Direz. e Redaz.: Piazza di Trevi, 86 - 00187 Roma
ANNO XXXI - N. 2 - Febbraio 1983
Spedizione in abbonamento postale - Gruppo 111/70
ORGANO
MENSILE
D E L L ' AICCE,
dal quartiere alla regione
per una Coniuriità europea federale
~
ASSOCIAZIONE
UNITARIA
DI
COMUNI,
PROVINCE.
REGIONI
per la costruzione della pace, una politica efficace a favore
del Quarto Mondo, la piena occupazione nella Comunità
È tempo di una autentica unione economica e
politica europea
- il CCE unanime a favore dell'iniziativa costituente del Parlamento Europeo
Ferri
Hofmann
- l'esigenza di un Governo europeo, responsabile a un Parlamento dell'unione e capace di iniziativa legislativa, di orientamentopolitico e di applicazione delle norme
- un Parlamento Europeo (Camera popolare) dotato di effettivipoterilegislativi e di bilancio
- la trasformazionedel Consiglio dei Mimitri in Senato degli Stati
- il ruolo fondamentale dei Poteri locali e regionali nel contesto dell'unione e il pieno rispetto
del principio di sussidiarietà
Coerente con la linea politica che gli è propria da lunga data, il Consiglio dei Comuni d'Europa, che raggruppa direttamente o indirettamente più di 30.000 enti locali e regionali europei,
non può non sostenere pienamente e interamente l'iniziativa del Parlamento Europeo di proporre
una revisione degli attuali Trattati della Comunità, avendo per obiettivo la realizzazione di una
vera Unione Europea.
Tale sostegno del CCE trae origine soprattutto dal testo della Risoluzione finale adottata dai
XIV Stati generali dei Comuni d'Europa svoltisi a Madrid dal 23 al 26 settembre 1981, che hanno
visto la partecipazione di 3.000 eletti locali e regionali. In questa Risoluzione si afferma che «il
CCE, una delle prime forze democratiche della costruzione europea, è pronto a dare tutto l'appoggio di cui è capace al lavoro costituente che ha preso le mosse il 9 luglio 1981 nel seno del Parlamento europeo a Strasburgo. Esso si attende che quest'ultimo proponga ai Parlamenti nazionali
ed ai cittadini europei, in occasione delle prossime elezioni europee, un progetto per l'Europa che
corrisponda, finalmente, alle necessità economiche e politiche del momento e che permetta
all'Europa di svolgere pienamente il suo molo per il rispetto dell'autodeterminazione dei popoli
e la salvaguardia della pace mondiale*.
I1 contributo che il CCE spera di poter dare attualmente ai lavori della Commissione Istituzionale del Parlamento Europeo deriva da due esigenze: una relativa alla realizzazione di una Unione Europea partendo daiia revisione dei Trattati attuali; l'altra alle preoccupazioni precise degli
enti locali e regionali. Questi ultimi ritengono sia loro dovere chiedere alla Commissione Istituzionale di inserire nel progetto alcuni punti che, pur riguardandoli direttamente, sarebbero tali
da rafforzarne la portata complessiva agli occhi di più di 1.200.000 eletti locali e regionali, in contatto diretto e quotidiano con le popolazioni che amministrano.
Comunque il CCE ritiene opportuno sottoporre alla Commissione Istituzionale la proposta qui
allegata, destinata a suscitare una riflessione sull'inserimento nel futuro Statuto dell'unione Europea di una elencazione dei diritti fondamentali dei cittadini.
I. LAREVISIONE DEI TRA'lTATI
E GLI ELEMENTI ESSENZIALI DELLO STATUTO
DELL'UNIONE
EUROPEA
1. I1 CCE ritiene che la struttura e le competenze attuali della Comunità, ma soprattutto per la
loro carenza i poteri decisionali delle sue istituzioni, sono inadeguati per affrontare e risolvere le
più grandi sfide del nostro tempo.
2. I1 primo obiettivo di una riforma dei Trattati dovrebbe essere quello di definire i compiti
del17Unione, tenendo conto dei problemi che gli Stati europei debbono affrontare oggi: problemi
l
SOMMARIO'
l
I1 documento del CCE a favore dell'iniziativa costituente del Parlamento Europeo, pag. 1; Indebitamento estero e sviluppo economico, di
Gianni Ruta, pag. 4; Rivoluzione telematica e occupazione, di Beatrice Rangoni Machiavelli, pag. 5; L'impegno federalista deila Regione
Lombardia, pag. 7; Cronaca deile Istituzioni europee, di Pier Virgilio Dastoli, pag. 8; La costruzione dell'Europa passa per i problemi del
bilancio, di Pietro Adonnino, pag. 9; Ancora sulla XVII CPLRE, pag. 10; Quale lingua per il popolo europeo, di Giorgio Pagano, pag. 12;
Autonomie locali e Regioni in Europa, pag. 14; I libri, pag. 15.
COMUNI D'EUROPA
2
che riguardano lo sviluppo economico e sociale, i rapporti internazionali, la pace e la sicurezza. Poiché si tratta di problemi la cui soluzione impegna ogni Stato dell'unione, e che dipende anche dall'esistenza
dell'unione stessa, sarebbe necessario definire:
febbraio l983
11. LA COLLOCAZIONE DEGLI ENTI LOCALI E REGIONALI NELLO STATUTO
DELL'UNIONE
EUROPEA
1. Quando
il Trattato fu elaborato, i Governi che lo ratificarono aveVano
l'intenzione
di Creare Una istituzione la cui ev0luZi0ne però 6 Stata
a. il criterio sulla cui base saranno ripartiti i compiti tra gli Stati membri
diversa
dalle
aspettative
e che si è realizzata in un contesto economico
e l'unione,
b. le procedure secondo le quali - tenuto conto dell'evoluzione dei fat- totalmente differente.
Gli amministratori locali e regionali (oltre 1.200.000 unità in tutta la
ti - le competenze saranno trasferite dagli Stati membri all'Unione (e,
Comunità)
ricordano che se l'avvenire e la prosperità degli enti locali e
se sarà necessario.
dall'unione
agli
Stati
membri).
-,
a
regionali
sono
strettamente legati al progresso della costruzione euroLa Risoluzione 6 171 1982 del Parlamento Europeo traccia un quadro
pea,
la
riuscita
dell'unione
Europea dipenderà sopratutto dall'impegno
che sembra corrispondere alle esigenze. Ma questa non sembra altrettandei
poteri
locali
e
regionali,
che sono le cellule di base della democrazia
to esplicita in merito alle procedure che debbono garantire lo sviluppo
in
Europa.
dell'unione dall'interno. In tal caso, sarebbe necessario:
~
~~
~-~
~
- affermare chiaramente che l'attribuzione di nuove competenze
2. Nel Trattato di Roma figurano solo gli Stati membri, ed è bene
all'unione deve essere accompagnata da nuovi poteri per l'Unione stessa sottolineare che vi sono solo due riferimenti ai poteri locali e regionali:
e le sue istituzioni (Parlamento),
nel Preambolo del Trattato, che tratta degli squilibri fra le diverse regioni della Comunità, e nel paragrafo 3 dell'art. 68 che limita le possibilità
- prevedere procedure adeguate che conciliino la doppia esigenza di
garantire sufficientemente gli Stati membri e di non permettere di bloc- degli enti pubblici territoriali di accesso ai prestiti.
Si constata invece che la politica sociale europea e il suo strumento, il
care lo sviluppo dell'unione con un diritto di veto.
Fondo sociale europeo (art. 123) e la politica regionale comunitaria con
3. Una riforma dei Trattati tendente a realizzare una autentica Unio- il suo strumento, il FEDER, hanno una incidenza rilevante sugli enti lone Europea dovrebbe poggiare su alcuni elementi fondamentali, irri- cali e regionali.
Parallelamente molti settori citati nel Trattato, i trasporti (art. 61), le
nunciabili da un punto di vista istituzionale e dei valori democratici e
attività delle imprese pubbliche (art. 90), la formazione, il perfezionaumani che li ispirano.
mento professionale (art. 118), la rieducazione professionale (art. 125)
Secondo il CCE, questi elementi sono:
sono problemi che interessano moltissimo gli enti locali e regionali.
a. La definizione del ruolo preciso della Commissione e del ParlaInoltre, il Trattato fa riferimento all'occupazione e alle condizioni di lamento. La Commissione deve poter sviluppare appieno i suoi compiti
voro e non riconosce la particolare funzione degli enti locali e regionali
esecutivi e di iniziativa politica. Deve sempre più proporre, con i suoi
come datori di opera e investitori negli Stati membri.
«progetti di legge, orientamento e applicazione» la politica da realizzaInoltre, la Commissione, in questi ultimi anni, ha preso nuove iniziare. Esegue le decisioni, e prefigura così l'Esecutivo.
tive, ad esempio il programma d'azione per l'ambiente, che hanno conb. I1 Parlamento deve avere una doppia articolazione: una in rappre- seguenze importanti per gli enti locali e regionali.
sentanza dei popoli, l'altra in rappresentanza degli Stati, e deve poter
I1 Trattato ha il grave difetto di non riconoscere la necessità di chiededisporre di poteri legislativi e di bilancio, nel rispetto dei limiti delle re il parere degli enti locali e regionali su iniziative che la Comunità ascompetenze dell'unione.
sume e che hanno riflessi sulla gestione degli enti. Nonostante la volontà
C. L'attribuzione alle Istituzioni della Comunità - nel quadro delle
dichiarata nel preambolo del Trattato «a porre le fondamenta di una
proprie competenze - di poteri decisionali adeguati: in caso contrario Unione sempre più stretta tra i popoli europei» e la preoccupazione di
l'Unione non potrebbe assicurare né la compatibilità e la convergenza «rafforzare l'unità delle loro economie e di assicurarne lo sviluppo armodelle politiche degli Stati membri, né lo sviluppo delle politiche comu- nioso riducendo le disparità fra le differenti regioni e il ritardo di quelle
ni.
meno favorite», questi obiettivi non si potranno conseguire senza un
d . L'allargamento delle competenze dell'unione, che vadano ad ag- dialogo tra la Comunità e le grandi Organizzazioni rappresentative degli
giungersi alle competenze economiche e monetarie, e quelle relative ai enti locali e regionali europei e senza una rappresentanza degli interessi
rapporti internazionali e di sicurezza. Tutte queste competenze dovran- dei poteri locali e regionali nelle Istituzioni della Comunità.
no essere assunte dalle istituzioni stesse, anche nel corso del periodo di .
3. I1 Consiglio dei Comuni d'Europa ha creato, in collaborazione con
transizione durante il quale saranno utilizzati metodi decisionali - inl'Unione
delle Città e dei Poteri locali d'Europa il «Comitato Consultivo
tergovernativi o comunitari - diversi.
delle
Istituzioni
locali e regionali degli Stati membri della Comunità».
Una revisione dei Trattati che non comportasse questi tre obiettivi
Tuttavia
la
Commissione
si serve solo raramente del forum che le viene
fondamentali sarebbe insufficiente per promuovere una reale Unione
offerto.
I1
Comitato
Consultivo
deve sempre assumere direttamente tutEuropea.
te le iniziative, ma è frenato nella sua azione dal carattere ufficioso del
4. Per quanto riguarda l'articolazione istituzionale, sembra necessa- suo Statuto.
I1 solo Comitato Consultivo ufficialmente riconosciuto dal Trattato è
rio definire alcuni punti. Una volta acquisito il ruolo centrale del Parlail
Comitato
economico e sociale. Le categorie che vi sono rappresentate
mento dell'unione e della Commissione-Governo, bisognerebbe stabilisono
ampiamente
specificate e non è prevista la presenza di rappresenre:
tanti
degli
interessi
degli enti locali e regionali in seno alle delegazioni
a. i rapporti tra i due rami del Parlamento e la procedura di concilianazionali
designate
dagli
Stati membri.
zione;
In
ogni
caso,
ai
poteri
locali
e regionali che rappresentano gli interessi
b. i rapporti politico-istituzionali tra il Parlamento e la Commissiogenerali dei loro amministrati, non viene riconosciuta la stessa imporne-Governo.
tanza che viene data agli interessi di categoria rappresentati in seno al
Per quanto riguarda il punto a., tenuto conto del fatto che una Came- Comitato economico e sociale.
ra sarà espressione del popolo europeo e l'altra degli Stati (evoluzione
possibile dell'attuale Consiglio dei Ministri), bisognerà fare attenzione
4 . Per tutte queste ragioni sarebbe bene che il progetto di Unione riaffinché una delle due non prevalga sull'altra in ogni circostanza. Biso- conoscesse con disposizioni precise la giusta collocazione degli enti locali
gnerebbe ricorrere a procedure più articolate: per esempio, stabilire la e regionali in una Europa democratica e il contributo che essi possono
preminenza della Camera dei popoli nel settore economico e sociale, e dare alla realizzazione degli scopi della Comunità.
della Camera degli Stati nei settori dei rapporti internazionali e della siIn proposito, il paragrafo 4 capoverso a. della Risoluzione del 6 luglio
curezza: ricorrere a decisioni prese dalle due Camere nei settoti finanzia- 1982 ricorda che i diritti individuali - e quelli collettivi dell'uomo ri e di bilancio, quando le suddette decisioni abbiano incidenze sulle ri- debbono essere salvaguardati dall'unione.
sorse proprie degli Stati membti.
Sembra utile ed auspicabile ricordare che le libertà locali sono una
Quanto al punto b., l'obiettivo dovrebbe essere quello di garantire il espressione di questi diritti.
controllo politico del Parlamento sull'Esecutivo, senza compromettere la
Quando, sempre nella stessa Risoluzione, si legge fra i molti compiti
stabilità di quest'ultimo.
dell'unione Europea quello di superare gli squilibri regionali, ci sembra
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COMUNI D'EUROPA
anche opportuno ed auspicabile precisare che alla realizzazione di questa politica debbono contribuire gli enti locali e regionali direttamente
interessati.
Infine, quando al paragrafo 9 della Risoluzione si propone di fissare le
procedure per la ripartizione delle risorse tra l'Unione e gli Stati membri, sarebbe necessario precisare che questa ripartizione deve tener conto
delle collettività territoriali di questi Stati, in conformità con il principio
di sussidiarietà affermato nella Risoluzione.
3
111. RIFLESSIONI
SULLA NECESSITÀ DI INSERIRE UNA LISTA DI D I R I n I FONDAMENTALI DEI C I n A D I N I NEL FUTURO STATUTO
DELL'UNIONE
EUROPEA
11parere del CCE è basato sulle seguenti riflessioni:
1. La Comunità europea esercita un potere statale che le è conferito
dagli Stati membri. È necessario perciò che i diritti inalienabili individuali e collettivi dei cittadini di fronte a questo potere comunitario siano
garantiti ed elencatì nel futuro Statuto dell'unione europea. Queste disposizioni, ovviamente, prevarrebbero su quelle di diritto nazionale.
5 . Di conseguenza il Trattato potrebbe essere emendato nel modo se2. Poiché i diritti fondamentali, come ogni elemento di diritto, sono
guente:
a. converrebbe includere nel preambolo dello Statuto dell'unione espressione della tradizione democratica di un paese, questa elencazione
Europea l'affermazione che «gli Enti locali e regionali costituiscono uno dei diritti fondamentali nel prossimo Statuto dell'unione europea sadei principali fondamenti democratici della costruzione europea, alla rebbe l'espressione della coscienza democratica dell'Europa.
quale partecipano a loro livello di competenza»;
3. Oltre a ciò, una lista scritta dei diritti fondamentali degli europei
b. bisognerebbe inserire un nuovo articolo nel Trattato, che istituzio- costituirebbe un elemento decisivo per la giustificazione e lo sviluppo di
nalizzi un organo consultivo degli enti locali e regionali e lo collochi
una Costituzione europea.
nell'ambito delle istituzioni comunitarie.
4. I1 preambolo deila Costituzione di una Unione Europea, che citi
6. La realizzazione dell'unione Europea comporterà il trasferimento l'Unione economica, sociale, politica, e forse anche i problemi della sidi un certo numero di competenze all'unione. Bisogna rilevare tuttavia curezza degli europei, non basterebbe a garantire i Diritti dell'Uomo e
che il principio fondamentale delle libertà locali e regionali non è inseri- del Cittadino.
to in tutte le costituzioni degli Stati membri, anche se è acquisito dalla
Di tutto questo si avverte l'esigenza in quanto non basta aderire alla
storia di questi paesi.
Convenzione dei Diritti dell'uomo per garantire i diritti economici fonIl Consiglio dei Comuni d'Europa ritiene che il Parlamento Europeo damentali, i diritti dei partners sociali, la partecipazione politica e la gadovrebbe, nell'elaborazione dello Statuto dell'unione, prevedere ranzia delle libertà locali.
I'elencazione dei diritti fondamentali individuali e collettivi dei cittadiParigi, 10 dicembre 1982
ni, che dovrebbero far parte integrante del suddetto Statuto.
(approvato all'unanimità dal Comitato direttivo del CCE)
Il Comitato direttivo del Consiglio dei Comuni d'Europa
Il Comitato direttivo del Consiglio dei Comuni d'Europa ri è riunito a Parigi il 10 dicem. l'altro, la prepraziobre, avendo aii'o. d . ~, tra
ne dellJAssembleadei delegati, fisaja per il 18
e 19 marzo 1983 a Magonza, il resoconto della
nhnione dei segretari generali, tenuta ilgiorno
precedente (in particolare per quel che si $eri
va al congresso delle città gemellate d i Bnghton e alle prime considerazioni sugli Stati generali di Torino), ilconvegno europeo sulla disoccupazione, l'esame dei risultati del gruppo
di lavoro del CCE sui problemi istituzionali e,
injine, l'(tAppello»ai comuni per la pace, lanciatc dalla Sezione italiana.
Per quel che rrguarda l'Assemblea dei delegati di Magonza, il Comitato direttivo ha stabilito che Hofmann presenterà il rapporto sulla
situazione politica europea in generale, mentre
Martini terrà il rapporto su KL'esame del ruolo
e dell'importanza della Conferenza dei poteri
locali e regionali d'Europa per linzficazione
europea).
Per quel che nguarda gli Stati generali d i
Torino, stabilita la data per la prima metà d i
aprile, sono stati formulati i tre temi che riguardano:
1 . Il ruolo delle collettività regionali e locali
europee nella trasformazione economica che
corcerne l'Europa: loro mezzi finanziari e loro
possibilità d'azione.
2. L'Europa, per che fare? Le ragioni politiche, economiche, sociali e di sicurezza che
spingono le collettività locali e regionali a chiedere uno statuto per L'Unione europea.
3 . Le collettività locali e regionali, l'opinione pubblica e i problemi europei: attraverso
quali mezzi lottare contro la disinformazione
tuzionale del c c ~ presieduto
,
da Hofmann,
che sarà consegnato uficialmente alpresidente
e al relatore-coordinatore della ~ o h m i i s i o n e
politica e sviluppare in particolare la presa d i
istituzionale del Parlamento Europeo (incontro
coscienza delle realtà europee.
di cui diamo notizia qui d i seguito).
Circa le prossime attività. Serafini ha conferInfine, dopo un ampio dibattito aperto da
mato che continua il suo sforzo per associare la
Confederazione europea dei sindacati, il CCE e Serafini sull'tAppello» ai Comuni gemellati
il Movimento Europeo intorno al progetto di per la pace (v. il testo nel n. 7-8 del 1982 di
una Conferenza sulla disoccupazione in Euro- Comuni d'Europa), il Comitato direttivo ha
preso atto con soddisfazione del documento
pa.
Il Comitato direttivo ha approvato, poi, il che potrà circolare nel CCE e arricchirsi succesdocumento elaborato dalgruppo d i lavoro isti- sivamente di numerose adesioni.
iI CCE incontra il Parlamento europeo
In occasione dei XIV Stati generali d i Madrid (23-26 settembre 1981), i rappresentanti
delle 60.000 collettività locali riunite nell'ambito del Consiglio dei Comuni d'Europa rivolsero u n messaggio di sostegno aii'iniziativa costituente intrapresa dal Parlamento europeo,
invitandolo a uproporre ai Parlamenti nazionali
e ai cittadini europei u n progetto per L'Europa
che risponda alle necessità economiche e politiche attuali e permetta all'Europa d i svolgere
pienamente il suo ruolo per il rispetto dell'autodeterminazione dei popoli e la salvaguardia
della pace mondialex .
Il 6 luglio 1982 il Parlamento europeo ha
adottato - come è noto - i propri orientamenti politici per la realizzaziotre delllUnione
europea. Erro si dichiara (iconvinto della necessità che l'Europa, di fronte all'aggravamento
dei conflitti internazionali, possa svolgere pienamente il ruolo che le compete nel mondo,
cioè quello di catalizzatore della pace e dello
svihpppo; . ..che la riforma delle istituzioni
deve rispondere ai nuovi obiettivi che derivano
dal rallentamento della crescita quantitativa,
dalla crescita della &occupazione, dalla rarefazione delle energie e delle materie prime,
daìì'introduzione d i tecniche nuove, ecc. n .
V i era dunque una piena convergenza tra le
aspirazioni dell'organizzazione che rappresenta, a livello europeo, le collettività locali e regionali e l'istituzione dotata, essa sola nella
Comunità, della legittimità democratica e del
potere diparlare aa nome deipopoli dell'Europau.
Lo stesso Parlamento, del resto, negli onentamenti del 6 luglio 1982 aveva affermato che,
fra i compiti piiì importanti delllUnione, il
nuovo trattato avrebbe dovuto comprendere
una solidarietà economica e sociale crescente,
nel rispetto delle diversità etniche e culturali,
nel progresso della giustizia sociale e -fra l'altro - nell'eliminazlone degli squilibri regionali. La commissione istituzionale del P. E. sta
ora mettendo a punto tuttigli elementipolitici
p i i importanti del nuovo trattato, che dovrà
consentire la realizzazione delllUnione europea: u n progetto d i risoluzione globale sarà
(Connnuaapa~.9)
COMUNI D'EUROPA
4
febbraio l983
esigenze e ruolo della CEE alle quali opportunamente dovranno essere as-
Indebitamento estero e sviluppo economico
di Gianni Ruta
Il Terzo e Quarto mondo attendono dallJEuropa una condotta piiì se+ e costruttiva di
quella del Consiglio dei Ministri della Comunità e del nullismo dei Vertici (Consigli) europei, che ormai rappresentano una autentica
vergogna.
**
I1 problema dell'indebitamento estero di
numerosi paesi appartenenti a vaste aree geografiche (Europa Orientale, Terzo Mondo,
America Latina) è andato assumendo un peso
crescente in questi ultimi anni, tanto da far temere che esso possa degenerare in una gravissima crisi finanziaria che sconvolgerebbe I'economia internazionale già colpita dalla più grave e lunga recessione succeduta alla grande depressione dell'inizio degli anni ' 3 0 .
Se è vero che l'impatto dell'esplosione del
prezzo del petrolio sull'economia internazionale è stato attenuato grazie alla capacità del sistema bancario privato di riciclare i petrodollari, è anche vero che questo ha portato all'attuale estrema vulnerabilità di tale sistema che è riconducibile a:
- la dimensione dei crediti delle banche
verso paesi che non sono in grado di effettuare
i rimborsi nei termini contrattualmente previsti, con riflessi potenzialmente sconvolgenti sui
conti economico-patrimoniali degli Istituti;
- l'utilizzo di depositi a breve (in primo
luogo gli stessi petrodollari) da parte delle banche per concedere i predetti finanziamenti divenuti in pratica irredimibili.
Il dibattito svoltosi in varie sedi, a partire
dall'ultima Assemblea del FMI a Toronto, ha
messo in evidenza che la soluzione di questo
problema non può essere ricerca in una semplice chiusura del credito ai paesi più indebitati.
Sotto un profilo economico ciò aggraverebbe
l'attuale recessione e sotto quello finanziario
farebbe precipitare la crisi, perché l'inevitabile
sospensione del pagamento degli interessi da
parte dei paesi debitori, rendendo impossibile
la riscadenzazione delle rate capitale, che ha
consentito fino ad ora di far passare per buoni
crediti di dubbia esigibilità, imporrebbe I'accantonamento nei fondi rischi delle banche di
importi tali da pregiudicare il loro equilibrio
patrimoniale, così da rendere impossibile la
prosecuzione dell'attività di molti istituti ed il
regolare funzionamento dello stesso mercato
interbancario delle xenodivise su cui poggia il
sistema dei crediti internazionali. Si verificherebbe in tal modo uno di quegli aextraordinary
eventsu previsti nei contratti di credito internazionali, che consentono alle banche di dichiarare il finanziamento terminato ed immediatamente rimborsabile, con la conseguenza pratica che i debitori, siano enti pubblici o società,
per quanto patrimonialmente solidi, si troverebbero in uno stato di insolvenza.
La necessità di non arrestare il flusso dei finanziamenti internazionali anche ai paesi me-
no sviluppati (PMS), con una posizione debitoria assai pesante, risponde ad una duplice serie
di motivi:
a) evitare che la sospensione dei pagamenti
relativi al servizio del debito pregresso faccia
precipitare la crisi finanziaria con conseguenze
difficilmente immaginabili sull'economia ed il
commercio internazionale (al fine cioè di evitare un danno assai maggiore);
b) consentire che la domanda repressa dei
PMS possa manifestarsi così da favorire la ripresa dell'economia mondiale.
Si può constatare che i crediti internazionali
svolgono una duplice funzione:
- finanziare lo sviluppo, specialmente di
quei paesi (quali i PMS) la cui capacità interna
di risparmio è inadeguata alle necessità di capitali richiesti per assicurare un sia pur modesto
sviluppo ;
- sopperire alle deficienze di quei paesi il
cui mercato finanziario non consente di indirizzare il risparmio verso il finanziamento di
investimenti produttivi in misura soddisfacente.
È evidente che questa seconda funzione, che
assume particolare rilievo per paesi come I'Italia, potrebbe e dovrebbe essere ridimensionata
con opportune modifiche strutturali, atte ad
incentivare il risparmio e ad indirizzarlo verso
investimenti produttivi.
La prima invece è una funzione <storica»che
il credito internazionale dovrà assumersi per un
lungo periodo, quale è quello necessario
perché possa emergere
un nuovo ordine internazionale.
Questo problema coinvolge in maniera rilevante la Comunità Europea per i seguenti motivi:
- partecipando la CEE con la quota più rilevante al commercio internazionale (il 36%
CEE si confronta con il 12 O h degli USA, il 7 O h
del Giappone ed il 4 % delllURSS), essa più di
qualsiasi altro paese, beneficia della sua crescita e risente negativamente i riflessi di una sua
contrazione;
- presentando l'economia dei paesi CEE
un grado di apertura (commercio internazionale ragguagliato al P.I.L.) superiore a quello degli altri paesi industrializzati (il 48% CEE si
confronta con il 16 % USA ed il 2 1 O h del Giappone), i riflessi di una crisi finanziaria internazionale che coinvolgesse anche le transazioni
commerciali arrecherebbe i danni maggiori, in
termini relativi oltre che assoluti, proprio nei
paesi CEE;
- non essendo stata ancora realizzata
l'unione monetaria, una crisi finanziario-com:
merciale di ampie proporzioni, oltre che ripercuotersi sulle relazioni CEE con i paesi terzi,
sconvolgerebbe anche le transazioni intracomunitarie, pregiudicando l'esistenza stessa
della Comunità.
Queste considerazioni fanno ritenere che la
Comunità debba farsi promotrice di iniziative,
sociati altri paesi, atte a favorire sia un costante
flusso di crediti verso i PMS, che la loro migliore utilizzazione per il finanziamento di progetti di sviluppo, in un quadro che assicuri le necessarie garanzie ai finanziatori sia privati che
pubblici.
Premessa perché la Comunità possa assumere le iniziative di grande respiro che impone il
problema in esame, è la realizzazione di
quell'unione monetaria, avviata con il Sistema
Monetario Europeo (SME) nel marzo 1979, ma
ancora ferma alla prima tappa. Infatti il passaggio alla seconda tappa dello SME, con la
creazione del previsto Fondo Monetario Europeo (FME), favorirebbe l'assunzione di quel
molo monetario dell'ECU, che il mercato privato ha cominciato a costruire, permettendo
l'affermazione dell'ECU come strumento di riserva ed il suo più ampio utilizzo nelle transazioni commerciali, in particolare in quelle che
trovano nella Comunità almeno uno dei partners. Ciò accrescerebbe enormemente la capacità della Comunità di concedere credito ai
paesi terzi, non solo perché questo verrebbe accordato in ECU, per cui il FME sarebbe il lender of last resort, ma ancor più per una diversa
funzione che potrebbe essere destinata alle attuali rilevanti riserve in dollari dei paesi CEE,
che altro non sono se non un finanziamento accordato tacitamente agli USA, la cui utilità sarebbe drasticamente ridimensionata una volta
che l'ECU assumesse detto ruolo di moneta di
riserva e di scambio nel commercio internazionale.
L'associazione di paesi aderenti alla Convenzione di Lomè all'unione monetaria europea,
che dovrebbe interessare innanzitutto quelli
che fanno attualmente parte dell'area del franco francese, fornirebbe un elemento importante di garanzia per i creditori internazionali di
detti paesi garantendoli contro il rischio di manomissioni nella gestione monetaria. Essa potrebbe essere istituzionalizzata in forme che risulterebbero in un ampliamento della cooperazione in atto con i paesi dell'dfrica, Caraibi e
Pacifico (ACP).
In questo quadro, particolare rilievo potrebbe assumere la costituzione di un ente di gestione, congiuntamente da parte della CEE e
dei paesi associati (un IRI costituito da CEEACP), che sopperendo alle carenze imprenditoriali di molti PMS si facesse promotore della
realizzazione di programmi di sviluppo finanziati con risorse dirette della Comunità o reperite sul mercato internazionale con la garanzia
fidejussoria della CEE. Si potrebbe perseguire
un disegno di promozione dello sviluppo dei
PMS coordinato a livello mondiale dal FMI, nel
cui ambito particolari responsabilità verrebbero assunte dai paesi industrializzati in relazione
a determinate regioni con le quali, per motivi
storici o geografici, essi mantengono più stretti
legami.
Da quanto esposto emerge la necessità di
uno sviluppo dei rapporti della Comunità nei
confronti dei paesi associati secondo formule
nuove che tengano conto del comune interesse
dei paesi industrializzati e di quelli meno sviluppati, di evitare il precipitare di una crisi finanziaria internazionale e di rilanciare I'economia mondiale.
febbraio l983
Rivoluzione telematica e occupazione
di Beatrice Rangoni Machiavelli
Le valvole elettriche resero possibili i primi
calcoli matematici a gran velocità, mentre i
programmi memorizzati aprirono la porta alla
nozione di «intelligenza» negli ordinatori. Ma
l'invenzione più importante è stata indubbiamente quella dei transistors che, usando cristalli
di silicio, possono agire come un amplificatore
molto potente, con dimensioni minime e consumi di energia quasi inesistenti. I1 loro arrivo
non avrebbe potuto essere previsto da nessun
pioniere del computer, così come le sconvolgenti conseguenze che ciò avrebbe provocato a
tutti i livelli della società. La velocità con cui
stiamo entrando nell'area telematica si deve
proprio alle dimensioni sempre più piccole e ai
costi sempre più ridotti dei calcolatori elettronici, anche se la tecnologia degli ordinatori
non ha ancora raggiunto il suo culmine, mentre la crescita della telematica e dell'informatica e della loro influenza sulla nostra vita non
farà che aumentare nei prossimi anni.
Nel 1970 un gruppo di studiosi, economisti
e geopolitici, spaventava l'occidente pubblicando un documento destinato a divenire famoso «I limiti dello sviluppo». Questi uomini
avevano fondato il «Club di Roma» e si erano
valsi di un computer per l'elaborazione di prospettive su larga scala.
I1 loro messaggio, conosciuto come «crescita
zero,, era molto semplice. Lo sviluppo così come veniva inteso nell'occidente industrializzato non avrebbe potuto continuare indefinitamente senza l'esaurimento delle materie prime
e dei viveri e I'awelenamento della biosfera a
causa della polluzione. L'eccezionalità di questo messaggio consisteva nel fatto che era stato
lanciato da un cervello elettronico. Naturalmente queste affermazioni allarmanti furono
contestate da altri scienziati che a loro volta
elaborarono dati diversi con lo stesso metodo,
ma nessuno negò, nell'uno e nell'altro caso,
I'attendibilità dei risultati e per la prima volta
nel mondo si discusse e si reagì al giudizio emesso da un calcolatore.
Sono passati alcuni anni da allora e i rapporti
del «Club di Roma, sono stati pubblicati con
cadenza regolare. Nel VII, intitolato «Imparare
il futuro», vengono presi in esame i limiti interni della condizione umana, cioè i vincoli che
gli esseri umani impongono a se stessi fondamentalmente per ignoranza, e si afferma che
nel I documento ci si era preoccupati dell'arresto dello sviluppo materiale senza prendere in
considerazione che il problema più grave era
proprio il divario fra uno sviluppo scientifico e
tecnologico da fantascienza e una condizione
di sottosviluppo culturale dell'umanità, il che,
oltretutto, costituisce la forma più impressionante di spreco in quanto disperde la risorsa
più ricca ed indispensabile: quella delle facoltà
intellettive umane.
Si può approssimativamente situare nell'anno 1975 l'inizio della rivoluzione telematica
perché pressappoco in quel periodo fecero la
loro comparsa sul mercato i primi microprocessori. La seconda fase dovrebbe, secondo le previsioni, estendersi dalla fine degli anni '80 a
5
COMUNI D'EUROPA
quella degli anni '90. Dopo di allora usciremo
progressivamente dalla civiltà industriale, nata
agli inizi de11'800, per entrare in un mondo radicalmente nuovo.
La nostra società industriale non può già fare
a meno dei calcolatori. Sembra incredibile se si
pensa che esistono solo da poco più di venti anni e viene spontaneo domandarsi come abbiamo potuto farne a meno fino ad ora.
11 mondo oggi è estremamente complicato. I
calcolatori riescono in parte a mascherarne la
complessità. Essi non sono entrati in scena per
motivi casuali, ma perché sono essenziali alla
società sempre più complessa in cui viviamo come le case, i vestiti o il riscaldamento potevano
esserlo ad una società più semplice.
Si accusa la rivoluzione telematica di essere
la causa prima della massiccia disoccupazione
che affligge l'occidente industrializzato. Non
vi è dubbio che l'informatica applicata su larga
scala avrà effetti considerevoli sulla struttura
del lavoro. Ma siamo lontani dal quadro sinistro della crisi americana degli anni '20 o di
quella tedesca degli anni '30 dopo il crollo del
marco. In questo senso la parola «disoccupati»
è anacronistica.
In un prossimo futuro la settimana lavorativa sarà di 30 ore e le vacanze si allungheranno
di molto. Dovrà cambiare l'idea che è necessario, anzi doveroso, lavorare tutti i giorni a tempo pieno. È una di quelle convinzioni difficili
da sradicare, eppure sarà necessario accettare
una nuova etica del lavoro.
Nelle società primitive, la povertà era tale
che tutti, uomini e donne, vecchi e bambini,
dovevano lavorare dalla mattina alla sera per
procurarsi di che soprawivere. I1 progresso tecnico e scientifico ha permesso all'uomo di gestire meglio l'ambiente in cui vive e di rendere
più ricca la società. Ciò è andato avanti molto
lentamente attraverso i secoli finché non è
giunta la formidabile accelerazione della rivoluzione industriale che, in poco più di un sccolo, ha prodotto cambiamenti straordinari.
Prendiamo il caso di un minatore di carbone
nella seconda metà de11'800, che lavorava dalle
12 alle 14 ore al giorno e guadagnava appena
di che sfamare se stesso e la propria famiglia:
confrontiamolo con un minatore dei nostri
giorni. Continua a fare un duro lavoro, ma il
tenore di vita di cui gode non l'avrebbero potuto immaginare nemmeno i benestanti
dell'era vittoriana: una casa comoda, riscaldata, corredata di tutti gli elettrodomestici, di
che nutrirsi e vestirsi dignitosamente, la possibilità di far studiare i propri figli, di viaggiare,
etc.
Si potrebbe semplificare la storia dell'economia affermando che l'aumento della produzione ha permesso all'uomo di guadagnare di più
lavorando di meno. La rivoluzione telematica
produrrà in tutti i paesi dotati di tecnologia
avanzata un aumento della ricchezza comparabile a quello conosciuto dall'Europa occidentale all'epoca della rivoluzione industriale.
L'utilizzazione crescente delle nuove tecnologie nell'industria, anche per ragioni di competitività, porterà con sé I'automatizzazione di
molti posti di lavoro. In realtà si tratta di una
corsa di velocità fra la riduzione di manodopera collegata ai benefici di produttività e l'accrescimento delle possibilità di collocamento derivanti da una competitività migliorata.
La crisi occupazionale che stiamo attraversando è anche dovuta al fatto che se il primo
effetto è certo e si sta realizzando, il secondo è
più lento e condizionato da molteplici fattori
nella sua attuazione. Non dobbiamo però tradurre solo in termini quantitativi l'impatto
delle nuove tecnologie sull'occupazione, ma in
termini qualitativi sulla natura e le condizioni
future del lavoro.
La ricerca spaziale, con l'esigenza di minia-
il più efficace
il più tempestivo
collegamento del Parlamento europeo con le Regioni, le Città e il territorio italiano
agenzia settimanale pr gli enti regionali e locali
esce tutti i venerdì a cura dell'AICCE
ci si abbona con sole lire 100.000 sul c/c postale n. 35588003 intestato a Istituto Bancario San Paolo di Torino (sede di Roma, Via della Stamperia 64
00187 Roma) specificando la causale del versamento
-
e si è veramente in condizione di analizzare rapidamente tutto il tessuto comunitario che il movimento delle autonomie sta ordendo, e l'azione del
Parlamento, eletto da 180 milioni di europei, nei suoi vari aspetti
I
I
COMUNI D'EUROPA
.
turizzare le apparecchiature, il bisogno crescente di macchine calcolatrici e di computer,
hanno reso quello delle nuove tecnologie il settore trainante dello sviluppo industriale.
In Europa, come negli Stati Uniti, le industrie ad alto livello tecnologico hanno creato
più posti di lavoro che le industrie a bassa tecnologia. Inoltre, così come I'industria automobilistica ha generato una quantità di industrie
collaterali (autoradio, accessori, etc.) I'industria degli ordinatori seguirà la stessa strada,
ma con maggior espansione e velocità, proprio
per la capacità di creare nuovi prodotti e quindi nuovi bisogni.
I giapponesi sono molto più avanti degli europei nella fabbricazione degli orologi a quarzo
o digitali, e così sono riusciti a conquistare un
mercato molto importante a danno delle imprese tradizionali europee.
All'inizio del decennio '80, tutti i paesi industrializzati e, quindi, a diversi livelli di intensità, tutti gli Stati membri della Comunità,
si trovano a dover affrontare una serie di problemi di fondo. Innazitutto, la crisi economica
e il numero dei disoccupati che nella CEE raggiunge attualmente i 10,7 milioni di unità ed è
suscettibile di salire a 15 milioni entro il 1985.
Per avere nel 1995 un tasso di disoccupazione
del 2 % , si dovrebbero creare circa un milione
di nuovi posti di lavoro all'anno. Negli ultimi
dieci anni sono stati infatti creati 5 milioni di
nuovi posti di lavoro in Giappone, 19 milioni
negli Stati Uniti e solo 2 milioni nella Comunità Europea.
La bilancia degli scambi agricoli della CEE
con il resto del mondo è deficitaria. La competitività industriale, già carente nelle tecnologie
avanzate, tende a peggiorare in altri settori
produttivi più tradizionali, ad esempio in
quello automobilistico o chimico. Tutti gli studi nazionali e comunitari concordano nelle loro
conclusioni e evidenziano la necessità di rilanciare la «creatività» scientifica e tecnica della
Comunità, dell'introduzione di nuove tecnologie e dell'aumento di investimenti produttivi
soprattutto nel settore delle piccole e medie
imprese.
Si deve inoltre migliorare la gestione delle
fonti energetiche e delle materie prime; l'intensificazione delle relazioni e della cooperazione con i paesi in via di sviluppo, nonché la
preparazione della società ai cambiamenti già
in corso derivanti dallo sviluppo telematico.
Dati recenti fanno rilevare che in Europa un
terzo degli attuali posti di lavoro risentiranno
direttamente nella loro natura o nella loro funzione dell'espansione delle nuove tecnologie.
La formazione, l'educazione e la suddivisione
dei compiti rappresenteranno per le società industrializzate gli argomenti principali da prendere in considerazione per mantenere e migliorare il tenore e la qualità della vita e I'equilibrio sociale.
La disoccupazione nella CEE ha costituito il
tema principale degli ultimi Consigli europei
che giudicano questo problema centrale per la
soprawivenza stessa delle libere istituzioni democratiche.
La Commissione per gli Affari sociali e I'occupazione del Parlamento Europeo ha recentemente tenuto una riunione congiunta con la
sezione «Affari Sociali* del Comitato Economi-
co e Sociale, allo scopo di lanciare un appello
pressante ai governi dei dieci Stati membri, affinché vengano adottati prowedimenti efficaci, possibili solo a livello comunitario, per affrontare insieme i problemi più gravi, vale a dire la massiccia disoccupazione, l'inflazione e la
stagnazione dell'economia.
Già in occasione del vertice dei Capi di Stato
e di Governo, riuniti in Consiglio a Dublino
(novembre 1979), la Commissione delle Comunità Europee aveva trasmesso una Comunicazione in cui si affrontava il tema delle nuove
tecnologie dell'informazione con riferimento
alla micro-elettronica, alle reti di comunicazione a comando numerico (terrestri e spaziali), al
loro collegamento tramite la telematica e alle
loro applicazioni all'informazione codificata.
Questa Comunicazione, destinata a sensibilizzare l'Europa in merito alla sfida che queste
nuove tecnologie rappresentano e ad indicare
le vie per farvi fronte, si è tradotta in una domanda da parte del Consiglio dei Ministri europei di definire in questo campo una strategia
a livello comunitario, indispensabile visto che
l'Europa è mal preparata, con le sue strutture
industriali e il ruolo che svolge nel mercato
mondiale, per far fronte ad una concorrenza
internazionale forte e tecnicamente all'avanguardia, come ad esempio quella americana o
giapponese.
Lo sforzo finanziario di ricerca nella CEE è
uguale a quello del Giappone, ed è soltanto
leggermente inferiore allo sforzo americano.
Ma i risultati sono di molto inferiori. Nel settore dell'informatica, I'industria europea rappresenta il 10% del mercato mondiale ed appena
il 40% del mercato interno europeo. Dal 1950
ad oggi, il 5 1% dei Premi Nobel scientifici è
andato a cittadini americani, il 50% della lettura scientifica mondiale è americana; 1'80%
dei ricercatori che sono menzionati nella letteratura scientifica mondiale sono cittadini americani, o sono ricercatori europei in università o
istituti di ricerca americani.
La Comunità importa oltre il 60% dei circuiti integrati, chiave degli sviluppi futuri, per i
quali gli Stati Uniti e il Giappone hanno già
messo a punto piani di realizzazione dotati di
bilanci considerevoli.
Ora, la matrice delle nuove tecnologie passa
attraverso quella della concezione e dei mezzi
di fabbricazione dei circuiti micro-elettronici.
In proposito, si può ritenere che un passo importante sia stato compiuto il mese scorso: su
proposta della Commissione, il Consiglio dei
Ministri ha approvato il testo di un regolamento destinato a prowedere I'industria della Comunità di prototipi di impianti industriali altamente specializzati - fino ad ora importati
- che le consentiranno di concepire e fabbricare da sola i circuiti integrati della prossima
generazione (di dimensione inferiore al micron). Per questa iniziativa è stata stanziata la
cifra iniziale di 40 milioni di ECU.
Se il problema della disoccupazione,' prospettata dall'introduzione delle nuove tecnologie, e, quindi, l'impatto quantitativo che esse
avrebbero sul mercato del lavoro, rimane al
centro delle preoccupazioni, gli aspetti qualitativi assumono peraltro un'importanza crescente.
L'introduzione di beni e servizi nuovi modi-
febbraio 1983
fica la natura, il contenuto e l'ambiente di lavoro; perché questi cambiamenti possano risultare positivi, bisogna accoglierli senza pregiudizi sfruttandone le possibilità con spirito di
apertura e di iniziativa. Nella situazione attuale, è più dannoso per le sue conseguenze il ristagno dell'economia che non la disoccupazione.
È innegabile che l'aumento della produttività consentito dall'utilizzazione dell'informatica ridurrà i posti di lavoro. D'altra parte,
un'impresa che rifiutasse di modernizzarsi rischierebbe di perdere la sua competitività, e la
concorrenza internazionale è già abbastanza
dura da mettete in causa la sua soprawivenza e
il futuro di tutti quelli che lavorano presso
l'impresa stessa.
Il margine di manovra è dunque estremamente limitato; si rivelano sempre più indispensabili la ricerca dell'efficacia ed una crescente facoltà di adattamento alle nuove strutture attraverso nuove qualificazioni professionali, sia a livello altamente specializzato che
nei compiti richiesti a ciascun lavoratore.
A breve termine, e in questa prospettiva, il
Comitato consultivo CEE per la formazione
professionale ha definito alcune priorità: riciclaggio dei lavoratori minacciati di licenziamento, dei giovani disoccupati e delle donne;
formazione dei manovali e dei tecnici nei settori in cui sono introdotte le nuove tecnologie;
corsi di awiamento ai quadri e ai sindacalisti;
formazione del personale delle imprese specializzate nella messa a punto dei circuiti, apparecchiature e sistemi di telematica.
A livello di insegnamento pubblico occorre
accompagnare alla formazione generale I'insegnamento tecnico affinché una visione integrata consenta alle nuove generazioni di prepararsi all'uso efficace e critico delle nuove tecnologie.
La Commissione europea prevede di sostenere progetti sperimentali negli Stati membri,
particolarmente dedicati alla formazione degli
insegnanti, alla definizione dei programmi destinati ai giovani, soprattutto ai giovani disoccupati, e al riciclaggio e alla riqualificazione
dei quadri intermedi e dei lavoratori qualificati. La Comunità possiede strumenti finanziari
che possono giocare un ruolo importante
nell'introduzione del cambiamento tecnologico: il Fondo Sociale Europeo potrà sostenere
iniziative locali di formazione e istruzione,
mentre il Fondo Regionale Europeo potrà contribuire allo sviluppo degli impianti, delle conoscenze tecniche e dei servizi d'informazione.
Vi sono segni incoraggianti, a livello degli
imprenditori europei, di una consapevolezza
crescente della necessità di una cooperazione
sempre più vasta su scala comunitaria come alternativa ad una decadenza inevitabile. Nessuno dei Paesi membri della CEE può, da solo,
riuscire a recuperare lo svantaggio competitivo
in cui si trova.
Moneta europea, impresa europea, Governo
europeo, sono i pilastri essenziali per lo sviluppo della Comunità negli anni '80. Sono anche
la condizione per creare uno spazio sociale europeo e rilanciare la speranza di unlEuropa
unita, portatrice della nuova civiltà, quella della comunicazione, del sapere, della conoscenza.
febbraio 1983
COMUNI D'EUROPA
7
L'impegno federalista della Regione Lombardia
La Regione Lombardia e gli a h ' Enti locali della Regione hanno intenszficato, in questi ultim i mesi, il loro impegno federalista, in accordo con la nostra Associazione e il Movimento federalista europeo. In questa pagina di Comuni d'Europa diamo notizia, fra le altre iniziative, dell'approvazione dell'o. d.g. in favore della,nioluzione istituzionale del Parlamento Europeo; dell'adesione portata dal Presidente del Consiglio regionale, Sergio Marvelli, e del Presidente della Provincia di Milano, Antonio Taramelli, al Congresso soprannazionale delllUEF, svoltosi a Milano il
3-S/XII/8Z; del convegno sulla politica agricola comunitaria, tenutosi a Cremona l ' I I dicembre.
Ricordiamo anche che, precedentemente, lo stesso Presidente Marvelli aveva inviato una circolare
a tutti i comuni lombardt per sollecitare iniziative europee.
I1 Consiglio regionale della Lombardia:
tico globale fondato su politiche comuni. In
particolare quanto sopra affermato comporta:
Sergio Marvelli,
presidente del Consiglio regionale della
Lombardia
L'adesione della Regione e della
Provincia al Congresso dell'UEF
- vista la risoluzione del Parlamento Europeo sugli orientamenti relativi alla riforma dei
- l'applicazione integrale dei trattati ed il
Il Presidente dell'Assemblea Regionale Lomtrattati e la realizzazione dell'unione Europea,
rispetto delle loro clausole da parte di tutti i
S. M a ~ e ì ì inel
, portare il saluto al Conbarda,
adottata in data 6 luglio 1982;
governi senza alcuna eccezione;
gresso,
dopo
aver
ricordato
quali sono oggi i
- ricordato che il raggiungimento degli
- lo sviluppo del molo del Parlamento Eu- problemi pizì gravi che le Regioni devono a f
obiettivi fissati dal trattato di Roma richiede la
ropeo, che deve poter cominciare a legiferare frontare, primi fra tutti quelli derivanti dagli
realizzazione di autentiche politiche comuni;
concretamene;
squilibti economici e dalla disoccupazione, ha
- sottolineato che per ottenere ciò è indi- la creazione di un Esecutivo comune, re- sottolineato come fra gli organi d i governo respensabile un potenziamento delle diverse istisponsabile davanti al Parlamento Europeo;
gionali si sia ormai fatta strada la consapevoleztuzioni europee in relazione ai nuovi compiti
za che solo u n governo democratico della Co- la progressiva rinuncia alla pratica del veche si richiedono alla Comunità a seguito della
munitàpotrà creare le condizioni per ilsuperato
ed
un
ritorno
alla
regola
della
maggioranza
generalizzata crisi economica, della crescente
mento della criri. Infatti essa è dovuta priminel
seno
del
Consiglio;
disoccupazione, dell'espandersi del fabbisogno
palmente
al fatto che la CEE, da u n lato, e lo
ribadisce
che
l'allargamento
dei
poteri
e
di energia e delle diff~coitàper l'approwigioStato
italiano,
dall'altro, si sono rivelati incaè
ormai
possibile,
dadelle
risorse
comunitarie
namento di materie prime, dell'accentuarsi depaci
d
i
aiutare
concretamente le Regioni nel
to
che
si
può
fare
sotto
il
controllo
della
vogli squilibri regionali e del divario NORDsuperamento
dei
loro problemi. Il processo avlontà
popolare,
democraticamente
tradotta
dal
SUD, delle resistenze al dialogo EST-OVEST
viato
con
la
decisione
del 6 lugìio deve trovare
Parlamento
Europeo
eletto
a
suffragio
univerper la costruzione di una pace duratura, per
pizì
vasto
nell'opinione pubblica.
u
n
appoggio
sale.
I'awio di un disarmo equilibrato ed effettivo;
Per questo, il Consiglio regionale della Lom- afferma la necessità di un progetto poli- (Milano, l " dicembre 1982)
bardia ha deciso di dedicare una seduta all'esam e di un progetto d i delibera in appoggio
aii'iniziativa costituente del Parlamento europeo. Il Consiglio ha anche cercato dt sensibilizzare i Comuni e le Province della Lombardia
affinché il dibattito su querh temi sia il pizì
ampio possibile. Il Presidente ha concluso a f
fermando che ifederalisti e le Regioni sono accomunati nella battaglia contro il medesimo
nemico: lo Stato centralizzato.
Il Presidente dell'Amministrazione provinciale d i Milano, A. Taramelli, riferendosi anche alle parole degli oraton' che l'hanno preceduto, ha ribadito che la cnii oggi c'è, è grave e
investe non solo l'economia, ma la società europea a tutti i livelli. Gli organi di governo locale, proprio per ilfatto di avere u n quotidiano
e diretto contatto con La cittadinanza, sono
Cremona - Convegno sulla politica agricola comunitaria - ((Lapolitziaagricola comunitaria va particolarmente attenti e sensibili agli effetti
difesa e rafforzata: tornare indietro sarebbe u n dramma. In dtscussione oggi deve essere piuttosto disastrori che essa ha su tutte le componenti
la riforma della C.E. E., nel senso della nascita d i u n governo europeo in grado d i di@ere l'econo- della popolazione. La consapevolezza dell'urm i a ~Intorno
.
a queste considerazioni si è sviluppata la relazione d i D. Velo, membro d e l l ' U f j i o genza di trovare mezzi e f f a c i per niolverla,
economico del M. F. E., che ha introdotto i lavori del convegno svoltosi a Cremona l'l 1 dicembre che consentano dt operare interventi radicali
su: (La politica agricola fra le Regioni e la C.E. E. ;le prospettive di $orma dei Trattati; il ruolo alla base dei problemi, induce gli amministradella Lombardia,. Il convegno, patrocinato dalla Regione Lombardia e organizzato dal Comitato tori' locali al fermo convincimento che solo con
per l'Europa di Cremona, i n collaborazione con il M. F. E., l ' A .I. C. C.E. e l'A.E. D. E. è stato aper- u n governo europeo sarà possibile superare
to dagli interventi di saluto portati da A . Rizzo, Presidente del Comitato per l'Europa di Cremo- l'attuale impasse storica. Data l'importanza
na; da E. Peracchi, Presidente del Comitato per l'Europa lombardo; da R. Rebecchi, Presidente dell'obiettivo, occorre però essere realistici e
della Provincia e del Vice-Sindaco M. Bardelli, in rappresentanza dell'Amministrazione co- chiedersi se esistono e quante sono le probabilità che il governo europeo diventi una realtà.
munale.
Ha quindi preso la parola D. Velo, sulla relazione del quale si è i n seguito svihppato u n vi- Soprattutto bisogna fare i conti con le potenvace dibattito, cui hanno parteczpato esponenti politici e d operatori economici intervenu~ialla zialità di mobilitazione delle forze politiche e
manifestazione. I lavori sono npresi nelpomeriggio con una tavola rotonda presieduta da E. Ver- sociali intorno a questa battaglia e vaiutare se
cesi, Assessore regionale all'agricoltura e animata da interventi di: A . Balzaniper il P. R. I., E. De l'impegno oggi esistente è sufficiente. Il PresiLabriottzper il P. S.I., A. Bonaccini per il P. C.I., F. Bodini, Presidente della Latteria Soresinese e dente Taramelli ha concluso invitando a intenL. Bisicchia per l'A. E. D.E. In chiusura d i questa giornata di discussione, l'Assessore Vercesi ha sificare gli sforzi soprattutto alfine d i mobilitatratto le conclusionipresentando un quadro sintetico e chiaro della situazione lombarda e dei rap- re tutta l'opinione pubblica intorno alla bataglia istituzionale.
porti con la C.E. E.
COMUNI D'EUROPA
febbraio l983
Cronaca delle Istituzioni europee
presentare proposte di revisione che possano
toccare le prerogative della Commissione, potrebbero essere occasione per il rinvio dell'intero collegio di fronte ai governi dei paesi membri della Comunità per nominarne un altro più
adeguato.
Come è noto, a partire dal Trattato del 1970
il bilancio della Comunità deve essere finanziato sulla base di sole risorse proprie essendo
escluso il ritorno a contributi nazionali, qualunque possa essere la chiave di ripartizione. Se
pure in modo estremamente imperfetto, il bilancio della Comunità è così finanziato: a) dalle entrate che provengono di fatto dall'esistenza di una politica commerciale ed agricola comuni, cioè i dazi doganali (che vengono integralmente versati alla Comunità) e di prelievi
agricoli; b) da una percentuale della base imponibile dell'IVA, percepita dagli Stati membri, percentuale fissata nel 1960 ad un massimo dell' l .
Questo tetto dell' l O h fissato artificialmente
e con decisione scarsamente lungimirante dagli
8
Risorse proprie della Comunità: una Commissione
pronta per la censura
di Pier Virgilio Dastoli
-
Quando il Consiglio dei ministri della Comunità, sollecitato dal Parlamento Europeo
che aveva rigettato il progetto di bilancio per il
1980, dette incarico alla Commissione di procedere ad un esame di tutte le politiche comunitarie e delle loro modalità di finanziamento
(mandato del 30 maggio 1980), taluni irriducibili difensori dell'attuale sistema decisionale
della Comunità dissero che si era così aperto un
periodo fecondo di proposte e di riforme importanti per il processo di integrazione europea.
La realtà che ha fatto seguito al mandato del
30 maggio ha dato ancora una volta ragione a
coloro che ritengono assolutamente inadeguato
l'attuale sistema decisionale e che ritengono
indispensabile la riforma stessa del sistema su
cui si basa la vita e lo sviluppo della Comunità.
E storia di questi ultimi tre anni (e su di essa
le nostre Cronache si sono più volte soffermate)
e non vale la pena di dilungarsi ancora su di essa. Basti ricordare che la Commissione - giunta con la presidenza Thorn al livello più basso
della sua capacità politica - improntò fin
dall'inizio il suo lavoro sulla filosofia contabile
che aveva spinto Italia e Gran Bretagna prima e
poi (dopo la «scoperta»che I 'Italia era creditrice netta della Comunità) la sola Gran Bretagna
a porre il problema degli squilibri di bilancio
fra Stati membri. Le proposte che furono presentate dall'esecutivo europeo nel giugno
1981, sfrondate dalla inutile retorica della
maggior parte dei memorandum della Commissione, puntavano sostanzialmente a confermare le compensazioni alla Gran Bretagna ed a
rinviare a data da destinarsi le riforme per le
quali la Commissione aveva avuto un mandato
dal Consiglio e che erano state sollecitate a più
riprese dal Parlamento Europeo.
Nonostante fosse conscia della debolezza
delle proprie proposte (ma di proposte vere e
proprie in effetti non si trattava: esse erano documenti di lavoro destinati a restare nei cassetti
del Consiglio), la Commissione ha rinviato più
volte, violando impegni precisi assunti in precedenza da essa stessa e dal Consiglio, la presentazione delle proposte di riforma dei fondi
comunitari - regionale e sociale - e, da ultimo, la presentazione dei programmi mediterranei. Nell'illusione che la riforma complessiva, che avrebbe dovuto derivare dal mandato
del 30 maggio, fosse messa in moto dal Consiglio e che questa riforma complessiva potesse
trascinare con sé e rendere possibili le modifiche al funzionamento del Fondo regionale e
del Fondo sociale.
Del mandato del 30 maggio e delle proposte
della Commissione non è più rimasta traccia alcuna nei dossier comunitari ed il tutto è andato
ora ad arricchire i voluminosi archivi della
Commissione. Essa stessa se ne è dimenticata,
se è vero che, per alcuni dei settori toccati dal
mandato e dalle sue proposte (risorse proprie,
misure di riequilibrio a favore di questo o quel
paese membro, riforma della PAC), la Commissione sta ora sfornando con molta natura-
lezza nuovi documenti di lavoro che innovano
qualche volta in maniera profonda tutto quel
che è stato messo negli ultimi tre anni sui tavoli
del Consiglio e del Parlamento.
Basterebbe il solo esempio delle risorse proprie per mostrare con quanta disinvoltura la
Commissione dimentica gli impegni presi,
proposte presentate e mai ritirate, richieste dal
Parlamenmto Europeo e dichiarazioni solenni
fatte dal suo presidente o da questo o quel
commissario. Se il Parlamento non fosse impegnato in una battaglia di ben più ampio respiro come quella della riforma dei Trattati, ci sarebbe materia ricchissima per una mozione di
censura! Ma non tutto è perduto e le più recenti proposte sulle risorse proprie o le minacce di
«difendere i Trattati, se il Parlamento oserà
(Conhnua a pag. l l)
Le tappe dell'azione politicodel Parlamento europeo
Il Parlamento europeo ha avviato in queste
settimane la penultima fase dell 'azione politico-costituzionale che lo porterà entro la fine
del 1983 all'approvazione del «progetto d i
Trattato per l'Unione europea)).
E questa la fase pii? delicata del lavoro del
Parlamento europeo, poiché esso dovrà uscire
dalla formulazione, necessariamente generica,
degli orientamenti del 6 luglio 1982 e d effettuare complesse scelte politiche, che dovranno
poi essere tradotte in articoli del Trattato. La
discussione sui differenti capitoli (preambolo,
diritto dell'unione, istituzioni, politica econo mica, politica della società, politica estera, finanze, misure transitorie e finali) d i una (inioluzione globale), che sarà presentata in aula
nelprossimo mese digiugno, è appena iniziata
e le posizioni espresse in commissione dovranno essere ulteriormente precisate, per consensre d i raggiungere u n consenso il piiì ampio
possibile.
Ricordiamo che le scadenze, fisate dalla
commissione istituzionale, prevedono: gennaio-marzo 1.983: dircussione in commissione
del progetto d i nioluzione globale; aprile
1983: voto del progetto di nioluzione, sulla
base degli emendamenti presentati dai gruppi
politici; maggio 1983: incontri' della commissione istituzionale con le forze politiche rappresentate nei dieci Parlamenti nazionali (gli
incontri ~romaniusono firsatz' nella settimana
fra il 9 e d i l 13 maggio); giugno 1983: voto in
sessione plenana della risoluzione globale; luglio-ottobre 1983: redazione del progetto d i
trattato; novembre 1983: approvazione del
progetto d i trattato in commissione; dicembre
1983: adozione del progetto in sessione plenaria.
A questo stadio della discussione crediamo
indispensabile n'chiamare - ancora una volta!
- l'attenzione delle forze politiche italiane sul
ruolo determinante che esse possono giocare a
sostegno dell'iniziativa del Parlamento europeo: per i legami che ciascuna d i esse ha con
partitz' della stessa area politica i n Europa, per
la posizione del nostro governo nelle istituzioni
comunitarie, per le responsabilità centrali che
deputati italiani hanno assunto nella commissione istituzionale fra gli altri Ferri, Pannella,
Spinelh e Zecchino); per tutte queste ragioni i
partiti italiani non possono pii? limitarsi a sottoscrivere pigramente le mozioni volenterosamente predisposte dal Movimento europeo. Se
a questo si limitasse il loro impegno, esso sarebbe pura demagogia e nessuna reale inflzlenzapotrebbe essere giocata in Europa.
E invece necessario - e su questa linea sappiamo che stanno agendo Movimento europeo
e Movimento federalista - che la Camera e d il
Senato italiani approvino una mozione (sottoscn2ta da tutte le forze politiche democratiche,
di maggioranza e d i opposizione) nella quale:
l ) si prenda esplicita posizione sugli elementi
d i fondo delprogetto del Parlamento europeo
(necessità di rendere e f f a c e e piiì democratica
la Comunità europea, realizzazione d i u n diverso equilibrio istituzionale fra governo europeo e autorità legislativa, formata dal Parlamento e dal Consiglio dei Ministri; opportunamente modtficata nella sua composizione e nei
suoipoten); 2) si inviti ilgoverno italiano a n'cevere dalle mani del Presidente del Parlamento europeo ilprogetto d i Trattato, senza sottoporlo ad alcun negoziato intergovernativo o diplomatico; 3) si impegni formalmente il governo italiano a chiedere al Parlamento l'autonizazione alla ratrfia del progetto; 4) si auspichi che analoghe mozioni siano adottate da
altn' Parlamenti nazionali.
Sappiamo per certo che, se il Parlamento italiano prenderà una posizione estremamente
chiara i n questo senso, altn' Parlamenh nazionali troveranno coraggio e immaginazione politica per impegnare, allo stesso modo, i nipettivi governi: l'azione politico -costituzionale
del Parlamento europeo sarà ulteriormente legittimata, quel piccolo nucleo a3 deputati europei che, con maggiore determinazione, guida la strategia delllAssemblea, avrà infine
l'impressione d i (non essere piiì assediato^ .
febbraio l983
COMUNI D'EUROPA
La costruzione dell'Europa
passa per i problemi del bilancio
di Pietro Adonnino
I1 Parlamento Europeo ha sempre sottolineato la valenza politica ed istituzionale del Bilancio della Comunità. Sostenendo che il Bilancio
non è un atto di registrazione, in termini
quantitativi, di decisioni prese in altra sede,
bensì atto di decisioni politiche, aventi carattere sostanziale, con conseguente autorizzazione
alla esecuzione diretta alla Commissione esecutiva ritenendo non necessaria, per l'iscrizione
in Bilancio di azioni e politiche, una differente
base giuridica e richiedendo che nei regolamenti non vengano fissati ammontari massimi
di spesa, ed infine asserendo una corretta definizione delle spese non obbligatorie, il Parlamento Europeo ha tutelato le proprie prerogative, riconosciute dai trattati e dagli accordi, in
quanto responsabili, con il Consiglio, dell'approvazione del Bilancio nell'ambito della speciale procedura.
I1 Parlamento Europeo è il rappresentante
diretto dei cittadini dei dieci Paesi membri della Comunità e, soprattutto da quando si è sostituito, per finanziare la Comunità, il sistema
dei contributi degli Stati con il sistema delle risorse proprie, assolve, come tutti i Parlamenti,
al compito principale del controllo democratico sulla spesa pubblica.
Questi temi sono ancora una volta venuti
all'attenzione nell'ultimo scorcio del 1982
quando si è approvato il Bilancio della Comunità per il 1983 e quando si è discusso del Bilancio suppletivo 1982 relativo ad interventi
speciali nei confronti del Regno Unito e della
Repubblica Federale di Germania, che, come è
noto, è stato respinto dal Parlamento. Questi
due Bilanci, proceduralmente autonomi, erano
pur tuttavia funzionalmente legati tra loro.
I1 Consiglio ha ancora una volta tentato di
assumere una attitudine riduttiva dei poteri
del Parlamento e dell'influenza concreta di
questo nella determinazione delle azioni delle
politiche europee, seguitando a rappresentare
il Parlamento Europeo come elemento responsabile di moltiplicazione della spesa pubblica.
Proprio le procedure di Bilancio svoltesi sulla
fine del 1982 hanno invece fatto giustizia di
questa errata concezione ed occorre quindi sottolinearlo e dimostrarlo.
Valga il vero: per quanto riguarda il Bilancio
1983 il Parlamento Europeo, in prima lettura,
unitamente ad alcune proposte di modifica
delle spese obbligatorie, ha votato spese non
obbligatorie - sulle quali ha maggiore influenza - in misura globale inferiore a quanto
proposto nell'avan-progetto di Bilancio presentato dalla Commissione. In seconda lettura
il Parlamento ha votato le spese non obligatorie rigorosamente nell'ambito del proprio margine, sia pure avendo calcolato questo in modo
corretto e ciò in contrasto con il Consiglio che,
alla fine, ha approvato il voto del Parlamento.
Il che è significativo.
Pur perseguendo l'obiettivo di un corretto
contenimento della spesa pubblica il Parla-
mento Europeo non ha rinunziato al proprio
contributo nelle scelte qualitative delle azioni e
politiche nel rispetto delle priorità più volte indicate. I1 Bilancio suppletivo 1982 che, ancora
una volta, ha riproposto stanziamenti speciali
per il Regno Unito al fine di ripianare la situazione di squilibrio finanziario creata dell'eccessivo contributo del Regno Unito alle risorse
proprie comunitarie e che, per la prima volta,
prevedeva analogo intervento nei confronti
della Repubblica Federale di Germania onde
riequilibrare parte del maggior contributo che
questo secondo Paese avrebbe dovuto dare alle
risorse proprie comunitarie al fine di consentire
gli interventi nel Regno Unito, ha poi dato occasione al Parlamento Europeo di compiere un
intervento decisivo di grossa rilevanza ai fini
del corretto sviluppo della Comunità Europea.
Si era sottolineato, da quando misure del genere erano state introdotte, come esse si risolvessero in interventi di natura prettamente finanziaria, peraltro in contrasto con la logica
del finanziamento comunitario tramite risorse
proprie. I1 Parlamento aveva sempre sostenuto
che, ove squilibri inaccettabili dovessero verificarsi nei confronti di qualche Paese membro,
questi avrebbero dovuto essere eliminati unicamente attraverso lo sviluppo di azioni e politiche di interesse, di logica e di finalità comunitaria che avrebbero potuto interessare particolarmente il Paese in questione. In un certo senso anche il Consiglio si era espresso in questa
direzione quando conferì alla Commissione il
«mandato»del 30 maggio 1980.
In attesa della risposta al mandato e delle
conseguenti concrete delibere, si era proposto
per un periodo transitorio di due anni, eventualmente estensibile ad un terzo, di procedere
ad alcuni interventi straordinari nei confronti
del Regno Unito. I1 Parlamento li aveva accettati unicamente in questa ottica di temporaneità e di eccezionalità.
Senonché è noto che le risposte al mandato
hanno tardato e soprattutto ha tardato qualsiasi seria discussione sulle stesse ed è mancata
qualsivoglia concreta deliberazione. In questo
quadro il Consiglio ha deciso di continuare con
gli interventi straordinari nei confronti del Regno Unito ed ha, a partire da quest'anno, aggiunto anche interventi nei confronti della Repubblica Federale di Germania.
I1 Parlamento si è opposto a questa decisione
ed ha presentato precisi emendamenti al progetto di Bilancio suppletivo, in prima lettura,
respingendo totalmente il Bilancio in seconda
lettura in quanto il Consiglio non aveva accolto
gli emendamenti del Parlamento.
E ciò sulla base di tre fondamentali prese di
posizione: la prima che si trattasse effettivamente di un intervento straordinario deliberato per l'ultima volta e che, quindi, I'accoglimento di questo volesse significare impegno
preciso e definitivo di tutte le istituzioni a dare
risposta a breve termine al riequilibrio delle
politiche comunitarie, all'awio di nuove poli-
tiche, alla soluzione del problema delle risorse
proprie.
In secondo luogo che gli interventi fossero
attuati tramite azioni di valore comunitario e
non tramite azioni che mascherassero puramente ristorni finanziari ai Bilanci dei Paesi interessati.
In terzo luogo che si riconoscesse che le misure proposte riguardavano spese non obbligatorie e che, quindi, il Parlamento ha in proposito tutto il suo potere di intervento. Non è chi
non veda come il Parlamento, respingendo il
Bilancio suppletivo 1982 per non essere state le
proprie indicazioni accolte dal Consiglio, abbia
compiuto un atto di grande valenza politica
perché ha finalmente avuto modo di far comprendere al Consiglio come d'ora innanzi non
tollererà più strategie di rinvii dei problemi
fondamentali dell'Europa e come, quindi, sarà
disponibile unicamente perché il tanto spiccato
rilancio diventi realtà e perché, così facendo,
finalmente la Comunità possa esercitare il suo
molo di istituzione che, soprattutto in campo
economico, aiuti i Paesi membri a superare le
consistenti difficoltà che devono affontare.
I1 CCE e il Parlamento europeo
(Confrnus d ~ p a g3)
.
sottomesso al voto dell'Assemblea nella prossima sessione di giugno e d u n nuovo mandato
saràpoi a f f i d o alla commissione istituzionale
per la redazione definitiva del trattato.
Nella prospettiva d i queste scadenze, tenuto
conto delle prossime elezioni europee e dei XV
Stati generali del CCE, convocati a Torino
nell'apnle del 1984, il segretario generale, Philippovich e il presidente del gruppo di lavoro
istituzionale del CCE, Hofmann, hanno incontrato, il 2J gennaio a Bruxelles, il presidente
della commissione istituzionale del P. E., Ferri
e d il relatore Spinelli. Le due delegazioni hanno convenuto dell'importanza che fra i principi fondamentali del nuovo trattato sia posto
anche il riconoscimento che «le collettività locali e regionali costituiscono uno deipnhctpali
fondamenti democratici della costruzione dell'Europa»; e inoltre, che, nel quadro dell'Unione europea, sarà indispensabile u n rafforzamento dei contatti fra le Istituzioni europee e gli Enti locali, a f i n c h é questi partecipino alla definizione degli obiettivi e delle politiche comunitarie nel modo pizì appropnizto.
Il P. E. - lo si è ribadito ancora recentemente a Fregene nell'ambito del Movimento europeo -potràportare a compfmento con successo la sua opera costituente solo se al di fuori d i
esso si formerà quel <fronte democratico europeo» del quale le collettività locali sarebbero
una parte determinante. Nel corso dell'incontro tra la delegazione del CCE e la delegazione
del P.E. è stata ricordata una frase del presidente Kennedy: «Non chiedete agli Stati Uniti
@otremmo dire d'Europa) cosa essipossono fare per voi, ma chiedetevi cosa voi potete fare
per essn . Il CCE può effettivamente costituire,
da qui alle elezioni europee, il reale partito del
Parlamento, dunque dello sviluppo e del rafforzamento democratico dellJEuropa, da contrappone al partito del Consiglio, dunque della paraki intergovernativa.
10
febbraio l983
COMUNI D'EUROPA
ancora sulla XVII CPLRE
I1 progetto di integrazione europea
Riflettendo sul progetto di integrazione eu- ve essere attuata con la partecipazione delle
ropea, sia a livello comunitario che di Consi- parti sociali; l'adozione, da parte degli stati
glio d'Europa, la CPLRE ha espresso punti di membri, di posizioni più convergenti sull'evovista sufficientemente chiari in merito ad una luzione dei redditi e sulle politiche di bilancio;
situazione che tutti riconoscono essere caratte- una politica di accrescimento (ma anche di
rizzata più da aspetti negativi che positivi. So- orientamento) del volume degli investimenti,
prattutto, il giudizio della Conferenza è emer- con particolare riguardo alle nuove energie, al
so dal confronto ai tre dati di fatto: la crisi eco- risparmio energetico, alle nuove tecnologie, alnomica mondiale e le gravi minacce per la pa- la ristrutturazione industriale; il rafforzamento
ce, da un lato; l'insufficienza della dimensione del fondo sociale, con speciale attenzione alla
nazionale per affrontare entrambi i problemi, formazione professionale dei giovani. Una sedall'altro; la sostanziale paralisi del processo di rie più articolata di interventi è poi richiesta in
integrazione comunitaria, dall'altro ancora. La tema di politica regionale comunitaria, che deconclusione di un tale esame non poteva che ve sempre più tendere ad una ridistribuzione
essere la denuncia del fatto che di fronte alla delle risorse che, per il suo volume, sia capace
gravità e all'importanza dei problemi che si di ridurre le disparità retributive e occupaziopongono, non esiste ancora alcun centro istitu- nali, aumentando le capacità produttive delle
zionale competente a prendere decisioni rapide regioni più deboli. In concreto, la risoluzione
e significative. L'obiettivo, dunque, non può 134 afferma che una politica regionale comuninon essere la creazione di un nuovo ordine isti- taria deve puntare ad un <adeguato intervento
tuzionale e politico dell'unione Europea, da in materia infrastrutturale, per spezzare I'isolaattuarsi attraverso quattro fasi principali: rico- mento delle regioni periferiche; ad una azione
noscimento del principio federale nel processo di stimolo efficace, che influisca sull'insediadecisionale della Comunità, grazie al supera- mento delle imprese; e alla possibilità di applimento della regola dell'unanimità; allarga- care una strategia regionale globale fondata su
mento dei poteri del Parlamento Europeo che uno schema europeo di assetto territoriale; ad
ha dato legittimità popolare alle decisioni co- una concezione globale della politica regionale
munitarie; realizzazione del principio della che preveda in particolare il coordinamento
sussidiarietà, nel senso che l'Unione deve svol- delle politiche e degli strumenti finanziari e
gere i compiti che nell'interesse di tutti posso- comunitari, ad un aumento sostanziale dei
no essere meglio realizzati a livello federale, mezzi comunitari a disposizione della politica
nel rispetto delle autonomie regionali e locali, regionale,.
Anche sul versante del Consiglio d'Europa,
realizzando l'unità nella diversità, accettando
la decentralizzazione del potere ed evitando la Conferenza ha fornito alcune indicazioni. Il
ogni intenzione centralizzata e monolitica; punto di partenza è stato la rilevazione delle
sblocco, infine, della situazione finanziaria tante minacce che incombono sull'Europa.
della Comunità, dotandola di mezzi propri «L'Europa dei principi democratici, delle liadeguati (superamento del limite dell' l % bertà fondamentali, dei diritti dell'uomo, delle libertà comunali e regionali - è stato detto
dell' IVA).
Sono questi, in sintesi, i termini più signifi- - ha bisogno di una nuova mobilitazione delcativi della risoluzione 134 adottata d a i l ' ~ s semblea; e come è facile comprendere essi
comportano una presa di posizione sufficientemente esplicita sui nodi attuali del processo di
integrazione comunitaria. A tale risultato la
Nel corso della XVII Sessione plenaria della
Conferenza è giunta dopo un ampio dibattito Conferenza deipoteri locali e regionali d'Eurosia in sede di Commissione che di Assemblea, pa, che ha avuto luogo a Strasburgo presso il
segnando un netto passo avanti nella sua com- Consiglio d'Europa dal 19 al 21 ottobre scorso,
prensione dei passaggi essenziali della costru- è stato esaminato il tema (LOsviluppo delle rezione dell'unione europea.
gioni agricole rurali e montaneu. La relazione è
I1 fatto è che la gravità della situazione stata svolta per gli aspetti agricoli dall'on. dr.
obiettiva non lascia spazio ai rappresentanti Claude Delorme (Francia) - improvvisamente
delle autonomie locali per espressioni generi- scomparso nello scorso gennaio -, per gli
che o evasive. La crescita della disoccupazione aspetti rurali dal dr. Ulrich Hartmann (Repub(16,5 milioni di disoccupati nei paesi membri blica Federale) e per gli aspetti particolari delle
del Consiglio d'Europa); il persistere di elevati regioni montane da Giuseppe Piazzoni, Segretassi d'inflazione nei molti paesi; il rallenta- tario generale dell'UNCEM.
mento degli investimenti produttivi; i tassi di
Riportiamo la sintesi della relazione che
crescita negativi nell'insieme dei paesi europei; Piazzoni ha presentato oralmente nell'aula del
l'aggravamento degli squilibri regionali in Eu- Consiglio d'Europa.
ropa, sono indici di una situazione di per sé alPremessa una sommaria descrizione dell'amlarmante, che richiede interventi rapidi, ade- biente montano, Piazzoni ha detto tra l'altro:
guati ed efficaci. Quali interventi, dunque, de«È da poco terminata l'estate, i turisti sono
vono essere attuati secondo la Conferenza? Lo ripartiti e in qualche zona alta di montagna è
strumento centrale è, come detto, la riforma caduta la prima neve. Per l'agricoltura si sta ulistituzionale della Comunità; ma a breve ter- timando il periodo di intenso lavoro e nelle
mine sono comunque necessarie: una politica aziende montane ci si prepara a passare I'inverpiù decisa di riduzione dell'inflazione, che de- no con piccoli lavori nella casa o nella stalla o
le popolazioni europec e dei loro rappresentanti locali, regionali e nazionali,. In più precisi
termini, questo rinnovato impegno deve manifestarsi in Turchia «perché cessino le numerose
violazioni delle libertà democratiche*; a Cipro
«dove un stato membro del Consiglio d'Europa
impedisce, in una porzione notevole del territorio dell'isola», la protezione dei diritti fondamentali dell'uomo; nella lotta al terrorismo.
L'Europa dei diritti dell'uomo (l'Europa cioè
del Consiglio d'Europa) deve rappresentare un
punto di riferimento operativo per questi grandi temi. Operativo significa: adesione della
CEE alla Convenzione europea dei diritti
dell'uomo; adozione rapida da parte della
CEE della «Convenzione europea delle autonomie locali, conformemente al progetto illustrato dalla risoluzione 126 (1981) della CPLRE;
intensificazione della politica culturale, regionale e sociale del Consiglio d'Europa, con I'approvazione da parte degli stati firmatari della
Convenzione quadro europea sulla cooperazione transfrontaliera.
Ma il ritardo dell'integrazione europea produce i suoi riflessi negativi non solo all'interno
dell'Europa. La situazione di tensione politica
e i gravi squilibri sociali ed economici che condizionano attualmente le relazioni internazionali, dominate dalle grandi potenze economiche, rappresenta una minaccia obiettiva per la
pace. Le grandi potenze tendono a perpetuare,
in Europa come nel Terzo mondo, la divisione
del mondo in due blocchi, impedendo la creazione di un nuovo ordine internazionale basato
su un policentrismo coordinato e su nuovi rapporti politici ed economici fra il Nord e il Sud
del mondo. Lo sblocco di questa situazione richiede una adeguata iniziativa europea, le cui
ordinate sono rappresentate - a giudizio della
Conferenza - da nuovi rapporti con il Terzo
mondo, dall'applicazione integrale delllAtto
finale di Helsinki e della costruzione in senso
federale dell'unione europea.
Giancarlo Piombino
I problemi e la particolarità delle regioni di
montagna
nella cantina per chi produce vino.
Poi nelle località più fortunate arriveranno
gli sportivi della neve, mentre molte altre zone
sembreranno abbandonate poiché vivranno solo poche persone e molte anziane.
Richiamo alla vostra attenzione questo quadro che è realistico per buona parte della montagna europea*.
Riferendosi alla relazione scritta, Piazzoni ha
citato i numerosi documenti della Conferenza,
del Consiglio dei Ministri e dell'Assemblea
parlamentare e anche degli organi della CEE
per la Montagna e le zone sfavorite.
Ha dato anche una sintesi della situazione di
alcuni paesi grandi e piccoli: da Cipro alla Svizzera, al Portogallo, Francia, Grecia, Italia, alla
Spagna. «I1 quadro che ne risulta - ha proseguito - non è molto soddisfacente poiché accanto ad aree in ripresa ve ne sono molte in
continuo regresso, per I'abitabilità, l'entità
della popolazione, il lavoro e quindi il reddito e
le condizioni di vita.
Le regioni di montagna sono veramente un
problema europeo e da questa sede prestigiosa
febbraio 1983
dobbiamo esprimere specifiche richieste con
voce alta e chiara.
Spesso sfavorite ed economicamente deboli,
le regioni di montagna hanno una importanza
capitale per le loro potenzialità e per 10 svilupp0 ecologico degli agglomerati. Offrono passibilità di svaghi, sono ricche di specie vegetali
ed animali, di biotipi e di luoghi naturali che
devono essere protetti; infine contribuiscono in
modo essenziale alla salvaguardia e alla conservazione delle risorse di ossigeno e di acqua. Le
regioni di montagna hanno anche funzioni di
importanza vitale per gli abitanti della maggior parte delle altre regioni. Si devono durique mettere a profitto queste risorse Per migliorare la situazione economica delle regioni
di montagna sfavorite e assicurare così una divisione più equa dei redditi e della prosperità
economica.
Una soluzione duratura è possibile SOIO
se gli
obiettivi di tutti i paesi europei, e i loro confinanti, non si limitano ad attività nazionali.
11 problema Posto dalle regioni montane e la
sua soluzione costituiscono un compito di portata europea, che quindi bisogna affrontare a
livello europeo».
Piazzoni ha concluso riassumendo le proposte, indicate nel documento finale all' Assemblea:
~~~i~~~
dei Minish che promuova
l)
la campagna per il mondo rurale prevista per il
1986-87, preparandola adeguatamente.
2) A i Governi dei paesi membri chiediamo
di definire con precisi criteri le zone montane
destinatarie di specifici interventi.
3) Alla CEE diciamo che la politica comunitaria per le zone montane e svantaggiate deve
articolarsi oltre che mediante i provvedimenti
per l'agricoltura, cui deve intendersi collegato
il settore forestale, mediante l'utilizzo del fondo Per lo sviluppo regionale e del fondo sociale
europeo, riconosciuti quali strumenti atti a favorire il riequilibrio territoriale e settoriale in
Europa; bisognerà migliorare gli aiuti alle zone
di montagna svantaggiate e coordinarli con le
misure consentite dallo Stato, dalla regione o
dall'organismo responsabile interessato.
4 ) A l Parlamento europeo di associarsi alla
campagna europea per il mondo rurale stimolando Commissioni e Governi per operare profonde riforme della politica agricola.
5 ) In$ne vogliamo impegnare tutti gli Enti
locali, e noi stessi amministratori dei Comuni,
delle Province, Dipartimenti, Contee, distretti
e regioni ad operare gli interventi necessari
coinvolgendo e facendo partecipare le stesse
popolazioni che credono e si riconoscono nelle
istituzioni locali».
Nel dibattito sono intervenuti anche gli italiani Martinengo (Presidente UNCEM), Martin i (Segretario generale AICCE) e Caldiroli
(Consigliere regionale Lombardia).
Rispondendo agli intervenuti, Piazzoni ha
confermato al deputato europeo on. Fru (RFA)
il positivo giudizio sulla direttiva CEE n.
268/75 aggiungendo che è necessario allargare
gli interventi comunitari a favore dell'agricoltura, anche per integrare il reddito nelle region i montane, impegnando igoverni dei singoli
paesi a d aggiungere fondi propri a quelli del
FEOGA. E altresi necessario avere una visione
COMUNI D'EUROPA
11
Trascorsi oltre tre anni dal suo libro verde e
d'insieme per tuttigli interventifinanziari delseppure quelle proposte non possono essere
la Comunità.
Dare speranza aigiovani, ha detto u n ammi- ' considerate ancora appassite (la necessità di
nistratore della Baviera! La nuova direttiva CEE uno sviluppo del bilancio comunitario al di là
n. 81 /J28 che prevede u n aiuto speciale, sia dei limiti attuali è oggi una realtà quasi drampure limitato a 7.254 ecu, per i giovani agricol- matica; il rischio di una fermentazione della
tori' dovrà essere athata ed integrata in ,tutti i Comunità, anche a causa della filosofia del
giusto ritorno, richiede una difesa ancora più
,tem,toimontani,
di fondo del bilancio e fra
~
'
~ della~CPLRE
~
è~concjusa
~ conb strenua
l
~dei principi
~
questi
quello
delle
risorse
proprie; la soluzione
unanime di u n lungodocuequa
e
globale
al
problema
reale posto dagli
mento sulle regioni rurali e agricole e sullereinglesi sta con sempre maggiore evidenza in un
gioni di montagna, che, sullabasedelle tre
zioni: on. Delorme (Francia), dr. Hartman sistema di risorse più ricco e nel contempora(Germania Federale) e Piazzoni (Italia), aveva neo sviluppo di politiche comuni nuove), la
formulato la Commissione dei problemi regio- Commissione ha ora presentato un nuovo libro
nali e dellrassetodel krdoh. documento verde sulle «future modalità di finanziamento
- nel quale sono stati inredi
tre emendamen- della Comunità».
tiproposti da Panche% Presidente della RegioIl libro verde, al quale dovrebbero seguire
ne Trentino Alto Adige - indica in 35 punti i (ma il condizionale è ormai d'obbligo) delle
problemi emersi
e chiede inkrventi: al corni. proposte specifiche, è - come afferma la stessa
tato dei ~ i ~deli consiglio
~ t ~
d 7 ~~
u r o p aai
, Commissione - un adocumento di discus'sioGoverni dei paesi membri, alla Commissione ne*. Esso, continua la Commissione, aespone
della Comunità europea, al Parlamento curo- varie considerazioni riguardo lo sviluppo del sipeo aipotei/ocajie
dp~u,.opa.
stema di finanziamento della Comunità ed
elenca un certo numero di opzioni che, al punCronaca delle Istituzioni europee to cui sono ormai giunte le riflessioni della
(ContznuaLpag. 8,
Commissione, sembrano a prima vista meritare
Stati membri è divenuto presto inadeguato per uno studio più approfondito». Crediamo che
una Comunità in sviluppo e su di esso - oltre ogni commento è superfluo.
che sull'eccessivo peso finanziario della politica
Tuttavia l'ingenua neutralità della Commisagricola - si è sviluppato, più acceso, il dibatsione
scompare se si leggono attentamente le
tito fra le istituzioni e fra i governi dei paesi
varie
opzioni
e se si calcano gli effetti acontabimembri.
li»
(perché
solo
di questo si tratta) che le singoLa Commissione esecutiva, pur con mille
le
opzioni
possono
avere sulla partecipazione
prudenze e cautele, sollecitata da questa inacdi
questo
o
quello
Stato
membro al bilancio
cettabile realtà e dal Parlamento Europeo, predella Comunità. Non ci stupirebbe se venissisentò nel novembre 1979 un libro verde sulle
mo a conoscenza che queste opzioni sono già
prospettive di finanzimento del bilancio costate vagliate dai servizi della Commissione con
munitario, nel quale - oltre ad alcune ipotesi
le amministrazioni nazionali, perché - messa
di studio come risposta sui redditi e sulle società - proponeva, a breve termine, la abo- da parte finalmente la spinosa questione
lizione del tetto dell' 1O h dellJIVA, per consen- dell'aumento dell'IVA - si torni al più realistico «sistema dei contributi nazionali», calcotire al bilancio della comunità di essere dettato
lati sulla base di una ponderazione più favorenon più dalle entrate, cioè da un limite artificialmente imposto dal19esterno,ma dalle uscite, vole alla Gran Bretagna.
È tutto qui il colpo di genio della Commisdalle concrete necessità delle politiche cosione,
esposto con una certa voluta fumosità di
munitarie.
linguaggio
al paragrafo del suo "documento di
I1 Parlamento Europeo ha confermato alcune
discussione":
«questa nuova risorsa potrebbe
scelte effettuate dalla Commissione nel noessere
calcolata
in vari modi, in rapporto alla
vembre 1979, aggiungendo da parte sua (rapparte
dei
singoli
Stati membri nella produzioporto Spinelli dell'aprile 1981) la richiesta di
un meccanismo perequativo applicato all'IVA, ne agricola comunitaria e globale. Gli elementi
l'ipotesi non più di studio ma politica dell'e- da prendere in considerazione potrebbero
ventuale ricorso ad un ventaglio più ricco di comprendere, a titolo indicativo, il valore finaentrate (imposte sul reddito e sulle società) ed le o il valore aggiunto della produzione agricoil rafforzamento dello strumento dei prestiti la in ciascuno Stato membro, il valore della
produzione che beneficia di particolari regimi
mutui.
La Commissione esecutiva ha da quel mo- di sostegno comunitario, oppure un complesso
mento solennemente affermato che, entro la di valori modulati secondo la natura di tali refine dell'anno, essa avrebbe presentato propo- gimi. Occorrerebbe inoltre tener conto della siste per l'abolizione del tetto dell' 1O h dell'IVA. tuazione di alcuni Stati membri e le loro regioLa «fine dell'anno» è passata già due volte (fine ni in cui il tenore di vita è in genere basso ma la
1981 e fine 1982) e di queste proposte non si è cui economia è principalmente basata sull'agrivista traccia ufficiale, anche se è noto che il coltura». Un ritorno puro e semplice, per chi sa
commissario Tugendhat ha tentato alcune vol- leggere tra le righe, al sistema dei contributi
te di presentare un progetto in Commissione, nazionali.
Nelle prossime cronache esamineremo le
accolto con freddezza o con palese ostilità dai
suoi colleghi (ci chiediamo, per inciso, quale proposte di riforma della Commissione sui fonsia stato il sostegno concreto dato a Tungen- di comunitari (sociale e regionale) sui programdhat dagli italiani Giolitti e Natali, sempre in mi mediterranei e successivamente sugli altri
prima linea a parole per lo sviluppo della Co- capitoli del documento elaborato a seguito del
mandato del 30 maggio.
munità).
,
12
febbraio l983
COMUNI D'EUROPA
Quale lingua per il popolo europeo
t. non SOIO contro i Diritti dell'Uomo ma anche contro i Diritti dei Popoli, infatti I'art. 13
della Sezione IV - diritto alla cultura - della
di Giorgio Pagano
Carta d'Algeri
- della Lega internazionale Der i
diritti e la liberazione dei popoli, così recita:
Arbasino - Ma lei si aspetta qualcosa dall'EuroTale scelta, come afferma 1'0n. Patterson, «Ogni popolo ha il diritto di parlare la propria
pa?
nell'unico documento ufficiale del Parlamento lingua, di preservare e sviluppare la propria
Borges - Mi aspetto tutto dalllEuropa. Cosa ci si Europeo sulla questione linguistica del 18 lu- cultura, contribuendo così all'arricchimento
può aspettare dalla penferza? Periferia sono anche
glio 1980, costituirebbe <<unaforma d'imperia- della cultura dell'umanità». E ancora l'art. 15:
America e Russia.
lismo I'inguistico», e «se finora l'oppressione <Ogni popolo ha diritto a che non gli sia impoArbasino - Lei non siaspetta niente?
linguistica non è mai stata sentita come proble- sta una cultura ad esso estranea».
Borges - No, no; tocca a voisalvarci (1).
ma, ciò è semplicemente perché nessuno ne ha
A tutto ciò aggiungete l'inevitabile acuirsi
Cosa è successo relativamente alla soluzione scoperto l'esistenza.
(definitivo?)della tensione USA-URSS; il blocdel problema de aUna lingua per l'Europa» nei
Tutti noi abbiamo ancora gli occhi chiusi co perenne della possibile ed auspicabile uniodue anni che ci separano dall'omonimo artico- verso questa forma di oppressione, come del ne con l'altra metà europea (13); la discriminalo di Andrea Chiti-Batelli pubblicato da Co- resto li avevano i nostri padri verso le differen- zione sociale (I'inglese non è certo lingua facile
muni d'Europa nel febbraio '81 ?
ze di classe, la schiavitù o la discriminazione e per le masse popolari); la discriminazione
Direi molto, anzi moltissimo. Numerosi so- verso le donne» (10). Come affermava quasi economica; la discriminazione occupazionale;
no stati gli articoli, gli studi, le ricerche e le ini- quindici anni addietro uno scrittore sudameriziative inerenti tale questione. E, mi sembra cano (11). <Chissà non si debba alle conseQuesto stato di cose, che fu detto la nuova torre di Babepossa dirsi ormai ufficialmente che i due con- guenze del cosiddetto "capitalismo avanzato" le, non interessa molto i dilettanti di scienza. Essi possono
tendenti finali, dopo tutte le numerose e dure uno stato di miopia più o meno generalizzato limitarsi a leggere i libri nelle lingue che conoscono, aspetprove eliminatorie, sono: I'inglese e I'esperan- nella sinistra europea che vede e identifica tando la versione degli altri. Ma chi lavora al progresso della scienza si trova nell'alternativa o di dover studiare contito. Quest'ultima, malgrado le storture di naso I'imperialismo solamente là dove invadono i nuamente nuove lingue, owero di pubblicare ricerche già
iniziali, non solo si è dimostrata validissima co- marines o si sparge il napalm (o si parla d'euro- note.. . furono proposti vari rimedi.. .
I) Quello dell'adozione, nei lavori scientifici, d'una sola
me lingua - vedi le ottime analisi di M. Pei missili, aggiungerei oggi io). Si arriva così ad
( 2 ) , Bausani (3), Wandmszka-Paccagnella (4), accettare involontariamente il mito per cui lingua vivente. Ma non c'è probabilità d'accordo sulla scelPiron (5), Korytkowski (6), testimoniato anche I'imperialismo si riconosce soltanto mediante ta.2) Quello dell'adozione contemporanea di più lingue vidal fatto che la sua vita è ormai secolare, ma la violenza aperta e dichiarata. L'imperialismo venti. Fu proposto che nelle scuole francesi si rendesse obabbiamo scoperto, dispone d'una organizza- più sottile e non meno potente attraverso capi- bligatorio I'inglese. e viceversa; lasciando ad ogni popolo
zione che copre tutti i paesi del mondo (7) e tali che governano ditte con nomi tradizional- di optare per l'una o l'altra delle vie (Ch. André, sousbiche ad esempio, solo in Italia conta oltre cin- mente locali o I'imperialismo culturale - an- bliothécaire de I'Université de Lyon; Le latin et le
probléme de la langue international, Paris 1903. pag. 2).
quanta associazioni (8).
cora più demolitore - possono continuare a Ma i tedeschi optarono per il tedesco, gli italiani per I'itaMa andiamo per ordine: I'inglese. Bé parlare svilupparsi in tutta tranquillità». Oggi, elevare liano, e la questione non fece un passo verso la soluzione.
dell'inglese e della cultura angloamericana mi una lingua nazionale (o anche due) a lingua - Su il Tempo del 23 ottobre 1982 c'è un articolo su quatsembra un atto d'immodestia. Basta accendere per tutti gli europei, anche a tale proposito leg- tro colonne: Alleanza linguistica franco-italiana per contrala radio e quasi 1'80% delle canzoni trasmesse getevi molto attentamente in nota (12) cosa ci stare l'egemonia dell'inglese. Il sottotitolo: Allarme per il
.monolinguismoa in un convegno parigino. n.d.s. -.
ci viene dalla cultura angloamericana; basta dice Peano ben 74 anni fa. sarebbe un attenta<Fu proposto di estendere il numero delle lingue princiguardare un pò la televisione e ci sembra che
pali, a tre, a quattro. a sei (opinione di Max Muller), e a
sette, comprendendovi il msso. Ho sentito questa -proposta
esistano solo ~oliziotti.medici. awocati. famiglie
e
tra la polizia, negli ospe- mia discolpa - che è stato I'inglese la lingua dei miei studi al Congrés international des Mathématiciens de Paris, a.
e che oltre ad aver viaggiato molto in Inghilterra ho abitato 1900; ma ebbe contrarii quelli che parlavano le lingue
ei
per le strade e
case
un anno in America p" seguire un corso di specializzazio- principali in senso stretto. e vivamente contrarii i rapprehane o di qualsiasi altro paese europeo e del ne .
popoli
esclusi, i quali maggiormente sono at~ e ~ dei~ modelli
~ di -progettazione
i
~
trami- sentanti dei .
.
mondo non si trovino uomini O vicende O sen- te elaboratore>.
taccati alla .
propria lingua, vessillo della nazionalità.
Fu proposto il ritorno al latino; e questa proposta ebbe
timenti almeno ugualmente degni d'attenzio10) A cura di R. Corsetti ma ~ ' A A
W, Lingua e politimolti fautori; ...Ma se alcuni letterati possono ancora scrine (9).
ca, Officina, Roma 1976 pag. 23.
vere qualche opuscolo nel latino di Cicerone, nessuno, da
- -
-
1) Da un'intervista di A. Arbasino con J.L. Borges nel
maggio 1977.
2) Mario Pei docente di filologia romanza alla Università Columbia di New York, in The story of language, edito in Italia dalla Sansoni col titolo de La storia del linguaggio, e in particolare la quinta parte denominata La lingua
internazionale con i sottotitoli: I) Il problema del tradurre,
11) Universalità e internazionalità limitata, 111) Soluzione
artificiale, soluzione universale, IV) Universalità mediante
I'imperialismo linguistico, V) Si può riuscire.
3) Alessandro Bausani, Le Lingue Inventate, Ubaldini
Roma 1974, in particolare la sesta parte e l'epilogo.
4) Wandmszka-Paccagnella, Introduzione all'interlinguistica, Palermo, Palumbo ed. 1974.
5) Claude Piron, L'esperanto: lingua europea o asiatica?, Pisa 1978.
6) Jerzy Korytkowski, La Chiesa e il problema della lingua ausiliare internazionale, Roma Pontificium Athenaeum Antonianum, 1976.
7) Tale libretto contenente le associazioni esperantiste
di tutto il mondo, viene editato ogni anno dall'Universala
Esperanto-Asocio, Nieuwe Binnenweg 176, 3015 BJ Rotterdam, Nederland. Telefono 0101 361539.
8) Per ottenere l'elenco di tali associazioni o altre informazioni, rivolgetevi alla Federazione Esperantista Italiana,
v. Villoresi 38, 20143 Milano, Tel. 0218350857.
9) A tutto ciò e ad altro ancora, posso aggiungere
-a
11) E. Condal, Dizionario di mitologia contemporanea.
savelli, R~~~ 1970,
12) Peano fu uno tra i più influenti matematici italiani
vissuti alla fine del XIX secolo. anzi uno dei maggiori
scienziati di quel secolo. Egli fu anche creatore di una lingua artificiale - che non ha avuto la fortuna dell'Esperanto - I'interlingua: cnell'intento di trovare il modo di
comprendere e farsi comprendete con il minimo sforzo e
dunque con il maggior vantaggio ed abbracciando il più
vasto numero di studiosi (si ricordino i philosophos leibniziani), Peano creò questa lingua artificiale, derivandola da
una lingua naturale (il Latino), ben nota ai colti del periodo ma, per semplificarne la comprensione, pensò di evitare
le coniugazioni e le declinazioni, giungendo così ad una
lingua abbastanza immediata e potente. Lui stesso ed i
suoi allievi arrivarono a pubblicare un vocabolario in Interlingua, sicuri del successo che essa avrebbe avuto nel mondo scientifico. Occorre dire che parecchi furono i denigratori di questa iniziativa, che venne bersagliata da critiche
poco fondate ma che ebbero l'effetto di far desistere gli allievi dall'uso di essa,.
B. D'Amore, L'attuazione peaniana del asognou di Leibniz, in La sfida di Peano, AA. W.. Nominazione 1, Milano 1980.
<Oggigiorno i lavori scientifici sono scritti nelle varie
lingue neolatine, nelle differenti lingue germaniche, in
più lingue slave, ecc. I giapponesi, che fino agli ultimi anni scrivevano in inglese, ora stampano in giapponese. Così
ricevo in questa lingua un lavoro del sig. Kaba sulle funzioni ellittiche (Atti dell'Accademia di Tokio, il 17 gennaio 1903).
secoli, scrive un libro in quella lingua ... L'altra corrente di
fautori della lingua universale parte dal fatto che già un insieme notevole di parole sono comuni alle varie lingue europee.. . Ora la ricerca delle parole già internazionali ha rilevato che esse sono quasi completamente latine, cosa evidente data la storia della nostra civilizzazione. Quindi i
progetti basati su vocaboli internazionali collimano con
quelli basati sulla riduzione del latino. Inoltre siccome la
riduzione che si vuol fare del latino è quella stessa che storicamente subì il latino per dare origine alle lingue neolatine, ne awiene che queste lingue internazionali rassomigliano molto all'italiano, pure essendo immensamente più
semplici di ogni lingua naturale. . . .Causa l'affinità
dell'italiano moderno coll'antico latino, il prof. Branwoll
propose ( l 7 settembre 1902) alla British Associarion I'adozione dell'italiano come lingua internazionalea.
Da: Il latino quale lingua ausiliare internazionale. di G .
Peano, Atti della Reale Accademia delle Scienze di Torino,
vol. XXXIX, 1903-1904, pagg. 273-283.
13) .Bisogna prendere posizione per un indirizzo del
processo di unificazione che non chiuda le porte ai popoli
dell'Europa orientale, e che sappia sviluppare nel suo seno
un rinnovamento della democrazia tale da far cadere le dittature europee,. Da, La Gran Bretagna e le dimensioni
dellVEuropa, di M. Albertini nel numero di gennaiofebbraio di Federalismo europeo, e raccolto in Trent'anni
di vita del Movimento federalista europeo, F. Angeli ed.
Oggi però Mario Albertini sembra porsi più tra gli inglesizzatori che tra i sostenitori d'un bilinguismo democratico, insomma oltre che a chiudere le porte all'Est, chiude
anche le finestre, e barricandole per giunta!
febbraio l983
la discriminazione culturale e la conseguente
perdita d'identità (14).
Dopo aver cercato di spiegare brevemente i
gravi effetti d'un bilinguismo antidemocratico, eccoci ora al bilinguismo democratico e
quindi all'esperanto.
Direi che in questi ultimi anni per tutti i federalisti ed europeisti che hanno voluto approfondire il problema, si è completamente dissipato il dilemma se una lingua artificiale come
I'esperanto potesse o meno essere funzionale.
In tutti i sensi! Anzi, si è capito che è proprio
una lingua per tutti e di nessuno che ci serve, e
che proprio il suo essere artefatta, o meglio fatta ad arte, che è per noi non solo positivo ma
addirittura necessario: per preservare ma soprattutto continuare naturalmente e creativamente tutte le nostre culture. Senza doverle sacrificare in favore di una sola parte. Del resto
per dirla con Leone Tolstoi: ai sacrifici che
I'esperanto richiede agli uomini sono così piccoli e i risultati che se ne possono trarre così
grandi, che non ci si può rifiutare di farne la
prova»
Alcune altre notizie utili a capire il fenomeno euroesperantista ed il suo allargarsi a macchia d'olio:
- Per l'Italia, il fenomeno più vistoso è il
Gruppo Parlamentare «Amici dell'esperanto~
cui aderiscono ben 102 parlamentari di 7 Partiti (15); oltre a patrocinare molte delle manifestazioni eurosperantiste, Loro è la Proposta di
Legge n. 2693 per l'istituzione dell'insegnamento della lingua internazionale esperanto
nelle scuole secondarie.
- In Europa:
È del 27 ottobre del 1982 la costituzione in
Strasburgo del Gruppo parlamentare europeo
«Amici dell'esperanto*, degno di nota è che il
promotore di tale gruppo è stato I'eurodeputato inglese Brian Key . Invece, del 22 novembre
1982 è la proposta presentata dall'eurodeputato belga E. Glinne al P.E. con la quale si invita
il Consiglio dei Ministri della CEE ad esaminare la possibilità d'introdurre l'insegnamento
opzionale dell'esperanto in tutte le scuole comunitarie secondarie e superiori (16).
C'è poi l'Europa Klub, retto quasi completamente da docenti universitari, il cui compito
14) Infatti: <la tradizione europea non è specificamente
né orientale né occidentale come lo è l'America.
In fondo la storia dell'Europa è la storia di un continuo
rapporto dialettico, drammatico e contraddittorio per sua
stessa natura, tra razionalità scientifica e fede come strumento di trascendenza verso una meta che certamente va
ben oltre la razionalità. senza per questo abbandonarla. Ed
è proprio questa fede in un traguardo trascendente che finisce con lo strumentalizzare la stessa razionalità scientifica. ...Forse oggi il problema è quello di rendersi conto di
come la meta oggi è disponibile ad essere colta da uno strumento nuovo, uno strumento per sua stessa natura creativo
e quindi più evoluto: l'immaginazione. Uno strumento in
grado di concretizzare in immagini reali un fine infinito,
un significato non dato, non dato una volta per tutte, ma
che continuamente si rinnova inverandosia.
«Dopo il cristianesimo,. conversazione di A. Todisco con
F. Ferrarotti in Il sacro oggi. Una mutazione antropologica,
Milano 1980.
15) L'indirizzo è: Interparlamenta gruppo <Amicoj de
esperanto, Senato della Repubblica, I, 00100 Roma.
16) L'indirizzo dell'eurodeputato socialista Glinne è:
Ernest Glinne, député européen, Parlament européen. 3 ,
bd de I'Empereur, B-1000 Bruxelles; (indirizzo privato) 1,
Square Allende, B-6180 Courcelles.
COMUNI D'EUROPA
specifico è di curare il problema linguistico soprattutto a livello accademico, nell'intento di
raggiungere in modo sicuro e definitivo l'Università. L'attenzione dell'Europa Klub è rivolta
in particolare ai paesi appartenenti alla Comunità Europea oltre a quelli del Consiglio d'Europa e delllEuropa dell'Est (17).
È invece del 1980 la notizia che il Partito Federalista Europeo, in occasione del suo Congresso europeo di Monaco, ha deliberato l'ado-
13
«.. l'invenzione del sapere, della cultura. La
chanche dell'Europa è questa)) (20). E di ciò
devono essere consci al più presto tutti; i giovani, i cittadini, le organizzazioni europeiste, le
università, tutte le forze politiche e i centri di
studio da queste ispirate, le organizzazioni regionali, provinciali e comunali.
Dalla Resistenza, è il momento di passare,
all'Esistenza.
gli organi comunitari ciascuno continuerebbe a parlare la
propria lingua, ma potrebbe anche parlare in Esperanto.
Per tutte le lingue nazionali ci sarebbe però la traduzione
simultanea solamente nelle «lingue di lavoro», per es. inglese, francese ed Esperanto. Per I'Esperanto invece (molo
speciale) la traduzione vertebbe fatta in tutte le lingue nazionali. In tal modo si chiederebbe ai parlamentari o funzionari partecipanti ai lavori una conoscenza .passiva» (a livello di comprensione del parlato) di almeno una delle lingue di lavoro. Chi vorrà essere sicuro però di essere seguito
bene da tutti. tramite le rispettive lingue nazionali, si
potrà preparare il suo intervento in Esperanto
C) Uso deff'Esperanto come sofa rfingua di traduzione~.
Ciascuno potrà parlare o nella propria lingua o in Esperanto; nel primo caso verrà tradotto in simultanea solamente
in Esperanto, nel secondo caso verrà tradotto in simultanea
in tutte le lingue nazionali. Sarà richiesta cioè ai partecipanti la conoscenza cpassivaa (comprensione del parlato)
dell'Esperanto. Comunque ciascuno sarà sicuro di essere
compreso bene da tutti, se parlerà in Esperanto, perché ciascun ascoltatore potrà scegliere se ascoltare in Esperanto o
nella propria lingua.
zione dell'esperanto come propria lingua ufficiale a livello europeo, denominandosi unicamente come Europa Federalista Partio (18).
Fondato dalle Associazioni esperantiste nazionali dei paesi della Comunità Europea, per
risolvere i noti problemi d'intercomprensione
ed unificazione, è l'Europa Esperanto Unio, il
cui ufficio di segreteria è l'Europa Esperanto
Centro in Rue Montoyer 37 a Bruxelles.
Insomma il panorama delle organizzazioni e
delle iniziative euroesperantiste si va facendo
sempre più vasto ed articolato, arrivando anche
a tracciare tutte le varie tappe per una graduale
introduzione dell'esperanto come lingua ausiliare europea (19).
17) Europa Klub: Sede centrale europea, Kleinenberger
Weg 16B - D-4790 Paderborn; sede italiana: EKIS, v. Rovereto, 14, 37126 Verona, Tel. 0451915837.
18) Partito Federalista Europeo, Sez. Italiana, v.le Vaschi 2,46100 Mantova.
19) promemoria per il Comitato Centrale del M.F.E.a
sul «Problema delle lingue in Europaw. Di Umberto Broccatelli:
Si possono ipotizzare varie tappe per una graduale introduzione dell'Esperanto come alingua ausiliaria europeaa:
A) Uso deff'fipemntocome Lingua ponte per fe traduzioni scritte. Spesso è estremamente difficile, o addirittura
impossibile, trovare qualificati traduttori da certe lingue a
certe altre, per esempio dal danese al greco; si ricorre perciò
alla doppia traduzione. attraverso una alingua-ponte,. La
lingua ponte ideale sarebbe proprio I'Esperanto. sia perché
ciascun traduttore opererebbe solamente con la propria
madre-lingua e con I'Esperanto, che dovrebbe essergli altrettanto famigliare, sia perché la grande flessibilità
dell'Esperanto rende questa lingua estremamente adatta a
fungere da lingua di traduzione. Praticamente un determinato testo verrebbe tradotto da una lingua nazionale in
Esperanto e da questo in tutte le altre lingue nazionali.
B) Riduzione def numero deffe afingue di favorou, introducendo tra queste l'fiperanto con un molo speciufe. Ne-
o
senza traduzioni simuftunee.
D) Uso def ~ o f Esperunto
Questa sarebbe la tappa finale dell'introduzione della alingua pianificata* nelle istituzioni europee, raggiungibile solo dopo molti anni, e probabilmente solo dopo che la lingua stessa sarà stata introdotta nell'uso generale. Comunque è chiaro che tutti i testi aventi valore di legge, anche se
elaborati in Esperanto, dovranno essere sempre tradotti in
tutte le lingue nazionali per uso di tutti i cittadini.
E) Adozione deff'Esperunto (o di un #Neo-Esperuntoo)
come nfinguafederufeeuropeuu. Mentre le tappe precedenti (A, B, C, D) si riferivano al livello nistituzionalew, qui ci
riferiamo al alivello popolare>).che presenta ben altri problemi.
Una volta che sarà stata presa la decisione politica di
adottare come lingua <federale» europea una lingua pianificata (decisione che potranno prendere solamente gli organi costituzionali della futura federazione). si dovrà procedere per le seguenti prevedibili tappe:
a) Istituzione di una «Commissione per la revisione
dell'Esperanto~. formata da linguisti esperti nel campo
dell'interlinguistica, che conoscano bene I'Esperanto (ma
non legati a organizzazioni esperantiste), nonché da scrittori esperantisti, da scienziati e persone di cultura aventi
una grande esperienza pratica dell'uso dell'Esperanto e
della problematica connessa. Questa Commissione dovrà
elaborare u n progetto di riforma, che cerchi però di cambiare solo quello che è veramente utile cambiare, scostandosi il meno possibile dall'attuale forma dell0Esperanto,in
modo da salvare il patrimonio di esperienza linguistica accumulato e farne tesoro. La commissione dovrà disporre
dell'aiuto di un acomputern che consenta di valutare immediatamente ogni singola ptoposta di modifica, fare ricerche lessicali ecc.
b) Larga consultazione sul aprogetto di riformaa fra tutti
coloro che hanno esperienza sulla lingua internazionale e
infine approvazione definitiva.
C)Fondazione di un <Istituto per la lingua european che
provvederà a tradurre in aneo-esperanton (o aeuropeow) tutti i testi di una certa importanza attualmente esistenti in
Esperanto; a pubblicare le grammatiche e i dizionari ufficiali nelle varie lingue; a organizzare, con la collaborazione
delle varie università. i costi per la formazione di insegnanti di aeuropeoa.
d ) Introduzione dell'insegnamento della lingua aeuropeaw come materia obbligatoria nella scuola dell'obbligo.
Già fin d'ora le istituzioni comunitarie potrebbero incoraggiare gli studi preparatori per la commissione di revisione~,di cui al punto a).
20) Intervista di A. Toscani allo psicanalista Armando
Verdiglione dal titolo scultura come invenzionea. I1 Tempo 17 luglio 198 1.
14
COMUNI D'EUROPA
Autonomie locali e Regioni in Europa
Pubblichiamo un intervento di Rainer Schoiie dal titolo aIl rapporto di fedeltà vincola: la
partecipazione dei Bundeslander,, segnalando, su questo tema, l'articolo di Sigrid Esser, già apparso suiia nostra rivista nel settembre 1981, su aIl coordinamento neiia RFT tra Federazione e
Lander neiie politiche comunitarie,.
febbralo l983
- che la Federazione ha assicurato di deviare per quanto riguarda l'ambito di competenza
dei Lander dalla posizione di quest'ultimi solo
per gravi ragioni di politica estera o interna;
- che la Federazione inviterà, se possibile,
due rappresentanti
dei Lander alle riunioni de-gli organi della Commissione e del Consiglio.
La nuova procedura doveva essere sperimentata fino alla fine del 1982. Agli inizi la cosa si
awiò molto lentamente. Le prime esperienze
dimostrarono che il materiale informativo inviato dalla Federazione non rispecchiava nella
sua quantità e qualità le sue promesse.
Accanto alla procedura del Bundesrat e alla
nuova procedura di partecipazione i Lander
sfruttano numerose possibilità di far valere i loro interessi a Bmxelles. Per esempio i membri
del governo bavarese, soprattutto il Ministro
bavarese degli affari federali mantengono contatti immediati e intensi con gli organi della
CE. I Lander si procurano le informazioni attuali sui progetti e i processi decisionali negli
organi della Comunità attraverso l'«Osservatore dei Lander presso le Comunità europee» istituito nel 1965 su iniziativa della Baviera e del
Baden-Wurttemberg.
I1 fatto che i Lander tengono coerentemente
fermo un perno della struttura federale provoca spesso l'accusa che essi ostacolano il progresso dell'integrazione europea.
Questa accusa è infondata. Competenze dei
Lander non hanno mai costituito insormontabili ostacoli all'integrazione. Trasferimenti di
competenze non sono mai stati rifiutati dai
Lander quando erano utili e oggettivamente
dovuti all'incoraggiamento del processo di integrazione europea. A livello europeo essi si sono sempre dimostrati disponibili alla cooperazione.
(da: ~EzcropaircheZeitung)), Marzo 1983)
La stretta e fiduciosa collaborazione, senza Lander, quest'ultimi hanno il diritto di diretticostrizioni, tra Federazione e Lander nell'am- va verso i rappresentanti della Repubblica Febito dei progetti comunitari dovrebbe essere derale presso gli organi comunitari.
scontata in base al principio costituzionale,
2) Partecipazione dei Lander all'attività leginon scritto ma immanente alla Legge fondaslativa della CE.
mentale, della fedeltà federale. In misura parFino al 1980 il governo federale ha avuto solticolare essa è dovuta nei confronti di progetti
tanto il modesto dovere di tenere informato il
comunitari che cadono sotto la competenza dei
Bundesrat su!lo sviluppo nel Consiglio dei miLander o toccano i loro interessi essenziali. Innistri della CE. I1 Bundesrat è limitato alla posfatti il diritto comunitario non rispetta la strutsibilità di dare un parere non vincolante per il
tura federale e la distribuzione delle compegoverno federale.
tenze all'interno della Repubblica Federale di
I1 governo non il dovere di riferire a BmxelGermania. Ciò comporta per i Lander delle
les, neanche nel caso si tratti di competenze
conseguenze di portata incisiva:
esclusive dei Lander. Questa procedura è inso- essi non sono membri della Comunità
stenibile innanzitutto nei casi in cui i progetti
Europea,
comunitari cadono totalmente o con parziali
- essi non sono rappresentati negli organi
norme all'interno dello Stato sotto la compedella C.E.,
tenza legislativa esclusiva dei Lander o toccano
- essi non sono immediatamente partecipi
i loro interessi essenziali. Su iniziativa del goalla attività legislativa della C.E.,
verno bavarese sono state awiate quindi le trat- le competenze dei Lander vengono limitative con la Federazione il cui risultato è stato
tate a favore della Comunità nel caso in cui un
l'assicurazione data dall'allora Cancelliere fecompito viene «europeizzato».
derale Helmut Schmidt nell'ambito di uno
La vasta attività legislativa della Comunità
scambio di lettere su una partecipazione dei
fin dalla sua fondazione ha comportato sensiLander ai progetti della CE che oltrepassa la
bili interventi nella statalità propria dei Lander
procedura del Bundesrat. I miglioramenti escon significative ripercussioni sulla struttura fesenziali sono:
derale della Repubblica Federale di Germania.
- che la Federazione si è impegnata di conCiò si esplicita nel trasferimento di un numero
ferire informazioni tempestive e ampie ai
notevole di competenze esclusive dei Lander
Lander su tutti i progetti della CE, importanti
alla Comuntià e nella soppressione della parteper essi, già nella fase della formazione della
cipazione dei Lander alla legislazione federale
volontà presso la Commissione della Comuattraverso il Bundesrat nel caso in cui una comnità;
petenza federale viene trasferita alla C.E. In
questo ultimo caso le decisioni legislative a livello comunitario vengono prese esclusivamenGemeiiaggi e scambi 1982
te da rappresentanti del governo federale senza
PinascalWiernsheim Pinache Serres ( W ) : marzo 1982 - visita preliminare di una delegazione
la partecipazione delle istituzioni legislative tedi Pinasca a Wiernsheim-Pinache-Serres; 25-26 settembre 1982 - visita della delegazione di
desche.
Wiernsheim-Pinache-Serres a Pinasca per mettere a punto il programma di gemellaggio.
I Lander non possono accettare questo svuoReggio EmilialGerona (E): aprile 1982 - gemellaggio con Gerona.
tamento della loro statalità propria. Per la BaSchiolL~dshut( W ) : 9 maggio 1982 - z a cerimonia di gemellaggio a Landshut.
viera, la cui autocoscienza e autonomia si basaCorbettal Corbas (F): 30 maggio 1982 - 2a cerimonia di gemellaggio a Corbas.
no su una storia movimeiltata più che centenVdiafranca d'AstiIVdiafranche Sur Mer (F): 6 giugno 1982 - l a cerimonia di gemellaggio a Villafranca d'Asti.
nale, una tale «provincializzazione»non sarebBucinelNoiseau (F): 6 giugno 1982 - l a cerimonia di gemellaggio a Bucine; 26 giugno 1982 - 2 a
be sostenibile. Perciò il governo bavarese socerimonia di gemellaggio a Noiseau; 11-13 novembre 1982 - visita di una delegazione di Noistiene con forte impegno, sostanzialmente,
seau a Bucine.
due rivendicazioni:
Buttigliera AltaIJougne (F): 12-13 giugno 1982: 2 a cerimonia di gemellaggio a Jougne.
AstilBiberach ( W ) : giugno 1982 - l a cerimonia di gemellaggio a Biberach; 17-19 settembre
1) Partecipazione dei Lander nella cessione
1982 - za cerimonia di gemellaggio ad Asti.
di competenze.
LeccolOverijse (PB)IMZcon (F): 5-6 giugno 1982 - 60 impiegati e dipendenti del Comune di
Secondo i dettami della Legge fondamentale
Micon sono ospiti presso le famiglie dei dipendenti del Comune di Lecco; 12 giugno 1982 - pre(art. 24) la cessione di diritti sovrani su istitusentazione pubblicazione bilingue «Lecco e Micon» da distribuirsi in 9.000 copie agli scolari delzioni interstatali sono possibili senza la partecile due città; 20 giugno 1982 - esposizione a Micon delle opere del pittore lecchese Dall'Oro; 27
pazione dei Lander. Ciò vale non soltanto per
giugno 1982 - partecipazione di gruppi folkloristici di Micon e Overijse alla Festa del Lago di
Lecco; luglio 1982 - scambio di 22 scolari; agosto 1982 - soggiorno di un numeroso gruppo di
competenze federali ma anche per competenze
esploratori di Micon presso l'Ostello della Gioventù di Lecco; settembre 1982 - scambio di donadei Lander. Secondo la posizione del governo
tori di sangue con Overijse e Macon.
della Baviera il trasferimento di competenze
Senigallia ISens (F): 3 luglio 1982 - 2 a cerimonia di gemellaggio a Senigallia.
federali e dei Lander dovrebbe essere vincolato
ZoppolalTonneins (F): agosto 1982 - 2 a cerimonia di gemellaggio a Zoppola.
all'assenso del Bundesrat. Nel caso del trasferiBaianolTourrette Levens (F): agosto 1982 - visita preliminare di una delegazione di Baiano a
mento di competenze dei Lander dovrebbe esTourrette Levens; novembre 1982 - una delegazione di Tourrette L. è ospite di Baiano per presere necessario inoltre una maggioranza qualiparare il programma di attività del gemellaggio.
ficata di due terzi dei voti del Bundesrat.
TerdobbiatelSt. Julien (F): 10-12 settembre 1982 - soggiorno di una delegazione di St. Julien a
Terdobbiate che, in questa occasione, è ricevuta anche in Regione; 28 novembre 1982 - za ceriInoltre il governo della Baviera divide con gli
monia di gemellaggio a St. Julien.
altri Lander l'opinione che per quanto riguarda
TaUalPont du Casse (F): 18-19 settembre 1982 - l a cerimonia di gemellaggio a Talla; ottobre
le decisioni degli organi comunitari su questio1982 - za cerimonia di gemellaggio a Pont du Casse.
ni che concernono il campo di competenza dei
febbraio l983
COMUNI D'EUROPA
i libri più esitare di fronte alla conclusione che alcuni
Unità europea e poteri delle Regioni
È uscito in Aggiornamenti I Aktueii, 1981,
nn. 3 -4, uno studio comparato di Andrea Chiti-Batelli su (Unità europea e poterì delle Regioni»:la perdita delle competenze delle Regioni nell'ambito della Comunità e in quello
diuna Federazione europea.
Pubblichiamo le parti essenziali dell'introduzione, in cui l'autore espone la tesi centrale
dell'opera.
**
- e favorisca la realizzazione, nell'ambito
di questa, di un'integrazione economica e finanziaria degna di questo nome, e quindi di
una vera politica regionale.
Sarebbe invece un atteggiamento puramente «luddistico», manifestazione di uno spirito
gretto e meschino, prender pretesto da tali critiche per assumer, in nome dell'autonomia regionale, un atteggiamento puramente antimarAeteer, di rigetto frontale dell'integrazione
(un
no non dialettico, e perciò sterile), imitanI termini del problema
do così quei dannati danteschi che camminano
L'esistenza di un diritto secondario delle Co- con la testa interamente volta indietro (Infermunità Europee, e in particolare della CEE, no, XX), sì che il loro pianto le natiche bagnaimplica di necessità un intervento delle auto- va per lo fesso.
rità nazionali (e10 sub-nazionali) a cui spetta la
sua applicazione: il che avviene assai più spesso
di quanto non si creda, giacché, come nota Conclusione provvisoria: contro I'integrazioG.J. Van Dinter in uno studio che citeremo ne?
parlando dei Paesi Bassi, anche i regolamenti
Nell'ambito delle Comunità quali sono ogcomunitari - che in linea di principio e per gi, si cerca di ridurre gli inconvenienti sopra acdefinizione dovrebbero applicarsi direttamen- cennati in due modi:
te, e senza bisogno di «traduzione» in una leg- a valle, facendo partecipare le Regioni
ge nazionale - richiedono non di rado un tale all'applicazione del diritto comunitario: il che
intervento: il che non sem~lificacerto tale aD- non arreca se non vantaggi limitati, giacché le
plicazione diretta.
autorità nazionali, come del resto quelle comuIn altri termini l'esistenza delle Comunità nitarie, si preoccupano dell'uniformità deleuropee - e, domani di unlEuropa politica - l'applicazione di tale diritto, cercando di
im~licadi necessità una limitazione della so- realizzarla attraverso mezzi molteplici (a livello
vranità stato-nazionale: e questa limitazione europeo: direttive molto precise fin nei partinon può non ripercuotersi anche sulle Regioni, colari - abbiamo già avuto occasione di ricorsui Lander e, più in generale e al limite, su tut- darlo - e magari sostituzione di direttive con
ti i corpi politici e amministrativi sub-statali, regolamenti; a livello nazionale: emanazione
fino al più piccolo comune; più o meno, a se- di leggi-cornice solo nell'ambito delle quali le
conda di quanto le competenze dell'ordine Regioni possono stabilire una loro normativa,
giuridico supremo (nella nostra ipotesi quello si che finalmente il margine di libertà di queste
europeo) interferiscono nelle competenze e nei ultime resta pur sempre molto ristretto);
poteri degli ordini giuridici inferiori.
- a monte - ed è questo un rimedio a cui
Tali limitazioni rappresentano il prezzo si ricorre soprattutto in Germania - facendo
dell'integrazione; un prezzo, più o meno gra- partecipare Lander (o Regioni) anche alla preve, secondo il grado di accentramento o di de- via elaborazione del diritto comunitario: e si
centramento di ciascun Paese, come vedremo tratta di un espediente senza dubbio più effinei capitoli seguenti; ma un prezzo che si deve
cace, pur riducendosi anche così, dal punto di
pagare. La tesi che ci proponiamo di svolgere vista strettamente formale, i poteri e le compe- anticipiamola fin d'ora - è che si tratta di
tenze dei Lander: e ciò specie nel caso di comun prezzo modesto e accettabile, che non mi- petenze esclusive di detti enti (per esempio
naccia, nella sostanza, le autonomie e non po- nell'ambito culturale), in quanto si ha qui un
ne a queste - almeno se vengono rispettate passaggio dal diritto alla decisione al semplice
certe condizioni che indicheremo fra poco - diritto alla co-decisione, e dunque un indeboproblemi di soprawivenza e d'incompatibilità limento, anche così della loro posizione giuridi tali autonomie col processo d'integrazione dica: almeno, come si diceva, dal punto di vicontinentale
sta formale.
E sotto tale punto di vista le cose non solo
Critica deii'integrazione europea
non cambierebbero, nell'ambito di una FedeTuttavia, se noi sosteniamo che I'integrazio- razione politica dellJEuropa;ma esse peggiorene europea deve essere accettata e favorita, e rebbero ancora, giacché questa sostituzione
non combattuta e ostacolata col pretesto che della co-decisione alla decisione si estenderebessa intralcerebbe un pieno sviluppo delle au- be di necessità a un numero più vasto di matetonomie, questo non esclude ch'essa non pos- rie e di competenze oggi riservate a tali enti
sa, e anzi non debba esser giudicata molto se- sub-statali.
veramente, nella sua attuale realtà. Tale giudiDovrebbe peraltro esser evidente che il punzio, però, se vuol esser politicamente valido, to di vista rigorosamente formale - il solo prodeve rivolgersi contro il fatto che l'integrazione prio del diritto, ma da considerare e svolgere
attuale - economica e non globalmente poli- avendo precisa coscienza della sua unilateralità
tica; confederale e non federale; tecnocratica e - deve esser integrato, nell'ambito di una vanon democratica - non permette la formazio- lutazione politica più completa e realistica, da
ne di una vera «Comunità di destini, continen- una considerazione interdisciplinare di tutti gli
tale che:
aspetti del problema. Altrimenti, se ci si limita
- compensi le limitazioni all'autonomia al punto di vista giuridico e formale - escludegli Stati membri e delle loro Regioni con il dendo gli altri, tamquam non essent -; e se si
progressivo sviluppo di una vera «Comunità» tiene conto che la limitazione e la perdita di
continentale capace di garantire realmente competenze di cui abbiamo parlato è, almeno
l'indipendenza e la sicurezza dei membri;
entro certi limiti, inevitabile, allora non si può
giuristi e uomini politici (soprattutto, ma non
solo, d'ispirazione mantista) ritengono di dover trarre: e cioè che la difesa rigorosa dell'autonomia delle Regioni, così come dell'indipendenza degli Stati membri, esige un rifiuto totale e apriori di ogni forma d'integrazione europea avente una qualsiasi, anche pallida caratteristica sovrannazionale: implicante cioè I'entrata in vigore di un diritto europeo applicabile
direttamente all'interno degli Stati membri.
La sola soluzione valida
Per superare questo punto di vista, che ci pare troppo limitato, anacronistico e sterile - a
ritroso degli anni e dei fatti - è opportuno aggiungere alcune considerazioni di carattere politico più generale, le quali superano sia i limiti
del nostro studio che l'ambito comunitario.
Possiamo muovere a tal fine dalla tesi chiaramente enunciata, già più di trent'anni addietro, in un'opera, divenuta classica, di K.C.
Wheare sulla natura giuridica dello Stato federale e sul suo significato politico.
1) Lo sviluppo eccessivo del welfare state, e
di ciò che in tedesco si chiama il Finanzausgleich
(perequazione finanziaria) fra le Regioni o gli
stati membri di uno Stato federale o regionale,
ad opera delle autorità centrali e tramite il bilancio federale, costituisce, al di là di un certo
limite e almeno in potenza, un pericolo per
l'autonomia degli stati membri e delle Regioni.
2) La garanzia contro questa tendenza si ha
assicurando alle Regioni o Lander - ad opera
della Costituzione (e delle leggi) dello Stato
centrale - un'autonomia fiscale e di bilancio
sufficiente a dare un significato politico reale
all'autonomia che il diritto assicura loro da un
punto di vista strettamente formale.
Detto questo, bisogna ancora aggiungere ai
rilievi del Wheare il seguente. Se è vero che il
welfare state - e, egli aggiunge, le crisi economiche e l'economia bellica - costituiscono un
pericolo per il federalismo e generano forti tendenze verso il centralismo, è vero anche che la
realizzazione di un grande spazio economico e
di una politica del Governo centrale orientata
verso una crescita equilibrata costituisce una
garanzia, e non un pericolo, per un'autonomia
reale e non puramente formale: il che significa
che i difetti e le insufficienze che si lamentano
nella Comunità europea e nella sua politica regionale o agricola devono essere eliminati e superati non tornando indietro, verso l'Europa
«degli Stati» (dove i rischi di centralismo si ripresenterebbero a livello nazionale, mentre le
minacce di instabilità economica, di crisi, e così
via sarebbero più grandi e più difficili da prevenire), ma appunto andando avanti, verso un
modello di Europa politica, cioè federale; e
un'Europa che - almeno a più lungo termine,
e in una fase ultima e definitiva dell'unificazione - dovrà articolarsi non in Stati nazionali, ma in «Grandi Regioni*, membri diretti della Federazione.
Intendo dire, con quell'espressione «Grandi
Regioni,, che i membri diretti della Comunità
politica futura non dovranno esser gli Stati nazionali attuali (come la Francia, il Regno Unito, la Repubblica Federale di Germania, 1'Italia, o, domani, la Spagna); ma stati di dimensioni regionali (la Baviera, la Padania, I'Occitania, la Scozia, e così via); essendo chiaro che tale riforma non dovrà concernere gli Stati - come i Paesi Bassi, l'Irlanda o la Danimarca che hanno già, in tal senso, le dimensioni di
una «grande regione*.
febbraio l983
COMUNI D'EUROPA
L'argomento centrale alla base di un tale ragionamento consiste nel sostenere che non è
tanto l'esistenza in sé delle Comunità a minacciare l'esercizio delle competenze delle Regioni
italiane, o dei Lander tedeschi; ma proprio il
fatto che fra queste e la Comunità s'interpone
il livello statale nazionale: il che impedisce un
rapporto diretto e immediato tra l'una e le altre,-sì che lo Stato nazionale, in questa sua veste di diaframma e di filtro, resta in grado di
esercitare, grazie all'aiuto che gli è fornito dal
diritto comunitario e dalla sua applicazione,
una funzione centraiizzatrice. ricu~erandocosì
una parte delle competenze che a;eva perduto
a vantaggio dei Lander e delle Regioni.
Una concezione rigorosa dell'autonomia e
dell'indipendenza regionale può dunque al limite implicare il rifiuto radicale dello Stato nazionale da un lato e della Comunità Europa,
qual è oggi, dall'altro; ma non può esser spinta
per nessuna ragione fino al rifiuto anche
dell'unità federale dell'Europa, concepita come Federazione di Grandi Regioni.
Si può pertanto, e anzi si deve dire, con un
regionalista francese, il Lafont, che la CEE,
qual è oggi, costituisce «il peggior nemico delle
Regioni, giacché rafforza il centralismo statale
e il suo effetto centralizzatore»: ma solo se si
aggiunge, generalizzandolo, il rilievo di un autonomista gallese, I'Osmond, che la situazione
sarà rovesciata in un'Europa federale di Grandi
Regioni che elimini il gradino nazionale, giacché allora Wales and Welsb identity will bave
more cbance of survival in tbe context o f Europe ratber tban of Brìtain.
del sistema di enti regionali e sub-regionali in
tutti i Paesi dell'Europa unita: ed è ciò che l'articolazione proposta del Continente in «Grandi
Regioni* e «piccole regioni*, permetterà di realizz\are.
E un argomento che merita di esser tenuto in
particolare considerazione.
Trasferimento di poteri daiie Regioni aiia CEE
e a un'autorità federale
Abbiamo così esposto la nostra tesi e chiarito
perché da un lato non vi è vera ragione di distinguere il caso di un trasferimento di competenze a un'autorità federale dal caso delle Comunità Europee, e perché dall'altro le differenze sono invece radicali e aualitative. e in
particolare da due punti di vista.
Una rima differenza fra il modello federale, quaie esso si è affermato negli Stati Uniti e
nella R.F.G., e le Comunità è costituito dal
fatto che in queste ultime i Lander o Regioni
non sono membri diretti della Comunità: i regolamenti e altre disposizioni giuridiche comunitarie passano dunque per lo Stato nazionale,
che in tal modo può recuperare - lo abbiamo
già notato - una parte delle competenze che
aveva perduto. E ciò rende ancora più gravi i
difetti che ora diremo, e che sono il risultato
della seconda differenza.
Questa consiste nel fatto che in seno a uno
Stato federale - dunque dell'Europa politica
di domani - l'esercizio delle competenze trasferite dalle Regioni all'autorità centrale avrebbe luogo nell'ambito di una divisione di Doteri, e ad opera di un governo fornito di una leConferma deiia nostra tesi con gli argomenti gittimazione democratica e avente una struttura sovrannazionale: un governo, quindi, capadel «federalismo fiscale»
ce
di dare, appunto per questo, una precisa gaÈ particolarmente importante far notare che
una conclusione analoga è suggerita dagli auto- ranzia di operare per il bene generale e nell'inri che hanno più attentamente studiato i pro- teresse della Comunità nel suo insieme; menblemi della politica regionale e del bilancio co- tre nell'ambito istituzionale attuale delle Comunitario: intendo con ciò riferirmi a un testo munità europee tutto ciò ha luogo tramite una
ben noto, e fondamentale, quale il <<Rapporto serie di compromessi intergovernativi (il do u t
MacDougall» alla Commissione delle Comu- des, il pachage deal, il juste retour) che non rinità (1977), come pure agli studi, specie tede- spettano né l'interesse comune né la divisione
schi (Dieter Biehl, Fritz Franzmayer) che lo dei poteri: sì che non vi è contropartita effettihanno accompagnato: rapporto e studi a cui i va (in ogni caso non vi è alcuna certezza né pogiuristi dovrebbero dedicare molta maggior at- litica né giuridica di una tale contropartita) ritenzione di quanto abitualmente non facciano. spetto alla riduzione delle competenze delle
Se si dessero questa briga, non potrebbero Regioni implicita nell'esistenza di un potere
non giungere alla conclusione che i rischi, poli- sovrannazionale.
In questo senso la vera «perdita» da parte
tici e finanziari, di perdita o diminuzione di
delle
Regioni, e soprattutto delle Regioni più
competenza che minaccerebbero le Regioni di
povere, consiste nell'assenza di una vera politiuna Federazione Europea non sarebbero più
grandi di quelli che già oggi vi sono per esse ca regionale delle Comunità che possa definirsi
nei diversi Stati federali, quale conseguenza europea; e, più in generale - come è stato
inevitabile dell'evoluzione dell'economia e dei chiarito in modo particolarmente perspicuo da
compiti sempre più complessi che incombono Dieter Biehl - nell'assenza di una politica di
bilancio che abbia un effetto di redistribuzione
al wevare state.
sufficientemente
consistente in favore delle reDiscutere queste difficoltà, e cercar ad esse
un rimedio, ecco un dovere essenziale - la gioni più povere; e, il che è forse ancora più
goethiana Forderung der Stunde - degli spe- grave, nell'esistenza di una politica agricola cocialisti dell'argomento. Trovar invece in tutto mune che privilegia regioni già favorite, proquesto un pretesto per opporsi all'unità euro- ducendo così un effetto redistributivo alla rovescia. E questo conferma che solo una trasforpea è poco serio e significa, per dirla con Paul
mazione delle Comunità in senso federale
Valéry, entrer dans l'avenir à reculons.
Tale organizzaziorie dell'Europa federata in potrà eliminare questi difetti: gli sforzi compiuti dal Parlamento europeo eletto, nell'am«Grandi Regioni* avrà d'altra parte un secondo
bito delle istituzioni attuali, per modificare il
vantaggio, e non meno importante, in ordine
bilancio
comunitario nel senso ora indicato
alla politica regionale comune e all'attività di
(sforzi che si sono conclusi col fallimento più
redistribuzione e di crescita equilibrata delle
pieno) ribadiscono ulteriormente, e in modo
Regioni (Finanzausgleicb): di cui il «Rapporto
particolarmente probante, questa convinzione.
MacDougall» ha mostrato l'importanza politica e i modi e gli strumenti economici e finanConclusione
ziari che essa dovrà seguire per divenir realtà, e
che la condizionano. Invero questa politica ha
La nostra conclusione ultima è pertanto che
un'altrettanto precisa condizione istituzionale, le Comunità soffrono certo di un deficit di lecioè unlorganizzazione abbastanza uniforme gittimità democratica, stante la loro struttura
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confederale e intergovernativa; che, in conseguenza, la politica regionale comunitaria favorisce piuttosto le differenze che non una perequazione fra le Regioni più ricche e le più povere; che dunque trasformazioni profonde sono da realizzare tanto nella struttura istituzionale delle Comunità come nella consistenza
del bilancio e della politica regionale comune,
e finalmente nell'orientamento di auesta. Invece, una volta che tutto ciò sarà stato raggiunto, una certa centralizzazione a livello europeo
deve esser accettata come conseguenza inevitabile e, in ultima istanza, benefica, e non potrebbe esser rifiutata in nome di un'autonomia
economica molto più apparente che reale e che
resterebbe nella maggior parte dei casi sulla
carta, e soprattutto per quanto concerne le Regioni più sfavorite. Il che naturalmente non
esclude che questa limitazione a ragion veduta
dell'autonomia economica non possa e non
debba andar congiunta con un'autonomia CUIturale - nel senso più largo della parola molto ampia ed estesa. Anzi l'intervento del livello federale europeo nel senso di una rigorosa
perequazione finanziaria resta essenziale perché tale autonomia riceva un senso reale e possa, come la colomba kantiana, realmente «volare».
In altri termini il punto discriminante fra
l'esigenza valida dell'autonomia più piena e le
manifestazioni patologiche di un secessionismo
suicida non è indicato da una legge obiettiva e
non può esser fissato in forma univoca e rigorosa, giacché dipende piuttosto dallo spirito con
cui ci si pone davanti a questi problemi.
L'unità europea -e, in questa, lo sviluppo, e
i limiti, delle autonomie, secondo quanto abbiamo indicato - stands or falls con questo
«disegno». Sarebbe un'illusione cercare nei
meccanismi giuridici un surrogato a tale progetto, a questa volontà di «vivere insieme per
qualcosa di grande*.
Le istituzioni possono essere strumento utile, e anzi indispensabile, a guidarla e irrobustirla, se esiste: a renderla «vertebrata»,nel senso di Ortega. Ma non possono sostituirla, e tanto meno crearla.
COMUNI D'EUROPA
Organo dell'A.1.C.C.E.
ANNO XXXI - N. 2
FEBBRAIO 1983
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1983
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