edizione ON LINE / fascicolo quinto
Anno XII -N. 21 - Febbraio 2014
EDUCATIVA
PRESENZA
Recensione
San Francesco di Sales
padre, maestro e amico
Come per tutti i personaggi, anche per san Francesco di Sales la corrispondenza è lo strumento migliore per capirne la vita. Nelle sue oltre 2100
lettere, infatti, il santo si manifesta in modo trasparente e permette a noi di
conoscerne (e ammirarne) la personalità affascinante. Dalle lettere emergono l’amicizia, la dedizione al duca, l’attaccamento alla Chiesa, la premura per le anime e soprattutto il suo amore
per Dio. Si constatano anche i progressi e i cambiamenti che la grazia di Dio anzitutto e poi
l’esperienza operano in lui. In questo volume, don Gianni Ghiglione pone particolare attenzione alla spiritualità salesiana, esaminando le lettere dal 1593 al 1610. È previsto un altro volume sulle lettere scritte nei successivi 11 anni di vita del santo.
Francesco di Sales nasce il 21 agosto 1567 a Thorens-Gliéres, nell’Alta Savoia, primogenito del signore di Boisy. Dopo la laurea giuridica a Padova, diventa sacerdote (1593) ed è mandato nel Chiablese, una parte del ducato di Savoia dominata dal calvinismo. Qui inventa i manifesti per rivolgersi anche ai fedeli più lontani (dei veri e propri giornali ante litteram). A soli 35 anni è nominato vescovo. Celebre è la
sua frase: Se sbaglio, voglio sbagliare piuttosto per troppa bontà che per troppo rigore. È direttore spirituale di san Vincenzo de’ Paoli e di santa Giovanna Francesca de Chantal, con la quale fonda l’Ordine
della Visitazione. Muore a Lione il 28 dicembre 1622. È proclamato santo (1665), dottore della Chiesa
(1887) e patrono dei giornalisti (1923). A lui si ispirano varie Congregazioni, tra le quali la Famiglia Salesiana, fondata da san Giovanni Bosco.
Questo libro è rivolto a quanti si ispirano a san Francesco di Sales come padre, modello, patrono. In esso, poiché i destinatari delle lettere sono, di volta in volta, non solo preti, alti prelati e
nobili, ma anche persone comuni, ogni lettore può trovare indicazioni per vivere le proprie piccole virtù con libertà, serenità e gioia. Con sorpresa, negli scritti di San Francesco di Sales si leggono le stesse frasi scritte a semplici lavoratori e a vescovi: per lui la carità non fa differenze se
non nelle modalità espressive ed attuative e va vissuta con impegno da parte di tutti.
Don Gianni Ghiglione, 66 anni, originario di Saluzzo (Cuneo), frequenta il liceo
classico e al tempo stesso il Conservatorio in organo e composizione. Iniziando gli
studi di teologia, sospende quelli di musica e diventa prete salesiano a 28 anni. In
seguito consegue la laurea in Scienze dell’Educazione all’Università Pontificia Salesiana di Roma e ricopre vari incarichi nella Pastorale Giovanile dell’Ispettoria.
Da alcuni anni, è cappellano degli studenti della Scuola Superiore di Formazione
di Psicologia della Comunicazione, al Rebaudengo, dove è anche responsabile del
Collegio Universitario. Nel 2005-2006, ad Annecy, in Francia, ha studiato gli scritti di san Francesco
di Sales. In questo volume propone ampi stralci delle lettere scritte dal santo, per farne conoscere a un
pubblico più vasto l’eccezionale spiritualità.
Gianni Ghiglione
San Francesco di Sales: padre, maestro e amico
La spiritualità salesiana nelle lettere (prima parte: dal 1593 al 1610)
Edizioni Elledici, 2013
2
In questo
Numero 21
edizione on line
fascicolo quinto
San Francesco di Sales ……...………….……………………...……….………...…..…..………….…………………………..…..…..
Non più solo per le strade passi ancora - Federico Oriani ………….……………………..…………………………………..…..
Nostro papà è tornato a casa / 1 - Rebecca Maderna ………..………………………….……………….…………………………..
Nostro papà è tornato a casa / 2 - Silvia Cazzetta ………..…………..……………………...……….…………………..…………..
Con le note nel cuore - Francesco Cimini …………...……..…………………….………….……………………….……...…..….….
Una notte con don Bosco - Rachele Baroni ………………..…………………………………………………………………….……...
A tu per tu con don Dosco - Federico Medaglia ………………………….…………………...………..………………….…..……..
Premio Giuseppe Musmeci ………….……………...………………………………………………………………………...…......…..
Il mercante e le scimmie - mons. Enrico dal Covolo ...………..……………………………………..….………………...…….…….
Perché conviene partecipare - Michele Ricupati ……………………………………..………………………………........………...
Il natalino della scuola Primaria - Michelangelo Zanoli ………………………..…….……..………………………...………….…
Il sorriso buono di don Saverio - Francesco Scolari .…….……………………....…………………………………………………..
The Sun, più da vicino - Susanna Pinna e Silvia Cazzetta ………………….…………....………………………………...…..…….
Lettera autografa di San Francesco di Sales …………………..……………………………………….………………...………….
Ho fatto un grande sogno - Benedetta Gentile ……………………………..…………………..…………………...……..…..……..
Educare dal cuore al cervello - …………………………………..…………………..………………………………….………….…..
Dario Baldan Bembo - Francesco Scolari …...…………………………………………………….…………..……………….……..
Una modesta proposta - Leonardo Caruso ……………………………………..………………..……….…………………….……..
Tra le periferie del mondo ……………………………………………………………………..……………….…………......…..……..
Il teatro educativo salesiano - don Saverio Stagnoli ………………………………………..……………………...…………...…..
Madonnina imbrattata - Marianna Vazzana ……………………………………..………………..……….…………………….……..
Noi la carta la facciamo così ………………………………………………………………..……………….…………........…..……..
Cent’anni fa al S.Ambrogio - Federico Oriani ………………………………………..……………………...………………......…..
Di che colore è il cielo? - Noemi Bertola ………………………………………..……………………...…………...………………...
Il nostro piccolo percorso devozionale ……………………………………..………………..……..…….…………………….……..
Il fangirlismo - Valentina Negro .…………………………………………………………..……………….……………........…..……..
Il filo della Provvidenza - Francesco Scolari ………………………………………..……………………...………………….....…..
La scelta del percorso universitario ……………………….…………………………………..……………….……………........…..
Quel giorno… c’ero anch’io ………………………………………..……………………...…………………...............................…..
Anno XII - N. 21
Febbraio 2013
Aut. Trib. MI n. 628
Dell’8/11/2002
2
4
6
7
8
9
10
11
12
14
15
16
18
20
22
23
24
26
27
28
31
32
33
34
35
36
37
38
39
Direzione e Redazione: Via Copernico 9 - 20125 MILANO
tel. 02.67.627.28.3 - fax 02.67.627.28.2
Segreteria: Angelo Minuti - Francesca Crippa
Direttore Responsabile
Francesco Scolari
www.presenza-educativa.it www.salesiani.milano.it
[email protected]
Direttore Editoriale
don Renato Previtali
Foto di copertina: Federico Oriani
Impaginazione: Francesco Scolari
Editoriale
Non più solo per le strade passi ancora
Dopo un viaggio durato tre anni che ha toccato centotrentadue paesi nei cinque continenti, la
reliquia di don Bosco dal 1° al 4 febbraio ha raggiunto Milano: don Bosco, proprio Lui, è venuto
a Milano: un evento di strepitosa portata storica che ha interessato l’intera città. Troppe sono
le riflessioni che si potrebbero condurre sul suo ritorno, in vita il Santo venne diverse volte nella metropoli lombarda, sul suo legame con la città (il libro sulla storia della presenza salesiana
a Milano, scritto da don Murari nel 1988 è intitolato significativamente Don Bosco è venuto a Milano e questo stesso periodico si intitola Presenza educativa: don Bosco a Milano).
Fortunatamente per il cronista, che così si limita alle percezioni dal basso, le riflessioni più alte
sono state tratte dai diversi vescovi che
hanno presieduto le celebrazioni alla
presenza della reliquia, tra gli altri, il
vicario mons. De Scalzi sabato in Duomo, il card. Tettamanzi lunedì al carcere minorile ed il card. Scola martedì in
Duomo.
L’attenzione di chi ha partecipato ai vari
momenti della peregrinazione è stata attratta dalla folla che Lo ha attorniato nei
cinque giorni, in ogni tappa: dal tram con
cui è entrato nel centro cittadino, al Duomo, a S.Agostino, a S.Ambrogio. Egli
stesso nel Suo motto, da mihi animas
coetera tolle, chiese di avere solo anime, niente altro e Milano non è rimasta insensibile a
questa richiesta. Una folla veramente numerosa e varia ha voluto renderGli omaggio: gioiosi
i giovani e gli educatori degli oratori della diocesi (che in primis e tramite la FOM ha coordinato
e promosso i vari momenti), compatti gli studenti, gli insegnanti e i consacrati degli istituti dei
salesiani e delle salesiane, e numerosissimi quanti in diverso modo si riconoscono come figli di
don Bosco. Gente che ha conosciuto don Bosco nella propria parrocchia, nel proprio oratorio,
nella propria scuola e che a distanza di anni gioisce di avere Lui ospite in città e, proprio come
si fa con un ospite gradito, è stata lieta di alzarsi un po’ prima per preparargli la colazione e di
ritirarsi la sera un po’ dopo per fare gli onori di casa. Perché? Semplice: perché don Bosco è
don Bosco!
Tra questi, tanti volti si sono visti in diversi momenti della peregrinazione ad indicare
l’attaccamento a don Bosco e alla Famiglia Salesiana. Uno di questi, exallievo di una casa
salesiana, ci ha spiegato come non fosse lui a scegliere e seguire la peregrinazione di don Bosco, ma come fosse il Santo stesso a volergli stare vicino. Di questo strano prete funambolo
ha sentito per la prima volta parlare da una suora, che la sera istruiva i suoi piccoli studenti
4
Editoriale
con la vita di questo grande educatore e del suo cane Grigio che per quei bimbi era divenuto
il cane telecomandato da Dio. È stato quindi contento quando è passato alla Sua scuola e lo
ha conosciuto personalmente – tramite gli educatori ed i sacerdoti salesiani, deduciamo noi -;
e che emozione la prima volta che lo è andato a trovare a Torino! L’incontro non è rimasto isolato: don Bosco lo ha seguito fino all’altro capo del mondo: nel 2010 si incontrarono
“casualmente” nel grande santuario della Madonna di Guadalupe alla periferia di Città del
Messico (era una delle prime tappe del viaggio mondiale della teca) e ora che don Bosco è venuto a Milano “casualmente” è passato sotto le sue finestre. Una bella storia comune a
chissà quanti!
In tanti in questi giorni hanno potuto accogliere il proprio don Bosco: il Santo, il taumaturgo,
l’educatore, il comunicatore, il fondatore, il tipografo, il sacerdote, il sarto, il giocoliere, il viaggiatore, il sindacalista, l’imprenditore, il geografo, lo scrittore… e comunque il padre, maestro
ed amico della grande famiglia che lo ha scelto quale modello di virtù cristiana. Don Bosco,
grazie di essere venuto di nuovo a Milano!
Federico Oriani
A Milano, Don Bosco è tornato anche dentro un carcere, come faceva da giovane prete
nella sua Torino dell’Ottocento per supplire all’insensibilità dell’epoca, nella quale i ragazzi reclusi
erano destinati ad una sicura emarginazione. In suo onore, la messa nella cappella del carcere
minorile Beccaria è stata presieduta dal cardinale Dionigi Tettamanzi, arcivescovo emerito di Milano.
In teatro i giovani detenuti hanno poi voluto raccontare ad una gremita platea
la loro triste esperienza, animata da un forte desiderio di redenzione
5
Nostro papà è tornato a casa!
1. Don Bosco:
Padre, Maestro e AMICO!
«Strabello accorgersi che se ora io sono felice e
nel posto giusto è grazie soprattutto a lui», «Ho il
cuore pieno di gioia, una giornata piena di Don
Bosco», «Che giornata stupendamente piena,
proprio bello poter stare insieme davanti a Don
Bosco», «La profonda gratitudine nell'accorgerti
che se non fosse per quel giullare chissá dove saremmo», «Mi stai cambiando la vita D.B.», «Big
Dad is in the air», «Io sto con Don Bosco fino alla fine». Questi sono solo alcuni dei tanti commenti e dei post che si leggono sui vari social
network la sera del 2 febbraio, giorno in cui l'urna di don Bosco è stata al nostro istituto S.Ambrogio di Milano. Torniamo quindi al pomeriggio di quel giorno. In programma il recital dei salesiani di Nave in occasione del Forum Giovani
e a seguire avremmo potuto vedere l'urna durante
la S.Messa nella Chiesa S.Agostino.
Il recital sta per volgere a termine e al canto finale a sorpresa entra don Bosco. É stato tutto inaspettato e mi sento improvvisamente avvolta da
mille emozioni diverse e indescrivibili. Il pubblico in teatro inizia ad applaudire, c'è chi si alza in
piedi per vederlo meglio ai piedi del palco e pian
piano sempre più a gran voce si leva un coro "Si
vede, si sente, Don Bosco qui presente!!". Si, è
proprio qui. Don Bosco è qui, è presente in mezzo a noi.
Fino ad ora abbiamo letto don Bosco, lo abbiamo
immaginato, sognato, abbiamo vissuto dei suoi
racconti e dei suoi sogni, abbiamo cantato le canzoni che parlano di lui immaginandoci di essere
uno dei suoi giovani, proprio li a Valdocco nel
suo oratorio, con lui quel giullare dei campi.
Ma ora è tutto vero, è qui con noi e l'emozione di
averlo qui ed essere davanti a lui insieme agli amici, quelli con cui condividiamo i nostri sogni
migliori, diventa sempre piú forte, un'emozione
che in pochissimo si trasforma in lacrime di felicitá e regala davvero gioia al cuore..si
legge un sorriso negli occhi di ogni
presente.
Finito il recital Don Claudio Cacioli,
tenendo una mano sull'urna ci dice:«Don Bosco c'è sempre, soprattutto
quando abbiamo un problema Don Bosco c'è». É proprio bello essere qui, incredibile vedere come la storia di Don
Bosco sia intrecciata alle vite di tanti
giovani come noi, ed è rassicurante avere la consapevolezza che "Don Bosco è con noi, se noi siamo con Lui", perchè sappiamo che i suoi occhi, quelli veri, ci guardano
sempre!
Tutti, chi piú chi meno, siamo stanchi, bagnati a
causa della pioggia e le forze iniziano a venir
meno per le poche ore di sonno, ma torniamo a
casa entusiasti per essere stati qua con il nostro
Padre, il nostro Maestro, il Santo di noi giovani..ma soprattutto il nostro Amico.
Grazie Papà perchè se oggi siamo amici è solo
merito tuo!
"E’ festa perché il nostro Papà è a casa!".
Rebecca Maderna
6
2. Don Bosco, amico mio
“Il cuore non smette di battere, il groppo che
sento alla gola mi incatena, la sorpresa mi tiene
bloccata sulla sedia. Guardo la teca entrare e non
c’è nessun posto al mondo dove vorrei essere se
non lì, proprio in quel momento.” Magari con
parole diverse, ma sono convinta che questi siano stati i pensieri dei giovani presenti nel teatro
dell’Istituto Salesiano Sant’Ambrogio di Milano
in cui, nella domenica scorsa, si è tenuto uno
spettacolo del Forum Giovani da parte dei confratelli salesiani stessi. Intenso e toccante, lo
spettacolo di per sé aveva già incantato tutti,
ma ecco il colpo di scena:
e n t r a n o con Don Bosco.
L’emozione è indescrivibile
e tra il silenzio di qualcuno e
la gioia esplosa di altri si manifesta diventando protagonista della scena. Il santo dei
giovani, di noi giovani, la
persona sui cui sappiamo di
poter contare sempre, quella
che non ci abbandona mai è
lì con noi. Alcuni cantano un
coro “Si vede, si sente, Don
Bosco è qui presente” e non c’è frase che descriva meglio quello che sta succedendo e quello che
si sta provando. Non c’è più solo la sua presenza
nei nostri pensieri, nei nostri sogni, nei nostri desideri, ora possiamo davvero vederlo, ora è qui,
con noi. Pian piano il cuore comincia a rilassarsi
rassicurato dalla vista del nostro amico, ma
l’entusiasmo, l’euforia e l’allegria sono tutte lì,
ancora lì, padrone di ogni persona presente nella
sala. Le lacrime poi cominciano ad affiorare e a
scendere su quelle guance paralizzate in un sorriso indelebile.
Silvia Cazzetta
Con le note nel cuore
La commossa testimonianza di un nostro studente ginnasiale
che ha avuto l’onore di accompagnare l’ingresso dell’Urna di don Bosco
nella basilica di S.Agostino seduto al “suo” organo
Tra cinquant’anni potrò dire: io c’ero. E non
solo io: migliaia di fedeli hanno pregato davanti all’urna di don Bosco, tra l’1 e il 2 febbraio. E c’era anche don Bosco. Si leggeva
negli occhi di chi entrava in Duomo e nella
Basilica di S.Agostino e chiedeva dove e a
che ora avrebbe potuto vivere un momento
di raccoglimento e preghiera. Quattrocento
persone escono in una piovosa notte
d’inverno non solo per accompagnare una
reliquia tra le vie della città, ma perché consapevoli di essere loro stesse accompagnate. A distanza di quasi 200 anni dalla nascita, il
messaggio e l’opera di San Giovanni Bosco continuano ad essere molto attuali, così come la
sua presenza spirituale in occasioni come questa. Io personalmente, durante la permanenza
dell’Urna nella basilica milanese, sono stato molto preso dall’animazione musicale delle Celebrazioni e quindi poco raccolto di fronte al Santo.
Ma al termine dell’esperienza mi sono sentito veramente protagonista, così come tutti quelli
che hanno collaborato all’organizzazione dell’evento,
in modo più o meno importante, o che hanno
partecipato con la loro presenza.
La stanchezza è stata colmata
con tanta felicità, soprattutto per chi
come me ha la fortuna di frequentare
la famiglia salesiana da molto
tempo. Nell’era di internet,
in cui ormai poco riesce a stupirci, vivere
una così grande manifestazione di fede
e gioia può veramente lasciare una
traccia profonda
e duratura.
Francesco Cimini
Una notte con don Bosco
L’urna è nel Duomo. Sono le 21.30 e man-
troppo gioioso, troppo di festa. E sento solo
cano ancora due ore. Chissà se riuscirò ad
il calore che mi trasmette la sua presenza.
intravederlo – mi
Momento dopo mo-
chiedo. Piove, non
mento, passo dopo
smette di piovere e
passo la processione
la temperatura co-
sta volgendo al termi-
mincia a scendere.
ne.
Sono carica. Ho vo-
Ci fermiamo sul sa-
glia di cantare e es-
grato della Chiesa di
sere nella gioia con
San Gioachino. Ecco:
gli altri ragazzi, ma
questo è il mio mo-
soprattutto con lui:
mento. Mi avvicino.
don Bosco. Ha attra-
Sono sola. Anzi, sia-
versato il mondo, ha
mo io e don Bosco. Lo
girato scuole e ora-
guardo, sta sorriden-
tori ed eccolo, que-
do. È felice e lo sento
sta sera è qui, con
che se anche non ha
me. Non posso re-
gli occhi aperti, mi sta
stare passiva questa
guardando da lassù.
sera, specie perché
Mi sento piena di feli-
ho energia da ven-
cità. Mi sento in dove-
dere. Mi fermi chi
re di stare lì a ringra-
può: ho chiesto di
ziarlo per tutto ciò che
tenere una fiaccola.
ha fatto per me, per
Mi han detto che se
tutti i giovani nel mon-
la tengo gli sarò vici-
do a cui ha lasciato un
no e questa cosa non si realizza nella mia
segno della sua bontà. Tuttavia il tempo che
testa fino a che l’urna non esce dal portone
ho sono solo pochi secondi. Allora chiu-
del Duomo. Non è un vicino casuale: è un
do gli occhi, sorrido e penso a quanto io sia
vicino del tipo che se tutti gli altri sono dietro
FORTUNATA. Fortunata perché questa
in processone, io cammino con don Bosco
notte sono qui, con lui, così vicini; ma fortu-
accanto, con il suo sorriso a mezzo metro. E
nata perché io so che don Bosco mi ha so-
lo sento…e “si vede, si sente, don Bo-
gnata, mi ha voluto nel suo Oratorio,
sco è qui presente!”
nella sua scuola, e questo fa sì che tante
altre cose siano accadute di bello nella
Ore 01.30, la pioggia continua a scendere e
mia storia.
le mie scarpe sono zuppe d’acqua. Ma il
Rachele Baroni
freddo non si sente: nell’aria c’è un clima
9
A tu per tu con don Bosco
Quasi mille studenti dell’istituto salesiano S.Ambrogio
si recano in Duomo per rendere omaggio all’Urna del Santo
Gli alunni dell’istituto salesiano Sant’Ambrogio si sono recati
il 4 febbraio nella cattedrale della città per ammirare
la reliquia di San Giovanni Bosco giunto
nel capoluogo lombardo sabato primo
febbraio di pomeriggio. Hanno
partecipato a questa iniziativa
gli allievi del liceo, gli scolari
di seconda media e,
della scuola elementare,
solo la quinta,
in rappresentanza
della scuola primaria.
Sfilando tra le file
di panche, si è seduta
nella zona più
prossima all’altare.
Il sacerdote
don Ronchi ha fatto
riflettere la scolaresca,
con alcuni minuti
di silenzio, sulla bontà
del Santo. Ha recitato
disegno di Edoardo Valfredi
(classe V — Scuola Primaria istituto S.Ambrogio, Milano)
insieme ai fedeli
il Credo apostolico
l’Ave Maria il Padre nostro per l’indulgenza plenaria. Dopo questo momento di preghiera, classe dopo classe tutti hanno sfilato davanti all’urna, sfiorando la teca con le mani. Istanti magici,
silenziosi, personali faccia a faccia, a tu per tu con don Bosco. Egli sembra conservare ancora
il suo viso paterno, quello con cui veniva spesso ritratto due secoli fa.
Egli intanto si prepara viaggiare per farsi conoscere meglio dagli abitanti della Lombardia,
dell’Emilia Romagna, per poi continuare il suo viaggio nella gelida Siberia e nelle equatoriali Isole Salomone. Infine tornerà riposarsi a Valdocco (Torino), dove è vissuto.
Federico Medaglia
10
Dentro i cortili
Prestigiosa affermazione
dei nostri grafici
al Premio Giuseppe Musmeci
Sabato 23 novembre 2013, presso la sede dell’Associazione
Culturale Studi Grafici, si sono tenute le premiazioni del Primo Premio Giuseppe Musmeci, concorso grafico nazionale
che ha lo scopo di promuovere la cultura grafica negli istituti
superiori e universitari con questo indirizzo. Dopo alcuni anni
di vita, l’importante manifestazione è ora intitolata alla memoria di Giuseppe Musmeci, esponente di spicco della cultura
grafica italiana, recentemente scomparso.
Agli studenti veniva richiesta la realizzazione di un calendario
— composto da 12 tavole, copertina e colophon — che interpretasse il tema della scrittura intesa come mezzo universale
di comunicazione e della calligrafia
con la quale, mediante regole di bellezza ed armonia, viene organizzata la
forma delle lettere.
Tra i primi dieci classificati (e, naturalmente, premiati) si sono distinti anche i
nostri studenti di IV IFP Grafica e V ITI
Grafica del S.Ambrogio.
immagini:
© Associazione Culturale Studi Grafici
(per gentile concessione)
Milanese, Giuseppe Musmeci dopo la scomparsa del padre tipografo decide di proseguire l’attività di
famiglia trasformando la piccola tipografia in una vera azienda che, tramite serietà e competenza, conquista presto posizioni dominanti nel settore grafico. Per la Fontegrafica — questo il nome della ditta —,
il cui successo consiste in un’assidua sperimentazione e nella competenza tecnica, i riconoscimenti non
tardano ad arrivare, anche dall’estero. Con lo sguardo rivolto al futuro e un costante impegno per la ricerca, Musmeci promuove raffiche di iniziative, prima fra tutte il Calendario Fontegrafica, vero laboratorio creativo per designer e appuntamento annuale atteso da clienti e amici di ogni parte del mondo.
Notevole anche, in questo dinamico imprenditore, l’attenzione ai giovani: le porte della sua azienda sono
sempre aperte per studenti e scuole. Egli stesso è docente per corsi di laurea e master in diverse università. Musmeci scompare nel 2011 e suo figlio Corrado – al quale tocca adesso la responsabilità
dell’azienda − per ricordare degnamente il padre dà vita al Premio Giuseppe Musmeci, un concorso rivolto ai giovani per la creazione di un prodotto capace di unire estetica, eleganza e ricerca creativa.
Parabole salesiane
Il mercante e le scimmie
Don Bosco aveva un modo di predicare molto vivace. Parlava in dialetto torinese, per catturare
l’attenzione dei suoi ragazzi, e poi raccontava molti episodi interessanti, che non ho trovato da
nessuna parte. Una volta, per raccomandare ai ragazzi una sana indipendenza di carattere e
di giudizio, raccontò questo fatto, ambientandolo nell’Africa settentrionale, precisamente in
Tunisia. Un mercante andava in giro da un luogo all’altro, con le sue valigie strapiene di oggetti
da vendere. Una delle valigie era carica di berretti. Una sera, stanco morto, si sdraia sotto un
albero, si copre il capo con un berretto, e si addormenta. Il mattino dopo, svegliandosi, si accorge che le valigie sono aperte, e che i berretti sono spariti. «I ladri!», grida spaventato. Ma,
alzando la testa, si accorge che sugli alberi saltano e giocano allegramente alcune scimmie,
con i berretti in testa. Allora si arrabbia moltissimo. Comincia a gridare, ad agitare le braccia, e perfino a prenderle a sassate. Alle scimmie, si sa,
piace imitare gli uomini. Perciò si misero a strillare e,
come lui, gli tiravano i frutti che coglievano dai rami.
Il mercante, sempre più arrabbiato, si strappò il berretto
dalla testa e lo buttò per terra. Lo stesso fecero le scimmie e una pioggia di berretti cadde dagli alberi. Il mercante prima spalancò la bocca dallo stupore e dopo – ormai
si era calmato – raccolse i suoi berretti e se ne andò.
disegni di Cecilia Isola
Don Bosco concludeva il racconto raccomandando ai ragazzi di “non fare le scimmie”: cioè di non fare le cose
semplicemente perché “fanno tutti così”. Mi chiedo, da
parte mia, se questa raccomandazione non vada altrettanto
bene per gli adulti, che oggi rischiano di essere sempre più
condizionati, o addirittura plagiati, dai mezzi della comunicazione sociale. In verità, oggi c’è tanta, tantissima comunicazione superficiale; ma poca, pochissima comunicazione autentica. Sempre di più il pensiero e il comportamento appaiono standardizzati, omologati,
appiattiti e sempre di meno va di moda quello che impegna davvero, e costa sacrificio. Evitiamo di fare
le scimmie. Educhiamo i nostri ragazzi alla
scala autentica dei valori.
mons. Enrico dal Covolo sdb
Rettore Pontificia Università Lateranense — Roma
Vescovo di Eraclea
12
Dentro i cortili
Genitori e scuola
Perché conviene partecipare
Nata nel 1975 e riconosciuta dalla Conferenza Episcopale Italiana
oltre che dal Ministero dell’Istruzione, l’AGeSC è lo strumento che i genitori
delle scuole cattoliche si sono dati per approfondire i rapporti tra scuola,
religione cattolica e società civile. Con diverse iniziative per una concreta libertà
di educazione, essa è presente anche nell’Istituto S.Ambrogio di Milano.
Queste le riflessioni del suo presidente provinciale all’inizio del nuovo anno
Cari Genitori, le feste trascorse sembrano già un ricordo remoto e l’anno che inizia ci propone
piu incognite che certezze. Ciò che preoccupa di più è il fatto che non si delineano prospettive
per il futuro dei nostri ragazzi: un futuro che stiamo faticosamente cercando di costruire con i
nostri sacrifici ma che le condizioni generali rendono complesso.
A ben guardare, la crisi odierna — che ha una connotazione economica — in realtà evidenzia
una crisi educativa ed è questo il motivo che rende più faticoso affrontare qualsiasi difficoltà
della vita. La realtà adulta della nostra società non educa efficacemente perché non è educata, cioè non ha imparato come si affrontano e si superano i problemi. Ci sono varie
cause che sarebbe lungo descrivere, ma tutte hanno concorso a rendere più precaria ogni situazione umana: dalla vita, agli affetti, al lavoro.
La nostra Associazione da oltre 35 anni sostiene e difende la libertà di educazione e il primato
della responsabilità dei genitori nell’educazione dei figli
perché è convinta che, senza una educazione che tenga
conto di tutti i fattori costitutivi dell’uomo, senza una istruzione e una formazione seria e al passo con i tempi, non
ci può essere un futuro per i nostri figli e per la nostra società. Ma, per fare questo, occorre risvegliarsi dal torpore
della delega, occorre essere in tanti, occorre organizzarci
in associazioni, occorre convincere la politica ad occuparsi di educazione e a trovare più risorse. Siamo dunque a
chiedervi il piccolo sforzo di associarvi: in questo modo
darete forza alla nostra azione e alle comuni istanze che
con fatica, ma con perseveranza, ci facciamo carico di sostenere.
Tra i prossimi appuntamenti più importanti: sabato 15 marzo — Andemm al Domm (32a edizione) e sabato 10 maggio — Roma, La chiesa per la Scuola con Papa Francesco.
Michele Ricupati
Presidente AGeSC — Milano
Referente per il S.Ambrogio: Ermanno Gargano
(genitore Ist. Tecnico Tecnologico) tel. 3316010389
[email protected] www.agesc.it
facebook: AGeSC SalesianiMilano
14
Dentro i cortili
Il natalino della scuola Primaria
Attraverso il racconto di uno dei protagonisti,
il ricordo di un giorno speciale che il passare del tempo
non può rendere meno piacevole e importante
È una mattina di sabato. È una mattina fredda e umida. È una di quelle mattine nelle quali si
starebbe a letto quella mezzoretta in più, per riposare al calduccio... ma per 138 bambini e le
loro famiglie questo sabato mattina non è così. Già, perché è sabato 14 dicembre! È il giorno
del Natalino della Scuola Primaria!!!
È un giorno tanto atteso da tutti gli alunni che, con le loro insegnanti, lo hanno
preparato da tanto tempo. Il programma, ormai diventato tradizionale, ha
proposto la recita di Natale degli alunni
delle classi prima, seconda e terza. Una
recita bella, pur nella sua semplicità,
che riesce sempre a far commuovere
alcuni nonni presenti, e non solo loro…
(devo ammettere che non è semplice
pensare che quei bambini vestiti da angioletti che fan tanto commuovere i parenti siano gli stessi che han provato e riprovato fino al
giorno prima combinandone di tutti i colori dietro le quinte ). Al termine della recita ecco salire
sul palco le classi più grandi per il canto finale. Si dice che “ogni anno che passa il teatro sembra sempre più gremito di spettatori”. Forse questa leggenda che si tramanda ormai da anni
nei corridori della scuola rende la recita sempre più sentita da parte dei bambini più piccoli ma
anche sempre più partecipata dalle classi più grandi, che invece saranno protagonisti della recita di fine anno scolastico a maggio.
Dopo la recita, un momento di meditazione in Basilica S.Agostino, per la prima volta guidati da
don Marco, nuovo catechista della Scuola Primaria, che in pochi mesi è entrato nel cuore di
tutti i bambini. E per concludere la mattina di festa, tutti in refettorio per scambiarsi gli auguri e
mangiare una fetta di panettone insieme, bambini, genitori, insegnanti, amici e parenti.
Quando ci si accorge di aver esaurito ogni spazio disponibile, cominciano i saluti. L’ambiente
si svuota e torna il silenzio. La mattina tanto
attesa e preparata è volata via velocemente. Ogni anno è così.. E’ il Natalino della
Scuola Primaria !
Michelangelo Zanoli
Consigliere Scuola Primaria
...
Tra noi
Il sorriso buono di don Saverio
Il 19 settembre 2003 moriva improvvisamente a Brescia
a 74 anni di età don Saverio Stagnoli che anche
nella nostra casa di Milano aveva svolto importanti incarichi
sempre nel nome di don Bosco e a favore dei giovani
Ai suoi funerali, la chiesa di S. Giovanni Bosco era
stipata di gente, accorsa per rendere l'estremo saluto
a questo salesiano dal sorriso buono che se n'era andato troppo presto mentre era economo nell'Istituto di
Brescia, dove risiedeva da un paio d’anni anche per
stare vicino alla madre ultra novantenne (poi morta a
pochi giorni di distanza dal figlio) ed alla famiglia che
si era trasferita a Gussago.
Era stato un salesiano importante don Saverio: fin dal 1970 aveva dovuto abbandonare l'amato insegnamento nella scuola per essere direttore e preside in diverse case dell'Ispettoria Lombardo Emiliana e per diventare anche delegato per l'animazione missionaria.
Nato a Bagolino il 30 aprile 1929, diventa sacerdote nel 1955 e celebra la sua prima messa
assistito dallo zio materno don Antonio Tabellini, missionario salesiano in Colombia per ben
quarant'anni. I primi anni di sacerdozio lo vedono impegnato come insegnante al S.Ambrogio
di Milano (dal 1955 al 1966), poi trascorre quattro anni a Brescia e da qui parte con l’incarico di
direttore in varie nostre case: Darfo (1970-1976), Arese S.Domenico Savio (1986-1992), Bologna Beata Vergine di S.Luca (1992-1997), Varese (1997-2000). Figlio di un grande cultore della fotografia (il padre Stefano aveva allestito numerose mostre personali) e appassionato egli
stesso della medesima pratica, frequenta assiduamente anche il teatro, a partire dalla sua tesi
di laurea dedicata al teatro di don Bosco, discussa alla Cattolica di Milano con il prof. Mario Apollonio (qualcuno ricorda ancora, a distanza di tanti anni, i suoi allestimenti scenici). Per lui il
teatro rappresenta l'espressione massima per un’immediata comunicazione, perciò insegna ai
suoi giovani ad impostare gestualità e tono della voce e ad occupare correttamente il palcoscenico. Ama molto anche il cinema: dagli anni Settanta è organizzatore assido di cineforum
e poi diventa incaricato nazionale dei Cinecircoli Giovanili Socioculturali.
Don Stagnoli non svolge solo il compito di direttore per ben 24 anni, ma tocca a lui esplorare
anche le possibilità concrete per sviluppare la presenza salesiana in Etiopia, come indicato
dal Capitolo Generale e dall'allora Rettor Maggiore don Egidio Viganò. Nel 1979, I’Ispettore
don Angelo Viganò lo manda in Africa per dare vita al progetto; dopo numerosi viaggi — durante i quali incontra vescovi e superiori di varie missioni — individua in Dilla nel Sidamo, d'accordo con i Padri Comboniani, la base per l'espansione missionaria dell'Ispettoria. La prima
casa viene aperta nel 1982, poi seguono quelle di Zway e di Mekanissa ad Addis Abeba.
16
Il modello della sua vita è sempre e solo don
Bosco, servendo il quale don Saverio si sente
ogni giorno missionario e non funzionario,
prescindendo dai compiti che deve di volta in
volta assolvere. Fino all’ultimo giorno.
Sopra:
Don Stagnoli con Giovanni Paolo II
un incontro davvero “speciale”
tra due navigati… uomini di teatro!
A fianco, in un’immagine sbiadita
dal tempo: don Saverio a Dilla, tra gli amati
bimbi della missione
Ha lasciato un ricordo indelebile anche delle sue permanenze a Milano, prima al S.Ambrogio
(dove è stato insegnante, assistente, consigliere e catechista) e poi in Ispettoria.
Con queste sintetiche note, a poco più di dieci anni dalla sua scomparsa, Presenza Educativa
ha inteso non solo ricordarlo a tutti coloro che l'hanno frequentato, ma ha voluto anche farlo
conoscere a quanti non hanno avuto l'opportunità di incontrarlo.
Francesco Scolari
«Sebbene a livello artistico e letterario il teatro di don Bosco
possa non avere rilevanze e anzi accusi evidenti limiti,
a livello pedagogico dimostra in modo indiscutibile la sua validità»
don Saverio Stagnoli
Per elaborare questo ricordo, “Presenza” ha contattato direttamente il fratello di don
Stagnoli, Gabriele, che — confidandosi in una lunga telefonata anche a nome della
sorella Anna e dell’altro fratello Gianantonio — ha ricordato molti episodi risalenti a
tanti anni fa, tramite i quali è stato possibile ricostruire meglio la personalità di questo
salesiano. A lui, il nostro ringraziamento sincero, così come al Vicario ispettoriale don
Enrico Castoldi, che ha fornito in consultazione alcuni materiali preliminari.
Alle pp. 28/30 di questo fascicolo: un paragrafo tratto dal libro (ormai praticamente introvabile) che don Saverio ha dedicato al teatro di don Bosco.
Dentro i cortili
THE SUN, più da vicino
Tutti abbiamo partecipato all'energico concerto dei The Sun.
Francesco, Matteo, Gianluca e Riccardo sono ragazzi normali, con linguaggio
e pettinature di oggi che invece di gridare sorridono, invece di arrabbiarsi
criticano la sessualità usa e getta, che parlano di responsabilità e rinuncia del superfluo.
Tutto questo fa parte della loro storia e ha dell'incredibile, ci hanno donato
un esempio di cambiamento estremo che solo una grande forza può realizzare
Il concerto è culminato con un'energia impressionante: i The Sun hanno proprio mobilitato l'auditorium
e pochissimi non si sono fatti fare un autografo o almeno una foto con loro.
Ad avere ospiti cosi importanti si era pensato di intervistarli insieme, l'occasione era perfetta, ma abbiamo scoperto che radunare la band sarebbe stato impossibile quindi siamo andati noi da loro raccogliendo
un'intervista itinerante e personale.
Radunati a drappello abbiamo iniziato attorno a Riccardo, nel giacchettino di pelle e con quell'espressività ammiccante ci ha ringraziati, lui che si è esibito per noi, era davvero grato dell'energia che ha sentito
partire dal pubblico. E, prendendo un po' in giro nella maniera affettuosa di chi si vuole bene, ci ha detto
quanto il suo cammino sia stato differente da quello degli altri, «nei the Sun come nella vita, il cammino
è diverso per tutti, ognuno ha i suoi tempi, ma l'importante è mettersi in cammino e puntare al bene!». Ci
ha tenuto anche a raccontare la prima volta che la band ha conosciuto i salesiani l'anno scorso a Lecce e,
augurandoci che i contatti continuino tra la band e i sales, li abbiamo invitati semi-formalmente quando
più piacerà loro venire! Ci sorride e rientra ringraziandoci tutti.
Richiamati all'interno dell'auditorium abbiamo accerchiato Gianluca: persona solare e ilare che, anche se
nella band è il componente che ispira più serietà, trova uno scherzo e un gioco in tutto quello che fa e
non perde l'occasione di pitturare la faccia dei ragazzi con l'indelebile usato per autografare. Esordisce
dicendo che sicuramente preferisce lo scambio di una parola che quello di un autografo, preferisce parlare con le persone amichevolmente e senza riserve che fare un'intervista fredda e con paura di dire le cose
sbagliate. Guardando il nostro numeroso drappello si congratula: «Cavolo ragazzi voi sì che siete bravi,
se penso a cosa avrei fatto alla vostra età se si fosse presentato un gruppo a suonare a scuola da me...».
Ha un grande proiezione di
quello che è stato da ragazzo,
molto emotivo Gianluca vive
osservando e assorbendo tutto
con sensibilità.
Gli abbiamo chiesto in che modo facevano a raccontarsi ogni
volta davanti a tanta gente sconosciuta che poteva anche non
sapersi immedesimare e non capire quello che hanno da raccontare. Gianluca con slancio ha risposto che non è per niente facile, anzi che potrebbe sembrare
© foto di Sofia Mardegan
fantastico ma che invece, seguendo il loro tipo di condivisione e cambiando così tanto le regole dell'esibizione, hanno perso amici. La loro decisione musicale di
cantare quello che vivono gli ha sbarrato molte porte dal punto di vista lavorativo, hanno perso tanti fan
che, arrabbiati, li hanno abbandonati e insultati. La via che hanno intrapreso li ha salvati dallo svendere
l'anima in talent show che, per molti talenti, rappresenta l'unico trampolino di lancio ma la strada rimane
sempre “una strada in salita”.
Gli abbiamo chiesto infine quale sia stata l'esperienza più forte che abbia vissuto sul palco a cui ha solo
risposto diplomaticamente citando Ferrari: «il prossimo che faremo». Non si sentiva di poter dare una
sentenza su questo, per lui ogni cosa è speciale e unica, ma si è sentito di dover raccontare l'esperienza
più toccante e difficile: suonare di fronte a venti bambini orfani e abbandonati, un incontro avvenuto nel
loro ultimo viaggio in Israele che è stata la cosa che lo ha messo più a dura prova.
Dopo la classica foto tutti insieme, ci ha salutati ringraziandoci.
Per concludere, siamo andati da Francesco detto Frenci o The President, mentre Matteo è fuggito a
smontare e a trasportare il materiale. Dal palco, tra una canzone e l'altra, ci ha raccontato del suo credo
profondo sia in quello che fa che in Dio. E' stato evidente come, da vicino, tutto questo si rispecchia direttamente sulla sua persona profonda e sincera che ci ha accolti in gran numero. Nel riconoscere la frase
del testo Spiriti del sole, non appena ha letto la frase di Don Bosco scritta dietro la maglietta degli Amici
del Sidamo che abbiamo tenuto a dare ad ognuno, gli si sono illuminati immediatamente gli occhi.
«Camminate con i piedi per terra e col cuore abitate in cielo» ci ha detto Don Bosco e loro riprendono
incredibilmente la stessa cosa nella loro canzone: “con gli occhi al cielo siamo noi ma saldi a terra sempre noi”. Con gioia si è interessato alla descrizione dell'associazione e ha raccontato, in linea con questo,
il progetto che avevano accennato sul palco "Un invito poi un viaggio": un viaggio in Israele che prevede più tappe, concerti e momenti di comunità. Un'iniziativa coraggiosa in cui crede e in cui vuole che le
persone condividano il più possibile.
Infine, dopo avergli ripetuto la domanda fatta a Francesco, non ha saputo dire quale fosse stato lo spettacolo più bello, ha detto di apprezzare ogni esperienza per quella che è, anche se, lasciando le belle frasi a
parte, ci ha confessato che, al tempo dei The sun eats hours, il più bel concerto sia stato quello di Lione.
Entrare in contatto con questo tipo di musica così diversa è stato davvero liberatorio, in mezzo a tanto
inglese, ritmo e velocità i The Sun hanno saputo fermarsi e, con la scelta (difficile) dell'italiano, hanno
potuto arrivare al vero significato della loro storia. Il concerto è stato luminoso, siamo stati in compagnia
di persone davvero speciali.
Susanna Pinna e Silvia Cazzetta
I The Sun si sono esibiti in concerto per la Festa
di don Bosco 2014 del nostro liceo S.Ambrogio
19
...
Archivio storico
Lettera autografa di San Francesco di Sales
al Cardinal Federico Borromeo (1620)
Lo scritto della pagina precedente — il cui originale è conservato
nell’ufficio di direzione dell’Istituto S.Ambrogio di Milano —
è una lettera redatta da San Francesco di Sales, vescovo di Ginevra, indirizzata
al Cardinale Federico Borromeo in data 23 aprile 1620.
Di grande valore storico, questa la trascrizione del documento:
llustrissimo et Reverendissimo Signor
mio colendissimo.
Ho ricevuto la lettera suavissima che
Vostra Signoria illustrissima et reverendissima si compiacque di scrivermi questi mesi
passati insieme colle reliquie di San Carlo,
et ho aspettato sin adesso di farne il dovuto
humilissimo ringratiamento che, andando
Il Cardinale Federico Borromeo (1564-1631),
cugino di San Carlo ed arcivescovo di Milano
a soli 31 anni
costì questi nostri buoni Padri Barnabiti,
il Padre Don Candido latore mi ha promesso di compire anco con Lei per supplire al
mancamento mio, il che è molto a proposito
non avendo io né senno né modo di far con
Vostra Signoria Illustrissima il debito mio, se
bene io di affetto et rispetto verso di Lei non
credo di dovere cedere a nissuno.
Et con questa certissima verità gli faccio humilissima riverentia et Le prego dal Signor Iddio ogni santa prosperità.
In Annesì alli 23 de Aprile 1620.
Di Vostra Signoria Illustrissima et Reverendissima humilissimo et devotissimo
San Francesco di Sales (1567-1622)
alla cui spiritualità si ispirò don Bosco
per fondare la sua Congregazione
servitore Francesco vescovo di Geneva.
21
All’oratorio
con don Bosco
Ho fatto un grande sogno
Ho fatto un grande sogno è un libricino piccolo con tante immagini
e alcune parole coloratissime. Un
libricino semplice ma profondo, adatto a ragazzi, ma anche ai più
grandi.
Narra la storia di un ragazzo che
con don Ema e altri ragazzi visitano la Chiesa di Valdocco dove c'è
l'urna di Don Bosco. All'improvviso il ragazzo trova un’immaginetta di Don Bosco: trasportato
dai suoi grandi occhi irresistibili, si
lascia imbambolare perdendosi in
quello sguardo. Così inizia il grande Sogno. Sotto la guida di don
Bosco, il ragazzo rivive alcuni ambienti fondamentali per la sua esistenza: il cortile dove ci si incontra con gli amici, la scuola che avvia alla vita, la casa che accoglie, la chiesa che evangelizza.
In alcune pagine dell’opuscolo, dei riquadri rossi contengono alcune citazioni di don Bosco.
Altre pagine verdi propongono invece brevi tracce di riflessione, con proposte di impegno da
parte del ragazzo (anche se non è sicuro di mantenere le promesse!). Infine, in retrocopertina,
c'è il segnalibro dì don Bosco, che si può ritagliare per essere utilizzato. Insomma: un piccolo
scrigno prezioso tutto da leggere e da mettere in pratica.
Benedetta Gentile
Ho fatto un grande sogno
All’oratorio con don Bosco
testi di Stefano Artosio
illustrazioni di Arianna Ambrosi
In dialogo Cooperativa culturale
Edizioni Elledici, 2014
(nelle migliori librerie)
chies
a
scuo
la
corti
le
casa
.
22
Dentro i cortili
Educare dal cuore al cervello
Dopo avere approfondito i segreti del cuore durante il precedente anno scolastico,
nello scorso novembre per tutta la Secondaria di Primo grado del S.Ambrogio
e per alcune classi della scuola Primaria e dei Licei è stata la volta del cervello,
sempre spiegato in modo originale e rigoroso dall’equipe dell’Umanitas Gavazzeni,
da qualche anno impegnata nel coinvolgimento di migliaia di studenti di Milano e di Bergamo
che seguono sempre con grande entusiasmo le mostre e le sue lezioni itineranti
Contenuti e laboratori sono stati considerati dai nostri
docenti un valido supporto pluridisciplinare per
l’attività scolastica, perché hanno saputo stimolare la
curiosità dei ragazzi.
«Questo progetto nasce per merito di Sabrina Sperotto e dalla mia amicizia con Mario Salvi, ora presidente di BergamoScienza» ricorda il dottor Ettore Vitali, cardiochirurgo, guru dei trapianti e del cuore artificiale. «Nella prima edizione di HE-ART, Sabrina è stata affiancata da Davide Patrini, ora specializzando in cardiochirurgia di Humanitas Gavazzeni». Formata dai medici coordinatori dei
progetti, con un’esperienza in comunicazione e sanità, Sabrina Sperotto ha realizzato le mostre e inventato gli strumenti didattici con materiali poveri per trasferire ai ragazzi concetti difficili in modo semplice. Le sue lezioni sono supportate da pannelli, giochi per i più piccoli e dai
preziosi VAD, i cuori artificiali del dottor Vitali.
«Ai ragazzi sono trasferite non solo le conoscenze anatomiche, arricchite da simboli, ma anche la dedizione e l’etica che contraddistinguono la professione medica — afferma Paola Merlo, responsabile dell’Unità Operativa di
Neurologia di Humanitas Gavazzeni —.
Alessandra Mandelli, giovane neurologa,
ha collaborato per la mostra BRIGHT. Insieme a Viaggio nel Cervello, abbiamo ricevuto il premio istituzionale Italian Public Affairs Award 2012 nella categoria ospedali».
«Dopo l’avvio agli IC Mazzi e Muzio di
Bergamo, grazie al riscontro positivo dei
presidi Emanuele Messina e Ugo Punzi
— racconta Sabrina Sperotto — si è innescato un passaparola spontaneo con
una rete di docenti, studenti e famiglie
che contribuiscono a divulgare il senso della nostra iniziativa, basata sul dare conoscenza e
cultura medico-scientifica che partono dal cuore e arrivano alla mente». Ora che questo interessante esperimento didattico è approdato anche al nostro Istituto, visti i riscontri positivi, è
certo destinato ad avere un lungo seguito.
23
L’’intervista
Dario Baldan Bembo
Il periodo più bello
della mia vita
Cantante, compositore, tastierista, è un’’icona della musica leggera italiana,
della quale ha contribuito a creare la storia (ha scritto e suonato per Lucio Battisti,
Mina, Lucio Dalla, Caterina Caselli, Mia Martini, Renato Zero, Céline Dion).
Tornato dopo molto tempo al S.Ambrogio (dove ha studiato per otto anni,
frequentando medie e liceo) per un’’intervista con la redazione dell’’Aeroplanino di carta,
““Presenza”” gli ha rivolto alcune domande sulla sua ““antica”” esperienza salesiana
PRESENZA EDUCATIVA - Che impressione ti ha fatto tornare dopo tanto tempo all’’istituto di
via Copernico?
DARIO BALDAN BEMBO - Ovviamente ho trovato tutto molto cambiato, con molte cose moderne…… Qui avevo già fatto ritorno diversi anni fa, ma mi ero emozionato di più, forse perché allora i
cambiamenti erano meno evidenti, per cui sentivo questo luogo più vicino alla mia generazione. Comunque, il cortile è sempre il cortile…… i mattoni sono sempre gli stessi…… così il selciato, i pilastri…… Sono
felice di essere qui e d’’ora innanzi cercherò di tornarci più spesso.
PRESENZA EDUCATIVA - Come exallievo, hai qualche aneddoto da raccontarci?
DARIO BALDAN BEMBO - Ne ho migliaia, ma devo scavare un attimo nella memoria……
Uno è emblematico e tutt’’altro che spiritoso. Poiché nella nostra scuola non c’’era il bar, nell’’intervallo
di metà mattina venivano vendute le pizzette; una volta, non avendo io soldi, li chiesi a don Enrico
Carpani, mio insegnante di lettere, che poco dopo mi era apparso in uno strano sogno, nel quale io
24
L’intervista
intendevo rendergli quel che mi aveva prestato, ma egli mi rispondeva che no, non avrei più potuto darglielo. Giorni dopo, si venne a sapere che don Enrico era morto nel suo studio: non lo avevamo più visto
in giro e neppure era venuto a scuola per le lezioni. Questo sogno mi colpì molto, perché non riuscivo a
spiegarmi come avevo potuto prevedere ciò che di lì a poco sarebbe effettivamente accaduto.
Un episodio spiritoso è invece quello dell’insegnante di francese, don Brambilla, che un giorno, dopo
avermi colpito in cortile con una micidiale pallonata, si avvicinò a me e, con perfetto aplomb inglese, mi
disse: «Baldan, lo sai che tu sei come la luna? La luna… è scema.» Bho!...
PRESENZA EDUCATIVA - Come ricordi quel periodo?
DARIO BALDAN BEMBO - È stato il più bello di tutta la mia esistenza, perché allora ero giovane e qui mi sono trovato bene. Ancora oggi, se capita, non esito a testimoniare la mia appartenenza al
mondo salesiano; non la esibisco, ma la considero come un dato di fatto, che appartiene alla mia vita.
PRESENZA EDUCATIVA - Vedi ancora qualche compagno di quegli anni?
DARIO BALDAN BEMBO - Pochi. Alcuni li ho sentiti tempo fa: Paolo Grego, l’avvocato
Massimo Dattrino e Arnaldo Casnaghi. Erano i miei compagni di banco.
PRESENZA EDUCATIVA - Come mai sei tornato così poco al S.Ambrogio?
DARIO BALDAN BEMBO - Non ho mai partecipato ai raduni degli exallievi, ma ciò non vuol dire che
sia disamorato del luogo in cui sono cresciuto. Più semplicemente, non ho queste abitudini e poi, durante i momenti di splendore della mia carriera musicale, il tempo
certo non mi avanzava.
Il direttore del S.Ambrogio,
don Renato Previtali, mentre accoglie
l’illustre exallievo Dario Baldan Bembo
al suo ritorno nel nostro istituto
PRESENZA EDUCATIVA - Cosa ti ha lasciato il
nostro ambiente?
DARIO BALDAN BEMBO - Tutto ciò che ho avuto in termini di educazione e di cultura poteva arrivarmi solo da qui, da questo mondo. A volte mi confrontavo con altri ambienti, ad esempio il Parini: vinceva
sempre la mia scuola perché da qui si usciva, in tutti i
sensi… con degli attributi così!
PRESENZA EDUCATIVA - Com’è la tua vita
adesso?
DARIO BALDAN BEMBO - Sto bene, campo di rendita e sono sereno. Certo, come tutti, ho i
miei debiti, i miei problemi, però mi do da fare per risolverli nel migliore dei modi. Sto con mio figlio
Luca nella casa dove sono nato e dove ho sempre abitato, ho amici fidati e una casa in campagna a Maggiora, dove quando voglio mi rifugio per comporre e scrivere assieme ad altri: posso desiderare di più?!
Francesco Scolari
25
Moleskine
Una modesta proposta
Sono le sei e mezza di sera, di una sera po-
la per controllarvi. Volete proteggere a tutti i
co prima dello scorso Natale. Sono giornate
costi il vostro posto nella coda, come se chi-
caotiche per via della corsa ai regali
unque riesca ad insinuarsi proprio davanti a
dell’ultimo minuto; e per il timore di non far-
voi vi togliesse il pane dalla bocca. Maledite
cela tutti sembrano impazziti. Siete in mac-
un pedone che attraversa fuori dalle strisce,
china, in compagnia di un grosso mucchio di
senza pensare, magari, che è proprio ciò
doni. Da più di un quarto d’ora, ormai, non
che fate voi tutte le sere dopo essere scesi
riuscite a muovervi neppure di un centimetro
dalla macchina.
e avete la sensazione di trovarvi dietro una
Arrivate finalmente a casa, ma questa volta
fila di macchine parcheggiate. Gli au-
la soddisfazione per il traguardo rag-
tomobilisti attorno a voi sono
giunto cede il passo ad un’in-
irrequieti (sentono avvicinar-
soddisfazione più profonda:
si inesorabile l’orario di
vi accorgete che questa
chiusura) e suonano il
trante e fastidioso,
per protestare verso un colpevole ino insultando altri
guidatori a loro
gie, e questo non vi
piace. Vorreste trovare una soluzione
per le ore passate
diseg
nesistente: stan-
chia preziose ener-
no di
Dani
ele F
orelli
clacson in modo pene-
vita stressante vi risuc-
in
macchina
a
sbraitare contro
volta bloccati nel
autisti sconosciu-
traffico e a loro
ti.
volta intenti a suo-
quelle che vi ven-
nare il clacson.
gono in mente, pe-
Questo vi rende
rò, vi convince ap-
nervosi. Come Pip-
pieno: chi andrebbe
po nel celebre cor-
a comprare regali in
tometraggio anima-
una fredda e piovosa
to, appena saliti su
notte di dicembre spo-
una macchina diventate
Nessuna
di
standosi su una biciclet-
improvvisamente un’altra
ta? E chi sceglierebbe di
persona: irascibili, ipersen-
andare a fare compere fa-
sibili e pronti allo scontro. Vi sentite in gab-
cendo affidamento su un vecchio
bia, imprigionati, schiavi voi stessi di un
autobus che quando arriva, dopo lunghi mi-
mezzo che inspiegabilmente altera la vostra
nuti che lo aspettate sotto la pioggia con
personalità, senza che voi possiate fare nul-
enormi pacchi, è strapieno di gente?
26
Passano i giorni, e tornati alla vostra
irritato che spesso ha preso il
routine dopo mangiate e gozzoviglie
sopravvento su di voi.
vi tocca riprendere la vecchia routi-
Una volta trovato il coraggio di
ne di stress e di traffico. È proprio al-
provare, ciò che prima pensa-
lora che vi viene in mente la vostra e-
vate uno sforzo impossibile si
sperienza prenatalizia e vi balena improv-
è materializzato in qualcosa di
visa l’idea di prendere un tram. Il campo è
molto più semplice, anzi, di quasi piacevole.
sgombro da ostacoli questa volta: non c’è
Anche se siete un po’ scoraggiati dal fatto
alcun borsone pesante da portare e nel-
che, oltre a voi, avete visto solo un’anzia-
l’aria fresca di una serena giornata di sole vi
na signora pagare il biglietto, dentro vi
risulta perfino piacevole incamminarvi per
sentite sereni: nessun clacson impudente
raggiungere la fermata. Così salite su un
vi ha disturbato! E probabilmente a Milano
vecchio tranvai milanese, obliterate il vostro
c’è un automobilista in meno che biasima
biglietto e vi mettete a sedere. Arrivate sul
la vostra impazienza…
posto di lavoro giusto in tempo, ma in com-
Leonardo Caruso
penso non avete sofferto lo stress e non vi
siete trasformati nell’automobilista irritante e
(… tratto da una storia vera)
Tra le periferie del mondo
Tre settimane di incontri, riflessioni, azioni concrete e preghiere. Un tempo lungo, ma proficuo, di dialogo
tra educatori e studenti, in nome della formazione integrale. È questo il senso del recente viaggio che il
Rettore della Pontificia Università Lateranense, il vescovo Enrico dal Covolo, ha compiuto durante lo
scorso periodo natalizio.
Le tappe: una nel Pacifico — la suggestiva isola di Guam — e
due in America Latina, Perù e Messico. Guam, isola che per statuto rientra nel territorio degli Stati Uniti, ha 160 mila abitanti,
l’85% dei quali di religione cattolica; il rettore della Lateranense
l’ha scelta come prima sosta del suo viaggio proprio per la sua
grande disponibilità dimostrata nell’accogliere il messaggio
educativo.
Soddisfatto dell’intero viaggio, mons. dal Covolo (salesiano originario della nostra casa di Milano e da sempre prestigioso collaboratore di “Presenza”) ha così commentato: «A Guam, in Perù e
Mons. Enrico dal Covolo
Messico la speranza si incarna nei volti e nelle azioni delle donne
durante la sua recente visita a Guam
e degli uomini che ho avuto il privilegio di incontrare. Nonostante
le evidenti difficoltà — ad esempio, il degrado e la povertà delle favelas in Perù — ho letto dovunque una
voglia di riscatto e di futuro, animata dalla fede in Gesù Cristo».
...
Don Bosco sempre
Il teatro educativo salesiano
Don Bosco giunge ad interessantissime precisazioni in ordine ad una impostazione coraggiosa
di un teatro veramente giovanile e veramente educativo.
Innanzitutto il Santo, che pur non prescinde dal concreto realizzarsi di un teatro esplicitamente
ricreativo, dichiara apertamente e ripetutamente le sue volontà per un teatro istruttivo e formativo. Solenni ed esplicite sono le affermazioni e precisazioni sugli scopi del teatrino che,
come si dice riassuntivamente nel primo articolo del Regolamento del 1877, sono quelli di
«rallegrare, educare istruire i giovani più che si può moralmente». Conferma poi questa sua
volontà con la concreta esemplificazione dei suoi testi teatrali e di quelli da lui approvati e disapprovarti per le scene dell’Oratorio e per la pubblicazione nelle sue collane di letture.
È evidente all’inizio una preferenza di Don Bosco
per un teatro esplicitamente ordinato all’istruzione scolastica e popolare. Mentre infatti
avviava le sue prime scuole serali di insegnamento elementare e subito dopo quelle professionali, faceva rappresentare dai suoi giovanottoni, certo piuttosto incapaci, dialoghi
d’argomento scolastico. Tali rappresentazioni stavano praticamente a metà
strada tra il saggio accademico e la
lezione di scuola; e Ferrante Aporti
poteva affermare, dopo aver assistito a quella del dicembre 1849 sul
sistema metrico decimale, che
i ragazzi dell’Oratorio
«imparavano» la materia
trattata «ridendo».
Essendo gli argomenti deteracquerello di Benedetta Gentile
minati dalle discipline
scolastiche e precisamente da quelle
appena introdotte e da
introdursi nei programmi
ufficiali di scuola (fra il
1845 e il 1855 in Piemonte
si accoglie lo studio
delle nuove misure e
l’insegnamento della
...
Storia Sacra), Don Bosco scriveva, con fine intuito didattico, dialoghi sulla cronologia biblica,
sulla geografia della Palestina, sui più notevoli fatti della Storia Sacra e sul Sistema metrico
decimale.
La scuola si popolarizzava e forse per la prima volta l’uso del dialogo dall’ambiente della scuola umanistica scendeva alla povera aula, alla tettoia cadente anzi, in cui si raccoglievano i più
abbandonati ragazzi di Torino. E vi scendeva necessariamente adattando i suoi schemi tradizionali e le sue forme consacrate dall’uso secolare, ma ritrovando per questo un pubblico
prontamente disposto. Tante espressioni del teatro scolastico moderno che soprattutto nella
loro giustificazione didattica sembrano rinnovatrici trovano a nostro parere un precedente nel
teatrino della scuola popolare creata da don Bosco dove testo e realizzazione e tecnica si rivelano didatticamente indovinati per lo scopo fissato.
Nello spirito di un vero «gioco drammatico» anche modernamente inteso si poteva avere perfino una elaborazione del testo condotta in comune dai ragazzi-attori sotto la guida di almeno
un insegnante o, molto più spesso, si assisteva a un vario rifacimento della trama che avrebbe
legato insieme i diversi dialoghetti preparati, in uno stile volutamente elementare, da don Bosco o dai suoi collaboratori; si dava a poi la possibilità a un numero incredibilmente grande di
ragazzi di prender parte alla rappresentazione «gli uni come attori ordinari, gli altri come supplenti qualora mancassero i primi» e infine si crea lo spettacolo con la collaborazione di tutti,
innanzi tutto favorendo declamazioni, canti, esecuzioni musicali negli intervalli fra atto e atto, in
una consuetudine divenuta poi generale negli spettacoli salesiani, ma anche facilitando le possibilità dell’aiuto di molti sia nell’innalzare il palco palco (che a Valdocco non fu mai stabilito fino al 1904 e veniva regolarmente costruito in cortile o talvolta, ma più tardi, nei locali del refettorio e dello studio), sia nell’allestire la scena (opportunamente variata da una rappresentazione ad un’altra e, spesso, anche nel corso della medesima.
(…) Don Bosco nel suo regolamento del teatrino dimostra di preoccuparsi assai perché si ricerchino dei testi teatrali adeguati allo scopo esplicito della istruzione dei suoi ragazzi. In tali
scritti - egli dice «la materia deve essere adattata agli uditori, cioè servire di istruzione e di ricreazione agli allievi senza badare agli estranei. Gli invitati e gli amici che vogliono intervenire
saranno soddisfatti e contenti, se vedono che il trattenimento torni utile ai convittori e sia proporzionale alla loro intelligenza».
29
Don Bosco sempre
Inoltre esige che nel trattenimento «sia dominante la declamazione di brani scelti da buoni autori, la poesia, la prosa, le favole, la storia… la musica vocale e strumentale, le parti obbligate
e a solo, duetti, terzetti, quartetti, cori…». Vuole insomma “materia” soda da proporre alle attenzioni dei giovani; e ribadisce talmente l’idea da affermare che «il bello e la specialità» dei
trattenimenti del teatrino salesiano sta anche «nella declamazione di composizioni preparate o
ricavate da buoni autori».
Don Bosco dimostra quindi, nella teoria e nella pratica, di volere un teatro istruttivo in senso
molto completo e moderno. L’educando-studente è portato alla conquista di nuove cognizioni
anche attraverso il teatro che gli deve presentare materia adeguata alle sue concrete possibilità mentali, ma sempre impegnative; e vi è portato attivamente perché ha sempre la possibilità
di presentarsi anche come attore (e le sostituzioni, perfino al solo scopo di incoraggiamento,
erano raccomandate dal Santo), oppure come declamatore di prose e di poesie, come musico, come cantore.
In questo senso il teatro, per don Bosco, non solo si affianca alla scuola (come del resto era
avvenuto per il passato) ma diventa concretamente scuola (come si vuole che avvenga al
presente). Esso infatti è da Lui indicato come esercizio utilissimo di dizione corretta e di più
ampie conoscenze di vocabolario, come mezzo per apprendere le più comuni espressioni di
cortesia e le regole della buona creanza nel chiedere, nel rispondere, nel salutare, nel ringraziare, come aiuto per acquistare naturalezza nel muoversi, nel parlare, nel gestire, per combattere tanto la timidezza quanto la grossolanità, come esercizio atto sviluppare lo spirito di corpo
e il senso di responsabilità, la disciplina individuale e l’amore al lavoro corale, infine e indicato
implicitamente, ma chiaramente, come mezzo per affinare il gusto del ragazzo, per migliorare il
suo senso critico, per allargare e potenziare il suo processo inventivo e creativo, con uno scopo quindi di educazione estetica perseguibile soprattutto attraverso l’accostamento di testi di
valore artistico e l’attenta, assidua presenza dell’educatore-insegnante che anche in queste
manifestazioni gli deve essere sempre accanto.
Ora particolarmente per questi elementi che don Bosco ci presenta a illustrazione delle finalità
istruttive e culturali del teatro, si può fermare che egli abbia posto in modo esplicito le premesse più valide di un teatro per ragazzi-adolescenti.
don Saverio Stagnoli
Tratto da:
Saverio Stagnoli — salesiano
Don Bosco e il teatro educativo salesiano
estratto da “Eco degli oratori” (1967—1968)
Milano, Via S. Antonio 5
(pp. 148/151, con qualche lieve adattamento redazionale)
Il ricordo relativo a don Saverio Stagnoli
è alle precedenti pagine 16 / 17
acquerello di Benedetta Gentile
Tracce di cammino
Madonnina imbrattata
“Vieni, o madre, in mezzo a noi, vieni Maria quaggiù: cammineremo insieme a te verso la libertà”. E’ il ritornello di Santa Maria del cammino,
un canto che tante volte ho sentito echeggiare nella chiesa di S.Agostino o nella cappella S.Ambrogio ai tempi della scuola. Mi è tornato
in mente il giorno dopo lo scorso Natale, al cospetto di una piccola
cappella situata di fronte al Cimitero Maggiore. Lì dentro è racchiusa
la statua di una Madonna protetta da una barriera di vetro. Ecco,
quel giorno Maria non si vedeva perché qualcuno aveva imbrattato
di vernice rossa la lastra trasparente. Non solo, c’erano
schizzi pure sul muro e su un telo bianco, poi lumini
per terra e cocci sparsi. Era come se la Madonna
“quaggiù” fosse sparita, come se la sua presenza fosse
stata intaccata, la sua casa violata. Chi si è macchiato di
un gesto simile ha impedito non solo la vista di un oggetto,
ma ha tolto una rassicurazione. Già, Maria immobile eppure
sempre viva, sempre al suo posto, rappresenta un punto di
riferimento. Solo vedere la statua ogni giorno all’angolo di un
marciapiede e poter pregare davanti a lei offre una sicurezza;
una sicurezza eliminata da una coltre di vernice. Per questo il quartiere ha condannato l’azione dei vandali. E qualcuno, tra i cittadini, si è
anche preso la briga di ripulire parte del vetro per liberare la Madonnina
nascosta dallo spray. C’è però anche un insegnamento che questa eee
anche se noi non potevamo vedere Maria, lei non ha mai smesso
re noi, indipendentemente dalla vernice. La Fede è anche questo, confidare in ciò che non si può vedere,
avere la consapevolezza che c’è sempre
Qualcuno a prendersi cura di noi. E bisogna
sempre sforzarsi di perdonare il prossimo, soprattutto quando sbaglia: “Ave Maria finalmente rivedo
il tuo volto. Tu che puoi perdonali e continua a volerci bene e a farci ancora le grazie di sempre.
Grazie Madonnina dai riccioli d'oro”, è la scritta
lasciata da chi ha ripulito il vetro. Dopotutto,
Maria è sempre rimasta “quaggiù”, anche se
nessuno riusciva a vederla.
Mariann Vazzana
31
eeee storia lascia:
4di guarda-
Fotocronaca
Noi la carta la facciamo così
Realizzazione della carta da parte dei ragazzi
di Terza Grafica della nostra Formazione Professionale
Fogli di diario
Cent’anni fa al S.Ambrogio
cronache dal mensile “don Bosco” delle opere salesiane di Milano del 1913
Sulle orme di don Bosco, che è stato tra i grandi sostenitori della stampa nell’azione pastorale,
i salesiani di Milano nel 1897 fondarono un primo giornale intitolato Don Bosco: periodico
pedagogico, ascetico, illustrato, poi divenuto, attraverso vari aggiornamenti, l’odierna Presenza educativa: don Bosco a Milano. Le pagine di questo storico giornale contenevano articoli, poesie e cronache degli istituti salesiani cittadini che ci consentono di tracciare un breve profilo di che cosa avvenne nei nostri cortili nel 1913.
Il numero di gennaio è rivolto al 1912 con il ricordo della visita condotta
il 26 dicembre dal card. Ferrari all’oratorio di via Commenda, prima opera salesiana della città, e della tragica fine del Titanic. L’anno fu ricco
di feste per la Famiglia Salesiana: il 6 gennaio benedizione della bandiera del Circolo don Bosco, il 13 febbraio S.Francesco di Sales patrono di Cooperatori e Cooperatrici, il 13 aprile S.Giuseppe patrono degli
artigiani delle scuole professionali, il 25 maggio S.Agostino dedicatario
della chiesa non ancora terminata, il 29 giugno e 6 luglio S.Luigi protettore degli oratori maschili, il 31 agosto S.Agostino e l’11 novembre ricordo dei benefattori defunti. A queste si affiancarono le visite del Rettor Maggiore don Paolo Albera il 26 e 27 giugno e in ottobre di
mons. Pasquale Morganti arcivescovo di Ravenna che tanta parte
ebbe nell’arrivo dei salesiani a Milano. Le scuole di via Copernico, molto più piccole delle attuali, accoglievano già oltre 300 allievi e a meta della gita scolastica scelsero il sacro monte di
Varese.
Notizia dell’anno fu la riapertura del cantiere della
grande chiesa di S.Agostino, chiuso dal 1906.
Due testimonial d’eccezione sostennero la raccolta fondi: papa Pio X (che fu presente alla posa
della prima pietra del S. Ambrogio e sarà poi riconosciuto Santo) inviò una lettera autografa con
cui impartiva la benedizione apostolica ai benefattori dell’erigendo tempio e mons. Achille Ratti
(che diverrà papa Pio XI) effettuò una donazione
personale.
L’anno fu segnato dalla grande espansione delle Figlie di Maria Ausiliatrice che a maggio inaugurarono una casa per le giovani operaie convalescenti nella villa Borromeo di Cesano Maderno e annunciarono la costruzione del grande istituto di via Bonvesin de la Riva, la cui cappella
fu benedetta dal card. Ferrari il 2 dicembre.
Federico Francesco Oriani
33
Di che colore è il cielo?
Il cielo può e deve essere di tanti colori: il blu, il grigio, il bianco, il rosa, il rosso
ma anche il nero. Se il Signore ha effuso tante sfumature di colori, sono tutte
necessarie e buone; così pure fra i Salesiani cooperatori: ogni apporto del singolo
è un colore, una nuance che aiuta tutti a crescere, a camminare insieme, a
migliorare se stessi, l’Associazione e la società!
Noemi Bertola
responsabile mondiale dei Salesiani Cooperatori
disegno di Caterina Squadrone Pilo
...
Dentro i cortili
Il nostro piccolo
percorso devozionale
4
3
2
1
Da qualche mese, nel nostro istituto S.Ambrogio — grazie all’iniziativa
ed alla buona volontà di alcuni — sono comparse qua e là
delle statuette che, seguendo un determinato ordine, possono rappresentare
il nostro personalissimo, piccolo percorso devozionale:
1) busto di S.Domenico Savio (all’inizio del campetto in cemento su cui si affaccia
la palestrina della Primaria — per chi arriva, ad esempio, dal parcheggio sotterraneo)
2) statuina della Madonna (entrando nel cortile superiore, ai piedi della scalinata
che porta agli ingressi laterali dell’auditorium)
3) statua di don Bosco con ai lati due bambini
(sempre nel cortile superiore, ma al lato opposto, al termine del filare di alberi
4) statua di Maria Ausiliatrice (sul lato esterno della basilica di S.Agostino)
35
Slang
Il fangirlismo
Letteralmente parlando, le "Fangirls" sono le ragazze che ammirano una determinata cosa
‒ così come, di conseguenza, i "Fanboys" sono i ragazzi ammiratori di qualcosa.
Ultimamente, però, questo termine viene utilizzato per indicare quelle ragazze fin troppo ossessionate
da qualcosa, tanto da vedere solo quello ovunque: trovano spunto
per parlare di quel determinato argomento o personaggio anche in un granello di polvere.
Posso tranquillamente affermare con
certezza scientifica che il fangirlismo
è una malattia. I soggetti colpiti accusano
difficoltà a dormire, irregolarità
cardiaca, notevole incremento della salivazione,
sbalzi d'umore con alternanza in particolare di
entusiasmo, rabbia profonda, depressione; possono verificarsi variazioni nel carattere,
nell'abbigliamento,
nel modo di pensare; è verificata la tendenza a spendere
montagne di soldi e a fare l'impossibile
per ottenere determinati oggetti;
spesso i malati possono avere
crisi isteriche, mettersi a urlare
o a piangere improvvisamente,
avere serie difficoltà a respirare
o addirittura svenire.
Sono molto suscettibili
e sono pericolosissimi
se stuzzicati.
La fangirlite è nella maggior
parte dei casi incurabile; qualche
volta, molto di rado, svanisce da sola.
Colpisce prevalentemente il sesso
femminile soprattutto in giovane età.
ATTENZIONE: la fanghirlite è contagiosa.
testo e disegno di Valentina Negro
36
Segni dei tempi
Il filo della Provvidenza
«Più di cinquant’anni fa, pochi intuirono la portata
delle cortesie scambiate tra Kruscev e Giovanni
XXIII, non riuscendo ad immaginare il seguito e ancora adesso prego il Signore che ai nostri giorni nessuno osi spezzare il filo della Provvidenza, anche se
può sembrare insignificante, o troppo esile». Così riflette con me al telefono da Sotto il Monte Loris
Francesco Capovilla, storico segretario di papa
Giovanni XXIII che, a proposito della recente nomina
a cardinale voluta da papa Francesco, commenta: «Al tramonto della mia vita, ecco... un inaspettato raggio di sole! Ma sono tranquillo, perché in me il papa ha semplicemente voluto dare
un premio a tutti quei vecchi preti che continuano a servire, amare e pregare fino a quando il
Signore vorrà». Quasi centenario (è nato a Pontelongo, un paesino in provincia di Padova, il
14 ottobre 1915), anche se si lamenta un po’ per la salute malferma (dice lui, perché in realtà
porta i suoi anni splendidamente), Capovilla non perde il gusto di scherzare; se gli chiedo in
quale epoca vorrebbe vivere, mi risponde sicuro: «In questa perché, anche se con lentezza, il
mondo va avanti e i costruttori di pace aumentano».
Nel suo ultimo incontro con la redazione dell’Aeroplanino («un piccolo giornale — dice — che
però lo diverte molto e che legge sempre tutto, dall’inizio alla fine, con grande attenzione, mandandomi poi per posta i suoi commenti, tuttora vergati a mano su cartoncini intestati molto eleganti) aveva congedato i ragazzi così: «Il filosofo non è certo superiore a chi svolge il più umile
dei mestieri, perché chiunque fa qualcosa con impegno è importante e tutti hanno bisogno di
lui. Solo il bambino dice che ogni cosa è sua; per gli altri — a cominciare dai ragazzi della vostra età — è una fatica enorme camminare, ma bisogna farlo, imparando il rispetto reciproco».
La conversazione volge al termine e ricambia i miei saluti con voce flebile, ma che trasmette
ancora la forza di chi sa scavalcare le montagne. Alla prossima, monsignore, pardòn: cardinale! Mi ci vorrà un po’ per abituarmi…
Francesco Scolari
L’ultimo messaggio
del neo cardinale
Loris Francesco Capovilla
all’Aeroplanino di carta:
è come sempre vergato a mano
e porta la data
del 13 dicembre 2013
Orientamento
La scelta del percorso universitario
Il mese di febbraio 2014 propone, in collaborazione con l'Unione Ex Allievi del S.Ambrogio, una
serie di incontri che aiutino gli studenti a scegliere non solo un percorso universitario, ma anche
uno stile con il quale affrontare gli studi studi e l'ingresso nel mondo del lavoro.
Tali incontri non sostituiscono gli open day attivati da ciascuna facoltà: vogliono piuttosto offrire a
studenti e genitori la possibilità di un confronto schietto e di un contatto familiare con docenti e
studenti universitari.
Gli incontri, aperti sia gli student che ai genitori, hanno la durata di circa 30 minuti ciascuno (tra
esposizione dei docenti e domande di studenti o genitori), in modo da consentire l'ascolto di due o
tre presentazioni differenti. Questo il programma:
Venerdì 14 febbraio
— ore 17,30. Aula S.Ambrogio
Mattia Cappelletti studente del 5° anno di medicina in Statale - Polo Centrale attualmente intern.
presso l'UO di Epatologia dell'Ospedale San Giuseppe: Presentazione dei Test di accesso a Medicina
— ore 18,15. Aule del Triennio
Presentazione delle facoltà universitarie da parte dei docenti
prof. dott. Roberto Azzoni, medico chirurgo e Specialista in Ortopedia e in Chirurgia profes-
sore aggregato e ricercatore Confermato dell'Universita degli Studi di Milano
prof. Enrico Elli, professore associato di letteratura itaiana ;contemporanea presso la
Facoltà di Lettere e Filosofia, Universita Cattolica, Milano
dott. Andrea Sardella, corso di laurea in Odontoiatria
ing. dott. Giorgio Pizzamiglio, ingegneria gestionale
prof. Maurizio POLI, d ocente dell'Area Metodi Quantitativi, SDA Bocconi, professore a con-
tratto di Statistica nell'Universita Bocconi
prof. Daniele VILLA, Politecnico di Milano, Facoltà di Architettura
avv. Maurizio SALA, docente "Formazione Giuridica in diritto delle nuove tecnologie" Uni-
versita degli Studi di Milano e codelegato dell'Ordine degli Avvocati di Milano per i
rapporti con il Ministero di Giustizia per la realizzazione del processo telematico
prof. Enrico Molinari, docente di Psicologia clinica presso la Facoltà di Psicologia dell'Uni-
versita cattolica di Milano
Carlo Alberto Balzarini e Alessandro Heyda: Quali scelte per quali facol-tà? Come scegliere il percorso di studi
Venerdì 28 febbraio — ore 18,15. Aule del Triennio
Presentazione delle facoltà universitarie da parte di Exallievi studenti
38
Exallievi
Quel giorno… c’ero anch’io
La fotografia si riferisce alla Classe Prima Liceo Classico (anno scolastico 1959/1960) del nostro Istituto S.Ambrogio di Milano. Sul retro, reca il numero di serie 623919 ed è stata realizzata dallo “Studio
Publifoto” di Milano. Tra gli insegnanti salesiani, si riconoscono al centro don Mario Bassi, allora direttore e preside della casa (scomparso ad Arese all’età di 97 anni il 5 luglio del 2013) e, all’estrema
destra, l’insegnante di scienze e grande esperto di erbe nostrane don Adriano Gelmini (adesso 95enne,
attualmente ospite della “Don Quadrio” di Arese). Sono individuabili altri noti insegnanti salesiani ed
alcuni potrebbero facilmente ritrovarsi tra gli studenti in posa.
“Presenza” invita coloro che si riconoscono in questa immagine ad inviare una testimonianza di quel
periodo della loro vita, legato probabilmente a tanti episodi lieti e magari anche a qualche… disavventura scolastica! Ogni ricordo verrà pubblicato sul prossimo numero del giornale.
@
Le testimonianze possono essere inviate alla redazione del giornale:
via email: [email protected]
per posta: Redazione Presenza Educativa, Via Copernico 9 20125 Milano
Per contatti, telefonare allo 02.67627.28.3
39
LA NOSTRA OFFERTA FORMATIVA
ISTITUTO S.AMBROGIO
Scuole paritarie aperte a ragazze e ragazzi
Con ingresso da via Copernico, 9
tel. 02.67.62.71
fax 02.67.07.21.96
e-mail: [email protected]
SCUOLA PRIMARIA
SCUOLA SECONDARIA DI 1° GRADO
LICEO CLASSICO E SCIENTIFICO
Con ingresso da via Tonale, 19
tel. 02.67.13.15.11
fax 02.67.62.73.94
e-mail: [email protected]
ISTRUZIONE E FORMAZIONE PROFESSIONALE (SETTORI: Grafica, Meccanica, Elettromeccanica)
ISTITUTO TECNICO INDUSTRIALE (con specializzazione in Arti Grafiche e Meccaniche)
LICEO SCIENTIFICO-TECNOLOGICO
COLLEGIO PER STUDENTI UNIVERSITARI
Centro Paolo VI
Via Rovigno 11/A
tel. 02.28.41.83.8
02.26.13.12.6
fax 02.261.98.85
e-mail: [email protected]
Scuole Professionali Don Bosco
MM2 (verde) Centrale e Gioia
MM3 (gialla) Sondrio e Centrale
Filobus 90-91-92
Autobus 42-43-60-81-82-83
Tram 2-5-33
Autobus interurbani 8/a Milano-Bresso (P.za IV Novembre)
8/b Milano-Sesto San Giovanni-Monza (Via Sammartini)
Milano-Cinisello
_______________________________________________________
Collegio Universitario - Centro Paolo VI:
Zona Turro-Gorla
MM1 (rossa): Turro
Istituto S.Ambrogio
Scarica

numero completo - Presenza Educativa