Poste italiane s.p.a. Sped. in a.p. D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma, 2, DCB Filiale di Pistoia Direzione, Redazione e Amministrazione: PISTOIA Via Puccini, 38 Tel. 0573/21293 Fax 0573/25149 sito internet: www.settimanalelavita.it e_mail: [email protected] Abb. annuo € 40 (Sostenitore € 60) c/c p.n. 11044518 Pistoia G I O LaVita R N A L E C A T T O L I C O T O S C A 26 Anno 112 n. DOMENICA 5 LUGLIO 2009 N O € 1,10 Aspettando la nuova enciclica L’ attesa è diventata quasi spasmodica. Annunci e rimandi si alternano con rapida celerità. Si legge in una nota su internet che il testo di Benedetto XVI, dato per concluso addirittura due anni fa, è stato letto, riletto, ritoccato e corretto più volte in questo scorcio di tempo. Il tema è quanto mai delicato, la realtà sotto i nostri occhi in continua evoluzione, le opinioni si alternano e si accavallano con molta facilità. Il testo di una nuova enciclica sociale diventa sempre più difficile, specialmente per un Papa abituato a misurare con rigore scientifico le parole, ad andare oltre la semplice ripetizione, a suggerire pensieri e atteggiamenti destinati a illuminare i sentieri interrotti o smarriti dall’umanità di oggi. L’ultima notizia comunicata parla di un lavoro febbrile, anche per trovare gli opportuni vocaboli di una lingua morta come il latino, che però in tutti i modi dovrebbe finire prima del summit dei paesi più potenti del mondo, che si terrà a L’Aquila dall’8 al 10 luglio prossimi. L’attesa che ci viene imposta può essere intanto l’ultima occasione per preparare lo spirito alla lettura di un documento che si annuncia di straordinaria importanza. L’enciclica conterrà una riflessione compiuta e ragionata sui mali del presente e le prospettive del futuro alla luce della fede e dell’etica umana e cristiana. Lo sguardo è aperto al mondo intero, sottoposto ai nostri giorni a uno stillicidio di avvenimenti sempre più preoccupanti e a illazioni e previsioni tutt’altro che rassicuranti. Luci nuove sono apparse in questi ultimi tempi all’orizzonte dell’umanità che, almeno in parte, comincia a capire che la via della risoluzione dei nostri problemi non è quella della violenza, della sopraffazione e dell’arroganza, ma quella del dialogo, del confronto e del rispetto reciproco. La chiesa non può essere assente in un momento così importante come quello che stiamo attraversando. La crisi economica che ha colpito, anche se in misura diversa, l’intera famiglia umana, va studiata nelle sue ragioni ultime e determinanti. E’ l’intero sistema in discussione. L’origine delle due ideologie che hanno occupato la storia mondiale negli ultimi due secoli fu l’occasione della pubblicazione dell’enciclica Rerum novarum di Leone XIII (1891). Ora le “res novae” (le novità attuali) sono esattamente il loro crollo, ugualmente clamoroso e fragoroso: la fine del socialismo reale databile al 1989 e la crisi, che ci auguriamo definitiva, del capitalismo abbandonato alle sole e cieche leggi del mercato. Tutti All ’interno PROBLEMI ATTUALI ALL’ATTENZIONE DELLA COMUNITÀ CRISTIANA I convegni della Caritas, del Centro di orientamento pastorale e della Pastorale della sanità richiamano l’attenzione su tre problemi fondamentali: i poveri, l’educazione e il dolore SERVIZI A PAGINA 4-5 INSIEME VERSO LE NOZZE Un convegno nazionale ha sottolineato l’importanza crescente della preparazione umana e cristiana al matrimonio. Le molte separazioni che avvengono anche in breve tempo sono più che un campanello d’allarme SERVIZI A PAGINA 2 si attendono in questo campo una parola precisa e autorevole in nome dei un discernimento elaborato alla luce degli insegnamenti del Vangelo. E’ augurabile che questa parola, almeno per i cattolici, abbia la precedenza sulle tante, superficiali, confuse e contraddittorie che ci tocca ascoltare in questi giorni nervosi e convulsi. E’ due volte che il capitalismo senza leggi e senza controlli batte la testa sul muro dei suoi fallimenti, facendone pagare le conseguenze non ai grandi della politica, dell’economia e della finanza, ma alle classi più deboli e indifese della società. La ricerca di prospettive nuove è anche il tentativo di difendere efficacemente e non soltanto a parole e furbescamente il principio della scelta dei poveri, che da sempre figura negli orientamenti fondamentali comunità cristiana. Papa Ratzinger richiamerà certamente l’attenzione mondiale alla morale naturale e alla forza della ragione, che sta diventando uno dei tratti caratteristici del suo pontificato, come, del resto, appare nello stesso titolo programmatico dell’enciclica Caritas in veritate. L’amore e la verità sono le due grandi forze che, sole, possono guidare il sempre più difficile cammino dell’uomo del terzo millennio. Il loro richiamo è sempre un esplicito messaggio di speranza. Così la nuova enciclica si collegherà organicamente alle due precedenti, dedicate rispettivamente all’amore e alla speranza e in qualche modo le porterà al loro compimento. Sarà, comunque, l’ultima attualizzazione del pensiero sociale della chiesa, iniziato, non come si pensa normalmente con Leone XIII, ma con l’insegnamento severo del Primo Testamento, con gli impegnativi scritti cristiani del periodo apostolico, con il duro messaggio dei Padri della Chiesa, con la grande teologia della prima e della seconda Scolastica e, soltanto in ultimo, con i papi dei secoli scorsi. Una occasione per scuotere il popolo cristiano che, anche per colpa dei suoi pastori, con questo pensiero ha pochissima dimestichezza e che invece sembra preferire le voci provenienti dagli alterni balconi della storia. Giordano Frosini INDAGINE SUGLI IMMIGRATI L’IRAN E LA DIFFICILE VOGLIA DI CAMBIAMENTO La ricerca condotta nella provincia di Benevento sulla situazione attuale degli extracomunitari dà indicazioni utili per capire la nostra realtà e provvedere ai bisogni emergenti SERVIZI A PAGINA Rischio colpo di Stato dopo le sanguinose proteste contro il risultato elettorale 13 SERVIZIA PAGINA 15 2 in primo piano n. 26 Vita La 5 Luglio 2009 CHIESA E FAMIGLIA “Insieme verso le nozze” Un convegno in preparazione al matrimonio al quale hanno partecipato circa 400 delegati tra famiglie con bambini, sacerdoti, cardinali e vescovi. Il convegno si è svolto a Cotronei (Kr) e si è concluso domenica 28 giugno. Una ricerca in 512 parrocchie Realtà bella e complessa “A d uno sguardo generale emerge che i percorsi di preparazione al matrimonio sono organizzati prevalentemente dalle parrocchie”. Inoltre “si rileva che il 16% dei percorsi è organizzato dai vicariati-decanati e l’11% dalle diocesi. Numericamente meno significative sono le proposte delle associazioni e movimenti”. È quanto emerge da una ricerca sulla preparazione dei fidanzati al matrimonio e alla famiglia oggi in Italia, compiuta in 512 parrocchie in tutta Italia. I primi risultati sono stati presentati il 25 giugno al convegno Cei sulla famiglia svoltosi a Cotronei, in Calabria. di preparazione al matrimonio. Una media di 7,3 per percorso”. Nei 512 percorsi le coppie sono state complessivamente 9.982: una media di circa 20 a percorso. Si va da alcuni percorsi con un numero ristretto di coppie di fidanzati (in 25 percorsi si ha un numero di coppie tra 1 e 5, pari al 5% del totale dei percorsi), a percorsi con la presenza di un numero considerevole di coppie. Ad esempio, in diocesi di Genova si sono campionati 6 percorsi in cui si sono avute più di 100 coppie. Nel 43% dei percorsi partecipano tra le 11 e le 20 coppie di fidanzati. Quasi in 1 percorso su 3 partecipano più di 21 coppie. PARROCO FIGURA PIÙ GIOVANI AL SUD CHE AL NORD PRINCIPALE DI RIFERIMENTO “Dalla ricerca - hanno spiegato Pietro Boffi e Francesco Belletti, del Centro internazionale studi famiglia (Cisf) - emerge che la parrocchia come soggetto organizzatore è più presente al Sud (81%) che al Nord Italia (48%). La dimensione diocesana e vicariale è certamente più presente al Nord”. Una “risorsa ormai fondamentale, per l’organizzazione e la gestione dei percorsi di preparazione al matrimonio, è senz’altro quella degli animatori”, si legge in una sintesi della ricerca, dalla quale emerge che la figura principale di riferimento è “senz’altro il parroco, comunque presente nell’84% dei percorsi, e nel 6% è l’unica funzione presente”. Per i ricercatori, “il dato che sorprende è senz’altro quello del considerevole volume di persone che si dedicano volontariamente, ad accompagnare le coppie di fidanzati nel percorso di ricerca vocazionale. Sono 3.716 gli animatori della pastorale familiare presenti nei 512 percorsi campionati che operano all’interno dei percorsi “Un dato ormai acquisito - spiegano i ricercatori - è che i fidanzati decidono di partecipare ai percorsi di preparazione al matrimonio ad un’età che in questi ultimi anni è andata sempre più elevandosi”. Oltre la metà dei partecipanti ha infatti più di 30 anni. Ai percorsi nel Sud Italia i fidanzati sono mediamente più giovani, man mano che ci si sposta al Nord l’età media aumenta (un quinto dei fidanzati ha più di 35 anni). La crescente presenza di fidanzati non più giovanissimi, “porta con sé alcuni elementi di novità nella gestione dei percorsi stessi”. “Può significare l’aver acquisito maggiore esperienza, maturità, strutturazione della personalità e visione del mondo”, ma anche “una maggior rigidità oppure una maggior determinazione e coerenza”. A fronte del fenomeno della secolarizzazione, “l’innalzamento medio dell’età può voler anche dire più anni trascorsi lontani dalla Chiesa e dalla pratica religiosa, con la conseguente necessità di rafforzare la formazione su alcuni fondamenti di catechesi. Facen- do peraltro divenire l’esperienza della partecipazione ai percorsi di preparazione al matrimonio un vero e proprio percorso di re-iniziazione cristiana”. Dalla ricerca emerge che anche in Italia si sta diffondendo la convivenza prima del matrimonio: “In media 1 coppia su 3 che partecipa ai percorsi di preparazione vive già una relazione di convivenza” con “una spiccata presenza e diffusione al Nord Italia (la metà delle coppie di fidanzati), mentre il dato diminuisce significativamente man mano che scende verso il Sud”. ANCHE CONVIVENTI E COPPIE GIÀ SPOSATE CIVILMENTE Tra le Regioni con la più alta percentuale di coppie conviventi la Valle d’Aosta (90%) e l’Emilia Romagna (65%). Anche il fenomeno delle coppie già sposate civilmente è da considerare attentamente: coinvolge infatti il 3,4% delle coppie, media che sale al 5,8% al Nord Italia. Il 5% delle coppie di fidanzati partecipanti ai percorsi di preparazione al matrimonio, inoltre, ha già figli. Nella maggior parte dei percorsi si ha la presenza di almeno una coppia con figli (60%), (73% nel Nord Italia, Centro 63%, Sud 43%). Quanto alle coppie coinvolte nella preparazione dei giovani al matrimonio, esse hanno generalmente un’età compresa tra i 36 e i 65 anni, dunque “si trovano nella stagione della vita che le vede massimamente impegnate anche sul fronte familiare”. Si tratta - spiegano i ricercatori - di persone “motivate e generose, che dedicano a questa attività una fetta consistente del proprio tempo benché non ne abbiano molto a disposizione”. Tra gli operatori anche persone vedove e alcune figure professionali come avvocati, consulenti familiari, psicologhe e medici. G li aspetti teologici e quelli riguardanti la sessualità e la procreazione sono “le tematiche maggiormente frequentate” nei corsi di preparazione al matrimonio. Circa la metà delle diocesi ritiene opportuno inserire “temi di tipo sociale che dicono il diritto/dovere della famiglia di essere soggetto attivo nella Chiesa e nella società”. A rivelarlo è la seconda parte della ricerca “La preparazione dei fidanzati al matrimonio e alla famiglia oggi in Italia” condotta dal Cisf in 512 parrocchie in tutta Italia, e presentata al convegno Cei “Insieme verso le nozze”. APPANNAGGIO DELLA CHIESA Due le sezioni di questa seconda parte: il “questionario diocesi” e il “questionario fidanzati”. “Il riferimento al nuovo testo del Rito del Matrimonio - si legge nella prima sezione - fa parte del cammino formativo nei tre quarti delle diocesi; solo 37 (poco meno del 20%) non lo inseriscono”. Poche le collaborazioni con l’Ente pubblico: solo il 10% delle diocesi ha qualche iniziativa in questo campo e “la metà di queste in realtà parla di contatti iniziali”, ma il 57,4% può contare sulla collaborazione di associazioni e movimenti. “La formazione dei giovani alla famiglia e al matrimonio - commentano i ricercatori - pare essere ancora appannaggio quasi esclusivo della Chiesa”. Dall’indagine emerge inoltre che la collaborazione con gli insegnanti dei metodi naturali di regolazione della fertilità “deve ancora entrare nella prassi comune”: è infatti nulla nella metà delle diocesi italiane. Solo nel 27,7%, soprattutto nel Sud, questi insegnanti sono presenti a tutti i corsi. Il 60% delle diocesi, invece, “può contare sull’apporto dei consultori di ispirazione cristiana”; l’indagine tuttavia rileva che in 18 diocesi - 5 al Nord, 5 al Centro e 8 al Sud - questo Temi e percorsi tipo di consultorio non esiste. “Solo nel 27,6% delle diocesi italiane esista qualche forma di accompagnamento per i giovani che, pur non avendo ancora una chiara prospettiva matrimoniale, vivono un’esperienza affettiva di coppia”, si legge ancora nel testo, mentre “meno del 10% delle diocesi italiane si è attivata per accompagnare le coppie conviventi verso il matrimonio”. Bergamo, Cremona e Cuneo indicano un’esperienza specifica pensata proprio per queste coppie. CAMMINO DI FEDE E PRIMO ANNUNCIO Tra gli anelli più deboli nel percorso di formazione emerge l’accompagnamento delle giovani coppie di sposi, ritenuto “l’aspetto in assoluto più importante su cui investire forze ed energie” (75% delle diocesi). Solo il 38,5% delle diocesi italiane dispone di un sussidio comune a tutte le parrocchie; Emilia Romagna, Lombardia, Marche e Veneto segnalano addirittura la presenza di un sussidio regionale. Molti (77,1%), secondo il questionario dell’indagine, avvertono la necessità di poter disporre di un documento a livello nazionale. Tra le indicazioni e le proposte per migliorare la preparazione al matrimonio, “la necessità di puntare sulla riscoperta di un cammino di fede/primo annuncio con l’approfondimento della dimensione spirituale e sacramentale della vita di coppia: unità, fedeltà, indissolubilità, grazia sacramentale”. Tutto questo, spiega l’indagine, “determina la volontà di trasformare i corsi in percorsi”. Emerge inoltre la necessità di “dare maggiore attenzione alla maturità umana dei fidanzati, trattando anche aspetti psicologici e relazionali”, e di un approfondimento del “valore sociale ed ecclesiale del matrimonio con la conseguente responsabilità socio politica delle coppie di sposi”. Per quanto riguarda la metodologia, viene infine segnalata la necessità che i corsi siano animati da un maggior numero di coppie (possibilmente di età diverse), che vi sia una buona collaborazione con i sacerdoti e che venga curata la formazione continua degli animatori. LA “VOCE” DEI FIDANZATI Complessivamente a livello nazionale il 52% dei fidanzati frequenta percorsi di preparazione al matrimonio con un numero di incontri tra 6 e 8; la loro età media è pari a 30 anni, con un valore minimo di 18 e massimo di 59. I maschi hanno un’età media più elevata (31 anni) delle femmine (29 anni). Questi alcuni dati emersi dalla prima provvisoria elaborazione dei questionari rivolti ai fidanzati all’interno della ricerca condotta dal Cisf: 1.448 i soggetti del campione, provenienti da 11 diocesi di tutto il territorio nazionale. Pistoia, con 347 fidanzati, la diocesi più rappresentata. Il 6% del campione, informa l’indagine, “si dichiara non praticante, il 60% praticante saltuario, mentre il 29% è un praticante regolare e il 4% un praticante attivo e impegnato”. Il 37% dei fidanzati dichiara di convivere (il 54% nel Centro Italia contro l’11% delle coppie del Sud). Il 57% si dice soddisfatto del percorso compiuto. Apprezzati in particolare “la possibilità d’intervenire”, gli argomenti trattati, la possibilità di un confronto con altre coppie, la qualità degli interventi. Tra i commenti/suggerimenti più frequenti: “Affiancare più momenti spirituali a quelli di riflessione”. Da alcuni la richiesta di approfondire il tema dei metodi naturali. Vita La 5 Luglioo 2009 cultura n. 26 “Primo Mazzolari, sacerdote” Religione, fede ed esistenza L a presentazione al libro,”Primo Mazzolari, sacerdote”, ricco di tanti contributi culturali e umani e nuovo nella sua dimensione globale, è significativamente affidata al vescovo Giovanni Volta, che introduce questo utile riferimento, per capire una personalità poliedrica: “In questo libro c’è un intervento in cui solo lui parla. È l’omelia che tenne, ancora giovane, ai funerali di un suo confratello, don Imerio Barili, parroco di Fossacaprara. Un prete che Un volume di Franco Dorofatti per entrare nel mondo vero di una personalità complessa e poliedrica di Angelo Rescaglio non fu riconosciuto dalla sua gente; un prete che gli aveva dichiarato: ‘Quasi nessuno in chiesa, ieri: quasi nessuno alla comunione... Se avessi qualcosa, ma io non ho niente. Non so predicare, non so essere garbato. La natura mi ha fatto ‘scorbutico e ringhioso’. E don Primo di rimando: ‘Com’era umile quel vostro parroco! Non si riconosceva nulla: si espropriava anche di quello che la Grazia g l i aveva messo in cuore in maniera così salda: l’amore delle ‘anime’. Costantemente don Primo, anche nei suoi confratelli più umili, sapeva vedere il tesoro nascosto e le attese più profonde e si sentiva con loro non un arrivato, migliore di loro, ma un compagno di viaggio”. E il prefatore, sapientemente, commenta: “Potrebbe sembrare ovvio un tale atteggiamento e invece va conquistato, come il sedere alla stessa tavola dei poveri, e non solo servirli. Esso comporta scoprire insieme alla povertà degli altri, anche la propria povertà, e la presenza di Cristo che ci impegna anche quando nessuno si dovesse impegnare. Con questi occhi, che plasmarono il suo stile di vita, Mazzolari visse il suo sacerdozio, testimone del farsi uomo del Figlio di Dio”. L’autore, Franco Dorofatti -prete bresciano colto, lontano parente del parroco di Bozzolo, introducendo la sua fatica culturale (con quelle quattro sezioni, Testimonianze-Commemorazioni-Studi per approfondire il messaggio mazzolariano e la sua dimensione esistenziale-Saggi interpretativi delle opere più vive di questa intensa presenza culturale annota: “... abbiamo voluto centrare l’attenzione su di lui, sacerdote, per conoscere iquadernidiviadelvento più a fondo questa figura di prete dalla personalità ricca, complessa e poliedrica. Ha fatto il prete, attento al contesto storico in cui si è trovato a vivere, affascinato dal mistero di Dio e carico di amore per Cristo e per i fratelli. Era un prete zelante, camminava con il popolo, condividendone gioie e dolori, annunciando il Vangelo, fedele a Dio e all’uomo. Le sue attenzioni pastorali erano per i vicini e per i ‘lontani’, categoria di persone che costituì l’assillo, il pallino del suo apostolato”. Queste “pagine scritte” in ordine alle “Testimonianze”, iniziano con una “Lettera da Roma”, recentissima, di Giulio Andreotti, capace -come sempre- di cogliere, in una sintesi efficace, l’anima di un protagonista (il pensiero corre a “Visti da vicino” volume del 1986), con un ricordo toccante degli “incontri -annuali della Fuci”’: “Per me il suo capolavoro resta l’opuscolo ‘Anch’io voglio bene al Papa’ con il quale reagì a tutte le prose elogiative del Pontefice, spesso intrise di annoiante retorica. Compativa il papa perché alla sera gli mancava la carezza finale della madre, non sostituibile certo dai flabelli e dagli stucchevoli panegirici. Nella loro fredda aridità i notabili si chiedevano: ‘Ma che vuole don Mazzolari?’, Voleva nulla”. Nel contributo successivo, sempre il senatore 3 a vita scriverà: “Soltanto nell’interno di questo magistero sacerdotale si può comprendere la grandezza e la santità di questo ‘povero parroco’. Pagine isolate, purtroppo sfruttate abilmente, confondono, limitano l’immagine, la coloriscono in modo interessato”. Efficacissima la testimonianza di Giulio Bevilacqua -il parroco cardinale, in quegli anni bresciani, pure miei, quando ci educava con la bellezza della sua parola-, orientata a vedere dietro i tanti gesti la dignità del prete, alla ricerca della verità: “Dissentivo da te per una certa tua cenacolare impostazione di propaganda, che non potevo e non so comprendere e accettare per il suo malodore di chiuso, di clandestino, di diserzione dalla responsabilità di ogni proprio minimo atto; eppure ti vedevo poco dopo nel rischio, nella tempesta affrontata con impeto di soldato e con obbedienza di prete. In fondo solo la verità e l’amore possono erigersi efficacemente contro l’ingiustizia...”. Tante altre voci, tutte autorevoli, compaiono nel libro, che meriterebbero di essere riferite, ma per ragioni di spazio non è possibile; ricordo, volentieri, i contributi di Carlo Bellò, altro nostro prete sempre di altissima dignità culturale, che amò e capì don Primo, proprio nei momeni più drammatici; come pure di don Bruni Bignami, che ci ha proposto “il travaglio della coscienza” in Mazzolari, richiamandoci a temi di inquietante attualità per cui “Non avremo mai ringraziato a sufficienza coloro che ci hanno introdotto a un cristianesimo incarnato”. Pablo Picasso nel 1912 “Una forma di magìa” U na forma di magìa (pensieri sull’arte) di Pablo Picasso (Màlaga, 25 ottobre 1881 - Mougins, 8 aprile 1973). Questo il titolo del volumetto numero 54 (pagg. 36, euro 4), della collana quadrimestrale “iquadernidiviadelvento”, curata da Fabrizio Zollo, dato alle stampe per conto delle Edizioni Via del Vento, piccola ma prestigiosa casa editrice pistoiese che da alcuni anni propone, agli appassionati bibliofili, testi inediti e rari del Novecento. I brani qui tradotti, inediti in Italia, sono affermazioni, confidenze e giudizi di Picasso che emergono da sparse opere di altri autori. Pur trattandosi di materiale frammentario, la traduzione colma una lacuna e permette anche di farsi un’idea delle concezioni estetiche di un pittore che una volta disse: “Gli altri parlano, io lavoro”, e che ha infatti lasciato dietro di sé molta pittura e poche parole. A pagina 2 una foto di Pablo nel 1912, in copertina Autoritratto, matita su carta, 1918, mentre altre cinque opere, di vari periodi e tecniche, sono disseminate nel volumetto. Duemila gli esemplari numerati, impressi su carta vergatina avorio, per i tipi della Stamperia Elle Emme di Pieve a Nievole (Pistoia). Antonio Castronuovo, che ha curato la nota al testo, nella postfazione evidenzia come “fra i molti fatti capitati nel 1907, due attraggono il nostro interesse: Paul Poiret, stilista parigino, che liberò le donne dal tormento del corsetto e Pablo Picasso che dipinse Les demoiselles d’Avignon, uno dei quadri più noti del Novecento, per il semplice fatto che da lì prese le mosse la rivoluzione di Picasso, fatta di attenzione ad arti primitive, prima ancora che di cubismo”. “Anzi - sottolinea Castronuovo - <cubismo> è parola che Picasso proprio non mandava giù: il suo non risale infatti certo alle Demoiselles, da cui però iniziò la rottura con l’immagine rassomigliante, la decomposizione della forma, la discontinuità dei volumi. Per capire da dove scaturiva l’idea di dipingere figure umane in quel modo, è necessario sapere che Picasso, spagnolo di origine, cercava quel che nella sua terra fosse espressione artistica popolare e in quei mesi aveva visto alcune statuette iberiche il cui stile lo si trova identico in alcuni volti delle Demoiselles. C’è anche chi afferma che l’influsso è quello dell’arte negra del Congo francese o della Co- sta d’Avorio, ma la biografia di Picasso ci dice che nell’estate 1907, quando già Les demoiselles erano nate, egli era entrato al Trocadero di Parigi, il famoso museo etnologico, ed era rimasto colpito dalla sala delle sculture africane: impressione che non nasceva dalle opere lì conservate, bensì dalla constatazione che la sua invenzione esisteva già”. Ma le geometrie nette del quadro preludono al cubismo? “La questione resta aperta – sostiene Antonio Castronuovo - Quel che importa è che Picasso era riuscito a rimeditare la tradizione artistica europea, creando un nuovo linguaggio figurativo. Non tagliava i ponti con la tradizione, ma faceva crollare le convenzioni romantiche e anche quelle dell’impressionismo e del postimpressionismo. Era il 1907 ed era suonata la campanella del grande match artistico moderno”. La collana quadrimestrale di prosa “iquadernidiviadelvento” è in distribuzione presso le migliori librerie e si può ricevere anche in abbonamento annuale mentre, per maggiori informazioni e curiosità sulla casa editrice pistoiese, è attivo il sito internet all’indirizzo www.viadelvento.it. Franco Benesperi Poeti Contemporanei QUELLO CHE POSSO OFFRIRTI “Siate santi, perché io sono santo, io, il Signore vostro Dio” Levitico, 19, 3. Signore, è davvero poco quello che posso offrirti: pensieri smozzicati, paure, desideri, ansia di conoscerTi e brandelli di fede. Aiutamí a fare silenzio dentro la mente, a liberarmi da voci ed impulsi che assediano l’anima e minacciano la libertà. Ch’io possa abbandonarmi alle voci delle stelle, ai soffi della brezza di valle, alla richiesta d’amore che viene dal mio prossimo, e finalmente iniziare il cammino che porta verso di Te. Orazio Tognozzi 4 attualità ecclesiale U n auspicio in vista del G8 affinché “l’ispirazione di Benedetto XVI agisca da pro-memoria per i leader mondiali, perché i poveri non possono essere esclusi dai piani per rinnovare l’economia mondiale”. Lo ha formulato a Torino il card. Oscar Andrés Rodriguez Maradiaga, arcivescovo di Tegucigalpa e presidente di Caritas internationalis, nel suo intervento a chiusura del 33° convegno nazionale delle Caritas diocesane. Oltre 600 partecipanti in rappresentanza di 193 (su un totale di 220) Caritas diocesane e delle Caritas nazionali di Grecia, Turchia, Moldavia, Bulgaria, Polonia, Francia, Slovenia e Romania, si sono confrontati dal 22 al 25 giugno sul tema “Non conformatevi a questo mondo. Per un discernimento comunitario”. A conclusione dell’incontro i convegnisti hanno anche inviato tre lettere: a Benedetto XVI, al card. Angelo Bagnasco, presidente della Cei, e al segretario generale della Cei, mons. Mariano Crociata. “Ci sentiamo sollecitati - hanno scritto al Papa - a rafforzare l’impegno di promozione della testimonianza comunitaria della carità cristiana”, ricordando che il percorso di quest’anno su “scegliere di animare alla carità attraverso il discernimento”, “deve molto alla ricchezza del suo magistero, che presto ci farà dono di una nuova Lettera Enciclica, e al cammino unitario della Chiesa in Italia”. APPELLO AI LEADER DEL G8 Secondo il card. Maradiaga, l’annunciato incontro tra il Papa e il presidente degli Stati Uniti Obama sarà “un dialogo molto interessante, e il dialogo, si sa, è sempre una strada per la pace”. “Mi ha fatto molto piacere sapere che, dopo il G8, il presidente Obama vuole incontrare Benedetto XVI - ha detto al SIR -. Il Papa è sempre aperto a ricevere tutti e questo dialogo sarà molto utile. È vero che ci sono dei contrasti con gli Usa ma ci sono anche dei punti di convergenza, specialmente sui temi della giustizia e della pace”. “I leader del mondo - ha continuato il card. Maradiaga nel suo intervento devono resistere alle pressioni interne e dimostrare una vera leadership per convincere gli elettori che aiutare i poveri non è una opzione da fare solamente in tempi di prosperità, ma una responsabilità morale permanente”. AGIRE CONTRO I CAMBIAMENTI CLIMATICI “È un obbligo morale agire con urgenza per far fronte al cambiamento climatico specialmente per sostenere i più vulnerabili”. È l’altro appello lanciato al convegno dal card. Maradiaga. “Non si può perdere tempo - ha detto -. Nel vertice della Nazioni Unite a Copenaghen nel prossimo mese di dicembre è necessario un accordo radicale ed effettivo basato sulla giustizia climatica e sul principio che chi inquina deve pagare”. A Cop: chiusa la 59 Settimana nazionale a di Francesco Rossi A n. 26 ffrontare il tema dell’educazione con “sguardo appassionato”. È ciò che hanno fatto i partecipanti alla 59ª Settimana nazionale di aggiornamento pastorale del Cop (Centro di orientamento pastorale), che si è tenuta a Bitonto e a Bari dal 22 al 25 giugno sul tema “Comunità cristiana ed educazione. L’emergenza educativa: problema e provocazione”. “Fra i tanti modi di pensare alla situazione problematica dell’educazione scegliamo di stare dalla parte di una visione positiva”, ha affermato mons. Domenico Sigalini, vescovo di Palestrina e presidente del Cop, nel delineare le “prospettive pastorali” emerse. Certamente c’è una perdita di “autorevolezza” da parte di istituzioni quali “la famiglia, la scuola, la comunità cristiana”; si tratta di “ripensarle” perché “è ingenuo credere che si possa educare” se queste “e gli uomini che le rappresentano non vengono riconosciuti come importanti nei processi di scelta”. La Chiesa, in particolare, “ha il dovere di occuparsi dell’educazione perché ha il dovere di occuparsi della vita, ed educare è un’esigenza vitale”, un Vita La 5 Luglio 2009 meno di rigetto dell’altro e dello straniero”. L’aggravarsi della crisi in Italia, con la conseguente perdita di posti di lavoro e impoverimento della popolazione, preoccupa molto la Caritas italiana, che a livello diocesano non ce la fa a fronteggiare economicamente le numerose richieste. A metà anno già molti centri d’ascolto diocesani hanno esaurito i fondi. “Non possiamo svolgere solo noi un ruolo di delega, riempiendo i portamonete ogni volta - ha affermato ai giornalisti mons. Nozza -. C’è urgente bisogno di scelte politiche serie, che contribuiscano a rafforzare di nuovo il tessuto sociale”. CARITAS Non escludere i poveri L’ACCENTO Le conclusioni del 33° congresso nazionale suo avviso, “quelli che hanno creato il problema, devono risolverlo. Le nazioni economicamente sviluppate hanno un obbligo morale di contribuire a risolvere il problema del cambiamento climatico dovuto al consumo sproporzionato di risorse naturali”. È inoltre “urgente che i Paesi poveri ricevano l’aiuto economico e l’assistenza tecnica di cui hanno bisogno per far fronte al cambiamento climatico e assicurare migliori condizioni di vita alla gente”. IRAN, REPRESSIONE INGIUSTA “La repressione in Iran è una ingiustizia su cui il mondo non può tacere, anche se ci sono in gioco grossi interessi, come il petrolio”: è la denuncia del card. Maradiaga, parlando ai giornalisti a Torino. “Ho tanto dolore nel vedere quanto sangue viene versato inutilmente - ha detto -. C’è gente che muore in cerca della libertà. La repressione può forse fermare la protesta per un po’ di tempo. Ma quando il popolo è privato della libertà, che è il bene più grande per un essere umano, prima o poi le situazioni esplodono di nuovo”. NO A MENZOGNA ED EGOISMI “C’è bisogno di uomini e donne capaci di coniugare carità e verità, pronti a non cedere ai compromessi morali, decisi nel rifiutare la menzogna e il vantaggio egoistico”: lo ha affermato il direttore di Caritas italiana, mons. Vittorio Nozza, parlando delle prospettive di lavoro pastorale a chiusura del convegno. C’è bisogno - ha sottolineato - di uomini e donne impegnati a “difendere ogni vita, in ogni fase, contro la violenza dell’aborto e la disumanità dell’eutanasia, contro l’abbandono, la dimenticanza e la trascuranza della dignità di tanti volti e storie di povertà; come contro la barbarie del terrorismo e della guerra”, così come “contro ogni feno- SULLA FORMAZIONE Preghiera, lectio divina, eucarestia, riflessione impegnata sui valori, percorsi formativi sui temi della carità e solidarietà: sono queste, per mons. Giuseppe Merisi, vescovo di Lodi e presidente di Caritas italiana, le priorità nel lavoro formativo delle équipe diocesane e regionali Caritas, e rispettive Consulte. Nelle conclusioni mons. Merisi si è soffermato sulla vita e sul lavoro delle Caritas diocesane “nella necessaria sintonia con gli organismi delle Chiese locali”. Ha poi invitato ad avere attenzione al tema del volontariato, “da formare ed accompagnare, specialmente a livello giovanile”, e alla “centralità della parrocchia”, con “la presenza in ogni comunità di animatori e responsabili Caritas”. CHIESA ED EDUCAZIONE Uno sguardo appassionato “diritto inalienabile”. Ogni educatore da parte sua, ha ricordato l’arcivescovo di Bari-Bitonto, mons. Francesco Cacucci, deve essere contemporaneamente “maestro e discepolo”. CAMMINO DI SINTESI Una parola risuonata più volte nel corso della Settimana è “mistagogia”, termine “forse un po’ ostico e datato”, ha riconosciuto mons. Sigalini, che indica “il cammino di formazione permanente per risvegliare l’esperienza di Dio, per favorire la sintesi tra Parola, liturgia e vita”. Ecco, la comunità cristiana, “grande responsabile dell’educazione”, deve impegnarsi in questo cammino di sintesi, unire “annuncio, celebrazione, testimonianza”, “dimensioni che stanno alla base di un progetto educativo specifico”. “Vediamo sempre di più - ha concluso il presidente del Cop - come occorre accompagnare le persone con un percorso fatto di mete, di strumenti, di passi semplici e collegati, per non creare talebani o smidollati. L’unità degli interventi educativi esige di avere un progetto, di costruire sequenze ordinate nel processo secondo una visione globale della persona”. giudica, ma comprende”. IL SOGNO E I SEGNI “Annuncio, celebrazione, testimonianza sono i termini che hanno fatto da sfondo alla tavola rotonda alla quale si sono confrontati don Guido Benzi (direttore dell’Ufficio catechistico nazionale), mons. Domenico Falco (direttore dell’Ufficio liturgico nazionale), Marco Toti (già delegato regionale della Caritas italiana) e don Francesco Savino (parroco e rettore del Santuario Santi Medici di Bitonto). “L’unità della pastorale non è l’esito di un cammino, ma ci precede”, ha affermato don Benzi, mentre secondo mons. Falco la pastorale, “pur percorrendo strade diverse”, ritrova “la sua unità nel Mistero pasquale che annuncia e nell’esistenza concreta dell’uomo”. E se per Toti “ogni processo educativo è una grande scommessa che richiede pazienza, umiltà e generosità”, don Savino ha parlato della parrocchia come “il luogo e il tempo dove maggiormente sono evidenti tutte le conseguenze dell’emergenza educativa”. Infine, don Antonio Mastantuono, assistente del Movi- “Coniugare sogno e segno” nel processo educativo è l’immagine usata da mons. Giancarlo Maria Bregantini, arcivescovo di Campobasso-Boiano. L’educatore, ha spiegato, è colui che accompagna “a realizzare il sogno che è dentro ciascuno di noi attraverso segni precisi e coerenti”. Altra immagine usata da mons. Bregantini è stata quella del pastore. “Pecorai si nasce, pastori si diventa”, ha detto. “Il prete, il vescovo, il maestro, qualsiasi lavoro si può fare con il cuore del pastore o con quello del pecoraio”, ha aggiunto. Il lavoro è il medesimo, ma ciò che cambia “è il modo: il pastore conosce e chiama per nome, precede, conduce ai pascoli, salva dal lupo”. È questa la differenza, e il gregge - che siano pecore, giovani che vengono educati o l’intero popolo di Dio - la percepisce. Compito della Chiesa, e scopo della sua missione educativa, è “condurre ai pascoli di una verità che non s’impone, ma si propone; non vince, ma convince; non CERCARE L’UNITÀ mento d’impegno educativo dell’Azione Cattolica, introducendo ai lavori seminariali ha invitato a “porre domande alle famiglie, agli adulti e alla comunità” come prerequisito per avviare un progetto educativo. TORNARE A IMPARARE Al termine dei lavori è stata resa pubblica un’immaginaria “Lettera di una famiglia alla parrocchia”, che contiene le suggestioni emerse durante la Settimana (testo integrale su www. centroorientamentopastorale. org). Chiediamo di “essere aiutati a diventare educatori autorevoli, pazienti e pieni di speranza”, chiedono i genitori di una “famiglia del tutto normale”. Genitori che non nascondono la loro “stanchezza, soprattutto nell’educazione dei figli”, i quali, uno ad uno, si allontanano progressivamente dalla fede e dagli insegnamenti degli adulti. “Sappiamo che la nostra fede è troppo povera. Abbiamo perso autorevolezza. Ce l’hanno tolta senza che ce ne accorgessimo”. E concludono: “Abbiamo bisogno di tornare a imparare”. Vita La In uno dei momenti più delicati della vita di Luigi Crimella “L e tre religioni monoteiste - cristianesimo, ebraismo e islam - hanno una visione della terapia del dolore abbastanza simile. Di fronte al dolore fisico e morale, che accompagna la malattia, l’uomo interroga la propria fede, il suo Dio”. Lo ha detto il 23 giugno a Roma, all’incontro “Il significato del dolore nelle religioni monoteiste”, Rosanna Cerbo, docente di neurologia all’Università La Sapienza e promotrice della Fondazione Karol Wojtyla, che ha organizzato l’incontro all’interno del Forum internazionale della salute (23-26 giugno). Le dimensioni del “fenomeno-dolore”, specie di quello cronico, sono ampie: la docente ha ricordato che in Europa soffrono di dolori cronici il 19% delle persone. L’Italia, dopo Norvegia e Polonia, è il Paese con prevalenza più alta: 32% al Nord, 22% al Sud, 56% donne, età media 50 anni. Questo “dolore cronico” ha poi costi socio-economici molto alti: 17% perdita del lavoro, 28% riduzione dei livelli di responsabilità, 22% comparsa di depressione. Inoltre - secondo Cerbo - bisogna tenere conto che è anche un fenomeno in espansione: con l’innalzamento progressivo dell’età, le persone over-65 nel mondo sono oltre 600 milioni e l’Europa è l’area geografica con la più alta percentuale di anziani. Questa categoria soffre quindi dei classici dolori associati all’invecchiamento e alla senilità: osteoartrosi, complicanze cardio-vascolari, diabeti, disturbi del comportamento, Alzheimer ecc. Inoltre un dato rilevante è che il dolore associato alle forme tumorali - secondo la studiosa - per il 25% dei casi non riceve un adeguato trattamento. IL DOLORE DI GIOVANNI PAOLO II “In poche situazioni come nel momento del dolore, il rapporto 5 Luglioo 2009 attualità ecclesiale n. 26 DOLORE E RELIGIONE Domande alla fede tra l’uomo e Dio è così profondo, complesso e, per alcuni versi, contraddittorio - ha detto Cerbo -. Di fronte al dolore fisico e morale, che accompagna la malattia, l’uomo interroga la propria fede, il suo Dio. Si mette alla prova e mette alla prova Dio”. La relatrice ha quindi sottolineato che l’incontro “è dedicato ad una persona che molto ha sofferto, che tutti noi stimiamo e che molti di noi amano: Karol Wojtyla”. Del Papa scomparso ha citato alcuni pensieri, sia di interventi pastorali, sia di frasi pronunciate a proposito della propria malattia che lo avrebbe condotto alla morte. Anche la sociologa Cecilia Costa, docente all’Università Roma Tre, ha citato la figura di Giovanni Paolo II affermando che “ha rappresentato l’immagine della sofferenza e al tempo stesso della speranza, unificando due mondi che spesso sono separati: quello della morte e quello della religione”. Secondo la studiosa, inoltre, “in uno scenario etico-culturale apparentemente più edonistico che etico, Wojtyla è riuscito a calamitare l’attenzione dei credenti, in special modo quello delle fasce di età più giovanili del popolo cattolico, mostrando un ascendente particolare anche presso i non credenti. Inoltre la sua capacità di magnetizzare l’interesse della folla è sembrata, in parte, lievitare grazie alla sua condizione di salute precaria e alla sua ostentata decadenza fisica”. Così la sociologa ha affermato: “Il suo passo malfermo per la malattia, i gesti rallentati, la voce flebile, che però annunciava certezze incrollabili, hanno creato uno strano contrasto con i codici della mistica del corpo, del benessere, del narcisismo e della felicità propri della realtà storica attuale”. GETTARE PONTI Il medico ed esponente del Centro culturale islamico di Roma, Mustafà Qaddourah, ha sottolineato che “all’interno del dolore, l’uomo di fede musulmana si affida con pazienza nelle mani del creatore e il suo dolore arricchisce la fede di coloro che gli stanno vicini. Questo nostro mondo ha bisogno di ponti e non di divisioni - ha aggiunto - e proprio il dolore costituisce una occasione di mano tesa tra tutte le fedi”. A proposito del dibattito in corso in Italia sul “fine vita” e sulle tendenze eutanasiche presenti, ha affermato: “Nella visione islamica la vita viene da Dio e solo lui la può togliere. Compito di noi medici è di alleviare il dolore quanto più possibile, senza insistere oltre misura quando le cure risultano inefficaci. Quindi nessun accanimento terapeutico ma neanche nessun contributo a sopprimere una vita”. Il filosofo Gaspare Mura ha affermato che “il dolore avvicina a Dio in quanto ci invita a considerare il senso profondo della vita e anche del mistero del male”. Ha citato al riguardo la figura di Giobbe, quale emblema dell’uomo che soffre e che si domanda cosa abbia fatto di male per meritarsi tale “punizione”. “Il tema del dolore come retribuzione per la colpa è stato analizzato da numerosi pensatori e scrittori - ha aggiunto - e si può considerare come uno dei punti centrali della riflessione umana circa il rapporto con un Dio che non è spettatore estraneo alle nostre sofferenze, ma anzi che lotta con noi, che ci è amico”. Il giornalista e autore televisivo Alberto Di Giglio ha parlato di “una consapevole apertura di una finestra sul dolore umano verso il quale ci deve sempre essere un grande rispetto, perché è uno dei momenti più importanti della vita”. 5 La Parola e le parole XIV Domenica del tempo ordinario - Anno B Ez 2,2-5; Sal 122; 2 Cor 12,7-10; Mc 6,1-6 “Figlio dell’uomo, io ti mando ai figli d’Israele… Dice il Signore Dio: ascoltino o non ascoltino – dal momento che sono una genìa di ribelli – sapranno almeno che un profeta si tova in mezzo a loro” L’esperienza di Ezechiele, uno dei grandi profeti del Primo testamento, è analoga a quella di tanti altri chiamati ad essere testimoni di una parola di Dio davanti al suo popolo. La storia di Israele è segnata dalla presenza di persone che avvertono nella loro vita una chiamata che cambia l’esistenza e spinge ad una missione, una chiamata che viene da altrove, da Dio. Ezechiele esprime questo dicendo: “uno spirito entrò in me, mi fece alzare in piedi e io ascoltai colui che mi parlava”. Il profeta, uomo della Parola, chiamato a farsi annunciatore scomodo, si rende disponibile ad una forza che non proviene da lui, avvertita come forza dello spirito di Dio. E’ un’esperienza comunicata secondo le modalità della chiamata ad un ascolto: Dio parla e la sua parola è affidata come invio per una missione e un compito nei confronti di altri. Ezechiele, chiamato in un tempo drammatico, sei anni prima che Gerusalemme venga distrutta dai babilonesi comandati da Nabucodonosor nel 587, è consapevole di dover rivolgersi ad un popolo dal cuore indurito. Il profeta è inviato a smascherare le ipocrisie di una vita in cui è presente un rifiuto di Dio ed il venir meno alle esigenze della giustizia: la sua predicazione è di scandalo, perché per essere fedele alla parola ricevuta si scontra con i poteri politici e religiosi. “…che sapienza è mai questa che gli è stata data?... Non è costui il carpentiere, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, Joses, Giuda e Simone? E le sue sorelle non stanno qui da noi? E si scandalizzavano di lui” La pagina del vangelo descrive una scena che sintetizza il rapporto tra Gesù e i suoi compaesani, gli abitanti di Nazareth. Di Gesù i suoi compaesani sanno tutto: la famiglia, le sue origini, il suo mestiere. Proprio l’essere carpentiere - o artigiano che faceva lavori di fabbro e di manovale - è valutato con senso di sufficienza. Gesù agli occhi dei suoi compaesani non ha nulla di particolare, nulla che consenta di ammirarlo o di considerarlo degno di stima. Di lui si conosce la sua parentela, espressa nei termini dei fratelli e sorelle: la sua vita è troppo vicina a quella di un uomo normale, senza elementi eccezionali. I compaesani di Gesù nascondono nella loro reazione la delusione e il distacco perché Gesù non corrisponde alla loro attesa di un personaggio eccezionale, di una figura carismatica sulla quale proiettare la sete di meraviglioso e da cui attendere la soluzione di problemi contingenti. Gesù in questo li delude: la sua vita è troppo vicina e uguale alla loro, è una vita povera. Gesù fa propria l’esperienza e il rifiuto subito dai profeti. Marco legge l’atteggiamento dei compaesani come segno di incredulità: “E non vi potè operare nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi ammalati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità”. Coloro che manifetsano scetticismo e distanza nutrono – si potrebbe dire - una conoscenza umana, “secondo la carne” (2Cor 5,16) che non si lascia interrogare, che non si apre a porsi la domanda sulla profonda identità di Gesù: ‘essi si scandalizzavano di lui’. ‘Skandalon’ significa ‘inciampo’ ed è un ostacolo prodotto dalla durezza di cuore. Il rimprovero di un cuore sclerotico ritorna nel vangelo di Marco rivolto a tutti coloro che sono chiusi in una visione fatta di pregiudizi e pretese di conoscenza esaustiva che non si lascia interrogare e smuovere (cf. Mc 3,5; 10,5, 16,14). Gesù per loro diviene ‘la pietra di scandalo’, la roccia su cui si inciampa (Is 8,14; cf. Rm 9,32-33; 1Pt 2,8). I vicini di Gesù, coloro che lo conoscono per la sua provenienza proprio loro hanno un giudizio di distacco e di sospetto. Proprio per questa chiusura del cuore e dello sguardo interiore “non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì”. Gesù pone segni di guarigione e di vita nonostante il rifiuto. Nel quadro del vangelo questo episodio è posto immediatamente prima della sezione dedicata ad alcuni miracoli di Gesù, in cui è lodata la fede di coloro che a lui si affidano (Mc 4,35-5,43). E’ così evidenziato il contrasto tra i vicini, compaesani, che non si lasciano interrogare dalla sua presenza e chi invece, venendo da lontano, è aperto all’incontro con lui e vive l’atteggiamento di una fiducia che si affida senza pretese e senza chiusure. “Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché dimora in me la potezna di Cristo” Nella seconda lettura Paolo ai Corinzi afronta la questione del vero vanto che si contrappone ad ogni vanto inutile e vano proveniente dalla pretesa di grandezza umana o di autogiustificazione. Paolo sa di non potersi ritenere superiore agli altri. Il suo vanto ha per motivo quanto il Signore ha compiuto nella sua vita: “Egli mi ha detto: ti basta la mia grazia. La forza infatti si manifesta pienamente nella debolezza”. Paolo esprime così la grande scoperta che gli ha cambiato l’esistenza sulla via di Damasco e che ha segnato la sua missione: “volentieri voglio piuttosto vantarmi delle mie debolezze, perché abiti in me la potenza di Cristo. Perciò mi compiaccio per amore di Cristo delle debolezze, degli oltraggi, delle avversità, delle persecuzioni, delle angustie. perché quando sono debole, proprio allora sono forte”. Nella sua esistenza Paolo vede con chiarezza la sua debolezza, segno della sua radicale incapacità di salvarsi con le sue forze, siano quelle del livello sociale, della cultura o della religione. Questa radicale debolezza è il luogo in cui si manifesta la potenza di Cristo. La sua vita non ha qualcosa di cui vantarsi ma è luogo in cui per la fede Cristo agisce con potenza. Il Dio che si è fatto vicino nella ‘scandalosa vicinanza’ di Gesù di Nazareth è il Dio della grazia che mostra la sua potenza nella vita normale e quotidiana, di un uomo segnato dalla sofferenza e dalla fatica. E’ invito a cogliere i segni della grazia di Dio che agisce e si fa vicino non nelle manifestazioni di potenza e in ciò che attrae per la sua grandezza, ma nella povertà e nell’esistenza di chi umanamente non è valutato e non conta: “Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è ignobile e disprezzato e ciò che è nulla per ridurre a nulla le cose che sono” (1Cor 1,27-28). Alessandro Cortesi op Pistoia Sette N. 26 5 Luglio 2009 Domenica 28 giugno nella Chiesa Cattedrale di Pistoia Don Cipriano è diventato sacerdote C erimonia solenne, in Cattedrale di Pistoia, per l’ordinazione sacerdotale di don Ciprias Farcas. Presieduto dal vescovo Bianchi, il rito –decisamente suggestivo- si è svolto alle 18 di domenica 28 giugno. Originario della Romania, don Ciprian era uno dei pochi seminaristi pistoiesi. Con la sua ordinazione adesso ne restano appena quattro, tre italiani e un rumeno. Festeggiati anche gli anniversari di ordinazione sacerdotale e di professione religiosa. Don Vignozzi ha compiuto 70 anni di sacerdozio. Don Tasselli e don Furno a quota 71. E tre suore “hanno soffiato” su 60 candeline di professione religiosa Don “Cipriano”, com’è comunemente chiamato, ha svolto servizio nella parrocchia di San Marcello –insieme a un altro seminarista, anch’esso rumeno, Fondo solidarietà famiglia lavoro già ordinato sacerdote: Damiano- e ha studiato a Firenze. La sua ordinazione è avvenuta proprio all’inizio dell’anno sacerdotale indetto, lo scorso 19 giugno, da papa Benedetto XVI con lo scopo di “contribuire a promuovere l’impegno di interiore rinnovamento di tutti i sacerdoti per una loro più forte e incisiva testimonianza evangelica nel mondo di oggi”. L’anno sacerdotale, indetto per il 150mo anniversario della morte di Giovanni Maria Vianney (il “curato d’Ars”, patrono dei parroci di tutto il mondo), si concluderà il 19 giugno 2010. Sarà proprio Ars (alle porte di Lione, in Francia) la meta di un pellegrinaggio, a fine luglio, guidato dal vescovo con i sacerdoti più giovani. Insieme all’ordinazione di don Cipriano sono stati celebrati gli anniversari di ordinazione sacerdotale e di professione religiosa. 10 i sacerdoti festeggiati, un religioso e 14 religiose. Ben 6 i sacerdoti che festeggiano i primi 60 anni di ordinazione (don Garibaldo Bisconti, padre Filippo Canigiani, don Alfredo Chiarucci, monsignor Renato Gargini, don Renato Gori, don Napoleone Toccafondi). Don Roberto Breschi e don Paolo Firindelli sono arrivati al venticinquesimo di ordinazione. 25 anni di professione anche per un religioso: padre Pietro Villa, dei Betherramiti. Monsignor Giuseppe Vignozzi, dagli anni della seconda guerra mondiale parroco a Piteglio, sulla montagna pistoiese) festeggia i 70 anni dalla ordinazione sacerdotale. Divenne prete nel 1939, esattamente il 29 giugno. Don Giuseppe sta per arrivare a 95 anni: li compirà il prossimo 26 settembre. Nel 1914, quando il piccolo Giuseppe Vignozzi stava per nascere, era già scoppiata la prima guerra mondiale. Ma il record di ordinazione sacerdotale spetta, per un anno, a altri due sacerdoti: don Pietro Tasselli e don Furno Checchi, entrambi ordinati nel lontano 1938: rispettivamente il 29 giugno e il 17 luglio. Adesso sono entrambi a riposo. Il primo compirà 95 anni il 14 ottobre. Il secondo è il sacerdote più anziano della nostra diocesi: è nato il 18 novembre 1913. Di anni sta dunque per compierne 96. Bel traguardo (60 anni di professione religiosa) per suor Giovannangela Silingardi (Crocifissine), suor Emilia Pagnan (Mantellate), suor Giannina Sini (Minime Sacro Cuore). Hanno festeggiato i 50 anni anche sei suore delle Minime (Irene Camadda, Eligia Di Palma, Amanda Celli, Giovannetta Toro, Elvirita Obino, Teresa Eletta Butini che è missionaria in Sri Lanka). 50 anni di professione anche per due Clarisse (Maria Pia Da Rold e Bernarda Biasin) nonché per Albina Trinci (Mantellate), Maria Pischedda (Salesiane). Suor Maria Zoppi, delle Minime, festeggia i primi 25 anni di professione religiosa. Mauro Banchini Venti nuclei familiari hanno avuto risposte concrete Montagna: creiamo I l “Fondo solidarietà famiglia lavoro”, voluto dal vescovo monsignor Mansueto Bianchi, ha iniziato a operare attivamente sul territorio della diocesi di Pistoia. A fronte di numerose richieste di aiuto pervenute da varie località del territorio diocesano, il fondo ha già iniziato a erogare le prime somme di denaro a famiglie in difficoltà e a oggi sono 20 i nuclei familiari, sostenuti dalla diocesi. Di recente sono afferiti al fondo contributi, anche consistenti, da parte di imprenditori e da altre realtà economiche locali. Fra questi, la donazione di 100mila euro da parte della Fondazione Cassa di Risparmio Pistoia e Pescia, mantenendo fede all’impegno preso dal presidente Ivano Paci. Anche tutta la comunità diocesana si sta dando da fare, tanto che in molte parrocchie si stanno svolgendo raccolte di denaro da devolvere a questo scopo. Il “Fondo solidarietà famiglia lavoro” vede fra i promotori insieme alla diocesi di Pistoia con Caritas e pastorale sociale e del lavoro, anche l’Arciconfraternita della Misericordia di Pistoia, Acli locali Sono in arrivo contributi da privati e parrocchie. La Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia dona 100 mila euro ed Enaip Toscana. È uno strumento per stare dalla parte delle famiglie colpite dalla crisi economica e lavorativa e una rete di aiuti concreti, che si stanno muovendo su due direttrici: il sostegno economico e il sostegno per chi ha perso il posto di lavoro per potersi reinserire nel mondo produttivo, attraverso adeguati corsi di formazione. Il fondo è a favore di coloro che hanno perduto il lavoro dal 1° gennaio 2009. Esiste una struttura specifica, alla quale rivolgersi per poter attivare questo tipo di sostegno e per poter contribuire, sia da singoli cittadini sia come privati e imprenditori per dare un aiuto al fondo. Il numero telefonico da chiamare per avere un incontro e le informazioni è lo 0573/5050 oppure 0573/505246 dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 12,30, l’operatore fisserà direttamente un appuntamento presso i centri di ascolto. Il conto corrente per la raccolta dei contributi è stato aperto presso la Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia, agenzia di porta Lucchese, e il codice IBAN è il seguente: IT27X0626013809 000001632C00. “Il gruppo che analizza le domande sta lavorando con grande serietà –spiega Maurizio Gori, responsabile dell’ufficio della pastorale sociale e del lavoro della diocesi pistoiese– tanto che qualora la richiesta non sia conforme al regolamento del fondo, ci prendiamo carico delle richieste di aiuto pervenute. Attraverso gli addetti ai colloqui, ci preoccupiamo di indicare alle persone altre opportunità, indirizzandole ad altri servizi o ai centri di ascolto della Caritas, a secondo della tipologia d’aiuto cercata”. occasioni formative L a situazione economica ed occupazionale della montagna pistoiese è davvero a livelli preoccupanti. Ogni intervento positivo, anche minimo può dare sollievo, Tra i dati pubblicati in questi giorni ne ho notato uno che mi è sembrato degno di attenzione sia a livello regionale che a livello provinciale: esistono fondi già stanziati per la formazione professionale. Sono diversi gli enti di livello provinciale che potrebbero utilizzare quei fondi per offrire ai giovani residenti in montagna occasioni di formazione professionale e renderli, quindi, più preparati a intraprendere attivita lavorative. Finché è stata operante la Smi a Campotizzoro, tutto il personale che vi lavorava aveva raffinate e diffuse capacità operative. Attualmente i giovani non hanno stimoli operativi nemmeno per le attivita manuali più semplici. Diffondere capacita professionali, maschili e femminili, sarebbe un notevole arricchimento e base per iniziative artigianali e lavorative diverse. Negli anni ’60 la parrocchia di Maresca, in collaborazione con l’istituto addestramento lavoratori della Cisl provinciale si fece ente gestore di corsi di addestramento professionale in montagna; per una decina di anni accolse ragazzi da tutti i paesi della montagna formandoli ad un mestiere. Ora la parrocchia di Maresca ha messo a disposizione degli enti di formazione professionale, in uso gratuito, un locale molto ampio e in ottima posizione logistica (l’ex cinema Reno) comee centro di addestramento. Può, forse, anche questa disponibilità, diventare punto di riferimento per il superamento della situazione di crisi. Vincenzo Venturi 8 chiesa pistoiese M olto dipenderà da noi, se nei prossimi anni l’ambiente che ci circonda sarà migliore: l’acqua più pulita, il cielo più limpido, l’aria più sana e la distribuzione delle ricchezze più equa. È emerso anche questo dal «Sesto forum dell’informazione cattolica per la salvaguardia del Creato», promosso dall’associazione Greenaccord, che ha visto riuniti a Pistoia un’ottantina di giornalisti cattolici provenienti da tutta Italia, ma anche scienziati e alti prelati, confrontarsi per tre giorni su «Il tempo del Creato e quello dell’Uomo». Molti altri hanno seguito i lavori del convegno nelle rispettive sedi, grazie alla nuova tecnologia sperimentata proprio qui a Pistoia nel corso del Forum, da Rai strategie tecnologiche, che ha permesso ad una ben più vasta platea di utenti registrati di poter seguire tutte le fasi dell’incontro tramite Internet. «Auspico che siano sempre salvaguardati gli aspetti etici in ogni attività concernente la natura – ha detto nella prolusione il vescovo, Mansueto Bianchi - Questa lodevole iniziativa mette in evidenza l’attenzione cristiana nel rapporto tra uomo e creato». L’evento pistoiese ha avuto vasta eco sui media regionali e nazionali. Luciano Scalettari, inviato per l’ambiente del settimanale cattolico «Famiglia Cristiana», firma il servizio sull’iniziativa ospitata in questi giorni a Pistoia raccontando anche la novità di quest’anno: il premio giornalistico «Sentinella del Creato» consegnato nella serata di sabato, nel Palazzo del Comune di Pistoia, su iniziativa di Greenaccord, Ucsi e Federazione italiana dei settimanali cattolici. Premiati Beppe Rovera, da anni curatore e conduttore della trasmissione di Rai3 Ambiente Italia; Mariella Cossu, una free lance sarda con una lunga attività di informazione agricola; Elena Scarici, free lance di Napoli che ha scritto molto su ambiente e agricoltura e, in particolare, sulla vicenda dei rifiuti. Un premio alla carriera è andato invece ad Angelo Branduardi, presente a Pistoia con una video-intervista esclusiva, per la sua sensibilità alle n. 26 GREENACCORD Il progresso è eco-sostenibile questioni della natura. Su Famiglia Cristiana viene data anche notizia di una iniziativa che coinvolgerà ancora la diocesi di Pistoia (stavolta insieme alle diocesi di Prato e Firenze): un progetto di Greenaccord, in collaborazione con Wwf Italia, per «pesare» l’impronta ecologica e gli stili di vita di migliaia di famiglie italiane. Tre, infatti, le aree italiane coinvolte: le grandi diocesi di Milano e di Napoli e il pool di diocesi dell’area metropolitana fra Pistoia e Firenze. «Il progetto – spiega lo scienziato Andrea Masullo, consulente scientifico di Greenaccord – durerà 18 mesi. Chiederemo a campioni di famiglie una collaborazione compilando “diari di bordo” in cui registrare i comportamenti in tema di consumo della natura». Tra le esperienze positive in tema di tutela dell’ambiente ri- portate nel corso del furum, vale la pena evidenziare quella della Comunità di Siloe, nel Grossetano, i cui componenti hanno dato vita ad un monastero «sostenibile». «Per noi - ha spiegato padre Stefano Piva - il concetto importante è che l’utilizzo di tecnologie eco-sostenibili non rappresenta soltanto un discorso “tecnico”, di praticità, ma tocca direttamente anche la spiritualità. Un cammino interiore che porta a cercare e trovare dentro se stessi il bello e il bene e che di conseguenza trascina poi a determinate scelte». Il primo passo di questo “cammino” è stato concepire un edificio che evitasse la dispersione termica, realizzando quindi una struttura che potesse contare su una sorta di microclima anche grazie all’utilizzo pressoché completo di materiali naturali come Quanto pesa l’impronta ecologica delle famiglie pistoiesi? D Il forum ue pagine sul forum pistoiese di Greenaccord nell’ultimo numero di “Famiglia Cristiana”. Luciano Scalettari, inviato per l’ambiente del settimanale cattolico, firma il servizio sull’iniziativa ospitata in questi giorni a Pistoia raccontando anche la novità di quest’anno: il premio giornalistico “Sentinella per l’Ambiente” consegnato nella serata di sabato, nel Palazzo del Comune di Pistoia, su iniziativa di Greenaccord, Ucsi e Federazioni italiana dei settimanali cattolici. Premiati Beppe Rovera, da anni curatore e conduttore della trasmissione di Rai3 Ambiente Italia; Mariella Cossu, una free lance sarda con una lunga 5 Luglio 2009 sull’ambiente “buca” su “Famiglia Cristiana” attività di informazione agricola; Elena Scarici, free lance di Napoli che ha scritto molto su ambiente e agricoltura e, in particolare, sulla vicenda dei rifiuti. Un premio alla carriera è anche andato ad Angelo Branduardi, presente a Pistoia con una video-intervista esclusivo, per la sua sensibilità alle questioni della natura. Su “Famiglia Cristiana” viene data anche notizia su una iniziativa che coinvolgerà ancora la diocesi di Pistoia (stavolta insieme alle diocesi di Prato e Firenze): un progetto di Greenaccord, in collaborazione con WWF Italia, per “pesare” l’impronta ecologica e gli stili di vita di migliaia di famiglie italiane. Tre, infatti, le aree italiane coinvolte: le grandi diocesi di Milano e di Napoli e il pool di diocesi dell’area metropolitana fra Pistoia e Firenze. Il progetto – spiega lo scienziato Andrea Masullo, consulente scientifico di Greenaccord – durerà 18 mesi. “Chiederemo a campioni di famiglie una collaborazione compilando “diari di bordo” in cui registrare i comportamenti in tema di consumo della natura”. Vita La Gli esiti del VI forum dell’informazione cattolica per la salvaguardia del Creato di Patrizio Ceccarelli legno, pietra, rame e vetro, con tecniche che permettessero di ridurre al minimo gli sprechi energetici. Così, anche l’impiantistica è altamente ridotta, permettendo anche di limitare i campi elettromagnetici. L’acqua proveniente da un pozzo perforato a pochi metri dal monastero, è accumulata in una cisterna sotterranea e interamente restituita al luogo mediante un impianto di fitodepurazione. La completa progettazione del monastero ha ovviamente puntato a un inserimento il più discreto possibile nel contesto naturale, ma i “grandi passi” devono ancora essere compiuti: «Una volta che avremo le risorse necessarie - spiega ancora padre Stefano - le investiremo per intero nel solare termico, nel fotovoltaico e nell’eolico; gli edifici che stiamo costruendo sono già completamente predisposti per accogliere queste tecnologie che permettono lo sfruttamento di energie rinnovabili e pulite». Alla ricerca di una “ecologia del tempo” La prolusione del vescovo di Pistoia al forum di Greenaccord:”ci salveranno Spirito e Creato”. “Ritmi della natura violati, chimicamente violentati per produrre il più possibile nel minor tempo possibile” “I l Creato e lo Spirito sono gli ancoraggi che possono riconsegnarci all’ecologia del tempo, liberarci dal tempo inquinato, dal tempo negato divenuto ultimamente vita negata, persona negata”. E’ un passaggio della prolusione con cui mons. Mansueto Bianchi, vescovo di Pistoia, ha aperto questo pomeriggio il sesto “Forum dell’informazione cattolica per la salvaguardia del Creato” in svolgimento a Pistoia e dedicato al rapporto fra “tempo del Creato” e “tempo dell’uomo”. Per Bianchi è necessario “trovare un’ecologia del tempo che non sia nostalgia o riproposizione sospirosa di modelli del passato”. Occorre invece “una riflessione, una ricerca, una sperimentazione di modelli personali, sociali, economici nuovi” in modo da “riformulare per l’oggi e per il domani una ecologia del tempo che sia amica della vita e alleata dell’uomo”. Nel suo intervento (“se guardo dentro di me, alla vita della mia comunità e della mia gente vedo che dilaga una degradazione del tempo con un approccio aggressivo o almeno concitato al tempo; vedo che il tempo è competitore, è nemico, si è abbreviato”) il vescovo di Pistoia ha sottolineato la “violazione sui ritmi della natura che vengono chimicamente violentati per produrre il più possibile nel minor tempo possibile quasi che il tempo secondo i ritmi naturali fosse antieconomico, uno spreco, una perdita … di tempo”. Per mons. Bianchi il risultato di questi atteggiamenti “è la superficialità, la crisi del vuoto, la decisività delle sensazioni, la centralità dell’attimo e del frammento. Il risultato è la banalità”. A salvarci potrà essere solo una rinnovata “ecologia del tempo” basata, appunto, sulle ragioni dello Spirito, sulla centralità del Creato. Mauro Banchini Vita L’ La Apostolato della preghiera è un movimento ecclesiale che s’impegna a pregare e promuovere la spiritualità del Sacro Cuore di Gesù, vivendo la realtà quotidiana nell’amore di Gesù stesso. È un’unione di fedeli che si impegnano a cooperare con Cristo nella Chiesa, con un programma di spiritualità apostolica che conduce gli iscritti: alla partecipazione attiva e frequente alla Santa Messa e alla Comunione; alla pratica del culto al Cuore di Gesù; alla devozione a Maria, Santa Madre della Chiesa; a seguire e pregare per l’intenzioni del Papa e dei Vescovi, e unire le preghiere con lezioni sull’esempio degli apostoli. L’Adp è nato a Vals (Francia) il 3 dicembre 1844. festa di S. Francesco Saverio, quando ai giovani gesuiti durante la formazione, fu chiarito che potevano subito essere apostoli, offrendo al Signore giorno per giorno, il loro impegno e la loro vita. Prese così forma la “preghiera apostolica” e nacque l’Apostolato della Preghiera, che sarebbe diventato un grande movimento universale. Risulta che oggi nel mondo, circa 50 milioni di persone aderiscano all’Adp, e ne vivano la spiritualità. Gesù, nelle rivelazioni ai grandi mistici, come S. Margherita Maria Alacoque, ha richiamato insistentemente la devozione al Suo Cuore. Il grande merito di S. Margherita Maria e degli 5 Luglioo 2009 chiesa pistoiese n. 26 Apostolato della preghiera Prataccio avvenimenti di Paraj-le-Monial, nei quali fu coinvolto anche il gesuita S. Claudio La Colombière, è stato quello di accogliere e far approfondire in tutto il mondo le inesauribili ricchezze che provengono dal Sacro Cuore di Gesù. S. Teresa del Bambino Gesù, dottore della Chiesa, fu iscritta all’Apostolato della preghiera a 12 anni; la sua dottrina include la spiritualità dell’A.d.P., di cui è compatrona insieme a S. Francesco Saverio. La prima zelatrice del Sacro Cuore in Italia è stata la beata Caterina Volpicelli (1839-1894). Il Santo Padre stima profondamente la forza dell’apostolato e per questo propone, lui stesso, un’intenzione generale e una missionaria per ogni mese. L’Adp pubblica mensilmente dei biglietti con la preghiera di offerta quotidiana. Con le intenzioni affidatele dal Papa e dai nostri vescovi. Queste intenzioni sono accolte con amore e se ne fa l’oggetto dell’offerta quotidiana che attraversa il mondo intero. Con la serietà che corrisponde a questo atto, purifichiamo il nostro cuore, i nostri pensieri, i nostri occhi e ci rendiamo capaci di amare. In realtà la prima persona ad essere l tour del Coro Cat,Cantori Appennino Toscano, fa tappa a Prataccio, con un concerto dal titolo: “4 Canti sotto le stelle”, che si svolge domenica 5 luglio alle 21,15. L’impianto della Faggeta è ottimo luogo sportivo, nel cuore del paese, tra il verde di secolari castagni. È organizzato dalla locale Pro Loco e dalla pubblica assistenza Misericordia. Il gruppo inizia la sua attività nel 1977 a Pianosinatico. Dopo l’esperienza avuta con il baritono Giorgio Sichi, questi cantori oggi sono diretti dal maestro Gilberto Valgiusti, diplomato presso il conservatorio L. Cherubini di Firenze. Attualmente il coro è costituito da circa 30 elementi provenienti da tutta la Montagna pistoiese. Ha il suo attivo l’organizzazione di 80 rassegne nazionali ed internazionali. Tre le incisione: Abetone insieme e canti popolari toscani; è incluso nella raccolta di Canto Corale edito dal Vecchio Mulino. Ai Cat va inoltre il merito di avere mantenuto viva la tradizione popolare ricercando e valorizzando le musiche di una volta,in particolare quelli sperduti tra i paesini della Montagna Pistoiese. Oggi il gruppo ha uno stile ed una personalità propria di grande valore. Saranno a Prataccio domenica 5 luglio, sabato 11 a Gavinana, il 18 dello stesso mese a Cutigliano. Giorgio Ducceschi Devozione al Sacro Cuore “4 canti sotto le stelle” I trasformata dall’offerta quotidiana, è quella che la fa. “Rendi il mio cuore simile al tuo”; questa preghiera tanto semplice esprime il desiderio più profondo che il Signore suscita nel nostro cuore; potere amare Dio e i nostri fratelli, come Lui ci ha amati. Sull’esempio di Maria che si è messa senza riserve a disposizione del Figlio suo, anche noi, con la nostra offerta ci mettiamo a disposizione del Sacro Cuore; ci impegniamo generosamente ad abbracciare tutte le dimensioni della nostra vita, in spirito di servizio nei confronti dei fratelli. Ci abbandoniamo, fiduciosi della trasformazione che lo Spirito Santo cerca di attuare nei nostri cuori. Dopo tanto tempo dalla nascita di questa forma di apostolato e di devozione al Sacro Cuore, ripensiamoci oggi cercando di rilanciarlo in armonia con i contesti culturali e sociali odierni, dove gli aderenti operano nei bisogni delle Chiese locali alle quali appartengono. Impegniamoci a riscoprire, a far conoscere l’amore per il sacro Cuore di Gesù, seguendo quello che ci suggerisce l’Apostolato della preghiera. Annamaria Innocenti Reggio Calabria 15-18 Giugno 2009 La nostra lettera siete voi... Ascoltare le domande, comunicare il vangelo, condividere l’incontro con il Cristo S i è svolto a Reggio Calabria sul finire dell’anno paolino l’ultimo convegno nazionale dei direttori degli uffici catechistici diocesani nel bello scenario dello stretto di Messina e l’accogliente ospitalità della chiesa di Reggio Calabria che la tradizione volle fondata dall’apostolo Paolo. Questo convegno sotto la guida del nuovo direttore dell’ufficio catechistico nazionale don Guido Benzi ha visto la partecipazione di circa 200 convegnisti da tutta Italia che per quattro giorni hanno riflettuto e si sono confrontati stimolati dalle relazioni dei vescovi L. Soravito, B. Forte, M. Crociata e di studiosi quali don G. Ziviani, monsignor D. Pompili, e la prof.sa C. Borrello Bellieni e altri. Il tema del convegno voleva esprimere il senso del cammino dell’ultimo decennio dove le comunità cristiane in Italia erano state invitate a riflettere e impegnarsi sulla comunicazione del vangelo in un mondo che cambia (cfr. lettera pastorale del 2001 della CEI). E’ stato mons. Soravito a fare una sintesi di un decennio che ha visto le note dell’ufficio catechistico nazionale sul risveglio della fede (2003) sul primo annuncio (2005) e i due importanti documenti uno della CEI, sul volto missionario delle parrocchie (2004) e l’ultimo la lettera ai cercatori di Dio (2009). Questi documenti dicono l’impegno di una chiesa in Italia che sta decisamente spostando il baricen- 9 tro delle sue attività catechistiche sul mondo degli adulti. In questo senso la lettera ai cercatori di Dio uscita di recente vuole tracciare una strada per rilanciare l’annuncio del vangelo e la comunicazione della fede nel nostro tempo. Un momento forte del convegno è stato pertanto la relazione di mons. B. Forte che ha presentato la lettera ai cercatori di Dio, l’ultimo documento della Commissione episcopale permanente della Cei per la dottrina della fede, l’annuncio e la catechesi. La lettera scritta con linguaggio semplice ed essenziale prima che essere uno strumento di annuncio e catechesi è l’espressione di uno stile di chiesa, che è chiamata a pensarsi in cerca di Dio, come ogni uomo e ogni donna. “Siamo tutti cercatori di Dio”, è stato uno dei ritornelli più frequenti al convegno sia nella voce dei relatori che dell’assemblea. Un ritornello semplice ma che dice una verità profonda, quella di una chiesa e di un cammino di fede che non può pensarsi senza l’altro, nemmeno senza il lontano e l’ateo. Una chiesa che mette al centro non se stessa ma Dio e le domande degli uomini, una chiesa in ascolto, in ascolto di Dio che parla sempre e comunque. Una lettera quella ai cercatori di Dio che invita la chiesa ad avere fiducia, a guardare il mondo che cambia con l’umiltà dei re magi che trovano la strada verso Dio che nasce sulla terra nelle stelle del cielo. Una chiesa fiduciosa e serena, che si mette in ascolto non per convincere il mondo, ma per condividere con il mondo le ricchezze e i tesori della fede. In questo senso la lettera ai cercatori di Dio segna anche un metodo di catechesi e di annuncio che parte, così recita il primo capitolo della lettera ai cercatori di Dio, dalle domande degli uomini, quelle domande che uniscono credenti e non credenti, quali ad esempio la felicità la sofferenza, l’amore, la giustizia, l’amore. Il secondo capitolo della lettera è invece dedicato “alla speranza che è in noi”, quasi a segnare un secondo passo nell’annuncio e nella catechesi, quello della comunicazione della fede, del tesoro in vasi fragili di creta che è la fede della chiesa, inteso come fede che si crede e fede con cui si crede. Infine il terzo capitolo è dedicato ad indicare percorsi di incontro, cioè luoghi concreti dove incontrare Gesù Cristo, e qui la lettera enuclea la preghiera, la parola di Dio, i sacramenti, il servizio, la fede nella vita eterna. La lettera ai cercatori di Dio è un testo scritto pensando a chi conosce poco o nulla della fede cristiana. Il documento pertanto non si pone come una summa della fede cristiana, né come un catechismo, ma piuttosto come un ponte, come un invito, come una propedeutica alla fede. Anche in questo il documento fa un passo deciso verso una chiesa che deve pensare l’annuncio e la catechesi riformulando il messaggio sempre eterno del vangelo nel linguaggio di oggi, anche rinunciando alla completezza del messaggio per condurre un po’ per volta nelle profondità del mistero di Dio, introducendo per gradi nelle inesauribili ricchezze della fede. Il passaggio dalla proposta bella e affascinante della lettera ai cercatori di Dio è affidato alle singole comunità cristiane, in un cammino di conversione mentale e pastorale necessario e ineludibile. Non è facile pertanto prevedere gli effetti concreti che la lettera e questo convegno potrà avere, ma certo rimane forte ed efficace l’invito a pensarsi sempre e allo stesso tempo pellegrini come i Magi, e comunicativi come la stella di Betlemme. Cristiano D’Angelo Suore Mantellate Liceo scientifico a settembre L’ Istituto paritario “Suore Mantellate”, antica istituzione scolastica della città che vanta di un notevole prestigio in campo educativo, in collaborazione con la Fondazione “Conservatorio di San Giovanni” dà inizio con il 1° settembre 2009 alla 1a classe del Liceo scientifico, istituito con Decreto del direttore generale dell’istruzione toscana. L’orario settimanale sarà articolato su cinque giorni (da lunedì a venerdì) e permetterà, oltre al normale svolgimento dei programmi ministeriali, la realizzazione di una serie di attività previste dal Pof che concorreranno a far conseguire agli alunni una formazione completa ed approfondita che consenta di proseguire con successo gli studi universitari o, al termine del quinquennio, l’inserimento nel mondo del lavoro. Sono tuttora aperte le iscrizioni; per informazioni rivolgersi alla segreteria dell’istituto tel. 0573.976050. Casa Ginetta Gori Un nuovo fiocco azzurro C on profonda gioia abbiamo appeso all’ingresso della “Casa Ginetta Gori” un nuovo e grande fiocco, questa volta azzurro. E’ una vita che si introduce in questa nostra complessa società. Vita che, sulla linea del secondo capitolo dei Re (episodio di Eliseo e del figlio di Sunamita), dice alle nostre Chiese: “Gli impoveriti, i fragili che sono in debito di futuro, hanno bisogno di presenza concreta e non solo di scampoli di elemosine. Non possiamo affidare al bastone del denaro, dei container o della consulenza progettuale, il compito di raccontarci come comunità cristiane attente agli ultimi e prossime di coloro che giacciono mezzi morti su tutte le GericoGerusalemme della storia. Occorre esserci. Essere davvero al loro fianco. Accompagnarli sui duri percorsi della loro liberazione (Amedeo Cristiano, “In cammino con i poveri”, ed. PUM.)”. L’esperienza che tentiamo di realizzare in questa nostra struttura ci è indicata dall’Uomo-Dio disteso sulla croce: braccia spalancate sul mondo, occhi fissi (per quanto ne siamo capaci) sul cuore di mamme e bambini. Capostrada com’era D a diversi anni Capostrada, tipico quadrivio a nord della città, si anima, a fine giugno, per una festa di aggregazione finalizzata ad iniziative di solidarietà. Quest’anno ovviamente per i terremotati dell’Abruzzo. Banchetti gastronomici della tradizione, specialità particolari come il “pane di Pierino Capecchi”, le torte casalinghe delle signore, gelati, fiori, bricolage, giochi di maghi per i bambini, musica dal vivo, lotteria, ecc. Ma l’idea vincente di quest’anno è stata quella di Maurizia Orlandini, la vivace signora del Centro Spesa che ha coinvolto i “nativi” a fornire ricordi. Ha allestito numerosi pannelli con le immagini, talvolta sbiadite, ma care al cuore di tutti. Capostrada com’era ha risvegliato ricordi sommersi, riscoperto amicizie, ha ri-tessuto un popolo! Complimenti Maurizia! Rossana Nerozzi 10 comunità e territorio L a nuova giunta Provinciale - nella foto da sinistra: Michele Parronchi (Idv), Rino Fragai, Paolo Magnanensi, Mauro Mari, la presidente Federica Fratoni, Chiara Innocenti, Lidia Martini, Carlo Cardelli (tutti del Pd), Fabio Roberto Cappellini (Prc) - è già al lavoro. «Ho puntato a recepire le esperienze migliori presenti sul nostro territorio – ha spiegato nella conferenza stampa di presentazione della nuova squadra di governo la neopresidente della Provincia, Federica Fratoni - ed è per questo che ho fatto riferimento a qualche amministratore come al sindaco uscente di Agliana, Paolo Magnanensi, e a Mauro Mari, che abbiamo riconfermato perché ha fatto un ottimo lavoro e anche a testimonianza del buon lavoro svolto dall’amministrazione Venturi, che costituisce per me un punto di partenza imprescindibile». Vediamo gli incarichi. A Cappellini, oltre alla vicepresidenza, sono state assegnate le deleghe alle politiche del lavoro, sport, gestione e manutenzione degli impianti sportivi e della protezione civile. A Cardelli vanno le politiche relative alla pianificazione territoriale, trasporti e polizia provinciale. A Fragai le politiche inerenti l’igiene del suolo e dell’ambiente, la forestazione, le fonti energetiche, le aree protette, caccia e pesca. A M as, Radicifil, Cdm e Ansaldo Breda. Quattro nomi e quattro aziende, tra le più grandi della provincia, legate da situazioni di crisi già in atto o da difficoltà comunque annunciate, come nel caso della più grande fabbrica pistoiese produttrice di treni. Ma l’intera economia locale di Pistoia è in affanno: 10 aziende tra le più importanti sono in difficoltà, 5.000 lavoratori sono o in cassa integrazione o lavorando ad orario ridotto e 1.000 sono i posti di lavoro persi. È la situazione di fronte alla quale si è trovato il presidente della Regione, Claudio Martini insieme agli assessori Brenna e Simoncini nell’incontro dei giorni scorsi con le istituzioni pistoiesi, i sindacati e i rappresentanti dei lavoratori delle aziende in difficoltà. n. 26 Ecco la nuova giunta Chiara Innocenti, la più giovane della squadra, vanno le deleghe alla cultura, informazione, cooperazione, progetti speciali, pari opportunità e politiche giovanili. A Magnanensi vanno le politiche inerenti lo sviluppo sostenibile, l’industria, l’artigianato, l’innovazione produttiva, l’università, la scuola, l’istruzione, la formazione professionale e coordinamento politiche comunitarie. Mauro Mari conserva le politiche inerenti il patrimonio immobiliare, l’edilizia scolastica, la mobilità, e i lavori pubblici, e in più l’agricoltura, il demanio idrico e la sicurezza idrogeo- logica. Lidia Martini è invece l’assessore al bilancio, finanze, innovazione amministrativa, ufficio per le relazioni con il pubblico, diritti dei cittadini e servizi informatici. A Parronchi vanno le deleghe alle politiche sociali e all’immigrazione. Fratoni conserva per sé le deleghe agli affari generali, politiche inerenti la programmazione, turismo, personale, Osservatorio della programmazione strategica e Osservatorio sociale. Patrizio Ceccarelli Crisi L’impegno della Regione Il governatore Martini sollecita interventi da parte del Governo e annuncia l’acquisto di nuovi treni per il trasporto locale «La Regione – ha detto Martini - sta facendo e farà la sua parte. Assicuro ai lavoratori di queste aziende il massimo impegno e chiedo a tutti di contribuire a questo sforzo di dialogo sociale per gestire al meglio la crisi e individuare vie di uscita. Tutti dobbiamo sentirsi impegnati al massimo, dal governo nazionale a quelli locali, alle associazioni economiche e sociali fino agli istituti di credito». Quanto ad Ansaldo Breda, il presidente della Regione ha preso l’impegno a sollecitare Trenitalia alla pubblicazione del bando di gara per l’acquisto di treni ad alta velocità e quelli per il trasporto regionale. La Regione farà la propria parte nel finanziare l’acquisto di nuovi treni per il trasporto locale. Come continuerà l’impegno di Fidi Toscana e della Regione per sostenere con un fondo di garanzia tutte le imprese, quelle a corto di liquidità e quelle che vogliono investire, nell’accesso al credito. Da maggio, da tutta la Regione, sono già state 2024 le domande, per 551 milioni e 304 mila euro di prestiti chiesti alle banche. Per garantire le imprese la Regione ha stanziato 48,5 milioni, che diventeranno presto 60. A Pistoia le domande presentate ad oggi dalle imprese sono 181 per 56 milioni e 660 mila euro: 51, per 17 milioni e 134 mila euro, quelle già deliberate. Dalla Regione un bando per le imprese turistiche U n sostegno alle imprese commerciali e turistiche della Toscana. E’ questo lo scopo del bando recentemente varato dalla Regione volto a sostenere le imprese e nello specifico di aiutarle nei processi di sviluppo aziendale, di qualificazione, di integrazione e aggregazione territoriale cercando di migliorarne il livello di accoglienza e i servizi per i turisti. Ma quali saranno le imprese che potranno beneficiare di tali sostegni? Tutte le piccole, medie e microimprese, singole e/o as- sociate anche di nuova costituzione, che esercitano le attività commerciali stabilite dalla Legge 28 del 2005 ossia quelle del commercio dettaglio o ingrosso in sede fissa, quelle del commercio su aree pubbliche, quelle di distribuzione dei carburanti oltre alle aziende di somministrazione di alimenti e bevande. Per quanto riguarda invece le aziende che esercitano attività ricettive dovrebbero beneficiare delle sovvenzioni gli alberghi, i campeggi , i villaggi turistici, case e appartamenti per vacanze, affittacamere e stabilimenti balneari oltre a percorsi turistici fluviali e lagunari e parchi acquatici in generale. Le agevolazioni consistono nella concessione di un finanziamento rimborsabile a tasso zero fino al 75% dell’investimento e fino a 100.000,00 euro per le imprese commerciali e fino al 40% fino a 400.000,00 euro per le turistiche. “Le spese di investimento ammissibili comprendono –fanno sapere dalla provincia – tasse, oneri vari, acquisto e costruzione di fabbricati acquisto del suolo aziendale, potenziamento dei sistemi di sicurezza, acquisto di Vita La Comune di Agliana PROVINCIA Una sola riconferma, Mauro Mari, e per la prima volta entra un esponente dell’Italia dei valori 5 Luglio 2009 macchinari e impianti nonché spese per le progettazioni e l’adeguamento alle normative vigenti.” L’obiettivo del bando è quindi quello di consolidare lo sviluppo qualificato delle imprese del commercio e del turismo, attraverso questa serie di agevolazioni. Le domande per i contributi dovranno essere presentate dal 1 luglio al 15 settembre mentre per qualsiasi informazione e/o aggiornamento è necessario consultare il sito internet della provincia di Pistoia. Edoardo Baroncelli Nuova giunta comunale P resentata nei giorni scorsi la nuova giunta del Comune di Agliana guidata dal sindaco Eleanna Ciampolini. “E’ una squadra – ha sottolineato Ciampolini – in grado di portare in fondo l’attuazione del programma elettorale. Ho tenuto per me le deleghe all’ambiente e alla cultura perché le ritengo prioritarie per quanto riguarda la questione dei rifiuti e per lo sviluppo del cinema teatro Moderno”. Dopo l’impegno durante la campagna elettorale al fianco di Ciampolini, diventa vicesindaco Italo Fontana (Pd) che assume anche le deleghe relative a urbanistica e edilizia e alla protezione civile. “Sono assessorati legati tra loro – riferisce – punterò forte sull’eco-sostenibilità e sull’approvazione del regolamento urbanistico”. Alberto Ciampi (Pd), già candidato alle primarie del centro-sinistra, assume l’incarico di assessore ai lavori pubblici e all’istruzione, parlando di “deleghe molto gradite e significative. Presto lascerò i due incarichi “politici” che ricopro: la segreteria del Partito democratico aglianese e il ruolo nel coordinamento provinciale”. Lucilla Di Renzo (Pd) ha accettato i settori legati alle politiche alla persona, alle pari opportunità (di nuova istituzione) e al personale. “Si tratta – commenta – di incarichi stimolanti soprattutto per me che sono alla prima esperienza amministrativa. Le priorità? Senz’altro lo sviluppo della società della salute e della Banca del tempo”. Roberta Santini (Pd) è il nuovo assessore al bilancio, alle partecipate, al patrimonio e alle nuove forme di partecipazione dei cittadini (altra new entry). “Avrò molto da studiare e da imparare –ammette – essendo nuova della politica. Sarà un mio obiettivo quello di far tornare le persone ad interessarsene attivamente”. Confermato in giunta Marco Pacini (Mre) che rappresenta la continuità con i 10 anni di Amministrazioni guidate da Paolo Magnanensi e che assume sviluppo economico, polizia municipale e promozione turistica. “Ho già nuovi stimoli – annuncia – per affrontare al meglio la crisi che colpisce le attività produttive del territorio aglianese”. In giunta anche Fabrizio Magazzini (Sinistra) che ha accettato le deleghe allo sport, ai gemellaggi, all’associazionismo e all’educazione alla pace e alla legalità (settore di nuova istituzione). “La mia storia personale – ricorda – è divisa a metà tra la politica della sinistra e il mondo delle associazioni. Lo sport? Lo conosco poco ma mi impegnerò per svilupparlo sotto varie forme”. Marco Benesperi PRESIDENZA E DIREZIONE GENERALE Largo Treviso, 3 - Pistoia - Tel. 0573.3633 - [email protected] - [email protected] SEDE PISTOIA Corso S. Fedi, 25 - Tel 0573 974011 - [email protected] FILIALI CHIAZZANO Via Pratese, 471 (PT) - Tel 0573 93591 - [email protected] PISTOIA Via F. D. Guerrazzi, 9 - Tel 0573 3633 - [email protected] MONTALE Piazza Giovanni XXIII, 1 - (PT) - Tel 0573 557313 - [email protected] MONTEMURLO Via Montales, 511 (PO) - Tel 0574 680830 - [email protected] SPAZZAVENTO Via Provinciale Lucchese, 404 (PT) - Tel 0573 570053 - [email protected] LA COLONNA Via Amendola, 21 - Pieve a Nievole (PT) - Tel 0572 954610 - [email protected] PRATO Via Mozza sul Gorone 1/3 - Tel 0574 461798 - [email protected] S. AGOSTINO Via G. Galvani 9/C-D- (PT) - Tel. 0573 935295 - [email protected] CAMPI BISENZIO Via Petrarca, 48 - Tel. 055 890196 - [email protected] BOTTEGONE Via Magellano, 9 (PT) - Tel. 0573 947126 - [email protected] Vita La 5 Luglioo 2009 11 n. 26 TERRAZZA SULLA CITTÀ Bcc Vignole Il bilancio sociale 2008 P resentato nei giorni scorsi, nell’auditorium della sede centrale, il bilancio sociale e di missione della Banca di Credito Cooperativo di Vignole, relativo al 2008. Una banca che da centocinque anni si ispira ai princìpi della solidarietà economica e del mutualismo. A pochi giorni dallo svolgimento dell’assemblea annuale, convocata per l’approvazione del bilancio civilistico, è stata questa l’occasione per approfondire e comprendere meglio le scelte operate lo scorso anno dal Consiglio di Amministrazione, oltre che in campo economico e finanziario, anche in campo sociale, culturale e sportivo. Durante l’incontro, è stato evidenziato come il ruolo della banca quarratina sia quello di promuovere uno sviluppo durevole, soprattutto a beneficio dei soci e delle M usica e brani letti da ragazzi e ragazze su un palco allestito in piazza Ludovico Appiano e quindi un corteo illuminato da fiaccole che ha raggiunto, in una notte ventosa e con temperature addirittura autunnali, la piscina provinciale in cui esattamente un anno prima sempre di notte, era assurdamente annegato Alessandro Bizzarri, un ragazzo che non sapeva nuotare e che assieme a molti coetanei era entrato in acqua per un bagno notturno. Questa terribile vicenda –che sta peraltro avendo èsiti giudiziari, visto che nessuno impedì ai ragazzi di accedere nottetempo alla struttura natatoria provinciale, che era (ed è) protetta solo da una cancellata alta solo mezzo metroha recentemente rappresentato oggetto di una intelligente quanto disperata ‘provocazione’, rappresentata da una lettera con cui un gruppo di giovani ha chiesto a realtà istituzionali e sociali nonché all’intera popolazione di attivare (finalmente) sinergie tali da far davvero fronte, magari prevendolo, a quel ‘disagio giovanile’ che induce sovente comunità locali di riferimento, distribuendo vantaggi economici e vantaggi sociali, in coerenza con gli scopi statutari. “Scopo del bilancio sociale - ha evidenziato il presidente della Bcc, Giancarlo Gori - è quello di fornire elementi di valutazione sugli aspetti sociali dell’attività aziendale, di verifica della coerenza dell’impresa rispetto agli scopi statutari e di comunicazione del valore creato dalla Banca nei confronti dei propri portatori di interesse. Questo in un contesto dove il territorio resta centrale, anche se cambia forma. E la nostra Banca è figlia del territorio e al territorio, appunto appartiene, fornendogli energia perché lo sviluppo possa innescarsi e dispiegarsi, sostenendone le esigenze e facendosi carico, nel tempo della crisi, anche delle emergenze, moltiplicando le risorse, la fantasia e le energie per il proprio territorio e per le persone che lo abitano”. Una Banca che in questi anni è molto cresciuta, tanto da essere la prima Bcc della Provincia di Pistoia e fra le prime a livello regionale. Con dieci agenzie e due sportelli Atm, ha competenza territoriale su oltre venti Comuni della Toscana centrale, oltre 2.500 soci e oltre 22.000 clienti, che risiedono o svolgono la propria attività nelle zone di competenza. Fra le varie iniziative promosse a favore dei soci, dei clienti e del territorio in generale, maggiore interesse lo riscuotono sicuramente le Borse di studio, assegnate ogni anno agli studenti più meritevoli, lo sconto praticato sull’acquisto dei libri scolastici, le gite sociali e l’annuale festa sociale che ogni anno si svolge sotto l’apposita tensostruttura, durante il Settembre Quarratino. Inoltre, unica Bcc in Toscana, anche nel 2008 ha applicato a favore dei soci il principio del ristorno, ossia la distribuzione di una parte di utili (250.000 euro quest’anno, oltre al dividendo) in proporzione al lavoro effettivamente svolto da ogni singolo socio con la Banca di Vignole. Numerosi, infine, i contributi erogati durante l’anno alle associazioni che operano nel campo del volontariato sociale, nello sport, nella musica, nella cultura e nel tempo libero, nella tutela della salute e nella ricerca, in campo religioso, nell’istruzione, formazione, ambiente, oltre a numerosi enti locali, istituzioni e associazioni di categoria. Il fascicolo del bilancio sociale e di missione 2008 è a disposizione dei soci, dei clienti e di quanti siano interessati, presso le dieci agenzie della Banca. Marco Benesperi Maresca Una luce nella notte Suggestiva fiaccolata organizzata dai giovani a un anno dalla morte del 17enne annegato nottetempo nella piscina provinciale di Alessandro Tonarelli molti ragazzi a perdersi nel ‘tunnel’ di fumo, alcol e droga. La serata è iniziata rivolgendo un commosso ‘in bocca al lupo’ a un altro ragazzo di Maresca che, finito contro un muro mentre in sella a uno scooter stava raggiungendo il proprio posto di lavoro, si trova ricoverato in gravi condizioni nel Centro traumatologico e ortopedico di Firenze. Quindi un gruppo musicale che è composto da giovani e che si chiama significativamente ‘Four p.m.’ (le ore 4 del pomeriggio, l’ora in cui Gesù risorto apparve a Giovanni e la volpe si presentò al Piccolo Principe: l’ora degli incontri che ti cambiano la vita) ha eseguito alcuni brani in tema con lo speranzoso ottimismo a cui la serata intendeva ispirarsi –da Meraviglioso di Modugno a varie altre canzoni- e, assieme al vice parroco di San Marcello –don Simone Amidei, responsabile diocesano della Pastorale giovanile- vari ragazzi e ragazze hanno parlato su temi inerenti appunto la questione su cui era incentrata l’iniziativa. Tra questi c’era anche Massimiliano Bizzarri, N ei giorni scorsi 60 bambini della scuola dell’infanzia delle Suore Mantellate di Pistoia hanno visitato l’azienda vivaistica Vannucci Piante di Piuvica. I bambini, accompagnati dalle maestre Simona Baccellini, Daniela Nardi, suor Santina e suor Deodata, sono stati accolti dal titolare, Vannino Vannucci e dalla moglie Sabrina, ed hanno visitato in lungo e in largo gran parte dei vivai, mostrando interesse e curiosità e facendo numerose domande. La gita si è dimostrata un’esperienza educativa molto interessante per i piccoli ospiti, come han- il fratello di Alessandro. Una struggente fiaccolata ha quindi raggiunto la piscina provinciale attigua al compesso turistico delle Ginestre lasciando, ai piedi di una Madonnina che vi è eretta, tanti foglietti su cui i giovani avevano scritto loro pensieri, opinioni e desideri dedicati al 17enne che giusto un anno prima era assurdamente annegato, durante una notte che doveva essere di festa e si trasformò invece in una immane tragedia. Suore Mantellate I piloti del caos S i tratta di un progetto promosso dall’Assessorato alle Politiche Giovanili del Comune di Pistoia, co-finanziato dalla Regione Toscana e pensato per i giovani, oltre che realizzato dai giovani pistoiesi stessi. La finalità è definire dei percorsi di valorizzazione, partecipazione e sviluppo sul territorio. Vengono coinvolti giovani dai 15 ai 29 anni e provenienti da varie realtà, interpreti della città tramite proposte e progetti. Progettano, propongono e realizzano in collaborazione con il Comune di Pistoia: i Piloti del Caos promuovono concerti, mostre pittoriche, spettacoli teatrali, proiezioni cinematografiche, ma si occupano anche dei problemi che possono coinvolgere i giovani, quali l’alcol, le droghe, il lavoro precario, la difficoltà di inserirsi nella realtà locale. Decisivo l’impegno al riguardo dell’Assessore alle Politiche Giovanili Mario Tuci. La presentazione ufficiale di questo progetto è avvenuta in occasione di un concerto organizzato in Piazza della Sala, nel luglio 2008. Lo scorso mese di aprile, invece, hanno contribuito all’organizzazione del compleanno della Biblioteca San Giorgio (nel settore, la più grande struttura pubblica in Toscana), tramite concerti e spettacolo teatrale. Pochi giorni dopo è seguita una serata-dibattito “Alcol, perché no?” di riflessione sulle problematiche legate a questa dipendenza. Il 26 giugno scorso, infine, una serata-evento sempre presso la Biblioteca San Giorgio, durante la quale sono stati promossi concerti, spettacoli teatrali e proiezione di cortometraggi realizzati da giovani pistoiesi. Per il prossimo settembre, invece, i Piloti del Caos vogliono organizzare a Pistoia una Notte Bianca. Tra le loro attività, la mappatura delle risorse comunali disponibili per i giovani sul territorio pistoiese, l’acquisto di un dominio Server e la creazione di un loro sito. Hanno predisposto anche un Bando Creatività, aperto ai giovani pistoiesi tra i 15 e i 29 anni, anche in gruppo, e residenti nella provincia di Pistoia, i quali hanno proposto la realizzazione di progetti creativi caratterizzati da una o più forme di espressione artistica, in grado di trasmettere emozioni e pensieri ai loro coetanei. Nessuna limitazione riguardo la tipologia e le caratteristiche pratiche dell’attività e/o degli eventi con i quali realizzare i progetti. L’intento è stato di valorizzare le potenzialità creative, organizzative e propositive dei giovani pistoiesi. I progetti verranno ospitati in una “Vetrina della Creatività”, dalla quale saranno selezionate le proposte più interessanti e fattibili, poi da accompagnare nella fase di gestione e realizzazione operativa. Le proposte saranno selezionate dai Piloti, il Comune di Pistoia definirà tempi e modi per la realizzazione operativa. A quest’ultima contribuiranno eventualmente altri soggetti esterni interessati. Tutti i progetti pervenuti verranno pubblicati sul portale “I Piloti del Caos” e saranno presentati in una pubblicazione a stampa per promuoverne la conoscenza. Per info: [email protected] oppure uffi[email protected] Comune di Pistoia – Ufficio Politiche Giovanili tel. 0573/371203. Coordinatrici dei Piloti del Caos sono Annalisa Primavera e Elisa Del Pero, nel gruppo, tra gli altri, Raffaele Totaro. Leonardo Soldati I bimbi della scuola dell’infanzia in visita ai vivai Vannucci no sottolineato le insegnanti. Tra l’altro proprio con questa escursione l’azienda Vannucci Piante ha raggiunto la quota di mille visite guidate ricevute nell’arco degli ultimi 10 anni, tra quelle riservate al mondo scolastico, universitario e turistico, escluse ovviamente quelle degli operatori del settore e dei rappresentanti delle istituzioni. P.C. 12 economia e lavoro I n questo particolare momento di crisi, la famiglia ed il lavoro sono due elementi fondamentali per il tessuto economico e sociale. E’ necessario rafforzare la rete di una forte coesione, attraverso un sostegno alla famiglia, diventato di fatto un ammortizzatore sociale senza adeguato riconoscimento, e con la convinzione forte che deve cessare il conflitto tra famiglia e lavoro. Per riflettere su questi temi , venerdì 26 giugno la Cisl di Pistoia ha organizzato il Forum “Lavoro e famiglia: solidarietà e partecipazione, le vie per il futuro”, in collaborazione con le associazioni di ispirazione cattolica, al quale hanno partecipato anche le associazioni delle categorie rappresentanti della piccola e media impresa, dell’artigianato e della cooperazione, oltre alle aziende di Credito locali. Si tratta della prima iniziativa provinciale dopo quella tenutasi a livello nazionale, il 15 aprile scorso a Roma che ha istituito il ‘Forum delle persone e delle associazioni di ispirazione cattolica nel mondo del lavoro”. “Con questo appuntamento - afferma la segretaria Cisl Pistoia, Patrizia Pellegatti –intendiamo mettere in luce questo tema e fare proposte concrete, sui temi della coesione sociale necessaria a sostenere questo periodo di difficoltà, ponendo al centro la persona e la risorsa umana, intervenendo a favore dalla famiglia con i servizi e con n. 26 Vita La 5 Luglio 2009 Il 6 luglio a Vignole UN CONVGNO CISL Convention Confartigianato Lavoro e famiglia politiche fiscali a suo sostegno. Non è un caso che si costituisca il Forum alla vigilia della uscita della nuova Enciclica sociale del Papa, che fornirà spunti importanti di riflessione per la Cisl che da sempre si ispira a valori di solidarietà ed equità sociale. La costituzione del Forum rappresenta un sistema sinergico di tutte le associazioni del mondo del lavoro e della rappresentanza sociale e del volontariato, che sono ispirate alla Dottrina sociale della Chiesa Cattolica, la quale dichiara la centralità della persona, il suo valore, e la sua dignità. In particolare per le piccole imprese i servizi alla famiglia e un corretto e più equo sistema fiscale, significa possibilità di attività e opportunità di valorizzazione delle risorse al suo interno, particolarmente riguardo ai servizi alle donne e agli anziani. Inoltre il sistema del credito deve sostenere le attività con interventi e linee di credito mirate e maggiormente personalizzate, in particolare in questo periodo, per mantenere il lavoro e l’attività delle imprese. Occorre uscire dal meccanismo di un sistema finanziario ed econo- mico i cui andamenti e sono dettati da un capitalismo selvaggio e senza regole, per costruire un sistema che attraverso regole di finanza ed economia etica” Questi sono stati alcuni dei temi principali in discussione al dibattito pistoiese a cui erano presenti rappresentanti del mondo politico, istituzionale ed ecclesiale, tra cui segnaliamo il Vescovo di Pistoia Mansueto Bianchi. “In particolare - ha spiegato il portavoce del Forum nazionale, Natale Forlani - il nostro gruppo costituito da Cisl, Compagnia delle opere, Confartigianato, Confcooperative ed Mcl - indica due priorità: intervenire per salvaguardare e potenziare il patrimonio di risorse umane e produttive del mondo del lavoro e predisporre interventi in favore delle famiglie come premessa di una nuova domanda di servizi e occupazione”. Così come sostenuto ancora una volta da Papa Benedetto XVI, lavoro, corpi intermedi, sindacato svolgono un ruolo fondamentale nella società moderna, ma - come è stato sottolineato nel Forum di Pistoia - la coesione sociale deve essere assicurata attraverso il recupero della centralità di interventi pubblici. “Con quest’iniziativa abbiamo colto l’appello del Papa alla classe dirigente che si ispira alla Dottrina sociale della Chiesa - conclude Fanfani. Questo perché, sia a livello personale che collettivo, si renda visibile l’impegno di ciascuno di noi per la rinascita morale e socio-economica del Paese”. sport pistoiese VOLLEY Pistoia, bella figura al Trofeo delle Province I l ruggito di Pistoia. Ottimo quinto posto per la selezione femminile pistoiese al Trofeo delle Province 2009. La squadra, diretta dal tecnico Gigi Zani, ben coadiuvato dall’assistente Genny Bettazzi e dalla dirigente accompagnatrice Cristina Fanfani, ha dato un’eccellente immagine di sé a Chianciano Terme, sede della fase finale della prestigiosa competizione. Alla manifestazione conclusiva, a cui hanno potuto partecipare atlete under 14 (classe d’età 1995 e anni successivi), si accedeva attraverso una classifica stilata in base ai due concentramenti svoltisi il 15 marzo e il 1° maggio scorsi, e che vedeva nell’ordine Firenze/Prato ’95, Massa, Firenze/Prato ’96, Pisa, Pistoia, Livorno, Arezzo, Lucca, Grosseto e Siena. Nella prima giornata eliminatoria, Pistoia ha battuto 2-1 Lucca e perso con eguale punteggio contro Massa, finendo al secondo posto del proprio raggruppamento. Nella seconda giornata eliminatoria, è uscita sconfitta 2-1 dal confronto con Firenze/Prato ’96, mentre ha superato con il punteggio di 2-1 Siena, terminando nuovamente seconda. Stando così le cose, Pistoia ha disputato la finale per il quinto posto, ottenuto regolando 2-0 sia Pisa che Livorno. Per la cronaca, il torneo è stato conquistato da Massa, che in graduatoria ha preceduto Arezzo, Firenze/Prato ’95, Firenze/Prato ’96 e appunto Pistoia (di seguito Pisa, Livorno, Siena, Lucca e Grosseto). La rappresentativa pistoiese era composta da Caterina Grosso della Pallavolo Monsummano, Clio Cinotti (Appennino Volley), Cecilia Fagni (Volley Lamporecchio), Giulia Staggini (Aglianese), Giulia Brogi (Milleluci Casalguidi), Giada Giovannelli (Blu Volley Quarrata), Sara Baroncelli (Unione Pistoiese Volley), Luana Alexandru (UPV Buggiano), Alessia Frediani (UPV Buggiano), Silvia Mariotti (UPV Buggiano), Selvaggia Puccianti (Pallavolo Monsummano) e Miriana Vassallo (UPV Buggiano). “Siamo decisamente contenti sia del risultato conseguito che del comportamento tenuto da allenatori e giocatrici _ stila il bilancio il presidente del Comitato Fipav di Pistoia, Silvano Lucarelli _: la speranza, d’ora in avanti, è di proseguire sulla falsariga, cercando, se possibile, di fare sempre meglio”. Gianluca Barni “Oltre la crisi: solidarietà, sfide, occasioni” “O ltre la crisi: solidarietà, sfide, occasioni” è il titolo della Convention di Confartigianato Pistoia che si terrà lunedì 6 luglio alle 16,30 presso l’Auditorium della Banca di Credito Cooperativo di Vignole. La convention sarà preceduta dall’assemblea dei soci, che si svolgerà in forma privata, dopo di che con la relazione del presidente provinciale di Confartigianato Massimo Donnini e una tavola rotonda cui interverrà anche la parlamentare europea Roberta Angelilli, l’assessore regionale alle attività produttive Ambrogio Brenna, la presidente della Provincia di Pistoia Federica Fratoni e il presidente regionale di Confartigianato Imprese Fabio Banti. Moderatore Patrizio Ceccarelli. Nel corso della riunione si svolgerà anche la cerimonia “Intraprendere” durante la quale saranno premiati artigiani e dipendenti, imprenditori e pensionati nonché alcune personalità che si sono distinte per l’impegno sociale: il professor Piperno, presidente Lilt Pistoia; il dottor Brunetti, presidente del TC Pistoia; il colonnello Prisco, comandante della GF di Pistoia e il G.U. Renzo Benesperi, segretario dell’Associazione internazionale produttori del verde “Moreno Vannucci”. contropiede di Enzo Cabella L’ iscrizione della Pistoiese al prossimo campionato di Seconda Divisione si è tinta di «giallo». Il presidente Roberto Bortolotti, titolare della Seam che ha rilevato la società dalla famiglia Braccialini, ha dichiarato che l’iscrizione è stata fatta entro il 26 giugno, nonostante non abbia depositato dieci lettere liberatorie (quelle dell’allenatore Torricelli e di nove giocatori), condizione indispensabile perché la Lega accetti la domanda d’iscrizione. Per chi non lo sapesse, le lettere liberatorie vengono firmate da allenatori e giocatori dopo essere stati saldati di tutte le loro spettanze, in pratica degli stipendi. I Braccialini avevano pagato gli stipendi fino al mese di dicembre 2008, quindi -dopo la cessione della società- tocca a Bortolotti provvedere a pagare le mensilità del 2009. Per iscriversi al campionato è sufficiente il pagamento di quattro mensilità, gennaio-aprile. Bortolotti, però, non ha potuto assolvere al compito perché non disponeva di contanti sufficienti; secondo lui, c’è stato un ritardo nell’accredito di un bonifico. Di conseguenza, ha pagato solo una metà dei dipendenti, mentre gli altri non hanno accettato le modalità di pagamento proposte dal neo proprietario della Pistoiese. Nonostante questa situazione non ben definita, Bortolotti si è recato in Lega e ha presentato la domanda d’iscrizione corredata dalle liberatorie in suo possesso, impegnandosi a depo- sitare le dieci rimanenti entro l’8 luglio. La Lega ne ha preso atto e iscriverà la Pistoiese al campionato ma, visto il ritardo, le comminerà un punto di penalizzazione, due se non sarà rispettata la scadenza dell’8 luglio. L’arrivo di Roberto Bortolotti era stato salutato con soddisfazione dalla città e soprattutto dai tifosi. ma ben presto ci si è resi conto che la novitàBortolotti era meno bella di quanto si pensasse. L’imprenditore bolognese non si è ancora presentato alla città, non ha reso noti i programmi e soprattutto non ha assolto agli obblighi verso i dipendenti e la Lega, dimostrando di non possedere tutte quelle disponibilità economiche che il passaggio di proprietà richiedeva. Lui ha sempre assicurato di non preoccuparsi, tanto è vero che ha (avrebbe?) già scelto l’allenatore (Tosi) e il direttore sportivo (Simeoni). Ma, dopo quanto si è assistito negli ultimi giorni, vien da dire che se il buon dì si vede dal mattino, non c’è da stare allegri. Iscrizione a parte, c’è da assolvere a tanti impegni, il maggiore dei quali è l’allestimento di una squadra ex-novo. In forza alla Pistoiese sono rimasti solo tre giocatori: Ghinassi, Cortese (che non sono stati riscattati da Parma e Chievo) e Quadrini. Almeno i primi due, però, non resteranno a Pistoia, cercheranno una sistemazione in Prima Divisione o, al più, in una squadra di Seconda che punta alla promozione. Vita La “F otografare e capire” il fenomeno dell’immigrazione nella provincia di Benevento. Questo l’obiettivo dell’indagine conoscitiva sugli immigrati e sul loro inserimento nelle comunità locali della provincia di Benevento, promossa dal Centro servizi per il volontariato della provincia sannita, “Cantieri di gratuità” (Cesvob), in collaborazione con le Caritas diocesane di Benevento e di Cerreto Sannita-Telese-Sant’Agata de’ Goti, le Acli di Benevento, l’Associazione “Simposio degli immigrati”. La ricerca, presentata in questo mese a Benevento, s’intitola “Il mondo a casa nostra” ed è a cura di Ettore Rossi, direttore del Cesvob, Fabrizio Farina, dell’Università del Sannio, e Chiara Di Muzio. PRESENZA STRUTTURALE “L’obiettivo - spiegano i curatori dell’indagine - è analizzare l’aspetto dell’integrazione, non dal punto di vista della comunità ospitante, ma come viene vissuta l’immigrazione dai principali protagonisti del fenomeno: gli stranieri”. Infatti, “l’afflusso costante e consistente di popolazione straniera registrato negli ultimi anni sta portando rilevanti modifiche all’assetto socio-economico del nostro Paese”. Gli immigrati presenti, in forma regolare, sul territorio della provincia sono 4.088 secondo l’Istat (al 1° gennaio 2008), mentre in base alla stima del rapporto annuale sull’immigrazione di Caritas/ Migrantes 2008 ammontano a 4.392. Si tratta, precisa Ettore “U na risposta sbagliata a un problema vero”: è quanto risponde “a caldo” Davide Guarneri, presidente nazionale dell’A.Ge (Associazione italiana genitori) e padre di quattro figli, alla domanda su cosa ne pensi della mozione approvata la scorsa settimana dal Consiglio provinciale di Roma che impegnerebbe ad installare distributori automatici di preservativi nelle scuole superiori della città e del territorio provinciale. “Da genitori - dice - constatiamo la difficoltà educativa nel confrontarci coi nostri figli su temi molto delicati e, allo stesso tempo, anche belli e affascinanti, quale quello della gestione della propria sessualità da parte degli adolescenti. Bisogna ammettere che su questo tema si registrano idee e risposte vecchie e che pochi genitori hanno il coraggio di parlarne con i figli adolescenti. Il rischio è allora di dare risposte preconfezionate”, del tipo “usa il preservativo”, oppure sull’altro versante opporre una serie di “no”, oppure “fate quello che volete tanto il sesso attiene solo alla sfera personale”. PERCHÉ A SCUOLA “NO” Secondo Guarneri, “la scuo- 5 Luglioo 2009 dall’Italia n. 26 13 IMMIGRATI Rossi, “di una presenza strutturale e in crescita visto che l’Istat, al 1° gennaio 2007, calcolava 3.066 immigrati residenti, dopo un anno aumentati di più di mille unità. Che si tratti di persone, le quali ormai chiedono di appartenere pienamente alle nostre comunità, come luogo dove vogliono vivere e far crescere i propri figli, è illustrato dal dato che il 65% degli intervistati risiede nell’attuale Comune da più di tre anni”. Quali le caratteristiche prevalenti dell’immigrazione nel Sannio? “La provincia di Benevento - chiarisce Rossi - ha una presenza immigrata soprattutto europea, proveniente da Paesi neocomunitari come Romania, Polonia e Bulgaria e da altri Paesi non comunitari come Ucraina, Albania e Russia. Immigrazione, inoltre, soprattutto femminile e piuttosto giovane (il nostro campione di intervistati per il 63% è costituito da persone al di sotto dei 45 anni di età)”. “Oltre il 30% degli intervistati - ricorda il direttore del Cesvob - vive con la propria famiglia, quindi avendo con sé coniugi e figli (in particolare il 46.6% degli immigrati europei vive qui con i propri figli), in un’evidente intenzionalità a stabilizzarsi nel nostro territorio. Con analoga aspirazione si può considerare la percentuale di immigrati che hanno figli in parte con sé ed in parte nel paese d’origine, probabilmente a causa delle difficoltà insite nelle normative relative al ricongiungimento familiare, in particolare di quelli maggiorenni”. Sospesi tra due mondi Un’indagine per “capire” la situazione nella provincia di Benevento SOSPESI TRA DUE MONDI “La distanza che separa queste persone dai propri affetti, ma più ampiamente la loro sofferenza di essere sospesi fra due mondi - evidenzia Rossi - apre un grande tema per le organizzazioni di volontariato e per il sistema del welfare del territorio, nella prospettiva di costruire vere comunità solidali: prendersi, cioè, cura delle persone che si prendono cura dei nostri cari, come anziani e bambini o di quanti sono impiegati in altri tipi di lavoro per i quali evidentemente non si trovano sanniti disponibili a svolgerli”. “Farsi carico del disagio di coloro che si occupano nel territorio di creare condizioni di maggior benessere per le nostre famiglie - prosegue - è un dovere su cui iniziare a lavorare con attenzione, unitamente alla considerazione per l’impatto sociale che queste migrazioni producono nei Paesi di origine GIOVANI E SESSUALITÀ Il coraggio di parlarne la non è certo il luogo per distribuire i preservativi, perché essa dovrebbe essere il luogo dove si affrontano con serietà scientifica e con approcci integrati le questioni della sessualità, con riferimenti alla letteratura, arte, scienza e altre discipline e anche coinvolgendo i genitori laddove si riconosce la complessità relazionale delle tematiche sessuali”. Il presidente A.Ge sostiene che “invece bisogna allargare il discorso e dire apertamente che c’è una bellezza nella sessualità e nella corporeità, che va compresa e governata. Da un punto di vista cristiano bisogna parlare dei grandi sì alla vita piuttosto che dei no, proponendo obiettivi alti ai ragazzi. E bisogna stare attenti - aggiunge - alla forte pressione dei mass media: invece di limitarci a dirsi pro o contro il preservativo, chiediamoci quale modello di sessualità viene proposto ai nostri ragazzi. Scopriremmo che si tratta prevalentemente di un consumo e non di scelte di vita responsabili sulle quali fare Preservativi a scuola: una risposta sbagliata a un problema vero di Luigi Crimella ragionare i nostri figli”. COME ESSERE CREDIBILI DI FRONTE AI FIGLI “A mio parere una prima risposta alla questione del preservativo a scuola dovrebbe venire dai genitori che debbono prendere coscienza di una cosa: se vogliono essere credibili nei confronti dei figli debbono incarnare un esempio apprezzabile per come loro per primi vivono e concepiscono la sessualità e il rapporto d’amore”. Lo dice Gianni Nicolì, insegnante di pedagogia e padre di due figlie, impegnato nell’associazionismo A.Ge con responsabilità nel settore scuola. “Il profilattico risolve le ansie degli adulti e non aiuta i giovani a maturare, forse copre lacune educative. In realtà la sessualità sta dappertutto, in internet, in tv, per le strade, meno che dove dovrebbe stare: nelle famiglie, nel matrimonio, nello scambio genitori-figli. Il problema è quindi riportare le cose alla loro autenticità, perseguire il loro fine. Io credo in una sessualità sana e ben gestita, che riesca a fissare relazioni appaganti e stabili nel tempo, con una progettualità di lungo periodo. Ci vuole un approccio positivo, mentre mi pare che il preservativo costituisca, al contrario, un approccio negativo. È come il paracadute, nessuno esclude che abbia una funzione, ma è uno strumento, non la soluzione”. TRA CONSUMISMO SESSUALE E MATURITÀ UMANA “Sono assolutamente con- degli stranieri”. Esso si sostanzia nell’esigenza di promuovere un “welfare transnazionale” sostenibile, in cui “reti di organizzazioni solidali si facciano carico delle problematiche che le persone immigrate lasciano a casa propria: per ogni bambino o anziano che riceve un aiuto nelle nostre città o paesi da parte, per esempio, di una collaboratrice familiare, vi sono altrettanti bambini o anziani a cui viene sottratto questo diritto nei Paesi di origine di chi presta cura. Gli esperti del settore hanno coniato una definizione per questa problematica, cioè drenaggio di cura (care drain), accanto all’altro tipico fenomeno sempre collegato alle migrazioni che è il drenaggio di cervelli (brain drain)”. Inoltre, “dobbiamo prendere atto che se quasi il 37% degli intervistati lavora come assistente domiciliare (le cosiddette badanti, colf, baby sitter...), configurando un welfare fai da te, vuol dire che le famiglie della provincia di Benevento mancano di un sistema sociale locale che s’incarica di offrire servizi adeguati su questo versante”, aggravato dal fatto che nel Sannio c’è “l’indice di vecchiaia tra i più alti in Italia, anche sopra la media nazionale (indice provincia di Benevento 142.22, indice Campania 89.92, indice Italia 141.71)”. Comunque sia, “la scommessa di conquistare una vita migliore, nella percezione delle persone immigrate che vivono sul nostro territorio, viene ritenuta vinta - conclude Rossi - nella stragrande maggioranza dei casi”. trario alla distribuzione dei preservativi nella scuola perché ritengo che sui temi della sessualità occorra puntare più sull’educazione agli affetti e al rispetto, piuttosto che sul consumo, in un rapporto usa e getta in cui c’è un particolare svilimento per la componente femminile”. È il parere di Gabriele Rossi, sposato, padre di un ragazzo di 19 anni, anche lui impegnato in A.Ge a Reggio Emilia. “Nella scuola - prosegue - bisogna dare importanza all’educazione a 360°, toccando anche temi altrettanto importanti quali alcolismo, tossicodipendenza, tabagismo, cioè tutto ciò che ha a che fare col rispetto del proprio e dell’altrui corpo. Mi dispiace pertanto che un consiglio provinciale abbia preso una decisione di questo genere, partendo col piede sbagliato su quello che dovrebbe essere invece un discorso ben più ampio”. Secondo Rossi, “una tale iniziativa è da bocciare in pieno, perché altra cosa sarebbe proporre incontri formativi seri e approfonditi su queste problematiche, altro è come è stato detto prendere le scorciatoie che non conducono da nessuna parte se non allo svilimento dei giovani”. 14 dall’Italia Né entusiasti né detrattori di Nico Curci L a manovra estiva del Governo, varata lo scorso fine settimana, è di quelle destinate per forza di cose a dividere i commentatori, proprio come il vecchio bicchiere. Mezzo pieno o mezzo vuoto? Misure utili contro la crisi o ancora un inutile prendere tempo? Non vorremmo entrare nel club degli entusiasti convinti o in quello dei detrattori. I primi hanno dalla loro parte alcune frecce. La detassazione, nella misura del 50%, degli utili reinvestiti dalle imprese nell’acquisto di macchinari certamente aiuterà il rilancio di quelle realtà produttive sane che subiscono la crisi ma sono pronte al rimbalzo, non appena la ripresa si materializ- Ucid: quali valori per superare la crisi? di Costantino Coros F iducia è il valore su cui si deve basare la globalizzazione dopo la crisi. Questo è in estrema sintesi il filo conduttore emerso da un convegno che l’Unione cristiana imprenditori e dirigenti (Ucid) ha dedicato alle cause della crisi e a come superarla (Firenze, 20 giugno). “In questi ultimi anni il governo della moneta è passato di mano, dalle banche centrali alle grandi banche d’affari globali”: lo ha detto Angelo Ferro, presidente dell’Ucid (www.ucid. it), aprendo il convegno degli imprenditori cattolici aggiungendo che “gli imprenditori cattolici devono costruire un nuovo capitalismo fatto di persone, impegnandosi tutti i giorni per testimoniare i valori di competenza professionale, trasparenza e coerenza, senza inseguire il successo facile e immediato”. Valori portanti. Il presidente del Cnel, Antonio Marzano, ha affermato che “la crisi che stiamo vivendo è grave e che più che regole giuridiche sono importanti la fiducia, il comportamento corretto e l’etica nell’agire economico. I valori etici sono il presupposto stesso del mer- n. 26 MISURE ANTICRISI Dopo la “nottata” zerà. Nello stesso tempo sostiene la domanda di una parte rilevante della nostra industria, quella impegnata nel produrre beni strumentali per le altre imprese. Anche il sostegno all’occupazione, tramite incentivi alle aziende che desiderano reintegrare i lavoratori in Cassa integrazione o a questi ultimi che decidono di aprire una attività in proprio, ci sembra ben diretto. Altre misure, piccole ma significative, come le azioni contro la riproposizione, sotto mentite spoglie, della commissione di massimo scoperto da parte delle banche o un sostegno alla competitività nel settore dell’energia per abbassarne il costo per gli utenti finali, giusticato, così come la coesione sociale”. Monsignor Giovanni Momigli, responsabile della pastorale sociale e del lavoro dell’arcidiocesi di Firenze, ha posto l’accento sulla questione educativa facendo notare che “è più che mai necessario ed urgente attuare una grande opera educativa. Educare al senso del tempo, al senso del progetto, per superare la logica del qui e ora, che ha caratterizzato il fare economia fino ad oggi”. Paolo Blasi, presidente dell’Ucid Toscana, ha ricordato che “in questa crisi hanno prevalso le passioni, la bramosia e le emozioni, piuttosto che i comportamenti razionali; purtroppo, i modelli economici non hanno tenuto conto delle condotte irrazionali tenute dall’uomo”. Il presidente di Banca CR Firenze, Aureliano Benedetti, ha invitato tutti a “ritornare ai principi fondamentali del Vangelo”. Per una nuova etica. È un po’ pessimista la visione di Giulio De Rita, dell’”Osservatorio bene comune” ed autore insieme a Laura Cenci dell’indagine Ucid-Banca CR Firenze su “Valori imprenditoriali e tessuto socio-economico toscano. Analisi e prospettive, sul dopo crisi”. Secondo de Rita, “dopo la crisi ci sarà una ripresa, ma la nascita di un’etica nuova, desiderata dalla gente comune, non si ficano alcuni commenti entusiastici. Tuttavia anche i detrattori hanno ragioni da vendere. Manca anche in questa manovra un vero spirito riformista, capace di sanare i mali di lungo periodo dell’economia italiana. E inoltre ancora una volta sembrano mancare completamente quelle azioni di sostegno ai giovani, i grandi sconfitti di questa crisi, ai quali continua a non essere garantita alcuna forma di sostegno al reddito, drammaticamente attuale ora che i loro lavori precari vengono tagliati in massa dalla recessione. Una cosa che certamente non si può rimproverare al Governo è la mancanza di coerenza. Sin dall’inizio, Tremonti e altri autorevoli ministri hanno sostenuto che la crisi non poteva essere il tempo delle riforme strutturali, perché queste aumentano l’incertezza e quindi spingono a mantenere comportamenti prudenti, con il rischio di alzare la propensione al risparmio precauzionale e deprimere ancora di più i consumi. Inoltre i conti pubblici italiani hanno bisogno di stabilità e il Governo sta facendo di tutto per tenerli sotto controllo, anche se, controllando solo la differenza tra entrate e uscite dalle casse dello Stato, cioè il deficit in valore assoluto, senza considerare che quello che conta è il suo rapporto con il Pil, il quale è in caduta Vita La 5 Luglio 2009 libera, rischia di indirizzare male i suoi sforzi di risanamento. Infatti, anche se il numeratore del rapporto deficit/Pil dovesse rimanere costante, il calo senza precedenti del denominatore, che si sta verificando quest’anno, vanifica ogni sforzo e fa esplodere il rapporto ben oltre il 3% imposto dai vincoli europei. Crediamo che la strategia del Governo si rivelerà azzeccata solo ad una condizione: che la crisi non si attardi e non si aggravi ulteriormente. Questo dipende molto poco dall’Italia e dal suo governo e moltissimo dagli Usa e dai loro rapporti con i grandi Paesi in via di sviluppo. Se i timidi segnali di ripresa che si sono visti ultima- mente si trasformeranno in qualcosa di più convinto nei prossimi mesi, allora potremmo tirare un sospiro di sollievo. Ma a quel punto tutti gli alibi saranno caduti. Senza le riforme strutturali (pensioni, ammortizzatori sociali, servizi pubblici locali, università e ricerca, ecc.) l’Italia è destinata a riprendere il suo cammino di crescita asfittico, accontentandosi del più zero virgola qualcosa di crescita annua quando gli altri vanno a ben altra velocità. E con quel ritmo di crescita, recuperare il reddito distrutto nel 2009 richiederà tra i 5 e i 10 anni. Significa perdere una generazione intera. Non ce lo possiamo permettere. Speriamo che il Governo lo abbia ben presente e si stia, dietro le quinte, attrezzando per fronteggiare al meglio questa sfida, non appena, come si dice a Napoli, sarà passata la nottata. LAVORO E IMPRESA Ricostruire fiducia realizzerà in tempi brevi”. Purtroppo, ha fatto notare De Rita, “non esiste una politica della fiducia. C’è una mancanza di produzione di fiducia. Si fa fiducia dando fiducia. Dobbiamo trovarla e l’Ucid sta lavorando per questo”. L’”Osservatorio bene comune” si prefigge di operare con lo scopo di capire quali sono i talenti che vanno sviluppati per accompagnare lo sviluppo etico dei territori. Dopo la Toscana, le ricerche passeranno ad analizzare le realtà dell’Abruzzo e della Puglia e così via. Dallo studio sulla realtà toscana, da sempre sensibile termometro del sistema Paese, è emerso che i giovani sentono di non contare. Questo rappresenta un serio fattore di criticità. Ascoltando gli imprenditori, soprattutto quelli della zona di Prato, è venuta fuori anche una certa dose d’individualismo nella gestione della crisi. Questo atteggiamento rischia di mettere in crisi l’intero sistema economico locale. “Forse - secondo De Rita - per capire se si stanno mettendo positivamente a frutto i propri talenti, sarebbe utile rispolverare l’esame di coscienza consigliato secoli fa da S.Ignazio di Loyola, metodo che fra l’altro è stato ripreso e attualizzato dalle moderne scuole di management”. Dalla teoria alla pratica. Davide Canavesio ha 37 anni ed è l’amministratore delegato della Saet Group Spa, azienda di famiglia attiva nel settore dell’impiantistica industriale. L’impresa dà lavoro a circa 350 persone. La sua idea è semplice ma efficace: retribuire i dipendenti per 5 ore al mese al fine di svolgere attività di volontariato presso associazioni durante l’orario di lavoro. “Ho condiviso l’idea con i sindacati - racconta il giovane manager - si sono dichiarati favorevoli e con un accordo fissato in 3 ore retribuite e in 2 ore di permessi non retribuiti è partito il progetto”. “Quello che ho notato - prosegue Canavesio - è che in azienda c’è un clima positivo, c’è molta motivazione ed è migliorata la qualità delle relazioni umane”. Forse l’imprenditore - conclude l’amministratore delegato della Saet - ha anche una funzione sociale”. Un’altra ricaduta positiva è che altri imprenditori si stanno interessando al progetto. Vita La 5 Luglioo 2009 dall’estero n. 26 L’Iran e la difficile voglia di cambiamento A ncora una volta l’Iran ha smentito le aspettative. L’atteso cambio al potere non c’è stato, ma l’opposizione si è ribellata, ha denunciato brogli e le forze di polizia e le milizie rivoluzionarie hanno represso le contestazioni non soltanto a Teheran, ma anche a Tabriz, Isfahan, Shiraz e Mashad. Ancora ad aprile in molti riferivano di una popolazione stanca, poco interessata alla competizione elettorale, segno della disaffezione per un regime corrotto, inefficiente e autoritario: due mesi più tardi, invece, una grande folla ha pazientemente atteso in fila, per ore, di poter esprimere il proprio voto. E, quando si è sentita tradita, è scesa in strada. Senza fermarsi neanche quando è stata assalita dalle cosiddette forze dell’ordine. Quando è cominciato a scorrere, copioso, il sangue. Giovani donne e giovani uomini pieni di speranza, del quale il Paese è straordinariamente ricco, hanno ribadito la propria voglia di cambiamento. Così, mentre lo scenario continua ad essere L’ Iran ha rilasciato cinque dei nove dipendenti dell’ambasciata inglese arrestati. Per quanto la crisi diplomatica fra Londra e Teheran non sia ancora risolta appare chiaro che il bis della cattura dei dipendenti dell’ambasciata americana di trenta anni fa, il mito fondante della repubblica islamica, quella che Khomeini definì la Seconda Rivoluzione, non ci sarà. Nonostante le ritorsioni e le controritorsioni di rito in questi casi, sia da parte inglese che da parte iraniana si sottolinea già che non si vuole una rottura dei rapporti diplomatici. Del resto, nonostante la grande eco del postelezioni iraniano, la reazione internazionale è stata finora piuttosto prudente se non indifferente. Tre giorni dopo le elezioni Russia e Cina si erano già complimentate con Ahmadinejad per la splendida vittoria riportata. Ed anche nel mondo occidentale solo Sarkosy si è sbilanciato fino a de- Rischio colpo di Stato dopo le sanguinose proteste contro il risultato elettorale di Angela Carusone fosco, Ahmadinejad tenta di riaccreditarsi facendo leva sui suoi numerosi consensi e sull’alto tasso di gradimento presso molti iraniani, grazie alla sua forte immagine a livello internazionale e alle operazioni di distribuzione di beni e ricchezza che in questi anni ha portato avanti, seppure obbedendo a una strategia populista. “La sua determinazione, almeno a parole, nel voler sconfiggere la corruzione e nel voler annullare i privilegi di una classe politica alla guida della Repubblica islamica da trent’anni – scrivono gli analisti – trova nel cuore di molti apprezzamento e sostegno”. In questo quadro, il corpo delle Guardie della rivoluzione, più noti come i Pasdaran, meritano particolare attenzione, sia in virtù dei benefici dei benefici acquisiti da Ahmadinejad, sia per il ruolo chiave che svolgono tra il regime e la piazza. Creati all’indomani della rivoluzione con lo scopo di riunire le diverse formazioni paramilitari nate per combattere il regime dello scià, figli del progetto rivoluzionario di Khomeini, reduci tanto della guerra contro l’Iraq quanto dell’isolamento e della povertà che l’hanno seguita, i Pasdaran hanno visto arrivare il loro momento con il coinvolgimento nella “rinascita iraniana” voluta da Ahmadinejad, che ha assegnato loro ruoli di rilievo nella vita politica ed economica del Paese. “La politica di supporto ai corpi militari e paramilitari di Ahmadinejad – spiegano gli studiosi – ha dunque segnato un ulteriore salto di qualità, Obbligati al dialogo Per ottenere il meno peggio se non il meglio nunciare una frode elettorale. Ma per il resto si è preferito condannare le violenze sugli oppositori senza compromettersi sui brogli elettorali. Questa cautela non deriva solo dalla difficoltà di sapere cosa veramente gli iraniani abbiano messo nelle urne venti giorni fa. Ma dalla consapevolezza ben più rilevante politicamente per cui ogni delegittimazione del vincitore ufficiale delle elezioni avrebbe di fatto delegittimato anche ogni dialogo con l’Iran perché sarebbe equivalso ad ammettere che si andava a trattare non con un rappresentante, ma con un usurpatore. Soprattutto il neopresidente americano è stato preso in contropiede da questo rischio di non sapere con chi dialogare una settimana dopo che aveva inaugurato ufficialmen- te l’era del dialogo con l’Iran. Nel suo discorso del Cairo del 4 giugno scorso Obama aveva chiesto scusa per il rovesciamento di Mossadeq nel 1953 e aveva promesso la fine del trentennale tentativo americano di rovesciare l’attuale regime iraniano. In sostanza il neo presidente prometteva riconoscimento in cambio del dialogo. Ed anche dopo la contestazione postelettorale il nuovo inquilino della Casa Bianca ha cercato di mantenere un certo distacco dalle contese di Teheran dichiarando che in fondo Moussavi non era poi tanto diverso da Ahmadinejad. Questa dichiarazione apparsa ai più stravagante voleva dire in sostanza che a Teheran non avrebbe comandato in ogni caso nessuno dei due personaggi che si strappavano di bocca la vittoria perché avrebbe continuato a comandare come sempre la Guida Suprema Ali Khamenei. Detto ancora più chiaramente in Iran per ottenere un reale cambiamento sarebbe stato necessario non un altro presidente, ma un altro regime, non una nuova elezione, ma una nuova rivoluzione. Che era quello che i predecessori di Obama alla Casa Bianca avevano cercato per trent’anni con la loro chiusura verso Teheran e la loro condanna della Repubblica islamica. In sostanza anche nel mondo occidentale, nonostante lo sdegno per le violenze e l’incognita di un regime che si sta radicalizzando, prevale il realismo di chi pensa che ancora da Teheran si possa ottenere almeno il meno peggio se non il meglio. Questa è fra l’altro la po- 15 in quanto i privilegi prima riservati ai ranghi più alti sono ora estesi, secondo la logica del populismo, anche ai livelli più bassi, in cui egli stesso ha militato”. Le unità speciali dei Guardiani della rivoluzione sono state impiegate per contenere le manifestazioni dei sostenitori del candidato moderato Hussein Mousavi, per evitare un bagno di sangue, ma vittime ci sono state. “Le autorità iraniane – viene sottolineato – intendono in ogni modo scongiurare stragi, ricordando come la rivoluzione del 1979 prese avvio proprio dall’eccessiva reazione delle forze di polizia, che determinò le prime morti e l’avvio della spirale nota la cerimoniale sciita delle commemorazioni, utilizzate come continuo pretesto per crescenti manifestazioni”. Guardato con sospetto dal clero per la minaccia che rappresentano di una “secolarizzazione” del regime a favore della sua componente laica e militare, criticato dall’ala più pragmatica del fronte conservatore e dai commercianti, che vedono in esso un limite ai propri interessi economici, il “partito dei militari” potrebbe trovarsi ora a giocare un match determinante per il proprio futuro: il loro destino si gioca infatti nelle dinamiche in corso in questi giorni, e le ipotesi di un colpo di Stato con l’appoggio della guida Suprema atto a semplificare lo scenario futuro sembrano, alla luce di tutto ciò, avere un loro drammatico fondamento. D’altro canto Khamenei, la Guida Suprema, non sembra avere un progetto di lungo periodo ma – come sostiene la ricercatrice Farina Adelkhah – di corto respiro, “che mira al mantenimento del sistema e a un aumento del suo potere personale”, in un sistema dove contano molto i legami di amicizia, di parentela, mentre conta poco l’ideologia politica. Khamenei è indubbiamente un conservatore, con poca simpatia nei confronti dell’occidente, ma questo non significa che vede il mondo allo stesso modo di Ahmadinejad: i rapporti tra i due sono ambigui da tempo. Sull’altro fronte va ricordato che “la crisi del riformismo iraniano deriva dalla degenerazione elitaria dello stesso movimento: Khatami – scrive Adelkhah – era il simbolo della Teheran bene e dei suoi quartieri più ricchi”. E ciò non è un buon segnale per un Paese affamato di libertà ma anche di migliori condizioni di vita. Da più di vent’anni, a causa dell’erosione dei redditi reali, gran parte della società è sommersa dai debiti. E, oltre ai prigionieri politici, sono aumentati anche i “prigionieri per debiti”: ventimila negli ultimi dieci anni e dodicimila solo negli ultimi dodici mesi. sizione emersa anche dal G 8 di Trieste. Con l’Iran ci sono interessi opposti, ma anche interessi convergenti. In Afganistan l’Iran ha interesse che siano sconfitti Al Qaida e i talebani per i quali la religione sciita non è altro che un’eresia da estirpare. In Iraq l’Iran vuole che si consolidi l’attuale supremazia degli sciiti al potere e non vuole una balcanizzazione del paese fra sciiti, sunniti e curdi che costituirebbe un pessimo esempio anche per le sue minoranze interne. Certamente in entrambi questi paesi ai suoi confini l’Iran non vuole né un governo troppo filoamericano, né un governo troppo forte. Ma tra il caos e il compromesso c’è sempre uno spazio. A loro volta è interesse degli occidentali ottenere un minimo di moderazione in Palestina dal movimento Hamas filoiraniano perché, senza un pregiudiziale accordo di unità nazionale fra i palestinesi, non è possibile nessun accordo di pace e nemmeno nessuno stato palestinese anche ammesso che alla fine gli israeliani lo concedano. Anche per il dossier più drammaticamente scottante dell’energia atomica rompere ogni dialogo significa oggi fra l’altro interrompere ogni ispezione Onu nel paese e dare all’Iran la possibilità di correre diritti senza più alcuno ostacolo o intralcio verso un arma atomica qualora realmente lo voglia. Certamente questa prosecuzione del dialogo non ha fra le sue priorità quello di far cadere il regime degli ayatollah. Ma come sembra pensare il presidente Obama nemmeno la strategia della delegittimazione in trenta anni è riuscita a raggiungere questo risultato che pure era in cima ai suoi pensieri. E per i problemi drammatici che oggi sono sul tappeto nessuno può permettersi il lusso di aspettare altri trenta anni. Romanello Cantini 16 musica e spettacolo n. 26 Vita La 5 Luglio 2009 Una parabola tra luce ed ombre La morte di Michael Jackson “I nizierò dall’uomo nello specchio, gli chiederò di cambiare i suoi modi di fare”. Così cantava Michael Jackson, rivolgendosi alla sua immagine riflessa, in “Man in the mirror”, con la quale vinse uno dei tanti “Grammy Awards” della sua carriera e che nell’occasione – era il 1988 – eseguì assieme ad un coro gospel. L’uomo nello specchio, con tutte le implicazioni simboliche che porta con sé – da Narciso, al mito del doppio, fino a Dorian Gray – è non solo una canzone che esprime al meglio il talento compositivo, ritmico, e vocale di Jackson ma ne riassume fatalmente la parabola umana, quella di una personalità che al di là dei trionfi mondiali non è mai riuscita a trovare i modi giusti per avere ragione dello specchio dell’apparenza e d’indossare come abito della realtà il sogno che da bambino derubato dell’infanzia aveva così splendidamente sublimato nella musica. Senza scomodare U interpretazioni psicanalitiche o dedicarsi al meschino scavo nelle vicende personali dell’uomo Jackson, è questa parabola tesa alla ricerca di una felicità irraggiungibile che oggi tocca tutti coloro che hanno amato la musica del “Re del Pop”. E la parabola, per sua natura, tende a sfuggire agli assi cartesiani lasciando i terminali distanti e irrimediabilmente scissi: di qua l’uomo e lassù nello specchio del sogno l’artista. Come artista Jackson ha donato tanto alla musica: è stato forse il primo nero a instillare le qualità della purissima melodia in una musica che è per natura pulsazione, ritmo, grido, gioia o lamento. Basta ascoltare gli attacchi folgoranti di alcune sue canzoni per capire come possedesse quel dono di pregnanza espressiva che è la sigla del genio da Bach fino al jazz e al pop. Le sue canzoni sono una promessa di felicità che nei 4-5 minuti dell’ascolto si compie in maniera perfetta, anche grazie all’impeccabile veste commerciale che aggiunge quel tono di studiata Un volto che si può ritrovare oltre le polemiche di Saverio Simonelli piacevolezza adatta all’intero pubblico del pianeta. Rimaneva però un senso di dismisura, un qualcosa d’incolmabile tra la perfezione del giocattolo sonoro e la personalità sfuggente, ipocondriaca, sofferente dell’uomo. Una distanza acuita e esacerbata se possibile dal successo che, col suo manto di lustrini posticci ma comodi da sfoggiare, rende ancora più intollerabile il ritorno all’Io, ai suoi conflitti non risolti, a quello che rimane da vedere nello specchio e che non ci dà pace. In realtà Jackson ha provato a mettere in scena i suoi fantasmi, ma anche il lato più oscuro di pezzi riuscitissimi come “Thriller” si risolveva in una patina pop, in un horror da operetta più che da tragedia, in un qualcosa buono da consumare, rimanendo sempre nel recinto della canzone. E il pop è una bestia implacabile e vampiresca che sugge gli umori dell’artista per renderli merce, che sfrutta il sentimento, lo livella al grado di accettabilità e lo immette come prodotto nel mercato globale. Quel mercato che poi si diverte ad aggiungere gossip e scandali per accrescere la morbosità della merce che spaccia. Per resistere a un simile meccanismo ci vogliono almeno due requisiti: o una vita da asceta, dedicata all’arte per l’arte, o il disincanto cinico dell’uomo distaccato che accetta il meccanismo e riesce a dominarlo. Michael non ha avuto l’uno né l’altro, perché forse in quello specchio ha sempre continuato a vedere il bambino che non ha mai toccato la felicità quando il tempo era quello giusto. Quel bambino Baglioni e quel “piccolo grande amore” na rielaborazione con ospiti di “Questo piccolo grande amore”, dal titolo “Qpga”, con la quale Claudio Baglioni conferma la sua voglia di stupire in tutto quello che fa, dato che l’opera slitterà all’autunno per sua espressa volontà, nonostante fosse già tutto deciso. Intanto c’è il tour estivo “Gran concerto – Qpga”, fino ad agosto. In questi mesi trascorsi il Fitzcarraldo del pop italiano ha già celebrato la sua canzone più famosa in teatri, grande schermo e libreria. Inusuali le cornici scelte per liberare i sentimenti delle chiare sere d’estate e di baci a labbra salate, con l’ausilio di filmati realizzati da 5 troupe diverse. Prima tappa a Roma, in Piazza di Siena, per poi attraversare tutto il Paese. Tra i vari appuntamenti, anche ai Giardini di Boboli di Firenze. Il lavoro su “Qpga”, l’acronimo più sospirato della storia nella canzone peninsulare, prosegue. Il doppio cd col rifacimento del disco del ’72 è diventato un kolossal, con oltre il 60% di materiale nuovo e uno stuolo di famosi camei. Avrebbero dovuto essere una quarantina, tra i quali Fiorello, ma l’entusiasmo ha preso la mano, arrivando a cinquanta. Quei versi «ti amo davvero, ti amo lo giuro» li conoscono in tanti anche oggi. Il celebre brano di Claudio Baglioni è stato definito “la canzone del secolo passato”, un successo intramontabile dal quale adesso è stato tratto l’omonimo film “Questo piccolo grande amore”. Claudio Baglioni, assieme a Ivan Cotroneo, ne ha firmato soggetto e sceneggiatura, oltre a riarrangiare e riincidere tutte le canzoni di quel suo storico album a 33 giri. Il film, diretto da Riccardo Donna, racconta la storia d’amore tra Andrea (Emanuele Bosi) e Giulia (Mary Petruolo, 19 anni, per la prima volta sul grande schermo). Ha affermato Cotroneo: «Il film rispetta l’arco narrativo del disco. Attraverso i testi della varie canzoni, si compone la storia d’amore tra Andrea e Giulia in tutte le sue varie fasi, così come l’aveva concepita e raccontata Baglioni». Le canzoni, in tutto una decina, eseguite alle volte solo in parte, rappresentano una sorta di commento ai vari momenti della storia d’amore, evidenziando i sentimenti e le emozioni dei protagonisti. «Con Claudio c’è stata una buona collaborazione e ci è stato idealmente accanto durante la lavorazione», ha dichiarato Donna. Baglioni, “signore” nell’animo come sempre, ha scelto di essere presente solo “idealmente” anche alla conferenza stampa, «per non togliere spazio agli autori del film» -ha precisato Donna- e credo che gli sia piaciuto». «È un popmovie che emoziona» ha detto Claudio. Riguardo ad eventuali raccomandazioni sul film pervenute dal cantautore romano, Donna ha sottolineato: «Ci aveva chiesto di essere fedeli ai suoi ricordi e alla sua vita». Infatti, ci sono diversi elementi, nella vita di Andrea, che rimandano allo stesso Baglioni: la sua passione per il disegno e l’architettura; il temuto arrivo della cartolina rosa e la partenza per il servizio di leva; il quartiere dove vive Andrea, Centocelle, è lo stesso dove viveva Claudio. «Ma io sono solo di poco più giovane di Baglioni, calsse ’51, e, quindi, quegli anni –ha spiegato Donna- sono legati anche alla mia giovinezza. Così, ho finito per mettere nel film anche qualcosa di me e della mia vita». Gli anni Settanta furono anche un periodo cupo di contestazioni, “anni di piombo”. Il film si apre con una manifestazione a piazza del Popolo, ma poi di quel clima rimane poco. «Il 1971 del film è come io avrei voluto che fosse e non com’è stato realmente. Così, anche la manifestazione che si vede all’inizio, non ha riscontro nella realtà. Più in generale, la storia d’amore è talmente forte, che finisce per far sparire tutto quello che accadeva intorno» ha affermato Riccardo Donna, al suo primo lungometraggio dopo molte fiction di successo. Si tratta comunque di un primo amore, che è sempre lo stesso, nel ’71 come nel 2009… Leonardo Soldati Sostieni LaVita Abbonamento 2009 Sostenitore Amico c/c postale 11044518. Euro Euro Euro che ha continuato a cantare per noi come dall’isola che non c’è di Peter Pan provando, come fece nel ranch “Neverland” a reinventarla in uno spazio proprio, circoscritto, reale e dominabile. Oggi sappiamo che non ce l’ha fatta e questo rende ancora più triste il distacco e ancora più grottesca e intollerabile la sfilza di polemiche, appropriazioni e rivendicazioni postume che dai primi minuti dall’annuncio della sua morte ha invaso tutti i media mondiali. Meglio ricordare allora quel senso di tenerezza che c’è in alcuni suoi brani, sempre in bilico tra dolcezza e kitsch, riascoltare magari al buio le sue canzoni, dimenticando perfino i suoi video perfetti, dimenticando il “moonwalk” (il suo famoso passo di danza), dimenticando insomma l’apparenza e lo specchio per individuare tra le note la voce di quel bambino che trova un’eco in tutti noi perché autenticamente esprimeva il desiderio di ogni bambino quando dice: “Ma sarà vero?”. LaVita Settimanale cattolico toscano Direttore amministrativo e responsabile giuridico: Giordano Frosini STAMPA: Tipografia Artigiana Pistoia IMPIANTI: Palmieri e Bruschi Pistoia FOTOCOMPOSIZIONE: Graficamente Pistoia tel. 0573.22064 e-mail: [email protected] grafi[email protected] [email protected] Registrazione Tribunale di Pistoia N. 8 del 15 Novembre 1949 Sede centrale Via IV Novembre, 108 Vignole di Quarrata (Pistoia) Tel. 0573 70701 - Fax 0573 717591 Indirizzo internet: www.bccvignole.it 42,00 65,00 110,00 I vecchi abbonati possono effettuare il bollettino postale preintestato, e chi non l’avesse ricevuto può richiederlo al numero 0573.21293 (c/c n. 11044518) intestato a Settimanale Cattolico Toscano La Vita Via Puccini, 38 Pistoia. Gli abbonamenti si possono rinnovare anche presso Graficamente in via Puccini 46 Pistoia in orario di ufficio. 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