N°14 2011 PAVIMENTI e SUPERFICI CONTINUE pavimenti SUPERFICI CONTINUE LA RIVISTA DEI PAVIMENTI IN CALCESTRUZZO E IN RESINA, DEI MASSETTI E SOTTOFONDI Poste Italiane s.p.a. - Spedizione in Abbonamento Postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 1 – CN/BO Associazione Nazional e Pavimentazioni Continue 2011 ■ ■ ■ ATECAP: Compie 20 anni CALCESTRUZZI: libri consigliati CONPAVIPER: 2° Bigino 4 Dario Bellometti nota del Presidente il valore degli uomini C’è un vecchio proverbio che dice “Chi non viaggia non conosce il valore degli uomini”. L’odore di fumo, lo sguardo diretto, la forza di dire sempre quello che si pensa, il tempo dedicato anche alle piccole e grandi cose, la passione Vivere l’associazione è come fare un lungo viaggio, per il CONPAVIPER. in cui si fissano tante tappe, alcune si raggiungono, altre si sfiorano, altre ancora si decide di sostituirle. Questi sono alcuni ricordi che mi porterò di voi. E come succede in ogni viaggio ci sono momenti Ciao Lorenzo, ciao Giancarlo. . di sacrificio, di impegno, di soddisfazione e di gioia. L’associazione è quindi un viaggio, che si decide di intraprendere, per arricchire la propria conoscenza, non per fare meno fatica, ma per aggiungerne altra finalizzata non solo a se stessi: i propri collaboratori e dipendenti, ma anche i fornitori e clienti, e i concorrenti. È quindi un viaggio che richiede generosità. Per questo solo viaggiando è possibile riconoscere il valore degli uomini, perché si può distinguere, in mezzo a tutti i difetti che contraddistinguono ognuno di noi, se vi è questa generosità di fondo. In questo viaggio ho potuto apprezzare il valore di due uomini, che in questi ultimi due mesi ci hanno lasciato, lasciato su questa terra certo, perché continueranno a essere presenti nei nostri ricordi, e soprattutto nei risultati che abbiamo conseguito, nelle tappe che abbiamo raggiunto, ma soprattutto nei percorsi che abbiamo compiuto assieme. Pavimenti e Superfici Continue - N°14 AD Isopla Pastina Ghiaino Lavato Muro Stampato Pavimento Stampato Microcemento AD Isoplam pavimenti tr.indd 1 14/11/11 10.25 6 foto ateCaP Compie 20 anni Calcestruzzi Libri di approffondimento CoNPaviPer il 2° Bigino in copertina: particolare di un giunto Pavimenti e Superfici Continue - N°14 7 sommario Organo ufficiale di CONPAVIPER Associazione Nazionale Pavimentazioni Continue Sede Legale Viale Etiopia, 16 00199 Roma Sede Operativa Viale della Libertà, 31 55049 Viareggio (LU) Tel. 0584.370863 Fax 0584.398235 Direttore Responsabile Andrea Dari ∆ nota del Presidente Il valore degli uomini di Dario Bellometti................................. 4 ∆ sottofondo editoriale Strumenti d’impresa di Andrea Dari ..................................... 8 ∆ incontro con l’editore Intervista a Filiberto Finzi di Andrea Dari ..................................... 10 Coordinamento Editoriale Patrizia Ricci 14 Redazione Stefania Alessandrini Thomas Gessaroli Patrizia Ricci ∆ il punto sul calcestruzzo L’uomo e la pietra artificiale: l’illusione dell’eternità di Giuseppe Felice Zambetti ......................... ∆ L’ATECAP compie vent’anni nel segno della qualità e della legalità di Alberto De Vizio ................................ ∆ Il mercato delle costruzioni di Thomas Gessaroli ................................ ∆ Calcestruzzo, Pavimenti e Imprese ............... ∆ il punto sui rivestimenti resinosi Il secondo bigino CONPAVIPER di Ciro Scialò ..................................... ∆ Intervista a Enzo Parietti di Thomas Gessaroli ................................ ∆ il punto sui massetti Intervista a Luigi Schiavo di Andrea Dari ..................................... ∆ I massetti di supporto e relative normative di Thomas Gessaroli ................................ ∆ La chimica a supporto dei massetti di Renzo Leardini .................................. 18 20 22 30 32 Comitato di Redazione Dario Bellometti (Presidente) Paolo Bronzieri Luciano Massazzi Marco Massolino Gian Luigi Pirovano Ivo Salvini Per inserire pubblicazioni aziendali Imready srl Strada Cardio, 4 47891 Galazzano - RSM Tel. 0549.941003 Fax 0549.909096 [email protected] Pubblicità Idra.pro srl Piazzetta Gregorio da Rimini, 1 47921 Rimini - RN Fax 0541.1725109 [email protected] 36 Editore Imready srl Strada Cardio, 4 47891 Galazzano - RSM Tel. 0549.941003 Fax 0549.909096 38 Grafica Idein 34 ∆ il punto per l’imprenditore Nasce il contratto di rete di Mario Mazzeo .................................... ∆ Tutto quello che volevo sapere sulla mediazione e non ho mai osato chiedere Intervista ad Antonella Cassandro ................... CLOUD: che significa ............................. 46 54 ∆ l’esperto risponde ............................... 56 ∆ SAIE e MADE ...................................... 60 Stampa Studiostampa sa 44 ∆ attualità......................................... 64 ∆ da CONPAVIPER .................................... 68 La rivista è aperta alla collaborazione di tecnici, studiosi, professionisti, industriali. La responsabilità di quanto espresso negli articoli firmati rimane esclusivamente degli Autori. Autorizzazione: Segreteria di Stato Affari Interni Prot. n. 2188/75/2008 del 21/11/2008. Copia depositata presso il Tribunale della Rep. di San Marino Pavimenti e Superfici Continue - N°14 8 ing. andrea Dari Direttore responsabile PSC Strumenti d’impresa Mentre ci troviamo in mezzo alla discussione in parlamento della quarta manovra del 2011 la sensazione di chi scrive è che l’imprenditore italiano sia chiamato oggi a dover perseguire tre grandi obiettivi: salvare l’euro, salvare l’Italia dal peso del debito pubblico e, infine, se rimane un po’ di linfa, salvare l’impresa dalla crisi che continua a pesare sul Paese e sull’intero sistema economico europeo. Fino a qualche tempo fa si sosteneva che l’imprenditore dovesse lavorare fino al 23 di giugno per sostenere lo stato, poi da quel momento poteva dedicarsi all’impresa. Ho l’impressione che questa data sia stata spostata in quest’ultimo anno molto in avanti, soprattutto per le cosiddette PMI. Mentre le grandi aziende infatti possono avere i mezzi per poter in ridurre l’impatto di queste manovre – si prenda l’esempio di Arval, la società specializzata in flotte aziendali, che sposta la sede a Trento per non pagare l’aumento dell’IPT – le piccole sono quasi indifese e rischiano di soffocare sotto il peso della carico fiscale, del mancato sostegno delle banche e il problema degli incassi. Un recente provvedimento, la Legge 11 novembre 2011, n.180 recante “Norme per la tutela della liber tà Pavimenti e Superfici Continue - N°14 d’impresa ‐ Statuto delle Imprese”, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.265 del 14 novembre scorso sembra dare maggiore attenzione alle PMI e fornire una serie di innovazioni giuridiche che potrebbero semplificare la vita delle imprese. Innanzitutto viene creata la figura (articolo 17), presso il Ministero dello Sviluppo Economico, del Garante per le micro, piccole e medie imprese il quale, tra le diverse funzioni, analizzerà in via preventiva e successiva l’impatto della regolamentazione, nonché l’obbligo per le Pubbliche Amministrazioni di non richiedere alle imprese informazioni già contenute nel Registro delle Imprese tenuto dalle Camere di Commercio (articolo 9). All’articolo 8 è previsto che non possano essere introdotti nuovi oneri regolatori, informativi o amministrativi a carico di cittadini ed imprese senza contestualmente ridurne o eliminarne altri per pari importo con riferimento al medesimo arco temporale. È poi previsto l’obbligo per il Governo di recepire entro un anno la Direttiva sui Ritardati Pagamenti 07/11/ UE, che fissa il termine di 30 giorni per i pagamenti di merci e servizi forniti dalle imprese alla Pubblica Amministrazione, e di 60 giorni per il pagamento tra i privati. Su questo punto sarebbe stata auspicabile una maggiore tempestività, resa difficoltosa dalla valutazione del livello della spesa pubblica, che verrebbe incrementato da un pronto recepimento della Direttiva di cui sopra. Di immediata applicazione, invece, la possibilità dell’Antitrust di intervenire con diffide e sanzioni verso le grandi imprese che pagano in ritardo le PMI (presunzione automatica di abuso a prescindere dall’accertamento di dipendenza economica dell’impresa creditrice). Sono previste, poi, procedure semplificate per l’accesso agli appalti pubblici delle aggregazioni di imprese. Non solo. È prevista l’estensione dell’obbligo di fatture quietanziate alle forniture con posa in opera di minori dimensioni. In sostanza la tutela di cui all’articolo 118, comma 3 del Codice dei Contratti si applica anche alle somme dovute agli esecutori di fornitura con posa in opera di minori dimensioni (articolo 15). 9 In attesa che tutto ciò diventi concretamente esecutivo (in particolare la norma sui pagamenti) vi sono però alcuni strumenti che possono essere d’ausilio e che spesso i nostri imprenditori per poca informazione o per diffidenza tendono a non utilizzare. Tra questi il contratto di rete. Con il contratto di rete “due o più imprese si obbligano ad esercitare in comune una o più attività economiche rientranti nei rispettivi oggetti sociali allo scopo di accrescere la reciproca capacità innovativa e la competitività sul mercato.” Operare in rete consente infatti di ridurre i costi fissi, superare le difficoltà connesse con la perdita di parte del capitale umano a causa dei ridimensionamenti, e soprattutto di raggiungere la massa critica di prodotto per aumentare la competitività. Vorrei fare un esempio: alcune aziende potrebbero mettere a fattor comune l’esecuzione di un servizio particolare, che richiede un alto tasso di specializzazione, che una singola azienda difficilmente può permettersi. Dai dati Unioncamere, al 13 ottobre risultano registrati 181 contratti di rete che interessano 868 imprese di cui 121 Società di persone e 91 Imprese individuali. La regione più avanti è Emilia Romagna, con 137 contratti. Lascio all’articolo contenuto su questo numero della rivista il compito di poter dare maggiori indicazioni su questo tipo di contratto, ma ricordo che con l’art. 42 comma 2 quater, della legge n. 122/2010, di conversione del DL n. 78/2010, ha introdotto una agevolazione fiscale a favore delle imprese che stipulano contratti di rete: secondo questa norma non concorre alla formazione del reddito imponibile dell’impresa aderente a un contratto di rete la quota degli utili dell’esercizio destinata al fondo patrimoniale comune e per tale via alla realizzazione degli investimenti previsti dal contratto di rete. Un altro strumento utile, in questo caso per risolvere i problemi di pagamento, è quello della mediazione, spesso chiamato conciliazione. La mediazione è una procedura alternativa alla giustizia ordinaria, nella quale un mediatore imparziale ed indipendente aiuta le parti a trovare un accordo, che soddisfi al meglio le loro esigenze. Si tratta di uno strumento che consente di risolvere le controversie civili e commerciali, vertenti su diritti disponibili, in maniera semplice ed efficace, senza formalità di procedura e, in alcuni settori (diritti reali, divisione, successioni ereditarie, patti di famiglia, locazione, comodato affitto di azienda, risarcimento del danno da responsabilità medica, risarcimento del danno da diffamazione a mezzo stampa, contatti assicurativi, bancari e finanziari) è obbligatoria. Il tentativo di mediazione può comunque essere esperito, ai sensi del D. Lgs. 28/2010, anche con riferimento ad altre tipologie di controversie, su libera iniziativa di una parte oppure quando è previsto da un’apposita clausola contrattuale o statutaria o ancora su invito del giudice. La procedura di mediazione è rapida: deve, infatti, concludersi in quattro mesi e il primo incontro tra le parti viene fissato entro poche settimane dalla presentazione della domanda di mediazione, viene garantita la massima riservatezza: ed è una procedura dai costi predeterminati: le tariffe sono, infatti, fissate secondo le indicazioni del DM 180/2010. Su questo tema abbiamo già scritto e su questo numero diamo ulteriori informazioni. Inoltre CONPAVIPER ha sottoscritto una specifica convenzione per poter dare un servizio qualificato con prezzi agevolati. . Pavimenti e Superfici Continue - N°14 10 incontro con l’editore a cura di Andrea Dari Direttore Responsabile PSC Intervista a Filiberto Finzi Caro Filiberto, ti conosco da anni e ogni volta che ti incontro mi parli con grande entusiasmo di innovazione tecnologica. In un momento in cui si taglia tutto, dagli investimenti in ricerca alle spese in qualità, possiamo ancora parlare di innovazione tecnologica? Direi proprio di sì. Oggi è una necessità, in tutti i campi, per poter sopravvivere alla crisi che sarà molto molto lunga e pesante e che però costringerà a soluzioni veramente innovative, abbandonando le inutili “stranezze”. Quali sono secondo te quelle innovazioni su cui si dovrebbe prestare maggiore attenzione nel settore dei pavimenti? Messa in unzione della prima pista “fissa” per cls leggeri precompressi – 1970 Molte “innovazioni” possono semplicemente derivare da una miglior comprensione e da un uso intelligente delle caratteristiche proprie dei materiali che si impiegano. È chiaramente qualcosa di lento e difficile: la scarsa comprensione di cosa siano realmente le caratteristiche dei cementi (spesso confusi l’uno per l’altro come i CEM I e CEM II), la scarsa comprensione delle loro diverse caratteristiche chimiche e delle diverse finalità (si continua a confondere alta resistenza con alta durabilità etc.), deve essere superata con studio ed esperienza sia dai pavimentisti che dai loro clienti (i cosiddetti “progettisti” che oggi progettano forse riferendosi solo ad una bella sfera di cristallo o al riassunto dei libri dei sogni, detti “schede tecniche”). D’altronde la strada della competenza, conoscenza e sperimentazione è oggi inevitabile dato che oramai la strada dello sfruttamento selvaggio delle m.d.o. (extracomunitari et similia, rigorosamente in nero) è stata percorsa fino in fondo e c’è una certa rivolta per la cattiva qualità (crepe, cedimenti, colore) da parte degli utenti finali (i clienti dei cosiddetti “progettisti”). Pavimenti e Superfici Continue - N°14 Prova semplice ma efficace per l’utilizzo di SSC – 1990 Perché i progettisti non si interessano dei pavimenti? È vero. I progettisti sono stati storicamente spinti dalla paura di guai e responsabilità ad interessarsi fondamentalmente di sicurezza strutturale, cosa ben compresa da loro e dai loro clienti: deve “star su”) e solo successivamente di estetica (il “bello” si vende!) e di costo [il pavimento in cls – stile “italiano” (15 cm, quasi non armato) è sempre costato molto molto poco rispetto al resto e lì risparmiare era difficile]. Inoltre le basi tecnologiche (tipo e caratteristiche dei materiali etc. e le difficoltà (o l’ignoranza) di una corretta classificazione dei sottofondi) erano lontane dalla preparazione dei progettisti. 11 Anni fa sei stato tra i fondatori di ATE. Cosa ti ha spinto a volere una nuova associazione tecnica? Credi che sia ancora necessario, nel mondo di internet, di Linkedin e Facebook, avere associazioni culturali che organizzano convegni e seminari tecnici? Sì, forse molto più di prima perché “la forza” dell’informazione menzognera e parziale è molto cresciuta. Il contorno rutilante e dettagliato in una miriade di informazioni inutili serve a coprire e mascherare poche sostanziali bugie che possono portare un grande danno. È assai raro trovare schede tecniche vere, con metodi di verifica chiaramente indicati (di solito il riferimento è a quell’eccelso prof. Belzebù di una Università Tedesca o Americana, oggi per vero anche Giapponese, che dice di...). Occorre invece suggerire verifiche sperimentali dirette e concrete. Sei un ingegnere non “di primo pelo” e puoi permetterti anche qualche commento sulla professione: come vedi i nuovi laureati, sono pronti per la professione o manca qualcosa? e rispetto alle generazioni che li hanno preceduti sono migliori, peggiori, diversi o uguali? Mediamente migliori, come preparazione ed intenzioni, almeno in campo tecnologico (se non altro sanno che esiste il problema). Qualche volta sono un po’ troppo ingenui e disposti a lasciarsi imbrogliare (vedi risposta 4). Non esiste più progetto che non nasca dal software. Nelle fiere i progettisti invadono per ore i padiglioni del software. Ci sono più software house che norme. Il progettista è diventato quindi inutile? cosa manca a un software che l’uomo può mettere in un progetto? Il buon senso e soprattutto una verifica critica delle ipotesi e la stima delle possibili conseguenze di errori esecutivi quasi sempre inevitabili. I maestri della tecnologia del calcestruzzo - Collepardi, Rossetti, Turriziani, per citarne alcuni - hanno superato i settanta. Chi può raccogliere l’eredità di questi grandi del settore? Purtroppo hai ragione, il mondo dei vecchiacci (nel mio dialetto si dice “dei vegioun”) si sta finalmente chiudendo. Ci sono però tanti giovani preparati (vedi risposta 5) che, se ricorderanno che non conta il nome od il cognome ma solo la prova empirica, faranno cose più serie e concrete di quelle della generazione che li ha preceduti (e che cerca ora di non togliersi dai piedi). Qual è stata l’occasione mancata della tecnica del costruire? Mi voglio spiegare meglio, secondo te, quale è stata l’innovazione più importante non compresa in Italia e quindi non applicata. Sembra assurdo ma penso che ad oggi non si siano ancora compresi la previsione ed il controllo dimensionale di manufatti e crepe, il controllo chimico (il pH) dei materiali usati ed i metodi empirici di valutazione della durabilità. Si può dire che, purtroppo, più in generale, le tecniche e le metodologie di uso, manutenzione, durabilità delle opere siano ancora ritenute belle favolette per architetti e non abbiano prodotto il sistema di assicurazione in vigore in altri Paesi da 30-40 anni. Un giudizio sulle nostre riviste tecniche: sono ancora utili nel mondo di internet? come dovremmo crescere? Purtroppo sono poche le riviste Pavimenti e Superfici Continue - N°14 12 La più alta “torre” in composito a matrice rigida realizzata (42 mt – Brasile) – 2002 Verifica dell’efficacia di tiranti vecchi 500 anni (percorsi “segreti” del vallo del Castello Sforzesco di Milano) – 1995 che hanno almeno una parte veramente indipendente (non riconducibile cioè a: “le aziende informano” ...come vogliono loro, magari con falsità varie - vedi risposta 4). Occorrerebbero riviste più costose, con meno pagine, più credibili. (Da sinistra) Andrea Dari con Filiberto Finzi durante il MadeExpo 2011 Pavimenti e Superfici Continue - N°14 Infine, un pensiero al passato: chi vuoi ricordare come tuo maestro e ispiratore di questo tuo lungo percorso nelle costruzioni? Ricordo il grande, onesto, chiaro, Riccardo Meregaglia per cui ho avuto l’onore di lavorare in Italia ed all’estero, per quasi otto anni, all’inizio della mia attività nel settore. La sua estrema onestà intellettuale, la grande capacità di lavoro intelligente e l’accettazione di ogni sacrificio personale per realizzare un “lavoro ben fatto” (stile Solgenitsin) sono stati sempre per me un esempio da seguire, purtroppo irraggiungibile per le mia pigrizia e dappocaggine. . 14 il punto sul calcestruzzo Giuseppe Felice Zambetti Socio ate e CoNPaviPer L’Uomo e la pietra artificiale: l’illusione dell’eternità C’è del magico nel raccogliere un sasso dalla terra, demolirlo con il fuoco, modellarlo con l’acqua e con l’ingegno dell’uomo per riottenere con l’aiuto dell’aria un solido duro come la pietra iniziale. (Tratto da “Sulla Natura” di Empedocle 492-432 a.C.) La pietra è stata il materiale più utilizzato dall’uomo per la costruzione delle proprie dimore ma anche delle proprie tombe e dei luoghi di culto, tanto che tra loro si è creato un’ unione quasi sacrale, con la pietra normalmente identificata come l’espressione dell’eternità e del divino. La conseguenza naturale di questo rapporto è stata la ricerca, da parte dell’uomo, del come produrre artificialmente questo elemento, sia per identificare il costruttore con la divinità, sia per superare le problematiche derivanti dalla carenza di strumenti atti a tagliare, sagomare e trasportare, anche per chilometri, le enormi masse richieste per la realizzazione di grandi strutture. In sostanza, l’uomo ha cercato di individuare sostanze leganti che potessero contribuire all’assemblaggio di elementi lapidei di diversa dimensione, rendendo stabile la loro unione creando, di conseguenza, la pietra artificiale. I leganti proto-polimerici e le Piramidi d’Egitto Nel 1889 a Sehel vicino all’isola di Elefantina, a nord di Assuan, venne rinvenuta una stele, conosciuta con il nome di Stele della Carestia, che sembrerebbe custodire al suo interno un importantissimo segreto, che potrebbe rivoluzionare le conoscenze sull’antica tecnologia egizia. Ciò che incuriosì maggiormente alcuni egittologi si trova nella terza parte della stele, nella quale vengono chiamate in causa due delle più importanti figure che caratterizzarono l’antico Egitto, lo scriba Imhotep, custode dell’antica sapienza egiziana ed il dio Khnum, il protettore dei vasai e l’artefice della pietrificazione, quindi Pavimenti e Superfici Continue - N°14 della agglomerazione artificiale della pietra e del calcestruzzo (ancora oggi chi opera nel comparto della produzione di questo materiale, ha particolarmente bisogno di un Santo Protettore). Le istruzioni per la costruzione di templi ed edifici fornite ad Imhotep dal dio Knuhm non menzionano, nemmeno una volta, l’utilizzo di blocchi di granito ma quello di minerali per la costruzione in loco di pietre che “dai tempi antichi nessuno ha più utilizzato per costruire i templi degli dei…”. L’interpretazione della Stele della Carestia effettuata da Davidotis ha cercato di spiegare come il faraone che costruì la grande piramide di Cheope, nel 2.650 a.C., fosse A sinistra Stele della Carestia; a destra rappresentazione di Knuhm stato istruito per la costruzione di pietre (ARI-KAT, in egiziano) attraverso un procedimento che oggi potremmo definire di geopolimerizzazione, termine con il quale si identifica un processo chimico di aggregazione di minerali, il cui risultato riproduce fedelmente e chimicamente una roccia partendo dai suoi costituenti base. In questo caso il legante è costituito da una miscela di carbonato di sodio (il Natron impiegato anche per i processi di mummificazione) e di silicati idrati (il Mafkat), questi secondi con funzione di catalizzatore (come dice Filiberto Finzi nella prefazione del libro Note sul Calcestruzzo Oggi, siamo di fronte ad un proto-legante di miscela, precursore degli attuali CEM II, ecc), il tutto miscelato con acqua. Gli studi di Guy Demortier confermano le teorie di Davidotis, tanto che lo stesso così descrive il processo produttivo: un nitrato di sodio naturalmente cristallizzato, è stato mescolato con ghiaia di calcare ed acqua per dare vita ad un proto-calcestruzzo, che veniva colato in una cassaforma per la prefabbricazione dei blocchi. Quindi, tra le altre cose, assistiamo alla messa a punto di un primo processo di produzione industrializzata di elementi prefabbricati in situ. I leganti prodotti industrialmente Più di attualità è la storia dei leganti artificialmente fabbricati, cioè di quei prodotti che, partendo dall’argilla e passando al calcare cotto con il fuoco, sino ai moderni cementi, costituiscono la fondamentale colla utilizzata per assemblare lo scheletro rigido del conglomerato cementizio, sia esso la malta o il calcestruzzo. Si suppone che la scoperta della calce da parte dell’uomo preistorico, sia stata contemporanea alla scoperta di altri leganti naturali, quali l’argilla ed il gesso, ed antecedente alla scoperta dei metalli a causa delle più basse temperature a cui avviene la sua cottura. Si può ragionevolmente supporre che la scoperta avvenne casualmente (circa 12.000 anni a.C.) notando che, in alcune aree geografiche, ponendo alcune pietre intorno al fuoco queste, a contatto con il fuoco stesso, modificavano la loro struttura trasformandosi in polvere che successivamente, se unita all’acqua, formava un impasto plastico il quale, asciugandosi successivamente, perdeva la sua plasticità e ritornava ad avere la rigidità della pietra originaria (leggi Empedocle da Akragas). Il più antico manufatto ufficialmente classificabile come realizzato con un calcestruzzo di pietra calcarea legata con calce aerea è, “UDITE…UDITE”, il pavimento di un deposito di strumenti di selce scoperto ad Yiftah, nella Galilea Meridionale, datato 7.000 anni a.C., che presenta una superficie compatta, con elevata durezza superficiale (giusto come per molti pavimenti moderni definiti…a correre!). Nei secoli la tecnologia di produzione delle calci andò affinandosi sino all’era romana, era nella quale si ebbero i primi veri riferimenti bibliografici su questo legante. In particolare Marco Vitruvio Pollione, in De Architettura, scritta nel XIII anno a.C., tratta moltissimi aspetti della produzione e dell‘utilizzo della calce ed è sorprendente come alcune note, contenute nel testo, trovino ancora riscontro nella vita quotidiana dei produttori od utilizzatori della calce oggi. Per esempio, al riguardo della preparazione del grassello Vituvio scrive “Quando verrà fatta la macerazione e diligentemente preparata per l’opera, si prenda un’ascia e come si fende la legna, così si faccia alla calce macerata nella vasca; se con l’ascia si incontrano sassolini non sarà ben macerata, se si estrarrà fuori il ferro asciutto e netto, indicherà essere la calce magra e secca, se poi rimarrà attaccata intorno al ferro a guisa di glutine, indicherà essere grassa e ben macerata e sarà ciò prova più che sufficiente per crederla ben macerata”. Anche Plinio il Vecchio riprende le La lavorazione del grassello di calce 15 esperienze di Vitruvio, di cui era un estimatore, approfondendo nel suo libro “Naturalis Historiae” alcuni aspetti specifici relativi alle modalità costruttive dei fornax calcaria (forni da calce) basandosi su quanto era stato stabilito in quei tempi dalla corporazione dei “calcis cocitores” (cuocitori di calce) in Roma. Vitruvio chiama saxum caementitium un blocco costituito da rottami di pietra legati con calce e sempre da un termine romanico, il calcis structio che significa “struttura a base di calce”, nacque il moderno nome calcestruzzo. Attraverso l’influenza romana nei confronti di altre popolazioni, si svilupparono altri termini oggi d’attualità, vedi l’inglese concrete dal concretum corpus ex elementis che definisce un “corpo composto da elementi diversi”. Ancora Vitruvio, che è colui che più tecnicamente descrive questi materiali ed è il più importante punto di riferimento delle conoscenze tecnologiche all’inizio dell’era cristiana, ci parla della scoperta delle proprietà idrauliche delle miscele di calce e sabbia vulcanica. Particolarmente significativi sono alcuni passi tratti dal Cap.VI° del libro II° di De Architectura: evvi ancora un altro genere di arena che produce effetti meravigliosi. Si trova nei dintorni di Baja e nei territori dè municipi, che sono intorno al Vesuvio; mescolata in somma di calce e pietre frantumate (in latino caementum) fa Fornax calcaria Pavimenti e Superfici Continue - N°14 16 gagliarda non solo ogni specie di costruzione ma particolarmente quelle che si fanno sott’acqua. Perciò venendosi a mescolare insieme queste tre cose, le quali sono state tutte alla stessa maniera formate dalla violenza del fuoco, ricevendo di botto l’umido fanno presa e, indurite dallo stesso umido, si rassodano tanto che non può scioglierle né l’onda né qualunque impeto d’acqua. Attraverso le citazioni di Vitruvio, possiamo ricavare alcune ricette consigliate per la realizzazione di miscele idonee per specifici impieghi: •per blocchi portanti, legare pezzi di pietra dal volume inferiore a quello della mano, con due parti di pozzolana ed una di calce; •per pavimenti, legare tre parti di frantumi di mattone (nelle ville) o di pietra (nei depositi), con due parti di pozzolana ed una di calce. È interessante notare, dalla lettura del testo, il rapporto praticamente fisso tra pozzolana e calce (per il legante) ed il fatto che si raccomandasse di costipare attentamente i conglomerati, tanto che anche Plinio consigliava di battere con mazze di ferro i fianchi dell’opera, per ottenere un ottimale rifluimento della boiacca sulle superfici, in particolare nella costruzione delle cisterne (l’importanza della qualità dello strato corticale per l’impermeabilità dell’opera). Durante il Medio Evo si ebbe un’ evidente involuzione, per quanto concerne la tecnologia dei materiali e tale declino è spiegabile in vari modi: •l’impossibilità, causa il periodo di oscurantesimo (con il concreto rischio di denuncia per stregoneria), di tramandare i segreti del mestiere, con conseguente perdita della conoscenza degli accorgimenti da utilizzare (accidenti...si trattava di pratiche alchemiche e di alchimisti); •Il decadimento dell’ar te della cottura della calce a seguito dell’utilizzo di forni non idonei; Strutture di calcestruzzo nuove •l’utilizzo di sabbie non lavate e quindi impure; •l’abbandono dell’aggiunta di polvere di mattoni e/o di pozzolana. Solo con il Periodo Umanistico e con l’avvento dell’Era della Chimica, si ritornò alla scoperta delle antiche conoscenze e furono realizzate le prime evoluzioni tecnologiche (vedi Nomenclatura Chimica di Lavoiser, nato a Parigi nel 1743). La rinnovata conoscenza scientifica e la pratica relativa alla buona produzione della calce portò, nel 1755, alla prima scoperta relativa ai cementi moderni ad opera del Prof. J. Black di Glasgow. Fu solo nel XIX° secolo che si scoprì che per diventare idrauliche, le calci dovevano provenire da calcari contenenti un 6 ÷ 8% di argilla ed essere cotte a temperature superiori a quelle necessarie per ottenere le calci aeree (oltre 850 °C). Dalla scoperta delle proprietà idrauliche delle calci a matrice argillosa, un certo Parker brevettò il primo cemento veramente moderno, attraverso un processo consistente nel ridurre in polvere certi prodotti di pietra o materiali argillosi, chiamati noduli di argilla, e nel mettere in opera questa polvere con acqua, in modo da formare una malta o un calcestruzzo (concrete) più resistente e più duro di ogni malta o calcestruzzo (concrete) attualmente preparato per mezzo artificiale. Successivamente, l’evoluzione del legante cementizio è stata continua, dal perfezionamento dei processi di selezione dei calcari a cura di Joseph Aspdin, all’intuizione di Isaac Charles Johnson, che nel 1844 riuscì a produrre un legante paragonabile all’odierno cemento Portland, portando la materia prima fino ad incipiente vetrificazione. Con successivi perfezionamenti nella produzione del legante cementizio, solo per quanto concerne i quantitativi dei suoi costituenti e delle granulometrie, siamo giunti, ai nostri giorni, alla produzione Pavimenti e Superfici Continue - N°14 Degrado per aggressione ambientale di un materiale che, secondo una classificazione chimico – mineralogica, è definibile come: un eterogeneo sistema di aggregati minerali inorganici solidi, suddivisi e granulometricamente assortiti, normalmente plutonici (feldspato-silicei o ferro-magnesiaci) o sedimentari, calcarei in origine, immerso in una matrice composita di polibasici alcalini e alcaloidi silicatici sintetizzati, sospesi in una soluzione acquosa e in co-precipitata dispersione con altri ossidi anfoteri. Solo con la messa a punto dei moderni leganti cementizi e attraverso l’evoluzione della comprensione del funzionamento del calcestruzzo con le armature diffuse (avvenuta nell’800, con la rivoluzione industriale), l’uomo ha potuto progettare e realizzare strutture caratterizzate da forme snelle, a volte ardite. Solo con l’impiego diffuso del c.a. e con il peggioramento dell’aggressività dell’ambiente, l’uomo ha preso coscienza che non ci troviamo di fronte a quella che era ritenuta la pietra artificiale non degradabile, bensì ad un materiale vivo e modificabile, anche negativamente, dall’ambiente nel quale vive. Questo gli ha fatto comprendere che l’eternità della pietra artificiale è pura illusione e che il suo vero obiettivo è far si che questo materiale per la costruzione, non più sacrale, duri il più a lungo il possibile e che è suo compito assumere tutte le precauzioni atte a raggiungere, nel modo più economico, questo risultato (la progettazione della Vita Nominale, come richiesto dalle Norme Tecniche per le Costruzioni). . Bibliografia Di Pietro S., Ghersi A., Peretti A., La continuità storica nell’invenzione tecnologica e teorica del cemento armato. Forum Italiano Calce: Storia della calce. Davidotis J., Il calcestruzzo dei Faraoni, Edizioni Profondo Rosso. Baccarini E., Il cemento dei Faraoni, Funfactory Zambetti G. F., Note sul Calcestruzzo Oggi, Edizioni 31 per ATE. 18 il punto sul calcestruzzo alberto de vizio Direttore ateCaP il mercato delle costruzioni L’ateCaP CoMPie veNt’aNNi NeL SeGNo DeLLa qUaLità e DeLLa LeGaLità Il 12 dicembre 2011 ATECAP ha celebrato i suoi primi venti anni di attività con un evento presso il Parlamentino del Consiglio Superiore dei LL.PP. Un anniversario che ricorre in un momento di crisi epocale, e nel quale le imprese devono confrontarsi con un mercato sempre più competitivo e globale, in cui le priorità fissate dall’associazione sono Qualità e Legalità. In questo contesto, ha dichiarato il Presidente dell’Associazione Silvio Sarno, le realtà imprenditoriali che hanno maggiori probabilità di resistere sono quelle che “sono in grado, nel pieno rispetto delle regole, di fornire una produzione adeguata alla qualità del prodotto richiesta rispondendo in questo modo a quella componente della domanda sempre più attenta ai livelli qualitativi imposti da edifici performanti dal punto di vista del risparmio energetico o da infrastrutture con caratteristiche particolari”. Si tratta di imprese che hanno sostenuto l’azione dell’ATECAP per un mercato dove si possa realmente operare “sulla base delle logiche di una concorrenza trasparente e basata sulla legalità”. Oggi l’ATECAP è di fatto uno degli attori principali del processo di qualificazione non solo della filiera del calcestruzzo armato ma dell’intero complesso sistema organizzativo e produttivo delle costruzioni nel nostro Paese. Nel corso del tempo l’azione svolta dall’Associazione ha prodotto concreti risultati rispetto a vari ambiti, dall’evoluzione della normativa al coinvolgimento e allo stimolo nei confronti del sistema associativo di rappresentanza industriale e di alcune importanti istituzioni pubbliche e private. “Altro traguardo importante”, ha sottolineato il Presidente Sarno, “è aver posto al centro la questione di una normativa tecnica in linea con il resto d’Europa e in grado di assicurare una verifica certa sui processi di produzione e sul corretto utilizzo del calcestruzzo. Inoltre l’Associazione ha richiesto con forza sia agli istituti di certificazione, sia alle istituzioni preposte al settore, di attivare effettive forme di controllo sulla validità dei certificati rilasciati e una implementazione delle caratteristiche attraverso cui è possibile riscontrare l’effettiva idoneità degli impianti certificati.” L’impegno sul tema della normativa e l’avvio di proficue relazioni interistituzionali, con conseguenti riscontri positivi sul mercato, ha portato ATECAP anche a promuovere la costituzione di un Osservatorio Istituziona- Pavimenti e Superfici Continue - N°14 le, attraverso il quale si rende possibile legare indissolubilmente le regole ai controlli e da qui alle sanzioni, portando a compimento quanto venti anni fa’, al momento della sua costituzione, i fondatori auspicavano: garantire un mercato trasparente e basato sul pieno riconoscimento del valore del calcestruzzo, arrivando a porre fine a quelle criticità relative alle diverse fasi del ciclo di impiego del calcestruzzo dalla prescrizione alla produzione, dalla fornitura alla posa in opera, fino al collaudo. Nel corso dell’iniziativa è intervenuto Francesco Karrer, Presidente del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici. “È necessario un nostro impegno per il riaccreditamento della parola cemento perché ha subito un progressivo processo di discredito”, ha dichiarato, aggiungendo che proprio in questo periodo “bisogna tenere alta la guardia e valorizzare la trasparenza. La for te innovazione introdotta dall’art. 34 del decreto Salva Italia sta nell’aver avviato processi di liberalizzazione e semplificazione amministrativa che, tuttavia, se non bilanciati da un aumento di responsabilità, di compor tamenti etici e di “ecoeticità” del prodotto, possono generare delle criticità. 19 È in questa prospettiva, ha proseguito il Prof. Karrer, ovvero di impegnarsi per far crescere la consapevolezza dell’importanza di valorizzare il prodotto, che si è dato vita, con l’ATECAP, all’Osservatorio sul calcestruzzo e sul calcestruzzo armato, una forma di collaborazione tra istituzioni pubbliche e private di cui lo stesso Karrer si è detto molto orgoglioso e che ha già dato alcuni risultati importanti: intensificazione di controlli e ispezioni, grazie anche ad uno specifico accordo con la Guardia di Finanza, vigilan- za sui laboratori di prove materiali e sugli organismi di certificazione che rilasciano l’FPC, avvio dei progetti Sicurnet 1 e Sicurnet 2 nell’ambito del PON Sicurezza. “Il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici”, ha evidenziato il Presidente Karrer, “sta lavorando alla revisione delle Norme Tecniche e, in stretta collaborazione con l’ATECAP, anche a quella delle Linee Guida sul calcestruzzo e sul calcestruzzo armato”. Il processo di revisione è in fase molto avanzata e l’auspicio PaSt PreSiDeNt di Karrer è che molto presto si possa arrivare ad una sor ta di “Patto della regolazione” prima dell’emanazione delle norme per giungere ad una introduzione delle stesse nel mercato meno dura di quanto non avvenuto nel 2008. L’ultima riflessione è stata per il concetto di “ecoeticità”. Il Prof. Karrer ha auspicato una sempre maggiore attenzione dell’intera filiera delle costruzioni verso un percorso che coniughi comportamenti corretti e sostenibilità. . ateCaP Giovanni Battista Benazzo Presidente dal 1992 al 1997 Carlo Barbieri Presidente dal 1997 al 1999 Michele Valente Presidente dal 1999 al 2003 Mario Colombini Presidente dal 2003 al 2008 Fabio Biasuzzi Presidente dal 2008 al 2010 Pavimenti e Superfici Continue - N°14 20 il punto sul calcestruzzo thomas Gessaroli redazione iMreaDY informazioni dal Centro Studi aiteC Il mercato del cemento continua a risentire degli effetti della pesante crisi che investe il mondo delle costruzioni, in un contesto economico che sembra avere smarrito i timidi segnali di ripresa registrati ad inizio anno. Il secondo trimestre 2011 ha evidenziato una contrazione del 2,9% nei consumi di cemento. Il livello dei volumi di mercato si è ulteriormente ridotto e i segnali recessivi fanno prevedere un terzo trimestre molto negativo dovuto principalmente alla crisi del mercato delle costruzioni e della domanda di cemento. I livelli di attività nelle costruzioni di edilizia residenziale e non residenziale nuova hanno raggiunto i minimi storici dal 1995, e solo gli interventi di manutenzione straordinaria mostrano indicazioni di sostanziale tenuta. L’indagine del Centro Studi sulla percezione dell’andamento del mercato rileva aspettative negative dell’intera filiera del settore costruzioni per i prossimi mesi e per il 2012 e le prospettive di breve e medio termine sulla realizzazione delle grandi infrastr utture pubbliche non offrono ancora i necessari spunti anticrisi. L’Ufficio Studi dell’AITEC ha completato a luglio la settima edizione di questa indagine congiunturale su un panel di 200 imprese, rappresentativo dell’intera filiera delle costruzioni. Lo scenario prospettato indica che il sentimento delle aziende è sostanzialmente negativo. Per il 2011 i settori che maggiormente hanno espresso le peggiori aspettative sono quelli della progettazione, del calcestruzzo preconfezionato, dei prefabbricati e dei macchinari per l’edilizia. Il settore della prefabbricazione, in particolare,è stato influenzato dal perdurante stato di crisi in cui versa il comparto non residenziale. Le aspettative per il 2012 convergono verso una sostanziale stagnazione, con il ramo della progettazione, collaudato anticipatore di tutto il processo edile e depositario di un effettivo portafoglio ordini, che esprime una previsione per l’anno prossimo in contrazione del 2,7%. Le imprese di costruzione presentano per il 2012 aspettative per un ulteriore ribasso del mercato, seppur a ritmi più contenuti rispetto a quelli registrati negli ultimi quattro anni. In deciso peggioramento la percezione delle imprese circa le condizioni di accesso al credito. Il 70% delle aziende ha riscontrato un aumento di difficoltà nel soddisfare il proprio fabbisogno finanziario. L’analisi territoriale fotografa una situazione di generale omogeneità di dati negativi; le regioni più penalizzate sono, nel biennio, Marche, Veneto e Molise. . Consumi nazionali di cemento Anni Trimestri 2009 2010 II 2011 III 2011 2006 MAX Migliaia Var. % su Migliaia Var. % su Migliaia Var. % su Migliaia Var. % su raggiunto tonnellate 2008 tonnellate 2009 tonnellate I 2010 tonnellate II 2010 Consumi 46.879 36.085 Pavimenti e Superfici Continue - N°14 – 13,7 33.926 – 6,0 9.308 – 2,9 7.880 – 11,3 C SCENAR I AITEC www.aitecweb.com - uffi[email protected] L INDUSTRIA ITALIANA DEL CEMENTO INDAGINE SULLA PERCEZIONE DELL’ANDAMENTO DEL MERCATO DELLE COSTRUZIONI L’analisi territoriale fotografa una situazione di generale omogeneità di dati negativi; le regioni più penalizzate sono, nel biennio, Marche, Veneto e Molise Regione 2011 2012 Biennio 2010-2012 Variazione attesa nei volumi di attività Nord Ovest Nord Est Centro Sud Isole Piemonte -1,4% 0,2% -1,2% Valle d’Aosta -1,9% -0,2% -2,0% Lombardia -2,7% -1,2% -3,8% Liguria -0,7% 0,5% -0,2% Media -1,9% -0,5% -2,4% Trentino Alto Adige -1,9% -0,7% -2,6% Veneto -3,6% -3,9% -7,4% Friuli 2,2% -0,1% 2,2% Emilia Romagna -1,7% -0,8% -2,4% Media -1,4% -1,4% -2,8% Toscana -2,6% -0,5% -3,1% Umbria -1,9% 0,4% -1,6% Marche -5,0% -0,6% -5,6% Lazio -5,2% -0,2% -5,3% Media -3,7% -0,3% -4,0% Abruzzo -2,7% 0,4% -2,4% Molise -5,8% 0,1% -5,7% Campania -4,5% -0,3% -4,8% Puglia -4,2% -0,7% -4,9% Basilicata -1,6% -1,1% -2,8% Calabria -0,4% 0,1% -0,3% Media -3,7% -0,2% -3,9% Sicilia -2,7% -0,3% -3,0% Sardegna -1,9% -0,2% -2,0% -2,0% -0,5% -2,5% Media Pavimenti e Superfici Continue - N°14 22 il punto sul calcestruzzo Thomas Gessaroli Redazione IMREADY Calcestruzzo, Pavimento e Imprese: libri utili Pavimentazioni industriali in calcestruzzo - Silvia Collepardi - Luigi Coppola - Roberto Troli Non sempre, le figure (progettista, produttore di calcestruzzo, impresa, pavimentista) coinvolte nella realizzazione dei pavimenti pongono l’attenzione progettuale ed esecutiva che viene riservata ad altri elementi strutturali (travi, pilastri, etc.) più impegnati dal punto di vista statico. Il risultato dell’inosservanza di queste regole e della scarsa attenzione progettualeesecutiva fa sì che le pavimentazioni rappresentino le strutture in calcestruzzo caratterizzate dal maggior numero di difetti. La difettosità elevata di questa struttura e la conseguente diminuzione di funzionalità delle stesse, inoltre, ha come risultato quello che le pavimentazioni in calcestruzzo rappresentino “l’oggetto di contestazione” nella maggior parte delle controversie che riguardano gli edifici civili ed industriali. Il presente libro si prefigge come obiettivo quello di fornire alcuni concetti sia pratici che teorici di facile utilizzo che consentano di eseguire una pavimentazione priva di difetti e capace di assolvere ai compiti statico-funzionali richiesti. Esso è stato suddiviso in tre sezioni: la prima dedicata al progetto del pavimento; la seconda al dimensionamento ed alla realizzazione dei giunti di contrazione, di costruzione e di isolamento; la terza alle più comuni patologie di degrado e dissesto che interessano le pavimentazioni in calcestruzzo. Il libro contiene una serie di abachi di facile utilizzo che consentono di risolvere in modo rapido numerosi problemi: dallo spessore della pavimentazione al calcolo dell’armatura, dalla distanza dei giunti di contrazione all’impiego di una “barriera a vapore”, e così via. Ancorché il libro risulti di facile consultazione e di pratico utilizzo, l’approccio adottato per l’analisi e la risoluzione dei singoli problemi è di tipo strettamente scientifico. Quest’approccio rigoroso ha consentito di “sfatare” alcuni “miti” ed evidenziare come nel campo delle pavimentazioni non sempre soluzioni e tecniche ormai consolidate - che costituiscono come si dice la “regola d’arte” - si rivelino corrette dal punto di vista tecnico. Nel numero precedente di PSC abbiamo presentato il DEC, Dizionario Enciclopedico del Calcestruzzo, l’ultima fatica editoriale del Prof. Mario Collepardi. Il DEC è un’opera che si distingue da tutti gli altri libri del settore per l’impostazione di taglio enciclopedico che descrive sia termini di gergo e di minore impor tanza poco noti ai non addetti ai lavori (per esempio: “padroncini”, “lancista”, “vespasio”, ecc.), sia termini complessi e sofisticati che richiedono un approccio rigorosamente scientifico ed olistico. Pavimenti e Superfici Continue - N°14 23 Concretum - Luigi Coppola Qualsiasi opera in calcestruzzo armato si materializza attraverso quattro momenti: l’idea architettonica, la scelta del materiale, il dimensionamento e, infine, la realizzazione. Molto spesso queste fasi del processo vengono vissute a “compartimenti stagni” con il risultato che si progetta senza definire le proprietà del calcestruzzo e senza tener conto delle difficoltà che possono sorgere durante l’esecuzione dei getti, rischiando di vanificare gli sforzi operati singolarmente dai diversi soggetti. Concretum ha l’obiettivo di creare una “testa di ponte ideale” tra progettista, produttore, impresa e direzione lavori, cercando di ottimizzare le prestazioni del conglomerato in base alle esigenze strutturali, di durabilità, di confezionamento e posa in opera. Il libro è dedicato al calcestruzzo inteso non come “oggetto” fine a se stesso, ma quale “materiale di transizione” destinato a concretizzare l’idea progettuale. Concretum nasce con l’idea ben precisa di convincere gli studenti e i professionisti che non esiste “il calcestruzzo”, ma una serie infinita di conglomerati ognuno “tagliato su misura” per la specifica opera cui è destinato. Il calcestruzzo 3/ed - Materiali e tecnologia - Vito Alunno Rossetti La terza edizione di questo testo, rivolta sia agli studenti sia ai professionisti del settore (architetti, geometri e ingegneri), contiene un completo aggiornamento normativo e sviluppa le principali innovazioni di applicazione pratica. La prima parte del testo è dedicata ai materiali per il calcestruzzo (cemento, aggiunte, aggregati, acqua e additivi) di cui vengono descritte proprietà, possibili difetti e inconvenienti e relativa normativa. La seconda parte è invece dedicata al calcestruzzo, le sue proprietà chimiche, fisiche e meccaniche, i fattori da cui esse dipendono, i metodi di prova e ancora i relativi aspetti normativi. Avvalendosi della sua lunga esperienza come consulente tecnico-legale, L’Autore segnala ed esemplifica con numerosi documenti fotografici i principali problemi che possono presentarsi nei cantieri, indicando di volta in volta le possibili soluzioni. Calcestruzzo in Pratica - Gianni Bebi Calcestruzzo in pratica è sostanzialmente la riedizione di BITÜM edito nel 1995. L’aggiornamento si è reso necessario per l’evoluzione tecnica e normativa avvenuta negli ultimi anni. Calcestruzzo in pratica si differenzia dal testo precedente, in particolare per quanto concerne il mix design che si sviluppa qui in tre capitoli. L’esempio sviluppato è disponibile in un file in formato Excel che si può richiedere a [email protected]. Mi scuso con il lettore per l’incapacità di produrre un programma vero e proprio (a prova di utente), le mie conoscenze informatiche d’altro canto, sono quelle che sono. Una ulteriore aggiunta è costituita da alcune appendici. Oltre alla precedente appendice A si trovano la B e C. In B sono illustrate alcune prove sul calcestruzzo. In C vi è un utile dizionario dei termini “correnti” nel calcestruzzo. Nel testo sono contenuti numerosi riferimenti alle norme UNI e internazionali; suggerisco che il lettore prenda visione completa delle norme citate per una analisi degli argomenti da me trattati. Calcestruzzo e imprese - Roberto Marino Calcestruzzo e imprese è un manualetto pratico destinato agli operatori di cantiere e di impresa in cui si possono trovare informazioni e utili consigli per un corretto svolgimento di tutte le operazioni che interessano il processo edilizio. I contenuti, descritti in forma didattica con disegni e vignette, hanno lo scopo di aiutare l’operatore a capire e a non tralasciare particolari importanti, che potrebbero avere conseguenze negative sulla qualità delle opere. L’obiettivo è anche quello di incrementare la professionalità e fornire maggiori garanzie all’Impresa Generale e alla Direzione Lavori, a cui è demandato il controllo della esecuzione delle opere. Inoltre, alcuni riquadri inseriti nel testo permettono di approfondire gli argomenti, con specifici richiami a normative, raccomandazioni e documenti di riferimento ufficiali. Il rispetto delle semplici regole, riportate nell’opuscolo, consentirà all’operatore di affrontare il lavoro con maggiore serenità e portarlo a termine con tranquillità e sicurezza. A tutto vantaggio delle opere, un bene prezioso che dura nel tempo e che rappresenta un valore non solo per chi le “acquista”, ma anche per l’intera comunità. Pavimenti e Superfici Continue - N°14 24 il punto sul calcestruzzo dall’azienda associata Test di carico su piastre in calcestruzzo in appoggio su Piattelli TERA Peikko all’UCL Greenwich, UK Nei giunti per pavimentazioni industriali la trasmissione dei carichi viene affidata sempre più spesso a piattelli di varie forme e dimensioni. I vantaggi che offrono rispetto alle tradizionali barre cilindriche possono essere par ticolarmente significativi nel consentire i movimenti orizzontali sia tangenzialmente che longitudinalmente al giunto stesso. Tali piattelli hanno una geometria che è sostanzialmente differente dalle tradizionali sezioni circolari o quadrate delle barre, tipiche in molti prodotti di vari fornitori. Questa geometria significatiamente diversa si traduce evidentemente in un diverso comportamento rispetto alle barre e necessita inevitabilmente anche di una variazione dei metodi di calcolo tradizionali. Questo articolo esamina lo sviluppo di un test di carico atto a misurare la capacità di tali piattelli, in particolare a punzonamento; espone i risultati ottenuti nei test condotti nel laboratorio Chatham dell’UCL Greenwich nel periodo 2007-2009; consente un confronto tra i risultati ottenuti rispetto a quelli derivanti da metodi di calcolo tradizionali e fornisce un’indicazione per sviluppi futuri. 1.0 Premessa Il compor tamento di piattelli in acciaio soggetti a diverse condizioni di carico, di momento e taglio, è noto e tali proprietà sono riproducibili nel tempo se la qualità dei materiali utilizzati per la produzione è consistente. Analogamente, il comportamento di pavimentazioni industriali sotto carico è stato ampiamente studiato ed osservato per decine di anni e, nonostante sia un argomento ancora intensamente dibattuto, è disponibile al riguardo una vasta letteratura. Il compor tamento dei piattelli all’interno delle pavimentazioni, invece, è meno chiaro, così come scarsa è la sperimentazione in particolare allo stato limite ultimo di collasso. Il rapporto “Concrete Society Technical Report TR34” (2003)1 fornisce una procedura semplificata per la verifica dei carichi trasmessi attraverso giunti con piattelli. Equazioni per momento, taglio, momento e taglio combinati, punzonamento e deformazione differita sono presentate nel capitolo 9; queste, tuttavia, non sono basate sui risultati di test estensivi ma piuttosto sulle analisi matematiche condotte da Yoder & Witczak2. Pavimenti e Superfici Continue - N°14 La sezione 9.10 del TR34 (2003)1 afferma che per i sistemi coperti da diritti di proprietà intellettuale la capacità di carico del sistema stesso deve essere fornita dal produttore: nasce così questo progetto, per conto del Gruppo Peikko, atto a stabilire la capacità di carico dei piattelli. 2.0 Preparazione del test Inizialmente è stata condotta una ricerca su precedenti sessioni di test condotte in Europa, incluse prove effet-tuate in Finlandia, Belgio, Italia ed in particolare all’Università del Queensland nel 2002 3 . Poichè in passato non è mai stata adottata una configurazione analoga per i test, la sperimentazione all’UCL è stata programmata basandosi su considerazioni di comprovata affidabilità. Per il test è stata scelta una configurazione semplice, come illustrato in Figura1, dove una piastra di 650 x 700 mm è sorretta da 2 piattelli gettati ciascuno in una piastra adiacente in modo che il carico applicato (P) sia equamente diviso tra le due. Le piastre sono realizzate in accordo con una serie di requisiti riguardanti il tipo di calcestruzzo, l’altezza delle piastre, il progetto dei piattelli, ecc. Procedure di controllo qualità standard sono state applicate per la maturazione e per la verifica della resistenza del calcestruzzo e, similarmente, per la calibrazione e l’utilizzo della strumentazione. I carichi sono stati applicati centralmente fino a rottura attraverso una piastra quadrata di lato 100 mm e la deformazione è stata registrata in un dato numero di istanti durante l’applicazione del carico. È stato condotto un programma di 40 test per investigare il comportamento dei piattelli in numerose situazioni al variare di: specifiche del calcestruzzo, altezza della piastra, apertura del giunto, design del piattello, tipologia di armatura, ecc. Tuttavia, per brevità, questo articolo relazionerà su uno dei primi gruppi di test. In particolare, questi test prevedevano una piastra da 200 mm, piattelli TERA Peikko da 6 mm, un’apertura di giunto di 20 mm ed un calcestruzzo di classe C32/40 armato con una maglia di barre da 8 mm. La figura 1 illustra la configurazione schematica per questo primo set di test. La figura 2 mostra le casse-forme usate per gettare le piastre e le figure 3 e 4 mostrano la disposizione reale in laboratorio inclusi la piastra per il test sorretta dai piattelli gettati nelle 2 piastre adiacenti, il cilindro centrale di carico e i sensori di spostamento LVDT posizionati in vari punti. Il nastro trasportatore a cilindri non fornisce supporto nella parte centrale. I risultati del test sono stati ottenuti e corretti in funzione della resistenza del calcestruzzo e poi comparati ai valori calcolati in sezione 3.0. I campioni rotti sono stati anche esaminati visivamente e il profilo di rottura è stato misurato come illustrato nella sezione 3.0. Fig. 1 – Schema della configurazione di test 25 I risultati numerici di questo gruppo di test sono mostrati in figura 6. Fig. 2 – Casseforme per le piastre Fig. 6 – Tabella dei risultati I risultati tabulati mostrano il valore calcolato (in accordo con il TR34 (20031) e quello misurato della capacità limite a punzonamento per i campioni in corrispondenza del massimo spostamento. I valori sono stati poi anche corretti, come mostrato, in funzione dell’effettiva resistenza misurata del calcestruzzo. Infine viene fornita la capacità di carico in accordo con i risultati del test e con il metodo numerico discusso nella sezione 4.0 seguente. In aggiunta ai valori sperimentali è stata effettuata una verifica visiva dei campioni rotti. La figura 7 è l’esempio di un tipico campione di test che evidenzia la rottura per punzonamento. Fig. 3 – Preparazione del test Fig. 4 – Preparazione del test 3.0 Risultati In tutti i casi, come anticipato, il punzonamento del calcestruzzo è stato il meccanismo di collasso predominante. La rottura si è verificata indifferentemente su uno o l’altro lato del provino, confermando che la configurazione del test non influenza i risultati. Tutti i campioni hanno evidenziato un comportamento carico/spostamento simile a quello indicato in figura 5 per il test 3. Fig. 5 – Diagramma tipico Carico/Spostamento (Test 3) Fig. 7 – Foto di un campione tipico dopo rottura Il profilo di rottura dei campioni è stato anche misurato ed un profilo tipico è mostrato in figura 8. Fig. 8 – Profilo di rottura tipico Pavimenti e Superfici Continue - N°14 26 Come si vede dai campioni rotti (figura 7) ed anche dal profilo di rottura (figura 8) la superficie di taglio non evidenzia un angolo di taglio uniforme (conico) a partire dalla faccia di contatto del piattello ma la superficie di rottura più lontana dalla faccia del giunto ha un angolo molto più pendente, quasi verticale, rispetto ai lati del piattello a contatto con la faccia del giunto stesso. L’angolo medio per questo particolare provino è di 64.8 gradi. Questo fa emergere un perimetro di taglio complessivamente inferiore a quello anticipato ed illustrato nel TR34. 4.0 Confronto dei risultati con il Metodo di Calcolo del TR34 (2003)1 Come detto, i valori misurati sono stati comparati con quelli calcolati in accordo con il TR34 (2003)1. L’equazione 9.31 del TR34 (2003) afferma: Pp = vRd,c.u1.d (Equazione 4.1) dove Pp= Capacità a taglio sul perimetro critico vRd,c= Sforzo di taglio medio sul perimetro di taglio u1= Lunghezza del perimetro a una distanza 2d dall’area caricata d = Altezza effettiva del calcestruzzo Da una successiva analisi dei risultati si è scoperto che una forma modificata di questa equazione riflette più da vicino i risultati ottenuti e dovrebbe quindi essere tenuta in considerazione nei calcoli futuri poichè tiene anche in considerazione un fattore di sicurezza legato al calcestruzzo derivato per via sperimentale: Pp = (vRd,c. u2.d) / b (Equazione 4.2) dove Pp = Capacità a taglio sul perimetro critico vRd,c= Sforzo di taglio medio sul perimetro di taglio u2= Lunghezza del perimetro a una distanza 1.5d dall’area caricata d = Altezza effettiva del calcestruzzo b = Fattore Beta. In questo caso 2.65 (in accordo con il numero di campioni e con i risultati ottenuti per una data forma del piattello. Include un fattore di sicurezza per il calcestruzzo derivato sperimentalmente) 5.0 Conclusioni Il metodo di prova si è dimostrato particolarmente semplice ed economico da realizzare. Le casseforme, riutilizzabili, sono state prodotte facilmente e la strumentazione utilizzata è stata quella standard. I test hanno fornito risultati consistenti consentendo di gettare le basi per condurre in futuro test standardizzati su scala industriale. I risultati ottenuti indicano anche che il metodo di calcolo esposto nel TR34 (2003)1 non predice adeguatamente la capacità limite a rottura per punzonamento del piattello nella piastra in calcestruzzo. In particolare i provini hanno mostrato una superficie di rottura per taglio complessa e non di tipo conico e uniforme a partire dalla faccia caricata, come atteso per il punzonamento semplice. Questo indica che un perimetro di taglio effettivo di 1.5d può essere più rappresentativo di 2d. La geometria dei piattelli ha anche un’influenza significativa sulla rottura per punzonamento cosicchè un fattore Beta (b) appropriato deve essere derivato per ogni dato sistema di piattelli. Come nel caso di questi test, tale fattore racchiude anche un fattore di sicurezza del calcestruzzo. Si propone che l’equazione modificata 4.2 sia considerata più diffusamente nei calcoli per la capacità a punzonamento. 6.0 Indicazioni per sviluppi futuri 6.1 Analisi ad Elementi Finiti È in fase di sviluppo un modello ad elementi finiti del dispositivo di test in modo da comprendere meglio la distribuzione degli sforzi ed il meccanismo di rottura, in particolare alla luce della variazione di angolo di punzonamento vista nei provini. Ovviamente variazioni Pavimenti e Superfici Continue - N°14 come la geometria del piattello, l’apertura del giunto e differenze nelle specifiche dei materiali possono essere esaminate più rapidamente e più efficientemente con un’analisi FEM che con sessioni di test, sebbene siano ancora necessari ulteriori sperimentazioni per la validazione del modello. 6.2 Test su piastra al suolo in scala 1:1 Lo schema della configurazione di prova è stato deliberatamente progettato per simulare la situazione più gravosa, ovvero senza alcuna reazione al di sotto della piastra da testare. L’assenza di un sub-strato di terreno rende il test di laboratorio più facile da eseguire. Nelle pavimentazioni industraili tuttavia il terreno al di sotto della piastra fornisce un supporto significativo e la comparazione dei risultati dei test di laboratorio e dei test su scala reale può avere notevole valore. Per questa ragione una serie di test in scala 1:1 è stata programmata a Chatham nel 2011. 7.0 Ringraziamenti Gli autori vogliono riconoscere il contributo e ringraziare per l’aiuto ed il supporto il Prof. Derrick Beckett, Terry Graves, Ian Cakebread e Tony Steens dell’UCL Greemwich nella progettazione, esecuzione ed interpretazione dei test. 8.0 Bibliografia The CONCRETE SOCIETY, Concrete industrial ground floors: a guide to design and construction, Technical Report 34 (3rd edition), The Concrete Society, Camberley, 2003. 1 YODER, E.J. and WITCZAK, M.W. Principles of pavement design. John Wiley and Sons, New York, (2nd edition) 1975. 2 UNDERWOOD, D. and WONG, Y.C. Jointing systems in concrete structures, testing of dowel sys-tems, Industry research and development board R&D project GRA00954, Queensland University of Technology, 2002. . 3 28 il punto sul calcestruzzo dall’azienda associata Soluzioni Ideal Work per pavimenti industriali Ideal Joint System… Quando il giunto fa la differenza! Ideal Work presenta tre rivoluzionarie soluzioni brevettate per offrire ai progettisti un evoluto sistema per riprendere il trasferimento dei carichi tra le piastre di calcestruzzo ed ai costruttori una posa in opera semplice e conveniente Industrie, stabilimenti produttivi, magazzini, aeroporti, piazzali, ma anche centri commerciali ed aree espositive: sono solo alcuni dei luoghi in cui le pavimentazioni in calcestruzzo sono sottoposte a costanti e molteplici tensioni. Pertanto, onde evitare dissesti e crepe, diviene necessario sezionare la pavimentazione inserendo i giunti a rinforzo del “taglio”. L’inserimento degli stessi all’interno delle pavimentazioni in calcestruzzo tra due piastre adiacenti, garantisce la continuità della pavimentazione e consente l’assorbimento delle tensioni innescate dai carichi d’esercizio, movimenti strutturali, sollecitazioni termiche e idrometriche e di limitare il degrado dei bordi causato dagli urti. La mancata o errata realizzazione di un giunto di costruzione e il conseguente verificarsi di spostamenti relativi verticali o rotazionali tra due porzioni di pavimento, può portare al’insorgere di difetti o dissesti nel pavimento stesso, il più ricorrente dei quali è lo sbrecciamento del giunto al passaggio delle ruote dei carrelli elevatori. Nel corso degli anni sono stati sviluppati diversi sistemi di giunzione, di cui finora il più utilizzato è stato il “giunto a bielle” o “a barrotti”, che consiste nell’introdurre tra due lastre di pavimento una serie di barre metalliche orizzontali tra loro parallele e ortogonali al piano del giunto, che hanno il compito di trasferire le sollecitazioni e assorbire i movimenti. Non sempre questo sistema risulta efficace; in caso di realizzazione non corretta, può esser responsabile di gravi difetti o dissesti nel pavimento. Ideal Work propone un rivoluzionario sistema brevettato di giunto di costruzione. L’analisi dei pavimenti danneggiati e lo studio di esperienza maturata in altri paesi all’avanguardia nella progettazione e realizzazione dei pavimenti in calcestruzzo hanno portato a ideare un sistema che desse sufficienti garanzie al progettista e risultasse di facile applicazione per il costruttore. Il “giunto che scorre” by Ideal Work Angolo Classic Pavimenti e Superfici Continue - N°14 IDEAL JOINT SYSTEM® è un nuovo sistema brevettato di giunto prefabbricato in acciaio che facilita i movimenti della piastra di calcestruzzo, trasversali e paralleli, riducendo il numero e l’ampiezza delle fessure. Un raccordo in PVC è la chiave del sistema; funge da assemblaggio per le due sbarre, da incastro per il manicotto ovoidale e da innesto e guida per il barrotto metallico. Quando il cls indurisce e cominciano le tensioni, il raccordo si rompe lasciando il giunto libero di “aprirsi”. Il meccanismo si completa in seguito ai movimenti laterali, che provocano il cedimento delle bandelle in plastica contenute nel manicotto e lasciano al barrotto lo spazio per muoversi anche in orizzontale. Inoltre il giunto è dimensionato in modo che la rete elettrosaldata venga a trovarsi esattamente sul terzo superiore del getto, come prescritto dalla letteratura per i pavimenti in cls. Il sistema è particolarmente indicato per i pavimenti soggetti a traffico di carrelli elevatori e trans pallet.I principali campi di applicazione sono i seguenti: pavimentazioni industriali, industrie pesanti, logistica, padiglioni fieristici, centri di distribuzione, centri commerciali, aeroporti, piazzali esterni, banchine portuali. IDEAL JOINT SYSTEM® è proposto in tre modelli: CLASSIC, PERFORMANCE e DUAL, progettati per risolvere problematiche specifiche e caratterizzati ognuno da elevata affidabilità, facilità di posa e funzionamento bidirezionale. Nelle applicazioni esterne soggette a forti escursioni termiche e alle intemperie i modelli possono essere integrati con l’inserimento, tra le due “spalle” del giunto, di due strisce in polietilene espanso, di spessore variabile, che assorbono il surplus di dilatazione. È inoltre possibile richiedere la zincatura delle parti metalliche (esclusi i barrotti) per migliorare la protezione dagli agenti esterni. IDEAL JOINT CLASSIC è un giunto di costruzione preformato per pavimentazioni industriali in calcestruzzo con movimento bidirezionale. Caratterizzato da una estrema facilità di posa in opera e una elevatissima affidabilità di funzionamento, è adatto all’impiego in tutte le pavimentazioni industriali in conglomerato cementizio armato in sostituzione dei tradizionali giunti di costruzione “a barrotti” realizzati in opera. Può essere utilizzato anche per realizzare con facilità giunti di dilatazione intermedi nel caso di campiture di getto estremamente ampie o nel caso di pavimentazioni con riscaldamento radiante con possibilità di dimensionare la distanza tra le lamiere in funzione delle dilatazioni termiche attese. Il sistema è costituito da due lamiere ad L ≠ 3 mm contrapposte, che fungono da cassero a perdere, unite con connettori in materiale plastico che costituiscono anche l’alloggiamento per i barrotti metallici. Grazie alla loro elevata deformabilità, questi connettori non disturbano il corretto funzionamento in opera del giunto. Per questo motivo IDEAL JOINT CLASSIC, che viene fornito in cantiere già montato, rappresenta l’unico giunto prefabbricato presente sul mercato immediatamente pronto all’uso e che non richiede la rimozione di viti o sistemi di giunzione momentanea tra un getto e l’altro del pavimento. IDEAL JOINT PERFORMANCE è un giunto di costruzione preformato per pavimentazioni industriali in calcestruzzo con movimento bidirezionale espressamente progettato per l’impiego in presenza di notevoli sollecitazioni ed intenso traffico veicolare come magazzini di logistica, aree interportuali, ecc.. È adatto all’impiego in sostituzione dei tradizionali giunti di costruzione “a barrotti” realizzati in opera nelle pavimentazioni in calcestruzzo soggette a intenso traffico veicolare pesante e in tutti i casi dove è prevedibile l’urto frequente di oggetti metallici pesanti contro i lembi del giunto. Grazie alla doppia lamiera di rinforzo superiore, disponibile in spessori compresi tra 4 e 8 mm rappresenta la risposta ideale e duratura per questo tipo di realizzazioni offrendo un’adeguata protezione dei bordi del giunto contro ogni tipo di urto. Il sistema coniuga, quindi, l’elevata resistenza agli urti e all’usura ai pregi e alle prestazioni dei giunti di costruzione bidirezionale della linea Ideal Joint. IDEAL JOINT PERFORMANCEviene fornito in cantiere già montato e pronto all’uso e non richiede alcuna operazione aggiuntiva successivamente alla posa in opera e al getto del pavimento. 29 IDEAL JOINT SYSTEM DUAL è un giunto di costruzione preformato specificamente studiato per la realizzazione di piastre in calcestruzzo su cui è prevista l’applicazione di rivestimenti ceramici. È caratterizzato da una estrema facilità e rapidità di posa in opera e da un’elevatissima affidabilità di funzionamento. È espressamente studiato per l’impiego nelle pavimentazioni di centri commerciali, aree espositive o in tutte quelle applicazioni nelle quali le esigenze di carico richiedono la realizzazione di una piastra cementizia di almeno 10 cm di spessore mentre le esigenze estetiche e funzionali o le scelte progettuali richiedono la realizzazione di una finitura con rivestimento ceramico. Il sistema consente di realizzare con un solo elemento sia il giunto di costruzione nella piastra cementizia di base che il corrispondente giunto di dilatazione nel rivestimento ceramico. Vengono quindi notevolmente semplificate le operazioni di posa in opera ed evitato il rischio di disallineamento tra i due giunti, causa di frequenti dissesti nelle pavimentazioni ceramiche. IDEAL JOINT SYSTEM DUAL è costituito da due lamiere ad L ≠ 3 mm contrapposte, che fungono da cassero a perdere per il getto in calcestruzzo, unite con connettori in materiale plastico, in sommità delle quali è rigidamente ancorato uno speciale profilato in alluminio costituito da tre elementi tra loro incastrati in grado di consentire movimenti relativi sia in contrazione che in dilatazione con ampiezza da 3 a 10 mm. . Pavimenti e Superfici Continue - N°14 30 il punto sulle resine Ciro Scialò Membro Consiglio Direttivo CONPAVIPER Il secondo bigino CONPAVIPER: lo “spolvero di corindone” può togliere il malocchio? La filosofia ispiratrice è sempre quella di fornire strumenti agili che consentano agli operatori e tecnici del settore di fruire di informazioni ed indicazioni per risolvere o spiegarsi, problematiche correlate all’uso e all’applicazione dei rivestimenti resinosi per pavimentazioni, che comunemente si incontrano nella pratica. Lo sforzo compiuto è ancora quello di rendere l’esposizione degli argomenti trattati, immediatamente comprensibili e fruibili, utilizzando un linguaggio semplice e sfruttando l’ausilio visivo di disegni didattici, utilizzando, laddove opportuno, anche una efficace componente spiritosa. La collana “I Bigini CONPAVIPER” non è un progetto definito al millimetro, che prevede e risolve tutte le criticità, ma un’idea formativa con un alto senso della praticità, che affronta e tenta di risolvere alcuni di quei problemi che una carente informazione pone, assumendoli come opportunità per migliorare i risultati e la professionalità. A suo modo, un esempio di come coniugare l’informazione e la formazione in modo semplice, immediato e costruttivo, cercando di divulgare ed orientare quante più informazioni possibili tutte, frutto di esperienza acquisita in più di trenta anni di attività. . SIStEMI RESINOSI È DISPONIbIlE Il SECONDO bIGINO CONPAVIPER Si informano le Aziende Associate che è disponibile il secondo BIGINO sui Sistemi Resinosi, il lavoro messo a punto dall’Ing. Ciro Scialò su richiesta del Comitato Resine. Per le Aziende Associate è possibile acquistarne copie stampate a un costo di 3 euro/cad (per acquisti superiori alle 50 copie) o di 10 euro/cad. (per acquisti inferiori). Per i non soci il costo è di 10 euro più le spese di spedizione. Per maggiori informazioni contattare: [email protected] Pavimenti e Superfici Continue - N°14 32 il punto sulle resine a cura di thomas Gessaroli redazione iMreaDY intervista a enzo Parietti MeMBro DeL CoMitato reSiNe CoNPaviPer Enzo Parietti da quanti anni si occupa di pavimenti e rivestimenti in resina? Ho iniziato ad occuparmi di pavimentazioni industriali all’inizio degli anni 80 e dal 1992 mi occupo quasi esclusivamente di pavimenti e rivestimenti in resina. Cosa l’ha portata ad iscriversi all’Associazione? Ho deciso di iscrivermi quando ho notato significativi cambiamenti all’interno dell’Associazione dal punto di vista dirigenziale, ma soprattutto dopo l’ingresso di persone con un alto profilo professionale per le quali ho una profonda stima. Al termine del secondo anno di presenza all’interno del Conpaviper, risulta utile la sua decisione di farne parte? È utile? Penso, e spero, che la mia scelta vada nella giusta direzione e di conseguenza la mia presenza all’interno dell’associazione sia utile, ma comunque mi sembra prematuro ora esprimere giudizi definitivi. Tra i lavori in corso del Comitato Resine vi è quello della preparazione di un modello di qualifica delle imprese che si occupano di rivestimenti resinosi. Cosa ne pensa? È utile? Questa domanda necessita di una risposta articolata per cui cercherò di renderla concisa e comprensibile: ho sempre ritenuto che le associazioni di categoria, cosi come gli ordini professionali, non debbano essere delle “lobbies” , ma debbano essere un elemento di chiarezza e un punto di riferimento per il mercato. Ben venga una libera, sana e corretta concorrenza (oggi è più di moda parlare di liberalizzazione). È però necessario che le imprese debbano avere requisiti minimi dal punto di vista organizzativo. Inoltre devono esserci dei controlli sui prezzi in modo da fissare dei termini minimi sotto i quali la libera concorrenza sconfina necessariamente in evasione, scadimento della qualità e concorrenza sleale a danno del mercato e delle imprese stesse. Ed è per questo che l’Associazione deve continuare in questa direzione, perché ritengo sia la strada giusta. A Milano Conpaviper è riuscita a far adottare dalla Camera di Pavimenti e Superfici Continue - N°14 Commercio un prezziario per i rivestimenti resinosi. Lo dovrebbero utilizzare anche le altre Camere di Commercio? Certamente si. Quali sono le priorità che l’Associazione dovrebbe portare avanti nei prossimi mesi? Ritengo che l’associazione debba continuare sulla strada intrapresa, intensificando i propr i ser vizi, per aiutare a crescere gli associati. Inoltre ritengo che debba potenziare la sua azione di comunicazione verso i canali della politica e dell’economia, soprattutto in periodi difficili e complessi come quelli che stiamo attraversando, per trovare nuove risorse o suggerire spunti per un rilancio nell’immediato futuro. Perché un suo collega/concorrente dovrebbe iscriversi? Per le ragioni sopra esposte, ma soprattutto per avere un reale confronto con per sone che operano giornalmente all’interno del nostro settore a beneficio del mercato e dell’Associazione stessa. . Pavimenti e Superfici Continue - N°14 34 il punto sui massetti a cura di andrea Dari Direttore responsabile PSC intervista a Luigi Schiavo CoorDiNatore DeL CoMitato MaSSetti CoNPaviPer Luigi Schiavo, da quanti anni si occupa di massetti? Opero nel settore dei massetti in sabbia cemento da 20 anni, ma da ancor prima se si considerano i soli sottofondi allegger iti, da quando il polistirolo è subentrato all’argilla come inerte leggero in tale applicazione. Cosa l’ha portata a iscriversi all’Associazione? Principalmente la necessità di entrare in un organismo che oltre a rappresentare la nuova categoria di imprese che si stava creando e a cui appartengo, uniformasse e di conseguenza regolamentasse tutte le attività inerenti il sottofondo. Fino ad allora queste erano svolte in maniera disorganizzata dal posatore dei pavimenti in ceramica: le piastrelle erano posate in fresco di malta e non a colla sul massetto come avviene oggi. Rimaneva da fare solo il massetto per i pavimenti in legno da posare a colla, lavoro fatto dal muratore generico. Al termine del secondo anno di presenza all’interno del Conpaviper, risulta utile la sua decisione di farne parte? Perché? Oggi sono convinto ancora più di allora che la scelta fatta sia quella giusta per diversi motivi: primo perchè il nostro settore interno all’associazione sta prendendo forma e comincia a dare risultati effettivi, secondo perchè oggi, in un contesto di Europa unita, la necessità di essere organizzati e avere delle regole risulta sempre più determinante per il successo di un’ impresa e essere all’interno di un’organizzazione rende questo più facile. Il primo lavoro in corso del comitato massetti è quello della preparazione di un codice di buona pratica: è utile per il settore? È il primo passo che si deve fare per avere uno str umento di riferimento e di consultazione utile a chiunque lavori nei pavimenti, frutto dell’esperienza di diverse aziende che operano nel nostro settore, da coloro che producono materiali o eseguendo i lavori, fino ad arrivare ai tecnici specializzati. Il codice di buona pratica sarà in futuro uno strumento utile per redigere un corretto capitolato, offer ta o contr atto, per una corretta applicazione dei massetti Pavimenti e Superfici Continue - N°14 ed infine risultare utile in caso di contestazione dei lavori per avere un documento su cui fare riferimento. A Milano Conpaviper è riuscita a fare adottare dalla camera di commercio un prezziario per i rivestimenti resinosi. È un obiettivo anche per i massetti? Sarà un obbiettivo che si dovrà raggiungere per avere uniformità nei prezzi a livello nazionale. Una concorrenza che si basi non solo sui prezzi, perché regolamentati, sarà una concorrenza più costruttiva e meno speculativa. Quali sono le priorità che l’associazione dovrebbe portare avanti nei prossimi mesi? Il codice di buona pr atica è senz’altro il primo obiettivo da raggiungere perchè detterà il percorso per la creazione di una normativa di riferimento. Ordinare, favorire, pubblicizzare l’affiliazione a Conpaviper sarà un impegno da sottoscrivere per avere più forza comunicativa nel mondo in cui operiamo. Ne conseguiranno tutte le attività concrete come l’organizzazione di eventi, fiere, convegni, corsi ecc... Perché un suo collega/concorrente dovrebbe iscriversi? La parola collega esprime bene il motivo per cui oggi un artigiano o impresa dovrebbe iscriversi: essere colleghi vuol dire condividere problematiche di ordine tecnico, commerciale, finanziario, per cui avere 35 un’associazione che riunisca le singole imprese è fondamentale per superarle. Solo così si riuscirà a crescere per non vedere nel collega di lavoro solo un concorrente da sconfiggere, come avviene oggi, ma una persona o azienda con cui ci si consulta o si lavora all’interno di una associazione. . ComPoNeNti Comitato maSSetti Angelo Belli – BELLI Angelo Bonin – PAVI-CENTER Carmelo Di Carlo – DI CARLO Carmine Puppio – DELTAPAV Claudio Porcellato – PENTA SERVICE Domiziano Mezzadri – ELLETIPI Enrico Corio – CALCESTRUZZI Fabio Carissimi – TECNES GROUP Francesco Stronati – MAPEI Giorgio Carissimi – TECNES GROUP Giuseppe Marchese – CALCESTRUZZI Giuseppe Zambetti Ludovico Fornara – TECNO PIEMONTE Luigi Schiavo – TRIVENETA POSE Massimo Bocciolini – UNICAL Massimo Turrini – KERAKOLL Michele Acquaviva – CALDIC Michele Triantafillis Nicola Cinquini – SAVER Paolo Cinquini – SAVER Paolo Colombi – C & B COLOMBI Rita D’Alessandro – A.I.P.P.L Roberto Orlando – MAPEI Salvador Dalvano – A.I.P.P.L Sergio Tralli – ELLETIPI Vincenzo Rotunno – EDIL TECNO Caldic Imready pied 2 3-11-2011 15:26 Pagina 3 C M Y CM MY CY CMY K CONTOPP DUREMIT HYDRO [email protected] Colori compositi Additivo in Gel SOSTITUISCE la RETE d’ARMATURA Pavimenti e Superfici Continue - N°14 36 il punto sui massetti thomas Gessaroli redazione iMreaDY i massetti di supporto e le relative normative Per massetto s’intende lo strato o l’insieme degli strati, posti superiormente al sottofondo su cui deve essere posata la finitura (resina, legno, piastrella…). Alle volte il termine “massetto” viene confuso con il termine “sottofondo”, ma quest’ultimo è proprio l’elemento costruttivo che ne costituisce il supporto e per questo è meglio fugare subito ogni dubbio. Il suo scopo principale è quello di livellare la superficie (renderla perfettamente piana), in modo che sia pronta ad accogliere la finitura. Inoltre è fondamentale comprendere subito che il massetto rivestirà anche una funzione strutturale, infatti trovandosi sotto la pavimentazione dovrà garantire anche un’adeguata resistenza in funzione ai carichi che andranno ad agire sulla struttura. Certamente da non confondere con il caso in cui la superficie d’usura viene ottenuta levigando la piastra in calcestruzzo, in questo caso, non può essere considerata come un massetto. In aggiunta alle funzioni appena descritte il massetto dovrà garantire anche requisiti di omogeneità e può servire anche per accogliere le tubazioni e cavi di servizio. Nel corso degli anni sono state pubblicate numerose normative sia italiane che europee a riguardo. Proprio la differenza tra questi due tipi di normative nell’utilizzo del termine massetto ha creato non poche problematiche. Queste normative riguardano oltre che la miscela che lo compone anche le varie tipologie di posa in opera. La normativa italiana di riferimento è sicuramente la UNI EN 13318:2004 “Massetti e materiali per massetti: Definizioni”, che riguarda le definizioni, ma come detto non è l’unica; possiamo citare anche, tra le principali, la normativa europea UNI EN 13813:2004 – “Materiali per massetti: proprietà e requisiti”, che recepisce la omonima norma europea. La norma UNI EN 13318, fornisce le definizioni che sono utilizzate nella produzione e relative alla posa in opera dei materiali destinati alla costruzione di massetti e dei massetti stessi. Tra le tante, la normativa riporta queste definizioni: 1. Sottofondo: è un elemento costruttivo della struttura portante, che costituisce il supporto del massetto; 2. Massetto: che consiste in uno strato o strati, di materiale per massetto posato in cantiere, direttamente sul relativo sottofondo e ad esso aderente o non aderente, oppure posato su uno strato intermedio o su uno strato isolante. Il legante utilizzato per la sua produzione può essere cementizio, semplice o modificato con polimeri, o costituito da resina sintetica o altro; Pavimenti e Superfici Continue - N°14 3. Pavimentazione: è lo strato superiore di un pavimento, utilizzato come manto d’usura e/o di finitura. La normativa 13813, che è armonizzata, specifica invece i requisiti per i materiali per massetti da utilizzare nella costruzione di pavimenti in interni, quali: classi di resistenza alla compressione e flessione, resistenza all’usura, durezza superficiale, resistenza all’impronta residua ed ai carichi rotanti, i tempi di presa, ritiro e rigonfiamento, consistenza, pH, il modulo di elasticità, forza di aderenza e resistenza all’urto. Queste due norme sono molto importanti perché danno i riferimenti per la marcatura CE dei massetti. Marcatura di cui è responsabile il fabbricante, il quale deve apporre il marchio CE, in conformità alla Direttiva 93/68/ CE. La marcatura CE per questi materiali dovrà rispondere al livello 4, che riguarda gli inerti impiegati in uso a basso rischio di sicurezza. In questo caso il fabbricante deve preparare e conservare una dichiarazione di conformità (dichiarazione di conformità CE) che autorizzi lo stesso ad apporre la marcatura. Tale dichiarazione deve includere il nome e l’indirizzo del fabbricante e il luogo di produzione. A queste due norme, a livello nazionale, sono state affiancate o sono ancora in fase di studio, altre norme e codici mirati ad approfondire il tema dei massetti in base a specifiche prestazioni e destinazioni d’uso. Sono norme che spesso non riguardano specificatamente i soli massetti ma che ne delimitano di fatto i requisiti e ne regolano lo sviluppo commerciale. Recentemente è stata presentata la nuova norma UNI 11367:2010 “La classificazione acustica degli edifici”, mirata a garantire uno stato di confort maggiore all’interno degli edifici. Si tratta della più recente evoluzione in tema di acustica architettonica dopo il Dpcm 5.12.1997 “Requisiti acustici passivi degli edifici”, fino ad oggi unico riferimento in materia. Questa normativa individua quattro differenti classi di efficienza, dalla Classe IV, che individua gli edifici più rumorosi fino alla Classe I, gli edifici più silenziosi. Il fatto che la classe di base sia considerata la terza, ma che la stragrande maggioranza degli edifici esistenti in Italia non arrivi neppure alla quarta, dà una prima idea del cambiamento in essere. Capiamo così che oggi più di prima, l’acustica è una variabile del processo costruttivo da definire in fase progettuale, monitorare in corso d’opera e certificare a fine dei lavori attraverso collaudo, che produce un attestato scritto, in precedenza consigliato solo da qualche tecnico scrupoloso e ora invece obbligatorio per legge. Un’altra norma di recente approvazione, è la norma UNI 11371:2010 “Massetti per parquet e pavimentazioni in Numero unI en 13318 legno”, che definisce le proprietà e le caratteristiche prestazionali dei massetti cementizi o a base di leganti smeciali e a base di solfato di calcio, destinati alla posa mediante incollaggio di parquet e di pavimentazioni in legno, valida sia per nuove applicazioni che per ripristini di massetti già esistenti. Queste però sono solo alcune di tante normative che riguardano il settore, e proprio per questo ci viene in aiuto il lavoro svolto dalla Segreteria CONPAVIPER, che si è fatta carico della redazione di una tabella che riporta il quadro delle norme che in questo momento regolano i massetti. Capiamo così, come il lavoro svolto dalla segreteria CONPAVIPER risulta fondamentale per il Gruppo di lavoro Codice di Buona Pratica, istituito dal “Comitato Massetti di supporto e Sottofondo” dell’ente stesso. Infatti il gruppo, di recente istituzione, si sta occupando attraverso un lavoro di interpretazione delle norme, che oltre a quelle citate, già tradotte, prende in considerazione anche altre norme come quelle in lingua inglese (BS 8204-2004) e in lingua tedesca (DIN 18560-7), sta redigendo a redigere un “Codice di buona pratica”, che riesca a fornire, grazie all’utilizzo di un linguaggio più uniforme, uno strumento utile per tutti coloro che operano nel settore. . Anno 37 . Nome italiano 2002 Massetti e materiali per massetti unI eC 1-2004 unI en 13318 2004 Correzioni della unI en 13318 Massetti e materiali per massetti unI en 13813 unI en 13454-2 2004 Materiali per massetti: proprietà e requisiti di prova dei materiali per massetti - Parte 1: Campionamento, confezionamento e 2004 Metodi maturazione dei provini Metodi dei materiali per massetti - Parte 2: Determinazione della resistenza a 2005 flessionedie prova a compressione di prova dei materiali per massetti - Parte 3: Determinazione della resistenza all’usura 2004 Metodi con il metodo Böhme 2005 Metodi di prova dei materiali per massetti - Parte 4: Determinazione della resistenza all’usura BCA di prova dei materiali per massetti - Parte 5: Determinazione della resistenza dovuta 2004 Metodi alle ruote orientabili dei materiali per massetti per lo strato di usura 2004 Metodi di prova dei materiali per massetti - Parte 6: Determinazione della durezza superficiale di prova dei materiali per massetti - Parte 7: Determinazione della resistenza all’usura 2004 Metodi dovuta alle ruote orientabili dei materiali per massetti con rivestimento 2004 Metodi di prova dei materiali per massetti - Parte 8: Determinazione della forza di adesione leganti compositi e miscele realizzate in fabbrica per massetti a base di solfato di 2005 Leganti, calcio - Parte 1: Definizioni e requisiti leganti compositi e miscele realizzate in fabbrica per massetti a base di solfato di 2007 Leganti, calcio - Parte 2: Test Method unI en 14016-1 2004 Leganti per massetti a base di magnesite caustica e cloruro di magnesio: Dedinizioni, requisiti unI en 14016-2 2004 Leganti per massetti a base di magnesite caustica e cloruro di magnesio: Metodo di prova unI 10329 1994 Misurazione del contenuto di umidità negli strati di supporto cementizio o simili unI 11265 2007 Pavimenti in legno: posa in opera, competenze, responsabilità e condizioni contrattuali unI en 1264-1 2011 Riscaldamento a pavimento. Impianti e componenti. Definizioni e simboli. unI en 1264-4 2009 Riscaldamento a pavimento. Impianti e componenti. Installazione unI 8281 1982 edilizia-strati del supporto di pavimentazione. Istruzioni per la progettazione e l’esecuzione unI en 13892-1 unI en 13892-2 unI en 13892-3 unI en 13892-4 unI en 13892-5 unI en 13892-6 unI en 13892-7 unI en 13892-8 unI en 13454-1 Pavimenti e Superfici Continue - N°14 38 il punto sui massetti Renzo Leardini PeNtaChem La chimica a supporto dei massetti In questo secondo capitolo sono trattati i massetti autolivellanti come evoluzione dei massetti tradizionali già descritti in precedenza. Gli autolivellanti possono essere a alta o bassa densità. I primi sono oggetto di questo capitolo mentre i secondi saranno trattati in un prossimo capitolo riservato ai massetti leggeri e coibenti. Le esigenze applicative dei cantieri moderni e la richiesta della rapidità di messa in opera hanno spinto i produttori di premiscelati a mettere Composizione a punto nuove miscele cementizie per massetti autolivellanti, capaci di superare i problemi e i limiti dei massetti autolivellanti a base di anidrite. Questi ultimi utilizzati in grande quantità in Francia, Germania e in tutti i paesi nord-europei non hanno mai avuto una buona divulgazione in Italia. Le ragioni sono molteplici e non trascurabili. Prima di tutto gli insuccessi raccolti con le prime applicazioni che hanno alimentato un certo scetticismo. Secondo l’indisponibilità della materia prima e l’incostanza qualitativa di quella nazionale. Terzo i problemi sorti dopo le prime applicazioni e la cultura italiana del cemento fanno preferire il massetto cementizio a quello a base gesso. Quali sono i vantaggi del massetto cementizio autolivellante rispetto al sistema tradizionale? Sostanzialmente sono due: la rapidità di messa in opera per una perfetta planarità della superficie e la costanza dei risultati. Unica avvertenza è la termoregolazione e il controllo dell’ambiente Massetto autolivellante premiscelato kg /100 kg Massetto autolivellante prodotto in cantiere kg/m3 18 2 80 – 0,54 0,2 320 – – 1.800 10,0 1,6 17-18 45’ 24h – 48h 7 – 15 gg < 0,4 mm/m 2,10 ca. kg/dm3 > 5 N/mm2 > 18 N/mm2 115-120 60’ 24h – 48h 7 – 15 gg < 0,4 mm/m 2,10 ca. kg/dm3 > 5 N/mm2 > 18 N/mm2 m = 1,30 - 1,40 W/m.K m = 1,30 - 1,40 W/m.K Cemento 42,5 R Cemento alluminoso Sabbia calcarea 0/5 mm Sabbia calcarea 0/8 mm PENTAFLOW PC 811* PENTAMIX EX3** Caratteristiche Acqua d’impasto Tempo di lavorazione a 20°C Pedonabilità Tempo di essiccazione a 20°C e 60 % U.R. Ritiro Densità dopo indurimento kg/dm3 Resistenza a flessione dopo 28 gg Resistenza alla compressione dopo 28 gg Coefficiente di conducibilità termica (EN 12524) * Superfluidificante in povere con effetto anti sedimentazione – ** Additivo antiritiro Pavimenti e Superfici Continue - N°14 39 nelle 24-48 ore dopo l’applicazione del massetto per evitare evaporazioni e indurimenti disomogenei che possono provocare ritiri non omogenei indesiderati. I massetti autolivellanti possono essere premiscelati o preparati in cantiere dosando accuratamente i componenti ed in particolare gli additivi. I primi, forniti in silos o in sacchi, sono preferibili ai secondi in quanto più sicuri e più rapidi nella messa in opera, mentre i secondi sono più economici. Essi sono normalmente utilizzati come sottofondi per interni nella preparazione di pavimenti in moquette, vinilici o ceramica che possono essere applicati direttamente sulla superficie con la specifica colla. Nella tabella, precedente, sono riportate le composizioni di massima con le relative caratteristiche tecniche dei massetti autolivellanti ottenibili per premiscelazione o in cantiere. Le due composizioni differiscono leggermente fra loro per alcuni componenti più facilmente gestibili nella premiscelazione piuttosto che in cantiere, ma i risultati finali sono normalmente molto simili. La loro messa in opera richiede alcune avvertenze essenziali per il successo del risultato finale. Innanzi tutto occorre che il supporto sia perfettamente asciutto. Si predi- spone lungo le pareti perimetrali e attorno le eventuali colonne una banda comprimibile dello spessore di 10-15 mm e alta almeno 2-3 cm più dello spessore del massetto. Sulla superficie orizzontale deve essere steso un telo continuo di polietilene con il duplice scopo di creare la barriera al vapore e di isolare il massetto dal supporto. I lembi perimetrali del telo e in corrispondenza delle colonne devono superare in altezza quella della banda comprimibile. Su superfici ampie, si consiglia di inserire dei setti divisori in corrispondenza delle porte, delle aperture nelle pareti o in corrispondenza delle colonne in modo che la superficie di ciascun riquadro sia inferiore a 40 m2. Gli spessori applicabili e consigliati sono normalmente compresi fra 40 e 100 mm. Spessori inferiori sono sconsigliati perché richiedono una diversa tipologia applicativa per evitare le deformazioni volumetriche che inevitabilmente possono evidenziarsi durante il primo indurimento. Rispettando i livelli predisposti il getto del massetto deve essere fatto preferibilmente in continuo in modo che la malta non produca accumuli indesiderati, come in continuo deve essere azionata la barra di stesura con lo scopo di rendere quanto più omogenea possibile la superficie. Nel caso di riscaldamento a pavimento, rispettando gli spessori e i giunti come detto in precedenza, occorre inserire circa a metà dello spessore del massetto sopra i tubi del riscaldamento, una rete elettrosaldata con maglie da 50x50 mm con filo da 2 mm in modo da contenere le espansioni termiche. Nelle 24-48 ore successive alla stesura del massetto è indispensabile tenere chiusi gli ambienti trattati in modo da proteggere il massetto da ventilazione anomala e sbalzi di temperatura. Il tenere chiusi gli ambienti soddisfa tutte le esigenze sia a livello termico che igrometrico anche se le temperature esterne dovessero avvicinarsi a 0 °C. È ovvio che per ottenere i migliori risultati le temperature ambientali operative dovrebbero essere comprese fra +5 e 40°C. Dovendo operare con temperature vicino a 0 °C è consigliabile accelerare il processo di indurimento inserendo nella miscela del massetto un additivo accelerante. Nel caso in cui per ragioni cantieristiche non fosse possibile evitare la ventilazione o la chiusura degli ambienti con escursioni termiche incontrollabili, non appena la superficie diventa pedonabile è indispensabile il suo trattamento con un antievaporante. . Pavimenti e Superfici Continue - N°14 40 il punto sui massetti dall’azienda Sistema Sottofondi Fassa Bortolo UN PaCChetto CoMPLeto Di SoLUZioNi Di qUaLità Nell’edilizia moderna la realizzazione di tutte le componenti costruttive deve essere finalizzata all’eccellenza energetica e ambientale. La pavimentazione riveste un ruolo fondamentale per il corretto funzionamento dell’edificio, e deve soddisfare requisiti specifici: ridurre la propagazione del suono, migliorare l’isolamento termico e la diffusione del calore (in caso di impianto di riscaldamento a pavimento) e infine proteggere dall’umidità di risalita eventuali rivestimenti sensibili. Da oltre 300 anni Fassa Bortolo progetta soluzioni per l’edilizia di qualità rivolte al risparmio energetico e al comfort abitativo, nel pieno rispetto dell’ambiente. L’esperienza dell’Azienda, unita al lavoro del Centro Ricerche Fassa Bortolo, ha dato vita all’esclusivo Sistema Sottofondi, che rappresenta una soluzione completa ed affidabile. Il sistema presenta soluzioni all’avanguardia, che si adattano alle esigenze di ogni cantiere, e fa uso di tecniche di posa innovative che assicurano elevate performance e velocità di applicazione. L’offerta è completata dall’assistenza ad hoc dei tecnici specializzati Fassa Bortolo, che mettono a disposizione la propria competenza per una progettazione ed una messa in opera eccellenti. Il Sistema Sottofondi si compone di quattro strati di prodotti, costituiti da materiali specifici per assolvere alle diverse funzioni. Il primo strato è composto da un sottofondo alleggerito che permette di pareggiare i dislivelli sul solaio e coprire gli impianti, garantendo uno spessore uniforme e un incremento dell’isolamento termico, oltre a un basso carico statico. Fassa propone due soluzioni: calcestruzzo cellulare (in silo) o la malta secca premiscelata ST 444 (in sacco). Pavimenti e Superfici Continue - N°14 Il secondo strato prevede la posa di isolanti acustici. Fassa offre due prodotti molto efficaci: Silens Sta 10 (polietilene espanso reticolato e tessuto non tessuto in fibra di poliestere) e Silens Sle 23 (lastra elasticizzata in polistirene espanso EPS dello spessore di 23 mm) che con la loro struttura elastica creano uno strato fonoisolante tra solaio e pavimento, contrastando il fastidioso problema del rumore da impatto. L’abbattimento acustico certificato va da 21 a 24 dB. Completato dal nastro di giunzione Silens NA1 e il giunto perimetrale Silens GP1, il sistema FASSA SILENS è un pacchetto certificato secondo le normative EN ISO 140-8:1999 e EN ISO 717-2:200. 41 Per il terzo strato il Sistema Sottofondi presenta una linea completa di massetti, progettati per assicurare la massima compattezza e planarità della superficie sulla quale sarà posata la pavimentazione. Sono disponibili innovativi massetti autolivellanti (SA 500, E 439), forniti in silo e facili da applicare, e le più tradizionali soluzioni a consistenza “terra umida” (SR 450, SV 472, SC 420). Il quarto strato permette di ultimare il lavoro e ottenere un pavimento perfetto e completo: Fassa mette a disposizione adesivi per piastrelle, riempitivi per fughe e prodotti complementari. Soluzioni innovative, che si caratterizzano per l’ottima lavorabilità e per la grande varietà di scelta. Fassa Bor tolo ha un’impor tante storia di tre secoli alle spalle, animata da forte dinamismo e continuo sviluppo: attualmente il Gruppo Fassa è presente con 13 stabilimenti in Italia, il più recente dei quali situato a Calliano in provincia di Asti, uno stabilimento in Portogallo, 3 filiali commerciali in Italia e 2 in Svizzera, con un organico di 1.250 collaboratori comprendente dipendenti e forza vendita. L’Azienda si pone come punto di riferimento fondamentale per gli operatori del settore, con una gamma completa dalle malte agli intonaci premiscelati, dalle pitture ai rivestimenti colorati, dai massetti ai prodotti per la posa dei pavimenti e rivestimenti fino alle soluzioni per risanamento delle murature umide, il ripristino del calcestruzzo e l’isolamento termico, oltre ai prodotti bio-ecologici certificati per costruire secondo i canoni della moderna bioarchitettura e il nuovo Sistema Cartongesso GYPSOTECH® con una linea completa di lastre in cartongesso e accessori per il montaggio. . Pavimenti e Superfici Continue - N°14 42 il punto sui massetti dall’azienda autolivellina: l’innovazione nei Massetti autolivellanti firmata Knauf I Massetti Fluidi Autolivellanti Knauf FE La linea di Massetti Fluidi Knauf FE rappresenta da sempre un’offerta all’avanguardia nel campo dei massetti autolivellanti e testimonia l’impegno continuo di Knauf nella ricerca e nello sviluppo di soluzioni che possano garantire le migliori performance del mercato. Si tratta di una gamma di prodotti CAS (cementoalphasolfatici) che vengono utilizzati come massetti autolivellanti per interni in qualsiasi tipo di costruzione, residenziale, commerciale o industriale, e ovunque siano richiesti tempi di consegna brevi ed elevate prestazioni meccaniche. Si compone di tre soluzioni: FE 50 Tecnico, FE 80 Termico, FE 25 Rapido. Nel cantiere di Prato, in par ticolare, si è deciso di utilizzare Knauf FE 80 Pavimenti e Superfici Continue - N°14 Termico indicato per le ottime prestazioni certificate di conducibilità termica (1,90 W/(m.k). Ricordiamo inoltre come tutta la linea di massetti fluidi Knauf è applicabile sui pannelli radianti e sulle tubazioni dell’impianto a pavimento senza bisogno di posare supporti meccanici come reti elettrosaldate e permettere di ridurre al minimo la presenza dei giunti di dilatazione. 43 NE 425 Autolivellina: la novità cendo, come soluzione a questo problema, l’ultima novità in termini di innovazione: NE 425 Autolivellina. NE 425 è un massetto fluido a basso spessore, per interni, premiscelato, di ultima generazione e composto da vari tipi di solfati e alfa-solfati di calcio, cemento, fluidificanti ed iner ti speciali selezionati. Autolivellina NE 425 consente di ottenere massime prestazioni di resistenza meccanica e di conducibilità termica con ridotti spessori di applicazione. Autolivellina NE 425 viene utilizzata in ambienti interni come massetto collaborante, quale strato di pareg- giamento fluido in spessori da 10 a 35 mm, come massetto di finitura su impianti di riscaldamento a basso spessore ( in ancoraggio al pavimenti) con solo 8/10 mm sopra l’impianto oppure come massetto di finitura sopra impianti di riscaldamento “standard” ( con pannello isolante) con 20 mm sopra impianto. NE 425 Autolivellina si applica come un normale massetto fluido autolivellante, la sua velocità di posa permette di coprire grandi superficie in brevissimo tempo ( anche 1.000 mq al giorno) creando anche una importante economia generale all’applicazione del prodotto. Attenzione all’ambiente salute dell’uomo che contraddistingue l’intera offerta Knauf. Tutti i prodotti e i componenti rispettano infatti i criteri di biocompatibilità e sono certificati sia dall’autorevole IBR, Istituto di Baubiologie di Rosenheim che dall’associazione Bioedilizia Italia. . Nella ristrutturazione, ma non solo, uno degli argomenti più “ delicati” è, senza dubbio, quello degli ingombri e , specificatamente, allo spessore del massetto da applicare sopra l’impianto radiante si richiede costantemente la possibilità di applicare massetti con spessori ridotti (anche inferiore ai classici 30 mm sopra impianto degli autolivellanti) per ottemperare alla mancanza di altezze utili senza dover intervenire, e quindi ridurre, eventuali sistemi antirumore o di isolamento preventivati. Oggi, la famiglia di Massetti Fluidi Knauf si allarga introdu- La gamma massetti fluidi Knauf si caratterizza anche per la medesima attenzione all’ambiente e alla Pavimenti e Superfici Continue - N°14 44 il punto per l’imprenditore Mario Mazzeo avvocato di roma NaSCe il contratto di rete In sede di conversione del c.d. «decreto incentivi», con decorrenza dal 12.4.2009, è stato introdotto uno strumento nuovo destinato a facilitare la creazione di accordi tra imprese in vista del raggiungimento di un obiettivo comune: il contratto di rete. Con questo strumento, dunque due o più imprese si obbligano ad esercitare in comune una o più attività economiche rientranti nei rispettivi oggetti sociali con un duplice scopo: da un lato, accrescere la reciproca capacità innovativa e, dell’altro, aumentare la competitività sul mercato del nuovo soggetto così costituito. Con il contratto di rete, le imprese contraenti non si aggregano a formare un nuovo soggetto, ma rimangono entità distinte ed indipendenti. Il contratto di rete tenta di creare un’aggregazione che non forza l’individualità delle imprese, ma consente di integrare energia, risorse e progettualità e, quindi, di offrire il surplus tipico della grande impresa alle imprese piccole, senza snaturarne la flessibilità e l’individualità. Questo strumento ha, dunque, l’ambizione di rappresentare un modo diverso per unire la parte migliore di entrambi i sistemi con lo scopo di diminuire l’enorme divario sempre esistente fra le multinazionali, da un lato, e le piccole imprese isolate, dall’altro. La novità viene incontro soprattutto alle esigenze delle piccole e medie aziende desiderose di apportare un’innovazione organizzativa alle proprie strutture e sarà suscettibile di impiego sia nell’ambito produttivo che in quello distributivo, ovvero nel coordinamento tra produzione e distribuzione. Proprio l’adozione di regole comuni, in ogni caso flessibili, ed il mantenimento di una reale indipendenza consentite da questa nuova forma contrattuale, dovrebbero garantire alle imprese meno economicamente dotate di poter, sostenere la concorrenza dei soggetti più grandi. L’incremento di capacità innovativa e di competitività, del resto, sono sempre stati i due principali elementi di divario nel confronto fra aziende di dimensioni diverse. In particolare, i costi necessari allo sviluppo della prima ed all’incremento della seconda sono sempre risultati un ostacolo insormontabile per quelle piccole e medie realtà produttive che, pur operanti nella stessa filiera, non avevano gli strumenti utili a Pavimenti e Superfici Continue - N°14 realizzare una sorta di coordinamento di intenti, che pure a molti appariva necessario. L’introduzione di questa nuova forma di contratto, dunque, potrebbe effettivamente servire a ridurre una frammentazione che, sinora, ha generato la dispersione di energie, capitali e conoscenze soprattutto favorendo, di fatto, solo le realtà imprenditoriali di maggiori dimensioni. Come insegna l’esperienza, da sempre sono soprattutto le aziende leader nei diversi settori produttivi e di mercato a dimostrarsi in grado di investire tempo e risorse nello sviluppo di quelle innovazioni che poi, in una sorta di circolo “virtuoso”, forniranno quel surplus, che consentirà loro di mantenere tale leadership. Ai soggetti più piccoli, finora, non restava che rivolgersi al mercato per acquistare il frutto di tale attività innovativa, soppor tando i notevoli aumenti di costi conseguenti, che si riflettevano poi sul prezzo del bene finito a tutto detrimento della loro competitività. In tal senso, da molte parti si andava da tempo sottolineando che, con lo strumento giusto e con le necessarie garanzie, anche le realtà più piccole avrebbero potuto dimostrarsi in 45 grado di condurre quell’attività di ricerca che le avrebbe potute rendere più indipendenti e, di conseguenza, più competitive. A tale reale esigenza prova a rispondere oggi il contratto di rete. Ma come funziona, in pratica, questo contratto? Anzitutto consideriamo i soggetti che ne possono far uso: le imprese. La norma si limita a parlare di due o più imprese. Un vincolo è posto solamente rispetto alla forma dell’atto: il contratto andrà redatto, infatti, in forma di atto pubblico o scrittura privata autenticata e dovrà essere iscritto nel registro delle imprese ove hanno sede le imprese contraenti. È previsto anche l’intervento di un notaio per offrire una garanzia in più. Quattro sono gli elementi sul contenuto, essenziali ai fini della corretta conclusione del contratto. Anzitutto le imprese che decidono di operare di comune accordo devono essere chiaramente identificate ed identificabili da chiunque e, per tale ragione, l’atto deve esplicitamente indicare la denominazione sociale di tutti i soggetti che aderiscono alla “rete”. Il secondo elemento che deve essere necessariamente specificato è l’oggetto di tale accordo. Nel contratto andranno specificate le attività comuni poste a suo fondamento (ad es., attività di innovazione e sviluppo di nuovi meccanismi produttivi; contenimento dei costi produttivi in funzione di maggiore concorrenzialità; ). Essenziale risulta inoltre l’esplicitazione di quello che la norma definisce il “programma di rete”. Non basterà stabilire, quindi, quale sia l’obiettivo comune che si intende raggiungere, ma tutti i diritti e gli obblighi che, reciprocamente, assume ogni impresa partecipante alla rete. Dovranno essere specificate le modalità pratiche di realizzazione degli scopi prefissi, nonché dove si troveranno le risorse necessarie. Altro elemento fondamentale previsto dalla norma in commento per la validità di un contratto di rete è la fissazione di un suo termine di durata e delle relative ipotesi di recesso anticipato di una o più delle imprese contraenti. Ultimo aspetto che il contratto dovrà necessariamente disciplinare è rappresentato dall’individuazione di un organo incaricato di eseguire il programma di rete con esplicita definizione dei suoi poteri, anche di rappresentanza, e le modalità di par tecipazione allo stesso da parte di ogni impresa coinvolta nella rete. Le imprese collegate con il contratto di rete od aggregate nei distretti produttivi potranno intrattenere rapporti con le pubbliche amministrazioni e con gli enti pubblici, anche economici; ovvero dare avvio presso gli stessi a procedimenti amministrativi per il tramite del distretto o della rete di cui esse fanno parte. A tale scopo, i distretti e le reti potranno anche accedere, sulla base di apposita convenzione, alle banche dati formate e detenute dalle pubbliche amministrazioni e dagli enti pubblici. I distretti e le reti potranno altresì provvedere, ove necessario, a stipulare apposite convenzioni, anche di tipo collettivo con gli istituti di credito e gli intermediari finanziari, volte alla prestazione della garanzia per l’ammontare della quota dei contributi soggetti a rimborso. I distretti e, di conseguenza, le reti, infine, avranno la facoltà di stipulare, per conto delle imprese, negozi di diritto privato secondo le norme in materia di mandato di cui agli art. 1703 ss. c.c. Dato atto di tutte le possibilità concesse dalla norma in commento alle aziende unite all’interno di una rete, in chiusura di questo commento è necessario, però, tornare sui già accennati limiti denunciati dalla norma che, per molti versi, appare un po’ troppo generica nella sua formulazione. Come rilevato da molte parti, infatti, la novità, pur potenzialmente molto positiva, rischia di venire gravemente ridimensionata nella sua portata dalle notevoli carenze che il dato normativo dimostra. Nel testo manca, qualsiasi riferimento alla disciplina dell’abuso di dipendenza economica, così come quella indicazione relativa allo scioglimento delle rete. Anche per quanto riguarda le conseguenze del recesso anticipato, pur previsto dalla norma, nulla si dice, lasciando di fatto alla libera determinazione delle parti ed alla disciplina generale dei contratti il compito di integrare tale – grave – lacuna. Come sottolineato anche da altri commentatori, mancano, inoltre, indicazioni precise concernenti il coordinamento con gli strumenti di politiche industriali che, con riferimento diretto o indiretto, includono le reti. Solo con un nuovo inter vento normativo integrativo di quanto già approvato o, perlomeno, con la predisposizione di concrete linee guida per la costruzione di contratti “standard” in questo settore si potrà - a parere di chi scrive evitare di lasciare inutilizzato uno strumento potenzialmente in grado di incidere sul settore imprenditoriale in questi tempi di crisi economica mondiale. . “Articolo tratto dal numero di Giugno 2009 della rivista “Obbligazioni e Contratti” edita dalla UTET Giuridica”. Pavimenti e Superfici Continue - N°14 46 il punto per l’imprenditore Thoams Gessaroli Redazioni IMREADY Tutto quello che volevo sapere sulla mediazione e non ho mai osato chiedere 30 domande alla Prof. Avv. Antonella Cassandro 1. Che differenza c’è tra conciliazione e mediazione? La mediazione è il procedimento, che ha inizio con la presentazione dell’istanza di mediazione e che può terminare con un verbale di accordo o di mancato accordo; la conciliazione è la composizione della controversia a seguito dello svolgimento del procedimento di mediazione. 2. Che cosa è quindi la mediazione? È l’attività svolta da un terzo imparziale finalizzata ad assistere due o più soggetti sia nella ricerca di un accordo amichevole per la soluzione di una controversia sia nella formulazione di una proposta per la risoluzione della stessa. 3. Come funziona? Il procedimento di mediazione si apre con la presentazione dell’istanza presso un Organismo, termine dal quale decorrono i quattro mesi di durata. L’ Organismo designa un mediatore e comunica alle parti la data del primo incontro. Questo si svolge avanti al mediatore, terzo imparziale, secondo criteri di riservatezza ed imparzialità, nel rispetto del regolamento dell’organismo, precedentemente letto e sottoscritto dalle parti stesse. La procedura può aver luogo attraverso uno o più incontri e può portare al raggiungimento di un accordo. Nel qual caso il mediatore redige processo verbale che, su istanza di parte, può essere omologato ed avere efficacia esecutiva. Se le parti non addivengono ad un accordo, o in caso di mancata presentazione di una o entrambe le parti stesse, il mediatore redige comunque processo verbale di mancato accordo. Nel caso le parti ne facciano concorde richiesta il mediatore deve formulare una proposta di conciliazione, ne ha altresì la facoltà qualora le parti non raggiungano un accordo. 4. Chi è iè l’Organismo di mediazione e come lo scelgo? L’Organismo di mediazione è l’ente pubblico o privato presso il quale può svolgersi il procedimento di mediazione. Può essere scelto nella lista degli Organismi accreditati al Ministero della Giustizia, avendo cura di prendere visione del Regolamento e delle tabelle di indennità praticate dall’Organismo stesso. 5. L’Organismo di Mediazione entra nel merito delle controversie? L’Organismo di Mediazione, e con esso il mediatore, non hanno il compito di giudicare e/o di imporre soluzioni, ma quello di far raggiungere alle par ti un accordo condiviso. Tale accordo, tuttavia non può avere un contrario a norme imperative di legge o contrario all’ordine pubblico. Pavimenti e Superfici Continue - N°14 6. Chi è il mediatore? Il mediatore è la persona o le persone fisiche che, individualmente o collegialmente, svolgono la mediazione, rimanendo prive in ogni caso del potere di rendere giudizio o decisioni vincolanti per i destinatari del servizio medesimo. 7. Il mediatore può essere “scelto” da una parte? Il mediatore può essere indicato da una parte o, concordemente, da entrambe le parti. Nel caso in cui sia indicato da una sole delle parti, l’altra deve ovviamente accettare tale scelta. In caso contrario il mediatore sarà indicato dall’organismo presso il quale è stata depositata istanza di mediazione. In caso di presentazione di due istanze di mediazione, il procedimento si svolge presso l’Organismo nel quale è stata presentata la prima. 8. Il mediatore può essere “ricusato” da una parte in fase di apertura della mediazione o durante la procedura di madiazione? Distinguiamo due ipotesi: 1) ipotesi in cui il mediatore è indicato da una delle parti (ipotesi più diffusa è che il mediatore è indicato dalla parte istante) in tale caso “la parte chiamata” alla mediazione può chiedere che non venga nominato il mediatore scelto da parte istante. L’Organismo nomina altro mediatore. 2) ipotesi in cui il mediatore è scelto dall’Organismo: una parte può chiedere che venga sostituito, ma solo per gravi motivi. In tal caso l’Organismo accertati i gravi motivi sostituisce il mediatore. L’Organismo ha sempre interesse a che la procedura di mediazione si svolga in condizioni di imparzialità e indipendenza e le par ti devo comunque sentirsi a loro agio. 9. Quali sono i principali obblighi che deve osservare il mediatore? • È tenuto all’obbligo della riservatezza; •È tenuto alla sottoscrizione dell’obbligo di imparzialità; •È tenuto alla comunicazione all’organismo e alle parti delle ragioni di un possibile pregiudizio alla sua imparzialità; •Gli è fatto divieto di assumere diritti ed obblighi connessi, direttamente o indirettamente con gli affari trattati, salvo quelli strettamente inerenti alla prestazione dell’opera o del servizio; •Gli è fatto divieto di percepire compensi direttamente dalle parti; •Certifica l’autografia della sottoscrizione delle parti o la loro impossibilità a sottoscrivere. 10. Durante la mediazione mi devo fare rappresentare da un avvocato? Durante la procedura di mediazione non è necessario farsi rappresentare da un legale, senza alcun limite di valore. 11. Cosa posso dire e quali documenti posso portare? La parte stabilisce cosa è opportuno esporre e quali documenti depositare, specificando eventualmente quali informazioni e documentazione non vanno comunicate alla controparte. In ogni caso il Procedimento è coperto dal dovere di riservatezza e segretezza come precisato dagli artt. 9 e 10 del D. Lgs. 28/2010, oltre al divieto di testimoniare su quanto viene detto durante la procedura di mediazione. 12. Quand’è che la mediazione conviene rispetto a un decreto ingiuntivo? Normalmente i tempi per l’emissione del decreto ingiuntivo sono relativamente veloci, tuttavia, prima di poter ottenere forzosamente il recupero di un credito bisogna attendere che il decreto ingiuntivo divenga esecutivo (perché non opposto dalla parte debitrice) oppure che venga emesso provvisoriamente esecutivo (in tal caso il credito vantato deve essere supportato da documentazione idonea). La mediazione conviene sia per la durata del procedimento (4 mesi dal deposito della domanda di mediazione all’Organismo), sia per l’economicità della procedura, oltre che per la velocità nel diventare titolo esecutivo. Infatti il verbale di accordo, conclusivo della procedura di mediazione, il cui contenuto non è contrario all’ordine pubblico o a norme imperative, è omologato, su istanza di parte e previo accertamento anche della regolarità formale, con decreto del presidente del tribunale nel cui circondario ha sede l’organismo. Tale verbale ai sensi dell’art. 12 d.lgs. 28 del 2010 costituisce titolo esecutivo per l’espropriazione forzata, per l’esecuzione in forma specifica e per l’iscrizione di ipoteca giudiziale. Non dimentichiamo altresì i benefici fiscali da cui è assistita la procedura di mediazione. Teniamo presente che entrambe le parti hanno un credito di imposta, se la mediazione si conclude positivamente, fino ad euro 500,00; (€ 250 nel caso di esito negativo). Questo significa che, per una controversia con valore da 25.001 a 50.000 in materia obbligatoria, ciascuna delle parti paga una tariffa di euro 484,00 comprensiva di iva, in caso di conclusione della procedura con esito positivo, entrambe le parti otterranno un credito di imposta pari ad euro 484. Quindi il costo effettivo della mediazione sarà pari a € 0. In caso di procedura in materia civile o commerciale non obbligatoria il beneficio fiscale è identico. 13. Viceversa, quando mi conviene procedere direttamente con un decreto ingiuntivo? Si procede con richiesta di emissione di decreto ingiuntivo, ai sensi dell’art. 633 cpc nel caso in cui si chieda una somma liquida di danaro o di una determinata quantità di cose fungibili, del diritto alla consegna di una cosa mobile determinata. In particolare il Giudice pronuncerà ingiunzione di pagamento o di consegna: 1) se del diritto fatto valere si da’ prova scritta; oppure nelle altre particolari ipotesi previste dall’art. 633 cpc. 47 Il Giudice competente emetterà un decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo, solo nel caso in cui il credito sia fondato su cambiale, assegno bancario, assegno circolare, certificato di liquidazione di borsa, o su atto ricevuto da notaio o da altro pubblico ufficiale autorizzato. 14. Che differenze ci sono con l’arbitrato? La mediazione è la procedura per far raggiungere alle parti stesse un accordo, condiviso e non imposto dal mediatore. L’arbitrato è invece un giudizio emesso da un privato (esperto nella materia), non da un giudice ordinario, al quale le parti decidono di rivolgersi per risolvere una questione. Nella mediazione non c’è una sentenza; nell’arbitrato, invece, viene emesso un lodo che stabilirà chi ha ragione e chi ha torto. 15. Fra le clausole di un contratto è possibile inserire che le parti non utilizzeranno la mediazione come strumento di gestione del contenzioso? La mediazione è facoltativa nella materia civile e commerciale, solo nelle materie indicate dall’art. 5 D.Lgs. 28/2010 è obbligatoria dal marzo del 2011. •Condominio; •diritti reali; •divisione; •successioni ereditarie; •patti di famiglia; •locazione; •comodato; •affitto di aziende; •risarcimento del danno derivante dalla circolazione di veicoli e natanti; •daresponsabilitàmedicaedadiffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di pubblicità; •contrattiassicurativi, bancariefinanziari. In materia condominiale e di risarcimento del danno da circolazione di veicoli e natanti la mediazione sarà obbligatoria dal marzo 2012. Per cui non è necessario inserire una clausola contrattuale con cui si esclude la mediazione; nelle materie per cui è prevista obbligatoriamente non è possibile escluderla. Pavimenti e Superfici Continue - N°14 48 16. Quali sono le novità introdotte dalla nuova disciplina della mediazione? Le novità potremmo riassumerle in possibilità di esperire la procedura di mediazione in tutte le materie commerciali e civili aventi ad oggetto diritti disponibili. 17. Entro quanto tempo dall’insorgenza del problema posso avviare la mediazione? Posso avviare la procedura di mediazione senza limite di tempo rispetto all’insorgenza del problema. Attenzione a non far maturare i termini di prescrizione del diritto. 18. Entro quanto tempo deve essere fissato il primo incontro (spesso unico) tra le parti per l’inizio della procedura di mediazione? Il responsabile dell’organismo designa un mediatore e fissa il primo incontro tra le parti entro quindici giorni dal deposito della domanda. Tale termine, tuttavia non è perentorio. Ciò significa che il primo incontro può essere fissato anche oltre i 15 gg. 19. Qual è la durata massima del procedimento di mediazione previsto per legge? Il procedimento di mediazione ha una durata non superiore a quattro mesi. Nella prassi nella maggior parte dei casi, il procedimento ha una durata complessiva di 50/60 gg. e mediamente si esaurisce in uno o due incontri. 20. Il mediatore può imporre una decisione? No. Il mediatore aiuta le parti a trovare una intesa soddisfacente. In alcuni casi può formulare alle parti una proposta non vincolante. 21. Dove si svolge? Presso una delle sedi dell’Organismo di mediazione. 22. Se la controparte non si presenta cosa succede? Se la controparte non si presente il mediatore redige verbale di mancata conciliazione per assenza di una parte e la parte istante potrà procedere giudizialmente. 23. Se non si raggiunge l’accordo cosa succede? Il mediatore redigerà verbale di conciliazione negativo. 24. Se il procedimento di mediazione si conclude in maniera negativa, il mediatore ha un compenso? Se la par te chiamata non aderisce al procedimento di mediazione la par te istante, presente, verserà all’Organismo di mediazione l’impor to di € 40,00 oltre iva per un valore di controversia fino ad € 1.000,00; se il valore è superiore ad € 1.000,00 l’impor to versato dalla par te istante sarà di euro 50,00 oltre IVA. Se invece sono presenti entrambe le parti e non trovano un accordo, in tal caso le parti versano l’importo dovuto, secondo la tariffa di mediazione. In ogni caso il mediatore percepirà un compenso, erogato dall’Organismo di mediazione allo stesso e che è stato concordato contrattualmente tra di loro. 25. Una volta raggiunto l’accordo, il verbale può diventare titolo esecutivo? Sì, la disciplina introdotta dall’art. 5 d.Lgs. 28/2010 ha previsto che, su richiesta degli interessati, l’accordo raggiunto nella procedura di mediazione possa essere omologato preso il Tribunale ove ha sede l’Organismo e diventare titolo esecutivo. In altri termini, in caso di mancato rispetto dell’accordo si può chiedere che sia data immediata esecuzione allo stesso. 26. Si può chiedere la mediazione per qualunque questione, qualunque sia il valore contestato, la natura dell’operazione oppure il danno? Sì, a patto che si tratti di diritti disponibili, con esclusione per i diritti della personalità e in materia di famiglia, naturalmente sempre nel rispetto delle norme imperative e di ordine pubblico. Pavimenti e Superfici Continue - N°14 27. Quanto costa in genere una mediazione? Una mediazione ha costi contenuti e si conclude in breve tempo. I prezzi sono rapportati al valore della controversia. 28. In caso di mancato accordo è comunque sempre possibile rivolgersi al giudice o ad un arbitro? Sì, se al termine della mediazione non si è raggiunto un accordo, si può chiedere l’intervento di un arbitro oppure andare dal giudice. 29. Quali sono i vantaggi fiscali della Mediazione? Tutti gli atti, documenti e provvedimenti relativi al procedimento di mediazione sono esenti dall’imposta di bollo e da ogni spesa, tassa o diritto di qualsiasi specie e natura. Il verbale di conciliazione è esente dall’imposta di registro entro il limite di valore di 50.000 euro, altrimenti l’imposta è dovuta per la parte eccedente. Inoltre alle parti che corrispondono l’indennità agli Organismi di mediazione, abilitati a svolgere il procedimento di mediazione è riconosciuto, in caso di successo della mediazione, un credito d’imposta commisurato all’indennità stessa, fino a concorrenza di euro cinquecento. In caso di insuccesso della mediazione, il credito d’imposta è ridotto della metà. 30. Quindi per tirare le somme, quali sono i principali vantaggi della mediazione/conciliazione rispetto al procedimento avanti al Giudice? •È una procedura essenzialmente informale che non richiede la difesa tecnica (ma non esclude la presenza dei legali e/o consulenti di fiducia). •È una procedura riservata. Nulla di ciò che viene riferito al Conciliatore durante le udienze potrà essere rivelato. •Ha un costo molto contenuto. •Soprattutto, è una soluzione concordata, non combattuta (win\ win), senza vincitori né vinti. •Non interrompe rapporti - anzi può risanare o allargare rapporti “complicati” consentendo alle imprese di migliorare le condizioni del proprio business. . CONPAVIPER ha siglato un protocollo per gli associati in merito alla conciliazione di cui riportiamo un estratto. Protocollo d’Intesa Oggi, addì ______________ in ______, con la presente scrittura privata redatta in duplice copia da valere e tenere ad ogni effetto di legge: tra la società Prontiaconciliare S.r.l. con sede legale in Roma alla Via Ludovico di Savoia 2/B, C.F. 02835650546, in persona del Legale Rappresentante Sig. Mauro Corazzi, qui di seguito più brevemente “Organismo di Mediazione” e il CONPAVIPER, con sede legale in Roma – Viale Etiopia n. 16 – C.F. 03879530966, in persona del Segretario Nazionale quale legale Rappresentante pro tempore – Sig. Dario Bellometti, qui di seguito più brevemente “CONVENZIONATO” Premesso a) che la società Prontiaconciliare S.r.l. si occupa di ogni servizio riguardante il ricorso alla negoziazione, alla mediazione, alla conciliazione, all’arbitrato ed a tutte le tecniche e procedure di prevenzione e risoluzione stragiudiziale delle controversie di qualsiasi natura e/o tipo insorte tra le persone fisiche e/o giuridiche avente domicilio o sede sociale in Italia o all’estero come meglio esplicitata nel documento denominato “Regolamento Prontiaconciliare” all.1); b) che l’Organismo di Mediazione è stato accreditato al Ministero della Giustizia con P.D.G. del 27.10.2010 iscritto al n. 136 del Registro Organismi di Mediazione per la gestione delle procedure di mediazione ai sensi del D. Lgs 28/2010; c) che l’Organismo di Mediazione dispone di un proprio organico di mediatori civili accreditati al Ministero della Giustizia; d) che l’Organismo di Mediazione dispone di 96 (novantasei) strutture logistiche idonee alla gestione delle procedure descritte al punto a) ed accreditate presso il Ministero della Giustizia; e) che è interesse del Convenzionato sottoscrivere un accordo con l’Organismo di Mediazione finalizzato all’orientamento dei propri associati alla fruizione dei servizi offerti e descritti al punto a) delle premesse dall’Organismo di Mediazione; f) che è volontà delle parti limitare il rapporto a quanto qui contrattualmente convenuto escludendo pertanto ogni ingerenza nella reciproca gestione aziendale la cui responsabilità rimarrà di piena ed esclusiva competenza delle Parti; g) che è esplicitamente previsto e deciso tra le parti che la natura giuridica del rapporto scaturito dal presente contratto non è di società, né di associazione, né di lavoro, né di agenzia: per cui le eventuali lacune d’interpretazione non potranno colmarsi, per analogia, ad alcuno dei rapporti come sopra esclusi. Tutto ciò premesso Si stipula e conviene ART. 1 Premesse Le premesse e gli allegati formano parte integrante e sostanziale della presente convenzione. Le clausole del presente accordo dovranno essere interpretate secondo gli intendimenti delle parti quali da dette premesse desumibili. ART. 2 Oggetto dell’accordo Il presente accordo ha per oggetto l’impegno assunto dal Convenzionato di evidenziare ai propri clienti i servizi offerti dall’Organismo di Mediazione ed orientare coloro che ne fanno richiesta all’utilizzo dei servizi offerti, gestiti ed erogati dall’Organismo di Mediazione, tra i quali il servizio di procedura di mediazione ai sensi del D.lgs 28/2010. A sua volta, l’Organismo di Mediazione assume l’impegno, previo ricevimento formale della domanda di avvio della procedura di mediazione, di erogare i servizi richiesti tramite il proprio organico, e nelle proprie strutture logistiche e con le riduzioni tariffarie di cui al seguente art. 5. Pavimenti e Superfici Continue - N°14 51 ART. 3 Obblighi del Convenzionato Il Convenzionato assume l’obbligo di evidenziare ai propri associati la possibilità di dirimere le controversie stragiudizialmente ricorrendo alla procedura della mediazione ex D.Lgs 28/2010 ed orientare i clienti ad avvalersi dei servizi finalizzati alla mediazione e conciliazione delle controversie stragiudiziali erogati dall’Organismo di Mediazione. Il Convenzionato si impegna a mettere a disposizione dell’associato interessato il modulo denominato “Istanza di mediazione stragiudiziale” ed a fornire tutte le informazioni necessarie relativamente ai costi ed alle modalità della procedura. Tale istanza, compilata in ogni parte ed inoltrata all’Organismo di Mediazione, determinerà l’avvio formale della procedura di mediazione ai sensi del “Regolamento di Prontiaconciliare” depositato al Ministero della Giustizia. Il Convenzionato non avrà alcun potere di agire in nome e per conto dell’Organismo di Mediazione. ART. 4 Obblighi dell’Organismo di Mediazione L’Organismo di Mediazione si impegna a mettere a disposizione del Convenzionato, ai fini della realizzazione del presente accordo, il materiale informativo e la modulistica necessaria alla presentazione della domanda di mediazione, che, in esecuzione del presente accordo, il Convenzionato utilizzerà e sottoporrà all’attenzione dei potenziali clienti. L’Organismo di Mediazione fornirà al Convenzionato istruzioni chiare e dettagliate, assicurando che tutte le informazioni ed i dati relativi ai suoi prodotti e/o servizi sono assicurati, veritieri e in nessun caso ingannevoli. ART. 5 Corrispettivi e fatturazione L’Organismo di Mediazione si impegna a riconoscere agli iscritti del Convenzionato una riduzione dell’importo della tariffa per una percentuale pari al 5% sull’ammontare del costo della procedura di mediazione obbligatoria, (ad esclusione delle ipotesi in cui si applichi la tariffa ridotta per mancata adesione della parte chiamata) e pari al 20% sull’ammontare del costo della procedura di mediazione facoltativa attivate da associati segnalati dal Convenzionato, al netto del compenso dovuto al Mediatore da calcolarsi a cadenza trimestrale, previa fatturazione. Il costo della procedura di Mediazione è determinato in base alla Tabella delle Indennità depositata al Ministero della Giustizia unitamente al Regolamento di Prontiaconciliare S.r.l. I corrispettivi dovuti saranno assoggettati ad IVA ed a ritenuta come per legge. ART. 6 Durata e recesso La presente convenzione avrà durata di mesi 12 mesi a far data dalla sottoscrizione e si intenderà tacitamente rinnovata di ugual periodo e così di seguito, salvo recesso, comunicabile per qualsiasi motivo ed in qualsiasi momento da una delle parti, a mezzo raccomandata A.R. 3(tre) mesi prima. ART. 7 Modifiche ed integrazioni Le parti convengono che ogni e qualsiasi eventuale sostituzione e/o modifica e/o integrazione delle presenti condizioni contrattuali dovrà avvenire esclusivamente in forma scritta e sottoscritta da ambedue le parti a pena di inefficacia. ART. 8 Clausola risolutiva espressa L’Organismo di Mediazione ha diritto di risolvere il presente accordo, con ogni conseguenza di legge, qualora il Convenzionato: a) sia protestato, sottoposto a procedure esecutive o concordatarie ovvero a procedimenti penali per reati contro il patrimonio e violi leggi e disposizioni normative in materia di immigrazione; b) non adempia esattamente agli obblighi previsti dal presente protocollo d’intesa; c) compia atti di concorrenza sleale ed utilizzo improprio e non autorizzato del marchio Prontiaconciliare; In particolare, il contratto non è cedibile ad alcun titolo ad altro soggetto e si intenderà risolto di diritto ai sensi dell’art. 1456 c.c., nel caso in cui il convenzionato o l’Organismo di mediazione violino la clausola di cui all’art. 9. Le parti si impegnano reciprocamente a non divulgare ed a non consentire la divulgazione e, comunque, a non utilizzare e a non consentire l’utilizzo, di ogni informazione riservata della quale dovesse venire a conoscenza a causa e nel corso del presente contratto. Pavimenti e Superfici Continue - N°14 52 Art. 9 Esclusiva e riservatezza Il Convenzionato, per tutta la durata del presente accordo, si impegna all’esclusiva a favore dell’Organismo di Mediazione obbligandosi pertanto a non sottoscrivere accordi della stessa natura con società che svolgono attività di concorrenza con l’Organismo di Mediazione, come descritto in premessa. Resta inteso, infine, che in nessun caso il Convenzionato potrà spendere il nome dell’Organismo di Mediazione ed utilizzare il marchio Prontiaconciliare®, né l’Organismo di mediazione potrà spendere il nome del Convenzionato o utilizzarne i segni distintivi, al di fuori di quanto pattuito nel presente contratto né indipendentemente dal controllo dell’altra parte. Le parti si impegnano a mantenere confidenziali e a non rivelare a terzi i dati e le informazioni, anche commerciali e tecniche, non già rese pubbliche dalla parte che ne dispone, di cui sono venute a conoscenza durante e in ragione del presente incarico. Art. 10 Divieto di cessione Resta espressamente convenuto che il presente contratto, non potrà essere oggetto di cessione o di delegazione sotto qualsiasi forma da entrambe le parti. Art.11 Utilizzo del marchio Le parti stabiliscono che il marchio Prontiaconciliare® di proprietà dell’Organismo di Mediazione, impiegato solo e/o associato a uno o più altri nomi, è e rimarrà di proprietà esclusiva dell’Organismo di Mediazione, che concede al Convenzionato il diritto di utilizzarlo, unitamente e/o disgiuntamente al marchio e al logotipo, nelle pubblicazioni e nella pubblicità che saranno necessarie per il raggiungimento dei fini di cui alla presente scrittura. A tal fine ogni promozione che il Convenzionato intende pubblicare ai fini della pubblicità del presente protocollo d’intesa dovrà essere sottoposta alla preventiva verifica, vaglio ed approvazione dell’Organismo di Mediazione. Alla scadenza del presente contratto o in caso di risoluzione anticipata per qualsiasi ragione, il Convenzionato non avrà più alcun diritto di utilizzare i predetti nomi, marchio o logotipi di proprietà dell’Organismo di Mediazione. Quanto ai paragrafi precedenti di questo articolo vale in esatta reciprocità per l’Organismo di mediazione nei confronti del Convenzionato. Art.12 Privacy Le parti si danno atto che il trattamento di dati personali, così come definito dalla legge, avverrà in conformità alle disposizioni di legge in materia ed alle relative integrazioni e modifiche. Letto confermato e sottoscritto. Roma Lì___________________ Pavimenti e Superfici Continue - N°14 54 il punto per l’imprenditore dalla redazione iMreaDY CLoUD: che cosa significa? Negli ultimi mesi una delle parole più pronunciate in ambito informatico è stata “cloud”, che letteralmente significa “nuvola”. Come forse già sappiamo, la nuvola ha da sempre rappresentato graficamente “Internet”. Non conosciamo chi e quando ha voluto per primo esprimere con la nuvola questa nuova entità verso la quale i sistemi, dapprima con semplici browser, iniziavano a connettersi; è però certo che l’intuizione ha avuto successo. La nuvola, il cloud, e la rete Internet sono quindi strettamente collegate. La Rete, nata nel lontano 1969 con il nome di Arpanet, si è evoluta nel tempo fino al 1991, anno in cui con la definizione del protocollo http e la nascita del World Wide Web (WWW) prende il nome di Internet. L’intento è quello di connettere tra loro più computer con lo scopo di condividere informazioni, documenti, risorse ecc. Ognuno ha la possibilità di connettersi a sistemi, ser ver, pubblicare pagine e siti web e rendere disponibili ad altri le proprie conoscenze. La necessità di condivisione diventa la spinta per la creazione della rete. Il cloud è una evoluzione della Rete. La tecnologia cloud consente di utilizzare qualsiasi tipo di documento senza aver bisogno di chiavette Usb, hard disk e archivi digitali. Anziché sul computer, i software vengono installati direttamente sulla rete, in una sorta di «nuvola». I dati che fino ad oggi venivano salvati sui pc saranno decentrati su vari server: giganteschi archivi digitali a cui l’utente può accedere grazie al browser e alle applicazioni. In concreto: invece di archiviare i nostri documenti sul computer di casa, li depositeremo su Internet e potremo consultarli con diversi dispositivi. Rinunciando a chiavette Usb e dispositivi mobili si risparmia spazio e si viaggia leggeri. Ma soprattutto, con la tecnologia cloud si possono creare degli archivi raggiungibili in qualunque momento. Dai documenti aziendali fino alle foto personali: tutto è a por tata di smar tphone., di Ipad e tablet e ovviamente di Computer. Il rischio più grosso è che, in caso di blackout o di incidenti ai server, i servizi siano impossibili da raggiungere. Non uno scenario apocalittico: ad aprile una scintilla nel quar tier generale di Aruba, ad Arezzo, ha mandato in tilt migliaia di siti web e pochi giorni più tardi Pavimenti e Superfici Continue - N°14 un attacco hacker contro la Sony ha messo in pericolo i dati personali (dal codice della car ta di credito alle coordinate bancarie) di milioni di clienti. Per i sostenitori del software libero, capeggiati dall’attivista americano Richard Stallman, i problemi sarebbero invece legati alla privacy e alla censura: il potere - è la tesi di Stallmann - rischia di essere concentrato nelle mani di pochissimi grandi gruppi, in grado bloccare il ciberspazio per le voci scomode. Comunque, al di là di questi scenari catastrofici, un breve filmato all’indirizzo qui richiamato è in grado di spiegare in forma semplice di cosa si tratti: www.informationsociety.it/ictlaw/cloud Capiamone di più Possiamo definire con il termine Cloud Computing un insieme di risorse hardware e software che forniscono servizi su richiesta attraverso la rete Internet. Sebbene simile, non deve essere confuso con quest’ultima, in quanto il Cloud Computing è sostanzialmente un servizio fornito da un gestore di terze parti con la formula on demand. Sostanzialmente l’utente paga soltanto per quello che consuma, in termini di banda, di risorse, tempo di utilizzo, numero di transazioni ecc. Questo modello permette di creare soluzioni scalabili, performanti e affidabili anche con un basso investimento iniziale, senza cioè dover acquistare per lo star tup l’hardware necessario e i ser vizi connessi, come il consumo di elettricità, la disponibilità di una connessione veloce e permanente a Internet, un IP fisso per rendere raggiungibili i propri server. Caratteristica fondamentale e imprescindibile del Cloud Computing è quella di fornire una infrastruttura di servizi assolutamente affidabile e scalabile. È infatti possibile, a seconda delle necessità, aumentare o diminuire i nodi in uso, oppure cambiare le caratteristiche dei server potenziando CPU e memoria. Tutto questo è possibile perché l’infrastruttura è basata su un sistema di virtualizzazione delle risorse. La piattaforma viene eseguita su macchine virtuali opportunamente dimensionate e in grado di fornire i ser vizi richiesti. Ogni volta che viene richiesto di scalare utilizzando un nuovo nodo, la piattaforma si preoccupa di replicare l’applicazione sul nuovo nodo e renderlo quindi disponibile. Ma non tutto è o può essere Cloud Computing. Attualmente esiste la possibilità di sviluppare per il cloud, ma esistono ancora tante soluzioni già in produzione negli ambienti tradizionali. Spesso le due tipologie di soluzioni, che in realtà differiscono per la piattaforma di distribuzione, devono integrarsi e comunicare tra loro. Per distinguere, vengono utilizzate due diverse terminologie. Un’applicazione distribuita secondo il modello tradizionale, su server di proprietà o su computer locali per esempio, viene definita on-premise. Una soluzione distribuita invece secondo le indicazioni del Cloud Computing viene semplicemente definita come in the cloud, o semplicemente cloud. È bene focalizzare le due definizioni perché, sono le modalità più diffuse per indicare le differenti modalità di deployment delle applicazioni. Cloud e Piccole imprese Ma al di là della possibilità di archiviare dei data base in un luogo più sicuro, per una impresa, che lavora nel settore delle costruzioni, a cosa può servire la tecnologia Cloud? La risposta sul prossimo numero. . 55 Il Cloud Computing può essere suddiviso in tre grandi categorie, dipendentemente dallo scopo per cui viene creato. Abbiamo quindi: • Infrastructure as a Service (Iaas), dove l’infrastruttura hardware, la rete, lo storage vengono resi disponibili come servizi; • PlatformasaService (PaaS), dove è la piattaforma applicativa, il Sistema Operativo, a essere fruibile come servizio con la possibilità di sviluppare soluzioni software; • Software as a Service (SaaS), dove l’applicazione diventa un servizio fruibile su richiesta. Immaginate Google Documents come un’applicazione, simile a Microsoft Office, che però viene resa pubblicamente accessibile come servizio sul Web. Alcune piattaforme supportano contemporaneamente anche più di una delle tipologie elencate. Infrastructure as a Service La differenza tra le diverse tipologie di Cloud Computing appare sottile, ma sostanziale. L’Infrastructure as a Service (IaaS) è una tipologia di Cloud Computing basato sul consumo, come servizio, di risorse hardware. Server virtuali, potenza di calcolo, storage, reti vengono messi a disposizione per essere utilizzati senza necessariamente dover affrontare costi di acquisto di tale hardware. Il concetto è simile al noleggio, ma con l’importante differenza della manutenzione. Chi utilizza l’infrastruttura cloud non si deve preoccupare di fare manutenzione, rinnovare l’hardware o sostituire un hard disk; deve semplicemente utilizzare un servizio scalabile e affidabile senza preoccuparsi dei meccanismi di gestione interna. Platform as a Service Il Platform as a Service (PaaS) rappresenta una tipologia di servizio fornito del tutto differente, anche se per molti versi simile all’IaaS. A essere fornito come servizio, questa volta, non c’è solo l’hardware, ma anche la piattaforma che astrae l’hardware stesso e permette di usufruire di un set di funzionalità che consentono di ottenere load balancing, storage, reti, Virtual Machine, deployment. Il vantaggio è quello di concentrarsi solo ed esclusivamente sullo sviluppo dell’applicazione, e non perdersi nell’analisi di problematiche legate all’ambiente in cui essa deve essere distribuita, ottenendo contestualmente dalla piattaforma la scalabilità e l’affidabilità necessaria. Come per l’IaaS, non dobbiamo preoccuparci di aggiornare il sistema operativo: viene tutto gestito dinamicamente e in modo del tutto automatico dalla piattaforma. Se in determinati periodi abbiamo carichi di picco, per esempio durante il periodo natalizio un negozio online può essere soggetto a un carico di richieste decisamente più alto, la piattaforma è in grado di adeguare la propria struttura per rispondere alle mutate esigenze, anche se temporanee. Diversamente da quanto viene fatto nelle soluzioni tradizionali, dove tutta l’infrastruttura hardware e software deve essere progettata per essere scalabile e affidabile, così da evitare problemi e interruzioni del servizio che causano ripercussioni sul business. Un’infrastruttura di Cloud Computing, invece, è progettata partendo dal presupposto che i problemi ci possono essere. È quindi in grado di risolverli autonomamente, per quanto possibile, attraverso meccanismi in grado di non bloccare il normale flusso applicativo, come la replica delle macchine virtuali. Software as a Service Mentre l’IaaS fornisce l’infrastruttura e il PaaS la piattaforma, il Software as a Service (SaaS) rappresenta una completa soluzione software sottoforma di servizio. Un esempio di SaaS è la piattaforma Google Documents: un insieme di applicazioni per l’ufficio, gestione di documenti, fogli di calcolo, disegno, presentazioni, interamente disponibile online e accessibili da chiunque ne è abilitato. Recentemente anche Microsoft ha rilasciato la versione di Office per il cloud chiamata Office365. In questo modo Word, Excel, PowerPoint, SharePoint, Lync ed Exchange diventano applicazioni interamente accessibili tramite Web. Pavimenti e Superfici Continue - N°14 56 l’esperto risponde L’esperto risponde è la rubrica di PSC a servizio di tutti gli operatori del settore delle pavimentazioni. in questo spazio, l’ing. Ciro Scialò (settore resine) e l’ing. Gian Luigi Pirovano (settore calcestruzzo) forniscono, a nome dell’associazione, le risposte a dubbi e alle domande riguardanti temi e problematiche di interesse generale. La rubrica è un canale di informazione e divulgazione delle conoscenze tecniche. in questo numero pubblichiamo due dei quesiti pervenuti alla segreteria CoNPaviPer. “Mi ritrovo a dover valutare la riduzione di durabilità (con particolare riferimento a resistenza ad abrasione ed agli urti) di un pavimento in calcestruzzo destinato a parcheggio autovetture, sul quale era prevista una finitura superficiale con uno spolvero indurente a quarzo della ediltecnica, in ragione di 3/4 kg per m2. La ditta esecutrice ha completamente disatteso il capitolato e le istruzioni del D.L. provvedendo ad effettuare la frattazzatura meccanica del solo calcestruzzo (rcK 350). Nella eventualità di rigettare integralmente l’opera il D.L. ha prontamente informato il committente (condominio) il quale in assemblea ha deciso di tenere comunque l’opera, apportando un deprezzamento proporzionale - tra le altre cose - alla riduzione di durabilità dell’opera.” Richiesta di Socio CONPAVIPER Risponde: Gian Luigi Pirovano, esperto CONPAVIPER La presenza o meno di uno strato di spolvero indurente superficiale non caratterizza la resistenza all’abrasione ed agli urti di una pavimentazione. Si possono eseguire pavimentazioni con alta resistenza a tali sollecitazioni anche utilizzando solo calcestruzzo. Dalla generica descrizione sembra si tratti di una pavimentazione industriale posta all’esterno che verrà trafficata da automezzi tradizionali, auto, moto, mezzi comunque con pneumatici. La sollecitazione all’abrasione ed agli urti di tali mezzi risulta essere generalmente limitata, pertanto anche un buon calcestruzzo potrà sopportare tali sollecitazioni. Diverso problema invece rispetto alla resistenza al gelo ed ai prodotti inquinanti della pavimentazione posata. Il calcestruzzo di tipo Rck 35 utilizzato presenta caratteristiche meccaniche buone ma non possiede una specifica resistenza al gelo ed ai sali antigelo, oppure ai prodotti inquinanti in genere, piogge acide, ecc., (lo stesso spolvero superficiale non garantisce tale resistenza agli agenti atmosferici) e pertanto sarebbe opportuno provvedere ad una protezione superficiale. Concludendo, si tratta di vedere se il calcestruzzo Rck 35 utilizzato per l’esecuzione della pavimentazione risulta essere di buona qualità, se è stato ordinato e posato con una consistenza corretta, e soprattutto Pavimenti e Superfici Continue - N°14 se risulta essere omogeneo in tutta la sua superficie. In secondo luogo si tratta di vedere se è stato correttamente stagionato nei primi periodi di maturazione. Per ultimo consiglio di verificare se le pendenza siano state eseguite correttamente e quindi il deflusso dell’acqua verso le caditoie risulta essere adeguato. In tale situazione generale, un semplice trattamento superficiale che limiti od impedisca la penetrazione dell’acqua ( e degli inquinanti in essa disciolti) nei pori capillari del calcestruzzo, meglio se con effetto consolidante, permetterà di ottenere una pavimentazione finale di buon livello e durevole. . “Spett.le CoNPaviPer con la presente siamo a chiederLe una relazione relativa alla deliminazione che è venuta a crearsi su un pavimento da noi realizzato di cui vi inviamo alcune foto in allegato. Come potrete notare si è verificato il problema della delaminazione a causa dell’intrappolamento dell’aria. rimaniamo in attesa di un vs. riscontro. Cordiali saluti”. Lettera firmata 57 Richiesta di Lettore Risponde: Gian Luigi Pirovano, esperto CONPAVIPER Le cause che producono il fenomeno della delaminazione nelle pavimentazioni industriali in calcestruzzo sono molteplici e il loro accertamento può essere effettuato esclusivamente mediante indagini negli strati interessati dal problema con l’ausilio di opportune strumentazioni ( microscopio ottico, ecc.) Dalle foto inviate non è quindi possibile accertare la causa del fenomeno riscontrato. L’affermazione del nostro associato che la causa sia determinata dall’intrappolamento dell’aria può essere quindi possibile ma, in assenza di accertamenti precisi, non può che rimane, al momento, solo una ipotesi. Certamente il tipo di distacco che si può rilevare dalle foto sembra evidenziare una delaminazione di tipo coesivo all’interno del calcestruzzo, indicativamente a circa 10 mm dall’estradosso della pavimentazione. Tale fenomenologia di distacco si associa in moltissimi casi a eccessivo inglobamento d’aria negli strati superiori del calcestruzzo, lasciando sotto la pelle della pavimentazione finita uno strato laminare, più o meno consistente, caratterizzato da resistenze meccaniche scadenti ( in alcuni casi nulle). Nel merito dello specifico problema sottopostoci sarebbe necessario avere maggiori informazioni sui materiali utilizzati, sulla composizione del calcestruzzo (inerti, additivi, cemento, ecc.) sulle condizioni generali del lavoro, le condizioni ambientali , le modalità applicative, ecc. Anche la presenza di ulteriori aggiunte che modificano la reologia del calcestruzzo possono aumentare il rischio di delaminazione. Consigliamo quindi di recuperare tutte le informazioni possibili, come sopra specificato, e sottoporre il campione a prove di laboratorio. A tal proposito sconsiglio di effettuare delle prove sui pezzetti dei campioncini dalaminati ripor tati nelle foto, ma di eseguire dei carotaggi a tutto spessore. . “Buongiorno, sono stata nominata C.t.U. in una causa che ha per oggetto il manifestarsi del fenomeno di pop-out dopo che è stato effettuato un trattamento “antipolvere traspirante leggere di colore paglierino trasparente chiaro”. Faccio presente che tale trattamento è stato effettuato dopo circa 18 mesi dalla data in cui era terminato il getto della pavimentazione, getto tra l’altro fornito da altra ditta. Durante questo periodo il pavimento era venuto a contatto con acqua dovuta ad infiltrazioni esterne, ed umidità, ma che solo dopo l’applicazione della resina epossidica al fine di eliminare la polvere si è manifestato il fenomeno del pop-out. Leggendo i vari articoli ed il codice di buona pratica per i rivestimenti in resina di pavimenti resi disponibili nel vostro sito, ho comunque ancora qualche dubbio e vi chiede gentilmente se mi potete aiutare a risolverli: Pavimenti e Superfici Continue - N°14 58 1. È vero che qualunque sia il tipo di trattamento da applicare su un supporto in calcestruzzo, non avendo, il pavimentista, la certezza della buona qualità e assenza di inerti nel calcestruzzo, dovrebbe sempre verificare la presenza o meno di umidità/acqua di tale supporto e la compatibilità del prodotto? 2. Può una resina epossidica essere anche impermeabile? 3. Se la resina epossidica all’acqua non è impermeabile, come mai in alcune schede (vedi sikafloor 600-acqua) tra i vantaggi risulta il miglioramento all’impermeabilità? 4. Il pavimentista ha o no responsabilità del suo operato qualora sia intervenuto su un supporto senza prima aver verificato l’idoneità al tipo di trattamento che gli ha applicato? 5. È vero che per gli impregnanti del tipo resine epossidiche ad acqua escludono a priori la verifica del supporto? Lettera Firmata Richiesta di Lettore Risponde: Gian Luigi Pirovano, esperto CONPAVIPER Trasmetto una risposta sintetica ai quesiti sottoposti: 1. il fenomeno di pop out è causato da una reattività degli aggregati presenti nel calcestruzzo. Viene accelerato o innescato dalla presenza di umidità, quindi l’umidità è il veicolo, non la causa. Il posatore di resina deve verificare la presenza di umidità ma al solo fine di avere una corretta aderenza del rivestimento al supporto, su questo deve eseguire le necessarie verifiche. Non è tenuto alla verifica delle potenziali reattività degli aggregati. Tale caratteristica deve essere verificata dal preconfezionatore, non certo dall’applicatore del sistema resinoso… La potenziale reattività alcali-aggregati è infatti una caratteristica intrinseca al calcestruzzo, il produttore deve esserne a conoscenza, in quanto dipende dagli iner ti utilizzati e dalla quantità di alcali presenti nel cemento. Il preconfezionatore deve quindi conoscere il pericolo eventuale e prendere i necessari accorgimenti in fase di scelta dei materiali e del mix design del calcestruzzo. In tal caso ha, a mio avviso, l’obbligo di avvisare il committente dei potenziali pericoli latenti che ci potrebbero essere nel caso di eventuali rivestimenti o altre situazioni di contorno che potrebbero far emergere questo difetto (ipotizziamo anche solo lavaggi frequenti del pavimento durante il suo utilizzo). Il progetto della pavimentazione ne dovrebbe conseguentemente tener conto, adottando ( se accettato il materiale così fornito) tutti gli accorgimenti del caso, tra i quali, ad esempio, una adeguata barriera a vapore tra pavimento e massicciata, giunti adeguati, ecc.. 2. una resina epossidica può essere contemporaneamente permeabile e Pavimenti e Superfici Continue - N°14 impermeabile. È impermeabile all’acqua ma contemporaneamente permeabile al vapore, che sempre acqua è, ma in forma così microscopica che riesce a passare dal reticolo resinoso, laddove invece l’acqua (liquida) che ha una dimensione “più grossa” non passa. 3. vedi sopra, il termine utilizzato è relativo all’acqua, fisicamente presente allo stato liquido. 4. vedi risposta 1. 5. può essere vero per quanto riguarda l’applicazione in presenza di supporti umidi, ma la verifica del supporto è sempre un obbligo del posatore, almeno per quanto riguarda la coesione dello stesso nella zona di aderenza e la pulizia sua pulizia, eventuale presenza di polvere, olii, sali, inquinanti di varia natura , in sostanza delle caratteristiche qualitative della “pelle” dove il trattamento resinoso dovrà dare la massima aderenza possibile. . 60 convegni Saie thomas Gessaroli redazione iMreaDY Convegno CoNPaviPer Sottofondi e pavimentazioni: la valutazione del sottofondo, la risoluzione delle problematiche di tipo prestazionale e di risalita di acqua e le indicazioni per una corretta progettazione della piastra Il convegno dal titolo “SOTTOFONDI E PAVIMENTAZIONI: la valutazione del sottofondo, la risoluzione delle problematiche di tipo prestazionale e di risalita di acqua e le indicazioni per una corretta progettazione della piastra”, tenutosi a Bologna lo scorso 6 ottobre, si è svolto all’interno del Salone Internazionale dell’Edilizia. L’importante evento organizzato da CONPAVIPER, dopo i tradizionali saluti, si è aperto con la presentazione dell’Ing. Gian Luigi Pirovano coordinatore e primo relatore del convegno. La sua relazione è stata interamente dedicata su “come dovrebbe essere prescritto un pavimento dal committente ovvero dal progettista”. Il problema è stato analizzato sotto il punto di vista delle competenze, dove è stata messa in evidenza l’importanza della comunicazione tra progettista e committente, i quali devono individuare le reali necessità, le prospettive future e le evoluzioni tecnologiche di settore, ma non sempre sono in grado di farlo da soli e necessitano di un esperto. Citando le testuali parole dell’Ing. Pirovano: “l’importanza sta nell’individuare a priori quali siano le esigenze specifiche di una pavimentazione rispetto ai problemi di durabilità e alle specifiche condizioni operative o climatiche”. Pavimenti e Superfici Continue - N°14 Il convegno è proseguito con l’intervento del Prof. Claudio Mazzotti, il quale ha parlato della progettazione della piastra in calcestruzzo. La considerazione fatta è che questa, essendo for temente sollecitata, deve essere oggetto di progettazione, sia per garantire sicurezza nel confronto del collasso, sia per garantirgli il buon funzionamento per un gran numero di anni.” Il problema, come ha sottolineato da Mazzotti “sta nel fatto che la progettazione debba seguire delle norme di riferimento, le quali non essendo obbligatorie, sono a discrezione, ma comunque fortemente consigliate Ing. Gian Luigi Pirovano nelle pavimentazioni moderne per ga- re che “al fine di ottenere un sottofonrantire le caratteristiche richieste”. do con caratteristiche meccaniche tali da A questo punto è intervenuto il Prof. non creare problemi alla pavimentazione Claudio Comastri che entrato nell’ar- occorre calibrare bene le prove inziali gomento sottofondo. Comastri ha evi- con quelle di collaudo in modo da gadenziato l’importanza di una corretta rantire che il costipamento sia ottimale valutazione di ogni requisito al momen- evitando cedimenti indesiderati”. to della progettazione, anche perchè Al termine dell’intervento ha preso la molto spesso, in mancanza di un parola il Dott. Marco Francini della progetto e di controlli, vengono ese- Commissione Tecnologica ATECAP, il guite lavorazioni che puntano unica- quale ha trattato della “scelta del calmente alla riduzione dei costi senza cestruzzo e delle possibili soluzioni a considerare la qualità. Quindi, come disposizione del progettista”. Focalizzato detto da Comastri “tocca a noi del sulla scelta del materiale, l’intervento di settore, in una situazione così critica, di- Francini ha messo in luce la necessità fendere il nostro mestiere, perché questo di dare un taglio drastico al passato, è molto importante per la collettività, più essendo stato il passato molto povero che per noi”. A seguire è intervenuto di attenzioni. Nel suo discorso il relaper parlare delle prove sui sottofondi tore ha definito che il materiale da Caldic Imready pied 2 3-11-2011 15:26 Pagina 4 il Dott. Dario Grundler, facendo nota- impiegare è legato alle caratteristiche C M Y CM MY della piastra, ma spesso queste sono molteplici e non banali per cui bisogna innanzitutto analizzare rischi e aspettative, definire le priorità tecniche, decidere i requisiti prestazionali e a quel punto i requisiti che non vengono rispettati perché troppo in contrasto con quelli più importanti potrebbero portare a variazioni operative e logistiche. È quindi intervenuto con una seconda reazione del Prof. Mazzotti, sempre incentrata sul tema della progettazione della piastra, ma “in maniera più articolata e sofisticata, dopo che conosciamo le condizioni al contorno ma soprattutto dopo che i precedenti interventi ci hanno garantito l’adeguata conoscenza e consapevolezza”. Il congresso si è concluso con un breve dibattito ed i saluti dei relatori. . CY CMY K CONTOPP DUREMIT HYDRO Massetti ad alte prestazioni con rinforzo in fibre [email protected] Colori compositi SOSTITUISCE la RETE d’ARMATURA Pavimenti e Superfici Continue - N°14 62 convegni MaDe thomas Gessaroli redazione iMreaDY Convegno CoNPaviPer Le Prescrizioni da considerare nella progettazione di pavimenti industriali speciali: per l’industria alimentare, chimica, meccanica e per la logistica Il convegno dal titolo “Le Prescrizioni da considerare nella progettazione di pavimenti industriali speciali: per l’industria alimentare, chimica, meccanica e per la logistica”, tenutosi al MADE expo “Milano Architettura Design Edilizia” il 6 ottobre 2011 ed organizzato dall’Associazione CONPAVIPER, si è aperto con i saluti da parte del presidente Dario Bellometti. Bellometti si è dichiarato molto onorato di rivestire questa importante carica in un periodo così critico, con importanti responsabilità quindi, e ha riferito come l’Associazione si stia muovendo in tutte le direzioni, trattando l’intero processo di realizzazione di una pavimentazione , par tendo dal calcestruzzo fino ad arrivare alle finiture, con due priorità: la qualificazione del lavoro e la moralizzazione del lavoratore. Quest’azione viene svolta in tutti e tre i settori che CONPAVIPER rappresenta: pavimenti industriali, rivestimenti resinosi e massetti di supporto. Sul fronte della qualificazione del lavoro, l’Ente si sta adoperando per definire le corrette regole tecniche per la realizzazione delle pavimentazioni continue. Inoltre, anche con la recente adozione di un severo codice di condotta, CONPAVIPER sta sostenendo una forte azione di moralizzazione del settore, per un mercato più corretto in cui fornitori e imprese collaborano in modo più pieno. Il convegno è poi proseguito con una serie di interventi suddivisi in cinque argomenti, dove il primo ha riguardato “Il punto sulla progettazione dei pavimenti: innovazione, ruoli e responsabilità” ed ha visto la presentazione dell’Ing. Ciro Scialò che ha cominciato prendendo in esame un pavimento nei suoi tre elementi essenziali che lo costituiscono: il supporto , la piastra in calcestruzzo, e la pavimentazione. Il relatore si è soffermato su un concetto che fino a pochi anni fa non era molto considerato, ovvero, che la pavimentazione è un elemento strutturale in quanto si fa carico di sollecitazioni di presso-flessione, le meno gradite ad un calcestruzzo, aumentando la possibilità di fessurazioni, le quali saranno poi forte motivo di contestazione e per questo ha illustrato l’importanza di conoscere prima la destinazione d’uso dei pavimenti e le condizioni di esercizio in modo Pavimenti e Superfici Continue - N°14 da poter scegliere la giusta tipologia di rivestimento. A questo punto il relatore ha voluto evidenziare la valenza progettuale che assumono i rilievi preliminari, relativi alla redazione di un progetto, ritenendo che una lettura più interpretativa della normativa, porta ad estendere le responsabilità anche ad altri ruoli interessati: progettista, applicatore, fornitore prodotti, lo stesso committente. Al termine dell’intervento ha preso la parola l’Ing. Enrico Corio il quale parlato dei “Criteri per una corretta scelta del calcestruzzo per pavimenti”, il quale ripor ta subito come la relativa e apparente semplicità realizzativa induce spesso a sottovalutarne le criticità e gli aspetti legati alla progettazione ed esecuzione, ricordando che essendo i pavimenti delle strutture, come tali richiedono determinare requisiti. Requisiti che andranno garantiti da tutti gli attori che parteciperanno alla filiera produttiva, quindi come ha detto l’ingegnere “andiamo a cercare il responsabile, cercando di evitare i costi dovuti a eventuali problemi”. Anche Coiro è tornato sul concetto espresso dal Presidente, 63 affermando che “se vogliamo impostare un buon lavoro occorre un costante dialogo tra le parti responsabili, dove ognuno dovrà mettere a disposizione la propria capacità e conoscenza”. Su questo concetto la parola è passata all’Ing. Roberto Gottardo, il quale ci ha parlato del “rivestimento in resina: da un approccio descrittivo a quello prestazionale”. Con la sua relazione l’ingegnere ha cercato di far capire come tutti quelli che operano nel settore debbano fare un passo in avanti e smettere di usare un prodotto solo perché “così gli viene detto”. A tal fine in questi anni sono stati realizzati numerosi documenti da poter affiancare alle classiche normative, documenti che grazie a una forte attenzione a ogni aspetto tecnico, come il Codice di Buona Pratica Conpaviper, ci permettono di inquadrare meglio la nostra scelta. Gottardo ha concluso affermando come con la recente adozione della marcatura CE, obbligatoria nel settore delle resine, si sia generato nel settore “un notevole scossone”, permettendo una qualificazione del materiale da un lato, ma dall’altro purtroppo ulteriori costi. Costi che però possono essere riassorbiti se il mercato saprà esprimere una maggiore competitività e fare fuoriuscire quei soggetti che non si adeguano. Al termine ha preso la parola il P.I. Donato Dinoia, il quale ha approfondito il tema dei rivestimenti resinosi in ambienti chimicamente aggressivi. Dinoia è entrato nello specifico, evidenziando come la scelta della soluzione da adottare debba essere diversificata in relazione alla destinazione d’uso, e quindi delle specifi che aggressioni a cui il rivestimento dovrà resistere, senza mai tralasciare l’aspetto economico. Dinoia ha messo in risalto anche come questi rivestimenti spesso contribuiscano nel rafforzare e migliorare anche altre caratteristiche, oltre alla resistenza chimica. Ha infine concluso riportando che il mercato sia in grado di offrire numerose “novità tecniche”: per questo è necessario che si arrivi a un serio e preventivo progetto del rivestimento, che tenga conto delle esigenze e delle prestazioni richieste, in relazione alle caratteristiche e alla natura del supporto. In particolare nei casi in cui si lavori su una superficie già esistente. L’ultimo relatore del convegno è stato il P.I. Ambrogio Oriani, il quale ha parlato nello specifico del rivestimento da adottare per l’industria meccanica, elencando subito la necessità di identificare e definire i requisiti prestazionali, e della scelta dello spessore, in base alle sollecitazioni previste. Inoltre ha spiegato come in base ai requisiti richiesti viene fatta cadere la scelta dei sistemi più comunemente usati. Anche Oriani è tornato sul principio della visione olistica del rivestimento: non è sufficiente infatti considerare solo i requisiti meccanici, ma anche tutti quelli connessi alla vita in servizio del pavimento. Un Pavimento sarà ben realizzato se sarà facilmente pulibile, se consentirà di operare in ambienti più sicuri, di avere le resistenze chimiche connesse all’ambiente di lavoro, se migliorerà l’estetica e renderà quindi più piacevole operare nel suddetto luogo, e tutto con minori costi di manutenzione. Il convegno si è concluso con un breve dibattito ed i saluti dei relatori. . Sika. Pavimentazioni in resina per ogni esigenza. www.sika.it Pavimenti e Superfici Continue - N°14 quale in resi a que relazio capire nel se avanti dotto detto” stati re poter tive, d forte nico, c ca Co quadr Gotta come marca re de setto perme mater purtro però merca giore quei s 64 attualità Weber Saint-Gobain propone la sua soluzione per il ripristino di pavimentazioni industriali e per il flooring design Milano, 28 ottobre 2011 Weber Saint-Gobain, leader mondiale nella produzione di autolivellanti cementizi pompabili per pavimentazioni, lancia weber.floor, la nuova gamma di rivestimenti autolivellanti in grado di risolvere qualsiasi problematica inerente il ripristino di pavimentazioni industriali deteriorate e di rispondere ad ogni esigenza di flooring design. Weber Saint-Gobain, con 40 anni di esperienza e più di 250 milioni di metri quadri posati in tutta Europa, offre con l’innovativa gamma weber. floor la soluzione per tutte le esigenze di arredo hi-tec, indicata per qualsiasi settore, dal commerciale all’industriale, dal privato all’interior design. I prodotti sono formulati con cementi speciali, aggregati, leganti ed additivi speciali e sono antipolvere e a rapida essicazione. Grazie alle sue caratteristiche di resistenza all’usura, di versatilità e di qualità estetica, la gamma weber.floor, con la sua ampia scelta di colori, si adatta ad ogni tipo di richiesta o particolare design costruttivo. La gamma weber.floor si articola in: • Soluzioni complete per il ripristino di pavimentazione industriale Progettate e verificate specificatamente per il ripristino delle pavimentazioni industriali. Garantiscono ottima resistenza all’usura e perfetto livellamento e finitura di tutte le superfici. Le diverse soluzioni si adattano sia a pavimentazioni interne che esterne, da quelle con passaggio prevalentemente pedonale e non intensivo di muletti, a quelle per un utilizzo intensivo di mezzi pesanti e movimentazione merci, con trascinamenti elevati. •Soluzioni complete per il flooring design Le soluzioni flooring decorativo Weber sono state progettate e studiate per esigenze architettoniche e d’arredo di pavimentazioni in ambienti commerciali e privati. Offrono ottima resistenza all’usura, perfetto livellamento e finitura delle superfici, unite ad una qualità estetica di alto livello. . il progetto strutturale del Formedil considerato corrispondente alla formazione generale Costruzioni: le 16 ore mix riconosciute come prassi dall’accordo Stato regioni Calzoni: massima soddisfazione per il riconoscimento all’impegno profuso in questi anni Roma 12 gennaio 2012 - “Abbiamo appreso con grande soddisfazione che il progetto strutturale delle 16oremics, lanciato dal sistema bilaterale delle costruzioni, è stato inserito in una norma di legge”. A parlare è Massimo Calzoni, presidente del Formedil, l’Ente nazionale per l’addestramento professionale nell’edilizia. “Si tratta di un importante riconoscimento dell’impegno messo in campo in questi anni per promuovere la cultura della sicurezza e diminuire il rischio di incidenti nei cantieri.” Lo scorso 21 dicembre la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province Autonome di Trento e Bolzano ha approvato due importanti accordi tra il Ministro del Lavoro e delle politiche sociali, il Ministro della Salute e le Regioni. Si tratta degli accordi sui commi 2-3 dell’articolo 34, relativo ai corsi di formazione per lo svolgimento diretto da parte del datore di lavoro dei compiti di prevenzione e protezione rischi, e sul comma 2 dell’articolo 37, relativo alla formazione dei lavoratori. In particolare, nel testo dell’accordo sull’articolo 37, tra le condizioni particolari viene riconosciuto il lavoro portato avanti dal sistema bilaterale di settore attraverso il progetto strutturale 16oremics. “Per il comparto delle costruzioni - recita l’articolo di Legge - nell’ipotesi di primo ingresso nel settore, la formazione effettuata nell’ambito del progetto strutturale 16oremics, delineato da Formedil, Ente nazionale per la formazione e l’addestramento professionale dell’edilizia, è riconosciuta integralmente corrispondente alla Formazione Generale di cui al presente accordo”. “Con questo riconoscimento - aggiunge il Presidente del Formedil – siamo incentivati a proseguire nel processo di rafforzamento del sistema bilaterale della formazione che con le 16 ore sta dando un contributo innovativo in un momento quanto mai difficile per l’industria italiana delle costruzioni, dove crescono i timori per un maggiore ricorso al lavoro irregolare, con la conseguenza di un abbassamento qualitativo del costruire e un aumento dei rischi in termini di sicurezza sul lavoro. Il nostro sistema prosegue sulla strada della crescita e del rinnovamento dotandosi di nuovi strumenti volti a garantire sempre più un mercato del lavoro fatto di competenze e consapevolezza. L’integrazione tra 16 ore e Blen.it, come abbiamo chiamato il nostro progetto di borsa lavoro, costituisce il passo successivo su questa strada, dove ci auguriamo avremo come compagni di viaggio proprio le Regioni, in quanto uno dei principali interlocutori .” Pavimenti e Superfici Continue - N°14 65 attualità Una enorme crepa in piazza a Stoccolma: arte e pavimenti A Stoccolma, una crepa grande come una voragine profonda al centro di una piazza attira l’attenzione dei passanti. In realtà, il buco non esiste ed è impossibile sprofondare: si tratta infatti di un’illusione ottica, che consiste in un telo con l’immagine della pavimentazione “aperta” steso a terra. L’opera, realizzata dallo street ar tist Erik Johansson, si trova a Sergels torg, la piazza principale di Stoccolma. Attraversando la piazza e prestando un po’ di attenzione, ci si ritroverebbe a camminare nel mezzo del vuoto. Le reazioni dei passanti (turisti, ma anche e soprattutto cittadini) sono molto diverse: alcune persone nemmeno si accorgono del “vuoto simulato” sotto i loro piedi. Qualcuno si spaventa, altri si improvvisano equilibristi sul ciglio del burrone, dando vita a performance divertenti e spettacolari, riprese e immortalate dal terrazzo che si affaccia sopra la piazza. Il messaggio del giovane fotografo, che con le sue fotomanipolazioni ha stupito il mondo, è forse proprio questo: “Mind yous step!”, facciamo attenzione a dove mettiamo i piedi! Spesso siamo talmente assorti nei nostri pensieri e presi dalla frenetica routine quotidiana, da dimenticare che viviamo in un mondo fatto di particolari strabilianti, piccole cose che possono rendere speciale e originale anche le giornate che sembrano più noiose. . Pavimenti e Superfici Continue - N°14 66 attualità La certificazione volontaria di prodotto sostenibile – iCMq eCo La certificazione volontaria di prodotto sostenibile ha, principalmente, due finalità: •fornire garanzia mediante una parte terza indipendente in merito alle caratteristiche dei prodotti immessi sul mercato; • valorizzare le caratteristiche del prodotto che impattano sulla sostenibilità. Definire cosa si intenda per materiale da costruzione ambientalmente sostenibile non è semplice, se si vuole che la parola abbia un significato concreto e non sia una semplice affermazione generica e priva di riscontri. Per questo motivo ICMQ ha avviato una serie di gruppi di lavoro, specifici per ogni prodotto, mirati a definire quali siano le caratteristiche che rendono un prodotto sostenibile e a consentire ai produttori di darne evidenza attraverso il marchio ICMQ ECO. I vantaggi della certificazione La realizzazione di un edificio certificato in conformità a protocolli come LEED o ITACA comporta una serie di scelte da parte del costruttore, fra cui quella di utilizzare materiali da costruzione sostenibili. La certificazione ICMQ ECO consente al produttore di calcestruzzo di dimostrare in maniera oggettiva la presenza delle caratteristiche di sostenibilità richieste per lo specifico cantiere. Su questo tema i committenti (quindi le imprese che operano come general contractor) sono particolarmente sensibili in quanto, a loro volta, devono dimostrare al certificatore dell’edificio di avere utilizzato materiali conformi ai requisiti definiti dallo schema di sostenibilità. Si tratta quindi di un notevole vantaggio competitivo in quanto, in fase di trattativa commerciale, non si “vendono” caratteristiche potenziali di un prodotto, ma dati oggettivi certificati da un organismo di terza parte indipendente. La certificazione volontaria di prodotto, qual è ICMQ ECO, si affianca alla Marcatura Ce, all’Fpc e all’eventuale Sistema di gestione per la qualità aggiungendo ad essi le verifiche di parte terza delle caratteristiche del prodotto immesso sul mercato e consente di fatto di: •accrescere il valore del proprio prodotto sul mercato; •comunicare e garantire le caratteristiche prestazionali e di sostenibilità del prodotto ai prescrittori nell’ambito di inter venti di edilizia sostenibile; Pavimenti e Superfici Continue - N°14 •essere trasparenti verso il mercato offrendo dati verificati e misurabili; •essere favoriti rispetto ai competitors negli appalti edili di “nuova generazione”, in quanto già in possesso di un prodotto ECO verificato e cer tificato da un organismo di terza parte. ICMQ ECO per il calcestruzzo preconfezionato Uno dei primi prodotti per cui si è concluso il gruppo di lavoro in collaborazione con Atecap è il calcestruzzo preconfezionato, per il quale sono state individuate le seguenti caratteristiche di sostenibilità: 1. riciclo delle acque del processo produttivo, 2. durabilità, 3. permeabilità all’acqua, 4. capacità di riflessione della radiazione solare, 5. contenuto di materiale riciclato. I requisiti obbligatori Per ottenere il marchio ICMQ ECO il produttore deve obbligatoriamente soddisfare i primi due requisiti, considerati propedeutici. Riciclo delle acque del processo produttivo. La corretta gestione dell’acqua permette di ridurre il consumo di acqua di pozzo ed evitare lo scarico nei corpi idrici, limitando, così, gli impatti ambientali associati al prelievo idrico. L’ispettore ICMQ: •verifica la presenza ed il corretto funzionamento del sistema di contabilizzazione delle acque in ingresso e dell’impianto di recupero delle acque; •si accerta attraverso l’esame delle registrazioni che l’impianto utilizzi effettivamente acqua di recupero nel rispetto delle regole definite per la qualifica delle ricette; •verifica che il personale operante presso l’impianto sia adeguatamente sensibilizzato in merito alle tematiche legate alla corretta gestione della risorsa idrica. Durabilità. È la caratteristica del calcestruzzo che permette di aumentare la vita utile dell’opera in cui viene impiegato, riducendo gli interventi di manutenzione ordinaria o straordinaria che hanno impatto sull’ambiente. Il produttore deve mettere a disposizione di ICMQ le informazioni relative alle ricette e le registrazioni delle pesate al fine di eseguire una verifica indipendente del rapporto acqua/cemento e confezionare, in presenza dell’ispettore ICMQ, due provini da sottoporre a maturazione e successivamente a prova di compressione. Le caratteristiche aggiuntive Permeabilità all’acqua. Caratteristica del calcestruzzo impiegato allo scopo di limitare le alterazioni dell’idrogeologia del sito, mediante la riduzione delle superfici di copertura impermeabili, l’aumento delle infiltrazioni in sito e la gestione del deflusso delle acque meteoriche. Essa viene misurata mediante la norma ASTM C1688 / C1688M 08 – “Standard Test Method for Density and Void Content of Freshly Mixed Pervious Concrete”. Capacità di riflessione della radiazione solare. L’Indice di riflessione SRI esprime la capacità del calcestruzzo di respingere il calore solare e riguarda la riduzione dell’effetto isola di calore (differenze di gradiente termico fra aree urbanizzate e aree verdi) per minimizzare l’impatto sul microclima e sull’habitat umano e animale, riducendo i consumi energetici legati al condizionamento degli ambienti. ICMQ verifica il valore di Indice di riflessione dichiarato dal produttore eseguendo una prova di laboratorio secondo la Norma ASTM E1980-98e1 – “Standard Practice for Calculating Solar Reflectance Index of Horizontal and Low-Sloped Opaque Surfaces”. 67 Contenuto di materiale riciclato. La cer tificazione del contenuto di materiali riciclati, eseguita conformemente alla norma UNI EN ISO 14021, rappresenta per il produttore un modo di valorizzare il calcestruzzo prodotto riducendo gli impatti derivanti dall’estrazione e dalla lavorazione di materiali vergini. Il ciclo produttivo del calcestruzzo si presta al recupero di una vasta serie di materiali come gli inerti riciclati, le ceneri volanti e molti altri. Anche il cemento, che costituisce un elemento essenziale della ricetta, contiene in sè una certa percentuale di materiale riciclato. Questo contenuto viene conteggiato ai fini del calcolo della percentuale complessiva di riciclato nel calcestruzzo. . Pavimenti e Superfici Continue - N°14 68 da Conpaviper elena Canzi Segreteria CoNPaviPer Sottovoce Siamo arrivati alla fine dell’Anno; un anno molto difficile e complicato, persino il tempo (clima) è stato confuso. Speriamo che il futuro possa riservare un po’ di sereno e che l’economia si riprenda un pochino, altrimenti non so proprio come si finirà, generalmente sono ottimista ma ultimamente, visto come stiamo andando anche il mio ottimismo si sta esaurendo. In questi ultimi due mesi si sono spente due grandi uomini il Geom. Giancarlo Crestanini e il Dr. Lorenzo Scarafiotti entrambi facevano parte del Con.pav.i. divenuto CONPAVIPER; Consiglieri del Comitato Direttivo erano due persone operative e costruttive. Sono stata al funerale di entrambi e ho saputo che tutti e due negli ultimi giorni di vita hanno condiviso la stessa felicità; quella di portare all’altare le rispettive figlie, hanno passato gli ultimi giorni con felicità infinita ed è inutile dire che hanno lasciato una grande Tristezza. Sono stati due Uomini molto simili, precisi nel lavoro e sempre molto disponibili e collaborativi e soprattutto molto attaccati alla Famiglia alle figlie e ai nipotini. Tra qualche giorno è Natale, non tutti lo festeggeranno con serenità e allegria sotto diversi punti vista, chi economico chi di malattia e che di solitudine; non dobbiamo però dimenticarci che comunque vada non siamo MAI soli, non si deve perdere la Fede e la speranza e soprattutto una cosa che abbiamo e nessuno ci può portare via sono i nostri RICORDI e quelli dobbiamo sempre tenerli vivi e stretti dentro di Noi. L’Amicizia (quella vera) la Famiglia e gli Affetti sono molto importanti e sempre da coltivare; come dice una mia Grande Amica: nel momento più duro della Vita ti rendi conto delle vere Priorità e non è certo il Lavoro! Ma gli affetti quelli veri, quelli che non ti abbandonano mai qualsiasi cosa accada. Cerchiamo di non dimenticarlo. Pavimenti e Superfici Continue - N°14 Auguro a tutti un sereno NATALE e tantissimi Auguri di Buon Anno. Arrivederci sul prossimo numero. . in Memoria Il mio papà Un uomo dall’apparenza minuta e fragile, ma solo in apparenza. In Lui una grande forza lo ha aiutato ad affrontare e sconfiggere forti awersari. Con grinta e determinazione ha proseguito la Sua strada. Un grande del mondo, del lavoro e della Sua famiglia. Mai annoiato, sempre in cerca di nuove esperienze. Un vanto per me averTi come padre. Ti ringrazio per i Tuoi insegnamenti, Ti ringrazio per l’immenso amore con cui mi hai cresciuta. Meravigliosi ricordi rimarranno per sempre nel mio cuore. Ti voglio bene. Sono queste le parole espresse da Ilaria alla cerimonia funebre di Giancarlo Crestanini: raccontano la Sua vita interrotta troppo presto. Vent’anni fa aveva combattuto una prima battaglia contro il cancro con fatica, con rinunce e sacrifici, ma sempre con coraggio e tanta voglia di vivere. Noi familiari siamo felici del ricordo che lascia in noi tutti ed in tutte le persone che lo hanno conosciuto nel campo del lavoro dove erano riconosciute la Sua voglia, il Suo entusiasmo ed anche la competenza acquisita nei tanti anni sul campo. Buongiorno Scarafiotti, è così che ti abbiamo chiamato durante il lungo percorso lavorativo che abbiamo vissuto insieme. Quando ci hanno chiesto di scrivere qualche parola per ricordarti, beh… siamo stati un bel po’ ad osservare la pagina bianca sullo schermo del computer. In fondo, l’Uomo delle parole eri tu. Tu avevi sempre pronta la parola giusta da pronunciare al momento giusto. Sapevi dialogare con tutti, dal docente universitario all’ultimo dei manovali di un cantiere, dall’operaio al tecnico di laboratorio, dal professionista al semplice cittadino. Tu sapevi sempre come catturare l’attenzione di chiunque ti stesse ad ascoltare perché, in un modo o in un altro, attraverso le tue parole, riuscivi a comunicare tutto il tuo entusiasmo per il tuo lavoro e la tua grande passione per tutte le cose che facevi. Ma non eri solo l’uomo delle parole, eri anche e soprattutto l’Uomo dei fatti. Avevi sempre chiaro nella mente l’obiettivo finale da raggiungere o il traguardo da superare. La tua grande determinazione e voglia di fare, migliorare, creare, con la quale hai inseguito e perseguito i tuoi ed i nostri obbiettivi comuni, non poteva essere intaccata o soffocata da nessuno. Riuscivi sempre ad affrontare qualsiasi ostacolo, senza fermarti mai, anche di fronte ai problemi apparentemente “insormontabili”, anzi, erano proprio questi che nutrivano ulteriormente il tuo spirito spingendoti sempre verso una conclusione ed un risultato. Insieme alla parole ed ai fatti, tu eri anche l’Uomo dell’esperienze. Eri conosciuto ed apprezzato nel settore non solo dei materiali premiscelati ma anche all’interno del più vasto compartimento che ruota attraverso l’edilizia. Il tuo peregrinare su e giù per l’Italia a risolvere problematiche tecniche, ad affrontare nuove sfide commerciali, ad ideare, studiare e creare sempre nuovi e performanti prodotti, ti hanno permesso di acquisire un bagaglio di esperienza e di cultura unico ed ampio, dal quale ti rifornivi ogni qualvolta che ne avevi la necessità. Un’esperienza che ci hai trasmesso e che ci accompagnerà per sempre. Eri anche l’Uomo della famiglia. Ti dedicavi al lavoro dal mattino alla sera, spesso e volentieri fino a tarda notte, ma quando giungevano i fine settimana o le vacanze avevi testa e cuore solamente per la tua famiglia, i tuoi affetti più cari. Ci hai insegnato, grazie all’esempio, il rispetto dei tempi: i tempi da destinare al lavoro e quelli da riservare alla famiglia. Non avevi freni. Tanto ti offrivi con passione e dedizione al tuo lavoro, tanto più donavi amore e affetto ai tuoi cari ad ogni minima occasione. Sei stato e rimarrai sempre per noi soprattutto un Grandissimo Uomo. Grazie per le parole, i fatti e le esperienze che hai condiviso con noi, ci hai fatto sentire parte della tua famiglia. Ciao Lorenzo! La tua Vimark Pavimenti e Superfici Continue - N°14 70 da Conpaviper elenco Soci IMPRESE AEMME Srl IMPRESA DANICO EDILIzIA Srl ALL PAV Srl IPM ITALIA Srl AIRE PAVIMENTAzIONI Srl ITAL.PAV.I. Srl ALPI PAV Srl ITS Srl ANCO Srl MEDIPAV Srl ARENCI ANGELO MOMBRINI Srl ATEF Srl MORTARA & C. Srl B.M.B. SYSTEM Srl N.T.E. di Du Marteu BALDELLI MARIO LUIGI P&R Srl Pavimenti e rivestimenti in resina C.M.C. Srl PA.S.I. di Marras Rossano & C. SaS CENTRO SERVIzI INDUSTRIALI SCRL PAVIBETON Srl CO.I.PA. Costantino Geom. Piergiorgio Srl PAVIDUR Srl COCCO Srl PAVINDUSTRIA TECHNOLOGY Srl COMACO ITALIANA SpA PENTA SERVICE CONCRETE G. DI Tagliabue M. Luisa RESINDAST Srl COR.IM. Srl SISTEMPAV Srl DUROCEM ITALIA SpA SO.CO.PAV Srl ECOTEP Srl SO.PAV TECHNOLOGY Srl EDILPAV Srl STEMCO Srl EDIL TECNO Srl TECNES EPOXY SISTEM Srl TECNO.BI.TRE Srl EUROPAV SERVICE Srl TECNOBETON SaS di Angelo Pari & C. EURO PAV srl TECNOLEVEL SaS EUROPAV Srl TECNORESINA VERNICI EUROPAV TECHNOLOGY Srl TEKNO EDILE di Romeo Giovanni F.LLI B-SYSTEM Srl UNIPAV SERVICE Srl F.LLI CHIARI Snc VENEROM Srl GATE PREFABBRICATI Srl VINELLA Srl I.C.E.A. SaS dei F.lli Di Fede zIGIOTTO MARCO Pavimenti e Superfici Continue - N°14 FORNITORI API SpA LEVOCELL SpA APSE TECNOLOGIE EDILI Srl LUBRIMATIC Srl BASF C.C. ITALIA MAPEI SpA BETONROSSI SpA MPM Srl CALCESTRUzzI SpA OCV ITALIA Srl CALDIC ITALIA Srl OFFICINE MACCAFERRI SpA COLABETON ORMET SpA DRACO ITALIANA SpA PAVI CENTER Srl ECOBETON ITALY Srl PEIKKO ITALIA Srl FERRI Srl PROGRESS PLAST Srl FIBROCEV Srl RINOL ITALIA R. & T. Srl G.A. SpA General Admixtures RUREDIL SpA HOLCIM Aggregati Calcestruzzi Srl SAINT-GOBAIN PPC Italia SpA IDEAL WORK Srl SAVER Srl IMREADY Srl SIKA ITALIA ISOPLAM Srl SIVIT Srl ISTRICE by FILI & FORME Srl SK Srl KEMPER SYSTEM ITALIA Srl TRIMMER Srl KERAKOLL SpA UNICAL SpA LA MATASSINA Srl VIMARK Srl LEIDI ANGELO W.R. GRACE ITALIANA SpA LEON BEKAERT SpA IMPRESE SETTORE MASSETTI BELLI Srl C. & B. COLOMBI Srl DELTAPAV Srl DI CARLO CARMELO TECNOPAV di Collavo Franco VENETA MASSETTI Srl ASSOCIAZIONI A.I.P.P.L Associazione Italiana Posatori Pavimenti in legno ATECAP Associazione Tecnico-Economica del calcestruzzo preconfezionato SISMIC Associazione Tecnica per la promozione degli acciai sismici per il cemento armato TRIVENETA POSE Srl LABORATORI e ORG. DI CERTIFICAZIONE LIBERI PROFESSIONISTI ELLETIPI Srl Bianco Antonio Falezza Claudio ICMQ SpA Bortolamasi Stefano Marino Roberto TECNO PIEMONTE SpA Burba Fabio Mauro Piermattei TECNOPROVE Srl Caraci Riccardo Pedroni Stefano Comastri Claudio Triantafillis Alberto Culpo Giuseppe Uguccioni Corrado Davoglio Luigi zambetti Giuseppe Pavimenti e Superfici Continue - N°14 Speciali PAVIMENTI E SUPERFICI CONTINUE La rivista dei pavimenti in calcestruzzo e in resina, dei massetti e sottofondi È l’Organo Ufficiale di CONPAVIPER (Associazione Nazionale Pavimentazioni Continue). La rivista si rivolge all’intero settore delle pavimentazioni continue in calcestruzzo e in resina: non solo quindi le pavimentazioni industriali, ma anche quelle stradali e aeroportuali in calcestruzzo, quelle in cemento stampato o levigato o trattato, quelle con rivestimento resinoso, oltre ai massetti di sottofondo, le rampe ecc. Grande attenzione viene dedicata agli aspetti applicativi analizzandone e descrivendone i materiali, le tecnologie, le soluzioni più efficaci e più innovative, dalla realizzazione del manufatto al mantenimento della sua funzionalità operativa. In essa sono privilegiati il taglio pratico e la comunicazione di aspetti concreti connessi con il settore. Edizione cartacea 5.000 copie a numero, con distribuzione postale e in occasione di eventi speciali, quali FIERE e CONVEGNI: • Made Expo • Saie • Convegni tecnici del settore Gli articoli di interesse sono pubblicati sul sito CONPAVIPER www.conpaviper.it La rivista viene inviata a: • Imprese di pavimentazioni e rivestimenti industriali • Organi istituzionali (tecnici di Ministeri ed Enti Pubblici, Consiglio Superiore LL.PP. ecc.) • Ordini degli Ingegneri, degli Architetti e dei Geometri, nazionali e territoriali • Principali imprese di costruzioni e studi di ingegneria operanti nel settore • Tecnici di laboratorio, tecnici delle imprese di costruzione, responsabili di cantiere • Associazioni di categoria del settore delle costruzioni, nazionali e territoriali • Professori di prima fascia, facoltà e biblioteche universitarie del settore • Aziende fornitrici del settore • Scuole edili CALENDARIO USCITE 2012 Pavimenti e Superfici Continue - N°14 N°14 2011 PAVIMENTI e SUPERFICI CONTINUE pavimenti SUPERFICI CONTINUE LA RIVISTA DEI PAVIMENTI IN CALCESTRUZZO E IN RESINA, DEI MASSETTI E SOTTOFONDI Poste Italiane s.p.a. - Spedizione in Abbonamento Postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 1 – CN/BO Associazione Nazional e Pavimentazioni Continue 2011 ■ ■ ■ ATECAP: Compie 20 anni CALCESTRUZZI: libri consigliati CONPAVIPER: 2° Bigino