NUMERO 269
n
GENNAIO 2008
n
ANNO XXXII n PREZZO INDICATIVO EURO 1,50
www.sicilialibertaria.it
n
SPED. IN A.P. 70 % RAGUSA
Giornale anarchico per la liberazione sociale e l’internazionalismo
SOMMARIO
CRONACHETTA IBLEA. Consigli quartiere, Camperia, Rifiuti . . . . . .2
TRAPANI. Ricordate le vittime del Vulpitta . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .2
CATANIA. Manifestazione contro il piano rifiuti . . . . . . . . . . . . . . . .2
Editoriale
La guerra
continua
L
a tragedia della ThyssenKrupp di Torino ha riportato alla ribalta il dramma
delle morti sul lavoro, un fatto noto da
anni con il suo terribile bilancio di una
media di più di tre morti al giorno. Così, mentre a
Torino si piangevano i morti e tutti i media si catapultavano nel capoluogo piemontese per seguire da vicino l’incredibile incidente, nelle stesse ore
e negli stessi giorni si continuava (e si continua) a
morire nei luoghi di lavoro. Uno stillicidio di cui
ci si occupa solo in occasione di eventi che, per le
modalità con i quali si presentano, assumono una
particolare drammaticità, altrimenti viene archiviato come normale routine.
Colpisce sempre in questi casi l’assoluta impermeabilità, per non dire faccia tosta, di governanti, uomini politici, imprenditori pronti a rilasciare interviste per recriminare, promettere,
assicurare e, in aggiunta, garantire che “tutto questo non accadrà mai più”. E tuttavia i dati sono agghiaccianti, le cause note, i rimedi lontani. Perchè,
si sa, non si può fermare il sistema, guai a mettere
qualche piccolo ostacolo che faccia inceppare la
macchina produzione-consumo-profitto; così la
guerra continua, pazienza per i morti.
Ma nella vicenda torinese, pur dentro il frastuono mediatico, ha colpito di più la grande lucidità dimostrata dai giovani operai della ThyssenKrupp che, dopo l’incidente, hanno partecipato a
varie trasmissioni televisive. Dalle loro testimonianze e dai loro interventi sono emerse con chiarezza alcune questioni incontrovertibili. Innanzitutto che i luoghi di lavoro sono sempre più
pericolosi a causa di una legislazione che ha deregolamentato, frammentato, esternalizzato, permesso cessioni di rami d’azienda e allungamento
della catena degli apn
palti, mirato a tutelare
il profitto e la produzione senza badare alle
condizioni in cui i lavoratori sono costretti ad
operare. Dal pacchetto
Treu alla legge 30, per
finire all’ultimo accordo tra governo e sindacati istituzionali, il lavoro è stato reso
sempre più precario e
flessibile, del tutto subalterno alle esigenze
produttive. Per fare un
solo esempio, cosa può
n
opporre alle richieste
padronali un lavoratore o una lavoratrice il cui futuro è un continuo
punto interrogativo? Secondariamente gli stessi
contratti di lavoro hanno fatto propria la logica del
profitto e della precarietà, scambiando la conservazione del posto di lavoro o piccoli incentivi contro sicurezza e dignità. A questo proposito i racconti di alcuni lavoratori sul sistema degli
straordinari, degli orari e dei turni di lavoro nella
fabbrica della morte non lasciano ombra di dubbio. Altro che impegno per rendere il lavoro più
sicuro! In terzo luogo gli stessi lavoratori sanno
bene che per potere figurare anche loro nella società dei consumi devono assumersi dei rischi, devono impiegare la maggior parte del loro tempo
lavorando, devono necessariamente accettare le
condizioni poste dall’impresa. Ma in tutto questo
sanno pure che non c’è nessuna dignità, nessun orgoglio, perchè non è nell’essere sfruttati che si
compie il destino dell’uomo.
Così il quadro delineato dagli operai torinesi
si inserisce perfettamente in un contesto sociale e
ideologico nel quale primeggiano la competitività,
la concorrenzialità, la produttività, la profittabilità. Quale stupore allora se si muore di lavoro, quale stupore se i profitti sono cresciuti negli ultimi
anni in modo esponenziale, mentre i salari sono rimasti fermi e quale stupore se ancora esistono gli
operai e molti di loro sono giovani?
Le morti di lavoro sono, dal punto di vista del
sistema, un rischio calcolato. Dal punto di vista di
chi si oppone allo sfruttamento c’è da capire se la
consapevolezza dimostrata dagli operai torinesi
possa trovare un adeguato terreno di lotta, al di là
e contro le compatibilità economiche, i compromessi concertativi, le gabbie consumistiche. n
Angelo Barberi
Non c’è nessuna
dignità, nessun
orgoglio,
perchè non è
nell’essere sfruttati
che si compie
il destino
dell’uomo
NOTO. Informazione e libertà . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .2
RICORDANDO NANCY. Il giallo della divisa . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .4
REPORTAGE. Le astronavi degli architetti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .3
THYSSENKRUPP. Il colonialismo impronunciabile . . . . . . . . . . . . . . .5
TERREMOTO. La lezione del Belice . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .3
MUSICA. L’uomo che cadde sulla Terra . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .4
BIOGRAFIE DI ANARCHICI SICILIANI. Giorgio Nabita . . . . . . . . . . .5
MORTEDISON. Per non dimenticare le stragi del lavoro . . . . . . . . . .6
1968. Voltarsi indietro per andare avanti
Quel sogno di libertà che
vive ancora
P
rovavamo fastidio in quei fatidici anni sessanta a cavallo dei
settanta, quando “vecchi” dirigenti sindacali o di partito venivano da noi ragazzi senza barba a farci la
morale, sentendosene in diritto, perché
loro “avevano fatto la resistenza”. Questa
della resistenza stava diventando una cosa
pesante, se usata come passaporto per far
ingoiare ogni genere di direttiva, ordine,
inquadramento e reprimenda tesi a inquadrare quel modo spontaneo, libero,
incazzato e scardinante che rappresentava il nostro modo di far politica.
Eppure la resistenza era cessata appena venticinque anni prima, un quarto di
secolo ci divideva dall’epica lotta al fascismo, e gli ex partigiani erano ancora aitanti dirigenti cinquantenni.
Cosa dovremmo dire oggi, che il ‘68, il
nostro sessantotto, è lontano quarant’anni, e molti tra i “reduci” sono tutti attorno
alla sessantina? Eppure cose da dire ce ne
sono.
Perché quello non fu un periodo “normale”; iniziò con un terremoto, in Sicilia,
ma proseguì con altri terremoti: in politica (si respirava persino nell’aria), nei costumi (minigonne e blu jeans, l’amore
contro ogni tabù, con la pillola e i preservativi come segno di libertà; le ragazze irrompevano nei luoghi sacri maschili: bar
e piazze, specie nel Sud); nella musica
(dalla canzone di protesta alla beat generation che lasciava spazio ad esperienze
più dure e radicali), persino nella chiesa:
con l’uscita in massa dalle sagrestie di migliaia di giovani, e la contestazione interna. Per poi finire di nuovo in Sicilia con
un fatto tragico: i braccianti di Avola assassinati dalla polizia.
Intanto molti ex sessantottini sono at- da come unico percorso politico valido,
tuale classe dirigente, inseriti nel mondo alternativo alle istituzioni, alle sezioni,
dei quadri, hanno contribuito a portare alle chiese: la strada e la piazza come luoquesta società al punto in cui si trova ades- ghi della protesta, dell’elaborazione, delso: un punto morto. Presidi, insegnanti, lo scontro e dell’incontro fraterno e liberdocenti, magistrati, avvocati, manager, tario, in cui ci si liberava da dogmi e tabù;
giornalisti, deputati e senatori, burocrati oggi la strada è impraticabile, troppo insindacali, banchieri e finanzieri, in gran tasata di automobili, gabbie metalliche
parte hanno avuto i loro “peccati di gio- che rinchiudono la libertà non solo di
ventù”, prima di redimersi e prendere sul muoversi, ma di agire e pensare; è perserio la parte che il sistema tanto odiato corsa dai cortei degli ultras che si ammazgli offriva. Ed hanno fatto bene il loro la- zano per il tifo sportivo; vi sfrecciano senvoro, a giudicare dai risultati.
timenti di odio, viltà, xenofobia, che fanno
Certo, non tutti i “ribelli” hanno cam- più rumore dei cortei di protesta.
biato bandiera; molti, tanti, hanno contiNon è stato semplice arrivare a quenuato, a modo loro, a perseguire le loro sto risultato; il potere, dopo avere tremautopie e i loro sogni di cambiamento so- to per quelle masse di studenti e operai
ciale; molti percorsi sono stati intrapresi, che occupavano scuole e fabbriche, che a
dalla lotta dura ed anche armata, alla mi- milioni sfidavano i suoi scagnozzi armati,
litanza politica “pura”, dal sindacalismo che piangevano i loro morti e giuravano
di base all’avventura artistica, giornalisti- vendetta, ha pianificato a più livelli la sua
ca, sociale, cercando di tenere viva quella rivincita: un livello più subdolo, ma che ha
rivoluzione interiore, esteriore e generale pagato nel lungo termine, è stato quello di
che caratterizzò quei memorabili anni. favorire la nascita dei modelli gerarchici e
Ma quarant’anni dopo, il bilancio è abba- autoritari in seno ai movimenti; parallelastanza fallimentare un po’ per tutti.
mente ha messo in moto i suoi gendarmi:
Basta guardarsi attorno e vedere quelli in divisa, armati, a fronteggiare i
come, non solo l’immaginazione non è an- cortei; quelli occulti, pagati per mettere
data al potere, per ribombe, ammazzare, proprendere uno degli slovocare - la strategia della
gans più significativi,
tensione, piazza Fontana,
n
provenienti dal maggio
gli “opposti estremismi” francese, ma oggi è il poper indurre il movimento
tere a definire quale tipo
a spostarsi su un terreno,
di immaginazione le masquello militare, dove lo
se e gli individui devono
Stato giocava in casa; ed
avere. Un potere sempre
infine, i suoi scagnozzi più
più arrogante, omologanpericolosi, perché mate, forte di un pensiero
scherati da “amici” del
unico diffuso in tutte le
movimento: burocrati, dicomponenti della politica
rigenti, intellettuali, gioristituzionale, filtrato atnalisti, preti operai, che
n
traverso i mezzi di comuhanno smorzato gli entunicazione di massa e le
siasmi, hanno impresso
TV in primo luogo, fin
seriosità e “realismo” ai
dentro i cervelli dei singoli; con strumen- ragazzi che chiedevano l’impossibile; hanti di incatenamento delle coscienze e di in- no ammaestrato e ricondotte all’ovile le
gabbiamento dei sogni, come il consumi- utopie, spogliandole della loro forza sovsmo, l’arrivismo, la cultura del servilismo versiva, riducendole a coccardine da esisempre più diffusa.
bire la domenica al bar.
Quarant’anni fa si riscopriva la straE’ stata una lunga marcia, quella del si-
Il Potere,
dopo aver tremato,
ha pianificato
a più livelli
la sua rivincita
SCIRUCCAZZU
MORATORIA
stema, per sconfiggere la rivoluzione antiautoritaria che univa il Nord con il Sud,
gli operai con gli studenti, le femmine con
i maschi, dava spazio e vita ai diritti negati delle minoranze emarginate d’ogni
tipo, apriva lo sguardo sul Mondo, dal
Vietnam all’Africa ribelle, all’America
Latina strozzata dalle dittature. Una lunga marcia che già alla fine degli anni settanta, dopo 10 lunghissimi, inenarrabili
anni, produceva i suoi frutti velenosi: carcere, repressione, fabbriche e scuole normalizzate, cassa integrazione, sacrifici, carovita,
militarizzazione,
istituzionalizzazione dei movimenti, dei
comitati di quartiere, dei consigli di fabbrica, dei comitati studenteschi: l’inizio
del pensiero unico, dell’omologazione, e
del via libera a padroni e governi di calare la loro tela fetida e scura su un sogno
generalizzato e bellissimo di cambiamento sociale.
Ma quel lungo sogno non è cessato
per tutti; nelle pieghe di una società che si
trasforma sempre più in incubo per giovani precari senza futuro; per pensionati
al minimo; classi di nuovi e vecchi poveri;
paria provenienti da altri Paesi; lavoratori soggetti a condizioni di pesante sfruttamento, continua a vivere il sogno di una libertà mai sopita; batte il cuore della
dignità di chi non si è venduto; si contaminano tra loro gli aneliti di emancipazione degli uomini e delle donne della
Valle Susa, del popolo che difende il proprio territorio dai progetti devastanti dei
signori del cemento e del tondino, dei lavoratori che gridano la loro rabbia per i
compagni uccisi dal lavoro, degli abitanti
di Vicenza che presidiano il Dal Molin
che il governo vuole allargare per ossequiare i piani di guerra della Nato, dei ragazzi che alzano la testa contro la mafia...
E qui, in questi palpiti antiautoritari; in
questo soffi d’aria pura di indipendenza e
di riscatto sociale, risuona forte il suono
dei mille 68 che l’uomo ha sempre tentato, nella sua incessante ricerca della libertà; e che nessun Potere potrà mai canceln
lare.
Pippo Gurrieri
Monsignor Ruini ha lanciato l’idea di una “moratoria”
sull’aborto, ovvero di una sospensione della legge 194 in
attesa di nuovi accordi per la sua
modifica; l’ha subito seguito a
ruota quel leccapiedi di Bondi che
a nome di Forza Italia ha presentato una proposta di legge in tal
senso al parlamento.
E’ questa l’ultima delle battute
più esilaranti che provengono da
Santamadrechiesa; l’ha preceduta
la dichiarazione del Buttiglione
sul voto contro la pena di morte
all’ONU, con cui il “filosofo” si è
detto d’accordo solo a condizione
che anche l’aborto venga considerato una pena di morte!
Adesso non ci resta che attendere
dal Ruini le modalità tecniche della “moratoria antiabortista”.
Infatti, dovendosi sospendere gli
aborti in attesa di ... tempi migliori, presumiamo che le donne
incinte, grazie ad un miracoloso
intervento di Dio per intercessione del cardinale, possano
usufruire della sospensione della
loro gravidanza pari al tempo necessario ai politici e ai preti per
rimaneggiare la 194. Quindi si interrompe, chessò, una gravidanza
al terzo mese e la si mantiene così
anche per 19 - 20 mesi, fino a
quando la moratoria non cesserà;
avremo solo donne incinte per
uno-due anni, oppure aborti al
quindicesimo mese... una vera rivoluzione ginecologica, con tanto
di bollino della Repubblica
Italiana, messo dal governo col
beneplacito dell’opposizione e la
benedizione vaticana.
Chissà se a Ruini appare di notte
l’arcangelo Gabriele e gliele suggerisce in sogno queste sparate,
oppure esse fanno parte del delirio senile di uno che - di nome e
di fatto - di ruine all’Italia ed al
suo popolo, ne ha già provocate
tante.
APPUNTAMENTI
SI RIUNISCE A
ROMA IL 26
GENNAIO LA
COORDINAZIONE
ANARCHICA
L’appuntamento è presso la
Libreria Anomalia, in via dei
Campani n.71-73, dalle ore 10
fino al pomeriggio.
La coordinazione sposta la sua
prima assemblea al Centro Italia;
affronterà alcune delle proposte
già discusse in altre occasioni,
come la costituzione
dell’Università libertaria della terra, o della cassa comune fra
anarchici; verranno esaminate altre proposte, e le ultime iniziative
svolte, come la presenza alla manifestazione internazionale di
dicembre a Vicenza.
Attualità siciliana
2
CATANIA. Manifestazione contro il
piano rifiuti regionale
S
abato 15 dicembre 2007 si è tenuta a Catania la manifestazione regionale contro il Piano Regionale dei Rifiuti del governo Cuffaro
e per la raccolta differenziata e il riciclo, che ha visto la presenza di una
rappresentanza di cittadini dei comuni iblei e di esponenti del movimento politico “una nuova prospettiva” di Modica.
Durante la manifestazione è stata ribadita la contrarietà al Piano
Regionale di Gestione dei Rifiuti
che presenta un’impostazione radicalmente opposta alle direttive europee sulla gestione di rifiuti, così
come recepita dal governo italiano
mediante il decreto Ronchi (d.lgs .
22/97). Infatti, mentre in Europa si
individua nella formula delle 4 R
(Riduzione, Riuso, Riciclaggio e
Recupero) la pianificazione della
gestione dei rifiuti, il Piano di Cuffaro pone al centro l’incenerimento
dei rifiuti, prevedendo la costruzione di 4 mega Inceneritori (normalmente definiti “termovalorizzatori”
per renderli più accettabili dai cittadini) nei siti di Augusta (SR), Bellolampo (PA), Casteltermini (AG)
e Paternò (CT). Ogni inceneritore,
per funzionare correttamente, deve
bruciare una quantità di rifiuti pari
a quella per cui è stato progettato,
non una tonnellata di più, non una
tonnellata di meno. Gli impianti siciliani sono pensati e dimensionati
per bruciare oltre il 110% dei rifiuti prodotti nell’isola, con la logica
conseguenza che in Sicilia dovremo
importare rifiuti da altre regioni.
Per la stessa ragione, mentre in tutta Italia il 35% è la soglia minima
obbligatoria di raccolta differenziata, il piano siciliano prevede che sia
il massimo, in modo tale da non pri-
vare il sistema degli inceneritori di
rifiuti da bruciare. Nato dal pretesto
dello stato di emergenza, questo
piano è l’ennesima forma di imposizione di provvedimenti speciali,
rappresentati in questo caso da scelte gravissime dal punto di vista economico (mancato riciclo), ambientale e della tutela della salute dei
cittadini (rilascio in atmosfera di
polveri sottili, metalli pesanti, diossine, ecc.). La manifestazione, organizzata da CGIL Sicilia alla quale hanno aderito Legambiente,
partiti della sinistra (verdi, comunisti italiani, rifondazione comunista,
italia dei valori, sinistra democratica), comitati di cittadini (no ponte,
no trivellazioni, ecc.) e singoli cittadini provenienti da varie zone della
regione, si è conclusa a piazza università con gli interventi di Graziella Li Gresti del comitato contro l’inceneritore di Paternò e Italo Tripi
segretario generale CGIL Sicilia.
Il movimento politico “una nuova prospettiva” terrà costantemente informati i cittadini, attraverso il
proprio sito internet www.unanuovaprospettiva.it e i mezzi di
stampa, affinché il fallimento del
Piano Regionale dei rifiuti non diventi per l’amministrazione del Sindaco Torchi il pretesto per scaricare
su altri le inadempienze, l’assoluta
mancanza di interventi e di pianificazione che da oltre 5 anni, anche
nel settore dei rifiuti, ne ha caratterizzato l’operato. Ricordiamo infatti che a dispetto della soglia minima
(nazionale), massima (regionale)
del 35% la raccolta differenziata a
n
Modica è ferma al 6%!
Per il movimento politico
“Una Nuova Prospettiva”:
Piero Paolino
no dei beni primari della nostra società consiste nell’avere
la possibilità di ricevere e produrre
informazione, ovviamente una informazione che abbia le caratteristiche di una reale esposizione dei fatti oggettivi e la peculiarità di essere
alla portata ed a disposizione di
chiunque ne abbia il bisogno e la volontà.
Partendo dall’attuale crisi del periodico “carta”, che avendo grossissimi problemi finanziari ha lanciato
nazionalmente una campagna di sostegno economico per poter portare avanti la propria esperienza, a
Noto il Circolo ARCI Glocalaction,
in collaborazione con il Movimento
Anarchico, ha tenuto una conferenza-dibattito sui temi dell’informazione e della libertà inerenti a tale
bene sociale.
A relazionare sull’argomento vie
erano Giovanni Giunta delle Edizioni “la Fiaccola”, Pippo Gurrieri
del mensile “Sicilia libertaria” e
Carlo Ruta, scrittore e saggista indipendente. Dopo una succinta introduzione per spiegare le motivazioni
della serata, ha aperto Giunta, che
ha parlato dell’informazione e della
necessità che essa sia completamente autogestita da chi la produce, citando a tale proposito le esperienze
di un periodico storico come quello
legato all’anaro-punk dove vi fu una
mole enorme di mezzi di comunicazione autogestite e autofinanziate.
Puntualizzando come il problema
economico per la vita di tutti gli
strumenti di comunicazione diventa
ineluttabilmente una vera e propria
censura visto che è il denaro a darti
la possibilità e la ‘libertà” di essere
protagonista di veicolare informazione; denuncia che si è estesa alla
mafia e alla mangiatoia dei giornali
e dei quotidiani italiani che ogni
anno bruciano milioni e milioni di
euro pubblici per autoconservarsi e
servire al meglio i loro padroni di riferimento.
A seguire Gurrieri ha messo l’accento su un altro aspetto rilevante,
che è quello del condizionamento
che la pubblicità esercita sui mezzi
di comunicazione, la presenza del
mercato spettacolarizza e mercifica
l’informazione tanto da renderla
asettica ed anodina od al limite la
trasforma in giornalismo servile utile a garantire la conservazione sociale o gli alti stipendi delle cosiddette firme del giornalismo italiano.
Gurrieri inoltre ha attaccato l’ordine dei giornalisti e come questo
strumento andrebbe azzerato perché esso è uno dei tanti cappi al collo di chi vuole esercitare il naturale
diritto di produrre comunicazione;
concludendo il suo intervento ha
esposto sinteticamente la storia di
Sicilia libertaria e le sue attuali difficoltà economiche.
Ruta ci ha reso partecipi della sua
esperienza personale e della persecuzione che sta subendo da parte
della magistratura, per avere denunciato degli intrecci politico-malavitosi nel ragusano, con i suoi libri:
ha poi citato l’esempio di un giornalismo d’inchiesta come quello di
Tommaso Besozzi, che per il settimanale “Epoca”, in tempi non sospetti, fece un’indagine su Portella
della Ginestra scoprendo il pozzo
senza fondo di intrecci politico-DCMafia e servizi segreti USA e del
suo tragico isolamento nel sistema
giornalistico italiano che lo portò al
suicidio. L’iniziativa è stata chiusa
con un dibattito che ha spaziato dalla necessità che gli strumenti di controinformazione esistenti vivano e
vadano potenziati, alla possibilità di
allargare l’uso dei mezzi d’informazione per poter avere più strumenti
a disposizione; in buona sostanza si
è aperta una discussione su un tema
certamente di notevole spessore che
ci ha permesso sia un confronto che
un arricchimento in prospettiva fun
tura.
Uno dei partecipanti
NOTO. Informazione e libertà
U
RAGUSA. 2 marzo, convegno su
Franco Leggio
Il Convegno Storico-Politico “La
scintilla darà la fiamma...” - Franco
Leggio e l’anarchismo italiano dal
dopoguerra ai “nuovi movimenti”
(1945-1965), si svolgerà domenica 2
marzo presso i locali del Centro
Servizi Culturali, via Diaz 56 - Ragusa. Queste le relazioni:
Mattino, ore 10,00
• Pippo Gurrieri: Franco Leggio:
un anarchico di Ragusa nelle lotte sociali del dopoguerra.
• Octavio Alberola: F. Leggio e la
solidarietà ai resistenti spagnoli.
• Vanni Giunta: F. Leggio editore.
Pausa pranzo, con buffet.
Pomeriggio, ore 15,00
• Franco Schirone: L’apertura internazionale dell’anarchismo italiano
e i “nuovi movimenti”.
• Natale Musarra: Il posto di F.
Leggio nell’anarchismo italiano
Comunicazioni, testimonianze,
dibattito. Seguirà un programma
culturale e un recital di canti anarchici, con Santo Catanuto.
www.sicilialibertaria.it
SICILIA LIBERTARIA
n
GENNAIO 2008
n Cronachetta Iblea
RAGUSA. Cancellati tre consigli di quartiere
L
a giunta Dipasquale, cedendo
alle pressioni dell’opinione
pubblica, ha deciso di cancellare, a
termine legislatura, i consigli di
quartiere di Ragusa Centro, Ovest e
Sud, mantenendo in vita solo quelli
di Marina, San Giacomo e Ibla. Ma
la “via di mezzo” scelta non è giustificata dalla necessità di mantenere
degli organi istituzionali nelle zone
urbanisticamente più lontane o comunque circoscritte e con una loro
specificità. Trattandosi, infatti, di
istituti inutili, tenuti in piedi solo a
scopo consultivo, senza agganci con
la realtà, ma aventi solo la funzione
di aggregazione di clientele nella
fase elettorale, di concessione di stipendi a portaborse, e di trampolino
di lancio per politici in erba e scansafatiche vari, non v’è motivo di tenere in vita questi tre consigli.
Meglio sarebbe un decentramento effettivo dei servizi nelle aree interessate, ed una maggiore attenzione ai problemi che vi si
manifestano.
In quanto a coloro che stanno difendendo i consigli soppressi, fra cui
il centro-sinistra, sappiamo con
quanta demagogia e interesse lo facciano.
Ma tutto questo con i problemi
della popolazione, non c’entra.
Come questi anni di esperienza consiliare han dimostrato, non esiste
correlazione tra il mondo dei politici e quello di chi vive nei quartieri.
Ai cittadini facciamo un appello
MARINA DI RAGUSA. La storia ridotta a rudere
Cronaca di una demolizione annunciata.
L
a giunta Dipasquale non ha
perso l’occasione per procedere imperterrita nell’opera di “riqualificazione” ambientale, già inaugurata
dalla
precedente
amministrazione, ed ha omaggiato i
“Mazzariddari” di un inconsueto
dono natalizio mediante l’abbattimento della Camparia. Ovviamente
anche quest’anno, non sono mancati i rituali addobbi, la distribuzione
di panettoni, in ottemperanza al
millenario ed imperiale costume definito dal motto “panem et circenses”. Il tutto utile per distogliere l’attenzione dei cittadini dall’urgenza
di problemi quali: la cementificazione del territorio e del litorale marino, la carenza di spazi verdi, la fatiscenza della rete idrica, che ha
ridotto alcuni quartieri a delle isole
galleggianti. La Camparia, nel lessico popolare, indicava un edificio in
cui si svolgevano attività lavorative
che consentivano di “campare” a
uomini e donne che traevano dal
mare le risorse per affrontare i disagi causati da una endemica miseria. Essa era parte integrante del nu-
cleo di edifici sorti a ridosso della
Torre, risalente al XVI secolo, e intorno al quale l’originario scalo avviò le prime attività marittime e
mercantili, che culminarono nell’acquisizione del ruolo di imbarcadero
per la pietra asfaltica nel corso della prima metà del secolo scorso.
La struttura, ridotta ormai a un
rudere, a causa dell’inveterato disinteresse degli enti locali che avrebbero dovuto pianificare progetti di
tutela del bene culturale, ha visto segnata la propria sorte nel momento
in cui si è predisposta la tendenza a
convogliare a Marina di Ragusa futili iniziative destinate, secondo le
intenzioni degli esponenti politici di
turno, al potenziamento del turismo
“mordi e fuggi”. E tutto ciò con la
rassegnata acquiescenza dei residenti, male o per nulla rappresentati dai consiglieri di circoscrizione,
proni nel sottoscrivere le direttive
dei partiti politici di appartenenza,
in quanto solleciti promotori di proposte non finalizzate alla tutela della nostra identità storico-culturale e,
pertanto, corresponsabili del saccheggio del nostro patrimonio ambientale a causa di logiche privati-
ome nella migliore tradizione
poliziesca, il blitz del Comune
di Ragusa a Marina si è svolto all’alba, mentre i cittadini dormivano: a
pochi giorni dal natale le ruspe, guidate dal sindaco, hanno cominciato
ad abbattere l’ex Camperia tagliando corto sulle discussioni apertesi da
tempo in merito al destino dello stabile. Duecento cittadini avevano invano firmato una petizione perché
la struttura venisse ristrutturata
La Camperia prima della ruspa
perché si organizzino alla base ogni
volta che devono esprimere un malessere, una rivendicazione; perché
solo dalla pressione dal basso e dall’esercizio di una autentica partecipazione popolare, possono svilupparsi i percorsi per la soluzione dei
problemi e la crescita civile e sociale delle persone.
Tutte cose che i meccanismi di delega e di sperpero di denaro pubblico hanno cercato di corrompere e
n
spezzare.
stiche e imprenditoriali, come pure
della distorta o scarsa coscienza politica delle nuove generazioni, sempre più attratte da proposte di ordine consumistico, poiché educate in
seno ad un generale contesto sociopolitico che ostacola la riflessione
critica.
La demolizione della Camparia
ha annullato una testimonianza popolare.
Una colata di cemento soffocherà le voci e la memoria della soffe-
renza e della fatica di una piccola;
ma non per questo meno importante comunità di pescatori.
Perché questo non accada del tutto e per combattere l’inadempienza
delle istituzioni è auspicabile la costituzione di un comitato di base,
autogestito dai cittadini, impegnato
in primo luogo nella tutela dell’ambiente, in dibattiti di interesse pubblico, nella creazione di spazi alternativi per le donne e i giovani. n
Giusy Carnemolla
adeguatamente per servire da luogo
di socialità o da museo; anche un
Comitato si era costituito.
Quale i motivi di tanta fretta dipasqualese? Come sempre il nostro
sindaco-ruspa dimostra di avere le
idee chiare: spianare, per poi progettare, appaltare, costruire, qualsiasi cosa, un parcheggio, una rotatoria, una piazza, una struttura,
purché i suoi amici appaltatori abbiano lavoro e denaro pubblico. In-
fatti, come in altre vicende (metropolitana docet!) al sindaco ruspante
non interessano le opere che costano troppo poco, ma solo quelle che
mettono in circolazione milioni di
euro. Lo abbiamo visto con i peep,
quando si è esposto oltre ogni limite per perorare la causa degli amici
costruttori (e adesso sta combattendo come un leone contro il Tar che
glieli ha bloccati). Non vorremmo
che anche qui c’entrassero i soliti
amici...
La Sovrintendenza si è svegliata a
misfatto avvenuto e ha “bloccato”
una demolizione oramai conclusa,
aggiungendo dell’altro squallore ad
una storia sconcertante: Marina di
Ragusa, dopo il Porto e il lungomare, ancora una volta violata come
una donna debole e indifesa, che
non può avere una sua storia, una
sua dignità, e non può progettare il
proprio futuro.
n
d un mese di distanza dal
Consiglio Comunale dedicato
al tema dei rifiuti e della discarica e
a poco più di due mesi dalla scadenza della chiusura della discarica di S.
Biagio a Scicli, sembra essere calato
il silenzio sul problema. Niente è
stato fatto dal Sindaco Torchi e dall’Assessore Gerratana per ridurre il
peso dei rifiuti in discarica, niente è
stato proposto in termini progettuali per tentare di uscire dall’emergenza che la città sta vivendo e della quale a breve si potrebbero
evidenziare gli aspetti più drammatici e che porterebbero in pochi giorni a scenari “campani”.
Non un solo intervento per tentare di ridurre i 94kg di rifiuti su 100
che buttiamo in discarica, non un
solo centesimo di euro per promuovere la raccolta differenziata. E intanto il tempo passa e i soldi che i
cittadini modicani pagano per il
conferimento dei rifiuti continuano
ad essere sempre di più e sempre
gravati dalle penali per il mancato
raggiungimento degli obiettivi fissati per la raccolta differenziata. E’
opportuno infatti ricordare che la
legge “multa” i comuni che non
hanno raggiunto il 35% di raccolta
differenziata entro il 2006 e che non
raggiungeranno il 45% entro il 31
dicembre 2008.
In Italia oltre 1150 comuni hanno
raggiunto l’obiettivo minimo; tutti
gli altri, Modica compresa, a causa
della superficialità, dell’incapacità e
dell’irresponsabilità di sindaco e
amministratori, pagano questa penale che si aggiunge alla canonica
tassa sui rifiuti, e i modicani probabilmente continueranno a pagarla
anche nei prossimi anni perché ad
oggi non esiste alcun piano o progetto per l’incremento della raccolta differenziata.
Ma arrivati quasi al nuovo anno
cosa dobbiamo pensare? Che Sindaco e Amministrazione hanno
avuto conferma di “miracoli” dai
piani alti del palazzo del potere?
Che S. Biagio non chiuderà, ma è
meglio non parlarne altrimenti i cittadini sciclitani torneranno a far
sentire la propria voce? Che la vasca
di Cava dei Modicani sarà completa alla chiusura di S. Biagio, ma è
meglio non dire ai ragusani che andremo tutti a conferire nella loro
discarica e che, senza interventi di
riduzione dei rifiuti e una forte raccolta differenziata, la riempiremo in
pochissimo tempo e dovremo aprire altre discariche e poi altre ancora?
O forse si aspetta di arrivare a pochi giorni dal 29 febbraio per poter
imporre, con la solita strategia dell’emergenza, scelte pesanti e disastrose passando sulla testa dei cit-
tadini? O peggio ancora, Sindaco e
Amministratori pensano che il consenso elettorale sia un lasciapassare
per qualsivoglia turpe intervento?
No, i cittadini modicani stanno
già comprendendo l’errore commesso e, a velocizzarne la consapevolezza, oltre alla scellerata amministrazione finanziaria dell’ente,
certamente sta influendo l’aumento
delle tasse e non ultimo il 65% in
due anni della tassa sui rifiuti. No,
non abbasseremo la testa. Tutt’altro! La terremo alta e faremo conoscere a tutti quali e quanti interventi potrebbero farci uscire da questa
drammatica situazione e quali e
quanto forti siano le complicità e le
resistenze che puntano a lasciare
nell’emergenza rifiuti la nostra città
e la Sicilia tutta.
n
Per il movimento politico
“Una nuova prospettiva”
Maurizio Pisana e Piero Paolino
nche quest’anno, in occasione
dell’ottavo anniversario della
strage nel Centro di permanenza
temporanea “Serraino Vulpitta”,
abbiamo organizzato una due giorni di iniziative per ricordare tutte le
vittime dell’immigrazione e delle
frontiere e rinnovare l’impegno e la
lotta contro tutte le leggi razziste e
per la chiusura di tutti i CPT.
Venerdì 28 dicembre, anniversario del tragico rogo in cui persero la
vita Rabah, Nashreddine, Jamel,
Ramsi, Lofti, Nasim in seguito a un
tentativo di fuga, militanti antirazzisti e cittadini solidali provenienti da
Trapani, dalla provincia e da Palermo hanno tenuto un presidio di circa tre ore davanti il CPT “Vulpitta”
per esprimere la propria vicinanza e
solidarietà agli immigrati reclusi.
Per tutto il pomeriggio, un piccolo
ma potente sound-system ha sparato musica che i migranti hanno dimostrato di apprezzare salutandoci
e applaudendo. In seguito, gli anti-
razzisti hanno dialogato con i reclusi che hanno fornito il solito quadro
desolante delle condizioni di vita all’interno del CPT: scarsa qualità del
cibo somministrato, inadeguatezza
e mancanza di riscaldamento degli
ambienti e dell’acqua corrente. E
poi, storie personali che danno la
misura precisa del dramma vissuto
da chi, per esempio, viene sbattuto
in un CPT dopo quindici anni di
permanenza regolare in Italia per il
solo fatto di non aver potuto rinnovare il permesso di soggiorno; o da
chi si ritrova a essere “clandestino”
pur essendo sposato con un’italiana
in attesa di un figlio; o da chi viene
scoperto a lavorare in nero in campagna e viene condannato per questo alla detenzione amministrativa
in attesa di espulsione.
L’amarezza nelle parole degli immigrati era palpabile così come la
loro aperta condanna delle leggi italiane che rendono possibili questi
soprusi quotidiani. Gli antirazzisti in
piazza hanno espresso la loro vergogna per l’esistenza di strutture
come il “Vulpitta” ma hanno ribadito ai detenuti il loro impegno affinché i CPT siano chiusi al più presto
perché si tratta di una battaglia di libertà nella quale siamo coinvolti
tutti, italiani e non italiani.
Sabato 29 dicembre presso l’antico Palazzo della Vicarìa a Trapani si
è tenuto un incontro pubblico sul
tema “I flussi migratori tra sfruttamento, repressione e derive razziste” alla presenza di molte persone
che hanno addirittura riempito la
sala conferenze.
L’incontro è stato arricchito dalla
partecipazione di Gabriele Del
Grande, fondatore di “Fortress Europe”, che ha presentato il suo ultimo libro “Mamadou va a morire. La
strage dei clandestini nel Mediterraneo”.
La discussione ha affrontato e
analizzato molti argomenti: le dinamiche dei flussi migratori, le ragioni
profonde legate alle fortissime sperequazioni tra Nord e Sud del mondo, le politiche repressive degli stati
e dei governi funzionali alla tutela
degli interessi padronali, il dilagante razzismo presente nella società,
fomentato dai media e dalla classe
politica con campagne allarmistiche
e di emergenza securitaria, la cruda
descrizione del CPT “Vulpitta” attraverso l’esperienza diretta di chi vi
ha fatto ingresso, la necessità di tenere sempre alta l’attenzione su ciò
che accade nei CPT e alle frontiere
partendo dalla consapevolezza che
più le lotte saranno autorganizzate e
indipendenti e più ampi saranno i
margini di successo in vista di un miglioramento delle condizioni attuali degli immigrati e, soprattutto, dell’unico
obiettivo
davvero
irrinunciabile: l’abolizione delle leggi razziste e la chiusura dei Centri di
n
permanenza temporanea.
Coordinamento per la Pace
Trapani
CAMPERIA. Ruspa Dipasquale colpisce ancora
C
MODICA. Rifiuti: anno nuovo stessa emergenza
A
TRAPANI. Le iniziative per ricordare le vittime del rogo del 28/12/1999
A
SICILIA LIBERTARIA
n
GENNAIO 2008
Terremoto. Il 1968 tra distruzione e lotte per l’autogoverno
La lezione del Belice
Q
uarant’anni fa, alle ore
2’30’’ del 15 gennaio 1968,
un violento terremoto, annunciato con forti scosse fin dal pomeriggio precedente, abbatté le più
povere case dei paesi a ridosso del
fiume Belice, nella Sicilia Occidentale. In alcuni Comuni (Gibellina,
Salaparuta, Poggioreale e Montevago) la rovina fu totale da consigliare
l’abbandono e la ricostruzione in un
altro sito. I morti furono 296 sotto le
macerie, 459 (al 15 marzo 1968) per
il freddo, la fame, le malattie, perlomeno 100.000 i senzatetto. I soccorsi dello Stato, come al solito, arrivarono in ritardo. Ne furono invece
organizzati spontaneamente, fin
dalle prime ore successive, dai giovani delle località vicine e degli stessi paesi terremotati. Nelle settimane
e mesi seguenti la solidarietà si allargò a tutta l’Italia (il movimento
studentesco, che avrebbe ben presto
infiammato le piazze e le università,
inviò carovane di volontari) e all’estero, ovviando nuovamente alla carenza dello Stato nel fornire tende ,
viveri, coperte, indumenti, medicinali.
Su “L’Agitazione del Sud”, il
mensile allora organo della Federazione Anarchica Siculo-Calabra, nel
suo numero di gennaio apre una
sottoscrizione straordinaria pro-terremotati i cui proventi in denaro o
pacchi di vestiario (provenienti in
gran parte dai compagni nordamericani, molti dei quali emigrati o figli di emigrati dei paesi colpiti dal
terremoto) furono affidati per la
distribuzione agli anarchici di Salemi, Santa Ninfa, Calatafimi, Menfi e
Marsala.
Particolarmente attivo fu il gruppo di Santa Ninfa (Li Causi, Di
Mino, Truglio, Bonafede, Giaramita e Lombardo), che allestì un vero
e proprio centro autogestito per la
raccolta e distribuzione di viveri e
materiali.
Piero Riggio, il direttore del giornale, Antonio Cardella e Vincenzo
La Cavera furono tra i primi ad accorrere da Palermo nella zona terremotata con generi di conforto.
Melchiorre Palermo, Luigi Li Causi
e Rolando Certa scrissero cronache
sul dopo-terremoto rispettivamente
a Salemi, Santa Ninfa, Mazara del
Vallo, e seguirono in presa diretta le
lotte dei comitati popolari che andavano ricostituendosi, dopo un primo comprensibile momento di
smarrimento, in tutta la valle del Belice.
Questi comitati rappresentano
uno dei principali esperimenti di
partecipazione diretta, dal basso,
con metodologia e obiettivi radicali, che siano mai stati condotti in Italia. Il primo di essi era sorto a Roccamena nel 1960, emanazione del
Centro studi e iniziative per la piena occupazione creato da Danilo
Dolci e dai suoi collaboratori. Nel
giro di due anni, sotto l’impulso di
Lorenzo Barbera, di Paola Buzzola
(moglie di Barbera, che ne diresse
l’organo di stampa “Pianificazione
siciliana”) e di Carlo Doglio, l’urbanista anarchico che curò la formazione degli esperti in pianificazione
territoriale (almeno uno per ogni
paese), sorsero 19 comitati in altrettanti Comuni sui 25 che ne contavano le valli dello Jato, del Belice e del
Carboj. Ogni comitato elaborava e
discuteva in affollate assemblee un
“piano di sviluppo” basato sull’”individuazione e la valorizzazione delle risorse locali”, e conduceva una
serie di “pressioni popolari” nei
confronti delle istituzioni per poterlo realizzare. L’intenzione di Doglio,
motivo della sua rottura con Dolci,
era di indurre i comitati popolari a
trasformarsi in organi di autogestione dei rispettivi territorio per poi
estendersi, a cerchi concentrici, in
tutta l’Isola ed oltre. Alcuni comitati giunsero effettivamente ad esautorare dalle loro funzioni i poteri locali che si limitavano pertanto a
ratificare le decisioni prese nelle assemblee popolari.
Nel 1965 nacque il Comitato intercomunale per la pianificazione
organica della Valle del Belice che
elaborò una serie di progetti comuni all’intera zona (dalle dighe al rimboschimento, dalla revisione della
riforma agraria all’ampliamento
della rete viaria, dalla scuola per tutti alla valorizzazione turistica dio
Selinunte) e promosse iniziative di
lotta culminate, dal 5 all’11 marzo
1967, nella Marcia per la Sicilia Occidentale e per un nuovo mondo (da
Partanna a Palermo), che coinvolse
migliaia di persone.
Il terremoto del 15 gennaio 1968
costrinse questo movimento a mutare i suoi obiettivi immediati, privilegiando l’assistenza umanitaria e la
ripresa delle pur minime attività sociali che si presentavano fortemente compromesse (dispersione dei
nuclei familiari, disoccupazione),
mantenendo comunque quelli di
lungo periodo, anzi legandoli strettamente ai progetti di ricostruzione.
Gli ostacoli che incontrò ne inasprirono la critica alle istituzioni regionali e nazionali.
Il nuovo Centro studi valle Belice,
che aveva sede a Partanna ,nella baracca intitolata a Martin Luther
King, condivise con “L’Agitazione
del Sud” l’analisi circa le responsabilità sia delle distruzioni e delle vittime che della situazione critica in
cui versava la popolazione. Piuttosto che nel terremoto, fatto di per sé
imprevedibile, esse risiedevano nell’abbandono storico in cui lo Stato
italiano aveva lasciato il Belice, specialmente i suoi abitanti più poveri
(a crollare erano state principalmente le loro case di tufo, non quelle in cemento armato), rinnovato
dopo l’ evento sismico, dai ritardi
nei soccorsi, dalla disorganizzazione, dall’eccesso di burocrazia, da
speculazioni, accaparramenti, sperperi, favoritismi, corruzione, mafia.
Dal 3 marzo 1968 si tiene il primo
presidio davanti alla Camera dei
Deputati, a Roma. A protestare
sono in 1500 giunti con tutti i mezzi
dal Belice (ma anche dall’interland
milanese, da Firenze e dalla stessa
Roma, dove sono ricoverate alcune
migliaia di profughi), nonostante il
pesante boicottaggio delle autorità.
Se ne andranno l’8 marzo, dopo
aver strappato ai deputati una legge
che finanziava la ricostruzione, rimasta però lettera morta nei tre
anni successivi. Il Comitato organizzatore, al ritorno, non nascondeva
l’amarezza per il rigetto di alcune
sue richieste (in particolare: 1) che
le amministrazioni locali, i comitati
cittadini, il comitato di zona e le assemblee popolari partecipassero di-
Speciale Belice
www.sicilialibertaria.it
Gibellina, 15 dicembre 1968
rettamente al controllo del processo
di ricostruzione; 2) che dagli appalti venissero esclusi i mafiosi e i politici corrotti) e chiamava subito a
nuove mobilitazioni.
Nei mesi ed anni seguenti si succederanno ininterrottamente presidi (di nuovo a Roma nel Natale
1969, il 27 ottobre 1970, il 14 gennaio 1974, ecc.), convegni (i più partecipati a Partanna il 1° giugno 1969
e a Santa Ninfa il 7 dicembre dello
stesso anno), marce di protesta a Palermo (le prime il 9 luglio 1968, il 20
gennaio 1969 e il 1° giugno 1970),
“campagne di pressione” concentrate in pochi giorni, con assemblee
popolari in ogni paese, scioperi,
blocchi stradali, cortei, scritte murali, digiuni collettivi, denunce pubbliche e “giudizi popolari” (celebre
quello ai politici responsabili della
mancata ricostruzione, tenuto a
Roma nel settembre 1969). Ogni
piccola concessione rendeva sempre
più radicale il movimento.
Suoi rappresentanti d’altronde
parteciparono in diverse città d’Italia alle mobilitazioni studentesche
ed operaie di quegli anni, il che gli
permise di non isolarsi e di fungere
da modello per altre lotte popolari.
Furono tre in particolare gli strumenti di lotta utilizzati nel Belice ad
essere ripresi a livello nazionale: il
“Piano di sviluppo della zona”, con-
creta alternativa ai progetti frammentari calati dall’alto; il rifiuto di
pagare le tasse; l’obiezione di massa
al servizio militare.
Un primo Piano, elaborato dal
Centro Studi di Partinico con l’aiuto di una èquipe di tecnici, venne
presentato pubblicamente il 15 settembre 1968. Il coordinamento popolare indisse a suo sostegno 50
giorni di pressione e il plastico del
piano venne portato e discusso
ovunque. Un secondo Piano, definito di “sopravvivenza”, fu elaborato
interamente dal basso a partire dal
gennaio 1970: esso prevedeva una
serie di misure immediate (50.000
case, 3 dighe, 20.000; posti di lavoro,
28.000 ettari di boschi, 1.500 chilometri di strade) e influì non poco
sulle scelte definitive per la ricostruzione.
L’”antitasse” consisteva nel rifiuto
di, pagare ogni tipo di imposta o bolletta finché perdurava lo stato di disagio delle popolazioni. I comitati si
attrezzarono di squadre di tecnici
che intervenivano tempestivamente
a riallacciare la luce, l’acqua, il telefono ogni qualvolta venivano tagliate. Alla fine il governo concesse proroghe ed esenzioni.
L’”antileva” nacque nel febbraio
1970 ed ebbe uno sviluppo impetuoso nei mesi successivi col coinvolgimento di centinaia di giovani
nella Sicilia Occidentale che preferivano rimanere a lavorare per la ricostruzione (rivendicando ad essa le
risorse sprecate nella produzione di
armi) piuttosto che partire soldati
per destinazioni lontane. Nonostante le minacce, le persecuzioni, le
provocazioni del generale Dalla
Chiesa che fece arrestare una ventina di giovani, il movimento tenne
duro fino all’approvazione di una
apposita legge sul servizio alternativo per le classi del 1950 al 1953.
Lo Stato venne quindi costretto a
fare delle concessioni, congegnate
però in modo tale da consentirgli un
graduale recupero del movimento
popolare. La tensione rimase tuttavia alta fino all’approvazione della
legga 178/76, perfezionata poi dalla
legge regionale 1/1/1986, che diede
facoltà ai Comuni di gestire in proprio le risorse ed aprire grandi cantieri per la ricostruzione.
Il raggiungimento dell’obiettivo
principale, seppure in un’ottica che
escludeva la partecipazione dei comitati e suscitava nuovi appetiti speculativi e mafiosi; il dispiegarsi dei
lavori col relativo ricatto occupazionale; l’opera deleteria della chiesa
(si mise particolarmente in mostra
don Riboldi, futuro vescovo di Acerra); il riaffiorare delle antiche divisioni di campanile; l’ingerenza sempre più spinta di sindacati e partiti,
anche dell’estrema sinistra, con reciproche accuse di strumentalizzazione; le scissioni prima con Dolci e
col Centro di Partinico, poi all’interno dello stesso Centro studi di Partanna; il “riflusso” dei movimenti di
contestazione in tutta Italia; contribuirono ad accentuare la crisi del
movimento. In realtà tale crisi aveva le sue radici nella mancata corrispondenza della radicalità dei metodi usati con la radicalità di quel
progetto sociale, o di quella visione
politica (l’autogoverno del territorio), che continuamente emergeva
proprio dalla conduzione unitaria,
dal basso e coinvolgente, delle lotte.
Pericolo che additiamo a quanti ancora oggi si ispirano a istanze di base
e metodologie analoghe a quelle
n
impiegate nel Belice.
Natale Musarra
3
REPORTAGE. Le astronavi degli
architetti atterrano a Gibellina
“C
he disgrazia, signore, che
disgrazia!” ci dice la signora Ada, proprietaria del bar situato
all’interno del Meeting, la sculturaedificio polivalente di Pietro Consagra, guardando fuori dalla vetrina
del locale. Sullo sfondo il Teatro di
Giuseppe e Alberto Samonà in costruzione da trent’anni. “Si alza di
un metro ogni dieci anni” commenta la donna da dietro il banco del bar
deserto, con un lampo feroce negli
occhi. Siamo a Gibellina, paese interamente ricostruito negli anni settanta a pochi chilometri dal luogo
originario, completamente distrutto
dal terremoto del 15 Gennaio 1968.
Ministri, sottosegretari, funzionari
pubblici, imprenditori chiamando a
raccolta circa 500 urbanisti, scultori,
architetti, artisti hanno dato forma
alla città nuova: un museo all’aperto, un progetto urbano moderno,
dedicato alla bellezza, rivolto all’uomo.
Così almeno si diceva nelle conferenze stampa ufficiali, e si ripete
tuttora nei viaggi d’istruzione scolastici. In questa mattina di dicembre
2007 l’impressione è invece quella di
un intero paese cresciuto sotto la pistola puntata della ricostruzione, e
di cittadini che vivono la propria città come, appunto, una disgrazia: artistica, in questo caso. La piazza è
deserta, e tra rifiuti, erbacce, calcinacci d’opere d’arte e edifici mai vissuti e in degrado, sembra di essere
capitati in un parco giochi abbandonato. Ferro arrugginito a vista, e cemento armato che sta scoppiando.
Gli edifici disabitati e in rovina sono
invasi dai piccioni e tra tanta tristezza e rabbia, c’è almeno una buona
notizia: il tetto della Chiesa Madre
con cupola a forma di un’enorme
sfera bianca, è crollato prima di essere terminato, e la struttura di Ludovico Quadroni è tuttora abbandonata. Più in basso, quella che doveva
essere un’opera d’arte viva, un lago,
è un pantano sporco dove si buttano
i rifiuti e che ormai nessuno guarda.
Gibellina esibisce una civile, politica
e colta toponomastica, l’unica in Italia ad avere eliminato nomi d’eroi o
santi: via A. Moro, via J. Beyus, via
A. Fanfani, via della Rivolta Contadina, via M. Schifano... Nomi come
stereotipi; le idee ridotte a rappresentazione. L’arte o il progresso, per
farli esistere, non basta soltanto nominarli: la vita è un’altra cosa.
All’ingresso di Gibellina l’enorme
Porta del Belice, una stella in acciaio
alta 24 metri, e poi sulle strade e nelle piazze decine di sculture come
astronavi aliene atterrate per caso in
un posto sconosciuto. Attorno, il
Paesaggio circostante: campagne,
nuvole, pietre che assomigliano alle
facce di chi vive in quel posto più di
quanto lo possa mai essere qualsiasi
altra cosa pensata da chi non c’è
nato, sotto queste nuvole. “Gli abitanti sono disperati, o scomparsi.
Una Pompei nel Belice, ci sarebbe
voluta - ci racconta un signore - altro
che questa follia. Perché alla disgra-
zia del terremoto, qua si è aggiunta
quella della ricostruzione”.
Nel largo del Municipio gli uffici
sono chiusi; addossati al colonnato
decorato con enormi mosaici in ceramica policroma, solo quattro cani
accucciati l’uno all’altro. Tutto il resto è vuoto. Abitano in questo spazio settemila cittadini; deportati
dentro un’opera d’arte che non hanno scelto di vivere.
Poco lontano, quelle che erano
le loro case. Prima sono state distrutte dal terremoto, ora sono diventate una gigantesca opera di land
art: il “Grande Cretto” di Burri. Una
colata di cemento bianco ferma quel
15 gennaio di quarant’anni fa: i ruderi di Gibellina sono un pugno nello stomaco, un gesto forte dove l’arte diviene strumento, non fine
autoreferenziale. L’opera di Burri è
un emozionante sudario sotto il quale, come in un labirinto, si intravede
l’antico impianto viario, che con i
suoi isolati e le sue stradine rinnova
la memoria di Gibellina; tra i paesi
del Belice il più colpito. Salaparuta
e Santa Ninfa, con meno morti,
meno distruzioni e meno ricostruzione, sono state più fortunate.
A pochi chilometri, la torre del
municipio di Poggioreale ricorda
quella di un paese americano degli
anni cinquanta: ma nonostante i
progetti d’architetti progressisti siamo nell’entroterra trapanese, tra
templi greci, bagli, ulivi, e all’orizzonte il mare. “A Poggioreale siamo
1.300 abitanti e 7.000 pecore” ci dice
sogghignando un abitante del luogo,
mentre guardiamo dall’alto la piazza Elimi di Portoghesi: posto inutilizzato, sostiene l’uomo. “Il giovedì
si riempie perché vengono degli ambulanti a vendere elastici e canottiere, per il resto è vuoto e inutile”. Più
in alto, case popolari mai abitate che
stanno crollando, appartamenti di
80 metri quadri svenduti a vacanzieri palermitani per 10.000 euro. A
fianco c’è il nuovo Teatro comunale:
i vetri sono rotti, le porte divelte e
l’intera struttura è abbandonata.
“Chi può, va via: Freiburg, Germania, oppure l’Emilia. Qua rimane
solo chi è stanco” continua il nostro
interlocutore. I colombi hanno invaso le case disabitate; il cavalcavia
pensato da architetti al cemento armato dimostra la sua sola utilità
dando asilo a migliaia di piccioni,
unici beneficiari di cotanto ardire
stilistico caduto sul Belice come
un’atomica. Il vecchio paese, distrutto dal terremoto e disabitato da
quarant’anni è ancora lì, poco distante dalla città nuova. “Siamo
come l’ultimo vagone di un treno:
quando lo si perde, non se ne accorge nessuno” conclude il signore di
Poggioreale girando lo sguardo verso la costa in lontananza. In queste
zone della Sicilia, dalle parti di Mazara del Vallo, a volte, sospesa tra il
cielo e l’acqua appare sul mare una
città fantasma: è la Fata Morgana,
che c’inganna con le sue bugie. n
Aldo Migliorisi
l 30 dicembre 1997 moriva a Partinico, presso Palermo, Danilo
Dolci, urbanista, sociologo, poeta,
educatore e riformatore sociale. In
occasione del decennale si sono
svolte numerose manifestazioni per
ricordarlo: a Basilea, Roma, Firenze, Piacenza, Partinico, Trieste, Sesana (in Slovenia, la sua città natale), Acireale e Palermo. Nelle ultime
quattro località è stata esposta la
mostra Una vita vissuta intensamente (ne esistono tre copie), composta da 41 pannelli dedicati all’attività di Dolci e dei suoi collaboratori,
tra cui molti libertari, dall’Archivio
Storico degli Anarchici Siciliani,
grazie a documenti in suo possesso o
forniti da amici e gruppi d’ispirazione dolciana.
Ad Acireale, in particolare, si è tenuta una “settimana di studi” (10-14
dicembre 2007), nel corso della quale sono stati affrontati i vari aspetti
della poliedrica personalità di Dolci,
documentati dalla mostra, e i motivi
della sua “attualità profetica”. In
tale sede non ci si è limitati a commemorare Danilo e ad esaltarne la
metodologia maieutica separandoli
dai contesti storici, ma si sono affrontati - o almeno si è cercato di
farlo - alcuni dei problemi posti dalla ricerca storica, che sul movimento dolciano è agli albori, e dall’applicazione stessa della “reciproca”
ad ambiti diversi, non sempre pie-
namente ricettivi.
Quello che emerge, a distanza di
dieci anni dalla morte, è la grande
ricchezza e profondità delle elaborazioni prodotte da Dolci e dai suoi
collaboratori ma, al tempo stesso, il
grande difetto di conoscenza che su
di esse hanno persino gli stessi ammiratori di Dolci. In particolare è
stata sottolineata l’importanza di
uno studio comparato tra le idee e i
progetti politici, sociali ed educativi
di Dolci, Capitini, L. Borghi, Doglio
e dei tanti, più o meno noti, che tra
gli anni Cinquanta e gli anni Settanta del Novecento hanno stretto rapporti o direttamente lavorato nel
Centro Studi di Partinico e in quelli
della valle del Belice. Ma oltre a
quelle esperienze, che per la gran
parte mantengono una vitalità
straordinaria, anche gli insegnamenti dell’ultimo Dolci possono
oggi venir colti in una chiave storica
e di prospettiva tale da farne risaltare il carattere precorritore e ammonitore. Per gli anarchici, infine, la rivisitazione storica dei “movimenti
dolciani”, l’impiego del metodo
maieutico, la critica radicale alla società del dominio e ai suoi strumenti di omologazione, rivestono un’importanza capitale, se si vuole
davvero puntare a un cambiamento
strutturale, non solo di facciata, del
n
sistema.
N.M.
DANILO DOLCI. Il decennale
I
Le battaglie culturali
4
LIBRI. “Le parole e i fatti”, di
Franco Leggio
Amo veleggiare per mari proibiti.
(H. Melville - Moby Dick)
P
arole come specchio dell’atroce realtà in cui la classe subalterna siciliana era immersa negli
anni quaranta e cinquanta del secolo scorso, ma accompagnate dalla
tensione ideale, dall’incitamento
alla lotta. Parole frutto di osservazione acuta, sensibilissima, dolorosa, tanto da farsi in talune occasioni, a buon diritto, sostanziosa
letteratura.
Gl’interventi di Franco Leggio
sulla stampa anarchica di quel periodo, che ora rivedono la luce per
l’appassionata cura di Pippo Gurrieri, ci restituiscono una delle dimensioni umane e intellettuali di un
compagno di strada che non soltanto seppe fare della sua vita un esempio, ma che fu anche prodigo di
doni di grande valore in un tempo in
cui l’oppressione culturale e politica raggiunse uno dei suoi massimi
vertici.
Dalle condizioni e dalle vicende
dei minatori ragusani agli stanziamenti governativi per il ripristino di
chiese, di collegi cattolici e di carceri danneggiati dalla guerra (lasciando nell’oblio le abitazioni private e
le stazioni ferroviarie), dall’imperante “Scelbite” alle lotte dei braccianti agricoli, dal presunto miracolo di una “madonnuzza” alla brutale
condizione carceraria, dal trasformismo dei pescecani ai reportages
che hanno a soggetto i paesi di Buccheri e di Samugheo, la voce di
Franco si dispiega per raccontare,
far capire, solidarizzare, coinvolgere, ironizzare, indicare la possibilità
della rivolta e la fattibilità delle utopie.
Una lettura istruttiva e avvincente che ci auguriamo abbia un seguito, tale da rimettere in luce altri
aspetti della personalità e dell’attività di Franco Leggio.
Denis Diderot ne Le temple du
bonheur scrisse: “Volete che vi
esponga un bel paradosso? E’ che
sono convinto che non può darsi
vera felicità per la specie umana che
in uno Stato ove non esistano né re,
né magistrati, né preti, né leggi, né
tuo, né mio, né proprietà mobiliare,
né proprietà fondiaria, né vizi, né
virtù; e questo Stato è diabolicamente irreale”. Ebbene, Stato a
parte, Franco Leggio, come non pochi altri, ha ancora una volta dimostrato che la via che conduce a quel
luogo ideale è percorribile e che la
condizione umana vagheggiata appartiene al dominio delle realtà
possibili.
n
Benito La Mantia
Franco Leggio, “Le parole e i fatti”, Sicilia Punto L, Ragusa, 2007, pagg. 172,
euro 8.
Leggio ad un anno dalla morte
abato 15 dicembre, nei locali
del Centro Servizi Culturali è
stato commemorato Franco Leggio
nel primo annoversario della morte,
e contemporaneamente è stato presentato il libro “Le parole e i fatti”
curato da Pippo Gurrieri ed edito
da Sicilia Punto L.
Diversi compagni sono venuti da
fuori Ragusa per partecipare al ricordo del compagno, compito affidato a Natale Musarra, che lo ha
svolto brillantemente, ricostruendo
la vita ed il ruolo di Franco nell’anarchismo.
Musarra ha anche letto passi di
documenti nei quali la particolare
sensibilità di Franco ai problemi
della sua e nostra terra, emergeva in
tutta la sua portata, come quando
rispose ad Aurelio Chessa - che gli
chiedeva materiale per il suo archivio- che era importante tenere il
materiale qui, perchè domani non si
dovesse ancora una volta recarsi al
Nord per studiarlo.
Leggio auspicava, nella sua risposta, la costituzione di un archivio
storico anarchico in Sicilia e, male
che andasse, comunicava a Chessa
la sua decisione di voler lasciare tutto alla Biblioteca Comunale “Giovanni Verga” di Ragusa.
Natale è riuscito a scandagliare
diversi aspetti dei molteplici impegni militanti di Franco, come quello
della solidarietà attiva alla guerriglia
spagnola o l’interesse e il suo incontro con i provos.
E’ seguito l’intervento di Pippo
Gurrieri, che ha raccontato del lavoro di ricerca fatto sull’attività giornalistica di Franco, e sull’importanza degli articoli raccolti nel volume,
sia per quanto riguarda episodi di
storia locale quasi cancellati, come
la lotta nelle miniere, sia per l’attualità di certi temi (Pennavaria, le trivellazioni petrolifere); infine, si è
soffermato sul livello letterario dei
tre reportages presenti nel volume,
di cui sono stati letti anche brevi brani.
Dopo qualche intervento, la riunione si è conclusa dandosi appuntamento al 2 marzo nello stesso
Centro Servizi Culturali, per il convegno storico su Franco.
n
n Novità in arrivo
n Raul Pantaleo, “Attenti all’uomo bianco. Emergency in
Sudan: diario di cantiere”.
Elèuthera, 2007, prefazione di
Gino Strada, 112 pp., euro 12,00,
ISBN 9788889490396
I diritti d’autore di questo libro
sono destinati a Emergency
Elèuthera, via Rovetta 27, 20127
Milano, tel. 02 26 14 39 50 fax
02 28 04 03 40, e-mail: [email protected]
www.eleuthera.it
n Emanuele Treglia, “Proprietà
e anarchia in Proudhon”, Edizioni
La Baronata, 2007, pp; 48, euro
4,00.
Edizioni La Baronata, C.P. 22, CH6906 Lugano (Svizzera),
www.anarca-bolo.ch/baronata /
e-mail: [email protected]
n Daniel T. Unterbrink, “Gesù e
Gesù” - Un ribelle ebreo sfidò
Roma, morì su una croce e la
Chiesa lo trasformò in dio,
AlterEgo editore, 2007, pp. 303,
euro 16,00. e-mail: [email protected] www.alteregoeditore.org
n Selva Varengo, “La rivoluzione ecologica. Il pensiero libertario
di Murray Bookchin”, Zero in
Condotta, 2007, pp.187, euro
12,00. Autogestione, C.P. 17127 20170 Milano, tel/fax 02
2551994, e-mail: [email protected] www.zeroincondotta.org
n Giovanni Domaschi, “Le mie
prigioni e le mie evasioni.
Memorie di un anarchico veronese dal carcere e dal confino
fascista”, a cura di Andrea
Dilemmi, Cierre edizioni/Istituto
veronese per la storia della
Resistenza e dell’Età contemporanea, 2007, pp. X, 409, ill., euro
18,00.
n Stefano d’Errico,
“Anarchismo e politica - Nel problemismo e nella critica
all’anarchismo del ventesimo secolo, il “programma minimo” dei
libertari del terzo millenio”,
Rilettura antologica e biografica
di Camillo Berneri. Mimesis edizioni, 2007, pp. 752, euro 48.
[email protected]
SICILIA LIBERTARIA
n
GENNAIO 2008
Musica. Karlheinz Stockausen è tornato su Sirio
L’uomo che cadde sulla Terra
N
ella stella da dove veniva
Karlheinz Stockhausen, i
giornali non sono mai in ri-
RAGUSA. Commemorato Franco
S
www.sicilialibertaria.it
tardo.
Ad esempio, quando sulla Terra
muore qualche personaggio importante, i quotidiani pubblicano una
cosa che si chiama necrologio. Su Sirio è invece tutta un’altra storia: lì, il
giorno stesso della nascita di qualcuno di questi personaggi, i giornali
fanno a gara per pubblicare l’articolo di benvenuto al mondo dei suddetti. Nelle redazioni Siriane i giornalisti, gente con pelo verde sullo
stomaco e tante squame sulla faccia, chiamano queste composizioni
genologi. Galassia che vai usanza
che trovi, come dicono i tamarri di
Alpha Centauri.
La vita degli abitanti di Sirio è
caratterizzata dalla loro smodata
passione per la matematica, che li
ha portati ad avere un particolare
rapporto col tempo, lo spazio e, di
conseguenza, con la musica.
Su Sirio il rock è da tempo tramontato e i giovani alieni adorano la
musica tibetana; la detenzione, lo
spaccio e il consumo di sostanze televisive è ormai un triste ricordo del
passato, rasentando percentuali vicine allo zero siderale; i libri, poi, si
possono trovare solo presso gli spacciatori extra-mondo. Altissimo, di
conseguenza, il numero di giovani
bibliodipendenti. Grazie anche al
fatto che i giornali pubblicano la notizia prima che il fatto accada, sull’
intera stella sono state abolite da
tempo elezioni, parlamenti e governi, preferendo i liberi cittadini dello
spazio prevenire, piuttosto che patire. Tutte queste meraviglie sono
frutti della loro scienza dei numeri
così progredita, di contrazioni spazio-temporali del tutto inusuali, dei
loro tramonti così fosforescenti. Altri mondi, altri quartieri, altre solitudini; la necessità di crearsi scorciatoie, cantava un Poeta sulla
Terra. Di tutte queste coincidenze,
gli abitanti di Sirio ne sanno approfittare con rivoltosa eleganza e ardimentosa gioia.
Da quelle parti i musicisti sono,
tra tutti, quelli che se la spassano di
più, avendo maggiori possibilità rispetto ai loro colleghi dell’ extramondo. Da un lato la passione tipica della civiltà Siriana per la
matematica, la linguistica computazionale, i fenomeni statistici in
astratto e i viaggi interplanetari; dall’altro l’attenzione per i risultati e
non per il modo con il quale si ot-
tengono. Tanto per dirne una, quasi
tutti gli appassionati di musica su Sirio considerano il suono stesso
come composizione finita: Stockhausen era tra questi.
Per motivi del tutto sconosciuti,
il piccolo Karlheinz cade sulla Terra
agli inizi del XX secolo e negli anni
‘50 è già l’enfant prodige della musica elettronica. Studio I, quello che
viene considerato il primo pezzo di
musica elettronica mai scritto, è una
sua composizione del 1953: sei intervalli naturali descritti da rapporti di numeri interi, suoni isolati, sequenze formate partendo da onde
sinusoidali. Ad un matematico potrebbero venire in mente le analisi
di Fourier e Helmholtz dei suoni
come combinazioni di note pure.
Non contento, pochi anni dopo il
nostro tira fuori una cosina come
Canto della gioventù: è il 1956, un
periodo in cui bastava solo un piccolo passo in più per avere l’idea di
comporre un singolo suono. Quel
passo, grazie ai razzi propulsori che
si era portato dalla sua galassia,
Stockausen lo farà prima di tutti gli
altri.
Riportano le guide didattiche
galattiche che i metodi di studio, su Karlheinz Stockausen (1928-2007)
Sirio, sono particolarmente rigoro- che scriveva composizioni basandosi: per diplomarsi in composizione si si sulla successione di Fibonacci: 1,
debbono studiare approfonditame- 2, 3, 5, 8, 13, .... Su Sirio ci sballano,
ne le differenze tra i suoni; per per la matematica.
esempio tra un suono di pianoforte,
In quanto proveniente da
la vocale A e il suono del vento. un’altra galassia, Stockhausen aveva
Karlheinz, anche sul nuovo pianeta, preferenze del tutto particolari: tra
non aveva smesso di studiare sui i pittori terrestri preferiva Paul
programmi scolastici della sua stel- Klee, un suonatore ambulante imla d’origine: quale fosse il suono più brattatele a tempo perso; e tra gli
semplice che si potesse ottenere, scrittori tale Novalis, sedicente poerumore bianco, rumori colorati, va- ta ammalato di romanticherie. Tra
riazioni della velocità del suono. gli organi di senso umani, pare che
Tutti i suoi lavori partiranno da que- il maestro agli occhi prediligesse le
sti studi.
orecchie. Lui affermava che gli ocSulla Terra, le nuove generazioni chi, su Sirio, sono considerati estredella seconda metà
mamente limitati; ven
del XX secolo lo codono solamente la
nobbero grazie all’esuperficie del mondo
pocale copertina di
e dell’esistenza, la
un dischettino nienquale non è altro che
te male: Sgt Pepper’s
illusione. Le orecchie, invece, possono
Lonely Hearts Club
entrare in un mondo
Band dei Beatles.
n
molto più complicato
Sul pianeta sono gli
anni sessanta, quando Stockausen è e molto più ricco: la musica può
ritratto nel disco in questione. A far- creare relazioni fra le più fini vibragli compagnia, altri alieni come zioni dell’uomo, e anche trasmetAleister Crowley, Albert Einstein, terle. Poi, tra una composizione e
Buster Keaton. Bel colpo, per un l’altra, Stockausen raccontava che
musicista girovago dello spazio che dalle sue parti, quando si guarda il
chiamava i suoi brani con titoli come cielo all’imbrunire, e tra le costellaMusica aleatoria, Musica statistica, zioni infinite appaiono le bellissime
Musica variabile, Musica spaziale; o sedici lune maculate di Sirio, gli an-
Su Sirio
ci sballano,
per la matematica
ziani dicono che la musica delle sfere non esiste. Su questa stella gli uomini non dimenticano mai la propria natura corporea, ricordando
allo stesso tempo di essere degli spiriti. Macchina e pilota contemporaneamente, come dicono i Siriani
quando vogliono farsi capire dai
rozzi di Alpha Centauri.
Ora, pare che ai primi del dicembre scorso Karlheinz Sockausen abbia abbandonato la sua macchina,
ormai vecchia e malandata, da qualche parte sul pianeta Terra. Dopo il
distacco, il pilota è felicemente ritornato su Sirio, dove attualmente
sta benissimo ed ha ripreso a lavorare. I giornali locali dicono che il
maestro ha già inciso con una nuova band di Beetle-core matematico,
un genere terrestre molto urlato e
pieno di tanti yè-yè. In copertina del
disco ci sono quattro scarafaggi con
baffi, capelli a caschetto e la pelle
schifosamente bianca, senza peli
verdi e priva di squame. Grazie a
questo sorprendente look, tutti gli
esperti di marketing interstellare
concordano nel dire che l’oggetto
venderà sicuramente un casino. Anche tra i truzzi di Alpha Centauri.n
Aldo Migliorisi
([email protected])
Ricordando. Un racconto di Nancy Costanzo ed Elisabetta Medda
Il giallo della divisa
Ricordando la nostra compagna
Nancy, deceduta due mesi fa, pubblichiamo questo racconto, contro il servizio militare femminile, scrittoda lei
assieme ad Elisabetta Medda..
È
cominciato tutto l’anno scorso, il 3 aprile. Il pomeriggio
di quel giorno ho incontrato
Donato, uno dei miei amici più cari,
con un sorriso fino alle orecchie...
Non essendo uno che ride spesso,
gli ho chiesto che cosa lo rendesse
così felice. Mi ha risposto: “ma ci
pensi, Paola? Avevo già pronta la
domanda di obiettore di coscienza,
mi ero già rassegnato a buttare via
un anno, e mi hanno scartato loro,
per soprannumero... non mi sembra
vero<;;; andiamo a bere una birra,
vuoi?. Ho acconsentito, contenta di
vederlo così allegro, ed intanto pensavo a mia sorella, non riuscivo a
parlarne con nessuno della sua scelta, tanto meno con Donato, proprio
in quel momento... era una cosa che
non digerivo e non digerisco ancora
oggi. Qualche mese prima, mia sorella aveva comunicato a me e ai nostri genitori la sua intenzione di andare volontaria nell’esercito ed ora
era una donna-soldato. La vita è
così assurda... mi era difficile fare il
confronto tra le due situazioni, quella di Donato (e di altri nostri amici)
e quella della decisione di mia sorella. Ma non c’è da fare alcun confronto, ho maturato poi... non c’è
paragone tra chi si rifiuta di andare
obbedire sparare e chi lo sceglie
come mestiere... mia sorella ha fatto questo, non ci posso ancora credere, anche se ieri l’ho vista in divi-
sa per la prima volta. Ho preso coraggio, con qualcuno dovevo parlarne (a casa ero rimasta muta) e l’ho
fatto con Donato. Il suo sorriso è
scomparso, quasi non riusciva più a
bere birra, quasi mi dispiaceva averglielo detto, di avere un po’ rovinato quel piccolo festeggiamento... Poi
abbiamo iniziato a discuterne, e lui
mi voleva consolare della delusione
che mia sorella mi aveva dato. Non
che con mia sorella ci trovassimo
d’accordo su tutto, anche fino a quel
giorno; lei, più grande di me di due
anni, cercava lavoro ed io ancora
studiavo; non che ci fosse molto dialogo tra noi, anche per i tempi diversi di ognuna, ma una cosa del genere non me la sarei mai aspettata.
I nostri genitori sono entrambi impiegati comunali e non sembrano
dare peso alla cosa; per loro è una
scelta come un’altra, anzi, sono
d’accordo con la loro figlia che indossare la divisa è un passo in più
verso la parità tra i sessi...
Insomma, dopo aver parlato a
lungo con Donato di queste e di altre cose riguardanti la scelta di mia
sorella, ho visto a un tratto il volto
del mio amico illuminarsi. Donato è
fatto così, mentre parla ed ascolta
non smette di seguire il flusso dei
suoi pensieri, ha manifestato più
volte questa sua caratteristica.
Quindi ha esclamato: “Ma ci pensi
come sarebbe carina tua sorella con
la divisa gialla anziché grigia?”. Ed
io: “Eh si, sarebbe proprio carina,
ma lo farebbe uno scherzo simile?”.
Ho ribattuto con una domanda perché avevo capito le intenzioni di donato, e lui ha subito capito che ero
d’accordo; ormai ci conosciamo da
parecchi anni.
Intanto le birre erano finite, abbiamo pagato e siamo usciti. A casa
mia non c’era nessuno, avevamo almeno due ore di tempo. Abbiamo
comperato della tintura gialla e
dopo mezz’ora la divisa era un capolavoro! L’abbiamo risistemata sul
letto di mia sorella.
Per più di un anno, io ed il solidale Donato siamo spariti dal paese e
dalle vicinanze, abbiamo dimorato e
lavorato in altri luoghi (io mi tenevo
in contatto con i miei con lettere e
senso unico, senza indicare il mio
recapito). Quando siamo tornati,
mia sorella lavorava in un negozio di
abbigliamento. Appena mi ha vista,
mi ha chiesto: “Ti piace la mia camicia gialla?”.
Ci siamo abbracciate ridendo,
mentre Donato sorrideva poco distante...
n
Nancy Costanzo
Elisabetta Medda
VITTORIA. 26 Gennaio, conferenza
su Giorgio Nabita
S
i terrà il 26 gennaio 2008, nel
settantesimo anniversario della
morte, la conferenza commemorativa dell’anarchico vittoriese Giorgio
Nabita, di cui pubblichiamo a pag. 5
la biografia, e sul quale Pippo Gurrieri ha appena ultimato di scrivere
il libro: “Giorgio Nabita, sarto.
Anarchismo e socialismo a Vittoria,
1889-1938”, in uscita presso Sicilia
Punto L il prossimo mese di maggio.
La conferenza sarà preceduta da
una deposizione di fiori presso la via
intestata al compagno nella sua città, circa vent’anni fa.
Alla conferenza, il cui inizio è previsto alle ore 17 presso la sala dela
Casa della Sinistra, in via Cavour n.
105, prenderanno parte: Vanni Spataro, che introdurrà i lavori, Pippo
Gurrieri, con la relazione “Profilo
storico-biografico di Giorgio Nabita”. Seguirà il dibattito.
Durante la serata verranno letti
brani di lettere e di scritti dell’anar-
chico, e saranno esposti giornali, riviste, alla cui redazione ha collaborato, i quaderni con i suoi scritti e libri a lui appartenuti.
Per maggiori informazioni contattare il giornale oppure consultan
re il sito.
Placido La
Torre è morto
Al momento di chiudere il giornale apprendiamo della morte
del compagno Placido La Torre,
avvenuta in una casa di cura a
Messina, domenica 6 gennaio
2008, dopo un aggravamento
della malattia che lo aveva colpito negli ultimi anni. Aveva 87
anni. Sul prossimo numero un
ricordo del compagno.
La redazione si stringe solidale
attorno ai familiari e ai compagni messinesi.
SICILIA LIBERTARIA
n
GENNAIO 2008
Noi
www.sicilialibertaria.it
Biografie di Anarchici Siciliani. Giorgio Nabita (1876-1938)
La fiaccola del sarto anarchico
N
asce a Ragusa il 1° dicembre
1876 dalla relazione extraconiugale tra il benestante
Giorgio Licitra e la giovane Gaudenzia Schembri, ma risultando
“trovatello”, a seguito di messa in
scena da parte dei genitori, gli viene
imposto il cognome Nabita.
A Ragusa apprende il mestiere di
sarto, frequenta l’ambiente cattolico e fa le sue prime esperienze politiche sostenendo candidati municipali. Trasferitosi a Vittoria nel 1896,
vi verrà comunemente chiamato
“Lapuni” per il suo carattere laborioso e al tempo stesso pungente.
Inizia a frequentare i giovani socialisti, in particolare Nannino Terranova e Vincenzo Vacirca che, nell’ottobre del 1899, fondano in città il
Circolo Socialista. Nabita vi aderisce subito e ne diventa uno dei principali propagandisti, nonostante la
sua cultura da autodidatta che raffinerà col tempo.
Nel febbraio 1903 è tra i fondatori del Circolo Operaio “Enrico Ferri”. La crisi economica e sociale degli inizi del Novecento lo costringe
però, due anni dopo, ad emigrare
negli Stati Uniti. Lascia a Vittoria la
moglie, Concettina Ranieri, sposata
il 18 febbraio 1900 (gli darà un figlio,
morto prematuramente nel 1901, e
due figlie: Rygier Ribella - in onore
dell’agitatrice anarchica Maria
Rygier -, nata il 5 novembre 1911, e
Alba, nata il 18 dicembre 1921). A
New York trova lavoro in fabbrica e
frequenta la folta colonia socialista
e libertaria italiana. Grazie alle numerose sottoscrizioni che raccoglie
e invia a Vittoria, riesce a farne sopravvivere i due circoli di Vittoria,
quello socialista e quello operaio, ai
quali, fin dal 1906, spedisce anche
giornali e opuscoli di propaganda
anarchica. Sovvenziona nel contempo anche il circolo socialista di Comiso e la neonata cooperativa di
consumo di Vittoria.
Al primi mesi del 1908 data la sua
rottura col partito socialista, dovuta
al cattivo uso dei fondi da lui raccolti con grande fatica in America e alle
posizioni politiche riformiste ed
equivoche dei socialisti vittoriesi.
Tramite un giovane emigrato rientrato a Vittoria, il falegname Emanuele Terranova Giudice, fratello di
Nannino, vi provoca il sorgere di
un’aggregazione libertaria, il Gruppo “Senza patria”, poi Circolo di
Studi Sociali Libertari, che ha un rapido sviluppo e si collega al rinascente movimento anarchico siciliano, facente capo a Paolo Schicchi e
alla redazione del “Proletario Anarchico” di Marsala. Vi aderiscono,
tra gli altri, lo studente poi avvocato
Francesco Nicosia, Giovanni Morello, Ottavio Musumeci, Salvatore
Pensabene, Giovanni Refano, Giovan Battista La Rosa, Gaetano Corbino, Giovanni Gelsomino, Giovanni
Intrombatore,
Gaetano
Cassarino, Salvatore Cernigliaro,
Rosario Macca, Giovanni Cottone
Fede, Giovanni Consalvo, Francesco Giannone, Giovanni Grasso,
Salvatore Colantonio, Domenico
Intino, Gaetano Biazzo, G. Troina,
F. Vicaria, Simonazzi. Alcuni di essi
rimarranno attivi fin sotto il fascismo.
Nabita, che ha intanto preso a
collaborare alla stampa anarchica
nazionale (“Il Libertario” di Spezia), rientra a Vittoria nel dicembre
1909. Su sua proposta, il Circolo di
Studi Sociali si dà una sede e cambia
nome in Gruppo Libertario “Francisco Ferrer”, in onore dell’educatore anarchico fucilato in Spagna il
13 ottobre precedente. Promuoverà
poi l’uscita di alcuni numeri unici,
redatti in collaborazione principalmente con Emanuele Terranova
Giudice, Francesco Nicosia e Ciccio
Bruno Curiale da Vizzini (L’Eccle-
siastico Alì): “L’Agitatore. Foglio di
propaganda libertaria” del Natale
1909, “L’Agitatore” del 17 febbraio
1910, “Natale 1911. Rivista di propaganda antireligiosa”, “A Michele
Bakounine” del 1° luglio 1912, e forse altri non reperiti. Diffonde al
contempo parecchi stampati di propaganda antireligiosa e anticolonialista, ed altri particolarmente critici
nei confronti del partito socialista
vittoriese e dei due fratelli Terranova, che accusa d’essersi imborghesiti (A un prete rosso benefattore; Il
figlio di nessuno; La guerra; Ai nemici del progresso; I socialisti e la
tassa sulla minuta vendita; Il primo
maggio falsato dai socialisti; I socialisti e il potere legislativo, Delitto;
Rapisardi, il cantore di Lucifero, è
morto; ecc.), con uno strascico di
penose polemiche finite anche in
tribunale.
Il 25 agosto 1912, da poco rilasciato dal carcere dove è stato ristretto per avere inneggiato al 1°
maggio e alla libertà con scritte apparse sui muri, si reimbarca con passaporto non suo per gli Stati Uniti
(subisce un’altra condanna a tre
mesi di reclusione il 15 aprile 1913
per espatrio clandestino), da dove si
adopera per fare uscire a Vittoria
una “rivista libertaria di scienze, filosofia e arte”, “La Fiaccola”, diretta da Francesco Nicosia, con la collaborazione assidua dello stesso
Nabita e dell’avvocato catanese
Marcello Ciacero (Marcellino Marcellini), diffusa in tutta Italia e all’estero. Se ne pubblicheranno otto
numeri, dal 15 maggio al 15 novembre 1913, di chiara intonazione individualista e antireligiosa.
Nel gennaio 1916 collabora alla
“Riscossa”, “giornale libertario, antimilitarista, rivoluzionario” fondato a Brooklyn da Gaspare Cannone.
Dal 1914 al 1921, raccoglie in un
quaderno intitolato Memorie e ri-
cordi, rimasto inedito, le sue meditazioni sull’anarchismo che ne rivelano una maturazione individualista
sempre più radicale (di stampo
nietzschiano-stirneriano). Ciò non
gli impedisce, una volta rientrato in
Italia nel gennaio 1921 (cancellata
per amnistia la condanna per espatrio clandestino), di gettarsi subito
nella mischia, riaggregando i libertari della provincia (lancia gli appelli L’ora della più grande civiltà e Anima Nova, per il quale subirà un
processo), diffondendo la stampa
anarchica nazionale e internazionale (invia corrispondenze ad “Umanità Nova” e al “Vespro Anarchico”), contribuendo insieme ai
comunisti alla fondazione della Camera del lavoro di Vittoria che,
poco dopo l’inaugurazione avvenuta il 1° maggio 1922, è assaltata e distrutta dai fascisti (vi muore l’operaio diciottenne Orazio Sortino).
Con l’anarchico gelese Gaetano
Di Bartolo promuove l’uscita, avvenuta il 3 giugno 1922, della “Fiaccola Anarchica”, primo numero di un
periodico di orientamento eclettico
(avrebbero dovuto collaborarvi
anarchici delle varie tendenze: tra
gli altri, oltre a Di Bartolo e Nabita,
Guarneri di Canicattì, Bonavia di
Mussomeli e Aronica Pontillo di
Naro), destinato alla propaganda
nella Sicilia meridionale, interrotto
dalla repressione poliziesca. Nel settembre 1923 subisce una perquisizione con sequestro di stampe;
un’altra la subisce il 27 novembre
1925. Diffidato alla fine del 1926,
mantiene segreti contatti con gli altri anarchici della provincia e fuori
(fra cui Giuseppe Pirrone, vittoriose residente a Roma).
Il 30 dicembre 1929 viene arrestato in occasione delle nozze del
principe Umberto di Savoia. Nel
corso degli anni ‘30 fa circolare a
Vittoria suoi scritti antifascisti ma
ulle compagne e compagni, lettrici e lettori, il Gruppo Anarchico Germinal scaglia la sua sottoscrizione !!!
La speculazione immobiliare si è
abbattuta anche su di noi.
La sede del Gruppo Anarchico
Germinal e del Centro Studi Libertari di Trieste, come tutto lo stabile
del resto, è stata venduta e i nuovi
padroni, una grande impresa del
settore, non ci hanno rinnovato il
contratto d’affitto che scade il 31
gennaio 2008.
Noi non abbiamo intenzione di
andarcene finché non avremo trovato un posto adeguato per continuare la nostra attività che in quella sede è iniziata nel 1969 insieme ai
vecchi compagni di cui, immeritatamente e inevitabilmente, ci sentiamo gli eredi. In questi mesi abbiamo
molto discusso sul da farsi, come
fronteggiare un colpo così forte,
come non cedere allo sconforto,
come superare un ostacolo assai difficile per un piccolo gruppo che in
quello spazio completamente autogestito e autofinanziato ha trovato
la possibilità di esprimersi, di aprirsi e aprire a coloro che hanno a cuore un presente e un futuro più libero. Vagliate diverse ipotesi,
abbiamo concluso che solamente
l’acquisto di uno spazio avrebbe potuto garantirci di continuare il nostro lavoro evitando i ricatti di sbirri e proprietari.
Soldi ne abbiamo pochi, non desideriamo finire tra le grinfie avide
delle banche, vogliamo che la proprietà, collettiva, sia destinata anche nel più lontano futuro a realtà
del movimento anarchico all’interno del quale siamo convinti di trovare sostegno e solidarietà, fiducia e
coinvolgimento.
E’ un appello, il nostro, a darci
una mano. Abbiamo pensato di fornirvi varie opportunità per aiutarci:
- sottoscrivere tutto quello che
potete, invitando tutte le persone
che conoscete e che possano dimostrarsi solidali a fare altrettanto;
-prestarci una piccola somma
(mille-duemila euro) di cui non abbiate bisogno nell’immediato che ci
impegniamo collettivamente a restituirvi;
- sostenerci nelle attività che realizzeremo nei prossimi mesi affinché la nostra presenza in via Mazzini 11 sia ben visibile e non venga
dimenticata troppo presto;
- scatenare la vostra fantasia (ad
esempio gruppi musicali o teatrali
possono destinare i proventi di una
serata per la sede...)
n
Gruppo Anarchico Germinal
Per inviarci le vostre sottoscrizioni o
prestiti: C.c.p. 16525347 intestato a
Germinal - Via Mazzini 11 34121
Trieste. E’ importante specificare la
causale “GERMINAL CERCA
CASA” (nel caso di prestiti è meglio
anche se ci contattate).
ulla questione degli operai uccisi dalla multinazionale
Thyssenkrupp, in questi giorni se ne
sono dette tante, ma una parola è rimasta però quasi impronunciabile:
colonialismo. C’è un antico mito ripreso anche in una novella di Borges -, secondo il quale se si pronunciasse il vero nome di Dio, l’universo finirebbe. In un certo senso è così
anche per il colonialismo, ma in
questo caso la magia non c’entra
nulla, si tratta semplicemente del
fatto che il collaborazionismo, la
complicità, la corruzione, gli intrecci affaristici hanno bisogno di coperture e di alibi.
Colonialismo è una di quelle parole che fanno da argine anti-cazzate, ed anche se ovviamente le cazzate qui o lì comunque filtrano
sempre, però non possono più dilagare e sommergere tutto. Se invece
di colonialismo, si dice “capitalismo”, “liberismo”, “logica del profitto”, “globalizzazione”, tutto si
sposta nell’atmosfera astratta, irreale e metafisica della modellistica
sociale ed economica. Se per opporsi al capitalismo e al liberismo
occorre prima elaborare un modello sociale ed economico alternativo, allora nell’attesa posso anche
fare i miei affari.
Quando negli anni ‘80 arrivò da
Bruxelles l’ordine di chiudere l’acciaieria Italsider di Bagnoli, se i sindacati avessero pronunciato la pa-
rola “colonialismo” avrebbero automaticamente responsabilizzato il
governo e sputtanato tutte le puttanate che diceva il ministro dell’Industria dell’epoca, De Michelis. Al
contrario, accettando il lessico ufficiale che parlava di esigenze del
“Mercato”, i vertici sindacali furono
ammessi da De Michelis a partecipare, assieme con il Banco di Napoli, ad una gigantesca operazione
di saccheggio del denaro pubblico:
una finta ristrutturazione dello stabilimento di Bagnoli, in cui furono
gettati anni e miliardi, per poi chiudere definitivamente, come Bruxelles o, per meglio dire, la Thyssenkrupp ordinava.
Il punto è che fare i conti con la
realtà del colonialismo è un dato
che responsabilizza: c’è un’aggressione e bisogna farla semplicemente cessare, non ci sono alternative
sociali, economiche o politiche da
costruire preventivamente.
Se si dicesse che il sud d’Italia è
una colonia di consumo dal 1860, e
che dal 1943 è diventata anche una
colonia militare e di commercio illegale degli Stati Uniti, allora non si
potrebbero più coprire le complicità con il colonialismo e gli intrecci
affaristici sul denaro pubblico con le
cortine fumogene della “questione
meridionale”, del “problema del
Mezzogiorno”, dei “problemi di
Napoli”, ecc.
Certo, i termini di colonialismo e
affarismo rappresentano delle sintesi e delle semplificazioni, ma la
semplificazione è sempre preferibile alla mistificazione. Parlare, ad
esempio, di Occidente e di valori occidentali è un modo di parlare d’altro.
Si dice spesso che il regime iraniano degli ayatollah violi i diritti
umani molto di più di quanto non lo
facesse il regime dello scià.
A parte la pretestuosità di certi
confronti, non c’è dubbio che molti
Iraniani siano i primi a trovare insopportabile l’oppressione oscurantistica del clero sciita, ma devono
confrontarsi col fatto che la legittimazione del regime clerico-islamico
proviene dall’avere cacciato la tirannia coloniale della multinazionale BP (ex British Petroleum, ora Beyond Petroleum), di cui lo scià era
solo il prestanome.
Chi critichi il clero rischia di confondersi con i complici del colonialismo BP, e di questo il clero può farsi forte. Inoltre il clero sciita, invece
di chiamarlo colonialismo della BP,
lo chiama “corrotto Occidente”,
giustificando così il suo bigottismo.
Faremmo quindi chiarezza e screditeremmo il presunto carattere antioccidentale dei bigottismi religiosi,
se dicessimo che non esiste nessun
“Occidente”, né santo né corrotto,
ma solo un colonialismo delle muln
tinazionali.
Comidad - Napoli
ome i compagni potranno notare leggendo il resoconto in questa stessa pagina, questo mese è stato un buon mese per avvicinarci
all’obiettivo dell’acquisto del locale;
noi speriamo di poterlo concretizzare già entro il mese di gennaio,
specie se all’appello lanciato per
raggiungere la cifra di 10.000 euro
entro tre mesi, risponderanno in
tanti. Leggeranno anche dell’esito
dignitoso (ma più basso del previsto) della lotteria organizzata dal
gruppo di Ragusa, che comunque
aggiunge un altro tassello alla colletta; gruppo che ovviamente sta
progettando altre iniziative.
In questa stessa pagina si potranno notare due articoli che espongono quanto la situazione delle sedi
anarchiche si sia fatta seria e presupponga scelte che il movimento
sul piano nazionale deve cominciare ad affrontare, a partire da quella
di una cassa comune, già in discussione in seno alla coordinazione degli anarchici, e che probabilmente
verrà analizzata alla prossima scadenza del 26 aprile a Roma. La situazione di Libera è ormai vicina
alla fase di massimo scontro, giacché pare che l’amministrazione comunale modenese abbia deciso per
l’operazione di sfratto ertro le prossime settimane.
I compagni modenesi non solo
resisteranno, ed in questo troveranno la solidarietà dell’intero movimento, ma continuano le loro fitte
iniziative nello spazio occupato e
autogestito di Marzaglia, e pur
avendo il loro specifico problema
incombente, hanno trovato il tempo
per organizzare un concerto per la
compagni di Libera scrivono:
“Brutte nuove: ieri (Giovedì 27 dicembre) la Provincia ha approvato la
Valutazione di Impatto Ambientale,
la Giunta la licenzierà nella riunione
dell’8 gennaio.
Presumibilmente a fine gennaio o
inizio febbraio arriverà dal consiglio
comunale l’approvazione definitiva.
Ricordiamo che il 24 gennaio del
2005 il Consiglio Comunale aveva
assegnato il diritto di superficie alla
ditta Vintage e che si impegnava a farli trovare liberi da cose e persone entro la fine del giugno 2006. Sono 18
mesi che quella decisione non è applicata grazie alla nostra resistenza e
alla lotta del Coordinamento No Pista.
Molti pensano, visti i quasi 5 anni
di resistenza, che ormai lo sgombero
non si farà più, purtroppo li dobbia-
mo smentire e informare che la pressione contro di noi rimane forte”.
Libera in questi anni è stato un
punto fermo per l’anarchismo italiano; un luogo di sperimentazione
autogestionaria, uno spazio per discutere, progettare, creare, organizzare lotte; un esempio di come
anarchismo sia sinonimo di solidarietà attiva, gioia e rivoluzione.
Libera è sotto sfratto e resiste
contro il progetto della giunta “rossa” di Modena di costruire sul suo
terreno una pista per la corsa delle
auto.
Crediamo sia dovere di ogni
anarchico, di ogni libertario, di ogni
antifascista, di ogni sincero ambientalista, difendere come proprio questo spazio.
Solidarietà a Libera! No alle den
vastazioni ambientali!
TRIESTE. Una sede per il Germinal
S
non pare abbia aderito, come gli altri anarchici Giovanni Cottone di
Vittoria e Giuseppe Giurdanella di
Comiso, o il sindacalista d’ispirazione libertaria Tano Biazzo di Vittoria, al Fronte Unico Antifascista
Italiano, fondato dal comunista
Vincenzo Terranova, figlio di Nannino. Verrà comunque fermato,
nella primavera del 1935, a seguito
dell’arresto del gruppo dirigente del
FUAI. Muore a Vittoria il 26 gennaio 1938, lasciando vari scritti inediti che, fatti murare nel 1936, verranno ritrovati nel secondo
dopoguerra.
n
Pippo Gurrieri
Fonti: ACS, M.I., DgPS, CPC, b. 3474,
f. 7548 “Nabita Giorgio di ignoti”;
ASAS, Archivio Giorgio Nabita; Biblioteca Ursino-Recupero, Catania, Carte
Mario Rapisardi, Corrispondenza, cass.
VI, camicia 10,26.
Bibliografia: (a cura di Gianni Ferraro),
Un vittoriese protagonista della lotta
antifascista: ricordo di Giorgio Nabita,
Vittoria, Ufficio Stampa del Comune,
1978; Gianni Ferraro, Vittoria, Vittoria, Civitas, 1988, passim.
THYSSENKRUPP. Il colonialismo impronunciabile
S
RAGUSA. Stringono i tempi per l’acquisto della sede
C
Giorgio Nabita
sede di Ragusa, mandandoci i 500
euro di ricavato, e scusandosi perché erano pochi.
Lo stesso i compagni del Collettivo Libertario Fiorentino, che ci
mandano 1.000 euro scusandosi se
in questo momento non han potuto
fare di più!! Questo atto di solidarietà e fratellanza non può che commuoverci e farci sentire tutt’uno con
i compagni e le compagne di altri
luoghi.
L’appello del Germinal di Trieste,
che chiede di sottoscrivere per l’acquisto della sede, lungi dal farci pensare ad una imprevista forma di
“concorrenza”, invece ci rafforza
nella scelta fatta, perché conferma
che la strada da noi intrapresa, di
acquisire uno spazio fisico di tutto il
movimento, per l’oggi e soprattutto
per il domani, è la strada giusta. n
MODENA. No allo sfratto di Libera
I
5
n Agenda
Punti vendita
AVOLA (SR) Libreria Urso
CATANIA Libreria Gramigna, via
S. Anna, 19
LEONFORTE (EN) Libreria
Fahrenheit 451, Corso Umberto I
n.451
MESSINA Biblioteca P. Gori, via
Palmento 3 (Tipoldo)
MODICA Edicole di via Nazario
Sauro, 22 (quartiere Dente), di
Corso Umberto I, 180, di Corso
Vittorio Veneto, 78, di Corso
Principessa Maria del Belgio, 27.
NOTO (SR) Edicola di Corso V.
Emanuele (vicino piazzetta Ercole)
PALERMO L’Amaca di Macondo,
via Nunzio Morello 26.
RAGUSA Edicole di piazza
Libertà, di corso Italia, di via
Roma, di via Matteotti ang. via
Ecce Homo, di piazza Pola (Ibla), Società dei Libertari, via G. B.
Odierna, 212
SIRACUSA Edicole di via Tisia, di
via S. Monteforte e della Stazione
FS - Biblios Café, via del Consiglio
Reginale 11 - Enoteca Solaria, via
Roma 86 - .
Federazione
Anarchica
Siciliana
Il recapito della FAS è
FAS - c/o N. Musarra, via Serra La
Sciara, 6 B - 95030 Nicolosi (CT)
La Cassa Federale è presso
Gruppo Anarchico di Ragusa. Per
l’invio di denaro utilizzare il ccp
del giornale, specificando la causale.
Acquisto sede
a Ragusa
69° elenco sottoscrittori
In cassa Euro 9.603,94.
Entrate: Anteo Leggio (Foggia)
45,00 - Collettivo Libertario
Fiorentino 1.000,00 - CIRA
Marsiglia 70,00 - Libera
(Modena) 500,00 - Aldo e Maria
Migliorisi (Ragusa) 50,00 Ricavato lotteria Gruppo
Anarchico di Ragusa 178,00.
Totale 1.843,00
Uscite: Addebiti PT euro 2,00.
In cassa Euro 11.444,94
Utilizzare il ccp del giornale:
10167971 intestato a Giuseppe
Gurrieri - Ragusa, specificando la
causale.
Rendiconto
n ENTRATE
Pagamento copie: RAGUSA edicole 3,75, gruppo 1,50, redaz.
5,00, Società 1,50 Totale 11,75.
Abbonamenti: PISA Cappello
20,00 - BELLINZAGO NOV.SE
Byron 30,00 - QUERCETA Rossi
15,00 - milano Garavaglia 15,00,
Lazzari 15,00. Totale 95,00.
Sottoscrizioni: RAGUSA Di Mauro
5,00 - PISA Paolicchi 20,00.
Totale 25,00.
Magliette: RAGUSA Società dei libertari 7,00.
n USCITE
Spedizioni: 196,53
Composizione e stampa: 380,00
Addebiti PT: 4,50
Cancelleria 3,20
n RIEPILOGO
Entrate: 138,75
Uscite: 584,23
Deficit 445,48
Deficit precedente: 2.706,76
Deficit totale: 3.152,24
S.O.S.
Bilancio!
Deficit record!
Superati per la prima volta i 3.000
euro di passivo.
...ma è un record che non ci piace
e non vorremmo si ripetesse...
Ai lettori
Per motivi di spazio la rubrica sul cinema questo mese
non esce; riprenderà regolamrente dal prossimo
numero.
6
Attualità politica
n Notiziario anticlericale
Moltiplicatevi. Alla fine di novembre, parlando coi vescovi del
Kenya, il papa ha ammonito: “L’aborto non può essere mai giustificato, qualsiasi siano le circostanze che
portano qualcuno a considerare un
passo così grave”. Ha poi invitato a
raccogliere nella chiesa le donne
che si pentono “dall’aver commesso
un così grave peccato”. B 16 si è anche detto “preoccupato per la crescente influenza sulle comunità locali come risultato delle campagne
delle agenzie internazionali che promuovono l’aborto” e ha messo in
guardia contro la “disordinata visione del matrimonio” che in Africa sarebbe “alla base della crescita dell’AIDS”.
Coperture. I bambini turchi non
potranno vedere le mutande di Heidi e conosceranno invece un’altra
protagonista del famoso cartoon, la
signora Saseman, con il capo coperto dal velo islamico, almeno nei libri
raccomandanti dal Ministero dell’educazione del governo di Ankara.
Ma il disegno della signora Saseman
con il velo, nel libro pubblicato dalla casa editrice Karanfil, ha scatenato u acceso dibattito sulla politica
educativa del governo. I circoli laici
hanno criticato duramente il governo, evidenziando l’islamizzazione
del sistema educativo turco. Il ministro ha replicato affermando che “il
disegno con il velo è l’iniziativa di
una casa editrice privata”.
Teismo. “Dio è brasiliano” ha af-
fermato con convinzione il presidente Luis Iñacio Lula da Silva commentando la scoperta del
gigantesco giacimento di petrolio al
largo di Santos, a metà novembre.
Non è la prima volta che il presidente brasiliano associa dio al Brasile sulla base di riserve naturali di
cui è ricca la sua terra.
Registi. Il 29 novembre, il leader
del Partito Democratico, Walter
Veltroni, si è recato in Vaticano per
un colloquio di circa un’ora con Tarcisio Bertone, segretario dello Stato
Pontificio. Bertone, spiegano fonti
del PD, ha assunto la regia dei rapporti con i politici (ruolo che prima
spettava al presidente CEI) ed ora
“vuole capire strategie e programmi
delle nuove formazioni”.
Legalità. Il comune di La Spezia
ha acquistato nel novembre scorso
112 crocifissi da esporre nelle aule
scolastiche. Lo ha comunicato l’assessore alla pubblica istruzione Paolo Manfredini rispondendo ad
un’interpellanza di Alleanza nazionale. Questo partito aveva sollevato
un caso alla fine del 2006 sostenendo che “nella nostra città l’obbligo di
esporre il crocifisso nelle scuole è
largamente disatteso ed è necessario un intervento per far rispettare la
legalità”.
Peccatrice. Gillian Gibbons,
una maestra elementare inglese in
Sudan è stata condannata a quindici giorni di carcere, scontati i quali è
stata espulsa dal paese africano. La
maestra è stata ritenuta colpevole di
“blasfemia, vilipendio all’Islam ed
incitamento all’odio” per aver autorizzato i suoi allievi a chiamare un
orsetto di pelouche con il nome del
profeta Maometto.
Nel giorno del verdetto, un migliaio, di integralisti hanno manifestato, cantando slogans religiosi e
nazionalistici, contro la sentenza
“troppo clemente”, gridando che
“non deve vivere chi ha insultato il
profeta Maometto”.
Sosia. Il 13 dicembre, a Roma,
un quadro che raffigura un Cristo,
ha originato un caso all’ingresso di
Palazzo Marini, sede della Camera
dei deputati. Il dipinto è stato bloccato perché il Cristo in questione somiglierebbe al brigatista rosso Renato Curcio; avrebbe dovuto essere
esposto nell’ambito di una mostra
sulle morti bianche. L’autrice dell’opera, Daniela Papaia, sostiene che il
volto ritratto è quello di un suo amico artista. La motivazione ufficiale
del divieto parla dell’”eccessiva dimensione della tela”.
Fedifraga. A Londra, una donna di 33 anni vive da due mesi scortata dalla polizia ed ha cambiato
casa 45 volte negli ultimi sedici anni;
la donna, nata in Gran Bretagna da
padre imam pachistano, si è convertita dall’islam al cristianesimo quando era adolescente ed è stata minacciata di morte dalla sua famiglia
di origine.
Forca. All’inizio di dicembre,
nonostante il ritiro della denuncia
delle parti lese e la mobilitazione internazionale in suo favore, Makwan
Muludzadeh, un ragazzo omoses-
suale di 20 anni, è stato impiccato in
Iran con l’accusa di violenza sessuale su tre ragazzini quando aveva 13
anni.
Sdegno e condanna sono state
espresse da Amnesty International.
In Italia ha protestato ufficialmente
la ministra Pollastrini ed il senatore
Silvestri (PdCI-Verdi) ha chiesto al
governo di convocare l’ambasciatore di Teheran.
Assunzioni. Dal sito cattolico
Petrus apprendiamo che Papa Benedetto XVI ha in cantiere un’istruttoria per obbligare i vescovi in
tutte le diocesi del mondo a dotarsi
di esorcisti per combattere la presenza di Satana. Tale istruttoria pontificia potrebbe consentire agli ammalati nello spirito posseduti dal
maligno di fare affidamento su preti specializzati, senza bisogno di spostarsi da una diocesi all’altra.
L’indemoniata
(ha collaborato l’indemoniato)
APPELLO. Per uno sciopero
nazionale sulla sicurezza
Lavoratori in guerra!!!
Quanto avvenuto a Torino, con la morte di 6 operai alla
Thissenkrupp, è solo l’apice di una quotidianità fatta di 3/4 lavoratori che muoiono sul lavoro. Oltre 1000 sono i lavoratori che
ogni anno muoiono in una vera e propria guerra (non) dichiarata.
Non è più possibile restare in silenzio, non può essere ritenuto
adeguato, pur con tutto il rispetto, un minuto di silenzio...
Per le aziende, e per un senso comune piuttosto diffuso, quelli
che accadono sono “incidenti” che possono capitare, oppure
sono dovuti a “negligenze” dei lavoratori che per comodità non
rispettano le normative sulla sicurezza.
Per noi le ragioni sono altre: aumento dei ritmi e della produttività, accentuazione della precarietà, defiscalizzazione degli
straordinari, salari inadeguati rispetto al costo della vita che portano ad allungare in modo assurdo la giornata lavorativa,
esternalizzazioni, appalti e subappalti, privatizzazioni, ecc... Non
solo il lavoro è una merce, ma lo sono i lavoratori stessi. I lavoratori sono merce da sacrificare sull’altare del profitto e della
produttività. “MAI PIU’!” hanno gridato in molti.
Diamo concretezza a questo con una giornata di mobilitazione
nazionale/sciopero generale. Invitiamo i delegati RSU, RLS a sottoscrivere quest’appello, a farlo circolare, a mobilitarsi.
Un delegato sindacale della Thissenkrupp ha urlato ai padroni:
”avete le mani sporche di sangue!” Ha pienamente ragione!!
(Seguono firme di RLS e RSU di varie regioni d’Italia).
www.sicilialibertaria.it
SICILIA LIBERTARIA
n
GENNAIO 2008
Mortedison. Gabriele Bortolozzo, un operaio contro la fabbrica di morte
Per non dimenticare le stragi del lavoro
T
utti noi lavoratori dovremmo conoscere la storia di ciò
che è accaduto nella fabbrica di morte di Porto Marghera;
prenderemmo coscienza su come
per decenni Enti, Istituzioni, politici, governi, sindacati... hanno manifestato indifferenza e disprezzo, e
giocato con la vita dei lavoratori e
dei loro familiari sfruttando l’ignoranza e la necessità di lavorare di
tanta gente, con il ricatto occupazionale sempre incombente, anteponendo alle esigenze di tutela dei
lavoratori, le “esigenze produttive”.
Per il capitalismo i lavoratori non
sono che numeri: numeri in produzione, numeri in esubero, numeri in
mobilità... e numeri che restano, anche quando sono morti sul lavoro.
La vita sfruttata, la vita spezzata
non sono altro che “costi”’, cioè numeri.
Affinché non si debba più morire
di lavoro, ma vivere, non bastano
“accorati appelli” o “lacrime di coccodrillo” e l’affidarsi al “rispetto
delle regole” e alla “correttezza”
dei datori di lavoro. E’ necessario,
in ogni luogo di lavoro, la riconquista della dignità e la consapevolezza di dover difendere i propri diritti. Tocca quindi ai lavoratori (anche
singolarmente) a dover imporre la
sicurezza.
Un uomo libero
E’ l’agosto del 1994 e alla procura di Venezia, afosa e ormai deserta, Gabriele Bortolozzo, un timido
ma determinato operaio del petrolchimico di Porto Marghera, insiste
per avere un colloquio con un magistrato: da quasi dieci anni, insieme
a Medicina Democratica e alcune
associazioni ambientaliste, raccoglie dati che accusano il Petrolchimico di inquinare la laguna veneta
e rovinare la salute dei lavoratori.
Lo riceve Felice Casson, che esamina, incredulo, il fascicolo che gli
viene mostrato e ordina subito delle verifiche preliminari. E’ l’inizio di
una inchiesta che porterà in tribunale i padroni della chimica italiana
e accerterà 157 morti e 103 malati
tra gli operai nonché un disastro
ambientale con 120 discariche abusive e 5 milioni di metri cubi di rifiuti
tossici.
Il processo di primo grado richiede 151 udienze e termina nel 2001
con una incredibile sentenza di assoluzione per i dirigenti Enichem e
Montedison: le vittime si erano ammalate negli anni ‘50 e ‘60 ma, fino
al 1973 gli effetti cancerogeni del
CVM (cloruro di vinile monomero)
- il gas indispensabile a produrre la
sostanza plastica più diffusa al mondo, il PVC - non sarebbero stati
noti, né sarebbero esistite leggi adeguate a tutela dei lavoratori e dell’ambiente.
Una conclusione che il pubblico
ministero non accetta. La sua battaglia continua fino a trovare la conferma definitiva dello scellerato
“patto del silenzio” sottoscritto dalle maggiori industrie chimiche di
tutto il mondo, tra cui la Montedison, per tenere segreti i dati sulla
pericolosità del CVM.
E’ la scoperta di un documento
inedito partito dagli uffici americani della Montedison il 16 ottobre
1974 alla volta della sua centrale di
Milano, destinato ai vertici: «La relazione tra angiosarcoma e cloruro
di vinile era stata tenuta segreta e
nessun provvedimento era stato
adottato»; Montedison confessa di
aver tenuto tutto segreto e di non
aver preso misura alcuna. Sapevano
e hanno taciuto senza intervenire.
Nel 2004 la sentenza d’appello
capovolge le prima e viene confermata nel 2006 in Cassazione.
Sono molti gli aspetti che caratterizzano questa storia: come le manovre delle lobby industriali mondiali, la sparizione di dossier
scomodi, gli inganni e gli imbrogli
politici, i vari ricatti occupazionali,
ecc. Ma quello che voglio mettere in
risalto è la figura di Gabriele Bortolozzo, che ha agito da uomo libero e
cosciente della necessità di agire a
salvaguardia della propria e della
dignità dei suoi compagni di lavoro.
Egli è preceduto da una fama piuttosto antipatica: quello di essere
uno che solleva questioni “spiacevoli” e “fastidiose”, e non è molto
amato né dall’azienda né dai sindacati. Arriva dal famigerato CV6,
dove ha lavorato per 25 anni, dimo-
strando grandi capacità ed espe- gire ai misfatti e ai mali della fabbririenza; nelle prime schede di valu- ca.
tazione, i suoi superiori avevano anNel frattempo molti lavoratori
notato: «Rende in misura sono ormai veramente delusi e stannotevolmente superiore alla media. chi del comportamento dei sindacaDi completo affidamento nel saper ti. Sono state raccolte in fabbrica olben eseguire qualsiasi lavoro. Ese- tre 500 firme per poter presentare
gue con cura le disposizioni ricevu- una nuova lista per il rinnovo della
te. Lavora in perfetta sintonia con i RSU; era stata costituita una nuova
colleghi. Rispetta le norme di sicu- associazione, denominata ALLCA
rezza. Elemento serio, preciso, otti- (Associazione Lavoratrici e Lavoramo collaboratore».
tori Chimici e Affini) con il sostegno
Ma al CV6 Gabriele ha visto di Medicina Democratica e in colletroppi compagni di lavoro amma- gamento con la Confederazione
larsi di tumore e anche morire. La Unitaria di Base. Alle elezioni del Gabriele Bortolozzo
Direzione Aziendale prometteva di giugno 1993 ALLCA ottiene un imintervenire radicalmente, ma non previsto successo, con l’elezione di nuire la disoccupazione, è chiaro
lo faceva mai. Ha cominciato a pro- dieci suoi delegati, superando addi- che il miglioramento delle condiziotestare, anche più duramente della rittura la UIL, uno dei sindacati sto- ni degli operai occupati deve passare in seconda linea. La politica salaCommissione ambiente del Petrol- rici del Petrolchimico.
chimico e dei sindacati, che ritiene
Il 12 settembre 1995 un camion riale dovrà essere molto contenuta.
troppo morbidi; li ha scavalcati e ac- falcia Gabriele Bortolozzo su una Le Aziende hanno diritto di licencusati di inerzia. E’ entrato in con- strada della provincia trevigiana, a ziare la mano d’opera esuberante».
flitto con tutti coloro che comanda- Mogliano Veneto, mentre andava in Dichiarazioni raggelanti, da non
credere, che provocano un aumenno in fabbrica, da una parte (i bicicletta.
dirigenti) e dall’altra (i sindacati).
Rimangono gli eredi spirituali di to del numero dei licenziati e dei
Per due anni continua la sua lotta in Gabriele, che attorno ai suoi figli disoccupati, così come quello delle
solitudine, denuncia il suo capo-re- hanno creato un’associazione atti- ore di cassa integrazione, che rischia
di superare persino il livello record
parto alla magistratura per scarico vissima.
di venti milioni di ore per l’intero
illegale di quantità di CVM in aria. Omicidi che vengono da
Veneto nel solo primo semestre del
Raccoglie una moltitudine di dati
1975. La tutela della salute e dell’insui suoi compagni di lavoro, sul loro lontano
Quello che accade oggi in materia tegrità fisica dei lavoratori viene calstato di salute, sulle fughe di gas, sugli incidenti. Durante le assemblee di morti sul lavoro non è dovuto al pestata; la rivista scientifica “Sapesindacali che si svolgono nel grande caso; le origini si possono riscontra- re” pubblica il testo del famigerato
capannone, viene attaccato pubbli- re in quelle che erano le posizioni e “budget” di manutenzione per il
camente dai sindacalisti, e lo stesso le scelte politiche-sindacali e padro- triennio 1978-1980: «manutenere il
meno possibile»; «correre dei ragioaccade durante le pause dal lavoro. nali degli anni ‘70.
Eugenio Cefis, Presidente del nevoli rischi»; distruggere i «dogmi»
Lo accusano di essere nemico degli
operai, perché con le sue denunce e Consiglio di Amministrazione e degli operai sulla necessità della
con le sue “storie” vuole far chiu- vero padrone della Montedison dal prevenzione e della sicurezza.
maggio del 1971, in più di una occa- PVC, amianto...
dere i reparti del CVM-PVC.
Le accuse si infittiscono nel cor- sione aveva avuto modo di ripetere
I responsabili delle morti del laso del 1983, quando Gabriele si di- in giro per l’Italia che se la magichiara “obiettore di coscienza” nei stratura avesse condannato la Mon- voro sono noti a tutti e sono i paconfronti della “chimica di morte”. tedison «per inadempienza d’inqui- droni, le banche, la classe politica e
E’ solo, con le sue ricerche e i suoi namento», l’azienda avrebbe chiuso la casta burocratica sindacale.
La vicenda di Porto Marghera,
dossier, non è visto di buon occhio le fabbriche interessate.
Angelo Sebastiani, direttore del- purtroppo non è un caso isolato. Banemmeno chi si limita anche solo a
scambiare qualche parola con lui. lo stabilimento di Porto Marghera, sti pensare alla questione dell’aE’ molto informato, ha contatti con in un’intervista rilasciata al “Gaz- mianto. Questa fibra killer, come
associazioni esterne come Medici- zettino” il 23 agosto 1972, a propo- accade per l’angiosarcoma da
na Democratica, mostra di cono- sito delle frequenti fughe di gas ve- CVM, colpisce anche sul lungo pescere bene la “scheda di sicurezza” rificatesi al Petrolchimico, aveva riodo, in maniera occulta, anche
dell’Enichem sul CVM. Continua attaccato brutalmente gli operai. dopo 30 o 40 anni. Tanto che il picla sua battaglia contro l’inquina- Per lui la Montedison non aveva mai co delle morti è previsto tra il 2015
mento interno ed esterno alla fab- alcuna responsabilità, gli impianti e il 20215. Nella stessa Europa le
erano totalmente si- previsioni dicono che si passerà dalbrica, in tutti i modi,
curi e i mezzi di pre- le 5000 vittime per mesotelioma del
anche coinvolgendo
n
venzione erano più 1999 alle 9000 vittime e più nel 2018.
la magistratura, chiache sufficienti: «La In Italia sono ogni giorno oltre milmandola a svolgere il
colpa di eventuali in- le i nuovi ammalati a causa dell’aproprio ruolo di gacidenti è dei lavorato- sbesto. Attualmente, secondo i calrante delle leggi e
ri, del loro assentei- coli dell’OIL, nel mondo a causa
della salute dei lavosmo, della loro dell’amianto muore una persona
ratori, e assieme a
disaffezione al lavo- ogni 5 minuti.
Medicina Democraro, del loro comporLa Corte di Cassazione ha ricotica e al Coordinatamento da vagabon- nosciuto che la natura cancerogena
mento Nazionale
di»; se tra i lavoratori dell’asbesto (amianto) era nota
Lavoratori Chimici,
esiste affaticamento, scientificamente sin dai primi anni
già il 6 maggio 1985,
questo non deriva ‘60; ma per una legge contro l’apredispone un dosdalle condizioni di la- mianto si sono dovuti aspettare 30
sier-esposto penale,
voro, ma dallo stress anni, il 1992. E intanto i lavoratori
inoltrato alla Pretura
causato dalla parteci- continuano ad ammalarsi e a moridi Mestre, con cui si
pazione agli scioperi. re grazie all’inerzia dello Stato e deaccusa esplicitamenn
Qualche anno più gli apparati ad esso collegati.
te il Petrolchimico
tardi, nel periodo delQuesta storia mi coinvolge partiMontedison di continuare a inquinare l’ambiente e a ro- la diffusione di attentati e azioni vio- colarmente, in quanto operaio mevinare la salute dei lavoratori, se- lente le cui rivendicazioni fanno ri- talmeccanico consapevole che la
gnalando due gravi incidenti con ferimento esplicito alle Brigate strada da percorrere è ancora molinquinamento dell’aria, del suolo e Rosse; in Parlamento viene presen- to lunga. Ma mi piace chiudere quedella laguna, per “carenza impian- tato il 4° governo Andreotti, il primo sto scritto con le parole del poetatistica e manutentiva”; inoltre si se- con l’appoggio del PCI, che ha ga- operaio Ferruccio Brugnaro (1976):
Nel nostro reparto si lavora il Clognala che gli addetti all’insacca- rantito la propria “astensione sul
mento del PVC erano colpiti da programma formalmente concor- ruro di Vinile Monomero.
Abbiamo saputo di recente che è
tumore soprattutto alle prime vie dato”; le BR lo stesso giorno, il 16
respiratorie, con casi mortali. Ma la marzo 1978, rapiscono Aldo Moro. una sostanza cancerogena.
Il 24 gennaio 1978 sul quotidiano
Abbiamo parlato a lungo oggi di
vicenda si chiude dopo alcuni anni,
senza alcun seguito investigativo e “La Repubblica” appare un’intervi- questo.
Abbiamo discusso, dibattuto.
senza alcun processo in grado di in- sta a Luciano Lama, segretario geSiamo stravolti.
dividuare le gravi responsabilità, nerale della CGIL, che già nel titoDuri brividi corrono ora nei fineanche penali. Passeranno alcuni lo è estremamente significativa: “I
anni, fino a quando, nell’agosto del sacrifici che chiediamo agli operai”. stroni del reparto.
Il Cloruro di Vinile non risparmia
1994 porta la nuova denuncia-espo- In ossequio alla strategia del comsto, sempre con Medicina Demo- promesso storico tracciata dal parti- nessuno.
La morte non è mai stata così precratica, in Procura a Venezia, dove to comunista e dal suo segretario
rimane in corridoio, in attesa, con Enrico Berlinguer, il leader della sente.
Non si sente oggi che la morte. n
l’avvocato Luigi Scatturin, insisten- CGIL precisa: «Se vogliamo essere
Roberto La Terra
do per un colloquio con il Procura- coerenti con l’obiettivo di fare dimitore della Repubblica Felice Casson. L’azienda è dichiarata
completamente responsabile di
quanto accaduto, sia “per non aver
Direttore responsabile: Giuseppe Gurrieri
preso adeguati provvedimenti”, sia
Mensile, Redazione: Via G. B. Odierna, 212 - 97100 RAGUSA
per aver mantenuto “sempre un
E-mail: [email protected]
colpevole silenzio”; con questo doRegistrazione Tribunale di Ragusa n. 1 del 1987
cumento viene scavalcato sia il sinUna copia Euro 1,50 - Arretrati Euro 2,00
dacato che il Consiglio di fabbrica e
Abbonamenti - Estero: Euro 25,00
si creano le premesse per le prime
Italia: annuo Euro 15,00 - sostenitore da Euro 30,00 in su
profonde crepe all’interno della,
abbonamenti gratuiti per i detenuti
fino ad allora quasi assoluta, comVersamenti su ccp. n. 10167971 intestato a Giuseppe Gurrieri - Ragusa,
patta realtà sindacale del petrolchispecificando la causale
mico e della Federazione LavoraEdito dall’Associazione Culturale Sicilia Punto L
tori Chimici in particolare. E’ una
Fotocomposizione e stampa Tipolitografia “Moderna”
denuncia che rappresenta l’afferC.da Michelica - Zona Artigianale - 97015 MODICA (RG)
mazione (esistenziale) della proTel. 0932/761800 - e-mail: [email protected]
pria dignità e della necessità di rea-
I responsabili
delle morti
del lavoro
sono noti a tutti:
padroni, banche,
classe politica e
casta burocratica
sindacale
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numero 269 - Sicilia Libertaria