N°14 2011
PAVIMENTI e SUPERFICI CONTINUE
pavimenti
SUPERFICI CONTINUE
LA RIVISTA DEI PAVIMENTI IN CALCESTRUZZO E IN RESINA, DEI MASSETTI E SOTTOFONDI
Poste Italiane s.p.a. - Spedizione in Abbonamento Postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 1 – CN/BO
Associazione Nazional e Pavimentazioni Continue
2011
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ATECAP: Compie 20 anni
CALCESTRUZZI: libri consigliati
CONPAVIPER: 2° Bigino
4
Dario Bellometti
nota del
Presidente
il valore
degli uomini
C’è un vecchio proverbio che dice “Chi non
viaggia non conosce il valore degli uomini”.
L’odore di fumo, lo sguardo diretto, la forza di
dire sempre quello che si pensa, il tempo dedicato anche alle piccole e grandi cose, la passione
Vivere l’associazione è come fare un lungo viaggio,
per il CONPAVIPER.
in cui si fissano tante tappe, alcune si raggiungono,
altre si sfiorano, altre ancora si decide di sostituirle. Questi sono alcuni ricordi che mi porterò di voi.
E come succede in ogni viaggio ci sono momenti Ciao Lorenzo, ciao Giancarlo.
.
di sacrificio, di impegno, di soddisfazione e di gioia.
L’associazione è quindi un viaggio, che si decide
di intraprendere, per arricchire la propria conoscenza, non per fare meno fatica, ma per aggiungerne altra finalizzata non solo a se stessi: i
propri collaboratori e dipendenti, ma anche i
fornitori e clienti, e i concorrenti. È quindi un
viaggio che richiede generosità.
Per questo solo viaggiando è possibile riconoscere
il valore degli uomini, perché si può distinguere, in
mezzo a tutti i difetti che contraddistinguono
ognuno di noi, se vi è questa generosità di fondo.
In questo viaggio ho potuto apprezzare il valore di
due uomini, che in questi ultimi due mesi ci hanno
lasciato, lasciato su questa terra certo, perché continueranno a essere presenti nei nostri ricordi, e
soprattutto nei risultati che abbiamo conseguito,
nelle tappe che abbiamo raggiunto, ma soprattutto
nei percorsi che abbiamo compiuto assieme.
Pavimenti e Superfici Continue - N°14
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ateCaP
Compie 20 anni
Calcestruzzi
Libri di approffondimento
CoNPaviPer
il 2° Bigino
in copertina: particolare di un giunto
Pavimenti e Superfici Continue - N°14
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sommario
Organo ufficiale
di CONPAVIPER
Associazione Nazionale
Pavimentazioni Continue
Sede Legale
Viale Etiopia, 16
00199 Roma
Sede Operativa
Viale della Libertà, 31
55049 Viareggio (LU)
Tel. 0584.370863
Fax 0584.398235
Direttore Responsabile
Andrea Dari
∆ nota del Presidente
Il valore degli uomini
di Dario Bellometti.................................
4
∆ sottofondo editoriale
Strumenti d’impresa
di Andrea Dari .....................................
8
∆ incontro con l’editore
Intervista a Filiberto Finzi
di Andrea Dari .....................................
10
Coordinamento Editoriale
Patrizia Ricci
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Redazione
Stefania Alessandrini
Thomas Gessaroli
Patrizia Ricci
∆ il punto sul calcestruzzo
L’uomo e la pietra artificiale: l’illusione dell’eternità
di Giuseppe Felice Zambetti .........................
∆ L’ATECAP compie vent’anni nel segno della qualità e
della legalità
di Alberto De Vizio ................................
∆ Il mercato delle costruzioni
di Thomas Gessaroli ................................
∆ Calcestruzzo, Pavimenti e Imprese ...............
∆ il punto sui rivestimenti resinosi
Il secondo bigino CONPAVIPER
di Ciro Scialò .....................................
∆ Intervista a Enzo Parietti
di Thomas Gessaroli ................................
∆ il punto sui massetti
Intervista a Luigi Schiavo
di Andrea Dari .....................................
∆ I massetti di supporto e relative normative
di Thomas Gessaroli ................................
∆ La chimica a supporto dei massetti
di Renzo Leardini ..................................
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30
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Comitato di Redazione
Dario Bellometti (Presidente)
Paolo Bronzieri
Luciano Massazzi
Marco Massolino
Gian Luigi Pirovano
Ivo Salvini
Per inserire pubblicazioni aziendali
Imready srl
Strada Cardio, 4
47891 Galazzano - RSM
Tel. 0549.941003
Fax 0549.909096
[email protected]
Pubblicità
Idra.pro srl
Piazzetta Gregorio da Rimini, 1
47921 Rimini - RN
Fax 0541.1725109
[email protected]
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Editore
Imready srl
Strada Cardio, 4
47891 Galazzano - RSM
Tel. 0549.941003
Fax 0549.909096
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Grafica
Idein
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∆ il punto per l’imprenditore
Nasce il contratto di rete
di Mario Mazzeo ....................................
∆ Tutto quello che volevo sapere sulla mediazione e non
ho mai osato chiedere
Intervista ad Antonella Cassandro ...................
CLOUD: che significa .............................
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∆ l’esperto risponde ...............................
56
∆ SAIE e MADE ......................................
60
Stampa
Studiostampa sa
44
∆ attualità.........................................
64
∆ da CONPAVIPER ....................................
68
La rivista è aperta alla collaborazione di
tecnici, studiosi, professionisti, industriali.
La responsabilità di quanto espresso negli
articoli firmati rimane esclusivamente
degli Autori.
Autorizzazione:
Segreteria di Stato Affari Interni
Prot. n. 2188/75/2008 del 21/11/2008.
Copia depositata presso il Tribunale della
Rep. di San Marino
Pavimenti e Superfici Continue - N°14
8
ing. andrea Dari
Direttore responsabile PSC
Strumenti d’impresa
Mentre ci troviamo in mezzo alla discussione in parlamento della quarta
manovra del 2011 la sensazione di chi
scrive è che l’imprenditore italiano sia
chiamato oggi a dover perseguire tre
grandi obiettivi: salvare l’euro, salvare
l’Italia dal peso del debito pubblico e,
infine, se rimane un po’ di linfa, salvare l’impresa dalla crisi che continua a
pesare sul Paese e sull’intero sistema
economico europeo.
Fino a qualche tempo fa si sosteneva
che l’imprenditore dovesse lavorare
fino al 23 di giugno per sostenere lo
stato, poi da quel momento poteva
dedicarsi all’impresa. Ho l’impressione
che questa data sia stata spostata in
quest’ultimo anno molto in avanti,
soprattutto per le cosiddette PMI.
Mentre le grandi aziende infatti possono avere i mezzi per poter in ridurre l’impatto di queste manovre – si
prenda l’esempio di Arval, la società
specializzata in flotte aziendali, che
sposta la sede a Trento per non pagare l’aumento dell’IPT – le piccole
sono quasi indifese e rischiano di
soffocare sotto il peso della carico
fiscale, del mancato sostegno delle
banche e il problema degli incassi.
Un recente provvedimento, la Legge
11 novembre 2011, n.180 recante
“Norme per la tutela della liber tà
Pavimenti e Superfici Continue - N°14
d’impresa ‐ Statuto delle Imprese”, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale
n.265 del 14 novembre scorso sembra dare maggiore attenzione alle
PMI e fornire una serie di innovazioni giuridiche che potrebbero semplificare la vita delle imprese.
Innanzitutto viene creata la figura (articolo 17), presso il Ministero
dello Sviluppo Economico, del Garante per le micro, piccole e medie
imprese il quale, tra le diverse funzioni, analizzerà in via preventiva e
successiva l’impatto della regolamentazione, nonché l’obbligo per le
Pubbliche Amministrazioni di non richiedere alle imprese informazioni
già contenute nel Registro delle Imprese tenuto dalle Camere di
Commercio (articolo 9).
All’articolo 8 è previsto che non possano essere introdotti nuovi
oneri regolatori, informativi o amministrativi a carico di cittadini ed
imprese senza contestualmente ridurne o eliminarne altri per pari
importo con riferimento al medesimo arco temporale.
È poi previsto l’obbligo per il Governo di recepire entro un anno la
Direttiva sui Ritardati Pagamenti 07/11/ UE, che fissa il termine di 30
giorni per i pagamenti di merci e servizi forniti dalle imprese alla Pubblica Amministrazione, e di 60 giorni per il pagamento tra i privati. Su
questo punto sarebbe stata auspicabile una maggiore tempestività, resa
difficoltosa dalla valutazione del livello della spesa pubblica, che verrebbe
incrementato da un pronto recepimento della Direttiva di cui sopra.
Di immediata applicazione, invece, la possibilità dell’Antitrust di intervenire con diffide e sanzioni verso le grandi imprese che pagano in
ritardo le PMI (presunzione automatica di abuso a prescindere dall’accertamento di dipendenza economica dell’impresa creditrice). Sono
previste, poi, procedure semplificate per l’accesso agli appalti pubblici
delle aggregazioni di imprese. Non solo. È prevista l’estensione dell’obbligo di fatture quietanziate alle forniture con posa in opera di minori dimensioni. In sostanza la tutela di cui all’articolo 118, comma 3 del
Codice dei Contratti si applica anche alle somme dovute agli esecutori di fornitura con posa in opera di minori dimensioni (articolo 15).
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In attesa che tutto ciò diventi concretamente esecutivo (in particolare la
norma sui pagamenti) vi sono però
alcuni strumenti che possono essere
d’ausilio e che spesso i nostri imprenditori per poca informazione o per
diffidenza tendono a non utilizzare. Tra
questi il contratto di rete.
Con il contratto di rete “due o più
imprese si obbligano ad esercitare in
comune una o più attività economiche
rientranti nei rispettivi oggetti sociali allo
scopo di accrescere la reciproca capacità
innovativa e la competitività sul mercato.”
Operare in rete consente infatti di
ridurre i costi fissi, superare le difficoltà connesse con la perdita di parte
del capitale umano a causa dei ridimensionamenti, e soprattutto di raggiungere la massa critica di prodotto
per aumentare la competitività. Vorrei
fare un esempio: alcune aziende potrebbero mettere a fattor comune
l’esecuzione di un servizio particolare,
che richiede un alto tasso di specializzazione, che una singola azienda
difficilmente può permettersi.
Dai dati Unioncamere, al 13 ottobre
risultano registrati 181 contratti di
rete che interessano 868 imprese di
cui 121 Società di persone e 91 Imprese individuali. La regione più avanti
è Emilia Romagna, con 137 contratti.
Lascio all’articolo contenuto su questo numero della rivista il compito
di poter dare maggiori indicazioni su questo tipo di contratto, ma ricordo che con l’art. 42 comma 2 quater, della legge n. 122/2010, di conversione del DL n. 78/2010, ha introdotto una agevolazione fiscale a
favore delle imprese che stipulano contratti di rete: secondo questa
norma non concorre alla formazione del reddito imponibile dell’impresa
aderente a un contratto di rete la quota degli utili dell’esercizio destinata al fondo patrimoniale comune e per tale via alla realizzazione degli
investimenti previsti dal contratto di rete.
Un altro strumento utile, in questo caso per risolvere i problemi di
pagamento, è quello della mediazione, spesso chiamato conciliazione.
La mediazione è una procedura alternativa alla giustizia ordinaria, nella quale un mediatore imparziale ed indipendente aiuta le parti a
trovare un accordo, che soddisfi al meglio le loro esigenze. Si tratta
di uno strumento che consente di risolvere le controversie civili e
commerciali, vertenti su diritti disponibili, in maniera semplice ed efficace, senza formalità di procedura e, in alcuni settori (diritti reali, divisione, successioni ereditarie, patti di famiglia, locazione, comodato
affitto di azienda, risarcimento del danno da responsabilità medica,
risarcimento del danno da diffamazione a mezzo stampa, contatti assicurativi, bancari e finanziari) è obbligatoria. Il tentativo di mediazione può comunque essere esperito, ai sensi del D. Lgs. 28/2010, anche
con riferimento ad altre tipologie di controversie, su libera iniziativa
di una parte oppure quando è previsto da un’apposita clausola contrattuale o statutaria o ancora su invito del giudice.
La procedura di mediazione è rapida: deve, infatti, concludersi in quattro
mesi e il primo incontro tra le parti viene fissato entro poche settimane dalla presentazione della domanda di mediazione, viene garantita la
massima riservatezza: ed è una procedura dai costi predeterminati: le
tariffe sono, infatti, fissate secondo le indicazioni del DM 180/2010.
Su questo tema abbiamo già scritto e su questo numero diamo ulteriori informazioni. Inoltre CONPAVIPER ha sottoscritto una specifica convenzione per poter dare un servizio qualificato con prezzi agevolati. .
Pavimenti e Superfici Continue - N°14
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incontro
con l’editore
a cura di Andrea Dari
Direttore Responsabile PSC
Intervista
a Filiberto Finzi
Caro Filiberto, ti conosco da anni
e ogni volta che ti incontro mi
parli con grande entusiasmo di innovazione tecnologica. In un momento in cui si taglia tutto, dagli
investimenti in ricerca alle spese
in qualità, possiamo ancora parlare di innovazione tecnologica?
Direi proprio di sì. Oggi è una
necessità, in tutti i campi, per poter
sopravvivere alla crisi che sarà molto molto lunga e pesante e che
però costringerà a soluzioni veramente innovative, abbandonando le
inutili “stranezze”.
Quali sono secondo te quelle innovazioni su cui si dovrebbe prestare maggiore attenzione nel
settore dei pavimenti?
Messa in unzione della prima pista “fissa”
per cls leggeri precompressi – 1970
Molte “innovazioni” possono semplicemente derivare da una miglior
comprensione e da un uso intelligente delle caratteristiche proprie
dei materiali che si impiegano. È
chiaramente qualcosa di lento e
difficile: la scarsa comprensione di
cosa siano realmente le caratteristiche dei cementi (spesso confusi
l’uno per l’altro come i CEM I e
CEM II), la scarsa comprensione
delle loro diverse caratteristiche
chimiche e delle diverse finalità (si
continua a confondere alta resistenza con alta durabilità etc.), deve
essere superata con studio ed
esperienza sia dai pavimentisti che
dai loro clienti (i cosiddetti “progettisti” che oggi progettano forse riferendosi solo ad una bella sfera di
cristallo o al riassunto dei libri dei
sogni, detti “schede tecniche”).
D’altronde la strada della competenza, conoscenza e sperimentazione è oggi inevitabile dato che
oramai la strada dello sfruttamento
selvaggio delle m.d.o. (extracomunitari et similia, rigorosamente in
nero) è stata percorsa fino in fondo e c’è una certa rivolta per la
cattiva qualità (crepe, cedimenti,
colore) da parte degli utenti finali
(i clienti dei cosiddetti “progettisti”).
Pavimenti e Superfici Continue - N°14
Prova semplice ma efficace per l’utilizzo
di SSC – 1990
Perché i progettisti non si interessano dei pavimenti?
È vero. I progettisti sono stati storicamente spinti dalla paura di guai
e responsabilità ad interessarsi
fondamentalmente di sicurezza
strutturale, cosa ben compresa da
loro e dai loro clienti: deve “star
su”) e solo successivamente di
estetica (il “bello” si vende!) e di
costo [il pavimento in cls – stile
“italiano” (15 cm, quasi non armato) è sempre costato molto molto
poco rispetto al resto e lì risparmiare era difficile]. Inoltre le basi
tecnologiche (tipo e caratteristiche
dei materiali etc. e le difficoltà (o
l’ignoranza) di una corretta classificazione dei sottofondi) erano
lontane dalla preparazione dei
progettisti.
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Anni fa sei stato tra i fondatori
di ATE. Cosa ti ha spinto a volere
una nuova associazione tecnica?
Credi che sia ancora necessario,
nel mondo di internet, di Linkedin e Facebook, avere associazioni culturali che organizzano
convegni e seminari tecnici?
Sì, forse molto più di prima perché
“la forza” dell’informazione menzognera e parziale è molto cresciuta.
Il contorno rutilante e dettagliato
in una miriade di informazioni inutili serve a coprire e mascherare
poche sostanziali bugie che possono portare un grande danno. È
assai raro trovare schede tecniche
vere, con metodi di verifica chiaramente indicati (di solito il riferimento è a quell’eccelso prof. Belzebù
di una Università Tedesca o Americana, oggi per vero anche Giapponese, che dice di...). Occorre
invece suggerire verifiche sperimentali dirette e concrete.
Sei un ingegnere non “di primo
pelo” e puoi permetterti anche
qualche commento sulla professione: come vedi i nuovi laureati,
sono pronti per la professione o
manca qualcosa? e rispetto alle
generazioni che li hanno preceduti sono migliori, peggiori, diversi o uguali?
Mediamente migliori, come preparazione ed intenzioni, almeno in
campo tecnologico (se non altro
sanno che esiste il problema). Qualche volta sono un po’ troppo ingenui e disposti a lasciarsi imbrogliare
(vedi risposta 4).
Non esiste più progetto che non
nasca dal software. Nelle fiere i
progettisti invadono per ore i padiglioni del software. Ci sono più software house che norme. Il progettista è diventato quindi inutile? cosa
manca a un software che l’uomo
può mettere in un progetto?
Il buon senso e soprattutto una
verifica critica delle ipotesi e la stima
delle possibili conseguenze di errori
esecutivi quasi sempre inevitabili.
I maestri della tecnologia del
calcestruzzo - Collepardi, Rossetti, Turriziani, per citarne alcuni - hanno superato i settanta.
Chi può raccogliere l’eredità di
questi grandi del settore?
Purtroppo hai ragione, il mondo
dei vecchiacci (nel mio dialetto si
dice “dei vegioun”) si sta finalmente chiudendo. Ci sono però tanti
giovani preparati (vedi risposta 5)
che, se ricorderanno che non
conta il nome od il cognome ma
solo la prova empirica, faranno
cose più serie e concrete di quelle della generazione che li ha
preceduti (e che cerca ora di non
togliersi dai piedi).
Qual è stata l’occasione mancata della tecnica del costruire? Mi
voglio spiegare meglio, secondo
te, quale è stata l’innovazione
più importante non compresa in
Italia e quindi non applicata.
Sembra assurdo ma penso che ad
oggi non si siano ancora compresi
la previsione ed il controllo dimensionale di manufatti e crepe, il
controllo chimico (il pH) dei materiali usati ed i metodi empirici di
valutazione della durabilità. Si può
dire che, purtroppo, più in generale, le tecniche e le metodologie di
uso, manutenzione, durabilità delle
opere siano ancora ritenute belle
favolette per architetti e non abbiano prodotto il sistema di assicurazione in vigore in altri Paesi da
30-40 anni.
Un giudizio sulle nostre riviste
tecniche: sono ancora utili nel
mondo di internet? come dovremmo crescere?
Purtroppo sono poche le riviste
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La più alta “torre” in composito a matrice rigida realizzata (42 mt – Brasile) – 2002
Verifica dell’efficacia di tiranti vecchi
500 anni (percorsi “segreti” del vallo del
Castello Sforzesco di Milano) – 1995
che hanno almeno una parte veramente indipendente (non riconducibile cioè a: “le aziende informano”
...come vogliono loro, magari con
falsità varie - vedi risposta 4). Occorrerebbero riviste più costose,
con meno pagine, più credibili.
(Da sinistra) Andrea Dari con Filiberto Finzi durante il MadeExpo 2011
Pavimenti e Superfici Continue - N°14
Infine, un pensiero al passato: chi
vuoi ricordare come tuo maestro
e ispiratore di questo tuo lungo
percorso nelle costruzioni?
Ricordo il grande, onesto, chiaro,
Riccardo Meregaglia per cui ho avuto l’onore di lavorare in Italia ed
all’estero, per quasi otto anni, all’inizio
della mia attività nel settore.
La sua estrema onestà intellettuale, la
grande capacità di lavoro intelligente
e l’accettazione di ogni sacrificio
personale per realizzare un “lavoro
ben fatto” (stile Solgenitsin) sono
stati sempre per me un esempio da
seguire, purtroppo irraggiungibile per
le mia pigrizia e dappocaggine.
.
14
il punto
sul calcestruzzo
Giuseppe Felice Zambetti
Socio ate e CoNPaviPer
L’Uomo e la pietra artificiale:
l’illusione dell’eternità
C’è del magico nel raccogliere un sasso
dalla terra, demolirlo con il fuoco, modellarlo con l’acqua e con l’ingegno dell’uomo per riottenere con l’aiuto dell’aria un
solido duro come la pietra iniziale.
(Tratto da “Sulla Natura” di Empedocle 492-432 a.C.)
La pietra è stata il materiale più
utilizzato dall’uomo per la costruzione delle proprie dimore ma
anche delle proprie tombe e dei
luoghi di culto, tanto che tra loro
si è creato un’ unione quasi sacrale,
con la pietra normalmente identificata come l’espressione dell’eternità e del divino.
La conseguenza naturale di questo
rapporto è stata la ricerca, da parte dell’uomo, del come produrre
artificialmente questo elemento, sia
per identificare il costruttore con la
divinità, sia per superare le problematiche derivanti dalla carenza di
strumenti atti a tagliare, sagomare
e trasportare, anche per chilometri,
le enormi masse richieste per la
realizzazione di grandi strutture.
In sostanza, l’uomo ha cercato di
individuare sostanze leganti che potessero contribuire all’assemblaggio
di elementi lapidei di diversa dimensione, rendendo stabile la loro
unione creando, di conseguenza, la
pietra artificiale.
I leganti proto-polimerici e le
Piramidi d’Egitto
Nel 1889 a Sehel vicino all’isola di
Elefantina, a nord di Assuan, venne
rinvenuta una stele, conosciuta con il
nome di Stele della Carestia, che
sembrerebbe custodire al suo interno
un importantissimo segreto, che potrebbe rivoluzionare le conoscenze
sull’antica tecnologia egizia. Ciò che
incuriosì maggiormente alcuni egittologi si trova nella terza parte della
stele, nella quale vengono chiamate
in causa due delle più importanti figure che caratterizzarono l’antico
Egitto, lo scriba Imhotep, custode
dell’antica sapienza egiziana ed il dio
Khnum, il protettore dei vasai e l’artefice della pietrificazione, quindi
Pavimenti e Superfici Continue - N°14
della agglomerazione artificiale della
pietra e del calcestruzzo (ancora
oggi chi opera nel comparto della
produzione di questo materiale, ha
particolarmente bisogno di un Santo
Protettore).
Le istruzioni per la costruzione di
templi ed edifici fornite ad Imhotep
dal dio Knuhm non menzionano,
nemmeno una volta, l’utilizzo di blocchi di granito ma quello di minerali
per la costruzione in loco di pietre
che “dai tempi antichi nessuno ha più
utilizzato per costruire i templi degli
dei…”. L’interpretazione della Stele
della Carestia effettuata da Davidotis
ha cercato di spiegare come il faraone che costruì la grande piramide
di Cheope, nel 2.650 a.C., fosse
A sinistra Stele della Carestia; a destra rappresentazione di Knuhm
stato istruito per la costruzione di
pietre (ARI-KAT, in egiziano) attraverso un procedimento che oggi potremmo definire di geopolimerizzazione, termine con il quale si identifica un processo chimico di aggregazione di minerali, il cui risultato riproduce fedelmente e chimicamente una
roccia partendo dai suoi costituenti
base. In questo caso il legante è
costituito da una miscela di carbonato di sodio (il Natron impiegato
anche per i processi di mummificazione) e di silicati idrati (il Mafkat),
questi secondi con funzione di catalizzatore (come dice Filiberto Finzi
nella prefazione del libro Note sul
Calcestruzzo Oggi, siamo di fronte ad
un proto-legante di miscela, precursore degli attuali CEM II, ecc), il tutto
miscelato con acqua. Gli studi di Guy
Demortier confermano le teorie di
Davidotis, tanto che lo stesso così
descrive il processo produttivo: un
nitrato di sodio naturalmente cristallizzato, è stato mescolato con ghiaia
di calcare ed acqua per dare vita ad
un proto-calcestruzzo, che veniva
colato in una cassaforma per la prefabbricazione dei blocchi. Quindi, tra
le altre cose, assistiamo alla messa a
punto di un primo processo di produzione industrializzata di elementi
prefabbricati in situ.
I leganti prodotti industrialmente
Più di attualità è la storia dei leganti
artificialmente fabbricati, cioè di quei
prodotti che, partendo dall’argilla e
passando al calcare cotto con il fuoco, sino ai moderni cementi, costituiscono la fondamentale colla utilizzata per assemblare lo scheletro rigido
del conglomerato cementizio, sia
esso la malta o il calcestruzzo.
Si suppone che la scoperta della calce
da parte dell’uomo preistorico, sia
stata contemporanea alla scoperta di
altri leganti naturali, quali l’argilla ed il
gesso, ed antecedente alla scoperta dei
metalli a causa delle più basse temperature a cui avviene la sua cottura.
Si può ragionevolmente supporre che
la scoperta avvenne casualmente
(circa 12.000 anni a.C.) notando che,
in alcune aree geografiche, ponendo
alcune pietre intorno al fuoco queste,
a contatto con il fuoco stesso, modificavano la loro struttura trasformandosi in polvere che successivamente, se unita all’acqua, formava un
impasto plastico il quale, asciugandosi successivamente, perdeva la sua
plasticità e ritornava ad avere la rigidità della pietra originaria (leggi Empedocle da Akragas).
Il più antico manufatto ufficialmente
classificabile come realizzato con un
calcestruzzo di pietra calcarea legata
con calce aerea è, “UDITE…UDITE”,
il pavimento di un deposito di strumenti di selce scoperto ad Yiftah,
nella Galilea Meridionale, datato 7.000
anni a.C., che presenta una superficie
compatta, con elevata durezza superficiale (giusto come per molti pavimenti moderni definiti…a correre!).
Nei secoli la tecnologia di produzione delle calci andò affinandosi
sino all’era romana, era nella quale
si ebbero i primi veri riferimenti
bibliografici su questo legante. In
particolare Marco Vitruvio Pollione,
in De Architettura, scritta nel XIII
anno a.C., tratta moltissimi aspetti
della produzione e dell‘utilizzo della calce ed è sorprendente come
alcune note, contenute nel testo,
trovino ancora riscontro nella vita
quotidiana dei produttori od utilizzatori della calce oggi. Per esempio,
al riguardo della preparazione del
grassello Vituvio scrive “Quando
verrà fatta la macerazione e diligentemente preparata per l’opera, si
prenda un’ascia e come si fende la
legna, così si faccia alla calce macerata nella vasca; se con l’ascia si incontrano sassolini non sarà ben macerata, se si estrarrà fuori il ferro
asciutto e netto, indicherà essere la
calce magra e secca, se poi rimarrà
attaccata intorno al ferro a guisa di
glutine, indicherà essere grassa e ben
macerata e sarà ciò prova più che
sufficiente per crederla ben macerata”.
Anche Plinio il Vecchio riprende le
La lavorazione del grassello di calce
15
esperienze di Vitruvio, di cui era un
estimatore, approfondendo nel suo
libro “Naturalis Historiae” alcuni
aspetti specifici relativi alle modalità
costruttive dei fornax calcaria (forni da calce) basandosi su quanto
era stato stabilito in quei tempi
dalla corporazione dei “calcis cocitores” (cuocitori di calce) in Roma.
Vitruvio chiama saxum caementitium
un blocco costituito da rottami di
pietra legati con calce e sempre da
un termine romanico, il calcis structio
che significa “struttura a base di
calce”, nacque il moderno nome
calcestruzzo. Attraverso l’influenza
romana nei confronti di altre popolazioni, si svilupparono altri termini oggi d’attualità, vedi l’inglese
concrete dal concretum corpus ex
elementis che definisce un “corpo
composto da elementi diversi”.
Ancora Vitruvio, che è colui che più
tecnicamente descrive questi materiali ed è il più importante punto di
riferimento delle conoscenze tecnologiche all’inizio dell’era cristiana, ci
parla della scoperta delle proprietà
idrauliche delle miscele di calce e
sabbia vulcanica. Particolarmente significativi sono alcuni passi tratti dal
Cap.VI° del libro II° di De Architectura:
evvi ancora un altro genere di arena
che produce effetti meravigliosi. Si trova
nei dintorni di Baja e nei territori dè
municipi, che sono intorno al Vesuvio;
mescolata in somma di calce e pietre
frantumate (in latino caementum) fa
Fornax calcaria
Pavimenti e Superfici Continue - N°14
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gagliarda non solo ogni specie di
costruzione ma particolarmente quelle che si fanno sott’acqua. Perciò
venendosi a mescolare insieme queste
tre cose, le quali sono state tutte
alla stessa maniera formate dalla
violenza del fuoco, ricevendo di botto
l’umido fanno presa e, indurite dallo
stesso umido, si rassodano tanto che
non può scioglierle né l’onda né
qualunque impeto d’acqua.
Attraverso le citazioni di Vitruvio,
possiamo ricavare alcune ricette
consigliate per la realizzazione di
miscele idonee per specifici impieghi:
•per blocchi portanti, legare pezzi
di pietra dal volume inferiore a
quello della mano, con due parti
di pozzolana ed una di calce;
•per pavimenti, legare tre parti di
frantumi di mattone (nelle ville) o
di pietra (nei depositi), con due
parti di pozzolana ed una di calce.
È interessante notare, dalla lettura del
testo, il rapporto praticamente fisso
tra pozzolana e calce (per il legante)
ed il fatto che si raccomandasse di
costipare attentamente i conglomerati, tanto che anche Plinio consigliava di battere con mazze di ferro i
fianchi dell’opera, per ottenere un
ottimale rifluimento della boiacca
sulle superfici, in particolare nella
costruzione delle cisterne (l’importanza della qualità dello strato corticale per l’impermeabilità dell’opera).
Durante il Medio Evo si ebbe un’
evidente involuzione, per quanto concerne la tecnologia dei materiali e
tale declino è spiegabile in vari modi:
•l’impossibilità, causa il periodo di
oscurantesimo (con il concreto
rischio di denuncia per stregoneria), di tramandare i segreti del
mestiere, con conseguente perdita della conoscenza degli accorgimenti da utilizzare (accidenti...si
trattava di pratiche alchemiche e
di alchimisti);
•Il decadimento dell’ar te della
cottura della calce a seguito dell’utilizzo di forni non idonei;
Strutture di calcestruzzo nuove
•l’utilizzo di sabbie non lavate e
quindi impure;
•l’abbandono dell’aggiunta di polvere di mattoni e/o di pozzolana.
Solo con il Periodo Umanistico e con
l’avvento dell’Era della Chimica, si ritornò alla scoperta delle antiche conoscenze e furono realizzate le prime
evoluzioni tecnologiche (vedi Nomenclatura Chimica di Lavoiser, nato a
Parigi nel 1743).
La rinnovata conoscenza scientifica e la
pratica relativa alla buona produzione
della calce portò, nel 1755, alla prima
scoperta relativa ai cementi moderni
ad opera del Prof. J. Black di Glasgow.
Fu solo nel XIX° secolo che si
scoprì che per diventare idrauliche,
le calci dovevano provenire da calcari contenenti un 6 ÷ 8% di argilla
ed essere cotte a temperature superiori a quelle necessarie per ottenere le calci aeree (oltre 850 °C).
Dalla scoperta delle proprietà idrauliche delle calci a matrice argillosa,
un certo Parker brevettò il primo
cemento veramente moderno, attraverso un processo consistente nel
ridurre in polvere certi prodotti di
pietra o materiali argillosi, chiamati
noduli di argilla, e nel mettere in
opera questa polvere con acqua, in
modo da formare una malta o un
calcestruzzo (concrete) più resistente e più duro di ogni malta o calcestruzzo (concrete) attualmente
preparato per mezzo artificiale.
Successivamente, l’evoluzione del
legante cementizio è stata continua,
dal perfezionamento dei processi di
selezione dei calcari a cura di Joseph
Aspdin, all’intuizione di Isaac Charles
Johnson, che nel 1844 riuscì a produrre un legante paragonabile all’odierno cemento Portland, portando
la materia prima fino ad incipiente
vetrificazione. Con successivi perfezionamenti nella produzione del legante cementizio, solo per quanto
concerne i quantitativi dei suoi costituenti e delle granulometrie, siamo
giunti, ai nostri giorni, alla produzione
Pavimenti e Superfici Continue - N°14
Degrado per aggressione ambientale
di un materiale che, secondo una
classificazione chimico – mineralogica, è definibile come:
un eterogeneo sistema di aggregati
minerali inorganici solidi, suddivisi e
granulometricamente assortiti, normalmente plutonici (feldspato-silicei o
ferro-magnesiaci) o sedimentari, calcarei in origine, immerso in una matrice
composita di polibasici alcalini e alcaloidi silicatici sintetizzati, sospesi in una
soluzione acquosa e in co-precipitata
dispersione con altri ossidi anfoteri.
Solo con la messa a punto dei
moderni leganti cementizi e attraverso l’evoluzione della comprensione del funzionamento del calcestruzzo con le armature diffuse (avvenuta nell’800, con la rivoluzione industriale), l’uomo ha potuto progettare
e realizzare strutture caratterizzate
da forme snelle, a volte ardite.
Solo con l’impiego diffuso del c.a. e
con il peggioramento dell’aggressività
dell’ambiente, l’uomo ha preso coscienza che non ci troviamo di fronte
a quella che era ritenuta la pietra
artificiale non degradabile, bensì ad
un materiale vivo e modificabile, anche
negativamente, dall’ambiente nel quale vive. Questo gli ha fatto comprendere che l’eternità della pietra artificiale è pura illusione e che il suo
vero obiettivo è far si che questo
materiale per la costruzione, non più
sacrale, duri il più a lungo il possibile
e che è suo compito assumere tutte
le precauzioni atte a raggiungere, nel
modo più economico, questo risultato (la progettazione della Vita Nominale, come richiesto dalle Norme
Tecniche per le Costruzioni).
.
Bibliografia
Di Pietro S., Ghersi A., Peretti A., La
continuità storica nell’invenzione tecnologica
e teorica del cemento armato.
Forum Italiano Calce: Storia della calce.
Davidotis J., Il calcestruzzo dei Faraoni,
Edizioni Profondo Rosso.
Baccarini E., Il cemento dei Faraoni, Funfactory
Zambetti G. F., Note sul Calcestruzzo
Oggi, Edizioni 31 per ATE.
18
il punto
sul calcestruzzo
alberto de vizio
Direttore ateCaP
il mercato delle costruzioni
L’ateCaP CoMPie veNt’aNNi NeL SeGNo DeLLa qUaLità
e DeLLa LeGaLità
Il 12 dicembre 2011 ATECAP ha
celebrato i suoi primi venti anni di
attività con un evento presso il
Parlamentino del Consiglio Superiore dei LL.PP.
Un anniversario che ricorre in un
momento di crisi epocale, e nel
quale le imprese devono confrontarsi con un mercato sempre più
competitivo e globale, in cui le
priorità fissate dall’associazione sono
Qualità e Legalità. In questo contesto,
ha dichiarato il Presidente dell’Associazione Silvio Sarno, le realtà imprenditoriali che hanno maggiori probabilità di resistere sono quelle che
“sono in grado, nel pieno rispetto
delle regole, di fornire una produzione adeguata alla qualità del prodotto
richiesta rispondendo in questo
modo a quella componente della
domanda sempre più attenta ai livelli qualitativi imposti da edifici performanti dal punto di vista del risparmio
energetico o da infrastrutture con
caratteristiche particolari”. Si tratta di
imprese che hanno sostenuto l’azione
dell’ATECAP per un mercato dove
si possa realmente operare “sulla
base delle logiche di una concorrenza trasparente e basata sulla legalità”.
Oggi l’ATECAP è di fatto uno degli
attori principali del processo di qualificazione non solo della filiera del
calcestruzzo armato ma dell’intero
complesso sistema organizzativo e
produttivo delle costruzioni nel nostro Paese. Nel corso del tempo
l’azione svolta dall’Associazione ha
prodotto concreti risultati rispetto a
vari ambiti, dall’evoluzione della normativa al coinvolgimento e allo stimolo nei confronti del sistema associativo di rappresentanza industriale
e di alcune importanti istituzioni
pubbliche e private.
“Altro traguardo importante”, ha
sottolineato il Presidente Sarno, “è
aver posto al centro la questione di
una normativa tecnica in linea con il
resto d’Europa e in grado di assicurare una verifica certa sui processi di
produzione e sul corretto utilizzo del
calcestruzzo. Inoltre l’Associazione ha
richiesto con forza sia agli istituti di
certificazione, sia alle istituzioni preposte al settore, di attivare effettive
forme di controllo sulla validità dei
certificati rilasciati e una implementazione delle caratteristiche attraverso
cui è possibile riscontrare l’effettiva
idoneità degli impianti certificati.”
L’impegno sul tema della normativa
e l’avvio di proficue relazioni interistituzionali, con conseguenti riscontri
positivi sul mercato, ha portato ATECAP anche a promuovere la costituzione di un Osservatorio Istituziona-
Pavimenti e Superfici Continue - N°14
le, attraverso il quale si rende possibile legare indissolubilmente le regole ai controlli e da qui alle sanzioni,
portando a compimento quanto
venti anni fa’, al momento della sua
costituzione, i fondatori auspicavano:
garantire un mercato trasparente e
basato sul pieno riconoscimento del
valore del calcestruzzo, arrivando a
porre fine a quelle criticità relative
alle diverse fasi del ciclo di impiego
del calcestruzzo dalla prescrizione
alla produzione, dalla fornitura alla
posa in opera, fino al collaudo.
Nel corso dell’iniziativa è intervenuto Francesco Karrer, Presidente
del Consiglio Superiore dei Lavori
Pubblici. “È necessario un nostro
impegno per il riaccreditamento
della parola cemento perché ha
subito un progressivo processo di
discredito”, ha dichiarato, aggiungendo che proprio in questo periodo
“bisogna tenere alta la guardia e
valorizzare la trasparenza.
La for te innovazione introdotta
dall’art. 34 del decreto Salva Italia
sta nell’aver avviato processi di liberalizzazione e semplificazione amministrativa che, tuttavia, se non bilanciati da un aumento di responsabilità, di compor tamenti etici e di
“ecoeticità” del prodotto, possono
generare delle criticità.
19
È in questa prospettiva, ha proseguito il Prof. Karrer, ovvero di impegnarsi per far crescere la consapevolezza
dell’importanza di valorizzare il prodotto, che si è dato vita, con l’ATECAP,
all’Osservatorio sul calcestruzzo e sul
calcestruzzo armato, una forma di
collaborazione tra istituzioni pubbliche
e private di cui lo stesso Karrer si è
detto molto orgoglioso e che ha già
dato alcuni risultati importanti: intensificazione di controlli e ispezioni,
grazie anche ad uno specifico accordo con la Guardia di Finanza, vigilan-
za sui laboratori di prove materiali e
sugli organismi di certificazione che
rilasciano l’FPC, avvio dei progetti
Sicurnet 1 e Sicurnet 2 nell’ambito
del PON Sicurezza.
“Il Consiglio Superiore dei Lavori
Pubblici”, ha evidenziato il Presidente Karrer, “sta lavorando alla revisione delle Norme Tecniche e, in
stretta collaborazione con l’ATECAP,
anche a quella delle Linee Guida
sul calcestruzzo e sul calcestruzzo
armato”. Il processo di revisione è
in fase molto avanzata e l’auspicio
PaSt
PreSiDeNt
di Karrer è che molto presto si
possa arrivare ad una sor ta di
“Patto della regolazione” prima
dell’emanazione delle norme per
giungere ad una introduzione delle
stesse nel mercato meno dura di
quanto non avvenuto nel 2008.
L’ultima riflessione è stata per il
concetto di “ecoeticità”. Il Prof.
Karrer ha auspicato una sempre
maggiore attenzione dell’intera filiera delle costruzioni verso un percorso che coniughi comportamenti corretti e sostenibilità.
.
ateCaP
Giovanni Battista Benazzo
Presidente dal 1992 al 1997
Carlo Barbieri
Presidente dal 1997 al 1999
Michele Valente
Presidente dal 1999 al 2003
Mario Colombini
Presidente dal 2003 al 2008
Fabio Biasuzzi
Presidente dal 2008 al 2010
Pavimenti e Superfici Continue - N°14
20
il punto
sul calcestruzzo
thomas Gessaroli
redazione iMreaDY
informazioni dal
Centro Studi aiteC
Il mercato del cemento continua
a risentire degli effetti della pesante crisi che investe il mondo
delle costruzioni, in un contesto
economico che sembra avere
smarrito i timidi segnali di ripresa
registrati ad inizio anno. Il secondo trimestre 2011 ha evidenziato
una contrazione del 2,9% nei
consumi di cemento.
Il livello dei volumi di mercato si
è ulteriormente ridotto e i segnali recessivi fanno prevedere un
terzo trimestre molto negativo
dovuto principalmente alla crisi del
mercato delle costruzioni e della
domanda di cemento.
I livelli di attività nelle costruzioni
di edilizia residenziale e non residenziale nuova hanno raggiunto i
minimi storici dal 1995, e solo gli
interventi di manutenzione straordinaria mostrano indicazioni di
sostanziale tenuta.
L’indagine del Centro Studi sulla
percezione dell’andamento del
mercato rileva aspettative negative
dell’intera filiera del settore costruzioni per i prossimi mesi e per
il 2012 e le prospettive di breve
e medio termine sulla realizzazione delle grandi infrastr utture
pubbliche non offrono ancora i
necessari spunti anticrisi.
L’Ufficio Studi dell’AITEC ha completato a luglio la settima edizione
di questa indagine congiunturale
su un panel di 200 imprese, rappresentativo dell’intera filiera
delle costruzioni.
Lo scenario prospettato indica che
il sentimento delle aziende è sostanzialmente negativo. Per il 2011
i settori che maggiormente hanno
espresso le peggiori aspettative
sono quelli della progettazione, del
calcestruzzo preconfezionato, dei
prefabbricati e dei macchinari per
l’edilizia. Il settore della prefabbricazione, in particolare,è stato influenzato dal perdurante stato di
crisi in cui versa il comparto non
residenziale.
Le aspettative per il 2012 convergono verso una sostanziale stagnazione, con il ramo della progettazione, collaudato anticipatore
di tutto il processo edile e depositario di un effettivo portafoglio
ordini, che esprime una previsione
per l’anno prossimo in contrazione del 2,7%.
Le imprese di costruzione presentano per il 2012 aspettative per
un ulteriore ribasso del mercato,
seppur a ritmi più contenuti rispetto a quelli registrati negli ultimi quattro anni.
In deciso peggioramento la percezione delle imprese circa le
condizioni di accesso al credito.
Il 70% delle aziende ha riscontrato un aumento di difficoltà nel
soddisfare il proprio fabbisogno
finanziario.
L’analisi territoriale fotografa una
situazione di generale omogeneità
di dati negativi; le regioni più penalizzate sono, nel biennio, Marche,
Veneto e Molise.
.
Consumi nazionali di cemento
Anni
Trimestri
2009
2010
II 2011
III 2011
2006
MAX Migliaia Var. % su Migliaia Var. % su Migliaia Var. % su Migliaia Var. % su
raggiunto tonnellate 2008 tonnellate 2009 tonnellate I 2010 tonnellate II 2010
Consumi 46.879 36.085
Pavimenti e Superfici Continue - N°14
– 13,7
33.926
– 6,0
9.308
– 2,9
7.880
– 11,3
C
SCENAR I
AITEC
www.aitecweb.com - uffi[email protected]
L INDUSTRIA ITALIANA DEL CEMENTO
INDAGINE SULLA PERCEZIONE DELL’ANDAMENTO
DEL MERCATO DELLE COSTRUZIONI
L’analisi territoriale fotografa una situazione di generale omogeneità di dati negativi; le regioni più penalizzate
sono, nel biennio, Marche, Veneto e Molise
Regione
2011
2012
Biennio 2010-2012
Variazione attesa nei volumi di attività
Nord Ovest
Nord Est
Centro
Sud
Isole
Piemonte
-1,4%
0,2%
-1,2%
Valle d’Aosta
-1,9%
-0,2%
-2,0%
Lombardia
-2,7%
-1,2%
-3,8%
Liguria
-0,7%
0,5%
-0,2%
Media
-1,9%
-0,5%
-2,4%
Trentino Alto Adige
-1,9%
-0,7%
-2,6%
Veneto
-3,6%
-3,9%
-7,4%
Friuli
2,2%
-0,1%
2,2%
Emilia Romagna
-1,7%
-0,8%
-2,4%
Media
-1,4%
-1,4%
-2,8%
Toscana
-2,6%
-0,5%
-3,1%
Umbria
-1,9%
0,4%
-1,6%
Marche
-5,0%
-0,6%
-5,6%
Lazio
-5,2%
-0,2%
-5,3%
Media
-3,7%
-0,3%
-4,0%
Abruzzo
-2,7%
0,4%
-2,4%
Molise
-5,8%
0,1%
-5,7%
Campania
-4,5%
-0,3%
-4,8%
Puglia
-4,2%
-0,7%
-4,9%
Basilicata
-1,6%
-1,1%
-2,8%
Calabria
-0,4%
0,1%
-0,3%
Media
-3,7%
-0,2%
-3,9%
Sicilia
-2,7%
-0,3%
-3,0%
Sardegna
-1,9%
-0,2%
-2,0%
-2,0%
-0,5%
-2,5%
Media
Pavimenti e Superfici Continue - N°14
22
il punto
sul calcestruzzo
Thomas Gessaroli
Redazione IMREADY
Calcestruzzo,
Pavimento e
Imprese: libri utili
Pavimentazioni industriali in calcestruzzo - Silvia Collepardi - Luigi Coppola - Roberto Troli
Non sempre, le figure (progettista, produttore di calcestruzzo, impresa, pavimentista)
coinvolte nella realizzazione dei pavimenti pongono l’attenzione progettuale ed
esecutiva che viene riservata ad altri elementi strutturali (travi, pilastri, etc.) più
impegnati dal punto di vista statico.
Il risultato dell’inosservanza di queste regole e della scarsa attenzione progettualeesecutiva fa sì che le pavimentazioni rappresentino le strutture in calcestruzzo
caratterizzate dal maggior numero di difetti. La difettosità elevata di questa struttura
e la conseguente diminuzione di funzionalità delle stesse, inoltre, ha come risultato
quello che le pavimentazioni in calcestruzzo rappresentino “l’oggetto di contestazione”
nella maggior parte delle controversie che riguardano gli edifici civili ed industriali.
Il presente libro si prefigge come obiettivo quello di fornire alcuni concetti sia
pratici che teorici di facile utilizzo che consentano di eseguire una pavimentazione
priva di difetti e capace di assolvere ai compiti statico-funzionali richiesti.
Esso è stato suddiviso in tre sezioni: la prima dedicata al progetto del pavimento; la seconda al dimensionamento
ed alla realizzazione dei giunti di contrazione, di costruzione e di isolamento; la terza alle più comuni patologie
di degrado e dissesto che interessano le pavimentazioni in calcestruzzo.
Il libro contiene una serie di abachi di facile utilizzo che consentono di risolvere in modo rapido numerosi problemi:
dallo spessore della pavimentazione al calcolo dell’armatura, dalla distanza dei giunti di contrazione all’impiego di una
“barriera a vapore”, e così via. Ancorché il libro risulti di facile consultazione e di pratico utilizzo, l’approccio adottato
per l’analisi e la risoluzione dei singoli problemi è di tipo strettamente scientifico. Quest’approccio rigoroso ha consentito
di “sfatare” alcuni “miti” ed evidenziare come nel campo delle pavimentazioni non sempre soluzioni e tecniche ormai
consolidate - che costituiscono come si dice la “regola d’arte” - si rivelino corrette dal punto di vista tecnico.
Nel numero precedente di PSC abbiamo presentato il DEC,
Dizionario Enciclopedico del Calcestruzzo, l’ultima fatica editoriale del Prof. Mario Collepardi. Il DEC è un’opera che si
distingue da tutti gli altri libri del settore per l’impostazione
di taglio enciclopedico che descrive sia termini di gergo e di
minore impor tanza poco noti ai non addetti ai lavori (per
esempio: “padroncini”, “lancista”, “vespasio”, ecc.), sia termini
complessi e sofisticati che richiedono un approccio rigorosamente scientifico ed olistico.
Pavimenti e Superfici Continue - N°14
23
Concretum - Luigi Coppola
Qualsiasi opera in calcestruzzo armato si materializza attraverso quattro momenti: l’idea
architettonica, la scelta del materiale, il dimensionamento e, infine, la realizzazione. Molto
spesso queste fasi del processo vengono vissute a “compartimenti stagni” con il risultato
che si progetta senza definire le proprietà del calcestruzzo e senza tener conto delle
difficoltà che possono sorgere durante l’esecuzione dei getti, rischiando di vanificare gli
sforzi operati singolarmente dai diversi soggetti. Concretum ha l’obiettivo di creare una
“testa di ponte ideale” tra progettista, produttore, impresa e direzione lavori, cercando di ottimizzare le prestazioni del
conglomerato in base alle esigenze strutturali, di durabilità, di confezionamento e posa in opera. Il libro è dedicato al
calcestruzzo inteso non come “oggetto” fine a se stesso, ma quale “materiale di transizione” destinato a concretizzare
l’idea progettuale. Concretum nasce con l’idea ben precisa di convincere gli studenti e i professionisti che non esiste “il
calcestruzzo”, ma una serie infinita di conglomerati ognuno “tagliato su misura” per la specifica opera cui è destinato.
Il calcestruzzo 3/ed - Materiali e tecnologia - Vito Alunno Rossetti
La terza edizione di questo testo, rivolta sia agli studenti sia ai professionisti del settore
(architetti, geometri e ingegneri), contiene un completo aggiornamento normativo e
sviluppa le principali innovazioni di applicazione pratica. La prima parte del testo è
dedicata ai materiali per il calcestruzzo (cemento, aggiunte, aggregati, acqua e additivi)
di cui vengono descritte proprietà, possibili difetti e inconvenienti e relativa normativa.
La seconda parte è invece dedicata al calcestruzzo, le sue proprietà chimiche, fisiche e
meccaniche, i fattori da cui esse dipendono, i metodi di prova e ancora i relativi aspetti
normativi. Avvalendosi della sua lunga esperienza come consulente tecnico-legale, L’Autore
segnala ed esemplifica con numerosi documenti fotografici i principali problemi che
possono presentarsi nei cantieri, indicando di volta in volta le possibili soluzioni.
Calcestruzzo in Pratica - Gianni Bebi
Calcestruzzo in pratica è sostanzialmente la riedizione di BITÜM edito nel 1995.
L’aggiornamento si è reso necessario per l’evoluzione tecnica e normativa avvenuta
negli ultimi anni. Calcestruzzo in pratica si differenzia dal testo precedente, in particolare
per quanto concerne il mix design che si sviluppa qui in tre capitoli. L’esempio sviluppato
è disponibile in un file in formato Excel che si può richiedere a [email protected].
Mi scuso con il lettore per l’incapacità di produrre un programma vero e proprio (a
prova di utente), le mie conoscenze informatiche d’altro canto, sono quelle che sono.
Una ulteriore aggiunta è costituita da alcune appendici. Oltre alla precedente appendice
A si trovano la B e C. In B sono illustrate alcune prove sul calcestruzzo. In C vi è
un utile dizionario dei termini “correnti” nel calcestruzzo. Nel testo sono contenuti
numerosi riferimenti alle norme UNI e internazionali; suggerisco che il lettore prenda
visione completa delle norme citate per una analisi degli argomenti da me trattati.
Calcestruzzo e imprese - Roberto Marino
Calcestruzzo e imprese è un manualetto pratico destinato agli operatori di cantiere
e di impresa in cui si possono trovare informazioni e utili consigli per un corretto
svolgimento di tutte le operazioni che interessano il processo edilizio. I contenuti,
descritti in forma didattica con disegni e vignette, hanno lo scopo di aiutare l’operatore
a capire e a non tralasciare particolari importanti, che potrebbero avere conseguenze
negative sulla qualità delle opere. L’obiettivo è anche quello di incrementare la
professionalità e fornire maggiori garanzie all’Impresa Generale e alla Direzione Lavori,
a cui è demandato il controllo della esecuzione delle opere. Inoltre, alcuni riquadri
inseriti nel testo permettono di approfondire gli argomenti, con specifici richiami a
normative, raccomandazioni e documenti di riferimento ufficiali. Il rispetto delle semplici
regole, riportate nell’opuscolo, consentirà all’operatore di affrontare il lavoro con maggiore
serenità e portarlo a termine con tranquillità e sicurezza. A tutto vantaggio delle opere,
un bene prezioso che dura nel tempo e che rappresenta un valore non solo per chi
le “acquista”, ma anche per l’intera comunità.
Pavimenti e Superfici Continue - N°14
24
il punto
sul calcestruzzo
dall’azienda associata
Test di carico su piastre in
calcestruzzo in appoggio
su Piattelli TERA Peikko
all’UCL Greenwich, UK
Nei giunti per pavimentazioni industriali la trasmissione dei carichi
viene affidata sempre più spesso
a piattelli di varie forme e dimensioni. I vantaggi che offrono rispetto alle tradizionali barre cilindriche
possono essere par ticolarmente
significativi nel consentire i movimenti orizzontali sia tangenzialmente che longitudinalmente al
giunto stesso. Tali piattelli hanno
una geometria che è sostanzialmente differente dalle tradizionali sezioni circolari o quadrate
delle barre, tipiche in molti prodotti di vari fornitori. Questa
geometria significatiamente diversa si traduce evidentemente in un
diverso comportamento rispetto
alle barre e necessita inevitabilmente anche di una variazione dei
metodi di calcolo tradizionali.
Questo articolo esamina lo sviluppo di un test di carico atto a
misurare la capacità di tali piattelli, in particolare a punzonamento;
espone i risultati ottenuti nei test
condotti nel laboratorio Chatham
dell’UCL Greenwich nel periodo
2007-2009; consente un confronto tra i risultati ottenuti rispetto
a quelli derivanti da metodi di
calcolo tradizionali e fornisce
un’indicazione per sviluppi futuri.
1.0 Premessa
Il compor tamento di piattelli in
acciaio soggetti a diverse condizioni di carico, di momento e taglio, è
noto e tali proprietà sono riproducibili nel tempo se la qualità dei
materiali utilizzati per la produzione
è consistente.
Analogamente, il comportamento
di pavimentazioni industriali sotto
carico è stato ampiamente studiato
ed osservato per decine di anni e,
nonostante sia un argomento ancora intensamente dibattuto, è disponibile al riguardo una vasta letteratura. Il compor tamento dei
piattelli all’interno delle pavimentazioni, invece, è meno chiaro, così
come scarsa è la sperimentazione
in particolare allo stato limite ultimo
di collasso.
Il rapporto “Concrete Society Technical Report TR34” (2003)1 fornisce
una procedura semplificata per la
verifica dei carichi trasmessi attraverso giunti con piattelli.
Equazioni per momento, taglio,
momento e taglio combinati, punzonamento e deformazione differita
sono presentate nel capitolo 9;
queste, tuttavia, non sono basate sui
risultati di test estensivi ma piuttosto sulle analisi matematiche condotte da Yoder & Witczak2.
Pavimenti e Superfici Continue - N°14
La sezione 9.10 del TR34 (2003)1
afferma che per i sistemi coperti da
diritti di proprietà intellettuale la capacità di carico del sistema stesso
deve essere fornita dal produttore:
nasce così questo progetto, per conto del Gruppo Peikko, atto a stabilire la capacità di carico dei piattelli.
2.0 Preparazione del test
Inizialmente è stata condotta una
ricerca su precedenti sessioni di
test condotte in Europa, incluse
prove effet-tuate in Finlandia, Belgio,
Italia ed in particolare all’Università del Queensland nel 2002 3 .
Poichè in passato non è mai stata
adottata una configurazione analoga per i test, la sperimentazione
all’UCL è stata programmata basandosi su considerazioni di comprovata affidabilità.
Per il test è stata scelta una configurazione semplice, come illustrato in
Figura1, dove una piastra di 650 x 700
mm è sorretta da 2 piattelli gettati ciascuno in una piastra adiacente in modo che il carico applicato
(P) sia equamente diviso tra le due.
Le piastre sono realizzate in accordo con una serie di requisiti riguardanti il tipo di calcestruzzo, l’altezza delle piastre, il progetto dei
piattelli, ecc.
Procedure di controllo qualità standard sono state applicate per la
maturazione e per la verifica della
resistenza del calcestruzzo e, similarmente, per la calibrazione e l’utilizzo della strumentazione.
I carichi sono stati applicati centralmente fino a rottura attraverso una
piastra quadrata di lato 100 mm e
la deformazione è stata registrata in
un dato numero di istanti durante
l’applicazione del carico.
È stato condotto un programma di
40 test per investigare il comportamento dei piattelli in numerose situazioni al variare di: specifiche del calcestruzzo, altezza della piastra, apertura del giunto, design del piattello,
tipologia di armatura, ecc. Tuttavia, per
brevità, questo articolo relazionerà su
uno dei primi gruppi di test. In particolare, questi test prevedevano una
piastra da 200 mm, piattelli TERA
Peikko da 6 mm, un’apertura di
giunto di 20 mm ed un calcestruzzo
di classe C32/40 armato con una
maglia di barre da 8 mm.
La figura 1 illustra la configurazione
schematica per questo primo set di
test. La figura 2 mostra le casse-forme
usate per gettare le piastre e le figure 3 e 4 mostrano la disposizione
reale in laboratorio inclusi la piastra
per il test sorretta dai piattelli gettati
nelle 2 piastre adiacenti, il cilindro
centrale di carico e i sensori di spostamento LVDT posizionati in vari
punti. Il nastro trasportatore a cilindri
non fornisce supporto nella parte
centrale. I risultati del test sono stati
ottenuti e corretti in funzione della
resistenza del calcestruzzo e poi comparati ai valori calcolati in sezione 3.0.
I campioni rotti sono stati anche
esaminati visivamente e il profilo di
rottura è stato misurato come illustrato nella sezione 3.0.
Fig. 1 – Schema della configurazione di test
25
I risultati numerici di questo gruppo di
test sono mostrati in figura 6.
Fig. 2 – Casseforme per le piastre
Fig. 6 – Tabella dei risultati
I risultati tabulati mostrano il valore
calcolato (in accordo con il TR34
(20031) e quello misurato della
capacità limite a punzonamento per
i campioni in corrispondenza del
massimo spostamento. I valori sono
stati poi anche corretti, come mostrato, in funzione dell’effettiva resistenza misurata del calcestruzzo.
Infine viene fornita la capacità di
carico in accordo con i risultati del
test e con il metodo numerico
discusso nella sezione 4.0 seguente.
In aggiunta ai valori sperimentali è
stata effettuata una verifica visiva
dei campioni rotti. La figura 7 è
l’esempio di un tipico campione di
test che evidenzia la rottura per
punzonamento.
Fig. 3 – Preparazione del test
Fig. 4 – Preparazione del test
3.0 Risultati
In tutti i casi, come anticipato, il
punzonamento del calcestruzzo è
stato il meccanismo di collasso
predominante. La rottura si è verificata indifferentemente su uno o
l’altro lato del provino, confermando che la configurazione del test
non influenza i risultati.
Tutti i campioni hanno evidenziato
un comportamento carico/spostamento simile a quello indicato in
figura 5 per il test 3.
Fig. 5 – Diagramma tipico Carico/Spostamento
(Test 3)
Fig. 7 – Foto di un campione tipico dopo rottura
Il profilo di rottura dei campioni è
stato anche misurato ed un profilo
tipico è mostrato in figura 8.
Fig. 8 – Profilo di rottura tipico
Pavimenti e Superfici Continue - N°14

26
Come si vede dai campioni rotti
(figura 7) ed anche dal profilo di
rottura (figura 8) la superficie di taglio
non evidenzia un angolo di taglio
uniforme (conico) a partire dalla
faccia di contatto del piattello ma la
superficie di rottura più lontana
dalla faccia del giunto ha un angolo
molto più pendente, quasi verticale,
rispetto ai lati del piattello a contatto con la faccia del giunto stesso.
L’angolo medio per questo particolare provino è di 64.8 gradi. Questo
fa emergere un perimetro di taglio
complessivamente inferiore a quello
anticipato ed illustrato nel TR34.
4.0 Confronto dei risultati con il
Metodo di Calcolo del TR34 (2003)1
Come detto, i valori misurati sono
stati comparati con quelli calcolati
in accordo con il TR34 (2003)1.
L’equazione 9.31 del TR34 (2003)
afferma:
Pp = vRd,c.u1.d
(Equazione 4.1)
dove
Pp= Capacità a taglio sul perimetro
critico
vRd,c= Sforzo di taglio medio sul
perimetro di taglio
u1= Lunghezza del perimetro a una
distanza 2d dall’area caricata
d = Altezza effettiva del calcestruzzo
Da una successiva analisi dei risultati si è scoperto che una forma
modificata di questa equazione riflette più da vicino i risultati ottenuti e dovrebbe quindi essere tenuta in considerazione nei calcoli
futuri poichè tiene anche in considerazione un fattore di sicurezza
legato al calcestruzzo derivato per
via sperimentale:
Pp = (vRd,c. u2.d) / b
(Equazione 4.2)
dove
Pp = Capacità a taglio sul perimetro critico
vRd,c= Sforzo di taglio medio sul perimetro di taglio
u2= Lunghezza del perimetro a
una distanza 1.5d dall’area
caricata
d = Altezza effettiva del calcestruzzo
b = Fattore Beta. In questo caso 2.65
(in accordo con il numero di
campioni e con i risultati ottenuti per una data forma del
piattello. Include un fattore di
sicurezza per il calcestruzzo
derivato sperimentalmente)
5.0 Conclusioni
Il metodo di prova si è dimostrato
particolarmente semplice ed economico da realizzare. Le casseforme, riutilizzabili, sono state prodotte facilmente e
la strumentazione utilizzata è stata
quella standard. I test hanno fornito
risultati consistenti consentendo di
gettare le basi per condurre in futuro
test standardizzati su scala industriale.
I risultati ottenuti indicano anche che
il metodo di calcolo esposto nel TR34
(2003)1 non predice adeguatamente
la capacità limite a rottura per punzonamento del piattello nella piastra in
calcestruzzo.
In particolare i provini hanno mostrato
una superficie di rottura per taglio
complessa e non di tipo conico e
uniforme a partire dalla faccia caricata,
come atteso per il punzonamento
semplice. Questo indica che un perimetro di taglio effettivo di 1.5d può
essere più rappresentativo di 2d.
La geometria dei piattelli ha anche
un’influenza significativa sulla rottura
per punzonamento cosicchè un fattore Beta (b) appropriato deve essere
derivato per ogni dato sistema di
piattelli. Come nel caso di questi test,
tale fattore racchiude anche un fattore di sicurezza del calcestruzzo.
Si propone che l’equazione modificata
4.2 sia considerata più diffusamente nei
calcoli per la capacità a punzonamento.
6.0 Indicazioni per sviluppi futuri
6.1 Analisi ad Elementi Finiti
È in fase di sviluppo un modello ad
elementi finiti del dispositivo di test in
modo da comprendere meglio la distribuzione degli sforzi ed il meccanismo
di rottura, in particolare alla luce della
variazione di angolo di punzonamento
vista nei provini. Ovviamente variazioni
Pavimenti e Superfici Continue - N°14
come la geometria del piattello, l’apertura del giunto e differenze nelle
specifiche dei materiali possono essere esaminate più rapidamente e più
efficientemente con un’analisi FEM che
con sessioni di test, sebbene siano
ancora necessari ulteriori sperimentazioni per la validazione del modello.
6.2 Test su piastra al suolo in scala 1:1
Lo schema della configurazione di
prova è stato deliberatamente progettato per simulare la situazione più
gravosa, ovvero senza alcuna reazione
al di sotto della piastra da testare.
L’assenza di un sub-strato di terreno
rende il test di laboratorio più facile
da eseguire. Nelle pavimentazioni
industraili tuttavia il terreno al di
sotto della piastra fornisce un supporto significativo e la comparazione
dei risultati dei test di laboratorio e
dei test su scala reale può avere
notevole valore. Per questa ragione
una serie di test in scala 1:1 è stata
programmata a Chatham nel 2011.
7.0 Ringraziamenti
Gli autori vogliono riconoscere il
contributo e ringraziare per l’aiuto
ed il supporto il Prof. Derrick Beckett, Terry Graves, Ian Cakebread
e Tony Steens dell’UCL Greemwich
nella progettazione, esecuzione ed
interpretazione dei test.
8.0 Bibliografia
The CONCRETE SOCIETY, Concrete industrial ground floors: a guide
to design and construction, Technical Report 34 (3rd edition), The
Concrete Society, Camberley, 2003.
1
YODER, E.J. and WITCZAK, M.W.
Principles of pavement design. John Wiley
and Sons, New York, (2nd edition) 1975.
2
UNDERWOOD, D. and WONG,
Y.C. Jointing systems in concrete structures, testing of dowel sys-tems, Industry research and development board
R&D project GRA00954, Queensland
University of Technology, 2002.
.
3
28
il punto
sul calcestruzzo
dall’azienda associata
Soluzioni Ideal Work per
pavimenti industriali
Ideal Joint System…
Quando il giunto fa la differenza!
Ideal Work presenta tre rivoluzionarie soluzioni brevettate per offrire ai progettisti un evoluto sistema
per riprendere il trasferimento dei
carichi tra le piastre di calcestruzzo
ed ai costruttori una posa in opera
semplice e conveniente
Industrie, stabilimenti produttivi, magazzini, aeroporti, piazzali, ma anche
centri commerciali ed aree espositive:
sono solo alcuni dei luoghi in cui le
pavimentazioni in calcestruzzo sono
sottoposte a costanti e molteplici
tensioni. Pertanto, onde evitare dissesti
e crepe, diviene necessario sezionare
la pavimentazione inserendo i giunti a
rinforzo del “taglio”. L’inserimento
degli stessi all’interno delle pavimentazioni in calcestruzzo tra due piastre
adiacenti, garantisce la continuità della
pavimentazione e consente l’assorbimento delle tensioni innescate dai
carichi d’esercizio, movimenti strutturali, sollecitazioni termiche e idrometriche e di limitare il degrado dei
bordi causato dagli urti.
La mancata o errata realizzazione di
un giunto di costruzione e il conseguente verificarsi di spostamenti relativi verticali o rotazionali tra due
porzioni di pavimento, può portare
al’insorgere di difetti o dissesti nel
pavimento stesso, il più ricorrente dei
quali è lo sbrecciamento del giunto
al passaggio delle ruote dei carrelli
elevatori.
Nel corso degli anni sono stati sviluppati diversi sistemi di giunzione, di
cui finora il più utilizzato è stato il
“giunto a bielle” o “a barrotti”, che
consiste nell’introdurre tra due lastre
di pavimento una serie di barre metalliche orizzontali tra loro parallele e
ortogonali al piano del giunto, che
hanno il compito di trasferire le sollecitazioni e assorbire i movimenti.
Non sempre questo sistema risulta
efficace; in caso di realizzazione non
corretta, può esser responsabile di
gravi difetti o dissesti nel pavimento.
Ideal Work propone un rivoluzionario sistema brevettato di giunto
di costruzione. L’analisi dei pavimenti danneggiati e lo studio di
esperienza maturata in altri paesi
all’avanguardia nella progettazione e
realizzazione dei pavimenti in calcestruzzo hanno portato a ideare un
sistema che desse sufficienti garanzie al progettista e risultasse di facile applicazione per il costruttore.
Il “giunto che scorre” by Ideal Work
Angolo Classic
Pavimenti e Superfici Continue - N°14
IDEAL JOINT SYSTEM® è un nuovo
sistema brevettato di giunto prefabbricato in acciaio che facilita i movimenti della piastra di calcestruzzo,
trasversali e paralleli, riducendo il
numero e l’ampiezza delle fessure.
Un raccordo in PVC è la chiave del
sistema; funge da assemblaggio per
le due sbarre, da incastro per il
manicotto ovoidale e da innesto e
guida per il barrotto metallico. Quando il cls indurisce e cominciano le
tensioni, il raccordo si rompe lasciando il giunto libero di “aprirsi”. Il
meccanismo si completa in seguito
ai movimenti laterali, che provocano
il cedimento delle bandelle in plastica contenute nel manicotto e lasciano al barrotto lo spazio per muoversi anche in orizzontale. Inoltre il
giunto è dimensionato in modo che
la rete elettrosaldata venga a trovarsi esattamente sul terzo superiore
del getto, come prescritto dalla
letteratura per i pavimenti in cls.
Il sistema è particolarmente indicato per i pavimenti soggetti a traffico
di carrelli elevatori e trans pallet.I
principali campi di applicazione sono
i seguenti: pavimentazioni industriali,
industrie pesanti, logistica, padiglioni
fieristici, centri di distribuzione, centri commerciali, aeroporti, piazzali
esterni, banchine portuali.
IDEAL JOINT SYSTEM® è proposto in tre modelli: CLASSIC, PERFORMANCE e DUAL, progettati per risolvere problematiche specifiche e
caratterizzati ognuno da elevata affidabilità, facilità di posa e funzionamento bidirezionale. Nelle applicazioni esterne soggette a forti escursioni termiche e alle intemperie i
modelli possono essere integrati con
l’inserimento, tra le due “spalle” del
giunto, di due strisce in polietilene
espanso, di spessore variabile, che
assorbono il surplus di dilatazione. È
inoltre possibile richiedere la zincatura delle parti metalliche (esclusi i
barrotti) per migliorare la protezione dagli agenti esterni.
IDEAL JOINT CLASSIC è un
giunto di costruzione preformato per
pavimentazioni industriali in calcestruzzo con movimento bidirezionale. Caratterizzato da una estrema
facilità di posa in opera e una elevatissima affidabilità di funzionamento, è adatto all’impiego in tutte le
pavimentazioni industriali in conglomerato cementizio armato in sostituzione dei tradizionali giunti di costruzione “a barrotti” realizzati in
opera. Può essere utilizzato anche
per realizzare con facilità giunti di
dilatazione intermedi nel caso di
campiture di getto estremamente
ampie o nel caso di pavimentazioni
con riscaldamento radiante con
possibilità di dimensionare la distanza
tra le lamiere in funzione delle dilatazioni termiche attese. Il sistema è
costituito da due lamiere ad L ≠ 3
mm contrapposte, che fungono da
cassero a perdere, unite con connettori in materiale plastico che
costituiscono anche l’alloggiamento
per i barrotti metallici. Grazie alla
loro elevata deformabilità, questi
connettori non disturbano il corretto funzionamento in opera del
giunto. Per questo motivo IDEAL
JOINT CLASSIC, che viene fornito in
cantiere già montato, rappresenta
l’unico giunto prefabbricato presente sul mercato immediatamente
pronto all’uso e che non richiede
la rimozione di viti o sistemi di
giunzione momentanea tra un getto e l’altro del pavimento.
IDEAL JOINT PERFORMANCE è
un giunto di costruzione preformato per pavimentazioni industriali in
calcestruzzo con movimento bidirezionale espressamente progettato
per l’impiego in presenza di notevoli sollecitazioni ed intenso traffico
veicolare come magazzini di logistica, aree interportuali, ecc..
È adatto all’impiego in sostituzione
dei tradizionali giunti di costruzione
“a barrotti” realizzati in opera nelle
pavimentazioni in calcestruzzo soggette a intenso traffico veicolare
pesante e in tutti i casi dove è
prevedibile l’urto frequente di oggetti metallici pesanti contro i lembi
del giunto. Grazie alla doppia lamiera di rinforzo superiore, disponibile
in spessori compresi tra 4 e 8 mm
rappresenta la risposta ideale e
duratura per questo tipo di realizzazioni offrendo un’adeguata protezione dei bordi del giunto contro
ogni tipo di urto. Il sistema coniuga,
quindi, l’elevata resistenza agli urti e
all’usura ai pregi e alle prestazioni
dei giunti di costruzione bidirezionale della linea Ideal Joint. IDEAL JOINT
PERFORMANCEviene fornito in cantiere già montato e pronto all’uso e
non richiede alcuna operazione aggiuntiva successivamente alla posa in
opera e al getto del pavimento.
29
IDEAL JOINT SYSTEM DUAL è
un giunto di costruzione preformato specificamente studiato per la
realizzazione di piastre in calcestruzzo su cui è prevista l’applicazione
di rivestimenti ceramici. È caratterizzato da una estrema facilità e
rapidità di posa in opera e da
un’elevatissima affidabilità di funzionamento. È espressamente studiato
per l’impiego nelle pavimentazioni
di centri commerciali, aree espositive o in tutte quelle applicazioni
nelle quali le esigenze di carico richiedono la realizzazione di una
piastra cementizia di almeno 10 cm
di spessore mentre le esigenze
estetiche e funzionali o le scelte
progettuali richiedono la realizzazione di una finitura con rivestimento
ceramico. Il sistema consente di
realizzare con un solo elemento sia
il giunto di costruzione nella piastra
cementizia di base che il corrispondente giunto di dilatazione nel rivestimento ceramico. Vengono
quindi notevolmente semplificate le
operazioni di posa in opera ed
evitato il rischio di disallineamento
tra i due giunti, causa di frequenti
dissesti nelle pavimentazioni ceramiche. IDEAL JOINT SYSTEM DUAL è
costituito da due lamiere ad L ≠ 3
mm contrapposte, che fungono da
cassero a perdere per il getto in
calcestruzzo, unite con connettori
in materiale plastico, in sommità
delle quali è rigidamente ancorato
uno speciale profilato in alluminio
costituito da tre elementi tra loro
incastrati in grado di consentire
movimenti relativi sia in contrazione
che in dilatazione con ampiezza da
3 a 10 mm.
.
Pavimenti e Superfici Continue - N°14
30
il punto
sulle resine
Ciro Scialò
Membro Consiglio Direttivo
CONPAVIPER
Il secondo bigino CONPAVIPER:
lo “spolvero di corindone”
può togliere il malocchio?
La filosofia ispiratrice è sempre quella di fornire strumenti agili che consentano agli operatori e tecnici del
settore di fruire di informazioni ed
indicazioni per risolvere o spiegarsi,
problematiche correlate all’uso e
all’applicazione dei rivestimenti resinosi per pavimentazioni, che comunemente si incontrano nella pratica.
Lo sforzo compiuto è ancora quello
di rendere l’esposizione degli argomenti trattati, immediatamente
comprensibili e fruibili, utilizzando un
linguaggio semplice e sfruttando
l’ausilio visivo di disegni didattici,
utilizzando, laddove opportuno, anche
una efficace componente spiritosa.
La collana “I Bigini CONPAVIPER”
non è un progetto definito al millimetro, che prevede e risolve tutte
le criticità, ma un’idea formativa con
un alto senso della praticità, che
affronta e tenta di risolvere alcuni
di quei problemi che una carente
informazione pone, assumendoli
come opportunità per migliorare i
risultati e la professionalità.
A suo modo, un esempio di come
coniugare l’informazione e la formazione in modo semplice, immediato e
costruttivo, cercando di divulgare ed
orientare quante più informazioni possibili tutte, frutto di esperienza acquisita in più di trenta anni di attività. .
SIStEMI RESINOSI
È DISPONIbIlE Il SECONDO bIGINO CONPAVIPER
Si informano le Aziende Associate che è disponibile il secondo BIGINO sui Sistemi Resinosi, il lavoro
messo a punto dall’Ing. Ciro Scialò su richiesta del Comitato Resine. Per le Aziende Associate è
possibile acquistarne copie stampate a un costo di 3 euro/cad (per acquisti superiori alle 50 copie)
o di 10 euro/cad. (per acquisti inferiori).
Per i non soci il costo è di 10 euro più le spese di spedizione.
Per maggiori informazioni contattare: [email protected]
Pavimenti e Superfici Continue - N°14
32
il punto
sulle resine
a cura di thomas Gessaroli
redazione iMreaDY
intervista a
enzo Parietti
MeMBro DeL CoMitato reSiNe CoNPaviPer
Enzo Parietti da quanti anni si
occupa di pavimenti e rivestimenti in resina?
Ho iniziato ad occuparmi di pavimentazioni industriali all’inizio
degli anni 80 e dal 1992 mi occupo quasi esclusivamente di pavimenti e rivestimenti in resina.
Cosa l’ha portata ad iscriversi
all’Associazione?
Ho deciso di iscrivermi quando ho
notato significativi cambiamenti
all’interno dell’Associazione dal punto di vista dirigenziale, ma soprattutto dopo l’ingresso di persone con
un alto profilo professionale per le
quali ho una profonda stima.
Al termine del secondo anno di
presenza all’interno del Conpaviper, risulta utile la sua decisione di farne parte? È utile?
Penso, e spero, che la mia scelta
vada nella giusta direzione e di
conseguenza la mia presenza all’interno dell’associazione sia utile, ma
comunque mi sembra prematuro
ora esprimere giudizi definitivi.
Tra i lavori in corso del Comitato Resine vi è quello della
preparazione di un modello di
qualifica delle imprese che si
occupano di rivestimenti resinosi. Cosa ne pensa? È utile?
Questa domanda necessita di una
risposta articolata per cui cercherò di renderla concisa e comprensibile: ho sempre ritenuto che le
associazioni di categoria, cosi come
gli ordini professionali, non debbano essere delle “lobbies” , ma
debbano essere un elemento di
chiarezza e un punto di riferimento per il mercato.
Ben venga una libera, sana e corretta concorrenza (oggi è più di
moda parlare di liberalizzazione).
È però necessario che le imprese
debbano avere requisiti minimi dal
punto di vista organizzativo. Inoltre
devono esserci dei controlli sui
prezzi in modo da fissare dei
termini minimi sotto i quali la libera concorrenza sconfina necessariamente in evasione, scadimento della qualità e concorrenza
sleale a danno del mercato e
delle imprese stesse. Ed è per
questo che l’Associazione deve
continuare in questa direzione,
perché ritengo sia la strada giusta.
A Milano Conpaviper è riuscita
a far adottare dalla Camera di
Pavimenti e Superfici Continue - N°14
Commercio un prezziario per
i rivestimenti resinosi. Lo dovrebbero utilizzare anche le altre Camere di Commercio?
Certamente si.
Quali sono le priorità che
l’Associazione dovrebbe portare avanti nei prossimi mesi?
Ritengo che l’associazione debba continuare sulla strada intrapresa, intensificando i propr i
ser vizi, per aiutare a crescere
gli associati. Inoltre ritengo che
debba potenziare la sua azione
di comunicazione verso i canali
della politica e dell’economia,
soprattutto in periodi difficili e
complessi come quelli che stiamo attraversando, per trovare
nuove risorse o suggerire spunti per un rilancio nell’immediato
futuro.
Perché un suo collega/concorrente dovrebbe iscriversi?
Per le ragioni sopra esposte, ma
soprattutto per avere un reale
confronto con per sone che
operano giornalmente all’interno
del nostro settore a beneficio
del mercato e dell’Associazione
stessa.
.
Pavimenti e Superfici Continue - N°14
34
il punto
sui massetti
a cura di andrea Dari
Direttore responsabile PSC
intervista
a Luigi Schiavo
CoorDiNatore DeL CoMitato MaSSetti CoNPaviPer
Luigi Schiavo, da quanti anni si
occupa di massetti?
Opero nel settore dei massetti in
sabbia cemento da 20 anni, ma da
ancor prima se si considerano i
soli sottofondi allegger iti, da
quando il polistirolo è subentrato
all’argilla come inerte leggero in
tale applicazione.
Cosa l’ha portata a iscriversi
all’Associazione?
Principalmente la necessità di
entrare in un organismo che oltre
a rappresentare la nuova categoria
di imprese che si stava creando e
a cui appartengo, uniformasse e
di conseguenza regolamentasse
tutte le attività inerenti il
sottofondo. Fino ad allora queste
erano svolte in maniera
disorganizzata dal posatore dei
pavimenti in ceramica: le piastrelle
erano posate in fresco di malta e
non a colla sul massetto come
avviene oggi. Rimaneva da fare
solo il massetto per i pavimenti
in legno da posare a colla, lavoro
fatto dal muratore generico.
Al termine del secondo anno di
presenza all’interno del Conpaviper, risulta utile la sua decisione di farne parte? Perché?
Oggi sono convinto ancora più di
allora che la scelta fatta sia quella
giusta per diversi motivi: primo
perchè il nostro settore interno
all’associazione sta prendendo
forma e comincia a dare risultati
effettivi, secondo perchè oggi, in
un contesto di Europa unita, la
necessità di essere organizzati e
avere delle regole risulta sempre
più determinante per il successo
di un’ impresa e essere all’interno
di un’organizzazione rende questo
più facile.
Il primo lavoro in corso del comitato massetti è quello della
preparazione di un codice di
buona pratica: è utile per il
settore?
È il primo passo che si deve fare
per avere uno str umento di
riferimento e di consultazione utile
a chiunque lavori nei pavimenti,
frutto dell’esperienza di diverse
aziende che operano nel nostro
settore, da coloro che producono
materiali o eseguendo i lavori, fino
ad arrivare ai tecnici specializzati.
Il codice di buona pratica sarà in
futuro uno strumento utile per
redigere un corretto capitolato,
offer ta o contr atto, per una
corretta applicazione dei massetti
Pavimenti e Superfici Continue - N°14
ed infine risultare utile in caso di
contestazione dei lavori per avere
un documento su cui fare
riferimento.
A Milano Conpaviper è riuscita a fare adottare dalla camera di commercio un prezziario
per i rivestimenti resinosi. È un
obiettivo anche per i massetti?
Sarà un obbiettivo che si dovrà
raggiungere per avere uniformità
nei prezzi a livello nazionale. Una
concorrenza che si basi non solo
sui prezzi, perché regolamentati,
sarà una concorrenza più
costruttiva e meno speculativa.
Quali sono le priorità che l’associazione dovrebbe portare
avanti nei prossimi mesi?
Il codice di buona pr atica è
senz’altro il primo obiettivo da
raggiungere perchè detterà il
percorso per la creazione di una
normativa di riferimento.
Ordinare, favorire, pubblicizzare
l’affiliazione a Conpaviper sarà un
impegno da sottoscrivere per
avere più forza comunicativa nel
mondo in cui operiamo.
Ne conseguiranno tutte le attività
concrete come l’organizzazione di
eventi, fiere, convegni, corsi ecc...
Perché un suo collega/concorrente dovrebbe iscriversi?
La parola collega esprime bene il
motivo per cui oggi un artigiano o
impresa dovrebbe iscriversi: essere
colleghi vuol dire condividere
problematiche di ordine tecnico,
commerciale, finanziario, per cui avere
35
un’associazione che riunisca le singole
imprese è fondamentale per superarle.
Solo così si riuscirà a crescere per non
vedere nel collega di lavoro solo un
concorrente da sconfiggere, come
avviene oggi, ma una persona o azienda
con cui ci si consulta o si lavora
all’interno di una associazione.
.
ComPoNeNti Comitato maSSetti
Angelo Belli – BELLI
Angelo Bonin – PAVI-CENTER
Carmelo Di Carlo – DI CARLO
Carmine Puppio – DELTAPAV
Claudio Porcellato – PENTA SERVICE
Domiziano Mezzadri – ELLETIPI
Enrico Corio – CALCESTRUZZI
Fabio Carissimi – TECNES GROUP
Francesco Stronati – MAPEI
Giorgio Carissimi – TECNES GROUP
Giuseppe Marchese – CALCESTRUZZI
Giuseppe Zambetti
Ludovico Fornara – TECNO PIEMONTE
Luigi Schiavo – TRIVENETA POSE
Massimo Bocciolini – UNICAL
Massimo Turrini – KERAKOLL
Michele Acquaviva – CALDIC
Michele Triantafillis
Nicola Cinquini – SAVER
Paolo Cinquini – SAVER
Paolo Colombi – C & B COLOMBI
Rita D’Alessandro – A.I.P.P.L
Roberto Orlando – MAPEI
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Sergio Tralli – ELLETIPI
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Pavimenti e Superfici Continue - N°14
36
il punto
sui massetti
thomas Gessaroli
redazione iMreaDY
i massetti di supporto
e le relative normative
Per massetto s’intende lo strato o
l’insieme degli strati, posti superiormente al sottofondo su cui deve
essere posata la finitura (resina,
legno, piastrella…).
Alle volte il termine “massetto” viene confuso con il termine “sottofondo”, ma quest’ultimo è proprio l’elemento costruttivo che ne costituisce il supporto e per questo è
meglio fugare subito ogni dubbio.
Il suo scopo principale è quello di
livellare la superficie (renderla perfettamente piana), in modo che sia
pronta ad accogliere la finitura. Inoltre
è fondamentale comprendere subito
che il massetto rivestirà anche una
funzione strutturale, infatti trovandosi
sotto la pavimentazione dovrà garantire anche un’adeguata resistenza in
funzione ai carichi che andranno ad
agire sulla struttura. Certamente da
non confondere con il caso in cui la
superficie d’usura viene ottenuta levigando la piastra in calcestruzzo, in
questo caso, non può essere considerata come un massetto.
In aggiunta alle funzioni appena
descritte il massetto dovrà garantire anche requisiti di omogeneità e
può servire anche per accogliere le
tubazioni e cavi di servizio.
Nel corso degli anni sono state
pubblicate numerose normative sia
italiane che europee a riguardo.
Proprio la differenza tra questi due
tipi di normative nell’utilizzo del
termine massetto ha creato non
poche problematiche. Queste normative riguardano oltre che la miscela che lo compone anche le
varie tipologie di posa in opera.
La normativa italiana di riferimento
è sicuramente la UNI EN 13318:2004
“Massetti e materiali per massetti:
Definizioni”, che riguarda le definizioni, ma come detto non è l’unica;
possiamo citare anche, tra le principali, la normativa europea UNI EN
13813:2004 – “Materiali per massetti: proprietà e requisiti”, che recepisce la omonima norma europea.
La norma UNI EN 13318, fornisce
le definizioni che sono utilizzate
nella produzione e relative alla
posa in opera dei materiali destinati alla costruzione di massetti e dei
massetti stessi. Tra le tante, la normativa riporta queste definizioni:
1. Sottofondo: è un elemento costruttivo della struttura portante, che
costituisce il supporto del massetto;
2. Massetto: che consiste in uno
strato o strati, di materiale per
massetto posato in cantiere, direttamente sul relativo sottofondo
e ad esso aderente o non aderente, oppure posato su uno
strato intermedio o su uno strato isolante. Il legante utilizzato per
la sua produzione può essere
cementizio, semplice o modificato
con polimeri, o costituito da resina sintetica o altro;
Pavimenti e Superfici Continue - N°14
3. Pavimentazione: è lo strato superiore di un pavimento, utilizzato
come manto d’usura e/o di finitura.
La normativa 13813, che è armonizzata,
specifica invece i requisiti per i materiali per massetti da utilizzare nella costruzione di pavimenti in interni, quali:
classi di resistenza alla compressione e
flessione, resistenza all’usura, durezza
superficiale, resistenza all’impronta residua ed ai carichi rotanti, i tempi di
presa, ritiro e rigonfiamento, consistenza, pH, il modulo di elasticità, forza di
aderenza e resistenza all’urto.
Queste due norme sono molto importanti perché danno i riferimenti per
la marcatura CE dei massetti. Marcatura di cui è responsabile il fabbricante, il quale deve apporre il marchio
CE, in conformità alla Direttiva 93/68/
CE. La marcatura CE per questi materiali dovrà rispondere al livello 4, che
riguarda gli inerti impiegati in uso a
basso rischio di sicurezza. In questo
caso il fabbricante deve preparare e
conservare una dichiarazione di conformità (dichiarazione di conformità
CE) che autorizzi lo stesso ad apporre la marcatura. Tale dichiarazione
deve includere il nome e l’indirizzo del
fabbricante e il luogo di produzione.
A queste due norme, a livello nazionale, sono state affiancate o sono
ancora in fase di studio, altre norme
e codici mirati ad approfondire il tema
dei massetti in base a specifiche prestazioni e destinazioni d’uso. Sono
norme che spesso non riguardano
specificatamente i soli massetti ma che
ne delimitano di fatto i requisiti e ne
regolano lo sviluppo commerciale.
Recentemente è stata presentata la
nuova norma UNI 11367:2010 “La
classificazione acustica degli edifici”,
mirata a garantire uno stato di confort
maggiore all’interno degli edifici. Si
tratta della più recente evoluzione in
tema di acustica architettonica dopo
il Dpcm 5.12.1997 “Requisiti acustici
passivi degli edifici”, fino ad oggi unico riferimento in materia. Questa
normativa individua quattro differenti
classi di efficienza, dalla Classe IV, che
individua gli edifici più rumorosi fino
alla Classe I, gli edifici più silenziosi.
Il fatto che la classe di base sia considerata la terza, ma che la stragrande
maggioranza degli edifici esistenti in
Italia non arrivi neppure alla quarta, dà
una prima idea del cambiamento in
essere. Capiamo così che oggi più di
prima, l’acustica è una variabile del
processo costruttivo da definire in fase
progettuale, monitorare in corso d’opera e certificare a fine dei lavori attraverso collaudo, che produce un attestato scritto, in precedenza consigliato solo da qualche tecnico scrupoloso
e ora invece obbligatorio per legge.
Un’altra norma di recente approvazione, è la norma UNI 11371:2010 “Massetti per parquet e pavimentazioni in
Numero
unI en 13318
legno”, che definisce le proprietà e le
caratteristiche prestazionali dei massetti cementizi o a base di leganti smeciali e a base di solfato di calcio, destinati alla posa mediante incollaggio di
parquet e di pavimentazioni in legno,
valida sia per nuove applicazioni che
per ripristini di massetti già esistenti.
Queste però sono solo alcune di
tante normative che riguardano il
settore, e proprio per questo ci viene
in aiuto il lavoro svolto dalla Segreteria CONPAVIPER, che si è fatta carico
della redazione di una tabella che riporta il quadro delle norme che in
questo momento regolano i massetti.
Capiamo così, come il lavoro svolto
dalla segreteria CONPAVIPER risulta
fondamentale per il Gruppo di lavoro Codice di Buona Pratica, istituito
dal “Comitato Massetti di supporto
e Sottofondo” dell’ente stesso. Infatti il gruppo, di recente istituzione, si
sta occupando attraverso un lavoro
di interpretazione delle norme, che
oltre a quelle citate, già tradotte,
prende in considerazione anche altre
norme come quelle in lingua inglese
(BS 8204-2004) e in lingua tedesca
(DIN 18560-7), sta redigendo a redigere un “Codice di buona pratica”,
che riesca a fornire, grazie all’utilizzo
di un linguaggio più uniforme, uno
strumento utile per tutti coloro che
operano nel settore.
.
Anno
37
.
Nome italiano
2002 Massetti e materiali per massetti
unI eC 1-2004 unI en 13318 2004 Correzioni della unI en 13318 Massetti e materiali per massetti
unI en 13813
unI en 13454-2
2004 Materiali per massetti: proprietà e requisiti
di prova dei materiali per massetti - Parte 1: Campionamento, confezionamento e
2004 Metodi
maturazione dei provini
Metodi
dei materiali per massetti - Parte 2: Determinazione della resistenza a
2005 flessionedie prova
a compressione
di prova dei materiali per massetti - Parte 3: Determinazione della resistenza all’usura
2004 Metodi
con il metodo Böhme
2005 Metodi di prova dei materiali per massetti - Parte 4: Determinazione della resistenza all’usura BCA
di prova dei materiali per massetti - Parte 5: Determinazione della resistenza dovuta
2004 Metodi
alle ruote orientabili dei materiali per massetti per lo strato di usura
2004 Metodi di prova dei materiali per massetti - Parte 6: Determinazione della durezza superficiale
di prova dei materiali per massetti - Parte 7: Determinazione della resistenza all’usura
2004 Metodi
dovuta alle ruote orientabili dei materiali per massetti con rivestimento
2004 Metodi di prova dei materiali per massetti - Parte 8: Determinazione della forza di adesione
leganti compositi e miscele realizzate in fabbrica per massetti a base di solfato di
2005 Leganti,
calcio - Parte 1: Definizioni e requisiti
leganti compositi e miscele realizzate in fabbrica per massetti a base di solfato di
2007 Leganti,
calcio - Parte 2: Test Method
unI en 14016-1
2004 Leganti per massetti a base di magnesite caustica e cloruro di magnesio: Dedinizioni, requisiti
unI en 14016-2
2004 Leganti per massetti a base di magnesite caustica e cloruro di magnesio: Metodo di prova
unI 10329
1994 Misurazione del contenuto di umidità negli strati di supporto cementizio o simili
unI 11265
2007 Pavimenti in legno: posa in opera, competenze, responsabilità e condizioni contrattuali
unI en 1264-1
2011 Riscaldamento a pavimento. Impianti e componenti. Definizioni e simboli.
unI en 1264-4
2009 Riscaldamento a pavimento. Impianti e componenti. Installazione
unI 8281
1982 edilizia-strati del supporto di pavimentazione. Istruzioni per la progettazione e l’esecuzione
unI en 13892-1
unI en 13892-2
unI en 13892-3
unI en 13892-4
unI en 13892-5
unI en 13892-6
unI en 13892-7
unI en 13892-8
unI en 13454-1
Pavimenti e Superfici Continue - N°14
38
il punto
sui massetti
Renzo Leardini
PeNtaChem
La chimica a supporto
dei massetti
In questo secondo capitolo sono
trattati i massetti autolivellanti come
evoluzione dei massetti tradizionali
già descritti in precedenza.
Gli autolivellanti possono essere a
alta o bassa densità. I primi sono
oggetto di questo capitolo mentre
i secondi saranno trattati in un
prossimo capitolo riservato ai massetti leggeri e coibenti.
Le esigenze applicative dei cantieri
moderni e la richiesta della rapidità
di messa in opera hanno spinto i
produttori di premiscelati a mettere
Composizione
a punto nuove miscele cementizie per
massetti autolivellanti, capaci di superare i problemi e i limiti dei massetti autolivellanti a base di anidrite.
Questi ultimi utilizzati in grande
quantità in Francia, Germania e in
tutti i paesi nord-europei non hanno mai avuto una buona divulgazione in Italia. Le ragioni sono molteplici e non trascurabili. Prima di
tutto gli insuccessi raccolti con le
prime applicazioni che hanno alimentato un certo scetticismo. Secondo l’indisponibilità della materia
prima e l’incostanza qualitativa di
quella nazionale. Terzo i problemi
sorti dopo le prime applicazioni e
la cultura italiana del cemento fanno
preferire il massetto cementizio a
quello a base gesso.
Quali sono i vantaggi del massetto
cementizio autolivellante rispetto al
sistema tradizionale? Sostanzialmente
sono due: la rapidità di messa in
opera per una perfetta planarità della superficie e la costanza dei risultati. Unica avvertenza è la termoregolazione e il controllo dell’ambiente
Massetto autolivellante premiscelato kg /100 kg
Massetto autolivellante prodotto in cantiere kg/m3
18
2
80
–
0,54
0,2
320
–
–
1.800
10,0
1,6
17-18
45’
24h – 48h
7 – 15 gg
< 0,4 mm/m
2,10 ca. kg/dm3
> 5 N/mm2
> 18 N/mm2
115-120
60’
24h – 48h
7 – 15 gg
< 0,4 mm/m
2,10 ca. kg/dm3
> 5 N/mm2
> 18 N/mm2
m = 1,30 - 1,40 W/m.K
m = 1,30 - 1,40 W/m.K
Cemento 42,5 R
Cemento alluminoso
Sabbia calcarea 0/5 mm
Sabbia calcarea 0/8 mm
PENTAFLOW PC 811*
PENTAMIX EX3**
Caratteristiche
Acqua d’impasto
Tempo di lavorazione a 20°C
Pedonabilità
Tempo di essiccazione a 20°C e 60 % U.R.
Ritiro
Densità dopo indurimento kg/dm3
Resistenza a flessione dopo 28 gg
Resistenza alla compressione dopo 28 gg
Coefficiente di conducibilità termica (EN 12524)
* Superfluidificante in povere con effetto anti sedimentazione – ** Additivo antiritiro
Pavimenti e Superfici Continue - N°14
39
nelle 24-48 ore dopo l’applicazione
del massetto per evitare evaporazioni e indurimenti disomogenei che
possono provocare ritiri non omogenei indesiderati.
I massetti autolivellanti possono
essere premiscelati o preparati in
cantiere dosando accuratamente i
componenti ed in particolare gli
additivi. I primi, forniti in silos o in
sacchi, sono preferibili ai secondi in
quanto più sicuri e più rapidi nella
messa in opera, mentre i secondi
sono più economici.
Essi sono normalmente utilizzati
come sottofondi per interni nella
preparazione di pavimenti in moquette, vinilici o ceramica che possono essere applicati direttamente
sulla superficie con la specifica colla.
Nella tabella, precedente, sono riportate le composizioni di massima
con le relative caratteristiche tecniche
dei massetti autolivellanti ottenibili
per premiscelazione o in cantiere.
Le due composizioni differiscono
leggermente fra loro per alcuni
componenti più facilmente gestibili
nella premiscelazione piuttosto che
in cantiere, ma i risultati finali sono
normalmente molto simili.
La loro messa in opera richiede
alcune avvertenze essenziali per il
successo del risultato finale.
Innanzi tutto occorre che il supporto
sia perfettamente asciutto. Si predi-
spone lungo le pareti perimetrali e
attorno le eventuali colonne una
banda comprimibile dello spessore di
10-15 mm e alta almeno 2-3 cm più
dello spessore del massetto.
Sulla superficie orizzontale deve
essere steso un telo continuo di
polietilene con il duplice scopo di
creare la barriera al vapore e di
isolare il massetto dal supporto. I
lembi perimetrali del telo e in corrispondenza delle colonne devono
superare in altezza quella della
banda comprimibile.
Su superfici ampie, si consiglia di inserire dei setti divisori in corrispondenza delle porte, delle aperture nelle
pareti o in corrispondenza delle colonne in modo che la superficie di
ciascun riquadro sia inferiore a 40 m2.
Gli spessori applicabili e consigliati
sono normalmente compresi fra 40
e 100 mm. Spessori inferiori sono
sconsigliati perché richiedono una
diversa tipologia applicativa per
evitare le deformazioni volumetriche
che inevitabilmente possono evidenziarsi durante il primo indurimento.
Rispettando i livelli predisposti il getto del massetto deve essere fatto
preferibilmente in continuo in modo
che la malta non produca accumuli
indesiderati, come in continuo deve
essere azionata la barra di stesura
con lo scopo di rendere quanto più
omogenea possibile la superficie.
Nel caso di riscaldamento a pavimento, rispettando gli spessori e i
giunti come detto in precedenza,
occorre inserire circa a metà dello
spessore del massetto sopra i tubi
del riscaldamento, una rete elettrosaldata con maglie da 50x50 mm
con filo da 2 mm in modo da
contenere le espansioni termiche.
Nelle 24-48 ore successive alla
stesura del massetto è indispensabile tenere chiusi gli ambienti trattati in modo da proteggere il
massetto da ventilazione anomala e
sbalzi di temperatura. Il tenere
chiusi gli ambienti soddisfa tutte le
esigenze sia a livello termico che
igrometrico anche se le temperature esterne dovessero avvicinarsi
a 0 °C. È ovvio che per ottenere i
migliori risultati le temperature
ambientali operative dovrebbero
essere comprese fra +5 e 40°C.
Dovendo operare con temperature
vicino a 0 °C è consigliabile accelerare il processo di indurimento
inserendo nella miscela del massetto un additivo accelerante.
Nel caso in cui per ragioni cantieristiche non fosse possibile evitare
la ventilazione o la chiusura degli
ambienti con escursioni termiche
incontrollabili, non appena la superficie diventa pedonabile è indispensabile il suo trattamento con un
antievaporante.
.
Pavimenti e Superfici Continue - N°14
40
il punto
sui massetti
dall’azienda
Sistema Sottofondi
Fassa Bortolo
UN PaCChetto CoMPLeto Di SoLUZioNi Di qUaLità
Nell’edilizia moderna la realizzazione
di tutte le componenti costruttive
deve essere finalizzata all’eccellenza
energetica e ambientale.
La pavimentazione riveste un ruolo
fondamentale per il corretto funzionamento dell’edificio, e deve soddisfare
requisiti specifici: ridurre la propagazione
del suono, migliorare l’isolamento termico e la diffusione del calore (in caso
di impianto di riscaldamento a pavimento) e infine proteggere dall’umidità di
risalita eventuali rivestimenti sensibili.
Da oltre 300 anni Fassa Bortolo
progetta soluzioni per l’edilizia di
qualità rivolte al risparmio energetico
e al comfort abitativo, nel pieno rispetto dell’ambiente.
L’esperienza dell’Azienda, unita al
lavoro del Centro Ricerche Fassa
Bortolo, ha dato vita all’esclusivo
Sistema Sottofondi, che rappresenta
una soluzione completa ed affidabile.
Il sistema presenta soluzioni all’avanguardia, che si adattano alle esigenze di ogni
cantiere, e fa uso di tecniche di posa
innovative che assicurano elevate performance e velocità di applicazione.
L’offerta è completata dall’assistenza ad
hoc dei tecnici specializzati Fassa Bortolo, che mettono a disposizione la propria
competenza per una progettazione ed
una messa in opera eccellenti.
Il Sistema Sottofondi si compone di
quattro strati di prodotti, costituiti
da materiali specifici per assolvere
alle diverse funzioni.
Il primo strato è composto da un
sottofondo alleggerito che permette di pareggiare i dislivelli sul solaio
e coprire gli impianti, garantendo
uno spessore uniforme e un incremento dell’isolamento termico, oltre
a un basso carico statico.
Fassa propone due soluzioni: calcestruzzo cellulare (in silo) o la malta
secca premiscelata ST 444 (in sacco).
Pavimenti e Superfici Continue - N°14
Il secondo strato prevede la posa di
isolanti acustici. Fassa offre due prodotti molto efficaci: Silens Sta 10
(polietilene espanso reticolato e tessuto non tessuto in fibra di poliestere)
e Silens Sle 23 (lastra elasticizzata in
polistirene espanso EPS dello spessore di 23 mm) che con la loro struttura elastica creano uno strato fonoisolante tra solaio e pavimento, contrastando il fastidioso problema del
rumore da impatto. L’abbattimento
acustico certificato va da 21 a 24 dB.
Completato dal nastro di giunzione
Silens NA1 e il giunto perimetrale
Silens GP1, il sistema FASSA SILENS
è un pacchetto certificato secondo
le normative EN ISO 140-8:1999 e
EN ISO 717-2:200.
41
Per il terzo strato il Sistema Sottofondi presenta una linea completa
di massetti, progettati per assicurare
la massima compattezza e planarità
della superficie sulla quale sarà posata la pavimentazione. Sono disponibili innovativi massetti autolivellanti (SA 500, E 439), forniti in silo e
facili da applicare, e le più tradizionali soluzioni a consistenza “terra
umida” (SR 450, SV 472, SC 420).
Il quarto strato permette di ultimare il lavoro e ottenere un pavimento perfetto e completo: Fassa
mette a disposizione adesivi per
piastrelle, riempitivi per fughe e
prodotti complementari. Soluzioni
innovative, che si caratterizzano per
l’ottima lavorabilità e per la grande
varietà di scelta.
Fassa Bor tolo ha un’impor tante
storia di tre secoli alle spalle, animata da forte dinamismo e continuo
sviluppo: attualmente il Gruppo
Fassa è presente con 13 stabilimenti in Italia, il più recente dei quali
situato a Calliano in provincia di
Asti, uno stabilimento in Portogallo,
3 filiali commerciali in Italia e 2 in
Svizzera, con un organico di 1.250
collaboratori comprendente dipendenti e forza vendita.
L’Azienda si pone come punto di riferimento fondamentale per gli operatori del settore, con una gamma completa dalle malte agli intonaci premiscelati, dalle pitture ai rivestimenti colorati, dai massetti ai prodotti per la posa
dei pavimenti e rivestimenti fino alle
soluzioni per risanamento delle murature umide, il ripristino del calcestruzzo e l’isolamento termico, oltre ai
prodotti bio-ecologici certificati per
costruire secondo i canoni della moderna bioarchitettura e il nuovo Sistema Cartongesso GYPSOTECH® con
una linea completa di lastre in cartongesso e accessori per il montaggio. .
Pavimenti e Superfici Continue - N°14
42
il punto
sui massetti
dall’azienda
autolivellina: l’innovazione
nei Massetti autolivellanti
firmata Knauf
I Massetti Fluidi Autolivellanti Knauf FE
La linea di Massetti Fluidi Knauf FE
rappresenta da sempre un’offerta
all’avanguardia nel campo dei massetti autolivellanti e testimonia
l’impegno continuo di Knauf nella
ricerca e nello sviluppo di soluzioni
che possano garantire le migliori
performance del mercato.
Si tratta di una gamma di prodotti CAS (cementoalphasolfatici) che
vengono utilizzati come massetti
autolivellanti per interni in qualsiasi
tipo di costruzione, residenziale,
commerciale o industriale, e ovunque siano richiesti tempi di consegna brevi ed elevate prestazioni
meccaniche. Si compone di tre
soluzioni: FE 50 Tecnico, FE 80
Termico, FE 25 Rapido. Nel cantiere di Prato, in par ticolare, si è
deciso di utilizzare Knauf FE 80
Pavimenti e Superfici Continue - N°14
Termico indicato per le ottime
prestazioni certificate di conducibilità termica (1,90 W/(m.k). Ricordiamo inoltre come tutta la linea
di massetti fluidi Knauf è applicabile sui pannelli radianti e sulle tubazioni dell’impianto a pavimento
senza bisogno di posare supporti
meccanici come reti elettrosaldate
e permettere di ridurre al minimo
la presenza dei giunti di dilatazione.
43
NE 425 Autolivellina: la novità
cendo, come soluzione a questo
problema, l’ultima novità in termini di innovazione: NE 425 Autolivellina. NE 425 è un massetto
fluido a basso spessore, per interni, premiscelato, di ultima generazione e composto da vari tipi di
solfati e alfa-solfati di calcio, cemento, fluidificanti ed iner ti speciali
selezionati. Autolivellina NE 425
consente di ottenere massime
prestazioni di resistenza meccanica
e di conducibilità termica con ridotti spessori di applicazione. Autolivellina NE 425 viene utilizzata
in ambienti interni come massetto
collaborante, quale strato di pareg-
giamento fluido in spessori da 10
a 35 mm, come massetto di finitura su impianti di riscaldamento a
basso spessore ( in ancoraggio al
pavimenti) con solo 8/10 mm sopra
l’impianto oppure come massetto
di finitura sopra impianti di riscaldamento “standard” ( con pannello
isolante) con 20 mm sopra impianto. NE 425 Autolivellina si applica
come un normale massetto fluido
autolivellante, la sua velocità di posa
permette di coprire grandi superficie in brevissimo tempo ( anche
1.000 mq al giorno) creando anche
una importante economia generale
all’applicazione del prodotto.
Attenzione all’ambiente
salute dell’uomo che contraddistingue l’intera offerta Knauf. Tutti i
prodotti e i componenti rispettano
infatti i criteri di biocompatibilità e
sono certificati sia dall’autorevole
IBR, Istituto di Baubiologie di Rosenheim che dall’associazione
Bioedilizia Italia.
.
Nella ristrutturazione, ma non solo,
uno degli argomenti più “ delicati”
è, senza dubbio, quello degli ingombri e , specificatamente, allo spessore del massetto da applicare
sopra l’impianto radiante si richiede
costantemente la possibilità di applicare massetti con spessori ridotti (anche inferiore ai classici 30 mm
sopra impianto degli autolivellanti)
per ottemperare alla mancanza di
altezze utili senza dover intervenire,
e quindi ridurre, eventuali sistemi
antirumore o di isolamento preventivati. Oggi, la famiglia di Massetti Fluidi Knauf si allarga introdu-
La gamma massetti fluidi Knauf si
caratterizza anche per la medesima attenzione all’ambiente e alla
Pavimenti e Superfici Continue - N°14
44
il punto
per l’imprenditore
Mario Mazzeo
avvocato di roma
NaSCe
il contratto di rete
In sede di conversione del c.d.
«decreto incentivi», con decorrenza dal 12.4.2009, è stato introdotto uno strumento nuovo destinato
a facilitare la creazione di accordi
tra imprese in vista del raggiungimento di un obiettivo comune: il
contratto di rete.
Con questo strumento, dunque due
o più imprese si obbligano ad
esercitare in comune una o più
attività economiche rientranti nei
rispettivi oggetti sociali con un
duplice scopo: da un lato, accrescere la reciproca capacità innovativa e, dell’altro, aumentare la
competitività sul mercato del
nuovo soggetto così costituito.
Con il contratto di rete, le imprese contraenti non si aggregano a
formare un nuovo soggetto, ma
rimangono entità distinte ed indipendenti. Il contratto di rete tenta
di creare un’aggregazione che non
forza l’individualità delle imprese,
ma consente di integrare energia,
risorse e progettualità e, quindi, di
offrire il surplus tipico della grande
impresa alle imprese piccole, senza
snaturarne la flessibilità e l’individualità. Questo strumento ha,
dunque, l’ambizione di rappresentare un modo diverso per unire la
parte migliore di entrambi i sistemi
con lo scopo di diminuire l’enorme
divario sempre esistente fra le
multinazionali, da un lato, e le piccole imprese isolate, dall’altro.
La novità viene incontro soprattutto alle esigenze delle piccole e
medie aziende desiderose di apportare un’innovazione organizzativa alle proprie strutture e sarà
suscettibile di impiego sia nell’ambito produttivo che in quello distributivo, ovvero nel coordinamento tra produzione e distribuzione.
Proprio l’adozione di regole comuni, in ogni caso flessibili, ed il
mantenimento di una reale indipendenza consentite da questa
nuova forma contrattuale, dovrebbero garantire alle imprese meno
economicamente dotate di poter,
sostenere la concorrenza dei soggetti più grandi.
L’incremento di capacità innovativa
e di competitività, del resto, sono
sempre stati i due principali elementi di divario nel confronto fra aziende di dimensioni diverse. In particolare, i costi necessari allo sviluppo
della prima ed all’incremento della
seconda sono sempre risultati un
ostacolo insormontabile per quelle
piccole e medie realtà produttive
che, pur operanti nella stessa filiera,
non avevano gli strumenti utili a
Pavimenti e Superfici Continue - N°14
realizzare una sorta di coordinamento di intenti, che pure a molti
appariva necessario.
L’introduzione di questa nuova forma
di contratto, dunque, potrebbe effettivamente servire a ridurre una
frammentazione che, sinora, ha generato la dispersione di energie, capitali e conoscenze soprattutto favorendo, di fatto, solo le realtà imprenditoriali di maggiori dimensioni.
Come insegna l’esperienza, da
sempre sono soprattutto le aziende leader nei diversi settori produttivi e di mercato a dimostrarsi
in grado di investire tempo e risorse nello sviluppo di quelle innovazioni che poi, in una sorta di
circolo “virtuoso”, forniranno quel
surplus, che consentirà loro di
mantenere tale leadership.
Ai soggetti più piccoli, finora, non
restava che rivolgersi al mercato
per acquistare il frutto di tale attività innovativa, soppor tando i
notevoli aumenti di costi conseguenti, che si riflettevano poi sul
prezzo del bene finito a tutto
detrimento della loro competitività.
In tal senso, da molte parti si andava
da tempo sottolineando che, con lo
strumento giusto e con le necessarie
garanzie, anche le realtà più piccole
avrebbero potuto dimostrarsi in
45
grado di condurre quell’attività di
ricerca che le avrebbe potute rendere più indipendenti e, di conseguenza, più competitive. A tale reale
esigenza prova a rispondere oggi il
contratto di rete.
Ma come funziona, in pratica, questo contratto? Anzitutto consideriamo i soggetti che ne possono far
uso: le imprese. La norma si limita
a parlare di due o più imprese.
Un vincolo è posto solamente rispetto alla forma dell’atto: il contratto andrà redatto, infatti, in forma di
atto pubblico o scrittura privata
autenticata e dovrà essere iscritto
nel registro delle imprese ove hanno
sede le imprese contraenti. È previsto anche l’intervento di un notaio
per offrire una garanzia in più.
Quattro sono gli elementi sul
contenuto, essenziali ai fini della
corretta conclusione del contratto.
Anzitutto le imprese che decidono
di operare di comune accordo
devono essere chiaramente identificate ed identificabili da chiunque
e, per tale ragione, l’atto deve
esplicitamente indicare la denominazione sociale di tutti i soggetti
che aderiscono alla “rete”.
Il secondo elemento che deve
essere necessariamente specificato
è l’oggetto di tale accordo. Nel
contratto andranno specificate le
attività comuni poste a suo fondamento (ad es., attività di innovazione e sviluppo di nuovi meccanismi produttivi; contenimento dei
costi produttivi in funzione di
maggiore concorrenzialità; ).
Essenziale risulta inoltre l’esplicitazione di quello che la norma definisce il “programma di rete”.
Non basterà stabilire, quindi, quale
sia l’obiettivo comune che si intende
raggiungere, ma tutti i diritti e gli
obblighi che, reciprocamente, assume
ogni impresa partecipante alla rete.
Dovranno essere specificate le modalità pratiche di realizzazione degli
scopi prefissi, nonché dove si troveranno le risorse necessarie.
Altro elemento fondamentale previsto dalla norma in commento per
la validità di un contratto di rete
è la fissazione di un suo termine
di durata e delle relative ipotesi di
recesso anticipato di una o più
delle imprese contraenti.
Ultimo aspetto che il contratto
dovrà necessariamente disciplinare
è rappresentato dall’individuazione
di un organo incaricato di eseguire il programma di rete con esplicita definizione dei suoi poteri,
anche di rappresentanza, e le
modalità di par tecipazione allo
stesso da parte di ogni impresa
coinvolta nella rete.
Le imprese collegate con il contratto di rete od aggregate nei
distretti produttivi potranno intrattenere rapporti con le pubbliche
amministrazioni e con gli enti
pubblici, anche economici; ovvero
dare avvio presso gli stessi a procedimenti amministrativi per il
tramite del distretto o della rete
di cui esse fanno parte.
A tale scopo, i distretti e le reti
potranno anche accedere, sulla
base di apposita convenzione, alle
banche dati formate e detenute
dalle pubbliche amministrazioni e
dagli enti pubblici.
I distretti e le reti potranno altresì provvedere, ove necessario, a
stipulare apposite convenzioni,
anche di tipo collettivo con gli
istituti di credito e gli intermediari
finanziari, volte alla prestazione
della garanzia per l’ammontare
della quota dei contributi soggetti
a rimborso.
I distretti e, di conseguenza, le
reti, infine, avranno la facoltà di
stipulare, per conto delle imprese,
negozi di diritto privato secondo
le norme in materia di mandato
di cui agli art. 1703 ss. c.c.
Dato atto di tutte le possibilità
concesse dalla norma in commento alle aziende unite all’interno di
una rete, in chiusura di questo
commento è necessario, però,
tornare sui già accennati limiti
denunciati dalla norma che, per
molti versi, appare un po’ troppo
generica nella sua formulazione.
Come rilevato da molte parti, infatti, la novità, pur potenzialmente
molto positiva, rischia di venire
gravemente ridimensionata nella
sua portata dalle notevoli carenze
che il dato normativo dimostra.
Nel testo manca, qualsiasi riferimento alla disciplina dell’abuso di
dipendenza economica, così come
quella indicazione relativa allo scioglimento delle rete.
Anche per quanto riguarda le conseguenze del recesso anticipato, pur
previsto dalla norma, nulla si dice,
lasciando di fatto alla libera determinazione delle parti ed alla disciplina generale dei contratti il compito
di integrare tale – grave – lacuna.
Come sottolineato anche da altri
commentatori, mancano, inoltre,
indicazioni precise concernenti il
coordinamento con gli strumenti
di politiche industriali che, con riferimento diretto o indiretto, includono le reti.
Solo con un nuovo inter vento
normativo integrativo di quanto già
approvato o, perlomeno, con la
predisposizione di concrete linee
guida per la costruzione di contratti “standard” in questo settore
si potrà - a parere di chi scrive evitare di lasciare inutilizzato uno
strumento potenzialmente in grado
di incidere sul settore imprenditoriale in questi tempi di crisi economica mondiale.
.
“Articolo tratto dal numero di Giugno 2009
della rivista “Obbligazioni e Contratti” edita
dalla UTET Giuridica”.
Pavimenti e Superfici Continue - N°14
46
il punto
per l’imprenditore
Thoams Gessaroli
Redazioni IMREADY
Tutto quello che volevo
sapere sulla mediazione e
non ho mai osato chiedere
30 domande alla Prof. Avv. Antonella Cassandro
1. Che differenza c’è tra conciliazione e mediazione?
La mediazione è il procedimento,
che ha inizio con la presentazione
dell’istanza di mediazione e che può
terminare con un verbale di accordo
o di mancato accordo; la conciliazione è la composizione della controversia a seguito dello svolgimento
del procedimento di mediazione.
2. Che cosa è quindi la mediazione?
È l’attività svolta da un terzo imparziale finalizzata ad assistere due o
più soggetti sia nella ricerca di un
accordo amichevole per la soluzione di una controversia sia nella
formulazione di una proposta per
la risoluzione della stessa.
3. Come funziona?
Il procedimento di mediazione si apre
con la presentazione dell’istanza presso un Organismo, termine dal quale
decorrono i quattro mesi di durata. L’
Organismo designa un mediatore e
comunica alle parti la data del primo
incontro. Questo si svolge avanti al
mediatore, terzo imparziale, secondo
criteri di riservatezza ed imparzialità,
nel rispetto del regolamento dell’organismo, precedentemente letto e
sottoscritto dalle parti stesse. La procedura può aver luogo attraverso uno
o più incontri e può portare al raggiungimento di un accordo. Nel qual
caso il mediatore redige processo
verbale che, su istanza di parte, può
essere omologato ed avere efficacia
esecutiva. Se le parti non addivengono
ad un accordo, o in caso di mancata
presentazione di una o entrambe le
parti stesse, il mediatore redige comunque processo verbale di mancato
accordo. Nel caso le parti ne facciano
concorde richiesta il mediatore deve
formulare una proposta di conciliazione, ne ha altresì la facoltà qualora le
parti non raggiungano un accordo.
4. Chi è iè l’Organismo di mediazione e come lo scelgo?
L’Organismo di mediazione è l’ente
pubblico o privato presso il quale
può svolgersi il procedimento di
mediazione. Può essere scelto nella
lista degli Organismi accreditati al
Ministero della Giustizia, avendo
cura di prendere visione del Regolamento e delle tabelle di indennità
praticate dall’Organismo stesso.
5. L’Organismo di Mediazione entra nel merito delle controversie?
L’Organismo di Mediazione, e con
esso il mediatore, non hanno il
compito di giudicare e/o di imporre soluzioni, ma quello di far raggiungere alle par ti un accordo
condiviso. Tale accordo, tuttavia non
può avere un contrario a norme
imperative di legge o contrario
all’ordine pubblico.
Pavimenti e Superfici Continue - N°14
6. Chi è il mediatore?
Il mediatore è la persona o le persone
fisiche che, individualmente o collegialmente, svolgono la mediazione, rimanendo prive in ogni caso del potere di
rendere giudizio o decisioni vincolanti
per i destinatari del servizio medesimo.
7. Il mediatore può essere “scelto”
da una parte?
Il mediatore può essere indicato da
una parte o, concordemente, da entrambe le parti. Nel caso in cui sia
indicato da una sole delle parti, l’altra
deve ovviamente accettare tale scelta.
In caso contrario il mediatore sarà
indicato dall’organismo presso il quale
è stata depositata istanza di mediazione. In caso di presentazione di due
istanze di mediazione, il procedimento
si svolge presso l’Organismo nel quale è stata presentata la prima.
8. Il mediatore può essere “ricusato” da una parte in fase di apertura della mediazione o durante la
procedura di madiazione?
Distinguiamo due ipotesi:
1) ipotesi in cui il mediatore è indicato
da una delle parti (ipotesi più diffusa
è che il mediatore è indicato dalla
parte istante) in tale caso “la parte
chiamata” alla mediazione può chiedere che non venga nominato il
mediatore scelto da parte istante.
L’Organismo nomina altro mediatore.
2) ipotesi in cui il mediatore è scelto dall’Organismo: una parte può
chiedere che venga sostituito, ma
solo per gravi motivi. In tal caso
l’Organismo accertati i gravi motivi sostituisce il mediatore.
L’Organismo ha sempre interesse a
che la procedura di mediazione si
svolga in condizioni di imparzialità
e indipendenza e le par ti devo
comunque sentirsi a loro agio.
9. Quali sono i principali obblighi
che deve osservare il mediatore?
• È tenuto all’obbligo della riservatezza;
•È tenuto alla sottoscrizione
dell’obbligo di imparzialità;
•È tenuto alla comunicazione
all’organismo e alle parti delle
ragioni di un possibile pregiudizio
alla sua imparzialità;
•Gli è fatto divieto di assumere
diritti ed obblighi connessi, direttamente o indirettamente con gli
affari trattati, salvo quelli strettamente inerenti alla prestazione
dell’opera o del servizio;
•Gli è fatto divieto di percepire
compensi direttamente dalle parti;
•Certifica l’autografia della sottoscrizione delle parti o la loro
impossibilità a sottoscrivere.
10. Durante la mediazione mi devo
fare rappresentare da un avvocato?
Durante la procedura di mediazione non è necessario farsi rappresentare da un legale, senza alcun
limite di valore.
11. Cosa posso dire e quali documenti posso portare?
La parte stabilisce cosa è opportuno
esporre e quali documenti depositare,
specificando eventualmente quali informazioni e documentazione non
vanno comunicate alla controparte. In
ogni caso il Procedimento è coperto
dal dovere di riservatezza e segretezza come precisato dagli artt. 9 e 10
del D. Lgs. 28/2010, oltre al divieto di
testimoniare su quanto viene detto
durante la procedura di mediazione.
12. Quand’è che la mediazione conviene rispetto a un decreto ingiuntivo?
Normalmente i tempi per l’emissione
del decreto ingiuntivo sono relativamente veloci, tuttavia, prima di poter
ottenere forzosamente il recupero di
un credito bisogna attendere che il
decreto ingiuntivo divenga esecutivo
(perché non opposto dalla parte
debitrice) oppure che venga emesso
provvisoriamente esecutivo (in tal caso
il credito vantato deve essere supportato da documentazione idonea).
La mediazione conviene sia per la
durata del procedimento (4 mesi dal
deposito della domanda di mediazione all’Organismo), sia per l’economicità della procedura, oltre che per la
velocità nel diventare titolo esecutivo.
Infatti il verbale di accordo, conclusivo
della procedura di mediazione, il cui
contenuto non è contrario all’ordine
pubblico o a norme imperative, è
omologato, su istanza di parte e
previo accertamento anche della regolarità formale, con decreto del
presidente del tribunale nel cui circondario ha sede l’organismo.
Tale verbale ai sensi dell’art. 12 d.lgs.
28 del 2010 costituisce titolo esecutivo per l’espropriazione forzata, per
l’esecuzione in forma specifica e per
l’iscrizione di ipoteca giudiziale.
Non dimentichiamo altresì i benefici fiscali da cui è assistita la procedura di mediazione.
Teniamo presente che entrambe le
parti hanno un credito di imposta, se
la mediazione si conclude positivamente, fino ad euro 500,00; (€ 250 nel
caso di esito negativo). Questo significa che, per una controversia con valore da 25.001 a 50.000 in materia
obbligatoria, ciascuna delle parti paga
una tariffa di euro 484,00 comprensiva
di iva, in caso di conclusione della
procedura con esito positivo, entrambe
le parti otterranno un credito di imposta pari ad euro 484. Quindi il costo
effettivo della mediazione sarà pari a
€ 0. In caso di procedura in materia
civile o commerciale non obbligatoria
il beneficio fiscale è identico.
13. Viceversa, quando mi conviene procedere direttamente con
un decreto ingiuntivo?
Si procede con richiesta di emissione
di decreto ingiuntivo, ai sensi dell’art.
633 cpc nel caso in cui si chieda una
somma liquida di danaro o di una
determinata quantità di cose fungibili, del diritto alla consegna di una
cosa mobile determinata. In particolare il Giudice pronuncerà ingiunzione
di pagamento o di consegna: 1) se
del diritto fatto valere si da’ prova
scritta; oppure nelle altre particolari
ipotesi previste dall’art. 633 cpc.
47
Il Giudice competente emetterà un
decreto ingiuntivo provvisoriamente
esecutivo, solo nel caso in cui il credito sia fondato su cambiale, assegno
bancario, assegno circolare, certificato
di liquidazione di borsa, o su atto
ricevuto da notaio o da altro pubblico ufficiale autorizzato.
14. Che differenze ci sono con
l’arbitrato?
La mediazione è la procedura per far
raggiungere alle parti stesse un accordo,
condiviso e non imposto dal mediatore. L’arbitrato è invece un giudizio
emesso da un privato (esperto nella
materia), non da un giudice ordinario,
al quale le parti decidono di rivolgersi
per risolvere una questione. Nella mediazione non c’è una sentenza; nell’arbitrato, invece, viene emesso un lodo che
stabilirà chi ha ragione e chi ha torto.
15. Fra le clausole di un contratto è
possibile inserire che le parti non utilizzeranno la mediazione come strumento di gestione del contenzioso?
La mediazione è facoltativa nella materia civile e commerciale, solo nelle
materie indicate dall’art. 5 D.Lgs. 28/2010
è obbligatoria dal marzo del 2011.
•Condominio;
•diritti reali;
•divisione;
•successioni ereditarie;
•patti di famiglia;
•locazione;
•comodato;
•affitto di aziende;
•risarcimento del danno derivante
dalla circolazione di veicoli e natanti;
•daresponsabilitàmedicaedadiffamazione con il mezzo della stampa
o con altro mezzo di pubblicità;
•contrattiassicurativi, bancariefinanziari.
In materia condominiale e di risarcimento del danno da circolazione
di veicoli e natanti la mediazione
sarà obbligatoria dal marzo 2012.
Per cui non è necessario inserire
una clausola contrattuale con cui si
esclude la mediazione; nelle materie
per cui è prevista obbligatoriamente non è possibile escluderla.
Pavimenti e Superfici Continue - N°14

48
16. Quali sono le novità introdotte dalla nuova disciplina della mediazione?
Le novità potremmo riassumerle in
possibilità di esperire la procedura
di mediazione in tutte le materie
commerciali e civili aventi ad oggetto diritti disponibili.
17. Entro quanto tempo dall’insorgenza del problema posso
avviare la mediazione?
Posso avviare la procedura di mediazione senza limite di tempo rispetto all’insorgenza del problema.
Attenzione a non far maturare i
termini di prescrizione del diritto.
18. Entro quanto tempo deve essere fissato il primo incontro (spesso
unico) tra le parti per l’inizio della
procedura di mediazione?
Il responsabile dell’organismo designa
un mediatore e fissa il primo incontro
tra le parti entro quindici giorni dal
deposito della domanda. Tale termine,
tuttavia non è perentorio. Ciò significa
che il primo incontro può essere
fissato anche oltre i 15 gg.
19. Qual è la durata massima
del procedimento di mediazione
previsto per legge?
Il procedimento di mediazione ha
una durata non superiore a quattro
mesi. Nella prassi nella maggior
parte dei casi, il procedimento ha
una durata complessiva di 50/60 gg.
e mediamente si esaurisce in uno
o due incontri.
20. Il mediatore può imporre
una decisione?
No. Il mediatore aiuta le parti a
trovare una intesa soddisfacente. In
alcuni casi può formulare alle parti
una proposta non vincolante.
21. Dove si svolge?
Presso una delle sedi dell’Organismo
di mediazione.
22. Se la controparte non si presenta cosa succede?
Se la controparte non si presente
il mediatore redige verbale di mancata conciliazione per assenza di
una parte e la parte istante potrà
procedere giudizialmente.
23. Se non si raggiunge l’accordo
cosa succede?
Il mediatore redigerà verbale di
conciliazione negativo.
24. Se il procedimento di mediazione si conclude in maniera negativa, il mediatore ha un
compenso?
Se la par te chiamata non aderisce
al procedimento di mediazione la
par te istante, presente, verserà
all’Organismo di mediazione l’impor to di € 40,00 oltre iva per
un valore di controversia fino ad
€ 1.000,00; se il valore è superiore ad € 1.000,00 l’impor to
versato dalla par te istante sarà
di euro 50,00 oltre IVA.
Se invece sono presenti entrambe
le parti e non trovano un accordo,
in tal caso le parti versano l’importo dovuto, secondo la tariffa di
mediazione.
In ogni caso il mediatore percepirà un compenso, erogato dall’Organismo di mediazione allo stesso
e che è stato concordato contrattualmente tra di loro.
25. Una volta raggiunto l’accordo, il verbale può diventare titolo esecutivo?
Sì, la disciplina introdotta dall’art. 5
d.Lgs. 28/2010 ha previsto che, su
richiesta degli interessati, l’accordo
raggiunto nella procedura di mediazione possa essere omologato
preso il Tribunale ove ha sede
l’Organismo e diventare titolo esecutivo. In altri termini, in caso di
mancato rispetto dell’accordo si può
chiedere che sia data immediata
esecuzione allo stesso.
26. Si può chiedere la mediazione per qualunque questione,
qualunque sia il valore contestato, la natura dell’operazione
oppure il danno?
Sì, a patto che si tratti di diritti
disponibili, con esclusione per i diritti della personalità e in materia
di famiglia, naturalmente sempre nel
rispetto delle norme imperative e
di ordine pubblico.
Pavimenti e Superfici Continue - N°14
27. Quanto costa in genere una
mediazione?
Una mediazione ha costi contenuti
e si conclude in breve tempo. I
prezzi sono rapportati al valore
della controversia.
28. In caso di mancato accordo è
comunque sempre possibile rivolgersi al giudice o ad un arbitro?
Sì, se al termine della mediazione
non si è raggiunto un accordo, si
può chiedere l’intervento di un
arbitro oppure andare dal giudice.
29. Quali sono i vantaggi fiscali
della Mediazione?
Tutti gli atti, documenti e provvedimenti relativi al procedimento di
mediazione sono esenti dall’imposta
di bollo e da ogni spesa, tassa o
diritto di qualsiasi specie e natura.
Il verbale di conciliazione è esente
dall’imposta di registro entro il limite di valore di 50.000 euro, altrimenti l’imposta è dovuta per la
parte eccedente.
Inoltre alle parti che corrispondono
l’indennità agli Organismi di mediazione, abilitati a svolgere il procedimento di mediazione è riconosciuto, in caso di successo della mediazione, un credito d’imposta commisurato all’indennità stessa, fino a
concorrenza di euro cinquecento.
In caso di insuccesso della mediazione, il credito d’imposta è ridotto
della metà.
30. Quindi per tirare le somme,
quali sono i principali vantaggi
della mediazione/conciliazione
rispetto al procedimento avanti
al Giudice?
•È una procedura essenzialmente
informale che non richiede la
difesa tecnica (ma non esclude la
presenza dei legali e/o consulenti di fiducia).
•È una procedura riservata. Nulla
di ciò che viene riferito al Conciliatore durante le udienze potrà
essere rivelato.
•Ha un costo molto contenuto.
•Soprattutto, è una soluzione concordata, non combattuta (win\
win), senza vincitori né vinti.
•Non interrompe rapporti - anzi
può risanare o allargare rapporti
“complicati” consentendo alle
imprese di migliorare le condizioni del proprio business.
.
CONPAVIPER ha siglato un protocollo per gli associati in merito alla conciliazione di cui riportiamo un estratto.
Protocollo d’Intesa
Oggi, addì ______________ in ______, con la presente scrittura privata redatta in duplice copia da valere
e tenere ad ogni effetto di legge:
tra
la società Prontiaconciliare S.r.l. con sede legale in Roma alla Via Ludovico di Savoia 2/B, C.F. 02835650546,
in persona del Legale Rappresentante Sig. Mauro Corazzi, qui di seguito più brevemente “Organismo di
Mediazione”
e
il CONPAVIPER, con sede legale in Roma – Viale Etiopia n. 16 – C.F. 03879530966, in persona del Segretario
Nazionale quale legale Rappresentante pro tempore – Sig. Dario Bellometti, qui di seguito più brevemente
“CONVENZIONATO”
Premesso
a) che la società Prontiaconciliare S.r.l. si occupa di ogni servizio riguardante il ricorso alla negoziazione,
alla mediazione, alla conciliazione, all’arbitrato ed a tutte le tecniche e procedure di prevenzione e risoluzione stragiudiziale delle controversie di qualsiasi natura e/o tipo insorte tra le persone fisiche e/o
giuridiche avente domicilio o sede sociale in Italia o all’estero come meglio esplicitata nel documento
denominato “Regolamento Prontiaconciliare” all.1);
b) che l’Organismo di Mediazione è stato accreditato al Ministero della Giustizia con P.D.G. del 27.10.2010
iscritto al n. 136 del Registro Organismi di Mediazione per la gestione delle procedure di mediazione
ai sensi del D. Lgs 28/2010;
c) che l’Organismo di Mediazione dispone di un proprio organico di mediatori civili accreditati al Ministero della Giustizia;
d) che l’Organismo di Mediazione dispone di 96 (novantasei) strutture logistiche idonee alla gestione delle procedure descritte al punto a) ed accreditate presso il Ministero della Giustizia;
e) che è interesse del Convenzionato sottoscrivere un accordo con l’Organismo di Mediazione finalizzato
all’orientamento dei propri associati alla fruizione dei servizi offerti e descritti al punto a) delle premesse dall’Organismo di Mediazione;
f) che è volontà delle parti limitare il rapporto a quanto qui contrattualmente convenuto escludendo
pertanto ogni ingerenza nella reciproca gestione aziendale la cui responsabilità rimarrà di piena ed
esclusiva competenza delle Parti;
g) che è esplicitamente previsto e deciso tra le parti che la natura giuridica del rapporto scaturito dal presente contratto non è di società, né di associazione, né di lavoro, né di agenzia: per cui le eventuali lacune d’interpretazione non potranno colmarsi, per analogia, ad alcuno dei rapporti come sopra esclusi.
Tutto ciò premesso
Si stipula e conviene
ART. 1
Premesse
Le premesse e gli allegati formano parte integrante e sostanziale della presente convenzione. Le clausole
del presente accordo dovranno essere interpretate secondo gli intendimenti delle parti quali da dette
premesse desumibili.
ART. 2
Oggetto dell’accordo
Il presente accordo ha per oggetto l’impegno assunto dal Convenzionato di evidenziare ai propri clienti i
servizi offerti dall’Organismo di Mediazione ed orientare coloro che ne fanno richiesta all’utilizzo dei servizi offerti, gestiti ed erogati dall’Organismo di Mediazione, tra i quali il servizio di procedura di mediazione
ai sensi del D.lgs 28/2010.
A sua volta, l’Organismo di Mediazione assume l’impegno, previo ricevimento formale della domanda di
avvio della procedura di mediazione, di erogare i servizi richiesti tramite il proprio organico, e nelle proprie
strutture logistiche e con le riduzioni tariffarie di cui al seguente art. 5.
Pavimenti e Superfici Continue - N°14
51
ART. 3
Obblighi del Convenzionato
Il Convenzionato assume l’obbligo di evidenziare ai propri associati la possibilità di dirimere le controversie
stragiudizialmente ricorrendo alla procedura della mediazione ex D.Lgs 28/2010 ed orientare i clienti ad
avvalersi dei servizi finalizzati alla mediazione e conciliazione delle controversie stragiudiziali erogati dall’Organismo di Mediazione.
Il Convenzionato si impegna a mettere a disposizione dell’associato interessato il modulo denominato
“Istanza di mediazione stragiudiziale” ed a fornire tutte le informazioni necessarie relativamente ai costi ed
alle modalità della procedura. Tale istanza, compilata in ogni parte ed inoltrata all’Organismo di Mediazione,
determinerà l’avvio formale della procedura di mediazione ai sensi del “Regolamento di Prontiaconciliare”
depositato al Ministero della Giustizia.
Il Convenzionato non avrà alcun potere di agire in nome e per conto dell’Organismo di Mediazione.
ART. 4
Obblighi dell’Organismo di Mediazione
L’Organismo di Mediazione si impegna a mettere a disposizione del Convenzionato, ai fini della realizzazione del presente accordo, il materiale informativo e la modulistica necessaria alla presentazione della domanda di mediazione, che, in esecuzione del presente accordo, il Convenzionato utilizzerà e sottoporrà
all’attenzione dei potenziali clienti.
L’Organismo di Mediazione fornirà al Convenzionato istruzioni chiare e dettagliate, assicurando che tutte le
informazioni ed i dati relativi ai suoi prodotti e/o servizi sono assicurati, veritieri e in nessun caso ingannevoli.
ART. 5
Corrispettivi e fatturazione
L’Organismo di Mediazione si impegna a riconoscere agli iscritti del Convenzionato una riduzione dell’importo della tariffa per una percentuale pari al 5% sull’ammontare del costo della procedura di mediazione
obbligatoria, (ad esclusione delle ipotesi in cui si applichi la tariffa ridotta per mancata adesione della parte
chiamata) e pari al 20% sull’ammontare del costo della procedura di mediazione facoltativa attivate da
associati segnalati dal Convenzionato, al netto del compenso dovuto al Mediatore da calcolarsi a cadenza
trimestrale, previa fatturazione.
Il costo della procedura di Mediazione è determinato in base alla Tabella delle Indennità depositata al Ministero della Giustizia unitamente al Regolamento di Prontiaconciliare S.r.l.
I corrispettivi dovuti saranno assoggettati ad IVA ed a ritenuta come per legge.
ART. 6
Durata e recesso
La presente convenzione avrà durata di mesi 12 mesi a far data dalla sottoscrizione e si intenderà tacitamente rinnovata di ugual periodo e così di seguito, salvo recesso, comunicabile per qualsiasi motivo ed in
qualsiasi momento da una delle parti, a mezzo raccomandata A.R. 3(tre) mesi prima.
ART. 7
Modifiche ed integrazioni
Le parti convengono che ogni e qualsiasi eventuale sostituzione e/o modifica e/o integrazione delle presenti condizioni contrattuali dovrà avvenire esclusivamente in forma scritta e sottoscritta da ambedue le
parti a pena di inefficacia.
ART. 8
Clausola risolutiva espressa
L’Organismo di Mediazione ha diritto di risolvere il presente accordo, con ogni conseguenza di legge, qualora il Convenzionato:
a) sia protestato, sottoposto a procedure esecutive o concordatarie ovvero a procedimenti penali per reati contro il patrimonio e violi leggi e disposizioni normative in materia di immigrazione;
b) non adempia esattamente agli obblighi previsti dal presente protocollo d’intesa;
c) compia atti di concorrenza sleale ed utilizzo improprio e non autorizzato del marchio Prontiaconciliare;
In particolare, il contratto non è cedibile ad alcun titolo ad altro soggetto e si intenderà risolto di diritto
ai sensi dell’art. 1456 c.c., nel caso in cui il convenzionato o l’Organismo di mediazione violino la clausola
di cui all’art. 9.
Le parti si impegnano reciprocamente a non divulgare ed a non consentire la divulgazione e, comunque, a
non utilizzare e a non consentire l’utilizzo, di ogni informazione riservata della quale dovesse venire a conoscenza a causa e nel corso del presente contratto.
Pavimenti e Superfici Continue - N°14
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Art. 9
Esclusiva e riservatezza
Il Convenzionato, per tutta la durata del presente accordo, si impegna all’esclusiva a favore dell’Organismo
di Mediazione obbligandosi pertanto a non sottoscrivere accordi della stessa natura con società che svolgono attività di concorrenza con l’Organismo di Mediazione, come descritto in premessa.
Resta inteso, infine, che in nessun caso il Convenzionato potrà spendere il nome dell’Organismo di Mediazione ed utilizzare il marchio Prontiaconciliare®, né l’Organismo di mediazione potrà spendere il nome del
Convenzionato o utilizzarne i segni distintivi, al di fuori di quanto pattuito nel presente contratto né indipendentemente dal controllo dell’altra parte. Le parti si impegnano a mantenere confidenziali e a non rivelare a terzi i dati e le informazioni, anche commerciali e tecniche, non già rese pubbliche dalla parte che
ne dispone, di cui sono venute a conoscenza durante e in ragione del presente incarico.
Art. 10
Divieto di cessione
Resta espressamente convenuto che il presente contratto, non potrà essere oggetto di cessione o di delegazione sotto qualsiasi forma da entrambe le parti.
Art.11
Utilizzo del marchio
Le parti stabiliscono che il marchio Prontiaconciliare® di proprietà dell’Organismo di Mediazione, impiegato
solo e/o associato a uno o più altri nomi, è e rimarrà di proprietà esclusiva dell’Organismo di Mediazione,
che concede al Convenzionato il diritto di utilizzarlo, unitamente e/o disgiuntamente al marchio e al logotipo, nelle pubblicazioni e nella pubblicità che saranno necessarie per il raggiungimento dei fini di cui alla
presente scrittura. A tal fine ogni promozione che il Convenzionato intende pubblicare ai fini della pubblicità del presente protocollo d’intesa dovrà essere sottoposta alla preventiva verifica, vaglio ed approvazione
dell’Organismo di Mediazione.
Alla scadenza del presente contratto o in caso di risoluzione anticipata per qualsiasi ragione, il Convenzionato non avrà più alcun diritto di utilizzare i predetti nomi, marchio o logotipi di proprietà dell’Organismo
di Mediazione.
Quanto ai paragrafi precedenti di questo articolo vale in esatta reciprocità per l’Organismo di mediazione
nei confronti del Convenzionato.
Art.12
Privacy
Le parti si danno atto che il trattamento di dati personali, così come definito dalla legge, avverrà in conformità alle disposizioni di legge in materia ed alle relative integrazioni e modifiche.
Letto confermato e sottoscritto.
Roma Lì___________________
Pavimenti e Superfici Continue - N°14
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il punto
per l’imprenditore
dalla redazione
iMreaDY
CLoUD:
che cosa significa?
Negli ultimi mesi una delle parole
più pronunciate in ambito informatico è stata “cloud”, che letteralmente significa “nuvola”. Come forse già
sappiamo, la nuvola ha da sempre
rappresentato graficamente “Internet”. Non conosciamo chi e quando ha voluto per primo esprimere
con la nuvola questa nuova entità
verso la quale i sistemi, dapprima
con semplici browser, iniziavano a
connettersi; è però certo che l’intuizione ha avuto successo.
La nuvola, il cloud, e la rete Internet sono quindi strettamente collegate. La Rete, nata nel lontano
1969 con il nome di Arpanet, si è
evoluta nel tempo fino al 1991,
anno in cui con la definizione del
protocollo http e la nascita del
World Wide Web (WWW) prende
il nome di Internet. L’intento è
quello di connettere tra loro più
computer con lo scopo di condividere informazioni, documenti, risorse ecc. Ognuno ha la possibilità
di connettersi a sistemi, ser ver,
pubblicare pagine e siti web e
rendere disponibili ad altri le proprie conoscenze. La necessità di
condivisione diventa la spinta per
la creazione della rete.
Il cloud è una evoluzione della Rete.
La tecnologia cloud consente di
utilizzare qualsiasi tipo di documento
senza aver bisogno di chiavette Usb,
hard disk e archivi digitali.
Anziché sul computer, i software
vengono installati direttamente sulla
rete, in una sorta di «nuvola». I
dati che fino ad oggi venivano salvati sui pc saranno decentrati su
vari server: giganteschi archivi digitali a cui l’utente può accedere grazie
al browser e alle applicazioni.
In concreto: invece di archiviare i
nostri documenti sul computer di
casa, li depositeremo su Internet e
potremo consultarli con diversi
dispositivi.
Rinunciando a chiavette Usb e
dispositivi mobili si risparmia spazio
e si viaggia leggeri. Ma soprattutto,
con la tecnologia cloud si possono
creare degli archivi raggiungibili in
qualunque momento. Dai documenti aziendali fino alle foto personali: tutto è a por tata di
smar tphone., di Ipad e tablet e
ovviamente di Computer.
Il rischio più grosso è che, in caso
di blackout o di incidenti ai server,
i servizi siano impossibili da raggiungere. Non uno scenario apocalittico: ad aprile una scintilla nel
quar tier generale di Aruba, ad
Arezzo, ha mandato in tilt migliaia
di siti web e pochi giorni più tardi
Pavimenti e Superfici Continue - N°14
un attacco hacker contro la Sony
ha messo in pericolo i dati personali (dal codice della car ta di
credito alle coordinate bancarie) di
milioni di clienti.
Per i sostenitori del software libero, capeggiati dall’attivista americano Richard Stallman, i problemi
sarebbero invece legati alla privacy
e alla censura: il potere - è la tesi
di Stallmann - rischia di essere
concentrato nelle mani di pochissimi grandi gruppi, in grado bloccare il ciberspazio per le voci
scomode.
Comunque, al di là di questi scenari catastrofici, un breve filmato
all’indirizzo qui richiamato è in
grado di spiegare in forma semplice di cosa si tratti:
www.informationsociety.it/ictlaw/cloud
Capiamone di più
Possiamo definire con il termine
Cloud Computing un insieme di
risorse hardware e software che
forniscono servizi su richiesta attraverso la rete Internet.
Sebbene simile, non deve essere
confuso con quest’ultima, in quanto il Cloud Computing è sostanzialmente un servizio fornito da un
gestore di terze parti con la formula on demand. Sostanzialmente
l’utente paga soltanto per quello
che consuma, in termini di banda,
di risorse, tempo di utilizzo, numero di transazioni ecc. Questo
modello permette di creare soluzioni scalabili, performanti e affidabili anche con un basso investimento iniziale, senza cioè dover acquistare per lo star tup l’hardware
necessario e i ser vizi connessi,
come il consumo di elettricità, la
disponibilità di una connessione
veloce e permanente a Internet,
un IP fisso per rendere raggiungibili i propri server.
Caratteristica fondamentale e imprescindibile del Cloud Computing
è quella di fornire una infrastruttura di servizi assolutamente affidabile e scalabile. È infatti possibile, a
seconda delle necessità, aumentare
o diminuire i nodi in uso, oppure
cambiare le caratteristiche dei server potenziando CPU e memoria.
Tutto questo è possibile perché
l’infrastruttura è basata su un sistema di virtualizzazione delle risorse. La piattaforma viene eseguita su macchine virtuali opportunamente dimensionate e in grado di
fornire i ser vizi richiesti. Ogni
volta che viene richiesto di scalare
utilizzando un nuovo nodo, la piattaforma si preoccupa di replicare
l’applicazione sul nuovo nodo e
renderlo quindi disponibile.
Ma non tutto è o può essere Cloud
Computing. Attualmente esiste la
possibilità di sviluppare per il cloud,
ma esistono ancora tante soluzioni già in produzione negli ambienti tradizionali. Spesso le due tipologie di soluzioni, che in realtà
differiscono per la piattaforma di
distribuzione, devono integrarsi e
comunicare tra loro. Per distinguere, vengono utilizzate due diverse
terminologie. Un’applicazione distribuita secondo il modello tradizionale, su server di proprietà o
su computer locali per esempio,
viene definita on-premise. Una
soluzione distribuita invece secondo le indicazioni del Cloud Computing viene semplicemente definita come in the cloud, o semplicemente cloud. È bene focalizzare
le due definizioni perché, sono le
modalità più diffuse per indicare le
differenti modalità di deployment
delle applicazioni.
Cloud e Piccole imprese
Ma al di là della possibilità di archiviare dei data base in un luogo più
sicuro, per una impresa, che lavora
nel settore delle costruzioni, a cosa
può servire la tecnologia Cloud? La
risposta sul prossimo numero. .
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Il Cloud Computing può essere suddiviso in tre grandi categorie, dipendentemente dallo scopo per cui viene creato. Abbiamo quindi:
• Infrastructure as a Service (Iaas), dove l’infrastruttura hardware, la rete, lo
storage vengono resi disponibili come servizi;
• PlatformasaService (PaaS), dove è la piattaforma applicativa, il Sistema Operativo,
a essere fruibile come servizio con la possibilità di sviluppare soluzioni software;
• Software as a Service (SaaS), dove l’applicazione diventa un servizio fruibile su
richiesta. Immaginate Google Documents come un’applicazione, simile a Microsoft
Office, che però viene resa pubblicamente accessibile come servizio sul Web.
Alcune piattaforme supportano contemporaneamente anche più di una delle
tipologie elencate.
Infrastructure as a Service
La differenza tra le diverse tipologie di Cloud Computing appare sottile, ma
sostanziale. L’Infrastructure as a Service (IaaS) è una tipologia di Cloud Computing basato sul consumo, come servizio, di risorse hardware. Server virtuali,
potenza di calcolo, storage, reti vengono messi a disposizione per essere utilizzati senza necessariamente dover affrontare costi di acquisto di tale hardware.
Il concetto è simile al noleggio, ma con l’importante differenza della manutenzione. Chi utilizza l’infrastruttura cloud non si deve preoccupare di fare
manutenzione, rinnovare l’hardware o sostituire un hard disk; deve semplicemente utilizzare un servizio scalabile e affidabile senza preoccuparsi dei
meccanismi di gestione interna.
Platform as a Service
Il Platform as a Service (PaaS) rappresenta una tipologia di servizio fornito del
tutto differente, anche se per molti versi simile all’IaaS. A essere fornito come
servizio, questa volta, non c’è solo l’hardware, ma anche la piattaforma che astrae
l’hardware stesso e permette di usufruire di un set di funzionalità che consentono di ottenere load balancing, storage, reti, Virtual Machine, deployment. Il vantaggio è quello di concentrarsi solo ed esclusivamente sullo sviluppo dell’applicazione,
e non perdersi nell’analisi di problematiche legate all’ambiente in cui essa deve
essere distribuita, ottenendo contestualmente dalla piattaforma la scalabilità e
l’affidabilità necessaria. Come per l’IaaS, non dobbiamo preoccuparci di aggiornare
il sistema operativo: viene tutto gestito dinamicamente e in modo del tutto automatico dalla piattaforma. Se in determinati periodi abbiamo carichi di picco, per
esempio durante il periodo natalizio un negozio online può essere soggetto a un
carico di richieste decisamente più alto, la piattaforma è in grado di adeguare la
propria struttura per rispondere alle mutate esigenze, anche se temporanee. Diversamente da quanto viene fatto nelle soluzioni tradizionali, dove tutta l’infrastruttura hardware e software deve essere progettata per essere scalabile e affidabile,
così da evitare problemi e interruzioni del servizio che causano ripercussioni sul
business. Un’infrastruttura di Cloud Computing, invece, è progettata partendo dal
presupposto che i problemi ci possono essere. È quindi in grado di risolverli
autonomamente, per quanto possibile, attraverso meccanismi in grado di non
bloccare il normale flusso applicativo, come la replica delle macchine virtuali.
Software as a Service
Mentre l’IaaS fornisce l’infrastruttura e il PaaS la piattaforma, il Software as a
Service (SaaS) rappresenta una completa soluzione software sottoforma di
servizio. Un esempio di SaaS è la piattaforma Google Documents: un insieme
di applicazioni per l’ufficio, gestione di documenti, fogli di calcolo, disegno, presentazioni, interamente disponibile online e accessibili da chiunque ne è abilitato. Recentemente anche Microsoft ha rilasciato la versione di Office per il cloud
chiamata Office365. In questo modo Word, Excel, PowerPoint, SharePoint, Lync
ed Exchange diventano applicazioni interamente accessibili tramite Web.
Pavimenti e Superfici Continue - N°14
56
l’esperto
risponde
L’esperto risponde è la rubrica di PSC a servizio di tutti gli operatori del settore
delle pavimentazioni. in questo spazio, l’ing. Ciro Scialò (settore resine) e l’ing. Gian
Luigi Pirovano (settore calcestruzzo) forniscono, a nome dell’associazione, le risposte
a dubbi e alle domande riguardanti temi e problematiche di interesse generale.
La rubrica è un canale di informazione e divulgazione delle conoscenze tecniche. in
questo numero pubblichiamo due dei quesiti pervenuti alla segreteria CoNPaviPer.
“Mi ritrovo a dover valutare la riduzione di durabilità (con particolare riferimento a resistenza ad abrasione ed agli urti) di un pavimento in calcestruzzo destinato a parcheggio autovetture, sul quale era
prevista una finitura superficiale con uno spolvero indurente a quarzo
della ediltecnica, in ragione di 3/4 kg per m2.
La ditta esecutrice ha completamente disatteso il capitolato e le
istruzioni del D.L. provvedendo ad effettuare la frattazzatura meccanica del solo calcestruzzo (rcK 350).
Nella eventualità di rigettare integralmente l’opera il D.L. ha prontamente informato il committente (condominio) il quale in assemblea ha
deciso di tenere comunque l’opera, apportando un deprezzamento proporzionale - tra le altre cose - alla riduzione di durabilità dell’opera.”
Richiesta di Socio CONPAVIPER
Risponde: Gian Luigi Pirovano, esperto CONPAVIPER
La presenza o meno di uno strato
di spolvero indurente superficiale non
caratterizza la resistenza all’abrasione
ed agli urti di una pavimentazione.
Si possono eseguire pavimentazioni
con alta resistenza a tali sollecitazioni
anche utilizzando solo calcestruzzo.
Dalla generica descrizione sembra si
tratti di una pavimentazione industriale posta all’esterno che verrà
trafficata da automezzi tradizionali,
auto, moto, mezzi comunque con
pneumatici.
La sollecitazione all’abrasione ed agli
urti di tali mezzi risulta essere generalmente limitata, pertanto anche
un buon calcestruzzo potrà sopportare tali sollecitazioni.
Diverso problema invece rispetto alla
resistenza al gelo ed ai prodotti inquinanti della pavimentazione posata.
Il calcestruzzo di tipo Rck 35 utilizzato presenta caratteristiche meccaniche buone ma non possiede
una specifica resistenza al gelo ed
ai sali antigelo, oppure ai prodotti
inquinanti in genere, piogge acide,
ecc., (lo stesso spolvero superficiale
non garantisce tale resistenza agli
agenti atmosferici) e pertanto sarebbe opportuno provvedere ad
una protezione superficiale.
Concludendo, si tratta di vedere se
il calcestruzzo Rck 35 utilizzato per
l’esecuzione della pavimentazione
risulta essere di buona qualità, se è
stato ordinato e posato con una
consistenza corretta, e soprattutto
Pavimenti e Superfici Continue - N°14
se risulta essere omogeneo in tutta
la sua superficie.
In secondo luogo si tratta di vedere
se è stato correttamente stagionato
nei primi periodi di maturazione.
Per ultimo consiglio di verificare se
le pendenza siano state eseguite
correttamente e quindi il deflusso
dell’acqua verso le caditoie risulta
essere adeguato.
In tale situazione generale, un semplice trattamento superficiale che
limiti od impedisca la penetrazione
dell’acqua ( e degli inquinanti in
essa disciolti) nei pori capillari del
calcestruzzo, meglio se con effetto
consolidante, permetterà di ottenere una pavimentazione finale di buon
livello e durevole.
.
“Spett.le CoNPaviPer
con la presente siamo a chiederLe una relazione
relativa alla deliminazione che è venuta a crearsi
su un pavimento da noi realizzato di cui vi
inviamo alcune foto in allegato.
Come potrete notare si è verificato il problema
della delaminazione a causa dell’intrappolamento
dell’aria.
rimaniamo in attesa di un vs. riscontro.
Cordiali saluti”.
Lettera firmata
57
Richiesta di Lettore
Risponde: Gian Luigi Pirovano, esperto CONPAVIPER
Le cause che producono il fenomeno della delaminazione nelle pavimentazioni industriali in calcestruzzo sono molteplici e il loro accertamento può essere effettuato
esclusivamente mediante indagini
negli strati interessati dal problema
con l’ausilio di opportune strumentazioni ( microscopio ottico, ecc.)
Dalle foto inviate non è quindi
possibile accertare la causa del fenomeno riscontrato.
L’affermazione del nostro associato
che la causa sia determinata dall’intrappolamento dell’aria può essere
quindi possibile ma, in assenza di accertamenti precisi, non può che rimane, al momento, solo una ipotesi.
Certamente il tipo di distacco che
si può rilevare dalle foto sembra
evidenziare una delaminazione di
tipo coesivo all’interno del calcestruzzo, indicativamente a circa 10 mm
dall’estradosso della pavimentazione.
Tale fenomenologia di distacco si
associa in moltissimi casi a eccessivo inglobamento d’aria negli strati
superiori del calcestruzzo, lasciando
sotto la pelle della pavimentazione
finita uno strato laminare, più o
meno consistente, caratterizzato da
resistenze meccaniche scadenti ( in
alcuni casi nulle).
Nel merito dello specifico problema
sottopostoci sarebbe necessario
avere maggiori informazioni sui
materiali utilizzati, sulla composizione del calcestruzzo (inerti, additivi,
cemento, ecc.) sulle condizioni generali del lavoro, le condizioni ambientali , le modalità applicative, ecc.
Anche la presenza di ulteriori aggiunte che modificano la reologia
del calcestruzzo possono aumentare il rischio di delaminazione.
Consigliamo quindi di recuperare
tutte le informazioni possibili, come
sopra specificato, e sottoporre il
campione a prove di laboratorio.
A tal proposito sconsiglio di effettuare delle prove sui pezzetti dei
campioncini dalaminati ripor tati
nelle foto, ma di eseguire dei carotaggi a tutto spessore.
.
“Buongiorno, sono stata nominata C.t.U. in una causa che ha per oggetto il manifestarsi del fenomeno di pop-out dopo che è stato effettuato
un trattamento “antipolvere traspirante leggere di colore paglierino
trasparente chiaro”.
Faccio presente che tale trattamento è stato effettuato dopo circa 18
mesi dalla data in cui era terminato il getto della pavimentazione,
getto tra l’altro fornito da altra ditta.
Durante questo periodo il pavimento era venuto a contatto con acqua
dovuta ad infiltrazioni esterne, ed umidità, ma che solo dopo l’applicazione della resina epossidica al fine di eliminare la polvere si è
manifestato il fenomeno del pop-out.
Leggendo i vari articoli ed il codice di buona pratica per i rivestimenti in resina di pavimenti resi disponibili nel vostro sito, ho
comunque ancora qualche dubbio e vi chiede gentilmente se mi potete
aiutare a risolverli:
Pavimenti e Superfici Continue - N°14
58
1. È vero che qualunque sia il tipo di trattamento da applicare su un supporto in
calcestruzzo, non avendo, il pavimentista, la certezza della buona qualità e
assenza di inerti nel calcestruzzo, dovrebbe sempre verificare la presenza o
meno di umidità/acqua di tale supporto e
la compatibilità del prodotto?
2. Può una resina epossidica essere anche
impermeabile?
3. Se la resina epossidica all’acqua non è impermeabile, come mai in alcune schede (vedi
sikafloor 600-acqua) tra i vantaggi risulta
il miglioramento all’impermeabilità?
4. Il pavimentista ha o no responsabilità del suo
operato qualora sia intervenuto su un supporto senza prima aver verificato l’idoneità
al tipo di trattamento che gli ha applicato?
5. È vero che per gli impregnanti del tipo resine epossidiche ad acqua escludono a priori la verifica del supporto?
Lettera Firmata
Richiesta di Lettore
Risponde: Gian Luigi Pirovano, esperto CONPAVIPER
Trasmetto una risposta sintetica ai
quesiti sottoposti:
1. il fenomeno di pop out è causato da una reattività degli aggregati
presenti nel calcestruzzo. Viene
accelerato o innescato dalla presenza di umidità, quindi l’umidità è il
veicolo, non la causa. Il posatore di
resina deve verificare la presenza di
umidità ma al solo fine di avere una
corretta aderenza del rivestimento
al supporto, su questo deve eseguire le necessarie verifiche.
Non è tenuto alla verifica delle
potenziali reattività degli aggregati.
Tale caratteristica deve essere
verificata dal preconfezionatore,
non certo dall’applicatore del sistema resinoso… La potenziale
reattività alcali-aggregati è infatti
una caratteristica intrinseca al calcestruzzo, il produttore deve esserne a conoscenza, in quanto
dipende dagli iner ti utilizzati e
dalla quantità di alcali presenti nel
cemento. Il preconfezionatore deve
quindi conoscere il pericolo eventuale e prendere i necessari accorgimenti in fase di scelta dei materiali e del mix design del calcestruzzo. In tal caso ha, a mio avviso, l’obbligo di avvisare il committente dei potenziali pericoli latenti
che ci potrebbero essere nel caso
di eventuali rivestimenti o altre
situazioni di contorno che potrebbero far emergere questo difetto
(ipotizziamo anche solo lavaggi
frequenti del pavimento durante il
suo utilizzo).
Il progetto della pavimentazione ne
dovrebbe conseguentemente tener
conto, adottando ( se accettato il
materiale così fornito) tutti gli
accorgimenti del caso, tra i quali,
ad esempio, una adeguata barriera
a vapore tra pavimento e massicciata, giunti adeguati, ecc..
2. una resina epossidica può essere
contemporaneamente permeabile e
Pavimenti e Superfici Continue - N°14
impermeabile. È impermeabile all’acqua ma contemporaneamente
permeabile al vapore, che sempre
acqua è, ma in forma così microscopica che riesce a passare dal
reticolo resinoso, laddove invece
l’acqua (liquida) che ha una dimensione “più grossa” non passa.
3. vedi sopra, il termine utilizzato
è relativo all’acqua, fisicamente
presente allo stato liquido.
4. vedi risposta 1.
5. può essere vero per quanto riguarda l’applicazione in presenza
di supporti umidi, ma la verifica del
supporto è sempre un obbligo del
posatore, almeno per quanto riguarda la coesione dello stesso nella
zona di aderenza e la pulizia sua
pulizia, eventuale presenza di polvere, olii, sali, inquinanti di varia natura , in sostanza delle caratteristiche
qualitative della “pelle” dove il
trattamento resinoso dovrà dare la
massima aderenza possibile.
.
60
convegni
Saie
thomas Gessaroli
redazione iMreaDY
Convegno CoNPaviPer
Sottofondi e pavimentazioni: la valutazione del
sottofondo, la risoluzione delle problematiche
di tipo prestazionale e di risalita di acqua
e le indicazioni per una corretta progettazione
della piastra
Il convegno dal titolo “SOTTOFONDI E
PAVIMENTAZIONI: la valutazione del
sottofondo, la risoluzione delle problematiche di tipo prestazionale e di
risalita di acqua e le indicazioni per
una corretta progettazione della piastra”, tenutosi a Bologna lo scorso
6 ottobre, si è svolto all’interno del
Salone Internazionale dell’Edilizia.
L’importante evento organizzato da
CONPAVIPER, dopo i tradizionali saluti, si è aperto con la presentazione
dell’Ing. Gian Luigi Pirovano coordinatore e primo relatore del convegno. La sua relazione è stata interamente dedicata su “come dovrebbe
essere prescritto un pavimento dal
committente ovvero dal progettista”. Il
problema è stato analizzato sotto il
punto di vista delle competenze,
dove è stata messa in evidenza l’importanza della comunicazione tra
progettista e committente, i quali
devono individuare le reali necessità,
le prospettive future e le evoluzioni
tecnologiche di settore, ma non
sempre sono in grado di farlo da
soli e necessitano di un esperto. Citando le testuali parole dell’Ing. Pirovano: “l’importanza sta nell’individuare
a priori quali siano le esigenze specifiche di una pavimentazione rispetto ai
problemi di durabilità e alle specifiche
condizioni operative o climatiche”.
Pavimenti e Superfici Continue - N°14
Il convegno è proseguito con l’intervento del Prof. Claudio Mazzotti, il
quale ha parlato della progettazione
della piastra in calcestruzzo. La
considerazione fatta è che questa,
essendo for temente sollecitata,
deve essere oggetto di progettazione, sia per garantire sicurezza nel
confronto del collasso, sia per garantirgli il buon funzionamento per
un gran numero di anni.” Il problema, come ha sottolineato da Mazzotti “sta nel fatto che la progettazione debba seguire delle norme di
riferimento, le quali non essendo obbligatorie, sono a discrezione, ma
comunque fortemente consigliate
Ing. Gian Luigi Pirovano
nelle pavimentazioni moderne per ga- re che “al fine di ottenere un sottofonrantire le caratteristiche richieste”.
do con caratteristiche meccaniche tali da
A questo punto è intervenuto il Prof. non creare problemi alla pavimentazione
Claudio Comastri che entrato nell’ar- occorre calibrare bene le prove inziali
gomento sottofondo. Comastri ha evi- con quelle di collaudo in modo da gadenziato l’importanza di una corretta rantire che il costipamento sia ottimale
valutazione di ogni requisito al momen- evitando cedimenti indesiderati”.
to della progettazione, anche perchè Al termine dell’intervento ha preso la
molto spesso, in mancanza di un parola il Dott. Marco Francini della
progetto e di controlli, vengono ese- Commissione Tecnologica ATECAP, il
guite lavorazioni che puntano unica- quale ha trattato della “scelta del calmente alla riduzione dei costi senza cestruzzo e delle possibili soluzioni a
considerare la qualità. Quindi, come disposizione del progettista”. Focalizzato
detto da Comastri “tocca a noi del sulla scelta del materiale, l’intervento di
settore, in una situazione così critica, di- Francini ha messo in luce la necessità
fendere il nostro mestiere, perché questo di dare un taglio drastico al passato,
è molto importante per la collettività, più essendo stato il passato molto povero
che per noi”. A seguire è intervenuto di attenzioni. Nel suo discorso il relaper parlare delle prove sui sottofondi tore ha definito che il materiale da
Caldic Imready pied 2 3-11-2011 15:26 Pagina 4
il Dott. Dario Grundler, facendo nota- impiegare è legato alle caratteristiche
C
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Y
CM
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della piastra, ma spesso queste sono
molteplici e non banali per cui bisogna
innanzitutto analizzare rischi e aspettative, definire le priorità tecniche, decidere i requisiti prestazionali e a quel
punto i requisiti che non vengono rispettati perché troppo in contrasto con
quelli più importanti potrebbero portare a variazioni operative e logistiche.
È quindi intervenuto con una seconda reazione del Prof. Mazzotti, sempre
incentrata sul tema della progettazione della piastra, ma “in maniera più
articolata e sofisticata, dopo che conosciamo le condizioni al contorno ma
soprattutto dopo che i precedenti interventi ci hanno garantito l’adeguata
conoscenza e consapevolezza”.
Il congresso si è concluso con un breve dibattito ed i saluti dei relatori. .
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Pavimenti e Superfici Continue - N°14
62
convegni
MaDe
thomas Gessaroli
redazione iMreaDY
Convegno CoNPaviPer
Le Prescrizioni da considerare nella progettazione
di pavimenti industriali speciali: per l’industria
alimentare, chimica, meccanica e per la logistica
Il convegno dal titolo “Le Prescrizioni da considerare nella progettazione di pavimenti industriali
speciali: per l’industria alimentare,
chimica, meccanica e per la logistica”, tenutosi al MADE expo
“Milano Architettura Design Edilizia” il 6 ottobre 2011 ed organizzato dall’Associazione CONPAVIPER,
si è aperto con i saluti da parte
del presidente Dario Bellometti.
Bellometti si è dichiarato molto
onorato di rivestire questa importante carica in un periodo così
critico, con importanti responsabilità quindi, e ha riferito come
l’Associazione si stia muovendo in
tutte le direzioni, trattando l’intero processo di realizzazione di una
pavimentazione , par tendo dal
calcestruzzo fino ad arrivare alle
finiture, con due priorità: la qualificazione del lavoro e la moralizzazione del lavoratore.
Quest’azione viene svolta in tutti
e tre i settori che CONPAVIPER
rappresenta: pavimenti industriali,
rivestimenti resinosi e massetti di
supporto.
Sul fronte della qualificazione del
lavoro, l’Ente si sta adoperando
per definire le corrette regole
tecniche per la realizzazione delle
pavimentazioni continue. Inoltre,
anche con la recente adozione di
un severo codice di condotta,
CONPAVIPER sta sostenendo una
forte azione di moralizzazione del
settore, per un mercato più corretto in cui fornitori e imprese
collaborano in modo più pieno.
Il convegno è poi proseguito con
una serie di interventi suddivisi in
cinque argomenti, dove il primo
ha riguardato “Il punto sulla progettazione dei pavimenti: innovazione, ruoli e responsabilità” ed
ha visto la presentazione dell’Ing.
Ciro Scialò che ha cominciato
prendendo in esame un pavimento nei suoi tre elementi essenziali che lo costituiscono: il supporto
, la piastra in calcestruzzo, e la
pavimentazione. Il relatore si è
soffermato su un concetto che
fino a pochi anni fa non era molto considerato, ovvero, che la
pavimentazione è un elemento
strutturale in quanto si fa carico
di sollecitazioni di presso-flessione,
le meno gradite ad un calcestruzzo, aumentando la possibilità di
fessurazioni, le quali saranno poi
forte motivo di contestazione e
per questo ha illustrato l’importanza di conoscere prima la destinazione d’uso dei pavimenti e
le condizioni di esercizio in modo
Pavimenti e Superfici Continue - N°14
da poter scegliere la giusta tipologia di rivestimento.
A questo punto il relatore ha
voluto evidenziare la valenza progettuale che assumono i rilievi
preliminari, relativi alla redazione
di un progetto, ritenendo che una
lettura più interpretativa della
normativa, porta ad estendere le
responsabilità anche ad altri ruoli interessati: progettista, applicatore, fornitore prodotti, lo stesso
committente.
Al termine dell’intervento ha preso la parola l’Ing. Enrico Corio il
quale parlato dei “Criteri per una
corretta scelta del calcestruzzo
per pavimenti”, il quale ripor ta
subito come la relativa e apparente semplicità realizzativa induce
spesso a sottovalutarne le criticità
e gli aspetti legati alla progettazione ed esecuzione, ricordando
che essendo i pavimenti delle
strutture, come tali richiedono
determinare requisiti. Requisiti che
andranno garantiti da tutti gli attori che parteciperanno alla filiera
produttiva, quindi come ha detto
l’ingegnere “andiamo a cercare il
responsabile, cercando di evitare i
costi dovuti a eventuali problemi”.
Anche Coiro è tornato sul concetto espresso dal Presidente,
63
affermando che “se vogliamo impostare un buon lavoro occorre un
costante dialogo tra le parti responsabili, dove ognuno dovrà mettere a
disposizione la propria capacità e
conoscenza”.
Su questo concetto la parola è
passata all’Ing. Roberto Gottardo,
il quale ci ha parlato del “rivestimento in resina: da un approccio
descrittivo a quello prestazionale”.
Con la sua relazione l’ingegnere
ha cercato di far capire come
tutti quelli che operano nel settore debbano fare un passo in
avanti e smettere di usare un
prodotto solo perché “così gli
viene detto”. A tal fine in questi
anni sono stati realizzati numerosi documenti da poter affiancare
alle classiche normative, documenti che grazie a una forte attenzione a ogni aspetto tecnico, come
il Codice di Buona Pratica Conpaviper, ci permettono di inquadrare meglio la nostra scelta.
Gottardo ha concluso affermando
come con la recente adozione
della marcatura CE, obbligatoria
nel settore delle resine, si sia
generato nel settore “un notevole scossone”, permettendo una
qualificazione del materiale da un
lato, ma dall’altro purtroppo ulteriori costi. Costi che però possono essere riassorbiti se il mercato
saprà esprimere una maggiore
competitività e fare fuoriuscire
quei soggetti che non si adeguano.
Al termine ha preso la parola il
P.I. Donato Dinoia, il quale ha
approfondito il tema dei rivestimenti resinosi in ambienti chimicamente aggressivi. Dinoia è entrato nello specifico, evidenziando
come la scelta della soluzione da
adottare debba essere diversificata in relazione alla destinazione
d’uso, e quindi delle specifi che
aggressioni a cui il rivestimento
dovrà resistere, senza mai tralasciare l’aspetto economico.
Dinoia ha messo in risalto anche
come questi rivestimenti spesso
contribuiscano nel rafforzare e
migliorare anche altre caratteristiche, oltre alla resistenza chimica.
Ha infine concluso riportando che
il mercato sia in grado di offrire
numerose “novità tecniche”: per
questo è necessario che si arrivi a
un serio e preventivo progetto
del rivestimento, che tenga conto
delle esigenze e delle prestazioni
richieste, in relazione alle caratteristiche e alla natura del supporto.
In particolare nei casi in cui si lavori su una superficie già esistente.
L’ultimo relatore del convegno è
stato il P.I. Ambrogio Oriani, il
quale ha parlato nello specifico
del rivestimento da adottare per
l’industria meccanica, elencando
subito la necessità di identificare
e definire i requisiti prestazionali,
e della scelta dello spessore, in
base alle sollecitazioni previste.
Inoltre ha spiegato come in base
ai requisiti richiesti viene fatta
cadere la scelta dei sistemi più
comunemente usati.
Anche Oriani è tornato sul principio della visione olistica del rivestimento: non è sufficiente infatti
considerare solo i requisiti meccanici, ma anche tutti quelli connessi
alla vita in servizio del pavimento.
Un Pavimento sarà ben realizzato
se sarà facilmente pulibile, se consentirà di operare in ambienti più
sicuri, di avere le resistenze chimiche connesse all’ambiente di lavoro, se migliorerà l’estetica e renderà quindi più piacevole operare nel
suddetto luogo, e tutto con minori costi di manutenzione.
Il convegno si è concluso con un
breve dibattito ed i saluti dei
relatori.
.
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Pavimenti e Superfici Continue - N°14
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Gotta
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re de
setto
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mater
purtro
però
merca
giore
quei s
64
attualità
Weber Saint-Gobain propone la sua
soluzione per il ripristino di pavimentazioni
industriali e per il flooring design
Milano, 28 ottobre 2011
Weber Saint-Gobain, leader mondiale
nella produzione di autolivellanti cementizi pompabili per pavimentazioni,
lancia weber.floor, la nuova gamma di
rivestimenti autolivellanti in grado di
risolvere qualsiasi problematica inerente il ripristino di pavimentazioni industriali deteriorate e di rispondere ad
ogni esigenza di flooring design.
Weber Saint-Gobain, con 40 anni di
esperienza e più di 250 milioni di
metri quadri posati in tutta Europa,
offre con l’innovativa gamma weber.
floor la soluzione per tutte le esigenze di arredo hi-tec, indicata per qualsiasi settore, dal commerciale all’industriale, dal privato all’interior design.
I prodotti sono formulati con cementi speciali, aggregati, leganti ed additivi
speciali e sono antipolvere e a rapida
essicazione. Grazie alle sue caratteristiche di resistenza all’usura, di versatilità e di qualità estetica, la gamma
weber.floor, con la sua ampia scelta di
colori, si adatta ad ogni tipo di richiesta o particolare design costruttivo.
La gamma weber.floor si articola in:
• Soluzioni complete per il ripristino di
pavimentazione industriale
Progettate e verificate specificatamente per il ripristino delle pavimentazioni industriali. Garantiscono
ottima resistenza all’usura e perfetto livellamento e finitura di tutte le
superfici. Le diverse soluzioni si
adattano sia a pavimentazioni interne che esterne, da quelle con
passaggio prevalentemente pedonale e non intensivo di muletti, a
quelle per un utilizzo intensivo di
mezzi pesanti e movimentazione
merci, con trascinamenti elevati.
•Soluzioni complete per il flooring
design
Le soluzioni flooring decorativo
Weber sono state progettate e
studiate per esigenze architettoniche
e d’arredo di pavimentazioni in
ambienti commerciali e privati. Offrono ottima resistenza all’usura,
perfetto livellamento e finitura
delle superfici, unite ad una qualità
estetica di alto livello.
.
il progetto strutturale del Formedil considerato corrispondente alla formazione generale
Costruzioni: le 16 ore mix riconosciute come prassi dall’accordo Stato regioni
Calzoni: massima soddisfazione per il riconoscimento all’impegno profuso in questi anni
Roma 12 gennaio 2012 - “Abbiamo appreso con grande soddisfazione che il progetto strutturale delle 16oremics, lanciato dal sistema
bilaterale delle costruzioni, è stato inserito in una norma di legge”. A parlare è Massimo Calzoni, presidente del Formedil, l’Ente nazionale per l’addestramento professionale nell’edilizia. “Si tratta di un importante riconoscimento dell’impegno messo in campo in
questi anni per promuovere la cultura della sicurezza e diminuire il rischio di incidenti nei cantieri.”
Lo scorso 21 dicembre la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province Autonome di Trento e Bolzano ha approvato due importanti accordi tra il Ministro del Lavoro e delle politiche sociali, il Ministro della Salute e le Regioni. Si
tratta degli accordi sui commi 2-3 dell’articolo 34, relativo ai corsi di formazione per lo svolgimento diretto da parte del datore di
lavoro dei compiti di prevenzione e protezione rischi, e sul comma 2 dell’articolo 37, relativo alla formazione dei lavoratori.
In particolare, nel testo dell’accordo sull’articolo 37, tra le condizioni particolari viene riconosciuto il lavoro portato avanti dal sistema bilaterale
di settore attraverso il progetto strutturale 16oremics. “Per il comparto delle costruzioni - recita l’articolo di Legge - nell’ipotesi di primo ingresso nel settore, la formazione effettuata nell’ambito del progetto strutturale 16oremics, delineato da Formedil, Ente nazionale per la formazione
e l’addestramento professionale dell’edilizia, è riconosciuta integralmente corrispondente alla Formazione Generale di cui al presente accordo”.
“Con questo riconoscimento - aggiunge il Presidente del Formedil – siamo incentivati a proseguire nel processo di rafforzamento del
sistema bilaterale della formazione che con le 16 ore sta dando un contributo innovativo in un momento quanto mai difficile per
l’industria italiana delle costruzioni, dove crescono i timori per un maggiore ricorso al lavoro irregolare, con la conseguenza di un
abbassamento qualitativo del costruire e un aumento dei rischi in termini di sicurezza sul lavoro. Il nostro sistema prosegue sulla
strada della crescita e del rinnovamento dotandosi di nuovi strumenti volti a garantire sempre più un mercato del lavoro fatto di
competenze e consapevolezza. L’integrazione tra 16 ore e Blen.it, come abbiamo chiamato il nostro progetto di borsa lavoro, costituisce il passo successivo su questa strada, dove ci auguriamo avremo come compagni di viaggio proprio le Regioni, in quanto uno
dei principali interlocutori .”
Pavimenti e Superfici Continue - N°14
65
attualità
Una enorme crepa
in piazza a Stoccolma:
arte e pavimenti
A Stoccolma, una crepa grande
come una voragine profonda al
centro di una piazza attira l’attenzione dei passanti. In realtà, il buco
non esiste ed è impossibile sprofondare: si tratta infatti di un’illusione ottica, che consiste in un
telo con l’immagine della pavimentazione “aperta” steso a terra.
L’opera, realizzata dallo street
ar tist Erik Johansson, si trova a
Sergels torg, la piazza principale
di Stoccolma.
Attraversando la piazza e prestando
un po’ di attenzione, ci si ritroverebbe
a camminare nel mezzo del vuoto. Le
reazioni dei passanti (turisti, ma anche
e soprattutto cittadini) sono molto
diverse: alcune persone nemmeno si
accorgono del “vuoto simulato” sotto
i loro piedi. Qualcuno si spaventa,
altri si improvvisano equilibristi sul
ciglio del burrone, dando vita a performance divertenti e spettacolari,
riprese e immortalate dal terrazzo
che si affaccia sopra la piazza.
Il messaggio del giovane fotografo,
che con le sue fotomanipolazioni
ha stupito il mondo, è forse proprio
questo: “Mind yous step!”, facciamo
attenzione a dove mettiamo i piedi!
Spesso siamo talmente assorti nei
nostri pensieri e presi dalla frenetica routine quotidiana, da dimenticare che viviamo in un mondo
fatto di particolari strabilianti, piccole cose che possono rendere speciale e originale anche le giornate
che sembrano più noiose.
.
Pavimenti e Superfici Continue - N°14
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attualità
La certificazione volontaria di
prodotto sostenibile – iCMq eCo
La certificazione volontaria di prodotto
sostenibile ha, principalmente, due finalità:
•fornire garanzia mediante una
parte terza indipendente in merito alle caratteristiche dei prodotti
immessi sul mercato;
• valorizzare le caratteristiche del prodotto che impattano sulla sostenibilità.
Definire cosa si intenda per materiale da costruzione ambientalmente sostenibile non è semplice, se si
vuole che la parola abbia un significato concreto e non sia una
semplice affermazione generica e
priva di riscontri. Per questo motivo
ICMQ ha avviato una serie di gruppi di lavoro, specifici per ogni prodotto, mirati a definire quali siano
le caratteristiche che rendono un
prodotto sostenibile e a consentire
ai produttori di darne evidenza
attraverso il marchio ICMQ ECO.
I vantaggi della certificazione
La realizzazione di un edificio certificato in conformità a protocolli
come LEED o ITACA comporta una
serie di scelte da parte del costruttore, fra cui quella di utilizzare materiali da costruzione sostenibili.
La certificazione ICMQ ECO consente al produttore di calcestruzzo
di dimostrare in maniera oggettiva
la presenza delle caratteristiche di
sostenibilità richieste per lo specifico cantiere. Su questo tema i
committenti (quindi le imprese che
operano come general contractor)
sono particolarmente sensibili in
quanto, a loro volta, devono dimostrare al certificatore dell’edificio
di avere utilizzato materiali conformi ai requisiti definiti dallo schema
di sostenibilità. Si tratta quindi di
un notevole vantaggio competitivo
in quanto, in fase di trattativa
commerciale, non si “vendono”
caratteristiche potenziali di un
prodotto, ma dati oggettivi certificati da un organismo di terza
parte indipendente.
La certificazione volontaria di prodotto, qual è ICMQ ECO, si affianca alla Marcatura Ce, all’Fpc e
all’eventuale Sistema di gestione per
la qualità aggiungendo ad essi le
verifiche di parte terza delle caratteristiche del prodotto immesso sul
mercato e consente di fatto di:
•accrescere il valore del proprio
prodotto sul mercato;
•comunicare e garantire le caratteristiche prestazionali e di sostenibilità del prodotto ai prescrittori nell’ambito di inter venti di
edilizia sostenibile;
Pavimenti e Superfici Continue - N°14
•essere trasparenti verso il mercato
offrendo dati verificati e misurabili;
•essere favoriti rispetto ai competitors negli appalti edili di “nuova
generazione”, in quanto già in
possesso di un prodotto ECO
verificato e cer tificato da un
organismo di terza parte.
ICMQ ECO per il calcestruzzo
preconfezionato
Uno dei primi prodotti per cui si è
concluso il gruppo di lavoro in
collaborazione con Atecap è il calcestruzzo preconfezionato, per il
quale sono state individuate le seguenti caratteristiche di sostenibilità:
1. riciclo delle acque del processo
produttivo,
2. durabilità,
3. permeabilità all’acqua,
4. capacità di riflessione della radiazione solare,
5. contenuto di materiale riciclato.
I requisiti obbligatori
Per ottenere il marchio ICMQ ECO
il produttore deve obbligatoriamente soddisfare i primi due requisiti,
considerati propedeutici.
Riciclo delle acque del processo produttivo. La corretta gestione dell’acqua permette di ridurre il consumo
di acqua di pozzo ed evitare lo
scarico nei corpi idrici, limitando,
così, gli impatti ambientali associati
al prelievo idrico.
L’ispettore ICMQ:
•verifica la presenza ed il corretto
funzionamento del sistema di
contabilizzazione delle acque in
ingresso e dell’impianto di recupero delle acque;
•si accerta attraverso l’esame delle
registrazioni che l’impianto utilizzi
effettivamente acqua di recupero
nel rispetto delle regole definite
per la qualifica delle ricette;
•verifica che il personale operante
presso l’impianto sia adeguatamente sensibilizzato in merito
alle tematiche legate alla corretta
gestione della risorsa idrica.
Durabilità. È la caratteristica del calcestruzzo che permette di aumentare la vita utile dell’opera in cui viene
impiegato, riducendo gli interventi di
manutenzione ordinaria o straordinaria che hanno impatto sull’ambiente.
Il produttore deve mettere a disposizione di ICMQ le informazioni
relative alle ricette e le registrazioni delle pesate al fine di eseguire
una verifica indipendente del rapporto acqua/cemento e confezionare, in presenza dell’ispettore
ICMQ, due provini da sottoporre a
maturazione e successivamente a
prova di compressione.
Le caratteristiche aggiuntive
Permeabilità all’acqua. Caratteristica
del calcestruzzo impiegato allo scopo
di limitare le alterazioni dell’idrogeologia del sito, mediante la riduzione delle superfici di copertura impermeabili, l’aumento delle infiltrazioni in sito e la gestione del deflusso delle acque meteoriche. Essa
viene misurata mediante la norma
ASTM C1688 / C1688M 08 – “Standard Test Method for Density and
Void Content of Freshly Mixed
Pervious Concrete”.
Capacità di riflessione della radiazione
solare. L’Indice di riflessione SRI
esprime la capacità del calcestruzzo
di respingere il calore solare e riguarda la riduzione dell’effetto isola
di calore (differenze di gradiente
termico fra aree urbanizzate e aree
verdi) per minimizzare l’impatto sul
microclima e sull’habitat umano e
animale, riducendo i consumi energetici legati al condizionamento degli
ambienti. ICMQ verifica il valore di
Indice di riflessione dichiarato dal
produttore eseguendo una prova di
laboratorio secondo la Norma ASTM
E1980-98e1 – “Standard Practice for
Calculating Solar Reflectance Index
of Horizontal and Low-Sloped Opaque Surfaces”.
67
Contenuto di materiale riciclato. La
cer tificazione del contenuto di
materiali riciclati, eseguita conformemente alla norma UNI EN ISO
14021, rappresenta per il produttore un modo di valorizzare il
calcestruzzo prodotto riducendo
gli impatti derivanti dall’estrazione
e dalla lavorazione di materiali
vergini. Il ciclo produttivo del calcestruzzo si presta al recupero di
una vasta serie di materiali come
gli inerti riciclati, le ceneri volanti
e molti altri. Anche il cemento, che
costituisce un elemento essenziale
della ricetta, contiene in sè una
certa percentuale di materiale riciclato. Questo contenuto viene
conteggiato ai fini del calcolo della percentuale complessiva di riciclato nel calcestruzzo.
.
Pavimenti e Superfici Continue - N°14
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da Conpaviper
elena Canzi
Segreteria CoNPaviPer
Sottovoce
Siamo arrivati alla fine dell’Anno; un anno molto difficile e complicato, persino il tempo (clima) è stato confuso. Speriamo che il futuro possa riservare un po’ di
sereno e che l’economia si riprenda un pochino, altrimenti non so proprio come si finirà, generalmente
sono ottimista ma ultimamente, visto come stiamo
andando anche il mio ottimismo si sta esaurendo. In
questi ultimi due mesi si sono spente due grandi uomini
il Geom. Giancarlo Crestanini e il Dr. Lorenzo Scarafiotti entrambi facevano parte del Con.pav.i. divenuto
CONPAVIPER; Consiglieri del Comitato Direttivo erano
due persone operative e costruttive. Sono stata al funerale di entrambi e ho saputo che tutti e due negli
ultimi giorni di vita hanno condiviso la stessa felicità;
quella di portare all’altare le rispettive figlie, hanno
passato gli ultimi giorni con felicità infinita ed è inutile
dire che hanno lasciato una grande Tristezza. Sono
stati due Uomini molto simili, precisi nel lavoro e sempre molto disponibili e collaborativi e soprattutto molto attaccati alla Famiglia alle figlie e ai nipotini.
Tra qualche giorno è Natale, non tutti lo festeggeranno
con serenità e allegria sotto diversi punti vista, chi economico chi di malattia e che di solitudine; non dobbiamo
però dimenticarci che comunque vada non siamo MAI
soli, non si deve perdere la Fede e la speranza e soprattutto una cosa che abbiamo e nessuno ci può portare
via sono i nostri RICORDI e quelli dobbiamo sempre tenerli vivi e stretti dentro di Noi. L’Amicizia (quella vera)
la Famiglia e gli Affetti sono molto importanti e sempre
da coltivare; come dice una mia Grande Amica: nel momento più duro della Vita ti rendi conto delle vere Priorità e non è certo il Lavoro! Ma gli affetti quelli veri,
quelli che non ti abbandonano mai qualsiasi cosa accada.
Cerchiamo di non dimenticarlo.
Pavimenti e Superfici Continue - N°14
Auguro a tutti un sereno NATALE e tantissimi Auguri di
Buon Anno. Arrivederci sul prossimo numero.
.
in Memoria
Il mio papà
Un uomo dall’apparenza minuta e fragile, ma solo in apparenza.
In Lui una grande forza lo ha aiutato ad affrontare e sconfiggere forti awersari.
Con grinta e determinazione ha proseguito la Sua strada.
Un grande del mondo, del lavoro e della Sua famiglia.
Mai annoiato, sempre in cerca di nuove esperienze.
Un vanto per me averTi come padre.
Ti ringrazio per i Tuoi insegnamenti, Ti ringrazio per l’immenso amore con cui
mi hai cresciuta.
Meravigliosi ricordi rimarranno per sempre nel mio cuore.
Ti voglio bene.
Sono queste le parole espresse da Ilaria alla cerimonia funebre di Giancarlo Crestanini: raccontano la Sua vita interrotta troppo presto.
Vent’anni fa aveva combattuto una prima battaglia contro il cancro con fatica,
con rinunce e sacrifici, ma sempre con coraggio e tanta voglia di vivere.
Noi familiari siamo felici del ricordo che lascia in noi tutti ed in tutte le persone
che lo hanno conosciuto nel campo del lavoro dove erano riconosciute la Sua
voglia, il Suo entusiasmo ed anche la competenza acquisita nei tanti anni sul campo.
Buongiorno Scarafiotti,
è così che ti abbiamo chiamato durante il lungo percorso lavorativo che abbiamo
vissuto insieme. Quando ci hanno chiesto di scrivere qualche parola per ricordarti, beh… siamo stati un bel po’ ad osservare la pagina bianca sullo schermo del
computer. In fondo, l’Uomo delle parole eri tu. Tu avevi sempre pronta la parola
giusta da pronunciare al momento giusto. Sapevi dialogare con tutti, dal docente
universitario all’ultimo dei manovali di un cantiere, dall’operaio al tecnico di laboratorio, dal professionista al semplice cittadino. Tu sapevi sempre come catturare
l’attenzione di chiunque ti stesse ad ascoltare perché, in un modo o in un altro,
attraverso le tue parole, riuscivi a comunicare tutto il tuo entusiasmo per il tuo
lavoro e la tua grande passione per tutte le cose che facevi. Ma non eri solo
l’uomo delle parole, eri anche e soprattutto l’Uomo dei fatti. Avevi sempre
chiaro nella mente l’obiettivo finale da raggiungere o il traguardo da superare.
La tua grande determinazione e voglia di fare, migliorare, creare, con la quale hai
inseguito e perseguito i tuoi ed i nostri obbiettivi comuni, non poteva essere
intaccata o soffocata da nessuno. Riuscivi sempre ad affrontare qualsiasi ostacolo,
senza fermarti mai, anche di fronte ai problemi apparentemente “insormontabili”,
anzi, erano proprio questi che nutrivano ulteriormente il tuo spirito spingendoti
sempre verso una conclusione ed un risultato.
Insieme alla parole ed ai fatti, tu eri anche l’Uomo dell’esperienze. Eri conosciuto
ed apprezzato nel settore non solo dei materiali premiscelati ma anche all’interno del più vasto compartimento che ruota attraverso l’edilizia. Il tuo peregrinare
su e giù per l’Italia a risolvere problematiche tecniche, ad affrontare nuove sfide
commerciali, ad ideare, studiare e creare sempre nuovi e performanti prodotti,
ti hanno permesso di acquisire un bagaglio di esperienza e di cultura unico ed
ampio, dal quale ti rifornivi ogni qualvolta che ne avevi la necessità. Un’esperienza che ci hai trasmesso e che ci accompagnerà per sempre.
Eri anche l’Uomo della famiglia. Ti dedicavi al lavoro dal mattino alla sera, spesso
e volentieri fino a tarda notte, ma quando giungevano i fine settimana o le
vacanze avevi testa e cuore solamente per la tua famiglia, i tuoi affetti più cari.
Ci hai insegnato, grazie all’esempio, il rispetto dei tempi: i tempi da destinare al
lavoro e quelli da riservare alla famiglia. Non avevi freni. Tanto ti offrivi con passione e dedizione al tuo lavoro, tanto più donavi amore e affetto ai tuoi cari ad
ogni minima occasione. Sei stato e rimarrai sempre per noi soprattutto un
Grandissimo Uomo. Grazie per le parole, i fatti e le esperienze che hai condiviso
con noi, ci hai fatto sentire parte della tua famiglia.
Ciao Lorenzo!
La tua Vimark
Pavimenti e Superfici Continue - N°14
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da Conpaviper
elenco Soci
IMPRESE
AEMME Srl
IMPRESA DANICO EDILIzIA Srl
ALL PAV Srl
IPM ITALIA Srl
AIRE PAVIMENTAzIONI Srl
ITAL.PAV.I. Srl
ALPI PAV Srl
ITS Srl
ANCO Srl
MEDIPAV Srl
ARENCI ANGELO
MOMBRINI Srl
ATEF Srl
MORTARA & C. Srl
B.M.B. SYSTEM Srl
N.T.E. di Du Marteu
BALDELLI MARIO LUIGI
P&R Srl Pavimenti e rivestimenti in resina
C.M.C. Srl
PA.S.I. di Marras Rossano & C. SaS
CENTRO SERVIzI INDUSTRIALI SCRL
PAVIBETON Srl
CO.I.PA. Costantino Geom. Piergiorgio Srl
PAVIDUR Srl
COCCO Srl
PAVINDUSTRIA TECHNOLOGY Srl
COMACO ITALIANA SpA
PENTA SERVICE
CONCRETE G. DI Tagliabue M. Luisa
RESINDAST Srl
COR.IM. Srl
SISTEMPAV Srl
DUROCEM ITALIA SpA
SO.CO.PAV Srl
ECOTEP Srl
SO.PAV TECHNOLOGY Srl
EDILPAV Srl
STEMCO Srl
EDIL TECNO Srl
TECNES
EPOXY SISTEM Srl
TECNO.BI.TRE Srl
EUROPAV SERVICE Srl
TECNOBETON SaS di Angelo Pari & C.
EURO PAV srl
TECNOLEVEL SaS
EUROPAV Srl
TECNORESINA VERNICI
EUROPAV TECHNOLOGY Srl
TEKNO EDILE di Romeo Giovanni
F.LLI B-SYSTEM Srl
UNIPAV SERVICE Srl
F.LLI CHIARI Snc
VENEROM Srl
GATE PREFABBRICATI Srl
VINELLA Srl
I.C.E.A. SaS dei F.lli Di Fede
zIGIOTTO MARCO
Pavimenti e Superfici Continue - N°14
FORNITORI
API SpA
LEVOCELL SpA
APSE TECNOLOGIE EDILI Srl
LUBRIMATIC Srl
BASF C.C. ITALIA
MAPEI SpA
BETONROSSI SpA
MPM Srl
CALCESTRUzzI SpA
OCV ITALIA Srl
CALDIC ITALIA Srl
OFFICINE MACCAFERRI SpA
COLABETON
ORMET SpA
DRACO ITALIANA SpA
PAVI CENTER Srl
ECOBETON ITALY Srl
PEIKKO ITALIA Srl
FERRI Srl
PROGRESS PLAST Srl
FIBROCEV Srl
RINOL ITALIA R. & T. Srl
G.A. SpA General Admixtures
RUREDIL SpA
HOLCIM Aggregati Calcestruzzi Srl
SAINT-GOBAIN PPC Italia SpA
IDEAL WORK Srl
SAVER Srl
IMREADY Srl
SIKA ITALIA
ISOPLAM Srl
SIVIT Srl
ISTRICE by FILI & FORME Srl
SK Srl
KEMPER SYSTEM ITALIA Srl
TRIMMER Srl
KERAKOLL SpA
UNICAL SpA
LA MATASSINA Srl
VIMARK Srl
LEIDI ANGELO
W.R. GRACE ITALIANA SpA
LEON BEKAERT SpA
IMPRESE SETTORE MASSETTI
BELLI Srl
C. & B. COLOMBI Srl
DELTAPAV Srl
DI CARLO CARMELO
TECNOPAV di Collavo Franco
VENETA MASSETTI Srl
ASSOCIAZIONI
A.I.P.P.L Associazione Italiana Posatori
Pavimenti in legno
ATECAP Associazione Tecnico-Economica
del calcestruzzo preconfezionato
SISMIC Associazione Tecnica per la promozione degli acciai sismici per il
cemento armato
TRIVENETA POSE Srl
LABORATORI e ORG. DI CERTIFICAZIONE
LIBERI PROFESSIONISTI
ELLETIPI Srl
Bianco Antonio
Falezza Claudio
ICMQ SpA
Bortolamasi Stefano
Marino Roberto
TECNO PIEMONTE SpA
Burba Fabio
Mauro Piermattei
TECNOPROVE Srl
Caraci Riccardo
Pedroni Stefano
Comastri Claudio
Triantafillis Alberto
Culpo Giuseppe
Uguccioni Corrado
Davoglio Luigi
zambetti Giuseppe
Pavimenti e Superfici Continue - N°14
Speciali PAVIMENTI E SUPERFICI CONTINUE
La rivista dei pavimenti in calcestruzzo e in resina, dei massetti e sottofondi
È l’Organo Ufficiale di CONPAVIPER (Associazione Nazionale Pavimentazioni Continue). La rivista si
rivolge all’intero settore delle pavimentazioni continue in calcestruzzo e in resina:
non solo quindi le pavimentazioni industriali, ma anche quelle stradali e aeroportuali in calcestruzzo,
quelle in cemento stampato o levigato o trattato, quelle con rivestimento resinoso, oltre ai massetti di
sottofondo, le rampe ecc. Grande attenzione viene dedicata agli aspetti applicativi analizzandone e descrivendone i materiali, le tecnologie, le soluzioni più efficaci e più innovative, dalla realizzazione del
manufatto al mantenimento della sua funzionalità operativa. In essa sono privilegiati il taglio pratico e
la comunicazione di aspetti concreti connessi con il settore.
Edizione cartacea
5.000 copie a numero, con distribuzione postale e in occasione di eventi speciali, quali FIERE e CONVEGNI:
• Made Expo
• Saie
• Convegni tecnici del settore
Gli articoli di interesse sono pubblicati sul sito CONPAVIPER www.conpaviper.it
La rivista viene inviata a:
• Imprese di pavimentazioni e rivestimenti industriali
• Organi istituzionali (tecnici di Ministeri ed Enti Pubblici, Consiglio Superiore LL.PP. ecc.)
• Ordini degli Ingegneri, degli Architetti e dei Geometri, nazionali e territoriali
• Principali imprese di costruzioni e studi di ingegneria operanti nel settore
• Tecnici di laboratorio, tecnici delle imprese di costruzione, responsabili di cantiere
• Associazioni di categoria del settore delle costruzioni, nazionali e territoriali
• Professori di prima fascia, facoltà e biblioteche universitarie del settore
• Aziende fornitrici del settore
• Scuole edili
CALENDARIO USCITE 2012
Pavimenti e Superfici Continue - N°14
N°14 2011
PAVIMENTI e SUPERFICI CONTINUE
pavimenti
SUPERFICI CONTINUE
LA RIVISTA DEI PAVIMENTI IN CALCESTRUZZO E IN RESINA, DEI MASSETTI E SOTTOFONDI
Poste Italiane s.p.a. - Spedizione in Abbonamento Postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 1 – CN/BO
Associazione Nazional e Pavimentazioni Continue
2011
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ATECAP: Compie 20 anni
CALCESTRUZZI: libri consigliati
CONPAVIPER: 2° Bigino
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pavimenti