edizione ON LINE / fascicolo quinto Anno XII -N. 21 - Febbraio 2014 EDUCATIVA PRESENZA Recensione San Francesco di Sales padre, maestro e amico Come per tutti i personaggi, anche per san Francesco di Sales la corrispondenza è lo strumento migliore per capirne la vita. Nelle sue oltre 2100 lettere, infatti, il santo si manifesta in modo trasparente e permette a noi di conoscerne (e ammirarne) la personalità affascinante. Dalle lettere emergono l’amicizia, la dedizione al duca, l’attaccamento alla Chiesa, la premura per le anime e soprattutto il suo amore per Dio. Si constatano anche i progressi e i cambiamenti che la grazia di Dio anzitutto e poi l’esperienza operano in lui. In questo volume, don Gianni Ghiglione pone particolare attenzione alla spiritualità salesiana, esaminando le lettere dal 1593 al 1610. È previsto un altro volume sulle lettere scritte nei successivi 11 anni di vita del santo. Francesco di Sales nasce il 21 agosto 1567 a Thorens-Gliéres, nell’Alta Savoia, primogenito del signore di Boisy. Dopo la laurea giuridica a Padova, diventa sacerdote (1593) ed è mandato nel Chiablese, una parte del ducato di Savoia dominata dal calvinismo. Qui inventa i manifesti per rivolgersi anche ai fedeli più lontani (dei veri e propri giornali ante litteram). A soli 35 anni è nominato vescovo. Celebre è la sua frase: Se sbaglio, voglio sbagliare piuttosto per troppa bontà che per troppo rigore. È direttore spirituale di san Vincenzo de’ Paoli e di santa Giovanna Francesca de Chantal, con la quale fonda l’Ordine della Visitazione. Muore a Lione il 28 dicembre 1622. È proclamato santo (1665), dottore della Chiesa (1887) e patrono dei giornalisti (1923). A lui si ispirano varie Congregazioni, tra le quali la Famiglia Salesiana, fondata da san Giovanni Bosco. Questo libro è rivolto a quanti si ispirano a san Francesco di Sales come padre, modello, patrono. In esso, poiché i destinatari delle lettere sono, di volta in volta, non solo preti, alti prelati e nobili, ma anche persone comuni, ogni lettore può trovare indicazioni per vivere le proprie piccole virtù con libertà, serenità e gioia. Con sorpresa, negli scritti di San Francesco di Sales si leggono le stesse frasi scritte a semplici lavoratori e a vescovi: per lui la carità non fa differenze se non nelle modalità espressive ed attuative e va vissuta con impegno da parte di tutti. Don Gianni Ghiglione, 66 anni, originario di Saluzzo (Cuneo), frequenta il liceo classico e al tempo stesso il Conservatorio in organo e composizione. Iniziando gli studi di teologia, sospende quelli di musica e diventa prete salesiano a 28 anni. In seguito consegue la laurea in Scienze dell’Educazione all’Università Pontificia Salesiana di Roma e ricopre vari incarichi nella Pastorale Giovanile dell’Ispettoria. Da alcuni anni, è cappellano degli studenti della Scuola Superiore di Formazione di Psicologia della Comunicazione, al Rebaudengo, dove è anche responsabile del Collegio Universitario. Nel 2005-2006, ad Annecy, in Francia, ha studiato gli scritti di san Francesco di Sales. In questo volume propone ampi stralci delle lettere scritte dal santo, per farne conoscere a un pubblico più vasto l’eccezionale spiritualità. Gianni Ghiglione San Francesco di Sales: padre, maestro e amico La spiritualità salesiana nelle lettere (prima parte: dal 1593 al 1610) Edizioni Elledici, 2013 2 In questo Numero 21 edizione on line fascicolo quinto San Francesco di Sales ……...………….……………………...……….………...…..…..………….…………………………..…..….. Non più solo per le strade passi ancora - Federico Oriani ………….……………………..…………………………………..….. Nostro papà è tornato a casa / 1 - Rebecca Maderna ………..………………………….……………….………………………….. Nostro papà è tornato a casa / 2 - Silvia Cazzetta ………..…………..……………………...……….…………………..………….. Con le note nel cuore - Francesco Cimini …………...……..…………………….………….……………………….……...…..….…. Una notte con don Bosco - Rachele Baroni ………………..…………………………………………………………………….……... A tu per tu con don Dosco - Federico Medaglia ………………………….…………………...………..………………….…..…….. Premio Giuseppe Musmeci ………….……………...………………………………………………………………………...…......….. Il mercante e le scimmie - mons. Enrico dal Covolo ...………..……………………………………..….………………...…….……. Perché conviene partecipare - Michele Ricupati ……………………………………..………………………………........………... Il natalino della scuola Primaria - Michelangelo Zanoli ………………………..…….……..………………………...………….… Il sorriso buono di don Saverio - Francesco Scolari .…….……………………....………………………………………………….. The Sun, più da vicino - Susanna Pinna e Silvia Cazzetta ………………….…………....………………………………...…..……. Lettera autografa di San Francesco di Sales …………………..……………………………………….………………...…………. Ho fatto un grande sogno - Benedetta Gentile ……………………………..…………………..…………………...……..…..…….. Educare dal cuore al cervello - …………………………………..…………………..………………………………….………….….. Dario Baldan Bembo - Francesco Scolari …...…………………………………………………….…………..……………….…….. Una modesta proposta - Leonardo Caruso ……………………………………..………………..……….…………………….…….. Tra le periferie del mondo ……………………………………………………………………..……………….…………......…..…….. Il teatro educativo salesiano - don Saverio Stagnoli ………………………………………..……………………...…………...….. Madonnina imbrattata - Marianna Vazzana ……………………………………..………………..……….…………………….…….. Noi la carta la facciamo così ………………………………………………………………..……………….…………........…..…….. Cent’anni fa al S.Ambrogio - Federico Oriani ………………………………………..……………………...………………......….. Di che colore è il cielo? - Noemi Bertola ………………………………………..……………………...…………...………………... Il nostro piccolo percorso devozionale ……………………………………..………………..……..…….…………………….…….. Il fangirlismo - Valentina Negro .…………………………………………………………..……………….……………........…..…….. Il filo della Provvidenza - Francesco Scolari ………………………………………..……………………...………………….....….. La scelta del percorso universitario ……………………….…………………………………..……………….……………........….. Quel giorno… c’ero anch’io ………………………………………..……………………...…………………...............................….. Anno XII - N. 21 Febbraio 2013 Aut. Trib. MI n. 628 Dell’8/11/2002 2 4 6 7 8 9 10 11 12 14 15 16 18 20 22 23 24 26 27 28 31 32 33 34 35 36 37 38 39 Direzione e Redazione: Via Copernico 9 - 20125 MILANO tel. 02.67.627.28.3 - fax 02.67.627.28.2 Segreteria: Angelo Minuti - Francesca Crippa Direttore Responsabile Francesco Scolari www.presenza-educativa.it www.salesiani.milano.it [email protected] Direttore Editoriale don Renato Previtali Foto di copertina: Federico Oriani Impaginazione: Francesco Scolari Editoriale Non più solo per le strade passi ancora Dopo un viaggio durato tre anni che ha toccato centotrentadue paesi nei cinque continenti, la reliquia di don Bosco dal 1° al 4 febbraio ha raggiunto Milano: don Bosco, proprio Lui, è venuto a Milano: un evento di strepitosa portata storica che ha interessato l’intera città. Troppe sono le riflessioni che si potrebbero condurre sul suo ritorno, in vita il Santo venne diverse volte nella metropoli lombarda, sul suo legame con la città (il libro sulla storia della presenza salesiana a Milano, scritto da don Murari nel 1988 è intitolato significativamente Don Bosco è venuto a Milano e questo stesso periodico si intitola Presenza educativa: don Bosco a Milano). Fortunatamente per il cronista, che così si limita alle percezioni dal basso, le riflessioni più alte sono state tratte dai diversi vescovi che hanno presieduto le celebrazioni alla presenza della reliquia, tra gli altri, il vicario mons. De Scalzi sabato in Duomo, il card. Tettamanzi lunedì al carcere minorile ed il card. Scola martedì in Duomo. L’attenzione di chi ha partecipato ai vari momenti della peregrinazione è stata attratta dalla folla che Lo ha attorniato nei cinque giorni, in ogni tappa: dal tram con cui è entrato nel centro cittadino, al Duomo, a S.Agostino, a S.Ambrogio. Egli stesso nel Suo motto, da mihi animas coetera tolle, chiese di avere solo anime, niente altro e Milano non è rimasta insensibile a questa richiesta. Una folla veramente numerosa e varia ha voluto renderGli omaggio: gioiosi i giovani e gli educatori degli oratori della diocesi (che in primis e tramite la FOM ha coordinato e promosso i vari momenti), compatti gli studenti, gli insegnanti e i consacrati degli istituti dei salesiani e delle salesiane, e numerosissimi quanti in diverso modo si riconoscono come figli di don Bosco. Gente che ha conosciuto don Bosco nella propria parrocchia, nel proprio oratorio, nella propria scuola e che a distanza di anni gioisce di avere Lui ospite in città e, proprio come si fa con un ospite gradito, è stata lieta di alzarsi un po’ prima per preparargli la colazione e di ritirarsi la sera un po’ dopo per fare gli onori di casa. Perché? Semplice: perché don Bosco è don Bosco! Tra questi, tanti volti si sono visti in diversi momenti della peregrinazione ad indicare l’attaccamento a don Bosco e alla Famiglia Salesiana. Uno di questi, exallievo di una casa salesiana, ci ha spiegato come non fosse lui a scegliere e seguire la peregrinazione di don Bosco, ma come fosse il Santo stesso a volergli stare vicino. Di questo strano prete funambolo ha sentito per la prima volta parlare da una suora, che la sera istruiva i suoi piccoli studenti 4 Editoriale con la vita di questo grande educatore e del suo cane Grigio che per quei bimbi era divenuto il cane telecomandato da Dio. È stato quindi contento quando è passato alla Sua scuola e lo ha conosciuto personalmente – tramite gli educatori ed i sacerdoti salesiani, deduciamo noi -; e che emozione la prima volta che lo è andato a trovare a Torino! L’incontro non è rimasto isolato: don Bosco lo ha seguito fino all’altro capo del mondo: nel 2010 si incontrarono “casualmente” nel grande santuario della Madonna di Guadalupe alla periferia di Città del Messico (era una delle prime tappe del viaggio mondiale della teca) e ora che don Bosco è venuto a Milano “casualmente” è passato sotto le sue finestre. Una bella storia comune a chissà quanti! In tanti in questi giorni hanno potuto accogliere il proprio don Bosco: il Santo, il taumaturgo, l’educatore, il comunicatore, il fondatore, il tipografo, il sacerdote, il sarto, il giocoliere, il viaggiatore, il sindacalista, l’imprenditore, il geografo, lo scrittore… e comunque il padre, maestro ed amico della grande famiglia che lo ha scelto quale modello di virtù cristiana. Don Bosco, grazie di essere venuto di nuovo a Milano! Federico Oriani A Milano, Don Bosco è tornato anche dentro un carcere, come faceva da giovane prete nella sua Torino dell’Ottocento per supplire all’insensibilità dell’epoca, nella quale i ragazzi reclusi erano destinati ad una sicura emarginazione. In suo onore, la messa nella cappella del carcere minorile Beccaria è stata presieduta dal cardinale Dionigi Tettamanzi, arcivescovo emerito di Milano. In teatro i giovani detenuti hanno poi voluto raccontare ad una gremita platea la loro triste esperienza, animata da un forte desiderio di redenzione 5 Nostro papà è tornato a casa! 1. Don Bosco: Padre, Maestro e AMICO! «Strabello accorgersi che se ora io sono felice e nel posto giusto è grazie soprattutto a lui», «Ho il cuore pieno di gioia, una giornata piena di Don Bosco», «Che giornata stupendamente piena, proprio bello poter stare insieme davanti a Don Bosco», «La profonda gratitudine nell'accorgerti che se non fosse per quel giullare chissá dove saremmo», «Mi stai cambiando la vita D.B.», «Big Dad is in the air», «Io sto con Don Bosco fino alla fine». Questi sono solo alcuni dei tanti commenti e dei post che si leggono sui vari social network la sera del 2 febbraio, giorno in cui l'urna di don Bosco è stata al nostro istituto S.Ambrogio di Milano. Torniamo quindi al pomeriggio di quel giorno. In programma il recital dei salesiani di Nave in occasione del Forum Giovani e a seguire avremmo potuto vedere l'urna durante la S.Messa nella Chiesa S.Agostino. Il recital sta per volgere a termine e al canto finale a sorpresa entra don Bosco. É stato tutto inaspettato e mi sento improvvisamente avvolta da mille emozioni diverse e indescrivibili. Il pubblico in teatro inizia ad applaudire, c'è chi si alza in piedi per vederlo meglio ai piedi del palco e pian piano sempre più a gran voce si leva un coro "Si vede, si sente, Don Bosco qui presente!!". Si, è proprio qui. Don Bosco è qui, è presente in mezzo a noi. Fino ad ora abbiamo letto don Bosco, lo abbiamo immaginato, sognato, abbiamo vissuto dei suoi racconti e dei suoi sogni, abbiamo cantato le canzoni che parlano di lui immaginandoci di essere uno dei suoi giovani, proprio li a Valdocco nel suo oratorio, con lui quel giullare dei campi. Ma ora è tutto vero, è qui con noi e l'emozione di averlo qui ed essere davanti a lui insieme agli amici, quelli con cui condividiamo i nostri sogni migliori, diventa sempre piú forte, un'emozione che in pochissimo si trasforma in lacrime di felicitá e regala davvero gioia al cuore..si legge un sorriso negli occhi di ogni presente. Finito il recital Don Claudio Cacioli, tenendo una mano sull'urna ci dice:«Don Bosco c'è sempre, soprattutto quando abbiamo un problema Don Bosco c'è». É proprio bello essere qui, incredibile vedere come la storia di Don Bosco sia intrecciata alle vite di tanti giovani come noi, ed è rassicurante avere la consapevolezza che "Don Bosco è con noi, se noi siamo con Lui", perchè sappiamo che i suoi occhi, quelli veri, ci guardano sempre! Tutti, chi piú chi meno, siamo stanchi, bagnati a causa della pioggia e le forze iniziano a venir meno per le poche ore di sonno, ma torniamo a casa entusiasti per essere stati qua con il nostro Padre, il nostro Maestro, il Santo di noi giovani..ma soprattutto il nostro Amico. Grazie Papà perchè se oggi siamo amici è solo merito tuo! "E’ festa perché il nostro Papà è a casa!". Rebecca Maderna 6 2. Don Bosco, amico mio “Il cuore non smette di battere, il groppo che sento alla gola mi incatena, la sorpresa mi tiene bloccata sulla sedia. Guardo la teca entrare e non c’è nessun posto al mondo dove vorrei essere se non lì, proprio in quel momento.” Magari con parole diverse, ma sono convinta che questi siano stati i pensieri dei giovani presenti nel teatro dell’Istituto Salesiano Sant’Ambrogio di Milano in cui, nella domenica scorsa, si è tenuto uno spettacolo del Forum Giovani da parte dei confratelli salesiani stessi. Intenso e toccante, lo spettacolo di per sé aveva già incantato tutti, ma ecco il colpo di scena: e n t r a n o con Don Bosco. L’emozione è indescrivibile e tra il silenzio di qualcuno e la gioia esplosa di altri si manifesta diventando protagonista della scena. Il santo dei giovani, di noi giovani, la persona sui cui sappiamo di poter contare sempre, quella che non ci abbandona mai è lì con noi. Alcuni cantano un coro “Si vede, si sente, Don Bosco è qui presente” e non c’è frase che descriva meglio quello che sta succedendo e quello che si sta provando. Non c’è più solo la sua presenza nei nostri pensieri, nei nostri sogni, nei nostri desideri, ora possiamo davvero vederlo, ora è qui, con noi. Pian piano il cuore comincia a rilassarsi rassicurato dalla vista del nostro amico, ma l’entusiasmo, l’euforia e l’allegria sono tutte lì, ancora lì, padrone di ogni persona presente nella sala. Le lacrime poi cominciano ad affiorare e a scendere su quelle guance paralizzate in un sorriso indelebile. Silvia Cazzetta Con le note nel cuore La commossa testimonianza di un nostro studente ginnasiale che ha avuto l’onore di accompagnare l’ingresso dell’Urna di don Bosco nella basilica di S.Agostino seduto al “suo” organo Tra cinquant’anni potrò dire: io c’ero. E non solo io: migliaia di fedeli hanno pregato davanti all’urna di don Bosco, tra l’1 e il 2 febbraio. E c’era anche don Bosco. Si leggeva negli occhi di chi entrava in Duomo e nella Basilica di S.Agostino e chiedeva dove e a che ora avrebbe potuto vivere un momento di raccoglimento e preghiera. Quattrocento persone escono in una piovosa notte d’inverno non solo per accompagnare una reliquia tra le vie della città, ma perché consapevoli di essere loro stesse accompagnate. A distanza di quasi 200 anni dalla nascita, il messaggio e l’opera di San Giovanni Bosco continuano ad essere molto attuali, così come la sua presenza spirituale in occasioni come questa. Io personalmente, durante la permanenza dell’Urna nella basilica milanese, sono stato molto preso dall’animazione musicale delle Celebrazioni e quindi poco raccolto di fronte al Santo. Ma al termine dell’esperienza mi sono sentito veramente protagonista, così come tutti quelli che hanno collaborato all’organizzazione dell’evento, in modo più o meno importante, o che hanno partecipato con la loro presenza. La stanchezza è stata colmata con tanta felicità, soprattutto per chi come me ha la fortuna di frequentare la famiglia salesiana da molto tempo. Nell’era di internet, in cui ormai poco riesce a stupirci, vivere una così grande manifestazione di fede e gioia può veramente lasciare una traccia profonda e duratura. Francesco Cimini Una notte con don Bosco L’urna è nel Duomo. Sono le 21.30 e man- troppo gioioso, troppo di festa. E sento solo cano ancora due ore. Chissà se riuscirò ad il calore che mi trasmette la sua presenza. intravederlo – mi Momento dopo mo- chiedo. Piove, non mento, passo dopo smette di piovere e passo la processione la temperatura co- sta volgendo al termi- mincia a scendere. ne. Sono carica. Ho vo- Ci fermiamo sul sa- glia di cantare e es- grato della Chiesa di sere nella gioia con San Gioachino. Ecco: gli altri ragazzi, ma questo è il mio mo- soprattutto con lui: mento. Mi avvicino. don Bosco. Ha attra- Sono sola. Anzi, sia- versato il mondo, ha mo io e don Bosco. Lo girato scuole e ora- guardo, sta sorriden- tori ed eccolo, que- do. È felice e lo sento sta sera è qui, con che se anche non ha me. Non posso re- gli occhi aperti, mi sta stare passiva questa guardando da lassù. sera, specie perché Mi sento piena di feli- ho energia da ven- cità. Mi sento in dove- dere. Mi fermi chi re di stare lì a ringra- può: ho chiesto di ziarlo per tutto ciò che tenere una fiaccola. ha fatto per me, per Mi han detto che se tutti i giovani nel mon- la tengo gli sarò vici- do a cui ha lasciato un no e questa cosa non si realizza nella mia segno della sua bontà. Tuttavia il tempo che testa fino a che l’urna non esce dal portone ho sono solo pochi secondi. Allora chiu- del Duomo. Non è un vicino casuale: è un do gli occhi, sorrido e penso a quanto io sia vicino del tipo che se tutti gli altri sono dietro FORTUNATA. Fortunata perché questa in processone, io cammino con don Bosco notte sono qui, con lui, così vicini; ma fortu- accanto, con il suo sorriso a mezzo metro. E nata perché io so che don Bosco mi ha so- lo sento…e “si vede, si sente, don Bo- gnata, mi ha voluto nel suo Oratorio, sco è qui presente!” nella sua scuola, e questo fa sì che tante altre cose siano accadute di bello nella Ore 01.30, la pioggia continua a scendere e mia storia. le mie scarpe sono zuppe d’acqua. Ma il Rachele Baroni freddo non si sente: nell’aria c’è un clima 9 A tu per tu con don Bosco Quasi mille studenti dell’istituto salesiano S.Ambrogio si recano in Duomo per rendere omaggio all’Urna del Santo Gli alunni dell’istituto salesiano Sant’Ambrogio si sono recati il 4 febbraio nella cattedrale della città per ammirare la reliquia di San Giovanni Bosco giunto nel capoluogo lombardo sabato primo febbraio di pomeriggio. Hanno partecipato a questa iniziativa gli allievi del liceo, gli scolari di seconda media e, della scuola elementare, solo la quinta, in rappresentanza della scuola primaria. Sfilando tra le file di panche, si è seduta nella zona più prossima all’altare. Il sacerdote don Ronchi ha fatto riflettere la scolaresca, con alcuni minuti di silenzio, sulla bontà del Santo. Ha recitato disegno di Edoardo Valfredi (classe V — Scuola Primaria istituto S.Ambrogio, Milano) insieme ai fedeli il Credo apostolico l’Ave Maria il Padre nostro per l’indulgenza plenaria. Dopo questo momento di preghiera, classe dopo classe tutti hanno sfilato davanti all’urna, sfiorando la teca con le mani. Istanti magici, silenziosi, personali faccia a faccia, a tu per tu con don Bosco. Egli sembra conservare ancora il suo viso paterno, quello con cui veniva spesso ritratto due secoli fa. Egli intanto si prepara viaggiare per farsi conoscere meglio dagli abitanti della Lombardia, dell’Emilia Romagna, per poi continuare il suo viaggio nella gelida Siberia e nelle equatoriali Isole Salomone. Infine tornerà riposarsi a Valdocco (Torino), dove è vissuto. Federico Medaglia 10 Dentro i cortili Prestigiosa affermazione dei nostri grafici al Premio Giuseppe Musmeci Sabato 23 novembre 2013, presso la sede dell’Associazione Culturale Studi Grafici, si sono tenute le premiazioni del Primo Premio Giuseppe Musmeci, concorso grafico nazionale che ha lo scopo di promuovere la cultura grafica negli istituti superiori e universitari con questo indirizzo. Dopo alcuni anni di vita, l’importante manifestazione è ora intitolata alla memoria di Giuseppe Musmeci, esponente di spicco della cultura grafica italiana, recentemente scomparso. Agli studenti veniva richiesta la realizzazione di un calendario — composto da 12 tavole, copertina e colophon — che interpretasse il tema della scrittura intesa come mezzo universale di comunicazione e della calligrafia con la quale, mediante regole di bellezza ed armonia, viene organizzata la forma delle lettere. Tra i primi dieci classificati (e, naturalmente, premiati) si sono distinti anche i nostri studenti di IV IFP Grafica e V ITI Grafica del S.Ambrogio. immagini: © Associazione Culturale Studi Grafici (per gentile concessione) Milanese, Giuseppe Musmeci dopo la scomparsa del padre tipografo decide di proseguire l’attività di famiglia trasformando la piccola tipografia in una vera azienda che, tramite serietà e competenza, conquista presto posizioni dominanti nel settore grafico. Per la Fontegrafica — questo il nome della ditta —, il cui successo consiste in un’assidua sperimentazione e nella competenza tecnica, i riconoscimenti non tardano ad arrivare, anche dall’estero. Con lo sguardo rivolto al futuro e un costante impegno per la ricerca, Musmeci promuove raffiche di iniziative, prima fra tutte il Calendario Fontegrafica, vero laboratorio creativo per designer e appuntamento annuale atteso da clienti e amici di ogni parte del mondo. Notevole anche, in questo dinamico imprenditore, l’attenzione ai giovani: le porte della sua azienda sono sempre aperte per studenti e scuole. Egli stesso è docente per corsi di laurea e master in diverse università. Musmeci scompare nel 2011 e suo figlio Corrado – al quale tocca adesso la responsabilità dell’azienda − per ricordare degnamente il padre dà vita al Premio Giuseppe Musmeci, un concorso rivolto ai giovani per la creazione di un prodotto capace di unire estetica, eleganza e ricerca creativa. Parabole salesiane Il mercante e le scimmie Don Bosco aveva un modo di predicare molto vivace. Parlava in dialetto torinese, per catturare l’attenzione dei suoi ragazzi, e poi raccontava molti episodi interessanti, che non ho trovato da nessuna parte. Una volta, per raccomandare ai ragazzi una sana indipendenza di carattere e di giudizio, raccontò questo fatto, ambientandolo nell’Africa settentrionale, precisamente in Tunisia. Un mercante andava in giro da un luogo all’altro, con le sue valigie strapiene di oggetti da vendere. Una delle valigie era carica di berretti. Una sera, stanco morto, si sdraia sotto un albero, si copre il capo con un berretto, e si addormenta. Il mattino dopo, svegliandosi, si accorge che le valigie sono aperte, e che i berretti sono spariti. «I ladri!», grida spaventato. Ma, alzando la testa, si accorge che sugli alberi saltano e giocano allegramente alcune scimmie, con i berretti in testa. Allora si arrabbia moltissimo. Comincia a gridare, ad agitare le braccia, e perfino a prenderle a sassate. Alle scimmie, si sa, piace imitare gli uomini. Perciò si misero a strillare e, come lui, gli tiravano i frutti che coglievano dai rami. Il mercante, sempre più arrabbiato, si strappò il berretto dalla testa e lo buttò per terra. Lo stesso fecero le scimmie e una pioggia di berretti cadde dagli alberi. Il mercante prima spalancò la bocca dallo stupore e dopo – ormai si era calmato – raccolse i suoi berretti e se ne andò. disegni di Cecilia Isola Don Bosco concludeva il racconto raccomandando ai ragazzi di “non fare le scimmie”: cioè di non fare le cose semplicemente perché “fanno tutti così”. Mi chiedo, da parte mia, se questa raccomandazione non vada altrettanto bene per gli adulti, che oggi rischiano di essere sempre più condizionati, o addirittura plagiati, dai mezzi della comunicazione sociale. In verità, oggi c’è tanta, tantissima comunicazione superficiale; ma poca, pochissima comunicazione autentica. Sempre di più il pensiero e il comportamento appaiono standardizzati, omologati, appiattiti e sempre di meno va di moda quello che impegna davvero, e costa sacrificio. Evitiamo di fare le scimmie. Educhiamo i nostri ragazzi alla scala autentica dei valori. mons. Enrico dal Covolo sdb Rettore Pontificia Università Lateranense — Roma Vescovo di Eraclea 12 Dentro i cortili Genitori e scuola Perché conviene partecipare Nata nel 1975 e riconosciuta dalla Conferenza Episcopale Italiana oltre che dal Ministero dell’Istruzione, l’AGeSC è lo strumento che i genitori delle scuole cattoliche si sono dati per approfondire i rapporti tra scuola, religione cattolica e società civile. Con diverse iniziative per una concreta libertà di educazione, essa è presente anche nell’Istituto S.Ambrogio di Milano. Queste le riflessioni del suo presidente provinciale all’inizio del nuovo anno Cari Genitori, le feste trascorse sembrano già un ricordo remoto e l’anno che inizia ci propone piu incognite che certezze. Ciò che preoccupa di più è il fatto che non si delineano prospettive per il futuro dei nostri ragazzi: un futuro che stiamo faticosamente cercando di costruire con i nostri sacrifici ma che le condizioni generali rendono complesso. A ben guardare, la crisi odierna — che ha una connotazione economica — in realtà evidenzia una crisi educativa ed è questo il motivo che rende più faticoso affrontare qualsiasi difficoltà della vita. La realtà adulta della nostra società non educa efficacemente perché non è educata, cioè non ha imparato come si affrontano e si superano i problemi. Ci sono varie cause che sarebbe lungo descrivere, ma tutte hanno concorso a rendere più precaria ogni situazione umana: dalla vita, agli affetti, al lavoro. La nostra Associazione da oltre 35 anni sostiene e difende la libertà di educazione e il primato della responsabilità dei genitori nell’educazione dei figli perché è convinta che, senza una educazione che tenga conto di tutti i fattori costitutivi dell’uomo, senza una istruzione e una formazione seria e al passo con i tempi, non ci può essere un futuro per i nostri figli e per la nostra società. Ma, per fare questo, occorre risvegliarsi dal torpore della delega, occorre essere in tanti, occorre organizzarci in associazioni, occorre convincere la politica ad occuparsi di educazione e a trovare più risorse. Siamo dunque a chiedervi il piccolo sforzo di associarvi: in questo modo darete forza alla nostra azione e alle comuni istanze che con fatica, ma con perseveranza, ci facciamo carico di sostenere. Tra i prossimi appuntamenti più importanti: sabato 15 marzo — Andemm al Domm (32a edizione) e sabato 10 maggio — Roma, La chiesa per la Scuola con Papa Francesco. Michele Ricupati Presidente AGeSC — Milano Referente per il S.Ambrogio: Ermanno Gargano (genitore Ist. Tecnico Tecnologico) tel. 3316010389 [email protected] www.agesc.it facebook: AGeSC SalesianiMilano 14 Dentro i cortili Il natalino della scuola Primaria Attraverso il racconto di uno dei protagonisti, il ricordo di un giorno speciale che il passare del tempo non può rendere meno piacevole e importante È una mattina di sabato. È una mattina fredda e umida. È una di quelle mattine nelle quali si starebbe a letto quella mezzoretta in più, per riposare al calduccio... ma per 138 bambini e le loro famiglie questo sabato mattina non è così. Già, perché è sabato 14 dicembre! È il giorno del Natalino della Scuola Primaria!!! È un giorno tanto atteso da tutti gli alunni che, con le loro insegnanti, lo hanno preparato da tanto tempo. Il programma, ormai diventato tradizionale, ha proposto la recita di Natale degli alunni delle classi prima, seconda e terza. Una recita bella, pur nella sua semplicità, che riesce sempre a far commuovere alcuni nonni presenti, e non solo loro… (devo ammettere che non è semplice pensare che quei bambini vestiti da angioletti che fan tanto commuovere i parenti siano gli stessi che han provato e riprovato fino al giorno prima combinandone di tutti i colori dietro le quinte ). Al termine della recita ecco salire sul palco le classi più grandi per il canto finale. Si dice che “ogni anno che passa il teatro sembra sempre più gremito di spettatori”. Forse questa leggenda che si tramanda ormai da anni nei corridori della scuola rende la recita sempre più sentita da parte dei bambini più piccoli ma anche sempre più partecipata dalle classi più grandi, che invece saranno protagonisti della recita di fine anno scolastico a maggio. Dopo la recita, un momento di meditazione in Basilica S.Agostino, per la prima volta guidati da don Marco, nuovo catechista della Scuola Primaria, che in pochi mesi è entrato nel cuore di tutti i bambini. E per concludere la mattina di festa, tutti in refettorio per scambiarsi gli auguri e mangiare una fetta di panettone insieme, bambini, genitori, insegnanti, amici e parenti. Quando ci si accorge di aver esaurito ogni spazio disponibile, cominciano i saluti. L’ambiente si svuota e torna il silenzio. La mattina tanto attesa e preparata è volata via velocemente. Ogni anno è così.. E’ il Natalino della Scuola Primaria ! Michelangelo Zanoli Consigliere Scuola Primaria ... Tra noi Il sorriso buono di don Saverio Il 19 settembre 2003 moriva improvvisamente a Brescia a 74 anni di età don Saverio Stagnoli che anche nella nostra casa di Milano aveva svolto importanti incarichi sempre nel nome di don Bosco e a favore dei giovani Ai suoi funerali, la chiesa di S. Giovanni Bosco era stipata di gente, accorsa per rendere l'estremo saluto a questo salesiano dal sorriso buono che se n'era andato troppo presto mentre era economo nell'Istituto di Brescia, dove risiedeva da un paio d’anni anche per stare vicino alla madre ultra novantenne (poi morta a pochi giorni di distanza dal figlio) ed alla famiglia che si era trasferita a Gussago. Era stato un salesiano importante don Saverio: fin dal 1970 aveva dovuto abbandonare l'amato insegnamento nella scuola per essere direttore e preside in diverse case dell'Ispettoria Lombardo Emiliana e per diventare anche delegato per l'animazione missionaria. Nato a Bagolino il 30 aprile 1929, diventa sacerdote nel 1955 e celebra la sua prima messa assistito dallo zio materno don Antonio Tabellini, missionario salesiano in Colombia per ben quarant'anni. I primi anni di sacerdozio lo vedono impegnato come insegnante al S.Ambrogio di Milano (dal 1955 al 1966), poi trascorre quattro anni a Brescia e da qui parte con l’incarico di direttore in varie nostre case: Darfo (1970-1976), Arese S.Domenico Savio (1986-1992), Bologna Beata Vergine di S.Luca (1992-1997), Varese (1997-2000). Figlio di un grande cultore della fotografia (il padre Stefano aveva allestito numerose mostre personali) e appassionato egli stesso della medesima pratica, frequenta assiduamente anche il teatro, a partire dalla sua tesi di laurea dedicata al teatro di don Bosco, discussa alla Cattolica di Milano con il prof. Mario Apollonio (qualcuno ricorda ancora, a distanza di tanti anni, i suoi allestimenti scenici). Per lui il teatro rappresenta l'espressione massima per un’immediata comunicazione, perciò insegna ai suoi giovani ad impostare gestualità e tono della voce e ad occupare correttamente il palcoscenico. Ama molto anche il cinema: dagli anni Settanta è organizzatore assido di cineforum e poi diventa incaricato nazionale dei Cinecircoli Giovanili Socioculturali. Don Stagnoli non svolge solo il compito di direttore per ben 24 anni, ma tocca a lui esplorare anche le possibilità concrete per sviluppare la presenza salesiana in Etiopia, come indicato dal Capitolo Generale e dall'allora Rettor Maggiore don Egidio Viganò. Nel 1979, I’Ispettore don Angelo Viganò lo manda in Africa per dare vita al progetto; dopo numerosi viaggi — durante i quali incontra vescovi e superiori di varie missioni — individua in Dilla nel Sidamo, d'accordo con i Padri Comboniani, la base per l'espansione missionaria dell'Ispettoria. La prima casa viene aperta nel 1982, poi seguono quelle di Zway e di Mekanissa ad Addis Abeba. 16 Il modello della sua vita è sempre e solo don Bosco, servendo il quale don Saverio si sente ogni giorno missionario e non funzionario, prescindendo dai compiti che deve di volta in volta assolvere. Fino all’ultimo giorno. Sopra: Don Stagnoli con Giovanni Paolo II un incontro davvero “speciale” tra due navigati… uomini di teatro! A fianco, in un’immagine sbiadita dal tempo: don Saverio a Dilla, tra gli amati bimbi della missione Ha lasciato un ricordo indelebile anche delle sue permanenze a Milano, prima al S.Ambrogio (dove è stato insegnante, assistente, consigliere e catechista) e poi in Ispettoria. Con queste sintetiche note, a poco più di dieci anni dalla sua scomparsa, Presenza Educativa ha inteso non solo ricordarlo a tutti coloro che l'hanno frequentato, ma ha voluto anche farlo conoscere a quanti non hanno avuto l'opportunità di incontrarlo. Francesco Scolari «Sebbene a livello artistico e letterario il teatro di don Bosco possa non avere rilevanze e anzi accusi evidenti limiti, a livello pedagogico dimostra in modo indiscutibile la sua validità» don Saverio Stagnoli Per elaborare questo ricordo, “Presenza” ha contattato direttamente il fratello di don Stagnoli, Gabriele, che — confidandosi in una lunga telefonata anche a nome della sorella Anna e dell’altro fratello Gianantonio — ha ricordato molti episodi risalenti a tanti anni fa, tramite i quali è stato possibile ricostruire meglio la personalità di questo salesiano. A lui, il nostro ringraziamento sincero, così come al Vicario ispettoriale don Enrico Castoldi, che ha fornito in consultazione alcuni materiali preliminari. Alle pp. 28/30 di questo fascicolo: un paragrafo tratto dal libro (ormai praticamente introvabile) che don Saverio ha dedicato al teatro di don Bosco. Dentro i cortili THE SUN, più da vicino Tutti abbiamo partecipato all'energico concerto dei The Sun. Francesco, Matteo, Gianluca e Riccardo sono ragazzi normali, con linguaggio e pettinature di oggi che invece di gridare sorridono, invece di arrabbiarsi criticano la sessualità usa e getta, che parlano di responsabilità e rinuncia del superfluo. Tutto questo fa parte della loro storia e ha dell'incredibile, ci hanno donato un esempio di cambiamento estremo che solo una grande forza può realizzare Il concerto è culminato con un'energia impressionante: i The Sun hanno proprio mobilitato l'auditorium e pochissimi non si sono fatti fare un autografo o almeno una foto con loro. Ad avere ospiti cosi importanti si era pensato di intervistarli insieme, l'occasione era perfetta, ma abbiamo scoperto che radunare la band sarebbe stato impossibile quindi siamo andati noi da loro raccogliendo un'intervista itinerante e personale. Radunati a drappello abbiamo iniziato attorno a Riccardo, nel giacchettino di pelle e con quell'espressività ammiccante ci ha ringraziati, lui che si è esibito per noi, era davvero grato dell'energia che ha sentito partire dal pubblico. E, prendendo un po' in giro nella maniera affettuosa di chi si vuole bene, ci ha detto quanto il suo cammino sia stato differente da quello degli altri, «nei the Sun come nella vita, il cammino è diverso per tutti, ognuno ha i suoi tempi, ma l'importante è mettersi in cammino e puntare al bene!». Ci ha tenuto anche a raccontare la prima volta che la band ha conosciuto i salesiani l'anno scorso a Lecce e, augurandoci che i contatti continuino tra la band e i sales, li abbiamo invitati semi-formalmente quando più piacerà loro venire! Ci sorride e rientra ringraziandoci tutti. Richiamati all'interno dell'auditorium abbiamo accerchiato Gianluca: persona solare e ilare che, anche se nella band è il componente che ispira più serietà, trova uno scherzo e un gioco in tutto quello che fa e non perde l'occasione di pitturare la faccia dei ragazzi con l'indelebile usato per autografare. Esordisce dicendo che sicuramente preferisce lo scambio di una parola che quello di un autografo, preferisce parlare con le persone amichevolmente e senza riserve che fare un'intervista fredda e con paura di dire le cose sbagliate. Guardando il nostro numeroso drappello si congratula: «Cavolo ragazzi voi sì che siete bravi, se penso a cosa avrei fatto alla vostra età se si fosse presentato un gruppo a suonare a scuola da me...». Ha un grande proiezione di quello che è stato da ragazzo, molto emotivo Gianluca vive osservando e assorbendo tutto con sensibilità. Gli abbiamo chiesto in che modo facevano a raccontarsi ogni volta davanti a tanta gente sconosciuta che poteva anche non sapersi immedesimare e non capire quello che hanno da raccontare. Gianluca con slancio ha risposto che non è per niente facile, anzi che potrebbe sembrare © foto di Sofia Mardegan fantastico ma che invece, seguendo il loro tipo di condivisione e cambiando così tanto le regole dell'esibizione, hanno perso amici. La loro decisione musicale di cantare quello che vivono gli ha sbarrato molte porte dal punto di vista lavorativo, hanno perso tanti fan che, arrabbiati, li hanno abbandonati e insultati. La via che hanno intrapreso li ha salvati dallo svendere l'anima in talent show che, per molti talenti, rappresenta l'unico trampolino di lancio ma la strada rimane sempre “una strada in salita”. Gli abbiamo chiesto infine quale sia stata l'esperienza più forte che abbia vissuto sul palco a cui ha solo risposto diplomaticamente citando Ferrari: «il prossimo che faremo». Non si sentiva di poter dare una sentenza su questo, per lui ogni cosa è speciale e unica, ma si è sentito di dover raccontare l'esperienza più toccante e difficile: suonare di fronte a venti bambini orfani e abbandonati, un incontro avvenuto nel loro ultimo viaggio in Israele che è stata la cosa che lo ha messo più a dura prova. Dopo la classica foto tutti insieme, ci ha salutati ringraziandoci. Per concludere, siamo andati da Francesco detto Frenci o The President, mentre Matteo è fuggito a smontare e a trasportare il materiale. Dal palco, tra una canzone e l'altra, ci ha raccontato del suo credo profondo sia in quello che fa che in Dio. E' stato evidente come, da vicino, tutto questo si rispecchia direttamente sulla sua persona profonda e sincera che ci ha accolti in gran numero. Nel riconoscere la frase del testo Spiriti del sole, non appena ha letto la frase di Don Bosco scritta dietro la maglietta degli Amici del Sidamo che abbiamo tenuto a dare ad ognuno, gli si sono illuminati immediatamente gli occhi. «Camminate con i piedi per terra e col cuore abitate in cielo» ci ha detto Don Bosco e loro riprendono incredibilmente la stessa cosa nella loro canzone: “con gli occhi al cielo siamo noi ma saldi a terra sempre noi”. Con gioia si è interessato alla descrizione dell'associazione e ha raccontato, in linea con questo, il progetto che avevano accennato sul palco "Un invito poi un viaggio": un viaggio in Israele che prevede più tappe, concerti e momenti di comunità. Un'iniziativa coraggiosa in cui crede e in cui vuole che le persone condividano il più possibile. Infine, dopo avergli ripetuto la domanda fatta a Francesco, non ha saputo dire quale fosse stato lo spettacolo più bello, ha detto di apprezzare ogni esperienza per quella che è, anche se, lasciando le belle frasi a parte, ci ha confessato che, al tempo dei The sun eats hours, il più bel concerto sia stato quello di Lione. Entrare in contatto con questo tipo di musica così diversa è stato davvero liberatorio, in mezzo a tanto inglese, ritmo e velocità i The Sun hanno saputo fermarsi e, con la scelta (difficile) dell'italiano, hanno potuto arrivare al vero significato della loro storia. Il concerto è stato luminoso, siamo stati in compagnia di persone davvero speciali. Susanna Pinna e Silvia Cazzetta I The Sun si sono esibiti in concerto per la Festa di don Bosco 2014 del nostro liceo S.Ambrogio 19 ... Archivio storico Lettera autografa di San Francesco di Sales al Cardinal Federico Borromeo (1620) Lo scritto della pagina precedente — il cui originale è conservato nell’ufficio di direzione dell’Istituto S.Ambrogio di Milano — è una lettera redatta da San Francesco di Sales, vescovo di Ginevra, indirizzata al Cardinale Federico Borromeo in data 23 aprile 1620. Di grande valore storico, questa la trascrizione del documento: llustrissimo et Reverendissimo Signor mio colendissimo. Ho ricevuto la lettera suavissima che Vostra Signoria illustrissima et reverendissima si compiacque di scrivermi questi mesi passati insieme colle reliquie di San Carlo, et ho aspettato sin adesso di farne il dovuto humilissimo ringratiamento che, andando Il Cardinale Federico Borromeo (1564-1631), cugino di San Carlo ed arcivescovo di Milano a soli 31 anni costì questi nostri buoni Padri Barnabiti, il Padre Don Candido latore mi ha promesso di compire anco con Lei per supplire al mancamento mio, il che è molto a proposito non avendo io né senno né modo di far con Vostra Signoria Illustrissima il debito mio, se bene io di affetto et rispetto verso di Lei non credo di dovere cedere a nissuno. Et con questa certissima verità gli faccio humilissima riverentia et Le prego dal Signor Iddio ogni santa prosperità. In Annesì alli 23 de Aprile 1620. Di Vostra Signoria Illustrissima et Reverendissima humilissimo et devotissimo San Francesco di Sales (1567-1622) alla cui spiritualità si ispirò don Bosco per fondare la sua Congregazione servitore Francesco vescovo di Geneva. 21 All’oratorio con don Bosco Ho fatto un grande sogno Ho fatto un grande sogno è un libricino piccolo con tante immagini e alcune parole coloratissime. Un libricino semplice ma profondo, adatto a ragazzi, ma anche ai più grandi. Narra la storia di un ragazzo che con don Ema e altri ragazzi visitano la Chiesa di Valdocco dove c'è l'urna di Don Bosco. All'improvviso il ragazzo trova un’immaginetta di Don Bosco: trasportato dai suoi grandi occhi irresistibili, si lascia imbambolare perdendosi in quello sguardo. Così inizia il grande Sogno. Sotto la guida di don Bosco, il ragazzo rivive alcuni ambienti fondamentali per la sua esistenza: il cortile dove ci si incontra con gli amici, la scuola che avvia alla vita, la casa che accoglie, la chiesa che evangelizza. In alcune pagine dell’opuscolo, dei riquadri rossi contengono alcune citazioni di don Bosco. Altre pagine verdi propongono invece brevi tracce di riflessione, con proposte di impegno da parte del ragazzo (anche se non è sicuro di mantenere le promesse!). Infine, in retrocopertina, c'è il segnalibro dì don Bosco, che si può ritagliare per essere utilizzato. Insomma: un piccolo scrigno prezioso tutto da leggere e da mettere in pratica. Benedetta Gentile Ho fatto un grande sogno All’oratorio con don Bosco testi di Stefano Artosio illustrazioni di Arianna Ambrosi In dialogo Cooperativa culturale Edizioni Elledici, 2014 (nelle migliori librerie) chies a scuo la corti le casa . 22 Dentro i cortili Educare dal cuore al cervello Dopo avere approfondito i segreti del cuore durante il precedente anno scolastico, nello scorso novembre per tutta la Secondaria di Primo grado del S.Ambrogio e per alcune classi della scuola Primaria e dei Licei è stata la volta del cervello, sempre spiegato in modo originale e rigoroso dall’equipe dell’Umanitas Gavazzeni, da qualche anno impegnata nel coinvolgimento di migliaia di studenti di Milano e di Bergamo che seguono sempre con grande entusiasmo le mostre e le sue lezioni itineranti Contenuti e laboratori sono stati considerati dai nostri docenti un valido supporto pluridisciplinare per l’attività scolastica, perché hanno saputo stimolare la curiosità dei ragazzi. «Questo progetto nasce per merito di Sabrina Sperotto e dalla mia amicizia con Mario Salvi, ora presidente di BergamoScienza» ricorda il dottor Ettore Vitali, cardiochirurgo, guru dei trapianti e del cuore artificiale. «Nella prima edizione di HE-ART, Sabrina è stata affiancata da Davide Patrini, ora specializzando in cardiochirurgia di Humanitas Gavazzeni». Formata dai medici coordinatori dei progetti, con un’esperienza in comunicazione e sanità, Sabrina Sperotto ha realizzato le mostre e inventato gli strumenti didattici con materiali poveri per trasferire ai ragazzi concetti difficili in modo semplice. Le sue lezioni sono supportate da pannelli, giochi per i più piccoli e dai preziosi VAD, i cuori artificiali del dottor Vitali. «Ai ragazzi sono trasferite non solo le conoscenze anatomiche, arricchite da simboli, ma anche la dedizione e l’etica che contraddistinguono la professione medica — afferma Paola Merlo, responsabile dell’Unità Operativa di Neurologia di Humanitas Gavazzeni —. Alessandra Mandelli, giovane neurologa, ha collaborato per la mostra BRIGHT. Insieme a Viaggio nel Cervello, abbiamo ricevuto il premio istituzionale Italian Public Affairs Award 2012 nella categoria ospedali». «Dopo l’avvio agli IC Mazzi e Muzio di Bergamo, grazie al riscontro positivo dei presidi Emanuele Messina e Ugo Punzi — racconta Sabrina Sperotto — si è innescato un passaparola spontaneo con una rete di docenti, studenti e famiglie che contribuiscono a divulgare il senso della nostra iniziativa, basata sul dare conoscenza e cultura medico-scientifica che partono dal cuore e arrivano alla mente». Ora che questo interessante esperimento didattico è approdato anche al nostro Istituto, visti i riscontri positivi, è certo destinato ad avere un lungo seguito. 23 L’intervista Dario Baldan Bembo Il periodo più bello della mia vita Cantante, compositore, tastierista, è un’icona della musica leggera italiana, della quale ha contribuito a creare la storia (ha scritto e suonato per Lucio Battisti, Mina, Lucio Dalla, Caterina Caselli, Mia Martini, Renato Zero, Céline Dion). Tornato dopo molto tempo al S.Ambrogio (dove ha studiato per otto anni, frequentando medie e liceo) per un’intervista con la redazione dell’Aeroplanino di carta, “Presenza” gli ha rivolto alcune domande sulla sua “antica” esperienza salesiana PRESENZA EDUCATIVA - Che impressione ti ha fatto tornare dopo tanto tempo all’istituto di via Copernico? DARIO BALDAN BEMBO - Ovviamente ho trovato tutto molto cambiato, con molte cose moderne … Qui avevo già fatto ritorno diversi anni fa, ma mi ero emozionato di più, forse perché allora i cambiamenti erano meno evidenti, per cui sentivo questo luogo più vicino alla mia generazione. Comunque, il cortile è sempre il cortile … i mattoni sono sempre gli stessi … così il selciato, i pilastri … Sono felice di essere qui e d’ora innanzi cercherò di tornarci più spesso. PRESENZA EDUCATIVA - Come exallievo, hai qualche aneddoto da raccontarci? DARIO BALDAN BEMBO - Ne ho migliaia, ma devo scavare un attimo nella memoria … Uno è emblematico e tutt’altro che spiritoso. Poiché nella nostra scuola non c’era il bar, nell’intervallo di metà mattina venivano vendute le pizzette; una volta, non avendo io soldi, li chiesi a don Enrico Carpani, mio insegnante di lettere, che poco dopo mi era apparso in uno strano sogno, nel quale io 24 L’intervista intendevo rendergli quel che mi aveva prestato, ma egli mi rispondeva che no, non avrei più potuto darglielo. Giorni dopo, si venne a sapere che don Enrico era morto nel suo studio: non lo avevamo più visto in giro e neppure era venuto a scuola per le lezioni. Questo sogno mi colpì molto, perché non riuscivo a spiegarmi come avevo potuto prevedere ciò che di lì a poco sarebbe effettivamente accaduto. Un episodio spiritoso è invece quello dell’insegnante di francese, don Brambilla, che un giorno, dopo avermi colpito in cortile con una micidiale pallonata, si avvicinò a me e, con perfetto aplomb inglese, mi disse: «Baldan, lo sai che tu sei come la luna? La luna… è scema.» Bho!... PRESENZA EDUCATIVA - Come ricordi quel periodo? DARIO BALDAN BEMBO - È stato il più bello di tutta la mia esistenza, perché allora ero giovane e qui mi sono trovato bene. Ancora oggi, se capita, non esito a testimoniare la mia appartenenza al mondo salesiano; non la esibisco, ma la considero come un dato di fatto, che appartiene alla mia vita. PRESENZA EDUCATIVA - Vedi ancora qualche compagno di quegli anni? DARIO BALDAN BEMBO - Pochi. Alcuni li ho sentiti tempo fa: Paolo Grego, l’avvocato Massimo Dattrino e Arnaldo Casnaghi. Erano i miei compagni di banco. PRESENZA EDUCATIVA - Come mai sei tornato così poco al S.Ambrogio? DARIO BALDAN BEMBO - Non ho mai partecipato ai raduni degli exallievi, ma ciò non vuol dire che sia disamorato del luogo in cui sono cresciuto. Più semplicemente, non ho queste abitudini e poi, durante i momenti di splendore della mia carriera musicale, il tempo certo non mi avanzava. Il direttore del S.Ambrogio, don Renato Previtali, mentre accoglie l’illustre exallievo Dario Baldan Bembo al suo ritorno nel nostro istituto PRESENZA EDUCATIVA - Cosa ti ha lasciato il nostro ambiente? DARIO BALDAN BEMBO - Tutto ciò che ho avuto in termini di educazione e di cultura poteva arrivarmi solo da qui, da questo mondo. A volte mi confrontavo con altri ambienti, ad esempio il Parini: vinceva sempre la mia scuola perché da qui si usciva, in tutti i sensi… con degli attributi così! PRESENZA EDUCATIVA - Com’è la tua vita adesso? DARIO BALDAN BEMBO - Sto bene, campo di rendita e sono sereno. Certo, come tutti, ho i miei debiti, i miei problemi, però mi do da fare per risolverli nel migliore dei modi. Sto con mio figlio Luca nella casa dove sono nato e dove ho sempre abitato, ho amici fidati e una casa in campagna a Maggiora, dove quando voglio mi rifugio per comporre e scrivere assieme ad altri: posso desiderare di più?! Francesco Scolari 25 Moleskine Una modesta proposta Sono le sei e mezza di sera, di una sera po- la per controllarvi. Volete proteggere a tutti i co prima dello scorso Natale. Sono giornate costi il vostro posto nella coda, come se chi- caotiche per via della corsa ai regali unque riesca ad insinuarsi proprio davanti a dell’ultimo minuto; e per il timore di non far- voi vi togliesse il pane dalla bocca. Maledite cela tutti sembrano impazziti. Siete in mac- un pedone che attraversa fuori dalle strisce, china, in compagnia di un grosso mucchio di senza pensare, magari, che è proprio ciò doni. Da più di un quarto d’ora, ormai, non che fate voi tutte le sere dopo essere scesi riuscite a muovervi neppure di un centimetro dalla macchina. e avete la sensazione di trovarvi dietro una Arrivate finalmente a casa, ma questa volta fila di macchine parcheggiate. Gli au- la soddisfazione per il traguardo rag- tomobilisti attorno a voi sono giunto cede il passo ad un’in- irrequieti (sentono avvicinar- soddisfazione più profonda: si inesorabile l’orario di vi accorgete che questa chiusura) e suonano il trante e fastidioso, per protestare verso un colpevole ino insultando altri guidatori a loro gie, e questo non vi piace. Vorreste trovare una soluzione per le ore passate diseg nesistente: stan- chia preziose ener- no di Dani ele F orelli clacson in modo pene- vita stressante vi risuc- in macchina a sbraitare contro volta bloccati nel autisti sconosciu- traffico e a loro ti. volta intenti a suo- quelle che vi ven- nare il clacson. gono in mente, pe- Questo vi rende rò, vi convince ap- nervosi. Come Pip- pieno: chi andrebbe po nel celebre cor- a comprare regali in tometraggio anima- una fredda e piovosa to, appena saliti su notte di dicembre spo- una macchina diventate Nessuna di standosi su una biciclet- improvvisamente un’altra ta? E chi sceglierebbe di persona: irascibili, ipersen- andare a fare compere fa- sibili e pronti allo scontro. Vi sentite in gab- cendo affidamento su un vecchio bia, imprigionati, schiavi voi stessi di un autobus che quando arriva, dopo lunghi mi- mezzo che inspiegabilmente altera la vostra nuti che lo aspettate sotto la pioggia con personalità, senza che voi possiate fare nul- enormi pacchi, è strapieno di gente? 26 Passano i giorni, e tornati alla vostra irritato che spesso ha preso il routine dopo mangiate e gozzoviglie sopravvento su di voi. vi tocca riprendere la vecchia routi- Una volta trovato il coraggio di ne di stress e di traffico. È proprio al- provare, ciò che prima pensa- lora che vi viene in mente la vostra e- vate uno sforzo impossibile si sperienza prenatalizia e vi balena improv- è materializzato in qualcosa di visa l’idea di prendere un tram. Il campo è molto più semplice, anzi, di quasi piacevole. sgombro da ostacoli questa volta: non c’è Anche se siete un po’ scoraggiati dal fatto alcun borsone pesante da portare e nel- che, oltre a voi, avete visto solo un’anzia- l’aria fresca di una serena giornata di sole vi na signora pagare il biglietto, dentro vi risulta perfino piacevole incamminarvi per sentite sereni: nessun clacson impudente raggiungere la fermata. Così salite su un vi ha disturbato! E probabilmente a Milano vecchio tranvai milanese, obliterate il vostro c’è un automobilista in meno che biasima biglietto e vi mettete a sedere. Arrivate sul la vostra impazienza… posto di lavoro giusto in tempo, ma in com- Leonardo Caruso penso non avete sofferto lo stress e non vi siete trasformati nell’automobilista irritante e (… tratto da una storia vera) Tra le periferie del mondo Tre settimane di incontri, riflessioni, azioni concrete e preghiere. Un tempo lungo, ma proficuo, di dialogo tra educatori e studenti, in nome della formazione integrale. È questo il senso del recente viaggio che il Rettore della Pontificia Università Lateranense, il vescovo Enrico dal Covolo, ha compiuto durante lo scorso periodo natalizio. Le tappe: una nel Pacifico — la suggestiva isola di Guam — e due in America Latina, Perù e Messico. Guam, isola che per statuto rientra nel territorio degli Stati Uniti, ha 160 mila abitanti, l’85% dei quali di religione cattolica; il rettore della Lateranense l’ha scelta come prima sosta del suo viaggio proprio per la sua grande disponibilità dimostrata nell’accogliere il messaggio educativo. Soddisfatto dell’intero viaggio, mons. dal Covolo (salesiano originario della nostra casa di Milano e da sempre prestigioso collaboratore di “Presenza”) ha così commentato: «A Guam, in Perù e Mons. Enrico dal Covolo Messico la speranza si incarna nei volti e nelle azioni delle donne durante la sua recente visita a Guam e degli uomini che ho avuto il privilegio di incontrare. Nonostante le evidenti difficoltà — ad esempio, il degrado e la povertà delle favelas in Perù — ho letto dovunque una voglia di riscatto e di futuro, animata dalla fede in Gesù Cristo». ... Don Bosco sempre Il teatro educativo salesiano Don Bosco giunge ad interessantissime precisazioni in ordine ad una impostazione coraggiosa di un teatro veramente giovanile e veramente educativo. Innanzitutto il Santo, che pur non prescinde dal concreto realizzarsi di un teatro esplicitamente ricreativo, dichiara apertamente e ripetutamente le sue volontà per un teatro istruttivo e formativo. Solenni ed esplicite sono le affermazioni e precisazioni sugli scopi del teatrino che, come si dice riassuntivamente nel primo articolo del Regolamento del 1877, sono quelli di «rallegrare, educare istruire i giovani più che si può moralmente». Conferma poi questa sua volontà con la concreta esemplificazione dei suoi testi teatrali e di quelli da lui approvati e disapprovarti per le scene dell’Oratorio e per la pubblicazione nelle sue collane di letture. È evidente all’inizio una preferenza di Don Bosco per un teatro esplicitamente ordinato all’istruzione scolastica e popolare. Mentre infatti avviava le sue prime scuole serali di insegnamento elementare e subito dopo quelle professionali, faceva rappresentare dai suoi giovanottoni, certo piuttosto incapaci, dialoghi d’argomento scolastico. Tali rappresentazioni stavano praticamente a metà strada tra il saggio accademico e la lezione di scuola; e Ferrante Aporti poteva affermare, dopo aver assistito a quella del dicembre 1849 sul sistema metrico decimale, che i ragazzi dell’Oratorio «imparavano» la materia trattata «ridendo». Essendo gli argomenti deteracquerello di Benedetta Gentile minati dalle discipline scolastiche e precisamente da quelle appena introdotte e da introdursi nei programmi ufficiali di scuola (fra il 1845 e il 1855 in Piemonte si accoglie lo studio delle nuove misure e l’insegnamento della ... Storia Sacra), Don Bosco scriveva, con fine intuito didattico, dialoghi sulla cronologia biblica, sulla geografia della Palestina, sui più notevoli fatti della Storia Sacra e sul Sistema metrico decimale. La scuola si popolarizzava e forse per la prima volta l’uso del dialogo dall’ambiente della scuola umanistica scendeva alla povera aula, alla tettoia cadente anzi, in cui si raccoglievano i più abbandonati ragazzi di Torino. E vi scendeva necessariamente adattando i suoi schemi tradizionali e le sue forme consacrate dall’uso secolare, ma ritrovando per questo un pubblico prontamente disposto. Tante espressioni del teatro scolastico moderno che soprattutto nella loro giustificazione didattica sembrano rinnovatrici trovano a nostro parere un precedente nel teatrino della scuola popolare creata da don Bosco dove testo e realizzazione e tecnica si rivelano didatticamente indovinati per lo scopo fissato. Nello spirito di un vero «gioco drammatico» anche modernamente inteso si poteva avere perfino una elaborazione del testo condotta in comune dai ragazzi-attori sotto la guida di almeno un insegnante o, molto più spesso, si assisteva a un vario rifacimento della trama che avrebbe legato insieme i diversi dialoghetti preparati, in uno stile volutamente elementare, da don Bosco o dai suoi collaboratori; si dava a poi la possibilità a un numero incredibilmente grande di ragazzi di prender parte alla rappresentazione «gli uni come attori ordinari, gli altri come supplenti qualora mancassero i primi» e infine si crea lo spettacolo con la collaborazione di tutti, innanzi tutto favorendo declamazioni, canti, esecuzioni musicali negli intervalli fra atto e atto, in una consuetudine divenuta poi generale negli spettacoli salesiani, ma anche facilitando le possibilità dell’aiuto di molti sia nell’innalzare il palco palco (che a Valdocco non fu mai stabilito fino al 1904 e veniva regolarmente costruito in cortile o talvolta, ma più tardi, nei locali del refettorio e dello studio), sia nell’allestire la scena (opportunamente variata da una rappresentazione ad un’altra e, spesso, anche nel corso della medesima. (…) Don Bosco nel suo regolamento del teatrino dimostra di preoccuparsi assai perché si ricerchino dei testi teatrali adeguati allo scopo esplicito della istruzione dei suoi ragazzi. In tali scritti - egli dice «la materia deve essere adattata agli uditori, cioè servire di istruzione e di ricreazione agli allievi senza badare agli estranei. Gli invitati e gli amici che vogliono intervenire saranno soddisfatti e contenti, se vedono che il trattenimento torni utile ai convittori e sia proporzionale alla loro intelligenza». 29 Don Bosco sempre Inoltre esige che nel trattenimento «sia dominante la declamazione di brani scelti da buoni autori, la poesia, la prosa, le favole, la storia… la musica vocale e strumentale, le parti obbligate e a solo, duetti, terzetti, quartetti, cori…». Vuole insomma “materia” soda da proporre alle attenzioni dei giovani; e ribadisce talmente l’idea da affermare che «il bello e la specialità» dei trattenimenti del teatrino salesiano sta anche «nella declamazione di composizioni preparate o ricavate da buoni autori». Don Bosco dimostra quindi, nella teoria e nella pratica, di volere un teatro istruttivo in senso molto completo e moderno. L’educando-studente è portato alla conquista di nuove cognizioni anche attraverso il teatro che gli deve presentare materia adeguata alle sue concrete possibilità mentali, ma sempre impegnative; e vi è portato attivamente perché ha sempre la possibilità di presentarsi anche come attore (e le sostituzioni, perfino al solo scopo di incoraggiamento, erano raccomandate dal Santo), oppure come declamatore di prose e di poesie, come musico, come cantore. In questo senso il teatro, per don Bosco, non solo si affianca alla scuola (come del resto era avvenuto per il passato) ma diventa concretamente scuola (come si vuole che avvenga al presente). Esso infatti è da Lui indicato come esercizio utilissimo di dizione corretta e di più ampie conoscenze di vocabolario, come mezzo per apprendere le più comuni espressioni di cortesia e le regole della buona creanza nel chiedere, nel rispondere, nel salutare, nel ringraziare, come aiuto per acquistare naturalezza nel muoversi, nel parlare, nel gestire, per combattere tanto la timidezza quanto la grossolanità, come esercizio atto sviluppare lo spirito di corpo e il senso di responsabilità, la disciplina individuale e l’amore al lavoro corale, infine e indicato implicitamente, ma chiaramente, come mezzo per affinare il gusto del ragazzo, per migliorare il suo senso critico, per allargare e potenziare il suo processo inventivo e creativo, con uno scopo quindi di educazione estetica perseguibile soprattutto attraverso l’accostamento di testi di valore artistico e l’attenta, assidua presenza dell’educatore-insegnante che anche in queste manifestazioni gli deve essere sempre accanto. Ora particolarmente per questi elementi che don Bosco ci presenta a illustrazione delle finalità istruttive e culturali del teatro, si può fermare che egli abbia posto in modo esplicito le premesse più valide di un teatro per ragazzi-adolescenti. don Saverio Stagnoli Tratto da: Saverio Stagnoli — salesiano Don Bosco e il teatro educativo salesiano estratto da “Eco degli oratori” (1967—1968) Milano, Via S. Antonio 5 (pp. 148/151, con qualche lieve adattamento redazionale) Il ricordo relativo a don Saverio Stagnoli è alle precedenti pagine 16 / 17 acquerello di Benedetta Gentile Tracce di cammino Madonnina imbrattata “Vieni, o madre, in mezzo a noi, vieni Maria quaggiù: cammineremo insieme a te verso la libertà”. E’ il ritornello di Santa Maria del cammino, un canto che tante volte ho sentito echeggiare nella chiesa di S.Agostino o nella cappella S.Ambrogio ai tempi della scuola. Mi è tornato in mente il giorno dopo lo scorso Natale, al cospetto di una piccola cappella situata di fronte al Cimitero Maggiore. Lì dentro è racchiusa la statua di una Madonna protetta da una barriera di vetro. Ecco, quel giorno Maria non si vedeva perché qualcuno aveva imbrattato di vernice rossa la lastra trasparente. Non solo, c’erano schizzi pure sul muro e su un telo bianco, poi lumini per terra e cocci sparsi. Era come se la Madonna “quaggiù” fosse sparita, come se la sua presenza fosse stata intaccata, la sua casa violata. Chi si è macchiato di un gesto simile ha impedito non solo la vista di un oggetto, ma ha tolto una rassicurazione. Già, Maria immobile eppure sempre viva, sempre al suo posto, rappresenta un punto di riferimento. Solo vedere la statua ogni giorno all’angolo di un marciapiede e poter pregare davanti a lei offre una sicurezza; una sicurezza eliminata da una coltre di vernice. Per questo il quartiere ha condannato l’azione dei vandali. E qualcuno, tra i cittadini, si è anche preso la briga di ripulire parte del vetro per liberare la Madonnina nascosta dallo spray. C’è però anche un insegnamento che questa eee anche se noi non potevamo vedere Maria, lei non ha mai smesso re noi, indipendentemente dalla vernice. La Fede è anche questo, confidare in ciò che non si può vedere, avere la consapevolezza che c’è sempre Qualcuno a prendersi cura di noi. E bisogna sempre sforzarsi di perdonare il prossimo, soprattutto quando sbaglia: “Ave Maria finalmente rivedo il tuo volto. Tu che puoi perdonali e continua a volerci bene e a farci ancora le grazie di sempre. Grazie Madonnina dai riccioli d'oro”, è la scritta lasciata da chi ha ripulito il vetro. Dopotutto, Maria è sempre rimasta “quaggiù”, anche se nessuno riusciva a vederla. Mariann Vazzana 31 eeee storia lascia: 4di guarda- Fotocronaca Noi la carta la facciamo così Realizzazione della carta da parte dei ragazzi di Terza Grafica della nostra Formazione Professionale Fogli di diario Cent’anni fa al S.Ambrogio cronache dal mensile “don Bosco” delle opere salesiane di Milano del 1913 Sulle orme di don Bosco, che è stato tra i grandi sostenitori della stampa nell’azione pastorale, i salesiani di Milano nel 1897 fondarono un primo giornale intitolato Don Bosco: periodico pedagogico, ascetico, illustrato, poi divenuto, attraverso vari aggiornamenti, l’odierna Presenza educativa: don Bosco a Milano. Le pagine di questo storico giornale contenevano articoli, poesie e cronache degli istituti salesiani cittadini che ci consentono di tracciare un breve profilo di che cosa avvenne nei nostri cortili nel 1913. Il numero di gennaio è rivolto al 1912 con il ricordo della visita condotta il 26 dicembre dal card. Ferrari all’oratorio di via Commenda, prima opera salesiana della città, e della tragica fine del Titanic. L’anno fu ricco di feste per la Famiglia Salesiana: il 6 gennaio benedizione della bandiera del Circolo don Bosco, il 13 febbraio S.Francesco di Sales patrono di Cooperatori e Cooperatrici, il 13 aprile S.Giuseppe patrono degli artigiani delle scuole professionali, il 25 maggio S.Agostino dedicatario della chiesa non ancora terminata, il 29 giugno e 6 luglio S.Luigi protettore degli oratori maschili, il 31 agosto S.Agostino e l’11 novembre ricordo dei benefattori defunti. A queste si affiancarono le visite del Rettor Maggiore don Paolo Albera il 26 e 27 giugno e in ottobre di mons. Pasquale Morganti arcivescovo di Ravenna che tanta parte ebbe nell’arrivo dei salesiani a Milano. Le scuole di via Copernico, molto più piccole delle attuali, accoglievano già oltre 300 allievi e a meta della gita scolastica scelsero il sacro monte di Varese. Notizia dell’anno fu la riapertura del cantiere della grande chiesa di S.Agostino, chiuso dal 1906. Due testimonial d’eccezione sostennero la raccolta fondi: papa Pio X (che fu presente alla posa della prima pietra del S. Ambrogio e sarà poi riconosciuto Santo) inviò una lettera autografa con cui impartiva la benedizione apostolica ai benefattori dell’erigendo tempio e mons. Achille Ratti (che diverrà papa Pio XI) effettuò una donazione personale. L’anno fu segnato dalla grande espansione delle Figlie di Maria Ausiliatrice che a maggio inaugurarono una casa per le giovani operaie convalescenti nella villa Borromeo di Cesano Maderno e annunciarono la costruzione del grande istituto di via Bonvesin de la Riva, la cui cappella fu benedetta dal card. Ferrari il 2 dicembre. Federico Francesco Oriani 33 Di che colore è il cielo? Il cielo può e deve essere di tanti colori: il blu, il grigio, il bianco, il rosa, il rosso ma anche il nero. Se il Signore ha effuso tante sfumature di colori, sono tutte necessarie e buone; così pure fra i Salesiani cooperatori: ogni apporto del singolo è un colore, una nuance che aiuta tutti a crescere, a camminare insieme, a migliorare se stessi, l’Associazione e la società! Noemi Bertola responsabile mondiale dei Salesiani Cooperatori disegno di Caterina Squadrone Pilo ... Dentro i cortili Il nostro piccolo percorso devozionale 4 3 2 1 Da qualche mese, nel nostro istituto S.Ambrogio — grazie all’iniziativa ed alla buona volontà di alcuni — sono comparse qua e là delle statuette che, seguendo un determinato ordine, possono rappresentare il nostro personalissimo, piccolo percorso devozionale: 1) busto di S.Domenico Savio (all’inizio del campetto in cemento su cui si affaccia la palestrina della Primaria — per chi arriva, ad esempio, dal parcheggio sotterraneo) 2) statuina della Madonna (entrando nel cortile superiore, ai piedi della scalinata che porta agli ingressi laterali dell’auditorium) 3) statua di don Bosco con ai lati due bambini (sempre nel cortile superiore, ma al lato opposto, al termine del filare di alberi 4) statua di Maria Ausiliatrice (sul lato esterno della basilica di S.Agostino) 35 Slang Il fangirlismo Letteralmente parlando, le "Fangirls" sono le ragazze che ammirano una determinata cosa ‒ così come, di conseguenza, i "Fanboys" sono i ragazzi ammiratori di qualcosa. Ultimamente, però, questo termine viene utilizzato per indicare quelle ragazze fin troppo ossessionate da qualcosa, tanto da vedere solo quello ovunque: trovano spunto per parlare di quel determinato argomento o personaggio anche in un granello di polvere. Posso tranquillamente affermare con certezza scientifica che il fangirlismo è una malattia. I soggetti colpiti accusano difficoltà a dormire, irregolarità cardiaca, notevole incremento della salivazione, sbalzi d'umore con alternanza in particolare di entusiasmo, rabbia profonda, depressione; possono verificarsi variazioni nel carattere, nell'abbigliamento, nel modo di pensare; è verificata la tendenza a spendere montagne di soldi e a fare l'impossibile per ottenere determinati oggetti; spesso i malati possono avere crisi isteriche, mettersi a urlare o a piangere improvvisamente, avere serie difficoltà a respirare o addirittura svenire. Sono molto suscettibili e sono pericolosissimi se stuzzicati. La fangirlite è nella maggior parte dei casi incurabile; qualche volta, molto di rado, svanisce da sola. Colpisce prevalentemente il sesso femminile soprattutto in giovane età. ATTENZIONE: la fanghirlite è contagiosa. testo e disegno di Valentina Negro 36 Segni dei tempi Il filo della Provvidenza «Più di cinquant’anni fa, pochi intuirono la portata delle cortesie scambiate tra Kruscev e Giovanni XXIII, non riuscendo ad immaginare il seguito e ancora adesso prego il Signore che ai nostri giorni nessuno osi spezzare il filo della Provvidenza, anche se può sembrare insignificante, o troppo esile». Così riflette con me al telefono da Sotto il Monte Loris Francesco Capovilla, storico segretario di papa Giovanni XXIII che, a proposito della recente nomina a cardinale voluta da papa Francesco, commenta: «Al tramonto della mia vita, ecco... un inaspettato raggio di sole! Ma sono tranquillo, perché in me il papa ha semplicemente voluto dare un premio a tutti quei vecchi preti che continuano a servire, amare e pregare fino a quando il Signore vorrà». Quasi centenario (è nato a Pontelongo, un paesino in provincia di Padova, il 14 ottobre 1915), anche se si lamenta un po’ per la salute malferma (dice lui, perché in realtà porta i suoi anni splendidamente), Capovilla non perde il gusto di scherzare; se gli chiedo in quale epoca vorrebbe vivere, mi risponde sicuro: «In questa perché, anche se con lentezza, il mondo va avanti e i costruttori di pace aumentano». Nel suo ultimo incontro con la redazione dell’Aeroplanino («un piccolo giornale — dice — che però lo diverte molto e che legge sempre tutto, dall’inizio alla fine, con grande attenzione, mandandomi poi per posta i suoi commenti, tuttora vergati a mano su cartoncini intestati molto eleganti) aveva congedato i ragazzi così: «Il filosofo non è certo superiore a chi svolge il più umile dei mestieri, perché chiunque fa qualcosa con impegno è importante e tutti hanno bisogno di lui. Solo il bambino dice che ogni cosa è sua; per gli altri — a cominciare dai ragazzi della vostra età — è una fatica enorme camminare, ma bisogna farlo, imparando il rispetto reciproco». La conversazione volge al termine e ricambia i miei saluti con voce flebile, ma che trasmette ancora la forza di chi sa scavalcare le montagne. Alla prossima, monsignore, pardòn: cardinale! Mi ci vorrà un po’ per abituarmi… Francesco Scolari L’ultimo messaggio del neo cardinale Loris Francesco Capovilla all’Aeroplanino di carta: è come sempre vergato a mano e porta la data del 13 dicembre 2013 Orientamento La scelta del percorso universitario Il mese di febbraio 2014 propone, in collaborazione con l'Unione Ex Allievi del S.Ambrogio, una serie di incontri che aiutino gli studenti a scegliere non solo un percorso universitario, ma anche uno stile con il quale affrontare gli studi studi e l'ingresso nel mondo del lavoro. Tali incontri non sostituiscono gli open day attivati da ciascuna facoltà: vogliono piuttosto offrire a studenti e genitori la possibilità di un confronto schietto e di un contatto familiare con docenti e studenti universitari. Gli incontri, aperti sia gli student che ai genitori, hanno la durata di circa 30 minuti ciascuno (tra esposizione dei docenti e domande di studenti o genitori), in modo da consentire l'ascolto di due o tre presentazioni differenti. Questo il programma: Venerdì 14 febbraio — ore 17,30. Aula S.Ambrogio Mattia Cappelletti studente del 5° anno di medicina in Statale - Polo Centrale attualmente intern. presso l'UO di Epatologia dell'Ospedale San Giuseppe: Presentazione dei Test di accesso a Medicina — ore 18,15. Aule del Triennio Presentazione delle facoltà universitarie da parte dei docenti prof. dott. Roberto Azzoni, medico chirurgo e Specialista in Ortopedia e in Chirurgia profes- sore aggregato e ricercatore Confermato dell'Universita degli Studi di Milano prof. Enrico Elli, professore associato di letteratura itaiana ;contemporanea presso la Facoltà di Lettere e Filosofia, Universita Cattolica, Milano dott. Andrea Sardella, corso di laurea in Odontoiatria ing. dott. Giorgio Pizzamiglio, ingegneria gestionale prof. Maurizio POLI, d ocente dell'Area Metodi Quantitativi, SDA Bocconi, professore a con- tratto di Statistica nell'Universita Bocconi prof. Daniele VILLA, Politecnico di Milano, Facoltà di Architettura avv. Maurizio SALA, docente "Formazione Giuridica in diritto delle nuove tecnologie" Uni- versita degli Studi di Milano e codelegato dell'Ordine degli Avvocati di Milano per i rapporti con il Ministero di Giustizia per la realizzazione del processo telematico prof. Enrico Molinari, docente di Psicologia clinica presso la Facoltà di Psicologia dell'Uni- versita cattolica di Milano Carlo Alberto Balzarini e Alessandro Heyda: Quali scelte per quali facol-tà? Come scegliere il percorso di studi Venerdì 28 febbraio — ore 18,15. Aule del Triennio Presentazione delle facoltà universitarie da parte di Exallievi studenti 38 Exallievi Quel giorno… c’ero anch’io La fotografia si riferisce alla Classe Prima Liceo Classico (anno scolastico 1959/1960) del nostro Istituto S.Ambrogio di Milano. Sul retro, reca il numero di serie 623919 ed è stata realizzata dallo “Studio Publifoto” di Milano. Tra gli insegnanti salesiani, si riconoscono al centro don Mario Bassi, allora direttore e preside della casa (scomparso ad Arese all’età di 97 anni il 5 luglio del 2013) e, all’estrema destra, l’insegnante di scienze e grande esperto di erbe nostrane don Adriano Gelmini (adesso 95enne, attualmente ospite della “Don Quadrio” di Arese). Sono individuabili altri noti insegnanti salesiani ed alcuni potrebbero facilmente ritrovarsi tra gli studenti in posa. “Presenza” invita coloro che si riconoscono in questa immagine ad inviare una testimonianza di quel periodo della loro vita, legato probabilmente a tanti episodi lieti e magari anche a qualche… disavventura scolastica! Ogni ricordo verrà pubblicato sul prossimo numero del giornale. @ Le testimonianze possono essere inviate alla redazione del giornale: via email: [email protected] per posta: Redazione Presenza Educativa, Via Copernico 9 20125 Milano Per contatti, telefonare allo 02.67627.28.3 39 LA NOSTRA OFFERTA FORMATIVA ISTITUTO S.AMBROGIO Scuole paritarie aperte a ragazze e ragazzi Con ingresso da via Copernico, 9 tel. 02.67.62.71 fax 02.67.07.21.96 e-mail: [email protected] SCUOLA PRIMARIA SCUOLA SECONDARIA DI 1° GRADO LICEO CLASSICO E SCIENTIFICO Con ingresso da via Tonale, 19 tel. 02.67.13.15.11 fax 02.67.62.73.94 e-mail: [email protected] ISTRUZIONE E FORMAZIONE PROFESSIONALE (SETTORI: Grafica, Meccanica, Elettromeccanica) ISTITUTO TECNICO INDUSTRIALE (con specializzazione in Arti Grafiche e Meccaniche) LICEO SCIENTIFICO-TECNOLOGICO COLLEGIO PER STUDENTI UNIVERSITARI Centro Paolo VI Via Rovigno 11/A tel. 02.28.41.83.8 02.26.13.12.6 fax 02.261.98.85 e-mail: [email protected] Scuole Professionali Don Bosco MM2 (verde) Centrale e Gioia MM3 (gialla) Sondrio e Centrale Filobus 90-91-92 Autobus 42-43-60-81-82-83 Tram 2-5-33 Autobus interurbani 8/a Milano-Bresso (P.za IV Novembre) 8/b Milano-Sesto San Giovanni-Monza (Via Sammartini) Milano-Cinisello _______________________________________________________ Collegio Universitario - Centro Paolo VI: Zona Turro-Gorla MM1 (rossa): Turro Istituto S.Ambrogio