Marcello De Carli, Daniele Ferrazza, Giorgio Fiorese
Dipartimento di progettazione dell’architettura, Politecnico di Milano
NUOVI INSEDIAMENTI DELL’UNIVERSITÀ MILANESE
Opuscoli di architettura, 12 maggio 1991
1
2
1.
UNIVERSITA' IN CITTÀ POLICENTRICA LOMBARDA
Fin dai primi anni '60 finalizzare politica degli interventi alla costruzione di città policentrica
lombarda era proposta degli urbanisti più avveduti.
Si trattava allora di investire prioritariamente nel sistema ferroviario regionale (il poligono
intrecciato dei trasporti di cui parlava l'ing. D'Angiolini); di incanalare lo sviluppo verso i poli del
secondo ordine (i capoluoghi di provincia), contenendo l'espansione (per tracimazione degli
insediamenti dal capoluogo) del concentrico milanese, favorendo un'inversione di tendenza
insediativa di cui si riconoscevano allora le avvisaglie.
In coerenza con quella politica degli interventi si sarebbe dovuto realizzare il decentramento
del sistema universitario.
Oggi città policentrica lombarda (nonostante che politiche di intervento spesso contraddittorie
e non consapevoli non ne abbiano favorito lo sviluppo) è una realtà riconosciuta dai geografi,
vissuta nei comportamenti dai cittadini e costituisce lo scenario assunto dal Programma
Regionale di Sviluppo 1986/89 della Regione Lombardia.
Il decentramento delle sedi universitarie (prima concentrate a Milano e Pavia) prese avvio
negli anni '60, per impulso, previdente, delle comunità locali, a sostegno del proprio sviluppo.
A Bergamo, nel 1968, è costituito lo “Istituto Universitario di lingue e letterature straniere",
promosso dal "Consorzio per l'istituzione di facoltà universitarie di Bergamo" subito dopo
affiancato dalla Facoltà di Economia e Commercio.
A Brescia nel 1969 è stata istituita la facoltà di Ingegneria Meccanica; nel 1971 la facoltà di
Medicina; dal 1969 si tengono i corsi della facoltà di Economia e Commercio, dapprima come
ripetizione di corsi dell'Università di Parma, poi come facoltà autonoma; l'Università Cattolica
ha istituito dal '65 la facoltà di Magistero e dal '71 il corso di laurea in Matematica.
A Varese, dai primi anni '70 È stata aperta una sede staccata della facoltà di Medicina
dell'Università di Pavia.
A Cremona funziona dal '68 una sede staccata di Magistero dell'Università di Parma.
La Regione Lombardia ha sostenuto (fin dai tempi del CRPE, poi col piano Hazon e con
documenti programmatici), sia pure con qualche confusione, con qualche cedimento alla
demagogia del dare tutto a tutti, la politica di decentramento dell'università nella regione; con
poca efficacia peraltro, perché non si trattava di investimenti di sua competenza, e lo stato,
1
Le proposte e le stime riportate nel presente documento sono rielaborazioni di studi condotti all'interno
del Dipartimento di Progettazione dell'Architettura del Politecnico di Milano; in particolare ci si riferisce a:
M. De Carli, V. Donato, “Appunti sull'università in città policentrica lombarda”, intervento presentato al
convegno "Sapere sulla città", Casa della Cultura, Milano marzo 1988; le stime e le considerazioni
svolte in quell'intervento sono state recentemente riprese da G. Redaelli, con la collaborazione di V.
Donato, “Il sistema universitario lombardo”, in "Regione Lombardia - Progetto universitario lombardo Comitato tecnico - Contributi di ricerca", Milano 1990. G. Fiorese, Comunicazione all’Incontro “Università
il Lombardia dove come quando: il piano quadriennale di sviluppo dell’Università italiana e le prospettive
del sistema universitario il Lombardia”, Palazzo della Regione, Milano, 13 maggio 1989. G. Fiorese, M.
De Carli, D. Ferrazza, “Milano Porta Vittoria: attendibili trasformazioni e proposte di intervento”, ricerca
commissionata dal Comune di Milano, assessorato all'Urbanistica e Piano Regolatore, Milano 1990.
2
È qui riprodotto il testo originario dell’opuscolo, reimpaginato, con scansione delle immagini allegate
all’opuscolo originario.
competente, stava investendo altrove (anche troppo, in certi casi, viste le idilliache situazioni di
certe sedi minori in rapporto alla congestione delle sedi universitarie metropolitane).
Dopo un lungo periodo di quiete lo sviluppo del sistema universitario lombardo ha ricevuto
nuovi impulsi dal Piano quadriennale dell'università italiana 1986/90, con la gemmazione delle
Facoltà di Ingegneria e Scienze matematiche, fisiche e naturali a Como, e di Ingegneria a
Lecco (oltre che con l'istituzione di nuovi corsi di laurea o facoltà nelle sedi universitarie
esistenti).
Nel decennio che ci porta al 2.000 si tratterà di proseguire con coerenza la costruzione del
sistema universitario policentrico con:
•
•
•
ampliamento degli atenei esistenti nei capoluoghi delle province con circa un milione di
abitanti (in Lombardia Bergamo, Brescia, Como, Varese), che hanno popolazione
universitaria tale da garantire le necessarie economie di scala per quasi tutti o tutti i corsi di
laurea (globalmente, con i tassi di scolarizzazione attuali e previsti, dai 7.000 ai 20.000
studenti, stimando comunque una quota di utenza provinciale, 20% circa, attratta dagli
atenei milanesi);
conferma dell'università pavese, per consolidate ragioni storiche;
istituzione di università residenziali con forte specializzazione in quelle situazioni (Sondrio,
ma anche Cremona e Mantova) nelle quali non sia possibile conseguire adeguate
economie di scala, ma non si voglia rinunciare alle sinergie che solo l'università riesce ad
offrire.
Il decentramento nelle province del sistema universitario (anche in rapporto alla prevista
istituzione del primo livello di laurea) è condizione essenziale per conseguire gli incrementi del
tasso di scolarità della popolazione in classe di età (40 -50% nel 2011) necessari per
conservare alla Lombardia la capacità di competere ed eccellere nel mercato unico europeo.
2.
STIMA DELLA DOMANDA DI ISTRUZIONE UNIVERSITARIA IN LOMBARDIA
Quelli che avranno "venti anni nel 2000" sono pochi, il 40% meno dei ventenni di oggi.
Tab.1: Lombardia ù popolazione per classi di età nel 1989
classi di età
20-24
15-19
10-14
0-4
pop. in classe di età nel 1989
736.619
670.539
563.119
375.136
avranno 20-24 nel
1989
1994
1999
2009
N.B.: La classe di età 20-24 anni, anche se non comprende tutti gli universitari, costituisce
un riferimento attendibile per la stima del tasso di scolarità universitaria.
Tab.2: Ipotesi di incremento della popolazione universitaria lombarda sulla base
delle previsioni di popolazione Istat per regione
Legenda:
• popolazione = popolazione residente nella regione Lombardia al 31.12; per lo stato di fatto:
fonte Istat, Annuari demografici; per le previsioni: fonte Istat, Previsioni della popolazione
residente per sesso età e regione, Note e relazioni n.4, 1989;
• pop.20-24 = popolazione residente nella regione Lombardia al 31.12 in classe di età 20-24
anni; per lo stato di fatto: fonte Istat, Annuari demografici; per le previsioni: fonte Istat,
Previsioni della popolazione residente per sesso età e regione, Note e relazioni n.4, 1989;
• iscritti = iscritti alle università lombarde al 31.12; per lo stato di fatto dal 1961 al 1981: fonte
Istat, Annuari dell'istruzione; dal 1986 al 1987: fonte G. Monaci (Cdrl), Il sistema
universitario lombardo tra formazione e ricerca finalizzata, Angeli, Milano 1990;
• TsU/a = tasso di scolarità universitaria: iscritti alle università lombarde / popolazione
residente in Lombardia x 1.000;
• TsU/c = tasso di scolarità universitaria: iscritti alle università lombarde / popolazione
residente in Lombardia in classe di età 20-24 anni x 100
Anni
1961
1966
1971
1976
1981
1986
1987
popolazione
7.406.152
8.029.107
8.551.274
8.801.687
8.891.652
8.876.787
8.886.402
pop.20-24
616.400
568.800
644.093
566.782
635.011
720.526
733.200
iscritti
37.616
54.237
85.546
119.552
129.595
163.904
172.774
TsU/a
5,08
6,75
10,00
13,58
14,57
18,42
19,44
TsU/c
6,10
9,54
13,28
21,09
20,41
22,75
23,56
Ipotesi 1: TsU/c nel 2011 = 40%
Anni popolazione pop.20-24
1991 8.847.152
688.482
1996 8.792.835
619.329
2001 8.694.714
461.199
2006 8.519.370
388.042
2011 8.254.216
364.205
iscritti
181.070
184.064
155.887
141.907
145.682
TsU/a
20,47
20,93
17,93
16,66
17,65
TsU/c
26,30
29,72
33,15
36,57
40,00
Ipotesi 2: TsU/c nel 2011 = 50%
Anni popolazione pop.20-24
1991 8.847.152
688.482
1996 8.792.835
619.329
2001 8.694.714
461.199
2006 8.519.370
388.042
2011 8.254.216
364.205
iscritti
194.152
208.404
180.329
172.679
182.102
TsU/a
22,23
25,08
22,96
20,26
22,06
TsU/c
28,20
33,65
39,10
44,55
50,00
2.1
CRITERI E IPOTESI UTILIZZATI PER LA STIMA
Le stime sono fatte sulla base dei criteri e delle ipotesi di seguito illustrati.
a) Parametri
Gli iscritti alle università lombarde sono correlati alla popolazione residente in Lombardia,
totale ed in classe di età 20-24 anni; la correlazione è attendibile perché la quasi totalità degli
studenti risiede nella regione (oltre il 90% degli iscritti alle università milanesi risiede in
Lombardia); si ipotizza che il bacino d'utenza non si modifichi sostanzialmente nei prossimi 20
anni.
b) Popolazione
Sono utilizzate le previsioni di popolazione totale e in classe di età elaborate dall'Istat; è stata
assunta l'ipotesi 1 senza movimento migratorio, con fecondità costante", giudicata la più
attendibile ai fini della stima degli iscritti in quanto la pur prevedibile immigrazione dai paesi
extracomunitari, essendo di prima generazione, non inciderà in modo significativo sulla
popolazione universitaria.
c) Tassi di scolarità
Le stime sono fatte ipotizzando un incremento costante del tasso di scolarità della classe di
età. I tassi di scolarità sono stimati tenendo conto degli andamenti verificati in passato, del
confronto con la situazione di paesi con reddito pro capite simile o maggiore di quello
lombardo, degli obbiettivi di politica nazionale per l'istruzione superiore.
d) Tassi di scolarità, confronti internazionali
Tab.3: Tassi di scolarità universitaria
Paese
anno
TsU/a
Lombardia
1987
19,4
Italia
1987
20,1
Danimarca
1985
22,8
Regno Unito
1984
18,0
Paesi Bassi
1985
28,0
Belgio
1986
25,5
Germania (RFT)
1985
25,4
Francia
1986
23,3
Spagna
1985
24,3
Svezia
1986
26,3
USA
1985
51,4
Canada
985
50,9
TsU/c
23,6
23,8
29,3
22,4
32,0
31,9
29,8
30,0
29,6
36,8
57,4
55,4
I tassi di scolarità universitaria della Lombardia sono simili a quelli dell'Italia e sensibilmente
minori di quelli riscontrati nella maggior parte dei paesi industrializzati con reddito pro capite
pari o maggiore di quello lombardo. Date le caratteristiche del sistema produttivo dell'Italia
(paese trasformatore ad alto reddito) è attendibile (auspicabile) che per migliorare la
competitività nel mercato internazionale debba essere aumentata la quota di "sapere"
incorporata nella produzione, fino a raggiungere il livello dei nostri concorrenti. È quindi
attendibile un incremento del tasso di scolarità universitaria ed auspicabile che tale incremento
consenta di recuperare il distacco dai paesi tecnologicamente più avanzati.
e) Incremento dei tassi di scolarità
Tab.4: Tassi di scolarità universitaria in Lombardia, incrementi medi annui
periodo
TsU/a
TsU/c
1971-1981
0,46
0,71
1981-1987
0,81
0,52
1971-1987
0,59
0,64
Il TsU/c è cresciuto rapidamente nei primi anni ‘70 (a seguito della liberalizzazione degli
accessi all'università) e molto più lentamente dal '76 ad oggi. Estrapolando al 2011 gli
incrementi medi annui registrati dal '71 all'87 e dall'81 all'87, il Ts/c risulta pari rispettivamente
a 38,98 e 36,16.
f) Immatricolazione all'università in Lombardia
Tab.5: Lombardia: tassi di immatricolazione all'università
Legenda:
A = Popolazione residente in Lombardia in classe di età 19 anni
B = Diplomati nelle scuole secondarie superiori della Lombardia
C = Matricole nelle università lombarde
Anno
1971
1976
1981
1982
1983
1984
1985
1986
1987
1988
1989
A
110.967
114.303
133.484
139.690
148.599
147.969
147.748
141.768
139.344
140.105
134.026
B
36.256
44.085
45.580
45.347
49.074
50.954
54.333
55.698
59.230
59.192
C
19.623
29.038
28.150
30.447
33.527
34.737
34.421
35.736
37.739
41.453
41.796
B/A
32,67
38,57
34,15
32,46
33,02
34,44
36,77
39,29
42,51
42,25
C/A
17,68
25,40
21,01
21,80
22,56
23,48
23,30
25,21
27,08
29,59
31,18
C/B
54,12
65,87
61,76
67,14
68,32
68,17
63,35
64,16
63,72
70,03
Tab.5/1: Lombardia: incrementi medi annui dei tassi
B/A
C/A
C/B
1971-1981
0,15
0,33
0,76
1981-1987
1,39
1,01
0,32
1971-1987
0,61
0,59
0,60
Il tasso di immatricolazione all'università è sempre maggiore del corrispondente tasso di
scolarità (a causa degli abbandoni) e dal 1981 cresce più rapidamente (quasi il 2% annuo dal
1985 al 1989), sia perché aumenta la percentuale di diplomati, sia perché aumenta la
percentuale di diplomati che proseguono gli studi (fenomeno che sarà accentuato
dall'istituzione dei diplomi universitari).
g) Scuole Secondarie Superiori in Lombardia
Tab.6: Lombardia: iscritti alle Scuole Secondarie Superiori (SSS) e tassi di scolarità
Legenda
A = Popolazione residente in Lombardia in classe di età 14-18 a.
B = Iscritti alla Scuola Secondaria Superiore in Lombardia
C = Popolazione residente in Lombardia in classe di età 14 anni
D = Iscritti al primo anno della SSS in Lombardia
Anno
1971
1976
1981
1982
1983
1984
1985
1986
1987
A
552.732
622.220
723.013
723.189
714.733
699.957
686.721
678.231
669.514
B
227.026
310.943
356.554
359.792
367.386
372.209
381.616
389.697
399.254
B/A%
41,07
49,97
49,31
49,75
51,40
53,18
55,57
57,46
59,63
C
112.078
129.334
140.891
138.192
139.397
133.491
133.723
131.663
129.658
D
67.821
89.053
100.503
101.258
106.602
107.405
110.294
112.395
114.672
D/C%
60,51
68,86
71,33
73,27
76,47
80,46
82,48
85.37
88,44
Tab.6 /1: Lombardia: incrementi medi annui dei tassi
B/A%
D/C%
1971-1981
0,82
1,08
1981-1987
1,72
2,85
1971-1987
1,16
1,75
Il tasso di scolarità nelle Scuole Secondarie Superiori negli ultimi anni cresce più rapidamente
del tasso di scolarità universitaria; ancora più rapida è la crescita del tasso di iscrizione al
primo anno delle SSS (3,03% dal 1982 al 1987) che si sta spontaneamente avvicinando alla
situazione che si avrà fra qualche anno con l'estensione dell'obbligo scolastico al primo
biennio della SSS (si potrà procrastinare dopo il '92 una riforma da tempo attesa che adegua il
nostro sistema scolastico a quello degli altri paesi europei?). E' attendibile che questi
incrementi si ripetano nei prossimi anni per la scolarità universitaria.
h) Selezione nella Scuola Secondaria Superiore
Tab.7: Lombardia, speranza di diploma
Legenda
A = Iscritti al primo anno delle SSS in Lombardia
B = Diplomati e licenziati nelle SSS in Lombardia
Anno
1971
1976
1981
1982
1983
A
67.821
89.053
100.503
101.258
106.602
anno
1976
1981
1986
1987
1988
B
44.085
45.580
55.698
59.230
59.192
B/A%
65,00
51,18
55,42
58,49
55,52
L'incremento del tasso di scolarità universitaria (fino ai valori ipotizzati) dipenderà più
dall'efficienza del sistema scolastico nelle SSS (con riduzione degli abbandoni) che
dall'aumento della percentuale di studenti che proseguono gli studi nelle SSS stesse (gli iscritti
al primo anno sono già lo 88% della classe di età).
i) Selezione nell'Università
Tab.8: Lombardia, speranza di laurea
Legenda
A = matricole
B = laureati
Anno
1971
1976
1981
1982
A
19.623
29.038
28.150
30.447
anno
1976
1981
1986
1987
B
8.731
9.886
11.496
11.926
B/A%
44,49
34,05
40,84
39,16
Anche aumentando i tassi di scolarità resta il problema di migliorare la produttività del sistema
universitario, inferiore a quella della maggior parte degli altri paesi europei (l'istituzione del
primo livello di laurea dovrebbe produrre una diminuzione degli abbandoni).
l) Conclusioni
In coerenza con le considerazioni fatte, sono ipotizzati due differenti scenari basati su due
ipotesi di tasso di scolarità al 2011.
Prima ipotesi
• TsU/c nel 2011 = 40%
• incremento medio annuo del TsU/c = 0,685
• TsU/a corrispondente nel 2011 = 17,65
Questa stima è costruita in pratica estrapolando l'incremento del tasso di scolarità del periodo
1971-1987.
Seconda ipotesi
• TsU/c nel 2011 = 50%
• incremento medio annuo del TsU/c = 1,09
• TsU/a corrispondente nel 2011 = 22,06
Questa stima è coerente con l'obbiettivo di annullare il differenziale fra il tasso di scolarità della
Lombardia e quello dei paesi concorrenti (il cui conseguimento dipende dalle politiche adottate
in materia di istruzione superiore ed universitaria) ed è coerente con gli incrementi dei tassi di
immatricolazione all'università e di iscrizione al primo anno delle SSS verificati dal 1981 e in
particolare negli ultimi 5 anni.
3.
DISTRIBUZIONE DEGLI STUDENTI ISCRITTI NELLE UNIVERSITA' LOMBARDE
3.1
STUDENTI ISCRITTI NELLE UNIVERSITÀ LOMBARDE
Tab.9: Studenti iscritti nelle università lombarde, valori assoluti
Sede
1971
1976
1981
1986
Milano
72.507
98.445
106.848
128.556
• Statale
33.589
59.358
61.125
67.535
• Politecnico
12.950
18.523
21.363
29.651
• Bocconi
4.329
4.226
6.479
9.797
• Cattolica
20.089
13.734
15.508
18.951
• Iulm
1.550
2.604
2.373
2.622
Bergamo
1.002
1.538
2.369
3.809
Brescia
644
2.875
2.340
6.484
• Statale
644
1.438
1.004
5.074
• Cattolica
0
1.437
1.336
1.410
Pavia
11.393
16.694
18.038
18.627
Totale
85.546
119.552
129.595
157.476
N.B.: I dati relativi al 1986, desunti da fonte Istat, differiscono dagli analoghi della tab.2
desunti da Monaci (Cdrl), cit..
Tab.10: Studenti iscritti alle università lombarde, valori percentuali
Sede
1971
1976
1981
1986
Milano
84,76
82,34
82,45
81,64
• Statale
46,32
60,30
57,21
52,53
• Politecnico
17,86
18,82
20,00
23,07
• Bocconi
5,97
4,29
6,06
7,62
• Cattolica
27,71
13,95
14,51
14,74
• Iulm
2,14
2,64
2,22
2,04
Bergamo
1,17
1,29
1,83
2,42
Brescia
0,75
2,40
1,81
4,12
• Statale
100,0
50,01
42,91
78,25
• Cattolica
0,0
49,99
57,09
21,75
Pavia
13,32
15,09
13,92
11,83
N.B.: le percentuali in corsivo sono riferite al totale degli iscritti nella singola sede
universitaria, fatto uguale a 100
3.2
SCENARIO MACROURBANISTICO
Lo scenario macrourbanistico per lo sviluppo dell'università in Lombardia è costituito da città
policentrica lombarda. L'opzione più coerente con lo scenario macrourbanistico prospettato è
quella descritta nel 1° capitolo che prevede la realizzazione di un sistema universitario
policentrico, con :
• ampliamento degli atenei esistenti nei capoluoghi delle province con circa un milione di
abitanti;
• conferma dell'università pavese, per consolidate ragioni storiche;
• istituzione di università residenziali con forte specializzazione in quelle situazioni (Sondrio,
ma anche Cremona e Mantova) nelle quali non sia possibile conseguire adeguate
economie di scala, ma non si voglia rinunciare alle sinergie che solo l'università riesce ad
offrire.
Nelle stime che seguono, ai fini del dimensionamento della capacità insediativa delle aree da
destinare all'università, non sono considerate le "università residenziali" perché attendibilmente
avranno un numero di iscritti limitato.
3.3
ORIGINE DEGLI STUDENTI
Tab.11: Università con sede in Milano: studenti iscritti nell'a.a. 1984/85 per luogo di
residenza, valori percentuali
Fonte: Cdrl, a cura di G. Monaci, Il sistema universitario lombardo fra formazione e ricerca
finalizzata, Angeli, Milano 1990;
Lombardia
• Milano
• Bergamo
• Brescia
• Como
• Cremona
• Mantova
• Pavia
• Sondrio
• Varese
Piemonte
Resto d'Italia
89,04%
62,61%
5,13%
3,17%
6,68%
1,69%
0,28%
1,19%
0,97%
7,68%
4,58%
6,02%
La quasi totalità (94% circa) degli studenti delle Università milanesi risiede in Lombardia o
nelle province di Novara e Piacenza; la grande maggioranza risiede in provincia di Milano;
poco più del 26% risiede nelle province con circa un milione di abitanti (Bergamo, Brescia,
Como, Varese, Novara).
3.4
IPOTESI E CRITERI ASSUNTI PER LA STIMA AL 2011
La distribuzione degli studenti fra sedi ed università dipende oltre che, come ovvio, dalla
istituzione di università, facoltà, corsi di laurea nuovi, dalle attese di occupazione (oggi
maggiori per ingegneria ed economia, il peso percentuale dei cui iscritti tende a crescere),
dalla qualità dell'offerta didattica e dalla politica delle iscrizioni (numero aperto o chiuso); ad
esempio:
• Che effetto avrà sulle altre sedi la realizzazione del piano di espansione della Bocconi, che
attualmente pratica il numero chiuso e che prevede in futuro di passare da 10.000 a
15.000 iscritti?
• Che effetto avrà sulle altre sedi l'istituzione di un corso di laurea in economia presso
l'Università degli Studi di Milano?
Le stime che seguono non cercano di prevedere gli effetti delle attese di occupazione e della
concorrenza fra università (ciascuna giocherà le sue carte); offrono ai "decisori" una base di
valutazione quantificando gli effetti dei quattro diversi scenari di seguito descritti:
A. TsU/c = 40%; ripartizione percentuale degli iscritti fra sedi universitarie e fra le università
milanesi uguale a quella del 1986, con le sole correzioni necessarie per tener conto dei
nuovi corsi di laurea istituiti dal "Piano di sviluppo delle università italiane per il quadriennio
1986ù90".
B. TsU/c = 50%; ripartizione percentuale degli iscritti fra sedi universitarie e fra le università
milanesi come allo scenario A.
C. TsU/c = 40%; ripartizione percentuale degli iscritti fra sedi determinata assegnando ad ogni
sede provinciale, in aggiunta alle quote percentuali del 1986, il 75% della quota di iscritti
nel 1984 alle università milanesi con origine nella provincia; ripartizione percentuale degli
iscritti alle università milanesi uguale a quella del 1986.
D. TsU/c = 50%; ripartizione percentuale degli iscritti fra sedi universitarie e fra le università
milanesi come allo scenario C.
Tab.12: Ripartizione degli studenti fra le sedi e le università milanesi, ipotesi A, B, C, D
sedi e
%
studenti iscritti
%
studenti iscritti
università
A
B
C
D
Totale
100,0 146.000
182.000
100,0 146.000
182.000
Milano
80,0 116.800
145.600
67,0 97.820
121.940
• Statale
52,0 60.736
75.712
52,0 50.866
63.409
• Politecnico 23,0 26.864
33.488
23,0 22.499
28.046
• Bocconi
8,0
9.344
11.648
8,0
7.826
9.755
• Cattolica 15,0 17.520
21.840
15,0 14.673
18.291
• Iulm
2,0
2.336
2.912
2,0
1.956
2.439
Varese
0,9
1.314
1.638
5,0
7.300
9.100
Como
0,7
1.022
1.274
4,5
6.570
8.190
Bergamo
2,4
3.504
4.368
6,0
8.760
10.920
Brescia
4,5
6.570
8.190
6,5
9.490
11.830
Pavia
11,5
16.790
20.930
11,0 16.060
20.020
4.
STIMA DELLA DOMANDA DI INSEDIAMENTI DELL’UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI
MILANO
Nella tabella che segue è Stimata la domanda di insediamenti dell’Università degli Studi
applicando alle previsioni di popolazione studentesca di cui alle ipotesi "C" e "D" della tab.12
gli stessi parametri (mq/studente) utilizzati dall’Università Statale per stimare il proprio
fabbisogno nel 1989. Ai fini del dimensionamento della domanda insediativa, diversamente
dalle precedenti tabelle, sono considerati solo gli studenti in corso (con esclusione quindi dei
fuori corso) e non sono considerati gli studenti di medicina (vedi successivo punto "d").
Tab.13: Stima della domanda di espansione dell'Università degli Studi di Milano nel
2011
Legenda
studenti = studenti in corso iscritti all'Università degli Studi di Milano nel 2011
mq/stud = dotazione di superficie netta di pavimento per studente
Sn tot. = domanda totale di superficie netta di pavimento
Sn es. = superficie netta di pavimento esistente
Sn int. = domanda integrativa di superficie di pavimento
Studenti
Ipotesi C
Polo umanistico
21.750
Scienze M.F.N.
8.430
Farmacia
1.570
Agraria
1.180
Med. Veterinaria
1.180
Rettorato (stima Università Statale)
Totale
34.110
Ipotesi D
Polo umanistico
27.110
Scienze M.F.N.
10.510
Farmacia
1.950
Agraria
1.470
Med. Veterinaria
1.470
Rettorato (stima Università Statale)
Totale
42.510
mq/stud
Sn tot.
Sn es.
Sn int.
4,75
14,00
14,00
14,00
14,00
103.300
118.000
22.000
16.500
16.500
32.000
308.300
36.300
70.800
13.900
20.000
17.300
16.700
175.000
67.000
47.200
8.100
0
0
15.300
137.600
4,75
14,00
14,00
14,00
14,00
128.800
147.100
27.300
20.600
20.600
32.000
376.400
36.300
70.800
13.900
20.000
17.300
16.700
175.000
92.500
76.300
13.400
600
3.300
15.300
201.400
Le stime sono fatte sulla base dei criteri e delle ipotesi di seguito illustrati.
a) Le ipotesi C e D corrispondono alle ipotesi C e D di distribuzione degli studenti nelle
università lombarde, di cui alla precedente tab.12.
b) Il numero di studenti in corso è considerato pari al 75% degli studenti totali (percentuale
leggermente superiore a quelle registrate negli ultimi anni, oscillanti fra il 70 ed il 73%).
c) Il polo umanistico comprende le facoltà di Giurisprudenza, Scienze Politiche (compreso
l'istituendo corso di laurea in Economia), Lettere e Filosofia.
d) La ripartizione percentuale degli studenti fra le Facoltà è stimata pari (salvo
arrotondamenti) a quella del 1988; non sono riportati i calcoli relativi alla Facoltà di
Medicina, perché costituisce un problema insediativo particolare, non oggetto del presente
studio.
e) La dotazione di superficie netta per studente è uguale a quella utilizzata dall'Università
Statale per le proprie stime; per il polo umanistico la dotazione è media fra quelle calcolate
rispettivamente per le Facoltà di Giurisprudenza e Scienze Politiche e per la Facoltà di
Lettere e Filosofia.
In conseguenza della prevista riduzione del numero di iscritti le stime di Sn int. al 2011
risultano inferiori alle stime di fabbisogno al 1990 fatte dall'Università Statale, come risulta dal
prospetto che segue:
Tab.14: Confronto fra domanda attuale di Sn int. e domanda stimata al 2011
Sn int.:
stima al 1990
stima al 2011
ipotesi C
ipotesi D
Polo umanistico
122.000
67.000
92.500
Scienze M.F.N.
96.900
47.200
76.300
Farmacia
17.200
8.100
13.400
Agraria
3.000
0
600
Med.Veterinaria
6.000
0
3.300
Rettorato
15.300
15.300
15.300
Totale
260.400
137.600
201.400
Nelle valutazioni che seguono sulle risorse territoriali da destinare all'espansione
dell'Università degli Studi è fatto riferimento all'ipotesi D. Per la valutazione della capacità
insediativa delle aree la domanda è espressa in superficie lorda, anziché netta, di pavimento
(Slp) per analogia con gli strumenti urbanistici vigenti; di conseguenza i valori stimati per la Sn
sono incrementati di circa il 10%, come risulta dal prospetto che segue:
Tab.15: Università degli Studi, domanda integrativa di Slp, stima al 2011
Polo umanistico
Slp mq 101.800
Scienze M.F.N.
Slp mq 84.900
Farmacia
Slp mq 14.700
Agraria
Slp mq
700
Med. Veterinaria
Slp mq
3.600
Rettorato
Slp mq 16.800
Totale
Slp mq 222.530
5.
LE UNIVERSITA' MILANESI DESIDERANO AMPLIARE LE PROPRIE SEDI
Tutte e cinque le università milanesi hanno dichiarato il proprio desiderio di espansione, per
ovviare ai disagi creati dalla scarsità delle risorse edilizie attuali.
Le maggiori Università private (Bocconi e Cattolica), in attesa di una soluzione, hanno fatto
fronte alle difficoltà col "numero chiuso".
Le università pubbliche hanno dotazioni di spazi per studente miserevoli; nelle condizioni
attuali l'assenza quotidiana di gran parte degli studenti è il presupposto indispensabile del loro
funzionamento.
6.
DIBATTITO URBANISTICO SULL'UNIVERSITA' MILANESE
Il boom delle iscrizioni nei primi anni 70, poi proseguito fino ad oggi, aveva imposto
all'attenzione di tecnici ed amministratori il problema dell'espansione degli insediamenti
universitari milanesi.
Il PIM in uno studio del 1972 ("Proposte per l'Università nell'area metropolitana milanese")
progettava l'istituzione di sei nuove sedi universitarie decentrate nei comuni dell'hinterland o
all'estrema periferia urbana (Monza, zona Groane, Cusago, Gratosoglio, Lodi , Gorgonzola); la
proposta era finalizzata alla distribuzione di "effetto città" nella periferia metropolitana ed al
decongestionamento del centro urbano.
Nelle "Proposte per un piano dell'Università in Lombardia" (del 1973) l'assessore regionale
Hazon criticando la scelta del PIM (alla quale contrapponeva la prioritaria realizzazione di
università nei capoluoghi di provincia) progettava un nuovo Politecnico a Gorgonzola, il
trasferimento di Agraria e Veterinaria a Lodi, il trasferimento di Medicina col Policlinico al
Ronchetto delle Rane (nome maleaugurante), una seconda facoltà di Medicina nell'est
milanese, oltre a ristrutturazioni ed ampliamenti delle sedi esistenti. Queste previsioni erano
sostanzialmente ed unanimemente confermate nella relazione (avente lo stesso titolo) redatta
dalla V commissione del Consiglio Regionale, 1975.
Il PIM (confermando le previsioni regionali) aggiustava il tiro nella bozza di piano del '75 ed in
quella dell'80, che prevedeva: secondo Politecnico a Gorgonzola, facoltà di Medicina e nuovo
Policlinico al Ronchetto delle Rane (sempre lì) e, nell'attesa, l'articolazione della facoltà di
medicina stessa in 5 poli ospedalieri (convenzionandosi con gli ospedali, come poi è stato
fatto, con esiti positivi); Agraria e Veterinaria a Lodi; nessuna espansione per le facoltà
umanistiche della Statale, che già stavano acquisendo alcuni edifici nel centro storico.
Nella cultura urbanistica di quegli anni erano emerse alcune proposte alternative, che val qui la
pena di ricordare per il filo che le lega ad alcune delle attuali decisioni dell'Amministrazione
Comunale: un gruppo di docenti della Facoltà di Architettura (Canella, Acuto, Cristofellis, Di
Maio, Fiorese, Bonaretti, Bordogna, Fosso, Semino), nel contesto di un lavoro di ricerca su “La
periferia storica nella costruzione metropolitana” proponeva una riarticolazione dell’università
milanese ne territorio in relazione con i luoghi della massima accessibilità, in particolare
periferici, e con gli storici bacini produttivi (oppure con luoghi particolarmente suscettibili di
utilizzare sinergie con l’università). Il “dipartimento tecnologico”, oltre che a Città Studi, veniva
proposto, per quanto riguardava la ricerca applicata, a Sesto S. Giovanni, a Legnano e a
Bovisa; il dipartimento della creatività veniva proposto a Vittoria; a Piazzale Loreto veniva
proposta una torre (per aule di massa e laboratori) come porta d’accesso all’hinterland
dell’Università e dell’istruzione superiore milanesi; ecc. 3
Quelle idee (in particolare Politecnico a Bovisa e Statale a Vittoria) rielaborate anche in
relazione alla decisione dell'Amministrazione Comunale di realizzare il Passante Ferroviario,
sono riproposte negli anni successivi tanto nell'attività didattica che nel dibattito urbanistico.
7.
PREVISIONI URBANISTICHE DEL COMUNE DI MILANO
Il PRG di Milano adottato nel '76 non destinava 1 mq all'espansione dell'università, nonostante
si fosse già manifestata una situazione di disagio che si aggravava di anno in anno.
Questa previsione dell'Amministrazione Comunale era coerente con le ipotesi di
decentramento dell'università milanese nell'area metropolitana formulate a più riprese dal PIM
e dalla Regione.
3
Cfr. a cura dei docenti citati:
"La periferia storica nella costruzione metropolitana, fascicoli monografici di Edilizia popolare, n. 135
marzo-aprile 1977 e n. 141 marzo-aprile 1978.
• Politecnico di Milano: ricerche sulla riorganizzazione degli insediamenti universitari, in Casabella, n.
423 marzo 1977, pp 52-53.
•
Il Piano Direttore del Progetto Passante del 1984, pur continuando a rimuovere il problema
dell'espansione delle sedi universitarie, ebbe il grande merito di proporre una riorganizzazione
della "geografia" degli insediamenti fondata sul trasporto pubblico su ferro e di individuare
l'occasione creata dalla dismissione dell'armatura industriale d'inizio secolo, tutta appoggiata
sul ferro. questo punto di vista ridava ruolo "strategico" alle aree site in fregio al Passante e
occupate da industrie e grandi impianti, dismesse o in via di dismissione, fra queste Bovisa e
Vittoria.
Nella seconda metà degli anni '80 l'Amministrazione Comunale, con decisioni successive, ha
modificato le previsioni relative agli insediamenti universitari, proponendo la realizzazione di
nuove sedi all'interno dei confini della città di Milano:
•
Nel gennaio 1987 il programma amministrativo della nuova Giunta Municipale (giunta di
sinistra presieduta dal sindaco Pillitteri) ha proposto Politecnico a Bovisa; la conseguente
variante al PRG (che destina all'università una Slp di 270.000 mq sull'area dei gasometri) è
stata adottata nel marzo '90 4.
•
Nel luglio '87, a conclusione di un iter iniziato due anni prima con il concorso internazionale
promosso dalla "Industrie Pirelli s.p.a.", il Consiglio Comunale ha adottato la variante al
PRG relativa alle aree di Pirelli Bicocca, che destina alla formazione universitaria 40.000
mq di Slp nel contesto di un polo tecnologico.
•
Nel 1989 lo IULM ha presentato il progetto per la propria nuova sede alla Barona, vicino
alla stazione Romolo della MM2 (con Slp pari a 22.582 mq, destinata a 6.500 studenti
circa).
•
Nel marzo '90 il Comune ha approvato una convenzione quadro con la Bocconi che
prevede la riorganizzazione della sede della Bocconi stessa con riuso delle aree ex SGEA
di v.le Bligny (all'incremento di Slp, pari a 80.000 mq, corrisponde una capacità insediativa
totale di 15.000 studenti circa).
•
Nell'aprile '91 il programma amministrativo dell'attuale Giunta Municipale ha proposto un
nuovo insediamento dell'Università degli Studi sulle aree occupate dallo scalo ferroviario di
Porta Vittoria e dal Macello Comunale; la proposta è fondata su una ricerca (G. Fiorese, M.
De Carli, D. Ferrazza, Dipartimento Progettazione dell'architettura, Politecnico di Milano;
"Milano Porta Vittoria: attendibili trasformazioni e proposte di intervento") che stima
domanda di espansione delle Statale e capacità insediativa dell'area.
8.
CONFRONTO FRA DOMANDA DI INSEDIAMENTI UNIVERSITARI E PREVISIONI
URBANISTICHE
Ai fini della stima della domanda di capacità insediativa è assunta come ipotesi obbiettivo
quella contrassegnata dalla lettera D (tasso di scolarità elevato, decentramento dell'università
nella regione), tab. 12, cap. 3.
8.1
POLITECNICO
La capacità insediativa della variante è dimensionata per 15.000 studenti (Slp pari a 270.000
mq, sulla base di uno standard di 18 mq studente); gli iscritti attuali (AA 89/90) sono 37.000; gli
iscritti stimati al 2010 sono 28.000; la Slp in uso attualmente a Città Studi è pari a circa mq
114.000, cui potrebbero aggiungersi mq 30.000 nel Campus Bassini e mq 10.000 circa con
ampliamenti degli edifici esistenti (in parte in corso di esecuzione).
4
Mentre la maggior parte degli interventi è ancora sulla carte, in questo caso è iniziata l’attuazione: a
Bovisa, nel 1989, la Facoltà di Architettura, guidata dal Preside Stevan, ha insediato un suo caposaldo,
occupando in comodato (poi acquistando) un capannone in via La Masa.
Il nuovo insediamento previsto è quindi sufficiente per soddisfare la domanda stimata solo se
si utilizza come parametro / obbiettivo uno standard mq/studente molto inferiore a quello
calcolato per Bovisa, ma comunque più che doppio rispetto a quello attuale di Città Studi (si
tratterebbe eventualmente, se si volesse in futuro raggiungere quell'obbiettivo, e nel caso in
cui non si realizzino insediamenti nell'hinterland, di lasciare fra Bovisa e Quarto Oggiaro un
qualche spazio di riserva per l'Università e di verificare le residue possibilità di ampliamento a
Città Studi).
8.2
BOCCONI
La convenzione quadro prevede un incremento di Slp pari a 80.000 mq che sommati ai 50.000
esistenti porterebbero la capacità insediativa a 13-15.000 studenti (con uno standard
compreso fra 8,5 e 10 mq/studente).
L'espansione è certamente sufficiente per dare servizio adeguato alla popolazione
studentesca prevista dalla Bocconi. Sono sorte perplessità sulla scelta ubicazionale a causa
dell'opposizione del Consiglio di Zona. Probabilmente converrà diminuire le quantità previste
sull'area ex SGEA e trasferire quote di Slp al di là di v.le Toscana (magazzini comunali e OM,
nel caso in cui quest'ultima azienda dichiari disponibilità al trasferimento totale o parziale delle
produzioni).
8.3
CATTOLICA
Non sono conosciuti programmi di espansione della Cattolica in Milano; trattandosi di
università privata può gestire la congestione col numero chiuso.
Sul lungo periodo, nel caso in cui fosse manifestato un interesse all'espansione, si può
ipotizzare una riconversione della caserma S. Ambrogio (e comunque nel caso in cui il
demanio prevedesse la ventilata dismissione delle caserme site in zone centrali dovrebbe
essere valutata la ridestinazione della S. Ambrogio all'università).
8.4
IULM
L'insediamento previsto ha capacità insediativa pari a circa il doppio dell'utenza attuale (e di
quella prevedibile).
8.5
UNIVERSITÀ DEGLI STUDI
8.5.1
POSSIBILE ARTICOLAZIONE IN SEDI DEI NUOVI INSEDIAMENTI DELL'UNIVERSITÀ
DEGLI STUDI
Facoltà di Medicina e Chirurgia
Secondo una logica insediativa ormai consolidata la distribuzione dei nuovi insediamenti della
Facoltà di Medicina e Chirurgia sarà correlata con le localizzazioni del sistema ospedaliero :
Policlinico, S. Paolo, Sacco, S. Raffaele, Monza, ecc..
È stata fatta, da varie fonti, la (condivisibile) proposta di decentrare in tutto od in parte il
Policlinico (in particolare le degenze) a Rogoredo (ex Redaelli); la Variante al Prg di Rogoredo
(adozione marzo 1990) destina un'area per grandi funzioni urbane. In questo contesto
(Policlinico e Rogoredo) potrebbe essere soddisfatta anche la domanda del Corso di laurea in
odontoiatria (stimata attualmente dall'U.d.S. pari a 10.000 mq di Slp).
La contestuale riorganizzazione dell'attuale insediamento del Policlinico potrebbe comportare
anche il riuso di edifici pubblici finitimi (in particolare della caserma di via Lamarmora).
Facoltà di Giurisprudenza, Scienze politiche (con istituendo Corso di laurea in
Economia), Lettere e Filosofia (con istituendo Corso di laurea in Psicologia)
Conviene ubicare in un'unica sede la maggior parte dei nuovi insediamenti (domanda stimata
al ventennio circa 100.000 mq di Slp); sedi minori possono essere localizzate nell'intorno di via
Festa del Perdono, con riuso di edifici pubblici esistenti (Uffici elettorali di corso di P.ta
Romana; Caserma di via Lamarmora, in alternativa al suo accorpamento nel Policlinico).
Facoltà di Scienze Naturali (con istituendo Corso di laurea in Scienze dell'ambiente e
del territorio)
Conviene ubicare in un'unica sede la maggior parte dei nuovi insediamenti (domanda stimata
al quindicennio circa 77.500 mq di Slp). Per il Corso di laurea in Scienze dell'ambiente e del
territorio è stata prospettata una localizzazione particolare, a Tecnocity, Pirelli Bicocca.
Facoltà di Farmacia, Agraria e Medicina veterinaria
È sicuramente opportuno che ciascuna di queste facoltà rimanga accorpata (in nuove sedi o
recuperando spazi a Città Studi, nel contesto di una generale riorganizzazione delle sedi delle
facoltà scientifiche. La domanda di Slp stimata al decennio per nuovi insediamenti è pari a
circa mq 14.700 per Farmacia, 700 per agraria e 3.600 per Medicina veterinaria. È opportuno
che le eventuali nuove sedi siano integrate con quelle di Scienze M.F.e N. e/o Medicina.
Facoltà di comunicazione e spettacolo
Un'istituzione universitaria che riorganizzasse l'offerta pubblica nel campo dell'istruzione per la
comunicazione e lo spettacolo troverebbe sede opportuna nel prospettato "polo
cinematografico televisivo" dell'Ansaldo.
8.5.2
CONSEGUENTI INDICAZIONI PER L'ARTICOLAZIONE DELLE SEDI
Fatti salvi il sistema insediativo della Facoltà di Medicina e Chirurgia e la proposta Facoltà di
comunicazione e spettacolo, converrà ubicare i nuovi insediamenti dell'Università degli Studi in
una o due ("polo scientifico" e "polo umanistico") sedi principali (per facilitare la formazione di
piani di studio liberi da parte degli studenti), con possibilità di sedi decentrate minori in
relazione a particolari opportunità ubicazionali offerte da risorse territoriali che si rendessero
disponibili (in particolare nell'intorno di via Festa del Perdono, in contesti che consentano la
reale integrazione di attività di ricerca e di produzione innovative, o comunque in luoghi con
capacità insediativa tale da accogliere almeno una Facoltà od un corso di laurea).
8.5.3
VALUTAZIONE DELLE UBICAZIONI PROPOSTE
Vittoria ha capacità sufficiente (fino a 140.000 mq si Slp destinabile all’Università) per
insediare il nuovo Polo umanistico e il Rettorato, anche nell’ipotesi (non auspicata) di
attuazione dello scenario “B” di cui alla Tab. 12 del cap. 3 (tasso di scolarità elevato senza
decentramento dell’università nella Regione.
Bicocca può ospitare parte del polo scientifico (45.000 mq di Slp, la quasi totalità della
domanda stimata nell’ipotesi bassa)
9.
IL SISTEMA UNIVERSITARIO MILANESE FRA CITTA' METROPOLITANA E CITTA'
POLICENTRICA LOMBARDA
Gli interventi proposti dall'Amministrazione Comunale negli ultimi anni, in tempi diversi, di
propria iniziativa o recependo iniziative altrui, in apparenza senza un piano, configurano un
nuovo assetto complessivo del sistema universitario milanese, che ribalta radicalmente la
"filosofia" che aveva improntato tutti i precedenti progetti del PIM, fatti propri dal comune col
PRG del '76.
E' un assetto coerente con gli obbiettivi di riorganizzazione del territorio di Milano, della città
metropolitana, di città policentrica lombarda? Crediamo di sì (sostanzialmente, salvo qualche
sfumatura, e non solo sfumatura).
L'originaria proposta del PIM, quella del '72, che prevedeva sei nuove sedi universitarie
nell'hinterland, ciascuna con ridotto bacino d'utenza, una specie di licealizzazione
dell'università, perseguiva con chiarezza l'obbiettivo di distribuire "effetto città" nella periferia
metropolitana. Ma non teneva conto (come faceva rilevare anche il "piano Hazon") delle
priorità (il decentramento nei capoluoghi di provincia); e fin qui poco male, si sarebbe trattato
di rinviare l'attuazione, ma si sarebbero potute vincolare le aree. Non teneva conto delle
economie di scala (quante facoltà milanesi sono frazionabili realisticamente in sette diverse
sedi?). Non teneva conto dell'auspicabile funzionamento a sistema dell'università in città
policentrica lombarda, dell'opportunità di organizzare le diverse sedi in un regime di
accessibilità che consenta allo studente reali possibilità di scelta, minimizzando il differenziale
di costi creato dalle distanze.
Le successive proposte di decentramento nell'hinterland di alcune sedi sdoppiate (via via
ridotte, con sempre maggior realismo economico, a Politecnico a Gorgonzola) avevano perso
per strada lo scopo iniziale (la "licealizzazione" dell'università) mantenendo solo i disagi creati
dal decentramento, la difficile accessibilità con mezzi pubblici dall'insieme dell'area
metropolitana (compresa Gorgonzola accessibile con mezzo pubblico solo dai comuni siti sulle
celeri dell'Adda) che avrebbe comportato (con effetto congestivo e inquinante) uno
spostamento di quote consistenti di utenza su mezzo privato (di un'utenza che peraltro non
sempre dispone di mezzo privato).
Gli interventi previsti negli ultimi anni configurano un sistema con una sua accettabile
coerenza; non hanno tutti uguale valenza:
•
•
•
Nel caso della Bocconi si tratta solo di un ampliamento della sede esistente.
Politecnico a Bovisa e polo umanistico della Statale a Vittoria sono siti su stazioni
d'ingresso del passante ferroviario, quindi sulla rete metropolitana regionale; IULM a
Romolo è servita dalla MM 2 e da una stazione della cintura ferroviaria interessata in un
(lontano?) futuro dal proposto secondo passante ferroviario; si tratta di localizzazioni
coerenti con l'auspicata riorganizzazione di città policentrica lombarda (un'organizzazione
guidata dalla geografia del "ferro", che impone di localizzare lungo la rete metropolitana
regionale e urbana le destinazioni dei grandi spostamenti); si può dire che si tratta di
localizzazioni "ottime".
Il polo scientifico della Statale a Bicocca, per quanto servito dalla stazione Greco delle FS,
costituisce una localizzazione un po' anomala, perché si tratta di un ramo ferroviario non
interessato dal servizio passante (e recuperabile a questo servizio solo con interventi molto
costosi, oggi non previsti) e di un'ubicazione attualmente scarsamente servita dal trasporto
urbano su ferro. Non a caso il recupero di Tecnocity (come di Montecity) nella rete del
ferro è oggetto di tutte le proposte di piano dei trasporti. Non si tratta di ubicazione ottima;
però, sporcandosi le mani col tempo, oggi riteniamo che questa decisione vada portata a
compimento con coerenza (e con i suoi costi) a sostegno di un'esperienza particolare (polo
tecnologico) ed in funzione di una possibile riorganizzazione della periferia nord della città
storica (con un sistema di luoghi centrali, Marelli, Bicocca, Niguarda, Bovisa, Quarto
Oggiaro sud, Certosa, uniti dal servizio metropolitano urbano, grosso modo la linea di
trasporto innovativo prevista dal piano dei trasporti del 1990, l'unica, fra quelle, utile alla
città).
Le localizzazioni proposte impongono comunque una correlata politica del trasporto pubblico:
sia a Bovisa che a Vittoria si dovrà dare anche servizio metropolitano urbano (col tempo,
quando la capacità finanziaria lo consenta, ma prevedendolo fin da ora nel disegno della rete).
Il sistema di interventi deciso (sulla carta per ora) dall'Amministrazione Comunale mette la
parola fine alle proposte di sedi universitarie decentrate nell'hinterland? Crediamo di no.
I numeri (il confronto fra risorse territoriali destinate e domanda stimata) lasciano un qualche
spazio per nuove localizzazioni, non per università complete, ma per interventi particolari,
funzionali a certe situazioni, laddove le comunità locali aspirino a maggior uso di città ed ad
una identità di città; pensiamo alla valle dell'Olona (la conurbazione di Gallarate, Busto,
Legnano, Castellanza, a cavallo di due province) dove già è stata istituita l'università Carlo
Cattaneo, in una fabbrica dismessa; pensiamo a Monza, che da tempo si pone problemi di
identità (e quando vuol farsi provincia sono problemi mal posti).
10.
NUOVI DIPARTIMENTI, NUOVE UBICAZIONI?
Le previsioni del Piano Quadriennale dell'università 86/90 hanno dato un impulso decisivo alle
nuove localizzazioni (dove ubicare scienze ambientali, dove ubicare economia, in una Statale
che scoppia?).
Nuovi corsi di laurea proposti, nuove Facoltà potranno essere accolte dalle nuove sedi
previste; gli studenti son sempre quelli, come numero, potrà cambiare la ripartizione.
Ma un nuovo dipartimento un nuovo corso di laurea, che ancora non ci sono ,di cui non si
parla abbastanza , perché son materie di scarsa tradizione accademica, potrebbero
domandare una nuova ubicazione , peraltro già pronta: si tratta del dipartimento dello
spettacolo.
10.1
DOMANDA DI ISTRUZIONE PER LO SPETTACOLO
Il numero degli iscritti alle scuole che formano figure professionali operanti nel mondo dello
spettacolo è cresciuto costantemente dal 1980.
Gli iscritti rappresentano solo una quota della domanda di istruzione in questo settore: molte
scuole praticano il numero chiuso e gran parte degli addetti si forma nel praticantato.
La crescita della domanda di istruzione è funzione delle attese create dall’aumento
dell’occupazione nel settore a Milano, a sua volta dipendente dalla crescente attività delle
televisioni private e della pubblicità televisiva.
Il numero delle imprese che operano nella piccola produzione televisiva è notevolmente
aumentato negli anni recenti; Milano è diventata il principale centro nazionale di produzione
privata di spettacoli e pubblicità televisiva.
Le attendibili trasformazioni del sistema mondiale di produzione televisiva imporranno ai centri
di produzione locale, che vogliono sopravvivere con quote di mercato significative, una
crescita consistente.
Nell’ambito CEE le produzioni televisive dovranno registrare un notevole incremento, se si
vorrà conseguire l’obbiettivo dichiarato di coprire con produzioni europee il 50% delle
trasmissioni.
Sarà necessario un consistente sforzo di organizzazione e investimento per consentire a
Milano di sopravvivere come centro di produzione televisiva di livello europeo, con i
conseguenti vantaggi in termini di occupazione, reddito, ambiente culturale.
Lo sviluppo della produzione di spettacolo potrà essere facilitato dalla formazione di operatori
destinati a diventare i quadri delle grandi imprese di produzione e gli imprenditori della
opportuna costellazione di piccole imprese del settore.
Le figure professionali da formare richiedono diversi livelli di istruzione (dal tecnico luci
all’attore, al regista); è sicuramente opportuno che la loro formazione sia integrata e che gli iter
di studio siano organizzati, almeno in parte, in sequenza.
10.2
OFFERTA DI ISTRUZIONE PER LO SPETTACOLO
Per far fronte alla domanda delle nuove figure professionali legate al mondo dello spettacolo, il
settore pubblico ha articolato l’offerta di istituzioni esistenti (Itsos, corsi universitari della
Facoltà di Lettere) ed ha istituito corsi professionali post-diploma, gestiti dalla Regione
Lombardia. Il settore privato ha ugualmente articolato l’offerta delle istituzioni esistenti con
corsi post-universitari (Università Cattolica) e, soprattutto, con corsi post-diploma velocemente
attivati nelle scuole che potevano avere una certa contiguità col mondo dello spettacolo
(scuole di pubblicità, design), spesso improvvisando.
Accanto al nuovo continuano la loro attività le scuole, anche molto qualificate, che già
operavano nei settori tradizionali dello spettacolo (Piccolo Teatro, Scuola Paolo Grassi,
Filodrammatici, Scala, Conservatorio, Corso di scenografia di Brera).
Si è quindi formato un sistema in cui sono presenti anche scuole di livello eccellente,
caratterizzato dalla scarsa o nulla interconnessione fra le sue parti, che impedisce sinergie
nella formazione delle figure professionali di livello superiore (demandata a corsi universitari
complementari, a corsi post-universitari, quando non alla sola esperienza di lavoro) e limita la
valenza culturale delle figure professionali di primo livello formate.
Questo sistema può essere riorganizzato senza perdere la qualità delle sue singole parti,
coordinando gli iter didattici in un’unica istituzione e concentrando in un unico luogo l’attività di
formazione.
La forma istituzionale più idonea in questo settore ci pare possa essere una università
articolata su più livelli di laurea che formi le diverse figure professionali. Questa scuola di livello
universitario dovrebbe nascere nell’ambito dell’Università degli Studi di Milano in
collaborazione con le scuole pubbliche post-diploma esistenti (non si deve perdere niente delle
capacità di formazione già accumulate).
Un’unica sede dovrebbe raccogliere i diversi corsi di questa scuola e possibilmente anche i
corsi di scuole esistenti che, mantenendo la propria autonomia, potrebbero soddisfare i propri
problemi di spazio e di scambio culturale (valga l’esempio della scuola di scenografia di Brera).
10.2
DIMENSIONAMENTO E UBICAZIONE DI UN NUOVO INSEDIAMENTO PER L’ISTRUZIONE
PER LO SPETTACOLO
La domanda di istruzione post-secondaria nel settore “comunicazione – spettacolo” (compresa
Scenografia di Brera), che potrebbe afferire ad una riorganizzata istituzione universitaria, è
stimabile pari a circa 3.000 studenti (senza tener conto della quota di domanda di istruzione
professionale) “indecisa” che una scuola di questo tipo potrebbe attrarre).
Il nuovo insediamento dovrebbe avere una Slp pari a circa 40.000 mq.
Questo nuovo dipartimento, tenuto conto del proposto insediamento a Vittoria di uno dei nuovi
poli dell’Università Statale e dell’acquisizione da parte del Comune dell’ex Ansaldo, potrebbe
essere convenientemente ubicato, oltre che a Vittoria (nel contesto del nuovo insediamento
universitario), nell’Ansaldo stessa e nel suo intorno (ferma restando la possibilità di localizzare
alcuni laboratori specialistici in edifici del Demanio statale, dismessi o sottoutilizzati, delle
zone vicine; valgano per tutti gli esempi di S. Vittore e della Caserma S. Ambrogio).
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