Cecilia Prete CANTARINI E NON SOLO: NUOVE ACQUISIZIONI PER LA STORIA DEL COLLEZIONISMO ARTISTICO A FANO I putti [del Domenichino sono] così gaj vispi e pieni di grazia che meritamente viene annoverato fra i classici che si sono più distinti in questo particolare ma il Cantarini ha superato il Zampieri, l’Albani, Guido, Tiziano e perfino Raffaello - a detta del Lazzarini… don G. Rayn, 1853 ca Che il mercato dell’arte fosse assai vivace anche in provincia negli anni in cui visse Simone Cantarini basterebbe a dimostralo la copiosità degli elenchi di quadri che scorrendo gli inventari trascritti nei documenti del secolo diciassettesimo vengono via via alla luce, e Fano non è da meno di altre cittadine dove la nobiltà e la ricca borghesia amano acquistare per le proprie abitazioni dipinti, suppellettile varia e apparati, palesando in alcuni casi uno spiccato gusto per l’arredo sontuoso e aggiornato a criteri che sembrano uniformarsi a quelli adottati nei grandi palazzi della capitale o dei centri maggiori, fino a riempire in modo omogeneo tutti gli spazi delle pareti. Tra i dipinti elencati negli inventari, indicati quasi sempre attraverso una sommaria descrizione del soggetto rappresentato e solo in casi eccezionali seguiti dal nome del loro vero o presunto autore, si trovano più frequentemente temi religiosi - tante le Sacre famiglie, le Madonne con o senza bambino, i Santi spesso omonimi dei signori che abitano quelle stanze - a riprova di un radicato sentimento di devozione famigliare, ma al contempo abbondano i ritratti dei membri di spicco della casata o di personaggi illustri che hanno un qualche rapporto con la famiglia. Proprio per questa ovvietà, non sempre, a mio giudizio, si tratta di una consapevole intenzione collezionistica da parte dei proprietari, ma di certo non mancano, sulla base delle carte d’archivio consultate, prove sufficienti ad attestare che diverse famiglie fanesi, nel corso del Seicento e oltre, raccolsero all’interno dei loro palazzi notevoli collezioni d’arte di cui, nostro malgrado, poco o nulla sembra essersi salvato dalla dispersione, quasi fisiologica considerando l’estinzione di diverse casate, come nel caso, ad esempio, della nobile famiglia fanese dei Carrara che per ovviare a questo provvide ad affiliare Pietro Paolo Lanci, a condizione che sposasse una delle figlie del capitano Giovanni Carrara1. L’inventario stilato il 3 maggio del 1672 dei beni di Giulia Carrara, moglie di Pietro Paolo, conferma la consistenza di un patrimonio che i proprietari tentano di mantenere unito e, a riprova di un gusto condiviso, annovera oltre a diversi dipinti di soggetto sacro tra cui un San Francesco di Paola, un San Girolamo, un San Tommaso d’Aquino, un San Pietro ecc., diversi ritratti come quello dei coniugi Lanci - Carrara, del capitano Giovanni, del cardinale Aldobrandini e di altri membri delle due famiglie. A risarcire il totale e consueto silenzio in merito agli autori dei dipinti o alle loro scuole di appartenenza, l’inventario riporta qua e là sintetici giudizi quali: una Annunziata in forma rotonda di buona mano, un San Francesco ordinario, una Madonna antica con colonnine dorate 2. Ancora, in quegli stessi anni, l’inventario di Giulia Uffreducci, stilato il 7 febbraio del 1669 alla morte del marito Papirio Danielli, enumera in sequenza diversi dipinti - alcuni definiti usati per indicare probabilmente uno stato conservativo già compromesso mentre l’aggettivo antico anch’esso ricorrente mira piuttosto a connotare molto genericamente l’epoca di esecuzione - con i consueti soggetti sacri e gli immancabili ritratti di famiglia, ai quali però si aggiungono un certo numero di paesaggi (sei vecchi e rotti, altri sei piccoli usati e quattro ordinari) e una donna che si lava con un catino a riprova di un interesse, seppur timido, nei confronti della pittura di genere3 Più dettagliato e ricco l’Inventario de’ mobili esistenti nell’habitazione del Signor Commendatore Camillo de Pazzi fatto dalla Signora Vittoria Castracani moglie del suddetto Commendatore (…) con l’assistenza del Signor Simone Cantarini, Madonna della Pappa, Rio de Janeiro, Biblioteca Nazionale 71 Conte Annibale di Monte Vecchio, stilato il 29 aprile 16694: cominciando dalla camera posta a pian terreno dove nel 1592 era nato Ippolito Aldobrandini, futuro papa Clemente VIII5, e a queste date adibita a magazzino, l’elenco dei beni della famiglia prosegue toccando tutti gli ambienti del palazzo, sontuosamente arredato con corami buoni e belli colorati in oro e rosso, tappeti nuovi ed uno di velluto turchino con sue frange e lavori alla francese, specchi piccoli e grandi, sedie e banchetti di vacchetta, sedie d’appoggio veneziane con l’arme, cassapanche, credenze, tavoli e buffè. Ricca e varia la collezione di dipinti distribuita in tutte le stanze, compresa la cucina dove si trovano un quadro piccolo con cornice rappresentante santa Caterina et molti altri santi. Andando per ordine d’inventario, nella sala grande del piano nobile, dipinti di soggetto religioso - una Pietà collocata sopra il camino, un Battesimo di Cristo e una piccola Annunciazione - convivono con i sovrapporta rappresentanti le quattro stagioni dell’anno a guazzo, mentre nella prima camera della sala si trovano un paesetto in tavola, un quadretto rappresentante una Madonna. Un San Filippo Neri in tela senza cornice e una Santa Maria Maddalena de Pazzi. A seguire l’armeria con carabine, archibugi, spade, spadini e pugnali, e quindi, passate altre stanze dove non si segnalano quadri di rilievo, si arriva alla camera congiunta alla loggia che raccoglie, fra le altre cose, sei paesi corniciati, un quadro rappresentante amore, un quadro grande dove vi è una Venere giacente e un altro quadro rappresentante Noè addormentato. Questa stanza, a cui sarei tentata di attribuire una funzione di salottino privato - considerati i soggetti più lascivi selezionati, come quelli della Venere, dell’amorino e dell’Ebrezza di Noè, e raccolti insieme - è attigua a una camera grande rispondente all’orto, probabile stanza da letto forse per ospiti di passaggio, data la presenza di banchi due da letto con colonne turchine e oro e quadri a tema religioso quali un Ecce homo e una Madonna della neve in rame e una Madonna del Rosario “alla quale si accende la lampada ogni sabato e vigilia”, cui si aggiunge un piccolo Ritratto di Camillo de Pazzi. A camera da letto credo fungesse anche la successiva camera grande per la presenza di una lettiera in noce con colonne e staggie con paiaccio, e matarazzo, e guanciale lungo con coperta di rascia turchina sulle cui pareti, accanto ad un piccolo specchio, figuravano un quadro con San Girolamo, un altro con David e la testa di Golia e una Susanna in rame piccola con cornice in pero. Infine, nel corridoio che da qui portava alla cucina, erano appesi i Ritratti del Gran duca e Gran duchessa [di Toscana] e due damigelle 6. Ancora, l’inventario della nobile famiglia dei Rinalducci sempre alla fine degli anni Sessanta registra una collezione di dipinti variegata e aperta a diversi generi pittorici, come ritratti di famiglia, di uomini illustri, di imperatori e di pontefici, soggetti sacri fra cui un San Michele Arcangelo, una Santa Maria Maddalena, una Ritrosia di Giuseppe (assai probabilmente Giuseppe e la moglie di Putifarre), un San Carlo e un San Girolamo. Non mancano però nature morte, soggetti profani come un baccanale di musica e una Venere e amorino, o bambocciate con Giocatori di carte, donne che ridono e uomini che bevono7. Ancora quadrerie, il mercato artistico e una spezieria Simone Cantarini, Apparizione della Vergine col bambino in gloria a san Tommaso da Villanova, Fano, Pinacoteca civica, particolare 72 Andando a ritroso nel tempo si registra, non diversamente da quanto già rilevato e dunque a conferma di uno stile che per decenni si mantiene inalterato, un numero apprezzabile di quadrerie, alcune più cospicue altre meno, formate nelle abitazioni delle famiglie altolocate di Fano stando agli inventari dei beni mobili riportati nelle Adizioni di eredità, a cominciare da quella di Romolo Gisberti, che porta la data del 16 aprile 1655, dove la maggior parte dei dipinti si concentra in una sala d’alabastro, che contiene alcune tele di soggetto religioso (un San Girolamo, una Madonna, un San Carlo) dodici quadri tra ritratti et armi e un ritratto del Signor Francesco vivente 8. L’eredità di Pier Antonio Saltanucci, inventariata, dopo la morte di questi, tra il 29 marzo e il 15 novembre 1659, può vantare un quadro in mezzo al soffitto con Diana collocato nella sala principale a cui fanno buona compagnia tre serie di dipinti raffiguranti i Quattro Evangelisti la prima, un’altra i Quattro Dottori della Chiesa, ed una terza vari Ritratti di Poeti, nonché un Salvatore e una Madonna 9. Nel documento riguardante l’eredità di Elisabetta Arduini, moglie di Lorenzo Borgogelli, datato 29 gennaio 1660, i beni ereditati dal marito, tra cui figurano soprattutto quadri di soggetto religioso, vengono distinti da quelli ereditati dalla Signora Elisabetta (…) venuti da Urbino fra i quali spicca un quadretto dipintovi un Santissimo Crocifisso del Baroccio. La provenienza urbinate dell’opera rende plausibile l’attribuzione - eccezionale nell’anonimato più assoluto che accompagna il resto di questa come delle altre quadrerie - anche se potrebbe trattarsi di un dipinto uscito dalla bottega del Barocci considerando la grande fortuna del soggetto eseguito in più occasioni dal maestro e dai suoi allievi diretti10. Diversamente da quanto emerge dalla lettura degli inventari precedenti, quello riportato tra i documenti dell’eredità di Girolamo Moricucci, stilato nel 1661, presenta oltre alle consuete opere di soggetto religioso, ai ritratti e ai paesaggi, alcuni quadretti di frutti che testimoniano l’affermarsi di un gusto aggiornato al genere della natura morta11, al quale venne forse sensibilizzato negli anni trascorsi a Roma nell’orbita di prestigiosi prelati e degli stessi Barberini, come ricordava Bernardino Borgarucci lodando del Moricucci il posto cospicuo tra’ cortigiani letterati fanesi12. Che dietro l’anonimato delle opere raccolte in questa come nelle altre quadrerie si celino tele eseguite da Simone Cantarini possiamo solo presumerlo, ma la presenza, nell’Ottocento, di una Pudicizia di Simone ricordata da Amico Ricci presso la famiglia dei Montevecchio13 e di un dipinto sempre attribuito al pesarese dal soggetto non specificato, conservato in casa Mariotti e citato nella Guida storico artistica di Fano di Evaristo Francolini14, non può che confermare questa supposizione. Al mercato abbastanza vivace di compra vendita di opere d’arte che è giusto immaginare nella Fano del Seicento - testimoniato anche dalla presenza di un fitto sottobosco di rigattieri e periti chiamati a stimare i singoli pezzi inventariati nei testamenti corre parallela la presenza di artisti operanti in loco, attivi su commissione diretta per la realizzazione di pale d’altare o dipinti destinati ai privati, e al contempo impegnati nelle grandi imprese decorative, come i noti casi di San Pietro in Valle e della cappella Nolfi in Duomo, per la cui realizzazione vengono chiamati artisti da fuori. È risaputo che il materiale necessario al lavoro dei pittori si poteva acquistare nelle spezierie e in città ne esisteva almeno una, collocata nella parrocchia di San Tommaso e non distante dalla chiesa, al cui interno come di prassi si trovavano pigmenti, colle, lacche e quant’altro servisse al bisogno. Il proprietario Deodato Cenni, che con la moglie Francesca abitava il piano superiore della bottega, aveva lasciato alla sua morte tutti i beni al fratello canonico Pier Matteo Cenni, compresa la spezieria al cui interno, come testimoniato dall’inventario redatto il 4 settembre 1669, accanto a spezie e prodotti medicamentosi, tutti conservati in vasi di maiolica fina, bocce e cristalli, si potevano acquistare argento riccio, minio fino, gomma lacca, verde rame grosso, lapis rosso, lapis negro, biacca fina, smalto a oglio, smalto a acqua, alabastro pisto, giallo fino ecc. Nella Nota delli debiti spettanti all’Heredità troviamo che Cenni doveva del denaro al Signor Antonio Muccioli mercante di Pesaro per diverse robbe date al quondam Signor Deodato Cenni per servizio della spezieria15. Muccioli, come è noto, già da diversi decenni aveva avviato a Pesaro una drogheria, nella gestione della quale furono coinvolti diversi membri della famiglia, punto di riferimento per molti pittori che vi potevano trovare colori, pennelli e carta, e nello stesso tempo probabile luogo di smercio di dipinti16. Non è da escludere che anche il Cenni svolgesse saltuariamente l’attività di mercante d’arte - facilitato in questo dalla frequentazione degli artisti che gravitavano attorno alla sua bottega - considerando che in casa, al momento in cui viene steso l’inventario, si trovano più di novanta quadri, piccoli e grandi, e un certo numero di carte tra disegni e stampe, forse destinati alla vendita17. Le collezioni d’arte delle famiglie Corbelli e Marcolini Possiamo affermare che la passione per il collezionismo raggiunge la sua piena espressione e trova una più evidente testimonianza quando tra gli ambienti che vengono citati come contenitore degli oggetti inventariati (per lo più sale, camere, camerini) compare una galleria, spazio celebrativo delle ricchezze e dello status sociale del signore del palazzo, al tempo stesso vocato ad uso espositivo, 73 Simone Cantarini, Studio per due putti, Genova, Gabinetto di Disegni e Stampe di Palazzo Rosso tanto apprezzato da divenire in breve tempo accessorio fondamentale delle abitazioni delle famiglie altolocate e più aggiornate, nei centri maggiori come in provincia. Tra gli ultimi decenni del secolo e nel corso del Settecento, sono proprio i Corbelli e i Marcolini - i patrizi fanesi che commissionarono due delle tre opere pubbliche a Simone Cantarini per la loro città - a vantare all’interno dei rispettivi palazzi uno spazio adibito a galleria, come i documenti e le fonti attestano in modo inequivocabile. Nell’inventario datato 1680 dei beni di casa Corbelli, ritrovati dopo la morte della buona memoria del Signor Cavaliere Camillo Corbelli18, e che vengono distinti da quelli del fratello monsignor Pietro, collegata alla sala compare subito la galleria, dove l’arredo qualifica la particolarità dell’ambiente connotato dalla compresenza di ritratti tutti al femminile e di paesaggi in egual numero - dettagli che ci autorizzano a supporre la volontà di esprimere una scelta ragionata e non casuale nei soggetti e una ricercata simmetria come criterio espositivo - disposti insieme con nove busti e teste di marmo, forse antiche o copie tratte dall’antico, presumibilmente collocati sopra dei piedistalli intagliati, a cui si aggiungono l’immancabile ritratto di famiglia, ma questa volta, certo non a caso, quello di una donna (Giovanna Gabrielli, moglie del cavalier Camillo), altri due paesaggi come sovrapporte e sei arcibanchi intagliati. Mancano purtroppo descrizioni più puntuali o testimonianze figurative ma è assai probabile che nel 74 complesso l’ambiente tendesse a ricalcare, nell’alternanza di dipinti e sculture, i modelli più sontuosi delle gallerie dei palazzi delle principali città dello Stato Pontificio, sicuramente non estranei alla nobile famiglia fanese. Proseguendo tra le sale dell’edificio, collocato all’incrocio tra la via del Corso e via Arco d’Augusto, ci accolgono altri ambienti apparati elegantemente con broccati e stoffe damascate di colori accesi come il giallo, il verde, il cremisi, e pieni di dipinti (diversi paesaggi ma soprattutto immagini sacre), specchiere, statuette, vasi, sedie d’appoggio, sgabelli coperti di broccatello e altro mobilio, prima di arrivare nella Camera dello studio dove troviamo un ricco patrimonio librario che evidentemente asseconda gli interessi culturali della famiglia con testi di legge civile e canonica, teologia scolastica e morale, e poi libri antichi e moderni di storia, politica, grammatica, retorica, poesia e musica. Che poi il cavaliere Camillo Corbelli conducesse uno stile di vita uso agli agi e ai divertimenti e che non disdegnasse di partecipare alle feste e ai travestimenti in tempo di carnevale, - lo stesso Vincenzo Nolfi nella sua Ginipedia ricorda le mascherate allegoriche organizzate dalle gentildonne di Fano proprio per l’occasione19 - lo possiamo dedurre dagli abiti da commedia conservati nel sottotetto all’interno di casse di noce. Tornando alla quadreria, tra le opere descritte vi figura anche un dipinto rappresentante San Tommaso da Villanova probabile copia della pala d’altare commissionata nel 1638 a Simone Cantarini e destinata alla chiesa agostiniana di Santa Lucia20, dove rimane fino agli inizi dell’Ottocento almeno. La presenza di questo soggetto in casa Corbelli sarebbe una ulteriore riprova del fatto che gli stessi committenti erano soliti far fare delle copie di opere realizzate sempre per loro conto e, come in questo caso, destinate ad un luogo pubblico, per conservare in privato una memoria del patrimonio artistico di loro appartenenza21. La pala con La Vergine col bambino appare a san Tommaso di Villanova dipinta per Santa Lucia, invece, rimase in chiesa fino al 1808, come testimonia l’inventario dei beni del convento dei padri agostiniani stilato il 10 giugno di quell’anno quando, in ottemperanza alle nuove disposizioni sancite dal governo napoleonico, chiesa, convento e beni mobili degli agostiniani passano allo Stato, fatta eccezione per quegli oggetti appartenenti di diritto alle famiglie private, che ne sono i legittimi proprietari, fra cui la pala di Cantarini che torna ai Corbelli e viene sistemata all’interno del palazzo cittadino22. È qui infatti che la ritroviamo descritta nell’inventario e stima dei beni della famiglia stilato nel 1845 in occasione della divisione concordata tra i tre fratelli Vincenzo, Francesco ed Antonio23, nella camera apparata verde dell’appartamento al primo piano abitato al momento dal conte Vincenzo24, ormai privo come il resto del palazzo dello sfarzo di un tempo, e sempre qui la vede Stefano Tomani Amiani prima del 1853, quando è impegnato a redigere la sua Guida Storico Artistica di Fano, augurandosi che i proprietari continuino a conservarla appesa alle domestiche pareti e ad averne cura25. Anche nel palazzo di città dei Marcolini, committenti tra lo scadere del quarto decennio del Seicento e l’aprirsi del quinto della tela raffigurante San Pietro risana lo storpio che la critica ritiene tra le pale del Cantarini di più alta qualità esecutiva, realizzata per la chiesa di San Pietro in Valle a Fano26, esisteva una galleria citata, più di un secolo dopo, dall’erudito bolognese Marcello Oretti e da Pietro Zanotti, autore quest’ultimo di alcuni dipinti che vi erano esposti fra i tanti di una ricca quadreria che ancora agli inizi dell’Ottocento poteva vantare una Lucrezia romana di Guido Reni - di cui esistevano nella stessa collezione almeno due copie una delle quali a mosaico - e un Presepe di Federico Barocci, attualmente dispersi27. Un nuovo documento che l’archivio ci ha restituito e che aggiunge ulteriori elementi relativi alle scelte collezionistiche dei nobili fanesi riguarda l’inventario dei beni del ramo famigliare Marcolini Zanibelli steso nel 1737, quando i fratelli Pietro Maria e Marcantonio decidono di dividere il patrimonio e l’intera quadreria dopo la morte del padre Ludovico28. Tra i quadri spettanti a Marcantonio Marcolini, l’inventario - in questo caso particolarmente generoso tanto da aggiungere, per alcuni dipinti, informazioni preziose quali le misure e il nome dei presunti autori - ricorda ben quattro opere da ricondurre a Pietro Perugino e alla sua scuola a cominciare da una tavoletta con lo Sposalizio della Vergine, stimata sessanta scudi, che sulla base delle misure fornite (alto un palmo lungo palmi 2 1/1 (sic), equivalenti a 26 x 65 cm ca.) e del soggetto rappresentato possiamo supporre ricalcasse il modello di uno degli scomparti della famosa predella con gli Episodi della vita della Vergine della pala peruginesca di Santa Maria Nuova; una Madonna con il bambino e san Francesco e una Madonna con il bambino riferite rispettivamente al Vannucci e alla sua alla scuola; e infine una Pietà grande per traverso copia di Pietro Perugino forse tratta dalla quella che Vasari ricorda nel convento fiorentino di San Giusto, oggi agli Uffizi. Gli interessi dei Marcolini per la pittura tra Quattro e Cinquecento comprendono tanto gli artisti locali, come confermato dalla presenza nella quadreria di Una Madonna con il bambino e santa Maria Maddalena con sua cornice dorata intagliata dipinta in tavola del Presciutti [Giuliano Persciutti], quanto maestri ben più noti e affermati protagonisti della scena romana quali Sebastiano del Piombo, di cui è citata, in collezione, una Madonna con il putto che dorme, valutata 80 scudi, presumibilmente una delle numerose repliche o copie conosciute che derivano dal prototipo della tavola dipinta e firmata da Sebastiano e nota come Madonna del velo, oggi esposta nel Museo d’Arte di Olomouc, o da quella eseguita su lavagna della Galleria Nazionale di Capodimonte a Napoli. In entrambe le versioni, dipinte specularmene, il bambino è rappresentato disteso e addormentato sotto lo sguardo mesto e vigile della Madonna, che si appresta a ricoprirne il corpo con un tessuto velato, e alla presenza di san Giuseppe da un lato e di san Giovannino dall’altro. Ma le sorprese di questo inventario non finiscono e tra i dipinti citati compare un putto di Simon Cantarino con sua cornice intagliata dorata che viene valutato 80 scudi, la cifra più alta assieme al quadro di Sebastiano del Piombo, mentre poco più avanti troviamo ancora Due quadri per alto rappresentanti un putto e l’altro una Donna copie di Simon Cantarini. Sebbene ci manchino i dati necessari per rintracciare i dipinti in collezione Marcolini Zanibelli - ma è pur vero che numerosi disegni indicano la propensione di Simone a trattare soggetti quali putti e angioletti29 come per altro testimonia l’inventario dell’eredità del pittore dove figurano Un Puttino, che tiene una vacchetta e Una testa di Donna Scrostata 30 - è assai probabile che l’acquisizione di questi quadri risalga agli anni in cui Cantarini eseguiva la pala per la chiesa di San Pietro in Valle, dove anche i Marcolini Zanibelli avevano una cappella intitolata alla Natività, e che almeno per il Putto dato come autografo si tratti di una commissione diretta. La presenza di copie, peraltro, non sminuisce il valore della collezione ma piuttosto l’arricchisce nel ribadire l’apprezzamento nei confronti del pittore da parte dei proprietari che anche in privato possono ostentare scelte ricalcate su quelle fatte per la chiesa dei padri Filippini, affermando un gusto aggiornato e attento alla pittura bolognese, come la presenza nella quadreria di Marcantonio di una Santa Maria Maddalena, copia del Guercino, conferma ulteriormente31. 75 Il quadro raffigurante La Vergine col bambino appare a san Tommaso di Villanova lascia, in data imprecisata ma presumibilmente tra il 1853 e il 1855, il palazzo Corbelli per approdare in quella che a metà Ottocento doveva essere una delle più cospicue collezioni fanesi, di proprietà dell’abate Giovanni Rayn, un personaggio che le recenti ricerche hanno rivelato svolgere un ruolo importante nell’ambito dell’erudizione artistica, della conservazione e del restauro del patrimonio locale. Figlio del pittore e perito Giuseppe Rayn, di origine tedesca, l’abate stesso fu un espero conoscitore, chiamato a periziare i fondi di eredità e a dare consigli in ambito storico artistico: a confermare le sue competenze basterebbe ricordare la puntuale revisione che fece del manoscritto della Guida di Stefano Tomani Amiani, debitore nei confronti di Rayn di precisazioni, consigli, aggiornamenti suggeriti dall’abate e riportati nella redazione finale del testo32. La quadreria che nel 1855, anno in cui l’abate morì vittima di una violenta epidemia di colera, era in suo possesso, ammontava a più di 250 pezzi, conservati, assieme ad una raccolta di libri non meno consistente, nella sua abitazione in casa Della Santa, l’antico palazzo Arnolfi, collocato ad angolo tra la piazzetta del Duomo e via Arco d’Augusto, presso cui era affittuario.33 L’inventario stilato alla sua morte34, che in buona parte ricalca uno precedente e di pugno dello stesso Rayn a cui si fa spesso riferimento, enumera e descrive con generosa dovizia di precisazioni tutti i dipinti fra cui compare un numero non indifferente di tele attribuite a Simone Cantarini, a cominciare da Un bellissimo semibusto di S. Andrea Apostolo, con gli occhi parimenti alzati al cielo 35. All’interno del catalogo di Simone un soggetto analogo si ritrova nel dipinto della Galleria Palatina di Palazzo Pitti dove tuttavia la franchezza dello sguardo diretto di “Sant’Andrea” sottilmente malinconico e insieme pieno di caparbietà 36 è ben altra cosa di quello più languido e patetico che suggerisce l’inventario e dal quale si deduce che se davvero si tratta di un autografo il modello, di cui non si conoscono riferimenti diretti, differisce comunque da quello fiorentino. Proseguendo Simone Cantarini, Sant’ Andrea Apostolo, Firenze, Galleria Palatina di Palazzo Pitti Giovanni Carlo Allet, Natività di Cristo e angeli, Bologna, Pinacoteca Nazionale I Cantarini di don Giovanni Rayn 76 Simone Cantarini, Sacra Famiglia con i Santi Giovannino ed Elisabetta, collezione privata Simone Cantarini, Madonna col bambino e san Carlo Borromeo, New York, Asta Bonhams (26 gennaio 2007, lot. 4) nell’inventario Rayn, troviamo ancora Una Madonna col bambino in grembo, sant’Anna in atto di passare il cibo al bambino e san Gioacchino indietro. Originale in tela di Simone Cantarini da Pesaro, quando imitava il Barocci; quella stessa Sacra Famiglia veduta dal Lanzi in Casa Olivieri e citata nella sua storia, quando parla di Simone da Pesaro 37. Perdute le tracce della tela di provenienza Olivieri, ci è noto un disegno a sanguigna della Biblioteca Nazionale di Rio de Janeiro e pubblicato da Anna Maria Ambrosini Massari che ne identifica il soggetto come Madonna della pappa, sottolineando l’intonazione affettuosa e la grazia tutta baroccescadi questa iconografia piuttosto rara di presa emotiva e popolare di cui si conoscono altri disegni con varianti però meno articolate38. Grazie all’inventario Rayn, che tra i libri possedeva una edizione della Storia pittorica e che come i suoi commenti dimostrano era buon conoscitore di quelle pagine, è possibile mettere in riferimento l’opera citata da Luigi Lanzi genericamente come Sacra Famiglia 39 con quella di proprietà Olivieri che l’erudito e storico dell’arte poté vedere direttamente durante il suo soggiorno a Pesaro, ospite di Annibale degli Abbati Olivieri Giordani40. Il dipinto è ancora ricordato nel 1828 nell’inventario dei beni di Pierfrancesco Almerici, che attraverso complesse vicende eredita la ricca quadreria pesarese degli Abbati Olivieri, at- tribuito però alla scuola del Cantarini o alla sua maniera e valutato 15 scudi soltanto41. Tra i numerosi dipinti riferiti a Simone citati in questo inventario, e a quelle date conservati ancora negli ambienti di palazzo Almerici, ne troviamo almeno altri due che ventisette anni dopo compaiono tra i beni dell’abate fanese, prova abbastanza evidente che questi si premurò di procacciarsi parte della quadreria, a lui ben nota, quando venne alienata. Si tratta di Una Madonna con grazioso bambino, che prende da un angelo alcune frutta con S. Giuseppe addietro. In tela. Originale di Simone da Pesaro quando studiava sotto il suo maestro Pandolfi 42 e di una Notte di Natale, cioè il bambino, la Madonna, san Giuseppe e due angeli indietro. Studio bello qualificato di Simone da Pesaro quando era in possesso dello stile di Guido. Si conserva la stampa grande del quadro, fece all’altare per la casa Olivieri di Pesaro, dove sono rimasti i due Angeli 43. Il termine studio, che sembrerebbe alludere ad un disegno o ad un abbozzo preparatorio, non compare nell’inventario Almerici ma piuttosto che ipotizzare due opere distinte sarei più propensa a ritenere che l’estensore dell’inventario Rayn possa essersi semplicemente sbagliato per la fretta o per l’incompetenza, mentre i due angeli nel 1828 non figurano in alcuna delle stanze di palazzo Almerici. Per quanto poi riguarda la stampa, andrà senz’altro 77 messa in relazione all’acquaforte citata da Andrea Emiliani (Bologna, Pinacoteca Nazionale), eseguita nel 1713 da Giovanni Carlo Allet e derivata da un disegno di Pietro de Pietri, che testimonia il favore incontrato da questo soggetto il cui prototipo, un tempo presso l’abitazione di Fabio Olivieri stando a quanto recita la dedica in calce all’incisione, è andato perduto44. Pur mancando riferimenti puntuali per la tela con la Sacra famiglia caratterizzata dal gesto affettuoso dell’angelo che offre della frutta a Gesù, così come per il Quadro per l’alto in tela (…) rappresentante S. Giuseppe col bambino in piedi sopra un tavolino, in atto di far odorare una rosa a Maria Santissima citato poco dopo45, la propensione di Cantarini ad eseguire soggetti di questo genere sperimentando diverse varianti è testimoniata da numerosi disegni e schizzi preparatori per opere che tanto erano apprezzate dai collezionisti, dove il maestro tocca momenti di forte intensità espressiva e di fresca originalità. Ancora l’inventario della collezione Rayn prosegue annoverando un Piccolo quadro in tela, senza cornice, rappresentante la Madonna, il bambino, san Giovanni e dietro san Giuseppe. La sola testa della Madonna è finita, il resto meno che abbozzato. Originale di Simone da Pesaro 46. Il particolare dello stato di non finito ci induce ad accostare il dipinto alla Sacra famiglia con i santi Giovannino ed Elisabetta di collezione privata e di provenienza sconosciuta che fu esposta alla mostra di Bologna del 1997, sebbene la figura di san Giuseppe in questa tela sia appena percepibile a sinistra sullo sfondo e vi compaia invece santa Elisabetta che nell’inventario della collezione fanese non viene citata (che si tratti di una svista dell’estensore ?)47. Procedendo nella lettura del documento troviamo poi una Mezza figura dipinta in tela senza cornice, rappresentante Santa Caterina Martire, con la persona di fronte e con le mani posate sopra la ruota del martirio. Originale di Simone Cantarini da Pesaro. Stato restaurato 48. In questo caso non conosciamo dipinti da poter direttamente accostare a questo, ma un disegno attribuito a Lorenzo Pasinelli, nato in prossimità di un’idea cantariniana 49 e abbastanza vicino alla Santa Caterina di collezione Rayn, vale a riprova del fatto che esisteva un modello di questo soggetto elaborato da Simone (forse il quadro ricordato da Campori venduto nel 1870?50) da cui gli allievi, come il Pasinelli, potevano prendere liberamente spunto51. E la stessa cosa varrà per la copia tratta d’appresso l’originale di Simone da Pesaro di un dipinto del suo allievo Giovanni Maria Luffoli rappresentante una Madonnina in semibusto, con un Putto, san Carlo Bor78 romeo e due angioletti in alto che sostengono un paludamento 52. Anche di questo soggetto, di cui ci è nota la versione della Galleria Pallavicini dalla quale fu verosimilmente ricavata la copia del Luffoli53, conosciamo dei disegni di mano del Cantarini - uno di questi battuto all’asta Bonhams di New York il 26 gennaio 2007, lot. 4 - probabili studi preparatori messi a disposizione degli allievi che, attraverso l’esercizio della copia come forma di apprendimento delle tecniche artistiche e nello stesso tempo come strumento di conoscenza delle opere del maestro e di appropriazione dei modelli consacrati da una autorevole tradizione 54, portavano a compimento la loro formazione. In chiusura del lungo inventario, troviamo infine il Gran quadro da altare, rappresentante S. Tommaso da Villanova, e precisamente quello acquistato da questa nobil casa Corbelli 55. Com’è noto la famiglia fanese, che per altro vantava un vincolo di parentela con i Cantarini56, vendette la pala a don Giovanni Rayn con un rescritto che ne vietava l’esportazione57, in virtù del quale la tela fu risparmiata dalla dispersione che toccò al resto della collezione dell’abate dopo la sua morte. La particolare premura nei confronti di questo dipinto da parte di Rayn, che evidentemente conosce bene ancor prima di proporsi per l’acquisto, si desume anche dalle poche righe ritrovate tra le pagine indirizzate a Tomani Amiani con le correzioni e i suggerimenti da apportare alla sua Guida, dove suggerisce che la migliore collocazione per la pala, già trasportata all’interno del palazzo, sarebbe l’originaria cappella in Santa Lucia. E questo non tanto per una questione conservativa, che pure gli preme, quanto piuttosto per restituirgli una luce più vergine, perché sarebbe proprio quella per cui il quadro fu fatto 58, dimostrando in tal modo di possedere grande sensibilità e una apertura critica moderna nei confronti, soprattutto, della pittura del Seicento bolognese. Desidero ringraziare il personale dell’Archivio di Stato di Fano e in particolare la responsabile della Sezione Maria Neve Fogliamanzillo per la generosa disponibilità con la quale ha orientato le mie ricerche, nonchè l’archivista Sonia Ferri per l’altrettanto preziosa collaborazione. Un ringraziamento ancora ad Anna Maria Ambrosini Massari per i consigli e per il costante supporto dato a questo lavoro. Note 1 Francesco di Pandolfo Carrara nato 1585, (…) non ebbe alcun figlio sicché veduto che la sua famiglia si estingueva con suo testamento del 19 settembre 1652 (…) chiamò suo erede con l’obbligo di assumere arma e cognome Carrara senza altra mescolanza il nobile Pietro Paolo Lanci figlio di Averardo e di Giulia Carrara sua sorella, con l’ingiunzione che dovesse sposare Giulia figlia del capitano Giovanni Carrara suo fratello. Il che avvenne e tale Pietro Paolo Lanci con il nome di Pietro Paolo Carrara fu ammesso…, FBF, ms Borgogelli 1930, VII, pp. 106-129, in part. 111. Si veda inoltre Deli 1989, pp. 61-79. 2 ASF, Adizioni di Eredità, busta 2. 3 ASF, Adizioni di Eredità, busta 6. 4 La presenza del conte Annibale di Montevecchio è motivata dal fatto che Camillo de Pazzi, morto il 16 giugno 1669, lasciò l’eredità a Vittoria Castracane sua moglie e a Pompeo Camillo suo nipote e figlio del conte Annibale de’ Montevecchio e Cornelia Pazzi sorella del testatore. Cfr. FBF, ms Borgogelli 1930, VII, pp. 277-280, e ivi, ms Bertozzi, sec. XVIII, F, pp. 175-182. 5 L’inventario recita: Camera dove nacque papa Clemente, che serve per magazaneo. ASF, Adizioni di Eredità, busta 6. La notizia riguardante l’abitazione nella quale nacque il futuro pontefice è inedita e a tutt’oggi non si conosce il palazzo dove vissero Camillo de Pazzi e Vittoria Castracane. 6 ASF, Adizioni di Eredità, busta 6. 7 ASF, Adizioni di Eredità, busta 6. 8 ASF, Adizioni di Eredità, busta 1. Nelle altre stanze del palazzo troviamo inoltre cinque quadri a guazzo cioè le Stagioni dell’anno, diversi quadretti indorati alla veneziana, un San Nicola da Tolentino, un Gesù Cristo, vari ritratti dei membri delle famigli Gisberti e Palazzi. 9 ASF, Adizioni di Eredità, busta 1. Altri dipinti, di soggetto unicamente sacro, decorano il resto delle camere, fra cui tre quadretti piccoli con filetto d’oro con l’immagine della Madonna, due quadri con cornice nera con Nostro Signore e Beata Vergine un quadro grande con san Carlo, un altro con tre Magi con cornice alla veneta e ancora un San Carlo e una Santa Lucia. 10 ASF, Adizioni di Eredità, busta 1. I dipinti citati nell’inventario comprendono: quadro di legno figurato con una Madonna in rilievo con il bambino in braccio / quadro di pittura grossa dipintovi Susanna senza cornice / quadretto dipinto con una Madonna con cornice (…) / quadro dipinto con una Madonna antica con la cornice di legno / quadro di pittura grossa finitovi alcuni paesi [sic] / Ritratto del Signor Lorenzo Borgogelli. Tra i quadri provenienti da Urbino troviamo, oltre a quello attribuito a Barocci, una grande tavola raffigurante la Madonna col bambino e san Giovanni, una Madonna col bambino, un’altra grande tavola con San Francesco, una Cleopatra e un paio di ritratti dei membri di casa Arduini. SIGLE E ABBREVIAZIONI ASF Archivio di Stato di Fano ASPs Archivio di Stato di Pesaro BACA Bologna Archivio Comunale dell’Archiginnasio FBF Fano Biblioteca Federiciana 11 ASF, Adizioni di Eredità, busta 1. Accanto ai quattro quadretti di frutta figurano tre ritratti non meglio specificati, un, un, due quadri grandi in tela senza che venga indicato il soggetto, quattro teste corniciate d’oro e negro, un San Pietro, dieci quadri con Paesaggi, una Madonna alla veneziana, cinque ritratti di dame francesi, tre teste piccole in quadri, una pietà corniciata d’oro e un San Girolamo senza cornice. 12 Borgarucci, a cura di Deli 1994, pp. 20-21, in part. 20. 79 13 FBF, ms Fondo Giuseppe Castellani, sez. XII, 308, pubblicato a cura di Battistelli 1995, pp. 63-78, in part. 77. 14 Francolini 1877, p. 77. 15 ASF, Adizioni di Eredità, busta 1. 16 Sulla bottega e sulla collezione della famiglia Muccioli si vedano i contributi di Ambrosini Massari 1998, pp. 61-74; Arcangeli 2000, pp. 103-116. Si veda anche Prete 2009, pp. 487-503. 17 Tra i dipinti collocati nelle stanze degli appartamenti abitati dai Cenni, elencati nell’inventario molto sommario, si trovano, a partire dalla stanza che fu annessa verso S. Tommaso: un quadretto sopra l’inginocchiatore, quattro quadretti in tavola, quattordici carte tra disegni e stampe, nove quadretti di carte, venti quadri con sue cornici, quattro quadri grandi, cinque quadri piccoli uno dei quali indorato, un quadro alla veneziana, un quadro grande con san Francesco, quattro paesi due corniciati et gli altri no, diciassette quadretti tra grandi e piccoli, un quadro che si tiene avanti il camino, dodici quadretti diversi. ASF, Adizioni di Eredità, busta 1. 18 L’inventario dei beni di Casa Corbelli stilato alla presenza di Monsignor Pietro Corbelli e della moglie del defunto cavalier Camillo, Giovanna Gabrielli, entrambi tutori dei figli della coppia Francesco, Tommaso e Girolamo, viene chiuso il 29 novembre 1680. ASF, Adizioni di Eredità, busta 6. Si veda la trascrizione dell’inventario in Appendice. 19 Nolfi 1631. Deli 1989, pp. 81-92. 20 Sull’opera si veda Ambrosini Massari 1997a, pp. 49-63, in part. 60-61 e ead. 1997b, pp. 145-147, con bibl. precedente. 21 È questa, forse, la copia che sostituì l’originale nella chiesa degli agostiniani, quando la pala fu portata nel palazzo di famiglia, e che risulta dispersa dopo il 1921. cfr. Ambrosini Massari 1997b, pp. 145-146. 22 ASF, Archivio notarile, B, 1808-1809, rep. 4. L’inventario riporta: Altro Altare rappresentante S. Tomaso da Villanova con due candelieri grandi e piccoli, una croce, cartaglorie di legno dorato, tovaglie e sopratovaglia gialla, che disse il detto Priore spettare alla Casa Corbelli, e però non si stima. 23 ASF, Fondo Marcolini, busta 11.4. Si veda la trascrizione dell’inventario in Appendice. 24 Il quadro grande rappresentante S. Tommaso non viene stimato in questo inventario ma una annotazione a latere, che fa riferimento ad una non meglio specificata perizia Lanci, lascia presupporre che la stima sia stata fatta a parte, forse in tempi diversi, di questo come degli altri quadri. 25 L’aupicio di Tomani Amiani riguarda anche il Quadro di mediocre grandezza rappresentante il Cristo morto che si conserva nella camera verde contigua, anch’esso sottoposto alla perizia Lanci (ivi, c. 5), e che, come Tomani Amiani ricorda, da alcuni intelligenti si vorrebbe attribuire ad Annibale Carracci Bolognese. Si veda Tomani Amiani 1981, p. 107. 26 In merito alle vicende relative al coinvolgimento di Francesco Maria senior, della moglie Caterina e del figlio Francesco Maria Junior nella prestigiosa commissione si rimanda a Ambrosini Massari 1997a, pp. 98-101; ead. 1997b, pp. 151-152, con bibl. precedente. 27 Cfr. BACA, Oretti, ms B 291, cc. 36-37 e Zanotti 1739, II, p. 80 151. Dei due dipinti di ragguardevole fattura facenti parte della collezione di quadri dei Marcolini che gelosamente si custodivano, ne eravi intelligente, od artista cui si denegasse la soddisfazione di ammirarli parla anche Tomani Amiani 1981, p. 156. Si veda inoltre ASF, 1819, Fondo Marcolini, busta 1 / 2. L’inventario è trascritto in Carloncini, a.a. 2001-2002, che raccoglie ulteriori approfondimenti sulla famiglia. 28 ASF, Fondo Archivio Notarile, notaio Guardinucci Agostino, BB, 1737, cc. 558 sgg. Si veda la trascrizione dell’inventario in Appendice. 29 Valgano per tutti lo Studio per due putti a matita rossa del Gabinetto di Disegni e Stampe, Palazzo Rosso, Genova e lo Studio per cherubini che cantano sulle nubi a sanguigna, della Biblioteca Nazionale di Rio de Janeiro. 30 Cfr. Cellini 1997a, pp. 24-25. Alcuni dipinti aventi come soggetto un Putto sono poi ricordati nelle collezioni bolognesi Malvezzi e Zambeccari. Si veda lo spoglio inventariale a cura di Morselli e Bonfait, in Colombi Ferretti 1992, pp. 110 - 132. 31 Sui Marcolini Zanibelli si veda BFF, ms Federici, n. 76. Il soggetto della Maddalena fu trattato diverse volte dal maestro di Cento e in assenza di ulteriori precisazioni non è possibile risalire al prototipo guercinesco. 32 Da parte sua Tomani Amiani ricompensa il lavoro di Giovanni Rayn dedicando all’interno della sua Guida un paragrafo intero alla collezione dell’abate. Tomani Amiani 1981, p. 134. FBF, ms Fondo Amiani, 125/7. Sull’opuscolo manoscritto è in corso un lavoro di trascrizione critica. 33 La quadreria fu lasciata in eredità alle Missioni Estere della Compagnia di Gesù che, smembrandola, la vendettero a Roma, importante centro del mercato pittorico. Queste vicende sono state ricostruite da chi scrive 2011, pp. 49-55 e ead. in corso di pubblicazione. 34 ASPs, Fondo Archivio Notarile di Pesaro, notaio Giovannelli 1855. L’inventario è stato pubblicato da Paolucci 1946a, pp. 2974 e ripubblicato con lo stesso titolo in “Atti e memorie. Deputazione di Storia Patria per le Marche”, 1946b. 35 ASPs, Notaio Giovannelli 1855, n. 158 e Paolucci 1946a, p. 31. 36 Cellini 1997b, p. 164, con bibl. precedente. 37 ASPs, Notaio A. Giovannelli 1855, n. 163 e Paolucci 1946a, p. 32. 38 Ambrosini Massari 1995, pp. 121-126. 39 Simone Cantarini da Pesaro (…) vide pel colorito le migliori opere de’ veneti, e soprattutto studiò da principio quelle del Barocci. Molto si conforma a questo esemplare in una Sacra Famiglia, che in casa Olivieri se ne addita insieme con vari altri quadri e ritratti della stesso autore. Lanzi 1831, X, p. 52. 40 Sulla famiglia pesarese degli Olivieri e sulla collezione si veda Patrignani 2011, pp. XIII-C, in part. LXX-LXXV, con bibl. precedente. 41 Cfr. Inventario di Beni ed Effetti del defunto Gianfrancesco Almerici, aperto il 28 maggio 1828. ASPs, Fondo Archivio Notarile di Pesaro, Notaio L. Perotti, vol. 463, pubblicato in Brancati 1995, pp. 15-41, in part. 24. 42 ASPs, Notaio A. Giovannelli 1855 n. 164 e Paolucci 1946a, p. 32, Nell’inventario Almerici il dipinto era citato come Un quadro rappresentante la Madonna, S. Giuseppe, il bambino ed un Angelo che gli porge dei frutti in un piatto. Simone Cantarini. Si valuta Scudi quaranta. Brancati 1995, p. 26. 43 ASPs, Notaio A. Giovannelli 1855 n. 165 e Paolucci 1946a, p. 32, Nell’inventario Almerici la descrizione è la seguente: Un quadro rappresentante una Notte, ossia la Nascita di Nostro Signore. Simone Cantarini. Si valuta Scudi Sessanta. Brancati 1995, p. 24. 57 Ambrosini Massari 1997b e Mancigotti 2006, p. 55. L’inventario del 1845 evidenzia come a quelle date la quadreria di famiglia fosse notevolmente impoverita. 58 FBF, ms Fondo Amiani, 125/7. 44 Oltre a pubblicare una copia di collezione privata (Imola, collezione Graziani) tratta dall’incisione, Emiliani cita un disegno della collezione Acqua, che riferisce alla parte centrale della composizione. Il dipinto Olivieri continua Emiliani fu copiato dal nipote Alessandro, e la copia figura aggiunta nell’ dei dipinti del Cantarini che dopo la sua morte tornarono alla famiglia. Emiliani 1997b, p. 210. Si veda inoltre Ambrosini Massari 1997a, pp. 279280 e Cellini 1997a, p. 124. 45 ASPs, Notaio A. Giovannelli 1855 e Paolucci 1946a, p. 54. 46 ASPs, Notaio A. Giovannelli 1855, n. 45/200 e Paolucci 1946a, p. 39. 47 Cfr. Cellini 1997b, pp. 196-197. 48 ASPs, Notaio A. Giovannelli 1855, n. 104/262 e Paolucci 1946a, p. 50. Diversamente dal resto della collezione la Santa Caterina Martire non pare sia stata inviata a Roma perché da una lettera intercorsa tra i padri gesuiti e gli esecutori testamentari dell’aprile del 1856 si evince che il dipinto è in Ancona dove viene valutato da un perito e giudicato mal restaurato, e rotto nella tela nella parte inferiore, il prezzo che potrebbe cavarsi dice il signor […] potrebbe essere 15 scudi ma converrebbe spenderne 4 o 5 per ritoccarla e farci una cornice quindi comprendendo le spese di trasporto o altro, è di sentimento che non convenga tanto più che in Roma crede difficilissimo l’esito…. Cfr. Archivio Romanorum Societatis Jesu, Fondo Gesuitico 1419, busta 6. Lettera inviata da Fano al collegio romano dei gesuiti il 23 aprile 1856. Le vicende sono ricostruite da Prete in corso di pubblicazione. 49 Cellini 1996, pp. 114. 50 La mezza figura ricordata da Campori è citata in Colombi Ferretti 1992, p. 130. 51 Mazza 1997b, pp. 359-393, in part. 366-373. 52 ASPs, Notaio A. Giovannelli 1855 n. 73/231 e Paolucci 1946a, p. 45. 53 Tra le opere di Cantarini non più reperibili ma note perché citate dalle fonti, vengono ricordati Una Madonna col bambino e san Carlo Borromeo nella Collezione Lazzarelli di Gubbio e il dipinto di analogo soggetto facente parte un tempo della dispersa Collezione di Vincenzo Olivieri di Pesaro, come scriveva Marcello Oretti nel 1777 in Pitture nella città di Pesaro, BACA, ms 165/11, Fasc. F, cc. 302-314, pubblicato in Patrignani, Barletta 1998, pp. 29-31 in part. 31. Cfr. Mancigotti 1975, p. 100 e Colombi Ferretti 1992, pp. 129-130. Che si tratti della stessa copia del Luffoli? 54 Mazza 1997b, p. 366. 55 ASPs, Notaio A. Giovannelli 1855 n. 200/358 e Paolucci 1946a, p. 61. 56 Si veda il saggio di Anna Maria Ambrosini Massari in questo volume. 81 APPENDICE DOCUMENTARIA Nella trascrizione degli inventari si sono tralasciate le parti dove i dipinti e le sculture non compaiono perché non riguardano, nello specifico, questo studio dedicato al collezionismo artistico; pertanto ciò che è stato omesso è indicato con puntini di sospensione. I termini non leggibili o di difficile interpretazione sono segnalati da puntini di sospensione tra parentesi quadre. Si è ritenuto opportuno mantenere l’originale stesura del testo, limitandoci ad intervenire sciogliendo le abbreviazioni. 1. 1680 Novembre 29, Fano Monsignor Pietro Corbelli in qualità di tutore dei figli del defunto fratello Camillo fa inventariare i beni mobili e immobili di famiglia iniziando dal palazzo di città ASF, Adizioni di Eredità, busta 6, 1525-1786 Inventario e descrizione de Beni della casa Corbelli ritrovati dopo la morte della bona memoria del Signor Cavaliere Camillo Corbelli, nelli quali come s’addinoterà in molti ha la parte et altri sono proprii di Monsignore Corbelli, e che si annotano senza pregiudizione Mobili esistenti nella casa grande de Signori Corbelli Prima Nella sala li corami d’oro usati per quattro portiere simili parte Monsignore Corbelli una tavola lunga di noce parte di Monsignor Corbelli Et più dieci arcibanchi di abeto parte di Monsignore Et più quattro sopraporti e due sopra finestre come ereditarii della Signora Elisabetta Corbelli spettanti tutti a Monsignore Et più un quadro grande d’un David et due altri quadri grandi di Santa Elisabetta et un altro quadro grande di Santa Maria Maddalena spettanti a Monsignor Corbelli come ereditarii della Signora Elisabetta Corbelli Nella Galleria appresso la Sala Prima Sei arcibanchi intagliati et nove piedistalli parimenti intagliati proprii del Signor Cavalier Corbelli Et più nove busti e teste di marmo parte di Monsignor Corbelli Et più tre quadri di paesi a guazzo per sopraporte con le sue cornige intagliate proprie del Signor Cavaliere Et più otto ritratti di donne con sue cornige […] intagliate proprii del Signor Cavaliere Et più otto paesini a oleo con sue cornigi intagliate proprie del signor Cavaliere Et più il Ritratto della Signora Giovanna Gabrielli del Signor Cavaliere con cornige intagliata et dorata del detto Signor Cavaliere Et più una portiera a tappeto di […] diversi colori del Signor Cavaliere Nella camera appresso la Galleria Prima Li parati di Broccolini rossi, e gialli, e verdi, e gialli con tre portiere simili proprii del signor Cavaliere Et più quattro specchi grandi con cornige dorata, et due scrigni grandi con specchi proprii del Signor Cavaliere Et più quattro statue di moretti due dorati e due no proprii del Signor Cavaliere Et più due vasi di […] inargentati con li suoi fiori di seta proprii del Signor Cavaliere Et più li piedi intagliati di due scrigni […] Et più quattro quadri a guazzo di paesi con cornige intagliata proprii del Signor Cavaliere Et più quattro sgabelli di noce coperti di broccatello parte di Monsignore Et più altri quattro rami di fiori parte del Signor Cavaliere Et più un buffetto di gesso bianco e negro con li suoi piedi parte di Monsignore Et più una spinetta di ebano a forma di un […] del Signor Cavaliere 82 Et più sei statuette piccole di marmo parte di Monsignore Nella camera seguente Prima Un parato di damasco cremesino proprio di Monsignore Et più sei sedie grande d’appoggio et sei a sgabelli coperti di broccatello cremesino con chiodature di ottone parte di Monsignore Et più altre sedie di raso rosso con chiodature di ottone parte di Monsignore Et più tre quadri da testa con cornige dorata due de quali sono di Monsignore et gli altri del Signor Cavaliere Et più quattro piedi di stalli inargentati parte di Monsignore Et più due paesi istoriati con cornige dorata proprii del Signor Cavaliere Et più due statuette di marmo parte di Monsignore Nella camera seguente Prima un letto con colonne dorate e rosse con cortinagio de cremesino cangiante con tre stramazzi e coscino lungo e due coscini piccoli parte di Monsignore Et più tre quadri con cornige dorata et negra da testa rappresentanti un Salvatore, la Madonna Santissima e San Girolamo parte di Monsignore Et più due ritratti di cardinali proprii di Monsignore Et più un’immagine della Madonna con cornige intagliata e dorata l’immagine parte di Monsignore, la cornige propria del Signor Cavaliere Et più un quadro da testa di Santa Maria Maddalena di Monsignore et come ereditaria del Signor Canonico Corbelli Et più un quadro di una Madonna con un Signorino e San Giovanni di Monsignore come ereditario della Signora Elisabetta Corbelli Et più un’immagine del redentore parte di Monsignore Et più sei quadri di paesetti con cornige dorata e nera di Monsignore come ereditari della Signora Elisabetta Corbelli Et più quadro ovato di fiori con cornige intagliata e dorata propria del signor Cavaliere Et più quadro di cimatura con cornige dorata rappresentante un Signorino proprio del Signor Cavaliere Et più un quadretto in rame con una testa di un Salvatore parte di Monsignore Et più un quadro di sopraporta con cornige nera parte di Monsignore Et più la portiera di raso turchino e giallo parte di Monsignore Et più due statuette di marmo parte di Monsignore Et più un secchietto d’argento del acqua santa parte di Monsignore Et più un scrigno di noce tinto d’ebano e un ginocchiatore di noce di Monsignore come ereditario della Signora Elisabetta Corbelli Et più un boffetto a scrittoio di noce proprio di Monsignore Et più sei sedie alla francese proprie di Monsignore Et più quattro sgabelli coperti di raso giallo e rosso di Monsignore come ereditarie della Signora Elisabetta Corbelli Et più quattro vasi di legno inargentato con rami e fiori di seta del Signor Cavaliere Et più un letto a credenza d’abeto dipinto di noce di Monsignore come ereditario della Signora Elisabetta Corbelli Et più due baciletti sopra il tavolino uno indiano finito d’argento di Monsignore come ereditari della Signora Elisabetta Corbelli L’altro dipinto franzese proprio del Signor Cavaliere Et più due boffetti dei gesso bianco e negro con li suoi piedi et un altro simile parte di Monsignore Et più quadretto rappresentante San Girolamo et un altro di una Pietà di legno parte di Monsignore Et più un quadro d’ebano […] d’argento di Monsignore come ereditario della Signora Elisabetta Corbelli Et più un quadro di San Gregorio parte di Monsignore Nella camera dello studio Prima Sette scansie d’abeto Et più libri di legge civile e canonica in quarto e più piccoli usati in tutto n. Settanta Due Et più libri di legge civile e canonica in foglio usati n. Cento Trentasetti Et più libri di teologia scolastica, e morale in grande n. Venti Et più libri di teologia morale e spirituale in quarto in sesto et in ottavo in tutto n. Cento Cinquanta Et più libri di historie e politica in 4º et in ottavo n. Cento Trenta Et più libri di grammatica et retorica e poesia in piccolo n. Novanta Et più libri d’altre poesie romanzi in piccol n. Sesanta Et più libri di diverse Comedie in piccol n. Quaranta Et più libri antichi in grande di retorica e politica n. venticinque Et libri di musica antichi n. circa Trecento Et più altri libri antichi coperte di pelle cioè breviari, legendari de Santi e simili in tutto n. Dieci li quali libri e scansie sono parte di 83 Monsignore e parte del Signor Cavaliere Et più una credenza grande d’abeto con due tiratoi parte di Monsignore Et più due scrigni di noce uno con una credenzetta rosso, e l’altro intagliato di fiori, parte è di Monsignore come provenienti dalla eredità della Signora Elisabetta Corbelli e l’altro in parte del Signor Cavaliere Et più quattro fusti di sedie grandi d’appoggio di noce parte del Signor Cavaliere Et più un fusto di noce di sedia alla franzese fornito parte di Monsignore Et più una tavola con li suoi piedi di noce usata parte di Monsignore Et più due sgabelli simili di noce con coperti Et più un banchetto usato coperto di punto franzeso, e due altre cassettine piccole usate parte di Monsignore Et più un quadro grande rappresentando San Francesco et otto altri quadri di ritratti parte di Monsignore Et più un altro quadro di storia antica romana in parte di Monsignore Et più una bandiera di seta antica del Signor cavaliere Et più panni da dosso del Signor Cavaliere esistenti nelli due tiratori della suddetta credenza d’abeto ……………… Nella camera prima dell’appartamento dove abitava di continuo il Signor Cavaliere Prima Le pareti di corame di tutte le camere con una portiera in parte di Monsignore Et più due quadri di frutto et uno San Domenico et il beato Luigi di Monsignore come provenienti dall’eredità della Signora Elisabetta Corbelli Et più un quadro di San Tommaso di Villanova del Signor Cavaliere Et più un quadretto ricamato con un Agnus del Beato Pio V di Monsignore come proveniente dalla Signora Elisabetta Corbelli Et più un ginocchiatore di noce e sei sedie simili coperte turchino e giallo di Monsignore per […] ragione Et più un cortinaggio paonazzo e giallo di bambagie del Signor Cavaliere Et più altro cortinaggio di bambagio e filo turchino e giallo parte di Monsignore Et più due stramazzi e coscini lungo et un altro coscino piccolo parte di Monsignore ………………. Nella camera appresso Prima Sette quadri diversi un tavolino di noce con copertina di corame un genocchiatore di noce parte di Monsignore ………………… Nel camerino di là della stanza del pozzo Prima un boffetto di noce una credenzetta di noce vuota dodici quadretti piccoli diversi con un quadro più grande di San Carlo parte di Monsignore ……………… Nella prima camera dell’appartamento terreno Prima Un boffetto di noce, un tavolino tondo di marmo con li piedi di noce, otto quadri parte grandi, et parte ordinarii, et dodici quadri tondi, et una portiera di corame et una rota antica di archibugio Nella seconda camera terrena Prima Dodici quadri di ritratti, et un quadro d’un Crocifisso. Una credenza grande di noce Et più due sedie a forbici di velluto verde usato fusto di noce Et più sei sedie di noce con vacchetta vecchia Et più due altre sedie di noce coperte con robbe di bambage, e filo turchino, e giallo Et più una portiera di corame Et più un boffetto con sopra un scrigno antico, con dentro diverse scritture di carta vecchie Nella terza camera terrena Prima Sette quadri di ritratti et un quadro di Ludovico Beltramo. Un boffetto di noce vecchio. Et più tre gelosie di abeto alle finestre delle dette tre camere terrene. In tutte le suddette robbe esistenti in dette camere terrene ha la parte Monsignore …….. 84 2. [1845], Fano I fratelli Francesco Vincenzo e Antonio Corbelli fanno inventariare e stimare i beni del palazzo di città per procederne alla divisione ASF, Fondo Marcolini, busta 11.4, [1845], pp. 1-16 Descrizione del Mobilio ed infissi ed altro con sua stima esistente nel Palazzo Corbelli, meno l’Argenteria, Biancheria da tavola e da letto, coperte e sopra coperte, Letti cioè Pagliacci, Materassi et Terraglie, Cristalleria, Lumi il tutto già ripartito tra i Signori Conti Fratelli Corbelli vari mesi sono comprensivamente agli Armadi, Tendine, […], et altri oggetti di cucina 1º Piano Corridore di rimpetto alle scale in comune 1 O. 2 O. Lume del corridore 4 piccoli Cassabanchi antichi intagliati _:20 1:50 _____ 1:70 Saletta in comune tra il Signor Conte Vincenzo e Francesco, che immette nei loro rispettivi Appartamenti ora abitati 3 F. 4 F. 5 F. 6 O. Letto a credenza con sopra il Torciere Seggiola con postergale coperte di […] antica Sedie 4 con sedile di sgarza Quadri n. 4 _:60 _:10 _:60 ___ _____ 1:30 Sala Grande in comune come sopra, che introduce e nell’Appartamento nobile abitato dal Signor Conte Vincenzo, ed in quello unico del Signor conte Francesco 7 A. F. 8 A.F. 9 A.F. 10 A. F. 11 O. 12 A. F. 13 A. F. 14 A. 15 V. Credenzone con Torciere e Letto Due banchi lunghi di una tavola Due detti lunghi mezza tavola Due detti piccoli lunghi p. ¼ di tavola Quadri fra grandi e piccoli n. 23 Albero di famiglia movibile, ed Arme di Casa al muro Quattro portiere di panno rosso con suoi ferri Due baldacchini alle finestre con ferri e due tende _ di cotonina rossa di levante con frange bianche 4 2 1 _:80 ___ ___ 5 _:50 3 _____ 16:30 Appartamento nobile abitato attualmente dal Signor Conte Vincenzo Anticamera del Cammino ossia camera della ringhiera Si dichiarò dal Signor Conte Vincenzo che tutto il mobilio ed altro ivi esistente meno i seguenti oggetti essere di sua particolare proprietà, avendoli acquistati col proprio pecunio 16 V. 17 V. 18 V. Tavolino da lavoro Due tende alle finestre ed una alla ringhiera di mussola ricamata a fiori ridò con aste e chiodi romani Due tavolini a muro con piana di marmo 6 13:50 20 Camera da cammino apparata gialla da conversazione 19 20 A. Apparato giallo a rigatone teli 18 di Braccia 4 ½ l’uno ….. Canapè detto suddetto cioè due lunghi e tre curti con schienali 28:35 85 21 A. S 22 V. e cuscini volanti ricoperti del suddetto apparato ….. specchiera sul cammino con intelerature di legno pinto filettato d’oro e suoi cornocopi di legno dorati con tre luci grande in mezzo e sei strisce ai lati Due scabelli di noce coperti di lanetta rossa damascata con imbottitura 12 35 3 _____ 117:85 Segue la camera apparata gialla da conversazione 23 V. 24 A. 25 V. Due tende di mussola ricamato con Ridò, braccialetti, aste Due tavolini a muro con piana di marmo Pianoforte a coda 12 12 ___ _____ 141:85:7 Camera contigua apparata verde 26 O. 27 A. 28 A. 29 A. 30 A. 31 V. 32 V. 33 V. Un quadro grande rappresentante San Tommaso parte nella perizia Lanci Apparato verde a rigoni ….. Soffà completo del suddetto drappo ….. N. 10 poltroncine ricoperte del suddetto drappo compreso il fusto e tutt’altro Due tavolini a muro con piane di marmo Una tenda con ridò e suoi braccialetti, asta Digiuné di noce impellicciato N. sei sedie alla moda ___ 37:68 5 8 12 5 10 6 Altra camera verde contigua 34 O. 35 A. 36 A. 37 A. Quadro di mediocre grandezza rappresentante il Cristo morto parte della perizia Lanci Apparato verde a rigoni ….. Soffà ricoperto dello stesso apparato ….. Due tavolini a muro di legno pinto e filetato d’oro et piana di marmo ___ 13:50 2:50 12 _____ 244:83:7 Segue l’altra camera apparata verde ….. Camera da letto apparata di damasco rosso ….. Seguono i retrè del suddetto appartamento Gabinetto 55 V. 56 O. A. 57 V. 58 V. 59 V. 86 Soffà con due cuscini volanti di lanetta damascata turchina ….. Quadretto in rame rappresentante un Cristo Quattro scabelletti della suddetta lanetta elastici simili al canapè Sedie due con telari di sgarza Tavolinetto da scrivere rotondo di noce con suo piedestallo e vaso Etrusco 9 6 _:80 1:20 60 V. 61 V. Tavolino a muro di ceraso a lustro Tenda di mussola ricamato con ridò e suoi braccialetti 2 4 Camera da Toletta ….. _____ 445:04:7 Altro Retrè Apparato verde 69 O. 70 A. 71 V. 72 V. 73 V. 74 V. Quadri diversi N. 10 parte della perizia Lanci Apparato di settino verde ….. Tavola grande da 18 di abeto ….. Tavolino rotondo da lavoro Due sedie con telaro a sgarza ….. Baldacchino con ferramenta soltanto ….. _:50 4 _:50 _:40 _:15 Altra camera contigua detta la credenza ….. Altro appartamento domestico della parte Palazzi abitato parimenti dal Signor Conte Vincenzo Camera da Camino ….. _____ 473:14:7 Retrè della suddetta camera ….. Camera da letto ….. Camera dell’alcova del servitore 97 V. 98 A. 99 O. 100 V. A. 101 F. 102 F. 103 O. Due burrò centinati di noce uno con 4 tiratori e l’altro con tre Un tavolino di ceraso a libretto Letto già diviso Un commodino di noce scusi 1:= un porta orinaletto baiocchi 60 Un lavamano baiocchi 20=tenda di panno in pessimo stato con Ferro baiocchi 20 Altri due ferri nell’alcova senza tenda Quadri tre grandi e due piccoli 4 1:20 1:60 _:40 _:20 ___ _____ 492:39:7 Camera detta degli armari ….. Cucina ….. Camera d’ingresso alla latrina ….. Appartamento nello stesso 1 º Piano abitato dal Signor Conte Francesco 87 Camera detta del Luminello introducendosi alla 1ª porta della Sala grande 110 O. Letto ed Armario già divisi Quadri tre cioè due ritratti et una Madonna 111 F. 112 F. 113 O. 114 O. 115 F. 116 O. 117 O. 118 O. 119 F. Due […] a muro con serrature e chiavi Comodino di ceraso Un canapè antico con suo coscino in pessimo stato Porta orinale Un tacca panni con sue tendine verdi Un lavamano Una sedia di noce con suo coscino Cornige dorata da specchio senza luce Ferro da Portiera sopra una porta ___ ___ _____ 535:89:7 2 1:20 1:20 _:60 1 _:10 _:35 _:20 _:10 Camera torchina 120 F. 121 F. 122 F. 123 F. 124 F. 125 Un tavolino a muro di noce Tavolino di ceraso centinato con piana di marmo Un tavolino a libretto Cinque sedie di sagome diverse con telari di finocchietto Sei sedie con schienali intagliati et cuscini stabili di pelle verde e raso Tre quadri ai sopra porte 3 1:20 1:75 2:10 ___ Camera da letto 126 F. 127 F. 128 F. 129 F. 130 F. Letto già diviso Apparato giallo detto damascone in pessimo stato …. Un comò di noce con due tiratori 4 poltroncine pinte velate con cuscini in cattivo stato Un tavolino con piana di marmo Scrittoio di ceraso con coperchio e pozzetto 131 F. 132 F. 133 F. 134 F. 135 F. 136 Un comodino di ceraso Un lavamano tornito Specchiera al camino con luce rotta Tre sedie di noce Scansia da libri di abeto pinto Quadro al sopra porta 1.50 3.50 2 6:50 6 _____ 550:69:7 1:20 _:20 1 1:20 _:40 ___ Altra camera contigua alla suddetta 137 O. 138 F. Quadri grandi tre, quattro piccoli et altro in rame con cristallo Un soffà diviso in tre pezzi con sue imbottiture di pelle verde con suoi cuscini volanti imbottiti di stoppe e crina 139 F. Un comò impellicciato d’olmo con figure sopra e meandro 140 F. Tolettina sopra con specchio 141 F. Un tavolino a muro con suo cassetto serratura e chiave 142 F. Sei sedie con le basi di sgarza 143 F. Altra sedia di noce con cuscino stabile di pelle verde Camera del Domestico 88 ___ 5 7 1:50 1:20 1:50 _:35 ….. _____ 597:14:7 Piano superiore abitato dal Signor Conte Antonio Pianetto superiore al tronco di scala ….. Saletta d’ingresso 149 V. 150 V. 151 V. 152 V. 153 A. Un letto a credenza con suo torciere Un cassabanco con entro una cassa forte […] Altro cassabanco eguale Quadri tre con cornice velata Stemma di famiglia […] 2:50 1 _:25 ___ ___ Camera della libreria ….. Camera della ringhiera con un camino ….. _____ 631:94:7 Appartamenti di rimpetto alle retro scritte camere Anticamera con camino ….. Camera di conversazione con camino ….. Camera da letto ….. Retrè ossia gabinetto ….. Altro retrè ridotto a toletta ….. Altro retrè ossia camera della cameriera 175 F. 176 A. 177 F. 178 O. 179 O. 180 A. 181 A. 182 O. 183 V. Letto già diviso Un burò di noce con 4 tiratori Un comò a due cassetti Una sedia con imbottitura di pelle verde Una credenza di abeto pinto con sportello Un porta orinale Un lavamano Tre sedie di noce Piccolo quadretto rappresentante la Beata Vergine della Misericordia Baldacchino con ferro alla finestra 2:50 2 _35 _40 _6 _20 _75 ___ Dispensa 184 A. 185 O. 186 O. 187 O. Scrittoio a gargami con poltroncina Altro scrittoio di noce Due cassoni di abeto con divisione … Nove sedie di sagome diverse 7 3:50 _80 1:80 89 188 O. Due quadri con cornige velata uno grande et l’altro piccolo ___ Soffitti contigui alla suddetta 189 O. 190 O. 191 O. 192 O. 193 O. 194 O. Quadri undici con cornici velate Cassoni di abeto due Due casse di noce senza coperchio Altra piccola cassa di abeto in cattivo stato Una poltrona antica Un piccola cassettiera di noce ___ _80 _60 _10 _10 _10 Cucina e pasticceria ….. _____ 698:27:7 Piano terra abitato dal fattore Ingresso …. Saletta 201 202 203 204 205 206 207 208 Un tavolino di abeto con una cassettiera Un piccolo tavolino di noce centinato Un burrò fatto a credenza di abeto pinto Un tavolino a muro con piedi torniti Due quadri grandi e 5 piccoli Una credenza di abeto al muro Un tracantone di abeto in cattivo stato Una poltrona di noce in pessimo stato _30 _15 _60 _30 ___ _15 _15 _15 Anticamera ove tiene ufficio il fattore 209 210 211 Letto a canapè con suo pagliaccio Poltrone 5 in cattivo stato con 4 cuscini di pelle Quadri 8 con cornici dorate di diversa grandezza 1 1 ___ Camere verso San Filippo nello stesso piano ad uso di magazzino 1 ª camera 212 213 Un quadro grande Una ringhiera di ferro di P. 80 circa ___ 2 Quadri 6 tre grandi e tre piccoli ___ _____ 712:32:7 2 ª camera …. 3 ª camera 220 Oggetti in comune esistenti presso il Signor Conte Vincenzo …… Totale della stima degli oggetti qui descritti 90 _____ 733:23 3. 1737 novembre 29, Fano Inventario dei quadri toccati a Marcantonio Marcolini Zanibelli a seguito della divisione dei beni del padre Ludovico col fratello Pietro Maria ASF, Fondo Archivio Notarile, notaio Guardinucci Agostino, BB, 1737, cc, 558-559 Ragguaglio della porzione di Quadri toccati nella divisione al Signor Marcantonio n. 2 Una Madonna con il Bambino e Santa Maria Maddalena con sua cornige dorata intaliata dipinta in tavola del Persciutti larga palmi 3 alta palmi 2 1/1 60 n. 4 Un Sposalitio della Beata Vergine di Pietro Perugino dipinto in tavola bislungo alto un 60 palmo lungo piedi 2 1/1 con sua cornige dorata n. 6 Un Putto di Simon Cantarino, con sua cornige dorata intagliato alto palmi 4 largo 3 80 Un Battesimo di San Giovanni Battista della prima maniera di Filippo [Lanori] con sua cornige dorata 50 Una Madonna con il Bambino della scuola di Pietro Perugino con sua cornige dorata alto palmi 2 1/2 20 Una casta Susanna per traverso in mezza figura con sua cornige dorata lunga palmi 7 alta palmi 4 30 Una Madonna con il Putto che dorme di Sebastiano del Piombo con cornige dorata 80 Due Marine con sua cornige dorata alte palmi 2 1/1 larghe palmi 3 6 n. 17 Un San Girolamo dipinto in Tavola con sua cornige dorata 4 n. 19 Un disegno d’una Testa d’un Vecchio con sua cornige dorata 2 n. 41 Un Ritratto d’un Ragazzo in piedi con sua cornige filettata d’oro 6 n. 11 Due Sopraporti Rappresentanti Dafne e Apollo con sua cornige dorata 12 Due mezze figure di Giacinto Brandi Rappresentanti la Musica e la Pittura con cornige dorata 18 n. 38 Una Maddalena copia del Guercino con sua cornige dorata 15 n. 52 n. 30 Un Ritratto di un Filippino senza cornige Una Madonna con il Bambino e San Francesco di Pietro Perugino con sua cornige intaliata 4 30 Due Quadri per alto Rappresentanti un Putto e l’altro una Donna copie di Simon Cantarino con sua cornige dorata 15 n. 10 n. 20 n. 22 n. 33 n. 5 n. 34 n. 35 91 n. 37 Un Presepe originale con sua cornige dorata alto palmi 10 largo 7 50 Una Pietà Grande per traverso copia di Pietro Perugino con sua cornige dorata 15 n. 47 Un Ritratto con sua cornige dorata 20 n. 48 Un Cristo in Croce con sua cornige dorata 4 n. 43 Due Canestre di Fiori con sua cornige dorata 4 n. 55 Una Madonna con il Bambino e San Gioseppe per traverso sopra la porta con sua cornige Gialla e oro 8 n. 53 Un Ritratto d’un Papa con sua cornige 4 n. 59 Due Quadri d’Istorie rappresentanti Germanico et altra Istoria ambedue copie con sua cornige dorata alti palmi 8 larghi palmi 6 20 somma il valore de Quadri 617 n. 44 Pietro Maria Marcolini Zanibelli approvo quanto sopra … Marco Antonio Marcolini approvo quanto sopra … 92