CENTRO DI SERVIZI PER IL VOLONTARIATO DI PALERMO UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PALERMO - DIPARTIMENTO DI SCIENZE SOCIALI LA VALUTAZIONE NELLE ORGANIZZAZIONI DEL VOLONTARIATO SICILIANO COLLANA «STUDI E RICERCHE» 1 Printed in Italy © 2007 Centro di Servizi per il Volontariato di Palermo Centro di Servizi per il Volontariato di Palermo Università degli Studi di Palermo Dipartimento di Scienze Sociali LA VALUTAZIONE NELLE ORGANIZZAZIONI DEL VOLONTARIATO SICILIANO Una ricerca condotta dal CeSVoP in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Sociali dell’Università di Palermo a cura di prof. Antonio La Spina prof. Fabio Massimo Lo Verde «Sia che ci occupiamo di programmi o politiche, riguardo gli ammalati o i poveri, le vittime di abusi, gli alcolisti o gli abbandoni scolastici, noi valutatori abbiamo un’opportunità per aiutare la politica e i programmi della nostra comunità a raggiungere un miglior fine. Noi abbiamo l’opportunità di aiutare la società a meglio distribuire le sue risorse. Noi abbiamo l’occasione di aiutare un vasto pubblico a comprendere la natura dei problemi sociali e trovare il modo giusto di affrontarli. Ben fatta, la valutazione è un nobile impegno». CAROL WEISS (1997), Evaluation, Prentice Hall, New York «Che io ammetta o no, sono il custode di mio fratello perché il suo benessere dipende da ciò che faccio o che mi astengo dal fare. Sono un essere morale perché riconosco questa dipendenza e accetto la responsabilità che ne consegue». ZYGMUNT BAUMAN (2002), La società individualizzata, Il Mulino, Bologna INDICE 7 . . . . . . . . . . . . pag. 9 Introduzione . . . . . . . . . . . . » 13 Accountability non è solo valutazione . . . . . » 17 L’importanza della rendicontabilità per le associazioni di volontariato . . . . . » 23 CAP. 2 - Il disegno della ricerca . » 31 CAP. 3 - La prima fase: il workshop e i focus group . » 37 CAP. 4 - La seconda fase dell’indagine: la ricerca sul campo . . . . . . . . . . . » 39 La terza fase, esperienze a confronto: l’analisi comparativa delle griglie di rilevazione . . » 93 La quarta fase, la costruzione del questionario di valutazione e la restituzione dei risultati della ricerca . . . . . . . . . » 99 Prefazione. CAP. 1 - CAP. 5 - CAP. 6 - . . . ALLEGATO 1 – Il questionario di valutazione . Bibliografia . . . . . . . . . . . . . . » 103 . . . » 123 Prefazione Il CeSVoP è un’associazione composta da organizzazioni di volontariato e gestisce il Centro di servizio per il volontariato nelle province di Palermo, Trapani, Caltanissetta e Agrigento, mettendo in campo servizi e consulenze che proprio le associazioni possono richiedere e ottenere gratuitamente: sostegno alla formazione, progettazione, consulenze fiscali, amministrative, azioni di ricerca qualificate, ecc. Ciò avviene in coerenza con l’art. 15 della normativa quadro del volontariato L. 266/91 e con la L.R. 22/94, e analogamente a quanto accade in tutte le regioni italiane. Il sistema dei Centri di servizio per il volontariato è sostenuto economicamente dai contributi economici obbligatori che le fondazioni di origine bancaria mettono a disposizione dei progetti presentati dai Centri di servizio per il volontariato, per il tramite dei Comitati di Gestione presenti in ogni regione che effettuano anche costante monitoraggio e verifica. Sin dalla sua costituzione il Centro di Servizi per il Volontariato di Palermo ha voluto riconoscere uno spazio importante alla ricerca sociale, con l’obiettivo di analizzare il fenomeno del volontariato nelle sue diverse sfaccettature, attraverso tecniche e metodologie di carattere scientifico. Lo scopo è quello di ottenere un’immagine realistica e scientificamente definita del volontariato siciliano, sulla quale possano riflettere innanzitutto i volontari, ma anche le istituzioni, le università e gli uomini di cultura e comunicazione. Dietro questa impostazione c’è la nostra convinzione che il volontariato organizzato sia una delle manifestazioni più rilevanti delle potenzialità di partecipazione, impegno, autorganizzazione della nostra società. Riteniamo che sia un nostro grande obiettivo sociale e politico, operare perché le manifestazioni dell’impegno solidale e della capacità autonoma dei cittadini di organizzarsi per il cambiamento siano indagate e messe in evidenza. Questo impegno assume una importanza ancora maggiore nei nostri contesti sociali e culturali, dominati dall’edonismo mercantile, dall’assenza del riferimento a valori forti sostituiti dal sogno pervasivo del consumo individuale; una cultura di massa ubriacata da mass-media che 10 PREFAZIONE sono anch’essi dominati dai meccanismi del mercato spesso anche oltre i limiti del rispetto della persona umana e lontani dal riferimento a idee forza per una società più giusta. Vogliamo quindi produrre conoscenza, fare cultura e farlo da volontari, studiando con oggettività ciò che le organizzazioni di volontariato producono nel nostro territorio e individuando anche i loro limiti e gli spazi di miglioramento. Vorremmo che i dati diventino cultura comune, non solo dei volontari, ma anche di chi nelle istituzioni programma le politiche sociali: la politica e le istituzioni possono crescere molto interagendo con un volontariato moderno che unisce l’azione di solidarietà e aiuto a quella di advocacy, ovvero di difesa dei diritti dei deboli fino ad arrivare alla denuncia politica delle ingiustizie. Vorremmo che i dati diventino cultura comune anche di chi insegna ai giovani, di chi fa cultura e comunicazione. Insomma di tutti coloro che devono conoscere ciò che effettivamente succede sulle nostre strade e che spesso non è inquadrato dalle telecamere, «non fa notizia» e quindi finisce per non esistere. Ma i volontari sanno che la sofferenza esiste ogni giorno, anche se non diventa comunicazione! In questo snodo abbiamo collocato l’impegno del CeSVoP che inizia con la ricerca che qui presentiamo, solo il primo passo di un’azione di studio e diffusione della conoscenza del volontariato che continueremo nel tempo. Inoltre gli stessi volontari, ma anche le imprese sociali del Terzo settore, potrebbero riflettere insieme a noi sulla necessità che il Terzo settore ritorni a voler svolgere un ruolo culturale e politico, decidendosi a svolgere un servizio «pubblico» capace di non cadere anch’esso nella trappola del mero mercato dei servizi sociali. L’essere volontario, ma anche l’essere professionista del sociale nelle imprese del Terzo settore non può essere continuamente svilito in semplice assistenzialismo, anche il più caritatevole, o peggio in tecnicismi e metodologie di corto respiro. Questa prima esperienza di ricerca nasce in convenzione con l’Università di Palermo, nella fattispecie con il Dipartimento di Scienze Sociali al quale abbiamo chiesto di progettare il percorso di ricerca per tendere verso gli obiettivi che ci stanno a cuore in modo scientificamente corretto. PREFAZIONE 11 La proposta nasce dall’idea di verificare e mettere in evidenza il ruolo che il volontariato organizzato agisce e potenzialmente può agire nella comunità sociale e civile, come azione qualificata e misurabile qualitativamente. Insomma l’obiettivo è stato quello di verificare la capacità del volontariato di essere soggetto competente e rappresentativo per interloquire con gli organi che progettano e mettono in atto le politiche sociali. Il volontariato, dunque, come risorsa sociale e culturale delle nostre città, in grado, se supportato da strumenti e azioni qualificanti, di far emergere ciò che gli è più naturale: la gratuità, la solidarietà, la democrazia partecipativa, la legalità, il contrasto a vecchie e nuove povertà. Rendiamo pubblica oggi la prima esperienza di ricerca che, nell’ambito della strategia che ho sommariamente delineato, ha scelto di verificare la qualità dei servizi resi da un campione di organizzazioni di volontariato del comprensorio servito dal CeSVoP, augurandoci che da questa possano nascere nuovi stimoli per leggere e migliorare la qualità dei servizi resi dal volontariato organizzato, ipotizzando già da adesso la possibilità di potenziare l’analisi insieme a tutte le organizzazioni di volontariato che vogliano mettersi in gioco e accolgano favorevolmente la proposta di scommettere sulla qualità delle proprie azioni, allo scopo di misurare l’impatto sociale del loro agire e renderlo visibile all’opinione pubblica. FERDINANDO SIRINGO Presidente del CeSVoP Prefazione La ricerca commissionata dal CeSVoP al Dipartimento di Scienze Sociali aveva una molteplicità di obiettivi. Per un verso, si trattava di analizzare alcune associazioni di volontariato, selezionate secondo certi criteri, per conoscere il più possibile nel dettaglio le loro caratteristiche strutturali e modalità di funzionamento. La prima finalità era dunque di tipo descrittivo. Le associazioni sono state selezionate in modo da rappresentare le varie province e svariati settori di attività. Volutamente esse non corrispondono allo standard medio di associazioni del genere operanti nella Sicilia occidentale. In base a questo obiettivo, cioè, la ricerca non mirava a fornire un quadro descrittivo generalizzabile delle associazioni di volontariato siciliane, quanto piuttosto a tracciare un’analisi per quanto possibile in profondità delle modalità operative delle associazioni incluse nel «campione». In secondo luogo, si voleva anche promuovere, nelle associazioni che hanno partecipato, una maggiore sensibilità verso la cultura e le prassi della valutazione e dell’auto-valutazione. Va ricordato che uno dei criteri usati per selezionare le associazioni studiate è la totale gratuità degli apporti. Ora, non bisogna sottacere che un volontario che presta la propria opera in modo totalmente gratuito non è un tipo di soggetto naturalmente predisposto in modo favorevole alla valutazione o all’autovalutazione (ammesso che soggetti del genere esistano). Ciò perché una persona che dedica un segmento del proprio tempo ad una attività di aiuto, intervenendo su situazioni problematiche, evidentemente ritiene che vi siano bisogni umani urgenti e meritori (e non soddisfatti da altri soggetti) che possono essere soddisfatti o almeno alleviati tramite la sua attività. Dunque, se si ha a disposizione un tempo X, si tenderà a ritenere che questo viene impiegato nel modo più appropriato e fruttuoso quando aiutiamo direttamente il nostro prossimo, anziché quando svolgiamo un’attività di secondo grado come la valutazione. Se poi quest’ultima, come avviene in molte pubbliche amministrazioni, viene intesa in modo formale e cartolare, allora può delinearsi addirittura un’antitesi tra i legac- 14 INTRODUZIONE ci della valutazione e lo spirito del volontariato. Una cattiva valutazione va evitata. Meglio dedicarsi a cose più autentiche e rilevanti. Ecco quindi che diviene importante abituarsi a pensare la valutazione per un verso come una funzione necessaria (giacché un modo di servire bene i propri utenti consiste anche nella trasparenza delle attività e dell’impiego delle risorse), e per altro verso come un elemento che, lì dove è possibile, dovrebbe intrecciarsi con l’attività di servizio, anziché sovrapporsi ad essa in modo estrinseco e artificiale, così da migliorare l’efficacia e la qualità dei servizi stessi. In questo senso, la ricerca è finalizzata anche all’intervento, e in particolare allo sviluppo di un apprendimento organizzativo. Infine, come si è detto, le associazioni esaminate non sono un campione teso a «rappresentare» ciò che di norma succede nel volontariato siciliano. Esse sono state prescelte, piuttosto, cercando di individuare quelle che, nel contesto isolano, posso essere considerate alcune best practices. D’altro canto, anche se si tratta di associazioni sopra la media, tendenti all’eccellenza, è pur vero che siamo comunque di fronte ad entità in carne e ossa, effettivamente operanti in una realtà difficile quale quella siciliana. La modalità di funzionamento delle associazioni studiate, dunque, costituiscono esempi realistici di attività volontaria svolta nel nostro contesto, anziché modelli del tutto teorici o tratti di peso da realtà distanti dalla nostra. Le associazioni prescelte possono quindi costituire un plausibile benchmark, cioè un termine di paragone al quale riferire il rendimento di altre associazioni (quelle non esaminate, e in genere quelle più distanti dall’eccellenza), ritenendo appunto che raggiungere tale benchmark sia realistico. Se si indica come modello da seguire un’associazione svedese, o anche soltanto lombarda, è facile l’obiezione secondo cui ciò che si fa lì qui da noi è fantascienza. Ma se si dimostra che un’associazione opera in un certo modo in Sicilia, ed è anche capace di autovalutarsi, allora sarà un po’ più difficile, da parte di altre associazioni in linea di massima refrattarie, sostenere che un certo miglioramento delle proprie procedure operative standard sia praticamente impossibile. È stato così individuato, su indicazione delle associazioni, il servizio considerato più rappresentativo della loro attività, nell’ambito degli interventi che avessero destinatari diretti, che fossero continui nel tempo e INTRODUZIONE 15 strettamente correlati alle finalità dell’associazione, e in base a ciò è stata analizzato il comportamento concreto degli operatori. La ricerca ha in effetti evidenziato come la presenza e la condivisione di una cultura della valutazione e dell’autovalutazione non siano un dato scontato. Nella gran parte dei casi manca sia una rilevazione della soddisfazione degli utenti, sia in genere un percorso strutturato di autovalutazione. D’altro canto, nelle loro concrete modalità operative di funzionamento, anche attraverso il coinvolgimento degli utenti in modo non episodico nella valutazione e nella programmazione delle attività, le associazioni esaminate mostrano nel complesso – sia pure, com’era intuibile, attraverso modalità assai differenziate, connesse alla diversità dei campi di azione da esse coperti – una positiva ed evidente sensibilità alla dimensione valutativa, emersa chiaramente anche nella costruzione condivisa, insieme al gruppo di ricerca, della bozza di questionario di autovalutazione. Sarebbe stato irrealistico pretendere di trovare numerosi casi significativi di esperienze di autovalutazione consolidate. Vi sono peraltro alcune strutture che sono già abituate a produrre materiali, dati e rilevazioni che potrebbero costituire una valida base per la valutazione. Nella gran parte dei casi, la tematizzazione delle problematiche della valutazione è stata messa a fuoco anche grazie alla partecipazione delle associazioni alla ricerca, il che le ha indotte all’auto-analisi e allo sforzo di costruzione condivisa dello strumento di rilevazione. Si può quindi essere relativamente soddisfatti di questi risultati sia sul piano descrittivo, sia su quello – più importante, visti gli obiettivi del committente – del metodo di intervento. Le associazioni coinvolte potranno costituire sia una comunità di pratica con riferimento alle modalità di autovalutazione da esse effettivamente messe in opera, sia il termine di paragone di cui si diceva prima allo scopo di promuovere comportamenti innovativi nella generalità delle associazioni di volontariato siciliane. Il che ovviamente rinvia ad un non indifferente impegno futuro – sia delle associazioni che hanno partecipato, sia di quelle che non hanno partecipato, sia infine del CeSVoP – volto a istituzionalizzare nella prassi concreta la cultura e il metodo della valutazione. PROF. ANTONIO LA SPINA 16 INTRODUZIONE Il gruppo di ricerca è stato così composto: il coordinamento scientifico (professori Antonio La Spina, Fabio Massimo Lo Verde e Giulio Gerbino), che ha assunto il ruolo di direzione scientifica della ricerca, esercitando attività di indirizzo e supervisione del lavoro; l’équipe di ricerca (dottoresse Irene Carrara, Marilena Macaluso, Raffaella Milia e Valentina Punzo), che ha assunto un ruolo operativo, esercitando le attività di rilevazione, codifica e analisi dei dati ed ha provveduto alla stesura del report finale di ricerca. Sono autori del testo: Antonio La Spina (Introduzione); Fabio Massimo Lo Verde (Accountability non è solo valutazione); Marilena Macaluso (Cap. 1, Cap. 2, Cap. 3, Cap. 6 e i parr. 4.1, 4.4, 4.14, 4.17 del Cap. 4); Irene Carrara (Cap. 2, Cap. 3, Cap. 6 e i parr. 4.3, 4.6, 4.10, 4.11, 4.13); Raffaella Milia (Cap. 2, Cap. 3, Cap. 6 e i parr. 4.7, 4.8, 4.9, 4.15, 4.16); Valentina Punzo (Cap. 2, Cap. 3, Cap. 5, Cap. 6 e i parr. 4.2, 4.5, 4.12, 4.18). Accountability non è solo valutazione Le ragioni di un contributo alla ricerca inerente il sistema di valutazione delle associazioni di volontariato, come quella presentata in queste pagine, vanno ben al di là del monitoraggio di obiettivi aziendali o associativi o finalizzati al miglioramento delle performance di organizzazioni complesse. Dal punto di vista di chi scrive due di queste ragioni risultano essere oggetto di interesse. In primo luogo i progetti di ricerca di cui si dice, dal punto di vista di chi opera nel settore della conoscenza sociologica, hanno lo scopo di incrementare il capitale cognitivo inerente il modo in cui le organizzazioni rispondono ai profondi mutamenti in atto nel sistema sociale contemporaneo e soprattutto le organizzazioni che assumono come mission la cura dell’altro, nelle sue diverse e sempre più complesse forme in cui tale bisogno oggi si manifesta. Curarsi dell’altro è uno dei modi in cui la relazione sociale può declinarsi, senza dubbio non l’unico. Certamente il più civile, quello che segna lo specifico umano rispetto al non umano, secondo alcuni approcci interpretativi (Donati, Colozzi, 2006), ovvero il civile in quanto risultato di una umanizzazione del sociale (ib., 51 e segg.). Si può essere più meno d’accordo con gli approcci paradigmatici che intendono analizzare i modi dello «stare insieme» delle società complesse – fra i quali rientra l’approccio relazionale – nel tentativo di colmare il vuoto creatosi nella modernità fra i paradigmi che vedono come oggetto di studio l’attore individuale come homo œconomicus, oppure come attore normato eticamente attraverso forme di condizionamento determinate da istituzioni culturali di ordine collettivo – l’homo sociologicus – fra le quali la più articolata forma di organizzazione collettiva, lo Stato. Ma a prescindere dal condividerne o meno l’impostazione teorica, cosa che non mi appartiene, emerge la centralità di quel civile che segna l’importanza dell’umanizzazione della relazione sociale, di cui certamente le organizzazioni di volontariato rappresentano la cristallizzazione più o meno istituzionalizzata. Si tratta della centralità dell’homo civicus che emerge rispetto all’homo sociologicus, psicologicus o œconomi- ACCOUNTABILITY NON È SOLO VALUTAZIONE 19 mento della propria humanitas? O forse perché si sente un bisogno di «autenticità» che solo l’essere in relazione «non strumentale» nei confronti dell’altro ci riconsegna? Credo che questa risposta che richiama ad una razionalità assiologia debba essere presa seriamente in considerazione. Ribadiamo che non è questo l’oggetto della ricerca, né il focus di questo breve contributo. Ma quanto affermato costituisce una overture al tema della «rendicontazione» come presa di responsabilità nei confronti degli altri di cui ci si cura. Qualunque forma di organizzazione necessita di valutare le sue performances, senza dubbio. Ma ancora di più ciò vale per le organizzazioni che fanno della cura dell’altro il proprio obiettivo. Perché i bisogni cambiano e con essi le necessità di «ricalibrare» (Ferrera, 2006) gli interventi finalizzati a rispondere a tali bisogni, ovvero per monitorarne l’efficacia o la subentrata inefficacia. Le organizzazioni di volontariato, più che le organizzazioni in genere, e certamente assai più di quelle for profit, devono cioè non solo imparare a «valutarsi», ma a costruire propri sistemi di valutazione, che possano anche cambiare nel corso del tempo in ragione dei cambiamenti avvenuti fra gli attori coinvolti, nell’ambiente oggetto di intervento, nei processi generativi dei bisogni, e così via. In breve a costruire processi di valutazione partecipata orientati all’effettivo monitoraggio, che coinvolgano sia gli operatori sia i soggetti destinatari degli interventi, cioè il contesto relazionale in cui avviene l’intervento. E questa ci sembra una prima buona ragione per promuovere iniziative come quelle che hanno dato vita alla domanda conoscitiva che orienta il disegno della ricerca. La seconda ragione è di natura più specificamente giuridico-formale e ha a che fare con l’importanza di tali procedure per la valutazione della performances del Terzo settore da parte delle istituzioni di governo. La crisi del welfare state come è noto ha origini lontane e d’altra parte fa ormai parte delle contemporanee – e diremmo quotidiane – valutazioni riguardanti le difficoltà che le istituzioni hanno a gestire la complessità determinata da inefficienze economiche e i mutamenti strutturali della società italiana e più generalmente europea. Tra tali condizioni che hanno determinato la crisi alcune sono strutturali e riguardano il cambiamento nella centralità di alcuni settori produttivi, l’arresto di un’economia in crescita che ha caratterizzato i «trenta gloriosi» anni fra il dopoguerra e gli 18 ACCOUNTABILITY NON È SOLO VALUTAZIONE cus (Cesareo, Vaccarini, 2007), cioè un attore che pone al centro del suo sistema relazionale orientamenti valoriali che coniugano responsabilità e libertà di azione, sia i vincoli, cioè, che le opportunità determinate dal suo essere in relazione. C’è un modo di essere persona che coniuga identità sociale e identità individuale. E si declina come l’essere identificabile con «ciò – o meglio, coloro – di cui mi prendo cura» (Donati, Colozzi, cit., 83 e segg.). Questo essere «soggetti che sanno prendersi cura» connota la forma più interessante, anche in termini sociologici, della socialità contemporanea. Ciò che continua a stupire molti individui oggi non è tanto una interpretazione della relazione come fondata su una pervasività dello scambio di risorse – un approccio «utilitarista» già presente nella filosofia di Bentham e all’origine del pensiero economico classico – quanto semmai il fatto che esista un modo di entrare in relazione con l’altro in base al quale l’unico «vantaggio» è il sentire di condividere un’idea di valore, un «sentirsi parte» di un’umanità la cui specificità si declina in questi termini, attraverso queste pratiche. Le ricerche sul volontariato e, più generalmente, su quel «Terzo settore» su cui tanto è stato scritto e che, paradossalmente, deve la sua fortuna semantica ad una definizione «residuale» – ciò che resta tra Stato e Mercato – mostrano come, in Italia e in Europa – per non parlare degli Stati Uniti dove l’associazionismo, studiato da Tocqueville in poi, ha assunto un peso enorme nella costituzione del social capital di cui parlano molti autori (Putnam, 2006; Coleman, 2005; Cartocci, 2007) – evidenziano come tale fenomeno sia «in crescita», contrariamente a ciò che un’interpretazione della società – certamente dominante – come orientata allo scambio esclusivamente economico sembrerebbe far presupporre. Non è questa la sede per approfondire la tematica riguardante le «ragioni del volontario», tema di ricerca i cui confini vanno ben al di là, oltre che di questa sede, della disciplina da noi frequentata. Ma certamente è importante, per chi scrive, segnalare tale componente essenziale della «convivenza sociale» contemporanea. Se tutto è «utile» e «utilizzabile», e solo tale, perché cresce il numero dei volontari nelle organizzazioni (e non mi riferisco a quelli che godono di un qualche contributo dentro una associazione ma a quelli «puri», cioè a coloro che lo fanno nel «tempo libero»)? Solo perché aumenta la rilevanza di una retorica della coscienza che vuole espiare la colpevolezza generata dall’avere dimenticato il fonda- 20 ACCOUNTABILITY NON È SOLO VALUTAZIONE anni Settanta, i cambiamenti demografici dovuti all’invecchiamento della popolazione e ai nuovi flussi migratori, il mutamento delle aspettative ACCOUNTABILITY NON È SOLO VALUTAZIONE BIBLIOGRAFIA Cartocci R. [2007], Mappe del tesoro. Atlante del capitale sociale in Italia, il Mulino, Bologna. Cesareo V., Vaccarini I. [2007], La libertà responsabile, Vita e Pensiero, Milano. Ferrera M. [2006], Le politiche sociali, il Mulino, Bologna. Donati P., Colozzi I. [2006], Il paradigma relazionale nelle scienze sociali: le prospettive sociologiche, il Mulino, Bologna. 21 CAPITOLO 1 L’importanza della rendicontabilità per le associazioni di volontariato Il presente lavoro muove dalla necessità di analizzare le trasformazioni avvenute all’interno della società civile e in particolare i cambiamenti che interessano una delle sue forme: il volontariato, espressione di cittadinanza attiva, auto-organizzazione e sussidiarietà orizzontale. La crisi del welfare, scandita dall’incremento e dalla trasformazione dei bisogni sociali, dall’invecchiamento progressivo della popolazione, dalle spinte al cambiamento prodotte dal progresso tecnologico e delle conoscenze, ha modificato funzioni e compiti della società civile. Nel corso degli anni novanta in tutta Europa i sistemi di welfare sono stati oggetto di riforme, dovute a nuove esigenze sociali e all’urgenza di mantenere la spesa pubblica per le politiche sociali entro limiti sostenibili. La razionalizzazione, la privatizzazione e il decentramento delle responsabilità di gestione delle politiche sociali rappresentano le linee di tendenza più diffuse (Pugliese, 2004). Il Terzo settore, terzo attore tra stato e mercato, negli anni della crisi dello Stato sociale interviene per rispondere a richieste in parte inevase dallo Stato e riceve un riconoscimento pubblico nel sistema di welfare (Accoranti, 2004). Alla centralità assunta dal non profit si accompagna l’attenzione posta, nello stesso periodo, sulla trasparenza, la valutazione e la comunicazione pubblica. Il tema della rendicontabilità sociale è stato, dunque, il leit motiv che ha caratterizzato la rassegna teorica preliminare alla ricerca e ha guidato la stesura del disegno d’indagine. Per fornire al lettore gli strumenti per un’interpretazione condivisa del testo, definiremo in questa fase i principali concetti utilizzati nell’ambito della ricerca, da quello di società civile all’accountability. Nel tempo la definizione stessa di società civile, infatti, è cambiata. Donati (2001), uno dei sociologi italiani che più si è occupato del tema, osservando l’eterogenea esperienza del nostro paese, teorizza il passaggio da una concezione classica del concetto di società civile ad una sua ridefinizione in termini relazionali. Se in età moderna la società civile era 24 CAPITOLO 1 descritta, in contrapposizione allo Stato, come un «contenitore» che raccoglieva attori non istituzionali, oggi i confini semantici del termine si sono modificati. Donati ricorda che già il modello neo-funzionalista di Luhmann dà una visione più astratta del termine, abbandonando l’equazione società civile/sfera etica in sé, per una concezione sistemica secondo la quale «la società civile, pertanto, viene a consistere in una serie di sottosistemi (famiglia, cultura, arte, scienza, ecc.), tutti relativamente liberi (autopoietici), non sussumibili sotto un unico concetto “comprensivo”» (Donati, 2001, p. 34). Questa definizione sostituisce alla detenzione della virtù, la gestione della comunicazione da parte della società civile: «La società civile diventa la sfera delle comunicazioni in cui è possibile (ma altamente improbabile e sempre rischioso) che si formino ‘comportamenti etici’ da intendersi non più come azioni corrispondenti a virtù o ideali umani, ma come reazioni riflessive capaci di produrre quelle risorse necessarie e scarse nelle società che sono la fiducia e la stima reciproca fra gli individui» (ib., p. 35). Rielaborando le vecchie accezioni di società civile, in vista della differenziazione sociale e di una visione multidimensionale della società, Donati ripensa il concetto in termini relazionali. Scrive Donati in Generare il «civile»: nuove esperienze nella società italiana: «Personalmente, chiamo relazionale questa nuova semantica del civile, in quanto è portatrice di un modello relazionale di società civile. In questa versione, società civile viene a significare l’insieme delle relazioni sociali che vengono all’esistenza non perché siano imposte per comando (cioè in base al potere politico, quindi per esigenze normative della legge positiva), né perché siano mosse da motivazioni finalizzate al denaro (cioè siano orientate alla mera utilità, o al valore di scambio, con riferimento ad un sistema di “prezzi”), ma per esigenze che stanno nella relazionalità stessa del sociale, in quanto tale relazionalità si ponga fuori della sfera strettamente particolaristica del privato (e in parte della famiglia-parentela). Sfera civile diventa ciò che è “fuori” dello Stato e del mercato» (ib., p. 36). Le motivazioni che spingono la società civile all’azione hanno un codice simbolico proprio e si riferiscono a funzioni di integrazione e latenza (Parsons), le relazioni associative si stabiliscono grazie a «un impulso valoriale non egoistico» (Donati, cit., p. 37). L’IMPORTANZA DELLA RENDICONTABILITÀ PER LE ASSOCIAZIONI DI VOLONTARIATO 25 La società contemporanea appare, secondo Donati, come un sistema complesso fatto di più «società» ognuna con modi d’agire e codici differenti. Nell’ambito di tale quadro la società civile si presenta come «quella società da cui nasce un’autonoma etica civile che ispira un agire nello stesso tempo libero, solidaristico e responsabile, orientato a mete comuni (per quanto di comunità limitate, anche se con confini variabili) che devono connettere universale e particolare in un contesto sociale determinato» (ib., p. 36). Un’espressione particolare della società civile è rappresentata dal volontariato che – sostiene Donati (2004) – costituisce uno dei tre poli del privato sociale.1 Il volontariato si differenzia dagli altri due (cooperative e fondazioni; associazionismo di promozione sociale e associazionismo familiare), sotto l’aspetto motivazionale «l’ethos del dono» e sotto quello organizzativo (con funzioni amministrative ridotte al minimo, una maggioranza di soggetti che prestano un contributo gratuito e pochi lavoratori dipendenti) (Donati, 2004). Le risorse del volontariato derivano prevalentemente dall’esterno (stato centrale ed enti locali) (ib.) e ciò potrebbe costituire un motivo in più per mostrare, in maniera trasparente, come tali risorse vengono impiegate e con che esiti. Boccacin e Rossi individuano nella gratuità, reciprocità, fiducia e solidarietà le caratteristiche del volontariato, osservando come esso possa essere altresì considerato un elemento importante per la costruzione dell’identità dialogica, attraverso «l’agire solidaristico organizzato, l’individuo condivide con gli altri alcuni elementi della propria identità e su questa base stabilisce le collocazioni di quello che Elias ha definito il ‘Noi’ (weness) e quelle relazioni di uguaglianza e somiglianza che definiscono le varie appartenenze» (Boccacin, Rossi, 2004, p. 72). 1 Donati e Colozzi distinguono tra privato sociale e terzo settore: «Il primo va inteso come auto-rappresentazione e auto-normazione dell’agire associativo, mentre il secondo va inteso come forma organizzativa assunta nel momento in cui il privato sociale deve negoziare, scambiare, contrattare con altri attori istituzionali, in primo luogo quelli del mercato e dello Stato, e in secondo luogo con altre organizzazioni di terzo settore» (Donati, 2004, p. 15). 26 CAPITOLO 1 Una componente essenziale per la definizione del volontariato è il «processo di responsabilizzazione», considerato sia come responsabilità di sé, sia come responsabilità verso gli altri (Gaudet, 2002). Il discorso sulla società civile e sul volontariato s’intreccia, dunque, con quello sulla responsabilità sociale al centro del dibattito pubblico, sia in riferimento all’ambito delle imprese che a quello delle amministrazioni nazionali e locali. Nonostante la responsabilità e il render conto ai cittadini dovrebbero essere aspetti connaturati all’agire delle amministrazioni pubbliche, solo di recente sono divenuti elementi di un percorso strutturato, nel quale le esigenze di economicità e trasparenza si combinano con nuove forme di comunicazione pubblica, nell’ambito di un processo di trasformazione nato, inizialmente, nelle imprese commerciali e che si sta lentamente diffondendo anche in ambito pubblico e nel Terzo settore. Tanese (2004) individua, riferendosi al caso dell’amministrazione pubblica, tre livelli di questo processo: accountability, rendicontazione e bilancio sociale. L’autore li descrive rispettivamente così: «Il miglioramento del livello di accountability di un’amministrazione è l’obiettivo di fondo dei processi di riqualificazione e rilegittimazione dell’operato delle amministrazioni pubbliche; il processo di rendicontazione sociale è uno dei modi per perseguire questo obiettivo, migliorando le modalità di definizione, misurazione e comunicazione delle azioni e dei risultati delle amministrazioni; il bilancio sociale è una delle forme [...] che tale processo di rendicontazione può assumere, configurandosi come lo strumento principale per dar conto ogni anno degli obiettivi perseguiti, delle azioni realizzate e dei risultati raggiunti dall’amministrazione, dal punto di vista dei destinatari finali» (Tanese, 2004, p. 20). Le esigenze di trasparenza, efficienza e comunicazione che sottendono il bisogno di rendere conto del proprio operato agli utenti e più in generale a tutti i portatori di interessi dovrebbero rientrare pienamente nelle mission delle associazioni di volontariato e diventarne prassi. Il presente lavoro costituisce, dunque, un’esperienza pilota che attraverso un processo partecipato a più stadi si è posto come obiettivo quello di porre i primi mattoni per una costruzione complessa che dovrebbe condurre le associazioni a riflettere sulla propria esperienza e ad avviare pratiche di autovalutazione e di accountability. L’IMPORTANZA DELLA RENDICONTABILITÀ PER LE ASSOCIAZIONI DI VOLONTARIATO 27 Un esperimento che, se completato, potrebbe portare a coinvolgere anche gli utenti e altri portatori d’interesse (non ancora considerati nella fase pilota) nelle attività di valutazione, legittimando, in tal modo, il valore sociale delle associazioni, pubblicizzando l’uso delle risorse (non solo economiche), il rispetto di codici etici di comportamento, il raggiungimento o meno degli obiettivi e l’impatto delle attività di volontariato sulla società. Uno degli strumenti di questa nuova forma di rendicontazione (accountability) è, pertanto, il bilancio sociale che viene adottato volontariamente, in assenza di vincoli normativi. Il bilancio sociale è un elemento importante per legittimare il ruolo delle organizzazioni che lo realizzano e nel caso della PA permette di esplicitare il rapporto tra il processo di formulazione delle politiche o dei servizi e la loro attuazione, consentendo, inoltre, di incrementare il livello di benessere della collettività e il valore prodotto. Ma rispecchia anche la crescente domanda di partecipazione dei cittadini alla vita delle istituzioni, potendo, infatti, essere impiegato per definire le priorità nell’arco della programmazione e della valutazione dei risultati. Tale strumento può essere adottato per diffondere e rendere trasparenti i programmi, le attività e i risultati raggiunti dalle associazioni. Il procedimento che permette di realizzare tale bilancio passa attraverso una definizione chiara degli obiettivi e una loro scomposizione in elementi facilmente controllabili e osservabili (indicatori) che consentono di valutare prestazioni e risultati. Affinché sia possibile una reale partecipazione degli utenti è necessario che vengano informati sui programmi, sugli interventi, gli investimenti effettuati, i benefici raggiunti e sugli esiti delle attività, anche nel caso in cui questi ultimi non siano positivi. La ricerca realizzata dal Dipartimento di Scienze Sociali per il CeSVoP mirava ad innescare un processo che permettesse di rendere accessibile, trasparente e valutabile l’operato delle associazioni di volontariato siciliane, a partire da un piccolo numero di casi, sottolineando l’importanza di responsabilità, rendicontazione e legittimazione sociale per attori sociali orientati alla tutela di interessi comuni. Pezzani (2003, p. 9) definisce l’accountability proprio come «l’esigenza di rendere conto da parte di coloro che hanno ruoli di responsabilità nei confronti della società o delle parti interessate al loro operato e alle loro azioni». Nel campo del volontariato questo concetto è connesso alla 28 CAPITOLO 1 costruzione attorno alle proprie azioni di un clima di fiducia, credibilità e legittimazione sociale nell’ambito della comunità nella quale si lavora. La rendicontazione, secondo Tanese (2004, p. 24), può essere detta sociale se è volontaria, se rende conto di impegni, risultati, effetti ottenuti e, infine, se prevede un dialogo con i portatori di interesse. Ogni servizio viene scomposto in fasi e analizzato basandosi su: «l’acquisizione/ introduzione nel processo produttivo degli input, vale a dire delle risorse di cui l’amministrazione dispone per raggiungere un determinato risultato in termini di produzione di servizi o di soddisfazione di bisogni; la produzione di output, vale a dire delle prestazioni e dei servizi che un’amministrazione pubblica fornisce ai cittadini, alle imprese o ad altri enti pubblici; la produzione di outcome, vale a dire di impatto e di conseguenze per la comunità derivanti dalla produzione degli output» (ib., pp. 26s). Per misurare i livelli delle proprie prestazioni si considerano, dunque, efficienza (risorse impiegate/risultati prodotti o input/output); l’efficacia (obiettivi attesi/risultati ottenuti, ossia obiettivi/output); l’impatto o efficacia sociale (obiettivi/outcome). Il render conto dovrebbe interessare prevalentemente l’impatto sociale determinato dall’intervento del volontariato sul territorio, ma si ritiene che tale impatto non possa essere esaminato senza un preliminare percorso che porti a definire i primi due elementi del quadro delineato e ancor prima senza che, nel nostro caso, le associazioni di volontariato siano in grado di definire, in modo autonomo, gli obiettivi associativi – ad un livello concettuale più astratto – e gli indicatori che, su un piano più concreto, li portino a raggiungere degli elementi osservabili e controllabili da analizzare per l’autovalutazione (ex ante, in itinere e ex post). Ed è in questa direzione che va il progetto pilota che sarà descritto nei paragrafi successivi. Dal punto di vista metodologico non esiste un’unica via per realizzare la rendicontazione sociale. Di volta in volta il percorso va definito in base al sistema specifico di relazioni sociali coinvolte e agli attori interessati dai vari servizi offerti. Nonostante ciò, a livello internazionale sono stati elaborati degli standard, come quello dell’International Council of the Institute of Social and Ethical AccountAbility (noto come AccountAbility) AA1000 che propone l’adesione volontaria di associazioni, ONG, organizzazioni no profit, imprese e università. L’AA1000 individua analiticamente le L’IMPORTANZA DELLA RENDICONTABILITÀ PER LE ASSOCIAZIONI DI VOLONTARIATO 29 fasi del processo di implementazione di un sistema di social accounting 2 and reporting e ne definisce alcuni principi guida. Questo e sistemi analoghi forniscono delle indicazioni flessibili da adattare di volta in volta ai singoli casi. Fornire spiegazioni sul proprio agire implica, inoltre, la necessità di raccontarsi all’esterno, «rendi-contare è sempre anche un rac-contare; è un’operazione di costruzione di senso adottando più punti di vista, un processo di definizione di un oggetto che ha forti elementi qualitativi e narrativi» (ib., p. 36). Infine, acquisire consapevolezza di sé attraverso il confronto con gli altri, rafforza la propria identità e consente di avviare un processo di apprendimento che grazie alla valutazione permetta di migliorare le proprie prestazioni e di ridefinire obiettivi e strumenti in base alle esigenze degli utenti e alle potenzialità della comunità. La volontarietà della rendicontazione permette di avviare un processo che non può essere imposto per legge, proprio perché richiede la condivisione di chi lo porta avanti e si fonda sulla costruzione di relazioni sociali. Un processo di valutazione, concepito nell’ottica della rendicontazione sociale, potrebbe contribuire ad accrescere la soddisfazione e la fiducia nei confronti dell’organizzazione da parte dei portatori d’interesse. Valutazione e rendicontazione, dunque, come strumenti di cambiamento organizzativo e comunicazione, ma soprattutto come elementi essenziali per decisioni più razionali: «Ogni nuova decisione è presa in base alle decisioni del passato, le quali sono vincolanti nella misura in cui non vengono dimenticate. L’acquisizione di una maggiore capacità riflessiva e di migliori tecniche di autodescrizione potrebbe portare non solo a decidere, ma a decidere sul modo di prendere le proprie decisioni, e questo vuol dire allo stesso tempo: più razionalità e più responsabilità. Una procedura come quella della rendicontazione sociale sembra muoversi esattamente in questa direzione. Per una società che affronta i rischi delle sue decisioni, l’organizzazione della responsabilità e una maggiore responsabilizzazione sembrano essere allo stesso tempo una soluzione a un funzionale problema sistemico e una soluzione a un problema di giustificabilità etica» (Cevolini, 2001, p. 349). 2 Si rimanda a Tanese (2004) per un approfondimento su metodi e standard della rendicontazione sociale. CAPITOLO 2 Il disegno della ricerca L’indagine costituisce una ricerca esplorativa sulle capacità progettuali, organizzative e gestionali di alcune associazioni di volontariato che operano nella Sicilia occidentale, nell’ottica di un intervento che promuova e qualifichi la cultura della solidarietà in risposta al progressivo cambiamento del sistema di welfare.3 Tale trasformazione è legata principalmente a due ordini di fattori: - l’esplosione di una nuova «questione sociale», caratterizzata dall’emergere di inediti profili di rischio e di insicurezza sociale legati a precarietà del lavoro (Lo Verde, 2005), problemi relativi a fattori di instabilità familiare (Donati, 2006), difficoltà di realizzazione di forme di care verso le categorie deboli (bambini o anziani), problemi abitativi, solitudine e scarsa diffusione di reti formali e informali di solidarietà diffusa (Ferrera, 2005); - la necessità di adeguare le politiche sociali agli aspetti della nuova vulnerabilità sociale, che nel nostro paese si sostanzia con l’avvio di un processo strutturale di riforma del settore dell’assistenza sociale sancito dall’approvazione della legge 328/2000 (De Ambrogio, 2000). In particolare, la legge 328/2000 prevede che la risposta universalistica ai bisogni sociali vada organizzata localmente attraverso lo strumento programmatorio del «Piano di zona», la cui elaborazione e gestione avviene attraverso il concorso di soggetti pubblici e del Terzo settore con l’obiettivo di realizzare un sistema integrato di interventi e servizi sociali. Con l’introduzione della legge 328/2000, pertanto, è cambiato il ruolo 3 Sul ruolo delle associazioni del Terzo settore nel nuovo contesto si veda, inoltre, Stanzani S., Donati P. e Maccarini A. (1997), Donati e Colozzi (a cura di) (2001; 2004; 2006a; 2006b), Donati (1999). 32 CAPITOLO 2 delle organizzazioni di volontariato che oggi, rispetto al passato, sono chiamate ad acquisire professionalità per migliorare le loro performance e rispondere adeguatamente ai profili di rischio e di insicurezza sociale emergenti (Castel, 2004). Alla luce di quanto emerso dallo scenario appena descritto, la ricerca si è posta i seguenti obiettivi: a) osservare alcune associazioni dell’area territoriale in cui opera il CeSVoP (Sicilia occidentale) relativamente all’uso della valutazione; b) iniziare un processo di diffusione della cultura della valutazione tra le organizzazioni di volontariato; c) fornire uno strumento che agevoli lo sviluppo di competenze di autovalutazione; d) sensibilizzare verso forme di accountability sociale.4 Le fasi della ricerca sono riportate schematicamente nella figura 1. Per la scelta dei casi-studio è stata utilizzata la tecnica del «campionamento a scelta ragionata» (Corbett, 1999), ovvero un tipo di campionamento «non probabilistico» (Trobia, 2005), che permette di selezionare gruppi o categorie da studiare sulla base della loro rilevanza rispetto alla domanda conoscitiva della ricerca. Tenuto conto della distribuzione territoriale e dei settori di intervento, nonché delle indicazioni fornite dal committente, sono state identificate le organizzazioni di volontariato aventi le seguenti caratteristiche: - organizzazioni all’interno delle quali la totalità dei propri appartenenti presta servizio gratuitamente; - organizzazioni che, per la natura dei servizi offerti, hanno un rapporto diretto con l’utenza; - organizzazioni di volontariato dotate di una struttura organizzativa formalizzata; - organizzazioni di volontariato che prevedono il coinvolgimento degli utenti nei processi decisionali relativi alla programmazione delle attività. 4 Per una definizione del termine si rimanda al primo capitolo. Sulla capacità di rendicontazione delle attività economico-sociali svolte all'interno ed erogate all’esterno dalle organizzazioni si vedano, inoltre, Fetterman, Kaftarian e Wandersman (1996); Stiz e Mesini (2005); Bezzi (1998b). IL DISEGNO DELLA RICERCA BRIEFING CON IL COMMITTENTE E SELEZIONE DELLE ASSOCIAZIONI PRESENTAZIONE DELLA RICERCA ALLE ASSOCIAZIONI WORKSHOP E FOCUS GROUP PER LA COSTRUZIONE PARTECIPATA DEGLI STRUMENTI DI RILEVAZIONE DEFINIZIONE DEGLI STRUMENTI DELLA RICERCA RILEVAZIONE SUL CAMPO ANALISI DEI DATI E COSTRUZIONE DEL QUESTIONARIO DI VALUTAZIONE STESURA REPORT FINALE E RESTITUZIONE DEI RISULTATI ALLE ASSOCIAZIONI Figura 1 33 34 CAPITOLO 2 Sulla base di tali criteri sono state individuate, durante un briefing con il committente, diciotto organizzazioni di volontariato (riportate in tabella 1), che svolgono la propria attività nelle quattro province della Sicilia occidentale in cui opera il CeSVoP: Palermo, Trapani, Agrigento e Caltanissetta. Le associazioni selezionate si rivolgono a differenti target e si propongono obiettivi differenti. I casi-studio che costituiscono l’unità di analisi dell’indagine riguar- Tabella 1 - Le 18 Associazioni che hanno partecipato alla ricerca Nome Organizzazione A.B.I.O. - Associazione per il Bambino in Ospedale A.F.I.PRE.S. - Associazione Famiglie Italiane Prevenzione Suicidio «M. Saura» A.N.G.L.A.T. - Associazione Nazionale Guida Legislazione Andicappati, Trasporti A.S.TRA.FE. - Associazione Siciliana Trapiantati di Fegato A.U.S.E.R. - Associazione Auto-servizi Ricreativi per Anziani Località Partinico (PA) Palermo San Cataldo (CL) Palermo Petrosino (TP) A.V.I.S. Comunale Palermo AS.FA.BI. - Associazione Famiglie Bisognose Palermo AS.VO.PE. - Associazione Volontariato Penitenziario Palermo C.A.V. - Centro Aiuto alla Vita Palermo Centro Ascolto Don Orione G.V.V. - Gruppi di Volontariato Vincenziano «S. Vincenzo ai Quartieri» Palermo MCS – Movimento dei Cittadini Sicilia Palermo Associazione a Servizio di Ogni Povertà Agrigento Associazione Famiglie Persone Down Palermo Associazione Il Mantello Monreale (PA) Associazione Nuovo Orizzonte Caltanissetta Associazione San Saverio Palermo Associazione Soccorso Belice Campobello di Mazara (TP) Palermo IL DISEGNO DELLA RICERCA 35 dano alcune organizzazioni di volontariato tra quelle considerate5 potenzialmente «eccellenti» o almeno percepite dal Centro Servizi espressione di buone prassi sul territorio. Poiché le associazioni di volontariato, come le altre organizzazioni del Terzo settore, costituiscono un genere organizzativo differente rispetto alle imprese di mercato e alle burocrazie pubbliche, diversi devono essere i criteri di valutazione delle loro performance per essere qualificate ‘eccellenti’. Si possono considerare eccellenti quelle organizzazioni di volontariato che mostrano una capacità di trovare un «equilibrio organizzativo» fra «razionalità strumentale» e razionalità «rispetto al valore»,6 tenendo conto del fatto che eccedere nella seconda forma di razionalità comporta una rinuncia a crescere sotto il profilo della professionalità e dell’efficienza, mentre un eccesso nell’uso di pratiche orientate da «razionalità strumentale» può portare alla spersonalizzazione dei rapporti e alla perdita di quelle motivazioni che ne definiscono la mission. Per quanto riguarda l’identificazione delle dimensioni di analisi, degli indicatori di qualità e degli strumenti di rilevazione, è stato scelto un percorso di valutazione partecipata (Baldini, 2001; Bezzi, 2001b; Bezzi e Palumbo, 1998; Tomei, 2004), che ha presupposto il coinvolgimento delle organizzazioni di volontariato selezionate. L’obiettivo della valutazione, infatti, è quello di rispondere a problemi concreti che, naturalmente, cambiano a seconda dell’ambiente di riferimento e delle attività svolte; per questa ragione si è pensato di utilizzare la valutazione partecipata, che rende protagonisti gli operatori sociali coinvolti nel processo di valutazione (ib.). In particolare, in una prima fase è stata elaborata una traccia da utilizzare durante dei focus group ai quali hanno partecipato nel corso di un workshop le associazioni coinvolte, al fine di individuare il servi5 La segnalazione delle associazioni è avvenuta grazie al contributo degli esperti del CeSVoP che da tempo conoscono le associazioni. 6 Secondo la definizione di Weber, con «razionalità strumentale» si intende un comportamento atto a raggiungere gli obiettivi prefissati nel modo più efficiente ed efficace, per «razionalità rispetto al valore», invece, un comportamento che si concretizza in azioni razionali sulla base di un principio/valore che muove le azioni stesse (in questo caso si parla di razionalità assiologia o normativa). 36 CAPITOLO 2 zio/intervento sul quale effettuare la valutazione partecipata; in una seconda fase, dopo avere individuato il servizio/intervento da valutare, si è proceduto alla costruzione della griglia di analisi, compilata di concerto con i referenti delle associazioni. Nella griglia di analisi il servizio/intervento è stato scomposto in: q azioni (attività di cui si compone il servizio/intervento), q fasi del processo di erogazione del servizio (fasi di esecuzione di ciascuna azione), q obiettivi (finalità che il servizio/intervento offerto si propone di raggiungere), q modalità di raggiungimento dell’obiettivo (azioni poste in essere per raggiungere l’obiettivo previsto), q indicatori (dimensioni di qualità che permettono di tradurre in termini di efficienza e di efficacia il servizio/intervento offerto), q fonte informativa (modalità di acquisizione delle informazioni). Tutte le parti della griglia sono state costruite con la partecipazione attiva dei referenti delle associazioni, con le quali si è realizzata una costruzione partecipata di indicatori di risultato (Castegnaro, De Ambrogio, Lo Schiavo, 1999). Le informazioni ricavate dalla compilazione delle griglie sono state utilizzate per la formulazione delle domande del questionario, distribuito durante un’assemblea con dibattito che ha concluso la ricerca con la presentazione dei risultati ai partecipanti ed alle altre associazioni di volontariato presenti. CAPITOLO 3 La prima fase: il Workshop e i Focus Group Per la presentazione del progetto di ricerca alle organizzazioni di volontariato destinatarie, si è organizzato un workshop. In occasione dell’incontro, sono stati previsti due diversi momenti: nel primo, il coordinamento scientifico ha illustrato le finalità e gli obiettivi del progetto alle organizzazioni aderenti in assemblea; nel secondo, è stata avviata la ricerca, attraverso la divisione dei volontari in piccoli gruppi, nell’ambito dei quali sono stati realizzati dei focus group (Corrao, 2000) al fine di conoscere le associazioni e individuare con loro il servizio/intervento sul quale effettuare la valutazione partecipata. Per la gestione del focus group è stata utilizzata da tutti i moderatori una traccia (questioning route) comune così composta: A. Mission/Vision dell’organizzazione · Scopo · Finalità · Attività · Valori B. Scelta dell’attività da valutare in base alla coerenza rispetto alla mission, alla continuità e all’esistenza di utenti finali specifici. C. Descrizione dell’attività selezionata: · destinatari (tipologia di utente; attraverso quali canali gli utenti vengono a conoscenza del servizio? Cosa accade al nuovo utente che arriva presso il Centro? Inserire il percorso: dall’accoglienza alla schedatura degli utenti, alla realizzazione delle attività); · motivazione dell’attività (perché è stata avviata dall’associazione? es: analisi dei bisogni del territorio, ecc.); · sistemi di autovalutazione esistenti: - performance (quali strumenti utilizzate per monitorare l’andamento delle attività? es: diari, registri delle presenze, altro); - risultati finali percepiti (quali sono gli effetti sugli utenti del vostro progetto? quali sono le ricadute sul territorio della vostra attività?). CAPITOLO 4 La seconda fase dell’indagine: la ricerca sul campo L’équipe di ricerca si è recata presso le diciotto associazioni di volontariato selezionate e, insieme ad uno o più referenti delle organizzazioni, ha avviato la costruzione partecipata della griglia di analisi. L’utilizzo della griglia ha consentito di scomporre il servizio/intervento in una sorta di «diagramma di flusso» (flow chart), in modo che le attività potessero essere suddivide in fasi. Per ciascuno stadio sono stati definiti degli obiettivi, in modo generale e astratto, e poi via via in maniera più dettagliata e concreta, individuando insieme alle associazioni le modalità attraverso le quali si agisce per raggiungere gli scopi che ci si propone di ottenere. Si è pervenuti, infine, sempre in accordo con i referenti alla descrizione di indicatori (fattori di qualità che permettono di tradurre in termini di efficienza e di efficacia il servizio/intervento offerto) «misurabili» che possono essere utilizzati per controllare che le attività siano svolte secondo i programmi. L’ultima colonna della griglia riguarda la fonte informativa, in altre parole si chiedeva alle associazioni di dichiarare le modalità attraverso le quali normalmente si acquisiscono le informazioni necessarie alla valutazione. Nella colonna sono state indicate sia delle modalità già avviate e percepite come strumenti di autovalutazione in modo consapevole, sia quelle attività, magari realizzate dall’associazione, ma non ancora viste come elementi utili per valutarsi (un esempio tra gli altri è costituito dalle riunioni o dalle schede degli utenti). I ricercatori hanno suggerito, in questa fase, delle possibili tecniche da utilizzare per l’autovalutazione a partire dai casi concreti e dalle esperienze dei volontari. Una volta scomposto il servizio/intervento nelle sue componenti principali, dalla lettura della griglia di analisi è stato possibile ricavare le informazioni relative al servizio/intervento scelto dalle singole associazioni. Come spiegato in precedenza, il servizio è stato selezionato di concer- 40 CAPITOLO 4 to con i referenti delle associazioni, che sono stati coinvolti sin dalla prima fase della ricerca. Al di là dell’eterogeneità degli ambiti di intervento, delle pratiche di azione e dei diversi target cui le associazioni si rivolgono, l’individuazione del servizio/intervento è avvenuta sulla base della sua rispondenza a tre criteri selettivi: - rappresentatività rispetto alle attività dell’associazione; - utenza diretta del servizio; - coerenza rispetto alla mission dell’associazione. La griglia di rilevazione, dal punto di vista strutturale, ha le caratteristiche di una scheda sinottica. Tale configurazione ha infatti facilitato gli intervistati nella visualizzazione del percorso che si intendeva ricostruire, relativamente ad ogni singolo intervento, e nella individuazione degli output operativi (indicatori) che si intendeva rilevare, inoltre, è risultata funzionale anche nella successiva fase di analisi dei dati. Lo schema è il seguente: SCHEMA GRIGLIA DI OSSERVAZIONE Denominazione Associazione: Denominazione del servizio: Obiettivo generale: Rilevatrice: Azioni Fasi del processo di erogazione del servizio Obiettivo Come viene raggiunto l’obiettivo Indicatori Fonte informativa Rispetto al servizio individuato, da ogni singola griglia di rilevazione emerge quanto segue. 41 LA SECONDA FASE DELL’INDAGINE: LA RICERCA SUL CAMPO 4.1 Denominazione Associazione: - Associazione per il Bambino in Ospedale (ABIO) Denominazione del servizio: Ludoteca Obiettivo generale: Rendere la permanenza in ospedale dei bambini e delle loro mamme meno traumatica attraverso il gioco. Rilevatrice: Dott.ssa Marilena Macaluso. Azioni Ludoteca Fasi del processo di erogazione del servizio Obiettivo Come viene raggiunto l’obiettivo 1. Accoglienza C o n o s c e n z a Presentazione in attraverso l’at- reparto delle attività tività ludica dell’associazione ad ogni nuovo arrivato Fare da collan- (rapporto umano) te tra genitori e reparto sup- Distribuzione di map o r t a n d o i teriale informativo genitori nella (due schede: una permanenza e sull’attività del ref a c e n d o d a parto di pediatria, ponte con il una sull’ABIO) personale sanitario 2. Gioco Aiutare bambini e familiari attraverso il gioco Videocassette, giochi di società, puzzle (ludoteca), album da colorare e favole in corsia Indicatori Fonte informativa I bambini tornano alla Analisi del ludoteca materiale distribuito I bambini non vogliono Intervista più andare via Presenza di personale qualificato: i volontari ABIO seguono un corso di formazione (temi: ascolto e comunicazione, problematiche del bambino, aspetti sanitari; lezioni tenute da psicologi, psicopedagogisti e medici) Osservazione Analisi dei registri delle presenze e dei verbali delle riunioni periodiche Volonari esperti Continuità del personale (anni) Volontari motivati (senza ricompensa lavorano per aiutare bambini e genitori a superare il trauma del ricovero, forniscono supporto psicologico 3. Valutazione Autovalutare il servizio offerto e il reparto di pediatria Schede di gradimen- Vd. scheda allegata to distribuite alle famiglie e ai bambini (non più distribuite) 4. Formazione Rendere gli operatori qualificati. Formazione permanente In programma c’è un corso di formazione per clown destinato ai volontari Risultati schede 42 CAPITOLO 4 Azioni Promozione Fasi del processo di erogazione del servizio Obiettivo Migliorare il reparto col sistema delle donazioni (fund raising) Promuovere la Carta dei Diritti del Bambino Come viene raggiunto l’obiettivo Giornate ABIO (es. primo ottobre vendita di pere e more – spot Peramore – in piazza per l’autofinanziamento). Manifestazioni a tema per le scuole di Partinico (partecipano le ultime classi delle scuole elementari) es.: «La fabbrica del sorriso»; «L’ospedale mi accoglie»; disegni sul tema con pannelli e colori forniti dall’ABIO da utilizzare per decorare l’ospedale Indicatori Fonte informativa Partecipazione bambini Osservazione delle scuole Intervista Partecipazione cittadini Donazioni L’A.B.I.O. – Associazione per il Bambino in Ospedale – ha scelto di valutare il servizio di ludoteca attivo presso la Divisione Pediatrica Ospedale Civico di Partinico. L’associazione è stata fondata nel 1978 per promuovere l’umanizzazione dell’ospedale e sdrammatizzare l’impatto del bambino e della sua famiglia con le strutture sanitarie secondo i principi della Carta dei Diritti del Bambino. Ha realizzato eventi per promuovere il servizio. I volontari che ne fanno parte hanno partecipato a corsi di formazione per «clown in corsia». Sul piano della valutazione l’associazione ha avviato delle iniziative sporadiche di soddisfazione degli utenti (in una sola occasione, ad esempio, sono stati distribuiti questionari, sul modello nazionale, ai familiari dei bambini che però, come lamentano gli operatori, non sono stati analizzati e non hanno inciso sul servizio). Non è, dunque, possibile individuare un reale programma di autovalutazione, gli operatori sono prevalentemente orientati all’azione e percepiscono il buon esito del loro lavoro «nella partecipazione alla ludoteca e nell’affetto ricevuto da bambini e famiglie». LA SECONDA FASE DELL’INDAGINE: LA RICERCA SUL CAMPO 4.2 43 Denominazione Associazione: A.F.I.PRE.S. Denominazione del servizio: Sportello di prima accoglienza prevenzione suicidio Obiettivo generale: Prevenzione del disagio psichico, del suicidio, o tentativo di suicidio, cioè di tutti quei comportamenti che si ritengono autolesionistici Rilevatrice: Dott.ssa Valentina Punzo Azioni Centro di Ascolto Fasi del processo di erogazione del servizio 1. Telefono Giallo Obiettivo Come viene raggiunto l’obiettivo Indicatori Fonte informativa Raccogliere le Conoscenza del domande di servizio aiuto Distribuzione periodica di brochure informativa e di depliant Utilizzo dei mezzi di informazione e di comunicazione locali e non Presenza adeguata di operatori alle esigenze dell’utenza Intervista agli operatori e documentazione prodotta dall’associazione Contenimento Colloquio ansie interne telefonico Personale qualificato e adeguatamente formato sui temi di comunicazione e ascolto Operatori con attitudine a sapere gestire il bisogno manifestato Sapere gestire le proprie emozioni Mantenere il rispetto dell’anonimato: garanzia della privacy Riunioni periodiche di coordinamento degli operatori Supervisione periodica interna ed esterna (prevenzione burn out) Intervista agli operatori Fare parlare del proprio disagio e intervenire sulla crisi Presentazione di alcune strategie di risoluzione del problema Proporre la possibilità di essere seguiti da uno psicologo gratuitamente Stabilire una Rete con altre strut- Accordi e convenzioni relazione di con enti pubblici e ture pubbliche e aiuto - aggan- private sul territorio privati ciare l’utente al centro o Elenchi di associazioni smistare ad e servizi pubblici altre strutture Interviste a operatori e osservazione Analisi documentazione prodotta dall’associazione e interviste (assenti) 44 CAPITOLO 4 Azioni Centro di prima accoglienza Fasi del processo di erogazione del servizio 2. Primo colloquio Obiettivo Valutazione del singolo caso Come viene raggiunto l’obiettivo Colloquio con l’utente (differenziati in base alla gravità del caso) Operatori d’appoggio 3. Sostegno psicologico individuale o gruppale e mutuo aiuto Terapia individuale Benessere dell’individuo o gruppale 4. Monitoraggio dei risultati raggiunti Acquisizione mnemonica del caso e soddisfazione dell’esigenza di aiuto Attività e progetti paralleli Rapporti continuativi con l’utente Indicatori Fonte informativa Personale altamente Osservazione e intervista qualificato Rapporto operatore- agli operatori utente Programmazione in équipe della terapia Analisi di équipe del caso per valutare l’intervento di eventuali figure Presenza di funzioni di coordinamento Utilizzo di schede di rilevazione per singolo utente Presenza di psicologi, Osservazione psichiatri medici e intervista assistenti sociali e agli operatori avvocati Acquisizione e integrazione scheda rilevazione relativa al singolo caso Funzione di coordinamento del gruppo di psicologi Riunioni periodiche Supervisione interna ed esterna degli psicologi Archivi e schede per Intervista singolo utente agli operatori Incontri periodici di e analisi follow-up con gli utenti L’A.F.I.PRE.S. – Associazione Famiglie Italiane Prevenzione Suicidio «M. Saura» – nasce nel 1995 a Palermo e si occupa della prevenzione del disagio psichico e del suicidio, offrendo, anche, supporto psicologico alle famiglie. La mission dell’associazione è quella di prevenire tutti quei comportamenti che si ritengono autolesionistici e suicidari. A tale scopo si promuovono anche seminari, tavole rotonde, convegni… al fine di sensibilizzare alla problematica. LA SECONDA FASE DELL’INDAGINE: LA RICERCA SUL CAMPO 45 L’attività prevalente dell’associazione è articolata in due servizi: il primo è il Centro ascolto («Telefono giallo»), il secondo è il Centro di prima accoglienza. Dalla somministrazione della griglia emerge una maturata consapevolezza da parte dell’associazione verso i temi della valutazione, ogni fase del servizio è infatti orientata ad un obiettivo specifico al quale sono preposte determinate attività. In particolare, l’ultima fase del servizio, ovvero il monitoraggio dei risultati raggiunti sul singolo caso, è realizzata attraverso incontri di follow-up con gli utenti, riunioni interne dell’équipe e attività di informazione e aggiornamento al di fuori dell’associazione. Infine, è emerso anche l’impiego di altri strumenti quali schede per il monitoraggio del servizio agli utenti, rapporti di ogni singolo caso e l’analisi secondaria di dati statistici ufficiali per confrontarli e per controllare l’andamento dell’attività nel tempo. 46 CAPITOLO 4 4.3 Denominazione Associazione: ANGLAT Denominazione del servizio: H-Point Obiettivo generale: Dare all’utente finale (portatore di handicap, famiglie, associazioni) una risposta alle esigenze espresse Rilevatrice: Dott.ssa Irene Carrara Azioni Fasi del processo di erogazione del servizio Obiettivo Come viene raggiunto l’obiettivo Indicatori Fonte informativa 1. Segretariato 1. Accoglienza Avviare il pro- Primo contatto (tele- - Garanzia sulla conti- Osservazione sociale cesso d’aiuto fonico o diretto) nuità e professionalità e intervista 2. 1° colloquio C o n o s c e n z a del soggetto e condivisione del problema attraverso l’instaurazione di una relazione empatica tra operatore e utente attraverso il quale si viene a conoscenza della esigenza espressa dall’utente e si provvede a rinviarlo al primo colloquio del servizio (orari di agli operatori apertura e chiusura determinati; presenza di personale qualificato; tempestività e appropriatezza delle risposte); - Adeguatezza e accessibilità della struttura (locali adeguati, posteggi, vicinanza a servizi di trasporto) - Garanzia della privacy dell’utente 1. Colloquio condotto da personale qualificato al fine di svolgere una attenta analisi del bisogno e anamnesi personale e familiare - Professionalità degli Intervista agli operatori e utilizzo di un operatori approccio fortemente orientato alla condivisione del problema (qualifica, esperienza, disponibilità all’ascolto, cortesia, metodi e tecniche di conduzione del colloquio adeguate, presenza di portatori di handicap tra gli operatori) 2. Erogazione di informazioni generali sui servizi offerti dall’associazione e dal territorio - Corretta ed esaustiva informazione sui servizi presenti sul territorio e sulle agevolazioni (leggi, ecc.) previste per i portatori di handicap - Utilizzo di strumenti informativi adeguati 3. Colloquio di Diagnosi appro- 1. Verificare l’efficaa p p r o f o n d i - fondita del pro- cia dell’informazioblema attraverso mento la focalizzazine ne erogata nel primo di tutti i suoi colloquio ed evenaspetti critici e tuale rifocalizzazioindividuazione ne del problema delle diverse opzioni possibili alla sua risoluzione Intervista agli operatori; documenti informativi prodotti dall’associazio ne; osservazione - Verifica e approfondi- Intervista mento delle fonti informative utilizzate dall’utente in base alle indicazioni del primo colloquio (es.: verifica della veridicità del preventivo per l’acquisto dell’auto; verifica delle prescrizioni di legge, ecc.) 47 LA SECONDA FASE DELL’INDAGINE: LA RICERCA SUL CAMPO Azioni Fasi del processo di erogazione del servizio Obiettivo Come viene raggiunto l’obiettivo Indicatori Fonte informativa - Revisione del percorso di valutazione del bisogno 2. Individuazione dei diversi percorsi da intraprendere per la risoluzione del problema 4. Invio ad altri G a r a n t i r e 1. Presa in carico dai servizi l’appropriatez servizi erogati dalza delle rispo- l’associazione ste rispetto ai bisogni individuati. - Disponibilità di un elenco esaustivo delle alternative esistenti per la risoluzione del problema - Facilità d’inserimento Intervista presso i servizi dell’associazione (servizio tutela dei diritti, formazione alla patente di guida, attività ludico-motoria in acqua, servizio di aiuto a domicilio, servizio di trasporto, ecc.) 2. Invio ai servizi - Funzionamento della Intervista; dati esterni offerti dalle rete sociale di riferi- e informazioni pre-esistenti organizzazioni con le mento quali l’associazione lavora in rete e/o altre organizzazioni presenti sul territorio 2. Lavoro di rete 1. Rete interna A m p l i a r e e qualificare la capacità di risposta ai bisogni dell’azione di segretariato sociale 1. Il radicamento territoriale dell’associazione avvenuto attraverso l’implementazione di alcuni servizi innovativi e altamente professionali permette un trasferimento all’H point di informazioni ampie e qualificate - Presenza pluriennale e continuativa dell’associazione nel territorio - Esistenza di un’ampia gamma di servizi innovativi e qualificati progettati e realizzati dall’associazione - Incremento costante nel tempo del numero di soci - Incremento costante nel tempo degli utenti presi in carico - Incremento costante nel tempo della gamma di servizi offerti nel territorio Intervista 48 CAPITOLO 4 Azioni Fasi del processo di erogazione del servizio Obiettivo Come viene raggiunto l’obiettivo 2. La sperimentazione di servizi innovativi ha consentito di far acquisire agli operatori competenze esclusive che arricchiscono e qualificano le attività di segretariato sociale Indicatori - Formazione degli operatori mirata alla realizzazione di progetti sperimentali e innovativi - Autoformazione svolta nella fase di costruzione e d’implementazione dei progetti sperimentali (formazione derivata dall’esperienza sul campo maturata nella fase operativa di messa in atto dei servizi) - Presenza di operatori addetti allo svolgimento della funzione di erogazione delle attività di segretariato sociale - in possesso di competenze e conoscenze esclusive acquisite nella costruzione e implementazione dei servizi sperimentali 2. Rete esterna Inserimento dell’associazione con le sue attività in una ampia rete di servizi e interventi a livello territoriale - Num. di protocolli d’intesa stipulati con altri enti - Presenza dell’associazione all’interno di partnership per la realizzazione di progetti complessi - Partecipazione dell’associazione ai tavoli di concertazione delle politiche sociali locali in qualità di rappresentanti territoriali dell’ area handicap e/o delle associazioni di volontariato - Partecipazione ad eventi informativi e formativi multitematici e multidisciplinari (anche su invito di altri enti) - Incremento/decremento del num. di utenti inviati ad altri servizi Fonte informativa LA SECONDA FASE DELL’INDAGINE: LA RICERCA SUL CAMPO 49 L’A.N.G.L.A.T di San Cataldo (CL) ha scelto di analizzare il servizio H-Point, un servizio di segretariato sociale attraverso il quale l’associazione cerca di dare agli utenti portatori di handicap una risposta efficace alle esigenze espresse. L’A.N.G.L.A.T., per la sua presenza pluriennale e continuativa nel territorio, è inserita in un’ampia rete di servizi e interventi, alcuni dei quali erogati in collaborazione con altre organizzazioni, ed è molto attiva nel territorio: stipula protocolli d’intesa con altri enti, partecipa ai tavoli di concertazione delle politiche sociali locali in qualità di rappresentante territoriale dell’area handicap e/o delle associazioni di volontariato; partecipa ad eventi informativi e formativi multitematici e multidisciplinari. L’associazione offre un’ampia gamma di servizi innovativi e qualificati, progettati e realizzati attraverso una continua sperimentazione e implementazione. La presenza di tali servizi ha consentito di far acquisire ai suoi operatori competenze e conoscenze esclusive, che arricchiscono e qualificano le attività di segretariato sociale svolte. 50 CAPITOLO 4 4.4 Denominazione Associazione: ASTRAFE (Associazione Siciliana Trapiantati di Fegato) Denominazione del servizio: Supporto psicologico Obiettivo generale: Fornire sostegno morale, informazioni e – ove possibile – supporto medico e infermieristico diretto ad adulti e bambini, prima, durante e dopo il trapianto di fegato; supportare i familiari dei pazienti Rilevatrice: Dott.ssa Marilena Macaluso Azioni Segretariato sociale e supporto psicologico Fasi del processo di erogazione del servizio Obiettivo Come viene raggiunto l’obiettivo Indicatori 1. Accoglienza - Mostrare la nostra disponibilità e cordialità - Attraverso l’ospitalità che forniamo e la predisposizione al rapporto 2. Presentazio- - Descrivere le ne dell’asso- attività di cui ci occupiamo ciazione (formazione, supporto psicologico, promozione, prevenzione, donazione, trapianto) - Quantità e qualità del materiale distribuito (chiarezza, completezza, presenza di recapiti e referenti, ecc.) - Segnalazione del - Qualità del sito internet al quale si rinvia sito internet (www.astrafe.sicilia.it) 3. Raccolta dati e informazioni sui pazienti - Conoscere il paziente e sapere come è arrivato al servizio e cosa ne sa - Dialogo e opuscoli informativi o altro materiale da distribuire Fonte informativa - Volontà a continuare la - Interviste conversazione e il contatto da parte del paziente - Il paziente si incuriosisce e chiede informazioni g ciò permette di avviare il rapporto e di passare alle fasi successive (num. persone che continuano il rapporto/num. accessi) - Presenza di personale qualificato, per esperienza personale e professionale (es.: presidentetrapiantato e segretariacoordinatrice-psicologamadre trapiantata) - Accessibilità (presenza di segnaletica visibile, hostess con logo Astrafe alla reception dell’Ismett, locali accoglienti) - Consultazione materiale cartaceo e virtuale prodotto (libri, opuscoli, adesivi, biglietti di presentazione, gadget, sito) - Presenza di uno sche- - Intervista e - Colloqui - Moduli di iscrizio- dario aggiornato osservazione ne - Bollettino postale per l’eventuale contributo - Schedario con foto e dati 51 LA SECONDA FASE DELL’INDAGINE: LA RICERCA SUL CAMPO Azioni Fasi del processo di erogazione del servizio 4. Supporto psicologico Obiettivo - Sostenere pazienti e familiari Come viene raggiunto l’obiettivo Indicatori Fonte informativa - Colloqui con le psicologhe dell’associazione - Organizzazione di assemblee periodiche (ogni 3 mesi c’è l’Assemblea dei soci, un gruppo formato dai veterani costituisce il Direttivo e insieme ai Revisori effettua un’ulteriore assemblea più ristretta) - Messa in contatto e incontri tra pazienti che possono fornire informazioni utili e dare consigli in base alla loro esperienza - Abbandono di falsi Intervista concetti e pregiudizi da parte del paziente - Riduzione del disorientamento - Incremento delle informazioni e delle conoscenze sul tema - Rassicurazione - Ottimismo del paziente rispetto alla possibilità di migliorare la propria qualità della vita (incontri strategici con persone che hanno avuto un buon esito dopo l’intervento) - Soddisfazione e gradimento del servizio da parte degli utenti - Colloqui, distribuzione di materiale informativo, convegni, incontri manifestazioni - Contatto tra malati - Suggerimenti e consigli - Maggiore conoscenza Intervista dei rischi e delle opportunità legate al trapianto e alla donazione - Migliore informazione sul procedimento - Conoscenza delle strutture e dei servizi 7.Orientamento - Orientare ver- - Forniamo informae prenotazione so la figura zioni e li accompavisite mediche dell’epatologo i gniamo materialpazienti che non mente alla reception hanno ancora dell’Ismett prenouna diagnosi definita e inter- tando per loro una cettare lo stadio visita medica - Num. utenti che si Intervista rivolgono all’Astrafe per orientamento - Presenza di personale qualificato 5. Informazione - Informare, formare, sostenere e promuove il trapianto e la donazione di organi della malattia per i pazienti che sanno già di essere malati di epatite - Inviare i familiari dei pazienti fuori sede presso la Casa famiglia per l’alloggio e presso il Centro di permanenza diurno - Partecipazione a 8. Promozione Sensibilizzare manifestazioni come e sensibilizza- la cittadinanza la Giornata nazionale verso donazio- (a maggio) e regionale zione ni e trapianti per la donazione degli - Promuovere organi (a ottobre) l’associazione - Stand alla Festa del volontariato CeSVoP - Convegni e altro materiale - Aumento dei consensi Intervista alla donazione (num. moduli compilati) - Migliore qualità del servizio socio-sanitario 52 CAPITOLO 4 L’A.S.TRA.FE. – Associazione Siciliana Trapiantati di Fegato – ha scelto di analizzare per la valutazione il servizio che la caratterizza: il sostegno morale, l’informazione e – ove possibile – il supporto medico e infermieristico diretto ad adulti e bambini, prima, durante e dopo il trapianto di fegato. L’associazione opera per obiettivi e ha avviato una proficua collaborazione che coinvolge diretti interessati (paziente, famiglia, medico) e sfera sociale allargata, nella consapevolezza dell’importanza di costruire una rete che integri, in azioni unitarie, pubblico e privato. Ha prodotto materiale informativo di vario genere, gadget per la promozione e realizzato interviste, schedari e relazioni periodiche che potrebbero rappresentare utili fonti per la valutazione e il monitoraggio delle attività. LA SECONDA FASE DELL’INDAGINE: LA RICERCA SUL CAMPO 4.5 53 Denominazione Associazione: A.U.S.E.R Denominazione del servizio: Filo d’argento, telefono amico degli anziani Obiettivo generale: Fornire servizi agli anziani Rilevatrice: Dott.ssa Valentina Punzo Azioni 1.Filo d’argento Telefono amico degli anziani Fasi del processo di erogazione del servizio 1.Contatto telefonico Obiettivo Monitoraggio dei bisogni dell’anziano (analisi e ascolto dei bisogni) (ascolto/aiuto -informazioni-servizi) Indicatori C o n o s c e n z a d e l - Distribuzione periodica di brochure inforservizio all’utenza mativa e di depliant e utilizzo mezzi di inforAccesso al servizio mazione e comunicacon facilità zione locali Attivazione del ser- - Attivazione di un numero gratuito vizio con continuità - Attivazione del servi- Fonte informativa Intervista agli operatori e documentazione prodotta dall’associazione zio durante tutti i giorni della settimana - Presenza adeguata, dal punto di vista quantitativo, di operatori alle esigenze dell’utenza - Presenza di funzioni di coordinamento del servizio da parte di un responsabile qualificato Instaurare una relazione di fiducia tra anziano e operatore (rappresentante del centro) 2. Attività 2. Soccorso di patronato sociale e Servizio socio-assistenziale Come viene raggiunto l’obiettivo - Attivazione di corsi di formazione ai volontari (interni) operatori del Centro - Professionalità e qualifica degli operatori Personale che cono- - Presenza di operatori Interviste e sce tutte le problecon attitudine a sapere osservazione matiche dell’utenza gestire il bisogno manifestato specifica - Costante aggiornamento degli operatori per quanto riguarda problematiche dell’utenza - Formazione sulla normativa - Rapporto operatori/ utente Soddisfazione - Raccogliere de- - Competenza degli operatori della domanda nunce e dare informazioni (sui servizi - Formazione dei volontari sulle tematiche e sulla normativa) riguardanti l’utenza - Formazione specifica ai volontari sui servizi all’utenza presenti sul territorio Intervista agli operatori e analisi della documentazione prodotta dall’associazione 54 CAPITOLO 4 3.Contatto dell’utenza con il centro 2. Attivare eventuali servizi competenti Mettere a conoscen- - Contatti con enti locaza di strutture pub- li, con altre associabliche zioni, con il comune, con il sindacato dei -Fare rete con altri pensionati - Accordi e convezioni enti con strutture parallele: -Fare da intermediari - convenzioni con legali - rapporti con psicologi - rapporti con le usl Fornire servizi rispondenti ai bisogni rilevati (per autosufficienti e non) Acquisto farmaci, - Presenza di un numero spesa per utenti (per adeguato di volontari (esterni) dotati di autoi non sufficienti) veicoli in grado di Accompagnamento muoversi sul territorio (passeggiata, medi- - Rapporto operatori/utenti co, spesa) - Rapporti continuativi con gli utenti Analisi documentazione e interviste operatori Integrazione Attivazione di attivi- - Attivazione di laboratori sociale dell'an- tà ludico ricreative - Organizzazione di corsi ziano (recupe(danza, teatro, poesia) ro dell’emar- Organizzazione di giorginazione) nate di aggregazione Osservazione partecipante e intervista agli operatori e agli utenti Valorizzazio- -Educazione perma- - Attivazione dell’università della strada ne dell'anziano nente -Produzione artigia- - Produzione di prodotti come risorsa artigianali nale - Promozione dei prodotti alla comunità L’A.U.S.E.R. – Associazione Auto-servizi Ricreativi per Anziani – sorge con l’obiettivo di fornire servizi per gli anziani. Il servizio che è stato individuato tra le diverse attività avviate dall’associazione è il Filo d’argento, telefono amico degli anziani. La scomposizione del servizio attraverso la griglia di analisi, ha fatto emergere numerose azioni di intervento che, al suo interno, sono indirizzate al soddisfacimento dei bisogni degli anziani, che rappresenta l’obiettivo primario del servizio. Si riscontra, inoltre, una particolare attenzione alla relazione tra operatori del Centro e anziani, ed emerge l’avvio di attività non solo indirizzate all’assistenza e alla soddisfazione dei bisogni quali l’acquisto farmaci o azioni di soccorso sociale per le persone non autosufficienti, ma anche un’attenzione alle attività sociali di aggregazione e di formazione. Dall’analisi non emerge un utilizzo programmatico di strumenti di autovalutazione, punto di criticità dell’attività svolta che pertanto non avviene sulla base di un monitoraggio e di un costante processo di autovalutazione. 55 LA SECONDA FASE DELL’INDAGINE: LA RICERCA SUL CAMPO 4.6 Denominazione Associazione: AVIS COMUNALE Denominazione del servizio: Centro fisso di Raccolta Sangue Obiettivo generale: Promozione della donazione del sangue Rilevatrice: Dott.ssa Irene Carrara Azioni Fasi del processo di erogazione del servizio Obiettivo 1. Promozio- Individuazione Spiegare perché ne della dona- dei luoghi in è necessario zione cui incontrare i donare il sanpotenziali do- gue e/o i suoi natori componenti Come viene raggiunto l’obiettivo Organizzazione di conferenze nel corso delle quali vengono presentate diapositive esplicative Indicatori - Numero di donazioni Schede dei dopo l’intervento di donatori compromozione pilate - Incremento costante nel tempo del numero di soci 2. Raccolta 1.Formulazio- Tu t e l a r e l a Visita medica e reda- Professionalità e qualità ne del giudizio salute del dona- zione delle cartelle del personale medico sangue di idoneità alla tore e del rice- di donazione donazione se- vente condo gli schemi imposti dalàla legge trasfusionale 2. Donazione del sangue in sede o nel centro mobile di raccolta (autoemoteca) Fonte informativa - Cartelle di donazione - Intervista al personale medico e infermieristico Raccogliere il Utilizzo di personale - Garanzia sulla contis a n g u e s e- medico e infermieri- nuità del servizio (ad es.: orari di apertura e guendo in mo- stico qualificato chiusura determinati) do rigoroso i - Adeguatezza e accescriteri di qualisibilità della struttura tà indicati dal fissa e mobile Centro trasfu- Presenza di personale sionale medico e infermieristico qualificato 3. Invio ai soci Verificare lo Analisi del sangue e Professionalità e qualità dei risultati stato di salute invio dei risultati del personale medico delle analisi dei donatori 3. Gestione 1. Gestione del Creare un cli- Organizzazione di - Efficienza dell'attività - Intervista amministrativa e asso- agli operatori dell’attività rapporto con i ma di familia- feste associative soci ciativa svolta rità tra i soci coinvolti associativa 2. Gestione del O s s e r v a n z a rapporto con le delle circolari istituzioni che regolano i rapporti tra sede e istituzioni 3. Gestione del rapporto con gli altri livelli associativi Creare le condizioni perché l’associazione , pur nelle sue articolazioni, sia una sola - Mantenimento degli opportuni rapporti con i diversi attori con cui l’associazione si relaziona (soci, istituzioni, livelli associativi, perPartecipazione ai sonale dipendente, promomenti assemblea- fessionisti esterni) ri e comunicazione dei flussi informativi Invio della documentazione relativa all'attività svolta alle scadenze previste - Documenti informativi prodotti dalla associazione 56 CAPITOLO 4 Azioni Fasi del processo di erogazione del servizio Obiettivo Come viene raggiunto l’obiettivo 4. Gestione del rapporto col personale dipendente e gestione della prestazione professionale Avere un comportamento che si attenga alle leggi che regolano tale rapporto Affidare la gestione di tale rapporto a consulenti del lavoro esperti 5. Gestione amministrativa della sede e dell’unità mobile Conduzione ottimale delle sedi fissa e mobile Svolgimento dei compiti legati all’amministrazione generale dell’associazione Indicatori Fonte informativa L’A.V.I.S. Comunale di Palermo – Associazione Volontari Italiani Sangue – ha scelto di analizzare il servizio del Centro fisso di Raccolta Sangue, che ha come obiettivo non soltanto la raccolta del sangue, ma anche la promozione della donazione. L’associazione organizza, infatti, delle conferenze nel corso delle quali il personale medico illustra delle diapositive esplicative, per spiegare perché è necessario donare il sangue e/o i suoi componenti. L’associazione opera da tempo nel territorio comunale, svolgendo anche una efficiente attività amministrativa e associativa, che le consente di mantenere rapporti continui e proficui con i soci, le istituzioni e gli altri livelli associativi. 57 LA SECONDA FASE DELL’INDAGINE: LA RICERCA SUL CAMPO 4.7 Denominazione Associazione: ASSOCIAZIONE FAMIGLIE BISOGNOSE (AS.FA.BI) Denominazione del servizio: Centro di accoglienza famiglie bisognose Obiettivo generale: Distribuzione di generi alimentari di prima necessità e pasti caldi a nuclei familiari (pensionati con pensioni minime, disoccupati, barboni, ragazze madri, extracomunitari, mogli di carcerati, alcolisti e tossicodipendenti) Rilevatrice: Dott.ssa Raffaella Milia Azioni Fasi del processo di erogazione del servizio Obiettivo Come viene raggiunto l’obiettivo S o s t e g n o 1. Raccolta e Sostenere le - Raccolta e distrialle famiglie distribuzione famiglie più buzione, a 70 famipiù indigenti di generi ali- bisognose glie, di cibo rimasto mentari di priinvenduto presso ma necessità e ristoranti panifici e sostegno matebar (pane, rosticceriale di ogni ria, dolci, verdure e genere frutta) - Distribuzione giornaliera da parte dei volontari di 30 sacchetti contenenti generi alimentari (5 kg. di pasta, 1 litro di latte, 1 kg. di zucchero, 1 barattolo di pelati, 1 scatola di legumi e 1 pacco di biscotti) destinati ad altrettante famiglie, raccolti ogni sabato da 16 volontari presso alcuni supermercati - Distribuzione due volte alla settimana di pasti caldi cucinati dalla Parrocchia «Don Orione» - Partecipazione alle attività del Banco Alimentare al fine di ricevere una quota parte di quanto raccolto Indicatori Fonte informativa - Registrazione su ap- Intervista positi registri degli utenti - Garanzia della privacy delle famiglie che usufruiscono dell’aiuto - Impiego di 35 volontari fortemente motivati - Ausilio di personale medico e di avvocati che offrono assistenza gratuita - Consulenza una volta alla settimana del Patronato per disbrigo di pratiche 58 CAPITOLO 4 Azioni Fasi del processo di erogazione del servizio 2. Raccolta indumenti Obiettivo Soddisfare esigenze di prima necessità Come viene raggiunto l’obiettivo Raccolta di vestiario per adulti e bambini da destinare alle famiglie più bisognose Indicatori Fonte informativa - Facile accesso al ser- Intervista vizio - Numero di utenti che usufruiscono del servizio - Garanzia da parte dell’associazione e dei volontari che vi operano di un ausilio costante ai più bisognosi - Richiesta degli utenti di non interrompere il servizio - Segnalazione del sito internet L’AS.FA.BI. – Associazione Famiglie Bisognose – è un Centro di accoglienza per famiglie bisognose fondato nel 1998. Il Centro si occupa di distribuire generi alimentari di prima necessità, pasti caldi e indumenti a famiglie che versano in grave stato di indigenza. Oltre all’impegno costante dei volontari, l’associazione usufruisce dell’ausilio di personale medico e di legali che offrono assistenza gratuita. Per ogni persona o famiglia che si rivolge al Centro è predisposta una scheda in cui sono annotati i dati anagrafici degli utenti e quelli relativi all’intervento offerto, al fine di monitorare il flusso di partecipazione al servizio. 59 LA SECONDA FASE DELL’INDAGINE: LA RICERCA SUL CAMPO 4.8 Denominazione Associazione: AS.VO.PE. (Associazione Volontariato Penitenziario) Denominazione del servizio: Volontariato penitenziario Obiettivo generale: Fornire sostegno morale, culturale e ricreativo ai detenuti e alle loro famiglie Rilevatrice: Dott.ssa Raffaella Milia Azioni Fasi del processo di erogazione del servizio Obiettivo Come viene raggiunto l’obiettivo Indicatori Fonte informativa 1. Sostegno morale - Colloquio individuale -Raccogliere le esigenze personali e familiari espresse dal detenuto - Disponibilità all’ - Garanzia della privacy Intervista ascolto - Fiducia negli assisten- Accoglimento del- ti carcerari le loro esigenze - Richiesta di successivi colloqui 2. Sostegno materiale - Attivazione del servizio guardaroba previa rilevazione dei bisogni dei detenuti, attraverso: 1. colloqui dei volontari con i detenuti 2. segnalazioni da parte degli Educatori, della Polizia penitenziaria, degli Assistenti sociali dell’U.E.P.E. (Ufficio Esecuzione Penale Esterna), del Cappellano delle carceri - Soddisfare esigenze di prima necessità dei detenuti più indigenti orientandoli, allo stesso tempo, al rispetto dell’oggetto ricevuto e delle regole del servizio offerto - Distribuzione di vestiario, biancheria intima e prodotti di igiene a seconda delle necessità espresse, regolando il servizio attraverso la compilazione di una scheda individuale - Numero di utenti che usufruiscono del servizio - Acquisizione di comportamenti più aperti e disponibili nei rapporti con gli operatori penitenziari - Assimilazione delle regole di erogazione del servizio 3. Attività culturali - Servizio di biblioteca regolato dalle consuete procedure di erogazione del prestito - Operare il recupero culturale del detenuto - Accompagnare gli utenti nella scelta dei libri - Al momento della restituzione sollecitare riflessioni personali sulla lettura effettuata - Facile accesso al servi- Intervista zio - Interesse manifestato dagli utenti - Richieste di riaccesso al servizio - Acquisizione di maggiore dimestichezza alla lettura - Richieste di letture più impegnate - Volontà di proseguire negli studi 60 CAPITOLO 4 Azioni Fasi del processo di erogazione del servizio Obiettivo Come viene raggiunto l’obiettivo Indicatori Fonte informativa - Corsi di recupero scolastico - Conseguire l’idoneità o il diploma di Scuola media inferiore e superiore - Offrire lezioni - Professionalità dei Intervista individuali o di grup- volontari insegnanti po ai detenuti che - Interesse suscitato nei intendono conse- detenuti per le disciguire un titolo di pline studiate studio - Valorizzazione dell’importanza degli studi - Acquisizione nella maggior parte dei casi, di risultati positivi agli esami di idoneità o diploma - Sollecitazione dei propri figli alla frequenza scolastica - Corsi di inglese, sui beni culturali e sulla legalità - Formazione civile e culturale del detenuto - Incontri periodici - Assidua frequenza dei Intervista con volontari spe- corsi cializzati nelle varie - Acquisizione di nozioni di base della discipline lingua inglese da spendere in un eventuale inserimento nel mondo del lavoro - Stimolo alla scoperta di monumenti e opere d’arte della propria città 4. Assistenza - Segnalazione alle famiglie d i e s i g e n z e dei detenuti familiari da parte del detenuto o dagli Assistenti sociali - Offrire assistenza morale e materiale alle famiglie dei detenuti - Sostegno alle fami- - Fiducia riposta dalle Intervista glie dei detenuti famiglie nei confronti nelle difficoltà di dei volontari tutti i giorni (disbri- - Richiesta di successigo pratiche burocra- vi interventi di assitiche, accompagna- stenza mento per bisogni sanitari, ecc.) - Sollecitazione dei bambini alla frequenza scolastica - Segnalazione delle difficoltà riscontrate nelle famiglie dei detenuti alle varie associazioni o Centri di assistenza operanti sul territorio (Caritas, associazione San Vincenzo, Consultorio matrimoniale, ecc) LA SECONDA FASE DELL’INDAGINE: LA RICERCA SUL CAMPO 61 L’AS.VO.PE. – Associazione Volontariato Penitenziario – si è costituita nel dicembre del 2000 dopo una lunga esperienza di volontariato iniziata nel 1974 e opera presso le Case circondariali «Pagliarelli» e «Ucciardone» di Palermo. I servizi offerti dall’associazione nell’ambito del volontariato penitenziario sono tanti e tutti meritevoli (il servizio di biblioteca e guardaroba, corsi di recupero scolastico, corsi di formazione religiosa e culturale, assistenza alle famiglie dei detenuti). Ai fini della ricerca è stato scelto il servizio di biblioteca, il quale si propone l’obiettivo di permettere il recupero culturale del detenuto. Questo servizio, regolato dalle consuete procedure di erogazione del prestito, permette ad ogni detenuto di usufruire della biblioteca ogni quattro settimane secondo un ordine definito «ciclicità di chiamata», dando loro la possibilità di prendere in prestito due o tre libri alla volta da restituire dopo un mese, fatta salva la possibilità di rinnovare il prestito per un altro mese. L’associazione, con questo servizio, si propone di accompagnare i detenuti sia nella fase della scelta che di restituzione dei libri, sollecitando nel detenuto riflessioni e commenti su quanto letto. Lo strumento che permette all’associazione di monitorare l’andamento del servizio è una rubrica in cui sono annotati tutti i libri che ogni detenuto, nel corso della sua detenzione, ha letto o semplicemente consultato. 62 CAPITOLO 4 4.9 Denominazione Associazione: CENTRO DI AIUTO ALLA VITA (CAV) Denominazione del servizio: Difesa e salvaguardia della vita nascente Obiettivo generale: Fornire sostegno concreto alle donne che si trovano ad affrontare una maternità difficile Rilevatrice: Dott.ssa Raffaella Milia Azioni Sostegno psicoaffettivo, materiale e servizio di Segretariato sociale affinché la vita nascente possa essere accolta Fasi del processo di erogazione del servizio Obiettivo Come viene raggiunto l’obiettivo Indicatori Fonte informativa 1. Primo contatto dell’utente con il Centro Presentazione del Centro e delle sue finalità - Spiegazione delle finalità e descrizione delle possibilità di aiuto offerte dal Centro - Utilizzo di opuscoli informativi - Segnalazione del numero verde nazionale (800813000) e del sito internet (www.mpv.org.it) - Pianificazione di un successivo colloquio - Garanzia della privacy Intervista e -Disponibilità degli osservazione operatori a fornire informazioni sulle azioni d’intervento - Chiarezza degli opuscoli informativi del servizio -Presenza di figure professionali qualificate e motivate al servizio offerto 2. Secondo colloquio - Valutazione del caso e delle possibilità di intervento - Colloquio tra l’utente, l’assistente sociale e/o altre figure professionali utili al caso specifico (psicologi, medici, avvocati, ecc.) - Compilazione di una prima scheda nella quale sono annotati i dati anagrafici dell'utente e la problematica del caso - Rispetto di qualsiasi Intervista e idea di base espressa osservazione dall’utente -Professionalità e sensibilità degli operatori nell’affrontare la problematica emersa durante il colloquio -Coinvolgimento dell’utente nel valutare le possibilità di aiuto offerte dal Centro - Numero di utenti che si rivolgono al Centro (rilevazione risultante dal numero di schede compilate) - Presenza ventennale del Centro nel territorio 3. Visita domiciliare eseguita dall’assistente sociale e dalle volontarie individuate in base alle peculiarità del caso - Analisi e indagine sul campo delle oggettive condizioni del nucleo familiare della donna - Verifica condivisa con l’utente delle reali necessità del nucleo familiare - Fiducia manifestata Intervista dal nucleo familiare negli operatori del Centro 63 LA SECONDA FASE DELL’INDAGINE: LA RICERCA SUL CAMPO Azioni Fasi del processo di erogazione del servizio Obiettivo Come viene raggiunto l’obiettivo Indicatori Fonte informativa 4. Assunzione del caso - Condivisione con l’utente delle difficoltà a portare avanti la gravidanza nell’ottica del loro superamento - Informazione dell’utente circa il percorso di aiuto che sarà seguito - Eventuale coinvolgimento di Enti esterni di supporto (Enti pubblici e privati, Consultorio familiare, Centro metodi naturali, ecc.) - Compilazione di una seconda scheda in cui sono descritte tutte le azioni che accompagnano l’intervento di aiuto nella fase che precede e che segue il parto - Disponibilità a conti- Intervista e nuare il percorso di aiu- osservazione to intrapreso - Garanzia di costante supporto offerto dal Centro attraverso l’assistenza offerta dagli operatori di competenza - Presenza di schedari contenenti schede riepilogative di tutti i casi assunti dal Centro 5. Esecuzione delle iniziative proposte ai fini dell’intervento - Erogazione dei servizi più adeguati per il raggiungimento delle finalità istituzionali - Ospitalità in Case - Piena accettazione Intervista di accoglienza della vita nascente da - Sostegno psico- parte dell’utente affettivo - Consulenza medica (individuazioni di specialisti e Centri di assistenza alla nascita) e legale - Aiuto economico e in natura che precede e segue il momento del parto fino al raggiungimento della piena autonomia familiare (corredino, biancheria per il nascituro, lettino, passeggino, ecc.) Il C.A.V. – Centro di Aiuto alla Vita – è nato nel 1978 con l’obiettivo di fornire sostegno concreto a donne che di fronte ad una gravidanza difficile pensano di interromperla. Gli operatori del Centro, una volta valutata la problematicità di ogni singolo caso, predispongono il percorso di aiuto da seguire. 64 CAPITOLO 4 Lo strumento che permette all’associazione di monitorare l’andamento del servizio nel tempo è un archivio in cui sono contenute tutte le schede relative ai singoli casi presi in affidamento. Ogni scheda viene inizialmente predisposta da un’assistente sociale sulla base delle informazioni raccolte durante il primo colloquio con la donna, successivamente, il caso è affidato ad una volontaria, che ogni mese provvede ad aggiornare la scheda con gli interventi posti in essere. Alla fine dell’anno l’assistente sociale redige una relazione conclusiva nella quale viene fatto il punto sull’attività di aiuto e sulla destinazione delle risorse economiche. LA SECONDA FASE DELL’INDAGINE: LA RICERCA SUL CAMPO 65 4.10 Denominazione Associazione CENTRO ASCOLTO DON ORIONE Denominazione del servizio: Accoglienza e Ascolto Obiettivo generale: Rimuovere gli ostacoli di natura sociale, economica e culturale che non consentono la piena affermazione dell’essere umano e dei suoi diritti, secondo lo spirito cristiano e attraverso un atteggiamento di solidarietà Rilevatrice: Dott.ssa Irene Carrara Azioni Fasi del processo di erogazione del servizio Obiettivo Come viene raggiunto l’obiettivo 1. Accoglien- 1. Ricevimento Essere un sup- Primo colloquio tra degli utenti si porto per gli volontario e utente za r e c a n o n e l utenti bisognosi Centro e trovano volontari pronti all'ascolto 2. Ascolto Indicatori Garanzia sulla continuità e professionalità del servizio (es.: orari di apertura e chiusura determinati; presenza di personale qualificato; tempestività e appropriatezza delle risposte) 2. Successivi incontri (turnazione con fasce orarie a giorni alterni, incontri che durano anche anni) tra l’utente e, generalmente, sempre lo stesso volontario (per l’empatia e la fiducia che si creano tra i due) - Approfondire la tematica (problemi e bisogni dell’utente) - Guidare l’individuo e aiutarlo a crescere Stare vicini attraverso momenti di condivisione (preghiera, pranzi, ecc…): il problema dell'utente diventa problema dell'associazione - Professionalità degli operatori e utilizzo di un approccio fortemente orientato alla condivisione del problema (qualifica,esperienza, disponibilità all'ascolto, cortesia, metodi e tecniche di conduzione del colloquio adeguate) 3. Eventuale assegnazione ad un secondo volontario per l’invio agli Enti preposti (nel caso di problematiche più specifiche) - Cercare di cambiare l’atteggiamento pessimistico verso la vita e la mentalità dell’assistenzialismo: c'è vittimismo, povertà anche psicologica e morale, per cui si pensa in termini pessimistici (l’utente povero ha bisogno di assistenza perché è povero e pensa che ne avrà sempre bisogno perché sarà sempre povero) Informazione su Enti e istituzioni operanti nel territorio (a volte il volontario stesso accompagna materialmente l’utente presso le varie istituzioni, finché questi non è in grado di acquisire una propria autonomia) - Corretta ed esaustiva informazione sui servizi presenti sul territorio - Facilità di inserimento presso i Servizi sociali istituzionali Fonte informativa Osservazione - Intervista agli operatori - Documenti informativi prodotti dalla associazione 66 CAPITOLO 4 Azioni 3. Aiuto materiale Fasi del processo di erogazione del servizio 1. Risoluzione di un eventuale problema materiale: inserimento in un sistema di sostegno economico e materiale: denaro, cibo, ecc… Obiettivo - Essere una guida nella promozione umana dei singoli, sostenendoli anche materialmente (cibo, denaro, ecc…) Come viene raggiunto l’obiettivo Indicatori Distribuzione di alimenti non deperibili e indumenti da: - CRI - Circuito del donare nei vari Centri della zona (supermercati, mercato ortofrutticolo, macellerie, fruttivendoli, negozi di abbigliamento) - Incremento costante nel tempo degli utenti presi in carico - Facilità d’inserimento presso i servizi offerti dall’associazione - Funzionamento della rete sociale di riferimento (collaborazione dei vari negozianti) Fonte informativa Osservazione - Intervista agli operatori - Documenti informativi prodotti dalla associazione Il Centro Ascolto Don Orione di Palermo ha scelto di analizzare il servizio definito Accoglienza e Ascolto, che ha come obiettivo generale quello contenuto nello statuto dell’associazione: rimuovere gli ostacoli di natura sociale, economica e culturale che non consentono la piena affermazione dell’essere umano e dei suoi diritti, secondo lo spirito cristiano e attraverso un atteggiamento di solidarietà. L’associazione si propone, infatti, di essere una guida nella promozione umana degli utenti, aiutandoli a crescere e sostenendoli anche materialmente. Tutto ciò nell’ottica di cercare di cambiare l’atteggiamento vittimistico e pessimistico verso la vita e la mentalità dell’assistenzialismo che caratterizzano la maggior parte degli utenti: la povertà non solo materiale, ma anche psicologica e morale, fa sì che l’utente pensi di avere bisogno di assistenza perché è povero e che ne avrà sempre bisogno perché sarà sempre povero. Il Centro Ascolto Don Orione è presente da tempo nel territorio, rivolgendo la sua azione al quartiere in cui opera. L’associazione può contare su una rete sociale di riferimento che, nel complesso, risulta efficiente e su un circuito del donare che si è costituito nei vari centri del quartiere (donazioni da: supermercati, mercato ortofrutticolo, macellerie, fruttivendoli, negozi di abbigliamento). Gli utenti sono registrati in appositi schedari. LA SECONDA FASE DELL’INDAGINE: LA RICERCA SUL CAMPO 67 4.11 Denominazione Associazione: GRUPPI DI VOLONTARIATO VINCENZIANO Denominazione del servizio: Ascolto Attivo Obiettivo generale: Sostegno e miglioramento delle relazioni interpersonali (utenti: anziani, bambini, famiglie in difficoltà) Rilevatrice: Dott.ssa Irene Carrara Azioni 1.Ascolto Fasi del processo di erogazione del servizio Obiettivo 1. Ricevimento di segnalazioni su utenti bisognosi e/o prima accoglienza degli utenti stessi in sede Individuazione del bisogno, scelta del luogo e della modalità di intervento 2. Successivi incontri individuali bi-settimanali con l’utente in sede o a domicilio - Conoscenza del reale bisogno dell’utente (spesso ai primi Come viene raggiunto l’obiettivo Primo colloquio con l’utente per conoscerne problemi e bisogni - Colloqui con l’utente - Osservazione dell’ambiente di vita incontri l’utente dell’utente e utilizzo non dichiara delle sue stesse riquale sia real- sorse mente il proprio problema) - Creazione di una relazione di aiuto interpersonale tra l’utente e gli operatori dell’ associazione -Individuazione delle risorse dell’utente e dell’ambiente sociale in cui vive 3. Eventuale invio alle istituzioni sociali (Comune, Asl, ecc..) per problemi specifici Fare utilizzare all’utente bisognoso le risorse sociali già disponibili presso le istituzioni Informazione sui servizi e le risorse economiche istituzionali esistenti nel territorio (l’utente stesso si reca presso le istituzioni, le quali poi contattano l’associazione per le dovute verifiche) Indicatori Fonte informativa Garanzia sulla continui- - Osservazione tà e professionalità del - Intervista servizio (es.: orari di agli operatori apertura e chiusura determinati; presenza di personale qualificato; tempestività e appropriatezza delle risposte) Professionalità degli operatori e utilizzo di un approccio fortemente orientato alla condivisione del problema (qualifica, esperienza, disponibilità all’ascolto, cortesia, metodi e tecniche di conduzione del colloquio adeguate) - Intervista agli operatori - Documenti informativi prodotti dalla associazione - Corretta ed esaustiva informazione sui Servizi presenti sul territorio - Facilità di inserimento presso i Servizi sociali istituzionali - Intervista agli operatori - Documenti informativi prodotti dalla associazione 68 Azioni CAPITOLO 4 Fasi del processo di erogazione del servizio 2. Incontri di Organizzaziogruppo ne di riunioni settimanali (anziani e bambini) Obiettivo - Creazione di rapporti interpersonali amicali - Coinvolgimento socio-culturale - Ricreazione - Sviluppo delle capacità espressive in età evolutive Come viene raggiunto l’obiettivo Coinvolgimento degli utenti nella partecipazione a: - gite organizzate - pranzi fuori - attività ricreative organizzate presso centri culturali (scuole e organizzazioni varie) - attività di oratorio (disegno, pittura, musica, sport, ecc.) Indicatori Incremento nel tempo delle richieste di adesione da parte degli utenti Fonte informativa - Osservazione diretta - Intervista agli operatori L’associazione G.V.V. – Gruppi di Volontariato Vincenziano «S. Vincenzo ai Quartieri» – di Palermo ha scelto di analizzare il servizio definito Ascolto Attivo che ha lo scopo principale di assicurare il sostegno e il miglioramento delle relazioni interpersonali degli utenti e tra gli utenti (anziani, bambini, famiglie in difficoltà). Attraverso una serie di colloqui conoscitivi, gli operatori dell’associazione creano con l’utente una relazione di aiuto interpersonale, arrivando ad una conoscenza del suo reale bisogno, delle sue risorse e dell’ambiente sociale in cui vive. Importanti sono anche gli incontri di gruppo, specie tra gli anziani e i bambini, organizzati per favorire la creazione di rapporti interpersonali amicali tra gli utenti e per coinvolgerli in attività socio-culturali e ricreative. LA SECONDA FASE DELL’INDAGINE: LA RICERCA SUL CAMPO 69 4.12 Denominazione Associazione: MOVIMENTO CITTADINI DI SICILIA Denominazione del servizio: Sportello di prima accoglienza, ascolto, informazione e orientamento per il «Mobbing» Obiettivo generale: Prevenzione del mobbing Rilevatrice: Dott.ssa Valentina Punzo Azioni Fasi del processo di erogazione del servizio 1. Sportello 1° contatto al di prima telefono (preaccoglienza - accoglienza) informazione - orientamento Obiettivo Come viene raggiunto l’obiettivo Indicatori - Soddisfazione della domanda di accoglienza - Conoscenza del - Distribuzione periodiservizio ca di brochure infor- Dare più informa- mativa e di depliant zioni possibili sulla - Utilizzo dei mezzi di associazione informazione e di comunicazione locali -Convegni e seminari - Manifestazioni di settore - Locandine nei locali di lavoro - Presenza adeguata di operatori alle esigenze dell’utenza - Capire la richiesta - indirizzare eventualmente a chi di compet e n z a ( e ff icienza) - Personale che cono- - Personale qualificato e sce le problematiche adeguatamente formarelative al mobbing to sui temi di comuni(Tecnico Respon- cazione e ascolto - Operatori con attitudisabile esperto) ne a sapere gestire il bisogno manifestato - Sapere gestire le proprie emozioni e le altrui emozioni - Personale qualificato sulla tematica del mobbing Fonte informativa - Intervista agli operatori e documentazione prodotta dall’associazione - Fissare un - Rapporti di buona - Professionalità Intervista agli appuntamento prassi con altri ope- dell’operatore operatori - Garanzia della privacy ratori - gratuità del servizio e - Rassicurare sulla chiarezza dei limiti del tutela della privacy e Centro sulla qualità degli - Esporre la possibilità di essere seguiti da operatori del Centro esperti 2. Accoglien- Primo contatto Compilazione - Incontro con il so- - Adeguata completezdella scheda cio volontario esper- za della scheda struttuza al Centro con il centro rata in più aree e in to questionario varie fasi - Operatore qualificato Intervista agli operatori e documentaz. prodotta dall’associaz. 70 CAPITOLO 4 Azioni Fasi del processo di erogazione del servizio Obiettivo Come viene raggiunto l’obiettivo Indicatori Fonte informativa - C o l l o q u i o Va l u t a z i o n e - Colloquio di équi- - Personale altamente con lo staff d e l s i n g o l o pe con l’utente e qualificato caso analisi documenta- - r a p p o r t o o p e r a t oz i o n e p r o d o t t a ri/utente dall’utente - presenza di funzioni di coordinamento - Secondo in- - Informare sul- - Accordi e convecontro, con lo la eventuale zioni con strutture staff sussistenza del parallele mobbing e renderlo consapevole sul vissuto analizzato - Rete esterna - Analisi e programma- Documentaz. zione di équipe del p r o d o t t a caso per valutare l’iter dall’associaz. che dovrà seguire - convenzioni con legali - rapporti con psicologi - rapporti con le Asl (psichiatri, psicologi) - Indirizzare - Mettere a conol’utente alle scenza di strutture strutture com- pubbliche petenti 3. Monito- - Accompagna - Acquisizione mnemonica r a g g i o e x mento del singolo nel suo del caso post - Soddisfare iter l’esigenza di aiuto - Rapporti continuativi con l’utente - Alimentare la sche- - Relazione finale del- Documentaz. l’équipe prodotta da utente - Archivi e schede uten- dall’associaz - Catalogare e moni- ti - incontri di follow-up torare i singoli casi L’associazione M.C.S. – Movimento Cittadini Sicilia – rientra nell’area della tutela dei diritti civili della persona e si occupa di tutti coloro che si trovano in stato di disagio: il diversabile, il malato, l’anziano, etc. L’attenzione e le risorse dell'associazione sono focalizzate, in particolare, sul mobbing, ossia su un particolare tipo di disagio relativo alla pressione psicologica sui luoghi di lavoro. L’associazione stessa, sorta nel 2000 attraverso uno sportello adatto a questo tipo di attività, è nata per il mobbing e si è solo successivamente allargata ad altre forme di disagio. L’attività principale e distintiva dell'associazione, che è stata selezionata insieme ai responsabili ai fine della ricerca, è lo «sportello di accoglienza, ascolto, informazione e orientamento». Dall’analisi del servizio selezionato è emersa un’attenzione particola- LA SECONDA FASE DELL’INDAGINE: LA RICERCA SUL CAMPO 71 re alla «soddisfazione della domanda di aiuto dell’utente», che è il primo obiettivo dell’attività. Tale attenzione agli utenti si riscontra anche nell’utilizzo di strumenti di monitoraggio, attraverso le schede utenti che vengono compilate fin dal loro primo contatto con l’associazione e che vengono implementate nel corso del tempo per seguire il percorso dell’utente. A tale strumento si affiancano le riunioni periodiche interne dell’équipe, l’analisi e la programmazione di ogni singolo caso ed infine una relazione finale. Sebbene l’associazione adotti strumenti di monitoraggio dell’utenza si riscontra la mancanza di strumenti di valutazione del servizio offerto. Le riunioni periodiche interne non sono ancora percepite ancora come mezzo di autovalutazione e di monitoraggio interno. 72 CAPITOLO 4 4.13 Denominazione Associazione: ASSOCIAZIONE A SERVIZIO DI OGNI POVERTÀ Denominazione del servizio: Solidarietà Attiva Obiettivo generale: Venire incontro alle esigenze di quanti si trovano nel bisogno materiale, spirituale e culturale (utenti: immigrati, senza fissa dimora, bambini, adolescenti, giovani e famiglie in difficoltà) Rilevatrice: Dott.ssa Irene Carrara Azioni 1. Supporto e assistenza materiale: Fasi del processo di erogazione del servizio 1. Prima accoglienza del bisognoso in Mensa A) Mensa della Solidarietà 2. Successiva ricezione dell’ utente che si reca in Mensa per usufruire dei servizi offerti e/o visite dei volontari a domicilio per distribuire cibo e altri beni di prima necessità B) Servizio di accompagnamento medico-sanitario (l’associazione è in contatto con «Medici senza Frontiere») 1. Individuazione dei bisogni legati alla malattia dell’utente 2. Successiva assistenza per sopperire alle necessità medico-sanitarie dell’utente malato Obiettivo Come viene raggiunto l’obiettivo Indicatori - Individuare il Colloquio con l’u- - Garanzia sulla contibisogno per cer- tente per conoscerne nuità e professionalicare di venire in- problemi e bisogni tà del servizio (es.: contro all’utente orari di apertura e fornendogli un chiusura determinati) aiuto materiale - Professionalità degli operatori (qualifica, - Rispondere ai bi- Offerta di un servizio esperienza, cortesia) sogni primari de- di: - Incremento costante gli utenti bisogno- - ristorazione (cucina nel tempo degli utensi, dare loro un dei cibi a colazione, ti presi in carico sostegno materia- pranzo e cena) - Facilità d’inserimenle, essere un punto - guardaroba (raccol- to presso i servizi di riferimento ta, smistamento e offerti dall’associa- Servire l’utente distribuzione di indu- zione indigente cercan- menti usati e mobido di dare quello lio) che è l’essenziale - lavanderia (lavagper una vita digni- gio di biancheria in tosa, per come una lavatrice comumerita ogni per- ne) sona umana - docce (rifornimento - Essere un punto di tutti i prodotti igiedi riferimento, far nici necessari) trovare una casa (mensa o dormitorio) a tutti coloro che ne hanno bisogno - Sostenere le necessità materiali e spirituali della malattia - Orientare e indirizzare l’utente malato verso le strutture sanitarie specifiche Acquisto di medicinali e prodotti specifici e accompagnamento dell’utente da medici e specialisti Fonte informativa - Osservazione - Intervista agli operatori - Documenti informativi prodotti dalla associazione LA SECONDA FASE DELL’INDAGINE: LA RICERCA SUL CAMPO Azioni Fasi del processo di erogazione del servizio 2. Supporto e 1. Prima accoassistenza glienza dell’uspirituale: tente bisognoso, segnalato A) Centro di dalle istituzioni (scuole, assoascolto ciazioni postcarcere, Centro salute mentale e neuropsichiatria infantile, Comune, Asl, Questura, ecc.) o spontaneamente recatosi in sede Obiettivo Come viene raggiunto l’obiettivo Indicatori Primo colloquio con - Facilità d’inserimenl’utente per cono- to presso i servizi scerne problemi e offerti dall’associabisogni spirituali zione - Garanzia sulla continuità e professionalità del servizio (es.: orari di apertura e chiusura determinati) - Professionalità degli operatori e utilizzo di un approccio fortemente orientato alla condivisione del problema (qualifica, esperienza, disponibilità all’ascolto, cor2. Successivi - Rispondere ai Colloqui con l’utente tesia, metodi e tecniche di conduzione del incontri con bisogni spirituali colloquio adeguate) l’utente, in sede dell’utente - Incremento costante o a domicilio - Dare un sostenel tempo degli utengno spirituale ti presi in carico - Orientare B) Tenda Lo Slancio - Individuare il bisogno per cercare di venire incontro all’utente fornendogli un aiuto spirituale 1. Prima accoglienza dei giovani utenti che decidono spontaneamente di entrare nella Tenda stanziata p e r m a n e n t emente in piazza - Cercare di coin- -Volantinaggio e - Incremento nel temvolgere più giova- cartelloni di acco- po delle richieste di adesione da parte ni possibile crean- glienza degli utenti do le premesse e - Facilità di partecipale condizioni per zione alle attività poterli tirare fuori organizzate dalla loro situazione difficile - Individuare i soggetti con particolari problematiche e cercare di prevenire e intervenire - Comunicare con immagine e parola, entrare in relazione coi giovani 2. Successive partecipazioni degli utenti agli eventi organizzati nella Tenda - Fornire un’alternativa a preadolescenti, adolescenti, giovani e famiglia nel difficile compito del vivere - Essere un punto di riferimento per i giovani - Offrire ai giovani quello che a loro piace Organizzazione di eventi vicini ai gusti dei giovani (laboratori di lingua inglese, danza, chitarra, sport e tornei sportivi, arte e artigianato, alfabetizzazione, discoteca del sabato sera, preghiera) 73 Fonte informativa - Osservazione diretta - Interviste agli operatori - Documenti informativi prodotti dalla associazione - Osservazione diretta - Interviste agli operatori - Documenti informativi prodotti dall’ associazione 74 CAPITOLO 4 Azioni Fasi del processo di erogazione del servizio C) Punto Accoglienza di Giovane bambini (anche (doposcuola) ritardati) segnalati dalle loro scuole di provenienza (elementari e superiori) Obiettivo Cercare di andare oltre il servizio di doposcuola, aiutando i bambini anche nei loro disagi e problemi Come viene raggiunto l’obiettivo Indicatori Fonte informativa - Studio e attività - Incremento nel temricreative po delle richieste di - Suggerimenti even- adesione da parte tuali ai genitori degli utenti - Facilità di partecipazione alle attività organizzate L’Associazione a Servizio di Ogni Povertà di Agrigento ha scelto di analizzare il servizio definito Solidarietà Attiva che ha lo scopo generale di andare incontro alle esigenze di quanti si trovano nel bisogno materiale, spirituale e culturale (immigrati, senza fissa dimora, bambini, adolescenti, giovani e famiglie in difficoltà). L’associazione punta ad essere un punto di riferimento per gli utenti bisognosi, cercando di dare quello che è l’essenziale per una vita dignitosa. Tra le attività comprese nel servizio della Solidarietà Attiva vi è la Tenda Lo Slancio, una tenda stanziata in modo permanente nella piazza della città, ideata per entrare in relazione con i giovani e coinvolgerli il più possibile in attività di gruppo. Lo scopo principale che si pone l’associazione è cercare di creare le premesse e le condizioni per individuare i giovani con particolari problematiche e prevenire e intervenire per poterli tirare fuori dalla loro situazione difficile. L’Associazione a Servizio di ogni Povertà opera con qualche difficoltà strutturale e organizzativa; il referente ha evidenziato soprattutto la necessità di istituire dei corsi di formazione per i nuovi volontari in modo da metterli in grado di aiutare nella gestione di un numero elevato di utenti che ogni giorno si rivolgono all’associazione. 75 LA SECONDA FASE DELL’INDAGINE: LA RICERCA SUL CAMPO 4.14 Denominazione Associazione: ASSOCIAZIONE FAMIGLIE PERSONE DOWN (Palermo) Denominazione del servizio: Corsi di autonomia per persone con sindrome di down Obiettivo generale: Totale integrazione delle persone down, attraverso l’inserimento nel mondo del lavoro Rilevatrice: Dott.ssa Marilena Macaluso Azioni Azione informativa Fasi del processo di erogazione del servizio 1. Primo contatto con le famiglie delle persone down Obiettivo Come viene raggiunto l’obiettivo Informare le 1. Sportello informativo presso l’IMI di famiglie sulle Palermo (Centro di attività del riferimento reCentro gionale per la sindrome di down). Lo Accogliere, assportello è costituito sistere ed oriengrazie a genitori che tare ai servizi le volontariamente due famiglie. volte al mese prestano il loro tempo. 2. Colloqui in occasione delle visite all’associazione 3. Giornate nazionali in piazza (9 ottobre – logo: +1). 4. Lavoro di rete con altre associazioni nazionali (Anfas, Coor- Indicatori Fonte informativa Numero di utenti che Registro (superata la chiusura associati tipica delle famiglie delle persone down) si Volantini iscrivono all’associazione e partecipano con i Intervista ai figli ai corsi g Numero volontari iscritti all’associazione (Proposte: Presenza di materiale diario/relazioni dei volontari divulgativo. sulle domande più frequenti e l’andamento delle attività) dinamento nazionale delle associazioni delle persone con sindrome di down) 2. Supporto psicologico. Fornire un soste- Colloqui con la psi- Costanza e partecipazio- Relazioni gno psicologico cologa ne delle famiglie alle della alle famiglie con attività dell’associazio- psicologa persone down ne (Corsi e incontri) Modificare l’atteggiamento culturale e il comportamento dei genitori che partecipano se questo non si rivela adeguato al raggiungimento dell’autonomia delle persone down. Spesso si crea un rapporto di totale dipendenza tra persona down e familiari. Intervista alla psicologa (testimone privilegiato) 76 CAPITOLO 4 Azioni Fasi del processo di erogazione del servizio 3. Corso d’autonomia per persone down Obiettivo L’obiettivo generale è il raggiungimento dell’autonomia delle persone down Gli obiettivi specifici sono differenti a seconda dell’età dei partecipanti. I più piccoli dovrebbero imparare a compiere da soli le attività per la cura personale e quelle di relazione L’obiettivo per i più grandi è l’inserimento lavorativo e l’acquisizione di competenze specifiche 4. Attività di Aiutare a risolascolto per i vere i problemi familiari e di genitori relazione (eccessiva protettività, dipendenza, ecc.) Come viene raggiunto l’obiettivo Piccoli: attività ludico-ricreative (laboratori di preparazione dolci, pittura, ecc.). Attività esterne (mangiare una pizza insieme, fare la spesa da soli, passeggiate per la città in autobus, ecc.). I «tutor» che insegnano e accompagnano sono i ragazzi con sindrome di down più grandi. Grandi: utilizzare da soli i mezzi pubblici, partecipare a progetti di inserimento lavorativo protetto (nonostante ci sia la legge 68/99 per il diritto al lavoro per i disabili, infatti, i ragazzi down raramente si iscrivono agli elenchi del collocamento dei disabili. Spesso le famiglie sono disilluse dalla «chiamata diretta» prevista in alcuni casi per legge e rinunciano a fare iscrivere i figli. Il ruolo di lobbying dell’associazione è fondamentale nell’assicurare che le aziende e gli Enti pubblici rispettino le quote di persone disabili previste per legge) Indicatori Acquisizione di una maggiore autonomia nel realizzare nel quotidiano le attività oggetto del corso Interviste a testimoni privilegiati (genitori, insegnanti e datori di lavoro) Questionario del Coordinamento delle associazioni delle persone con sindrome di down sulla attività scolaPer i più grandi l’otte- stica. nimento di un lavoro. In questo momento sono in atto una convenzione Proposta: con il Comune (Villa 1. Questionari Trabia e Palazzo Ziino: di soddisfaausilio alla realizzazione zione della mediateca, archi- 2. Cassetta vio on-line) e una con la dei suggeriProvincia (lavoro alla menti reception dell’Assesso- 3. Diario di rato alla Solidarietà so- bordo ciale, lavori di segreteria e rassegna stampa) Soddisfazione Colloqui di gruppo Frequenza agli incontri tra genitori Soddisfazione Attività di ascolto di operatori e psicologa Fonte informativa Interviste Proposta: 1. Questionari di soddisfazione 2. Cassetta dei suggerimenti 3. Diario di bordo LA SECONDA FASE DELL’INDAGINE: LA RICERCA SUL CAMPO 77 L’Associazione Famiglie Persone Down ha selezionato per la valutazione i corsi di autonomia per bambini e giovani down. Anche in questo caso l’associazione ha realizzato eventi esterni di promozione, materiale divulgativo e opera con una forte motivazione degli operatori nel raggiungimento degli obiettivi. La valutazione è considerata importante, ma difficile da realizzare, dovendo fronteggiare difficoltà materiali legate alla concreta attuazione delle attività quotidiane. Le relazioni della psicologa sull’andamento dei corsi, il materiale cartaceo prodotto potrebbero essere elementi interessanti per la valutazione, insieme a strumenti nuovi come interviste a testimoni privilegiati e questionari da somministrare ad operatori e utenti. 78 CAPITOLO 4 4.15 Denominazione Associazione: ASSOCIAZIONE IL MANTELLO Denominazione del servizio: Sostegno ai minori e alle famiglie multiproblematiche della comunità territoriale di San Martino delle Scale e periferia di Boccadifalco Obiettivo generale: Realizzare iniziative volte alla promozione, al rispetto e alla piena affermazione dei diritti umani e sociali dei minori e delle famiglie Rilevatrice: Dott.ssa Raffaella Milia Azioni Fasi del processo di erogazione del servizio Obiettivo Come viene raggiunto l’obiettivo Sostegno morale e promozione di processi di socializzazione 1. Raccolta alimentare per la assistenza alle famiglie indigenti Sostenere fattivamente le famiglie nei momenti di crisi economica Attraverso l’intermediazione della Caritas parrocchiale vengono effettuate raccolte alimentari nei pressi di supermercati o partecipando alle attività del Banco Alimentare al fine di ricevere una quota parte di quanto raccolto in base alla convenzione - Garanzia della privacy Intervista delle famiglie che usufruiscono dell’aiuto - Garanzia da parte dell’associazione e dei suoi volontari di un ausilio costante ai più bisognosi 2. Raccolta farmaceutica Fornire medicinali da banco di prima necessità Partecipazione alle attività del Banco Farmaceutico presidiando le due farmacie di Monreale convenzionate nella Giornata della V Raccolta nazionale e distribuzione indiretta delle medicine attraverso l’intermediazione dei medici di base del territorio che hanno aderito all’associazione - Garanzia della privacy Intervista dei pazienti - Ausilio di personale medico - Individuazione degli utenti più bisognosi (i più isolati) - Facile accesso al servizio 3. Attivazione di corsi di ginnastica dolce e di aerobica per adulti (soprattutto casalinghe) Impegnare i partecipanti in attività esterne alla propria abitazione, soprattutto quando i figli sono a scuola, al fine di promuovere processi di socializzazione Offerta, due volte alla settimana, di lezioni di gruppo di ginnastica dolce e di aerobica - Interesse manifestato Intervista dagli utenti per le attività proposte - Garanzia di continuità del servizio offerto - Professionalità dei volontari impegnati nel servizio (aerobica) Indicatori Fonte informativa 79 LA SECONDA FASE DELL’INDAGINE: LA RICERCA SUL CAMPO Azioni Fasi del processo di erogazione del servizio Obiettivo Come viene raggiunto l’obiettivo Indicatori Fonte informativa - Impiego di personale qualificato fornito dalla Palestra Polisportiva Play Time (ginnastica dolce) Permettere una fattiva socializzazione che diventi un’alternativa all’isolamento Attivazione di laboratori atti allo svolgimento di attività manuali (manipolazione di cartapesta e argilla, decoupage, composizione di oggetti, ecc.) e organizzazione di corsi d’informatica di base - Disponibilità di utiliz- - Intervista zo di 10 computer, di - Osservazione cui 4 di ultima generazione, per il corso di informatica - Impegno manifestato dai ragazzi per le attività proposte 5. Coinvolgi- F a r e u s c i r e mento delle dall’ isolamenfamiglie in atti- to le famiglie vità ricreative indirizzate ai propri figli nei periodi festivi (periodo estivo, Natale e Carnevale) - Organizzazione di incontri e di attività di socializzazione nel periodo estivo (passeggiate culturali, attività in laboratorio, ecc.) e nel periodo autunnale e invernale (cene, feste in maschera per il Carnevale, tombole natalizie, ecc.) - Partecipazione nume- - Intervista rosa delle famiglie alle - Osservazione attività proposte - Fattiva collaborazione delle famiglie nell’organizzazione e realizzazione delle attività - Intendimento da parte delle famiglie dell’utilità del servizio offerto dall’associazione 6. Corsi di informatica di base rivolti ai genitori di bambini che possiedono o, comunque, utilizzano computer Mettere i genitori nelle condizioni di seguire i propri figli nell’utilizzo del computer Attivazione di corsi d’informatica tenuti due giorni alla settimana da un volontario dell’associazione a cui partecipano gli adulti spesso accompagnati dai propri figli - Partecipazione assi- - Intervista dua ai corsi - Raggiungimento di buoni risultati - Richiesta da parte dei partecipanti di corsi di approfondimento 7. Attività in- Fornire inforformativa mazioni utili alle famiglie circa le attività promosse dai vari Enti (parrocchia, Consiglio di circoscrizione, attività dell’associazione «Il Mantello» Composizione, stampa e pubblicazione sul territorio di un periodico aperto a tutte le realtà sociali pubbliche e private «Lettera alle famiglie» - 6° anno di pubblicazione del periodico - Tiratura di stampa di 5.500 copie annue per 9 numeri all’ anno - Attesa da parte degli utenti dei numeri in uscita -Richiesta di aumentare la tiratura 4. Attività formative e/o ludiche per bambini e adolescenti - Intervista - Materiale pubblicato fornito dalla Associazione Il Mantello 80 CAPITOLO 4 L’Associazione Il Mantello nasce nel 1996 a San Martino delle Scale (Palermo). Le iniziative che propone il Centro sono indirizzate ai minori e alle famiglie multiproblematiche del territorio al fine di promuovere processi di socializzazione come alternativa a forme di solitudine in cui si rischia di cadere in quartieri periferici come San Martino. L’attività del Centro si scompone in numerose azioni che vedono una vasta partecipazione sia dei giovani che delle famiglie, tutte volte ad impegnare i partecipanti in attività esterne alla propria abitazione al fine di farle uscire dall’isolamento. I partecipanti alle varie iniziative compilano un modulo di iscrizione che consente all’associazione di monitorare la presenza alle attività proposte, e ogni anno la partecipazione sembra essere sempre crescente. Ed è proprio questa modalità di registrazione che fornisce al Centro la misura del lavoro svolto. 81 LA SECONDA FASE DELL’INDAGINE: LA RICERCA SUL CAMPO 4.16 Azioni Denominazione Associazione: NUOVO ORIZZONTE Denominazione del servizio: Centro di socializzazione e integrazione per minori con disagio psico-fisico e normodotati Obiettivo generale: Il Centro pone in essere attività volte alla socializzazione e integrazione dei bambini diversamente abili e minori normodotati al fine di un superamento di possibili resistenze alla convivenza tra i due gruppi Rilevatrice: Dott.ssa Raffaella Milia Fasi del processo di erogazione del servizio Obiettivo Come viene raggiunto l’obiettivo Indicatori Fonte informativa Sostegno e 1. Segnalazios o c i a l i z z a- ne del minore da parte del zione Comune - Avviare la procedura per l’inserimento nel progetto in atto - Il Comune attraverso un fax (scheda di segnalazione) comunica i dati anagrafici del minore da inserire - Locali fruibili anche - Intervista e da bambini disabili osservazione - Presenza di personale qualificato - Adeguato rapporto tra il numero degli operatori e il bacino d’utenza - Fiducia dimostrata dal servizio sociale del Comune di Caltanissetta - Numero di segnalazioni e successivi inserimenti 2. Primo incontro con la famiglia del minore - Accoglienza e prima anamnesi della famiglia del minore e avvio di una collaborazione reciproca e continuativa - 1° colloquio con la psicologa del Centro - Descrizione delle attività di cui si occupa l’associazione (orientamento alla socializzazione tra i due gruppi, sostegno scolastico, sviluppo di capacità espressive e dell’autonomia personale) - Conoscenza delle figure professionali che operano nella struttura, delle sue regole e orari - Compilazione d’una scheda con i dati anagrafici del bambino - Garanzia della pri- - Intervista vacy - Fiducia riposta dalla famiglia nelle figure professionali - Disponibilità della famiglia a fornire le informazioni richieste - Descrizione dettagliata delle attività di cui si occupa il Centro - Professionalità, cortesia e apertura a successivi incontri di approfondimento da parte degli operatori del Centro 82 CAPITOLO 4 Azioni Fasi del processo di erogazione del servizio Obiettivo Come viene raggiunto l’obiettivo Indicatori Fonte informativa - Informazioni sul livello scolastico e il conseguente grado di istruzione raggiunto dal bambino 3. Inserimento - Offrire al bamdel bambino bino la possibilità di partecipare alle attività programmate al fine di sviluppare capacità di socializzazione e integrazione tra i due gruppi, di svolgere attività ludiche, di usufruire del sostegno scolastico e di tutti gli altri servizi offerti dalla struttura - Presentazione del bambino agli altri utenti e operatori durante l’Assemblea (è il primo momento di incontro giornaliero tra i bambini e gli operatori in cui si incoraggiano i piccoli a raccontare la loro giornata e le eventuali difficoltà scolastiche e/o familiari incontrate) - Conoscenza degli spazi in cui si svolge una giornata tipo, delle attività, delle regole, degli orari del servizio offerto - Interesse mostrato - Intervista dal bambino per le attività proposte - Assimilazione delle regole - Apprendimento dei nomi dei compagni - Iniziativa nelle relazioni con gli altri bambini - Acquisizione di maggiore sicurezza nel gestire gli spazi del Centro - Aiutare i bambini nell’acquisizione di una buona preparazione scolastica che consenta loro di superare l’anno scolastico - Suddivisione dei bambini in gruppi - Disamina delle discipline da studiare con l’ ausilio degli operatori - Sostegno nel processo di apprendimento - Verifica all’interno - Intervista del Centro dei progressi scolastici raggiunti dai bambini - Verifica dell’andamento scolastico nei rapporti con gli insegnanti - Offrire mo5. Attività di natura ludica e menti di sociadi animazione lizzazione, integrazione, convivenza comune e di contatto tra i bambini disabili e non - Attraverso l’ausilio di laboratori si svolgono attività teatrali, musicali e manipolative con la creta, sassi, legno, das, che impegnano i bambini durante le ore di permanenza al Centro - Desiderio espresso - Intervista dai bambini di recarsi al centro anche durante le vacanze - In termini di integrazione, instaurazione di relazioni molto forti tra bambini disabili e minori normodotati che gratifica gli uni e gli altri 4. Sostegno scolastico 83 LA SECONDA FASE DELL’INDAGINE: LA RICERCA SUL CAMPO Azioni Fasi del processo di erogazione del servizio Obiettivo Come viene raggiunto l’obiettivo Indicatori Fonte informativa 6. Attività che stimolino la autogestione, l’acquisizione di capacità relazionali e l’interiorizzazione di regole comportamentali - Sviluppo dell’autonomia, soprattutto per i diversamente abili, affinché possano essere autosufficienti nell’affrontare le difficoltà quotidiane - Spiegazione dell’importanza della cura della propria igiene personale (imparare a lavarsi autonomamente: uso corretto dello spazzolino per l’igiene dentale e della spugna per la cura del corpo, ecc.) - Coinvolgimento dei bambini in attività culinarie e di riordino del Centro - Organizzazione di attività al di fuori del Centro: spesa al supermercato per spiegare loro come si scelgono i prodotti e per fare comprendere il costo dei beni; escursioni in campagna per entrare in contatto con il mondo degli animali; al mare, in piscina o, ancora, in città per fare conoscere i servizi offerti dal territorio... -Acquisizione di mag- - Intervista giore padronanza nell’utilizzo degli ausili per l’igiene personale - Sviluppo delle capacità relazionali e d’integrazione tra i due gruppi (i bambini normodotati diventano uno stimolo e una guida per i loro compagni disabili di cui si assumono in questo modo la responsabilità. Nello stesso tempo i bambini provenienti da famiglie svantaggiate economicamente e culturalmente capiscono come confrontarsi con la «diversità») - Superamento di resistenze dovute alla presenza di difficoltà economiche, sociali e familiari come pure fisiche e intellettive (si nota come alcuni bambini normodotati i primi giorni di permanenza al Centro manifestino forti resistenze a dare anche soltanto la mano ai bambini disabili, e come questi stessi bambini con il tempo imparino a prendersi cura dei compagni) - Acquisizione di conoscenze in differenti ambiti della nostra realtà quotidiana 7. Token economy (Economia Simbolica o a Gettoni) - Autovalutazione del comportamento e stimolo all’espressione verbale - Attraverso una discussione aperta sullo svolgimento delle attività espletate durante il giorno, con i relativi litigi e chiarimenti intercorsi, si cerca di stimolare non soltanto - Disponibilità nel - Intervista raccontarsi e nell’am- e osservazione mettere i propri errori - Interiorizzazione delle regole - Acquisizione di capacità di valutazione inerente la sfera comportamentale 84 CAPITOLO 4 Azioni Fasi del processo di erogazione del servizio Obiettivo Come viene raggiunto l’obiettivo Indicatori Fonte informativa l’autovalutazione - Acquisizione di capadel proprio compor- cità linguistiche tamento ma anche l’espressione verbale in bambini con limitata o carente capacità espositiva (lo strumento che i bambini utilizzano per l’autovalutazione è un cartellone in cui sono segnati i loro nomi e le loro fotografie. I bambini ogni giorno mettono in corrispondenza del proprio nome un pallino di colore diverso a seconda della valutazione più o meno positiva che danno del proprio comportamento. Alla fine di ogni mese ai bambini che risultano avere avuto il comportamento migliore si attribuisce un premio) 8. Organizzazione di incontri: 1) individuali con le famiglie 2) collettivi con le famiglie 3) d’équipe settimanali 4) periodici con tutte le figure professionali presenti nel Servizio (operatori, volontari, tirocinanti ) 5) con la scuola e Servizi di pertinenza 6) con il Comune, Tribunale e altre associazioni di volontariato - Garantire l’erogazione di un servizio efficiente e continuativo anche attraverso un lavoro di rete 1.1) Monitoraggio dell’andamento della sfera comportamentale del minore durante le ore di permanenza al Centro - Conoscenza del suo relazionarsi con i membri della famiglia (genitori, fratelli e sorelle) - Rapporto con la scuola e con eventuali insegnanti di sostegno 2.1) Resoconto delle attività svolte al Centro e degli obiettivi specifici - Resoconto dei vari interventi già effettuati sui minori durante lo svolgimento delle attività previste - Qualità del servizio - Intervista offerto - Qualità delle competenze professionali - Fiducia mostrata dalle Istituzioni competenti LA SECONDA FASE DELL’INDAGINE: LA RICERCA SUL CAMPO Azioni Fasi del processo di erogazione del servizio Obiettivo Come viene raggiunto l’obiettivo - Coinvolgimento delle famiglie nella programmazione delle attività - Disponibilità da parte delle figure che operano all’interno del servizio ad accogliere eventuali proposte, osservazioni e difficoltà riscontrate - Organizzazione di momenti ricreativi insieme alle famiglie 3.1) Incontri infrasettimanali con il Presidente del Centro, gli operatori, i tirocinanti e i volontari per discutere dei singoli casi, di eventuali difficoltà incontrate e del tipo di intervento più opportuno da porre in essere 4.1) Incontri periodici di gruppo con lo staff operativo condotti dalla psicologa del Centro in cui sono previsti esercizi di rilassamento, attività esperienziali e simulate che mirano a stimolare il gruppo di lavoro nella sua interezza e nelle singole individualità 5.1) Incontri periodici con gli insegnanti per valutare l’andamento scolastico 6.1) Incontri periodici con gli Assistenti sociali del Comune di residenza, con il Tribunale e con le strutture presenti sul territorio che si occupano del minore (Asl, Centri di riabilitazione, ecc.) Indicatori 85 Fonte informativa 86 CAPITOLO 4 Nuovo Orizzonte nasce come associazione nel 1990 e diventa O.N.L.U.S. nel 1998. Il Centro pone in essere attività volte alla socializzazione e integrazione dei bambini diversamente abili e minori normodotati al fine di un superamento di possibili barriere tra i due gruppi. Per raggiungere il suddetto obiettivo l’associazione organizza diverse attività orientate a fare acquisire al bambino capacità relazionali e d’interiorizzazione di regole comportamentali. L’associazione ha predisposto un archivio in cui sono contenute le schede di ogni bambino che partecipa alle attività del Centro. Rispetto alle famiglie, sono redatte delle relazioni sui progressi raggiunti. Al di là del monitoraggio basato sulle osservazioni periodiche dei bambini, il Centro non implementa particolari procedure di verifica del servizio offerto in termini di successo concretamente raggiunto. Tale indice è comunque desumibile dal consenso crescente che il Servizio produce sul territorio. 87 LA SECONDA FASE DELL’INDAGINE: LA RICERCA SUL CAMPO 4.17 Denominazione Associazione: CENTRO SOCIALE S. SAVERIO Denominazione del servizio: Comitato di lotta per la casa Obiettivo generale: Coinvolgere le famiglie perché diventino protagoniste di un diritto essenziale quale quello per la casa attraverso la lotta non violenta. Si seguono il modello educativo di Paulo Freire e quello di Danilo Dolci Rilevatrice: Dott.ssa Marilena Macaluso Azioni Lotta per la casa Fasi del processo di erogazione del servizio Obiettivo Fase 1: - Far acquisire Scuola di demo- alle famiglie del crazia. Mobili- quartiere Albertazione attorno gheria consapea un tema (es. volezza dei prograduatorie co- pri diritti munali) - Favorire la creazione del processo democratico dal basso - Promuovere la partecipazione politica degli abitanti del quartiere Come viene raggiunto l’obiettivo - Attraverso il dialogo tra le famiglie che discutono costantemente tra loro, con i membri del Centro sociale e di altre associazioni scambiandosi informazioni e proposte d’intervento. - Il Centro sociale fornisce supporto, ma non interviene nelle decisioni che vengono prese dalle famiglie - Ottenere una casa Indicatori - Presenza di riunioni settimanali - Numero di partecipanti alle riunioni -Partecipazione, per solidarietà, di famiglie che hanno già ottenuto la casa - Presenza di un leader del quartiere - Decisioni prese dalle famiglie in modo democratico all’interno del gruppo - Presenza di portavoce riconosciuti e legittimati e di una rappresentanza di famiglie - Numero di famiglie che hanno ottenuto una casa - Qualifica operatori (politici, insegnanti...) Fonte informativa -Osservazione partecipante durante le riunioni (es. riunione settimanale convocata per decidere quale strategia adottare contro l’improvviso annullamento da parte del Comune della lista di emergenza per bandire un nuovo bando che annulla l’assegnazione delle case confiscate alle famiglie e abbandona chi era in attesa di assegnazione. Temi: timore di clientelismo; problema del free rider; modalità di lotta; analisi della notiziabilità delle varie possibilità d’intervento) - Interviste - Stabilire delle - Fase 2: lotta alla mafia forme di lotta non violenta comprendendo che la violenza può solo ritorcersi contro di loro. - Attraverso manifestazioni pacifiche - Attraverso occupazioni simboliche di luoghi pubblici istituzionali o religiosi - Numero di manifestazioni (30 all’anno, circa una ogni 15 giorni e occupazioni che durano più giorni) - Partecipazione alle manifestazioni e alle occupazioni - Interviste - Rassegna stampa - Storie di vita 88 CAPITOLO 4 Azioni Fasi del processo di erogazione del servizio Fase 3: Scuola di politica in cooperazione con altre associazioni, sindacati e partiti (lavoro di rete) Obiettivo Come viene raggiunto l’obiettivo Indicatori - Promuovere azioni contro la mafia ad alto valore simbolico - Porre fine ai clientelismi normalmente messi in atto per ottenere una casa - Lotta al voto di scambio - Attraverso l’abbandono di pratiche clientelari. - Distribuzione di case confiscate alla mafia. L’antimafia sociale: la mafia è un male, vivere nelle case sottratte alla mafia ha un alto valore simbolico. - Risoluzione dei problemi attraverso mediatori istituzionali come la Prefettura - Numero di famiglie che hanno ottenuto una casa confiscata - Rifiuto da parte del leader di trattare privatamente e scelta di partecipare ai colloqui solo insieme ad una rappresentanza del Comitato - Rifiuto di benefici ad personam in cambio della rinuncia alla protesta - Presenza di buone relazioni con Prefettura e Polizia - Promuovere la partecipazione dal basso - Operare in sinergia con sindacati, Partiti ed associazioni - Rispettare il ruolo di ognuno nella lotta per i propri diritti - Libertà di voto dei partecipanti - Riunioni periodiche più ristrette con rappresentanti dei sindacati per la casa e la CGIL - Incontri con partiti (della sinistra) che appoggiano il Comitato - Momenti di scambio in plenaria per la stesura di documenti programmatici - Supporto di associazioni come Libera per temi come quelli dell’utilizzo delle case confiscate alla mafia o come altre associazioni che mettono a disposizione delle famiglie degli avvocati volontari - Il movimento non chiede scelte di voto -Numero e caratteristiche delle azioni dei sindacati a seguito della pressione delle famiglie del Comitato (es. vizi di forma della graduatoria messi in luce dalle famiglie e riconosciuti e impugnati dal sindacato) - Presenza nei programmi politici dei partiti che appoggiano il Comitato di interventi a favore dei senzatetto e per la spesa sociale - Presenza di un documento comune redatto insieme a partiti, sindacati e movimenti scritto durante vari incontri con il contributo di ognuno secondo le proprie competenze (il sindacato ha curato gli aspetti tecnici, i partiti hanno avuto un ruolo istituzionale, il comitato ha portato l’esperienza del proprio vissuto) -Partecipazione del Centro San Saverio e delle altre associazioni alle riunioni settimanali delle famiglie Fonte informativa - Interviste - Analisi della rassegna stampa del Centro Sociale San Saverio LA SECONDA FASE DELL’INDAGINE: LA RICERCA SUL CAMPO Azioni Fasi del processo di erogazione del servizio Obiettivo Come viene raggiunto l’obiettivo Indicatori - Impegno del San Saverio e di Libera (don Ciotti) per l’attribuzione delle case confiscate - Consulenza legale gratuita delle associazioni Fase 4: - Attuare la pedaSensibilizza- gogia territoriale zione e promo- di Paulo Freire zione-slogan «Un quartiere al servizio del quartiere» - Si parte da un bisogno per conquistare insieme un proprio diritto - L’associazione ha un ruolo di mediazione ad esempio con la Digos, ottenendo per le manifestazioni il rispetto della Polizia e della Prefettura - L’associazione appoggia iniziative non violente -La sensibilizzazione e la promozione dell’iniziativa avviene attraverso il passaparola tra le famiglie e grazie al rilievo sulla stampa delle manifestazioni e delle occupazioni simboliche Fase 5: Sportello informativo (in programma) - Trasformando la diffusione informale delle informazioni sulla casa e il supporto alle famiglie in uno sportello-patronato che in collaborazione con il sindacato fornisca informazioni e che orienti le famiglie del quartiere - Incrementare e strutturare la comunicazione e l’informazione sugli alloggi - Attenzione della stampa per il Comitato (numero e rilevanza articoli sui giornali) 89 Fonte informativa 90 CAPITOLO 4 Il Centro Sociale San Saverio ha scelto di utilizzare per la costruzione di un percorso di valutazione partecipata le azioni del Comitato di lotta per la casa. L’obiettivo generale è quello di coinvolgere le famiglie perché diventino protagoniste di un diritto essenziale attraverso forme di lotta non violenta. Si seguono il modello educativo di Paulo Freire e quello di Danilo Dolci. Le riunioni potrebbero costituire in questo caso la fonte principale di autovalutazione sull’andamento delle attività e sui risultati raggiunti. L’osservazione partecipante (Corbetta, 1999) è stata adottata nel corso degli incontri preliminari per trovare degli indicatori che potessero essere utilizzati per realizzare uno strumento strutturato di valutazione. La specificità delle attività svolte e l’attenzione per una dimensione democratica e di partecipazione politica suggerirebbero l’uso, anche nella fase di valutazione, di tecniche inclusive che coinvolgano pienamente le famiglie e gli utenti dei servizi offerti. 91 LA SECONDA FASE DELL’INDAGINE: LA RICERCA SUL CAMPO 4.18 Denominazione Associazione: ASSOCIAZIONE SOCCORSO BELICE Denominazione del servizio: Trasporto Sanitario Obiettivo generale: Offerta di servizi socio-assistenziali Rilevatrice: Dott.ssa Valentina Punzo Azioni Trasporto servizi sociosanitari Fasi del processo di erogazione del servizio Contatto telefonico Servizio Sanitario Obiettivo Come viene raggiunto l’obiettivo Indicatori Facilità del Conoscenza del ser- - Distribuzione periodicontatto con il vizio ca di brochure inforCentro mativa e di depliant - Utilizzo dei mezzi di informazione e di comunicazione locali - Inserzione del numero dell’associazione nell’elenco telefonico Offrire all’u- Assistenza telefonica - Presenza di operatori telefonici in numero tenza una soluadeguato zione imme- Personale formato diata al proble- Operatori con attitudima ne a sapere gestire il bisogno manifestato - Sapere gestire le proprie emozioni - Garanzia della privacy - Riunioni periodiche di coordinamento degli operatori - Schede per singolo utente «scheda prenotazione del servizio» Fonte informativa Intervista agli operatori e documentazione prodotta dall’associazione Intervista agli operatori Capire la ri- Avvio del servizio di - Disponibilità adeguata Interviste a di risorse umane (au- operatori e chiesta trasporto dell’utente tista, barelliere, soc- osservazione corritore) Va l u t a z i o n e - Presenza di medici, del singolo infermieri caso - Disponibilità adeguata di mezzi di trasporto - Utilizzo schede per singolo utente - Presenza di funzioni di coordinamento - Utilizzo di schede di rilevazione per singolo utente - Riunioni periodiche 92 CAPITOLO 4 Azioni Fasi del processo di erogazione del servizio Obiettivo Come viene raggiunto l’obiettivo Soddisfare l’e- Contattare eventual- sigenza di aiu- mente le migliori to dell’utenza strutture competenti e smistare ad altre associazioni (per esempio nel caso di disabili) Fare intervenire il 118 (se necessario) Indicatori Collegamento con altre strutture Accordi e convenzioni con Enti pubblici e privati Elenchi di associazioni e servizi pubblici Rete con altre strutture pubbliche e private sul territorio Fonte informativa Intervista agli operatori e documentazione prodotta dall’associazione Fissare visite specia- - Accordi con medici listiche (se necessa- specialisti, Asl, ospeda- L’Associazione Soccorso Belice nasce nel 1998 dall’esigenza di offrire un servizio di trasporto sanitario sul territorio di Campobello di Mazara, che costituisce oggi l’attività prevalente. Dalla griglia di analisi risulta che l’attività dell’associazione è poco strutturata e improntata all’emergenza. La situazione ambientale in cui agisce è caratterizzata dalla carenza di servizi pubblici di trasporto sanitario sul territorio che l’associazione cerca di colmare attraverso al propria azione. Uno degli obiettivi del servizio che è stato indicato è, infatti, quello di «offrire all’utenza una soluzione immediata al problema». L’attività risulta quindi condizionata dall’emergenza delle situazioni che di volta in volta si ritrova a dovere affrontare. Un altro elemento di criticità riscontrato è la scarsa disponibilità di risorse umane e materiali, come mezzi di trasporto, barelle, ecc. Infine, emerge un’attività di monitoraggio del servizio ancora embrionale, realizzata prevalentemente attraverso schede utenti finalizzate alla ricostruzione dell’iter di ogni singolo caso. Non è stato indicato l’utilizzo di strumenti di valutazione del servizio o di programmazione delle attività e degli obiettivi a lungo termine. CAPITOLO 5 La terza fase, le esperienze a confronto: l’analisi comparativa delle griglie di rilevazione Completata la fase di rilevazione dei dati, si è passati alla successiva fase di analisi dei dati. Le singole griglie di rilevazione hanno permesso di acquisire informazioni specifiche inerenti il percorso seguito da ogni associazione nella realizzazione del servizio/intervento sottoposto ad analisi, tale strumento è stato funzionale alla «comprensione» dell’agire, per usare la terminologia weberiana, di ogni singola associazione e alla ricostruzione del senso delle Azioni in cui è stato articolato il servizio/intervento. A tal fine, lo strumento ha consentito di scendere nella scala di astrazione e di pervenire, a livello empirico, alla definizione di indicatori di qualità del servizio individuato (Corbetta, 1999). L’individuazione degli indicatori, in quanto riduttori di complessità (Cannavò, 1999), ha permesso infatti di tradurre in termini osservativi il concetto di qualità di erogazione e di fruizione del servizio e di osservarne empiricamente le proprietà che lo denotano. La scelta di ricorrere alla definizione di più indicatori per ogni singola fase in cui si sviluppa il servizio è stata inoltre motivata dalla necessità di ridurre lo scarto tra la complessità del concetto più generale e la specificità propria degli indicatori direttamente osservabili e dall’esigenza di cogliere i diversi aspetti del concetto di qualità, anche in relazione alle fasi di realizzazione del servizio. Seguendo l’impianto della ricerca qualitativa, allo studio di ogni singola unità di analisi ha fatto seguito un esame comparativo tra i casi, attraverso un’operazione di confronto delle informazioni acquisite nelle singole griglie, al fine di pervenire, mediante un procedimento inferenziale di tipo induttivo, a considerazioni dotate di un sufficiente carattere di generalità, funzionali alla successiva fase di costruzione dello strumento pilota di autovalutazione, output della presente ricerca. Coerentemente con gli obiettivi della ricerca, lo strumento, costruito secondo un processo di progettazione partecipata, favorisce la diffusione della cultura della valuta- 94 CAPITOLO 5 zione tra le organizzazioni di volontariato e agevola lo sviluppo di competenze di autovalutazione. Il confronto tra le griglie è stato effettuato a partire dalle singole dimensioni costituenti. Infatti, in questa fase di analisi dei dati, tale procedimento si è reso funzionale ad una omologazione delle informazioni precedentemente acquisite. Tuttavia, l’analisi comparativa è stata arricchita anche da informazioni emerse durante la somministrazione stessa dello strumento di rilevazione, giacché la costruzione delle griglie, pur seguendo uno schema uniforme, è stata condotta lasciando ampio spazio alla libertà di esposizione degli intervistati. Ciò da un lato ha consentito di raccogliere maggiori informazioni sulle peculiarità, le problematiche e gli sviluppi nel tempo di ciascuna attività (anche riguardo ad aspetti non previsti originariamente) nonché, in taluni casi, «testimonianze» e considerazioni personali, frutto della diretta e pluriennale esperienza sul campo. Ulteriore fonte di informazione è stata l’osservazione, da parte dell’intervistatore, delle «abilità» manifestate dagli intervistati alla compilazione stessa delle griglie e alla gestione delle informazioni richieste. In tal senso, si fa riferimento alla maggiore o minore facilità con cui sono stati individuati dagli intervistati gli obiettivi processuali corrispondenti alle singole fasi dell’attività e alla capacità di identificazione degli indicatori di qualità del servizio. Tutto questo materiale informativo è stato preso in considerazione ai fini della valutazione comparativa delle associazioni, nell’ottica di una verifica delle capacità progettuali, organizzative e gestionali delle stesse. Infine, nel confronto tra le unità, si è avuto particolare riguardo agli aspetti inerenti: a) l’utilizzo di strumenti di autovalutazione del servizio; b) la consapevolezza da parte degli intervistati del ruolo della valutazione nell’ottica del miglioramento continuo e della accountability; c) la motivazione dei responsabili; d) eventuali esperienze realizzate dalle associazioni in questa direzione. Tali osservazioni empiriche rappresentano indicatori del grado di diffusione della «cultura della valutazione» tra le associazioni facenti parte del campione. Tutti i dati raccolti permettono, pertanto, di delineare un quadro, sia LA TERZA FASE, LE ESPERIENZE A CONFRONTO 95 pure non esaustivo, rispetto alle dimensioni oggetto dell’indagine, nonché di trarre talune considerazioni circa le caratteristiche delle strutture di volontariato in Sicilia e lo stato dell’arte relativo alla diffusione della «cultura della valutazione» tra le stesse. Presentando sinteticamente i dati più significativi dell’analisi comparativa delle griglie emerge quanto segue: a) per quanto riguarda la tipologia di Azioni individuate (attività in cui si scompone il servizio), emerge una differenziazione inerente la programmaticità e la strutturazione dell’intervento, che solo in alcuni casi è risultata sistematica. Infatti, laddove alcuni intervistati hanno facilmente suddiviso il servizio in azioni successive e per ogni azione ne hanno identificato le rispettive fasi di erogazione, in riferimento ad alcune associazioni si è riscontrata una minore capacità, da parte degli intervistati, di identificazione delle fasi di erogazione dell’intero processo. Rispetto a questa dimensione emerge l’esperienza dell’associazione A.B.I.O. il cui servizio di ludoteca selezionato è stato scomposto in quattro fasi successive, tra le quali emerge la rilevanza della fase di valutazione e di formazione. In particolare, in riferimento alla valutazione è stato individuato l’obiettivo di autovalutazione sia del servizio sia dell’intero reparto di pediatria, per il raggiungimento del quale si rileva l’impiego di schede di gradimento disaggregate per singolo utente. L’utilizzo di tali strumenti, tuttavia, non sembra essere connotato da sufficiente continuità e programmaticità, e non può essere riferito ad un reale programma di autovalutazione. Si accosta a tale esperienza il caso dell’associazione M.C.S, in quanto, sebbene l’associazione abbia manifestato una particolare attenzione nei confronti dell’utenza, rilevata attraverso l’utilizzo di strumenti che monitorano il percorso dell’utente sin dal suo primo contatto, si riscontra la mancanza di strumenti di valutazione del servizio offerto, e anche le riunioni periodiche interne non sono percepite ancora come mezzo di autovalutazione. b) In alcuni casi, è emersa una spiccata sensibilità al monitoraggio dell’intero processo di erogazione del servizio congiuntamente alla valutazione delle performance degli operatori e degli utenti. In questo caso, si riscontra, oltre all’impiego sistematico di schede di monitoraggio del servizio, l’organizzazione di riunioni periodiche interne dell’équipe e attività 96 CAPITOLO 5 di supervisione svolta da esperti esterni. Tuttavia, tale orientamento positivo alla valutazione si scontra, in alcuni casi, con la difficoltà di far fronte a più pressanti esigenze materiali legate alla concreta attuazione delle attività quotidiane. c) La maggior parte delle associazioni tende a monitorare l’andamento del servizio attraverso strumenti di rilevazione per singolo utente: schede anagrafiche, registri, rubriche e strumenti che controllano il numero degli utenti presenti presso l’associazione, la continuità della presenza e la frequenza, nonché il flusso di partecipazione al servizio. La qualità del servizio offerto tende ad essere percepita, dalla maggior parte degli intervistati, principalmente sulla base di elementi inerenti l’organizzazione interna dell’associazione in termini di continuità del servizio e della sua accessibilità all’utenza, infatti, in molti casi, emergono indicatori inerenti gli orari di apertura e di chiusura dell’associazione, la tempestività delle risposte fornite, la garanzia di un supporto costante e la presenza di un adeguato numero di operatori alle esigenze dell’utenza. Questo dato rileva una diffusa attenzione rivolta agli utenti che si manifesta anche attraverso la rilevanza attribuita al rapporto operatori/utenti, e che però solo in pochi casi è anche accompagnata da un loro coinvolgimento nel processo di valutazione e da una partecipazione più attiva degli utenti e delle loro famiglie alle attività dell’associazione. d) Elemento pressoché comune ai casi analizzati è la promozione del servizio, azione individuata in quasi tutte le griglie. Al di là delle differenze, inerenti la specificità delle attività, il servizio viene infatti promosso attraverso il sito web dell’associazione, l’utilizzo dei mezzi di informazione e comunicazione locali, la divulgazione di materiale informativo e mediante la partecipazione a manifestazioni, conferenze ed eventi di settore. e) Altro dato emergente è l’attenzione rivolta alla professionalità e competenza degli operatori, attenzione rilevata attraverso l’organizzazione periodica di corsi di formazione e di aggiornamento interni alle associazioni e rivolti ai volontari. La professionalità degli operatori, misurata sulla base di competenze specialistiche e di competenze relazionali, emerge in molti casi come indicatore di qualità in tutte le diverse azioni del servizio ed è stato individuato sin dalle prime fasi del processo che, sulla base della tipologia del servizio LA TERZA FASE, LE ESPERIENZE A CONFRONTO 97 offerto, sono rappresentate principalmente dalla accoglienza, ascolto, contatto telefonico o colloquio individuale. f) Si riscontra, ancora, una relazione positiva tra la continuità del servizio - e in generale delle attività dell’associazione - e lo sviluppo di un lavoro di rete tra le associazioni e altri servizi e organizzazioni, pubblici e privati presenti sul territorio. La creazione di reti sociali viene rilevata attraverso protocolli d’intesa con altri enti, tavoli di concertazione delle politiche sociali locali. Le riflessioni conclusive mettono in evidenza due diversi aspetti che sono emersi dalla presente ricerca, inerenti la dimensione della valutazione che è stata analizzata. Da un lato infatti si è esplorato l’orientamento delle associazioni verso il monitoraggio e la valutazione dei propri servizi e, in tal senso, soprattutto a partire dalla diffusa attenzione rilevata nei confronti dell’utenza, anche attraverso il suo coinvolgimento in modo non episodico nella programmazione delle attività, le associazioni esaminate mostrano, nel complesso, una positiva sensibilità alla dimensione valutativa, emersa chiaramente anche nella costruzione condivisa dello strumento. Dall’altro lato, per quanto riguarda il concreto e sistematico utilizzo di strumenti, rilevazioni e materiali validi per la valutazione, dalla comparazione delle griglie emerge che la maggior parte delle associazioni non utilizza strumenti di valutazione delle proprie performance, e che anche gli sporadici interventi realizzati non vengono percepiti con adeguata consapevolezza nell’ottica di una dimensione di autovalutazione. Il che appare come un obiettivo da raggiungere nei tempi a venire. CAPITOLO 6 La quarta fase, la costruzione del questionario di valutazione e la restituzione dei risultati I risultati della presente ricerca convergono verso un output di tipo operativo rappresentato da uno strumento di valutazione finalizzato alle stesse associazioni che hanno partecipato alla ricerca e che sono intervenute attivamente alla sua stessa definizione. Tale strumento risulta funzionale all’avvio della «pratica» della valutazione dei propri servizi e delle proprie performance da parte di tutte quelle associazioni, facenti parte del campione, che hanno già avviato una riflessione al proprio interno sulla valutazione e si stanno orientando in questa direzione. Per fornire uno strumento di valutazione più rigoroso e consentire la standardizzazione delle procedure, al fine di rendere comparabile la qualità dei servizi offerti, la scelta dello strumento si è indirizzata verso la realizzazione di un questionario di valutazione (Corbetta, 1999; Bezzi e Palombo, 1995) Il questionario è stato costruito sulla base delle informazioni di carattere generale emerse dall’analisi comparativa delle griglie di rilevazione, esposta nel precedente capitolo, in base alla quale sono emersi aspetti relativi a: a) i punti di forza e di debolezza del processo di erogazione del servizio; b) la tipologia e la strutturazione delle azioni attuate; c) la tipologia prevalente di strumenti di autovalutazione impiegati; d) le criticità relative all’ambiente interno ed esterno delle associazioni. Sulla base di queste dimensioni, sono state identificate quattro aree tematiche, relative al funzionamento generale delle associazioni, in cui è stato articolato il questionario. 100 CAPITOLO 6 Più specificatamente: 1. La prima area riguarda le informazioni di carattere generale e serve ad inquadrare la tipologia d’intervento e l’ambito territoriale di riferimento dell’associazione. 2. La seconda area riunisce al suo interno lo stato delle attività, le caratteristiche dell’utenza, il personale impiegato, le risorse finanziarie e le strutture, ed è volta a identificare le specificità organizzative e strutturali delle associazioni. 3. La terza area, comprendente il lavoro di rete, l’integrazione operativa, l’integrazione con l’utenza e l’integrazione tra gli utenti, è finalizzata a mettere in evidenza la rete di relazioni esistenti sia all’interno dell’associazione (tra i membri del personale operante nell’associazione), sia all’esterno (tra il personale e l’utenza, tra gli stessi utenti, tra l’associazione e altri enti pubblici e/o privati). 4. La quarta e ultima area, comprendente la promozione, la valutazione e l’attività di formazione, è volta a rilevare l’investimento dell’associazione in termini di comunicazione e promozione dei propri servizi, di crescita professionale dei propri operatori e di sviluppo delle proprie competenze attraverso il monitoraggio continuo delle proprie attività. Il questionario è stato restituito alle associazioni durante un evento conclusivo, nell’ambito della manifestazione «Volontariato in festa», svoltasi al Giardino Inglese di Palermo il 20 maggio 2006. Durante la giornata il gruppo di ricerca ha consegnato alle associazioni il questionario, spiegando contestualmente come utilizzarlo e a quale scopo. Con la restituzione del questionario di valutazione si è raggiunto l’obiettivo che ha mosso la ricerca, ossia quello di offrire alle associazioni operanti nel settore del sociale uno strumento di valutazione condiviso, utile per monitorare le proprie performance e migliorare i propri servizi. Nonostante siano state selezionate dal CeSVoP delle associazioni caratterizzate da buone prassi, dalla ricerca è emerso che anche nei casi in cui si tende a monitorare nel tempo la propria attività, di fatto, non si dispone di strumenti di valutazione standardizzati e quindi comparabili. LA QUARTA FASE, LA COSTRUZIONE DEL QUESTIONARIO DI VALUTAZIONE E LA RESTITUZIONE DEI RISULTATI 101 Il questionario si propone, appunto, di colmare questo gap, all’interno di un percorso che promuove la cultura della valutazione nell’ambito delle associazioni di volontariato, diffondendo un orientamento agli utenti e ai risultati, attraverso un costante processo di apprendimento. Si ritiene che ciò possa essere utile sia per quelle associazioni che non hanno ancora avviato attività di valutazione, sia per quelle che hanno implementato interventi di valutazione non rigorosi o controllabili. Il questionario è uno strumento pilota di valutazione, da testare attraverso una prima somministrazione alle associazioni che hanno collaborato alla ricerca. Una volta testato e verificatane l’attendibilità e la completezza, lo strumento potrà essere esteso ad un universo di riferimento più ampio, ovvero ad altre associazioni di volontariato operanti nel territorio siciliano. ALLEGATO 1 Il questionario di valutazione Informazioni di carattere generale a) Denominazione dell’associazione: _____________________________________________________ b) Rispondente (Nome, Cognome e Ruolo): _____________________________________________________ c) Ambito territoriale di riferimento: La circoscrizione £ La città £ La provincia £ La regione £ d) Attività prevalente (specificare): _____________________________________________________ _____________________________________________________ _____________________________________________________ _____________________________________________________ 104 ALLEGATO 1 Stato delle attività 1. Da quanto tempo l’associazione opera sul territorio? 1. 0-1 anno £ 2. 2-5 anni £ 3. 6-10 anni £ 4. Più di 10 anni £ 2. Rispetto alle azioni d’intervento previste dallo statuto, elencare le attività svolte e specificare per ognuna la fase di attuazione: ELENCO DELLE ATTIVITÀ FASE DI FASE DI PRIMA FASE DI PIENA FASE DI CONSOLIDAMENTO ATTUAZIONE ATTUAZIONE PRIMO AVVIO E/O CONCLUSIONE (piena (contatti iniziali e (attivazione del (continuità degli contatto con realizzazione predisposizione interventi in atto l’utenza e delle diverse della e/o predisposizione fasi di lavoro) programmazione) realizzazione) delle fasi conclusive) IL QUESTIONARIO DI VALUTAZIONE 105 3. Ci sono state delle attività previste e non attuate? 1. Sì £ 2. No £ 4. Se sì, specificare, per ogni attività prevista, il tipo di difficoltà riscontrate (è possibile selezionare più risposte): ELENCO MANCATE ATTIVITÀ DIFFICOLTÀ DIFFICOLTÀ ECONOMICO STRUTTURALI FINANZIARIE DIFFICOLTÀ DIFFICOLTÀ RELATIVE AL RELATIVE PERSONALE ALL'UTENZA ALTRO (specificare) 106 ALLEGATO 1 Caratteristiche dell’utenza 5. Indicare l’area (con una X nella colonna A.1), la stima in valori assoluti e le modalità di gestione dell’utenza servita nell’anno in corso: A. UTENTI A.1 B. NUMERO UTENTI PREVISTI ALL'INIZIO DELL'ANNO C. NUMERO UTENTI RAGGIUNTI ANZIANI DONNE MINORI DIVERSABILI POVERI SOGGETTI in condizione di DIPENDENZA PATOLOGICA (alcol, droga, gioco d'azzardo, ecc.) SENZATETTO IMMIGRATI NOMADI DETENUTI SOGGETTI CON PROBLEMI PSICOLOGICI (da lavoro, mobbing, depressione, ecc.) ALTRO (specificare) D. 1. Diretto/Libero 2. Invio da altri servizi 3. Previa iscrizione 4. Altro (specificare) E. 1. Registri 2. Schede 3. Iscrizione 4. Altro (specificare) 5. Nessuno D. MODALITÀ DI ACCESSO (1-4) E. STRUMENTI DI RENDICONTAZIONE DELLE PRESENZE (1-5) IL QUESTIONARIO DI VALUTAZIONE 6. 107 Rispetto al numero di utenti previsti all’inizio dell’anno, ci sono stati utenti che hanno rinunciato al servizio offerto dall’associazione? 1. Sì £ 2. No £ 7. Se sì, indicarne una stima in valori assoluti: N. _______ utenti 8. Specificare le motivazioni della rinuncia al servizio: _____________________________________________________ _____________________________________________________ _____________________________________________________ _____________________________________________________ 108 ALLEGATO 1 Personale impiegato nell’associazione 9. Indicare i dati relativi al personale operante nell’associazione: FIGURE PROFESSIONALI PREVISTE NUMERO FIGURE IMPIEGATE TITOLO DI STUDIO OPERATORE VOLONTARIO SI Amministrativi Coordinatori Assistenti Sociali Psicologi Educatori Professionali Pedagogisti Animatori Ausiliari Altro (specificare) NO TIPOLOGIA DI CONTRATT0 (da specificare nel caso in cui il lavoratore è retribuito) MEMBRO DELLA ASSOCIAZIONE SI NO TOTALE ORE SETTIMANALI IL QUESTIONARIO DI VALUTAZIONE 10. 11. 109 Nel corso dell’ultimo anno c’è stato un avvicendamento del personale impiegato? 1. Sì £ 2. No £ Se sì, per quale motivo? _______________________________________________________________ _______________________________________________________________ _______________________________________________________________ _______________________________________________________________ 12. 13. Come giudica la prestazione del personale offerta all’interno dell’associazione? 1. Buona £ 2. Sufficiente £ 3. Insufficiente £ 4. Scarsa £ Motivare la risposta: _______________________________________________________________ _______________________________________________________________ _______________________________________________________________ _______________________________________________________________ 110 ALLEGATO 1 Risorse finanziarie 14. Per finanziarie le sue attività l'associazione dispone di: 1. Donazioni da privati e/o enti pubblici 2. Finanziamenti pubblici e/o privati 3. Quote associative 4. Altro (specificare) £ £ £ £ __________________________________________________________ __________________________________________________________ __________________________________________________________ __________________________________________________________ Strutture 15. Fra i seguenti ausili, indicare quali sono di proprietà dell’associazione e quali no: AUSILI PROPRI ALTRUI Locali Attrezzature Mezzi di trasporto Altro (specificare) 16. Se altrui, i locali sono: 1. In comodato d’uso da parte di terzi 2. In comodato d’uso da parte del Comune 3. In comodato d’uso da parte della Asl 4. In affitto 5. Altro (specificare) £ £ £ £ £ __________________________________________________________ __________________________________________________________ __________________________________________________________ __________________________________________________________ IL QUESTIONARIO DI VALUTAZIONE 111 Lavoro di rete 17. Sono in corso rapporti di collaborazione con altri Enti, istituzionali e non (comuni, provincia, parrocchie, associazioni, cooperative, gruppi informali, ecc.)? 1. Sì £ 2. No £ 18. Se sì, quali? __________________________________________________________ __________________________________________________________ __________________________________________________________ 19. Come si declinano queste attività di collaborazione? 1. Risoluzione congiunta di questioni di tipo amministrativo £ 2. Segnalazioni e/o invio di utenza £ 3. Attività di formazione £ 4. Compartecipazione ad attività progettuali finalizzate £ 5. Compartecipazione ad altre attività £ 6. Altro (specificare) £ ________________________________________________ ________________________________________________ ________________________________________________ 20. Qualora instaurato, come giudica il livello di collaborazione raggiunto? 1. Buono 2. Sufficiente 3. Insufficiente 4. Scarso £ £ £ £ 112 21. ALLEGATO 1 Motivare la risposta: __________________________________________________________ __________________________________________________________ __________________________________________________________ Integrazione operativa 22. Quali modalità di scambio e di collaborazione esistono tra gli operatori dell’associazione? 1. Sulla gestione generale dell’associazione: 1.1 Riunioni periodiche di lavoro 1.2 Incontri sporadici di confronto 1.3 Scambi di materiale e informazioni 1.4 Riunioni informali 1.5 Altro (specificare) £ £ £ £ £ __________________________________________________________ __________________________________________________________ __________________________________________________________ 2. Sulla gestione delle singole attività rivolte agli utenti 2.1 Riunioni periodiche di lavoro 2.2 Incontri sporadici di confronto 2.3 Scambi di materiale e informazioni 2.4 Riunioni informali 2.5 Altro (specificare) £ £ £ £ £ __________________________________________________________ __________________________________________________________ __________________________________________________________ 113 IL QUESTIONARIO DI VALUTAZIONE 23. Come giudica il livello di collaborazione e coordinamento raggiunto tra gli operatori nelle varie attività? 1. Buono 2. Sufficiente 3. Insufficiente 4. Scarso 24. £ £ £ £ Motivare la risposta: __________________________________________________________ __________________________________________________________ __________________________________________________________ Integrazione con l'utenza 25. Nella vostra programmazione dei servizi, ritenete di tenere conto delle esigenze dell’utenza? 1. Sì 2. No £ £ 26. Se sì, indicare in quali occasioni e con quali modalità: MODALITÀ DI COINVOLGIMENTO DELL’UTENTE OCCASIONI DI INTERVENTO PROGETTAZIONE DELL’INTERVENTO REALIZZAZIONE DELL’INTERVENTO VERIFICA E VALUTAZIONE DELL’INTERVENTO INFORMAZIONE CONSULTAZIONE PARTECIPAZIONE (gli utenti vengono informati sulle decisioni che riguardano le attività) (gli utenti sono chiamati ad intervenire nelle decisioni che riguardano le attività) (gli utenti partecipano attivamente alle decisioni che riguardano le attività) 114 27. ALLEGATO 1 Come giudica il rapporto con gli utenti nelle varie occasioni di intervento? O C C AS IO N I D I IN TE R V E N TO BUONO S U FFIC IE N TE IN S U FFIC IE N TE S C AR S O P R O G E TT AZIO N E D E LL’IN TE R V E N TO R E ALIZZ AZIO N E D E LL’IN TE R V E N TO V E R IFIC A E V AL U T AZIO N E D E LL’IN TE R V E N TO Integrazione tra gli utenti 28. Si sono realizzate occasioni di relazione/scambio tra gli utenti? 1. Sì £ 2. No £ 29. Se sì, con quali modalità? 1. Promozione di iniziative 2. Costituzione di gruppi di auto-mutuo-aiuto 3. Altro (specificare) £ £ £ ____________________________________________________________ ____________________________________________________________ ____________________________________________________________ 30. Come giudica il livello di relazione/scambio tra gli utenti? 1. Buono £ 2. Sufficiente £ 3. Insufficiente £ 4. Scarso £ IL QUESTIONARIO DI VALUTAZIONE 31. 115 Motivare la risposta: __________________________________________________________ __________________________________________________________ __________________________________________________________ Promozione 32. Si sono realizzate attività di promozione dei servizi offerti dall’associazione? 1. Sì £ 2. No £ 33. Se sì, attraverso quali modalità (è possibile selezionare più risposte): 1. Volantinaggio £ 2. Campagna stampa £ 3. Radio/tv £ 4. Convegni £ 5. Riunioni tematiche £ 6. Altro (specificare) £ ____________________________________________________________ ____________________________________________________________ ____________________________________________________________ Valutazione 34. Sono state realizzate attività di valutazione del servizio offerto? 1. Sì £ 2. No £ 35. Se sì, sono state realizzate da personale: 1. Interno £ 2. Esterno £ 3. Sia interno che esterno £ 116 36. ALLEGATO 1 Nel caso di attività di valutazione realizzate da personale interno, chi ha partecipato alla valutazione (è possibile selezionare più risposte)? 1. Operatori istituzionali £ 2. Operatori terzo settore £ 3. Volontari £ 4. Servizio civile £ 5. Altro (specificare) £ ___________________________________________________________ ___________________________________________________________ ___________________________________________________________ 37. Specificare su quali ambiti il personale interno ha realizzato la valutazione: AMBITI ATTIVITÀ (Offerta Servizi) GESTIONE IMPREVISTI (Emergenze) ORGANIZZAZIONE (Suddivisione Ruoli) GESTIONE CONFLITTI INTERNI UTILIZZO RISORSE OBIETTIVI ALTRO (Specificare) SÌ NO 117 IL QUESTIONARIO DI VALUTAZIONE 38. Specificare la tipologia e le modalità di attuazione dell’attività di valutazione realizzata dal personale interno: A. TIPOLOGIA ATTIVITÀ DI VALUTAZIONE B. FREQUENZA TEMPORALE (1-6) Riunioni/Incontri periodici Tavoli di lavoro Rilevazione (questionari) Analisi della documentazione relativa agli utenti (registri, schede, ecc.) Incontri con gli utenti Segnalazione casi Altro (specificare) B. 1. Settimanale 4. Trimestrale 2. Bisettimanale 5. Semestrale 3. Mensile 6. Annuale C. SONO STATE DOCUMENTATE? D. CON QUALE MODALITÀ ? 118 ALLEGATO 1 39. Nel caso di attività di valutazione realizzata da personale esterno, chi ha partecipato alla valutazione (è possibile selezionare più risposte)? 1. Operatori istituzionali £ 2. Operatori Terzo settore £ 3. Volontari £ 4. Servizio civile £ 5. Altro (specificare) £ ___________________________________________________________ ___________________________________________________________ ___________________________________________________________ 40. Specificare in quali ambiti il personale esterno ha realizzato la valutazione: AMBITI ATTIVITÀ (Offerta Servizi) GESTIONE IMPREVISTI (Emergenze) ORGANIZZAZIONE (Suddivisione Ruoli) GESTIONE CONFLITTI INTERNI UTILIZZO RISORSE OBIETTIVI ALTRO (Specificare) SÌ NO 119 IL QUESTIONARIO DI VALUTAZIONE 41. Specificare la tipologia e le modalità di attuazione dell’attività di valutazione realizzata dal personale esterno: A. TIPOLOGIA ATTIVITÀ DI VALUTAZIONE B. FREQUENZA TEMPORALE (1-6) Riunioni/Incontri periodici Tavoli di lavoro Rilevazione (questionari) Analisi della documentazione relativa agli utenti (registri, schede, ecc.) Incontri con gli utenti Segnalazione casi Altro (specificare) B. 1. Settimanale 4. Trimestrale 2. Bisettimanale 5. Semestrale 3. Mensile 6. Annuale C. SONO STATE DOCUMENTATE? D. CON QUALE MODALITÀ ? 120 ALLEGATO 1 Attività di formazione 42. 43. Sono state previste attività di formazione per gli operatori? 1. Sì £ 2. No £ Se sì, in quale ambito disciplinare? 1. Psicologico £ 2. Sociologico £ 3. Giuridico £ 4. Metodologico £ 5. Altro (specificare) £ ____________________________________________________________ ____________________________________________________________ ____________________________________________________________ 44. Da chi sono effettuate? __________________________________________________________ __________________________________________________________ __________________________________________________________ 45. A chi sono destinate? __________________________________________________________ __________________________________________________________ __________________________________________________________ IL QUESTIONARIO DI VALUTAZIONE 121 Attività di ricerca 46. 47. Sono state previste attività di ricerca? 1. Sì £ 2. No £ Se sì, in quali settori? __________________________________________________________ __________________________________________________________ __________________________________________________________ 48. Come sono state documentate? 1. Convegno £ 2. Conferenza servizi £ 3. Internet £ 4. Pubblicazione (brochure; guida buone prassi; ecc.) £ 5. Altro (specificare) £ __________________________________________________________ __________________________________________________________ __________________________________________________________ 49. Sono state previste attività di restituzione dei risultati ottenuti? 1. Sì £ 2. No £ 122 50. 51. ALLEGATO 1 Se sì, a quali livelli? 1. Utenti (diretti e indiretti) £ 2. Operatori £ 3. Servizi rete £ 4. Livello cittadino £ Con quali modalità? __________________________________________________________ __________________________________________________________ __________________________________________________________ BIBLIOGRAFIA Accorinti M. (2004), 1990 - 2000: Il Terzo Settore in Italia tra affermazione e cambiamenti, in Pugliese E. (a cura di) (2004), Lo stato sociale in Italia. Un decennio di riforme. Rapporto IRPPS-CNR 2003-2004, Centauri/Welfare books, Donzelli, Roma. Baldini I. (2001), Le dinamiche di gruppo nella valutazione partecipata, Rassegna Italiana di Valutazione n. 21, gennaio-marzo, pp. 51-64. Bauman Z.(1999), La società dell'incertezza, Il Mulino, Bologna. Bauman Z. (2002), La società individualizzata, Il Mulino, Bologna. Bezzi C. 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