La Sentinella Agricola Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in abbonamento postale 70% DCB (Cremona C.L.R.) Trimestrale di divulgazione tecnico-scientifica del settore agricolo 3/2009 Periodico fondato nel 1896 La Sentinella Agricola - numero 3/2009 La Sentinella Agricola - numero 3/2009 PROVINCIA DI CREMONA Sito web: www.provincia.cremona.it URP - Ufficio per le Relazioni con il Pubblico tel. 0372 406 233 / 248 - fax 0372 406 301 e-mail: [email protected] Sede centrale - Corso Vittorio Emanuele II, 17 - Cremona tel. 0372 406 1 - fax 0372 406 318 Anno X - Numero 3/2009 Settore Agricoltura, Caccia e Pesca - Via Dante, 136-134 - Cremona tel. 0372 406 566 - fax 0372 406 555 e-mail: [email protected] Autorizzazione del Tribunale di Cremona n. 362 del 1° settembre 2000 Periodico trimestrale Tariffa regime libero: Poste Italiane S.p.A. Spedizione in abbonamento postale 70% DCB (Cremona C.L.R.) Servizio Funzioni Amministrative, UMA, PPC: - attività amministrative tel. 0372/406567 - attività UMA-IAP tel.0372 406 562-563 - attività PPC tel. 0372 406 587 Servizio Produzioni Animali - tel. 0372 406 569-571 Direttore Massimiliano Salini Presidente della Provincia di Cremona Servizio Produzioni Vegetali - tel. 0372 406 579-559-580 Servizio Caccia e Pesca - Via Dante,134 tel.0372 406 457-453-477 Servizio Strutture e Calamità - tel. 0372 406 553-568 Direttore responsabile Marta Masseroli Servizio Sviluppo Agricolo tel. 0372 406 616-588-630 Ufficio agricolo territoriale di Crema Crema - Via Matteotti, 39 - tel. 0373 899 833 - fax 0373 899 820 Ufficio agricolo territoriale di Casalmaggiore Casalmaggiore - Via Cairoli, 12 - tel. 0375 201560 - fax 0375 42233 È vietata la riproduzione, anche parziale, degli articoli, foto e grafici pubblicati su questa rivista, senza citarne la fonte. COMUNICAZIONE AI LETTORI AI SENSI DEL D. Lgs. N. 196/2003 Caro Lettore, gentile Abbonato, i Suoi dati fanno parte dell’archivio del periodico «La Sentinella Agricola» e vengono trattati nel rispetto di quanto stabilito dal Decreto Legislativo n. 196/2003 sulla tutela dei dati personali. L’archivio è lo strumento che consente di ricevere regolarmente «La Sentinella Agricola». I suoi dati non sono e non saranno oggetto di comunicazione o diffusione a terzi. Per essi Lei potrà richiedere, in qualsiasi momento, modifiche, aggiornamenti o cancellazioni; qualora, non essendo titolare di un abbonamento nominativo, volesse far inserire il Suo nome nel nostro archivio per ricevere gratuitamente la rivista, scriva i suoi dati a: «La Sentinella Agricola» 26100 Cremona - Via Dante, 136 2 Sommario hanno collaborato Andrea Azzoni Stefano Balestreri Bianca Van Den Heuvel Massimo Delle Noci Franca Ghilardi Barbara Rancati Maria Donata Feraboli Michela Bodini Stefano Dolara Editore Provincia di Cremona Corso Vittorio Emanuele II, 17 Cremona Tel. 0372/4061 Progetto grafico e coordinamento editoriale Bruno Paloschi Impaginazione e fotolito Prismastudio - Cremona Stampa Fantigrafica s.r.l. - Cremona Prodotto con carta premiata dalla European Union Eco-label n. reg. FI/11/1, fornita da UPM Finito di stampare: Ottobre 2009 La parola al Presidente Editoriale 4 5 Programma di Sviluppo Rurale e Nitrati: che cosa si può 6 Quote Latte campagna 2008-2009: risultati delle restituzioni/ 9 Autorizzazione Integrata Ambientale negli allevamenti: 12 16 17 cambiare? compensazioni di fine periodo gli adempimenti Disciplina della riproduzione animale: gli obblighi per gli allevatori La qualità nell’agroalimentare: una panoramica La parola ad alcuni protagonisti del sistema agroalimentare cremonese Lo Spaventapasseri 2009-2010 L’Oasi Visibile 2009-2010 Ultimi aggiornamenti dalla caccia Le Rubriche: sullo scaffale, il parere del legale Agenda dell’Agricoltura: principali scadenze per il mondo agricolo 3 23 25 26 27 28 30 La Sentinella Agricola - numero 3/2009 La Sentinella Agricola - numero 3/2009 La parola al Presidente Editoriale Questo appuntamento con i lettori de “La Sentinella Agricola” è per me una gradita occasione per affrontare insieme le tematiche agricole, così importanti per l’economia provinciale e lo sviluppo del territorio. È come trovarsi seduti attorno ad un tavolo e guardare la quotidianità del nostro sistema rurale con il suo patrimonio di valori e di tradizioni, che tanto vissuto ha regalato all’intera storia provinciale. Ma è anche vedere il futuro che è già qui e oggi, con le esigenze pressanti e le attese di quanti lavorano e amano il nostro territorio. Ho potuto personalmente incontrare, ai primi di settembre, numerosi imprenditori agricoli, tecnici e rappresentanti di imprese e associazioni agricole, durante il tradizionale appuntamento della visita ai campi dimostrativi varietali. E’ stato sicuramente un momento importante perché ritengo che il dialogo diretto permetta di cogliere anche le sfumature delle problematiche emergenti. Assieme agli Assessori, siamo impegnati in questa opera di conoscenza e di confronto con le realtà provinciali e partecipiamo a tutte le iniziative volte a sostenere l’economia provinciale in questi momenti di crisi. Come sapete si è partecipato al Tavolo Tecnico convocato dalla Prefettura di Cremona per il monitoraggio delle difficoltà economiche e strutturali della filiera agro-zootecnica, assieme al vice Presidente della Regione Lombardia, all’Assessore alle Politiche Ambientali del Comune di Cremona e ai rappresentanti dell’ASL, della Camera di Commercio e ad esponenti del mondo agricolo imprenditoriale locale, dei produttori, delle organizzazioni sindacali e dei consumatori. Vi assicuro che, come amministratori, saremo presenti e collaboreremo a tutte le iniziative che richiederanno un significativo ed efficace apporto della Provincia di Cremona, per garantire un sostegno alla ripresa economica delle nostre imprese. Per questo motivo, ritengo che la 64a Fiera Internazionale del Bovino da Latte non sia solamente un’ occasione di incontro con le eccellenze della nostra realtà agricola, ma anche un appuntamento significativo per fare il punto sulla situazione attuale. L’edizione di quest’anno è sicuramente ricca di appuntamenti convegnistici di rilievo che permettono una migliore visione delle tematiche emergenti. Inoltre, vi è l’importante novità del MeatItaly - il 1° Salone della Filiera della Carne bovina- che costituisce un’occasione per il rilancio di un settore - in cui l’Italia compare al secondo posto nei consumi europei- sempre più in competizione con i mercati internazionali. E’ una Fiera dai grandi numeri (pubblico, espositori, organizzazione di eventi), tradizionale punto di incontro privilegiato per tutti gli operatori del sistema agro-alimentare. Anche la Provincia di Cremona sarà presente con un proprio spazio espositivo, importante occasione per accogliere il pubblico divulgando le attività e i servizi offerti dalla nostra Amministrazione. Massimiliano Salini Presidente della Provincia di Cremona Questo numero de “La Sentinella Agricola” è pubblicato in prossimità della 64a edizione della Fiera Internazionale del Bovino da latte, il più importante appuntamento per gli allevatori cremonesi. Nel contesto di una crisi economica globale che ha colpito tutti i settori produttivi, l’agricoltura oggi si trova al centro di una concorrenza aggressiva che ne moltiplica gli effetti negativi. Infatti, oltre ad una riduzione dei consumi di generi alimentari, i prodotti della filiera agroalimentare hanno subito e su-biscono l’azione di una competizione sul mercato con prodotti non italiani che, ormai troppo spesso, esercitano una vera e propria funzione di distorsione delle dinamiche dei prezzi; ciò impedisce all’agricoltore la giusta remunerazione. Ad aggravare la situazione si aggiunge poi la frammentazione dell’offerta dei prodotti dell’agricoltura che consegna nelle mani dell’acquirente il potere di definire il prezzo di acquisto dei prodotti da trasformare. Non si creano in questo modo i presupposti per ricompensare l’agricoltore delle innumerevoli richieste di innovazione, da più parti avanzate come pretese. Negli ultimi tempi, inoltre, anche nella nostra provincia, a questi aspetti negativi, alcuni dei quali “storici” e mai risolti, si è aggiunto il pericolo di attività non più complementari, ma concorrenti dell’agricoltura. Mi riferisco, in particolar modo, agli impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili (biogas/biomasse) che, sostenuti da contributi pubblici, alterano il mercato dei terreni in affitto, con il rischio di portare fuori economia le aziende agricole. Premetto che si tratta di opportunità di reddito che, finché non entrano in conflitto con la vocazione zootecnica del nostro territorio, costituiscono una utile possibilità per la diversificazione del reddito aziendale. Oggi, a questo proposito, si presentano nelle nostre zone, operatori che, pur non appartenendo all’agricoltura, vorrebbero fare impresa sostituendosi agli agricoltori. Non possiamo, pertanto, permetterci che il comparto agricolo, che è nella storia e nella cultura del nostro territorio, si indebolisca ulteriormente. Per questo motivo, eserciteremo tutta la nostra azione politica e amministrativa affinché la nostra terra rimanga caratterizzata da una zootecnia specializzata in grado di sostenere la produzione tipica agroalimentare. Il compito della politica è quello di poter utilizzare questo momento di difficoltà per consentire, nell’immediato, agevoli modalità di accesso ai finanziamenti del Programma di Sviluppo Rurale, attraverso procedure semplificate da noi richieste ed ottenute da Regione Lombardia e di delineare, contemporaneamente, una politica agricola territoriale che risolva, da subito, situazioni di conflitto tra l’agricoltura e realtà che con essa competono slealmente. Inoltre progettare una strategia di filiera, pronta a sfide di mercato da dominare, e non da subire, che veda gli agricoltori interlocutori forti e uniti con gli altri soggetti della stessa, è il punto di partenza concreto per dare una prospettiva all’intero comparto agricolo. Aspettare oltremodo, potrebbe essere fatale per la tenuta e la solidità dell’impresa agricola. Concludo segnalando gli argomenti, di grande attualità, di questo numero: le novità del Programma di Sviluppo Rurale, conseguenti alle nostre richieste di semplificazione inoltrate a Regione Lombardia, il tema dei nitrati, con la richiesta di deroga presentata dall'Italia alla Commissione dell’UE, l’aggiornamento sulle quote latte e un approfondimento relativo alla qualità delle produzioni agroalimentari. Gianluca Pinotti Assessore Provinciale Agricoltura, Ambiente, Caccia e Pesca 4 5 La Sentinella Agricola - numero 3/2009 La Sentinella Agricola - numero 3/2009 stimenti finanziati a Cremona sono oggetto di rinuncia). Rispetto a queste proposte, già in sede tecnica e istituzionale, vi è stato un parziale accoglimento (i primi tre punti sono stati sostanzialmente accettati), riteniamo tuttavia che in questo momento di crisi occorra spingere ancora di più nella direzione di scelte volte a recuperare l’interesse delle imprese agricole e degli imprenditori verso il PSR. Obiettivo: far pervenire alle aziende le risorse che la Programmazione Comunitaria ha stanziato. Programma di Sviluppo Rurale e Nitrati: che cosa si può cambiare? Programma di Sviluppo Rurale Il primo semestre del 2009 è stato caratterizzato da un’intensa attività di programmazione e di attuazione del Programma di Sviluppo Rurale 20072013. A livello regionale, sul versante della programmazione, è stata presentata a maggio, alla Commissione UE, una prima proposta di modifica del Programma, accolta il 22 luglio; in seguito è stata presentata un’altra proposta di modifica, nell’ambito della riforma PAC (la cosiddetta Health Check), il cui iter di approvazione dovrebbe concludersi entro la fine dell’anno. Con quest’ultima modifica le risorse pubbliche disponibili aumentano a 1.025,1 Meuro, grazie ai 125,2 Meuro assegnati alla Lombardia provenienti dal primo pilastro della PAC. Le risorse aggiuntive sono state destinate all’ammodernamento delle aziende agricole, alle infrastrutture irrigue, alle misure agro ambientali e alla banda larga. Attualmente è in corso la revisione di alcuni bandi che, oltre a recepire le modifiche al Programma approvate dalla Commissione UE il 22 luglio scorso, sulla scorta dell’esperienza fatta, sem- Nitrati plificano gli adempimenti a carico delle imprese e introducono dei correttivi volti a sostenere maggiormente le aziende in questo difficile momento per il settore agricolo. Per quanto riguarda la revisione dei bandi del PSR, riteniamo che questa sia l’opportunità vera per rendere lo strumento del Programma più accessibile e “amico” del mondo agricolo. Come Provincia abbiamo avanzato una proposta di semplificazione delle misure che prevedono contributi per investimenti nelle imprese agricole e agroalimentari, frutto del confronto tecnico con le Associazioni Agricole del nostro territorio. Si tratta delle misure: 121 (ammodernamento imprese agricole), 112 (Insediamento giovani), 311A (Agriturismo), 311B (Agroenergie) per le quali abbiamo richiesto significative modifiche delle circolari di misura, secondo i seguenti criteri: dare immediata liquidità, in caso di investimenti, alle imprese agricole, ad esempio, aumentando la soglia dei contributi in conto capitale a 500.000 euro (oltre i quali si passa al conto interessi); questo consentirebbe di semplificare, per investi- 6 menti medio piccoli, anche i rapporti con le banche. aumentare le percentuali di contribuzione sulla spesa ammessa (+5%); eliminare le fideiussioni per l’erogazione dello stato di avanzamento lavori e aumentare la percentuale di anticipo dal 20 al 50%; eliminare il meccanismo di controllo automatico agganciato alla domanda di contributo in caso di normative che già sono attive e sottoposte al possibile controllo dell’Autorità sanitaria, in particolare, in tema di sicurezza sul lavoro e, contemporaneamente, identificare una categoria intermedia di impegni accessori che eviti l’immediata decadenza dei contributi prevedendo un tempo di adeguamento (pur breve) successivo al primo controllo; reintrodurre i contributi all’acquisto delle macchine eliminando dalla misura 121 gli allegati che introducono vincoli per le tipologie di macchine destinate alla gestione degli effluenti zootecnici (quest’ultimo, pessimo esempio di gestione burocratica della misura: a causa dei vincoli introdotti, più del 50% degli inve- A livello nazionale, in questi ultimi mesi si è intensificato lo sforzo delle Regioni coordinate, dal Mipaaf, su alcuni fronti di rilievo. Il 29 settembre il Ministero dell’Ambiente ha presentato la richiesta di deroga al Comitato “Nitrati” della commissione UE. La richiesta, che riguarda le Regioni del bacino padano-veneto (Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Veneto e Friuli Venezia Giulia), prevede che, a determinate condizioni, nelle zone vulnerabili le aziende possano derogare al limite dei 170 kg/ha di azoto di origine zootecnica sino a un limite massimo di 280 kg/ha/anno. La richiesta di deroga propone l’applicazione delle seguenti condizioni: 1. Possibilità di chiedere la deroga per l’intera superficie aziendale (con almeno il 70% della superficie aziendale adibito alle colture di seguito specificate) o per particelle. 2. Colture ammissibili per le quali si prevede un limite massimo di 280 kg/ha/anno di N da effluenti: mais in monosuccessione “a ciclo lungo” (almeno classe 600-700); mais seguito da erbaio invernale; prato permanente o avvicendato con <50% di leguminose; colture ammissibili per le quali si prevede la possibilità di distribuzione di effluenti fino all’equivalente di 250 kg/ha/anno di N; cereale autunno-vernino seguito da erbaio estivo; altre colture con un assorbimento di azoto di almeno 250 kg/ha/anno (es: combinazione di colture orticole). 3. Effluenti ammissibili: effluenti bovini, frazioni chiarificate di effluenti suini e altri tipi di effluenti (es: digestato, pollina trattata) che abbiano un rapporto N/P2O5 non inferiore a 2,5; per la separazione solido-liquido, indispensabile nel caso di effluenti suini per innalzare il rapporto N/P2O5 del refluo distribuito, si prevede il rispetto di standard di efficienza elevati e l’obbligo di esportazione della frazione solida fuori azienda con distribuzione preferibilmente in terreni con basso contenuto in sostanza organica. A queste condizioni base si aggiungono inoltre impegni riferibili in particolare a: assicurare un’efficienza nell’uso degli effluenti del 65%, effettuando la fertilizzazione appena prima della semina o in copertura e adottando idonee modalità di distribuzione; obbligo di raccolta dell’intera pianta anche quando si produce granella; adozione di misure per il controllo e la limitazione delle perdite per volatilizzazione e dell’accumulo di fosforo nei terreni; registrazione dei dati sul trasporto, tramite sistemi GPS e sulla composizione delle frazioni solide separate e delocalizzate al di fuori delle aziende; realizzazione di campionamenti ed analisi periodiche sul contenuto in azoto e fosforo nei terreni interessati dalla deroga. La proposta di deroga presentata è il risultato di un lavoro che ha dovuto tenere conto di esigenze diverse: da un lato, quella di definire condizioni applicabili nel contesto pedoclimatico e agro-zootecnico della Pianura Padana, cercando inoltre di salvaguardare specificità e priorità non sempre omogenee tra le Regioni, e, dall’altro, la necessità di formulare proposte che potessero risultare condivise dal Ministero dell’Ambiente e ricevibili dalla Commissione Europea, soprattutto in relazione alle misure di salvaguardia 7 della qualità delle acque e dell’ambiente in generale. Non possiamo, però, dimenticare che molte richieste avanzate in precedenza dalle Regioni padano-venete non sono mai state accolte da provvedimenti in deroga. Questa è la prima volta che vengono, oltretutto contemporaneamente, richiesti: un innalzamento fino a 280 kg/ha/anno del limite all’N da effluenti distribuibile, l’ammissibilità di ogni tipo di allevamento (compresi, ad esempio, gli avicoli), l’ammissibilità di ordinamenti colturali, come il mais in successione, che non coprono i terreni nel periodo autunnale e la possibilità di adesione o su base aziendale o su base particellare. La presentazione ufficiale della domanda di deroga, supportata da relativa documentazione scientifica, ha dato avvio ad un confronto sui contenuti che sarà sicuramente serrato e potrà comportare anche modifiche e revisioni a quanto richiesto. L’esito della richiesta è atteso nell’arco dei prossimi sei mesi. In proposito è apprezzabile lo sforzo dei nuovi referenti della materia di Regione Lombardia e constatiamo che qualche passo avanti è stato fatto. Rimangono alcuni punti migliorabili nella gestione della tematica: la direttiva nitrati è ormai datata e non esiste un quadro trasparente di dati di riferimento che riconduca all’agricoltura come causa del fenomeno di eutrofizzazione delle acque dell’Adriatico. Per stessa ammissione dei servizi deputati al monitoraggio dei dati (Arpa, Dg. Reti) non si è ad oggi nelle condizioni per rilevare l’apporto di nitrati di provenienza agricola e quello di altra provenienza (urbana, civile, industriale, ecc.). Nell’immediato occorre dare certezze agli allevatori: dichiarare chiaramente il calendario del divieto invernale per consentire una programmazione degli spandimenti e degli stoccaggi. La richiesta di una o più “finestre” di spandimento invernale ci sembra appropriata da un punto di vista agronomico e gestionale. Abbiamo poi chiesto, in assenza di deroghe, di mantenere La Sentinella Agricola - numero 3/2009 La Sentinella Agricola - numero 3/2009 Quote Latte campagna 2008-2009: risultati delle restituzioni / compensazioni di fine periodo aperto il sistema informatico per proseguire la fase di comunicazione dei PUA/POA. Nel medio e lungo periodo: è necessario agire sulla rete di monitoraggio dei dati con due obiettivi: - rendere accessibili i dati man mano che questi vengono rilevati (l’idea di una pubblicazione in continuo sul sito degli enti); - far si che la rete di monitoraggio e le elaborazioni dei dati arrivino a scorporare e a quantificare il reale apporto dell’agricoltura sulla presenza dei nitrati nelle acque superficiali. Questo è tanto più necessario, quanto più la stessa “Relazione sulla qualità delle acque” identifica punti di criticità nelle zone pedomontane (laddove a monte l’allevamento risulta essere una realtà marginale). È inderogabile un rafforzamento della rete di monitoraggio delle acque perché ogni azione richiesta a livello di Commissione Europea deve essere supportata da dati certi e che identificano il reale apporto dell’agricoltura al fenomeno. Inoltre questo ci consentirebbe di rivedere l’attuale individuazione delle Zone Vulnerabili; è necessario semplificare il programma di gestione informatizzata (che giudichiamo una proposta positiva) ed evitare ogni anno la spesa per rifare il PUA a carico dell’impresa agricola. Il SIARL determina un grave appesantimento nella gestione dei piani, non consente di introdurre tutte le convenzioni e determina problemi se si agisce sulla modifica del contenuto di azoto nei liquami (occorre inventarsi degli stoccaggi creando così problemi in caso di aziende sottoposte a controllo). Passando, inoltre, da un sistema (il Giara), che prevedeva il caricamento delle particelle sull’azienda zootecnica, al sistema attuale, che prevede il passaggio dei reflui da una azienda all’altra, si è ottenuta una moltiplicazione dei POA/PUA e dei relativi registri aziendali (anche la piccola azienda senza animali deve presentare questi documenti). Infine alcune annotazioni su alcuni temi apparentemente secondari citati nel documento regionale, quali la pratica della denitrificazione, il tema delle emissioni in agricoltura e la gestione comprensoriale dei reflui. La denitrificazione non è la soluzione. Non si ca 8 pisce per quale ragione sia necessario sostenere dei costi di denitrificazione per spostare l’azoto dalla frazione organica a quella minerale per poi riutilizzarlo sui terreni. È agronomicamente, economicamente ed ambientalmente non giustificata una scelta di questo genere. I temi delle emissioni agroforestali di azoto e del tenore di fosforo nei terreni, citati nel documento, non si comprende poi quale risvolto possano avere nell’ottica della gestione degli allevamenti. Concludendo, riteniamo che gli argomenti qui presentati costituiscano temi delicati da affrontare con le dovute cautele, se non vogliamo correre il rischio di scaricare sulle aziende ulteriori incombenze, vincoli e difficoltà. Aprirà, in questo senso, un bando regionale che finanzia progetti di sviluppo di un modello di gestione comprensoriale degli effluenti sfruttando la disponibilità di aree in carenza di azoto organico, (disponibilità 5 Ml.ni di Euro). Una occasione per la realtà cremonese da non perdere. Andrea Azzoni Dirigente Settore Agricoltura, Caccia e Pesca La campagna 2008/2009 si è chiusa con un esubero complessivo (quantitativo assoggettato a prelievo) pari a 162.785 tonnellate per le consegne e 7.133 tonnellate per le vendite dirette. I suddetti quantitativi moltiplicati per il prelievo unitario prefissato dai regolamenti comunitari (278,3 €/t), ammontano rispettivamente ad € 45.303.000 ca. ed € 1.985.000. Per le consegne si tratta del più basso prelievo della storia delle quote latte a partire dal periodo 1995/96 fino ad oggi. Per le vendite dirette è invece il terzo peggior risultato di sempre: infatti nelle campagne 2002/2003 e 2004/2005 il prelievo imputato ha raggiunto rispettivamente € 13.381.000 ed € 5.521.000 ed è stato pari a zero in tutte le restanti campagne lattiere. Ce lo aspettavamo il calo drastico delle consegne, la situazione di mercato non induceva certo a spingere sulla produzione e le consegne mensili ne erano una chiara spia, inoltre l’U.E. aveva maggiorato la quota nazionale italiana di 210.000 tonnellate (vedasi tabella 1). Meno scontato l’esito della compensazione delle vendite dirette anche se, per la verità, la tendenza italiana a saturare la quota in vendite dirette è evidente oramai da diversi anni come dimostrano i dati storici evidenziati in tabella 2. Punto interessante riguarda l’applicazione del comma 4 bis - articolo 9 - legge 119/2003, comma introdotto dalla legge 33/2009, in base al quale “L'esclusione, dalla restituzione del prelievo pagato in eccesso, dei produttori non titolari di quota e dei produttori che abbiano superato il 100 per cento del proprio quantitativo di riferimento individuale, come indicato dal comma 4, non si applica per il periodo 2008-2009”; in esito a tale disposizione sono state compensate 270.740 tonnellate di esuberi produttivi realizzati da n. 613 aziende non titolari di quota o aziende che hanno prodotto oltre il doppio della quota disponibile, equivalenti ad oltre 75 milioni di euro di prelievo. Risulta sicuramente interessante dare un’occhiata all’andamento storico del prelievo sia come importi complessivi che come numero di aziende coinvolte: i grafici 1 e 2 evidenziano la tendenza verso una diminuzione molto più marcata del numero delle aziende piuttosto che degli importi complessivi. Per contro evidentemente aumenta l’importo medio del prelievo per azienda; a Cremona in modo più evidente ri- 9 spetto alla media nazionale (grafico 3). È il caso di ricordare la modifica normativa introdotta dalla legge 33/2009 con riferimento ai calcoli di fine campagna: “A decorrere dal periodo 2009-2010, qualora le restituzioni di cui al comma 3 non esauriscano le disponibilità dell'importo di cui al medesimo comma, il residuo viene ripartito tra le aziende produttrici che hanno versato il prelievo, secondo i seguenti criteri e nell'ordine: a) alle aziende che non hanno superato il livello produttivo conseguito nel periodo 2007-2008, purché non abbiano successivamente ceduto quota ai sensi dell'articolo 10, comma 10, tenendo conto dei mutamenti di conduzione di cui all'articolo 10, comma 18; b) alle aziende che non abbiano superato di oltre il 6 per cento il proprio quantitativo disponibile individuale (…). Le somme residue confluiscono nel fondo per gli interventi nel settore lattiero-caseario istituito presso il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali”. Pertanto, a partire dall’annata in corso, i produttori dovranno stare molto attenti a non superare di oltre il 6% il proprio quantitativo individuale (quota latte), tanto più che oltre tale limite si paga un prelievo maggiorato al 150%; si sottolinea La Sentinella Agricola - numero 3/2009 inoltre il venir meno della priorità di compensazione in precedenza riservata dalla legge 119/03 ai produttori “già titolari di quota “B” che sia stata ridotta ai sensi dell'articolo 2 del decreto-legge 23 dicembre 1994, n. 727, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 febbraio 1995, n. 46, nei limiti della riduzione subita al netto delle assegnazioni regionali integrative” (csd. “taglio B”). È inoltre fondamentale tenere presente che, in base al regolamento comunitario 72/2009, il quantitativo nazionale garantito a disposizione dell’Italia per il periodo 2009/2010 risulta aumentato di 547.882 tonnellate, tutte destinate ad incrementare i quantitativi “di aziende che nel periodo 2007/2008 hanno realizzato consegne di latte (…) che risultino ancora in produzione nella campagna di assegnazione(…)”(cfr. legge 33/2009 art. 8-bis); di conseguenza il quantitativo disponibile per le consegne ammonta attualmente a 10.960.000 tonnellate circa, quantitativo che, come si vede in tabella 1, risulta superiore a qualsiasi produzione annuale dei periodi compresi tra il 2002/2003 e il 2008/2009. La campagna 2009/2010 sarà dunque la prima (perlomeno considerando le an- La Sentinella Agricola - numero 3/2009 nate a partire dal 1995/96) con multa zero? Forse, almeno in consegne. Tutto dipende dall’andamento delle produzioni che, per i primi mesi del periodo 2009/2010, non evidenziano però particolari differenze rispetto all’andamento dei corrispondenti mesi del periodo 2008/2009 (grafico 4). Occhio alle vendite dirette però. Stefano Balestreri ... per saperne di più: Servizio Produzioni Animali Tabella 1 - Importi prelievo negli ultimi sette periodi - Produzione in consegne 56.714 53.750 49.456 46.017 43.349 40.895 39.209 10.811.010 10.746.981 10.664.686 10.865.738 10.857.574 10.804.456 10.567.565 Esubero (tonnellate) n.d. 10.278.480 10.256.655 10.254.822 10.239.951 10.227.217 10.412.532 Totale esubero consegne da assoggettare a prelievo (***) Esubero (euro x 1000) 651.229 491.926 428.433 641.462 648.504 606.101 162.785 232.033 175.273 142.540 198.276 185.083 168.678 45.303 651.229 468.501 408.031 610.916 617.623 577.239 155.033 Numero aziende 2002 / 2003 2003 / 2004 2004 / 2005 2005 / 2006 2006 / 2007 2007 / 2008 2008 / 2009 Quantità consegne Quota disponibile da considerare per le consegne ai fini della (tonnellate) restit./compens. (*) (**) Tonnellate N. Produttori (aziende in produzione) (*) altrimenti detto Quantitativo nazionale di riferimento (varia in funzione delle assegnazioni comunitarie e del "saldo" mobilità da e per vendite dirette) aumentato di 210.000 tonnellate il 1° aprile 2008 per effetto del reg.(CE) 248/2008; (**) è il quantitativo più elevato tra "consegne tal quali" e "consegne rettificate in base al tenore in materia grassa"; (***) a partire dalla campagna 2003/2004 il 5% dell'esubero viene "accantonato" in applicazione dell'art.9 della legge 119/2003; fonte: elaborazione Provincia Cremona su dati AGEA campagna 2008/2009. Tabella 2 - Importi prelievo negli ultimi sette periodi - Produzione in vendite dirette N. Produttori (aziende in produzione) 2002 / 2003 2003 / 2004 2004 / 2005 2005 / 2006 2006 / 2007 2007 / 2008 2008 / 2009 4.294 4.710 4.299 4.533 4.658 4.664 4.506 Vendite dirette (tonnellate) Quota disponibile per le vendite dirette (tonnellate) (*) 275.127 250.516 289.998 265.319 283.700 302.254 335.262 236.342 251.580 273.405 276.573 290.224 302.843 328.129 Esubero (tonnellate) Esubero (Euro x 1000) 38.785 16.593 7.133 13.819 5.520 1.985 (*) altrimenti detto Quantitativo nazionale di riferimento (varia in funzione delle assegnazioni comunitarie e del "saldo" mobilità da e per consegne). fonte: Commissione Europea campagne da 2002/03 a 2007/2008 - elaborazione Provincia Cremona su dati AGEA campagna 2008/2009 10 11 La Sentinella Agricola - numero 3/2009 La Sentinella Agricola - numero 3/2009 Tabella 1 Classificazione IPPC Categoria Autorizzazione Integrata Ambientale 6.6a 2.000 suini ingrasso cioè posti suini da produzione di oltre 30 kg 6.6b 750 posti scrofe 6.6c Tabella 2 negli allevamenti: gli adempimenti L’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) é il provvedimento che autorizza l'esercizio di un impianto, o di parte di esso, che deve garantire la conformità ai requisiti del Decreto legislativo 59 del 18 febbraio 2005 “Attuazione integrale della direttiva 96/61/CE relativa alla prevenzione e riduzione integrate dell'inquinamento”. L’AIA, ai sensi dell’art. 5 comma 14 del D.Lgs. 59/05, sostituisce ad ogni effetto ogni altra autorizzazione, visto, nulla osta o parere in materia ambientale previsti dalle disposizioni di legge e dalle relative norme di attuazione. Le AIA sono basate sull’applicazione delle migliori tecniche disponibili (Best Available Techniques, BAT), tenendo conto delle condizioni locali, ambientali e territoriali in cui l’impianto opera, e contengono una serie di misure atte ad evitare, dove possibile, o ridurre le emissioni in tutte le matrici ambientali, aria, acqua e suolo, comprese le misure relative alla gestione dei rifiuti, con lo scopo di conseguire un livello elevato di protezione dell’ambiente nel suo complesso. In questo articolo, che non può per 40.000 posti pollame Categoria Peso di un capo durante un ciclo (Kg/capo) Peso vivo corrispondente a 40.000 posti (t) 1,8 0,7 1,7 1,0 9,0 4,0 72 28 68 40 360 160 Galline ovaiole Pollastre Polli broilers Faraone Tacchini maschi Tacchini femmine mancanza di spazio essere considerato una trattazione completa sull’argomento, si vuole centrare l’attenzione su alcuni aspetti dell’Autorizzazione Integrata Ambientale per gli allevamenti ed in particolare: gli allevamenti interessati; il rispetto delle prescrizioni; le comunicazioni obbligatorie; il regime sanzionatorio. I riferimenti normativi presi in considerazione sono rappresentati dalla normativa nazionale e regionale della Lombardia calati nella realtà provinciale cremonese che vede circa 150 allevamenti già autorizzati o con procedimento autorizzativo in corso. Gli allevamenti interessati Sono assoggettati all’Autorizzazione Integrata Ambientale, delegata come per la maggior parte delle categorie produttive con L.R. 24/2006 alle Province, anche gli impianti per l'allevamento intensivo di suini e pollame definiti al punto 6.6 dell’allegato I del D.lgs n. 59/2005 cioè aventi potenzialità produttiva superiore a quelle indicate in tabella 1. 12 È importante ricordare che per le attività soggette ad AIA accompagnate da valori soglia, come ad esempio gli allevamenti zootecnici intensivi, la determinazione dell’appartenenza dell’impianto alle categorie comprese nell’allegato I del D.lgs n. 59/2005 deve far riferimento alla potenzialità massima, l’autorizzazione infatti viene data all’impianto per la sua massima potenzialità. L’autorizzazione viene rilasciata determinando il numero di posti disponibili in condizioni di piena utilizzazione delle superfici utili di stabulazione: si escludono le corsie di alimentazione, le aree di servizio, etc. Se non ci sono box monoposto il numero di posti potenziale viene calcolato dividendo la superficie calpestabile dagli animali (al netto di mangiatoie e corsie) per la superficie minima fissata dalle normative sul benessere animale. Anche per le galline ovaiole, si fa riferimento al numero di posti rispettosi delle dimensioni previste dal benessere animale, mentre per le altre categorie di avicoli il riferimento è il peso equivalente corrispondente a 40.000 posti pollame; Si riporta in tabella 2 che segue, il peso vivo corrispondente a 40.000 posti per avicoli di differenti categorie. Per quanto concerne tutti i casi particolari riconducibili a: categorie di avicoli diversi da quelli sopra riportati, allevamenti che detengono stabilmente un numero di capi inferiore alla soglia pur avendo una potenzialità maggiore, allevamenti con specie diverse assoggettate all’autorizzazione (ad esempio suini ed avicoli) ... Si raccomanda di consultare gli uffici provinciali competenti per valutare l’obbligo o meno della procedura autorizzativa. Il rispetto delle prescrizioni Con il decreto di Autorizzazione Integrata Ambientale alle aziende possono essere state imposte delle prescrizioni volte a ricondurre l’azienda ai principi generali della normativa stabiliti dall’art. 3, comma 1 del D.lgs n. 59/2005 che di seguito si riportano: devono essere prese le opportune misure di prevenzione dell'inquinamento, applicando le Migliori Tecniche Disponibili sia impiantistiche che gestionali (BAT - Best Available Techniques o MTD - Migliori Tecniche Disponibili); non si devono verificare fenomeni di inquinamento significativi; deve essere limitata la produzione di rifiuti, che devono essere eliminati/recuperati nel rispetto del D.lgs n. 152/06 e s.m.i; l'energia e l’acqua devono essere utilizzate senza sprechi e in modo efficace; devono essere prese le misure necessarie per prevenire gli incidenti e limitarne le conseguenze; deve essere evitato qualsiasi rischio di inquinamento anche nel momento di una eventuale cessazione delle attività ed il sito stesso deve essere ripristinato nello stato preesistente ai sensi della normativa vigente in materia di bonifiche e ripristino ambientale. Per ogni gestore dell’impianto è importante prendere coscienza degli obblighi derivanti dalle prescrizioni imposte dal decreto che, pur non essendo standardizzabili in quanto tarate per ogni specifico allevamento, si possono ricondurre a due prescrizioni principali: adeguamento dell’azienda alla DGR. 8/5868 “integrazione con 13 modifica al programma di azione per la tutela e risanamento delle acque dall’inquinamento provocato da nitrati di origine agricola ...”. Per questa prescrizione l’azienda dovrà rispettare la tempistica prevista dalla normativa regionale che prevede la presentazione del POA/PUA entro il 30 settembre 2009 sull’applicativo gestionale regionale ed il contestuale invio al comune competente. Essendo prevista dalla DGR sopra citata l’integrazione tra la procedura gestione nitrati e i procedimenti in capo al D.Lgs 59/05 copia del POA/PUA deve essere presentato anche alla Provincia di Cremona quale autorità competente al rilascio dell’AIA. La presentazione della comunicazione ottempera in prima battuta alla prescrizione ma, per le aziende che non hanno le strutture adeguate, non la soddisfa completamente, fino a quando nel rispetto della tempistica fissata dalla normativa regionale, l’azienda non adegua le strutture non sufficienti ad una corretta gestione degli effluenti di allevamento; posizionamento di piezometri; per alcune aziende è stato imposto il posizionamento, normalmente di due piezometri, a monte ed a valle dell’allevamento. La loro localizzazione va comunicata in Provincia e concordata preventivamente con ARPA. A questo fa seguito il monitoraggio della qualità delle acque con la cadenza indicata eventualmente nel decreto autorizzativo. Il mancato rispetto delle prescrizioni comporta l’irrogazione di sanzioni amministrative che verranno esplicitate in tabella 3. Le comunicazioni obbligatorie Queste possono essere divise in due grandi gruppi; le comunicazioni formali previste dal D.Lgs 59/05 e le comunicazioni legate al monitoraggio delle emissioni. La Sentinella Agricola - numero 3/2009 Per quanto concerne le comunicazioni previste dal D.Lgs 59/05 si ricordano: 1 nel caso in cui intervengano variazioni nella titolarità della gestione dell’impianto, il vecchio Gestore e il nuovo Gestore ne danno comunicazione entro 30 giorni alla Provincia di Cremona anche nelle forme dell’autocertificazione; 2 in caso di modifica degli impianti il Gestore comunica alla Provincia di Cremona le modifiche progettate dell'impianto. Tali modifiche saranno valutate ai sensi della normativa nazionale e delle indicazioni regionali; 3 il gestore prima di dare attuazione a quanto previsto dall’autorizzazione integrata ambientale ne dà comunicazione all’autorità competente (es. prima di dare avvio alle prescrizione ne dà preventiva comunicazione). Per quanto concerne le comunicazioni legate al monitoraggio delle emissioni queste sono: 1 dichiarazione delle emissioni prodotte al Registro E-PRTR. Il PRTR europeo attua a livello comunitario il protocollo E-PRTR (European Pollutant Release and Transfer Register) e sotto forma di banca dati elettronica fornirà ai responsabili delle politiche ambientali dati affidabili e controllati accessibile anche al pubblico per facilitarne la partecipazione ai processi decisionali in materia ambientale. In generale, il protocollo coinvolge le attività indicate nell’allegato I D.Lgs 59/05. Gli impianti di cui alll’allegato I del Regolamento E-PRTR che superano la soglia di capacità specificata nel suddetto allegato, sono tenuti a comunicare i dati sulle emissioni e sui trasferimenti fuori sito; sono esonerati dall’obbligo di comunicazione quegli impianti che non superano i valori soglia di emissione o di trasferimento di sostanze inquinanti o rifiuti fuori si- La Sentinella Agricola - numero 3/2009 to. I valori soglia delle sostanze inquinanti per aria, acqua e suolo, sono specificati nell’allegato II del regolamento E-PRTR (91 sostanze). Il termine di scadenza è stato fissato al 31 maggio 2009. La comunicazione costituisce adempimento dell’obbligo di trasmissione dettato dall’articolo 12, comma 1 del D.lgs n. 59/2005 (dichiarazione INES, MUD - Capitolo 2 - Emissioni). Gli allevamenti intensivi che rientrano in AIA devono fare la dichiarazione se le emissioni in aria, acqua e suolo superano i valori soglia. L’emissione di un inquinante in aria deve essere riportata come totale, ossia deve includere emissioni puntuali (convogliate) e diffuse (non convogliate) e deve comprendere i contributi prodotti nel corso del normale esercizio, da eventi eccezionali e da eventi accidentali. Per il calcolo di queste emissioni si fa riferimento al programma ERICA pre- disposto da Regione Lombardia. Per gli allevamenti le possibili emissioni in aria considerate nell’ E-PRTR sono: Metano (soglia:10 t/anno) Ossidi di azoto (NOX/NO2, soglia:10 t/anno) Ammoniaca (soglia:10 t/anno) Particolato (PM10, soglia: 50 t/anno). Per tutte quelle aziende che superano i limiti soglia fissati dalla normativa l’obbligo della comunicazione è comunque riportato nel decreto autorizzativo. 2 comunicazione dei dati previsti dal Piano di Monitoraggio. Ai sensi dell’art. 11 comma 2 del D.lgs 59/05 il gestore deve tasmettere all’autorità competente, e ai comuni interessati, i dati relativi ai controlli delle emissioni richiesti dall’Autorizzazione Integrata Ambientale, secondo modalità e frequenze indicate nel- l’autorizzazione stessa. Con decreto n. 14236, del 03/12/2008 sono state definite le modalità di trasmissione dei dati relativi agli automonitoraggi effettuati dai gestori dei complessi AIA in virtú delle prescrizioni contenute nel capitolo F "Piano di Monitoraggio" delle autorizzazioni integrate ambientali. Tale trasmissione avverrà attraverso la compilazione dell’applicativo predisposto da ARPA Lombardia denominato A.I.D.A.. La scadenza per tale comunicazione è stata fissata al 31 dicembre 2009. Questa comunicazione evita l’invio di documentazione in forma cartacea. Il Gestore del complesso AIA deve comunicare tempestivamente al Comune, alla Provincia e ad ARPA territorialmente competenti eventuali inconvenienti o incidenti che influiscano in modo significativo sull’ambiente nonché eventi di superamento dei limiti prescritti. Tabella 3 Attività elencata allegato I, D. Lgs. 59/2005 Sanzione Esercizio in assenza oppure in seguito a revoca o sospensione dell’Autorizzazione Integrata Ambientale Arresto fino ad un anno o ammenda da 2.500 euro a 26.000 euro Esercizio con Autorizzazione Integrata Ambientale senza il rispetto delle prescrizioni date al rilascio dell’ AIA o imposte dall’autorità competente Ammenda da 5.000 euro a 26.000 euro Esercizio dopo l’ordine di chiusura dell’impianto Arresto da sei mesi a due anni o ammenda da 5.000 euro a 52.000 euro Omissione della comunicazione all’autorità competente prima di dare attuazione a quanto previsto dall’AIA (art.11, comma 1 del D.lgs n. 59/2005, avvio delle modalità di autocontrollo) Sanzione amministrativa pecuniaria da 5.000 euro a 52.000 euro Omissione di trasmissione all’autorità e ai comuni interessati dei dati relativi ai controlli sulle emissioni richiesti dall’AIA (art.11, comma 2 del D.lgs n. 59/2005: trasmissione annuale dei dati rilevati durante l’autocontrollo) Sanzione amministrativa pecuniaria da 2.500 euro a 11.000 euro La mancata presentazione della documentazione integrativa entro il termine previsto dalla Provincia competente senza giustificato motivo (art. 5, comma 13) Sanzione amministrativa pecuniaria da 5.000 euro a 26.000 euro 14 15 Il regime sanzionatorio L’ articolo 16 del D.lgs n. 59/2005 descrive le sanzioni previste dalla normativa nazionale in diverse casistiche riportate in tabella 3. Si fa notare come il regime sanzionatorio sia particolarmente gravoso per le aziende agricole che non dovessero ottemperare ai vari obblighi con ripercussioni anche penali, rientrando la normativa nella tematica ambientale. La complessa materia AIA verrà presa in esame anche nei prossimi numeri di questa testata, proponendo un’analisi e gli eventuali aggiornamenti normativi su altri interessanti aspetti, quali ad esempio controlli, tariffe, iter amministrativo per modifiche sostanziali, e non, degli impianti e il rinnovo quinquennale. Massimo Delle Noci ... per saperne di più: Servizio Sviluppo Agricolo La Sentinella Agricola - numero 3/2009 Disciplina della riproduzione animale: gli obblighi per gli allevatori La legge 30/91 ed il regolamento applicativo n. 403/2000, prevedono l’obbligo di utilizzo di riproduttori regolarmente identificati, iscritti al Libro Genealogico o Registro anagrafico della razza di appartenenza, relativamente alle specie bovina, bufalina, equina, suina, ovina e caprina (in questi ultimi due casi solo negli allevamenti iscritti a Libro genealogico/Registro anagrafico). Con decreto n. 446 del 22/01/2009, la Regione Lombardia, avvalendosi di Province e ASL, ha deliberato di effettuare controlli a campione presso gli allevamenti, volti ad accertare l’applicazione della normativa sulla riproduzione animale. In vista di tali controlli si ricordano agli allevatori gli obblighi cui è necessario sottostare per essere in regola con le suddette disposizioni. Chi effettua inseminazione artificiale e/o impianti embrionali, deve essere iscritto negli appositi elenchi della Regione in cui opera. A tal proposito, si fa presente che i moduli di iscrizione sono scaricabili dal sito www.agricoltura.regione.lombardia.it. Si ricorda, inoltre, che tale iscrizione è consentita esclusivamente ai medici veterinari o, limitatamente alla F.A., ai possessori di idoneo attestato di abilitazione alla F.A. (L. 74/74). Tutti gli interventi fecondativi devono essere singolarmente registrati dall’operatore che li effettua sui moduli CIF (Certificati Intervento Fecondativo) in triplice copia: una va trasmessa all’APA di riferimento entro 60 gg, una resta all’operatore ed una all’allevatore. I moduli CIF, sono disponibili presso l’APA di riferimento in blocchi da 50, al costo totale di euro 25,00, previo versamento sul c/c postale n. 481275 intestato a Tesoreria Regione Lombardia, causale L30/91 CIF. Si ricorda, inoltre, che in ogni allevamento deve essere tenuto un registro aziendale delle fecondazioni effettuate in monta naturale. Nell’ambito della specie bovina il CIF deve essere sempre compilato e trasmesso in caso di F.A, mentre in caso di monta naturale deve essere compilato solamente qualora la fattrice venga venduta gravida. Inoltre, per quanto riguarda gli allevamenti iscritti ai Libri genealogici/Registri anagrafici/Controlli funzionali, in sostituzione dei CIF è possibile utilizzare una registrazione riepilogativa, da stamparsi con cadenza mensile, pre- 16 La Sentinella Agricola - numero 3/2009 via richiesta congiunta presentata all’APA dall’allevatore e dall’operatore responsabile, con versamento sul c/c postale n. 481275 intestato a Tesoreria Regione Lombardia, causale L30/91 CIF/CF. Attualmente, il costo è indicato in 5 centesimi a registrazione, anche se tale cifra e le relative modalità di pagamento sono da ritenersi suscettibili di modifiche future. Si consiglia, pertanto, di rivolgersi all’APA di riferimento per ulteriori chiarimenti. Relativamente alle aziende suinicole, si rammenta che la compilazione del CIF non è obbligatoria in caso di inseminazione artificiale con seme fresco o refrigerato, ma solo se si impiega materiale seminale congelato. Lo svolgimento di tale attività deve essere preventivamente comunicato alla Regione, specificando il nominativo dell’operatore, iscritto negli appositi elenchi regionali, che effettuerà gli interventi di fecondazione artificiale, i quali dovranno essere annotati tempestivamente sull’apposito registro aziendale. In ambito ovicaprino, ogni intervento fecondativo deve essere registrato utilizzando i moduli CIF similmente a quanto avviene per gli allevamenti bovini. L’allevatore della fattrice é tenuto a conservare l’apposita parte del modulo di registrazione dell’intervento fecondativo o di trasferimento di embrioni fino allo svezzamento o alla vendita del redo. I restanti moduli e registri, devono essere conservati per i due anni successivi a quello di riferimento. Il mancato rispetto dei suddetti obblighi di legge comporta l’applicazione di sanzioni amministrative comprese tra un minimo di euro 258,22 ed un massimo di euro1549,37, salvo che il fatto costituisca reato. Per ulteriori informazioni, è consultabile il sito www.agricoltura.regione.lombardia.it, ove è disponibile la normativa inerente la materia in oggetto. Stefano Balestreri ... per saperne di più: Servizio Produzioni Animali Speciale Qualità 1 Iniziamo con questo numero la pubblicazione di uno “Speciale Qualità” dedicato alla qualità nel sistema agro-alimentare. Lo Speciale sarà strutturato in tre sezioni: la prima fornirà una panoramica sulla qualità (definizioni, aspetti, obiettivi, regole, classificazione, politiche Comunitarie e interviste ad alcuni protagonisti del sistema agroalimentare cremonese), la seconda analizzerà le strategie di mercato nell’agro-alimentare ed, infine, la terza sezione riguarderà la rete distributiva e il consumatore. La seconda e la terza parte saranno pubblicate nel prossimo numero. La qualità nell’agroalimentare: una panoramica Alcune definizioni Gli aspetti della qualità Puntare sulla qualità per il sistema agroalimentare italiano è una scelta obbligata, in quanto il recupero di competitività sul fronte della produttività o sul contenimento dei costi di produzione è molto limitato. Realizzare qualità vuol dire attivare una serie di funzioni aziendali mirate all’esatta definizione degli attributi qualitativi del prodotto, alla individuazione del target di mercato, alla scelta dei canali commerciali. La qualità di un prodotto agroalimentare è poi un concetto fortemente variabile nello spazio e nel tempo. La norma UNI-ISO 8402 definisce la qualità come “l’insieme delle caratteristiche di un prodotto che conferiscono ad esso la capacità di soddisfare le esigenze espresse od implicite dei consumatori”. Ecco, in letteratura, altre definizioni:“[…] la combinazione di attributi o caratteristiche di un prodotto che hanno significato nel determinare l’accettabilità del consumatore” (Gould, 1977), o “nel soddisfare le esigenze (bisogni ed aspettative) del consumatore” (ISO 9000, 2005). Gli elementi che caratterizzano la qualità di un prodotto agroalimentare si possono classificare in: materiali: sono le caratteristiche sanitarie che dovrebbero essere considerate precondizioni piuttosto che caratteristiche di qualità e vanno garantite, quindi, per tutti i prodotti; le caratteristiche organolettiche percepite attraverso gli organi di senso (forma, dimensione, colore, aroma e consistenza); le caratteristiche nutrizionali (presenza di nutrienti, apporto calorico, contenuto in grassi e contenuto in vitamine); immateriali: sono quelle essenzialmente costituite da elementi che interpretano i bisogni di natura psicoculturale dei diversi segmenti di mercato e che sono fonte di differenziazione dell'offerta. Aspetti riassunti dalla norma UNI-ISO 8402 in: sicurezza, salute, caratteristiche sensoriali e comodità d’uso. Gli obiettivi delle politiche della qualità sviluppare e proteggere le produ- 17 zioni agricole ed alimentari di qualità attraverso la diversificazione delle produzioni agricole, soprattutto tenendo conto della vocazione e della tradizione del territorio; tutelare i consumatori garantendo prodotti sicuri, fornendo informazioni sulle caratteristiche dei prodotti, proteggendo i consumatori da quelli che ostentano nomi simili, ma che non hanno le stesse caratteristiche di qualità; tutelare i produttori in regime di libera concorrenza evitando la concorrenza sleale con l’immissione sul mercato di prodotti di scarsa qualità a minor prezzo. Le regole della qualità Nel 1963, la Food and Agriculture Organization (FAO) e la World Health Organization (WHO) fondarono la Commissione del Codex Alimentarius, con il fine di fornire molteplici garanzie: salute dei consumatori, equità dell'organizzazione del commercio internazionale e coordinamento degli standard alimentari. Il Codex Alimentarius, attraverso l'azione della WTO e degli Accordi sull'applicazione delle misure sa- La Sentinella Agricola - numero 3/2009 La sicurezza dei prodotti alimentari: garanzia che i prodotti alimentari non abbiano un effetto pericoloso sulla salute dei consumatori finali quando vengono preparati e consumati. (Che rischio c’è? Alimenti e sicurezza, Ministero Politiche Agricole e Forestali, 2006). L’igiene dei prodotti alimentari: misure e condizioni necessarie per premunirsi nei confronti dei pericoli e per garantire l’idoneità al consumo di un prodotto alimentare. (Che rischio c’è? Alimenti e sicurezza, Ministero Politiche Agricole e Forestali, 2006). La tracciabilità: può essere definita come l’insieme delle informazioni sull’origine dei prodotti alimentari, sul luogo di produzione, sull’origine delle materie prime utilizzate e sulle tecniche di produzione seguite. La tracciabilità è, quindi, un’esigenza del consumatore che, accanto al bisogno di sicurezza, ha un crescente bisogno di legare un prodotto alimentare ad un territorio, ad una cultura ed ad una tradizione. La rintracciabilità: ”... È disposta in tutte le fasi della produzione, della trasformazione e della distribuzione la rintracciabilità degli alimenti…” ”... Gli operatori del settore alimentare e dei mangimi devono essere in grado di individuare chi abbia fornito loro un alimento…” ”... Gli operatori del settore alimentare e dei mangimi devono disporre i sistemi e procedure per individuare le imprese alle quali hanno fornito i propri prodotti…” ”... Gli alimenti ... che sono immessi sul mercato… devono essere adeguatamente etichettati o identificati per agevolarne la rintracciabilità, mediante documentazione o informazioni pertinenti … (Reg. (CE) N 178/2002 del 28 gennaio 2002)…” La rintracciabilità di filiera: “la capacità di ricostruire la storia e di seguire l’utilizzo di un prodotto mediante identificazioni documentate relativamente ai flussi materiali ed agli operatori di filiera”(Norma UNI 10939). La certificazione di prodotto: la certificazione di prodotto è il processo con il quale si fornisce assicurazione della conformità del prodotto a determinati requisiti specifici, sia stabiliti da una norma tecnica o altri documenti normativi, sia in ambito volontario che cogente. Le politiche della qualità: le politiche commerciali della qualità (marchio, confezionamento, immagine, promozione), unitamente ai servizi aggiunti al prodotto in termini di disponibilità, facilità d'uso, assortimento, continuità, consentono di posizionare il prodotto in funzione del segmento di consumatori che si intende servire. nitarie e fitosanitarie (SPS), condiziona in maniera vincolante la legislazione alimentare dell'Unione Europea e dei suoi stati membri. In ambito europeo, in particolare, la normativa di riferimento della sicurezza alimentare è rappresentata dal Reg. (CE) n. 178/2002 (la cosiddetta “General Food Law”), nel quale, oltre a definire alcuni princi- pi di ordine giuridico, sono codificati i procedimenti di garanzia della sicurezza alimentare attraverso un approccio integrato di filiera. Un aspetto importante della norma è l'introduzione dell'obbligo della tracciabilità, che impone a tutte le imprese la registrazione dei flussi di merci e dei relativi contenuti dai fornitori e verso gli acquirenti. 18 La Sentinella Agricola - numero 3/2009 A supporto di tale azione regolatrice è stata istituita l'European Food Safety Authority (EFSA) ed un sistema di allerta da attivare in caso di emergenze sanitarie. Il “pacchetto igiene”, costituito dai Regg. (CE) nn. 852, 853, 854 e 882/2004 e dalla Dir. 41/2004/CE, inoltre, rende obbligatoria l'applicazione delle procedure di autocontrollo HACCP per tutte le imprese agro-alimentari. La certificazione di qualità: una classificazione I sistemi di qualità oggetto di certificazione possono essere classificati sulla base delle tipologie di figure istituzionali che li hanno predisposti (Spiller e Schulze, 2008). Si possono così individuare sistemi pubblici di certificazione, predisposti dallo Stato ed organizzati talvolta dallo stesso ed in altri casi da operatori privati. Tra i sistemi privati, si citano innanzitutto quelli predisposti dagli istituti di normalizzazione: è il caso delle norme ISO, che riguardano i sistemi di gestione delle imprese e delle filiere. Essi si propongono, data la vastità delle competenze, di provvedere a rendere compatibili le diverse norme che regolano la sicurezza alimentare. Questi sistemi vanno distinti da quelli promossi e applicati autonomamente dagli stessi certificatori, i quali agiscono dunque senza un accreditamento esterno, come nel caso dell'European Food Safety Inspection Service (EFSIS) che interessa il canale catering. Si osservano inoltre i sistemi integrati di settore per l'assicurazione della qualità, che consistono nella condivisione di standard minimi per tutti gli stadi della catena di offerta, come avviene nel caso del Qualitaet und Sicherheit (QS). Un terzo modello di certificazione fa riferimento alla promozione da parte di stakeholders esterni al settore, quali organizzazioni per lo sviluppo economico. Infine, ma non ultimi, si citano i sistemi di certificazione orientati al cliente, che per la maggior parte sono stati promossi dalle imprese di- stributive. Tra questi, i più importanti sono lo standard del British Retail Consortium (BRC) e l'International Food Standard (IFS) che assicurano i marchi commerciali, ed il GlobalGap, che certifica il rispetto di standard tecnici e di norme sociali da parte delle aziende agricole. Questo sistema di certificazione, in termini sostanziali, vedrebbe il soggetto pubblico preoccuparsi di garantire una soglia minima di garanzia di qualità e salubrità per la tutela dei cittadini, mentre il privato, ed in particolare la Grande Distribuzione Organizzata (GDO), dovrebbero provvedere ad innalzare tale soglia sulla spinta della pressione competitiva (Green e Perito, 2008). l’UNI (Ente Nazionale Italiano di Unificazione). Le norme della serie ISO 9000, che nella versione italiana prendono il nome di UNI EN ISO 9000: 2000, sono le norme di maggior successo e rappresentano il riferimento per la qualità aziendale in rapporto con il consumatore/cliente. Il documento quadro per la certificazione di prodotto è la Uni Cei En 45011 1999. A maggio del 2010 entrerà in vigore in Italia Norme Uni En Il marchio CE è uno degli esempi più comuni di conformità del prodotto alla relativa direttiva europea, a loro volta declinata a livello tecnico dalle norme Uni En. L’ISO (Organizzazione Internazionale per la Standardizzazione) è un’organizzazione non governativa con sede a Ginevra alla quale aderiscono enti di normazione di oltre 130 Paesi. L’ISO in Italia è rapprsentata dal- 19 la riforma dei controlli con un unico soggetto che accrediterà gli organismi di certificazione che operano sia nel settore dei prodotti a denominazione di origine che nel comparto del biologico ai sensi del decreto n. 510/2006. Il sistema HACCP (Hazard Analysis Critical Control Point) Il sistema HACCP nasce dall'esigenza La Sentinella Agricola - numero 3/2009 La Sentinella Agricola - numero 3/2009 in evidenza le carenze nella concezione e nell'applicazione della regolamentazione alimentare all’interno dell’UE. Questa situazione ha stimolato la Commissione ad includere la promozione di un alto livello di sicurezza alimentare tra le sue priorità. Come sottolineato dal Consiglio Europeo, riunitosi ad Helsinki nel dicembre 1999, occorreva in particolare migliorare le norme di qualità e rafforzare i sistemi di controllo su tutta la catena alimentare, dall'azienda agricola al consumatore. Il Libro Bianco sulla sicurezza alimentare costituisce un elemento essenziale in questa strategia, con l’obiettivo di prevedere un insieme di azioni necessarie a completare e modernizzare la legislazione dell'UE in materia di alimentazione, rendendola più coerente, più comprensibile e traspa- di garantire la salubrità degli alimenti. Si tratta di un sistema di controllo del processo di produzione dei cibi usato per la prima volta nel 1960 dalla Pillsbury Company per produrre il cibo degli astronauti impegnati nei programmi spaziali. In seguito è stato riconosciuto da alcuni organismi internazionali come il metodo migliore per garantire ai consumatori una maggiore sicurezza sui prodotti. L’HACCP è stato introdotto in Europa nel 1993 con la direttiva 43/93/CEE (recepita in Italia con il D.Lgs 155/97), che prevede l'obbligo di applicazione del protocollo HACCP per tutti gli operatori del settore alimentare. Questa normativa è stata sostituita con il Reg CE 852/2004 entrato in vigore dal 01.01.2006. Il sistema HACCP permette di individuare i punti del processo produttivo in cui possono nascondersi dei pericoli e di mettere in atto le azioni necessarie a prevenirli. In questo modo contribuisce ad una maggiore tutela della salute pub- blica grazie all’efficiente controllo dei rischi dovuti alla contaminazione dei cibi da parte di tutto ciò che può danneggiarli, per esempio batteri, residui di prodotti chimici ecc. Prima dell'adozione del sistema HACCP i controlL'Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) è la chiave di volta dell'Unione Europea (EU) per quanto riguarda la valutazione dei rischi relativi alla sicurezza alimentare umana e animale. In stretta collaborazione con le autorità nazionali, e in aperta consultazione con le parti interessate, l'EFSA fornisce consulenza scientifica indipendente nonché una comunicazione chiara sui rischi esistenti ed emergenti. 20 rente. La Commissione ha così previsto un insieme di misure che consentono di organizzare la sicurezza alimentare, in modo più coordinato e integrato, comprendente: la creazione di un'Autorità alimentare europea autonoma (vedi box); un quadro giuridico migliorato riguardante tutti gli aspetti connessi con i prodotti alimentari, "dalla fattoria alla tavola"; dei sistemi di controllo più armonizzati a livello nazionale; un dialogo con i consumatori e le altre parti coinvolte. Il Libro Verde sulla qualità dei prodotti agricoli: norme di prodotto, requisiti di produzione e sistemi di qualità (ottobre 2008) Il Libro Verde ha costituito un punto di partenza per costruire una nuova politica condivisa della qualità europea. Da li venivano effettuati a valle del processo produttivo, con analisi sulla salubrità soltanto del prodotto finito, pronto per la vendita al consumatore. Il sistema HACCP, invece, valuta in ogni fase della produzione i possibili rischi che possono influenzare la sicurezza degli alimenti, attuando in questo modo misure preventive, senza concentrare l'attività di controllo solo sul prodotto finito. In altri termini questo controllo si prefigge di monitorare tutta la filiera del processo di produzione e di distribuzione dell'alimento. Unione Europea: le tappe della qualità e della sicurezza Il Libro Bianco sulla sicurezza alimentare (gennaio 2000) Una serie di crisi riguardanti l'alimentazione umana e animale (vino al metanolo, BSE, diossina…) hanno messo 21 tempo andavano riviste le norme che risalgono agli inizi degli anni Novanta, quando l’UE aveva confini ben diversi dagli attuali, profondamente mutati anche in seguito all’allargamento ad Est. Nel frattempo anche il significato di qualità ha assunto valenze differenti per la vasta produzione agroalimentare della Comunità, tra le migliori a livello mondiale, basata su una tradizione, in molti casi, secolare. Come ribadisce la Commissione in questo documento, infatti, "tutti gli agricoltori dell’UE sono tenuti per legge a rispettare alcuni dei più severi requisiti di produzione del mondo, attinenti alla tutela dell’ambiente, al benessere degli animali e all’uso di pesticidi e prodotti veterinari”. Questi, per la Commissione, sono requisiti minimi inderogabili, ai quali ogni produttore aggiunge la sua espe- La Sentinella Agricola - numero 3/2009 La Sentinella Agricola - numero 3/2009 Speciale Qualità 1 Abbiamo incontrato alcuni protagonisti del sistema agroalimentare cremonese ponendo la domanda “Quali politiche di qualità avete realizzato nel recente passato, quali sono quelle attuali ed, infine, quali saranno le azioni che intendete promuovere nel prossimo futuro?” Ecco il loro contributo. Laad parola alcuni protagonisti rienza "per conferire ai suoi prodotti altre qualità apprezzate dai consumatori". La Comunicazione sulla politica di qualità dei prodotti agricoli (giugno 2009) La qualità dei prodotti agroalimentari comunitari sta molto a cuore all’Europa. Emerge chiaramente dalla “Comunicazione sulla politica di qualità dei prodotti agricoli”, diffusa dalla Commissione Europea nello scorso mese di giugno, quale atto conclusivo di un lungo iter di riflessione e di consultazioni. I due obiettivi principali della Comunicazione sono: 1. Lavorare sulla semplificazione Sulla base delle argomentazioni evidenziate nella Comunicazione, la Commissione si propone di lavorare all’armonizzazione della normativa sulla qualità entro i primi mesi dell’anno prossimo, cercando di seguire alcuni orientamenti già individuati. Tra questi la necessità di rendere più coerenti gli strumenti della politica di qualità europea e quella di operare una semplificazione generale: in primo luogo facilitando la comprensione e l’uso dei vari regimi e delle diciture in etichetta ad agricoltori, produttori e consumatori, in secondo luogo snellendo le pratiche di registrazione dei prodotti Dop e Igp, considerati da tutti un si- stema positivo e vantaggioso da salvaguardare. 2. Chiarire le questioni aperte Rispetto alla tutela dei marchi è molto sentita la necessità di definire la relazione tra indicazioni geografiche (Dop e Igp) e altri diritti di proprietà intellettuale: in parole povere, stabilire a chi spetta la titolarità per portare avanti le azioni di difesa. Sempre restando nell’ambito della tutela, si sta anche valutando l’ipotesi di estendere gli obblighi di certificazione ad importatori e distributori, mentre non si è ancora espresso un orientamento circa l’uso delle indicazioni geografiche per gli ingredienti pubblicizzati sulle etichette dei prodotti trasformati. Un argomento di discussione ancora 22 aperto riguarda l’introduzione dell’obbligo di indicare in etichetta l’origine o il luogo di produzione del prodotto, per ora vincolante solo in alcuni casi (carni bovine, ortofrutticoli, uova, pollame, vino, miele, olio d’oliva). Da segnalare anche il dibattito sull’uso dei termini generici facoltativi, come “prodotto di montagna”, l’ipotizzato studio di un’etichettatura che si riferisca al “benessere degli animali”, così come l’estensione del marchio di qualità ecologica (Ecolabel) a prodotti alimentari e mangimi, nonché lo studio in corso, sempre da parte della Commissione Europea, sul marchio “Commercio equo e solidale”. Marta Masseroli Maria Donata Feraboli del sistema agroalimentare cremonese Riccardo Crotti, Presidente dell’Associazione Provinciale Allevatori di Cremona Per rafforzare la competitività del nostro settore agro zootecnico occorre fornire al sistema servizi di assistenza tecnica che favoriscano il miglioramento della qualità dei prodotti zootecnici, sostengano il processo innovativo e assicurino elevati standard in termini di sanità animale, rispetto dell’ambiente e benessere animale, con lo scopo non ultimo di garantire il consumatore finale. In passato, nel presente e nel futuro l’assistenza tecnica ha permesso e permetterà alla nostra zootecnia di essere competitiva, di innalzare in modo considerevole i livelli di imprenditorialità e di responsabilità, mediante l’acquisizione di comportamenti ed azioni capaci di anticipare i continui cambiamenti in atto. L’assistenza tecnica permetterà di organizzare una offerta innovativa di beni e servizi in grado di accrescere la quota di valore aggiunto in qualità, ma anche di far emergere fattori di distinzione e di reputazione aziendale utilizzabili nella costruzione di nuovi mercati alternativi per lo sbocco dei nostri prodotti. Gian Domenico Auricchio, Presidente di Federalimentare Il fiore all’occhiello dell’Industria Alimentare Italiana è da sempre la qualità dei suoi prodotti, non a caso i più ricercati ed imitati al mondo. Se la sicurezza alimentare costituisce per le aziende del settore un prerequisito, la qualità è espressione di una scelta volontaria, volta a valorizzare tradizioni, gusti, abitudini, esigenze e sensibilità dei consumatori. Per ottenere gli standard qualitativi dei prodotti alimentari italiani occorrono diversi fattori: criteri di selezione delle materie prime, ricette tradizionali ed originali, metodi di lavorazione e controllo, sistemi di confezionamento e distribuzione. Le nostre imprese puntano sulla qualità anche per il futuro investendo oltre 2,5 miliardi di euro ogni anno, circa il 2% del fatturato complessivo dell’industria alimentare italiana (120 miliardi di euro di cui 20 di export). Secondo una stima condotta da Federalimentare 60.000 addetti effettuano ogni giorno ben 2,8 milioni di analisi di controllo qualità (circa 1 miliardo di analisi l’anno) all’interno delle 6.500 imprese alimentari presenti sul territorio nazionale. A ciò vanno aggiunti gli investimenti in ricerca & sviluppo 23 perché anche l’evoluzione tecnologica e di prodotto gioca un ruolo determinante nella qualità alimentare. Costantino Vaia, Direttore Generale del Consorzio Casalasco del Pomodoro Il Consorzio Casalasco del Pomodoro si propone come partner eccellente delle principali aziende alimentari europee per le quali svolge, in qualità di produttore e co-manufacturer, attività di: produzione di pomodoro fresco e trasformazione in concentrati, polpe e passate; sviluppo, produzione e confezionamento di sughi e condimenti a base di pomodoro; sviluppo, produzione e confezionamento di salse a base di panna, formaggi e di pesti vegetali. L’eccellenza è per noi un cammino in cui rivestono un ruolo fondamentale: l’applicazione rigorosa delle norme a tutela della sicurezza e della salubrità del prodotto, l’utilizzo esclusivo di ingredienti no-OGM, il presidio completo della filiera produttiva, il continuo miglioramento delle nostre prestazioni relativamente al prodotto e agli aspetti ambientali. A questo scopo riteniamo essenziale mantenere un sistema di gestione della qualità in accordo alla norma UNI EN ISO 9001:2008 e a tutti gli altri standard adottati (BRC; IFS; ISO 22005; La Sentinella Agricola - numero 3/2009 in onda in questi ultimi anni diciamo che non c'è vera qualità senza "verità" intendiamo far passare al consumatore il concetto che alla base di ogni attività deve esserci rispetto, fiducia e trasparenza. Questi valori, uniti alle elevatissime caratteristiche del latte dei nostri soci, alla sapienza e alle conoscenze che ci vengono dalla nostra storia secolare e alla capacità di interpretare e vivere il nuovo che avanza velocemente, permettono ai nostri prodotti di essere ai vertici qualitativi del mercato e di essere sempre più diffusi ed apprezzati da milioni di consumatori in Italia e nel mondo. ISO 14001). Questi sono solo alcuni degli aspetti più importanti della nostra politica per la qualità che, in virtù dello stretto legame che unisce la nostra azienda, cooperativa agricola, al territorio, coniuga la cultura d’impresa e l’uso delle più moderne tecnologie con il rispetto dei valori della tradizione alimentare italiana. Nicola Cesare Baldrighi, Presidente del Consorzio Tutela Grana Padano L’attività di controllo e vigilanza del Grana Padano conta migliaia di analisi fisiche, chimiche e biologiche ogni anno, a cui si associa il tracciante naturale che obbligatoriamente è inserito durante la produzione e che ci consente di verificare in ogni momento l’assoluta autenticità del prodotto posto in vendita al consumatore. Sono il valore aggiunto di sicurezza e di salubrità che la DOP dà non solo al prodotto finale - il formaggio - ma anche alla materia prima, nel nostro caso il latte. Formaggio e latte che valorizziamo anche con interventi economici. Tra novembre e dicembre, infatti, il Consorzio Tutela Grana Padano acquisterà latte presso i propri soci, per consentire il miglioramento qualitativo del Grana Padano sino a fine anno. L’obiettivo è raccogliere circa il 5% della materia prima destinata a Grana Padano in quei due mesi, pari a circa 150.000 quintali di latte. Tiziano Fusar Poli, Presidente di Latteria Soresina "Qualità" è una parola fra le più pronunciate e scritte al mondo. Viene usata spesso a sproposito semplificando e banalizzando il concetto profondo che invece in maniera così sintetica e concisa vuole esprimere. Quando si giudica la qualità di un prodotto, a maggior ragione di un prodotto alimentare, si intende valutarne e rappresentarne tutti i valori intrinsechi ed estrinsechi. Ciò significa che oltre alle caratteristiche organolettiche e alla sicurezza igienico-sanitaria, che devono essere in ogni caso pregnanti, vanno valutate tutte le altre componenti riferibili ai valori della storia e della tradizione, se presenti, alla componente di servizio, all'affidabilità del marchio, alla trasparenza totale dell'informazione al consumatore finale, per arrivare fino alla soddisfazione ed alla passione di chi lo produce, poichè è fuor di dubbio che una persona che lavora e produce con spirito positivo, fa certamente un prodotto migliore. Ergo le imprese in cui viene messo al primo posto il valore della persona ed in cui si respira un sereno clima aziendale, sono quelle in grado di produrre la migliore qualità, e ne sono convinto, anche i migliori risultati economici. Ecco questo è lo spirito e la filosofia che caratterizza l'attività di Latteria Soresina. Quando nei nostri spot televisivi andati 24 Maurilio Giorgi, Direttore del Dipartimento di Prevenzione Veterinario ASL della provincia di Cremona Negli ultimi decenni i governi europei si sono preoccupati in misura crescente della sicurezza e della qualità dei prodotti agricoli. I consumatori vogliono essere certi del fatto che ciò che acquistano e mangiano sia sicuro, nutriente, che faccia bene alla salute e che sia stato prodotto nel rispetto delle norme. Spetta quindi al sistema pubblico garantire che le norme per le produzioni vengano applicate su tutto il territorio nazionale; tale compito in questi anni è stato affidata al Dipartimento di Prevenzione Veterinario di ogni provincia. In primo luogo il Dipartimento ha posto la sua attenzione, ovviamente, verso l’azienda agricola, per garantire il rispetto delle norme e la qualità dei cibi, seguendo poi il percorso del prodotto sino alla tavola attraverso la sorveglianza di tutti gli aspetti igienico-sanitari riguardanti la produzione, la trasformazione e la commercializzazione. Il DPV annualmente elabora i dati emersi durante l’attività istituzionale in modo da porre in atto tutte le azioni necessarie alla prevenzione delle tipologie di non conformità riscontrate più frequentemente, assicurando così che la situazione sia sotto controllo a garanzia della salubrità e sicurezza del consumatore finale. La Sentinella Agricola - numero 3/2009 Lo Spaventapasseri 2009-2010 Con l’inizio dell’anno scolastico 2009/2010, sono partite anche le iscrizioni all’XI edizione del progetto didattico di educazione alimentare “Lo Spaventapasseri”, promosso dall’Assessorato all’Agricoltura, Ambiente, Caccia e Pesca della Provincia di Cremona e proposto alle scuole di ogni ordine e grado del territorio provinciale. Il progetto, da sempre ha individuato nei ragazzi della scuola materna, primaria e secondaria di primo e secondo grado i destinatari privilegiati di un'attività non solo educativa, ma anche e soprattutto preventiva: è infatti a questa età che s'iniziano ad attuare le prime scelte alimentari libere fuori dal controllo della famiglia. Il progetto cercherà inoltre di sviluppare una cultura del "gusto" in grado di contrastare il processo in atto di omologazione dei sapori, nella consapevolezza della propria identità culturale e del legame con il territorio, che offre spunti di eccellenza alimentare riconosciuti non solo a livello nazionale, ma anche internazionale. Ogni anno “Lo Spaventapasseri” si rinnova e si arricchisce, grazie anche alle sinergie sviluppate con numerosi enti e associazioni sensibili e attivi nell’educazione alimentare. I partner del progetto che si ringraziano per la collaborazione sono: Comune di Cremona – Museo Cambonino Vecchio, Azienda Sanitaria Locale, Coldi- retti Cremona, Anga Cremona, Confcooperative Cremona, Associazione Distretto del Pomodoro da Industria, Consorzio Tutela Provolone Valpadana, Itas Stanga, Fattorie Didattiche della Provincia di Cremona, Laboratorio Tecnologie della Riproduzione. Trattandosi di un progetto continuativo, ogni anno vengono proposte nuove opzioni e opzioni rinnovate nei contenuti e nelle modalità divulgative, per renderle aderenti e rispondenti alle esigenze espresse dal mondo della scuola, calibrando l’offerta formativa-informativa per ogni ciclo scolastico. Il riscontro positivo del progetto è evidenziato dall’elevato numero delle iscrizioni e dal gradimento espresso a fine anno dagli insegnanti attraverso la compilazione di uno specifico questionario. Al fine di soddisfare le richieste degli insegnanti emerse proprio dai questionari di gradimento, il progetto, pur nel solco tracciato negli anni scorsi, per l’XI edizione prevede alcune importanti novità, in particolare: una maggiore diversificazione delle opzioni didattiche a cui la classe può aderire; l’aumento del numero delle ore di lezione in classe, che passano da due a quattro, a cura degli esperti messi a disposizione dall’Amministrazione Provinciale; 25 la presenza di piccole esperienze di laboratorio da svolgersi in aula; l’introduzione di nuovi percorsi didattici allo scopo di valorizzare il legame tra il cibo, in particolare i prodotti tipici del territorio, e le tradizioni popolari locali. Sul sito http://agricoltura.provincia.cremona.it, nella sezione “Lo Spaventapasseri”, sono disponibili le schede approfondite e dettagliate delle singole opzioni del progetto. Ai fini dell’iscrizione, si invitano le scuole interessate ad inviare copia del tagliando d’iscrizione, presente sul pieghevole, debitamente compilato, entro e non oltre il 31/10/2009 – via fax al n. 0372/406555, oppure via posta al seguente indirizzo: Provincia di Cremona - Settore Agricoltura Caccia e Pesca - via Dante 136 – 26100 Cremona. Il tagliando d’iscrizione può anche: essere compilato on line sul sito http://agricoltura.provincia.cremona.it scaricato dal sito http://agricoltura.provincia.cremona.it Stefano Dolara ... per saperne di più: Servizio Sviluppo Agricolo La Sentinella Agricola - numero 3/2009 La Sentinella Agricola - numero 3/2009 Ultimi aggiornamenti L’Oasi Visibile dalla caccia 2009-2010 L’Assessorato Provinciale all’Agricoltura, Ambiente, Caccia e Pesca propone, per l’anno scolastico 2009/2010, la VIII edizione del progetto didattico “l’Oasi Visibile” dal titolo “La Fauna ed il nostro territorio”. Come sempre, ci si rivolge ai ragazzi della scuola primaria e della scuola secondaria di 1° e 2 grado della provincia con diverse attività didattiche al fine di offrire l’opportunità ad alunni ed insegnanti di approfondire temi relativi all’ambiente naturale, alla flora e alla fauna del nostro territorio. Anche quest’anno il progetto è stato realizzato grazie alla preziosa collaborazione di numerosi partner e si articola in diverse opzioni. Ad esempio, Fotonatura è un concorso fotografico individuale e/o di classe sul tema: la natura e l’ambiente del nostro territorio. Vinceranno gli scatti più originali che illustreranno angoli suggestivi, momenti curiosi e singolari della fauna e della flora. Con Foresta e golena i ragazzi percorreranno in bicicletta la golena del Po, lungo un percorso nel quale sono stati realizzati, negli ultimi anni, importanti interventi di riforestazione. Si osserveranno la flora, la fauna, il fiume e l’ambiente agricolo. Gli alunni verranno preparati all'uscita in bicicletta con una lezione di due ore in classe che verrà effettuata da un esperto. Grazie a Fiume e vita, l’esperto effettuerà due lezioni in classe di due ore ciascuna, approfondendo argomenti inerenti l’ecosistema acquatico, la fauna ittica (morfologia, specie), la flora acquatica e riparia dei nostri corsi d’acqua, mentre con Uccelli e mammiferi del nostro territorio diventeranno protagonisti l’ecosistema terrestre, la fauna selvatica omeoterma presente sul territorio provinciale ed i loro ambienti naturali. Venerdì 19 marzo 2010 si terrà la Festa dell’albero a Cremona in piazza Stradivari, dalle ore 9,00 alle ore 12,00, durante la quale verranno distribuiti alberi ed essenze varie a cura dell’ITAS - Stanga. La festa è rivolta a tutti i partecipanti dei progetti didattici provinciali e alla cittadinanza. Grazie ai partners, verranno attivate proposte didattiche innovative ed interessanti: A scuola di energia - sviluppo sostenibile promossa dalla Coldiretti che affronta il tema dell'uso delle fonti rinnovabili per produrre energia “pulita” sul nostro territorio e promuovere una sensibilità positiva verso i temi ambientali. Il Parco ittico Paradiso posto a Zelo Buon Persico - frazione Villa Pompeiana (LO), a pochi chilometri da Crema, offre un’interessante opportunità didattica per conoscere la natura, la fauna e la flora degli ambienti d’acqua dolce, con una visita a costo convenzionato. Le scolaresche potranno poi scegliere una visita guidata all'inter- 26 no del Centro Cinofilo “A.P.S. le Nuvole Rosse” in via della Zecca 4 Pandino (Cr), e quindi assistere a prove di addestramento ed agilità di tutte le razze canine. Da ultima la proposta di visita guidata ai vari settori dell'allevamento dell' A.T.C. 1 (Ambito Territoriale di Caccia) di Casalmaggiore, durante la quale verranno consegnati agli studenti delle schede illustrative relative alla fauna selvatica del nostro territorio. Sul sito http://agricoltura.provincia.cremona.it sono disponibili le schede approfondite e dettagliate delle singole opzioni del progetto. Ai fini dell’iscrizione, si invitano le scuole interessate ad inviare copia del tagliando d’iscrizione, presente sul depliant debitamente compilato, entro e non oltre il 31/10/2009 - via fax al n. 0372.406 555, oppure via posta al seguente indirizzo: Provincia di Cremona - Settore Agricoltura, Caccia e Pesca via Dante 136 - 26100 Cremona. Il tagliando d’iscrizione può anche: essere compilato on line sul sito http://agricoltura.provincia.cremona.it scaricato dal sito http://agricoltura.provincia.cremona.it Giancarlo Guareschi ... per saperne di più: Servizio Caccia e Pesca Il territorio provinciale è soggetto alla pianificazione faunistico - venatoria ai sensi delle leggi vigenti in materia, ovvero la L. 157/92 recepita in Lombardia con la L.R. 26/93 e le modifiche ed integrazioni che sono state apportate dalla sua approvazione iniziale. La Provincia di Cremona applica tali norme integrandole con il Piano FaunisticoVenatorio (PFV), nell’intento di realizzare e sviluppare un progetto generale di gestione sostenibile delle risorse faunistiche, che promuova la tutela e la protezione della fauna e degli habitat presenti e contestualmente consenta ai “seguaci di Diana” lo svolgimento dell’attività venatoria nell’ottica di mantenere un equilibrio fra ambiente e caccia e garantire un prelievo compatibile con le capacità del territorio. Quest’anno sono infatti oltre 6000 i cacciatori che esercitano in provincia di Cremona, di cui oltre 4000 i cremonesi. Le attività, dettagliatamente regolamentate con il Calendario Venatorio Integrativo Provinciale, approvato in luglio, e già ampiamente divulgato, sono partite al 20 di settembre con la limitazione dei tre giorni fissi sino alle ore 12 per le prime due settimane; modalità questa che, nonostante alcune iniziali perplessità da par- te dei cacciatori, è oramai un’abitudine consolidata che consente di ridurre l’impatto sulla fauna stanziale sino alla fine di settembre, consentendole un miglior assestamento sul territorio. Anche per quest’anno è stata approvata da Regione Lombardia la legge sulle deroghe che consente di andare a caccia di fringuelli, peppole, pispole e frosoni purché previamente autorizzati dalla Provincia di residenza mediante la consegna delle apposite schede per la rendicontazione dei capi abbattuti. È stato invece vietato l’abbattimento di frullini e combattenti. Per quanto riguarda la programmazione provinciale il PFV è in fase di revisione attraverso l’adeguamento cartografico di alcuni dei suoi istituti, in particolare le zone di addestramento cani che in provincia di Cremona ammontano a circa 3.000 ettari distribuiti in maniera uniforme tra i sette ambiti, nonché la revisione di alcune zone di ripopolamento e cattura che, anche a seguito delle modifiche inerenti i confini del Parco Oglio Sud, sono state ampliate e oggi coprono una superficie di 35.800 ettari pari al 23% circa dell’intera superficie agro-silvo- pastorale. La nuova cartografia verrà comunque resa disponibile al fine di rendere più age- 27 vole la frequentazione venatoria del nostro territorio. Continuano le attività di controllo delle specie di fauna selvatica più problematiche tra cui la nutria, il piccione torraiolo, i corvidi e la volpe. Si tratta di attività codificate in appositi piani nei quali sono descritti i tempi ed i modi per la loro realizzazione e che, a parte per le volpi ed i corvidi, possono essere attuate da tutti gli agricoltori che in prima persona siano coinvolti dal fenomeno. Si tengono a tal fine degli incontri, con cadenza mensile, durante i quali vengono fornite tutte le informazioni del caso e, successivamente, vengono rilasciati i decreti di autorizzazione che consentono a chi ne abbia fatto richiesta di intervenire direttamente sulla specie bersaglio, sia mediante l’uso della gabbia che del fucile. Nel corso del 2009 sono stati autorizzati 240 nuovi soggetti. Nell’ambito del controllo della nutria la Provincia di Cremona fornisce le gabbie ed i kit per la soppressione a chi abbia conseguito l’autorizzazione. Per garantire ed assicurare il controllo dell’attività venatoria, vigilare sul raggiungimento degli obiettivi del PFV ed anche per intervenire nell’attuazione dei piani di controllo la Provincia ha istituito e coordina un servizio di guardie ittico-venatorie provinciali costituito da 14 volontari, adeguatamente formati ed attrezzati, dotati di tutti gli appannaggi necessari per espletare la loro attività in sicurezza, attivi dalla fine dei 2006 su tutto il territorio provinciale che costituiscono un valido ausilio in un campo così delicato. Grazie a questa oculata gestione, che da sempre gli ambiti, i cacciatori, le associazioni e la Provincia di Cremona portano avanti, oggi il patrimonio di lepri e fasianidi presenti stabilmente sul territorio è apprezzato da tutti i fruitori dell’attività venatoria, basti pensare che dal 2004 ad oggi si è passati da una densità di 22,9 ad una densità di 40,2 lepri ogni 100 ettari. Bianca Van Den Heuvel ... per saperne di più: Servizio Caccia e Pesca La Sentinella Agricola - numero 3/2009 iche r b u Le R dana in cui si è mantenuto un forte legame con la terra e con i suoi prodotti. Sullo scaffale IL SISTEMA AGROALIMENTARE IN ITALIA I grandi cambiamenti e le tendenze recenti Roberto Fanfani Il Sole 24 ore Edagricole, 2009 L’AGRICOLTURA IN PROVINCIA DI CREMONA edizione aggiornata Provincia di Cremona, ottobre 2009 La Provincia di Cremona si identifica con la propria agricoltura che accomuna storia, tradizione e sviluppo tecnologico. Le grandi aziende agricole, gli allevamenti zootecnici all'avanguardia e la geniale rete irrigua si inseriscono in un affascinante paesaggio di pianura. L'agricoltura, nella nostra provincia, costituisce il primo e fondamentale elemento della filiera agroalimentare; le materie prime agricole sono poi lavorate da una moderna industria di trasformazione in prodotti tipici pregiati. Questo opuscolo vuole offrire uno spaccato della realtà agricola cremonese attraverso la presentazione delle caratteristiche salienti e dei dati macroeconomici del comparto oltre ad una breve descrizione di uno dei territori meglio conservati della Pianura Pa- La Sentinella Agricola - numero 3/2009 ta di una realtà vivace che dimostra la validità della diversificazione produttiva nel nostro territorio. Si va da aziende agrituristiche che attivano specifici percorsi didattici per i ragazzi, ad imprese agricole che promuovono le proprie eccellenze produttive con attività ludico-educative rivolte a scuole e famiglie. Il successo è assicurato, vista la grande partecipazione alle iniziative proposte che vede protagonisti gli imprenditori locali. Questi, con grande serietà e creatività, rinnovano ed arricchiscono ogni anno il panorama delle iniziative offerte. La guida si rivolge, quindi, ad un pubblico ben più vasto del semplice mondo scolastico: una giornata in fattoria è un’esperienza positiva che si ricorda a lungo. *** Un profilo del sistema agroalimentare italiano che affronta i grandi cambiamenti e le tendenze recenti. Una analisi puntuale sulle prospettive di sviluppo che possono rappresentare un punto di riferimento importante per il settore agroalimentare e fornire un contributo per la buona riuscita dell'Expo 2015 che ha scelto l'agroalimentare e l'alimentazione come punto centrale dell'esposizione internazionale. Il passaggio da un'agricoltura tradizionale all'affermazione di una industria alimentare sempre più importante hanno portato alla ribalta un mosaico di situazioni caratterizzate da produzioni alimentari tipiche e di qualità. La saturazione dei livelli alimentari e i cambiamenti dei modelli di consumo e delle abitudini alimentari degli italiani, assieme all'affermarsi della grande distribuzione, hanno cambiato i rapporti fra i componenti della catena alimentare. La progressiva apertura verso i mercati esteri, ed in particolare quelli dell'Unione Europea, hanno determinato il pieno inserimento del sistema agroalimentare italiano nel contesto internazionale con una crescita rilevante delle esportazioni, anche se resta cronico il deficit nella bilancia agroalimentare del Paese. tuare per una corretta difesa delle colture! L’Assessorato all’Agricoltura, Ambiente, Caccia e Pesca offre ai lettori un opuscolo di facile comprensione per affrontare una delle tematiche chiave nella gestione agrotecnica aziendale: la difesa fitosanitaria e le metodiche di lotta. Attraverso l’impiego di tavole a fumetti si è cercato di rendere questo manuale di facile ed immediata lettura anche per gli operatori che non hanno specifiche competenze tecniche sulla materia. L’agricoltura del nostro territorio, realizzata prevalentemente con modalità convenzionali, non può prescindere dall’utilizzo dei prodotti fitosanitari: è importante, quindi, che questi vengano impiegati rispettando le norme vigenti finalizzate a minimizzare i rischi legati all’ambiente, alla sicurezza alimentare e, non ultimi, a quelli dell’operatore. *** *** LA DIFESA DELLE COLTURE Provincia di Cremona, ottobre 2009 È ancora Gino ad aiutare i nostri imprenditori e operatori agricoli a di-stricarsi nella giungla degli obblighi normativi e delle buone paretiche da at- 28 LE FATTORIE DIDATTICHE DELLA PROVINCIA DI CREMONA edizione aggiornata Provincia di Cremona, ottobre 2009 Sono a quota 13 le fattorie didattiche riconosciute a livello provinciale. Si trat- Luca e nonna Pina affrontiamo un percorso nell’agricoltura cremonese, con l’utilizzo, in cucina, delle principali produzioni agricole vegetali e animali del territorio provinciale. Non occorre essere bambini per scoprire nel fascicolo tante utili informazioni che arricchiscono il nostro bagaglio culturale e ci orientano a corrette scelte alimentari. È una pubblicazione “dalla terra alla tavola” da gustare come tutte le specialità gastronomiche tipiche locali: sostanziose e da assaporare con lentezza. Buona lettura!!! *** *** Il parere del legale ALLA SCOPERTA DELL’AGRICOLTURA CREMONESE CON LO SPAVENTAPASSERI i prodotti della nostra terra edizione aggiornata Provincia di Cremona, ottobre 2009 È nuovamente disponibile il fascicolo che presenta i prodotti della nostra terra, le loro caratteristiche organolettiche e nutrizionali e la loro storia. Con Anna, Il quesito Il mio locatore ha stipulato, con un estraneo, un preliminare di vendita del fondo oggetto di affitto e me ne ha trasmesso copia a mezzo posta. Nei trenta giorni successivi ho esercitato la prelazione dichiarando la mia disponibilità a comparire davanti al notaio per il rogito e per il pagamento del prezzo. Poichè i rapporti col locatore erano rimasti buoni, non ho pensato di dover far altro e sono rimasto in attesa di essere convocato per l’incontro col notaio. Passati quattro mesi da quando 29 avevo ricevuto il preliminare senza che nulla accadesse, mi sono deciso a sentire il tecnico della parte locatrice e questi mi ha comunicato che, essendo decorsi i termini di legge, non avevo più alcun diritto alla intestazione. Gradirei sapere se ho ancora qualche diritto o se devo mettermi il cuore in pace. La risposta L’art. 8 della Legge n. 590 del 26-5-65 è di estrema chiarezza: quando l’avente diritto alla prelazione riceve il preliminare intervenuto tra il locatore ed il terzo, ci sono trenta giorni di tempo per esercitare la prelazione e successivamente tre mesi per provvedere al pagamento del prezzo. Questo termine (di tre mesi decorrenti dal 30° giorno successivo al ricevimento del preliminare) può essere sospeso soltanto con la presentazione di una domanda di mutuo agevolato e con l’invio (dal prelatore al promittente venditore) di un certificato dell’Ispettorato Agrario (o organo equipollente) attestante che è stata presentata domanda di mutuo ammessa ad istruttoria. La giurisprudenza è costante nell’affermare che non sono possibili diverse alternative, neppure se il preliminare prevedeva termini di pagamento più lunghi di quelli legali! Quando si invoca il meccanismo della legge, non si può poi confidare in un benevolo comportamento del venditore e questi aveva accettato di stipulare ugualmente a suo favore. Ebbene, la Corte Suprema ha affermato che, intervenuta la decadenza per il decorso dei termini di pagamento e per il mancato invio del certificato, il prelatore non ha più alcun diritto ed il suo rogito (di tardivo esercizio della prelazione) è affetto da nullità assoluta (che il terzo può far valere in sede giudiziaria). La conclusione è ovvia: il lettore deve mettersi il cuore in pace evitando azioni legali nelle quali potrebbe solo soccombere. Avv. Diego Cinquetti Avv. Oscar Cinquetti La Sentinella Agricola - numero 3/2009 La Sentinella Agricola - numero 3/2009 Agenda dell’Agricoltura: principali scadenze per il mondo agricolo DOMANDE Servizio di riferimento e contatti Termine di presentazione Misura 112 Insediamento di giovani agricoltori Servizio Strutture Agricole [email protected] 0372 406553 Scadenza 7° periodo: 31 gennaio 2010 Misura 121 Ammodernamento delle aziende agricole Servizio Strutture Agricole [email protected] 0372 406553 Scadenza 4° periodo: 31 dicembre 2009 Misura 221 Imboschimento dei terreni agricoli Servizio Produzioni Vegetali [email protected] 0372 406579 Scadenza 3° periodo: 2 febbraio 2010 Misura 223 Imboschimento delle superfici non agricole Servizio Produzioni Vegetali [email protected] 0372 406579 Scadenza 2° periodo: 2 febbraio 2010 Misura 311 A Diversificazione verso attività non agricoleagriturismo Servizio Strutture Agricole [email protected] 0372 406553 Scadenza 4° periodo: 31 dicembre 2009 Misura 311 B Diversificazione verso attività non agricole Produzione di energia rinnovabile Servizio Produzioni Vegetali [email protected] 0372 406579 Scadenza 3° periodo: 31 dicembre 2009 Misura 311 C Diversificazione verso attività non agricole “Altre attività di diversificazione” Servizio Strutture Agricole [email protected] 0372 406553 Scadenza 3° periodo: 31 dicembre 2009 Autorizzazione Integrata Ambientale aggiornamento decreto e nuovi decreti Servizio Sviluppo Agricolo [email protected] 0372 406616 6 mesi prima della scadenza del decreto - 6 mesi prima della messa in esercizio dell’allevamento Autorizzazione Integrata Ambientale comunicazione dati previsti dal piano di monitoraggio Servizio Sviluppo Agricolo [email protected] 0372 406616 31 dicembre 2009 con applicativo web A.I.D.A Contributi nel settore delle produzioni apistiche Servizio Produzioni animali [email protected] 0372 406569 entro il 1° marzo 2010 tramite SIARL Quote latte Invio comunicazione di vendita da parte dei soci di Coop. e/o Organizzazioni Produttori (prelazione nella vendita della quota) Servizio Produzioni animali [email protected] 0372 406569 10 novembre 2009 Quote latte Stipula contratti di compravendita (sola quota) con validità 01/04/2010 Servizio Produzioni animali [email protected] 0372 406569 15 dicembre 2009 Quote latte Mobilità temporanea o definitiva della quota dalle vendite dirette alle consegne, o viceversa Servizio Produzioni animali [email protected] 0372 406569 15 dicembre 2009 Richiesta indennizzo danni da fauna selvatica Servizio Caccia e Pesca [email protected] 0372 406643 Entro 10 giorni dal verificarsi del danno 30 31