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Anno 112
n.
DOMENICA
5 LUGLIO 2009
N
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€ 1,10
Aspettando la nuova enciclica
L’
attesa è diventata quasi spasmodica. Annunci e rimandi si alternano con rapida
celerità. Si legge in una nota su internet che
il testo di Benedetto XVI, dato per concluso
addirittura due anni fa, è stato letto, riletto,
ritoccato e corretto più volte in questo scorcio di tempo. Il tema è quanto mai delicato,
la realtà sotto i nostri occhi in continua
evoluzione, le opinioni si alternano e si accavallano
con molta facilità. Il testo di una nuova enciclica
sociale diventa sempre più difficile, specialmente per
un Papa abituato a misurare con rigore scientifico
le parole, ad andare oltre la semplice ripetizione, a
suggerire pensieri e atteggiamenti destinati a illuminare i sentieri interrotti o smarriti dall’umanità di
oggi. L’ultima notizia comunicata parla di un lavoro
febbrile, anche per trovare gli opportuni vocaboli di
una lingua morta come il latino, che però in tutti i
modi dovrebbe finire prima del summit dei paesi più
potenti del mondo, che si terrà a L’Aquila dall’8 al
10 luglio prossimi. L’attesa che ci viene imposta può
essere intanto l’ultima occasione per preparare lo
spirito alla lettura di un documento che si annuncia
di straordinaria importanza.
L’enciclica conterrà una riflessione compiuta e
ragionata sui mali del presente e le prospettive del
futuro alla luce della fede e dell’etica umana e cristiana. Lo sguardo è aperto al mondo intero, sottoposto ai nostri giorni a uno stillicidio di avvenimenti sempre più preoccupanti e a illazioni e previsioni
tutt’altro che rassicuranti. Luci nuove sono apparse
in questi ultimi tempi all’orizzonte dell’umanità
che, almeno in parte, comincia a capire che la via
della risoluzione dei nostri problemi non è quella
della violenza, della sopraffazione e dell’arroganza,
ma quella del dialogo, del confronto e del rispetto
reciproco. La chiesa non può essere assente in un
momento così importante come quello che stiamo
attraversando.
La crisi economica che ha colpito, anche se in
misura diversa, l’intera famiglia umana, va studiata
nelle sue ragioni ultime e determinanti. E’ l’intero
sistema in discussione. L’origine delle due ideologie
che hanno occupato la storia mondiale negli ultimi
due secoli fu l’occasione della pubblicazione dell’enciclica Rerum novarum di Leone XIII (1891). Ora
le “res novae” (le novità attuali) sono esattamente
il loro crollo, ugualmente clamoroso e fragoroso: la
fine del socialismo reale databile al 1989 e la crisi,
che ci auguriamo definitiva, del capitalismo abbandonato alle sole e cieche leggi del mercato. Tutti
All ’interno
PROBLEMI ATTUALI
ALL’ATTENZIONE DELLA
COMUNITÀ CRISTIANA
I convegni della Caritas, del Centro di
orientamento pastorale e della Pastorale della
sanità richiamano
l’attenzione
su tre problemi
fondamentali:
i poveri,
l’educazione e il dolore
SERVIZI A PAGINA
4-5
INSIEME
VERSO LE NOZZE
Un convegno nazionale ha sottolineato
l’importanza crescente della preparazione
umana e cristiana al matrimonio.
Le molte separazioni che avvengono
anche in breve tempo sono
più che un campanello d’allarme
SERVIZI A PAGINA
2
si attendono in questo campo una parola precisa e
autorevole in nome dei un discernimento elaborato
alla luce degli insegnamenti del Vangelo. E’ augurabile che questa parola, almeno per i cattolici, abbia
la precedenza sulle tante, superficiali, confuse e contraddittorie che ci tocca ascoltare in questi giorni
nervosi e convulsi. E’ due volte che il capitalismo
senza leggi e senza controlli batte la testa sul muro
dei suoi fallimenti, facendone pagare le conseguenze
non ai grandi della politica, dell’economia e della
finanza, ma alle classi più deboli e indifese della
società. La ricerca di prospettive nuove è anche il
tentativo di difendere efficacemente e non soltanto
a parole e furbescamente il principio della scelta dei
poveri, che da sempre figura negli orientamenti fondamentali comunità cristiana.
Papa Ratzinger richiamerà certamente l’attenzione mondiale alla morale naturale e alla forza della
ragione, che sta diventando uno dei tratti caratteristici del suo pontificato, come, del resto, appare nello
stesso titolo programmatico dell’enciclica Caritas in
veritate. L’amore e la verità sono le due grandi forze
che, sole, possono guidare il sempre più difficile cammino dell’uomo del terzo millennio. Il loro richiamo
è sempre un esplicito messaggio di speranza. Così la
nuova enciclica si collegherà organicamente alle due
precedenti, dedicate rispettivamente all’amore e alla
speranza e in qualche modo le porterà al loro compimento.
Sarà, comunque, l’ultima attualizzazione del pensiero sociale della chiesa, iniziato, non come si pensa
normalmente con Leone XIII, ma con l’insegnamento
severo del Primo Testamento, con gli impegnativi
scritti cristiani del periodo apostolico, con il duro
messaggio dei Padri della Chiesa, con la grande
teologia della prima e della seconda Scolastica e,
soltanto in ultimo, con i papi dei secoli scorsi. Una
occasione per scuotere il popolo cristiano che, anche
per colpa dei suoi pastori, con questo pensiero ha pochissima dimestichezza e che invece sembra preferire
le voci provenienti dagli alterni balconi della storia.
Giordano Frosini
INDAGINE
SUGLI IMMIGRATI
L’IRAN E LA DIFFICILE
VOGLIA DI CAMBIAMENTO
La ricerca
condotta
nella provincia
di Benevento
sulla situazione
attuale degli
extracomunitari
dà indicazioni utili
per capire
la nostra realtà
e provvedere
ai bisogni emergenti
SERVIZI A PAGINA
Rischio colpo di Stato dopo le sanguinose
proteste contro il risultato elettorale
13
SERVIZIA PAGINA
15
2 in primo piano
n. 26
Vita
La
5 Luglio 2009
CHIESA E FAMIGLIA
“Insieme verso
le nozze”
Un convegno in preparazione al
matrimonio al quale hanno partecipato
circa 400 delegati tra famiglie con
bambini, sacerdoti, cardinali e vescovi.
Il convegno si è svolto a Cotronei (Kr)
e si è concluso domenica 28 giugno.
Una ricerca in 512 parrocchie
Realtà bella e complessa
“A
d uno sguardo
generale emerge che i percorsi
di preparazione al matrimonio sono organizzati prevalentemente dalle parrocchie”.
Inoltre “si rileva che il 16%
dei percorsi è organizzato dai
vicariati-decanati e l’11% dalle
diocesi. Numericamente meno
significative sono le proposte
delle associazioni e movimenti”.
È quanto emerge da una ricerca
sulla preparazione dei fidanzati
al matrimonio e alla famiglia
oggi in Italia, compiuta in 512
parrocchie in tutta Italia. I primi
risultati sono stati presentati il
25 giugno al convegno Cei sulla
famiglia svoltosi a Cotronei, in
Calabria.
di preparazione al matrimonio.
Una media di 7,3 per percorso”.
Nei 512 percorsi le coppie sono
state complessivamente 9.982:
una media di circa 20 a percorso.
Si va da alcuni percorsi con un
numero ristretto di coppie di
fidanzati (in 25 percorsi si ha un
numero di coppie tra 1 e 5, pari
al 5% del totale dei percorsi),
a percorsi con la presenza di
un numero considerevole di
coppie. Ad esempio, in diocesi
di Genova si sono campionati
6 percorsi in cui si sono avute
più di 100 coppie. Nel 43% dei
percorsi partecipano tra le 11 e le
20 coppie di fidanzati. Quasi in
1 percorso su 3 partecipano più
di 21 coppie.
PARROCO FIGURA
PIÙ GIOVANI AL SUD
CHE AL NORD
PRINCIPALE
DI RIFERIMENTO
“Dalla ricerca - hanno spiegato Pietro Boffi e Francesco Belletti, del Centro internazionale
studi famiglia (Cisf) - emerge
che la parrocchia come soggetto
organizzatore è più presente al
Sud (81%) che al Nord Italia
(48%). La dimensione diocesana e vicariale è certamente più
presente al Nord”. Una “risorsa ormai fondamentale, per
l’organizzazione e la gestione
dei percorsi di preparazione al
matrimonio, è senz’altro quella
degli animatori”, si legge in una
sintesi della ricerca, dalla quale
emerge che la figura principale
di riferimento è “senz’altro il
parroco, comunque presente
nell’84% dei percorsi, e nel 6%
è l’unica funzione presente”.
Per i ricercatori, “il dato che
sorprende è senz’altro quello
del considerevole volume di
persone che si dedicano volontariamente, ad accompagnare
le coppie di fidanzati nel percorso di ricerca vocazionale.
Sono 3.716 gli animatori della
pastorale familiare presenti nei
512 percorsi campionati che
operano all’interno dei percorsi
“Un dato ormai acquisito
- spiegano i ricercatori - è che
i fidanzati decidono di partecipare ai percorsi di preparazione
al matrimonio ad un’età che
in questi ultimi anni è andata
sempre più elevandosi”. Oltre
la metà dei partecipanti ha infatti
più di 30 anni. Ai percorsi nel
Sud Italia i fidanzati sono mediamente più giovani, man mano
che ci si sposta al Nord l’età
media aumenta (un quinto dei
fidanzati ha più di 35 anni). La
crescente presenza di fidanzati
non più giovanissimi, “porta con
sé alcuni elementi di novità nella
gestione dei percorsi stessi”.
“Può significare l’aver acquisito
maggiore esperienza, maturità,
strutturazione della personalità
e visione del mondo”, ma anche
“una maggior rigidità oppure
una maggior determinazione
e coerenza”. A fronte del fenomeno della secolarizzazione,
“l’innalzamento medio dell’età
può voler anche dire più anni
trascorsi lontani dalla Chiesa
e dalla pratica religiosa, con la
conseguente necessità di rafforzare la formazione su alcuni
fondamenti di catechesi. Facen-
do peraltro divenire l’esperienza
della partecipazione ai percorsi
di preparazione al matrimonio
un vero e proprio percorso di
re-iniziazione cristiana”. Dalla
ricerca emerge che anche in Italia
si sta diffondendo la convivenza
prima del matrimonio: “In media 1 coppia su 3 che partecipa
ai percorsi di preparazione vive
già una relazione di convivenza”
con “una spiccata presenza e
diffusione al Nord Italia (la metà
delle coppie di fidanzati), mentre
il dato diminuisce significativamente man mano che scende
verso il Sud”.
ANCHE CONVIVENTI
E COPPIE GIÀ SPOSATE
CIVILMENTE
Tra le Regioni con la più alta
percentuale di coppie conviventi
la Valle d’Aosta (90%) e l’Emilia
Romagna (65%). Anche il fenomeno delle coppie già sposate
civilmente è da considerare
attentamente: coinvolge infatti
il 3,4% delle coppie, media
che sale al 5,8% al Nord Italia.
Il 5% delle coppie di fidanzati partecipanti ai percorsi di
preparazione al matrimonio,
inoltre, ha già figli. Nella maggior parte dei percorsi si ha la
presenza di almeno una coppia
con figli (60%), (73% nel Nord
Italia, Centro 63%, Sud 43%).
Quanto alle coppie coinvolte
nella preparazione dei giovani al
matrimonio, esse hanno generalmente un’età compresa tra i 36
e i 65 anni, dunque “si trovano
nella stagione della vita che le
vede massimamente impegnate
anche sul fronte familiare”. Si
tratta - spiegano i ricercatori - di
persone “motivate e generose,
che dedicano a questa attività
una fetta consistente del proprio
tempo benché non ne abbiano
molto a disposizione”. Tra gli
operatori anche persone vedove
e alcune figure professionali
come avvocati, consulenti familiari, psicologhe e medici.
G
li aspetti teologici e
quelli riguardanti la sessualità e
la procreazione sono “le tematiche maggiormente frequentate”
nei corsi di preparazione al
matrimonio. Circa la metà delle
diocesi ritiene opportuno inserire “temi di tipo sociale che
dicono il diritto/dovere della
famiglia di essere soggetto attivo
nella Chiesa e nella società”. A
rivelarlo è la seconda parte della
ricerca “La preparazione dei
fidanzati al matrimonio e alla
famiglia oggi in Italia” condotta
dal Cisf in 512 parrocchie in tutta
Italia, e presentata al convegno
Cei “Insieme verso le nozze”.
APPANNAGGIO
DELLA CHIESA
Due le sezioni di questa
seconda parte: il “questionario
diocesi” e il “questionario fidanzati”. “Il riferimento al nuovo
testo del Rito del Matrimonio
- si legge nella prima sezione
- fa parte del cammino formativo
nei tre quarti delle diocesi; solo
37 (poco meno del 20%) non lo
inseriscono”. Poche le collaborazioni con l’Ente pubblico: solo
il 10% delle diocesi ha qualche
iniziativa in questo campo e “la
metà di queste in realtà parla
di contatti iniziali”, ma il 57,4%
può contare sulla collaborazione
di associazioni e movimenti.
“La formazione dei giovani
alla famiglia e al matrimonio
- commentano i ricercatori - pare
essere ancora appannaggio
quasi esclusivo della Chiesa”.
Dall’indagine emerge inoltre
che la collaborazione con gli
insegnanti dei metodi naturali
di regolazione della fertilità
“deve ancora entrare nella prassi
comune”: è infatti nulla nella
metà delle diocesi italiane. Solo
nel 27,7%, soprattutto nel Sud,
questi insegnanti sono presenti
a tutti i corsi. Il 60% delle diocesi,
invece, “può contare sull’apporto dei consultori di ispirazione
cristiana”; l’indagine tuttavia rileva che in 18 diocesi - 5 al Nord,
5 al Centro e 8 al Sud - questo
Temi e percorsi
tipo di consultorio non esiste.
“Solo nel 27,6% delle diocesi
italiane esista qualche forma di
accompagnamento per i giovani
che, pur non avendo ancora una
chiara prospettiva matrimoniale,
vivono un’esperienza affettiva di
coppia”, si legge ancora nel testo,
mentre “meno del 10% delle diocesi italiane si è attivata per accompagnare le coppie conviventi
verso il matrimonio”. Bergamo,
Cremona e Cuneo indicano
un’esperienza specifica pensata
proprio per queste coppie.
CAMMINO DI FEDE E
PRIMO ANNUNCIO
Tra gli anelli più deboli nel
percorso di formazione emerge
l’accompagnamento delle giovani coppie di sposi, ritenuto
“l’aspetto in assoluto più importante su cui investire forze ed
energie” (75% delle diocesi). Solo
il 38,5% delle diocesi italiane
dispone di un sussidio comune
a tutte le parrocchie; Emilia
Romagna, Lombardia, Marche
e Veneto segnalano addirittura
la presenza di un sussidio regionale. Molti (77,1%), secondo
il questionario dell’indagine,
avvertono la necessità di poter
disporre di un documento a
livello nazionale. Tra le indicazioni e le proposte per migliorare
la preparazione al matrimonio,
“la necessità di puntare sulla
riscoperta di un cammino di
fede/primo annuncio con l’approfondimento della dimensione
spirituale e sacramentale della
vita di coppia: unità, fedeltà,
indissolubilità, grazia sacramentale”. Tutto questo, spiega l’indagine, “determina la volontà di
trasformare i corsi in percorsi”.
Emerge inoltre la necessità di
“dare maggiore attenzione alla
maturità umana dei fidanzati,
trattando anche aspetti psicologici e relazionali”, e di un approfondimento del “valore sociale
ed ecclesiale del matrimonio con
la conseguente responsabilità
socio politica delle coppie di
sposi”. Per quanto riguarda la
metodologia, viene infine segnalata la necessità che i corsi siano
animati da un maggior numero
di coppie (possibilmente di età
diverse), che vi sia una buona
collaborazione con i sacerdoti e
che venga curata la formazione
continua degli animatori.
LA “VOCE”
DEI FIDANZATI
Complessivamente a livello
nazionale il 52% dei fidanzati
frequenta percorsi di preparazione al matrimonio con un
numero di incontri tra 6 e 8; la
loro età media è pari a 30 anni,
con un valore minimo di 18 e
massimo di 59. I maschi hanno
un’età media più elevata (31
anni) delle femmine (29 anni).
Questi alcuni dati emersi dalla
prima provvisoria elaborazione dei questionari rivolti
ai fidanzati all’interno della
ricerca condotta dal Cisf: 1.448
i soggetti del campione, provenienti da 11 diocesi di tutto
il territorio nazionale. Pistoia,
con 347 fidanzati, la diocesi più
rappresentata. Il 6% del campione, informa l’indagine, “si
dichiara non praticante, il 60%
praticante saltuario, mentre il
29% è un praticante regolare
e il 4% un praticante attivo e
impegnato”. Il 37% dei fidanzati
dichiara di convivere (il 54% nel
Centro Italia contro l’11% delle
coppie del Sud). Il 57% si dice
soddisfatto del percorso compiuto. Apprezzati in particolare
“la possibilità d’intervenire”, gli
argomenti trattati, la possibilità
di un confronto con altre coppie, la qualità degli interventi.
Tra i commenti/suggerimenti
più frequenti: “Affiancare più
momenti spirituali a quelli di
riflessione”. Da alcuni la richiesta di approfondire il tema dei
metodi naturali.
Vita
La
5 Luglioo 2009
cultura
n. 26
“Primo Mazzolari, sacerdote”
Religione, fede ed esistenza
L
a presentazione al
libro,”Primo Mazzolari, sacerdote”,
ricco di tanti contributi culturali e
umani e nuovo nella sua dimensione
globale, è significativamente affidata
al vescovo Giovanni Volta, che introduce questo utile riferimento, per
capire una personalità poliedrica: “In
questo libro c’è un intervento in cui
solo lui parla. È l’omelia che tenne,
ancora giovane, ai funerali
di un suo confratello,
don Imerio Barili, parroco di Fossacaprara. Un prete che
Un volume di Franco Dorofatti per entrare
nel mondo vero di una personalità complessa
e poliedrica
di Angelo Rescaglio
non fu riconosciuto dalla sua gente;
un prete che gli aveva dichiarato:
‘Quasi nessuno in chiesa, ieri: quasi
nessuno alla comunione... Se avessi
qualcosa, ma io non ho niente. Non so
predicare, non so essere garbato. La
natura mi ha fatto ‘scorbutico e ringhioso’. E don Primo di rimando:
‘Com’era umile quel vostro
parroco! Non si riconosceva
nulla: si espropriava anche
di quello che la Grazia
g l i aveva messo in cuore
in maniera
così salda:
l’amore delle ‘anime’.
Costantemente don
Primo, anche nei suoi
confratelli
più umili,
sapeva vedere il tesoro nascosto
e le attese
più profonde e si sentiva con loro non
un arrivato, migliore di loro, ma un
compagno di viaggio”. E il prefatore,
sapientemente, commenta: “Potrebbe
sembrare ovvio un tale atteggiamento e invece va conquistato, come il
sedere alla stessa tavola dei poveri,
e non solo servirli. Esso comporta
scoprire insieme alla povertà degli
altri, anche la propria povertà, e la
presenza di Cristo che ci impegna
anche quando nessuno si dovesse
impegnare. Con questi occhi, che plasmarono il suo stile di vita, Mazzolari
visse il suo sacerdozio, testimone del
farsi uomo del Figlio di Dio”.
L’autore, Franco Dorofatti -prete
bresciano colto, lontano parente del
parroco di Bozzolo, introducendo
la sua fatica culturale (con quelle
quattro sezioni, Testimonianze-Commemorazioni-Studi per approfondire
il messaggio mazzolariano e la sua dimensione esistenziale-Saggi interpretativi delle opere più vive di questa
intensa presenza culturale annota: “...
abbiamo voluto centrare l’attenzione
su di lui, sacerdote, per conoscere
iquadernidiviadelvento
più a fondo questa figura di prete
dalla personalità ricca, complessa e
poliedrica. Ha fatto il prete, attento
al contesto storico in cui si è trovato
a vivere, affascinato dal mistero di
Dio e carico di amore per Cristo e
per i fratelli. Era un prete zelante,
camminava con il popolo, condividendone gioie e dolori, annunciando
il Vangelo, fedele a Dio e all’uomo.
Le sue attenzioni pastorali erano per
i vicini e per i ‘lontani’, categoria di
persone che costituì l’assillo, il pallino del suo apostolato”.
Queste “pagine scritte” in ordine
alle “Testimonianze”, iniziano con
una “Lettera da Roma”, recentissima,
di Giulio Andreotti, capace -come
sempre- di cogliere, in una sintesi
efficace, l’anima di un protagonista
(il pensiero corre a “Visti da vicino”
volume del 1986), con un ricordo
toccante degli “incontri -annuali
della Fuci”’: “Per me il suo capolavoro resta l’opuscolo ‘Anch’io voglio
bene al Papa’ con il quale reagì a
tutte le prose elogiative del Pontefice,
spesso intrise di annoiante retorica.
Compativa il papa perché alla sera
gli mancava la carezza finale della
madre, non sostituibile certo dai
flabelli e dagli stucchevoli panegirici.
Nella loro fredda aridità i notabili
si chiedevano: ‘Ma che vuole don
Mazzolari?’, Voleva nulla”. Nel contributo successivo, sempre il senatore
3
a vita scriverà: “Soltanto nell’interno
di questo magistero sacerdotale si
può comprendere la grandezza e la
santità di questo ‘povero parroco’.
Pagine isolate, purtroppo sfruttate
abilmente, confondono, limitano
l’immagine, la coloriscono in modo
interessato”. Efficacissima la testimonianza di Giulio Bevilacqua -il
parroco cardinale, in quegli anni
bresciani, pure miei, quando ci educava con la bellezza della sua parola-,
orientata a vedere dietro i tanti gesti
la dignità del prete, alla ricerca della
verità: “Dissentivo da te per una
certa tua cenacolare impostazione di
propaganda, che non potevo e non so
comprendere e accettare per il suo
malodore di chiuso, di clandestino,
di diserzione dalla responsabilità di
ogni proprio minimo atto; eppure ti
vedevo poco dopo nel rischio, nella
tempesta affrontata con impeto di
soldato e con obbedienza di prete.
In fondo solo la verità e l’amore possono erigersi efficacemente contro
l’ingiustizia...”. Tante altre voci, tutte
autorevoli, compaiono nel libro, che
meriterebbero di essere riferite, ma
per ragioni di spazio non è possibile;
ricordo, volentieri, i contributi di
Carlo Bellò, altro nostro prete sempre
di altissima dignità culturale, che
amò e capì don Primo, proprio nei
momeni più drammatici; come pure
di don Bruni Bignami, che ci ha proposto “il travaglio della coscienza”
in Mazzolari, richiamandoci a temi
di inquietante attualità per cui “Non
avremo mai ringraziato a sufficienza
coloro che ci hanno introdotto a un
cristianesimo incarnato”.
Pablo Picasso nel 1912
“Una forma di magìa”
U
na forma di magìa
(pensieri sull’arte) di Pablo Picasso (Màlaga, 25 ottobre 1881
- Mougins, 8 aprile 1973).
Questo il titolo del volumetto numero 54 (pagg. 36,
euro 4), della collana quadrimestrale “iquadernidiviadelvento”, curata da Fabrizio Zollo, dato alle stampe per conto
delle Edizioni Via del Vento,
piccola ma prestigiosa casa
editrice pistoiese che da alcuni
anni propone, agli appassionati bibliofili, testi inediti e
rari del Novecento.
I brani qui tradotti, inediti
in Italia, sono affermazioni,
confidenze e giudizi di Picasso
che emergono da sparse opere
di altri autori. Pur trattandosi
di materiale frammentario,
la traduzione colma una
lacuna e permette anche di
farsi un’idea delle concezioni
estetiche di un pittore che una
volta disse: “Gli altri parlano,
io lavoro”, e che ha infatti
lasciato dietro di sé molta pittura e poche parole. A pagina
2 una foto di Pablo nel 1912, in
copertina Autoritratto, matita
su carta, 1918, mentre altre
cinque opere, di vari periodi e
tecniche, sono disseminate nel
volumetto.
Duemila gli esemplari numerati, impressi su carta vergatina avorio, per i tipi della
Stamperia Elle Emme di Pieve
a Nievole (Pistoia).
Antonio Castronuovo, che
ha curato la nota al testo, nella
postfazione evidenzia come
“fra i molti fatti capitati nel
1907, due attraggono il nostro
interesse: Paul Poiret, stilista
parigino, che liberò le donne
dal tormento del corsetto e Pablo Picasso che dipinse Les demoiselles d’Avignon, uno dei
quadri più noti del Novecento,
per il semplice fatto che da lì
prese le mosse la rivoluzione
di Picasso, fatta di attenzione
ad arti primitive, prima ancora
che di cubismo”.
“Anzi - sottolinea Castronuovo - <cubismo> è parola
che Picasso proprio non mandava giù: il suo non risale infatti certo alle Demoiselles, da
cui però iniziò la rottura con
l’immagine rassomigliante, la
decomposizione della forma,
la discontinuità dei volumi.
Per capire da dove scaturiva l’idea di dipingere figure
umane in quel modo, è necessario sapere che Picasso,
spagnolo di origine, cercava
quel che nella sua terra fosse
espressione artistica popolare e in quei mesi aveva visto
alcune statuette iberiche il
cui stile lo si trova identico in
alcuni volti delle Demoiselles.
C’è anche chi afferma che l’influsso è quello dell’arte negra
del Congo francese o della Co-
sta d’Avorio, ma la biografia di
Picasso ci dice che nell’estate
1907, quando già Les demoiselles erano nate, egli era entrato al Trocadero di Parigi, il
famoso museo etnologico, ed
era rimasto colpito dalla sala
delle sculture africane: impressione che non nasceva dalle
opere lì conservate, bensì dalla
constatazione che la sua invenzione esisteva già”.
Ma le geometrie nette del
quadro preludono al cubismo?
“La questione resta aperta
– sostiene Antonio Castronuovo - Quel che importa è che Picasso era riuscito a rimeditare
la tradizione artistica europea,
creando un nuovo linguaggio figurativo. Non tagliava
i ponti con la tradizione, ma
faceva crollare le convenzioni
romantiche e anche quelle
dell’impressionismo e del postimpressionismo. Era il 1907
ed era suonata la campanella
del grande match artistico moderno”.
La collana quadrimestrale
di prosa “iquadernidiviadelvento” è in distribuzione presso le migliori librerie e si può
ricevere anche in abbonamento annuale mentre, per maggiori informazioni e curiosità
sulla casa editrice pistoiese, è
attivo il sito internet all’indirizzo www.viadelvento.it.
Franco Benesperi
Poeti Contemporanei
QUELLO CHE POSSO OFFRIRTI
“Siate santi, perché io sono santo, io,
il Signore vostro Dio”
Levitico, 19, 3.
Signore,
è davvero poco
quello che posso offrirti:
pensieri smozzicati,
paure, desideri,
ansia di conoscerTi
e brandelli di fede.
Aiutamí a fare silenzio
dentro la mente,
a liberarmi da voci ed impulsi
che assediano l’anima
e minacciano la libertà.
Ch’io possa abbandonarmi
alle voci delle stelle,
ai soffi della brezza di valle,
alla richiesta d’amore
che viene dal mio prossimo,
e finalmente iniziare il cammino
che porta verso di Te.
Orazio Tognozzi
4 attualità ecclesiale
U
n auspicio in vista
del G8 affinché “l’ispirazione
di Benedetto XVI agisca da
pro-memoria per i leader
mondiali, perché i poveri
non possono essere esclusi dai piani per rinnovare
l’economia mondiale”. Lo
ha formulato a Torino il card.
Oscar Andrés Rodriguez
Maradiaga, arcivescovo di
Tegucigalpa e presidente di
Caritas internationalis, nel
suo intervento a chiusura del
33° convegno nazionale delle
Caritas diocesane. Oltre 600
partecipanti in rappresentanza di 193 (su un totale di
220) Caritas diocesane e delle
Caritas nazionali di Grecia,
Turchia, Moldavia, Bulgaria,
Polonia, Francia, Slovenia e
Romania, si sono confrontati dal 22 al 25 giugno sul
tema “Non conformatevi a
questo mondo. Per un discernimento comunitario”.
A conclusione dell’incontro i
convegnisti hanno anche inviato tre lettere: a Benedetto
XVI, al card. Angelo Bagnasco, presidente della Cei, e al
segretario generale della Cei,
mons. Mariano Crociata. “Ci
sentiamo sollecitati - hanno
scritto al Papa - a rafforzare
l’impegno di promozione
della testimonianza comunitaria della carità cristiana”,
ricordando che il percorso di
quest’anno su “scegliere di
animare alla carità attraverso il discernimento”, “deve
molto alla ricchezza del suo
magistero, che presto ci farà
dono di una nuova Lettera
Enciclica, e al cammino unitario della Chiesa in Italia”.
APPELLO AI LEADER
DEL G8
Secondo il card. Maradiaga, l’annunciato incontro tra
il Papa e il presidente degli
Stati Uniti Obama sarà “un
dialogo molto interessante,
e il dialogo, si sa, è sempre
una strada per la pace”. “Mi
ha fatto molto piacere sapere
che, dopo il G8, il presidente
Obama vuole incontrare Benedetto XVI - ha detto al SIR
-. Il Papa è sempre aperto a
ricevere tutti e questo dialogo
sarà molto utile. È vero che ci
sono dei contrasti con gli Usa
ma ci sono anche dei punti di
convergenza, specialmente
sui temi della giustizia e della
pace”. “I leader del mondo
- ha continuato il card. Maradiaga nel suo intervento devono resistere alle pressioni
interne e dimostrare una vera
leadership per convincere gli
elettori che aiutare i poveri
non è una opzione da fare
solamente in tempi di prosperità, ma una responsabilità
morale permanente”.
AGIRE CONTRO I
CAMBIAMENTI CLIMATICI
“È un obbligo morale agire con urgenza per far fronte
al cambiamento climatico
specialmente per sostenere i
più vulnerabili”. È l’altro appello lanciato al convegno dal
card. Maradiaga. “Non si può
perdere tempo - ha detto -. Nel
vertice della Nazioni Unite
a Copenaghen nel prossimo
mese di dicembre è necessario un accordo radicale ed
effettivo basato sulla giustizia
climatica e sul principio che
chi inquina deve pagare”. A
Cop: chiusa la
59 Settimana nazionale
a
di Francesco Rossi
A
n. 26
ffrontare il tema dell’educazione con “sguardo appassionato”. È ciò che hanno fatto i
partecipanti alla 59ª Settimana nazionale di aggiornamento pastorale del Cop (Centro di orientamento
pastorale), che si è tenuta a Bitonto
e a Bari dal 22 al 25 giugno sul
tema “Comunità cristiana ed educazione. L’emergenza educativa:
problema e provocazione”. “Fra i
tanti modi di pensare alla situazione problematica dell’educazione
scegliamo di stare dalla parte di
una visione positiva”, ha affermato mons. Domenico Sigalini, vescovo di Palestrina e presidente del
Cop, nel delineare le “prospettive
pastorali” emerse. Certamente c’è
una perdita di “autorevolezza” da
parte di istituzioni quali “la famiglia, la scuola, la comunità cristiana”; si tratta di “ripensarle” perché
“è ingenuo credere che si possa
educare” se queste “e gli uomini
che le rappresentano non vengono
riconosciuti come importanti nei
processi di scelta”. La Chiesa, in
particolare, “ha il dovere di occuparsi dell’educazione perché ha il
dovere di occuparsi della vita, ed
educare è un’esigenza vitale”, un
Vita
La
5 Luglio 2009
meno di rigetto dell’altro e
dello straniero”. L’aggravarsi
della crisi in Italia, con la
conseguente perdita di posti
di lavoro e impoverimento
della popolazione, preoccupa
molto la Caritas italiana, che
a livello diocesano non ce la
fa a fronteggiare economicamente le numerose richieste.
A metà anno già molti centri
d’ascolto diocesani hanno
esaurito i fondi. “Non possiamo svolgere solo noi un
ruolo di delega, riempiendo
i portamonete ogni volta - ha
affermato ai giornalisti mons.
Nozza -. C’è urgente bisogno
di scelte politiche serie, che
contribuiscano a rafforzare di
nuovo il tessuto sociale”.
CARITAS
Non escludere
i poveri
L’ACCENTO
Le conclusioni del 33°
congresso nazionale
suo avviso, “quelli che hanno
creato il problema, devono risolverlo. Le nazioni economicamente sviluppate hanno un
obbligo morale di contribuire
a risolvere il problema del
cambiamento climatico dovuto al consumo sproporzionato
di risorse naturali”. È inoltre
“urgente che i Paesi poveri
ricevano l’aiuto economico
e l’assistenza tecnica di cui
hanno bisogno per far fronte
al cambiamento climatico e
assicurare migliori condizioni
di vita alla gente”.
IRAN, REPRESSIONE
INGIUSTA
“La repressione in Iran è
una ingiustizia su cui il mondo
non può tacere, anche se ci
sono in gioco grossi interessi,
come il petrolio”: è la denuncia
del card. Maradiaga, parlando ai giornalisti a Torino.
“Ho tanto dolore nel vedere
quanto sangue viene versato
inutilmente - ha detto -. C’è
gente che muore in cerca della
libertà. La repressione può
forse fermare la protesta per
un po’ di tempo. Ma quando il
popolo è privato della libertà,
che è il bene più grande per
un essere umano, prima o
poi le situazioni esplodono di
nuovo”.
NO A MENZOGNA
ED EGOISMI
“C’è bisogno di uomini
e donne capaci di coniugare
carità e verità, pronti a non
cedere ai compromessi morali,
decisi nel rifiutare la menzogna
e il vantaggio egoistico”: lo ha
affermato il direttore di Caritas
italiana, mons. Vittorio Nozza,
parlando delle prospettive di
lavoro pastorale a chiusura
del convegno. C’è bisogno
- ha sottolineato - di uomini e
donne impegnati a “difendere
ogni vita, in ogni fase, contro la
violenza dell’aborto e la disumanità dell’eutanasia, contro
l’abbandono, la dimenticanza
e la trascuranza della dignità
di tanti volti e storie di povertà; come contro la barbarie del
terrorismo e della guerra”,
così come “contro ogni feno-
SULLA FORMAZIONE
Preghiera, lectio divina,
eucarestia, riflessione impegnata sui valori, percorsi
formativi sui temi della carità
e solidarietà: sono queste,
per mons. Giuseppe Merisi,
vescovo di Lodi e presidente
di Caritas italiana, le priorità
nel lavoro formativo delle
équipe diocesane e regionali
Caritas, e rispettive Consulte. Nelle conclusioni mons.
Merisi si è soffermato sulla
vita e sul lavoro delle Caritas
diocesane “nella necessaria
sintonia con gli organismi
delle Chiese locali”. Ha poi
invitato ad avere attenzione
al tema del volontariato, “da
formare ed accompagnare,
specialmente a livello giovanile”, e alla “centralità della
parrocchia”, con “la presenza
in ogni comunità di animatori
e responsabili Caritas”.
CHIESA ED EDUCAZIONE
Uno sguardo appassionato
“diritto inalienabile”. Ogni educatore da parte sua, ha ricordato l’arcivescovo di Bari-Bitonto, mons.
Francesco Cacucci, deve essere
contemporaneamente “maestro e
discepolo”.
CAMMINO DI SINTESI
Una parola risuonata più volte
nel corso della Settimana è “mistagogia”, termine “forse un po’
ostico e datato”, ha riconosciuto
mons. Sigalini, che indica “il cammino di formazione permanente
per risvegliare l’esperienza di Dio,
per favorire la sintesi tra Parola,
liturgia e vita”. Ecco, la comunità
cristiana, “grande responsabile
dell’educazione”, deve impegnarsi
in questo cammino di sintesi, unire
“annuncio, celebrazione, testimonianza”, “dimensioni che stanno
alla base di un progetto educativo
specifico”. “Vediamo sempre di
più - ha concluso il presidente del
Cop - come occorre accompagnare
le persone con un percorso fatto
di mete, di strumenti, di passi
semplici e collegati, per non creare
talebani o smidollati. L’unità degli
interventi educativi esige di avere
un progetto, di costruire sequenze
ordinate nel processo secondo una
visione globale della persona”.
giudica, ma comprende”.
IL SOGNO E I SEGNI
“Annuncio, celebrazione,
testimonianza sono i termini che
hanno fatto da sfondo alla tavola
rotonda alla quale si sono confrontati don Guido Benzi (direttore
dell’Ufficio catechistico nazionale),
mons. Domenico Falco (direttore
dell’Ufficio liturgico nazionale),
Marco Toti (già delegato regionale
della Caritas italiana) e don Francesco Savino (parroco e rettore del
Santuario Santi Medici di Bitonto).
“L’unità della pastorale non è l’esito di un cammino, ma ci precede”,
ha affermato don Benzi, mentre
secondo mons. Falco la pastorale,
“pur percorrendo strade diverse”,
ritrova “la sua unità nel Mistero
pasquale che annuncia e nell’esistenza concreta dell’uomo”. E se
per Toti “ogni processo educativo è
una grande scommessa che richiede pazienza, umiltà e generosità”,
don Savino ha parlato della parrocchia come “il luogo e il tempo dove
maggiormente sono evidenti tutte
le conseguenze dell’emergenza
educativa”. Infine, don Antonio
Mastantuono, assistente del Movi-
“Coniugare sogno e segno” nel
processo educativo è l’immagine
usata da mons. Giancarlo Maria
Bregantini, arcivescovo di Campobasso-Boiano. L’educatore, ha
spiegato, è colui che accompagna
“a realizzare il sogno che è dentro
ciascuno di noi attraverso segni
precisi e coerenti”. Altra immagine
usata da mons. Bregantini è stata
quella del pastore. “Pecorai si nasce, pastori si diventa”, ha detto.
“Il prete, il vescovo, il maestro,
qualsiasi lavoro si può fare con il
cuore del pastore o con quello del
pecoraio”, ha aggiunto. Il lavoro è
il medesimo, ma ciò che cambia “è
il modo: il pastore conosce e chiama per nome, precede, conduce ai
pascoli, salva dal lupo”. È questa
la differenza, e il gregge - che siano pecore, giovani che vengono
educati o l’intero popolo di Dio - la
percepisce. Compito della Chiesa,
e scopo della sua missione educativa, è “condurre ai pascoli di una
verità che non s’impone, ma si propone; non vince, ma convince; non
CERCARE L’UNITÀ
mento d’impegno educativo dell’Azione Cattolica, introducendo
ai lavori seminariali ha invitato a
“porre domande alle famiglie, agli
adulti e alla comunità” come prerequisito per avviare un progetto
educativo.
TORNARE A IMPARARE
Al termine dei lavori è stata
resa pubblica un’immaginaria
“Lettera di una famiglia alla
parrocchia”, che contiene le suggestioni emerse durante la Settimana (testo integrale su www.
centroorientamentopastorale.
org). Chiediamo di “essere aiutati
a diventare educatori autorevoli,
pazienti e pieni di speranza”, chiedono i genitori di una “famiglia del
tutto normale”. Genitori che non
nascondono la loro “stanchezza,
soprattutto nell’educazione dei figli”, i quali, uno ad uno, si allontanano progressivamente dalla fede
e dagli insegnamenti degli adulti.
“Sappiamo che la nostra fede è
troppo povera. Abbiamo perso
autorevolezza. Ce l’hanno tolta
senza che ce ne accorgessimo”. E
concludono: “Abbiamo bisogno di
tornare a imparare”.
Vita
La
In uno dei momenti più
delicati della vita
di Luigi Crimella
“L
e tre religioni monoteiste - cristianesimo, ebraismo
e islam - hanno una visione della
terapia del dolore abbastanza
simile. Di fronte al dolore fisico e
morale, che accompagna la malattia, l’uomo interroga la propria
fede, il suo Dio”. Lo ha detto il 23
giugno a Roma, all’incontro “Il significato del dolore nelle religioni
monoteiste”, Rosanna Cerbo, docente di neurologia all’Università
La Sapienza e promotrice della
Fondazione Karol Wojtyla, che ha
organizzato l’incontro all’interno
del Forum internazionale della salute (23-26 giugno). Le dimensioni
del “fenomeno-dolore”, specie
di quello cronico, sono ampie: la
docente ha ricordato che in Europa soffrono di dolori cronici il
19% delle persone. L’Italia, dopo
Norvegia e Polonia, è il Paese con
prevalenza più alta: 32% al Nord,
22% al Sud, 56% donne, età media
50 anni. Questo “dolore cronico”
ha poi costi socio-economici molto
alti: 17% perdita del lavoro, 28%
riduzione dei livelli di responsabilità, 22% comparsa di depressione.
Inoltre - secondo Cerbo - bisogna
tenere conto che è anche un fenomeno in espansione: con l’innalzamento progressivo dell’età, le persone over-65 nel mondo sono oltre
600 milioni e l’Europa è l’area
geografica con la più alta percentuale di anziani. Questa categoria
soffre quindi dei classici dolori
associati all’invecchiamento e alla
senilità: osteoartrosi, complicanze
cardio-vascolari, diabeti, disturbi
del comportamento, Alzheimer
ecc. Inoltre un dato rilevante è che
il dolore associato alle forme tumorali - secondo la studiosa - per
il 25% dei casi non riceve un adeguato trattamento.
IL DOLORE DI GIOVANNI
PAOLO II
“In poche situazioni come nel
momento del dolore, il rapporto
5 Luglioo 2009
attualità ecclesiale
n. 26
DOLORE E RELIGIONE
Domande
alla fede
tra l’uomo e Dio è così profondo,
complesso e, per alcuni versi, contraddittorio - ha detto Cerbo -. Di
fronte al dolore fisico e morale, che
accompagna la malattia, l’uomo interroga la propria fede, il suo Dio.
Si mette alla prova e mette alla
prova Dio”. La relatrice ha quindi
sottolineato che l’incontro “è dedicato ad una persona che molto
ha sofferto, che tutti noi stimiamo
e che molti di noi amano: Karol
Wojtyla”. Del Papa scomparso ha
citato alcuni pensieri, sia di interventi pastorali, sia di frasi pronunciate a proposito della propria malattia che lo avrebbe condotto alla
morte. Anche la sociologa Cecilia
Costa, docente all’Università Roma
Tre, ha citato la figura di Giovanni
Paolo II affermando che “ha rappresentato l’immagine della sofferenza e al tempo stesso della speranza, unificando due mondi che
spesso sono separati: quello della
morte e quello della religione”.
Secondo la studiosa, inoltre, “in
uno scenario etico-culturale apparentemente più edonistico che etico, Wojtyla è riuscito a calamitare
l’attenzione dei credenti, in special
modo quello delle fasce di età più
giovanili del popolo cattolico, mostrando un ascendente particolare
anche presso i non credenti. Inoltre
la sua capacità di magnetizzare
l’interesse della folla è sembrata, in
parte, lievitare grazie alla sua condizione di salute precaria e alla sua
ostentata decadenza fisica”. Così la
sociologa ha affermato: “Il suo passo malfermo per la malattia, i gesti
rallentati, la voce flebile, che però
annunciava certezze incrollabili,
hanno creato uno strano contrasto
con i codici della mistica del corpo,
del benessere, del narcisismo e della felicità propri della realtà storica
attuale”.
GETTARE PONTI
Il medico ed esponente del
Centro culturale islamico di Roma,
Mustafà Qaddourah, ha sottolineato
che “all’interno del dolore, l’uomo
di fede musulmana si affida con
pazienza nelle mani del creatore e
il suo dolore arricchisce la fede di
coloro che gli stanno vicini. Questo
nostro mondo ha bisogno di ponti
e non di divisioni - ha aggiunto - e
proprio il dolore costituisce una
occasione di mano tesa tra tutte le
fedi”. A proposito del dibattito in
corso in Italia sul “fine vita” e sulle
tendenze eutanasiche presenti, ha
affermato: “Nella visione islamica
la vita viene da Dio e solo lui la può
togliere. Compito di noi medici è di
alleviare il dolore quanto più possibile, senza insistere oltre misura
quando le cure risultano inefficaci.
Quindi nessun accanimento terapeutico ma neanche nessun contributo
a sopprimere una vita”. Il filosofo
Gaspare Mura ha affermato che “il
dolore avvicina a Dio in quanto ci
invita a considerare il senso profondo della vita e anche del mistero
del male”. Ha citato al riguardo la
figura di Giobbe, quale emblema
dell’uomo che soffre e che si domanda cosa abbia fatto di male per
meritarsi tale “punizione”. “Il tema
del dolore come retribuzione per la
colpa è stato analizzato da numerosi
pensatori e scrittori - ha aggiunto
- e si può considerare come uno dei
punti centrali della riflessione umana circa il rapporto con un Dio che
non è spettatore estraneo alle nostre
sofferenze, ma anzi che lotta con noi,
che ci è amico”. Il giornalista e autore televisivo Alberto Di Giglio ha
parlato di “una consapevole apertura di una finestra sul dolore umano
verso il quale ci deve sempre essere
un grande rispetto, perché è uno dei
momenti più importanti della vita”.
5
La Parola e le parole
XIV Domenica del tempo
ordinario - Anno B
Ez 2,2-5; Sal 122; 2 Cor 12,7-10; Mc 6,1-6
“Figlio dell’uomo, io ti mando ai figli d’Israele… Dice il Signore Dio: ascoltino o
non ascoltino – dal momento che sono una genìa di ribelli – sapranno almeno che
un profeta si tova in mezzo a loro”
L’esperienza di Ezechiele, uno dei grandi profeti del Primo testamento, è analoga a quella di tanti altri chiamati ad essere testimoni di una
parola di Dio davanti al suo popolo. La storia di Israele è segnata
dalla presenza di persone che avvertono nella loro vita una chiamata
che cambia l’esistenza e spinge ad una missione, una chiamata che
viene da altrove, da Dio. Ezechiele esprime questo dicendo: “uno
spirito entrò in me, mi fece alzare in piedi e io ascoltai colui che mi
parlava”. Il profeta, uomo della Parola, chiamato a farsi annunciatore scomodo, si rende disponibile ad una forza che non proviene
da lui, avvertita come forza dello spirito di Dio. E’ un’esperienza
comunicata secondo le modalità della chiamata ad un ascolto: Dio
parla e la sua parola è affidata come invio per una missione e un
compito nei confronti di altri. Ezechiele, chiamato in un tempo
drammatico, sei anni prima che Gerusalemme venga distrutta dai
babilonesi comandati da Nabucodonosor nel 587, è consapevole di
dover rivolgersi ad un popolo dal cuore indurito. Il profeta è inviato
a smascherare le ipocrisie di una vita in cui è presente un rifiuto di
Dio ed il venir meno alle esigenze della giustizia: la sua predicazione
è di scandalo, perché per essere fedele alla parola ricevuta si scontra
con i poteri politici e religiosi.
“…che sapienza è mai questa che gli è stata data?... Non è costui il carpentiere, il
figlio di Maria, il fratello di Giacomo, Joses, Giuda e Simone? E le sue sorelle non
stanno qui da noi? E si scandalizzavano di lui”
La pagina del vangelo descrive una scena che sintetizza il rapporto
tra Gesù e i suoi compaesani, gli abitanti di Nazareth. Di Gesù i suoi
compaesani sanno tutto: la famiglia, le sue origini, il suo mestiere.
Proprio l’essere carpentiere - o artigiano che faceva lavori di fabbro
e di manovale - è valutato con senso di sufficienza. Gesù agli occhi
dei suoi compaesani non ha nulla di particolare, nulla che consenta
di ammirarlo o di considerarlo degno di stima. Di lui si conosce
la sua parentela, espressa nei termini dei fratelli e sorelle: la sua
vita è troppo vicina a quella di un uomo normale, senza elementi
eccezionali. I compaesani di Gesù nascondono nella loro reazione la
delusione e il distacco perché Gesù non corrisponde alla loro attesa
di un personaggio eccezionale, di una figura carismatica sulla quale
proiettare la sete di meraviglioso e da cui attendere la soluzione di
problemi contingenti. Gesù in questo li delude: la sua vita è troppo
vicina e uguale alla loro, è una vita povera. Gesù fa propria l’esperienza e il rifiuto subito dai profeti. Marco legge l’atteggiamento
dei compaesani come segno di incredulità: “E non vi potè operare
nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi ammalati e li guarì.
E si meravigliava della loro incredulità”. Coloro che manifetsano
scetticismo e distanza nutrono – si potrebbe dire - una conoscenza
umana, “secondo la carne” (2Cor 5,16) che non si lascia interrogare,
che non si apre a porsi la domanda sulla profonda identità di Gesù:
‘essi si scandalizzavano di lui’. ‘Skandalon’ significa ‘inciampo’ ed
è un ostacolo prodotto dalla durezza di cuore. Il rimprovero di un
cuore sclerotico ritorna nel vangelo di Marco rivolto a tutti coloro che
sono chiusi in una visione fatta di pregiudizi e pretese di conoscenza
esaustiva che non si lascia interrogare e smuovere (cf. Mc 3,5; 10,5,
16,14). Gesù per loro diviene ‘la pietra di scandalo’, la roccia su cui si
inciampa (Is 8,14; cf. Rm 9,32-33; 1Pt 2,8). I vicini di Gesù, coloro che
lo conoscono per la sua provenienza proprio loro hanno un giudizio
di distacco e di sospetto. Proprio per questa chiusura del cuore e
dello sguardo interiore “non poteva compiere nessun prodigio, ma
solo impose le mani a pochi malati e li guarì”. Gesù pone segni di
guarigione e di vita nonostante il rifiuto. Nel quadro del vangelo
questo episodio è posto immediatamente prima della sezione dedicata ad alcuni miracoli di Gesù, in cui è lodata la fede di coloro
che a lui si affidano (Mc 4,35-5,43). E’ così evidenziato il contrasto
tra i vicini, compaesani, che non si lasciano interrogare dalla sua
presenza e chi invece, venendo da lontano, è aperto all’incontro con
lui e vive l’atteggiamento di una fiducia che si affida senza pretese
e senza chiusure.
“Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché dimora in me la
potezna di Cristo”
Nella seconda lettura Paolo ai Corinzi afronta la questione del vero
vanto che si contrappone ad ogni vanto inutile e vano proveniente
dalla pretesa di grandezza umana o di autogiustificazione. Paolo
sa di non potersi ritenere superiore agli altri. Il suo vanto ha per
motivo quanto il Signore ha compiuto nella sua vita: “Egli mi ha
detto: ti basta la mia grazia. La forza infatti si manifesta pienamente
nella debolezza”. Paolo esprime così la grande scoperta che gli ha
cambiato l’esistenza sulla via di Damasco e che ha segnato la sua
missione: “volentieri voglio piuttosto vantarmi delle mie debolezze,
perché abiti in me la potenza di Cristo. Perciò mi compiaccio per
amore di Cristo delle debolezze, degli oltraggi, delle avversità, delle
persecuzioni, delle angustie. perché quando sono debole, proprio
allora sono forte”. Nella sua esistenza Paolo vede con chiarezza la sua
debolezza, segno della sua radicale incapacità di salvarsi con le sue
forze, siano quelle del livello sociale, della cultura o della religione.
Questa radicale debolezza è il luogo in cui si manifesta la potenza di
Cristo. La sua vita non ha qualcosa di cui vantarsi ma è luogo in cui
per la fede Cristo agisce con potenza. Il Dio che si è fatto vicino nella
‘scandalosa vicinanza’ di Gesù di Nazareth è il Dio della grazia che
mostra la sua potenza nella vita normale e quotidiana, di un uomo
segnato dalla sofferenza e dalla fatica. E’ invito a cogliere i segni
della grazia di Dio che agisce e si fa vicino non nelle manifestazioni
di potenza e in ciò che attrae per la sua grandezza, ma nella povertà
e nell’esistenza di chi umanamente non è valutato e non conta: “Dio
ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti, Dio ha
scelto ciò che nel mondo è ignobile e disprezzato e ciò che è nulla
per ridurre a nulla le cose che sono” (1Cor 1,27-28).
Alessandro Cortesi op
Pistoia
Sette
N.
26
5 Luglio 2009
Domenica 28 giugno nella Chiesa Cattedrale di Pistoia
Don Cipriano è diventato sacerdote
C
erimonia solenne, in Cattedrale di Pistoia, per l’ordinazione
sacerdotale di don Ciprias Farcas.
Presieduto dal vescovo Bianchi, il rito
–decisamente suggestivo- si è svolto alle
18 di domenica 28 giugno. Originario
della Romania, don Ciprian era uno dei
pochi seminaristi pistoiesi. Con la sua
ordinazione adesso ne restano appena
quattro, tre italiani e un rumeno.
Festeggiati anche gli anniversari di ordinazione
sacerdotale e di professione religiosa. Don Vignozzi
ha compiuto 70 anni di sacerdozio. Don Tasselli e
don Furno a quota 71. E tre suore “hanno soffiato”
su 60 candeline di professione religiosa
Don “Cipriano”, com’è comunemente chiamato, ha svolto servizio nella
parrocchia di San Marcello –insieme a
un altro seminarista, anch’esso rumeno,
Fondo solidarietà famiglia lavoro
già ordinato sacerdote: Damiano- e ha
studiato a Firenze. La sua ordinazione
è avvenuta proprio all’inizio dell’anno
sacerdotale indetto, lo scorso 19 giugno,
da papa Benedetto XVI con lo scopo di
“contribuire a promuovere l’impegno
di interiore rinnovamento di tutti i sacerdoti per una loro più forte e incisiva
testimonianza evangelica nel mondo
di oggi”. L’anno sacerdotale, indetto
per il 150mo anniversario della morte
di Giovanni Maria Vianney (il “curato
d’Ars”, patrono dei parroci di tutto il
mondo), si concluderà il 19 giugno 2010.
Sarà proprio Ars (alle porte di Lione, in
Francia) la meta di un pellegrinaggio,
a fine luglio, guidato dal vescovo con i
sacerdoti più giovani.
Insieme all’ordinazione di don
Cipriano sono stati celebrati gli anniversari di ordinazione sacerdotale e
di professione religiosa. 10 i sacerdoti
festeggiati, un religioso e 14 religiose.
Ben 6 i sacerdoti che festeggiano i primi
60 anni di ordinazione (don Garibaldo
Bisconti, padre Filippo Canigiani, don
Alfredo Chiarucci, monsignor Renato
Gargini, don Renato Gori, don Napoleone Toccafondi). Don Roberto Breschi
e don Paolo Firindelli sono arrivati al
venticinquesimo di ordinazione. 25 anni
di professione anche per un religioso:
padre Pietro Villa, dei Betherramiti.
Monsignor Giuseppe Vignozzi,
dagli anni della seconda guerra mondiale parroco a Piteglio, sulla montagna
pistoiese) festeggia i 70 anni dalla
ordinazione sacerdotale. Divenne prete
nel 1939, esattamente il 29 giugno. Don
Giuseppe sta per arrivare a 95 anni:
li compirà il prossimo 26 settembre.
Nel 1914, quando il piccolo Giuseppe
Vignozzi stava per nascere, era già scoppiata la prima guerra mondiale.
Ma il record di ordinazione sacerdotale spetta, per un anno, a altri due
sacerdoti: don Pietro Tasselli e don
Furno Checchi, entrambi ordinati nel
lontano 1938: rispettivamente il 29 giugno e il 17 luglio. Adesso sono entrambi
a riposo. Il primo compirà 95 anni il 14
ottobre. Il secondo è il sacerdote più
anziano della nostra diocesi: è nato il
18 novembre 1913. Di anni sta dunque
per compierne 96.
Bel traguardo (60 anni di professione religiosa) per suor Giovannangela
Silingardi (Crocifissine), suor Emilia
Pagnan (Mantellate), suor Giannina
Sini (Minime Sacro Cuore). Hanno
festeggiato i 50 anni anche sei suore
delle Minime (Irene Camadda, Eligia
Di Palma, Amanda Celli, Giovannetta
Toro, Elvirita Obino, Teresa Eletta Butini
che è missionaria in Sri Lanka). 50 anni
di professione anche per due Clarisse
(Maria Pia Da Rold e Bernarda Biasin)
nonché per Albina Trinci (Mantellate),
Maria Pischedda (Salesiane). Suor Maria
Zoppi, delle Minime, festeggia i primi
25 anni di professione religiosa.
Mauro Banchini
Venti nuclei familiari
hanno avuto risposte concrete Montagna: creiamo
I
l “Fondo solidarietà famiglia
lavoro”, voluto dal vescovo monsignor
Mansueto Bianchi, ha iniziato a operare
attivamente sul territorio della diocesi
di Pistoia. A fronte di numerose richieste di aiuto pervenute da varie località
del territorio diocesano, il fondo ha già
iniziato a erogare le prime somme di
denaro a famiglie in difficoltà e a oggi
sono 20 i nuclei familiari, sostenuti
dalla diocesi. Di recente sono afferiti al
fondo contributi, anche consistenti, da
parte di imprenditori e da altre realtà
economiche locali. Fra questi, la donazione di 100mila euro da parte della
Fondazione Cassa di Risparmio Pistoia
e Pescia, mantenendo fede all’impegno
preso dal presidente Ivano Paci. Anche
tutta la comunità diocesana si sta dando
da fare, tanto che in molte parrocchie
si stanno svolgendo raccolte di denaro
da devolvere a questo scopo. Il “Fondo
solidarietà famiglia lavoro” vede fra
i promotori insieme alla diocesi di
Pistoia con Caritas e pastorale sociale
e del lavoro, anche l’Arciconfraternita
della Misericordia di Pistoia, Acli locali
Sono in arrivo
contributi da privati
e parrocchie.
La Fondazione Cassa
di Risparmio di Pistoia
e Pescia dona 100 mila
euro
ed Enaip Toscana. È uno strumento per
stare dalla parte delle famiglie colpite
dalla crisi economica e lavorativa e una
rete di aiuti concreti, che si stanno muovendo su due direttrici: il sostegno economico e il sostegno per chi ha perso il
posto di lavoro per potersi reinserire nel
mondo produttivo, attraverso adeguati
corsi di formazione. Il fondo è a favore di
coloro che hanno perduto il lavoro dal
1° gennaio 2009. Esiste una struttura
specifica, alla quale rivolgersi per poter
attivare questo tipo di sostegno e per
poter contribuire, sia da singoli cittadini
sia come privati e imprenditori per dare
un aiuto al fondo.
Il numero telefonico da chiamare
per avere un incontro e le informazioni
è lo 0573/5050 oppure 0573/505246
dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle
12,30, l’operatore fisserà direttamente
un appuntamento presso i centri di
ascolto. Il conto corrente per la raccolta
dei contributi è stato aperto presso la
Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia,
agenzia di porta Lucchese, e il codice
IBAN è il seguente: IT27X0626013809
000001632C00.
“Il gruppo che analizza le domande sta lavorando con grande serietà
–spiega Maurizio Gori, responsabile
dell’ufficio della pastorale sociale e del
lavoro della diocesi pistoiese– tanto che
qualora la richiesta non sia conforme
al regolamento del fondo, ci prendiamo
carico delle richieste di aiuto pervenute.
Attraverso gli addetti ai colloqui, ci
preoccupiamo di indicare alle persone
altre opportunità, indirizzandole ad
altri servizi o ai centri di ascolto della
Caritas, a secondo della tipologia
d’aiuto cercata”.
occasioni formative
L
a situazione economica ed occupazionale della montagna pistoiese
è davvero a livelli preoccupanti. Ogni intervento positivo, anche minimo può
dare sollievo,
Tra i dati pubblicati in questi giorni ne ho notato uno che mi è sembrato degno
di attenzione sia a livello regionale che a livello provinciale: esistono fondi già
stanziati per la formazione professionale.
Sono diversi gli enti di livello provinciale che potrebbero utilizzare quei fondi
per offrire ai giovani residenti in montagna occasioni di formazione professionale
e renderli, quindi, più preparati a intraprendere attivita lavorative.
Finché è stata operante la Smi a Campotizzoro, tutto il personale che vi
lavorava aveva raffinate e diffuse capacità operative.
Attualmente i giovani non hanno stimoli operativi nemmeno per le attivita
manuali più semplici.
Diffondere capacita professionali, maschili e femminili, sarebbe un notevole
arricchimento e base per iniziative artigianali e lavorative diverse.
Negli anni ’60 la parrocchia di Maresca, in collaborazione con l’istituto
addestramento lavoratori della Cisl provinciale si fece ente gestore di corsi di
addestramento professionale in montagna; per una decina di anni accolse ragazzi
da tutti i paesi della montagna formandoli ad un mestiere. Ora la parrocchia di
Maresca ha messo a disposizione degli enti di formazione professionale, in uso
gratuito, un locale molto ampio e in ottima posizione logistica (l’ex cinema Reno)
comee centro di addestramento. Può, forse, anche questa disponibilità, diventare
punto di riferimento per il superamento della situazione di crisi.
Vincenzo Venturi
8 chiesa pistoiese
M
olto dipenderà da noi,
se nei prossimi anni l’ambiente che
ci circonda sarà migliore: l’acqua
più pulita, il cielo più limpido,
l’aria più sana e la distribuzione
delle ricchezze più equa. È emerso
anche questo dal «Sesto forum
dell’informazione cattolica per la
salvaguardia del Creato», promosso dall’associazione Greenaccord,
che ha visto riuniti a Pistoia un’ottantina di giornalisti cattolici provenienti da tutta Italia, ma anche
scienziati e alti prelati, confrontarsi
per tre giorni su «Il tempo del
Creato e quello dell’Uomo». Molti
altri hanno seguito i lavori del convegno nelle rispettive sedi, grazie
alla nuova tecnologia sperimentata
proprio qui a Pistoia nel corso del
Forum, da Rai strategie tecnologiche, che ha permesso ad una ben
più vasta platea di utenti registrati
di poter seguire tutte le fasi dell’incontro tramite Internet.
«Auspico che siano sempre salvaguardati gli aspetti etici in ogni
attività concernente la natura – ha
detto nella prolusione il vescovo,
Mansueto Bianchi - Questa lodevole iniziativa mette in evidenza l’attenzione cristiana nel rapporto tra
uomo e creato». L’evento pistoiese
ha avuto vasta eco sui media regionali e nazionali. Luciano Scalettari,
inviato per l’ambiente del settimanale cattolico «Famiglia Cristiana»,
firma il servizio sull’iniziativa
ospitata in questi giorni a Pistoia
raccontando anche la novità di
quest’anno: il premio giornalistico
«Sentinella del Creato» consegnato
nella serata di sabato, nel Palazzo
del Comune di Pistoia, su iniziativa
di Greenaccord, Ucsi e Federazione
italiana dei settimanali cattolici.
Premiati Beppe Rovera, da anni
curatore e conduttore della trasmissione di Rai3 Ambiente Italia;
Mariella Cossu, una free lance sarda con una lunga attività di informazione agricola; Elena Scarici, free
lance di Napoli che ha scritto molto
su ambiente e agricoltura e, in particolare, sulla vicenda dei rifiuti. Un
premio alla carriera è andato invece
ad Angelo Branduardi, presente
a Pistoia con una video-intervista
esclusiva, per la sua sensibilità alle
n. 26
GREENACCORD
Il progresso
è eco-sostenibile
questioni della natura. Su Famiglia
Cristiana viene data anche notizia
di una iniziativa che coinvolgerà
ancora la diocesi di Pistoia (stavolta
insieme alle diocesi di Prato e Firenze): un progetto di Greenaccord, in
collaborazione con Wwf Italia, per
«pesare» l’impronta ecologica e gli
stili di vita di migliaia di famiglie
italiane. Tre, infatti, le aree italiane
coinvolte: le grandi diocesi di Milano e di Napoli e il pool di diocesi
dell’area metropolitana fra Pistoia
e Firenze. «Il progetto – spiega lo
scienziato Andrea Masullo, consulente scientifico di Greenaccord
– durerà 18 mesi. Chiederemo a
campioni di famiglie una collaborazione compilando “diari di bordo”
in cui registrare i comportamenti in
tema di consumo della natura».
Tra le esperienze positive in
tema di tutela dell’ambiente ri-
portate nel corso del furum, vale
la pena evidenziare quella della
Comunità di Siloe, nel Grossetano, i
cui componenti hanno dato vita ad
un monastero «sostenibile».
«Per noi - ha spiegato padre
Stefano Piva - il concetto importante è che l’utilizzo di tecnologie
eco-sostenibili non rappresenta
soltanto un discorso “tecnico”, di
praticità, ma tocca direttamente
anche la spiritualità. Un cammino interiore che porta a cercare e
trovare dentro se stessi il bello e il
bene e che di conseguenza trascina
poi a determinate scelte». Il primo
passo di questo “cammino” è stato
concepire un edificio che evitasse
la dispersione termica, realizzando
quindi una struttura che potesse
contare su una sorta di microclima
anche grazie all’utilizzo pressoché
completo di materiali naturali come
Quanto pesa l’impronta ecologica
delle famiglie pistoiesi?
D
Il forum
ue pagine sul forum
pistoiese di Greenaccord nell’ultimo numero di “Famiglia
Cristiana”. Luciano Scalettari,
inviato per l’ambiente del
settimanale cattolico, firma il
servizio sull’iniziativa ospitata in questi giorni a Pistoia
raccontando anche la novità di quest’anno: il premio
giornalistico “Sentinella per
l’Ambiente” consegnato nella
serata di sabato, nel Palazzo
del Comune di Pistoia, su
iniziativa di Greenaccord,
Ucsi e Federazioni italiana
dei settimanali cattolici. Premiati Beppe Rovera, da anni
curatore e conduttore della
trasmissione di Rai3 Ambiente Italia; Mariella Cossu, una
free lance sarda con una lunga
5 Luglio 2009
sull’ambiente
“buca” su
“Famiglia Cristiana”
attività di informazione agricola; Elena Scarici, free lance
di Napoli che ha scritto molto
su ambiente e agricoltura e, in
particolare, sulla vicenda dei
rifiuti. Un premio alla carriera è anche andato ad Angelo
Branduardi, presente a Pistoia
con una video-intervista esclusivo, per la sua sensibilità alle
questioni della natura.
Su “Famiglia Cristiana”
viene data anche notizia su
una iniziativa che coinvolgerà
ancora la diocesi di Pistoia
(stavolta insieme alle diocesi
di Prato e Firenze): un progetto di Greenaccord, in collaborazione con WWF Italia, per
“pesare” l’impronta ecologica
e gli stili di vita di migliaia di
famiglie italiane. Tre, infatti,
le aree italiane coinvolte: le
grandi diocesi di Milano e di
Napoli e il pool di diocesi dell’area metropolitana fra Pistoia
e Firenze. Il progetto – spiega
lo scienziato Andrea Masullo, consulente scientifico di
Greenaccord – durerà 18 mesi.
“Chiederemo a campioni di
famiglie una collaborazione
compilando “diari di bordo”
in cui registrare i comportamenti in tema di consumo
della natura”.
Vita
La
Gli esiti del VI forum
dell’informazione
cattolica per la
salvaguardia del Creato
di Patrizio Ceccarelli
legno, pietra, rame e vetro, con tecniche che permettessero di ridurre
al minimo gli sprechi energetici.
Così, anche l’impiantistica è altamente ridotta, permettendo anche
di limitare i campi elettromagnetici.
L’acqua proveniente da un pozzo
perforato a pochi metri dal monastero, è accumulata in una cisterna
sotterranea e interamente restituita
al luogo mediante un impianto
di fitodepurazione. La completa
progettazione del monastero ha ovviamente puntato a un inserimento
il più discreto possibile nel contesto naturale, ma i “grandi passi”
devono ancora essere compiuti:
«Una volta che avremo le risorse
necessarie - spiega ancora padre
Stefano - le investiremo per intero
nel solare termico, nel fotovoltaico
e nell’eolico; gli edifici che stiamo
costruendo sono già completamente predisposti per accogliere queste
tecnologie che permettono lo sfruttamento di energie rinnovabili e
pulite».
Alla ricerca
di una “ecologia
del tempo”
La prolusione del vescovo di Pistoia al forum
di Greenaccord:”ci salveranno Spirito e Creato”.
“Ritmi della natura violati, chimicamente
violentati per produrre il più possibile
nel minor tempo possibile”
“I
l Creato e lo
Spirito sono gli ancoraggi
che possono riconsegnarci
all’ecologia del tempo, liberarci dal tempo inquinato,
dal tempo negato divenuto
ultimamente vita negata,
persona negata”. E’ un passaggio della prolusione con
cui mons. Mansueto Bianchi,
vescovo di Pistoia, ha aperto
questo pomeriggio il sesto
“Forum dell’informazione
cattolica per la salvaguardia
del Creato” in svolgimento a
Pistoia e dedicato al rapporto fra “tempo del Creato”
e “tempo dell’uomo”. Per
Bianchi è necessario “trovare
un’ecologia del tempo che
non sia nostalgia o riproposizione sospirosa di modelli
del passato”. Occorre invece
“una riflessione, una ricerca, una sperimentazione di
modelli personali, sociali,
economici nuovi” in modo
da “riformulare per l’oggi e
per il domani una ecologia
del tempo che sia amica
della vita e alleata dell’uomo”. Nel suo intervento
(“se guardo dentro di me,
alla vita della mia comunità
e della mia gente vedo che
dilaga una degradazione del
tempo con un approccio aggressivo o almeno concitato
al tempo; vedo che il tempo
è competitore, è nemico, si
è abbreviato”) il vescovo
di Pistoia ha sottolineato la
“violazione sui ritmi della
natura che vengono chimicamente violentati per
produrre il più possibile nel
minor tempo possibile quasi
che il tempo secondo i ritmi
naturali fosse antieconomico, uno spreco, una perdita
… di tempo”. Per mons.
Bianchi il risultato di questi
atteggiamenti “è la superficialità, la crisi del vuoto, la
decisività delle sensazioni,
la centralità dell’attimo e del
frammento. Il risultato è la
banalità”. A salvarci potrà
essere solo una rinnovata
“ecologia del tempo” basata,
appunto, sulle ragioni dello
Spirito, sulla centralità del
Creato.
Mauro Banchini
Vita
L’
La
Apostolato della preghiera è
un movimento ecclesiale che s’impegna
a pregare e promuovere la spiritualità
del Sacro Cuore di Gesù, vivendo la
realtà quotidiana nell’amore di Gesù
stesso. È un’unione di fedeli che si
impegnano a cooperare con Cristo nella
Chiesa, con un programma di spiritualità apostolica che conduce gli iscritti:
alla partecipazione attiva e frequente
alla Santa Messa e alla Comunione; alla
pratica del culto al Cuore di Gesù; alla
devozione a Maria, Santa Madre della
Chiesa; a seguire e pregare per l’intenzioni del Papa e dei Vescovi, e unire
le preghiere con lezioni sull’esempio
degli apostoli.
L’Adp è nato a Vals (Francia) il 3
dicembre 1844. festa di S. Francesco
Saverio, quando ai giovani gesuiti
durante la formazione, fu chiarito che
potevano subito essere apostoli, offrendo al Signore giorno per giorno, il loro
impegno e la loro vita.
Prese così forma la “preghiera
apostolica” e nacque l’Apostolato della
Preghiera, che sarebbe diventato un
grande movimento universale.
Risulta che oggi nel mondo, circa 50
milioni di persone aderiscano all’Adp,
e ne vivano la spiritualità.
Gesù, nelle rivelazioni ai grandi
mistici, come S. Margherita Maria Alacoque, ha richiamato insistentemente
la devozione al Suo Cuore. Il grande
merito di S. Margherita Maria e degli
5 Luglioo 2009
chiesa pistoiese
n. 26
Apostolato della preghiera
Prataccio
avvenimenti di Paraj-le-Monial, nei
quali fu coinvolto anche il gesuita S.
Claudio La Colombière, è stato quello
di accogliere e far approfondire in tutto
il mondo le inesauribili ricchezze che
provengono dal Sacro Cuore di Gesù.
S. Teresa del Bambino Gesù, dottore
della Chiesa, fu iscritta all’Apostolato
della preghiera a 12 anni; la sua dottrina
include la spiritualità dell’A.d.P., di cui
è compatrona insieme a S. Francesco
Saverio.
La prima zelatrice del Sacro Cuore
in Italia è stata la beata Caterina Volpicelli (1839-1894).
Il Santo Padre stima profondamente
la forza dell’apostolato e per questo propone, lui stesso, un’intenzione generale
e una missionaria per ogni mese.
L’Adp pubblica mensilmente dei
biglietti con la preghiera di offerta
quotidiana. Con le intenzioni affidatele
dal Papa e dai nostri vescovi. Queste
intenzioni sono accolte con amore e se
ne fa l’oggetto dell’offerta quotidiana
che attraversa il mondo intero.
Con la serietà che corrisponde
a questo atto, purifichiamo il nostro
cuore, i nostri pensieri, i nostri occhi e
ci rendiamo capaci di amare.
In realtà la prima persona ad essere
l tour del Coro Cat,Cantori Appennino Toscano, fa tappa
a Prataccio, con un concerto dal titolo: “4 Canti sotto le stelle”, che
si svolge domenica 5 luglio alle 21,15. L’impianto della Faggeta è
ottimo luogo sportivo, nel cuore del paese, tra il verde di secolari
castagni. È organizzato dalla locale Pro Loco e dalla pubblica
assistenza Misericordia. Il gruppo inizia la sua attività nel 1977
a Pianosinatico. Dopo l’esperienza avuta con il baritono Giorgio
Sichi, questi cantori oggi sono diretti dal maestro Gilberto Valgiusti, diplomato presso il conservatorio L. Cherubini di Firenze.
Attualmente il coro è costituito da circa 30 elementi provenienti
da tutta la Montagna pistoiese. Ha il suo attivo l’organizzazione di
80 rassegne nazionali ed internazionali. Tre le incisione: Abetone
insieme e canti popolari toscani; è incluso nella raccolta di Canto
Corale edito dal Vecchio Mulino. Ai Cat va inoltre il merito di avere
mantenuto viva la tradizione popolare ricercando e valorizzando le
musiche di una volta,in particolare quelli sperduti tra i paesini della
Montagna Pistoiese. Oggi il gruppo ha uno stile ed una personalità
propria di grande valore. Saranno a Prataccio domenica 5 luglio,
sabato 11 a Gavinana, il 18 dello stesso mese a Cutigliano.
Giorgio Ducceschi
Devozione al Sacro Cuore “4 canti sotto le stelle”
I
trasformata dall’offerta quotidiana, è
quella che la fa.
“Rendi il mio cuore simile al tuo”;
questa preghiera tanto semplice esprime
il desiderio più profondo che il Signore
suscita nel nostro cuore; potere amare
Dio e i nostri fratelli, come Lui ci ha
amati.
Sull’esempio di Maria che si è messa
senza riserve a disposizione del Figlio
suo, anche noi, con la nostra offerta
ci mettiamo a disposizione del Sacro
Cuore; ci impegniamo generosamente
ad abbracciare tutte le dimensioni della
nostra vita, in spirito di servizio nei
confronti dei fratelli.
Ci abbandoniamo, fiduciosi della
trasformazione che lo Spirito Santo
cerca di attuare nei nostri cuori.
Dopo tanto tempo dalla nascita di
questa forma di apostolato e di devozione al Sacro Cuore, ripensiamoci oggi
cercando di rilanciarlo in armonia con i
contesti culturali e sociali odierni, dove
gli aderenti operano nei bisogni delle
Chiese locali alle quali appartengono.
Impegniamoci a riscoprire, a far
conoscere l’amore per il sacro Cuore di
Gesù, seguendo quello che ci suggerisce
l’Apostolato della preghiera.
Annamaria Innocenti
Reggio Calabria 15-18 Giugno 2009
La nostra lettera siete voi...
Ascoltare le domande,
comunicare il vangelo,
condividere l’incontro
con il Cristo
S
i è svolto a Reggio Calabria
sul finire dell’anno paolino l’ultimo
convegno nazionale dei direttori degli
uffici catechistici diocesani nel bello
scenario dello stretto di Messina e
l’accogliente ospitalità della chiesa di
Reggio Calabria che la tradizione volle
fondata dall’apostolo Paolo.
Questo convegno sotto la guida del
nuovo direttore dell’ufficio catechistico
nazionale don Guido Benzi ha visto la
partecipazione di circa 200 convegnisti
da tutta Italia che per quattro giorni
hanno riflettuto e si sono confrontati
stimolati dalle relazioni dei vescovi L.
Soravito, B. Forte, M. Crociata e di studiosi quali don G. Ziviani, monsignor
D. Pompili, e la prof.sa C. Borrello
Bellieni e altri.
Il tema del convegno voleva esprimere il senso del cammino dell’ultimo
decennio dove le comunità cristiane
in Italia erano state invitate a riflettere
e impegnarsi sulla comunicazione del
vangelo in un mondo che cambia (cfr.
lettera pastorale del 2001 della CEI). E’
stato mons. Soravito a fare una sintesi
di un decennio che ha visto le note
dell’ufficio catechistico nazionale sul
risveglio della fede (2003) sul primo
annuncio (2005) e i due importanti
documenti uno della CEI, sul volto
missionario delle parrocchie (2004)
e l’ultimo la lettera ai cercatori di
Dio (2009). Questi documenti dicono
l’impegno di una chiesa in Italia che
sta decisamente spostando il baricen-
9
tro delle sue attività catechistiche sul
mondo degli adulti.
In questo senso la lettera ai cercatori
di Dio uscita di recente vuole tracciare
una strada per rilanciare l’annuncio del
vangelo e la comunicazione della fede
nel nostro tempo.
Un momento forte del convegno è
stato pertanto la relazione di mons. B.
Forte che ha presentato la lettera ai cercatori di Dio, l’ultimo documento della
Commissione episcopale permanente
della Cei per la dottrina della fede, l’annuncio e la catechesi. La lettera scritta
con linguaggio semplice ed essenziale
prima che essere uno strumento di annuncio e catechesi è l’espressione di uno
stile di chiesa, che è chiamata a pensarsi
in cerca di Dio, come ogni uomo e ogni
donna. “Siamo tutti cercatori di Dio”, è
stato uno dei ritornelli più frequenti al
convegno sia nella voce dei relatori che
dell’assemblea. Un ritornello semplice
ma che dice una verità profonda, quella
di una chiesa e di un cammino di fede
che non può pensarsi senza l’altro,
nemmeno senza il lontano e l’ateo. Una
chiesa che mette al centro non se stessa
ma Dio e le domande degli uomini, una
chiesa in ascolto, in ascolto di Dio che
parla sempre e comunque. Una lettera
quella ai cercatori di Dio che invita la
chiesa ad avere fiducia, a guardare il
mondo che cambia con l’umiltà dei re
magi che trovano la strada verso Dio
che nasce sulla terra nelle stelle del
cielo. Una chiesa fiduciosa e serena, che
si mette in ascolto non per convincere
il mondo, ma per condividere con il
mondo le ricchezze e i tesori della fede.
In questo senso la lettera ai cercatori di
Dio segna anche un metodo di catechesi
e di annuncio che parte, così recita il
primo capitolo della lettera ai cercatori
di Dio, dalle domande degli uomini,
quelle domande che uniscono credenti
e non credenti, quali ad esempio la felicità la sofferenza, l’amore, la giustizia,
l’amore. Il secondo capitolo della lettera
è invece dedicato “alla speranza che è
in noi”, quasi a segnare un secondo
passo nell’annuncio e nella catechesi,
quello della comunicazione della fede,
del tesoro in vasi fragili di creta che è la
fede della chiesa, inteso come fede che
si crede e fede con cui si crede. Infine
il terzo capitolo è dedicato ad indicare
percorsi di incontro, cioè luoghi concreti dove incontrare Gesù Cristo, e qui la
lettera enuclea la preghiera, la parola
di Dio, i sacramenti, il servizio, la fede
nella vita eterna.
La lettera ai cercatori di Dio è un
testo scritto pensando a chi conosce
poco o nulla della fede cristiana. Il
documento pertanto non si pone come
una summa della fede cristiana, né
come un catechismo, ma piuttosto come
un ponte, come un invito, come una
propedeutica alla fede. Anche in questo
il documento fa un passo deciso verso
una chiesa che deve pensare l’annuncio
e la catechesi riformulando il messaggio
sempre eterno del vangelo nel linguaggio di oggi, anche rinunciando alla
completezza del messaggio per condurre un po’ per volta nelle profondità del
mistero di Dio, introducendo per gradi
nelle inesauribili ricchezze della fede. Il
passaggio dalla proposta bella e affascinante della lettera ai cercatori di Dio è
affidato alle singole comunità cristiane,
in un cammino di conversione mentale
e pastorale necessario e ineludibile.
Non è facile pertanto prevedere gli
effetti concreti che la lettera e questo
convegno potrà avere, ma certo rimane forte ed efficace l’invito a pensarsi
sempre e allo stesso tempo pellegrini
come i Magi, e comunicativi come la
stella di Betlemme.
Cristiano D’Angelo
Suore Mantellate
Liceo scientifico
a settembre
L’
Istituto paritario “Suore Mantellate”, antica istituzione
scolastica della città che vanta di un notevole prestigio in campo
educativo, in collaborazione con la Fondazione “Conservatorio
di San Giovanni” dà inizio con il 1° settembre 2009 alla 1a classe
del Liceo scientifico, istituito con Decreto del direttore generale
dell’istruzione toscana.
L’orario settimanale sarà articolato su cinque giorni (da lunedì a
venerdì) e permetterà, oltre al normale svolgimento dei programmi
ministeriali, la realizzazione di una serie di attività previste dal Pof
che concorreranno a far conseguire agli alunni una formazione
completa ed approfondita che consenta di proseguire con successo
gli studi universitari o, al termine del quinquennio, l’inserimento
nel mondo del lavoro.
Sono tuttora aperte le iscrizioni; per informazioni rivolgersi alla
segreteria dell’istituto tel. 0573.976050.
Casa Ginetta Gori
Un nuovo fiocco azzurro
C
on profonda gioia abbiamo appeso all’ingresso della “Casa
Ginetta Gori” un nuovo e grande fiocco, questa volta azzurro. E’
una vita che si introduce in questa nostra complessa società. Vita
che, sulla linea del secondo capitolo dei Re (episodio di Eliseo e del
figlio di Sunamita), dice alle nostre Chiese: “Gli impoveriti, i fragili
che sono in debito di futuro, hanno bisogno di presenza concreta
e non solo di scampoli di elemosine. Non possiamo affidare al bastone del denaro, dei container o della consulenza progettuale, il
compito di raccontarci come comunità cristiane attente agli ultimi
e prossime di coloro che giacciono mezzi morti su tutte le GericoGerusalemme della storia. Occorre esserci. Essere davvero al loro
fianco. Accompagnarli sui duri percorsi della loro liberazione
(Amedeo Cristiano, “In cammino con i poveri”, ed. PUM.)”.
L’esperienza che tentiamo di realizzare in questa nostra struttura ci è indicata dall’Uomo-Dio disteso sulla croce: braccia spalancate sul mondo, occhi fissi (per quanto ne siamo capaci) sul cuore
di mamme e bambini.
Capostrada com’era
D
a diversi anni Capostrada, tipico quadrivio a nord della
città, si anima, a fine giugno, per una festa di aggregazione finalizzata ad iniziative di solidarietà. Quest’anno ovviamente per i
terremotati dell’Abruzzo. Banchetti gastronomici della tradizione,
specialità particolari come il “pane di Pierino Capecchi”, le torte
casalinghe delle signore, gelati, fiori, bricolage, giochi di maghi
per i bambini, musica dal vivo, lotteria, ecc. Ma l’idea vincente di
quest’anno è stata quella di Maurizia Orlandini, la vivace signora
del Centro Spesa che ha coinvolto i “nativi” a fornire ricordi. Ha
allestito numerosi pannelli con le immagini, talvolta sbiadite, ma
care al cuore di tutti. Capostrada com’era ha risvegliato ricordi
sommersi, riscoperto amicizie, ha ri-tessuto un popolo! Complimenti Maurizia!
Rossana Nerozzi
10 comunità e territorio
L
a nuova giunta Provinciale - nella foto da sinistra:
Michele Parronchi (Idv), Rino
Fragai, Paolo Magnanensi, Mauro Mari, la presidente Federica
Fratoni, Chiara Innocenti, Lidia
Martini, Carlo Cardelli (tutti del
Pd), Fabio Roberto Cappellini
(Prc) - è già al lavoro.
«Ho puntato a recepire le
esperienze migliori presenti sul
nostro territorio – ha spiegato
nella conferenza stampa di presentazione della nuova squadra
di governo la neopresidente
della Provincia, Federica Fratoni
- ed è per questo che ho fatto
riferimento a qualche amministratore come al sindaco uscente
di Agliana, Paolo Magnanensi,
e a Mauro Mari, che abbiamo
riconfermato perché ha fatto un
ottimo lavoro e anche a testimonianza del buon lavoro svolto
dall’amministrazione Venturi,
che costituisce per me un punto
di partenza imprescindibile».
Vediamo gli incarichi. A
Cappellini, oltre alla vicepresidenza, sono state assegnate le
deleghe alle politiche del lavoro,
sport, gestione e manutenzione
degli impianti sportivi e della
protezione civile. A Cardelli
vanno le politiche relative alla
pianificazione territoriale, trasporti e polizia provinciale. A
Fragai le politiche inerenti l’igiene del suolo e dell’ambiente, la
forestazione, le fonti energetiche,
le aree protette, caccia e pesca. A
M
as, Radicifil, Cdm
e Ansaldo Breda. Quattro nomi
e quattro aziende, tra le più
grandi della provincia, legate da
situazioni di crisi già in atto o da
difficoltà comunque annunciate,
come nel caso della più grande
fabbrica pistoiese produttrice
di treni.
Ma l’intera economia locale
di Pistoia è in affanno: 10 aziende tra le più importanti sono
in difficoltà, 5.000 lavoratori
sono o in cassa integrazione o
lavorando ad orario ridotto e
1.000 sono i posti di lavoro persi.
È la situazione di fronte alla
quale si è trovato il presidente
della Regione, Claudio Martini
insieme agli assessori Brenna
e Simoncini nell’incontro dei
giorni scorsi con le istituzioni
pistoiesi, i sindacati e i rappresentanti dei lavoratori delle
aziende in difficoltà.
n. 26
Ecco la nuova giunta
Chiara Innocenti, la più giovane
della squadra, vanno le deleghe alla cultura, informazione,
cooperazione, progetti speciali,
pari opportunità e politiche
giovanili. A Magnanensi vanno
le politiche inerenti lo sviluppo
sostenibile, l’industria, l’artigianato, l’innovazione produttiva,
l’università, la scuola, l’istruzione, la formazione professionale e
coordinamento politiche comunitarie. Mauro Mari conserva le
politiche inerenti il patrimonio
immobiliare, l’edilizia scolastica,
la mobilità, e i lavori pubblici, e
in più l’agricoltura, il demanio
idrico e la sicurezza idrogeo-
logica. Lidia Martini è invece
l’assessore al bilancio, finanze,
innovazione amministrativa,
ufficio per le relazioni con il
pubblico, diritti dei cittadini e
servizi informatici. A Parronchi
vanno le deleghe alle politiche
sociali e all’immigrazione. Fratoni conserva per sé le deleghe agli
affari generali, politiche inerenti
la programmazione, turismo,
personale, Osservatorio della
programmazione strategica e
Osservatorio sociale.
Patrizio Ceccarelli
Crisi
L’impegno della Regione
Il governatore Martini sollecita interventi
da parte del Governo e annuncia
l’acquisto di nuovi treni per il trasporto
locale
«La Regione – ha detto Martini - sta facendo e farà la sua
parte. Assicuro ai lavoratori di
queste aziende il massimo impegno e chiedo a tutti di contribuire
a questo sforzo di dialogo sociale
per gestire al meglio la crisi e
individuare vie di uscita. Tutti
dobbiamo sentirsi impegnati al
massimo, dal governo nazionale
a quelli locali, alle associazioni
economiche e sociali fino agli
istituti di credito».
Quanto ad Ansaldo Breda,
il presidente della Regione ha
preso l’impegno a sollecitare
Trenitalia alla pubblicazione
del bando di gara per l’acquisto
di treni ad alta velocità e quelli
per il trasporto regionale. La
Regione farà la propria parte
nel finanziare l’acquisto di nuovi treni per il trasporto locale.
Come continuerà l’impegno di
Fidi Toscana e della Regione
per sostenere con un fondo di
garanzia tutte le imprese, quelle
a corto di liquidità e quelle che
vogliono investire, nell’accesso
al credito. Da maggio, da tutta
la Regione, sono già state 2024
le domande, per 551 milioni e
304 mila euro di prestiti chiesti
alle banche. Per garantire le
imprese la Regione ha stanziato
48,5 milioni, che diventeranno
presto 60.
A Pistoia le domande presentate ad oggi dalle imprese
sono 181 per 56 milioni e 660
mila euro: 51, per 17 milioni e
134 mila euro, quelle già deliberate.
Dalla Regione un bando per le imprese turistiche
U
n sostegno alle imprese commerciali e turistiche
della Toscana. E’ questo lo scopo
del bando recentemente varato
dalla Regione volto a sostenere
le imprese e nello specifico di
aiutarle nei processi di sviluppo
aziendale, di qualificazione, di
integrazione e aggregazione territoriale cercando di migliorarne
il livello di accoglienza e i servizi
per i turisti.
Ma quali saranno le imprese
che potranno beneficiare di tali
sostegni?
Tutte le piccole, medie e
microimprese, singole e/o as-
sociate anche di nuova costituzione, che esercitano le attività
commerciali stabilite dalla Legge
28 del 2005 ossia quelle del commercio dettaglio o ingrosso in
sede fissa, quelle del commercio
su aree pubbliche, quelle di distribuzione dei carburanti oltre
alle aziende di somministrazione
di alimenti e bevande.
Per quanto riguarda invece
le aziende che esercitano attività
ricettive dovrebbero beneficiare
delle sovvenzioni gli alberghi,
i campeggi , i villaggi turistici,
case e appartamenti per vacanze, affittacamere e stabilimenti
balneari oltre a percorsi turistici
fluviali e lagunari e parchi acquatici in generale. Le agevolazioni
consistono nella concessione di
un finanziamento rimborsabile a
tasso zero fino al 75% dell’investimento e fino a 100.000,00 euro
per le imprese commerciali e fino
al 40% fino a 400.000,00 euro per
le turistiche.
“Le spese di investimento
ammissibili comprendono –fanno sapere dalla provincia – tasse,
oneri vari, acquisto e costruzione
di fabbricati acquisto del suolo
aziendale, potenziamento dei
sistemi di sicurezza, acquisto di
Vita
La
Comune di Agliana
PROVINCIA
Una sola riconferma, Mauro Mari,
e per la prima volta entra un esponente
dell’Italia dei valori
5 Luglio 2009
macchinari e impianti nonché
spese per le progettazioni e
l’adeguamento alle normative
vigenti.” L’obiettivo del bando
è quindi quello di consolidare
lo sviluppo qualificato delle
imprese del commercio e del
turismo, attraverso questa serie
di agevolazioni.
Le domande per i contributi
dovranno essere presentate dal
1 luglio al 15 settembre mentre
per qualsiasi informazione e/o
aggiornamento è necessario
consultare il sito internet della
provincia di Pistoia.
Edoardo Baroncelli
Nuova giunta
comunale
P
resentata nei giorni scorsi la nuova giunta del
Comune di Agliana guidata dal sindaco Eleanna Ciampolini.
“E’ una squadra – ha sottolineato Ciampolini – in
grado di portare in fondo l’attuazione del programma
elettorale. Ho tenuto per me le deleghe all’ambiente
e alla cultura perché le ritengo prioritarie per quanto
riguarda la questione dei rifiuti e per lo sviluppo del
cinema teatro Moderno”.
Dopo l’impegno durante la campagna elettorale
al fianco di Ciampolini, diventa vicesindaco Italo
Fontana (Pd) che assume anche le deleghe relative a
urbanistica e edilizia e alla protezione civile. “Sono
assessorati legati tra loro – riferisce – punterò forte sull’eco-sostenibilità e sull’approvazione del regolamento
urbanistico”.
Alberto Ciampi (Pd), già candidato alle primarie
del centro-sinistra, assume l’incarico di assessore ai
lavori pubblici e all’istruzione, parlando di “deleghe
molto gradite e significative. Presto lascerò i due incarichi “politici” che ricopro: la segreteria del Partito
democratico aglianese e il ruolo nel coordinamento
provinciale”.
Lucilla Di Renzo (Pd) ha accettato i settori legati
alle politiche alla persona, alle pari opportunità (di
nuova istituzione) e al personale. “Si tratta – commenta – di incarichi stimolanti soprattutto per me che sono
alla prima esperienza amministrativa. Le priorità?
Senz’altro lo sviluppo della società della salute e della
Banca del tempo”.
Roberta Santini (Pd) è il nuovo assessore al bilancio, alle partecipate, al patrimonio e alle nuove forme
di partecipazione dei cittadini (altra new entry). “Avrò
molto da studiare e da imparare –ammette – essendo
nuova della politica. Sarà un mio obiettivo quello di
far tornare le persone ad interessarsene attivamente”.
Confermato in giunta Marco Pacini (Mre) che rappresenta la continuità con i 10 anni di Amministrazioni
guidate da Paolo Magnanensi e che assume sviluppo
economico, polizia municipale e promozione turistica.
“Ho già nuovi stimoli – annuncia – per affrontare al
meglio la crisi che colpisce le attività produttive del
territorio aglianese”.
In giunta anche Fabrizio Magazzini (Sinistra) che
ha accettato le deleghe allo sport, ai gemellaggi, all’associazionismo e all’educazione alla pace e alla legalità
(settore di nuova istituzione). “La mia storia personale
– ricorda – è divisa a metà tra la politica della sinistra e
il mondo delle associazioni. Lo sport? Lo conosco poco
ma mi impegnerò per svilupparlo sotto varie forme”.
Marco Benesperi
PRESIDENZA E DIREZIONE GENERALE
Largo Treviso, 3 - Pistoia - Tel. 0573.3633
- [email protected] - [email protected]
SEDE PISTOIA
Corso S. Fedi, 25 - Tel 0573 974011 - [email protected]
FILIALI
CHIAZZANO
Via Pratese, 471 (PT) - Tel 0573 93591 - [email protected]
PISTOIA
Via F. D. Guerrazzi, 9 - Tel 0573 3633 - [email protected]
MONTALE
Piazza Giovanni XXIII, 1 - (PT) - Tel 0573 557313 - [email protected]
MONTEMURLO
Via Montales, 511 (PO) - Tel 0574 680830 - [email protected]
SPAZZAVENTO
Via Provinciale Lucchese, 404 (PT) - Tel 0573 570053 - [email protected]
LA COLONNA
Via Amendola, 21 - Pieve a Nievole (PT) - Tel 0572 954610 - [email protected]
PRATO
Via Mozza sul Gorone 1/3 - Tel 0574 461798 - [email protected]
S. AGOSTINO
Via G. Galvani 9/C-D- (PT) - Tel. 0573 935295 - [email protected]
CAMPI BISENZIO
Via Petrarca, 48 - Tel. 055 890196 - [email protected]
BOTTEGONE
Via Magellano, 9 (PT) - Tel. 0573 947126 - [email protected]
Vita
La
5 Luglioo 2009
11
n. 26
TERRAZZA SULLA CITTÀ
Bcc Vignole
Il bilancio sociale 2008
P
resentato nei
giorni scorsi, nell’auditorium della sede centrale,
il bilancio sociale e di
missione della Banca di
Credito Cooperativo di
Vignole, relativo al 2008.
Una banca che da centocinque anni si ispira ai
princìpi della solidarietà
economica e del mutualismo.
A pochi giorni dallo
svolgimento dell’assemblea annuale, convocata
per l’approvazione del
bilancio civilistico, è
stata questa l’occasione per approfondire e
comprendere meglio le
scelte operate lo scorso
anno dal Consiglio di
Amministrazione, oltre
che in campo economico
e finanziario, anche in
campo sociale, culturale
e sportivo.
Durante l’incontro, è
stato evidenziato come il
ruolo della banca quarratina sia quello di promuovere uno sviluppo
durevole, soprattutto a
beneficio dei soci e delle
M
usica e
brani letti da ragazzi
e ragazze su un palco
allestito in piazza Ludovico Appiano e quindi
un corteo illuminato da
fiaccole che ha raggiunto, in una notte ventosa e con temperature
addirittura autunnali,
la piscina provinciale
in cui esattamente un
anno prima sempre di
notte, era assurdamente
annegato Alessandro
Bizzarri, un ragazzo che
non sapeva nuotare
e che assieme a molti
coetanei era entrato in
acqua per un bagno notturno. Questa terribile
vicenda –che sta peraltro
avendo èsiti giudiziari,
visto che nessuno impedì ai ragazzi di accedere
nottetempo alla struttura
natatoria provinciale,
che era (ed è) protetta
solo da una cancellata
alta solo mezzo metroha recentemente rappresentato oggetto di una
intelligente quanto disperata ‘provocazione’,
rappresentata da una
lettera con cui un gruppo di giovani ha chiesto
a realtà istituzionali e
sociali nonché all’intera
popolazione di attivare
(finalmente) sinergie tali
da far davvero fronte,
magari prevendolo, a
quel ‘disagio giovanile’ che induce sovente
comunità locali di riferimento, distribuendo vantaggi economici e vantaggi sociali, in coerenza
con gli scopi statutari.
“Scopo del bilancio
sociale - ha evidenziato
il presidente della Bcc,
Giancarlo Gori - è quello
di fornire elementi di
valutazione sugli aspetti
sociali dell’attività aziendale, di verifica della
coerenza dell’impresa rispetto agli scopi statutari
e di comunicazione del
valore creato dalla Banca
nei confronti dei propri
portatori di interesse.
Questo in un contesto
dove il territorio resta
centrale, anche se cambia
forma. E la nostra Banca
è figlia del territorio e
al territorio, appunto
appartiene, fornendogli
energia perché lo sviluppo possa innescarsi e dispiegarsi, sostenendone
le esigenze e facendosi
carico, nel tempo della
crisi, anche delle emergenze, moltiplicando le
risorse, la fantasia e le
energie per il proprio
territorio e per le persone
che lo abitano”.
Una Banca che in questi anni è molto cresciuta,
tanto da essere la prima
Bcc della Provincia di
Pistoia e fra le prime a
livello regionale. Con
dieci agenzie e due sportelli Atm, ha competenza
territoriale su oltre venti
Comuni della Toscana
centrale, oltre 2.500 soci
e oltre 22.000 clienti, che
risiedono o svolgono
la propria attività nelle
zone di competenza.
Fra le varie iniziative
promosse a favore dei
soci, dei clienti e del
territorio in generale,
maggiore interesse lo riscuotono sicuramente le
Borse di studio, assegnate ogni anno agli studenti
più meritevoli, lo sconto
praticato sull’acquisto
dei libri scolastici, le gite
sociali e l’annuale festa
sociale che ogni anno si
svolge sotto l’apposita
tensostruttura, durante il
Settembre Quarratino.
Inoltre, unica Bcc in
Toscana, anche nel 2008
ha applicato a favore dei
soci il principio del ristorno, ossia la distribuzione di una parte di utili
(250.000 euro quest’anno,
oltre al dividendo) in
proporzione al lavoro
effettivamente svolto da
ogni singolo socio con la
Banca di Vignole.
Numerosi, infine, i
contributi erogati durante l’anno alle associazioni
che operano nel campo
del volontariato sociale,
nello sport, nella musica,
nella cultura e nel tempo
libero, nella tutela della
salute e nella ricerca, in
campo religioso, nell’istruzione, formazione,
ambiente, oltre a numerosi enti locali, istituzioni
e associazioni di categoria. Il fascicolo del bilancio sociale e di missione
2008 è a disposizione
dei soci, dei clienti e di
quanti siano interessati,
presso le dieci agenzie
della Banca.
Marco Benesperi
Maresca
Una luce nella notte
Suggestiva fiaccolata organizzata dai
giovani a un anno dalla morte del 17enne
annegato nottetempo nella piscina
provinciale
di Alessandro Tonarelli
molti ragazzi a perdersi
nel ‘tunnel’ di fumo,
alcol e droga. La serata
è iniziata rivolgendo un
commosso ‘in bocca al
lupo’ a un altro ragazzo
di Maresca che, finito
contro un muro mentre
in sella a uno scooter stava raggiungendo il proprio posto di lavoro, si
trova ricoverato in gravi
condizioni nel Centro
traumatologico e ortopedico di Firenze. Quindi
un gruppo musicale che
è composto da giovani
e che si chiama significativamente ‘Four p.m.’
(le ore 4 del pomeriggio,
l’ora in cui Gesù risorto
apparve a Giovanni e la
volpe si presentò al Piccolo Principe: l’ora degli
incontri che ti cambiano
la vita) ha eseguito alcuni brani in tema con lo
speranzoso ottimismo a
cui la serata intendeva
ispirarsi –da Meraviglioso di Modugno a varie
altre canzoni- e, assieme
al vice parroco di San
Marcello –don Simone
Amidei, responsabile
diocesano della Pastorale giovanile- vari ragazzi
e ragazze hanno parlato
su temi inerenti appunto
la questione su cui era
incentrata l’iniziativa.
Tra questi c’era anche
Massimiliano Bizzarri,
N
ei giorni scorsi 60
bambini della scuola dell’infanzia delle Suore Mantellate di Pistoia hanno visitato
l’azienda vivaistica Vannucci
Piante di Piuvica. I bambini,
accompagnati dalle maestre
Simona Baccellini, Daniela
Nardi, suor Santina e suor
Deodata, sono stati accolti dal
titolare, Vannino Vannucci e
dalla moglie Sabrina, ed hanno
visitato in lungo e in largo gran
parte dei vivai, mostrando interesse e curiosità e facendo
numerose domande. La gita
si è dimostrata un’esperienza
educativa molto interessante
per i piccoli ospiti, come han-
il fratello di Alessandro.
Una struggente fiaccolata ha quindi raggiunto
la piscina provinciale
attigua al compesso
turistico delle Ginestre
lasciando, ai piedi di
una Madonnina che vi è
eretta, tanti foglietti su
cui i giovani avevano
scritto loro pensieri, opinioni e desideri dedicati
al 17enne che giusto un
anno prima era assurdamente annegato, durante
una notte che doveva
essere di festa e si trasformò invece in una
immane tragedia.
Suore Mantellate
I piloti del caos
S
i tratta di un progetto promosso dall’Assessorato alle Politiche Giovanili del Comune di Pistoia,
co-finanziato dalla Regione Toscana e pensato per i
giovani, oltre che realizzato dai giovani pistoiesi stessi.
La finalità è definire dei percorsi di valorizzazione,
partecipazione e sviluppo sul territorio. Vengono
coinvolti giovani dai 15 ai 29 anni e provenienti da
varie realtà, interpreti della città tramite proposte e
progetti. Progettano, propongono e realizzano in collaborazione con il Comune di Pistoia: i Piloti del Caos
promuovono concerti, mostre pittoriche, spettacoli
teatrali, proiezioni cinematografiche, ma si occupano
anche dei problemi che possono coinvolgere i giovani,
quali l’alcol, le droghe, il lavoro precario, la difficoltà
di inserirsi nella realtà locale. Decisivo l’impegno al
riguardo dell’Assessore alle Politiche Giovanili Mario
Tuci. La presentazione ufficiale di questo progetto è
avvenuta in occasione di un concerto organizzato in
Piazza della Sala, nel luglio 2008. Lo scorso mese di
aprile, invece, hanno contribuito all’organizzazione del
compleanno della Biblioteca San Giorgio (nel settore, la
più grande struttura pubblica in Toscana), tramite concerti e spettacolo teatrale. Pochi giorni dopo è seguita
una serata-dibattito “Alcol, perché no?” di riflessione
sulle problematiche legate a questa dipendenza. Il 26
giugno scorso, infine, una serata-evento sempre presso
la Biblioteca San Giorgio, durante la quale sono stati
promossi concerti, spettacoli teatrali e proiezione di
cortometraggi realizzati da giovani pistoiesi. Per il
prossimo settembre, invece, i Piloti del Caos vogliono
organizzare a Pistoia una Notte Bianca. Tra le loro attività, la mappatura delle risorse comunali disponibili
per i giovani sul territorio pistoiese, l’acquisto di un
dominio Server e la creazione di un loro sito.
Hanno predisposto anche un Bando Creatività,
aperto ai giovani pistoiesi tra i 15 e i 29 anni, anche in
gruppo, e residenti nella provincia di Pistoia, i quali
hanno proposto la realizzazione di progetti creativi
caratterizzati da una o più forme di espressione artistica, in grado di trasmettere emozioni e pensieri ai
loro coetanei.
Nessuna limitazione riguardo la tipologia e le caratteristiche pratiche dell’attività e/o degli eventi con
i quali realizzare i progetti. L’intento è stato di valorizzare le potenzialità creative, organizzative e propositive dei giovani pistoiesi. I progetti verranno ospitati
in una “Vetrina della Creatività”, dalla quale saranno
selezionate le proposte più interessanti e fattibili, poi
da accompagnare nella fase di gestione e realizzazione
operativa. Le proposte saranno selezionate dai Piloti,
il Comune di Pistoia definirà tempi e modi per la realizzazione operativa. A quest’ultima contribuiranno
eventualmente altri soggetti esterni interessati. Tutti i
progetti pervenuti verranno pubblicati sul portale “I
Piloti del Caos” e saranno presentati in una pubblicazione a stampa per promuoverne la conoscenza.
Per info: [email protected] oppure
uffi[email protected] Comune di
Pistoia – Ufficio Politiche Giovanili tel. 0573/371203.
Coordinatrici dei Piloti del Caos sono Annalisa Primavera e Elisa Del Pero, nel gruppo, tra gli altri, Raffaele
Totaro.
Leonardo Soldati
I bimbi della scuola dell’infanzia
in visita ai vivai Vannucci
no sottolineato le insegnanti.
Tra l’altro proprio con questa
escursione l’azienda Vannucci
Piante ha raggiunto la quota
di mille visite guidate ricevute
nell’arco degli ultimi 10 anni,
tra quelle riservate al mondo
scolastico, universitario e
turistico, escluse ovviamente
quelle degli operatori del
settore e dei rappresentanti
delle istituzioni.
P.C.
12 economia e lavoro
I
n questo particolare momento di crisi, la famiglia ed il lavoro sono due elementi fondamentali
per il tessuto economico e sociale.
E’ necessario rafforzare la rete di
una forte coesione, attraverso un
sostegno alla famiglia, diventato
di fatto un ammortizzatore sociale
senza adeguato riconoscimento, e
con la convinzione forte che deve
cessare il conflitto tra famiglia e
lavoro. Per riflettere su questi temi
, venerdì 26 giugno la Cisl di Pistoia
ha organizzato il Forum “Lavoro
e famiglia: solidarietà e partecipazione, le vie per il futuro”, in
collaborazione con le associazioni
di ispirazione cattolica, al quale
hanno partecipato anche le associazioni delle categorie rappresentanti
della piccola e media impresa, dell’artigianato e della cooperazione,
oltre alle aziende di Credito locali.
Si tratta della prima iniziativa
provinciale dopo quella tenutasi a
livello nazionale, il 15 aprile scorso
a Roma che ha istituito il ‘Forum
delle persone e delle associazioni
di ispirazione cattolica nel mondo
del lavoro”.
“Con questo appuntamento
- afferma la segretaria Cisl Pistoia,
Patrizia Pellegatti –intendiamo
mettere in luce questo tema e fare
proposte concrete, sui temi della
coesione sociale necessaria a sostenere questo periodo di difficoltà,
ponendo al centro la persona e la risorsa umana, intervenendo a favore
dalla famiglia con i servizi e con
n. 26
Vita
La
5 Luglio 2009
Il 6 luglio a Vignole
UN CONVGNO CISL
Convention
Confartigianato
Lavoro e famiglia
politiche fiscali a suo sostegno.
Non è un caso che si costituisca
il Forum alla vigilia della uscita
della nuova Enciclica sociale del
Papa, che fornirà spunti importanti
di riflessione per la Cisl che da sempre si ispira a valori di solidarietà
ed equità sociale.
La costituzione del Forum
rappresenta un sistema sinergico
di tutte le associazioni del mondo
del lavoro e della rappresentanza
sociale e del volontariato, che sono
ispirate alla Dottrina sociale della
Chiesa Cattolica, la quale dichiara
la centralità della persona, il suo
valore, e la sua dignità.
In particolare per le piccole
imprese i servizi alla famiglia e un
corretto e più equo sistema fiscale,
significa possibilità di attività e
opportunità di valorizzazione delle
risorse al suo interno, particolarmente riguardo ai servizi alle donne
e agli anziani.
Inoltre il sistema del credito
deve sostenere le attività con interventi e linee di credito mirate e
maggiormente personalizzate, in
particolare in questo periodo, per
mantenere il lavoro e l’attività delle
imprese.
Occorre uscire dal meccanismo
di un sistema finanziario ed econo-
mico i cui andamenti e sono dettati
da un capitalismo selvaggio e senza
regole, per costruire un sistema
che attraverso regole di finanza ed
economia etica”
Questi sono stati alcuni dei temi
principali in discussione al dibattito pistoiese a cui erano presenti
rappresentanti del mondo politico,
istituzionale ed ecclesiale, tra cui
segnaliamo il Vescovo di Pistoia
Mansueto Bianchi.
“In particolare - ha spiegato
il portavoce del Forum nazionale,
Natale Forlani - il nostro gruppo
costituito da Cisl, Compagnia delle
opere, Confartigianato, Confcooperative ed Mcl - indica due priorità:
intervenire per salvaguardare e
potenziare il patrimonio di risorse
umane e produttive del mondo del
lavoro e predisporre interventi in
favore delle famiglie come premessa di una nuova domanda di servizi
e occupazione”.
Così come sostenuto ancora
una volta da Papa Benedetto XVI,
lavoro, corpi intermedi, sindacato
svolgono un ruolo fondamentale
nella società moderna, ma - come
è stato sottolineato nel Forum di
Pistoia - la coesione sociale deve
essere assicurata attraverso il recupero della centralità di interventi
pubblici. “Con quest’iniziativa
abbiamo colto l’appello del Papa
alla classe dirigente che si ispira alla
Dottrina sociale della Chiesa - conclude Fanfani. Questo perché, sia a
livello personale che collettivo, si
renda visibile l’impegno di ciascuno di noi per la rinascita morale e
socio-economica del Paese”.
sport pistoiese
VOLLEY
Pistoia, bella figura
al Trofeo delle Province
I
l ruggito di Pistoia. Ottimo quinto posto per la selezione femminile
pistoiese al Trofeo delle Province 2009. La squadra, diretta dal tecnico Gigi Zani,
ben coadiuvato dall’assistente Genny Bettazzi e dalla dirigente accompagnatrice
Cristina Fanfani, ha dato un’eccellente immagine di sé a Chianciano Terme, sede
della fase finale della prestigiosa competizione. Alla manifestazione conclusiva, a
cui hanno potuto partecipare atlete under 14 (classe d’età 1995 e anni successivi),
si accedeva attraverso una classifica stilata in base ai due concentramenti svoltisi il 15 marzo e il 1° maggio scorsi, e che vedeva nell’ordine Firenze/Prato ’95,
Massa, Firenze/Prato ’96, Pisa, Pistoia, Livorno, Arezzo, Lucca, Grosseto e Siena.
Nella prima giornata eliminatoria, Pistoia ha battuto 2-1 Lucca e perso con eguale
punteggio contro Massa, finendo al secondo posto del proprio raggruppamento. Nella seconda giornata eliminatoria, è uscita sconfitta 2-1 dal confronto con
Firenze/Prato ’96, mentre ha superato con il punteggio di 2-1 Siena, terminando
nuovamente seconda. Stando così le cose, Pistoia ha disputato la finale per il quinto
posto, ottenuto regolando 2-0 sia Pisa che Livorno. Per la cronaca, il torneo è stato
conquistato da Massa, che in graduatoria ha preceduto Arezzo, Firenze/Prato
’95, Firenze/Prato ’96 e appunto Pistoia (di seguito Pisa, Livorno, Siena, Lucca
e Grosseto). La rappresentativa pistoiese era composta da Caterina Grosso della
Pallavolo Monsummano, Clio Cinotti (Appennino Volley), Cecilia Fagni (Volley
Lamporecchio), Giulia Staggini (Aglianese), Giulia Brogi (Milleluci Casalguidi),
Giada Giovannelli (Blu Volley Quarrata), Sara Baroncelli (Unione Pistoiese Volley),
Luana Alexandru (UPV Buggiano), Alessia Frediani (UPV Buggiano), Silvia Mariotti (UPV Buggiano), Selvaggia Puccianti (Pallavolo Monsummano) e
Miriana Vassallo (UPV Buggiano).
“Siamo decisamente contenti sia
del risultato conseguito che del
comportamento tenuto da allenatori e giocatrici _ stila il bilancio il
presidente del Comitato Fipav di
Pistoia, Silvano Lucarelli _: la speranza, d’ora in avanti, è di proseguire sulla falsariga, cercando, se
possibile, di fare sempre meglio”.
Gianluca Barni
“Oltre la crisi: solidarietà,
sfide, occasioni”
“O
ltre la crisi: solidarietà,
sfide, occasioni” è il titolo della Convention di Confartigianato Pistoia che
si terrà lunedì 6 luglio alle 16,30 presso
l’Auditorium della Banca di Credito
Cooperativo di Vignole.
La convention sarà preceduta
dall’assemblea dei soci, che si svolgerà
in forma privata, dopo di che con la
relazione del presidente provinciale
di Confartigianato Massimo Donnini
e una tavola rotonda cui interverrà
anche la parlamentare europea Roberta
Angelilli, l’assessore regionale alle
attività produttive Ambrogio Brenna, la
presidente della Provincia di Pistoia Federica Fratoni e il presidente regionale
di Confartigianato Imprese Fabio Banti.
Moderatore Patrizio Ceccarelli.
Nel corso della riunione si svolgerà
anche la cerimonia “Intraprendere”
durante la quale saranno premiati
artigiani e dipendenti, imprenditori e
pensionati nonché alcune personalità
che si sono distinte per l’impegno sociale: il professor Piperno, presidente Lilt
Pistoia; il dottor Brunetti, presidente del
TC Pistoia; il colonnello Prisco, comandante della GF di Pistoia e il G.U. Renzo
Benesperi, segretario dell’Associazione
internazionale produttori del verde
“Moreno Vannucci”.
contropiede
di Enzo Cabella
L’
iscrizione della Pistoiese al
prossimo campionato di Seconda Divisione si è tinta di «giallo». Il presidente
Roberto Bortolotti, titolare della Seam
che ha rilevato la società dalla famiglia
Braccialini, ha dichiarato che l’iscrizione è stata fatta entro il 26 giugno,
nonostante non abbia depositato dieci
lettere liberatorie (quelle dell’allenatore
Torricelli e di nove giocatori), condizione indispensabile perché la Lega accetti
la domanda d’iscrizione. Per chi non lo
sapesse, le lettere liberatorie vengono
firmate da allenatori e giocatori dopo
essere stati saldati di tutte le loro spettanze, in pratica degli stipendi. I Braccialini avevano pagato gli stipendi fino
al mese di dicembre 2008, quindi -dopo
la cessione della società- tocca a Bortolotti provvedere a pagare le mensilità
del 2009. Per iscriversi al campionato
è sufficiente il pagamento di quattro
mensilità, gennaio-aprile. Bortolotti,
però, non ha potuto assolvere al compito perché non disponeva di contanti
sufficienti; secondo lui, c’è stato un
ritardo nell’accredito di un bonifico. Di
conseguenza, ha pagato solo una metà
dei dipendenti, mentre gli altri non hanno accettato le modalità di pagamento
proposte dal neo proprietario della
Pistoiese. Nonostante questa situazione
non ben definita, Bortolotti si è recato
in Lega e ha presentato la domanda
d’iscrizione corredata dalle liberatorie
in suo possesso, impegnandosi a depo-
sitare le dieci rimanenti entro l’8 luglio.
La Lega ne ha preso atto e iscriverà la
Pistoiese al campionato ma, visto il
ritardo, le comminerà un punto di penalizzazione, due se non sarà rispettata
la scadenza dell’8 luglio.
L’arrivo di Roberto Bortolotti era
stato salutato con soddisfazione dalla
città e soprattutto dai tifosi. ma ben
presto ci si è resi conto che la novitàBortolotti era meno bella di quanto si
pensasse. L’imprenditore bolognese
non si è ancora presentato alla città,
non ha reso noti i programmi e soprattutto non ha assolto agli obblighi verso
i dipendenti e la Lega, dimostrando di
non possedere tutte quelle disponibilità
economiche che il passaggio di proprietà richiedeva. Lui ha sempre assicurato
di non preoccuparsi, tanto è vero che ha
(avrebbe?) già scelto l’allenatore (Tosi)
e il direttore sportivo (Simeoni). Ma,
dopo quanto si è assistito negli ultimi
giorni, vien da dire che se il buon dì si
vede dal mattino, non c’è da stare allegri. Iscrizione a parte, c’è da assolvere
a tanti impegni, il maggiore dei quali è
l’allestimento di una squadra ex-novo.
In forza alla Pistoiese sono rimasti solo
tre giocatori: Ghinassi, Cortese (che non
sono stati riscattati da Parma e Chievo)
e Quadrini. Almeno i primi due, però,
non resteranno a Pistoia, cercheranno
una sistemazione in Prima Divisione o,
al più, in una squadra di Seconda che
punta alla promozione.
Vita
La
“F
otografare e capire” il fenomeno dell’immigrazione nella provincia di
Benevento. Questo l’obiettivo
dell’indagine conoscitiva sugli
immigrati e sul loro inserimento nelle comunità locali della
provincia di Benevento, promossa dal Centro servizi per
il volontariato della provincia
sannita, “Cantieri di gratuità”
(Cesvob), in collaborazione con
le Caritas diocesane di Benevento e di Cerreto Sannita-Telese-Sant’Agata de’ Goti, le Acli
di Benevento, l’Associazione
“Simposio degli immigrati”.
La ricerca, presentata in questo
mese a Benevento, s’intitola “Il
mondo a casa nostra” ed è a
cura di Ettore Rossi, direttore
del Cesvob, Fabrizio Farina,
dell’Università del Sannio, e
Chiara Di Muzio.
PRESENZA STRUTTURALE
“L’obiettivo - spiegano i
curatori dell’indagine - è analizzare l’aspetto dell’integrazione,
non dal punto di vista della
comunità ospitante, ma come
viene vissuta l’immigrazione
dai principali protagonisti del
fenomeno: gli stranieri”. Infatti,
“l’afflusso costante e consistente di popolazione straniera
registrato negli ultimi anni sta
portando rilevanti modifiche
all’assetto socio-economico del
nostro Paese”. Gli immigrati
presenti, in forma regolare,
sul territorio della provincia
sono 4.088 secondo l’Istat (al 1°
gennaio 2008), mentre in base
alla stima del rapporto annuale
sull’immigrazione di Caritas/
Migrantes 2008 ammontano a
4.392. Si tratta, precisa Ettore
“U
na risposta sbagliata a un problema vero”:
è quanto risponde “a caldo”
Davide Guarneri, presidente
nazionale dell’A.Ge (Associazione italiana genitori) e padre
di quattro figli, alla domanda
su cosa ne pensi della mozione
approvata la scorsa settimana
dal Consiglio provinciale di
Roma che impegnerebbe ad installare distributori automatici
di preservativi nelle scuole superiori della città e del territorio
provinciale. “Da genitori - dice
- constatiamo la difficoltà educativa nel confrontarci coi nostri
figli su temi molto delicati e,
allo stesso tempo, anche belli e
affascinanti, quale quello della
gestione della propria sessualità
da parte degli adolescenti. Bisogna ammettere che su questo
tema si registrano idee e risposte vecchie e che pochi genitori
hanno il coraggio di parlarne
con i figli adolescenti. Il rischio
è allora di dare risposte preconfezionate”, del tipo “usa il
preservativo”, oppure sull’altro
versante opporre una serie di
“no”, oppure “fate quello che
volete tanto il sesso attiene solo
alla sfera personale”.
PERCHÉ A SCUOLA “NO”
Secondo Guarneri, “la scuo-
5 Luglioo 2009
dall’Italia
n. 26
13
IMMIGRATI
Rossi, “di una presenza strutturale e in crescita visto che l’Istat,
al 1° gennaio 2007, calcolava
3.066 immigrati residenti, dopo
un anno aumentati di più di
mille unità. Che si tratti di persone, le quali ormai chiedono
di appartenere pienamente alle
nostre comunità, come luogo
dove vogliono vivere e far crescere i propri figli, è illustrato
dal dato che il 65% degli intervistati risiede nell’attuale Comune da più di tre anni”. Quali
le caratteristiche prevalenti dell’immigrazione nel Sannio? “La
provincia di Benevento - chiarisce Rossi - ha una presenza
immigrata soprattutto europea,
proveniente da Paesi neocomunitari come Romania, Polonia
e Bulgaria e da altri Paesi non
comunitari come Ucraina, Albania e Russia. Immigrazione,
inoltre, soprattutto femminile
e piuttosto giovane (il nostro
campione di intervistati per il
63% è costituito da persone al di
sotto dei 45 anni di età)”. “Oltre
il 30% degli intervistati - ricorda
il direttore del Cesvob - vive
con la propria famiglia, quindi
avendo con sé coniugi e figli
(in particolare il 46.6% degli
immigrati europei vive qui con
i propri figli), in un’evidente
intenzionalità a stabilizzarsi nel
nostro territorio. Con analoga
aspirazione si può considerare
la percentuale di immigrati
che hanno figli in parte con sé
ed in parte nel paese d’origine,
probabilmente a causa delle
difficoltà insite nelle normative
relative al ricongiungimento
familiare, in particolare di quelli
maggiorenni”.
Sospesi
tra due mondi
Un’indagine
per “capire”
la situazione
nella provincia
di Benevento
SOSPESI TRA DUE MONDI
“La distanza che separa queste persone dai propri affetti,
ma più ampiamente la loro
sofferenza di essere sospesi fra
due mondi - evidenzia Rossi
- apre un grande tema per le
organizzazioni di volontariato
e per il sistema del welfare del
territorio, nella prospettiva di
costruire vere comunità solidali: prendersi, cioè, cura delle
persone che si prendono cura
dei nostri cari, come anziani
e bambini o di quanti sono
impiegati in altri tipi di lavoro
per i quali evidentemente non
si trovano sanniti disponibili a
svolgerli”. “Farsi carico del disagio di coloro che si occupano
nel territorio di creare condizioni di maggior benessere per le
nostre famiglie - prosegue - è un
dovere su cui iniziare a lavorare
con attenzione, unitamente alla
considerazione per l’impatto
sociale che queste migrazioni
producono nei Paesi di origine
GIOVANI E SESSUALITÀ
Il coraggio di parlarne
la non è certo il luogo per distribuire i preservativi, perché essa
dovrebbe essere il luogo dove
si affrontano con serietà scientifica e con approcci integrati le
questioni della sessualità, con
riferimenti alla letteratura, arte,
scienza e altre discipline e anche
coinvolgendo i genitori laddove
si riconosce la complessità relazionale delle tematiche sessuali”. Il presidente A.Ge sostiene
che “invece bisogna allargare
il discorso e dire apertamente
che c’è una bellezza nella sessualità e nella corporeità, che
va compresa e governata. Da un
punto di vista cristiano bisogna
parlare dei grandi sì alla vita
piuttosto che dei no, proponendo obiettivi alti ai ragazzi. E
bisogna stare attenti - aggiunge
- alla forte pressione dei mass
media: invece di limitarci a dirsi
pro o contro il preservativo,
chiediamoci quale modello di
sessualità viene proposto ai
nostri ragazzi. Scopriremmo
che si tratta prevalentemente di
un consumo e non di scelte di
vita responsabili sulle quali fare
Preservativi a scuola: una risposta sbagliata
a un problema vero
di Luigi Crimella
ragionare i nostri figli”.
COME ESSERE CREDIBILI
DI FRONTE AI FIGLI
“A mio parere una prima
risposta alla questione del preservativo a scuola dovrebbe
venire dai genitori che debbono
prendere coscienza di una cosa:
se vogliono essere credibili nei
confronti dei figli debbono incarnare un esempio apprezzabile per come loro per primi vivono e concepiscono la sessualità
e il rapporto d’amore”. Lo dice
Gianni Nicolì, insegnante di
pedagogia e padre di due figlie,
impegnato nell’associazionismo
A.Ge con responsabilità nel
settore scuola. “Il profilattico risolve le ansie degli adulti e non
aiuta i giovani a maturare, forse
copre lacune educative. In realtà
la sessualità sta dappertutto,
in internet, in tv, per le strade,
meno che dove dovrebbe stare:
nelle famiglie, nel matrimonio,
nello scambio genitori-figli. Il
problema è quindi riportare le
cose alla loro autenticità, perseguire il loro fine. Io credo in
una sessualità sana e ben gestita, che riesca a fissare relazioni
appaganti e stabili nel tempo,
con una progettualità di lungo
periodo. Ci vuole un approccio
positivo, mentre mi pare che il
preservativo costituisca, al contrario, un approccio negativo.
È come il paracadute, nessuno
esclude che abbia una funzione,
ma è uno strumento, non la
soluzione”.
TRA CONSUMISMO
SESSUALE E MATURITÀ
UMANA
“Sono assolutamente con-
degli stranieri”. Esso si sostanzia nell’esigenza di promuovere
un “welfare transnazionale”
sostenibile, in cui “reti di organizzazioni solidali si facciano
carico delle problematiche che
le persone immigrate lasciano
a casa propria: per ogni bambino o anziano che riceve un
aiuto nelle nostre città o paesi
da parte, per esempio, di una
collaboratrice familiare, vi sono
altrettanti bambini o anziani
a cui viene sottratto questo
diritto nei Paesi di origine di
chi presta cura. Gli esperti del
settore hanno coniato una definizione per questa problematica, cioè drenaggio di cura (care
drain), accanto all’altro tipico
fenomeno sempre collegato alle
migrazioni che è il drenaggio di
cervelli (brain drain)”. Inoltre,
“dobbiamo prendere atto che
se quasi il 37% degli intervistati
lavora come assistente domiciliare (le cosiddette badanti, colf,
baby sitter...), configurando un
welfare fai da te, vuol dire che
le famiglie della provincia di
Benevento mancano di un sistema sociale locale che s’incarica
di offrire servizi adeguati su
questo versante”, aggravato
dal fatto che nel Sannio c’è
“l’indice di vecchiaia tra i più
alti in Italia, anche sopra la media nazionale (indice provincia
di Benevento 142.22, indice
Campania 89.92, indice Italia
141.71)”. Comunque sia, “la
scommessa di conquistare una
vita migliore, nella percezione
delle persone immigrate che vivono sul nostro territorio, viene
ritenuta vinta - conclude Rossi
- nella stragrande maggioranza
dei casi”.
trario alla distribuzione dei
preservativi nella scuola perché ritengo che sui temi della
sessualità occorra puntare più
sull’educazione agli affetti e
al rispetto, piuttosto che sul
consumo, in un rapporto usa
e getta in cui c’è un particolare
svilimento per la componente
femminile”. È il parere di Gabriele Rossi, sposato, padre
di un ragazzo di 19 anni, anche lui impegnato in A.Ge a
Reggio Emilia. “Nella scuola
- prosegue - bisogna dare importanza all’educazione a 360°,
toccando anche temi altrettanto
importanti quali alcolismo,
tossicodipendenza, tabagismo,
cioè tutto ciò che ha a che fare
col rispetto del proprio e dell’altrui corpo. Mi dispiace pertanto
che un consiglio provinciale
abbia preso una decisione di
questo genere, partendo col
piede sbagliato su quello che
dovrebbe essere invece un discorso ben più ampio”. Secondo
Rossi, “una tale iniziativa è da
bocciare in pieno, perché altra
cosa sarebbe proporre incontri
formativi seri e approfonditi su
queste problematiche, altro è
come è stato detto prendere le
scorciatoie che non conducono
da nessuna parte se non allo
svilimento dei giovani”.
14 dall’Italia
Né entusiasti né
detrattori
di Nico Curci
L
a manovra estiva del Governo, varata
lo scorso fine settimana,
è di quelle destinate per
forza di cose a dividere
i commentatori, proprio
come il vecchio bicchiere. Mezzo pieno o mezzo
vuoto? Misure utili contro la crisi o ancora un
inutile prendere tempo?
Non vorremmo
entrare nel club degli
entusiasti convinti o in
quello dei detrattori. I
primi hanno dalla loro
parte alcune frecce.
La detassazione, nella
misura del 50%, degli
utili reinvestiti dalle
imprese nell’acquisto di
macchinari certamente
aiuterà il rilancio di
quelle realtà produttive
sane che subiscono la
crisi ma sono pronte al
rimbalzo, non appena
la ripresa si materializ-
Ucid: quali valori
per superare la crisi?
di Costantino Coros
F
iducia è il
valore su cui si deve basare la globalizzazione
dopo la crisi. Questo è
in estrema sintesi il filo
conduttore emerso da un
convegno che l’Unione
cristiana imprenditori
e dirigenti (Ucid) ha
dedicato alle cause della
crisi e a come superarla
(Firenze, 20 giugno).
“In questi ultimi anni il
governo della moneta
è passato di mano, dalle banche centrali alle
grandi banche d’affari
globali”: lo ha detto Angelo Ferro, presidente
dell’Ucid (www.ucid.
it), aprendo il convegno
degli imprenditori cattolici aggiungendo che “gli
imprenditori cattolici devono costruire un nuovo
capitalismo fatto di persone, impegnandosi tutti
i giorni per testimoniare
i valori di competenza
professionale, trasparenza e coerenza, senza inseguire il successo facile
e immediato”.
Valori portanti. Il
presidente del Cnel,
Antonio Marzano, ha affermato che “la crisi che
stiamo vivendo è grave
e che più che regole giuridiche sono importanti
la fiducia, il comportamento corretto e l’etica
nell’agire economico. I
valori etici sono il presupposto stesso del mer-
n. 26
MISURE ANTICRISI
Dopo la “nottata”
zerà. Nello stesso tempo
sostiene la domanda di
una parte rilevante della
nostra industria, quella
impegnata nel produrre
beni strumentali per le
altre imprese. Anche il
sostegno all’occupazione, tramite incentivi alle
aziende che desiderano
reintegrare i lavoratori
in Cassa integrazione o a
questi ultimi che decidono di aprire una attività
in proprio, ci sembra ben
diretto. Altre misure,
piccole ma significative,
come le azioni contro
la riproposizione, sotto
mentite spoglie, della
commissione di massimo
scoperto da parte delle
banche o un sostegno
alla competitività nel
settore dell’energia per
abbassarne il costo per
gli utenti finali, giusticato, così come la coesione sociale”. Monsignor
Giovanni Momigli,
responsabile della pastorale sociale e del lavoro
dell’arcidiocesi di Firenze, ha posto l’accento
sulla questione educativa facendo notare che “è
più che mai necessario
ed urgente attuare una
grande opera educativa. Educare al senso
del tempo, al senso del
progetto, per superare la
logica del qui e ora, che
ha caratterizzato il fare
economia fino ad oggi”.
Paolo Blasi, presidente
dell’Ucid Toscana, ha
ricordato che “in questa
crisi hanno prevalso le
passioni, la bramosia e le
emozioni, piuttosto che i
comportamenti razionali; purtroppo, i modelli
economici non hanno
tenuto conto delle condotte irrazionali tenute
dall’uomo”. Il presidente
di Banca CR Firenze,
Aureliano Benedetti, ha
invitato tutti a “ritornare
ai principi fondamentali
del Vangelo”.
Per una nuova etica.
È un po’ pessimista la
visione di Giulio De
Rita, dell’”Osservatorio
bene comune” ed autore
insieme a Laura Cenci
dell’indagine Ucid-Banca CR Firenze su “Valori
imprenditoriali e tessuto
socio-economico toscano. Analisi e prospettive,
sul dopo crisi”. Secondo
de Rita, “dopo la crisi
ci sarà una ripresa, ma
la nascita di un’etica
nuova, desiderata dalla
gente comune, non si
ficano alcuni commenti
entusiastici.
Tuttavia anche i detrattori hanno ragioni da
vendere. Manca anche in
questa manovra un vero
spirito riformista, capace
di sanare i mali di lungo
periodo dell’economia
italiana. E inoltre ancora una volta sembrano
mancare completamente
quelle azioni di sostegno ai giovani, i grandi
sconfitti di questa crisi,
ai quali continua a non
essere garantita alcuna
forma di sostegno al reddito, drammaticamente
attuale ora che i loro
lavori precari vengono
tagliati in massa dalla
recessione.
Una cosa che certamente non si può rimproverare al Governo è
la mancanza di coerenza.
Sin dall’inizio, Tremonti
e altri autorevoli ministri
hanno sostenuto che la
crisi non poteva essere
il tempo delle riforme
strutturali, perché queste
aumentano l’incertezza e
quindi spingono a mantenere comportamenti
prudenti, con il rischio di
alzare la propensione al
risparmio precauzionale
e deprimere ancora di
più i consumi. Inoltre
i conti pubblici italiani
hanno bisogno di stabilità e il Governo sta facendo di tutto per tenerli
sotto controllo, anche se,
controllando solo la differenza tra entrate e uscite dalle casse dello Stato,
cioè il deficit in valore
assoluto, senza considerare che quello che conta
è il suo rapporto con il
Pil, il quale è in caduta
Vita
La
5 Luglio 2009
libera, rischia di indirizzare male i suoi sforzi di
risanamento. Infatti, anche se il numeratore del
rapporto deficit/Pil dovesse rimanere costante,
il calo senza precedenti
del denominatore, che si
sta verificando quest’anno, vanifica ogni sforzo e
fa esplodere il rapporto
ben oltre il 3% imposto
dai vincoli europei.
Crediamo che la
strategia del Governo si
rivelerà azzeccata solo
ad una condizione: che la
crisi non si attardi e non
si aggravi ulteriormente.
Questo dipende molto
poco dall’Italia e dal suo
governo e moltissimo
dagli Usa e dai loro rapporti con i grandi Paesi
in via di sviluppo. Se i
timidi segnali di ripresa
che si sono visti ultima-
mente si trasformeranno
in qualcosa di più convinto nei prossimi mesi,
allora potremmo tirare
un sospiro di sollievo.
Ma a quel punto tutti
gli alibi saranno caduti.
Senza le riforme strutturali (pensioni, ammortizzatori sociali, servizi
pubblici locali, università e ricerca, ecc.) l’Italia è
destinata a riprendere il
suo cammino di crescita
asfittico, accontentandosi del più zero virgola
qualcosa di crescita annua quando gli altri vanno a ben altra velocità. E
con quel ritmo di crescita, recuperare il reddito
distrutto nel 2009 richiederà tra i 5 e i 10 anni.
Significa perdere una generazione intera. Non ce
lo possiamo permettere.
Speriamo che il Governo
lo abbia ben presente e
si stia, dietro le quinte,
attrezzando per fronteggiare al meglio questa
sfida, non appena, come
si dice a Napoli, sarà
passata la nottata.
LAVORO E IMPRESA
Ricostruire fiducia
realizzerà in tempi brevi”. Purtroppo, ha fatto
notare De Rita, “non esiste una politica della fiducia. C’è una mancanza
di produzione di fiducia.
Si fa fiducia dando fiducia. Dobbiamo trovarla e
l’Ucid sta lavorando per
questo”. L’”Osservatorio
bene comune” si prefigge
di operare con lo scopo
di capire quali sono i
talenti che vanno sviluppati per accompagnare lo
sviluppo etico dei territori. Dopo la Toscana, le
ricerche passeranno ad
analizzare le realtà dell’Abruzzo e della Puglia
e così via. Dallo studio
sulla realtà toscana, da
sempre sensibile termometro del sistema Paese,
è emerso che i giovani
sentono di non contare.
Questo rappresenta un
serio fattore di criticità.
Ascoltando gli imprenditori, soprattutto quelli
della zona di Prato, è venuta fuori anche una certa dose d’individualismo
nella gestione della crisi.
Questo atteggiamento
rischia di mettere in crisi
l’intero sistema economico locale. “Forse - secondo De Rita - per capire
se si stanno mettendo
positivamente a frutto
i propri talenti, sarebbe
utile rispolverare l’esame
di coscienza consigliato
secoli fa da S.Ignazio di
Loyola, metodo che fra
l’altro è stato ripreso e attualizzato dalle moderne
scuole di management”.
Dalla teoria alla pratica. Davide Canavesio
ha 37 anni ed è l’amministratore delegato della
Saet Group Spa, azienda
di famiglia attiva nel
settore dell’impiantistica
industriale. L’impresa dà
lavoro a circa 350 persone. La sua idea è semplice ma efficace: retribuire
i dipendenti per 5 ore al
mese al fine di svolgere
attività di volontariato
presso associazioni durante l’orario di lavoro.
“Ho condiviso l’idea con
i sindacati - racconta il
giovane manager - si
sono dichiarati favorevoli e con un accordo
fissato in 3 ore retribuite
e in 2 ore di permessi
non retribuiti è partito il
progetto”. “Quello che
ho notato - prosegue Canavesio - è che in azienda c’è un clima positivo,
c’è molta motivazione
ed è migliorata la qualità
delle relazioni umane”.
Forse l’imprenditore
- conclude l’amministratore delegato della Saet
- ha anche una funzione
sociale”. Un’altra ricaduta positiva è che altri
imprenditori si stanno
interessando al progetto.
Vita
La
5 Luglioo 2009
dall’estero
n. 26
L’Iran e la difficile
voglia di cambiamento
A
ncora una volta
l’Iran ha smentito le aspettative.
L’atteso cambio
al potere non c’è
stato, ma l’opposizione si è ribellata, ha denunciato
brogli e le forze di polizia
e le milizie rivoluzionarie
hanno represso le contestazioni non soltanto
a Teheran, ma anche a
Tabriz, Isfahan, Shiraz e
Mashad. Ancora ad aprile
in molti riferivano di una
popolazione stanca, poco
interessata alla competizione elettorale, segno
della disaffezione per un
regime corrotto, inefficiente e autoritario: due
mesi più tardi, invece, una
grande folla ha pazientemente atteso in fila, per
ore, di poter esprimere il
proprio voto.
E, quando si è sentita
tradita, è scesa in strada.
Senza fermarsi neanche
quando è stata assalita dalle cosiddette forze
dell’ordine. Quando è
cominciato a scorrere, copioso, il sangue. Giovani
donne e giovani uomini
pieni di speranza, del
quale il Paese è straordinariamente ricco, hanno
ribadito la propria voglia
di cambiamento.
Così, mentre lo scenario continua ad essere
L’
Iran ha rilasciato
cinque dei nove dipendenti dell’ambasciata inglese arrestati. Per quanto
la crisi diplomatica fra
Londra e Teheran non
sia ancora risolta appare
chiaro che il bis della cattura dei dipendenti dell’ambasciata americana
di trenta anni fa, il mito
fondante della repubblica
islamica, quella che Khomeini definì la Seconda
Rivoluzione, non ci sarà.
Nonostante le ritorsioni e le controritorsioni
di rito in questi casi, sia
da parte inglese che da
parte iraniana si sottolinea già che non si vuole
una rottura dei rapporti
diplomatici. Del resto,
nonostante la grande eco
del postelezioni iraniano,
la reazione internazionale
è stata finora piuttosto
prudente se non indifferente. Tre giorni dopo le
elezioni Russia e Cina si
erano già complimentate
con Ahmadinejad per la
splendida vittoria riportata. Ed anche nel mondo
occidentale solo Sarkosy
si è sbilanciato fino a de-
Rischio colpo di Stato dopo le sanguinose
proteste contro il risultato elettorale
di Angela Carusone
fosco, Ahmadinejad tenta
di riaccreditarsi facendo
leva sui suoi numerosi
consensi e sull’alto tasso di
gradimento presso molti
iraniani, grazie alla sua
forte immagine a livello
internazionale e alle operazioni di distribuzione
di beni e ricchezza che
in questi anni ha portato
avanti, seppure obbedendo a una strategia populista. “La sua determinazione, almeno a parole,
nel voler sconfiggere la
corruzione e nel voler annullare i privilegi di una
classe politica alla guida
della Repubblica islamica
da trent’anni – scrivono gli
analisti – trova nel cuore
di molti apprezzamento e
sostegno”.
In questo quadro, il
corpo delle Guardie della rivoluzione, più noti
come i Pasdaran, meritano
particolare attenzione, sia
in virtù dei benefici dei
benefici acquisiti da Ahmadinejad, sia per il ruolo
chiave che svolgono tra il
regime e la piazza.
Creati all’indomani
della rivoluzione con lo
scopo di riunire le diverse
formazioni paramilitari
nate per combattere il
regime dello scià, figli del
progetto rivoluzionario
di Khomeini, reduci tanto
della guerra contro l’Iraq
quanto dell’isolamento e
della povertà che l’hanno
seguita, i Pasdaran hanno visto arrivare il loro
momento con il coinvolgimento nella “rinascita iraniana” voluta da Ahmadinejad, che ha assegnato
loro ruoli di rilievo nella
vita politica ed economica
del Paese.
“La politica di supporto ai corpi militari e paramilitari di Ahmadinejad
– spiegano gli studiosi
– ha dunque segnato un
ulteriore salto di qualità,
Obbligati
al
dialogo
Per ottenere il meno peggio se non il meglio
nunciare una frode elettorale. Ma per il resto si è
preferito condannare le
violenze sugli oppositori
senza compromettersi sui
brogli elettorali. Questa
cautela non deriva solo
dalla difficoltà di sapere
cosa veramente gli iraniani
abbiano messo nelle urne
venti giorni fa. Ma dalla
consapevolezza ben più
rilevante politicamente
per cui ogni delegittimazione del vincitore ufficiale delle elezioni avrebbe di
fatto delegittimato anche
ogni dialogo con l’Iran
perché sarebbe equivalso
ad ammettere che si andava a trattare non con un
rappresentante, ma con
un usurpatore.
Soprattutto il neopresidente americano è stato
preso in contropiede da
questo rischio di non sapere con chi dialogare una
settimana dopo che aveva
inaugurato ufficialmen-
te l’era del dialogo con
l’Iran. Nel suo discorso del
Cairo del 4 giugno scorso
Obama aveva chiesto scusa per il rovesciamento
di Mossadeq nel 1953 e
aveva promesso la fine
del trentennale tentativo
americano di rovesciare
l’attuale regime iraniano.
In sostanza il neo presidente prometteva riconoscimento in cambio del
dialogo. Ed anche dopo
la contestazione postelettorale il nuovo inquilino
della Casa Bianca ha cercato di mantenere un certo
distacco dalle contese di
Teheran dichiarando che
in fondo Moussavi non
era poi tanto diverso da
Ahmadinejad. Questa dichiarazione apparsa ai più
stravagante voleva dire
in sostanza che a Teheran
non avrebbe comandato
in ogni caso nessuno dei
due personaggi che si
strappavano di bocca la
vittoria perché avrebbe
continuato a comandare
come sempre la Guida
Suprema Ali Khamenei.
Detto ancora più chiaramente in Iran per ottenere
un reale cambiamento
sarebbe stato necessario
non un altro presidente,
ma un altro regime, non
una nuova elezione, ma
una nuova rivoluzione.
Che era quello che i predecessori di Obama alla Casa
Bianca avevano cercato
per trent’anni con la loro
chiusura verso Teheran
e la loro condanna della
Repubblica islamica.
In sostanza anche nel
mondo occidentale, nonostante lo sdegno per
le violenze e l’incognita
di un regime che si sta
radicalizzando, prevale il
realismo di chi pensa che
ancora da Teheran si possa
ottenere almeno il meno
peggio se non il meglio.
Questa è fra l’altro la po-
15
in quanto i privilegi prima
riservati ai ranghi più alti
sono ora estesi, secondo
la logica del populismo,
anche ai livelli più bassi, in
cui egli stesso ha militato”.
Le unità speciali dei Guardiani della rivoluzione
sono state impiegate per
contenere le manifestazioni dei sostenitori del
candidato moderato Hussein Mousavi, per evitare
un bagno di sangue, ma
vittime ci sono state.
“Le autorità iraniane –
viene sottolineato – intendono in ogni modo scongiurare stragi, ricordando
come la rivoluzione del
1979 prese avvio proprio
dall’eccessiva reazione
delle forze di polizia, che
determinò le prime morti e l’avvio della spirale
nota la cerimoniale sciita
delle commemorazioni,
utilizzate come continuo
pretesto per crescenti manifestazioni”.
Guardato con sospetto
dal clero per la minaccia
che rappresentano di una
“secolarizzazione” del
regime a favore della sua
componente laica e militare, criticato dall’ala più
pragmatica del fronte conservatore e dai commercianti, che vedono in esso
un limite ai propri interessi
economici, il “partito dei
militari” potrebbe trovarsi
ora a giocare un match determinante per il proprio
futuro: il loro destino si
gioca infatti nelle dinamiche in corso in questi giorni, e le ipotesi di un colpo
di Stato con l’appoggio
della guida Suprema atto
a semplificare lo scenario
futuro sembrano, alla luce
di tutto ciò, avere un loro
drammatico fondamento.
D’altro canto Khamenei, la Guida Suprema,
non sembra avere un progetto di lungo periodo ma
– come sostiene la ricercatrice Farina Adelkhah
– di corto respiro, “che
mira al mantenimento del
sistema e a un aumento del
suo potere personale”, in
un sistema dove contano
molto i legami di amicizia,
di parentela, mentre conta
poco l’ideologia politica.
Khamenei è indubbiamente un conservatore,
con poca simpatia nei confronti dell’occidente, ma
questo non significa che
vede il mondo allo stesso
modo di Ahmadinejad:
i rapporti tra i due sono
ambigui da tempo.
Sull’altro fronte va ricordato che “la crisi del
riformismo iraniano deriva dalla degenerazione
elitaria dello stesso movimento: Khatami – scrive
Adelkhah – era il simbolo
della Teheran bene e dei
suoi quartieri più ricchi”.
E ciò non è un buon
segnale per un Paese affamato di libertà ma anche
di migliori condizioni di
vita. Da più di vent’anni,
a causa dell’erosione dei
redditi reali, gran parte
della società è sommersa dai debiti. E, oltre ai
prigionieri politici, sono
aumentati anche i “prigionieri per debiti”: ventimila
negli ultimi dieci anni e
dodicimila solo negli ultimi dodici mesi.
sizione emersa anche dal
G 8 di Trieste. Con l’Iran
ci sono interessi opposti,
ma anche interessi convergenti. In Afganistan
l’Iran ha interesse che
siano sconfitti Al Qaida
e i talebani per i quali la
religione sciita non è altro
che un’eresia da estirpare.
In Iraq l’Iran vuole che si
consolidi l’attuale supremazia degli sciiti al potere
e non vuole una balcanizzazione del paese fra
sciiti, sunniti e curdi che
costituirebbe un pessimo
esempio anche per le sue
minoranze interne. Certamente in entrambi questi
paesi ai suoi confini l’Iran
non vuole né un governo troppo filoamericano,
né un governo troppo
forte. Ma tra il caos e il
compromesso c’è sempre
uno spazio. A loro volta è
interesse degli occidentali
ottenere un minimo di
moderazione in Palestina
dal movimento Hamas
filoiraniano perché, senza
un pregiudiziale accordo
di unità nazionale fra i
palestinesi, non è possibile nessun accordo di
pace e nemmeno nessuno
stato palestinese anche
ammesso che alla fine gli
israeliani lo concedano.
Anche per il dossier più
drammaticamente scottante dell’energia atomica
rompere ogni dialogo
significa oggi fra l’altro
interrompere ogni ispezione Onu nel paese e
dare all’Iran la possibilità
di correre diritti senza più
alcuno ostacolo o intralcio
verso un arma atomica
qualora realmente lo voglia.
Certamente questa
prosecuzione del dialogo
non ha fra le sue priorità
quello di far cadere il regime degli ayatollah. Ma
come sembra pensare il
presidente Obama nemmeno la strategia della
delegittimazione in trenta
anni è riuscita a raggiungere questo risultato che
pure era in cima ai suoi
pensieri. E per i problemi drammatici che oggi
sono sul tappeto nessuno
può permettersi il lusso
di aspettare altri trenta
anni.
Romanello Cantini
16 musica e spettacolo
n. 26
Vita
La
5 Luglio 2009
Una parabola tra luce ed ombre
La morte di Michael Jackson
“I
nizierò dall’uomo
nello specchio, gli
chiederò di cambiare i suoi modi di
fare”. Così cantava
Michael Jackson, rivolgendosi alla sua
immagine riflessa,
in “Man in the mirror”, con
la quale vinse uno dei tanti
“Grammy Awards” della sua
carriera e che nell’occasione
– era il 1988 – eseguì assieme
ad un coro gospel. L’uomo
nello specchio, con tutte le
implicazioni simboliche che
porta con sé – da Narciso, al
mito del doppio, fino a Dorian
Gray – è non solo una canzone
che esprime al meglio il talento
compositivo, ritmico, e vocale
di Jackson ma ne riassume
fatalmente la parabola umana,
quella di una personalità che
al di là dei trionfi mondiali
non è mai riuscita a trovare i
modi giusti per avere ragione
dello specchio dell’apparenza
e d’indossare come abito della
realtà il sogno che da bambino
derubato dell’infanzia aveva
così splendidamente sublimato
nella musica. Senza scomodare
U
interpretazioni psicanalitiche
o dedicarsi al meschino scavo
nelle vicende personali dell’uomo Jackson, è questa parabola
tesa alla ricerca di una felicità
irraggiungibile che oggi tocca
tutti coloro che hanno amato la
musica del “Re del Pop”. E la
parabola, per sua natura, tende
a sfuggire agli assi cartesiani
lasciando i terminali distanti
e irrimediabilmente scissi: di
qua l’uomo e lassù nello specchio del sogno l’artista.
Come artista Jackson ha
donato tanto alla musica: è stato forse il primo nero a instillare le qualità della purissima
melodia in una musica che è
per natura pulsazione, ritmo,
grido, gioia o lamento. Basta
ascoltare gli attacchi folgoranti
di alcune sue canzoni per capire come possedesse quel dono
di pregnanza espressiva che è
la sigla del genio da Bach fino
al jazz e al pop. Le sue canzoni
sono una promessa di felicità
che nei 4-5 minuti dell’ascolto
si compie in maniera perfetta,
anche grazie all’impeccabile
veste commerciale che aggiunge quel tono di studiata
Un volto che si può ritrovare
oltre le polemiche
di Saverio Simonelli
piacevolezza adatta all’intero
pubblico del pianeta.
Rimaneva però un senso
di dismisura, un qualcosa
d’incolmabile tra la perfezione
del giocattolo sonoro e la personalità sfuggente, ipocondriaca,
sofferente dell’uomo. Una
distanza acuita e esacerbata se
possibile dal successo che, col
suo manto di lustrini posticci
ma comodi da sfoggiare, rende ancora più intollerabile il
ritorno all’Io, ai suoi conflitti
non risolti, a quello che rimane
da vedere nello specchio e che
non ci dà pace.
In realtà Jackson ha provato a mettere in scena i suoi
fantasmi, ma anche il lato più
oscuro di pezzi riuscitissimi
come “Thriller” si risolveva in
una patina pop, in un horror da
operetta più che da tragedia, in
un qualcosa buono da consumare, rimanendo sempre nel
recinto della canzone. E il pop
è una bestia implacabile e vampiresca che sugge gli umori
dell’artista per renderli merce,
che sfrutta il sentimento, lo
livella al grado di accettabilità
e lo immette come prodotto nel
mercato globale. Quel mercato
che poi si diverte ad aggiungere gossip e scandali per
accrescere la morbosità della
merce che spaccia.
Per resistere a un simile
meccanismo ci vogliono almeno due requisiti: o una vita
da asceta, dedicata all’arte per
l’arte, o il disincanto cinico dell’uomo distaccato che accetta
il meccanismo e riesce a dominarlo. Michael non ha avuto
l’uno né l’altro, perché forse
in quello specchio ha sempre
continuato a vedere il bambino che non ha mai toccato la
felicità quando il tempo era
quello giusto. Quel bambino
Baglioni e quel
“piccolo grande amore”
na rielaborazione con
ospiti di “Questo piccolo grande
amore”, dal titolo “Qpga”, con
la quale Claudio Baglioni conferma la sua voglia di stupire
in tutto quello che fa, dato che
l’opera slitterà all’autunno per
sua espressa volontà, nonostante
fosse già tutto deciso. Intanto
c’è il tour estivo “Gran concerto
– Qpga”, fino ad agosto. In questi
mesi trascorsi il Fitzcarraldo del
pop italiano ha già celebrato la
sua canzone più famosa in teatri,
grande schermo e libreria. Inusuali le cornici scelte per liberare
i sentimenti delle chiare sere
d’estate e di baci a labbra salate,
con l’ausilio di filmati realizzati
da 5 troupe diverse. Prima tappa
a Roma, in Piazza di Siena, per
poi attraversare tutto il Paese.
Tra i vari appuntamenti, anche
ai Giardini di Boboli di Firenze.
Il lavoro su “Qpga”, l’acronimo
più sospirato della storia nella
canzone peninsulare, prosegue.
Il doppio cd col rifacimento
del disco del ’72 è diventato
un kolossal, con oltre il 60% di
materiale nuovo e uno stuolo di
famosi camei. Avrebbero dovuto
essere una quarantina, tra i
quali Fiorello, ma l’entusiasmo
ha preso la mano, arrivando a
cinquanta. Quei versi «ti amo
davvero, ti amo lo giuro» li
conoscono in tanti anche oggi. Il
celebre brano di Claudio Baglioni è stato definito “la canzone
del secolo passato”, un successo
intramontabile dal quale adesso
è stato tratto l’omonimo film
“Questo piccolo grande amore”.
Claudio Baglioni, assieme a Ivan
Cotroneo, ne ha firmato soggetto
e sceneggiatura, oltre a riarrangiare e riincidere tutte le canzoni
di quel suo storico album a 33
giri. Il film, diretto da Riccardo Donna, racconta la storia
d’amore tra Andrea (Emanuele
Bosi) e Giulia (Mary Petruolo,
19 anni, per la prima volta sul
grande schermo). Ha affermato
Cotroneo: «Il film rispetta l’arco
narrativo del disco. Attraverso
i testi della varie canzoni, si
compone la storia d’amore tra
Andrea e Giulia in tutte le sue
varie fasi, così come l’aveva
concepita e raccontata Baglioni».
Le canzoni, in tutto una decina,
eseguite alle volte solo in parte,
rappresentano una sorta di
commento ai vari momenti della
storia d’amore, evidenziando
i sentimenti e le emozioni dei
protagonisti. «Con Claudio c’è
stata una buona collaborazione
e ci è stato idealmente accanto
durante la lavorazione», ha
dichiarato Donna. Baglioni, “signore” nell’animo come sempre,
ha scelto di essere presente solo
“idealmente” anche alla conferenza stampa, «per non togliere
spazio agli autori del film» -ha
precisato Donna- e credo che
gli sia piaciuto». «È un popmovie che emoziona» ha detto
Claudio. Riguardo ad eventuali
raccomandazioni sul film pervenute dal cantautore romano,
Donna ha sottolineato: «Ci aveva
chiesto di essere fedeli ai suoi
ricordi e alla sua vita». Infatti, ci
sono diversi elementi, nella vita
di Andrea, che rimandano allo
stesso Baglioni: la sua passione
per il disegno e l’architettura;
il temuto arrivo della cartolina
rosa e la partenza per il servizio
di leva; il quartiere dove vive
Andrea, Centocelle, è lo stesso
dove viveva Claudio.
«Ma io sono solo di poco più
giovane di Baglioni, calsse ’51, e,
quindi, quegli anni –ha spiegato
Donna- sono legati anche alla
mia giovinezza. Così, ho finito
per mettere nel film anche qualcosa di me e della mia vita». Gli
anni Settanta furono anche un
periodo cupo di contestazioni,
“anni di piombo”. Il film si apre
con una manifestazione a piazza
del Popolo, ma poi di quel clima
rimane poco. «Il 1971 del film è
come io avrei voluto che fosse e
non com’è stato realmente. Così,
anche la manifestazione che si
vede all’inizio, non ha riscontro
nella realtà. Più in generale, la
storia d’amore è talmente forte,
che finisce per far sparire tutto
quello che accadeva intorno»
ha affermato Riccardo Donna,
al suo primo lungometraggio
dopo molte fiction di successo.
Si tratta comunque di un primo
amore, che è sempre lo stesso,
nel ’71 come nel 2009…
Leonardo Soldati
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che ha continuato a cantare per
noi come dall’isola che non c’è
di Peter Pan provando, come
fece nel ranch “Neverland”
a reinventarla in uno spazio
proprio, circoscritto, reale e
dominabile.
Oggi sappiamo che non ce
l’ha fatta e questo rende ancora
più triste il distacco e ancora più
grottesca e intollerabile la sfilza
di polemiche, appropriazioni
e rivendicazioni postume che
dai primi minuti dall’annuncio
della sua morte ha invaso tutti
i media mondiali.
Meglio ricordare allora quel
senso di tenerezza che c’è in alcuni suoi brani, sempre in bilico
tra dolcezza e kitsch, riascoltare
magari al buio le sue canzoni,
dimenticando perfino i suoi
video perfetti, dimenticando
il “moonwalk” (il suo famoso
passo di danza), dimenticando
insomma l’apparenza e lo specchio per individuare tra le note
la voce di quel bambino che
trova un’eco in tutti noi perché
autenticamente esprimeva il
desiderio di ogni bambino
quando dice: “Ma sarà vero?”.
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n. 26 5 Luglio - La vita – Giornale Cattolico Toscano