Articoli pubblicati nel 2004 – per la Rubrica Balena Verde sul
Quotidiano Magna Graecia Sud Europa
ITALIANI POCO INFORMATI, SOLO 29% CONOSCE LE LEGGI DI TUTELA
AMBIENTALE.
In un sondaggio del progetto Mopambiente, emerge la poca conoscenza di regole e
regolamenti di ecologia quotidiana e delle procedure amministrative. La preoccupazione
del Ministro Matteoli
Una popolazione ben informata sulle tematiche ambientali è una popolazione che fa il suo
dovere civico ed è prima sentinella per la protezione dell’ambiente. Purtroppo la situazione
italiana in termini di informazione ambientale non è la più rosea. Più volte si è denunciato
da parte delle principali associazioni ambientaliste, il limite di tante campagne di
sensibilizzazione in campo ecologico. Ovvero il fatto che solo uno zoccolo duro di cittadini
si mostra recettivo alle questioni ecologiche. Gli italiani conoscono poco la normativa
ambientale. A dirlo è il Rapporto sulle opinioni promosso nell'ambito del progetto
Mopambiente (monitoraggio sugli orientamenti e le politiche ambientali), secondo cui solo
il 29% degli intervistati afferma di essere ''sufficientemente'' informato sulle leggi in
materia. Un campo, quello dell'informazione, invece, ''assolutamente indispensabile'' per il
ministro dell'Ambiente, Altero Matteoli. ''Servono - ha scritto in un comunicato arrivato
dopo il suo intervento al workshop di Mopambiente - iniziative in questo senso, rivolte ai
cittadini. Tanti comitati spontanei nascono perché non siamo stati capaci di dare una
corretta informazione''. Anche se, ha sottolineato il ministro Matteoli, ''la coscienza
ambientale del Paese negli ultimi dieci anni è notevolmente aumentata, in generale e in
particolare, anche da parte del mondo imprenditoriale. Oggi - ha aggiunto - l'imprenditore è
il primo a sedersi al tavolo e a chiedere il modo per poter produrre e allo stesso tempo
salvaguardare l'ambiente''. La conferma dell'accresciuta attenzione verso l'ambiente degli
italiani arriva dai dati. Secondo il rapporto Mopambiente (aggiornato al febbraio 2004 e
realizzato da Ispo e Risl su un campione rappresentativo della popolazione), infatti, il 67%
degli intervistati dice di essere ''molto'' o ''abbastanza'' attento e sensibile nei confronti
dell'ambiente. Nel complesso, tra i cittadini si mantiene elevata anche la consapevolezza
che ogni singola persona, con il suo comportamento, può contribuire a ridurre
l'inquinamento ambientale: la pensa così il 70% degli intervistati. Inoltre, il 78% dichiara di
praticare la raccolta differenziata nel campo dei rifiuti. In generale, ad informarsi attraverso
i media sulle tematiche ambientali è il 39% degli intervistati, il 45% si ferma anche a
discutere sulla materia. La stessa percentuale ritiene che se le leggi ''venissero applicate
con maggiori controlli e sanzioni, queste sarebbero sufficienti a tutelare l'ambiente''. ''Il
problema è il controllo'', ha detto il ministro Matteoli ricordando il decreto interministeriale
''che penalizza pesantemente chi sporca il mare. La norma c'e' - ha sottolineato - e le
sanzioni sono molto pesanti''. Scarsa è infine, secondo il rapporto, anche la conoscenza
delle iniziative volontarie promosse in difesa dell'ambiente. Quanto alle fonti di
informazione sulle normative ambientali, il 47% arriva dalla Tv, il 39% dai quotidiani, il 23%
dagli enti locali. Un ruolo, quello degli enti locali, che non è mai abbastanza valorizzato, in
particolare in un tessuto sociale come quello italiano, costituito da una base di comunità
medio piccole. Un 23% di informazione soltanto, che arriva da enti locali è un dato davvero
bassissimo se si pensa che proprio l’ente locale dovrebbe essere il punto di riferimento del
rapporto tra territorio e cittadino.
ABUSIVISMO: LE REGIONI TRA CONDONO E SEQUESTRI, NECESSITA’ E ABUSO
Boom degli abusi edilizi secondo i militari del Comando Carabinieri per la Tutela
dell'Ambiente e gli uomini del Corpo Forestale dello Stato, che hanno presentato il bilancio
d’interventi nel 2003.
La questione del condono edilizio rimette in gioco i professionisti del malaffare, mentre
continuano le azioni di abbattimento. La disponibilità degli amministratori a comprendere
appunto amministrare il piccolo abuso, diventa pretesto per molti a continuare in grandi
scempi urbanistici. Una situazione, quella italiana ed in particolare meridionale, difficile da
gestire. I personaggi di questo problema non sono solo due, ovvero lo Stato e il cittadino
che costruisce abusivamente. I personaggi sono molti: dall’amministratore corretto a
quello che non da licenze per gestire in maniera propria lo sviluppo urbanistico, il cittadino
che non ha alternative economiche alla costruzione abusive, alle ombre di mafia che
spesso si infiltrano nella questione. Insomma non solo abusivismo si o abusivismo no ma
una questione complessa, restando fermi i principi di protezione assoluta del territorio, dei
panorami dell’ambiente. Mentre imperversa il toto condono edilizio, centrato sul possibile
slittamento dei termini, l’Italia del mattone illegale prosegue la sua marcia. Un universo
costellato di piccoli e grandi abusi che colpiscono tutti i tipi di habitat nazionali: dal greto
del fiume alle campagne dal demanio marittimo alle aree protette o vincolate, ai boschi.
Non sono esenti le città che conoscono un boom soprattutto nelle aree a ridosso della
cintura urbana. Uno scenario che emerge dal bilancio 2003 dei controlli e sequestri
compiuti sia dal fronte dei militari del Comando Carabinieri per la Tutela dell'Ambiente che
da quello degli uomini del Corpo Forestale dello Stato. Un'operazione di monitoraggio
incessante che sta fornendo un quadro dell'illegalità' edilizia. In tutto 144 i casi fuorilegge,
e altrettante le persone segnalate all'autorità' giudiziaria, iscritti al bilancio 2003 del Noe,
pari al 34% circa dei controlli totali (425). Sul fronte del Corpo Forestale, i controlli 2003
sono stati 20.727 con 386 sequestri e 2034 persone denunciate per abusivismo edilizio. In
base alla distribuzione sul territorio nazionale, e' il centro-sud l'area della penisola più
colpita dal fenomeno del mattone selvaggio. Non sono esenti aree protette o superfici
bruciate. Nel mirino degli abusivi anche il demanio marittimo: stabilimenti e appartamenti
senza autorizzazioni stanno infatti proliferando sui litorali nazionali, secondo il quadro
fornito dai controlli. In tal senso il Comando Noe ha avviato un monitoraggio ad hoc sulla
costa laziale a ridosso di Roma. E' del Corpo Forestale, invece, l'allarme greti dei fiumi:
sottratti ai corsi d'acqua centinaia di sacchetti di ghiaia usata come materiale per
costruzioni illegali. Infine le aree protette nazionali: il ministero dell'Ambiente ha creato un
cordone anti-abusivismo grazie a un decreto ad hoc che dal 2001 stanzia 1,3 milioni l’anno
per liberare le aree protette più a rischio. E' in corso la ripartizione dell’ultimo stanziamento
per le aree a maggior rischio.
AL VIA IL PROGETTO AVES PER IL MONITORAGGIO DEI VOLATILI IN LAZIO
Seguendo le indicazioni della Commissione Europea in termini di protezioni delle specie
animali selvatiche, dalla provincia di Latina parte uno dei progetti protezionistici e di ricerca
più importanti
Osservare le popolazioni di uccelli durante il loro spostamento tra i luoghi di svernamento
e quelli di nidificazione permette di rilevare dati importanti relativi alle caratteristiche fisiche
e biologiche dell’ambiente di riferimento. E questo uno degli obiettivi del Progetto Aves,
che ha preso il via in questi giorni nel Lazio e che vede impegnato il personale della
Riserva Naturale del lago di Posta Fibreno, in collaborazione con l’associazione Gavia di
Sora, nel monitoraggio dell’avifauna che frequenta il canneto della Riserva. Sempre più
spesso gli uccelli vengono considerati, sia a livello nazionale che comunitario, degli ottimi
indicatori ecologici in relazione allo stato dell’ambiente che frequentano. Gli studi delle
popolazioni dell’avifauna risultano essere, quindi, strumenti utili per il monitoraggio
dell’ambiente oltre ad essere strumenti importanti per una corretta gestione delle direttive
impartite dalla Commissione Europea in ordine alla Conservazione degli Uccelli Selvatici e
alla Conservazione degli Habitat Naturali e Seminaturali, nonché della Flora e della Fauna
Selvatiche e loro relativi adeguamenti . Il Progetto Aves prevede un ampio programma di
ricerca scientifica mirata a studiare le popolazioni di uccelli durante il loro spostamento tra
i quartieri di svernamento e di nidificazione, che permetterà di approfondire
sistematicamente le conoscenze sull’avifauna nell’ambito dell’area naturale protetta. I dati
saranno raccolti, secondo protocolli standardizzati e consolidati a livello nazionale e
internazionale, nel corso delle attività di monitoraggio e contribuiranno in maniera
efficiente ad ampliare le conoscenze in materia, perché la identificazione degli uccelli è
spesso considerata una attività fine a se stessa e praticata solo dagli ornitologi, mentre,
osservando una collezione di specie, si può risalire alle caratteristiche fisiche e biologiche
dell’ambiente di riferimento.
AD APRILE RIAPRE IL MUSEO SCIENZE NATURALI DI S. PIERRE IN VAL D’AOSTA
Racconta la storia della natura e del successo della protezione ambientale, attraverso la
creazione del Parco del Gran Paradiso. Un percorso obbligato per turisti, ambientalisti e
cittadini ecologisti.
Riapre al pubblico il primo aprile il Museo delle Scienze naturali, ospitato nello splendido
castello di Saint Pierre. Articolato in nove sale, il museo presenta al visitatore l’ambiente
naturale valdostano nei suoi molteplici aspetti. L’importante museo, situato in luogo fisico
ma anche ambientale di grande fascino è diviso in nove sezioni tematiche: mineralogia e
alla geologia, aspetti climatici e glaciologici della Valle d’Aosta, la collezione osteologica
del Parco nazionale del Gran paradiso (stambecchi), la flora valdostana, origini e rapporti
con l’ambiente, la vegetazione della Valle d’Aosta, boschi, arbusteti, praterie, la
ricostruzione di quattro ambienti tipici valdostani, in ognuno dei quali sono presenti
caratteristici esemplari di flora e fauna, la fauna ornitologica (sono trattati aspetti biologici e
sistematici), grandi e piccoli mammiferi, insetti e reperti di vari ordini. Un osservatorio a
360 gradi di un territorio non solo caratterizzato da presenze ambientali ma anche da una
politica del territorio che ne ha preservato l’integrità. Integrità raccontata nel museo e
trasformata dai valdostani in occasione di ricchezza economica e sviluppo turistico. Il
castello di Saint Pietre e' situato a strapiombo su un’altura che domina la riva sinistra della
Dora Baltea ed il sottostante centro abitato. E' stato costruito verso il 1000 ed e' già
menzionato nella Carta delle Franchigie del 1191, documento che regolava la legislazione
tributaria e fiscale valdostana. Nel corso degli anni la struttura ha subito varie
trasformazioni d’uso, con aggiunta di corpi. Nel 1952 il castello e' diventato proprietà del
comune di Saint Pierre e dal 1975 ospita il Museo di storia naturale della Societè de la
Flore Valdotaine. Resterà aperto al pubblico fino al 30 settembre.
IL 21 GIUGNO AL VIA CAMPAGNA CONTRO I ROGHI ESTIVI E I PIROMANI
Gli indirizzi operativi per fronteggiare Il problema sono stati emanati già emanati il
31maggio con una direttiva dal presidente del consiglio Silvio Berlusconi
Prenderà il via il 21 giugno la campagna di lotta agli incendi boschivi. Lo rende noto la
Protezione Civile, spiegando che gli interventi puntano soprattutto sulla prevenzione e
l'analisi delle condizioni meteoclimatiche, ma prevedono anche un rafforzamento del
pattugliamento delle coste a maggior rischio per tutelare i turisti in vacanza e un
monitoraggio antipiromani su tutto il territorio nazionale. Gli indirizzi operativi, si fondano
sulla base dell'impianto organizzativo messo a punto dal Dipartimento della Protezione
Civile e scaturiscono dai numerosi incontri con le Regioni, alle quali la legge assegna
dirette responsabilità di gestione dei sistemi di monitoraggio e degli interventi da terra in
caso di incendio. Per la prossima campagna di lotta agli incendi boschivi l'obiettivo
principale è, ovviamente, quello di ridurre il rischio di incendi e, comunque, contenere i
danni da questi causati, anche attraverso una sempre più efficace attività di previsione e
prevenzione. Particolare importanza, in quest'ottica, avrà l'analisi delle condizioni
meteoclimatiche attraverso i centri funzionali, di recente istituzione, così da poter attivare
la fase di attenzione in tempi utili per la migliore azione possibile per il contrasto degli
incendi e dei potenziali fattori di innesco. Le segnalazioni di rischio elevato metteranno in
preallarme le squadre di intervento a terra, composte da personale delle Regioni, del
Corpo Forestale dello Stato, del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, del volontariato di
protezione civile, oltre agli elicotteri regionali e soprattutto alla flotta del Dipartimento della
Protezione Civile, composta da 16 Canadair CL415 e dai grandi elicotteri S64 dislocati in
diversi aeroporti della penisola individuati in maniera tale da ridurre al minimo i tempi di
intervento sul fuoco. Gli indirizzi operativi emanati dal Presidente del Consiglio sono stati
inviati ai Presidenti delle Regioni e delle Province autonome ed ai Ministri dell'interno, delle
politiche agricole e forestali, della difesa e delle infrastrutture e dei trasporti, affinche'
predispongano le più opportune iniziative per rendere sempre pi efficaci le operazioni di
prevenzione e contrasto degli incendi boschivi. In particolare nella direttiva viene richiesta
una intensificazione dell'azione di monitoraggio e sorveglianza del territorio e di contrasto
nei confronti di quanti provocano gli incendi. E per assicurare un pronto soccorso ai
bagnanti e turisti eventualmente sorpresi dalle fiamme sulle spiagge o in aree vicine, è tra
l'altro previsto un rafforzamento delle attività di pattugliamento con motovedette delle coste
delle zone maggiormente esposte al rischio, azione che già negli scorsi anni ha permesso
una tempestiva azione di salvataggio di numerose persone in pericolo. Anas, Società
Autostradali e Ferrovie vengono invitate ad assicurare la più tempestiva informazione ai
cittadini in ordine ad eventuali ripercussioni degli incendi sul traffico.
LA TECNOLOGIA AMBIENTALE MADE IN ITALY SBARCA IN CINA
I controlli delle emissioni atmosferiche e della qualità dell’ambiente con tecnologie
nostrane, mentre nella costa orientale appare una marea tossica.
Italiani ancora protagonisti in Cina. Non con la moda, ma grazie alle tecnologie ambientali.
A Suzhou, a pochi chilometri da Shangai, l’Iia (Istituto sull’inquinamento atmosferico del
Cnr) ha impiantato un’innovativa rete di rilevamento per monitorare la qualita’ dell’aria e
del traffico urbano. Questo permettera’ di arrivare ad una standardizzazione e
certificazione di tecnologie e procedure da utilizzare nelle citta’ cinesi per controllare l’aria
secondo i parametri delle direttive europee. “Sono state realizzate 9 stazioni fisse di
monitoraggio”, spiega Ivo Allegrini, direttore dell’Iia - Cnr, “alle quali si aggiungono 20
stazioni di saturazione equipaggiate con campionatori passivi, 1 unità mobile
convenzionale, 2 unità mobili avanzate, 1 centro di controllo della qualità dei dati, 1
laboratorio chimico e tutte le più avanzate tecnologie per la valutazione della qualità
dell’aria”. La rete di rilevamento fornirà dati che consentiranno di sviluppare programmi di
protezione dell’atmosfera e di tutela della salute umana. Il progetto Air quality monitoring
system rientra in un intenso programma di cooperazione ambientale tra Italia e Cina,
coordinato dal ministero dell’Ambiente e dall’Ice-Italian trade commission. “Lo sviluppo di
progetti come questo rappresenta una grande opportunità per il nostro Paese”, prosegue il
direttore dell’Iia-Cnr. “Oltre a costituire uno dei molti esempi di consulenza in materia di
ambiente e territorio che il Cnr può fornire a livello internazionale, il progetto offre
importanti prospettive per lo sviluppo di altre collaborazioni e per la creazione di jointventures italo-cinesi”. Nonostante la tradizionale ostilità del governo cinese cresce anche
in questo grande paese la sensibilità ambientale. Nei giorni scorsi i media cinesi hanno
dato notizia di una marea rossa tossica ha ricoperto una vasta area del mare della Cina
orientale - estesa quanto 1,3 milioni di campi di calcio - e minaccia la vita marina e umana.
La marea è provocata dalla crescita incontrollata del plancton a causa delle sostanze
gettate in mare dalle fogne e dagli scarichi industriali. Il vice ministro per la protezione
dell’ambiente Pan Yue ha avvertito la popolazione di non mangiare il pesce che viene
dalle zone di Zhoushan. La marea si è manifestata la prima volta all'inizio di maggio e dal
momento che l'ambiente è favorevole alla riproduzione incontrollata del plancton il
fenomeno è destinato a durare. La notizia più importante è stata però il fatto che
l’informazione sia stata fatta circolare, nonostante i rigidi controlli del governo centrale.
LO STORICO PARCO D’ABRUZZO EMIGRA NELLE TERRE DEL SENEGAL
Grazie all’impegno dell’amministrazione comunale di Francavilla al Mare, parte un
progetto di tutela ecologica e sviluppo ambientale.
A 120 km a sud-est di Dakar sorgerà il IV° Parco Nazionale d'Abruzzo, che si estenderà
su una superficie di 420 ettari. Il progetto prevede la reintroduzione di animali selvatici, la
creazione di un villaggio artigianale, il rimboschimento, lo sviluppo dell'orticoltura e
dell'allevamento e la nascita di un giardino botanico e di piante medicinali. La notizia è
stata data da Roberto Angelucci, sindaco di Francavilla al Mare e responsabile
dell'iniziativa. Grazie all’esperienza italiana, la foresta di Ngazobil, che appartiene alla
diocesi di Dakar, potrà essere valorizzata e proteggere la sua biodiversità. “Il progetto sostiene Roberto Angelucci - è la testimonianza di come un piccolo comune di 25.000
abitanti possa fare molto per un grande Paese come il Senegal. Il piano, che è ancora
nella sua fase iniziale, vedrà il coinvolgimento dei tre parchi nazionali d'Abruzzo: il Gran
Sasso, la Maiella e quello Nazionale”. L'obiettivo dell'iniziativa è quello di far partecipare le
popolazioni locali ad uno sviluppo sostenibile volto alla salvaguardia dell'ambiente e alla
valorizzazione di attività tradizionali come l'artigianato, le coltivazioni, l'allevamento, la
medicina tradizionale e moderna, il turismo e l'agriturismo. Adolfo Urso, vice ministro alle
Attività Produttive, ha ricordato che “si tratta di un'iniziativa importante che testimonia
come l’esperienza italiana nel campo della cooperazione e dello sviluppo possa contribuire
alla crescita economica e socioculturale. Da parte nostra - ha aggiunto - attraverso la
Simest, la società finanziaria per le imprese italiane all'estero, forniremo uno studio tecnico
di fattibilità che permetterà di valutare come intervenire in questo splendido angolo di
paradiso in terra senegalese, in quanto questa foresta fa parte dei monumenti storici del
paese”.
IN ARRIVO DAL MINISTERO DELL’AMBIENTE 150 MILIONI DI EURO CONTRO FRANE
E ALLUVIONI
Sono 130 gli enti tra regione, comuni e comunità montane che avranno fondi per la
tutela del territorio
Più sicurezza per il territorio italiano. Il Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio
ha stanziato più di 157 milioni di euro contro il rischio frane e alluvioni in oltre 130 comuni
italiani. Il decreto, firmato dal Ministro Altero Matteoli, prevede numerosi interventi che
vanno dalla messa in sicurezza idrogeologica, al consolidamento di frane, argini e pendici,
al risanamento ambientale fino alla rinaturalizzazione e alla manutenzione del territorio. I
finanziamenti sono stati attribuiti a Regioni, Comuni e Comunità montane. ''Si tratta di un
intervento di grande importanza - ha dichiarato il Ministro dell'Ambiente e della Tutela del
Territorio, Altero Matteoli - per la messa in sicurezza dal rischio idrogeologico, una delle
grandi emergenze italiane. I finanziamenti vanno a progetti specifici, mirati e prioritari e
sarà cura del ministero vigilare sulla realizzazione di questi progetti coinvolgendo in ciò le
strutture del ministero''. Lo stanziamento è previsto dall'articolo 16 del collegato
ambientale alla finanziaria che stabilisce che il Ministero, d’intesa con le Regioni e gli Enti
Locali, attivi programmi di interventi urgenti per il riassetto territoriale.
BALENA VERDE - pagina a cura di Saverio Pepe
http://www.europatour.it/Democrazia/fotodc.htm
APERTA LA CACCIA, AMBIENTALISTI E CACCIATORI ALL'ATTACCO
Cominciata domenica 19 settembre, in tutta Italia la stagione di caccia, che si concluderà il
prossimo 31 gennaio.
In realtà già dall'inizio di settembre, con la cosiddetta preapertura, i cacciatori di molte
regioni hanno imbracciato il fucile, seppur contro limitate specie animali. Anche quest'anno
tornano puntuali le polemiche degli ambientalisti. Per gli Animalisti sono in pericolo 150
milioni di animali, inoltre da domani i cacciatori ''sono ufficialmente legittimati a disporre del
patrimonio indisponibile dello Stato contro il volere del 72% degli italiani (favorevoli
all’abolizione totale della caccia, sondaggio ABACUS). La caccia è ormai esercitata in
completa deregulation dice Walter Caporale, presidente degli Animalisti perché le
pressioni dei cacciatori, appoggiati dalle lobby delle armi, superano l'interesse al rispetto
della fauna e dell'ambiente''. La Lac (Lega abolizione caccia) lamenta che ''L'Italia è lo
Stato UE con la più alta densità di cacciatori per kmq, seguito dalla Danimarca, mentre
l'Olanda è la nazione con il minor numero di fucili da caccia. L'attività venatoria ha ormai
ridotto ai minimi termini specie stanziali autoctone, come la lepre italica e la starna,
soppiantate da massicce immissioni di animali d'allevamento 'pronta caccia', per
soddisfare una pressione venatoria che gli ecosistemi italiani non sono in grado di
reggere''. Secondo la Lac ''è la caccia da appostamento alle specie migratrici, quella più
insostenibile, perché incide su contingenti di animali selvatici che si sono riprodotti in
Europa settentrionale ed orientale, e che dovrebbero svernare in Africa, e ai quali l'Italia
non offre la protezione dei siti di nidificazione o di sosta'', ma lo sparo. La Lac polemizza
con il ministro delle politiche agricole Alemanno, accusato di voler allungare la stagione di
caccia fino a febbraio. Secondo la Lac è in atto un'offensiva fortissima per ottenere
un'impossibile e nefasta deroga che autorizzi l'Italia ad ampliare la stagione e sparare da
agosto a febbraio. Federcaccia dal suo canto continua a sbandierare documenti 'scientifici'
che dovrebbero dimostrare la necessità di demolire la vigente legge statale per cacciare
più specie in tempi più larghi. Replicano gli animalisti della Lac affermando ''che queste
analisi sono solo il frutto di inaccettabili e sfrontate pazzie di maniaci del fucile''. Alemanno
replica agli animalisti, mostrando i dati del continuo calo di cacciatori negli ultimi venti anni
e soprattutto la grande offensiva delle polizie venatorie, per contrastare le irregolarità.
Insomma il solito copione, animalisti e cacciatori, gli uni contro gli altri armati. Resta
comunque il dato che la stragrande maggioranza degli italiani di destra e di sinistra è
contro la caccia. Intanto anche i cinghiali fanno discutere. Manifestano, infatti,
soddisfazione gli agricoltori dell'Amatriciano per l'ordinanza con cui Walter Mazzitti,
presidente dell'Ente Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, ha disposto
l'immediata riapertura delle gabbie di cattura dei cinghiali dando incarico al coordinamento
territoriale per l'Ambiente del Corpo Forestale dello Stato. Le gabbie attribuite dall'Ente
Parco ai coltivatori maggiormente colpiti dall'aggressione alle coltivazioni da parte delle
migliaia di cinghiali presenti all'interno dell'area protetta erano state chiuse il 5 agosto in
concomitanza con l'apertura di un procedimento penale da parte della Procura della
Repubblica di Teramo nell'ambito del quale era ipotizzato un uso delle gabbie non
consentito dalla legge sulla caccia nelle aree protette. La decisione di revocare il primitivo
ordine di chiusura delle gabbie è stata assunta oggi dal presidente del Parco sulla scorta
del contenuto della richiesta d’archiviazione del P.M. di Teramo nel quale si afferma che
l'utilizzazione delle gabbie di cattura da parte dell'Ente Parco è pienamente legittima ed
anche in conseguenza delle numerose richieste di intervento da parte degli agricoltori che
in questo periodo, in mancanza di strumenti di difesa hanno subito un aggravio della
situazione con danni sempre più ingenti. Con gli abbattimenti selettivi in atto disposti in
accordo con le associazioni venatorie e cinque province del Parco, tra cui quella di Rieti, e
l'utilizzazione dei recinti elettrificati, l'Ente conta di riuscire ad attenuare in tempi brevi il
fenomeno.
QUADRUPLICAMENTO DELLA FERROVIA MILANO-TREVIGLIO PRONTO PER 2006
Intanto anche dalle ferrovie liguri buone notizie per il raddoppio della linea Andora-San
Lorenzo.
Sarà completato entro il 2006 il quadruplicamento ferroviario della tratta Milano-Treviglio.
Si è, infatti, risolta dopo anni la vertenza con il comune di Vignate, che protestava perché il
tracciato ferroviario attraversava alcune case. Per gli abitanti è stato costruito un nuovo
complesso residenziale e da oggi è cominciata la consegna. Presenti esponenti di Rfi
(Rete Ferroviaria Italiana, società dell'infrastruttura delle Fs), Regione Lombardia e
Comune di Vignate. Confermando che il quadruplicamento sarà completato per il 2006,
l'assessore lombardo alle Infrastrutture e Mobilità, Massimo Corsaro, ha anticipato anche
altri appuntamenti. A dicembre sarà attivato il passante ferroviario di Milano, in direzione
Lambrate-Pioltello, che permetterà di incrementare del 20% il numero dei convogli per il
pendolarismo e nel giugno 2005 sarà completato il raddoppio della linea ferroviaria
Treviglio-Bergamo. Si arriverà quindi ad un cambiamento totale del sistema delle
infrastrutture e della mobilità sul nodo di Milano e soprattutto sulla rete orientale. Con il
collegamento di Milano a realtà cittadine e provinciali di Bergamo e Brescia, si realizzerà il
superamento di una impasse che ha tra le sue cause il congestionamento e il
sottodimensionamento della rete ferroviaria. ''Le nuove opere - ha detto Corsaro incrementeranno infatti l'offerta del servizio, con 170 treni in più''. Nuove infrastrutture,
dunque, ma anche la promossa di nuovi servizi, per far utilizzare più treni e meno
automobili: a partire dall’abbonamento TrenoMilano, che permetterà di acquistare un unico
'bigliettone' per viaggiare su treni, metro e bus milanesi con un risparmio di circa l'8-10%.
Intanto anche dal fronte ligure buone notizie per il raddoppio della linea Andora-San
Lorenzo. Infatti, tra Cervo e Andora sono cominciati i lavori per il raddoppio della linea
ferroviaria Andora-San Lorenzo al Mare. Nell'intervento, il cui costo supera i 300 milioni di
euro, sono impegnate almeno 600 persone, tecnici, operai e progettisti che fanno capo
all’associazione temporanea di imprese Ferrovial - Cossi, che si è aggiudicata i lavori per
conto dell'Italferr. Il tratto di ferrovia è lungo 19 chilometri di cui 16 in galleria. Dopo il forotest tra Andora e Capo Cervo ora si passerà alla realizzazione del tunnel che sbucherà
nella vicina Cervo. E' anche prevista la realizzazione di una nuova stazione accanto al
Comune. La nuova linea, situata a monte della linea esistente, sarà conclusa nel 2009. Le
aree liberate dai binari diventeranno piste ciclabili e passeggiate. (ANSA)
IL COMUNE RAVENNA PRONTO AD INCENTIVARE I VEICOLI A METANO O GPL
Il Progetto Metano, illustrato in una conferenza stampa, sarà sostenuto da un budget
complessivo di oltre due milioni di euro.
Il Comune di Ravenna avvia una campagna per incentivare l'utilizzo di veicoli a metano e
a gpl da parte dei privati. Le operazioni ammesse a contributo sono la trasformazione di
auto da benzina a metano o gpl, e la sostituzione, cioè l' acquisto di una vettura nuova a
metano, a gpl o bifuel, con la contemporanea rottamazione di un'auto non catalizzata. I
beneficiari del contributo sono i cittadini residenti nel comune di Ravenna e l'importo del
contributo è di 500 euro per la sostituzione e da 200 a 500 per la trasformazione. ''Passare
a metano o gpl - hanno spiegato il sindaco Vidmer Mercatali e l'assessore alla Mobilità,
Carlo Pezzi - consente importanti vantaggi economici, legati al minor costo di questi
combustibili e agli altri incentivi erogati col progetto. Inoltre le auto a metano o gpl sono
esentate dai provvedimenti di restrizione alla circolazione, che soprattutto per i veicoli più
inquinanti (vecchi diesel non catalizzati) saranno riconfermati e potenziati dall'inizio del
prossimo anno''. Dieci mezzi pubblici sono già oggi alimentati a metano, e dalla primavera
2005 se ne aggiungeranno altri dodici. L'iniziativa è organizzata con il contributo
economico di Eni, e con la collaborazione di Consorzio Ecogas, Federmetano,
Assogasliquidi, Cna e Confartigianato. ''Da Ravenna viene un segnale importante –
afferma in un comunicato stampa Fabrizio Matteucci, consigliere alla Presidenza della
Regione Emilia- Romagna - per far si che le città si dotino di strumenti adatti a combattere
l'inquinamento da gas di scarico. L'uso di energie alternative al petrolio rappresenta infatti
una delle sfide di questi anni: l'impiego del metano per alimentare le auto e i mezzi
pubblici, ma anche gli impianti di riscaldamento, così come la riconversione delle centrali
per la produzione di energia elettrica fanno di Ravenna una città all'avanguardia in regione
e in Europa. Da questa città, che ha una tradizione decennale nell'estrazione e
trasformazione del metano, viene ora consolidato un impegno nell'utilizzare tutte le
opportunità offerte da questo combustibile per finalità ambientale e di diversificazione
energetica. La Regione considera il Progetto Metano di Ravenna come uno dei contributi
più originali e importanti per migliorare la qualità dell'aria delle nostre città.
BUCO OZONO DIMEZZATO DAL 2000 SECONDO UNO STUDIO RUSSO
Lo confermano i ricercatori del laboratorio di analisi sul problema ozono del
Comitato idrometeorologico di San Pietroburgo
Continua a regredire il buco nell'ozono registrato sull'Antartide. Secondo gli scienziati del
Comitato idrometeorologico di San Pietroburgo, dal 2000 ad oggi esso si è di fatto
dimezzato. ''Nel 2000 la misura del buco aveva raggiunto le sue dimensioni record, 29
milioni di chilometri quadrati, mentre adesso si è ridotto della meta''', ha detto all'agenzia
Itar-Tass Arkadi Shalamianski, direttore del laboratorio pietroburghese. Egli ha aggiunto
che il buco ''si sta spostando ora verso il continente africano, ma non si può escludere che
la direzione del movimento possa nuovamente cambiare''. Lo strato di ozono, ha
osservato il ricercatore, ha ripreso ad aumentare anche ''nell'emisfero settentrionale''.
''Nella zona più a rischio della Russia, quella nord-occidentale, lo spessore è adesso di 5
millimetri'' rispetto ai 4 di una situazione considerata normale. Shalamianski ha quindi
rilevato che stanno sorgendo dubbi nella comunità scientifica sull'opinione diffusa fin dai
tempi della Conferenza di Montreal secondo la quale a minacciare l'ozono sarebbero
alcuni tipi di gas. E da parte sua si è detto incline ormai a ritenere che il fenomeno del
'buco' dipenda in realtà da fattori naturali legati alla ''circolazione dell'aria nell'atmosfera''.
SMOG: IL MINISTERO DELL’AMBIENTE EROGA 215 MILIONI PER LA ECOMOBILITA
Situazione critica a Roma, 88 tonnellate di polveri sottili emesse in un anno dalle
autovetture private, 358 dai veicoli commerciali.
Contro l'emergenza smog un impegno di oltre 215 milioni di euro erogati negli ultimi anni a
comuni, enti e regioni. Questo il bilancio del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del
Territorio alla vigilia della giornata delle città senz’auto che chiude la Settimana Europea
della mobilità sostenibile. In occasione della celebrazione, il ministero, oltre ad aver dato
l'adesione all'iniziativa europea, ha messo in campo un'iniziativa simbolica. Il ministro
Matteoli ha infatti ''invitato'' i dipendenti ''a lasciare l'auto a casa per recarsi a lavoro'',
domani, mettendo a disposizione di ciascun dipendente due biglietti gratuiti per la rete di
trasporto pubblico. Sul fronte economico, la quota più consistente dei fondi erogati dal
ministero, oltre 30 milioni di euro, riguarda 118 interventi strutturali che vede coinvolti 59
enti locali e riguardano progetti per la messa in opera di sistemi telematici per la
limitazione del traffico, acquisto di flotte di veicoli elettrici e a gas, attivazione di centraline
di monitoraggio per la qualità dell'aria. Incentivi per 24,3 milioni di euro sono stati erogati
per la trasformazione a gas di autoveicoli a benzina e realizzazione di impianti di
distribuzione. Incentivi per 15,5 milioni per l'acquisto di mezzi a metano e la realizzazione
di impianti di distribuzione del metano (560 veicoli acquistati, 33 progetti approvati per la
realizzazione di impianti di distribuzione del metano; 46.000 trasformazioni effettuate e 18
progetti presentati da Comuni approvati). Inoltre finanziamenti sono stati già effettuati per
car-sharing (oltre 9 milioni di euro), mobility manager (più di 5 milioni di euro), motorini
ecologici (25 milioni). Inoltre, 4 milioni di euro per 77 progetti in 25 comuni nel capitolo
programmi radicali tra i quali taxi collettivo, sistemi telematici per la limitazione del traffico,
acquisto di flotte di veicoli elettrici e a gas, attivazione di centraline di monitoraggio per la
qualità dell'aria. - A Roma sono 88 le tonnellate di polveri sottili emesse in un anno dalle
autovetture private, 191 le tonnellate emesse dalle due ruote e 358 quelle dei veicoli
commerciali. Ancora, i mezzi pubblici producono una quantità di polveri pari a 59
tonnellate. Questi i dati del Rapporto Qualità dell’aria 2003 forniti sulla base degli studi
effettuati dalla Sta, presentati oggi nel corso del convegno 'Roma a confronto con le grandi
capitali del mondo sul contributo delle aree metropolitane al miglioramento della qualità
dell’aria'. Oggi, giornata internazionale senz'auto, è stato promosso l’incontro presso la
sede della facoltà di Architettura della Sapienza, nell’ambito della manifestazione 'Ruote
per aria', patrocinata e organizzata dall’assessorato alle Politiche Ambientali e alla Mobilità
del Comune di Roma. ''Anche quest’anno - ha spiegato l’assessore capitolino all’ambiente
Dario Esposito - abbiamo verificato una diminuzione dei livelli di inquinamento, benzene
monossido di carbonio infatti continuano a calare grazie ai provvedimenti intrapresi
dall’amministrazione comunale. Evidentemente questo non è sufficiente perché le polveri
sottili e gli ossidi di azoto sono ancora a dei livelli troppo elevati. Le soluzioni ci sono ma
bisogna fare delle scelte più mirate, e quando si arriva a mettere in atto provvedimenti
emergenziali come lo stop alle auto o le targhe alterne, abbiamo già perso. La risposta è la
prevenzione''.
SARANNO ROMA E GINEVRA LE SEDI DEL SEGRETARIATO PER LE SOSTANZE
TOSSICHE
Importante risultato dell’Italia per la programmazione degli interventi nel delicato settore
dei rifiuti pericolosi
Alleatasi alla Svizzera, l'Italia è riuscita a conquistare la sede del segretariato della
Convenzione di Rotterdam sul commercio di sostanze tossiche pericolose. Nel corso della
prima Conferenza, chiusa a Ginevra nei giorni scorsi, i rappresentanti dei Paesi aderenti
alla Convenzione hanno infatti designato Roma e Ginevra quale sede congiunta del
Segretariato, a scapito di Bonn l'altra candidata in lizza. La candidatura comune di Roma e
Ginevra ha ottenuto 38 voti contro 24 per Bonn, si è appreso. ''Roma ha vinto un
prestigioso riconoscimento che ribadisce ancora una volta il grande spirito internazionale
che la anima'', ha commentato il vice-sindaco della capitale italiana Mariapia Garavaglia.
''Questa decisione è molto positiva per la Convenzione'', ha sottolineato il Segretario di
Stato elvetico Philippe Roch che ha inoltre presieduto la prima Conferenza delle Parti.
Grande soddisfazione e' stata espressa anche dall'Ambasciatore Paolo Bruni,
rappresentante permanente dell'Italia presso le organizzazioni internazionali. La scelta di
Roma e Ginevra ''e' un buon risultato per il futuro della Convenzione'', poiché consente
''sinergie e quindi delle spese ridotte per i governi'', ha sottolineato. Ginevra e Roma già
ospitano infatti il segretariato ad interim della Convenzione di Rotterdam sul commercio di
pesticidi e prodotti chimici, entrata in vigore lo scorso febbraio. Inoltre la città svizzera è
sede di numerosi organismi che si occupano di ambiente, mentre Roma - che ospita tra
l'altro la Fao (Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura) - è la
città ideale per occuparsi di pesticidi. La Convenzione di Rotterdam disciplina il commercio
di sostanze pericolose ed è destinata in primo luogo a tutelare i Paesi in via di sviluppo
(Pvs). Secondo le disposizioni della Convenzione - ratificata da 76 Paesi ed entrata in
vigore in febbraio - l'esportazione dei pesticidi e dei prodotti chimici più pericolosi - elencati
in un'apposita lista regolarmente aggiornata - può avvenire soltanto se il Paese
importatore ha ''previamente dato il suo assenso in conoscenza di causa''. Circa 500
rappresentanti di 170 paesi (76 membri ed un centinaio di osservatori) hanno partecipato
alla riunione, durata una settimana. L'Italia era presente con una nutrita delegazione
guidata dal Sen. Cesare Cursi sottosegretario alla salute. Ne facevano inoltre parte l'On.
Roberto Tortoli sottosegretario all'ambiente e l'on. Garavaglia. L'Italia ha inoltre ottenuto
una significativa presenza nel comitato di revisione chimica della Convenzione che
includerà un esperto dell'Istituto superiore di sanità. La prossima Conferenza si svolgerà a
Roma nel 2005.
LE SCUOLE DI VIAREGGIO PRIME IN ITALIA AD AVERE ENERGIA VERDE AL 100%
L’importante certificazione ecologica nel campo dell’energia muove i primi passi anche in
Italia.
Viareggio è il primo comune in Italia ad avere scelto di utilizzare per le proprie scuole - asili
nido, materne, elementari e medie - energia prodotta da fonti rinnovabili in base al
contratto siglato con la società Enel Energia. Si tratta di energia prodotta dall'acqua, dal
sole, e dal vento che andrà ad alimentare riscaldamento e fornitura di acqua calda delle
scuole cittadine innescando un ciclo virtuoso amico dell'ambiente. Il Comune di Viareggio
ha infatti acquisito da Enel Energia speciali certificati, denominati RECS (Renewable
Energy Certificate System), che vengono emessi nell'ambito di un sistema di certificazione
internazionale ( in cui sono coinvolti 18 Paesi europei), istituito per finanziare su base
volontaria la generazione di energia verde. Grazie a questo accordo, il Comune di
Viareggio potrà avvalersi dell'utilizzo del marchio ''100% energia verde'', rilasciato da Enel
Energia e di proprietà della REEF onlus (ReEnergy Foundation). Il marchio è inoltre
certificato da un ente autorevole quale il CESI (Centro Elettrotecnico Sperimentale
Italiano). Il sistema di certificazione previsto dal ''contratto verde'' prevede inoltre che l'80%
dei proventi derivanti dalla cessione d'uso del marchio siano investiti dalla REEF onlus in
iniziative legate allo sviluppo e alla promozione dell'energia generata da fonti rinnovabili.
''Enel Energia è il primo grossista italiano autorizzato a offrire al mercato energia elettrica
con il marchio '100% energia verde', un contratto speciale che l'azienda - si legge in una
nota dell' Enel - propone in un'ottica di condivisione con i propri clienti sia di obiettivi
economici che di valori etici''
ALL’UNIVERSITA’ DI PISA LA PRIMA LAUREA IN TECNICHE ALLEVAMENTO CANI
Un corso all’avanguardia in Europa, che sta già avendo un grande numero di iscritti
Nasce la prima laurea italiana in ''Tecniche di allevamento del cane di razza ed
educazione cinofila''. Il nuovo corso universitario (triennale) prendera' il via il 4 ottobre alla
Facolta' di medicina veterinaria di Pisa. La nuova laurea completa un’offerta formativa nel
settore della cinofilia, creando professionalita' da affiancare alla tradizionale figura del
medico veterinario, che a Pisa conta anche una Scuola di specializzazione in ''Patologia e
clinica degli animali d’affezione'' e un Master in ''Medicina comportamentale degli animali
d’affezione''. Tra le materie che dovranno studiare i futuri esperti in allevamento ed
educazione del più fedele amico dell’uomo, figurano nozioni di genetica, tecniche e igiene
degli allevamenti, etologia ed educazione comportamentale. L' avvio delle lezioni sarà
preceduto da una cerimonia inaugurale, lunedì prossimo, con a seguire una tavola rotonda
dedicata ai problemi e alle prospettive legate all' allevamento del cane e all’educazione
cinofila, alla quale parteciperà, tra gli altri, il presidente dell' Enci (Ente nazionale della
cinofilia italiana) Domenico Attimonelli.
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BALENA VERDE - pagina a cura di Saverio Pepe
http://www.europatour.it/Democrazia/fotodc.htm
ITALIA VARA IL PACCHETTO SALVA-CLIMA DA 85 MILIONI DI EURO.
Via libera alla cura Kyoto per il clima del pianeta dopo il Sì della Russia
Il si' della Russia, tanto storico quanto atteso, apre scenari anti-emissioni nei quali per la
prima volta si punta il dito sulle scelte economiche. L'Italia prevede un pacchetto-salva
clima da 85 milioni di euro, pari a circa un quinto delle risorse destinate agli investimenti
del ministero dell'Ambiente e della Tutela del territorio dalla Finanziaria 2005. Milioni che
andranno a finanziare le azioni necessarie per tener fede agli obiettivi di riduzione dei gas
serra previsti dal Protocollo di Kyoto. ''Questo dimostra l'impegno senza sosta del
ministero - ha detto il ministro Altero Matteoli - per ridurre le emissioni dannose per il
clima. Un lavoro continuativo che mette in atto progetti e programmi ad hoc anche
innovativi come quello dell' idrogeno''. In termini generali Kyoto prevede una riduzione
media del 5,2% delle emissioni per i principali paesi industrializzati. In base all'accordo gli
obiettivi di riduzione per i gas ad effetto serra sono stati indicati in misura dell'8% per l'Ue,
del 7% per gli Usa e del 6% per il Giappone. Tali livelli di riduzione devono essere
raggiunti nel periodo 2008-2012, avendo come base i livelli di emissione rilevati del 1990.
Per l'Italia l'obiettivo è una riduzione del 6,5%, da 521 milioni di tonnellate di gas serra
prodotte nel '90 a 487. Ma raggiungere l'obiettivo Kyoto, ha sottolineato Matteoli, ''non
significa proibire ma fornire strumenti di mercato'' per mettere in moto un sistema ''di
scambi e investimenti'' tutti orientati alla riduzione dei gas nemici del clima. Due quindi i
piani d'azione: ''Uno dentro i confini nazionali e l'altro - ha sottolineato Matteoli - sullo
scacchiere internazionale''. Secondo il piano d'azione predisposto dal Ministero
dell’Ambiente, a livello nazionale si lavorerà sulle cosiddette centrali fai da te (su questo
progetto gia' sono stati investiti 20 milioni di euro nel 2004) che, se usate su larga scala
potrebbero, evitare 8-10 milioni di tonnellate di emissioni di CO2; su progetti di
forestazione nazionale per aumentare la capacita' di assorbimento del carbonio, il
rafforzamento della linea di lavoro sull'idrogeno e sulle energie alternative (accanto agli
stanziamenti del ministero dell'Ambiente ci sono anche 92 milioni di euro stanziati dal
Fondo integrativo speciale per la Ricerca). Nel pacchetto anche l'incremento del ''trust
fund'' presso la Banca mondiale per l'acquisto dei crediti di carbonio e di emissioni di CO2.
L'Italia ha anche ufficializzato il Piano nazionale di assegnazione delle emissioni di gas
serra previsto dal protocollo di Kyoto per tutti i Paesi che hanno ratificato il trattato, in
vigore dal primo gennaio 2005. Piano che predispone le modalita' di contenimento delle
emissioni per arrivare al traguardo del -6,5%. Il piano prevede l'assegnazione di un totale
di oltre 722 mln di tonnellate nel triennio 2005-2007, attraverso un’allocazione annuale:
239,96 mln di tonnellate di CO2 equivalenti per il primo anno, 240,57 per il secondo e
241,64 per il terzo. Si tratta di un calcolo frutto della somma delle allocazioni di quote ai
singoli settori e ottenute applicando alle emissioni di CO2 dell'anno 2000, i tassi di
incremento settoriale previsti al 2010, coerentemente con quanto stabilito dal Piano
nazionale per la riduzione delle emissioni. Le emissioni di CO2 previste al 2010 per i
settori regolati dalla direttiva sono pari a 258 milioni di tonnellate. Il Piano Nazionale di
assegnazione prende come anno di riferimento il 2000 e propone una previsione totale
provvisoria al 2010 e un calcolo dell'allocazione delle quote per il periodo 2005-2007.
BOOM DEI RIFIUTI ELETTRONICI, OGNI CITTADINO EUROPEO NE PRODUCE 14 KG
In netta crescita nell'Ue i rifiuti da elettrodomestici, aumentati tre volte piu' rapidamente
degli altri tipi di rifiuti urbani.
Ogni cittadino europeo ne produce in media 14 chili l’anno, tra televisioni, lavatrici e
lavastoviglie, cellulari, condizionatori e tutti gli altri simboli del progresso. I termini per la
trasposizione nelle normative nazionali degli Stati comunitari, delle due direttive
comunitarie in materia di rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche sono scaduti.
Si tratta di due provvedimenti cruciali per la tutela ambientale: un volume formidabile di
sostanze ad alto rischio contenute nei dispositivi elettrici ed elettronici in assenza di una
normativa specifica viene indirizzato in discarica o destinato all'incenerimento, liberando
inquinanti che contaminano aria, acqua suolo e che possono avere ripercussioni gravi
sulla salute. Insieme a quelli elettrici ed elettronici vengono 'rottamati' materiali pericolosi,
metalli pesanti, veleni che finiscono tra i rifiuti urbani, costituendone la componente a piu'
alto impatto ambientale. Le due direttive impongono ai produttori di progettare e fabbricare
le loro apparecchiature in modo da facilitarne la riutilizzazione e il riciclaggio, abbattendo,
fino a ridurla totalmente, la presenza di metalli pesanti, come piombo e cadmio. Sono a
loro carico le spese di raccolta e di recupero e riutilizzo dei materiali. Finora solo la Grecia
ha rispettato la tabella di marcia, recependo i due provvedimenti. Il nostro Parlamento con
la legge Comunitaria 2003 ha delegato il Governo all'emanazione dei decreti legislativi di
attuazione delle due direttive, che sono in via di predisposizione, mentre la Commissione
di inchiesta sul ciclo dei rifiuti ha voluto condurre una ricognizione sulle problematiche che
si pongono per l'applicazione delle nuove normative. Le indicazioni hanno identificato che
le maggiori difficolta' si pongono sul versante organizzativo e in particolare sulle procedure
e modalita' relative alla raccolta separata. La Commissione ritiene che produttori e
distributori debbano essere chiamati a definire in collaborazione con le amministrazioni
locali sistemi di raccolta che prevedano la realizzazione di centri di raccolta a livello di
ambiti territoriali ottimali, garantendone la gratuita', la disponibilita' e un accesso facilitato a
tutti cittadini. Secondo la Commissione, inoltre, in sede di definizione delle norme di
attuazione dovra' essere data una particolare enfasi alle attivita' di prevenzione nella fase
di costruzione e alla pericolosita' delle sostanze contenute, con la fissazione di target
quantitativi, qualitativi e temporali.
PER RISPARMIARE LA RISORSA ACQUA, MANGIARE MENO CARNE
Dal Congresso Internazionale di Scienza delle colture, la tesi dei ricercatori australiani.
E' la dieta di una persona, non tanto il tempo che trascorre sotto la doccia, a determinare
quanta acqua consumi, al punto che chi ama le bistecche o un arrosto di agnello attinge in
quantita' doppia di un vegetariano, alle sempre piu' scarse risorse idriche mondiali. Lo
afferma il direttore generale dell'International Water Management Institute, prof. Frank
Rijsberman, nella relazione presentata al Congresso internazionale di scienza delle
colture, in corso a Brisbane in Australia. ''In media ci vuole una quantita' di acqua 70 volte
maggiore per produrre cibo per le persone, rispetto all'acqua consumata per usi
domestici'', spiega Rijsberman. E inoltre per produrre un chilo di manzo e' necessaria una
quantita' di acqua oltre 13 volte superiore a quella necessaria a produrre lo stesso peso in
cereali. Quindi la dieta di una tipico mangiatore di carne ha un costo di 5.400 litri d'acqua
al giorno, il doppio di un vegetariano che riceve lo stesso valore nutritivo.
L'esperto avverte che fino a due terzi dell'umanita' saranno esposti a scarsita' d'acqua nei
prossimi decenni, a causa in parte delle domanda crescente di cibi e servizi con alto
contenuto d'acqua, e particolarmente in aree di basse precipitazioni e forte popolazione,
come l'Africa ed il Medio Oriente. Nazioni come Sudafrica, Egitto, Pakistan, India e Corea
del sud soffriranno tutti di carenza di acqua a causa della crescita di popolazione e dello
sviluppo agricolo. Rijsberman sottolinea tuttavia che nonostante le sempre piu' grave
scarsita', parte del problema e' costituto da sistemi di raccolta ed erogazione inefficienti,
specie in Africa ed in parti dell'Asia. Lo studioso ha ricordato la crisi mondiale dell'energia
negli anni 1970, che costrinse le imprese ed i governi a migliorare notevolmente
l'efficienza energetica. ''Questo puo' essere il modello da seguire per il consumo d'acqua
nei prossimi anni'', sostiene Rijsberman. ''In quelle circostanze, il legame tra crescita
economica e uso di energia, considerato a lungo un elemento fisso, fu spezzato e le
economie da allora sono diventate molto meno esigenti in termini di energia. Una simile
cambiamento e' ora necessario per l'acqua''
ALL’UNIVERSITA’ DI PISA LA PRIMA LAUREA IN TECNICHE ALLEVAMENTO CANI
Un corso all’avanguardia in Europa, che sta già avendo un grande numero d’iscritti.
Nasce la prima laurea italiana in ''Tecniche di allevamento del cane di razza ed
educazione cinofila''. Il nuovo corso universitario (triennale) prendera' il via il 4 ottobre alla
Facolta' di medicina veterinaria di Pisa. La nuova laurea completa un’offerta formativa nel
settore della cinofilia, creando professionalita' da affiancare alla tradizionale figura del
medico veterinario, che a Pisa conta anche una Scuola di specializzazione in ''Patologia e
clinica degli animali d’affezione'' e un Master in ''Medicina comportamentale degli animali
d’affezione''. Tra le materie che dovranno studiare i futuri esperti in allevamento ed
educazione del più fedele amico dell’uomo, figurano nozioni di genetica, tecniche e igiene
degli allevamenti, etologia ed educazione comportamentale. L' avvio delle lezioni sarà
preceduto da una cerimonia inaugurale, lunedì prossimo, con a seguire una tavola rotonda
dedicata ai problemi e alle prospettive legate all’allevamento del cane e all’educazione
cinofila, alla quale parteciperà, tra gli altri, il presidente dell' Enci (Ente nazionale della
cinofilia italiana) Domenico Attimonelli.
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NON SOLO ECOTASSE MA ANCHE BONUS PER COMBATTERE LO SMOG
Le iniziative del Ministero dell’Ambiente contro gli autoveicoli inquinanti. Quasi 150.000
motorini ecologici acquistati con gli incentivi governativi.
La lotta all'inquinamento atmosferico delle citta' non si gioca solo a colpi di superbolli.
Accanto alle eco-tasse, infatti, ci sono anche bonus e sconti economici per i piu' virtuosi e
per le famiglie meno abbienti. ''Non sono il ministro che vuole solo far pagare superbolli
ma sono il ministro che ha a cuore la salute delle citta' italiane e dei cittadini. Percio' sto
mettendo a punto varie iniziative per combattere l'inquinamento atmosferico provocato dai
tubi di scarico delle auto, con interventi strutturali fondati su incentivi per chi compra e chi
usa mezzi ecologici e per lo svecchiamento del parco auto''. Cosi' il ministro dell'Ambiente
e della Tutela del Territorio, Altero Matteoli, lancia la campagna dei bonus per togliere
dalle strade i mezzi piu' inquinanti. E quasi certamente sara' proprio il superbollo a
finanziare gli incentivi alla rottamazione. ''Oltre alle misure fiscali - ha spiegato Matteoli sto progettando incentivi per le famiglie meno abbienti, per facilitare loro il cambio
dell'automobile in favore di una più ecologica. Il cosiddetto superbollo potrebbe essere
usato anche per questo''. Il ministero ha presente anche che ci sono macchine altamente
ingombranti e inquinanti. ''Per questi veicoli, generalmente posseduti da persone che
hanno una disponibilita' economica molto piu' forte - spiega Matteoli - si prevede la
possibilita' di far pagare questo superbollo''. Tra le ipotesi di lavoro, quella di introdurre
nelle aree urbane a rischio di inquinamento atmosferico almeno 300.000 nuovi veicoli
all'anno a basse emissioni, elettriche, ibride o a gas naturale o a Gpl. In questi ultimi anni,
comunque, sono diverse le operazioni attuate dal ministero dell'Ambiente nel capitolo
incentivi per la eco-mobilita': finora risultano erogati 215 milioni di euro per interventi antismog soprattutto nei settori di conversione delle auto e a favore dei motorini ecologici.
Sforzi tutti orientati verso il raggiungimento degli obiettivi fissati dal Protocollo di Kyoto.
All'Italia viene chiesto di diminuire le emissioni di gas serra del 6,5% entro il 2010 rispetto
alle emissioni del '90. Secondo un'elaborazione Eurispes su fonte Eea (l'agenzia per
l'ambiente europea) oggi nel nostro Paese ''si registra un aumento del 10% circa di tali
emissioni. Questo vuol dire - secondo quanto afferma l'Eurispes - che, se il nostro Paese
intende rispettare gli accordi presi, bisognerebbe diminuire le emissioni del 16%''. I
trasporti, in particolare, rappresentano il settore piu' a rischio per l'inquinamento urbano
con un aumento del 22,7% delle emissioni in 12 anni rispetto al +15,3% delle industrie
energetiche e al -3,3% delle industrie manifatturiere. Intanto continua il grande successo
degli incentivi governativi per l’acquisto di motorini ecologici. Sono stati 141.751 i motorini
ecologici acquistati finora con il programma incentivi messo in atto dal Ministero
dell'Ambiente e della Tutela del Territorio. In particolare sono stati tutti erogati i 25 milioni
di euro di fondi previsti per le due ruote verdi. Novita' in vista invece per il biodiesel: un
programma della durata di 6 anni prevede l'esenzione dall'accisa nei limiti di un
contingente annuo di 300.000 tonnellate
LAGO TRASIMENO, PERSI 13 MILIONI METRI CUBI ACQUA IN UN ANNO
Continua senza rimedio la decennale crisi idrica e ambientale.
L'attuale crisi idrica del Trasimeno è partita nel 1990. Da allora, ogni anno il lago ha perso
una media di 11 centimetri, corrispondenti a circa 13 milioni di metri cubi d'acqua all'anno.
Sono alcuni dei dati contenuti nell'opuscolo dal titolo ''Il lago Trasimeno e le variazioni
climatiche'' realizzato da Walter Dragoni per conto della Provincia di Perugia (assessorato
all'ambiente). La pubblicazione e' stata presentata a Castiglione del Lago, dall'autore, dal
vicepresidente della Provincia Palmiro Giovagnola e dal sindaco Valter Carloia. Nel
volume si sottolinea, tra l'altro, che il fenomeno pur destando molta preoccupazione per
l'andamento negativo del livello idrometrico, non deve essere considerato un fenomeno
eccezionale, in quanto la variabilita' e' proprio una delle principali caratteristiche da
attribuire al quarto lago d'Italia. L'opuscolo e' uno strumento informativo che sintetizza in
maniera accessibile ad un vasto pubblico le conoscenze sul bacino lacustre, tra i piu'
importanti d'Italia, non solo per dimensioni, ma anche per l'alta rilevanza ambientale ed
economica che presenta. Un lago in cui negli ultimi decenni la pressione antropica,
sommata ad una fase climatica siccitosa, ha determinato una sensibile diminuzione del
livello, da cui sono derivati problemi igienici, di qualita' dell'acqua, di navigazione, ed
impatti negativi per l'ecosistema e le attivita' che vi insistono. ''Tuttavia - come ha tenuto
ha sottolineato Giovagnola - l'inquadramento dell'attuale crisi idrica non puo' prescindere
da un'analisi su scala globale delle tendenze evolutive del clima, che parlano di un
progressivo depauperamento della risorsa idrica, e allo stesso tempo da uno studio sulle
alterne vicende del lago, interessato a piu' riprese da fenomeni di magra e periodi di piena,
altrettanto preoccupanti''. In una cinquantina di pagine, il libro di Dragoni contiene
informazioni sulle caratteristiche fisiche del lago e sulla storia dei diversi tentativi di
regimazione delle acque. Affronta poi la dinamica del Trasimeno e l'attuale periodo
siccitoso, per giungere infine ad occuparsi di prelievi e problemi di gestione. A tale
proposito Giovagnola, che considera l'opuscolo un utile strumento per ''sgombrare il
campo da una cattiva informazione'', ha ricordato come le istituzioni, per risolvere il
problema, puntino nel breve periodo all'adduzione di acqua da Montedoglio, e nel mediolungo periodo dalla diga di Valfabbrica sul Chiascio.
GREENPEACE LANCIA L’ALLARME PER LA PESCA A STRASCICO IN NORD
ATLANTICO
Principali imputati l’Islanda, la Danimarca, il Portogallo e le Repubbliche Baltiche.
Migliaia di specie marine che abitano i fondali del nord Atlantico sono minacciate dalla
pesca a strascico. A lanciare l'allarme e' Greenpeace, che a novembre rinnovera' la
richiesta all'Assemblea generale delle Nazioni Unite per una immediata moratoria sulla
pesca a strascico, istanza gia' presentata lo scorso giugno, in occasione della Giornata
mondiale dell'ambiente, insieme ad una vasta coalizione di associazioni ambientaliste e a
1.136 scienziati di 69 Paesi. La nave di Greenpeace, 'Esperanza', attualmente impegnata
nel porto francese di Cherbourg, nella campagna contro il trasporto di plutonio destinato al
ritrattamento - informa in una nota l'organizzazione ambientalista - partira' presto per il
nord Atlantico. Obiettivo della nuova missione sara' documentare la distruzione dei fondali
oceanici: ''migliaia di specie marine che li abitano - denuncia Greenpeace - sono
minacciate dalla pesca a strascico in profondita' e particolarmente a rischio sono le
montagne sottomarine che si innalzano a piu' di 1.000 metri dal fondo''. I Paesi che
praticano la pesca a strascico in profondita' sono 11: Spagna, Russia, Nuova Zelanda,
Portogallo, Norvegia, Estonia, Danimarca-Isole Faroe, Giappone, Lituania, Islanda e
Lettonia. ''Quando passano i pescherecci con queste lunghe reti - spiega Dima Litvinov, a
bordo dell'‘Esperanza' - lasciano dietro di loro il deserto. E' la topografia stessa dei fondali
a cambiare per sempre e sono ambienti ancora ignoti alla scienza. Ci sono piu' mappe
della luna che degli oceani, i fondali sono l'ultima frontiera sconosciuta del pianeta.
Esattamente come la biodiversita' delle foreste tropicali, i coralli e altre creature ignote
degli abissi possono essere una fonte importante di nuove medicine''.
IN ABRUZZO NASCERA’ IL PRIMO IMPIANTO COMPLETAMENTE A IDROGENO
Nello splendido scenario del comune di Penne in provincia di Pescara l’importante
iniziativa ecologica.
Nasce in Abruzzo il primo impianto ad idrogeno completamente stoccato da fonte
rinnovabile. Si tratta del Centro di educazione ambientale ''Bellini'' di Penne (Pescara), che
potra' disporre di energia ad idrogeno. E' il primo caso realizzato in Italia e verra'
inaugurato in occasione del convegno promosso dall'assessorato all'Energia e Ambiente
della Regione, in programma domenica e lunedi' prossimi per dibattere sulle nuove
opportunita' derivanti dall'uso di fonti alternative. L'impianto del Centro di educazione
ambientale ''Bellini'' funzionera' a idrogeno grazie all'uso di cellule fotovoltaiche. L'energia
prodotta sara' pari a 5 kw. ''L'obiettivo che ci siamo posti - ha spiegato l'assessore
regionale Massimo Desiati - e' capire quale tipo di investimento per le nostre comunita'
potra' ricavarsi dallo sviluppo dall'idrogeno e dall'applicazione di nuove tecnologie. La
Regione ha lanciato la sua sfida in questo settore, grazie anche al Piano delle fonti da
energia rinnovabile, e punta a raggiungere almeno due risultati: coinvolgere l'imprenditoria
locale, creando un sistema diffuso di produzione ad idrogeno e stringere accordi finanziari
con il Ministero dell'Ambiente e con l'Unione europea per ottenere i finanziamenti
necessari a sostenere la sperimentazione''. Le previsioni del piano nazionale per la
riduzione dei gas serra 2003-2010 indicano un tasso di crescita dell'energia prodotta dalla
cogenerazione pari al 6.6%, a fronte di un fabbisogno mondiale che crescera' del 70%
entro il 2010: la previsione dell'Abruzzo e' di attestarsi, entro la stessa data, ad un tasso di
crescita del 3,4%.
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IN LOMBARDIA, CONTRO L’INQUINAMENTO PAVIMENTAZIONI MANGIA SMOG.
Al posto dell'asfalto, prodotto con catrami e bitumi, masselli impastati con uno speciale
cemento contenente biossido di titanio.
Poter avere strade, piazze e marciapiedi che si mangiano letteralmente lo smog,
riducendo così l'inquinamento delle nostre città, senza dover ricorrere alle consuete
misure d'urgenza come i blocchi e le targhe alterne: a renderlo possibile sarebbe un tipo di
pavimentazione urbana mangia-smog in grado di combattere naturalmente gli inquinanti
del traffico delle automobili. Al posto dell'asfalto, prodotto con catrami e bitumi, ci sono dei
masselli impastati con uno speciale cemento contenente biossido di titanio, che con le sue
proprietà fotocatalitiche permette alla pavimentazione di ossidare sostanze organiche e
inorganiche come il pm10, il benzene, gli ossidi di azoto e l'ossido di carbonio. In
condizioni climatiche ideali, ovvero in presenza di luce solare e bassa umidità, si può
arrivare a ridurre fino al 45% degli ossidi di azoto. Il brevetto si chiama 'Renova' ed è
realizzato dall'azienda bergamasca Magnetti in collaborazione con Italcementi. Testato per
tre anni e realizzato già in alcuni comuni del nord Italia, è stato presentato oggi a Milano
(insieme al lancio del diario dell'architettura 2005), dove partirà a giorni una campagna
informativa nelle metropolitane con lo slogan 'Se lo mangia lui, non lo respiriamo noi'. ''E'
un prodotto che non risolve interamente il problema dell'inquinamento - ha spiegato
Roberto Picco, amministratore delegato delle società operative del gruppo - ma certo
contribuisce molto alla sua riduzione''. Efficace, economico e anche duraturo, promettono
gli ideatori, che hanno calcolato come, ad esempio, piazzale Loreto a Milano, cioè 10 mila
metri quadri di superficie carrabile, rivestito con questa soluzione costerebbe 450 mila
euro e durerebbe trent'anni, contro i cinque che trascorrono da un'asfaltatura all'altra. ''E'
una proposta sulla quale mi auguro di poter intravedere un altro tassello del nostro
mosaico di interventi per migliorare la qualità ambientale'', ha commentato l'assessore
all'Ambiente di Milano, Domenico Zampaglione. Lo stesso assessore ha comunque voluto
precisare che i dati diffusi tempo fa sull'aria respirata a Milano, pari al fumo di 15 sigarette,
''appartenevano ad una ricerca del '94-95 e sono stati invece tradotti come attuali: una
realtà gestita da un ufficio stampa di un convegno - ha aggiunto - che non ha paternità''
Sempre da Milano arriva un’altra iniziativa a tutela dell’ambiente. Nei giorni scorsi durante
una conferenza stampa, il Vice Sindaco e assessore ai lavori pubblici Riccardo De Corato
e l’assessore all’ambiente Domenico Zampaglione hanno illustrato il piano di
trasformazione a gas naturale di 84 centrali termiche al servizio degli stabili comunali e
che comporta un finanziamento da parte del Comune di Milano di 5 milioni di euro. "Con
questo progetto - ha commentato De Corato - il Comune vuole perseguire l’obiettivo di
primaria importanza di creare un minor inquinamento ambientale tramite l’utilizzazione di
impianti di riscaldamento che funzionano a gas naturale meno inquinanti di quelli a
combustibile liquido". In particolare il piano prevede 691.000 metri cubi di volume di
immobili riscaldati da caldaie trasformate da gasolio a metano. Trasformazioni che
interessano circa 100 edifici di stabili comunali prevalentemente adibiti ad uso scolastico e
abitativo situati nel territorio cittadino. "Questa Amministrazione comunale" - precisa
ancora De Corato - è sempre stata sensibile ai problemi dell’inquinamento. Infatti da
parecchi anni ormai viene utilizzato per i riscaldamenti il gasolio a basso contenuto di
zolfo, lo stesso utilizzato per l’autotrazione, molto meno inquinante di quello generalmente
utilizzato dalle caldaie. In particolare negli ultimi 3, 4 anni vari impianti sono stati
trasformati in biodiesel (il 30% del volume degli immobili) e altri sono stati trasformati in
gasolio emulsionato con una percentuale del 10% di acqua che serve a diminuire l’impatto
delle polveri sottili nell’aria E per il Comune di Milano è stato possibile utilizzarlo pagando
alle aziende gli stessi costi del gasolio".
Inoltre per le ristrutturazioni che hanno riguardato cantieri molto grandi come la Scala e il
Castello Sforzesco, il Comune di Milano ha utilizzato per i riscaldamenti la pompa di calore
che è uno strumento di produzione del calore in inverno e di raffreddamento in estate
senza emissioni nell’atmosfera e quindi ad impatto ambientale zero.
NASCE MYAIR, NUOVA COMPAGNIA AEREA LOW COST CON BASE A BERGAMO
Continua lo sviluppo in Italia, delle tratte aeree a basso costo, efficace strumento per
diminuire il traffico sulle grandi arterie europee.
Anche il trasporto aereo è un trasporto che ha i suoi prezzi ambientali ma è sicuramente
uno strumento potente, nella versione low cost, per far spostare più velocemente e con
meno utilizzo di automobili, miglia di persone che normalmente non volano. Low cost
dunque come scelta ecocompatibile, soprattutto in Germania e Inghilterra. Myair.com è
una nuova compagnia area low cost italiana con base all'aeroporto di Orio al Serio
(Bergamo), già utilizzato da diverse compagnie economiche. Dall'aeroporto lombardo i voli
inizieranno il 17 dicembre con destinazione Brindisi, Catania, Napoli, Madrid e Bucarest.
Per lanciare la compagnia, sono stati messi a disposizione diversi biglietti gratuiti, validi
per tutta la stagione invernale. La flotta è costituita da Airbus A320 di ultima generazione.
''Per puntare a livelli di efficienza molto elevati, pur a prezzi decisamente vantaggiosi, la
vendita dei biglietti - è stato spiegato nella presentazione della nuova compagnia - avverrà
on-line oppure chiamando il call center: in questo modo si semplificano le operazioni di
prenotazione e acquisto del biglietto aereo, rendendole più snelle ed economiche'', come
per quasi tutte le compagnie low cost. Myair.com comincerà ad operare con tre A320. A
partire da febbraio entrerà in flotta un quarto Airbus, mentre ad aprile, con il
potenziamento dei voli, si aggiungeranno altri due A320. Il piano industriale quinquennale
prevede una crescita programmata della flotta, che a fine 2005 sarà di otto aeromobili.
Amministratore delegato è Merrick Adelstein, ex direttore finanziario di Volare Group,
mentre presidente è Carlo Bernini, ex ministro dei Trasporti. Nel consiglio di
amministrazione siede l'ex arbitro internazionale Luigi Agnolin, direttore commerciale è
Edgardo Badiali, direttore commerciale voli charter Giuliano Martinelli. L'attività' di linea
low cost sarà operativa 7 giorni su 7, ma durante il fine settimana sarà sviluppata anche
un'attività' charter verso il bacino del Mediterraneo e altre destinazioni turistiche di corto e
medio raggio. Obiettivo della compagnia è di trasportare già nel 2005 un milione e 700
mila passeggeri. ''Rispetto agli Usa - afferma Badiali, anche lui ex di Volare Group - in
Europa il numero di passeggeri è decisamente inferiore, ma il low cost può diventare lo
strumento attraverso il quale allargare la platea dei viaggiatori''. Myair avra' una base
operativa anche all'aeroporto di Venezia-Tessera, da dove partiranno i collegamenti con
Madrid e Barcellona.
LA PECHINO OLIMPICA LANCIA LA SUA DISPERATA GUERRA CONTRO LO SMOG
Dichiarato lo ''stato d’emergenza'' per far fronte al crescente inquinamento dell’aria
La bolla dell’inquinamento è scoppiata la settimana scorsa, quando funzionari del
Comitato Olimpico Internazionale in visita nella capitale della Cina hanno riscontrato ''un
netto peggioramento'' della situazione. Tutta la città - che ha circa 14 milioni di abitanti - è
mobilitata già da qualche mese verso l’obiettivo del 2008 quando, in occasione dei Giochi
Olimpici di Pechino, dovrebbe essere diventata una ''moderna metropoli internazionale'',
secondo il poco fantasioso slogan lanciato dalle autorità locali. La capitale è il motore di
un’economia che quest’anno crescerà - secondo le previsioni più accreditate - del 9,5 per
cento: i settori che ''tirano'', come quello dell’automobile e quello dell’edilizia,
contribuiscono in modo decisivo all’inquinamento. Le giornate di ''cielo blu'' sono state
quest’anno solo 187 e l’obiettivo di almeno 227 giorni senza aria inquinata sembra
impossibile da raggiungere. Con l’arrivo dell’inverno e l’accensione dei riscaldamenti la
situazione è diventata disperata. L' ultima idea dei funzionari comunali è quella di
convincere alcune imprese a ridurre la produzione. Su un periodo necessariamente più
lungo, gran parte delle produzioni inquinanti dovrebbero poi essere trasferite fuori dal
perimetro urbano. Finora, secondo la stampa cinese, solo una grande impresa ha
accettato. La Shougang, una delle più grandi acciaierie del paese, ha annunciato che il
suo stabilimento di Pechino ridurrà la produzione a 40mila tonnellate in novembre e
dicembre (l’impresa non ha però precisato a quanto ammonti la sua normale produzione
mensile). Il Comune ha individuato 200 fabbriche inquinanti che dovranno essere spostate
nelle aree rurali che fanno parte della ''grande Pechino''.
MALTRATTAMENTO DEGLI ANIMALI CANI E GATTI VITTIME IN 90% DEI CASI
Roma, Napoli, Varese e Palermo le province con il maggior numero di denuncie
Gatti catturati con cappi, cavalli malnutriti, cani picchiati, gatti uccisi a colpi di pistola o
presi di mira da auto in corsa, uccelli chiusi in gabbie troppo piccole, animali usati per
l'accattonaggio e cuccioli di cani uccisi da veterinari Asl perché ritenuti 'pericolosi'. Sono
solo alcuni esempi dei maltrattamenti segnalati alla Lav nella prima settimana di
attivazione del nuovo servizio telefonico 'Sos Maltrattamenti'dal quale emerge che i cani e
i gatti sono gli animali più maltrattati (oltre il 90% dei casi), mentre per la maggior parte
sono gli uomini a rendersi colpevoli di azioni contro gli animali. Roma e Napoli sono invece
le province più attente nella segnalare i maltrattamenti. In particolare, secondo i dati
presentati oggi alla presenza del sottosegretario all'Interno, Antonio D'Ali', gli animali
coinvolti sono nel 52% dei casi i cani, per il 40% gatti, 3% cavalli, 3% uccelli, 1% cavie, 1%
volpi. A maltrattare sono soprattutto gli uomini (il 93%), seguono le donne (6%) e i bambini
(1%). Numerose sono state anche le telefonate ricevute dalle Forze dell'Ordine,
Carabinieri e Polizia municipale in particolare, per avere delucidazioni sull'applicazione
della nuova legge 189/04 'Disposizioni concernenti il divieto di maltrattamento degli
animali, nonché di impiego degli stessi in combattimenti clandestini o competizioni non
autorizzate', in vigore dal 1° agosto 2004. In base ai dati illustrati dalla Lega Anti
Vivisezione, le province dalle quali sono arrivate più segnalazioni sono: Roma 20% del
totale delle segnalazioni, Napoli 15%, Varese e Palermo 10%, Cagliari, Bologna e
Cosenza 8%, L'Aquila, Bari, Catania, Teramo e Firenze 4%. Tra i casi più frequenti
vengono segnalati cani tenuti male o trascurati. In modo particolare sono i vicini di casa a
telefonare e chiedere l'anonimato nel fare la segnalazione, perché non vogliono 'seccature'
e, in alcuni casi, temono ritorsioni. Numerose le telefonate relative a controversie familiari:
coppie che si separano e litigano su chi deve avere il cane o chi lo deve accudire. Altre
telefonate sono relative a controversie condominiali relative a cani che abbaiano e ai
regolamenti condominiali che vietano la presenza di animali. ''Il servizio telefonico
848.588.544 'SOS Maltrattamenti' - ricorda il presidente della Lav Sonny Richichi è stato
istituito proprio per far conoscere ai cittadini la nuova legge n.189/04 contro i
maltrattamenti agli animali e per favorirne, da subito, la corretta applicazione. A tale fine la
Lav ha anche distribuito ai cittadini 150.000 'Guide pratiche' con le informazioni di base
sulla Legge.
ALL’ATENEO PONTIFICIO REGINA APOSTOLORUM NASCE IL FRONTE ANTICATASTROFISMO
A puntare sull’eco-ottimismo, Riccardo Cascioli e Antonio Gaspari, dirigenti del Centro
Europeo di Studi su Popolazione, Ambiente e Sviluppo.
Il pianeta Terra gode di ottima salute, l'aria è più pulita; l'anidride carbonica non è un
mostro; in Italia, e non solo, le foreste sono in crescita; gli alberi stanno meglio a New York
che in campagna; si scoprono organismi ignoti; in Gran Bretagna ricompaiono specie rare.
E non solo: gli Ogm ''garantiscono più produttività, con meno uso di concimi e pesticidi, in
meno spazio e meno acqua''; l’energia nucleare ''e' la fonte energetica più pulita e più
sicura che si conosca''. A puntare l'ago della bussola sull’eco-ottimismo, sono Riccardo
Cascioli e Antonio Gaspari nel libro ''Le Bugie degli ambientalisti, i falsi allarmismi dei
movimenti ecologisti'', presentato a Roma, che rappresenta anche il manifesto di un nuovo
movimento per dire ''basta ai catastrofismi e alle cassandre planetarie''. Gli autori,
entrambi docenti al Pontificio Ateneo Regina Apostolorum e dirigenti del Centro Europeo
di Studi su Popolazione, Ambiente e Sviluppo (Cespas) smontano numeri e teorie fin qui
avanzate dagli ambientalisti passando al setaccio informazioni e notizie apparse su
agenzie di stampa, rapporti nazionali e internazionali, dichiarazioni Onu e Ocse ''mai
rivelati all'opinione pubblica''. Un nuovo Pianeta, senza onde che sommergono le città,
desertificazioni dietro l'angolo o estinzioni di massa. Secondo la fotografia ''in rosa''
scattata da Cascioli e Gaspari, per la Terra l'ultima ora sembra essere rimandata, e anche
di parecchio. ''Non nascondiamo i problemi - ha detto Cascioli, presidente del Cespas - ma
li affrontiamo con un approccio diverso. Secondo noi, senza l'uomo si elimina la vera e
unica possibilità di salvare il Pianeta e trovare le soluzioni. Come per lo smog. E' un
problema ma non si possono criminalizzare i dati. A Milano, sono state annunciati i blocchi
del traffico ma non è comparso sui media il fatto che, negli ultimi 7 anni gli agenti
inquinanti sono diminuiti, come invece riferito''. ''Finora gli ambientalisti hanno
criminalizzato l'attività' umana, estremizzato i fenomeni - ha detto Gaspari - noi vogliamo
rompere il muro di catastrofismo che finora ha dominato sugli approcci e deviato
l'informazione. Il fatto è che le nostre città sono piene di animali, l'estinzione naturale è
dello 0,8 per mille, è in atto un processo di conoscenza, che ha portato alla luce 5.000
nuove specie nel mare e di altre due barriere coralline in Australia. Si riscoprono specie
che si credevano estinte da 70 milioni di anni''. Al fianco di Cascioli e Gaspari, associazioni
come Movimento Azzurro, Sorella Natura, Umana Dimora, Movimento per la Vita; il capo
di gabinetto del ministero dell'Ambiente, Paolo Togni, e il deputato di Forza Italia,
Francesco Zama. ''Sono un convinto sostenitore del libro, degli Ogm e del nucleare - ha
detto Zama - sono contro l'irrazionale terrorismo ecologista''. ''Il libro -ha detto Togni- è un
testo contro l'intolleranza e il tentativo di utilizzare a senso unico la diffusione
dell’informazione. Bisogna salutare con soddisfazione l'esistenza di voci diverse che si
distinguono dall'egoismo di alcuni gruppi e di alcune filosofie anti-progresso''.
TRIBU' INUIT COSTRETTA A LASCIARE LA PROPRIA ISOLA IN ALASKA
Lo scioglimento della calotta polare provoca un esodo delle popolazioni indigene
Sono tra i primi rifugiati per cause non politiche bensì ambientali. Una comunità di 562
Inuit dovrà presto lasciare l'isola al largo delle coste dell'Alaska dove i suoi antenati hanno
vissuto per millenni perché il riscaldamento globale sta sciogliendo il terreno
permanentemente ghiacciato su cui hanno costruito le loro case ed i ghiacci che un tempo
proteggevano le coste dalla furia delle onde. Da un'inchiesta del quotidiano britannico The
Times emerge che gli abitanti dell'isola di Shishmaref non hanno scelta: dovranno
andarsene, anche se il loro trasferimento sulla terra ferma costerà fino a 400 milioni di
dollari, e non vi sono alternative. Gli Inuit che vivono di caccia, pesca ed artigianato hanno
potuto osservare la terra che letteralmente si scioglieva sotto i loro piedi trasformandosi in
fango. Le fondamenta delle case non sono quindi più sicure e come se non bastasse, il
ghiaccio che un tempo ricopriva il mare impedendo alle onde si abbattersi sulle coste ora è
scomparso. I banchi di sabbia che separano la terra dal mare stanno via via erodendosi e
molte case sprofondano nell'acqua. Sei anni fa la prima casa fu inghiottita dalle acque
quando una notte un temporale spazzò via circa 10 metri di costa. ''Quando sono arrivato
qui il mare distava circa 12 metri dall'edificio, ora soltanto tre metri'', ha detto Joe Braach, il
preside della scuola di Shishmaref. Braach ha raccontato che lo scorso anno ha temuto di
dover lasciare l'isola per sempre a causa di un violentissimo temporale. ''Ci hanno dato
un'ora per impacchettare tutte le nostre cose ed andarcene'', ha detto. Esistono sempre
più prove riguardo all'aumento di temperature che ha interessato la regione Artica negli
ultimi anni. Questo mese, scrive il Times, Gunter Weller, un climatologo dell’University of
Alaska Faibanks pubblicherà un rapporto secondo il quale il ghiaccio scomparirà
completamente dall'Artico nei prossimi 40-60 anni. Lo scioglimento dei terreni
perennemente ghiacciati sta avendo un effetto disastroso in Alaska anche sulla terra
ferma. Gli abitanti locali parlano di ''foreste ubriache'': gli alberi sprofondano nel terreno
che da ghiacciato si è trasformato in fango. Gli alberi che non muoiono in questo modo
vengono intaccati da parassiti che un tempo per via del freddo non si avventuravano così
a nord. Al resto ci pensa il fuoco: estati più calde hanno visto un aumento esponenziale di
incendi. In un'occasione è bruciata un'area di foresta pari all'estensione del territorio
britannico. ''Quelli a cui stiamo assistendo sono cambiamenti geologici, ma in tempi molto
più rapidi, misurabili nell'arco della durata di una vita umana'', ha spiegato Weller. Intanto
un altro allarme circa gli effetti devastanti dei cambiamenti climatici è arrivato dal gruppo
ambientalista britannico Amici della Terra. Secondo l'organizzazione, l'Everest dovrebbe
essere inserito nella lista Onu dei siti mondiali in pericolo a causa dell'effetto serra che
minaccia la regione himalayana. Lo scioglimento dei ghiacciai per il riscaldamento del
pianeta ha fatto aumentare il livello dei laghi himalayani e potrebbe provocare inondazioni
che metterebbero a rischio molte vite umane e danneggerebbero un ambiente naturale
unico.
NASCE A TORINO IL PIU’ GRANDE IMPIANTO BIOGAS ITALIANO.
Prosegue la realizzazione dell’importante opera per la trasformazione dei rifiuti in energia.
E' il più grande impianto per la produzione di energia elettrica da biogas in Italia e
consente di abbattere drasticamente l'emissione nell'atmosfera di anidride carbonica,
prodotta dai rifiuti: lo ha messo a punto l'Amiat, l'azienda torinese di multiservizi igiene
ambientale, che lo ha presentato oggi in un convegno internazionale. L'impianto, sito in via
Germagnasco, valorizza il biogas prodotto dai rifiuti della discarica di Basse di Stura e
soddisfa il fabbisogno annuo di energia elettrica di 40.000 famiglie della città di Torino. Si
alimenta grazie ad una fitta rete di estrazione con 311 pozzi verticali, su una superficie di
600.000 metri quadrati, che fanno capo a 14 stazioni di aspirazione con 24 turbosoffianti,
attivi anche laddove ogni giorno centinaia di mezzi scaricano i rifiuti. Se questo impianto
non esistesse, la discarica emetterebbe in atmosfera, da oggi fino a vent'anni dopo la
chiusura, oltre 7 milioni di tonnellate di CO2, quantità che scenderebbe a 2 milioni se
contemporaneamente non ci fosse anche il recupero energetico. Trasformando in energia
il biogas estratto si stima che l'emissione di anidride carbonica possa essere pari a circa
800.000 tonnellate. ''L'impianto - ha sottolineato Ivan Strozzi, amministratore delegato
dell'Amiat - ha consentito una forte riduzione degli odori cattivi della discarica, tanto che
non riceviamo più lamentele, con un beneficio quindi sul piano ambientale. Nello stesso
tempo si ha un altro risultato attraverso la trasformazione del biogas in energia elettrica. In
questo modo l'Amiat e la Città di Torino testimoniano il proprio adeguamento all'accordo di
Kyoto e un impegno crescente per la qualità ambientale della città. L'impianto, la cui
realizzazione è stata avviata nel 1995, sarà completato, se la Provincia darà
l'autorizzazione, nel 2009.
A.A.A. CERCASI URGENTEMENTE NUOVI PADRONI PER CANI-POLIZOTTO
Importante iniziativa della Polizia di Stato per l’adozione dei cani che vanno in
pensione dopo una onorata carriera accanto ai militari.
Vanno in pensione e sono pronti a trovare un nuovo padrone ma soprattutto nuovi amici e
una nuova casa dove trascorrere serenamente il resto della vita godendosi coccole e
carezze. Sono i cani-poliziotto che, stanchi o non più adatti a svolgere in modo efficiente le
loro mansioni, vengono messi a riposo e, se non possono essere affidati al loro conduttore
cinofilo, cioè al poliziotto con il quale hanno condiviso anni di lavoro, vengono dati in
adozione sia a privati cittadini sia ad associazioni. L'unica condizione posta è che i futuri
'genitori' dimostrino di poterli ospitare e accudire in modo adeguato. Sul sito della Polizia di
Stato (www.poliziadistato.it) ci sono le foto di sei cani-poliziotto appena 'riformati' e in
cerca di una nuova famiglia. Si tratta di 5 pastori tedeschi: Arek, Uto, Dik, Iran e Arek I e
un pastore belga: Dominic. Di ognuno di essi c'e' anche una scheda anagrafica con il
nome, la razza, l'età', lo stato di salute e le specialità dell'esemplare. Si indica pure se
l'animale è adatto o no alla convivenza con bambini. Sempre sul sito della Polizia sono
indicate le modalità per partecipare all'asta di adozione il cui iter burocratico è gestito dal
Centro Allevamento e Addestramento Cani di Polizia (C.A.A.C.P.) di Nettuno. Le domande
di adozione possono essere inviate fino al prossimo 6 dicembre compreso. Già a
settembre la Polizia aveva pubblicato sul suo sito le foto e le schede di 4 cani 'fuori
servizio' (2 pastori belga e 2 Labrador) pronti a trovare un nuovo padrone con cui
trascorrere le loro giornate. Sono stati tutti adottati e - assicura la Polizia - stanno tutti
bene e scodinzolano felici.
NASCE IN ITALIA L’ECOLOGICO DOC. IN ARRIVO MARCHIO PER 1.100 PRODOTTI
Accordi di programma tra Governo e Regioni ed 'eco-alleanze' con Confindustria e
Confcommercio.
Carrello della spesa a prova di ambiente. Sono sempre di più, infatti, le imprese che
scelgono di giocare la carta dello sviluppo eco-compatibile per il made in Italy e che
immettono sul mercato prodotti ecologici doc. Un impegno che ha fatto dell'Italia il Paese
leader in Europa per performance ambientali: 261 registrazioni, per un totale di 310 siti
produttivi (contro le 3.072 registrazioni in tutti i paesi Ue) e 52 licenze rilasciate, su un
totale di 212 a livello europeo, e con 1.104 prodotti interessati. Questo il bilancio di dieci
anni del Comitato Emas-Ecolabel tracciato dal presidente del Comitato, Pino Lucchesi, al
convegno ''L'Italia e le certificazioni ambientali'' organizzato dal Comitato, da Apat e dal
Ministero dell'Ambiente. E per rendere omogeneo il sistema, in arrivo una rete di accordi di
programma tra Governo e Regioni ma anche 'eco-alleanze' con Confindustria e
Confcommercio. ''La certificazione ambientale - ha detto il ministro dell' Ambiente, Altero
Matteoli - non deve essere considerata dalle imprese e dai soggetti che ne possono
beneficiare come un ulteriore peso burocratico ma piuttosto come un elemento in più per
competere sui mercati''. Per evitare un'attuazione dei provvedimenti di certificazione
disomogenea e parziale, il ministero dell'Ambiente, ha riferito Matteoli, ha sottoscritto una
serie di accordi di programma con le Regioni: ''Abbiamo già firmato con Toscana, Liguria e
Sicilia, e stiamo per firmare con Lombardia, Emilia Romagna e Lazio''. Per diffondere poi
''questo strumento ad alta valenza ambientale'' nelle piccole e medie imprese, Matteoli ha
reso nota anche la sottoscrizione di un accordo con Confindustria e Confcommercio per
un totale di oltre 8 milioni di euro di finanziamento. Il marchio doc per l'ambiente è stato
introdotto, anche in Italia, dalla Comunità Europea, a partire dal 1993, attraverso Emas ed
Ecolabel. Possono correre per la registrazione Emas non solo le industrie ma anche
Parchi, pubbliche amministrazioni, banche e altri soggetti. Tra gli altri, hanno finora
ricevuto il certificato i parchi Mont Avic, Dolomiti Bellunesi e riserva marina di Miramare
(Wwf); Autorità portuale di Livorno; comuni di Grosseto, Palermo e Ischia; provincia di
Viterbo; le regioni Emilia Romagna e Calabria. Per gli enti, il Comitato per le Olimpiadi
Invernali. Per quanto riguarda i prodotti (marchio Ecolabel), si va dalle lampadine alla carta
igienica, alle vernici, ai detersivi a mano e per lavastoviglie ai prodotti tessili, alle scarpe ai
computer alla carta per fotocopie, fino ai materassi e ai prodotti per il giardinaggio. Per
identificare gli eco-prodotti, basta cercare il ''fiore'' Ecolabel, con lo stelo e all'apice la ''E''
dell'Euro accerchiata di stelle. Stoffe, calzature e detersivi i prodotti più 'verdi'. ''La
certificazione ambientale in Italia ha fatto passi da gigante in pochi anni - ha detto quindi il
presidente del Comitato Emas-Ecolabel, Lucchesi - perché si pone nel solco di una
profonda trasformazione culturale in atto nel Paese''. Un sistema di certificazioni, secondo
il direttore generale dell’Apat, Giorgio Cesari, ''che non è e non deve essere solo incentivi
ma nel quale credere e al quale legare scelte produttive e di mercato''. Intanto una nuova
iniziativa bipartisan nasce in Lombardia. Un assessorato regionale unico allo sviluppo
sostenibile: è questa la principale richiesta avanzata da Legambiente alla vigilia del
congresso che si aprirà domani a Milano. ''Occorre superare gli schemi attuali - ha detto
Andrea Poggio, presidente di Legambiente Lombardia - che relegano la questione
ambientale ad una politica di settore, per inaugurare la stagione delle politiche di sviluppo
sostenibile. Chiediamo per la prossima legislatura regionale la creazione di un unico
Assessorato allo Sviluppo Sostenibile, che superi l'attuale anacronistica ripartizione in due
assessorati (ambiente e risorse)''. Oggi Legambiente ha presentato 'il Piano d'azione
ambientale per la Lombardia', in occasione di un confronto pre-elettorale, a cui hanno
preso parte Agostino Agostinelli (Ds), Domenico Zambetti (Udc), Marco Citterio di
Unioncamere, Duccio Bianchi di Ambiente Italia e Andrea Poggio.
I GHIACCIAI VALDOSTANI ANCORA IN RITIRO ANCHE NEL 2004
Nonostante l’estate meno torrida la copertura delle cime continua a diminuire
Sebbene l’estate del 2004 non abbia raggiunto valori climatici estremi come quelli del
2003, i ghiacciai valdostani manifestano evidenti segni di ritiro. Lo evidenzia una
campagna di monitoraggio compiuta con l’uso di tecnologie con la tecnica del GPS. Lo
stato di salute dei ghiacciai valdostani è stato presentato oggi a Courmayeur nel corso di
un seminario interamente dedicato alle problematiche glaciali nell’arco alpino e di
confronto tra diverse esperienze transfrontaliere. L' iniziativa è dell’Assessorato del
Territorio, Ambiente e Opere pubbliche e la Fondazione Montagna sicura, in
collaborazione con l’ARPA Valle d’Aosta, il Comitato glaciologico italiano, il CNR - IRPI di
Torino, l’Unione valdostana Guide di alta montagna e il Soccorso alpino valdostano. Il
monitoraggio ha messo in luce che le abbondanti nevicate dell’inverno scorso non hanno
''portato ad un’elevata presenza di neve residua nelle zone di accumulo dei bacini glaciali''.
Solo oltre i 3.200 metri di altitudine è stata rilevata la presenza di neve ''fresca''. ''Al di
sotto di tale quota - hanno spiegato i tecnici - nonostante le abbondanti nevicate si è
riscontrato una quasi totale scioglimento del manto di copertura''. Il seminario è stato
organizzato nell’ambito della 'Cabina di regia dei Ghiacciai valdostani', che ha sede presso
la Fondazione Montagna sicura. ''L' idea di creare una 'Cabina di regia' - ha spiegato
l’assessore Alberto Cerise - scaturisce da una precisa volontà politica, sorta nell’estate
2003, estate definita dalla professoressa Augusta Cerutti come la peggiore per i ghiacciai
da oltre 500 anni ad oggi''. ''C’è parso necessario - ha aggiunto Cerise - raccordare tra loro
gli interlocutori istituzionali del settore, nell' intento di evitare il sovrapporsi di iniziative,
favorendo così il massimo delle interazioni reciproche''. Il contrarsi degli oltre 250 ghiacciai
presenti in Valle d’Aosta non è certo un fenomeno che poteva passare inosservato.
''Rappresentano un quinto del nostro territorio - ha proseguito l’assessore - ma non sono
solo un dato quantitativo, in quanto le loro dinamiche hanno importanti ripercussioni sul
territorio: rischi naturali, risorse idriche, clima, ecologia ed ecosistema, per arrivare
all'economia e al sociale''. La massa glaciale è una delle risorse più importanti della Valle
d’Aosta e costituisce un patrimonio che deve essere studiato, esaminato e tenuto sotto
controllo alla luce dei cambiamenti climatici in corso, ma anche valorizzato come ricchezza
fondamentale a fini ambientali e turistici.
DALLA RICERCA FRANCESE SUGLI OGM: MAIS MON 863 NON E' PERICOLOSO
Rientra l’allarme sul prodotto di punta della Monsanto. Polemiche tra favorevoli e contrari
al transgenico
Falsa allerta sul mais transgenico: sospettato di provocare lesioni renali e gravi disordini al
metabolismo dei topi, il mais transgenico Mon 863, prodotto dall'americana Monsanto, è
stato scagionato in base a recenti studi pervenuti alla Commissione della genetica
biomolecolare (CGB), uno degli istituti incaricati di valutare le domande d'autorizzazione
OGM per conto del governo francese. La notizia - pubblicata dal quotidiano 'Le Figaro'
modifica il dibattito sulla pericolosità del mais transgenico, particolarmente sentito in questi
giorni, poiché proprio lunedì - scrive il giornale - l'Unione europea dovrà decidere se
autorizzare o meno questo OGM destinato all'alimentazione del bestiame. Lanciata il 23
aprile scorso dal Comitato indipendente di ricerca e informazione genetica (Crii-Gen)
un'associazione ecologica presieduta dall'ex ministro dell'Ambiente, Corinne Lepage, la
campagna anti mais Mon 863 aveva fatto un gran rumore in Francia. ''Per la prima volta,
gli esperti ammettono che l'assunzione di OGM ha degli effetti significativi sugli animali'',
aveva scritto la stampa d'oltralpe, citando una ''perizia confidenziale'', secondo la quale il
mais commercializzato dalla Monsanto avrebbe causato delle malformazioni renali nei ratti
sui quali veniva sperimentato. Di qui la conseguente paura di seri rischi per la salute
umana. Il 23 ottobre 2003, la CGB aveva affermato che a causa di ''differenze statistiche
significative'' sul risultato di diversi studi sul mais, non era ancora ''in grado di valutare i
rischi sulla salute animale'' provocati dall'eventuale assunzione dell'alimento. Il 19 aprile
scorso, quattro giorni prima della grande offensiva mediatica anti-OGM intrapresa
dall'associazione ecologista francese, l'Autorità' europea di sicurezza degli alimenti (Efsa)
si dichiara favorevole all'importazione del mais Mon 863 nell'Ue, poiché - dichiararono gli
esperti - ''non presenta alcun rischio nutrizionale''. Di fronte a dati così diversi, la scorsa
estate, la CGB aveva chiesto a due patologisti indipendenti di fama internazionale di
riesaminare il caso. Il loro verdetto è che le lesioni ai reni dei topi sono ''banali e frequenti
nella maggior parte della stirpe di ratti utilizzati in tossicologia'' e non può essere dunque
associata all'assunzione di mais transgenico.
ALLARME DALL’ENEA: DIFFICILE PER ITALIA RISPETTO IMPEGNI
Presentato il Rapporto Energia-Ambiente 2004 dal presidente dell’Ente e premio
nobel della fisica Carlo Rubbia.
Le emissioni dell'Italia hanno una traiettoria crescente che renderebbe ''oggettivamente
difficile, con le sole risorse interne, il rispetto degli impegni di riduzione assunti al momento
della ratifica del Protocollo di Kyoto e degli accordi di 'burden sharing' presi con i 15 paesi
dell'Unione europea''.. Per colmare il 'gap' di 77,9 MtCo2 che, secondo il rapporto, separa
il nostro paese dal raggiungimento dell'obiettivo di Kyoto, Rubbia ha sottolineato la
necessità di invertire la tendenza che ha visto in Italia un dimezzamento, in 10 anni, degli
investimenti nella ricerca in campo energetico, sollecitando nei prossimi anni ad investire
in ricerca e sviluppo di fonti rinnovabili di energia, in particolare quella solare, per poter
ridurre l'uso di petrolio e carbone. Secondo il rapporto, per rispettare il Protocollo di Kyoto,
è quindi necessaria ''un'azione massiccia e tempestiva'', con un set di opzioni per ''ulteriori
misure'' che, dice l'Enea, ''consentono di raggiungere il miglior risultato con il minor costo'':
a livello nazionale, con una riduzione potenziale fino a circa 47 MtCo2, a livello
internazionale, con una riduzione potenziale fino a 48 MtCo2. Nel 2002, precisa il
Rapporto, il settore energetico italiano è stato responsabile dell'emissione di circa 443 Mt
di anidride carbonica, con un incremento dell'1,3% rispetto al 2001. Il 35% di queste
emissioni proviene dai processi di trasformazione dell'energia, il 28,2% dal settore dei
trasporti, il 18% dalle industrie manifatturiere e delle costruzioni e un altro 18% dagli altri
settori. Il settore dei trasporti è responsabile dell'incremento più elevato (22,7%) rispetto
all'anno 1990, seguito dal settore della produzione e trasformazione energetica (15%).
Solo il settore delle industrie manifatturiere e delle costruzioni ha evidenziato una
contrazione del livello di emissioni (3,3%). Riguardo agli investimenti, le spese pubbliche
di ricerca e sviluppo in campo energetico hanno un trend ''decisamente negativo, con un
livello di spesa nel 2003 ridotto a poco meno della metà del livello del 1990 in termini
reali''. La riduzione ha interessato soprattutto le attività di ricerca su tecnologie orizzontali
e la ricerca sul nucleare, che si è focalizzata sulla fusione termonucleare e, per la fissione,
sui temi della sicurezza e del trattamento delle scorie. Secondo il Rapporto, è diminuita
anche la ricerca relativa al risparmio e all'efficienza energetica.
MENO CONSUMI, MENO RIFIUTI. DIMINUISCONO LE DISCARICHE IN TUTTA ITALIA.
Gli indicatori economici entrano nel sacchetto dei rifiuti. I minori consumi fanno calare gli
scarti nel secchio dell’immondizia delle famiglie italiane
Questa la fotografia dell'Italia dei rifiuti scattata dal rapporto annuale realizzato
dall'Agenzia per la protezione dell’ambiente (Apat) e dall'Osservatorio Nazionale dei Rifiuti
(Onr), presentato a Roma. Dal rapporto emerge che è netta la diminuzione del tasso di
crescita: dal 5,7% registrato nel '99 allo 0,6% registrato nel 2003 (1,5% nel 2002). I
maggiori successi sono stati segnati nel settore della gestione: lo smaltimento in discarica
infatti perde terreno e passa in 5 anni dal 74,4% al 53,5% ma i numeri dell’emergenza
restano alti: 30 milioni di tonnellate di rifiuti urbani prodotte nel 2003 (il 78,5%
rappresentato dai rifiuti urbani indifferenziati) e la raccolta differenziata al 21,5%, lontana
dal 35% fissato per legge. ''Se da una parte il dato del calo del tasso di produzione dei
rifiuti va letto con un cauto ottimismo, alla luce della congiuntura socio-economica
nazionale - ha spiegato il ministro dell'Ambiente, Altero Matteoli - è soprattutto riguardo ai
risultati relativi alle fasi della gestione dei rifiuti che devono desumersi i segnali del
successo delle scelte e delle misure intraprese in questi ultimi anni''. In particolare sul
fronte discariche, ''l'Italia finalmente si allinea al dato medio europeo'' ha detto Matteoli
sottolineando anche un altro dato confortante, la quota più bassa d'Europa di produzione
pro-capite con 524kg. Ecco quindi la mappa dei rifiuti. - PRODUZIONE: La montagna
continua ad aumentare anche se si conferma la tendenza alla riduzione del tasso di
crescita (1,5% nel 2002 e 0,6% nel 2003). Lo scorso anno 30.038.172 tonnellate di rifiuti
urbani prodotti, come riempire di sacchi l'intera Isola d'Elba ogni due anni o una discarica
alta 30mt. Nel '95 erano 25 milioni nel 2002 invece 29.864.000. In nove anni ('95-2003) la
crescita totale e' stata pari al 20,2%. - RACCOLTA DIFFERENZIATA: Gli italiani
differenziano ancora troppo poco. ''Nel 2003 la raccolta differenziata - ha riferito Matteoli e' risultata pari al 21,5% sul totale della produzione dei rifiuti con un aumento del 2,3%
rispetto l’anno precedente. Un buon risultato parziale ma tuttavia ancora insufficiente per
allinearci con gli obiettivi di legge''. Enorme poi il divario Nord-Sud: nel 2003 il settentrione
- rivela il Rapporto rifiuti 2004 Apat-Onr - ha toccato quota 33,5% contro il 17,1% del
Centro e il 7,7% del meridione (qui era il 6,3% nel 2002). In tutto quindi nel 2003 la
raccolta differenziata al nord ha raggiunto i 4,6 milioni di tonnellate, al centro 1,1 e al sud
poco meno di 760 mila. Lombardia e Veneto guidano la classifica con rispettivamente il
40% e 42%. A livello nazionale con la differenziata sono stati raccolti oltre 6,4 milioni di
tonnellate rispetto ai 5,7 milioni del 2002 (dal 19,2% del 2002 al 21,5% del 2003). In
termini percentuali l’incremento '99-2003, è del 73,3% (2,7 milioni di tonnellate). TERMOVALORIZZATORI: Ancora troppo bassa, poi, la quota di rifiuti inceneriti con
recupero di energia, ha riferito il ministro: 9,3% nel 2003 contro il 18% della media
europea nel 2001. E, a proposito di termovalorizzatori ''i tempi - ha detto Matteoli sembrano ormai maturi per chiarire il dibattito e sfrondarlo da false convinzioni. Oggi
questi impianti costituiscono la soluzione in grado di sbloccare la situazione spesso critica
e i casi di reale emergenza presenti sulla cronaca''. In tal senso il ministro ha annunciato
un giro di vite sulle emissioni con limiti, metodi di campionamento e controllo più severi nel
decreto ad hoc in via di definizione. Gli impianti operativi nel 2003 sono 50: 31 al nord (13
nella sola Lombardia e 9 in Emilia-Romagna); 13 al centro; 6 al sud. A livello regionale la
maggior parte dei rifiuti è stata incenerita in Lombardia (45% del totale), Emilia-Romagna
(18%) e Veneto con il 6.4%. Nelle altre regioni si segnalano Toscana (6,8%) e Lazio
(5,6%, solo Combustibile da rifiuto). Per la produzione regionale di rifiuti urbani, la
Lombardia incenerisce di più (31%) seguita da Emilia-Romagna (22%), Friuli-Venezia
Giulia (20%) e Trentino-Alto Adige (17%). Nettamente inferiori le quantità di Toscana (9%),
Lazio (6%) e Sardegna (14%). - RIFIUTI SPECIALI: E' stata di circa 92,1 milioni di
tonnellate la produzione 2002 (49,3 mln/t di speciali non pericolosi, 4,9 speciali pericolosi,
37,3 rifiuti da costruzione e demolizione). Circa 401 mila le tonnellate di rifiuti non
determinati.
UNA TASK-FORCE DI SETTE PROVINCE PER SALVARE IL GAMBERO DI FIUME
L'Aquila, Chieti, Pescara, Teramo, Campobasso, Ascoli Piceno e Isernia, alleate per il
prezioso crostaceo.
L'Austropotamobius pallipes, specie autoctona di gambero d'acqua dolce presente
esclusivamente nei fiumi dell'Appennino, sta infatti lentamente estinguendosi. Nemici
numero uno non solo l'inquinamento ma anche l'invasione di specie estranee e bracconieri
senza scrupoli. Per questo, il pregiato crostaceo, grazie alla L.R. N.50 del 1993 ''tutela
della fauna cosiddetta minore'' - riferisce il Corpo Forestale dello Stato - e' entrato in un
progetto ad hoc ''Life Natura'', che vede coinvolte l'Unione Europea e ben sette province
dell'Italia centrale: lo scopo è il ripopolamento e la gestione della specie. L'area trattata e' il
fronte adriatico dell'Appennino centrale, caratterizzata anche dalla presenza di parchi
regionali e nazionali (Parco Nazionale d'Abruzzo, Parco Nazionale del Gran Sasso-Monti
della Laga, Parco nazionale della Majella, Parco Regionale Sirente-Velino ) di riserve
statali e regionali e di oasi naturali. Dopo un’attenta ricerca della documentazione
bibliografica riguardante la presenza del gambero di fiume sul territorio, accurati
censimenti di campo, ma soprattutto grazie agli incontri con numerosi conoscitori
dell'ambiente fluviale, appartenenti al Corpo Forestale di Stato e alla Polizia Provinciale, si
è dato il via ai lavori. La provincia dell'Aquila e quella di Chieti sono impegnate in prima
linea perché dotate di centri specializzati nello studio e nella produzione di novellame da
semina. La Provincia dell'Aquila, settore Ambiente, ha a disposizione l'impianto di
acquacoltura del Vetoio, di valore scientifico internazionale. Quando sarà il momento, i
crostacei saranno introdotti nelle acque dei Sic (Siti di Importanza Comunitaria)
appenninici che presentano caratteristiche idonee al reinserimento. ''Successivamente spiega il Corpo Forestale - non solo si individueranno i modi migliori per gestire ciascun
sito, ma soprattutto per creare con l'insieme dei siti una rete idrica funzionale alla
conservazione dell'habitat e delle specie presenti''. Il progetto 'Life Natura' terminerà a
Giugno 2006, nel momento in cui le uova dei gamberi, che si riproducono solo una volta
l'anno, si schiuderanno alla vita. L'inquinamento delle acque, soprattutto a carico dei fiumi
di medio e basso corso e dei tratti torrentizi e gli interventi di canalizzazione condotti senza
alcuna considerazione per le componenti biologiche, hanno generato un progressivo
degrado ambientale che è incompatibile con la sopravvivenza di questa specie molto
delicata. La pesca indiscriminata, poi, effettuata anche nelle aree protette, nonostante
l'intensificarsi dei controlli - riferisce il Cfs - ha ridotto ulteriormente il rinnovamento delle
popolazioni locali. Infine l'introduzione nelle acque europee di specie alloctone di gamberi
con maggiori capacità riproduttive, di adattabilità di allevamento e con una crescita più
veloce, ha costituito negli anni la minaccia più seria alla conservazione
dell'Austropotamobius pallipes. Questa invasione di gamberi esotici, rintracciabili nelle
specie Astacus leptodactylus, Orconectes limosus e Procambarus clarkii (o gambero
rosso della Louisiana), ha per di più introdotto numerose malattie decimando le
popolazioni autoctone.
IL MEDITERRANEO SCOTTA: STELLE ALPINE KO, ULIVI IN GERMANIA E AUSTRIA
Si alza la temperatura su tutto il bacino del Mare Nostrum e gli ecosistemi 'scappano'
sempre più a nord.
In Mediterraneo come in Mar Rosso: con la conseguenza che forse si vedranno presto
crescere ulivi in Germania ma anche scomparire specie tipiche dei freddi montani, come la
stella alpina. Questa la fotografia del Mare Nostrum edizione nuovo millennio scattata dal
climatologo Vincenzo Ferrara dell'Enea in occasione del convegno ''Cambiamenti Globali:
il Mediterraneo sotto pressione'' promosso dalla Commissione italiana del Cnr sul
programma mondiale del cambiamento globale (International Geosphere Biosphere
Programme - IGBP), Wwf Italia e Fondazione Aurelio Peccei. In particolare, e' stato
ricordato, il 2003 e' stato un anno record per le temperature, che ha avvicinato le acque
del Mediterraneo a quelle del Mar Rosso, con picchi di 30-31 gradi nello Ionio Meridionale
e 32 nel Golfo di Gades o nel Mar di Levante, a Cipro. ''Una serie di segnali lenti ma
inequivocabili ci dice che il clima sta cambiando a causa della concentrazione in atmosfera
dei gas serra - ha spiegato Ferrara - in particolare, nell'area mediterranea diminuiscono le
giornate di pioggia del 14% ma aumenta la concentrazione delle precipitazioni, si assiste a
siccità prolungate in inverno nelle regioni del Nord e in estate in quelle meridionali. Le
conseguenze sono uno spostamento verso Nord degli ecosistemi: forse vedremo presto
crescere l'ulivo o la vite in Germania''. L'impatto si fa sentire soprattutto sugli ecosistemi
montani: sull'Appennino la copertura nevosa si riduce sempre più, mentre scompaiono
sulle Alpi specie vegetali come la stella alpina. In Europa su 65 specie di uccelli indagate,
ha riferito Fabrizio Bulgarini, Responsabile Scientifico Wwf per l' Ecoregione Mediterranea,
''20 hanno registrato un anticipo nei periodi di deposizione delle uova, da 4 a 15 giorni.
Stesso discorso per i periodi migratori: in Italia molte specie arrivano in anticipano e
partono più tardi mentre e' stato registrato anche un anticipo delle fioriture dai 6 agli 11
giorni per molte specie di fiori''. ''Affrontare l'emergenza planetaria - ha sottolineato Franco
Miglietta dell'Istituto di Biometeorologia del CNR - vuol dire mettere in moto iniziative in
tutti i campi che vanno dai comportamenti dei singoli cittadini alle politiche nazionali, alle
grandi scelte internazionali, al potenziamento della ricerca scientifica. Solo sommando tutti
questi sforzi e rendendoli condivisi si potrà proteggere il pianeta minacciato''.
FERROVIE: ACCORDO DI PROGRAMMA SU NUOVA LINEA PONTREMOLESE
Un'intesa raggiunta dopo 50 anni di attesa, per collegare direttamente la Liguria al
Brennero.
E' arrivata l'intesa sulla Pontremolese. Il ministro per le Infrastrutture Pietro Lunardi, con i
presidenti della Liguria, Sandro Biasotti, Emilia Romagna, Vasco Errani e Toscana,
Claudio Martini, ha sottoscritto l'accordo di programma per la realizzazione e il
completamento della linea ferroviaria Pontremolese. Il documento definisce tempi e modi
dei lavori; la Pontremolese va da Spezia a Parma fino al corridoio 1, il Tibre (TirrenoBrennero), che collega Berlino a Palermo. Il costo complessivo dell'opera sarà di 3 miliardi
e 59milioni euro e l'attivazione dell'ultima tratta e' prevista per il 2015. Del costo
complessivo della nuova Pontremolese - oltre 3 miliardi di euro - 2.806 milioni verranno
dalla legge obiettivo: di questi, ad oggi, ne sono già disponibili 2.194 della stessa legge e
612 finanziati dalla Rete ferroviaria italiana (Rfi), attraverso il Contratto di Programma tra
Stato e Ferrovie. Si aggiungono, poi, ulteriori 203 milioni di euro, stanziati dalla Ferrovia
Emiliana SpA. L'opera, che va ad affiancare un analogo percorso autostradale, dovrebbe
essere completata nel 2015. Nel dettaglio, i lavori da Porto di Spezia al confine toscano
con Aulla saranno ultimati nel luglio 2005 mentre il tratto tosco-emiliano sarà completato
nel 2010. L'ultima fase di realizzazione, che coincide con quella complessiva dell'opera, e'
prevista per il 2015 con l'attivazione del tunnel di valico tra Fornovo e Parma. A
sottoscrivere l'accordo a Palazzo Chigi, insieme al ministro Lunardi e ai presidenti delle tre
Regioni interessate, c'erano anche l'amministratore delegato di Rfi, Elio Catania, il
presidente dell'autorità' portuale della Spezia, Giorgio Bucchioni e il presidente del
Comitato consultivo permanente per lo sviluppo integrativo delle province della Spezia,
Massa Carrara e Parma, Giuseppe Ricciardi. Un'intesa raggiunta dopo 50 anni di attesa,
come spiega Sandro Biasotti, presidente della Regione Liguria, che ''rappresenta una
risposta concreta alle istanze del territorio e testimonia l'impegno del governo e della
Regione Liguria a mantenere gli impegni assunti con i cittadini per la realizzazione di
grandi infrastrutture''
RIMANDATO A GENNAIO IL PIANO NAZIONALE PER L’EMISSIONE DEI GAS
KILLER.
La Comunità Europea marca stretto l’Italia sui progetti per il contrasto dell’effetto serra.
Entro la fine dell'anno, saranno 21 i piani nazionali di quote per lo scambio di emissioni di
gas ad effetto serra che saranno approvati dalla Commissione europea. Tra questi
potrebbe non esserci quello dell'Italia, insieme con quelli presentati da Polonia e
Repubblica Ceca. All'appello mancherà la Grecia che, a differenza degli altri tre, e' stata
ancora più inadempiente in quanto non ha ancora presentato alcun piano. Lo ha rilevato il
commissario Ue all'ambiente Stavros Dimas, in un incontro stampa con i giornalisti. Il
prossimo 22 dicembre, giorno in cui si terrà l'ultima riunione dell'anno dell'esecutivo,
Bruxelles approverà i piani di Lituania, Spagna, Malta, Cipro e Ungheria. Con queste ultimi
adempimenti, arriverà a 21 il numero dei piani arrivati e approvati. Anche i problemi che si
erano creati con il piano francese ''sono stati risolti'' ha indicato Dimas. Lo stesso e' stato
fatto per il programma finlandese. Il piano italiano non potrà invece essere approvato in
quanto, secondo la Commissione, e' incompleto e va integrato prima che possa essere
emesso un giudizio sulla sua accettabilità. In particolare, Bruxelles contesta il fatto che
l'Italia non ha reso noto l'elenco delle installazioni soggette all'emission trading e questo
rende impossibile verificare quante emissioni potrà emettere ogni installazione. Il piano fa
riferimento solo alla quantità totale di quote, ma la direttiva europea chiede anche l’elenco
che suddivide le quantità per ciascun impianto. L'emission trading e' un programma
previsto nell'ambito del Protocollo di Kyoto, che si propone di ridurre le emissioni nocive.
Nessun conflitto fra l'Italia e la Ue sui piani nazionali di quote per lo scambio di emissioni di
gas a effetto serra, ma solo un problema tecnico-giuridico ora superato. Questa la risposta
del ministero dell'ambiente, le quali precisano anche che entro gennaio sarà trasmesso a
Bruxelles l’elenco completo degli impianti coinvolti nel piano di riduzione delle emissioni di
gas a effetto serra. Le stesse fonti, in riferimento alle dichiarazioni del commissario Ue
all'ambiente Stavros Dimas, rilevano che la Commissione è stata informata dall'Italia del
nodo giuridico che ha impedito di redigere l'elenco, cioè il mancato recepimento della
direttiva sulle 'emission trading'. Il ministero dell'ambiente ha anche fatto sapere a
Bruxelles che il governo, per ovviare al mancato recepimento della direttiva, con i
conseguenti ritardi nella elaborazione del piano nazionale di quote, ha approvato -il 12
novembre scorso- un apposito decreto legge con cui ha sbloccato l'impasse tecnicogiuridica creatasi. Il decreto ha in pratica dato il via alla messa a punto dell’elenco,
prevedendo che i gestori degli impianti che ricadono nel campo di applicazione della
direttiva siano obbligati a presentare la richiesta di autorizzazione ad emettere gas serra
entro il 5 dicembre e le informazioni necessarie per permettere al ministero dell'ambiente
di procedere all'assegnazione elle quote di emissione di CO2, entro il 30 dicembre 2004.
Considerato il tempo necessario a elaborare tutti i dati, l’elenco dovrebbe essere
completato e trasmesso a Bruxelles entro al fine di gennaio 2005.
1,5 MILIONI DI ANIMALI L’ANNO MUOIONO INVESTITI SULLE STRADE TALIANE
Finora sono 51 le strutture realizzate in Italia volte a facilitare l'attraversamento di
infrastrutture agli animali selvatici.
Nei progetti di strade, autostrade e ferrovie entrino di diritto anche le norme di sicurezza in
favore degli animali. E' quanto chiede la Lipu in una lettera ai ministri dell’ambiente e delle
infrastrutture e a tutte le regioni. L' iniziativa è legata al fatto che sono quasi 1,5 milioni gli
animali che perdono la vita ogni anno in Italia, 15.000 per ognuna delle province italiane:
dai piccoli ricci, le vittime più frequenti di incidenti, agli anfibi fino agli uccelli rapaci, ma
anche animali di grande taglia come ungulati, lupi e orsi, che creano pericoli anche alla
vita delle persone coinvolte negli scontri. Nella lettera è chiesta l'adozione di una strategia
nazionale dettagliata per inserire in modo più forte e puntuale la tutela della biodiversità
nel piano nazionale dei trasporti e nello sviluppo delle infrastrutture. Un invito è stato
rivolto anche a enti locali e società che progettano infrastrutture (Anas, Trenitalia, società
autostradali) a mettere in atto interventi di mitigazione e compensazione ambientale
secondo le linee guida approvate con il recentissimo manuale europeo 'Wildlife and
Traffic'. Finora sono 51 le strutture realizzate in Italia volte a facilitare l'attraversamento di
infrastrutture agli animali selvatici: cavalcavia, sottopassi, tunnel, recinzioni dedicate. 19
sono state le iniziative per proteggere gli uccelli dall’impatto contro i pannelli
fonoassorbenti trasparenti (la LIPU li ha realizzati di recente su alcune strade statali della
Romagna); 71 infine le azioni tra ripristino habitat, reti ecologiche, educazione e studi sulla
mortalità stradale della fauna. Dopo il rapporto e l'indagine realizzata 2 anni fa con il
Ministero delle infrastrutture e trasporti, la LIPU chiede dunque che si faccia un deciso
passo in avanti. ''Abbiamo anche chiesto spiega Marco Dinetti, Responsabile Ecologia
Urbana LIPU-BirdLife Italia un preciso monitoraggio di tutte le strutture realizzate e
l'integrazione nell'archivio nazionale, fermo al 2002, di tutte le iniziative realizzate fino a
oggi. Vorremmo inoltre che si verifichi la corretta collocazione di cavalcavia e tunnel e
inoltre l'effettivo utilizzo delle stesse da parte degli animali, collocando telecamere a
infrarossi e altri sistemi per rilevare le impronte''.
NATALE 2005: BANDITO PREMIO PER RACCOLTA CARTA PACCHI REGALO
Si alza la temperatura su tutto il bacino del Mare Nostrum e gli ecosistemi 'scappano'
sempre più a nord.
Riciclare la carta utilizzata per impacchettare i regali, invece di gettarla nel cassonetto. In
occasione delle feste di fine anno, Comieco (consorzio recupero imballaggi) e il periodico
La Nuova Ecologia lanciano la campagna 'Fai un regalo al Natale'. Uno stimolo per
diffondere la buona abitudine a differenziare gli scarti. La presentazione dell'iniziativa è sul
numero di dicembre della rivista di Legambiente. Scartare e spacchettare i regali di Natale
è un gesto che riempie di gioia. Troppo spesso, però, la carta da regalo finisce nel secchio
della spazzatura insieme al resto dell’immondizia. E quindi nel cassonetto dei rifiuti
indifferenziati. Un errore e un danno grave per l'ambiente. Per arginare questa vera e
propria fe-sta dello spreco, Comieco e il mensile La Nuova Ecologia lanciano una
campagna di sensibilizzazione indirizzata alle famiglie verso la raccolta differenziata di
scatole e scatolette, imballaggi dei panettoni e carta da regalo. Un modo semplice per
trasformare le feste da momento di spreco in occasione per praticare la raccolta differenziata. Un gesto semplice per gli italiani: infatti nel resto dell'anno, i cittadini del
Belpaese raccolgono (e destinano al riciclo) buoni quantitativi di carta (solo lo scorso anno
sono state differenziate un milione e 800mila tonnellate di carta e cartone). Perché
interrompere questo circolo virtuoso proprio a Natale? Inoltre per i più creativi, la
campagna "Fai un regalo al Natale" prevede anche un premio: sarà riconosciuto al
mucchio di carta e cartone più grande e originale desti-nato al riciclo. Il Comieco
assegnerà una simpatica e funzionale poltroncina di cartone riciclato ai 50 lettori de La
Nuova Ecologia che invieranno le fotografie più originali con il maggior volume di 'rifiuti
natalizi' che finiranno nei cassonetti di carta e cartone. Le fotografie devono essere inviate
all'indirizzo e.mail: [email protected] entro il 15 gennaio 2005.
MINISTERO DELL’AMBIENTE E PECHINO INSIEME PER OLIMPIADI VERDI 2008
Il ministro Altero Matteoli, in missione in Cina, incontra il vicesindaco della
Municipalità di Pechino, Ji Lin.
,
Il Ministero dell'Ambiente italiano e la città di Pechino insieme per le Olimpiadi 'verdi' del
2008. Il ministro Altero Matteoli, in missione in Cina, e il vicesindaco della Municipalità di
Pechino, Ji Lin, hanno presenziato alla firma dei contratti con le imprese italiane che
realizzeranno i progetti finanziati dal ministero italiano per realizzare un sistema di
trasporto intelligente per il controllo dell'inquinamento da traffico e di un laboratorio per il
controllo delle emissioni da autotrasporto. Lo rende noto il ministero stesso. Sottoscritto
oggi anche un accordo contro l'emergenza idrica della capitale cinese, per la gestione dei
rifiuti pericolosi e per la riqualificazione ambientale ed energetica delle strutture urbane
tradizionali di Pechino. E domani, sempre nell'ambito della visita del ministro Matteoli in
Cina - riferisce il ministero - verranno presentati al Presidente della Repubblica Italiana,
Carlo Azeglio Ciampi, due progetti realizzati in Cina dal Ministero dell'Ambiente, il
Padiglione Italia e i bus a gas a bassa emissione. I progetti dei Giochi di Pechino2008,
fanno parte di un più ampio programma di collaborazione. In particolare, già a partire dal
2004 hanno cominciato a circolare a Pechino i primi autobus dotati di motori a gas
naturale ad alta efficienza e basse emissioni, prodotti dall'industria italiana e donati alla
Municipalità dal ministero dell'Ambiente. Nel 2005 - annuncia il ministero - sarà avviata la
realizzazione di un impianto di incenerimento per rifiuti ospedalieri con recupero
energetico e la realizzazione di una rete di monitoraggio ambientale all'interno del
Villaggio Olimpico. Nel corso del 2004, inoltre, 30 funzionari e tecnici della Municipalità di
Pechino hanno partecipato al programma di aggiornamento organizzato dalla Venice
International University. Iniziativa che proseguirà per tutto il 2005 attraverso seminari in
Italia e stage in aziende e istituzioni italiane. Avviato anche un programma per
l'educazione ambientale nella città di Pechino. Un gruppo di lavoro di esperti italiani e
cinesi sta predisponendo le linee guida per la pianificazione urbana sostenibile di
insediamenti periferici alla città di Pechino. Infine, per ridurre l'impatto delle tempeste di
sabbia nelle zone di Pechino e Alashan è stato poi siglato un accordo che avvia un
progetto pilota che mira a predisporre una strategia generale per consentirne il controllo e
il monitoraggio. Infine, l'accordo sottoscritto oggi prevede: interventi per la protezione della
qualità dell'acqua del Miyun Reservoir, bacino che fornisce più della metà del fabbisogno
idropotabile di Pechino; prevenzione e controllo dell'inquinamento del lago Beihai,
localizzato nel più antico e famoso parco urbano e tradizionale meta turistica di Pechino
(un progetto dimostrativo del recupero ambientale di uno specchio d'acqua urbano affetto
da uno scarso ricambio idrico); la realizzazione di un programma di riqualificazione
ambientale ed energetica delle strutture urbane tradizionali di Pechino; la gestione di rifiuti
pericolosi.
AMBIENTE ED ECOSISTEMA URBANO: AL TOP LE CITTA' DI PROVINCIA.
Frosinone, Nuoro, Agrigento e Reggio Calabria maglie nere della vivibilità urbana.
Soffre il sistema metropoli con smog, rifiuti e sprechi e l'Italia trasferisce i super poteri in
salute ambientale alle città di medie dimensioni, soprattutto e quasi esclusivamente del
Nord. Lecco, Trento, Mantova le regine incoronate da Ecosistema Urbano 2005, il
rapporto annuale di Legambiente sulla qualità ambientale delle città italiane, in
collaborazione con Il Sole 24Ore. Zona retrocessione per Frosinone, Nuoro, Agrigento.
Ultima in classifica Reggio Calabria. Oltre 100mila i dati raccolti su 103 comuni, 26 gli
indicatori (tra cui raccolta differenziata, trasporto pubblico, abusivismo, verde, smog,
acqua potabile) elaborati insieme all'Istituto di Ricerche Ambiente Italia. E' Lecco a
dominare la classifica. Ma ad accomunare l'intero plotone delle prime, sottolinea il
presidente di Legambiente, Roberto Della Seta, ''e' il fatto che siano tutte città mediopiccole, del centro-nord (Livorno e Pisa le più meridionali), con una tradizione di buona
amministrazione e servizi pubblici abbastanza efficienti''. E cosi' bene Trento (trasporto
pubblico e aria), Mantova (rete idrica e zone a traffico limitato), Ferrara (piste ciclabili e
amministrazioni impegnate negli acquisti verdi), Pavia (acqua), Cremona (mezzi pubblici
poco inquinanti), Livorno (risparmio idrico), Bolzano (isole pedonali), Cuneo (sprechi
d'acqua al minimo storico9, Pisa (verde urbano). Verbania prima per raccolta differenziata,
Trieste e Roma per l'alto utilizzo di trasporto pubblico, Massa Carrara 33 mq di verde
urbano per abitante. La capitale recupera 11 posizioni e guadagna un 55/o posto in
classifica generale anche se va male nel settore rifiuti. Ma Ecosistema urbano svela
anche un'altra faccia della medaglia: lo stress delle grandi metropoli e l'impasse di quasi
tutto il Sud. E' l'Italia di Torino (72/o posto) e Napoli (84/o), di Milano (81/o) e Palermo
(92/o) delle costruzioni illegali, dei servizi mediocri, delle emergenze - quella dei rifiuti su
tutte - degli allarmi smog, della carenza idrica. ''E' l'Italia di Reggio Calabria o Agrigento,
ad esempio - riferisce il rapporto - ultime quest’anno e con un rendimento ambientale che
nel corso del tempo è sempre stato pessimo''. ''Il centro urbano siciliano - afferma
Legambiente - non ha dati sulla qualità dell'aria, non ha isole pedonali, non ha un
efficiente sistema di depurazione delle acque sporche, non ha un trasporto pubblico
decente, non ha spazi verdi apprezzabili''. Ma ha ''tante case abusive (14 ogni 10mila
abitanti quelle costruite nel solo 2003) che si spingono fin dentro l'area archeologica della
Valle dei Templi''. ''Reggio Calabria butta senza nessun filtro nei torrenti, nei fossi e nel
mare l'85% dei suoi scarichi fognari, 'vanta' un millimetro di pista ciclabile per abitante,
consuma più elettricità della media nazionale e ha una concentrazione di nitrati nell'acqua
potabile di quattro volte superiore al tetto suggerito dall’Oms per la tutela della salute
umana''. L'insostenibilità' urbana abita poi in tanti altri centri dalle dimensioni metropolitane
o di medie e piccole dimensioni sempre del sud, afferma il rapporto: Nuoro, Frosinone,
Catania, Trapani, Ragusa, Vibo Valentia, Messina, Imperia, Sassari, Palermo
ACQUA: 30% DEGLI ITALIANI CREDE CHE QUELLA DI CASA NON SIA BUONA
Cresce il consumo di acqua minerale e di filtri domestici nonostante le sempre maggiori
certificazioni di qualità degli acquedotti urbani.
Quasi il 30% della popolazione crede che in Italia l'acqua che sgorga dal proprio rubinetto
non sia buona per la salute. E' quanto e' emerso da una ricerca, ''Gli Italiani e l'acqua'',
svolta dal CRESME, commissionata da Acqua Italia, che ha interessato un campione di
3.000 famiglie italiane a livello nazionale. Dai dati emerge anche che il 33,9% degli
intervistati non e' soddisfatto della propria acqua di casa. La maggior parte ritiene che ci
sia un'eccessiva presenza di calcare (34%) o che abbia un cattivo sapore e odore (33%).
Di contro solo il 7% crede che non sia potabile. Gli italiani si affidano quindi all'acqua
minerale (85,4%). ''Tuttavia - sottolinea Acqua Italia - indagini di laboratorio dimostrano
come gli acquedotti italiani forniscono in media un'acqua davvero ottima e con
caratteristiche biochimiche assolutamente encomiabili; caratteristiche che a volte non
vengono invece rispettate dalle acque minerali in bottiglia (che fanno riferimento a
parametri diversi di una legge ad hoc)''. Nonostante le maggiori informazioni, poi, sono
ancora troppi pochi gli italiani che, secondo la ricerca, utilizzano un apparecchio per il
trattamento dell'acqua domestica: solo il 12,2% li ha provati. Sul versante economico,
tuttavia, il 42,9% degli intervistati ritiene che con un trattamento dell'acqua potabile al
punto d'uso, il risparmio sulla spesa per l'acqua minerale sarebbe tale da compensare il
costo dell'acquisto. Il 52,3% dei cittadini si affiderebbe a un negozio specializzato per
l'acquisto di queste apparecchiature e il 32,3% all'idraulico di fiducia. Solo il 4,8% alla
vendita diretta.
DELUSIONE PER LA CONFERENZA SUL CLIMA: USA, INDIA E CINA CONTRO L’UE
Con una maratona di oltre 15 ore di stressanti trattative notturne, si e' conclusa il 18
dicembre a Buenos Aires la decima Conferenza mondiale sul clima.
La Conferenza ha prodotto un nuovo appuntamento, per ulteriori discussioni, nel prossimo
maggio a Bonn. Dopo estenuanti bracci di ferro e proposte e controproposte, mentre gli
operai già smantellavano gli impianti, il Plenario ha approvato un accordo Ue-Usa, in cui si
specifica che l'obiettivo del 'seminario' di maggio, al quale parteciperanno esperti
governativi, sarà quello di ''un interscambio di informazioni ufficiose'' tra i paesi, sulla loro
rispettiva lotta contro i cambiamenti climatici. Nell'intesa, però, e' anche precisato che ''gli
atti della riunione saranno a disposizione delle parti per la loro considerazione, tenendo
comunque presente che il seminario non darà il via ad alcun negoziato che preveda nuovi
impegni''. Prima della conclusione alcuni Paesi, come l'India e la Cina, avevano chiesto
oggi che fossero date in un emendamento garanzie scritte che non ci sarebbero state nei
prossimi incontri decisioni su eventuali tagli alle emissioni di carbone. ''Avevamo
aspettative ragionevoli e moderate, e così e' stato'', ha ammesso il capo della delegazione
argentina, Raul Estrada Oyuela, nel rendere noto l'accordo alla stampa. Alla Cop 10
hanno partecipato 2.200 delegati di 178 paesi, ma il tesissimo rush finale ha visto
impegnati numerosi ministri dell'ambiente, tra i quali non vi era però l'italiano Altero
Matteoli che, tre giorni fa, e' dovuto rientrare a Roma per motivi familiari. Dopo una decina
di ore di negoziati preliminari, soprattutto tra i delegati europei e gli statunitensi, in cui
l'accordo e' stato riformulato ben sette volte, l'India, con l'appoggio di Cina e Brasile - in
pratica tre Paesi responsabili di ingenti emissioni di gas serra -, nonché di Pakistan e
Arabia Saudita, alle 5 del mattino, ha appunto proposto l'emendamento che prevede che il
seminario non implicherà eventuali impegni per la riduzione delle emissioni da parte dei
paesi in via di sviluppo a partire dal 2012. E così, stanchi per la lunga nottata e per evitare
che la Cop 10 si concludesse con un completo fallimento, i delegati della Ue hanno finito
per cedere. D'altra parte, lungo tutta la conferenza protrattasi per 11 giorni, anche gli Usa
hanno ribadito che non hanno nessuna intenzione di aprire negoziati per la cosiddetta
'fase 2' del Protocollo di Kyoto (''Sarebbe prematuro'', ha sostenuto la responsabile della
delegazione statunitense, Paula Dobriansky) che, per altro, non hanno e non vogliono
ratificare. Per quanto riguarda invece il secondo aspetto principale della Cop 10, il ruolo
dell'adattamento per la lotta ai cambiamenti climatici, sono stati invece i paesi produttori di
petrolio ad opporsi specificatamente alle richieste europee. Tali paesi hanno chiesto
invece che venga riconosciuto loro che un eventuale futuro impegno per ridurre i gas serra
li costringerà a diversificare le loro economie, oggi basate sui combustibili fossili, poiché
perderebbero competitività. ''Hanno detto che non vogliono denaro per il loro adattamento
economico, ma solo che li venga riconosciuto il principio che la riduzione delle emissioni
potrebbe incidere negativamente sul loro futuro'', ha spiegato Estrada Ouyela. Nonostante
tutto ciò, il ministro dell'ambiente olandese Pieter Van Geel, il negoziatore chiave della
delegazione Ue, ha insistito: ''L'Europa vuole solo discutere le opzioni future oltre il 2012 e
lo fara'''. Un tema sul quale, prima di lasciare la conferenza, era intervenuto anche
Matteoli. Il ministro, infatti, oltre a sottolineare con forza che ''e' assurdo ritenere che l'Italia
voglia uscire dal Protocollo di Kyoto'', come avevano arguito gli ambientalisti in seguito alle
sue dichiarazioni secondo le quali ''con gli Usa e i paesi emergenti fuori dal Protocollo si
corre il rischio che non si possano raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni'',
aveva avvertito: ''Abbiamo sempre detto ai paesi europei di tenere conto di questa
situazione, per cui e' necessario continuare a lavorare e a confrontarci per arrivare a
questa meta''. E il seminario del prossimo maggio a Bonn, anche se sarà informale, sarà
appunto un'occasione in tal senso da non sprecare.
NATALE: ENEL ACCENDE A SASSARI ALBERO A ENERGIA VERDE RINNOVABILE
Interessante manifestazione promozionale dell’energia eolica, idrica, geotermica e
solare.
Con lo slogan ''Se l'energia è verde il Natale e' più bianco'' Enel per il secondo anno
consecutivo augurerà Buone Feste accendendo il suo logo che prenderà la forma di un
albero luminoso in 20 città italiane. Per la Sardegna e' stata scelta Sassari, dove l'albero
verrà acceso stasera alle 18, con musica e brindisi augurali. Per illuminare gli alberi che
faranno risplendere 20 piazze d'Italia fino all'Epifania sarà utilizzata energia verde, una
speciale fornitura di energia elettrica proveniente da fonti rinnovabili (eolico, idrico,
geotermico, fotovoltaico). Il tutto certificato dal marchio internazionale doc: ''100% energia
verde''. L'albero Enel, stilizzato e costellato di 20.000 microlampade a basso consumo, e'
alto 6 metri ed e' composto da sei telai di alluminio sui quali si sviluppano intrecci di luce
che sposano la tradizione nazionale delle luminarie natalizie con l'innovazione tecnologica.
Nelle piazze brillerà anche la luce della solidarietà, quella dei volontari dell'AIL
(Associazione Italiana contro le leucemie, i linfomi e mieloma) che raccoglieranno fondi
attraverso la tradizionale offerta delle stelle di Natale. Oltre a Sassari, le altre città
interessate sono: Belluno, Bergamo, Caserta, Civitavecchia, Cuneo, Isernia, La Spezia,
Lecce, Livorno, Matera, Milano, Orvieto, Pescara, Ravenna, Riva del Garda, Roma,
Rossano, Siracusa e Urbino.
BICICLETTE, L’ITALIA IN VOLATA AL TRAGUARDO DI 10.000 KM DI PISTE
CICLABILI
Grazie all’impegno delle Regioni del Ministero dell’Ambiente ,da nord a sud aumentano le
strutture messe a disposizione dei ciclisti metropolitani
A rendere ufficiale l'impegno internazionale per promuovere forme di mobilità sostenibile e'
stata la Carta di Aalborg, la Carta delle città europee per lo sviluppo durevole e
sostenibile, con la quale le città e le regioni europee si impegnano ad attuare l'Agenda 21
a livello locale e ad elaborare piani d'azione a lungo termine per uno sviluppo durevole e
sostenibile.La Carta fa esplicito riferimento ai mezzi di trasporto a vocazione ambientale:
raccomandando che vanga data priorità a mezzi di trasporto ecologicamente compatibili e
non inquinanti, in particolare per quanto riguarda gli spostamenti a piedi, in bicicletta e
mediante mezzi pubblici e mettendo al centro degli sforzi di pianificazione del traffico la
loro combinazione. Ma non solo le città italiane hanno fatta propria la Carta. La
Federazione italiana amici della bicicletta ha redatto un rapporto per il Ministero
dell'Ambiente, nel quale ha censito le esperienze di mobilità sostenibile e in particolare
quelle che corrono sulle due ruote. Sono le regioni italiane che hanno prodotto leggi
specifiche sulla ciclabilità. Si tratta della Lombardia che vanta il record di due: uno per
promuovere interventi regionali per favorire lo sviluppo del trasporto ciclistico e un altro per
favorire l'integrazione e il potenziamento del trasporto ciclomotoristico nel sistema dei
trasporti pubblici regionale. Anche Lazio, Piemonte, Umbria, Friuli Venezia Giulia e
Abruzzo si sono dotate di leggi dedicate. E la Provincia autonoma di Trento del 1988 ha
dato vita ad un regolamento che disciplina i percorsi ciclabili e ciclo pedonali. Sono 84 le
leggi regionali che fanno riferimento alle due ruote, nel quadro delle misure di tutela e uso
del territorio, di pianificazione e programmazione delle infrastrutture e della mobilità, di
disciplina del trasporto pubblico, di parchi e aree protette, di turismo. La top ten della
produzione regionale sulla mobilità sostenibile e sulle due ruote, registra un primo posto
della Lombardia con 12 leggi, seguita dal Veneto con 11 e dall'Emilia con 8. Fanalini di
coda, Molise, Puglia, Sardegna, Sicilia, che non solo non hanno provvedimenti specifici in
materia di ciclabilità, ma non fanno neppure menzione delle due ruote nella loro
legislazione. I Comuni possono invece dotarsi di piani specifici per valorizzare e
promuovere la ciclabilità con i Put, i piani urbani del traffico, obbligatori per le città che
superano i trentamila abitanti e che sono mirati al miglioramento delle condizioni di
circolazione e della sicurezza stradale, alla riduzione dei carichi inquinanti, al risparmio
energetico e al rispetto della qualità ambientale.Nelle direttive per la predisposizione dei
Put la modalità ciclistica viene raccomandata nei centri storici di maggiore estensione per
formare quella rete di interventi preliminare alla intermodalità. I Put sono obbligatori per i
comuni oltre i trentamila abitanti (sono 275 in Italia), ma sono molti i centri minori che
hanno voluto dotarsi di questi strumenti di programmazione: 929 dei quali 537 nel nord,
149 al Centro e 243 nel Mezzogiorno e nelle isole. E il capitolo ciclabilità e' presente in
247 Put, 184 dei quali al Nord, 44 nel Centro e 15 nel Mezzogiorno. Ma le assenze non
sono sempre criticabili: molte città non sono morfologicamente adatte a promuovere le due
ruote, perché collocate in zone montane, ad esempio. Per alcuni centri invece le due ruote
sono un fiore all'occhiello della loro sostenibilità. Secondo la Federazione la metà delle
Province ha dettato delle disposizioni per sviluppare la bicicletta in città, come Asti che ha
approvato un programma con 413 km di percorso ciclabile, o Bolzano, che integra la sua
rete con quella dell'intero Alto Adige per complessivi 644 km. la provincia di Bologna si e'
dotata di 354 km di percorsi dedicati, sia per i pendolari che per gli utenti turistici. Como
oltre alle piste cittadine, ne ha promossa una per le mountain bike e Cremona punta al
traguardo di 200km. Ferrara vanta un record, riconosciuto a livello europeo, con 67
itinerari per complessivi 1115 km. Firenze e' capofila del programma integrato bici-trenobici, per la connessione con il trasporto pubblico e fa trovare al viaggiatore una bicicletta
gratuita per l'intera giornata a chi presenta il biglietto ferroviario. Anche nel mezzogiorno si
moltiplicano i casi di successo: Lecce che aspira a 850 km di piste, i tre progetti di
Messina, e i 3 di Napoli. Palermo ha dato il via a un progetto di riconversione delle linee
ferroviarie dismesse, e Trapani ha in proposito di realizzare 11 itinerari extraurbani per il
turismo culturale e ambientale. Così in Italia le piste e gli itinerari ciclabili esistenti coprono
una lunghezza di 4694 km. e in progetto ce ne sono altri 9534.
IL CONSIGLIO DEI MINISTRI APPROVA LE NUOVE NORME ANTI SMOG E ANTI
OZONO
I quattro inquinanti più pericolosi per la salute dell’uomo, ancora di più sotto controllo. La
tutela della salute diventa prioritaria rispetto al diritto alla mobilità
Nuovi limiti per l'ozono e quattro inquinanti (ossidi di azoto, biossido di zolfo, composti
organici volatili e ammoniaca) responsabili della presenza di ozono a bassa quota in Italia.
Il Consiglio dei Ministri ha dato il primo via libera a due decreti legislativi di recepimento
delle direttive 2001/81/CE e 2002/3/CE. I provvedimenti ora devono passare all'esame
delle Commissioni Parlamentari e della Conferenza Stato-Regioni, per poi ritornare al
Consiglio dei Ministri per l'approvazione finale. ''Si aggiunge così un altro tassello alla lotta
all’inquinamento atmosferico - ha detto il Ministro dell'Ambiente e della Tutela del
Territorio, Altero Matteoli, al termine della riunione a Palazzo Chigi - oltre a ridurre quattro
inquinanti si pongono nuovi limiti anche per l'ozono, che colpisce in modo particolare
l'Italia e i Paesi del Mediterraneo, soprattutto per il clima che favorisce la concentrazione di
questo inquinante''. ''Questi provvedimenti - ha aggiunto Matteoli - sono molto importanti
per l'ambiente e servono a tutelare la salute, soprattutto quella dei bambini e degli anziani,
i più sensibili a queste sostanze'' Nel dettaglio, il decreto sugli inquinanti introduce, per la
prima volta, in relazione a ossidi di azoto, biossido di zolfo, composti organici volatili e
ammoniaca, limiti alle emissioni complessive provenienti da tutte le attività suscettibili di
provocare emissioni in atmosfera (trasporti, riscaldamento per uso civile, industrie,
agricoltura, allevamento, eccetera). Tali limiti dovranno essere conseguiti entro il 2010.
Secondo il decreto dovrà essere elaborato un programma nazionale di riduzione delle
emissioni che dovrà interessare tutti i settori, dai trasporti alle attività produttive,
dall’agricoltura alla zootecnia. L'Apat dovrà mettere a punto entro il 30 ottobre 2004 gli
inventari definitivi delle emissioni di questi quattro inquinanti. Il decreto sull'ozono
troposferico, uno degli inquinanti estivi più persistenti nelle città italiane, pone un valore
bersaglio da conseguire ove possibile, anche in questo caso, entro il 2010. Il limite e' di
120 microgrammi/metro cubo da non superare per più di 25 giorni come media su 3 anni
per la salute umana. Sono indicati anche obiettivi di lungo termine: 120
microgrammi/metro cubo per la salute umana. Il decreto fissa i livelli di informazione e di
allarme: rispettivamente 180 microgrammi/metro cubo e 240 microgrammi/metro cubo
come media oraria. Raggiunti questi limiti la popolazione dovrà essere esaurientemente
informata anche sugli effetti sulla salute. Nel mirino anche l'ozono atmosferico per il quale
il decreto fissa standard di qualità per la protezione della vegetazione. Regioni e Province
Autonome sono chiamate infine ad elaborare piani di azione per tenere sotto controllo
l'ozono.
GATTI CANI E ALTRI ANIMALI IN COMMISSIONE AFFARI COSTITUZIONALI
I diritti di tutte le specie tutelati e resi norma in un progetto di riforma costituzionale. L’Italia
imita la Germania in questo grande progetto.
Il Parlamento italiano e l'Unione europea, sull'esempio recente della Germania, si
accingono a prendere in considerazione la opportunità di citare gli animali nelle Carte
costituzionali. In tale prospettiva, il Comitato bioetico per la veterinaria, con il patrocinio del
Comitato nazionale per la bioetica, ha ritenuto necessario promuovere un convegno
internazionale, tenuto presso la sala della Provincia di Roma, che ha presentato, in modo
chiaro ed autorevole alla classe politica e alla pubblica opinione, le problematiche legate
alla condizione animale nella nostra società: è importante infatti tornare a riflettere sui vari
modi di pensare l'animalità che abbiano dignità teorica, nella loro piena espressione e
nelle loro ricadute politiche, economiche e di vita quotidiana. Il convegno è stato
organizzato da Anmvi, Lav, ordine dei veterinari di Roma e si è svolto con il patrocinio del
Cnb e della Fnovi. Intanto buone notizie sempre dal fronte animalista. Il ministro della
Salute, Girolamo Sirchia, ha rinnovato, per un altro anno, l'ordinanza che vieta l'utilizzo di
cani e gatti per la produzione e il confezionamento di pelli, pellicce, capi di abbigliamento e
articoli di pelletteria e ne vieta inoltre la commercializzazione, la detenzione e
l'importazione. Il Parlamento europeo ha espresso ufficialmente la sua posizione sulle
pellicce di animali domestici, attraverso la "Dichiarazione scritta sul divieto delle pellicce di
gatto e cane", con la quale invita la Commissione Ue ad elaborare una normativa
comunitaria che vieti l'importazione, l'esportazione, la produzione e la vendita di tali
pellicce. La dichiarazione ha raccolto la firma di 346 europarlamentari appartenenti a tutti i
gruppi politici, tra le quali quelle di 35 degli 87 italiani.
IL SUD PROTEGGE UNO DEI TESORI PIU’ BELLI : L’ALTA MURGIA DIVENTA
PARCO
Dopo un lungo e travagliato percorso uno dei territori più suggestivi pugliesi si appresta a
diventare uno dei percorsi naturalistici d’eccellenza per il mezzogiorno.
Ultima tappa per il Parco nazionale dell'Alta Murgia. L'istituzione dell'Ente Parco è arrivato
all'approvazione del Consiglio dei Ministri. L'area protetta interessa 13 comuni e due
comunità montane, in un territorio di 68 mila ettari, che ricade per la maggior parte nella
provincia di Bari. I comuni interessati sono quelli di Altamura, Andria, Bitonto, Cassano
della Murgia, Corato, Gravina in Puglia, Grumo Appulo, Minervino Murgie, Poggiorsini,
Ruvo di Puglia, Santeramo in Colle, Spinazzola e Toritto. Le due comunità montane sono
quelle della Murgia Nord-orientale e della Murgia sud-orientale. All'interno dell'area
naturalistica fra le specie animali di rilievo nazionale e internazionale si segnalano il grillaio
e la gallina prataiola. Quanto all'habitat e alle specie vegetali in genere, vanno segnalati i
percorsi substeppici, le graminacee, le piante annue, il querceto. In questo territorio
partono ora tantissimi progetti, sia per la valorizzazione naturalistica che per la
valorizzazione archeologica. L’Iter di realizzazione è stato molto lungo, anche perché
sull’attuale perimetro del Parco, insistevano ben cinque poligono di tiro di importanza
militare. Sia le amministrazioni provinciali che quella regionale, stanno ora movendo
grandi passi per dare anche sostanza economica alle idee di sviluppo sostenibile ed
occupazionale per il Parco. Interessati allo sviluppo turistico e naturalistico della zona
diversi imprenditori locali, sia in campo alberghiero, sia in campo agrituristico, che sembra
essere il modello più adatto a questa zona, comunque abbastanza carente di infrastrutture
primarie.
PRESENTATI I COSTI DELLA CHIUSURA DEL NUCLEARE MADE IN ITALY
Ci vorranno oltre 800 milioni di euro per smantellare gli impianti di produzione del
combustile nucleare. Pagheranno tutti gli italiani, cittadini di Scanzano compresi.
Per smantellare i cinque impianti del ciclo del combustibile nucleare presenti in Italia - i
due della Casaccia, nei pressi di Roma, e quello di Rotondella (Matera), Saluggia
(Vercelli) e Bosco Marengo (Alessandria) - la Società di gestione degli impianti nucleari
(Sogin), creata nel 1999 all’interno della holding Enel e dal novembre 2000 trasferita al
Ministero dell’Economia, spenderà fino al 2015, quasi 862 milioni di euro. Cifre e
programmi sono stati illustrati in una conferenza stampa dal Direttore della disattivazione
degli impianti di combustibile, Ivo Tripputi, e dal Direttore delle relazioni esterne di Sogin,
Ugo Spezia, a Rotondella (Matera), dove si trova il centro Itrec frutto di un accordo fra
Italia e Stati Uniti che risale al 1959. Oltre ai cinque impianti del ciclo del combustibile,
Sogin gestisce anche le quattro centrali nucleari italiane (Trino Vercellese, Caorso, Latina
e Garigliano). Tripputi e Spezia, rispondendo alle domande dei giornalisti, hanno spiegato
che tecnici di Sogin stanno collaborando allo smantellamento di tre sommergibili nucleari
dell’ex Unione Sovietica, nella base di Arcangelo, e alla costruzione di un deposito a
Murmansk: ''Queste attività, controllate dal G8 - ha detto Spezia - non hanno alcuna
relazione con gli impianti italiani ne' e' previsto alcun trasferimento di materiale o scorie in
Italia''. Nell' impianto di Rotondella - che e' stato fatto visitare ai giornalisti mentre era in
corso, in alcune parti, un controllo da parte di ispettori dell' Iaea e dell' Euratom - Sogin,
che lo gestisce dal 6 agosto 2003 quando e' subentrata all' Enea, investirà fino al 2015
una somma pari a 210 milioni di euro. L' impianto fu completato nel 1970 e, a partire dal
1968, ha ricevuto 84 elementi (ognuno del peso di 37,5 chilogrammi) di combustibile
irraggiati provenienti dalla centrale di Elk River (Minnesota, Stati Uniti). Venti elementi
sono stati ritrattati. Oggi, in una ''piscina'', sono custoditi 64 elementi. Nel centro sono
inoltre custoditi rifiuti liquidi (in 433 fusti) e solidi (in 337 fusti). ''A Rotondella - ha affermato
Spezia - non c' e' mai stato un solo grammo di plutonio, perché il centro fu realizzato per
sviluppare la filiera uranio-torio''. Attualmente, la condizioni di sicurezza della struttura e'
definita ''accettabile'', ma Sogin - hanno detto i suoi dirigenti - sta lavorando per
migliorarla. In riferimento alla vicenda del deposito di scorie nucleari che il Governo, nel
novembre 2003, aveva deciso di realizzare a Scanzano Jonico (Matera), i dirigenti di
Sogin hanno detto che durante contatti che la società ebbe con gli amministratori regionali
e locali dopo il 6 agosto 2003 non si parlò mai del deposito unico a Scanzano, che il
Governo non aveva ancora deciso. Insomma le polemiche restano, i costi arrivano, le
soluzioni per le politiche energetiche in Italia restano un miraggio.
EDUCAZIONE AMBIENTALE E CINEMA: PROTAGONISTA E’ L’ACQUA
La principale risorsa dello sviluppo del mondo industrializzato ma anche compagna
quotidiana del vivere degli esseri umani. Un concorso cinematografico per educare al
risparmio idrico.
''A corto d' acqua'' e' il concorso di cortometraggi che la Regione Umbria ha bandito
attraverso il progetto Percorsi d' acqua, l' iniziativa promossa dal Cridea e dai Centri d'
educazione ambientale della Rete regionale Infea (Informazione, Formazione, Educazione
Ambientale), per sensibilizzare i cittadini, ed in particolare i giovani, su un tema come l'
acqua, spesso trascurato ma cruciale per la vita e lo sviluppo delle comunità locali. Al
concorso sono ammessi i cortometraggi realizzati da giovani di età compresa tra 16 e 30
anni che, sia in forma narrativa sia documentaria, trattino il tema dell’ acqua in tutte le sue
possibili accezioni e che perverranno entro le 13 del 30 aprile al Laboratorio del Cittadino
di Castiglione del Lago, organizzatore del concorso. Le opere selezionate saranno
proiettate in occasioni pubbliche e presso le televisioni locali. Tutte le informazioni come il
bando di partecipazione, la scheda di iscrizione ed il programma completo di percorsi d
acqua sono scaricabili dal sito www.cridea.it. Proseguono intanto gli incontri di ''Percorsi d'
acqua''. I prossimi appuntamenti sono per domani al Laboratorio del Cittadino di
Castiglione del Lago con un seminario su ''le buone pratiche per il risparmio idrico'', rivolto
ai cittadini e tecnici delle amministrazioni pubbliche, e per domenica prossima (dalle 15.30
alle 18.30), al Laboratorio Scientifico di Foligno, con il seminario sulle prospettive future
nell' utilizzo dell' acqua e su come da questa importante risorsa si possa ricavare
l'idrogeno, elemento sul quale si ripongono molte speranze dal punto di vista di uno
sfruttamento ecocompatibile delle risorse energetiche. Ulteriori informazioni possono
essere richieste al Cridea (Tel 075 5042767) o a Legambiente Umbria (tel. 075/5721021).
UNA SOLUZIONE ANTI SMOG DAGLI IMPRENDITORI FLORO VIVAISTICI ITALIANI
Presentato un atteso rapporto dell’Istituto nazionale di Urbanistica alla Fiera di Padova,
per aumentare la quota di verde pubblico, in base agli abitanti e ai veicoli in transito.
Autostrade con boschetti di alberi ai lati: non solo questi nastri d'asfalto sarebbero meno
impattanti sull'ambiente, ma assorbirebbero dal 20% al 100% dell'anidride carbonica
prodotta dalle auto e dai tir che vi transitano. Lo sostiene uno studio sul rapporto tra il
verde e le emissioni gassose presentato questa settimana al salone del florovivaismo, il
Flormart, di Padova dal prof. Giuseppe Campos Venuti, presidente onorario dell'Istituto
Nazionale di Urbanistica (Inu) e da Andreas Kipar, architetto paesaggista e docente della
Facoltà di Architettura dell'Università' di Genova. Lo studio sostiene che una corretta
ripartizione tra metri quadrati di verde urbano e automobili consente un abbattimento totale
dei gas nocivi provenenti dagli scarichi dei veicoli. Un normale intervento di verde
ambientale ai lati di un'autostrada può assorbire fino al 20% dell'anidride carbonica dovuta
ai tubi di scappamento; ma questo abbattimento può essere completo con dei veri e propri
boschi artificiali su aree prossime all'autostrada. Qualcosa in Italia si sta muovendo: e' il
caso del progetto di dieci nuove foreste di pianura della Regione Lombardia, o quello - e'
stato ricordato al Flormart - della maggiore infrastruttura ambientale di Venezia, il bosco di
Mestre, che con i suoi 2.000 ettari e' una cerniera tra il paesaggio lagunare e la terra
ferma. In questo senso i parchi cittadini, - ha spiegato Campos Venuti - da luogo di relax
possono divenire veri depuratori d'aria. Va però studiato il modo per imporre obblighi
''verdi'' per tutte le nuove costruzioni. Lo studio illustrato a Padova ricorda che un ettaro di
terreno agricolo medio assorbe oltre due tonnellate annue di anidride carbonica, produce
oltre una tonnellata di ossigeno e traspira-evapora quasi sette tonnellate annue di acqua.
Un ettaro di terreno urbano tenuto a prato, con 150 alberature medie, assorbe invece
quasi 30 tonnellate annue di anidride carbonica, che diventano addirittura 69 tonnellate nel
caso di un ettaro di bosco urbano, con 400 alberi. Secondo gli autori dello studio
ambientale, bisognerebbe quindi rendere obbligatorio nei piani edilizi la realizzazione di
verde urbano privato, ogni volta che viene costruita una nuova abitazione. Ciò tenendo
conto di pochi indicatori: almeno 90 mq. di area verde a persona e 3,5 alberi ogni alloggio,
cioè 1,4 alberi ogni abitante o stanza. Così, hanno spiegato gli esperti, se una città mediogrande prevede nuovi 6.000 alloggi in 10 anni, con 15.000 nuovi abitanti e 8.000 nuove
auto (dunque 2.700 tonnellate annue di ossigeno in più necessarie per gli abitanti, e 4.080
tonnellate annue di anidride carbonica in più emesse dalle auto), andrebbero previsti 200
ettari a verde (140 dei quali alberati) per una adeguata vivibilità. Gli insediamenti, inoltre,
non dovrebbero comunque superare una densità di 30 alloggi e 75 stanze per ettaro.
NO ALL’ESTINZIONE DI PIANTE E ANIMALI, IL MONDO SI IMPEGNA A KUALA
LUMPUR
Il Ministro Matteoli in prima linea nell’assise che ha visto la partecipazione di 180 delegati
nazionali. Il ruolo dei privati nelle politiche protezionistiche.
Giro di vite contro l'assalto alla natura del Pianeta. Per la lotta all'emergenza estinzione,
180 Paesi hanno fatto fronte comune predisponendo un piano in sei anni per fermare la
distruzione di animali e piante. Si e' conclusa così, con la ''Dichiarazione di Kuala Lumpur'',
che individua impegni e obiettivi per la tutela delle specie, la VII Conferenza delle Parti
sulla biodiversita' (Cop7). ''Dopo una lunga trattativa - ha dichiarato il Ministro dell'
Ambiente e della Tutela del Territorio Altero Matteoli in un comunicato stampa - 180 Paesi
hanno raggiunto una posizione comune. E' stato deciso di arrestare l'estinzione delle
specie entro il 2010 ed e' stato dato un impulso alla promozione delle Aree Protette
prevedendo anche fondi aggiuntivi per questo scopo''. ''La tutela delle specie animali e
vegetali del Pianeta - ha aggiunto infatti Matteoli - e' una delle grandi sfide che abbiamo
davanti e su cui tutti ci dobbiamo impegnare''. La Dichiarazione di Kuala Lumpur in
particolare, oltre a confermare l'obiettivo 2010, riafferma il ruolo primario delle comunità
indigene e locali per la conservazione e l'uso sostenibile delle risorse biologiche. Inoltre
impegna i Governi a individuare gli indicatori e gli incentivi per raggiungere il traguardo del
2010 e per creare un network di aree protette sia terrestri che marine. Infine invita gli Stati
a creare e rafforzare le partnership sia pubbliche che private, per promuovere le aree
protette prevedendo anche fondi aggiuntivi.
PIANI ENERGETICI, SOLO LA META' DELLE REGIONI ITALIANE SONO IN REGOLA
Lo strumento necessario per impostare l'intero settore energetico nazionale, non decolla a
causa dell'inadempienza di molte amministrazioni. La più virtuosa la Lombardia, maglia
nera la Campania.
Ancora in stallo il provvedimento che riordina il settore energetico, che dopo l'esame delle
commissioni Attività Produttive della Camera, e' ora all'esame del Senato. Gli ostacoli
all'approvazione del testo riguardano il mancato accordo sul principio di terzietà', che
proibisce a qualsiasi operatore di detenere il controllo delle infrastrutture di trasporto di gas
ed elettricità.
Un altro punto discusso e' quello dei cosiddetti stranded cost. In tutto il mondo con
l'apertura del settore elettrico alla concorrenza si discute degli oneri di transizione che le
imprese devono sopportare per il cambiamento dell'ambiente economico da un regime di
regolamentazione ad uno di mercato concorrenziale e che potrebbero arrivare a pesare
fino a 14 lire in più al chilowattora.
Uno dei punti più controversi e' quello del ruolo degli enti locali nell'autorizzazione e nella
localizzazione dei nuovi impianti di produzione energetica. Muterebbe inoltre, il quadro
introdotto dall'accordo della Conferenza unificata Stato-Regioni e stato-citta' e autonomie
locali del 5 settembre 2002, che riconoscendo le nuove competenze regionali in materia di
energia previste dal Decreto Bassanini, di conferimento di funzioni e compiti amministrativi
dello Stato alle regioni ed agli enti locali, e soprattutto, dal nuovo articolo 117 della
Costituzione, assegna alle Regioni la competenza ad autorizzare gli impianti di produzione
di energia elettrica e, quindi, a disciplinarne le procedure. Già il decreto sblocca centrali
aveva assegnato allo Stato la competenza ad autorizzare gli impianti di potenza superiore
ai 300 MW termici; prevedendo inoltre, una procedura accelerata in materia di Valutazione
di Impatto Ambientale, con la riduzione del ruolo e del peso di regioni ed enti locali. Il
cambiamento di quadro di riferimento decisionale, ha suscitato qualche preoccupazione: la
sfera locale sembra più favorevole agli interventi di diversificazione delle fonti primarie e
delle tecnologie produttive, attraverso il ricorso alle fonti rinnovabili, o alla valorizzazione e
riqualificazione delle aree territoriali interessate, compreso il contributo allo sviluppo e
all'adeguamento della forestazione, o con le altre misure di compensazione di fattori di
crisi ambientali, promosso grazie ad accordi tra soggetti privati ed enti locali. Già adesso i
piani energetici regionali, sono tenuti ad individuare bacini energetici territoriali idonei per
disponibilità di fonti energetiche rinnovabili, efficienza energetica e presenza di
infrastrutture, alla realizzazione di interventi nel campo dell'utilizzo razionale dell'energia e
dell'uso di fonti energetiche rinnovabili, ed all'identificazione delle più funzionali
localizzazioni per la realizzazione degli impianti di teleriscaldamento. Sono 10 le Regioni in
dirittura d'arrivo nell'attuazione dei loro strumenti di pianificazione energetica. Valle d
Aosta, Piemonte, Lombardia, Trentino Alto Adige, Emilia Romagna, Toscana, Lazio,
Basilicata, Calabria e Sardegna hanno predisposto il loro piano energetico regionale, che
ha già ottenuto l'approvazione della Giunta o del Consiglio regionale. Sono invece, ancora
in fase di definizione o progettazione i piani di Friuli Venezia Giulia, Veneto, Marche,
Umbria, Abruzzo, Molise, Campania, Puglia e Sicilia. L'ambito regionale potrebbe inoltre
rappresentare un'arena ideale per lo scambio dei certificati verdi. Il sistema di
incentivazione della produzione di energia da fonti rinnovabili, introdotto dall'art.11 del
decreto 79/1999, prevede il superamento del vecchio criterio di incentivazione tariffaria
noto come Cip6, per passare ad un meccanismo di mercato competitivo basato sui
Certificati Verdi, titoli emessi dal GRTN che attestano la produzione di energia da fonti
rinnovabili. Ogni Certificato Verde certifica la produzione di 100 MWh. Per il 2002 il volume
della domanda di Certificati Verdi e' stato pari a 3,3 TWh e sono stati emessi i 9144
certificati. La ripartizione di certificati verdi per tipologia di impianti attribuisce il 45% al
settore idroelettrico, il 20,30% al geotermico, il 18% all'eolico, il 15,70% alla produzione di
biomassa dai rifiuti e lo 0,04% al fotovoltaico.
ENERGIA E CALORE DOMESTICO DAI RIFIUTI, DALLE PAROLE SI PASSA AI FATTI
Entro il 2007, a Ravenna il teleriscaldamento dovrebbe diventare una realtà consolidata,
diminuendo anche l'impatto ambientale del trattamento dei rifiuti urbani.
Richiederà un investimento di 44 milioni di euro la seconda linea dell'impianto di
termovalorizzazione che il Gruppo Hera intende realizzare a Ravenna. L' impianto capace
di distruggere rifiuti urbani ottenendone in cambio anche energia, si svilupperà in via
Romea Nord dove già oggi sorge il centro di smaltimento della società, leader europeo nel
trattamento dei rifiuti. L' iter progettuale dovrebbe concludersi entro settembre, mentre
l'entrata in esercizio e' prevista per il 2007. Gli obiettivi di Hera e dell'amministrazione
ravennate sono stati illustrati nel corso di una conferenza stampa alla quale sono
intervenuti l'amministratore delegato del Gruppo, Stefano Aldrovandi e il presidente di
Hera Ravenna Filippo Brandolini. L' impianto sarà in grado di distruggere fino a 120 mila
tonnellate annue di rifiuti con una capacità produttiva di energia di 13 megawatt che
consentirà di produrre 75 gigawatt/ora all'anno. Ma soprattutto contribuirà a prolungare
fino al 2031 la capienza delle attuali discariche, che altrimenti si sarebbero riempite già nel
2016, e quindi l'autosufficienza del territorio in materia di trattamento e smaltimento rifiuti.
Sono inoltre previsti un sistema di abbattimento dei fumi, funzionale alla minimizzazione
dell'impatto ambientale e la possibilità di produrre acqua calda da utilizzare per il
teleriscaldamento, con una potenzialità di 20 megawatt di calore utile per riscaldare 3 mila
abitazioni. Al progetto di Ravenna hanno mostrato grande interesse sia la Regione Emilia
Romagna, sia lo stesso Ministero dell'Ambiente, che più volte ha sottolineato, l'importanza
dell'utilizzo di nuove tecnologie nel trattamento dei rifiuti. La raccolta differenziata dei rifiuti,
se resterà ai livelli bassi attuali non potrà certo risollevare il problema dell'inquinamento dei
rifiuti e in particolare la grave situazione delle discariche, che al meridione è ormai
emergenza. Cronica, ma pur sempre emergenza.
LA CITTA' DI IMPERIA SCOMMETTE SULLA VALORIZZAZIONE NATURALISTICA
La giunta di centro destra realizza un centro di educazione ambientale, investendo oltre
40.000 euro insieme alla Regione Liguria. Attesa da parte delle associazioni ecologiste
locali.
Notizie verdi dall'amministrazione comunale di Imperia, una delle realtà amministrate dalla
Casa delle Libertà, dove più solido e proficuo è stato il lavoro di amministratori e giunta. L'
assessorato all'ecologia e ambiente del Comune di Imperia ha varato, in collaborazione
con l'Istituto regionale per l'ambiente Liguria, un programma per la promozione dello
sviluppo sostenibile, che sarà cofinanziato dalla Regione Liguria. ''Si tratta della
costituzione di un Centro di educazione ambientale - ha spiegato l'assessore Mario
Donato in un comunicato stampa - che avrà il compito di intraprendere iniziative per la
valorizzazione delle risorse ambientali quali il clima e il mare e di tutte le peculiarità florofaunistiche presenti nel territorio comunale di Imperia''. Secondo il progetto il Centro di
educazione ambientale avrà soprattutto il compito di assumere iniziative per favorire
l'informazione e la formazione dei cittadini sul tema della tutela ambientale e di costruire
una rete di integrazione con centri e sistemi locali e regionali per la formazione
ambientale. La sede del Centro sarà realizzata nell'Osservatorio metereologico mentre
responsabile del procedimento amministrativo e' stato nominato l'ingegner Alessandro
Barla. Coordinatore tecnico del progetto sarà l'ingegner Giuseppe Enrico, dirigente del
settore ecologia del Comune di Imperia. Una delle prime iniziative riguarderà
l'organizzazione di una serie di programmi sul territorio legati al progetto ''Pietre d'angolo
tra ulivi e antiche essenze''. Il costo complessivo del programma e' di circa 44 mila euro,
15mila dei quali concessi dalla Regione.
APPELLO DEL PAPA PER IL BRASILE. " L'ACQUA E' UN DIRITTO PER TUTTI"
Lettera di Giovanni Paolo II, ai vescovi brasiliani, per un invito alla massima attenzione
sulle questioni ambientali in un paese dove le risorse idriche sono minacciate dallo
sviluppo selvaggio
L'acqua e' un ''diritto di tutti'', e' un ''dono di Dio'', e per questo bisogna porre attenzione al
suo utilizzo, considerata anche la ''sua evidente scarsità in molte parti del mondo''. E'
quanto ha detto Giovanni Paolo II in una lettera inviata ai vescovi del Brasile, in occasione
della tradizionale Campagna di fraternità organizzata in occasione della Quaresima.
Un'occasione - sottolinea Giovanni Paolo II nella sua Lettera resa nota da Radio Vaticana
- che si offre ad ogni cristiano per ''riflettere in modo particolare su varie situazioni sociali
del popolo brasiliano che richiedono maggiore fraternità ''. Quest'anno il tema scelto per la
Campagna e' ''Acqua, fonte di vita'', un elemento che riveste un'importanza vitale per
uomini, animali e piante, che condiziona la vita sulla terra, anche per il suo ''potere di
lavare e purificare''. Per questo - ricorda il papa - nella Sacra Scrittura l'acqua e'
considerata come simbolo di purificazione morale''. ''Dono di Dio'', l'acqua e' dunque ''un
diritto di tutti'', ma ''l'acqua non e' una risorsa illimitata ed e' necessario - scrive Giovanni
Paolo II - porre attenzione ai problemi ricorrenti per la sua evidente scarsità in molte parti
del mondo, e non solo in Brasile''. ''Il suo uso razionale e solidale esige una collaborazione
di tutti gli uomini di buona volontà con le autorità governative, per conseguire una
protezione efficace dell'ambiente''. Occorre pertanto ''stabilire - raccomanda Giovanni
Paolo II - criteri solidi basati sul valore della vita e sul rispetto dei diritti e della dignità di
ogni essere umano''. E per questo il Papa invita le diverse istanze della società civile ad
unirsi ai vescovi cattolici del Brasile e alle altre Chiese e organizzazioni religiose e non
religiose per ''garantire che l'acqua permanga, di fatto, fonte abbondante di vita per tutti''.
Sono due, in particolare le questioni che preoccupano la Chiesa in Brasile: l'inquinamento
dei fiumi e la privatizzazione di questo bene, come ha spiegato all'emittente vaticana
mons. Odilo Pedro Scherer, vescovo ausiliare di San Paolo del Brasile. Le posizioni di
Giovanni Paolo II, sulle questioni ambientali non sono certo una novità. In particolare per
quanto riguarda l'America latina, il Pontefice ma anche tutto il suo entourage hanno
sempre denunciato quanto sia forte il legame tra giustizia sociale e diritto all'ambiente e
alla salute. Mons. Pedro Scherer è un personaggio molto noto in Brasile per il suo
impegno sia a favore degli indios che dell'ambiente, una questione centrale e
fondamentale nel grande paese sudamericano.
RIFIUTI URBANI, L’ITALIA ANNASPA, LA CAMPANIA AL COLLASSO SANITARIO
Situazione molto difficile in particolare tra Napoli e Caserta, nonostante la sostituzione di
Antonio Bassolino che ha dovuto cedere il posto di commissario all'ex prefetto di ferro
Corrado Catenacci.
Ora, tutti si accorgono dei problemi che covavano sotto la cenere ma di cui nessuno
parlava.Nonostante una folta presenza di ambientalisti al governo della Regione ed
addirittura un Presidente della Lista Verde alla Provincia di Napoli. Continua da ormai da
settimane il presidio di manifestanti che impediscono lo sversamento dei rifiuti in alcune
delle discariche rimaste aperte, mentre altri siti sono ormai saturi. Contemporaneamente,
gli impianti di Cdr (Combustibili da rifiuti) rimangono bloccati per l'impossibilità di smaltire i
residui della lavorazione. I sindaci di diversi comuni hanno imposto ai cittadini di tenere
temporaneamente i rifiuti in casa. Anche i vescovi sono preoccupati, ma uno spiraglio
sembra arrivare da Avellino dopo l’incontro con il neocommissario di governo, Corrado
Catenacci. Un clima di tensione di cui si sono avvertiti i riflessi a Capua, nel Casertano,
dove si sono verificati tafferugli tra manifestanti e forze dell'ordine per una protesta contro
una piattaforma di rifiuti industriali. Da giorni, ormai, le discariche di Difesa Grande, nei
pressi di Ariano Irpino, in provincia di Avellino, e di Santa Maria La Fossa, nel Casertano,
non ricevono più rifiuti a causa del blocco organizzato da comitati cittadini che protestano
contro lo sversamento di immondizia nella zona. La discarica di Parapoti, nel Salernitano,
che avrebbe dovuto riaprire proprio in questi giorni, è anch'essa presidiata. L’attività resta
ferma negli impianti di Cdr di Tufino nel Napoletano e di Santa Maria Capua Vetere, nel
Casertano, di Pianodardine in Irpinia per l'impossibilità di smaltire i materiali in uscita come
i sovvalli ed i fos, cioè i residui della lavorazione delle ecoballe. L'impianto di Battipaglia è
invece fermo a causa di lavori di manutenzione così come ha sospeso l'attività il sito di
tritovagliatura di località Sardone. Blocco per manutenzione da martedì anche a
Casalduni, nel Sannio. La situazione è ormai al collasso tanto da sollevare forti
preoccupazioni anche tra i vescovi della Campania riuniti per una giornata di esercizi
spirituali. Si annuncia un documento sulla questione mentre il cardinale di Napoli, Michele
Giordano, sottolinea che "questa situazione rischia di far stare la popolazione in un allarme
continuo. Si può procedere alla realizzazione di nuovi impianti ma è necessario il
coinvolgimento delle popolazioni interessate". Negli scorsi mesi, il vescovo di Acerra,
monsignor Giovanni Rinaldi, e quello di Nola, Beniamino Depalma, hanno solidarizzato
con le popolazioni in lotta contro la realizzazione del termovalorizzatore di Acerra.
Domenica scorsa i vescovi di Capua, Bruno Schettino, e di Aversa, Mario Milano, si sono
dichiarati vicini ai manifestanti che presidiano la discarica di Parco Saurino a Santa Maria
la Fossa, nel Casertano. Uno spiraglio potrebbe arrivare da Avellino dove il neo
commissario di governo, Corrado Catenacci, ha partecipato a un vertice in Prefettura. Ai
rappresentanti dei partiti, agli ambientalisti, ai responsabili dei consorzi di smaltimento ha
chiesto una tregua nella 'guerra' che attualmente vede bloccato l'accesso alla discarica di
Difesa Grande. "La soluzione da me formulata - ha spiegato - prevede che riprenda
l'attività della discarica di Ariano Irpino con il conferimento di 2500 tonnellate al giorno per
15 giorni. Nei successivi 15 giorni continuerà a funzionare la discarica con il conferimento
di 1500 tonnellate". Dopo questi 30 giorni la discarica chiuderà definitivamente. Dal 25
marzo, inoltre, inizierà contestualmente l'operazione di bonifica. Da gran parte dei presenti
all'incontro la proposta di Catenacci è stata valutata positivamente, ma resta da capire
quale sarà l'atteggiamento di tutte le 'anime' del movimento anti discarica. Nel piano
Catenacci c'é l'impegno di riaprire le discariche di San Bartolomeo in Galdo nel Sannio,
Parapoti nel Salernitano e centri di stoccaggio a Napoli e Caserta. Insomma la rivoluzione
“verde” dei rifiuti in Campania, così come promessa in campagna elettorale è stata un
assoluto fallimento. E ora dal fallimento si passa al pericolo sanitario.
DAL MINISTERO DELL’AMBIENTE REGOLE SEVERE SULLA TUTELA DEI LAGHI
Nuovo intervento del Ministro Matteoli per la tutela delle risorse idriche, cambiano in
maniera restrittiva i parametri sulla salute degli specchi d’acqua in tutta Italia.
Laghi in regola: un decreto del Ministero dell'Ambiente modifica il Dlgs 152/1999,
introducendo criteri più severi in materia di qualita' delle acque. La normativa vigente dal
1999, infatti, fissava ad uso delle Regioni i criteri di classificazione della qualità chimica ed
ambientale delle acque dei laghi con superficie superiore o uguale a 0,5 km2. Per qualità
ambientale, la legge intendeva lo stato di salute della complessità degli ecosistemi
acquatici, e della natura fisica e chimica delle acque e dei sedimenti, delle caratteristiche
del flusso idrico e della struttura fisica del corpo idrico, considerando comunque prioritario
lo stato degli elementi biotici dell'ecosistema lacustre. Mentre lo stato chimico era
identificato in relazione alla presenza di sostanze inquinanti, intese come principi
inorganici o di sintesi. Le novità introdotte dal provvedimento consistono in una
semplificazione delle procedure di rilevazione e analisi dei dati relativi all'ossigeno
ipolimnico e al fosforo totale, attraverso parametri e tabelle di più facile interpretazione e
comparazione. Era stato l'IRSA, l'Istituto del CNR di Ricerca sulle Acque a denunciare la
difficoltà di applicazione delle norme imputabile alla complessa classificazione imposta
dalla legge. Il nuovo provvedimento facilita la raccolta dei dati identificando cinque classi
ecologiche e fornendo due tabelle, una relativa all'ossigeno ed una al fosforo, per la
rilevazione della presenza delle sostanze a rischio nel periodo rispettivamente di massima
stratificazione e di massima circolazione.
DALL’UNIONE EUROPEA NUOVI MATERIALI PER ABITAZIONI ASSORBI-SMOG
Un’arma contro l’inquinamento con cemento e intonaci “intelligenti” che assorbono gli
inquinanti. Le italiane Italcementi e Cnr Itc, capofila nell’esperimento.
Bruxelles sta facendo sperimentare materiali che in futuro dovrebbero servire alla
costruzione di case 'ecologiche' in grado di ripulire l'aria circostante assorbendo gli agenti
inquinanti e lavandoseli di dosso con la pioggia. Un Consorzio europeo di imprese private,
istituti di ricerca, e il Centro comune di ricerca della Commissione europea sta
conducendo un programma di prova sui materiali edili innovativi studiato per contribuire
alla lotta contro l'inquinamento atmosferico. Questi nuovi tipi di intonaco, malta, cemento
per architettura e rivestimenti 'intelligenti' contengono un particolare biossido (quello di
titanio o TiO2) che è capace di 'catturare' e 'fagocitare' l'aria inquinata quando c'e' il sole.
Le sostanze inquinanti così catturate e ''degradate'' possono quindi essere eliminate
dall'acqua piovana o direttamente neutralizzate dal carbonato di calcio alcalino contenuto
nei materiali stessi, assicura la Commissione europea in una nota. I nuovi materiali edili,
questa la speranza dell'esecutivo Ue, dovrebbero contribuire a ridurre i livelli di ossidi di
azoto, i pericolosi ''gas NOx'' che provocano problemi respiratori e innescano la
produzione dello smog e di altre sostanze tossiche quale il benzene. L'intero progetto
costerà 3,4 milioni di euro, con un massimo di 1,9 milioni di euro finanziati dalla
Commissione europea. ''I rivestimenti 'intelligenti' possono provocare una rivoluzione, non
solo nella gestione dell'inquinamento atmosferico, ma anche nel modo in cui architetti e
urbanisti affrontano il problema persistente dello smog urbano'', ha scritto il commissario
europeo per la Ricerca, Philippe Busquin, in accompagnamento al progetto in questione
indicato con l'acronimo inglese ''Picada''. Fra gli otto partner dell'iniziativa vi sono anche
Ctg Italcementi e Cnr Itc. Numerosi tipi di materiali edili 'intelligenti' sono già stati testati in
condizioni sperimentali di umidità, temperatura e radiazioni ultraviolette presso l'impianto
''Indoortron'' del Centro comune di ricerca della Commissione a Ispra, nei pressi di Varese,
per simulare condizioni reali. Test preliminari condotti con materiali fotocatalitici analoghi
utilizzati sul campo mostrano che è possibile migliorare la qualità dell'aria in modo definito
a Bruxelles ''significativo''. Nel 2002, dopo che 7.000 metri quadrati di superficie stradale a
Milano erano stati coperti con un materiale fotocatalitico simile al cemento, si è registrata
una riduzione fino al 60% nella concentrazione di ossidi di azoto a livello della strada.
Anche misurazioni effettuate in Giappone con l'uso di cementi e lastre per pavimentazione
fotocatalitici hanno mostrato una riduzione significativa dell'inquinamento atmosferico. I
materiali di rivestimento progettati sulla base del biossido di titanio sono migliori perché
sono in grado di coprire superfici più vaste rispetto al cemento, dato che è possibile
utilizzare tali materiali per ricoprire o verniciare edifici e arredi stradali. Questi nuovi
materiali dovrebbero apportare un contributo decisivo al conseguimento dell'obiettivo Ue di
ridurre i livelli di NOx a meno di 21 parti per miliardo all'anno entro il 2010.
IN AUMENTO LA RACCOLTA DIFFERENZIATA: LE MIGLIORI VENETO E
LOMBARDIA
Nella raccolta differenziata l’Italia continua a viaggiare a due velocità, ma conquista il
primato in Europa per il riciclo meccanico
E' quanto emerge dal primo rapporto sulla sostenibilità socio-ambientale realizzato dal
Corepla, il consorzio nazionale di raccolta, riciclo e recupero dei rifiuti di imballaggi in
plastica. Dal rapporto, presentato a Milano, emerge l'immagine di un'Italia che nel 2003 ha
immesso sul mercato due milioni di tonnellate di imballaggi in plastica e ne ha recuperato
una quantità pari al 48%. Ma, a guardar bene, è il Nord a risultare campione di riciclaggio,
con il 70% di recupero del materiale plastico. ''Un'Italia a due velocità - ha commentato in
un comunicato stampa Paolo Russo, deputato di Forza Italia e presidente della
Commissione parlamentare ciclo rifiuti - sia nella contrapposizione Nord-Sud, in cui si
evidenziano regioni come il Veneto e la Lombardia, che spiccano per i loro risultati
straordinariamente positivi, e regioni come la Sardegna, che mostra ancora un ritardo
apocalittico su questo fronte; sia nel divario tra grandi e piccoli centri: ci sono città come
Roma e Napoli, ad esempio, che balbettano ancora, rispetto all'impegno dei comuni di
provincia. Nel complesso, però, il Bel Paese si riesce a ritagliare uno spazio di primato in
Europa: nel 2002, infatti, ha registrato il primo posto nel riciclo meccanico degli imballaggi
in plastica. Meno bene è andato nel recupero energetico, per il quale il nostro Paese
pecca nella presenza di termovalorizzatori, utilizzati per trasformare rifiuti inceneriti in
energia. In Italia la termovalorizzazione funziona ancora poco, perché se ne temono le
emissioni. Ma negli ultimi anni ci sono stati progressi, tanto che la Svizzera sfrutta questa
risorsa senza alcuna conseguenza sull'impatto ambientale. In tutto questo, ai cittadini va
riconosciuto - ha precisato Russo - il merito che ''se sollecitati, sanno rispondere con
straordinario entusiasmo. Stiamo facendo un lavoro straordinario come sistema paese, ma
mi sembra non ci sia ancora uno sforzo nella riduzione quantitativa dei rifiuti: più che
'ricicloni' preferirei diventassimo 'riusoni', creando cioè un circolo virtuoso che alimenti,
oltre al riciclo, l'uso di quei prodotti che derivano dell'attività' di filiera''.
CONTRO LO SMOG, 20.000 NUOVI ECOBUS ENTRO 2008 E AUTO A BASSE
EMISSIONI
La proposta ormai operativa parte dal cuore del Ministero dell’Ambiente. Matteoli sponsor
del progetto. Si cercano i fondi per attuare una delle prime concrete soluzioni possibili.
Contro l'emergenza smog le città hanno la possibilità di mettere in strada 20.000 eco-bus
per il trasporto pubblico locale, da qui al 2008, a patto che si segua un piano di incentivi ad
hoc orientato a rifare il 'look' in versione ecologica, al parco mezzi. E la proposta principale
avanzate dal ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio al premier Berlusconi. La
riqualificazione del parco autobus infatti, rappresenta una misura efficace nel breve
periodo. Oggi l'anzianità' è di 11 anni contro i 5 dei principali Paesi europei. Incentivi,
propone il ministro, devono riguardare anche le auto private, inclusi i mezzi di trasporto
merci a piccola capacità. L'obiettivo del ministro è di introdurre nelle aree urbane a rischio
di inquinamento atmosferico almeno 300.000 nuovi veicoli/anno a basse emissioni,
elettriche, ibride o a gas naturale o a Gpl a partire dal 2004. Incentivando inoltre l'acquisto
di questi veicoli applicando una riduzione del 50% sull'Iva. In caso di sostituzione di veicoli
circolanti immatricolati prima del '97, l'incentivo, propone Matteoli, potrebbe corrispondere
al 75% dell'Iva. Chiamati a fare la loro parte anche i produttori e i comuni. Questi ultimi con
incentivi normativi, come concessione del permesso permanente esclusivo di circolazione
per vetture ecologiche. Per quanto riguarda invece lo svecchiamento del trasporto
pubblico sono attualmente disponibili presso le regioni risorse che potrebbero consentire
l'acquisto di almeno 12.000 autobus nuovi. Inoltre sulla base di valutazioni condivise con i
costruttori, sarebbe possibile avviare un programma straordinario di rinnovo di 4.000
autobus all'anno tra il 2004 e il 2008, con l'obiettivo di sostituire 20.000 autobus circolanti
con una anzianità media superiore a 10 anni. Ulteriori aiuti potrebbero arrivare con una
riduzione del 75% nel caso di sostituzione con un veicolo circolante con anzianità media
superiore a 15 anni. Incentivo al quale dovrebbe corrisponderne uno uguale da parte dei
produttori. Secondo il progetto del Ministero potrebbe essere istituito un 'fondo di
rotazione' presso la Cassa Depositi e Prestiti per il finanziamento in conto interessi di
crediti a lungo termine a favore delle aziende di trasporto pubblico locale per l'acquisto di
autobus nuovi alimentati a gas naturale o Gpl e corrispondenti a standard più severi di
quelli previsti per i diesel a partire dal 2009. Riduzione dell'Iva del 75% anche per la
sostituzione di veicoli con una media di anzianità superiore a 10 anni, al quale aggiungere
un incentivo uguale da parte dei produttori. L'obiettivo e' quello di sostituire 4.000 autobus
all'anno tra il 2004 e il 2008. Gli incentivi permessi dalle direttive Ue, consentirebbero un
aumento netto delle entrate pari al 25% dell'Iva sui nuovi acquisti, a cui vanno le imposte
aggiuntive relative alla produzione di reddito da parte di produttori e venditori
NEL NUOVO CODICE PENALE ARRIVANO GLI ECOREATI CONTRO I CRIMINI
AMBIENTALI
Soddisfazione da parte delle associazioni ma anche i Nas dei Carabinieri, per l’arrivo di
nuovi strumenti per combattere l’inquinamento e le truffe alimentari
Anche gli attacchi all'ambiente diventano delitti penali. Gli eco-reati stanno per entrare di
diritto nel nuovo Codice Penale che dovrebbe essere reso pubblico entro la fine dell'estate
o subito dopo. La Commissione riforma del Codice Penale ha infatti previsto un Titolo ad
hoc per questo tipo di delitti: ''Reati contro il patrimonio culturale e ambientale''. All'interno
vari capi dedicati a aria, acqua e suolo. Sezioni speciali poi sono previste per salute e
incendi boschivi. Il Titolo sull'ambiente sarà collocato, secondo i piani della Commissione,
subito dopo i reati contro la persona. Questo quanto anticipato dal presidente della
Commissione, Carlo Nordio e da membri della commissione stessa nel corso dell'incontro
organizzato da Legambiente sull'introduzione dei delitti ambientali nel Codice Penale al
quale hanno partecipato, tra gli altri Emiddio Novi presidente Commissione ambiente
Senato della Repubblica; Paolo Russo presidente Commissione parlamentare d'inchiesta
sul ciclo dei rifiuti; gen. Raffaele Vacca Comandante Carabinieri per la tutela dell'ambiente;
Piero Luigi Vigna procuratore nazionale antimafia. Per quanto riguarda i tempi, la
Commissione prevede di consegnare al ministro della Giustizia la parte generale della
riforma del Codice Penale a breve mentre la parte speciale, nella quale figura anche il
titolo sull'ambiente, o prima o subito dopo l'estate. Sulla necessità di introdurre gli eco-reati
nel codice penale si e' espresso a favore il procuratore Vigna: ''Renderebbe più facile
l'individuazione delle fattispecie e soprattutto darebbe un segnale perché nel Codice
Penale sono racchiuse tutte le tutele rafforzate dell'interesse collettivo''. ''Con la riforma del
codice penale - ha affermato il presidente onorario di Legambiente e deputato della
Margherita, Ermete Realacci, primo firmatario di una proposta di legge in materia - si
potrebbe introdurre nel sistema penale un gruppo omogeneo di norme che tutelino
l'ambiente. Bisogna aggirare la pluralità di normative disorganiche sparse in diversi testi di
legge per facilitarne la comprensione sia ai cittadini che agli interpreti''. Ma il vero grande
obiettivo ''e' quello di permettere la stroncatura delle attività criminali che compromettono
l'ambiente e la salute dei cittadini''. ma anche, come Legambiente ha ribadito in ogni
occasione, tutelare gli interessi di quell'imprenditoria onesta e rispettosa della legalità, che
investe in innovazione tecnologica e tutela ambientale. Un'imprenditoria di qualità, l'unica
in grado di garantire un effettivo sviluppo''. Nella proposta di legge Realacci, e' prevista
una differenziazione tra i delitti di 'inquinamento ambientale' e quelli di 'distruzione del
patrimonio naturale'. Sul reato di pericolo concreto sono previste delle aggravanti qualora
si concretizzi un danno. Si prevede poi l'introduzione di un' ipotesi delittuosa relativa alla
cosiddetta frode in materia ambientale che punisce la falsificazione o l'omissione della
documentazione. Per combattere le ecomafie ed in generale i traffici illegali di rifiuti
pericolosi, in particolare, la pdl prevede aggravanti per i casi di associazione a delinquere
al fine di commettere reati ambientali. Nella stessa proposta anche la possibilità di
diminuire la pena fino a due terzi qualora il responsabile del reato rimuova il pericolo o
elimini la situazione determinata prima che ne derivi un deterioramento rilevante
dell'ambiente.
COGENERAZIONE, LA NUOVA FRONTIERA DELL’ENERGIA DA SCORIE E RIFIUTI
Regioni e amministrazioni locali sempre più interessate allo sviluppo di questa particolare
produzione di energia elettrica e termica
Per cogenerazione si intende la produzione combinata di energia elettrica e termica. Ma
rispetto alla produzione separata, i rendimenti sono molto superiori, grazie al recupero di
calore che si realizza nella produzione di energia elettrica dai combustibili (gas metano,
biogas, gasolio, GPL). Si può disporre di energia termica mediante acqua surriscaldata,
oppure vapore, o olio diatermico, od anche aria calda dall'utilizzo diretto dei fumi di
combustione. E' possibile anche garantire il raffreddamento estivo utilizzando il calore
prodotto dall’ impianto per alimentare macchine ad assorbimento. Gli impianti cogenerativi,
grazie al risparmio energetico e agli indubbi benefici ambientali, godono di agevolazioni
fiscali e di sostegni finanziari, previsti anche dal recente decreto che li assimila alle fonti
rinnovabili. La cogenerazione rappresenta una soluzione energetica intelligente nelle zone
industriali ed artigianali che abbiano necessità di acqua calda e vapore per i processi di
produzione con consumi significativi di energia elettrica. Ma anche in particolari tipologie di
produzione: cartiere, concerie, fornaci, produzioni alimentari, tintorie/lavorazioni tessili,
manufatti in cemento, serre. E' preferibile nei centri commerciali e nelle strutture miste con
concentrazioni di uffici e laboratori ed i grandi complessi che abbiano necessità collettive
di riscaldamento e condizionamento. Così come nei complessi ospedalieri che devono
garantire la continua e contemporanea necessità di energia elettrica, acqua calda e
vapore da utilizzare per il riscaldamento, il condizionamento, la sterilizzazione, le
lavanderie. E nell'edilizia pubblica grazie ai vantaggi di concentrare in un solo punto la
produzione di acqua calda ed elettricità per scuole, piscine, impianti sportivi, uffici. Per non
parlare degli impianti di trattamento dei rifiuti, per il recupero dei biogas. L'Italia si piazza
bene nella corsa all'energia intelligente. La produzione lorda di energia da impianti di
cogenerazione nel 2001, secondo il Gestore della rete nazionale, ammonta a 65.340 GWh
e rappresenta l 29,7% dell'intera produzione termoelettrica e il 23,4% dell'intera
produzione elettrica. Contribuendo copiosamente alla riduzione delle emissioni. La CO2
risparmiata dal primo gennaio 2000 in Italia grazie alla piccola cogenerazione
ammonterebbe a 3516954 kg. Il nostro Paese può vantare anche importanti casi di
eccellenza che rappresentano un modello che sta per essere replicato anche in altre aree
industriali europee, come il sistema di cogenerazione del settore delle ceramiche per
l'autoproduzione di energia elettrica con recupero di calore. O anche le applicazioni in
aziende ospedaliere come quella di Seriate. Ma e' la Germania a vantare la più curiosa
delle applicazioni: una rete di edifici religiosi di varie confessioni e' entrata nella rete di
energia sostenibile, approvvigionandosi con la cogenerazione
UNA NUOVA MORIA DI DELFINI NEL GOLFO DEL MESSICO
Del fenomeno preoccupante si tornano ad occupare gli scienziati dell’Ocean Research
Institute di Miami
Oltre 60 delfini sono morti negli ultimi nove giorni nelle acque al largo della Florida
settentrionale, nel Golfo del Messico, in circostanze misteriose. Lo hanno reso noto
ricercatori del National Marine Fisheries Service. I biologi marini hanno detto che dalle
analisi preliminari non risulta la presenza di 'red tide', un'alga velenosa ritenuta
responsabile di morie di lamantini (mammifero marino in pericolo d'estinzione) l'anno
scorso nelle stesse acque della baia di St. Joseph, dove gran parte dei delfini sono morti
in questi giorni. I ricercatori hanno scoperto, invece, tracce di un'altra alga nociva e di una
sostanza tossica legata alla temuta 'red tide' nelle acque al largo della cosiddetta
'Panhandle', la striscia di costa nel nordovest della Florida che confina a nord con
Alabama e Georgia. Insieme ai delfini, noti popolarmente come 'bottlenose' (naso di
bottiglia, nome scientifico Tursiops truncatus), nelle stesse acque sono morti anche molti
pesci e meduse. Lo Stato della Florida aveva vietato a novembre la pesca di crostacei
nella baia di St. Joseph a causa delle sostanze tossiche presenti nell'acqua. I fenomeni di
moria dei delfini e dei pesci stanno preoccupando moltissimo la popolazione della Florida,
anche per il pericolo che dietro la morte dei delfini, ci possa essere un generale
inquinamento della catena alimentare nello Stato. Come spesso denunciato dal Partito
Verde d’America di Ralph Nader, che alle ultime presidenziali hanno racimolato negli stati
del Sud, oltre il 10% dei consensi.
BRUCIANO SUI CIELI DI GERMANIA I RIFIUTI MADE IN CAMPANIA
Un ottimo affare per i tedeschi che con impianti ecologici a bassa emissione di fumi,
producono anche energia elettrica e calore. A pagare il contribuente italiano.
La botte piena e la moglie ubriaca. Questa sembra essere la filosofia ecologista dei
cittadini della Regione Campania. Nessuno vuole le bollette salate peri rifiuti, nessuno
vuole le discariche, nessuno vuole i termovalorizzatori, anche se sono accettati da
popolazioni come quelle del nord Europa molto più sensibili sul tema dell’inquinamento. Il
risultato? Treni che a carissimo prezzo per il contribuente, prendono la strada della
Germania. Il primo treno carico di rifiuti è partito dalla stazione di San Nicola Varco, nel
salernitano. Il convoglio, come predisposto nelle scorse settimane, è destinato in
Germania, ma dai prossimi giorni, secondo il piano approntato durante un vertice con il
capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, e il commissario per l'emergenza rifiuti,
Corrado Catenacci, le partenze saranno più frequenti: il programma prevede 14 convogli a
settimana. Sul treno partito sono stati caricati i rifiuti provenienti dal vicino impianto di
tritovagliatura, in località Sardone, nel Comune di Giffoni Valle Piana. Nell'impianto, nei
giorni scorsi, i tecnici hanno dovuto più volte sospendere le attività perché non c'erano più
spazi dove poter stoccare rifiuti trattati. Una sospensione che ha avuto pesanti
ripercussioni su diversi centri della provincia, compreso lo stesso capoluogo. La scelta di
far partire i convogli da San Nicola Varco non sarebbe stata casuale. E' uno degli scali più
vicini al sito di tritovagliatura di Sardone ed è posto in aperta campagna, al confine tra i
Comuni di Battipaglia ed Eboli. Lo scalo è stato peraltro utilizzato in occasione delle
precedenti emergenze per il trasporto dei rifiuti. Il piano di trasferimento dovrebbe andare
avanti per i prossimi 60 giorni, ma entro la settimana santa, come annunciato dal prefetto
Corrado Catenacci, le strade dei comuni dove l'emergenza si è sentita in maniera più
grave saranno completamente ripulite. Intanto Il capo del Dipartimento della protezione
civile, Guido Bertolaso, accompagnato dal commissario di governo per l'emergenza rifiuti,
Corrado Catenacci, ha effettuato un sopralluogo al sito di stoccaggio delle ecoballe di Villa
Literno, nel Casertano. Bertolaso, incontrando anche una delegazione dei cittadini che, nei
giorni scorsi, avevano protestato - anche occupando la stazione ferroviaria - contro la
decisione di ampliare l'area da destinare al deposito delle ecoballe che sono prodotte dagli
impianti di Cdr. Il capo del dipartimento Bertolaso ha poi incontrato il sindaco della
cittadina del Casertano. Si tenta insomma di mettere una pezza, sino alla prossima
emergenza.
PARTE IL MERCATO EUROPEO DELLE EMISSIONI DI GAS SERRA: L’ITALIA E’
PRONTA
Il Ministero dell’Ambiente si presenta puntuale all’appuntamento del 31 marzo.
Soddisfazione arriva dai gruppi parlamentari a Strasburgo.
Presentato il nostro piano nazionale entro il termine stabilito del 31 marzo. Lo ha reso noto
il direttore generale del ministero dell'ambiente Corrado Clini intervenendo all’incontro sui
piani di allocazione nazionali delle emissioni dei gas serra. I dati sono pronti. E' un anno
che stiamo lavorando a questo piano con l'obiettivo di arrivare ad avere i numeri veri.
L'importante è infatti che l'allocazione di quote per settori ed impianti corrisponda a dati
riscontrabili'', ha spiegato Clini, sottolineando che ''quello che trasmetteremo alla
Commissione europea sarà uno schema di allocazione. Sarà importante da aprile in poi,
infatti un aggiornamento non solo sul dato statico ma anche sull'evoluzione dei progetti in
corso. Dobbiamo avere la possibilità di un sistema flessibile per aggiornare gli interventi''.
In particolare il piano ''riconoscerà' un tetto di emissioni, differenziato per i settori coinvolti,
superiore alle emissioni del 1990. Quindi - ha ancora spiegato Clini - non incorpora
l'obiettivo di Kioto del 2010 della riduzione del 6,5% di anidride carbonica. Una scelta che
rispetta le performance dell'Italia in campo di efficienza energetica ed emissioni di Co2''.
Secondo Clini non è in discussione l'obiettivo di riduzione del 6,5% ''ma non si applica
attraverso la spalmatura nel campo della produzione dell'energia elettrica. In questo
settore, rispetto ad altri Paesi non abbiamo il nucleare e abbiamo poco carbone, c'e' quindi
la necessità di aumentare la produzione di energia elettrica per evitare black-out''.
Rilevando che l'Italia è l'unico Paese dell'Unione Europea ad importare energia elettrica,
Clini ha sottolineato che occorre ''per forza aumentare le emissioni in questo settore'' e
che ''il nostro Paese è tra i più forti nel campo delle rinnovabili con il 19% grazie anche
all'idroelettrico''. Ma l’aumento di emissioni -ha spiegato Clini- sarà compensato dalla
diminuzione in altri settori attuando infatti in toto le misure contenute in un pacchetto che
prevede interventi interni e internazionali, l'obiettivo di riduzione sarebbe di 180 milioni di
tonnellate di anidride carbonica a fronte di un Gap attuale tra obiettivo di Kioto e scenari
basati sulla situazione attuale di 70 milioni di tonnellate. Per quanto riguarda le misure
interne si lavora su consumi, rifiuti e trasporti. Per quelle internazionali ci sono progetti
italiani sulla promozione di energia da fonti rinnovabili e per la riforestazione in Brasile,
Cina e Nord Africa. Infine, Clini mette in guardia contro il rischio speculazione per il piano
di emissioni nazionali: ''il criterio sul quale stiamo lavorando è quello di evitare premi a
impianti obsoleti, e scoraggiare l'allocazione di quote in funzione speculativa''
LEGA ANTIVIVISEZIONE IN 400 PIAZZE PER STOP A MALTRATTAMENTI ANIMALI
Anche per il weekend delle Palme, l'Italia è chiamata a rapporto in 400 piazze per dire
basta ai maltrattamenti sugli animali
La richiesta è al Parlamento per l’approvazione della legge che ogni anno potrà salvare
15mila animali dai combattimenti, 150mila cani e gatti abbandonati, 2 milioni di cani e gatti
uccisi per la pelliccia, centinaia di cavalli dopati. Dopo il 27 e 28 marzo, anche sabato 3 e
domenica 4 aprile, la Lega Antivivisezione (Lav) lancia una petizione popolare e invita i
cittadini a firmare la cartolina-appello per sollecitare l'approvazione della legge da
consegnare al Presidente e ai Componenti della Commissione Giustizia della Camera e
del Senato. La legge, secondo la Lav, nonostante alcuni ridimensionamenti avvenuti
durante il suo iter parlamentare, ''rimane un testo ampiamente positivo per reprimere
numerosi fenomeni di maltrattamento, abbandono e combattimenti, allineando l'Italia a
quanto previsto dagli altri Paesi dell’Unione Europea''. In particolare, ricorda la Lav, 15.000
sono gli animali sfruttati ogni anno in Italia nei combattimenti clandestini, di cui 5.000 cani
condannati a morte certa, con un business legato alle scommesse e al commercio dei
campioni che frutta alla criminalità organizzata 775 milioni di euro; 150.000 animali, fra
cani e gatti, abbandonati ogni anno in Italia; più di 7.100 animali fra cani, gatti, cavalli,
vitelli, maiali e tanti altri, maltrattati in Italia nel 2003, dei quali 1.147 uccisi a fronte di
appena 9 condanne; diverse centinaia di cavalli e altri animali sottoposti ogni anno al
doping; 2 milioni di cani e gatti uccisi ogni anno in alcuni Paesi orientali (Cina, Thailandia,
Corea) per commerciarne la pelliccia, esportata in Paesi occidentali come l'Italia. I decreti
penali di condanna per il reato di maltrattamento di animali in Italia sono appena una
decina ogni anno per l'inconsistenza della sanzione contravvenzionale ciò conferma che le
attuali previsioni del nostro Codice sono del tutto inadeguate ed inefficaci. Quando
approvata definitivamente questa nuova norma farà compiere un balzo di 50 anni in avanti
alla tutela giuridica degli animali. Pur con alcune limitazioni, la norma fornirebbe finalmente
strumenti concreti d’intervento. Al fianco della Lav per sostenere l'approvazione di questa
riforma, anche le associazioni: Animalisti Italiani, Enpa, Forza Piccoli Amici, Lega
Nazionale per la Difesa del Cane, Lipu, Wwf.
SMOG: RISCHIO OZONO E POLVERI, MASSIMO ALLARME IN VISTA DELL'ESTATE
Previsioni climatiche di un’estate torrida, un inverno caratterizzato dai record delle polveri
sottili, si prepara una stagione di allerta. Peggio dell’Italia solo Grecia, Spagna e Francia.
L’imputato principale stavolta non è il politico ma il cittadino e la sua automobile. L'aria
delle città è ancora nei guai. Dopo un inverno al Pm10 (le polveri sottili che hanno
provocato gli stop al traffico) i centri urbani con la bella stagione saranno alle prese con il
rischio ozono per il quale è già preallerta, nel caso l'estate edizione 2004 fosse rovente
come quella dello scorso anno. In questi anni, comunque, la situazione dell'aria non è
peggiorata. Ci sono semmai questi due nuovi nemici da affrontare, Pm e ozono. Pratiche
chiuse invece per l'emergenza anidride solforosa, benzene, monossido di carbonio e
piombo. Questo quanto emerso alla presentazione del progetto dell’Agenzia per la
protezione dell'ambiente e per i servizi tecnici, Apat, patrocinato dal ministero
dell'Ambiente e della Tutela del Territorio, ''Qualita' ambientale nelle aree metropolitane
italiane''. L'obiettivo: esplorare la manutenzione delle città, uniformare le informazione, far
funzionare al meglio l'esistente per arrivare a quote di efficienza su tutti i fronti della vita
urbana: non solo aria ma anche rifiuti e acque. Otto le città coinvolte dal progetto: Milano,
Torino, Genova, Bologna, Firenze, Roma, Napoli e Palermo. Alla fine, un pacchetto di
'ricette' per dare strumenti di intervento al legislatore. Per quanto riguarda l'ozono, area
mediterranea e centro Europa le zone più critiche. L'Italia con quota 52, è terza per
maggior numero di superamenti della soglia di informazione al pubblico dopo i 68 della
Grecia e i 56 della Francia (dati 2002) e solo seconda, con 377 microgrammi a metro
cubo, per massima concentrazione oraria dopo la Spagna (391). Fotografando in
particolare la situazione locale, una centralina su 4 supera la soglia di attenzione per più di
dieci volte in un anno. Ciò dimostra ''il permanere di situazioni di criticita''', anche nella
prima metà del 2003 a Torino, Milano, Firenze, Roma e Palermo. Da tener presente anche
il fattore meteo. ''Se ci sarà un'estate calda come la scorsa - ha detto Mario Cirillo dell'Apat
- dovremmo aspettarci anche alti livelli di ozono e quindi un allarme, in particolare per gli
anziani''. Critica anche la situazione Pm10: il valore limite delle concentrazioni medie
annue in 5 città (Torino, Milano, Firenze, Roma e Palermo) negli ultimi quattro anni, si
legge in un rapporto Apat, è stato superarato in tutte le stazioni di traffico e le rilevazioni
della concentrazione nella prima metà del 2003 per le stesse città confermano il
permanere di situazioni critiche. Da qui l'importanza di interventi strutturali, sottolineano gli
esperti dell'Apat. Ipotizzando un adeguamento di tutti gli autoveicoli agli standard ecologici
indicati dalle direttive Euro 1 e Euro 2 i margini massimi possibili di riduzione delle
emissioni di ossidi di azoto da trasporto di persone corrisponderebbero a circa il 21,3% a
Roma, al 41% a Milano e al 22% a Firenze
LE DICHIARAZIONI DEL MINISTRO MATTEOLI SULL’EMERGENZA RIFIUTI IN
CAMPANIA
Puntualizza, attacca, sottolinea, chiarisce e precisa. Dal Ministero dell’Ambiente un
giudizio pesantemente negativo sulla gestione dell’emergenza immondizia.
''In Campania sono arrivati tanti soldi per la raccolta differenziata. E' un problema che va
affrontato, cercheremo di capire se tali soldi sono stati sul serio impiegati per esigenze
vere o se, piuttosto, siano stati impiegati per ragioni clientelari''. Così il ministro
all'Ambiente, Altero Matteoli, nel corso del suo intervento all'Università' degli Studi di
Salerno, nei giorni scorsi. A margine dell’intervento ha dichiarato ai giornalisti dell’Ansa
''Sull'emergenza rifiuti il mio compito è quello di trovare una soluzione non certo quella di
trovare colpevoli. Gli stessi amici della Casa delle Libertà insinuano che c'e' un filo diretto
tra me ed il presidente Bassolino. Dimenticano che Bassolino, quando era commissario,
rappresentava il Governo''. ''Il presidente della Regione Campania, all'epoca dell'altra
emergenza rifiuti un giorno mi chiamò - racconta Matteoli - e mi chiese di intercedere con il
presidente della Regione dell'Emilia Romagna per accogliere i rifiuti della Campania. Al
che io gli dissi: ma come io che sono di destra devo intercedere tra due uomini di
sinistra?''. ''Attraverso i commissari, il Governo è sempre stato presente - aggiunge il
ministro - certo, la cosa che mi auguro è che entro l'anno, se non tutte, ma quasi tutte le
regioni che sono commissariate tornino alla gestione ordinaria, anche perché, se si
continua sulla strada del commissariamento gli assessori all'ambiente saranno tali solo
sulla carta''. Insomma un Matteoli a 360 gradi che esce dall’equilibrio istituzionale per
chiarire il suo punto di vista e manifesta il suo allarme. Resta comunque il problema dei
termovalorizzatori. Se non si costruiscono i termovalorizzatori in Campania il problema dei
rifiuti non sarà mai risolto. Basti citare solo un dato: se anche domani fossero costruiti i
due termovalorizzatori previsti ci vorrebbero 40 anni per smaltire tutti i rifiuti che ad oggi si
sono accumulati. La ditta che doveva iniziare i lavori dei termovalorizzatori ad Acerra, si
era impegnata, se veniva naturalmente messa in condizione di poter partire, a consegnare
i termovalorizzatori in 20 mesi. Per quanto riguarda la Campania ci sono due siti che
hanno avuto la valutazione di impatto ambientale. I termovalorizzatori made in Campania,
sono dell'ultimissima generazione anche migliori di quelli di Brescia. Matteoli lancia
l’allarme anche su chi dirige la protesta anti discarica. “Dietro gruppi di cittadini che
protestano contro la riapertura delle discariche e dei termovalorizzatori, spesso c'e' la
criminalità organizzata''. Una dichiarazione forte ma ampiamente condivisa da molti. I
termovalorizzatori sono presenti in tutta Europa. Famosi quelli di Brescia e Vienna ed in
generale tutti quelli tedeschi, dove viene anche prodotto calore ed energia elettrica. Intanto
il piccolo e suggestivo comune di Montaguto, pochi abitanti e tanto territorio in provincia di
Avellino ma già quasi Foggia, ha fiutato l’affare termovalorizzatori sicuro e si è fatto avanti
per ospitarne la costruzione di un impianto. In cambio dell’utilizzo di una limita parte di
territorio, potrebbero avere energia, calore e soprattutto un notevole riscontro economico
per le casse comunali, con un tasso d’inquinamento pari a quello di un mobilificio mediogrande come tanti ce ne sono in Campania.
SI E’ SVOLTO A FIRENZE IL PRIMO MINI-GRAN PREMIO DI VEICOLI PULITI
Turisti, cittadini e troupe televisive da tutto il mondo per l’inconsueta manifestazione nel
centro storico della città sull’Arno
Centocinquanta veicoli 'puliti', dalle tradizionali biciclette ai veicoli elettrici ed ibridi, hanno
dato vita al Gran premio, manifestazione collegata alla manifestazione 'Ruotati' dedicata
appunto ai mezzi alternativi e svoltasi nel centro di Firenze. Il via è stato dato dal sindaco
Leonardo Domenici, su una bici elettrica, l’arrivo testimoniato da Beppe Grillo che viaggia
con un’auto a propulsione mista (elettrica e benzina); presente anche l’assessore al
traffico, il verde Vincenzo Bugliani. L' attore genovese ha provocatoriamente invitato i
cittadini a dipingere, magari di notte, piste ciclabili sotto le loro case per esortare le
istituzioni ad interventi in favore della bicicletta, dei veicoli elettrici e di quelli alternativi agli
attuali motori a benzina e diesel. La manifestazione Ruotati oltre a proporre in questi giorni
convegni e manifestazioni, ha promosso anche il riciclo dei copertoni delle bici per farne
oggetti eccentrici e simpatici, come i mutandoni per il David dell’artista Luciano Ghersi. Un
problema, quello dell’assedio del traffico molto sentito a Firenze e in generale in tutte le
città delle Toscana. Molto deluse le associazioni ambientaliste della politica di comune,
provincia e Regione, che ad ogni tornata elettorale minacciano il mancato appoggio allo
schieramento di centro sinistra. Sempre a Firenze, è nato il Partito dei motorini, una lista
civica che contesta il piano di blocco di accesso al centro storico dei mezzi a due ruote e
che rischia di essere una ulteriore spina nel fianco del centrosinistra fiorentino.
RITROVANO LIBERTA' RAPACI FERITI E CURATI DA LIPU
Il Parco del Ticino, gioiello verde del protezionismo territoriale lombardo, ancora
protagonista di una splendida manifestazione.
Hanno ritrovato la libertà nella riserva naturale del Parco del Ticino, alcuni rapaci raccolti
feriti dai volontari Lipu, curati e rimessi in condizione di volare. L'hanno ritrovata durante
una cerimonia, svoltasi la Domenica delle Palme, che ha richiamato centinaia di persone,
soprattutto bambini, che hanno applaudito felici quando gli uccelli hanno imboccato il
tunnel del volo, attraverso il quale hanno riconquistato fiducia nelle loro ali. Non è la prima
volta che nel Parco del Ticino si svolge questa festa, chiamata Giornata della Liberazione.
Un'occasione non solo per aiutare i rapaci feriti a riconquistare la voglia di volare, ma
anche per far conoscere il Parco del Ticino, a Sud di Milano, riconosciuto dall'Unesco
come riserva della Biosfera. I rapaci liberati oggi sono stati quattro. La prima, una poiana,
raccolta dai volontari della Lipu ferita dai pallini di un cacciatore, è stata aiutata a librarsi
nell'aria dalla presidente del Consorzio del Parco, Milena Bertani. Quindi è stata la volta di
un allocco, investito da un'auto dopo essere incautamente atterrato su un sentiero; di un
falco, ammalatosi per i parassiti, e di una civetta, che era andata a sbattere contro le
vetrate di un edificio. ''E' stata una giornata che ha suscitato molta emozione - ha detto la
presidente - Ma credo sia servita anche a far conoscere lo straordinario patrimonio
naturale e ambientale di questo parco''. Terminata la cerimonia del volo i volontari Lipu
sono tornati a curare gli altri ospiti del centro, mentre i visitatori hanno continuato la
giornata con pranzo al sacco e giochi per i più piccoli. Il Parco del Ticino è una delle mete
più visitate per il turismo fuori porta dei milanesi ma anche una meta suggerita a tutte le
più importanti borse di turismo scolastico e naturalistico.
E’ PARTITO IL SISTEMA DI MONITORAGGIO EUROPEO DEI GAS KILLER
DELL’ATMOSFERA
Tutti pronti gli Stati dell’Unione all’avvio dell’importante strumento. Un passo avanti per
l’accordo globale di Kyoto.
Il Parlamento Europeo e il Consiglio hanno ufficialmente dato il via al sistema di
monitoraggio e alla valutazione regolare e periodica delle emissioni comunitarie di gas
serra, per consentire agli Stati che hanno aderito al Protocollo di Kyoto di vagliare i
progressi compiuti per il raggiungimento degli obbiettivi fissati dal Trattato. Una decisione,
la 280/2004/Ce, appena pubblicata in Gazzetta Ufficiale, rivede il meccanismo di controllo
delle emissioni di gas ad effetto serra istituito con la decisione 93/389/Cee, obbligando gli
Stati membri alla rilevazione dei dati ed alla loro trasmissione alla Commissione. Stati
membri e Commissione sono tenuti a predisporre ed attuare programmi nazionali e
regionali di riduzione delle emissioni di gas serra in base agli obblighi della Convenzione
Unfccc e del protocollo di Kyoto. Sarà così possibile, attraverso il monitoraggio dei risultati
ottenuti, effettuare una verifica dell'efficacia delle misure intraprese e dei progressi
conseguiti. Gli Stati membri dovranno inoltre tenere la contabilità delle emissioni mediante
un registro su cui conteggiare e calcolare i volumi di quote assegnate e i loro movimenti:
cessioni, acquisti e acquisizioni, spostamenti, soppressioni. I registri nazionali andranno di
pari passo con quello comunitario, a cura della Commissione e che avrà la funzione di
tenere sotto controllo i risultati conseguiti nel contesto regionale. Accanto alle rilevazioni
sui volumi e sulle quantità di sostanze controllate, viene fatto obbligo agli Stati membri di
compilare entro il 2005 un inventario nazionale qualitativo sugli inquinanti ad effetto serra,
che dovrà integrarsi con il catalogo europeo, predisposto a cadenza annuale. Gli Stati
membri dovranno trasmettere alla Commissione ogni anno entro il 15 gennaio, tutte le
informazioni relative alle emissioni di gas serra, le statistiche sulle quote assegnate nel
mercato delle emissioni, le caratteristiche e i criteri degli indicatori impiegati. Ogni due anni
poi a partire dal 2005 è fatto obbligo ai Venticinque Stati membri, di inviare alla
Commissione un aggiornamento sulle misure nazionali di riduzione, sugli accordi e i
programmi di cooperazione finanziaria in ottemperanza ai meccanismi flessibili, corredati
dalle previsioni sull'andamento delle emissioni e sul contributo che può derivare dalle
azioni aggiuntive alle misure nazionali.
MEDITERRANEO SEMPRE PIU' CALDO E SALATO: COSTE ITALIANE A RISCHIO
Gli scenari dei prossimi cento anni prevedono per il Mare Nostrum un innalzamento
dai venti ai trenta centimetri.
Il Mediterraneo versione nuovo millennio si scopre più caldo e più salato ma anche più alto
e sempre più desideroso di rubare pezzi di costa italiana. Nell'ultimo secolo le acque della
Terra sono cresciute di 15 centimetri e la prospettiva è quella di un incremento di questo
innalzamento. Scenari mondiali futuri, da qui al 2100, mostrano infatti una crescita del
livello medio degli oceani da un minimo di 15 centimetri (con un aumento del
riscaldamento medio di 1,4 gradi) ad un massimo di 90 (con un +5,8 gradi del livello medio
di riscaldamento). E il Mediterraneo è uno dei diretti interessati. Gli scenari dei prossimi
100 anni prevedono per il Mare Nostrum un innalzamento di 20-30 centimetri, che
potrebbe essere anche doppio nelle aree particolarmente sensibili, da un punto di vista
geologico, al fenomeno della subsidenza, ovvero dello sprofondamento del terreno, in
particolare al nord. Sono 33 le aree costiere a rischio allagamento in Italia in particolare
nel nord. E gli esperti italiani sono al lavoro per fornire strumenti di lavoro per la
prevenzione, anche da qui a 25 anni. Il compito è quello di fornire dati certi sui rischi e sui
possibili interventi, per consentire la messa a punto di piani strategici, da parte delle
amministrazioni pubbliche e delle autorità locali, per prevenire emergenze e consentire di
anticipare, con un lavoro costante negli anni, i rimedi per bloccare per tempo i disastri.
Per questo, le coste italiane sono finite nel mirino degli studiosi dell'Istituto per la ricerca
scientifica applicata al mare (Icram), che fa capo al ministero dell'Ambiente e della Tutela
del Territorio. In tal senso è stato realizzato un modello per l'analisi di rischio connesso alla
risalita del livello del mare nell'area pilota della pianura costiera della Versilia, fornendo un
approccio innovativo per la previsione degli impatti dei cambiamenti climatici in corso. Un
approccio che serve da modello per tutte le aree costiere italiane. Secondo lo studio, la
costa arretrerebbe di diverse decine di metri entro il 2100 se l'ambiente fosse
completamente abbandonato a se stesso con ricadute sia sull'ambiente sia sui sistemi
produttivi. Da qui la necessità, sottolineano gli esperti dell'Icram, di ''programmare per
tempo le opportune strategie di difesa'' a partire dal ripascimento delle spiagge erose.
Dalla Versilia a Fondi, nel basso Lazio. Per l'area Pontina l’Enea ha predisposto una
metodologia per rispondere al quesito come adattarsi nell'ipotesi dell'avanzata delle
acque. La metodologia si basa su valutazioni che considerano il rapporto costi-benefici.
Tre le categorie considerate: ''Costruzione di una diga rinforzando la duna costiera e
aumento del ritmo delle idrovore che già operano per tenere asciutta la zona e proseguire
nell'attività' agricola - riferisce il climatologo dell'Enea, Vincenzo Ferrara - permettere
l'allagamento e convertire la zona all'acquacoltura; lasciare che il mare avanzi e
abbandonare la zona spostando le attività. In base a questa metodologia verranno
successivamente considerate le prospettive dei ricavi per ogni scenario.
Ma il capitolo innalzamento del mare non è solo oggetto di studio per quanto riguarda gli
effetti. Tra gli scienziati il tema accende anche la discussione sulle cause. Su questo si
rivolge in particolare l'attenzione dei climatologi dell'Enea. Lo scioglimento dei ghiacciai
non sembra avere un’influenza così determinante sulla crescita del volume del mare,
quanto piuttosto l'innalzamento della temperatura stessa e una serie di modifiche nella
composizione dell'acqua, come il grado di salinità sul quale, spiegano gli esperti Enea,
anche il Mediterraneo fa la sua parte.
RADDOPPIANO I VEGETARIANI IN ITALIA: SONO TRE MILIONI I SENZA CARNE
Da scelta elitaria estrema a moda alternativa, sino ad arrivare a uno stile di vita accettato
in ogni livello della società.
Sono sempre di più gli italiani che scelgono di mangiare 'verde'. In Italia i vegetariani sono
arrivati quasi a quota tre milioni, il doppio nel giro di tre anni e sono destinati ad aumentare
fino a 30 milioni nel 2050, con un trend di crescita costante: 4,5 milioni di vegetariani nel
2005, 7 milioni nel 2010 e 10 milioni nel 2015. Lo hanno ricordato gli Animalisti Italiani,
citando dati Eurispes, che hanno sollecitato l'abbandono di una dieta a base di carne in
occasione delle festività pasquali quando, secondo l’associazione, la strage di agnelli
raggiunge il picco dell'anno. Per invogliare a mangiare vegetariano, l'associazione prende
ad esempio alcune star mondiali come Prince, Brad Pitt, Leonardo Di Caprio, Paul
McCartney, Pamela Anderson, Richard Gere, Demi Moore, Alec Baldwin, Jamie Lee
Curtis e Martina Navratilova. La più alta concentrazione di vegetariani nel mondo si trova
in India: su un miliardo e duecento milioni di indiani il 20% è vegetariano. Al secondo
posto, secondo la classifica della Lav, la Gran Bretagna con quasi sei milioni di
vegetariani, seguita da Usa, Germania e Irlanda. ''La dieta vegetariana - ha detto Guido
Bianchi, medico-chirurgo e nutrizionista che si occupa di alimentazione da circa 25 anni come da esperienza personale nonché da ricerche scientifiche di tutto il mondo è valida
per le necessità alimentari sia degli adulti che dei bambini. La maggior parte delle malattie
della nostra società è dovuta ad eccesso di cibo di origine animale''.
ZOO MAFIA E RACKET DEI CAVALLI, NE SPARISCONO 5000 ALL’ANNO
Il boom del consumo alimentare di carne equina fa aumentare la macellazione
clandestina
In Italia è boom del racket dei cavalli: per l'effetto 'mucca pazza' il consumo di carne
equina è cresciuto di circa il 40% e le organizzazioni criminali si adeguano. Ogni anno
vengono rubati almeno 5mila esemplari, spesso destinati al mercato della macellazione
clandestina. Lo rivela il 'Rapporto Ecomafia 2004' di Legambiente, che denuncia anche il
ricorso a farmaci proibiti per dopare gli animali e i traffici di derrate alimentari che non
dovrebbero raggiungere il mercato. Una vera e propria ''mafia di campagna'', scrive
Legambiente, con l’invenzione del nuovo termine Zoomafia, che si manifesta in varie
forme e per la quale i numeri danno il senso della gravità del fenomeno: 228.253 i reati
accertati nel 2002 e 39.787 gli arresti. Al primo posto, per numero di reati, i furti di
attrezzature e mezzi agricoli (accompagnati spesso dalla richiesta di un riscatto, il
cosiddetto 'cavallo di ritorno'), seguiti dal racket, dal furto di animali, dai furti di prodotti
agricoli, in quantitativi ingenti e direttamente dalle piante. ''Un assalto - si afferma nel
rapporto Ecomafia - che ha come vittime centinaia di migliaia di agricoltori italiani, troppo
spesso abbandonati al loro destino. E che vede di nuovo in alcuni territori funestati dal
fenomeno dell'ecomafia, come la provincia di Caserta e quella di Napoli, veri e propri
'epicentri' di queste attività illecite''. Sempre in tema di fauna, secondo Legambiente, resta
assai diffuso il fenomeno del bracconaggio, come dimostra l'Operazione pettirosso,
condotta dal Nucleo operativo antibracconaggio del Corpo forestale dello Stato: in 45
giorni di indagini, lungo le valli bresciane e del bergamasco, sono state denunciate 102
persone, sequestrati 4.239 archetti e trappole, 157 reti. Le prede sono sempre le stesse
(pettirossi, allodole, fringuelli, scriccioli) piccoli volatili catturati illegalmente che alimentano
un ricco mercato: un piatto, con il gusto del proibito, di 'polenta e osei' può costare anche
40 euro; un archetto, appena 15 centesimi.
CON L’AUMENTO DELL’EFFETTO SERRA, LONDRA RISCHIA FINIRE SOMMERSA
E' questo lo scenario tracciato da un gruppo di scienziati del Centro per il
Monitoraggio Atmosferico Globale dell'Università' di Reading
Lo scioglimento dei ghiacci della Groenlandia è praticamente certo in mancanza di obiettivi
più ambiziosi per ridurre il surriscaldamento della Terra: e questo fenomeno verrà
accompagnato, inevitabilmente, da un innalzamento del livello dei mari, destinato ad
inghiottire vaste aree del globo inclusa la città di Londra. E' questo lo scenario tracciato da
un gruppo di scienziati del Centro per il Monitoraggio Atmosferico Globale dell'Università'
di Reading, secondo i quali un eventuale processo di scioglimento dei ghiacci potrebbe
durare fino a 1.000 anni, ma potrebbe anche cominciare entro la metà di questo secolo.
Secondo lo studio, pubblicato sulla rivista britannica Nature, nei prossimi 50 anni i livelli di
anidride carbonica nell'atmosfera potrebbero essere sufficientemente alti per dare il via
allo scioglimento dei ghiacci groenlandesi. Ed anche se i tempi della temuta catastrofe
sarebbero lunghi, le conseguenze sarebbero devastanti. Il livello dei mari, infatti,
aumenterebbe di sette metri, quanto basta per inondare vaste aree del globo, incluse città
come Londra e perfino interi paesi. ''In mancanza di una riduzione più sostanziale delle
emissioni rispetto agli obiettivi dell'International Panel on Climate Change (Ipcc) - ha
dichiarato Jonathan Gregory, il metereologo che ha guidato il team dell'Università' di
Reading -, i ghiacci della Groenlandia probabilmente scompariranno''. Secondo Gregory,
un aumento di oltre tre gradi centigradi della temperatura in Groenlandia sarebbe
sufficiente a scioglierne i ghiacci. Lo studio dimostra che questo rischio è di gran lunga più
reale del previsto poiché indica che a questo ritmo le temperature toccheranno i livelli
proibiti molto prima della fine del secolo, cioè attorno al 2050. E nel caso di scioglimento
dei ghiacci della Groenlandia, hanno sottolineato gli scienziati, il fenomeno del
surriscaldamento della Terra sarebbe destinato a peggiorare poiché la neve e il ghiaccio
riflettono la luce del sole e la rimandano nello spazio, rallentando così il processo di
riscaldamento. Ma gli oceanografi tracciano uno scenario diverso rispetto a quello dei
meteorologi. Secondo uno studio del 2001 pubblicato sempre sulla rivista Nature, le
temperature del Regno Unito potrebbero scendere ai livelli che caratterizzano le città
russe a causa di un cambiamento delle correnti oceaniche provocato dall'effetto serra.
Prima di essere sommersa dalle acque, quindi, Londra rischia di essere paralizzata dalla
morsa del ghiaccio.
INQUINAMENTO DA SMOG: A NAPOLI OLTRE IL 60% DELLE AUTO NON E’
CATALITICO
Dalla ricerca di LeasePlan Italia un quadro sconfortante del parco macchine
pubblico e privato. Maglie nere della classifica le regioni meridionali.
Tra i grandi Comuni italiani, Palermo è seconda soltanto a Napoli per l'incidenza delle
autovetture non catalizzate sul parco, circolante nel Comune. Nel capoluogo siciliano la
quota delle autovetture immatricolate prima del 1993, e quindi nella quasi totalità dei casi
non catalizzate, è pari al 46,54% contro il 61,50% di Napoli. Decisamente migliore ma
comunque preoccupante la situazione delle altre maggiori città italiane, dove la quota delle
non catalizzate è del 29,40% a Bologna, del 29,89% a Firenze, del 30,65% a Genova, del
33,40% a Torino, del 34,01% a Milano e del 34,30% a Roma. I dati emergono da
un'analisi condotta dall'ufficio studi di LeasePlan Italia, azienda specializzata nel noleggio
a lungo termine, su dati Aci che, afferma Alessandro De Martino, amministratore delegato
di LeasePlan Italia "ripropongono in tutta la sua drammaticità il problema dell'inquinamento
urbano del nostro Paese''. All'inizio del 2003 le auto non catalizzate sulle strade italiane
erano più di 13 milioni con un'incidenza sul parco circolante pari al 38,93% e con un
impatto fortemente negativo sulla qualità dell'aria. Secondo la ricerca di LeasePlan Italia,
nuove misure per accelerare la sostituzione del parco circolante potrebbero contribuire a
rendere meno preoccupante la situazione dell'inquinamento, anche se la soluzione più
efficace sarebbe il potenziamento del trasporto pubblico. In cifre assolute, è Roma la
capitale delle auto non catalizzate, con 666.127 vetture, ben il doppio di quelle segnalate
nel capoluogo partenopeo. Più ecologici i cittadini di Bologna, Firenze e Genova, dove c'e'
stato un forte calo delle auto non catalizzate, che rappresentano solo il 29-30%, in 72.754
nelle tre province su un totale complessivo di 242.035 auto. Nel 2003 - fa notare la
LeasePlan - le auto non catalizzate utilizzate sulle strade italiane erano più di 13 milioni,
con un'incidenza sul parco circolante del 38,93%. Nelle principali città la situazione è
leggermente migliore, ma il peso delle non catalizzate non scende al di sotto del 29,40% di
Bologna. Il numero delle non catalizzate - sottolinea la ricerca - è dunque ancora molto
elevato e ha un impatto fortemente negativo sulla qualità dell'aria: il quadro appare ancor
più preoccupante se si considera che, come ha recentemente riconosciuto il ministro per
l'Ambiente, i blocchi del traffico sono sostanzialmente inefficaci. Questi dati ripropongono
in tutta la sua drammaticità il problema dell'inquinamento urbano. La soluzione più efficace
per rendere meno preoccupante la situazione inquinamento resta il potenziamento del
trasporto pubblico. E per muoversi in questa direzione occorrerebbe un forte impegno da
parte delle aziende di trasporto locale per rinnovare e potenziare il parco autoveicoli che
attualmente è costituito da autobus vecchi e fortemente inquinanti. Nuove polemiche
arrivano intanto sul fronte delle polveri sottili provocate dalle auto e le condizioni
atmosferiche. Il fattore pioggia pare proprio che non sia determinante sulla concentrazione
delle polveri sottili. Da una ricerca mirata della città di Vicenza si è verificato che
nonostante le precipitazioni delle ultime settimane, i livelli di pm10 nell'aria sono stati
comunque in progressivo aumento. La centralina di viale Milano a Vicenza ha registrato 54
microgrammi per metro cubo d'aria, valore vicinissimo alla soglia di attenzione
convenzionale per la salute umana (55 microgrammi), nonostante la pioggia. Non è la
prima volta che i dati raccolti da centraline comunali sono in contrasto con la questione
pulizia dell’aria-smog. I dati sono stati inviati per conoscenza al Ministero dell’Ambiente.
NO DELLA RUSSIA AGLI ACCORDI DI KYOTO NON RIDUCE I BENEFICI PER LA UE
Buone notizie arrivano dall’Agenzia Europea dell’Ambiente. Risparmio di energia e costi
con ricadute positive per tutti i paesi dell’Unione.
L'Agenzia europea dell'ambiente (Eea) segna un punto a favore dei sostenitori del rispetto
del Protocollo di Kyoto: uno studio dell'Eea - dedicato all'analisi dei vantaggi del
Protocollo, che prevede la riduzione delle emissioni dannose per l'ambiente in Europa indica infatti che, anche se la Russia non lo ratificasse, i benefici ambientali per l’Europa
resterebbero notevoli e buona parte dei costi sarebbe comunque ammortizzata dai
risparmi garantiti. Gli esperti europei hanno esaminato tre potenziali scenari: il primo
prevede l'applicazione del Protocollo solo a livello nazionale e la compravendita di diritti di
emissione solo tra i paesi dell'Unione; il secondo ipotizza l'adesione della Russia ma
esclude lo scambio di emissioni; il terzo ipotizza la ratifica di Mosca e la piena
applicazione del meccanismo di compravendita. Il primo scenario esamina l'applicazione
delle misure solamente a livello nazionale - il che equivale alla mancata ratifica non solo
degli Usa, che hanno già disatteso gli impegni presi, ma anche della Russia - e conclude
che l'Ue otterrebbe comunque nel 2010, una riduzione delle proprie emissioni di anidride
carbonica (-13%), biossido di zolfo (-15%) e ossido d'azoto (-7%). In questa prima ipotesi,
si verificherebbe un’impennata dei costi, che, nel peggiore dei casi, potrebbero aggirarsi
intorno ai 12 miliardi di euro l'anno. A questo aumento, farebbe però da contraltare per
l'Ue ''la riduzione dei costi per il controllo delle sostanze inquinanti'', quantificata in risparmi
per circa 6,6 miliardi di euro l'anno. In pratica, oltre ai benefici derivanti dalla maggiore
protezione dell'ambiente, il rispetto degli impegni presi con la ratifica del Protocollo
comporterebbe risparmi diretti, che andrebbero ad aggiungersi ai vantaggi sotto il profilo
sanitario, non quantificati nella ricerca. ''Il nostro studio mostra che l'adozione del
Protocollo di Kyoto si tradurrà in minori costi per il controllo dell’inquinamento regionale'',
afferma l'Eea, sottolineando che ''nel primo scenario esaminato, circa metà dei costi
complessivi di applicazione, vengono riguadagnati sotto forma di riduzione dei costi per il
controllo anti-inquinamento''.
.
LA COREA INTERESSATA A MODELLO ABRUZZO DI PROTEZIONE DELLA COSTA
Da Seul scambio e collaborazione con la regione adriatica per la salvaguardia delle risorse
naturalistiche
L'Istituto governativo marittimo coreano e' interessato alle iniziative di tutela della costa
abruzzese ed in particolare al progetto di riqualificazione ambientale denominato
''Ricama''. Dopo avere preso visione dei progetti regionali, l'istituto ha infatti annunciato di
voler collaborare con la Regione Abruzzo per analoghe iniziative a Seul. Lo ha annunciato
l'assessore regionale Massimo Desiati. ''In Corea, secondo quanto abbiamo appreso da
due dirigenti dell'istituto governativo coreano accolte negli Uffici regionali - ha spiegato
l'assessore alla Difesa della costa Desiati -, l'amministrazione deve porre in essere
iniziative per tutelare l'ambiente, riducendo la pressione antropica sulla costa, determinata
da interessi economici legati alla ricettività alberghiera, all'edilizia residenziale, ai centri
direzionali e commerciali''. ''Da qui l'interesse per il modello Abruzzo. Con il progetto
europeo Ricama - ha aggiunto Desiati -, abbiamo costruito un modello integrato di
salvaguardia del territorio ed i primi effetti si potranno vedere già dal prossimo anno,
quando cominceranno le fasi di smantellamento delle barriere di fronte ai litoranei di
Martinsicuro, Pescara Sud-Francavilla, Fossacesia, Casalbordino e Vasto. Senza contare
poi gli interventi di pianificazione delle attività sulla fascia costiera, come i piani spiaggia,
ed altre iniziative che mirano - ha concluso l'assessore - a ridurre l'effetto dell'
antropizzazione sul litorale, già fortemente penalizzato da fenomeni erosivi''.
IL GOVERNO CANADESE DA IL VIA ALLA STRAGE DI CUCCIOLI DI FOCA
Proteste da tutto il mondo, assalti alle ambasciate, campagne e raccolte firme ma la
caccia è iniziata.
La sorpresa è arrivata il giorno di Pasquetta. Il Canada ha dato il via ufficiale alla caccia
grossa alle baby-foche, la prima in grande stile in decenni per rispettare un piano triennale
di attacco pianificato nel 2003: 975 mila foche dal 2004 al 2006 con un tetto di 350 mila
animali per anno. Lo stesso picco raggiunto nel '56. Scenario della grande caccia il Golfo
del San Lorenzo, tra le isole di Maddalena, Terranova e il Labrador, il triangolo preferito
dalle foche dell'Artico per la riproduzione a fine inverno. A far vibrare le mazze sui corpi
senza difesa dei piccoli di foca, la necessità, secondo il Governo canadese, di ridare fiato
alla popolazione di merluzzi dell'Atlantico. ''Non c'e' dubbio che la popolazione delle foche
sta fermando la ripopolazione dei branchi di merluzzo dell'Atlantico'', aveva spiegato il
ministro della pesca della provincia di Terranova Gerry Reid lanciando il piano anti-foche
lo scorso anno. Anche i metodi sono cambiati, assicurano le autorità canadesi che hanno
annunciato regole severe in base alle quali molte foche verrebbero uccise con colpi di
arma da fuoco e non a bastonate. Anche se le fotografie 'catturate' il 14 aprile dagli
obiettivi confermano l'uso delle mazze. La pelle è tuttora il prodotto più ricercato ed è
necessario strapparla entro i primi mesi di vita perché mantenga il pregiato colore bianco.
Il suo prezzo è raddoppiato negli ultimi due anni e ha trovato nuovo mercati di sbocco in
Polonia, Cina, Russia. Un rinnovato interesse dopo anni di relativa tregua. La caccia ai
cuccioli di foca era stata praticamente abolita nelle coste orientali del Canada 25 anni fa a
causa delle proteste internazionali guidate dai gruppi ecologisti e di cui era stata
testimonial in Europa l'attrice francese Brigitte Bardot. Impressionati dalle immagini dei
cuccioli di foca massacrati a colpi di mazza e spellati vive, gli Stati Uniti avevano messo al
bando le pellicce di foca nel 1972 e l'Europa ne aveva seguito l'esempio un decennio più
tardi. In conseguenza dei bandi il Canada aveva ridotto le quote della caccia alla foca a 15
mila esemplari all'anno destinati essenzialmente al mercato della carne e al piccolo
artigianato locale. Ma il nuovo millennio apre di nuovo le passerelle ai manti di foca e
registra un'impennata nel commercio di altri prodotti derivati da questi mammiferi. Anche
l'Italia ne è coinvolta. Secondo i dati forniti dalla Lega Antivivisezione (su fonte Ifaw,
International Fund for Animal Welfare), negli ultimi tre anni il nostro Paese ha importato
prodotti di foca (pellicce, pelli, olio) per un valore complessivo di 2 milioni di euro, mentre il
valore delle esportazioni ha raggiunto i 5 milioni di euro. Le importazioni di pellicce di foca
provenienti direttamente dal Canada ammontano al 3% ma circa il 30-40% di quelle
importate da altri Paesi provengono da animali uccisi in Canada. Proviene dal Canada,
aggiunge la Lav, anche il 90% dell'olio di foca importato dall'Italia (per un valore dell'import
nel 2003 di 400.000 euro e dell'export di 175.000 euro).
18 ANNI FA IL DISASTRO DI CHERNOBYL CHE FECE TREMARE IL MONDO
Un avvenimento storico che ha permesso all’opinione pubblica mondiale di capire il
legame tra uomo, pianeta e ambiente
Era la notte fra il 25 e il 26 aprile del 1986 infatti quando si verificò l'esplosione del reattore
numero 4 della grande centrale nucleare sovietica che ha immesso nell'atmosfera
sostanze fortemente tossiche, i cui effetti nocivi per gli organismi viventi sono purtroppo
presenti ancora oggi. Le autorità sovietiche confermarono l'incidente al reattore solo tre
giorni dopo, con un comunicato del consiglio dei ministri letto in televisione, nel quale si
parlava anche genericamente di due morti in seguito all'esplosione e dell’immediato ordine
di evacuazione per i circa 25.000 abitanti di Chernobyl, cittadina che si trova a 125 km da
Kiev, capitale dell'Ucraina e, con i suoi 2,3 milioni di abitanti, terza maggiore città
dell'allora impero sovietico dopo Mosca e Leningrado. Per spegnere l'incendio del reattore,
il governo sovietico chiese l'aiuto della Svezia e della Germania, e anche gli Usa, la
Francia e altri Paesi occidentali si dissero pronti a intervenire per domare le fiamme del
reattore. Dieci giorni dopo il disastro, questa la ricostruzione ufficiale dell'incidente fornita
dalla Pravda, il quotidiano del partito comunista sovietico: ''Si è incendiata la
pavimentazione bituminosa della sala (dove si trova il reattore). Gli stivali dei pompieri
affondavano nel bitume liquefatto e l'aria era difficilmente respirabile. Più tardi gli esperti
constateranno che l'eroismo dei pompieri ha limitato considerevolmente le proporzioni
dell'avaria. Nonostante ciò è successo quello che i fisici avevano sempre temuto più di
ogni altra cosa: il reattore è stato danneggiato. Una parte di radioattività è stata proiettata
in alto e successivamente all'interno del reattore è scoppiato un incendio. Spegnere
l'incendio era estremamente complicato perché non era possibile usare nè l'acqua, nè
sostanze chimiche che, a causa dell'alta temperatura, evaporerebbero all'istante e
finirebbero nell'atmosfera. Si è creata una situazione estremamente complicata e difficile,
ma sotto controllo''. L'incidente provocò la diffusione nell'atmosfera di circa 45 milioni di
curie di xeno 133, 7 milioni di curie di iodio 131, un milione di curie di cesio 134 e 137. La
diffusione di radionuclidi nell'atmosfera prosegui dalla notte dell'incidente fino al 10 maggio
in modo crescente per poi diminuire lentamente col passare del tempo. Quello di
Chernobyl è il piu' grave disastro nucleare della storia, e provocò immediatamente 31
vittime, mentre è incalcolabile il numero di persone, stimate in migliaia, che in seguito
all'esposizione diretta alle radiazioni si sono ammalate più o meno gravemente ed hanno
perso la vita. Il disastro colpì naturalmente anche l'agricoltura. La comunità europea, che
allora si chiamava Cee, già 4 giorni dopo l'incidente, decise di cedere all'Unione Sovietica
oltre 200 mila tonnellate di orzo e più di 80 mila di grano tenero, tratte dalle sue scorte. La
nube radioattiva provocata dall'esplosione contaminò 150 mila chilometri quadrati attorno
alla centrale, mentre il vento ha spinto le particelle radioattive fino all'Europa. La nube ha
attraversato i cieli della Gran Bretagna, della Turchia, della Romania, mentre in Olanda
Svizzera e Belgio per un breve periodo si è registrato un innalzamento dei livelli di
radioattività. L'emissione andò avanti per molti giorni, e solo a novembre il reattore esploso
fu sigillato in un sarcofago di cemento armato, all'interno del quale si trovano ancora 180
tonnellate di uranio. Per mesi ci furono polemiche, soprattutto da parte dell’America e di
altri Paesi occidentali, che accusavano le autorità sovietiche di non aver subito dato
l'allarme al mondo e di non aver messo a disposizione degli scienziati di altri paesi tutte le
informazioni sul disastro nucleare. L'impianto nucleare di Chernobyl ha smesso di
funzionare solo nel 2000.
MATTEOLI NON HA DUBBI: IL PROGETTO EOLICO VA AVANTI
Per una volta il meridione in prima linea per la produzione di energia rinnovabile
''Il progetto eolico sta andando avanti''. Lo ha confermato il ministro dell’ambiente, Altero
Matteoli, a margine del convegno 'Mediterre' che si è svolto ad Otranto. ''Abbiamo avuto
qualche difficoltà e qualche ritardo - ha affermato il ministro nel suo intervento - perché
l’Italia non è la Germania dove è facile costruire un impianto eolico. L' Italia è un Paese
molto bello. Qualche difficoltà ad individuare il sito c' è''. ''Tra l’altro - ha aggiunto - in Italia
abbiamo avuto ed abbiamo anche ora una polemica molto forte da parte di un ex ministro
dell’ambiente che è contro l' eolico, perché, dice, secondo verità indubbiamente, che per
costruire un impianto eolico ci vuole tanto cemento armato, quindi, si rischia di produrre
energia non inquinante, però, nello stesso tempo, si massacra il territorio''. ''Abbiamo
lavorato - ha concluso Matteoli - in questi mesi per cercare di individuare i siti giusti. Mi
sembra di dire che siamo sulla strada buona. L' eolico è partito''. Molta attenzione per
l'eolico viene dalle regioni meridionali ed in particolare dal triangolo formato dalle tre
provincie di Foggia, Avellino e Benevento. Un territorio suggestivo come pochi nel
Mediterraneo e come pochi ventoso. La frase "Vento forte tra Grottaminarda e Candela", è
ormai una frase comune per chiunque abbia mai seguito un bollettino meteo o di traffico.
In particolare la provincia di Benevento vanta molte centrali eoliche tra cui Baselice,
Foiano Valfortore e Molinara.
NEL SETTORE ACQUA, IL FRIULI VENEZIA GIULIA SCEGLIE IL LIBERO MERCATO
Svolta nella politica ambientale della regione sul modello austriaco e svizzero
La gestione dei servizi di gestione idrica sarà affidata dalla Regione Friuli-Venezia Giulia
tramite gara, secondo criteri di libero mercato. Lo ha annunciato l’assessore all’ambiente,
Gianfranco Moretton, nel corso di un dibattito pubblico sul tema del valore dell’acqua come
bene comune, svolto a Udine. E' questa una delle possibilità offerte dalla normativa
nazionale in materia, la Legge Galli 36/94, che consente, altrimenti, alle Regioni di optare
per un affidamento 'in house', o per il coinvolgimento di società miste pubblico-private. Il
Friuli-Venezia Giulia - ha spiegato Moretton - sarà suddiviso in cinque Ambiti Territoriali
Ottimali (ATO), coincidenti con le quattro province più un ambito interprovinciale a cavallo
tra Veneto e Friuli e sarà individuato anche un Ambito Territoriale Regionale, un organo
politico che garantirà la gestione del servizio secondo criteri di efficacia ed efficienza.
Inoltre sarà istituita un'autorità' di vigilanza e sarà sottoscritta una carta dei servizi pubblici,
a tutela degli utenti. L'obiettivo ultimo - ha proseguito - è quello di arrivare ad una tariffa
unica regionale e all'istituzione di un fondo di solidarietà della regione a beneficio delle
zone più svantaggiate che quindi sarebbero penalizzate sul piano tariffario''. La scelta
della Regione di indirizzarsi verso l'affidamento del servizio tramite gara pubblica ha
suscitato le proteste di alcuni comitati ambientalisti, promotori di un appello per l'acqua che
esprimeva un deciso no alla privatizzazione e liberalizzazione della gestione dell'acqua,
suggerendo, invece, di ricorrere alla ''gestione in house'' con affidamento a spa
interamente pubbliche, modalità verso la quale si stanno orientando 230 comuni in varie
regioni italiane.
DA ANTICHE MINIERE A PARCHI NATURALI, UNA SCELTA TUTTA ITALIANA
Si moltiplicano le iniziative di riqualificazione ambientale a scopo turistico nel
settore estrattivo
Il sottosuolo del nostro paese custodisce una straordinaria ricchezza non solo dal punto di
vista geominerario, ma anche ambientale. Sono impianti e scavi poco noti al grande
pubblico, nei quali per decenni è stata praticata l'attività estrattiva, prima che fossero chiusi
definitivamente per fine ciclo lavorativo, per questioni di sicurezza o per mere ragioni
economiche. Negli ultimi anni molti di questi siti sono rinati a nuova vita, riconvertiti in
favore dell'ambiente, in qualche caso del turismo e con ricadute complessivamente
positive sul territorio. Il Parco della Sardegna è il caso italiano certamente più noto e
significativo, ma lungo la penisola ci sono molti esempi di parchi geominerari. A Colere e
nel comprensorio della Presolana (dove si estraevano fluorite ed i minerali del piombo e
dello zinco), fino a tutta la Valle di Scalve (miniere di Ferro in Manina e soprattutto a
Schilpario) e oltre (Val Bondione, zona del Belviso, Ardesio), fu praticata l'estrazione fin
dal tempo dell'Impero Romano ed il minerale veniva trattato sul posto e spedito nei centri
della Valle Camonica. Le memorie di secoli di attività si trovano nel Parco minerario della
Presolana, che oltre alla ricchezza naturalistica, offre un repertorio di documenti sui metodi
di estrazione e sui minerali estratti. Nel bresciano invece, nell’Alta Valle della Val Trompia,
le strutture che fin dal 1300 videro l'estrazione in miniera, la trasformazione con i forni, la
lavorazione in fucina sono state restituite a nuova vita grazie alla creazione di un Parco
Minerario. La Toscana può vantare un numero considerevole di parchi geominerari: il
Parco geominerario dell'Elba dove è possibile visitare la spettacolare miniera dove si
trovano i minerali che caratterizzano la geologia dell'isola, ematite, pirite, quarzo. Le
Colline Metallifere, situate in quella parte della Maremma Toscana anticamente conosciuta
come Marittima, sono state nei secoli passati il complesso minerario più importante
dell’Italia continentale con oltre 3000 chilometri quadrati di territorio utilizzato a scopi
estrattivi Etruschi, Romani, famiglie medioevali, moderne società minerarie scavarono
numerose miniere in questi luoghi e ci hanno tramandato alcune testimonianze di
archeologia mineraria di valore inestimabile. E' qui che insiste il parco di San Silvestro e
delle Colline Metallifere con le antiche miniere di pirite di Gavorrano, Ravi, Boccheggiano,
Niccioleta, quelle di rame, piombo e zinco di Campiglia Marittima, Serrabottini e di Fenice
di Capanne, l’importante giacimento di pirite e solfuri misti di Campiano, le miniere di
antimonio delle Cetine, la regione boracifera di Larderello ed i giacimenti di salgemma di
Saline di Volterra , le miniere di rame di Montecatini Val di Cecina, le miniere di lignite di
Casteani, Ribolla e Monte Bamboli Sassofortino.
DIGHE ITALIANE: UN TERZO GRANDI INVASI COSTRUITO IN ZONE SISMICHE
Mentre nel mondo aumentano le polemiche per le grandi costruzioni idriche, il
Consiglio dei Ministri mette sotto osservazione le opere degli scorsi decenni
Oltre un terzo delle grandi dighe presenti in Italia ricadono in zone classificate sismiche;
molte di queste sono state progettate e realizzate in assenza di specifiche verifiche nei
confronti dei carichi sismici. E' già in vigore dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale il
decreto che istituisce un sistema di controllo e di messa in sicurezza delle grandi dighe.
Commissariamento, regime di vigilanza, prevenzione del rischio sismico e idrogeologico: il
decreto legge nasce dall'esigenza urgente di creare un sistema di sicurezza, soprattutto
per le dighe senza gestore, quelle cioè delle quali non è identificabile il concessionario di
derivazione o il soggetto abilitato a richiedere la concessione e per le quali non si sia
proceduto alla dismissione o anche la parziale demolizione dello sbarramento effettuata in
condizioni di sicurezza per il sito. Il provvedimento incarica il Registro Nazionale Dighe di
predisporre l'inventario delle infrastrutture, con particolare attenzione per quelle fuori
esercizio, la cui mancata manutenzione potrebbe compromettere l'incolumità' degli abitati
a valle e la tutela dell'ambiente idrogeologico. Il registro ha un mese di tempo per redigere
l'elenco con l'indicazione delle caratteristiche tecniche e dello stato delle opere, redigendo
anche le norme tecniche per la verifica sismica. Una volta redatto l'inventario sarà
trasmesso alle regioni, alle province e alle autorità di bacino, per l’identificazione delle
potenziali aree a rischio e per la eventuale segnalazione di altre dighe fuori servizio che
possono costituire un pericolo. Interventi d'urgenza e misure straordinarie saranno avviati
mediante ordinanze del Consiglio dei Ministri che provvederà anche alla nomina dei
commissari, scelti tra personalità di accertato valore professionale e scientifico o
amministrativo, incaricati di adottare i provvedimenti necessari anche in regime di gestione
straordinaria, avvalendosi anche dei Siit, Servizi integrati infrastrutture e trasporti. Il
decreto provvede al potenziamento del Registro in considerazione dell'attività straordinaria
che dovrà svolgere, autorizzando a questo fine la spesa, per il 2004, di 2,5 milioni di euro
dal Fondo speciale dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze
utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti. Per la
progettazione e la realizzazione degli interventi di messa in sicurezza e prevista
l'erogazione di contributi quindicennali per i quali sono stati autorizzati due limiti di
impegno di 1.570 mila e 785 mila euro rispettivamente a decorrere dal 2005 e dal 2006,
per concorrere ai mutui che verranno stipulati dal Registro. L'attività' di vigilanza sugli
interventi e sulla loro durata è affidata ad un Comitato d’alta sorveglianza composto da
cinque esperti, designati dal Ministro delle infrastrutture e dalla Conferenza Stato-Regioni.
Nel resto del mondo la problematica dighe è davvero incandescente. Anche la Turchia ha
il suo progetto faraonico: si tratta della diga di Ilisu, che allagando 90 villaggi, provocherà
l’emigrazione forzata di quasi cento mila persone. La nuova diga di Nam Theun, in Laos,
sul fiume Theun, il quarto più grande affluente del Mekong, è il completamento di un
grande progetto già avviato con un primo invaso. E che ha già accertato l'impatto
significativo dell'opera sul patrimonio naturalistico della regione, sommergendo un'area di
grande rilevanza e riducendo le specie ittiche del fiume. Nel Lesotho invece si progetta
addirittura la costruzione di un sistema di dighe, edificato per dirottare l'acqua dalle
montagne verso le città industriali sudafricane. Anche qui i primi a scontare saranno i
giacimenti naturalistici e le specie di fauna e flora. Riaprono i cantieri anche per la diga sul
fiume Narmada in India, bloccati sull'onda del malcontento delle popolazioni minacciate di
esodo forzato. Ed è in costruzione la diga di San Roque nelle Filippine, alta 200 metri,
finalizzata all'approvvigionamento energetico e a controllare le piene, ma che ha già
suscitato grandi preoccupazioni tra le popolazioni indigene. In Thailandia è a buon punto
la diga di Pak Mun, che interessa anch'essa il Mekong e che minaccia di diventare una
cattedrale nel deserto, a causa dell'opposizione dei villaggi che hanno visto ridursi le fonti
di sopravvivenza. Quasi terminata, la diga di Chixoy in Guatemala, ha sconvolto la vita di
un’etnia, senza produrre, a quanto dice la Commissione, i benefici attesi in termini di
approvvigionamento elettrico.
CONTRO LO SMOG, ARRIVANO GLI AIUTI EUROPEI PER I CARBURANTI VERDI
Buone notizie arrivano da Bruxelles, grazie anche all’impegno dei deputati italiani.
Un decreto appena pubblicato in Gazzetta Ufficiale premia i carburanti verdi. Si tratta del
regolamento del Ministero dell'Economia che fissa un regime d’agevolazioni fiscali da
applicare al bioetanolo d’origine agricola. Il provvedimento si riferisce al sistema introdotto
dalla legge 388/2000 che stabilisce un'accisa ridotta su alcuni prodotti di origine agricola
impiegati come carburanti da soli o in miscela con oli minerali, al fine di contribuire al
programma di sviluppo della produzione e dell'utilizzo di biomasse per finalità energetiche,
nell'ambito delle azioni nazionali di lotta al cambiamento climatico. Il regolamento dà il via
ad un programma sperimentale triennale, dal 2003 al 2005, con lo scopo di incrementare
l’impiego di fonti energetiche che determinino un basso impatto ambientale e di favorire lo
sviluppo tecnologico del bioetanolo, dell'ETBE, un prodotto derivato dall'alcol di origine
agricola e di additivi e riformulati derivati da biomasse e impiegati come additivi per
benzine e gasolio, escluso il biodiesel. I prodotti, cui verranno applicate accise entro un
limite massimo di spesa di oltre 15 milioni di euro annui, potranno rientrare nel programma
qualora corrispondano a precisi requisiti e caratteristiche tecniche, la prima delle quali
consiste nell'origine agricola e nella conseguente accertata riduzione dell'impatto
ambientale. Le aziende ammesse al regime agevolativo, potranno accedere
all'assegnazione di quantitativi soggetti ad aliquota di accisa ridotta secondo una
ripartizione che attribuisce 581.041 euro al bioetanolo di origine agricola, 11.039.264 euro
all'ETBE oltre 650.000 euro agli additivi prodotti da biomasse: benzine senza piombo e
gasolio, e oltre 650.000 euro per i riformulati prodotti da biomasse: benzine senza piombo
e gasolio.
NON PORTANO MALATTIE: STOP ALLO STERMINIO DEI PICCIONI IN CITTA'
Dalla più imponente ricerca scientifica sulla vita dei volatili nelle zone abitate, una
importante scoperta.
Basta stermini di piccioni in città: il colombo che vive nei centri urbani non è pericoloso per
la salute e non esiste nemmeno un allarme per l'influenza dei polli. Ad affermarlo due
ricercatori dell'Università' di Basilea, Daniel Haag-Wackernagel e H.Moch, in un articolo di
prossima pubblicazione sulla rivista medica Journal of Infection, reso pubblico oggi dalla
Lipu (Lega Italiana Protezione Uccelli). I ricercatori hanno passato in rassegna la
letteratura italiana, francese, tedesca e inglese sulla trasmissione di malattie dal colombo
di città (Feral Pigeon) agli esseri umani, mentre i dati più recenti sono stati ottenuti grazie
al database sanitario 'PubMed'. Dall'analisi di 77 studi epidemiologici effettuati su
popolazioni di piccioni presenti in 60 aree urbane e regioni, è emerso che su un totale di
60 organismi patogeni (di cui 5 virus, 9 batteri, 45 funghi e 1 protozoo) trasmissibili dal
Colombo di città all'uomo, soltanto 7 di essi hanno trasmesso malattie all'uomo. In un
periodo di tempo pari a 60 anni e compreso tra il 1941 e il 2003, si sono verificati in totale
solo 176 casi documentati di trasmissione di patologie dai Colombi di città agli esseri
umani. Tra di essi, solo un caso di Salmonellosi e un caso di Toxoplasmosi, malattie che
spesso vengono enfatizzate da amministratori locali per giustificare uccisioni
indiscriminate, ma che in pochissimi casi, come documentato dalla ricerca svizzera, si
trasmettono dai Colombi all'uomo, nonostante questi uccelli ne siano portatori. Per
l'Ornitosi si sono registrate poche decine di casi. Anche per l'influenza aviaria, infine, non
vi sarebbe alcuna evidenza sperimentale che i Colombi siano un importante vettore per la
malattia virale. Questa ricerca, da' forza scientifica alla tesi che molti ambientalisti ed in
particolare la Lega Italiana Protezione uccelli, sostiene da tempo: i rischi di trasmissione di
malattie dal Colombo all'uomo sono molto bassi. Il mero isolamento di un agente patogeno
nel colombo non può giustificare quindi lo sterminio che da più parti viene proposto''
DALLA REGIONE LAZIO NUOVE INIZIATIVE PER PROMUOVERE I PARCHI
Dal 5 all’8 maggio, diverse iniziative per far conoscere i territori protetti e sviluppare
il turismo verde
'Natura in viaggio' e 'Giorniverdi': sono le due iniziative della Regione Lazio per
promuovere i parchi e le aree protette, presentate dall'assessore regionale all'Ambiente
Vincenzo Saraceni. L'obiettivo di 'Natura in viaggio', ha spiegato l'assessore nella
conferenza stampa di presentazione, è promuovere il sistema regionale dei parchi presso
gli operatori turistici nazionali e stranieri''. La manifestazione si terrà dal 5 all'8 maggio con
un tour in alcuni tra i più bei parchi del Lazio. ''Lo spirito della manifestazione - ha aggiunto
l'assessore - è quello di valorizzare il sistema dei parchi e dell'aree protette, che non deve
essere inteso solo come un patrimonio da tutelare, ma anche come una risorsa,
un'opportunità' di sviluppo del turismo ambientale, anche perché molti parchi sono dotati di
strutture ricettive''. 'Giorni verdi', invece aprirà i battenti il 1 maggio con un programma di
centinaia di proposte differenziate destinate ai giovani, ai bambini, agli anziani ed ai
disabili, e più in generale alle famiglie, ''per scoprire - ha detto Saraceni - le bellezze
naturali e paesaggistiche dei parchi e delle riserve, ma anche i borghi, l'artigianato, i piatti
tipici e le feste tradizionali dei comuni che si trovano nelle aree protette''. La
manifestazione propone un'iniziativa destinata ai cittadini di Roma che, nei fine settimana,
partendo da piazzale Nervi con pullman messi a disposizione gratuitamente
dall'assessorato regionale all'Ambiente, potranno visitare alcune tra le più belle aree
protette del Lazio.
AUMENTARE LA PRODUZIONE DI ENERGIA A BASSO IMPATTO AMBIENTALE
Le ultimissime manovre dal Ministero dell’Ambiente, per evitare il rischio black out
e per favorire l’incremento dell’utilizzo delle biomasse nelle centrali elettriche
L' obiettivo di questo governo è di assicurare una maggiore produzione energetica per
ridurre il rischio di blackout. ''. Lo ha detto il ministro dell’Ambiente, Altero Matteoli, a
Palermo al convegno di presentazione del disegno di legge che riforma il settore
energetico in Italia. ''Abbiamo autorizzato la costruzione di nuovi impianti a ciclo continuo
che assicurano maggiori rendimenti e minori emissioni - ha aggiunto Matteoli - ma stiamo
incontrando resistenze da parte degli enti. Purtroppo i ritardi ci costringono ancora ad
usare centrali vecchie e particolarmente inquinanti, visto che non se ne costruiscono di
nuove''. Il convegno è stato aperto dal presidente dell’Assemblea regionale siciliana Guido
Lo Porto, e dal capogruppo di An alla Camera Gianfranco Anedda. Matteoli si è poi
soffermato sulla produzione di energia da fonti rinnovabili, sottolineando però che da sole
non possono essere comunque determinanti: ''Il problema non può essere risolto solo con
le fonti di energia rinnovabile. Entro il 2010 passeremo dal 18 al 23% di produzione da
fonti di energia rinnovabile. Siamo ancora in ritardo con l’eolico e con il solare, anche qui
perché ci sono resistenze alla costruzione di nuovi impianti''. Riguardo all’energia nucleare
''la cui uscita - ha sottolineato Lo Porto - a suo tempo fu un errore'', secondo Matteoli ''per i
Paesi che hanno deciso di abbandonare questa fonte energetica, oggi non è più possibile
rientrarci per i costi e per i tempi''. Matteoli sta inoltre lavorando con i compagni di partito
e con quelli del CDU in particolare per inserire con una modifica della Carta fondamentale
della Repubblica la parola ''ambiente'' nell’articolo 9 della Costituzione. ''L' iniziativa promossa anche in altre regioni italiane - era stata programmata - ha voluto precisare
Matteoli - prima e a prescindere dalla campagna elettorale per le Europee; ma poi,
inevitabilmente, ha assunto anche questa connotazione (Matteoli è candidato nella
circoscrizione Centro alle prossime Europee)''. Il ministro ha ricordato che la proposta di
legge prevede di aggiungere all’art. 9 della Costituzione la frase ''..tutela l’ambiente'' è già
stata approvata dal Senato, che l' ha modificata in un modo ''accettabile'', ma ha aggiunto
che, ''purtroppo, lo spirito del provvedimento, quando il testo è arrivato alla Camera, e'
stato stravolto. ''Il punto - ha spiegato - è che la legislazione ambientale in Italia è stata
sempre d’emergenza, perché è mancato un forte ancoraggio alla Costituzione. Vogliamo
dare al popolo italiano norme forti e non una 'babele' di norme che ha creato problemi,
soprattutto alla piccola impresa. Tornando alla questione della produzione di energia
elettrica a basso impatto, Matteoli ha insistito sullo sviluppo dell’utilizzo delle biomasse.
Proprio in questi giorni il Consiglio direttivo di Itabia (Italian Biomass Association) ha eletto
presidente Sanzio Baldini, mentre il Vice Presidente e tesoriere e' Elio Smedile. Sanzio
Baldini è professore ordinario di Utilizzazioni Forestali presso il Daf (Dipartimento
tecnologie, ingegneria e scienze dell'Ambiente e delle Foreste) dell'Università' della Tuscia
a Viterbo. L'associazione indipendente e senza fini di lucro Itabia vuole rilanciare
l'attenzione sulla necessità per l'Italia di incrementare il ricorso a materie prime rinnovabili
sia nel campo dell'energia (biocombustibili, biodiesel, pellets, ecc.) sia in quello dei bio
materiali (fertilizzanti, fibre, ecc.)''. Itabia incrementerà l'impegno nel settore delle
biomasse attraverso una serie di iniziative che prenderanno avvio nei prossimi mesi, a
partire dalla pubblicazione, nell'ambito di una convenzione con il Ministero dell'Ambiente e
della Tutela del Territorio. Convenzione fortemente voluta proprio dal Ministro Matteoli che
vede proprio nell’utilizzo delle biomasse, un metodo ecologico di aumentare la produzione
di energia.
LA DEMOLIZIONE DELL’AUTOMOBILE CHE VA ALLO SFASCIO NON SI PAGA
Siglato accordo tra Fiat Auto e Fise Assoambiente, grazie al quale lo smaltimento
dei veicoli a fine vita non si pagherà più.
Il protocollo sottoscritto prevede la costituzione di una rete di centri di raccolta e
trattamento degli automezzi fuori uso ('Rete di raccolta FIAT'). In particolare - spiega in
una nota l'associazione nazionale di Confindustria che riunisce, tra le altre, le maggiori
imprese di demolizione auto - gli automobilisti che intendono dismettere la propria vettura
a fine vita potranno consegnarla (come avviene anche oggi) al centro di autodemolizione,
ma senza pagare alcun contributo. Le imprese aderenti a Fise Assoambiente, interessate
a far parte della 'Rete di raccolta FIAT', s'impegneranno ad assicurare il trattamento dei
veicoli fuori uso come previsto dalla direttiva europea sui veicoli a fine vita. In più Fiat Auto
favorirà il conferimento dei veicoli agli impianti aderenti alla rete promuovendo la
stipulazione di accordi specifici tra concessionari della propria rete commerciale e imprese
di autodemolizione. L'accordo - precisa Fise Assoambiente - potrà essere esteso anche ad
altre case automobilistiche estere ed è aperto a tutte le imprese di autodemolizione che
risponderanno agli standard operativi fissati d'intesa tra le parti. La collaborazione prevede
anche azioni comuni per l'applicazione nel nostro Paese della normativa europea sui
veicoli fuori uso recepita con il decreto legislativo 209/2003. ''L'accordo - sottolinea il
presidente della sezione recupero e vice presidente Fise Assoambiente, Corrado Scapino
- sancisce la collaborazione tra Fiat Auto e Fise Assoambiente con l'obiettivo di rendere la
demolizione dei veicoli fuori uso un'attività' ambientalmente sostenibile ed
economicamente redditizia per gli operatori, pur in assenza di costi per la casa
automobilistica. A tale fine saranno svolte verifiche annuali sulla consistenza dei flussi di
veicoli verso ciascun impianto e sui costi del processo di trattamento dei veicoli''. Le
quantità a livello nazionale dei veicoli dismessi sono circa 2 milioni all'anno, con una
produzione di 1,4 milioni di tonnellate l'anno di materie recuperate.
VIETATI TUTTI GLI SPETTACOLI CIRCENSI A GIOIA DEL COLLE
Storica decisione del Consiglio comunale in provincia di Bari, grazie ad una mozione
Forza Italia-Rifondazione Comunista
A Gioia del Colle, un comune della Murgia barese, saranno vietati gli spettacoli circensi o
di intrattenimento pubblico o privato che prevedono l’utilizzo di animali. Lo ha deciso il
consiglio comunale che, con sei voti a favore, tre contrari e due astenuti, ha approvato una
mozione con la quale si impegna il sindaco, Sergio Povia, ad emanare un’ordinanza in
questo senso. L' iniziativa è stata proposta dalla sezione di Bari del Wwf ed è stata fatta
propria dai consiglieri comunali Romeo Donvito di Rifondazione Comunista e Donato
Paradiso di Forza Italia i quali, leggendo in aula durante la riunione del consiglio comunale
le condizioni nelle quali vivono gli animali sfruttati per fini di lucro e le sofferenze inferte
dall’uomo, hanno convinto l’assemblea. ''Non vuol dire - affermano i due consiglieri danneggiare i circensi ed il loro lavoro, ne' proibire ai bambini di ammirare gli animali, ma
fermare le pratiche barbare che segnano l’esistenza di questi esseri viventi ed inculcare
nella mente del bambino l’idea della vita fondata sulla libertà''. ''Ormai il circo - sostiene il
sindaco - non rappresenta più il fenomeno culturale di una volta e non è più l’unico mezzo
per far conoscere gli animali ai bambini''. ''In questo momento - afferma ancora Povia - la
scarsa qualità degli spettacoli in circolazione, le deplorevoli condizioni documentate in cui
persistono gli animali utilizzati dagli uomini negli spettacoli ed il progresso tecnologico che
permette la visione di documentari scientifici sulla vita degli animali, ci obbliga a porre un
freno a pratiche che ledono la coscienza pubblica ed il benessere dell’animale ed ad
intraprendere azioni che fanno del nostro paese un Comune sensibile a tali
problematiche''. Nella legislazione comunale, tra l’altro, il comune di Gioia del Colle
intende inserire la ''Carta dei diritti degli animali'', che ''tutelerà' il benessere di tali esseri e
presenterà norme contro il maltrattamento, inquadrando gli animali come esseri senzienti
in grado di soffrire e provare dolore, contrariamente a quanto espresso dal Codice penale
che, con un’arcaica ideologia, continua a definire gli animali come oggetti''. Il responsabile
della sezione Bari sud del Wwf, Roberto Cazzolla, afferma di essere soddisfatto del
risultato, ''dopo che le nostre manifestazioni contro i circhi - sottolinea - hanno destato
qualche perplessità. L' atto del Comune appoggia la nostra idea di vita priva di costrizioni.
Gli animali dei circhi vivono in condizioni contrarie alla propria natura, soggetti a continue
violenze e questo provoca in loro gravi sofferenze''. ''Cercheremo di allargare l' iniziativa di
Gioia del Colle in altri Comuni della provincia per segnare il passo di una svolta storica nel
rapporto uomo-animale''.
APPROVATO DAL CONSIGLIO DEI MINISTRI DECRETO ANTI RUMORE IN ZONE
AEROPORTI
Limiti al traffico aereo notturno e restrizioni per i voli degli aerei troppo rumorosi
E’ quanto prevede lo schema di decreto legislativo approvato oggi dal consiglio dei ministri
in via preliminare. Il provvedimento recepisce una direttiva europea (la 2002/30/CE) e
istituisce una serie di norme e procedure per ottenere la riduzione del rumore nei dintorni
degli aeroporti con un traffico annuo superiore ai 50.000 movimenti aerei. In particolare,
verranno create 'aree acustiche di rispetto' nei dintorni degli aeroporti. Ci saranno inoltre
due tipi di restrizioni: quelle parziali, per limitare il traffico dei velivoli solo in determinate
fasce orarie (ad esempio di notte), e quelle per vietare il volo degli aerei classificati più
rumorosi in base alla certificazione acustica. Il provvedimento era atteso con molta
attenzione in particolare dall’Amministrazione Provinciale di Catania, per la questione
dell’inquinamento acustico intorno all’Aeroporto di Fontanarossa e dall’Amministrazione
Comunale di Firenze, per le forti proteste degli abitanti di Peretola, il borgo dove sorge
l’aeroporto fiorentino. Il provvedimento potrebbe avere delle ripercussioni sulle politiche di
sviluppo delle linee a basso prezzo come RyanAir, che dagli aeroporti di Ciampino,
Bergamo e Pisa, si collegano a diverse città europee a prezzi bassissimi. Le compagnie a
basso prezzo erano interessate a sviluppare i collegamenti in orari serali e notturni ma
dovranno rivedere i loro progetti.
CONTINUA A MIGLIORARE LO STATO DI SALUTE DELLE SPIAGGE ITALIANE
Il Mare Nostrum veleggia verso la stagione estiva 2004 confermando il grande impulso
economico che arriva dal turismo sostenibile.
Il ministero dell'Ambiente rivela che le cattive acque sono diminuite del 14% a favore del
mare di qualità (42%) mentre Legambiente e Touring Club dimostrano che in Italia ci sono
almeno 10 star che illuminano i litorali del Belpaese e che sono comunque 250 le località
balneari che hanno meritato il riconoscimento delle vele. Questo il quadro che emerge in
base ai risultati di due distinte iniziative presentate alla vigilia della stagione dei tuffi. In
particolare la fotografia del mare italiano scattata dal ministero dell'Ambiente attraverso il
programma di monitoraggio marino-costiere, che da tre anni batte a tappeto i mari delle 15
regioni costiere nazionali, dimostra che nel periodo ottobre 2003-marzo 2004, il 14% delle
acque è risultata di bassa qualità contro il 20% negli stessi mesi dell'anno precedente. In
aumento invece la salute: il 42% oggi risulta di alta qualità contro il 36% nei sei mesi
dell'anno precedente. Di media qualità la restante percentuale. In tre anni il monitoraggio
ha raccolto 250mila dati su 81 aree, 63 critiche (foci di fiumi, aree portuali, ecc.) e 18 nelle
riserve marine. E proprio nelle aree critiche si evidenzia la diminuzione delle acque di
bassa qualità dal 36% al 22% di oggi. Tutto ciò, ha detto il ministro dell'Ambiente e della
Tutela del Territorio, Altero Matteoli, presentando la eco-rassegna ''Tuttambiente''
organizzata insieme all'associazione Mareamico a Lucca dal 18 al 23 maggio e dedicata ai
parchi italiani ''non fa altro che confermare che l'attenzione, i controlli, i monitoraggi
costanti sul territorio e sul mare ci aiutano ad aumentare gli standard di qualità ambientale
necessari per tutte le politiche e per salvaguardare la salute e la qualità della vita dei
cittadini''. Protagoniste del mare doc le riserve marine: 23 quelle istituite e altre tre in
arrivo: due nel Cilento (Santa Maria di Castellabate e la Costa degli Infreschi) e una in
Sicilia (Capo Murro di Porco-Penisola della Maddalena). ''Tutela del mare e in
contemporanea incentivazione delle attività legate ad esso - ha detto Matteoli rappresentano la formula che porta dritta verso lo sviluppo del sistema. Un 'assegno
circolare' per ricchezza e turismo'''. E in termini di perle d'Italia, Legambiente e Touring
Club hanno pubblicato la mappa delle spiagge super nella Guida Blu 2004 assegnando il
premio annuale delle vele, da una a cinque a seconda dei servizi e della qualità. Dieci le
località che hanno ottenuto il massimo dei voti: Otranto, Castiglion della Pescaia, le
Cinque Terre, Pollica, Arbus, Orosei, Arzachena, Bosa, Tropea e l'arcipelago delle
Pelagie. Le migliori spiagge italiane, secondo Legambiente, hanno superato 128 prove,
quanti sono gli indicatori di qualità presi in considerazione dagli esperti della Guida Blu. E
se Otranto, dalla punta più orientale della Penisola, conserva tenacemente il podio per il
terzo anno consecutivo, Castiglion della Pescaia con la sua fitta pineta si piazza invece al
secondo posto, seguito dalle Cinque Terre. Guadagna punti Pollica, la perla del Cilento,
mentre la Sardegna vede premiate con il massimo dei voti ben quattro localita': Arbus,
Orosei, Bosa e Arzachena che riconquista le cinque vele dopo tre anni d'assenza. Sempre
tra le migliori la calabrese Tropea e le isole siciliane di Lampedusa e Linosa. ''In questa
edizione della Guida Blu - ha commentato Roberto Della Seta, presidente nazionale di
Legambiente che ha presentato il volume insieme al direttore editoriale del Touring Club
Italiano, Michele D'Innella - sono aumentati i Comuni premiati con il riconoscimento delle
vele, mentre cresce la qualità degli interventi al loro interno. Due buone notizie che
dimostrano la volontà di tanti imprenditori privati e di pubblici amministratori di targare il
proprio operato in chiave ambientale e rivelano come si sia messo in moto un importante
meccanismo di emulazione''. Acque doc e perle d'Italia a parte, qualche problemino resta
sempre. Se le acque presentano buone condizioni (buone per farci il bagno...) sono i
sedimenti (dove si depositano sostanze chimiche persistenti e tossiche) a preoccupare
Legambiente: metalli pesanti, idrocarburi, pesticidi e policlorobifenili sono risultati infatti
presenti quasi ovunque sul fondo del mare, non risparmiando nemmeno le aree protette''
SEQUESTRO POSTAZIONI DI CACCIA E BRACCONAGGIO A MASSA LUBRENSE
Le operazioni hanno preso il via da ripetute segnalazioni alla segreteria Sos
Ambiente del Wwf Penisola Sorrentina ed alla Forestale di Castellammare
Il Corpo Forestale dello Stato di Castellammare di Stabia ha individuato e smantellato
numerose postazioni per il bracconaggio e ha denunciato in stato di libertà tre persone in
località Torca a Massa Lubrense. Ci sono stati molti interventi operativi che si sono
conclusi con il sequestro di numerosi impianti elettronici, fonofili, altoparlanti, cassette
multitraccia per riprodurre il verso degli uccelli. Durante un pattugliamento sono stati
inoltre intercettati ed individuati tre bracconieri che con cinque cani che cacciavano in
periodo non consentito e con l'ausilio di mezzi illegali. E' stata sequestrata tra l'altro una
rete detta a ''coda di pavone'' fissata a due canne di bambù di circa tre metri unite
all'estremità', e aperta a ventaglio per intercettare le quaglie stanate dai cani. Il
bracconaggio, si sottolinea in una nota, continua a colpire in Campania: tra le zone più
'calde', quelle strategiche per il passaggio degli uccelli migratori, sulla cima delle colline di
fronte al mare: Punta Campanella, San Costanzo, Termini, Casa, Le Tore, Torca, Massa,
Priora, ed ancora Vicalvano, Casanocillo, Alberi, Arola , La Sperlonga, il Faito. Wwf e
Forestale lanciano un appello: ''Si invita chiunque noti o sia a conoscenza di impianti fissi
per l'uccellagione (trappole, pali, reti) e di richiami acustici a darne tempestiva
comunicazione ai nostri numeri''
UN PIANO MADE IN TRENTINO PER IL TRATTAMENTO DEI RIFIUTI PERICOLOSI
Ancora una volta la provincia più ecologica d’Italia, in pole position per risolvere il
problema inquinamento
Nuova disciplina in arrivo in Trentino per i rifiuti pericolosi, attualmente circa 23.000
tonnellate all’anno, pari allo 0,6 per cento della produzione nazionale e al 3 per cento della
produzione del Nord-est, in massima parte smaltiti fuori provincia. La Giunta provinciale di
Trento, su proposta dell’assessore all’urbanistica e all’ambiente, Mauro Gilmozzi, ha dato
oggi il via libera alla prima approvazione del Piano-stralcio provinciale di smaltimento dei
rifiuti relativo ai rifiuti pericolosi, elaborato dall' Appa e dal Dipartimento ambiente della
Provincia. Da oggi parte anche l’iter di consultazione con gli enti locali - Comuni e
Comprensori - che durerà 45 giorni; a giugno è prevista infine l’approvazione definitiva. Il
Piano, ha spiegato l’assessore Gilmozzi in un’affollata conferenza stampa, si è reso
necessario a seguito della procedura d’infrazione avanzata dall' Ue all' Italia per la nonconformita' della pianificazione regionale e provinciale rispetto alle norme europee sui
rifiuti. Il Trentino in particolare mancava di un piano di gestione dei rifiuti speciali. Il
principio generale del Piano varato oggi è quello della salvaguardia ambientale,
accompagnata ad una maggiore responsabilizzazione del produttore (a cui spettano gli
oneri di smaltimento, in base a quanto previsto anche dal decreto Ronchi), e ad un
adeguamento al fabbisogno previsto della rete di raccolta e di stoccaggio (dal 2007 la
produzione attesa di rifiuti pericolosi dovrebbe salire a 36.000 tonnellate l’anno). E'
esclusa la realizzazione di discariche ed impianti di incenerimento, anche perché i volumi
di rifiuti prodotti non li giustificherebbero. Vengono invece definiti criteri rigorosi di
localizzazione per gli impianti di trattamento e stoccaggio compatibili con la particolare
sensibilità ambientale del territorio. Le aree classificate come idonee sono le aree
produttive individuate a livello provinciale dal Pup e a livello locale dalla pianificazione
subordinata; ogni iniziativa in questo senso dovrà però passare attraverso le griglie
previste dal Piano, in particolare la verifica di compatibilità rispetto alla matrice del terrenoacquifero, alla circolazione atmosferica locale, ai rischi per eventuali ricettori sensibili. La
produzione attuale in Trentino di rifiuti pericolosi è molto bassa rispetto alle regioni
limitrofe, anche se è prevista una crescita derivante dalla realizzazione di nuovi impianti,
dalla riconversione di cicli produttivi e anche dalla nuova classificazione dei rifiuti introdotta
a livello europeo.
IN TUTTO IL CONTINENTE ANTARTICO PESCA RISPETTOSA DELLE RISORSE
MARINE
Nell’intricata questione delle politiche ittiche europee, arriva un nuovo regolamento.
Pesca sostenibile in Antartico, per iniziativa della Ue. In difesa della tutela biologica del
mare la commissione europea ha infatti emanato un regolamento (601/04) che fissa
misure di controllo per le attività di pesca nella zona controllata dalla convenzione sulla
tutela delle risorse nell'Antartico. Viene prevista una forma di cooperazione regionale nella
gestione delle risorse ittiche dell'Antartico attraverso la creazione di una Commissione e
l'adozione di misure di salvaguardia, obbligatorie per le Parti Contraenti. Si tratta di
imposizioni in materia di controllo della pesca, che il regolamento applica ai pescherecci
battenti bandiera delle Parti contraenti e instaurando un regime di regole, imposto anche
alle imbarcazioni di Parti non firmatarie. Il regolamento prevede permessi speciali di pesca
senza i quali i pescherecci non sono autorizzati a pescare, tenere a bordo o trasbordare
risorse di pesca provenienti dalle zone controllate. Fissa inoltre norme generali di
condotta, obbliga le imbarcazioni interessate alla notifica dei loro movimenti, impone
limitazioni alla pesca di alcune specie a rischio, in particolare il granchio e vieta l'esercizio
di nuove attività di pesca o della pesca sperimentale.
IL MINISTRO MATTEOLI ACCELLERA SU RIFIUTI ED EMERGENZE AMBIENTALI
Dalla strada al cassonetto: la patente a punti fa il suo ingresso anche nella questione
rifiuti.
Il tesserino sarà destinato ai comuni e quelli più virtuosi riceveranno in cambio
finanziamenti, i più 'cattivi' andranno a scalare. ''In sostanza si tratta di trasformare la
patente a punti utilizzata per combattere la piaga degli incidenti stradali in risorse
economiche per i comuni sul fronte dello smaltimento dei rifiuti''. Iniziativa che potrebbe
essere lanciata già prima delle vacanze estive. Ad annunciarlo è il ministro dell'Ambiente e
della Tutela del Territorio, Altero Matteoli, che, in una intervista rilasciata all'Ansa, alla
vigilia della giornata Europea dei Parchi, ha affrontato la spina nel fianco più dolorosa per
il Belpaese parlando anche del sistema ambiente a tutto raggio, dai parchi (''ormai quarto
polo turistico del nostro Paese con 30 milioni di visitatori l'anno e 100 mila occupati''), alle
industrie (''e' partita l'operazione di bonifica di 41 siti contaminati'') alla ''svolta di destra''
della politica ambientale. Il ministro si da' anche i voti e redige una pagella sulle
performance ambientali dell'Italia. Promosso il Sud ''piu' maturo e in movimento''.
Sull'emergenza numero uno, quella dei rifiuti, il ministro ha spiegato che la proposta della
patente a punti ''e' la risposta alle critiche che sono state avanzate nei miei confronti sulla
decisione che ho preso di non finanziare più le domeniche a piedi. Ho intenzione di
dirottare quelle risorse, ora pari a circa un milione e mezzo di euro l'anno, e che voglio
aumentare - ha detto Matteoli - per dare una specie di premio a quei comuni che risolvono
prima degli altri il problema dello smaltimento dei rifiuti''. Una sorta di patente a punti
contro i rifiuti che ''assegna fondi ai comuni i quali hanno così la possibilità di investire per
ampliare per esempio la raccolta differenziata e di valorizzare anche il territorio a fini
turistici. Perderebbero punti, quindi finanziamenti, se l'anno successivo si allontanassero
dagli obiettivi''. ''In questi giorni incaricherò i miei uffici ha detto il ministro di mettere a
punto l'iniziativa per poter verificare la possibilità di lanciare la patente a punti anti-rifiuti già
prima delle vacanze estive''. Patente a punti o no, l'emergenza rifiuti, in riferimento a quella
della Campania e di Napoli, ''non si risolverà mai se non si costruiscono i
termovalorizzatori. Questi impianti - ha detto il ministro Matteoli - sono 'la' soluzione. Non
vedo altra possibilità per risolvere il problema a Napoli se non quella, che rappresenta una
vergogna, di continuare a mandare i rifiuti in giro per l'Italia e per l'Europa''. Non mancano,
però, segnali positivi. ''Grazie alla nostra capacità di affrontare i problemi in termini
pragmatici e non ideologici - ha proseguito il ministro - siamo riusciti ad arrivare al dialogo
con chi ci contrastava''. I primi risultati si sono visti in Sicilia dove è stata approvata la
costruzione di 4 termovalorizzatori, e la Puglia, dove il presidente Fitto ha dato il via all'iter
per la realizzazione di impianti. Un sintomo, questo, ha sottolineato Matteoli, di come il
Sud stia voltando pagina. In termini di pagelle, i voti senz'altro più alti, allo stato di salute
del mare ''che, a parte alcune eccezioni, quest'anno offre al turista acque di qualità'' e al
sistema parchi.'' Con il nostro pragmatismo abbiamo superato l'ostracismo verso le aree
protette rendendole più fruibili. Un sistema - ha detto il ministro - che in Italia costituisce
una vera e propria rete verde, unica nel panorama europeo. Un primato che ci è stato
riconosciuto anche dall'Ocse e con il quale domani ci presentiamo alla giornata europea
dei Parchi''. ''Con la rivoluzione che abbiamo attuato a livello culturale, le aree protette
sono diventate anche un volano per l'economia: 30 milioni di visitatori l'anno e circa
100.000 occupati ne stanno facendo il quarto polo di attrazione turistica nazionale dopo il
mare, i monti e le città d'arte. Grazie a tutto ciò si è creato intorno alle aree protette un
grande consenso che ci aiuta a lavorare meglio''. Il ministro, dovendosi dare un voto, dice
di meritarsi un giudizio ''molto alto''. ''So cosa ho trovato e so cosa volevo fare. Oggi
nessuno scappa più perché c'e' una questione di ordine ambientale, nessuno rinuncia a
progetti perché ci sono vincoli legati all'ambiente. Abbiamo aperto i parchi, abbiamo
cambiato il modo di fare la valutazione di impatto ambientale e seguiamo i progetti passo
passo per non tenerli fermi e per decidere in fretta, abbiamo fatto sentire la nostra voce nel
periodo di presidenza Ue soprattutto sulla questione del Protocollo di Kyoto dicendo che
senza la Russia il problema c'e'. Insomma abbiamo dato una svolta di destra all'approccio
con il territorio, e non perché l'ambiente sia di destra o di sinistra, ma per dare nuova linfa
al settore e dimostrare che la salvaguardia dell'ambiente è cultura e volontà ma anche
opportunità. Cultura però non necessariamente e non solo di sinistra come si credeva una
volta nell'immaginario collettivo''.
NASCERA' A RICCIONE L'OSPEDALE DELLE TARTARUGHE
Sorgerà nella struttura turistica Oltremare, il nuovo parco tematico che tra poco
aprirà i battenti sulla collina di Aquafan a Riccione
Sarà uno dei più grandi e moderni centri d'Italia dedicato al rettile marino e realizzato
grazie alla collaborazione con la Fondazione Cetacea, garante dei contenuti scientifici e
didattici del parco. Il nuovo Ospedale delle Tartarughe di Oltremare sorgerà in prossimità
del percorso del 'Delta del Po' e la zona delle patologie meno gravi sarà visibile al
pubblico. L'Ospedale sarà l'erede naturale di quello nato nel 1993 al Delphinarium di
Riccione e potrà contare sull'esperienza dei collaboratori che hanno lavorato nelle vascheospedale del Delphinarium e del Delphinursery di Cattolica. Si tratterà di un 'Rescue
Center' moderno, capiente e funzionale che raccoglierà sei vasche dotate di
riscaldamento, filtraggio e possibilità di isolamento per quarantene e interventi particolari
nei confronti della specie ad alto rischio di conservazione. Nella nuova struttura potranno
essere 'ricoverate' fino a 15 tartarughe contemporaneamente. A dirigerla sarà il biologo
Marco Affronte, già responsabile scientifico della Fondazione Cetacea. Con lui, uno staff
composto da due veterinari (uno interno al parco e uno esterno, esperto di rettili) e
volontari, soprattutto studenti universitari prossimi alla laurea. In attesa del nuovo
Ospedale delle Tartarughe di Oltremare, l'attività' di recupero della Fondazione continua:
nel prossimo fine settimana infatti, verranno rilasciate a Rimini altre tre tartarughe,
provenienti da diverse parti d'Italia (Ancona, Cesenatico e Venezia) e pronte a rituffarsi in
mare, guarite e completamente recuperate. Bloody, Marinella e Zen - questi i nomi delle
tre tartarughe - vanno così ad aggiungersi alla lunga lista di recuperi che in questi 15 anni
di attività della Fondazione Cetacea, ha visto rilasciare, previa marcatura e dopo un
periodo di degenza, quasi 200 esemplari di tartaruga comune, la 'Caretta caretta'.
Cetacea, onlus ufficialmente riconosciuta dalla Regione Emilia-Romagna, opera dal 1988
per la tutela del mare e delle sue risorse, e costituisce un punto di riferimento per l'area
costiera dell'alto Adriatico, uno spazio di alimentazione di estrema importanza per la
Caretta caretta
TURISMO ECOLOGICO E SOLIDALE NELLA PROVINCIA DI GROSSETO
Realizzato un Sentiero Natura per non vedenti, presso la Riserva Forestale di Protezione
“Duna Feniglia”, nel Comune di Orbetello.
La Natura accessibile a tutti. Un percorso che si snoda per 700 metri circa all'interno della
pineta ed è dotato di un corrimano che guida il visitatore lungo le 13 stazioni nelle quali si
può avere la percezione delle principali componenti dell'importante Riserva.
Dalla sughera al leccio, dalle tracce degli animali a quelle dell'uomo, dalla dieta del tasso
ai funghi: in ogni stazione potrà essere percepito un aspetto particolare della Riserva,
toccando il tronco delle piante o le apposite sculture in legno realizzate dalle sapienti mani
di abili artigiani. La conoscenza non si affida solo alla vista. Attribuire una sensazione ad
un momento ben definito consente una percezione ancora più profonda, che il solo
sguardo non è in grado di fornire. Così, una pianta può essere riconosciuta toccandola o
annusandola, e chi è pratico del bosco riesce a riconoscere un animale ascoltandone il
rumore o il verso, anche senza vederlo. Odori e rumori fanno parte delle sensazioni che
conducono all'emozione di trovarsi in un ambiente particolare, e possono essere
determinanti nell'imprimere la percezione nella memoria. Nel Sentiero Natura per non
vedenti all’interno della Riserva di “Duna Feniglia” infatti, le sensazioni a disposizione del
visitatore non vedente sono state organizzate creando le 13 stazioni a tema, che sono
state corredate da una spiegazione in codice Braille. L'iniziativa è stata progettata e
finanziata nel 2003, Anno Europeo dei Disabile, con i fondi messi a disposizione dal
Ministero delle Politiche Agricole e Forestali nell'ambito della gestione della Riserva.
Essenziale è stato l'apporto della Federazione Nazionale delle Istituzioni Pro Ciechi, sia
per la consulenza che per la realizzazione del materiale in Braille. Il sentiero è percorribile
anche da persone in carrozzina, ma in questo caso, data la pendenza, è necessario un
accompagnatore.
FINO AL 30 MAGGIO 'PRIMAVERA BIO' UNA SETTIMANA IN FATTORIA
Porte aperte nelle fattorie biologiche e nei parchi dal Piemonte alla Sicilia
Ad offrire l’occasione è 'PrimaveraBio', settimana dedicata all’agricoltura biologica giunta
quest'anno alla terza edizione organizzata dall’Associazione italiana agricoltura biologica
con la collaborazione di Federparchi, Arci e Legambiente e con il patrocinio del ministero
delle Politiche agricole. ''Visitando le biofattorie aperte - ha spiegato il presidente dell’Aiab,
Vincenzo Vizioli, nel corso della presentazione dell’iniziativa - le famiglie scopriranno
l’agricoltura biologica come modello di sviluppo che, favorendo il recupero del valore
culturale e ambientale del territorio, promuove la valorizzazione delle risorse umane e
naturali e l’affermazione di un ineludibile concetto di sovranità alimentare''. Ma
'PrimaveraBio' è anche occasione per rilanciare il connubio con i parchi, come ha
sottolineato il direttore di Federparchi, Giuseppe Rossi, ricordando che ''nei parchi l'
agricoltura biologica rappresenta un elemento di eccellenza''. Del resto, come ha rimarcato
il presidente di Legambiente, Roberto Della Seta, ''i metodi di produzione biologica sono
quelli che di gran lunga meglio si sposano con il nostro modello agricolo ed economico''
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Articoli pubblicati nel 2004 – per la Rubrica Balena Verde sul