IL PUNTO Povertà e crisi di Ferdinando Siringo iamo entrati in una delle crisi economiche più profonde e probabilmente lunghe vissute dal mondo negli ultimi cento anni. I dati finanziari, ma ormai anche quelli dell'economia reale, appaiono sempre più gravi con conseguenze sulla popolazione, sul reddito e sulla sicurezza sociale. A ciò si aggiunga che c'è l'impressione che al momento il governo italiano stia fronteggiando prevalentemente le difficoltà di banche e imprese, ma ancora poco si vede sul fronte della sicurezza sociale, a parte interventi di carattere episodico e insufficienti. Al contrario, è sempre più che sussurrata l'idea che, in tempi di vacche magre, se c'è qualcosa da tagliare questa è l'assistenza. E' necessario ripetere qui quell'odioso esercizio, purtroppo però utile, di guardare a quanto stanno investendo altri importanti Paesi per sostenere le famiglie in difficoltà. Sarebbe il caso, e il volontariato dovrebbe farsene attore, di aprire invece un serio dibattito sull'evoluzione della povertà e dell'insicurezza in questo tempo e nel periodo della crisi nel quale stiamo entrando. Sarà infatti molto più doloroso entrare nella crisi per i poveri, che stanno aumentando vertiginosamente, travolti dalla attuale situazione. Perciò bisogna intervenire decisamente. S | 04 | Mondo Solidale Basta ,per capirne l'urgenza, dare uno sguardo ai dati presentati recentemente dall'Istat sull'evoluzione della povertà in Italia che ci mostrano negli ultimi anni una tendenza al progressivo impoverimento della popolazione, in modo particolare al Sud. Insomma, milioni di italiani sono arrivati alla crisi da poveri: cosa gli succederà ? Nell'ultimo anno l'incidenza del rischio di povertà in Italia rispetto alla media europea ci ha fatto passare dal quinto al terzo posto nella graduatoria con maggiore percentuale di persone a basso reddito, mentre , in particolare considerando i minori poveri, ci attestiamo ad un 25%, raggiungendo un preoccupante primo posto in Europa insieme alla Romania. Ultima la Danimarca con il 10%. Si badi bene che questi sono dati medi del Paese: il Sud ha percentuali molto più preoccupanti: la nostra Sicilia ha un reddito mediano del 61% di quello del Centro Nord e la distanza aumenta per le coppie con figli e le famiglie con anziani. L'incidenza della povertà in Sicilia rispetto al totale della popolazione è del 27,6%, mentre al Nord è del 5,5%. L'incidenza nell'area Sud e Isole è del 22,5%. La Sicilia risulta essere la regione con maggiore incidenza della povertà. Particolarmente allarmante, poi, è la situazione dei minori che vivono in situazione di povertà al Sud: nelle regioni meridionali sono concentrati per il 69,3% per un totale di 1 milione e 146mila con una incidenza in Sicilia, sul totale della regione, del 37,6%, la maggiore d'Italia. La principale causa della povertà delle famiglie è evidentemente la mancanza di lavoro, il che dà una indicazione chiarissima ai responsabili politici sulle strade da seguire. Interessante sarebbe aprire un dibattito più approfondito e meno basato sulla battute nei giornali, sulla questione dell'assegno di disoccupazione per chi ha perso il lavoro, ma anche sulle forme di sostegno verso chi non lo ha ancora trovato. Dai dati Istat emerge anche che notevoli sacche di povertà sussistono in famiglie ove il lavoro c'è, ma è precario o di profilo professionale eccessivamente basso: si tratta dei cosiddetti working poors. Emerge quindi, proprio adesso che il Paese è pienamente entrato in una crisi che ulteriormente colpirà famiglie e lavoratori e sta già riducendo i servizi resi dagli Enti Locali, che i dati sulla debolezza della popolazione peggiorano notevolmente e che esistono forti diseguaglianze fra Nord e Sud. A causa della situazione meridionale, l'Italia risulta essere il terzo Paese d'Europa con la maggiore incidenza di popolazione a basso reddito, ovvero con meno del 60% del reddito medio IL PUNTO dell'Unione Europea. Inoltre, utilizzando il coefficiente di Gini, che è un indicatore che misura, all'interno di ogni Paese, la distanza fra i ricchi e i poveri, ovvero le disuguaglianze, l'Italia ha un indice di 0,32 che la mostra come uno dei paesi d'Europa con maggiori diseguaglianze interne. Se osserviamo la situazione dei minori comparandola con l'Europa, tocca all'Italia il tristissimo primato di essere la nazione con la maggiore percentuale di minori a basso reddito (25%) insieme alla Romania. Come detto prima, la situazione in Sicilia è anche peggiore. Anche sul versante anziani la situazione è preoccupante, ma meno che su quello dei minori: si raggiunge una incidenza del 22%. Forse merito del sistema pensionistico. I minori godono, come è noto, di più scarse tutele rispetto a tutte le altre fasce della popolazione. Un ultimo dato che voglio evidenziare, nell'insieme di quelli forniti dall'Istat, è quello degli indicatori di deprivazione, ovvero della impossibilità di permettersi alcune voci di spesa da parte delle famiglie. Dai dati risulta che il 23,8% delle famiglie nelle Isole non riesce ad arrivare a fine mese, contro il 12,0% del Nord, mentre quasi il 45% nelle Isole non potrebbe mai permettersi una spesa imprevista di 700 Euro, a riprova del rischio di povertà esistente. I dati presentati meriterebbero lunghe riflessioni e analisi che non posso svolgere qui, ma qualche accenno va fatto: - il volontariato deve interrogarsi sulle azioni che compie, nel senso di confrontarsi, e molto spesso lo fa già da tempo e in piena solitudine, sui progetti che porta avanti rendendoli più adeguati al panorama di estrema debolezza sociale che stiamo fronteggiando; - le pubbliche amministrazioni dovrebbero impegnarsi a fondo a ridurre ogni spesa superflua per indirizzare risorse verso le famiglie e le persone in povertà; una certa sensibilità si vede nei sindaci, anche se non sempre, ma analoga sensibilità non sembra riscontrarsi a livello nazionale; andrebbe aperto un dibattito serio sugli interventi contro la povertà, ma di troppo altro si sente parlare; - sul piano regionale e locale bisogna investire al più presto sulle partnership fra pubbliche amministrazioni e volontariato e Terzo Settore in genere per costruire alleanze nel territorio, allo scopo di individuare e combattere la povertà, massimizzando l'efficienza delle risorse utilizzate e coinvolgendo insieme ente pubblico e privato sociale in quella che si annuncia essere una lunga battaglia per uscire, fra molto tempo, dalla crisi. Mondo Solidale | 05 | SPECIALE Per una storia del Volontariato in Sicilia L’opera di Danilo Dolci in Sicilia e la sua influenza sul volontariato isolano di Vincenzo Borruso on è facile risalire negli anni con lo scopo di documentarsi sui movimenti volontari di solidarietà sociale nella nostra regione. In primo luogo, in quanto fino all'approvazione della legge 266/92 nessuna norma regolava le iniziative di volontariato; in secondo luogo perché non esiste, del periodo antecedente alla legge, documentazione alcuna in registri pubblici, comunali o regionali. Un lavoro di non piccola mole sarebbe da fare nei registri notarili poiché alcune associazioni di volontariato hanno ritenuto opportuno registrare i propri statuti e le finalità che le portava a costituirsi. Da ricordare che la Costituzione italiana (art. 2) riconosce il diritto dei cittadini ad associarsi liberamente. Tuttavia, fino agli anni '60 del secolo appena passato è probabile che molte attività di volontariato solidale fossero attuate senza che nessun documento ne sancisse le finalità e il modo di associarsi. Tranne che non vi fosse un patrimonio da gestire, un lascito specifico che facevano di queste associazioni delle vere fondazioni o degli istituti rientranti fra le IPAB, organismi per l'assistenza e la beneficenza normati da una legge del 1890. Fra queste dobbiamo anche includere una serie di associazioni religiose il cui unico vincolo era rappresentato dall'appartenenza a una parrocchia o a un ordine religioso. N In mancanza, ancora, di una storia organica del volontariato in Sicilia è parso opportuno ricostruire alcune fasi dell'opera di Danilo Dolci nella nostra regione che provocò un movimento di giovani e di professionisti attratti dagli obiettivi che Danilo si era prefisso fin dal 1952, anno in cui si era trasferìto dal nord Italia a Trappeto. L'immagine di Trappeto che in quell'anno egli dà con il suo libro "Fare presto (e bene) perché si muore" rappresenta un vero pugno nello stomaco del mondo politico e culturale dell'Italia. Le misere case descritte, in genere un vano di pochi metri quadrati per famiglia senza servizi igienici e in coabitazione con animali, il vallone che attraversa il paese con i suoi liquami da fognatura all'aperto, l'alimentazione formata solamente da pane e pasta, quando c'è, la morte di adulti e bambini come evento troppo frequente, scuotono il paese e provocano un flusso di collaboratori volontari che affiancano Danilo nella sua opera di assistenza e di documentazione. Già in quel primo libro, pubblicato da De Silva (Nuova Italia) nel gennaio del '54, può essere apprezzata la collaborazione di Giustina Barretta, Mauro Gobbini, Filippo Liverziani, Vincenzina Dolci (vedova, risposata con Danilo), Fernanda Orlacchio, Ida Sacchetti, Moreno Vannini, Altera Zelli. Nomi che rivelano l'origine continentale di questi primi volontari, con l'eccezione di Vincenzina, che già era accanto al suo nuovo compagno, avendo cura della sua numerosa famiglia (cinque figli dal primo matrimonio, già madre della prima dei cinque figli che avrebbe avuto con il secondo) e dei volontari perché avessero umane condizioni di vita. Nella primavera/estate di quello stesso anno, arrivano a Trappeto i primi volontari siciliani. Tra essi lo scrivente, Angela Sana proveniente da Pantelleria e una sua sorella. Sulla collina che sovrasta Trappeto, ribattezzata Borgo di Dio, erano stati costruiti con fondi che Danilo aveva cominciato a ricevere da Comitati italiani, costituiti in appoggio alla sua opera, l'asilo d'infanzia dato in gestione alla Cassa per il Mezzogiorno, la casa dove abitava Danilo e la sua numerosa famiglia e vi funzionava un refettorio aperto anche ai volontari, un capannone, dove dormivano i volontari e che sarebbe diventato il teatro del Borgo. In quei primi caseggiati era ospitato anche un deposito di farmaci, alimentato da campioni gratuiti provenienti da medici italiani, ai quali attingevano i poveri dei paesi vicini non ancora assistiti dal servizio sanitario nazionale (istituito ventiquattro anni dopo). C'era anche un minuscolo studio medico per occasionali visite effettuate da medici Mondo Solidale | 07 | SPECIALE del territorio. Quell'estate la comunità da studiare fu Partinico. O, meglio, il suo quartiere Spine Sante. Il risultato fu condensato in un libro di circa 120 pagine stampato presso la tipografia palermitana Luxograph (agosto 1954) dal lungo titolo "Quanti altri s'impiccheranno quanti altri impazziranno quanti altri morranno disgraziati a Partinico?" Autori, oltre a Danilo, Vincenzo Borruso, Rodolfo Bracci, Giovanni Piergallini, Margherita Salimei, Angela Sana, Ronaldo Vighi. Il materiale raccolto in quella ricerca ebbe maggiore notorietà dal fatto che rappresentò la parte socio-sanitaria del libro che subito dopo Danilo pubblicò con la Laterza dal titolo "Banditi a Partinico"(Bari, 1955) e prefazione di Norberto Bobbio. Naturalmente il numero dei volontari era andato crescendo pur essendo gli "indigeni" sempre una forte minoranza. Le cose più significative in queste pubblicazioni sono rappresentate dalle descrizioni di ambiente e dalle notizie sulle malattie presenti nelle famiglie. Un esempio eclatante, questa famiglia di Trappeto: " R, Vincenza di 23 anni, sposata a 21 anni con G. Francesco di 28. Hanno avuto due gemelli: Giuseppe e Sebastiano. Giuseppe è morto di tubercolosi ad un anno e Sebastiano è ammalato e ricoverato all'ospedale di Palermo (dicono che ha una ghiandoletta), Il marito è sano ma la moglie ha una faringite tubercolare scoperta da due mesi. Ha avuto visite gratuite a Palermo | 08 | Mondo Solidale e le medicine prescritte in parte le ha potuto ottenere gratuitamente, in parte a pagamento, in parte a credito. La casa è costituita da due locali. Prende luce dalla porta. … Il gabinetto è un pertugio a terra nella cucina stessa. La casa ha la luce elettrica ma non l'acqua. Possiedono un paio di lenzuola e una coperta di lana…Possiedono 4 piatti, 1 bicchiere, 2 tazze, tre forchette, 3 cucchiai, niente coltelli, 4 pentole"(da Fare presto (e bene) perché si muore, pagg 32/33). In un'altra famiglia, che fra le poche posate non possiede ugualmente coltelli, quando essi servono vengono chiesti in prestito ai vicini. A Partinico, nel quartiere Spine Sante, per quanto le situazioni estreme fossero numerose, ha una sua esemplarità la seguente storia: "Vedova P.G. di anni 68. Il marito le fu ucciso sul posto di lavoro 9 anni fa. Ha partorito 19 figli di cui uno morto appena nato e subito sostituito con un figlio adottivo. Attualmente di questi figli solo 5 sono viventi ma sposati e abitanti in luoghi lontani…. Non sa dire di che cosa sono morti 14 dei suoi figli tranne uno che è morto in Russia. Presenta una psiche ipereccitabile, arteriosclerosi, simblefaron da pregresso tracoma ed accusa cefalee intense ed allucinazioni. E' iscritta nell'elenco dei poveri. Non riceve alcuna pensione. Per vivere è costretta a fare la lavandaia guadagnando in media 50 lire al giorno. La sua alimentazione è costituita in genere da pane asciutto o qualche pomodoro: oggi ha mangiato solo un pezzo di pane; ieri ha mangiato al mattino insalata di pomodoro e la sera pasta e lenticche"(Quanti altri s'impiccheranno….pag.95). Un quartiere nel quale vivevano anche malati di mente confinati in sgabuzzini chiusi da grate poiché i familiari preferivano averli in casa piuttosto che in manicomio fra insetti, elettroshock e maltrattamenti (quannu eru agitato mi tiravano cannavazzi vagnati di 'ncoddo, riferisce uno di loro riportando la brutta usanza di sedare i malati tirando loro addosso lenzuola e asciugamani bagnati). Complessivamente, su 35 famiglie visitate in quel periodo sono stati contati: 17 casi di malati mentali di cui 8 in manicomio, 5 sordomuti, un caso di poliomielite, 2 casi di gravi disfunzioni ormonali, 5 di tubercolosi, 5 casi di malattie broncopolmonari, 5 di malaria, 10 di malattie tossinfettive, 7 di anemia e deperimento organico, 2 di malattie cardiovascolari, 12 di grave denutrizione, 5 di malattie reumatiche, un tracoma, un'annessite, una malattia della pelle, una malattia venerea accertata, 3 cefalee SPECIALE rità nazionali. Esse sono piene di riferimenti al vivere religiosamente, che significa "intendere la volontà di Dio", al Codice che è valido "finché coincide con la legge di Dio, quando la contraddice è abuso di autorità", e che si concludono con il saluto "Vostro in Dio". gravi, 8 casi da operare urgentemente con ricovero in ospedale. Nella relazione che Danilo scrive come presentazione al materiale che sarà contenuto dal libro "Banditi a Partinico" e conseguenza di un più vasto lavoro di ricerca sul luogo, dice che su 5.959 famiglie di partinicesi (25.258 abitanti nel 1953), 200 si raggruppano nei quartieri Spine Sante (il più triste con metà dei suoi abitanti che "si industriano" per vivere), via della Madonna (quartier generale dei fuorilegge), via dei Mulini (la zona della più diffusa prostituzione). Fra queste famiglie, in un campione di 161 persone, viventi o meno, 73 possono considerarsi essere o essere stati analfabeti non essendo andati oltre la terza elementare, 140 sono stati in carcere per periodi da pochi mesi all'ergastolo, 46 hanno avuto il confino da pochi mesi a 5 anni, 32 ammonizioni da pochi mesi a 5 anni, 14 sono stati ammazzati. Una situazione di questo genere, in cui Danilo partecipa alla vita dei cittadini di cui vuole studiare le condizioni sociali, economiche e culturali in cui vivono, può rappresentare un esempio di "sociologia partecipata". Ma rappresentò qualcosa di più in quanto la formazione del sociologo Danilo aveva origini profondamente religiose e il suo desiderio di partecipazione non era sostenuto dal desiderio di "studiare", quanto di condividere con la "sua gente" i disagi di una lotta che facesse ottenere migliori condizioni di vita, ma anche una maggiore vicinanza a Dio. Illustrative di questa posizione sono le lettere che nella prima parte della sua esperienza siciliana indirizzò a presidenti di Regione e ad auto- Per tornare al movimento di volontari creato dalla sua opera, l'attrazione operò sia in ambiti religiosi che laici. E al suo crescere contribuirono i vari comitati "Pro Danilo Dolci" sorti rapidamente in Italia e all'estero, sia invogliando i cittadini alla partecipazione della sua opera, sia con l'invio di risorse economiche che permisero una maggiore continuità del lavoro volontario. Fino all'assegnazione a D.Dolci del premio Lenin (1958) che consentì la costituzione del Centro Studi e Iniziative per la Piena Occupazione a Partinico in locali di Largo Scalia. Nel quale fu possibile disporre di collaboratori con regolare rapporto di lavoro e collaboratori volontari. Anni in cui furono presenti collaboratori come Eyvind Hitten, norvegese, Franco Alasia, Peppe Ganduscio e compagna, Carlo Doglio, Michele Mandiello, Vera Pegna, Vincenzo Borruso, Pasquale Marchese, Orazio De Guilmi, Filippo Robino, Pino Lombardo, etc. Il Centro si era strutturato in settori di lavoro e fra essi quello agricolo, interessato soprattutto alla diffusione di moderni sistemi di coltivazione e alla organizzazione di cooperative, quello per l'istruzione, impegnato nella lotta all'analfabetismo con azioni sulla scuola pubblica e doposcuola per i bambini più poveri, quello sanitario con un ambulatorio per le mamme e i bambini a Partinico e a Roccamena e con un lavoro che andava dall'assistenza medica farmaceutica e infermieristica agli adulti, all'aiuto alimentare per i lattanti, alla educazione sanitaria e alimentare, all'educazione contraccettiva, allora vietata dalla legge. Tutto questo lavoro si allargò a gran parte della Sicilia occidentale, soprattutto ai Comuni della Valle del Belice nella quale più intenso divenne il lavoro dopo il terremoto del 1968. Furono gli anni in cui uomini di scienza e di cultura di fama nazionale e internazionale si interessarono del Centro e della sua attività: da Carlo Levi, a Paolo Sylos Labini, Gunnar Myrdal, Michele Pantaleone, Ideale Del Carpio, Silvio Pampiglione. Sorsero numerosi Comitati di sostenitori in Italia, in Svizzera, in Germania, in Francia, in Inghilterra dai quali paesi, oltre a risorse economiche provenivano anche volontari. Così come iniziò una collaborazione con associazioni di volontariato europee, quali "Terre des Hommes" svizzera e francese, "Broth fur die Welt" (pane per il mondo) tedesca, National Templar Orden, svedese.. Collegato al lavoro dei Settori le ini- Mondo Solidale | 09 | SPECIALE ziative di Dolci per la diga sullo Jato, la diga Garsia, la lotta al banditismo e alla mafia, il completamento di Borgo di Dio con una struttura che permise corsi di aggiornamento e di formazione sui moderni sistemi educativi, sulla lotta alle droghe per gruppi di giovani e docenti provenienti da molti paesi europei, la documentazione sulle strutture e servizi sanitari nella zona e in Sicilia, la lotta all'aborto clandestino, la Scuola di Mirto, la Radio dei Poveri Cristi. Danilo Dolci e Silvio Pampiglione Una collaborazione importante e un motivo di ulteriore incentivazione del volontariato verso l'opera di Danilo fu rappresentato dal progetto per una ricerca nella Sicilia occidentale che includesse le zone di Cammarata e Palma Montechiaro nell'agrigentino, le zone di Corleone e Roccamena, nel palermitano, Menfi nel trapanese. La ricerca ebbe un livello più qualificato delle precedenti e l'indagine si avvalse della collaborazione di studiosi qualificati. Il lavoro durò parecchi mesi e fu presentato in un convegno tenuto ad Agrigento. Nel libro che Danilo pubblicò con Giulio Einaudi nel 1960, con il titolo Spreco, nel risvolto di copertina l'editore scrive: "Dolci ha condotto una vasta e approfondita indagine con la collaborazione di un gruppo di studiosi, sociologi, medici, urbanisti, economisti, agronomi, che per mesi e mesi hanno raccolto | 10 | Mondo Solidale metodicamente una massa imponente di materiale documentario; e nel maggio scorso, ad Agrigento,, i risultati non ancora elaborati di queste ricerche furono al centro di un convegno che ebbe in tutta Italia grandissima risonanza (la relazione del prof. Pampiglione dell'Università di Roma, sulla situazione sanitaria a Palma di Montechiaro, il paese del Gattopardo, destò enorme impressione). Risultati che ricalcano quelli documentati negli altri paesi oggetto dell'indagine ma che, come giustamente notò l'editore, il fatto che si trattasse di un Comune immortalato da Giuseppe Tomasi di Lampedusa e ormai entrato nella storia della nobiltà siciliana, ma anche in quella dell'intero paese, non poteva che suscitare una grande impressione in chi aveva immaginato questo paese nido della nobiltà isolana ma anche di una nascente borghesia che nulla aveva da invidiare per tempismo e rapacità a quella che stava sorgendo nell'intero paese unito. Silvio Pampiglione era all'inizio di una prestigiosa carriera di medico e di volontario che lo avrebbe portato in una serie di luoghi miseri del mondo portando la sua professionalità e la sua voglia di essere solidale con quanti soffrivano. Medico, docente di Parassitologia presso l'Università di Roma, la ricerca su Palma venne impostata con un meticoloso studio dell'ambiente e della comunità vivente in essa. La premessa alla prima parte delle studio dice già tutto e fotografa una situazione sociale, abbastanza diffusa in Sicilia in quegli anni, che non avrebbe avuto bisogno di ulteriori spiegazioni: "Palma di Montechiaro è una città posta sul versante africano della Sicilia, a 28 km da Agriento e 20 da Licata, attraversata dalla strada nazionale Trapani Siracusa. La popolazione è composta per la maggior parte di braccianti agricoli. La terra è poca, l'occupazione scarsa, i contratti di lavoro spesso non vengono rispettati. Grave è il disagio economico in cui si dibatte quasi tutta la popolazione. Gli iscritti all'elenco dei poveri sono 4964 (su 20.429). La città tutta partecipa di questo disagio: le strade sistemate sono pochissime, per la maggior parte in terra battuta o con fondo di roccia irregolare; le fogne praticamente inesistenti, quasi ovunque sono rimpiazzate da rigagnoli di acque nere che scavano fetidi solchi nelle strade; le case, cominciando dal muncipio, appaiono squallide, spesso lesionate, inabitabili per assenza di servizi igienici - in certi casi anche di finestre - per umidità dei pavimenti, inefficienza della copertura, ecc. Se ci si addentra nell'interno delle abitazioni verso sera, quando le famiglie dei braccianti si preparano al riposo notturno, si vedono scene indescrivibili: cinque, dieci o più persone che si accalcano in un solo vano; muli, asini, capre, galline, tacchini ed uomini coabitanti; vecchi tossicolosi e bambini lattanti, malati e sani, figli e genitori ammucchiati insieme alla rinfusa su letti rudimentali, talvolta per terra. E al mattino tutti quegli uomini e quegli animali si riversano da quelle case su quelle strade per ricominciare la loro faticosa quotidiana esistenza. SPECIALE Su tutto si posa un velo impalpabile di polvere gessosa, carica di residui fecali, in estate; di fango, in inverno". Siamo di fronte ad una situazione che Pampiglione dice diffusa ad altri numerosi comuni siciliani e si avvale, a documentazione di quanto detto, della relazione sulla miseria curata nel 1953 dalla Commissione parlamentare d'inchiesta, essendo Ministro l'On.Vigorelli, e che riferisce sulle condizioni di Licata (Ag.), Bompensiere (Cl.), Agrigento, Messina, Caltanissetta, Favara (Ag.), Modica (Rg.), Scicli (Rg.). Sulle condizioni di salute sono significativi i dati raccolti su un campione di 600 famiglie palmesi: fra le donne mogli dei capofamiglia gli aborti (dichiarati) sono stati 547, mentre i figli morti sono stati 1.014 di cui più del 60% morti nel primo anno di vita. Fra esse, inoltre, il numero medio di gravidanze è pari ad 8,3 gravidanza per donna e l'81,2% dei figli è stato perduto in gravidanza e nel primo anno di vita. Non dichiarato il numero degli aborti provocati che, secondo i medici locali, erano abbastanza frequenti. Su 600 famiglie, 252 (42%) hanno uno o più equini nella propria abitazione, in 168 casi conviventi nella stessa stanza, 436 (72,7%) allevavano in casa galline, conigli e altri animali da cortile, maiali compresi. In totale gli animali coabitanti con 3.404 persone ammontano a 5.085. Si tratta di una situazione che nei Comuni della Valle del Belice venne drammaticamente all'aperto, a parte l'indagine parlamentare citata, con il terremoto del 1968 che cacciò uomini e animali fuori da quelle misere e fragili abitazioni. L'indagine citata, assieme a quelle degli agronomi Aurelio Finelli e Pasquale Malpede sullo spreco di terra, sulla riforma agraria a Corleone dell'agronomo Antonio Loschiavo, sullo spreco dei villaggi costruiti dall'Ente riforma agraria nella Sicilia occidentale e sulla sottoccupazione a Roccamena dell'agronomo Andrea Ferretti, sullo spreco di acqua, raccolte nel volume pubblicato da Einaudi, ebbero vasta eco nel nostro paese e in Europa. Non meno choccanti i racconti di mafia, l'elenco dei morti ammazzati a Corleone, la documentazione di un magismo che impregnava la nostra terra, con riflessi non indifferenti sulla salute ma anche sui rapporti sociali. L'opera di Danilo, negli anni successivi ebbe altri modi per essere illustrata. E' da ritenere, tuttavia, che la conoscenza delle condizioni in cui viveva tanta parte della popolazione siciliana in quel tempo a Palma Montechiaro e nella Sicilia occidentale, sia stata strategica sia per l'internazionalizzazione del problema Sicilia, sia per il movimento volontario che contribuì a creare in Italia e nel mondo. Un movimento che riversò a Partinico, presso il Centro Studi e Iniziative per la Piena Occupazione, risorse finanziarie ed umane in grado di affrontare, almeno fino agli anni '70, problemi come quelli della lotta per le dighe, della modernizzazione dei sistemi di cultura agraria, per una educazione "dal basso", per una rinascita della regione duramente colpita dal terremoto con il progetto della città- territo- rio. A conclusione di quanto scritto finora, è d'obbligo un più esauriente profilo di Silvio Pampiglione per l'influenza che il suo intervento ebbe nella cultura scientifica del nostro paese, sul tema delle ricerche partecipate, e sull'opera successiva di Danilo Dolci. Dopo questa esperienza, Pampiglione insegnò nelle Università di Roma, di Milano e di Bologna dove chiuse la sua carriera universitaria di ordinario di Parassitologia nel 2000. Ma in questo lasso di tempo, insegnò Igiene nell'Università di Algeri, Parassitologia in Somalia, diresse il Dipartimento di Sanità comunitaria a Maputo (Mozambico), insegnò educazione sanitaria presso l'Università dell'Avana (Cuba), ad Asmara (Eritrea). Divenne consulente dell'OMS, dell'Unicef, dell'Unione Europea e del Ministero della Cooperazione dei Paesi Bassi. Trovò il tempo per dedicarsi alla lotta della popolazione del deserto sahariano contro il Marocco, scrisse 300 pubblicazioni scientifiche e una serie di manuali di educazione in spagnolo, in portoghese, in francese per le frange più a rischio di popolazione dei paesi africani in cui lavorò. Morì nel 2008 a Bologna e i suoi ultimi pensieri sono stati per la Sicilia e per i suoi amici siciliani dai quali desiderò avere libri e oggetti che gli ricordassero la prima e indimenticabile sua esperienza di volontario. Le fotografie che illustrano la parte dell’articolo riguardante Palma di Montechiaro sono tratte da «Spreco» (Einaudi, 1958) Mondo Solidale | 11 | DOSSIER Minori poveri in Italia incidenza al 25% come in Romania ontinuiamo a parlare da anni degli stessi problemi senza che nessuno di questi si sia minimamente intaccato con effetti di politiche adottate". È quanto ha affermato Laura Sabbadini, direttore centrale indagini, condizioni e qualità della vita dell'Istat, intervenuta il 12 febbraio 2009 in apertura del convegno su "Crisi economica, povertà ed esclusione sociale: la necessità di un piano nazionale" che si è svolto nella sede del Cnel a Roma e organizzato dall'"Osservatorio nazionale sull'attuazione della legge 328/2000", insieme ad Anci, Cgil, Cisl, Uil, Forum terzo settore, Legautonomie e Upi. "L'unica cosa che s'è mossa fino ad oggi - ha detto Sabbadini - è la situazione degli anziani, ma più per effetto di cambi generazionali che per misure adottate. Peggiora la situazione dei minori, dei giovani, dei disoccupati e delle famiglie con basso profilo professionale". In Italia, secondo i dati Istat, sono 2 milioni e 653 mila le famiglie che vivono sotto la soglia di povertà, l'11,1% di quelle residenti. Il 22,5% delle famiglie povere è al Sud, 299 mila le famiglie "C | 12 | Mondo Solidale numerose. 7 milioni e 537 mila invece le persone povere, il 12,8% dell'intera popolazione. La povertà nel nostro Paese ha diversi fronti e anche alcuni primati negativi in Europa. La situazione italiana, infatti, è tra le peggiori dell'Europa. Nel 2006 l'incidenza della popolazione a basso reddito è del 20%: superiore alla media comunitaria con il 16%. "Dal '97 al 2007 - ha spiegato Sabbadini - è peggiorata la situazione soprattutto delle famiglie con tre o più figli, e la situazione è peggiorata con un solo occupato, in particolare le famiglie monoreddito. La situazione è peggiorata soprattutto al Sud con le famiglie con due figli minori". La distanza tra ricchi e poveri è sopra la media europea. La situazione è particolarmente critica nel Mezzogiorno, dove la disuguaglianza tra ricchi e poveri è significativa all'interno dello stesso territorio. I ricchi del Sud sono molto più distanti dei poveri del Nord. Tipicità italiana quella di avere la povertà tra i minori. Incidenza dei minori a basso reddito al 25%, pari a quello della Romania ed è il più alto in Europa. Un milione e 655 mila, nel 2007, i minori in famiglie povere. Il 69,3% dei minori poveri al Sud, tra cui spicca: la situazione della Sicilia in testa alla graduatoria col 37,6%; la Basilicata col 30,1%; la Campania con il 27,8%. "Il Sud - ha detto Sabbadini - assorbe la stragrande maggioranza dei minori poveri. I minori che stanno nella situazione più grave, tra quelle famiglie considerate sicuramente povere, sono 779 mila, non sono un numero piccolo. Il 7,6% dei minori è lontano dalla soglia di povertà". Un milione e 515 mila, invece, i giovani poveri, con un 63,9% che vive nelle famiglie d'origine e sta aumentando, secondo i dati Istat, la povertà di coloro che stanno mettendo su famiglia. "Ci troviamo in una situazione critica rispetto all'Europa - ha concluso Laura Sabbadini - L'Italia è tra i paesi che stanno peggio. È il terzo paese per livello di povertà rispetto a tutti gli altri. Prima eravamo al quinto posto, oggi siamo al terzo, secondo gli ultimi dati disponibili. In sostanza facciamo dei passi indietro, non avanti". G.A. - Fonte "Redattore sociale" DOSSIER Volontariato e situazione socio-economica in Sicilia Il bisogno socio-economico stimola le iniziative solidali? Una recente ricerca in Italia rivela come la depressione economica e sociale non sia un’incentivo al movimento di volontariato solidale di V.B. a avuto molta eco la classifica sulla qualità della vita nelle province del nostro paese pubblicata da Sole 24 Ore di lunedì 29 dicembre 2008 e riguardante dati raccolti per l'anno 2007. Un'eco particolare in Sicilia nella quale, secondo i parametri applicati dal quotidiano economico, nelle ultime dieci posizioni si sono collocate sei province siciliane sulle 103 che compongono il paese. Fra esse Catania al 96° posto, Siracusa al 97°, Trapani al 100°, Palermo al 101°, Agrigento al 102°, Caltanissetta al 103°. Si tratta di una classifica che, sebbene ricalchi in qualche modo quella dell'anno precedente, lascia l'amaro in bocca ai siciliani. Che, certo, molte illusioni non s'erano fatte in questi ultimi tempi, ma che hanno potuto osservare come le posizioni in cima alla classifica siano occupate in grande prevalenza da province del nord. Secondo il giornale "a guardar bene i valori degli indicatori, ci H si accorge che i divari territoriali sono talmente ampi tra Centro-Nord e Sud da fare ritenere che esistano ormai in Italia due formazioni sociali con cultura e meccanismi regolatori ben differenziati". Ci permettiamo di aggiungere che dall'Unità ad oggi la politica predominante nel nostro paese mostra due facce: delle quali una vuole il Nord sempre più protagonista, l'altra ha destinato il Sud a rimanere in una posizione di sudditanza, al massimo di consumatore. La stampa e gli altri "media" hanno a sufficienza illustrato le differenze che separano queste due parti del paese. Ma hanno detto poco sul fenomeno "volontariato", che rappresenta uno degli aspetti delle due "culture" Nord-Sud, ma la cui diversa dimensione riteniamo sia diretta conseguenza di una certa tradizione e di una maggiore valorizzazione che la pubblica amministrazione delle regioni del nord ha assegnato ai movimenti solidaristici spontanei. Le province siciliane anche su questo terreno occupano posizioni di coda. Enna si colloca al 60° posto,Messina al 70°, Siracusa al 71°, Ragusa all'85°, Catania al 90°, Trapani al 91°, Agrigento al 92°, Caltanissetta al 95°, Palermo al 97°. La media siciliana delle organizzazioni di volontariato è dello 0,40 per mille abitanti, il 45% in meno dello 0,72 dell'Italia. E' anche probabile che questa minore partecipazione ad attività di volontariato derivi dalla maggiore disoccupazione che colpisce i nostri giovani, quasi il 12% contro il 6,6% dell'Italia. Ma anche dal tenore di vita delle loro famiglie che, secondo i valori riportati dal giornale, vedono la provincia di Siracusa al 75° posto, al 76 Ragusa, al 79 Caltanissetta, all'86 Catania, all'87 Trapani, al 97 Messina, al 98 Palermo, al 99 Enna, al 100 Agrigento (su 103 province). Resta da dire che molte attività, anche fra quelle che si sono viste fra il 2008 e il 2009, con la ricerca spasmodica di alimenti per le persone più misere, certamente sono frutto di un impegno di cittadini non organizzati, di cittadini abituati a lavorare senza un riconoscimento pubblico, ripagati dalla gratitudine del prossimo più che da registrazione in documenti ufficiali. Qualche volta bisogna che si esplorino questi ambienti pieni di una umanità difficilmente certificabile e certificata. Mondo Solidale | 13 | DOSSIER Il futuro del volontariato. Dalla Legge Brunetta ai nuovi compiti del volontariato di V.B. on sembra che il Decreto Legge della Presidenza del Consiglio, n. 112 del 25 giugno 2008, sul contenimento della spesa del pubblico impiego e sulle disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività etc., abbia interessato in modo particolare il volontariato italiano che, tuttavia, dal quel Decreto legge è destinato ad assumere un impegno pubblico che finora non ha avuto, In sostanza, la normativa tende ad un contenimento della spesa anche con un possibile esodo volontario dei dipendenti prima che abbiano maturato gli anni di servizio che danno diritto al trattamento pensionistico. Come recita l'articolo 72, per gli anni 2009, 2010, 2011, il personale in servizio presso le amministrazioni dello Stato, le agenzie fiscali, la Presidenza del Consiglio dei Ministri, gli enti pubblici non economici, le Università e gli enti di ricerca, etc., con la eccezione di quello impegnato nella scuola, può chiedere di essere esonerato dal servizio nel corso del quinquennio antecedente la data di maturazione dell'anzianità massima contributiva di 40 N | 00 | Mondo Solidale anni. Durante il periodo di esonero dal servizio al dipendente spetta un trattamento temporaneo pari al 50% di quello complessivamente goduto, per competenze fisse ed accessorie, al momento del collocamento nella nuova posizione. Però, come dice testualmente l'articolo 72, al suo punto 3: "Ove durante tale periodo il dipendente svolga in modo continuativo ed esclusivo attività di volontariato, opportunamente documentata e certificata, presso organizzazioni non lucrative di utilità sociale, associazioni di promozione sociale, organizzazioni non governative che operano nel campo della cooperazione con i Paesi in via di sviluppo, ed altri soggetti da individuare con Decreto del Ministro dell'economia e delle finanze da emanarsi entro novanta giorni dall'entrata in vigore del presente decreto, la misura del predetto trattamento economico temporaneo è elevata dal cinquanta al settanta per cento. Fino al collocamento a riposo del personale in posizione di esonero gli importi del trattamento economico posti a carico dei fondi unici di amministrazione non pos- sono essere utilizzati per nuove finalità". Al punto 4 il Decreto precisa come, all'atto del collocamento a riposo per raggiunti limiti di età, il dipendente abbia diritto al trattamento che gli sarebbe spettato se fosse rimasto in servizio e, al suo punto 5 che il trattamento economico fruito durante il periodo di esonero è cumulabile con altri redditi derivanti da lavoro autonomo o da collaborazioni e consulenze. Purchè da tali attività non derivi un pregiudizio all'amministrazione di appartenenza. Tali disposizioni sono ribadite dalla circolare n. 10 del dicembre 2008 conosciuta come "circolare Brunetta" dal nome del Ministro. Che, però, precisa come tali esoneri non siano automatici ma derivino da una valutazione discrezionale della amministrazione dalla quale si dipende. L'esonero non si configura come una cessazione del servizio DOSSIER ma come una sospensione. E questo al fine di evitare che il dipendente possa assumere funzioni di consulente nella stessa amministrazione di appartenenza. Dalla circolare si rileva un'incentivazione dell'attività di volontariato svolta attraverso l'esonero dal lavoro nell'ultimo quinquennio di maturazione del trattamento pensionistico. Viene ribadita l'elevazione dal 50 al 70% del trattamento economico in caso di esonero per attività di volontariato a condizione che questa venga prestata a titolo gratuito. Per quanto risulta ai Centri Servizio del volontariato, il Decreto Legge e la circolare esplicativa non hanno avuto grandi effetti sui dipendenti pubblici, o forse non hanno goduto di una efficace pubblicizzazione, almeno nella nostra regione. Poiché la norma ha un suo valore e potrebbe avere sia una funzione nel alleggerire il carico dei dipendenti sulla pubblica amministrazione, sia nel procurare al mondo del volontariato una serie di collaboratori con specifiche competenze per funzioni non sempre sufficientemente svolte da volontari. I quali si impegnano in attività solidaristiche spesso suggerite da bisogni non soddisfatti, da spontaneismo, più raramente da competenze da mettere al servizio di un volontariato qualificato. E' probabile che in tali evenienze saranno da osservare regole nuove all'interno delle associazioni, nella distribuzione dei carichi di lavoro, nell'assunzioni di responsabilità relative alla organizzazione burocratica e alle iniziative che potrebbero essere intraprese con questo tipo di volontariato. Bisognerebbe che all'interno delle associazione vigessero norme di effettiva democrazia e di partecipazione al lavoro. In ogni caso, se il Decreto Legge dovesse trovare buona applicazione, cosa che nella nostra regione appare difficile, le organizzazioni di volontariato dovrebbero avere un'adeguata struttura sia per l'accoglienza corretta di tale tipo di volontari, adeguatamente certificata, sia per la creazione di una documentazione sulla continuità del lavoro quotidiano. Così come sarà indubbiamente richiesto dall'amministrazione di provenienza. Nelle associazioni normate dalla legge 266/92 la responsabilità ricadrebbe quasi esclusivamente sui presidenti che si troverebbero nella veste di datori di lavoro e di referenti della pubblica amministrazione. Vi sono aspetti di un certo interesse in questa nuova norma di legge. Nella eventualità che essa induca richieste verso le nostre associazioni, l'impegno dei servizi per il volontariato dovrebbe affrettarsi a preparare le associazioni a saper fare buon uso della legge, ma anche salvaguardarsi da eventuali richieste di un suo utilizzo non corretto, come potrebbe verificarsi per fini riguardanti solamente vantaggi personali. Mondo Solidale | 15 | DOSSIER Dopo Natale, il freddo e la fame Un detto da aggiornare in peggio di V.B. oppu Natali, lu friddu e la fami", un detto siciliano che, negli anni, ha avuto spesso triste conferma. E che in questo felice 2009 trova ancora occasione di essere citato dopo qualche decennio in cui ci eravamo illusi di avere eliminato almeno la fame fra i nostri cittadini. Abbiamo avuto modo di citare alcune abitudini religiose della nostra terra nelle quali alcune ricorrenze di santi vengono celebrate con le "tavulati", pranzi offerti ai cittadini poveri. Famose quelle organizzate in occasione della festa di S. Giuseppe. Si invitano al pranzo (s'assettano a tavula) vicini fra i più poveri a rappresentare la Sacra Famiglia e spesso i dodici apostoli. E sulla tavola imbandita il cibo è così abbondante da poter fornire agli invitati, dopo il pranzo, un ulteriore rifornimento di cibo da portare a casa. Questa devozione, che si perde nella notte dei tempi, vi furono anni in cui si è rischiato di non poterla più osservare. Negli anni '80, ad esempio, anche nei quartieri più popolari dei nostri Comuni, divenne difficile per i devoti di S.Giuseppe sciogliere la promessa e "assittare a tavula" i soliti poveri. In alcune famiglie, in quegli anni, la devozione fu osservata con un pranzo al quale partecipavano giovani, spesso studenti, interessati "goliardicamente" al mantenimento di una bella tradizione religiosa e civile. Nell'attuale terzo millennio, anche nella società affluente siciliana, la situazione è talmente cambiata che la solidarietà laica e cristiana è stata costretta alla raccolta di cibo e alla organizzazione di mense alle quali quotidianamente partecipano cittadini che, fino a poco tempo fa, avrebbero ritenuto "D | 16 | Mondo Solidale impossibile chiedere un aiuto di questo genere. L'attuale situazione è conosciuta dalla Caritas, da tante parrocchie e dai banchi alimentari organizzati anche da associazione volontarie laiche. In un Comune della provincia di Caltanissetta, come abbiamo riferito un paio di anni fa, la raccolta effettuata dal parroco con i suoi parrocchiani volontari, veniva distribuita alle famiglie povere a tarda notte, poiché era ancora abbastanza forte il pudore per richieste di tal genere. Oggi, probabilmente, quel pudore sarà sparito, sopraffatto da necessità impensabili pochi anni fa. La nostra terra conosce la fame atavica. Una serie di proverbi la documentano: a cu ti duna 'u pani, chiamalu patri"; a cu ti leva u pani, levacci la vita; inchi la panza e inchila di spini! Ma, l'attuale generazione anziana mai avrebbe potuto pensare al ritorno di situazioni di tal genere, al ritorno di un tempo in cui la ricerca di cibo per sopravvivere avrebbe potuto essere ancora presente. "Ieri borghese,oggi sul lastrico: datemi aiuto" è il titolo di un articolo di Isabella Napoli, su la Repubblica Palermo del 23 dicembre 2008, che racconta la repentina possibilità di diventare miseri al limite di non potere più comprare il pane nelle nostre città. Nino Fasulo su Repubblica Palermo del 24 dicembre 2008 cita il detto alfonsiano di Gesù che nasce "al freddo e al gelo". Oggi i bambini palermitani muoiono al freddo e al gelo e lo documenta Sara Scarafia, sempre su Repubblica, raccontando di bambini, appartenenti a famiglie ospitate in container di lamiera, che entrano ed escono dall'ospedale con le tipiche malattie da perfrigerazione e da sovraffollamento. Non a caso la mortalità infantile e neonatale in Sicilia è circa il doppio che nel resto del paese. Le loro malattie i medici dei nostri ospedali le chiamano "malattie della povertà". Siamo un terra in cui il senatore Simone Gatto, pediatra a Trapani, negli anni '50 documentò nei quartieri poveri trapanesi, una mortalità infantile due, tre volte più alta che nei quartieri ricchi. Ma sessanta anni non ci sono bastati per sconfiggere la più evidente causa di morte dei nostri bambini. Siamo una regione nella quale, come riportato in una recente ricerca dell'Istat, più di una famiglia su dieci non ha i soldi per comprarsi da mangiare. Siamo una terra in cui, come scrive Antonio Fraschilla, Biagio Conte e altri volontari a Palermo "hanno bisogno di farina, di tanti pannolini e coperte di lana. Hanno bisogno di giocattoli, di materassi e di generi di prima necessità. Hanno bisogno di aiuto. In questi giorni di Natale le comunità di assistenza ai disagiati hanno organizzato decine di collette alimentari, tombole e concerti nella speranza di poter raccogliere fondi e dare un sostegno a chi non ha nulla. E a Palermo sono centinaia le persone sotto la soglia di povertà che tutte le mattine bussano alle porte dei centri di Biagio Conte, di Sant'Egidio, della Caritas o delle 180 parrocchie". E se questo è stato documentato prima di Natale, come avrebbe potuto essere il dopo? In questo inizio di 2009, abbiamo avuto solo la necessità, con tanta più amarezza e rabbia per la inefficienza della pubblica amministrazione, di una modesta correzione al detto tradizionale: "Doppu Natali, chiù friddu e chiù fami". DOSSIER Anche per morire ci vuole dignità La presenza dei volontari nel mondo della sofferenza fornisce assistenza materiale e spiriturale quasi sempre mancante nei servizi pubblici di V.B. o sanno molti di noi che hanno dovuto subire la perdita di qualche persona cara. Lo sanno le associazioni di volontariato che hanno scoperto la difficoltà di abbandonare un proprio assistito quando nulla è più possibile fare per riguadagnare la salute perduta e che, presenti in buon numero nel nostro paese si prodigano per la salute dei cittadini e per alleviare le loro sofferenze. Secondo un rilevamento effettuato dall'Istat, nell'anno 2003, nel nostro paese operavano 21.000 associazioni di volontariato di cui il 28% operava nell'ambito della sanità e il 27,8% nell'assistenza sociale. Le caratteristiche salienti del fenomeno sono il radicamento nel territorio, la prevalenza delle piccole associazioni con limitate risorse finanziarie, la concentrazione nei settori sanità e assistenza sociale, la crescita di quelle associazioni formate da utenti che hanno la necessità di attuare un autoaiuto. L Un recente rapporto curato dalla Direzione generale della programmazione sanitaria, dei livelli essenziali di assistenza e dei principi etici di sistema del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali ha avuto come obbiettivo la documentazione fra le associazioni di volontariato del lavoro svolto da quelle che si dedicano alla sofferenza fisica e psicologica dei malati terminali fornendo farmaci e assistenza materiale e spirituale che compensano spesso le carenze delle strutture sanitarie pubbliche e private, soprattutto nel meridione italiano. Sono, in particolare, associazioni formate da volontari, fra i quali medici, infermieri, assistenti sociali, psicologi dedite alla somministrazione di cure palliative a malati terminali per malattie neurologiche, oncologiche il cui sintomo maggiore è rappresentato dal dolore. Tali cure, che si avvalgono di farmaci contro il dolore ma anche di sostegno psicologico, vengono definite "palliative". Tale termine, che non significa "inutili", deriva dalla parola latina "pallium", mantello, protezione. Protezione soprattutto dal dolore che rende estremamente sofferto l'ultimo periodo di vita, sia per i pazienti terminali che per i loro familiari. Le cure palliative sono state definite dall'O.M.S. "un approccio che migliora la qualità della vita dei malati e delle loro famiglie che si trovano ad affrontare le problematiche associate a malattie inguaribili" Cure che aiutano a sopportare al meglio la fase terminale della malattia, che accompagnano verso una morte dignitosa che si avvicina con una sempre più evidente perdita dell'autonomia e delle capacità decisionali. Dall'inizio degli anni novanta del trascorso secolo il mondo della medicina si è posto il problema del dolore come evenienza importante nel decorso della malattia. Nel 1992, come è scritto nel rapporto del Ministero della Salute, presso un ospedale canadese fu avviato un progetto per modificare il comportamento dei sanitari e dei pazienti ricoverati. Il progetto, denominato "Verso un ospedale senza dolore", approvato dall'OMS, è stato "esportato" in Francia,, Svizzera, Belgio, Spagna, Stati Uniti, Italia con la coordinazione dell'associazione "Ensemble contre le douleur". Nel nostro paese, nel 2000, fu costituita una commissione di studio che ebbe come compito quello di approntare un progetto da applicare su tutto il territorio nazionale. Tuttavia, il progetto italiano "Ospedale senza dolore" non ha avuto una grande diffusione, anche se dal Ministero sono state approntate le linee guida già dal 2001. La prima esperienza è stata fatta nel Mondo Solidale | 17 | DOSSIER 1998 dall'ospedale di Vincenza; intorno ad essa circa 20 ospedali hanno costituito un gruppo per una ricerca sia sulla percezione del dolore da parte dei pazienti, sia sul numero degli operatori in grado di trattarlo. E' stato accertato che l'80% dei pazienti con dolore intenso non ricevevano trattamenti efficaci.. Come è riportato dalla relazione ministeriale "il progetto ospedale senza dolore, che doveva essere applicato in tutti gli ospedali italiani, non ha trovato finora una applicazione omogenea su tutto il territorio nazionale". Da notare che non sono stati trascurati i bambini, poiché ogni anno 11 mila di essi, per malattie inguaribili, hanno bisogno di cure palliative. Sulla organizzazione di servizi, che certo sono differenti di quelli necessari per adulti e anziani, il Ministero è tornato con documenti approvati nel 2006 e nel marzo del 2008 perché la rete assistenziale fosse garantita in tutte le regioni. In relazione al modello organizzativo, il DPCM 29 nov. 2001, definendo i livelli essenziali di assistenza (Lea), ha anche indicato una rete di assistenza ai pazienti terminali perché le cure palliative potessero essere erogate ambulatorialmente, a domicilio (Adi), in ospedale con ricovero ordinario o in day hospital, in centri residenziali. Le nostre regioni hanno scelto secondo quanto hanno ritenuto opportuno e, in atto, tutte dovrebbero avere servizi domiciliari e ambulatoriali, per quanto non si conosce quanti siano e per quanti soggetti operino. Rispetto all'assistenza in ospedale, o in residenze sanitarie assistite, il modello è quello dell'hospice, un termine inglese che individua una struttura, quasi un prolungamento del proprio domicilio, nella quale i pazienti in fase terminale ricevono cure mediche e infermieristiche contro il dolore, sostegno psicologico e possono usufruire della vicinanza di un familiare. Infatti, un hospice deve essere costituito da camere singole con bagno privato e dotate di una poltrona- | 18 | Mondo Solidale letto per l'eventuale familiare, telefono, televisore e frigorifero. Possono essere personalizzate con arredamento proveniente dalla casa del paziente. Per la realizzazione di una rete di servizi per le cure palliative la legge n. 39 del 1999 ha previsto uno stanziamento di 206 milioni di euro distribuite a tutte le regioni in proporzione ai tassi di mortalità per neoplasie o altre malattie inguaribili. In tutta l'Italia sono state previste 188 strutture con 2025 posti letto sia pubbliche che private. In Sicilia sono stati previsti e finanziati 16 strutture con complessivi 177 posti letto. Al 2006, secondo la rilevazione del Ministero, gli hospice esistenti sono appena 3, dei quali uno a Palermo (14 p.l.), uno ad Agrigento (10 p.l.), uno a Catania (12 p.l.) con complessivi 36 p.l. Ad essi, nel 2007, avrebbe dovuto aggiungersi quello di Ragusa con 8 p.l. Ad oggi, l'indice di posti letto in hospice siciliani è pari a 0,07 per 10 mila abitanti, contro un indice finanziato di 0,35 e contro un indice ritenuto ottimale di 0,5/0,6. Da notare che i numeri di p.l. riferiti dall'indagine ministeriale, per quanto risulta ai siciliani, non sempre corrispondono alla realtà in quanto sembra che le Asl abbiano avuto difficoltà a trasferire personale da altri servizi ospedalieri. Secondo un documento regionale al 2008 avrebbero dovuto essere attivati altri 12 hospice (dei quali 11 pubblici e uno privato) per complessivi 126 p. l. Non sembra che tale previsione sia stata rispettata. Attendiamo, inoltre, che dopo il 2008 sia realizzato un ulteriore hospice con 15 p. l. gestito da una organizzazione del Terzo settore. Il documento del Ministero ha valutato in tre mila il numero di operatori da impegnare negli hospice a regime. Di essi almeno 1000 avrebbero dovuto essere volontari. Se guardiamo alla Sicilia, secondo dati non molto recenti, nella regione dovrebbero essere presenti le seguenti associazioni: - Caltanissetta (Samot onlus) con 17 collaboratori e 1 volontario; - Catania (Samot onlus) con 23 collaboratori; - Catania (Andaf onlus) con 36 collaboratori e 30 volontari; - Catania (Ass. Vol. lotta ai tumori) con 6 collaboratori e 6 volontari; - Palermo (Samot onlus) con 38 collaboratori e 20 volontari; - Palermo (Ass. Naz. Vol. lotta ai tumori) con 5 collaboratori e 10 volontari; - Ragusa (Samot onlus) con un numero imprecisato di collaboratori; - Siracusa (Samot onlus) con 16 collaboratori; - Siracusa (Lega Italiana lotta ai tumori) con 5 collaboratori e 10 volontari. Complessivamente, si tratta di 9 associazioni con 146 collaboratori (senza Ragusa) e 77 volontari. Tutte sono organizzate per cure palliative domiciliari e i collaboratori sono medici, infermieri, psicologi, fisioterapisti. Le cure somministrate si avvalgono in genere di farmaci antidolorifici, di tecniche chirurgiche e fisioterapiche, di trattamenti psicologici e socio-psicologici. Dette associazioni si preoccupano anche di dare un adeguato sostegno morale alla famiglia. E' da notare che non si tratta di una grande organizzazione. Tuttavia i volontari siciliani impegnati in questo settore trovano i mezzi per tenere in piedi le loro associazioni, reclutare personale formato per l'assistenza ai malati terminali. Ricevono un consenso dalle famiglie nelle quali operano spesso documentato da pubbliche dichiarazioni e da lettere ai giornali. L'amministrazione sanitaria regionale dovrebbero tener conto di ciò, accelerare i tempi per la realizzazione degli hospice mancanti e intorno ai quali le associazioni di volontariato hanno maggiori chance per dare al proprio lavoro una migliore distribuzione territoriale. Argomento non secondario, in tempo di tagli e rimodulazione dei posti letto negli ospedali siciliani, il costo ridotto delle cure in hospice e ancora più ridotto nelle cure domiciliari. VOLONTARIATO Il centenario della nascita di Rosita Lanza di Scalea Pubblicato su «La Repubblica» del 3 Febbraio con il titolo: «Nobildonna femminista - Così Rosita Lanza lottò per i diritti» di Rosanna Morozzo della Rocca* e Vincenzo Borruso l 3 febbraio di quest'anno cade il centenario della nascita di Rosita Lanza di Scalea, una donna che ha illustrato la sua città natale, Palermo, e il suo paese come antesignana e fiera combattente per i diritti della donna, ancora negati in quell'inizio di secolo, Rosita nasce il 3 febbraio 1909 a villa Scalea nella Piana dei Colli, da Giuseppe Lanza di Scalea e Valentine Rousseau Portalis. Il padre fu un illuminato liberale, senatore del Regno, ultimo sindaco di Palermo prima dell'avvento del fascismo che gli propose, avendone un diniego, la carica di podestà. Rosita cresce e viene educata nella nostra città secondo i canoni aristocratici del tempo con precettori privati a casa. Questo non le impedisce di conoscere la situazione della sua terra e di impegnarsi, per quello che poteva offrirle l'ambiente di allora, nel campo della solidarietà: frequenta i corsi di crocerossina e in quell'ambiente conosce il suo futuro marito. Nel 1943, dopo lo sbarco delle truppe anglo-americane in Sicilia, collabora con le forze alleate ad un programma di assistenza all'infanzia palermitana ed ha parecchi incarichi sia perché ha contezza dei numerosi problemi della sua terra, specie delle donne, sia per la conoscenza della lingua inglese. Alla fine della guerra, Rosita, provata dalle traversie di un matrimonio infelice e da precarie condizioni di salute, si trasferisce con i figli nel nord dell'Italia. Torna a Palermo nel 1953 e il suo impegno politico la porta a militare prima nelle file dell'Alleanza Democratica Nazionale, poi del Partito Socialista Italiano e dell'Unione Donne Italiane. Alla fine degli anni '50 partecipa ad Helsinki, in Finlandia, al Convegno dei Partigiani della Pace e nel '61 alla prima marcia della pace Perugia/Assisi organizzata da Aldo Capitini. Rosita conosce la situazione delle donne della sua città e la loro sudditanza sessuale sia per il maschilismo imperante, sia per le leggi fasciste che, incluse I | 20 | Mondo Solidale nel nuovo ordinamento giudiziario della Repubblica, impediscono qualunque lavoro informativo sul piano della limitazione delle nascite. Inizia, così, un lavoro educativo fatto direttamente con le donne dei quartieri popolari palermitani, alle quali insegna l'uso del diaframma e della spugna vaginale imbevuta di aceto; fonda nel 1961 a Palermo un'as- sociazione che aderisce all'Associazione Italiana per l'Educazione Demografica (Aied) . L'associazione nasce nella stessa casa che Rosita abita a Palermo, in via Villafranca 29, e può considerarsi il primo consultorio familiare siciliano e fra i primi in Italia. Aggrega cittadini e professionisti (fra essi Vincenzo Borruso, allora giovane medico) per i quali i collegamenti che Rosita già intrattiene con organismi internazionali operanti nell'ambito della pianificazione familiare rappresentano l'occasione di conoscere quanto si va facendo negli altri paesi del mondo e di avere a disposizione materiale documentario allora scarsamente prodotto nel nostro paese. Fra queste organizzazioni l'IPPF (International Planned Parenthood Federation), una federazione mondiale con sede a Londra, collegata con l'Organizzazione Mondiale della Sanità. Su questi temi Rosita Lanza organizza incontri e dibattiti nella nostra città, scrive articoli e opuscoli di propaganda, partecipa a convegni organizzati in Italia e all'estero. I collaboratori siciliani la seguono e l'associazione è presente a Bologna al primo congresso sull'educazione sessuale nel 1966 con Cesare Musatti, fondatore della psicoanalisi in Italia; organizza un convegno sull'ambiente a Palermo nel 1973, relatore il giornalista Alfredo Todisco. Nel 1974. con la collaborazione di Vincenzo Borruso, organizza un corso di educazione contraccettiva al Policlinico di Palermo che dura alcuni mesi e che ha fra i suoi relatori i migliori nomi delle Università siciliane, da Mainaldo Maneschi a Ettore Cittadini, a Paolo Quartararo, ad Antonio Tosti, al giurista Pietro Criscuoli, a Willy Pasini dell'Università di Ginevra. Da quel corso nasce una pubblicazione dell'Aiemp, nome allora assunto dall'associazione che gestisce il consultorio palermitano, dal titolo "Sesso e Società". La nuova denominazione dell'associazione palermitana deriva dalla scissione che si era avuta con l'Aied nel 1969 e dall'adesione all'Unione italiana consultori per l'educazione matrimoniale e prematrimoniale (Uicemp). Il problema più grave in quegli anni nel nostro paese è rappresentato dalla permanenza delle leggi fasciste sulla propaganda nella limitazione delle nascite e sull'aborto. L'azione di pionieri come Rosita Lanza e una serie di eventi giudiziari provocano nel 1971 la sentenza della Corte Costituzionale sulla incostituzionalità dell'art. C.P. 553 che vieta la propaganda contraccettiva e l'ulteriore sentenza del 18 febbraio 1975 che dichiara illegittimo una parte dell'art. 546 C. P. sulla precedenza del diritto alla vita della madre che "è già persona" rispetto al diritto del feto che "persona ancora non è". Tali sentenze consentono al Parlamento di varare nel 1975 la legge VOLONTARIATO istitutiva dei consultori familiari e nel 1978 la legge sulla interruzione volontaria della gravidanza. Rosita viene chiamata a far parte della direzione nazionale dell'Uicemp, in quel tempo guidata da Giulia Gentili Filippetti. Sono anche gli anni in cui l'Aiemp si trasferisce in Piazza S. Oliva e Rosita lascia volontariamente la presidenza, che viene assunta da Vincenzo Borruso, senza tuttavia abbandonare la lotta per i diritti delle donne e dell'infanzia che continua a Palermo e a Roma, dove ha casa. Nel 1974 fa parte della delegazione Uicemp alla conferenza mondiale sulla popolazione tenutasi a Bucarest e per la quale collabora con Aurelio Peccei, fondatore del club di Roma, alla stesura degli atti in lingua italiana. Continua la battaglia per il referendum sul divorzio e sull'aborto e fino agli anni '80, epoca in cui sopraggiungono disturbi cardiaci che ne limitano la capacità lavorativa, non abbandona l'interesse per i temi ai quali ha informato l'intera sua vita. Si spegne il giorno 7 settembre del 1984. Suo estremo desiderio quello di essere cremata. Un comune destino sembra unirla agli amici con i quali ha mantenuto un ideale legame di lavoro sociale, quali il leader socialista Riccardo Lombardi, il giornalista dell'Espresso Renzo Trionfera e Aurelio Peccei, tutti scomparsi in quel volgere di anni chiedendo di essere cremati e di uscire dalla scena terrena nel modo più discreto, senza miti o cerimonie, quasi un simbolo di una generazione di autentici laici che hanno contribuito al diffondersi in Italia di una impostazione di vita libera da tabu, profondamente rispettosa dei diritti umani e tollerante dei bisogni e delle aspirazioni altrui. Le sue ceneri, trasportate a Palermo, si trovano nel cimitero di S. Maria di Gesù. * figlia di Rosita Lanza di Scalea. Nata a Palermo nel 1942 vive a Roma. Sposata con Ludovico Morozzo della Rocca. Mondo Solidale | 21 | ASSOCIAZIONI Mamma, parliamo di Doping I volontari dell'Uisp impegnati nella campagna di informazione e sensibilizzazione sui temi dell'inquinamento farmacologico e del doping nelle scuole. Ma i destinatari sono i loro genitori. di Laura Bonasera a preso il via nel mese di dicembre, in Sicilia, "Mamma parliamo di doping", la nuova campagna nazionale di informazione e sensibilizzazione dell'UISP sui temi del doping e dell'inquinamento farmacologico, questione su cui l'associazione è impegnata dal 1998. Quest'anno la campagna UISP, finanziata dalla "Commissione per la vigilanza ed il controllo sul doping e la tutela delle attività sportive" e realizzata in collaborazione con l'ISS I s t i t u t o Superiore di Sanità, è rivolta ai ragazzi delle scuole medie inferiori di ben 38 città italiane. Tre le scuole siciliane aderenti al progetto: il Terzo istituto comprensivo "Avola", la scuola media "Dante Alighieri" di Leonforte e l'Istituto comprensivo "San Biagio" di Vittoria. Gli operatori locali di progetto e i volontari designati dai comitati Uisp di Enna, Ragusa e Noto lavoreranno fino a maggio ad una campagna che ha in sè un elemento nuovo: accanto a migliaia di studenti coinvolgerà anche le loro famiglie. Un'esperienza progettuale che mette al centro i ragazzi e cerca di favorire la conoscenza della piaga doping, stimolando il dialogo tra ragazzi ed adulti. Saranno, infatti, i ragazzi protagonisti indiscussi del progetto che, con il supporto degli insegnanti e degli operatori UISP, realizzeranno azioni di informazione dirette ai propri genitori, e saranno sempre loro a scegliere le modalità comunicative più con- H geniali: spot pubblicitario, giornalino, video, vignetta o spettacolo teatrale. E per rafforzare l'idea di uno sport sano e pulito a maggio arriverà la "Festa dello Sport", iniziativa unica in Italia, nata dalla sinergia dei tre comitati siciliani. I ragazzi, assieme ai loro genitori, si costituiranno in squadre, e accompagnati dai loro mister, gli insegnanti, s'incontreranno ad Avola per disputare triangolari di diverse discipline sportive, tra le quali il calcio. Tutti fianco a fianco, nella stessa squadra, per gridare: "NO AL DOPING! SIAMO SPORTIVI, GIOCHIAMO PULITO!" "Mamma parliamo di doping" intende orientare i giovani e le loro famiglie verso lo sport pulito e responsabile. L'ISS non solo porterà avanti una propria campagna di formazione rivolta ai pediatri, che faranno informazione nelle scuole, ma realizzerà anche un documentario ad hoc per testimoniare l'esperienza. Un'apposita troupe girerà di scuola in scuola e riprenderà i ragazzi durante la fase attuativa della campagna. Tutti i lavori saranno caricati sul sito internet www.mammaparliamodidoping.it che avrà un ruolo centrale nello sviluppo dell'intera campagna. Un vero serbatoio di idee comunicative contro il doping con un'area completamente gestita e personalizzata dai ragazzi. Uno strumento di interazione tra i protagonisti che potranno creare il proprio avatar (ovvero il proprio profilo virtuale), caricare le proprie foto, i propri lavori, confrontarsi e scambiarsi consigli ed esperienze sulla campagna. Uno spazio importante del sito, già attivato, è l'Asteriscoteca dove vengono segnalati libri e film che trattano il tema della campagna, in modo da invogliare i ragazzi a partecipare al dibattito, e soprattutto a discutere del problema con i propri genitori. L'obiettivo della campagna, infatti, è quello di contrastare il doping e l'abuso farmacologico oltre che i messaggi errati e devianti che ci vengono dal mondo dello sport: vincere a tutti i costi, accanimento per il risultato, mancanza di rispetto verso se stessi e verso gli avversari. "Una campagna molto innovativa - dichiara lo staff del progetto, diretto da Daniela Rossi dell'Ufficio Progetti Uisp Nazionale perché per la prima volta si ci rivolge a un target giovanissimo, dagli 11 ai 14 anni. Infatti, con il dilagare dell'emergenza del doping, è diventato essenziale fare in modo che i ragazzi capiscano fin da subito i pericoli che si nascondono dietro ai cosiddetti "aiuti". L'altra novità è il doppio target, figli e genitori, perché una serie di comportamenti devianti Mondo Solidale | 23 | ASSOCIAZIONI legati ad aspetti di esasperazione dello sport, come ad esempio l'agonismo precoce, sono spesso dovuti ad atteggiamenti diseducativi nei genitori i quali vedono nella possibilità che i loro figli possano accedere allo sport dei campioni, un'opportunità di affermazione sociale". Daniela Rossi, responsabile nazionale dell'ufficio progetti Uisp, Marta Gianmaria dello staff progetti Uisp e Anna D'Alterio, della Segreteria CVD - Commissione per la vigilanza e il controllo sul doping e la tutela della salute nelle attività sportive, responsabile campagna di comunicazione, hanno presieduto ai convegni di apertura della campagna nelle tre sedi siciliane che si sono svolti il 10 e l'11 dicembre scorso. In una lettera scrivono: "Non solo abbiamo avuto modo di | 24 | Mondo Solidale apprezzare la qualità del lavoro che state realizzando su questo progetto e i rapporti che siete riusciti a costruire con gli insegnanti delle scuole, con i medici e con i ragazzi; ma ci ha colpito profondamente la vostra passione, l'impegno e l'attenzione che dedicate ad un ruolo dell'Uisp: associazione di promozione sociale. L'altro aspetto soprattutto, per me particolarmente positivo, è quello che riguarda la modalità collaborativa che avete avviato tra i tre vostri comitati, condividendo gli obiettivi e coordinando le fasi di sviluppo. Mi auguro che questa logica di sistema possa ulteriormente diffondersi tra i comitati e le leghe della vostra regione, per questo e per altri progetti e buone pratiche". L'esperienza progettuale ha già avuto inizio a Leonforte: i ragazzi hanno realizzato delle interviste video ai loro genitori su tre aree tematiche: la visione dello sport, la visione del doping e dell'informazione. Un vero e proprio test d'ingresso ha reso complici figli e genitori in un'esperienza divertente ma importante. Salute, socializzazione, benessere, gioco, solidarietà e difesa dell'ambiente ma anche agonismo e competizione fanno lo Sportpertutti, un'altra idea di sport. Quella dell'Uisp. Un obiettivo sociale, un diritto di cittadinanza che si vuole o realizzare per tutti, per i cittadini di qualsiasi condizione sociale, economica, fisica. Abili, meno abili, diversamente abili: non c'è differenza. Ognuno deve trovare il suo sport, il suo ambiente. Sono le attività sportive che devono adattarsi alla persona e alle sue differenti abilità, non il contrario. La Uisp in Italia ha viaggiato con i suoi atleti ormai sessanta anni di storia. Un viaggio che ad Enna, l'ente di promozione sportiva più importante d'Italia riconosciuto dal Coni, ha intrapreso nel 1990 in cui erano 82 i soci a voler costruire l' "altro" sport. Con 4.800 atleti e 67 società è arrivato l' "Ercole d'oro 2008" per la sezione enti di promozione sportiva alla quinta edizione del "Gran Galà dello Sport" di Nicosia. Ma si continua a camminare, con le idee e le gambe dei volontari, delle società e degli operatori per creare uno sport alla portata di tutti. ASSOCIAZIONI Università Popolare «Leonardo Da Vinci» Una struttura per l’empowerment culturale dei cittadini di Pina Lo Presti d iniziativa dell'Auser, una associazione nazionale di volontariato che ha come scopo precipuo quello di animare serviziper l'assistenza agli anziani e per il loro empowerment culturale, è stata istituita a Palermo nel 1998 l'Università Popolare Leonardo da Vinci. Proponenti e fondatori Vincenzo Borruso, allora vice-presidente nazionale dell'AUPTEL (Associazione nazionale delle Università Popolari), Vincenzo Piscopo, Preside in pensione e primo presidente dell'Associazione,Pina Lo Presti, attuale presidente, e un gruppo di docenti, parte dei quali in pensione, proprio della scuola Media Leonardo da Vinci di via Serradifalco. al 1998, tesa alla valorizzazione delle persone e delle loro relazioni, ispirata a principi di equità sociale e di rispetto, si è data come scopo precipuo, nei suoi dieci anni di attività, quello di creare un centro di aggregazione per chi vuole ancora mantenere i contatti con un ambiente culturale vivo e stimolante, dove rispolverare conoscenze già acquisite, colmare lacune, utilizzare nuove tecnologie, coltivare hobbies. E nello specifico: " AGGIORNAMENTI CULTURALI, su temi vari, in una serie di incontri con docenti universitari ed esperti:proff. G. Ruffino, M. Perriera, D'Angelo; Vernuccio; A. Santangelo; S. Volpe; N. Di Bartolomeo; L. D'Accardo; M. C. Di Natale; S. Nigrelli;A. Aquila; F. Crescimanno P. Longo;D'Ondes; E. Cittadini; Elio Cardinale: V.Borruso; M. Giordano…………… " CORSI di lezioni nelle discipline: Lingue Inglese, Spagnolo,Tedesco e Francese in diversi livelli, Lingua e cultura latina, Lingua e cultura siciliana, Letteratura Italiana, A Storia dell'Arte, Itinerari Artistici, Informatica in vari livelli, Pittura su tela, Pittura su stoffa, Educazione sanitaria e alimentare, Antropologia, Psicologia e sviluppo dell'Educazione, Filosofia, Leggere poesia, Bridge, Fotografia, Ginnastica dolce, Burraco, Laboratorio teatrale….; "VISITE a Mostre e Musei; "ITINERARI storici e artistici in città, guidati da docenti referenti e volontari, supportati da esperti, "CONCERTI al conservatorio Bellini; "SPETTACOLO "Aggiungi un posto a tavola" realizzato dal gruppo del laboratorio teatrale L.da Vinci; "ADOZIONE TRIENNALE DI "ARCHIVIO STORICO COMUNALE E PALAZZO TARALLO" per Palermo apre le porte"Gite ricreativo-culturali, di uno o più giorni, con cadenza quasi mensile, alla scoperta o alla piacevole rivisitazione del patrimonio di risorse naturali e paesaggistiche e dell'immenso tesoro, trasmessoci dai nostri progenitori (cultura, tradizioni, storia, folklore, beni architettonici e artistici), presente nei centri minori della Sicilia, in Italia e all'Estero, privilegiando, nel contempo, avvenimenti e manifestazioni particolari (sagre - fiere - celebrazioni - commemorazioni - tragedie greche).In particolare: quasi tutti i Comuni della Sicilia; Napoli e dintorni; Roma e il Lazio minore; Isole Eolie; Pantelleria; Malta; Ischia e Capri; Portogallo; Germania con Berlino, Destra, Lipsia…;I mercatini di Natale: Stoccarda, Monaco, Strasburgo; Francia con Parigi e dintorni, Spagna da Madrid a Santiago di Compostella con sosta nelle città più importanti Avila, Toledo, Salamanca…;Praga; Ungheria,.. Tunisia "CONVENZIONI con AMAT, teatri: Biondo, Massimo, Al Massimo, Libero, Zappalà, Orchestra Sinfonica, libreria Kalos. Negli anni le attività proposte, sia in termini di contenuti che di percorsi socializzanti, hanno evidenziato un alto indice di gradimento per cui si è verificato un aumento esponenziale di iscritti che ha raggiunto anche le settecento unità. Ciò inorgoglisce ma anche spaventa per l' esiguità dei locali che non possono accogliere i sempre più numerosi corsi. Le richieste di frequenza alle attività superano notevolmente la ricettività delle classi (tre in Via La Rosa e una in Via Principe di Palagonia, che, in alternanza , è adibita anche a segreteria), per cui si è costretti a deludere parecchi soci e ad effettuare delle scelte basate sulle priorità stabilite dal comitato direttivo, a seconda della tempestività delle istanze e della disponibilità dei docenti, tutti volontari. Il numero medio degli iscritti, ogni anno, oscilla fra i 650 e gli 800. Le risorse finanziarie dell'Associazione, basate su una quota annuale pro capite di € 40.00 dalla quale viene detratta una piccola somma per il tesseramento AUSER, a cui l'Università aderisce, permettono appena di gestire affitti, pagamenti di bollette e pulizie, acquisto di materiale di consumo e quanto concerne l' unica aula di informatica che richiede continua manutenzione. Si è costretti a chiedere asilo per le riunioni e conferenze, pagando rimborsi forfettari per concessioni locali a scuole, a chiese , a teatri e non sempre le richieste vengono accolte. Alla luce di quanto evidenziato si evince che con una sede propria, da gestire in libertà, l' impegno ne verrebbe esaltato, ponendo l'U.P. nelle condizioni di continuare con maggiore profitto le attività intraprese. Mondo Solidale | 25 | CeSVoP I progetti di Promozione del Volontariato Giovanile Presentato il Piano delle offerte di volontariato del CeSVoP da attivare nelle scuole nell’anno scolastico 2008/2009 di Giovanna Mastrogiovanni ià da alcuni anni, a seguito del protocollo d'intesa siglato con l'USR Sicilia, il Centro di Servizi per il Volontariato di Palermo si è impegnato a promuovere e diffondere la cultura del volontariato presso le scuole di ogni ordine e grado grazie all'impegno delle Organizzazioni di Volontariato delle province di Agrigento, Caltanissetta, Palermo e Trapani. Scopo ultimo degli interventi di Promozione del Volontariato Giovanile, denominati progetti "Scuola e Volontariato", è la diffusione dei valori della solidarietà e della gratuità, la nascita di sinergie nei territori locali, dove il mondo della scuola e le realtà organizzative di volontariato condividano progetti educativi comuni per la crescita ed il benessere degli studenti, nella direzione del protagonismo delle giovani generazioni per la costruzione di comunità solidali. I principi ispiratori del percorso che tanti volontari, dirigen- G ti scolastici, docenti e studenti hanno operativamente condiviso negli anni precedenti e che tracciano le nuove traiettorie di sviluppo per il prosieguo di tale percorso sono ricavati da un lavoro di studio e di sintesi tra la Carta dei Valori del Volontariato, i più recenti documenti legislativi e le indicazioni forniti dal Ministero dell'Università e della Ricerca (per citarne alcuni: Legge 53/03; Indicazioni nazionali D.L. 59 del febbraio 2004; Indicazioni sul Piano Benessere dello Studente, relativamente alle azioni "A scuola di Solidarietà"; circ. Min n. 100 dell'11/12/2008 in merito all'inserimento dell'insegnamento "Cittadinanza e Costituzione"…). L'esito delle esperienze maturate negli anni precedenti, il continuo confronto per assicurare una continuità al lavoro intrapreso nelle scuole delle Sicilia occidentale, la nascita di reti territoriali che promuovono nella scuola e nell'extrascuola azioni solidali e di crescita civile, ci ha incoraggiato nell'ipotesi di promuovere un Piano delle Offerte di Volontariato (denominato per sintesi P.O.V.) che si possa integrare all'interno dei Piani dell'Offerta Formativa delle scuole come strumento proposto agli studenti ed occasione di crescita personale, relazionale, sociale e civile. In tal modo è stato possibile, nella specificità dei ruoli, valorizzare positivamente di un percorso integrato territoriale, in cui il progetto formativo ed educativo destinato agli studenti diventa occasione per sperimentare nuovi aspetti della realtà, nuove forme di conoscenza e di approfondimento, incidendo positivamente sulla crescita e il benessere individuale e collettivo delle comunità scolastiche e sociali del territorio. Il volontariato, in tal senso, assume il valore di una presenza visibile del senso di responsabilità della società civile verso le nuove generazioni per sostenere la scuola nel delicato compito di educare i giovani ad una cittadinanza responsabile. Il progetto di Promozione del Volontariato Giovanile in estrema sintesi intende creare occasioni di incontro, momenti di azione condivisa, nuove forme aggregative basate sulla condivisione, la gratuità e lo sviluppo di una visione critica del mondo per incidere positivamente sulla costruzione partecipata di comunità solidali. Un passo necessario è stato il riconoscimento di un'assunzione reciproca di responsabilità sui percorsi informativi, formativi ed esperienziali proposti agli studenti. A garanzia della riuscita dei progetti, vi è la corresponsabilità del mondo della scuola e delle Organizzazioni di Volontariato che investono energie, risorse e tempo per realizzare insieme agli studenti i progetti di promozione del volontariato giovanile. Mondo Solidale | 27 | CeSVoP Ciascun progetto infatti vede in ogni scuola: a. almeno un docente designato per seguire e accompagnare in tutte le sue fasi i percorsi progettuali approvati nel POF o autorizzati dagli Organi Collegiali. Non sono pochi i casi in cui si rileva la presenza di più docenti che, a titolo gratuito, aderiscono ai progetti rafforzando così la motivazione alla partecipazione dei propri alunni. b. almeno un volontario referente per il progetto e due volontariguida appartenenti alle Organizzazioni di Volontariato che diventano un punto di riferimento per le esperienze proposte all'interno dei progetti. Considerando inoltre che i progetti proposti sono costituiti da reti di associazioni, il numero dei volontari che si affiancano agli studenti cresce in relazione all'entità delle Organizzazioni proponenti. Ai giovani studenti viene proposto di aderire ad attività secondo le caratteristiche della propria indole e dei propri interessi, in modo che possano scegliere | 28 | Mondo Solidale volontariamente quale esperienza è per loro congeniale a vivere forme di cittadinanza attiva ed esperienze motivate di convivenza civile. Il P.O.V. del Ce.S.Vo.P. per l'anno 2008/2009 prevede un numero consistente di progetti di Promozione del Volontariato Giovanile. Grazie alla comunicazione da parte dell'USR Sicilia alle scuole di ogni ordine e grado in data 4 novembre 2008, sulla possibilità di svolgere tali progetti, sono state individuate numerose scuole disponibili ad attivare dei percorsi di promozione del volontariato giovanile. Contemporaneamente, le Organizzazioni di Volontariato delle province di Agrigento, Caltanissetta, Palermo e Trapani, hanno incontrato i dirigenti e i docenti designati per le attività legate al benessere dello studente e/o della solidarietà delle scuole del loro comprensorio, concertando con loro le proposte progettuali che vengono presentate nel presente documento. Considerando quanto concordato tra le Organizzazioni di Volontariato e le Scuole, per l'anno scolastico 2008/2009, verranno attivate 112 progettualità di rete di Promozione del Volontariato Giovanile in cui saranno coinvolti, secondo i dati a nostra disposizione: - 243 scuole di ogni ordine e grado dei territori afferenti le province di Agrigento, Caltanissetta, Palermo e CeSVoP Trapani; - oltre 13.000 studenti delle scuole sopra citate; - oltre 300 insegnanti; - oltre 700 volontari. A tali progettualità partecipano altresì numerosi partner pubblici/privati che offrono il proprio contributo e disponibilità, riconoscendo in tali progetti un buon investimento per la crescita delle nuove generazioni. Il Ce.S.Vo.P. inoltre supporta tali reti con un numero consistente di figure professionali (animatori, esperti, formatori) per la realizzazione di tali progettualità. Va ulteriormente specificato l'impegno dello staff di Promozione del Volontariato Giovanile del Ce.S.Vo.P., che affianca, monitora e supervisiona la realizzazione dei progetti in tutte le fasi, attraverso la presenza dei 5 tutor Provinciali di Promozione del Volontariato Giovanile (2 per la provincia di Palermo ed 1 per ciascuna delle restanti province di nostra competenza). Nei box a cornice dell’articolo vi è una breve sintesi dei progetti attivati per l'anno scolastico 2008/2009. Mondo Solidale | 29 | CeSVoP Ripartono i progetti in rete di delegazione Dopo la positiva esperienza dell'anno precedente, ripartono i progetti in rete di delegazione sul territorio di Marcella Silvestre n'opportunità per confrontarsi e organizzare iniziative in rete, questi i presupposti che stanno alla base delle progettualità di delegazione che ripartono sul territorio di competenza del CeSVoP (Agrigento, Caltanissetta, Palermo, Trapani) e che si attiveranno nei prossimi mesi. Le Organizzazioni di Volontariato delle Delegazioni di Mazara del Vallo hanno attivato il progetto " SOLIDARIETÀ TRA I GIOVANI"che si rivolge ai giovani del territorio. Coinvolge 18 operatori per un numero complessivo di 921 ore di attività, programmato da 14 associazioni del territorio. Il progetto si caratterizza per l'attenzione che pone alle tematiche del Natale, quindi la solidarietà e l'incontro. Lo svolgimento di questo si avrà in due momenti: il primo avrà come tema il periodo natalizio, sarà caratterizzato da laboratori di diverso tipo che avranno come leitmotiv il tema del Natale; il secondo invece prevede lo svolgimento di un'indagine sociale che avrà inizio in contemporanea al primo, ma che troverà conclusione alla fine di marzo. U Le Organizzazioni di Volontariato delle Delegazioni di Campobello di Mazara hanno attivato il progetto "UNA GIORNATA IN FAMIGLIA". Le associazioni proponenti, tramite la realizzazione di questa iniziativa, richiameranno l'attenzione sulla questione delle famiglie nel distretto socio sanitario di Campobello | 30 | Mondo Solidale di Mazara. Il progetto in questione, per raggiungere tale obiettivo, si articolerà in due fasi: una prima fase di studio, tramite una mappatura dei servizi resi sia dagli Enti Pubblici che dalle OdV o altri enti che li erogano in forma gratuita, che servirà a realizzare una "Carta dei Servizi"; una seconda fase di promozione, tramite l'organizzazione della giornata della famiglia, per lanciare "la carta servizi" e per realizzare un momento di confronto tra le famiglie. Ad Alcamo le Organizzazioni di Volontariato hanno attivato il progetto "PERSONE IN …COMUNE 2". Tale progetto vuole aggiungere nuovi elementi ad un percorso progettuale unico finalizzato a promuovere momenti di diffusione e sensibilizzazione sul tema dell'integrazione sociale degli immigrati sul territorio di Alcamo. Il progetto prevede la realizzazione di un piano di ricerca e di laboratori tematici, la costruzione di una banca dati, la realizzazione di una carta dei servizi e di un documentario sociale. Infine, in occasione di un convegno di chiusura, verranno presentati i risultati progettuali. Le Organizzazioni di Volontariato delle Delegazioni di Campobello di Licata hanno attivato il progetto "LA FAMIGLIA IERI E OGGI 2"che si rivolge alle famiglie. Il seguente progetto è frutto di un primo step di lavoro che diverse associazioni di volontariato hanno già svolto durante i primi mesi dell'anno 2008. In questa nuova fase si passerà ad acquisire maggiore consapevolezza rispetto ad alcuni aspetti più specifici che identificano il clima relazionale all'interno della famiglia. Inizialmente il progetto prevede che i risultati dell'indagine sociale, effettuata nella prima fase, vengano pubblicati e quindi restituiti al territorio mediante la realizzazione di un convegno in cui si presenteranno i risultati sia della indagine, sia dei percorsi laboratoriali sui bisogni emersi. In seguito si creeranno dei focus group attraverso i quali sarà possibile attuare una nuova ricerca più mirata. Sui territori di riferimento saranno realizzati dei percorsi laboratoriali sempre inerenti la tematica della famiglia. In chiusura verrà realizzato un evento di restituzione che vedrà coinvolti associazioni di volontariato e cittadini. A Caltanissetta le Organizzazioni di Volontariato sono impegnate nella realizzazione del progetto "… IERI, OGGI E DOMANI" che si rivolge alle associazioni , ai giovani, alla famiglia, agli anziani e agli enti. Il progetto si propone di costruire un clima amicale e un' abitudine allo scambio per superare i pregiudizi: ciò si articola in diverse fasi strettamente connesse tra loro all'interno delle quali avranno un ruolo centrale i facilitatori animatori territoriali. Queste figure avranno come obiettivo la conoscenza approfondita del territorio, supporteranno gli esperti per la realizzazione degli eventi locali, coinvolgeranno l'intera comunità cittadina. Il fine ultimo sarà favorire l'incontro e l'integrazione tra le diverse generazioni, con particolare attenzione al rapporto tra i giovani e gli anziani, attraverso l'organizzazione di una serie di iniziative di promozione di forme di solidarietà. Le Organizzazioni di Volontariato della delegazione di San Cataldo sono impegnate nella realizzazione del progetto "LE GIORNATE DEL BENESSERE". Il progetto nasce dalla necessità, da una parte di mappare il territorio e realizzare una prima integrazione socio sanitaria, CeSVoP dall'altro di poter promuovere il benessere ai cittadini sancataldesi. Le associazioni proponenti continueranno il percorso progettuale attivato con il precedente progetto "Salute-Mente" che le ha viste impegnate nella realizzazione di un indagine sociale sul tema del Benessere e di laboratori sperimentali. A Valledolmo è iniziato il progetto "DIVERSABILITÀ UNA RISORSA 2" in reti di delegazione che si rivolge ai ragazzi e ragazze diversamente abili. Il progetto si propone di stimolare i recettori sensoriali delle persone diversamente abili, tramite la realizzazione di un laboratorio di psicomotricità, affinché possano conoscere il mondo che li circonda attraverso la percezione. Si è pensato di realizzare dei percorsi che metta no la persona disabile a contatto con la natura, tramite la realizzazione di momenti ludico - ricreativi presso un agriturismo e con un laboratorio di pet terapy. Per permettere loro, da una parte di socializzare con i cosiddetti "normodotati" e dall'altra di avvicinarli alla natura. Le Organizzazioni di Volontariato delle Delegazioni di Marineo e Corleone hanno attivato il progetto "SOLIDARIETA' ED INCONTRO 2" che si rivolge a giovani ed anziani del territorio. Tale progettualità prende spunto dai lavori del progetto Solidarietà e Incontro 2007/2008, con l'obiettivo di dare continuità e concretezza, nell'ottica dei bisogni precedentemente individuati, prima attraverso la lettura dei piani di zona distrettuali e successivamente dall'indagine conoscitiva sugli Stili di Vita realizzata nei comuni di riferimento. In tal senso, si propone di continuare il lavoro precedente attraverso il raggiungimento di alcuni obiettivi: - promozione e sensibilizzazione del volontariato e della solidarietà sociale; - la stimolazione nella cittadinanza di una partecipazione più attiva; - costruzione di una sana e civile convivenza; - stimolare la relazione peer to peer; - promuovere un maggiore scambio intergenerazionale; - valorizzare la terza età come risorsa. In linea con gli obiettivi sopra citati, le associazioni si propongono di pubblicare e socializzare, attraverso un convegno, l'Indagine Sociale Sugli Stili di Vita e le attività laboratoriali realizzate con la precedente progettualità. Come innovativo si è previsto, di realizzare una mappatura trasversale dei servizi offerti alla collettività, sia da enti pubblici che dalle associazioni di volontariato presenti sul territorio e parallelamente l' attivazione di laboratori (Laboratori Intergenerazionali di Idee) sui territori di riferimento, che agiscano congruentemente alle linee guida proposte dal tema di riferimento che resta quello dell'Inclusione Sociale, con particolare valorizzazione dello scambio intergenerazionale. A Termini Imerese le organizzazioni di volontariato sono impegnate nella realizzazione del progetto "RECUPERO DELLA MEMORIA 2". In continuità con il percorso realizzato con il precedente progetto le associazioni intendono realizzare una mappatura completa sui servizi per gli anziani offerti dagli enti locali o da altri enti in modo gratuito. Parallelamente alla mappatura si realizzeranno dei percorsi laboratoriali rivolti agli anziani. Le Organizzazioni di Volontariato delle Delegazioni di Trapani hanno attivato il progetto "RISORSE VS POVERTÀ" che si rivolge alle famiglie del territorio a rischio di esclusione sociale. In continuità con quanto già fatto con la precedente progettualità, si è pensato di "agire" puntando l'attenzione sulle "Risorse": minori e donne, per provocare dei cortocircuiti nei processi di genesi della povertà. Il progetto dunque, si muoverà contemporaneamente su quattro direzioni: Comunicazione sociale, Indagine psicosociale focalizzata sui minori e sulle donne in situazione di svantaggio, Intervento a favore di un gruppo di minori, Intervento a favore dell'emancipazione della donna. Alcune azioni di questo progetto si svolgeranno ad Erice, tramite la realizzazione di un laboratorio di informatica. A Marsala le Organizzazioni di Volontariato hanno attivato il progetto "DALL'ACCOGLIENZA ALL'INTEGRAZIONE 2" che si rivolge ai cittadini migranti domiciliati nel territorio di Marsala-Petrosino. Le associazioni proponenti, in continuità con il percorso progettuale intrapreso nel periodo precedente, si occuperanno di realizzare delle attività che possano avvicinare e facilitare l'integrazione dei migranti alla comunità ospitante. Con il progetto attuale si intende proseguire l'attività di ricerca per realizzare una mappatura completa del fenomeno immigratorio a Marsala. Si attiverà un monitoraggio per capire quanto le progettualità precedenti hanno inciso nel fenomeno immigratorio di Petrosino e Marsala, realizzando, un indagine conoscitiva che possa servire da raffronto con l'indagine sui bisogni realizzata con gli utenti del primo progetto. Mondo Solidale | 31 | CeSVoP Le Organizzazioni di Volontariato della delegazione di Gela sono impegnate nella realizzazione del progetto "Giovani in Movimento". Il progetto "YOUNG IN MOTION, GIOVANI IN MOVIMENTO" è la continuazione del percorso Rigenerazioni che ha realizzato la delegazione di Gela, nel corso del 2008. La Delegazione di Gela si riconferma con un progetto con strategie che si muovono su due binari. Il primo riguarda il consolidamento della rete tra le organizzazioni di volontariato, le scuole, l'Ente Locale, le Parrocchie. Il secondo riguarda la promozione di una responsabilità educativa cittadina che diventa azione tramite l'incrocio di Vision differenti: quella delle istituzioni formali ed informali e la realtà giovanile locale. L'Animazione Territoriale, della delegazione, porta tra i suoi frutti un protocollo d'intesa per la costituzione di una Rete Educativa Cittadina. A Sciacca le Organizzazioni di Volontariato hanno attivato il progetto "A SERVIZIO DELLE FAMIGLIE". Le associazioni proponenti, si occuperanno di stilare una pubblicazione che raccolga i risultati della indagine sociale sui bisogni delle famiglie del territorio, realizza- | 32 | Mondo Solidale ta nell'ambito della precedente collaborazione progettuale denominata "Famiglie Insieme". Tale pubblicazione comprenderà anche le relazioni e gli interventi dei referenti delle Organizzazioni di volontariato partecipanti al Convegno "La famiglia saccense: i risultati di una indagine sociale", svoltosi a Sciacca il 6 settembre 2008, quale manifestazione conclusiva del succitato progetto. Partendo dal presupposto che dalla indagine effettuata emerge una scarsa conoscenza dei servizi del territorio offerti alle famiglie, verrà redatta una carta dei servizi trasversale. Dopo la fase di realizzazione della carta dei servizi, è previsto un momento di restituzione al territorio, attraverso la realizzazione di un evento finale in cui si presenteranno i risultati sia del censimento, che dei percorsi laboratoriali che verranno attivati sul territorio negli ambiti sanitario, sociale e ambientale, al fine di approfondire la tematica della famiglia. Le organizzazioni di volontariato, inoltre, hanno sentito la necessità di approfondire la tematica della genitorialità tramite la realizzazione di un corso di formazione "Spazio famiglie". Parte il progetto "OLTRE IL PREGIUDIZIO" del tavolo tematico minori della delegazione di Palermo. Il progetto in questione, si articolerà in tre fasi: Una prima fase, che vedrà coinvolti gli operatori o i referenti delle associazioni con l'esperta indagine sociale per la realizzazione della stessa. Una seconda fase che avverrà all'interno di ogni OdV coinvolta nel progetto, tramite la realizzazione di un micro laboratorio sul tema dell'integrazione, che realizzeranno i ragazzi e le ragazze facenti parte delle stesse, utilizzando diversi linguaggi (video - teatro- pittura- etc..) Una terza fase di promozione, tramite CeSVoP l'organizzazione della giornata dei ragazzi e delle ragazze che servirà come momento conclusivo per presentare l'indagine ed i prodotti elaborati nella fase precedente. L'evento è pensato per potere, da una parte coinvolgere e far riflettere tutta la cittadinanza sul tema dell'integrazione con la presentazione dei dati dell'indagine, dall'altro tramite la presentazione degli elaborati dare spazio alla voce dei ragazzi sul tema dell'inte- grazione. E' stato avviato il progetto "UNA GIORNATA IN FAMIGLIA 2" del tavolo tematico "famiglia" che prevede uno studio sulla famiglia palermitana. Le associazioni proponenti, tramite la rea- lizzazione di questa iniziativa, richiameranno l'attenzione sulla questione della famiglia. Con la precedente progettualità si è realizzata una carta dei servizi, che conteneva tutte le informazioni riguardanti la famiglia. Il progetto in questione, intende attraverso una mappatura sui luoghi di aggregazione della famiglia e con un' indagine sui reali bisogni, realizzare un momento di confronto con tutta la cittadinanza nel quale possa emergere la questione della famiglia vista in termini concreti o con dei dati oggettivi. Per raggiungere tale obiettivo, il progetto si articolerà in due fasi: Indagine conoscitiva sui bisogni della famiglia nei quartieri: Via Libertà, Brancaccio e Villa Ciambra (Monreale). Giornata della Famiglia con convegno e spazio alle OdV del settore con momenti ludici - ricreativi rivolti alle famiglie e di riflessione sui dati emersi dalle indagini. reali bisogni, realizzare un momento di confronto con tutta la cittadinanza nel quale possa emergere la questione degli anziani vista in termini concreti o con dei dati oggettivi. Per raggiungere tale obiettivo, il progetto si articolerà in due fasi: una prima fase di studio, tramite la realizzazione dell'indagine e della mappatura che si realizzerà presso le Circoscrizioni della città di Palermo, con il coinvolgimento dei medici di base e che servirà a realizzare una pubblicazione; una seconda fase di discussione e confronto. Nello specifico il progetto sarà articolato nel seguente modo: - mappatura per Circoscrizione della città di Palermo ed indagine Sociale; - realizzazione pubblicazione; - momento di confronto pubblico Si sta realizzando l'indagine sui bisogni degli anziani nel territorio palermitano, prevista nel progetto "GLI ANZIANI UNA RISORSA" del tavolo tematico "anziani" della delegazione di Palermo. Con la precedente progettualità si è realizzata una carta dei servizi, che conteneva tutte le informazioni riguardanti gli anziani. Il progetto in questione, intende attraverso una mappatura sui luoghi di aggregazione degli anziani e con un indagine sui Mondo Solidale | 33 |