PENITENZIERIA APOSTOLICA
GUIDA E REGOLAMENTO
DELL’ARCHIVIO STORICO
Città del Vaticano
2013
© TRIBUNALE DELLA PENITENZIERIA APOSTOLICA
Palazzo della Cancelleria
00120 - CITTÀ DEL VATICANO
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Proibita la riproduzione di tutto o di parte del testo senza l’esplicita autorizzazione della Direzione
dell’Archivio.
OSSERVAZIONI PRELIMINARI
Questa guida è uno strumento di orientamento al servizio dei ricercatori ammessi
alla Sala di Studio dell’Archivio. Si compone di tre parti. La prima e la seconda descrivono in
maniera sintetica rispettivamente la storia della Penitenzieria Apostolica e la formazione e
consistenza del suo archivio storico. La terza parte presenta la serie dei fondi e delle unità
archivistiche che si possono consultare e studiare per fini esclusivamente di ricerca
scientifica e di approfondimento storico e culturale. In appendice si riporta la cronotassi
dei cardinali Penitenzieri Maggiori dalle origini ai nostri giorni.
Le citazioni del materiale archivistico devono contenere i seguenti elementi:
1. Nome dell’Archivio: Archivio della Penitenzieria Apostolica (APA).
2. Nome del Fondo: Suppliche; Matrimoniali; Miscellanea Bizzarri, ecc.
3. Volume o scatola: per anno e mese (se indicato) di riferimento e numero di corda;
4. Fascicolo, se occorre.
5. Numero di pagina o di carta.
Esempi: APA, Suppliche, dicembre 1836; APA, Acta Cardinalium, Tomo I, p. 52; APA,
Matrimoniali, gennaio 1826, fascicolo…; APA, Giustificazioni di pagamenti, febbraio 1775,
fascicolo…
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PARTE PRIMA
BREVE STORIA DELLA PENITENZIERIA APOSTOLICA
1. LE ORIGINI
La Penitenzieria Apostolica1 è il primo dei tribunali della Curia Romana la cui
competenza si riferisce alle materie che concernono il foro interno e le indulgenze. Per il
foro interno2, sia sacramentale che non sacramentale, essa concede le assoluzioni, le
dispense, le commutazioni, le sanzioni, i condoni e le altre grazie. La stessa provvede che
nelle basiliche papali dell’Urbe ci sia un numero sufficiente di penitenzieri, dotati delle
opportune facoltà.
Le origini di questo dicastero sono antichissime. Fonti storiche autorevoli attestano
che la fondazione di questo ufficio risale alla fine del XII secolo, quando il forte incremento
dei pellegrinaggi penitenziali presso la Sede Apostolica, il rafforzamento dottrinale della
plenitudo potestatis del pontefice e quindi il riconoscimento sempre più ampio a
quest’ultimo della facultas ligandi e della facultas absolvendi da pene e censure, comportò
certamente un consistente aumento delle richieste dirette da ogni parte d’Europa verso
Roma. Per potervi far fronte, i papi delegarono quindi la facoltà di trattare determinate
materie ad un cardinale, designato nel linguaggio delle fonti dapprima come penitentiarius
pape, poi come penitentiarius generalis e dai decenni conclusivi del XIII secolo come maior
penitentiarius.
La costituzione di un ufficio curiale con il compito precipuo di occuparsi di tali
questioni si ebbe poi allorché al penitenziere maggiore vennero sottoposte altre persone
con funzioni subalterne, e soprattutto quando egli estese la sua autorità ai penitentiarii
minores, che sin da epoche più remote avevano svolto l’incarico di ascoltare le confessioni
dei penitenti.
L’accresciuto numero delle pratiche di assoluzione, dispensa e indulto, costituivano
nella seconda metà del secolo XII, il seme dal quale sorgerà cento anni più tardi l’ufficio
burocratico della Penitenzieria, presieduto dal cardinale Penitenziere Maggiore e
composto da vari impiegati, all’inizio soprattutto scrittori e procuratori. Ciò che va bene
messo in luce è il fatto che la Penitenzieria Apostolica ebbe sin dall’inizio facoltà assai più
1
Sulla storia della Penitenzieria Apostolica si rimanda alla bibliografia a pag. 24.
In ragione della sua natura e delle sue finalità, la potestà di governo di cui gode la Chiesa si svolge in un duplice
campo o settore, detto in termini canonistici foro esterno e foro interno. Nel foro esterno, la Chiesa persegue
direttamente il bene comune dei fedeli; nel foro interno, essa ha propriamente di mira il bene delle anime. In
genere si può dire che al foro esterno appartiene tutto ciò che concerne la disciplina, l’ordine, i pubblici rapporti
dei fedeli tra loro e con l’autorità, la generale utilità; appartiene invece al foro interno, tipico della Chiesa, tutto
ciò che si svolge nell’intimo della coscienza ed ha rapporto immediato con Dio, ed anche le azioni occulte finché
rimangono tali. Il foro esterno può essere giudiziale ed extragiudiziale; il giudiziale, a sua volta, si distingue in
contenzioso e penale. Il foro interno può essere sacramentale ed extrasacramentale; il foro sacramentale è quello
proprio del sacramento della penitenza (cfr. CJC, cann. 1079, § 3; 1080, § 1; 1082, § 2; 1355, § 2; 1357, § 1). Cfr. L.
CHIAPPETTA, Il Codice di Diritto Canonico. Commento giuridico-pastorale, I, Napoli 1988, pp. 176-177.
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vaste dei pochi casi riservati, e tali facoltà vennero sempre più ampliate da concessioni de
speciali et expresso e da quelle vivae vocis oraculo.
Le raccolte di concessioni di facoltà di assoluzione e di dispensa fatte dai pontefici ai
cardinali penitenzieri, che risalgono alla seconda metà del XIII secolo, testimoniano in
modo evidente che i casi ivi contemplati (come simonia, incendi, omicidi, impedimenti
matrimoniali, falsificazioni di documenti papali, rapporti e comunicazioni con gli infedeli,
brigantaggio contro i pellegrini, irregolarità, apostasia) vengono trattati nel foro esterno.
Le competenze della Penitenzieria vennero raccolte per la prima volta e ordinate da
Eugenio IV (1431-1447) nella bolla In apostolice dignitatis del 14 ottobre 1438. Tale bolla,
che costituì la base per l’agire del penitenziere maggiore e dei suoi sottoposti, fu integrata
in alcuni suoi punti dai successivi pontefici, finché Sisto IV (1471-1484) pubblicò un
nuovo compendio poco dopo la sua ascesa al soglio pontificio, ampliando sostanzialmente
le facoltà.
Chi si rivolgeva alla Penitenziaria era spinto dal desiderio o dalla necessità di
richiedere all’ufficio una fra le diverse espressioni della grazia apostolica. I supplicanti
erano entrati in conflitto con la legge ecclesiastica oppure desideravano evitare di
infrangerla con atti che si accingevano a compiere, e la grazia ricevuta per concessione
papale era spesso l’unico modo possibile per sanare la propria posizione, in particolare
quando risultavano esclusi dalla comunione dei fedeli a causa di una sentenza di
scomunica o di un interdetto. Per quanto riguarda i chierici, a ciò si aggiungeva che ogni
trasgressione alle norme canoniche comportava una compromissione dello stato clericale,
la quale poteva essere ripristinata solo per mezzo di una concessione dell’autorità
pontificia, che sanava la condizione di irregolarità (irregularitas) o di inabilità (inhabilitas)
conseguente agli eventuali eccessi (excessus) commessi celebrando gli uffici divini o
amministrando i sacramenti, e permetteva così di sfuggire al rischio concreto di essere
privati dei benefici posseduti.
Per farsi un’ulteriore idea della vastità delle attribuzioni concesse alla Penitenzieria
Apostolica, basta scorrere l’elenco delle tasse, risalente al pontificato di Clemente VII
(1523-1534), che i postulanti dovevano versare per le pratiche spedite dalla
Penitenzieria. A ciò si aggiunga che la Penitenzieria estendeva le proprie competenze
anche nei riguardi dei non cristiani, e specificatamente degli ebrei.
Questo ampio raggio di facoltà e concessioni accordate alla Penitenzieria Apostolica
fu limitato drasticamente quando nel 1569 san Pio V (1566-1572), dapprima con la
costituzione Tempus et necessitas e successivamente con la Ut bonus paterfamilias portò a
compimento una radicale riforma e ridusse il campo di attività dell’ufficio,
circoscrivendolo quasi esclusivamente alla trattazione dì materie di foro interno. Il 18
maggio dello steso anno, il papa emanò un’altra costituzione, In omnibus rebus, nella quale
detta le norme destinate a regolare il funzionamento burocratico dell’ufficio. Il suo
organico fu diminuito e ciò come evidente riflesso della riduzione delle sue competenze.
Esso d’ora in poi comprenderà le seguenti cariche: il penitenziere maggiore, un reggente,
un datario, un correttore, un maestro in teologia, un giurista dottore in diritto canonico,
due procuratori (fino a quel momento erano 27), due scrittori (il loro numero ammontava
prima della riforma a 24) e un sigillatore.
La struttura organizzativa e le procedure amministrative della Sacra Penitenzieria
Apostolica subirono un ulteriore riordino e ridimensionamento durante il pontificato di
Benedetto XIV (1740-1758). Con la costituzione Pastor Bonus e la costituzione In
Apostolicae, entrambe emanate il 13 aprile 1744, il papa specificò meglio, nella prima, in
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modo particolare i compiti e le facoltà del penitenziere maggiore e della stessa
Penitenzieria e, nella seconda, riordina tutto l’organico degli officiali e ne determina gli
incarichi. Le due costituzioni sono in pratica una riqualificazione o meglio una magna
charta della Penitenzieria Apostolica.
Il Tribunale della Penitenzieria Apostolica fu l’unico fra i dicasteri della Curia
Romana che riuscì a funzionare, più o meno clandestinamente, durante il periodo in cui
Roma e gli Stati Romani restarono sotto l’occupazione delle truppe napoleoniche e furono
governati dalla Francia (1808-1814). Inoltre, nella seconda metà dell’Ottocento, negli anni
immediatamente successivi alla unificazione dell’Italia, la Penitenzieria svolse una
singolare attività di consulenza teologico-canonistica per cercare di regolare nel migliore
dei modi i conflitti insorti tra il Regno d’Italia e la Chiesa.
Il complesso delle competenze che la Penitenzieria ha esercitato fino all’entrata in
vigore della costituzione apostolica Sapienti Consilio di papa san Pio X (1903-1914), si
trova ben indicato in un elenco predisposto dalla commissione di cardinali incaricata nel
1907 di «esaminare le varie facoltà attribuite alle Sacre Congregazioni Romane e di
riferire sul modo di meglio organizzarle». In esso si ravvisava una lunga sedimentazione
normativa che ha il suo punto di partenza in un fascio di prerogative di varia natura
attribuite ab antiquo al dicastero, trova il suo centro di gravità attorno a quelle assegnate
organicamente dalla bolla Pastor Bonus, cui si aggiungono altre di carattere segreto,
sempre attribuite dallo stesso pontefice Benedetto XIV con motu proprio del 13 luglio del
1744, e trova la sua conclusione nelle facoltà concesse ad personam al Penitenziere il 4
dicembre 1899 e successivamente confermate.
Una volta affermato il duplice principio della specializzazione delle materie e della
separazione dei fori tra i diversi dicasteri, la commissione cardinalizia propose che la
Penitenzieria dovesse trattare «di tutto ciò che s’attiene al foro interno, tranne le dispense
matrimoniali dei poveri, aggiudicate alla Congregazione de re matrimoniali». Pertanto, con
la costituzione apostolica Sapienti Consilio del 29 giugno 1908, papa san Pio X limitò
ulteriormente le competenze della Penitenzieria qualificandola come «tribunale di grazia
per il foro interno e di decisioni per i casi di coscienza».
2. LA PENITENZIERIA APOSTOLICA OGGI: STRUTTURA E COMPETENZE
La costituzione apostolica Pastor Bonus del 29 giugno 1988, oltre ad offrire il
fondamento giuridico alla Penitenzieria Apostolica, ne stabilisce la competenza nei
seguenti articoli:
Articolo 117 - La competenza della Penitenzieria Apostolica si riferisce alle materie
che concernono il foro interno e le indulgenze.
Articolo 118 - Per il foro interno, sia sacramentale che non sacramentale, essa
concede le assoluzioni, le dispense, le commutazioni, le sanzioni, i condoni ed altre
grazie.
Articolo 119 - La stessa provvede a che nelle Basiliche patriarcali dell'Urbe ci sia un
numero sufficiente di penitenzieri, dotati delle opportune facoltà.
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Articolo 120 - Al medesimo dicastero è demandato quanto concerne la concessione
e l'uso delle indulgenze, salvo il diritto della Congregazione della Dottrina della
Fede di esaminare tutto ciò che riguarda la dottrina dogmatica intorno ad esse.
La competenza della Penitenzieria, in virtù degli articoli 117 e 118, si estende
dunque a tutto ciò che attiene al foro interno, sacramentale e non sacramentale. Essa
infatti concede assoluzioni, dispense, grazie, sanzioni e commutazioni. Esamina e risolve
tutti i casi di coscienza che le vengono sottoposti, mentre la soluzione dei problemi sub
specie universalitatis sono di competenza della Congregazione per la Dottrina della Fede.
La Penitenzieria Apostolica per svolgere le funzioni di sua competenza nel foro
interno, ha tutte le facoltà necessarie, ad eccezione di quelle che il Sommo Pontefice abbia
dichiarato al cardinale Penitenziere di voler riservare a se stesso. L’eventuale efficacia di
questi atti nel foro esterno è regolata dal can. 130 del CJC.
I delitti canonici che cadono sotto la competenza esclusiva del foro interno del
Tribunale della Penitenzieria Apostolica sono i seguenti cinque:
- la profanazione delle Sacre Specie eucaristiche (can. 1367 CJC);
- la violazione diretta del sigillo sacramentale (can. 1388 § 1 CJC);
- l’assoluzione del complice di un peccato contro il sesto comandamento del
Decalogo (can. 1378 CJC);
- l’aggressione fisica alla persona del Romano Pontefice (can. 1370 § 1 CJC);
- la consacrazione di un vescovo senza il mandato pontificio (can. 1382 CJC).
Tutti questi delitti vengono puniti con la scomunica latae sententiae cioè una pena
nella quale si incorre automaticamente per il solo fatto di commettere il delitto, la cui
assoluzione o perdono è riservata alla Sede Apostolica.
La Penitenzieria Apostolica può concedere dispense dalle irregolarità per ricevere i
Sacri Ordini ed anche per esercitarli una volta ricevuti, quando la causa di esse non sia un
fatto di pubblica conoscenza; può dispensare nel foro interno dalle irregolarità in cui la
dispensa è riservata alla Santa Sede, in particolare quelle provenienti dall’aver commesso
o dall’aver cooperato positivamente nel crimine di omicidio e di aborto con effetto
prodotto (cann. 1041 n. 4 – 1044 § 1 n. 3 del CJC). Inoltre, la Penitenzieria può concedere
la grazia della sanazione di un matrimonio contratto invalidamente quando, per motivi
giustificati, sia conveniente farlo nel foro interno e può stabilire una riduzione degli
obblighi di messa al sacerdote che, avendo ricevuto un certo numero di messe, si trova
impossibilitato a celebrarle. Infine, spetta alla Penitenzieria Apostolica elargire la
concessione delle indulgenze.
Alla Penitenzieria Apostolica è preposto il cardinale Penitenziere Maggiore,
coadiuvato dal Reggente e da cinque Prelati (teologo, canonista e tre consiglieri) che
costituiscono la Segnatura dove sono trattati i casi che, o per la loro particolare difficoltà e
complessità o per la loro novità, necessitano di uno studio approfondito. Nel dicastero
prestano la loro opera gli officiali e il personale ausiliario (attualmente otto in tutto) che
collaborano, ognuno secondo un ruolo ben definito, al buon andamento del tribunale.
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PARTE SECONDA
L’ARCHIVIO STORICO E I SUOI FONDI CONSULTABILI
1. CENNI STORICI
La Penitenzieria Apostolica, per la custodia dei suoi documenti, dispone
dell’archivio corrente, dell’archivio di deposito e dell’archivio storico. Per consuetudine
immemorabile, tuttora vigente, la custodia dell’archivio storico è di propria ed esclusiva
competenza. La Penitenzieria non è tenuta a versare i documenti, alla scadenza di un
determinato numero di anni, all’Archivio Segreto Vaticano, in conformità agli artt. 11,1 e
14,1 del motu proprio “La cura vigilantissima”, del 21 marzo 2005.
Don Filippo Tamburini (1921-1999), archivista della Penitenziaria Apostolica dal
1960 al 1976, ci informa che sino al settembre del 1955 l’archivio storico era custodito nel
Palazzo Apostolico Vaticano in quattro stanze «a tetto dei musei con accesso dalla
sommità della Torre del Bramante», secondo la precisazione del cardinale Giovanni
Mercati (1866-1957), Archivista e Bibliotecario di Santa Romana Chiesa, contenuta in una
lettera scritta il 24 marzo 1955 che accompagnava un voto redatto dai padri E. Healy,
teologo della Penitenzieria, e G. Grisar, docente di archivistica nella Scuola Vaticana di
Paleografia, inviato alla Segreteria di Stato e riguardante la destinazione da dare alle carte
dell’archivio storico posto in Vaticano3. Fu appunto nel settembre dell’anno 1956 che si
giunse alla decisione di trasportare l’archivio storico nel seminterrato del ricostruito
Palazzo dei Convertendi in via della Conciliazione n° 34.
Informazioni rilevanti per cercare di ricostruire, a grandi linee, la storia del
deposito, della conservazione e della consistenza di questo archivio nei Palazzi Vaticani, le
possiamo attingere dagli Acta Cardinalium. Da questa fonte apprendiamo che l’archivio
della Penitenzieria fu trasportato nel 1583 dalle stanze “in Belvedere” (cioè nel palazzetto
di Innocenzo VIII) nel luogo dove si tenevano le riunioni della Camera Apostolica: Anno
1583 dominus Maior Poenitentiarius obtinuit a SS. Domino Nostro aliquot cubicula in
Palatio Apostolico Vaticano ubi prius Camerae Apostolicae congregatio haberi solita fuit, in
qua iussit transportari multos regestorum antiquorum ex prioribus cubiculis quae fuerant in
Belvedere4. Inoltre, troviamo descritto quello che potrebbe essere considerato “il primo e
più antico elenco di consistenza” dell’archivio della Penitenzieria. Infatti, si narra che «don
Ambrogio Gini - mandato a sostituire don Bernardo Carniglia, Sigillatore della
Penitenzieria, deceduto il 20 settembre 1576 - consegnò al Penitenziere Maggiore, in data
14 ottobre 1576, tutta una serie di bolle, libri e scritture varie»5.
3 Sull’argomento aggiungiamo che nel 1913, quando E. Göller – noto studioso della Penitenzieria Apostolica –
visitò l’archivio storico di questo dicastero, scrisse che esso si trovava «racchiuso in quattro stanze di una
costruzione a due piani all’estremo nord del Vaticano vicino al cortile delle Corazze». Cfr. E. GÖLLER, Das alte
Archiv der päpstlichen Pönitentiarie, in «Römische Quartalschrift für Christliche Altertumskunde und
Kirchengeschichte», Suppl.-Heft XX (1913), p. 4.
4 Cfr. APA, Acta Cardinalium, Tomo I, p. 52.
5 Cfr. ibid., pp. 31-32.
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Un’ulteriore testimonianza sia dell’interesse generale della Chiesa per la buona
conservazione dei documenti della Penitenzieria, sia della sua autonomia e separazione
dagli altri archivi papali, trova riscontro nella costituzione apostolica In Apostolicae
Poenitentiariae officio del 1747, nella quale al capitolo Cura et administratio archivii è
precisato: Archivium porro Poenitentiariae, quod Praedecessorum Nostrorum providentia in
Apostolicis Nostris aedibus vaticanis collocatum reperitur (...) [cap. De secretiori archivio]
armariis clausis et obseratis (...) sub cura solius Sigillatoris, mentre nel capitolo De
visitatione Archivi si afferma: Quia publicae rei vehementer interest huiusmodi Archiviorum
bonus status et conservatio, ideo volumus ut quotannis Maior Poenitentiarius ipse per se (...)
praedictum Archivium visitet et sedulo recognoscat6.
Anche l’archivio della Penitenzieria, come tutti gli altri archivi Vaticani, fu
trasportato a Parigi per ordine di Napoleone intorno alla metà del 1810. Il suo ritorno a
Roma va datato alla fine del 1816. Infatti è nota la risposta che il cardinale penitenziere
Michele Di Pietro (1747-1821) diede alla lettera del cardinale Ercole Consalvi (17571824) del 6 luglio 1816, nella quale si chiedeva – su proposta dell’archivista della Santa
Sede Marino Marini – «l’indicazione di quelle carte appartenenti all’Archivio della Sagra
Penitenzieria che non è necessario recuperare e che possono darsi alle fiamme».
La risposta del 16 luglio successivo affermava categoricamente:
«L’importanza dell’Archivio della S. Penitenzieria non ha bisogno di essere dimostrata (...). Ciò
premesso ne viene la conseguenza che un tale Archivio trasportato già a Parigi, deve recuperarsi
tutto intero per collocarlo dove era prima (...). Si prega di ordinare alla persona incaricata che lasci
intatto l’Archivio della Penitenzieria e lo respinga a Roma».
Non c’è motivo di dubitare che la perentoria richiesta della Penitenzieria sia stata
rispettata e che il materiale archivistico fece ritorno nel Palazzo Apostolico7.
Quando nell’aprile del 1974 la sede della Penitenzieria Apostolica8 fu riportata al
Palazzo della Cancelleria, il suo archivio storico rimase ancora nel seminterrato del
Palazzo dei Convertendi. Il 25 giugno del 1982 la Penitenzieria Apostolica collocò
temporaneamente presso l’Archivio Segreto Vaticano la parte più antica del suo
patrimonio archivistico consistente in 745 registri, rilegati in pelle, datati 1410-1890.
Successivamente, il 24 ottobre del 1988, consegnò all’Archivio Segreto Vaticano anche
tutto il materiale documentario relativo alle Indulgenze appartenente a suo tempo alla
Congregazione delle Reliquie e Sante Indulgenze, quanto fu prodotto durante il breve
periodo di competenza in merito dell’allora Suprema Sacra Congregazione del Sant’Uffizio
e quanto è stato prodotto dalla Penitenzieria fino alla riforma disciplinare delle
Indulgenze operata dal Sommo Pontefice Paolo VI con la costituzione apostolica
Indulgentiarum doctrina. Infine, nel 2005 è stata aggiunta al suddetto materiale
documentario una scatola contenente 724 suppliche originali della Penitenzieria risalenti
tutte all’anno 1550, primo anno del pontificato di Papa Giulio III (1550-1555). La
datazione di queste suppliche va dal 24 giugno al 31 dicembre 1550. Nel 2006 fu
6
Cit. in F. TAMBURINI, Il primo registro di suppliche dell’archivio della Sacra Penitenzieria Apostolica, pp. 385-386.
Cfr. F. TAMBURINI, Per la storia dei cardinali Penitenzieri Maggiori e dell’Archivio della Penitenzieria Apostolica. Il
trattato “De antiquitate cardinalis Poenitentiarii Maioris” di G.B. Coccino († 1641), pp. 346-347.
8 La prima sede della Penitenzieria Apostolica fu nel Palazzo della Cancelleria, dove rimase fino all’ottobre del
1908 quando fu spostata al Palazzo del Sant’Uffizio. In questa nuova sede rimase fino alle fine del 1940, anno in
cui papa Pio XII la trasferì al Palazzo dei Convertendi in via della Conciliazione. Infine, nel 1974 la Penitenzieria
fece ritorno nella sua prima sede in piazza della Cancelleria, dove si trova tuttora.
7
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ulteriormente aggiunta una supplica originale, risalente al 1537, terzo anno di pontificato
di papa Paolo III (1534-1549), proveniente dalla diocesi di Zaragoza (Spagna).
In data 3 novembre 2011 l’Archivio Segreto Vaticano riconsegna alla Penitenzieria
Apostolica le serie archivistiche relative alle Indulgenze, mentre il 12 marzo 2012
vengono ricongiunti all’archivio i volumi della serie dei Registri Matrimonialium et
Diversorum, precedentemente ivi depositati.
2. L’ARCHIVIO STORICO OGGI
Attualmente l’archivio storico della Penitenzieria Apostolica è ubicato in tre distinti
locali del Palazzo della Cancelleria e conserva il seguente materiale:
Acta Cardinalium
4 volumi
Facultates
31 volumi e 3 scatole
Formulari
36 unità
Praxis
14 volumi
Suppliche
413 scatole (1065 pacchi circa)
Registri Matrimonialium et Diversorum
760 registri
Matrimoniali
1881 filze
Registri Matrimonialium
70 registri
Matrimoniali Gaeta e Portici
3 filze e 1 registro
Matrimoniali d’Udienza
64 filze
Registri Regularium
5 registri
Registro secolarizzazioni
1 registro
Materie segrete
358 filze
Registri delle Materie segrete
39 registri
Facoltà dei Vescovi
133 filze
Registri delle Facoltà dei Vescovi
14 registri
Rubricelle delle Diocesi
3 registri
Facoltà dei Particolari
111 unità
Registri delle Facoltà dei Particolari
14 registri
Registri Facoltà e Grazie
5 registri
- 10 -
Voti serie antica
18 filze
Voti serie moderna
162 unità
Registri dei voti
38 registri
Archivio del Teologo
23 scatole
Penitenzieri Minori
44 unità
Miscellanea Mangiono
1 volume
Miscellanea Bizzarri
9 volumi
De Sacra Poenitentiaria et Maiori Poenitentiario tractatus posthumus
1 volume
Miscellanea De Sacra Poenitentiaria
1 volume
Giustificazioni di pagamenti
35 filze
Libri Taxarum
26 registri
Riscontro del Monte
5 registri
Conti mensuali
8 registri
Registri di mandati
19 registri
Libri expeditionum
59 registri
Registri di Protocollo (Libro degli Agenti, Registro degli Agenti, Registro dei tre Segretari, Registro
35 registri
lettere postali)
Libri Praesulum
5 volumi
La Penitenzieria Apostolica nell’occupazione napoleonica
1 scatola
Occupazione Francese di Roma – Carte 1809/1810
1 scatola
Archivio di deposito (Santo Padre, Curia Romana, Sinodo dei Vescovi, Regolamento internoPersonale, Penitenzieri Maggiori, Registri di protocollo, Verbali di Segnatura, Casi di coscienza, Corsi sul
Foro Interno, Simposi-Giornate di Studio, Carte varie)
- 11 -
223 unità
3. SERIE CONSULTABILI
Atti dei Cardinali Penitenzieri Maggiori (Acta Cardinalium)
La serie comprende quattro volumi manoscritti che raccolgono gli atti (decreti,
nomine del personale, concessioni di facoltà e grazie, assoluzioni) dei cardinali
Penitenzieri Maggiori durante il periodo storico 1569-1897. È anche denominata Acta
Sacrae Poenitentiariae perché contiene gli atti ufficiali del dicastero e ne descrive la
struttura interna, l’organizzazione, il personale, l’attività e le competenze.
Facoltà dei Penitenzieri Maggiori (Facultates Maiori Poenitentiarii)
Sono 31 volumi manoscritti dal XVII al XIX secolo che raccolgono le facoltà concesse
dai Pontefici nel corso dei secoli ai Penitenzieri Maggiori e minori.
I quattro volumi aperti alla consultazione, aventi numero di corda 12, 13, 14 e 19,
conservano tutti il medesimo trattato inedito redatto nel 1697 da p. Siro da Piacenza
O.F.M. Strict. Obs., Penitenziere Lateranense, in merito alla costituzione Romanus Pontifex
promulgata nel 1692 da Innocenzo XII con l’intento di raccogliere sub unica et omnium
comprehensiva sanctione le facoltà spettanti al Penitenziere Maggiore, ripetutamente
ampliate o limitate dai Pontefici dal tempo della riforma di Pio V. Il religioso, che dichiara
di aver messo mano all’opera su richiesta del cardinale Leandro Colloredo (1688-1709) al
quale l’opera è dedicata, analizza e commenta singolarmente ogni paragrafo del
documento pontificio, approfondendo nel dettaglio l’estensione e i limiti di ciascuna
facoltà.
Suppliche
Si tratta di un corpus di 1065 pacchi di suppliche originali conservati in 413 scatole,
concernenti le richieste inoltrate al cosiddetto ‘ufficio di minor grazia’ nel corso del XIX
secolo per l’ottenimento di dispense matrimoniali in foro esterno.
Redatte in carta semplice dai procuratori, esprimono secondo un formulario
stereotipato la richiesta dei petenti e le eventuali clausole aggiuntive in funzione della
concessione del rescritto. In calce al testo della petizione è apposta la menzione
dell’approvazione (solitamente nella forma: concessum ut petitur in presentia Domini
Nostri Papae), ripetuta eventualmente anche accanto alle clausole, cui fa seguito quella
della data, indicata dal giorno del mese e dall’anno di pontificato.
I pacchi contenuti nelle prime tre scatole della serie, nonostante l’indicazione
esterna faccia riferimento agli anni 1671, 1691 e 1730, racchiudono in realtà suppliche dei
primi dell’Ottocento. Dalla scatola numero 5 (giugno-dicembre 1800) inizia la serie
cronologica progressiva che si chiude con la scatola numero 413 (gennaio-novembre
1895).
A questo materiale di XIX secolo bisogna aggiungere un piccolo quanto prezioso
gruppo di suppliche risalenti al XVI secolo, ed in particolare agli anni 1516-1517
(pontificato di Leone X); 1534, 1537 e 1540-1541 (pontificato di Paolo III); 1550
(pontificato di Giulio III); 1563-1564 (pontificato di Pio IV). Per il momento non aperte
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alla consultazione, saranno oggetto di uno studio più approfondito per valutarne la
consultabilità.
Registri Matrimonialium et Diversorum
La serie consiste in 760 registri cartacei rilegati in pelle rossa/bruna9 contenenti, in
forma abbreviata, il tenore delle suppliche ricevute e delle bolle emanate dalla
Penitenzieria Apostolica nell’arco di cinque secoli, dal 1409 al 1890.
I primi 163 registri, relativi al periodo antecedente la riforma del Dicastero voluta
da Pio V (1569), registrano le sole petizioni in arrivo corredate dalla relativa
approvazione, mentre a partire dal 1570 i registri di suppliche si alternano a quelli di
bolle. Dal pontificato di Sisto V (1585-1590), infine, cessa del tutto la registrazione delle
suppliche e si conservano unicamente registri delle lettere spedite.
Per ciascun registro, le suppliche e le bolle sono divise in sezioni relative alla
materia trattata: dalle dispense per gli impedimenti matrimoniali (consanguinitas,
affinitas...), che sono in generale le più numerose tanto da costituire, a partire dal XVII
secolo, la quasi totalità delle occorrenze, alle assoluzioni dalle censure ed alle dispense
dalle irregolarità contratte a seguito di particolari delitti; dalle dispense per le irregolarità
che impedivano l’accesso agli Ordini Sacri o l’acquisizione di benefici ecclesiastici
(defectus natalium, defectus corporis...) alle litterae confessionales.
Matrimoniali
La serie dei Matrimoniali comprende la documentazione relativa alle numerose
richieste di dispense in re matrimoniali per persone povere (riguardanti soprattutto
impedimenti di consanguineità ed affinità di III e IV grado), inoltrate alla Penitenzieria
Apostolica nell’arco di tempo che intercorre dal 1701 al 1884.
La serie è composta da 1881 faldoni in pergamena, contenenti ciascuno più annate
(dal 1701 fino al 1770), o annate singole, o gruppi di mesi. All’interno di ciascuna unità, le
suppliche sono sistemate in ordine alfabetico secondo la diocesi di provenienza
A detti faldoni, limitatamente al periodo 1785-1864, corrispondono i 70 tomi dei
relativi Registri.
Registri delle Facoltà dei Particolari (1785-1809)
La serie, da mettere in relazione con quella delle Facoltà dei Particolari, consta di 14
registri che coprono l’arco cronologico che va dal 1814 al 1928 e che raccolgono le istanze di
quei confessori (priori, parroci, canonici…) che supplicano le facoltà cosiddette straordinarie,
«solite concedersi dalla Sacra Penitenzieria», per poter assolvere dai casi riservati.
All’interno di ciascun tomo, non diversamente da quanto avviene per i volumi relativi
alle Facoltà dei Vescovi, le singole istanze sono indicizzate per luogo di provenienza (diocesi,
città o nazione) o per nome proprio del richiedente e fanno menzione del tipo di facoltà
supplicata, della risoluzione (ad biennium, ad triennium…) e della data.
La sezione aperta alla consultazione consiste in 5 volumi, dalla caratteristica legatura
in pergamena bianca con corregge di cuoio marrone e chiusura a laccio, su ognuno dei quali è
9
Si tratta di 745 volumi classificati Reg. Matrim. et Divers. 1-746 (risultano mancanti i tomi 90, 298 e 427,
mentre al numero 2 segue il 2bis ed al numero 82 segue l’82bis), ai quali vanno aggiunti altri 15 volumi di
Additiones (Add. 1-15).
- 13 -
etichettata l’originaria segnatura archivistica con numerazione da 1 a 5. Se si eccettuano il
primo (1785-1798) ed il quinto (1809), i restanti tre volumi coprono lo stesso periodo 17851808. Sulla coperta dei primi quattro registri sono segnati i nomi dei segretari, due per
ciascuno, mentre fa eccezione l’ultimo, definito genericamente «Registro di Facoltà».
Per quanto riguarda le posizioni corrispondenti, quelle cioè circoscritte al periodo
cronologico dei registri, troviamo tre voluminose filze in cartone recanti sul dorso la dicitura
«Facoltà per particolari» e gli anni di riferimento, e contenenti in fogli sciolti le suppliche delle
facoltà e tutta l’eventuale documentazione annessa. La prima filza va dal 1781 al 1799, la
seconda dal 1800 al 1804 e la terza dal 1805 al 1810. Internamente i documenti sono raccolti
in camicie di carta suddivise unicamente per anno, senza riferimento al segretario che ha
svolto la pratica.
Penitenzieri Minori (Minores Poenitentiari)
La serie si compone di 44 unità contenenti documentazione dal XVI al XX secolo
sull’attività dei penitenzieri minori che prestavano servizio, sotto l’autorità del
Penitenziere Maggiore, nelle quattro basiliche papali dell’Urbe (San Pietro in Vaticano, San
Giovanni in Laterano, San Paolo fuori le Mura e Santa Maria Maggiore) e nelle basiliche
fuori Roma (Loreto, Assisi, Padova, Firenze).
Sono aperte alla consultazione le prime cinque unità. La prima filza (XVI-XVIII s.)
riguarda i Frati Minori de observantia (sostituiti dai Riformati al tempo di Urbano VIII) in
servizio a San Giovanni in Laterano; la seconda filza (XVI-XVII s.) concerne invece il
collegio dei padri Domenicani di Santa Maria Maggiore, mentre la terza filza (XVI-XVIII s.)
documenta l’attività dei penitenzieri della Santa Casa di Loreto, scelti all’interno della
Compagnia di Gesù. La quarta (XVII-XVIII s.) e la quinta filza (XVIII-XIX s.), infine,
raccolgono la documentazione dei penitenzieri minori di San Giovanni in Laterano, Santa
Maria Maggiore, Loreto, Assisi, Padova e Firenze.
E’ importante sottolineare che ulteriori, preziose informazioni sull’attività dei
Penitenzieri Minori si riscontrano anche presso altre serie documentarie.
Miscellanea “Mangiono”
Volume manoscritto legato in pergamena con risvolti e lacci in pelle allumata
intitolato Nonnulla Monumenta Sacrę Penitentiarię10.
Nella prima parte, il volume comprende quattro opere di p. Valentino Mangioni S.J. (15731660), Teologo della Penitenzieria dal 1634 alla morte, e un’opera di p. Carlo Alberto Tesauro
S.J., Penitenziere presso la Basilica Vaticana:
Summa eorum quae in hoc volumine continentur:
1. Instructio tripartita pro Officialibus Sacrae Poenitentiariae. Authore P. Valentino
Mangiono.
2. Exemplaria Supplicationum, quae porriguntur Sac. Poenitentiariae. Authore eodem.
3. Nova Collectio Facultatum Sacrae Poenitentiariae eodem Authore.
4. Methodus expedita Supplicandi in Sac. Poenitentiaria eodem Authore.
5. Praxis Sacrae Poenitentiariae. Authore P. Carolo Antonio Thesauro.
10
Titolo presente al dorso e al recto della prima carta. Il dorso reca altresì l’intitolazione: Mangiono. Instructio pro
Officialibus S.P.
- 14 -
La seconda parte del volume, dal titolo: Monumenta Sacrosanctae huius
Poenitentiariae antiquissimi Collegij. In quibus habentur nonnullae Summorum Pontificum
Constitutiones ac etiam Summorum Poenitentiariorum Decreta in favorem, et formam vivendi
Poenitentiariorum Minorum, ac de eorum auctoritate, dignitate, privilegiis, subiectione,
institutione, numero, et qualitate, consiste in una raccolta di atti, alcuni dei quali risalenti alla
storia più antica della Penitenzieria, relativi all’istituzione, al profilo giuridico, alla storia, alla
vita comunitaria e alle celebrazioni liturgiche dei penitenzieri minori, con speciale
riferimento, in particolare, al Collegio di San Giovanni in Laterano.
Miscellanea “Bizzarri”
La serie è composta da 9 volumi in pergamena contenenti fogli manoscritti e a
stampa sulla storia, la struttura, l’organizzazione e l’attività della Penitenzieria Apostolica.
Deriva il suo nome dal Pro-Sigillatore Francesco Maria Bizzarri, che nel 1779 raccolse la
documentazione a sua disposizione e la fece rilegare in 9 tomi corredati da indice,
apponendovi al dorso la seguente titolatura:
1. «Miscellanea di Suppliche di Regolari e delli Penitenzieri delle Basiliche»
2. «Miscellanea di Scritture riguardanti l’E.mo Penitenziere e la di lui giurisdizione,
come anche le Dispense Matrimoniali, ed il Tribunale della Sagra Penitenzieria»
3. «Miscellanea di più Concorsi dell’Elezione de’ Scrittori, e Procuratori della Sagra
Penitenzieria»
4. «Miscellanea riguardante le Materie di Simonia, Lettere Interessanti sopra li
Penitenzieri delle Basiliche, ed altre Materie riguardanti li Regolari, che passano
dall’una all’altra Religione»
5. «Miscellanea di diverse Scritture riguardanti il metodo che tiene la Sagra
Penitenzieria sulle Dispense Matrimoniali»
6. «Miscellanea di varj affari risoluti nelle Congregazioni Particolari di Roma»
7. «Libri de Munere Officialium et de Jurisdictione Majoris Poenitentiarij»
8. «Ricevute interessanti che riguardano l’Economico Stato della Sagra Penitenzieria»
9. «Trattato de’ Privilegi spettanti al Tribunale della Sagra Penitenzieria»
Sono disponibili per la consultazione i tomi II, V, VII, VIII.
Miscellanea “De Sacra Poenitentiaria”
Volume miscellaneo legato in pergamena, recentemente restaurato, la cui
denominazione compendia l’intitolazione più estesa presente a c. 1r: De Sacrę
Poenitentiariae Tribunali. De Maiori Poenitentiario eiusque facultatibus, Officialibus,
Poenitentiariis etc.
Raccoglie documentazione di varia natura che comprende:
- copia di bolle e costituzioni pontificie sulla Penitenzieria
- scritture sulle facoltà e giurisdizione del Penitenziere Maggiore
- documentazione relativa agli Officiali maggiori e minori del Tribunale nonché ai
Collegi dei Penitenzieri Minori delle Basiliche di Roma e Loreto
- annotazioni sul formulario e la spedizione delle lettere
- 15 -
Trattato sulla Sacra Penitenzieria e il Penitenziere Maggiore (De Sacra
Poenitentiaria et Maiori Poenitentiario tractatus posthumus) del cardinal
Giustiniani
Volume manoscritto contenente il De Sacra Poenitentiaria et Maiori Poenitentiario
tractatus posthumus del cardinal Orazio Giustiniani (1580-1649), membro della
Congregazione dell’Oratorio di San Filippo Neri e Penitenziere Maggiore dal 4 dicembre
1647 alla morte (25 luglio 1649). Il testo, a tutt’oggi inedito, è il frutto dell’opera di
riordino e sistemazione condotta da Fioravante Martinelli sul contenuto di un originario
opuscolo composto dal cardinal Giustiniani e rimasto allo stato di bozza alla morte del
porporato.
Giustificazioni di pagamenti (1748-1856)
La serie comprende 35 unità riferibili al periodo 1741-1883 che raccolgono tutta la
documentazione giustificativa di spese e pagamenti: conti di dare e avere, emolumenti per
il personale, bilanci di entrata e uscita, depositi, ecc. Oltre a ciò, rilevante è la presenza di
altre tipologie documentarie di per sé estranee al contesto (le cosiddette ‘fedi di
confessioni’, le ‘fedi di sopravvivenza’, o le ‘matrimoniali di udienza non spedite’), allegate
al materiale contabile per giustificare, ad esempio, le spese di cancelleria o per la
tipografia.
La sezione aperta alla consultazione comprende 16 filze legate in pergamena e 5 in
cartone dal 1748 al 1856. Quattro di esse, in particolare, riguardano la gestione economica
durante l’Anno Santo del 1775 e comprendono per lo più le note di spesa a favore di quei
religiosi chiamati a prestare assistenza nei confessionali delle basiliche dell’Urbe in
occasione del giubileo.
Documentazione del periodo napoleonico
La documentazione relativa al periodo tra la Repubblica Romana (1798-1799) e
l’occupazione napoleonica di Roma (1808-1814) è conservata in due scatole, intitolate
rispettivamente “La Penitenzieria Apostolica nell’occupazione napoleonica (XVIII-XIX)” e
“Occupazione Francese di Roma – Carte 1809/1810”. In realtà, entrambe le unità
contengono carte datate fino al 1830 circa, con documenti riassunti addirittura dall’ultima
parte del XVII secolo, anche se, ovviamente, la parte più consistente inerisce al pontificato
di Pio VII (1800-1823).
I documenti trattano di tutti i temi più significativi in relazione all’invasione
francese, quali ad esempio la questione del giuramento dei chierici, la soppressione delle
comunità religiose e l’alienazione dei beni ecclesiastici, l’immunità ecclesiastica, la bolla di
scomunica del 10 giugno 1809. Tra il 1809 e il 1814 inoltre, con l’abolizione del potere
temporale dei papi, si intensificano le questioni legate alla territorialità dello Stato
Pontificio. Dopo il 1815, infine, la documentazione testimonia dei problemi legati alla
restaurazione, in particolare dei criteri da applicare nei confronti del personale rimasto
fedele e di quello che aveva prestato il giuramento.
- 16 -
PARTE TERZA
REGOLAMENTO
PREMESSA
Il Tribunale della Penitenzieria Apostolica, consapevole della notevole importanza
storica del materiale documentario prodotto durante la sua plurisecolare attività, con
l’apertura del suo archivio alla consultazione degli studiosi intende contribuire alla
valorizzazione e all’accrescimento della ricerca culturale e storica. Tenendo conto della
specifica funzione ecclesiale determinata dall’oggetto della sua competenza, cioè dagli
affari di coscienza, trattati come tali nel foro interno (cfr. Regolamento proprio del
Tribunale della Penitenzieria Apostolica, p. 5), la Penitenzieria Apostolica mette a
disposizione per la consultazione alcune serie di fondi riguardanti la documentazione di
casi, materie e situazioni trattati esclusivamente come foro esterno.
ART.
DIREZIONE
1 – FUNZIONE
DELL’ARCHIVIO DELLA
PENITENZIERIA APOSTOLICA (APA)
E SUA
§1. Funzione dell’archivio
Nell’archivio storico con sede presso il Palazzo della Cancelleria sono conservati i
documenti riguardanti la storia e l’attività della Penitenzieria Apostolica.
§2. Direzione dell’archivio
A norma dell’art. 11 del Regolamento proprio del Tribunale della Penitenzieria
Apostolica, dirige l’archivio l’«Officiale addetto all’Archivio» che assume la denominazione
di «Direttore dell’Archivio».
ART. 2 – UTENTI DELL’ARCHIVIO
Sono ammessi alla consultazione dell’archivio studiosi e ricercatori qualificati,
senza distinzione di Paese o di fede religiosa, in possesso del diploma di laurea o di titolo
non italiano equivalente, provenienti da università, istituti di studi superiori o centri di
ricerca, che debbono compiere indagini di carattere scientifico volte ad approfondire la
conoscenza della storia della Chiesa e della cultura.
ART. 3 – USO DELL’ARCHIVIO
§1. Condizioni di acceso all’archivio
A. Alla prima richiesta di accesso all’archivio:
- lo studioso deve presentare al direttore la relativa domanda, accompagnata dalla
commendatizia o dell’Ordinario del luogo, o di un istituto di ricerca scientifica accreditato,
- 17 -
oppure da una persona autorevole già conosciuta dalla direzione. La studioso si considera
ammesso all’accesso in archivio previo nihil obstat dei Superiori del dicastero.
- Nella domanda bisogna indicare: nome completo, nazionalità, titoli di studio,
professione, attività scientifica, indirizzo della residenza abituale e dell’eventuale domicilio
romano, nonché la motivazione della richiesta.
- La domanda deve essere corredata di due fotografie formato tessera, una delle
quali sarà applicata al foglio di permesso per accedere all’archivio. Tale foglio scade il 15
luglio di ogni anno e dovrà, nel caso, essere successivamente rinnovato.
- L’ammissione s’intende concessa soltanto per l’argomento indicato. Qualora nel
corso della consultazione lo studioso desiderasse estendere la ricerca ad un argomento
diverso, dovrà presentare domanda scritta al direttore dell’archivio.
B. Ad ogni ingresso, si richiede che lo studioso, prima di accedere alla Sala di
Consultazione:
- compili il registro delle presenze;
- consegni il foglio di permesso;
- depositi negli appositi armadietti giacche, soprabiti, borse, cartelle, ombrelli, altri
effetti personali ed eventuale altro materiale che verrà indicato dal personale addetto.
C. Calendario e orari:
- L’archivio è aperto agli studiosi dal 16 settembre al 15 luglio;
- i giorni di chiusura corrispondono a quelli di vacanza del calendario dello Stato
della Città del Vaticano;
- gli studiosi possono accedere alla sala di consultazione dalle 9,00 alle 13,00 da
lunedì a venerdì e dalle 15,00 alle 17,30 il lunedì, il martedì e il giovedì;
- nel caso in cui il numero di studiosi superi la capacità della sala di consultazione,
l’accesso potrà essere temporaneamente limitato, secondo un turno di appuntamenti che
tenga conto sia dei permessi già usufruiti in passato o di altre circostanze particolari, sia
dei titoli accademici degli studiosi.
§2. Consultazione dei documenti
- La richiesta dei volumi e dei documenti viene realizzata attraverso la debita
compilazione di apposite schede, messe a disposizione presso la sala di consultazione. Si
possono richiedere fino a 3 documenti o pezzi archivistici al giorno.
- 18 -
- I volumi e i documenti devono essere trattati con il massimo riguardo:
o per la consultazione del materiale antico l’utente dovrà indossare, a proprie
spese, appositi guanti di cotone o di lattice e dovrà utilizzare solo le lampade
messe a disposizione dall’archivio per dette finalità;
o è assolutamente vietato intervenire sui documenti con qualsiasi segno o
annotazione (anche a matita), appoggiare su di essi fogli, schede o altri
documenti di lavoro, realizzare calchi o altre forme di copiatura che possano
danneggiarli. Qualora il materiale oggetto di consultazione consista in pacchi
o buste di documenti sciolti, è vietato sconvolgere l’ordine dato ai fogli e ai
fascicoli;
o gli studiosi che volessero prendere appunti per iscritto, facciano
esclusivamente uso di matite. E’ vietato l’uso di penne a sfera, stilografiche,
pennarelli, ecc.
- Se il volume, la busta o il documento ricevuti sono in precario stato di
conservazione o presentano qualche anomalia e problema, lo studioso è pregato di
avvertire tempestivamente il personale dell’archivio.
§3. Pubblicazione e riproduzione dei documenti
- Non è consentito eseguire personalmente la fotografia, la fotocopia o la scansione
dei documenti. Le riproduzioni possono essere richieste al servizio apposito dello stesso
archivio. Le modalità e le tariffe per la riproduzione dei documenti su carta, supporto
elettronico o fotografia sono indicate su foglio a parte.
- Sono consentiti il riassunto, la citazione e la trascrizione di brani estratti dai
documenti per scopi di ricerca e di insegnamento. Lo studioso si deve impegnare a
corredare ogni riferimento ai documenti con l’esplicito riferimento alla segnatura secondo
le indicazioni della Guida all’archivio.
- L’ammissione alla consultazione dell’archivio comporta anche il permesso di
pubblicare, a scopo scientifico, i singoli documenti consultati, salvo esplicita indicazione
contraria dei Superiori del dicastero. La pubblicazione di interi fascicoli o volumi richiede
invece il previo nihil obstat della direzione dell’archivio. Non è consentita agli studiosi la
pubblicazione totale e parziale degli strumenti di corredo (indici, guide, rubricelle,
inventari, ecc.) senza l’autorizzazione scritta del direttore.
- Per la serie dei Registri Matrimonialium et Diversorum, prima della pubblicazione
dei documenti consultati lo studioso si impegna a far pervenire copia del suo saggio alla
Penitenzieria Apostolica che, dopo attenta revisione, si riserva di concedere il nihil obstat
alla pubblicazione dell’opera.
- L’esposizione o pubblicazione di riproduzioni fotografiche e la messa in linea di
immagini di documenti dell’archivio, anche a scopo non commerciale, richiedono
autorizzazione esplicita della direzione dell’archivio e sono soggette al pagamento dei
relativi diritti.
- 19 -
- Gli studiosi sono tenuti a far pervenire all’archivio una copia delle loro
pubblicazioni nelle quali siano utilizzati o comunque citati documenti del medesimo.
ART. 4 – COMPORTAMENTO IN ARCHIVIO
In archivio:
- nel portamento e nell’abbigliamento, si deve tenere un atteggiamento consono al
decoro dell’istituzione;
- si è tenuti ad osservare il massimo silenzio nei locali adibiti a sala di
consultazione;
- è severamente vietato:
o l’uso di qualsiasi materiale elettronico riproduttivo (macchine fotografiche,
telefoni cellulari, telecamere, lettori ottici, scanner);
o trasferire in qualsiasi modo all’esterno della sala di consultazione qualsiasi
documento e materiale;
o fumare in tutti gli ambienti dell’archivio; consumare cibo o bevande.
ART. 5 – DISPOSIZIONI FINALI
- L’ammissione all’archivio è condizionata alla conoscenza e accettazione del
presente Regolamento.
- L’inosservanza delle norme del presente Regolamento comporta la revoca
immediata del permesso di accesso all’archivio.
- Per furti o danni di qualsiasi entità saranno chiamati in causa i responsabili.
- 20 -
APPENDICE
CRONOTASSI DEI CARDINALI PENITENZIERI MAGGIORI11
1.
2.
3.
4.
5.
6.
7.
8.
9.
10.
11.
12.
13.
14.
15.
16.
17.
18.
19.
20.
21.
22.
23.
24.
25.
26.
27.
28.
29.
30.
31.
32.
33.
34.
35.
Cardinale Penitenziere anonimo (XII secolo)?
Ugo tituli Sancti Martini (1203)
Giovanni de Sancto Paulo (1208-?)
Nicolò de Romanis (1213-?)
Tommaso da Capua (1223-?)
Ugo a Sancto Caro (1255-1256)
Guido Le Gros de Folques (1264-1265) – Papa Clemente IV
Enrico de Bartolomeis (1268-?)
Pietro di Tarantasia (1273-1276) – Papa Innocenzo V (beato)
Bentevenga de Bentevengi (1288-1289)
Matteo d’Acquasparta (1289-1302)
Gentile de Monteflorum (1302-?)
Berengario Fredol (senior) (1305-1323)
Gaucelmo (o Gauscelin) Giovanni D’Euze (1323-?)
Aubert (o D’Aubert) Stefano (1348-1352) – Papa Innocenzo VI
Atti (o De Actis) Francesco (?)
Bragose Guglielmo (?)
Albornoz de Alvarez Egidio Carrillo (?)
Poissy Stefano (?)
Giovanni de Cross (1373-?)
Sabrano (De) Eleazario (?)
Amiel (D’Ameil) Pietro (?)
Caracciolo Misquino (Moschino) Nicolò (1389)
Girardi Pietro (1400-?)
Carbone Tomacelli Francesco (?)
Antonio de Caietanis (1406-?)
De Calvi Antonio (1411)
Orsini Giordano (1412-?)
Dominici Giordano (?) (beato)
De Tudisco Nicola (?)
Albergati Nicolò (1438-1443) (beato)
Cesarini Giuliano (1444)
Berardi Giovanni (?)
Capranica Domenico (1449-1458)
Calandrini Filippo (1458-1476)
11
La cronologia posta tra parentesi indica la data d’inizio e di fine dell’ufficio di cardinale Penitenziere Maggiore.
Il punto interrogativo vuole significare che non si conosce la data di nomina del cardinale a Penitenziere
Maggiore o che si conosce soltanto l’anno in cui compare nelle fonti come tale, mentre si ignora l’anno di
cessazione dall’ufficio.
- 21 -
36.
37.
38.
39.
40.
41.
42.
43.
44.
45.
46.
47.
48.
49.
50.
51.
52.
53.
54.
55.
56.
57.
58.
59.
60.
61.
62.
63.
64.
65.
66.
67.
68.
69.
70.
71.
72.
73.
74.
75.
76.
77.
78.
79.
80.
81.
82.
Della Rovere Giuliano (?) – Papa Giulio II
Borgia Pietro Ludovico (1501-1511)
Grosso della Rovere Leonardo (1511-1520)
Pucci Lorenzo (1520-1529)
Pucci Antonio (1529-1544)
Pucci Roberto (1544-1547)
Farnese Ranuccio (1547-1565)
Borromeo Carlo (1565-1572) (santo)
Alciati Francesco (1569-1572) (Penitenziere subdelegatus)
Aldobrandini Giovanni (1572-1573)
Osio (Hozjusz) Stanislao (1573-1579)
Buoncompagni Filippo (1579-1586)
Aldobrandini Ippolito (1586-1592) – Papa Clemente VIII
Santorio Giulio Antonio (1592-1602)
Passeri Aldobrandini Cinzio (1605-1610)
Caffarelli Borghese Scipione (1610-1633)
Barberini Antonio (senior) (1633-1646)
Giustiniani Orazio (1647-1649)
Albergati Ludovisi Nicolò (1650-1687)
Paluzzi degli Albertoni Paluzzo (1675-1688) (Pro-Penitenziere Maggiore)
Colloredo (De) Leandro (1688-1709)
Paolucci de Calboli Fabrizio (1709-1721)
Conti Bernardo Maria (1721-1730)
Petra Vincenzo (1730-1747)
Besozzi Gioacchino (1747-1755)
Galli Antonio Andrea (1755-1767)
Boschi Giancarlo (1767-1788)
De Zelada Francesco Saverio (1788-1801)
Antonelli Leonardo (1801-1811)
Di Pietro Michele (1814-1821)
Castiglioni Francesco Saverio (1821-1829) – Papa Pio VIII
De Gregorio Emanuele (1829-1839)
Castracane degli Antelminelli Castruccio (1839-1852)
Ferretti Gabriele (1852-1860)
Cagiano de Azevedo Antonio Maria (1860-1867)
Panebianco Antonio Maria (1867-1877)
Bilio Luigi (1877-1884)
Monaco La Valletta Raffaele (1884-1896)
Verga Isidoro (1896-1899)
Vannutelli Serafino (1899-1915)
Van Rossum Guglielmo Marino (1915-1918)
Giorgi Oreste (1918-1924)
Frühwirth Andrea (1925-1927)
Lauri Lorenzo (1927-1941)
Canali Nicola (1941-1961)
Larraona Saralegui Arcadio (1961-1962)
Cento Fernando (1962-1967)
- 22 -
83.
84.
85.
86.
87.
88.
89.
90.
Ferretto Giuseppe Antonio (1967-1973)
Paupini Giuseppe (1973-1984)
Dadaglio Luigi (1985-1990)
Baum William Wakefield (1990-2001)
De Magistris Luigi (2001-2003) (Pro-Penitenziere non cardinale)
Stafford James Francis (2003-2009)
Baldelli Fortunato (2009-2012)
Monteiro de Castro Manuel (2012 - )
- 23 -
BIBLIOGRAFIA
(IN ORDINE CRONOLOGICO)
V. PETRA, De Sacra Poenitentiaria Apostolica, Roma 1712.
APA, De Sacra Poenitentiaria et Maior Poenitentiario Tractatus Posthumus, in Miscellanea
Bizzarri, Tomo 2, 1779, cc. 1-284 (manoscritto).
APA, De origine et antiquitate Sacrae Poenitentiariae Apostolicae, in Miscellanea Bizzarri,
Tomo 2, 1779, cc. 305-348 (manoscritto).
R. GIBBINGS, The taxes of the Apostolic Penitentiary; or, the prices of sins in the church of
Rome, Dublin 1872.
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