Master in La scienza nella pratica giornalistica
SAPIENZA
Università di Roma
Facoltà di Scienze Matematiche Fisiche e Naturali
Master in
La scienza nella pratica giornalistica
A.A. 2014/2015
Pillole amare: la contraffazione farmaceutica
nell’era dell’e-commerce
Masterizzando
Martina D’Annunzio
Docente guida
Prof.ssa Irene Martini
Direttore
Prof. Isabella Saggio
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Martina D’Annunzio
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Master in La scienza nella pratica giornalistica
Il denaro, così dicono
è la radice di tutto il male di oggi
pink floyd
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Master in La scienza nella pratica giornalistica
INTRODUZIONE
CAPITOLO 1
Contraffazione farmaceutica: analisi del fenomeno
• Definizione
• I livelli di contraffazione
• Il commercio legale
• Il commercio parallelo
• Cause
• Conseguenze
CAPITOLO 2
Globalizzazione del mercato
• Un mercato in espansione. Un problema di ordine Globale
• Il mercato nei Paesi del terzo mondo
• Il mercato nei Paesi sviluppati: internet e il ruolo dell’ecommerce
• Il caso Groupon
CAPITOLO 3
Strategie di comunicazione e informazione
• Identikit del consumatore
• Comunicazione del rischio
• Come si sviluppa un piano di comunicazione
• Campagne di comunicazione sul fenomeno della
contraffazione farmaceutica online
pag. 11
pag. 13
pag. 14
pag. 16
pag. 16
pag. 17
pag. 21
pag. 22
pag. 24
pag. 28
pag. 29
pag. 31
pag. 33
pag. 41
CAPITOLO 4
Il ruolo delle istituzioni nazionali ed internazionali e iniziative
promosse per contrastare il fenomeno della contraffazione
• Direttiva Europea
pag. 45
• Medicrime Convention
pag. 46
• Operazione Pangea
pag. 48
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• IMPACT Italia
pag. 49
CONCLUSIONI
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BIBLIOGRAFIA
pag. 57
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INTRODUZIONE
Celexa, Desyrel, Amoxil, Diflucan, Viagra. Poche parole
chiave digitate su Google, ed ecco comparire un elenco di farmacie
online fornite di tutto: dagli ormoni agli antidepressivi, dagli
antibiotici fino agli stimolanti sessuali. Pillole commercializzate
illegalmente su scaffali virtuali che offrono, nella maggior parte
dei casi, prodotti contraffatti, rubati o che semplicemente non sono
stati realizzati secondo le norme di buona fabbricazione e
distribuzione stabilite a livello mondiale. Farmaci che prima di
essere somministrati avrebbero bisogno di una prescrizione
medica. E invece per averli bastano pochi click, proprio come si fa
per comprare un libro o un DVD [1].
Il fenomeno della contraffazione dei farmaci è relativamente
recente, essendo stato individuato come problema emergente
dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) solo nel 1985.
Da allora, la portata del problema è sostanzialmente aumentata al
punto che, oggi, si stima che le contraffazioni costituiscano il
10-15 % del mercato dei farmaci mondiale [2].
Nel 2006, con la Dichiarazione di Roma, l’OMS ha
riconosciuto che la questione richiede il coordinamento e la
cooperazione nazionale e internazionale e ha condannato
ufficialmente la pratica. Nella stessa occasione è stata istituita la
International Medical Products Anti-Counterfeiting Taskforce
(IMPACT), un team di esperti internazionali attivo nel cercare
soluzioni a questa sfida mondiale e nella sensibilizzazione dei
pericoli derivanti dall’uso di farmaci contraffatti [3].
Nonostante la sua natura globale, il commercio farmaceutico
“nero” non riguarda tutti i paesi allo stesso modo. L’OMS stima
che i farmaci contraffatti rappresentino fino al 50% delle vendite di
medicinali nell’Africa subsahariana, ma solo l'1% nei paesi
sviluppati [4].
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Se da un lato i paesi ricchi offrono un mercato più redditizio
specializzato nella vendita di farmaci costosi che vanno dagli
stimolanti sessuali agli antitumorali, dall’altro hanno anche le
tecniche più avanzate per combatterlo. Al contrario, i paesi del
terzo mondo hanno a disposizione mezzi molto limitati.
La natura sotterranea del business, rende estremamente
difficile fare un quadro preciso della situazione che sia valido su
scala globale. Le attuali fonti di informazione includono reports
provenienti da autorità nazionali di regolamentazione sui farmaci
(NMRAs), aziende farmaceutiche e organizzazioni non
governative, nonché da studi ad hoc su specifiche aree geografiche
o gruppi terapeutici. Ma la varietà di queste fonti e i diversi metodi
utilizzati per l’ottenimento dei dati, rendono difficile il confronto
delle statistiche perciò, tutte le stime mancano di evidenza
empirica e devono essere trattate con cautela. Molte volte questi
studi sono istantanee di situazioni immediate mentre il mercato dei
farmaci contraffatti opera attraverso una rete estremamente
flessibile proprio per evitare di essere rilevato. Quando i risultati di
uno studio vengono rilasciati, possono risultare già obsoleti, senza
considerare che le informazioni su un caso oggetto di indagine
legale vengono a volte rese pubbliche solo dopo che l'inchiesta è
stata archiviata [5].
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CAPITOLO 1
Contraffazione farmaceutica: analisi del fenomeno
Definizione
L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) definisce
contraffatto un farmaco “la cui etichettatura sia stata
deliberatamente e fraudolentemente preparata con informazioni
ingannevoli circa il contenuto o l’origine del prodotto” [6].
Non esiste tuttavia una definizione di “farmaco contraffatto”
valida a livello internazionale pertanto, le definizioni legali,
possono variare da paese a paese [2].
I recenti tentativi fatti per specificare e unificare questo
concetto hanno mostrato quanto sia complesso il problema nella
realtà.
Nel 2008, la International Medical Products AntiCounterfeiting Task-force (IMPACT) ha cercato di ridefinire il
concetto di “medicinali contraffatti” spiegando con precisione il
fenomeno e sottolineando le differenze tra diritti di proprietà
intellettuale (DPI) e tutela della salute pubblica. Spesso, a livello
internazionale, la parola “contraffazione” viene strettamente
correlata ai DPI. In realtà, la lotta alla falsificazione dei medicinali
va ben oltre la semplice protezione dei diritti di proprietà
intellettuale ed è volta da un lato a proteggere i pazienti e la salute
pubblica, dall’altro a combattere la criminalità organizzata che
beneficia di questo crimine [7].
La mancanza di norme specifiche, nella maggior parte dei
paesi, porta a classificare i vari tipi di prodotti falsificati sotto il
temine generico di “contraffatti”, una definizione limitante,
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soprattutto se si considerano le implicazioni governative e legali
che ne derivano. Il termine “contraffazione” viene usato
generalmente in riferimento a:
• farmaci falsamente etichettati (per quanto riguarda i contenuti, il
luogo, la data di fabbricazione o di scadenza);
• farmaci impuri (che contengono una quantità di principio attivo
errata, insufficiente o nulla);
• farmaci scadenti (bassa qualità a causa di scadenti processi di
produzione, trasporto o di stoccaggio);
• violazione dei diritti di proprietà intellettuale (IP), quali brevetti,
marchi o copyright [8].
Occorre poi fare una distinzione tra farmaci contraffatti e
farmaci “scadenti”. Quest’ultima categoria comprende medicinali
che possono involontariamente presentare una confezione errata o
contenere una rapporto non corretto di ingredienti, ma non in
seguito a un tentativo intenzionale di ingannare il consumatore.
Questi prodotti sono solo il risultato di errati processi di
produzione o di trasporto o di inadeguate condizioni di
conservazione.
Una definizione corretta è quindi uno strumento importante
per l’identificazione e la differenziazione delle molteplici attività
legate alla contraffazione e per affrontare adeguatamente il
problema in quanto, è evidente come l’impatto sulla salute
pubblica sia differente a seconda dei casi. Talvolta le conseguenze
sanitarie sono trascurabili e vi è solamente un danno economico
per la ditta produttrice, ma nella maggior parte dei casi l’utilizzo di
un farmaco contraffatto costituisce un grave rischio per la salute.
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I livelli di contraffazione
La contraffazione riguarda farmaci di marca e farmaci
generici, medicinali salvavita e “lifestyle drug” e include diverse
categorie:
• Prodotti che contengono la corretta quantità del principio attivo
specificato ma la cui origine è diversa da quella dichiarata;
• Prodotti contenenti il principio attivo specificato ma con un
dosaggio diverso da quello riportato sull’etichetta;
• Prodotti contenenti principi attivi di scarsa qualità;
• Prodotti privi di principi attivi;
• Prodotti contenenti attivi differenti da quelli dichiarati.
Una particolare categoria di farmaci contraffatti è
rappresentata dai medicinali prodotti legalmente e successivamente
riconfezionati in contenitori contraffatti attestanti un dosaggio più
elevato o riconfezionati dopo la data di scadenza in confezioni che
riportano una data di scadenza falsa [9].
Comune denominatore è la scarsa qualità in quanto la
produzione, anche laddove realizzata con ingredienti non tossici,
non avviene secondo le norme di buona fabbricazione e
distribuzione (GMP/GDP) stabilite a livello mondiale [10].
La produzione dei farmaci è fortemente regolamentata al fine
di garantire la conformità del prodotto ai più elevati standard di
qualità e sicurezza. Tutti i farmaci devono essere sottoposti a studi
clinici prima di essere commercializzati allo scopo di testare la loro
efficienza, verificarne la qualità ed escludere potenziali effetti
collaterali sui pazienti. Queste misure istituzionali servono per
garantire la qualità e la sicurezza dei medicinali. I prodotti
contraffatti non rispettano nessuno di questi regolamenti e
requisiti.
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Vi è un altro tipo di traffico in aggiunta a quello dei farmaci
contraffatti e che spesso si sovrappone con quest’ultimo: il
commercio dei falsi principi attivi, le materie prime che
costituiscono l’anima di un prodotto farmaceutico. Un commercio
molto rischioso per la salute e la sicurezza dei consumatori in
quanto i falsi principi attivi potrebbero essere utilizzati da
produttori legittimi in buona fede. Inoltre, le norme che regolano la
distribuzione di principi attivi non sono caratterizzate dalla stessa
severità di quelle che disciplinano la produzione e distribuzione di
farmaci finiti.
Il commercio legale
Qualità, efficacia e sicurezza di un farmaco sono princìpi
imprescindibili che vengono assicurati da una serie di
autorizzazioni preventive che chi intende immettere sul mercato
questo prodotto deve ottenere [12].
Ogni farmaco, cioè ogni principio attivo e ogni sua
formulazione e dosaggio, prima di poter essere commercializzato
deve ottenere un’autorizzazione all’immissione in commercio
(AIC). L'AIC può essere ottenuta seguendo diverse procedure: la
procedura centralizzata, che viene richiesta all’European
Medicines Agency (EMA), permette di ottenere un'autorizzazione
valida in tutti gli Stati membri dell’Unione Europea; quella
decentralizzata viene valutata a livello nazionale (in Italia
dall’AIFA) e il produttore potrà chiedere, contemporaneamente o
in un secondo momento, il mutuo riconoscimento
dell’approvazione all’AIC in altri Stati, per poter vendere il
farmaco anche in queste nazioni.
Entrambe le procedure sono costituite da più fasi e possono
durare, al massimo, duecentodieci giorni. Il richiedente
l'autorizzazione deve inviare all'apposito organo competente le
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informazioni e i documenti richiesti, tra cui il dossier: un
documento tecnico contenente tutte le informazioni inerenti gli
studi effettuati sul medicinale, idonei a dimostrarne l'efficacia, la
sicurezza e la qualità. Nel caso di sostanze attive nuove, si fa una
“domanda completa” e il dossier deve essere completo in ogni sua
parte. Se il medicinale è simile a un prodotto già in commercio, è
possibile presentare una “domanda semplificata” priva della
documentazione sugli studi preclinici e clinici.
Un medicinale che ha ottenuto l’AIC ha la copertura
brevettuale, nella area economica europea, per dieci anni. Il
periodo di protezione può essere prolungato di un anno qualora
venga autorizzata una nuova indicazione terapeutica che
rappresenti un beneficio clinicamente significativo in confronto
alle esistenti terapie.
Al termine dei dieci anni, il produttore perde la copertura
brevettuale del mercato e possono essere messi in commercio i
farmaci “generici” [13].
In Italia, i generici sono stati definiti ufficialmente dal
D.L.vo n. 323 del 20/6/1996 come “medicinali a base di uno o più
principi attivi, prodotti industrialmente, non protetti da brevetto,
bioequivalenti rispetto a una specialità medicinale già autorizzata,
con la stessa composizione quali-quantitativa in principi attivi, la
stessa forma farmaceutica e le stesse indicazioni terapeutiche”. Lo
stesso decreto ha sancito anche le norme riguardanti l'immissione
in commercio e la documentazione necessaria al Ministero della
Salute.
I requisiti di base per l'approvazione di un medicinale
generico non sono inferiori a quelli del medicinale di riferimento,
tuttavia, la documentazione che le aziende interessate devono
presentare è certamente meno numerosa e complessa perché le
caratteristiche del prodotto sono ampiamente note. Ciò che è
necessario dimostrare è soltanto la bioequivalenza del generico che
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garantisce un profilo di efficacia e sicurezza sostanzialmente
sovrapponibile a quello del farmaco branded [12].
Il commercio parallelo
Cause
La normativa, che mira a tutelare la salute pubblica, indica
che i prodotti autorizzati devono essere venduti attraverso i canali
legali creati per questo scopo, come le farmacie o i servizi di
ordine online certificati. I medicinali falsificati possono
raggiungere i consumatori sia attraverso il mercato legale sia
attraverso quello illegale.
Il cambiamento delle dinamiche sociali spinto dalla
globalizzazione ha contribuito alla diffusione del fenomeno. I
grandi volumi su cui si basano gli scambi internazionali e una
filiera di distribuzione estremamente ramificata (luogo di
fabbricazione, spedizioniere, centro di distribuzione, magazzino,
farmacia, ospedale, ecc.) se da un lato agevolano la distribuzione
dei prodotti, dall’altro facilitano l’accesso di quelli contraffatti nel
mercato autorizzato. All'interno dell'offerta del mercato illegale
(negozi online, sexy shop, negozi di integratori alimentari), la più
grande preoccupazione è la vendita di medicinali online [14].
Internet ha aperto una via parallela al mercato nero del farmaco
che opera senza essere contrastato da una regolamentazione
efficace: l’e-commerce si è rivelato uno strumento per la
distribuzione di farmaci che sono altrimenti altamente
regolamentati o non autorizzati in alcuni mercati per ragioni di
sicurezza.
La recente situazione di difficoltà economica globale ha poi
ulteriormente spinto l’acquirente medio verso questo tipo di
mercato che sicuramente ha un’incidenza di gran lunga inferiore
sul bilancio personale e familiare rispetto alla trafila imposta dai
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canali di distribuzione ufficiali. A questa nuova e sempre più ampia
fascia di utenti si rivolgono i numerosissimi siti di cui è affollata la
rete internet, sedicenti farmacie online che garantiscono massima
riservatezza, prezzi molto inferiori ai costi di mercato e possibilità
di acquistare farmaci anche senza prescrizione medica. Ciò che
non viene detto, però, è che i prodotti venduti non possiedono,
spesso, sufficienti garanzie di sicurezza per l’utente finale [15].
Conseguenze
Tutti i tipi di farmaci possono essere contraffatti - di marca,
generici, da banco, con obbligo di prescrizione indipendentemente dal fatto che essi siano destinati a curare un
semplice mal di testa o gravi patologie come le malattie cardiache,
il cancro o la malaria [11].
Le conseguenze relative all’utilizzo di farmaci contraffatti
possono essere drastiche per la salute individuale, globale e per
l'industria farmaceutica mondiale.
Dato che questi farmaci non sono destinati a curare i pazienti, ma a
generare profitto per i loro produttori, efficienza e qualità sono le
ultime cose che contano. Così, i “prodotti finali”,
indipendentemente dalla loro composizione, hanno un elevato
potenziale di compromettere la vita delle persone non essendo altro
che cocktail casuali di sostanze pericolose, sintetizzati trascurando
tutte le misure di regolazione e le norme stabilite, condizioni
imprescindibili per garantire la sicurezza di un farmaco.
L’assunzione di specialità medicinali, contenenti sostanze
inattive, si traduce in problemi molto seri quali, ad esempio, le
morti legate all’assunzione di falsi vaccini che non proteggono
dalla meningite, o all’assunzione di falsi antibiotici, che non
debellano le infezioni respiratorie e addirittura causano shock
allergici. Quando l’oggetto di queste falsificazioni sono farmaci
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salvavita, la semplice inefficacia del medicinale contraffatto
diventa potenziale causa di eventi tragici. L’incoscienza di chi
produce queste preparazioni fa sì che anche medicinali tutt’altro
che rischiosi, come uno sciroppo per la tosse, possano diventare
pericolosissimi, a causa dell’utilizzo di sostanze tossiche al posto
del principio attivo [6]. Va ricordata, per gli effetti disastrosi che ha
avuto sulla salute, la vicenda degli sciroppi contraffatti contenenti
glicole etilenico (anticongelante per auto) al posto dell’eccipiente
glicerina che hanno causato, in tempi diversi, numerosi morti in
India, Haiti, Nigeria e Panama [9].
Farmaci sotto-dosati possono contribuire a favorire, nel caso
di antibiotici, antimalarici o antiretrovirali, l’insorgenza di
fenomeni di resistenza, un problema emergente che genera grande
preoccupazione.
I farmaci contraffatti hanno anche un impatto significativo
sul business dell’industria farmaceutica. Ciò è dovuto non solo alla
violazione di brevetti e alla conseguente perdita di profitto, ma
anche alla perdita di reputazione, in quanto la contraffazione può
distruggere la fiducia del pubblico nella sicurezza ed efficacia dei
prodotti farmaceutici.
Un’insieme di fattori concorrono ad amplificare i rischi
connessi con il commercio di farmaci contraffatti.
Prima di tutto una serie di incognite dovute alla difficoltà di
raccogliere informazioni accurate circa le dimensioni e la natura
del mercato. I prodotti sospetti sono difficili da individuare così
come è difficile quantificare gli effetti negativi che hanno sui
pazienti (per esempio non si sa quante sono le morti, che nei paesi
in via di sviluppo, sono da attribuire all’utilizzo di farmaci
contraffatti). Vi è inoltre una scarsa sensibilizzazione dell'opinione
pubblica sul problema: l’inconsapevolezza dei rischi da parte dei
pazienti e degli operatori sanitari non solo aumenta la vulnerabilità,
ma abbassa anche i tassi di segnalazione.
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La maggior parte delle aziende tende a mantenere le
informazioni relative alla contraffazione dei propri farmaci
strettamente confidenziali. Tale riluttanza è dettata da motivazioni
commerciali e genera asimmetrie informative tra le società
farmaceutiche e le forze dell'ordine che concorrono ad amplificare
i rischi.
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CAPITOLO 2
Globalizzazione del mercato
Un mercato in espansione. Un problema di ordine Globale
Trattandosi di un’attività “sotterranea” i dati relativi al
fenomeno sono da considerarsi indicativi: secondo le stime ritenute
più attendibili la percentuale di medicinali contraffatti sul mercato
globale si attesterebbe intorno al 7%, con punte significative che
raggiungerebbero addirittura il 50% in alcuni paesi in Africa e in
Asia. Le statistiche dell’Unione Europea indicano un incremento
pari al 384% di falsi medicinali sequestrati nel 2006 rispetto a
quanto avvenuto nel 2005 e, ancora, sempre secondo quanto
riportato dall’UE, negli ultimi cinque anni sarebbero stati segnalati
27 casi di contraffazione nella catena legale e ben 170 nella rete
illegale [10].
Il costante aumento dei quantitativi sequestrati ogni anno dai
servizi doganali nazionali è un segnale preoccupante, indicativo
del fatto che il mercato di medicinali contraffatti sta crescendo, che
i tipi di farmaci copiati sono in aumento e che la sofisticazione dei
metodi di produzione e distribuzione sta migliorando.
Il messaggio di questi presupposti è chiaro: questo pericolo è
presente più che mai.
Anche quando si tratta di farmaci i cui ingredienti
corrispondono a quelli in etichetta, produzione, distribuzione e
stoccaggio potrebbero non essere conformi alle norme stabilite
dall'autorità di regolamentazione del paese in questione. Non ci
sarà nessun vero e proprio numero di lotto e qualsiasi difetto,
inadeguatezza o reazione avversa associati non saranno facilmente
riconosciuti e individuati dalle autorità competenti, determinando
l'impossibilità di intervenire prontamente ed eseguire un ritiro dei
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Martina D’Annunzio
prodotti appartenenti allo stesso lotto qualora fosse richiesto. Ciò
implica che sarà anche particolarmente difficile stabilire i legami
tra il farmaco in questione e gli effetti collaterali riportati
successivamente dalle vittime.
Fig.1: Grafico che mostra il crescente aumento del mercato di farmaci
contraffatti a livello mondiale1 .
Il mercato nei Paesi del terzo mondo
In molti paesi a basso reddito, i prodotti farmaceutici sono
spesso la più grande spesa sanitaria delle famiglie, di conseguenza,
la malattia è una delle principali cause di povertà. Le popolazioni
povere sono quindi più incentivate ad acquistare farmaci a basso
1
European Federation of Pharmaceutical Industries and Association http://
www.efpia.eu
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Fig. 2 Vendita di farmaci in un mercato di strada di Abidjan, Costa
d’Avorio2
prezzo. In questi paesi, spesso già affetti dalla presenza di malattie
mortali, la contraffazione ha una diffusione estremamente elevata,
a causa di una legislazione debole e delle insufficienti risorse
umane e finanziarie necessarie per proteggere i consumatori e far
rispettare i diritti di proprietà intellettuale.
I prezzi elevati dei farmaci di marca e l'indisponibilità di
farmaci generici (identici in termini di qualità, sicurezza ed
efficacia, ma molto più economici), contribuiscono ulteriormente a
creare opportunità per i contraffattori.
Descrivere il problema, in particolare nel continente africano,
è quasi impossibile, in quanto, nella maggior parte dei casi, non vi
è nessuna verifica che potrebbe fornirne una chiara comprensione.
2
http://newtelegraphonline.com/medicine-dealers-wage-war-fake-drug-sellers/
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Martina D’Annunzio
Il fenomeno riguarda soprattutto farmaci salva-vita:
antibiotici, antimalarici, antitubercolari, antiretrovirali per la
terapia dell’AIDS [9].
Nella maggior parte dei paesi meno sviluppati, i farmaci
contraffatti possono essere trovati sia nei mercati popolari di strada
sia nelle farmacie appartenenti alla filiera legale.
Il risultato è che un paziente può difficilmente fidarsi del prodotto
che acquista e se ha soldi a sufficienza per comprare dalle farmacie
ufficiali, deve sperare che le procedure e le normative di
approvvigionamento siano state rispettate da tutte le parti.
Particolare attenzione deve essere posta anche alla distinzione tra
aree urbane e rurali in quanto, queste ultime, soffrono di più della
generale mancanza di disponibilità di prodotti farmaceutici e sono
quindi più vulnerabili all'inserimento di medicinali contraffatti.
Inoltre, nelle zone rurali il problema della sottostima dei prodotti
farmaceutici contraffatti è ancora più presente che nelle città, così
come inesistenti sono le infrastrutture che incoraggino il reclamo
dei cittadini.
Il mercato nei Paesi sviluppati: internet e il ruolo dell’ecommerce
Nei paesi sviluppati, il problema dei farmaci contraffatti
rimane ancora sottostimato rispetto alla sua effettiva grandezza.
Le leggi, i controlli, le indagini e le capacità di rilevamento
possono indubbiamente essere visti come la valvola di sicurezza
per la protezione dei mercati farmaceutici Europei, Statunitensi,
Canadesi, Australiani, Giapponesi. Effettivamente, per queste
ragioni, la presenza di medicinali contraffatti all'interno di questi
paesi è particolarmente limitata e, come confermano le statistiche
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dell'OMS, i farmaci contraffatti non superano l'1 per cento del
valore di mercato.
Esiste inoltre il rischio che l’entità del problema venga
sottostimata a causa della migliore “qualità” dei farmaci
contraffatti, intesa come maggiore capacità di trarre in inganno il
farmacista e/o il paziente. Un farmaco ben contraffatto può, infatti,
facilmente passare inosservato a un’ispezione visiva del
confezionamento primario e secondario, e solo un’analisi di
laboratorio può evidenziarne la contraffazione [16].
Il fenomeno sta tuttavia crescendo grazie al progredire della
“alfabetizzazione informatica”, alla velocizzazione delle reti e allo
sviluppo di strumenti di pagamento elettronico sicuri:
parallelamente, la distribuzione illegale di farmaci si sta adattando
al nostro mercato per diventare più efficace e competitiva [17].
D’altronde, la possibilità di usufruire di un sistema commerciale
globale decentralizzato caratterizzato da una domanda quasi
inesauribile è un'opportunità allettante per i criminali della
contraffazione farmaceutica.
Internet ha completamente cambiato il modo in cui le
persone si avvicinano allo shopping. Nell'infanzia dell’ecommerce, i potenziali acquirenti avevano spesso difficoltà a
trovare siti web forniti. Negli anni la complessità della rete è
cresciuta e l’offerta è aumentata: oggi, con connessioni internet
veloci e relativamente poco costose, il consumatore medio può
facilmente acquistare qualsiasi prodotto desiderato, al prezzo più
vantaggioso, comodamente da casa, medicinali inclusi.
Parallelamente alla comparsa delle e-pharmacy legali, vere e
proprie farmacie online che operano con trasparenza, rispetto delle
norme nazionali ed internazionali in termini di distribuzione e
vendita di farmaci, e i cui fornitori sono aziende farmaceutiche
affidabili, sono nate fake pharmacy gestite dalla criminalità
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organizzata che, dietro un sito web ben realizzato,
commercializzano e distribuiscono farmaci di bassa qualità, non
conformi agli standard e pericolosi per la salute pubblica. Questo
mercato rappresenta attualmente uno dei principali canali di
distribuzione dei farmaci contraffatti nei paesi sviluppati [17] e
non serve addentrarsi nel deep o dark web per trovare medicine di
ogni tipo. La rete è piena di e-pharmacy, il 99% delle quali è
illegale o non autorizzata [1].
Negli ultimi anni si è assistito a un notevole aumento
dell'acquisto di medicinali su internet da parte di un pubblico di
consumatori costituito principalmente da persone con un buon
tenore di vita e un reddito soddisfacente, alle prese con problemi di
salute considerati tabù come l'impotenza o le malattie mentali.
Queste persone sono generalmente più inclini a cercare “discrete”
e anonime - ma inevitabilmente meno controllate - fonti di farmaci.
Il fenomeno, riguarda soprattutto i farmaci cosiddetti “lifestyle
products” che comprendono anabolizzanti, ormoni della crescita,
glucocorticoidi, anoressizzanti, prodotti contro l’impotenza e
alcuni psicotropici [9]. Tuttavia, i farmaci salvavita contraffatti,
come gli antitumorali, quelli per le malattie cardiache o l’HIV, non
sono esclusi.
L’uso sempre più diffuso delle tecnologie legate al web sta
profondamente trasformando anche il ruolo del paziente che si
trova inserito in un mondo virtuale che gli permette di conoscere
tutto o quasi sulla propria condizione di malattia, riducendo quel
gap conoscitivo che aleggiava nel rapporto medico-paziente.
Internet offre possibilità di auto-diagnosi e auto-trattamento
per i pazienti che vogliono aggirare il controllo medico classico
“moltiplicando gli effetti negativi del pericolosissimo approccio
fai-da-te” [18]. Queste persone potrebbero diventare facili prede
per i falsari che nascondono la loro identità dietro un sito web ben
progettato che riproduce una farmacia online, soprattutto se non
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sono a conoscenza delle precauzioni che si devono prendere
quando si acquistano farmaci via internet.
Dal maggio 2009 al marzo 2010, la Commissione Igiene e
Sanità del Senato della Repubblica Italiana, ha promosso
un’indagine conoscitiva sui temi dell’e-commerce e della
contraffazione farmaceutica. Tale iniziativa ha preso le mosse da
una serie di riscontri oggettivi quali: l’aumento dei sequestri sul
nostro territorio, la crescente offerta sul web e il parallelo allarme
sulla qualità dei prodotti presenti sul mercato lanciato da numerose
istituzioni nazionali e internazionali.
I riscontri diretti riportati dalle Forze di polizia testimoniano
la crescita del fenomeno, che si andrebbe sempre più adattando alle
caratteristiche del nostro mercato. Dall’indagine è emerso che:
• clienti con disponibilità economica e alfabetizzazione
informatica elevata si rivolgono alla rete per l’acquisto dei
medicinali lifestyle. Prodotti come quelli contro le disfunzioni
erettili hanno le caratteristiche ideali per attirare i clienti italiani:
sono normalmente costosi, non vengono rimborsati dal Servizio
Sanitario Nazionale (SSN), sono soggetti a prescrizione medica
e per molti pazienti rappresentano una causa di imbarazzo
sufficiente a voler evitare di parlarne col medico e il farmacista;
• intermediari locali fungono da collegamento tra un pubblico
poco alfabetizzato informaticamente e il web: nascono piccoli
«negozi sommersi» che si riforniscono di piccoli quantitativi di
farmaci e altri prodotti salutistici illegali (come quelli considerati
erboristici, fitoterapici e cosmetici che spesso contengono invece
ingredienti farmaceutici) dai siti internet o addirittura attraverso
frontiere più “permeabili” e li rivendono al dettaglio a comunità
circoscritte (come la clientela di certi sexy shop, palestre o centri
estetici che non rispettano la normativa vigente in termini di
approvvigionamento, commercializzazione ed uso dei
medicinali).
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Martina D’Annunzio
Proprio per questi prodotti più «popolari», ma nascosti nei
canali illegali, viene sottostimata anche la risposta di
farmacovigilanza: un paziente che abbia effetti collaterali dopo
l’assunzione di un farmaco che ha ottenuto in maniera illegale o
che curi una patologia che vuole mantenere riservata, non sarà
stimolato a dichiarare in maniera trasparente la sua condotta al
proprio medico o al farmacista e difficilmente genererà un segnale
di farmacovigilanza [17].
Il caso Groupon
Il 22 aprile di quest’anno, il Ministero della Salute
australiano ha annunciato il ritiro dei preservativi Durex venduti
dalla Edgelounge Enterprises attraverso il sito Groupon tra il 12
marzo 2015 e 10 aprile 2015 avvertendo i consumatori e gli
operatori sanitari dei “gravi difetti” e della mancanza di garanzie
circa la protezione contro possibili gravidanze o malattie
sessualmente trasmissibili “che possono provocare anche la
morte”.
Proprio il giorno precedente, la polizia di Shanghai aveva
sequestrato tre milioni di preservativi falsi che contenevano metalli
tossici [19].
Quello dei preservativi contraffatti è un grave problema degli
ultimi anni. Spesso le confezioni portano i nomi di marchi noti e
sono commercializzate in stock a sconti altissimi. I prezzi sono
spesso ben al di sotto di ciò che i clienti avrebbero pagato per una
scatola di preservativi di marca in farmacia, ma abbastanza alti da
garantire un profitto considerevole a chi li produce.
Nel 2005, un caso analogo colpì la Gran Bretagna e l’Irlanda:
migliaia di preservativi falsi venduti nei negozi e nelle farmacie
vennero ritirati dal mercato perché non conformi agli standard
nazionali [20].
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Master in La scienza nella pratica giornalistica
CAPITOLO 3
Strategie di comunicazione e informazione
Identikit del consumatore
I Ministeri della Sanità, gli enti pubblici e le stesse Industrie
Farmaceutiche, sono a volte restii a divulgare informazioni
dettagliate circa il rilevamento di prodotti contraffatti all’interno
della filiera di distribuzione legale. La giustificazione, sta nel
timore che tale comunicazione possa creare grande confusione e
sfiducia generalizzata nei confronti della sicurezza dei farmaci
disponibili sul mercato o nella capacità dello Stato di affrontare
efficacemente il problema. Il risultato è che i consumatori restano
disinformati in merito all'entità del fenomeno e senza un'adeguata
consapevolezza della situazione attuale. Al contrario, è proprio
questo atteggiamento a diffondere tra i cittadini diffidenza nei
confronti delle autorità nazionali e dei professionisti sanitari.
Il cittadino medio, consapevole dell’illegalità e della
pericolosità del gesto, quasi sempre non è a conoscenza dei rischi
concreti per la salute. Come analizzato in un recente rapporto
pubblicato da UNICRI, i consumatori sono convinti che questi
prodotti siano un buon affare e che il loro acquisto rappresenti solo
un affronto ai produttori che li commercializzano a prezzi così
elevati. Tale convinzione viene sradicata solo quando i soggetti
vengono messi a conoscenza dei danni diretti e dei rischi che tali
categorie di sostanze possono creare per loro o i loro cari [11].
Alcuni tendono a credere di avere a che fare con prodotti
originali che non hanno ricevuto una specifica autorizzazione alla
commercializzazione o con avanzi di grandi titoli che vengono
venduti a prezzi più vantaggiosi.
Pag. !29
Martina D’Annunzio
In entrambi i casi è evidente come una non corretta
informazione o una completa mancanza di questa, giochi un ruolo
cruciale nell’alimentazione del mercato di medicinali contraffatti.
Ma è anche importante capire i motivi che spingono i
potenziali acquirenti a comprare farmaci su internet [21].
Come precedentemente accennato, internet ha cambiato
radicalmente l'approccio verso l'acquisto di beni in generale. Le
merci sono solitamente vendute a prezzi più vantaggiosi e in questa
lotta al ribasso le medicine non fanno eccezione. Anche se le epharmacy spesso offrono prodotti a costi più convenienti rispetto a
quelle tradizionali, il vantaggio economico non è l'unico motivo
trainante. Il livello di anonimato concesso non va sottovalutato e
contribuisce in maniera determinante alla scelta dell’acquisto
online.
L'espansione di internet e del commercio elettronico (ecommerce) associato è dimostrata dal crescente numero di utenti
negli ultimi decenni. In Francia, per esempio, è stata stimata la
presenza di 19 milioni di potenziali acquirenti, il 54% del totale
degli utenti web. Nel Regno Unito i potenziali acquirenti sarebbero
28 milioni, pari al 70% degli utenti web totali; in Germania, questa
cifra sale a 33 milioni mentre in Italia si stima che ci siano 8
milioni di utenti propensi all’acquisto attraverso internet, pari al 19
per cento dei fruitori del web: un dato inferiore a quello di altri
paesi europei ma che ha registrato una crescita sia in termini di
numero acquirenti che di ordini [22].
La necessità di concentrarsi su campagne di sensibilizzazione
rivolte a questo particolare gruppo di destinatari sembra
particolarmente urgente. D'altra parte, azioni di sensibilizzazione
condotte online attraverso i social media non sono molto diffuse,
soprattutto in relazione alla possibilità di educare i potenziali
consumatori sui rischi connessi con l'uso di farmaci contraffatti e
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Master in La scienza nella pratica giornalistica
l'importanza di evitare l'acquisto di prodotti online da fonti non
verificabili [21].
Per elaborare possibili azioni di prevenzione e
sensibilizzazione, è interessante comprendere le attitudini dei
consumatori nei confronti dei medicinali contraffatti e i motivi che
fungono da deterrente per il loro acquisto. A tal proposito è utile
considerare due studi: il sondaggio condotto dalla Gallup
Organization in cinquantuno Stati e presentato in occasione del
terzo Congresso Globale sulla contraffazione e la pirateria a
gennaio 2007 e la ricerca condotta dalla Business Action to Stop
Counterfeiting and Piracy (BASCAP) in cinque paesi di diverse
regioni del mondo (Messico, Federazione Russa, India, Repubblica
di Corea e Regno Unito). Da questi studi è emerso che il principale
deterrente per l’acquisto di un prodotto contraffatto è la tutela della
salute e della sicurezza sia dell’acquirente sia dei suoi cari. La
perdita di profitti per la società che ha investito nella realizzazione
del prodotto, l’evasione fiscale o il finanziamento della criminalità
organizzata sono motivazioni importanti ma che passano in
secondo piano.
La salute e la sicurezza dei consumatori possono quindi
essere considerati come il primo e principale argomento su cui
basare gli sforzi per influenzare direttamente l'atteggiamento di chi
acquista, ridurre la domanda di mercato e reprimere la
contraffazione [11].
Comunicazione del rischio
Comunicare i rischi dei medicinali contraffatti online non è
un processo semplice. Le informazioni devono essere fornite in
modo corretto e accessibile, e devono essere adattate al target
specifico. Allo stesso tempo, i gravi pericoli associati all’utilizzo di
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Martina D’Annunzio
farmaci contraffatti e alla vendita online di questi prodotti
dovrebbero essere comunicati senza provocare panico
ingiustificato tra i consumatori [21].
Nuovi strumenti giuridici internazionali riconoscono
l'importanza della comunicazione del rischio. Con la Direttiva
Europea 2011/62, la comunicazione del rischio è diventa un
obbligo per le agenzie di regolamentazione nazionali che sono
state chiamate ad affrontare la comunicazione sui farmaci
contraffatti con lo stesso approccio scientifico utilizzato per altre
attività. Questo riconoscimento conferma un concetto chiave
evidenziato da diverse istituzioni impegnate nella lotta contro la
contraffazione dei medicinali: informazioni accurate sui pericoli
In occasione del Lucca Comics & Games,
una fiera europea dedicata al fumetto, è stato
presentato il fumetto-gioco di “Lana Tafi"
nato dalla collaborazione tra l’Agenzia del
Farmaco Italiana (AIFA/ALIMS) e
l'Agenzia Serba, il Consiglio d'Europa
(EDQM) e un team di esperti italiani
Domenico di Giorgio, Luisa Salmaso e Gaia
Barbaglio.
Il progetto si basa sulla comunicazione dei
rischi rispetto all'assunzione di farmaci
illegali e delle conseguenze negative che
hanno per la salute. La pubblicazione in
formato “Alan Ford”, interattivo, è corredata da un gioco da
tavolo-poster che si trova al suo interno e verrà diffuso come pdf,
e come prodotto fisico in circa 3.000 copie nelle scuole (medie o
superiori) del territorio, per raggiungere i ragazzi, informarli e
renderli maggiormente consapevoli dei gravi rischi che potrebbero
correre a causa delle medicine contraffatte e illegali, e attraverso
loro informare in modo indiretto anche le famiglie [23].
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per la salute e la sicurezza dei consumatori possono svolgere un
ruolo strategico nel guidare le scelte di acquisto, soprattutto se tali
iniziative sono destinate alle scuole e ai giovani, dal momento che
rappresentano il pubblico che ha più familiarità con internet.
La risk communication è un processo interattivo di scambio
di informazioni e opinioni tra individui, gruppi e istituzioni.
Persone con interessi diversi, ruoli diversi, competenze diverse e
percezioni diverse [24].
Nell’ambito della salute è un tipo di comunicazione che mira
ad aiutare tutti coloro potenzialmente esposti a un rischio, a
identificare precocemente il pericolo ed evitarne le conseguenze,
rendendo i destinatari del messaggio a conoscenza di una
“preoccupazione informata e vigile”.
Vi sono molti fattori, intrinseci al tipo di rischio, che possono
influire sulla sua percezione; in alcuni casi riducendola (per es. la
conoscenza del fenomeno, la fiducia nelle istituzioni, la
controllabilità, la volontarietà) in altri casi aumentandola (il
potenziale catastrofico, l’incertezza degli esperti, la conoscenza
delle vittime, l’attenzione dei mass media). Chi si trova a dover
gestire una situazione di rischio, a volte deve cercare di
tranquillizzare la popolazione quando il pericolo è sovrapercepito,
in altri casi deve aumentare l’attenzione quando la situazione è
grave e il rischio è sottostimato.
Tale approccio non raggiunge sempre il suo obiettivo perché
la valutazione del rischio non è il risultato di fatti, ma della
percezione individuale.
Come si sviluppa un piano di comunicazione
Quando si ha che fare con questioni molto delicate, non è
sempre facile comunicare i messaggi corretti nel modo giusto. Ciò
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Martina D’Annunzio
che conta davvero sono il modo e le circostanze in cui la
comunicazione viene fatta in quanto lo scopo di informare è quello
di aumentare la consapevolezza e la vigilanza dei consumatori,
piuttosto che i loro sospetti [11].
Per contrastare il traffico di medicinali contraffatti è
necessario un approccio coordinato, che combina strumenti
legislativi tecnici e ed esecutivi a una comunicazione efficace.
Un programma di comunicazione richiede la trasmissione
efficace di un messaggio da un soggetto emittente a uno ricevente
attraverso un opportuno veicolatore del messaggio, in un ambiente
definito.
Per quanto riguarda i farmaci contraffatti questo sistema di
comunicazione deve coinvolgere le autorità di regolamentazione,
la catena di distribuzione (industria, grossisti, farmacie), gli
operatori sanitari, i media, i pazienti nonché i partner
internazionali. La comunicazione sui medicinali contraffatti
richiede la comprensione dei rischi legati all’uso di queste sostanze
che si basa su dati reali.
Nella progettazione di un programma di comunicazione si
deve tenere conto del contesto in cui la comunicazione si svolgerà.
Sulla base di un’attenta analisi di valutazione del rischio si
definiscono gli obiettivi del programma e naturalmente si scelgono
i destinatari in base alle loro caratteristiche, tra cui la cultura,
l'alfabetizzazione, le abitudini. Questa quadro aiuterà a selezionare
i messaggi chiave e le modalità di comunicazione più adeguate da
utilizzare (tra cui i veicolatori del messaggio).
Le amministrazioni pubbliche e gli operatori privati hanno
dovuto studiare il modo di avvertire adeguatamente i pazienti circa
i pericoli legati alla contraffazione, quella farmaceutica in
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Master in La scienza nella pratica giornalistica
particolare. In altre parole, hanno dovuto progettare esercizi di
“comunicazione del rischio” reattivi e proattivi. Due approcci
diversi ma strettamente correlati [11].
La comunicazione proattiva, mira principalmente a informare
le persone (pazienti, operatori sanitari, farmacisti, partner della
catena di distribuzione farmaceutica) sui pericoli legati all’utilizzo
di medicinali contraffatti in generale, senza far riferimento a casi
particolari. È una informazione di “sensibilizzazione” il cui intento
è rendere il pubblico informato sul problema e sui rischi per la
salute associati contribuendo a prevenire e contenere i danni di casi
futuri.
Il protocollo di comunicazione reattiva entra in gioco per far
fronte a un’emergenza e reagire tempestivamente: definisce
quando, come e chi informare di un sospetto o verificato
rilevamento di medicinali contraffatti [11].
Fondamentale è individuare in maniera specifica i target
delle iniziative di comunicazione: all’informazione per i
professionisti e per il pubblico “generalista” andrebbero affiancate
iniziative mirate alle fasce della comunità più esposte ai rischi
causati dall’offerta illegale, come i giovanissimi utenti di internet
(potenziali vittime di pubblicità ingannevoli) e quella fascia di
soggetti ad alta alfabetizzazione informatica persuasa che
l’acquisto di farmaci illegali sia, analogamente alle altre forme di
contraffazione, una mera questione di violazione di diritti
proprietari.
Il linguaggio utilizzato nei primi esperimenti di informazione
al pubblico (inclusi quelli effettuate dal Ministero della salute
italiano nell’ambito della task-force anticontraffazione IMPACT
Italia, basati sui modelli dell’OMS e di IMPACT) era istituzionale,
e puntava a diffondere messaggi e dati certificati presso i
Pag. !35
Martina D’Annunzio
professionisti sanitari, che a loro volta venivano chiamati ad agire
da filtro verso i pazienti: negli ultimi mesi sono stati effettuati i
primi tentativi organici di indirizzare messaggi mirati agli utenti a
rischio, con campagne basate su messaggi scioccanti come quelli
lanciati recentemente da una multinazionale del farmaco attraverso
un’efficace spot in cui la compressa acquistata su internet viene
esplicitamente accostata a immagini ripugnanti. Se il linguaggio è
opinabile, il concetto sotteso a questo cambiamento di strategia
comunicativa dimostra l’importanza di campagne informative che
veicolino i concetti chiave alle categorie a rischio, come gli utenti
abituali di internet e i soggetti di giovane età. La formazione deve
servire a sensibilizzare gli operatori e a favorire lo scambio di
know-how tra esperti di settori diversi [19].
Comunicazione agli operatori sanitari
Nel caso di emergenze sanitarie, la formazione degli
operatori sanitari è particolarmente importante per una gestione
partecipata dell’emergenza. L’attività formativa rappresenta infatti
un’occasione per condividere interventi attuabili in diversi scenari
e per perfezionare sia le competenze tecnico-scientifiche che le
competenze comunicativo-relazionali.
Quando un programma di comunicazione si rivolge ai
professionisti del settore sanitario, è progettato per consentire loro
di aiutare a prevenire l'introduzione di medicinali contraffatti nella
filiera, per prepararli a svolgere un ruolo nelle future campagne di
promozione della salute che coinvolgono un prodotto specifico,
nonché per coinvolgerli nell’individuazione di casi sospetti ed
educarli a reagire in modo appropriato qualora venissero rilevati.
Dal 2010, la World Health Professions Alliance (WHPA),
che riunisce le organizzazioni globali che rappresentano dentisti
(FDI), infermieri (ICN), medici (WMA), farmacisti (FIP) e
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Master in La scienza nella pratica giornalistica
fisioterapisti (WCPT), è stata impegnata in una serie di attività
volte a sostenere le associazioni di professionisti sanitari
nell'organizzazione di tali programmi di comunicazione. Gli
operatori sanitari sono stati coinvolti con campagne modello (con
esempi di manifesti, cartoline, guide), workshop regionali e
attraverso il sostegno personalizzato alle loro attività di gruppo
professionale. Allo stesso modo, nel 2009, la International
Pharmaceutical Federation (FIP) ha sviluppato un quadro di
riferimento per stabilire delle linee guida nazionali di aiuto ai
farmacisti per fornire loro un modello di intervento strutturato.
A livello nazionale, le organizzazioni di professionisti
sanitari hanno sviluppato attività specifiche, come programmi di
formazione, documenti, nonché linee guida, come è successo per
esempio, in Francia, Libano o nel Regno Unito. Queste attività si
basano su una forte collaborazione tra i professionisti sanitari e le
autorità regolatorie del farmaco e poggiano su due punti: fornire
informazioni sulla situazione attuale per quanto riguarda i farmaci
contraffatti (compreso il modo di impedirne l'introduzione nella
catena di fornitura) e fornire le procedure che descrivono cosa fare
se un operatore sanitario ha il sospetto che un prodotto potrebbe
essere contraffatto.
Comunicazione al pubblico
Quando lo sviluppo di campagne di comunicazioni ha come
target il pubblico, ci sono alcuni aspetti particolarmente importanti
che devono essere considerati.
L’informazione corretta deve essere basata su dati reali che
permettano di comunicare il rischio con modalità efficaci e senza
generare panico tra gli utenti. A tal proposito si evidenzia che
purtroppo il tema si presta a possibili distorsioni e confusioni [17].
Pag. !37
Martina D’Annunzio
In primo luogo, il target deve essere attentamente definito e
completamente compreso. In secondo luogo, semplici messaggi
sono in genere da preferire e il mezzo utilizzato per trasmetterli
deve essere adeguato al target di riferimento. Infine, ma non per
importanza, deve essere valutato l'impatto della attività di
comunicazione ed i risultati devono essere utilizzati per migliorare
le campagne di comunicazione future.
Molte campagne di successo rivolte al pubblico sono state
messa a punto da organizzazioni di farmacisti di tutto il mondo. Gli
esempi:
•
Nel 2009, l'Unione federale delle associazioni tedesche dei
Farmacisti (ABDA) ha organizzato una campagna di
comunicazione rivolta ai giovani per sottolineare i rischi
connessi con l'acquisto di farmaci su internet. Sono state
diffuse cartoline nei bar e nei ristoranti di 48 città tedesche e
un video è stato trasmesso su web, nei cinema e nei teatri.
•
Nel 2010, la Camera dei Farmacisti Austriaca, in
collaborazione con il Ministero delle Finanze, ha
organizzato una campagna di comunicazione su come i
farmaci contraffatti sono prodotti e spediti. E’ stato
sviluppato un sito web è e un video è stato promosso
attraverso i social media (Facebook). Volantini e opuscoli
sono stati distribuiti in farmacie comunali.
•
Nel 2008 e poi di nuovo nel 2011, l'Associazione Svizzera
dei Farmacisti (pharmaSuisse) ha collaborato con le agenzie
governative e il settore privato in un progetto che ha
coinvolto 520 farmacie comunali per aumentare la
rilevazione di medicinali contraffatti.
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Master in La scienza nella pratica giornalistica
•
Nel 2008, la Pharmaceutical Society in Libano (Ordre dei
farmacisti du Liban) ha organizzato una vasta campagna di
comunicazione utilizzando alcuni media, come ad esempio
spot televisivi, cartelloni, volantini, ecc. per sottolineare che
i farmaci contraffatti uccidono e che le persone che stanno
dietro tali operazioni sono criminali.
•
Infine, nel 2009, nel Regno Unito, è stata condotta una
campagna da un partenariato che coinvolge Pfizer, la Royal
Pharmaceutical Society della Gran Bretagna, la Medicines
and Healthcare Products Regulatory Agency (MHRA) e
altri partner. Questa campagna ha previsto l’esposizione di
manifesti in oltre 3.000 città del Regno Unito, annunci sui
giornali, mostre in otto grandi città, e un sito web dedicato:
www.realdanger.co.uk.
Nonostante tutti gli sforzi preventivi, è sempre possibile che i
farmaci contraffatti appaiano all'interno o all'esterno della catena di
distribuzione legale.
Quando questo accade, entra in gioco un approccio di
comunicazione del rischio reattivo che si divide in due tipi di
intervento:
Comunicazione bottom-up
Comunicazione reattiva dal basso verso l’alto, dai pazienti
verso gli operatori sanitari, le autorità di regolamentazione e
qualsiasi altro stakeholder, che consente la rilevazione di segnali
sospetti.
Le possibili cause di segnalazione potrebbero essere un
paziente che si lamenta (o menziona) di una differenza di gusto,
delle caratteristiche fisiche o dell'efficacia del farmaco.
Allo stesso modo, gli operatori sanitari potrebbero notare
differenze di confezione o risposte impreviste nei pazienti.
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Martina D’Annunzio
La maggior parte dei segnali non sono forti ed è
fondamentale che tutte le parti interessate rimangano attente e che
gli operatori sanitari ascoltino le preoccupazioni del pazienti e
trasmettano eventuali segnalazioni alle autorità competenti.
Comunicazione top-down
Quando un medicinale contraffatto viene scoperto, le autorità
e l'industria ordinano il ritiro del lotto. Il ritiro viene comunicato
agli organismi di regolamentazione, al pubblico e agli operatori
sanitari.
Le informazioni ricevute dal personale sanitario dovrebbero
includere non solo dettagli tecnici sul farmaco (come riconoscerlo,
che cosa farne, ecc.), ma anche messaggi chiave da trasferire ai
pazienti e al pubblico in generale.
Tali informazioni possono essere trasmesse attraverso i
canali di comunicazione professionale condivisi: quando viene
emesso un avviso, viene inviato a tutte le farmacie entro un tempo
molto breve. Con questi metodi, il tempo necessario ai farmacisti
per ricevere la notifica di ritiro dei lotti è breve e si può rispondere
prontamente alle preoccupazioni dei pazienti.
Gli operatori sanitari possono svolgere un ruolo
importantissimo nel facilitare i programmi di comunicazione sui
medicinali contraffatti ben progettati, perché aggiungono
credibilità e professionalità al messaggio e ne consentono una
veicolazione rapida a costi minimi.
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Master in La scienza nella pratica giornalistica
Campagne di comunicazione sul fenomeno della
contraffazione farmaceutica online
Regno Unito
Nel Regno Unito, la società farmaceutica Pfizer, con il
supporto della Medicines and Healthcare Products Regulatory
Agency (MHRA) e delle associazioni di pazienti, ha sviluppato uno
dei programmi più completi di istruzione pubblica sui rischi legati
all’acquisto medicinali da fonti non regolamentate, siti web inclusi.
La campagna, che prende il nome di “Get Real, Get a
Prescription / Realdanger”, è stata realizzata in diverse fasi e con
strumenti diversi, a partire da uno spot video trasmesso nei cinema
Fig. 3 Alcune immagini dello spot video Get Real, Get a Prescription /
Realdanger. Pag. !41
Martina D’Annunzio
e da un’iniziativa di sensibilizzazione sugli ingredienti inaspettati
Lo spot è stato visto da oltre 9 milioni di cinefili ed è stato
segnalato dai media in oltre duecento articoli nazionali e regionali.
Nel 2008, oltre 100.000 utenti lo hanno visionato su YouTube,
mentre un pubblico ancora più ampio è stato raggiunto nel 2009,
quando il video è stato trasmesso sui canali televisivi del Regno
Unito, a tarda notte, accompagnato da un cartellone pubblicitario
di forte impatto emotivo che rimandava alla campagna online. Le
visite alle pagine relative sul sito web della MHRA sono aumentate
del 700% e le indagini condotte su coloro che hanno visto la
campagna hanno dimostrato che il 75% degli intervistati ci avrebbe
pensato due volte prima di acquistare farmaci da fonti non
regolamentate.
Nella più recente fase della campagna, svoltasi nel 2011, i
social media e i social network sono stati usati per comunicare con
i consumatori e informarli sull'importanza di acquistare farmaci
online esclusivamente da fonti legittime.
Fig. 4 Campagna sociale realizzata dalla Pfizer (produttrice della pillola
blu più famosa al mondo) dal titolo “Get real.Get a prescription”. Le
immagini mostrano i corpi di uomini e donne senza vita per aver assunto
farmaci contraffatti.
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Master in La scienza nella pratica giornalistica
In ogni fase della campagna, i consumatori sono stati
rediretti a un sito specifico (www.realdanger.com) appositamente
sviluppato per fornire tutte le informazioni su vari aspetti del
problema, come per esempio e-mail spam, potenziali gravi rischi
per la salute connessi con medicinali contraffatti, consigli per
l'acquisto di farmaci in modo sicuro, la storia della campagna e lo
spazio per l'interazione dell’utente.
Portogallo
L'agenzia del Farmaco portoghese (INFARMED) è
costantemente impegnata nella lotta contro la contraffazione dei
medicinali con programmi di comunicazione e sensibilizzazione;
INFARMED ha sviluppato campagne principalmente su Internet,
utilizzando le reti social e stipulando contratti con i providers
(come Google-PT), per dare ai cittadini più informazioni sui rischi
conseguenti all’acquisto di farmaci via telematica. Inoltre, la
cooperazione giornaliera tra i paesi di lingua portoghese e le
dogane permette il sequestro e la distruzione, in media, 129 pacchi
di ordini elettronici e 1851 unità di farmaci illegali o contraffatti
ogni giorno. INFARMED organizza anche conferenze ad hoc sul
tema destinate a studenti di materie sanitarie in diverse università
portoghesi.
Italia
Negli ultimi anni, l’Agenzia italiana del Farmaco (AIFA), ha
effettuato alcune campagne di comunicazione con il
coinvolgimento del Ministero della Salute italiano, dei Carabinieri
NAS (la polizia sanità italiana) e dell'Istituto Superiore di Sanità
(ISS). Nell'autunno del 2009, IMPACT Italia, la task-force
nazionale italiana contro la contraffazione dei medicinali istituita
dall’AIFA, ha lanciato un’iniziativa di sensibilizzazione per
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Martina D’Annunzio
allertare i consumatori sui rischi legati all'acquisto di farmaci da
canali illegali e non regolamentati. Lo slogan della campagna “Attento!” - era un adattamento italiano del modello “Sii
consapevole” (be aware) sviluppato dalla World Health
Professionals Association e approvato dall'OMS nel 2007.
Poster e volantini informativi sono stati distribuiti ai pazienti
nelle farmacie e nei “corridoi sanitari” autorizzati a vendere
farmaci senza obbligo di prescrizione medica. Parallelamente è
stato lanciato un sito web di supporto (www.impactitalia.gov.it)
per raccogliere segnalazioni di attività di contraffazione sospette.
Per valutare i risultati, AIFA ha effettuato una valutazione
della percezione del messaggio tra i consumatori. Anche se i
risultati della valutazione non sono stati presentati dall'Agenzia,
vale la pena sottolineare che il monitoraggio della percezione tra
gli utenti è fondamentale per valutare la forza e la debolezza della
campagna stessa perché in base ai feedback ottenuti è uno dei modi
migliori per adattare meglio il messaggio e gli strumenti di
comunicazione al target selezionato nonché per migliorare
l'efficacia delle azioni future [17, 25].
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CAPITOLO 4
Il ruolo delle istituzioni nazionali ed internazionali e
iniziative promosse per contrastare il fenomeno della
contraffazione
Negli ultimi anni, il contrasto al fenomeno della
contraffazione farmaceutica, in relazione anche all’e-commerce, ha
avuto rilievo nelle agende di tutte le istituzioni nazionali e
internazionali: Organizzazione Mondiale della Sanità, Consiglio
d’Europa e Commissione Europea hanno promosso iniziative
specifiche, echeggiate da analoghe attività nazionali [17].
La prima iniziativa globale per contrastare il fenomeno è nata
nel 2006, con l’istituzione, da parte dell’OMS, della International
Medical Products Anti-Counterfeiting Taskforce (IMPACT), una
colazione di tutti i 193 Stati membri. IMPACT comprende
organizzazioni internazionali, forze di polizia, autorità di
regolamentazione nazionali dei farmaci, organizzazioni non
governative, case farmaceutiche, grossisti, operatori sanitari e
associazioni di pazienti. Questi gruppi si sono uniti per migliorare
il coordinamento delle autorità nazionali e per implementare e
armonizzare le misure legislative relative al commercio di farmaci
falsificati [26].
La legislazione internazionale sui prodotti medicali
contraffatti è stata rafforzata nel 2011 con l'introduzione di due
importanti strumenti giuridici:
1) La direttiva 2011/62/EU del Parlamento Europeo e del
Consiglio;
2) La Convenzione Medicrime del Consiglio d’Europa [25].
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Martina D’Annunzio
Direttiva 2011/62/UE
L’Unione Europea (UE), ha emanato la direttiva Direttiva
2011/62/UE per contrastare l'ingresso di farmaci contraffatti nella
filiera farmaceutica legale. La disposizione prevede:
• L'adozione di un dispositivo di sicurezza da posizionare
singolarmente sulle confezioni dei medicinali per poterne
verificare l’autenticità;
• Lo sviluppo di un sistema informatico condiviso tra le
amministrazioni degli Stati membri dell’UE, che aiuti il
consumatore intenzionato ad acquistare online, a discriminare un
sito legale da uno illegale attraverso l’adozione di un logo
comune, riconoscibile, che renda identificabile la nazione in cui
ha sede la farmacia e che permetta l’accesso a un portale in cui
poter consultare l’elenco di tutte le web pharmacy autorizzate
[14].
Il recepimento della direttiva, che in Italia è avvenuto con il
decreto legislativo n. 17 del 19 febbraio 2014, ha cambiato le
regole delle attività di vendita e acquisto di medicinali attraverso
internet.
La vendita online di medicinali porta con sé la diffusione di
prodotti falsificati o contraffatti: una minaccia per tutti i cittadini,
che coinvolge non solo i privati, ma anche operatori sprovvisti di
regolare autorizzazione che rimettono in commercio tali prodotti
attraverso canali illegali, come palestre o sexy shop.
Le autorità europee competenti (le agenzie regolatorie
farmaceutiche, le forze di polizia e doganali) e gli altri soggetti
pubblici e privati coinvolti (università e industrie) hanno sempre
affrontato il problema, ma oggi più che mai necessitano di strategie
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efficaci e di coordinare e ottimizzare le iniziative di contrasto
portate avanti dai singoli Paesi europei.
La proposta approvata dal Parlamento europeo prevede, in
grandi linee, la qualificazione delle e-pharmacies legali: i paesi
membri che consentono il commercio on line di farmaci dovranno
garantire che i siti autorizzati rispettino determinati standard di
qualità [14].
In questo scenario, e all’interno della direttiva, si inserisce
Fakeshare, un progetto europeo di cooperazione e intelligence,
lanciato nel 2013, approvato e co-finanziato dalla Commissione
Europea e coordinato dalla Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA).
Il progetto mira a incoraggiare la cooperazione intersettoriale e
internazionale tra la salute, la polizia, le autorità doganali contro i
crimini farmaceutici e a creare un sistema web condiviso tra le
amministrazioni degli Stati membri [14].
Tra le iniziative avviate nel corso del progetto, è stata
sviluppata una piattaforma web che consiste di uno spazio
pubblico, accessibile ai consumatori, dove periodicamente
vengono pubblicati approfondimenti sul tema dei farmaci online, e
un’area riservata, un database di ricerca di e-pharmacies illegali,
progettato e strutturato come strumento per sostenere le attività
svolte dalle forze di polizia.
Al progetto, lanciato da AIFA nel 2013, partecipano le
Agenzie spagnola e portoghese (AEMPS e Infarmed), le Università
di Roma (La Sapienza, Facoltà di Psicologia) e Trento (Facoltà di
Giurisprudenza), il Ministero dello Sviluppo Economico e altri
partner italiani ed europei [27].
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Martina D’Annunzio
Medicrime Convention
La Convenzione Medicrime, frutto della collaborazione tra
l’EDQM (European Directorate for the Quality of Medicines) e la
Direzione Generale dei Diritti dell’Uomo e degli Affari Giuridici
del Consiglio d’Europa, ha consentito l’introduzione di norme
penali in virtù delle quali le Forze di Polizia, le Agenzie
farmaceutiche e le Dogane dei 47 paesi del Consiglio d’Europa
potranno scambiarsi informazioni e collaborare per il tramite di
Interpol ed Europol.
In particolare, sono stati introdotti i reati di:
• fabbricazione di prodotti medicinali contraffatti;
• fornitura o promozione (anche tramite internet) e traffico di
prodotti medicinali contraffatti;
• falsificazione di documentazione cartacea o online relativa ai
farmaci [28].
I princìpi contenuti nella convenzione permetterebbero
inoltre:
• la disposizione di specifiche e proporzionate sanzioni per gli
acquirenti che utilizzino illegalmente i siti internet per
approvvigionarsi di farmaci non autorizzati: allo stato attuale, in
assenza di una specifica criminalizzazione della contraffazione
farmaceutica, non sarebbe semplice sostenere in sede
dibattimentale l’illegalità di questa condotta;
• la creazione di messaggi di “allerta” mirati che segnalino, agli
utenti che visitano le e-pharmacies non autorizzate, l’illegalità
dell’acquisto che stanno per effettuare, in analogia a quanto già
effettuato a norma della legge 6 febbraio 2006, n. 38, per
segnalare i siti pedopornografici: esistono già esempi di “allerta
web” di questo tipo anche nel settore farmaceutico laddove la
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normativa ha definito chiaramente come illegali le citate
condotte [17].
Operazione Pangea
Nel 2008, il Forum Permanente sui Crimini Farmaceutici
Internazionali (PFIPC) e l'Interpol hanno dato il via all’Operazione
Pangea, la prima attività internazionale che coordina azioni di
contrasto da parte delle forze dell'ordine, dogane e autorità di
regolamentazione di droga in tutto il mondo con l'obiettivo di
sensibilizzare l'opinione pubblica sui pericoli per l'acquisto di
farmaci contraffatti e illegali e dei dispositivi medici su internet.
L'intento di ogni operazione Pangea è quello di sviluppare un
approccio collaborativo per combattere il commercio illegale di
farmaci contraffatti e prodotti medici illegali in tutto il mondo, in
particolare i prodotti che rappresentano un grave rischio per la
salute pubblica. Oltre ai singoli Stati, altre importanti
organizzazioni internazionali si sono uniti allo sforzo tra cui
l'Unione Postale Universale (UPU) e l'Organizzazione Mondiale
delle Dogane (OMD) [29].
L'operazione ha avuto un impatto significativo dal suo
lancio, nel 2008, a oggi. La prima fase dell'operazione ha riunito
10 paesi; un numero che è salito esponenzialmente di anno in anno,
fino a veder coinvolti, nel 2015, 115 Stati e 236 agenzie.
Nel corso dei controlli mirati, effettuati nell'arco della
settimana tra il 9 e il 16 giugno di quest’anno, sono state
ispezionate centinaia di spedizioni dirette in Italia contenenti
farmaci. Sono state oltre 93.000, complessivamente, le unità di
farmaco sequestrate tra fiale, compresse e capsule, per un
controvalore che supera il mezzo milione di euro. I sequestri
realizzati nel 2014, nel corso della medesima operazione,
ammontavano invece a 30.000 unità. Queste cifre, che sono in
linea con i risultati degli altri Paesi partecipanti, dimostrano come
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il fenomeno del commercio illegale di farmaci sia in grande
crescita anche nel nostro Paese. I prodotti per il trattamento delle
disfunzioni erettili continuano a rappresentare la tipologia di
prodotto illegale o falsificato maggiormente diffuso (64.714 unità
bloccate); tuttavia è altrettanto evidente che la vendita illegale
coinvolge sempre più anche prodotti appartenenti ad altre categorie
terapeutiche, come per esempio quelli per la perdita di peso (3.849
unità bloccate), farmaci per il trattamento di problematiche
psichiatriche o del sistema nervoso (3.616 unità bloccate).
Questi risultati sono molto preoccupanti e testimoniano che
è in crescita il numero di pazienti italiani che acquista prodotti non
controllati, esponendosi in tal modo al pericolo di assumere
prodotti che, nell'ipotesi più ottimistica, sono inefficaci, ma che in
altri casi possono determinare nel medio periodo effetti molti gravi
[30].
Tuttavia, anche i fondatori di questa operazione ammettono che la
loro attività riguarda solo la punta di un iceberg. Un'attività molto
più importante coinvolge informare gli utenti di Internet in modo
da poter stimare i rischi associati con l'acquisto di medicinali sul
mercato nero. Questi prodotti sono di solito non efficace, di cattiva
qualità e possono causare danni irreversibili alla salute [31].
IMPACT Italia
L’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), dal 2005, si è fatta
promotrice del progetto che ha portato alla costituzione della taskforce nazionale IMPACT Italia della quale fanno parte, oltre
all’AIFA, l’ISS, il Comando Carabinieri per la tutela della salute
(NAS), il Ministero della Salute e l’Alto Commissario per la lotta
alla contraffazione (oggi disciolto e sostituito con il Ministero
dello Sviluppo Economico), l’Agenzia delle Dogane e il Ministero
dell’Interno.
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Alcuni dei progetti promossi sul tema delle farmacie online
attraverso IMPACT Italia dimostrano l’importanza e l’efficacia
dell’approccio cooperativo:
• campionamento OMS: enti sanitari e forze dell’ordine hanno
individuato farmacie on line sospette con pagine web in italiano,
ed hanno proceduto all’acquisto di farmaci che sono stati
successivamente analizzati nei laboratori ufficiali di controllo,
per caratterizzare l’offerta delle farmacie illegali;
• intervento mirato su una farmacia on line: l’AIFA ha messo a
disposizione dei NAS e dell’unità investigativa dell’agenzia
farmaceutica del Regno Unito i dati dei propri studi di
intelligence informatica, permettendo di tracciare il sito e
consentendo agli ispettori inglesi di agire direttamente sulla sede
fisica del negozio illegale. Dalle indagini compiute è emerso che
il sito sospetto faceva parte di un’organizzazione molto
ramificata, con sede legale in Svizzera e affiliazioni in Asia e
nell’Est Europa, che spediva dalla Germania farmaci indiani,
promossi da siti su server in USA e Canada: senza un network
intersettoriale e internazionale sarebbe stato impossibile
contrastare questo genere di organizzazione criminale.
IMPACT Italia rappresenta oggi l’unica sede di cooperazione
istituzionale sul tema ed è un punto di riferimento istituzionale di
assoluta rilevanza strategica per gli operatori del settore [17].
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CONCLUSIONI
Le informazioni raccolte e analizzate in questa ricerca non
lasciano alcun dubbio circa l'estrema gravità del problema. Se le
conseguenze sono, in certa misura, visibili e riconoscibili, lo stesso
purtroppo non si può dire dei vari elementi che contribuiscono a
prevenire la contraffazione. Identificare alcuni paesi o aree
geografiche su cui collocare il peso della responsabilità per la
diffusione del fenomeno è fuorviante, perché i medicinali
contraffatti sono un problema globale che interessa tutti i paesi del
mondo. La soluzione a tale minaccia deve quindi provenire da un
approccio condiviso e responsabile che permetterebbe alla
comunità internazionale di unire le forze e rendere ogni paesi parte
della soluzione.
Per modellare questo intervento e prevenire concretamente il
problema, è importante sapere di più sul fenomeno e chiaramente,
identificare e analizzare diversi elementi che non sono ancora
considerati in modo corretto.
I farmaci contraffatti devono essere combattuti come un
reato grave, di portata globale, che si inserisce all'interno delle
strategie messe in atto dall’organizzazioni criminali per
massimizzare i loro profitti. Una volta che questi aspetti del
problema sono riconosciuti dalle autorità nazionali dei diversi
paesi, sarà possibile indagare, perseguire e rendere applicabili una
serie di potenti strumenti offerti da entrambi i quadri giuridici
nazionali e internazionali appositamente sviluppati per combattere
le organizzazioni criminali.
La Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità
organizzata transnazionale e del Consiglio d'Europa (Convenzione
Medicrime) rappresentano la base su cui partire per migliorare le
risposte nazionali e internazionali.
Ancora più importante, è il fatto che questo problema non è
stato e non viene tutt’ora adeguatamente comunicato al pubblico e
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alle autorità coinvolte. Le persone, spesso, non sanno che un
farmaco può essere contraffatto e dispensato nel mercato legale. I
cittadini devono essere messi a conoscenza dell'esistenza del
problema, di ciò che esso comporta, e di come prevenirlo. A questo
proposito, i soliti metodi usati durante le campagne di
sensibilizzazione (come ad esempio i manifesti per le strade,
aeroporti e stazioni ferroviarie o le sporadiche campagne di strada)
devono essere affiancati da strategie più innovative che permettano
di raggiungere l'obiettivo della campagna.
Non ci sono soluzioni semplici, ma conoscenza e
informazioni affidabili sono vitali per costruire una risposta
comune e combattere la contraffazione.
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[31] Operation Pangea, Pharmacy Catalog, 2014, http://
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Pag 60
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Pillole amare: la contraffazione farmaceutica nell`era dell`e