Atti
— 3633 —
Parlamentari
LEGISLATURA XXVI
Ia
SESSIONE
DISCUSSIONI
Camera dei Deputati
TORNATA DEL 2 7 MARZO 1 9 2 2
LXXVII.
TORNATA DI LUNEDÌ 27 MARZO 1922
PRESIDENZA
DEL
VICEPRESIDENTE
I N D I C E .
Pag.
Sul processo verbale:
3633
CARADONNA
YELLA
3634
Congedi
Risposte scritte ad interrogazioni (.Annunzio) .
Proposte di legge (Annunzio)
Proposte di legge [Lettura)-.
CORRADINI : Costituzione in comune autonomo
della frazione di Colli Montebove . . . .
— Costituzione in comune autonomo della frazione di San Pelino dei Marsi
Rocco M A R C O : Costituzione in comune autotonomo della frazione di Sant'Antonio Abate
del comune di Lettere in provincia di Napoli
3634
3634
3634
3635
3635
Pagamento dei piccoli danni di guerra.
sottosegretario di Stato
TOVINI . . . . . . . . . . .
P e r la salute dell'onorevole Yolpi:
YELLA
CASERTANO, sottosegretario
di Stato
3635
3635
. . . .
PRESIDENTE
3637-83
3637
3637-83
Interpellanze (Svolgimento) :
Interpretazione del Trattato di Versailles e angherie
alla Deutsche W e r k e .
BAGLIONI
TOSTI DI YALMINUTA,
3638-46
sottosegretario di Stato. 3 6 4 4
•Condizioni della Calabria.
MANCINI P I E T R O .
sottosegretario
RICCIO, ministro
CASERTANO,
3648-60
di Stato
. . . .
3656
. . . . .
. . 3657
•Stato delle opere dell'acquedotto pugliese e responsabilità relative.
MAJOLO .
. .
3661-81
LUCIANI
3666-82
VALENTINI ETTORE
CARADONNA
3670-82
..•...'
3673-82
YALLONE
3674-83
MAITILASSO
3676-83
RICCIO,
ministro
3677
279
Helazione (Presentazione) :
M E R I zzi : Domanda di autorizzazione a procedere contro i deputati Di Yittorio e Caradonna. .
3638
D i s e g n i di legge (Presentazione):
R i c c i o : Conversione in legge di Regi decreti. 3638
Mozione (Lettura) :
MAITILASSO ed altri: Costruzione dell'acquedotto pugliese e accertamento delle responsabilità relative
3687
3635
Interrogazioni :
MERLIN,
FEDERZONI.
La seduta comincia alle 15.
(Quando Vonorevole Vicepresidente sale al
suo seggio è salutato da vivi applausi da
destra).
AGOSTINOISTE, segretario, legge il processo verbale della tornata di sabato.
Sul processo verbale.
CARADONNA. Chiedo di parlare
P R E S I D E N T E . Ne ha facoltà
CAR ADORNA. Nella seduta di sabato,
svolgendo il sno ordine del giorno, l'onorevole Yella ebbe a deplorare la condotta dei
giovani di Conversano, i quali sarebbero andati a cantare: « Giovinezza ! » sotto le finestre della famiglia dell'onorevole Di Yagno.
Ho qui una lettera del presidente del
Partito dell'ordine di Conversano colla quale
si smentisce completamente quest'affermazione, che getta una fosca luce sulla cittadinanza di Conversano.
Il presidente, mentre si mette a disposizione di qualsiasi inchiesta si voglia fare perassodare questa posizione, tiene a far sapere alla Camera e al paese che i cittadini
di Conversano, appartenenti al partito dell'ordine, non sono venuti mai meno al senso
LEGISLATURA XXVI — l
a
SESSIONE — DISCUSSIONI — TORNATA DEL 2 7 MARZO 1 9 2 2
di doveroso rispetto verso la famiglia dell'onorevole Di Vaglio.
VELLA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VELLA. La dichiarazione dell'onorevole
Caradonna ha la sua importanza perchè
significa che il fatto, da me denunziato, è
così grave ed offende talmente il sentimento
di gentilezza e di umanità di tutti coloro, che
si onorano di partecipare alla vita politica,
che l'onorevole Caradonna lo respinge per
i suoi amici.
Però, io debbo confermare che il fatto è
esatto, e che alla vedova non consolabile
dell'onorevole Di Vagno sono state fatte
minacce per il suo piccolo nato di appena un
mese, e che pure il fatto del canto di « Giovinezza », sotto le sue finestre, in una delle
notti passate, è esatto.
E se qui dentro non vi sono individui che
ne assumano la responsabilità, ciò potrà farci
piacere come deputati, ma il fatto non può
tuttavia èssere smentito perchè esso è assolutamente vero.
P R E S I D E N T E . Non essendovi altre osservazioni, il processo verbale s'intende
approvato.
(È
approvato).
Congedi.
PRESIDENTE. Hanno chiesto un congedo: per motivi di famiglia, gli onorevoli :
Rosa Italo, di giorni 2; Sitta di 2; Marescalchi, di 8; Milani Fulvio, di 5; Lopardi, di 9;
Roberti, di 8; Fino, di 2; Ferri Leopoldo, di
3; Volpini, di 2; Ferrari Adolfo, di 5; Novasio,
di 5; Alessio Giulio, di 8; Todeschini, di 4;
Di Pietra, di 8; Bonardi, di 8; Alice, di 3;
Bilucaglia, di 10; per motivi di salute, gli
onorevoli: Pi vano, di giorni 4; Materi, di
5; D'Alessio, di 4; Farioli, di 8; per ufficio
pubblico, gli onorevoli: Calò, di giorni 1;
Tupini, di 3; Pellizzari, di 8; Farina Mattia,
di 2.
(Sono
Camera dei Deputati
— 3634 —
Atti Parlamentari
conceduti).
Annunzio di risposte scritte
ad interrogazioni.
PRESIDENTE. Gli onorevoli sottosegretari di Stato hanno trasmesso le risposte
scritte alle interrogazioni dei deputati :
Acerbo, Baldassare, Banelli, Belloni, Bellotti
Pietro, Bianchi Umberto, Bisogni, Bonardi,
Boncompagni-Ludo visi,Bottai,Bresciani,Bru-
sasca, Buonocore, Bussi, Caccianiga, Canepa,
Canevari, Capanni, Cappa Innocenzo, Caradonna, Carboni Vincenzo, Catalani, Cavina,
Cerabona, Chiesa, Cigna, Colonna di Cesarò,
Corazzin, Cosattini, Costa, Cotugno, Cuomo,
Curti, De Angelis, Dentice d'Acca dia, De
Stefani, Devecchi, Di Fausto, Di Pietra, Farioli, Federzoni, Ferrarese, Ferrari Adolfo,
Franceschi, Frontini, Frova, Fumarola, Galla, Gallani, Gattelli, Giacometti, Grandi
Dino, Gronchi, Lavrencic, Luiggi, Lussu,
Mancini Augusto, Marescalchi, Mastracchi,
Matteotti, Mattoli, Mazzini, Mazzucco, Mon,temartini, Murgia, Negretti, Pallastrelli,
Paoluccr, Persico, Pesante, Pestalozza, Peverini, Piemonte, Pighetti, Piva, Poggi,
Quilico, Ramella, Reale, Rocco Alfredo, Ro,mita, Rubilli, Salvadori, Sardi, Scotti, Siciliani, Speranza, Stanger, Stefini, Toscano,
Tripepi, ¡Trozzi, Ungaro, Valentini Ettore,
Velia, Vicini, Villabruna, Zanardi, Zamboni.
Saranno inserite, a norma del Regolamento, nel resoconto stenografico della seduta di oggi (1).
Ringraziamenti per condoglianze.
PRESIDENTE. Dalla famiglia del senatore Papadopoli è pervenuta alla Presidenza
la seguente lettera di ringraziamento per
le condoglianze inviatele dalla Camera:
Eccellenza,
Con profonda commozione ho ricevuto il
suo telegramma di condoglianza a nome
della Camera dei deputati e quello che mi dà
notizia della commemorazione che ne venne
fatta dall'onorevole Chiggiato e S. E. Bertini. A tutti ed a V. E. in particolare porgo i
più vivi ringraziamenti a nome anche della
mia famiglia.
Con ossequi
PAPADOPOLI.
Annunzio di proposte di legge.
P R E S I D E N T E . Il deputato Tamborino
ha presentato due proposte di legge ed una
ne ha presentata il deputato Di Fausto.
Saranno inviate alle competenti Commissioni per l'ammissione alla lettura.
(1) Vedi allegato.
Atti Parlamentari
—
LEGISLATURA XXVI —
L A SESSIONE —
36S5
—
DISCUSSIONI —
Camera dei
TORNATA DEL 2 7
MARZO
Deputati
1922
Lettura di proposte di legge.
Interrogazioni.
P R E S I D E N T E . Si dia lettura delle proposte di legge che le Commissioni competenti
hanno ammesso alla lettura.
AGOSTINONE, segretario,
legge:
P E E S I D E N T E . L'ordine del giorno reca:
Interrogazioni.
Le prime due interrogazioni, all'ordine
del giorno, affini per argomento, sono degli
onorevoli Cocuzza e Lussu:
Cocuzza, ai ministri d'agricoltura, del
lavoro e della previdenza sociale, e del tesoro
(Sottosegretariato per l'assistenza militare e
le pensioni di guerra), « sul funzionamento
dell'Opera nazionale combattenti.
^ Lussu, ai ministri del tesoro, del lavoro
e della previdenza sociale, « sul funzionamento dell'Opera nazionale dei combattenti »
Dovrebbe rispondere il sottosegretario
per il tesoro e quello per l'assistenza militare
e pensioni di guerra ; ma poiché i due sottosegretari sono assenti per ragioni di ufficio,
le interrogazioni rimarranno inscritte nell'ordine del giorno, e saranno svolte in una
delle prossime sedute.
Segue l'interrogazione dell'onorevole Pagella, al presidente del Consiglio dei ministri,
ministro dell'interno, « sul grave fatto di
violenza fascista verificatosi la notte del 24
dicembre 1921, a Erassinello Monferrato ».
Non essendo presente l'onorevole interrogante, s'intende che vi abbia rinunziato.
Segue l'interrogazione dell'onorevole Tovini, ai ministri della ricostituzione delle
terre liberate, e del tesoro, « per sapere se
non riconoscano la necessità di un provvedimento, che garantisca il pagamento entrò
30 giorni, dei danni di guerra liquidati in
cifra inferiore alle 5,000 lire ».
L'onorevole sottosegretario di Stato per
le terre liberate ha facoltà di rispondere.
M E E L I N , sottosegretario
di Stato per
le terre liberate. Poiché l'onorevole interrogante ha presentato 30 interrogazioni, che
riguardano il Ministero delle terre liberate,
vorrei pregarlo di riunirle per farne oggetto
di unica interpellanza, in modo che la di
scussione possa essere completa ed organica,
e possa così trattarsi tutto l'argomento dei
danni di guerra. Diversamente l'onorevole
interrogante dovrebbe, perchè così il regolamento esige, svolgere le sue interrogazioni
in quindici sedute consecutive.
TOVINI. Non ho nessuna difficoltà ad
aderire alla proposta dell'onorevole sottosegretario alle terre liberate; soltanto chiedo
che nel frattempo, e ciò sovratutto per l'interrogazione che è la prima fra le trenta
presentate, non si voglia pregiudicare la questione, che riguarda l'esecuzione del famigerato decreto 2 febbraio 1922, in quanto che
PROPOSTA
DI
LEGGE
DEL
DEPUTATO
COR-
Costituzione in comune autonomo della frazione di Golii
Montebove.
RADINI. —
Art. 1.
Colli Montebove, frazione del comune di
Carsoli, è distaccata dal capoluogo e costituita in comune autonomo.
Art. 2.
Il Governo del E e è autorizzato a provvedere con decreto Eeale a tutte le disposizioni derivanti dalla presente legge.
PROPOSTA
DI
LEGGE DEL
DEPUTATO
COR-
Costituzione in comune
autodella frazione di San Pelino
dei
RADINI. —
nomo
Marsi.
Art, 1.
San Pelino dei Marsi, frazione del comune
di Massa d'Albe, è distaccato dal capoluogo
e costituita in comune autonomo.
Art. 2.
Il Governo del E e è autorizzato a provvedere con decreto Eeale a tutte le disposizioni derivanti dalla presente legge.
PROPOSTA
DI LEGGE D E L DEPUTATO
EOCCO
Costituzione in comune autonomo della frazione di Sant'Antonio
Abate
del comune di Lettere in provincia di Napoli.
MARCO.
—
Art. 1.
La frazione di Sant'Antonio Abate è stac :
cata dal comune di Lettere in provincia di
Napoli e costituita in comune autonomo.
Art. 2.
Il Governo del E e è autorizzato ad emar e le disposizioni necessarie per l'esecuzione della presente legge.
na
— 8636 —
Atti Parlamentari
LEGISLATURA XXVI —
la
SESSIONE —
DISCUSSIONI —
10 so, e l'onorevole sottosegretario di S t a t o
sa, che questo decreto del 2 febbraio 192.2
starebbe per avere la sua pratica applicazione, precisamente nell'articolo quarto, sul
quale concordemente t u t t i i settori della
Camera si sono manifestati contrari.
Ora io non vorrei che i danneggiati di
guerra, i piccoli danneggiati di guerra, quelli
cioè che lo sono per somma inferiore alle
cinque mila lire, venissero, per l'applicazione di questo decreto, danneggiati ancor
maggiormente, di quanto non lo siano per
11 f a t t o del ritardo pel loro pagamento, per il
f a t t o cioè di avere, per cento o t t a n t a giorni
sospesa sopra di loro la spada di Damocle
della revisione, che è stabilita dal decreto
2 febbraio 1922.
Con queste riserve a c c e t t o la proposta,
f a t t a m i dall'onorevole sottosegretario di Stato per le terre liberate, di convertire t u t t a
la materia che è contenuta nelle mie t r e n t a
interrogazioni in una interpellanza da svolgersi nel prossimo lunedì.
P R E S I D E N T E . Allora questa interrogazione dell'onorevole Tovini e ritirata insieme
con quest'altra, dello stesso onorevole Tovini
che segue all'ordine del giorno: al presidente
del Consiglio dei ministri,'ministro dell'interno, « per sapere se non intenda dare opportune istruzioni agli uffici centrali di R o m a ,
acciocché non persistano nell'errore di considerare Belluno come una sottoprefettura di
Udine ».
Formeranno oggetto di un'unica interpellanza.
Non essendo presenti gli onorevoli interroganti, si intendono ritirate le interrogazioni degli onorevoli :
Bonardi, al ministro d'agricoltura, « per
conoscere se intenda, nella compilazione del
regolamento per la applicazione della legge
23 aprile 1921 sulla pesca, esonerare dalla
licenza o quanto meno dal pagamento della
tassa coloro i quali esercitarono la pesca nei
laghi e fiumi per mestiere, specialmente se
versano in condizioni di x j o v e r t à »;
Bonardi, al ministro del tesoro, « per
conoscere come concili l'azione diretta alla
semplificazione dei servizi per diminuire le
spese coi principi informatori del decreto 7
giugno 1920, n. 742, e della sua applicazione
che determinarono una stridente sperequazione economica tra impiegati centrali e
provinciali e provocano tra questi un movimento per ulteriori richieste di aumenti, e
per sapere quali siano i suoi intendimenti in
merito »;
Tripepi, al ministro dei lavori pubblici,
« sulla necessità di annullare i m m e d i a t a m e n t e
Camera dei Deputati
TORNATA DEL 2 7 MARZO
1922
l'insulso provvedimento che - vietando di
effettuare spedizioni di merci da Reggio Calabria e Villa San Giovanni a Messina e viceversa - strozza il traffico locale e offende
t a n t a a t t i v a e industre popolazione »;
Marconcini, al ministro dell'interno,
« per sapere se possa dargli assicurazioni
precise e inoppugnabili circa la ineccepibilità del commissario di pubblica sicurezza
Oreste Mondino, alla residenza di Cesana
Torinese, constando all'interrogante che la
popolazione di quell'importante centro di
confine ha cose piuttosto gravi a narrare
sul conto di codesto funzionario, la cui condotta può discutersi se giovi al decoro e
alla società dell'Amministrazione alla quale
appartiene »;
Marescalchi, al ministro dei lavori pubblici, « p e r conoscere le ragioni per le quali
non si è ancora istituita quella Commissione
consultiva agraria presso la Direzione delle
ferrovie di S t a t o , che il ministro in carica e il
direttore generale delle ferrovie avevano
promessa e per la quale il ministro predecessore, onorevole Peano, aveva persino già
preparato il decreto. Facendo rilevare la
grande utilità che il lavoro di una simile Commissione (di nessun aggravio per l ' E r a r i o
perchè non retribuita) arrecherebbe nel suggerire iniziative pratiche e Utili alla Amministrazione ferroviaria ed al paese, e ricordando quanto le ferrovie francesi hanno fatto
e fanno in questo campo, non si comprende
la riluttanza a creare fra noi un corpo consultivo la cui necessità è riconosciuta dallo
stesso Ministero ».
Segue la interrogazione dell'onorevole
Mancini Pietro, al presidente del Consiglio
dei ministri, ministro dell'interno, « sull'arresto del sindaco di Dipignano - il contadino
Guereio Salvatore - e sulla violenta arbitraria procedura seguita dal maresciallo dei
carabinieri a danno di innocenti contadini
arrestati e malmenati, e f a t t a al solo scopo
di sfogare personali rancori e di sodisfare
odiosità di gente, malamente scacciata dalla
Amministrazione e che spera di poter sfasciare la lega dei contadini e di arrivare per
queste vie indegne allo scioglimento del
Consiglio comunale ».
. M A N C I N I P I E T R O . Rinunziò a questa
interrogazione, per svolgerne l'argomento
nella mia interpellanza.
P R E S I D E N T E . S t a bene. Non essendo
presenti gli onorevoliinterroganti,s'intendono
ritirate le interrogazioni degli onorevoli:
Donati, al ministro del tesoro, « per
conoscere: a) le ragioni per le quali fu emanato il Regio decreto-legge 12 novembre
LEGISLATURA XXVI —
Camera dei Deputati
— 36B7 —
Atti Parlamentari
la
SESSIONE —
DISCUSSIONI
—
TORNATA DEL 2 7
MARZO
1922
vina) tenuto presente non solo l'alto costo
1921, n. 1651, col quale si dispone che la terza
del siero, ma anche le difficoltà di procurarparte dell'importo complessivo della tassa
sene; poiché attualmente occorre ritirarlo
straordinaria dovuta per il periodo dal 1°
dall'Istituto sieroteropico di Parigi. Fa riluglio 1921, al 31 dicembre .1923, dagli Istilevare all'onorevole* ministro i gravissimi
tuti di emissione sulla circolazione dei ridanni già risentiti dall'industria armentizia
spettivi biglietti eccedente i limiti previsti
con ripercussione nel mercato delle carni e
dall'articolo 6 del testo unico 28 aprile 1920,
della
lana; e come sia urgente e doveroso
n. 204, sia investita in buoni del tesoro oril concorso dello Stato nella provvista del
dinari e accantonata dal tesoro per costituire
siero e nell'apprestamento dei mezzi di proun fondo di riserva; 6) le ragioni per le
filassi ».
quali ne fu dilazionata la pubblicazione nellaCASERTANO, sottosegretario di Stato
Gazzetta Ufficiale del Regno fino al 27 dicemper l'interno. Chiedo di parlare.
bre 1921, e ne fu così evitata la presentazione
P R E S I D E N T E . Ne ha facoltà.
alla Camera per la conversione in legge duCASERTANO, sottosegretario di Stato
rante il periodo dei suoi lavori fra il 14 noper l'interno. L'argomento della interrogavembre ed il 22 dicembre 1921; c), quali
« eccezionali condizioni del credito e dell'e- , zione dell'onorevole Valentini è di competenza del Ministero dell'interno, perchè la
conomia nazionale » abbiano fatto presumere
Direzione di sanità dipende da esso. Già
che gli istituti di emissione non possano atl'altra sera l'onorevole Valentini ci ha dato
tribuire a beneficio del capitale versato o
larghe informazioni e lezioni sul modo di curispettivamente del patrimonio, negli esercizi
rare il vaiuolo ovino. Potrei dargli i dettagli
bancari 1921-23, un interesse minimo medio
di quello che ha f a t t o la Direzione di sanità.
del 5 per cento all'anno; o se piuttosto tale
Se crede l'onorevole Valentini che se ne dia
eventualità sia stata prevista come conselettura, potrò farlo, altrimenti glieli passerò
guenza di determinate gravose operazioni
in privato.
imposte dal Governo ai detti istituti di emissione, e quali ragioni giustificano di farne
P R E S I D E N T E . L'onorevole Valentini
ricadere gli oneri su t u t t i i cittadini sotto
mantiene la sua interrogazione?
forma di rinuncia da parte dello Stato ad una
V A L E N T I N I . Riceverò in privato le
sua entrata, con conseguente aggravamento
notizie, che mi ha offerto l'onorevole sottodel disavanzo di bilancio ».
segretario di Stato, e ringrazio.
Volpi, (De Angelis), al presidente del
P R E S I D E N T E . Sono così esaurite le inConsiglio dei ministri, ministro dell'interno,
terrogazioni inscritte nell'ordine del giorno
« per conoscere come apprezzi e giustifichi
di oggi.
il ripetersi degli arbitrii e delle violenze per
parte della pubblica sicurezza in danno del
Per la salute dell'onorevole Volpi.
partito socialista e delle organizzazioni proletarie di Anagni, violenze ed arbitrii resi
più gravi e preoccupanti specialmente in
VELLA. Chiedo di parlare.
occasione dell'ultimo sciopero agricolo, le
P R E S I D E N T E . Ne ha facoltà.
cui origini furono di n a t u r a prettamente
VELLA. L'onorevole Volpi non ha poeconomiche e ispirate ai più limpidi intentuto oggi svolgere una sua interrogazione
dimenti.
all' ordine del giorno, perchè gravemente
malato.
Mastracchi, al presidente del Consiglio
Prego la Presidenza di voler assumere
dei ministri, ministro dell'interno, e al miinformazioni sulla salute del collega, ed enistro della guerra, « sul doloroso e sanguinoso
conflitto avvenuto la sera del 15 dicembre in
sprimo l'augurio che egli possa presto ristaVerzino, (Calabria), e sui provvedimenti
bilirsi. (Approvazioni).
punitivi presi contro i responsabili diretti
CASERTANO, sottosegretario di Stato per
ed indiretti, dato inoltre che uno dei caral'interno. Mi associo a nome del Governo.
binieri omicidi trova vasi già sotto processo
P R E S I D E N T E . Col più sincero consenso
per violazione di domicilio e violenze priaderisco alla richiesta dell'onorevole Velia.
vate ».
L'Ufficio di presidenza non mancherà di
Segue l'interrogazione dell'onorevole Vaadempiere al più presto al desiderio che egli
lentini Ettore, al ministro d'agricoltura, « per
ha espresso, e si associa all'augurio, che cersapere quali provvedimenti abbia a d o t t a t o
tamente è condiviso da t u t t a la Camera, di
0
intenda adottare per combattere in Capiun pronto ristabilimento in salute del notanata la diffusione del vaiuolo ovino (schia- i stro collega. (Approvazioni).
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Atti Parlamentari
LEGISLATURA XXVI — l
a
Camera dei Deputati
SESSIONE — DISCUSSIONI — TORNATA DEL 2 7 MARZO 1 9 2 2
Presentazione di disegni di legge.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare
l'onorevole ministro dei lavori pubblici.
RICCIO, ministro dei lavori pubblici. Ho
l'onore di presentare alla Camera i seguenti
disegni di legge:
Conversione in legge dei Regi decreti
31 ottobre 1919, n. 2234, e 13 marzo 1921,
n. 288, recante provvedimenti per la revisione e l'aumento dei prezzi di vendita dell'energia elettrica;
Conversione in legge del Regio decreto
6 ottobre 1921, n. 1397, sulla istituzione dell'Ente autonomo « Forze idrauliche BrentaPiave ».
PRESIDENTE. Do atto all'onorevole
ministro dei lavori pubblici della presentazione di questi disegni di legge. Saranno
inviati alle Commissioni competenti.
Presentazione di relazione.
PRESIDENTE. Invito l'onorevole Merizzi a recarsi alla tribuna per presentare
una relazione.
•MERIZZI. Mi onoro di presentare alla
Camera la relazione sulla domanda di autorizzazione a procedere contro ì deputati Di
Vittorio e Cara-donna, imputati il primo dei
reati di cui agli articoli 252 e 253 Codice penale, il secondo di lesioni. "
P R E S I D E N T E . Questa relazione sarà
stampata, e distribuita,
Svolgimento di interpellanze.
P R E S I D E N T E . L'ordine del giorno reca
lo svolgimento delle interpellanze.
La prima è dell'onorevole Baglioni, al
ministro degli affari esteri, « sul conflitto
sorto tra la Commissione per le riparazioni
e la Commissione interalleata per il controllo militare, circa l'interpretazione e l'applicazione degli articoli 168 e 169 del Trattato
di Versailles; e per conoscere quale parte
hanno i rappresentanti dell'Italia nelle angherie a Cui è sottoposta brutalmente la
Deutsche Werke A. G-. della Commissione
militare interalleata di controllo ».
L'onorevole Baglioni ha facoltà di svolgerla.
BAGLIONI, Onorevoli colleghi ! Le vicende parlamentari di questi ultimi tempi
hanno portato a discutere l'interpellanza
che io avevo presentato tre mesi fa, proprio
alla vigilia della Conferenza di Genova. E
ciò è assai opportuno, poiché, mentre si apprestano le riunioni dei rappresentanti degli
Stati belligeranti, vincitori o vinti che siano,
e degli Stati neutrali, per tentare i primi accordi per la ricostruzione generale dell'Europa, è necessario e doveroso preparare l'opinione pubblica in generale a favore di |una
politica di solidarietà fra i popoli, come la
sola che possa lenire in parte le profonde
piaghe apportate all'economia generale dalla
lunga e tremenda guerra. Ed era in nome di
questa politica di solidarietà tra i popoli
vincitori e vinti, anzi tutti vinti dalla guerra
che insanguinò l'Europa, che io avevo raccolto, nella mia interpellanza, il grido angosciato rivolto a tutti i paesi civili dalle organizzazioni sindacali tedesche di ogni colore,
di ogni partito, di ogni scuola, in riguardo agli
eccessi incivili, alle angherie brutali che le
Commissioni interalleate militari di controllo
consumarono e consumano ai danni dell'industria tedesca, e in speciale riguardo della
Deutsche Werke, che è un grande consorzio
di stabilimenti industriali smobilitati, i quali
tutti, hanno rivolto la loro produzione da
quelle che furono le necessità della guerra
e quelle che attualmente sono le necessità della pace e della ricostruzione.
Questa questione della Deutsche Werke
come dicevo, cade opportuna oggi perchè come sintomo della politica iniqua che si fa
contro un popolo vinto; per i suoi temibili
sviluppi successivi e le conseguenti terribili
conseguenze economiche e morali - investe
tutto il Trattato di Versailles, tutte le condizioni fatte ai vinti dagli spiriti meno sereni,
i quali in quelle infauste trattative si illusero
come oggi si illudono che dopo la guerra con
le armi si debba proseguire e intensificare la
guerra economica intesa a distruggere, ad
annichilire tutto un popolo. È bene quindi
ripetere qui, tanto più se a Genova fosse proibito di entrare nella questione fondamentale
della revisione del Trattato di pace, quanto
fu già detto contro di esso in altri Parlamenti, poiché noi crediamo che per la salute
del nostro paese, per la salute dell'Europa e
del mondo- sia necessario ed indispensabile
arrivare alla revisione completa del patto iniquo di Versailles; al disarmo di tutti i paesi;
alla educazione delle genti e fra le genti,
onde si comprenda, ormai, che non è la violenza che regola e disciplina i rapporti umani,
ma sibbene la ragione e la equità.
Il Trattato di Versailles, venuto dopo le
proposizioni pacifiste del Wilson, che debellarono la Germania non meno di tutti gli
eserciti alleati insieme, fu definito ed è ri-
— 36B9 —
Atti Parlamentari
LEGISLATURA XXVI —
la
SESSIONE —
DISCUSSIONI —
tenuto da t u t t i gli spiriti sereni ed illuminati l'opera diplomatica più scellerata che
ricordi la stori-a; l'ostacolo insormontabile
alla ricostruzione economica e morale dell'Europa; la minaccia più grande e immanente
alla pace mondiale che così come è non è
pace, ma è incubazione di nuove guèrre.
Voi questo T r a t t a t o lo conoscete et S S £11
meglio di me. Del resto uomini di grande autorità come il Keynes, il Tardieu. il M t t i , il
Caillou lo hanno largamente illustrato; ma
prendendo occasione da questo f a t t o specifico della Deutsche Werke, penso che sia necessario dire qui, sinteticamente, t u t t o quello
che di più grave esso contiene, poiché è
opportuno e necessario che dalla tribuna parlamentare sia illuminata la opinione pubblica su t u t t o il contesto del Trattato.
Gli umili debbono sapere che, in omaggio
al principio di nazionalità, Versailles ha staccato otto milioni di cittadini dalla patria tedesca per assegnarli come armenti a popoli
inferiori per coltura, per civiltà, per t u t t o
quello che è amministrazione politica; che
per le cessioni territoriali il T r a t t a t o cosi?
detto di pace, ha costretto la Germania a
cedere 84 mila chilometri quadrati del suo
territorio nazionale, il che vuol dire la perdita del 25 per cento della produzione dei
cereali e delle patate; del 12 per cento dell'allevamento del bestiame; dell'80 per cento
del minerale di ferro; del 32 per cento della
produzione del carbone.
Anzi, secondo il rapporto del delegato
operaio Knoll ~ rappresentante la Germania
nella Commissione internazionale di emigrazione - il Trattato di Versailles e l'accordo
di Spa avrebbero tolto alla Germania dal
47 al 50 per cento della produzione totale
del suo carbone.
E questa enorme diminuzione (cito le
parole del delegato operaio tedesco) ha naturalmente provocato molteplici effetti economici* e sociali allarmanti per la popolazione germanica che è costretta a dibattersi
nel più penoso bisogno: o subire ancora più
tormentose privazioni o emigrare. L'emigrazione perciò è ritenuta da t u t t i in Ger r
mania il solo mezzo che rimane a circa un
milione di lavoratori per alleviare > le loro
sofferenze. Ciò certamente non può allietare
i nostri 650 mila lavoratori che erano abituati purtroppo ogni anno ad andare a cercare oltre i confini il loro pane e vedono ora,
da un paese che prima assorbiva gran parte
della nostra emigrazione temporanea,, aggiungersi un milione di concorrenti al pane che
manca.
Camera dei Deputati
TORNATA DEL 2 7 MARZO
1922
È.bene che l'opinione pubblica venga illuminata, sia pure sommariamente, su tutto
il resto che essa ignora o sa in modo assai
confuso.
È bene che si sappia da tutti, anche per dimostrare la infondatezza delle preoccupazioni
francesi di cui dirò poi, che con le clausole
militari, oltre alla consegna di t u t t e le armi,
la Germania fu costretta a ridurre il proprio
esercito a soli 100,000 uomini privi di Stato
maggiore, di artiglieria e di aviazione, per
modo che l'esercito tedesco attuale si può
considerare semplicemente come un organismo per la difesa interna. Inoltre f u altresì
costretta a distruggere (e sarebbe stato bene
se i paesi alleati non avessero poi a loro
volta invece aumentate le loro opere militari
di ? difesa) tutte le sue fortificazioni, gli arsenali, la flotta, le fabbriche non trasformabili
di materiale bellico, e a subire il danno di
un esercito interalleato di occupazione che
è essenzialmente costituito, in onta alla civiltà di Europa, di senegalesi.
Tale esercito di occupazione, in poco più
di tre anni, è costato sei miliardi e mezzo di
marchi oro alla Germania e data solo da
pochi giorni, la, delibera dei ministri del tesoro dell'Intesa, con la quale venne stabilito
a Parigi di ridurre a 220 milioni di marchi
oro annui la spesa per gli eserciti di occupazione.
Soltanto i predetti ministri si dimenticarono di stabilire la data alla quale entra
in vigore tale loro deliberazione che allevierà
un po' l'enorme peso che sin qui gravò sulla,
finanza esausta della Germania.
Ed oltre al danno degli eserciti di occupazione l'onta delle truppe senegalesi !
Ho qui un opuscolo intitolato « Truppe
coloniali francesi sul Reno; un grido di dolore delle donne tedesche », il quale fa inorridire per la documentazione che reca. Sono
decine e decine di casi di stupro o di tentato •
stupro, di aggressioni, di violenze carnali persino sui bambini.
« Sono giovani ragazze - dice l'opuscolo trascinate con la violenza e obbligate sotto
minacce di morte a soddisfare gli istinti bestali di questi selvaggi; sono donne violate
nella loro stessa abitazione, o mentre accud i v a n o ^ lavori campestri, sono bambini stuprati, ed è inaudito, persino donne vecchie
violentate, quasi a derisione della loro canizie ». (Commenti).
L'opuscolo scagiona quasi le truppe barbare di questi atti; ma giustamente deplora che per gli scopi della sua politica una
nazione civile come la Francia permetta
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Atti Parlamentari
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che si assoggettino le regioni nemiche con
truppe coloniali. Non queste, lontane da
tempo dai loro paesi, sono responsabili dei
delitti che giornalmente commettono contro
una razza verso la quale sono spinte da odi
millenari; ma sono certamente da ritenersi
responsabili quei dirigenti del militarismo
francese che ve li mantengono da tempo fìngendo di non accorgersi di quanto odio, per
queste vessazioni patite, si riversi sulla
Francia.
Ohe cosa fanno intanto le autorità militari francesi sul Reno! « Quando alcuni giornali del Palatinato riportarono notizia dei
crimini commessi dai soldati francesi di
colore sul Beno, furono censurati; i redattori
condannati ad ingenti multe, e costretti a
smentire quanto avevano precedentemente
annunziato. I giornali tedeschi, sotto l'imposizione dei francesi, dovettero smentire e
certificare invece la buona condotta di quelle
truppe ».
L'opinione pubblica deve essere meglio
illuminata, dalla tribuna parlamentare, anche
sulle condizioni economiche che il Trattato
di Versailles impone al popolo tedesco.
La Germania fu privata di tutto l'oro
delle sue Banche; di tutti i piroscafi della
Marina mercantile eccedenti le 1600 tonnellate, e della metà di quelli fra le 1000 e
le 1600 tonnellate, con l'imposizione di costruire su richiesta degli alleati - ogni anno e per cinque anni, in conto riparazioni, 200
mila tonnellate di vapori; e dopo aver ceduto, all'atto dell'armistizio, cinquemila locomotive e 150 mila vagoni ferroviari in
buono stato, dovè consegnare le reti dei territori ceduti con l'intera dotazione del materiale rotabile.
Tutto il sistema dei trasporti tedeschi è
semplicemente in mano dell'Intesa; la navigazione su l'Elba, il Beno, l'Oder, il Danubio
è diretta e controllata da Commissioni interalleate.
E non è il caso di aggiungere qui le fantastiche richieste a titolo di « riparazioni di
danni di guerra » che vennero fuori nel modo
stupefacente che ebbe a raccontarci il Tardieu
nel suo libro La Paix. Così come ènota, perchè è recente, tutta la discussione per l'assurda pretesa del versamento di 20 miliardi
di marchi oro nei primi due anni, la quale
pretesa se ha rovinato la circolazione germanica, ha finito col rimbalzare in danno della
speculazione esosa che fuori della Germania
si era fatta sulla sua valuta deprezzata e ciò
per quelle inesorabili solidarietà economiche
che è folle voler violare. La Commissione delle
riparazioni ha ora concesso - chè non poteva
fare a meno sotto l'imposizione della realtà
- quanto fu stabilito a Cannes nei riguardi
della moratoria alla Germania.
Ma voi avete visto a quali clausole essa
ha subordinato questa concessione; trattasi
di controlli così oppressivi sull'Amministrazione governativa, sulla facoltà dell'Intesa di imporre nuove tasse, sul controllo
delle esportazioni ed importazioni di merci
e di capitali, che rendono ancora più insoffribile la schiavitù ormai instaurata da parte
dell'Intesa sulla nazione tedesca.
Eppure per fare della Germania una colonia dell'Intesa, non c'èra bisogno di queste
clausole, perchè bastavano gli articoli 240
e 241 del Trattato di Versailles, secondo i
quali la Commissione per le riparazioni è
investita della più ampia sovranità, tanto
da poter determinare persino tutti i cambiamenti che crede alle leggi e ai regolamenti
dello Stato germanico, ed imporre tutte le
sanzioni economiche e militari a quelle che
essa ritenesse violazioni delle clausole poste
sotto il suo controllo.
Cosicché si imporranno nuovi organi di
controllo oltre le già numerose Commissioni
interalleate.
E ciò sebbene qualche mese fa si fosse
levato loro contro anche Lloyd George, il
quale ebbe appunto a dichiarare, che per
dare libertà di respiro e di lavoro al popolo
tedesco era necessaria l'abolizione delle sanzioni militari sul Beno e la semplificazione
delle mastodontiche rovinose commissioni
di controllo che sono costituite, come scrisse
l'onorevole Mtti, da gente senza valore, che
dà tale un indegno spettacolo di ingordigia
e di lusso da umiliare assai più i vincitori
che non i vinti. Contro di esse recentissimamente, il 7 marzo, si è levata una voce anche alla Camera Alta inglese da parte di Lord
Newton, il quale affermò che la Commissione
per le riparazioni consta di 171 succhioni e
la Commissione militare di controllo è costituita di 1569 persone e pesa sulle finanze
tedesche per parecchie centinaia di milioni
di marchi.
Egli aggiungeva che il costo di quelle
Commissioni e degli eserciti di occupazione
nell'Altà! Slesia e sul Beno è tale per cui si
comprende come il farne pagare le spese alla
Germania è molto più difficile di quel che
in Inghilterra non si sappia o non si creda.
Certo si è che attualmente i due terzi
del bilancio tedesco sono assorbiti dalle spese
occorrenti per applicare il trattato di Verlsailes.
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Consentitemi, a titolo di curiosità, di
leggervi che cosa costano le Commissioni
interalleate di controllo militare. Tolgo questi dati da un articolo delle Munchener
Neuesten Nachric~hten del 1° febbraio giustamente intitolato « le sanguisughe » in cui
si legge come il generale Jfollet, di cui vedremo tra breve le gloriose imprése, si pappa
121,400 marchi al mese dei quali 43,920
per stipendio, 47,500 per mensile straordinario e 30,000 per alloggio; un generale
della Commissione costa mensilmente 72,980
di cui 36,840 per stipendio, 35,000 per mensile straordinario e 15,000 per alloggio; un
colonnello 567.08 marchi mensili; un maggiore 48,420; un capitano 42,310; un sottufficiale 17,000; un soldato quasi 8000 marchi
al mese. E nel 1921 si è speso mensilmente
34,179 marchi per alloggi fuori residenza
1,954,000 marchi per automobili e garages;
800,000 marchi per piccole spese di copisteria.
L'opera nefasta di tutte queste Commissioni sarà chiaramente illustrata dal caso particolare, a cui vengo senz'altro, della Dutsche
Werke. Avverto che i dati che citerò sono
tratti da un memoriale che le organizzazioni
tedesche di ogni scuola e partito, come dicevo
prima, sottoscrissero insieme e cioè : la
federazione generale tedesca del lavoro; la
federazione generale libera degli impiegati;
la federazione tedesca del lavoro; la Confederazione delle unioni degli operai e degli impiegati tedeschi.
Ripeto : La Deutsche Werke è una associazione anonima che si è costituita con gli
ex cantieri e gli ex arsenali dell'esercito e
della marina tedesca in seguito a un voto
emesso dall'Assemblea costituente tedesca
prima ancora che fossero note le condizioni
di pace dettate dai vincitori a Versailles.
All'atto dell'armistizio i cantieri che essa
raggruppava contavano 260 mila operai.
Oggi, anche in conseguenza delle distruzioni sistematiche imposte e, in seguito a
tutte le imposizioni fatte dalla Commissione
interalleata militare di controllo, non raggruppa che 36,817 operai in 13 stabilimenti
e anche questi sono minacciati di disoccupazione. Io attendo anzi dall'onorevole sottosegretario di Stato agli esteri di sapere se
fra questi 36,817 operai che restano dei
260,000 operai esistenti all'atto dell'armistizio, già una diecina di migliaia non siano
stati licenziati, come si minacciava e come
si temeva fino da dicembre quanto presentai l'interpellanza che sto ora svolgendo.
Onorevoli colleghi, il pagamento degli
oneri imposti dal Trattato di Versailles pre-
suppone evidentemente un tranquillo sviluppo della produzione tedesca, altrimenti
non si vede come la Germania possa far
fronte agli impegni che ha assunti.
Orbene, contro lo sviluppo dell'industria
tedesca si appuntano tutte le manovre e
tutti gli ostacoli da parte delle Commissioni
militari di controllo. Una gragnuola di ordinanze di questo genere ha disorganizzato e
paralizzato i tredici stabilimenti restanti
della Deutsche Werke.
Ad esempio con l'ordinanza numero
22102.1-310 si chiede la distruzione completa
degli impianti di bassa ed alta concentrazione
dell'acido solforico della fabbrica di Wolfgang;
con altra ordinanza il completo smontaggio
e la distruzione parziale dell'impianto « Valentinerj» per ottenere l'acido nitrico concentrato; la distruzione di tutte le case di
deposito di cótone fulminante, mentre il memoriale avverte che queste si sarebbero potute impiegare per altri scopi. Un'altra di
queste ordinanze, molto breve succinta e compendiosa, si esprime nei riguardi della fabbrica di Erfurt, semplicemente così: « il numero delle macchine della fabbrica di Erfurt
deve essere ridotto a 2850 » circa un quinto di
quelle esistenti. (Commenti).
Ora se voi pensate come il militarismo
nostrano riuscì a disorganizzare così meravigliosamente la nostra produzione durante
la guerra, animato dal desiderio di organizzarla e di metterla in efficienza per combattere il nemico, potrete immaginare quale disastro completo possano compiere questi signori militari, che sono sul terreno nemico
coll'intendimento preciso di recidere i nervi
a tutta quella che è la vita e la produzione
del nemico stesso ! E pure nonostante l'evidente esagerazione e lo scopo subdolo delle
pretese di queste Commissioni, la Direzione
della fabbriche fece tutto il possibile per essere lasciata tranquilla e per poter svolgere
il proprio programma di lavoro.
Interi edilìzi - dice il memoriale - che
prima servivano alla lavorazione dei pezzi
di cannone ed erano quindi adatti anche per
certe produzioni delle ferriere, furono demoliti dalle fondamenta; presse per granate,
torni per torpedini, impianti per produzione
di polveri furono distrutti completamente.
Nelle officine di Wolfgang presso Hanau furono spesi M. 687,693 in lavori di smantellamento. Delle 14,500 macchine esistenti nelle
officine di Hasselhorst, 5500 furono distrutte, 4,190 macchine per la fabbricazione di
utensili vennero asportate ed altre 760 sequestrate per servire a scopo di riparazione
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di danni, e fra queste ultime, proprio le macchine più moderne quasi indispensabili per
ogni genere di fabbricazione. Rimasero quindi nelle officine soltanto 4,000 macchine.
{Commenti).
Camera dei Deputati
La rapidità e la lealtà con cui la Germania ha distrutto e smantellato tutta la
sua colossale armatura di guerra ha meravigliato i circoli stessi dell'Intesa.
E ciò, d'altra parte, era naturale che avvenisse perchè i tedeschi compresero che
non v'era per loro via d'uscita: o la disperazione, le convulsioni, lo sfacelo, la fame oppure il lavoro, sia pure schiavistico come
l'attuale, per vivere e ricostruire la nuova
vita nella Repubblica democratica.
lì popolo tedesco, è doveroso dirlo, con
severa e nobile disciplina si è messo al lavoro,
e ciò ha esasperato gli acidi generali della
Commissione .di controllo, che assai più che
cogliere i frutti dell'albero tedesco, intendono abbatterne il tronco. E notate che il
programma, di attività della DeutscheWerke,
era stato esaminato minutamente ed approvato dalla Conferenza degli ambasciatori
degli Stati dell'Intesa, fin dal 10 febbraio
1920 e che questa società era riuscita a conservare all'economia tedesca, i suoi stabilimenti, dando pane e lavoro a un numero di
persone che altrimenti avrebbero aumentato
la legione dei disoccupati.
Tutto questo lavoro di pace - prosegue
il memoriale - viene messo ora in pericolo
dalle Commissioni militari di controllo e
migliaia di persone -stanno per essere private della possibilità di lavorare; e luoghi
in cui regna' il lavoro alacre, sono condannati alla rovina, nonostante le precise decisioni della Conferenza degli ambasciatori.
Le Commissioni in questione peggiorano
con le loro interpretazioni restrittive le stesse
disposizioni degli articoli 168 e 169 del trattato di pace; e le ordinanze di cui vi ho fatto
cenno poco prima, sono tutte intese a limitare ancor più la poca libertà concessa alla
produzione tedesca, fino allo strangolamento
d e l l e fabbriche.
Oggi nelle officine di Spandau, Wolfgang
e di Erfurt, gli effetti affamatoli e distruttori delle ordinanze del generale Nollet sono
in pieno vigore. A Spandau dopo gli ottocento operai messi in disoccupazione per il
divieto illegale opposto di fabbricare armi
e munizioni da caccia e da sport, si minaccia
la disoccupazione di altri 6770 operai ed.impiegati. La stessa cosa avviene in parte e
per l'altra si teme che avvenga, per gli stabilimenti di Erfurt rivolti anch'essi alla pro-
duzione di armi e di munizioni da caccia e
da sport, il che è consentito dagli articoli 168 e 169 del Trattato di Versailles e
dalla decisione della Conferenza degli ambasciatori.
Anche là vi è la probabilità immediata,
immanente che siano messi in disoccupazione tremila cento quarantadue operai, e
lo stesso dicasi per le officine di Wolfgang,
ciò che ha legittimamente sollevato indignazione in Germania e scandalo nella stessa
opinione pubblica dei paesi neutrali.
La Neue Zureher Zeitung, giornale neutrale a tendenza intesista, il 4 dicembre narrava ii giusto e santo risentimento degli
operai, per le ingenerose provocazioni inflitte loro dagli ufficiali delle Commissioni
interalleate, quasi tutti francesi, salvo qualche belga, accennando ad un colloquiò della
Commissione interalleata di Francoforte sul
Meno presieduta dal generale Nollet col
Consiglio di fabbrica degli operai della Wolfgang.
Alla domanda che cosa gli operai avrebbero dovuto fare del terreno dove sorge la
fabbrica, che deve essere distrutta, un ufficiale della Commissione rispondeva flemmaticamente: Ci pianterete le patate ! E
in una discussione successiva col Consiglio
di fabbrica, composto in gran parte di operai
socialisti, il generale Nòli et disse che le distruzioni erano necessarie, perchè si temeva
che le fabbriche potessero, prima o poi, servire ancora per produrre materiale bellico,
ed alla osservazione degli operai, i quali assicuravano che piuttosto che fabbricare materiale bellico, per preparare una nuova
guerra, avrebbero preferito far saltare la
fabbrica, egli rispose: Può darsi che questo
sia anche vero, ma può darsi anche che tra
dieci anni voi abbiate cambiato d'opinione.
Come si vede, è Brenno che ritorna !
(Commenti).
L'atteggiamento di quella Commissione
è peggiorato indubbiamente dalla fine dell'anno 1921, dopo che gli ufficiali inglesi,
probabilmente demoralizzati dall'opera cui
dovevano assistere impotenti, preferirono
uscirne, almeno secondo appare dal predetto giornale.
La lotta che si conduce così per paralizzare la rinascita economica della Germania
è evidente: le preoccupazioni militari tedesche sono ridicoli pretesti, sia perchè vicino
alle fabbriche sospettate sono accampate le
truppe di occupazione, sia perchè le Commissioni interalleate di controllo le visitano settimanalmente e nel caso in cui si avesse la
conferma che là si fabbricano materiali da
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guerra, basterebbe una semplice bomba di | uguali vittime della guerra-chè non vi sono
un aviatore per buttare all'aria ogni cosa. vincitori di guerra fra i lavoratori - ed essi
Dato ciò, è più che legittima la preoccu- sentono come necessiti far scomparire l'odio,
pazione del proletariato tedesco, il quale che si vuole mantenuto fra di loro esclusivagiustamente teme che tale sistema possa mente dalle varie borghesie plutocratiche,
generalizzarsi dato che le asprezze del con- per spezzare l'unità internazionale del movitrollo sono andate sempre peggiorando, fino mento proletario onde ritardare le sante,
a questi ultimi giorni, in cui, in una nota le giuste rivendicazioni del lavoro in tutti i
del febbraio, il generale Sollet pretende per- paesi! (Applausi all' estrema sinistra).
fino dalle fabbriche che, prima di fare qualNel caso particolare della Deutsche-Verke,
siasi vendita, o di prendere qualsiasi ordi- noi chiediamo pertanto al Governo che operi
nazione, o di spostare anche da reparto a in modo tale per cui sia résa giustizia ai
reparto il macchinario debbano darne co- vinti senza che si incrudelisca contro di .
municazione e attendere il benestare della loro; che sieno evitati i licenziamenti penCommissione che si attribuisce persino il denti sulle mas.se lavoratrici proprio in quediritto di discutere i prezzi per ogni vendita. sti giorni; che siano frenate, evitate le diUn voto di grande importanza contro struzioni a semplice scopo di rappresaglia;
tali sistemi barbari fu emesso nel novembre che sia lasciato libero il lavoro e conseguendal Consiglio economico provvisorio della Re- temente sicuro il pane agii operai.
pubblica, ed un altro il 7 dicembre dal ConE ciò - si badi bene - collima pienagresso dei Consigli di fabbrica degli operai mente con l'interesse nazionale, perchè noi
metallurgici tenutosi a Lipsia. Da qui la non abbiamo nessuna convenienza, anzi
mia interpellanza.
abbiamo tutto da perdere, a prestarci al
Occorre ora sapere dal Governo a che giuoco dell'imperialismo siderurgico franpunto si è giunti con queste angherie, e se cese. il quale, dopo aver ottenuto, attraverso
non si ritenga venuto il momento di operare i vari trattati, il monopolio del ferro e del
perchè sia resa più serena giustizia ai vinti carbone, tenta di conquistare il predominio
che niente altro chiedono che di lavorare in assoluto su tutte le industrie meccaniche
pace per fare onestamente fronte agli im- metallurgiche e siderurgiche. A nostro danno,
pegni che furono loro imposti.
poiché, evidentemente, per quello che è il
Tralascio di esporre una selva di cifre e consumo d'importazione del nostro Paese noi
di dati che metto a disposizione di chi voglia verremmo ad avere prodotti di maggior costo.
vederli e ciò per non tediare eccessivamente
Le ragioni economiche profonde che
i colleghi, giacche credo di aver dato ugual- orientarono nell'anteguerra il nostro commente un'idea, attraverso il caso della Deut- mercio estero, non furono distrutte, come
sche-Werke, del giuoco perfido e inumano gli uòmini e le loro proprietà, dal cannone.
che quotidianamente si giuoca contro tutto Rimangono ancora intatte coi loro stimoli
un popolo, da cui si pretende il pagamento e le loro attrazioni formidabili e la nostra
di somme favolose e assurde, nel mentre gli stessa esportazione, come voi sapete, tende
si spezzano in mano tutti gli strumenti di a riprendere le vecchie vie, favorita dal felavoro, tutti i mezzi di produzione.
nomeno post-bellico che si verifica ovunque,
Ciò era doveroso dirsi per atto di solida- e secondo il quale gli scambi vanno ogni
rietà verso i lavoratori tedeschi e perchè è dì più intensificandosi verso i paesi a val'ora che si provveda a togliere l'ignominia luta deprezzata.
delle Commissioni interalleate militari, che
Nell'interesse solidale di tutta l'Europa
trattano la Germania come il Congo d'Europa e del mondo si chiede poi qualche cosa di
Bastano gli sfoghi sadici di questi arnesi più: l'abolizione delle • Commissioni interalarrugginiti del militarismo, i quali sembra leate di controllo, che costituiscono una versiano tutti presi dal godimento di trasfor- gogna per la nostra civiltà e il ritiro delle
marsi in strangolatori di uno dei popoli truppe di occupazione, senza di che la Gerpiù colti, più laboriosi e più disciplinati del mania sarà condannata a sfiancarsi sul lamondo, in affossatori della civiltà. {Applausi voro, per pagare le spese, e l'Intesa non ne
all'estrema sinistra).
avrà nessun serio benefìcio, poiché la magTutto ciò comincia ad essere riprovato gior parte delle risorse tedesche verranno
anche in Francia, almeno nella Francia assorbite dal mantenimento delle truppe
lavoratrice, che non si identifica davvero predette.
con quella del signor Poincaré.
Ci si osserverà che questa è la revisione
Di qua e di là del Eeno ormai gli uomini di Versaglia. Perfettamente: è proprio queche lavorano tornano a riconoscersi come sto ciò a cui miriamo. Qualche giornale reca
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Io limiterò ai termini dell'interpellanza
proprio oggi la notizia che la Germania si •
sia messa d'accordo con la Russia per chie- j la mia risposta.
L'onorevole Baglioni con essa si ricondere che Genova sia investita di tutto il
duce ad uno degli argomenti più delicati e
problema e possa quindi discutere anche delle
più gravi che emanano dalla applicazione
condizioni fatte dal Trattato di Versaglia.
del trattato di Versailles. Egli rivolge al
Ciò è umano, ciò è logico, ciò è inevitabile.
Governo una precisa domanda sul conflitto
Ma se anche così non avvenisse perchè
che sarebbe sorto tra la Commissione delle
i vincitori vogliono ancora dettar la pace di
riparazioni residente a Parigi, e la CommisBrenno ai vinti, la questione della revisione
sione interalleata militare di controllo residei trattati, cacciata dalla porta del Palazzo
dente a Berlino, circa l'applicazione degli
Beale di Genova, rientrerà da tutte le finearticoli 3 68 e 169 del trattato di Versailles,
stre. E fatale ! Occorre rivedere e mutare
e sul contegno della predetta Commissione
radicalmente il patto di prepotenza, di ranmilitare interalleata nei riguardi della Ditta
core, ,di avvilimento, di vergogna.
Deutsche Werke.
Occorre che al senso bestiale di vendetta
Spetta pertanto al Governo di ristabilire
che lo pervade tutto, sia sostituito un senso
esattamente i fatti, e di comunicare alla
di serena giustizia e di solidarietà umana
Camera le ultime risultanze dei medesimi,
per la salvezza di ognuno.
che in gran parte corrispondono anche al
Alfredo Marshall, che è il più grande ecoal pensiero (dell'onorevole interpellante, in
nomista vivente, nella sua ultima grande
quanto egli si preoccupa soprattutto della
opera, in cui analizza il risultato profondo
tutela della mano d'opera impiegata nelle
della guerra sull'economia mondiale ha
industrie di cui è questione.
scritto, sul frontespizio del suo lavoro, la
grande legge « Uno per tutti, tutti per uno »
In base ai predetti articoli 168 e 169 del
per ammonire i folli e i perversi che, finita
trattato di Versailles, che sanciscono le limila guerra, tutti i popoli, debbono ritrovarsi
tazioni imposte alla produzione tedesca di
sul terreno della solidarietà e della collabomateriale bellico, è stata creata una Comrazione per ricostituire il distrutto, se non
missione militare interalleata di controllo,
vogliano andar tutti quanti verso il disastro
presieduta dal generale IsTollet, la quale rigenerale. {Applausi).
«
siede a Berlino ed è incaricata di vigilare
sulla produzione di detto materiale, fatta
L'avvenire dell'umanità, la conservaeccezione per quello ritenuto necessario alzione della civiltà europea impongono la rel'armamento e all'equipaggiamento delle
visione di Versaglia, ove non"si voglia ciecaforze militari tedesche autorizzate.
mente, che, nel crollo della Germania, sia
travolta l'Europa tutta.
Questa vigilanza viene esercitata su tutte
le officine tedesche che producono il mateE noi socialisti confidiamo che - quali
riale anzidetto, e pertanto anche su quelle
siano per essere i deliberati ufficiali della
che furono riunite sotto il nome di Deutsche
Conferenza di Genova - le genti del laWerke A. G. Trattasi, come è noto, di un
voro d'ogni paese sapranno avere ragione
complesso di officine sparse in tutta la Gerdegli sforzi contrari delle plutocrazie cinimania, che durante la guerra fabbricavano
che; delle incongruenze ipocrite delle diplomateriale bellico ed oggi son riunite in Somazie-, delle impotenze e delle viltà dei gocietà anonima con programma di produzione
vernanti. (Applausi all'estrema sinistra —
non militare.
Congratulazioni — Commenti)'
P R E S I D E N T E . L'onorevole sottosegreLa Commissione interalleata di controllo,
tario di Stato per gli affari esteri ha facoltà
in base alle decisioni della Conferenza degli
di rispondere.
ambasciatori, ha da tempo emanato una
TOSTI «DI VALMIUUTA, sottosegretario
serie di disposizioni per completare la tradi Stato per gli affari esteri. Ho ascoltato
sformazione delle Deutsche Werke a fini di
con grandissima attenzione ed interesse il
pace, disposizioni la cui esecuzione è stata
discorso dell'onorevole Baglioni, il quale,
però ostacolata da difficoltà di vario genere
prendendo le mosse dal limitato, per
sollevate dal Governo tedesco, il quale mira
quanto importante argomento di cui è cenno
ad ottenere l'abolizione di taluni ordini del
nella sua interpellanza, ha fatto nella prima
Comitato militare interalleato di Versailles,
parte una critica esposizione circa le conseche esso ritiene lesivi al buon alzamento
guenze dell'applicazione del trattato di Verdelle industrie in questione.
sailles, in ordine soprattutto all'industria teConsta però al Governo che riguardo alla
desca.
interpretazione ed all'applicazione degli ar-
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ticoli 168 e 169 del Trattato di Versailles,
ed in genere alle disposizioni limitative della
produzione bellica della Deutschewerke, nessun conflitto si è determinato, né poteva determinarsi ira, la Commissione delle ripara/ioni,
che risiede a Parigi, e la Commissione interalleata militare di controllo, che funziona
a Berlino.
Infatti la Commissione delle riparazioni
è completamente estranea alla questione che
qui si dibatte ; essa limita la sua opera alla
utilizzazione delle materie prime e dei residui del materiale distrutto, i cui proventi
debbono poi da essa venire computati in
conto riparazioni; ma nella prima fase, cioè
in quella relativa all'andamento delle officine e della produzione, essa non avrebbe
avuto veste per intervenire, nè effettivamente
è mai intervenuta.
D'altra parte il Governo può assicurare
l'onorevole interpellante che la Commissione
interalleata militare di Berlino ed il Comitato interalleato di Versailles rilevarono fin
da principio tutta la importanza e la gravità
della questione della Deutsche Werke.
La Commissione militare^ interalleata di
controllo si è particolarmente preoccupata
nelle sue decisioni della questione della mano
d'opera e del pregiudizio che sarebbe per derivare alle masse operaie da un brusco trapasso dell'industria dalla produzione bellica
a quella di pace.
F u non solo tenuto conto delle osservazioni del Governo tedesco e della campagna
sollevata in proposito dalla stampa tedesca;
ma anche e soprattutto delle manifestazioni
delle organizzazioni operaie, tantoché furono
ammessi a più riprese alcuni esperti della
Deutsche Werke ad esporre le ragioni e a
sostenere il punto di vista di essa in presenza
del Comitato stesso.
I capi operai, messi in diretta relazione
con la Commissione, fecero comprendere
come essi, che erano sempre stati fautori del
disarmo, ben volentieri avrebbero cooperato alla trasformazione della produzione
bellica in produzione di materiale di pace; e
tali idee furono riconfermate anche in un
convegno che ebbe luogo a Versailles fra i
delegati degli operai ed il Comitato militare
interalleato ; convegno nel quale si concluse
per il piti benevolo esame delle richieste
avanzate.
Fu così che si pervenne ad un pieno e
completo accordo fra i delegati di tutte le
Nazioni alleate,, nel senso che, pur mantenendosi il principio statuito dai predetti
articoli del Trattato di Versailles, ne fosse
rimandata l'esecuzione per tutto il tempo
in cui dovesse ancora esistere il controllo,
tenendosi nel massimo conto gli interessi
degli operai quando si dovesse giungere
alla trasformazione delle fabbriche e della
produzione.
I Governi alleati non hanno però ritenuto e non ritengono tale trasformazione
suscettibile di provocare il fallimento della
Deutsche Werke, ma solo nella peggiore
ipotesi la disoccupazione di 3,600 operai
sopra 36,000. di un decimo del loro e cioè
numero totale, il quale verrebbe poi anch'esso rapidamente riassorbito in modo
da evitare ogni temuta e grave disoccupazione.
Una deliberazione in tal senso è stata
infatti presa dalla Conferenza degli Ambasciatori. Con essa si è riconosciuto che a
maggior salvaguardia degli interessi operai,
qualsiasi modificazione e conseguente riduzione di personale possa essere sospesa fino
al momento in cui cesserà il controllo interalleato.
E a questo punto mi è doveroso constatare e ricordare, specialmente in risposta
all'accenno di angherie nei riguardi della
Deutsche Werke e della parte che vi avrebbero avuta i nostri delegati, che al riconoscimento Hi cui si è parlato hanno validamente contribuito le istruzioni date dal Regio Governo al suo rappresentante in seno
alla Conferenza degli Ambasciatori, nel
senso di raccomandare vivamente ai suoi
colleghi la tutela degli interessi operai.
Da quanto sono venuto esponendo, ben
può rilevare l'onorevole interpellante:
1°) che nessun conflitto si è verificato
fra la Commissione delle riparazioni ed il
Comitato militare interalleato di controllo
circa l'applicazione del Trattato di Versailles, per quanto riguarda la trasformazione
della industria di guerra tedesca e specialmente della Deutsche Werke.
2°) che non si può parlare di brutalità
circa il trattamento fatto alla Deutsche
Werke, perchè i Go-verni alleati non hanno
mancato di vivamente preoccuparsi per le
sorti di tanti operai in essa impiegati, cercando di armonizzare i loro bisogni con
l'apifiicazione del Trattato.
Sarà compito dei medesimi Governi, in
accordo con gli stessi Sindacati operai, di
far sì che la trasformazione delle officine
proceda gradualmente e senza danno per le
maestranze.
E per quanto riguarda in particolare i
nostri delegati in seno al Comitato interal-
Atti
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Parlamentari
LEGISLATURA XXVI —
®
la
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DISCUSSIONI —
leato, posso assicurare che, se talvolta nel
corso delle trattative altri rappresentanti
hanno potuto assumere qualche atteggiamento di rigidezza, i rappresentanti nostri,
sia di loro iniziativa, sia per le istruzioni
ricevute, dal Begio Governo, furono sempre quelli che fecero opera di attenuazione
e di conciliazione.
Bitengo superfluo assicurare l'onorevole
Baglioni che il Begio Governo continuerà
nel suo benevolo atteggiamento verso gli
operai, e ciò sia per le ragioni d'indole umanitaria e morale che investono, questo problema, sia perchè è suo fermo convincimento
che la ripresa economica dell'Europa non
potrà essere che il frutto di un'intima e solidale collaborazione di tutti i Paesi. ( Commenti).
P B E S I D E N T E . L'onorevole Baglioni ha
facoltà di dichiarare se sia sodisfatto.
B A G L I O R I . Non sono sodisfatto, nè potevo sperarlo, sapendo che la risposta dell'onorevole sottosegretario agli esteri avrebbe
dovuto racchiudersi in rime obbligate molto
ristrette.
Pensavo però che si dovessero ammettere
parecchi dei fatti che io ho citati con precisa documentazione. Certo il terreno è
molto delicato e in simili materie dal banco
del Governo non solo non è da aspettarsi
* che si disapprovi, ma neppure che si ammetta come esistente quello che in coscienza
si sa e si disapprova.
Per questo l'onorevole sottosegretario
ha dovuto negare il conflitto evidente, palese, tra la Commissione per le riparazioni
che siede a Parigi e la Commissione interalleata di controllo militare che siede a Berlino.
L a prova che vi fu dissenso tra i due organi nella interpretazione degli articoli 168
e 169 del Trattato di Versailles sta in ciò
che la Commissione per le riparazioni dovette chiarire la loro portata con queste
istruzioni che la Commissione interalleata
di controllo militare si guardò bene dal rispettare:
1°) L a distruzione (delle fabbriche e
dei macchinari) ha lo scopo di impedire
l'ulteriore^abbricazione di materiale bellico.
2°) L a fabbricazione di articoli di pace
non deve essere, impedita per evitare il licenziamento degli operai.
3°) Gli utensili e le macchine d'uso
generale devono essere lasciati al Governo
tedesco.
4°) Il materiale bellico che, senza servire più a scopo bellico, abbia un valore per
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TORNATA DEL 2 7 MARZO
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il tempo di pace, non è necessario che venga
distrutto.
Invece anche dopo tali chiarimenti la
Commissione interalleata di controllo militare seguitò nelle s.ue pretese ingiuste. Potrei leggere t u t t e le nuove disposizioni da
essa date nelle fabbriche di Spandau, di
Erfhurt e di Wolfgang perfino nei riparti
che fabbricavano tela smerigliata, film per
cinematografo ed altri articoli, che a quanto
io sappia non sono di produzione bellica,
allo scopo di impedire ogni lavoro e spesso
per distruggere impianti e macchinari.
Ho qui un abbondante materiale di dati
e di prove che, ove lo desideri, potrò passare all'onorevole sottosegretario per gli
esteri, e dal quale risulta che si è perfino
preteso che venisse distrutta una parte considerevole del materiale che avrebbe servito
per preparare pellicole cinematografiche.
Non risponde esattamente a verità l'asserzione dell'onorevole sottosegretario che Fa
Commissione per le riparazioni non abbia
avuto occasione di interessarsi della questione della Deutsche
Werlce.
I n un primo tempo - quando cioè si è
t r a t t a t o di approvare il programma di lavoro, di trasformazione e di fabbricazione
di queste industrie, anche la Commissione
delle riparazioni ebbe ad approvarlo,
Come pure fu approvato pienamente - il
10 febbraio 1920 - dalla Conferenza degli
ambasciatori dell'Intesa. B i tali superiori
approvazioni, sulle quali la « Deutsche Werk »
si era basata nel fare enormi spese di trasformazione e di avviamento delle fabbriche, la Commissione interalleata di controllo
militare non tenne nessun conto e le sue
sottocommissioni che hanno imposto limitazioni tali da costringere talune fabbriche
a sospendere alcune lavorazioni o addirittura a chiudere.
L'onorevole sottosegretario agli esteri ha
anche affermato che la Commissione militare di controllo si è preoccupata delle condizioni degli operai e ha cercato di non aggravarle.
Purtroppo non è stato e non è così: le
fabbriche in questione occupavano all'atto
dell'armistizio 260 mila operai e nel settembre 1920 soli 36,317.
T O S T I , sottosegretario
di Stato per gli affari esteri. Durante la guerra.
B A G L I O N I . Sì è vero, ma avrebbero
potuto restare assai di più se non fossero
intervenute le limitazioni più inverosimili
ad impedire che si riprendesse in pieno la lavorazione in quegli stabilimenti. Che siano
Atti
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Parlamentari
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Ia
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DISCUSSIONI
stati ammessi gli operai della « Deutsche
Werke » a discutere con la Commissione di
controllo è vero; ma sono stati ammessi
senza costrutto e per patire gli scherni loro
rivolti dagli ufficiali. L'eco di tali fatti si
ebbe in parecchi giornali di paesi neutrali.
Quanto alla disoccupazione, che in parte
minaccia, e in parte è già in atto fra gli
operai delle varie fabbriche, mi risulta che
le cifre governative non corrispondono alle
vere che sono molto diverse e superiori.
A Spandau si t r a t t a di 6,700 operai; ad
Erfhurt di 3,142 e Wolfgang di oltre un migliaio di operai che verrebbero a trovarsi
sul lastrico.
Quanto alla durezza con la quale il generale ISfollet t r a t t a queste industrie e le
maestranze in esso occupate, io, senza abusare eccessivamente della cortesia della Camera, ritengo necessario leggere la nota da
lui rivolta alla « Deutsche Werke » e pubblicata nel Lo~kal Anzeicjer del 13 corrente. In
detta nota si stabilisce il principio che l'applicazione dei divieti contro la fabbricazione dei prodotti non ammessi della « Deutsche Werke » deve essere eseguita, pure avendo
riguardo agli interessi della massa operaia interessata.
Come si faccia ad avere riguardo a questi interessi quando si mantengono i divieti
di fabbricazione sarebbe utile e interessante
che ce lo spiegasse il generale ifollet, il
quale pertanto chiede che pel 15 maggio gli si
riforniscano i seguenti elementi:
a) il futuro programma delle fabbriche
di Erfhurt, Spandali e Wolfgang, coi dati
relativi riguardanti le trasformazioni;
b) le piante dalle quali risulti come furono utilizzati i luoghi di lavoro e le macchine;
e) le condizioni di esecuzione per la
distruzione o la messa fuori uso di macchine
che fabbricano articoli non ammessi (gli
articoli non ammessi sono le armi da caccia e da sport);
d) le specialità di fabbricazione ancora in produzione, ma definitivamente
proibite, potranno essere continuate provvisoriamente fino al 15 maggio nelle condizioni e nella misura nelle quali la loro'fabbricazione si fa attualmente;
e) la fabbricazione di nuove specialità
deve essere f a t t a in misura da non contravvenire alle imposte modifiche e trasformazioni
dei locali.
Negli stabilimenti di E h r f u r t e Spandau è
vietata l'ulteriore fabbricazione di armi da
caccia e da sport (la «Deutsche Werke »ha
dimostrato che senza questa fabbricazione
Cannera dei Deputati
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TORNATA DEL 2 7
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non è possibile ed economico mantenere le
altre, le quali sono collegate tecnicamente
con questa).
Ciò conduce alla chiusura dello stabilimento e conseguentemente alla disoccupazione come ho già detto di 3,142 operai ad
Erfurt e 6,770 a Spandau. È vietata la
fabbricazione della nitrocellulosa a Wolfgang (circa 700 operai senza lavoro) si permette invece finalmente la fabbricazione
di collodium per ftlms cinematografici; del
cuoio artificiale e della carta smerigliata
(che prima erano state proibite).
La fabbricazione degli articoli già permessi più tardi, deve essere riunita in una
zona di 12 ettari, come stabilito dalla Commissione. Il resto degli stabilimenti fuori
"della zona deve sparire immediatamente, e
le canalizzazioni sopra e sotto terra debbono
pure essere distrutte. Eccezionalmente possono restare le fabbriche fuori zona che si
occupano di costruzione e ' r i p a r a z i o n e di
materiale ferroviario, e ciò per un tempo
che sarà determinato dalla Commissione
distrettuale.
Finalmente la Commissione tiene opportuno di richiamare:
1°) che rimangono ferme le disposizioni circa la distruzione o messa fuori uso
delle macchine designate degli stabilimenti'
di Erfurt e Spandau;
2°) id. per il controllo preventivo da
parte delle'Commissioni distrettuali, in quanto concerne le vendite o gli acquisti di macchine o i trasporti da uno ad altro stabilimento;
3°) id. per il preventivo controllo su
ogni vendita, cambiamento di posto o trasformazione di materie prime o manufatti
della « Deutsche Werke »;
4°) il rinvio della distruzione delle
macchine prefissate degli stabilimenti di
Spandau e Haselleorst viene prorogato al
1° marzo. - Firmato isTollet.
Questo per dimostrare che le mie informazioni sono forse più complete di quelle
che ha il Governo o che deve apparire di
avere. Ad ogni modo prendo atto delle dichiarazioni che egli ha fatto, quando ha
accennato che non solo si preoccupa della
condizione in cui vengono a trovarsi gli
operai e le fabbriche, e cercherà di migliorarle, ma più ancora di quanto ha affermato
nei riguardi della ripresa cordiale e solidale
dei rapporti tra t u t t i i paesi per la ricostruzione economica dell'Europa.
E auguriamoci che alle parole tengano
dietro i fatti concreti. (Applausi all' estrema
sinistra).
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Atti Parlamentari
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P R E S I D E N T E . Segue l'interpellanza
dell'onorevole Mancini Pietro, sottoscritta
anche dagli onorevoli Mastracchi, Velia,
Buffoni, Romita, Lucci, Bovio, ai ministri
dell'interno e dei lavori pubblici, « sulle
gravissime condizioni della Calabria, la cui
messa in valore di tutte le energie darebbe
nuove e più forti correnti economiche al
Paese ».
Ha facoltà di svolgerla.
MANCINI P I E T R O , La mia interpellanza, onorevoli colleghi, non deve essere
intesa nel senso angusto e povero di un interesse regionalistico, lontano dal mio pensiero e dal mio sentimento di socialista.
Se io in questa sede modestissima di interpellanza pongo il problema della valorizzazione delle energie regionali, è perchè
io penso che nel nostro popolo campagnolo,
più semplice, in quell'artigianato che vive
in tutte le città del Mezzogiorno, e che dà
ogni giorno prbdigi di genio, non solo il
paese troverà nuove e più forti correnti economiche, ma lo Stato troverà ben anche
quelle correnti etico-morali che sono bandite o mancano del tutto nella vostra attività politica di Governo.
La politica del Governo italiano, qualunque siano i Ministeri, non è informata a
una idea, a un principio, a un programma,
che potrebbero magari essere combattuti,
ma che darebbero almeno qualche sprazzo
di luce ideale.
È materialistica nel senso più mortificante e volgare della parola; è particolarismo, è opportunismo misero e affliggente,
che si riduce all'umile formula del quieto vivere. Una volta si applicava questa formula
attraverso l'autorità dello Stato, ma adesso,
che l'autorità dello Stato si dissolve nella
egemonia dei gruppi, si cerca attraverso
piccole provvidenze ed espedienti legislativi,
attraverso rattoppi più o meno puliti, attraverso concessioni di favori di tacitare gli
scontenti, di frenare i movimenti, di calmare gli animi.
È la politica del giorno per giorno assillata da un solo principio, «l'ordine pubblico ». Chiedete, vi muovete, vi agitate, diventate minacciosi e il Governo vi concede
quello che ieri vi negava; taeéte, subite,
producete e nella migliore delle ipotesi voi
non potete aspirare ad altro che a quella
lode, che or non è guari, Sua Eccellenza Casertano, che in questo momento vedo latitante, concedeva in un'intervista sul Giornale d'Italia, alla supinità ed alla acquiescienza del Mezzogiorno d'Italia.
Noi assistiamo ad un fenomeno di sperequazione straordinaria, onorevoli colleghi.
Vi è una parte d'Italia che è la figliuola
prediletta, vi è una altra parte che non è
nemmeno ricordata in quei centoni di bello
scrivere che sono i così detti programmi di
Governo; vi è una parte d'Italia che richiama l'attenzione della Camera anche per i. più
modesti episodi, che si svolgono all'ombra
del campanile, vi è un'altra parte che subisce da sessanta anni studi profondi, che ha
una letteratura in cui si sono cimentati i
più vagabondi ingegni d'Italia, che ha anche
una leggenda, che ha avuto dei ministri
meridionali e, ne ha tuttora, che ha una
maggioranza che potrebbe fare e disfare i
Ministeri, ma che non ha nè scuole, nè ferrovie, ne strade.
Non mi si farà certo l'affronto di sospettare che in sede di interpellanza voglia fare
una dissertazione sul Mezzogiorno d'Italia,
Io credo che la questione sul Mezzogiorno
d'Italia sia semplicemente nella letteratura
politica, poetica e facilona. Se in Italia si
conoscesse la geografìa economica, voi notereste che la questione meridionale non è
altro che una pura speculazione politica.
Vi è una questione calabrese, come vi è
una questione pugliese, come vi è una questione siciliana, e tali questioni sono diverse
l'una dall'altra perchè cambia la climatologia, l'etnografia, la storia col mutare di
regione.
10 non so. ma la colpa di questo errore,
dobbiamo dirlo francamente a voce alta, è
di noialtri meridionali. Noi siamo i responsabili di questo abbandono e di questo
sfruttamento del Governo italiano, che ci
ha reso completamente indifferenti e che
speriamo ci renderà col tempo anche insofferenti. Noi siamo la colpa per due ordini
di ragioni. Uno di principio e l'altra di metodo.
11 principio fa capo a una eredità da
noi accettata senza benefìcio d'inventario.
Noi accettammo e valorizzammo t u t t a l a
eredità del pensiero di tanti nostri illustri
scrittori, idealisti della politica e- della
scienza.
Tutti gl'illustri, ma poco accorti nostri
osservatori, parlarono di fatti di una Italia meridionale, come di un paese naturalmente ricco, povero semplicemente per
ignoranza, per poca forza di lavoro, per mala'
educazione politica e sociale, determinando
un regime fiscale esiziale.
Tutto l'ordinamento tributario del Governo italiano, come anche tutta la politica
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Atti Parlamentari
LEGISLATURA XXVI —
la
SESSIONE —'DISCUSSIONI —
economica dello Stato, d i e ha d i s t r a t t o i
nostri boschi ed i nostri demani, si è basata
sulla idea che i meridionali non pagassero
abbastanza. E non solo, siamo stati vittime
di questo esoso fiscalismo, ma si è diffusa
l'opinione della nostra inferiorità di razza.
Ed è giusto: se la terra è fertile, se la produzione è facile, se la ricchezza è straordinaria,
è la sola inferiorità degli uomini, che determina la povertà.
Bisogna finirla con queste leggende, con
questa letteratura falsa, con queste prevenzioni. Se lo Stato attuale di classe, come il
vostro, non può essere assolutamente imparziale nei confronti delle classi, lo sia nei
rapporti delle regioni. È l'imparzialità regionale che noi pretendiamo.
Ora quando nel quadro nazionale vi
si presenta una regione come la Calabria,
e non delle ultime, f o r m a t a per tre quarti
da terreni montagnosi, che ha subito i peggiori disastri tellurici, che ha visto dalla
politica statale distrutti il suo demanio e i
suoi boschi, che rappresentavano la sua
forza e la sua ricchezza, che è infestata dalla
malaria, che è la .sua nemica millenaria, che
ha il disordine delle acque, che non ha
scuole, non ferrovie, non strade; che ha visto, non è guari, distrutti da quei lestofanti
della Banca Italiana di Sconto quasi cento
milioni, che appartenevano a quel povero
nostro cafone, che, invece di rimanere in
Patria come il fratello suo lavoratore di
altre parti d'Italia per chiedere lavoro allo
Stato è andato a cercar la fortuna per il
mondo, per t e n t a r e la rinnovazione della sua
terra col f r u t t o del suo lavoro che potrebbe
rifarsi e rifare, rinnovarsi e rinnovare e che
invece è un peso morto nell'economia nazionale per colpa ostinata e malvagia di
Governo, non si può parlare d'imparzialità
regionale e non si può, signori del Governo,
pensare e parlare onestamente di risoluzione
di problemi della vita interna per la difesa
della pace e della finanza, se è vero che quello
che voi chiamate pomposamente problema
nazionale, ed a cui concedete t u t t i i fiori appassiti della vostra retorica, non è altro che
ta risultante dei problemi regionali.
In questa Camera, onorevoli colleghi, le
discussioni sul fascismo sono state l'argomento appassionato e prediletto. Ebbene,
n°i, in Calabria, subiamo un fascismo peggiore di quello dell'Alta Italia: il fascismo
del Governo, il quale ci insulta, ci offende,
C1
. devasta, ci saccheggia ogni giorno. Non
Vl è
regione d ' I t a l i a più obliata e più trascurata di questa povera Calabria.
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Il Governo si ricorda di noi unicamente e
solamente quando ci deve fare il regalo,
non certo ambito, di quei prefetti la cui
opera f u deficiente in altre parti d'Italia.
Invece di mandarli a casa li manda in Calabria: è un modo di sbarazzarsene, è la
colonia, mi suggerisce il compagno Velia.
E non solamente ! prefetti, ma t u t t i gli impiegati disonesti, inservibili, indegni, convengono lì da ogni paese. Financo quel famigerato questore Wenzel, rifiutato da t u t t e
le città d'Italia, era stato regalato alla nostra Calabria.
A questa categoria avariata di pubblici
funzionari si aggiunge quella degli impiegati
paesani, i quali, t r a n n e nobilissime eccezioni, diventano immediatamente incompatibili con l'ambiente locale. Yi è una città
della Calabria, Cosenza, che ha due alti
impiegati, uno appartenente all'Amministrazione finanziaria, l'altro appartenente
all'Amministrazione militare - un colonnello - che esercitano pubblicamente il mes t i e r e lucroso di industriali. Tutte le camorre, t u t t i gli appalti, le concessioni equivoche, t u t t e le consorterie e le misere fazioni
determinate da predomini familiari, personali o industriali che assordano con il loro
clamore quel nostro piccolo mondo antico
sono protette nel modo più spudorato dal
Governo. È il Governo che fa sentire la
sua opera deleteria nei rapporti dei nostri
demani.
E o n vi era paesello della nostra città che
non avesse un ricco demanio, che non possedesse terre che appartenevano al popolo,
alla collettività, al comune: ebbene queste
terre sono state occupate spudoratamente o
dalle più ricche famiglie, o dalle famiglie
più influenti del paese, che hanno cercato di
conservarle in t u t t i i modi e specialmente
mantenendosi nelle amministrazioni comunali
dove hanno spadroneggiato nel modo più indecente.
Yi è stato un momento in cui amministrazioni di socialisti, di combattenti e di
popolari furon m a n d a t e dal popolo stanco
ad occupare il governo della cosa pubblica
nei nostri piccoli paesi rinascenti a nuova
vita. Primo atto onesto f u quello di tentare
di snidare queste famiglie dai terreni usurpati. Ebbero la ingenua idea, questa gente
nuova, di rivendicare al popolo le proprie
terre. Ebbene quest'opera di rivendicazione
è stata ed è ostacolata ne' peggiori modi
dai prefetti. E si capisce il perchè !
I prefetti debbono mantenere impegno ai
jiatti conclusi. In periodo elettorale i grossi
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elettori si sono presentati in prefettura ed
hanno promesso ! loro voti, a patto però che
non si parlasse mai di rivendica dei beni
demaniali...
E i prefetti fanno onore... alla parola
data.
Yi è un'altra vostra davvero ben notevole benemerenza nei nostri rapporti, signori
del Governo, ed è il regime del terrore che
comincia a serpeggiare in tutti i paeselli
della Calabria. Yoi ci avete messo a fianco forse per impedire che una nuova coscienza
si ridesti - dei carabinieri violenti, provocatori, indisciplinati. Quello che è successo
a Bisignano a Dipignano, a Brancaleone,
a Eerruzzano, a Spezzano Albanese dimostra
la follia criminosa di questi agenti di... ordine.
A Bisignano alcuni giovanotti appartenenti alla locale sezione di combattenti cantavano vèrso le prime ore di sera. Furono
aggrediti da due carabinieri e uno dei cantatori rimase a terra ucciso. Il carabiniere
omicida non fu potuto arrestare e la com.plice sezione d'accusa di Catanzaro, trasformandosi per l'occasione da magistratura
di competenza in magistratura di merito,
concesse a quell'assassino il beneficio... della
legittima difesa.
A Dipignano, onorevole Casertano - avevo presentato in proposito un'interrogazione - è successo qualche cosa di più straordinario. Yi è un maresciallo dei carabinieri,
il cui nome debbo pronunciare mio malgrado, perchè è necessario indicarlo al pubblico disprezzo, un tal Lobrano, il quale
risiede in quel paese da otto anni. Ebbene
egli durante tutta la guerra Jia taglieggiato
quella povera gente paesana, come nessun
brigante si è mai sognato. Non vi è stato con- '
tadino, non vi è stata umile persona che
si sia rivolta a lui per atti del suo ufficio, senza che il manigoldo avesse richiesto
cibarie o altre regalie. Tutti i « visto » di
coloro, che tornavano dalla licenza, dovevano passare per le sue mani; ma le sue mani
dovevano in ogni caso ritrarsi colme di regali. Tutta la popolazione insorse. La pubblica stampa, senza distinzione di partito,
denunziarono le male fatte di questo individuo. Yi fu un giornale che se ne
interessò di proposito con un articolo intitolato : Un manigoldo monturato, e che
poteva essere intitolato anche: Le regalie
di Lobrano. E scriveva: Quante sono 1 Nessuno lo sa. Sono tante ! In che cosa consistono ? In tutto. Denaro, capretti, galli,
uova, verdura, frutta, insomma tutto il
mangiabile. E, dopo raccontati diversi gu-
stosi incidenti, quel giornale concludeva:
« Ed ora, caro Lobrano, a noi. Non sai che
la legge vieta ai funzionari di pubblica sicurezza di ricevere regali sotto qualsiasi
forma ? Ma queste cose non sa chi lascia
tranquilli i disertori di guerra - e possiamo
fare i nomi - o permette a chiunque con documenti falsi per sette mesi di gironzare
giocondamente per il paese; che, in occasione del furto ad una Cooperativa, lascia
fuggire, dopo averlo arrestato, un ladro;
chi, dopo il furto alla Pretura, perquisisce
le case di contadini onesti e non disturba
per nulla i sospetti autori; chi non si cura
di denunzie contro le persone, chi non si
cura di chi danneggia la conduttura dell'acquedotto, ecc... E continuava: Ma tu, caro
maresciallo, non puoi sapere di queste cose.
La tua attività è rivolta a ben altro, e qui
altri innumeri episodi di mercimonio. Ebbene si presentò una Commissione di cittadini di Dipignano e fece il giro delle autorità. Passò dal procuratore del Re, dal prefetto, dal colonnello dei carabinieri, rappresentato da un tal capitano Bonetti, che
non volle riceverla per atto di solidarietà
verso il ...milite glorioso, e raccontò ed offrì
a tutti le prove dell'infamia del monturato
chiedendone il trasloco ed invitandoli a procedere. Ne ebbe delle promesse. Poi silenzio.
Lobrano era intangibile. Sospettò il manigoldo che ispiratore di questa campagna della
stampa fosse il sindaco di Dipignano, un contadino, tale Guercio Salvatore, capo di una
fiorentissima lega di contadini, appartenente
fino a qualche giorno fa ai comunisti e passata ora a noi socialisti e pensò di vendicarsi.
Nella notte di capodanno di fatti arresta
il sindaco e 18 leghisti. La mattina si conoscono a Cosenza questi arresti. Mi reco
dal procuratore del Re, il quale non ha ricevuto nessuna denunzia. Passo dal prefetto
e il prefetto mi dice che conosce di questi
arresti, ma non ne sa la ragione, perchè i
carabinieri preparano il verbale.
Passa un altro giorno, torno ancora
dal procuratore del Re per sapere se il Verbale era stato presentato e per conoscere
la ragione di questi arresti. Il procuratore
del Re non sa ancora nulla. Allora parto
per la volta di Dipignano. Arrivo lì e spero che, per lo meno in omaggio ad un preciso articolo di procedura penale, che fa
obbligo agli ufficiali di polizia giudiziaria di
presentare il rapporto entro le 24 ore al
Pretore, quel magistrato sia a conoscenza di
ogni cosa. Ma resto disilluso.
Atti Parlamentari
- 3651 -
Camera dei Deputati
LEGISLATURA XXVI — l SESSIONE — DISCUSSIONI — TORNATA DEL 2 7 MARZO 1922
a
Quel Pretore, mi dice: sono due giorni
che aspetto questo benedetto verbale e
non so nulla delle ragioni dell'arresto. So
che gli arrestati sono chiusi in Caserma. E
allora con atto di [squisita gentilezza quell'onesto magistrato manda il cancelliere per
pregare il maresciallo di decidersi ad inviare il verbale; ma il maresciallo si rifiuta.
Riparto per Cosenza e denuncio ogni cosa
al prefetto. Il prefetto telefona al capitano
dei carabinieri, quel tal Bonetti; ma questi
fa sapere che finalmente il verbale sarebbe
stato direttamente presentato al procuratore
del Re.
E così dopo ben tre giorni dall'arresto,
detenuti e verbale, vennero presentati l'uno
alla Regia procura e gli altri alle carceri. Il
mistero finalmente fu svelato.
Quel maresciallo vendicativo denunziava
questo povero sindaco, persona onestissima,
per associazione a delinquere. L'accusa era
così insana, il motivo di vendetta così palese,
che quel Procuratore del Re, persona che ha
la schiena non molto duttile, disgustato, in
un impeto lodevole di giustizia, scarcerò
quelle povere vittime che da tre giorni
subivano i peggiori maltrattamenti.
Si sperava, dopo ciò, che questo maresciallo venisse traslocato. Il procuratore
del Re si fece vivo e protestò anche per
l'oltraggio fatto a un suo Pretore. Il prefetto,
mi si disse, che fece lo stesso. Ma - ahimè egregi signori del Governo, il maresciallo
Lobrano si trova ancora a Dipignano. Non
si sa da quale forza misteriosa e arcana
egli sia trattenuto in quel povero paesello.
{Commenti).
Ma non basta Dipignano, egregi signori
del Governo: vi è pure Amantea, dove
quel maresciallo dei carabinieri si è posto
ai servigi di una famiglia che imperversa in
quel paese. Vi è una lega di contadini e
una sezione socialista. Ebbene, questo maresciallo dei carabinieri... infuria contro i
socialisti ed i leghisti per far piacere ai suoi
padroni. Or fa qualche sera uscivano dalla
sezione socialista, dopo aver ascoltato una
conferenza, tutti gli iscritti. Cinque ne fece
arrestare quel maresciallo.
La magistratura, che da noi ancora si conserva indipendente, scarcera i poveri arrestati. Ma allora apriti cielo ! La Giunta comunale di Amantea comandata dal... signorotto,
ai cui servizi diretti si è posto quel maresciallo dei carabinieri, fa una delibera con
la quale deplora la magistratura ed esalta
Quegli agenti, i quali, come il maresciallo
sono benemeriti dell'ordine e si accaniscono
contro i sovversivi.
A Ferruzzano e q, Brancaleone, in provincia di Reggio, il prefetto opera peggio di un
carabiniere. Quel prefetto, onorevole Casertano, ha una antipatia irreducibile per le
cooperative e non solo per le cooperative
rosse, ma per tutte, di qualsiasi colore.
Quando ci sono cooperative per lo mezzo,
quel funzionario perde il lume della ragione
e giù contro la legge e l'equità.
Le cooperative agricole sono composte •
di poveri contadini che ebbero concesso i
terreni in virtù del decreto Visocchi e che
hanno trasformato quelle zone incolte in
ridentissimi agrumeti, in meravigliosi giardini (.Interruzioni — Rumori). Non vi meravigliate, onorevoli colleghi, ciò che dico è
vero. E non si tratta solamente di cooperative rosse; ma anche di cooperative, di combattenti. Queste cooperative sono il bersaglio ostinato e preferito del prefetto di Reggio, il quale tenta di premere sulla Commissione provinciale, tenta di servirsi dei carabinieri per togliere per traverso le terre
a quei coltivatori. A Reggio Calabria, si è
riunito, qualche settimana fa un convegno
di cooperatori, senza distinzione se rossi o
combattenti, e hanno formulato il seguente
ordine del giorno: « Si delibera di informare
il gruppo parlamentare socialista ufficiale a
mezzo dei compagni deputati della regione e
di invitare fin d'ora tutte le cooperative a
procedere all'invasione della terra »...
Ma quello che è successo, onorevoli colleghi, qualche giorno fa a Spezzano Albanese, supera in tragicità ed in efferatezza,
qualsiasi imaginazione. Non voglio con le
mie parole narrarvi il triste episodio. Potrei
essere passionato. Ve lo voglio denunziare
con le parole di un giornale di Cosenza, il
quale non è certo sospetto di tenerezza verso
i sovversivi.
Questo giornale La Cronaca di Calabria
pubblica quanto vi leggerò e pubblica la
sua cronaca dopo che il giudice istruttore
si è recato sul luogo e dopo che il giudice
istruttore ha fermato la linea dei fatti.
Così scrive: « Verso le ore 23, del giorno
14, una pattuglia di reali carabinieri, di cui
faceva parte il carabiniere Padula, passa
per il Largo del Duomo, accanto a certo
Grandi che ha per compagni due giovani
non identificati. Uno del gruppo al passaggio dei carabinieri e sembra fosse il Grandi,
disse: « Dove andate, scugnizzi ! » Chiesto
dal carabiniere Padula, con chi l'avesse,
risponde: « Con uno dei tuoi compagni »; il
quale come si dice, era intimo amico del
morto. « Una domanda amichevole, scherzosa nient'altro. E quando i carabinieri
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a
Camera dei Deputati
SESSIONE — DISCUSSIONI — TORNATA DEL 2 7 MARZO 1 9 2 2
invitano i tre giovani a ritirarsi, dal grappo
si risponde: « Andiamo a letto quando ci
piace; voi non contate». Il Padula immagina
siano armati e dice al suo compagno di
perquisirli. Il Grandi viene trovato in possesso di un coltello arrotondato sulla punta.
Il Padula si dice improvvisamente assalito e
presenta una scalfittura. Si è avuto un parere discorde da parte dei medici periti
sulla natura e sulla presenza di questa scalfittura. Intanto perchè i carabinieri non operano l'arresto di questi tre giovani f No,
essi vanno in caserma a denunziare il fatto
al maresciallo che esce con una forza disponibile per rintracciare i tre giovani e forma
due squadre. Il Grandi è in casa, e quando
ravvisa i carabinieri non riesce a chiudere
la porta, perchè i carabinieri d'un balzo
sono dentro. Il Grandi non vuole farsi arrestare perchè teme di dispiacere al padre e
impressionare l'opinione del paese. Attraversa di corsa due stanze e per altra porta
si ritrova fuori e via di corsa... Il carabiniere Padula lo insegue per molto tempo.
Spara un colpo contro il Grandi, ma egli
corre sempre...
« Un fratello del morto, un ragazzo di
16 anni, implora di non sparare. Ma il carabiniere Padula continua. Al tèrzo colpo
il povero Grandi colpito alla schiena cade
morto. Su lui si abbatte il fratellino disperato...
...La tragedia è compiuta ! ».
Senza commenti, onorevoli colleghi ! Il
commento che io ho il dovere di fare è quello
di denunziare qui, dalla tribuna parlamentare, il fatto inaudito della libertà che gode
questo carabiniere omicida. Il mandato di
cattura, spiccato dal giudice istruttore di Castro villari per l'imputazione di omicidio volontario, non può essere eseguito. La costituzione di parte civile è stata notificata al
carabiniere, il quale si trova acquartierato
in caserma, come attesta l'Ufficiale giudiziario, cioè libero.
È una condizione privilegiata, che vige
forse ora in Italia - onorevole Casertano - per
questi soli... benemeriti cittadini: i carabinieri omicidi ? ?
Ma quello che accade a Spezzano avviene in parecchi paesi della nostra provincia. Basta che sorga una sezione socialista,
basta che sorga una lega di contadini,
perchè s'inizi il regno del terrore: perquisizioni, visite notturne, maltrattamenti, minacce, denunzie... tutto il ben di Dio, ai cui
può disporre un gallonato di poco scrupolo.
E si vuole forse con questo terrore sopprimere la nostra idea ? Vana lusinga.
La nostra idea giorno per giorno germoglia e fiorisce meravigliosamente e si ritempra con le minacce. Penetra dovunque e fa
sentire la sua voce di rivendicazione e di protesta civile in paesi, dove fino a ieri pareva
follìa che potesse spuntare.
L'opera violenta dei carabinieri è poi completata, o signori, dall'opera di corruzione
del Governo.
Il Governo ha una speciale forma di corruzione verso la Calabria che io debbo denunziare pubblicamente alla Camera.
Una pioggia ininterrotta, affliggente, ostinata di croci di cavaliere e di commendatore,
ricadono sui... petti di chi le chiede e viceversa rappresentano semplicemente la peggiore mortificazione per la nostra terra, che
ha tradizioni di indipendenza e di ribellione...
Spiriti anche vigili sono piegati da queste
imposizioni onorifiche. {Commenti).
Non abbiamo scuole. Ma di questo ne
parleremo in sede più opportuna. In questa
sede interessa notare come i poveri nostri
comuni stremati, indebitati, trascurati, vedono messa ogni giorno a dura prova la propria pazienza per tutti gli ostruzionismi della
burocrazia e della Cassa depositi e prestiti
per la concessione dei mutui per la costruzione
degli edifìci scolastici, degli acquedotti e delle
fognature, di cui essi sono mancanti, ed i cui
progetti dormono sotto l'incubo dolente della
derisione e dell'oblio.
L'agricoltura è deficiente. Il problema
è rimasto insoluto per molte ragioni che tratteremo quando il bilancio dell'agricoltura
verrà in discussione. Fra queste principalissime: l'inadeguata azione del credito agrario,
il sistema tributario, il deficiente richiamo dei
capitali alla terra, questa esplosione di protezionismo, la mentalità arretrata dei proprietari, gl'iniqui patti agrari.
Ma oltre a questo problema di morale politica, esiste (ed è più importante ancora)
un problema di viabilità.
Noi non abbiamo strade di nessun genere,
di nessuna specie.
Sono passati quasi due secoli dacché il
marchese Bernardo Tanucci, primo ministro
del Regno di Napoli, si augurava che in ogni
porta della Calabria arrivasse la ruota.
Ebbene, sono i sessanta paeselli della
nostra Calabria che aspettano ansiosi e dolenti
il solco della ruota, e battono a tutte le
porte, e si .servono di tutti i mezzi per avere
le loro stradicciuole... Arrivano firianco alla
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Atti Parlamentari
Camera dei Deputati
LEGISLATURA XXVI — I SESSIONE — DISCUSSIONI — TORNATA DEL 2 7 MARZO 1 9 2 2
a
petizione !... Vi è infatti il comune di Altomonte di Calabria che ha fatto una petizione
alla Camera dei deputati per avere la strada,
che invoca da sessanta anni. Ed io ho il dovere, onorevoli colleghi, di farvi sentire le
parole di dolore con cui quegli abitanti implorano questa misera strada.
Petizione al Parlamento relativa alla comunicazione stradale Altomonte-Lungro:
« il sindaco ad. illustrare la proposta espone:
quarantadue anni sono trascorsi dal 1879,
anno in cui il comune, dopo essersi sobbarcato
a forte spesa (40 mila lire) illudevasi di veder finalmente quasi ultimata la costruzione
della strada Altomonte-Lungro, che, congiunta al primo tronco della provinciale
Lungro-Mezzanova si allacciasse alla rete
Castro villari-Bel vedere.
Ma questa strada non ebbe la ventura
neanche di inaugurarsi per l'impossibilità
di poter costruire un ponte.
Si disse che l'impossibilità della costrusione stessa fosse nella franosi tà del terreno
in pendio, onde la strada, già quasi totalmente
¿costruita, fu condannata, fatalmente, al'abbandono, dopo l'enorme spesa di 454
mila lire.
Rimase così di nuovo da quell'epoca il
Comune sicut erat in principio, completamente tagliato fuori dalla rete stradale, condannato alla immobilità dell'industria e dei
commerci, privato di comunicazioni col capoluogo del mandamento, col quale ha bisogno di stare in continuo contatto.
L'antico sentiero in discesa precipitosa
ed in salita ripidissima, resosi oggi impraticabile e difficilissimo, è l'unico mezzo per
comunicare, esponendo i cittadini a pericoli
gravissimi nei periodi di pioggia, in quei terreni argillosi, sia per le piene dei torrenti e dei
fiumieelli che lo rendono impraticabile. E
non solo a quei due paesi interessati è di grave
nocumento la mancanza di viabilità, ma lo
è assai più per tutti i paesi al di là del fiume,
privati come sono di innesto alla rete Belvedere-Castro Villari.
Solo nello scorso inverno l'ente autonomo
stradale della provincia venne a prepararci
un nuovo studio per la strada AltomonteLungro.
Questo consiglio, richiesto, diede parere
favorevole, ma d'allora fino ad oggi, nulla si
è fatto.
Come avete sentito dopo 42 anni dacché si è richiesta questa strada un povero
comune non può vedersi ancora congiunto
nemmeno col capo-luogo del suo mandamento
se non da un sentiero di capre..,
ISTelle condizioni di Altomonte sono molti
altri comuni. La rete stradale delle tre Provincie Calabre, non è in buone condizioni.
È insufficiente, slegata, incompleta. Mancano
razionali collegamenti. Fanno difetto i ponti,
alcune strade non hanno la larghezza necessaria; altre sono soggette a danni per scoscendimenti, frane, corruzioni, alluvioni; altre
sono intransitabili per difetto di costruzione
e per danni avvenuti e non riparati. Abbandonate, intransitabili sono le strade vicinali
e quelle mulattiere.
Sunt lacrimae rerum, egregio onorevole
ministro dei lavori pubblici ! E non soltanto
questo delle vie rotabili è un problema grave,
come io ho accennato, ma c'è l'altro più
assillante, quello che forma quasi l'idea fìssa
della gente della nostra regione: il problema
ferroviario.
Non è bastato ad evitare il sabotaggio del
Governo il terribile disastro del torrente
Amato, nel quale l'ex ministro delle poste e
telegrafi l'onorevole Giuffrida corse rischio
di perder la vita. Non è bastato il terribile
disastro di qualche anno fa sulla PaolaCosenza e i suoi continui pericoli che, se
non si trasformano in disastri, è per l'opera
vigile, premurosa, avveduta, del personale,
specie quello di macchina, veri eroi ignorati
ed oscuri del proprio dovere, che sono perseguitati per giunta, onorevole Riccio, che mi
segue ed approva, indegnamente ed ingiustamente dai capi del personale, dai capi
del compartimento di Reggio Calabria, che
non fanno che consumare vendette politiche
e vendette personali a danno di questi ottimi
funzionari ! (Approvazioni).
Noi abbiamo 785 chilometri di ferrovie,
che sono divisi fra i due litorali, quello Jonico e quello Tirreno.
Queste due linee furono costruite, dando ricchezza al commendator Saverio Parise, con vecchi criteri tecnici obbedendo
a principi di opportunità e di economia specialissimi per la Calabria. Questa rete nostra
ferroviaria così cattiva, così deprezzata, così
inservibile specialmente per i paesi dell'interno, rappresenta la peggiore derisione che,
in sessanta anni di unità, ha fatto al popolo
calabrese il Governo italiano. Gli stessi tecnici, a cui arrivano le proteste di tutti i paesi
per l'esoso servizio ferroviario, rispondono che
non è assolutamente colpa della mancanza dL
personale, del materiale ridotto e cattivo,
del combustibile poverissimo; ma invece del
fatto che sia la costruzione delle linee, sia la
limitata stabilità dei ponti non permettono
l'uso di treni celeri e di comunicazioni dirette.
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DISCUSSIONI —
In altri termini le ferrovie calabresi sono
di nome a tipo normale pnr essendo di fatto
a scartamento ridotto.
Vi è il presidente del consiglio provinciale
di Catanzaro che ci invia una sua deliberazione, con la quale quella deputazione si associa alla deliberazione del consiglio provinciale di Potenza e aderisce al voto emesso da
questa deputazione provinciale con deliberazione del 16 gennaio per l'elettrificazione
delle linee ferroviarie di Basilicata, Avellino,
Foggia, Bari, Lecce, Salerno e Calabria.
La deputazione provinciale di Cosenza,
più modesta, .si contenta d'implorare dal ministro dei lavori pubblici la costruzione di
quella linea che fu studiata ai tempi, che io
non ricordo, e che forse gli anziani di questa
Camera ricorderanno, di Artom di Sant'Agnese. Ma l'una e l'altra di queste delibere,
io credo, chelasceranno come t u t t e le cose
di Calabria, il tempo che trovano.
Se io per dottrina, per convinzione profonda e intima non avessi sfiducia nei vostri
Governi borghesi, questa sfiducia la ripeterei dal fatto che il comune di Siderno Marina, patria dell'ex-sottosegretario alle finanze onorevole Albanese, mi manda una
delibera in cui minaccia financo d'insorgere
violentemente se non si provvede all'ampliamento della sua stazione ferroviaria...
Minacce... vaghe e più vaghe speranze!
Ma la visione precisa di quelle che sono
le condizioni delle nostre ferrovie voi l'avete, onorévoli colleghi, se vi incomodate
per un momento ad aprire la carta delle
Ferrovie della rete statale esercitata al 30
giugno 1920. Guardate questa carta, girate
10 sguardo per tutta Italia, fermatelo poi sulla
regione calabrese e voi rimanete sorpresi e
dolenti della penuria delle linee. Voi vedete
tracciate a linee rosse quelle due nostre ferrovie litoranee lontane dai paesi interni,
poi una piccola linea, che è detta la linea della
morte, che riunisce Paola e Cosenza, e a
questa linea attaccata come pendolo... Cosenza, fuori di tutte le comunicazioni e segregata dal. mondo civile.
Se poi volete avere il preciso concetto
della trascuranza del Governo ai nostri
danni è necessario aprire la pagina 47 di
detta relazione delle ferrovie e leggere il capitolo «Studi e costruzioni di nuove linee».
Noi leggiamo con cuore non invido che si
stanno per costruire la linea Cuneo-Ventimiglia. la linea direttissima Genova-Cortona,
11 tronco Arquata-Vittorio Pontenero Alpi,
la linea Sacile-Pinzano, ecc.,|ecc.
Camera dei Deputati
TORNATA DEL 2 7
MARZO
1922
Ma nessuna linea si sta costruendo e
nè tampoco studiando da quei valentuomini
per il Mezzogiorno d'Italia.
Debbo in proposito raccontarvi però, che
quando nella mia provincia di Cosenza e
in quella di Catanzaro, qualche settimana fa,
sorsero delle agitazioni promosse dai consigli
provinciali, alle quali noi socialisti non intervenimmo perchè ci parvero troppo violente per essere sincere, e perchè sapevamo
che potevano essere fermate lungo la strada
dalla prefettura con qualche provvida croce
di cavaliere o di commendatore, quando
sorsero - dico - queste agitazioni e si arrivò financo alla minaccia di non pagare le
tasse, e si voleva che gli organismi elettivi
rassegnassero le proprie dimissioni, e più specialmente (vana speranza !) i deputati... ed
indi il vento, comefe* si tacque, allora il prefetto commendatore Bodio della provincia di
Cosenza, emanò questo comunicato che ho
l'onore di far conoscere all'onorevole Biccio,
ministro dei lavori pubblici.
«"Al prefetto commendator • Bodio, che
rendendosi interprete dei bisogni di queste
popolazioni, aveva rappresentato al Governo la necessità di provvedinenti urgenti,
per ovviare intanto ai maggiori inconvenienti dell'esercizio ferroviario, è ora pervenuta dalla presidenza del Consiglio dei ministri una comunicazione con la quale si
assicura che è stata aggiunta una locomotiva al gruppo 981 per la linea Paola-Cosenza
ed altre due saranno consegnate dall'officina entro qualche giorno per entrare subito
in servizio. Così potrà essere assicurato
quanto prima un regolare servizio di treni
sulle linee in parola ». {Commenti).
Ma, manco a farlo apposta, arriva questa
annunziata, invocata locomotiva e non appena arriva si constata con sorpresa, che,
l'aspettata, prima di una serie di altre nove
che costano undici milioni e mezzo allo Stato
costruite dalla ditta Ansaldo, portava nel suo
cuore ingrato un errore di costruzione.
Difatti appena iniziò la salita del 75 per
mille della Paola-Cosenza dovette tornare
indietro per essere ricoverata nell'officina. E
il povero macchinista che si permise di
denunziare l'errore di costruzione è stato
punito con un trasloco. È stato punito perchè socialista ed è stato traslocato per ragioni
di servizio qui a Boma. Mi è dovere però di
farvi noto che ottenni dal commendator
Crova la revoca del trasloco, ma è mio dovere
pure denunziarvi che la revoca del trasloco
avvenuta per ordine del commendator Crova
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Atti Parlamentari
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Camera dei Deputati
SESSIONE — DISCUSSIONI — TORNATA DEL 2 7 MARZO 1 9 2 2
non può essere partecipata al macchinista
perchè c'è un capo servizio, - come mi si dice - . tale La Maestra, massone di quattro
cotte, che si trova in giro per l'Italia e fa la
spola fra Firenze e Roma esibendo questo
dilemma: o lui o il macchinista debbono restare nel compartimento di Reggio Calabria...
(Commenti).
Quanto sopra non" è una beffa, bensì un
oltraggio alla supinità ed acquiescenza di
quelle popolazioni.
Ma non basta: ieri a Reggio Calabria si
è tenuto un comizio contro il disservizio ferroviario promosso dal sindacato ferrovieri
con l'intervento di tutti gli organismi politici ed amministrativi delle tre Provincie.
Ebbene sono già in giro per la Calabria le
Commissioni, cioè gli alti papaveri delle ferrovie che studiano il nostro problema.
Ma finitela una buona volta con queste
commissioni di papaveri che vengono a studiarci. Noi non vogliamo più essere studiati.
Noi vogliamo avere qualche cosa. Non io,
che nulla pretendo da voi; ma quelle popolazioni vogliono che venga debellata la malaria, che infesta quelle regioni, vogliono qualche via, vogliono la sistemazione dei bacini
montani e fluviali, vogliono scuole, vogliono
acquedotti e fognature, vogliono qualche
cosa che possa rappresentare i primi elementi
della vita.
Sembrò ad un certo momento che un
tal quale fraterno ricordo, un tal quale
rimorso avesse pervaso l'animo padrigno
del Governo. Ciò avvenne quando il terremoto del 1905 denunziò non all'Italia, ma
al mondo intero, le piaghe sanguinose che
rodevano le fibre della Calabria.
Fu allora presentata e votata al Parlamento la legge 25 giugno 1906, con la quale
io Stato assumeva l'impegno formale di
portare le regioni calabresi all'altezza delle
altre regioni d'Italia nella vita dei traffici,
nello sviluppo delle comunicazioni e nel
giro degli scambi. Con detta legge lo Stato
assumeva l'obbligo di sistemare 100 corsi
d'acqua, di attuare 32 bonifiche, di consolidare 80 comuni, minacciati da frane; con
la stessa legge si stabilivano 160 milioni per
i lavori che avrebbero dovuto essere sistemati nel 1914. Questa legge non solo non fu
mai applicata che in una parte assolutamente insignificante; ma il fondo di 150
milioni fu distratto per altri lavori pubblici
di altre regioni d'Italia. Ed è avvenuta una
cosa strana, direi comica. Nel 1921 si presentarono alle elezioni politiche tre ex-ministri e due sottosegretari ed a base del loro
programma misero - dopo ben sedici anni l'applicazione della legge per le Calabrie 25
giugno 1906.
Ma la promessa si realizzò non con l'applicazione della legge in parola ma con il
dono di una nuova legge. Di fatti uno di essi,
l'onorevole De Nava, salito al Governo,
volle regalarci l'ente autonomo delle bonifiche, un Genio civile, scorretto e modificato,
più direttamente influenzabile e ciò facendo
non tenne conto nemmeno di quelli, che
erano i voti di una provincia come quella di
Cosenza. La quale con 25 voti contro 14
astenuti aveva votato uno ordine del giorno
contro gli enti autonomi stradali.
Io non sono per l'approvazione piena ed
incondizionata di tale órdine del giorno,
perchè penso che gli enti autonomi saprebbero ottima provvidenza legislativa se potessero funzionare, in quanto penso che il nòstro
problema non è problema di autonomia ma
di finanziamento.
Ora con pochi milioni questi enti nulla
risolvono. Ma di ciò parleremo a miglior
tempo.
Ma il passato è passato; recriminare significa perder tempo e l'esperienza è una
gran facoltà postuma, che non serve a nessuno. Penso semplicemente, o signori del
Governo, che il problema calabrese è di una
facilità straordinaria: può esser posto in un
modo semplice, « regime di acque e regime
di boschi », che potrebbe rinnovare la Calabria e sviluppare straordinarie energie agrarie e industriali.
Problema semplice, signori del Governo,
per cui le nostre condizioni di inferiorità
economica diventerebbero per l'avvenire
condizioni di superiorità economica. Pare
che tutta l'Italia si interessi di un problema
magnifico: la costruzione dei Laghi Silani.
Il problema è maturo. Ha financo la sua letteratura, alla quale ha contribuito tanto autorevolmente il nostro amatissimo Filippo
Turati, il quale ha il torto di non conoscere
la Sila.
Non vi è zona d'Italia, non vi è zona d'Europa. relativamente al suo territorio, che
abbia maggior numero di energie idrauliche
di quanto ne abbia la Calabria. Per usare una frase dell' onorevole Nitti - vade
retro Satana ! - la Calabria è un Niagara di
energie.
Ebbene, signori del Governo ! Per questa
costruzione di laghi tutto era pronto.
Mancava semplicemente il finanziamento.
Ma quando si votò, la legge sui lavori della
disoccupazione, fu concesso alla Società delle
Atti Parlamentari
'LEGISLATURA XXVI —
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la
SESSIONE —
DISCUSSIONI —
forze idrauliche della Sila un mutuo di 160
milioni dal Banco di Napoli, dal Banco di
Sicilia e dalla Cassa di Assicurazioni Sociali.
Sembrava che la cosa dovesse a n d a r bene,
t a n t o è vero che ad una interrogazione dell'onorevole Mastracchi e mia, l'onorevole
Lombardi, allora sottosegretario al Ministero dei lavori pubblici, rispondeva assicurandoci che il m u t u o era stato concesso. Ma
ora, onorevole Eiceio, io son venuto a sapere, e vorrei u n a smentita alle mie parole,
che del m u t u o non si parla più, che il finanziamento dei laghi silani è di là da venire, è
naufragato, perchè non si sa con precisione
se e quando verrà pagato il primo lotto
di 66 milioni.
Sarebbe cosa grave, onorevole ministro,
sarebbe l'ultima beffa a quelle popolazioni
che sono impossibilitate ad emigrare e sono
costrette a richiedere lavoro alla propria
terra.
Queste nostre co municazioni così infelici
non ricevono suffragio nemmeno dal mare,
Abbiamo 800 chilometri di costa e nessun
punto di essa è possibile per l'approdo dei
piroscafi di gran cabotaggio. È dal mare che
viene la vita. È al mare che si deve tendere.
E quindi sono necessari i porti. Eeggio, Cotrone, S. Venere sono deficienti. Gioia Tauro
ne reclama uno a viva voce ed a buon diritto Paola aspetta che si costruisca e f r a t t a n t o vede inghiottiti dal mare i milioni
concessi.
A Paola di f a t t i si sta da t a n t i anni costruendo un porto; e nessuno che passa per
quella ridente spiaggia si accorge dell'affiorare di una sola diga. E stato però s t a m p a t o
quanto appresso in un giornale molto autorevole a proposito dell'impresa dei lavori,
che protrebbe spiegare il... mistero.
« La costruzione del porto di Paola per
il quale il Governo ha disposto ben 60 milioni ha sollevato in quest'ultimo momento
in un settimanale di Paola e in qualche
altro giornale il sospetto di qualche parvenza
irregolare e di un' assoluta indipendenza
dalla ditta Jesi verso il ministro dei lavori
pubblici, e di questa indipendenza che è div e n t a t a qualche volta anche autoritaria ne
sa qualche cosa l'ingegnere capo del Genio
civile di Cosenza, che per provocare l'inchiesta f u poi i m m e d i a t a m e n t e allontanato dalla
provincia ».
È possibile che in Calabria o le opere rimangono desiderii inappagabili o quando diventono realtà la costruzione deve farsi a
beneficio delle sole ditte assuntoci 1
Camera dei Deputati
TORNATA DEL 2 7 MARZO
1922
Io ho finito, onorevoli colleghi, di tediarvi
con lo svolgimento della mia interpellanza.
Eicordo al Governo una cosa sola : lo Stato
che ha speso 16 miliardi di lire per Vallona,
se avesse speso mezzo miliardo soltanto per
la Calabria l'avrebbe completamente rinnovata (Approvazioni). E, permettetemi per
quell'affetto che ogni internazionalista sente
per la zolla che lo vide nascere e per i monti
che per primo colpirono i suoi occhi, che la
parola di protesta è poca e misera cosa per
l'infamia, di cui f u m m o e siamo vittime.
Si sappia però che in Calabria i tempi
stanno per mutare. Vi è una classe che non
usurpa la sua prappresentanza e non la
esplica attraverso piagnistei o elemosine, o
inscenando dimostrazioni, che sono f e r m a t e
sulle scale delle prefetture. Colà tra la grassa
borghesia avida, inetta, ignorante, assorta
in un quotidiano pensiero di lucro, p r e m u t a
da vecchie consuetudini economiche e una
piccola borghesia malcontenta, immiserita
dal fìsco, mortificata dal bisogno, proletaria
dalla cintola in giù, Che vuole conservare
ancora la sua qualifica di rango, si incunea
una meravigliosa classe lavoratrice, non
menomata da deficienze morali, affezionata
alla propria fatica, desiderosa di lavoro e
non di emigrazione. Nella profondità della
sua anima, f a t t a di forza, si vanno raccogliendo con fervore di vita le migliori energie
della nostra stirpe, le quali non devono essere
lasciate inerti e inoperose, ma debbono tradursi in esperienza di vita.
Nuovi tempi si maturano col fervore della nòstra propaganda. Questa classe si prepara ad assurgere attrice meravigliosa ed
onesta di una nuova vita, che si va delineando in Calabria.
Questa classe non implora, nè chiede.
Eeclama. Oggi nel Parlamento e domani, permettetemi che ve lo dica e non è parola di
jattanza la mia, fuori del Parlamento; perchè la fede, l'idea che sappiamo infonderle,
è sentimento, è forza e volontà, ed è azione
che diventerà a t t i v i t à creatrice, che oltre a
dare illuminazioni imprevedute alla nostra
terra, foggerà il nostro costume politico in
nome del socialismo.
Io non ho f a t t o un discorso. Non ho svolto una interpellanza. Ho f a t t o una denunzia. Ma voi, Governo borghese, non potete nè
sentirla, ne intenderla. {Applausi
all'estrema
sinistra).
P E E S I D È N T E . L'onorevole sottosegretario di Stato ha facoltà di rispondere.
C A S E B T A N O , sottosegretario
di Stato
•per l'interno.
Li' appassionata ' requisitoria
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dell'onorevole Mancini riflette anche la politica interna, su cui non posso che fare
una dichiarazione. Quantunque egli abbia
concluso col dire che non ha fede nei governi borghesi, la dichiarazione è questa.
I fatti specifici dei quali egli si è occupato
non riflettono la nostra amministrazione,
nè prima delle sue parole mi erano noti,
perchè, se avessi potuto conoscerli in anticipazione, avrei potuto portare qui 1p risposta, che poteva essere esauriente ed anche necessaria. Sono tutti interessanti. Ne
ho preso appunto e prometto di dargli la
risposta alla prima occasione.
Quanto alla deficienza di personale, da
lui segnalata, anche io, eome meridionale,
conosco questa deficienza e assicuro l'onorevole interpellante che cercherò di provvedervi con onestà d'intenti e fermezza di
propositi.
Del resto, onorevole Mancini, come ella
bene ha rilevato, la questione calabrese è
questione di lavori, di strade, di boschi e di
acque e questa non è materia di mia competenza, e risponderà con soddisfazione dell' onorevole interpellante il ministro dei lavori pubblici.
Una sola dichiarazione debbo ancora
fare in relazione all'accenno dell'onorevole
Mancini all'abbondanza delle crocifissioni
(Ilarità0.
Posso assicurarlo, che da un mese il Ministero dell'interno non ha fatto una sola
crocifissione.
{Ilarità).
P R E S I D E N T E . L'onorevole ministro dei
lavori pubblici ha facoltà di rispondere.
RICCIO, ministro
dei lavori
pubblici.
Onorevoli colleghi, l'onorevole Mancini non
avendo fiducia nel Governo borghese probabilmente non presterà fede a quanto io gli
dico, e cioè che io considero il problema calabrese come problema nazionale, come lo considera lui.
Rappresentante di una regione che si
trova nelle identiche condizioni della Calabria e in- cui sono anche parecchi paeselli
senza strade, sento tutta la difficoltà del
problema.
Consenta però l'onorevole interrogante
che io gli dica come ho trovato la questione
dei lavori pubblici in Calabria al momento
in cui sono andato al Ministero dei lavori
pubblici.
Come egli ha accennato, per quelle regioni nelle quali tutti i lavori stradali sono
affidati allo Stato,-sia che si tratti di strade
provinciali, come di strade nazionali o co»'una li, il decreto-legge 3 maggio 1920,
1922
n. 558, autorizza la creazione di enti autonomi locali, i quali possano più rapidamente provvedere alla redazione dei progetti, all'appalto, all'esecuzione delle opere.
Mentre in tutto il resto d'Italia abbiamo
strade affidate allo Stato, alle P r o v i n c i e ed
ai c o m u n i , la legge per la Calabria affida
allo Stato l'obbligo di provvedere alla viabilità, ed il legislatore perciò ha creduto
opportuno di creare in questi casi enti autonomi locali, per impedire il ritardo nel
disbrigo delle pratiche, per facilitare una
più rapida esecuzione, per uniformare i lavori alle necessità della regioni.
A parer mio si tratta di legge benefica,
che rappresenta un gran passo verso il decentramento e che giova grandemente a
fare rapidamente e meglio i lavori. Si t r a t t a
di veri e propri organi decentrati ed autonomi, liberi da ogni vincolo con l'Amministrazione centrale, dalla quale non dipendono che per una forma di vigilanza.
Ho sentito adesso dall'onorevole interpellante che un Consiglio provinciale si è
lagnato dell'esistenza di questi enti autonomi. Io confesso che se nella regione che
ho l'onore di rappresentare potessi contribuire a creare degli enti autonomi, che disbrigassero rapidamente i lavori stradali, ne
sarei felicissimo.
Quando si pensa che questi enti autonomi
hanno facoltà, senza interrogare il Governo,
senza mandare al Governo progetti, senza
sentirne il parere, di disporre dei lavori fino
ad un milione, si vede quale rapidità di
esecuzione si possa ottenere, quale agilità di
movimento sia assicurato a questi enti autonomi.
Gridiamo tutti che vogliamo il decentramento, gridiamo tutti contro la lentezza
burocratica, contro le difficoltà che la burocrazia opxjone al disbrigo dei lavori: ebbene, ecco delle istituzioni con cui un larghissimo decentramento è fatto, e coll'intervento, notino gli egregi colleghi,^ noti
l'onorevole interpellante, colla partecipazione di elementi locali, che in rappresentanza dei comuni e della provincia sono „
naturali interpreti dei bisogni locali.
Questo deciso esperimento di decentramento è stato attuato in Calabria, dove in
ciascuna delle tre provincie funziona un
ente autonomo stradale, che dà buoni risultati per le strade in Calabria...
B E R A R D E L L I . Ma senza mezzi, senza
denaro...
RICCIO, ministro
dei lavori pubblici. .
Non già senza mezzi, come mi interrompe
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la
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DISCUSSIONI —
l'amico Berardelli, perchè quando si consideri che i bilanci approvati dal Ministero portano per la provincia di Catanzaro 14 milioni, per quella di Cosenza pure 14 milioni,
per quella di Beggio Calabria 19 milioni, e
che finora si sono già pagati per lavori già
eseguiti nella provincia di Catanzaro 6 milioni, nella provincia di Beggio 6 milioni,
nella provincia di Cosenza 9 milioni, e vi
sono numerosissimi appalti per molti milioni, si vede come questi enti autonomi
non siano stati cosi inoperosi come parrebbe
dalle interruzioni di alcuni colleghi e da
ciò che ha detto l'onorevole interpellante.
Evidentemente il problema stradale è
uno dei più importanti per tutti i paesi i
quali sono alle falde dell'Appennino. Io lo
comprendo più di qualunque altro, onorevole Mancini, perchè nella regione che ho
l'onore di rappresentare, vi sono una quantità di paesi isolati, che non hanno vie di
comunicazione, che hanno solamente delle
mulattiere, quando le hanno, e a cui le
frane continuamente interrompono le comunicazioni, così come avviene nella Calabria. Sono dolori comuni. Ella diceva:
sunt lacrymae rerum. Sono le lagrime dell'Abruzzo, come della Calabria.
Farò il possibile per aumentare i fondi
degli enti autonomi, ma io vorrei pregarla
di avere fiducia in questi istituti che sono
sorti nei paesi che ella rappresenta, e che conoscono da vicino i bisogni di questi paesi e
vi provvedono del loro meglio con attività,
come dimostrano le somme spese ed i numerosi appalti.
Questo per le strade.
Per quanto riguarda i lavori di bonifica,
anche qui si pensò di applicare alla Calabria
criteri di largo e lodevole decentramento.
Si tratta di quanto hanno compiuto i miei
predecessori, ed io posso tanto più efficacemente parlarne con lode perchè non si tratta
di opera mia, è lavoro recente il quale dimostra come lo Stato stia intensificando
l'opera sua nella Calabria.
Certamente questa intensificazione è inferiore ai bisogni della regione; ma rappresenta ùn passo molto serio che dà l'Amministrazione rispetto ad un periodo di
grande, di grandissima inerzia, che si è
avuto rispetto alla Calabria.
Dobbiamo riconoscere che nel passato
l'inerzia vi fu, ma riconosciamo pure che in
questi ultimi tempi un lavoro di intensificazione si è fatto e si continua a fare.
Ho detto che gli enti autonomi stradali
ne sono una prova, ed ora soggiungo che
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lo sono anche gli enti autonomi di bonifica
idraulica ed agraria, a cui sono affidati i territori di maggiore importanza e più redditizi.
A me giunge nuovo quanto dice l'interpellante che i 160 milioni che erano stati
utilmente presi dal fondo della disoccupazione per la « Sila » siano stati distratti.
Yedrò come stanno le cose; ma ieri l'altro
10 parlai con dei membri della Commissione
per la disoccupazione, la quale, come è noto,
è formata da rappresentanti di vari Ministeri, ed essi nulla mi hanno detto che accenni a questa distrazione di fondi; anzi io
11 ho incoraggiati a far presto le pratiche
burocratiche perchè si abbiano subito i
fondi disponibili per la « Sila ». Nessuno dunque mi ha accennato a questa distrazione. Mi
informerò e farò il possibile, nei limiti delle
mie competenze, perchè il pericolo di questa
distrazione non abbia a verificarsi.
Vi sono perciò sei enti autonomi di
bonifica: uno nella provincia di Catanzaro
per i terreni fra Capo Suvaro e Langitola, tre
nella provincia di Cosenza, di cui uno lungo
la Valle del Grati, Faltro per il territorio alla
destra del corso " inferiore del Orati, ed il
terzo per il territorio sulla sinistra del Orati;
ed infine due nella provincia di Beggio, a
Piana di Bosarno e a Caulonia.
Questi sono i lavori di bonifica, per cui
sono sorti sei enti autonomi, regolarmente
finanziati e ai quali io assicuro l'onorevole
Mancini e l'onorevole Berardelli che vedo
qui stare ad ascoltarmi, non mancheranno
i fondi necessari perchè le opere di bonifica
procedano rapidamente.
Così per i porti. Bicordo l'appalto della
sistemazione del porto di Santa Venere,
per cui di recente si sono iniziate le opere,
per l'importo di otto milioni; per il porto
di Paola destineremo nuovi fondi, inquantochè quelli che erano stati assegnati sono
insufficienti.
Ho sentito dire a questo proposito che
un ingegnere del Genio civile, per aver
biasimato il modo con cui una certa impresa,
mi pare l'impresa Iesi, conduceva i lavori,
fu trasferito.
La cosa mi giunge nuova. Mi informerò,
ma posso assicurare l'onorevole Mancini, augurandomi che la sua intransigenza politica
gli permetta di credermi, che reputo invece
dovere del ministro dei lavori pubblici di
incoraggiare tutti quei funzionari che, ispirandosi alla loro coscienza, mi faranno osservazioni sul modo con cui procedono i
lavori, e non sarà mai che vi sia il proposito
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di favorire una o altra impresa. In nessun
modo mi si impedirà di compiere il mio dovere.
(Approvazioni).
Si è ereato l'ente autonomo del porto di
Cotrone che ha cominciato i lavori. Anche
da questo lato l'Amministrazione, e posso
dirlo perchè il dirlo non riguarda l'opera
mia ma quella dei predecessori, ha fatto
quello che ha potuto con zelo ed intelligenza.
E passiamo alle ferrovie, ' onorevoli colleghi. Questo problema ferroviario calabrese
va studiato sotto due aspetti : Ferrovie dello
Stato e Ferrovie Calabro-Lucane.
Ferrovie dello Stato. Quando si svolsero
qui le interpellanze di vari deputati calabresi intorno ai gravi e recenti disastri, io
aveva l'onore di presiedere, come vicepresidente, la seduta, e, come era mio dovere,
prestai viva attenzione alla discussione che
si svolgeva. Confesso che ne ebbi una così
viva, così-dolorosa impressione, che, appena
arrivato al Ministero dei lavori pubblici, io
dissi al direttore delle ferrovie che occorreva mettere t u t t a l'energia, t u t t a l'attività
per migliorare radicalmente l'esercizio delle
ferrovie. Le parole dei nostri colleghi rivelarono allora uno stato di cose assai grave,
molto più grave di quanto noi potevamo
supporre. Ed ho creduto mio dovere, come
impressione raccolta [personalmente, di richiamare l'attenzione della Diezione delle
rferrovie su questo gravissimo problema.
Credo che qualche cosa si sia cominciato a fare; ma presenteremo dei provvedimenti in questo senso, perchè ho l'impressione
che il modo come funziona l'esercizio ferroviario in quei luoghi sia assai grave, e richieda
provvedimenti, e credo non basti solamente
l'opera di una buona ed oculata amministrazione, ma occorra qualche cosa di più. Farò
il mio dovere, richiamando l'attenzione del
Parlamento e chiedendo provvedimenti perchè a questo stato di cose, che veramente
supera il credibile, si ponga rimedio.
Ed è vero quello che dice l'onorevole
Mancini. Se il servizio, che in Calabria va
male, non va ancora peggio, in gran parte
si deve al personale, che veramente compie
in Calabria opera attiva, benemerita, degna
di molti elogi, e non sarà il f a t t o che questo
personale appartiene all'uno o all'altro partito, cosa che non so, nè devo sapere, che
mi impedirà di dire da questi banchi che
tutti, macchinisti, fuochisti, personale viaggiante, quanti prestano il loro servizio sulle
ferrovie calabresi, fanno meravigliosamente
il loro dovere e spesso impediscono disastri,
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che in quelle condizioni più f r e q u e n t e m e n t e
avverrebbero senza il loro zelo e la loro oculatezza.
Ferrovie Calabro-Lucane. Probabilmente
l'onorevole interrogante non sa che recentemente è s t a t a firmata una convenzione con
la Società Mediterranea per la costruzione
di molti tronchi della rete ferroviaria calabro-lucana, la quale accelererà grandemente
il lavoro. La convenzione è del 7 dicembre
1921 e determina molti lavori che dovranno
eseguirsi di urgenza, e per i quali la Società
riceve dirette anticipazioni di fondi dal Tesoro,
le quali vengono poi riassorbite, man mano
che si determinano le sovvenzioni chilometriche corrispondenti. Si t r a t t a della costruzione di 23 tronchi ferroviari per oltre 400
chilometri. Se la Camera permette, leggo i
t r a t t i delle ferrovie che sono in allegato alia
convenzione, per mostrare come si sia a v u t o
riguardo a t u t t a la regione della Calabria. I 23
tronchi sono: 1° Rogliano-Colosimo-SoveriaMannelli; 2° Pedace-San Pietro in Guarano;
3° Monteleone-Mileto ; 4° Soverato-Chiaravalle; 5° Gioia Tauro-Radicena-Cittanova ;
6° Lagonegro-Rivello Rio L. ; 7° Soveria
Mannelli-Decollatura; 8° Matera-Miglionico;
9° Avigliano F. S.-Pietragalla-Acerenza ;
10° Avigliano C i t t à - A v i g l i a n o F. S.; 11°
Seminara-Sinopoli; 12° Atena-Marsiconuovo;
13° Cotrone-Cutro; 14° Gioiosa Marina-Mammola; 15° Bivio Latronico-Prestieri-Laino;
16° Pignola-Laurenzana; 17° MiglionicoFerrandina; 18° Pisticci-Guardia Pertieara.
Sono t u t t i tronchi che si dovranno costruire in brevissimo tempo e per cui la
Società concessionaria ha assunto obblighi
precisi.
Oltre a questi 18 tronchi di nuova costruzione saranno completati i cinque tronchi
già iniziati e cioè: 1° Cittanova-Giffone ;
2° Radicena-Oppido ; 3° Saline di Lungro ;
4° Decollatura-Sorbo Fossato ; 5° Sorbo
Fossato-Cinigliano.
In totale si t r a t t a di più di 400 chilometri di costruzione stabiliti dalla convenzione del 7 dicembre 1921. Come si vede anche da questo lato' il Ministero dei lavori
pubblici ha f a t t o quanto poteva.
B E R A R D E L L I . La Società Calabro-Lucana non esegue le convenzioni.
RICCIO, ministro dei lavori pubblici. Vedrà, onorevole collega, che la convenzione
^stipulata sarà eseguita.
Il problema calabrese è grave e richiede
l'attenzione del Governo e del Parlamento, ed
io assicuro l'onorevole interrogante - dissensi politici a parte - che sarà cura nostra
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a
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di fare tutto il possibile perchè questi problemi, nei limiti delle forze nostre, abbiano
quell'esecuzione cui hanno diritto le popolazioni, perchè è dovere nazionale che le energie fattive della Calabria possano contribuire
alla risurrezione economica del Paese.
La Camera deve credermi - e molti che
mi conoscono da vari anni sanno che sono
sincero - quando io dico che sono convinto
che per la Calabria molto si debba fare.
E un problema per cui occorre bandire la
retorica, ma occorre invece impegno di fare
il più che sia possibile e presto; impegno formale questo che io assumo dinanzi al Parlamento. Io farò il possibile perchè quanto
il Ministero dei lavori pubblici può fare per
la Calabria, lo faccia interamente e rapidamente. (Vivissime approvazioni).
PRESIDENTE. L'onorevole Mancini Pietro ha facoltà di dichiarare se sia sodisfatto.
MANCINI P I E TE O. Sono dolente eli
non potermi dichiarare sodisfatto. E non
mi dichiaro sodisfatto non per ripetere una
frase abituale, ma perchè ciò risponde alla
mia intima convinzione. Non posso essere
sodisfatto nei riguardi dell'onorevole Casertano, al quale avevo fatto noti vari episodi
di questi denunziati ed egli si è rifiutato
di darmi una risposta in merito, e non
posso essere soddisfatto nei rapporti del
ministro dei lavori pubblici, perchè anche
se convinto della bontà delle autonomie,
esse non potranno portare benefìci se non
quando questi enti saranno finanziati.
Com'ella sa, onorevole ministro dei lavori
pubblici, gli enti autonomi di Cosenza, Catanzaro e Reggio, hanno un finanziamento di
1.4 milioni; ora un milione e 150 mila lire è
la spesa necessaria per costruire qualche chilometro di strada. Ella quindi comprenderà
come il problema della viabilità non si possa
portare a soluzione se non si aumentano i
finanziamenti.
Non essendo pertanto sodisfatto, dichiaro
di presentare la seguente mozione:
« La Camera, ritenuta l'urgenza di rimuovere il gravissimo disagio in cui si dibatte a
causa della politica del Governo la regione
calabrese, ove, oltre al perturbamento di
tutti gli interessi morali ed economici dei
cittadini, è minacciata la vita delle organizzazioni, che stanno per sorgere e svilupparsi e
che sono le sole, dalle quali la Calabria, potrà sperare la sua rinnovazione, invita il
Governo perchè:
a) venga ristabilito l'imparziale e onesto imperio della legge manomessa e cal-
pestata ogni giorno dai così detti agenti dell'ordine come carabinieri e pubblica sicurezza;
b) che sia con urgenza e speditezza
provveduto alla concessione di mutui ai
comuni per la costruzione degli edifìci scolastici degli acquedotti, delle fognature;
c) che siano iniziati i lavori per la
costruzione dei Laghi Silani, da cui potrà
ottenersi tale meravigliosa forza produttrice
da risolvere il problema ferroviario del Mezzogiorno ed il problema della alimentazione
e produzione dei cereali mediante l'industria
dell'azoto;
d) che sia con immediato e serio finanziamento provveduto alla viabilità, alle
bonifiche, alla ricostituzione dei boschi ed
alla sistemazione dei bacini montani e fluviali;
e) che siano iniziati gli studi per la costruzione di nuove linee ferroviarie e siano
affrettati i lavori per la riattivazione delle
vecchie linee, specie della Paola-Cosenza che
rappresenta un pericolo permanente e per
la costruzione delle linee secondarie;
f ) che sia provveduto con serio e regolare finanziamento alla sistemazione dei
porti di Reggio Calabria, Santa Venere, Cotrone ed alla sollecita costruzione dei porti
di Paola e Gioia Tauro ».
PRESIDENTE. Segue ora l'interpellanza dell'onorevole Majolo alla quale sono
connesse per identità di oggetto non soltanto quelle degli onorevoli Luciani* e Valentini, già inscritte nell'ordine del giorno
di oggi, ma altre degli onorevoli Caradonna,
Vallone e Maitilasso. Ne do lettura:
Majolo, Mucci, Assennato, Di Napoli,
Maitilasso, Di Vittorio, Velia, al presidente
del Consiglio dei ministri e al ministro dei
lavori pubblici, « sullo stato delle opere dell'Acquedotto pugliese e sulle responsabilità
circa l'esecuzione delle opere medesime »;
Luciani, Fumarola, Vallone, Maury,
Ungaro, Spada, Pellegrino, Cotugno, Valentini Ettore, Grassi, Tamborino, ai ministri
dei lavori pubblici e del tesoro, « sull'urgente
necessità di assicurare all'ente autonomo per
l'acquedotto pugliese il finanziamento necessario perchè la grande opera, della quale
un seguito di dolorose e colpevoli vicende
ha oltre ogni previsione ritardato il corso,
possa essere compiuta in termine tale che non
rappresenti per le popolazioni interessate
una nuova irrisione.
Valentini Ettore, ai ministri dei lavori
pubblici e del tesoro, « per sapere quali provvedimenti di ordine amministrativo e tee-
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nico intendano prendere per le lesioni ve- V ranze delle popolazioni pugliesi. Questa Sorificatesi nella conduttura principale del- cietà non comprese lo spirito del contratto,
l'acquedotto pugliese; per le quali le popola- che aveva concluso col Governo. Credette
zioni pugliese e specialmente quelle di Goggia si trattasse di un semplice appalto per la
e Lecce, sono giustamente allarmate, sia costruzione di un'opera, e non di una conper la consistenza delle opere, sia pel maggior cessione, la quale prevedeva la costruzione
finanziamento occorrente, sia pel ritardo che delle opere con capitali della Società, i quali,
potrà derivarne al compimento dell'Opera, da in parte dovevano essere rifatti con i 124 micui le Puglie attendono la loro rigenerazione; lioni del Consorzio delle provincie interesOaradonna, ai ministri dei lavori pub- sate e dello Stato, ma nella massima parte
blici e del tesoro, « sullo stato dei lavori del- dovevano essere rifatti con l'esercizio dell'acquedotto pugliese e sulla necessità di l'acquedotto, che alla Società si concedeva
stanziare le somme necessarie a completarne per 90 anni.
la costruzione »;
Dunque questa Società di speculatori, male
Tallone, ai ministri dei lavori pubblici interpretando lo spirito vero del contratto,
e del tesoro, « sulla lentezza con cui procedono limitò la sua sfera di azione, commisurando la
le opere di completamento dell'acquedotto costruzione dell'opera ai fondi, che poteva
pugliese, specie nelle Provincie di Lecce e ricavare dalle provincie interessate' e dallo
Foggia, e sulla necessità di un completo e Stato; di conseguenza ben presto l'acquepronto finanziamento delle stesse, per non dotto pugliese cominciò a diventare una
creare ulteriori disinganni a quelle popola- lontana speranza delle popolazioni assetate.
zioni, che puntualmente han pagato e conFu allora che cominciarono le prime preoctinuano a pagare il loro contributo alla gran- cupazioni del Consorzio, le quali venivano
d'opera ».
avvalorate da un grave fatto.
Maitilasso, ai ministri dei lavori pubNel 1907, l'ingegnere Brandau, che era
blici e del tesolo, « sull'enorme ritardo nel- stato direttore dell'acquedotto pugliese, con
l'esecuzione dei lavori dell'acquedotto pu- una nobile lettera si dimetteva dalla diregliese, e sui mezzi per affrettarli, nonché zione dell'acquedotto, dicendo che non vosulle responsabilità per la cattiva costru- leva legare il suo nome ad un grande insuczióne ».
' cesso.
Il Consorzio, dicevo, si preoccupò, ed alL'onorevole Majolo ha facoltà di svolgere
lora chiese la messa in mora- della Società,
la sua interpellanza.
MAJOLO. Onorevoli colleghi, le popola- per poi applicarsi ad essa più gravi sanzioni;
zioni della generosa terra di Puglia, che da in seguito a ciò il 1° dicembre .1909 il micirca 20 anni aspettano il risanamento igie- nistro Bertolini notificò il primo atto alla
nico, la salute e la vita, da un'opera che il Società dell'acquedotto pugliese per metterla
Parlamento italiano ritenne verso quella terra in mora per lo adempimento dei suoi obl'adempimento di un dovere nazionale, sono blighi.
Quel ministro volle veder chiaro ed indi nuovo in agitazione e reclamamo che,
rotto ogni indugio e eliminate ogni ostacolo, caricò di una inchiesta il De Cornò, il quale
possa quell'opera, che si disse di grandiosità riferì ed assodò che la Società non avrebbe
romana, essere compiuta, facendo risen- compiuto l'opera nei termini stabiliti dal
tire alla gente pugliese i suoi benefìci effetti. contratto.
Corse ai ripari la Società e credette di
Eco fedele di questa agitazione è la parola
potersi salvare; chiamò alla direzione dei
nostra da questa tribuna.
Sarà utile rammentare brevemente le lavori l'ingegnere Vittorio Gianfranceschi, il
vicende dolorose dell'acquedotto pugliese. quale. effettivamente dette un grande sviLa grandiosa opera, che il Parlamento luppo alle opere; e, mentre da questa tribuvolle con la legge dell'8 luglio 1904, doveva na venivano denunziate le inadempienze
eseguirsi in 11 anni; doveva essere compiuta della Società dell'acquedotto pugliese, nel
ed in esercizio nel 1916; doveva costare dicembre del 1910, dagli onorevoli Fracea124 milioni, i quali erano forniti dal Consor- creta e Malcangi, una Commissione compozio dalle tre provincie interessate e dallo sta degli ingegneri: Omodeo, Ravà e Villoresi, si recò sul posto, e concluse che, dato
Stato.
Però, appaltata questa opera alla Società lo sviluppo dei lavori, che l'ingegnere GianErcole Antico, che poi divenne Società ano- franceschi aveva "compiuto nell'anno 1910,
nima per la concessione dell'acquedotto pu- era presumibile che i lavori potessero essere
gliese, ben presto furono deluse tutte le spe- compiuti nel 1916.
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a
Dopo questa relazione venne la convenzione Sacchi del 9 giugno 1911.
La convenzione Sacchi era fondata su tre
principi: che l'acqua dovesse darsi a sessanta comuni delle Puglie pel 31 dicembre
1914, che l'acqua dovesse giungere a Lecce
pel 31 dicembre 1915, che l'acquedotto dovesse essere ultimato il 6 agosto 1916.
Si comminavano mille lire al giorno di
multa dopo i primi sei mesi per il ritardo,
dieci mila lire al giorno di multa per i sei
mesi successivi; la decadenza, qualora fosse
trascorso un anno senza adempire alle clausole e ai termini contrattuali.
Ed è notevole che il Sacchi nella sua relazione, presentando questa convenzione al
Parlamento, ebbe a spiegare che la decadenza è veramente una pena dichiarata in
via amministrativa, senza pronunzia dell'autorità giudizi-aria, che implica la perdita
della cauzione, delle ritenute, e di ogni credito eventuale della Ditta. E nella relazione
parimenti si legge: « la presa di possesso può
avvenire subito, contemporaneamente anche su molti punti in un solo giorno; cadono
quindi quelle impaccianti complicatezze,
che avrebbero reso incerta e titubante l'azione del Governo in caso di inadempienza ».
Ma, la Società non interpetrò la convenzione Sacchi nel senso che l'acquedotto dovesse nei termini stabiliti compiersi; e, ciò
si rileva da due documenti : da una lunga
lettera di dimissioni dell'ingegnere Vittorio
Grianfranees chi, che, seguendo anch'egli l'esempio del Brandau, lasciò la direzione dei lavori dell'acquedotto perchè vedeva l'insuccesso e il fallimento dell'opera e non voleva
legare anch'egli il suo nome a questo insuccesso di fronte alle popolazioni pugliesi; e
poi da un verbale dell'Assemblea della stessa
Società tenutasi il 29 marzo 1912, in cui i signori amministratori non abbero neppure
il pudore di nascondere che « il vostro Consiglio, compreso dei maggiori gravami, che
le nuove imprese determinarono, non avendo
per obbiettivo l'atteso acceleramento dell'acquedotto, pose ogni studio ad intensificare l'opera sua, senza fuorviare da quella
linea di condotta, alla quale in passato si
attenne, di armonizzare cioè il progresso dei
lavori coll'efficienza finanziaria dell'azienda ».
La Società non adempie a nessuno degli
obblighi della convenzione Sacchi; e, nel
1915, profittando della guerra, fa una istanza
di proroga dei termini per l'ultimazione dei
lavori, chiedendo inoltre il condono delle
multe, ed una nuova condizione contrattuale
che la mettesse in condizione di poter com-
piere delle operazioni finanziarie, adducendo
che, per la guerra europea scoppiata, aveva
dovuto sospendere i lavori: che i suoi obblighi erano diventati soverchiamente onerosi,
che il Governo aveva ritardato nell'approvazione dei progetti esecutivi, e via di seguito.
La Giunta del bilancio innanzi alla quale
si presentarono i deputati pugliesi, che sostenevano che le Società dovesse esser dichiarata decaduta, dispose che fossero sentiti i corpi consultivi dello Stato.
Il Consiglio superiore dei lavori pubblici
fu nettamente per la decadenza della Società dell'acquedotto pugliese; non così il
Consiglio di Stato, il quale, con alcune considerazioni d'indole giuridica sugli effetti della
guerra, sulle condizioni della Società, ecc.
credette di non poter consigliare la decadenza
forse perchè, o al Consiglio di Stato non furono presentati tutti i documenti, che esso
aveva il diritto di avere, o perchè il Consiglio
di Stato non portò il suo esame su tutti i documenti presentati dal ministro, dai quali
non poteva trarsi che una sola conclusione
legale e morale: la decadenza.
Il ministro del tempo, di fronte a questi
due pareri, nominò una Commissione, che
fu presieduta dall'onorevole Salamini, la
quale presentò la sua relazione il 23 giugno
1918, consigliando una transazione con la
Società.
È inutile dire che questa Commissione
concluse così dopo aver detto che esistevano
tutte, .le inadempienze della società; essa
sconsigliò la dichiarazione di decadenza pelle ragioni, che si leggono nella relazione De
Fava al progetto per la conversione in legge
del decreto luogotenenziale 10 aprile 1919: e
che noi crediamo utile ricordare alla Camera:
« se non che, giustamente la Commissione
ebbe ad osservare che il problema dell'acquedotto dovesse considerarsi non solo sotto il
riflesso dei rapporti contrattuali con la Società concessionaria, ma anche sotto l'altro
di conseguire l'ultimazione dell'opera nel
tempo più breve, ed espresse perciò avviso
che quando fosse possibile trovare una via
di accomodamento accettabile sotto l'aspetto
finanziario, e che giovasse al sicuro é rapido
compimento dei lavori, questa fosse da preferirsi alla soluzione litigiosa, per la quale
sarebbe invece passato in seconda linea il
completamento dell'acquedotto pugliese».
Dimodoché la Commissione ritenne che
la dichiarazione di decadenza potesse allontanare quello che era il desiderio delle
popolazioni pugliesi,'di avere cioè presto l'acquedotto; credette che la dichiarazione di
Atti Parlamentari
LEGISLATURA XXVI — l
<3amera dei Deputati
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a
SESSIONE — DISCUSSIONI — TORNATA DEL 2 7 MARZO 1 9 2 2
decadenza portasse un maggior tempo per
l'ultimazione delle opere.
Quel parere della Commissione è in evidente contrasto con la legge Sacchi, della
quale vi ho letta la relazione, perchè lo Stato,
al momento della decadenza, avrebbe potuto mettersi in possesso dell'acquedotto
pugliese, e avrebbe potuto compiere l'opera,
senza la rovinosa transazione con la Società
concessionaria.
Questo parere rese possibile la convenzione conclusa dal ministro Bonomi, mentre
l'opposizione della deputazione pugliese
aveva reso impossibile di concluderla al ministro Ciuffelli.
Si ebbero così due decreti-legge: uno del
10 aprile 1919, che approvò la transazione,
e questo decreto per fortuna non è stato ancora convertito in legge, ed un altro del 19
ottobre 1919, che istituì l'Ente autonomo
dell'acquedotto pugliese, che fu convertito
in legge con alcune modificazioni sostanziali
suggerite dal Consiglio dell'Ente e sostenute
vigorosamente da questi banchi, nella passata legislatura.
È bene che la Camera, per le eventuali
responsabilità, tenga presente che, poiché la
legge, che istituiva l'ente autonomo dell'acquedotto pugliese, in uno dei suoi articoli
determinava che i rappresentanti dell'ente
sarebbero venuti in possesso dell'acquedotto
nel momento, in cui fosse stato approvato
11 regolamento ; questo fu approvato il 16
gennaio 1921, quindi da quell'epoca si può
dire che i rappresentanti dell'ente abbiano il
possesso effettivo dell'acquedotto.
Conseguito questo possesso e trascorso
il primo anno di esercizio, in questi giorni,
il presidente del Consiglio dell'ente autonomo'
dell'acquedotto pugliese nella sua relazione
al Parlamento, onestamente fa delle constatazioni che sono del tenore seguente: « le
condizioni tecniche nelle quali l'esercizio si
svolge non sono favorevoli, in dipendenza,
specialmente, del deficiente stato di conservazione, nel quale, per cause originarie, e sopravvenute, versano alcuni tratti del canale
principale, e specialmente quelli iniziali, che
ricadono nelle prime gallerie ».
Segue la relazione dicendo che « si stanno
compiendo lavori di riparazione, i quali
fanno sì che in alcuni giorni l'acqua non possa
essere immessa nel canale principale, e che
i paesi che attualmente usufruiscono dell'acquedotto sono serviti mediante i serbatoi
e non già mediante il canale principale» e
come conseguenza di tutto ciò la relazione
la due constatazioni: «di tal che, comples-
sivamente tra lavori in corso, disposti, o di
prossimo inizio, si ha una somma di 40,428,600
lire alle quali sono da aggiungersi altri 3 milioni 378 mila lire per lavori in corso del canale principale, fra i quali di maggiore rilievo quelli di riparazione alle maggiori, e più
importanti gallerie dette dell'Appennino, di
Toppo Pescione, della ' Croce del Monaco
e della Ginestra ricadenti nei primi 55 chilometri del canale principale fra Caposele
e Venosa.
<' Non occorre, dopo quanto è stato detto in
altra parte di questa relazione, rilevare qui
la importanza degli, accennati lavori di riparazione, ai quali l'ente dovrà nella sua gestione rivolgere la maggiore attività. Al completamento dei medesimi sono collegati la
regolarità dell'esercizio, l'estensione della
rete dell'acquedotto ed il funzionamento dì
importanti salti motori, dei quali si dirà in
seguito..,
al tecnici prevedono che, sempre quando
non abbiano a presentarsi fatti nuovi, le
riparazioni, quantunque si limitino a poche
centinaia di metri, richiederanno circa ancora due anni, nè sembra possibile abbreviare questo termine perchè il lavoro, come
si è detto, si compie ad intervalli alternati
in condizioni difficili, che non ne permettono
l'intensificazione ».
E in altra parte la relazione osserva:
« Rispetto ai fondi disponibili per l'acquedotto risulta dalle cifre innanzi riportate
che, per le opere di completamento dell'acquedotto, l'ufficio speciale ha finora predisposto lavori per l'ammontare della somma di
44 milioni. Quando si tenga presente che con
l'articolo 5 del decreto-legge 19 ottobre 1919
veniva stanziata la somma di 90 milioni,
si potrebbe essere indotti a ritenere che con
l'espletamento dei lavori progettati, il compito si ridurrebbe quasi alla metà, ma sarebbe
follia alimentare tale illusione. La vertiginosa ascensione dei prezzi delle merci, l'altezza dei cambi, la crisi economica, che il
paese attraversa, fanno allo stato attuale
delle cose ritenere che tale previsione debba
essere di gran lunga superata ».
Da questa relazione del presidente dell'ente autonomo per l'acquedotto pugliese
risulta dunque:
a) che per le riparazioni nel canale principale occorrono ancora due anni di lavoro;
Ò) che i 44 milioni spesi sui 90 concessi
dall'articolo 5 della legge 19 ottobre 1919
non sono serviti che a una piccola parte dell'opera in modo che i 90 milioni sono asso»
?
Atti Parlamentari
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Camera dei Deputati
LEGISLATURA XXVI — I SESSIONE — DISCUSSIONI — TORNATA DEL 2 7 MARZO 1 9 2 2
a
hitamente insufficienti perchè l'opera sia
completata.
Ecco la ragione dell'agitazione della nostra gente, ecco la ragione delle nostre interrogazioni e delle nostre interpellanze.
Noi di questa parte della Camera abbiamo domandato con una interpellanza di
conoscere lo stato dei lavori dell'acquedotto
pugliese e con una interrogazione quando la
Camera sarà messa in grado di discutere la
convenzione con la Società dell'acquedotto
pugliese, perchè è in quella sede che sorgeranno le questioni di responsabilità, è in
quella sede che noi vedremo se- bene si sia tutelato l'interesse dello Stato.
Le due nostre richieste hanno uno stretto
nesso logico. Noi reclamiamo, e lo diciamo
per evitare equivoci, che l'opera proceda
senza ritardo alcuno e con tutti i necessari
finanziamenti; noi vogliamo che, se vi sono
responsabilità, si assodino e sia garantito
il patrimonio dello Stato e che non si ripeta e
si perpetui l'errore che originò la convenzione,
per cui si credette che una qualunque causa
o una qualunque contestazione contro i responsabili possa ritardare l'esecuzione dell'opera. Queste sono due cose completamente
distinte: l'azione di responsabilità, la possibile inchiesta non devono in nessuna maniera
fare sospendere nè le opere di riparazione,
nè l'opera principale di proseguimento dell'acquedotto pugliese.
Quindi fra noi di questa parte della Camera e l'altra parte della deputazione pugliese, io credo non vi sia dissenso alcuno,
perchè noi non domandiamo altro che questo:
che i lavori di riparazione siano accantonati
e siano fatti con una finanza propria, con stanziamenti propri, e che gli stanziamenti, che
vengono dalla legge del 1919, aumentati secondo le necessità dell'opera, servano completamente al prosieguo di essa, che non deve
essere in nessun modo nè sospesa nè interrotta.
Non regge dunque l'accusa di volere con
le inchieste differire l'opera. E non può reggere nei nostri riguardi quest'accusa, in
quanto che è bene qui rivendicare al nostro
partito l'onore e la gloria di avere sempre,
dappertutto, nelle piazze, nei consigli comunali e provinciali, e da questi banchi sostenuto il diritto delle genti pugliesi ad avere
l'acqua, la salute e la vita. (Segni di diniego
del deputato Caradonna).
È inutile che lei faccia segni di diniego
onorevole Caradonna, perchè ella sa che un
anno o due fa, vi fu* una grande agitazione
in Puglia, che ebbe per effetto la pronta con-
versione in legge del decreto che aveva istituito l'ente autonomo dell'acquedotto pugliese, il che fece si che furono tolti tutti
gli ostacoli perchè quell'ente sorgesse, togliendosi così al Genio civile il possesso e la
direzione dell'opera. Quella agitazione fu
capitanata da noi e dal compagno Domenico
Eioritto, attuale segretario politico del partito socialista italiano.
Noi abbiamo al nostro attivo tutta una
campagna per l'acquedotto pugliese; non
smentiamo quindi il nostro passato in
quanto che con la nostra stampa abbiamo
combattuto e fummo sempre contrari alla
società, concessionaria dell'acquedotto pugliese. Da noi la società non ebbe nè incoraggiamento, nè quartiere nella lotta.
Tolto ora questo dubbio, che noi volessimo
¡differire l'opera, rimane la tesi principale,
.su cui chiediamo una precisa risposta dal
Governo. Noi crediamo che sia dovere del
Governo stabilire un maggior finanziamento
per l'opera, in quantochè i 90 milioni stabiliti dalla legge del 1919 non bastano a compiere l'acquedotto pugliese. Chiediamo che
quest'opera prosegua indipendentemente
dalle riparazioni del canale principale. Chiediamo che intanto siano assodate le responsabilità.
E giacché parliamo di responsabilità, diciamo un pò di esse e vediamo fino a che
punto si estendano.
I difetti di costruzione del canale principale erano una cosa conosciuta quando si
fece la costituzione delle Società dell'acquedotto pugliese. Basta semplicemente leggere
una parte del discorso che l'onorevole Raffaele
Eraccacreta, uno dei veri benemeriti del- .
l'acquedotto pugliese, e a cui le genti di Puglia devono grande gratitudine per tutta l'opera sua compiuta da solo contro la società "
concessionaria, pronunziava innanzi alla
Giunta generale del bilancio.
In quel discorso si legge: « lìd ora passiamo
alle responsabilità tecniche ed amministrative degli organi del Ministero dei lavori pubblici i quali unicamente, forse per mancanza
di vigile controllo, hanno seriamente compromessa la solidità dell'opera e la esecuzione
dei lavori nei termini stabiliti dal contratto.
« Il progetto originario del grandioso acquedotto che servì di base alla concessione
è un vero monumento di sapienza tecnica,
che fa onore al Genio civile italiano. L'opera,
che doveva sfidare le insidie del tempo e passare alla posterità era progettata in modo mirabile, confortata da tutte le garanzie della
tecnica moderna.
Atti Parlamentari
LEGISLATURA XXVI —
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SESSIONE —
3665
DISCUSSIONI
« Ma essa non sarà più quella dopo le numerose varianti, dopo la sostituzione di materiali meno solidi di quelli indicati nel contratto e dopo l'alterazione profonda dei metodi di costruzione.
« Tatti questi mutamenti^concessi dal Consiglio superiore dei- lavori pubblici, sul parere favorevole dell'Ufficio speciale del Genio
civile, se da una parte hanno non poco diminuite la solidità e la conservazione dell'opera,
hanno dall'altra costituito un notevole vantaggio di milioni per la Società concessionaria.
«Alle solide murature ed all'impiego di pietra da taglio squadrata imposte dall'articolo
68 del capitolato, in non pochi tratti è stato
sostituito del calcestruzzo formato di elementi non sempre perfetti; ai tubi di ¿tiisa
o di acciaio sono stati sostituiti tubi di cemento; la profondità per la posa dei tubi
venne diminuita da metri 3 a metri 2 ed anche a meno; lo spessore dell'intonaco fu ridotto da centimetri 4 a 1 e mezzo; fu aumentato il numero dei sifoni nel Leccese, diminuendo quello delle atmosfere da 14 a meno di
-5, per conseguire sensibili riduzioni di spesa
e sostituire ai tubi di metallo quelli di cemento; furono adottati dalla Commissione
liquidatriee criterii assolutamente errati e
dannosi per la finanza dello Stato; fu alterata la struttura dei serbatoi, ed altre non
lievi ¡violazioni contrattuali Jvennero ¿consumate, con vantaggio finanziario della Società e con grave pregiudizio dell'opera. Semplicemente da calcoli approssimativi, risulta che la Società ha conseguito un risparmio di oltre 20 milioni». Ma c'è ancora
dell'altro:
« Un'apposita Commissione ministeriale
ha proceduto al collaudo del canale principale, violando, innanzi tutto, ogni criterio
tecnico e contrattuale, senza prima cioè eseguire le verifiche nello interno del canale e
poscia fare i necessari esperimenti di prova
del funzionamento del canale medesimo.
Invece, e senza affannarsi troppo, lo dichiarò meravigliosamente eseguito e degno
di esser collaudato e pagato. Ingiunse soltanto alla Società l'esecuzione di alcune delle
varie opere mancanti, assegnandole quindici
mesi di tempo con una trattenuta a garanzia di qualche milione sull'intero ammontare
di 66 milioni.
« A parte la sorpresa che può produrre un
collaudo che autorizza il pagamento di un'opera così importante il cui, compimento importa ancora quindici mesi di lavoro e una
spesa non lieve, giova di osservare che non
appena si volle mettere in esercizio il canale,
281
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Camera dei Deputati
— TORNATA DEL 2 7 MARZO
1922
si presentarono tanti inconvenienti e imperfezioni che le acque che scaturivano limpide
dalle sorgenti giungevano allo sbocco torbide
ed inservibili ».
Come si provvide a tutto questo? Quali
patti della convenzione previdero questi
fatti conosciuti V
La convenzione con la Società dell'acquedotto pugliese era fondata su due grandi benefìci per la Società concessionaria, cioè,
che le opere fossero pagate a norma dei libri
e dei bilanci della Società medesima e che
tutti i materiali, che ancora erano rimasti
(perchè durante la guerra questa Società di
speculatori vendette gran parte del macchinario (e tutto avrebbe venduto se il Consorzio non avesse messo un fermo per un suo
credito di tre milioni di lire) si pagassero a
prezzo di mercato mentre erano stati acquistati a prezzo dell'anteguerra. In quella convenzione però è scritto l'articolo 4, col quale
lo Stato può detrarre dal suo debito: « e) le
somme addebitate nei collaudi parziali sinora intervenuti per correggere o ridurre a
regola d'arte lavori non eseguiti a regola
d'arte, con intesa che detti collaudi devono
ritenersi difìnitivi ed irrevocabili; d) le somme
che nei collaudi in corso saranno addebitate
per correggere o ridurre a regola d'arte lavori non eseguiti a regola d'arte ».
Ora io domando: il Governo; il ministero
dei lavori pubblici, che è stato in possesso
dell'acquedotto dal giorno in cui lo ha lasciato la Società concessionaria fino a quello,
in cui ne ha preso possesso l'Ente, ha sottratto
dagli averi della Società tutto quello, che
doveva servire a rimettere a regola d'arte le
opere collaudate e quelle di cui erano in
corso i collaudi ì E noti la Camera che nella
convenzione sta scritto: « l'importo di tali
detrazioni dovrà essere indicato dallo Stato
entro il 31 maggio 1919, decorso il quale termine si intenderanno definitivamente accettate per le partite le risultanze dei bilanci
sociali e dei conti relativi, la cui ispezione
sarà libera per i rappresentanti del Ministero
dei lavori pubblici fino al 15 aprile 1919 ».
Si è fatto questo nei termini stabiliti in
rapporto alla Società, o si sono pagati ad
essa dei milioni, senza guardare alle sue malefatte ? Quali conti ha chiesto il Governo
prima dell'acquisto dei materiali e del loro
pagamento? Ha constatato quali erano le
condizioni necessarie per rimettere l'acquedotto in stato di servire e rispondere ai suoi
scopi ?
E domandiamo ancora se per avventura
non ha fatto tutto ciò, se non ha spinta alcuna
azione contro la Società concessionaria del-
Atti Parlamentari
LEGISLATURA XXVI — I
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a
Camera dei Deputati
SESSIONE — DISCUSSIONI — TORNATA DEL 2 7 MARZO 1 9 2 2
l'acquedotto pugliese, quale triste responsabilità non abbia incontrato?
Ma se il Governo non ha tutelato il patrimonio dello Stato finora, ed ora volesse spingere contro la Società delle azioni, io dubito
fortemente che alla Società sia applicabile,
appunto per la natura di concessione e non
di appalto, l'articolo 1689 del Codice civile;
quindi resta una sola salvezza: il decreto
non è convertito in legge, e il Parlamento
può portare quante modifiche ritenga necessarie a questa convenzione e così fare l'interesse dello Stato.
Ut Ma ci permetta l'onorevole ministro l'appagamento di un'altra curiosità: noi gli domandiamo quale credito abbia ancora la Società dell'acquedotto pugliese verso lo Stato
e se questo credito può in qualche maniera
ricompensare lo Stato di quello, che oggi sta
spendendo per le male fatte della Società.
Mai, " come in questo caso, si rileva il
danno del decreto-legge, mai, come, in questo
caso, si deve deplorare che un decreto-legge
non sia portato al Parlamento immediatamente per la sua conversione. Il Parlamento
si troverà di fronte al fatto compiuto, a pagamenti eseguiti e forse non potrà salvare
allo Stato questi milioni sperpetrati a vantaggio di questa Società costruttrice dell'acquedotto, appunto perchè colpevolmente
questo decreto non è stato portato all'esame,
del Parlamento.
Ora, onorevole ministro dei lavori pubblici, noi riteniamo che è grave l'interesse
della gente di Puglia ad avere l'acquedotto;
ma riteniamo che parimente grave sia l'obbligo di salvaguardare il diritto dell'Erario
dello Stato. Perciò vi chiediamo di portare
al Parlamento il decreto-legge dell'aprile
1919, perchè il Parlamento vedrà se a una
Società tante volte inadempiente si debba
fare un trattamento di favore; il Parlamento
potrà forse indicare allo Stato il modo di reintegrare il suo patrimonio; o per lo meno di
non pagare altri milioni.
Ed ho finito.
Onorevoli colleghi ! Io ho esposto con
ogni obiettività il pensiero di questa parte
della Camera. Noi riteniamo che la Puglia
non possa essere costretta ad attendere ancora per molti anni il completamento dell'acquedotto; noi non intendiamo che le
manchevolezze e le colpe della Società, tollerate e protette dalla burocrazia dello Stato,
possano in qualche modo essere ragione o
causa del ritardo per il compimento-dell'opera. Noi non intendiamo che là Società, che
ha tante colpe verso le nostre terre, goda im-
punemente il frutto delle sue malefatte;
non intendiamo che restino impuniti uomini
politici e funzionari, che tradirono il proprio
ministero.
Noi vogliamo che lo Stato dia tutti i fondi
per il completamento dell'acquedotto, aumentando fino al necessario i 90 milioni assegnati col decreto 19 ottobre 1919. Noi
chiediamo, indipendentemente da questi,
nuovi fondi per le riparazioni delle opere
eseguite dalla Società, riparazioni, che devono compiersi contemporaneamente al prosieguo delle altre opere per il completamento
dell'acquedotto.
Insomma noi chiediamo che verso la
gente di Puglia lo Stato compia completamente il suo dovere senza altri ritardi e
lungaggini; noi intendiamo che presto, compiuto il più grande acquedotto del mondo,
le Puglie, risanate igienicamente, possano
ricordare con sempre crescente gratitudine
gli uomini, che difesero i loro diritti alla tribuna parlamentare, nella stampa e in piazza;
e possano fra questi, primi fra tutti, collocare Francesco Zampar!, che concepì l'opera romanemente grandiosa, vi dedicò tutta
la vita, morendo povero e dimenticato,, e
Matteo Renato Imbriani che l'opera fortemente volle, invocando da questi banchi
per la Puglia l'acqua e la giustizia. [Applausi
all'estrema sinistra).
P R E S I D E N T E . Ha facoltà di parlare
l'onorevole Luciani per svolgere la sua interpellanza, della quale è già stata data
lettura.
LUCIANI. Onorevoli colleghi ! L'interpellanza da me presentata, onorata dalla
firma di parecchi altri colleghi, ha uno scopo
preciso e determinato: quello di sollecitare
dal Governo i mezzi necessari perchè l'Ente
autonomo per l'acquedotto pugliese possa in
un terreo ragionevole adempiere ai suoi compiti, primo tra tutti quello di completare la
grande opera.
Svolgerò questa interpellanza con la maggiore sobrietà e non rites'serò la storia, purtroppo dolorosa, dell'acquedotto pugliese.,
Essa è stata fatta molte volte in questa
Camera dagli uomini benemeriti che se ne
occuparono in passato ed è stata anche oggi
sommariamente esposta dall'onorevole Ma~
jolo.
Ma c'è un argomento del quale, sebbene
sembri sorpassato, io devo occuparmi. Devo
occuparmi cioè dello stato delle gallerie, in
quanto le condizioni delle gallerie si riferiscono all'estensione del compito che ha l'Ente di completare l'opera; perchè quando avrò-
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Atti Parlamentari
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la
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DISCUSSIONI —
dimostrato che la riparazione delle gallerie
del canale principale richiede spesa assai notevole, sebbene quella parte dell'opera sia
stata consegnata come completa all'Ente che
ho l'onore di presiedere, avrò anche implicitamente dimostrata la necessità di un più
largo
finanziamento.
Le condizioni delle gallerie, richiamarono
subito l'attenzione delle popolazioni e particolarmente del Consiglio del cessato Consorzio per l'acquedotto pugliese, che fece sempre nobilmente il suo dovere e che vigilò
assiduamente, come era suo compito, perchè
i lavori procedessero in modo soddisfacente.
L'onorevole Majolo ha ricordato deliberazioni che si riferiscono ad epoca anteriore
al 1919.
Anche senza riandare a quelle più remote, mi limiterò a ricordare che la prima
visita nelle gallerie già costruite, fu eseguita
nel 1912, proprio dietro invito del Consorzio.
La visita constatò che le condizioni erano
abbastanza soddisfacenti, ma il funzionario
che ne fu incaricato ebbe già a rilevare i
primi dissesti. Il Consiglio continuò a fare
il suo dovere e, con parecchie altre deliberazioni, richiamò ripetutamente l'attenzione del Governo sulla dubbia stabilità delle
gallerie, quando incominciò il periodo più
critico della storia dell'acquedótto.
E veniamo così al 1914.
Nel 1914 la società ex-concessionaria dell'acquedotto pugliese, quasi subodorando che
gravi nubi si addensavano sul suo capo, domandò allo Stato la restituzione della cauzione prestata nella somma di lire 3,298,000
a garanzia della bontà e della solidità dell'opera.
Si sarebbe potuto opporre a questa domanda un argomento perentorio tratto dagli
articoli 23-28, salvo errore, del regolamento
del 1904: ma il Governo del tempo fu indulgente e ordinò che una speciale commissione composta del commendator Gatti ispettore superiore del Genio civile, del commendator Perillì, altro ispettore del Genio civile,
e
del commendator Eassio, capo divisione
delle ferrovie, procedesse ad una ispezione
per collaudare le opere compiute.
Il decreto che nominò la commissione fu
dell'8 agosto 1914; la relazione fu depositata
presso a poco sei mesi dopo, propriamente
nel 20 marzo 1915.
Il Consiglio del consorzio, che seguiva i
lavori della commissione, volle essere informato delle prima risultanze della visita in
corso.
Camera dei Deputati
TORNATA DEL 2 7
MARZO
1922
Il commendator Gatti, che era il presidente, intervenne all'adunanza del Consiglio
del 2 novembre 1914 e dette affidamenti energici, soggiungendo però qualche riserva
per fatti che eventualmente potessero sopravvenire.
Mi permetta la Camera di leggere poche
righe, nelle quali sono concentrate, dirò così,
le constatazioni della commissione, quali risultano dal testo della relazione. Prego intanto sin da ora l'onorevole ministro di indagare su qualche circostanza di fatto non
trascurabile per l'interpretazione della relazione, e cioè: 1°. se non sia vero che qualche
altro dei funzionari dello Stato, designato a
far parte della stessa commissione, non abbia creduto dì accettare e per quali ragioni;
2°, sul modo come la visita fu compiuta, se
cioè tutti i commissari effettivamente visitarono le gallerie, o se non ne lasciarono il
compito soltanto ad uno solo fra loro.
Le risultanze dunque, esposte nella relazione, furono le seguenti:
Si riscontrarono lesioni molteplici per
t r a t t i più o meno estesi così ripartiti: nella
galleria dell'Appennino, per circa 1,500 metri; nella galleria Cantoni Eicocchia, per circa
metri 2 0 0 ; nella galleria del Tragino, per
estensione non precisata; nella galleria di
Toppo Pescione, per oltre 500 metri; nella
galleria Grotta del Prete, per circa 30 metri;.
nella galleria Ginestra, per oltre un chilometro; nella galleria Vignale, per 700 metri;
nella galleria Santa Maria dei Santi, per
circa 500 metri; nella galleria della Croce del
Monaco - che si è poi manifestata la più lesionata - per estensione non determinata.
Furono anche riscontrate in quasi tutte
le gallerie infiltrazioni d'acqua, riconosciuta
però, per la quasi totalità, di natura potabile.
Da un verbale successivo di visita eseguita prima della- presentazione della relazione, risulta che i collaudatoli, nella prima
quindicina di marzo del 1915, constatarono
che la Società, in adempimento delle disposizioni impartite dai collaudatori, aveva provveduto al risarcimento delle parti lesionate.
Come avesse provveduto al risarcimento,
10 dimostra il fatto che da quasi tre anni si
vanno compiendo lavori importantissimi in
quelle gallerie e che purtroppo non è possibile fare nessuna previsione di tempo entro
11 quale tali lavori saranno compiuti.
Nella sola galleria della Cioce del Monaco, che, come ho detto, è la più danneggiata, si lavora da alcuni anni. Essa sola ha
assorbito alcuni milioni di spesa e non siamo
ancora alla fine.
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DISCUSSIONI —
Comunque, le conclusioni di quella relazione bastarono perchè il Governo autorizzasse, con relativo decreto, lo svincolo della
cauzione nella somma di lire 3,298,000.
A questo provvedimento resistette in un
primo tempo la Corte dei conti, che due volte
lo respinse, e lo respinse per la semplice ragione che non si erano verificate le condizioni,
volute dagli articoli che ho richiamato, 23
e 28 del regolamento, perchè si potesse dar
luogo alla restituzione, in quanto mancava,
tra le altre, la condizione necessaria, che
fosse stata data l'acqua ad un numero determinato di comuni.
Nonostante questo, le insistenze del ministro del tempo valsero a vincere la resistenza della Corte dei conti, che finalmeEte
registrò il decreto; e la cauzione fu restituita.
M i le conseguenze di questa, mi si lasci dire,
leggerezza con cui si procedette a tale restituzione, si ebbero subito dopo, perchè il
ministro premuto poco tempo dopo dalla
viva, agitazione dei deputati pugliesi diretta
alla, soluzione della crisi manifestatasi nell'andamento delle opere, dovette emanare
du3 altri decreti; il decreto del 21 ottobre 1915
e qiello del 6 settembre 1917, coi quali si ordir ivano le riparazioni di ufficio a carico della
Società concessionaria.
Non ricorderò le fasi dell'agitazione alla
qu ile ho accennato. La deputazione pugliese
voLiva essere liberata dalla società concessionaria, che si era dimostrata inadempiente;
ess i sosteneva che concorressero ragioni più
vch i suffieienti per dichiararne la decadenza.
Il ministro, dopo avere consultato il Consiglio superiore dei lavori pubblici e il Consigio
di 3bato, che dettero pareri discordanti, si
decise a nominare la Commissione, a cui ha
accennato l'onorevole Majolo, la quale assolse l'arduo suo compito manifestando
l'opinione che la convenzione dovesse ad
ogni modo essere risoluta, ma che convenisse,
eliminata la Società, distinguere esattamente
il problema delle relazioni con la Società da
quello della prosecuzione dell'opera, per
eviòire che nelle more degli eventuali giudizii
il o r s o della grande opera fosse addirittura
paralizzato.
Era il suggerimento di persone che volevano giustamente conciliare gli interessi
legi itimi dello Stato con le sacrosante esigenze della regione pugliese.
Il Governo credette opportuno di sciogliere
i su )i rapporti con la Società non per le vie
trac ìiate dalla convenzione, ma per via di
bonirio accordo, che apportò alla conces-
Camera dei Deputati
TORNATA DEL 2 7
MARZO
1922
sione del 29 marzo 1919, approvata, con
decreto-legge del 19 aprile 1919.
La transazione è oggi davanti alla Camera;
essa è stata presentata nella tornata del 23
giugno 1921 e trovasi per l'esame prèsso la
Commissione Jpei lavori pubblici; ne è
stato nominato il relatore nella persona
dell'onorevole Mendaja, ed io mi riservo di
domandare, se altrimenti non sarà provveduto, che sia prescritto un termine alla
Commissione perchè presenti la suarelazione
e perchè la Camera sia una buona volta
messa in condizione di pronunciarsi sopra
questo atto.
Ma, checché se ne dica e quali che possano
essere le sorti dell'atto di cui si tratta, una
cosa può essere sicuramente affermata, ed è
che la transazione rappresentò il miglior
modo col quale la Scietà potesse concludere
un affare che per essa prendeva brutta
piega.
La società si era cacciata in un'impresa
gigantesca con mezzi assolutamente insufficienti, e per un cumulo di cause, imputabili
o non imputabili ad essa, perchè '¿io voglio
essere assolutamente obbiettivo ed astenermi
da apprezzamenti che possano essere o sembrare inventati - essa si trovava in condizioni disastrose.
La transazione quindi sopravvenne come
una norma, tanto più che in essa furono incluse disposizioni assai favorevoli, delle quali
si parlerà quando verranno in discussione.
Intanto posso comunicare alla Camera,
che, per effetto delle clausole stipulate, la
Società, che aveva già prima riscosso 102
milioni all'incirca, ha potuto dopo riscuotere
altre lire 52,479,000. E d anche con queste
non tutto le è stato pagato, perchè, [se sono
bene informato, stando alle liquidazioni
compiute o in corso, essa reclama ancora il
pagamento di altre lire 15,283,000.
L'onorevole ministro mi dirà se questi
dati sono esatti; ed inoltrerà Camera attende
da lui che dica quali sono i suoi propositi
circa l'eventualità di tali pagamenti.
La responsabilità del Governo è grave,
perchè mentre la Camera attende di potersi
pronunciare intorno alla transazione, si
deve evitare che l'argomento resti irrimediabilmente pregiudicato.
Resterà poi. qualora la convenzione fosse
convalidata, da esaminare, in rapporto della
medesima,
quale sia la
responsabilità
della Società derivante dall'applicazione dell'articolo 1639 del Codice civile. Non è esatto
che questa questione sia stata sottoposta
— 3669 —
Atti Parlamentari
LEGISLATURA XXVI — I
a
Camera dei Deputati
SESSIONE — DISCUSSIONI — TORNATA DEL 2 7 MARZO 1 9 2 2
al giudizio dell'Avvocatura erariale» Non
dubito che il ministro, il quale è anche un
giurista, vorrà esaminarla per suo conto.
Sembra a me che, per quanto la transazione abbia evidentemente favorito gli interessi della Società, sarebbe un'interpretazione ripugnante quella per cui si fosse
voluto esonerarla persino dalle responsabilità fondamentali derivanti dalla mala costruzione. Non posso supporre che si sia
voluto fino a questo punto compromettere
gli interessi dello Stato.
COTUGNG. È questione di Codice penale.
LUCIANI. E venendo all'opera spiegata,
rispetto alle riparazioni, dell'ente che ho
l'onore di presiedere, mi consenta la Camera
che, anche per sodisfazione delle popolazioni
e degli impiegati tecnici dell'Ente, io dia
brevissime notizie, materiate di numeri, il
cui linguaggio è sempre il più eloquente.
Bai maggio del 1919 all'aprile del 1921,
(24 mesi, due anni) durante il quale periodo
i lavori delle riparazioni erano condotti,
per conto del Ministero dei làvori pubblici,
dall'ufficio speciale del Genio civile per l'acquedotto pugliese, la quantità complessiva
di muratura - giacché riparare le gallerie
vuol dire niente altro che rifare le murature fu di metri cubi 5,180, con una media di 215
metri cubi al mese.
Subentrato l'ente nel maggio del 1921,
fino al mese scorso, in 10 mesi, ha compiuto
una quantità di 15,532 metri cubi di muratura, portando la media mensile da 215 a
1553 metri cubi.
Aggiungerò che la media, se nel complesso
è quella indicata, è salita negli ultimi mesi
a 2,200 e 2,300 metri cubi, con l'impiego di
oltre 800 operai.
Si deve quindi ricordare che l'Ente ha
fatto tutto quello che era possibile, tenuto
conto delle circostanze.
È impossibile intensificare ancora questo
lavoro ì
Non ci sono impossibilità tecniche vere
e proprie; ma per conseguire l'intento occorrerebbe dare al lavoro maggior estensione,
provvedersi di altri mezzi d'opera, impiantare altri cantieri, e persino approntare altri
alloggi per gli operai, trattandosi di zone
malariche, dove non è possibile attrarre
lavoratori, se non assicurando loro gli elementari agi della vita.
Tutto ciò, onorevoli colleghi, richiede
che all'ente siano assicurati mezzi adeguati,
perchè sarebbe ugualmente disastroso tanto
dover rallentare le riparazioni delle gallerie,
quanto intensificarle a spese degli altri lavori
destinati a portare l'acqua alle popolazioni.
Ed ora passo alla parte conclusiva della
mia interpellanza: quella che riguarda dilettamente il finanziamento.
Come ha ricordato l'onorevole Maje o,
con decreto del febbraio 1919, venivano destinati alla spesa dell'acquedotto altri 90
milioni di lire.
Aggiungerò che nel decreto-legge del
19 ottobre 1919, convalidato con la legge del
23 settembre 1920, veniva solennemente ss nzionato il principio che lo Stato deve pr» vvedere alle esigenze finanziarie delle costruzioni, salvo in quella piccola parte spettai te
alle provincie.
©
Di questi 90 milioni, 46 milioni - le cifre
possono essere leggermente inesatte, ma ii
divario non può essere molto - erano st eli
stanziati negli esercizi precedenti al 1920-Í l
20 milioni furono stanziati nell'esercizio
20-21, e nell'esercizio 21-22 furono stanzi; ti
invece 15 milioni.
Esaminate, onorevoli colleghi, lo stj i o
di previsione della spesa per il Minisi» ra
dei lavori pubblici per l'esercizio 1921-2Í e
vedrete aumentati notevolmente - in media
forse più che raddoppiati - gli stanziamenti
per tutte le opere; soltanto per l'acquedc lo
pugliese, lo stanziamento fu ridotto da 20 milioni a 15 milioni.
Davanti a questo fatto non poteva rimanere indifferente l'Amministrazione (Bell'Ente autonomo, che da tempo, e gius amente, si preoccupa del finanziamento » ei
lavori. Essa protesta, e protestarono pi le
le rappresentanze politieìhe ed amminisi ative delle provincie interessate. Si ebb< i o,
cortesi affidamenti e niente altro.
Più recentemente, con la sua delibe azione del 16 novembre 1921, il Consij :o
d'amministrazione che è sottoposto alle neessanti pressioni dei comuni invocanti rigentemente, sto per dire disperaiamenle,
l'acqua da bere, tornò a domandare- un
finanziamento stabile eli 50 .milioni annui,,
eel espose nella stessa deliberazione le is-.
gioni della richiesta. Le domande dell'Eric
furono avvalorate dall'opera concorde eh a
rappresentanza politica, che nella questi* i e
dell'acquedotto è stata tutta concorde, ss a o
una certa attitudine eli riserva assunta e gi
colleghi socialisti, i quali però anche
coi loro discorsi dimostrano di non avere
intendimenti diversi da quelli della maggio-,
ranza della eleputazione.
I deputati della regione furono, ai p r r r i
di dicembre, ricevuti dai ministri competei i,
v
7
Atti Parlamentari
LEGISLATURA XXVI
—
la
SESSIONE. —
3C70 —
DISCUSSIONI —
gli onorevoli Micheli e De Nava, i quali richiesero al presidente dell'Ente una relazione riguardante il fabbisogno presumibile*
per il completamento della grande opera.
La relazione fu fatta puntualmente ed inviata al Governo, col corredo di tutti gli
elementi giustificativi. Il fabbisogno indicato
fu di 416 milióni, i quali, tenuto conto delle
somme attualmente disponibili, si riducono a
360 milioni.
Come risposta a questo preventivo si
lesse nello stato di previsione della spesa del
Ministero dei lavori pubblici per il 1922-23
che lo stanziamento per l'acquedotto era
ridotto a sette milioni!
Io domando se ci può essere maggiore
irrisione di questa, e domando come sia stato
possibile, senza arrossire, destinare una
somma così esigua per un bisogno così grande ed urgente !
Si dice: i 7 milioni erano il residuo dei
90 milioni, e perciò lo stanziamento non
poteva essere maggiore.
Questo intanto non è esatto, e credo che
l'onorevole ministro dichiarerà oggi alla
Camera, ciò che ha avuto la cortesia di dichiarare pochi giorni addietro alla deputazione pugliese, Che il conto è stato sbagliato.
Un migliore accertamento in fatti ha condotto ad osservare che, oltre i sette milioni
stanziati, erano disponibili ancora dieci o
undici milioni, che dovranno essere aggiunti
ai sette. Ma c'è di più, e sarà Certamente confermato dal. ministro. Sono in corso le pratiche per la reintegrazione in questo fondo
di una somma cospicua distratta per pagare
la Società. Alla Società, creditrice, in forza
dei famosi lodi, delle somme che ho indicate,
è stata versata parte dei fondi destinati
alla costruzione dell'acquedotto. Questa somma, se le mie notizie sono esatte, ascende a
Ìl~lT87B48Ì58?" Ilo anzi ragione di credere
che questa cifra possa risultare alquanto inferióre al vero.
Orbene, signori, consentitemi di dire che
l'Ente autonomo per l'Acquedotto pugliese
non,può assolvere gli ardui compiti ad esso
affidati senza mezzi adeguati; e permettetemi
anche di aggiungere che esso non può vivere
alla giornata, per via di assegnazioni irregolari e saltuarie. Dico ciò perchè possibil
mente l'onorevole ministro osserverà che
l'ente ha per ora a sua disposizione le somme
per mandare avanti i lavori.
Trattandosi di opere di tanta mole, che
assorbono spese per decine di milioni, occorre
tempo lunghissimo per preparare i progetti
di massima, per completare questi progetti
Camera dei Deputati
TORNATA DEL 2 7
MARZO
1922
con le operazioni sul terreno, per fare le
commesse dei materiali di ogni genere, dei
tubi metallici o in cemento armato, per far
sì che questi materiali siano costruiti, che
arrivino, che siano portati sul posto, che si
impiantino i quartieri... È un vasto lavoro di
organizzazione che deve fare assegnamento
sulla continuità dei mezzi.
Una provvida amministrazione non inizia
un lavoro che costa 15, 20, 30 milioni, se
non è sicura di poterlo proseguire, perchè
altrimenti si ha la non Ìieta sorpresa che le
opere iniziate, come è successo per il passato - ed i colleghi della provincia di Foggia
lo sanno - restano abbandonate e sono nel
decorso del tempo deteriorate in modo che ii
loro compimento riesce assai più costoso.
Onorevole ministro, io fo appello alla
sua rettitudine, fo appello anche alla sua
qualità di meridionale, me lo lasci pur dire,
perchè sia provveduto una buona volta a
dotare sufficientemente l'Ente autonomo
per l'acquedotto pugliese, perchè possa adempiere i suoi compiti.
È troppo tempo che la Puglia aspetta Che
sia ,mantenuta la ventennale promessa. La
Puglia, che in gran parte è sottoposta a un
vero e proprio supplizio di Tantalo, in attesa
dell'acqua che non arriva mai !
Essa sa che, anche coi 50 milioni domandati dall'Amministrazione dell'Ente, alcuni
comuni dovranno ancora aspettare circa dieci
anni per dissetarsi ! Credete che si possa onestamente imporre un tempo più lungo % Se
tale convinzione non avete, dovete riconoscere che le domande formulate sono ragionevoli.
Le Puglie non reclamano che l'adempimento di una solenne iDromessa nazionale.
È necessario che una parte della popolazione
pazienti ancora dieci anni % Ebbene, pazienterà; ma ad un patto: che il supplizio
dell'attesa sia almeno alleviato dalla fiducia
di avviarsi davvero alla fine delle lunghe sofferenze, di essere alla vigilia del giorno, in
cui quello che iDarve un sogno chimerico
diventerà un fatto compiuto. (Vive approvazioni — Applausi).
P R E S I D E N T E . L'onorevole Yalentini
Ettore ha "facoltà di svolgere la sua interpellanza, della quale ho già dato lettura,
VALE S T I N I E T T O P E . Il fatto che la
deputazione pugliese ha presentato sei interpellanze, se io non vado errato, e che tutti i
qui presenti deputati delle Tre Puglie, abbiano o non abbiano sottoscritto alle varie
interpellanze, seguono col pii! vivo interesse
questa- discussione, sta a dimostrare, che
l'acquedotto pugliese costituisce per le nostre popolazioni e per t u t t i i rappresentanti
delle stesse il principale problema, il sommo
interesse, rappresenta la vita stessa delie
nostre regioni, onorevole ministro ; ond'io
non avrei voluto, amico Majolo, che voi
aveste involontariamente rimpicciolita questa grande questione, dando una speciale
benemerenza al partito socialista nel tempo
stesso che ricordavate,, come l'assertore della
necessità di dichiarare la decadenza della
Società Antico, fu Raffaele. Fraccàcreta
che al vostro partito non appartenne...,
Voci. E Cataldo Malcangi ?
V A L E N T I N I E T T O R E . Tutti, di t u t t i
i partiti, furono concordi nel ritenere che la
Società Antico non avrebbe compiuto l'opera '(Interruzione del deputato
Maitilasso).
Sta bene. Con questo chiarimento del collega onorevole Maitilasso, io posso fare a
meno di rilevare quanto ha detto l'onorevole Majolo.
COTUG1STO. Parlano gli atti parlamentari
e dicono quello che ciascuno ha f a t t o .
VAL E N T I N I E T T O R E . Precisamente:
senza distinzione di partiti.
Ed io ho il dovere di ricordare a voi,
che il Consiglio provinciale di Foggia - circa
le inadempienze sistematiche della Società
concessionaria - ebbe a mandare al ministro
una deliberazione, la quale, presa ad unanimità, conteneva frasi così vive, che il ministro dell'interno sentì il bisogno di ordinare la cancellazione di un periodo, che gli
parve poco riverente per la dignità del Governo.
Dunque, noi, onorevole Majolo e onorevole
Cotugno, siamo t u t t i concordi nel domandare al Governo che l'inchiesta colpisca i
responsabili; ma nel domandare ciò, vogliamo che l'inchiesta non ritardi neppure
di un giorno il proseguimento delle opere,
ragione per cui noi ci associamo a quello,
che l'onorevole Majolo testé d o m a n d a v a e
che lo stesso onorevole Luciani confermava:
che cioè due abbiano ad essere i fondi stanziati in bilancio; l'uno per riparare le opere
malfatte dalla società, l'altro per proseguire
con la maggiore intensità le opere, da cui
specialmente la provincia di Foggia, che io
qui più particolarmente rappresento, attende
l'agognato benefìcio dell'acqua da oltre un
ventennio.
E mi permetto ancora di richiamare l'attenzione della Camera sulla gravità di quella
che, con elegante eufemismo, l'amico Luciani ha chiamato leggerezza.
Una prima leggerezza sarebbe consistita
in quella tale ispezione tecnica, che dichiarò
e concluse che le opere del canale principale
erano f a t t e a regola d'arte.
Una seconda leggerezza : quella per cui,
ministro l'onorevole Bonomi, venne fuori
quel tal decreto luogotenenziale del 10
aprile 1919, n. 609, sul quale la Camera, spero
molto presto, dovrà portare il suo severo e
sereno esame.
Devo però rettificare quanto si è detto
circa la Commissione, che lo stesso ministro
Bonomi, nominò, perchè avesse, noti il
collega Majolo, addirittura stesa la minuta
del contratto di transazione.
La Commissione, di cui facevano parte
il Salandra ed il collega Furgiuele, allora consigliere di Stato, e non ancora deputato, ed
altri valenti uomini del Consiglio superiore
dei lavori pubblici, nella sua relazione concluse un po' diversamente da quello, che il
collega Majolo ha testé riferito; perchè le
conclusioni sono proprio queste: « Respingersi la proposta della Società di t r a m u t a r e
la concessione in un appalto di semplice costruzione, per conto dello Stato e del Consorzio.
« Evidentemente, aggiunge la relazione,
la proposta avrebbe solo il nome di transazione, perchè non perderebbe nulla la Società,
nemmeno i. lucri sperati » e, concludendo affermava: che qualora il Governo avesse creduto, anziché seguire la via giudiziale, sempre irta di spine e di molte incertezze, di
ottenere la risoluzione del contratto, la risoluzione avesse ad avvenire « sulle basi del
pagamento delle opere utilmente fatte, escludendo gli interessi e ogni forma di lucro in-"
dustriale ».
Al lume di queste considerazioni apparirà,
forse a mio giudizio, più grave il decreto luo gotenenziale che stabilì la transazione con la
Società... e per cui questa ha potuto incassare
oltre che i 102 milioni altri 52 milioni, come
ci ha assicurato l'onorevole Luciani.
Auguriamo signor ministro, e ce ne affida la vostra rettitudine, che non incassi
anche gli altri 15 milioni che f r a t t a n t o sono
rimasti nelle Casse dello Stato.
Che la Società non potesse eseguire le
opere dell'acquedotto era convinzione di
tutti, meno che dei signori del Governo;
perchè la Società chiamata a compiere lavori allora preventivati per 136 milioni, e,
secondo una rettifica tecnica per 163 milioni,
col corrispettivo di soli 57 milioni durante
la progressione delle opere, mentre gli altri
67 milioni (che uniti ai precedenti facevano
Atti
— 3672 —
Parlamentari
LEGISLATURA XXVI —
la
SESSIONE —
DISCUSSIONI —
124) dovevano esserle corrisposti in otto
esercizi dopo l'espletamento completo di
t u t t i i lavori, si costituiva, onorevoli colleglli, giova ricordarlo, con soli 15 milioni,
da cui, detratti 3 milioni e mezzo circa per
cauzione, rimanevano 11 milioni e mezzo.
Il problema dunque finanziario era questo : costruire per 136 milioni, secondo il
primo progetto che poi diventarono 163, secondo successivi accertamenti tecnici, con
soli 11 milioni e mezzo !
Evidentemente la Società fìnse di non
comprendere la portata del contratto; ma
in realtà fece molta affidanza, amico Majolo,
sulla benevolenza degli organi tecnici di
controllo; i quali avrebbero dovuto seguire"
lo svolgimento delle opere e dovuto impedire
che l'erario fosse depredato, come fu, da
t u t t o quello che si è detto e si è stampato
in gravi documenti ricordati dai precedenti
interpellanti. E che così sia, lo dimostra
la domanda della società; la quale, quando
non potè più trovare il finanziamento nè in
America nè in Italia, quando non ebbe
dalla ditta Voodd quei milioni che si aspett a v a per mandare innanzi le opere, quando
(ricordava l'onorevole Luciani e l'onorevole
Faccacreta nei suoi opuscoli lo ha tramandato alla memoria di t u t t i noi corregionari)
la società ebbe il convincimento di non poter
più gabbare nè* il Ministero, nè le nostre
popolazioni, allora chiese di t r a m u t a r e la
concessione in appalto: concessione che era
nello stesso tempo appalto, perchè per una
parte era appalto, quando cioè si obbligava
a forfait, per 124 milioni, di eseguire t u t t o il
progetto; laddove per la seconda parte era
concessione vera e propria, perchè il corrispettivo dell'anticipo dei capitali e del maggiore sborso di 12 milioni, a raggiungere i
136, o dei 39 milioni per le maggiori previsioni, avrebbe dovuto conseguirlo mediante i
profitti di 90 anni di esercizio. Ora la nostra
disgrazia f u segnata nel giorno, in cui la
concessione f u affidata alla ditta Antico e C.;
ma la maggiore calamità per noi fu la cecità
di t u t t i i governi che si succedettero dal
1904 in poi; perocché, pur non mancando
voci, proteste e denuncie con minaccia di
adire perfino la via penale, il Governo non
intervenne mai efficacemente: e questa è
la parte della responsabilità imlitica oltre che
amministrativa, a cui la Camera p o t r à attendere quando verrà in discussione il decreto
luogotenenziale 10 aprile 1919.
Ora non giova addentrarci in questa ricerca. A tempo più opportuno ognuno saprà
Camera dei
TORNATA DEL 2 7 MARZO
Deputati
1922
prendere la propria responsabilità. Quello
che ora occorre, è che il ministro rassicuri,
rispondendo alle nostre interpellanze, quelle popolazioni pazienti e generose delle nostre Puglie, che cioè i lavori saranno mandati
avanti con la maggiore alacrità, che i fondi
del bilancio non saranno lesinati alle Puglie '
come si è f a t t o sinora. ISTon voglio qui ripetere le lamentele portate sere fa nella discussione nel bilancio dell'interno: stasera abbiamo inteso la parola calda ed appassionata dell'onorevole Mancini Pietro, che reclamava
per le sue Calabrie; parrebbe, che volessimo
seguire la stessa strada questa sera stessa e
portare alla Camera t u t t i i nostri problemi
regionali ! Ma l'onorevole ministro e t u t t o
il Governo si rammentino, che c'è un regionalismo, che ha diritto di avere ingresso in
questa Camera, ed è un regionalismo che è
f a t t o di tutela doverosa per gli interessi delle nostre regioni troppo a lungo sconosciuti
0 negletti.
L'acquedotto risponde a tale bisogno, che
nessuno dei colleghi che sono qui lamenterà che
noi si porti la nota di questo regionalismo, il
quale ci onora; mentre ci offenderebbe un
diverso giudizio da parte di altri colleghi
appartenenti a regioni più fortunate. Il
Governo dunque ci rassicuri e ci dia i fondi
per rifare le opere male costruite; ed il ministro pronunzii il me poenitet e lo dica anche
il ministro del tesoro. Se il Governo non ha
funzionato, se gli organi statali hanno mancato di sorvegliare chiudendo t u t t i e due gli
occhi, il Governo provveda a dare i fondi che
ora occorrono. Questi non devono andare a
decurtazione dei fondi richiesti per proseguire le opere. Ci dia poi gli altri fondi, non
1 sette milioni, irrisione segnata nel bilancio
1921-22, non i quindici, che sarebbero stati
una turlupinatura per le Puglie; ma quelli
che occorrono perchè nel minor tempo possibile, concedendo pure ad altri bisogni dello
Stato una giusta considerazione, per cui
qualche decurtazione potrà imporsi, il Governo dimostri che è vero a f a t t i il suo interesse per le regioni del Mezzogiorno. L'onorevole F a c t a non ha mancato di asserire nel
suo discorso questa che è diventata la clausola di stile dei programmi di ogni Ministero.
Il Mezzogiorno attende le premure del Governo: e se queste verranno t r a d o t t e in
realtà concreta, il Mezzogiorno saprà seguire con animo grato coloro, che avranno
p o r t a t a una pietra alla sua rigenerazione
economica e morale (Vive approvazioni
—
Applausi).
-
Atti Parlamentari
LEGISLATURA XXVI —
la
SESSIONE —
367B —
DISCUSSIONI —
P R E S I D E N T E . L'onorevole Caradonna
ha facoltà di svolgere la sua interpellanza,
della quale ho già dato lettura.
CARADONNA. Dopo quanto hanno detto gli oratori che mi hanno preceduto, sarò
brevissimo.
Avrei volentieri rinunziato a parlare,
se non sentissi la necessità da questi banchi,
in nome della giovinezza di Puglia che mi onoro di rappresentare in questa Camera, di
esprimere t u t t o lo sdegno per quanto è stato
commesso a danno della popolazione di
Puglia da una combriccola di ladri che noi
ci auguriamo il Governo saprà colpire non
soltanto civilmente, ma anche penalmente
come poco fa osservava l'onorevole Luciani.
Noi vogliamo che sia f a t t a intera luce
per assodare t u t t e le responsabilità, perchè se c'erano dei soldati che hanno avuto paura al fronte e contro i quali abbiamo
domandata la pena della fucilazione, non
esitiamo un istante a domandare la fucilazione nella schiena per coloro, che si macchiarono del più nero tradimento a danno
delle nostre popolazioni, rubando e malversando quel danaro, che avrebbe dovuto
dare la civiltà e la felicità alle nostre popolazioni, perchè per le nostre popolazioni la
questione dell'acqua è una questione di civiltà.
Noi non possiamo attendere oltre che
ci si irrida persino da parte di coloro, che
sono stati beneficati dalla natura, appartenendo ad altre regioni più f o r t u n a t e d'Italia.
La distinzione f r a nordici e suddici non la
vogliamo ! Non vogliamo essere più i suddici. Se è vero che la civiltà di un popolo si
misura dal consumo del sapone, domandiamo
di poterlo consumare anche noi, e per consumarlo è necessaria s o p r a t t u t t o l'acqua.
Yi sono invece i nostri contadini che per
non consumare l'acqua non si lavano per
mesi la faccia, con quanto danno dell'igiene pubblica i colleghi della Camera possono
immaginare.
Le nostre cittadine che, 20 anni fa, erano
dei piccoli borghi circondati di rovi e di spini,
oggi sono città che hanno quasi t u t t e più
di 30 mila abitanti e c'è una campagna t u t t a
intorno meravigliosa per vigneti ed oliveti.
Sono le popolazioni che hanno Cercato di
evolversi; sono le popolazioni che oggi si sono
svegliate dal letargo in cui vivevano per
tanti anni e che pretendono il riconoscimento di quello, che è un diritto acquisito,
che deve avere piena sodisfazione nel più
breve tempo possibile.
Camera dei Deputati
TORNATA DEL 2 7 MARZO
1922
È ragione di profondo dolore per me r
non vedere oggi presente, in questa discussione, proprio il ministro del tesoro, perchè
se ci dà affidamento la presenza dell'illustre ministro dei lavori pubblici per quello
che può essere l'alacrità nella continuazione
dei lavori, senza il ministro del tesoro...
RICCIO, ministro dei lavori
pubblici..
Rispondo io per lui.
CARADONNA. ...noi strilleremo invano
e continueremo a dover riconoscere che solt a n t o sette milioni sono stanziati per l'acquedotto. !
Noi domandiamo lo stanziamento di t u t t i
i milioni necessari perchè le opere siano compiute nel minor tempo possibile.
Domandiamo, nello stesso tempo, un'inchiesta e mi associo con entusiasmo alla
proposta Luciani di assegnare un termine a
quel collèga, che è stato investit o di compilare
una relazione su quelle, che sono state le
responsabilità della Società concessionaria.
E mi associo alla diffida al Governo di non
pagare quei residui di somme, che la Società
ancora pretende.
Quando poco fa parlava l'onorevole Majolo, io ho f a t t o un cenno di diniego, perchè egli
pretendeva avere il monopolio della campagna per l'acquedotto pugliese. Sento il
dovere di ricordare alla Camera altri due
nomi, cui spetta t u t t a la benemerenza delle
Puglie, per avere preso parte alla campagna
contro questa società che, non si sa perchè,
è così potentemente protetta.
Sono quelli di Raffaele Fraccacreta e di
Malcangio Cataldo, che non certo apparteneva ai banchi dell'estrema socialista.
Ho avuto un cenno di diniego, perchè
nel 1919, quando i deputati socialisti avevano
preso il monopolio della vita pubblica in
provincia di Foggia, sono stati fatti, è vero,
dei comizi, ma è stata molto debole l'opera
loro sia nei riguardi della Società Innanzi al
Parlamento, sia in seno al Consiglio dell'ente autonomo dell'acquedotto.
Io ho dovuto vedere con rammarico giorni fa, quando l'onorevole Salandra ha diramato l'invito, che i socialisti si sono astenuti dal partecipare, dando quasi l'impressione che la Puglia non fosse t u t t a intera e
concorde di fronte al Governo nel manifestare la volontà di portare a fine i lavori dell'acquedotto il più presto possibile, mentre in
questa questione, che non è questione di borghesia o di proletariato, ed è anzi questione
di proletariato, perchè la borghesia acquista
delle magnifiche acque minerali che può
Atti Parlamentari
LEGISLATURA XXVI — l
— 8674 —
a
Camera dei Deputati
SESSIONE — DISCUSSIONI — TORNATA DEL 2 7 MARZO 1 9 2 2
bere, debbono essere assolutamente tutti
uniti nel reclamare l'intervento energico
del Governo per il completameno dell'opera.
Mi permetto di ricordare un episodio. Innanzi al Consiglio provinciale di Capitanata,
quando i socialisti erano una piccola minoranza, quando si trattò di eleggere il rappresentante in seno al Consiglio dell'Ente
autonomo, la maggioranza costituzionale
designò l'avvocato Canelli di San Severo.
Siccome i socialisti avrebbero votato senz'altro l'avvocato Fioritto, i consiglieri della
maggioranza costituzionale, per dimostrare
che il rappresentante della Capitanata andava con la completa fiducia di tutti i partiti, votarono senz'altro il nome del rappresentante Fioritto.
Mi sono molto meravigliato quando ho
visto che l'onorevole Mucci, attraverso una intervista riportata da tutti i giornali, ha fatto
delle grandi meraviglie nel riconoscere lo
stato in cui erano i lavori dell'acquedotto
pugliese, stato gravissimo e che è inutile mascherare, perchè bisogna rifare tutto, senza
tanti sottintesi. Infatti quanto ha detto
l'onorevole Luciani in distinzione di metri,
è quasi un rifar tutto, perchè quel poco, che
c'è, va in malora.
Quando l'onorevole Mucci ha pubblicato
quella intervista, dunque, io mi sono meravigliato della sua meraviglia, in quanto
che lo stato dei lavori doveva essere noto
a tutti e specialmente ai socialisti, che avevano il loro diretto rappresentante in seno
al ¡[Consiglio l dell'Ente autonomo. E qui
onorevole Majolo, qui sorge la responsabilità
vostra, in quanto che noi non abbiamo mai
saputo per bocca vostra - e io ho assistito a
tutti i vostri [comizi - quale fosse il vero
stato dei lavori, perchè in quel giorno soltanto voi avevate bene il diritto di dire :
« forza del popolo, levati e punisci », perchè
innanzi a delle cose così obbrobriose, il popolo solo veramente ha il diritto di fare giustizia.
E noi ci auguriamo che questo Governo,
che è composto di uomini tenaci e illustri,
la cui rettitudine ci affida, sappia fare quello
che non hanno saputo fare i precedenti governi, anche per sfatare questa leggenda,
che i governi borghesi non danno fiducia in
niente.
La Camera ha sempre creduto necessario
il concorso dello Stato per opere, che potessero servire all'igiene e all'agricoltura. Ebbene, noi ci appelliamo alla Camera italiana, perchè essa si associ a noi nel richiedere al Governo i fondi necessari al comple-
tamento delle opere per l'acquedotto pugliese.
Signori del Governo, la Puglia ancor più
sitibonda di acqua e di giustizia, attende da
voi che questa giustizia le sia resa. (Approvazioni).
P R E S I D E N T E . L'onorevole Vallone ha
facoltà di svolgere la sua interpellanza, della
quale ho già dato lettura.
VALLONE. Dopo tutto quello che è
stato detto, io non farò che brevi osservazioni. Grande rumore si è levato in questi
giorni ed un grande allarme in seguito alle lesioni verificatesi nelle gallerie dell'acquedotto
pugliese e per la lentezza con cui i lavori procedono. Indubbiamente gravi responsabilità
ricadono sia sulla cessata società concessionaria, sia sugli organi governativi preposti
alla sorveglianza, alla direzione e alla collaudazione dei lavori, sia su gli uomini politici
preposti al Ministero dei lavori pubblici.
La Società, fin dal primo inizio dei lavori fu
inadempiente; la sua maggiore inadempienza
fu la mancanza di finanziamento, come le
leggi ed i contratti gliene facevano obbligo.
11 ritardo nella condotta e nella ultimazione dei lavori fu una conseguenza del
mancato finanziamento. L'inerzia con cui
condusse i lavori dal 1906 al 1910 le procurò
le dimissioni dell'ingegner Brandan, tecnico
di gran valore, la riprovazione di tutte le
Commissioni governative, la sfiducia della
pubblica opinione, l'ostilità del Consorzio e
della deputazione pugliese, la diffida del
ministro Bartolini. Il finanziamento dell'acquedotto pugliese secondo le leggi ed il
capitolato di concessione doveva esser fatto
nel modo seguente:
1°) il Consorzio avrebbe contribuito
à forfait con 124 milioni pel completamento
di tutta l'opera;
2°) la Società avrebbe contribuito col
capitale azionario di 14 milioni, per la cauzione e per iniziare i lavori;
3°) avrebbe anticipato un capitale X,
non determinato nè determinabile, che, unito ai pagamenti annuali dello Stato, fosse
stato sufficiente a compiere i lavori nei termini contrattuali. Di questo capitale X
anticipato la Società si sarebbe rivalsa in
rate annuali sull'esercizio.
È evidente, quindi, che il dovere della
Società di fornire la sua quota parte di contributo a misura dello sviluppo dei lavori era
fondamentale nelle leggi dell'acquedotto.
A questo dovere la Società era venuta
meno di proposito, determinatamente.
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Atti Parlamentari
LEGISLATURA XXVI •— l
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DISCUSSIONI —
Essa, attratta degli utili che ebbe nei
subappalti dei lavori del canale principale,
ebbe l'illusione di potere eseguire tutta l'opera con le annualità del contributo del
Governo; e, comecché questo era distribuito
in annualità che andavano oltre la serie degli
anni che comprendevano il periodo effettivo
.della costruzione, seguì la politica di premere
sul Governò per ottenere anticipo delle annutalità del contributo. Una tale politica
culminò nella legge Sacchi del 1911 che anticipò ad essa per molti anni la cospicua
somma di oltre 40 milioni, procurandole
per risparmio d'interessi un utile di circa 15
milioni.
Dopo la legge Sacchi la Società persistette
ancora nella sua malaugurata politica e non
curò di procacciarsi in tempo utile i mezzi
finanziari necessari per ultimare nei termini stabilii i lavori contrattati, per conseguenza fu innadempiente.
In tal modo venne meno con animo deliberato al primo e fondamentale obbligo suo
contrattuale.
Nella legge Sacchi fu stabilito, a pena
"ài decadenza, un programma di lavori da
dare ultimati nella fine di ciascuno degli
anni 1914, 1915 e 1916, nel quale anno avrebbe dovuto essere aperto all'esercizio l'intero
acquedotto, pienamente completato. Invece, fin dal 1914 la Società fu inadempiente
e il programma dei lavori di quell'anno rimase arretrato per circa 400 chilometri di
diramazioni.
Questo attrasso nei lavori continuò per
l'anno 1915 e pel 1916; nel quale anno, anziché aversi l'opera ultimata, la Società
doveva ancora costruire poco meno della
metà dell'intera opera. Di guisa che la inadempienza era chiara ed evidente sin dal
1916. Occorreva un anno di tolleranza; l'anno trascorse, fu il 1917, ma già la Società
fin dal 1916 aveva completamente sospeso i
lavori dell'acquedotto. Avrebbe dovuto esser dichiarata la decadenza comminata dalla
legge Sacchi: venne fuori invece il decreto
del 1919 di transazione con la Società che fa
semplicemente disastroso per le finanze dello
. Stato.
Questa è la più grave responsabilità degli
uomini del Governo; nè alcuno può ammantarsi sotto il parere del Consiglio di Stato,
al quale probabilmente noniu esibita una completa documentazione dello stato vero dei
fatti. Infatti ecco come il Consiglio di Stato
chiude il suo parere: « Gli atti comunicati
(e non gli atti esistenti nel Ministero) non
porgono elementi bastevoli per la declara-
Camera dei Deputati
TORNATA DEL 2 7
MARZO
1922
toria di decadenza ». Soggiunse subito: « però
da tale apprezzamento non è a dedurre che
la Società possa impunemente astenersi dal
condurre innanzi i lavori, frustrando così
le legittime ansiose aspettative di tutta una
nobile regione. Nè il perdurare delia guerra...
potrebbe giustificare l'inerzia della Società,
e, se in un simile caso essa si trovasse, l'articolo 77 del Capitolato di concessione darebbe al Governo la potestà di adottare il
provvedimento che fosse giudicato necessario ».
Ora non solo vi era la inadempienza per
i lavori non ultimati nel 1916, ma vi era la
completa sospensione degli stessi: ecco, infatti, che cosa il Consiglio di amministrazione del Consorzio per l'acquedotto pubgliese, il 24 ottobre 1917 (siamo già alla
scadenza dell'anno di tolleranza) comunicava al Ministero dei lavori pubblici: « Mi
pregio comunicare alla Eccellanza Vostra
che il Consiglio di amministrazione del Consorzio per l'Acquedotto pugliese, nell'adunanza del 22 corrente, ha approvata a maggioranza la seguente risoluzione: Considerato che dagli atti esistenti presso l'ufficio
del Consorzio e dalle dichiarazioni fatte
nella odierna adunanza dall'ingegnere capo
dell'ufficio speciale del Genio civile per l'Acquedotto pugliese di Bari, risulta che al dicembre 1916 non vi è stato alcun avanzamento nella costruzione dell'Acquedotto e
che, se alcuni comuni della provincia di Bari
sono stati forniti nel corrente anno dell'acqua
del Sele, ciò deve attribuirsi alla esecuzione
eli ufficio dei lavori di sistemazione delle
relative diramazioni, esecuzioni disposte dal
Ministero dei lavori pubblici e fatte a cura
del Genio civile. Delibera di richiamare l'attenzione di sua eccellenza il ministro dei
lavori pubblici su tale stato di cose perchè
venga tenuto presente nell'ulteriore esame
della vertenza relativa alla decadenza della
Società, specie in rapporto al parere emesso
il 22 maggio 1917 dalle sezioni 2 a e 3 a del
consiglio di Stato ».
Quale documentazione maggiore 1 In
qual modo avrebbe potuto essere resa più
chiara la inadempienza della Società ? Questi
documenti sono stati prodotti dinanzi al Consiglio di Stato ? Io ne dubito. Dopo di ciò
non si comprende perchè il Governo, che possedeva la più completa, la più esauriente documentazione dell'abbandono dei lavori: di
fronte ad una Società che era in moratoria;
di fronte ad una Società che nel 1916 alienava i mezzi d'opera, le macchine e fraudolentemente anche provviste di materiali
Atti
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Parlamentari
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contabilizzati, per cui lo stesso Ministero
dovette intervenire presso l'autorità di pubblica sicurezza per invitarla ad impedire
che dai cantieri e dai depositi tali attrezzi
e materiali fossero asportati; non si comprende, dico, perchè di fronte a tutto ciò ed all'invito categorico del Consiglio di Stato il
Governo non dichiarò la decadenza della
Società e preferì di fare con questa una transazione disastrosa.
L'allarme che è divampato in questi giorni ha raggiunto limiti preoccupanti, sopratutto per le lesioni che si sono verificate in
quattro delle principali gallerie del canale
principale dell'acquedotto.
La mia meraviglia è questa: perchè questo
allarme è divampato ora e non prima, per
esempio: nel momento in cui l'opera passava
dallo Stato al nuovo Ente %
Comunque sia, gravi lesioni, molto estese
per centinaia e centinaia di metri, si sono
pronunziate da vari anni in alcune gallerie;
però non per questo bisogna gridare alla
débàcle dell'opera meravigliosa: le gallerie in
parola sono scavate in terreni diffìcili, eocenici e pliocenici, e non deve far meraviglia
se l'opera dell'uomo sia stata parzialmente e
temporaneamente inferiore alla forza bruta
della natura, alle conseguenze dell'ingordigia
umana.
La storia di tutti i grandi lavori è piena
di queste lotte gloriose.
ìson è il fatto delle lesioni che mi preoccupa ma, ancora più, il fatto morale !
In che conto le han tenute gli organi esecutivi preposti dallo Stato alla costruzione,
vigilanza e coìlaudazione dell'opera ?
Le lesioni esistevano prima ancora dell'anno 1914, ed esistevano quando fu fatto
il collaudo del canale principale. Di esse vi è
cenno nei verbali delle visite di collaudo, ma
qual conto i collaudatori ed il Ministero tennero di esse ?
Con decreto del 10 aprile 1915, il Ministero approvava il certificato di collaudo delle
opere, ed ordinava la restituzione alla Società di 3,300,000 lire, quale parte della
trattenuta di garanzia afferente ai lavori collaudati. Queste sono le responsabilità vere
che bisogna ricercare.
Di quale natura sono le lesioni avvenute
nelle gallerie, quali le ragioni che le han potute determinare %
Esse sono longitudinali e continue lungo
le linee d'imposta della volta, propriamente
fra questa ed i piedritti.
Altre lesioni longitudinali si sono verificate nella platea delle gallerie.
Camera dei Deputati
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Ora, in quei terreni difficili, altra sezione
avrebbe dovuto essere adottata per le gallerie: una sezione spingente, circolare, ed un
rivestimento anulare di buona muratura.
La imperfetta esecuzione delle opere murarie par mi sia la causa principale dei danni
avvenuti. A tal proposito basti considerare
che quei lavori furono ceduti in subappalto
dalla cessata Società concessionaria, e che
da tali subappalti ne ritrasse un utile notevole: dalle 3 alle 400 lire per metro lineare
su i prezzi pagati dallo Stato.
L'Acquedotto Pugliese è l'opera più grandiosa del genere nel mondo; per quest'opera
sono occorse cinque leggi; una quinta provvida, è. necessario che intervenga per il finanziamento completo di tutti i lavori a
farsi.
Quelle popolazioni hanno bisogno di avere la sensazione che il Governo si occupa
di loro, che l'opera, anche in tempo più o
meno breve, sarà compiuta; questa sensazione, questa certezza debbono avere.
In tutti gli ordini del giorno dei Consigli
provinciali e dei Consigli comunali vi sono
interpellanze vivaci, minacciose su l'Acquedotto Pugliese.
Non si può seguitare così: lo stato dì
nervosismo di quelle popolazioni è indescrivibile, ed hanno ragione, perchè ogni anno
vedono passare sotto i loro occhi gli stanziamenti su i bilanci dei piccoli e dei grossi
comuni, gli stanziamenti su i bilanci delle
Provincie pel tributo all'acquedotto pugliese,
ma l'acqua non la vedono mai.
Questa impazienza è spiegabilissima ed
umana e spiegabile è ogni impulsività che
domani possa venire.
L'acqua è fattore di ricchezza, di vita,
d'igiene, di civiltà. Questa vita, questa ricchezza, chiedono quelle popolazioni e la chiedono a buon diritto.
Noi invochiamo l'opera benefica del Governo, il quale, in questa Assemblea, dove
vibra il pensiero della Nazione, deve dire
una parola che rassicuri quelle popolazioni.
(Approvazioni
—
Congratulazioni).
P R E S I D E N T E . L'onorevole Maitilasso
ha facoltà di svolgere la sua interpellanza,
della quale ho già dato lettura.
MAITILASSO. Io credo, onorevoli colleghi, che non sia questa l'ora in cui noi ci
dobbiamo occupare dell'importanza e della
grandiosità del lavoro dell'acquedotto, oramai a tutti note, e forse neppure l'ora in cui
dobbiamo occuparci delle responsabilità di
uomini tecnici o di uomini politici. Ciò potrà
venire in discussione quando si porterà di-
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LEGISLATURA XXVI —
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Parlamentan
la
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DISCUSSIONI
nanzi alla Camera il famoso decreto relativo
alla transazione. '
Noi siamo in questo momento tutti preoccupati di un fatto solo, ossia che l'acqua
venga nel termine più breve possibile. È un
problema sopratutto di finanza. Questa è
l'unica e vera preoccupazione che hanno le
nostre popolazioni.
E questa preoccupazione riguarda necessità tale da renderci solidali, al di sopra di
ogni divergenza di idee, al di sopra-di ogni
partito, checché ne voglia dire il collega avversario Caradonna. Perchè questo che noi
diciamo oggi, noi lo abbiamo già detto nei
nostri comizi, lo abbiamo detto nel Consiglio
provinciale ove sempre furono prese le deliberazioni all'unanimità.
Noi che siamo oggi, come eravamo ieri,
intransigenti in politica, non possiamo fare
opera d'intransigenza dove vi è una necessità comune, necessità assillante, imprescindibile come quella dell'acqua.
E questo è tanto vero, che l'onorevole
Oaradonna dovrebbe ricordare come nei nostri comizi venivano le bandiere di tutte le
associazioni, e accanto alla bandiera tricolore, ed alla bandiera gialla dei clericali, si
vedeva la bandiera rossa dei socialisti e perfino quella nera degli anarchici. Erano manifestazioni a cui partecipava tutta intera la
popolazione della provincia di Poggia, senza
alcuna distinzione di classe o di partito.
Ci si rimprovera oggi - e noi dobbiamo
giustificarci perchè quasi quasi ci si vorrebbe
far divenire responsabili di tutto quello che
è avvenuto - ci si rimprovera di non essere
intervenuti alla riunione indetta dall'onorevole Salandra.
Ma il nostro mancato intervento si deve
solo ad esigenze personali.
Io, per esempio, mi trovavo impegnato
in un mio personale processo a Lucerà, e ricevetti l'invito solo al mattino del 17, Altri
non poterono intervenire per altri motivi; ma
rimane fermo il fatto che noi ci siamo però
associati a tutti quelli che sono stati i . desideri e le proteste manifestati dai colleglli
di altri partiti; ci siamo associati e ci rendiamo solidali con essi.
Ed è solo per questo che io ho voluto
chiedere ora la parolai, perchè non si creda,
come voleva far credere l'onorevole Caradonna, che vi sia, a proposito dell'acquedotto
pugliese, una qualsiasi discrepanza fra gli
ultimi banchi dell'estrema destra e gli ultimi banchi dell'estrema sinistra.
È anzi avvenuto qualche cosa dì simbolico. poco fa, in questa nostra Assemblea.
—
TORNATA DEL 2 7
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Noi abbiamo veduto come l'inamovibile
onorevole Salandra dal suo posto dell'estrema
destra sia venuto a sedere per un momento su
questi banchi, quasi per indicare che, di
fronte alla comunione degli interessi, noi non
guardiamo più nè a destra nè a sinistra, e
siamo tutti uniti nel desiderio di compiere
opera doverosa ed utile per i nostri concittadini giustamente esasperati per la mancanza dell'acqua. {Approvazioni).
SALANDRA. Sono già tornato al mio
posto. È stata breve la dimora.
MAITILASSO. Ho visto che siete ritornato al vostro posto e che è stata breve la vostra dimora qui; ma speriamo che come è
stata brevissima la dimora, così sia brevissimo il tempo per la risoluzione di questo
problema. E mi associo a una giusta osservazione fatta dall'onorevole Caradonna. I
Governi non hanno compreso forse tutta
l'importanza del problema che assilla la
nostra popolazione. Tutti i Governi non
hanno curato tale problema; e non mi pare
che anche l'attuale Governo si dia troppo
pensiero di esso. Ma come ? Per un problema così grave, in cui si parla di milioni
da pagare, non v'è qui, presente, oggi, nessun rappresentante del Ministero del tesoro.
Questo è enorme; questa è l'ultima beffa
che volete fare a noi delle Puglie.
RICCIO, ministro dei lavori pubblici. Risponderò io per lui.
MAITILASSO. Di risposte dai ministri
ne abbiamo avute tante. Si dice che dall'onorevole Facta si aspettano i fatti: non so
se questa sia una insegna del suo scudo:facta
sed non verba {Ilarità). Da questi banchi
aspettiamo, tutti uniti, dalla più piccola alla
più grande amministrazione, dal primo all'ultimo cittadino della nostra provincia, che
a breve scadenza avvenga la risoluzione di
questo problema; o riprenderemo la nostra
agitazione se il Governo non dimostrerà coi
fatti, e subito, le sue buone intenzioni verso
la nostra popolazione, che è pronta ad ogni
azione. ( Vive approvazioni).
P R E S I D E N T E . L'onorevole ministro dei
lavori pubblici ha facoltà di rispondere alle
interpellanze testé svolte.
RICCIO, ministro dei lavori
pubblici.
Onorevoli colleghi, sono veramente grato
ai colleghi pugliesi di ogni parte della Camera
che hannojportato qui questa grave questione,
perchè così si dà mezzo al Governo di dire
come ha trovata la questione dell'acquedotto
pugliese nel momento in cui chi ha l'onore
di parlare assunse il portafoglio dei lavori
pubblici, e di enunciare quali sono le inten-
Atti Parlamentari
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Camera dei Deputati
LEGISLATURA XXVI — I SESSIONE — DISCUSSIONI — TORNATA DEL 2 7 MARZO 1 9 2 2
a
zioni del Governo in proposito. Lasciamo stare
la lunga storia. L'onorevole Majolo lia parlato
di alcuni episodi gravi di questa storia. Potrei
rifarmi ad epoca più antica. Ebbi l'onore di far
parte della prima Commissione parlamentare,
che esaminò il disegno di legge perla prima
spesa del progetto dell'acquedotto, spesa chiesta, quasi imposta, dalla calda parola di
Matteo Renato Imbriani che pose all'attenzione del paese questo gravissimo problema.
; Lasciamo stare tutto ciò. Noi dobbiamo cominciare a discutere dalla convenzione del
1919, per vedere quali diritti e quali doveri derivino da essa allo Stato e che cosa ci resti a
fare dopo di essa. La convenzione, come sapete, porta la firma di un uomo illustre e rispettabile per integrità e dignità personale,
l'onorevole Bonomi. Essa mise fine a tutte
quante le polemiche che erano avvenute sulla
condotta della Società e affidò allo Stato il prosegui mento dell'opera.Questa convenzione del
29 marzo 1919 è stata approvata dal decreto
luogotenenziale 10 aprile 1919 da convertirsi
m legge, È stato presentato alla Camera il
progetto di conversione e di esso è relatore
l'onorevole Mendaia, come ha ricordato l'onorevole Luciani. Pubblicamente io prego la
Commissione parlamentare e il suo .relatore
di presentare subito la relazione, È interesse
generale di vedere in un modo definitivo
quali siano i rapporti tra Governo e Società.
La convenzione ha due articoli sui quali
mi permetto dì richiamare l'attenzione della
Camera, gli articoli 3 e 1. L'articolo 3 fissa
i diritti della Società verso lo Stato e dice che
lo Stato deve rimborsare alla Società, in
primo luogo, tutte le spese sostenute fino
al 14 dicembre 1919; secondo, tutti gli impianti, i mezzi d'opera, i materiali prelevati
dal Genio civile per lavori dichiarati ed eseguiti di ufficio: terzo, devono essere pure
rimborsati cantieri, mezzi d'opera, i materiali
per la continuazione dei lavori e finalmente,
in quarto luogo, lo Stato deve rimborsare
l'importo delle somme eventualmente ancora
dovute a terzi, ma contestate e non conteggiate nelle spese,
Viceversa l'articolo 4 dice: «Tutte le spese
della Società che, nei riflessi della liquidazione
fra lo Stato e la Società stessa, risultassero
non utilmente fatte, e le spese che la Società
avesse fatto, non utili per l'acquedotto, tenuto presente lo scopo dell'impresa, devono
essere dedotte dal pagamento dello Stato».
È da notare inoltre che per il pagamento
dei cantieri, degli impianti.dei mezzi d'opera,
di tutti quanti gli immobili che passavano
dalla Società allo Stato, si doveva tener
conto dei prezzi del mercato nell'anno 1919,
non del prezzo di costruzione. La convenzione stabiliva inoltre che, nel caso di dissenso
circa i prezzi, la controversia era rimessa ad
una Commissione di periti; viceversa per
tutte le altre contestazioni in dipendenza
della pattuizione per la interpretazione, applicazione, estensione di essa, si ricorreva ad
un giudizio arbitrale.
Non so se sono stato chiaro, ma mi pare
di avere enunciato chiaramente i punti essenziali della convenzione.
All'atto della consegna i lavori si trovavano in queste condizioni: si trovava costruito in stato di funzionamento il canale
principale della lunghezza di chilometri 244,
che costituisce l'arteria vitale dell'acquedotto,,
inoltre parecchie diramazioni in provincia di
Bari, qualcuna in provincia di Lecce, la diramazione per Calitri in provincia di Avellino
e quella per Venosa in provincia di Potenza,
nonché si trovavano in parte eseguiti alcuni
tratti della diramazione primaria e sub-diramazione per Cerignola e per ManfredoniaQuesto lo stato dei lavori nel momento della
convenzione con lo Stato. La Commissione
di collaudo trovò che in certi punti vi erano
delle fenditure che rappresentavano una
minaccia. Si dette tempo alla Società eli
compiere le riparazioni e si emise il certificato di collaudo solamente quando fu constatato che queste riparazioni erano state compiute.
Viceversa, come la Camera ha udito,
altre fenditure si sono manifestate posteriormente, sicché si è verificata la necessità di
nuovi lavori; ma credo che vi sia qualche esagerazione intorno all'importanza del pericolo..
La verità è che ora vanno accentuandosi le
lesioni che in un primo tempo apparivano
di lieve importanza, e che nuovi dissesti si
vanno verificando, in modo che si rendono
sempre più necessarie nuove e più considerevoli riparazioni.
Esaminiamo i rapporti finanziari fra
lo Stato e la Società. Per quello che riguarda
le spese che la Società assevera di aver sostenute, la Società pretese la somma di lire
167, 078,571: per il secondo punto, ossia per i
materiali prelevati per i lavori di ufficio, si
provvide senza contestazione al pagamento
della somma di lire 1,837,022: per il terzo
punto si sono pagate bonariamente o per
opera della Commissione lire 13,858,872. Non
si è pagato ancora la somma corrispondente
al quarto punto.
Lo Stato richiese che da queste somme
fossero tolte quelle spese che erano reputate
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DISCUSSIONI —
non utili poiché, come avete sentito, l'articolo 4 della convenzione dice che si debba
detrarre dalle somme pretese dalla Società
quelle corrispondenti a spese inutili. Lo
Stato reputò che queste spese inutili fossero
26,682,900, in cifra tonda circa 27 milioni.
La Società si rifiutò a . questa detrazione e
allora si ricorse all'arbitrato.
Arbitro del Ministero dei lavori pubblici
fu il senatore Bensa, arbitro della Società
fu l'avvocato, Beneduce, terzo arbitro il
Consigliere di Stato Cagnetta. Il lodo arbitrale ha la data del 5 settembre 1921, venne
subito comunicato al Ministero ed accettato
nel dicembre dell'anno passato. Esso riconosce che dei 27 milioni circa che lo Stato pretendeva dalla Società per spese inutili, dovevano essere attribuiti allo Stato, ossia detratti dalla domanda della Società, solamente
12,410,895 lire. Il lodo però attribuiva allo
Stato l'obbligo del pagamento degli interessi
in 10 milioni 666,454, ma non riconobbe, e
non ci voleva altro che lo avesse riconosciuto: il pagamento degli interessi che la
Società pretendeva sul capitale azionario e
che a m m o n t a v a n o a 7 milioni.
MAJOLO. Chi era l'avvocato della Società ?
RICCIO, ministro dei lavori pubblici. Arbitro della società era l'avvocato Beneduce,
ma confesso che non so chi fosse l'avvocato,
perchè il lodo arbitrale, che ho qui, non-lo
dice. (Commenti).
MAJOLO. Che fosse stato per caso il
senatore Rolandi Bicci ? !
(Commenti).
RICCIO, ministro
dei lavori
pubblici.
Questo è lo stato della controversia,
Le spese sono state pagate finora in lire
159,865,682, e risulta un credito che la Società v a n t a in lire 10,730,000, oltre gli interessi su alcune somme già pagate valutabili in lire 550,000, oltre l'area del cantiere
di San Cataldo ed oltre ^ pagamento ai terzi.
Innanzi al collegio arbitrale - ed è notizia
che interessa la discussione attuale - sorse
lina questione intorno alle riparazioni.
Lo Stato diceva: dovete togliere dalle
vostre domande la somma per le lesioni che
si sono scoperte, per le riparazioni che sono
state f a t t e . Il Ministero dei lavori pubblici
chiese per queste riparazioni, la somma di
oltre 2 milioni, così costituita: un milione
Per le fenditure ed altri simili guasti scoperti
anteriori al 14 aprile 1919; l'altro milione
Per i guasti scoperti dopo il 1919.
Il collegio arbitrale scartò questa seconda
domanda del Ministero, e dette allo Stato
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MARZO
1922
come indennizzo per le prime riparazioni solamente la somma di 250 mila lire. (Ilarità
— Commenti
animati).
Onorevoli colleghi, io espongo le cose
come sono...
(Commenti).
I n sostanza, noi dovremmo dare alla
Società in questo momento per f u t t e le ragioni che ho detto, una somma che non è possibile precisare, t r a t t a n d o s i che vi sono partite non ancora liquidate, e che del resto
neanche sarebbe opportuno il farlo, una quindicina di milioni.
Qual'è il programma del Ministero a
questo proposito ì Quale è il programma di
chi ha l'onore di parlarvi ?
Io per ora ho dato ordine che non si paghi un centesimo.
(Approvazioni).
Io manderò ingegneri di mia fiducia, che7
senza p u n t o intralciare l'esecuzione del lavoro, per cui c'è un E n t e così validamente
guidato, diretto da chi ha la fiducia di t u t t a
la popolazione pugliese, assicurino, ai fini
delle responsabilità, lo stato vero delle fenditure, l'importanza, delle riparazioni che
occorrono, e cerchino di sapere quali ne sono
le cause. Io ho il dovere di vedere se vi sono
responsabilità amministrative anche rispetto
agli ingegneri che collaudarono, e se vi sono
responsabilità civili contro la Società, responsabilità che, a parer mio (salvo gli accertamenti degli ingegneri), non sono escluse dai
p a t t i contrattuali e dal collaudo già avvenuto. Indipendentemente dal disposto dell'articolo 1639 del Codice civile che è stato citato
qui, vi è l'articolo 8 dell'atto allegato alla
legge 21 luglio 1911, che dice testualmente
così: « Se nel corso di 1.0 anni dal giorno in cui
fu compiuta la fabbricazione di un edificio
o di u n ' a l t r a opera notabile, l'uno o l'altra
rovini in t u t t o o in parte o presenti evidente
pericolo di rovina per difetto di costruzione
o per vizio del suolo, l'architetto e l'intraprenditore ne sono responsabili».
L'azione per l'indennità deve essere promossa entro due anni dal giorno in cui si è
verificato uno dei casi sopraccennati.
E siccome questi casi si sono verificati
adesso, io spero di arrivare in tempo per
poter invocare, ove gli ingegneri che-io manderò sopra luogo diano gli elementi, onesti
e coscienziosi, senza voler fare nè il male nè
il bene, ma per la tutela dello Stato, il parere
della Regia a v v o c a t u r a erariale sull'applicacione dell'articolo 1639 del Codice civile e
dell'articolo 8 dell'atto allegato alla legge del
21 luglio 191.1, n. 855.
Questo, dunque, ai fini della Società.
Atti Parlamentari
LEGISLATURA
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Camera dei Deputati
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DISCUSSIONI
Passiamo un po' al lavoro, che è quello poi,
come giustamente sentivo ripetere dai deput a t i di ogni parte della Camera, dall'onorevole Maitilasso all'onorevole Ca radon na,
che ci preoccupa e ci assilla.
I nostri colleghi pugliesi sanno che," appena ebbi l'onore d r % n d a r e al Ministero,
provai una certa impressione nel notare che
nel bilancio di previsione 1922-23 erano segnati solamente 7 milioni per l'acquedotto
pugliese e che richiamai su di ciò l'attenzione del ministro del tesoro. Per quanto i
lavori siano già avanzati, molto più di quello
che la Camera creda, evidentemente molto
occorre ancora per giungere alla meta... (Interruzione del deputato Maitilasso) ...occorre
dunque provvedere. Su di ciò t u t t i siamo
d'accordo.
Io chiesi subito al Tesoro se, per l'esercizio prossimo 1922-23, che è quello che
probabilmente dovrò gestire io, fosse possibile elevare questa cifra fino a quei 40 o 50
milioni che t u t t i gli esperti e lo stesso Ente
mi indicavano necessari per i lavori dell'anno prossimo.
Ora io posso annunziare (e perciò dicevo
che non era necessaria la presenza del ministro del Tesoro, perchè sono autorizzato
a parlare in nome suo) che questo stanziamento vi sarà.
(Approvazioni).
Voci. Non basta.
RICCIO, ministro
dei lavori
pubblici.
Ma non basta... non basta !... Abbiate pazienza... Usatemi là cortesia di ascoltarmi...
sono quasi alla fine, ma vorrei che mi lasciaste parlare.
I 7 milioni che sono nello stato di previsione 1922-23 sono quelli che restano dei
90 milioni stabiliti dalla legge dell'acquedotto
pugliese e perciò in quel bilancio sono stati
segnati 7 milioni. Però, rifacendo i conti, e
vedendo che i 90 milioni non erano stati
t u t t i spesi per l'acquedotto, io sono riuscito,
d'accordo col ragioniere generale dello Stato,
ad aggiungere, ai 7 milioni stanziati nel bilancio, altri 11 milioni che erano stati mal
calcolati come spesi e che sono disponibili,
resto sempre sui 90 milioni stanziati per
legge. Quindi da 7 passeremo a 18.
Un'altra cifra bisogna trovarla in queste
580 mila lire che voi vedete segnata come
n o t a al capitolo 133 del bilancio 1922-23, perchè, a parer mio, in questa n o t a v'era un
errore; queste 580 mila lire erano pagate per
le indennità di trasferta agli ingegneri del
Genio civile; ora, veramente, l'acquedotto
pugliese è noto che non si serve degl'ingegneri
—
TORNATA DEL 2 7
MARZO
1922
del Genio civile, e quando se ne serve paga
esso le sue trasferte.
Perchè avrebbero dovuto essere sottratte
dal bilancio dell'ente queste 580 mila lire che
servono a pagare trasferte, mentre invece
l'opera degl'ingegneri li paga l ' E n t e ? Queste 580 mila lire vanno dunque ad aumentare la cifra. Avremo dunque 18,580,000.
A questa cifra aggiungeremo altri 30 milioni.
Quindi, nella discussione del bilancio dei
lavori pubblici, avrò l'onore®di chiedere che
la Camera aumenti questo capitolo da 7 milioni a 48 milioni e 580 mila lire.
Però l'onorevole Luciani ha f a t t o una
osservazione a mio parere molto giusta.
Egli ha detto: un'opera come questa non può
vivere a spizzico; un'opera come questa ha
bisogno di un piano finanziario. Occorre
assumere impegni che sorpassino i limiti di
un esercizio: occorre avere un concetto generale sulle proporzioni dei sacrifici statali.
L'onorevole Luciani fìssa in dieci anni il periodo per il compimento del lavoro.
E noi lo possiamo e lo dobbiamo seguire
per questa via.
Quale è. il costo ulteriore dell'opera %
Evidentemente noi non possiamo dirlo
con cifra esatta: l'alea dei prezzi, i muta-/
menti della mano d'opera in dieci anni, producono sbalzi tali che non è possibile di dare
cifre esatte nè presentare al Parlamento una
richiesta di fondi per cifre esàtte.
E d allora, d'accordo col ministro del tesoro, si è pensato di provvedere per ora ai
primi cinque, dei dieci anni.
E quindi, prima che la Camera si chiuda
avrò l'onore, d'accordo col ministro del tesoro, di presentare un progetto di legge per
lo stanziamento di 150 milioni disponibili in
cinque anni, di cui i primi 30 milioni andranno nel bilancio di previsione 1922-23, e
contribuiranno a formare quei 48 milioni
che ho avuto l'onore di ricordare prima, e
gli altri saranno spesi negli anni seguenti.
Fissando la somma di 360 o 364 milioni
che, ad occhio e croce, con un criterio approssimativo, possono servire a completare l'acquedotto pugliese nei 10 anni, poiché è debito d'onore dell'Italia di completarlo, noi
crediamo di compiere il dover nostro, facendo dare un passo notevole per i! compimento dell'opera, presentando un progetto di
legge che autorizza la somma di altri 180
milioni per i prossimi cinque esercizi.
È debito nazionale che il Governo riconosce, quello di portare a compimento l'opera
grandiosa dell'acquedotto, e perciò sono auto-
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Atti Parlamentari
LEGISLATURA XXVI — l
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SESSIONE — DISCUSSIONI •— TORNATA DEL 2 7 MARZO 1 9 2 2
rizzato dal ministro del tesoro ad assicurare
che le somme per completar l'opera nei dieci
anni vi saranno, nei dieci anni che giustamente ha notato l'onorevole Li:e', a ni come
necessari per il compimento, e che frattanto
per i primi cinque anni noi stabiliremo una
somma di lire 150 milioni, e la prima rata
di questi 150 milioni sarà segnata nell'esercizio 1922-23.
......
Adunque concludo e chiedo scusa se
ho detto rapidamente il pensici' mio, ma l'ora
tarda mi procurerà da parte dei colleghi una
certa indulgenza.
,
Il programma del Governo è questo:
1°) non pagare per ora, finche non siano
accertate tutte quante le responsabilità e non
si veda veramente da parte di uomini tecnici e da parte dell'avvocatura erariale quali
siano i diritti dello Stato e quali i suoi rapporti con la Società - non pagare per ora
alla Società nulla di quelle altre somme che la
Società pretende dallo Stato;
2°) mandare degli ingegneri sopraluògo perchè nel più Breve tempo possibile,
prima che spirino i termini per qualsiasi
eventuale azione di responsabilità, facciano
dei rapporti intorno allo stato dell'acquedotto
e delle riparazioni;
3°) presentare alla Càmera un progetto
di legge per uno stanziamento di 150 milioni
divisibili in cinque esercizi. Di questi i primi
30 milioni verranno immediatamente iscritti
sul bilancio 1922-23, e, uniti ai 7 milioni che
vi sono, agli altri 11 restati sulla somma
dei 90, alle 580 mila lire di cui ho parlato,
fanno 48 milioni 580 mila e quindi quasi
50 milioni per l'esercizio del 1922-23.
Onorevoli colleghi, io credo che rapidamente, così come me l'impone l'ora, io abbia
risposto alle varie domande che mi sono state
fatte dai colleglli. Del resto se dubbi vi sono,
alla prossima discussione, del bilancio o - è
d'augurarsi - alla discussione in sede di convalida di quella benedetta convenzione che,
comunque* è bene che sia presto esaminata,
perchè è bene che si esca dal provvisorio,
essendo, come ha detto giustamente l'onorevole Majolo, questi provvisori veramente
pericolosi per la finanza dello Stato - o in
sede di discussione sul progetto dei 150 mi^^ni, potremo tornare su questo grave argomento. Poiché nel volere che a completare
^'acquedotto attivamente si lavori, io vi
prego di crederlo, Camera e Governo sono
concordi. (Vive approvazioni — Vivi applausi).
PRESIDENTE. L'onorevole Majolo ha
facoltà di dichiarare se sia" sodisfatto.
282
Camera dei Deputati
MAJOLO. Non possiamo dichiararci interamente sodisfatti. Potremmo forse essere sodisfatti in quanto, l'onorevole ministro ha dato ordine che non si paghi alla
Società per l'acquedotto pugliese altro denaro e che si studii il modo come recuperare
dalla Società parte di quello, che per le sue
colpe dovrebbe dare allo Stato.
Circa gii stanziamenti dei fondi di quest'anno e per l'anno venturo, noi crediamo
che màssime quelli degli anni venturi siano
insufficienti.
RICCIO, ministro dei lavori pubblici. Vedremo allora.
. MAJOLO. Noi sosterremo in sede di bilancio. come sosteniamo oggi, che sia dichiarato'
che per l'acquedotto pugliese ogni anno sarà
stanziata la somma che sarà ritenuta necessaria per la continuazione dell'acquedotto.
EICCIO, ministro dei lavori pubblici. Ma
50 milioni non si spendono. Abbiamo i resti'
degli stanziamenti vecchi !
CARADONNA. Perchè non si è mai potuto ottenere quel piano !
'
RICCIO, ministro dei lavori pubblici.
Adesso lo avrete il piano.
MAJOLO. Prendo occasione per dare
una risposta all'onorevole Caradonna. La;
concordia di tutte le Puglie circa l'acquedotto è stata dimostrata dalla diseuSpopte;
di oggi. Uomini politici di ogni parte della
Camera hanno dichiarato di guardare il
problema alla stessa maniera. Se noi non
intervenimmo a quella tale riunione convocata dall'onorevole Sai a udrà, fu perche il
nostro partito intende portare le questioni
pubblicamente a questa tribuna, indipendentemente da ogni altro accordo che possa
venire per interesse regionalistico.
CARADONNA. Non è questa la ragione t"
MAJOLO. Onorevole Caradonna. Lei mi
ha fatto rimprovero che io non abbia ricordato altri uomini, che furono benemeriti!
dell'acquedotto pugliese. Io credo che molti
furono i benemeriti. Io ho ricordato Cataldo
Malcaggi, quando ho detto che nel .1910 con
l'onorevole Praccacreta portò la questione
alla tribuna parlamentare; mi aspettavo che
lei ricordasse il suo grande concittadino
seppe Pavoncelli, che fu presidente dei Osasorzio e propose la decadenza della Società^,
COTUGNO. E Codacci Pisanelli...
MAJOLO. Se poi ho detto che il nostro
partito è stato sempre all'avanguardia nella,
lotta per l'acquedotto pugliese, non ho detto
che la pura verità. .
; '
, ».
Ella, onorevole Caradonna, deve ricordare cftepassato, pella nostra Ceri1
1 1
J
:
Atti Parlamentari
I
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a
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gnola, fu tenuto un comizio indetto dal partito socialista dove furono invitati tutti i
partiti e fu dichiarato che nella questione
dell'acquedotto pugliese non vi erano ragioni
diparte.
Questo noi abbiamo fatto ! E teniamo
pùré a ricordare, a titolo d'ohore, altri fatti:
il giorno, in cui venne qui in discussione la
conversione in legge del decreto, che istituiva
l'ente autonomo dell'acquedotto, venne anche con la relazione. Girardi, la proposta di
conversione in legge del decreto, che approvava la convenzióne con la Società; era una
seduta' mattutina, nella quale si voleva far
passare anche la convenzione; e fummo noi,
che. ci opponemmo e dichiarammo che preferivamo non discutere neppure il primo decreto, se fossimo stati obbligati ad approvare
anche il secondo. Fummo noi, onorevole
Càràdonna, di questa parte della Camera, che
possiamo, sempre a titolo d'onore, dire che
tutti gli emendamenti al decreto di costituzione dell'ente portano la nostra firma, ^
e che con quegli emendamenti potemmo far '
sì che tutti i desidèrata dell'ente autonomo
potessero • essere dalla legge previsti; primo
fra tutti di dare l'acqua a tutti i comuni,
'frazióni e borgate di Puglia.
'Questo abbiamo fatto; ed era il nostro
dbivaré; nói ci mettiamo a disposizione di,
tutté''le geriti, di Puglia, in tutte le ore, in
tiitliL i moménti, in tutti i modi, perchè ad
èsse arrivi dopo tanti anni questa benedetta
àó'qua, che rappresenterà la loro rigenerazione igienica e morale. (Approvazioni al'l'estrema sinistra).
' COTUGNO. E i'onòrevole Codacci-Pisatielli, per educazione politica, rinunziò ad
essére presidente dell'ente autonomo.
PRESIDENTE. Onorevole Cotugno, non
abusi della mia poca anzianità. (Si ride).
COTUGNO. TJnicuique suum !
PRESIDENTE. L'onorevole Luciani ha
facoltà di dichiarare se sia sodisfatto.
u LUCIANI. L'onorevole Riccio ha fatto
importanti dichiarazioni delle quali indubbiamente la Camera prende atto volentieri,
sopr'atutto per quel che riguarda le responsabilità di carattere giuridico ed amministrati f'ò che sorgono dal fatto della transazione
é d'èllà ' sua applicazione.
Prendo atto anche del suo proposito di
Visitare le gallerie per rilevare ini quanto
;4ik possibile, notizie esatte sulle loro condizióni e sull'entità della spesa necessaria alle
loro riparazioni.
Se l'onorevole Riccio mi vorrà far l'onore
ili avvertirmi quando disporrà tale visita.
;
;
s
?
Camera dei Deputati
l'Ente autonomo non mancherà di mandare
anch'esso qualcuno dei suoi tecnici. La loro
presenza non sarà superflua per l'accertamento della verità.
Per quel che riguarda il finanziamento,
se bene ho inteso, l'onorevole Riccio assicura
un finanziamento di 48 milioni e mézzo per
il prossimo esercizio, i quali però negli anni
successivi si ridurrebbero a 30...
RICCIO, ministro dei lavori pubblici. Per
óra !
LUCIANI. Ritengo improvvida la successiva diminuzione.
RICCIO, ministro dei lavori pubblici. Per
ora, le ripeto, poi vedremo.
LUCIANI. È chiaro che un'azienda che è
avviata per spendere 50 milioni, non può
da un'anno all'altro ridurre del quaranta per
cento la propria attività, anche per ragioni
tecniche, che si riferiscono al normale andamento dei lavori.
RICCIO, ministro dei lavori pubbli. Ma
ci sono i residui.
LUCIANI. Confido che l'onorevole ministro dei lavori pubblici, d'accordo col ministro del tesoro, vorrà ritoccare il suo progetto e mi riservo di discuterne quando esso
verrà innanzi alla Càmera.
PRESIDENTE. «L'onorevole Valentini
Ettore ha facoltà di -¿dichiarare se sia sodistatto.
VALENTINI ETTORE. Faccio uguali
dichiarazioni. Mi riservo di esaminare la
proposta concreta dell'onorevole ministro,
concordata col ministro del tesoro.
P R E S I D E N T E . L'onorevole Caradonna
ha facoltà di dichiarare se sia sodisfatto.
CARADONNA. Sento di dover prendere
atto con sodisfazione non di quella che è stata
l'esposizione dell'onorevole Riccio, ma di quella che è la buona volontà del Governo nel
risolvere la questione dell'acquedotto pugliese. Quando il Governo è animato sinceramente da buona volontà, credo che sappia
trovare tutti i mezzi per poter assicurare al
consorzio dell'acquedotto pugliese quei mezzi
che gli permettano di poter iniziare i lavori
e portarli a soluzione rapidamente.
Non ho cercato di elencare nessuna benemerenza di uomini presenti in questa Camera, perchè non mi è sembrato opportuno;
tutti della deputazione pugliese sono benemeriti. Ho voluto semplicemente nominare
due che sono assenti nel Parlamento per
quanto presenti in ispirito e in persona nella
tribuna del pubblico. HO fatto rilevare l'assenza dei socialisti perchè essi hanno dimostrato col loro contegno di non essere anima-
Atti Parlamentari
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Camera dei Deputati
SESSIONE — DISCUSSIONI — TORNATA DEL 2 7 MARZO 1 9 2 2
ti precisamente dalle ragioni clie hanno voluto esporre alla Camera, per non avere partecipato alla riunione.
SAL ANDRA. Ma siamo tutti d'accordo !
CARADONNA. Appunto per questo volevo dire ai socialisti che nella Puglia, e
specialmente in Capitanata, esiste uria durissima realtà che dobbiamo guardare in taccia
con coraggio, senza fronzoli, come l'unica
via di salvezza per tutte quelle popolazioni.
A quella realtà dobbiamo tutti ispirarci
e tutti concorrere nel miglior modo possibile.
PRESIDENTE. L'onorevole Vallone ha
facoltà di dichiarare se sia sodisfatto.
VALLONE. Dobbiamo manifestare il
nostro compiacimento per la buona volontà del ministro dei lavori pubblici, ma non
possiamo essere sodisfatti del suo [progetto
finanziario: trenta milioni all'anno sono insufficienti. Bisogna considerare che i lavori
si debbono organizzare e svolgere in tre Provincie estesissime.
Bisogna riconoscere che con 10 milioni
di lavori all'anno per ciascuna provincia
non si ha completa utilizzazione dell' organizzazione tecnica, nè si ha alcuna economia
nell'esecuzione dei lavori.
Enorme è la massa dei lavori che deve
essere ancora costruita. Basta considerare
che nella provincia di Poggia nessun comune ha l'acqua, cinque o sei nella provincia
di Lecce che conta 137 comuni l'hanno e
parecchi della provincia di Bari sono privi.
Per avere un concetto tangibile dei lavori da eseguirsi soltanto nella provincia di
Lecce basta considerare che lo sviluppo delle
diramazioni in quella provincia ha una lunghezza superiore a quella che corre dal Capo
di Leuca a Milano, senza contare i numerosi
serbatoi, gli impianti elevatori, le fontanine,
ed infiniti altri lavori.
Altrettanto dicasi della provincia di Foggia. Per tutto ciò non bastalo stanziamento
di 30 milioni annui; ne occorrono per lo
meno 50 per potere avere l'impressione che
il compimento dell'acquedotto non resti lettera morta. Per queste ragioni non posso
dichiararmi sodisfatto. (Approvazioni)/
PRESIDENTE. L'onorevole Mail il asso
ha faccit à di dichiarare se sia sodisfatto.
MAITILASSO. Come il Governo ha inteso, anche per le ragioni dette dal collega
Majolo, non siamo completamente sodisfatti.
Se i rappresentanti della provincia di LeCce
si lagnano che nella loro provincia solo cinque comuni hanno l'acqua, noi della provincia di Foggia dobbiamo far notare -che non
abbiamo l'acqua in nessun comune. Facciamo
poi notare che l'opera di noi socialisti fu soprattutto solerte nella discussione della conversione in legge del decreto per la formazione dell'Ente, e fra i tanti emendamenti, noi
proponemmo ed ottenemmo che il beneficio
dell'acquedotto si estendesse a tutti i paesi
della provincia di Foggia, che rappresentavano quasi il 50 per cento degli esclusi. È
storia di ieri che non va dimenticata.
A sintetizzare il nostro concetto, e nella
speranza che migliorino le proposte, elei Governo, presentiamo la seguente mozione, che
ci riserviamo di svolgere a suo tempo:
« La Camera, riaffermando ih dovere nazionale di compiere al più presto le opere
dell'acquedotto pugliese, invita il Governo:
a) a fornire i fondi necessari per le riparazioni alle opere compiute dall'ex-Bocietà concessionaria;
b) ad aumentare i fondi stabiliti per
l'opera del decreto 19 ottobre 1919, stanziandoli in bilancio in misura tale da permettere il più rapido compimento dell'opera;
c) a procedere per i recuperi contro la
Società ex-concessionaria dell'acquedotto'
pugliese, soffermando ogni pagamento di
somme da essa pretese;
d) a presentare al Parlamento per la
conversione in legge il decréto 10 aprile 1919:
c) a provocare una inchiesta parlamentare per assodare la responsabilità di
ogni genere incontrate durante la costruzione dell'acquedotto pugliese da uomini
politici e da funzionari per il loro fatto,,
che produsse danni allo Stato, ritardando
l'esecuzione delle opere;
f) a non interrompere per nessuna ragione i lavori così delle riparazioni che della
continuazione dell'acquedotto, che dovranno
procedere contemporaneamente e con separata finanza ».
¡PRESIDENTE. Lo svolgimento delle altre
interpellanze è rinviato al prossimo lunedì.
Sulla salute del deputato Volpi.
PRESIDENTE. Sono lieto di annunciare
alla Camera che avendo assunte, in conformità del suo desiderio, ulteriori informazioni
sulla salute dell'onorevole Volpi, ho appreso
con piacere che le condizioni del nostro collega sono molto migliori; auguriamo ch'egli
possa, presto riprendere parte ai nostri lavori.
VELLA. Mi associo all'augurio espresso
dal Presidente e lo ringrazio della sua premura.
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Interrogazioni, interpellanza e mozione.
PRESIDENTE. Si dia lettura delle interrogazioni, di una interpellanza e di una
mozione presentate oggi.
À G O S T I N O N E , segretario,
Carriera dei Deputati
legge.
« I sottoscritti chiedono d'interrogare il ministro del tesoro, per sapere se intende, o meno,
provvedere perchè il trattamento che vien fatto
ai diurnisti presso le diverse delegazioni del tesoro, venga migliorato in modo di assegnare un
minirtio di compenso giornaliero, umano, in corrispondenza almeno alle più miserabili esigenze
della vita odierna.
« Ostinelli, Corgini, Devecchi ».
«Il sottoscritto chiede d'interrogare il ministro dei lavori pubblici, sulle tariffe applicate
al trasporto degli asfalti, che aggravano la
crisi del commercio di questo minerale e lo fanno
esulare -dal porto di Siracusa; ed in generale
sui trasporti ferroviari in provincia di Siracusa.
« Di Giovanni ».
«Il sottoscritto chiede d'interrogare il ministro dei lavori pubblici, per conoscere se, in
seguito alla giusta agitazione dei comuni di
Lauria, Rotonda e Viggianello, non creda disporre che le stazioni ferroviarie delle Calabro
Lucane siano ubicate in prossimità degli abitati.
Z< Cerabona ».
« I sottoscritti chiedono d'interrogare il ministro dell'interno, sullo scoiglimento del Consi^
g-lio comunale di Caltagirone.
«La Rosa, Aldisio, Marino, Mattei Gentili,
Fino, Bacci, Termini, Milani ».
« Il sottoscritto chiede d'interrogare i ministri dell'industria e commercio, del lavoro e
della previdenza sociale, e della ricostituzione
delle terre liberate, per sapere quanto ci sia. di
vero nelle voci interessate di una possibile restituzione della tenuta Collaito in Susegana di
Treviso all'antico feudatario, suddito austriaco.
«Tonello».
.« Il sottoscritto chiede d'interrogare il ministrò dei lavori pubblici, sui criteri adottati, e
sulle tendenze manifestate dagli uffici dipartimentali e centrali responsabili, per le nomine
dei medici di riparto delle ferrovie dello Stato,
in occasione del concorso ancora insoluto pel
1° riparto di Campobasso.
« Pietravalle ».
« I sottoscritti chiedono d'interrogare il presidente del Consiglio dei ministri, ministro dell'interno, e i ministri dell'industria e commercio, e del tesoro, sui provvedimenti che il Governo intende adottare contro i propalatori di
notizie allarmistiche che colpiscono gli istituti
nazionali di credito, di cui ultimo episodio il
tentativo perpetrato a danno della Banca commerciale triestina.
« Suvich, Banelli, De Berti. ».
« Il sottoscritto chiede d'interrogare il presidente del Consiglio dei ministri, ministro dell'interno, sullo ^stato anormale della città di Serracapriola dove, con la complicità delle autorità,
si commettono delitti contro la libertà individuale e di associazione e contro le persone, in
modo che, ad alcuni cittadini, è reso assolutamente impossibile vivere in detta città.
. « Maitilasso ».
« Il sottoscritto chiede d'interrogare il ministro dei lavori pubblici, sul deplorevole stato
di manutenzione dell'importantissimo porto di
Manfredonia, e sulle intenzioni del ministro in
ordine ai nuovi lavori che maggiormente si appalesano urgenti in seguito alla burrasca del
10 novembre, quando furono affondati ben 13
velieri, e danneggiate moltissime altre barche
da pesca, con un danno di circa un milione.
« Maitilasso ».
« Il sottoscritto chiede d'interrogare il ministro dell'interno, sull'assassinio dell'onorevole
Di Vagno. «Maitilasso ».
« I sottoscritti chiedono d'interrogare il ministro degli affari esteri., per sapere per quali
ragioni, il Governo russo malgrado i ripetuti affidamenti, dati, non abbia ancora concesso i passaporti ai membri di una Commissione che deve
recarsi in Russia ed in Ucraina per la ricerca
dei dispersi italiani ed appartenenti alle regioni liberate è ciò dopo oramai più di 3 anni
dalla fine delle ostilità lasciando nel dubbio e
nel cordoglio migliaia di famiglie; quali provvedimenti intende adottare per risolvere le
continue tergiversazioni frapposte è se non
crede opportuno che nella prossima conferenza
di Genova, tale quesito di vera umanità sia
posto come pregiudiziale ad ogni altra discussione. .
« Benni, Pesante, Suvich, Buttafochi, Ostinelli, Caradonna, Krekich, Di Salvo, Paoìucci, Banelli ».
Atti
Parlamentari
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SESSIONE —
DISCUSSIONI —
« I sottoscritti chiedono d'interrogare il presidente del Consiglio dei ministri, e i ministri
dei lavori pubblici, del tesoro, dell'industria e
commercio, e del lavoro e della previdenza sociale, per conoscere quanto risulti di esatto sopra acquisti di locomotive e carri ferroviari
fatti dall'Amministrazione dello Stato in Germania, sia pure in conto riparazioni, mentre
aumenta la crisi industriale specialmente meccanica, ed il programma dei lavori ferroviari è
insufficiente a coprire pur lontanamente la potenzialità degli stabilimenti italiani costruttori
del materiale stesso, tutto ciò portando a ques t a paradossale conseguenza, che quanto Don
intendesi o vogliasi dare oggi in lavoro utile,
sdovrà poi essere erogato a mezzo di sussidi di
• disoccupazione come sta ora avvenendo per le
costruzioni navali.
« Benni, Tofani, Luiggi, Mazzini, Celesia,
Broccami, Olivetti ».
«Il sottoscritto chiede d'interrogare il ministro dei lavori pubblici, pel mancato completamento della stazione ferroviaria centrale di
"Siracusa, rimasta ancora priva di una qualsiasi
tettoia o pensilina, malgrado le non poche sollecitazioni
« Il fatto è ancor più deplorevole per l'importanza della città, visitata da numerosi forestieri, ted ultimo scalo di confine verso l'Oriente
»e le Colonie
« Di Giovanni »
«Il sottoscritto chiede d'interrogare il ministro della guerra, per conoscere quali sono
-state le ragioni eh lo hanno indotto a disporre
che le leve del circondario di Patti sieno assegnate al distretto di Cefalù, anziché a quello
•di Messina (capoluogo della provincia),- suscitando in tal modo le naturali preoccupazioni
in quanti temono il pericolo della sprovìnciaìizzazione a tutto danno e disdoro di una città
che nel paziente lavoro ricostruttivo si vede
improvvisamente colpita e mutilata nei suoi origani vitali.
« Toscano ».
« I sottoscritti chiedono d'interrogare i ministri dell'interno e d'agricoltura, per sapere
quali provvedimenti intendano prendere per Ja
repressione dell'abigeato, che con l'organizzazione di vere bande armate diventa sempre più
•allarmante in Puglia, sia nell'abitato che nelle
campagne; con grave pericolo della vita stessa
dei cittadini e con grave danno dell'agricoltura
e della zootecnia.
« Spada, Ungaro ».
i
Camera dei Deputati
TORNATA DEL 2 7
MARZO
1922
« Il sottoscritto chiede d'interrogare il ministro delle finanze, per sapere se e quando sarà
data una soluzione al problema delle Intendenze di finanza in relazione al progetto della
riforma della burocrazia e per sapere se, addivenendo (come pare sia stato proposto dalla
Commissione ad hoc) alla riduzione del numero
delle Intendenze in parola siasi provveduto a
conciliare il provvedimento con gli interessi
generali del Paese e con. quelli particolari delle
singole Provincie; per sapere, infine, quale sorte
sia serbata all'Intendenza di finanza della città
di Piacenza, meritevole •— sotto tutti i riflessi
' — d'essere mantenuta nella sede della città stessa. (L'interrogante chiede la risposta scritta).
« Argentieri ».
« Il sottoscritto chiede d'interrogare il miinstro del tesoro, per sapere:
se gli consti che molti debitori ex-austriaci ed ex-ungheresi verso cittadini redenti fra
l'epoca dell'armistizio e quella dell'entrata in
vigore dei trattati di pace, nell' apprensione
delle disposizioni dei medesimi in punto al pagamento dei loro debiti e nell'intendimento di liberarsi dai medesimi, presero a fare deposito
giudiziale dei relativi importi;
se gli consti che banconote austro-ungariche così depositate giaciono tutt'ora nei diversi territori dell'ex-monarchia a rischio e pericolo dei cittadini redenti, creditori;
se gli consti che è da temersi che per decisioni già emanate o da emanarsi d,a parte dei
giudizi dell'ex-monarchia i rispettivi crediti
vengano per tale deposito dichiarati estinti con
grande pregiudizio finanziario dei creditori;
se e quali provvedimenti il Governo intenda prendere, a tutela dei cittadini redenti,
con riguardo alla liquidazione della Banca austro-Ungarica nei riguardi degli accennati depositi giudiziali. (L'interrogante chiede la risposta scritta).
« Grandi Rodolfo ».
« Il sottoscritto chiede d'interrogare il presidente del Consiglio dei ministri e il ministro
del tesoro, sul motivo per cui non è stato concesso ai funzionari delle nuove Provincie, assunti in servizio dopo il 3 novembre 1918 dal
Governo italiano colle norme del cessato regime, l'anticipo di lire 1,000 concesso a tutti gli
altri impiegati precedentemente a tale epoca assunti dal cessato Governo austriaco.
«All'esigua classe degli ascoltanti giudiziari
in ispecie per le sue insostenibili condizioni finanziarie urge l'estensione della concessione
delle lire 1,000, visto che ìa ritardata assimilazione giuridica-economica agli uditori delle vec-
Atti
Parlamentari
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la
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DISCUSSIONI —
Camera dei Deputati
TORNATA DEL 2 7 MARZO
1922
chie Provincie ed il misero adiutum di lire 360 r dei lavori pubblici non ritenga equo di provmensili che viene loro corrisposto attualmente,
vedere all'introduzione sulla linea a scartamenrendendo impossibili le loro condizioni di vita,
to ridotto Trieste-Parenzo delle tariffe econoimpongono il graduale allontanamento degli
miche vigenti presso le altre ferrovie secondarie,
stessi dalla intrapresa carriera con grave danno
del Regno, tanto pel trasporto di merci quanto
del servizio giudiziario già deficiente. (L'interpei biglietti di passaggio. (L'interrogante chierogante chiede la risposta scritta).
de la risposta scritta).
« Groff ».
« Pesante ».
« Il sottoscritto chiede d'interrogare il presidente del Consiglio dei ministri e il ministro
della giustizia e degli affari di culto, per sapere
se a termini delle- dichiarazioni fatte alla Camera nella tornata del 20 marzo 1922, ed in
seguito alla lamentata mancanza di magistrati,
non creda utile ed opportuno far luogo tantosto alla nomina a giudici degli ascoltanti e praticanti giudiziari che abbiano prestato un a n n o
'di l o d e v o l e tirocinio presso uffici giudiziari delle nuove P r o v i n c i e e che v e n g a n o come tali dichiarati idonei da parte delle rispettive Commissioni di qualifica; e ciò in analogia al disposto del decreto 14 settembre 1920, n. 1269.
{L'interrogante chiede la risposta scritta).
« Groff ».
« Il sottoscritto chiede d'interrogare il ministro del tesoro, per sapere se, in vista della
necessità di attuare al più presto la auspicata
riforma della burocrazia, alla quale solo si potrà venire con l'esonero dei funzionari di ruolo
esuberanti in rapporto ai nuovi ordinamenti, e
col totale licenziamento del personale avventizio
che grava per "non lieve spesa sul bilancio statale, non creda opportuno di incoraggiare l'esodo del detto personale non di ruolo, stabilendo
che ad esso, ove lasci volontariamente l'Amministrazione prima delia data del 30 giugno
1922, ultimo termine per il suo mantenimento
in servizio, sia corrisposta l'indennità di licenziamento, nella stessa misura stabilita per gli
avventizi che siano licenziati d'autorità. (L'interrogante chiede la rispota sscritta).
« Rocco Alfredo ».
« Il sottoscritto chiede d'interrogare i ministri dell'industria e commercio, e dei lavori
pubblici, per conoscere se, dato il perdurare,
anzi l'aggravarsi della crisi vinicola in Istria,
non ritengano opportuno di prendere adeguati
provvedimenti atti a facilitare l'esportazione
del vino dall'Istria, nel senso di rendere possibile l'esportazione diretta delle botti di vino
piene (senza smistamenti, cioè, o trasbordi anche là dove non sieno richiesti) precisamente
come avviene per l'importazione delle botti vuote, e ciò ad evitare ritardi, danni e maggiori
spese a carico dei viticultori; e se il ministro
« Il sottoscritto chiede d'interrogare il mi-,
nistro delle finanze, per conoscere i motivi dell'inspiegabile ritardo frapposto dalla Direzione,
generale del bollo e delle concessioni governative nel risolvere importanti questioni e quesiti
che già da parecchi mesi le sono stati proposta
dalla Associazione f r a le società italiane per
azioni, dalla Confederazione generale dell'industria e da molte ditte industriali circa l'applicazione dell'articolo 3 del Regio decreto-legge24 novembre 1919, n. 2163, allegato C, concernente la tassa di bollo sulle note, gli stabiliti
e le copie di commissione (doppi di commissione) .
« Si tratta di documenti di cui ricorre ogni
giorno grande uso in commercio, e per i quali,
in conseguenza, non è ammissibile nè tollerabile continuino a sussistere dubbi od equivoci
sulla • applicazione della relativa tassa di bollo;
non intendendo, giustamente, da una parte, le
ditte di sottostare al pagamento di una tassa
che non risulti dovuta, nè di esporsi, aall'altra,
al rischio di dover subire pene pecuniarie per
una pretesa inosservanza della legge. (L'interrogante chiede la risposta scritta).
« Olivetti ».
«Il sottoscritto chiede d'interrogare il ministro del tesoro, per conoscere,, se non ritenga
di dovere estendere ai paesi danneggiati dal
terremoto del 28 dicembre 1908, i benefìci concessi con la legge 16 novembre 1918, n. 1750'
alle terre liberate, nei riguardi dei titoli al portatore del debito pubblico che andarono perduti o distrutti. (L'interrogante chiede la risposta scritta).
«Toscano».
« Il sottoscritto chiede d'interrogare il presidente del Consiglio dei ministri, ministro dell'interno, e i ministri d'agricoltura e delle finanze, per sapere quale soccorso intendano portare ai contadini dell'Istria che nell'anno decorso,
furono duramente colpiti dalla siccità e costretti a vendere il bestiame per mancanza di
foraggio e di danaro per comperarne, in ispecie
poi, perchè non si accordò l'esenzione dell'imposta fondiaria, prevista dalle leggi vigenti, a fa-
Atti Parlamentari
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LEGISLATURA XXVI — l
a
SESSIONE — DISCUSSIONI — TORNATA DEL 2 7 MARZO 1 9 2 2
vore dei comuni colpiti dalla grandine che distrusse completamente il raccolto dell'uva e
'danneggiato le viti sì da escludere la vendemmia
anche nell'anno corrente, questo è in particolare
il caso nel distretto di Volosca. (L'interrogante
chiede la risposta scritta).
« Tangel ».
« Il sottoscritto chiede d'interpellare il presidente del Consiglio dei ministri e il ministro
d'agricoltura, sulla politica del petrolio deì Governo.
« Coris ».
« La Camera, rifermando il dovere nazionale di compiere al più presto le opere dell'acquedotto pugliese invita il Governo:
a) a fornire i fondi necessarii per le riparazioni alle opere compiute dall'ex Società
•concessionaria;
b) ad aumentare i fondi stabiliti per l'opera dal decreto 19 ottobre 1919, stanziandoli
in bilancio in misura tale da permettere il più
rapido compimento dell'opera;
c) a procedere per i recuperi contro la
Società ex concessionaria dell'acquedotto pugliese, soffermando ogni pagamento di somme
•da essa pretese;
d) a presentare al Parlamento per ìa conversione in legge il decreto 10 aprile 1919;
e) a provocare una inchiesta parlamentare per assodare le responsabilità di ogni genere incontrate durante la costruzione dell'acquedotto pugliese da uomini politici e da funzionarli, per il loro fatto, che produsse danni
allo Stato, ritardando l'esecuzione delle opere;
f ) a non interrompere per nessuna ragione i lavori così delle riparazioni che della continuazione dell'acquedotto, che dovranno procedere contemporaneamente e con separata finanza.
« Maitilasso, Manolo, Velia, Di Vittorio, Assennato, Mucci ».
PRESIDENTE. Le interrogazioni testé
lette saranno inscritte nell'ordine del giorno
e svolte al loro turno, trasmettendosi ai
ministri interessati quelle per le quali si richiede la risposta scritta.
Così pure l'interpellanza sarà inscritta
nell'ordine delgiorno, qualora i ministri competenti non vi si oppongano nel termine regolamentare.
Quanto alla mozione, a norma del regolamento, si stabilirà in altra seduta quando
dovrà essere svolta.
1
..
'
Camera dei Deputati
La seduta termina alle 20.20.
i
Ordine del giorno per la seduta di domani.
Alle ore 15.
1. Interrogazioni.
2. Verificazione di poteri •— Elezioni contestate dei deputati Graziano, D'Ayala, Finocchiaro-Aprile Emanuele (collegio di Catania) e
del deputato Misuri (collegio di Perugia).
3. Svolgimento delle seguenti proposte di
legge:
del deputato Boncompagni-Ludovisi sugli
usi civici e i dominii collettivi nel Lazio e in
altre Provincie dell'Italia centrale;
del deputato Persico per l'assicurazione
obbligatoria contro i danni prodotti dalla grandine nella coltivazione del tabacco per conto
delo Stato.
4. Discussione della proposta di legge:
Limite di età per ìa elegibilità a deputato.
(1115)
5. Svolgimento della mozione del deputato
Marchi Giovanni ed altri, sull'esclusione, degli
insegnanti dall'imminente concorso generale per
le cattedre vacanti nelle scuole medie.
Segmto della discussione dei disegni di
legge:
6. Stato di previsione della spesa del Ministero dell'interno per l'esercizio finanziario dai
1° luglio 1921 al 30 giugno 1922. (374)
7. Stato di previsione della spesa del Ministero dell'interno per l'esercizio finanziario dal
1° luglio 1922 al 30 giugno 1923. (1007)
Discussione dei disegni di legge:
8. Trasformazione del latifondo e colonizzazione interna. (742-742-òis)
9. Stato di previsione della spesa del Ministero dei lavori pubblici per l'esercizio finanziario dal 1° luglio 1921 al 30 giugno 1922.
(375-375-b^s)
10. Stato di previsione della spesa del Ministero dei lavori pubblici per l'esercizio finanziario dal 1° luglio 1922 al 30 giugno 1923.
(1008-1008-bis) .
Il Capo dell'Ufficio di' Revisione e Stenografia
PROF. T . TRWCI-IERI.
Roma, 1922 — Tip. della Camera dei Deputati
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Resoconto stenografico della seduta