La mostra di immagini ed oggetti “Alle radici della farmacia” sarà inaugurata il 30 Aprile nel chiostro cinquecentesco del Monastero di Montevergine. L’esposizione curata da Patrizia Catellani ed allestita da Bianca Concione,P.D.Riccardo Luca Guariglia e Amelia Nevola è stata resa possibile grazie alla concessione dei materiali da parte dell’Accademia Nazionale delle Scienze Lettere ed Arti di Modena. Si protrarrà fino alla fine del mese di marzo. Sarà visitabile dal 30 aprile al 31 maggio, ogni giorno di mattina dalle 09,00 alle 13,00 e di pomeriggio dalle ore 15,00 alle 18,00. Saranno disponibili su prenotazione un catalogo, a tiratura limitata,e gli atti della giornata di studio. Lo stesso giorno dell’inaugurazione, il 30 aprile, sarà presentato un video sulla storia della farmacia di Montevergine realizzato da un’idea di Amelia Nevola, in ricordo del padre Generoso, farmacista a Mercogliano dal 1956. In occasione della presentazione del video, (realizzato grazie all’assenso per le riprese, dal direttore della biblioteca, e al contributo sia del direttore che del personale,la Comunità Monastica Verginiana), la Biblioteca Statale di Montevergine e la Farmacia Nevola hanno organizzato per il 30 aprile una giornata di studi. Interverranno François Ledermann Presidente della Società Internazionale di Storia della Farmacia, Marcello Fumagalli,Gabriele Peroni Patrizia Castellani, Ettore Novellino Preside dalla Facoltà di Farmacia di Napoli, Lorella Severino docente di tossicologia presso l’Università di Napoli, nonché P.Placido Mario Tropeano, Don Amato Cubitosa e Madre Ildegarde Maria Capone Priora della Congregazione delle suore benedettine “Maria SS. di Montevergine” Per informazioni dott.sa Bianca Concione Biblioteca pubblica statale di Montevergine, 83010 Santuario di Montevergine (Avellino) Tel. 0825/787191 Fax 0825/789086 E-mail: [email protected] Amelia Nevola 0825 789254 E-mail: [email protected] Oppure Patrizia Catellani 333 64 28 3 28 e-mail [email protected] ARTICOLO Non sempre è agevole districare la farmacia medioevale dalla leggenda e dal mistero. Esistono luoghi naturalmente votati a conservarne e custodirne i segreti per il senso di riservatezza, sicurezza e incontaminazione verginale che possiedono. Il santuario di Montevergine a Mercogliano, in provincia di Avellino è uno di questi spazi. Non è un caso se proprio qui fu tenuta nascosta segretissimamente la Sacra Sindone 1939-46) In questo luogo nacque e si sviluppò una delle più importanti farmacie monastiche italiane oggi trasformata in museo. E proprio la sua riservatezza ha consentito di conservare nei secoli una documentazione straordinaria sulla sua storia. Dall’alto del monte Partenio voltando le spalle al monastero e rivolgendo lo sguardo all’orizzonte potrete arrivare a vedere la piccola Avellino, e, oltre la valle del Sabato, potrete scorgere persino, in lontananza, Napoli e l’isola di Capri. Ma rivolgendo lo sguardo all’interno del monastero e precisamente al chiostro cinquecentesco dal 30 aprila al 31 maggio potrete arrivare ancora più lontano percorrendo un viaggio a ritroso nella storia della farmacia. Sarà infatti possibile visitare la mostra di immagini ed oggetti “Alle radici della farmacia”. Potrete vedere le tipologie più note di vasi da farmacia (albarelli, pillolieri, bocce, unguentari) e poi le etichette, gli opuscoli pubblicitari antichi, le affiches artistiche dei primi anni del Novecento… I vasi da farmacia Forse il fascino di un corredo di vasi perde un po’ del suo fascino se consideriamo che i principali corredi di vasi da farmacia, come quello di Montevergine, arrivati a noi quasi completamente integri, si sono salvati perché non venivano più utilizzati!! Eppure è così. Infatti, dopo il Settecento, per l’avvento dei prodotti chimici, i corredi ceramici furono impiegati prevalentemente “da mostra” ed il loro utilizzo si ridusse notevolmente rispetto al passato. La ceramica italiana comunque fu per molti secoli la migliore del mondo ed i vasi da farmacia italiani furono i più richiesti ed imitati del mondo. Molto di quanto sappiamo oggi riguardo le tecniche ed i segreti della maiolica italiana rinascimentale si trova in un trattato manoscritto conservato non in Italia ma a Londra, presso il V&A Museum. Si tratta di Li Tre Libri dell’arte del vasaio del 1557 di Cipriano Piccolpasso Proprio “grazie alle farmacie” l’arte della ceramica ha potuto svilupparsi e raggiungere livelli artistici così elevati nel nostro paese. Infatti per molti centri di produzione ceramica, nei secoli passati, le commissioni dei corredi di vasi di maiolica per le farmacie furono la principale fonte di reddito. Grazie alle commissioni ottenute dalla farmacie, insomma, le fornaci avevano un buon reddito e questo permetteva gli artisti vasai di perfezionarsi, di sviluppare la loro arte applicandola anche ad altri manufatti. Etichette L’esposizione analizza l’evoluzione delle etichette sia per recipienti sia destinati alla vendita sia per quelli usati in farmacia. La prima raffigurazione di un'etichetta applicata su un recipiente destinato alla vendita si trova in una illustrazione molto famosa - nella quale compare, tra l’altro, anche per la prima volta un fermacarte per ricette - Si tratta di un'incisione su rame dell'artista di Norimberga August Christian Fleischmann, pubblicata nel 1702 nel libro capostipite di numerose edizioni ampliate del pastore Franz Philipp Florinus. La più antica etichetta per recipienti destinati alla vendita vera finora nota risale a sessant'anni più tardi e proviene dal sud della Germania. È interessante notare come tanto in questa etichetta quanto in altre etichette per medicinali di epoche successive, fosse sempre riportato il simbolo della farmacia preparatrice, che era, poi, lo stesso dell’insegna. Ovviamente i materiali (carta o pergamena) erano diversi a seconda che fossero destinate a recipienti esposti al pubblico od a semplici recipienti conservati nell'officina, per i quali bastavano ovviamente materiali economici e scritte semplici, o alla vendita. Per i vasi da farmacia esposti e destinati a far colpo sul pubblico si utilizzavano infatti etichette "di qualità" , e, con l'avvento della stampa, si sviluppò per essi la moda dei "libri di etichette", libri cioè dai quali i nomi dei farmaci, stampati con caratteri di grande valore estetico, potevano essere ritagliati e successivamente incollati sui vasi. Questo tipo di libri-etichette offriva il vantaggio di una omogeneità nei caratteri delle scritte esposte, che si traduceva in una sensazione di ordine e rigore per chi li guardava nel loro insieme. La necessità di queste etichette non era trascurabile: basti pensare alla moltitudine di farmaci nuovi che entravano in farmacia. Non sempre per questi si ordinava un vaso apposito uguale a quelli dell’intero corredo: talvolta si utilizzavano o vasi senza iscrizioni o vasi con iscrizioni di rimedi non più utilizzati… e cambiando una iscrizione, si cambiavano tutte. Più tardi, con l'avvento della litografia prese piede la moda delle etichette litografate decorate con disegni elaborati alcuni dei quali possono essere considerati vere e proprie opere d'arte. Mentre a partire dalla seconda metà del 19° secolo le etichette di vasi di farmacia furono preparate senza decori quelle per i recipienti dei medicinali destinati alla vendita, in particolare quelle dei prodotti speciali come acque profumate, vini medicati, cosmetici, preparati, insomma che consentivano alle farmacie un aumento degli introiti… con l'affermarsi della cromolitografia furono sempre più elaborate e variopinte. Sorsero ditte specializzate nella preparazione di etichette personalizzate che potevano esibire cataloghi dei modelli disponibili e possibili; ed a richiesta venivano gommate posteriormente. Come colori di base quasi ovunque si affermarono il bianco per l'uso interno ed il rosso per l'uso esterno, ad eccezione dell'Olanda dove si diffuse il blu. Un formato nordico Per quanto riguarda i formati delle etichette medicinali un tipo non fu mai apprezzato in Italia mentre si diffuse talmente nel Nord e nell'Ovest dell'Europa che qui divenne, come risulta da innumerevoli documenti, il simbolo stesso dei medicinali. Tali etichette utilizzate fino alla metà del 20° secolo per i medicinali dispensati in bottiglie (misture infusi, decotti) erano di forma trapezoiodale allungata e venivano fissate per il loro lato più stretto al collo del recipiente con una cordicina. Tra esse troviamo molti piccoli capolavori alcuni dei quali persino traforati come pizzi, opera degli artisti incisori ai quali erano commissionati i piatti inizialmente di pietra e successivamente di rame che consentivano ai farmacisti la stampa su carta o pergamena di più esemplari contemporaneamente, da dividere poi con un semplice taglio di forbici. (se non è troppo si può aggiungere anche questo) Volantini, avvisi ed affiches La mostra espone anche volantini ed opuscoli farmaceutici, i primi avvisi industriali e le prime affiches. I volantini cominciarono ad essere diffusi dalla fine del 14° secolo, ovvero dopo l’invenzione della stampa, come forma pubblicitaria per i farmaci. Venivano distribuiti od appesi lungo strade di maggior transito, nelle piazze, durante fiere, feste, mercati, durante spettacoli di saltimbanchi, ciarlatani che, con musici, giocolieri persone curiose animali ammaestrati inscenavano spettacoli per attirare l’attenzione della gente e poi proponevano loro la vendita di specifici medicinali che potevano aiutare contro tutte le malattie. Erano compilati in lingua popolare ed il testo era chiaro e comprensibile a tutti. Erano indirizzati ai benestanti, a chi sapeva leggere e poteva permettersi l’acquisto. Quasi sempre in testa ai volantini od agli opuscoli c’erano stemmi più o meno di fantasia, nobiliari o di appartenenza ad ordini dei quali si vantavano di appartenere i ciarlatani per mostrare di essere personaggi credibili ed importanti. Ma i compilatori non erano solamente ciarlatani: anche le farmacie di conventi talvolta distribuivano questo tipo di pubblicità. I primi avvisi dei farmaci industriali od artigianali, ed i listini, invece, non erano rivolti ai cittadini, ma ai medici, per convincerli a prescrivere il loro prodotto con l’informazione scientifica, ed ai farmacisti per far conoscere loro l’esistenza della ditta. Oggi questi avvisi e listini possono apparire banali, ma all’epoca suscitarono scalpore. Il farmacista era abituato da secoli ad una vita indipendente e chiusa, nella quale i rapporti professionali erano circoscritti ad uno o pochi medici in gran parte residenti nel luogo. Ricevere offerte di collaborazione da parte di ditte magari lontane centinaia di chilometri ebbe un effetto sconvolgente e stimolante. Immagini MONASTERO) Montevergine.jpg L’entrata del monastero con don Placido che aspetta i visitatori per accompagnarli MOSTRA 1 CERAMICA Vasi a civetta 1.jpg Vasi a civetta 2.jpg Vasi a civetta tipici di produzione siciliana (Caltagirone) Prima metà del XVIII secolo 2 ETICHETTE ingrandimento vaso etichettato.jpg Farmacia vaso etichettato.jp La prima raffigurazione di un'etichetta applicata su un recipiente destinato alla vendita in una incisione su rame dell'artista di Norimberga August Christian Fleischmann, pubblicata nel 1702 nel libro capostipite di numerose edizioni ampliate del pastore Franz Philipp Florinus. La più antica.jpg La più antica etichetta per recipienti destinati alla vendita vera finora nota risale a sessant'anni più tardi e proviene dal sud della Germania. Nomencalatura Pharaceutica.jpg Libro di etichette.jpg Un esemplare di libro di etichette pubblicato da Christopher Fabius Brechtel a Norimberga nel 1603 col titolo "Nomenclatura pharmaceutica". Trisulti0.jpg Trisulti 7.jpg Etichette (metà del XIX secolo) disegnate dal pittore Filippo Balbi e litografate nella cartiera di Trisulti(Frosinone). 3 eti da ritagliare.jpg eti da ritagliare.jpg Questo formato si diffuse nel Nord e nell'Ovest dell'Europa Eticolore.jpg Etichette colorate Volantino 1.jpg Volantino 2.jpg I volantini venivano distribuiti od appesi lungo strade di maggior transito, nelle piazze, durante fiere, feste, mercati, durante spettacoli di saltimbanchi, ciarlatani che, con musici, giocolieri persone curiose animali ammaestrati inscenavano spettacoli per attirare l’attenzione della gente e poi proponevano loro la vendita di specifici medicinali che potevano aiutare contro tutte le malattie. Avvisi 1 Avvisi 2 Avvisi 3 I primi avvisi di farmaci prodotti industrialmente Pubblicità 1 Pubblicità 2 Pubblicità 3 Pubblicità 4 Pubblicità 5 Le prima affiches