IJPH - Year 8, Volume 7, Number 2, Suppl. 1, 2010 ITALIAN JOURNAL OF PUBLIC HEALTH Aspetti organizzativi relativi all’introduzione di Prevenar13® nel contesto di cura italiano Maria Lucia Specchia, Silvio Capizzi, Admir Malaj, Luca Valerio, Giuseppe La Torre, Walter Ricciardi sierotipi inclusi nel PCV7, contiene sei sierotipi Introduzione addizionali (1, 3, 5, 6A, 7F, 19A). I vaccini antipneumococcici hanno lo scopo di prevenire sia l’infezione che, conseguentemente, La schedula vaccinale utilizzata oggi per il le malattie da Streptococcus pneumoniae. Ne vaccino eptavalente in Italia prevede: esistono due grandi classi: polisaccaridici e •due somministrazioni nel primo anno di vita, coniugati. collocate al terzo e al quinto mese; I vaccini polisaccaridici (i primi a essere •una somministrazione nel secondo anno di vita, introdotti), costituiti da polisaccaridi capsulari, tra l’11° e il 13° mese [1]. presentano un grave svantaggio: sono efficaci nello stimolare la branca B del sistema immunitario, La distribuzione delle politiche di offerta e ma non quella T, principale responsabile della finanziamento del vaccino anti-pneumococco in memoria immunologica, e sono detti pertanto Europa e in Italia timo-indipendenti. Di conseguenza, non sono in All’inizio del 2009, 24 Paesi europei grado di generare una immunità duratura quando avevano introdotto o deciso di introdurre il somministrati in bambini al di sotto dei 5 anni e vaccino eptavalente Prevenar® (PCV7) (l’unico vaccino antipneumococcico approvato per in individui immunodepressi. Ciò li rende adatti alla prevenzione delle forme invasive nell’adulto l’uso nell’Unione Europea) nei loro piani di e nell’anziano, ma non alle vaccinazioni in età vaccinazione infantile. Sette di questi Paesi pediatrica. offrono la vaccinazione eptavalente solo ai gruppi I più recenti vaccini coniugati, nei quali i a rischio, gli altri hanno optato per l’offerta polisaccaridi capsulari sono coniugati a proteine universale. L’interesse per questa scelta è carrier, sono in grado di stimolare tanto la risposta relativamente recente: ben 20 Paesi su 24 hanno B-mediata quanto quella T-mediata, e sono quindi iniziato i loro programmi di vaccinazione antiutilizzabili per ottenere un memoria immune a pneumococcica nel 2005 o più tardi. lungo termine quando somministrati a bambini Il continente è diviso a metà nella scelta dei al di sotto dei 5 anni. Il rovescio della medaglia dosaggi: dodici Paesi usano un regime di 3+1 dosi, è la difficoltà tecnica della loro preparazione: è undici un regime 2+1, mentre la Svizzera adotta il difficile inserire sui carrier proteici un numero regime 3+1 per i gruppi a rischio e quello 2+1 per gli altri bambini. Si riscontra una certa variabilità di polisaccaridi corrispondente a tutti i sierotipi nei sistemi di finanziamento, anche se presenti neigroups vaccini polisaccaridici. Il costo dei in theanche Table 1. Focus and methods of data collection employed three studies ben 22 Paesi offrono il vaccino gratuitamente o, vaccini coniugati è conseguentemente più alto. almeno, in cost-sharing con il rispettivo gruppo Il vaccino antipneumococcico attualmente target. Fra i Paesi che adottano un programma di commercializzato in tutto il mondo, Prevenar® (PCV7), appartiene alla classe dei vaccini coniugati vaccinazione universale, 11 hanno implementato e permette di sviluppare immunità contro sette programmi di recupero vaccinale, in base a dei maggiori sierotipi di pneumococco (4, 6B, 9V, schemi diversi (Tabella 1) [2]. In Italia, il principale documento nazionale che 14, 18C, 19F, 23F). organizza e pianifica l’offerta vaccinale è il Piano I vaccini antipneumococcici attualmente in Nazionale Vaccini, discusso e approvato dalla sviluppo sono tutti coniugati e la principale Conferenza Stato-Regioni ogni tre anni. Esso: esigenza cui tentano di rispondere è quella di •definisce i Livelli Essenziali di Assistenza per aumentare il numero di sierotipi coperti dalla quanto riguarda le vaccinazioni; vaccinazione. Per perseguire questo obiettivo Wyeth (ora parte •include raccomandazioni sulle modalità di di Pfizer) ha sviluppato un vaccino polisaccaridico offerta dei vari vaccini alla popolazione. coniugato 13-valente (PCV13) che, in aggiunta ai Il Piano Nazionale Vaccini 2008-2010 è S46 CAPITOLO 6 IJPH - Year 8, Volume 7, Number 2, Suppl. 1, 2010 ITALIAN JOURNAL OF PUBLIC HEALTH Tabella 1. Caratteristiche dei programmi nazionali di vaccinazione pneumococcica per bambini nei 32 Paesi europei [2]. Tradotto da: De Carvalho Gomes [2] . CAPITOLO 6 S47 IJPH - Year 8, Volume 7, Number 2, Suppl. 1, 2010 ITALIAN JOURNAL attualmente in fase di definizione. Le riforme del sistema sanitario susseguitesi negli ultimi vent’anni hanno attribuito alle Regioni italiane sempre maggior autonomia nella gestione delle politiche sanitarie. Nel campo delle politiche vaccinali, questa autonomia è soggetta all’indirizzo del Piano Nazionale Vaccini: tuttavia, il precedente Piano Nazionale Vaccini 2005-2007, ancora in vigore in attesa del Piano 2008-2010, non ha definito una strategia univoca, soprattutto per quel che riguarda la vaccinazione antipneumococcica. Il risultato è che l’Italia, caso unico in Europa, preveda piani di offerta del vaccino antipneumococcico estremamente diversi all’interno del proprio territorio nazionale, con la compresenza di Regioni che lo offrono solo a gruppi a rischio e Regioni che prevedono la copertura universale [3]. A complicare lo scenario è l’inizio del processo di eliminazione dell’obbligatorietà dei vaccini. Ad oggi, solo il Veneto ha avviato un piano di questo tipo a seguito dello sviluppo di un Piano di Monitoraggio del Sistema Vaccinale, condiviso con il Ministero della Salute [4]. Alla fine del 2008, il panorama dell’offerta del vaccino antipneumococco eptavalente da parte delle autorità sanitarie regionali si è stabilizzato su OF PUBLIC questa situazione (Figura 1): •la Regione Marche lo offre a tutti i nuovi nati, dietro pagamento di un ticket; •due Regioni, Abruzzo e Campania, lo offrono gratuitamente per i bambini in comunità e in co-payment per tutti gli altri (46-54 euro per dose); •il Piemonte lo offre gratuitamente solo per i bambini a rischio ma dall’1 Gennaio 2010 l’offerta sarà gratuita ed attiva per tutti i nuovi nati [5]; •nelle rimanenti Regioni l’offerta è gratuita ed attiva per tutti i nuovi nati (ad eccezione della Lombardia, in cui l’offerta è gratuita ma non attiva). Fra queste: •La Sicilia, con il Decreto 6 agosto 2004 [6]: •introduce una nuova strategia di reclutamento “attivo” in alternativa al classico invito scritto ai genitori. A questi è consegnato, al momento della dimissione del neonato, un invito alle vaccinazioni che specifica la data della prima seduta vaccinale. Nei centri nascita pubblici e privati, i Servizi di Igiene Pubblica o di Epidemiologia hanno il compito di affiggere elenchi con indicati i centri di vaccinazione. Tuttavia, l’ulteriore “opera di promozione Figura 1. Raccomandazioni per la vaccinazione pneumococcica in età pediatrica (giugno 2009). Modificato da Esposito [18]. S48 HEALTH CAPITOLO 6 IJPH - Year 8, Volume 7, Number 2, Suppl. 1, 2010 ITALIAN JOURNAL delle vaccinazioni” è demandata “al personale sanitario che assisterà il bambino dalla nascita in poi”, in particolare agli operatori dei servizi vaccinali e ai pediatri di famiglia, con la consegna dell’opuscolo informativo predisposto dall’Assessorato alla Sanità. •L’obiettivo è il raggiungimento di una copertura vaccinale di almeno il 60% dei nuovi nati. •La vaccinazione è somministrata in occasione della prima dose delle vaccinazioni obbligatorie e ai successivi accessi vaccinali. •Sono previsti anche interventi di formazione di tutti gli operatori sanitari coinvolti. •È prevista la valutazione della copertura vaccinale. •Per quanto riguarda il flusso di registrazione degli eventi avversi, i “case reporters” sono invitati a contattare, oltre che la ASL, la Regione e il Ministero, anche la farmacovigilanza di Wyeth (ora parte di Pfizer). •La Regione Calabria, nel decreto del 2 settembre 2004 [7], non si discosta dalle politiche nazionali e delle altre Regioni che offrono gratuitamente la vaccinazione antipneumococcica eptavalente a tutti i nuovi nati. •La Regione Veneto [8] con il Dgr n. 4403 del 30 dic. 2005 ha avviato un piano operativo specifico per l’introduzione nel calendario regionale di alcune vaccinazioni, fra cui quella antipneumococcica, accompagnato dallo studio dell’impatto della loro introduzione nel Veneto e dalla conseguente elaborazione di un programma per la sorveglianza attiva delle meningiti e delle patologie correlate alle vaccinazioni. •La Regione Liguria, con la Deliberazione della Giunta Regionale n. 165 del 27-022006 [9], specifica che l’offerta del vaccino antipneumococcico eptavalente è gratuita per tutti i soggetti di età inferiore o pari ai 36 mesi. •La Regione Molise nella delibera della Giunta Regionale n. 344, del 21 marzo 2006 [10] •prevede per il vaccino coniugato eptavalente una schedula con due dosi di vaccino nel primo anno di vita, effettuate ad intervallo di otto settimane l’una dall’altra, seguite da una dose di rinforzo ad 11-15 mesi; •prevede per il vaccino 23-valente la gratuità nei soggetti adulti a rischio e anziani dal 65° anno di età. •La Regione Sardegna ha accolto in sede di Giunta Regionale la “Proposta di un Calendario Vaccinale per l’Età Evolutiva in Sardegna” trasmesso al Ministero della Salute e all’ISS con nota del D.G. dell’Assessorato Igiene e Sanità OF PUBLIC HEALTH n. 15246 del 28.06.2007 [11], che prospetta l’introduzione della gratuità e dell’universalità del vaccino antipneumococcico. •La Regione Lazio, nell’Aggiornamento al Piano Regionale Vaccini del 29 febbraio 2008 [12], specifica che: •il vaccino, altresì gratuito per tutti i nuovi nati, è offerto gratuitamente anche ai bambini a rischio per patologia, e ai bambini di età inferiore ai 5 anni di età appartenenti a specifiche comunità etniche, quali la nomade; •nell’ambito del monitoraggio dell’incidenza delle malattie invasive da pneumococco va integrata la tipizzazione e la sottotipizzazione dei ceppi di pneumococco circolanti. Le condizioni di rischio cui fanno riferimento le Regioni che le considerano come condizione per la gratuità del vaccino sono quelle previste dalla C.M. n. 11 del 19/11/2001 [13]: 1. Talassemia e anemia falciforme 2. Asplenia funzionale e anatomica 3. Condizioni associate a immunodepressione (trapianto d’organo, terapia antineoplastica, terapia sistemica corticosteroidea ad alte dosi) 4. Diabete mellito 5. Insufficienza renale e sindrome nefrosica 6. Infezione da HIV 7. Immunodeficienze congenite 8. Malattie cardiovascolari croniche 9. Malattie epatiche croniche 10. Broncopneumopatie croniche compresa la fibrosi cistica 11. Soggetti con impianti cocleari 12. Perdita di liquido cerebrospinale La definizione di “bambino in comunità” cui fanno riferimento le Regioni che la considerano come condizione della gratuità del vaccino è quella specificata dalla stessa C.M. n. 11 del 19/11/2001 come bambino inferiore ai 36 mesi che frequenti stabilmente asili nido o altre collettività. Molte delle normative regionali fanno esplicito riferimento alla nozione di herd immunity [9,11], a testimonianza dell’attenzione per le evidenze scientifiche che sembra orientare le scelte amministrative, anche alla luce degli ampi spazi di manovra – con conseguenti responsabilità decisionali – che l’autonomia in campo sanitario consente. Nel 2008, il tasso di incidenza nazionale delle infezioni pneumococciche invasive (IPD) è stato di 4,65 per 100.000 nei bambini al di sotto di un anno d’età e di 1,73 per 100.000 nei bambini tra 1 e 5 anni d’età. Analizzando il dato stratificato per Regioni si evincono delle differenze di tassi CAPITOLO 6 S49 IJPH - Year 8, Volume 7, Number 2, Suppl. 1, 2010 ITALIAN JOURNAL di incidenza che si potrebbero attribuire alle diverse politiche di offerta del vaccino oltre che ad una possibile sottonotifica dei casi di IPD[14] (Tabella 2). I servizi di vaccinazione e loro collegamento con i pediatri di libera scelta e i medici di medicina generale La gerarchia delle responsabilità, gli attori e i luoghi della vaccinazione Le politiche vaccinali, in Italia, sono controllate su tre livelli: nazionale, regionale e locale. Il livello nazionale, che fa capo principalmente al Ministero della Salute e alla Conferenza StatoRegioni: •nell’ambito della programmazione, definisce le strategie e i programmi vaccinali individuando OF PUBLIC HEALTH i vaccini obbligatori, il calendario vaccinale, gli obiettivi di copertura ed eradicazione e i flussi informativi dei sistemi di sorveglianza e monitoraggio; •nell’ambito dell’attuazione, non ha responsabilità dirette, ma stabilisce i criteri minimi per l’autorizzazione e l’accreditamento dei servizi di vaccinazione, basati su quattro dimensioni fondamentali della qualità: strutturale, tramite il superamento di procedure di certificazione ed accreditamento delegate in gran parte alle Regioni; organizzativa, basata sulle informazioni disponibili sull’efficacia delle azioni (approccio evidence-based); professionale, garantita dalle qualifiche del personale e tramite l’istituto dell’Educazione Continua in Medicina; relazionale, fattore fondamentale per garantire Tabella 2. Casi incidenti e tassi di incidenza delle IPD nei bambini di età ≤ 5 anni nelle diverse Regioni Italiane (anno 2008). Modificato da Pantosti [14]. S50 CAPITOLO 6 IJPH - Year 8, Volume 7, Number 2, Suppl. 1, 2010 ITALIAN JOURNAL il passaggio delle informazioni e favorire l’empowerment del cittadino; •nell’ambito delle attività di valutazione, definisce gli indicatori ed i criteri di raccolta dei dati per tutte le indagini e ha l’iniziativa per specifici studi epidemiologici sull’incidenza delle malattie suscettibili di vaccinazione e sul confronto di dati di malattia e di copertura [15]. Le Regioni hanno responsabilità programmatorie, attuative e valutative: •dal punto di vista programmatorio, definiscono programmi vaccinali di protezione collettiva aggiuntivi al calendario nazionale, in modo da rispondere alle proprie specifiche situazioni epidemiologiche; possono individuare le situazioni di rischio particolari per cui prevedere specifici calendari vaccinali; possono inoltre rendere più severi i requisiti di autorizzazione e accreditamento dei centri di vaccinazione; •hanno importanti responsabilità nell’attuazione delle politiche vaccinali. A livello regionale è attivato un gruppo intersettoriale di coordinamento sulle vaccinazioni, composto da un medico del Dipartimento di Prevenzione, un medico e un infermiere/assistente sanitario dei servizi vaccinali, un pediatra di libera scelta (PLS) e/o un medico di medicina generale (MMG), un medico specialista (MS) ospedaliero o di clinica universitaria, un farmacista, più eventuali altre figure. Le Regioni definiscono: le modalità di informazione ed educazione sanitaria; i criteri per la formazione e l’aggiornamento del personale addetto ai servizi di vaccinazione; le modalità di erogazione per le vaccinazioni al di fuori dei calendari vaccinali promossi (es. profilassi internazionale, vaccinazioni in ambito lavorativo, vaccinazioni per la protezione individuale…), le strategie per aumentare l’adesione alle vaccinazioni; •dal punto di vista valutativo, possono modificare gli studi e le indagini richieste a livello centrale per adattarle alla propria situazione epidemiologica; inoltre, gestiscono direttamente il sistema di rilevazione delle reazioni avverse [15]. Il livello locale è rappresentato dalle ASL e, nell’ambito di ciascuna ASL, dal Dipartimento di Prevenzione. Il livello locale non ha responsabilità programmatorie: il fulcro dell’attività è rappresentato dall’attuazione delle politiche vaccinali. Dal livello locale partono i flussi che permettono le attività di valutazione. Attraverso il Dipartimento di Prevenzione passano senza eccezione: •i dati dell’anagrafe vaccinale, compresi il flusso di sorveglianza e il flusso di monitoraggio. Dall’avere a disposizione questi dati discendono OF PUBLIC HEALTH ulteriori responsabilità: 1.l’individuazione e il recupero di non vaccinati (catch-up) e la riproposta periodica della vaccinazione (follow-up); 2.il miglioramento della capacità di raggiungere le persone ad alto rischio, per condizione sociale, culturale o lavorativa, cui offrire le vaccinazioni necessarie; 3.la valutazione dell’efficacia dei programmi vaccinali. •la sorveglianza attiva delle malattie infettive. I dipartimenti di prevenzione organizzano la somministrazione dei vaccini, che può essere effettuata: •direttamente dal Dipartimento di Prevenzione; •dal Dipartimento Materno Infantile; •dai Medici di Medicina Generale (MMG); •dai Pediatri di Libera Scelta (PLS); •più raramente, dai Medici Specialisti (MS). In particolare, tre figure professionali hanno un ruolo chiave: •PLS. Il coinvolgimento dei PLS è considerato prioritario, date le evidenze sulla loro influenza sulle scelte sanitarie della famiglia e del bambino in ordine alle vaccinazioni. I PLS rappresentano la figura professionale di riferimento per il bambino, e possono somministrare le vaccinazioni dell’infanzia. •MMG. Svolgono nei confronti di adulti e anziani un ruolo di counselling analogo a quello svolto dai PLS per bambini e adolescenti. I MMG possono occuparsi di somministrare sia le vaccinazioni dell’età adulta sia i richiami in età adulta delle vaccinazioni iniziate in età pediatrica. •MS. Può essere chiamato in causa sia in consulenze “pre-vaccinali” sia per la valutazione e la gestione di eventi avversi “potenzialmente collegabili alla vaccinazione”. Inoltre, dovrebbe essere il MS a “somministrare le vaccinazioni in situazioni protette” quando ciò sia specificato dalla normativa. La priorità organizzativa, a questo livello, è garantire il collegamento fra il Dipartimento di Prevenzione e questi “agenti”. I punti su cui occorre insistere, a questo proposito, sono i seguenti: •una formazione puntuale, completa e costantemente aggiornata di questi professionisti circa l’organizzazione del servizio vaccinale del proprio ambito territoriale, gli obiettivi delle strategie vaccinali, le procedure dei flussi di sorveglianza e monitoraggio. Tale formazione rappresenta un prerequisito imprescindibile per le responsabilità dei medici e degli addetti ai servizi di prevenzione che somministrano i CAPITOLO 6 S51 IJPH - Year 8, Volume 7, Number 2, Suppl. 1, 2010 ITALIAN JOURNAL vaccini; •i medici non dovrebbero occuparsi delle vaccinazioni solo in occasione dei richiami da parte delle autorità sopraordinate o delle visite organizzate ad hoc, ma rendere ogni singola visita e contatto con i propri pazienti un’occasione di controllo dello stato di vaccinazione e, all’occorrenza, somministrazione del vaccino. Il tutto, ovviamente, compatibilmente con le condizioni contingenti dei singoli pazienti e conformemente al programma d’azione definito a livello regionale; •i professionisti che somministrano il vaccino sono responsabili dell’avvio del flusso informativo di ritorno verso il Dipartimento di Prevenzione e, dunque, le autorità regionali e nazionali. Per far questo devono essere adeguatamente informati dei referenti (cui trasmettere le informazioni) e della cadenza di consegna delle informazioni; inoltre, devono essere forniti della modulistica ad hoc, per comunicare l’avvenuta vaccinazione (con informazioni circa i dati anagrafici, il tipo di vaccino, il numero di lotto, la data di scadenza e la data di effettuazione della vaccinazione), l’eventuale insorgenza di reazioni avverse alla vaccinazione e il sospetto di malattia infettiva; •infine, sono queste figure i responsabili del recepimento del consenso informato alla vaccinazione. Ogni servizio di vaccinazione adotta un protocollo di consenso informato, adeguandosi alle direttive di ogni Regione. Altri attori significativi del Servizio Sanitario che Regioni e ASL possono coinvolgere a vari livelli sono: •le farmacie e i farmacisti; •gli operatori dei consultori familiari, che intervengono soprattutto nei corsi di preparazione alla nascita e nelle visite postpartum. I luoghi dove si svolgono attività di immunizzazione dovrebbero: •essere accessibili; le somministrazioni per •organizzare appuntamento; •prevedere un sistema per la raccolta anamnestica; •prevedere un servizio di consulenza e vaccinazione per minori immigrati; •prevedere una procedura di acquisizione del consenso; •avvalersi di materiale informativo scritto che contenga informazioni complementari, e non alternative, al colloquio. I calendari vaccinali Le schedule di somministrazione dei diversi vaccini offerti sono fissate in modo tale da conformarsi a requisiti stabiliti a livello della S52 OF PUBLIC HEALTH pianificazione strategica. Alcuni di essi sono di tipo medico-clinico: garantire livelli di copertura a livello nazionale i più omogenei possibile; essere flessibili, per permettere l’introduzione di nuovi vaccini o modifiche dello stesso calendario vaccinale. Altri sono di natura più squisitamente organizzativa e pratica: minimizzare il numero di accessi ai servizi vaccinali per diminuire il numero di criticità e aumentare la compliance da parte del pubblico; somministrare non più di due vaccini per via iniettiva nella stessa seduta. Stando così le cose, è facile comprendere come i calendari vaccinali per uno stesso vaccino siano estremamente diversi da Paese a Paese, come rilevato dall’ECDC nel confrontare i vari Paesi europei. Nonostante questa disomogeneità non modifichi l’efficacia dei vaccini, essa può determinare difficoltà a livello sociale e burocratico, come alcune criticità relative al libero movimento delle persone nell’Unione Europea. E’ dunque prevedibile che, sotto la pressione delle autorità europee e delle organizzazioni scientifiche, una delle tendenze future sarà quella ad omogeneizzare i calendari vaccinali fra i Paesi europei [16]. PCV7 e PCV13: dati di switch e di cosomministrazione •I dati di switch dal PCV7 al PCV13 dimostrano che nei bambini che hanno ricevuto 3 dosi di PCV7 nel 2°, 3° e 4° mese di vita, seguite da una dose di PCV13 nel secondo anno di vita, le risposte immunitarie verso i 7 sierotipi comuni sono comparabili con quelle osservate nei soggetti che hanno ricevuto 4 dosi di PCV7 (Figura 2). Inoltre, la dose di PCV13 nel secondo anno di vita, somministrata dopo 3 dosi di PCV7, suscita una risposta immunitaria verso i 6 sierotipi supplementari comparabile con quella osservata dopo 3 dosi di PCV13 nel 2°, 3° e 4° mese di vita. In questo caso, però, la risposta immunitaria verso i 6 sierotipi supplementari del PCV13 è comunque meno robusta di quella ottenibile nei bambini che hanno completato lo schema 3+1 con PCV13 (Figura 3). Di conseguenza, è raccomandabile nei nuovi nati la schedula di vaccinazione con PCV13 e il passaggio al PCV13 nei bambini che non hanno completato la schedula di vaccinazione con il PCV7 [17]. •I dati di co-somministrazione indicano che il profilo di sicurezza del PCV13 somministrato in concomitanza con i vaccini pediatrici di routine (DTaP, HBV, IPV e Hib), con il vaccino anti-meningococco gruppo C coniugato e con il vaccino antimorbillo-parotite-rosolia, è simile a CAPITOLO 6 IJPH - Year 8, Volume 7, Number 2, Suppl. 1, 2010 ITALIAN JOURNAL quello del PCV7 analogamente somministrato. Inoltre, per quanto riguarda il profilo di efficacia, il PCV13 non sembra alterare la risposta immunitaria verso gli antigeni dei vaccini in co-somministrazione. In conclusione, la sicurezza e la tollerabilità del PCV13 appaiono del tutto sovrapponibili a quelle del PCV7 ed inoltre il PCV13, grazie ai 6 sierotipi addizionali, aumenta la protezione nei confronti delle malattie da pneumococco [18 – 20]. (Tabella 3) I sistemi di sorveglianza e monitoraggio Sistema informativo Le politiche sanitarie sono monitorate in Italia da OF PUBLIC HEALTH un sistema informativo volto ad assicurare la raccolta tempestiva e completa di tutti i dati rilevanti relativi all’efficacia delle vaccinazioni, comprendente anche la sorveglianza degli eventi avversi. Il flusso informativo parte dai soggetti che svolgono l’attività di somministrazione vaccini, che si interfacciano con il relativo Dipartimento di Prevenzione, o dai dipendenti del Dipartimento di Prevenzione stesso. Il sistema informativo di ogni servizio vaccinale è integrato con quello sulle malattie infettive, informatizzato e collegato con le anagrafi comunali. Prevede, per quanto riguarda i vaccini: • controllo di tutte le fasi dell’attività; • controllo periodico della copertura vaccinale; Figura 2. Media geometrica della concentrazione (GMC) delle IgG anti-pneumococciche per i sette sierotipi vaccinali prima e dopo la dose di recupero. Tratto da Grimprel [17] Figura 3. Media geometrica della concentrazione (GMC) delle IgG anti-pneumococciche per i sei sierotipi vaccinali addizionali prima e dopo la dose di recupero. Tratto da Grimprel [17] CAPITOLO 6 S53 IJPH - Year 8, Volume 7, Number 2, Suppl. 1, 2010 ITALIAN JOURNAL OF PUBLIC HEALTH Tabella 3. GMC delle IgG dei vaccini in co-somministrazione 1 mese dopo la serie di vaccinazioni infantili e dopo la dose di recupero. Modificato da Esposito [18]. • controllo delle segnalazioni delle reazioni avverse potenzialmente attribuibili a vaccino e attività effettuata conseguentemente alla ricezione delle segnalazioni. I dati raccolti e il loro confronto con gli obiettivi (raggiunti o no) dovranno essere sintetizzati in un report annuale. Ogni Regione attiva due importanti servizi: a.l’anagrafe vaccinale; b.il monitoraggio degli eventi avversi. Il parallelo flusso informativo sulle malattie infettive segue invece un flusso routinario, basato sulla ricezione della segnalazione da parte del Servizio di Igiene Pubblica della ASL e sulla compilazione da parte dello stesso del modello 15, che distingue 5 classi di malattie trasmissibili. Anagrafe vaccinale Deve essere organizzata nel dettaglio dalle singole Regioni, ma devono essere definiti: • la base di vaccinazione, cioè la popolazione da vaccinare, attraverso la registrazione dei dati sui nuovi nati, trasmessi dalle anagrafi comunali, con conseguente generazione di inviti e re-inviti dei soggetti alla vaccinazione. La base di vaccinazione dovrebbe anche permettere l’identificazione dei soggetti difficili da raggiungere; S54 • i dati di vaccinazione minimi: le vaccinazioni effettuate e la copertura, in riferimento sia alla popolazione bersaglio che all’attività dei medici pediatri. L’anagrafe vaccinale dovrebbe consentire di calcolare le coperture vaccinali, definite come la percentuale di individui vaccinati sul totale della popolazione bersaglio. Il loro calcolo richiede dunque la disponibilità dei dati sulla popolazione bersaglio, che per le vaccinazioni in età pediatrica è data dalle coorti di nuovi nati, e sullo stato vaccinale, che dipende dal numero di dosi necessarie per indurre immunità. Questo viene fatto tramite un modello apposito, definito in collaborazione con la Commissione Nazionale Vaccini, il Modello per la rilevazione delle attività vaccinali. Esso viene inviato annualmente da ogni Regione alla Direzione Generale della Prevenzione Sanitaria, e si compone di quattro sezioni: • Sezione I - coperture vaccinali a 24 mesi. Sono specificati il numero di bambini di una coorte definita dai nati due anni prima di ciascuna rilevazione, e la percentuale di questi che ha ottenuto un ciclo vaccinale completo (il numero e la periodicità delle dosi, ovviamente, variabile da vaccino o vaccino) nel corso dei due anni successivi alla nascita. CAPITOLO 6 IJPH - Year 8, Volume 7, Number 2, Suppl. 1, 2010 ITALIAN JOURNAL • Sezione II - rilevazione qualitativa dei bambini non vaccinati per polio, che specifica se coloro che risultano non vaccinati per polio non sono disponibili per la raccolta informazioni o non hanno effettivamente ricevuto il vaccino – e, in quest’ultimo caso, per quale ragione; • Sezione III - richiami, che specifica le coperture non dei vaccini in sé, ma dei richiami, per i tre vaccini attualmente obbligatori che richiedono un richiamo all’età di 14-15 anni (polio, difterite, tetano, con l’eventuale aggiunta di pertosse). • Sezione IV - dosi di vaccino eseguite, che riporta i dati aggregati per numero di dosi: per ciascun anno solare, il numero di dosi totali, il numero di dosi per singolo vaccino e, solo per morbillo e rosolia (in ottemperanza al Piano Europeo per l’Eradicazione del Morbillo e della Rosolia Congenita), il numero di prime e di seconde dosi. Questa rilevazione permette una valutazione del grado di organizzazione, dell’utilizzo delle scorte e di una serie di parametri di carattere economico. Così come ogni Regione invia il Modello per la rilevazione delle attività vaccinali alla Direzione Generale della Prevenzione Sanitaria, ogni Dipartimento di Prevenzione locale invia alla Regione uno Schema di report sulla valutazione delle attività vaccinali. Quest’ultimo è invece diviso in una parte relativa alle Vaccinazioni e una relativa alle Malattie Infettive. La parte relativa alle vaccinazioni specifica il numero di sedi vaccinali e alcuni dati sul loro equipaggiamento; il numero di medici vaccinatori e le loro qualifiche; il personale infermieristico; le attività di formazione e aggiornamento del personale; alcuni parametri relativi alla organizzazione e alle attività; i dati di efficienza gestionale e di esito, cioè la percentuale di vaccinati per ogni singola dose e le coperture a 24 mesi per tutti i vaccini [15, 21]. L’inserimento di una tale mole di dati nei modelli di valutazione e report delle attività vaccinali è anche funzionale alla valutazione dei programmi di vaccinazione stessi. Il Ministero della Salute utilizza a questo scopo quattro principali categorie di indicatori, che sono estrapolate dai modelli di valutazione e dagli schemi di report: • indicatori di processo e rispondenza degli aspetti organizzativi con procedure evidence-based; • indicatori di output: coperture vaccinali e loro OF PUBLIC HEALTH scostamento rispetto agli obiettivi prefissati; frequenza delle malattie infettive potenzialmente prevenibili con vaccino e loro impatto sui servizi di diagnosi e cura e sulla mortalità della popolazione (informazione tratta dalla parte relativa alle malattie infettive di ogni schema di report redatto a livello locale); • ricorrenza degli eventi avversi potenzialmente attribuibili a vaccino; • qualità percepita dei servizi vaccinali da parte della popolazione. Interventi per il miglioramento delle coperture vaccinali Le azioni efficaci per migliorare le coperture vaccinali possono essere divise in tre sottogruppi [22], in base alla finalità: • azioni volte ad aumentare la richiesta di vaccinazioni da parte della popolazione. In Italia, appartengono a questa categoria tutti i provvedimenti volti a informare ed educare il pubblico, aumentando la consapevolezza dell’importanza degli interventi vaccinali. La consapevolezza dell’importanza della vaccinazione antipneumococcica è, nell’opinione pubblica italiana, sorprendentemente ben sviluppata. Lo hanno testimoniato le reazioni di numerose associazioni di consumatori alla notizia che la bozza originale del Piano Nazionale Vaccini 2008-2010 avrebbe potuto includere l’aggiunta delle vaccinazioni antipneumococcica e antimeningococcica alle vaccinazioni obbligatorie [23]. • Azioni volte ad ampliare/facilitare l’accesso ai servizi vaccinali. Rappresentano una delle ragioni principali per le quali si insiste sul diversificare le figure che i Servizi di Prevenzione delle ASL utilizzano per la somministrazione dei vaccini stessi: dipendenti del servizio stesso, MS, MMG, PLS. Altro importante provvedimento con questo scopo è il tentativo di raggiungere i gruppi a maggior rischio di non aderenza (per esempio, le popolazioni nomadi) e quello di recuperare i ritardatari e gli inadempienti. Interventi di questo tipo sono già attuati di routine e facilitati dalle informazioni contenute nelle anagrafi vaccinali1, ma la loro efficacia può essere implementata 1 Il sistema di erogazione dei vaccini prevede l’identificazione, tramite verifiche periodiche dell’anagrafe vaccinale della ASL, dei soggetti: i) ritardatari che hanno iniziato in ritardo il ciclo primario di vaccinazione (la causa più comune è il ritardo di comunicazione delle nuove nascite da parte dell’anagrafe sanitaria comunale della ASL di competenza); ii) inadempienti parziali che hanno iniziato il ciclo primario di vaccinazione ma non lo hanno completato; iii) inadempienti totali che non hanno mai iniziato il ciclo primario di vaccinazione. Non appena identificati, i soggetti ricevono delle lettere di convocazione presso i propri Ambulatori. CAPITOLO 6 S55 IJPH - Year 8, Volume 7, Number 2, Suppl. 1, 2010 ITALIAN JOURNAL ampliando le tipologie di informazioni contenute nelle anagrafi vaccinali e usandole come base per i programmi di richiamo periodici [24]. • Azioni rivolte agli operatori dei servizi vaccinali. Si tratta della formazione adeguata, non solo sulla pratica dell’immunizzazione nel senso stretto medico-clinico, ma anche sull’organizzazione stessa dei servizi vaccinali e sui loro obiettivi. Questa formazione riguarda tutti coloro che rivestono ruoli e responsabilità nell’organizzazione delle campagne di vaccinazione, nella somministrazione di vaccini e nella comunicazione con i pazienti. Inoltre, è anche a questo scopo che i servizi di vaccinazione sono forniti di un equipaggiamento adatto: dai dispositivi ed attrezzature necessari per l’immunizzazione alla modulistica di supporto per l’innesco di flussi informativi di monitoraggio e di sorveglianza degli eventi avversi. Questi interventi presuppongono, in ogni caso, l’efficienza dell’anagrafe vaccinale, vero fulcro delle operazioni di rilevamento dati e progettazione degli interventi. Il passaggio decisivo per migliorare il suo funzionamento sarebbe sfruttare appieno le potenzialità offerte dalle nuove tecnologie. L’anagrafe vaccinale dovrebbe essere informatizzata, adeguata a procedure di tutela della privacy, e gestita da personale formato e addestrato. Per favorire la ricezione dei dati dai soggetti che effettuano la vaccinazione, dovrebbe essere agevolato il ricorso ai sistemi di comunicazione elettronica. In Italia la situazione attuale dei livelli di organizzazione dell’anagrafe vaccinale è, come è facile aspettarsi, estremamente disomogenea: solo il 70% circa delle ASL nazionali ha un’anagrafe informatizzata, e quelle che ne sono prive sono concentrate nel Meridione [25]. Nei prossimi anni è atteso un ricorso crescente alla gestione informatica dei dati. Monitoraggio degli eventi avversi a vaccinazione L’OMS definisce “evento avverso alla vaccinazione” qualsiasi situazione peggiorativa dello stato di salute di un individuo cui è stato somministrato un vaccino in un passato recente. Tale definizione non esclude gli eventi coincidenti non causati dalla somministrazione di vaccini e non direttamente collegati a questi. La normativa italiana [26] riconduce le reazioni avverse a vaccino nella più generica categoria delle reazioni avverse a farmaci, con le definizioni: •reazione avversa: risposta a un farmaco che sia nociva e non intenzionale e che avvenga alle dosi normalmente usate nell’uomo per la profilassi, la diagnosi e la terapia o per ripristinare, correggere e modificare le funzioni fisiologiche; S56 OF PUBLIC HEALTH •reazione avversa grave: qualsiasi reazione che provoca la morte di un individuo, ne mette in pericolo la vita, ne richiede o prolunga l’ospedalizzazione, provoca disabiltà o incapacità persistente o significativa, comporta una anomalia congenita o un difetto alla nascita. •reazione avversa inattesa: reazione avversa la cui natura, gravità o conseguenza non è coerente con il riassunto delle caratteristiche del prodotto. In base allo schema del flusso informativo, l’obbligo della segnalazione compete a ciascun sanitario (medico vaccinatore, PLS, MMG, medico del Pronto Soccorso, medico ospedaliero) alla cui osservazione giungano pazienti con quadri clinico-anamnestici compatibili con una reazione a vaccino. Il sistema di sorveglianza degli eventi avversi ha le seguenti funzioni: •consentire le cure del singolo caso; •accertare se un dato evento possa essere attribuibile a un reale rapporto di causa-effetto con la somministrazione di un vaccino oppure a un semplice rapporto temporale; •aggiornare le informazioni disponibili sulla sicurezza e la reattogenicità dei vaccini, sui rischi/benefici e sulle controindicazioni, nel quadro di una post-marketing-surveillance; •modificare eventualmente i criteri di utilizzo dei vaccini; •fornire alla popolazione un’informazione corretta sulla frequenza e sulla gravità degli effetti indesiderati dovuti alle vaccinazioni. La sorveglianza degli eventi avversi a vaccino segue diverse fasi operative: a.individuazione; b.trasmissione della notifica al responsabile per la farmacovigilanza; c.notifica al servizio vaccinale; d.eventuale recupero di dati mancanti da parte del servizio vaccinale; e.accertamento: inquadramento diagnostico, valutazione della correlazione causale o meno con la vaccinazione oppure della relazione con le modalità di conservazione/ somministrazione del vaccino; f.valutazione del rapporto dell’evento con l’atto vaccinale: attribuibile, probabile, possibile, non attribuibile; g.trasmissione della notifica al Ministero della Salute. A inserire nella rete le informazioni relative ai casi avversi deve essere il Responsabile della farmacovigilanza della struttura sanitaria in cui è comparso il caso. Il sistema di notifica e trasmissione favorisce non solo l’operatività a CAPITOLO 6 IJPH - Year 8, Volume 7, Number 2, Suppl. 1, 2010 ITALIAN JOURNAL livello locale, regionale e centrale, ma anche l’immediatezza e la rapidità della consultazione della base dati. La tempestività è fondamentale perché permette l’attuazione immediata di provvedimenti cautelativi. Il sistema prevede infine, come precedentemente ricordato, la produzione di report, per il ritorno periodico dell’informazione ai segnalatori, elemento essenziale per la loro motivazione alla corretta e tempestiva segnalazione. Interventi per migliorare l’efficacia del monitoraggio degli eventi avversi a vaccinazione •Effettuare interventi di sensibilizzazione di tutti i soggetti tenuti alla segnalazione delle reazioni avverse attraverso: a.la definizione di un protocollo operativo che preveda la definizione di caso, la valutazione dei criteri temporali, i flussi di notifica, i criteri di analisi e di approfondimento dell’intervento; b.la diffusione periodica dei dati. •Stabilire un’organizzazione in cui tutti i servizi siano ben integrati, in modo tale che siano anche assicurati: a.l’accertamento dell’incidenza reale nella popolazione dei vaccinati. Si suggeriscono, quali metodi, anche a cadenze prestabilite e su campioni di popolazione: contatti telefonici, inchieste domiciliari, record linkage degli archivi disponibili. A questo scopo la letteratura scientifica [27-29] e le pratiche internazionali [30,31] hanno promosso e sviluppato il metodo del record linkage, condotto “incrociando” i due archivi anagrafe vaccinale e dimissioni ospedaliere, tramite chiavi comuni quali cognome, nome, sesso, data di nascita, comune di nascita, codice del comune di nascita, comune di residenza, codice del comune di residenza. Oggi anche in Italia la disponibilità di archivi informatizzati rende possibile questo sistema. Tuttavia la qualità dei dati ospedalieri è spesso carente [20] b.il follow-up dei casi con reazione avversa grave. Può essere condotto sulla base di contatti telefonici periodici, visite domiciliari, operazioni di record-linkage. Al fine di assicurare la qualità scientifica delle informazioni provenienti dai sistemi di sorveglianza e monitoraggio e delle conclusioni che da esse si possono trarre, è stato costituito in Italia un Gruppo di esperti per la valutazione dell’effettiva correlazione con la somministrazione dei vaccini di singoli casi sospetti di eventi avversi gravi [15]. L’attività di tale gruppo si svolge OF PUBLIC HEALTH indipendentemente e senza interferenze con quella degli organi deputati alla farmacovigilanza e delle Commissioni Mediche Ospedaliere, cui la legge affida il giudizio sul nesso di causalità fra complicanza permanente e vaccinazione. Deve fornire piuttosto un ulteriore supporto di elevato profilo scientifico, anche ai fini di una appropriata informazione della popolazione circa i reali rischi associati alla pratica vaccinale. Empowerment del cittadino L’importanza dell’empowerment è dimostrata da numerose ricerche che hanno mostrato come, negli ultimi decenni, a pesare sulle politiche decisionali e sull’efficacia dei vaccini è stata sempre più la percezione della pratica dell’immunizzazione da parte sia del pubblico sia degli operatori sanitari stessi. La mancanza di formazione specifica condiziona enormemente i fattori di processo e quelli di risultato. Non mancano, tuttavia, strumenti efficaci in tal senso, la cui applicazione non può essere a questo punto trascurata: per la formazione degli operatori sanitari, corsi ad hoc e sistemi informativi sui vaccini; per il pubblico, la trasmissione di informazione in tutti i momenti del percorso vaccinale in cui esso è raggiungibile [32]. Il Piano Nazionale Vaccini 2005-2007 fa esplicito riferimento all’importanza dell’azione di empowerment finalizzata ad aumentare le conoscenze del cittadino in tema di vaccinazioni [15]. Questo allo scopo sia di migliorare la probabilità di raggiungere gli obiettivi sia di porre le basi delle future condizioni di superamento dell’obbligo vaccinale. In questo senso, è stato osservato [15, 32] come il doppio regime vaccinale che distingue i vaccini in obbligatori e raccomandati abbia contribuito a ingenerare nell’opinione pubblica la falsa convinzione che esistessero vaccini più importanti, quelli obbligatori, e vaccini evidentemente meno importanti, quelli “solo” raccomandati. Se si aggiunge il fatto che in un Paese moderno, dotato di un’opinione pubblica informata e culturalmente avanzata, la consapevolezza sanitaria può essere diffusa molto più facilmente che in passato, si può concludere che la politica del doppio regime e la nozione di obbligatorietà possono e devono essere superate. Tuttavia, va sottolineato come la scelta di abbandonare gradualmente l’obbligatorietà debba essere necessariamente accompagnata dall’allestimento e dal rinforzo di istituzioni e procedure che bilancino le sue principali due criticità. La prima è la mancanza di compliance, che va combattuta con un massiccio sforzo di CAPITOLO 6 S57 IJPH - Year 8, Volume 7, Number 2, Suppl. 1, 2010 ITALIAN JOURNAL educazione sanitaria, responsabilizzazione ed empowerment dei cittadini. Questo rappresenta il principale problema della realtà italiana, per la grande disomogeneità di situazioni istituzionali, epidemiologiche e culturali. La seconda criticità è la necessità, per lo Stato, di mantenere il controllo della situazione epidemiologica, in modo da avere informazioni sempre accurate e aggiornate e da garantire sempre più efficienti servizi di monitoraggio e sorveglianza. Esistono ormai chiare prove del ruolo primario che la comunicazione gioca nell’aumentare la compliance della popolazione obiettivo al programma. Tuttavia, le criticità di un’informazione inadeguata sono molteplici: si pensi alla nascita di movimenti contrari alle vaccinazioni. Come promuovere, allora, l’empowerment? Alcune indicazioni: - Ogni programma di promozione delle vaccinazioni deve comprendere azioni di comunicazione. In particolare, la comunicazione sulle vaccinazioni deve essere presente: a.per i nuovi nati: •nei controlli post-partum; •al momento della dimissione dal nido; •nei bilanci di salute del pediatra di famiglia; •ad ogni ricorso ai servizi vaccinali; •ogni qualvolta un pediatra visiti un bambino. b.per gli adulti, ad ogni contatto con: •i MMG; •i servizi vaccinali; •strutture di cura. - Le azioni di comunicazione devono essere rivolte a tutti gli attori del processo, adeguandosi agli standard sociali e culturali dei diversi soggetti. - Il contenuto della comunicazione deve essere completo, comprendendo tanto le nozioni sull’efficacia e sui rischi dei vaccini, quanto il riferimento all’evidenza disponibile. Conclusioni I vaccini antipneumococcici attualmente in sviluppo, tutti coniugati, tentano di rispondere alla principale esigenza di aumentare il numero di sierotipi coperti dalla vaccinazione. Per perseguire questo obiettivo Wyeth (ora parte di Pfizer) ha sviluppato un vaccino polisaccaridico coniugato 13-valente Prevenar 13® (PCV13) che, in aggiunta ai sierotipi inclusi nel vaccino 7-valente Prevenar® (PCV7), contiene sei sierotipi addizionali (1, 3, 5, 6A, 7F, 19A). Secondo quanto emerge dai dati di letteratura disponibili in merito all’efficacia ed alla sicurezza del nuovo vaccino antipneumococcico, in termini S58 OF PUBLIC HEALTH di efficacia, è raccomandabile nei nuovi nati la schedula di vaccinazione con PCV13 e il passaggio al PCV13 nei bambini che non hanno completato la schedula di vaccinazione con il PCV7. La sicurezza e la tollerabilità del PCV13 appaiono del tutto sovrapponibili a quelle del PCV7 ed inoltre il PCV13, grazie ai 6 sierotipi addizionali, aumenta la protezione nei confronti delle malattie da pneumococco. L’Italia prevede piani di offerta del vaccino antipneumococcico estremamente diversi all’interno del proprio territorio nazionale, con la compresenza di Regioni che lo offrono solo a gruppi a rischio e Regioni che prevedono la copertura universale. La diffusione a livello internazionale di campagne vaccinali che includono la vaccinazione antipneumococcica – solo per gruppi a rischio di infezione o, sempre più spesso, per la totalità della popolazione – mostra la crescente consapevolezza dell’importanza di questa strategia sanitaria. Il panorama dei sistemi sanitari regionali italiani non fa eccezione, anche perché la diffusione della vaccinazione antipneumococcica è stata sostenuta da una non comune attenzione dei policy-maker ai risultati degli studi scientifici ed epidemiologici. Questi ultimi dimostrano una chiara variabilità regionale negli outcome clinici in funzione delle politiche vaccinali adottate, con incidenza delle infezioni pneumococciche invasive (IPD) maggiore nelle regioni in cui l’offerta vaccinale non è gratuita ed attiva per tutti i nuovi nati. L’introduzione della vaccinazione antipneumococcica in Italia rappresenta però anche un’opportunità per riorganizzare l’intero sistema delle politiche vaccinali, come ben si vede dalle normative regionali, che hanno affiancato alla vaccinazione antipneumococcica interventi volti, a vario livello, a migliorare l’efficienza delle vaccinazioni. Sono necessarie, in primo luogo, politiche volte ad aumentare le coperture vaccinali, intervenendo in maniera mirata sulla formazione di tutti gli operatori coinvolti e sul buon funzionamento delle anagrafi vaccinali elemento chiave del sistema le cui potenzialità non sono state finora ben sviluppate. Aumentare il grado di informatizzazione dei sistemi di archiviazione dati e comunicazione permetterebbe di raggiungere questo scopo, così come quello di rendere più efficaci i rapporti con i cittadini, facilitando in particolare l’accesso ai servizi e il recupero dei ritardatari e degli inadempienti. Accanto a questi interventi, oggi esistono gli strumenti necessari per rendere pienamente CAPITOLO 6 IJPH - Year 8, Volume 7, Number 2, Suppl. 1, 2010 ITALIAN JOURNAL OF PUBLIC HEALTH affidabile il monitoraggio delle reazioni avverse alle vaccinazioni, una responsabilità che non può prescindere da una seria investitura dell’immunizzazione come strategia coerente di sanità pubblica [33]. La ricerca e le best practices internazionali, come il metodo del record linkage, permettono di ottenere questo risultato con facilità, facilitando anche il lavoro del già operativo Gruppo di Esperti sulla correlazione fra eventi avversi e vaccinazioni. Infine, ogni intervento in questo campo dovrà tener conto del destinatario finale dei servizi – il cittadino. Un ruolo sempre più centrale dell’utente dei servizi sanitari nell’impostazione e nell’applicazione delle politiche sembra essere il trend dominante dei cambiamenti in atto nei sistemi vaccinali. Ciò richiede un progressivo approfondimento delle pratiche di empowerment del cittadino. Nella società odierna, caratterizzata da un alto livello medio di competenze sanitarie nel pubblico e da una rapida circolazione delle informazioni, il coinvolgimento e la responsabilizzazione degli utenti stessi dei programmi vaccinali rappresenta il modo migliore per assicurare alle politiche vaccinali un posto centrale fra gli strumenti della sanità del domani. Bibliografia DGR n. 133 del 29 febbraio 2008. 13) Circolare Ministeriale n°11 del 19 novembre 2001, contenente le condizioni di rischio che alcune Regioni richiedono per la gratuità del vaccino a soggetti pediatrici. 14) Pantosti A. 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Calendario Regionale delle Vaccinazioni per l’Età Evolutiva. Decreto Dirigente del 2 settembre 2004. 8) Regione Veneto. Nuovo Piano Regionale Vaccini. Allegato A. DGR n. 4403 del 30 dicembre 2005. 9) Regione Liguria. Attuazione Piano Regionale di Prevenzione 2005-2007. Disposizioni in merito alle vaccinazioni antipneumococica pediatrica, antivaricella ed antiepatite A. DGR n. 165 del 27 febbraio 2006. 10) Regione Molise. Nuovo Piano Nazionale Vaccini 2005/2007. Linee Guida. Calendario delle vaccinazioni della Regione Molise, 2006. DGR n. 344, del 21 marzo 2006. 11) Regione Sardegna. Servizio Prevenzione della Direzione Generale della Sanità. Proposta di un calendario vaccinale per l’età evolutiva in Sardegna. Trasmesso al Ministero della Salute e all’ISS con nota del D.G. dell’Assessorato Igiene e Sanità n. 15246 del 28 giugno 2007, poi approvata dalla Giunta Regionale della Regione Sardegna. 12) Regione Lazio. Aggiornamento Piano Regionale Vaccini. 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