NUMERO 269 n GENNAIO 2008 n ANNO XXXII n PREZZO INDICATIVO EURO 1,50 www.sicilialibertaria.it n SPED. IN A.P. 70 % RAGUSA Giornale anarchico per la liberazione sociale e l’internazionalismo SOMMARIO CRONACHETTA IBLEA. Consigli quartiere, Camperia, Rifiuti . . . . . .2 TRAPANI. Ricordate le vittime del Vulpitta . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .2 CATANIA. Manifestazione contro il piano rifiuti . . . . . . . . . . . . . . . .2 Editoriale La guerra continua L a tragedia della ThyssenKrupp di Torino ha riportato alla ribalta il dramma delle morti sul lavoro, un fatto noto da anni con il suo terribile bilancio di una media di più di tre morti al giorno. Così, mentre a Torino si piangevano i morti e tutti i media si catapultavano nel capoluogo piemontese per seguire da vicino l’incredibile incidente, nelle stesse ore e negli stessi giorni si continuava (e si continua) a morire nei luoghi di lavoro. Uno stillicidio di cui ci si occupa solo in occasione di eventi che, per le modalità con i quali si presentano, assumono una particolare drammaticità, altrimenti viene archiviato come normale routine. Colpisce sempre in questi casi l’assoluta impermeabilità, per non dire faccia tosta, di governanti, uomini politici, imprenditori pronti a rilasciare interviste per recriminare, promettere, assicurare e, in aggiunta, garantire che “tutto questo non accadrà mai più”. E tuttavia i dati sono agghiaccianti, le cause note, i rimedi lontani. Perchè, si sa, non si può fermare il sistema, guai a mettere qualche piccolo ostacolo che faccia inceppare la macchina produzione-consumo-profitto; così la guerra continua, pazienza per i morti. Ma nella vicenda torinese, pur dentro il frastuono mediatico, ha colpito di più la grande lucidità dimostrata dai giovani operai della ThyssenKrupp che, dopo l’incidente, hanno partecipato a varie trasmissioni televisive. Dalle loro testimonianze e dai loro interventi sono emerse con chiarezza alcune questioni incontrovertibili. Innanzitutto che i luoghi di lavoro sono sempre più pericolosi a causa di una legislazione che ha deregolamentato, frammentato, esternalizzato, permesso cessioni di rami d’azienda e allungamento della catena degli apn palti, mirato a tutelare il profitto e la produzione senza badare alle condizioni in cui i lavoratori sono costretti ad operare. Dal pacchetto Treu alla legge 30, per finire all’ultimo accordo tra governo e sindacati istituzionali, il lavoro è stato reso sempre più precario e flessibile, del tutto subalterno alle esigenze produttive. Per fare un solo esempio, cosa può n opporre alle richieste padronali un lavoratore o una lavoratrice il cui futuro è un continuo punto interrogativo? Secondariamente gli stessi contratti di lavoro hanno fatto propria la logica del profitto e della precarietà, scambiando la conservazione del posto di lavoro o piccoli incentivi contro sicurezza e dignità. A questo proposito i racconti di alcuni lavoratori sul sistema degli straordinari, degli orari e dei turni di lavoro nella fabbrica della morte non lasciano ombra di dubbio. Altro che impegno per rendere il lavoro più sicuro! In terzo luogo gli stessi lavoratori sanno bene che per potere figurare anche loro nella società dei consumi devono assumersi dei rischi, devono impiegare la maggior parte del loro tempo lavorando, devono necessariamente accettare le condizioni poste dall’impresa. Ma in tutto questo sanno pure che non c’è nessuna dignità, nessun orgoglio, perchè non è nell’essere sfruttati che si compie il destino dell’uomo. Così il quadro delineato dagli operai torinesi si inserisce perfettamente in un contesto sociale e ideologico nel quale primeggiano la competitività, la concorrenzialità, la produttività, la profittabilità. Quale stupore allora se si muore di lavoro, quale stupore se i profitti sono cresciuti negli ultimi anni in modo esponenziale, mentre i salari sono rimasti fermi e quale stupore se ancora esistono gli operai e molti di loro sono giovani? Le morti di lavoro sono, dal punto di vista del sistema, un rischio calcolato. Dal punto di vista di chi si oppone allo sfruttamento c’è da capire se la consapevolezza dimostrata dagli operai torinesi possa trovare un adeguato terreno di lotta, al di là e contro le compatibilità economiche, i compromessi concertativi, le gabbie consumistiche. n Angelo Barberi Non c’è nessuna dignità, nessun orgoglio, perchè non è nell’essere sfruttati che si compie il destino dell’uomo NOTO. Informazione e libertà . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .2 RICORDANDO NANCY. Il giallo della divisa . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .4 REPORTAGE. Le astronavi degli architetti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .3 THYSSENKRUPP. Il colonialismo impronunciabile . . . . . . . . . . . . . . .5 TERREMOTO. La lezione del Belice . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .3 MUSICA. L’uomo che cadde sulla Terra . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .4 BIOGRAFIE DI ANARCHICI SICILIANI. Giorgio Nabita . . . . . . . . . . .5 MORTEDISON. Per non dimenticare le stragi del lavoro . . . . . . . . . .6 1968. Voltarsi indietro per andare avanti Quel sogno di libertà che vive ancora P rovavamo fastidio in quei fatidici anni sessanta a cavallo dei settanta, quando “vecchi” dirigenti sindacali o di partito venivano da noi ragazzi senza barba a farci la morale, sentendosene in diritto, perché loro “avevano fatto la resistenza”. Questa della resistenza stava diventando una cosa pesante, se usata come passaporto per far ingoiare ogni genere di direttiva, ordine, inquadramento e reprimenda tesi a inquadrare quel modo spontaneo, libero, incazzato e scardinante che rappresentava il nostro modo di far politica. Eppure la resistenza era cessata appena venticinque anni prima, un quarto di secolo ci divideva dall’epica lotta al fascismo, e gli ex partigiani erano ancora aitanti dirigenti cinquantenni. Cosa dovremmo dire oggi, che il ‘68, il nostro sessantotto, è lontano quarant’anni, e molti tra i “reduci” sono tutti attorno alla sessantina? Eppure cose da dire ce ne sono. Perché quello non fu un periodo “normale”; iniziò con un terremoto, in Sicilia, ma proseguì con altri terremoti: in politica (si respirava persino nell’aria), nei costumi (minigonne e blu jeans, l’amore contro ogni tabù, con la pillola e i preservativi come segno di libertà; le ragazze irrompevano nei luoghi sacri maschili: bar e piazze, specie nel Sud); nella musica (dalla canzone di protesta alla beat generation che lasciava spazio ad esperienze più dure e radicali), persino nella chiesa: con l’uscita in massa dalle sagrestie di migliaia di giovani, e la contestazione interna. Per poi finire di nuovo in Sicilia con un fatto tragico: i braccianti di Avola assassinati dalla polizia. Intanto molti ex sessantottini sono at- da come unico percorso politico valido, tuale classe dirigente, inseriti nel mondo alternativo alle istituzioni, alle sezioni, dei quadri, hanno contribuito a portare alle chiese: la strada e la piazza come luoquesta società al punto in cui si trova ades- ghi della protesta, dell’elaborazione, delso: un punto morto. Presidi, insegnanti, lo scontro e dell’incontro fraterno e liberdocenti, magistrati, avvocati, manager, tario, in cui ci si liberava da dogmi e tabù; giornalisti, deputati e senatori, burocrati oggi la strada è impraticabile, troppo insindacali, banchieri e finanzieri, in gran tasata di automobili, gabbie metalliche parte hanno avuto i loro “peccati di gio- che rinchiudono la libertà non solo di ventù”, prima di redimersi e prendere sul muoversi, ma di agire e pensare; è perserio la parte che il sistema tanto odiato corsa dai cortei degli ultras che si ammazgli offriva. Ed hanno fatto bene il loro la- zano per il tifo sportivo; vi sfrecciano senvoro, a giudicare dai risultati. timenti di odio, viltà, xenofobia, che fanno Certo, non tutti i “ribelli” hanno cam- più rumore dei cortei di protesta. biato bandiera; molti, tanti, hanno contiNon è stato semplice arrivare a quenuato, a modo loro, a perseguire le loro sto risultato; il potere, dopo avere tremautopie e i loro sogni di cambiamento so- to per quelle masse di studenti e operai ciale; molti percorsi sono stati intrapresi, che occupavano scuole e fabbriche, che a dalla lotta dura ed anche armata, alla mi- milioni sfidavano i suoi scagnozzi armati, litanza politica “pura”, dal sindacalismo che piangevano i loro morti e giuravano di base all’avventura artistica, giornalisti- vendetta, ha pianificato a più livelli la sua ca, sociale, cercando di tenere viva quella rivincita: un livello più subdolo, ma che ha rivoluzione interiore, esteriore e generale pagato nel lungo termine, è stato quello di che caratterizzò quei memorabili anni. favorire la nascita dei modelli gerarchici e Ma quarant’anni dopo, il bilancio è abba- autoritari in seno ai movimenti; parallelastanza fallimentare un po’ per tutti. mente ha messo in moto i suoi gendarmi: Basta guardarsi attorno e vedere quelli in divisa, armati, a fronteggiare i come, non solo l’immaginazione non è an- cortei; quelli occulti, pagati per mettere data al potere, per ribombe, ammazzare, proprendere uno degli slovocare - la strategia della gans più significativi, tensione, piazza Fontana, n provenienti dal maggio gli “opposti estremismi” francese, ma oggi è il poper indurre il movimento tere a definire quale tipo a spostarsi su un terreno, di immaginazione le masquello militare, dove lo se e gli individui devono Stato giocava in casa; ed avere. Un potere sempre infine, i suoi scagnozzi più più arrogante, omologanpericolosi, perché mate, forte di un pensiero scherati da “amici” del unico diffuso in tutte le movimento: burocrati, dicomponenti della politica rigenti, intellettuali, gioristituzionale, filtrato atnalisti, preti operai, che n traverso i mezzi di comuhanno smorzato gli entunicazione di massa e le siasmi, hanno impresso TV in primo luogo, fin seriosità e “realismo” ai dentro i cervelli dei singoli; con strumen- ragazzi che chiedevano l’impossibile; hanti di incatenamento delle coscienze e di in- no ammaestrato e ricondotte all’ovile le gabbiamento dei sogni, come il consumi- utopie, spogliandole della loro forza sovsmo, l’arrivismo, la cultura del servilismo versiva, riducendole a coccardine da esisempre più diffusa. bire la domenica al bar. Quarant’anni fa si riscopriva la straE’ stata una lunga marcia, quella del si- Il Potere, dopo aver tremato, ha pianificato a più livelli la sua rivincita SCIRUCCAZZU MORATORIA stema, per sconfiggere la rivoluzione antiautoritaria che univa il Nord con il Sud, gli operai con gli studenti, le femmine con i maschi, dava spazio e vita ai diritti negati delle minoranze emarginate d’ogni tipo, apriva lo sguardo sul Mondo, dal Vietnam all’Africa ribelle, all’America Latina strozzata dalle dittature. Una lunga marcia che già alla fine degli anni settanta, dopo 10 lunghissimi, inenarrabili anni, produceva i suoi frutti velenosi: carcere, repressione, fabbriche e scuole normalizzate, cassa integrazione, sacrifici, carovita, militarizzazione, istituzionalizzazione dei movimenti, dei comitati di quartiere, dei consigli di fabbrica, dei comitati studenteschi: l’inizio del pensiero unico, dell’omologazione, e del via libera a padroni e governi di calare la loro tela fetida e scura su un sogno generalizzato e bellissimo di cambiamento sociale. Ma quel lungo sogno non è cessato per tutti; nelle pieghe di una società che si trasforma sempre più in incubo per giovani precari senza futuro; per pensionati al minimo; classi di nuovi e vecchi poveri; paria provenienti da altri Paesi; lavoratori soggetti a condizioni di pesante sfruttamento, continua a vivere il sogno di una libertà mai sopita; batte il cuore della dignità di chi non si è venduto; si contaminano tra loro gli aneliti di emancipazione degli uomini e delle donne della Valle Susa, del popolo che difende il proprio territorio dai progetti devastanti dei signori del cemento e del tondino, dei lavoratori che gridano la loro rabbia per i compagni uccisi dal lavoro, degli abitanti di Vicenza che presidiano il Dal Molin che il governo vuole allargare per ossequiare i piani di guerra della Nato, dei ragazzi che alzano la testa contro la mafia... E qui, in questi palpiti antiautoritari; in questo soffi d’aria pura di indipendenza e di riscatto sociale, risuona forte il suono dei mille 68 che l’uomo ha sempre tentato, nella sua incessante ricerca della libertà; e che nessun Potere potrà mai canceln lare. Pippo Gurrieri Monsignor Ruini ha lanciato l’idea di una “moratoria” sull’aborto, ovvero di una sospensione della legge 194 in attesa di nuovi accordi per la sua modifica; l’ha subito seguito a ruota quel leccapiedi di Bondi che a nome di Forza Italia ha presentato una proposta di legge in tal senso al parlamento. E’ questa l’ultima delle battute più esilaranti che provengono da Santamadrechiesa; l’ha preceduta la dichiarazione del Buttiglione sul voto contro la pena di morte all’ONU, con cui il “filosofo” si è detto d’accordo solo a condizione che anche l’aborto venga considerato una pena di morte! Adesso non ci resta che attendere dal Ruini le modalità tecniche della “moratoria antiabortista”. Infatti, dovendosi sospendere gli aborti in attesa di ... tempi migliori, presumiamo che le donne incinte, grazie ad un miracoloso intervento di Dio per intercessione del cardinale, possano usufruire della sospensione della loro gravidanza pari al tempo necessario ai politici e ai preti per rimaneggiare la 194. Quindi si interrompe, chessò, una gravidanza al terzo mese e la si mantiene così anche per 19 - 20 mesi, fino a quando la moratoria non cesserà; avremo solo donne incinte per uno-due anni, oppure aborti al quindicesimo mese... una vera rivoluzione ginecologica, con tanto di bollino della Repubblica Italiana, messo dal governo col beneplacito dell’opposizione e la benedizione vaticana. Chissà se a Ruini appare di notte l’arcangelo Gabriele e gliele suggerisce in sogno queste sparate, oppure esse fanno parte del delirio senile di uno che - di nome e di fatto - di ruine all’Italia ed al suo popolo, ne ha già provocate tante. APPUNTAMENTI SI RIUNISCE A ROMA IL 26 GENNAIO LA COORDINAZIONE ANARCHICA L’appuntamento è presso la Libreria Anomalia, in via dei Campani n.71-73, dalle ore 10 fino al pomeriggio. La coordinazione sposta la sua prima assemblea al Centro Italia; affronterà alcune delle proposte già discusse in altre occasioni, come la costituzione dell’Università libertaria della terra, o della cassa comune fra anarchici; verranno esaminate altre proposte, e le ultime iniziative svolte, come la presenza alla manifestazione internazionale di dicembre a Vicenza. Attualità siciliana 2 CATANIA. Manifestazione contro il piano rifiuti regionale S abato 15 dicembre 2007 si è tenuta a Catania la manifestazione regionale contro il Piano Regionale dei Rifiuti del governo Cuffaro e per la raccolta differenziata e il riciclo, che ha visto la presenza di una rappresentanza di cittadini dei comuni iblei e di esponenti del movimento politico “una nuova prospettiva” di Modica. Durante la manifestazione è stata ribadita la contrarietà al Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti che presenta un’impostazione radicalmente opposta alle direttive europee sulla gestione di rifiuti, così come recepita dal governo italiano mediante il decreto Ronchi (d.lgs . 22/97). Infatti, mentre in Europa si individua nella formula delle 4 R (Riduzione, Riuso, Riciclaggio e Recupero) la pianificazione della gestione dei rifiuti, il Piano di Cuffaro pone al centro l’incenerimento dei rifiuti, prevedendo la costruzione di 4 mega Inceneritori (normalmente definiti “termovalorizzatori” per renderli più accettabili dai cittadini) nei siti di Augusta (SR), Bellolampo (PA), Casteltermini (AG) e Paternò (CT). Ogni inceneritore, per funzionare correttamente, deve bruciare una quantità di rifiuti pari a quella per cui è stato progettato, non una tonnellata di più, non una tonnellata di meno. Gli impianti siciliani sono pensati e dimensionati per bruciare oltre il 110% dei rifiuti prodotti nell’isola, con la logica conseguenza che in Sicilia dovremo importare rifiuti da altre regioni. Per la stessa ragione, mentre in tutta Italia il 35% è la soglia minima obbligatoria di raccolta differenziata, il piano siciliano prevede che sia il massimo, in modo tale da non pri- vare il sistema degli inceneritori di rifiuti da bruciare. Nato dal pretesto dello stato di emergenza, questo piano è l’ennesima forma di imposizione di provvedimenti speciali, rappresentati in questo caso da scelte gravissime dal punto di vista economico (mancato riciclo), ambientale e della tutela della salute dei cittadini (rilascio in atmosfera di polveri sottili, metalli pesanti, diossine, ecc.). La manifestazione, organizzata da CGIL Sicilia alla quale hanno aderito Legambiente, partiti della sinistra (verdi, comunisti italiani, rifondazione comunista, italia dei valori, sinistra democratica), comitati di cittadini (no ponte, no trivellazioni, ecc.) e singoli cittadini provenienti da varie zone della regione, si è conclusa a piazza università con gli interventi di Graziella Li Gresti del comitato contro l’inceneritore di Paternò e Italo Tripi segretario generale CGIL Sicilia. Il movimento politico “una nuova prospettiva” terrà costantemente informati i cittadini, attraverso il proprio sito internet www.unanuovaprospettiva.it e i mezzi di stampa, affinché il fallimento del Piano Regionale dei rifiuti non diventi per l’amministrazione del Sindaco Torchi il pretesto per scaricare su altri le inadempienze, l’assoluta mancanza di interventi e di pianificazione che da oltre 5 anni, anche nel settore dei rifiuti, ne ha caratterizzato l’operato. Ricordiamo infatti che a dispetto della soglia minima (nazionale), massima (regionale) del 35% la raccolta differenziata a n Modica è ferma al 6%! Per il movimento politico “Una Nuova Prospettiva”: Piero Paolino no dei beni primari della nostra società consiste nell’avere la possibilità di ricevere e produrre informazione, ovviamente una informazione che abbia le caratteristiche di una reale esposizione dei fatti oggettivi e la peculiarità di essere alla portata ed a disposizione di chiunque ne abbia il bisogno e la volontà. Partendo dall’attuale crisi del periodico “carta”, che avendo grossissimi problemi finanziari ha lanciato nazionalmente una campagna di sostegno economico per poter portare avanti la propria esperienza, a Noto il Circolo ARCI Glocalaction, in collaborazione con il Movimento Anarchico, ha tenuto una conferenza-dibattito sui temi dell’informazione e della libertà inerenti a tale bene sociale. A relazionare sull’argomento vie erano Giovanni Giunta delle Edizioni “la Fiaccola”, Pippo Gurrieri del mensile “Sicilia libertaria” e Carlo Ruta, scrittore e saggista indipendente. Dopo una succinta introduzione per spiegare le motivazioni della serata, ha aperto Giunta, che ha parlato dell’informazione e della necessità che essa sia completamente autogestita da chi la produce, citando a tale proposito le esperienze di un periodico storico come quello legato all’anaro-punk dove vi fu una mole enorme di mezzi di comunicazione autogestite e autofinanziate. Puntualizzando come il problema economico per la vita di tutti gli strumenti di comunicazione diventa ineluttabilmente una vera e propria censura visto che è il denaro a darti la possibilità e la ‘libertà” di essere protagonista di veicolare informazione; denuncia che si è estesa alla mafia e alla mangiatoia dei giornali e dei quotidiani italiani che ogni anno bruciano milioni e milioni di euro pubblici per autoconservarsi e servire al meglio i loro padroni di riferimento. A seguire Gurrieri ha messo l’accento su un altro aspetto rilevante, che è quello del condizionamento che la pubblicità esercita sui mezzi di comunicazione, la presenza del mercato spettacolarizza e mercifica l’informazione tanto da renderla asettica ed anodina od al limite la trasforma in giornalismo servile utile a garantire la conservazione sociale o gli alti stipendi delle cosiddette firme del giornalismo italiano. Gurrieri inoltre ha attaccato l’ordine dei giornalisti e come questo strumento andrebbe azzerato perché esso è uno dei tanti cappi al collo di chi vuole esercitare il naturale diritto di produrre comunicazione; concludendo il suo intervento ha esposto sinteticamente la storia di Sicilia libertaria e le sue attuali difficoltà economiche. Ruta ci ha reso partecipi della sua esperienza personale e della persecuzione che sta subendo da parte della magistratura, per avere denunciato degli intrecci politico-malavitosi nel ragusano, con i suoi libri: ha poi citato l’esempio di un giornalismo d’inchiesta come quello di Tommaso Besozzi, che per il settimanale “Epoca”, in tempi non sospetti, fece un’indagine su Portella della Ginestra scoprendo il pozzo senza fondo di intrecci politico-DCMafia e servizi segreti USA e del suo tragico isolamento nel sistema giornalistico italiano che lo portò al suicidio. L’iniziativa è stata chiusa con un dibattito che ha spaziato dalla necessità che gli strumenti di controinformazione esistenti vivano e vadano potenziati, alla possibilità di allargare l’uso dei mezzi d’informazione per poter avere più strumenti a disposizione; in buona sostanza si è aperta una discussione su un tema certamente di notevole spessore che ci ha permesso sia un confronto che un arricchimento in prospettiva fun tura. Uno dei partecipanti NOTO. Informazione e libertà U RAGUSA. 2 marzo, convegno su Franco Leggio Il Convegno Storico-Politico “La scintilla darà la fiamma...” - Franco Leggio e l’anarchismo italiano dal dopoguerra ai “nuovi movimenti” (1945-1965), si svolgerà domenica 2 marzo presso i locali del Centro Servizi Culturali, via Diaz 56 - Ragusa. Queste le relazioni: Mattino, ore 10,00 • Pippo Gurrieri: Franco Leggio: un anarchico di Ragusa nelle lotte sociali del dopoguerra. • Octavio Alberola: F. Leggio e la solidarietà ai resistenti spagnoli. • Vanni Giunta: F. Leggio editore. Pausa pranzo, con buffet. Pomeriggio, ore 15,00 • Franco Schirone: L’apertura internazionale dell’anarchismo italiano e i “nuovi movimenti”. • Natale Musarra: Il posto di F. Leggio nell’anarchismo italiano Comunicazioni, testimonianze, dibattito. Seguirà un programma culturale e un recital di canti anarchici, con Santo Catanuto. www.sicilialibertaria.it SICILIA LIBERTARIA n GENNAIO 2008 n Cronachetta Iblea RAGUSA. Cancellati tre consigli di quartiere L a giunta Dipasquale, cedendo alle pressioni dell’opinione pubblica, ha deciso di cancellare, a termine legislatura, i consigli di quartiere di Ragusa Centro, Ovest e Sud, mantenendo in vita solo quelli di Marina, San Giacomo e Ibla. Ma la “via di mezzo” scelta non è giustificata dalla necessità di mantenere degli organi istituzionali nelle zone urbanisticamente più lontane o comunque circoscritte e con una loro specificità. Trattandosi, infatti, di istituti inutili, tenuti in piedi solo a scopo consultivo, senza agganci con la realtà, ma aventi solo la funzione di aggregazione di clientele nella fase elettorale, di concessione di stipendi a portaborse, e di trampolino di lancio per politici in erba e scansafatiche vari, non v’è motivo di tenere in vita questi tre consigli. Meglio sarebbe un decentramento effettivo dei servizi nelle aree interessate, ed una maggiore attenzione ai problemi che vi si manifestano. In quanto a coloro che stanno difendendo i consigli soppressi, fra cui il centro-sinistra, sappiamo con quanta demagogia e interesse lo facciano. Ma tutto questo con i problemi della popolazione, non c’entra. Come questi anni di esperienza consiliare han dimostrato, non esiste correlazione tra il mondo dei politici e quello di chi vive nei quartieri. Ai cittadini facciamo un appello MARINA DI RAGUSA. La storia ridotta a rudere Cronaca di una demolizione annunciata. L a giunta Dipasquale non ha perso l’occasione per procedere imperterrita nell’opera di “riqualificazione” ambientale, già inaugurata dalla precedente amministrazione, ed ha omaggiato i “Mazzariddari” di un inconsueto dono natalizio mediante l’abbattimento della Camparia. Ovviamente anche quest’anno, non sono mancati i rituali addobbi, la distribuzione di panettoni, in ottemperanza al millenario ed imperiale costume definito dal motto “panem et circenses”. Il tutto utile per distogliere l’attenzione dei cittadini dall’urgenza di problemi quali: la cementificazione del territorio e del litorale marino, la carenza di spazi verdi, la fatiscenza della rete idrica, che ha ridotto alcuni quartieri a delle isole galleggianti. La Camparia, nel lessico popolare, indicava un edificio in cui si svolgevano attività lavorative che consentivano di “campare” a uomini e donne che traevano dal mare le risorse per affrontare i disagi causati da una endemica miseria. Essa era parte integrante del nu- cleo di edifici sorti a ridosso della Torre, risalente al XVI secolo, e intorno al quale l’originario scalo avviò le prime attività marittime e mercantili, che culminarono nell’acquisizione del ruolo di imbarcadero per la pietra asfaltica nel corso della prima metà del secolo scorso. La struttura, ridotta ormai a un rudere, a causa dell’inveterato disinteresse degli enti locali che avrebbero dovuto pianificare progetti di tutela del bene culturale, ha visto segnata la propria sorte nel momento in cui si è predisposta la tendenza a convogliare a Marina di Ragusa futili iniziative destinate, secondo le intenzioni degli esponenti politici di turno, al potenziamento del turismo “mordi e fuggi”. E tutto ciò con la rassegnata acquiescenza dei residenti, male o per nulla rappresentati dai consiglieri di circoscrizione, proni nel sottoscrivere le direttive dei partiti politici di appartenenza, in quanto solleciti promotori di proposte non finalizzate alla tutela della nostra identità storico-culturale e, pertanto, corresponsabili del saccheggio del nostro patrimonio ambientale a causa di logiche privati- ome nella migliore tradizione poliziesca, il blitz del Comune di Ragusa a Marina si è svolto all’alba, mentre i cittadini dormivano: a pochi giorni dal natale le ruspe, guidate dal sindaco, hanno cominciato ad abbattere l’ex Camperia tagliando corto sulle discussioni apertesi da tempo in merito al destino dello stabile. Duecento cittadini avevano invano firmato una petizione perché la struttura venisse ristrutturata La Camperia prima della ruspa perché si organizzino alla base ogni volta che devono esprimere un malessere, una rivendicazione; perché solo dalla pressione dal basso e dall’esercizio di una autentica partecipazione popolare, possono svilupparsi i percorsi per la soluzione dei problemi e la crescita civile e sociale delle persone. Tutte cose che i meccanismi di delega e di sperpero di denaro pubblico hanno cercato di corrompere e n spezzare. stiche e imprenditoriali, come pure della distorta o scarsa coscienza politica delle nuove generazioni, sempre più attratte da proposte di ordine consumistico, poiché educate in seno ad un generale contesto sociopolitico che ostacola la riflessione critica. La demolizione della Camparia ha annullato una testimonianza popolare. Una colata di cemento soffocherà le voci e la memoria della soffe- renza e della fatica di una piccola; ma non per questo meno importante comunità di pescatori. Perché questo non accada del tutto e per combattere l’inadempienza delle istituzioni è auspicabile la costituzione di un comitato di base, autogestito dai cittadini, impegnato in primo luogo nella tutela dell’ambiente, in dibattiti di interesse pubblico, nella creazione di spazi alternativi per le donne e i giovani. n Giusy Carnemolla adeguatamente per servire da luogo di socialità o da museo; anche un Comitato si era costituito. Quale i motivi di tanta fretta dipasqualese? Come sempre il nostro sindaco-ruspa dimostra di avere le idee chiare: spianare, per poi progettare, appaltare, costruire, qualsiasi cosa, un parcheggio, una rotatoria, una piazza, una struttura, purché i suoi amici appaltatori abbiano lavoro e denaro pubblico. In- fatti, come in altre vicende (metropolitana docet!) al sindaco ruspante non interessano le opere che costano troppo poco, ma solo quelle che mettono in circolazione milioni di euro. Lo abbiamo visto con i peep, quando si è esposto oltre ogni limite per perorare la causa degli amici costruttori (e adesso sta combattendo come un leone contro il Tar che glieli ha bloccati). Non vorremmo che anche qui c’entrassero i soliti amici... La Sovrintendenza si è svegliata a misfatto avvenuto e ha “bloccato” una demolizione oramai conclusa, aggiungendo dell’altro squallore ad una storia sconcertante: Marina di Ragusa, dopo il Porto e il lungomare, ancora una volta violata come una donna debole e indifesa, che non può avere una sua storia, una sua dignità, e non può progettare il proprio futuro. n d un mese di distanza dal Consiglio Comunale dedicato al tema dei rifiuti e della discarica e a poco più di due mesi dalla scadenza della chiusura della discarica di S. Biagio a Scicli, sembra essere calato il silenzio sul problema. Niente è stato fatto dal Sindaco Torchi e dall’Assessore Gerratana per ridurre il peso dei rifiuti in discarica, niente è stato proposto in termini progettuali per tentare di uscire dall’emergenza che la città sta vivendo e della quale a breve si potrebbero evidenziare gli aspetti più drammatici e che porterebbero in pochi giorni a scenari “campani”. Non un solo intervento per tentare di ridurre i 94kg di rifiuti su 100 che buttiamo in discarica, non un solo centesimo di euro per promuovere la raccolta differenziata. E intanto il tempo passa e i soldi che i cittadini modicani pagano per il conferimento dei rifiuti continuano ad essere sempre di più e sempre gravati dalle penali per il mancato raggiungimento degli obiettivi fissati per la raccolta differenziata. E’ opportuno infatti ricordare che la legge “multa” i comuni che non hanno raggiunto il 35% di raccolta differenziata entro il 2006 e che non raggiungeranno il 45% entro il 31 dicembre 2008. In Italia oltre 1150 comuni hanno raggiunto l’obiettivo minimo; tutti gli altri, Modica compresa, a causa della superficialità, dell’incapacità e dell’irresponsabilità di sindaco e amministratori, pagano questa penale che si aggiunge alla canonica tassa sui rifiuti, e i modicani probabilmente continueranno a pagarla anche nei prossimi anni perché ad oggi non esiste alcun piano o progetto per l’incremento della raccolta differenziata. Ma arrivati quasi al nuovo anno cosa dobbiamo pensare? Che Sindaco e Amministrazione hanno avuto conferma di “miracoli” dai piani alti del palazzo del potere? Che S. Biagio non chiuderà, ma è meglio non parlarne altrimenti i cittadini sciclitani torneranno a far sentire la propria voce? Che la vasca di Cava dei Modicani sarà completa alla chiusura di S. Biagio, ma è meglio non dire ai ragusani che andremo tutti a conferire nella loro discarica e che, senza interventi di riduzione dei rifiuti e una forte raccolta differenziata, la riempiremo in pochissimo tempo e dovremo aprire altre discariche e poi altre ancora? O forse si aspetta di arrivare a pochi giorni dal 29 febbraio per poter imporre, con la solita strategia dell’emergenza, scelte pesanti e disastrose passando sulla testa dei cit- tadini? O peggio ancora, Sindaco e Amministratori pensano che il consenso elettorale sia un lasciapassare per qualsivoglia turpe intervento? No, i cittadini modicani stanno già comprendendo l’errore commesso e, a velocizzarne la consapevolezza, oltre alla scellerata amministrazione finanziaria dell’ente, certamente sta influendo l’aumento delle tasse e non ultimo il 65% in due anni della tassa sui rifiuti. No, non abbasseremo la testa. Tutt’altro! La terremo alta e faremo conoscere a tutti quali e quanti interventi potrebbero farci uscire da questa drammatica situazione e quali e quanto forti siano le complicità e le resistenze che puntano a lasciare nell’emergenza rifiuti la nostra città e la Sicilia tutta. n Per il movimento politico “Una nuova prospettiva” Maurizio Pisana e Piero Paolino nche quest’anno, in occasione dell’ottavo anniversario della strage nel Centro di permanenza temporanea “Serraino Vulpitta”, abbiamo organizzato una due giorni di iniziative per ricordare tutte le vittime dell’immigrazione e delle frontiere e rinnovare l’impegno e la lotta contro tutte le leggi razziste e per la chiusura di tutti i CPT. Venerdì 28 dicembre, anniversario del tragico rogo in cui persero la vita Rabah, Nashreddine, Jamel, Ramsi, Lofti, Nasim in seguito a un tentativo di fuga, militanti antirazzisti e cittadini solidali provenienti da Trapani, dalla provincia e da Palermo hanno tenuto un presidio di circa tre ore davanti il CPT “Vulpitta” per esprimere la propria vicinanza e solidarietà agli immigrati reclusi. Per tutto il pomeriggio, un piccolo ma potente sound-system ha sparato musica che i migranti hanno dimostrato di apprezzare salutandoci e applaudendo. In seguito, gli anti- razzisti hanno dialogato con i reclusi che hanno fornito il solito quadro desolante delle condizioni di vita all’interno del CPT: scarsa qualità del cibo somministrato, inadeguatezza e mancanza di riscaldamento degli ambienti e dell’acqua corrente. E poi, storie personali che danno la misura precisa del dramma vissuto da chi, per esempio, viene sbattuto in un CPT dopo quindici anni di permanenza regolare in Italia per il solo fatto di non aver potuto rinnovare il permesso di soggiorno; o da chi si ritrova a essere “clandestino” pur essendo sposato con un’italiana in attesa di un figlio; o da chi viene scoperto a lavorare in nero in campagna e viene condannato per questo alla detenzione amministrativa in attesa di espulsione. L’amarezza nelle parole degli immigrati era palpabile così come la loro aperta condanna delle leggi italiane che rendono possibili questi soprusi quotidiani. Gli antirazzisti in piazza hanno espresso la loro vergogna per l’esistenza di strutture come il “Vulpitta” ma hanno ribadito ai detenuti il loro impegno affinché i CPT siano chiusi al più presto perché si tratta di una battaglia di libertà nella quale siamo coinvolti tutti, italiani e non italiani. Sabato 29 dicembre presso l’antico Palazzo della Vicarìa a Trapani si è tenuto un incontro pubblico sul tema “I flussi migratori tra sfruttamento, repressione e derive razziste” alla presenza di molte persone che hanno addirittura riempito la sala conferenze. L’incontro è stato arricchito dalla partecipazione di Gabriele Del Grande, fondatore di “Fortress Europe”, che ha presentato il suo ultimo libro “Mamadou va a morire. La strage dei clandestini nel Mediterraneo”. La discussione ha affrontato e analizzato molti argomenti: le dinamiche dei flussi migratori, le ragioni profonde legate alle fortissime sperequazioni tra Nord e Sud del mondo, le politiche repressive degli stati e dei governi funzionali alla tutela degli interessi padronali, il dilagante razzismo presente nella società, fomentato dai media e dalla classe politica con campagne allarmistiche e di emergenza securitaria, la cruda descrizione del CPT “Vulpitta” attraverso l’esperienza diretta di chi vi ha fatto ingresso, la necessità di tenere sempre alta l’attenzione su ciò che accade nei CPT e alle frontiere partendo dalla consapevolezza che più le lotte saranno autorganizzate e indipendenti e più ampi saranno i margini di successo in vista di un miglioramento delle condizioni attuali degli immigrati e, soprattutto, dell’unico obiettivo davvero irrinunciabile: l’abolizione delle leggi razziste e la chiusura dei Centri di n permanenza temporanea. Coordinamento per la Pace Trapani CAMPERIA. Ruspa Dipasquale colpisce ancora C MODICA. Rifiuti: anno nuovo stessa emergenza A TRAPANI. Le iniziative per ricordare le vittime del rogo del 28/12/1999 A SICILIA LIBERTARIA n GENNAIO 2008 Terremoto. Il 1968 tra distruzione e lotte per l’autogoverno La lezione del Belice Q uarant’anni fa, alle ore 2’30’’ del 15 gennaio 1968, un violento terremoto, annunciato con forti scosse fin dal pomeriggio precedente, abbatté le più povere case dei paesi a ridosso del fiume Belice, nella Sicilia Occidentale. In alcuni Comuni (Gibellina, Salaparuta, Poggioreale e Montevago) la rovina fu totale da consigliare l’abbandono e la ricostruzione in un altro sito. I morti furono 296 sotto le macerie, 459 (al 15 marzo 1968) per il freddo, la fame, le malattie, perlomeno 100.000 i senzatetto. I soccorsi dello Stato, come al solito, arrivarono in ritardo. Ne furono invece organizzati spontaneamente, fin dalle prime ore successive, dai giovani delle località vicine e degli stessi paesi terremotati. Nelle settimane e mesi seguenti la solidarietà si allargò a tutta l’Italia (il movimento studentesco, che avrebbe ben presto infiammato le piazze e le università, inviò carovane di volontari) e all’estero, ovviando nuovamente alla carenza dello Stato nel fornire tende , viveri, coperte, indumenti, medicinali. Su “L’Agitazione del Sud”, il mensile allora organo della Federazione Anarchica Siculo-Calabra, nel suo numero di gennaio apre una sottoscrizione straordinaria pro-terremotati i cui proventi in denaro o pacchi di vestiario (provenienti in gran parte dai compagni nordamericani, molti dei quali emigrati o figli di emigrati dei paesi colpiti dal terremoto) furono affidati per la distribuzione agli anarchici di Salemi, Santa Ninfa, Calatafimi, Menfi e Marsala. Particolarmente attivo fu il gruppo di Santa Ninfa (Li Causi, Di Mino, Truglio, Bonafede, Giaramita e Lombardo), che allestì un vero e proprio centro autogestito per la raccolta e distribuzione di viveri e materiali. Piero Riggio, il direttore del giornale, Antonio Cardella e Vincenzo La Cavera furono tra i primi ad accorrere da Palermo nella zona terremotata con generi di conforto. Melchiorre Palermo, Luigi Li Causi e Rolando Certa scrissero cronache sul dopo-terremoto rispettivamente a Salemi, Santa Ninfa, Mazara del Vallo, e seguirono in presa diretta le lotte dei comitati popolari che andavano ricostituendosi, dopo un primo comprensibile momento di smarrimento, in tutta la valle del Belice. Questi comitati rappresentano uno dei principali esperimenti di partecipazione diretta, dal basso, con metodologia e obiettivi radicali, che siano mai stati condotti in Italia. Il primo di essi era sorto a Roccamena nel 1960, emanazione del Centro studi e iniziative per la piena occupazione creato da Danilo Dolci e dai suoi collaboratori. Nel giro di due anni, sotto l’impulso di Lorenzo Barbera, di Paola Buzzola (moglie di Barbera, che ne diresse l’organo di stampa “Pianificazione siciliana”) e di Carlo Doglio, l’urbanista anarchico che curò la formazione degli esperti in pianificazione territoriale (almeno uno per ogni paese), sorsero 19 comitati in altrettanti Comuni sui 25 che ne contavano le valli dello Jato, del Belice e del Carboj. Ogni comitato elaborava e discuteva in affollate assemblee un “piano di sviluppo” basato sull’”individuazione e la valorizzazione delle risorse locali”, e conduceva una serie di “pressioni popolari” nei confronti delle istituzioni per poterlo realizzare. L’intenzione di Doglio, motivo della sua rottura con Dolci, era di indurre i comitati popolari a trasformarsi in organi di autogestione dei rispettivi territorio per poi estendersi, a cerchi concentrici, in tutta l’Isola ed oltre. Alcuni comitati giunsero effettivamente ad esautorare dalle loro funzioni i poteri locali che si limitavano pertanto a ratificare le decisioni prese nelle assemblee popolari. Nel 1965 nacque il Comitato intercomunale per la pianificazione organica della Valle del Belice che elaborò una serie di progetti comuni all’intera zona (dalle dighe al rimboschimento, dalla revisione della riforma agraria all’ampliamento della rete viaria, dalla scuola per tutti alla valorizzazione turistica dio Selinunte) e promosse iniziative di lotta culminate, dal 5 all’11 marzo 1967, nella Marcia per la Sicilia Occidentale e per un nuovo mondo (da Partanna a Palermo), che coinvolse migliaia di persone. Il terremoto del 15 gennaio 1968 costrinse questo movimento a mutare i suoi obiettivi immediati, privilegiando l’assistenza umanitaria e la ripresa delle pur minime attività sociali che si presentavano fortemente compromesse (dispersione dei nuclei familiari, disoccupazione), mantenendo comunque quelli di lungo periodo, anzi legandoli strettamente ai progetti di ricostruzione. Gli ostacoli che incontrò ne inasprirono la critica alle istituzioni regionali e nazionali. Il nuovo Centro studi valle Belice, che aveva sede a Partanna ,nella baracca intitolata a Martin Luther King, condivise con “L’Agitazione del Sud” l’analisi circa le responsabilità sia delle distruzioni e delle vittime che della situazione critica in cui versava la popolazione. Piuttosto che nel terremoto, fatto di per sé imprevedibile, esse risiedevano nell’abbandono storico in cui lo Stato italiano aveva lasciato il Belice, specialmente i suoi abitanti più poveri (a crollare erano state principalmente le loro case di tufo, non quelle in cemento armato), rinnovato dopo l’ evento sismico, dai ritardi nei soccorsi, dalla disorganizzazione, dall’eccesso di burocrazia, da speculazioni, accaparramenti, sperperi, favoritismi, corruzione, mafia. Dal 3 marzo 1968 si tiene il primo presidio davanti alla Camera dei Deputati, a Roma. A protestare sono in 1500 giunti con tutti i mezzi dal Belice (ma anche dall’interland milanese, da Firenze e dalla stessa Roma, dove sono ricoverate alcune migliaia di profughi), nonostante il pesante boicottaggio delle autorità. Se ne andranno l’8 marzo, dopo aver strappato ai deputati una legge che finanziava la ricostruzione, rimasta però lettera morta nei tre anni successivi. Il Comitato organizzatore, al ritorno, non nascondeva l’amarezza per il rigetto di alcune sue richieste (in particolare: 1) che le amministrazioni locali, i comitati cittadini, il comitato di zona e le assemblee popolari partecipassero di- Speciale Belice www.sicilialibertaria.it Gibellina, 15 dicembre 1968 rettamente al controllo del processo di ricostruzione; 2) che dagli appalti venissero esclusi i mafiosi e i politici corrotti) e chiamava subito a nuove mobilitazioni. Nei mesi ed anni seguenti si succederanno ininterrottamente presidi (di nuovo a Roma nel Natale 1969, il 27 ottobre 1970, il 14 gennaio 1974, ecc.), convegni (i più partecipati a Partanna il 1° giugno 1969 e a Santa Ninfa il 7 dicembre dello stesso anno), marce di protesta a Palermo (le prime il 9 luglio 1968, il 20 gennaio 1969 e il 1° giugno 1970), “campagne di pressione” concentrate in pochi giorni, con assemblee popolari in ogni paese, scioperi, blocchi stradali, cortei, scritte murali, digiuni collettivi, denunce pubbliche e “giudizi popolari” (celebre quello ai politici responsabili della mancata ricostruzione, tenuto a Roma nel settembre 1969). Ogni piccola concessione rendeva sempre più radicale il movimento. Suoi rappresentanti d’altronde parteciparono in diverse città d’Italia alle mobilitazioni studentesche ed operaie di quegli anni, il che gli permise di non isolarsi e di fungere da modello per altre lotte popolari. Furono tre in particolare gli strumenti di lotta utilizzati nel Belice ad essere ripresi a livello nazionale: il “Piano di sviluppo della zona”, con- creta alternativa ai progetti frammentari calati dall’alto; il rifiuto di pagare le tasse; l’obiezione di massa al servizio militare. Un primo Piano, elaborato dal Centro Studi di Partinico con l’aiuto di una èquipe di tecnici, venne presentato pubblicamente il 15 settembre 1968. Il coordinamento popolare indisse a suo sostegno 50 giorni di pressione e il plastico del piano venne portato e discusso ovunque. Un secondo Piano, definito di “sopravvivenza”, fu elaborato interamente dal basso a partire dal gennaio 1970: esso prevedeva una serie di misure immediate (50.000 case, 3 dighe, 20.000; posti di lavoro, 28.000 ettari di boschi, 1.500 chilometri di strade) e influì non poco sulle scelte definitive per la ricostruzione. L’”antitasse” consisteva nel rifiuto di, pagare ogni tipo di imposta o bolletta finché perdurava lo stato di disagio delle popolazioni. I comitati si attrezzarono di squadre di tecnici che intervenivano tempestivamente a riallacciare la luce, l’acqua, il telefono ogni qualvolta venivano tagliate. Alla fine il governo concesse proroghe ed esenzioni. L’”antileva” nacque nel febbraio 1970 ed ebbe uno sviluppo impetuoso nei mesi successivi col coinvolgimento di centinaia di giovani nella Sicilia Occidentale che preferivano rimanere a lavorare per la ricostruzione (rivendicando ad essa le risorse sprecate nella produzione di armi) piuttosto che partire soldati per destinazioni lontane. Nonostante le minacce, le persecuzioni, le provocazioni del generale Dalla Chiesa che fece arrestare una ventina di giovani, il movimento tenne duro fino all’approvazione di una apposita legge sul servizio alternativo per le classi del 1950 al 1953. Lo Stato venne quindi costretto a fare delle concessioni, congegnate però in modo tale da consentirgli un graduale recupero del movimento popolare. La tensione rimase tuttavia alta fino all’approvazione della legga 178/76, perfezionata poi dalla legge regionale 1/1/1986, che diede facoltà ai Comuni di gestire in proprio le risorse ed aprire grandi cantieri per la ricostruzione. Il raggiungimento dell’obiettivo principale, seppure in un’ottica che escludeva la partecipazione dei comitati e suscitava nuovi appetiti speculativi e mafiosi; il dispiegarsi dei lavori col relativo ricatto occupazionale; l’opera deleteria della chiesa (si mise particolarmente in mostra don Riboldi, futuro vescovo di Acerra); il riaffiorare delle antiche divisioni di campanile; l’ingerenza sempre più spinta di sindacati e partiti, anche dell’estrema sinistra, con reciproche accuse di strumentalizzazione; le scissioni prima con Dolci e col Centro di Partinico, poi all’interno dello stesso Centro studi di Partanna; il “riflusso” dei movimenti di contestazione in tutta Italia; contribuirono ad accentuare la crisi del movimento. In realtà tale crisi aveva le sue radici nella mancata corrispondenza della radicalità dei metodi usati con la radicalità di quel progetto sociale, o di quella visione politica (l’autogoverno del territorio), che continuamente emergeva proprio dalla conduzione unitaria, dal basso e coinvolgente, delle lotte. Pericolo che additiamo a quanti ancora oggi si ispirano a istanze di base e metodologie analoghe a quelle n impiegate nel Belice. Natale Musarra 3 REPORTAGE. Le astronavi degli architetti atterrano a Gibellina “C he disgrazia, signore, che disgrazia!” ci dice la signora Ada, proprietaria del bar situato all’interno del Meeting, la sculturaedificio polivalente di Pietro Consagra, guardando fuori dalla vetrina del locale. Sullo sfondo il Teatro di Giuseppe e Alberto Samonà in costruzione da trent’anni. “Si alza di un metro ogni dieci anni” commenta la donna da dietro il banco del bar deserto, con un lampo feroce negli occhi. Siamo a Gibellina, paese interamente ricostruito negli anni settanta a pochi chilometri dal luogo originario, completamente distrutto dal terremoto del 15 Gennaio 1968. Ministri, sottosegretari, funzionari pubblici, imprenditori chiamando a raccolta circa 500 urbanisti, scultori, architetti, artisti hanno dato forma alla città nuova: un museo all’aperto, un progetto urbano moderno, dedicato alla bellezza, rivolto all’uomo. Così almeno si diceva nelle conferenze stampa ufficiali, e si ripete tuttora nei viaggi d’istruzione scolastici. In questa mattina di dicembre 2007 l’impressione è invece quella di un intero paese cresciuto sotto la pistola puntata della ricostruzione, e di cittadini che vivono la propria città come, appunto, una disgrazia: artistica, in questo caso. La piazza è deserta, e tra rifiuti, erbacce, calcinacci d’opere d’arte e edifici mai vissuti e in degrado, sembra di essere capitati in un parco giochi abbandonato. Ferro arrugginito a vista, e cemento armato che sta scoppiando. Gli edifici disabitati e in rovina sono invasi dai piccioni e tra tanta tristezza e rabbia, c’è almeno una buona notizia: il tetto della Chiesa Madre con cupola a forma di un’enorme sfera bianca, è crollato prima di essere terminato, e la struttura di Ludovico Quadroni è tuttora abbandonata. Più in basso, quella che doveva essere un’opera d’arte viva, un lago, è un pantano sporco dove si buttano i rifiuti e che ormai nessuno guarda. Gibellina esibisce una civile, politica e colta toponomastica, l’unica in Italia ad avere eliminato nomi d’eroi o santi: via A. Moro, via J. Beyus, via A. Fanfani, via della Rivolta Contadina, via M. Schifano... Nomi come stereotipi; le idee ridotte a rappresentazione. L’arte o il progresso, per farli esistere, non basta soltanto nominarli: la vita è un’altra cosa. All’ingresso di Gibellina l’enorme Porta del Belice, una stella in acciaio alta 24 metri, e poi sulle strade e nelle piazze decine di sculture come astronavi aliene atterrate per caso in un posto sconosciuto. Attorno, il Paesaggio circostante: campagne, nuvole, pietre che assomigliano alle facce di chi vive in quel posto più di quanto lo possa mai essere qualsiasi altra cosa pensata da chi non c’è nato, sotto queste nuvole. “Gli abitanti sono disperati, o scomparsi. Una Pompei nel Belice, ci sarebbe voluta - ci racconta un signore - altro che questa follia. Perché alla disgra- zia del terremoto, qua si è aggiunta quella della ricostruzione”. Nel largo del Municipio gli uffici sono chiusi; addossati al colonnato decorato con enormi mosaici in ceramica policroma, solo quattro cani accucciati l’uno all’altro. Tutto il resto è vuoto. Abitano in questo spazio settemila cittadini; deportati dentro un’opera d’arte che non hanno scelto di vivere. Poco lontano, quelle che erano le loro case. Prima sono state distrutte dal terremoto, ora sono diventate una gigantesca opera di land art: il “Grande Cretto” di Burri. Una colata di cemento bianco ferma quel 15 gennaio di quarant’anni fa: i ruderi di Gibellina sono un pugno nello stomaco, un gesto forte dove l’arte diviene strumento, non fine autoreferenziale. L’opera di Burri è un emozionante sudario sotto il quale, come in un labirinto, si intravede l’antico impianto viario, che con i suoi isolati e le sue stradine rinnova la memoria di Gibellina; tra i paesi del Belice il più colpito. Salaparuta e Santa Ninfa, con meno morti, meno distruzioni e meno ricostruzione, sono state più fortunate. A pochi chilometri, la torre del municipio di Poggioreale ricorda quella di un paese americano degli anni cinquanta: ma nonostante i progetti d’architetti progressisti siamo nell’entroterra trapanese, tra templi greci, bagli, ulivi, e all’orizzonte il mare. “A Poggioreale siamo 1.300 abitanti e 7.000 pecore” ci dice sogghignando un abitante del luogo, mentre guardiamo dall’alto la piazza Elimi di Portoghesi: posto inutilizzato, sostiene l’uomo. “Il giovedì si riempie perché vengono degli ambulanti a vendere elastici e canottiere, per il resto è vuoto e inutile”. Più in alto, case popolari mai abitate che stanno crollando, appartamenti di 80 metri quadri svenduti a vacanzieri palermitani per 10.000 euro. A fianco c’è il nuovo Teatro comunale: i vetri sono rotti, le porte divelte e l’intera struttura è abbandonata. “Chi può, va via: Freiburg, Germania, oppure l’Emilia. Qua rimane solo chi è stanco” continua il nostro interlocutore. I colombi hanno invaso le case disabitate; il cavalcavia pensato da architetti al cemento armato dimostra la sua sola utilità dando asilo a migliaia di piccioni, unici beneficiari di cotanto ardire stilistico caduto sul Belice come un’atomica. Il vecchio paese, distrutto dal terremoto e disabitato da quarant’anni è ancora lì, poco distante dalla città nuova. “Siamo come l’ultimo vagone di un treno: quando lo si perde, non se ne accorge nessuno” conclude il signore di Poggioreale girando lo sguardo verso la costa in lontananza. In queste zone della Sicilia, dalle parti di Mazara del Vallo, a volte, sospesa tra il cielo e l’acqua appare sul mare una città fantasma: è la Fata Morgana, che c’inganna con le sue bugie. n Aldo Migliorisi l 30 dicembre 1997 moriva a Partinico, presso Palermo, Danilo Dolci, urbanista, sociologo, poeta, educatore e riformatore sociale. In occasione del decennale si sono svolte numerose manifestazioni per ricordarlo: a Basilea, Roma, Firenze, Piacenza, Partinico, Trieste, Sesana (in Slovenia, la sua città natale), Acireale e Palermo. Nelle ultime quattro località è stata esposta la mostra Una vita vissuta intensamente (ne esistono tre copie), composta da 41 pannelli dedicati all’attività di Dolci e dei suoi collaboratori, tra cui molti libertari, dall’Archivio Storico degli Anarchici Siciliani, grazie a documenti in suo possesso o forniti da amici e gruppi d’ispirazione dolciana. Ad Acireale, in particolare, si è tenuta una “settimana di studi” (10-14 dicembre 2007), nel corso della quale sono stati affrontati i vari aspetti della poliedrica personalità di Dolci, documentati dalla mostra, e i motivi della sua “attualità profetica”. In tale sede non ci si è limitati a commemorare Danilo e ad esaltarne la metodologia maieutica separandoli dai contesti storici, ma si sono affrontati - o almeno si è cercato di farlo - alcuni dei problemi posti dalla ricerca storica, che sul movimento dolciano è agli albori, e dall’applicazione stessa della “reciproca” ad ambiti diversi, non sempre pie- namente ricettivi. Quello che emerge, a distanza di dieci anni dalla morte, è la grande ricchezza e profondità delle elaborazioni prodotte da Dolci e dai suoi collaboratori ma, al tempo stesso, il grande difetto di conoscenza che su di esse hanno persino gli stessi ammiratori di Dolci. In particolare è stata sottolineata l’importanza di uno studio comparato tra le idee e i progetti politici, sociali ed educativi di Dolci, Capitini, L. Borghi, Doglio e dei tanti, più o meno noti, che tra gli anni Cinquanta e gli anni Settanta del Novecento hanno stretto rapporti o direttamente lavorato nel Centro Studi di Partinico e in quelli della valle del Belice. Ma oltre a quelle esperienze, che per la gran parte mantengono una vitalità straordinaria, anche gli insegnamenti dell’ultimo Dolci possono oggi venir colti in una chiave storica e di prospettiva tale da farne risaltare il carattere precorritore e ammonitore. Per gli anarchici, infine, la rivisitazione storica dei “movimenti dolciani”, l’impiego del metodo maieutico, la critica radicale alla società del dominio e ai suoi strumenti di omologazione, rivestono un’importanza capitale, se si vuole davvero puntare a un cambiamento strutturale, non solo di facciata, del n sistema. N.M. DANILO DOLCI. Il decennale I Le battaglie culturali 4 LIBRI. “Le parole e i fatti”, di Franco Leggio Amo veleggiare per mari proibiti. (H. Melville - Moby Dick) P arole come specchio dell’atroce realtà in cui la classe subalterna siciliana era immersa negli anni quaranta e cinquanta del secolo scorso, ma accompagnate dalla tensione ideale, dall’incitamento alla lotta. Parole frutto di osservazione acuta, sensibilissima, dolorosa, tanto da farsi in talune occasioni, a buon diritto, sostanziosa letteratura. Gl’interventi di Franco Leggio sulla stampa anarchica di quel periodo, che ora rivedono la luce per l’appassionata cura di Pippo Gurrieri, ci restituiscono una delle dimensioni umane e intellettuali di un compagno di strada che non soltanto seppe fare della sua vita un esempio, ma che fu anche prodigo di doni di grande valore in un tempo in cui l’oppressione culturale e politica raggiunse uno dei suoi massimi vertici. Dalle condizioni e dalle vicende dei minatori ragusani agli stanziamenti governativi per il ripristino di chiese, di collegi cattolici e di carceri danneggiati dalla guerra (lasciando nell’oblio le abitazioni private e le stazioni ferroviarie), dall’imperante “Scelbite” alle lotte dei braccianti agricoli, dal presunto miracolo di una “madonnuzza” alla brutale condizione carceraria, dal trasformismo dei pescecani ai reportages che hanno a soggetto i paesi di Buccheri e di Samugheo, la voce di Franco si dispiega per raccontare, far capire, solidarizzare, coinvolgere, ironizzare, indicare la possibilità della rivolta e la fattibilità delle utopie. Una lettura istruttiva e avvincente che ci auguriamo abbia un seguito, tale da rimettere in luce altri aspetti della personalità e dell’attività di Franco Leggio. Denis Diderot ne Le temple du bonheur scrisse: “Volete che vi esponga un bel paradosso? E’ che sono convinto che non può darsi vera felicità per la specie umana che in uno Stato ove non esistano né re, né magistrati, né preti, né leggi, né tuo, né mio, né proprietà mobiliare, né proprietà fondiaria, né vizi, né virtù; e questo Stato è diabolicamente irreale”. Ebbene, Stato a parte, Franco Leggio, come non pochi altri, ha ancora una volta dimostrato che la via che conduce a quel luogo ideale è percorribile e che la condizione umana vagheggiata appartiene al dominio delle realtà possibili. n Benito La Mantia Franco Leggio, “Le parole e i fatti”, Sicilia Punto L, Ragusa, 2007, pagg. 172, euro 8. Leggio ad un anno dalla morte abato 15 dicembre, nei locali del Centro Servizi Culturali è stato commemorato Franco Leggio nel primo annoversario della morte, e contemporaneamente è stato presentato il libro “Le parole e i fatti” curato da Pippo Gurrieri ed edito da Sicilia Punto L. Diversi compagni sono venuti da fuori Ragusa per partecipare al ricordo del compagno, compito affidato a Natale Musarra, che lo ha svolto brillantemente, ricostruendo la vita ed il ruolo di Franco nell’anarchismo. Musarra ha anche letto passi di documenti nei quali la particolare sensibilità di Franco ai problemi della sua e nostra terra, emergeva in tutta la sua portata, come quando rispose ad Aurelio Chessa - che gli chiedeva materiale per il suo archivio- che era importante tenere il materiale qui, perchè domani non si dovesse ancora una volta recarsi al Nord per studiarlo. Leggio auspicava, nella sua risposta, la costituzione di un archivio storico anarchico in Sicilia e, male che andasse, comunicava a Chessa la sua decisione di voler lasciare tutto alla Biblioteca Comunale “Giovanni Verga” di Ragusa. Natale è riuscito a scandagliare diversi aspetti dei molteplici impegni militanti di Franco, come quello della solidarietà attiva alla guerriglia spagnola o l’interesse e il suo incontro con i provos. E’ seguito l’intervento di Pippo Gurrieri, che ha raccontato del lavoro di ricerca fatto sull’attività giornalistica di Franco, e sull’importanza degli articoli raccolti nel volume, sia per quanto riguarda episodi di storia locale quasi cancellati, come la lotta nelle miniere, sia per l’attualità di certi temi (Pennavaria, le trivellazioni petrolifere); infine, si è soffermato sul livello letterario dei tre reportages presenti nel volume, di cui sono stati letti anche brevi brani. Dopo qualche intervento, la riunione si è conclusa dandosi appuntamento al 2 marzo nello stesso Centro Servizi Culturali, per il convegno storico su Franco. n n Novità in arrivo n Raul Pantaleo, “Attenti all’uomo bianco. Emergency in Sudan: diario di cantiere”. Elèuthera, 2007, prefazione di Gino Strada, 112 pp., euro 12,00, ISBN 9788889490396 I diritti d’autore di questo libro sono destinati a Emergency Elèuthera, via Rovetta 27, 20127 Milano, tel. 02 26 14 39 50 fax 02 28 04 03 40, e-mail: [email protected] www.eleuthera.it n Emanuele Treglia, “Proprietà e anarchia in Proudhon”, Edizioni La Baronata, 2007, pp; 48, euro 4,00. Edizioni La Baronata, C.P. 22, CH6906 Lugano (Svizzera), www.anarca-bolo.ch/baronata / e-mail: [email protected] n Daniel T. Unterbrink, “Gesù e Gesù” - Un ribelle ebreo sfidò Roma, morì su una croce e la Chiesa lo trasformò in dio, AlterEgo editore, 2007, pp. 303, euro 16,00. e-mail: [email protected] www.alteregoeditore.org n Selva Varengo, “La rivoluzione ecologica. Il pensiero libertario di Murray Bookchin”, Zero in Condotta, 2007, pp.187, euro 12,00. Autogestione, C.P. 17127 20170 Milano, tel/fax 02 2551994, e-mail: [email protected] www.zeroincondotta.org n Giovanni Domaschi, “Le mie prigioni e le mie evasioni. Memorie di un anarchico veronese dal carcere e dal confino fascista”, a cura di Andrea Dilemmi, Cierre edizioni/Istituto veronese per la storia della Resistenza e dell’Età contemporanea, 2007, pp. X, 409, ill., euro 18,00. n Stefano d’Errico, “Anarchismo e politica - Nel problemismo e nella critica all’anarchismo del ventesimo secolo, il “programma minimo” dei libertari del terzo millenio”, Rilettura antologica e biografica di Camillo Berneri. Mimesis edizioni, 2007, pp. 752, euro 48. [email protected] SICILIA LIBERTARIA n GENNAIO 2008 Musica. Karlheinz Stockausen è tornato su Sirio L’uomo che cadde sulla Terra N ella stella da dove veniva Karlheinz Stockhausen, i giornali non sono mai in ri- RAGUSA. Commemorato Franco S www.sicilialibertaria.it tardo. Ad esempio, quando sulla Terra muore qualche personaggio importante, i quotidiani pubblicano una cosa che si chiama necrologio. Su Sirio è invece tutta un’altra storia: lì, il giorno stesso della nascita di qualcuno di questi personaggi, i giornali fanno a gara per pubblicare l’articolo di benvenuto al mondo dei suddetti. Nelle redazioni Siriane i giornalisti, gente con pelo verde sullo stomaco e tante squame sulla faccia, chiamano queste composizioni genologi. Galassia che vai usanza che trovi, come dicono i tamarri di Alpha Centauri. La vita degli abitanti di Sirio è caratterizzata dalla loro smodata passione per la matematica, che li ha portati ad avere un particolare rapporto col tempo, lo spazio e, di conseguenza, con la musica. Su Sirio il rock è da tempo tramontato e i giovani alieni adorano la musica tibetana; la detenzione, lo spaccio e il consumo di sostanze televisive è ormai un triste ricordo del passato, rasentando percentuali vicine allo zero siderale; i libri, poi, si possono trovare solo presso gli spacciatori extra-mondo. Altissimo, di conseguenza, il numero di giovani bibliodipendenti. Grazie anche al fatto che i giornali pubblicano la notizia prima che il fatto accada, sull’ intera stella sono state abolite da tempo elezioni, parlamenti e governi, preferendo i liberi cittadini dello spazio prevenire, piuttosto che patire. Tutte queste meraviglie sono frutti della loro scienza dei numeri così progredita, di contrazioni spazio-temporali del tutto inusuali, dei loro tramonti così fosforescenti. Altri mondi, altri quartieri, altre solitudini; la necessità di crearsi scorciatoie, cantava un Poeta sulla Terra. Di tutte queste coincidenze, gli abitanti di Sirio ne sanno approfittare con rivoltosa eleganza e ardimentosa gioia. Da quelle parti i musicisti sono, tra tutti, quelli che se la spassano di più, avendo maggiori possibilità rispetto ai loro colleghi dell’ extramondo. Da un lato la passione tipica della civiltà Siriana per la matematica, la linguistica computazionale, i fenomeni statistici in astratto e i viaggi interplanetari; dall’altro l’attenzione per i risultati e non per il modo con il quale si ot- tengono. Tanto per dirne una, quasi tutti gli appassionati di musica su Sirio considerano il suono stesso come composizione finita: Stockhausen era tra questi. Per motivi del tutto sconosciuti, il piccolo Karlheinz cade sulla Terra agli inizi del XX secolo e negli anni ‘50 è già l’enfant prodige della musica elettronica. Studio I, quello che viene considerato il primo pezzo di musica elettronica mai scritto, è una sua composizione del 1953: sei intervalli naturali descritti da rapporti di numeri interi, suoni isolati, sequenze formate partendo da onde sinusoidali. Ad un matematico potrebbero venire in mente le analisi di Fourier e Helmholtz dei suoni come combinazioni di note pure. Non contento, pochi anni dopo il nostro tira fuori una cosina come Canto della gioventù: è il 1956, un periodo in cui bastava solo un piccolo passo in più per avere l’idea di comporre un singolo suono. Quel passo, grazie ai razzi propulsori che si era portato dalla sua galassia, Stockausen lo farà prima di tutti gli altri. Riportano le guide didattiche galattiche che i metodi di studio, su Karlheinz Stockausen (1928-2007) Sirio, sono particolarmente rigoro- che scriveva composizioni basandosi: per diplomarsi in composizione si si sulla successione di Fibonacci: 1, debbono studiare approfonditame- 2, 3, 5, 8, 13, .... Su Sirio ci sballano, ne le differenze tra i suoni; per per la matematica. esempio tra un suono di pianoforte, In quanto proveniente da la vocale A e il suono del vento. un’altra galassia, Stockhausen aveva Karlheinz, anche sul nuovo pianeta, preferenze del tutto particolari: tra non aveva smesso di studiare sui i pittori terrestri preferiva Paul programmi scolastici della sua stel- Klee, un suonatore ambulante imla d’origine: quale fosse il suono più brattatele a tempo perso; e tra gli semplice che si potesse ottenere, scrittori tale Novalis, sedicente poerumore bianco, rumori colorati, va- ta ammalato di romanticherie. Tra riazioni della velocità del suono. gli organi di senso umani, pare che Tutti i suoi lavori partiranno da que- il maestro agli occhi prediligesse le sti studi. orecchie. Lui affermava che gli ocSulla Terra, le nuove generazioni chi, su Sirio, sono considerati estredella seconda metà mamente limitati; ven del XX secolo lo codono solamente la nobbero grazie all’esuperficie del mondo pocale copertina di e dell’esistenza, la un dischettino nienquale non è altro che te male: Sgt Pepper’s illusione. Le orecchie, invece, possono Lonely Hearts Club entrare in un mondo Band dei Beatles. n molto più complicato Sul pianeta sono gli anni sessanta, quando Stockausen è e molto più ricco: la musica può ritratto nel disco in questione. A far- creare relazioni fra le più fini vibragli compagnia, altri alieni come zioni dell’uomo, e anche trasmetAleister Crowley, Albert Einstein, terle. Poi, tra una composizione e Buster Keaton. Bel colpo, per un l’altra, Stockausen raccontava che musicista girovago dello spazio che dalle sue parti, quando si guarda il chiamava i suoi brani con titoli come cielo all’imbrunire, e tra le costellaMusica aleatoria, Musica statistica, zioni infinite appaiono le bellissime Musica variabile, Musica spaziale; o sedici lune maculate di Sirio, gli an- Su Sirio ci sballano, per la matematica ziani dicono che la musica delle sfere non esiste. Su questa stella gli uomini non dimenticano mai la propria natura corporea, ricordando allo stesso tempo di essere degli spiriti. Macchina e pilota contemporaneamente, come dicono i Siriani quando vogliono farsi capire dai rozzi di Alpha Centauri. Ora, pare che ai primi del dicembre scorso Karlheinz Sockausen abbia abbandonato la sua macchina, ormai vecchia e malandata, da qualche parte sul pianeta Terra. Dopo il distacco, il pilota è felicemente ritornato su Sirio, dove attualmente sta benissimo ed ha ripreso a lavorare. I giornali locali dicono che il maestro ha già inciso con una nuova band di Beetle-core matematico, un genere terrestre molto urlato e pieno di tanti yè-yè. In copertina del disco ci sono quattro scarafaggi con baffi, capelli a caschetto e la pelle schifosamente bianca, senza peli verdi e priva di squame. Grazie a questo sorprendente look, tutti gli esperti di marketing interstellare concordano nel dire che l’oggetto venderà sicuramente un casino. Anche tra i truzzi di Alpha Centauri.n Aldo Migliorisi ([email protected]) Ricordando. Un racconto di Nancy Costanzo ed Elisabetta Medda Il giallo della divisa Ricordando la nostra compagna Nancy, deceduta due mesi fa, pubblichiamo questo racconto, contro il servizio militare femminile, scrittoda lei assieme ad Elisabetta Medda.. È cominciato tutto l’anno scorso, il 3 aprile. Il pomeriggio di quel giorno ho incontrato Donato, uno dei miei amici più cari, con un sorriso fino alle orecchie... Non essendo uno che ride spesso, gli ho chiesto che cosa lo rendesse così felice. Mi ha risposto: “ma ci pensi, Paola? Avevo già pronta la domanda di obiettore di coscienza, mi ero già rassegnato a buttare via un anno, e mi hanno scartato loro, per soprannumero... non mi sembra vero<;;; andiamo a bere una birra, vuoi?. Ho acconsentito, contenta di vederlo così allegro, ed intanto pensavo a mia sorella, non riuscivo a parlarne con nessuno della sua scelta, tanto meno con Donato, proprio in quel momento... era una cosa che non digerivo e non digerisco ancora oggi. Qualche mese prima, mia sorella aveva comunicato a me e ai nostri genitori la sua intenzione di andare volontaria nell’esercito ed ora era una donna-soldato. La vita è così assurda... mi era difficile fare il confronto tra le due situazioni, quella di Donato (e di altri nostri amici) e quella della decisione di mia sorella. Ma non c’è da fare alcun confronto, ho maturato poi... non c’è paragone tra chi si rifiuta di andare obbedire sparare e chi lo sceglie come mestiere... mia sorella ha fatto questo, non ci posso ancora credere, anche se ieri l’ho vista in divi- sa per la prima volta. Ho preso coraggio, con qualcuno dovevo parlarne (a casa ero rimasta muta) e l’ho fatto con Donato. Il suo sorriso è scomparso, quasi non riusciva più a bere birra, quasi mi dispiaceva averglielo detto, di avere un po’ rovinato quel piccolo festeggiamento... Poi abbiamo iniziato a discuterne, e lui mi voleva consolare della delusione che mia sorella mi aveva dato. Non che con mia sorella ci trovassimo d’accordo su tutto, anche fino a quel giorno; lei, più grande di me di due anni, cercava lavoro ed io ancora studiavo; non che ci fosse molto dialogo tra noi, anche per i tempi diversi di ognuna, ma una cosa del genere non me la sarei mai aspettata. I nostri genitori sono entrambi impiegati comunali e non sembrano dare peso alla cosa; per loro è una scelta come un’altra, anzi, sono d’accordo con la loro figlia che indossare la divisa è un passo in più verso la parità tra i sessi... Insomma, dopo aver parlato a lungo con Donato di queste e di altre cose riguardanti la scelta di mia sorella, ho visto a un tratto il volto del mio amico illuminarsi. Donato è fatto così, mentre parla ed ascolta non smette di seguire il flusso dei suoi pensieri, ha manifestato più volte questa sua caratteristica. Quindi ha esclamato: “Ma ci pensi come sarebbe carina tua sorella con la divisa gialla anziché grigia?”. Ed io: “Eh si, sarebbe proprio carina, ma lo farebbe uno scherzo simile?”. Ho ribattuto con una domanda perché avevo capito le intenzioni di donato, e lui ha subito capito che ero d’accordo; ormai ci conosciamo da parecchi anni. Intanto le birre erano finite, abbiamo pagato e siamo usciti. A casa mia non c’era nessuno, avevamo almeno due ore di tempo. Abbiamo comperato della tintura gialla e dopo mezz’ora la divisa era un capolavoro! L’abbiamo risistemata sul letto di mia sorella. Per più di un anno, io ed il solidale Donato siamo spariti dal paese e dalle vicinanze, abbiamo dimorato e lavorato in altri luoghi (io mi tenevo in contatto con i miei con lettere e senso unico, senza indicare il mio recapito). Quando siamo tornati, mia sorella lavorava in un negozio di abbigliamento. Appena mi ha vista, mi ha chiesto: “Ti piace la mia camicia gialla?”. Ci siamo abbracciate ridendo, mentre Donato sorrideva poco distante... n Nancy Costanzo Elisabetta Medda VITTORIA. 26 Gennaio, conferenza su Giorgio Nabita S i terrà il 26 gennaio 2008, nel settantesimo anniversario della morte, la conferenza commemorativa dell’anarchico vittoriese Giorgio Nabita, di cui pubblichiamo a pag. 5 la biografia, e sul quale Pippo Gurrieri ha appena ultimato di scrivere il libro: “Giorgio Nabita, sarto. Anarchismo e socialismo a Vittoria, 1889-1938”, in uscita presso Sicilia Punto L il prossimo mese di maggio. La conferenza sarà preceduta da una deposizione di fiori presso la via intestata al compagno nella sua città, circa vent’anni fa. Alla conferenza, il cui inizio è previsto alle ore 17 presso la sala dela Casa della Sinistra, in via Cavour n. 105, prenderanno parte: Vanni Spataro, che introdurrà i lavori, Pippo Gurrieri, con la relazione “Profilo storico-biografico di Giorgio Nabita”. Seguirà il dibattito. Durante la serata verranno letti brani di lettere e di scritti dell’anar- chico, e saranno esposti giornali, riviste, alla cui redazione ha collaborato, i quaderni con i suoi scritti e libri a lui appartenuti. Per maggiori informazioni contattare il giornale oppure consultan re il sito. Placido La Torre è morto Al momento di chiudere il giornale apprendiamo della morte del compagno Placido La Torre, avvenuta in una casa di cura a Messina, domenica 6 gennaio 2008, dopo un aggravamento della malattia che lo aveva colpito negli ultimi anni. Aveva 87 anni. Sul prossimo numero un ricordo del compagno. La redazione si stringe solidale attorno ai familiari e ai compagni messinesi. SICILIA LIBERTARIA n GENNAIO 2008 Noi www.sicilialibertaria.it Biografie di Anarchici Siciliani. Giorgio Nabita (1876-1938) La fiaccola del sarto anarchico N asce a Ragusa il 1° dicembre 1876 dalla relazione extraconiugale tra il benestante Giorgio Licitra e la giovane Gaudenzia Schembri, ma risultando “trovatello”, a seguito di messa in scena da parte dei genitori, gli viene imposto il cognome Nabita. A Ragusa apprende il mestiere di sarto, frequenta l’ambiente cattolico e fa le sue prime esperienze politiche sostenendo candidati municipali. Trasferitosi a Vittoria nel 1896, vi verrà comunemente chiamato “Lapuni” per il suo carattere laborioso e al tempo stesso pungente. Inizia a frequentare i giovani socialisti, in particolare Nannino Terranova e Vincenzo Vacirca che, nell’ottobre del 1899, fondano in città il Circolo Socialista. Nabita vi aderisce subito e ne diventa uno dei principali propagandisti, nonostante la sua cultura da autodidatta che raffinerà col tempo. Nel febbraio 1903 è tra i fondatori del Circolo Operaio “Enrico Ferri”. La crisi economica e sociale degli inizi del Novecento lo costringe però, due anni dopo, ad emigrare negli Stati Uniti. Lascia a Vittoria la moglie, Concettina Ranieri, sposata il 18 febbraio 1900 (gli darà un figlio, morto prematuramente nel 1901, e due figlie: Rygier Ribella - in onore dell’agitatrice anarchica Maria Rygier -, nata il 5 novembre 1911, e Alba, nata il 18 dicembre 1921). A New York trova lavoro in fabbrica e frequenta la folta colonia socialista e libertaria italiana. Grazie alle numerose sottoscrizioni che raccoglie e invia a Vittoria, riesce a farne sopravvivere i due circoli di Vittoria, quello socialista e quello operaio, ai quali, fin dal 1906, spedisce anche giornali e opuscoli di propaganda anarchica. Sovvenziona nel contempo anche il circolo socialista di Comiso e la neonata cooperativa di consumo di Vittoria. Al primi mesi del 1908 data la sua rottura col partito socialista, dovuta al cattivo uso dei fondi da lui raccolti con grande fatica in America e alle posizioni politiche riformiste ed equivoche dei socialisti vittoriesi. Tramite un giovane emigrato rientrato a Vittoria, il falegname Emanuele Terranova Giudice, fratello di Nannino, vi provoca il sorgere di un’aggregazione libertaria, il Gruppo “Senza patria”, poi Circolo di Studi Sociali Libertari, che ha un rapido sviluppo e si collega al rinascente movimento anarchico siciliano, facente capo a Paolo Schicchi e alla redazione del “Proletario Anarchico” di Marsala. Vi aderiscono, tra gli altri, lo studente poi avvocato Francesco Nicosia, Giovanni Morello, Ottavio Musumeci, Salvatore Pensabene, Giovanni Refano, Giovan Battista La Rosa, Gaetano Corbino, Giovanni Gelsomino, Giovanni Intrombatore, Gaetano Cassarino, Salvatore Cernigliaro, Rosario Macca, Giovanni Cottone Fede, Giovanni Consalvo, Francesco Giannone, Giovanni Grasso, Salvatore Colantonio, Domenico Intino, Gaetano Biazzo, G. Troina, F. Vicaria, Simonazzi. Alcuni di essi rimarranno attivi fin sotto il fascismo. Nabita, che ha intanto preso a collaborare alla stampa anarchica nazionale (“Il Libertario” di Spezia), rientra a Vittoria nel dicembre 1909. Su sua proposta, il Circolo di Studi Sociali si dà una sede e cambia nome in Gruppo Libertario “Francisco Ferrer”, in onore dell’educatore anarchico fucilato in Spagna il 13 ottobre precedente. Promuoverà poi l’uscita di alcuni numeri unici, redatti in collaborazione principalmente con Emanuele Terranova Giudice, Francesco Nicosia e Ciccio Bruno Curiale da Vizzini (L’Eccle- siastico Alì): “L’Agitatore. Foglio di propaganda libertaria” del Natale 1909, “L’Agitatore” del 17 febbraio 1910, “Natale 1911. Rivista di propaganda antireligiosa”, “A Michele Bakounine” del 1° luglio 1912, e forse altri non reperiti. Diffonde al contempo parecchi stampati di propaganda antireligiosa e anticolonialista, ed altri particolarmente critici nei confronti del partito socialista vittoriese e dei due fratelli Terranova, che accusa d’essersi imborghesiti (A un prete rosso benefattore; Il figlio di nessuno; La guerra; Ai nemici del progresso; I socialisti e la tassa sulla minuta vendita; Il primo maggio falsato dai socialisti; I socialisti e il potere legislativo, Delitto; Rapisardi, il cantore di Lucifero, è morto; ecc.), con uno strascico di penose polemiche finite anche in tribunale. Il 25 agosto 1912, da poco rilasciato dal carcere dove è stato ristretto per avere inneggiato al 1° maggio e alla libertà con scritte apparse sui muri, si reimbarca con passaporto non suo per gli Stati Uniti (subisce un’altra condanna a tre mesi di reclusione il 15 aprile 1913 per espatrio clandestino), da dove si adopera per fare uscire a Vittoria una “rivista libertaria di scienze, filosofia e arte”, “La Fiaccola”, diretta da Francesco Nicosia, con la collaborazione assidua dello stesso Nabita e dell’avvocato catanese Marcello Ciacero (Marcellino Marcellini), diffusa in tutta Italia e all’estero. Se ne pubblicheranno otto numeri, dal 15 maggio al 15 novembre 1913, di chiara intonazione individualista e antireligiosa. Nel gennaio 1916 collabora alla “Riscossa”, “giornale libertario, antimilitarista, rivoluzionario” fondato a Brooklyn da Gaspare Cannone. Dal 1914 al 1921, raccoglie in un quaderno intitolato Memorie e ri- cordi, rimasto inedito, le sue meditazioni sull’anarchismo che ne rivelano una maturazione individualista sempre più radicale (di stampo nietzschiano-stirneriano). Ciò non gli impedisce, una volta rientrato in Italia nel gennaio 1921 (cancellata per amnistia la condanna per espatrio clandestino), di gettarsi subito nella mischia, riaggregando i libertari della provincia (lancia gli appelli L’ora della più grande civiltà e Anima Nova, per il quale subirà un processo), diffondendo la stampa anarchica nazionale e internazionale (invia corrispondenze ad “Umanità Nova” e al “Vespro Anarchico”), contribuendo insieme ai comunisti alla fondazione della Camera del lavoro di Vittoria che, poco dopo l’inaugurazione avvenuta il 1° maggio 1922, è assaltata e distrutta dai fascisti (vi muore l’operaio diciottenne Orazio Sortino). Con l’anarchico gelese Gaetano Di Bartolo promuove l’uscita, avvenuta il 3 giugno 1922, della “Fiaccola Anarchica”, primo numero di un periodico di orientamento eclettico (avrebbero dovuto collaborarvi anarchici delle varie tendenze: tra gli altri, oltre a Di Bartolo e Nabita, Guarneri di Canicattì, Bonavia di Mussomeli e Aronica Pontillo di Naro), destinato alla propaganda nella Sicilia meridionale, interrotto dalla repressione poliziesca. Nel settembre 1923 subisce una perquisizione con sequestro di stampe; un’altra la subisce il 27 novembre 1925. Diffidato alla fine del 1926, mantiene segreti contatti con gli altri anarchici della provincia e fuori (fra cui Giuseppe Pirrone, vittoriose residente a Roma). Il 30 dicembre 1929 viene arrestato in occasione delle nozze del principe Umberto di Savoia. Nel corso degli anni ‘30 fa circolare a Vittoria suoi scritti antifascisti ma ulle compagne e compagni, lettrici e lettori, il Gruppo Anarchico Germinal scaglia la sua sottoscrizione !!! La speculazione immobiliare si è abbattuta anche su di noi. La sede del Gruppo Anarchico Germinal e del Centro Studi Libertari di Trieste, come tutto lo stabile del resto, è stata venduta e i nuovi padroni, una grande impresa del settore, non ci hanno rinnovato il contratto d’affitto che scade il 31 gennaio 2008. Noi non abbiamo intenzione di andarcene finché non avremo trovato un posto adeguato per continuare la nostra attività che in quella sede è iniziata nel 1969 insieme ai vecchi compagni di cui, immeritatamente e inevitabilmente, ci sentiamo gli eredi. In questi mesi abbiamo molto discusso sul da farsi, come fronteggiare un colpo così forte, come non cedere allo sconforto, come superare un ostacolo assai difficile per un piccolo gruppo che in quello spazio completamente autogestito e autofinanziato ha trovato la possibilità di esprimersi, di aprirsi e aprire a coloro che hanno a cuore un presente e un futuro più libero. Vagliate diverse ipotesi, abbiamo concluso che solamente l’acquisto di uno spazio avrebbe potuto garantirci di continuare il nostro lavoro evitando i ricatti di sbirri e proprietari. Soldi ne abbiamo pochi, non desideriamo finire tra le grinfie avide delle banche, vogliamo che la proprietà, collettiva, sia destinata anche nel più lontano futuro a realtà del movimento anarchico all’interno del quale siamo convinti di trovare sostegno e solidarietà, fiducia e coinvolgimento. E’ un appello, il nostro, a darci una mano. Abbiamo pensato di fornirvi varie opportunità per aiutarci: - sottoscrivere tutto quello che potete, invitando tutte le persone che conoscete e che possano dimostrarsi solidali a fare altrettanto; -prestarci una piccola somma (mille-duemila euro) di cui non abbiate bisogno nell’immediato che ci impegniamo collettivamente a restituirvi; - sostenerci nelle attività che realizzeremo nei prossimi mesi affinché la nostra presenza in via Mazzini 11 sia ben visibile e non venga dimenticata troppo presto; - scatenare la vostra fantasia (ad esempio gruppi musicali o teatrali possono destinare i proventi di una serata per la sede...) n Gruppo Anarchico Germinal Per inviarci le vostre sottoscrizioni o prestiti: C.c.p. 16525347 intestato a Germinal - Via Mazzini 11 34121 Trieste. E’ importante specificare la causale “GERMINAL CERCA CASA” (nel caso di prestiti è meglio anche se ci contattate). ulla questione degli operai uccisi dalla multinazionale Thyssenkrupp, in questi giorni se ne sono dette tante, ma una parola è rimasta però quasi impronunciabile: colonialismo. C’è un antico mito ripreso anche in una novella di Borges -, secondo il quale se si pronunciasse il vero nome di Dio, l’universo finirebbe. In un certo senso è così anche per il colonialismo, ma in questo caso la magia non c’entra nulla, si tratta semplicemente del fatto che il collaborazionismo, la complicità, la corruzione, gli intrecci affaristici hanno bisogno di coperture e di alibi. Colonialismo è una di quelle parole che fanno da argine anti-cazzate, ed anche se ovviamente le cazzate qui o lì comunque filtrano sempre, però non possono più dilagare e sommergere tutto. Se invece di colonialismo, si dice “capitalismo”, “liberismo”, “logica del profitto”, “globalizzazione”, tutto si sposta nell’atmosfera astratta, irreale e metafisica della modellistica sociale ed economica. Se per opporsi al capitalismo e al liberismo occorre prima elaborare un modello sociale ed economico alternativo, allora nell’attesa posso anche fare i miei affari. Quando negli anni ‘80 arrivò da Bruxelles l’ordine di chiudere l’acciaieria Italsider di Bagnoli, se i sindacati avessero pronunciato la pa- rola “colonialismo” avrebbero automaticamente responsabilizzato il governo e sputtanato tutte le puttanate che diceva il ministro dell’Industria dell’epoca, De Michelis. Al contrario, accettando il lessico ufficiale che parlava di esigenze del “Mercato”, i vertici sindacali furono ammessi da De Michelis a partecipare, assieme con il Banco di Napoli, ad una gigantesca operazione di saccheggio del denaro pubblico: una finta ristrutturazione dello stabilimento di Bagnoli, in cui furono gettati anni e miliardi, per poi chiudere definitivamente, come Bruxelles o, per meglio dire, la Thyssenkrupp ordinava. Il punto è che fare i conti con la realtà del colonialismo è un dato che responsabilizza: c’è un’aggressione e bisogna farla semplicemente cessare, non ci sono alternative sociali, economiche o politiche da costruire preventivamente. Se si dicesse che il sud d’Italia è una colonia di consumo dal 1860, e che dal 1943 è diventata anche una colonia militare e di commercio illegale degli Stati Uniti, allora non si potrebbero più coprire le complicità con il colonialismo e gli intrecci affaristici sul denaro pubblico con le cortine fumogene della “questione meridionale”, del “problema del Mezzogiorno”, dei “problemi di Napoli”, ecc. Certo, i termini di colonialismo e affarismo rappresentano delle sintesi e delle semplificazioni, ma la semplificazione è sempre preferibile alla mistificazione. Parlare, ad esempio, di Occidente e di valori occidentali è un modo di parlare d’altro. Si dice spesso che il regime iraniano degli ayatollah violi i diritti umani molto di più di quanto non lo facesse il regime dello scià. A parte la pretestuosità di certi confronti, non c’è dubbio che molti Iraniani siano i primi a trovare insopportabile l’oppressione oscurantistica del clero sciita, ma devono confrontarsi col fatto che la legittimazione del regime clerico-islamico proviene dall’avere cacciato la tirannia coloniale della multinazionale BP (ex British Petroleum, ora Beyond Petroleum), di cui lo scià era solo il prestanome. Chi critichi il clero rischia di confondersi con i complici del colonialismo BP, e di questo il clero può farsi forte. Inoltre il clero sciita, invece di chiamarlo colonialismo della BP, lo chiama “corrotto Occidente”, giustificando così il suo bigottismo. Faremmo quindi chiarezza e screditeremmo il presunto carattere antioccidentale dei bigottismi religiosi, se dicessimo che non esiste nessun “Occidente”, né santo né corrotto, ma solo un colonialismo delle muln tinazionali. Comidad - Napoli ome i compagni potranno notare leggendo il resoconto in questa stessa pagina, questo mese è stato un buon mese per avvicinarci all’obiettivo dell’acquisto del locale; noi speriamo di poterlo concretizzare già entro il mese di gennaio, specie se all’appello lanciato per raggiungere la cifra di 10.000 euro entro tre mesi, risponderanno in tanti. Leggeranno anche dell’esito dignitoso (ma più basso del previsto) della lotteria organizzata dal gruppo di Ragusa, che comunque aggiunge un altro tassello alla colletta; gruppo che ovviamente sta progettando altre iniziative. In questa stessa pagina si potranno notare due articoli che espongono quanto la situazione delle sedi anarchiche si sia fatta seria e presupponga scelte che il movimento sul piano nazionale deve cominciare ad affrontare, a partire da quella di una cassa comune, già in discussione in seno alla coordinazione degli anarchici, e che probabilmente verrà analizzata alla prossima scadenza del 26 aprile a Roma. La situazione di Libera è ormai vicina alla fase di massimo scontro, giacché pare che l’amministrazione comunale modenese abbia deciso per l’operazione di sfratto ertro le prossime settimane. I compagni modenesi non solo resisteranno, ed in questo troveranno la solidarietà dell’intero movimento, ma continuano le loro fitte iniziative nello spazio occupato e autogestito di Marzaglia, e pur avendo il loro specifico problema incombente, hanno trovato il tempo per organizzare un concerto per la compagni di Libera scrivono: “Brutte nuove: ieri (Giovedì 27 dicembre) la Provincia ha approvato la Valutazione di Impatto Ambientale, la Giunta la licenzierà nella riunione dell’8 gennaio. Presumibilmente a fine gennaio o inizio febbraio arriverà dal consiglio comunale l’approvazione definitiva. Ricordiamo che il 24 gennaio del 2005 il Consiglio Comunale aveva assegnato il diritto di superficie alla ditta Vintage e che si impegnava a farli trovare liberi da cose e persone entro la fine del giugno 2006. Sono 18 mesi che quella decisione non è applicata grazie alla nostra resistenza e alla lotta del Coordinamento No Pista. Molti pensano, visti i quasi 5 anni di resistenza, che ormai lo sgombero non si farà più, purtroppo li dobbia- mo smentire e informare che la pressione contro di noi rimane forte”. Libera in questi anni è stato un punto fermo per l’anarchismo italiano; un luogo di sperimentazione autogestionaria, uno spazio per discutere, progettare, creare, organizzare lotte; un esempio di come anarchismo sia sinonimo di solidarietà attiva, gioia e rivoluzione. Libera è sotto sfratto e resiste contro il progetto della giunta “rossa” di Modena di costruire sul suo terreno una pista per la corsa delle auto. Crediamo sia dovere di ogni anarchico, di ogni libertario, di ogni antifascista, di ogni sincero ambientalista, difendere come proprio questo spazio. Solidarietà a Libera! No alle den vastazioni ambientali! TRIESTE. Una sede per il Germinal S non pare abbia aderito, come gli altri anarchici Giovanni Cottone di Vittoria e Giuseppe Giurdanella di Comiso, o il sindacalista d’ispirazione libertaria Tano Biazzo di Vittoria, al Fronte Unico Antifascista Italiano, fondato dal comunista Vincenzo Terranova, figlio di Nannino. Verrà comunque fermato, nella primavera del 1935, a seguito dell’arresto del gruppo dirigente del FUAI. Muore a Vittoria il 26 gennaio 1938, lasciando vari scritti inediti che, fatti murare nel 1936, verranno ritrovati nel secondo dopoguerra. n Pippo Gurrieri Fonti: ACS, M.I., DgPS, CPC, b. 3474, f. 7548 “Nabita Giorgio di ignoti”; ASAS, Archivio Giorgio Nabita; Biblioteca Ursino-Recupero, Catania, Carte Mario Rapisardi, Corrispondenza, cass. VI, camicia 10,26. Bibliografia: (a cura di Gianni Ferraro), Un vittoriese protagonista della lotta antifascista: ricordo di Giorgio Nabita, Vittoria, Ufficio Stampa del Comune, 1978; Gianni Ferraro, Vittoria, Vittoria, Civitas, 1988, passim. THYSSENKRUPP. Il colonialismo impronunciabile S RAGUSA. Stringono i tempi per l’acquisto della sede C Giorgio Nabita sede di Ragusa, mandandoci i 500 euro di ricavato, e scusandosi perché erano pochi. Lo stesso i compagni del Collettivo Libertario Fiorentino, che ci mandano 1.000 euro scusandosi se in questo momento non han potuto fare di più!! Questo atto di solidarietà e fratellanza non può che commuoverci e farci sentire tutt’uno con i compagni e le compagne di altri luoghi. L’appello del Germinal di Trieste, che chiede di sottoscrivere per l’acquisto della sede, lungi dal farci pensare ad una imprevista forma di “concorrenza”, invece ci rafforza nella scelta fatta, perché conferma che la strada da noi intrapresa, di acquisire uno spazio fisico di tutto il movimento, per l’oggi e soprattutto per il domani, è la strada giusta. n MODENA. No allo sfratto di Libera I 5 n Agenda Punti vendita AVOLA (SR) Libreria Urso CATANIA Libreria Gramigna, via S. Anna, 19 LEONFORTE (EN) Libreria Fahrenheit 451, Corso Umberto I n.451 MESSINA Biblioteca P. Gori, via Palmento 3 (Tipoldo) MODICA Edicole di via Nazario Sauro, 22 (quartiere Dente), di Corso Umberto I, 180, di Corso Vittorio Veneto, 78, di Corso Principessa Maria del Belgio, 27. NOTO (SR) Edicola di Corso V. Emanuele (vicino piazzetta Ercole) PALERMO L’Amaca di Macondo, via Nunzio Morello 26. RAGUSA Edicole di piazza Libertà, di corso Italia, di via Roma, di via Matteotti ang. via Ecce Homo, di piazza Pola (Ibla), Società dei Libertari, via G. B. Odierna, 212 SIRACUSA Edicole di via Tisia, di via S. Monteforte e della Stazione FS - Biblios Café, via del Consiglio Reginale 11 - Enoteca Solaria, via Roma 86 - . Federazione Anarchica Siciliana Il recapito della FAS è FAS - c/o N. Musarra, via Serra La Sciara, 6 B - 95030 Nicolosi (CT) La Cassa Federale è presso Gruppo Anarchico di Ragusa. Per l’invio di denaro utilizzare il ccp del giornale, specificando la causale. Acquisto sede a Ragusa 69° elenco sottoscrittori In cassa Euro 9.603,94. Entrate: Anteo Leggio (Foggia) 45,00 - Collettivo Libertario Fiorentino 1.000,00 - CIRA Marsiglia 70,00 - Libera (Modena) 500,00 - Aldo e Maria Migliorisi (Ragusa) 50,00 Ricavato lotteria Gruppo Anarchico di Ragusa 178,00. Totale 1.843,00 Uscite: Addebiti PT euro 2,00. In cassa Euro 11.444,94 Utilizzare il ccp del giornale: 10167971 intestato a Giuseppe Gurrieri - Ragusa, specificando la causale. Rendiconto n ENTRATE Pagamento copie: RAGUSA edicole 3,75, gruppo 1,50, redaz. 5,00, Società 1,50 Totale 11,75. Abbonamenti: PISA Cappello 20,00 - BELLINZAGO NOV.SE Byron 30,00 - QUERCETA Rossi 15,00 - milano Garavaglia 15,00, Lazzari 15,00. Totale 95,00. Sottoscrizioni: RAGUSA Di Mauro 5,00 - PISA Paolicchi 20,00. Totale 25,00. Magliette: RAGUSA Società dei libertari 7,00. n USCITE Spedizioni: 196,53 Composizione e stampa: 380,00 Addebiti PT: 4,50 Cancelleria 3,20 n RIEPILOGO Entrate: 138,75 Uscite: 584,23 Deficit 445,48 Deficit precedente: 2.706,76 Deficit totale: 3.152,24 S.O.S. Bilancio! Deficit record! Superati per la prima volta i 3.000 euro di passivo. ...ma è un record che non ci piace e non vorremmo si ripetesse... Ai lettori Per motivi di spazio la rubrica sul cinema questo mese non esce; riprenderà regolamrente dal prossimo numero. 6 Attualità politica n Notiziario anticlericale Moltiplicatevi. Alla fine di novembre, parlando coi vescovi del Kenya, il papa ha ammonito: “L’aborto non può essere mai giustificato, qualsiasi siano le circostanze che portano qualcuno a considerare un passo così grave”. Ha poi invitato a raccogliere nella chiesa le donne che si pentono “dall’aver commesso un così grave peccato”. B 16 si è anche detto “preoccupato per la crescente influenza sulle comunità locali come risultato delle campagne delle agenzie internazionali che promuovono l’aborto” e ha messo in guardia contro la “disordinata visione del matrimonio” che in Africa sarebbe “alla base della crescita dell’AIDS”. Coperture. I bambini turchi non potranno vedere le mutande di Heidi e conosceranno invece un’altra protagonista del famoso cartoon, la signora Saseman, con il capo coperto dal velo islamico, almeno nei libri raccomandanti dal Ministero dell’educazione del governo di Ankara. Ma il disegno della signora Saseman con il velo, nel libro pubblicato dalla casa editrice Karanfil, ha scatenato u acceso dibattito sulla politica educativa del governo. I circoli laici hanno criticato duramente il governo, evidenziando l’islamizzazione del sistema educativo turco. Il ministro ha replicato affermando che “il disegno con il velo è l’iniziativa di una casa editrice privata”. Teismo. “Dio è brasiliano” ha af- fermato con convinzione il presidente Luis Iñacio Lula da Silva commentando la scoperta del gigantesco giacimento di petrolio al largo di Santos, a metà novembre. Non è la prima volta che il presidente brasiliano associa dio al Brasile sulla base di riserve naturali di cui è ricca la sua terra. Registi. Il 29 novembre, il leader del Partito Democratico, Walter Veltroni, si è recato in Vaticano per un colloquio di circa un’ora con Tarcisio Bertone, segretario dello Stato Pontificio. Bertone, spiegano fonti del PD, ha assunto la regia dei rapporti con i politici (ruolo che prima spettava al presidente CEI) ed ora “vuole capire strategie e programmi delle nuove formazioni”. Legalità. Il comune di La Spezia ha acquistato nel novembre scorso 112 crocifissi da esporre nelle aule scolastiche. Lo ha comunicato l’assessore alla pubblica istruzione Paolo Manfredini rispondendo ad un’interpellanza di Alleanza nazionale. Questo partito aveva sollevato un caso alla fine del 2006 sostenendo che “nella nostra città l’obbligo di esporre il crocifisso nelle scuole è largamente disatteso ed è necessario un intervento per far rispettare la legalità”. Peccatrice. Gillian Gibbons, una maestra elementare inglese in Sudan è stata condannata a quindici giorni di carcere, scontati i quali è stata espulsa dal paese africano. La maestra è stata ritenuta colpevole di “blasfemia, vilipendio all’Islam ed incitamento all’odio” per aver autorizzato i suoi allievi a chiamare un orsetto di pelouche con il nome del profeta Maometto. Nel giorno del verdetto, un migliaio, di integralisti hanno manifestato, cantando slogans religiosi e nazionalistici, contro la sentenza “troppo clemente”, gridando che “non deve vivere chi ha insultato il profeta Maometto”. Sosia. Il 13 dicembre, a Roma, un quadro che raffigura un Cristo, ha originato un caso all’ingresso di Palazzo Marini, sede della Camera dei deputati. Il dipinto è stato bloccato perché il Cristo in questione somiglierebbe al brigatista rosso Renato Curcio; avrebbe dovuto essere esposto nell’ambito di una mostra sulle morti bianche. L’autrice dell’opera, Daniela Papaia, sostiene che il volto ritratto è quello di un suo amico artista. La motivazione ufficiale del divieto parla dell’”eccessiva dimensione della tela”. Fedifraga. A Londra, una donna di 33 anni vive da due mesi scortata dalla polizia ed ha cambiato casa 45 volte negli ultimi sedici anni; la donna, nata in Gran Bretagna da padre imam pachistano, si è convertita dall’islam al cristianesimo quando era adolescente ed è stata minacciata di morte dalla sua famiglia di origine. Forca. All’inizio di dicembre, nonostante il ritiro della denuncia delle parti lese e la mobilitazione internazionale in suo favore, Makwan Muludzadeh, un ragazzo omoses- suale di 20 anni, è stato impiccato in Iran con l’accusa di violenza sessuale su tre ragazzini quando aveva 13 anni. Sdegno e condanna sono state espresse da Amnesty International. In Italia ha protestato ufficialmente la ministra Pollastrini ed il senatore Silvestri (PdCI-Verdi) ha chiesto al governo di convocare l’ambasciatore di Teheran. Assunzioni. Dal sito cattolico Petrus apprendiamo che Papa Benedetto XVI ha in cantiere un’istruttoria per obbligare i vescovi in tutte le diocesi del mondo a dotarsi di esorcisti per combattere la presenza di Satana. Tale istruttoria pontificia potrebbe consentire agli ammalati nello spirito posseduti dal maligno di fare affidamento su preti specializzati, senza bisogno di spostarsi da una diocesi all’altra. L’indemoniata (ha collaborato l’indemoniato) APPELLO. Per uno sciopero nazionale sulla sicurezza Lavoratori in guerra!!! Quanto avvenuto a Torino, con la morte di 6 operai alla Thissenkrupp, è solo l’apice di una quotidianità fatta di 3/4 lavoratori che muoiono sul lavoro. Oltre 1000 sono i lavoratori che ogni anno muoiono in una vera e propria guerra (non) dichiarata. Non è più possibile restare in silenzio, non può essere ritenuto adeguato, pur con tutto il rispetto, un minuto di silenzio... Per le aziende, e per un senso comune piuttosto diffuso, quelli che accadono sono “incidenti” che possono capitare, oppure sono dovuti a “negligenze” dei lavoratori che per comodità non rispettano le normative sulla sicurezza. Per noi le ragioni sono altre: aumento dei ritmi e della produttività, accentuazione della precarietà, defiscalizzazione degli straordinari, salari inadeguati rispetto al costo della vita che portano ad allungare in modo assurdo la giornata lavorativa, esternalizzazioni, appalti e subappalti, privatizzazioni, ecc... Non solo il lavoro è una merce, ma lo sono i lavoratori stessi. I lavoratori sono merce da sacrificare sull’altare del profitto e della produttività. “MAI PIU’!” hanno gridato in molti. Diamo concretezza a questo con una giornata di mobilitazione nazionale/sciopero generale. Invitiamo i delegati RSU, RLS a sottoscrivere quest’appello, a farlo circolare, a mobilitarsi. Un delegato sindacale della Thissenkrupp ha urlato ai padroni: ”avete le mani sporche di sangue!” Ha pienamente ragione!! (Seguono firme di RLS e RSU di varie regioni d’Italia). www.sicilialibertaria.it SICILIA LIBERTARIA n GENNAIO 2008 Mortedison. Gabriele Bortolozzo, un operaio contro la fabbrica di morte Per non dimenticare le stragi del lavoro T utti noi lavoratori dovremmo conoscere la storia di ciò che è accaduto nella fabbrica di morte di Porto Marghera; prenderemmo coscienza su come per decenni Enti, Istituzioni, politici, governi, sindacati... hanno manifestato indifferenza e disprezzo, e giocato con la vita dei lavoratori e dei loro familiari sfruttando l’ignoranza e la necessità di lavorare di tanta gente, con il ricatto occupazionale sempre incombente, anteponendo alle esigenze di tutela dei lavoratori, le “esigenze produttive”. Per il capitalismo i lavoratori non sono che numeri: numeri in produzione, numeri in esubero, numeri in mobilità... e numeri che restano, anche quando sono morti sul lavoro. La vita sfruttata, la vita spezzata non sono altro che “costi”’, cioè numeri. Affinché non si debba più morire di lavoro, ma vivere, non bastano “accorati appelli” o “lacrime di coccodrillo” e l’affidarsi al “rispetto delle regole” e alla “correttezza” dei datori di lavoro. E’ necessario, in ogni luogo di lavoro, la riconquista della dignità e la consapevolezza di dover difendere i propri diritti. Tocca quindi ai lavoratori (anche singolarmente) a dover imporre la sicurezza. Un uomo libero E’ l’agosto del 1994 e alla procura di Venezia, afosa e ormai deserta, Gabriele Bortolozzo, un timido ma determinato operaio del petrolchimico di Porto Marghera, insiste per avere un colloquio con un magistrato: da quasi dieci anni, insieme a Medicina Democratica e alcune associazioni ambientaliste, raccoglie dati che accusano il Petrolchimico di inquinare la laguna veneta e rovinare la salute dei lavoratori. Lo riceve Felice Casson, che esamina, incredulo, il fascicolo che gli viene mostrato e ordina subito delle verifiche preliminari. E’ l’inizio di una inchiesta che porterà in tribunale i padroni della chimica italiana e accerterà 157 morti e 103 malati tra gli operai nonché un disastro ambientale con 120 discariche abusive e 5 milioni di metri cubi di rifiuti tossici. Il processo di primo grado richiede 151 udienze e termina nel 2001 con una incredibile sentenza di assoluzione per i dirigenti Enichem e Montedison: le vittime si erano ammalate negli anni ‘50 e ‘60 ma, fino al 1973 gli effetti cancerogeni del CVM (cloruro di vinile monomero) - il gas indispensabile a produrre la sostanza plastica più diffusa al mondo, il PVC - non sarebbero stati noti, né sarebbero esistite leggi adeguate a tutela dei lavoratori e dell’ambiente. Una conclusione che il pubblico ministero non accetta. La sua battaglia continua fino a trovare la conferma definitiva dello scellerato “patto del silenzio” sottoscritto dalle maggiori industrie chimiche di tutto il mondo, tra cui la Montedison, per tenere segreti i dati sulla pericolosità del CVM. E’ la scoperta di un documento inedito partito dagli uffici americani della Montedison il 16 ottobre 1974 alla volta della sua centrale di Milano, destinato ai vertici: «La relazione tra angiosarcoma e cloruro di vinile era stata tenuta segreta e nessun provvedimento era stato adottato»; Montedison confessa di aver tenuto tutto segreto e di non aver preso misura alcuna. Sapevano e hanno taciuto senza intervenire. Nel 2004 la sentenza d’appello capovolge le prima e viene confermata nel 2006 in Cassazione. Sono molti gli aspetti che caratterizzano questa storia: come le manovre delle lobby industriali mondiali, la sparizione di dossier scomodi, gli inganni e gli imbrogli politici, i vari ricatti occupazionali, ecc. Ma quello che voglio mettere in risalto è la figura di Gabriele Bortolozzo, che ha agito da uomo libero e cosciente della necessità di agire a salvaguardia della propria e della dignità dei suoi compagni di lavoro. Egli è preceduto da una fama piuttosto antipatica: quello di essere uno che solleva questioni “spiacevoli” e “fastidiose”, e non è molto amato né dall’azienda né dai sindacati. Arriva dal famigerato CV6, dove ha lavorato per 25 anni, dimo- strando grandi capacità ed espe- gire ai misfatti e ai mali della fabbririenza; nelle prime schede di valu- ca. tazione, i suoi superiori avevano anNel frattempo molti lavoratori notato: «Rende in misura sono ormai veramente delusi e stannotevolmente superiore alla media. chi del comportamento dei sindacaDi completo affidamento nel saper ti. Sono state raccolte in fabbrica olben eseguire qualsiasi lavoro. Ese- tre 500 firme per poter presentare gue con cura le disposizioni ricevu- una nuova lista per il rinnovo della te. Lavora in perfetta sintonia con i RSU; era stata costituita una nuova colleghi. Rispetta le norme di sicu- associazione, denominata ALLCA rezza. Elemento serio, preciso, otti- (Associazione Lavoratrici e Lavoramo collaboratore». tori Chimici e Affini) con il sostegno Ma al CV6 Gabriele ha visto di Medicina Democratica e in colletroppi compagni di lavoro amma- gamento con la Confederazione larsi di tumore e anche morire. La Unitaria di Base. Alle elezioni del Gabriele Bortolozzo Direzione Aziendale prometteva di giugno 1993 ALLCA ottiene un imintervenire radicalmente, ma non previsto successo, con l’elezione di nuire la disoccupazione, è chiaro lo faceva mai. Ha cominciato a pro- dieci suoi delegati, superando addi- che il miglioramento delle condiziotestare, anche più duramente della rittura la UIL, uno dei sindacati sto- ni degli operai occupati deve passare in seconda linea. La politica salaCommissione ambiente del Petrol- rici del Petrolchimico. chimico e dei sindacati, che ritiene Il 12 settembre 1995 un camion riale dovrà essere molto contenuta. troppo morbidi; li ha scavalcati e ac- falcia Gabriele Bortolozzo su una Le Aziende hanno diritto di licencusati di inerzia. E’ entrato in con- strada della provincia trevigiana, a ziare la mano d’opera esuberante». flitto con tutti coloro che comanda- Mogliano Veneto, mentre andava in Dichiarazioni raggelanti, da non credere, che provocano un aumenno in fabbrica, da una parte (i bicicletta. dirigenti) e dall’altra (i sindacati). Rimangono gli eredi spirituali di to del numero dei licenziati e dei Per due anni continua la sua lotta in Gabriele, che attorno ai suoi figli disoccupati, così come quello delle solitudine, denuncia il suo capo-re- hanno creato un’associazione atti- ore di cassa integrazione, che rischia di superare persino il livello record parto alla magistratura per scarico vissima. di venti milioni di ore per l’intero illegale di quantità di CVM in aria. Omicidi che vengono da Veneto nel solo primo semestre del Raccoglie una moltitudine di dati 1975. La tutela della salute e dell’insui suoi compagni di lavoro, sul loro lontano Quello che accade oggi in materia tegrità fisica dei lavoratori viene calstato di salute, sulle fughe di gas, sugli incidenti. Durante le assemblee di morti sul lavoro non è dovuto al pestata; la rivista scientifica “Sapesindacali che si svolgono nel grande caso; le origini si possono riscontra- re” pubblica il testo del famigerato capannone, viene attaccato pubbli- re in quelle che erano le posizioni e “budget” di manutenzione per il camente dai sindacalisti, e lo stesso le scelte politiche-sindacali e padro- triennio 1978-1980: «manutenere il meno possibile»; «correre dei ragioaccade durante le pause dal lavoro. nali degli anni ‘70. Eugenio Cefis, Presidente del nevoli rischi»; distruggere i «dogmi» Lo accusano di essere nemico degli operai, perché con le sue denunce e Consiglio di Amministrazione e degli operai sulla necessità della con le sue “storie” vuole far chiu- vero padrone della Montedison dal prevenzione e della sicurezza. maggio del 1971, in più di una occa- PVC, amianto... dere i reparti del CVM-PVC. Le accuse si infittiscono nel cor- sione aveva avuto modo di ripetere I responsabili delle morti del laso del 1983, quando Gabriele si di- in giro per l’Italia che se la magichiara “obiettore di coscienza” nei stratura avesse condannato la Mon- voro sono noti a tutti e sono i paconfronti della “chimica di morte”. tedison «per inadempienza d’inqui- droni, le banche, la classe politica e E’ solo, con le sue ricerche e i suoi namento», l’azienda avrebbe chiuso la casta burocratica sindacale. La vicenda di Porto Marghera, dossier, non è visto di buon occhio le fabbriche interessate. Angelo Sebastiani, direttore del- purtroppo non è un caso isolato. Banemmeno chi si limita anche solo a scambiare qualche parola con lui. lo stabilimento di Porto Marghera, sti pensare alla questione dell’aE’ molto informato, ha contatti con in un’intervista rilasciata al “Gaz- mianto. Questa fibra killer, come associazioni esterne come Medici- zettino” il 23 agosto 1972, a propo- accade per l’angiosarcoma da na Democratica, mostra di cono- sito delle frequenti fughe di gas ve- CVM, colpisce anche sul lungo pescere bene la “scheda di sicurezza” rificatesi al Petrolchimico, aveva riodo, in maniera occulta, anche dell’Enichem sul CVM. Continua attaccato brutalmente gli operai. dopo 30 o 40 anni. Tanto che il picla sua battaglia contro l’inquina- Per lui la Montedison non aveva mai co delle morti è previsto tra il 2015 mento interno ed esterno alla fab- alcuna responsabilità, gli impianti e il 20215. Nella stessa Europa le erano totalmente si- previsioni dicono che si passerà dalbrica, in tutti i modi, curi e i mezzi di pre- le 5000 vittime per mesotelioma del anche coinvolgendo n venzione erano più 1999 alle 9000 vittime e più nel 2018. la magistratura, chiache sufficienti: «La In Italia sono ogni giorno oltre milmandola a svolgere il colpa di eventuali in- le i nuovi ammalati a causa dell’aproprio ruolo di gacidenti è dei lavorato- sbesto. Attualmente, secondo i calrante delle leggi e ri, del loro assentei- coli dell’OIL, nel mondo a causa della salute dei lavosmo, della loro dell’amianto muore una persona ratori, e assieme a disaffezione al lavo- ogni 5 minuti. Medicina Democraro, del loro comporLa Corte di Cassazione ha ricotica e al Coordinatamento da vagabon- nosciuto che la natura cancerogena mento Nazionale di»; se tra i lavoratori dell’asbesto (amianto) era nota Lavoratori Chimici, esiste affaticamento, scientificamente sin dai primi anni già il 6 maggio 1985, questo non deriva ‘60; ma per una legge contro l’apredispone un dosdalle condizioni di la- mianto si sono dovuti aspettare 30 sier-esposto penale, voro, ma dallo stress anni, il 1992. E intanto i lavoratori inoltrato alla Pretura causato dalla parteci- continuano ad ammalarsi e a moridi Mestre, con cui si pazione agli scioperi. re grazie all’inerzia dello Stato e deaccusa esplicitamenn Qualche anno più gli apparati ad esso collegati. te il Petrolchimico tardi, nel periodo delQuesta storia mi coinvolge partiMontedison di continuare a inquinare l’ambiente e a ro- la diffusione di attentati e azioni vio- colarmente, in quanto operaio mevinare la salute dei lavoratori, se- lente le cui rivendicazioni fanno ri- talmeccanico consapevole che la gnalando due gravi incidenti con ferimento esplicito alle Brigate strada da percorrere è ancora molinquinamento dell’aria, del suolo e Rosse; in Parlamento viene presen- to lunga. Ma mi piace chiudere quedella laguna, per “carenza impian- tato il 4° governo Andreotti, il primo sto scritto con le parole del poetatistica e manutentiva”; inoltre si se- con l’appoggio del PCI, che ha ga- operaio Ferruccio Brugnaro (1976): Nel nostro reparto si lavora il Clognala che gli addetti all’insacca- rantito la propria “astensione sul mento del PVC erano colpiti da programma formalmente concor- ruro di Vinile Monomero. Abbiamo saputo di recente che è tumore soprattutto alle prime vie dato”; le BR lo stesso giorno, il 16 respiratorie, con casi mortali. Ma la marzo 1978, rapiscono Aldo Moro. una sostanza cancerogena. Il 24 gennaio 1978 sul quotidiano Abbiamo parlato a lungo oggi di vicenda si chiude dopo alcuni anni, senza alcun seguito investigativo e “La Repubblica” appare un’intervi- questo. Abbiamo discusso, dibattuto. senza alcun processo in grado di in- sta a Luciano Lama, segretario geSiamo stravolti. dividuare le gravi responsabilità, nerale della CGIL, che già nel titoDuri brividi corrono ora nei fineanche penali. Passeranno alcuni lo è estremamente significativa: “I anni, fino a quando, nell’agosto del sacrifici che chiediamo agli operai”. stroni del reparto. Il Cloruro di Vinile non risparmia 1994 porta la nuova denuncia-espo- In ossequio alla strategia del comsto, sempre con Medicina Demo- promesso storico tracciata dal parti- nessuno. La morte non è mai stata così precratica, in Procura a Venezia, dove to comunista e dal suo segretario rimane in corridoio, in attesa, con Enrico Berlinguer, il leader della sente. Non si sente oggi che la morte. n l’avvocato Luigi Scatturin, insisten- CGIL precisa: «Se vogliamo essere Roberto La Terra do per un colloquio con il Procura- coerenti con l’obiettivo di fare dimitore della Repubblica Felice Casson. L’azienda è dichiarata completamente responsabile di quanto accaduto, sia “per non aver Direttore responsabile: Giuseppe Gurrieri preso adeguati provvedimenti”, sia Mensile, Redazione: Via G. B. Odierna, 212 - 97100 RAGUSA per aver mantenuto “sempre un E-mail: [email protected] colpevole silenzio”; con questo doRegistrazione Tribunale di Ragusa n. 1 del 1987 cumento viene scavalcato sia il sinUna copia Euro 1,50 - Arretrati Euro 2,00 dacato che il Consiglio di fabbrica e Abbonamenti - Estero: Euro 25,00 si creano le premesse per le prime Italia: annuo Euro 15,00 - sostenitore da Euro 30,00 in su profonde crepe all’interno della, abbonamenti gratuiti per i detenuti fino ad allora quasi assoluta, comVersamenti su ccp. n. 10167971 intestato a Giuseppe Gurrieri - Ragusa, patta realtà sindacale del petrolchispecificando la causale mico e della Federazione LavoraEdito dall’Associazione Culturale Sicilia Punto L tori Chimici in particolare. E’ una Fotocomposizione e stampa Tipolitografia “Moderna” denuncia che rappresenta l’afferC.da Michelica - Zona Artigianale - 97015 MODICA (RG) mazione (esistenziale) della proTel. 0932/761800 - e-mail: [email protected] pria dignità e della necessità di rea- I responsabili delle morti del lavoro sono noti a tutti: padroni, banche, classe politica e casta burocratica sindacale