pur detenendo enormi privilegi di accesso alle fonti che via via si costituiscono. L’idea progettuale è di ricreare un circolo virtuoso tra coloro che conservano la memoria e coloro che la usano e la producono, proponendo una gestione in rete anche agli archivi dei principali teatri napoletani. Ciascuna Istituzione ha formulato un programma di lavoro pertinente alla catalogazione, contribuendo così alla creazione di “archivi di autorità” delle occorrenze catalografiche risultanti dal processo di organizzazione dei materiali trattati. Si stabilisce di comune accordo che il lavoro catalografico sarà effettuato nel pieno rispetto degli standard descrittivi dei codici italiani ed internazionali. La digitalizzazione delle unità archivistiche in oggetto renderà immediatamente visibili i documenti schedati on line. Naturalmente l’individuazione e la descrizione dei fondi e patrimoni custoditi da ciascun ente ed istituzione promotrice costituirà il primo passo dell’iniziativa. Il censimento dei patrimoni sarà pubblicato nelle prime pagine offerte in rete. Censimento dei patrimoni documentari e bibliografici Raccolta Lucchesi Palli Copioni teatrali (sec. XIX - XX) Il fondo è costituito da circa 2000 copioni teatrali manoscritti e dattiloscritti databili dai primi decenni dell'Ottocento fino alla metà del secolo successivo, nonché da documenti inerenti l'attività amministrativa (contratti, resoconti finanziari, ecc.). I copioni, in uso presso le compagnie teatrali dell'epoca, riportano visti di censura, date di rappresentazione, correzioni ai testi, ecc. Documentano l'attività di importanti centri della produzione teatrale napoletana, in particolare quello del San Carlino (opere di Petito, Altavilla, Cammarano, ecc.). Tra le raccolte di copioni della Biblioteca Lucchesi Palli ricordiamo quella donata nel 1946 da Giuseppe De Martino, la raccolta Cenerazzo (oltre 970 copioni manoscritti e un migliaio fra volumi e opuscoli appartenuti all'attore italoamericano Armando Cenerazzo), la raccolta De Muto (copioni ed opere a stampa che costituivano il repertorio di Salvatore e Rosa De Muto), la raccolta De Cenzo, con i copioni di Gaspare De Cenzo, "pulcinella" al San Carlino. Tra le ultime acquisizioni la raccolta di copioni delle opere di Raffale Viviani, che fanno parte dell'ampio fondo documentario che gli eredi del commediografo hanno depositato presso la Lucchesiana. Da segnalare infine la raccolta di documenti riguardanti la gestione amministrativa del teatro dei Fiorentini. Il fondo è in gran parte schedato nel catalogo dei manoscritti della Lucchesi Palli. Autografi e manoscritti (sec. XVII-XX) 7 La raccolta manoscritta della Lucchesi Palli comprende documenti di notevole interesse, come, ad esempio, una cospicua collezione di lettere di Giuseppe Verdi, qualche documento musicale di rilievo (ad esempio la partitura del Beatus Vir di Provenzale o le musiche originali delle opere teatrali di Viviani, di recente acquisizione), nonché autografi, tra gli altri, di Paisiello, Metastasio, Meyerbeer, Rossini, Petito, Mercadante, Liszt, Cammarano, D'Annunzio, Duse, Russo, Bracco ecc. Altre importanti collezioni conservate presso la Lucchesi Palli sono la raccolta Di Giacomo, comprendente opere manoscritte e a stampa del poeta-bibliotecario, il carteggio di Achille Torelli, e la raccolta autografa di opere letterarie e giornalistiche di Ferdinando Russo. Il fondo è registrato nel catalogo a schede dei manoscritti della Lucchesi Palli. Libretti d'opera ed edizioni musicali a stampa (sec. XVII-XX) Il fondo dei libretti d'opera consiste di ca. 3100 unità bibliografiche, e comprende edizioni dal 1600 fino al XX secolo. Il fondo è inventariato, e presente per la gran parte nei cataloghi (autori, titoli) in schede manoscritte o dattiloscritte. Per quanto riguarda i libretti del XVII-XVIII secolo è in fase di pubblicazione il catalogo a stampa per le edizioni LIM. Il fondo è registrato nei cataloghi a schede per autori e per titoli della Lucchesi Palli. La raccolta di ca. 950 edizioni musicali a stampa comprende in gran parte riduzioni di opere liriche per canto e pianoforte (edizioni Ricordi, Girard, Cottrau, Clausetti, ecc.) dall'Ottocento ai primi del Novecento. Le edizioni musicali sono attualmente ricercabili nel Catalogo storico della Lucchesi Palli. E' infine da segnalare il fondo di canzoni napoletane, che conta più di 25.000 titoli censiti nei fascicoli delle "Piedigrotte", e in pubblicazioni monografiche e periodiche, a partire dalla edizione dei Passatempi musicali editi da Cottrau e Girard nel 1824. Titoli e autori sono indicizzati in un database informatico. Raccolte iconografiche e locandine teatrali (sec. XVII-XX) La Biblioteca Lucchesi Palli conserva un corpus di oltre 2000 fotografie, interessanti, oltre perché offre esempi della produzione dei principali fotografi attivi a Napoli (Bernoud, Sommer, ecc.), soprattutto per la documentazione della vita teatrale e musicale napoletana tra Otto e Novecento, attraverso i tanti ritratti di attori e cantanti, scrittori e compositori, compagnie teatrali, foto di scena, ecc. Al nucleo originale si sono aggiunti i lasciti De Muto e De Leva e il fondo Arthur Spurle, che fu accanito collezionista e grande appassionato della canzone e del teatro napoletani. Un catalogo informatizzato permette il reperimento delle fotografie, ricercarbili per autori (fotografo, atelier) e soggetti. Il fondo iconografico della Lucchesiana - figurini teatrali, bozzetti scenografici, album di caricature, e soprattutto incisioni e litografie in tavole sciolte e volumi illustrati prevalentemente dedicato alla ritrattistica (anche in questo caso in gran parte 8 personaggi dello spettacolo), oltre che al vedutismo e alle scene di genere (opere di Vianelli, Gatti, Dura, ecc.) è attualmente indisponibile alla consultazione e in attesa di una reinventariazione e ricatalogazione Da segnalare infine la raccolta di manifesti, locandine e programmi teatrali ottocenteschi, conservata in volumi ordinati cronologicamente o per teatri. Monografie e periodici (sec. XVI-XX) La raccolta di edizioni a stampa e pubblicazioni periodiche costituisce il nucleo fondante delle collezioni bibliografiche che il conte Eduardo Lucchesi Palli andò costituendo durante la sua vita e che poi donò alla Biblioteca Nazionale di Napoli. Pur nella varietà di interessi e temi che la raccolta libraria riflette, la grande percentuale dei titoli è di argomento teatrale. Nel catalogo della lucchesiana, che documenta la produzione editoriale in questo settore a partire dal secolo XVI, è soprattutto la drammaturgia tra Ottocento e primo Novecento - in prevalenza italiana e francese - ad essere rappresentata con la presenza delle grandi collezioni di "repertori", "florilegi" e "collezioni drammatiche" attraverso cui la letteratura teatrale si andò diffondendo. Altrettanto significativa è la percentuale di studi e saggi. Tra gli strumenti di ricerca che la Lucchesi Palli mette a disposizione, oltre ai cataloghi a schede per autore e per soggetto, è presente il catalogo a schede per titoli di opere letterarie e drammaturgiche. È in fase di avanzata realizzazione il riversamento delle notizie bibliografiche dei fondi storici della Lucchesi Palli nel sistema catalografico del Servizio Bibliotecario Nazionale (SBN), il catalogo collettivo on-line delle biblioteche italiane. Molto ricca e articolata la raccolta di periodici, di cui numerose di diretto interesse per le arti dello spettacolo, a cominciare dalla collezione del Programma giornaliero teatrale dal 1838 al 1890, e continuando con la numerosissima serie di testate politiche, satiriche, letterarie, artistiche, teatrali e illustrate, non solo italiane - oltre ai principali quotidiani raccolte dal donatario. Archivio Raffaele Viviani(sec. XX) L'archivio documenta l'intera carriera artistica dell'attore ed autore Raffaele Viviani, dall'esordio nel Varieté nel 1905, fino alle ultime apparizioni nel secondo dopoguerra. E' costituito da: copioni spartiti musicali foto di scena bozzetti di scena manifesti locandine ritagli di stampa 9 caricature opere di pittori e scultori che hanno amato ritrarre Viviani. Archivio Eduardo De Filippo Già Archivio del Teatro San Ferdinando documenta la vita del teatro a partire dagli anni cinquanta ed il multiforme percorso umano ed artistico di Eduardo fin dai primi decenni del novecento. E' costituito da: copioni delle commedie collezione di copioni di Eduardo e Vincenzo Scarpetta manoscritti di teatro napoletano copioni di spettacoli scritti in collaborazione con altri artisti tra i quali, Pirandello, Rocca, Riccora, Mangini, Maria Scarpetta, Curcio, Murolo e, naturalmente i fratelli Titina e Peppino copioni di altri autori proposti alla sua attenzione circa 15.000 articoli che la stampa nazionale ed internazionale tra il 1930 ed il 1980 ha dedicato all'attività teatrale di Eduardo, a quella cinematografica, alla breve stagione della Scarpettiana, all'esperienza del Teatro San Ferdinando, nonché gli articoli a firma dello stesso Eduardo e numerosi saggi dedicati alla sua drammaturgia. locandine, bozzetti, programmi di sala 3000 di foto di scena archivi amministrativi del Teatro San Ferdinando e della Compagnia di Eduardo La Fondazione Eduardo De Filippo conserva centinaia di fondali dipinti, oggetti di scena e numerosi costumi. Gli autografi delle commedie e l'epistolario sono conservati presso l'Archivio contemporaneo del Gabinetto Vieusseux di Firenze, mentre una completa documentazione video è conservata presso il Centro Teatro Ateneo dell'Università La Sapienza di Roma. Centro documentazione teatrale dell’Archivio di Stato di Napoli Documenti sulla storia del teatro a Napoli e nel regno di cui la città fu capitale si trovano negli archivi delle istituzioni cui competeva il controllo, l'amministrazione o la promozione di questo genere di attività artistica. A partire dalla costruzione del San Carlo, come teatro di corte, fra i principali archivi di riferimento, oltre a quello della Deputazione e Soprintendenza dei teatri e spettacoli, poi Commissione Amministrativa dei teatri e spettacoli, sono da segnalare in primo luogo quello della Segreteria di Stato di Casa Reale, che comprende anche carte relative al precedente Teatro San Bartolomeo (1734 - 1735), e quello dell'Amministrazione di Casa Reale che, nelle sue varie articolazioni, è parte del grande archivio della Maggiordomia 10 Maggiore. Di sicuro rilievo sono gli archivi degli organi preposti al controllo contabile delle attività teatrali della corte (la Tesoreria, la Regia Camera della Sommaria), quelli delle magistrature incaricate di tutelare l'ordine pubblico (l'Udienza generale dell'esercito e Casa Reale, il Ministero della polizia generale, la Prefettura di polizia, la Questura), e di quelle a cui competeva soprintendere a tutte le varie manifestazioni teatrali e all'attività dei soggetti che operavano nel ramo (il Ministero degli affari interni, il Ministero della pubblica istruzione, l'Intendenza della provincia di Napoli, la Prefettura di Napoli). Ad affari di carattere contenzioso, si riferiscono gli archivi del Tribunale di commercio e del Tribunale civile di Napoli. Di grande interesse sono anche archivi provenienti da personalità che in vario modo hanno preso parte alla vita e alla cultura dello spettacolo e del teatro. Da segnalare, a questo proposito, le carte riguardanti il Teatro Carolino di Palermo (1821-1857) all'amministrazione nell'archivio di teatri Pignatelli napoletani Aragona Cortes, (1818-1838) negli quelle archivi relative Maresca di Serracapriola e Giudice Caracciolo, carte di studio e di critica teatrale nell'archivio di Paolo Ricci (secolo XX). La pianta del Teatro San Carlo, disegnata da F. A. Medrano nel 1737 è conservata nella raccolta di Piante e disegni. Carte d'interesse teatrale si trovano anche nell'Archivio Borbone, nonché nell'Archivio Farnesiano, dove, insieme con documenti dell'amministrazione dei beni allodiali della corona, sono confluite anche quelli dell'antica Giunta dei teatri in quanto operante con fondi di quell'amministrazione. Piuttosto che esaurire una ricerca in un ambito evidentemente tanto ampio e ricco di relazioni con la storia della cultura e della società, le fonti segnalate costituiscono invece punti di partenza di promettenti percorsi ancora da esplorare. Sezione Teatrale del Museo di San Martino di Napoli Nel 1901, nell'assetto dato al Museo di San Martino da Vittorio Spinazzola, figurava per la prima volta un settore dedicato al teatro. Nato come sezione di ricordi del teatro popolare napoletano, con un orientamento culturale che molto doveva a Croce e Di Giacomo, esso costituisce oggi, grazie agli apporti che lo hanno arricchito nel tempo, un insostituibile punto di riferimento, con oltre millecinquecento testimonianze figurative e storiche sul teatro napoletano, musicale e di prosa, dal Settecento al Novecento. Le raccolte comprendono una rara testimonianza dell'Opera dei Pupi Napoletani, costituita da marionette, cartelloni dipinti e numerosi copioni. Acquisto Niccolini, 1901: disegni a matita, penna ed inchiostro su carta, progetti per il Teatro di San Carlo, particolari architettonici e decorativi,bozzetti per scenografie; stampe raffiguranti scenografie. Acquisto Fizzarotti, 1909: la collezione comprende manoscritti, maschere, dipinti e cimeli appartenuti alla famiglia Cammarano. 11 Dono Cuocolo, 1925: novanta fotografie in grande formato, colorate a pastello, che ritraggono gli attori, gli impresari e i commediografi del Teatro San Carlino. Raccolta di stampe e figurini della Società Napoletana di Storia Patria E' formata da stampe raffiguranti vari soggetti: apparati effimeri (macchine pirotecniche, apparati per chiese e per celebrazioni, carri per sfilate di feste popolari, scenografie, ecc.), piante e prospetti teatrali, ritratti di cantanti e musicisti. Circa 400 figurini teatrali documentano opere, pantomime e balletti di epoca borbonica. Collezione Ragni Raccolta privata, costituita da autografi, partiture manoscritte e a stampa, libretti, stampe e cimeli di interesse musicale e teatrale, incentrata sulla figura e l'opera di Gioachino Rossini (1792-1868). Nella raccolta di autografi figurano opere di notevole interesse come un finale alternativo di Guglielmo Tell, elaborato dal compositore in occasione di una rappresentazione dell'opera a Bologna col titolo Rodolfo di Sterlinga; alcune pagine della partitura originale di Moïse et Pharaon, rappresentata a Parigi nel 1826; la partitura e le parti originali utilizzate per la prima esecuzione del Coro della Guardia Civica di Bologna nel 1848; molte pagine di musica cameristica, alcune delle quali rientrano nel novero dei Péchés de vieillesse. Accanto alle partiture musicali di Rossini se ne conservano altre, autografe di autori contemporanei a lui, tra le quali un duetto da camera di Donizetti, un'aria degli Arabi nelle Gallie di Pacini, una cantata di Manuel Garcia; un inno di Halévy, etc. La raccolta di lettere e documenti comprende circa 250 lettere autografe di Rossini. Molte di queste fanno parte dell'Archivio Vivazza, ovvero una serie di fascicoli, rilegati artigianalmente dal padre di Rossini, Giuseppe. Nei fascicoli, oltre a tutte le lettere che Rossini gli scrisse dal 1830 al 1838, il padre conservò contratti teatrali firmati dal compositore, le copie originali dei giornali che lo stesso Rossini gli inviava con le recensioni e gli articoli relativi alla sua musica, e numerose lettere inviate da impresari, librettisti, editori a Rossini. Oltre alle lettere e ai documenti di interesse rossiniano si conservano nella collezione lettere e documenti di tutti i maggiori compositori e interpreti del melodramma del primo '800, o anteriori. Particolare attenzione meritano gli autografi dei compositori operanti in ambito napoletano, tra i quali spiccano i nomi di Cimarosa, Paisiello, Mayr, Carafa, Mercadante, Donizetti, Crescentini etc. La raccolta delle edizioni a stampa offre un ampio repertorio dell'editoria musicale italiana, tedesca e francese del periodo. Vi figura l'intera opera di Rossini nelle prime edizioni originali di Breitkopf & Härtel, di Simrock, di 12 Schott & Sons, Pacini, Carli, Boieldieu, Ricordi, Girard, Lorenzi etc. In tale sezione compaiono prestigiose edizioni dei principali rappresentanti del melodramma italiano del periodo, con particolare riferimento a Mayr, Paër, Donizetti. Figurano inoltre numerosissime edizioni antiche di opere di Gluck, Mozart e Haydn. La raccolta dei libretti, particolarmente significativa per le prime edizioni di opere di Rossini, spazia dal 1650 agli autori contemporanei, ed è ricca di esemplari di assoluta rarità, quali prime edizioni di libretti con annotazioni registiche, libretti di opere mai realizzate, bozze di stampa di libretti variati poi nella versione definitiva. L'iconografia, prevalentemente costituita da stampe, offre un panorama completo del mondo melodrammatico italiano e francese dal 1750 al 1860 circa. Rossini vi figura con un amplissimo repertorio di incisioni e litografie, ma anche di quadri a olio, acquerelli, disegni a matita, fotografie autografate, porcellane, statue e medaglioni in marmo, bronzo e gesso. Nella raccolta spiccano il medaglione eseguito da Chevalier per il foyer del Théâtre de l'Opéra; l'unico busto fatto dal vivo da Dantan jeune; un bisquit firmato Jacob Petit, e numerosi altri esemplari di interesse artistico, oltre che storico. La collezione offre inoltre un panorama pressoché completo degli interpreti, cantanti e ballerini, del melodramma dell'epoca. Nella raccolta si conservano molte scenografie e costumi di opere di Rossini e di autori a lui contemporanei. Particolarmente rappresentata è l'opera di Alessandro Sanquirico, scenografo del Teatro alla Scala. Non mancano rarissimi esempi di scenografie e figurini realizzati a Napoli, come quelli ideati per le prime rappresentazioni al Teatro di San Carlo della Donna del lago (1817) e Zelmira (1822). Completano la collezione una raccolta di manifesti teatrali, biglietti d'ingresso, ricevute di abbonamento, relativi all'attività dei teatri a Napoli, Milano, Venezia, Vienna, Londra, Parigi. La biblioteca custodisce quasi tutta la letteratura consacrata nei secoli a Rossini, ma si segnala anche per le opere di consultazione, monografie e studi sui compositori e interpreti, di difficile reperimento. Sistemi di catalogazione a confronto La preesistenza di database di catalogazione e messi a disposizione dalle Istituzioni partecipanti e la natura dei contenuti relativi alla storia teatrale costituì uno dei primi problemi affrontati con determinazione dal gruppo dei promotori. Gli standard di catalogazione risultavano necessariamente disomogenei sia per i riferimenti istituzionali diversi, che per i tempi in cui erano stati concepiti. Inoltre molti dei documenti relativi alla storia teatrale rendevano arduo il compito di trovare schemi di catalogazione efficaci. 13 In primo luogo, il genere dei materiali che costituiscono oggetto dell’interesse archivistico teatrale si è nel tempo notevolmente arricchito. Ai tradizionali copioni manoscritti, epistolari, testi a stampa, ritagli di giornali e riviste teatrali si sono venuti ad aggiungere, in modo crescente, manifesti, locandine e soprattutto fotografie, con indubbio valore documentario. I programmi di sala sempre più spesso contengono indicazioni di assoluto interesse sulle fonti che hanno ispirato la regia degli spettacoli e sulle principali interpretazioni di riferimento. I bozzetti di scena ed i figurini hanno acquisito maggiore rilievo in relazione al contributo di scenografi e costumisti richiesto in forma costante. Scenari, oggetti di scena e costumi di particolare interesse sono stati opportunamente conservati. La ripresa video degli spettacoli è diventata una specifica forma di documentazione, mentre le regie televisive degli stessi hanno creato un nuovo genere di spettacolo con esiti sperimentali di assoluto interesse. Infine, gli archivi amministrativi resi necessari dalle legislazioni, che sempre più minuziosamente hanno regolato la gestione della vita del teatro, permettono oggi di ricostruire tanto le politiche culturali quanto l’attività delle compagnie. La gestione di questo immenso quanto eterogeneo patrimonio, oltre a richiedere spazi adeguati, crea notevoli problemi tecnici di conservazione e di catalogazione ed impone forme di ragionata selezione dei materiali da acquisire per conservare memoria dell’odierna produzione spettacolare, che ha avuto un notevole sviluppo quantitativo negli ultimi decenni. Ciascuna istituzione ha offerto il suo contributo nella definizione di una scheda catalografica di riferimento, contenente alcuni campi chiave necessari alla ricerca da operare simultaneamente in tutti i cataloghi offerti alla ricerca in rete, mentre è stata lasciata in gran parte inalterata la forma descrittiva delle schede. Ciascun partecipante ha mantenuto i propri cataloghi nella forma precedentemente adottata, pur cercando una forma di relativa omogeneità formale nella creazione delle pagine di riferimento. Gli standard catalografici delle Istituzioni partecipanti al progetto sono stati pertanto rispettati nell’ipotesi che ciascun ente o istituzione possa conservare in forma indipendente ed autogestita la propria catalogazione informatica. I cataloghi risultanti sono stati nella prima fase ospitati dal server realizzato per il progetto ReMuNa. In seguito inserito nella rete Campania Beni Culturali della Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici. La riproduzione dei documenti I primi 11 cataloghi offerti in rete costituirono un risultato notevole della collaborazione tra i promotori del progetto Archivi di Teatro ed affiancarono le descrizioni dei fondi e delle raccolte custodite: 14 Biblioteca Lucchesi Palli Copioni teatrali Foto Archivio Eduardo De Filippo Copioni teatrali Soggetti e sceneggiature Locandine, foto e programmi di sala Ritagli di stampa Collezione Ragni Autografi e documenti Manoscritti musicali Edizioni musicali a stampa Libretti Biblioteca dell’Associazione Voluptaria e Fondo Gennaro Magliulo Monografie Tuttavia, il confronto con l’evoluzione costante dei prodotti web fece immediatamente sorgere nuove esigenze. Biblioteche digitali, Archivi di immagini, documenti offerti direttamente alla consultazione. Gli Archivi di Teatro sono costituiti in gran parte di documenti iconografici e dunque una scheda illustrativa che possa offrire al tempo stesso il documento nella sua forma originale appare una soluzione di indubbia efficacia. La seconda fase del progetto fu dunque indirizzata verso la creazione di archivi di immagini. Ciascun ente o Istituzione partecipante al progetto ne avrebbe ricevuto un cospicuo patrimonio di riproduzione digitale dei documenti custoditi. La pratica di collaborazione acquisita rese possibile la rapida realizzazione di nuovi cataloghi o la trasformazione di quelli già in rete. Inoltre i nuovi progetti permisero di acquisire nuove collaborazioni: L’Archivio Raffaele Viviani, nel 2001 depositato presso la Sezione Lucchesi Palli della Biblioteca Nazionale di Napoli, inserì i suoi due cataloghi negli Archivi di Teatro. Nel volgere di qualche anno i cataloghi offerti in rete raddoppiarono fino alla configurazione attuale che offre alla consultazione in rete oltre 25.000 documenti ed in cui risaltano (in grassetto) 13 cataloghi che offrono una riproduzione fotografica dei documenti catalogati : Biblioteca Lucchesi Palli Archivio Raffaele Viviani Programmi di sala e locandine Foto 15 Copioni teatrali Archivio Eduardo De Filippo Archivio fotografico gli spettacoli la Scarpettiana album Eduardo De Filippo album Scarpetta Copioni teatrali Soggetti e sceneggiature Locandine, foto e programmi di sala Ritagli di stampa Collezione Ragni Iconografia rossiniana Interpreti e compositori Scenografie, figurini, prospetti e piante Autografi e documenti Manoscritti musicali Edizioni musicali a stampa Libretti Archivio di Stato di Napoli Fonti archivistiche per la storia del teatro Società Napoletana di Storia Patria Figurini teatrali Materiale grafico Biblioteca dell'associazione Voluptaria Monografie La fruizione Inutile dire che nei suoi sei anni di presenza in rete il sito archividiteatro.it ha realizzato centinaia di migliaia di contatti. I dati relativi a questo genere di frequentazione dei siti sono sempre ingannatori, compresi quelli derivanti da iscrizioni a mailing list o da accessi con password. E’ certamente più interessante prendere in considerazione il numero e la qualità delle richieste di riproduzione di materiale o di accesso ai servizi delle Istituzioni promotrici. Studenti, ricercatori e studiosi sono certamente in larga maggioranza, e non solo di università italiane, ma anche europee o americane. La frequenza di richiesta di informazioni, di pubblicazioni o di riproduzioni di documenti è pressoché giornaliera. Spesso la richiesta di materiale proviene da operatori, come ad esempio dall’ufficio stampa della Presidenza del Consiglio, per la mostra dedicata a Filumena Maturano, dal Teatro Stabile della città di Roma per la mostra Sabato, domenica e lunedì, dal Garsington Opera di Oxford 16 in occasione della produzione de La donna del lago di Rossini, dalla Fondazione Roberto Rossellini per documentare gli spettacoli da lui diretti negli anni cinquanta a Napoli, dalla Lowe e Pirella di Milano per la campagna pubblicitaria della serie Dvd dedicata ad Eduardo dal settimanale l’Espresso, dalla redazione di Just wonderful che promuove l’immagine italiana sulla tratte aeree Italia Giappone, dagli stessi attori che ritrovano traccia delle loro performances, da giovani compagnie teatrali che richiedono consulenza e copioni. Infine l’ultima categoria di richieste, purtroppo inevasa, è quella di giovani laureati che offrono la loro volontà di collaborazione, allegando curriculum che spesso indicano che soltanto altrove possono sperare di mettere a frutto la loro formazione nel settore della gestione dei beni culturali. Prospettive La memoria documentaria del nostro passato teatrale non può tuttavia limitarsi alla pur prestigiose raccolte documentarie custodite dagli enti e dalle istituzioni finora partecipanti al progetto Archivi di Teatro ed allo straordinario patrimonio musicale che il Conservatorio di San Pietro a Majella offre in rete sul proprio sito. Gli sforzi pur rilevanti per incrementare cataloghi e numero dei documenti offerti in rete non devono arrestare il necessario allargamento volto a collegare in rete altre fonti rilevanti della nostra tradizione. In primo luogo tutta la nostra regione conserva tracce documentarie importanti. Il numero e l’importanza dei teatri ancora operanti lo dimostra ampiamente. La stessa rilevanza architettonica di alcuni teatri meriterebbe da sola particolare attenzione, per non parlare dell’importanza dei siti archeologici che ospitano teatri, fonte documentaria di assoluto rilievo del nostro remoto passato teatrale. Tuttavia l’interesse prevalente di una struttura come Archivi di Teatro deve indirizzarsi alla ricostituzione di un circolo virtuoso della memoria. Le odierne produzioni teatrali pongono oggi il problema di una memoria da conservare attraverso una rete di archivi che trovino adeguate forme di unità e collaborazione. La proposta che Archivi di Teatro ha rivolto al Teatro di San Carlo ed al Teatro Mercadante di Napoli vanno in tale direzione. Tali Enti, che producono archivi documentari nel loro ordinario lavoro di programmazione, possono trovare utili forme di collaborazione con una struttura archivistica in grado di offrire adeguate soluzioni tecnologiche oltre che professionali. La rete permette già ora di trovare adeguate soluzioni che, nel rispetto dell’identità di ciascun ente, 17 potenzino l’immagine unitaria della nostra identità culturale, offrano una promozione dell’intero settore teatrale e creino nuove figure professionali in grado di coniugare l’archiviazione con la promozione culturale. La creazione di un’area tematica dedicata esclusivamente al teatro sul sito della Direzione Regionale dei Beni Culturali e Paesaggistici della Campania può rafforzare la rete Archivi di Teatro ed offrirgli quella dimensione di continuità necessaria ad ogni progetto promozionale in campo culturale. 18