Cecilia Prete
CANTARINI E NON SOLO:
NUOVE ACQUISIZIONI PER LA
STORIA DEL COLLEZIONISMO
ARTISTICO A FANO
I putti [del Domenichino sono] così gaj vispi e pieni di grazia che meritamente viene annoverato fra i classici che si
sono più distinti in questo particolare ma il Cantarini ha
superato il Zampieri, l’Albani, Guido, Tiziano e perfino
Raffaello - a detta del Lazzarini…
don G. Rayn, 1853 ca
Che il mercato dell’arte fosse assai vivace anche in
provincia negli anni in cui visse Simone Cantarini
basterebbe a dimostralo la copiosità degli elenchi
di quadri che scorrendo gli inventari trascritti nei
documenti del secolo diciassettesimo vengono via
via alla luce, e Fano non è da meno di altre cittadine dove la nobiltà e la ricca borghesia amano acquistare per le proprie abitazioni dipinti, suppellettile varia e apparati, palesando in alcuni casi uno
spiccato gusto per l’arredo sontuoso e aggiornato
a criteri che sembrano uniformarsi a quelli adottati
nei grandi palazzi della capitale o dei centri maggiori, fino a riempire in modo omogeneo tutti gli
spazi delle pareti. Tra i dipinti elencati negli inventari, indicati quasi sempre attraverso una sommaria descrizione del soggetto rappresentato e solo
in casi eccezionali seguiti dal nome del loro vero
o presunto autore, si trovano più frequentemente
temi religiosi - tante le Sacre famiglie, le Madonne
con o senza bambino, i Santi spesso omonimi dei
signori che abitano quelle stanze - a riprova di un
radicato sentimento di devozione famigliare, ma al
contempo abbondano i ritratti dei membri di spicco della casata o di personaggi illustri che hanno
un qualche rapporto con la famiglia. Proprio per
questa ovvietà, non sempre, a mio giudizio, si tratta di una consapevole intenzione collezionistica da
parte dei proprietari, ma di certo non mancano,
sulla base delle carte d’archivio consultate, prove
sufficienti ad attestare che diverse famiglie fanesi,
nel corso del Seicento e oltre, raccolsero all’interno dei loro palazzi notevoli collezioni d’arte di cui,
nostro malgrado, poco o nulla sembra essersi salvato dalla dispersione, quasi fisiologica considerando l’estinzione di diverse casate, come nel caso, ad
esempio, della nobile famiglia fanese dei Carrara
che per ovviare a questo provvide ad affiliare Pietro
Paolo Lanci, a condizione che sposasse una delle
figlie del capitano Giovanni Carrara1. L’inventario
stilato il 3 maggio del 1672 dei beni di Giulia Carrara, moglie di Pietro Paolo, conferma la consistenza
di un patrimonio che i proprietari tentano di mantenere unito e, a riprova di un gusto condiviso, annovera oltre a diversi dipinti di soggetto sacro tra
cui un San Francesco di Paola, un San Girolamo, un
San Tommaso d’Aquino, un San Pietro ecc., diversi ritratti come quello dei coniugi Lanci - Carrara, del
capitano Giovanni, del cardinale Aldobrandini e di
altri membri delle due famiglie. A risarcire il totale
e consueto silenzio in merito agli autori dei dipinti o alle loro scuole di appartenenza, l’inventario
riporta qua e là sintetici giudizi quali: una Annunziata in forma rotonda di buona mano, un San Francesco
ordinario, una Madonna antica con colonnine dorate 2.
Ancora, in quegli stessi anni, l’inventario di Giulia
Uffreducci, stilato il 7 febbraio del 1669 alla morte
del marito Papirio Danielli, enumera in sequenza
diversi dipinti - alcuni definiti usati per indicare
probabilmente uno stato conservativo già compromesso mentre l’aggettivo antico anch’esso ricorrente mira piuttosto a connotare molto genericamente
l’epoca di esecuzione - con i consueti soggetti sacri
e gli immancabili ritratti di famiglia, ai quali però
si aggiungono un certo numero di paesaggi (sei vecchi e rotti, altri sei piccoli usati e quattro ordinari) e
una donna che si lava con un catino a riprova di un
interesse, seppur timido, nei confronti della pittura
di genere3
Più dettagliato e ricco l’Inventario de’ mobili esistenti nell’habitazione del Signor Commendatore Camillo de
Pazzi fatto dalla Signora Vittoria Castracani moglie del
suddetto Commendatore (…) con l’assistenza del Signor
Simone Cantarini, Madonna della Pappa, Rio de Janeiro, Biblioteca Nazionale
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Conte Annibale di Monte Vecchio, stilato il 29 aprile
16694: cominciando dalla camera posta a pian terreno dove nel 1592 era nato Ippolito Aldobrandini,
futuro papa Clemente VIII5, e a queste date adibita
a magazzino, l’elenco dei beni della famiglia prosegue toccando tutti gli ambienti del palazzo, sontuosamente arredato con corami buoni e belli colorati
in oro e rosso, tappeti nuovi ed uno di velluto turchino
con sue frange e lavori alla francese, specchi piccoli e
grandi, sedie e banchetti di vacchetta, sedie d’appoggio
veneziane con l’arme, cassapanche, credenze, tavoli e
buffè. Ricca e varia la collezione di dipinti distribuita in tutte le stanze, compresa la cucina dove si
trovano un quadro piccolo con cornice rappresentante
santa Caterina et molti altri santi. Andando per ordine d’inventario, nella sala grande del piano nobile,
dipinti di soggetto religioso - una Pietà collocata sopra il camino, un Battesimo di Cristo e una piccola
Annunciazione - convivono con i sovrapporta rappresentanti le quattro stagioni dell’anno a guazzo, mentre
nella prima camera della sala si trovano un paesetto
in tavola, un quadretto rappresentante una Madonna.
Un San Filippo Neri in tela senza cornice e una Santa Maria Maddalena de Pazzi. A seguire l’armeria
con carabine, archibugi, spade, spadini e pugnali,
e quindi, passate altre stanze dove non si segnalano quadri di rilievo, si arriva alla camera congiunta
alla loggia che raccoglie, fra le altre cose, sei paesi
corniciati, un quadro rappresentante amore, un quadro
grande dove vi è una Venere giacente e un altro quadro
rappresentante Noè addormentato. Questa stanza, a cui
sarei tentata di attribuire una funzione di salottino
privato - considerati i soggetti più lascivi selezionati,
come quelli della Venere, dell’amorino e dell’Ebrezza di Noè, e raccolti insieme - è attigua a una camera
grande rispondente all’orto, probabile stanza da letto
forse per ospiti di passaggio, data la presenza di
banchi due da letto con colonne turchine e oro e quadri
a tema religioso quali un Ecce homo e una Madonna
della neve in rame e una Madonna del Rosario “alla
quale si accende la lampada ogni sabato e vigilia”, cui
si aggiunge un piccolo Ritratto di Camillo de Pazzi.
A camera da letto credo fungesse anche la successiva camera grande per la presenza di una lettiera in
noce con colonne e staggie con paiaccio, e matarazzo, e
guanciale lungo con coperta di rascia turchina sulle cui
pareti, accanto ad un piccolo specchio, figuravano
un quadro con San Girolamo, un altro con David e la
testa di Golia e una Susanna in rame piccola con cornice
in pero. Infine, nel corridoio che da qui portava alla
cucina, erano appesi i Ritratti del Gran duca e Gran
duchessa [di Toscana] e due damigelle 6.
Ancora, l’inventario della nobile famiglia dei Rinalducci sempre alla fine degli anni Sessanta registra
una collezione di dipinti variegata e aperta a diversi
generi pittorici, come ritratti di famiglia, di uomini
illustri, di imperatori e di pontefici, soggetti sacri
fra cui un San Michele Arcangelo, una Santa Maria
Maddalena, una Ritrosia di Giuseppe (assai probabilmente Giuseppe e la moglie di Putifarre), un San Carlo e
un San Girolamo. Non mancano però nature morte,
soggetti profani come un baccanale di musica e una
Venere e amorino, o bambocciate con Giocatori di carte, donne che ridono e uomini che bevono7.
Ancora quadrerie, il mercato artistico e una spezieria
Simone Cantarini, Apparizione della Vergine col bambino in
gloria a san Tommaso da Villanova, Fano, Pinacoteca civica,
particolare
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Andando a ritroso nel tempo si registra, non diversamente da quanto già rilevato e dunque a conferma di uno stile che per decenni si mantiene inalterato, un numero apprezzabile di quadrerie, alcune
più cospicue altre meno, formate nelle abitazioni
delle famiglie altolocate di Fano stando agli inventari dei beni mobili riportati nelle Adizioni di eredità,
a cominciare da quella di Romolo Gisberti, che porta la data del 16 aprile 1655, dove la maggior parte
dei dipinti si concentra in una sala d’alabastro, che
contiene alcune tele di soggetto religioso (un San
Girolamo, una Madonna, un San Carlo) dodici quadri
tra ritratti et armi e un ritratto del Signor Francesco vivente 8. L’eredità di Pier Antonio Saltanucci, inventariata, dopo la morte di questi, tra il 29 marzo e il
15 novembre 1659, può vantare un quadro in mezzo
al soffitto con Diana collocato nella sala principale
a cui fanno buona compagnia tre serie di dipinti
raffiguranti i Quattro Evangelisti la prima, un’altra
i Quattro Dottori della Chiesa, ed una terza vari Ritratti di Poeti, nonché un Salvatore e una Madonna 9.
Nel documento riguardante l’eredità di Elisabetta
Arduini, moglie di Lorenzo Borgogelli, datato 29
gennaio 1660, i beni ereditati dal marito, tra cui
figurano soprattutto quadri di soggetto religioso,
vengono distinti da quelli ereditati dalla Signora Elisabetta (…) venuti da Urbino fra i quali spicca un quadretto dipintovi un Santissimo Crocifisso del Baroccio. La
provenienza urbinate dell’opera rende plausibile
l’attribuzione - eccezionale nell’anonimato più assoluto che accompagna il resto di questa come delle
altre quadrerie - anche se potrebbe trattarsi di un
dipinto uscito dalla bottega del Barocci considerando la grande fortuna del soggetto eseguito in più
occasioni dal maestro e dai suoi allievi diretti10. Diversamente da quanto emerge dalla lettura degli inventari precedenti, quello riportato tra i documenti
dell’eredità di Girolamo Moricucci, stilato nel 1661,
presenta oltre alle consuete opere di soggetto religioso, ai ritratti e ai paesaggi, alcuni quadretti di
frutti che testimoniano l’affermarsi di un gusto
aggiornato al genere della natura morta11, al quale venne forse sensibilizzato negli anni trascorsi a
Roma nell’orbita di prestigiosi prelati e degli stessi
Barberini, come ricordava Bernardino Borgarucci
lodando del Moricucci il posto cospicuo tra’ cortigiani
letterati fanesi12.
Che dietro l’anonimato delle opere raccolte in questa come nelle altre quadrerie si celino tele eseguite da Simone Cantarini possiamo solo presumerlo,
ma la presenza, nell’Ottocento, di una Pudicizia di
Simone ricordata da Amico Ricci presso la famiglia
dei Montevecchio13 e di un dipinto sempre attribuito al pesarese dal soggetto non specificato, conservato in casa Mariotti e citato nella Guida storico artistica di Fano di Evaristo Francolini14, non può che
confermare questa supposizione.
Al mercato abbastanza vivace di compra vendita di
opere d’arte che è giusto immaginare nella Fano
del Seicento - testimoniato anche dalla presenza di
un fitto sottobosco di rigattieri e periti chiamati a
stimare i singoli pezzi inventariati nei testamenti corre parallela la presenza di artisti operanti in loco,
attivi su commissione diretta per la realizzazione di
pale d’altare o dipinti destinati ai privati, e al contempo impegnati nelle grandi imprese decorative,
come i noti casi di San Pietro in Valle e della cappella Nolfi in Duomo, per la cui realizzazione vengono chiamati artisti da fuori.
È risaputo che il materiale necessario al lavoro dei
pittori si poteva acquistare nelle spezierie e in città
ne esisteva almeno una, collocata nella parrocchia
di San Tommaso e non distante dalla chiesa, al cui
interno come di prassi si trovavano pigmenti, colle,
lacche e quant’altro servisse al bisogno. Il proprietario Deodato Cenni, che con la moglie Francesca
abitava il piano superiore della bottega, aveva lasciato alla sua morte tutti i beni al fratello canonico Pier Matteo Cenni, compresa la spezieria al cui
interno, come testimoniato dall’inventario redatto
il 4 settembre 1669, accanto a spezie e prodotti medicamentosi, tutti conservati in vasi di maiolica fina,
bocce e cristalli, si potevano acquistare argento riccio,
minio fino, gomma lacca, verde rame grosso, lapis rosso,
lapis negro, biacca fina, smalto a oglio, smalto a acqua,
alabastro pisto, giallo fino ecc. Nella Nota delli debiti
spettanti all’Heredità troviamo che Cenni doveva del
denaro al Signor Antonio Muccioli mercante di Pesaro
per diverse robbe date al quondam Signor Deodato Cenni per servizio della spezieria15. Muccioli, come è noto,
già da diversi decenni aveva avviato a Pesaro una
drogheria, nella gestione della quale furono coinvolti diversi membri della famiglia, punto di riferimento per molti pittori che vi potevano trovare
colori, pennelli e carta, e nello stesso tempo probabile luogo di smercio di dipinti16.
Non è da escludere che anche il Cenni svolgesse
saltuariamente l’attività di mercante d’arte - facilitato in questo dalla frequentazione degli artisti che
gravitavano attorno alla sua bottega - considerando
che in casa, al momento in cui viene steso l’inventario, si trovano più di novanta quadri, piccoli e grandi, e un certo numero di carte tra disegni e stampe,
forse destinati alla vendita17.
Le collezioni d’arte delle famiglie Corbelli e Marcolini
Possiamo affermare che la passione per il collezionismo raggiunge la sua piena espressione e
trova una più evidente testimonianza quando tra
gli ambienti che vengono citati come contenitore
degli oggetti inventariati (per lo più sale, camere,
camerini) compare una galleria, spazio celebrativo
delle ricchezze e dello status sociale del signore del
palazzo, al tempo stesso vocato ad uso espositivo,
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Simone Cantarini, Studio per due putti, Genova, Gabinetto di
Disegni e Stampe di Palazzo Rosso
tanto apprezzato da divenire in breve tempo accessorio fondamentale delle abitazioni delle famiglie
altolocate e più aggiornate, nei centri maggiori
come in provincia.
Tra gli ultimi decenni del secolo e nel corso del Settecento, sono proprio i Corbelli e i Marcolini - i patrizi fanesi che commissionarono due delle tre opere pubbliche a Simone Cantarini per la loro città - a
vantare all’interno dei rispettivi palazzi uno spazio
adibito a galleria, come i documenti e le fonti attestano in modo inequivocabile.
Nell’inventario datato 1680 dei beni di casa Corbelli, ritrovati dopo la morte della buona memoria del Signor
Cavaliere Camillo Corbelli18, e che vengono distinti
da quelli del fratello monsignor Pietro, collegata
alla sala compare subito la galleria, dove l’arredo
qualifica la particolarità dell’ambiente connotato
dalla compresenza di ritratti tutti al femminile e di
paesaggi in egual numero - dettagli che ci autorizzano a supporre la volontà di esprimere una scelta
ragionata e non casuale nei soggetti e una ricercata
simmetria come criterio espositivo - disposti insieme con nove busti e teste di marmo, forse antiche o
copie tratte dall’antico, presumibilmente collocati
sopra dei piedistalli intagliati, a cui si aggiungono
l’immancabile ritratto di famiglia, ma questa volta,
certo non a caso, quello di una donna (Giovanna
Gabrielli, moglie del cavalier Camillo), altri due paesaggi come sovrapporte e sei arcibanchi intagliati.
Mancano purtroppo descrizioni più puntuali o testimonianze figurative ma è assai probabile che nel
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complesso l’ambiente tendesse a ricalcare, nell’alternanza di dipinti e sculture, i modelli più sontuosi delle gallerie dei palazzi delle principali città dello Stato Pontificio, sicuramente non estranei alla
nobile famiglia fanese.
Proseguendo tra le sale dell’edificio, collocato
all’incrocio tra la via del Corso e via Arco d’Augusto, ci accolgono altri ambienti apparati elegantemente con broccati e stoffe damascate di colori
accesi come il giallo, il verde, il cremisi, e pieni di
dipinti (diversi paesaggi ma soprattutto immagini
sacre), specchiere, statuette, vasi, sedie d’appoggio,
sgabelli coperti di broccatello e altro mobilio, prima di
arrivare nella Camera dello studio dove troviamo un
ricco patrimonio librario che evidentemente asseconda gli interessi culturali della famiglia con testi
di legge civile e canonica, teologia scolastica e morale, e
poi libri antichi e moderni di storia, politica, grammatica, retorica, poesia e musica. Che poi il cavaliere Camillo Corbelli conducesse uno stile di vita uso
agli agi e ai divertimenti e che non disdegnasse di
partecipare alle feste e ai travestimenti in tempo di
carnevale, - lo stesso Vincenzo Nolfi nella sua Ginipedia ricorda le mascherate allegoriche organizzate
dalle gentildonne di Fano proprio per l’occasione19
- lo possiamo dedurre dagli abiti da commedia conservati nel sottotetto all’interno di casse di noce.
Tornando alla quadreria, tra le opere descritte vi
figura anche un dipinto rappresentante San Tommaso da Villanova probabile copia della pala d’altare commissionata nel 1638 a Simone Cantarini e
destinata alla chiesa agostiniana di Santa Lucia20,
dove rimane fino agli inizi dell’Ottocento almeno.
La presenza di questo soggetto in casa Corbelli sarebbe una ulteriore riprova del fatto che gli stessi committenti erano soliti far fare delle copie di
opere realizzate sempre per loro conto e, come in
questo caso, destinate ad un luogo pubblico, per
conservare in privato una memoria del patrimonio artistico di loro appartenenza21. La pala con
La Vergine col bambino appare a san Tommaso di Villanova dipinta per Santa Lucia, invece, rimase in
chiesa fino al 1808, come testimonia l’inventario
dei beni del convento dei padri agostiniani stilato il
10 giugno di quell’anno quando, in ottemperanza
alle nuove disposizioni sancite dal governo napoleonico, chiesa, convento e beni mobili degli agostiniani passano allo Stato, fatta eccezione per quegli
oggetti appartenenti di diritto alle famiglie private,
che ne sono i legittimi proprietari, fra cui la pala
di Cantarini che torna ai Corbelli e viene sistemata all’interno del palazzo cittadino22. È qui infatti
che la ritroviamo descritta nell’inventario e stima
dei beni della famiglia stilato nel 1845 in occasione
della divisione concordata tra i tre fratelli Vincenzo, Francesco ed Antonio23, nella camera apparata
verde dell’appartamento al primo piano abitato al
momento dal conte Vincenzo24, ormai privo come il
resto del palazzo dello sfarzo di un tempo, e sempre
qui la vede Stefano Tomani Amiani prima del 1853,
quando è impegnato a redigere la sua Guida Storico
Artistica di Fano, augurandosi che i proprietari continuino a conservarla appesa alle domestiche pareti e
ad averne cura25.
Anche nel palazzo di città dei Marcolini, committenti tra lo scadere del quarto decennio del Seicento e l’aprirsi del quinto della tela raffigurante San
Pietro risana lo storpio che la critica ritiene tra le pale
del Cantarini di più alta qualità esecutiva, realizzata
per la chiesa di San Pietro in Valle a Fano26, esisteva
una galleria citata, più di un secolo dopo, dall’erudito bolognese Marcello Oretti e da Pietro Zanotti,
autore quest’ultimo di alcuni dipinti che vi erano
esposti fra i tanti di una ricca quadreria che ancora
agli inizi dell’Ottocento poteva vantare una Lucrezia
romana di Guido Reni - di cui esistevano nella stessa
collezione almeno due copie una delle quali a mosaico - e un Presepe di Federico Barocci, attualmente
dispersi27.
Un nuovo documento che l’archivio ci ha restituito
e che aggiunge ulteriori elementi relativi alle scelte
collezionistiche dei nobili fanesi riguarda l’inventario dei beni del ramo famigliare Marcolini Zanibelli
steso nel 1737, quando i fratelli Pietro Maria e Marcantonio decidono di dividere il patrimonio e l’intera quadreria dopo la morte del padre Ludovico28.
Tra i quadri spettanti a Marcantonio Marcolini, l’inventario - in questo caso particolarmente generoso
tanto da aggiungere, per alcuni dipinti, informazioni preziose quali le misure e il nome dei presunti
autori - ricorda ben quattro opere da ricondurre a
Pietro Perugino e alla sua scuola a cominciare da
una tavoletta con lo Sposalizio della Vergine, stimata
sessanta scudi, che sulla base delle misure fornite
(alto un palmo lungo palmi 2 1/1 (sic), equivalenti a 26
x 65 cm ca.) e del soggetto rappresentato possiamo
supporre ricalcasse il modello di uno degli scomparti della famosa predella con gli Episodi della vita
della Vergine della pala peruginesca di Santa Maria
Nuova; una Madonna con il bambino e san Francesco e
una Madonna con il bambino riferite rispettivamente
al Vannucci e alla sua alla scuola; e infine una Pietà
grande per traverso copia di Pietro Perugino forse tratta
dalla quella che Vasari ricorda nel convento fiorentino di San Giusto, oggi agli Uffizi. Gli interessi dei
Marcolini per la pittura tra Quattro e Cinquecento
comprendono tanto gli artisti locali, come confermato dalla presenza nella quadreria di Una Madonna con il bambino e santa Maria Maddalena con sua
cornice dorata intagliata dipinta in tavola del Presciutti
[Giuliano Persciutti], quanto maestri ben più noti
e affermati protagonisti della scena romana quali
Sebastiano del Piombo, di cui è citata, in collezione, una Madonna con il putto che dorme, valutata 80
scudi, presumibilmente una delle numerose repliche o copie conosciute che derivano dal prototipo
della tavola dipinta e firmata da Sebastiano e nota
come Madonna del velo, oggi esposta nel Museo d’Arte di Olomouc, o da quella eseguita su lavagna della Galleria Nazionale di Capodimonte a Napoli. In
entrambe le versioni, dipinte specularmene, il bambino è rappresentato disteso e addormentato sotto
lo sguardo mesto e vigile della Madonna, che si appresta a ricoprirne il corpo con un tessuto velato,
e alla presenza di san Giuseppe da un lato e di san
Giovannino dall’altro.
Ma le sorprese di questo inventario non finiscono e
tra i dipinti citati compare un putto di Simon Cantarino con sua cornice intagliata dorata che viene valutato
80 scudi, la cifra più alta assieme al quadro di Sebastiano del Piombo, mentre poco più avanti troviamo
ancora Due quadri per alto rappresentanti un putto e l’altro una Donna copie di Simon Cantarini.
Sebbene ci manchino i dati necessari per rintracciare i dipinti in collezione Marcolini Zanibelli - ma
è pur vero che numerosi disegni indicano la propensione di Simone a trattare soggetti quali putti
e angioletti29 come per altro testimonia l’inventario
dell’eredità del pittore dove figurano Un Puttino, che
tiene una vacchetta e Una testa di Donna Scrostata 30 - è
assai probabile che l’acquisizione di questi quadri
risalga agli anni in cui Cantarini eseguiva la pala
per la chiesa di San Pietro in Valle, dove anche i
Marcolini Zanibelli avevano una cappella intitolata
alla Natività, e che almeno per il Putto dato come
autografo si tratti di una commissione diretta. La
presenza di copie, peraltro, non sminuisce il valore
della collezione ma piuttosto l’arricchisce nel ribadire l’apprezzamento nei confronti del pittore da
parte dei proprietari che anche in privato possono
ostentare scelte ricalcate su quelle fatte per la chiesa
dei padri Filippini, affermando un gusto aggiornato
e attento alla pittura bolognese, come la presenza
nella quadreria di Marcantonio di una Santa Maria
Maddalena, copia del Guercino, conferma ulteriormente31.
75
Il quadro raffigurante La Vergine col bambino appare
a san Tommaso di Villanova lascia, in data imprecisata
ma presumibilmente tra il 1853 e il 1855, il palazzo
Corbelli per approdare in quella che a metà Ottocento doveva essere una delle più cospicue collezioni fanesi, di proprietà dell’abate Giovanni Rayn, un
personaggio che le recenti ricerche hanno rivelato
svolgere un ruolo importante nell’ambito dell’erudizione artistica, della conservazione e del restauro del patrimonio locale. Figlio del pittore e perito
Giuseppe Rayn, di origine tedesca, l’abate stesso fu
un espero conoscitore, chiamato a periziare i fondi
di eredità e a dare consigli in ambito storico artistico: a confermare le sue competenze basterebbe
ricordare la puntuale revisione che fece del manoscritto della Guida di Stefano Tomani Amiani, debitore nei confronti di Rayn di precisazioni, consigli,
aggiornamenti suggeriti dall’abate e riportati nella
redazione finale del testo32.
La quadreria che nel 1855, anno in cui l’abate morì
vittima di una violenta epidemia di colera, era in
suo possesso, ammontava a più di 250 pezzi, conservati, assieme ad una raccolta di libri non meno
consistente, nella sua abitazione in casa Della Santa, l’antico palazzo Arnolfi, collocato ad angolo tra
la piazzetta del Duomo e via Arco d’Augusto, presso
cui era affittuario.33
L’inventario stilato alla sua morte34, che in buona
parte ricalca uno precedente e di pugno dello stesso Rayn a cui si fa spesso riferimento, enumera e
descrive con generosa dovizia di precisazioni tutti i
dipinti fra cui compare un numero non indifferente di tele attribuite a Simone Cantarini, a cominciare da Un bellissimo semibusto di S. Andrea Apostolo, con
gli occhi parimenti alzati al cielo 35. All’interno del catalogo di Simone un soggetto analogo si ritrova nel
dipinto della Galleria Palatina di Palazzo Pitti dove
tuttavia la franchezza dello sguardo diretto di “Sant’Andrea” sottilmente malinconico e insieme pieno di caparbietà 36 è ben altra cosa di quello più languido e patetico che suggerisce l’inventario e dal quale si deduce
che se davvero si tratta di un autografo il modello,
di cui non si conoscono riferimenti diretti, differisce comunque da quello fiorentino. Proseguendo
Simone Cantarini, Sant’ Andrea Apostolo, Firenze, Galleria
Palatina di Palazzo Pitti
Giovanni Carlo Allet, Natività di Cristo e angeli, Bologna,
Pinacoteca Nazionale
I Cantarini di don Giovanni Rayn
76
Simone Cantarini, Sacra Famiglia con i Santi Giovannino ed
Elisabetta, collezione privata
Simone Cantarini, Madonna col bambino e san Carlo Borromeo,
New York, Asta Bonhams (26 gennaio 2007, lot. 4)
nell’inventario Rayn, troviamo ancora Una Madonna col bambino in grembo, sant’Anna in atto di passare
il cibo al bambino e san Gioacchino indietro. Originale
in tela di Simone Cantarini da Pesaro, quando imitava
il Barocci; quella stessa Sacra Famiglia veduta dal Lanzi
in Casa Olivieri e citata nella sua storia, quando parla
di Simone da Pesaro 37. Perdute le tracce della tela di
provenienza Olivieri, ci è noto un disegno a sanguigna della Biblioteca Nazionale di Rio de Janeiro e
pubblicato da Anna Maria Ambrosini Massari che
ne identifica il soggetto come Madonna della pappa,
sottolineando l’intonazione affettuosa e la grazia tutta
baroccescadi questa iconografia piuttosto rara di presa
emotiva e popolare di cui si conoscono altri disegni
con varianti però meno articolate38. Grazie all’inventario Rayn, che tra i libri possedeva una edizione della Storia pittorica e che come i suoi commenti
dimostrano era buon conoscitore di quelle pagine,
è possibile mettere in riferimento l’opera citata da
Luigi Lanzi genericamente come Sacra Famiglia 39
con quella di proprietà Olivieri che l’erudito e storico dell’arte poté vedere direttamente durante il suo
soggiorno a Pesaro, ospite di Annibale degli Abbati Olivieri Giordani40. Il dipinto è ancora ricordato
nel 1828 nell’inventario dei beni di Pierfrancesco
Almerici, che attraverso complesse vicende eredita
la ricca quadreria pesarese degli Abbati Olivieri, at-
tribuito però alla scuola del Cantarini o alla sua maniera e valutato 15 scudi soltanto41. Tra i numerosi
dipinti riferiti a Simone citati in questo inventario,
e a quelle date conservati ancora negli ambienti di
palazzo Almerici, ne troviamo almeno altri due che
ventisette anni dopo compaiono tra i beni dell’abate fanese, prova abbastanza evidente che questi si
premurò di procacciarsi parte della quadreria, a lui
ben nota, quando venne alienata. Si tratta di Una
Madonna con grazioso bambino, che prende da un angelo
alcune frutta con S. Giuseppe addietro. In tela. Originale
di Simone da Pesaro quando studiava sotto il suo maestro
Pandolfi 42 e di una Notte di Natale, cioè il bambino, la
Madonna, san Giuseppe e due angeli indietro. Studio bello qualificato di Simone da Pesaro quando era in possesso dello stile di Guido. Si conserva la stampa grande del
quadro, fece all’altare per la casa Olivieri di Pesaro, dove
sono rimasti i due Angeli 43.
Il termine studio, che sembrerebbe alludere ad un
disegno o ad un abbozzo preparatorio, non compare nell’inventario Almerici ma piuttosto che
ipotizzare due opere distinte sarei più propensa a
ritenere che l’estensore dell’inventario Rayn possa
essersi semplicemente sbagliato per la fretta o per
l’incompetenza, mentre i due angeli nel 1828 non
figurano in alcuna delle stanze di palazzo Almerici.
Per quanto poi riguarda la stampa, andrà senz’altro
77
messa in relazione all’acquaforte citata da Andrea
Emiliani (Bologna, Pinacoteca Nazionale), eseguita nel 1713 da Giovanni Carlo Allet e derivata da un
disegno di Pietro de Pietri, che testimonia il favore
incontrato da questo soggetto il cui prototipo, un
tempo presso l’abitazione di Fabio Olivieri stando a
quanto recita la dedica in calce all’incisione, è andato perduto44.
Pur mancando riferimenti puntuali per la tela con
la Sacra famiglia caratterizzata dal gesto affettuoso
dell’angelo che offre della frutta a Gesù, così come
per il Quadro per l’alto in tela (…) rappresentante S.
Giuseppe col bambino in piedi sopra un tavolino, in atto
di far odorare una rosa a Maria Santissima citato poco
dopo45, la propensione di Cantarini ad eseguire
soggetti di questo genere sperimentando diverse
varianti è testimoniata da numerosi disegni e schizzi preparatori per opere che tanto erano apprezzate dai collezionisti, dove il maestro tocca momenti
di forte intensità espressiva e di fresca originalità.
Ancora l’inventario della collezione Rayn prosegue
annoverando un Piccolo quadro in tela, senza cornice,
rappresentante la Madonna, il bambino, san Giovanni e
dietro san Giuseppe. La sola testa della Madonna è finita, il resto meno che abbozzato. Originale di Simone da
Pesaro 46. Il particolare dello stato di non finito ci induce ad accostare il dipinto alla Sacra famiglia con
i santi Giovannino ed Elisabetta di collezione privata
e di provenienza sconosciuta che fu esposta alla
mostra di Bologna del 1997, sebbene la figura di
san Giuseppe in questa tela sia appena percepibile
a sinistra sullo sfondo e vi compaia invece santa Elisabetta che nell’inventario della collezione fanese
non viene citata (che si tratti di una svista dell’estensore ?)47.
Procedendo nella lettura del documento troviamo
poi una Mezza figura dipinta in tela senza cornice, rappresentante Santa Caterina Martire, con la persona di
fronte e con le mani posate sopra la ruota del martirio.
Originale di Simone Cantarini da Pesaro. Stato restaurato 48. In questo caso non conosciamo dipinti da poter direttamente accostare a questo, ma un disegno
attribuito a Lorenzo Pasinelli, nato in prossimità di
un’idea cantariniana 49 e abbastanza vicino alla Santa
Caterina di collezione Rayn, vale a riprova del fatto
che esisteva un modello di questo soggetto elaborato da Simone (forse il quadro ricordato da Campori venduto nel 1870?50) da cui gli allievi, come il
Pasinelli, potevano prendere liberamente spunto51.
E la stessa cosa varrà per la copia tratta d’appresso
l’originale di Simone da Pesaro di un dipinto del suo
allievo Giovanni Maria Luffoli rappresentante una
Madonnina in semibusto, con un Putto, san Carlo Bor78
romeo e due angioletti in alto che sostengono un paludamento 52. Anche di questo soggetto, di cui ci è nota
la versione della Galleria Pallavicini dalla quale fu
verosimilmente ricavata la copia del Luffoli53, conosciamo dei disegni di mano del Cantarini - uno
di questi battuto all’asta Bonhams di New York il
26 gennaio 2007, lot. 4 - probabili studi preparatori messi a disposizione degli allievi che, attraverso
l’esercizio della copia come forma di apprendimento delle
tecniche artistiche e nello stesso tempo come strumento di
conoscenza delle opere del maestro e di appropriazione dei
modelli consacrati da una autorevole tradizione 54, portavano a compimento la loro formazione.
In chiusura del lungo inventario, troviamo infine
il Gran quadro da altare, rappresentante S. Tommaso da
Villanova, e precisamente quello acquistato da questa nobil casa Corbelli 55. Com’è noto la famiglia fanese, che
per altro vantava un vincolo di parentela con i Cantarini56, vendette la pala a don Giovanni Rayn con
un rescritto che ne vietava l’esportazione57, in virtù
del quale la tela fu risparmiata dalla dispersione che
toccò al resto della collezione dell’abate dopo la sua
morte. La particolare premura nei confronti di questo dipinto da parte di Rayn, che evidentemente conosce bene ancor prima di proporsi per l’acquisto,
si desume anche dalle poche righe ritrovate tra le
pagine indirizzate a Tomani Amiani con le correzioni e i suggerimenti da apportare alla sua Guida, dove
suggerisce che la migliore collocazione per la pala,
già trasportata all’interno del palazzo, sarebbe l’originaria cappella in Santa Lucia. E questo non tanto
per una questione conservativa, che pure gli preme,
quanto piuttosto per restituirgli una luce più vergine,
perché sarebbe proprio quella per cui il quadro fu fatto 58,
dimostrando in tal modo di possedere grande sensibilità e una apertura critica moderna nei confronti,
soprattutto, della pittura del Seicento bolognese.
Desidero ringraziare il personale dell’Archivio di Stato di
Fano e in particolare la responsabile della Sezione Maria Neve Fogliamanzillo per la generosa disponibilità con
la quale ha orientato le mie ricerche, nonchè l’archivista
Sonia Ferri per l’altrettanto preziosa collaborazione. Un
ringraziamento ancora ad Anna Maria Ambrosini Massari per i consigli e per il costante supporto dato a questo
lavoro.
Note
1 Francesco di Pandolfo Carrara nato 1585, (…) non ebbe alcun figlio sicché veduto che la sua famiglia si estingueva con suo
testamento del 19 settembre 1652 (…) chiamò suo erede con
l’obbligo di assumere arma e cognome Carrara senza altra mescolanza il nobile Pietro Paolo Lanci figlio di Averardo e di Giulia
Carrara sua sorella, con l’ingiunzione che dovesse sposare Giulia
figlia del capitano Giovanni Carrara suo fratello. Il che avvenne
e tale Pietro Paolo Lanci con il nome di Pietro Paolo Carrara fu
ammesso…, FBF, ms Borgogelli 1930, VII, pp. 106-129, in part.
111. Si veda inoltre Deli 1989, pp. 61-79.
2 ASF, Adizioni di Eredità, busta 2.
3 ASF, Adizioni di Eredità, busta 6.
4 La presenza del conte Annibale di Montevecchio è motivata
dal fatto che Camillo de Pazzi, morto il 16 giugno 1669, lasciò l’eredità a Vittoria Castracane sua moglie e a Pompeo Camillo suo
nipote e figlio del conte Annibale de’ Montevecchio e Cornelia
Pazzi sorella del testatore. Cfr. FBF, ms Borgogelli 1930, VII, pp.
277-280, e ivi, ms Bertozzi, sec. XVIII, F, pp. 175-182.
5 L’inventario recita: Camera dove nacque papa Clemente, che
serve per magazaneo. ASF, Adizioni di Eredità, busta 6. La notizia
riguardante l’abitazione nella quale nacque il futuro pontefice è
inedita e a tutt’oggi non si conosce il palazzo dove vissero Camillo de Pazzi e Vittoria Castracane.
6 ASF, Adizioni di Eredità, busta 6.
7 ASF, Adizioni di Eredità, busta 6.
8 ASF, Adizioni di Eredità, busta 1. Nelle altre stanze del palazzo troviamo inoltre cinque quadri a guazzo cioè le Stagioni
dell’anno, diversi quadretti indorati alla veneziana, un San Nicola
da Tolentino, un Gesù Cristo, vari ritratti dei membri delle famigli
Gisberti e Palazzi.
9 ASF, Adizioni di Eredità, busta 1. Altri dipinti, di soggetto unicamente sacro, decorano il resto delle camere, fra cui tre quadretti piccoli con filetto d’oro con l’immagine della Madonna,
due quadri con cornice nera con Nostro Signore e Beata Vergine
un quadro grande con san Carlo, un altro con tre Magi con cornice alla veneta e ancora un San Carlo e una Santa Lucia.
10 ASF, Adizioni di Eredità, busta 1. I dipinti citati nell’inventario comprendono: quadro di legno figurato con una Madonna
in rilievo con il bambino in braccio / quadro di pittura grossa
dipintovi Susanna senza cornice / quadretto dipinto con una Madonna con cornice (…) / quadro dipinto con una Madonna antica
con la cornice di legno / quadro di pittura grossa finitovi alcuni
paesi [sic] / Ritratto del Signor Lorenzo Borgogelli. Tra i quadri
provenienti da Urbino troviamo, oltre a quello attribuito a Barocci, una grande tavola raffigurante la Madonna col bambino e san
Giovanni, una Madonna col bambino, un’altra grande tavola con
San Francesco, una Cleopatra e un paio di ritratti dei membri di
casa Arduini.
SIGLE E ABBREVIAZIONI
ASF Archivio di Stato di Fano
ASPs Archivio di Stato di Pesaro
BACA Bologna Archivio Comunale
dell’Archiginnasio
FBF Fano Biblioteca Federiciana
11 ASF, Adizioni di Eredità, busta 1. Accanto ai quattro quadretti di frutta figurano tre ritratti non meglio specificati, un, un, due
quadri grandi in tela senza che venga indicato il soggetto, quattro teste corniciate d’oro e negro, un San Pietro, dieci quadri con
Paesaggi, una Madonna alla veneziana, cinque ritratti di dame
francesi, tre teste piccole in quadri, una pietà corniciata d’oro e
un San Girolamo senza cornice.
12 Borgarucci, a cura di Deli 1994, pp. 20-21, in part. 20.
79
13 FBF, ms Fondo Giuseppe Castellani, sez. XII, 308, pubblicato
a cura di Battistelli 1995, pp. 63-78, in part. 77.
14 Francolini 1877, p. 77.
15 ASF, Adizioni di Eredità, busta 1.
16 Sulla bottega e sulla collezione della famiglia Muccioli si vedano i contributi di Ambrosini Massari 1998, pp. 61-74; Arcangeli
2000, pp. 103-116. Si veda anche Prete 2009, pp. 487-503.
17 Tra i dipinti collocati nelle stanze degli appartamenti abitati
dai Cenni, elencati nell’inventario molto sommario, si trovano, a
partire dalla stanza che fu annessa verso S. Tommaso: un quadretto sopra l’inginocchiatore, quattro quadretti in tavola, quattordici carte tra disegni e stampe, nove quadretti di carte, venti
quadri con sue cornici, quattro quadri grandi, cinque quadri piccoli uno dei quali indorato, un quadro alla veneziana, un quadro
grande con san Francesco, quattro paesi due corniciati et gli altri
no, diciassette quadretti tra grandi e piccoli, un quadro che si
tiene avanti il camino, dodici quadretti diversi. ASF, Adizioni di
Eredità, busta 1.
18 L’inventario dei beni di Casa Corbelli stilato alla presenza di
Monsignor Pietro Corbelli e della moglie del defunto cavalier
Camillo, Giovanna Gabrielli, entrambi tutori dei figli della coppia
Francesco, Tommaso e Girolamo, viene chiuso il 29 novembre
1680. ASF, Adizioni di Eredità, busta 6. Si veda la trascrizione
dell’inventario in Appendice.
19 Nolfi 1631. Deli 1989, pp. 81-92.
20 Sull’opera si veda Ambrosini Massari 1997a, pp. 49-63, in
part. 60-61 e ead. 1997b, pp. 145-147, con bibl. precedente.
21 È questa, forse, la copia che sostituì l’originale nella chiesa
degli agostiniani, quando la pala fu portata nel palazzo di famiglia, e che risulta dispersa dopo il 1921. cfr. Ambrosini Massari
1997b, pp. 145-146.
22 ASF, Archivio notarile, B, 1808-1809, rep. 4. L’inventario riporta: Altro Altare rappresentante S. Tomaso da Villanova con
due candelieri grandi e piccoli, una croce, cartaglorie di legno
dorato, tovaglie e sopratovaglia gialla, che disse il detto Priore
spettare alla Casa Corbelli, e però non si stima.
23 ASF, Fondo Marcolini, busta 11.4. Si veda la trascrizione
dell’inventario in Appendice.
24 Il quadro grande rappresentante S. Tommaso non viene stimato in questo inventario ma una annotazione a latere, che fa
riferimento ad una non meglio specificata perizia Lanci, lascia
presupporre che la stima sia stata fatta a parte, forse in tempi
diversi, di questo come degli altri quadri.
25 L’aupicio di Tomani Amiani riguarda anche il Quadro di mediocre grandezza rappresentante il Cristo morto che si conserva
nella camera verde contigua, anch’esso sottoposto alla perizia
Lanci (ivi, c. 5), e che, come Tomani Amiani ricorda, da alcuni intelligenti si vorrebbe attribuire ad Annibale Carracci Bolognese.
Si veda Tomani Amiani 1981, p. 107.
26 In merito alle vicende relative al coinvolgimento di Francesco
Maria senior, della moglie Caterina e del figlio Francesco Maria Junior nella prestigiosa commissione si rimanda a Ambrosini Massari 1997a, pp. 98-101; ead. 1997b, pp. 151-152, con bibl.
precedente.
27 Cfr. BACA, Oretti, ms B 291, cc. 36-37 e Zanotti 1739, II, p.
80
151. Dei due dipinti di ragguardevole fattura facenti parte della
collezione di quadri dei Marcolini che gelosamente si custodivano, ne eravi intelligente, od artista cui si denegasse la soddisfazione di ammirarli parla anche Tomani Amiani 1981, p. 156. Si
veda inoltre ASF, 1819, Fondo Marcolini, busta 1 / 2. L’inventario
è trascritto in Carloncini, a.a. 2001-2002, che raccoglie ulteriori
approfondimenti sulla famiglia.
28 ASF, Fondo Archivio Notarile, notaio Guardinucci Agostino,
BB, 1737, cc. 558 sgg. Si veda la trascrizione dell’inventario in
Appendice.
29 Valgano per tutti lo Studio per due putti a matita rossa del
Gabinetto di Disegni e Stampe, Palazzo Rosso, Genova e lo Studio per cherubini che cantano sulle nubi a sanguigna, della Biblioteca Nazionale di Rio de Janeiro.
30 Cfr. Cellini 1997a, pp. 24-25. Alcuni dipinti aventi come
soggetto un Putto sono poi ricordati nelle collezioni bolognesi
Malvezzi e Zambeccari. Si veda lo spoglio inventariale a cura di
Morselli e Bonfait, in Colombi Ferretti 1992, pp. 110 - 132.
31 Sui Marcolini Zanibelli si veda BFF, ms Federici, n. 76. Il soggetto della Maddalena fu trattato diverse volte dal maestro di
Cento e in assenza di ulteriori precisazioni non è possibile risalire
al prototipo guercinesco.
32 Da parte sua Tomani Amiani ricompensa il lavoro di Giovanni
Rayn dedicando all’interno della sua Guida un paragrafo intero
alla collezione dell’abate. Tomani Amiani 1981, p. 134. FBF, ms
Fondo Amiani, 125/7. Sull’opuscolo manoscritto è in corso un lavoro di trascrizione critica.
33 La quadreria fu lasciata in eredità alle Missioni Estere della
Compagnia di Gesù che, smembrandola, la vendettero a Roma,
importante centro del mercato pittorico. Queste vicende sono
state ricostruite da chi scrive 2011, pp. 49-55 e ead. in corso di
pubblicazione.
34 ASPs, Fondo Archivio Notarile di Pesaro, notaio Giovannelli
1855. L’inventario è stato pubblicato da Paolucci 1946a, pp. 2974 e ripubblicato con lo stesso titolo in “Atti e memorie. Deputazione di Storia Patria per le Marche”, 1946b.
35 ASPs, Notaio Giovannelli 1855, n. 158 e Paolucci 1946a, p. 31.
36 Cellini 1997b, p. 164, con bibl. precedente.
37 ASPs, Notaio A. Giovannelli 1855, n. 163 e Paolucci 1946a, p.
32.
38 Ambrosini Massari 1995, pp. 121-126.
39 Simone Cantarini da Pesaro (…) vide pel colorito le migliori
opere de’ veneti, e soprattutto studiò da principio quelle del Barocci. Molto si conforma a questo esemplare in una Sacra Famiglia, che in casa Olivieri se ne addita insieme con vari altri quadri
e ritratti della stesso autore. Lanzi 1831, X, p. 52.
40 Sulla famiglia pesarese degli Olivieri e sulla collezione si
veda Patrignani 2011, pp. XIII-C, in part. LXX-LXXV, con bibl.
precedente.
41 Cfr. Inventario di Beni ed Effetti del defunto Gianfrancesco
Almerici, aperto il 28 maggio 1828. ASPs, Fondo Archivio Notarile di Pesaro, Notaio L. Perotti, vol. 463, pubblicato in Brancati
1995, pp. 15-41, in part. 24.
42 ASPs, Notaio A. Giovannelli 1855 n. 164 e Paolucci 1946a,
p. 32, Nell’inventario Almerici il dipinto era citato come Un quadro rappresentante la Madonna, S. Giuseppe, il bambino ed un
Angelo che gli porge dei frutti in un piatto. Simone Cantarini. Si
valuta Scudi quaranta. Brancati 1995, p. 26.
43 ASPs, Notaio A. Giovannelli 1855 n. 165 e Paolucci 1946a, p.
32, Nell’inventario Almerici la descrizione è la seguente: Un quadro rappresentante una Notte, ossia la Nascita di Nostro Signore.
Simone Cantarini. Si valuta Scudi Sessanta. Brancati 1995, p. 24.
57 Ambrosini Massari 1997b e Mancigotti 2006, p. 55. L’inventario del 1845 evidenzia come a quelle date la quadreria di famiglia
fosse notevolmente impoverita.
58 FBF, ms Fondo Amiani, 125/7.
44 Oltre a pubblicare una copia di collezione privata (Imola,
collezione Graziani) tratta dall’incisione, Emiliani cita un disegno della collezione Acqua, che riferisce alla parte centrale della
composizione. Il dipinto Olivieri continua Emiliani fu copiato dal
nipote Alessandro, e la copia figura aggiunta nell’ dei dipinti del
Cantarini che dopo la sua morte tornarono alla famiglia. Emiliani
1997b, p. 210. Si veda inoltre Ambrosini Massari 1997a, pp. 279280 e Cellini 1997a, p. 124.
45 ASPs, Notaio A. Giovannelli 1855 e Paolucci 1946a, p. 54.
46 ASPs, Notaio A. Giovannelli 1855, n. 45/200 e Paolucci
1946a, p. 39.
47 Cfr. Cellini 1997b, pp. 196-197.
48 ASPs, Notaio A. Giovannelli 1855, n. 104/262 e Paolucci
1946a, p. 50. Diversamente dal resto della collezione la Santa
Caterina Martire non pare sia stata inviata a Roma perché da una
lettera intercorsa tra i padri gesuiti e gli esecutori testamentari
dell’aprile del 1856 si evince che il dipinto è in Ancona dove viene valutato da un perito e giudicato mal restaurato, e rotto nella
tela nella parte inferiore, il prezzo che potrebbe cavarsi dice il
signor […] potrebbe essere 15 scudi ma converrebbe spenderne
4 o 5 per ritoccarla e farci una cornice quindi comprendendo le
spese di trasporto o altro, è di sentimento che non convenga tanto più che in Roma crede difficilissimo l’esito…. Cfr. Archivio Romanorum Societatis Jesu, Fondo Gesuitico 1419, busta 6. Lettera
inviata da Fano al collegio romano dei gesuiti il 23 aprile 1856.
Le vicende sono ricostruite da Prete in corso di pubblicazione.
49 Cellini 1996, pp. 114.
50 La mezza figura ricordata da Campori è citata in Colombi
Ferretti 1992, p. 130.
51 Mazza 1997b, pp. 359-393, in part. 366-373.
52 ASPs, Notaio A. Giovannelli 1855 n. 73/231 e Paolucci 1946a,
p. 45.
53 Tra le opere di Cantarini non più reperibili ma note perché
citate dalle fonti, vengono ricordati Una Madonna col bambino e
san Carlo Borromeo nella Collezione Lazzarelli di Gubbio e il dipinto di analogo soggetto facente parte un tempo della dispersa
Collezione di Vincenzo Olivieri di Pesaro, come scriveva Marcello
Oretti nel 1777 in Pitture nella città di Pesaro, BACA, ms 165/11,
Fasc. F, cc. 302-314, pubblicato in Patrignani, Barletta 1998, pp.
29-31 in part. 31. Cfr. Mancigotti 1975, p. 100 e Colombi Ferretti
1992, pp. 129-130. Che si tratti della stessa copia del Luffoli?
54 Mazza 1997b, p. 366.
55 ASPs, Notaio A. Giovannelli 1855 n. 200/358 e Paolucci
1946a, p. 61.
56 Si veda il saggio di Anna Maria Ambrosini Massari in questo
volume.
81
APPENDICE DOCUMENTARIA
Nella trascrizione degli inventari si sono tralasciate le parti dove i dipinti e le sculture non compaiono perché non riguardano, nello specifico, questo studio dedicato al collezionismo artistico; pertanto ciò che è stato omesso è indicato
con puntini di sospensione. I termini non leggibili o di difficile interpretazione sono segnalati da puntini di sospensione
tra parentesi quadre. Si è ritenuto opportuno mantenere l’originale stesura del testo, limitandoci ad intervenire sciogliendo le abbreviazioni.
1. 1680 Novembre 29, Fano
Monsignor Pietro Corbelli in qualità di tutore dei figli del defunto fratello Camillo fa
inventariare i beni mobili e immobili di famiglia iniziando dal palazzo di città
ASF, Adizioni di Eredità, busta 6, 1525-1786
Inventario e descrizione de Beni della casa Corbelli ritrovati dopo la morte della bona memoria del Signor Cavaliere Camillo Corbelli,
nelli quali come s’addinoterà in molti ha la parte et altri sono proprii di Monsignore Corbelli, e che si annotano senza pregiudizione
Mobili esistenti nella casa grande de Signori Corbelli
Prima Nella sala li corami d’oro usati per quattro portiere simili parte Monsignore Corbelli
una tavola lunga di noce parte di Monsignor Corbelli
Et più dieci arcibanchi di abeto parte di Monsignore
Et più quattro sopraporti e due sopra finestre come ereditarii della Signora Elisabetta Corbelli spettanti tutti a Monsignore
Et più un quadro grande d’un David et due altri quadri grandi di Santa Elisabetta et un altro quadro grande di Santa Maria Maddalena spettanti a Monsignor Corbelli come ereditarii della Signora Elisabetta Corbelli
Nella Galleria appresso la Sala
Prima Sei arcibanchi intagliati et nove piedistalli parimenti intagliati proprii del Signor Cavalier Corbelli
Et più nove busti e teste di marmo parte di Monsignor Corbelli
Et più tre quadri di paesi a guazzo per sopraporte con le sue cornige intagliate proprie del Signor Cavaliere
Et più otto ritratti di donne con sue cornige […] intagliate proprii del Signor Cavaliere
Et più otto paesini a oleo con sue cornigi intagliate proprie del signor Cavaliere
Et più il Ritratto della Signora Giovanna Gabrielli del Signor Cavaliere con cornige intagliata et dorata del detto Signor Cavaliere
Et più una portiera a tappeto di […] diversi colori del Signor Cavaliere
Nella camera appresso la Galleria
Prima Li parati di Broccolini rossi, e gialli, e verdi, e gialli con tre portiere simili proprii del signor Cavaliere
Et più quattro specchi grandi con cornige dorata, et due scrigni grandi con specchi proprii del Signor Cavaliere
Et più quattro statue di moretti due dorati e due no proprii del Signor Cavaliere
Et più due vasi di […] inargentati con li suoi fiori di seta proprii del Signor Cavaliere
Et più li piedi intagliati di due scrigni […]
Et più quattro quadri a guazzo di paesi con cornige intagliata proprii del Signor Cavaliere
Et più quattro sgabelli di noce coperti di broccatello parte di Monsignore
Et più altri quattro rami di fiori parte del Signor Cavaliere
Et più un buffetto di gesso bianco e negro con li suoi piedi parte di Monsignore
Et più una spinetta di ebano a forma di un […] del Signor Cavaliere
82
Et più sei statuette piccole di marmo parte di Monsignore
Nella camera seguente
Prima Un parato di damasco cremesino proprio di Monsignore
Et più sei sedie grande d’appoggio et sei a sgabelli coperti di broccatello cremesino con chiodature di ottone parte di Monsignore
Et più altre sedie di raso rosso con chiodature di ottone parte di Monsignore
Et più tre quadri da testa con cornige dorata due de quali sono di Monsignore et gli altri del Signor Cavaliere
Et più quattro piedi di stalli inargentati parte di Monsignore
Et più due paesi istoriati con cornige dorata proprii del Signor Cavaliere
Et più due statuette di marmo parte di Monsignore
Nella camera seguente
Prima un letto con colonne dorate e rosse con cortinagio de cremesino cangiante con tre stramazzi e coscino lungo e due coscini piccoli
parte di Monsignore
Et più tre quadri con cornige dorata et negra da testa rappresentanti un Salvatore, la Madonna Santissima e San Girolamo parte di
Monsignore
Et più due ritratti di cardinali proprii di Monsignore
Et più un’immagine della Madonna con cornige intagliata e dorata l’immagine parte di Monsignore, la cornige propria del Signor
Cavaliere
Et più un quadro da testa di Santa Maria Maddalena di Monsignore et come ereditaria del Signor Canonico Corbelli
Et più un quadro di una Madonna con un Signorino e San Giovanni di Monsignore come ereditario della Signora Elisabetta Corbelli
Et più un’immagine del redentore parte di Monsignore
Et più sei quadri di paesetti con cornige dorata e nera di Monsignore come ereditari della Signora Elisabetta Corbelli
Et più quadro ovato di fiori con cornige intagliata e dorata propria del signor Cavaliere
Et più quadro di cimatura con cornige dorata rappresentante un Signorino proprio del Signor Cavaliere
Et più un quadretto in rame con una testa di un Salvatore parte di Monsignore
Et più un quadro di sopraporta con cornige nera parte di Monsignore
Et più la portiera di raso turchino e giallo parte di Monsignore
Et più due statuette di marmo parte di Monsignore
Et più un secchietto d’argento del acqua santa parte di Monsignore
Et più un scrigno di noce tinto d’ebano e un ginocchiatore di noce di Monsignore come ereditario della Signora Elisabetta Corbelli
Et più un boffetto a scrittoio di noce proprio di Monsignore
Et più sei sedie alla francese proprie di Monsignore
Et più quattro sgabelli coperti di raso giallo e rosso di Monsignore come ereditarie della Signora Elisabetta Corbelli
Et più quattro vasi di legno inargentato con rami e fiori di seta del Signor Cavaliere
Et più un letto a credenza d’abeto dipinto di noce di Monsignore come ereditario della Signora Elisabetta Corbelli
Et più due baciletti sopra il tavolino uno indiano finito d’argento di Monsignore come ereditari della Signora Elisabetta Corbelli
L’altro dipinto franzese proprio del Signor Cavaliere
Et più due boffetti dei gesso bianco e negro con li suoi piedi et un altro simile parte di Monsignore
Et più quadretto rappresentante San Girolamo et un altro di una Pietà di legno parte di Monsignore
Et più un quadro d’ebano […] d’argento di Monsignore come ereditario della Signora Elisabetta Corbelli
Et più un quadro di San Gregorio parte di Monsignore
Nella camera dello studio
Prima Sette scansie d’abeto
Et più libri di legge civile e canonica in quarto e più piccoli usati in tutto n. Settanta Due
Et più libri di legge civile e canonica in foglio usati n. Cento Trentasetti
Et più libri di teologia scolastica, e morale in grande n. Venti
Et più libri di teologia morale e spirituale in quarto in sesto et in ottavo in tutto n. Cento Cinquanta
Et più libri di historie e politica in 4º et in ottavo n. Cento Trenta
Et più libri di grammatica et retorica e poesia in piccolo n. Novanta
Et più libri d’altre poesie romanzi in piccol n. Sesanta
Et più libri di diverse Comedie in piccol n. Quaranta
Et più libri antichi in grande di retorica e politica n. venticinque
Et libri di musica antichi n. circa Trecento
Et più altri libri antichi coperte di pelle cioè breviari, legendari de Santi e simili in tutto n. Dieci li quali libri e scansie sono parte di
83
Monsignore e parte del Signor Cavaliere
Et più una credenza grande d’abeto con due tiratoi parte di Monsignore
Et più due scrigni di noce uno con una credenzetta rosso, e l’altro intagliato di fiori, parte è di Monsignore come provenienti dalla
eredità della Signora Elisabetta Corbelli e l’altro in parte del Signor Cavaliere
Et più quattro fusti di sedie grandi d’appoggio di noce parte del Signor Cavaliere
Et più un fusto di noce di sedia alla franzese fornito parte di Monsignore
Et più una tavola con li suoi piedi di noce usata parte di Monsignore
Et più due sgabelli simili di noce con coperti
Et più un banchetto usato coperto di punto franzeso, e due altre cassettine piccole usate parte di Monsignore
Et più un quadro grande rappresentando San Francesco et otto altri quadri di ritratti parte di Monsignore
Et più un altro quadro di storia antica romana in parte di Monsignore
Et più una bandiera di seta antica del Signor cavaliere
Et più panni da dosso del Signor Cavaliere esistenti nelli due tiratori della suddetta credenza d’abeto
………………
Nella camera prima dell’appartamento dove abitava di continuo il Signor Cavaliere
Prima Le pareti di corame di tutte le camere con una portiera in parte di Monsignore
Et più due quadri di frutto et uno San Domenico et il beato Luigi di Monsignore come provenienti dall’eredità della Signora Elisabetta
Corbelli
Et più un quadro di San Tommaso di Villanova del Signor Cavaliere
Et più un quadretto ricamato con un Agnus del Beato Pio V di Monsignore come proveniente dalla Signora Elisabetta Corbelli
Et più un ginocchiatore di noce e sei sedie simili coperte turchino e giallo di Monsignore per […] ragione
Et più un cortinaggio paonazzo e giallo di bambagie del Signor Cavaliere
Et più altro cortinaggio di bambagio e filo turchino e giallo parte di Monsignore
Et più due stramazzi e coscini lungo et un altro coscino piccolo parte di Monsignore
……………….
Nella camera appresso
Prima Sette quadri diversi un tavolino di noce con copertina di corame un genocchiatore di noce parte di Monsignore
…………………
Nel camerino di là della stanza del pozzo
Prima un boffetto di noce una credenzetta di noce vuota dodici quadretti piccoli diversi con un quadro più grande di San Carlo parte
di Monsignore
………………
Nella prima camera dell’appartamento terreno
Prima Un boffetto di noce, un tavolino tondo di marmo con li piedi di noce, otto quadri parte grandi, et parte ordinarii, et dodici quadri
tondi, et una portiera di corame et una rota antica di archibugio
Nella seconda camera terrena
Prima Dodici quadri di ritratti, et un quadro d’un Crocifisso. Una credenza grande di noce
Et più due sedie a forbici di velluto verde usato fusto di noce
Et più sei sedie di noce con vacchetta vecchia
Et più due altre sedie di noce coperte con robbe di bambage, e filo turchino, e giallo
Et più una portiera di corame
Et più un boffetto con sopra un scrigno antico, con dentro diverse scritture di carta vecchie
Nella terza camera terrena
Prima Sette quadri di ritratti et un quadro di Ludovico Beltramo. Un boffetto di noce vecchio.
Et più tre gelosie di abeto alle finestre delle dette tre camere terrene.
In tutte le suddette robbe esistenti in dette camere terrene ha la parte Monsignore
……..
84
2. [1845], Fano
I fratelli Francesco Vincenzo e Antonio Corbelli fanno inventariare e stimare i beni del
palazzo di città per procederne alla divisione
ASF, Fondo Marcolini, busta 11.4, [1845], pp. 1-16
Descrizione del Mobilio ed infissi ed altro con sua stima esistente nel Palazzo Corbelli, meno l’Argenteria, Biancheria da tavola e da
letto, coperte e sopra coperte, Letti cioè Pagliacci, Materassi et Terraglie, Cristalleria, Lumi il tutto già ripartito tra i Signori Conti
Fratelli Corbelli vari mesi sono comprensivamente agli Armadi, Tendine, […], et altri oggetti di cucina
1º Piano
Corridore di rimpetto alle scale in comune
1 O.
2 O.
Lume del corridore
4 piccoli Cassabanchi antichi intagliati
_:20
1:50
_____ 1:70
Saletta in comune tra il Signor Conte Vincenzo e Francesco, che immette nei loro rispettivi Appartamenti ora abitati
3 F.
4 F.
5 F.
6 O.
Letto a credenza con sopra il Torciere
Seggiola con postergale coperte di […] antica
Sedie 4 con sedile di sgarza
Quadri n. 4
_:60
_:10
_:60
___
_____ 1:30
Sala Grande
in comune come sopra, che introduce e nell’Appartamento nobile abitato dal Signor Conte Vincenzo, ed in quello unico del Signor conte
Francesco
7 A. F.
8 A.F.
9 A.F.
10 A. F.
11 O.
12 A. F.
13 A. F.
14 A.
15 V.
Credenzone con Torciere e Letto
Due banchi lunghi di una tavola
Due detti lunghi mezza tavola
Due detti piccoli lunghi p. ¼ di tavola
Quadri fra grandi e piccoli n. 23
Albero di famiglia movibile, ed Arme di Casa al muro
Quattro portiere di panno rosso con suoi ferri
Due baldacchini alle finestre con ferri e due tende
_ di cotonina rossa di levante con frange bianche
4
2
1
_:80
___
___
5
_:50
3
_____ 16:30
Appartamento nobile abitato attualmente dal Signor Conte Vincenzo
Anticamera del Cammino ossia camera della ringhiera
Si dichiarò dal Signor Conte Vincenzo che tutto il mobilio ed altro ivi esistente meno i seguenti oggetti essere di sua particolare proprietà,
avendoli acquistati col proprio pecunio
16 V.
17 V.
18 V.
Tavolino da lavoro
Due tende alle finestre ed una alla ringhiera di mussola ricamata
a fiori ridò con aste e chiodi romani
Due tavolini a muro con piana di marmo
6
13:50
20
Camera da cammino apparata gialla da conversazione
19
20 A.
Apparato giallo a rigatone teli 18 di Braccia 4 ½ l’uno …..
Canapè detto suddetto cioè due lunghi e tre curti con schienali
28:35
85
21 A. S
22 V.
e cuscini volanti ricoperti del suddetto apparato …..
specchiera sul cammino con intelerature di legno pinto filettato
d’oro e suoi cornocopi di legno dorati con tre luci grande in mezzo
e sei strisce ai lati
Due scabelli di noce coperti di lanetta rossa damascata con
imbottitura
12
35
3
_____ 117:85
Segue la camera apparata gialla da conversazione
23 V.
24 A.
25 V.
Due tende di mussola ricamato con Ridò, braccialetti, aste
Due tavolini a muro con piana di marmo
Pianoforte a coda
12
12
___
_____ 141:85:7
Camera contigua apparata verde
26 O.
27 A.
28 A.
29 A.
30 A.
31 V.
32 V.
33 V.
Un quadro grande rappresentante San Tommaso
parte nella perizia Lanci
Apparato verde a rigoni …..
Soffà completo del suddetto drappo …..
N. 10 poltroncine ricoperte del suddetto drappo compreso il fusto
e tutt’altro
Due tavolini a muro con piane di marmo
Una tenda con ridò e suoi braccialetti, asta
Digiuné di noce impellicciato
N. sei sedie alla moda
___
37:68
5
8
12
5
10
6
Altra camera verde contigua
34 O.
35 A.
36 A.
37 A.
Quadro di mediocre grandezza rappresentante il Cristo morto
parte della perizia Lanci
Apparato verde a rigoni …..
Soffà ricoperto dello stesso apparato …..
Due tavolini a muro di legno pinto e filetato d’oro et piana di
marmo
___
13:50
2:50
12
_____ 244:83:7
Segue l’altra camera apparata verde
…..
Camera da letto apparata di damasco rosso
…..
Seguono i retrè del suddetto appartamento
Gabinetto
55 V.
56 O. A.
57 V.
58 V.
59 V.
86
Soffà con due cuscini volanti di lanetta damascata turchina …..
Quadretto in rame rappresentante un Cristo
Quattro scabelletti della suddetta lanetta elastici simili al canapè
Sedie due con telari di sgarza
Tavolinetto da scrivere rotondo di noce con suo piedestallo e vaso
Etrusco
9
6
_:80
1:20
60 V.
61 V.
Tavolino a muro di ceraso a lustro
Tenda di mussola ricamato con ridò e suoi braccialetti
2
4
Camera da Toletta
…..
_____ 445:04:7
Altro Retrè
Apparato verde
69 O.
70 A.
71 V.
72 V.
73 V.
74 V.
Quadri diversi N. 10
parte della perizia Lanci
Apparato di settino verde …..
Tavola grande da 18 di abeto …..
Tavolino rotondo da lavoro
Due sedie con telaro a sgarza …..
Baldacchino con ferramenta soltanto …..
_:50
4
_:50
_:40
_:15
Altra camera contigua detta la credenza
…..
Altro appartamento domestico della parte Palazzi abitato parimenti dal Signor Conte Vincenzo
Camera da Camino
…..
_____ 473:14:7
Retrè della suddetta camera
…..
Camera da letto
…..
Camera dell’alcova del servitore
97 V.
98 A.
99 O.
100 V. A.
101 F.
102 F.
103 O.
Due burrò centinati di noce uno con 4 tiratori
e l’altro con tre
Un tavolino di ceraso a libretto
Letto già diviso
Un commodino di noce scusi 1:= un porta orinaletto baiocchi 60
Un lavamano baiocchi 20=tenda di panno in pessimo stato con
Ferro baiocchi 20
Altri due ferri nell’alcova senza tenda
Quadri tre grandi e due piccoli
4
1:20
1:60
_:40
_:20
___
_____ 492:39:7
Camera detta degli armari
…..
Cucina
…..
Camera d’ingresso alla latrina
…..
Appartamento nello stesso 1 º Piano abitato dal Signor Conte Francesco
87
Camera detta del Luminello introducendosi alla 1ª porta della Sala grande
110 O.
Letto ed Armario già divisi
Quadri tre cioè due ritratti et una Madonna
111 F.
112 F.
113 O.
114 O.
115 F.
116 O.
117 O.
118 O.
119 F.
Due […] a muro con serrature e chiavi
Comodino di ceraso
Un canapè antico con suo coscino in pessimo stato
Porta orinale
Un tacca panni con sue tendine verdi
Un lavamano
Una sedia di noce con suo coscino
Cornige dorata da specchio senza luce
Ferro da Portiera sopra una porta
___
___
_____ 535:89:7
2
1:20
1:20
_:60
1
_:10
_:35
_:20
_:10
Camera torchina
120 F.
121 F.
122 F.
123 F.
124 F.
125
Un tavolino a muro di noce
Tavolino di ceraso centinato con piana di marmo
Un tavolino a libretto
Cinque sedie di sagome diverse con telari di finocchietto
Sei sedie con schienali intagliati et cuscini stabili di pelle verde
e raso
Tre quadri ai sopra porte
3
1:20
1:75
2:10
___
Camera da letto
126 F.
127 F.
128 F.
129 F.
130 F.
Letto già diviso
Apparato giallo detto damascone in pessimo stato ….
Un comò di noce con due tiratori
4 poltroncine pinte velate con cuscini in cattivo stato
Un tavolino con piana di marmo
Scrittoio di ceraso con coperchio e pozzetto
131 F.
132 F.
133 F.
134 F.
135 F.
136
Un comodino di ceraso
Un lavamano tornito
Specchiera al camino con luce rotta
Tre sedie di noce
Scansia da libri di abeto pinto
Quadro al sopra porta
1.50
3.50
2
6:50
6
_____ 550:69:7
1:20
_:20
1
1:20
_:40
___
Altra camera contigua alla suddetta
137 O.
138 F.
Quadri grandi tre, quattro piccoli et altro in rame con cristallo
Un soffà diviso in tre pezzi con sue imbottiture di pelle verde con
suoi cuscini volanti imbottiti di stoppe e crina
139 F.
Un comò impellicciato d’olmo con figure sopra e meandro
140 F.
Tolettina sopra con specchio
141 F.
Un tavolino a muro con suo cassetto serratura e chiave
142 F.
Sei sedie con le basi di sgarza
143 F.
Altra sedia di noce con cuscino stabile di pelle verde
Camera del Domestico
88
___
5
7
1:50
1:20
1:50
_:35
…..
_____ 597:14:7
Piano superiore abitato dal Signor Conte Antonio
Pianetto superiore al tronco di scala
…..
Saletta d’ingresso
149 V.
150 V.
151 V.
152 V.
153 A.
Un letto a credenza con suo torciere
Un cassabanco con entro una cassa forte […]
Altro cassabanco eguale
Quadri tre con cornice velata
Stemma di famiglia […]
2:50
1
_:25
___
___
Camera della libreria
…..
Camera della ringhiera con un camino
…..
_____ 631:94:7
Appartamenti di rimpetto alle retro scritte camere
Anticamera con camino
…..
Camera di conversazione con camino
…..
Camera da letto
…..
Retrè ossia gabinetto
…..
Altro retrè ridotto a toletta
…..
Altro retrè ossia camera della cameriera
175 F.
176 A.
177 F.
178 O.
179 O.
180 A.
181 A.
182 O.
183 V.
Letto già diviso
Un burò di noce con 4 tiratori
Un comò a due cassetti
Una sedia con imbottitura di pelle verde
Una credenza di abeto pinto con sportello
Un porta orinale
Un lavamano
Tre sedie di noce
Piccolo quadretto rappresentante la Beata Vergine della
Misericordia
Baldacchino con ferro alla finestra
2:50
2
_35
_40
_6
_20
_75
___
Dispensa
184 A.
185 O.
186 O.
187 O.
Scrittoio a gargami con poltroncina
Altro scrittoio di noce
Due cassoni di abeto con divisione …
Nove sedie di sagome diverse
7
3:50
_80
1:80
89
188 O.
Due quadri con cornige velata uno grande et l’altro piccolo
___
Soffitti contigui alla suddetta
189 O.
190 O.
191 O.
192 O.
193 O.
194 O.
Quadri undici con cornici velate
Cassoni di abeto due
Due casse di noce senza coperchio
Altra piccola cassa di abeto in cattivo stato
Una poltrona antica
Un piccola cassettiera di noce
___
_80
_60
_10
_10
_10
Cucina e pasticceria
…..
_____ 698:27:7
Piano terra abitato dal fattore
Ingresso
….
Saletta
201
202
203
204
205
206
207
208
Un tavolino di abeto con una cassettiera
Un piccolo tavolino di noce centinato
Un burrò fatto a credenza di abeto pinto
Un tavolino a muro con piedi torniti
Due quadri grandi e 5 piccoli
Una credenza di abeto al muro
Un tracantone di abeto in cattivo stato
Una poltrona di noce in pessimo stato
_30
_15
_60
_30
___
_15
_15
_15
Anticamera ove tiene ufficio il fattore
209
210
211
Letto a canapè con suo pagliaccio
Poltrone 5 in cattivo stato con 4 cuscini di pelle
Quadri 8 con cornici dorate di diversa grandezza
1
1
___
Camere verso San Filippo nello stesso piano ad uso di magazzino
1 ª camera
212
213
Un quadro grande
Una ringhiera di ferro di P. 80 circa
___
2
Quadri 6 tre grandi e tre piccoli
___
_____ 712:32:7
2 ª camera
….
3 ª camera
220
Oggetti in comune esistenti presso il Signor Conte Vincenzo
……
Totale della stima degli oggetti qui descritti
90
_____ 733:23
3. 1737 novembre 29, Fano
Inventario dei quadri toccati a Marcantonio Marcolini Zanibelli a seguito della divisione dei
beni del padre Ludovico col fratello Pietro Maria
ASF, Fondo Archivio Notarile, notaio Guardinucci Agostino, BB, 1737, cc, 558-559
Ragguaglio della porzione di Quadri toccati nella divisione al Signor Marcantonio
n. 2
Una Madonna con il Bambino e Santa Maria Maddalena con sua cornige dorata intaliata
dipinta in tavola del Persciutti larga palmi 3 alta palmi 2 1/1
60
n. 4
Un Sposalitio della Beata Vergine di Pietro Perugino dipinto in tavola bislungo alto un
60
palmo lungo piedi 2 1/1 con sua cornige dorata
n. 6
Un Putto di Simon Cantarino, con sua cornige dorata intagliato
alto palmi 4 largo 3
80
Un Battesimo di San Giovanni Battista della prima maniera
di Filippo [Lanori] con sua cornige dorata
50
Una Madonna con il Bambino della scuola di Pietro Perugino
con sua cornige dorata alto palmi 2 1/2
20
Una casta Susanna per traverso in mezza figura con sua cornige
dorata lunga palmi 7 alta palmi 4
30
Una Madonna con il Putto che dorme di Sebastiano del Piombo
con cornige dorata
80
Due Marine con sua cornige dorata alte palmi 2 1/1 larghe
palmi 3
6
n. 17
Un San Girolamo dipinto in Tavola con sua cornige dorata
4
n. 19
Un disegno d’una Testa d’un Vecchio con sua cornige dorata
2
n. 41
Un Ritratto d’un Ragazzo in piedi con sua cornige filettata d’oro
6
n. 11
Due Sopraporti Rappresentanti Dafne e Apollo con
sua cornige dorata
12
Due mezze figure di Giacinto Brandi Rappresentanti la Musica
e la Pittura con cornige dorata
18
n. 38
Una Maddalena copia del Guercino con sua cornige dorata
15
n. 52
n. 30
Un Ritratto di un Filippino senza cornige
Una Madonna con il Bambino e San Francesco di Pietro Perugino
con sua cornige intaliata
4
30
Due Quadri per alto Rappresentanti un Putto e l’altro una
Donna copie di Simon Cantarino con sua cornige dorata
15
n. 10
n. 20
n. 22
n. 33
n. 5
n. 34
n. 35
91
n. 37
Un Presepe originale con sua cornige dorata
alto palmi 10 largo 7
50
Una Pietà Grande per traverso copia
di Pietro Perugino con sua cornige dorata
15
n. 47
Un Ritratto con sua cornige dorata
20
n. 48
Un Cristo in Croce con sua cornige dorata
4
n. 43
Due Canestre di Fiori con sua cornige dorata
4
n. 55
Una Madonna con il Bambino e San Gioseppe
per traverso sopra la porta con sua cornige Gialla e oro
8
n. 53
Un Ritratto d’un Papa con sua cornige
4
n. 59
Due Quadri d’Istorie rappresentanti Germanico
et altra Istoria ambedue copie con sua cornige dorata
alti palmi 8 larghi palmi 6
20
somma il valore de Quadri
617
n. 44
Pietro Maria Marcolini Zanibelli approvo quanto sopra …
Marco Antonio Marcolini approvo quanto sopra …
92
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Cecilia Prete. Cantarini e non solo