«I LIBRI» DI ARCHIVIO PENALE

A

«I LIBRI» DI ARCHIVIO PENALE
L’Editore, d’intesa con i curatori della Rivista, ha voluto affiancare
a quest’ultima una collana, che costituisce un’importante “costola” di
questa stimolante iniziativa editoriale.
L’importanza è dovuta ad una pluralità di fattori, o meglio, di interrogativi, a cui si cercherà in vario modo di rispondere attraverso i
Libri.
Si cercherà in primo luogo di comprendere le direzioni ove si
vanno orientando il diritto ed il processo penale, in un’epoca in cui,
tramontato ormai da tempo il “mito” di una nuova codificazione del
diritto penale sostanziale, il codice di procedura penale del  ha
subìto ormai tante e tali modifiche, sia da parte della Corte costituzionale, che del legislatore, da perdere quella caratteristica originaria
di un processo “tendenzialmente” accusatorio, per risolversi in un
“ibrido”, ove rigurgiti di stampo chiaramente inquisitorio, soprattutto,
ma non solo, sul terreno della criminalità organizzata, si alternano a
“correzioni di rotta”, spesso timide, di matrice, invece, accusatoria.
Sul versante del diritto penale sostanziale, il codice penale del lontano  — tramontata, ormai, come accennato, la speranza che veda,
almeno a breve, la luce un codice penale di stampo “democratico”
— ormai più volte riformato, non solo nella parte generale, quanto,
soprattutto, in quella speciale, sembra però sempre più assomigliare
ai “centri storici” delle nostre antiche città, attorno ai quali è sorta,
disordinatamente, una moltitudine di “leggi speciali”, dando luogo,
sovente, a veri e propri “sottosistemi”, che caratterizzano, ormai da
tempo, la c.d. “età della codificazione”, ove il limite più preoccupante è
rappresentato dal fatto che sovente i “sottosistemi” non si conformano
ai principi generali del sistema, soprattutto di ordine costituzionale.
In questo “ginepraio” si muove un legislatore occupato, ormai da
tempo, soprattutto di varare riforme “settoriali”, se non, addirittura,
“singolari”, che indubbiamente complicano lo “stato dell’arte”, soprattutto sul versante della cronica “inefficienza” del sistema, anche
perché non sono all’orizzonte reali e, in particolare, fattibili riforme di
struttura.
In questa situazione, in particolare le “monografie” tenteranno di
fornire una risposta a questa sconfortante situazione, scandagliando i
più diversi temi, con la necessaria ampiezza, sia del diritto penale che
del diritto processuale penale, ormai da intendersi come “due facce di
una stessa medaglia”, che anche, eventualmente, delle c.d. “scienze
penalistiche integrate”.
I settori, invece, riservati ai Saggi, oppure alla “Ricostruzione del
pensiero di penalisti illustri del passato”, come avviene, appunto, con
il n. , possiederanno, invece, o un orizzonte più limitato, oppure,
attraverso la ricostruzione indicata, contribuiranno, ci auguriamo, a
delineare, tramite il pensiero dell’Autore prescelto, come suol dirsi, le
“costanti” e le “variabili” del sistema penale nel corso del tempo.
Da ultimo, un’altra sezione verrà affidata agli Atti di Convegno, ove
proprio la pluralità di voci nel coro dovrebbe contribuire a fornire una
visione più variegata del nostro complesso ed incerto orizzonte.
Giulio Vasaturo
I princìpi del diritto penale
nella dottrina di Giuliano Vassalli
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via Raffaele Garofalo, /A–B
 Roma
() 
ISBN ––––
I diritti di traduzione, di memorizzazione elettronica,
di riproduzione e di adattamento anche parziale,
con qualsiasi mezzo, sono riservati per tutti i Paesi.
Non sono assolutamente consentite le fotocopie
senza il permesso scritto dell’Editore.
I edizione: giugno 
Ad Alessandro Laganà
Indice

Prefazione di Alfonso Maria Stile

Introduzione

Capitolo I
Il principio di legalità nella dottrina di Giuliano Vassalli
.. Il principio di legalità in materia penale e la “formula di Radbruch”, 
– .. Gli studi sull’analogia,  – .. La distinzione fra interpretazione
estensiva ed analogia,  – .. La nozione di “legge penale”,  – .. Le
“norme penali eccezionali”, .

Capitolo II
Il principio di offensività nella dottrina di Giuliano Vassalli
.. Il fondamento storico e ideologico del principio di offensività,  –
.. Concezione “realistica” e “sostanzialistica” del reato,  – .. Tipicità
ed offensività del reato,  – .. La critica alla “teoria dell’azione socialmente adeguata”,  – .. Il valore politico e giuridico del principio di
offensività, .

Capitolo III
Il principio di colpevolezza nella dottrina di Giuliano Vassalli
.. Il principio di personalità della responsabilità penale,  – .. La sentenza della Corte cost.  marzo , n. ,  – .. L’interpretazione
giurisprudenziale del concetto di colpevolezza,  – .. Il problema
della esigibilità della conoscenza della legge penale, .

Capitolo IV
Il principio punitivo nella dottrina di Giuliano Vassalli
.. Politica criminale, criminologia e diritto penale,  – .. I primi

I princìpi del diritto penale nella dottrina di Giuliano Vassalli

scritti di politica criminale,  – .. Il sistema del “doppio binario”,  –
.. Pericolosità sociale presunta e misure di sicurezza,  – .. La potestà punitiva,  – .. La teoria polifunzionale della pena,  – .. La
riaffermazione del diritto oggettivo violato come prima funzione della
pena,  – .. La prevenzione generale dei reati come seconda funzione
della pena,  – .. La prevenzione speciale come terza funzione della
pena,  – .. La depenalizzazione,  – .. Il principio di rieducazione della pena,  – .. Il principio di proporzionalità della pena, 
– .. Il principio di umanizzazione della pena e l’ultima lezione sul
“diritto penale del nemico”, .

Appendice
L’incidenza del contributo giuridico di Giuliano Vassalli sull’attività
legislativa tra il  ed il  in un intervento pubblico del prof. Angelo
Raffaele Latagliata,  – Testo della risoluzione adottata all’unanimità
dalla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Roma “La Sapienza”
su proposta dei professori Franco Coppi, Franco Cordero, Giuseppe
De Luca, Fabrizio Ramacci, Delfino Siracusano e Mario Spasari per il
conferimento del titolo di emerito al prof. Giuliano Vassalli,  – Note
autobiografiche di Giuliano Vassalli, .

Bibliografia
Prefazione
Nel momento in cui il dibattito sulle diverse proposte di riforma in
materia di giustizia assume toni sempre più accesi, più forte si sente
la mancanza di quella voce pacata e lungimirante con cui Giuliano
Vassalli sapeva orientare l’opinione della dottrina, dirimere i contrasti interpretativi, ridimensionare, nel quadro della naturale dialettica
istituzionale, le posizioni più distanti dalla matrice costituzionale del
nostro ordinamento giuridico. “Partigiano del diritto e del progresso”, come l’ha efficacemente definito Luis Arroyo Zapatero, Giuliano
Vassalli rimane una figura ineguagliabile di giurista, di docente universitario, di avvocato penalista, di uomo di Stato di cui va conservata
e trasmessa con fiera premura la memoria, a beneficio delle future
generazioni di studiosi e, più generalmente, di cittadini. Vassalli ci ha
lasciato in eredità un patrimonio preziosissimo di scienza, testimoniata
dalla mole vastissima delle sue pubblicazioni che spaziano dal diritto
alla procedura penale, dalla criminologia alla filosofia giuridica. E nel
contempo, ci ha affidato le chiavi di un metodo su cui potrà continuare
ad edificarsi la coscienza giuridica di quanti hanno passione per lo
studio del diritto penale. Scienza e coscienza.
Questo saggio di Giulio Vasaturo ripercorre in maniera sicuramente apprezzabile l’opera vassalliana, restituendoci i contorni di
quella dogmatica dei princìpi del diritto penale che Vassalli, meglio di
chiunque altro, ha saputo compiutamente tracciare, a partire dai suoi
primi scritti in materia di “analogia” sino ai suoi ultimi contributi sulla
“formula di Radbruch” e sul “diritto penale del nemico”. L’accurato
lavoro di Giulio Vasaturo, esegetico e ricostruttivo, compone in un
quadro organico i frammenti della sterminata produzione scientifica
vassalliana, esaltandone — in una originale rivisitazione sistemica —
il valore assoluto. Attraverso la rilettura degli attualissimi scritti del
Maestro sul concetto di legalità, colpevolezza, offensività e sulla pena


Alfonso Maria Stile
è possibile cogliere i passaggi essenziali dell’evoluzione della disciplina penalistica di cui Vassalli è stato un indiscusso fautore ed un
precursore. Alla base della sua dottrina, si evidenzia così la profonda
umanità che anima il pensiero di Giuliano Vassalli che, al di sopra di
ogni suggestione emotiva e di ogni interesse di corporazione o fazione, ha sempre posto la persona, nella sua dignità, al centro della sua
riflessione scientifica. Una lezione etica, prima ancora che giuridica,
che mai come oggi nessuno può dimenticare.
Alfonso Maria Stile
Professore ordinario di Diritto Penale
“Sapienza” Università di Roma
Introduzione
Giuliano Vassalli. Note biografiche
La figura di Giuliano Vassalli, protagonista della Resistenza antifascista,
avvocato di successo, parlamentare, accademico dei Lincei, ministro
di Grazia e Giustizia, giudice e presidente della Corte costituzionale,
giurista insigne, si eleva sul tracciato di una storia, a tratti drammatica,
che egli ha interamente percorso ed orientato, con la sua scienza, la
sua passione e la sua lungimiranza, per quasi un secolo. Ognuno di noi,
all’interno delle Istituzioni, della comunità accademica, della società
civile, può cogliere pienamente il vuoto che egli ha lasciato nel nostro
Paese, all’indomani della sua scomparsa, avvenuta a Roma il  ottobre
.
Giuliano Vassalli nacque a Perugia il  aprile del , proprio
nei giorni in cui maturava la decisione italiana di entrare in guerra
al fianco dei francesi e degli inglesi contro l’impero germanico ed
austroungarico. Proveniva da una famiglia espressione, per via paterna,
della borghesia romana. Suo padre, Filippo Vassalli, illustre docente
dapprima di diritto romano e successivamente di diritto civile, fu
autore di numerosi scritti e monografie e fu curatore di un trattato di
diritto privato che rimane una pietra miliare della scienza giuridica.
Preside della facoltà di Giurisprudenza dell’Università “La Sapienza”
di Roma dall’estate del  fino alla morte, avvenuta nel ’, Filip. Questo contributo introduttivo è stato pubblicato nell’opuscolo commemorativo
distribuito ai partecipanti al Convegno In ricordo di Giuliano Vassalli ad un anno dalla scomparsa, tenutosi a Roma il  e il  ottobre , su iniziativa dell’Accademia Nazionale
dei Lincei e della Facoltà di Giurisprudenza della “Sapienza” Università di Roma, e nel
volume Raccolta di scritti in onore di Giuliano Vassalli, distribuito ai partecipanti al Convegno
tenutosi a Siracusa, su iniziativa dell’Istituto Superiore di Scienze Criminali, il  dicembre
. Nella presente stesura sono state inserite alcune note di aggiornamento e marginali
modifiche.


I princìpi del diritto penale nella dottrina di Giuliano Vassalli
po Vassalli fu anche un apprezzato avvocato e — a quanto risulta —
un costante punto di riferimento del Vaticano per la risoluzione di
questioni giuridiche. Giuliano Vassalli, che da lui ereditò la vocazione per la ricerca giuridica ed il rigore morale ed intellettuale, lo ha
sempre ricordato come un uomo ed uno studioso di grandi virtù, «di
formazione liberale, ma del tutto indipendente e “apolitica”».
Negli anni cupi del regime fascista, Giuliano Vassalli si formò
all’insegna di valori fortemente democratici e libertari che ebbe modo
di apprendere in famiglia. Suo nonno materno, l’avvocato Publio
Angeloni, dovette trasferirsi da Perugia a Roma per le persecuzioni
di cui fu vittima da parte degli squadristi. Uno dei suoi zii, Mario
Angeloni, anch’egli avvocato, fu arrestato nel  e inviato al confino
di polizia a Lipari, poi a Lampedusa e da ultimo ad Ustica. Fu forse
il primo fra coloro che vennero condannati all’isolamento fisico e
politico dal regime. Riuscito a sopravvivere alla violenza del fascismo
italiano, Mario Angeloni trovò una morte eroica, il  agosto , sul
fronte di Aragona, mentre combatteva contro la dittatura franchista
nella guerra civile spagnola. A lui Vassalli rimase sempre legato da un
ricordo affettuoso e carico di ammirazione .
L’infanzia e la prima adolescenza di Vassalli furono caratterizzate
dai continui trasferimenti causati dagli spostamenti paterni. Ultimò i
suoi studi classici presso il Liceo Ginnasio “Ennio Quirino Visconti”
di Roma che frequentò dal ’ al ’. Ad appena vent’anni ebbe modo
di affrontare un complesso problema di politica estera. Conosceva
il tedesco e si appassionò alla causa dell’indipendenza austriaca che
Mussolini, nel , aveva enfaticamente dichiarato di voler difendere ad oltranza dall’incombente minaccia dell’invasione hitleriana. I
Littoriali della cultura erano, all’epoca, la sola sede in cui si poteva
. Un toccante ricordo dello zio Mario Angeloni è stato tracciato da Vassalli nel saggio
Mario Angeloni. Nel cinquantenario della morte, oggi pubblicato nel volume postumo, a cura
di Matteo Lo Presti, V, Frammenti di storia, Palomar, Bari, , p.  e ss.
. Alla sua esperienza di vita e di studio nel Liceo Classico “Visconti” di Roma il
professor Vassalli fece cenno durante un incontro tenutosi presso questo stesso istituto il
 aprile . La trascrizione dell’intervento sta in Aa.Vv., Antifascismo e Resistenza nei licei
e all’Università di Roma. Incontro con i protagonisti, Associazione Nazionale Partigiani, Roma,
, p.  ss.
Introduzione

discutere legalmente di politica seppur nei limiti dell’intangibilità del
regime. Giuliano Vassalli vi presentò nel  una articolata relazione
sui rapporti italo–austriaci che riscontrò un certo apprezzamento. In
seguito, non partecipò più ai Littoriali. L’intervento delle camicie nere
e dei nazisti in Spagna rivelò la comunanza che si stava creando fra
Hitler e Mussolini. Gli parve allora «che il fascismo avesse gettato ogni
pretesa di rispettabilità, che avesse definitivamente rotto ogni legame
con gli Stati democratici europei, che avesse fatto una definitiva scelta di campo contro la libertà e la ricostruzione dell’Europa» . Fu in
quel contesto che cominciò a manifestare il suo interesse per l’ideale
socialista verso cui si orientò tramite la lettura di giornali esteri e di
libri.
Risultato fra i migliori allievi del corso ufficiali di Pinerolo, ultimò
il servizio di leva, nel , a Roma. Richiamato alle armi nel giugno
del , a Torino, col grado di ufficiale, ebbe un ruolo di primo piano
nella Commissione per l’esecuzione dell’armistizio con la Francia.
Nel novembre del  fu trasferito di nuovo a Roma presso il Tribunale Supremo Militare, dove rimase fino all’ settembre . In
questo periodo ebbe fervidi contatti con l’ex deputato socialista Giuseppe Romita, futuro membro dell’Assemblea Costituente e ministro
dell’Interno, che era stato al confino con lo zio. Con lui ed altri noti
esponenti socialisti, si adoperò per la ricostruzione del PSIUP (Partito
Socialista Italiano di Unità Proletaria). Il  agosto  entrò a far parte
della Direzione Nazionale del partito. Partecipò personalmente, all’indomani dell’armistizio dell’ settembre , alla battaglia in difesa
di Roma che fu eroicamente combattuta a Porta San Paolo. Da quel
giorno cominciò la vita clandestina di partigiano, impegnato in prima
linea nella lotta di Liberazione. Il suo nome di battaglia fu quello di
Giorgio Venturi.
Giuliano Vassalli fu tra i protagonisti della Resistenza. Quando, il 
ottobre del , Sandro Pertini fu arrestato insieme a Giuseppe Saragat e ad altri socialisti dalle milizie fasciste, fu proprio lui a prenderne
. Al riguardo si veda la testimonianza di Vassalli contenuta in G, La tragedia della
guerra nel Lazio. A Roma, Cassino, Nettuno, Anzio. –, Ghigi Editore, Rimini, , p.
 ss.

I princìpi del diritto penale nella dottrina di Giuliano Vassalli
il posto nella Giunta Militare romana del Comitato di Liberazione
Nazionale. Assunto questo ruolo che implicava di per sé un carico
enorme di responsabilità e di rischi, affrontò da subito il problema
della liberazione dei principali esponenti socialisti detenuti a Regina
Coeli. Contribuì così ad una impresa memorabile nella storia della
Resistenza che gli valse, in seguito, altissimi e meritati riconoscimenti. L’iniziativa fu intrapresa su stimolo di Nenni. «La detenzione dei
compagni socialisti — raccontò Vassalli — durava ormai da più di due
mesi quando Pietro Nenni mi chiamò e mi disse: “Se siete un’organizzazione efficiente (si riferiva all’organizzazione militare del partito),
invece di dedicarvi alla preparazione di attentati od altro, pensate a
trovare il modo di liberare Saragat dal carcere di Regina Coeli. Fate
qualunque cosa, ma trovate il modo”» . Il piano di evasione fu esteso
immediatamente, data la sua importanza nell’organizzazione del CLN,
a Sandro Pertini. Come si può ben immaginare il nodo principale
da sciogliere era quello degli “ordini di scarcerazione”. Problema di
difficile risoluzione dato che i detenuti politici erano posti a disposizione dell’autorità tedesca nel famigerato III braccio dell’istituto di
pena. «Massimo Severo Giannini (che dirigeva il nostro servizio informazioni) ed io stesso — rivelò Vassalli — ci ricordammo di essere
stati fino all’ settembre precedente in servizio presso il Tribunale
Supremo Militare e in collegamento con le autorità germaniche. Ci
ripresentammo, con un coraggio inaudito al quale stento a credere,
al Tribunale Militare col pretesto di discutere la scadenza del termine
dato agli ufficiali “sbandati” per ripresentarsi (termine che scadeva il
 febbraio ) e ci impossessammo di nascosto di moduli e timbri
di ogni specie. Poi prendemmo a campione moduli di scarcerazione effettivamente avvenute e Giannini li imitò alla perfezione». Nel
frattempo l’organizzazione segreta del PSIUP riuscì a sottrarre gli
arrestati alle ricerche della Gestapo, facendo passare il loro incarta. La vicenda è stata ricordata da ultimo nel saggio La beffa di Regina Coeli, oggi pubblicato in V, Frammenti di storia, Palomar, Bari, , p.  ss. A questo episodio
hanno fatto riferimento diversi saggi sulla storia dell’occupazione nazista di Roma. Fra
questi: P C, La Resistenza in Roma, Macchiaroli Edizioni, Napoli, , vol.
II, p.  e s., nota ; T, Roma sotto il terrore nazista, Montini, Roma, , p.  ss.;
P, Storia della Resistenza romana, Laterza, Bari, , p.  e ss.
Introduzione

mento processuale alla “giustizia militare” italiana e riuscendo così ad
ottenere il loro trasferimento al VI braccio di Regina Coeli. Quando
tutto sembrava pronto per l’esecuzione del piano, giunse a Vassalli
l’intransigente monito di Pertini: «Se esco io, devono uscire tutti i socialisti qui detenuti. Altrimenti non mi presto al piano e non esco». Per
far uscire dal carcere i sette detenuti politici del PSIUP che vi erano
allora ristretti, occorreva però disporre dei loro precisi dati anagrafici.
Ed anche questo poteva costituire un impedimento di non poco conto.
Nuovamente Vassalli e Massimo Severo Giannini si presentarono presso la Procura Generale Militare del Tribunale Supremo e, «da buoni
conoscitori della lingua tedesca», si dichiararono disposti a collaborare.
Assunti, vennero assegnati a tradurre i fascicoli processuali. Poterono
in tal modo preparare sette falsi moduli di scarcerazione per i partigiani Sandro Pertini, Giuseppe Saragat, Luigi Andreoni, Torquato
Lunedei, Ulisse Ducci, Luigi Allori e Carlo Bracco. La rocambolesca
evasione si realizzò il  gennaio del , due giorni dopo lo sbarco
alleato ad Anzio, quando maggiore era lo smarrimento delle truppe
nazifasciste ed ancor più evidenti i rischi della fuga. I detenuti non
furono avvertiti tutti della “frode” che stava alla base della loro scarcerazione: «Ignoravamo — ammise anni dopo Vassalli — le reazioni
e lo stato di angoscia o paura che avremmo determinato in alcuni di
loro, col rischio del fallimento dell’intera operazione». Al momento
dato, «aiutati da una buona dose di fortuna», tutti e sette riuscirono ad
uscire. Pertini ha raccontato più volte del calcio agli stinchi che rifilò
ad uno dei liberandi che si voleva attardare per chiedere la riconsegna
di oggetti che mancavano dal suo pacchetto. Tutti scomparvero per
destinazioni proprie, «tranne Saragat e Pertini, che — rievocò Vassalli
— passarono le prime due notti su due letti paralleli collocati nella
stanza di uno dei miei covi». In quei giorni terribili, sotto il fuoco dei
nazifascisti non si riuscirono a salvare, però, molti altri amici e parenti
di Giuliano Vassalli. Fra questi, anche un suo cugino, il capitano Fabrizio Vassalli, fucilato a Forte Bravetta insieme ad un altro suo parente,
Giordano Bruno Ferrari.
Lo stesso Vassalli, nonostante la fitta rete informativa che si era
creato attorno, non riuscì a sfuggire, ad un certo punto, alla cattura
da parte della Gestapo. Dovette subire in prima persona le atrocità

I princìpi del diritto penale nella dottrina di Giuliano Vassalli
che gli aguzzini guidati dal colonnello Kappler riservavano ai detenuti
politici nel carcere, tristemente noto, di via Tasso in Roma . Qui fu
condotto il  aprile del , «dopo vari tentativi di fuga». Vi entrò nella
serena coscienza che di lì molto probabilmente non sarebbe uscito
vivo. «Mi dissero in faccia che a gente come noi non si sarebbe perso
tempo a fare un processo», raccontò dopo molti anni. Nella cella di
segregazione n.  posta al secondo piano del quartier generale tedesco
di via Tasso, Giuliano Vassalli trascorse giorni interminabili rinchiuso
insieme al vicebrigadiere Angelo Ioppi: chi visita oggi il Museo della
Liberazione di Roma ha la possibilità di soffermarsi nella stanza dove
fu detenuto. È un posto che mantiene intatto il gelo di quei giorni
tragici. Dall’inferno di via Tasso, Giuliano Vassalli riuscì ad uscire,
martoriato ed assai deperito, solo il  giugno del , dopo sessantatré
giorni di inumana detenzione. Arrigo Paladini, uno dei suoi compagni
di prigionia, lo ricorda in quei giorni come «una figura sulla quale
si intravedeva un volto parte di un pallore cadaverico e parte gonfio
e nero per le spaventose tumefazioni» . La stessa vicenda della sua
scarcerazione, avvenuta all’epoca degli ultimi massacri compiuti dai
tedeschi a Roma, ebbe risvolti sofferti e fu tutt’altro che scontata . Lo
salvò il Papa Pio XII. Virginia Agnelli, la madre del presidente della
Fiat, chiese ai tedeschi, per intercessione della gerarchia vaticana, che
si salvasse la vita al “giovane professorino”. La trattativa per la sua
liberazione fu riservatissima e tormentata. Il Papa volle incontrare
personalmente, in Vaticano, alla presenza di padre Pankratius Pfeiffer,
Superiore generale dei Salvatoriani, il generale tedesco Wolff, capo
delle SS in Italia. L’alto ufficiale nazista dovette accedere alla Santa
Sede in abiti civili. Se un simile incontro fosse stato reso pubblico
. Per una testimonianza del professor Vassalli sul periodo trascorso nel carcere nazista
di via Tasso si v. D C, Occhi della memoria — Roma, –, Edizione Zebra,
Roma, , p.  e ss.
. Così lo descrive P, Via Tasso. Carcere nazista, Ist. Poligrafico e Zecca dello
Stato, Roma, , p. .
. Queste informazioni sono tratte da T, Roma ’, Rizzoli, Milano, ,
p. . Ma si veda anche P C, La Resistenza in Roma, Macchiaroli, Napoli,
, vol. I, p. , nota , ove si rinvia per la trattazione dello stesso episodio al testo di
K P  B, Der Papst. Ein Lebenshild, Bad Worishofen, Kindler und
Schiermeyer, Verlag, , cap. XVIII, p.  e s.
Introduzione

avrebbe certamente provocato una sollevazione di indignazione dagli
esiti non prevedibili. Lo stesso Weizsaecker, l’ambasciatore tedesco
nel nostro Paese, fu informato soltanto a cose fatte. Fu un gesto che
molto probabilmente Eugenio Pacelli sentiva di dovere al padre di
Vassalli, che era stato suo compagno di studi . Quando padre Pfeiffer si
recò nella sede della Gestapo per liberare Vassalli — lo stesso giorno in
cui i nazisti fucilarono Bruno Buozzi ed altri tredici detenuti in località
La Storta a Roma — Kappler ebbe una reazione sprezzante: «Ringrazi
Pio XII se non viene messo al muro come meritava». Giuliano Vassalli
è stato decorato per la sua attività partigiana con la medaglia d’argento
al valor militare. Nel  è stato insignito del “Premio Fedeltà alla
Resistenza” per l’attività svolta come avvocato e come pubblicista in
favore degli ideali del movimento di Liberazione.
Dopo che l’Italia fu restituita, all’indomani del  aprile , ad
una ritrovata prospettiva di libertà, su mandato del governo militare
alleato e col consenso di quello italiano, Giuliano Vassalli fu incaricato,
quale “esperto di diritto”, di porre termine alle attività dei “Tribunali
del Popolo” e di insediare, in conformità alla legge appena varata, le
Corti di Assise Straordinarie, uniche abilitate a giudicare gli imputati
di collaborazionismo. Vassalli si batté così affinché fosse assicurato
un equo processo anche a quanti avevano manifestamente violato
i più elementari diritti dell’uomo. Nella nuova Italia che si andava
ricostruendo, fu catapultato quasi inevitabilmente nella “politica parlamentare”. Si spese per l’avvento della Repubblica, pur confidando
nella realizzazione democratica di un progetto socialista da impostare
secondo un modello occidentale contrapposto a quello sovietico a cui
guardavano le frange estreme della sinistra italiana. Vassalli fu il primo
segretario del partito creato da Saragat nel gennaio del . È stato
fra gli artefici della neonata Repubblica. Instancabile, guidò il Partito
. È evidentemente una vicenda della quale va evidenziato anche il rilievo propriamente diplomatico. Ad essa ha fatto riferimento nel suo noto memoriale anche Aldo Moro.
In una delle lettere ritrovate nel covo brigatista di via Monte Nevoso a Milano (e mai
recapitate) lo statista scriveva a Paolo VI: «Le mie preghiere [. . . ] si indirizzano alla Santità
Vostra, l’unica che possa piegare il governo italiano ad un atto di saggezza. Mi auguro che
si ripeta il gesto efficace di Pio XII in favore del giovane professor Vassalli». Al riguardo si
veda M, Lettere dalla prigionia, a cura di Miguel Gotor, Einaudi, Torino, , p. .

I princìpi del diritto penale nella dottrina di Giuliano Vassalli
Socialista dei Lavoratori Italiani nella storica competizione politica del
. In quella campagna elettorale tenne personalmente più di cento
comizi «da Ventimiglia fino al Parco degli Abruzzi» . Nell’ambito
della corrente di “Iniziativa Socialista”, ebbe modo di distinguersi
dagli altri grandi leader del socialismo democratico italiano, come
Lelio Basso e Pietro Nenni, ai quali pure era fraternamente legato .
Negli anni ’, Vassalli divenne uno dei dirigenti di punta del PSI. Dal
 al  assunse la carica di capogruppo consiliare al Comune di
Roma. Nel  (quinta legislatura) fu eletto alla Camera dei Deputati
nelle liste del PSI–PSDI. Nell’ prima ed in seguito nell’ fu eletto al Senato, di cui divenne presidente della Commissione Giustizia.
Con grande carisma ebbe modo di presiedere, in una fase della vita
nazionale ricca di tensioni, il gruppo parlamentare socialista a Palazzo
Madama.
Recuperata la possibilità di esercitare liberamente l’attività forense,
Giuliano Vassalli maturò esperienze professionali straordinarie a cui
piaceva tornare spesso con la memoria, anche negli ultimi anni di vita.
Quand’era poco più che un giovane avvocato, partecipò insieme a
Massimo Severo Giannini e a Vezio Crisafulli alla primissima seduta di
quella eminente Corte che in seguito fu chiamato a presiedere. Faceva
parte, infatti, di quel gruppo di dotti legali che, sotto la guida di Calamandrei e Mortati, presenziò alla causa che si tenne davanti la Corte
Costituzionale il  aprile del . La Consulta, sotto la presidenza
di Enrico De Nicola, fu allora chiamata a pronunciarsi sulla ragione
stessa della propria esistenza e cioè sull’estensibilità o meno della sua
giurisdizione alle leggi promulgate ed entrate in vigore prima della
sua creazione. Vassalli ha sempre annoverato questa udienza come una
delle più importanti della sua carriera forense: «Si trattava quella volta
— non mancò mai di sottolineare — di giudicare non gli uomini, ma
le leggi stesse». Vassalli ha saputo indossare la “pesante” toga d’avvocato con successo, coerentemente ai propri ideali, senza lasciarsi mai
. Le vicende storiche relative alla campagna per le elezioni politiche del  sono
state raccontate dal professor Vassalli al giornalista Antonio Airò e pubblicate nell’intervista
intitolata Socialisti contro il fronte su Avvenire del  aprile , p. .
. Si veda al riguardo lo scritto di Vassalli intitolato Ricordo di Pietro Nenni, in V,
Frammenti di storia, Palomar, Bari, , p. .
Introduzione

condizionare dalla fama che gli fu precocemente e diffusamente riconosciuta. Dotato di una non comune capacità persuasiva e del giusto
impeto passionale, egli è stato un “principe del Foro” dai modi eleganti
ed è stato, in tal senso, un vero «modello di signorilità e di garbo — e
quindi un esempio di rispetto delle forme nel senso più comprensivo della parola — che non veniva mai meno anche nei momenti di
massimo contrasto dialettico, quando il Suo procedere argomentativo, sempre lineare, diveniva vieppiù incalzante e animato» . Questa
sua spiccata prerogativa si manifestava — come ha opportunamente
ricordato Alessandro Pace — «nella chiarezza dell’esposizione delle
tesi, nell’equilibrio delle soluzioni proposte, nell’attenzione, tipica del
penalista, per il valore della certezza, nel conseguente rispetto del testo
e della struttura delle disposizioni normative, ma anche nella sensibilità per il fluire della storia». Il profondo rispetto per il processo ed i
soggetti a vario titolo coinvolti ed una visione di tipo “istituzionale”
del proprio ruolo rendevano «“naturalmente” impossibili» per Vassalli
«quelle tecniche oratorie di sovrabbondanza illustrativa o, peggio, di
aggressività verbale, che connotano talvolta le arringhe difensive» .
Qualcuno — a ragione — l’ha descritto come «uno di quegli avvocati che amano trattare il processo piuttosto come una cortese
discussione tra le parti che non come un pubblico spettacolo, che puntano più sul convincimento umano e giuridico del giudice che non
sulla commozione e sulla pietà» . In questa veste partecipò ad alcuni
fra i processi più celebri della storia giudiziaria italiana. Difese, oltre
a molti partigiani, anarchici ed obiettori di coscienza, i militanti di
sinistra fatti arrestare da Tambroni; Youssef Bebawi, implicato insieme
alla moglie Claire nell’omicidio dell’industriale libanese Faruk Chourbagi; il marchese Ugo Montagna, fra gli imputati principali del “caso
Montesi”, e molti altri protagonisti dei più eclatanti casi di cronaca di
nera del dopoguerra. Nel maggio del  a Viterbo, come avvocato
. P, Giuliano Vassalli, in Giur. cost., fasc. , , p. .
. F, Vassalli e l’Avvocatura in Aa.Vv. Raccolta di scritti in onore di Giuliano Vassalli,
Isisc, Siracusa, , p. .
. Questa definizione si deve al giornalista Marco Cesarini che per il Corriere della
Sera del  aprile  ha tracciato un ritratto del noto avvocato intitolato Giuliano Vassalli:
avvocato del tempo nuovo.

I princìpi del diritto penale nella dottrina di Giuliano Vassalli
chiamato dai rivoltosi, contribuì a sedare l’insurrezione in corso in
quel carcere e ad ottenere la liberazione del magistrato Giuseppe Di
Gennaro, prigioniero dei “Nuclei Armati Proletari”. Da ultimo, fu
legale della famiglia del presidente della Democrazia Cristiana Aldo
Moro per il quale, nei nefasti giorni del sequestro, si era ampiamente
prodigato, esplorando, per conto dei socialisti, la “strada della trattativa”. In seguito riuscì a salvare la vita del giudice Giovanni D’Urso
suggerendo alla Direzione Nazionale del PSI di adoperarsi per la chiusura del supercarcere dell’Asinara, come richiesto dai brigatisti che
tenevano prigioniero il magistrato .
A lui, praticanti e avvocati già affermati guardano come ad un esempio di alta capacità ed onestà professionale. Alle nuove generazioni di
penalisti, Giuliano Vassalli ha lasciato una toccante lezione di scuola
forense: «Forse — ebbe modo di dire già nel  — non si può ancora
parlare di un nuovo stile che sia abbastanza qualificato e generalizzato,
tale da essere contrapposto in blocco a quello che fu il vecchio tono
dell’oratoria forense. Sta di fatto però che la contrapposizione fra i due
metodi è nelle cose, nell’ambiente, nei costumi della nostra società
attuale. Se sotto certi aspetti, l’oratoria passionale, smagliante, immaginifica dei penalisti della vecchia guardia non è del tutto da respingere e
se anche oggi non guasterebbe, in molte arringhe, un maggior amore
per la forma e per la precisione dell’espressione verbale, pure la vita
moderna va senza dubbio anche nelle aule giudiziarie, verso una maggiore stringatezza, una maggiore semplicità e freschezza d’espressione.
Oggi si tende essenzialmente a creare un colloquio diretto col giudice,
colloquio che sia sempre strettamente pertinente con l’oggetto della
causa» . Parlando in tempi più recenti ad un gruppo di neolaureati in
giurisprudenza, non ha mancato di sottolineare il fascino ma anche
le notevoli difficoltà che sono insite in una realtà professionale, qual
è quella forense, in cui «vi sono ancora vasti settori di lavoro modesto, di difficile acquisizione, in concorrenza, di cause o contenziosi
. Sul ruolo assunto da Giuliano Vassalli negli “anni di piombo” si v. Z, La notte
della Repubblica, Ed. L’Unità, Roma, , vol. II, p. ,  e , vol. III, p. .
. Intervista rilasciata a Marco Cesarini per il Corriere della Sera del  marzo , p. 
e s., pubblicata col titolo: Giuliano Vassalli, avvocato del tempo nuovo.
Introduzione

riguardanti spesso anche materie poco attraenti». Con questa realtà
— ammoniva — «bisogna prepararsi a fare i conti, cooperando ad un
miglioramento complessivo della professione forense e mantenendo
in ogni caso alta la propria dignità umana e professionale»
In molti ricordano Giuliano Vassalli per il pluriennale impegno di
Ministro di Grazia e Giustizia. Un incarico che egli svolse con imparzialità, mirando esclusivamente a migliorare la “macchina della
Giustizia” che già allora dava evidenti segni di sbandamento. In questo
ruolo Vassalli prestò la massima collaborazione a quei magistrati che
conducevano inchieste ad alto rischio e di enorme complessità. Seppe intessere un forte legame, in particolare, con il giudice Giovanni
Falcone e con gli uomini della Procura della Repubblica di Palermo
e fece in tempo a coordinare la stesura conclusiva del nuovo codice
di procedura penale (entrato in vigore il  ottobre ) che resterà
per sempre legato al suo nome. Da ministro si adoperò, tra l’altro,
affinché fosse approvata in tempi brevi la famosa legge di depenalizzazione dell’uso delle sostanze stupefacenti (la c.d. Iervolino–Vassalli)
e promosse la costituzione di una speciale commissione per la riforma del codice penale. È di questi tempi, inoltre, l’importante legge
sulla responsabilità civile dei magistrati con cui si è data attuazione
al referendum sulla “giustizia giusta”. Angelo Raffaele Latagliata, nel
rievocare quella fervida stagione di impegno istituzionale, gli attribuì
in particolare «il merito di avere sempre tentato di incanalare le proposte di revisione del tessuto normativo penale e costituzionale, per
armonizzarle con le indicazioni che scaturiscono dalle più importanti
dichiarazioni internazionali e per offrire al nostro Paese un sistema
veramente moderno ed efficiente». Ed a lui riconobbe il giusto onore
«per avere ribadito la necessità di eliminare processi infondati ed inutili, autentico cancro della nostra giustizia, agevolati soprattutto dalla
latitudine ed imprecisione di talune fattispecie del diritto penale sostanziale, ma altre volte purtroppo frutto esclusivo di manie inquisitorie
rette dal mero sospetto se non espressione di autentici travisamenti
. V, Il diritto tra norma e applicazione (il ruolo del giurista nell’attuale società
italiana), discorso tenuto nell’Università di Firenze il  febbraio , pubblicato nel
volumetto per l’inaugurazione dei corsi della Scuola di specializzazione per le professioni
legali, Firenze,  ed ora in Ultimi scritti, Giuffrè, Milano, , p. .

I princìpi del diritto penale nella dottrina di Giuliano Vassalli
del diritto» . Nell’agosto “rovente” del , il ministro Vassalli riuscì a placare, dopo una settimana di «esasperanti trattative», la rivolta
originatasi nel carcere di massima sicurezza di Porto Azzurro. Con la
personale mediazione sua e quella del Direttore generale degli Istituti
di Prevenzione e Pena, Nicolò Amato, riuscì a condurre alla ragione
e quindi alla resa, senza spargimenti di sangue, il gruppo di detenuti
che, sotto la guida di un pericoloso terrorista ergastolano, si era barricato nell’infermeria del penitenziario tenendo in ostaggio trentasei
persone. È assai significativo che proprio a questa sua esperienza di
uomo di governo, Giuliano Vassalli abbia sentito la necessità di dedicare, nel suo ultimo scritto, redatto appena poche settimane prima di
morire, lo sforzo indispensabile per operare una dettagliata e definitiva
ricostruzione di quel periodo, quasi a voler preservare la memoria di
questa stagione trascorsa al servizio del Paese. «Non esito a dichiarare
— ha confidato Vassalli nell’ultimo colloquio concesso a Francesco
Palazzo — che l’impegno di ministro della Giustizia è veramente,
quando riesce ad essere tale, il compimento più bello delle attività di
un giurista, o almeno uno dei più belli, ricreante, creduto e credibile,
che rende talvolta i rappresentanti di quel dicastero i più combattivi,
anche quando intorno ad essi maturano tempeste politiche e personali
e si tratta veramente di offrire vie d’uscita con la tolleranza, con il
compromesso o con la rottura» . Nulla di meramente formale vi
è nell’alta funzione del Guardasigilli ma, al contrario, colui al quale
è affidata una simile responsabilità è chiamato ad imporsi — spiega
Vassalli — come «una specie di “secondo uomo dello Stato” accanto al
Presidente, del quale completa gli ardui compiti di controllo e di rappresentanza presso gli organi di giustizia ed integra così l’aspirazione
suprema dei buoni cittadini che è in definitiva quella della giustizia» .
Con un atto senza precedenti, Giuliano Vassalli da ministro di
. L, I docenti di diritto penale della Facoltà giuridica romana e la loro incidenza
sulla attività legislativa dell’ultimo cinquantennio, relazione tenuta il  dicembre  a Roma
presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, sta in Giurisprudenza di merito, fasc.
, , p.  e ss.
. V, Colloquium, in P (a cura di), Giuliano Vassalli, Laterza, Roma–Bari,
, p. .
. V, Colloquium, in P (a cura di), op. cit., p. .
Introduzione

Grazia e Giustizia fu praticamente “trasferito” per volere espresso
dell’allora Presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, a Palazzo
della Consulta. Solo in questa maniera si riuscì a porre fine ad una
serie di polemiche senz’altro eccessive quando non pretestuose, strascico di diversi episodi che lo avevano visto contrapposto ad alcuni
magistrati. Nel corso del suo mandato presso la Consulta, la Corte
costituzionale si è pronunciata su alcune importantissime questioni
di diritto penale sostanziale e processuale, imprimendo un segno tangibile nell’evoluzione dell’ordinamento giuridico. Nell’assolvimento
di questa responsabilità, egli ha sempre difeso l’autonomia di questo
organo costituzionale ed è riuscito a preservarne l’imparzialità, respingendo ogni tentativo di pressione e condizionamento che proveniva
dal contesto politico. «La Corte Costituzionale — ha ribadito più volte
Vassalli — si distingue per essere un organo estraneo alle vicende
della politica di ogni giorno. Considerare la Corte come una qualunque formazione politica significa non solo incorrere in un errore, ma
anche minare il terreno sul quale essa possa solidamente poggiare per
svolgere la propria funzione di garanzia costituzionale, nell’interesse
dell’intera collettività e, quindi, di nessuno in particolare, badando,
in posizione indipendente da qualunque altra posizione di parte, alla
realizzazione di principi che, scritti nella Costituzione, valgono come
limite guida non per questa o per quella forza o maggioranza politica
ma per tutte le forze e le maggioranze politiche» .
Negli ultimi anni della sua vita, il professor Vassalli è tornato a dedicare pressoché interamente tutte le sue energie all’approfondimento
del diritto e della procedura penale, con uno sforzo da cui sono scaturite opere giuridiche di eminente valore . Al contrario della quasi
totalità dei giuristi della sua statura, egli non ha racchiuso l’essenza del
suo insegnamento in qualche voluminoso manuale. E di questo, talvolta, se ne rammaricava con alcuni colleghi. Il suo è stato, per tantissimi
. V, Relazione annuale dell’attività della Corte costituzionale, presentata a Roma il
 gennaio .
. Fra tutte basti citare V, Formula di Radbruch e diritto penale, Giuffrè, Milano,
; I., Ultimi scritti, Giuffrè, Milano, ; I., I diritti fondamentali della persona alla
prova dell’emergenza, in M (a cura di), I diritti fondamentali della persona alla prova
dell’emergenza, Esi, Napoli, , p.  e ss.

I princìpi del diritto penale nella dottrina di Giuliano Vassalli
anni, un contributo ininterrotto, meditato e curato, che ha prodotto
— per unanime giudizio — lavori non dispersivi, chiari ed originali
per i quali ha giustamente acquisito quella fama internazionale che
è propria di un caposcuola e di uno dei più illustri esponenti della
ricerca penalistica e criminologica di sempre.
Giuliano Vassalli si laureò in Giurisprudenza presso l’Università
“La Sapienza” di Roma il ° luglio del , discutendo una tesi dal
titolo “Contributo alla determinazione della natura giuridica del reato
di mancata esecuzione dei provvedimenti del giudice (art.  c.p.)”, di
cui fu relatore il professor Arturo Rocco . Da maestri come Giacomo
Delitala trasse l’esemplare rigore di un metodo duttile alle diverse
esigenze della dogmatica penalistica e della criminologia, nonché la
padronanza di un modello di riflessione giuridica solidamente orientato alla ricerca del fondamento storico–politico e razionale dei grandi
temi delle discipline giuspenalistiche . Cominciò ad insegnare prestissimo, sin dall’età di ventitré anni. Impartì le lezioni di diritto e
procedura penale prima nella Università di Urbino (–), poi in
quella di Pavia (–) ed in seguito in quella di Padova (–),
Genova (–), Napoli (–) e per i successivi trent’anni
alla “Sapienza” di Roma. Divenne professore fuori ruolo il ° novembre . Il  febbraio del  gli è stato conferito, all’unanimità, dai
docenti della Scuola penalistica della “Sapienza”, il titolo di “professore emerito di diritto e procedura penale”. Generazioni di studenti,
alcuni dei quali divenuti a loro volta illustri docenti universitari, ne
ricordano ancora il paterno legame con i ragazzi ed il profondo amore
per l’insegnamento accademico. Sulla prestigiosa cattedra romana,
allora non frazionata, successe ad eccellenti penalisti che hanno fatto
la storia di questa disciplina come Enrico Ferri, Alfredo De Marsico e
. L’originale, con correzioni autografe, della tesi di laurea del professor Vassalli è
tuttora conservato presso la Biblioteca Universitaria Alessandrina dell’Università degli Studi
di Roma “La Sapienza” (coll. “Chiovenda” ).
. Così nelle parole della motivazione della risoluzione che gli ha conferito il titolo
di “emerito”, da cui sono state tratte alcune indicazioni biografiche relative all’impegno
accademico del professor Vassalli. Il testo del documento, approvato all’unanimità dalla
Facoltà di Giurisprudenza dell’Università “La Sapienza” di Roma su proposta dei professori
Coppi, Cordero, De Luca, Ramacci, Siracusano, Spasari, sta in B, L, S
(a cura di), Studi in onore di Giuliano Vassalli, Giuffrè, Milano, , p. XI e ss.
Introduzione

Filippo Grispigni. In questo ruolo, per circa venticinque anni, e precisamente fino alla incompatibilità determinatasi a seguito della elezione
al Senato della Repubblica del  giugno , seppe esprimere e trasmettere al meglio la sua scienza, adempiendo con grande diligenza
a molteplici incarichi accademici. Fu, infatti, direttore dell’Istituto di
Diritto Penale e della Scuola di Specializzazione in Diritto Penale e
Criminologia. Di quest’ultima, in particolare, «volle continuare al più
alto livello la luminosa tradizione secondo la sperimentazione ferriana avviata sin dal  nel segno di una visione complessa e di una
metodologia articolata dello studio normativo e fenomenologico del
reato e delle misure anticrimine, anche al fine di curare la formazione
scientifica di numerosissimi allievi italiani e stranieri» . È stato autore
di fondamentali studi che innegabilmente risaltano «per la densità e
la originalità della speculazione, per la profondità e la ricchezza delle radici culturali, per l’esemplare controllo delle più disperse fonti
normative, per il vigore e l’eleganza della costruzione, per l’acuta sensibilità e l’equilibrato realismo». Un numero enorme di pubblicazioni
«di così alto valore perché in esse il diritto si fa governo della ragione
e fine della giurisprudenza» . A lui si devono indicazioni illuminanti
sulle più controverse tematiche di diritto e procedura penale. Di estremo rilievo, in particolare, le sue riflessioni sulla “analogia nel diritto
penale”, sulla “potestà punitiva dello Stato”, sul “principio di offensività”, sul concetto di “antigiuridicità”, sul “principio di colpevolezza”,
sul “concorso di reati”, sulle “circostanze”, nonché il testo della sua
prolusione romana del ’ che ha esaltato nella dottrina giuridica la
“teoria polifunzionale della pena”. Allo stesso modo, i suoi pionieristici scritti sul diritto penale di guerra, sul diritto penale internazionale
e, da ultimo, sul diritto penale del nemico costituiscono un punto di
riferimento ineludibile per gli studiosi della materia ed un contributo
teorico di straordinaria attualità. Di gran pregio, inoltre, i suoi studi di
procedura penale, spesso orientati sul diritto di difesa, sul diritto alla
. Risoluzione per il conferimento del titolo di “emerito” al professor Giuliano Vassalli
in B, L, S (a cura di), Studi in onore di Giuliano Vassalli, Giuffrè, Milano,
, p. XI e ss.
. Ibidem.

I princìpi del diritto penale nella dottrina di Giuliano Vassalli
prova, sulla libertà personale nel processo ed i suoi illuminanti saggi
costituzionalistici. Il professor Vassalli è stato membro influente di
numerose associazioni internazionali: socio corrispondente dal 
dell’Accademia dei Lincei, membro dell’Associazione Internazionale
di Diritto Penale e condirettore di numerose riviste giuridiche, fra
cui Giustizia Penale, Rivista Italiana di Diritto e Procedura Penale,
Giurisprudenza Costituzionale, Giurisprudenza di Merito, nonché
condirettore dell’Enciclopedia del Diritto.
Nel descrivere la figura di Giuliano Vassalli, Francesco Palazzo
ha posto in risalto, in particolare, due tratti fondamentali della personalità del Maestro: l’austerità e il fervore. L’austerità dell’impegno:
«dell’atteggiamento umile e puntiglioso con cui egli si pone di fronte
alla realtà umana e sociale, lo sforzo per comprendere e capire prima
di valutare e giudicare, la completezza assoluta dell’informazione e
della documentazione prima di esprimersi e formulare asserzioni».
Il fervore degli ideali: «quale fonte della straordinaria forza del suo
pensiero, peraltro sempre caratterizzato dall’equilibrio derivante dalla
consapevolezza della complessità e sempre espresso con l’eleganza e
la bellezza di uno stile ampio, misurato e severo» . A queste indubbie
virtù ne va aggiunta, a nostro avviso, un’altra: la profonda umanità. Il
filo conduttore che lega le diverse fasi e gli aspetti multiformi della vita
e dell’attività di Giuliano Vassalli va in effetti rinvenuto, come ha scritto Cherif Bassiouni, proprio nel senso di missione e nella dedizione
che egli ha per il Diritto, «come sistema che si propone di assicurare
la giustizia per il singolo e per il mondo» . Di questa dote ci pare di
poter cogliere nitidamente un’ulteriore conferma nel monito che Vassalli ha inteso rivolgere alle nuove generazioni di rappresentanti delle
Istituzioni e della comunità accademica e che risuona quest’oggi come
una sorta di testamento spirituale: «siamo entrati da un decennio —
scrive Vassalli — in un secolo che quanto a ferocia individuale e a disumanità delle guerre e degli altri massacri rischia di non essere secondo
al secolo precedente che vide il culmine della disumanità del diritto
. P, Giuliano Vassalli, Laterza, Roma–Bari, , p. XV.
. B, Introduzione a B, L, S (a cura di), Studi in onore di
Giuliano Vassalli, Giuffrè, Milano, , p. VII.
Introduzione

penale e parapenale contemporanei; eppure, ad onta di ciò, possiamo
definire il secolo ventunesimo come il secolo della famiglia umana, o
almeno prepararci a poterlo considerare come tale. Il diritto penale —
tutto il diritto penale — si appresta a ridiventare anch’esso un diritto
umano alla stessa stregua degli altri rami del diritto in generale ed in
modo più profondo e permanente, anche perché a ciò esso è vincolato, più di altri, da dichiarazioni, patti e convenzioni internazionali.
Si tratta soltanto di rendere agibili tali vincoli e di convincere poco a
poco tutti i popoli e i governi della terra. Il cammino da percorrere è
indubbiamente molto lungo, ma la méta ne è conosciuta e gli uomini
di buona volontà sono all’opera. Tale almeno è il quadro che ci è stato
concesso intravedere negli anni finali della nostra vita» .
Come ha mirabilmente sottolineato il Presidente della Repubblica
Giorgio Napolitano, la storia di vita di Giuliano Vassalli ci restituisce i
contorni di «una personalità fra le maggiori della nostra vita democratica» in cui si esalta il profilo del «grande giurista, impegnato ad offrire
il contributo della sua dottrina all’azione di governo e alla riflessione
su esperienze ed evoluzioni altamente significative della nostra epoca
nel campo del diritto»; del «coerente e coraggioso antifascista e combattente della libertà»; dell’«appassionato militante politico, sempre
fedele agli ideali e alla storia del socialismo italiano» . Non si può che
auspicare che il mondo universitario, a cui Vassalli fu sempre inscindibilmente legato, sappia preservare e diffondere, a beneficio delle
future generazioni, questa preziosa eredità morale ed il vastissimo
patrimonio di insegnamenti che egli ci ha lasciato.
. V, Colloquium, in P, op. cit., p. .
. N, Prefazione a V, Frammenti di storia, Palomar, Bari, , p. .
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