REGATT 02-2010.qxd 21/01/2010 p 14.22 Pagina 63 “ Gabriele De Rosa ROFILI 24 giugno 1917 8 dicembre 2009 Il respiro lungo e la profondità Come nasce e vive uno storico Q uando muore uno storico la sua grandezza è misurata non solo dalla vastità e profondità della sua opera ma anche, se non altrettanto, dalla sua biografia, cioè dalla ricchezza di esperienze, idee, contraddizioni, amicizie accumulate nella sua esistenza terrena. E questo è certamente il caso di Gabriele De Rosa, vero patriarca della storiografia italiana e guida imprescindibile di quella di ispirazione cattolica, scomparso l’8 dicembre scorso a Roma all’età di 92 anni. Nel ricordarlo chi scrive non può non far riferimento alla formazione di De Rosa come storico, come a un vero capitolo anch’esso di storia culturale e politica italiana, prima di passare, in diretta continuità, all’opera dello studioso e dell’imprenditore di cultura. Quando nel 1958 vince il primo concorso universitario italiano di Storia contemporanea, con presidente di commissione Federico Chabod, De Rosa ha quarant’anni, e una serie di esperienze e prove che hanno fortemente inciso sulla sua capacità di intendere il processo storico. Complessità, profondità, equilibrio sono parole che si addicono allo storico che inizia allora la sua carriera accademica dopo aver incrociato drammi, solidarietà e amicizie non cancellabili. E da questo non si può prescindere nel definire il suo profilo di storico. Dai GUF, at t rave r so g u e r ra e re s i s te n z a , al P C I Gabriele De Rosa nasce a Castellammare di Stabia (NA) nel 1917, durante la Grande guerra, da una famiglia benestante poi travolta da un fallimento. La madre, molto più giovane del padre, gli sopravvive e si risposa con un colonnello dei Carabinieri trasferito ad Alessandria, ove Gabriele terminerà il liceo, iscrivendosi e poi laureandosi in Giurisprudenza a Torino. La sua prima esperienza è nei Gruppi universitari fascisti (GUF), tra un iniziale nazionalismo e dannunzianesimo, e un successivo ripiegamento ermetico, tutto letterario, che troverà sfogo nel mensile dei GUF fiorentini Rivoluzione, fatto da cattolici come Paolo Cavallina e Dino Del Bo, e sulle pagine del Corriere adriatico. Già al corso allievi uf- ficiali di Arezzo, nel 1941, che prelude alla sua partenza volontaria, come d’uso nei quadri GUF, per il fronte nordafricano, conosce chi lo spinge verso Croce e gli fa intravedere l’antifascismo. Nel settembre 1942 è a Tobruk, sottotenente dei granatieri di Sardegna e fino al termine dell’anno parteciperà all’epico scontro di El Alamein e al successivo ritiro verso Tripoli, registrandone le tappe in un piccolo taccuino che pubblicherà dopo oltre sessant’anni, a seguito del nobile intervento del presidente Ciampi in loco nel sessantesimo della battaglia: sobria testimonianza di un antiretorico amor di patria.1 Rientrato in Italia per una malattia contagiosa, De Rosa troverà conforto, in ospedale e poi in convalescenza a Roma, nella lettura del saggio di Croce sul «Perché non possiamo non dirci “cristiani”».2 In collegamento con una banda armata badogliana dopo l’8 settembre, aderirà nel periodo clandestino al piccolo Partito cristiano sociale di Gerardo Bruni, medievalista e bibliotecario in Vaticano. Dopo la liberazione di Roma confluirà con altri nel Partito della sinistra cristiana (PSC), nuovo nome del Movimento dei cattolici comunisti, nati anch’essi in ambienti cattolici giovanili romani. Sarà poi, nel 1945, ufficiale di collegamento, designato dal Ministero delle terre liberate, tra la V Armata americana e le formazioni partigiane che passavano la linea gotica. Nella Sinistra cristiana De Rosa svolge, nella Segreteria centrale, un ruolo dirigenziale accanto ai leader Franco Rodano, Adriano Ossicini e Felice Balbo, e significativo fino al momento dello scioglimento del partito nel dicembre 1945, quando a maggioranza si deciderà di confluire nel PCI, che sembrava allora avviato a divenire un «partito nuovo» e non ideologico secondo la linea realistica di Togliatti.3 Nel febbraio del 1946 De Rosa entrerà nella redazione di Roma de L’Unità, diretta da Pietro Ingrao, insieme con altri già del PSC come Luciano Barca e Luca Pavolini, mentre Franco Rodano entrerà nella redazione del mensile Rinascita, oltre a svolgere un ruolo di referente romano de Il Politecnico, settimanale e poi mensile di cultura, diretto da Elio Vittorini ed edito da Einaudi, editrice ove invece opererà, a Torino, Felice Balbo. IL REGNO - AT T UA L I T À 2/2010 63 REGATT 02-2010.qxd 21/01/2010 14.22 p Pagina 64 “ Gabriele De Rosa ROFILI Nell’autunno del 1947 De Rosa passerà caposervizio agli esteri, ove resterà fino a quasi tutto il 1951. In quegli anni, che registreranno nel PCI un greve ritorno ideologico marxista-leninista, specie dopo la sconfitta del Fronte popolare alle elezioni del 18 aprile 1948 e lo stringersi della morsa staliniana in tutto l’Est europeo, il gruppo già della Sinistra cristiana manterrà contatti tra i singoli al fine di resistere all’irrigidimento, anche con riunioni informali e tentativi di far sentire una voce originale tramite una rivista più aperta e duttile. Questa infine sarà Cultura e realtà, tra il 1950 e il 1951, presto chiusa per la tragica fine del collaboratore Cesare Pavese e per gli attacchi diretti delle riviste «ufficiali», da Rinascita a Società. Gli anni «comunisti» di De Rosa lo vedono accanto a Franco Rodano, cioè nel gruppo, dalla parte più dei «politici» che dei «culturali», i membri del quale decideranno nel corso del 1951 di uscire dal PCI. Non posso qui non accennare a un rapporto personale con Gabriele De Rosa che fu per chi scrive piuttosto intenso nei secondi anni Ottanta. Dopo la morte, nel 1983, di Franco Rodano, oltre a favorire l’edizione di alcuni suoi scritti significativi, mi ero ripromesso d’indagare sul percorso sotterraneo degli ex PSC negli anni difficili, che poi solo parzialmente sfocerà in un mio lavoro sulla «terza generazione», fortemente influenzata da Felice Balbo.4 Mi rivolsi a De Rosa, che avevo conosciuto nel 1968 e mi aveva sempre dimostrato simpatia, per saperne qualcosa di più: trovai uno studioso che si metteva a mia disposizione, squadernandomi il suo archivio, allora non ordinato, e ricercando con me le carte, anche prestandomele per la duplicazione. Ricordo in particolare, in Palazzo Lancellotti, sede delle Edizioni di storia e letteratura, la sua chiamata a testimone di Nuccia (Maddalena) De Luca per una fotocopiatura istantanea, per me, di un «quadernetto segreto»: «Vede: do per la prima volta in visione questo mio libretto a questo signore; nessuno l’ha mai letto». Erano gli appunti tra il febbraio 1948, alla vigilia del grande confronto-scontro elettorale, fino a tutto il 1954, cioè alla crisi redazionale de Lo Spettatore italiano. Per aver visto a fondo gli archivi di Rodano e di Balbo dimostravo di sapere già molte cose di quegli anni, ma altre ne scoprii grazie a De Rosa. Gli portai un raro libretto: un’autobiografia di Mao Tse-tung con sua prefazione, che accettò per averlo perso negli anni e mi rivelò allora di aver scritto, non firmandolo, anche un opuscolo sul processo rivoluzionario cinese nel Novecento. Parlammo poi del suo Pro o contro Mosca e del successivo La crisi dell’ONU, con prefazione di Pietro Nenni.5 Riconosceva che la sua militanza comunista aveva a lungo retto per fiducia verso Togliatti, che si era sottratto all’offerta di Stalin di dirigere il Cominform da Mosca, e per un attardarsi da parte sua, e di Rodano, in una visione della politica rooseveltiana di accordi con l’URSS, che veniva nei fatti smentita e superata da una parte e dall’altra, a partire proprio dalla Cina e dalla guerra di Corea. Il sogno di uno scatto storico di civiltà sulle ceneri dei fascismi, e di una società che dal liberalismo passasse a un’articolata democrazia progressiva, andava così palesemente sfumando. 64 IL REGNO - AT T UA L I T À 2/2010 Restava, in Italia, un forte movimento di lavoratori che comunque premeva in quel senso organizzandosi sotto le bandiere comuniste. Per fedeltà a questa realtà politica Rodano rimase nel PCI, e con lui, fino al 1952, anche De Rosa. Un crocevia Lo Spettatore italiano è un importante crocevia nell’interpretazione della politica e della cultura italiana: voce «liberale», espressione di «casa Croce», diretta da Elena Croce con l’apporto del marito Raimondo Craveri, e sostenuta con discrezione dal presidente della Banca commerciale italiana Raffaele Mattioli, rappresentò, specie negli anni cruciali 1950-1954, un tentativo di analisi del sistema politico italiano e internazionale alla luce di distinti fattori in evoluzione. C’era l’esigenza – sentita da Croce – di non infiacchire il liberalismo italiano su anguste posizioni conservatrici, di ricondurre l’ex azionismo fuori da sentimenti aristocratici di superiorità morale e intellettuale, di mantenere un rapporto realistico con la forte sinistra italiana, nelle versioni socialista e comunista, auspicando che non riducesse il suo ruolo a un potere sindacal-corporativo e di piazza, di intendere infine la novità, e la possibile futura tenuta, di un così forte consenso manifestatosi attorno alla DC di De Gasperi il 18 aprile, fenomeno per il quale parevano deboli le categorie di «clericalismo di massa» o di «repubblica guelfa», coniata da un cattolico liberale allora orientato a sinistra come Jemolo. Franco Rodano apparve allora come il più attrezzato interprete della complexio italiana e il suo ingresso ne Lo Spettatore italiano fu favorito da Raffaele Mattioli, a irrobustirne, dal 1951, la parte politica. De Rosa, con Filippo Sacconi, Carlo Ungaro e altri sulle stesse posizioni di Rodano, comunisti cattolici all’epoca incerti e sconcertati dalla scissione dei «culturali» con Balbo,6 troveranno così ne Lo Spettatore italiano un luogo, ove poter esprimere liberamente le loro riflessioni, fuori da una cornice di partito all’epoca opprimente.7 Per accordo con Elena Croce e Craveri i saggi politici del mensile compariranno non firmati. Sarà questa la ragione per cui l’editore Franco Laterza si rivolgerà nell’agosto del 1951 direttamente al direttore, Elena Croce, per sapere chi fosse l’estensore di un articolo comparso a giugno sull’Azione cattolica, comunicandole di esser disposto a commissionargli un libro sull’argomento. Da questo contatto nascerà la fortuna storiografica di Gabriele De Rosa: l’invito lo spronerà a defilarsi dalla responsabilità degli Esteri a L’Unità, chiedendo di passare al meno impegnativo ufficio di spoglio dei quotidiani, con responsabile Felice Platone, ove opererà dal dicembre del 1951 all’ottobre del 1952. Accetterà nel novembre del 1951 l’offerta di Laterza e si dedicherà a quella storia dell’Azione cattolica che in Italia ancora mancava: il primo volume uscirà nel gennaio del 1953, il secondo nell’agosto del 1954.8 Quando esce questo secondo volume anche l’esperienza di convivenza nella redazione de Lo Spettatore italiano sta volgendo al termine: non si è riusciti a far decollare gli abbonamenti e la distribuzione, nonostante l’impegno di Laterza per il REGATT 02-2010.qxd 21/01/2010 14.22 Pagina 65 1953, e si ritornerà così al mensile di nicchia letteraria, tanto più che il segno rodaniano, condiviso da De Rosa, è divenuto più marcato, e scomodo. De Rosa non ha rinnovato la tessera PCI, si è congedato senza traumi da L’Unità nell’ottobre del 1952, ma è voluto ritornare a Botteghe oscure nel gennaio del 1953 per portare in omaggio a Togliatti il suo primo volume di ricerca storica. Con Franco Rodano, cui deve molto in termini di categorizzazione storico-politica, il rapLettera di Franco Laterza (direttore della Casa editrice) a Elena Croce sul giovane De Rosa. porto si manterrà inQuesto processo di graduale, quasi insensibile spostatenso fino al 1956 e ai fatti d’Ungheria, per poi allentarmento d’interessi, questa pazienza nel non giudicare – cosi, mai interrompendo comunque l’amicizia. me con l’arma dell’ideologia si fa, semplificando, in politiDue preti protagonisti e una grande storia ca – trasformerà e arricchirà il ricercatore De Rosa: «AveResterà invece fisso, aumentando anzi esponenzial- vo gran desiderio di rintracciare, al di sotto delle turbolenmente nella collaborazione, l’altro importante rapporto ze della storia immediata, quel che era socialmente, cultuche data anch’esso dal 1944: quello con don Giuseppe ralmente, religiosamente più resistente, quel che apparteDe Luca, forse il più straordinario intellettuale cattolico neva, in altre parole, ai contesti storici più profondi, 12non del Novecento italiano.9 Don Giuseppe è il confortatore spiegabili con il puro richiamo ai conflitti ideologici». Tra i compiti da svolgere c’era, dopo la prima prova («garante delle nostre anime») di De Rosa come del Franco Rodano interdetto ad personam dai sacramenti, superata con Laterza, il passo cronologicamente succesin anni in cui la loro presenza all’interno del mondo co- sivo: l’azione del Partito popolare, costruito e diretto nel munista sarà da lui vista come una missione in un conti- difficile primo dopoguerra da don Luigi Sturzo e sciolto nente da avvicinare e trasformare dall’interno, come per dal Fascismo. Ed ecco il contatto diretto – tramite don certi gesuiti alla Matteo Ricci nella Cina e India del Cin- De Luca, maggio 1954 – con l’anziano, ma operoso, don Sturzo, senatore a vita per volere di Einaudi, ospite presque-Seicento. Influente su Papini e Il Frontespizio negli anni Tren- so le suore canossiane, disposto a raccontare quelle comta, intimo del ministro dell’Educazione nazionale Bottai plesse vicende.13 La storia del PPI14 uscirà, sempre con all’inizio dei Quaranta, in contatto con Togliatti, spesso Laterza, nel 1958, frutto di ricerche incrociate non solo incontrato in casa Rodano, per quasi un ventennio fino sulle carte di Sturzo ma, tra le altre, su quelle di Giolitti, alla morte nel 1962, artefice di importanti discorsi di De di Camillo Corradini, di Filippo Meda. Ma ancor priGasperi, «prete romano» della stessa scuola di Tardini e ma, o appena dopo, e a breve distanza l’uno dall’altro, Ottaviani, amico di Roncalli e in modo diverso di Mon- usciranno libri e saggi riguardanti la crisi dello stato libetini, studioso di una «storia della pietà»10 concepita di- rale,15 un giudizio storico-politico sui partiti italiani con versamente dalla storia della spiritualità e religiosità alla giudizi severi, circa la DC, sul «democraticismo» dei Bremond, De Luca avvierà l’apprendista storico De Ro- dossettiani,16 la cura di una raccolta, voluta da De Luca, sa dentro un nuovo continente, ove alla dimensione del- degli scritti di Alcide De Gasperi prima del suo rientro la vastità, nota al giornalista di Esteri, si aggiungeva in politica nel dopoguerra,17 un’introduzione agli scritti quella della profondità11 e della varietà: il mondo della di Sturzo su popolarismo e fascismo,18 una biografia delChiesa, della cultura cristiana nella vita nazionale e in- l’intransigente veneto Giuseppe Sacchetti19 e una del ternazionale, delle forme storiche di azione politica e so- moderato lombardo Filippo Meda,20 nonché la cura, vociale dei cattolici, delle biografie – che attendevano di es- luta da De Luca e inaugurante la collana di «Politica e sere scritte – dei protagonisti e degli esponenti di una va- storia» per la sua casa editrice, dei primi scritti, demosta e stratificata esperienza sociale e religiosa. cratico-cristiani, di Luigi Sturzo.21 IL REGNO - AT T UA L I T À 2/2010 65 REGATT 02-2010.qxd 21/01/2010 14.22 p Pagina 66 “ Gabriele De Rosa ROFILI Le Edizioni di storia e letteratura sono l’impresa di una vita di don Giuseppe De Luca, e saranno logicamente destinate, dopo la sua morte, nel 1962, a essere governate da un Gabriele De Rosa divenuto storico affermato e intraprendente, nel segno del suo maestro. E di don Sturzo. Quando Sturzo muore, l’8 agosto 1959, il neo-segretario DC Aldo Moro si rivolge a De Rosa per una traccia-canovaccio in vista della sua commemorazione ufficiale:22 è un segno di doveroso riconoscimento innanzitutto per Sturzo, isolato dal circuito DC nei precedenti anni fanfaniani, ma anche per il suo interprete storiografico, che s’impegnerà di lì in poi in scavi ulteriori atti a far comprendere l’importanza dell’azione di Luigi Sturzo nella vita italiana. Fiorire di studi e di centri di ricerca Gli anni Sessanta vedono De Rosa moltiplicare campi e interessi di ricerca, non solo all’interno del movimento cattolico italiano, ma anche in altre direzioni: Vilfredo Pareto e Maffeo Pantaleoni, Francesco Saverio Nitti, Ferdinando Martini, Georges Bernanos, Juan Donoso Cortés, Georges Sorel. Nei (pochi) convegni di riflessione culturale che la DC vorrà organizzare, a San Pellegrino e a Lucca, De Rosa svolgerà il ruolo di chi richiama alle radici di libertà proprie della scuola democratica cristiana. Ma già la fase storica del postconcilio ha creato nei giovani occasioni di condanna moralistica della politica DC, e in questa una prassi autoreferenziale poco sensibile se non sorda a suggerimenti valoriali: un divario destinato ad acuirsi sempre più. A Lucca, 1967, De Rosa richiamerà Sturzo, Maritain, la Gaudium et spes, nonché le idee di Felice Balbo sullo «sviluppo umano», mettendo in guardia la DC dalla «scelta empirica moderata», che era quella che stava nei fatti prevalendo.23 L’anno prima era uscita la sua nuova Storia del movimento cattolico in Italia, che rispetto al lavoro del decennio precedente era non solo ampliata, alla luce delle molteplici ricerche archivistiche da allora svoltesi, ma che costituiva un ripensamento in profondità e metodo («un respiro più lungo»), in cui questione nazionale, ecclesiastica e religiosa si richiamavano al di là di ogni separatezza o dialettica conflittuale.24 Con le Edizioni di storia e letteratura e con la Morcelliana di Brescia, già luogo d’incontro Montini-De Luca, e ora espressione del fiorire degli studi sul movimento cattolico accanto a quelli di storia della Chiesa, De Rosa accompagna una stagione positiva in cui nascono e si affermano nuovi studiosi di storia. Accanto a Sturzo, di cui sta preparando da tempo la biografia, De Rosa studierà padre Taparelli D’Azeglio, esponente di un altro filone importante nella storia italiana per la critica del liberalismo e della «modernità», quello gesuitico, a partire dalle «rivoluzioni» del 1948-1949.25 Sturzo verrà celebrato nel centenario della nascita, 1971, tra Palermo e Caltagirone in un ampio convegno che ne consacrerà la centralità nel campo della storia nazionale. Nel 1977 uscirà l’attesa biografia.26 E nel 1979 De Rosa diverrà il presidente dell’Istituto Luigi Sturzo – creato in Palazzo Baldassini a Roma per volontà degli 66 IL REGNO - AT T UA L I T À 2/2010 amici del sacerdote calatino in occasione del suo ottantesimo, nel 1951 – incrementandone l’attività e le acquisizioni archivistiche, facendone un centro traente anche altre fondazioni storiche in progetti spesso comuni e sempre di ampio respiro. Nel frattempo vastità e profondità nella ricerca prenderanno piede, in quella che tra gli studiosi francesi in relazione con De Rosa (Poulat, Vovelle, De Certau, Delumeau, Goichot, Seguy, Furet) verrà chiamata «la via italiana alla storia sociale e religiosa», con l’istituzione, a partire dal 1965, a Vicenza di un istituto per le ricerche di storia sociale e di storia religiosa, volto a esaminare con nuovi criteri fonti importanti come le visite pastorali tra fine Settecento e Grande guerra, che editerà preziose collane editoriali e, dal 1972, la rivista Ricerche di storia sociale e religiosa, e, dal 1967, di un altro Centro studi per la storia del Mezzogiorno a Salerno e poi Potenza,27 per lo studio della società e della religiosità e santità meridionale, aspetto caro a Sturzo, come a De Luca e a De Rosa. L’originalità di questa «via italiana» sta nel disegnare, nelle particolarità regionali, una storia sociale integrata di respiro nazionale, pur tenendo presenti le piste di Bremond e Le Bras e in dialogo con la nouvelle histoire, ma innovando nel metodo e senza cedere a formule come la microstoria o la «storia immobile». Gabriele De Rosa non firmerà manifesti, non si schiererà in battaglie d’opinione o d’avanguardia, scriverà su organi di stampa definiti «moderati»: Il Tempo di Gianni Letta o, su suo invito, per il Montanelli prima de Il Giornale e poi de La Voce. Quando nel 1987 la DC lo inviterà a presentarsi in Senato nelle sue liste, in Veneto, accetterà. Sarà senatore, e capogruppo, in due legislature: la X (1987-1992) e l’XI (1992-1994) e poi deputato della DC trasformata in Partito popolare nella XII (1994-1996): in tempo per registrarne, con sconcerto e amarezza, l’involuzione e la fine, in un diario che proseguiva il precedente, dal 1968 al 1989.28 La memoria storica nazionale gli dovrà molto in quegli anni in Senato, per la difesa degli istituti storici e la ricerca, anche per l’autorevole presidenza dell’Associazione istituzioni culturali italiane (AICI). Dopo la caduta del muro di Berlino De Rosa vorrà, con convegni e ricerche, aiutare giovani studiosi polacchi, ucraini e russi, in un non facile confronto, nello studio dell’olocausto staliniano, la «morte della terra», e del dopo Chernobyl, verificando infine la sua metodologia di analisi della profondità religiosa a quei popoli, anche in omaggio alla loro resistenza e «fede sommersa». Giovanni Tassani 1 G. DE ROSA, La passione di El Alamein. Taccuino di guerra, 6 settembre 1942 – 1° gennaio 1943, Donzelli, Roma 2002. 2 B. CROCE, «Perché non possiamo non dirci “cristiani”», in La Critica, 20.11.1942, poi raccolto in Discorsi di varia filosofia, vol. I, Laterza, Bari 1945. 3 De Rosa si premurerà in quel momento, dicembre 1945, di conservare intatto l’archivio del Partito della sinistra cristiana, su cui lavorerà, su sua indicazione, molti anni dopo F. MALGERI, La Sinistra cri- REGATT 02-2010.qxd 21/01/2010 14.22 Pagina 67 stiana (1937-1945), Morcelliana, Brescia 1982. Oggi quell’archivio è conservato a Roma presso l’Istituto Luigi Sturzo, ove sono più recentemente confluite anche le carte e la biblioteca di De Rosa. 4 G. TASSANI, La terza generazione. Da Dossetti a De Gasperi tra stato e rivoluzione, Edizioni lavoro, Roma 1988. De Rosa lesse l’intero mio dattiloscritto, consigliandomi alcune limature e correzioni di tono, ed esprimendo il suo compiacimento verso «uno storico che sa scrivere in buon italiano». Poi moderò la presentazione pubblica del libro, l’8.11.1988, con Ardigò, Baget Bozzo, Chiarante e Galloni, per cui cf. La Discussione, 11.2.1989. 5 MAO TSE-TUNG, La mia vita, Edizioni di Cultura sociale, Roma 1951; cf. la prefazione a firma G. De Rosa, 5-14. Gli altri due libretti, sulla politica vaticana e Mosca, e sull’ONU, sono del 1949 e del 1950. Sempre per le Edizioni di cultura sociale il libro sull’ONU, mentre Pro o contro Mosca era uscito per le Edizioni di Milano sera, quasi in contemporanea alla scomunica vaticana del «comunismo ateo»: ciò provocherà schermaglie con L’Osservatore romano, nelle persone del conte Dalla Torre e di Federico Alessandrini, che in anni successivi De Rosa stimerà e frequenterà. L’opuscolo non firmato sulla rivoluzione cinese, un vero e proprio libretto di 68 pagine in prima edizione, 1948, e 108 pagine in seconda edizione, 1950, apparve col titolo Guerra di liberazione in Cina. Da Sun Yat-Sen a Mao Tze-Tung, CDS, Problemi della pace, Roma. 6 Felice Balbo, Sandro Fè d’Ostiani, Mario Motta, Ubaldo Scassellati e Giorgio Sebregondi, dopo un confronto con Rodano nel febbraio 1951, decidevano di lasciare il PCI: un anno dopo, il 2.4.1952, avrebbero dichiarato, su invito vaticano, tale scelta dalle colonne de L’Osservatore romano. 7 Nel 1950 De Rosa aveva dovuto compilare, come ogni redattore de L’Unità, una dettagliata autobiografia ordinata dal vicesegretario organizzativo Pietro Secchia per accertare la provenienza e formazione ideologica dei quadri che facevano il giornale. C’era ormai la sensazione che quella del cattolico dichiarato e professante, come De Rosa ribadiva di essere nell’autobiografia, fosse ormai una condizione da minoranza tollerata ma anomala. 8 DE ROSA, Storia politica dell’Azione cattolica in Italia. I. L’Opera dei Congressi (1874-1904), Laterza, Bari 1953; G. DE ROSA, Storia politica dell’Azione cattolica in Italia. II. Dall’enciclica Il fermo proposito alla fondazione del Partito popolare (1905-1919), Laterza, Bari 1954. 9 Su don De Luca cf. R. GUARNIERI, Don Giuseppe De Luca tra cronaca e storia (1898-1962), Il Mulino, Bologna 1974, e L. MANGONI, In partibus infidelium. Don Giuseppe De Luca: il mondo cattolico e la cultura italiana del Novecento, Einaudi, Torino 1989. 10 G. DE LUCA, «Introduzione alla storia della pietà», in Archivio italiano per la storia della pietà, vol. I, Edizioni di storia e letteratura, Roma 1951. 11 Dell’influsso di De Luca, De Rosa avrà subito coscienza: «Il suo esempio fu per me importante perché mi spingeva a studiare quegli aspetti del “profondo religioso” che io nel mio volume (sull’AC, ndr) avevo poco avvertito, privilegiando più gli aspetti del confronto tra il mondo della “reazione” cattolica e il mondo liberal-borghese uscito dalla rivoluzione nazionale. De Luca inoltre mi sollecitò a fare i conti con la ricerca archivistica fornendomi anche chiavi di lettura della complessa vita di pietà del secolo scorso», in G. DE ROSA, «Il mio lavoro di ricerca storica», intervista in La ricerca storica, Università La Sapienza, Roma 1981-1982, ora in ID., Tempo religioso e tempo storico, I, Edizioni di storia e letteratura, Roma 1987, 479. 12 G. DE ROSA, «Le paure e i silenzi del nostro ieri», in Giano, Ricerche per la pace, 6(1990) settembre-dicembre, ora in G. DE ROSA, Tempo religioso e tempo storico, II, Edizioni di storia e letteratura, Roma 1994, 412. 13 G. DE ROSA, Sturzo mi disse, Morcelliana, Brescia 1982. 14 G. DE ROSA, Storia del Partito popolare, Laterza, Bari 1958. 15 G. DE ROSA, La crisi dello stato liberale, Studium, Roma 1955. 16 G. DE ROSA, «I partiti politici dopo la Resistenza», in Dieci anni dopo 1945-1955. Saggi sulla vita democratica italiana, Laterza, Bari 1955. Gli altri saggi avevano come autori: Achille Battaglia, Piero Calamandrei, Epicarpo Corbino, Emilio Lussu, Mario Sansone, Leo Valiani. 17 A. DE GASPERI, I cattolici dall’opposizione al governo, Laterza, Bari 1955. 18 G. DE ROSA, «Introduzione», in L. STURZO, Il Partito popolare italiano, II, Popolarismo e fascismo (1924), Zanichelli, Bologna 1956 (Opera omnia, s. II, Saggi, discorsi, articoli, 4). 19 G. DE ROSA, Giuseppe Sacchetti e l’Opera dei congressi, Studium, Roma 1957. 20 G. DE ROSA, Filippo Meda e l’età liberale, Le Monnier, Firenze 1959. IL REGNO - AT T UA L I T À 2/2010 67 21 L. STURZO, «La Croce di Costantino». Primi scritti politici e pagine inedite sull’azione cattolica e sulle autonomie comunali, Edizioni di storia e letteratura, Roma 1958. 22 A. MORO, Luigi Sturzo. Una vita spesa per l’affermazione dell’ideale cristiano nella società, Commemorazione tenuta dal segretario politico della DC al Teatro Eliseo, Roma 24.9.1959, DC-Spes (a cura di), Roma 1959. 23 G. DE ROSA, «L’esperienza politica dei cattolici e i tempi nuovi della cristianità», in I cattolici italiani nei tempi nuovi della cristianità, Atti del Convegno di studio della Democrazia cristiana, Lucca 2830.4.1967, Cinque Lune, Roma 1967, 19-70. Il Convegno era stato promosso a seguito di una lettera indirizzata «Ai cattolici che operano nella politica e nella cultura», firmata, oltre che da De Rosa, da Vittore Branca, Sergio Cotta, Cornelio Fabro e Vittorino Veronese. 24 G. DE ROSA, Storia del movimento cattolico in Italia, I. Dalla Restaurazione all’età giolittiana, II. Il Partito popolare italiano, Laterza, Bari 1966. 25 G. DE ROSA, I gesuiti in Sicilia e la rivoluzione del 1848. Con documenti sulla condotta della Compagnia di Gesù e scritti inediti di Luigi Taparelli D’Azeglio, Edizioni di storia e letteratura, Roma 1963; cf. anche i vari saggi coevi su Rassegna di politica e storia, che preludono alla vasta «Introduzione. Le origini della Civiltà cattolica», in [La]Civiltà cattolica (1850-1945). Antologia, 4 voll., Landi, San Giovanni Valdarno 1971, 9-101. 26 Luigi Sturzo nella storia d’Italia. Atti del Convegno internazionale di studi promosso dall’Assemblea regionale siciliana (Palermo-Caltagirone, 26-28.11.1971), 2 voll., Edizioni di storia e letteratura, Roma 1973; cf. le due relazioni di De Rosa, rielaborate e con aggiunta di inediti in G. DE ROSA, L’utopia politica di Luigi Sturzo, Morcelliana, Brescia 1972. Cf. poi G. DE ROSA, Luigi Sturzo, UTET, Torino 1977. 27 È da ricordare l’opera svolta in prima persona da De Rosa con i suoi collaboratori e allievi del Centro di Potenza nelle settimane successive al terremoto del 23.11.1980, quando con un camion messo a disposizione dal Formez, verranno salvati e recuperati dalle macerie diversi archivi ecclesiastici. 28 G. DE ROSA, La storia che non passa. Diario politico 1968-1989, Rubbettino, Soveria Mannelli 1999; G. DE ROSA, La transizione infinita. Diario politico 1990-1996, Laterza, Roma-Bari 1997. Amelio Cimini La comunicazione sonora nella celebrazione liturgica Manuale per celebranti, ministri e animatori della liturgia pesso le celebrazioni liturgiche sono un concentrato di parole smozzicate, frasi biascicate, microfoni e altoparlanti dalla resa scadente. Efficace risposta all’improvvisazione, il manuale scava nei segreti della comunicazione sonora, sia essa parlata, cantata o accompagnata da strumenti musicali, fornendo indispensabili indicazioni pratiche per celebrare al meglio la liturgia. S «Studi e ricerche di liturgia» pp. 88 - € 8,90 EDB Edizioni Dehoniane Bologna Via Nosadella 6 - 40123 Bologna Tel. 051 4290011 - Fax 051 4290099 www.dehoniane.it