dal quartiere alla regione
per una Comunità europea federale
Direz. e Redaz.: Piazza di Trevi, 86 00187 Roma
ANNO XXXIII N. 11 NOVEMBRE 1984
Spedizione in abbonamento postale Gruppo 111170
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ORGANO
MENSILE
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-
DELL'AICCRE,
ASSOCIAZIONE
UNITARIA
DI
COMUNI,
PROVINCE,
REGIONI
timamente affermare che ci si muove concretamente verso l'unificazione d'Europa. Se no,
no. Altre cose possono accadere, anche apprezzabili e importanti da differenti punti di vista;
ma esse nulla (o poco) hanno da spartire con la
costruzione di una Europa sovranazionale.
Sarebbe ipocrita non riconoscere che l'ispirazione aistituzionale~che ha dato anima, vigore, iniziativa alla seconda parte della prima legislatura europea stenta a trasferirsi nel nuovo
Parlamento. Non si tratta solo di una questione di esperienza o di rotaggio. Probabilmente
si tratta di questione più delicata. Di obiettivi
politici da definire e di spazio, di movimento
da recuperare.
Obiettivi politici, innanzitutto. La forza del
primo Parlamento Europeo è derivata in gran
parte dal costituirsi, al suo interno, e abbastanza presto, di una alleanza tra parti politiche
che, non sempre componibili a livello nazionale, si sono unite a Strasburgo in una volontà
definita, poi, «costituente,; cioè nella volontà
di porre il problema istituzionale come quello
prioritario tra i problemi esistenti sulla via
dell'integrazione.
11 nuovo Parlamento Europeo deve dimostrare - con atti significativi - di avere la stessa volontà politica di quello precedente, di
novembre l984
COMUNI D'EUROPA
possedere cioè lo stesso giudizio sulla priorità
del problema istituzionale e soprattutto di sapersi muovere, in questa direzione, con un sistema di alleanze ueuropeo).
Un problema di spazio da recuperare, in secondo luogo. L'attenzione prestata al progetto
di Trattato dal Consiglio europeo di Fontainebleau ha prodotto un duplice effetto: se da un
lato ha positivamente investito i singoli Stati
del problema della rifondazione, su basi più
prossime al federalismo, della Comunità europea, ha anche chiesto una pausa di attesa legata alla necessità di conoscere, sull'argomento,
le conclusioni del comitato dei rappresentanti
personali dei capi di stato e di governo (il comitato Dooge). Una attesa che non può essere interpretata come silenzio o inazione, se non a rischio di subire una sorta di adiplomatizzaziones del processo di integrazione europea, che il
Parlamento, per sua vocazione naturale, deve
respingere. Strasburgo, in altri termini, deve
essere geloso custode del proprio spazio di iniziativa (quello fondato sul voto popolare e sulla conseguente legittimità democratica) anche
riguardo al Trattato: questo richiede, anche
oggi (anzi soprattutto oggi) che il Parlamento
Europeo riconfermi sollecitamente, senza iattanza né spirito conflittuale, ma con grande
chiarezza, qual'? l'impegno che esso intende
assumere come caratteristica della propria azione nei prossimi anni.
Ci sembra che sia questo il anodos politico
da sciogliere nel momento in cui l'Italia assume la presidenza del Consiglio dei ministri per
il prossimo semestre. Definire il significato e
l'importanza del comitato Dooge, come strumento rivolto al chiarimento delle volontà dei
singoli stati membri della Comunità sugli
obiettivi del Trattato e costruire, sulla base dei
risultati che esso avrà raggiunto (quali che siano), una proposta operativa; saper raccordare
questa proposta con la ripresa di iniziative per
la ratifica del Trattato che il Parlamento Europeo dovrà assumere nelle prossime settimane,
nella continuità di un impegno che deve anche
essere il segno di una riaffermata scelta del proprio ruolo.
Conosciamo tutti quali equilibri si stanno
formando, quali sono le forze in gioco, quali i
passaggi determinanti (il superamento delle resistenze tedesche e non più di quelle francesi?)
quali le scadenze prossime. Compito del semestre italiano ci sembra debba essere soprattutto
quello di far scoprire le carte ai troppi giocatori
che attorno al tavolo europeo rilanciano (ciascuno, tra l'altro, a modo proprio) senza mai
uvedere). Occorre stabilire chi vuole continuare
la partita, chi preferisce ritirarsi, chi pensa già
allo svolgimento della prossima mano.
Quello che non è più sopportabile è che si
continui in un gioco per così dire a bluff'~ncrociati: chi punta sull'europeismo sapendo. che,
nessuno chiederà di vedere le carte, chi punta
Foto in prima pagina: (sopra) un'importante
sessione del Comitato Direttivo del CCRE si è
riunita a Roma, ospite deiia Regione Lazio, aiia
vigilia del Vertice di Dublino. (sotto) Ii &mma deii'esplosione demografica alia IIa Conferenza internazionale di Città del Messico di cui
diamo un ampio commento in questo numero
e che riprenderemo nel prossimo.
sul proprio egoismo nazionale, confidando in
uno svolgimento della partita che non impone
a nessuno una seria valutazione dei rischi della
propria scelta.
E chiedere troppo, in una situazione dominata da tante incertezze anche nazionali? La ri-
sposta non può essere un sì o un no; la risposta
è affidata alle capacità di iniziativa delle forze
federaliste, a partire dalle autonomie locali.
Ma soprattutto è affidata alla capacità del Parlamento Europeo di continuare a svolgere pienamente le sue funzioni di leadership.
alla vigilia del Consiglio Europeo di Dublino
Risoluzione del Comitato Direttivo del CCRE
Sotto la presidenza del Presidente del CCREJosef Hofmann, Borgomastro di Magonza, si è
riunita in Italia la Direzione sovranazionale dell'organizzazione, che ha svolto un setrato dibattito
politico sull'attuazione dell'Unione europea, sul Vertice di Dublino e sulle possibilità aperte alla
gestione italiana delprossimo semestre comunitario. Erano presenti i rappresentanti di tutti ipaesi della Comunità europea, meno i danesi (non eslrte una sezione danese del CCRE), oltre quelli
delle tradizionali sezioni esterne d a Comunità, a cominciare dalla spagnola:partecipava anche il
Presidente dell'Associazione nazionale dei municipi portoghesi, il quale portava l'adesione di
principio dei suoi Comuni al CCRE.
La Direzione ha altresì dato una adesione di massima alla grande manifstazione popolare prevista a Milano, in occasione del Vertice europeo che si tetrà al termine del semestre italiano (comincia a delinearsi concretamente ilfronte democratico italiano).
Al termine della riunione è stata approvata la risoluzione seguente.
I1 Comitato Direttivo Europeo del Consiglio dei Comuni e delle Regioni d'Europa, riunito a
Roma il 30 novembre 1984, alla vigilia del Consiglio Europeo di Dublino,
Valuta della più grande importanza il rapporto interinale, che sarà sottoposto al Consiglio
Europeo del Comitato ad hoc per le questioni istituzionali (Comitato Dooge), relativo alla preparazione dell'unione europea.
Pone una ferma speranza sulla Conferenza europea intergovernativa che sarà, a quanto si dice, proposta dal Comitato ad hoc e che dovrà riunirsi al più presto per far partire il processo verso
la conclusione del Trattato di Unione europea, secondo le indicazioni del progetto elaborato dal
Parlamento Europeo.
Ricorda che il preambolo del progetto di Trattato di Unione europea del Parlamento Europeo prevede fra l'altro ula partecipazione, secondo forme appropriate, delle comunità locali e regionali alla costruzione europea e considera come indispensabile il mantenimento di questo
principio.
Chiede che tutti i governi della Comunità si impegnino in favore degli orientamenti, da gran
tempo reclamati dal CCRE, e che a quanto sembra sono stati fatti suoi dal Comitato ad hoc; in
modo particolare:
- estensione delle competenze comunitarie alla cooperazione politica, affinché la Comunità Europea divenga una attendibile entità politica;
- voto a maggioranza in seno al Consiglio dei Ministri della Comunità;
- accrescimento dei poteri del Parlamento Europeo sotto la forma di una capacità di co-decisione col Consiglio dei Ministri;
- progresso del sistema monetario europeo verso la creazione di una moneta comune, particolarmente con la costituzione di un Fondo europeo di riserva.
novembre 1984
COMUNI D'EUROPA
3
I1 semestre italiano di presidenza della Comunità europea
Documento approvato all'unanimità dalla Direzione nazionale della Sezione italiana del Consiglio dei Comuni e deUe Regioni
d'Europa - AICCRE - riunitasi neUa nostra sede il 21 novembre 1984
I1 semestre di presidenza italiana della Comunità europea è alle porte,
il Consiglio europeo di Dublino sarà l'ultimo atto di rilievo della presidenza precedente e. insieme, potrà dare un primo orientamento sulle
intenzioni italiane per il nostro semestre.
Che il semestre italiano debba muovere nel quadro o nella prospettiva
dell'unione Europea, non solo economica ma politica, secondo il progetto del Parlamento Europeo, dovrebbe parere scontato: il progetto di
Trattato ha trovato compatti gli europarlamentari italiani di tutti i partiti il 14 febbraio '84, ha trovato l'adesione politica del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati, ha avuto il pieno consenso del
presidente Craxi, espresso (aprile '84) agli Stati generali del CCRE a Torino (aapprovare il progetto di Unione Europea* è «una via maestra,).
Ma non basta: occorre denunciare un suggerito «progresso pragmatico*
verso l'unione, in un momento in cui si sta sviluppando sempre di più
un mostro, particolarmente pericoloso per le economie nazionali e per le
Regioni più deboli, per il Mezzogiorno d'Europa e in generale per un rilancio globale dell'economia europea, con conseguenze sostanziali sul
terreno occupazionale: il mostro è il MEC a guida confederale o intergovernativa. In altri termini si ha sempre meno un vero mercato comune,
ma non per questo si ha una politica dirigista comunitaria: si hanno al
contrario una serie di compromessi settore per settore economico (siderurgia, agricoltura, ecc.), senza strategia intersettoriale, senza collegamento con una politica monetaria veramente comune, senza riferimento
a una equa distribuzione del lavoro in tutte le Regioni della Comunità,
che dovrebbe rispettare il principio ututti produttori, tutti consumatori,
ovunque una migliore qualità di vita,. Insomma ormai è necessaria e
non ha alternative l'Unione Europea per stabilire un processo decisionale sovranazionale, efficace e democratico: senza l'Unione l'integrazione
europea non solo rimarrà nell'impasse, ma creerà situazioni intollerabili
e senza via d'uscita, come si sta verificando nella resistenza di varii Paesi
alle aquote* comunitarie: esse sono infatti astrattamente eque, ma contrastano o possono contrastare agli stessi interessi di massima economicità della produzione comunitaria, così come a una giusta distribuzione
complessiva dei profitti e delle perdite. Quest'ultima, d'altra parte, può
awalersi del fattore tempo solo con la garanzia di una Commissione esecutiva comunitaria, responsabile anche verso il Parlamento Europeo
(cioè verso la Camera popolare, eletta a suffragio diretto e quindi legata
al territorio).
D'altra parte in un'Europa ovunque in crisi, con democrazie nazionali incapaci di promettere un «domani di speranza,, sotto l'impatto di
una frustrazione generale per non esser più capaci di gestire autonomamente il nostro destino e costretti a impetrare che americani e sovietici
negoziino sulle nostre teste, risulta - o dovrebbe risultare - evidente
che non ci si può contentare di un governo economico comune, senza
che nella stessa sede e simultaneamente si concordino e si decidano gli
atti della cosiddetta «cooperazione politica, - in generale, andando sino in fondo, tutti gli atti della politica estera e della sicurezza -. Questo coordinamento e unità di politica estera, di politica economica e monetaria, di politica di difesa, di sicurezza e di costruzione della pace si
possono realizzare solo nel progetto di Unione Europea, a patto che non
venga manomesso o amputato.
Se l'Unione Europea non può attendere e se il procedere pragmaticamente è pericoloso più ancora che inefficace, occorrerà che il semestre
italiano operi in questa prospettiva, tenendo soprattutto conto dei tempi stretti e deipartners realmente disponibili al salto di qualità. Fra questi ci sono senza dubbio ora (ma non è detto che ci possano essere altrettanto domani) il Presidente francese e il Cancelliere tedesco, quali che
siano poi gli atteggiamenti, coerenti o incoerenti, dei loro governi sui
singoli punti del contenzioso comunitario: la presenza concorde della
Francia e della Germania occidentale nell'unione è indispensabile e un
timore di asse Parigi-Bonn in questo quadro è del tutto ingiustificato,
perché se mai un asse deteriore fra le due capitali si può sviluppare proprio fuori del quadro dell1Unione; né noi - in una prospettiva come la
presente di sovranazionalità in fieri - dobbiamo ricorrere alla tradizionale diplomazia interstatuale dell'equilibrio con la preferenza per un
quartopartner, quanto piuttosto tallonare la nuova Commissione esecutiva perché adegui le sue azioni a una situazione che è o può essere in
movimento positivo: in questa prospettiva potranno collaborare attivamente con la presidenza italiana i parlamentari europei, non solo italiani. D'altra parte l'accordo franco-tedesco di andare comunque avanti
nell'integrazione nasce dalla presa di coscienza di due fatti obiettivi, che
interessano tutti: il primo è che senza il passaggio del Trattato di Unione
non si potrà realizzare una «Europa delle riforme* - riforme economiche e sociali - (e questa è urgente con 12 milioni di disoccupati, che potranno divenire 15 o 20); e l'altro è che senza un impegno storico, ribadito e concretato, a giuocare insieme, lealmente, i propri destini europei
l'opinione pubblica tedesca mostra una non trascurabile tendenza
all'isolamento e alla ricerca, indipendente dal quadro europeo, di un
decisivo riawicinamento fra le due Germanie: il che deve restare invece
un obiettivo morale di tutta la Comunità, tenendo conto naturalmente
dei problemi di sicurezza generale e di coesistenza pacifica con l'Est che
vi sono collegati.
I1 prossimo Consiglio europeo (vertice) di Dublino è dunque un importante passaggio obbligato, che tuttavia, a se stante, non lascia bene
sperare. Ma da esso, per iniziativa italiana prima ancora che francese o
tedesca, potrà scaturire la decisione di convocazione di una Conferenza
fra quei partners comunitari, che vogliano senza ulteriori esitazioni pervenire alle ratifiche nazionali (di almeno 6 Stati su 10, comprendenti almeno due terzi della popolazione comunitaria) del progetto di Unione,
fermo restando che si dovranno studiare misure per lasciare la porta
aperta - in questo caso veramente aperta - a Spagna e Portogallo:
l'appoggio a ogni coraggiosa evoluzione democratica lo esige.
Notiamo a questo punto che il Parlamento Europeo, almeno in tema
di opzioni istituzionali, ha dimostrato una capacità di compromesso efficace, che dovrebbe far riflettere i governi realmente europeisti. D'altra
pane la capacità negoziale di Strasburgo si spiega col fatto che nel Parlamento Europeo sono presenti, in larga misura, le forze nazionali governative e d'opposizione: un onesto compromesso, che passi a larga maggioranza, non provoca pertanto premi o castighi elettorali, di rimbalzo,
sui terreni nazionali: su questi, viceversa, tutte le maggioranze governative sono paralizzate dalle minoranze corporative, che hanno in seno,
minoranze a loro volta corteggiate, in sede nazionale, dalle opposizioni.
Pertanto la Conferenza in questione dovrebbe proporsi più di studiare le
procedure di ratifica che di riaprire il ucontenzioso istituzionale~nei suoi
contenuti, riconoscendo che il trasformarsi del Parlamento Europeo in
Costituente non è stato la rincorsa di una utopia, ma un prezioso e realistico atteggiamento. Analogamente ci si dovrà attendere dal Comitato
Dooge una serie di proposte procedurali, fermo rimanendo che tenere
nel giuoco come protagonisti Parlamento Europeo e Parlamenti nazionali non solo è la via più democratica, ma anche la più saggia e costruttiva.
Infine insistiamo nel sostenere che durante il semestre italiano avere il
riferimento concreto all'unione in fieri renderà meno improbabile il
progresso in singoli punti dell'integrazione, sempre che si dia prova di
coerenza anche sul fronte interno. Ad esempio è noto che sia sull'utilizzazione dell'ECU sia sul passaggio completo alla seconda tappa dello
SME la Deutsche Bmdesbank oppone non solo l'inadeguato sforzo di
alcunipartners - nella fattispecie l'Italia - nell'adeguarsi a un assetto
finanziario di autentico livello europeo, ma anche che è assurdo limitare
la propria sovranità sul terreno essenziale della moneta senza che sufficienti vincoli politico-istituzionali siano per garantire una autentica
unione complessiva dei partners e una loro effettiva responsabilità verso
di essa. Non si tratta di fare un processo alle intenzioni e discettare se
siamo di fronte a un alibi o no della Bundesbank: l'importante è scoprire le carte e giuocare tutto apertamente, in modo di fare entrare nella
partita I'undicesimo partner, cioè il Parlamento Europeo. Ebbene, 1'Italia ha già compiuto passi sul terreno della limitazione dell'inflazione,
ma ha ancora un indebitamento pubblico, che preoccupa i consociati (è
arrivato a livelli non tollerabili): se facesse passi significativi anche in
questo campo e se, soprattutto, si sentisse in grado di rinunciare alla
COMUNI D'EUROPA
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banda privilegiata di fluttuazione del 6% nell'àmbito dello SME, rientrando nella banda di fluttuazione del 2 , 2 5 % , e procedesse a una attenuazione del o rinuncia al protezionismo valutario, l'Italia potrebbe
pretendere apertamente il completamento - secondo il disegno con cui
è nato lo SME - dell'accordo monetario; il quadro dell'unione offrirebbe poi all'Italia come a tutti i consociati l'opportunità di convergere
verso un modello comune di sviluppo.
Va da sé che tutti i problemi di fondo, che interessano i Comuni, le
Province, le Regioni che rappresentiamo, e lo stesso riassetto nazionale
delle autonomie, troveranno nella prospettiva dell'unione quella che
per I'AICCRE è una più giusta ed efficace impostazione. Noi ci dichiariamo disponibili fin da ora a far presenti e illustrare successivamente al
Governo i nostri specifici punti di vista e a coadiuvare col più grande impegno ogni iniziativa coraggiosa e lungimirante, cui dia mano il semestre italiano.
Grande è dunque la nostra attesa per una gestione del semestre italia-
no che faccia storia: sia che riesca interamente negli obiettivi che si proporrà, sia che comunque faccia fare un deciso passo avanti alla presa di
coscienza europea, permettendo di individuare chiaramente quel che
oggi non sarebbe impossibile raggiungere e quali sono gli ostacoli e gli
oppositori reali, al di là di qualsiasi polverone, al processo di integrazione. In tal modo sarà dato un contributo fondamentale alla formazione
di un fronte democratico europeo, di cui il nostro movimento unitario e
sovranazionale delle autonomie è un elemento propulsivo: il semestre
italiano lascerà così, in ogni caso, un prezioso e decisivo capitale politico
a quelli successivi. Di fronte al baratro economico, sociale e politico, cui
l'Europa disunita e incapace di decidere - evidente oggetto, malgrado
illusioni nazionali, della politica internazionale - sta andando incontro
rapidamente, il giuoco di ogni carta alternativa alla prospettazione del
ugrande passo, verso l'Unione e ogni ricerca di effimeri successi coi piccoli passi sono, francamente, impmdenti se non temerari e verso di essi
ci consideriamo, in tutta sincerità, in stato di allarme.
al Parlamento Europeo di Strasburgo
ti in sessioni pubbliche dei Consigli locali e regionali. Un terzo, ilproseguimento d i una serie di iniziative delllAICCREper settori specializzati, finalizzate esclusivamente a favorire il
fra l'altro, l'adozione da parte d i tutti i Consi- processo d i integrazione europea, coinvolgengli regionali, provinciali e comunali d i u n do in esse anche i giovani amministratori e le
o.deg. in favore delprogetto. Un secondo set- donne elette nelle assemblee locali. U n quarto
tore di attività riguarda il miglioramento del settore, infine, i/ modo difarpartecipare le Rerapporto tra Parl~mentoEuropeo, il territorio e gioni e gli a& Enti locali ala costruzione eurol'opinione pubblica, prevedendo anche lapar- pea, secondo quanto previsto anche nel nuovo
teczpazione dei parlamentari europei a dibatti- broaetto di Trattato.
L 'AICCRE incontra gli europarlarnentari italiani
Pizi d i 60 membn' italiani del Parlamento
Europeo, accompagnati da alcuni funzionari,
si sono incontrati il 13 novembre con la presidenza e la segreteba della Sezione italiana del
Consiglio dei Comuni e delle Regioni d'Europa (AICCRE) a Strasburgo, durante la sessione
del Parlamento stesso. L'incontro è stato aperto
generale, all 'approfondimento del problema
Europa-pace. Dall'ampio dibattito, cui sono
intervenutigli esponenti di tutti igruppipolitici - fra cui Dario Antoniozzi (PPE), Pancrazio De Pasquale (COM), Giovanni Bersani
(PPE), Mario D i Bartolomei (L), Mania Luisa
Cincian' Rodano (COM), Gianni Cervetti
(COM), Mania Luisa Cerretti Cassanmagnago
(PPE), Maurizio Valenzi (COM), Antonio Buttafuoco (DR), Mauro Chiabrando (PPE), Mario
Zagan' (3) -, è emersa la necessità e l'impegno
di proseguire e migliorare la stretta collaborazione fra iparlamentan' italiani a Strasburgo e i
rappresentanti
degli Enti .locali
sul. .
.. e. regionali,
.. -
novembre 1984
novembre 1Q84
COMUNI D'EUROPA
Cronaca delle Istituzioni europee
Le ambigue risposte del Consiglio europeo
di Dublino
di Paola Del Rio
I1 Consiglio europeo di Dublino avrebbe dovuto prendere decisioni importanti e urgenti su
questioni che concernevano non solo la Comunità ma anche altri paesi al di fuori di essa, a
cominciare dalla Spagna e dal Portogallo, dagli
Stati dell'area medio-orientale e dalle popolazioni africane colpite dalla tragedia della fame.
Dai capi di Stato e di governo si attendevano
risposte senza ambiguità, perché problemi di
vaste dimensioni potessero trovare finalmente
una dimensione adeguata: al di fuori delle
questioni di politica estera (cioè del ruolo
dell'Europa nel mondo) erano tre i temi di politica interna europea sui quali si era accentrata
negli ultimi tempi l'attenzione dell'opinione
pubblica e della stampa. Le risposte date dai
governi o non sono venute o sono state invece
cariche di ambiguità e di reticenze.
tività delle industrie europee e da un drammatico tasso di disoccupazione, da squilibri regionali crescenti. I capi di Stato e di governo si sono invece limitati ad accogliere I'impostazione
aausterau elaborata dai ministri del tesoro, che
viola di fatto i poteri del Parlamento e condanna la Comunità all'asfissia finanziaria per i
prossimi quattro anni.
3) Per quanto concerne la riforma istituzionale della Comunità, non il Consiglio europeo
in quanto tale (ché era illusorio pensare ad una
decisione positiva da parte di un organo nel
quale vige il principio del fiberum veto) ma alcuni capi di governo erano chiamati a dare una
risposta chiara all'esigenza improcrastinabile di
una rifondazione della Comunità, a partire dagli equilibri istituzionali che la governano.
Questa risposta era inoltre dovuta al Parlamento
Europeo, che aveva chiesto ai governi di
1) Per quanto concerne l'adesione di Spapronunziarsi
sul progetto di Trattato di Unione
gna e Portogallo, il Consiglio europeo era chiaeuropea
approvato
da una larga maggioranza
mato a mettere la parola fine ad un negoziato
di
forze
politiche
europee,
a quei parlamenti
che è già durato troppo a lungo e che lascerà
nazionali
che
si
sono
già
espressi
a favore di
comunque il posto ad un periodo altrettanto
questo
progetto
e,
non
ultimi,
agli
stessi loro
lungo di norme transitorie nei settori più sensirappresentanti
personali
che,
nel
Comitato
bili per la Comunità e per i paesi candidati. La
Dooge,
avevano
proposto
la
convocazione
a dastampa aveva concentrato la sua attenzione sulta
ravvicinata
di
una
Conferenza
intergovernala questione del vino, dimenticando (su ispirazione interessata dei governi) che altri dossiers tiva incaricata di negoziare un progetto di Traterano ancora aperti sul tavolo della Comunità tato di Unione europea nello spirito del progetto del Parlamento.
- a cominciare da quello, altrettanto sensibiSedotti dalla grazia della Sig.ra Thatcher, i
le, della pesca - e che molti dossiers dovevano
capi di governo che avevano più spinto in direancora essere aperti fra Comunità e paesi candidati. I1 veto finale di Papandreu legato zione dell'unione europea, hanno accettato di
all'applicazione dei programmi mediterranei rinviare ogni decisione al Consiglio europeo di
giugno, prendendo l'impegno di dedicare a
ha messo a nudo la debolezza dell'accordo ragquesto tema una intera giornata della riunione
giunto: come in altre occasioni, i governi della
Comunità hanno nascosto le loro reticenze e le al vertice..
Pur deplorando questo rinvio (poiché in una
loro divisioni dietro il veto di un r rimo ministro, il cui atteggiamento ha così fatto il gioco
di tutti coloro che avevano comunque puntato
su un rinvio della decisione finale. La successiva scadenza del marzo 1985 rischia di non essere ancora la fase definitiva del negoziato ed un Ii Trattato per l'Unione europea
ulteriore rinvio avrebbe come conseguenza inevitabile lo slittamento di un anno dell'adesioUna battuta d'arresto o una procedura artine effettiva di Spagna e Portogallo, con com- colata per il progetto di Trattato per l'Unione
prensibili e pericolose conseguenze legate an- europea?
che agli sviluppi della situazione strategica in
Il Consiglio europeo di Dublino ha deciso di
Europa.
prorogare il mandato del Comitato ad hoc isti2) Per quanto concerne la politica finanzia- tuito a Fontainebleau fino al Consiglio euroria della Comunità, il Consiglio europeo avreb- peo di marzo. In quella sede si avrà un primo
be dovuto dare una risposta alle esigenze - or- esame delle proposte del Comitato. A giugno
mai pluriennali - del Parlamento Europeo il Trattato dovrebbe essere il tema principale
che «pretendeva» non solo il rispetto dei poteri del Consiglio europeo che si terrà a Milano.
ad esso attribuiti dai trattati ma una definizioLa decisione è stata presa sulla base di un
ne della c.d. disciplina di bilancio adeguata al- primo documento preparato dal Comitato ad
le necessità di sviluppo di una Comunità oggi a hoc - in cui Mauro Ferri rappresenta il goverdieci e domani a dodici, di una situazione eco- no italiano - che riprende molti degli elemennomica caratterizzata dalla perdita di competi- ti del progetto proposto dal Parlamento Europeo, pur essendo ancora cosparso di ambiguità.
Questo riguarda specialmente il ruolo legislatiDiamo qui un primo commento dei risultati del Vertice di
vo
del Parlamento dell'unione e la procedura
Dublino del 3-4 dicembre per il quale abbiamo ritardato
prevista per l'elaborazione di un testo definitiquesto numero di novembre.
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situazione come è quella comunitaria ogni rinvio è di per sé un fatto negativo), occorre ora
lavorare nella prospettiva indicata dal Consiglio europeo di Dublino, tenendo ben presenti
i seguenti elementi:
1) I1 Comitato Dooge dovrà limitarsi ad approfondire nel suo rapporto finale solo alcuni
temi acitatis nel rapporto interlocutorio: spazio
sociale, spazio giuridico e garanzia dei diritti
fondamentali, sistema monetario europeo, lasciando inalterato quel che è stato acquisito (a
maggioranza) sul sistema istituzionale e sulle
più importanti competenze attribuite all'Unione. Conoscendo il modo di lavorare della
diplomazia inglese, siamo certi che essa cercherà di mettere a profitto questi tre mesi per
sabotare lo spirito del rapporto interlocutorio e
rendere le proposte finali prive di contenuto
realmente innovativo.
2) I governi favorevoli alla realizzazione
dell'unione europea dovranno lavorare per
giungere alle decisioni di giugno nelle migliori
condizioni, concertandosi fra di loro e mettendo in chiaro che è loro intenzione andare avanti sulla strada dell'integrazione politica anche
se questa strada dovesse essere per ora percorsa
solo da una maggioranza dei paesi membri della Comunità.
3) I1 Comitato dovrà mettere in chiaro e la
Conferenza intergovernativa dovrà decidere sul
fatto che la base del negoziato deve essere il solo progetto di Trattato approvato dal Parlamento Europeo (poiché esso è già il frutto di
un compromesso democratico) e che I'Assemblea di Strasburgo deve essere associata ai lavori
della Conferenza come partner effettivo
(poiché il progetto di Trattato di Unione è insieme il testo di un Trattato internazionale e di
una Costituzione dell'entità politica da istituire e quindi richiede il contemporaneo accordo
degli Stati che ne faranno parte e dei loro cittadini, rappresentati dal Parlamento Europeo).
Solo così facendo potrà essere portata a conclusione l'iniziativa del Parlamento Europeo
per la realizzazione effettiva di una Unione fra
gli Stati e i popoli della Comunità.
Taccuino da Bruxelles, L ussernburgo e Strasburgo
vo rispetto al quale il progetto di Trattato approvato dal Parlamento Europeo diventa solo
un documento al cui «spirito e merito» ispirarsi.
Di estremamente positivo resta il fatto che il
Comitato ad hoc ha messo in luce l'accordo fra
almeno sette stati membri di indire una conferenza internazionale per dare un nuovo quadro
istituzionale, più efficiente e democratico, e
nuove competenze all'unione. In una parola
per trasformare una serie di azioni di cooperazione ed integrazione sviluppatasi in ambito
comunitario in unlUnione politica.
I1 Parlamento Europeo darà quasi certamente una propria valutazione delle decisioni di
Dublino nella sessione di dicembre. Fin d'ora è
chiaro che la commissione per gli affari istituzionali continuerà a sviluppare un'azione d'informazione e dialogo con i parlamenti nazionali e con le forze sociali nei vari paesi membri.
Ricordiamo la visita di novembre in Italia degli
COMUNI D'EUROPA
on. Maria Luisa Cassanmagnago Cerretti (DC)
e Guido Fanti (PCI) inviati dalla commissione
istituzionale per preparare la visita di una più
ampia delegazione che avrà luogo nel mese di
gennaio. in seguito ad essa la Camera ed il Senato, nonché le istanze sociali fra cui I'AICCRE, hanno espresso al Governo il loro sostegno per la proposta del Parlamento Europeo.
La commissione affari esteri ed affari costituzionali della Camera hanno, in particolare, approvato a stragrande maggioranza una risoluzione che impegna il governo in vista del vertice di Dublino e del semestre di presidenza italiana a sviluppare un'azione per favorire la rapida approvazione del progetto di Trattato.
A.P.
Meccanismo statistico per definire le
Re ioni prioritarie per la concessione
de contributo del Fondo sociale
europeo
f
Il meccanismo proposto nella comunicazione della Commissione (COM(84) 344 def.)
consiste nel determinare per ciascuna zona della Comunità un indicatore basato su dati riguardanti la disoccupazione della zona in questione e il PIL pro-capite, secondo la seguente
ponderazione: il 70 % per la disoccupazione ed
il 30% per il PIL; l'elemento relativo alla disoccupazione è esso stesso ponderato a favore
della disoccupazione giovanile per rispondere
alla priorità di bilancio del Fondo sociale a favore dei giovani. Le zone in questione sono le
regioni di livello I11 (per l'Italia: le province).
I1 dispositivo previsto nel testo della Commissione non riveste un carattere esclusivamente tecnico e ha un peso non trascurabile se si
considera che, una volta adottato, da esso scaturiranno le priorità geografiche dei prossimi
orientamenti per la gestione del Fondo.
La commissione per gli affari sociali e l'occupazione, incaricata di procedere all'esame della
comunicazione, discuterà nel corso della sua
prossima riunione di dicembre il progetto di
relazione del comunista italiano on. Raggio.
Il documento parlamentare si sofferma in
particolare sulla ponderazione del PIL pro-capite e della disoccupazione.
Circa il calcolo del PIL si rileva che la Commissione dovrebbe precisare se esso verrà calcolato in base al tasso di cambio o alla parità del
potere di acquisto. Infatti, a seconda che ci si
basi sull'uno o sull'altra, il tasso di scarto tra le
regioni si trova a essere o ridotto, nel caso della
parità del potere di acquisto, o sottolineato,
nel caso di tasso di cambio. Per quanto riguarda il calcolo della disoccupazione, nella relazione dell'on. Raggio si ritiene che il meccanismo proposto dalla Commissione si basi su una
definizione riduttiva, che non coglie la complessa realtà del fenomeno e che lascia una parte consistente di disoccupati fuori dalle stime
statistiche: ad esempio, nel caso di disoccupazione «precaria*(parziale e sottoimpiego), «incoraggiata* (prepensionamenti o superliquidazioni), «nascosta»(occupazione fittizia).
Infine, la scelta statistica del livello 111 per le
regioni appare riduttiva e non in grado di percepire fedelmente l'esatta dimensione dei fe,nomeni economici e di disoccupazione, soprattutto in una situazione di interpenetrazione
economica.
Conviene rilevare che, a detta di alcuni commentatori, il meccanismo, quale proposto dalla Commissione, non risulta particolarmente
favorevole per le regioni comunitarie più svantaggiate.
A.R.
novembre 1984
anche di una loro graduale soppressione. Nella
stessa logica s'inserisce la richiesta per un riordinamento a ritmo accelerato dei monopoli nazionali a carattere commerciale.
La relazione parlamentare sottolinea la dificoltà di valutare, in base ai principi della politica di concorrenza, aiuti in materia di occupaArmonizzazione fiscale - Imposte
zione e di politica regionale la cui esistenza si
indirette
giustifichi secondo criteri sociali ed umani ma
La commissione per i problemi economici e non esclusivamente economici.
Essa dichiara il proprio accordo con la tenmonetari e di politica industriale ha recentedenza
della Commissione a promuovere le immente approvato due relazioni riguardanti rispettivamente la 16" Direttiva IVA sull'impor- portazioni parallele all'interno delle reti di ditazione di beni usati in. un altro Stato membro stribuzione, a condizione però che si esamini
(in G.U. n. C 226 del 28 agosto 1984, pag. 5) e l'opportunità di moderare tale dottrina per
la 17" Direttiva IVA suil'importazione tempo- quanto riguarda quei vincoli territoriali alla
ranea di beni (COM(84) 412 Fin., Doc. concorrenza per i quali esiste una giustificazio2-589184). La commissione ha in linea di prin- ne economica plausibile. Positiva è infine la ricipio approvato il testo della 17" Direttiva rite- sposta ai vari tentativi per un'applicazione pronuta un contributo positivo per la semplifica- gressiva delle regole di concorrenza al settore
zione del traffico intracomunitario di beni e dei trasporti aerei, bancario e assicurativo.
A.R.
servizi.
Per quanto concerne, invece, la 16" Direttiva, la commissione, pur favorevole al principio L'Europa non affogherà in un mare di
di evitare una doppia imposizione, si è dichia- vino
rata contraria e ha suggerito il ritiro della pro«La riduzione della capacità di produzione
posta. Essa ritiene che la procedura prevista sia del vino è elemento essenziale della riforma
troppo complicata, propendendo semmai per dell'organizzazione del mercato del vino*. Con
quella sentenziata dalla Corte di Giustizia del- queste parole si apre la decisione del Consiglio
le Comunità europee nella causa Schul(15 / 8 1) europeo di Dublino che ha risolto (in parte) la
la quale statuisce che l'aliquota IVA incorpora- crisi creatasi in questo difficile settore, ed ha
ta nel bene ceduto dal privato venga sgravata così aperto la strada all'ampliamento della Conon già nel paese esportatore bensì venga im- munità a Spagna e Portogallo.
putata, per la parte residua, quale debito
I1 Consiglio europeo tirerà sui relativi negod'imposta nel paese importatore.
ziati le somme nel mese di marzo (salvo una riIl dibattito in Assemblea è previsto nel corso serva greca relativa all'attuazione di importanti
della prossima tornata di dicembre.
programmi mediterranei integrati). Ma torniamo al amare di vino*. Sul piano strutturale gli
aiuti
previsti
dal
regolamento
355177
saranno
13" Relazione sulla politica di
accordati soltanto per gli investimenti aventi lo
concorrenza
scopo di migliorare la qualità del prodotto,
Nel corso della sua tornata di dicembre, il senza aumentare le quantità. Nuove misure saParlamento procederà all'esame della 13" Re- ranno previste per favorire lo sradicamento dei
lazione Annuale della Commissione sulla poli- vigneti ed impedire il reimpianto. Misure spetica di concorrenza (Doc. 1-208184). In questo ciali dovranno essere prese entro il 3 1.1.1985
campo l'attività di controllo parlamentare as- per migliorare la struttura dei vigneti greci.
sume un rilievo particolare avendo la CommisLa distillazione obbligatoria sarà decisa dalla
sione ampi poteri di decisione secondo il detta- Commissione entro il mese di dicembre di ciato del Trattato di Roma. 11 dibattito in plenaria scun anno se si verificherà un grave squilibrio,
awerrà sulla base di una relazione del socialista caratterizzato da un eccesso di stocks, un calo
tedesco on. Gautier (Doc. 2- 1133 184) recente- eccessivo dei prezzi o una previsione di produmente adottata in commissione per i problemi zione eccessiva. Gli obblighi di distillazione saeconomici e monetari e la politica industriale. ranno stabiliti per ciascuna regione piuttosto
Occorre pertanto rilevare che il testo iniziale che per Stato membro, sulla base della produdel relatore è stato profondamente modificato zione del triennio 198111984 (salvo modifiche
dall'adozione di emendamenti in sede di voto a partire dalla campagna 1989/90). Le obbliganella commissione stessa.
zioni dei singoli produttori saranno stabilite
I1 testo finale della relazione ribadisce che la sulla base della resa per ettaro. Una nota doconservazione ed il rafforzamento della concor- lente riguarda il prezzo del vino conferito alla
renza costituiscono un impegno permanente distillazione obbligatoria, che corrisponderà al
della politica economica europea ispirata ai 50 % del prezzo di orientamento per i dieci priprincipi dell'economia di libero mercato. E se mi milioni di ettolitri ed al 40% per il seguito
da un lato si riconosce la necessità di un ap- e questo fino alla campagna 1987188. Resta
proccio meno rigoroso della Commissione visto aperto il problema dello zuccheraggio, particoche la politica di concorrenza viene applicata larmente utilizzato per la produzione dei vini
ad un mercato comunitario che attraversa una tedeschi: il governo federale pare meno sensicrisi economica e deve far fronte ad una concor- bile del solito ai problemi di bilancio; tuttavia
renza spietata a livello mondiale, dall'altro si sembra che potrebbero delinearsi alcuni eledomanda una attuazione sistematica dei piani menti per un compromesso. In effetti una polidi ristrutturazione dei settori in crisi e una defi- tica della qualità resta il nodo centrale del pronizione più precisa e unitaria dei criteri comu- blema del vino, non solo per la situazione at(Continua apag. 17)
nitari per I'ammissibilità degli aiuti, in vista
novembre 1984
COMUNI D'EUROPA
7
Città del Messico tive ammesse ai lavori; e il uMain Committeen
La I1 a Conferenza internazionale sulla
popolazione
di Raimondo Cagiano
Dal 6 al 14 agosto si è svolta a Città del Messico la 11 Conferenza internazionale s d a p o p o /azione. Organizzata daiie Nazioni Unite a
dieci anni d i distanza daiia prima Conferenza
di Bucarest, questa d i Città del Messico ha visto
riuniti i rappresentanti di circa 150 paesi che
hanno lavorato intensamente per dieci giorni
nello sforzo comune di individuare e proporre
soluzioni vaiia'e ai problemi che maggiormente
a f i g g o n o l'umanità.
La Conferenza si proponeva, in particolare,
di esaminare e valutare, sulla base delle raccomandazioni formulate nel 1981 dal Consiglio
economico e sociale delle Nazioni Unite, il Piano d'azione mondiale sulla popolazione adottato nel 1974 a Bucarest dalla prima Conferenza internazionale. La Conferenza d i Città del
Messico doveva quindi rafforzare e prolungare
l'impuho che il Piano aveva dato ade attività
per la popolazione nel mondo intero e doveva
stabilire, alla luce dell 'esperienza d i questi ultimi dieci anni, se fosse necesmio aggiornare il
Piano stesso.
La Conferenza doveva inoltre identzficare i
nuovi problemi la cui soluzione esige un 'azione concertata e lanciare deiprogrammi in quei
settori in cui la politica demograjica non ha ancora prodotto i suoi effetti. Quindi la Conferenza non doveva lavorare soltanto su argomentigià individuati quali la raccolta dei dati,
la dinamica dellapopolazione, la formulazione
delle politiche demograjkhe, la pianzfiazione
familiare e l'educazione in materia di popolazione, ma anche su nuoviproblemi demografìci, quali l'urbanizzazione rapida e la crescita
sregolata delle città, le incidenze delle migrazioni internazionali e l'invecchiamento.
In realtà non si trattavapic, come a Bucarest, d i stabilire se esiste u n problema demogrufico, ma di decidere come affrontarlo.
Le posizioni elaborate daLe Nazioni Unite
sul problema demografico a partire dalla Conferenza d i Bucarest e proposte alla dlrcussione
nel corso d i questa seconda Conferenza internazionale insistono sulfatto che se lo sviluppo
economico e sociale sta alla base della soluzione dei problemi demograjici, i fattori demograjici, a loro volta, incidono pesantemente sui
programmi e sulle strategie di sviluppo. Non si
può quindi parlare d i popolazione senza tener
conto, aiio stesso tempo, delle rirorse, dell'ambiente e dello svihppo.
Per ilprossimo decennio L'ONU raccomanda
uno sforzo comune per eliminare la fame,
l'analfabetism la disoccupazione e gli squilibri economici tra /e nazioni; i paesi i n d u s t k fizzati sono quindi tenuti a cooperare con quelli meno ricchi sempre tenendo conto, nel formulare i programmi d i sviluppo, delle tendenze delle singole popolazioni. Su questo ultimo
punto in particolare ha insistito, nel dircorso
inaugurale, il presidente messicano Miguel de
la M a d d Hurtado.
Facendo u n bilancio della situazione mon-
diale nei dieci anni che sono intercorsi daiia
prima Conferenza internazionale di Bucarest,
Miguel de la Madridha affermato che c 'è ancora molta strada da fare per raggiungere u n livello d i sviluppo soddisfacente; non bisogna
infatti dimenticare che il destino dei paesi in
via d i svi/uppo è strettamente fegato a quello
dei paesi industializzati e che è quindi necessario impegnarsi maggiormente per fa n'duzione d i ingiustizie e disuguaglianze tra nazioni e
tra individui e per il rispetto dei dintti a tutti i
livelli.
La salute, l'educazione, l'impiego, la nutrizione e il benessere - ha affermato de la Madrid esprimendo una delle posizioni assunte
dale Nazioni Unite dopo la Conferenza di Bucarest - sono parte integrale e d obiettivo finale della politica demograjica e della politica
dello sviluppo: ilsemplice decremento non garantisce ne'promuove /o sviluppo, m a è piuttosto la crescita economica che influisce sulle variabili demograjìche, se affiancata da una evoluzione in campo sociale e dalla definizione d i
obiettivi futuri.
A questo fine è fondamentale tener conto
delle dzfficoltà incontrate daipaesi i n via di sui*/o
d i fronte alprotezionismo, agli alti tassi
d i interesse e aigravi problemi di finanziamento in u n periodo di crisi economica. A questo
proposito, la partecz)azione di ben 150 paesi a
questo incontro mondizie fa ben sperare dal
punto di vista della riaffermazione d e i p k c i p i
di solidarietà internazionale.
I lavori della Conferenza di Città del Messico
si sono svolti lungo due canali paraiieli principali: l'Assemblea, di fronte alla quale venivano presentatigli ustatementsa (prese diposizione) dei rappresentanti degli Stati membri
dell 'ONU e delle Organizzazioni non governa-
(Commissione principale) dove i delegati degli
Stati membri discutevano, emendavano e d approvavano il testo delle Raccomandazionifinali
della Conferenza.
L'insieme degli ustatementsw presentati dai
singoli Governi in sede di Assemblea ha dato
luogo a d una dichiarazione finale, la u Declaration o f Mexicon, che n h s u m e e concilia le posizioni ideologiche e politiche emerse nel corso
della Conferenza.
Le dlrclcssioni del uMain Committeew hanno
invece portato a l a formulazione di una serie d i
Raccomandazioni il cui scopo è quello d i aggiornare il Piano d i azione mondiale sulla popolazione e, nello stesso tempo, di indinkzare
e d incoraggiare i Governi nella realizzazione
del Piano stesso.
I temi disclcssi dalle 150 delegazioni di tutto
il mondo presenti a Città del Messico sono suariah e numerosi: problemi di ambiente, di risorse, di safute, d i fecondità e d i mortalità;
problemi d i dlrtiibuzione della popolazione,
di migrazioni interne e d internazionali, d i rapporti tra stati confinanti; e ancora problemi d i
istruzione, di politica, di finanziamenti, problemi religiosi e ideologici, problemi delle minoranze; la posizione d i partenza della Conferenza sosteneva infatti che non si può parlare
dipopolazione senza tener conto d i altnfattori
strettamente collegati e condizionanti quali le
rirorse, l'ambiente e lo sviluppo.
Con lo scopo uitimo d i migliorare le condizioni dell'umanità nel mondo intero i documenti @ali della Conferenza raccomandano
vivamente ai Governi di considerare priontan' i
seguenti argomenti: eliminazione definitiva
della fame e raggiungimento d i u n livello adeguato di igiene e d i nutrizione, abolizione
dell1ana/fabetimo, miglioramento della condizione della donna, eliminazione della &OCcupazione e del sotimpiego generalizzati e eriduzione delle disuguaglianze che caratterizzano le relazioni economiche internazionali. Nel
perseguimento di questi obiettivi si raccomanda inoltre ai Governi di tenere pienamente
8
COMUNI D'EUROPA
conto delle tendenze demografiche nella formulazione dei loro programmi di sviluppo.
La Conferenza sottolinea inoltre che per r i spondere ai bisogni delle popolazioni in materia di in@iego, di autonomia alimentare e di
miglioramento della qualità della vita, e per
migliorare l'autosufficienza, converrebbe aumentare gli investimens produttivi, favorire la
creazione d'industrie adeguate aMropriate e
incoraggiare la realizzazione d'investimenti
importanti nei settori'rurali e agricoli.
Neipaesì in cui le tendenze della crescita demografica e i bisogniper quanto concerne le r i sorse e l'ambiente non si equilibrano, i Governi sono invitati, nel quadro delle loro politiche
di svihppo globale, a d adottare e a d applicare
politiche speczfiche, e in particolare politiche
demografiche che possano contribuire a ridurre
questi squilibri' sforzandosi di promuovere mi-
gliori metodi d'identzficazione, di sfmtamento, di rinnovo, d'utilizzazione e di conseruazione delle rziorse naturali. Bisognerebbe inoltre impiegare ogni mezzo per accelerare il passaggio dalle fonti di energia tradizionali a fonti
di energia nuove e rinnovabili senza pregiudicare l'ambiente.
Le modalitù per raggiungere tali obiettivij
che c o ~ o n d o n alle
o linee generali del Piano
d'azione, sono indicate in dettaglio nelle Raccomandazioni la cui stesura finale è f i t t o di
tutte le discussioni avvenute nel corso della
Conferenza in sede di Commissione principale. La presa di posizione ideologica e politica
della Conferenza, emersa dall'incontro e dalla
sintesi degli nstatementsw dei singoli governi
presentati all'Assemblea, costituisce invece la
cDichzàrazione di Città del Messicow di cui
pubblichiamo il testo integrale.
La dichiarazione di Città del Messico
1 - La Conferenza Internazionale sulla Popolazione si è svolta a Città del Messico dal 6 al
14 agosto 1984 al fine di valutare i progressi del
Piano di Azione Mondiale sulla Popolazione
adottato all'unanimità a Bucarest dieci anni fa.
La Conferenza ha riaffermato la piena validità
dei principi e degli obiettivi del Piano di Azione Mondiale sulla Popolazione ed ha adottato
un insieme di raccomandazioni per l'ulteriore
completamento del Piano negli anni avvenire.
3 - Le difficoltà economiche ed i problemi
di mobilitazione delle risorse sono stati di particolare gravità nei paesi in via di sviluppo. Disquilibri internazionali crescenti hanno esacerbato ulteriormente problemi già gravi dal punto di vista economico e sociale. Una diffusa e
convinta speranza si era manifestata sulle possibilità che una crescente cooperazione internazionale potesse condurre ad un aumento del
reddito e della ricchezza, ad una loro più equa
distribuzione
ed alla minimizzazione degli
- 11 mondo 2 stato sottoposto nellrultimo
sprechi
nell'uso
delle risorse e di conseguenza
decennio ad immensi mutamenti. In molte
alla
promozione
dello sviluppo e della pace in
aree importanti per il benessere dell'umanità
genere umano.
sono stati compiuti significativi progressi grazie favore di
4 - La crescita della popolazione, la morbiall'impegno nazionale ed internazionale. Tuttavia per non pochi paesi questo è stato un pe- dità e la mortalità elevate e i problemi delle miriodo di instabilità. di disoccuDazionec-escen- grazioni continuano ad esser causa di forti
te, di aumento dellpindebitAentocon lteste- preoccupazioni con necessità di immediate iniro, di ristagno e perfino di declino nel loro svi- ziative.
luppo economico. È anche aumentato il nume5 - La Conferenza riafferma che il fine prinro di persone che vive in condizioni di assoluta cipale dello sviluppo umano, sociale ed economiseria.
mico, del quale gli obiettivi e le politiche de'
novembre l984
mografiche sono parte integrante, è la crescita
degli standards di vita e della qualità della vita
della popolazione. Questa Dichiarazione rappresenta un solenne impegno delle nazioni e
delle organizzazioni internazionali riunite a
Città del Messico a rispettare le sovranità nazionali, a combattere tutte le forme di discriminazione razziale incluso l'apartheid, ed a promuovere lo sviluppo economico e sociale, i diritti dell'uomo e la libertà dell'individuo.
6 - A partire da Bucarest il tasso di crescita
della popolazione mondiale è sceso dal 2,03
per cento all'anno all' 1,67. Nel prossimo decennio il tasso di crescita diminuirà più lentamente. D'altra parte continuerà ad aumentare
l'incremento annuo di popolazione che potrà
raggiungere i 90 milioni aii'anno intorno al
2000. Allora la Terra sarà abitata da circa 6 , l
miliardi di persone; il 90% di questo incremento si produrrà nei paesi in via di sviluppo.
7 - Le disuguaglianze demografiche fra
paesi sviluppati e paesi in via di sviluppo sono
ancora impressionanti. La speranza media di
vita alla nascita, che è aumentata quasi ovunque, è di 73 anni nei paesi sviluppati mentre è
di soli 57 anni nei paesi in via di sviluppo; qui
la dimensione delle famiglie è molto più grande che altrove. Questo è fonte di preoccupazione poiché la pressione demografica e quella sociale possono contribuire a perpetuare la grande disparità che esiste nel benessere e nella
qualità della vita tra i paesi sviluppati e quelli
in via di sviluppo.
8 - Nel passato decennio le questioni relative alla popolazione sono state sempre più riconosciute come elementi fondamentali per la
programmazione dello sviluppo. In realtà le
politiche dello sviluppo, i piani e le programmazioni devono riflettere gli strettissimi legami fra popolazione, risorse, ambiente e sviluppo. La priorità andrebbe data alle iniziative capaci di integrare tutte le questioni principali
della popolazione e dello sviluppo, tenendo
conto fino in fondo del bisogno di utilizzare
razionalmente le risorse naturali e di proteggere l'ambiente impedendo ogni suo ulteriore
deterioramento.
9 - Le esperienze condotte in questi ultimi
anni con le politiche di popolazione sono incoraggianti. I tassi di morbidità e di mortalità si
sono abbassati anche se non nella misura desiderata. I programmi di pianificazione familiare
hanno avuto successo nel ridurre la fecondità
con costi relativamente contenuti. I paesi che
reputano che il proprio tasso di accrescimento
della popolazione sia di ostacolo al perseguimento dei propri piani di sviluppo dovrebbero
adottare politiche e programmi di popolazione
adeguati. Un intervento tempestivo potrà così
evitare l'accentuarsi di problemi quali quelli
della sovrappopolazione, della disoccupazione,
della scarsezza alimentare e della degradazione
ambientale.
10 - Le politiche della popolazione e dello
sviluppo si rafforzano reciprocamente quando
vengono incontro ai bisogni degli individui,
delle famiglie e della comunità. L'esperienza
del passato decennio dimostra la necessità che
vi sia la piena partecipazione di tutta la comunità e delle organizzazioni di base per definire
e realizzare programmi e politiche di questo
novembre l984
COMUNI D'EUROPA
9
genere. Questo garantirà anche che i programmi siano rispondenti alle esigenze locali e in armonia con i valori dell'individuo e della società. Ciò consentirà anche di sviluppare una
maggiore coscienza sociale dei problemi demografici.
11 - I1 miglioramento dello status della
donna e la valorizzazione del suo molo è un fine importante per sé stesso anche se avrà benefici effetti sulla dimensione e sulla vita familiare. L'impegno di tutti è essenziale per conseguire la piena partecipazione ed integrazione
delle donne in tutte le fasi e le funzioni del
processo di sviluppo. Le barriere culturali, economiche ed istituzionali devono essere abbattute; un'azione rapida e vasta deve essere intrapresa per aiutare le donne a raggiungere la piena uguaglianza con gli uomini nella vita politica, economica e sociale delle comunità in cui
vivono. Per raggiungere questo obiettivo è necessario che l'uomo e la donna condividano
tutte le responsabilità anche in campi quali la
programmazione e la vita familiare e l'allevamento e l'educazione dei figli. I Governi dovranno formulare e realizzare delle concrete
politiche capaci di migliorare lo status ed il
molo della donna.
obiettivo di accrescere il livello di salute di tutta la popolazione.
16 - Nei prossimi decenni si assisterà ad un
12 - Una fecondità elevata e non desiderata rapido cambiamento nelle strutture della poinfluisce negativamente sulla salute ed il be- polazione con importanti variabilità a livello
nessere degli individui e delle famiglie, specie regionale. I1 numero totale dei bambini e dei
per i più poveri, ed in molti paesi compromet- giovani continuerà a crescere così rapidamente
te seriamente il progresso economico e sociale. nei paesi in via di sviluppo da render necessari
Donne e bambini sono le vittime principali di programmi speciali per corrispondere ai loro
una fecondità che non sia sotto controllo. Gra- bisogni ed alle loro aspirazioni, ivi compresa
vidanze premature o tardive, troppo numerose un'occupazione produttiva. L'invecchiamento
o troppo rawicinate sono la causa principale della popolazione è anche un fenomeno che si
della morbidità e della mortalità materna, na- verificherà in parecchi paesi: ad esso si dovrà
prestare speciale attenzione, specie nei paesi
tale e infantile.
sviluppati,
in considerazione delle sue implica13 - Malgrado i considerevoli progressi verizioni
sociali
ed anche per il positivo contributo
ficatisi dalla Conferenza di Bucarest, diversi
che
le
persone
anziane possono dare alla vita
milioni di persone non possono ancora disporre
sociale,
culturale
ed economica dei loro paesi.
di metodi di pianificazione familiare efficaci e
17
Altra
caratteristica
saliente continuerà
sicuri. Per il 2000 circa 1.6 miliardi di donne
ad
essere
la
rapida
urbanizzazione.
Alla fine
saranno in età di riproduzione e 1,3 miliardi di
del
secolo
tre
miliardi
di
persone,
cioè
il 48 per
loro apparterranno ai paesi in via di sviluppo.
cento
della
popolazione
mondiale,
vivranno
in
Fin da ora occorre fare ogni sforzo per assicuracittà
grandi
se
non
addirittura
grandissime.
re ad ogni coppia e ad ogni individuo il pieno
esercizio del fondamentale diritto umano di Delle strategie di sviluppo integrale, urbano e
decidere liberamente, responsabilmente e sen- rurale, dovranno perciò costituire una compoza costrizioni il numero dei propri figli e l'in- nente essenziale delle politiche di popolaziotervallo fra le nascite disponendo delle infor- ne. Esse dovranno essere fondate sulla più
mazioni, dell'educazione e dei mezzi necessari completa valutazione dei costi e dei benefici
a tal fine. Nell'esercizio di questo diritto biso- per le persone, per i gmppi e per le regioni ingnerà tener conto sia del bene dei figli già vi- teressate; dovranno essere rispettose dei diritti
venti e di quelli futuri sia delle proprie respon- fondamentali dell'uomo e dovranno essere caratterizzate più da misure promozionali che resabilità nei confronti di tutta la Comunità.
pressive.
14 - Per quanto importanti progressi siano
18 - La natura e l'ampiezza dei movimenti
stati introdotti dalle moderne tecniche di con- migratori internazionali continueranno a subitraccezione nei programmi di pianificazione re rapidi cambiamenti. Una particolare imporfamiliare, maggiori contributi sono necessari tanza hanno raggiunto i flussi dei rifugiati e
per sviluppare nuovi metodi di contraccezione dei migranti illegali e sprowisti di adeguata
e per migliorare l'efficacia, la sicurezza ed il documentazione; movimenti migratori per ragradimento di quelli già esistenti. Bisognerà gioni di lavoro di considerevole ampiezza si veanche intraprendere più ampie ricerche sulla rificano in tutte le parti del mondo. Per parecriproduzione umana per risolvere i problemi chi paesi in via di sviluppo l'espatrio di lavoradella sterilità e della sottofecondità.
tori qualificati costituisce un serio problema
15 - Un'attenzione speciale dovrà essere ri- dal punto di vista delle risorse umane. È così
servata, nell'ambito dei sistemi sanitari di ba- indispensabile salvaguardare i diritti indivise, ai servizi collegati alla salute della madre e duali e sociali di tutte le persone coinvolte didel bambino quale componente del più ampio fendendole dallo sfmttamento e da trattamen-
ti non conformi con i diritti fondamentali
dell'uomo; è anche necessario tener sotto controllo questi diversi flussi migratori. È perciò
necessaria la collaborazione dei paesi di origine
e di destinazione così come è richiesta l'assistenza delle organizzazioni internazionali.
19 - Come è stato dimostrato negli anni
trascorsi dal 1974 è di fondamentale importanza per l'ulteriore realizzazione del Piano di
Azione Mondiale sulla Popolazione l'impegno
politico dei Capi di Stato e delle altre Autorità
nonché la volontà dei Governi di prendere
l'iniziativa per formulare programmi di popolazione destinando ad essi le necessarie risorse
finanziarie. I Governi dovranno considerare
prioritario il raggiungimento dell'autosufficienza nella gestione di questi programmi; dovranno rafforzare le loro competenze amministrative e gestionali ed assicurare il coordinamento a livello nazionale dell'assistenza internazionale.
20 - Gli anni trascorsi da Bucarest hanno
anche dimostrato che la cooperazione internazionale sul terreno della popolazione è* essenziale per la realizzazione delle raccomandazioni adottate dalla comunità internazionale; essa
può anche portare a successi considerevoli. È
quindi da sottolineare il bisogno di maggiori
risorse da destinare ad attività in materia di popolazione. Un adeguato sostegno ed una sostanziale assistenza internazionale saranno così
di grande aiuto agli sforzi dei Governi. Ciò
dovrà essere messo a disposizione con grande
generosità operando nel proprio interesse in
modo illuminato e con spirito di universale solidarietà. La famiglia delle Nazioni Unite continuerà ad assumersi le sue vitali responsabilità.
21 - Le organizzazioni non governative
continuano ad avere un molo importante nella
realizzazione del Piano di Azione Mondiale
sulla Popolazione e meritano l'incoraggiamento ed il sostegno dei Governi e delle organizzazioni internazionali. I parlamentari, le autorità
locali, gli uomini di scienza, gli informatori e
tutte le altre persone influenti sono chiamati a
10
dare il loro contributo ai vari aspetti delle attività concernenti lapopolazione e lo sviluppo.
22 - A Bucarest il mondo ha preso coscienza della gravità e dell'ampiezza dei problemi
della popolazione e del loro stretto legame con
lo sviluppo economico e sociale. I1 messaggio
di Città del Messico è quello di progredire verso una efficace realizzazione del Piano di Azione Mondiale sulla Popolazione tesa a migliora-
novembre 1984
COMUNI D'EUROPA
re il livello e la qualità della vita di tutti i popoli del mondo con l'impulso di un destino comune nella pace e nella sicurezza.
23 - Nel proclamare questa Dichiarazione
tutti i partecipanti alla Conferenza internazionale sulla popolazione confermano il loro impegno a dedicarsi ancora all'ulteriore realizzazione del Piano di Azione Mondiale sulla Popolazione.
La cooperazione internazionale, i governi e i poteri locali
di Letizia Norci
'Les grands principesn intitola su 'Le Mon- portamenti od interventi di fronte ai problemi
des Guy Herzlich, attento osservatore dei lavo- demografìci con qualche benevola allusione,
ri della Conferenza Internazionale del Messico sparsa qua e là, al molo che possono avere in
sulla Popolazione, uno dei suoi numerosi accu- aree specifiche le cosiddette organizzazioni
rati servizi dedicato agli orientamenti politici non governative - NGO - (di passaggio osdei governi in materia di popolazione. Eppure serveremo a questo proposito che alcune NGO
i grandi politici in materia demografica che co- presenti a Città del Mexico sembravano e prostituirono il richiamo ed il vero contenzioso babilmente sono ben più influenti, attrezzate
dell'analoga Conferenza di Bucarest 10 anni fa e potenti di non pochi governi nazionali!).
sono stati relegati a Città del Messico al comoLa sovranità delle nazioni è l'anacronistico
do ruolo di magnificanti ripetitive dichiarazio- cardine sul quale ogni governo è invitato a coni su cui tutti concordano e nessuno ha nulla sttuire e ad agire in materia di popolazione.
Ma la sede onusiana non poteva per ragioni
da aggiungere.
Appartengono a questa sfera, sul piano dei di principio e soprattutto per più concrete e
contenuti e degli indirizzi politici in campo de- materiali questioni legate all'attività del Fondo
mografìco, le affermazioni per cui lo sviluppo delle Nazioni Unite per le attività in materia di
economico dei paesi è l'orientamento strategi- popolazione (FNUAP) ignorare la cooperazioco prioritario di tutte le società cui anche la po- ne internazionale. E così alcune Raccomandalitica concernente la popolazione deve ade- zioni richiamano l'esistenza di una «world
guarsi e condizionarsi. Sul piano dei diritti community~e soprattutto quella, ben diversa
fondamentali è diventato un unanime ritornel- nel significato e nei suoi limiti, di una ncomulo l'enunciato per cui individui, coppie e fami- nità delle nazioni,: insistendo perché strategie
glie debbono avere riconosciuto il diritto di de- e programmi di azione a livello nazionale siano
cidere liberamente sul numero dei loro figli e integrate nelle strategie e nei Piani di azione a
sull'intervallo fra le nascite che preferiscono. livello internazionale per la palese interdipenSul piano dei depositai e dei responsabili di denza dei paesi tra loro. Conseguentemente, e
questi (ed altri) orientamenti di fondo il con- qui si tocca l'aspetto finanziario della queaiosenso unanime ed acritico è che questi siano ne, vanno sostenuti i programmi multilaterali
esclusivamente i governi nazionali: ad essi in- che soli sono in grado di far fronte a questo
fatti sono rivolte tutte le raccomandazioni, gli contesto di interdipendenza reciproca dei vari
inviti o le suppliche per quanto attiene com- paesi: programmi multilaterali che sono pro-
mossi e amministrati dal FNUAP il cui molo
può e deve essere rafforzato, in accordo con le
Raccomandazioni di Città del Messico negli anni avvenire.
È sfuggita del tutto invece alla Conferenza,
alla sua fase preparatoria ed alla sua documentazione conclusiva, la dimensione istituzionale
dei poteri locali. Nella preoccupazione di proteggere l'intangibile sovranità degli stati e delle società nazionali da un lato e nella complementare e non di rado incompatibile preoccupazione di garantire - almeno sul piano degli
enunciati - tutti i possibili diritti e libertà
dell'individuo, la cosiddetta comunità delle
nazioni si è dimenticata che spesso diritti e doveri individuali e sociali trovano il loro vero
momento decisionale e pragmatico nella comunità politica ed amministrativa locale.
Per la verità alcuni riferimenti alle comunità
locali compaiono nel testo delle Raccomandazioni adottate dalla Conferenza di Città del
Messico: in materia di urbanesimo, di sviluppo
rurale, di protezione della salute, di salvaguardia dell'ambiente, di migrazioni, di educazione e di formazione professionale vi sono alcuni
labili inviti a tener presenti i valori delle comunità locali ed a rispettarne i bisogni nella formulazione di programmi ed interventi di pop"lazione.
Mai invece
la dimensione
adeguato interlocutOre politicoe locale
dei governi e
e ciò è tanto più grave in un'epOca
quale i'articoiazione politica
si
Sta
in
paesi
in
autonomistico e
quando già
forma di
più meno
di stati membri. Mai ai %Overnnazioni si affiancano le aregiOnal'
O le 'loca1 authorities'; mai
mational policies' tanto
richiamate si associano i 'regional plans'; mai si richiama
di servizi ed interventi in materia di popolazione articolati e
a' livello ed
dimensione ne' quale i problemi da
si "'locaesista
che per le amminiC'è quindi da
strazioni locali nessuna utilità e nessuna indicazione possa emergere dalla Conferenza di Città
del Messico?
Abbiamo rivolto questa domanda a M.me
Marie-Claire Lenoir, consigliere presso il ministro degli Affari sociali della Comunità francese in Belgio dove, come è noto, la problematica
territoriale e locale è estremamente delicata e
sentita. 'Certamente questa Conferenza potrà
sensibilizzare le comunità belghe nei confronti
dei problemi demografìci, ci ha detto, anche
se, in verità, si è parlato soprattutto della situazione del Terzo Mondo, e quindi di problemi
di sovrappopolazione, trascurando quella che è
la realtà demografica di molti paesi europei. I1
calo della popolazione in paesi come il Belgio,
la Germania, l'Austria, la Francia, l'Italia ed
altri in Europa non fa prevedere soltanto una
serie di problemi di carattere socio-economico,
ma anche una perdita di valori culturali. Con
la diminuzione delle riascite diminuisce infatti
il numero dei portatori di tradizioni cult~irali
antichissime e particolari, come quelle delle
singole regioni europee. Ma di questa sparizione di una cultura i politici non sembrano trop-
COMUNI D'EUROPA
novembre 1984
LXV
per una politica comunitaria dell'ambiente
I1 trattamento dei rifiuti urbani
Siamo lieti d i pubblicare un saggio dedicato
a d u n argomento che certamente attirerà l'attenzione degli amministratori comunali, provinciali e regionali, quello dello smaltimento e
del trattamento dei nfiuti nelle loro implicazioniper una politica dell'ambiente e quale tipico esempio dell'esigenza d i k p o s t e «senza
frontiere8 e d interdlrciplinari. I problemi ecologici, infatti, coinvolgono aspetti d i organizzazione del territonb, di razionale utiiizzazione delle rborse, di programmazione, di rapporto tra qualità della vita, produzione e d insediamenti umani, aspetti sanitan' e, soprattutto, in senso globale, una nuova cultura: perciò
sempre pii? interessano lapubblica opinione e d
impegnano gli eletti locali e regionali.
La necessità d i impostare la soluzione, talvolta drammatica, dei problemi ecologici ad
u n livello che non può pii? essere soltanto nazionale va facendosi strada nella coscienza dei
responsabili politici, d i amministratori e d i cittadini: la nostra Associazione ha contribuito in
*arie occasioni a favorire questa consapevolezza
e b stesso progetto d i u n nuovo Trattato istitutivo dell'unione europea, approvato dal Parlamento Europeo nel febbraio 1984 fa speczfici
nfenmenti a questi temi, particofarmente negli articoli 9 e 59.
Tuttavia, proprio la nostra concezione del
processo di unificazione che si muove i n una
prospettiva federale mette in guardia dal sostituire un centralismo europeo a quello che è
spesso, ancor oggi, u n centralismo a livello nazionale. La politica ecologica si articola in
realtà su diversi piani e vi sono diversi ruoli e
drfferenti responsabilità - adeguatamente
coordinate - per k istituzioni che operano a
ciascuno d i questi livelli.
Il saggio che pubblichiamo, richiesto al dott.
Giovanni Pezzetti (*), è stato preparato qualche tempo fa, ma mantiene interamente la sua
attualità anche se nel frattempo sono maturati
altri dati normativi: ci nyenamo sostanzialmente al/ 'avvenuta emanazione, da parte del
Comitato interministetùzle d i cui all'art. 5 del
DPR 95 1/82, delle tDisposizioni per la prima
applicazione dell'art. 4 del DPR 10 settembre
1982 n. 91J, concernente lo smaltimento dei
nfiutiw pubblicato sul supplemento alla G. U.
n. 253 del 13 settembre 1984. Abbiamo comunque pregato il dott. Pezzetti d i ritornare
sull 'argomento in uno dei prossimi numen.
Integriamo intanto la parte che @uarda la
legislazione CEE in tema d i nfiuti, che dovrà
sempre pii? essere conosciuta non solo dagli addetti ai lavori, con il contributo dell'avv. Gian
(*) 11 Dott. Giovanni Pezzetti è inserito nel settore dei
servizi pubblicidi igiene
- urbana da oltre vent'anni e dal
1972 è il direttore generale dell'Azienda Municipale Netcezza Urbana di Milano.
Dal 1977 presiede la Commissione Tecnica della Federambiente (Federazione Italiana Servizi Pubblici Igiene
Ambientale) ed in tale posizione ha partecipato attivamente alla spolitica~delle aziende pubbliche italiane nel settore del recupero dei materiali e dell'energia contenuta nei
rifiuti.
I1 Dott. Pezzetti fa parte delle rappresentanze italiane di
organismi internazionali (es. CEE, STCELA, ISWA, ecc.) e
partecipa regolarmente, in qualità di relatore, a convegni
internazionali sul problema dei rifiuti.
Ha al suo attivo circa un centinaio di pubblicazioni nel
settore della gestione dei rifiuti e collabora regolarmente a
riviste specializzate del settore.
di Giovanni Pezzetti
Carlo Zoli, vicepresidente della nostra Associazione e membro del Comitato economico e soc d e della CEE, che si occupa in detto organismo, i n modo particolare, dei problemi
dell'ecologia.
A d entrambi il nostro rhgraziamento, nella
speranza che si apra sulla nostra rivista u n proficuo dibattito.
1. Premessa
I residui delle attività produttive e dei consumi privati, i rifiuti, sono causa delle crescenti
difficoltà che incontrano i paesi industrializzati
per la protezione dell'ambiente.
La recente legislazione di questi paesi rivela
I
Indice
1. Premessa
2. Direttive CEE in difesa dell'ambiente
3. La direttiva CEE sui rifiuti del
15.7.1975
4. Altre
direttive comunitarie in tema
-. . - .
di rifiuti
5. La leeislazione dei principali paesi
europei
6. La nuova legislazione italiana sui rifiuti
7. Profili di incostituzionalità del
D.P.R. n. 915
8. I contenuti tecnico-normativi
9. I profili tributari del D.P.R. n. 915
10. Il sistema sanzionatorio
11. La disciplina transitoria
12. Conclusione
*
I
LXVI
che i singoli governi e gli organismi internazionali si stanno preoccupando sempre più a forido delle conseguenze economiche e sociali che
il problema <rifiuti»provoca impegnandosi, di
conseguenza, nella ricerca di adeguate soluzioni.
Le principali ragioni di queste preoccupazioni sono da ricercarsi da un lato nell'aumento
quantitativo dei rifiuti da smaltire e dall'altro
nei pericoli che possono derivare all'ambiente
dai metodi adottati per la loro eliminazione.
Fino a non molto tempo addietro i pubblici
poteri hanno concentrato gli sforzi legislativi su
quest'ultimo aspetto della gestione dei rifiuti
(eliminazione), perfezionando le disposizioni
legislative con l'intento di prescrivere la trasformazione della natura nociva dei rifiuti ed
impedire l'utilizzo di certe località per lo scarico degli stessi.
Solo di recente si è notato un maggiore impegno dei paesi più progrediti nell'adeguamento delle legislazioni, frammentarie e specifiche, secondo i postulati di una moderna politica dei rifiuti.
2. Direttive CEE in difesa dell'ambiente
Di fronte a questa azione di autonomo adeguamento delle legislazioni nazionali, la Comunità Europea ha sentito la necessità di sviluppare la solidarietà e di coordinare gli sforzi
intrapresi dai singoli paesi, dotandosi di una
politica comune nel settore ecologico.
Nel novembre 1973 fu emanato un primo
programma di azione in materia di ambiente
con l'obiettivo di <contribuire a porre I'espansione al servizio dell'uomo procurando a quest'ultimo un ambiente che gli assicuri le migliori condizioni di vita possibili e a conciliare
questa espansione con la necessità sempre più
imperiosa di preservare l'ambiente naturale».
Esso nasceva come risposta ad alcune semplici considerazioni:
- l'inquinamento di un paese può contagiare il vicino. Gli effluenti versati nei fiumi e
I'inquinamento dell'aria oltrepassano liberamente le frontiere.
- Le singole iniziative nazionali destinate a
proteggere l'ambiente possono creare, da un
paese all'altro, distorsioni di concorrenza. Ad
esempio uno Stato può imporre alle sue imprese limiti all'inquinamento che comportano costi diretti e indiretti. Per compensare questi ultimi può ancora accordare aiuti specifici non
previsti per imprese operanti in un altro paese.
- La varietà delle regolamentazioni nazionali può ostacolare la libera circolazione di
merci e servizi all'interno del mercato comune.
Anche nel campo dei rifiuti, questi scambi tendono a svilupparsi sia perché può essere più
pratico e conveniente ricorrere ad impianti di
smaltimento situati nelle vicinanze ma al di là
della frontiera, sia perché la redditività di questi impianti richiede, solitamente, dimensioni
che superano quelle di taluni mercati nazionali. Nasce così l'esigenza di armonizzare le norme che regolano il trasferimetno dei rifiuti nel
supremo interesse della sicurezza della popolazione.
- Il riciclo delle materie contenute nei rifiuti può contribuire a contenere il costo delle
novembre 1984
COMUNI D'EUROPA
materie prime e la dipendenza della Comunità
e dei suoi stati membri nel campo dell'approvvigionamento. A più lungo termine il riciclaggio può contribuire ad affrontare meglio la rarefazione ed il rincaro delle materie prime e
dell'energia.
- I numerosi studi e ricerche nel settore del
recupero e del riciclaggio delle materie seconde
e dell'energia in corso nei singoli Paesi possono
essere resi più produttivi se coordinati a livello
di CEE, ove è possibile sviluppare la cooperazione. gli scambi di esperienze e la concentrazione dei mezzi necessari.
Successivamente all'emanazione del programma del 1973, la Comunità ha gradualmente sviluppato l'azione nel campo dei rifiuti
definendo gli orientamenti generali e predisponendo, in numerosi settori, direttive che
fissano obiettivi comuni ai quali gli stati membri devono adattare le loro legislazioni nazionali. Tra queste va ricordata la direttiva
15I7 l75 sui rifiuti.
Un importante sforzo di ricerca su scala europea è stato condotto con la collaborazione di
un Comitato in materia di gestione dei rifiuti,
creato nell'aprile 1976. Composto da esperti in
tutti i paesi membri, questo Comitato assiste la
Commissione europea, f ~ ~ ~ pareri
u l a sulle
misure da prendere e sull'applicazione di quelle già adottate.
Un altro atto fondamentale della CEE in
materia è il uprogramma ambiente
1977-1981,.
un prolungamento
Questo si presenta
e, per certi punti, come un rafforzamento del
programma 1973.
DOPOla riaffermazione degli obiettivi e dei
principi di una politica ecologica comunitaria,
viene posto il programma vero e proprio che
consta delle seguenti parti principali:
- la prima parte concerne la riduzione
dell'inquinamento e delle perturbazioni ambientali;
- la seconda parte verte sulla protezione e
sulla gestione razionale del territorio, dell'ambiente e delle risorse naturali;
- la terza parte tratta delle azioni di carattere generale per la protezione ed il miglioramento dell'ambiente;
- la quarta parte, infine, riguarda l'azione
della Comunità a livello internazionale, in particolare le relazioni con i paesi terzi e la partecipazione della Comunità alle convenzioni internazionali in materia ambientale.
Circa la politica del recupero dei materiali
contenuti nei rifiuti, la Comunità ha definito i
principali obiettivi della sua azione:
- riunire i dati economici e tecnici che devono permettere di valutare e migliorare le tecniche e l'organizzazione del recupero;
- assicurare una migliore stabilità del mercato delle materie di recupero, soggetto a variazioni cicliche legate alla disponbilità di materie
prime e al loro prezzo;
- aumentare gli sbocchi dei prodotti di recupero, in particolare con commesse delle amministrazioni pubbliche;
- lottare contro l'indifferenza e l'inerzia di
taluni operatori economici sia a livello della
concezione dei prodotti sia a livello delle abitudini al consumo dei privati.
Se la lotta contro lo spreco richiede il riciclo
delle risorse contenute nei rifiuti, anche la prevenzione della produzione dei rifiuti merita
una considerazione particolare: per questo sin
dal 1978 la CEE ha posto l'accento su una strategia di sviluppo delle etecnologie pulite» che
permettono una utilizzazione ottimale delle
materie prime e dell'energia, una maggior durata dei prodotti, un riciclo dopo I'utilizzazione.
3. La direttiva CEE sui rifiuti del 15.7.1975
La più importante iniziativa nel settore dei
rifiuti solidi, conseguente all'approvazione del
programma del 22 novembre 1973 è stata la direttiva sui rifiuti emanata dal consiglio delle
comunità E~~~~~~ il 15.7.1975 e pubblicata
sulla G~~~~~~~
Ufficiale del 25.7.1975.
contale direttiva si è voluto rawicinare disposizioni nazionali spesso molto divergentied
impedire che awenissero disparità tra le disposizioni in applicazione ed in preparazione nei
vari stati membri in materia di smaltimento
dei rifiuti
scop~
della direttiva, oltre a quello di faampia regolamentazionedel setvorireuna
tore della protezione ambiente e del miglioradella vita, è quello di evimento della
tare disparità nelle condizioni di concorrenza
fra i produttori di rifiuti dei vari paesi che possono nascere da un diverso gravame di oneri a
carico degli utenti operanti nei diversi stati
membri.
La direttivaobbliga gli stati membri a:
1) disciplinare in modo coerente ed efficace
l'eliminazione dei rifiuti, in particolare vietando lPabbandonoo il deposito incontrollato che
c o m p r o m e t t e r e ~ ~ e r ola qualità del19aria,
dell*acquao del suolo;
2) istituire procedure di autorizzazione e di
controllo applicabili alle imprese pubbliche o
che eliminano i propri rifiuti o che raccolgono quelli altrui, trasportandoli, accumulandoli o trattandoli;
3) lottare contro lo spreco e promuovere,
con il recupero, il riciclo e la trasformazione dei
rifiuti e residui, ltotteilimento di materie setonde ed eventualmentedi energia;
4) applicare il principio generale, secondo il
quale la parte dei costi sostenuti nella lotta
all'inquinamento non coperta dalla valorizzazione dei rifiuti deve essere ripartita secondo il
principio
inquina paga,;
5) stabilire piani intesi a organizzare l'eli~
~
minazione dei rifiuti, informare la ~
ne Europea sui nuovi progetti nazionali di regolamentazione e stabilire bilanci periodici
sulle attività svolte in questo campo.
4. Mtre
rifiuti
diretnvecomunitarie in tema di
Fissate le basi d'azione con il programma
197311976 ed emanata la fondamentale direttiva'sui rifiuti del luglio 1975, la Comunità ha
awiato un lavoro più specifico e dettagliato a
livello di singolo settore e per tipo di prodotto.
Tutte le direttive europee che sono state
emanate hanno un carattere ucurativo~e prendono le mosse da situazioni concrete.
La direttiva del Consiglio del 16.6.1975 con-
~
novembre 1984
cernente l'eliminazione degli olii usati (L.
194131: G.U. 25.7.1975) vieta l'eliminazione
degli stessi in ambiente naturale.
Tenuto conto che una percentuale a seconda
dei paesi, dal 20% al 60% di questi oli (rappresentanti il 12 % del mercato dei lubrificanti
nella Comunità) sfuggiva ad ogni controllo e
che essi provocano, mediamente, il 20%
dell'inquinamento delle acque europee, la direttiva prevede l'organizzazione di un sistema
di recupero, impone un controllo severo
dell'eliminazione e, considerato il costo crescente dell'energia importata, suggerisce il
reimpiego degli olii mediante rigenerazione o
incenerimento con recupero di calore.
Con la direttiva del Consiglio del 16.4.1976
(L. 108141; G.U. 26.4.1976) concernente lo
smaltimento dei policlorodifenili e deipoliclorotrifenili, si è inteso regolamentare I'eliminazione di taluni componenti chimici a base di
cloro (PCB ecc. ).
Questa direttiva armonizza le condizioni di
raccolta, di rigenerazione o di distruzione di
queste sostanze tossiche e persistenti, utilizzate
in particolare nei condensatori ed in taluni impianti calorici.
La direttiva del Consiglio del 20.2.1978 relativa ai rifiuti provenienti dall'industnil del
biossido d i titanio (L. 541 19; G.U. 25.2.1378)
prevede misure preventive e un piano di riduzione dell'inquinamento che entro il 1985 sarà
portato a meno del 5 % del suo valore iniziale.
Ulteriori misure più severe, di sorveglianza e
di controllo sono state poste allo studio in questo campo.
Con la direttiva del Consiglio del 20.3.1978
relativa ai nfillti tossici e pericolosi (L. 84 143:
G.U. 3 1.3.1978) si è inteso rafforzare i principali punti della direttiva-quadro sui rifiuti.
Essa prevede infatti i divieti e le misure di
controllo e di sorveglianza specifiche richieste
dalla nocività dei prodotti come il mercurio, il
cadmio, il catrame, l'amianto, ecc.
I paesi della Comunità devono stabilire piani per l'eliminazione di questi rifiuti; essi sono
anche invitati a prevenirne la formazione o a riciclarli.
In materia di recupero o riciclo, infine, la
Comunità ha concentrato la sua strategia sul
settore dei rifiuti cosidetti di «consumo».
Oltre agli olii di cui si è detto, l'accento è
stato posto su altre tre categorie di rifiuti molto
abbondanti:
- la carta da macero. I1 riciclo consente un
notevole risparmio di importazione in un settore deficitario. L'obiettivo è quello di far passare il tasso di utilizzazione della cartaccia dal
40 % (cifra attuale) al 60 Oh .
- Gli imbadaggi di bevande. Essi rappresentano il 10% del peso dei rifiuti urbani e per
la loro fabbricazione esigono un elevato consumo di energia e di materie primc. Rappresentano inoltre una notevole percentuale dei rifiuti che contribuiscono gravemente al deterioramento dell'ambiente e all'inquinamento.
- Ipneumatici usati. Le materie prime utilizzate per la fabbricazione dei pneumatici
vengono per lo più importate. D'altro canto la
loro eliminazione richiede un alto consumo di
energia e provoca un notevole grado di inqui-
COMUNI D'EUROPA
LXVII
l'eliminazione dei rifiuti (definiti come «oggetti mobili») di cui il proprietario intende sbarazzarsi o la cui eliminazione viene ordinata
nell'interesse della collettività.
Tratta inoltre della raccolta, del trasporto,
del trattamento, dello stoccaggio e del deposito dei rifiuti; autorizza il Governo Federale a
limitare l'utilizzo di recipienti e di imballaggi
il cui costo di smaltimento si potrebbe dimostrare troppo alto.
La caratteristica principale della legge tedesca sui rifiuti consiste tuttavia nel fatto che essa
raggruppa tutti i tipi di rifiuti e tutte le forme
di inquinamento in un testo unico di portata
generale: le norme anteriori regolanti più specificatamente la protezione ambientale come,
ad esempio, quelle relative agli scarichi in corso
d'acqua dei rifiuti liquidi o l'emissione di sostanze gassose nell'atmosfera, diventano dei
casi particolari.
La Gran Bretagna ha scelto un metodo ana5. La legislazione dei principali paesi europei
logo nella nuova legge sul controllo dell'inquiIn quasi tutti i paesi europei lo smaltimento namento che è stata adottata nel 1974.
dei rifiuti ha costituito l'oggetto di numerose e
Nella prima parte di tale legge, che tratta
approfondite normative regolamentari, ancor dei erifiuti sul suolo», vengono forniti gli struprima che la CEE facesse conoscere i suoi pro- menti legali necessari per assicurare un interpositi in tema di protezione ambientale ed vento globale e coordinato nella politica dello
emanasse la propria direttiva-quadro sui rifiu- smaltimento dei rifiuti; nelle parti successive,
ti.
invece, viene trattato più particolarmente
In Germania la necessità di disporre di una dell'inquinamento dell'acqua e dell'aria e detpolitica complessiva di gestione dei rifiuti è sta- tate le norme per la loro salvaguardia.
ta sottolineata dal Governo Federale agli inizi
Dal punto di vista operativo la legge britandegli anni settanta.
nica attribuisce alle autorità locali il compito e
Nel programma governativo del 1971 la responsabilità di assumere le più efficaci disull'ambiente questo problema è stato posto sposizioni per il trattamento dei rifiuti nelle
fra le priorità meritevoli di attenta considera- stesse zone di produzione.
zione tanto che la legge sullo smaltimento dei
Essa contiene, inoltre, un certo numero di
rifiuti è stata promulgata il 7 giugno 1972.
norme incoraggianti le autorità locali a fare
Questa legge precisa le norme da seguire per pienamente uso delle possibilità di recupero
namento. In questo campo l'obiettivo della
Comunità è duplice: da un lato diminuire il
numero di pneumatici eliminati (aumento della durata di vita, sviluppo della rigenerazione)
e dall'altro valorizzare i rifiuti (rigenerazione
della gomma, incenerimento con recupero
dell'energia).
In tutte queste materie che toccano le responsabilità dirette o indirette delle autorità
pubbliche, la Comunità ha in corso di preparazione raccomandazioni e direttive agli stati
membri tali da condurre all'emanazione di
specifiche disposizioni giuridiche.
In particolare si ricorda la proposta di direttiva 13.8.1981 sugli imballaggi per bevande e la
raccomandazione 81 1972 del 3.12.1981
sull'impiego della carta riciclata.
COMUNI D'EUROPA
comuni ed alle province compiti e responsabilità operative nella gestione della raccolta, trasporto e trattamento di ogni tipo di rifiuto.
Questa normativa è stata preceduta nel tempo dalla legge sull'eliminazione degli oli esausti e dei rifiuti chimici (1972) e dalla legge sui
recipienti di birra e bevande, del 1971, aggiornata 1'8 giugno 1978.
Nel campo della riutilizzazione degli imballaggi per bevande le disposizioni di legge danesi prevedono la limitazione di contenitori a
perdere, la standardizzazione di bottiglie per
vino e alcolici per aumentare il grado di riutilizzazione e I'incentivazione di raccolte separate al di fuori del tradizionale sistema di raccolta
dei rifiuti.
In Svezia la legge sulla tutela dell'ambiente
risale al 1969, ma successivamente sono state
apportate modifiche per renderla sempre più
adeguata alle necessità.
Partendo dalla definizione di attività pericolose per l'ambiente, la legge svedese prevede
quali azioni deve compiere colui che intende
svolgere tali attività senza inquinare I'ambiente, i permessi da richiedere per impiantare
nuove attività pericolose, ecc.
La legge è applicabile agli inquinamenti
prodotti da rifiuti liquidi, solidi e gassosi sul
suolo, nei fiumi, laghi o altre zone d'acqua o
nell'atmosfera.
I1 controllo e la vigilanza, al fine di attuare la
protezione nei confronti di attività pericolose
per l'ambiente, sono esercitati a livello centrale
dall'Ente nazionale per la protezione della natura; lo stesso coordina le azioni di vigilanza
delle Prefetture le quali la esercitano nell'ambito della provincia.
Ai trasgressori delle norme di legge sono
previste sanzioni pecuniarie ed anche la reclusione a seconda della gravità dei reati commessi.
Negli altri paesi europei - prima dell'emanazione della direttiva CEE sui rifiuti - il problema dei rifiuti è stato risolto a livello legislativo col ricorso a singoli prowedimenti riguardanti una parte solamente della gestione complessiva dei rifiuti (es. la discarica, la distruzione dei rifiuti tossici, ecc.).
Si ricorda in particolare la legge sui rifiuti
chimici (1973) nei Paesi Bassi e la legge sui rifiuti tossici (1974) nel Belgio.
Questi paesi hanno successivamente adottato misure legislative tali da adeguarsi alla direttiva CEE sui rifiuti ed ai suoi principi generali
tra i quali quello echi inquina paga» e quello
inteso a favorire il recupero dai rifiuti dei materiali utilizzabili e dell'energia ricavabile.
dei materiali e dell'energia contenuti nei rifiuti.
In Francia la legge sull'uEliminazione dei rifiuti solidi e recupero dei materiali, porta la
stessa data di approvazione delle direttive CEE
sui rifiuti: 15 luglio 1975. Non è questa una
pura e semplice coincidenza; infatti il gruppo
comunitario che ha elaborato la direttiva si è
awalso abbondantemente dei tecnici d'oltralpe.
La legge si compone di 27 articoli e la principale caratteristica consiste nell'aff~damentoalle comunità locali dei compiti di organizzare la
raccolta ed il trattamento dei rifiuti.
Altro argomento fondamentale è quello di
aver stabilito che lo smaltimento degli stessi
deve essere fatto in modo da facilitare il recupero dei materiali e dell'energia contenuta nei
rifiuti.
A questo proposito la legge non si limita a
ripetere i principi generali, ma scende nei particolari fornendo anche indicazioni operative.
Inoltre prevede disposizioni dettagliate di
upolitica industriale» secondo le quali la produzione o la vendita di certi prodotti possono essere autorizzati, o interdetti, avuto riguardo ai
problemi che questi sollevano al momento di
diventare rifiuti e quindi allorquando si pongono i problemi del loro smaltimento.
La Danimarca ha adottato nell'ottobre 1974
una legge per la protezione dell'ambiente che
risulta una delle più complete del mondo.
La legge danese si propone «di prevenire e
combattere l'inquinamento dell'aria, dell'acqua e del suolo, prevenire i rumori nocivi e sta- 6 . La nuova legislazione italiana sui rifiuti
bilire le norme amministrative per il controllo
dell'inquinamento~.
Con la pubblicazione sulla G.U. n. 343 del
La normativa si applica a tutte le attività che 15.2.1982 del D.P.R. 10 settembre 1982 n.
possono essere causa di inquinamento median- 915 sullo smaltimento dei rifiuti solidi è venute la produzione di rifiuti solidi, liquidi o gas- ta a decadere, per la parte incompatibile con la
sosi.
nuova normativa, l'ormai vetusta legge 20
Si applica altresì alle attività implicanti pro- marzo 1941 n. 366 che per oltre quarant'anni
cessi di produzione, accumulo e trasporto di ha regolato - nel bene e nel male - il settore
sostanze potenzialmente tossiche e pericolose.
dei rifiuti solidi urbani.
In effetti tale normativa, nata in un momenAmministrativamente la legge riserva responsabilità di indirizzo e programmazione al to storico e sociale particolare, non ha mai troMinistro per I'ambiente, mentre decentra ai vato piena attuazione (es. la pesante ed accen-
novembre 1984
trata organizzazione burocratica centrale non è
mai stata istituita; la parte che prescriveva la
a c e r n i t ~preventiva ha incontrato innumerevoli difficoltà operative, ecc.) ed anzi è stata ampiamente contraddetta in molte disposizioni.
Anche per questi motivi gli amministratori,
i tecnici, gli esperti, ecc. hanno valutato la promulgazione del DPR 915 come l'inizio di una
nuova era nel settore dell'igiene ambientale. Il
DPR in questione, infatti, riassume in sé - oltre alle direttive CEE in materia di rifiuti; tutte
le tematiche sui rifiuti solidi che in questi anni
sono stati al centro del dibattito fra tecnici ed
esperti del settore e ne rappresenta un notevole
sforzo di sintesi e di coordinamento.
Le novità di alcune norme rispetto alla legge
precedente, il ritardo fra la data del D.P.R. e la
sua pubblicazione sulla G.U., le scadenze che
attendono i soggetti coinvolti nell'attuazione
della legge, la necessità di armonizzare delle
norme nazionali con quelle regionali (laddove
le Regioni hanno anticipato in materia il
D.P.R.), l'interpretazione della situazione
normativa - in attesa della soluzione di eventuali conflitti - sulla base della contemporanea vigenza delle normative statali e regionali,
sono solamente alcuni dei problemi che devono essere affrontati.
7. P r o f ~ di incostituzionalità del D.P.R.
n. 915
È opinione di alcune regioni - segnatamente di quella lombarda - che il D.P.R. 915 182
sia intervenuto in una materia di sicura competenza regionale, in quanto ricompresa in quella della «tutela dell'ambiente dagli inquinam e n t i ~individuata dal titolo vAcapo VI11 del
D.P.R. n. 616177.
Le funzioni in materia di igiene del suolo e
la disciplina della raccolta, trasformazione e
smaltimento dei rifiuti solidi sono infatti esplicitamente menzionate dall'art. 101 del D.P.R.
616 fra quelle trasferite alle Regioni.
La circostanza che si tratta, in questo caso, di
dare attuazione a direttive della CEE, non dovrebbe spostare i termini della questione: spetta infatti alle Regioni dare attuazione a tali direttive nelle materie trasferite alle Regioni medesime, salvo per lo Stato la potestà di dettare,
oltre che norme di principio - come di consueto - anche norme di dettaglio destinate a
valere, però, solo in mancanza di legge regionale (art. 6 D.P.R. n. 6161 1977).
Che il sistema di competenze debba rimanere intatto è confermato dalla legge di delega
(n. 4211982) sulla cui base è stato emanato il
D.P.R. n. 915182: essa infatti stabilisce che
trestano ferme le competenze attribuite alle
Regioni a statuto ordinario dall'art. 6 del
D.P.R. 24 luglio 1977 n. 616 ...D.
Da questo punto di vista il D.P.R. 915182
dà adito a possibili censure di incostituzionalità per violazione della competenza regionale
e dei cn3en'della delega nei seguenti punti:
a) contiene sia norme di principio che norm e di dettaglio, senza indicare espressamente
le prime e senza precisare che le seconde valgono solo in mancanza di legge regionale. Anzi
sembra che il DPR voglia condizionare l'applicabilità delle norme regionali preesistenti in
novembre 1984
materia, alla compatibilità con «tutte, le norme (così almeno sembrerebbe) del D.P.R.
915 I82 stesso (art. 32);
b) configura restrittivamente e per elencazione le competenze della Regione (art. 6 ) laddove esse - sul piano amministrativo - devono riguardare tutte le funzioni amministrative
in materia, ad eccezione di quelle attribuite
dalle leggi statali agli enti locali;
C) demanda alla Regione il compito di emanare solo «norme integrative e di attuazione»
del decreto, art. 6 lettera f, laddove la competenta normativa regionale si estende a tutta la
disciplina della materia col solo limite dei principi fondamentali desumibili dalla legge statale;
d ) configura talune funzioni amministrative
in capo ad organi statali («promozione=e «consulenza delle attività connesse con l'attuazione del decreto; determinazione di «misure» dirette a limitare la formazione dei rifiuti; determinazione di criteri generali per il rilascio delle
autorizzazioni per lo smaltimento dei rifiuti
tossici e nocivi: art. 4 lettere a), C),f)) in violazione delle competenze regionali.
Anche dal punto di vista tributario il D.P.R.
915 può essere tacciato di incostituzionalità;
infatti esso disciplina la materia fiscale della
nuova tassa sui rifiuti interni, senza che la legge delega n. 42 del 1982 avesse autorizzato il
governo a modificare la parte tributaria della
legge 366141.
Qualsiasi indicazione di tipo fiscale vi fosse
stata nella direttiva CEE (di cui il DPR 915
vuole esserne l'attuazione italiana), la legge di
delega al Governo, in ossequio ai principi costituzionali, avrebbe dovuto esplicitare, fra gli
oggetti della delega, anche la revisione delle
norme del T.U. per la finanza locale con particolare riferimento alla rilevata estensione della
base di commisurazione del tributo previsto
dagli artt. 268-272 del citato T.U. ed alle altre
innovazioni, destinate a produrre oneri patrimoniali più pesanti a carico dei contribuenti.
COMUNI D'EUROPA
DPR è molto articolato e risponde ad esigenze
dimaggiorechiarezza.
La precedente classificazione dei rifiuti solidi
urbani in rifiuti interni ed esterni viene arricchita con quella dei <.rifiuti ingombranti,.
mentre risulta totalmente innovativa la dizione
dei rifiuti speciali, tossici e nocivi.
A proposito di questi ultimi tipi di rifiuti,
nuova è la formulazione secondo la quale al loro smaltimento devono prowedere a proprie
spese i produttori dei rifiuti stessi, direttamente o attraverso imprese od enti autorizzati dalla
Regione, a meno che i Comuni non si assumano tale compito, previa stipulazione di apposite convenzioni con i produttori stessi.
Ai Comuni viene altresì riservata la competenza dello smaltimento dei fanghi provenienti
dalla depurazione delle acque di scarico urbane
(così come del resto previsto dalla legge 319176
Merli).
Per quanto riguarda le competenze riservate
ai Comuni (art. 8 del DPR) l'esperienza ha
consigliato al legislatore di lasciare una certa
elasticità, stabilendo la fissazione nei regolamenti comunali di «norme» (per la determinazione dei perimetri entro i quali è stabilito il
servizio, per assicurare la tutela igienico-sanitaria di tutte le fasi dello smaltimento per favorire il recupero, ecc.) anziché stabilire direttamente nei regolamenti ben precisi parametri:
in questo modo sarà più facile all'occorrenza
modificare tali parametri con semplice deliberazione, senza dover cambiare i regolamenti
comunali.
In tale ottica si deve ritenere che siano cadula 366141 prete tutte le specifiche norme
scriveva ai Comuni (es. conservazione, trasport0 e smaltimento dei rifiuti) ed in particolare la
regolamentazione della fase che si può denominare «gestione del rifiuto, fra cui la frequenza giornaliera del servizio salvo deroghe.
Riguardo alle competenze in materia di rifiuti degli altri organismi previsti dall'ordinamento statuale si possono così riassumere:
- allo Stato sono affidati compiti di indirizzo, promozione, consulenza e coordinamen8. I contenuti tecnico-normativi
to delle attività connesse con lo svolgimento
delle attività di smaltimento dei rifiuti. Tali
Rispetto alla legge 366/1941 la nuova nor- competenze verranno esercitate da un Comitamativa comprende nel termine «smaltimento» t. Interministeriale;
- alle Regioni sono assegnate funzioni di
tutte le fasi, dal conferimento al trattamento
finale nelle più svariate forme. La definizione elaborazione, pre~isposizione ed aggiornadifferisce sostanzialmente dal termine «smalti- mento dei piani di organizzazione dei servizi.
mento» previsto dalla legge n. 366 che lo consi- di smaltimento dei rifiuti; individuare le zone
derava come la fase successiva della raccolta e idonee alla realizzazione di impianti di trattadel trasporto.
mento e10 stoccaggio temporaneo e definitivo
Riguardo allo smaltimento, nella nuova ver- dei rifiuti. Importante è altresì la competenza
sione, il nuovo DPR ribadisce che trattasi di delle Regioni nel rilascio delle autorizzazioni
<.attività di pubblico interesser ricalcando in ad enti od imprese <he vogliono effettuare le
questo quanto
legge 366141.
operazioni di smaltimento dei rifiuti urbani,
All'art. 3 del nuovo DPR nel fissare le com- speciali, tossici e nocivi;
petenze dei Comuni, viene ribadito secondo la
104 secon- alle Province compete (ex
tradizione legislativa in materia, che lo smalti'Ornma
24 luglio
n' 616)
mento dei rifiuti solidi urbani è un compito do
controllo, attraverso i servizi di igiene ambiendei Comuni che lo esercitano in regime di pri- tale o dei laboratori provinciali di igiene e provativa. A proposito dello svolgimento di tali at- filassi (art. 7).
tività, all'art. 8 è ribadito che l'attività di smalDopo aver enunciato «principi» in ordine al
timento dei rifiuti urbani può essere esercitata
direttamente, mediante aziende rnunicipaliz- trattamento finale dei rifiuti il nuovo DPR
tratta specificatamente all'art. 10 di un solo sizate owero mediante concessione.
Circa la definizione e la classificazionedei ri- sema e cioè della discarica controllata: è vietafiuti bisogna rilevare che Inart. 2 del nuovo ta la discaica non autorizzata ed il rilascio di
LXIX
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13ispnsizioni per la pritna appli~m.ioni
dellka~ticolo4 del decreto del Presidente
delle Repubbiioa 10 settembre 1982, n. 915,
concernente lo smaltimento dei rifiuti.
(Ileliherazionc li. luglio 1'1SiQf.
apposita autorizzazione deve essere richiesta alla Regione previa apposita procedura.
Non ci si sofferma sui rifiuti speciali ma meritano particolare menzione i seguenti:
rifiuti provenienti da ospedali, case di
non assimilabili a quelli urbani;
veicoli a motore, rimorchi e simili fuori
uso e loro parti.
cura ed
Rispetto al primo tipo di rifiuto l'art. 14 innova completamente rispetto alla legge 366141
stabilendo che i rifiuti ospedalieri «devono essere smaltiti secondo i sistemi e con impianti
che garantiscano la migliore tutela possibile
delle esigenze igienico-sanitarie» e quindi non
devono più essere «inceneriti sul posto in appositi impianti>>.
Circa le norme sui veicoli a motore destinati
alla demolizione di particolare rilievo è I'innovazione riguardante il conferimento obbligatorio «ad appositi centri di raccoltan (art. 15 del
nuovo DPR) gestiti da Comuni o da Consorzi o
da soggetti diversi purché muniti di apposita
licenza comunale.
+
Particolari procedure sono previste per il
conferimento ai centri di raccolta dei veicoli a
motore, rimorchi e simili rinvenuti da organi
pubblici non reclamati dai proprietari, per la
corresponsione al proprietario del prezzo del
veicolo conferito ed inoltre per I'awio alla rottamazione dei veicoli fuori uso.
9- I profui tributari del D.P.R. 915
Sotto il profilo tributario il nuovo DPR
91 5 I82 modifica il sistema precedentemente in
vigore: la tassa annuale si chiamerà aper lo
smaltimento dei rifiuti solidi urbani interni,, e
dovrà essere obbligatoriamente istituita dai
Comuni, applicata in base a tariffe ed il cui
gettito complessivo non può superare il costo
dei servizi di smaltimento nelle varie fasi di
conferimento, raccolta, cernita, trasporto, trattamento, ammasso, deposito e discarica sul
suolo e nel suolo.
Il tributo quindi, così come è configurato,
-
LXX
non è una novità, anche se sono nuovi i concetti che lo sorreggono e cioè:
a) estensione del tributo alla copertura dei
costi di «trattamento* finale, in precedenza
praticamente esclusi dalla tariffa;
b) obbligatorietà dell'istituzione della tassa;
C) riaffermazione del fatto che le tariffe devono tendere al conseguimento del pareggio
tra gettito globale della tassa e costo di erogazione del servizio (al netto delle entrate derivanti dal recupero e dal riciclaggio dei rifiuti).
Per quanto riguarda il soggetto passivo da
tassare il nuovo DPR riproduce la legge
366141: chiunque occupi, oppure conduca locali a qualsiasi uso adibiti compresi campeggi,
distributori di carburante ecc. nonché qualsiasi
area scoperta ad uso privato ove possono prodursi rifiuti.
Anche in merito all'applicazione della tassa
non vi sono innovazioni: la tassa è commisurata alla superficie dei locali e delle aree serviti ed
all'uso cui i medesimi vengono destinati.
Unica eccezione, ma importante sia ai fini
della riduzione del gettito complessivo della
tassa, sia perché in passato ha creato un notevole contenzioso, è la norma che prevede di
escludere - nella determinazione della superficie tassabile - quella parte di essa ove si formano rifiuti speciali, tossici o nocivi «allo smaltimento dei quali sono tenuti a provvedere a
proprie spese i produttori dei rifiuti stessi*.
L'applicazione concreta di questa parte fiscale del DPR - a seguito di precisazioni contenute nella legge finanziaria di conversione del
DL 55 - avrà decorrenza da11' 1.1.1984 con il
rispetto delle scadenze previse dal T.U.F.L. del
1931.
10. I1 sistema sanzionatorio
I1 D.P.R. 915182 prevede come illeciti, e
sanziona, numerosi comportamenti (artt. 24,
25, 26, 27, 28, 29, 31, 3" comma) talora con
sanzioni penali '(con norme di sicura competenza statali, quali l'arresto o l'ammenda) e talora con sanzioni amministrative pecuniarie
(con norme che potrebbero ritenersi eccedenti
dalle competenze statali di principio).
I1 problema si pone laddove le Regioni avessero legiferato in materia in modo difforme
(es. la Regione Lombardia stabilisce per gli illeciti di cui sopra, anche se descritti in maniera
difforme, solo sanzioni amministrative).
I1 caso di concorso di disposizioni sanzionatorie penali o amministrative, o tutte amministrative, è preso in considerazione in termini
generali dall'art. 9 della recente legge 24 novembre 1981 n. 689 concernenti «modifiche al
sistema penale*.
A norma di detto articolo 9 - la cui interpretazione peraltro non è univoca - in caso di
concorso di disposizioni amministrative si applica la «disposizione speciale»; però se lo stesso
fatto illecito è punito da una disposizione generale e da una disposizione amministrativa regionale, la disposizione generale si applica in
ogni caso, salvo che non si tratti di disposizione
applicabile solo in mancanza di altre disposizioni penali. Non è chiaro, se in tal caso, l'applicabilità della norma penale escluda quella
COMIJNI D'EUROPA
novembre 1984
Oltre a quello sopra commentato - una sedella sanzione amministrativa regionale, owerie di termini sono fissati per l'attuazione del
ro si cumuli con essa.
Quindi là dove il D.P.R. 915182 commina D.P.R.:
i ) le competenze dello Stato (art. 4) devono
sanzioni penali (es. art. 24, 25, 26, 27, 29, 31,
3" comma) è pacifico che tali sanzioni si ap- essere esercitate entro il 31 dicembre 1983;
2) le competenze regionali sono esercitate
plicano comunque, pur in presenza di sanzioni
entro 18 mesi a decorrere dall'emanazione dei
diverse in sede regionale.
Resta invece dubbio in relazione a quanto si provvedimenti da adottarsi dallo Stato;
3) le Regioni devono fissare il termine (non
è detto, I'applicabilità agli stessi fatti di evenoltre il 31 dicembre 1986) entro cui gli impiantuali sanzioni amministrative regionali.
Indipendentemente dai casi concreti si deve ti e le attrezzature esistenti devono adeguarsi
rilevare che la possibile convivenza di due siste- alle disposizioni del nuovo decreto.
mi sanzionatori (quello statale e quello regionale) che potrebbero ignorarsi reciprocamente
può dar luogo a problemi che, comunque, il 12. Conclusione
legislatore regionale deve affrontare e risolvere.
Finalmente anche il nostro Paese, al pari di
quelli più industrializzati, si è reso conto che il
superamento della vecchia legislazione in tema
11. La disciplina transitoria
di inquinamento del suolo era diventato argoAnche questo aspetto è meritevole di consi- mento troppo maturo per non essere affrontato
decisamente e finalmente risolto. I principi
derazione.
I1 D.P.R. 915182 stabilisce che chiunque ef- fondamentali sui quali è costmita la nuova
fettui, alla data di entrata in vigore del decreto normativa sono:
medesimo, attività di smaltimento per le quali
l ) conferma della competenza dei Comuni
è prevista apposita autorizzazione, è tenuto a in ordine alla «gestione dei rifiuti solidi*,
2) esplicitazione della filosofia secondo la
presentare domanda, entro tre mesi dalla predetta data, all'autorità competente che entro quale si deve operare il recupero dei materiali
sei mesi rilascia o l'autorizzazione definitiva o riutilizzabili e dell'energia contenuti nei rifiuun'autorizzazione provvisoria (art. 3 1, 1" e 3 " ti,
3) piena responsabilizzazione delle Regioni
comma).
Ciò non sembra applicabile agli enti locali in questa materia così importante per la «quaed alle loro aziende municipalizzate sia per i ri- lità della vita* dei cittadini,
fiuti urbani (vedi capoverso art. 8) sia per quel4) forte riaffermazione del concetto che i
li specizli (art. 3) ma solo agli enti o imprese servizi pubblici devono essere pagati con le taspeciali autorizzate dalle Regioni ai sensi riffe.
Quest'ultimo assunto è così esplicitato nel
dell'art. 6 lettera d). Si ritiene invece che per lo
smaltimento dei rifiuti tossici e nocivi - non nuovo DPR 9 15:
- estensione del tributo al fine di coprire
sussistendo il diritto di privativa e neppure un
esplicito richiamo nella parte relativa a questo anche i costi di «trattamento* dei rifiuti e non
tipo di rifiuto - il regime delle autorizzazioni solo quelli di raccolta e trasporto,
- obbligatorietà, per i Comuni, di istituvalga anche per i Comuni e per le aziende muzione e applicazione della tassa,
nicipalizzate.
- riaffermazione dell'indirizzo che le tarifI1 caso delle Regioni la cui legislazione già
prevede l'obbligo per i titolari di impianti di fe devono tendere al conseguimento del paregsmaltimento di farne denuncia e richiedere au- gio fra gettito totale della tassa e costi di erogatorizzazione (es. art. 28 1 " comma della legge zione del servizio.
Anche sul piano fiscale quindi il DPR 915
94180 della Regione Lombardia) non dovrebbe
rientrare nella disciplina transitoria statale: è affronta in termini concreti la soluzione dei
da ritenere infatti che questa disciplina transi- molti problemi che stanno di fronte ai Comuni
toria valga solo per le Regioni che non abbiano ed alle aziende municipalizzate di igiene urbana.
già una loro normativa.
L 'azione della CEE nella gestione dei rifiuti
di Gian Carlo Zoli
La Comunità europea si occupa della tutela
dell'ambiente e della salute non dalla sua fondazione nel 1958 ma soltanto dal 1971: nel
1958 questa tematica e forse anche questa terminologia erano molto meno diffusi, perché il
trattato non faceva cenno a questo tipo di problemi, e per occuparsene si è dovuto ricorrere
ad espedienti giuridici.
La Comunità adesso è impegnata attivamente nel campo ecologico; ha lanciato tre programmi di azione di cui l'ultimo per il triennio
198311986.
Indipendentemente da quello che sarà attuato, suggerisco di prendere contatto con la
Comunità europea che predispone studi e
pubblicazioni di grande valore e interesse, la
maggior parte dei quali fra l'altro è fornita gratuitamente: è un pozzo a cui è utile attingere.
La Comunità ha affrontato tutti i problemi
d'ambiente e sanitari, di tutti gli inquinamenti, i pericoli per la salute e la conservazione della fauna e della flora: fra questi quelli della gestione dei rifiuti.
I rifiuti nella Comunità sono annualmente
circa 2,3 miliardi di tonnellate, di questi soltanto 118 sono quelli di cui oggi ci si occupa:
950 milioni di tonnellate sono rifiuti agricoli,
300 milioni i fanghi, 160 milioni i rifiuti indu-
novembre 1984
striali, 120 milioni i rifiuti commerciali, 170
tonnellate i rifiuti dalle demolizioni, 120 milioni da cose che finiscono (vecchie vetture, vecchi
pneumatici, ecc.), 250 milioni vengono dalle
miniere e 200 milioni sono quelli domestici e
stradali. Queste quantità aumenteranno continuamente, perciò è essenziale che questo problema sia affrontato perché la loro distruzione
è una delle tante follie che si compiono nel nostro mondo. Le sostanze che sono nei rifiuti che
in genere vengono distrutti sono metalli, vetro,
caucciù, petrolio, materie sintetiche, carta, sostanze chimiche, legno, proteine; il 90% di
quello che viene distrutto potrebbe dare vantaggio all'economia europea. Questa distruzione è uno dei motivi della stessa inflazione.
L'inflazione si lega al problema delle risorse
necessarie al paese. Ebbene se si utilizzassero
questi rifiuti avremmo bisogno di molto meno
petrolio. I1 riutilizzo dei rifiuti può ridurre la
dipendenza della Comunità dall'importazione
di materie prime, recare vantaggio nell'ambiente e portare ad utilizzazione più razionale
dei suoli.
Un altro elemento statistico mi pare molto
importante: la gestione dei rifiuti nella Comunità riguarda 350 mila imprese che si occupano
di gestione dei rifiuti, 2-3 milioni di lavoratori
e una cifra che supera i 100 miliardi di dollari,
cioè circa dal 7 al 9 e mezzo per cento del prodotto nazionale dei rifiuti.
Risulta quindi quale importanza notevole ha
questo tema che con tanta saggezza I'ASNU ed
il Comune di Viareggio hanno posto all'attenzione ma che non si può dire sia molto seguito
dall'opinione pubblica.
La Comunità europea agisce attraverso una
delle tre forme con le quali può intervenire. La forma che vincola immediatamente è il
regolamento rarissimamente emanato dalla
Comunità dato che alla Commissione manca il
coraggio di tentare di imporsi agli stati membri.
Soluzione opposta è quella della raccomandazione che lascia il tempo che trova. La procedura che viene in genere adottata è la direttiva,
che deve essere trasformata in legge nazionale,
in genere entro due anni, termine che viene indicato nella direttiva stessa, la cui emanazione
va preceduta dal parere consultivo del Parlamento Europeo e del Comitato economico e
sociale.
Nel quadro della politica comunitaria di gestione dei rifiuti sono state finora adottate cinque direttive. Va inoltre citata la direttiva «acque sotterranee> del 17 dicembre 1979, le direttive e la raccomandazione che riguardano il
problema specifico della carta.
La direttiva del 16 giugno 1975 concernente
la eliminazione degli oli usati impone agli stati
membri l'obbligo di adottare le misure necessarie per garantire la raccolta e l'eliminazione
innocua degli oli usati e per tutelare le acque, i
suoli e l'atmosfera da inquinamenti ad essi dovuti. Inoltre la direttiva prevede l'obbligo di
un'autorizzazione per le imprese che eliminano gli oli usati nonché una serie di norme per
tutti coloro che producono, raccolgono, detengono o eliminano oli usati.
La direttiva del 15 luglio 1975 relativa ai rifiuti impone agli Stati membri di garantire lo
smaltimento senza pericoli di rifiuti solidi, e
COMUNI D'EUROPA
ciò in base a piani prestabiliti. Inoltre è previsto l'obbligo di una autorizzazione a carico degli stabilimenti e delle imprese che si occupano
dello smaltimento dei rifiuti. Gli Stati membri
devono incoraggiare la diminuzione della
quantità di taluni rifiuti ed il trattamento e
sfruttamento di rifiuti, e informare tempestivamente la Commissione circa le misure che intendono adottare nel settore della gestione dei
rifiuti.
La direttiva del 6 aprile 1976 concernente lo
smaltimento dei policlorodifenili e dei policlorotrifenili impone agli Stati membri I'obbligo
di adottare le disposizioni necessarie per evitare
che lo smaltimento di queste sostanze e degli
oggetti e apparecchi che le contengono awenga con pericoli per la salute e per l'ambiente;
gli Stati membri devono inoltre favorire la rigenerazione di queste sostanze.
La direttiva del Consiglio del 20 febbraio
1978 relativa ai rifiuti provenienti dall'industria del biossido di titanio obbliga gli Stati
membri a prevedere che l'eliminazione di rifiuti del genere, lo scarico, l'immersione e lo
stoccaggio dei medesimi, awengano solo previa autorizzazione; gli Stati membri devono
poi adottare dei prowedimenti per favorire la
limitazione dell'accantonamento dei rifiuti e
per il loro sfruttamento e il trattamento, e programmi intesi a limitare progressivamente I'inquinamento causato dai rifiuti provenienti
dall'industria del biossido di titanio, nella prospettiva della sua completa eliminazione.
La direttiva del 20 marzo 1978 relativa ai rifiuti tossici e nocivi impone agli Stati membri
I'obbligo di adottare prowedimenti atti a limitarne l'accumulazione, a incoraggiare il loro
sfruttamento e ad assicurare uno smaltimento
senza pericoli.
Inoltre, nel campo della gestione dei rifiuti
vanno segnalate quattro proposte di direttiva.
La proposta di direttiva per la riduzione dei
rifiuti scaricati in niare, presentata già nel
1976, contiene il divieto alle navi e agli aeromobili di scaricare in mare determinate sostanze.
11 progetto di direttiva concernente i contenitori per prodotti alimentari liquidi, presentato dalla Commissione nel 1980, e adottata nel
frattempo con le modifiche del 28 ottobre
1983, prevede che gli Stati membri adottino
un programma quadriennale per limitare il peso e il volume di detti contenitori e per favorirne il riutilizzo; essi devono adottare dei provvedimenti in materia di trattamento dei rifiuti
derivanti da detti contenitori, alla loro raccolta, cernita e riutilizzazione.
La proposta di direttiva concernente l'utilizzazione in agricoltura dei fanghi residuati dai
processi di depurazione datata io settembre
1982 contiene nelle sue premesse l'indicazione
della situazione legislativa nei vari Stati europei.
In Italia non esiste nessuna norma e la spiegazione è che lo spandimento dei fanghi residuati dai processi di depurazione è molto meno diffuso che in altri paesi. In Germania ci sono invece leggi sullo smaltimento dei rifiuti. In
Francia c'è una legge del '75 ed una legge del
'79 che attraverso il controllo delle sostanze
fertilizzanti rende obbligatoria I'omologazione
dei prodotti utilizzati in agricoltura, quindi in
LXXI
tale contesto l'utilizzazione dei fanghi è sottoposta alla procedura di omologazione applicata
caso per caso. In Belgio c'è una legge sugli antiparassitari e le materie prime in agricoltura.
Nel Regno Unito c'è una disciplina che arriva a
questo problema attraverso il problema delle
acque; si tratta talora di norme e talora di raccomandazioni. In Danimarca esiste solo una
legge generale però c'è una agenzia che indica
la qualità dei fanghi e ne indica l'utilizzazione
e questa viene in genere rispettata. Nei Paesi
Bassi si sta preparando una legge specifica.
Niente in Irlanda e nel Lussemburgo.
La direttiva prevede dei valori «imperativi» e
dei valori «guida» per la concentrazione di elementi nocivi in tracce nei fanghi, per le quantità cumulative di elementi in tracce immesse
nei terreni agricoli e per la concentrazione di
elementi in tracce nei terreni arricchiti con i
fanghi. Gli Stati membri devono far rispettare
i valori imperativi ed anche i valori guida
quando condizioni locali lo consentano.
Anche questa proposta, che è stata ritenuta
idonea e opportuna dal Comitato economico e
sociale nel parere del 24 febbraio 1983, merita
una rapida adozione: infatti cerca non solo di
garantire una qualità minima dei fanghi utilizzati, ma anche di impedire un deterioramento
della qualità dei suoli a seguito dello spandimento dei fanghi. In tal modo vengono create
le necessarie premesse per poter riutilizzare in
misura crescente detti fanghi rispettando al
tempo stesso non solo le esigenze in materia di
ambiente, ma anche le esigenze in materia di
tutela della salute dei consumatori, e gli interessi dell'agricoltura. Quella proposta di direttiva tiene presente che il più delle volte una
riutilizzazione più ampia di rifiuti di altro genere è resa difficile dal contenuto di sostanze
nocive.
Suscita perplessità il fatto che sono esclusi
dal campo di applicazione della direttiva i fanghi provenienti da impianti di depurazione
che servono durante tutto l'anno meno di
5.000 abitanti e che trattano esclusivamente
acque di rifiuto urbano o assimilati.
A lungo termine, il problema potrà essere risolto in modo soddisfacente solo quando non
ci si limiterà ad affrontarlo a livello dei rifiuti
ma invece già alla fonte.
La proposta di direttiva del Consiglio concernente la vigilanza e il controllo sulle spedizioni
trasfrontaliere di rifiuti pericolosi nella Comunità europea, presentata dalla Commissione
nei 1983, è stata ora trasformata in una proposta di regolamento. Prevede che il produttore o
lo speditore di rifiuti pericolosi devono notificare il trasferimento dei medesimi in un altro
paese alle autorità competenti del proprio paese, del paese di destinazione ed eventualmente, nel paese di transito, in modo da garantire
adeguati controlli e definizione di responsabilità.
Oltre alle proposte di direttiva, la promozione dei progetti di ricerca e sviluppo comunitario riguarda effetti delle sostanze inquinanti e
dei materiali di rifiuto sui suoli e sviluppo di
tecnologie pulite e a basso contenuto di rifiuti
nei seguenti settori industriali: materie chimiche e fertilizzanti, trattamento della superficie
e rivestimento dei metalli, prodotti alimentari
e foraggi, cellulosa e carta, tessili e conciatura.
LXXII
COMUNI D'EUROPA
novembre l984
Bilancio
Nuovo credito erogato:
1.470 miliardi
Impieghi complessivi:
4.850 miliardi
Anche nel 1983 è continuata
la crescita del171sveimer:4.850
miliardi gli impieghi, con
un incremento del 15%
rispetto al 1982;
il nuovo credito
erogato è stato di
1.470 miliardi, di
cui il 50% in valuta,
valuta raccolta sui
mercati fii~anziariinternazionali.
L'utile netto è risultato
di 26 miliardi.
L'Isveimer conferma
ancora la sua posizione
di punto di
riferimento per
l'imprenditoria
del Mezzogiorno
continentale.
La banca a medio termine per il Mezzogiorno
Sede e Direzione Generale: Napoli
novembre l984
po preoccuparsi, anche perché è difficile cambiare di mentalità ed adattarsi alle esigenze attuali. Le donne oggi lavorano, ed è aumentato
il numero dei divorzi: bisognerebbe quindi
perseguire una politica che tenga conto di queste situazioni e che incoraggi e tuteli le nascite
anche fuori del matrimonio e delle istituzioni
tradizionali. Bisognerebbe inoltre tener conto
anche dell'incidenza dell'ecologia sui problemi della popolazione. In Belgio abbiamo tentato e stiamo tuttavia tentando di risolvere
questo problema a livello comunitario.
Le tre comunità (francese, fiamminga e tedesca) agiscono infatti a livello sociale e culturale, mentre le regioni si occupano soprattutto
dei problemi economici.
Per quanto riguarda la pianificazione familiare riscontriamo in Belgio un'autonomia totale nelle singole regioni. Nella regione fiamminga per esempio esistono dei centri di orientamento che hanno carattere di guida per le
coppie già costituite o di terapia familiare,
mentre la regione francese in particolare insiste
sull'educazione sessuale dei più giovani e promuove dei centri aperti agli adolescenti con il
preciso scopo di prevenire, attraverso l'informazione precoce, l'aborto o altri inconvenienti
dovuti all'ignoranza in materia di contraccezione o di pianificazione familiare.
Questi centri che di solito prendono contatto
con i giovani attraverso la scuola hanno orientamenti psicologici o religiosi differenti in modo da poter soddisfare le esigenze di tutti e
sembrano ottenere un assenso crescente presso i
giovani belgi di lingua francese».
Che la specifica esperienza del Belgio possa
apparire, specie se lontani dall'Europa, per certi aspetti isolata, non si può non vedere come il
COMUNI D'EUROPA
coinvolgimento delle comunità locali e più ancora dei poteri e delle autorità regionali e locali
nei problemi e nelle politiche di popolazione
non possa e non debba essere trascurato: e ciò
non solo per le specifiche responsabilità di tipo
economico e sociale ma anche per l'impatto
politico e psicologico di molti degli interventi
possibili in materia di politica della popolazione.
Ma questa sensibilità non è emersa a Città
del Messico: e forse non poteva emergere per la
stessa essenza del metodo di lavoro onusiano
basato sull'internazionalismo e quindi sul privilegio esclusivo della dimensione governativa
nazionale. Senza bisogno di arrivare alle pur rigorose e logiche conclusioni di Mario Albertini
per cui ueven negotiations belong to the sphere
which culminates with war because they are based exclusively on armed force relations between states, allow only decisions which are
compatible with the ~caleof force relation~>
(*)
è apparsa evidente anche a Città del Messico la
negligenza delle due fondamentali dimensioni
politico-istituzionali diverse dei governi nazionali: quella locale e quella sopranazionale. La
prima, attiva ed esistente vanifica tutte quelle
raccomandazioni che non sono proporzionate
alla misura reale dell'intervento possibile su
scala sociale ridotta; la seconda, latente seppur
inesistente, vanifica a sua volta tutte le raccomandazioni che, riferendosi a problemi demoquali la salute o le migrazioni per
esempio, ignorano le frontiere nazionali e che
necessitano quindi di livelli decisionali di tipo
sovranazionale di cui anche la nostra Europa,
(*) Mario Albertini in The Federalist, Anno XXVI, n. 1 .
Pavia, 1984, pag. 14.
forse più di altre parti del mondo, soffre oggi
la colpevole assenza.
Con molto ritardo infatti l'Europa ed in particolare la Comunità europea si è accorta della
questione demografica: il Parlamento Europeo
con una raccomandazione del 1983 e il vertice
europeo di Fontainebleau di quest'anno nel
suo comunicato finale hanno infatti sottolineato l'attenzione da dedicare alle questioni demografiche. Un Programma di ricerche in campo demografico (con particolare riguardo alle
cause del declino della natalità) verrà così incluso nel programma di azione sociale a medio
termine della Comunità.
Vi è però da ricordare che a questo risultato
si è giunti solo per l'insistenza su questo aspetto della presidenza di turno francese che come
è noto risente della politica popolazionista sviluppata dal governo francese più per anacronistiche motivazioni di tipo politico-militare legate alla perdita di peso specifico demografico
dell'Europa (e della Francia) nel mondo che
non per più basilari preoccupazioni di tipo sociale ed economico. La tiepida reazione dei
partners comunitari (escluso il Lussemburgo)
tradizionalmente più favorevoli ad una politica
ufficiale di neutralità (e comunque al mantenimento della sovranità nazionale) nei confronti
della questione demografica ha fatto respingere esplicitamente l'ipotesi di una politica comune della popolazione (azioni e interventi
comuni, campagne comuni di informazione e
di sensibilizzazione, strumenti operativi comuni, ecc.) pur riconoscendo l'opportunità di avviare ricerche e studi che peraltro sul piano
scientifico, tecnico, statistico, economico e biomedico sono da tempo ad uno stadio certamente più avanzato di quanto i udecisions-makers» non sospettino.
novembre 1984
COMUNI D'EUROPA
12
Opinioni
La CEE interessa ancora alla R.F.T.?
di Fabio Pellegrini
11 mancato viaggio di Honecker a Bonn, le
imprudenti dichiarazioni di Kohl sul problema
delle frontiere e gli accenni alla «minoranza tedesca~ in Polonia, le manifestazioni degli
Schuetzen Nord e Sud-tirolesi a Innsbruck
hanno suscitato reazioni, sia pure di natura e di
tono diversi, ad Est come ad Ovest.
A Varsavia, a Praga, a Mosca si è reagito per
un presunto arevanscismo~tedesco, a Roma sul
pericolo di una ripresa di «pangermanesimo»,
ma i fatti, per il contesto internazionale in cui
si sono verificati, hanno senz'altro destato
preoccupazioni più ampie di quanto si è potuto sentire e leggere.
Non vi è dubbio che il miglioramento dei
rapporti intertedeschi ha un'influenza positiva
sul clima internazionale e ha un peso decisivo
sui rapporti Est-Ovest in Europa. Non può essere, quindi, il dialogo intertedesco in sé a destare sospetti e preoccupazioni. Ma anche fenomeni che oggi non hanno dimensioni allarmanti, come la manifestazione di Innsbruck,
vanno scoraggiati sul nascere per evitare che un
giorno diventino incontrollabili. E in questo
senso devono senz'altro preocuppare certi appoggi bavaresi, non solo politici, ai movimenti
apangermanici~.
Tutti aspetti, questi, ampiamente trattati
nei commenti di queste ultime settimane. Ciò
che, invece, non è stato sottolineato abbastanza è che tutto ciò coincide con il mutato atteggiamento di Bonn nei confronti della Comunità Economica Europea. Come esistesse una
relazione tra un evidente disinteresse del governo Kohl verso un rilancio della CEE ed una
certa interpretazione del dialogo tra le due
Germanie.
Da Atene in poi, la R.F.T. si è dimostrata,
in più occasioni, assai distaccata nei confronti
della CEE. Coprendosi, e non sempre totalmente, dietro la posizione intransigente della
Thatcher, il governo di Bonn ha comunque
operato per bloccare ogni via d'uscita alla grave
crisi che attraversa la Comunità. Crisi politica
più che crisi finanziaria, perché se è vero che
esiste un contenzioso sul Bilancio, è anche vero
che non possono essere poco più di mille miliardi di lire ad ostacolare un accordo ed impedire un rilancio della CEE.
In alcuni indirizzi della politica del governo
Kohl possono essere trovati i motivi di preoccupazione per un evidente distacco della R.F.T.
verso la CEE. Ciò non vuol dire volontà di lasciare proseguire l'attuale crisi fino alla disgregazione completa, ma certamente c'è una evidente caduta d'interesse al suo rilancio, con la
preferenza ad una Comunità che prosegua attraverso intese settoriali e accordi intergovernativi, guidata da <assi»privilegiati con Parigi, o
con Londra, o con entrambi insieme, secondo
scelte contingenti e situazioni determinate.
Mancando la spinta della R.F.T., la Comunità non può che languire e sclerotizzarsi. La
storia della CEE è strettamente legata, nel bene
e nel male, alla «questione>tedesca ed ai rapporti Est-Ovest in Europa. Nella fase della co-
struzione della Comunità definita da alcuni
«americana», l'integrazione comunitaria non
era, per Bonn, in contrasto con I'obiettivo della riunificazione tedesca. La strategia americana del roll bach poteva far credere ai tedeschi
occidentali in una riunificazione a tempi brevi
con la liberazione della parte di territorio «occupatax dai sovietici.
I successivi governi socialdemocratici, inaugurando con Willy Brandt la ~Ostpolitiku,rinviavano nel tempo I'obiettivo della riunifi~azione, e l'integrazione della Comunità rappresentava un ancoraggio sicuro e una condizione
di forza e di credibilità nei confronti degli USA
e dell'URSS, nel momento in cui tendevano a
stabilizzare la situazione uscita dalla seconda
guerra mondiale e si impegnavano a portare un
contributo autonomo al rafforzamento della
pace e della distensione in Europa.
Con la formazione del governo Kohl, e nel
nuovo clima creato dalla politica amuscolarex
di Reagan, viene ripreso con una certa insistenza il tema della riunificazione, mentre diminuisce l'interesse di Bonn verso la CEE.
Sembra di poter capire che Bonn veda, attualmente, in una Comunità europea rilancia-
ta nella sua integrazione economica e politica,
(ca2ace di esercitare un ruolo autonomo rispett. alle due grandi potenze), un ostacolo
all'obiettivo della riunificazione, di nuovo ricorrente con insistenza nei discorsi dei governanti di Bonn.
Se ciò fosse vero, allora, si comprende anche
perché la politica di Bonn può sollecitare
preoccupazioni sia in alcune capitali dell'Europa centro-orientale, sia nelle forze democratiche che più operano e si battono per far uscire
la Comunità dalla crisi politica che l'attraversa,
e per creare le condizioni di un rilancio necessario ed urgente. Saranno i prossimi mesi a
convalidare o a sfumare le preoccupazioni che
oggi ci assalgono di fronte a dei comportamenti politici perlomeno poco chiari e contraddittori.
Non potremmo, comunque, accettare una
fase stazionaria della Comunità, perché niente
è stazionario nei processi storici. Anche senza
una esplicità volontà politica, si può finire col
giungere ad una modifica sostanziale della natura della Comunità con meno integrazione e a
più velocità.
Dal governo italiano al quale spetta la presidenza del primo semestre 1985, dobbiamo attenderci iniziative specifiche e scelte precise per
sbloccare l'attuale situazione e awiare la Comunità verso il superamento delle inerzie e
delle proprie contraddizioni.
Documento della Direzione nazionale del MFE
L 'Unione europea aiuta la Germania
- che, se ci si limita a negare la possibilità
della riunificazione tedesca, si finisce per considerare eterno ciò che invece è transitorio: l'ordine di Yalta e la subordinazione di tutti gli
constata
che, nelle recenti polemiche sulle vicende se- europei alle superpotenze;
guite alla mancata visita di Honecker a Bonn,
- che questo atteggiamento esclusivamenla stampa internazionale e, in particolare, te negativo irrigidisce naturalmente la RFdG
quella italiana hanno falsato i termini della con grave pregiudizio alla solidarietà europea;
questione perché hanno attribuito alla Germa- che si aiuta la Germania solo dando vita
nia l'aspirazione ad una pura e semplice riuniall'unione europea. Essa costituisce infatti la
ficazione nazionale senza ricordare che le for- sola strada verso la transizione ordinata e pacimulazioni responsabili, da Adenauer ad oggi, fica del bipolarismo al multipolarismo nel quahanno sempre presentato la riunificazione te- dro della distensione internazionale e di una
desca come un obiettivo da perseguire nel quaevoluzione positiva del Patto atlantico e del
dro dell'unità europea;
Patto di Varsavia;
- che solo in questa prospettiva acquista
osserva
concretezza
politica il disegno di ricostruire a
- che la RFdG blocca lo sviluppo dello
lunga
scadenza
sia l'unità dei tedeschi sia quelSME e non sostiene ancora in modo efficace il
progetto d'Unione elaborato dal Parlamento la di tutti gli europei, così ad ovest come ad
Europeo. In sostanza la RFdG non fa tutto est;
rileva
quanto potrebbe per l'unificazione dell'Euroche il diverso regime della proprietà dei
pa e in questo modo rischia di trasfomare di
fatto l'obiettivo dell'unificazione nazionale mezzi di produzione, che caratterizza attualnel quadro dell'unificazione europea in quello mente la situazione degli Stati europei, non
costituisce una difficoltà insormontabile per la
della pura e semplice unificazione nazionale;
loro unità. Lo mostrano sia gli interessanti svi- che l'unificazione tedesca è storicamente
inevitabile ma che, senza l'unità europea, luppi del mercato in Unghiera, sia i rapporti di
comporterebbe una modificazione dell'assetto associazione di fatto che intercorrono già oggi
internazionale pericolosa per il mondo intero e tra la Jugoslavia e la DDR, da un lato, e la Comunità, dall'altro.
per la stessa Germania;
La Direzione nazionale del MFE riunita a
Milano sabato 22 settembre 1984
novembre 1984
COMUNI D'EUROPA
Forza federalista e fronte democratico europeo
La grande stagione della ((FederalUnionH
Pubbiichiamo questo vivo e interessante ricordo autobiografico dell'ottantenne Charles
Kimber, sollecitato in u n incontro londinese
da Luigi Vittorio (Gino) Majocchi (*). Dirò
tutta la mia emozione, perchémi ricorda quelle che io chiamo le mie fasi seconda e quarta dr
apprentissage e di avvio alla lotta per gli' Stati
Uniti d'Europa.
Dzfficilmente ci si rende conto ora d i quello
che signzj%asse per un giovane scoprire la poss i b i ' à della soluzione federalista perpreseware la pace in un mondo che frattanto sipreparava rapidamente a scatenare una seconda
guerra mondiale e in un paese - l'Italia - che
come tutte le dittature rendeva ai giovaniparticolarmente dzficile costruirsi una cultura politica. L'anno delia mia licenza liceale, il 193J,
si stava dando una mano - per cominciare alla guerra etiopica e d io ero furibondo perché
il fascismo h l l a guerra mi'antata passava alla
guerra nei fatti, mentre ero sempre stato convinto che la guerra fosse una attività barbara,
degna degli'uominidellagiungla, e che comunque la agrande guerra* ne avesse fatto passare a
tutti la voglia per u n pezzo. Il mio professore
di liceo (Aldo Ferrari, n Tassoa di Roma) aveva
giù da quaiche tempo dato forma ai miei sentimenti paczfisti attraverso una spiegazione molto corretta del federahmo: ci aveva parlato
della rivoluzione americana, ci aveva sottolineato come la Polonia si fosse dissolta a causa
del libemm veto, ci aveva parlato dellJideadegli' Stati Uniti d'Europa propugnata da Cattaneo, aveva soprattutto anaiizzato i n sede d i
storia della flosofra la <Pace perpetuaa dr
Kant. Nell'anno dunque della cosiddetta maturità classica io feci un componimento polemico - e aiio scritto seguirono discussioni con
i miei coetanei - contro la guerra etiopica e in
generaie contro tutte le guerre, sottolineando
l'esigenza assoluta d i un governo m o n d d e : in
mancanza tuttavia d i una eficace Società delle
nazioni (non avevo ancora scoperto Junius, cioè
Luigi Einaudi - cosa che avvenne nel '38 con
<Gliideali di u n economistaw comprato in una
bancarella - ma ne condividevo per intuizione le criiItiche) bisognava cominciare con
un'unione degli Stati europei (in un primo
tempo, in polemica contro l'accademica Lega
delle Nazioni, io le contrapponevo una reale
- cioè dotata d i poteri locali - Lega delle Nazioni europee). Ma gli eventi camminarono in
direzione opposta a quella che io chiedevo e, in
una situazione internazionale di gran lunga
peggiorata, priva d i ogni luce che rirchiarasse
l'avvenire, m i riproposi partendo da zero il
problema della Federazione mondiale.
Ero entrato nel'l'anno accademico '35 '36 alla Scuola Normale di Pira e, dopo u n anno d i
amarezza (si stava vincendo la guerra etiopica)
(*) Si tratta della sintesi dell'intervento di Kimber al seminario di studi organizzato dal Bedford College e
dall'Universith di Pavia e tenutosi a Londra 1'8 novembre 1983 in occasione del centenario della nascita di Philip Kerr, the Marques of Lothian. 11 testo integrale di
questo intervento è pubblicato, oltre che negli atti del seminario, nel numero 2, 1984 della rivista ((11federalista»
(edizione italiana, inglese e francese).
perche* non trovavo piii u n coetaneo che condividesse il mio radicalismo atrhyascistta (molti
erano magari crociani, ma poi poco disposti a
boicottare ogni e qualsiasi attività culturale e
politica del regime), m i misi con impegno a
studiare il Commonwealth britannico per vedere se davvero gli inglesi, poco abituati a leggi
scritte, avessero reahzato una comunitù federale d i fatto. Mi guidava u n ottimo libro,
aL'Impero britannicow d i Scipione Gemma
(editore Zanichelli, Istituto fascista d i cultura
- non ancora chiamato Istituto d i cultura fascista -) e scopersi purtroppo, che il Commonwealth non era una federazione n é reaizzzata néin fieri, malgrado qualche intellettuale
inglese e taluni Dominions chiedessero tale trasformazione. È per questo che nello scritto di
Kimber m i suscita u n soprassalto il periodo:
nLionel Curtzi andLord Lothian both of whom
bave beeing longtime promoters of the idea o f
Federation of the Bntrih Commonweaitbw
((Civitas Deia d i Curtis fu tradotto nel '3J da
Ada Prospero e pubblicato dzll'editore Luterza, ma lo scopersi alquanto dopo). Comunque
conclusi quella prima fase con u n giudizio negativo sulla possibilità del Commonwealth d i
divenire una più vasta federazione intercontinentale, aperta anche ai popoli d i lingua non
inglese.
Lu mia fase successiva d i impegno m i portò,
nell 'approssimarsi della guerra e al fronte dove
fui definito difattista a concentrami su
un'altra prospettiva ideale: il rovesciamento
dell'asse Roma-Berlino. Perche. u n 'Europa con
spartisti, perieci e iloti, cioè un 'Europa razzista, invece d i u n 'Europa degli eguali?
Ma la mia propaganda cessò quando un battaglione sudafncano m i rastrellò in ritirata in
u n uadi a mare d i Gambut i n Ciremaica e Sua
13
Maestà britannica m i mandò i n India a studiare il Temo Mondo: cominciò allora la mia guarta /..e federalista e seconda bdannica: Giì
americani erano entrati in guerra, non avevo
dubbi sull'esito del conji'itto, ma ero assai allarmato sull'organizzazione post-beliica del
mondo: c'era e non c'era la famosa Carta
Atlantica, non si capiva come l''Unione Sovietica si sarebbe accordata per u n anuovo ordinew
con le potenze occidentali democratiche, tutto
era molto oscuro. Lentamente daiia possibile
organizzazione federale del Commonwealth
passai a recepire l'influenza politico-culturale
dell'ambiente in cui era nata frattanto la Federal Union, oltre ad approfondire gli aspetti tecnici del federalismo inglese nella sua applicazione nell'ambito d i singoli Stati del Commonwealth: naturale m i venne d i interessarmi
d i Reginald Coupland e di tutti coloro cheproponevano agii indiani una Costituzione d i Stato federale e autonomo nel Commonwealth.
Con questi problemi e con l'angoscia che ormai m i proveniva, a partire da Hiroshima e da
Nagasahi, per u n mondo post-bellico che fronteggiava l'orrore della bomba atomica chiusi la
mia quarta fase e reintrai in Italia, pensando, a
torto, d i trovare partiti d i sinistra o comunque
popolari che fossero disponibili a tradurre il loto internazionalijmo i n formule federali, subito per l'Europa e i n prospettiva per il mondo.
Non trovai questi partiti, trovai u n partito socialista italiano in procinto di divenire stalinista, ma scoprii presto Altiero Spinelli. Per essere sincero ebbi un attimo di esitazione, poiché
il Movimento federalirta europeo mipareva eccessivamente tintellettualea: ma fui subito
convertito dal realismo di Altiero, quando vidi
la sua intelligente proposta (che del resto coincideva con quella dei liberals americani) d i trasformare il piano Marshall in matrice di unzficazione economica e politica dell'Europa. Frattanto gli inglesi avevano dimenticato i pionieri'
della Federal Union.. .
U.S.
Un vivo ed interessante ricordo
La Federal Union fu figlia degli anni trenta. anni trenta l'avevamo vista deliberatamente saNacque in un mondo così diverso da quello di botare da tutte e quattro le nazioni. Alcuni,
oggi che - per spiegare come prese forma, come Churchill, vedevano che la guerra era
conseguì il successo che si sa, per poi morire in inevitabile. La maggior parte, qualsiasi cosa
quanto organizzazione - bisogna descrivere Hitler potesse dire, trovavano impossibile crecome appariva quel mondo a quelli di noi che dere o, come awiene oggi con la guerra nucleare, uimpensabileu che qualcuno potesse provole dettero I'awio.
Le due superpotenze che dominano il mon- care un'altra guerra. Un forte senso di colpa,
do di oggi erano fuori scena. Tutte e due si era- provocato dal sentimento che il Trattato di
no ritirate dopo la Grande Guerra - come la si Versailles era stato gravemente ingiusto, fece sì
chiamava allora - entro le loro frontiere. Le che l'occupazione della Renania e dell' Austria
nazioni che oggi costituiscono il Terzo Mondo fosse scusata. Altri vedevano Hitler e Mussolini
erano colonie senza alcuna voce. Quattro na- come un baluardo contro il Comunismo. Epzioni europee avevano effettivamente il potere pure, col passare dei mesi e degli anni, si scivodi mantenere la pace o di scatenare un'altra lava sempre più velocemente verso la guerra.
guerra mondiale. Quelli che erano soprawissu- Nessuno la voleva, eppure sembrava non esserti a quello squallido e tuttavia eroico massacro vi rimedio. Fu in quest'atmosfera che fu ideata
o che, come noi, erano cresciuti nel dopoguer- la Federal Union.
ra, avevano creduto che doveva veramente essere stata la guerra che avrebbe messo fine a tutte
le guerre, e avevamo posto la nostra fede nella M a ricerca di idee
Lega delle Nazioni. La vedevamo quasi come
Derek Rawnsley ed io eravamo stati insieme
un sacro memoriale per i nostri padri, i nostri
fratelli, i nostri amici. Già verso-la metà degli ad Eton e Oxford eppure non ci eravamo cono-
COMUNI D'EUROPA
però una bella intelligenza ed era un piacevole
parlatore. Aveva la possibilità di concederci il
suo tempo e portò alla formulazione delle nostre idee una conoscenza delle istituzioni federali che né io né Derek possedevamo.
novembre 1984
tempo promotori dell'idea di una federazione
del Commonwealth britannico.
Fu convenuto che avrei dovuto redigere una
pagina di Dichiarazione di fini per la quale
ognuno dei presenti avrebbe potuto sollecitare
delle firme - le firme potevano essere usate
per mostrare appoggio ai nostri obbiettivi, ma
Aiia ricerca di appoggi
PARLIAMENT MUST SEIZE INITTATIVE
non significavano che i firmatari fossero necesTa tkhange ia nat ta
rgat tu
sariamente
membri della nostra organizzaziochwge witk e *>t desil~ficerie(il(y
drnwtkrh the itvmpr ami id4urnr-z of
ne.
Mentre
tutto ciò era in atto, Patrick RansoMentre
discutevamo
tutti
e
tre
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vari
scheti%* fwoprn Communi!y Nere n
eumine Ihe nrtd ior hY(1utwt
reliirmh
Fmpm Mervment
me
ed
io
continuavamo
a interpellare quelli
mi
che
io
avevo
preparato,
feci
delle
indagini
haa narxr hedlrInt Io cpen up
d c W nn yiSa1 iisus iffefting &e 1
che
avevano
risposto
alla
mia
lettera e all'opusu
tutte
le
organizzazioni
per
la
pace
che
potei
hiture of
tantmont W Ido trat
s k m k frqm dt<inlso al a Im*
scolo.
Fu
a
quel
punto,
mentre
stavamo partrovare.
Ve
ne
erano,
grosso
modo,
due
di
rPriais fhouaht mud be %*M-nby aw '
etPeMd Ewqieen ParUlmpd tu whaf
qualche importanza. Una era la League of Na- lando con Harold Butler, che era allora (oppum4ntferUr a IMttnp. Iime ior
tions Union (Unione per la società delle Nazio- re era appena andato a riposo) direttore
ni), piena di persone autorevoli e molto bene dell'organizzazione internazionale del Lavoro
organizzata con ramificazioni in tutto il paese, a Ginevra, che apprendemmo l'imminente
ma ora mi sembrava demoralizzata; l'altra era pubblicazione di «Union Now» di Clarence
la Peace Pledge Union (Unione per l'impegno Streit.
per la pace), i cui membri avevano sottoscritto
Cominciammo allora a ricercare l'appoggio
la promessa di non partecipare mai ad una dell'opinione pubblica mandando lettere alla
guerra e si opponevano alla LNU sulla questio- stampa. Ancora una volta la reazione fu sorne delle sanzioni militari, come anche alle no- prendente. Era chiaro che avevamo espresso ciò
stre
proposte se la federazione fosse stata arma- che molta gente - e specialmente molti giovasciuti bene. Dopo Oxford, ci trovammo tutti e
due a occuparci di relazioni pubbliche per del- ta. A parte queste due, vi era una moltitudine ni - pensava. Le lettere e il denaro affluirono.
le compagnie petrolifere - nel mio caso, come di piccole organizzazioni che andavano da Alcuni ci chiesero di lavorare per noi e assupreparazione ad una carriera politica. Pren- quelle basate su una ragionevolezza sensata ma memmo quindi del personale; altri ci chiesero
demmo l'abitudine di far colazione insieme comodamente inefficiente, a gruppi di fanati- quello che potevano fare e suggerimmo loro di
più o meno una volta a settimana; e quando ci, ognuna di esse con il suo rimedio unico per fare ciò che avevamo fatto noi: sollecitare degli
Derek lasciò il suo lavoro per iniziare due im- tutti i mali del mondo. I1 National Peace amici, scrivere alla stampa locale, indire un diprese per suo conto, cominciò a portare con sé Council (Consilio nazionale per la pace), in battito pubblico e formare una sezione. Pubtre o quattro suoi colleghi. Queste colazioni quanto organizzazione che le comprendeva blicammo più opuscoli, preparammo note per
non erano assolutamente formali e non si par- tutte, cercava di coprirle tutte; poteva però solo eventuali oratori, bozze di lettere che avrebbelava di politica. Ma avevamo tutti poco più di produrre risoluzioni e lettere alla stampa, con ro potuto mandare alla stampa. Lanciammo il
vent'anni; sentivamo tutti le cose allo stesso lunghe liste di firmatari, ma erano così pru- «Federa1Union News~che io feci stampare comodo e inevitabilmente la situazione interna- dentemente redatte per ricoprire le differenze me settimanale. W.B. Curry scrisse: «The case
zionale si profilava sempre più grave. Perché irriconciliabili che esistevano tra la LNU e la for Federal Uniom che fu pubblicato da Penguin in edizione tascabile e divenne un best
aveva fallito la Lega delle Nazioni, ci doman- PPU, che non avevano nessun peso.
Ci sembrava chiaro che vi era bisogno di una seler.
davamo? La risposta era troppo facile: perché le
La primavera e l'estate del 1939 furono tunazioni membri l'avevano lasciata cadere - nuova organizzazione. Ci trovammo d'accordo
ma non l'avrebbero fatto sempre? Scoprimmo sulla dichiarazione che conteneva le nostre pro- multuose. La corrispondenza, della quale io mi
che non avevamo più nessuna fiducia, là dove poste; e copie di questa furono fatte circolare occupavo, aumentava sempre più; mi fu chieera implicato l'interesse nazionale, in gentle- tra tutti i nostri amici che pensavamo potessero sto inoltre di parlare alle riunioni che si tenevamen's agreements, trattati, alleanze, solenni esservi interessati, invitandoli a un dibattito. no in lungo e in largo nel paese, a volte in case
dichiarazioni o patti. Ciò di cui vi era bisogno, Colpimmo nel segno e si prensentarono in ot- private per le sezioni nuovamente formate, più
concludevamo, non era una lega bensì un'as- tanta. Ci diedero il loro appoggio entusiasta spesso in sale pubbliche davanti a grandi
semblea eletta dagli abitanti delle nazioni per continuare e abbastanza denaro per stam- uditori. Formammo un gruppo di oratori e
ogni mattina sul mio tavolo c'era una pila di
membri, che non solo potesse prendere deci- pare un opuscolo da far circolare.
nuovi ritagli di stampa. Quando, in settembre,
sioni per conto di tutti ma avesse anche I'autoalla
fine scoppiò la guerra ma non cadde nessurità e il potere di renderle effettive. Non ricorna
bomba,
la vita in Gran Bretagna ritornò
do se la parola federazione fu mai pronunciata. L'inizio di Federal Union
eccetto
per l'oscuramento - e I'ornormale
Tale era la posizione che avevamo raggiunto
ai momento della crisi di Monaco. Un giorno,
Redigemmo poi di nuovo il memorandum ganizzazione continuò a svilupparsi; le sezioni
nel bel mezzo di questa, Derek mi telefonò. dandogli la forma di un opuscolo, cambiammo attive arrivarono a 200; le riunioni pubbliche
«Dobbiamo fare qualcosa» mi disse. Se io avessi il nome che da Pax Union (Unione per la Pace) aumentarono, il loro culmine fu un'affollata
lasciato il mio lavoro, lui mi avrebbe dato una come era all'origine divenne Federal Union riunione al Queen's Hall - quasi l'ultima che
stanza nei suoi uffici e avremmo potuto dare (Unione federale) e lo facemmo stampare. Poi vi si tenne prima che fosse distrutto dalle bomI'awio a un'organizzazione. E fu così che mi io selezionai da un annuario i nomi di 500 per- be.
ritrovai con un tavolo, una sedia, un telefono e sone importanti, con interessi in affari istitutanti fogli di carta bianca in un salotto del 18" zionali, e scrissi personalmente ad ognuna, acsecolo, peraltro vuoto, al 44 di Gordon Square. cludendo una copia dell'opuscolo, invitando Ricerca
Il nostro primo compito era di mettere per quelli che erano interessati a scriverci a Gordon
iscritto ciò che noi realmente proponevamo e Square. La reazione fu estremamente incoragLa guerra procurò un importante vantaggio
di vedere quello che gli altri ne pensavano. E a giante e nel marzo del 1939 si riunì un piccolo alla Federal Union. Derek Rawnsley aveva stuquesto punto che fummo presentati a Patrick gruppo per decidere come procedere. Esso era diato all'university College di Oxford di cui Sir
Ransome. Aveva poco più di trent'anni; aveva composto da Barbara Wootton, allora professo- William Beveridge era rettore. Egli era stato
studiato diritto internazionale a Cambridge re di Studi sociali all'università di Londra ed ministro delle Munizioni durante la Grande
con il professor Lauterpacht ed era poi andato ora Baronessa Wootton, vicepresidente della Guerra e sarebbe diventato l'autore del rapporalla London School of Economics dove aveva Camera dei Lords; Kingsley Martin, direttore to sul quale si sarebbero fondati i servizi sociali
studiato con Harold Laski. Purtroppo era gra- del «New Statesman~,un settimanale di sini- britannici dopo la seconda guerra mondiale.
vemente paralizzato sin dalla nascita e aveva stra molto letto; Wickham Steed, già direttore Derek l'aveva awicinato sin dall'inizio per
sempre vissuto su una sedia a rotelle; possedeva del «Times»; Lione1 Curtis e Lord Lothian, da averne aiuto: Beveridge lo aveva promesso nel
,
'
t~lr
15
I
novembre 1884
caso che la guerra fosse scoppiata. Mantenne
questa promessa. Fu formato un Istituto di Ricerca con Patrick Ransome come segretario e
Beveridge che soprintendeva. Furono convocati
gruppi di specialisti e promossa una serie di
opuscoli sul federalismo. Lord Lothian aveva
già scritto un opuscolo; altri seguirono. Beveridge stesso ne scrisse uno proponendo una federazione iniziale di democrazie dell'Europa
occidentale; Barbara Wootton scrisse sulla Federazione e il Socialismo; H.N. Brailsford sulle
discussioni che avevano avuto luogo durante la
Grande Guerra; l'economista J.H. Meade sui
problemi economici della federazione; il prof.
Ivor Jennings sui problemi giuridici e Lord Lugard sulle conseguenze che essa avrebbe avuto
per le popolazioni coloniali; il prof. K.C.
Wheare sulle questioni costituzionali.
COMUNI D'EUROPA
15
mes,; il suo libro era una chiara ed energica argomentazione in favore di una federazione di
17 paesi, tra cui anche gli Stati Uniti. Era un
contributo immensamente valido alla tesi della
federazione opposta alla lega; ma come proposta politica sembrò, a noi che eravamo i tre iniziatori della Federal Union. alquanto irrealistica e, a Patrick Ransome e a me, certamente
non auspicabile: noi eravamo europei. Per secoli l'Inghilterra non aveva saputo se facesse
parte o no dell'Europa e l'effetto del libro di
Streit fu di portare alla Federal Union un gran
numero di membri che decisamente preferivano I'idea di un'unione anglo-americana piuttosto che un'unione europea di cui la Gran
Bretagna avrebbe fatto parte.
Divergenza di vedute
La guerra si impone
.
Quando la Francia cadde e cominciò il bombardamento delllInghilterra, riunirsi divenne
sempre più difficile dato che aumentava il numero dei nostri membri che erano chiamati per
il servizio attivo o per altri servizi. Le mie manchevolezze in quanto amministratore erano
state largamente responsabili di una crisi finanziaria e benché ce ne fossimo ripresi, sentii che
era tempo di dare le dimissioni dal posto di segretario generale - decisione che fu rafforzata
dalla mia sensazione che, essendo io obiettore
di coscienza, si potesse credere che il movimento fosse pacifista. R.W.G. Mackay mi subentrò. Era un giurista ed era l'autore di ~ T h e
Federation of Europe~.Era anche un eccellente
amministratore. Ma troppa gente era presa dai
servizi per la guerra perché un'organizzazione
popolare fosse possibile. Il nostro settimanale
aFederal Union News~cessò le pubblicazioni e
le sezioni locali si sciolsero. L'Istituto di Ricerca
divenne il Federal Trust, come è rimasto sino
ad oggi. Derek Rawnsley era stato ucciso.
Possiamo, penso, affermare di aver parlato
almeno per una cospicua parte della nostra generazione - la gran massa dei nostri membri
aveva partecipato alla Grande Guerra oppure,
come noi, era cresciuta negli anni immediatamente successivi - e di aver messo I'idea federale all'ordine del giorno delle idee per una sistemazione nel dopoguerra. Ma il non essere
riusciti a realizzare il nostro obiettivo ed a fare
di noi stessi i successori della League of Nations
Union, era dovuto ad un certo numero di cause.
Il nostro opuscolo originale non conteneva la
proposta di una federazione di determinati
paesi: diceva solo che avrebbe dovuto essere di
democrazie che volevano unirsi formando un
nucleo per uno sviluppo ulteriore. Come ho
già detto, l'Europa, per noi, possedeva le chiavi della guerra e della pace e pensavamo solo
alle democrazie europee. La nostra speranza
era che I'idea avrebbe attratto in Germania e in
Italia un numero abbastanza grande di persone
da permettere a un certo punto a questi due
paesi di partecipare. Prima di aver avuto il
tempo di eiaborare questo concetto, fummo
superati dalla vasta pubblicità ottenuta da
aUnion NOWD
di Clarence Streit. Egli era molto
conosciuto in quanto era responsabile per le
questioni di politica estera del aNew York Ti-
Vi erano altre ragioni. Una notevole caratteristica delle lettere ricevute, scritte da persone
che divennero membri della nostra organizzazione, consisteva nel fatto che gran parte di loro sosteneva che il nostro opuscolo aveva
espresso ciò che da molto tempo pensavano.
Ma venne poi fuori che un'alta percentuale di
essi apparteneva a scuole di pensiero assai varie. Molti erano stati influenzati da filosofi
quali Bertrand Russe11 e H.G. Wells che avevano chiaramente diagnosticato i mali della sovranità nazionale ma non avevano fatto nessuno sforzo per collegare la loro diagnosi con il
contesto politico del momento. I loro seguaci
erano spesso idealisti che sognavano un utopi-
stico governo mondiale e consideravano qualsiasi altro progetto peggio che inutile. Ve ne
erano altri come Brailsford, Kingsley Martin,
Leonard Woolf che erano stati membri della
Union of Democratic Contro1 (Unione del
Controllo democratico) durante la prima guerra mondiale (o che erano stati influenzati da
essa) i quali avevano affrontato il problema di
come assicurare il voto di maggioranza nelle assemblee internazionali. Lione1 Curtis aveva ancora qualche seguace a Chatham House che
pensava in termini di federazione imperiale.
All'origine, Lothian era stato uno di questi,
ma il suo pensiero si era concentrato molto sul
problema europeo di placare la Germania andando incontro a rivendicazioni che, a suo avviso, le ingiustizie del Trattato di Versailles
rendevano ragionevoli. Sebbene, dopo Monaco, avesse realizzato che non sarebbe stato possibile mettere un freno a Hitler, egli era sempre visto come un aappeaser, e rimase sospetto,
per questo motivo, anche dopo essere stato nominato Ambasciatore negli Stati Uniti. Accolse
cordialmente il libro di Streit, ma non è possibile dire a che cosa si sarebbe poi rivolta la sua
mente duttile, se avesse vissuto più a lungo per
poter essere interessato dalla sistemazione del
dopoguerra.
Sebbene, dunque, fossimo tutti d'accordo
che la sovranità nazionale doveva lasciare il posto alla federazione, esistevano ampi punti di
disaccordo tra i membri della Federal Union
sulla questione delle nazioni che avrebbero
preso parte alla federazione. L'ultimo opuscolo
(Continua)
Risoluzione del Comitato Direttivo del M.E.
Proposte per il nuovo corso europeo
I1 Comitato Direttivo italiano del Movimento Europeo, riunito il 30 ottobre 1984,
- deplora il carattere fortemente restrittivo
delle intese in materia di bilancio raggiunte a
Lussemburgo dal Consiglio dei Ministri della
Comunità nonché la circostanza che tali intese
siano state vincolate all'adozione di una disciplina di bilancio lesiva delle competenze e dei
poteri del Parlamento Europeo;
- sottolinea come in tali condizioni appaia
sempre meno credibile l'ipotesi di una reale accentuazione delle politiche comuni, sia per la
flagrante insufficienza delle risorse disponibili,
sia per l'orientamento delle economie di bilancio previste per 1'85, intese a ridimensionare
drasticamente capitoli già ora del tutto inadeguati, come quelli relativi all'energia, all'informatica, ai trasporti e alle politiche regionale
e sociale;
- sipreoccapa inoltre delle difficoltà insorte ancora una volta nel negoziato coi Paesi iberici, e principalmente con la Spagna, e ritiene
necessario che alle intese recentemente conseguite al riguardo tra i Paesi membri seguano
sviluppi che consentano un recupero del troppo tempo perduto, nella convinzione che il loro ingresso sarà importante per la realizzazione
dell'unione europea;
- ritiene che, alla luce dell'esperienza, il
nuovo corso europeo awiato a Fontainebleau
abbia creato più problemi di quanti ne abbia
risolti, intaccando con le compensazioni di bi-
lancio le basi stesse dei sistema comunitario,
senza peraltro conseguire un apprezzabile miglioramento delle preesistenti difficoltà di fatto;
- attnbaisce più che mai rilevanza centrale
al problema della riforma istituzionale che, a
tale riguardo, segue con preoccupato interesse
I'awio dei lavori del Comitato ad hoc, condividendo il parere del Parlamento Europeo, secondo cui tale Comitato dovrebbe unicamente
verificare la disponibilità degli Stati membri o
di una parte di essi a far proprio il progetto di
Trattato approvato dal ~arlament'oEuropeo;
- addita le specifiche responsatiitità mcombenti a tal fine al Governo italiano, chiàmato ad esercitare la presidenza del Consigtio
Europeo nel primo semestre de11'85, in circostanze rese più difficili dal clima politico,generale e dail'incombere di gravi scadenze di carattere nazionale;
- riconosce, in particolare, come prioritario il problema del passaggio alla seconda tappa del sistema monetario europeo e invita il
Governo italiano a farsene promotore nel prossimo semestre;
- impegna il Movimento a svolgere una
puntuale azione di controllo e di stimolo del
Governo e delle forze politiche e di sensibilizzazione dell'opinione pubblica, anche in risposta all'appello del Presidente Pertini per
una grande mobilitazione popolare a favore
dell'Europa da realizzarsi nel corso de11'85.
COMUNI D'EUROPA
che io scrissi per Federal Union cercava, in
qualche modo, di riassumere le idee del movimento. Fu scritto mentre gli inglesi stavano
evacuando Dunkerque e fu pubblicato quasi
contemporaneamente alla disperata offerta fatta da Churchill di unione con la Francia.
L'opuscolo si chiamava «How we shall w i n ~Es.
so si basava sul fatto che la conquista nazista
dei Paesi Bassi era stata molto aiutata dalla loro
aquinta colonna,. Richiedeva una dichiarazione degli scopi di guerra che potesse attrarre i
popoli d'Europa perché si unissero in un movimento di resistenza che sarebbe culminato in
una federazione democratica.
Ii dopoguerra
Churchill, tuttavia, insistette tenacemente
fino alla fine per una capitolazione senza condizioni; e quando la guerra finì, l'Europa non
possedeva più le chiavi della pace nel mondo.
La sua sistemazione era solo una parte della sistemazione mondiale; e la sua dipendenza dagli Stati Uniti per la sua ricostruzione fece sì
che l'esigenza della propria indipendenza sembrasse meno importante.
Le Nazioni Unite fallirono nel loro ruolo di
mantenere la pace ancor prima e ancor più vergognosamente della Lega delle Nazioni. Ancora una volta un'assemblea di nazioni indipendenti era degenerata in una lotta per il potere
tra le nazioni più forti, mentre quelle più deboli si schieravano da una parte o dall'altra.
Gli argomenti in favore di una federazione europea sono ora gli argomenti per l'indipendenza europea; per una distinta voce europea nella
trattazione delle nostre relazioni estere, dei nostri affari e delle nostre finanze; e per dimostrare quello che noi intendiamo con la parola
udemocrazia,.
Sono spiacente se questo racconto della breve e pur reale vita della Federal Union può
sembrare inopportunamente personale. Sia
Derek Rawnsley che Patrick Ransome sono
morti, sono quindi l'unico sopravvissuto. È incontestabile che avemmo molta pubblicità per
alcuni anni; è possibile che sia stata questa
pubblicità a indurre, come ora sappiamo, il
ministero degli Affari Esteri britannico a continuare ad elaborare questa idea; e si può sostenere che se non ci fosse stata questa pubblicità
e il lavoro del ministero degli Esteri, Churchill
non avrebbe suggerito l'unione con la Francia.
Ma in Gran Bretagna oggi, eccetto qualche anziano cittadino che ebbe una parte in essa, la
Federal Union è completamente dimenticata; e
l'offerta di unione di Churchill è vista non come il mezzo inevitabilmente logico e pratico
per nazioni pronte ad impegnarsi a lavorare insieme, bensì come lo sforzo disperato per impedire alla flotta francese di cadere nelle mani
dei nazisti.
Per quello che può contare, devo dire che secondo me, se gli argomenti per la federazione
europea diventano una proposta seria, ciò
porrà gli inglesi dinanzi allo stesso dilemma
nel quale il libro di Streit uUnion Now» pose la
Federal Union. Noi, britannici, siamo europei?
oppure facciamo noi parte di un mondo separato di lingua inglese?
(da aFacts~,novembre 1984
Alessandra Bacchetti)
-
Traduzione dall'inglese di
novembre 1984
un convegno dell'AEDE
1985 - anno europeo della musica
di Angelo Pompeo
L'interesse, particolarmente dei giovani, per
ascoltare e fare musica, è un'esperienza quotidiana indubbiamente positiva. Ma è altresì una
esperienza giornaliera il fatto che ancora oggi
l'artista, anche musicale, trova non poche difficoltà socio-economiche per potersi esprimere
e realizzare. Quali educatori ed operatori culturali e scolastici, noi dell' AEDE (Associazione
Europea degli Insegnanti) abbiamo perciò appreso con grande interesse dell'iniziativa del
Parlamento Europeo.
L'Anno Europeo della Musica (A.E.M.) è
stato promosso congiuntamente dai dieci paesi
della Comunità europea e dai 21 paesi del
Consiglio d'Europa, di cui fanno parte i dieci
paesi della Comunità più Austria, Cipro, Spagna, Islanda, Liechtenstein, Malta, Norvegia,
Portogallo, Svezia, Svizzera, Turchia, nonché
S. Sede e Finlandia limitatamente al settore
culturale. La proposta, formulata dal Parlamento Europeo il 17 giugno 1980, è stata approvata all'unanimità dalla Commissione per
la gioventù, la cultura, l'istruzione, l'informazione e lo sport dello stesso Parlamento il 9 luglio 1980.
L'occasione della celebrazione è stata suggerita dal pluricentenario della nascita di Bach,
A. Berg, Handel, Scarlatti e H. Schutz. I1 consenso è stato unanime in quanto l'occasione è
propizia per stimolare la salvaguardia, l'apprendimento e l'arricchimento della comune
eredità musicale.
Per realizzare questo nobile scopo, a livello
organizzativo è ormai quasi tutto pronto. È stato costituito un Comitato Europeo d1Organizzazione (C.E.O.) e tanti Comitati Nazionali
quanti sono i paesi membri del Consiglio
d'Europa con la funzione di promuovere e
coordinare, ai vari livelli, iniziative atte al raggiungimento delle finalità dell'AEM. In concreto qiiesto compito di promozione e di coordinamento sarà svolto, a livello internazionale,
da un ufficio di segreteria con sede presso il
Consiglio d'Europa a Strasburgo, ma sarà composto anche da membri della Comunità europea. Un Bollettino d'Informazione sarà largamente diffuso quattro volte l'anno in lingua
inglese e francese, le due lingue ufficiali del
Consiglio d'Europa. Sempre allo scopo di coinvolgere il maggior numero di persone, è stata
elaborata una sigla-slogan dell'A.E.M., costituita da una melodia breve, facile e piacevole.
È stato intanto bandito e realizzato un concorso di grafica aperto anche a partecipazioni
spontanee, per dotare 1'AEM di un simbolo
grafico adatto ad esprimere le caratteristiche
principali dell'Anno e ad essere utilizzato in
ogni iniziativa di informazione o di pubblicità.
La data limite per la spedizione del lavoro era il
16 agosto 1982. Chi lo ha potuto sapere?
I1 Comitato italiano, composto di 52 membri, è presieduto dall'on. Lelio Lagorio, ministro del Turismo e dello spettacolo. I tre vice
presidenti presiedono le seguenti sottocommissioni nelle quali il Comitato italiano si è artico-
lato per garantire ed agevolare il raggiungimento delle finalità dell' AEM:
I - Patrimonio musicale e ricerca musicologica (on. Galasso)
I1 - Insegnamento ed educazione musicale
(on. Amalfitano)
I11 - Creazione musicale contemporanea e
condizioni dei compositori e degli interpreti
nell'ambito europeo (sen. Agnelli).
Su invito del governo italiano, dal 22 al 24
marzo '83 a Venezia presso la Fondazione Cini
c'è stato il lancio uffiale. Vi hanno partecipato il presidente del CE0 Walter Scheel (ex presidente della RFT), i vice presidenti: M. Bocianckino e R. Liebermann ed insieme autorità
nazionali ed internazionali, parlamentari delle
Assemblee del Parlamento Europeo e del Consiglio d'Europa, rappresentanti di organizzazioni non-governative del settore e di scuole
musicali.
Nel corso della Conferenza di lancio è stato
rilevato l'enorme interesse della iniziativa europea, in particolare per i più giovani, poiché
essa potrà rivalutare l'attività musicale ai vari
livelli: locale, nazionale ed internazionale e
sensibilizzare il pubblico ai vari generi musicali. Nella stessa Conferenza di Venezia sono stati focalizzati e concordati obiettivi di grande
portata per tutti coloro che in qualsiasi modo
sono interessati alla musica. Obiettivi particolarmente significativi ci sembrano i seguenti: a)
rendere accessibile la musica di ogni epoca e di
ogni genere a tutti ed in particolare ai giovani,
cogliendo l'occasione che il 1985 sarà anche
l'Anno Internazionale della Gioventù; b) rafforzare l'educazione musicale e migliorare la
situazione socio-economica dei musicisti e dei
docenti di musica. Nel corso della Conferenza
sono scaturite, inoltre, molte problematiche di
viva attualità, come il rapporto musica-società,
musica ed arti affini, musica e nuove tecnologie, musica e minoranze etniche e regionali,
musica e sviluppo culturale. Riconosciuta poi
la universalità del linguaggio musicale, la Conferenza ha auspicato che I'AEM possa incrementare la comprensione e la solidarietà fra i
popoli. Tutto bene, quindi? Sì, ma ci siano
consentite delle osservazioni. Lo scopo della
Conferenza di lancio era quello di informare
reciprocamente i responsabili ufficiali ed, insieme, di far conoscere al pubblico ed alla
stampa le finalità delllAEM. Abbiamo constato che, mentre sembra essere stato raggiunto il
primo obiettivo, il secondo (quello di informare il pubblico) è restato una buona intenzione.
Ciò, secondo noi, significa che c'è un pericolo
reale: che tutto si risolva in un fatto formale a
beneficio di pochi addetti ai lavori.
Poiché come AEDE, da 30 anni circa siamo
impegnati a stimolare una «coscienza europea
quale conditi0 sine qua non perché gli europei
sviluppino le proprie identità specifiche nella
comune radice culturale, abbiamo organizzato
a Roma dal 21 al 23 ott. '84 una manifestazione internazionale che ha sensibilizzato il vasto
novembre l984
pubblico ai problemi di questo inestimabile
bene culturale, che è la musica, nella consapevolezza che esso - più di ogni altro fenomeno
di cultura e di arte - ha sapore d'Europa.
I1 programma della manifestazione è stato
elaborato principalmente sulla base dei seguenti documenti: 1) Comunicazione della
Commissione della C.E. su uI1 rafforzamento
dell'azione comunitaria nel settore culturale» Com (82) 590 def.; 2) Dichiarazione Europea
sugli <obiettiviculturali» del Consiglio d'Europa; 3) Documenti 1-345180 del Parlamento
Europeo e P-MUS-CE0(82)4 del Consiglio
d'Europa per quanto riguarda I' AEM.
La manifestazione, che è durata tre giorni,
comprendeva: un convegno di studio sui temi
musica e politica culturale, musica ed educazione, musica e scienza, musica e salute, musica ed enti locali; una esposizione di libri, periodici e d audiovisivi sui vari aspetti della problematica europeista e federalista ed in particolare sulla musica ed i giovani; concerti vari e
qualificati ed indicazioni operative per i Comitati Regionali «Musica '85», previsti dalla Circ.
del Min. della P.I. n. 98 del 2 113 184 (di cui si
dcve apprezzare l'apertura e la concretezza) e
nei quali I'AEDE sente di dover essere presente
con i suoi gruppi regionali.
All'iniziativa hanno aderito varie personalità
ed enti pubblici, come i ministeri degli Affari
Esteri, dei Beni Culturali, della P. I., della Regione Lazio e dellJAICCRE.
COMUNI D'EUROPA
I1 Convegno è stato aperto da una allocazione della vicepresidente del Parlamento Europeo on. Maria Luisa Cassanmagnago Cerretti
che ha plaudito all'attività dell'AEDE per la
promozione di una politica e di una dimensione europee dell'insegnamento nella scuola ed
in particolare per l'idea del Convegno di Roma, che adesidera rendere operosa anche la disciplina musicale al processo formativo
dell'unità europea,, come ha affermato il segretario generale della sezione italiana
dell'AEDE, Lino Venturelli. L'on. Cassanmagnago ha concluso il suo intervento affrontando il problema fondamentale della Comunità,
quello istituzionale: ucome sapete - ha detto
- ho fatto parte del precedente Parlamento
Europeo che ha concluso i suoi lavori approvando il progetto di Trattato dell'unione europea: progetto nella cui realizzazione sta I'awenire della Comunità. Ebbene, perché tale progetto proceda nel suo iter e giunga alla conclusione occorre che esso sia ratificato dai parlamenti e dai governi dei paesi membri della Comunità. Un atto estremamente difficile che ha
bisogno di un'opinione pubblica pienamente
cosciente e convinta. Questa manifestazione,
per lo spirito che l'ispira, la presenza di membri di altre componenti che si battono per il
raggiungimento del comune traguardo e che
rappresentano la "forza" federalista, e l'intervento di così numerosi partecipanti, può ritenersi pienamente rivolta a tal fine».
Gemellaggio: Montescudaio-Eberstadt
Il 9 settembre si è svolta a Montescudaio (Pisa) la cerimonia di gemellaggio con Eberstadt
(RFT), dopo che già nella cittadina tedeca, il 9 giugno, si era svolta un 'analoga manifestazione.
Il vicepresidente delllAssociazione italiana per il Consiglio dei Comuni d'Europa Gian Carlo
Zoli ha espresso la soddisfazione dellJAICCEper un gemellaggio così vivo e seno e d ha insistito che, accanto al valore morale e culturale,
il gemelfaggio contiene un precisa impegno
politico. L'impegno di battersi insieme per la
realizzazione dell'integrazione europea che
non deve essere dimenticato ne'posto in sottordine, specialmente oggi che vediamo il Parlamento Europeo battersi per la ratrfica del suo
progetto di Unione europea.
Il sindaco d i Eberstadt, G . Schumann, portando i saluti dei suoi concittadini ha detto che
tali gemellaggi sono importanti per la formazione e il sostegno di una Europa unita. Gli
sfoni politici che portano e hanno portato
avanti l'idea europea $no a d oggi si sono svolti
soprattutto a livelli d i alta politica coinvolgenPARTNERSCHAFT
do pochissimo la base. Gli ha fatto eco il sindaGEMELLAGGIO
co di MontescudBio, A . Pellegrini, affemando
che ilsogno d i una Europa unita e pacifica, nonostante indubbi progressi, stenta a trasformarsi in realtà. E un fatto è ormai chiaro: o
l'Europa nasce dal basso, da una spinta ideale e
convinta dei popoli del Vecchio Continente, o
EBERSTADT
l'Europa dei governi sarà molto lenta a nascere
MONTESCUDAIO
e nascerà malaticcia.
La gran partecipazione di cittadini e autorità
- tra gli aitri il presidente del Consiglio regionale toscano, Maccheroni, e la presidente della
Provincia di Pisa, Cecchini - ha confermato
9 GIUGNO 1984
l'ottima preparazione delgemellaggio, che si è
volutamente svolto nel 40" anniversario della
9 SETTEMBRE 1984
liberazione.
17
Taccuino da Bruxelles,
Lussemburgo e Strasburgo
(Continua ah prrg. 6)
tuale, ma anche in relazione all'ampliamento.
L'entrata della Spagna non porterà un nuovo
mare di vino nella Comunità, che è già il maggiore acquirente di vino spagnolo (costa fino al
45 in meno di quello comunitario) a patto che
in quel paese non si vogliano aumentare le rese
per ettaro a discapito della qualità.
Su questi problemi il Parlamento Europeo si
appresta a dare un parere sulla base della proposta della Commissione delle Comunità, alla
quale peraltro si sono ispirati almeno in parte
anche i Capi di Stato e di Governo.
La commissione parlamentare per I'agricoltura, su proposta del relatore, il comunista italiano Natalino Gatti, sembra orientarsi a favore
di una soluzione più articolata che potrebbe
prevedere fra l'altro una politica più restrittiva
nei confronti dello zuccheraggio, una maggiore articolazione del sistema della distillazione e
dei relativi prezzi, nonché verso una politica
degli sbocchi che comprenda anche una diversificazione dei prodotti. La commissione parlamentare potrebbe esprimersi prima di Natale.
A.P.
Regole comuni per vini spumanti
I1 settore del vino è nuovamente al centro
dell'attenzione comunitaria: molti osservatori,
talvolta un po' tendenziosi, si domandano se la
Comunità annegherà in un mare di vino, la
stessa adesione di Spagna e Portogallo sembra
condizionata dai problemi vitivinicoli. Ma il vino non è solo una minaccia, è anche un problema di qualità. E questo specialmente nel settore degli spumanti dei vini frizzanti in particolare. ~ ' 1 t h i aè all'avanguardia nel rilancio di
questo settore, con lo scopo di migliorare e diversificare la produzione ed i suoi sbocchi. In
seguito agli sviluppi della produzione, la COmunità si awia a migliorare le norme minime
di qualità per questi vini.
La commissione per l'agricoltura e la pesca
del Parlamento Europeo ha infatti esaminato,
sulla base di una relazione dell'on. Joachim
Dalsass (SVP) una proposta della Commmissione delle Comunità in questo settore. In particolare la commissione parlamentare trova valida la proposta di ridurre il processo complessivo di elaborazione del prodotto da 9 a 6 mesi
dal momento della messa in fermentazione,
ma di aumentare il tempo minimo per la sola
fermentazione da 60 a 75 giorni (da 21 a 30 se
in recipienti con speciali dispositivi per I'agitazione). Per la fermentazione in bottiglia, le regole per la lavorazione complessiva restano invariate. Ugualmente la relazione Dalsass si dichiara d'accordo con la proposta di abbassare il
tenore massimo ammesso di anidride solforosa.
Più scettica si dimostra invece la relazione per
quanto riguarda nuove norme sull'etichettatura e l'aumento del titolo al colometrico naturale minimo. I1 10 dicembre prossimo il Parlamento esprimerà il suo parere in. Assemblea
plenaria.
A.P.
COMUNI D'EUROPA
18
novembre l984
autonomie locali e Regioni in Europa
alterare la qualità dell'aria, o quella della terra,
ricevitore finale di tutti i rifiuti. Vale a dire che
bisognerebbe ottenere che la depurazione di
prodotti, come per esempio i prodotti chimici,
non contamini, al tempo stesso, gli elementi
essenziali, nel caso specifico l'atmosfera, per
cui bisogna tenere ben conto. D'altro lato, mezzo delle pioggie acide.
In Spagna si producono ogni anno otto miquanto più i sottoprodotti da recuperare saranlioni
e trecento mila tonnellate metriche di reno numerosi, tanto più numerosi e sofisticati
dovranno essere i mezzi necessari per riutiliz- sidui solidi urbani e nove milioni di metri cubi
di residui di depuratori. I1 loro sfruttamento
zarli.
Tutto quello che è stato detto fin qui non per il combustibile o per il miglioramento delimpedisce tuttavia di valutare parallelamente le terre da coltivare, dimostrerà, prima o poi,
l'importanza di certe leggi, come quella della se lo sviluppo economico del nostro paese è auconservazione della materia, secondo la quale tentico o se è una semplice crescita selvaggia.
R.G.P.
la protezione della qualità dell'acqua non deve
Lotta all'inquinamento in Spagna: sviluppo o
crescita selvaggia
L'acqua, l'energia e i fertilizzanti chimici sono ogni giorno più cari. Ciò nonostante, si producono tutti i giorni dosi massicce di residui;
ma questi elementi vengono persi mentre aumenta l'inquinamento. Una gestione razionale
dell'ambiente impone di riciclare questi rifiuti, per risparmiare su una produzione inutile e
mantenere stabile il nostro ecosistema.
Si è sempre detto che uno dei mezzi per verificare il livello di vita di un paese è la quantità
di residui che esso produce, dato lo stretto legame che esiste tra consumo e produzione di
immondizia. È quindi probabile che se noi,
cittadini dei paesi sviluppati, seguitiamo di
questo passo, senza trattare e senza sfruttare a
posteriori i residui, l'alto reddito upro capite))
di cui disponiamo ci servirà a ben poco, oltre
che ad aver reso ostile I'ambiente al quale apparteniamo.
I1 progresso tecnologico deve orientarsi verso
industrie e servizi non inquinanti, o che siano
dotati dei mezzi per purificare i sottoprodotti
che abbiano tale carattere. La raccolta dei residui solidi e liquidi deve realizzarsi accumulandoli dopo, senza deteriorare l'ambiente, oppure trasformarli reintegrandoli nella natura. I cicli economici - è una verità contrastata - non
devono opporsi ai cicli ecologici, perché finiscono poi col divorarsi mutualmente.
II ricidaggio integrale
L'apporto diretto di immondizia alle terre
da coltivare era, anni fa, un fatto normale nel
nostro paese. Ma l'apparizione di componenti
come involucri e recipienti, stracci e ferraglia,
carte e vetri, ha reso impossibile tale sfruttamento. Eccetto a un livello di agricoltura artigianale, i residui debbono ora essere separati e
trattati prima di usarli ua posterioriu a fini agricoli e energetici.
Ebbene, la restituzione dei residui al punto
iniziale del ciclo economico produttivo, per poi
riutilizzarli, comporta molte difficoltà. Le fabbriche integrali di riciclaggio devono programmare insieme il recupero dei vari tipi di rifiuti:
materia organica, carta, vetro, plastica, ecc. I
processi industriali di riciclaggio comportano
però un consumo energetico e industriale di
Dalla rivista *Autonomia Locals n. 8, giugno-luglio bimestrale della Federacion espatiola d e Municipios y Provinciar e dell'lnstituto de estudios de Administracion locd;
traduzione dallo spagnolo di Alessandra Bacchetti.
l
1
ABBONATEVI A
Iniziativa per i b)acini d'acqua
Che cos'è il lagunato?
I1 lagunato è formato da una serie di pozze
d'acqua nelle quali viene riprodotto, in modo
naturale, il processo di autodepurazione
dell'acqua residuale.
Chi lavora alla depurazione ?
Come in tutti i sistemi naturali, non vi è apporto di energia né di reattivi. I1 lagunato costituisce una soluzione poco costosa. La depurazione viene effettuata tramite una serie di organismi (alghe, batteri eterotrofi, rotiferi, crostacei e perfino pesci) che trasformano la materia organica. Se il disegno è adeguato, questi
organismi si sviluppano da soli, senza necessità
di intervento umano.
Che fattori infuiscono nel lagunato?
Quello di cui il lagunato ha bisogno è il sole
e lo spazio (in Spagna tra i 6 e i 10 m2 per abitante all'anno). Sopporta perfettamente le variazioni di densità (fine settimana, vacanze
estive) e va meglio se l'inverno è il meno duro
possibile (occuperanno meno spazio).
Dove viene applicato il lagunato?
I1 lagunato viene applicato in tutto il mondo: Stati Uniti, Canada, Francia, Israele, Sudafrica, ecc., ed è soprattutto utilizzato nelle agglomerazioni medie.
Di che tipo d i studi e d i lavoro ha bisogno?
Studi preliminari per selezionare il posto e
definire il disegno. Spostamenti di terra per gli
scavi, per impermeabilizzare (se necessario) i
fondi con argilla e per creare delle dighe che separino le lagune tra loro. Dopo averlo messo in
opera, è necessario seguirlo durante il suo primo anno di funzionamento. I materiali saranno presi nei dintorni, e il recinto sarà di tipo
rustico, in modo da essere in armonia con il
paesaggio.
Che caratterirtiche possiede l'acqua trattata
da un lagunato?
Dal punto di vista batteriologico, è l'unico
sistema che offre un'acqua nella quale si possa
fare il bagno. I1 contenuto di ossigeno è supersaturato, e in quanto agli altri parametri, sono
simili a quelli di un sistema di depurazione
convenzionale che funzioni bene. Inoltre, i
suoi effluenti contengono una grande quantità
di microalghe e di crostacei, che sono un alimento eccellente per i pesci.
È veramente a buon mercato?
I1 costo della costruzione dipende dalle caratteristiche del terreno, essendo peraltro (se si
esclude il prezzo del suolo) a miglior mercato
di un sistema di depurazione convenzionale. I1
costo del mantenimento è praticamente nullo.
Non vi sono né consumo elettrico né reattivi.
Solo una pulizia annua delle dighe e un prosciugamento della laguna principale ogni 10 o
15 anni. Lo sfruttamento è molto semplice,
non ha bisogno di specialisti e costituisce perciò un sistema rustico ma molto sicuro.
A parte quello d i depurare l'acqua a basso
prezzo, che altri vantaggi presenta?
Le sue caratteristiche batteriologiche permettono, nella zona dell'interno, di riutilizzare spiagge fluviali vicine alle agglomerazioni.
Nelle zone del litorale, elimina la sgradevole
decisione di dover sconsigliare o proibire il bagno durante la stagione estiva su una spiaggia
turistica.
Si adatta perfettamente ad ogni variazione
demografica.
Permette di regolarizzare e di accumulare
un'acqua che, per le sue caratteristiche sanitarie, è adatta all'irrigazione, e può quindi valorizzare terreni aridi.
I1 suo alto contenuto di microalghe e di crostacei permette di alimentare la fauna del fiume o, anzi, di produrre un'installazione di
aquicultura.
Questo sistema è ritenuto ufficialmente
efficace ?
L'Organizzazione mondiale della sanità
(OMS) lo raccomanda. Negli Stati Uniti, ve ne
sono più di 5000 in funzione. In Francia, più
di 200, ecc.
Recentemente, l'Istituto di Studi di Amministrazione locale ha organizzato a Tossa de
Mar (dal 21 al 24 maggio 1984) delle giornate
sul lagunato, cui hanno partecipato i rappre-
novembre 1984
COMUNI D'EUROPA
sentanti di varie Autonomie, Commissariati
per le Acque, e più di venticinque Deputazioni Provinciali. Le conclusioni di queste giornate ratificano l'idoneità del lagunato per le piccole e le medie agglomerazioni .
19
to che in Spagna funzionano solo il 25% dei
depuratori).
In qualsiasi regione, anche se risulta più difficile nelle zone di montagna o in quelle ad
orografia molto accidentata.
Le due Castiglie, I'Andalusia, I'Estremadura, 1'Aragona e il litorale mediterraneo sono le
regioni più adatte a questo sistema di depurazione.
Pmdenao Perera e
Faustino De Andreas
(Sezione del/ 'ambiente - INYPSA)
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s t r i ~italiana tra esigenze d i riitrutturazione,
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meritevoli di segnalazione e delle quali contiamo, nei limiti del possibile, &$re un 'analisipiii za, Bari, 1984
Paolo Sjlos Labini, Il sottosviluppo e l'ecoapprofondita neiprossimi numeri.
AA.W . , Annuario Europeo dell'ambiente
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COMUNI D'EUROPA
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Le Monnier, Firenze, genn. marz. 1984
ni, 1984
Condirettore: GIANFRANCO MARTINI
AA.VV., Speciale Europa (numero monoRedattore capo: EDMONDO PAOLINI
Costanzo,
Parliamo
d'Europa,
SoRoberto
grafico di Affari sociali internazionali), Franco
REDAZIONE
6.784.556
DIREZIONE,
cietà editrice napoletana, Napoli, 1984.
Angeli, Milano, 1984
AMMINISTRAZIONE
6.795.712
Pier
Virgilio
Dastoli
Andrea
Pierucci,
Verso
AICCE, ~
~ scuola,
~ ~~~j ~locah(atti
p del~
,
Piazza di Trevi, 86 - 00187 Roma
convegno
di T ~ ~AICCE,
~ ~R ) ~ 1984
, ~
~una ,costituzione democratica per l'Europa,
Indir. telegrafico: Comuneuropa - Roma
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ropeo, Edizioni scientifiche italiane, Napoli,
namento annuo estero L. 25.000 - AbbonaRimini), AICCE, Roma, 1984
mento annuo per Enti L. 100.000 - Una copia
1984
Miche1 Albert, Una sfida per l'Europa, I1
L. 2000 - (arretrata L. 4.000) - Abbonamento
Francesco
Forte,
Oltre
questa
Europa,
RuMulino, Bologna, 1984
sostenitore L. 500.000 - Abbonamento beneArialdo Banti, Europa: u n 'utopia mtllenania scOni*
1984
merito L. 1.000.000.
Istituto Affari Internazionali, L 'Italia nella
(appendice a cosa
latendereper
verso la
I, versamenti debbono essere effettuati sul
untifascismo ogg2), di ~ i ~~ l i ~~ANPI, .~politica ~internazionale
~
(1981
~ - '82), Comunità,
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C / C bancano n. 14643 intestato: AICCE c/o
Roma, 1984
Milano, 1984
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della~ Comunità
paolo ~ i ~ - ~~ ~ h i condini,
i
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~ Levi, Crzsi
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no, 1983
sfen.bi/e - intestato a «AICCE*,specifiMovimento Europeo, Il Trattato dell'Uniocentro
italiano studi europei, comunità eu.
cando sempre la causale del versamento.
ne
europea
per
superare
fa
crisi
della
Comunità
ropea e prospettive di armonizzazione
della le.
Aut. Trib. Roma n. 46% dell'll-6-1955
gislazione radiotelevisiva i n Europa. in «LIIta- (atti
LITOTIPOGRAFIA RUGANTINO ROMA - 1984
Movimento Europeo, Occupazione e sviluplia e l'Europa». riv. trim. nn. 24-25, settembre
FOTOCOMPOSIZIONE - PHOTOSISTEM
po - Una risposta europea, CIME, Milano,
V . ALESSANDRO CRUTO, 8
1984.
Associato all'UbP1
Andrea Chiti-Batelli, A l di là delle eleztoni
IJnione Scampa
Movimento Federalista Europeo, L.a Comueuropee, Bi e Gi, Verona, 1983
Periodica Italiana
Andrea Chiti-Batelli, Elezioni comunitane e nità verso f 'unità europea, l1 Federalista, Pavia,
1984
progetto costituente, Lacaita. Manduria, 1984
-
Rassegna bibliografica
pag.
SOMMARIO
I. Questione istituzionale e integrazione europea, di GIANCARLO PIOMBINO
12 Opinioni: la CEE interessa ancora aila RFT?.di FABIO
PELLEGRINI
13 Forza federalista e fronte democratico europeo: la grande
stagione della *Federa1U n i o n ~
3 I1 semestre italiano di presidenza deiia Comunità europea:
16 Convegno AEDE: 1985 - anno europeo deiia musica, di
un documento deiia nostra Associazione
ANGELO
POMPEO
5 Cronaca deile Istituzioni europee: Le ambigue risposte del
18 Autonomie locali e regioni in Europa
DELRIO; Taccuino
Consiglio europeo di Dublino, di PAOLA
da Bmxeiies, Lussemburgo e Strasburgo, di A.P. e A.R.
19 Rassegna bibliografica
PEZZETII
e
7-11 Città del Messico: 111 Conferenza internazionale suila po- INSERTO: Ii trattamento dei rifiuti urbani, di GIOVANNI
GIANCARLO
CAGIANO
e LETIZIA
NORCI
ZOLI
polazione, di RAIMONDO
2 Risoluzione del Comitato Direttivo del CCRE
20
COMUNI D'EUROPA
novembre 1984
una portatile Oliwetti?
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Anno XXXII Numero 11