IL PUNTO
Povertà e crisi
di Ferdinando Siringo
iamo entrati in una delle crisi economiche più profonde e probabilmente lunghe vissute dal mondo
negli ultimi cento anni. I dati finanziari,
ma ormai anche quelli dell'economia
reale, appaiono sempre più gravi con
conseguenze sulla popolazione, sul reddito e sulla sicurezza sociale.
A ciò si aggiunga che c'è l'impressione
che al momento il governo italiano stia
fronteggiando prevalentemente le difficoltà di banche e imprese, ma ancora
poco si vede sul fronte della sicurezza
sociale, a parte interventi di carattere
episodico e insufficienti. Al contrario, è
sempre più che sussurrata l'idea che, in
tempi di vacche magre, se c'è qualcosa
da tagliare questa è l'assistenza.
E' necessario ripetere qui quell'odioso
esercizio, purtroppo però utile, di guardare a quanto stanno investendo altri
importanti Paesi per sostenere le famiglie in difficoltà.
Sarebbe il caso, e il volontariato dovrebbe farsene attore, di aprire invece un
serio dibattito sull'evoluzione della
povertà e dell'insicurezza in questo
tempo e nel periodo della crisi nel quale
stiamo entrando. Sarà infatti molto più
doloroso entrare nella crisi per i poveri,
che stanno aumentando vertiginosamente, travolti dalla attuale situazione.
Perciò bisogna intervenire decisamente.
S
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Basta ,per capirne l'urgenza, dare uno
sguardo ai dati presentati recentemente
dall'Istat sull'evoluzione della povertà in
Italia che ci mostrano negli ultimi anni
una tendenza al progressivo impoverimento della popolazione, in modo particolare al Sud.
Insomma, milioni di italiani sono arrivati alla crisi da poveri: cosa gli succederà
?
Nell'ultimo anno l'incidenza del rischio
di povertà in Italia rispetto alla media
europea ci ha fatto passare dal quinto al
terzo posto nella graduatoria con maggiore percentuale di persone a basso reddito, mentre , in particolare considerando i minori poveri, ci attestiamo ad un
25%, raggiungendo un preoccupante
primo posto in Europa insieme alla
Romania. Ultima la Danimarca con il
10%.
Si badi bene che questi sono dati medi del
Paese: il Sud ha percentuali molto più
preoccupanti:
la
nostra Sicilia ha un
reddito mediano del
61% di quello del
Centro Nord e la
distanza aumenta per
le coppie con figli e
le famiglie con
anziani. L'incidenza
della povertà in
Sicilia rispetto al
totale della popolazione è del 27,6%,
mentre al Nord è del
5,5%. L'incidenza
nell'area Sud e Isole è del 22,5%. La
Sicilia risulta essere la regione con maggiore incidenza della povertà.
Particolarmente allarmante, poi, è la
situazione dei minori che vivono in
situazione di povertà al Sud: nelle regioni meridionali sono concentrati per il
69,3% per un totale di 1 milione e
146mila con una incidenza in Sicilia, sul
totale della regione, del 37,6%, la maggiore d'Italia.
La principale causa della povertà delle
famiglie è evidentemente la mancanza
di lavoro, il che dà una indicazione chiarissima ai responsabili politici sulle strade da seguire. Interessante sarebbe aprire un dibattito più approfondito e meno
basato sulla battute nei giornali, sulla
questione dell'assegno di disoccupazione per chi ha perso il lavoro, ma anche
sulle forme di sostegno verso chi non lo
ha ancora trovato.
Dai dati Istat emerge anche che notevoli
sacche di povertà sussistono in famiglie
ove il lavoro c'è, ma è precario o di profilo professionale eccessivamente basso:
si tratta dei cosiddetti working poors.
Emerge quindi, proprio adesso che il
Paese è pienamente entrato in una crisi
che ulteriormente colpirà famiglie e
lavoratori e sta già riducendo i servizi
resi dagli Enti Locali, che i dati sulla
debolezza della popolazione peggiorano
notevolmente e che esistono forti diseguaglianze fra Nord e Sud.
A causa della situazione meridionale,
l'Italia risulta essere il terzo Paese
d'Europa con la maggiore incidenza di
popolazione a basso reddito, ovvero con
meno del 60% del reddito medio
IL PUNTO
dell'Unione Europea.
Inoltre, utilizzando il coefficiente di
Gini, che è un indicatore che misura,
all'interno di ogni Paese, la distanza fra i
ricchi e i poveri, ovvero le disuguaglianze, l'Italia ha un indice di 0,32 che la
mostra come uno dei paesi d'Europa con
maggiori diseguaglianze interne.
Se osserviamo la situazione dei minori
comparandola con l'Europa, tocca
all'Italia il tristissimo primato di essere
la nazione con la maggiore percentuale
di minori a basso reddito (25%) insieme
alla Romania. Come detto prima, la
situazione in Sicilia è anche peggiore.
Anche sul versante anziani la situazione
è preoccupante, ma meno che su quello
dei minori: si raggiunge una incidenza
del 22%. Forse merito del sistema pensionistico. I minori godono, come è
noto, di più scarse tutele rispetto a tutte
le altre fasce della popolazione.
Un ultimo dato che voglio evidenziare,
nell'insieme di quelli forniti dall'Istat, è
quello degli indicatori di deprivazione,
ovvero della impossibilità di permettersi
alcune voci di spesa da parte delle famiglie. Dai dati risulta che il 23,8% delle
famiglie nelle Isole non riesce ad arrivare a fine mese, contro il 12,0% del Nord,
mentre quasi il 45% nelle Isole non
potrebbe mai permettersi una spesa
imprevista di 700 Euro, a riprova del
rischio di povertà esistente.
I dati presentati meriterebbero lunghe
riflessioni e analisi che non posso svolgere qui, ma qualche accenno va fatto:
- il volontariato deve interrogarsi sulle
azioni che compie, nel senso di confrontarsi, e molto spesso lo fa già da tempo e
in piena solitudine, sui progetti che porta
avanti rendendoli più adeguati al panorama di estrema debolezza sociale che
stiamo fronteggiando;
- le pubbliche amministrazioni dovrebbero impegnarsi a fondo a ridurre ogni
spesa superflua per indirizzare risorse
verso le famiglie e le persone in povertà;
una certa sensibilità si vede nei sindaci,
anche se non sempre, ma analoga sensibilità non sembra riscontrarsi a livello
nazionale; andrebbe aperto un dibattito
serio sugli interventi contro la povertà,
ma di troppo altro si sente parlare;
- sul piano regionale e locale bisogna
investire al più presto sulle partnership
fra pubbliche amministrazioni e volontariato e Terzo Settore in genere per
costruire alleanze nel territorio, allo
scopo di individuare e combattere la
povertà, massimizzando l'efficienza
delle risorse utilizzate e coinvolgendo
insieme ente pubblico e privato sociale
in quella che si annuncia essere una
lunga battaglia per uscire, fra molto
tempo, dalla crisi.
Mondo Solidale | 05 |
SPECIALE
Per una storia del Volontariato in Sicilia
L’opera di Danilo Dolci in Sicilia e la sua influenza sul volontariato isolano
di Vincenzo Borruso
on è facile risalire negli anni con
lo scopo di documentarsi sui
movimenti volontari di solidarietà sociale nella nostra regione. In
primo luogo, in quanto fino all'approvazione della legge 266/92 nessuna norma
regolava le iniziative di volontariato; in
secondo luogo perché non esiste, del
periodo antecedente alla legge, documentazione alcuna in registri pubblici,
comunali o regionali. Un lavoro di non
piccola mole sarebbe da fare nei registri
notarili poiché alcune associazioni di
volontariato hanno ritenuto opportuno
registrare i propri statuti e le finalità che
le portava a costituirsi. Da ricordare che
la Costituzione italiana (art. 2) riconosce
il diritto dei cittadini ad associarsi liberamente.
Tuttavia, fino agli anni '60 del secolo
appena passato è probabile che molte
attività di volontariato solidale fossero
attuate senza che nessun documento ne
sancisse le finalità e il modo di associarsi. Tranne che non vi fosse un patrimonio da gestire, un lascito specifico che
facevano di queste associazioni delle
vere fondazioni o degli istituti rientranti
fra le IPAB, organismi per l'assistenza e
la beneficenza normati da una legge del
1890.
Fra queste dobbiamo anche includere
una serie di associazioni religiose il cui
unico vincolo era rappresentato dall'appartenenza a una parrocchia o a un ordine religioso.
N
In mancanza, ancora, di una storia
organica del volontariato in Sicilia è
parso opportuno ricostruire alcune fasi
dell'opera di Danilo Dolci nella nostra
regione che provocò un movimento di
giovani e di professionisti attratti dagli
obiettivi che Danilo si era prefisso fin
dal 1952, anno in cui si era trasferìto dal
nord Italia a Trappeto.
L'immagine di Trappeto che in quell'anno egli dà con il suo libro "Fare presto (e bene) perché si muore" rappresenta un vero pugno nello stomaco del
mondo politico e culturale dell'Italia. Le
misere case descritte, in genere un vano
di pochi metri quadrati per famiglia
senza servizi igienici e in coabitazione
con animali, il vallone che attraversa il
paese con i suoi liquami da fognatura
all'aperto, l'alimentazione formata solamente da pane e pasta, quando c'è, la
morte di adulti e bambini come evento
troppo frequente, scuotono il paese e
provocano un flusso di collaboratori
volontari che affiancano Danilo nella
sua opera di assistenza e di documentazione.
Già in quel primo libro, pubblicato da
De Silva (Nuova Italia) nel gennaio del
'54, può essere apprezzata la collaborazione di Giustina Barretta, Mauro
Gobbini, Filippo Liverziani, Vincenzina
Dolci (vedova, risposata con Danilo),
Fernanda Orlacchio, Ida Sacchetti,
Moreno Vannini, Altera Zelli. Nomi che
rivelano l'origine continentale di questi
primi volontari, con
l'eccezione
di
Vincenzina, che già
era accanto al suo
nuovo compagno, avendo cura della sua
numerosa famiglia (cinque figli dal
primo matrimonio, già madre della
prima dei cinque figli che avrebbe avuto
con il secondo) e dei volontari perché
avessero umane condizioni di vita.
Nella primavera/estate di quello stesso anno, arrivano a Trappeto i primi
volontari siciliani. Tra essi lo scrivente,
Angela Sana proveniente da Pantelleria
e una sua sorella.
Sulla collina che sovrasta Trappeto,
ribattezzata Borgo di Dio, erano stati
costruiti con fondi che Danilo aveva
cominciato a ricevere da Comitati italiani, costituiti in appoggio alla sua opera,
l'asilo d'infanzia dato in gestione alla
Cassa per il Mezzogiorno, la casa dove
abitava Danilo e la sua numerosa famiglia e vi funzionava un refettorio aperto
anche ai volontari, un capannone, dove
dormivano i volontari e che sarebbe
diventato il teatro del Borgo.
In quei primi caseggiati era ospitato
anche un deposito di farmaci, alimentato da campioni gratuiti provenienti da
medici italiani, ai quali attingevano i
poveri dei paesi vicini non ancora assistiti dal servizio sanitario nazionale (istituito ventiquattro anni dopo). C'era
anche un minuscolo studio medico per
occasionali visite effettuate da medici
Mondo Solidale | 07 |
SPECIALE
del territorio.
Quell'estate la comunità da studiare fu Partinico. O, meglio, il suo
quartiere Spine Sante. Il risultato
fu condensato in un libro di circa
120 pagine stampato presso la tipografia palermitana Luxograph
(agosto 1954) dal lungo titolo
"Quanti altri s'impiccheranno quanti altri impazziranno quanti altri
morranno disgraziati a Partinico?"
Autori, oltre a Danilo, Vincenzo
Borruso, Rodolfo Bracci, Giovanni
Piergallini, Margherita Salimei,
Angela Sana, Ronaldo Vighi.
Il materiale raccolto in quella
ricerca ebbe maggiore notorietà dal fatto
che rappresentò la parte socio-sanitaria
del libro che subito dopo Danilo pubblicò con la Laterza dal titolo "Banditi a
Partinico"(Bari, 1955) e prefazione di
Norberto Bobbio. Naturalmente il
numero dei volontari era andato crescendo pur essendo gli "indigeni" sempre una forte minoranza.
Le cose più significative in queste pubblicazioni sono rappresentate dalle
descrizioni di ambiente e dalle notizie
sulle malattie presenti nelle famiglie. Un
esempio eclatante, questa famiglia di
Trappeto:
" R, Vincenza di 23 anni, sposata a 21
anni con G. Francesco di 28. Hanno
avuto due gemelli: Giuseppe e
Sebastiano. Giuseppe è morto di tubercolosi ad un anno e Sebastiano è ammalato e ricoverato all'ospedale di Palermo
(dicono che ha una ghiandoletta),
Il marito è sano ma la moglie ha una
faringite tubercolare scoperta da due
mesi. Ha avuto visite gratuite a Palermo
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e le medicine prescritte in parte le ha
potuto ottenere gratuitamente, in parte a
pagamento, in parte a credito. La casa è
costituita da due locali. Prende luce
dalla porta. … Il gabinetto è un pertugio
a terra nella cucina stessa. La casa ha la
luce elettrica ma non l'acqua.
Possiedono un paio di lenzuola e una
coperta di lana…Possiedono 4 piatti, 1
bicchiere, 2 tazze, tre forchette, 3 cucchiai, niente coltelli, 4 pentole"(da Fare
presto (e bene) perché si muore, pagg
32/33).
In un'altra famiglia, che fra le poche
posate non possiede ugualmente coltelli,
quando essi servono vengono chiesti in
prestito ai vicini.
A Partinico, nel quartiere Spine Sante,
per quanto le situazioni estreme fossero
numerose, ha una sua esemplarità la
seguente storia:
"Vedova P.G. di anni 68. Il marito le fu
ucciso sul posto di lavoro 9 anni fa. Ha
partorito 19 figli di cui uno morto appena nato e subito sostituito con un figlio
adottivo. Attualmente di questi figli solo
5 sono viventi ma sposati e abitanti in
luoghi lontani…. Non sa dire di che cosa
sono morti 14 dei suoi figli tranne uno
che è morto in Russia. Presenta una psiche ipereccitabile, arteriosclerosi, simblefaron da pregresso tracoma ed accusa
cefalee intense ed allucinazioni. E'
iscritta nell'elenco dei poveri. Non riceve alcuna pensione. Per vivere è costretta a fare la lavandaia guadagnando in
media 50 lire al giorno. La sua alimentazione è costituita in genere da pane
asciutto o qualche pomodoro: oggi ha
mangiato solo un pezzo di pane; ieri ha
mangiato al mattino insalata di pomodoro e la sera pasta e lenticche"(Quanti
altri s'impiccheranno….pag.95).
Un quartiere nel quale vivevano anche
malati di mente confinati in sgabuzzini
chiusi da grate poiché i familiari preferivano averli in casa piuttosto che in
manicomio fra insetti, elettroshock e
maltrattamenti (quannu eru agitato mi
tiravano cannavazzi vagnati di 'ncoddo,
riferisce uno di loro riportando la brutta
usanza di sedare i malati tirando loro
addosso lenzuola e asciugamani bagnati).
Complessivamente, su 35 famiglie
visitate in quel periodo sono stati contati: 17 casi di malati mentali di cui 8 in
manicomio, 5 sordomuti, un caso di
poliomielite, 2 casi di gravi disfunzioni
ormonali, 5 di tubercolosi, 5 casi di
malattie broncopolmonari, 5 di malaria,
10 di malattie tossinfettive, 7 di anemia
e deperimento organico, 2 di malattie
cardiovascolari, 12 di grave denutrizione, 5 di malattie reumatiche, un tracoma,
un'annessite, una malattia della pelle,
una malattia venerea accertata, 3 cefalee
SPECIALE
rità nazionali. Esse sono
piene di riferimenti al vivere
religiosamente, che significa
"intendere la volontà di Dio",
al Codice che è valido "finché
coincide con la legge di Dio,
quando la contraddice è
abuso di autorità", e che si
concludono con il saluto
"Vostro in Dio".
gravi, 8 casi da operare urgentemente
con ricovero in ospedale.
Nella relazione che Danilo scrive
come presentazione al materiale che
sarà contenuto dal libro "Banditi a
Partinico" e conseguenza di un più vasto
lavoro di ricerca sul luogo, dice che su
5.959 famiglie di partinicesi (25.258
abitanti nel 1953), 200 si raggruppano
nei quartieri Spine Sante (il più triste
con metà dei suoi abitanti che "si industriano" per vivere), via della Madonna
(quartier generale dei fuorilegge), via
dei Mulini (la zona della più diffusa prostituzione). Fra queste famiglie, in un
campione di 161 persone, viventi o
meno, 73 possono considerarsi essere o
essere stati analfabeti non essendo andati oltre la terza elementare, 140 sono
stati in carcere per periodi da pochi mesi
all'ergastolo, 46 hanno avuto il confino
da pochi mesi a 5 anni, 32 ammonizioni
da pochi mesi a 5 anni, 14 sono stati
ammazzati.
Una situazione di questo genere, in cui
Danilo partecipa alla vita dei cittadini di
cui vuole studiare le condizioni sociali,
economiche e culturali in cui vivono,
può rappresentare un esempio di "sociologia partecipata". Ma rappresentò qualcosa di più in quanto la formazione del
sociologo Danilo aveva origini profondamente religiose e il suo desiderio di
partecipazione non era sostenuto dal
desiderio di "studiare", quanto di condividere con la "sua gente" i disagi di una
lotta che facesse ottenere migliori condizioni di vita, ma anche una maggiore
vicinanza a Dio. Illustrative di questa
posizione sono le lettere che nella prima
parte della sua esperienza siciliana indirizzò a presidenti di Regione e ad auto-
Per tornare al movimento di
volontari creato dalla sua
opera, l'attrazione operò sia in
ambiti religiosi che laici. E al
suo crescere contribuirono i
vari comitati "Pro Danilo Dolci" sorti
rapidamente in Italia e all'estero, sia
invogliando i cittadini alla partecipazione della sua opera, sia con l'invio di
risorse economiche che permisero una
maggiore continuità del lavoro volontario. Fino all'assegnazione a D.Dolci del
premio Lenin (1958) che consentì la
costituzione del Centro Studi e Iniziative
per la Piena Occupazione a Partinico in
locali di Largo Scalia. Nel quale fu possibile disporre di collaboratori con regolare rapporto di lavoro e collaboratori
volontari.
Anni in cui furono presenti collaboratori come Eyvind Hitten, norvegese,
Franco Alasia, Peppe Ganduscio e compagna,
Carlo
Doglio,
Michele
Mandiello, Vera Pegna, Vincenzo
Borruso, Pasquale Marchese, Orazio De
Guilmi,
Filippo
Robino,
Pino
Lombardo, etc.
Il Centro si era strutturato in settori di
lavoro e fra essi quello agricolo, interessato soprattutto alla diffusione di
moderni sistemi di coltivazione e alla
organizzazione di cooperative, quello
per l'istruzione, impegnato nella lotta
all'analfabetismo con azioni sulla scuola
pubblica e doposcuola per i bambini più
poveri, quello sanitario con un ambulatorio per le mamme e i bambini a
Partinico e a Roccamena e con un lavoro che andava dall'assistenza medica farmaceutica e infermieristica agli adulti,
all'aiuto alimentare per i lattanti, alla
educazione sanitaria e alimentare,
all'educazione contraccettiva, allora vietata dalla legge.
Tutto questo lavoro si allargò a gran
parte della Sicilia occidentale, soprattutto ai Comuni della Valle del Belice nella
quale più intenso divenne il lavoro dopo
il terremoto del 1968.
Furono gli anni in cui uomini di scienza e di cultura di fama nazionale e internazionale si interessarono del Centro e
della sua attività: da Carlo Levi, a Paolo
Sylos Labini, Gunnar Myrdal, Michele
Pantaleone, Ideale Del Carpio, Silvio
Pampiglione.
Sorsero numerosi Comitati di sostenitori in Italia, in Svizzera, in Germania,
in Francia, in Inghilterra dai quali paesi,
oltre a risorse economiche provenivano
anche volontari. Così come iniziò una
collaborazione con associazioni di
volontariato europee, quali "Terre des
Hommes" svizzera e francese, "Broth
fur die Welt" (pane per il mondo) tedesca, National Templar Orden, svedese..
Collegato al lavoro dei Settori le ini-
Mondo Solidale | 09 |
SPECIALE
ziative di Dolci per la diga sullo
Jato, la diga Garsia, la lotta al banditismo e alla mafia, il completamento di Borgo di Dio con una struttura
che permise corsi di aggiornamento
e di formazione sui moderni sistemi
educativi, sulla lotta alle droghe per
gruppi di giovani e docenti provenienti da molti paesi europei, la
documentazione sulle strutture e
servizi sanitari nella zona e in
Sicilia, la lotta all'aborto clandestino, la Scuola di Mirto, la Radio dei
Poveri Cristi.
Danilo Dolci e Silvio Pampiglione
Una collaborazione importante e un
motivo di ulteriore incentivazione del
volontariato verso l'opera di Danilo fu
rappresentato dal progetto per una ricerca nella Sicilia occidentale che includesse le zone di Cammarata e Palma
Montechiaro nell'agrigentino, le zone di
Corleone e Roccamena, nel palermitano,
Menfi nel trapanese.
La ricerca ebbe un livello più qualificato delle precedenti e l'indagine si
avvalse della collaborazione di studiosi
qualificati. Il lavoro durò parecchi mesi
e fu presentato in un convegno tenuto ad
Agrigento. Nel libro che Danilo pubblicò con Giulio Einaudi nel 1960, con il
titolo Spreco, nel risvolto di copertina
l'editore scrive:
"Dolci ha condotto una vasta e approfondita indagine con la collaborazione
di un gruppo di studiosi, sociologi,
medici, urbanisti, economisti, agronomi,
che per mesi e mesi hanno raccolto
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metodicamente una massa imponente di
materiale documentario; e nel maggio
scorso, ad Agrigento,, i risultati non
ancora elaborati di queste ricerche furono al centro di un convegno che ebbe in
tutta Italia grandissima risonanza (la
relazione del prof. Pampiglione
dell'Università di Roma, sulla situazione
sanitaria a Palma di Montechiaro, il
paese del Gattopardo, destò enorme
impressione).
Risultati che ricalcano quelli documentati negli altri paesi oggetto dell'indagine ma che, come giustamente notò
l'editore, il fatto che si trattasse di un
Comune immortalato da Giuseppe
Tomasi di Lampedusa e ormai entrato
nella storia della nobiltà siciliana, ma
anche in quella dell'intero paese, non
poteva che suscitare una grande impressione in chi aveva immaginato questo
paese nido della nobiltà isolana ma
anche di una nascente borghesia che
nulla aveva da invidiare per tempismo e
rapacità a quella che stava sorgendo nell'intero paese unito.
Silvio Pampiglione era
all'inizio di una prestigiosa
carriera di medico e di
volontario che lo avrebbe
portato in una serie di luoghi miseri del mondo portando la sua professionalità
e la sua voglia di essere
solidale con quanti soffrivano.
Medico, docente di
Parassitologia
presso
l'Università di Roma, la
ricerca su Palma venne
impostata con un meticoloso studio dell'ambiente e
della comunità vivente in
essa. La premessa alla
prima parte delle studio
dice già tutto e fotografa una situazione
sociale, abbastanza diffusa in Sicilia in
quegli anni, che non avrebbe avuto bisogno di ulteriori spiegazioni:
"Palma di Montechiaro è una città
posta sul versante africano della Sicilia,
a 28 km da Agriento e 20 da Licata,
attraversata dalla strada nazionale
Trapani Siracusa.
La popolazione è composta per la
maggior parte di braccianti agricoli. La
terra è poca, l'occupazione scarsa, i contratti di lavoro spesso non vengono
rispettati. Grave è il disagio economico
in cui si dibatte quasi tutta la popolazione. Gli iscritti all'elenco dei poveri sono
4964 (su 20.429).
La città tutta partecipa di questo disagio: le strade sistemate sono pochissime,
per la maggior parte in terra battuta o
con fondo di roccia irregolare; le fogne
praticamente inesistenti, quasi ovunque
sono rimpiazzate da rigagnoli di acque
nere che scavano fetidi solchi nelle strade; le case, cominciando dal muncipio,
appaiono squallide, spesso lesionate,
inabitabili per assenza di servizi igienici
- in certi casi anche di finestre - per
umidità dei pavimenti, inefficienza della
copertura, ecc. Se ci si addentra nell'interno delle abitazioni verso sera, quando
le famiglie dei braccianti si preparano al
riposo notturno, si vedono scene indescrivibili: cinque, dieci o più persone
che si accalcano in un solo vano; muli,
asini, capre, galline, tacchini ed uomini
coabitanti; vecchi tossicolosi e bambini
lattanti, malati e sani, figli e genitori
ammucchiati insieme alla rinfusa su letti
rudimentali, talvolta per terra. E al mattino tutti quegli uomini e quegli animali
si riversano da quelle case su quelle strade per ricominciare la loro faticosa quotidiana esistenza.
SPECIALE
Su tutto si posa un velo impalpabile di
polvere gessosa, carica di residui fecali,
in estate; di fango, in inverno".
Siamo di fronte ad una situazione che
Pampiglione dice diffusa ad altri numerosi comuni siciliani e si avvale, a documentazione di quanto detto, della relazione sulla miseria curata nel 1953 dalla
Commissione parlamentare d'inchiesta,
essendo Ministro l'On.Vigorelli, e che
riferisce sulle condizioni di Licata (Ag.),
Bompensiere (Cl.), Agrigento, Messina,
Caltanissetta, Favara (Ag.), Modica
(Rg.), Scicli (Rg.). Sulle condizioni di
salute sono significativi i dati raccolti su
un campione di 600 famiglie palmesi:
fra le donne mogli dei capofamiglia gli
aborti (dichiarati) sono stati 547, mentre
i figli morti sono stati 1.014 di cui più
del 60% morti nel primo anno di vita.
Fra esse, inoltre, il numero medio di gravidanze è pari ad 8,3 gravidanza per
donna e l'81,2% dei figli è stato perduto
in gravidanza e nel primo anno di vita.
Non dichiarato il numero degli aborti
provocati che, secondo i medici locali,
erano abbastanza frequenti.
Su 600 famiglie, 252 (42%) hanno uno
o più equini nella propria abitazione, in
168 casi conviventi nella stessa stanza,
436 (72,7%) allevavano in casa galline,
conigli e altri animali da cortile, maiali
compresi. In totale gli animali coabitanti con 3.404 persone ammontano a
5.085.
Si tratta di una situazione che nei
Comuni della Valle del Belice venne
drammaticamente all'aperto, a parte l'indagine parlamentare citata, con il terremoto del 1968 che cacciò uomini e animali fuori da quelle misere e fragili abitazioni.
L'indagine citata, assieme a quelle
degli agronomi Aurelio Finelli e
Pasquale Malpede sullo spreco di terra,
sulla riforma agraria a Corleone dell'agronomo Antonio Loschiavo, sullo
spreco dei villaggi costruiti dall'Ente
riforma agraria nella Sicilia occidentale
e sulla sottoccupazione a Roccamena
dell'agronomo Andrea Ferretti, sullo
spreco di acqua, raccolte nel volume
pubblicato da Einaudi, ebbero vasta eco
nel nostro paese e in Europa. Non meno
choccanti i racconti di mafia, l'elenco
dei morti ammazzati a Corleone, la
documentazione di un magismo che
impregnava la nostra terra, con riflessi
non indifferenti sulla salute ma anche
sui rapporti sociali. L'opera di Danilo,
negli anni successivi ebbe altri modi per
essere illustrata. E' da ritenere, tuttavia,
che la conoscenza delle condizioni in
cui viveva tanta parte della popolazione
siciliana in quel tempo a Palma
Montechiaro e nella Sicilia occidentale,
sia stata strategica sia per l'internazionalizzazione del problema Sicilia, sia per il
movimento volontario che contribuì a
creare in Italia e nel mondo. Un movimento che riversò a Partinico, presso il
Centro Studi e Iniziative per la Piena
Occupazione, risorse finanziarie ed
umane in grado di
affrontare, almeno
fino agli anni '70,
problemi
come
quelli della lotta
per le dighe, della
modernizzazione
dei sistemi di cultura agraria, per una
educazione "dal
basso", per una
rinascita
della
regione duramente
colpita dal terremoto con il progetto
della città- territo-
rio. A conclusione di quanto scritto finora, è d'obbligo un più esauriente profilo di Silvio Pampiglione
per l'influenza che il suo intervento
ebbe nella cultura scientifica del
nostro paese, sul tema delle ricerche partecipate, e sull'opera successiva di Danilo Dolci.
Dopo
questa
esperienza,
Pampiglione
insegnò
nelle
Università di Roma, di Milano e di
Bologna dove chiuse la sua carriera universitaria di ordinario di
Parassitologia nel 2000.
Ma in questo lasso di tempo, insegnò
Igiene nell'Università di Algeri,
Parassitologia in Somalia, diresse il
Dipartimento di Sanità comunitaria a
Maputo (Mozambico), insegnò educazione sanitaria presso l'Università
dell'Avana (Cuba), ad Asmara (Eritrea).
Divenne
consulente
dell'OMS,
dell'Unicef, dell'Unione Europea e del
Ministero della Cooperazione dei Paesi
Bassi. Trovò il tempo per dedicarsi alla
lotta della popolazione del deserto sahariano contro il Marocco, scrisse 300
pubblicazioni scientifiche e una serie di
manuali di educazione in spagnolo, in
portoghese, in francese per le frange più
a rischio di popolazione dei paesi africani in cui lavorò.
Morì nel 2008 a
Bologna e i suoi ultimi pensieri sono
stati per la Sicilia e per i suoi amici siciliani dai quali desiderò avere libri e
oggetti che gli ricordassero la prima e
indimenticabile sua esperienza di volontario.
Le fotografie che illustrano la parte
dell’articolo riguardante Palma di
Montechiaro
sono
tratte
da
«Spreco» (Einaudi, 1958)
Mondo Solidale | 11 |
DOSSIER
Minori poveri in Italia
incidenza al 25% come in Romania
ontinuiamo a parlare da anni
degli stessi problemi senza
che nessuno di questi si sia
minimamente intaccato con effetti di
politiche adottate". È quanto ha affermato Laura Sabbadini, direttore centrale
indagini, condizioni e qualità della vita
dell'Istat, intervenuta il 12 febbraio 2009
in apertura del convegno su "Crisi economica, povertà ed esclusione sociale: la
necessità di un piano nazionale" che si è
svolto nella sede del Cnel a Roma e
organizzato dall'"Osservatorio nazionale
sull'attuazione della legge 328/2000",
insieme ad Anci, Cgil, Cisl, Uil, Forum
terzo settore, Legautonomie e Upi.
"L'unica cosa che s'è mossa fino ad oggi
- ha detto Sabbadini - è la situazione
degli anziani, ma più per effetto di
cambi generazionali che per misure
adottate. Peggiora la situazione dei
minori, dei giovani, dei disoccupati e
delle famiglie con basso profilo professionale".
In Italia, secondo i dati Istat, sono 2
milioni e 653 mila le famiglie che vivono sotto la soglia di povertà, l'11,1% di
quelle residenti. Il 22,5% delle famiglie
povere è al Sud, 299 mila le famiglie
"C
| 12 | Mondo Solidale
numerose. 7 milioni e 537 mila invece le
persone povere, il 12,8% dell'intera
popolazione. La povertà nel nostro
Paese ha diversi fronti e anche alcuni
primati negativi in Europa. La situazione italiana, infatti, è tra le peggiori
dell'Europa. Nel 2006 l'incidenza della
popolazione a basso reddito è del 20%:
superiore alla media comunitaria con il
16%. "Dal '97 al 2007 - ha spiegato
Sabbadini - è peggiorata la situazione
soprattutto delle famiglie con tre o più
figli, e la situazione è peggiorata con un
solo occupato, in particolare le famiglie
monoreddito. La situazione è peggiorata
soprattutto al Sud con le famiglie con
due figli minori".
La distanza tra ricchi e poveri è sopra la
media europea. La situazione è particolarmente critica nel Mezzogiorno, dove
la disuguaglianza tra ricchi e poveri è
significativa all'interno dello stesso territorio. I ricchi del Sud sono molto più
distanti dei poveri del Nord.
Tipicità italiana quella di avere la povertà tra i minori. Incidenza dei minori a
basso reddito al 25%, pari a quello della
Romania ed è il più alto in Europa. Un
milione e 655 mila, nel 2007, i minori in
famiglie povere. Il 69,3% dei minori
poveri al Sud, tra cui spicca: la situazione della Sicilia in testa alla graduatoria
col 37,6%; la Basilicata col 30,1%; la
Campania con il 27,8%. "Il Sud - ha
detto Sabbadini - assorbe la stragrande
maggioranza dei minori poveri. I minori
che stanno nella situazione più grave, tra
quelle famiglie considerate sicuramente
povere, sono 779 mila, non sono un
numero piccolo. Il 7,6% dei minori è
lontano dalla soglia di povertà".
Un milione e 515 mila, invece, i giovani
poveri, con un 63,9% che vive nelle
famiglie d'origine e sta aumentando,
secondo i dati Istat, la povertà di coloro
che stanno mettendo su famiglia. "Ci
troviamo in una situazione critica rispetto all'Europa - ha concluso Laura
Sabbadini - L'Italia è tra i paesi che stanno peggio. È il terzo paese per livello di
povertà rispetto a tutti gli altri. Prima
eravamo al quinto posto, oggi siamo al
terzo, secondo gli ultimi dati disponibili.
In sostanza facciamo dei passi indietro,
non avanti".
G.A. - Fonte "Redattore sociale"
DOSSIER
Volontariato e situazione socio-economica in Sicilia
Il bisogno socio-economico stimola le iniziative solidali? Una recente ricerca in Italia rivela come la
depressione economica e sociale non sia un’incentivo al movimento di volontariato solidale
di V.B.
a avuto molta eco la classifica
sulla qualità della vita nelle province del nostro paese pubblicata da Sole 24 Ore di lunedì 29 dicembre
2008 e riguardante dati raccolti per l'anno 2007.
Un'eco particolare in Sicilia nella
quale, secondo i parametri applicati dal
quotidiano economico, nelle ultime
dieci posizioni si sono collocate sei province siciliane sulle 103 che compongono il paese. Fra esse Catania al 96°
posto, Siracusa al 97°, Trapani al 100°,
Palermo al 101°, Agrigento al 102°,
Caltanissetta al 103°.
Si tratta di una classifica che, sebbene
ricalchi in qualche modo quella dell'anno precedente, lascia l'amaro in bocca ai
siciliani. Che, certo, molte illusioni non
s'erano fatte in questi ultimi tempi, ma
che hanno potuto osservare come le
posizioni in cima alla classifica siano
occupate in grande prevalenza da province del nord. Secondo il giornale "a
guardar bene i valori degli indicatori, ci
H
si accorge che i divari territoriali
sono talmente ampi tra Centro-Nord
e Sud da fare ritenere che esistano
ormai in Italia due formazioni
sociali con cultura e meccanismi
regolatori ben differenziati". Ci permettiamo di aggiungere che
dall'Unità ad oggi la politica predominante nel nostro paese mostra
due facce: delle quali una vuole il
Nord sempre più protagonista, l'altra ha destinato il Sud a rimanere in
una posizione di sudditanza, al massimo
di consumatore.
La stampa e gli altri "media" hanno a
sufficienza illustrato le differenze che
separano queste due parti del paese. Ma
hanno detto poco sul fenomeno "volontariato", che rappresenta uno degli
aspetti delle due "culture" Nord-Sud, ma
la cui diversa dimensione riteniamo sia
diretta conseguenza di una certa tradizione e di una maggiore valorizzazione
che la pubblica amministrazione delle
regioni del nord ha assegnato ai movimenti solidaristici spontanei.
Le province siciliane anche su
questo terreno occupano posizioni
di coda. Enna si colloca al 60°
posto,Messina al 70°, Siracusa al
71°, Ragusa all'85°, Catania al 90°,
Trapani al 91°, Agrigento al 92°,
Caltanissetta al 95°, Palermo al 97°.
La media siciliana delle organizzazioni di volontariato è dello 0,40
per mille abitanti, il 45% in meno
dello 0,72 dell'Italia.
E' anche probabile che questa
minore partecipazione ad attività di
volontariato derivi dalla maggiore
disoccupazione che colpisce i nostri giovani, quasi il 12% contro il 6,6%
dell'Italia. Ma anche dal tenore di vita
delle loro famiglie che, secondo i valori
riportati dal giornale, vedono la provincia di Siracusa al 75° posto, al 76
Ragusa, al 79 Caltanissetta, all'86
Catania, all'87 Trapani, al 97 Messina, al
98 Palermo, al 99 Enna, al 100
Agrigento (su 103 province).
Resta da dire che molte attività, anche
fra quelle che si sono viste fra il 2008 e
il 2009, con la ricerca spasmodica di alimenti per le persone più misere, certamente sono frutto di un impegno di cittadini non organizzati, di cittadini abituati a lavorare senza un riconoscimento
pubblico, ripagati dalla gratitudine del
prossimo più che da registrazione in
documenti ufficiali. Qualche volta bisogna che si esplorino questi ambienti
pieni di una umanità difficilmente certificabile e certificata.
Mondo Solidale | 13 |
DOSSIER
Il futuro del volontariato.
Dalla Legge Brunetta ai nuovi compiti del volontariato
di V.B.
on sembra che il Decreto Legge
della Presidenza del Consiglio,
n. 112 del 25 giugno 2008, sul
contenimento della spesa del pubblico
impiego e sulle disposizioni urgenti per
lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività etc., abbia interessato in modo particolare il volontariato italiano che, tuttavia, dal quel Decreto
legge è destinato ad assumere un impegno pubblico che finora non ha avuto,
In sostanza, la normativa tende ad un
contenimento della spesa anche con un
possibile esodo volontario dei dipendenti prima che abbiano maturato gli anni di
servizio che danno diritto al trattamento
pensionistico. Come recita l'articolo 72,
per gli anni 2009, 2010, 2011, il personale in servizio presso le amministrazioni dello Stato, le agenzie fiscali, la
Presidenza del Consiglio dei Ministri,
gli enti pubblici non economici, le
Università e gli enti di ricerca, etc., con
la eccezione di quello impegnato nella
scuola, può chiedere di essere esonerato
dal servizio nel corso del quinquennio
antecedente la data di maturazione dell'anzianità massima contributiva di 40
N
| 00 | Mondo Solidale
anni.
Durante il periodo di esonero dal servizio al dipendente spetta un trattamento
temporaneo pari al 50% di quello complessivamente goduto, per competenze
fisse ed accessorie, al momento del collocamento nella nuova posizione. Però,
come dice testualmente l'articolo 72, al
suo punto 3: "Ove durante tale periodo il
dipendente svolga in modo continuativo
ed esclusivo attività di volontariato,
opportunamente documentata e certificata, presso organizzazioni non lucrative
di utilità sociale, associazioni di promozione sociale, organizzazioni non governative che operano nel campo della cooperazione con i Paesi in via di sviluppo,
ed altri soggetti da individuare con
Decreto del Ministro dell'economia e
delle finanze da emanarsi entro novanta
giorni dall'entrata in vigore del presente
decreto, la misura del predetto trattamento economico temporaneo è elevata
dal cinquanta al settanta per cento. Fino
al collocamento a riposo del personale
in posizione di esonero gli importi del
trattamento economico posti a carico dei
fondi unici di amministrazione non pos-
sono essere utilizzati per nuove finalità".
Al punto 4 il Decreto precisa come,
all'atto del collocamento a riposo per
raggiunti limiti di età, il dipendente
abbia diritto al trattamento che gli sarebbe spettato se fosse rimasto in servizio e,
al suo punto 5 che il trattamento economico fruito durante il periodo di esonero
è cumulabile con altri redditi derivanti
da lavoro autonomo o da collaborazioni
e consulenze. Purchè da tali attività non
derivi un pregiudizio all'amministrazione di appartenenza.
Tali disposizioni sono ribadite dalla
circolare n. 10 del dicembre 2008 conosciuta come "circolare Brunetta" dal
nome del Ministro. Che, però, precisa
come tali esoneri non siano automatici
ma derivino da una valutazione discrezionale della amministrazione dalla
quale si dipende. L'esonero non si configura come una cessazione del servizio
DOSSIER
ma come una sospensione. E questo al
fine di evitare che il dipendente possa
assumere funzioni di consulente nella
stessa amministrazione di appartenenza.
Dalla circolare si rileva un'incentivazione dell'attività di volontariato svolta
attraverso l'esonero dal lavoro nell'ultimo quinquennio di maturazione del trattamento pensionistico. Viene ribadita
l'elevazione dal 50 al 70% del trattamento economico in caso di esonero per attività di volontariato a condizione che
questa venga prestata a titolo gratuito.
Per quanto risulta ai Centri Servizio
del volontariato, il Decreto Legge e la
circolare esplicativa non hanno avuto
grandi effetti sui dipendenti pubblici, o
forse non hanno goduto di una efficace
pubblicizzazione, almeno nella nostra
regione.
Poiché la norma ha un suo valore e
potrebbe avere sia una funzione nel
alleggerire il carico dei dipendenti sulla
pubblica amministrazione, sia nel procurare al mondo del volontariato una serie
di collaboratori con specifiche competenze per funzioni non sempre sufficientemente svolte da volontari. I quali si
impegnano in attività solidaristiche spesso suggerite da
bisogni non soddisfatti, da
spontaneismo, più raramente
da competenze da mettere al
servizio di un volontariato
qualificato.
E' probabile che in tali evenienze saranno da osservare
regole nuove all'interno delle
associazioni, nella distribuzione dei carichi di lavoro,
nell'assunzioni di responsabilità relative alla organizzazione burocratica e alle iniziative
che potrebbero essere intraprese con questo tipo di
volontariato.
Bisognerebbe che
all'interno
delle
associazione vigessero norme di effettiva democrazia e di
partecipazione al
lavoro. In ogni caso,
se il Decreto Legge
dovesse
trovare
buona applicazione, cosa che nella
nostra regione appare difficile, le organizzazioni di volontariato dovrebbero avere un'adeguata
struttura sia per l'accoglienza corretta di
tale tipo di volontari, adeguatamente
certificata, sia per la creazione di una
documentazione sulla continuità del
lavoro quotidiano. Così come sarà
indubbiamente richiesto dall'amministrazione di provenienza. Nelle associazioni normate dalla legge 266/92 la
responsabilità ricadrebbe quasi esclusivamente sui presidenti che si troverebbero nella veste di datori di lavoro e di
referenti della pubblica amministrazione.
Vi sono aspetti di un certo interesse in
questa nuova norma di legge. Nella
eventualità che essa induca richieste
verso le nostre associazioni, l'impegno
dei servizi per il volontariato dovrebbe
affrettarsi a preparare le associazioni a
saper fare buon uso della legge, ma
anche salvaguardarsi da eventuali
richieste di un suo utilizzo non corretto,
come potrebbe verificarsi per fini
riguardanti solamente vantaggi personali.
Mondo Solidale | 15 |
DOSSIER
Dopo Natale, il freddo e la fame
Un detto da aggiornare in peggio
di V.B.
oppu Natali, lu friddu e la
fami", un detto siciliano
che, negli anni, ha avuto
spesso triste conferma. E che in questo
felice 2009 trova ancora occasione di
essere citato dopo qualche decennio in
cui ci eravamo illusi di avere eliminato
almeno la fame fra i nostri cittadini.
Abbiamo avuto modo di citare alcune
abitudini religiose della nostra terra
nelle quali alcune ricorrenze di santi
vengono celebrate con le "tavulati",
pranzi offerti ai cittadini poveri. Famose
quelle organizzate in occasione della
festa di S. Giuseppe. Si invitano al pranzo (s'assettano a tavula) vicini fra i più
poveri a rappresentare la Sacra Famiglia
e spesso i dodici apostoli. E sulla tavola
imbandita il cibo è così abbondante da
poter fornire agli invitati, dopo il pranzo, un ulteriore rifornimento di cibo da
portare a casa. Questa devozione, che si
perde nella notte dei tempi, vi furono
anni in cui si è rischiato di non poterla
più osservare. Negli anni '80, ad esempio, anche nei quartieri più popolari dei
nostri Comuni, divenne difficile per i
devoti di S.Giuseppe sciogliere la promessa e "assittare a tavula" i soliti poveri. In alcune famiglie, in quegli anni, la
devozione fu osservata con un pranzo al
quale partecipavano giovani, spesso studenti, interessati "goliardicamente" al
mantenimento di una bella tradizione
religiosa e civile. Nell'attuale terzo millennio, anche nella società affluente siciliana, la situazione è talmente cambiata
che la solidarietà laica e cristiana è stata
costretta alla raccolta di cibo e alla organizzazione di mense alle quali quotidianamente partecipano cittadini che, fino a
poco tempo fa, avrebbero ritenuto
"D
| 16 | Mondo Solidale
impossibile chiedere un aiuto di questo
genere. L'attuale situazione è conosciuta
dalla Caritas, da tante parrocchie e dai
banchi alimentari organizzati anche da
associazione volontarie laiche. In un
Comune della provincia di Caltanissetta,
come abbiamo riferito un paio di anni fa,
la raccolta effettuata dal parroco con i
suoi parrocchiani volontari, veniva
distribuita alle famiglie povere a tarda
notte, poiché era ancora abbastanza forte
il pudore per richieste di tal genere.
Oggi, probabilmente, quel pudore sarà
sparito, sopraffatto da necessità impensabili pochi anni fa. La nostra terra
conosce la fame atavica. Una serie di
proverbi la documentano: a cu ti duna 'u
pani, chiamalu patri"; a cu ti leva u pani,
levacci la vita; inchi la panza e inchila di
spini! Ma, l'attuale generazione anziana
mai avrebbe potuto pensare al ritorno di
situazioni di tal genere, al ritorno di un
tempo in cui la ricerca di cibo per
sopravvivere avrebbe potuto essere
ancora presente. "Ieri borghese,oggi sul
lastrico: datemi aiuto" è il titolo di un
articolo di Isabella Napoli, su la
Repubblica Palermo del 23 dicembre
2008, che racconta la repentina possibilità di diventare miseri al limite di non
potere più comprare il pane nelle nostre
città. Nino Fasulo su Repubblica
Palermo del 24 dicembre 2008 cita il
detto alfonsiano di Gesù che nasce "al
freddo e al gelo". Oggi i bambini palermitani muoiono al freddo e al gelo e lo
documenta Sara Scarafia, sempre su
Repubblica, raccontando di bambini,
appartenenti a famiglie ospitate in container di lamiera, che entrano ed escono
dall'ospedale con le tipiche malattie da
perfrigerazione e da sovraffollamento.
Non a caso la mortalità infantile e neonatale in Sicilia è circa il doppio che nel
resto del paese. Le loro malattie i medici dei nostri ospedali le chiamano
"malattie della povertà". Siamo un terra
in cui il senatore Simone Gatto, pediatra
a Trapani, negli anni '50 documentò nei
quartieri poveri trapanesi, una mortalità
infantile due, tre volte più alta che nei
quartieri ricchi. Ma sessanta anni non ci
sono bastati per sconfiggere la più evidente causa di morte dei nostri bambini.
Siamo una regione nella quale, come
riportato in una recente ricerca dell'Istat,
più di una famiglia su dieci non ha i
soldi per comprarsi da mangiare. Siamo
una terra in cui, come scrive Antonio
Fraschilla, Biagio Conte e altri volontari
a Palermo "hanno bisogno di farina, di
tanti pannolini e coperte di lana. Hanno
bisogno di giocattoli, di materassi e di
generi di prima necessità. Hanno bisogno di aiuto. In questi giorni di Natale le
comunità di assistenza ai disagiati hanno
organizzato decine di collette alimentari,
tombole e concerti nella speranza di
poter raccogliere fondi e dare un sostegno a chi non ha nulla. E a Palermo sono
centinaia le persone sotto la soglia di
povertà che tutte le mattine bussano alle
porte dei centri di Biagio Conte, di
Sant'Egidio, della Caritas o delle 180
parrocchie". E se questo è stato documentato prima di Natale, come avrebbe
potuto essere il dopo? In questo inizio di
2009, abbiamo avuto solo la necessità,
con tanta più amarezza e rabbia per la
inefficienza della pubblica amministrazione, di una modesta correzione al
detto tradizionale: "Doppu Natali, chiù
friddu e chiù fami".
DOSSIER
Anche per morire ci vuole dignità
La presenza dei volontari nel mondo della sofferenza fornisce assistenza materiale
e spiriturale quasi sempre mancante nei servizi pubblici
di V.B.
o sanno molti di noi che hanno
dovuto subire la perdita di qualche persona cara. Lo sanno le
associazioni di volontariato che hanno
scoperto la difficoltà di abbandonare un
proprio assistito quando nulla è più possibile fare per riguadagnare la salute
perduta e che, presenti in buon numero
nel nostro paese si prodigano per la salute dei cittadini e per alleviare le loro sofferenze.
Secondo un rilevamento effettuato
dall'Istat, nell'anno 2003, nel nostro
paese operavano 21.000 associazioni di
volontariato di cui il 28% operava nell'ambito della sanità e il 27,8% nell'assistenza sociale. Le caratteristiche salienti
del fenomeno sono il radicamento nel
territorio, la prevalenza delle piccole
associazioni con limitate risorse finanziarie, la concentrazione nei settori sanità e assistenza sociale, la crescita di
quelle associazioni formate da utenti che
hanno la necessità di attuare un autoaiuto.
L
Un recente rapporto curato dalla
Direzione generale della programmazione sanitaria, dei livelli essenziali di assistenza e dei principi etici di sistema del
Ministero del Lavoro, della Salute e
delle Politiche Sociali ha avuto come
obbiettivo la documentazione fra le
associazioni di volontariato del lavoro
svolto da quelle che si dedicano alla sofferenza fisica e psicologica dei malati
terminali fornendo farmaci e assistenza
materiale e spirituale che compensano
spesso le carenze delle strutture sanitarie
pubbliche e private, soprattutto nel meridione italiano.
Sono, in particolare, associazioni formate da volontari, fra i quali medici,
infermieri, assistenti sociali, psicologi
dedite alla somministrazione di cure palliative a malati terminali per malattie
neurologiche, oncologiche il cui sintomo maggiore è rappresentato dal dolore.
Tali cure, che si avvalgono di farmaci
contro il dolore ma anche di sostegno
psicologico, vengono definite "palliative". Tale termine, che non significa
"inutili", deriva dalla parola latina "pallium", mantello, protezione. Protezione
soprattutto dal dolore che rende estremamente sofferto l'ultimo periodo di
vita, sia per i pazienti terminali che per i
loro familiari.
Le cure palliative sono state definite
dall'O.M.S. "un approccio che migliora
la qualità della vita dei malati e delle
loro famiglie che si trovano ad affrontare le problematiche associate a malattie
inguaribili" Cure che aiutano a sopportare al meglio la fase terminale della
malattia, che accompagnano verso una
morte dignitosa che si avvicina con una
sempre più evidente perdita dell'autonomia e delle capacità decisionali.
Dall'inizio degli anni novanta del trascorso secolo il mondo della medicina si
è posto il problema del dolore come evenienza importante nel decorso della
malattia. Nel 1992, come è scritto nel
rapporto del Ministero della Salute,
presso un ospedale canadese fu avviato
un progetto per modificare il comportamento dei sanitari e dei pazienti ricoverati. Il progetto, denominato "Verso un
ospedale senza dolore", approvato
dall'OMS, è stato "esportato" in
Francia,, Svizzera, Belgio, Spagna, Stati
Uniti, Italia con la coordinazione dell'associazione "Ensemble contre le douleur".
Nel nostro paese, nel 2000, fu costituita una commissione di studio che ebbe
come compito quello di approntare un
progetto da applicare su tutto il territorio
nazionale. Tuttavia, il progetto italiano
"Ospedale senza dolore" non ha avuto
una grande diffusione, anche se dal
Ministero sono state approntate le linee
guida già dal 2001.
La prima esperienza è stata fatta nel
Mondo Solidale | 17 |
DOSSIER
1998 dall'ospedale di Vincenza; intorno
ad essa circa 20 ospedali hanno costituito un gruppo per una ricerca sia sulla
percezione del dolore da parte dei
pazienti, sia sul numero degli operatori
in grado di trattarlo. E' stato accertato
che l'80% dei pazienti con dolore intenso non ricevevano trattamenti efficaci..
Come è riportato dalla relazione ministeriale "il progetto ospedale senza dolore, che doveva essere applicato in tutti
gli ospedali italiani, non ha trovato finora una applicazione omogenea su tutto il
territorio nazionale".
Da notare che non sono stati trascurati i bambini, poiché ogni anno 11 mila di
essi, per malattie inguaribili, hanno
bisogno di cure palliative. Sulla organizzazione di servizi, che certo sono differenti di quelli necessari per adulti e
anziani, il Ministero è tornato con documenti approvati nel 2006 e nel marzo del
2008 perché la rete assistenziale fosse
garantita in tutte le regioni.
In relazione al modello organizzativo,
il DPCM 29 nov. 2001, definendo i
livelli essenziali di assistenza (Lea), ha
anche indicato una rete di assistenza ai
pazienti terminali perché le cure palliative potessero essere erogate ambulatorialmente, a domicilio (Adi), in ospedale con ricovero ordinario o in day hospital, in centri residenziali.
Le nostre regioni hanno scelto secondo quanto hanno ritenuto opportuno e,
in atto, tutte dovrebbero avere servizi
domiciliari e ambulatoriali, per quanto
non si conosce quanti siano e per quanti
soggetti operino.
Rispetto all'assistenza in ospedale, o in
residenze sanitarie assistite, il modello è
quello dell'hospice, un termine inglese
che individua una struttura, quasi un
prolungamento del proprio domicilio,
nella quale i pazienti in fase terminale
ricevono cure mediche e infermieristiche contro il dolore, sostegno psicologico e possono usufruire della vicinanza di
un familiare. Infatti, un hospice deve
essere costituito da camere singole con
bagno privato e dotate di una poltrona-
| 18 | Mondo Solidale
letto per l'eventuale familiare, telefono,
televisore e frigorifero. Possono essere
personalizzate con arredamento proveniente dalla casa del paziente.
Per la realizzazione di una rete di servizi per le cure palliative la legge n. 39
del 1999 ha previsto uno stanziamento
di 206 milioni di euro distribuite a tutte
le regioni in proporzione ai tassi di mortalità per neoplasie o altre malattie
inguaribili. In tutta l'Italia sono state previste 188 strutture con 2025 posti letto
sia pubbliche che private. In Sicilia sono
stati previsti e finanziati 16 strutture con
complessivi 177 posti letto. Al 2006,
secondo la rilevazione del Ministero, gli
hospice esistenti sono appena 3, dei
quali uno a Palermo (14 p.l.), uno ad
Agrigento (10 p.l.), uno a Catania (12
p.l.) con complessivi 36 p.l. Ad essi, nel
2007, avrebbe dovuto aggiungersi quello di Ragusa con 8
p.l. Ad oggi, l'indice di posti letto in hospice siciliani è
pari a 0,07 per 10 mila abitanti, contro
un indice finanziato di 0,35 e contro un
indice ritenuto ottimale di 0,5/0,6.
Da notare che i numeri di p.l. riferiti
dall'indagine ministeriale, per quanto
risulta ai siciliani, non sempre corrispondono alla realtà in quanto sembra
che le Asl abbiano avuto difficoltà a trasferire personale da altri servizi ospedalieri. Secondo un documento regionale
al 2008 avrebbero dovuto essere attivati
altri 12 hospice (dei quali 11 pubblici e
uno privato) per complessivi 126 p. l.
Non sembra che tale previsione sia stata
rispettata. Attendiamo, inoltre, che dopo
il 2008 sia realizzato un ulteriore hospice con 15 p. l. gestito da una organizzazione del Terzo settore.
Il documento del Ministero ha valutato in tre mila il numero di operatori da
impegnare negli hospice a regime. Di
essi almeno 1000 avrebbero dovuto
essere volontari.
Se guardiamo alla Sicilia, secondo dati
non molto recenti, nella regione dovrebbero essere presenti le seguenti associazioni:
- Caltanissetta (Samot onlus) con 17
collaboratori e 1 volontario;
- Catania (Samot onlus) con 23 collaboratori;
- Catania (Andaf onlus) con 36 collaboratori e 30 volontari;
- Catania (Ass. Vol. lotta ai tumori) con
6 collaboratori e 6 volontari;
- Palermo (Samot onlus) con 38 collaboratori e 20 volontari;
- Palermo (Ass. Naz. Vol. lotta ai tumori) con 5 collaboratori e 10 volontari;
- Ragusa (Samot onlus) con un numero
imprecisato di collaboratori;
- Siracusa (Samot onlus) con 16 collaboratori;
- Siracusa (Lega Italiana lotta ai tumori) con 5 collaboratori e 10 volontari.
Complessivamente, si tratta di 9 associazioni con 146 collaboratori (senza
Ragusa) e 77 volontari. Tutte sono organizzate per cure palliative domiciliari e i
collaboratori sono medici, infermieri,
psicologi, fisioterapisti. Le cure somministrate si avvalgono in genere di farmaci antidolorifici, di tecniche chirurgiche
e fisioterapiche, di trattamenti psicologici e socio-psicologici. Dette associazioni si preoccupano anche di dare un adeguato sostegno morale alla famiglia.
E' da notare che non si tratta di una
grande organizzazione. Tuttavia i volontari siciliani impegnati in questo settore
trovano i mezzi per tenere in piedi le
loro associazioni, reclutare personale
formato per l'assistenza ai malati terminali. Ricevono un consenso dalle famiglie nelle quali operano spesso documentato da pubbliche dichiarazioni e da
lettere ai giornali. L'amministrazione
sanitaria regionale dovrebbero tener
conto di ciò, accelerare i tempi per la
realizzazione degli hospice mancanti e
intorno ai quali le associazioni di volontariato hanno maggiori chance per dare
al proprio lavoro una migliore distribuzione territoriale. Argomento non secondario, in tempo di tagli e rimodulazione
dei posti letto negli ospedali siciliani, il
costo ridotto delle cure in hospice e
ancora più ridotto nelle cure domiciliari.
VOLONTARIATO
Il centenario della nascita di Rosita Lanza di Scalea
Pubblicato su «La Repubblica» del 3 Febbraio con il titolo:
«Nobildonna femminista - Così Rosita Lanza lottò per i diritti»
di Rosanna Morozzo della Rocca* e Vincenzo Borruso
l 3 febbraio di quest'anno cade il
centenario della nascita di Rosita
Lanza di Scalea, una donna che ha
illustrato la sua città natale, Palermo, e il
suo paese come antesignana e fiera combattente per i diritti della donna, ancora
negati in quell'inizio di secolo,
Rosita nasce il 3 febbraio 1909 a villa
Scalea nella Piana dei Colli, da
Giuseppe Lanza di Scalea e Valentine
Rousseau Portalis. Il padre fu un illuminato liberale, senatore del Regno, ultimo
sindaco di Palermo prima dell'avvento
del fascismo che gli propose, avendone
un diniego, la carica di podestà.
Rosita cresce e viene educata nella
nostra città secondo i canoni aristocratici del tempo con precettori privati a
casa. Questo non le impedisce di conoscere la situazione della sua terra e di
impegnarsi, per quello che poteva offrirle l'ambiente di allora, nel campo della
solidarietà: frequenta i corsi di crocerossina e in quell'ambiente conosce il suo
futuro marito.
Nel 1943, dopo lo sbarco delle truppe
anglo-americane in Sicilia, collabora
con le forze alleate ad un programma di
assistenza all'infanzia palermitana ed ha
parecchi incarichi sia perché ha contezza dei numerosi problemi della sua terra,
specie delle donne, sia per la conoscenza della lingua inglese.
Alla fine della guerra, Rosita, provata
dalle traversie di un matrimonio infelice
e da precarie condizioni di salute, si trasferisce con i figli nel nord dell'Italia.
Torna a Palermo nel 1953 e il suo
impegno politico la porta a militare
prima
nelle
file
dell'Alleanza
Democratica Nazionale, poi del Partito
Socialista Italiano e dell'Unione Donne
Italiane. Alla fine degli anni '50 partecipa ad Helsinki, in Finlandia, al
Convegno dei Partigiani della Pace e nel
'61 alla prima marcia della pace
Perugia/Assisi organizzata da Aldo
Capitini.
Rosita conosce la situazione delle
donne della sua città e la loro sudditanza
sessuale sia per il maschilismo imperante, sia per le leggi fasciste che, incluse
I
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nel nuovo ordinamento giudiziario della
Repubblica, impediscono qualunque
lavoro informativo sul piano della limitazione delle nascite. Inizia, così, un
lavoro educativo fatto direttamente con
le donne dei quartieri popolari palermitani, alle quali insegna l'uso del diaframma e della spugna vaginale imbevuta di
aceto; fonda nel 1961 a Palermo un'as-
sociazione che aderisce all'Associazione
Italiana per l'Educazione Demografica
(Aied) . L'associazione nasce nella stessa casa che Rosita abita a Palermo, in
via Villafranca 29, e può considerarsi il
primo consultorio familiare siciliano e
fra i primi in Italia. Aggrega cittadini e
professionisti (fra essi Vincenzo
Borruso, allora giovane medico) per i
quali i collegamenti che Rosita già
intrattiene con organismi internazionali
operanti nell'ambito della pianificazione
familiare rappresentano l'occasione di
conoscere quanto si va facendo negli
altri paesi del mondo e di avere a disposizione materiale documentario allora
scarsamente prodotto nel nostro paese.
Fra queste organizzazioni l'IPPF
(International Planned Parenthood
Federation), una federazione mondiale
con sede a Londra, collegata con
l'Organizzazione Mondiale della Sanità.
Su questi temi Rosita Lanza organizza
incontri e dibattiti nella nostra città, scrive articoli e opuscoli di propaganda,
partecipa a convegni organizzati in Italia
e all'estero. I collaboratori siciliani la
seguono e l'associazione è presente a
Bologna al primo congresso sull'educazione sessuale nel 1966 con Cesare
Musatti, fondatore della psicoanalisi in
Italia; organizza un convegno sull'ambiente a Palermo nel 1973, relatore il
giornalista Alfredo Todisco. Nel 1974.
con la collaborazione di
Vincenzo Borruso, organizza un corso di educazione
contraccettiva al Policlinico
di Palermo che dura alcuni
mesi e che ha fra i suoi relatori i migliori nomi delle
Università siciliane, da
Mainaldo Maneschi a Ettore
Cittadini,
a
Paolo
Quartararo, ad Antonio
Tosti, al giurista Pietro
Criscuoli, a Willy Pasini
dell'Università di Ginevra.
Da quel corso nasce una
pubblicazione dell'Aiemp,
nome allora assunto dall'associazione che gestisce il
consultorio palermitano, dal titolo
"Sesso e Società". La nuova denominazione dell'associazione palermitana deriva dalla scissione che si era avuta con
l'Aied nel 1969 e dall'adesione
all'Unione italiana consultori per l'educazione matrimoniale e prematrimoniale
(Uicemp).
Il problema più grave in quegli anni nel
nostro paese è rappresentato dalla permanenza delle leggi fasciste sulla propaganda nella limitazione delle nascite e
sull'aborto. L'azione di pionieri come
Rosita Lanza e una serie di eventi giudiziari provocano nel 1971 la sentenza
della Corte Costituzionale sulla incostituzionalità dell'art. C.P. 553 che vieta la
propaganda contraccettiva e l'ulteriore
sentenza del 18 febbraio 1975 che
dichiara illegittimo una parte dell'art.
546 C. P. sulla precedenza del diritto alla
vita della madre che "è già persona"
rispetto al diritto del feto che "persona
ancora non è". Tali sentenze consentono
al Parlamento di varare nel 1975 la legge
VOLONTARIATO
istitutiva dei consultori familiari e nel
1978 la legge sulla interruzione volontaria della gravidanza.
Rosita viene chiamata a far parte della
direzione nazionale dell'Uicemp, in quel
tempo guidata da Giulia Gentili
Filippetti. Sono anche gli anni in cui
l'Aiemp si trasferisce in Piazza S. Oliva
e Rosita lascia volontariamente la presidenza, che viene assunta da Vincenzo
Borruso, senza tuttavia abbandonare la
lotta per i diritti delle donne e dell'infanzia che continua a Palermo e a Roma,
dove ha casa. Nel 1974 fa parte della
delegazione Uicemp alla conferenza
mondiale sulla popolazione tenutasi a
Bucarest e per la quale collabora con
Aurelio Peccei, fondatore del club di
Roma, alla stesura degli atti in lingua
italiana. Continua la battaglia per il
referendum sul divorzio e sull'aborto e
fino agli anni '80, epoca in cui sopraggiungono disturbi cardiaci che ne limitano la capacità lavorativa, non abbandona
l'interesse per i temi ai quali ha informato l'intera sua vita.
Si spegne il giorno 7 settembre del
1984. Suo estremo desiderio quello di
essere cremata. Un comune destino sembra unirla agli amici con i quali ha mantenuto un ideale legame di lavoro sociale, quali il leader socialista Riccardo
Lombardi, il giornalista dell'Espresso
Renzo Trionfera e Aurelio Peccei, tutti
scomparsi in quel volgere di anni chiedendo di essere cremati e di uscire dalla
scena terrena nel modo più discreto,
senza miti o cerimonie, quasi un simbolo di una generazione di autentici laici
che hanno contribuito al diffondersi in
Italia di una impostazione di vita libera
da tabu, profondamente rispettosa dei
diritti umani e tollerante dei bisogni e
delle aspirazioni altrui. Le sue ceneri,
trasportate a Palermo, si trovano nel
cimitero di S. Maria di Gesù.
* figlia di Rosita Lanza di Scalea. Nata
a Palermo nel 1942 vive a Roma.
Sposata con Ludovico Morozzo della
Rocca.
Mondo Solidale | 21 |
ASSOCIAZIONI
Mamma, parliamo di Doping
I volontari dell'Uisp impegnati nella campagna di informazione e sensibilizzazione sui temi dell'inquinamento farmacologico e del doping nelle scuole. Ma i destinatari sono i loro genitori.
di Laura Bonasera
a preso il via nel mese di dicembre, in Sicilia, "Mamma parliamo di doping", la nuova campagna nazionale di informazione e sensibilizzazione dell'UISP sui temi del doping
e dell'inquinamento farmacologico, questione su cui l'associazione è impegnata
dal 1998. Quest'anno la campagna UISP,
finanziata dalla
"Commissione
per la vigilanza
ed il controllo
sul doping e la
tutela delle attività sportive" e
realizzata in
collaborazione
con l'ISS I s t i t u t o
Superiore di
Sanità, è rivolta ai ragazzi
delle
scuole
medie inferiori
di ben 38 città
italiane. Tre le scuole siciliane aderenti
al progetto: il Terzo istituto comprensivo
"Avola", la scuola media "Dante
Alighieri" di Leonforte e l'Istituto comprensivo "San Biagio" di Vittoria. Gli
operatori locali di progetto e i volontari
designati dai comitati Uisp di Enna,
Ragusa e Noto lavoreranno fino a maggio ad una campagna che ha in sè un elemento nuovo: accanto a migliaia di studenti coinvolgerà anche le loro famiglie.
Un'esperienza progettuale
che mette al centro i
ragazzi e cerca di favorire
la conoscenza della piaga
doping, stimolando il dialogo tra ragazzi ed adulti.
Saranno, infatti, i ragazzi
protagonisti indiscussi del
progetto che, con il supporto degli insegnanti e
degli operatori UISP, realizzeranno azioni di informazione dirette ai propri
genitori, e saranno sempre
loro a scegliere le modalità comunicative più con-
H
geniali: spot pubblicitario, giornalino,
video, vignetta o spettacolo teatrale. E
per rafforzare l'idea di uno sport sano e
pulito a maggio arriverà la "Festa dello
Sport", iniziativa unica in Italia, nata
dalla sinergia dei tre comitati siciliani. I
ragazzi, assieme ai loro genitori, si
costituiranno in squadre, e accompagnati dai loro mister, gli
insegnanti, s'incontreranno ad Avola per
disputare triangolari di
diverse discipline sportive, tra le quali il calcio. Tutti fianco a fianco, nella stessa squadra, per gridare: "NO
AL DOPING! SIAMO
SPORTIVI,
GIOCHIAMO PULITO!"
"Mamma parliamo di
doping" intende orientare i giovani e le loro
famiglie verso lo sport
pulito e responsabile.
L'ISS non solo porterà avanti una propria campagna di formazione rivolta ai
pediatri, che faranno informazione nelle
scuole, ma realizzerà anche un documentario ad hoc per testimoniare l'esperienza. Un'apposita troupe girerà di
scuola in scuola e riprenderà i ragazzi
durante la fase attuativa della campagna.
Tutti i lavori saranno caricati sul sito
internet www.mammaparliamodidoping.it che avrà un ruolo centrale nello
sviluppo dell'intera campagna. Un vero
serbatoio di idee comunicative contro il
doping con un'area completamente
gestita e personalizzata dai ragazzi. Uno
strumento di interazione tra i protagonisti che potranno creare il proprio avatar
(ovvero il proprio profilo virtuale), caricare le proprie foto, i propri lavori, confrontarsi e scambiarsi consigli ed esperienze sulla campagna. Uno spazio
importante del sito, già attivato, è
l'Asteriscoteca dove vengono segnalati
libri e film che trattano il tema della
campagna, in modo da invogliare i
ragazzi a partecipare al dibattito, e
soprattutto a discutere del problema con
i propri genitori. L'obiettivo della campagna, infatti, è quello di contrastare il
doping e l'abuso farmacologico oltre che
i messaggi errati e devianti che ci vengono dal mondo dello sport: vincere a tutti
i costi, accanimento per il risultato,
mancanza di rispetto verso se stessi e
verso gli avversari. "Una campagna
molto innovativa - dichiara lo staff del
progetto, diretto da Daniela Rossi
dell'Ufficio Progetti Uisp Nazionale perché per la prima volta si ci rivolge a
un target giovanissimo, dagli 11 ai 14
anni. Infatti, con il dilagare dell'emergenza del doping, è diventato essenziale
fare in modo che i ragazzi capiscano fin
da subito i pericoli che si nascondono
dietro ai cosiddetti "aiuti". L'altra novità
è il doppio target, figli e genitori, perché
una serie di comportamenti devianti
Mondo Solidale | 23 |
ASSOCIAZIONI
legati ad aspetti di esasperazione dello sport, come ad esempio l'agonismo precoce, sono
spesso dovuti ad atteggiamenti
diseducativi nei genitori i quali
vedono nella possibilità che i
loro figli possano accedere allo
sport dei campioni, un'opportunità di affermazione sociale".
Daniela Rossi, responsabile
nazionale dell'ufficio progetti
Uisp, Marta Gianmaria dello
staff progetti Uisp e Anna D'Alterio,
della Segreteria CVD - Commissione
per la vigilanza e il controllo sul doping
e la tutela della salute nelle attività sportive, responsabile campagna di comunicazione, hanno presieduto ai convegni di
apertura della campagna nelle tre sedi
siciliane che si sono svolti il 10 e l'11
dicembre scorso. In una lettera scrivono:
"Non solo abbiamo avuto modo di
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apprezzare la qualità del lavoro che state
realizzando su questo progetto e i rapporti che siete riusciti a costruire con gli
insegnanti delle scuole, con i medici e
con i ragazzi; ma ci ha colpito profondamente la vostra passione, l'impegno e
l'attenzione che dedicate ad un ruolo
dell'Uisp: associazione di promozione
sociale. L'altro aspetto soprattutto, per
me particolarmente positivo, è quello
che riguarda la modalità collaborativa
che avete avviato tra i tre vostri comitati, condividendo gli obiettivi e coordinando le fasi di sviluppo. Mi auguro
che questa logica di sistema possa
ulteriormente diffondersi tra i comitati e le leghe della vostra regione, per
questo e per altri progetti e buone pratiche". L'esperienza progettuale ha già
avuto inizio a Leonforte: i ragazzi
hanno realizzato delle interviste video
ai loro genitori su tre aree tematiche:
la visione dello sport, la visione del
doping e dell'informazione. Un vero e
proprio test d'ingresso ha reso complici figli e genitori in un'esperienza
divertente ma importante. Salute,
socializzazione, benessere, gioco,
solidarietà e difesa dell'ambiente ma
anche agonismo e competizione fanno
lo Sportpertutti, un'altra idea di sport.
Quella dell'Uisp. Un obiettivo sociale,
un diritto di cittadinanza che si vuole o
realizzare per tutti, per i cittadini di
qualsiasi condizione sociale, economica,
fisica. Abili, meno abili, diversamente
abili: non c'è differenza. Ognuno deve
trovare il suo sport, il suo ambiente.
Sono le attività sportive che devono
adattarsi alla persona e alle sue differenti abilità, non il contrario. La Uisp in
Italia ha viaggiato con i suoi atleti ormai
sessanta anni di storia. Un viaggio che
ad Enna, l'ente di promozione sportiva
più importante d'Italia riconosciuto dal
Coni, ha intrapreso nel 1990 in cui erano
82 i soci a voler costruire l' "altro" sport.
Con 4.800 atleti e 67 società è arrivato l'
"Ercole d'oro 2008" per la sezione enti
di promozione sportiva alla quinta edizione del "Gran Galà dello Sport" di
Nicosia. Ma si continua a camminare,
con le idee e le gambe dei volontari,
delle società e degli operatori per creare
uno sport alla portata di tutti.
ASSOCIAZIONI
Università Popolare «Leonardo Da Vinci»
Una struttura per l’empowerment culturale dei cittadini
di Pina Lo Presti
d iniziativa dell'Auser, una associazione nazionale di volontariato che ha come scopo precipuo quello di animare serviziper l'assistenza agli anziani e per il loro empowerment culturale, è stata istituita a
Palermo nel 1998 l'Università Popolare
Leonardo da Vinci. Proponenti e fondatori Vincenzo Borruso, allora vice-presidente
nazionale
dell'AUPTEL
(Associazione
nazionale
delle
Università Popolari), Vincenzo Piscopo,
Preside in pensione e primo presidente
dell'Associazione,Pina Lo Presti, attuale
presidente, e un gruppo di docenti, parte
dei quali in pensione, proprio della scuola Media Leonardo da Vinci di via
Serradifalco.
al 1998, tesa alla valorizzazione delle
persone e delle loro relazioni, ispirata a
principi di equità sociale e di rispetto, si
è data come scopo precipuo, nei suoi
dieci anni di attività, quello di creare un
centro di aggregazione per chi vuole
ancora mantenere i contatti con un
ambiente culturale vivo e stimolante,
dove rispolverare conoscenze già acquisite, colmare lacune, utilizzare nuove
tecnologie, coltivare hobbies. E nello
specifico:
"
AGGIORNAMENTI CULTURALI, su temi vari, in una serie di
incontri con docenti universitari ed
esperti:proff. G. Ruffino, M. Perriera,
D'Angelo; Vernuccio; A. Santangelo; S.
Volpe; N. Di Bartolomeo; L. D'Accardo;
M. C. Di Natale; S. Nigrelli;A. Aquila;
F. Crescimanno P. Longo;D'Ondes; E.
Cittadini; Elio Cardinale: V.Borruso; M.
Giordano……………
"
CORSI di lezioni nelle discipline:
Lingue
Inglese,
Spagnolo,Tedesco e Francese in diversi
livelli, Lingua e cultura latina, Lingua e
cultura siciliana, Letteratura Italiana,
A
Storia dell'Arte, Itinerari Artistici,
Informatica in vari livelli, Pittura su tela,
Pittura su stoffa, Educazione sanitaria e
alimentare, Antropologia, Psicologia e
sviluppo dell'Educazione, Filosofia,
Leggere poesia, Bridge, Fotografia,
Ginnastica dolce, Burraco, Laboratorio
teatrale….;
"VISITE a Mostre e Musei;
"ITINERARI storici e artistici in città,
guidati da docenti referenti e volontari,
supportati da esperti,
"CONCERTI al conservatorio Bellini;
"SPETTACOLO "Aggiungi un posto a
tavola" realizzato dal gruppo del laboratorio teatrale L.da Vinci;
"ADOZIONE
TRIENNALE
DI
"ARCHIVIO STORICO COMUNALE
E PALAZZO TARALLO" per Palermo
apre le porte"Gite ricreativo-culturali, di
uno o più giorni, con cadenza quasi
mensile, alla scoperta o alla piacevole
rivisitazione del patrimonio di risorse
naturali e paesaggistiche e dell'immenso
tesoro, trasmessoci dai nostri progenitori (cultura, tradizioni, storia, folklore,
beni architettonici e artistici), presente
nei centri minori della Sicilia, in Italia e
all'Estero, privilegiando, nel contempo,
avvenimenti e manifestazioni particolari
(sagre - fiere - celebrazioni - commemorazioni - tragedie greche).In particolare:
quasi tutti i Comuni della Sicilia; Napoli
e dintorni; Roma e il Lazio minore; Isole
Eolie; Pantelleria; Malta; Ischia e Capri;
Portogallo; Germania con Berlino,
Destra, Lipsia…;I mercatini di Natale:
Stoccarda, Monaco, Strasburgo; Francia
con Parigi e dintorni, Spagna da Madrid
a Santiago di Compostella con sosta
nelle città più importanti Avila, Toledo,
Salamanca…;Praga; Ungheria,.. Tunisia
"CONVENZIONI con AMAT, teatri:
Biondo, Massimo, Al Massimo, Libero,
Zappalà, Orchestra Sinfonica, libreria
Kalos.
Negli anni le attività proposte, sia in termini di contenuti che di percorsi socializzanti, hanno evidenziato un alto indice di gradimento per cui si è verificato
un aumento esponenziale di iscritti che
ha raggiunto anche le settecento unità.
Ciò inorgoglisce ma anche spaventa per
l' esiguità dei locali che non possono
accogliere i sempre più numerosi corsi.
Le richieste di frequenza alle attività
superano notevolmente la ricettività
delle classi (tre in Via La Rosa e una in
Via Principe di Palagonia, che, in alternanza , è adibita anche a segreteria), per
cui si è costretti a deludere parecchi soci
e ad effettuare delle scelte basate sulle
priorità stabilite dal comitato direttivo, a
seconda della tempestività delle istanze
e della disponibilità dei docenti, tutti
volontari. Il numero medio degli iscritti,
ogni anno, oscilla fra i 650 e gli 800.
Le risorse finanziarie dell'Associazione,
basate su una quota annuale pro capite di
€ 40.00 dalla quale viene detratta una
piccola somma per il tesseramento
AUSER, a cui l'Università aderisce, permettono appena di gestire affitti, pagamenti di bollette e pulizie, acquisto di
materiale di consumo e quanto concerne
l' unica aula di informatica che richiede
continua manutenzione.
Si è costretti a chiedere asilo per le riunioni e conferenze, pagando rimborsi
forfettari per concessioni locali a scuole,
a chiese , a teatri e non sempre le richieste vengono accolte.
Alla luce di quanto evidenziato si evince
che con una sede propria, da gestire in
libertà, l' impegno ne verrebbe esaltato,
ponendo l'U.P. nelle condizioni di continuare con maggiore profitto le attività
intraprese.
Mondo Solidale | 25 |
CeSVoP
I progetti di Promozione del Volontariato Giovanile
Presentato il Piano delle offerte di volontariato del CeSVoP
da attivare nelle scuole nell’anno scolastico 2008/2009
di Giovanna Mastrogiovanni
ià da alcuni anni, a seguito del
protocollo d'intesa siglato con
l'USR Sicilia, il Centro di
Servizi per il Volontariato di Palermo si
è impegnato a promuovere e diffondere
la cultura del volontariato presso le
scuole di ogni ordine e grado grazie
all'impegno delle Organizzazioni di
Volontariato
delle
province
di
Agrigento, Caltanissetta, Palermo e
Trapani. Scopo ultimo degli interventi di
Promozione del Volontariato Giovanile,
denominati
progetti
"Scuola
e
Volontariato", è la diffusione dei valori
della solidarietà e della gratuità, la
nascita di sinergie nei territori locali,
dove il mondo della scuola e le realtà
organizzative di volontariato condividano progetti educativi comuni per la crescita ed il benessere degli studenti, nella
direzione del protagonismo delle giovani generazioni per la costruzione di
comunità solidali. I principi ispiratori
del percorso che tanti volontari, dirigen-
G
ti scolastici, docenti e studenti hanno
operativamente condiviso negli anni
precedenti e che tracciano le nuove traiettorie di sviluppo per il prosieguo di
tale percorso sono ricavati da un lavoro
di studio e di sintesi tra la Carta dei
Valori del Volontariato, i più recenti
documenti legislativi e le indicazioni
forniti dal Ministero dell'Università e
della Ricerca (per citarne alcuni: Legge
53/03; Indicazioni nazionali D.L. 59 del
febbraio 2004; Indicazioni sul Piano
Benessere dello Studente, relativamente
alle azioni "A scuola di Solidarietà";
circ. Min n. 100 dell'11/12/2008 in merito all'inserimento dell'insegnamento
"Cittadinanza e Costituzione"…).
L'esito delle esperienze maturate negli
anni precedenti, il continuo confronto
per assicurare una continuità al lavoro
intrapreso nelle scuole delle Sicilia occidentale, la nascita di reti territoriali che
promuovono nella scuola e nell'extrascuola azioni solidali e di crescita civile,
ci ha incoraggiato nell'ipotesi di promuovere un Piano delle Offerte di
Volontariato (denominato per sintesi
P.O.V.) che si possa integrare all'interno
dei Piani dell'Offerta Formativa delle
scuole come strumento proposto agli
studenti ed occasione di crescita personale, relazionale, sociale e civile.
In tal modo è stato possibile, nella specificità dei ruoli, valorizzare positivamente di un percorso integrato territoriale, in
cui il progetto formativo ed educativo
destinato agli studenti diventa occasione
per sperimentare nuovi aspetti della
realtà, nuove forme di conoscenza e di
approfondimento, incidendo positivamente sulla crescita e il benessere individuale e collettivo delle comunità scolastiche e sociali del territorio.
Il volontariato, in tal senso, assume il
valore di una presenza visibile del senso
di responsabilità della società civile
verso le nuove generazioni per sostenere
la scuola nel delicato compito di educare i giovani ad una cittadinanza
responsabile.
Il progetto di Promozione del
Volontariato Giovanile in estrema
sintesi intende creare occasioni di
incontro, momenti di azione condivisa, nuove forme aggregative basate sulla condivisione, la gratuità e lo
sviluppo di una visione critica del
mondo per incidere positivamente
sulla costruzione partecipata di
comunità solidali.
Un passo necessario è stato il riconoscimento di un'assunzione reciproca di responsabilità sui percorsi
informativi, formativi ed esperienziali proposti agli studenti.
A garanzia della riuscita dei progetti, vi è la corresponsabilità del
mondo della scuola e delle
Organizzazioni di Volontariato che
investono energie, risorse e tempo
per realizzare insieme agli studenti i
progetti di promozione del volontariato giovanile.
Mondo Solidale | 27 |
CeSVoP
Ciascun progetto infatti vede in ogni
scuola:
a.
almeno un docente designato
per seguire e accompagnare in tutte le
sue fasi i percorsi progettuali approvati nel POF o autorizzati dagli Organi
Collegiali. Non sono pochi i casi in
cui si rileva la presenza di più docenti
che, a titolo gratuito, aderiscono ai
progetti rafforzando così la motivazione alla partecipazione dei propri
alunni.
b.
almeno un volontario referente per il progetto e due volontariguida
appartenenti
alle
Organizzazioni di Volontariato che
diventano un punto di riferimento per
le esperienze proposte all'interno dei
progetti. Considerando inoltre che i
progetti proposti sono costituiti da reti
di associazioni, il numero dei volontari che si affiancano agli studenti cresce in relazione all'entità delle
Organizzazioni proponenti.
Ai giovani studenti viene proposto di
aderire ad attività secondo le caratteristiche della propria indole e dei propri interessi, in modo che possano scegliere
| 28 | Mondo Solidale
volontariamente quale esperienza è per
loro congeniale a vivere forme di cittadinanza attiva ed esperienze motivate di
convivenza civile.
Il P.O.V. del Ce.S.Vo.P. per l'anno
2008/2009 prevede un numero consistente di progetti di Promozione del
Volontariato Giovanile.
Grazie alla comunicazione da parte
dell'USR Sicilia alle scuole di ogni
ordine e grado in data 4 novembre
2008, sulla possibilità di svolgere
tali progetti, sono state individuate
numerose scuole disponibili ad attivare dei percorsi di promozione del
volontariato giovanile.
Contemporaneamente,
le
Organizzazioni di Volontariato
delle province di Agrigento,
Caltanissetta, Palermo e Trapani,
hanno incontrato i dirigenti e i
docenti designati per le attività
legate al benessere dello studente
e/o della solidarietà delle scuole del
loro comprensorio, concertando
con loro le proposte progettuali che
vengono presentate nel presente
documento.
Considerando quanto concordato
tra
le
Organizzazioni
di
Volontariato e le Scuole, per l'anno
scolastico 2008/2009, verranno attivate 112 progettualità di rete di
Promozione del Volontariato
Giovanile in cui saranno coinvolti,
secondo i dati a nostra disposizione:
- 243 scuole di ogni ordine e grado
dei territori afferenti le province di
Agrigento, Caltanissetta, Palermo e
CeSVoP
Trapani;
- oltre 13.000 studenti delle scuole sopra
citate;
- oltre 300 insegnanti;
- oltre 700 volontari.
A tali progettualità partecipano altresì
numerosi partner pubblici/privati che
offrono il proprio contributo e disponibilità, riconoscendo in tali progetti un
buon investimento per la crescita delle
nuove generazioni.
Il Ce.S.Vo.P. inoltre supporta tali reti
con un numero consistente di figure professionali (animatori, esperti, formatori)
per la realizzazione di tali progettualità.
Va ulteriormente specificato l'impegno
dello staff di Promozione del
Volontariato Giovanile del Ce.S.Vo.P.,
che affianca, monitora e supervisiona la
realizzazione dei progetti in tutte le fasi,
attraverso la presenza dei 5 tutor
Provinciali di Promozione del
Volontariato Giovanile (2 per la provincia di Palermo ed 1 per ciascuna delle
restanti province di nostra competenza).
Nei box a cornice dell’articolo vi è una
breve sintesi dei progetti attivati per
l'anno scolastico 2008/2009.
Mondo Solidale | 29 |
CeSVoP
Ripartono i progetti in rete di delegazione
Dopo la positiva esperienza dell'anno precedente, ripartono i progetti in rete di delegazione sul territorio
di Marcella Silvestre
n'opportunità per confrontarsi e
organizzare iniziative in rete,
questi i presupposti che stanno
alla base delle progettualità di delegazione che ripartono sul territorio di competenza del CeSVoP (Agrigento,
Caltanissetta, Palermo, Trapani) e che si
attiveranno nei prossimi mesi.
Le Organizzazioni di Volontariato delle
Delegazioni di Mazara del Vallo hanno
attivato il progetto " SOLIDARIETÀ
TRA I GIOVANI"che si rivolge ai giovani del territorio. Coinvolge 18 operatori per un numero complessivo di 921
ore di attività, programmato da 14 associazioni del territorio. Il progetto si
caratterizza per l'attenzione che pone
alle tematiche del Natale, quindi la solidarietà e l'incontro. Lo svolgimento di
questo si avrà in due momenti: il primo
avrà come tema il periodo natalizio, sarà
caratterizzato da laboratori di diverso
tipo che avranno come leitmotiv il tema
del Natale; il secondo invece prevede lo
svolgimento di un'indagine sociale che
avrà inizio in contemporanea al primo,
ma che troverà conclusione alla fine di
marzo.
U
Le Organizzazioni di Volontariato delle
Delegazioni di Campobello di Mazara
hanno attivato il progetto "UNA GIORNATA IN FAMIGLIA". Le associazioni
proponenti, tramite la realizzazione di
questa iniziativa, richiameranno l'attenzione sulla questione delle famiglie nel
distretto socio sanitario di Campobello
| 30 | Mondo Solidale
di Mazara. Il progetto in questione, per
raggiungere tale obiettivo, si articolerà
in due fasi: una prima fase di studio, tramite una mappatura dei servizi resi sia
dagli Enti Pubblici che dalle OdV o altri
enti che li erogano in forma gratuita, che
servirà a realizzare una "Carta dei
Servizi"; una seconda fase di promozione, tramite l'organizzazione della giornata della famiglia, per lanciare "la carta
servizi" e per realizzare un momento di
confronto tra le famiglie.
Ad Alcamo le Organizzazioni di
Volontariato hanno attivato il progetto
"PERSONE IN …COMUNE 2".
Tale progetto vuole aggiungere nuovi
elementi ad un percorso progettuale
unico finalizzato a promuovere momenti di diffusione e sensibilizzazione sul
tema dell'integrazione sociale degli
immigrati sul territorio di Alcamo. Il
progetto prevede la realizzazione di un
piano di ricerca e di laboratori tematici,
la costruzione di una banca dati, la realizzazione di una carta dei servizi e di un
documentario sociale. Infine, in occasione di un convegno di chiusura, verranno presentati i risultati progettuali.
Le Organizzazioni di Volontariato delle
Delegazioni di Campobello di Licata
hanno attivato il progetto "LA FAMIGLIA IERI E OGGI 2"che si rivolge alle
famiglie. Il seguente progetto è frutto di
un primo step di lavoro che diverse associazioni di volontariato hanno già svolto
durante i primi
mesi dell'anno
2008. In questa
nuova fase si passerà ad acquisire
maggiore consapevolezza rispetto ad alcuni
aspetti più specifici che identificano il clima relazionale all'interno
della famiglia.
Inizialmente il
progetto prevede
che i risultati
dell'indagine
sociale, effettuata
nella
prima
fase,
vengano pubblicati e quindi restituiti al territorio
mediante la realizzazione di un convegno in cui si presenteranno i risultati sia
della indagine, sia dei percorsi laboratoriali sui bisogni emersi. In seguito si
creeranno dei focus group attraverso i
quali sarà possibile attuare una nuova
ricerca più mirata. Sui territori di riferimento saranno realizzati dei percorsi
laboratoriali sempre inerenti la tematica
della famiglia. In chiusura verrà realizzato un evento di restituzione che vedrà
coinvolti associazioni di volontariato e
cittadini.
A Caltanissetta le Organizzazioni di
Volontariato sono impegnate nella realizzazione del progetto "… IERI, OGGI
E DOMANI" che si rivolge alle associazioni , ai giovani, alla famiglia, agli
anziani e agli enti.
Il progetto si propone di costruire un
clima amicale e un' abitudine allo scambio per superare i pregiudizi: ciò si articola in diverse fasi strettamente connesse tra loro all'interno delle quali avranno
un ruolo centrale i facilitatori animatori
territoriali. Queste figure avranno come
obiettivo la conoscenza approfondita del
territorio, supporteranno gli esperti per
la realizzazione degli eventi locali, coinvolgeranno l'intera comunità cittadina. Il
fine ultimo sarà favorire l'incontro e l'integrazione tra le diverse generazioni,
con particolare attenzione al rapporto tra
i giovani e gli anziani, attraverso l'organizzazione di una serie di iniziative di
promozione di forme di solidarietà.
Le Organizzazioni di Volontariato della
delegazione di San Cataldo sono impegnate nella realizzazione del progetto
"LE GIORNATE DEL BENESSERE".
Il progetto nasce dalla necessità, da una
parte di mappare il territorio e realizzare
una prima integrazione socio sanitaria,
CeSVoP
dall'altro di poter promuovere il benessere ai cittadini sancataldesi. Le associazioni proponenti continueranno il percorso progettuale attivato con il precedente progetto "Salute-Mente" che le ha
viste impegnate nella realizzazione di un
indagine sociale sul tema del Benessere
e di laboratori sperimentali.
A Valledolmo è iniziato il progetto
"DIVERSABILITÀ UNA RISORSA 2"
in reti di delegazione che si rivolge ai
ragazzi e ragazze diversamente abili. Il
progetto si propone di stimolare i recettori sensoriali delle persone diversamente abili, tramite la realizzazione di un
laboratorio di psicomotricità, affinché
possano conoscere il mondo che li circonda attraverso la percezione. Si è pensato di realizzare dei percorsi che metta
no la persona disabile a contatto con la
natura, tramite la realizzazione di
momenti ludico - ricreativi presso un
agriturismo e con un laboratorio di pet
terapy. Per permettere loro, da una parte
di socializzare con i cosiddetti "normodotati" e dall'altra di avvicinarli alla
natura.
Le Organizzazioni di Volontariato delle
Delegazioni di Marineo e Corleone
hanno attivato il progetto "SOLIDARIETA' ED INCONTRO 2" che si rivolge a giovani ed anziani del territorio.
Tale progettualità prende spunto dai
lavori del progetto Solidarietà e Incontro
2007/2008, con l'obiettivo di dare continuità e concretezza, nell'ottica dei bisogni precedentemente individuati, prima
attraverso la lettura dei piani di zona
distrettuali e successivamente dall'indagine conoscitiva sugli Stili di Vita realizzata nei comuni di riferimento. In tal
senso, si propone di continuare il lavoro
precedente attraverso il raggiungimento
di alcuni obiettivi:
- promozione e sensibilizzazione del
volontariato e della solidarietà sociale;
- la stimolazione nella cittadinanza di
una partecipazione più attiva;
- costruzione di una sana e civile convivenza;
- stimolare la relazione peer to peer;
- promuovere un maggiore scambio
intergenerazionale;
- valorizzare la terza età come risorsa.
In linea con gli obiettivi sopra citati, le
associazioni si propongono di pubblicare e socializzare, attraverso un convegno, l'Indagine Sociale Sugli Stili di Vita
e le attività laboratoriali realizzate con la
precedente progettualità. Come innovativo si è previsto, di realizzare una mappatura trasversale dei servizi offerti alla
collettività, sia da enti pubblici che dalle
associazioni di volontariato presenti sul
territorio e parallelamente l' attivazione
di
laboratori
(Laboratori
Intergenerazionali di Idee) sui territori di
riferimento, che agiscano congruentemente alle linee guida proposte dal tema
di riferimento che resta quello
dell'Inclusione Sociale, con particolare
valorizzazione dello scambio intergenerazionale.
A Termini Imerese le organizzazioni di
volontariato sono impegnate nella
realizzazione del progetto "RECUPERO DELLA MEMORIA 2". In
continuità con il percorso realizzato
con il precedente progetto le associazioni intendono realizzare una
mappatura completa sui servizi per
gli anziani offerti dagli enti locali o
da altri enti in modo gratuito.
Parallelamente alla mappatura si
realizzeranno dei percorsi laboratoriali rivolti agli anziani.
Le Organizzazioni di Volontariato
delle Delegazioni di Trapani hanno
attivato il progetto "RISORSE VS
POVERTÀ" che si rivolge alle
famiglie del territorio a rischio di
esclusione sociale. In continuità con
quanto già fatto con la precedente
progettualità, si è pensato di "agire"
puntando
l'attenzione
sulle
"Risorse": minori e donne, per provocare dei cortocircuiti nei processi
di genesi della povertà. Il progetto
dunque, si muoverà contemporaneamente su quattro direzioni:
Comunicazione sociale, Indagine
psicosociale focalizzata sui minori e
sulle donne in situazione di svantaggio, Intervento a favore di un gruppo
di minori, Intervento a favore dell'emancipazione della donna. Alcune azioni di
questo progetto si svolgeranno ad Erice,
tramite la realizzazione di un laboratorio
di informatica.
A Marsala le Organizzazioni di
Volontariato hanno attivato il progetto
"DALL'ACCOGLIENZA ALL'INTEGRAZIONE 2" che si rivolge ai cittadini migranti domiciliati nel territorio di
Marsala-Petrosino. Le associazioni proponenti, in continuità con il percorso
progettuale intrapreso nel periodo precedente, si occuperanno di realizzare delle
attività che possano avvicinare e facilitare l'integrazione dei migranti alla
comunità ospitante. Con il progetto
attuale si intende proseguire l'attività di
ricerca per realizzare una mappatura
completa del fenomeno immigratorio a
Marsala. Si attiverà un monitoraggio per
capire quanto le progettualità precedenti
hanno inciso nel fenomeno immigratorio di Petrosino e Marsala, realizzando,
un indagine conoscitiva che possa servire da raffronto con l'indagine sui bisogni
realizzata con gli utenti del primo progetto.
Mondo Solidale | 31 |
CeSVoP
Le Organizzazioni
di Volontariato della
delegazione di Gela
sono
impegnate
nella realizzazione
del
progetto
"Giovani
in
Movimento". Il progetto "YOUNG IN
MOTION, GIOVANI IN MOVIMENTO" è la continuazione del percorso
Rigenerazioni che ha realizzato la delegazione di Gela, nel corso del 2008. La
Delegazione di Gela si riconferma con
un progetto con strategie che si muovono su due binari. Il primo riguarda il
consolidamento della rete tra le organizzazioni di volontariato, le scuole, l'Ente
Locale, le Parrocchie. Il secondo riguarda la promozione di una responsabilità
educativa cittadina che diventa azione
tramite l'incrocio di Vision differenti:
quella delle istituzioni formali ed informali e la realtà giovanile locale.
L'Animazione Territoriale, della delegazione, porta tra i suoi frutti un protocollo d'intesa per la costituzione di una
Rete Educativa Cittadina.
A Sciacca le Organizzazioni di
Volontariato hanno attivato il progetto
"A SERVIZIO DELLE FAMIGLIE". Le
associazioni proponenti, si occuperanno
di stilare una pubblicazione che raccolga
i risultati della indagine sociale sui bisogni delle famiglie del territorio, realizza-
| 32 | Mondo Solidale
ta nell'ambito della precedente collaborazione
progettuale
denominata
"Famiglie Insieme". Tale pubblicazione
comprenderà anche le relazioni e gli
interventi
dei
referenti
delle
Organizzazioni di volontariato partecipanti al Convegno "La famiglia saccense: i risultati di una indagine sociale",
svoltosi a Sciacca il 6 settembre 2008,
quale manifestazione conclusiva del
succitato progetto. Partendo dal presupposto che dalla
indagine effettuata
emerge
una scarsa conoscenza dei servizi del territorio
offerti alle famiglie, verrà redatta una carta dei
servizi trasversale. Dopo la
fase di realizzazione della carta
dei servizi, è
previsto
un
momento
di
restituzione al
territorio, attraverso la realizzazione di un
evento finale in
cui si presenteranno i risultati
sia del censimento, che dei
percorsi laboratoriali che
verranno attivati sul territorio negli ambiti sanitario, sociale e
ambientale, al fine di approfondire la
tematica della famiglia. Le organizzazioni di volontariato, inoltre, hanno
sentito la necessità di approfondire la
tematica della genitorialità tramite la
realizzazione di un corso di formazione
"Spazio famiglie".
Parte il progetto "OLTRE IL PREGIUDIZIO" del tavolo tematico minori della
delegazione di Palermo. Il progetto in
questione, si articolerà in tre fasi:
Una prima fase, che vedrà coinvolti gli
operatori o i referenti delle associazioni
con l'esperta indagine sociale per la realizzazione della stessa.
Una seconda fase che avverrà all'interno
di ogni OdV coinvolta nel progetto, tramite la realizzazione di un micro laboratorio sul tema dell'integrazione, che realizzeranno i ragazzi e le ragazze facenti
parte delle stesse, utilizzando diversi linguaggi (video - teatro- pittura- etc..)
Una terza fase di promozione, tramite
CeSVoP
l'organizzazione della giornata dei
ragazzi e delle ragazze che servirà come
momento conclusivo per presentare l'indagine ed i prodotti elaborati nella fase
precedente. L'evento è pensato per potere, da una parte coinvolgere e far riflettere tutta la cittadinanza sul tema dell'integrazione con la presentazione dei dati
dell'indagine, dall'altro tramite la presentazione degli elaborati dare spazio
alla voce dei ragazzi sul tema dell'inte-
grazione.
E' stato avviato il progetto "UNA GIORNATA IN FAMIGLIA 2" del tavolo
tematico "famiglia" che prevede uno
studio sulla famiglia palermitana. Le
associazioni proponenti, tramite la rea-
lizzazione di questa
iniziativa, richiameranno l'attenzione
sulla questione della
famiglia. Con la precedente progettualità si è realizzata una
carta dei servizi, che
conteneva tutte le
informazioni riguardanti la famiglia. Il
progetto
in
questione,
intende attraverso
una
mappatura sui
luoghi di aggregazione della famiglia e con un' indagine sui reali
bisogni, realizzare un momento di
confronto con tutta la cittadinanza
nel quale possa emergere la questione della famiglia vista in termini concreti o con dei dati oggettivi.
Per raggiungere tale obiettivo, il
progetto si articolerà in due fasi:
Indagine conoscitiva sui bisogni
della famiglia nei quartieri: Via
Libertà, Brancaccio e Villa
Ciambra (Monreale).
Giornata della Famiglia con convegno e spazio alle OdV del settore con momenti ludici - ricreativi
rivolti alle famiglie e di riflessione
sui dati emersi dalle indagini.
reali bisogni, realizzare un momento di
confronto con tutta la cittadinanza nel
quale possa emergere la questione degli
anziani vista in termini concreti o con
dei dati oggettivi. Per raggiungere tale
obiettivo, il progetto si articolerà in due
fasi: una prima fase di studio, tramite la
realizzazione dell'indagine e della mappatura che si realizzerà presso le
Circoscrizioni della città di Palermo,
con il coinvolgimento dei medici di base
e che servirà a realizzare una pubblicazione; una seconda fase di discussione e
confronto. Nello specifico il progetto
sarà articolato nel seguente modo:
- mappatura per Circoscrizione della
città di Palermo ed indagine Sociale;
- realizzazione pubblicazione;
- momento di confronto pubblico
Si sta realizzando l'indagine sui
bisogni degli anziani nel territorio
palermitano, prevista nel progetto
"GLI ANZIANI UNA RISORSA"
del tavolo tematico "anziani" della
delegazione di Palermo. Con la precedente progettualità si è realizzata una
carta dei servizi, che conteneva tutte le
informazioni riguardanti gli anziani. Il
progetto in questione, intende attraverso
una mappatura sui luoghi di aggregazione degli anziani e con un indagine sui
Mondo Solidale | 33 |
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